Nuova Riveduta:

Atti 22

Discorso di Paolo ai Giudei
1 «Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa».
2 Quando ebbero udito che egli parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio. Poi disse:
3 «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, educato ai piedi di Gamaliele nella rigida osservanza della legge dei padri; sono stato zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi; 4 perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come me ne sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani; avute da loro delle lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre legati a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti.
6 Mentre ero per strada e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, improvvisamente dal cielo mi sfolgorò intorno una gran luce. 7 Caddi a terra e udii una voce che mi disse: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" 8 Io risposi: "Chi sei, Signore?" Ed egli mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti". 9 Coloro che erano con me videro sì la luce, ma non intesero la voce di colui che mi parlava. 10 Allora dissi: "Signore, che devo fare?" E il Signore mi disse: "Àlzati, va' a Damasco, e là ti saranno dette tutte le cose che ti è ordinato di fare". 11 E siccome non ci vedevo più a causa del fulgore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me; e così giunsi a Damasco.
12 Un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavano là rendevano buona testimonianza, 13 venne da me e, accostatosi, mi disse: "Fratello Saulo, recupera la vista". E in quell'istante riebbi la vista e lo guardai. 14 Egli soggiunse: "Il Dio dei nostri padri ti ha destinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua bocca. 15 Perché tu gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai viste e udite. 16 E ora, perché indugi? Àlzati, sii battezzato e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome".
17 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi 18 e vidi Gesù che mi diceva: "Affrèttati, esci presto da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza su di me". 19 E io dissi: "Signore, essi sanno che io incarceravo e flagellavo nelle sinagoghe quelli che credevano in te; 20 quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch'io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di coloro che lo uccidevano". 21 Ma egli mi disse: "Va', perché io ti manderò lontano, tra i popoli"».
22 Lo ascoltarono fino a questa parola; poi alzarono la voce, dicendo: «Togli via dal mondo un uomo simile; perché non è degno di vivere». 23 Com'essi gridavano e gettavano via i loro vestiti e lanciavano polvere in aria, 24 il tribuno comandò che Paolo fosse condotto nella fortezza e che venisse interrogato mediante tortura, allo scopo di sapere per quale motivo gridassero così contro di lui. 25 Quando lo ebbero disteso e legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che era presente: «Vi è lecito flagellare un cittadino romano, che non è stato ancora condannato?» 26 Il centurione, udito questo, andò a riferirlo al tribuno, dicendo: «Che stai per fare? Quest'uomo è romano!» 27 Il tribuno andò da Paolo e gli chiese: «Dimmi, sei romano?» Ed egli rispose: «Sì». 28 Il tribuno replicò: «Io ho acquistato questa cittadinanza per una grande somma di denaro». E Paolo disse: «Io, invece, l'ho di nascita». 29 Allora quelli che stavano per sottoporlo a interrogatorio si ritirarono subito da lui; e anche il tribuno, sapendo che egli era romano, ebbe paura perché lo aveva fatto legare.

Paolo davanti al sinedrio
30 Il giorno seguente, volendo sapere con certezza di che cosa egli fosse accusato dai Giudei, lo liberò e ordinò ai capi dei sacerdoti e a tutto il sinedrio di radunarsi; e, condotto giù Paolo, lo fece comparire davanti a loro.

C.E.I.:

Atti 22

1 «Fratelli e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi». 2 Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero silenzio ancora di più. 3 Ed egli continuò: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. 4 Io perseguitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne, 5 come può darmi testimonianza il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro ricevetti lettere per i nostri fratelli di Damasco e partii per condurre anche quelli di là come prigionieri a Gerusalemme, per essere puniti.
6 Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; 7 caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? 8 Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. 9 Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava. 10 Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia. 11 E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco.
12 Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, 13 venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell'istante io guardai verso di lui e riebbi la vista. 14 Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, 15 perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16 E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome.
17 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi 18 e vidi Lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me. 19 E io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nella sinagoga quelli che credevano in te; 20 quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch'io ero presente e approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano. 21 Allora mi disse: Va', perché io ti manderò lontano, tra i pagani».
22 Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora alzarono la voce gridando: «Toglilo di mezzo; non deve più vivere!». 23 E poiché continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in aria, 24 il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo.
25 Ma quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?». 26 Udito ciò, il centurione corse a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare? Quell'uomo è un romano!». 27 Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei cittadino romano?». Rispose: «Sì». 28 Replicò il tribuno: «Io questa cittadinanza l'ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». 29 E subito si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. Anche il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano e che lui lo aveva messo in catene.
30 Il giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i sommi sacerdoti e tutto il sinedrio; vi fece condurre Paolo e lo presentò davanti a loro.

Nuova Diodati:

Atti 22

Discorso di Paolo in sua difesa, davanti al popolo
1 «Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa». 2 Nell'udire che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancor più silenzio. Poi disse: 3 «In verità io sono un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia e allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, educato nella rigorosa osservanza della legge dei padri, pieno di zelo di Dio, come oggi lo siete voi tutti; 4 io ho perseguitato fino alla morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come mi sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il sinedrio degli anziani, dai quali avendo anche ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti. 6 Or avvenne che, mentre io ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, intorno a mezzogiorno, all'improvviso una gran luce dal cielo mi folgorò d'intorno. 7 Ed io caddi a terra e udii una voce che mi diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". 8 Io risposi: "Chi sei, Signore?". Egli mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti". 9 Or quelli che erano con me videro sì la luce e furono spaventati, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. 10 Io dissi: "Signore, che devo fare?". Il Signore mi disse: "Alzati e va' a Damasco, là ti sarà annunziato tutto quello che ti è ordinato di fare". 11 Ora, siccome io non vedevo nulla per lo splendore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me; e così entrai a Damasco. 12 Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, di cui tutti i Giudei che abitavano a Damasco rendevano buona testimonianza, 13 venne da me e, standomi vicino, mi disse: "Fratello Saulo, ricupera la vista". In quell'istante io ricuperai la vista e lo guardai. 14 Poi aggiunse: "Il Dio dei nostri padri ti ha preordinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e a udire una voce dalla sua bocca. 15 Perché tu gli devi essere testimone presso tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16 Ed ora che aspetti? Alzati e sii battezzato e lavato dai tuoi peccati, invocando il nome del Signore". 17 Or avvenne che, quando ritornai a Gerusalemme e stavo pregando nel tempio, fui rapito in estasi, 18 e vidi il Signore che mi diceva: "Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me". 19 Allora io dissi: "Signore, loro stessi sanno che incarceravo e battevo da una sinagoga all'altra quelli che credevano in te; 20 quando si versava il sangue di Stefano, tuo martire, anch'io ero presente, acconsentivo alla sua morte e custodivo le vesti di coloro che lo uccidevano". 21 Ma egli mi disse: "Va', perché io ti manderò lontano tra i gentili"». 22 Essi lo ascoltarono fino a questo punto; poi alzarono la voce, dicendo: «Togli dal mondo un tale uomo, perché non è degno di vivere!». 23 Siccome essi gridavano, gettando via le loro vesti e lanciando polvere in aria, 24 il tribuno comandò che Paolo fosse condotto nella fortezza, ordinando di interrogarlo a colpi di flagelli al fine di sapere per quale motivo gridavano così contro di lui. 25 Ma, quando lo ebbero disteso con le cinghie, Paolo disse al centurione che era presente: «Vi è lecito flagellare un cittadino romano, non ancora condannato?». 26 Udito questo, il centurione andò a riferirlo al tribuno, dicendo: «Che cosa stai facendo? Quest'uomo è un cittadino romano!». 27 Il tribuno allora si recò da Paolo e gli chiese: «Dimmi, sei tu un cittadino romano?». Egli disse: «Sì, lo sono». 28 Il tribuno rispose: «Io ho acquistata questa cittadinanza mediante una grande somma di denaro». Paolo disse: «Io invece l'ho di nascita». 29 Allora quelli che lo dovevano interrogare si allontanarono subito da lui; e lo stesso tribuno, avendo saputo che egli era cittadino romano, ebbe paura perché lo aveva fatto legare.

Paolo davanti al sinedrio
30 Or il giorno seguente, volendo sapere con certezza il motivo per cui egli era accusato dai Giudei, lo sciolse dai legami e ordinò ai capi dei sacerdoti e a tutto il sinedrio di venire. Poi, condotto giù Paolo, lo presentò davanti a loro.

Riveduta 2020:

Atti 22

1 “Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa”.
2 Quando ebbero udito che egli parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio. Poi disse:
3 “Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, ai piedi di Gamaliele, educato nella rigida osservanza della legge dei padri; fui zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi 4 e perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne; 5 come me ne sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani, dai quali, avendo pure ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre legati a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti.
6 Mentre ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all'improvviso dal cielo mi sfolgorò intorno una gran luce. 7 Caddi a terra e udii una voce che mi disse: 'Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?'. 8 Io risposi: 'Chi sei, Signore?'. Ed egli mi disse: 'Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti'. 9 Coloro che erano con me videro sì la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. 10 E io dissi: 'Signore, che devo fare?'. E il Signore mi disse: 'Alzati, va' a Damasco e là ti saranno dette tutte le cose che ti è ordinato di fare'. 11 Siccome non ci vedevo più per il fulgore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me e così giunsi a Damasco.
12 Un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavano là rendevano buona testimonianza, 13 venne a me e, standomi vicino, mi disse: 'Fratello Saulo, recupera la vista'. E in quell'istante recuperai la vista e lo guardai. 14 Egli disse: 'Il Dio dei nostri padri ti ha destinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e a udire una voce dalla sua bocca. 15 Poiché tu gli sarai un testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16 E ora, perché indugi? Alzati, sii battezzato e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome'.
17 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi 18 e vidi Gesù che mi diceva: 'Affrettati, esci presto da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza su di me'. 19 E io dissi: 'Signore, essi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te 20 e, quando si spandeva il sangue di Stefano tuo testimone, anche io ero presente, approvavo e custodivo le vesti di coloro che l'uccidevano'. 21 Ed egli mi disse: 'Va', perché io ti manderò lontano, ai Gentili'”.
22 Lo ascoltarono fino a questa parola; poi alzarono la voce, dicendo: “Togli via dal mondo un uomo simile, perché non è degno di vivere”. 23 Come essi gridavano, gettavano via i loro vestiti e lanciavano polvere in aria, 24 il tribuno comandò che Paolo fosse condotto nella fortezza e che venisse interrogato mediante tortura, allo scopo di sapere per quale motivo gridassero così contro a lui. 25 Ma come lo ebbero disteso e legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che era presente: “È lecito flagellare un cittadino romano, che non è stato condannato?”. 26 E il centurione, udito questo, venne a riferirlo al tribuno, dicendo: “Che stai per fare? Perché quest'uomo è romano”. 27 Il tribuno venne a Paolo e gli chiese: “Dimmi, sei tu romano?”. Ed egli rispose: “Sì”. 28 Il tribuno replicò: “Io ho acquistato questa cittadinanza con una gran somma di denaro”. E Paolo disse: “Io, invece, l'ho di nascita”. 29 Allora quelli che stavano per inquisirlo si ritirarono subito da lui e anche il tribuno, sapendo che egli era romano, ebbe paura perché l'aveva fatto legare.

Paolo davanti al Sinedrio
30 Il giorno seguente, volendo sapere con certezza di che cosa egli fosse accusato dai Giudei, lo fece slegare, comandò ai capi dei sacerdoti e a tutto il Sinedrio di radunarsi e, condotto giù Paolo, lo fece comparire davanti a loro.

La Parola è Vita:

Atti 22

Paolo specifica la sua posizione.
1 «Fratelli e padri, ascoltate quello che sto per dirvi in mia difesa». 2 Quando sentirono che parlava in ebraico, il silenzio si fece ancora più profondo. 3 «Io sono ebreo», continuò Paolo, «sono nato a Tarso una città della Cilicia, ma fui allevato qui, a Gerusalemme. Ho fatto i miei studi sotto Gamaliele, da cui ho imparato a seguire con attenzione le leggi e le tradizioni ebraiche. Ho cercato di fare tutto ciò che mi era possibile per la causa di Dio, proprio come fate voi oggi. 4 Per questo ho perseguitato i cristiani, li ho messi a morte, li ho fatti gettare in prigione, sia uomini che donne! 5 Il sommo sacerdote e tutti gli altri capi del popolo possono testimoniare. A loro infatti chiesi delle lettere per i capi giudei di Damasco, lettere che mi autorizzavano a portare a Gerusalemme tutti i cristiani che trovavo, perché fossero puniti.
6 Ma durante il viaggio, verso mezzogiorno, prima di entrare a Damasco, ecco che improvvisamente una gran luce venne dal cielo. 7 Caddi a terra, e sentii una voce che mi diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?"
8 Io chiesi: "Chi sei, Signore?" "Sono Gesù di Nazaret, quello che stai perseguitando", rispose la voce. 9 Gli uomini che erano con me avevano visto la luce, ma non sentirono la voce che mi parlava.
10 "Che devo fare, Signore?" domandai allora. E il Signore mi disse "Àlzati e va' a Damasco, là ti sarà detto tutto quello che voglio da te".
11 Mi alzai, e siccome non vedevo più niente per la luce fortissima che mi aveva colpito, dovetti essere guidato per mano dai miei compagni fino a Damasco. 12 Allora venne da me un certo Ananìa, un uomo timorato di Dio, rispettoso della legge di Mosè e ben visto da tutti i Giudei di Damasco. 13 Ananìa, standomi vicino, mi disse: "Fratello Paolo, recupera la vista!" E proprio in quel momento riacquistai la vista e lo vidi.
14 Poi mi disse: "Il Dio dei nostri antenati ti ha scelto perché tu conosca la sua volontà, perché tu veda il Giusto e ascolti la sua voce. 15 Tu porterai ovunque il suo messaggio e racconterai a tutti ciò che hai visto e udito. 16 Che cosa aspetti adesso? Va' a farti battezzare e invoca il nome del Signore, così sarai purificato dai tuoi peccati!" 17 Allora ritornai a Gerusalemme. Il giorno dopo il mio ritorno, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in spirito ed ebbi una visione del Signore che mi diceva: "Svelto, parti da Gerusalemme, perché la gente non ti crederà, quando porterai il mio messaggio".
18  19 "Ma, Signore", replicai io, "tutti sanno che facevo gettare in prigione e frustare nelle sinagoghe quelli che credono in te. 20 E quando Stefano, tuo testimone, fu ucciso, d'accordo con gli altri, c'ero anch'io, che tenevo i mantelli di quelli che lo uccidevano".
21 Ma il Signore mi disse: "Parti da Gerusalemme, perché ti manderò lontano, dagli stranieri".»
22 La folla ascoltò Paolo fino a questo punto, ma poi, ad una voce, tutti cominciarono a gridare: «A morte quest'uomo! Uccidetelo, non merita di vivere!» 23 Gridando, lanciavano i mantelli per aria, e gettavano manciate di polvere.
24 Allora il tribuno ordinò di portare Paolo nella fortezza e di frustarlo a sangue per fargli confessare la ragione per cui gli Ebrei l'avevano tanto con lui.
25 Ma mentre veniva legato per essere frustato, Paolo si rivolse al centurione lì presente e gli domandò: «Siete autorizzati a frustare un cittadino romano, senza neppure un processo?»
26 Il centurione corse subito dal tribuno, per avvertirlo: «Ma lo sai che cosa stai facendo? Quell'uomo è cittadino romano!» esclamò.
27 Allora il tribuno si avvicinò a Paolo e gli chiese: «Dimmi, sei davvero cittadino romano?»
«Certo che lo sono!» rispose Paolo. 28 «Lo sono anch'io», replicò il tribuno, «a me questa cittadinanza è costata una fortuna!»
«Io, invece, sono cittadino romano dalla nascita!» precisò Paolo.
29 A queste parole, i soldati, che poco prima erano pronti a frustarlo, scomparvero alla chetichella. Anche il tribuno, sentendo che era un cittadino romano, ebbe paura, perché lo aveva fatto legare.
30 Il giorno dopo, volendo sapere esattamente di cosa l'accusassero i Giudei, il tribuno lo fece liberare dalle catene, e ordinò ai capi sacerdoti e a tutti i membri del tribunale ebraico di riunirsi. Poi fece portare Paolo davanti a loro.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 22

1 Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa. 2 E quand'ebbero udito ch'egli parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio. Poi disse: 3 Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, ai piedi di Gamaliele, educato nella rigida osservanza della legge dei padri, e fui zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi; 4 e perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come me ne son testimoni il sommo sacerdote e tutto il concistoro degli anziani, dai quali avendo pure ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per menare legati a Gerusalemme anche quelli ch'eran quivi, perché fossero puniti. 6 Or avvenne che mentre ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, sul mezzogiorno, di subito dal cielo mi folgoreggiò d'intorno una gran luce. 7 Caddi in terra, e udii una voce che mi disse: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? 8 E io risposi: Chi sei, Signore? Ed egli mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. 9 Or coloro ch'erano meco, videro ben la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. 10 E io dissi: Signore, che debbo fare? E il Signore mi disse: Lèvati, va' a Damasco, e quivi ti saranno dette tutte le cose che t'è ordinato di fare. 11 E siccome io non ci vedevo più per il fulgore di quella luce, fui menato per mano da coloro che eran meco, e così venni a Damasco. 12 Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavan quivi rendean buona testimonianza, venne a me; 13 e standomi vicino, mi disse: Fratello Saulo, ricupera la vista. Ed io in quell'istante ricuperai la vista, e lo guardai. 14 Ed egli disse: L'Iddio de' nostri padri ti ha destinato a conoscer la sua volontà, e a vedere il Giusto, e a udire una voce dalla sua bocca. 15 Poiché tu gli sarai presso tutti gli uomini un testimone delle cose che hai vedute e udite. 16 Ed ora, che indugi? Lèvati, e sii battezzato, e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome. 17 Or avvenne, dopo ch'io fui tornato a Gerusalemme, che mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi, 18 e vidi Gesù che mi diceva: Affrettati, ed esci prestamente da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me. 19 E io dissi: Signore, eglino stessi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te; 20 e quando si spandeva il sangue di Stefano tuo testimone, anch'io ero presente e approvavo, e custodivo le vesti di coloro che l'uccidevano. 21 Ed egli mi disse: Va', perché io ti manderò lontano, ai Gentili. 22 L'ascoltarono fino a questa parola; e poi alzarono la voce, dicendo: Togli via un tal uomo dal mondo; perché non è degno di vivere. 23 Com'essi gridavano e gettavan via le loro vesti e lanciavano la polvere in aria, 24 il tribuno comandò ch'egli fosse menato dentro la fortezza e inquisito mediante i flagelli, affin di sapere per qual cagione gridassero così contro a lui. 25 E come l'ebbero disteso e legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che era presente: V'è egli lecito flagellare un uomo che è cittadino romano, e non è stato condannato? 26 E il centurione, udito questo, venne a riferirlo al tribuno, dicendo: Che stai per fare? perché quest'uomo è Romano. 27 Il tribuno venne a Paolo, e gli chiese: Dimmi, sei tu Romano? 28 Ed egli rispose: Sì. E il tribuno replicò: Io ho acquistato questa cittadinanza per gran somma di denaro. E Paolo disse: Io, invece, l'ho di nascita. 29 Allora quelli che stavan per inquisirlo, si ritrassero subito da lui; e anche il tribuno ebbe paura, quand'ebbe saputo che egli era Romano; perché l'avea fatto legare.

Paolo dinanzi al Sinedrio
30 E il giorno seguente, volendo saper con certezza di che cosa egli fosse accusato dai Giudei, lo sciolse, e comandò ai capi sacerdoti e a tutto il Sinedrio di radunarsi; e menato giù Paolo, lo fe' comparire dinanzi a loro.

Ricciotti:

Atti 22

Discorso di Paolo a' Giudei
1 «Fratelli e padri, vogliate ascoltare quel che io vi dico a mia difesa». 2 Quando ebbero udito che parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio. 3 E continuò: «Io sono un Giudeo nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, istruito ai piedi di Gamaliele nell'esatta osservanza della legge de' nostri padri, zelante della legge come siete voi tutti, oggi; 4 e ho perseguitato a morte questa dottrina, procurando che uomini e donne fossero arrestati e messi in prigione, 5 della qual cosa mi son testimoni il sommo sacerdote e gli anziani, dai quali ebbi lettere pei fratelli di Damasco; e io mi ci recavo per menare in catene a Gerusalemme quelli di là, perchè fossero puniti. 6 Or mentre io ero in cammino, già vicino a Damasco, sul mezzogiorno, d'un subito mi sfolgorò d'intorno una gran luce dal cielo. 7 Caddi per terra, e udii una voce che mi diceva: - Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? - 8 Io risposi: - Chi sei, Signore? - Ed egli mi disse: - Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. - 9 E quanti erano meco videro ben la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. 10 Allora dissi: - Signore, che devo fare? - E il Signore mi rispose: - Lèvati su, va' in Damasco, e qui ti sarà detto tutto quel che devi fare. - 11 E siccome io non ci vedevo per il bagliore di quella luce, giunsi a Damasco guidato a mano da coloro ch'erano meco. 12 Un certo Anania, uomo secondo la legge e del quale tutti i Giudei ivi dimoranti rendevano buona testimonianza, 13 venne da me, e standomi accanto, mi disse: - Saulo fratello, che tu riabbia la vista! - E in quell'istante stesso lo vidi. 14 Allora egli disse: - Il Dio dei nostri padri t'ha preordinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e a udire la voce della bocca di lui; 15 giacchè tu gli sarai, presso tutti gli uomini, testimone delle cose che hai vedute e udite. 16 E adesso, che aspetti? Lèvati, ricevi il battesimo e làvati dei tuoi peccati, invocando il suo nome. - 17 Avvenne poi che, tornato a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi, 18 e vidi Lui che mi diceva: - Fa' presto, esci subito da Gerusalemme, perchè non accetteranno la tua testimonianza rispetto a me. - 19 E io osservai: - Signore, essi sanno che ero io a metterli in carcere e flagellare nelle sinagoghe quelli che credevano in te; 20 e quando si spandeva il sangue di Stefano, tuo testimone, c'ero anch'io ad approvare, e custodivo le vesti di coloro che l'uccidevano. - 21 Allora mi disse: «Va', ch'io ti manderò lontano verso i Gentili -».

Nuovo e più fiero tumulto
22 L'ascoltarono sino a questa parola; ma qui alzarono la voce, dicendo: «Togli dal mondo quest'uomo; non è degno di vivere!». 23 E com'essi gridavano e gettavan via le vesti e lanciavan polvere in aria, 24 il tribuno comandò che Paolo fosse menato in fortezza, battuto con flagelli e messo alla tortura, a fin di scoprire per qual motivo gridassero così contro di lui. 25 E legato che l'ebbero con cinghie, Paolo disse al centurione che era lì presente: «V'è egli lecito di flagellare un uomo Romano, neppur condannato?». 26 Il centurione, udito questo, corse dal tribuno, dicendo: «Che stai per fare? quest'uomo è cittadino Romano!». 27 Allora il tribuno venne da Paolo e gli chiese: «Dimmi, sei tu Romano?». Ed egli rispose: «Sì». 28 Il tribuno osservò: «A me questa cittadinanza è costata una gran somma!». E Paolo: «Io, invece, l'ho dalla nascita». 29 Onde coloro che stavano per torturarlo si ritrassero subito da lui; e il tribuno stesso ebbe paura a saper ch'egli era cittadino Romano, perchè l'aveva fatto legare. 30 Il giorno di poi, volendo conoscere esattamente di che cosa lo accusassero i Giudei, il tribuno lo fece sciogliere, e comandò si radunassero i capi dei sacerdoti con tutto il Sinedrio; e, menato fuori Paolo, lo fe' comparire davanti a loro.

Tintori:

Atti 22

Discorso di Paolo ai Giudei
1 Fratelli e padri miei, ascoltate la difesa che ora faccio davanti a voi. 2 E quelli, sentendo che parlava loro in ebraico, tanto più fecero silenzio. 3 Ed egli disse: Io sono Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città appiè di Gamaliele, secondo la verità della legge paterna, e zelatore della legge come oggi voi siete tutti: 4 io ho perseguitato a morte questa dottrina, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come ne è testimone il sommo sacerdote e tutti gli anziani, dai quali, ricevute lettere per i fratelli, me ne andavo a Damasco per condurli di là a Gerusalemme legati, affinchè fossero puniti. 6 Avvenne che mentre facevo il viaggio e mi avvicinavo a Damasco, di mezzogiorno, repentinamente mi folgoreggiò d'intorno grande luce dal cielo, 7 e, stramazzato a terra, udii una voce dirmi: Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? 8 Ed io risposi: Chi sei tu, Signore? E mi disse: Io sono Gesù Nazareno che tu perseguiti. 9 E quanti eran con me videro la luce, ma non sentirono la voce di chi mi parlava. 10 Allora dissi: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Levati su, va in Damasco ove ti sarà detto quanto tu devi fare. 11 Siccome io non vedevo niente, per il bagliore di quella luce, giunsi in Damasco guidato a mano dai compagni. 12 E un certo Anania, uomo secondo la legge, di cui rendevano buona testimonianza tutti i Giudei, che ivi dimoravano, 13 venne a me e standomi davanti disse: Fratel Saulo, guarda; ed io nello stesso istante lo rimirai. 14 Ed egli disse: Il Dio dei padri nostri ti ha preordinato a conoscere la sua volontà e vedere il Giusto, a udire la voce della sua bocca: 15 chè gli sarai testimonio presso tutti gli uomini di quelle cose che hai vedute e udite. 16 Ed ora che aspetti? Alzati sii battezzato e lava i tuoi peccati invocando il nome di lui. 17 E di ritorno a Gerusalemme mi avvenne che, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi, 18 e vidi lui che diceva a me: Affrettati, ed esci in fretta da Gerusalemme, perchè questi non riceveranno la tua testimonianza riguardo a me. 19 Ed io dissi: Signore, essi sanno che ero io a metterli in prigione e a flagellare nelle sinagoghe quelli che credevano in te, 20 mentre si spargeva il sangue di Stefano tuo testimone, io ero ad approvarli ed a custodire lo vesti di coloro che l'uccidevano. 21 Allora mi disse: Va', ch'io t'invierò lontano verso le nazioni.

Nuovo tumulto. Paolo si dichiara cittadino romano
22 E fino a questa parola lo ascoltarono ma a questo punto alzarono la voce gridando: Togli dal mondo costui che non è giusto che viva. 23 Or siccome quelli urlavano e gettavano via le vesti e lanciavano polvere in aria, 24 il tribuno ordinò che egli fosse menato in fortezza, e fosse flagellato e interrogato affin di scoprire per qual motivo gridassero così contro di lui. 25 Or, legato che l'ebbero con cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava davanti: T'è permesso di flagellare un cittadino romano non ancora condannato? 26 Ciò udito il centurione andò dal tribuno ad avvertirlo, dicendo: Che stai per fare? Quell'uomo è cittadino romano. 27 Ed il tribuno, recatosi da lui, gli disse: Dimmi, sei romano? Ed egli rispose: Si, veramente. 28 Ed il tribuno: Io a caro prezzo ho ottenuta questa cittadinanza. E Paolo replicò: Io invece vi ci sono nato. 29 E subito adunque si ritirarono da lui quelli che stavano per batterlo. Lo stesso tribuno dopo aver saputo che era cittadino romano, ebbe paura anche perchè l'aveva legato. 30 E il giorno dopo volendo assicurarsi del motivo per cui fosse accusato dai Giudei, lo sciolse e volle che si radunassero i sacerdoti con tutto il Sinedrio, e, tratto fuori Paolo, lo pose in mezzo a loro.

Martini:

Atti 22

Paolo per sua difesa racconta per ordine la sua conversione. Gli Ebrei gridano che dee togliersi dal mondo, perchè dice di essere stato mandato da Dio a predicare alle genti. Avendo il tribuno dato ordine, ch'ei fosse flagellato, e messo alla tortura, Paolo si libera col dire, ch'egli è cittadino Romano.
1 Uomini fratelli, e padri, udite la mia difesa, la quale io fo adesso dinanzi a voi. 2 E avendo quelli sentito, che parlava loro in lingua Ebrea, tanto più gli prestaron silenzio. 3 Ed egli disse: Io sono uomo Giudeo nato in Tarso della Cilicia, ma allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, istruito secondo la verità della paterna legge, zelator della legge, come tutti voi oggi siete: 4 Il quale ho perseguitato fino a morte questa scuola, legando, e mettendo in prigione uomini, e donne, 5 Come ne è a me testimone il principe de' sacerdoti, e tutti i seniori, da' quali ricevute lettere per Damasco ai fratelli, io me ne andava per condurli di colà legati in Gerusalemme, perché fosser puniti. 6 Or avvenne, che, mentre faceva strada, e mi avvicinava a Damasco, di mezzogiorno repentinamente mi folgoreggiò d'intorno una gran luce dal cielo: 7 E caduto sul suolo, udii una voce, che a me dicea: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? 8 E io risposi: Chi se' tu, Signore? E dissemi: Io sono Gesù il Nazareno, cui tu perseguiti. 9 E quelli, che eran meco, vider la luce, ma non sentiron la voce di lui, che meco parlava. 10 Ed io dissi: Che farò io, o Signore? E il Signore mi disse: Alzati, va' in Damasco: e quivi ti sarà parlato di tutto quello, che dei fare. 11 E non avendo uso degli occhi per cagione del chiarore di quella luce, menato a mano da' compagni giunsi a Damasco. 12 E un certo Anania, uomo pio secondo la legge, lodato per testimonianza di tutti i Giudei, che ivi dimorano, 13 Venuto da me, e standomi davanti, disse: Saulo fratello apri gli occhi. E io nello stesso punto lo mirai. 14 Ed egli disse: il Dio de' padri nostri ti ha preordinato a conoscer la sua volontà, e a vedere il giusto, e a udire la voce della sua bocca: 15 Conciossiachè sarai testimone a lui presso tutti gli uomini di quelle cose, che hai vedute, e udite. 16 E ora che aspetti tu? Sorgi, e sii battezzato, e lava i tuoi peccati, invocato il nome di lui. 17 Ed essendo io ritornato in Gerusalemme mi avvenne, che orando nel tempio, fui rapito fuor di me stesso, 18 E vidi lui, che a me diceva: spicciati, ed esci presto di Gerusalemme: perché non riceveranno la tua testimonianza riguardo a me. 19 E io dissi: Signore, eglino sanno, che era io, che metteva in prigione, e batteva per le sinagoghe quelli, che credevano in te: 20 E mentre spargevasi il sangue di Stefano tuo testimone, io era presente, e consenziente, e custodiva le vesti di coloro, che lo uccidevano. 21 Ed ei disse a me: va', che io ti spedirò alle nazioni rimote. 22 E fino a questa parola lo ascoltavano, ma allora alzaron la voce, dicendo: togli dal mondo costui: imperocché non e giusto, ch'ei viva. 23 E gridando essi, e scagliando via le loro vesti, e gettando la polvere in aria, 24 Comandò il tribuno, che egli fosse menato negli alloggiamenti, e fosse flagellato, e interrogato affin di scoprire, per qual motivo così gridassero contro di lui. 25 E legato che l'ebbero con corregge, disse Paolo al centurione, che gli stava davanti: è egli lecito a voi di flagellare un uomo romano non condannato? 26 La qual cosa avendo udita, il centurione andò dal tribuno, e diegliene avviso, dicendo: che è quello, che tu sei per fare? mentre quest'uomo è cittadino Romano. 27 E portatosi da lui il tribuno, gli disse: dimmi, sei tu Romano? Ed egli disse: sì veramente. 28 E il tribuno rispose: io a caro prezzo ho ottenuto questa cittadinanza. E Paolo disse: io poi tale anche sono nato. 29 Subito adunque si ritiraron da lui quelli, che stavan per batterlo. E lo stesso tribuno ebbe paura, dopo che seppe esser lui cittadino Romano, anche perché lo aveva legato. 30 E il dì seguente volendo cerziorarsi del motivo, per cui fosse accusato da' Giudei, lo disciolse, e ordinò, che si adunassero i sacerdoti, e tutto il sinedrio, e menato fuora Paolo, lo pose loro dinanzi.

Diodati:

Atti 22

1 Uomini fratelli, e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa. 2 Ora, quando ebbero udito ch'egli parlava loro in lingua ebrea, tanto più fecero silenzio. Poi disse:
3 Io certo son uomo Giudeo, nato in Tarso di Cilicia, ed allevato in questa città a' piedi di Gamaliele, ammaestrato secondo l'isquisita maniera della legge de' padri, zelatore di Dio, come voi tutti siete oggi. 4 Ed ho perseguitata questa professione sino alla morte, mettendo ne' legami, ed in prigione uomini e donne. 5 Come mi son testimoni il sommo sacerdote, e tutto il concistoro degli anziani; da cui eziandio avendo ricevute lettere a' fratelli, io andava in Damasco, per menar prigioni in Gerusalemme quegli ancora ch'erano quivi, acciocchè fosser puniti. 6 Or avvenne che, mentre io era in cammino, e mi avvicinava a Damasco, in sul mezzodì, di subito una gran luce mi folgorò d'intorno dal cielo. 7 Ed io caddi in terra, ed udii una voce che mi disse: Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? 8 Ed io risposi: Chi sei, Signore? Ed egli mi disse: Io son Gesù il Nazareo, il qual tu perseguiti. 9 Or coloro che eran meco videro ben la luce, e furono spaventati; ma non udiron la voce di colui che parlava meco. 10 Ed io dissi: Signore, che debbo io fare? E il Signor mi disse: Levati, e va' in Damasco; e quivi ti sarà parlato di tutte le cose che ti sono ordinate di fare. 11 Ora, perciocchè io non vedeva nulla, per la gloria di quella luce, fui menato per la mano da coloro ch'erano meco; e così entrai in Damasco. 12 Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavano in Damasco rendevano buona testimonianza, venne a me, 13 ed essendo appresso a me, disse: Fratello Saulo, ricovera la vista. E in quello stante io ricoverai la vista, e lo riguardai. 14 Ed egli mi disse: L'Iddio de' nostri padri ti ha preordinato a conoscer la sua volontà, ed a vedere il Giusto, e ad udire una voce dalla sua bocca. 15 Perciocchè tu gli devi essere presso tutti gli uomini testimonio delle cose che tu hai vedute, ed udite. 16 Ed ora, che indugi? levati, e sii battezzato, e lavato de' tuoi peccati, invocando il nome del Signore. 17 Or avvenne che, dopo che io fui ritornato in Gerusalemme, orando nel tempio, mi venne un ratto di mente. 18 E vidi esso Signore che mi diceva: Affrettati, ed esci prestamente di Gerusalemme; perciocchè essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me. 19 Ed io dissi: Signore, eglino stessi sanno che io incarcerava, e batteva per le raunanze coloro che credono in te. 20 E quando si spandeva il sangue di Stefano, tuo martire, io ancora era presente, e acconsentiva alla sua morte, e guardava i vestimenti di coloro che l'uccidevano. 21 Ed egli mi disse: Vattene, perciocchè io ti manderò lungi a' Gentili.
22 Or essi l'ascoltarono fino a questa parola; ma poi alzarono la lor voce, dicendo: Togli via di terra un tal uomo; perciocchè ei non conviene ch'egli viva. 23 E, come essi gridavano, e gettavano i lor vestimenti, e mandavano la polvere in aria, 24 il capitano comandò che Paolo fosse menato dentro alla rocca, ordinando che si facesse inquisizion di lui per flagelli, per sapere per qual cagione gridavano così contro a lui. 25 Ma, come l'ebbero disteso con le coregge, Paolo disse al centurione ch'era quivi presente: Evvi egli lecito di flagellare un uomo Romano, e non condannato? 26 E il centurione, udito ciò, venne, e lo rapportò al capitano, dicendo: Guarda ciò che tu farai, perciocchè quest'uomo è Romano. 27 E il capitano venne a Paolo, e gli disse: Dimmi, sei tu Romano? 28 Ed egli disse: Sì, certo. E il capitano rispose: Io ho acquistata questa cittadinanza per gran somma di danari. E Paolo disse: Ma io l'ho anche di nascita. 29 Laonde coloro che doveano far l'inquisizion di lui si ritrassero subito da lui; e il capitano stesso ebbe paura, avendo saputo ch'egli era Romano; perciocchè egli l'avea legato. 30 E IL giorno seguente, volendo saper la certezza di ciò onde egli era accusato da' Giudei, lo sciolse da' legami, e comandò a' principali sacerdoti, ed a tutto il lor concistoro, di venire. E, menato Paolo a basso, lo presentò davanti a loro.

Commentario completo di Matthew Henry:

Atti 22

1 INTRODUZIONE AGLI ATTI CAPITOLO 22

Alla fine del capitolo precedente avevamo Paolo legato, secondo la profezia di Agabo sul duro uso che avrebbe ricevuto dai Giudei a Gerusalemme, eppure aveva la lingua libera, con il permesso che il capitano in capo gli aveva dato di parlare per se stesso; ed è così intento a usare quella libertà di parola che gli è concessa, per l'onore di Cristo e al servizio del suo interesse, che dimentica i legami in cui si trova, non ne fa menzione, ma parla delle grandi cose che Cristo ha fatto per lui con tanta facilità e allegria come se nulla fosse stato fatto per turbarlo o metterlo in disordine. Abbiamo qui,

I. Il suo discorso al popolo, e la loro attenzione ad esso, Atti 22:1-2.

II. Il racconto che fa di se stesso.

1. Che Giudeo bigotto era stato all'inizio del suo tempo, Atti 22:3-5.

2. Come fu miracolosamente convertito e portato alla fede di Cristo, Atti 22:6-11.

3. Come fu confermato e battezzato dal ministero di Anania, Atti 22:12-16.

4. Come in seguito fu chiamato, con un immediato mandato dal cielo, ad essere l'apostolo delle genti, Atti 22:17-21.

III. L'interruzione che gli fu data dalla plebaglia, che non poteva sopportare di sentire dire nulla in favore dei Gentili, e la violenta passione in cui si riversarono su di essa, Atti 22:22-23.

IV. La seconda liberazione di Paolo dalle mani della plebaglia, e l'ulteriore condotta che il capitano in capo prese per scoprire la vera ragione di questo potente clamore contro Paolo, Atti 22:24-25.

V. Paolo invoca il suo privilegio di cittadino romano, con il quale era esentato da questo barbaro metodo di inquisizione, Atti 22:26-29.

VI. Il capitano in capo trasferisce la causa nel cortile del sommo sacerdote, e Paolo vi compare, Atti 22:30.

Ver. 1. Paolo, nell'ultimo versetto del capitolo precedente, aveva guadagnato un grande punto, ordinando un silenzio così profondo dopo un clamore così forte. Ora qui osservate:

Con quale ammirevole compostezza e presenza di spirito si rivolge a parlare. Mai il povero uomo fu attaccato in modo più tumultuoso, né con più rabbia e furore; eppure, in ciò che ha detto,

1. Non sembra esserci paura, ma la sua mente è calma e composta. Così rende buone le sue parole, Nessuna di queste cose mi commuove; e di Davide (Salmi 3:6), non avrò paura di decine di migliaia di persone che si sono messe contro di me tutt'intorno.

2. Non sembra esserci passione. Sebbene le insinuazioni contro di lui fossero tutte frivole e ingiuste, sebbene sarebbe stato irritante per qualsiasi uomo vivente essere accusato di aver profanato il tempio proprio in quel momento, quando stava escogitando e progettando di mostrare il suo rispetto per esso, tuttavia non prorompe in espressioni di rabbia, ma è condotto come un agnello al macello.

II. Quali titoli rispettosi dà anche a coloro che lo hanno maltrattato in tal modo, e con quanta umiltà brama la loro attenzione:

"Uomini, fratelli e padri, Atti 22:1. A voi, o uomini,

Chiamo; uomini, che dovrebbero ascoltare la ragione ed essere governati da essa;

uomini, dai quali ci si può aspettare umanità. Voi, fratelli di

il popolo; voi, padri dei preti".

Così fa loro sapere che era uno di loro, e che non aveva rinunciato alla sua relazione con la nazione ebraica, ma aveva ancora gentilezza e interesse per essa. Nota: Sebbene non dobbiamo dare titoli lusinghieri a nessuno, tuttavia dobbiamo dare titoli di dovuto rispetto a tutti; e a coloro a cui vorremmo fare del bene, dovremmo sforzarci di non provocare. Benché egli sia stato liberato dalle loro mani e sia stato preso sotto la protezione del capo dei tribuni, tuttavia non si scaglia contro di loro, dicendo: Udite ora, voi ribelli; ma si complimenta con loro: Uomini, fratelli e padri. E osservate, egli non presenta un'accusa contro di loro, non recrimina: Ascoltate ora ciò che ho da dire contro di voi, ma, Ascoltate ora ciò che ho da dire per me stesso: Ascoltate la mia difesa; una richiesta giusta e ragionevole, perché ogni uomo che è accusato ha il diritto di rispondere per se stesso, e non gli è stata fatta giustizia se la sua risposta non è stata ascoltata con pazienza e imparzialità.

III. La lingua in cui parlava, che raccomandava ciò che diceva all'uditorio; Parlava in lingua ebraica, cioè la lingua volgare degli ebrei, che, a quel tempo, non era il puro ebraico dell'Antico Testamento, ma il siriaco, un dialetto dell'ebraico, o piuttosto una sua corruzione, come l'italiano del latino. Tuttavia

1. Ha mostrato il suo continuo rispetto per i suoi connazionali, gli ebrei. Benché avesse conversato tanto con i Gentili, conservava ancora la lingua degli Ebrei e poteva parlarla con facilità; da ciò sembra che sia un Giudeo, perché le sue parole lo tradiscono.

2. Ciò che diceva era più generalmente compreso, perché quella era la lingua parlata da tutti, e quindi parlare in quella lingua significava davvero fare appello al popolo, con il quale avrebbe potuto avere qualcosa da insinuare nei loro affetti; e quindi, quando sentirono che parlava in lingua ebraica, tacevano di più. Come si può pensare che le persone debbano prestare attenzione a ciò che viene loro detto in una lingua che non capiscono? Il capitano fu sorpreso di sentirlo parlare greco (Atti 21:37), gli ebrei furono sorpresi di sentirlo parlare ebraico, e quindi entrambi pensano meglio di lui. Ma come sarebbero stati sorpresi se avessero indagato, come avrebbero dovuto fare, e avessero trovato in quale varietà di lingue lo Spirito gli dava parola! 1Corinzi 14:18, Io parlo in lingue più di tutti voi. Ma la verità è che molti uomini saggi e buoni sono quindi disprezzati solo perché non sono conosciuti.

3 Ver. 3. Paolo qui dà un resoconto di se stesso tale che potrebbe servire non solo a convincere il capitano in capo che non era quell'egiziano che pensava che fosse, ma anche gli ebrei che non era quel nemico della loro chiesa e nazione, della loro legge e del loro tempio, che credevano che fosse, e che ciò che aveva fatto predicando Cristo, e in particolare nel predicarlo ai Gentili, lo fece per un mandato divino. Egli qui dà loro da comprendere,

I. Quali furono la sua estrazione e la sua educazione.

1. Che era uno della loro nazione, della stirpe d'Israele, della stirpe di Abramo, un ebreo degli ebrei, non di una famiglia oscura, né un rinnegato di qualche altra nazione,

«No, in verità io sono un uomo che è ebreo, ανηρ Ιουδαιος...

un uomo ebreo; Sono un uomo, e quindi non dovrei esserlo

trattato come una bestia; un uomo che è un ebreo, non un barbaro;

Sono un amico sincero della tua nazione, perché sono uno di essa,

e contaminerei il mio nido se dovessi ingiustamente

deroga all'onore della tua legge e del tuo tempio".

2. Che nacque in un luogo rispettabile e rispettabile, a Tarso, una città della Cilicia, e che per la sua nascita era un uomo libero di quella città. Non nacque in servitù, come è probabile che lo fossero alcuni degli ebrei della dispersione; ma era un gentiluomo nato, e forse avrebbe potuto esibire il suo certificato di libertà in quell'antica e onorevole città. Questa era, in verità, solo una piccola cosa di cui vantarsi, e tuttavia era necessario menzionarla in questo momento a coloro che lo calpestavano insolentemente, come se dovesse essere classificato tra i figli degli stolti, sì, i figli degli uomini vili, Giobbe 30:8.

3. Che ha avuto un'educazione colta e liberale. Non era solo un ebreo, e un gentiluomo, ma uno studioso. Egli fu allevato a Gerusalemme, la sede principale del sapere ebraico, e ai piedi di Gamaliele, che tutti sapevano essere un eminente dottore della legge ebraica, di cui Paolo era stato designato per essere egli stesso un insegnante; e quindi non poteva ignorare la loro legge, né si poteva pensare che la disprezzasse perché non la conosceva. I suoi genitori lo avevano portato giovanissimo in questa città, progettandolo per un fariseo; e alcuni pensano che il fatto di essere stato allevato ai piedi di Gamaliele indichi non solo che era uno dei suoi allievi, ma che era, più di ogni altro, diligente e costante nell'assistere alle sue lezioni, osservante e ossequioso verso di lui, in tutto ciò che diceva, come Maria, che sedeva ai piedi di Gesù e ascoltava la sua parola.

4. Che nei suoi primi giorni era un professore molto avanzato ed eminente della religione degli ebrei; I suoi studi e la sua cultura erano tutti diretti in quella direzione. Era così lontano dall'essere di principio nella sua giovinezza con una qualsiasi disaffezione per le usanze religiose degli ebrei che non c'era un giovane tra loro che avesse per loro una venerazione maggiore e più completa di quella che aveva lui, fosse più severo nell'osservarle lui stesso, o più ardente nell'imporle agli altri.

(1.) Era un professore intelligente della loro religione e aveva una mente lucida. Ai piedi di Gamaliele si occupò dei suoi affari e lì fu istruito secondo la maniera perfetta della legge dei padri. Le deviazioni che aveva fatto dalla legge non erano dovute a nozioni confuse o errate di essa, perché la comprendeva con delicatezza, κατα ακριβειαν, secondo il metodo più accurato ed esatto. Non era stato educato nei princìpi dei latitudinari, non aveva in sé nulla di sadduceo, ma apparteneva a quella setta che era più studiosa della legge, si teneva più vicina ad essa e, per renderla più severa di quanto non fosse, vi aggiunse le tradizioni degli anziani, la legge dei padri. la legge che è stata data loro e che essi hanno dato ai loro figli, e così è stata tramandata a noi. Paolo aveva un grande valore per l'antichità, la tradizione e l'autorità della chiesa, come chiunque di loro; e non c'è mai stato un Giudeo di tutti loro che comprendesse la sua religione meglio di Paolo, o che potesse darne un resoconto o una ragione migliore.

(2.) Era un attivo professore della loro religione e aveva un cuore caldo: ero zelante verso Dio, come lo siete tutti voi oggi. Molti che sono molto esperti nella teoria della religione sono disposti a lasciarne la pratica ad altri, ma Paolo era tanto uno zelota quanto un rabbino. Era zelante contro ogni cosa che la legge proibiva e per ogni cosa che la legge comandava; e questo era zelo verso Dio, perché pensava che fosse per l'onore di Dio e per il servizio dei suoi interessi; e qui si complimenta con i suoi ascoltatori con un'opinione sincera e caritatevole di loro, che oggi erano tutti zelanti verso Dio; porta loro testimonianza (Romani 10:2), che hanno zelo per Dio, ma non secondo conoscenza. Odiandolo e cacciandolo fuori, dissero: Sia glorificato il Signore (Isaia 66:5), e, sebbene ciò non giustificasse in alcun modo la loro rabbia, tuttavia permise a coloro che pregavano: Padre , perdona loro, di supplicare, come fece Cristo, perché non sanno quello che fanno. E quando Paolo ammette di essere stato zelante per Dio nella legge di Mosè, come lo erano oggi, esprime la sua speranza che potessero essere zelanti per Dio, in Cristo, come lo era lui oggi.

II. Che focoso e furioso persecutore era stato egli della religione cristiana all'inizio del suo tempo, Atti 22:4-5. Egli menziona ciò per far apparire in modo più chiaro ed evidente che il cambiamento che fu operato su di lui, quando si convertì alla fede cristiana, fu puramente l'effetto di un potere divino; perché era così lontano dall'avere precedenti inclinazioni verso di esso, o opinioni favorevoli su di esso, che immediatamente prima che si operasse in lui quell'improvviso cambiamento aveva la massima antipatia immaginabile per il cristianesimo, ed era pieno di rabbia contro di esso fino all'ultimo grado. E forse lo menziona per giustificare Dio nella sua attuale tribolazione; quanto fossero ingiusti quelli che lo perseguitavano, era giusto Dio, che permetteva loro di farlo, poiché era tempo in cui egli era un persecutore; e può avere un ulteriore punto di vista in esso per invitare e incoraggiare quelle persone a pentirsi, poiché egli stesso era stato un bestemmiatore e un persecutore, eppure ha ottenuto misericordia. Esaminiamo l'immagine che Paolo aveva di se stesso quando era un persecutore.

1. Odiava il cristianesimo con un'inimicizia mortale: ho perseguitato così fino alla morte, cioè

"A quelli che camminavano in questo modo miravo, se possibile, a

sia la morte di".

Spirò strage contro di loro, Atti 9:1. Quando furono messi a morte, egli fece la sua voce contro di loro, Atti 26:10. Anzi, perseguitò non solo quelli che camminavano per questa via, ma la via stessa, il cristianesimo, che era bollato come una via secondaria, una setta; Egli mirava a perseguitarlo fino alla morte, ad essere la rovina di questa religione. Egli lo perseguitò fino alla morte, cioè avrebbe potuto essere disposto a morire lui stesso nella sua opposizione al cristianesimo, così alcuni lo capiscono. Avrebbe volentieri perso la vita, e l'avrebbe ritenuta ben organizzata, in difesa delle leggi e delle tradizioni dei padri.

2. Fece tutto il possibile per spaventare le persone da questa e da essa, legando e consegnando in prigione uomini e donne; ha riempito le carceri di cristiani. Ora che egli stesso era legato, pone particolare enfasi su questa parte della sua accusa contro se stesso, di aver legato i cristiani e di averli portati in prigione; Allo stesso modo, egli riflette su di essa con particolare rammarico per aver imprigionato non solo gli uomini, ma anche le donne, il sesso debole, che dovrebbero essere trattati con particolare tenerezza e compassione.

3. Fu impiegato dal grande sinedrio, dal sommo sacerdote e da tutta la proprietà degli anziani, come agente per loro, nella soppressione di questa nuova setta; tanto si era già segnalato per il suo zelo contro di essa, Atti 22:5. Il sommo sacerdote può testimoniare per lui che era pronto ad essere impiegato in qualsiasi servizio contro i cristiani. Quando seppero che molti dei Giudei di Damasco avevano abbracciato la fede cristiana, per dissuadere altri dal fare lo stesso, decisero di procedere contro di loro con la massima severità, e non riuscirono a pensare a una persona più adatta da impiegare in quell'affare, né a una persona più propensa a portarla a termine di Paolo. Perciò mandarono lui e le sue lettere ai Giudei di Damasco, qui chiamati i fratelli, perché tutti discendevano da una stessa stirpe comune ed erano anche di una stessa famiglia di religione, ordinando loro di aiutare Paolo a catturare quelli tra loro che si erano convertiti cristiani e a condurli prigionieri a Gerusalemme. per essere puniti come disertori dalla fede e dall'adorazione del Dio d'Israele; e così poteva essere costretto a ritrattare, o essere messo a morte per terrore per gli altri. Così Saul fece scompiglio nella chiesa, e si trovò in una buona strada, se fosse andato avanti per un po', per rovinarla e sradicarla.

"Tale,"

dice Paolo,

«All'inizio ero proprio come tu ora. Conosco il cuore di un persecutore, e perciò ho pietà di te, e prego che tu possa conoscere il cuore di un convertito, come Dio mi ha presto fatto fare. E chi ero io per poter resistere a Dio?"

III. In che modo si è convertito e ha fatto ciò che ora è. Non era per cause naturali o esterne; Non cambiò la sua religione per un'affettazione di novità, perché allora era così ben affetto dall'antichità come lo era stato prima; né nasceva dal malcontento perché era deluso dalla sua preferenza, poiché ora più che mai era sulla via della preferenza nella chiesa ebraica; tanto meno poteva nascere dalla cupidigia, o dall'ambizione, o da qualsiasi speranza di ricucire la sua fortuna nel mondo diventando cristiano, perché significava esporsi a ogni sorta di disgrazia e di difficoltà; né aveva avuto alcuna conversazione con gli apostoli o con altri cristiani, dalla cui sottigliezza e sofisma si poteva pensare che fosse stato spinto a questo cambiamento. No, era opera del Signore, e le circostanze in cui lo faceva erano sufficienti a giustificarlo nel cambiamento, a tutti coloro che credono che ci sia un potere soprannaturale; e nessuno può condannarlo per questo, senza riflettere su quell'energia divina da cui è stato qui dominato. Egli racconta qui la storia della sua conversione in modo molto particolare, come l'abbiamo già avuta in precedenza (Atti 9), con l'obiettivo di mostrare che fu puramente un atto di Dio.

1. Era completamente intenzionato a perseguitare i cristiani poco prima che Cristo lo arrestasse come sempre. Fece il suo viaggio, e giunse vicino a Damasco (Atti 22:6), e non ebbe altro pensiero che eseguire il crudele disegno per cui era stato mandato; non era consapevole del minimo cedimento compassionevole verso i poveri cristiani, ma li rappresentava ancora a sé come eretici, scismatici e pericolosi nemici sia per la chiesa che per lo stato.

2. Fu una luce dal cielo che lo fece sobbalzare per la prima volta, una luce grande, che improvvisamente brillò intorno a lui, e i Giudei riconobbero che Dio è luce, e i suoi angeli angeli di luce, e che una luce come questa che risplende a mezzogiorno, e quindi supera quella del sole, deve essere da Dio. Se lo avesse illuminato in qualche stanza privata, ci sarebbe stato un imbroglione, ma lo colpì sulla strada, a mezzogiorno, e così forte che colpì lui a terra (Atti 22:7), e tutti quelli che erano con lui, Atti 26:14. Non potevano negare, ma sicuramente il Signore era in questa luce.

3. Fu una voce dal cielo che generò per la prima volta in lui terribili pensieri di Gesù Cristo, del quale prima non aveva avuto altro che odiosi pensieri dispettosi. La voce lo chiamò per nome, per distinguerlo da quelli che viaggiavano con lui: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? E quando gli chiese: "Chi sei tu, Signore?" fu risposto: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti, Atti 22:8. Da ciò risultava che questo Gesù di Nazaret, che ora anch'essi perseguitavano, era uno che parlava dal cielo, e sapevano che era pericoloso resistere a chi lo faceva, Ebrei 12:25.

4. Per evitare che si possa obiettare,

"Come mai questa luce e questa voce hanno operato un tale cambiamento

su di lui, e non su quelli che hanno viaggiato con

lui?"

(sebbene, è molto probabile, abbia avuto un buon effetto su di loro, e che quindi siano diventati cristiani), osserva che i suoi compagni di viaggio videro davvero la luce, e temettero di essere consumati dal fuoco dal cielo, forse la loro coscienza, ora diceva loro che il modo in cui si trovavano non era buono, ma come quello di Balaam quando stava per maledire Israele, e quindi potevano aspettarsi di incontrare un angelo con una spada fiammeggiante e scintillante; ma, benché la luce li spaventasse, non udirono la voce di colui che parlava a Paolo, cioè non udirono distintamente le parole. Ora la fede viene dall'udire, e quindi quel cambiamento fu subito operato su colui che udì le parole, e le udì dirette a sé, che non fu operato su coloro che videro solo la luce; eppure in seguito potrebbe essere operato anche su di loro.

5. Assicura loro che quando fu così sorpreso si riferì interamente a una guida divina; A quel punto non gridò subito:

"Ebbene, io sarò cristiano,"

ma

"Che cosa devo fare, Signore? Che la stessa voce venga dal cielo

che mi ha fermato nel modo sbagliato guidarmi nel

retta via, Atti 22:10. Signore, dimmi che cosa devo fare,

e lo farò".

E subito ebbe istruzioni per andare a Damasco, e lì avrebbe avuto altre notizie da colui che ora gli parlava:

"Non c'è più bisogno di dire dal cielo, là ti sarà detto, da un uomo come te, nel nome di colui che ora ti parla, tutte le cose che ti sono state assegnate da fare".

Le vie straordinarie della rivelazione divina, mediante visioni, voci e l'apparizione di angeli, erano state progettate, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, solo per introdurre e stabilire il metodo ordinario mediante le Scritture e un ministero permanente, e quindi furono generalmente sostituite quando queste furono stabilite. L'angelo non predicò a Cornelio stesso, ma gli ordinò di mandare a chiamare Pietro; così la voce qui non dice a Paolo quello che deve fare, ma gli ordina di andare a Damasco, e là gli sarà detto.

6. Come dimostrazione della grandezza di quella luce che si fissava su di lui, egli dice loro dell'effetto immediato che ebbe sulla sua vista (Atti 22:11): Non potevo vedere per la gloria di quella luce. Per il momento lo colpì alla cieca. Nimium sensibile laedit sensum - Il suo splendore lo abbagliò. I peccatori condannati sono accecati, come lo furono i Sodomiti e gli Egiziani, dal potere delle tenebre, ed è una cecità duratura, come quella degli Ebrei increduli; ma i peccatori convinti sono accecati, come lo era Paolo qui, non dalle tenebre, ma dalla luce: per il momento sono portati ad essere smarriti in se stessi, ma è per essere illuminati, poiché l'applicazione dell'argilla sugli occhi del cieco era il metodo progettato per la sua guarigione. Quelli che erano con Paolo non avevano la luce così direttamente puntata sui loro volti come Paolo aveva fatto sui suoi, e quindi non erano accecati, come lo era lui; Eppure, considerando la questione, chi non avrebbe preferito scegliere la sua sorte piuttosto che la loro? Essi, avendo la vista, condussero Paolo per mano in città. Paolo, essendo un fariseo, era orgoglioso della sua vista spirituale. I farisei dicevano: «Siamo anche noi ciechi?». Giovanni 9:40. Anzi, avevano fiducia di essere guide per i ciechi e luci per quelli che erano nelle tenebre, Romani 2:19. Ora Paolo fu così colpito dalla cecità fisica per renderlo consapevole della sua cecità spirituale, e del suo errore riguardo a se stesso, quando era vivo senza la legge, Romani 7:9.

IV. Come fu confermato nel cambiamento che aveva fatto, e come ulteriormente diretto ciò che avrebbe dovuto fare, da Anania che viveva a Damasco. Osservare

1. Il carattere qui dato di Anania. Non era un uomo che avesse alcun pregiudizio contro la nazione o la religione ebraica, ma era egli stesso un uomo devoto secondo la legge; se non era un Giudeo di nascita, almeno uno che era stato proselito alla religione giudaica, e quindi chiamato un uomo devoto, e da lì progredì ulteriormente nella fede di Cristo; e si comportò così bene che ebbe una buona reputazione di tutti gli Ebrei che abitavano a Damasco. Questo fu il primo cristiano con cui Paolo ebbe una comunicazione amichevole, e non era probabile che egli gli instillasse le idee che sospettavano che egli sposasse, dannose per la legge o per questo luogo santo.

2. La guarigione operata immediatamente da lui sugli occhi di Paolo, il quale miracolo doveva confermare la missione di Anania verso Paolo e ratificare tutto ciò che in seguito gli avrebbe detto. Egli venne da lui (Atti 22:13); e, per assicurargli che era venuto a lui da Cristo (lo stesso che lo aveva sbranato e guarito, lo aveva percosso, ma lo aveva fasciato, gli aveva tolto la vista, ma l'avrebbe restituita, con vantaggio), gli si fermò accanto e disse: Fratello Saulo, riacquista la vista. La potenza accompagnò questa parola e in quella stessa ora, immediatamente, egli riacquistò la vista e lo guardò, pronto a ricevere da lui le istruzioni da lui inviate.

3. La dichiarazione che Anania gli fa del favore, il favore particolare, che il Signore Gesù gli ha destinato al di sopra di ogni altro.

(1.) Nell'attuale manifestazione di se stesso a lui (Atti 22:14): Il Dio dei nostri padri ti ha scelto. Questa potente chiamata è il risultato di una scelta particolare; la sua chiamata a Dio il Dio dei nostri padri lascia intendere che Anania era egli stesso un Giudeo di nascita, che osservava la legge dei padri e viveva secondo la promessa fatta ai padri; e dà una ragione per cui ha detto Fratello Saulo, quando parla di Dio come del Dio dei nostri padri: Questo Dio dei nostri padri ti ha scelto perché tu lo faccia,

[1.] Conosci la sua volontà, la volontà del suo precetto che deve essere fatta da te, la volontà della sua provvidenza che deve essere fatta riguardo a te. Egli ti ha scelto perché tu lo conosca in un modo più particolare; non da uomo né da uomo, ma immediatamente per rivelazione di Cristo, Galati 1:1,12. Coloro che Dio ha scelti, li ha scelti perché conoscano la sua volontà e la mettano in pratica.

[2.] Che tu veda il Giusto e ascolti la voce della sua bocca e che tu conosca immediatamente la sua volontà da se stesso. Questo è ciò per cui Paolo, in modo particolare, è stato scelto al di sopra degli altri; era un favore distintivo, che egli vedesse Cristo qui sulla terra dopo la sua ascensione al cielo. Stefano lo vide in piedi alla destra di Dio, ma Paolo lo vide in piedi alla sua destra. Questo onore nessuno l'ha avuto, tranne Paolo. Stefano lo vide, ma non troviamo che udì la voce della sua bocca, come fece Paolo, il quale dice: "Di me è stato visto per l'ultima volta, come di uno nato fuori del tempo", 1Corinzi 15:8. Cristo è qui chiamato quel Giusto; poiché egli è Gesù Cristo, il giusto, e ha sofferto ingiustamente. Osservate: Coloro che Dio ha scelto per conoscere la sua volontà devono avere un occhio rivolto a Cristo, e devono vederlo, e udire la voce della sua bocca; poiché è per mezzo di lui che Dio ha fatto conoscere la sua volontà, la sua benevolenza verso di noi, e ha detto: Ascoltatelo.

(2.) Nella successiva manifestazione di se stesso da parte sua agli altri (Atti 22:15):

"Tu sarai il suo testimone, non solo un suo monumento

la grazia, come può essere una colonna, ma un testimone a viva voce...

con il passaparola; Tu proclamerai il suo vangelo, come

ciò di cui hai sperimentato il potere,

ed è stato consegnato nello stampo di; Tu sarai

la sua testimonianza a tutti gli uomini, Gentili e Giudei,

di ciò che hai visto e udito, fin dall'inizio".

E trovando Paolo che racconta in modo così particolare il modo della sua conversazione nelle sue apologie per se stesso, qui e in Atti 26., abbiamo ragione di pensare che egli riferisse frequentemente la stessa narrazione nella sua predicazione per la conversione degli altri; disse loro ciò che Dio aveva fatto per la sua anima, per incoraggiarli a sperare che avrebbe fatto qualcosa per le loro anime.

4. Il consiglio e l'incoraggiamento che gli diede per unirsi al Signore Gesù mediante il battesimo (Atti 22:16): Alzati e sii battezzato, nella sua circoncisione era stato dato a Dio, ma ora deve essere reso a Dio in Cristo con il battesimo - deve abbracciare la religione cristiana e i suoi privilegi, sottomettendosi ai suoi precetti. Questo deve ora essere fatto immediatamente dopo la sua conversione, e così fu aggiunto alla sua circoncisione: ma al seme dei fedeli viene nella stanza di esso; poiché è, come lo fu per Abramo e la sua progenie credente, un suggello della giustizia che è mediante la fede.

(1.) Il grande privilegio del Vangelo che mediante il battesimo abbiamo suggellato a noi è la remissione dei peccati: Sii battezzato e lava i tuoi peccati; Cioè

"Ricevi il conforto del perdono dei tuoi peccati nel

per mezzo di Gesù Cristo e afferrare la sua giustizia

a tale scopo, e ricevere il potere contro il peccato per il

mortificando la tua corruzione";

poiché il nostro essere lavati include il nostro essere giustificati e santificati, 1Corinzi 6:11. Siate battezzati e non riposatevi nel segno, ma accertatevi di ciò che è significato, l'eliminazione della sporcizia del peccato.

(2.) Il grande dovere evangelico al quale siamo tenuti con il nostro battesimo è quello di invocare il nome del Signore, il Signore Gesù; riconoscerlo come nostro Signore e nostro Dio e rivolgerci a lui di conseguenza, onorargli tutte le nostre suppliche. Invocare il nome di Gesù Cristo nostro Signore (Figlio di Davide, abbi pietà di noi) è la perifrasi di un cristiano, 1Corinzi 1:2. Dobbiamo lavare i nostri peccati, invocando il nome del Signore; cioè, dobbiamo cercare il perdono dei nostri peccati nel nome di Cristo, e in dipendenza da lui e dalla sua giustizia. Nella preghiera non dobbiamo più chiamare Dio il Dio di Abramo, ma il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, e in lui il Padre nostro; in ogni preghiera, il nostro occhio deve essere rivolto a Cristo.

(3.) Dobbiamo farlo rapidamente. Perché indugi di più? La nostra alleanza con Dio in Cristo è un'opera necessaria, che non deve essere rimandata. Il caso è così chiaro che è inutile deliberare; e il pericolo è così grande che è follia ritardare. Perché non si dovrebbe fare in questo momento ciò che deve essere fatto prima o poi, altrimenti siamo distrutti?

V. Come gli fu affidato l'incarico di andare a predicare il Vangelo ai Gentili. Questa era la grande cosa per cui erano così arrabbiati con lui, e quindi era necessario che per questo, in modo speciale, producesse un mandato divino; E qui lo fa. Questo incarico non lo ricevette subito dopo la sua conversione, perché questa avvenne a Gerusalemme, dove non si recò che tre anni dopo, o più (Galati 1:18); e se fu allora, o dopo, che ebbe questa visione di cui si parla qui, non siamo certi. Ma, per riconciliarli, se possibile, con la sua predicazione del vangelo tra i pagani, egli dice loro:

1. Che ricevette l'ordine di farlo mentre era in preghiera, implorando Dio di assegnargli il suo lavoro e di mostrargli la rotta che avrebbe dovuto seguire; e (che era una circostanza che avrebbe avuto un certo peso con coloro a cui stava ora parlando) era in preghiera nel tempio, che doveva essere chiamato una casa di preghiera per tutti i popoli; non solo in cui tutte le persone dovrebbero pregare, ma in cui tutte le persone dovrebbero essere pregate. Ora, come la preghiera di Paolo nel tempio era una prova, contrariamente alla loro maliziosa supposizione, che egli aveva una venerazione per il tempio, sebbene non ne facesse un idolo come facevano loro; quindi il fatto che Dio gli avesse dato questo incarico lì nel tempio era una prova che l'invio ai Gentili non sarebbe stato un pregiudizio per il tempio, a meno che i Giudei non lo avessero reso tale con la loro infedeltà. Ora sarebbe una grande soddisfazione per Paolo in seguito, nell'esecuzione di questo incarico, riflettere su di esso che lo ricevette mentre era in preghiera.

2. Lo ricevette in una visione. Cadde in estasi (Atti 22:17), i suoi sensi esterni, per il momento, rinchiusi; era in estasi, come quando fu rapito nel terzo cielo, e in quel momento non era sensibile se fosse nel corpo o fuori dal corpo. In questa estasi vide Gesù Cristo, non con gli occhi del suo corpo, come alla sua conversione, ma rappresentato con gli occhi della sua mente (At 22:18): L'ho visto che mi diceva. Il nostro occhio deve essere su Cristo quando riceviamo la legge dalla sua bocca; e non dobbiamo solo sentirlo parlare, ma vederlo parlare a noi.

3. Prima che Cristo gli desse l'incarico di andare dai Gentili, gli disse che era inutile per lui pensare di fare del bene a Gerusalemme; così che non devono biasimare lui, ma se stessi, se è mandato ai pagani. Paolo venne a Gerusalemme pieno di speranze che, con la grazia di Dio, potesse essere uno strumento per portare alla fede di Cristo coloro che si erano opposti al ministero degli altri apostoli; e forse era per questo che ora pregava, che egli, avendo ricevuto la sua educazione a Gerusalemme ed essendo lì ben conosciuto, potesse essere impiegato nel radunare a Cristo i figli di Gerusalemme che non erano ancora stati radunati, cosa che pensava di avere particolari vantaggi per farlo. Ma Cristo incrocia le misure che aveva stabilito:

"Affrettati,"

dice:

"e vattene presto da Gerusalemme; "

perché, sebbene tu pensi di essere più propenso a lavorare su di loro che sugli altri, scoprirai che sono più prevenuti contro di te che contro qualsiasi altro, e quindi

"non accetteranno la tua testimonianza riguardo a me".

Come Dio sa prima chi riceverà il vangelo, così sa chi lo rifiuterà.

4. Paolo, nonostante ciò, rinnovò la sua richiesta di poter essere impiegato a Gerusalemme, perché sapevano, meglio di chiunque altro, ciò che era stato prima della sua conversione, e quindi dovevano attribuire un così grande cambiamento in lui alla potenza della grazia onnipotente, e di conseguenza dare il massimo riguardo alla sua testimonianza; così ragionava, sia con se stesso che con il Signore, e pensava di ragionare con giustizia (Atti 22:19-20):

"Signore,"

dice:

"sanno che una volta ero della loro mente, che ero come

un nemico amaro come uno di loro a coloro che credevano

te, che ho irritato il potere civile contro di loro,

e li imprigionò, e rovesciò l'orlo dello spirituale

potere anche contro di loro, e sconfiggerli in ogni

sinagoga".

E perciò non attribuiranno la mia predicazione di Cristo all'educazione né ad alcuna pretesa in suo favore (come fanno con gli altri ministri), ma considereranno più prontamente ciò che dico perché sanno che io stesso sono stato uno di loro: in particolare nel caso di Stefano, sanno che quando fu lapidato io ero presente, Io stavo aiutando, incoraggiando e acconsentendo alla sua morte, e in segno di ciò ho conservato i vestiti di coloro che lo hanno lapidato. Ora

"Signore,"

dice:

"se comparisco in mezzo a loro, predicando la dottrina che

Stefano ha predicato e sofferto per, senza dubbio lo faranno

Ricevi la mia testimonianza".

"No,"

gli dice Cristo:

"Non lo faranno; ma sarà più esasperato contro

come un disertore da cui si rivolgono, piuttosto che contro gli altri che essi

considerati solo come estranei alla loro costituzione".

5. La richiesta di Paolo di un mandato per predicare il vangelo a Gerusalemme viene respinta, ed egli ha ordini perentori di andare tra i Gentili (Atti 22:21): Vattene, perché io ti manderò lontano da qui, dai Gentili. Notate che Dio spesso dà risposte benevole alle preghiere del suo popolo, non nella cosa in sé per cui pregano, ma in qualcosa di migliore. Abramo prega, oh che Ismaele possa vivere davanti a te; e Dio lo ascolta per Isacco. Quindi Paolo qui prega di poter essere uno strumento per convertire le anime a Gerusalemme:

"No,"

dice Cristo:

"ma tu sarai impiegato fra i Gentili, e anche di più

saranno i figli dei desolati più di quelli dei

moglie sposata."

È Dio che stabilisce i suoi operai sia il loro tempo che il loro posto, ed è giusto che essi acconsentano alla sua nomina, anche se ciò può andare contro le loro inclinazioni. Paolo anela a Gerusalemme: essere un predicatore era il culmine della sua ambizione; ma Cristo lo designa con una preferenza maggiore. Egli non entrerà nelle fatiche di altri uomini (come fecero gli altri apostoli, Giovanni 4:38), ma sfonderà nuovi terreni e predicherà il vangelo dove Cristo non è stato nominato, Romani 15:20. Tante volte la Provvidenza escogita meglio per noi che per noi stessi; Alla guida di ciò dobbiamo quindi fare riferimento noi stessi. Egli sceglierà per noi la nostra eredità. Osserva che Paolo non andrà a predicare fra i pagani senza mandato: io ti manderò. E, se Cristo lo manda, il suo Spirito lo accompagnerà, egli gli starà accanto, lo sosterrà, lo sosterrà e gli darà da vedere il frutto delle sue fatiche. Paolo non rivolga il suo cuore alla Giudea e a Gerusalemme, poiché deve essere mandato lontano di qui; La sua chiamata deve essere di tutt'altro modo, e il suo lavoro di un altro tipo. E potrebbe essere un'attenuazione dell'offesa di ciò ai Giudei il fatto che egli non abbia istituito una chiesa Gentile nelle nazioni vicine; altri lo facevano nelle loro immediate vicinanze; Fu mandato in luoghi lontani, molto lontani, dove ciò che faceva non poteva essere considerato un fastidio per loro.

Ora, se avessero messo insieme tutto questo, sicuramente avrebbero visto che non avevano motivo di essere adirati con Paolo per aver predicato fra i Gentili, o di interpretarlo come un atto di cattiva volontà verso la sua propria nazione, poiché egli fu costretto ad esso, contrariamente alla sua propria mente, da un comando dominante dal cielo.

22 Ver. 22. Paolo continuava con questo racconto di se stesso, aveva mostrato loro il suo incarico di predicare tra i Gentili senza alcuna irritante riflessione sugli Ebrei, e possiamo supporre che in seguito fosse stato separato per questo servizio, da una speciale direzione dello Spirito Santo ad Antiochia, quanto fosse tenero con gli Ebrei, quanto fosse rispettoso verso di loro, e quanto attento a dare loro la precedenza in tutti i luoghi dove egli veniva, e a unire Giudei e Gentili in un solo corpo; e poi mostrare quanto meravigliosamente Dio lo avesse posseduto, e quale buon servizio fosse stato reso all'interesse del regno di Dio fra gli uomini in generale, senza danneggiare alcuno dei veri interessi della chiesa giudaica in particolare. Ma, qualunque cosa egli intenda dire, decidono che non dirà più a loro: Gli hanno dato udienza a questa parola. Fino a quel momento lo avevano ascoltato con pazienza e una certa attenzione. Ma quando egli parla di essere mandato ai pagani, anche se era ciò che Cristo stesso gli aveva detto, essi non possono sopportarlo, nemmeno a sentire nominare i pagani, tanta inimicizia avevano verso di loro, e tanta gelosia verso di loro. Alla menzione di ciò, non hanno alcun tipo di pazienza, ma dimenticano tutte le regole di decenza ed equità; così furono provocati alla gelosia da coloro che non erano persone, Romani 10:19.

Ora qui ci viene detto quanto fosse furioso e oltraggioso il popolo contro Paolo, per aver menzionato i Gentili come portati alla conoscenza della grazia divina, e così giustificato la sua predicazione in mezzo a loro.

Lo interruppero, alzando la voce, per metterlo in confusione, e perché nessuno potesse udire una parola di ciò che diceva. Le coscienze irritate scalciano al minimo tocco; e coloro che sono decisi a non essere governati dalla ragione di solito decidono di non ascoltarla se possono evitarla. E lo spirito di inimicizia contro il vangelo di Cristo si manifesta comunemente nel mettere a tacere i ministri di Cristo e il suo vangelo, e nel chiudere loro la bocca, come i Giudei fecero qui con Paolo. I loro padri avevano detto al migliore dei veggenti: Non vedere, Isaia 30:10. E così essi, al migliore degli oratori: Non parlate. Abbi pazienza, perché saresti percosso? 2Cronache 25:16.

II. Lo gridavano come uno indegno di vita, molto più di libertà. Senza soppesare gli argomenti che egli aveva addotto in propria difesa, né offrirsi di rispondervi, gridarono con un rumore confuso:

"Via un tipo come questo dalla terra, che

finge di avere l'incarico di predicare ai Gentili;

Ebbene, non è giusto che viva".

Così gli uomini che sono stati le più grandi benedizioni della loro epoca sono stati rappresentati non solo come i fardelli della terra, ma anche come la piaga della loro generazione. Colui che era degno dei più grandi onori della vita è condannato come non degno della vita stessa. Vedete quali diversi sentimenti Dio e gli uomini hanno verso gli uomini buoni, eppure entrambi sono d'accordo sul fatto che probabilmente non vivranno a lungo in questo mondo. Paolo dice dei pii Giudei che erano uomini di cui il mondo non era degno, Ebrei 11:38. E perciò devono essere rimossi, affinché il mondo possa essere giustamente punito con la loro perdita. Gli empi Giudei qui dicono di Paolo che non era degno che vivesse; e quindi deve essere rimosso, affinché il mondo possa essere sollevato dal peso di lui, come dei due testimoni, Apocalisse 11:10.

III. Essi andarono su tutte le furie contro Paolo, e contro il capitano in capo per non averlo ucciso immediatamente su loro richiesta, o per averlo gettato come preda nei loro denti, per poterlo divorare (Atti 22:23); Come uomini la cui ragione era completamente persa nella passione, gridavano come leoni ruggenti o orsi furiosi, e ululavano come lupi della sera; Si spogliarono delle vesti con furia e violenza, come a dire che lo avrebbero sbranato se solo avessero potuto attaccarlo. O, piuttosto, mostrarono così quanto fossero pronti a lapidarlo; quelli che lapidarono Stefano gettarono via le loro vesti, Atti 22:20. Oppure, si stracciavano le vesti, come se egli avesse bestemmiato e gettasse polvere in aria, in disprezzo di ciò, o per significare quanto fossero pronti a lanciare pietre contro Paolo, se il tribuno in capo glielo avesse permesso. Ma perché dovremmo andare a spiegare queste espressioni di rabbia, che esse stesse non potevano spiegare? Tutto ciò che intendevano era far capire al capitano in capo quanto fossero adirati ed esasperati con Paolo, così che non potesse fare nulla per gratificarli di più che lasciare che avessero la loro volontà contro di lui.

IV. Il capitano in capo si prese cura della sua sicurezza, ordinando che fosse portato nel castello, Atti 22:24. Una prigione a volte è stata una protezione per gli uomini buoni dalla rabbia popolare. L'ora di Paolo non era ancora venuta, egli non aveva finito la sua testimonianza, e perciò Dio ha suscitato uno che si prendesse cura di lui, quando nessuno dei suoi amici osava presentarsi in suo favore. Non concedere, o Signore, il desiderio degli empi.

V. Gli ordinò la tortura, per estorcergli la confessione di alcuni crimini flagranti che avevano provocato il popolo a una violenza così insolita contro di lui. Ordinò che fosse esaminato con la flagellazione (come ora in alcuni paesi con la rastrelliera), per sapere perché gridavano così contro di lui. In questo non si comportò con equità; avrebbe dovuto individuare alcuni dei clamorosi e tumultuosi lamentatori, e portarli nel castello come violatori della pace, e avrebbe dovuto esaminarli, e anche con la flagellazione, ciò che avevano da imputare a un uomo che poteva dare un così buon resoconto di se stesso. e non sembrava aver fatto nulla che meritasse la morte o i legami. Era giusto interrogare loro, ma non era affatto opportuno chiedere a Paolo, perché gridavano così contro di lui. Poteva dire che non aveva dato loro una giusta causa per farlo; se c'era una causa, che la producessero. Nessuno è tenuto ad accusare se stesso, anche se è colpevole, tanto meno dovrebbe essere costretto ad accusare se stesso quando è innocente. Sicuramente il capitano in capo non conosceva la nazione ebraica quando concluse che doveva aver fatto qualcosa di molto brutto contro il quale gridavano. Non avevano forse gridato così contro il Signore nostro Gesù: Crocifiggilo, crocifiggilo, quando non avevano una sola parola da dire in risposta alla domanda del giudice: Perché, che male ha fatto? È questa un'occasione giusta o giusta per flagellare Paolo, che una folla rozza e tumultuosa gridi contro di lui, ma non sappia dire perché o perché, e quindi debba essere costretto a dirlo?

VI. Paolo eccelse il suo privilegio di cittadino romano, con il quale era esentato da tutte le prove e punizioni di questa natura (Atti 22:25): Mentre lo legavano con cinghie, o fasce di cuoio, al palo della fustigazione, come erano soliti legare il più vile dei malfattori in sposa a cui estorcevano una confessione, egli non gridò contro l'ingiustizia del loro comportamento contro un uomo innocente, ma molto dolcemente fa' che comprendano l'illegalità del loro procedimento contro di lui come cittadino di Roma, che aveva già fatto una volta a Filippi dopo essere stato flagellato (Atti 16:37), ma qui ne fa uso per la prevenzione. Disse al centurione che era presente:

"Tu conosci la legge; pregate è lecito per voi che siete

voi stessi Romani per flagellare un uomo che è un Romano,

e non condannato?"

Il modo in cui parlava lascia chiaramente intendere di quale santa sicurezza e serenità d'animo godesse questo brav'uomo, non turbato né dall'ira né dalla paura in mezzo a tutte quelle indegnità che gli venivano fatte, e al pericolo in cui si trovava. I Romani avevano una legge (si chiamava lex Sempronia) secondo la quale se un magistrato castigava o condannava un uomo libero di Roma, indicta causa, senza sentirlo parlare per se stesso e deliberare su tutto il suo caso, doveva essere passibile della sentenza del popolo, che era molto geloso delle proprie libertà. È davvero privilegio di ogni uomo che non gli sia fatto del male, a meno che non sia dimostrato che ha fatto del male; come lo è di ogni inglese per la Magna Charta di non essere sequestrato della sua vita o della sua proprietà, ma con un verdetto di dodici uomini dei suoi pari.

VII. Il capitano in capo ne fu sorpreso e si spaventò. Aveva creduto che Paolo fosse un egiziano vagabondo e si meravigliava di saper parlare greco (Atti 21:37), ma è molto più sorpreso ora che scopre di essere un bravo gentiluomo quanto lui. Quanti uomini di grande valore e merito sono disprezzati perché non sono conosciuti, sono considerati e trattati come la spazzatura di tutte le cose, quando coloro che li considerano tali, se conoscessero il loro vero carattere, li riconoscerebbero come uno degli eccellenti della terra! Il capitano in capo aveva centurioni, sottoufficiali, che lo assistevano, Atti 21:32. Uno di questi riferisce la questione al tribuno supremo (Atti 22:26): Bada a quello che fai, perché quest'uomo è romano, e l'indegnità che gli sarà fatta sarà interpretata come un'offesa alla maestà del popolo romano, come amavano parlare. Tutti sapevano quale valore fosse attribuito a questo privilegio dei cittadini romani. Tully lo esalta in una delle sue orazioni contro Verre, O nomen dulce libertatis, O jus eximium nostrae civitatis! O lex Porcia! O leges Semproniae; facinus est vincere Romanum civem, scelus verberare-O Libertà! Amo il tuo nome affascinante; e queste nostre leggi porciane e semproniane, com'è ammirevole! Legare un cittadino romano è un crimine, ma è imperdonabile picchiarlo.

"Perciò"

(dice il centurione)

"Guardiamo a noi stessi; se quest'uomo è un romano, e noi

fargli qualsiasi indegnità, saremo in pericolo di perdere il nostro

almeno le commissioni".

Ora

1. Il capitano in capo sarebbe soddisfatto della verità di ciò dalla sua stessa bocca (Atti 22:27):

"Dimmi, sei un romano? Hai diritto al

privilegi di un cittadino romano?"

"Sì,"

dice Paolo,

"Io sono";

e forse ha prodotto qualche biglietto o strumento che lo dimostrasse; perché altrimenti difficilmente avrebbero creduto alla sua parola.

2. Il capitano in capo confronta molto liberamente le note con lui su questo argomento, e sembra che il privilegio che Paolo aveva come cittadino romano fosse dei due più onorevole di quello del colonnello; perché il colonnello ammette che il suo è stato acquistato:

"Sono un uomo libero di Roma; ma con una grande somma ottenni

Questa libertà, mi è costata cara, come l'hai avuta?"

"Perché davvero?"

dice Paolo,

"Sono nato libero".

Alcuni pensano che abbia avuto diritto a questa libertà dal luogo della sua nascita, in quanto nativo di Tarso, città privilegiata dall'imperatore con gli stessi privilegi di cui godeva la stessa Roma; altri pensano piuttosto che suo padre o suo nonno abbia prestato servizio nella guerra tra Cesare e Antonio, o in qualche altra delle guerre civili di Roma, e sia stato ricompensato per qualche servizio significativo con la libertà della città, e così Paolo è nato libero; e qui lo invoca per la sua propria conservazione, per il quale fine non solo possiamo, ma dobbiamo usare tutti i mezzi legali.

3. Questo pose immediatamente fine ai problemi di Paolo. Coloro che erano stati incaricati di esaminarlo con la flagellazione lasciarono il posto; si allontanarono da lui (Atti 22:29), per non cadere in un laccio. Anzi, e il colonnello stesso, anche se possiamo supporre che avesse un notevole interesse, ebbe paura quando seppe che era romano, perché, sebbene non l'avesse battuto, tuttavia lo aveva legato per farlo battere. Così molti sono trattenuti dalle pratiche malvagie dal timore dell'uomo che non sarebbe trattenuto da loro dal timore di Dio. Vedi qui il beneficio delle leggi umane e della magistratura, e quale ragione abbiamo per essere grati a Dio per esse; poiché anche quando non hanno dato alcun volto né protezione speciale al popolo e ai ministri di Dio, tuttavia, con il sostegno generale dell'equità e della correttezza tra uomo e uomo, sono serviti a frenare la rabbia di uomini illegali malvagi e irragionevoli, che altrimenti non conoscerebbero limiti, e a dire: Fin qui verrà, ma non oltre; qui le sue onde orgogliose saranno fermate. E quindi questo servizio lo dobbiamo a tutti coloro che hanno autorità, di pregare per loro, perché questo beneficio abbiamo motivo di aspettarci da loro, che lo abbiamo o no, purché siamo tranquilli e pacifici, per vivere una vita tranquilla e pacifica in tutta pietà e onestà, 1Timoteo 2:1-2.

4. Il governatore, il giorno dopo, condusse Paolo davanti al sinedrio, Atti 22:30. Prima lo sciolse dai suoi legami, affinché non pregiudicassero la sua causa e non fosse accusato di aver inchiodato un cittadino romano, e poi convocò i capi dei sacerdoti e tutto il loro consiglio a riunirsi per prendere conoscenza del caso di Paolo, poiché trovava che si trattava di una questione di religione, e perciò li considerava i giudici più appropriati di esso. Gallione in questo caso congedò Paolo; trovando che si trattava di una questione di loro legge, cacciò i pubblici ministeri dal seggio del giudizio (Atti 18:16), e non se ne occupò affatto; ma questo Romano, che era un militare, tenne Paolo in prigione e si appellò dalla plebaglia all'assemblea generale. Ora

(1.) Possiamo sperare che con ciò egli intendesse la sicurezza di Paolo, come se pensasse che, se fosse stato un uomo innocente e inoffensivo, anche se la folla potesse essere infuriata contro di lui, tuttavia i sommi sacerdoti e gli anziani gli avrebbero reso giustizia e lo avrebbero scagionato; poiché erano, o dovrebbero essere, uomini di cultura e considerazione, e la loro corte governata da regole di equità. Quando il profeta non riuscì a trovare nulla di buono tra le persone più povere, concluse che era perché non conoscevano la via del Signore, né i giudizi del loro Dio, e promise a se stesso che sarebbe stato più veloce tra i grandi, come faceva qui il capitano in capo, ma presto si trovò deluso: questi hanno completamente spezzato il giogo e spezzato i legami, Geremia 5:4-5. Ma

(2.) Ciò a cui si dice che qui miri è la soddisfazione della sua curiosità: avrebbe conosciuto la certezza per cui era accusato degli ebrei. Se avesse mandato a chiamare Paolo nella sua camera e avesse parlato liberamente con lui, avrebbe potuto presto apprendere da lui ciò che avrebbe fatto di più che soddisfare la sua domanda e che avrebbe potuto persuaderlo a diventare cristiano. Ma è troppo comune che i grandi uomini finiscano di mettere a distanza da loro ciò che potrebbe risvegliare le loro coscienze, e di desiderare di non avere più conoscenza delle vie di Dio di quella che può servire loro per parlare.

Commentario del Nuovo Testamento:

Atti 22

1 Uomini fratelli e padri

1 fratelli sono i suoi connazionali in genere; i padri sono gli anziani e gli scribi. Era, probabilmente, la formula usuale dei discorsi rivolti alle grandi assemblee. Vedi Atti 1:2.

2 Fecero silenzio.

Un uomo che parlava l'aramaico, non poteva essere un bestemmiatore degli oracoli di Dio. I giudei s'aspettavano ch'ei parlasse in greco; quando odono ch'ei sa l'aramaico, rimangono maravigliati.

3 Tarso.

Vedi Atti 9:11; 21:39.

In questa città;

vale a dire, in Gerusalemme.

Ai piedi di Gamaliele.

I Rabbini sedevano in una cattedra elevata; ed i loro alunni giù in terra; quindi l'espressione ai piedi... Deuteronomio 33:3; Luca 10:39, che equivale ad esser discepolo del tale o tal'altro. Quanto a Gamaliele, vedi Atti 5:34.

Ammaestrato secondo

ecc. Meglio: Istruito nella stretta osservanza della legge dei nostri padri, avendo per la causa di Dio lo stesso zelo, che voi avete in oggi. Confr. con Filippesi 3:5-6; Galati 1:14.

4 Questa professione

Il greco ha: questa via; noi traduciamo questa dottrina. Vedi Atti 9:2.

Mettendo nei legami

Vedi Atti 8:3.

5 Il sommo sacerdote

Il sommo sacerdote in ufficio al tempo in cui Paolo parlava, non era quello di Atti 9, ma conosceva senza dubbio i fatti a cui l'apostolo alludeva, e possedeva tutti i documenti relativi a cotesti fatti, avvenuti sotto il suo predecessore.

Lettere ai fratelli.

Meglio: per i fratelli. Vedi Atti 9:2.

6 Or avvenne

Per la storia della conversione di Paolo, il lettore consulti Atti 9:1-16.

12 Uomo pio secondo la legge, al quale

ecc. In Atti 9:10 Anania è chiamato semplicemente un discepolo; qui, "un uomo pio secondo la legge al quale tutti i giudei che abitavano in Damasco, rendevano buona testimonianza". È si capisce il perché di questa differenza. L'apostolo vuol conciliarsi l'animo degli uditori: ed è come se dicesse: "E vi par egli mai possibile che un uomo cosiffatto si sarebbe deciso ad unirsi meco s'io fossi stato e fossi un bestemmiatore? E credete ch'egli si sarebbe deciso ad unirsi meco s'egli non avesse avuto la coscienza che il cambiamento avvenuto in me era un cambiamento che Dio aveva operato?...".

14 Il Giusto

vale a dire, Gesù. Vedi Atti 3:14; 7:52; 1Giovanni 2:1.

15 Presso tutti gli uomini

Noti il lettore come Paolo s'ingegni il più che possa d'evitare la parola Gentili, che da sui nervi ai suoi uditori.

16 E sii battezzato e lavato

Meglio: Levati! fatti battezzare e lavare dai tuoi peccati, invocando il nome di Lui. I codici migliori hanno: il suo nome o il nome di Lui (intendendo del Giusto, Atti 22:14), invece di: il nome del Signore. Per il significato dottrinale, vedi Atti 2:38 (confr. con 1Corinzi 6:11). "Accetta il battesimo, affinché tu possa essere perdonato; perché il battesimo è il simbolo del ravvedimento e della fede, che sono le condizioni della salvezza".

17 Mi venne un ratto di mente.

Caddi in uno stato estatico. Confr. con Atti 9:26; Galati 1:17-18 per la cronologia, e Atti 10:10 per l'estasi.

19 Eglino stessi sanno che io incarcerava

ecc. Paolo vorrebbe rimanere in Gerusalemme. Egli dice: "Tutti qui mi conoscono; sanno qual persecutore io sia stato della fede cristiana; e la mia testimonianza può far breccia in un luogo come questo, dove tanta gente è in grado di fare un salutare confronto tra quello che fui e quello che sono; ma il Signore insiste Atti 22:21 e Paolo va ai Gentili non di suo animo, ma spinto da Colui che non giudica le cose "con la veduta corta d'una spanna" (Vedi Riflessioni a Atti 22:29).

20 Tuo martire

Meglio: tuo testimone. La parola greca è martire; ma vedi Atti 1:8.

Io ancora era presente

ecc. Vedi Atti 7:58; 8:1.

22 Fino a questa parola

La parola Gentili dà il tracollo alla bilancia, e fa perder la testa ai giudei che il fanatismo religioso acceca. Il discorso di Paolo non è finito. Paolo lo avrebbe continuato, senza dubbio; ma l'ira dei giudei non glielo permette.

Togli via di terra...

Vedi Atti 21:36.

23 Gettavano i lor vestimenti

Erano i più vicini a Paolo che buttavan via i mantelli per esser più liberi nei loro movimenti e per prepararsi a lapidarlo; i più lontani raccattavano quei che capitava loro alle mani.

Mandavano la polvere in aria

non a casaccio, ma mirando alla testa dell'apostolo 2Samuele 16:13.

24 Inquisizione per flagelli

Il tribuno non ha capito nulla del discorso di Paolo, perché non sa l'aramaico; quindi è che pensa subito a ricorrere ai mezzi coercitivi per sapere la verità. Di mezzi coercitivi, negli interrogatori criminali, s'è fatto uso in tutti i tempi.

25 Come l'ebbero disteso con le corregge

Meglio: Come l'ebbero legato (alla colonna) per batterlo con delle sferze di pelle, che finivano forse in punte di ferro (mancano i dettagli archeologici sicuri).

Paolo disse al centurione...

che assisteva alla flagellazione ordinata dal tribuno...

Evvi egli lecito...

Paolo, nella sua qualità di cittadino romano, protesta. Vedi Atti 16:37.

28 Ma io l'ho anche di nascita

Meglio: io invece l'ho avuta per nascita. Il tribuno avea comprata la sua cittadinanza romana a caro prezzo. Paolo, l'aveva di nascita; il che vuol dire che suo padre o suo nonno l'aveano ottenuta; quando e come, non si sa. Molti dei giudei che Pompeo avea trasportati a Roma come schiavi, ottennero prima la loro libertà e divennero liberti; poi, furono iscritti nei registri come cittadini. Vedi Atti 6:9; 16:37. Può darsi che la cittadinanza romana di Paolo risalisse a cotesto tempo.

29 Che doveano far l'inquisizione di lui

"che doveano fargli l'interrogatorio mediante la tortura".

Egli l'avea legato.

Perché, cioè, l'avea fatto, legare alla colonna per flagellarlo. Il legare un cittadino romano per tenerlo al sicuro finché avesse subìto il processo, non era, contrario alle leggi. In Atti 28:20, Paolo, a Roma, e in catene; è legato ad un soldato, mentre aspetta d'esser condotto innanzi a Cesare. Cosa contraria alle leggi era il legare un cittadino romano alla colonna, dove gli schiavi soltanto si legavano per essere ignominiosamente flagellati. È questo il tribuno aveva ordinato che fosse fatto a Paolo.

Riflessioni

1. Il discorso di Paolo è un'apologia (απολογια Atti 22:1); vale a dire, un discorso inteso a respingere un'accusa, inteso a difendere chi lo pronuncia. Ma notisi lo spirito che pervade questa santa apologia. Paolo parla di sè; e si capisce che debba farlo; ma, al tempo stesso, vedasi qual potente testimonianza ei renda al suo Redentore, alla grazia che il Redentore fa ai peccatori, alla gloria onde il Redentore è circonfuso ed al misericordioso piano di quella salvazione che abbraccia tutta quanta l'umanità! Atti 22:7-8,6,15,21. In questa apologia c'è una sapienza, c'è un tatto delicato, che lo Spirito di Cristo soltanto può dare: c'è un tenero e commovente amore per le anime; c'è un eroico coraggio delle proprie convinzioni religiose; c'è una combinazione di fiori, che fa dell'apologia intera un mazzo che tramanda un dolce e celeste profumo.

2. Del dettaglio relativo alla conversione di Paolo non debbo qui più parlare; ne ho parlato a lungo. nel capo nono. È però necessario che accenni, almeno di volo, agli elementi nuovi che troviamo in questo secondo racconto di cotesta conversione. E, prima di tutto, abbiamo già visto che l'incontro con Anania è narrato qui con dei dettagli che non trovammo nel capo nono. Il perché di cotesti dettagli, l'ho già notato in Atti 22:12. Qui aggiungo che Paolo vuol mettere in sodo, con cotesti dettagli, che tanto per Anania quanto per lui, Paolo, le tendenze e le convinzioni cristiane non provengono da sentimenti ostili alla legge ma che anzi elleno son sempre in armonia con l'amore sincero che essi hanno per le istituzioni nazionali. La via, la dottrina, o il cristianesimo non son dunque un qualcosa d'opposto al mosaismo. Perché dunque il mosaismo li odia e li perseguita tanto? I giudei di Damasco Atti 22:12 ne sono testimoni; essi hanno pronunciato un giudizio favorevole al cristiano Anania; ad Anania, che è un giudeo fedele alla legge ed al tempo stesso un mezzo del quale Cristo, che è il Giusto per eccellenza Atti 3:14; 7:52; 22:14, si serve per far conoscere a Paolo quale sia la sua nuova vocazione.

3. Il secondo elemento nuovo di questo racconto della conversione di Paolo, è l'apparizione di Gesù nel tempio Atti 22:17-21. Di questa apparizione non è fatta parola in alcun altro luogo del Nuovo T.; ma da 2Corinzi 12:1 sappiamo che coteste visioni erano frequenti nella vita di Paolo. Quello che è qui narrato della conversazione fra Gesù e Paolo, ci permetterebbe di gettare uno sguardo nelle profondità dell'anima del grande apostolo e di conoscere il lavorio che nell'apostolo si andava svolgendo al tempo in cui ei dovette prendere una risoluzione definitiva, relativamente al suo futuro ministerio; disgraziatamente, il testo, che può senza dubbio essere riferito al viaggio dell'apostolo a Gerusalemme accennato in Atti 9:26, non è ben chiaro quanto al significato che s'ha da dare alla conversazione fra Maestro e discepolo. Gesù dice: - Lascia Gerusalemme, perché i giudei non t'ascolteranno Atti 22:18. Paolo risponde: Essi sanno che io ho perseguitato i cristiani Atti 22:19. Gesù insiste e lo fa apostolo dei pagani Atti 22:21. In che senso s'ha da prendere la risposta di Paolo? Vuol egli dire semplicemente che è naturale che i giudei non vogliano ascoltarlo da che egli è per loro nient'altro che una giubba rivoltata? Ovvero, vuol egli dire che i suoi antecedenti, il suo antico fanatismo, del quale il ricordo dura tuttavia, dovrebbero finire col provare ai giudei che la sua conversione è seria, e col persuaderli che egli merita d'essere ascoltato? Nel primo caso, egli abbonderebbe nel senso dell'invito che gli è fatto di abbandonare Gerusalemme; nel secondo caso, ei farebbe un'obbiezione. Noi ci siamo decisi, nel commento, per la seconda spiegazione; e la ci pare preferibile alla prima. Paolo non vorrebbe andarsene da Gerusalemme; ei vorrebbe restare; vorrebbe consacrarsi ai giudei e farli giungere là dove egli stesso è arrivato. Un impulso superiore domina il suo segreto desiderio e gli assegna un campo d'azione dinnanzi al quale e, poteva provare quel senso d'incertezza, che uno prova sempre dinnanzi all'ignoto. Molti passi delle lettere appoggiano questo modo d'interpretare la cosa. È Cristo che l'ha mandato fra i pagani (Galati 1:16; Efesini 3:2 e seg. ecc). Quant'è a lui, egli avrebbe preferito rimanersene nella sfera, che gli era in dicata dalla origine sua (Romani 9:1 e seg.). Succede spesso che un fedel servo del Signore s'immagini che questo o quest'altro sia proprio il posto nel quale ei dovrebbe starsene per compiere il suo ministerio; ma Dio gli dice: "No; tu sbagli; il tuo posto non è qui; è là". E lo manda lungi dal luogo ov'egli avrebbe tanto desiderato rimanere. Beati quei servitori che non s'incaponiscono, ma che, come Paolo, hanno imparato ad ubbidire!

30 4. Paolo dinnanzi al Sinedrio (Atti 22:30-23:11)

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Atti 22

1 Capitolo 22

Il racconto della conversione di Paolo At 22:1-11

Paolo è stato incaricato di predicare ai Gentili At 22:12-21

La rabbia dei Giudei, Paolo sostiene di essere un cittadino romano At 22:22-30

Versetti 1-11

L'apostolo si rivolge alla folla inferocita, nel consueto stile di rispetto e benevolenza. Paolo racconta la storia della sua prima vita in modo molto particolare; nota che la sua conversione è stata interamente opera di Dio. I peccatori condannati sono colpiti dalla potenza delle tenebre ed è una cecità duratura, come quella degli ebrei increduli. I peccatori convinti sono colpiti dalla cecità, come Paolo, non dalle tenebre, ma dalla luce. Per un certo periodo sono portati ad essere smarriti dentro di sé, ma è per essere illuminati. Un semplice resoconto dei comportamenti del Signore nei nostri confronti, che ci porta, dall'opposizione, a professare e promuovere il suo Vangelo, quando viene esposto con spirito e modi giusti, a volte fa più impressione di discorsi faticosi, anche se non arriva alla piena dimostrazione della verità, come fu mostrato nel cambiamento operato nell'apostolo.

12 Versetti 12-21

L'apostolo prosegue raccontando come è stato confermato nel cambiamento che ha fatto. Avendo il Signore scelto il peccatore affinché conoscesse la sua volontà, egli viene umiliato, illuminato e portato alla conoscenza di Cristo e del suo benedetto Vangelo. Cristo è qui chiamato il Giusto, perché è Gesù Cristo il giusto. Coloro che Dio ha scelto per conoscere la sua volontà, devono guardare a Gesù, perché per mezzo di lui Dio ci ha fatto conoscere la sua buona volontà. Il grande privilegio del Vangelo, suggellato dal battesimo, è il perdono dei peccati. Sii battezzato e lava i tuoi peccati; cioè, ricevi il conforto del perdono dei tuoi peccati in Gesù Cristo e per mezzo di Gesù Cristo, e aggrappati alla sua giustizia a tale scopo; e ricevi potere contro il peccato, per mortificare le tue corruzioni. Sii battezzato, e non fermarti al segno, ma assicurati di ciò che significa, l'eliminazione della sporcizia del peccato. Il grande dovere del Vangelo, a cui siamo vincolati dal nostro battesimo, è quello di cercare il perdono dei nostri peccati nel nome di Cristo e in dipendenza da lui e dalla sua giustizia. Dio stabilisce per i suoi operai il loro giorno e il loro luogo, ed è giusto che seguano il suo appuntamento, anche se ciò può andare contro la loro volontà. La Provvidenza fa meglio per noi di quanto facciamo noi stessi; dobbiamo rimetterci alla guida di Dio. Se Cristo manda qualcuno, il suo Spirito lo accompagnerà e gli farà vedere il frutto del suo lavoro. Ma nulla può riconciliare il cuore dell'uomo al Vangelo, se non la grazia speciale di Dio.

22 Versetti 22-30

I Giudei ascoltarono il racconto di Paolo sulla sua conversione, ma l'accenno al fatto che fosse stato mandato ai Gentili era così contrario a tutti i loro pregiudizi nazionali, che non vollero sentire altro. Il loro comportamento frenetico stupì l'ufficiale romano, che pensò che Paolo dovesse aver commesso qualche grande crimine. Paolo invocò il suo privilegio di cittadino romano, grazie al quale era esentato da tutti i processi e le punizioni che avrebbero potuto costringerlo a confessarsi colpevole. Il modo in cui parla mostra chiaramente di quale santa sicurezza e serenità d'animo godesse. Poiché Paolo era un Giudeo, in condizioni modeste, l'ufficiale romano si chiese come avesse ottenuto una distinzione così preziosa; ma l'apostolo gli rispose che era nato libero. Diamo valore alla libertà a cui tutti i figli di Dio sono nati, che nessuna somma di denaro, per quanto grande, può acquistare per coloro che rimangono non rigenerati. Questo fece subito cessare i suoi problemi. Così molti sono trattenuti dalle pratiche malvagie dalla paura degli uomini, che non sarebbero trattenuti da esse dal timore di Dio. L'apostolo chiede semplicemente: è lecito? Egli sapeva che il Dio che serviva lo avrebbe sostenuto in tutte le sofferenze per amore del suo nome. Ma se non era lecito, la religione dell'apostolo lo spingeva, se possibile, a evitarlo. Non si sottrasse mai alla croce che il suo Maestro divino pose sulla sua strada; e non uscì mai da quella strada per prenderne una.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Atti 22

1 Uomini, fratelli e padri - Questa difesa era rivolta ai Giudei, e Paolo la iniziò con un'espressione di sincero rispetto per loro. Stephen iniziò la sua difesa con la stessa forma di discorso. Vedi le note su Atti degli Apostoli 7:2.

La mia difesa - Contro le accuse mosse contro di me. Quelle accuse erano che aveva cercato di pregiudicare la gente ovunque contro gli ebrei, la legge e il tempio, Atti degli Apostoli 21:28. Per far fronte a questa accusa, Paolo ha dichiarato:

Che era ebreo di nascita, e aveva goduto di tutti i vantaggi di un'educazione ebraica, Atti degli Apostoli 22:3;

Ha raccontato le circostanze della sua conversione, e il motivo per cui credeva di essere chiamato a predicare il vangelo, Atti degli Apostoli 22:4;

Procedette ad esporre le ragioni per cui andò tra i Gentili, ed evidentemente intendeva rivendicare la sua condotta lì, Atti degli Apostoli 22:17; ma a questo punto, al nome Gentili, la sua difesa fu interrotta dalla moltitudine inferocita, e non gli fu permesso di procedere.

Quale sarebbe stata la sua difesa, quindi, se avesse avuto il permesso di finirlo, è impossibile saperlo con certezza. In un'altra occasione, tuttavia, gli fu permesso di fare una simile difesa, e forse di completare il filo del pensiero che si era proposto di seguire qui. Vedi Atti degli Apostoli 22.

2 La lingua ebraica - Vedi le note su Atti degli Apostoli 21:40.

3 Nato a Tarso - Vedi le note su Atti degli Apostoli 9:11.

Cresciuto in questa città - A Gerusalemme, inviato lì per il vantaggio di una più perfetta istruzione nella Legge.

Ai piedi di Gamaliele - Come studioso o discepolo di Gamaliele. La frase sedersi ai piedi di uno esprime la condizione di un discepolo o di uno studente. Confronta Deuteronomio 33:3; Luca 10:39. È probabile che l'espressione sia nata dal fatto che gli studenti occupavano un posto o un posto più basso rispetto all'insegnante.

Sul carattere e il grado di Gamaliele si vedano le note su Atti degli Apostoli 5:34. Paolo menziona di essere stato istruito in questo modo per dimostrare che aveva diritto a tutti i privilegi di un ebreo e che aveva avuto tutte le opportunità per conoscere appieno la natura della Legge.

Secondo la maniera perfetta - κατὰ ἀκρίβειαν kata akribeian. Con rigorosa diligenza o cura esatta; o nel massimo rigore e severità di tale istruzione. Nessuna pena fu risparmiata per fargli comprendere e praticare la Legge di Mosè.

La legge dei padri - La legge dei nostri padri; cioè la legge che hanno ricevuto e tramandato a noi. Paolo era un fariseo e la legge in cui era stato istruito non era solo la legge scritta di Mosè, ma la legge tradizionale che era stata tramandata dai tempi passati. Vedi le note su Matteo 3:6.

Ed era zelante verso Dio - Galati 1:14. Aveva un costante zelo ardente per Dio e la sua Legge, che si esprimeva non solo nell'adesione scrupolosa alle sue forme, ma perseguitando tutti coloro che vi si opponevano, Atti degli Apostoli 22:4.

4 E perseguitai - Atti degli Apostoli 8:3.

In questo modo - Coloro che erano di questo modo di adorare Dio; cioè cristiani. Vedi le note su Atti degli Apostoli 9:2.

Fino alla morte - Con l' intenzione di metterli a morte. Probabilmente non ne fece morire nessuno, ma li condusse in prigione; ha cercato le loro vite; era l'agente impiegato per arrestarli; e quando furono messi a morte, ci dice che diede la sua voce contro di loro Atti degli Apostoli 26:10; cioè, si unì e approvò la loro condanna.

Consegnare nelle carceri... - Atti degli Apostoli 8:3.

5 Come anche il sommo sacerdote... - Vedi le note su Atti degli Apostoli 9:2.

Tutto il patrimonio degli anziani - Greco: tutto il presbiterio; cioè l'intero corpo del Sinedrio, o Gran Consiglio della nazione.

Ai fratelli - I fratelli ebrei che erano a Damasco. Paolo qui parla da ebreo e considera i suoi connazionali come suoi fratelli.

6 Vedi le note su Atti degli Apostoli 9:3.

Atti degli Apostoli 22:6

Mentre facevo il mio viaggio - Come ero nel mio viaggio.

Verso mezzogiorno - Atti degli Apostoli 26:13 , "a mezzogiorno". Questa circostanza è omessa da Luca nel suo resoconto in Atti degli Apostoli 9 : Paolo la cita come la più notevole in quanto avvenne a mezzogiorno, per mostrare che non era illuso da alcuna apparenza meteorica o naturale, che di solito si verifica di notte .

Atti degli Apostoli 22:11

La gloria di quella luce - Lo splendore, l'intenso splendore della luce. Vedi questo ed i suoi effetti spiegati nelle note su Atti degli Apostoli 9:8.

12 Vedi le note su Atti degli Apostoli 9:17.

14 Dovresti conoscere la sua volontà - la sua volontà nel piano di salvezza e riguardo alla tua vita futura.

E guarda quel Solo Uno - Il Messia. Vedi le note su Atti degli Apostoli 3:14. Poiché Paolo doveva essere apostolo, e poiché era compito speciale di un apostolo testimoniare la persona e le opere del Signore Gesù (vedi le note su Atti degli Apostoli 1:21 ), era necessario che dovrebbe vederlo, per essere così un testimone competente della sua risurrezione.

Dovresti ascoltare la voce della sua bocca - Dovresti ascoltare e obbedire ai suoi comandi.

15 Poiché tu sarai il suo testimone ... - Come apostolo - per testimoniare a tutte le persone che il Messia è venuto, che è morto, che è risorto e che è il Salvatore del mondo.

Di ciò che hai visto e udito - Della straordinaria prova che ti è stata fornita della missione divina e del carattere del Signore Gesù.

16 E ora perché indugi? - Perché indugi o aspetti ancora? Queste parole non sono riportate da Luca negli Atti degli Apostoli 9 , dove ha reso conto della conversione di Paolo; ma qui non c'è nulla di contraddittorio con la sua affermazione.

E monda i tuoi peccati - Ricevi il battesimo come emblematico del lavaggio dei peccati. Non si può intendere che il rito esterno del battesimo fosse sufficiente per rendere pura l'anima, ma che fosse un'ordinanza divinamente designata come espressione del lavaggio dei peccati, o della purificazione del cuore. Confronta Ebrei 10:22.

I peccatori sono rappresentati nelle Scritture come contaminati o contaminati dal peccato. "Lavare i peccati" denota "la purificazione dell'anima da questa influenza contaminata", 1 Corinzi 6:11; Apocalisse 1:5; Apocalisse 7:14; Isaia 1:16; Salmi 51:2 , Salmi 51:7.

Invocare il nome del Signore - Per il perdono e la santificazione, Romani 10:13 , "Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato". Era giusto che questa chiamata al nome del Signore fosse collegata all'ordinanza del battesimo. Quell'ordinanza era emblematica di una purificazione che solo il Signore poteva produrre.

È proprio che al rito del battesimo si assista con la preghiera straordinaria; che colui che deve essere battezzato ne faccia occasione di particolari e solennissimi esercizi religiosi. Il rito esterno non servirà a nulla senza la misericordia perdonatrice di Dio.

17 Quando sono tornato a Gerusalemme - Cioè, tre anni dopo la sua conversione. Vedi Galati 1:17.

Mentre pregavo nel tempio - Paolo, come altri convertiti al cristianesimo tra gli ebrei, avrebbe naturalmente continuato a offrire le sue devozioni nel tempio. Incontriamo ripetuti casi in cui continuano a rispettare le usanze del popolo ebraico.

Ero in trance - Greco: estasi. Vedi le note su Atti degli Apostoli 10:10. È possibile che qui si riferisca a ciò che altrove menziona 2 Corinzi 12:1 come “visioni e rivelazioni del Signore.

In quel luogo egli menziona il suo essere “rapito fino al terzo cielo” 2 Corinzi 12:2 e “in paradiso”, dove udì parole che “non era lecito (marg. possibile) pronunciare a un uomo”, 2 Corinzi 12:4. Non è certo, tuttavia, che allude in questo luogo a quel fatto straordinario.

La narrazione implicherebbe piuttosto che il Signore Gesù gli apparve nel tempio in modo straordinario, in una visione, e gli diede un comando speciale di andare dai Gentili. Paolo aveva ora affermato la prova della sua conversione, che sembra essere stata soddisfacente per loro - almeno non hanno fatto obiezioni alla sua dichiarazione; aveva mostrato, con la sua presenza nel tempio, il suo rispetto per le loro istituzioni; e ora procede a mostrare che nell'altra sua condotta era stato diretto dalla stessa alta autorità da cui era stato chiamato al ministero, e che il comando gli era stato dato nel loro proprio tempio e nella loro propria città.

18 E lo vide - Evidentemente, il Signore Gesù, Atti degli Apostoli 22:14. Aveva ricevuto il suo incarico da lui, e ora ricevette il preciso comando di andare dai Gentili.

Perché non riceveranno - Gli abitanti di Gerusalemme, inclusi probabilmente sia ebrei che cristiani. Gli ebrei non lo avrebbero ascoltato perché era diventato, a loro avviso, un apostata, e lo avrebbero odiato e perseguitato. I cristiani non sarebbero stati in grado di riceverlo, poiché avrebbero ricordato le sue precedenti persecuzioni e avrebbero sospettato di lui perché era stato così a lungo in Arabia e non si era unito a loro prima.

Vedi le note su Atti degli Apostoli 9:26 , “E quando Saulo fu giunto a Gerusalemme, disse di unirsi ai discepoli; ma tutti avevano paura di lui e non credevano che fosse un discepolo».

19 E io dissi: Signore - Questo mostra che era il Signore Gesù che Paolo vide in trance nel tempio. Il termine “Signore” è di solito applicato a lui negli Atti. Vedi le note su Atti degli Apostoli 1:24.

Loro sanno - i cristiani lo sanno; ed è quindi improbabile che ricevano nella loro comunione il loro antico nemico e persecutore.

Percosse in ogni sinagoga - Spesso nella sinagoga veniva eseguita la percossa, o flagellazione. Vedi le note su Matteo 10:17. Confronta Atti degli Apostoli 26:11. Era consuetudine per coloro che si erano convertiti al cristianesimo incontrarsi ancora con gli ebrei nelle loro sinagoghe e unirsi a loro nel loro culto.

20 Il sangue del tuo martire Stefano fu versato - Vedi Atti degli Apostoli 7:58; Atti degli Apostoli 8:1.

Anch'io ero in Atti degli Apostoli 7:58- Atti degli Apostoli 7:58.

E acconsentendo alla sua morte - Atti degli Apostoli 8:1.

E conservava la veste - Le vesti o gli indumenti esterni, che di solito venivano messi da parte quando erano impegnati nella corsa o nel lavoro. Vedi Atti degli Apostoli 7:58. Tutto ciò mostrava che, sebbene Paolo non fosse impegnato nella lapidazione di Stefano, tuttavia era con loro in spirito e pienamente d'accordo con ciò che facevano.

Queste circostanze sono qui menzionate da lui come ragioni per cui sapeva che non sarebbe stato ricevuto dai cristiani come uno di loro, e perché era necessario, quindi, che si rivolgesse al mondo dei Gentili.

21 E mi disse: Parti, perché i cristiani di Gerusalemme non l'avrebbero ricevuto.

Lontano da qui - Paolo viaggiò lontano nelle nazioni pagane. Gran parte del suo ministero fu speso in paesi remoti, e nelle regioni più lontane allora conosciute. Vedi Romani 15:19.

22 E gli diedero udienza - Lo ascoltarono pazientemente.

A questa parola - La parola "Gentile".

Via un tale tipo - greco: "prendi un tale uomo dalla terra", cioè "mettilo a morte". È un linguaggio di forte indignazione e ripugnanza. Le ragioni della loro induzione non erano che credessero che i Gentili non potessero essere portati in alleanza con Dio, poiché essi stessi avrebbero perlustrato il mare e la terra per fare un proselito, ma:

Che credevano che Paolo insegnasse che potevano essere salvati senza conformarsi alla Legge di Mosè; e,

Il suo discorso implicava che gli ebrei erano più induriti dei gentili e che aveva una maggiore prospettiva di successo nel portarli a Dio di quanto avesse avuto riguardo agli ebrei.

23 Getta via i loro vestiti - Le loro vesti esterne. Probabilmente lo fecero ora con l'intenzione di lapidarlo, Atti degli Apostoli 7:58.

E gettò polvere nell'aria - Come espressione di loro orrore e indignazione. Questa è stata una straordinaria esibizione di rabbia e malizia. Paolo era sorvegliato dai soldati romani in modo che non potessero ferirlo; e l'unico loro modo di esprimere la loro ira era con minacce e minacce, e con questi segni di furiosa indignazione. Così, Simei espresse la sua indignazione contro Davide maledicendolo, lanciandogli pietre e gettando polvere, 2 Samuele 16:13.

24 Il castello - Il castello di Antonia. Sarebbe stato lì completamente rimosso dall'ira degli ebrei.

Dovrebbe essere esaminato - ἀνετάζεσθαι anetazesthai.” La parola "esaminare" con noi significa comunemente "indagare, interrogare, cercare, esaminare attentamente un argomento". La parola usata qui è comunemente applicata ai metalli la cui natura è provata o esaminata dal fuoco; e poi significa sottoporre a torture o tormenti, per estorcere una confessione a persone accusate di delitto.

Si ricorreva spesso agli antichi. Una modalità comune è stata quella del rack, ma sono stati inventati vari tipi di tormenti per estorcere confessioni di colpa a coloro che erano accusati. L'intera pratica è stata una delle violazioni più flagranti della giustizia e una delle più turpi macchie sulla natura umana. In questo caso, il tribuno vide che Paolo era stato accusato violentemente dai Giudei; probabilmente ignorava la lingua ebraica, e non aveva capito l'indirizzo di Paolo; supponeva dalla straordinaria eccitazione che Paolo doveva essere colpevole di qualche flagrante reato, e quindi decise di sottoporlo a tortura per estorcergli una confessione.

Per flagellazione - Per flagello o frusta. Confronta Ebrei 11:36. Questa era una modalità di tortura, per estorcere un segreto a coloro che erano accusati.

25 Legato con lacci - Con corde, propedeutico alla flagellazione.

È lecito... - Era direttamente contrario al diritto romano legare e flagellare un cittadino romano. Vedi le note su Atti degli Apostoli 16:36.

28 Con una grande somma ottenni questa libertà - La libertà o privilegio della cittadinanza romana. Da ciò sembrerebbe che si possa acquistare il privilegio di essere cittadino romano, a meno che forse non si riferisca alle spese che erano necessariamente accompagnate nel passare attraverso le forme proprie del diventare cittadino romano. L'argomento del tribuno in questo caso è questo: “Ho ottenuto questo privilegio a caro prezzo.

Da dove tu, Paolo, così povero e perseguitato, hai ottenuto i mezzi per diventare cittadino romano?». Paolo lo aveva informato che era nativo di Tarso Atti degli Apostoli 21:39; e il capitano supponeva che quella non fosse una città libera, e che Paolo non avrebbe potuto derivare il privilegio della cittadinanza dalla sua nascita.

Ma io sono nato libero, sono nato cittadino romano, o lo sono in virtù della mia nascita. Diverse opinioni si sono formate sulla questione in che modo o per quali ragioni Paolo aveva diritto ai privilegi di cittadino romano. Alcuni hanno supposto che Tarso fosse una colonia romana, e che così divenne cittadino romano. Ma di ciò non sembrano esserci prove sufficienti. Plinio dice ( Atti degli Apostoli 21:27 ) che era una città libera.

Appiano dice che fu dotata dei privilegi di città libera da Cesare Augusto dopo essere stata grandemente afflitta e oppressa dalle guerre. Dione Crisosto. dice al popolo di Tarso: «Egli (Augusto) vi ha conferito tutto ciò che chiunque potesse conferire ai suoi amici e compagni, patria (cioè libera), leggi, onore, potestà sul fiume (Cydranus) e il vicino mare.

Nell'impero romano era permesso alle città libere di usare le proprie leggi, costumi e magistrati, ed erano libere dall'essere soggette alle guardie romane. A loro era richiesto solo di riconoscere la supremazia e l'autorità del popolo romano e di aiutarli nelle loro guerre. Tale città era Tarso; e Paolo, essendo nato lì, aveva diritto a questi privilegi di uomo libero. Molti critici hanno supposto che questo privilegio della cittadinanza romana fosse stato conferito ad alcuni antenati di Paolo in conseguenza di qualche illustre servizio militare.

Tale conferimento dei diritti di cittadinanza non era insolito, e forse potrebbe essersi verificato in questo caso. Ma non c'è una prova storica diretta di ciò; e il primo fatto che sia nato in una città libera spiegherà ampiamente la sua affermazione di essere nato libero. Confronta le note su Atti degli Apostoli 16:37.

29 Poi subito - Immediatamente. Videro che flagellandolo avrebbero violato la legge romana, e si sarebbero esposti alla sua pena.

Che avrebbe dovuto esaminarlo - Che stavano per torturarlo flagellandolo, Atti degli Apostoli 22:24.

Perché lo aveva legato, preparatorio alla flagellazione. L'atto di vincolare un cittadino romano con un tale intento, non processato e non condannato, era illecito. I prigionieri che dovevano essere flagellati erano solitamente legati dai romani a un pilastro oa un palo; e un'usanza simile prevaleva tra gli ebrei. Che fosse illecito vincolare con questo intento un uomo, che non era condannato, appare da un'espressa dichiarazione in Cicerone (contro Verre): “È un peccato atroce legare un cittadino romano; è malvagità batterlo; è prossimo al parricidio ucciderlo, e cosa dirò per crocifiggerlo?».

30 L'indomani - Dopo aver arrestato Paul. Paul era ancora un prigioniero; e se avesse sopportato di andare in libertà tra i Giudei, la sua vita sarebbe stata in pericolo.

E comandò i sommi sacerdoti... - Convocò una riunione del Sinedrio, o Gran Consiglio della nazione. Fece questo, poiché gli era stato impedito di flagellare Paolo, per sapere ciò che aveva fatto e per imparare dagli stessi Giudei la natura dell'accusa contro di lui. Ciò era necessario per la sicurezza di Paolo e per i fini della giustizia. Questo avrebbe dovuto essere fatto senza alcun tentativo di torturarlo per estorcere una confessione.

E fece cadere Paolo - Dal castello sopraelevato di Antonia. Il consiglio si radunava comunemente nella casa del sommo sacerdote.

E lo mise davanti a loro - Condusse il prigioniero alla loro sbarra, affinché avessero l'opportunità di accusarlo, e così il capo capitano potesse conoscere la vera natura dell'accusa contro di lui.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Atti 22

1 Versetto 1. Uomini, fratelli e padri,

Una forma comune di appellativo usata dagli ebrei; vedi Atti 7:2 ma che l'apostolo introduca il suo discorso a queste persone in questo modo, dopo che lo avevano trattato in modo così disumano, da trascinarlo fuori dal tempio e percuoterlo così senza pietà, è notevole e degno di osservazione, quando a malapena meritavano il nome di "uomini"; eppure non solo dà loro questo, ma li chiama "fratelli", essendo essi suoi connazionali e parenti secondo la carne; e i padri, essendovi fra loro alcuni che potevano essere uomini d'età, e anche membri del Sinedrio, e anziani del popolo, che ora si trovavano in mezzo alla folla: questo dimostra quanto l'Apostolo fosse pronto a sopportare gli affronti e a perdonare le ingiurie che gli erano state fatte.

ascoltate la mia difesa che ora vi rivolgo; in opposizione alle accuse mosse contro di lui, di parlare male del popolo dei Giudei, della legge di Mosè e del tempio, e per scagionarsi da queste imputazioni e rivendicare il suo carattere e la sua condotta

2 Versetto 2. E quando udirono ciò, egli parlò loro in lingua ebraica:

vedi Gill su " Atti 21:40"

Essi tacevano di più; essendo la loro lingua madre, e che comprendevano meglio; e che il capitano e i soldati romani potrebbero non capire così bene; e principalmente perché la lingua ellenistica non era così gradita a loro, né agli ebrei ellenistici, che parlavano la lingua greca e usavano la versione greca della Bibbia; e tale pensarono che Paolo fosse, oltre al suo essere cristiano; perciò, quando lo udirono parlare in lingua ebraica, ciò si riconciliò maggiormente con lui, e almeno impegnò maggiormente la loro attenzione su ciò che stava per dire:

Ed egli dice; le versioni siriaca ed etiopica aggiungono, "a loro", come segue

3 Versetto 3. In verità io sono un uomo che è un Giudeo,

Per nascita, una vera e propria nascita; un ebreo degli ebrei, sia per parte di padre che per parte di madre, entrambi i genitori sono ebrei, e quindi un vero discendente di Abramo, Isacco e Giacobbe:

nato a Tarso, una città della Cilicia; vedi Gill su " Atti 21:39"

eppure allevato in questa città; la città di Gerusalemme; anche se Tarso era il suo luogo di nascita, egli fu educato a Gerusalemme.

ai piedi di Gamaliele; di cui vedi Atti 5:34 era usanza degli studiosi tra i Giudei, sedersi ai piedi dei loro padroni, quando istruiti da loro; vedi Deuteronomio 33:3 da qui quel detto di Jose ben Joezer;

"Che la tua casa sia una casa di villeggiatura per i magi, e tu ti spolveri, בעפר רגליהם, "con la polvere dei loro piedi"":

che da uno dei loro commentatori è interpretato in due modi, o

"come se si dicesse che dovresti camminare dietro a loro; perché chi cammina alza la polvere con i suoi piedi, e chi va dietro a lui è pieno della polvere che alza con i suoi piedi; oppure che tu ti sedessi ai loro piedi per terra, perché così era solito che il maestro sedesse su una panca e gli scolari sedessero ai suoi piedi sul pavimento".

Quest'ultimo senso è comunemente inteso, e adattato al passo qui, come illustrativo; anche se può essere, che il senso possa essere solo questo, che l'apostolo si ritirò nella casa di Gamaliele, mangiò alla sua tavola e conversò familiarmente con lui; che egli esprime modestamente essendo stato sollevato ai suoi piedi, che era un uomo che era in grande riverenza presso gli Ebrei; e questo senso sembra piuttosto essere il senso del passaggio, poiché il suo apprendimento è espresso nella frase successiva; e da allora; fino a dopo il tempo di Gamaliele, non era consuetudine che gli studiosi si sedessero quando imparavano; poiché la tradizione è, che

"dai tempi di Mosè a Rabban Gamaliele, essi (gli studiosi) non impararono la legge ma la posizione; dopo la morte di Rabban Gamaliele, la malattia venne al mondo e impararono la legge seduti; e per questo si dice che dopo la morte di Rabban Gamaliele, la gloria della legge cessò".

Ne consegue,

[e] insegnarono secondo la legge perfetta dei padri; non la legge che i padri ebrei ricevettero da Mosè, sebbene Paolo fosse istruito in questo, ma nella legge orale, la "Misna", o tradizioni degli anziani, in cui egli traeva grande profitto e superava gli altri, Galati 1:14

ed era zelante verso Dio; o un fanatico di Dio; uno di quelli che erano chiamati Kanaim, o zeloti, che nel loro grande zelo per la gloria di Dio, toglievano la vita agli uomini, quando li trovavano colpevoli di quello che giudicavano un crimine capitale; vedi Matteo 10:4; Giovanni 16:2. La versione latina della Vulgata dice: " zelante della legge"; sia scritte che orali, la legge di Mosè e le tradizioni dei padri:

come lo siete oggi tutti; avendo zelo per Dio e per la legge, ma non secondo la conoscenza

4 Versetto 4. E ho perseguitato così fino alla morte,

Cioè, la religione cristiana, e i suoi professori; contro i quali l'apostolo pronunciò minacce e massacri, fu cacciato dalle loro case e messo in prigione; acconsentì alla loro morte, come fece con quella di Stefano; e ogni volta che si metteva ai voti, se dovessero morire o no, egli faceva la sua voce contro di loro; così che era un acerrissimo nemico e un implacabile persecutore di loro; il che dimostra quanto egli fosse avverso a questo modo, e quanto grandi fossero i suoi pregiudizi contro di esso; perciò deve essere un'opera della potenza divina, e deve esserci in essa la mano singolare di Dio, per riconciliarlo con essa, e indurlo ad abbracciarla e professarla:

legare e consegnare in prigione, sia uomini che donne (vedi Atti 8:3, 9:2)

5 Versetto 5. come anche il sommo sacerdote mi rende testimonianza,

O Anna, o Caifa, che a quel tempo era sommo sacerdote; e da ciò dovrebbe sembrare che egli fosse ancora in vita; oppure che l'apostolo aveva conservato la sua lettera, scritta di suo pugno, che poteva esibire in qualsiasi momento, come testimonianza della verità di ciò che aveva detto, o stava per dire; poiché egli parla di lui (come ora) che gli rende testimonianza, o come di uno che potrebbe:

e tutto il patrimonio degli anziani; l'intero sinedrio ebraico, poiché questo carattere non rispetta gli uomini di età, ma gli uomini in carica, e quelli che erano membri dell'alta corte di giustizia di Gerusalemme;

dai quali ricevevo anche lettere per i fratelli; alcuni lo rendono "contro i fratelli", come se si trattasse dei cristiani; mentre l'apostolo intende gli ebrei della sinagoga di Damasco, che l'apostolo chiama fratelli; perché erano della stessa nazione, e suoi parenti secondo la carne; e, a quel tempo, della sua stessa religione e dei suoi stessi principi; e questo è messo in dubbio, dalle versioni siriaca, araba ed etiopica, che lo rendono "i fratelli che erano a Damasco": e queste lettere dovevano raccomandarlo a loro, e dargli il potere di perseguitare i cristiani, e di chiedere e richiedere la loro assistenza in esso; la versione etiope le chiama "lettere del potere"; E sembra da qui che queste lettere siano state ricevute da tutto il Sinedrio, così come dal sommo sacerdote, e siano state firmate da entrambi:

e andò a Damasco per condurre a Gerusalemme quelli che erano lì, perché fossero puniti: con le percosse o con la morte, secondo che sarebbero stati giudicati degni; vedi Atti 9:2

6 Versetto 6. E avvenne che, mentre facevo il mio viaggio,

E l'aveva quasi finita:

e giunse vicino a Damasco; a circa un miglio da esso, come dicono alcuni,

verso mezzogiorno; questa circostanza è omessa nel racconto di Atti 9:3 ed è menzionata qui, non tanto per indicare a che ora del giorno Saulo venne a Damasco, quanto per osservare quanto straordinaria dovesse essere quella luce, che poi apparve, come segue:

All'improvviso brillò dal cielo una grande luce intorno a me; e non solo di lui, ma anche di quelli che erano con lui, Atti 26:13. Questa doveva essere davvero una grande luce, per distinguersi a mezzogiorno, ed essere al di sopra dello splendore del sole, e per avere un effetto sull'apostolo e sulla sua compagnia come aveva; Atti 9:3

7 Versetto 7. E caddi a terra,

E così fecero quelli che erano con lui, Atti 26:14

E udii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Vedi Gill in " Atti 9:4"

8 Versetto 8. E io risposi: Chi sei tu, Signore?

Vedi Gill in " Atti 9:5 "

9 Versetto 9. E quelli che erano con me videro davvero la luce,

Poiché rifulse intorno a loro, come pure Saulo:

e avevano paura; la copia alessandrina, la Vulgata latina e le versioni siriache non hanno questa clausola; ma si trova nelle versioni araba ed etiope; La subitaneità, la grandezza e la straordinarietà della luce li sorpresero, perché fu persino miracolosa:

ma essi non udirono la voce di colui che mi parlava, ma non la voce di Cristo; almeno non l'udirono per comprenderla; vedi Gill su " Atti 9:7"

10 Versetto 10. E io dissi: "Che devo fare, Signore?".

Vedi Gill in " Atti 9:6"

11 Versetto 11. E quando non riuscivo a vedere per la gloria di quella luce,

Il quale era al di sopra dello splendore del sole, e gli abbagliava così gli occhi, che non poteva vedere la strada per la città, alcuni della sua compagnia lo presero per mano e lo condussero.

Condotto per mano da quelli che erano con me, giunsi a Damasco, ma non con la stessa vista con cui era partito: egli vi si mise in viaggio e lo proseguì per perseguitare i santi che vi si trovavano, ma ora vi entra, per essere informato da uno di loro di ciò che doveva fare per Cristo. che aveva perseguitato

12 Versetto 12. E un certo Anania, uomo pio secondo la legge,

L'esemplare alessandrino, e la versione latina della Vulgata, leggono soltanto: "un uomo secondo la legge", uno il cui cammino, la cui vita e la cui conversazione le erano graditi: un rigoroso osservante della legge di Mosè, sia morale che cerimoniale: non solo viveva una vita e una conversazione santa, secondo la legge morale, ma partecipava religiosamente e devotamente ai rituali della legge cerimoniale; e questa parte del suo carattere l'apostolo scelse di menzionare: come ciò che lo avrebbe raccomandato all'attenzione dei Giudei, si rivolse ora: perché, sebbene fosse un discepolo, un credente in Cristo, tuttavia, come molti dei Giudei credenti, così osservava rigorosamente i rituali della legge. La versione etiopica aggiunge: "chi era degli apostoli"; uno di quel numero, e in quell'ufficio, che non si dice da nessuna parte che fosse; e se lo avesse fatto, non sarebbe stato gradito al disegno dell'apostolo menzionarlo; e si dice che fosse uno dei settanta discepoli, e vescovo o pastore della chiesa di Damasco; vedi Gill su "Luca 10:1". Di questo Anania, il suo nome e il suo carattere, vedi Gill su " Atti 9:10 "

Avendo un buon rapporto su tutti i Giudei che vi abitavano, cioè a Damasco, come dice la versione etiopica, e così anche l'edizione complutense, la copia alessandrina e molte altre copie, perché, sebbene fosse cristiano, pur essendo non solo un uomo di vita e di conversazione senza macchia, ma zelante e devoto nell'osservanza della legge cerimoniale, era molto interessato agli affetti e alla stima degli ebrei

13 Versetto 13. è venuto da me,

Essendo nella casa di Giuda, in quella strada di Damasco chiamata Diritta, Atti 9:11 e si fermò; al suo fianco, o accanto a lui, imponendogli le mani:

e mi disse: Fratello Saul; vedi Gill su " Atti 9:17"

Recupera la vista, "o alza gli occhi",

e in quella stessa istante lo guardai; cioè, immediatamente, direttamente: poiché così la frase, "in quella stessa ora", è usata frequentemente dagli ebrei: le parole in Numeri 16:21 "per poterli consumare in un momento", sono rese da Onkelos, "per poterli consumare in un'ora"; per un'ora è usato per un momento con loro

14 Versetto 14. Ed egli disse: "Il Dio dei nostri padri ti ha scelto,

Da tutta l'eternità, nei suoi eterni propositi e decreti; o "ti ha preso in mano"; al fine di formarlo, adattarlo e qualificarlo per il suo servizio; e possa progettare sia la sua chiamata per grazia, sia all'apostolato. L'apostolo rappresenta Anania come se parlasse di Dio, come il Dio dei padri ebrei, di Abramo, Isacco e Giacobbe, per mostrare che la dottrina cristiana non era contraria alla fede dell'unico Dio d'Israele; né introdusse nessun'altra, né alcuna nuova divinità. I fini di questa scelta o separazione erano,

affinché tu conosca la sua volontà; la sua volontà rivelata, riguardo alla salvezza degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, che non è altro che il Vangelo, di cui l'apostolo era stato completamente ignorante; perché, sebbene conoscesse la volontà di Dio, come rivelata nella legge, o la sua volontà di comando, tuttavia non spiritualmente; ed egli era del tutto estraneo, fino ad ora, alla volontà, alla via e al metodo di Dio di salvare i peccatori mediante Cristo, di giustificarli mediante la sua giustizia, di perdonare i loro peccati mediante il suo sangue e di dare loro la vita eterna per mezzo di lui; e alla conoscenza di ciò egli giunse mediante lo Spirito di sapienza e di rivelazione, in conseguenza del fatto che fu scelto e chiamato:

e vedete quel giusto: Gesù Cristo, il giusto, che è come Dio, come uomo e come mediatore, avendo fedelmente adempiuto il suo ufficio e adempiuto i suoi impegni; l'apostolo lo vide, con gli occhi del suo corpo, quando gli andò incontro per strada, e lo chiamò, e con gli occhi del suo intelletto contemplando la sua bellezza, pienezza e idoneità come Salvatore; Il primo di questi era ciò che molti re, profeti e uomini giusti desideravano: e il secondo è ciò che è inseparabilmente connesso con la vita eterna e la salvezza

e dovresti udire la voce della sua bocca; sia la sua voce umana in suoni articolati, quando gli parlava in lingua ebraica, come in Atti 22:7 sia la voce del suo Vangelo, di cui sembrava fare di lui un ministro; che è una voce di amore, grazia e misericordia, di pace, di perdono, di giustizia e di salvezza, ed è molto potente quando è accompagnata dallo Spirito, ed è affascinante, seducente e confortante per l'anima

15 Versetto 15. Poiché tu sarai il suo testimone davanti a tutti gli uomini,

Gentili e Giudei, un occhio e un orecchio per loro;

di ciò che hai visto e udito; come che lo vide personalmente e vivo, e così poté testimoniare la verità della sua risurrezione; infatti, dopo essere stato visto da tutti gli apostoli, fu visto per ultimo di Paolo; e anche, che lo ascoltò e ricevette da lui il Vangelo, e una missione e un incarico per predicarlo; poiché ciò che predicava non lo ha ricevuto da nessuno, né gli è stato insegnato da alcuno, ma l'ha avuto per rivelazione da Gesù Cristo

16 Versetto 16. E ora perché indugi?

Anche se potrebbe non essere il caso dell'apostolo, tuttavia è spesso il caso di molti, procrastinare e ritardare l'obbedienza ai comandamenti di Cristo, e in particolare all'ordinanza del battesimo: le ragioni di questo ritardo sono, la forza delle loro corruzioni e la debolezza delle loro grazie, che li inducono a dubitare se hanno qualche interesse in Cristo; come anche il timore di allontanarsi, e così di disonorare Cristo, il suo Vangelo e la sua ordinanza: e in alcuni i rimproveri degli uomini; e talvolta si fa un tale ritardo, in attesa di telai più comodi, o di una maggiore forma fisica; ma non dovrebbe esserci un tale ritardo, né per tali motivi; poiché è un comandamento di Cristo, e deve essere immediatamente osservato, non appena un uomo crede; e obbedire ad esso è una sequela di Cristo, in cui non si deve perdere tempo: e le conseguenze di un ritardo sono molto cattive: è una prevenzione della gloria di Cristo, oltre a mostrare ingratitudine verso di lui, e una privazione di noi stessi di quel conforto, che si potrebbe sperare di godere; e spesso induce a una negligenza riguardo all'ordinanza, e persino a perdere il senso del dovere:

alzati e fatti battezzare; ciò dimostra che Anania era un cristiano, poiché dirige a un'ordinanza di Cristo, e che era un predicatore della parola, e aveva il diritto di amministrare il battesimo; poiché che fosse amministrato da lui, sebbene non in termini espliciti, sembra tuttavia essere naturalmente concluso da Atti 9:18, come mostra anche questo passo, che il battesimo non era amministrato per aspersione, poiché Saulo potrebbe essere rimasto seduto e farsi portare dell'acqua e spruzzarla su di lui; ma per immersione, vedendo che è chiamato ad alzarsi e andare in un luogo adatto e conveniente per l'amministrazione di esso, secondo l'uso di Giovanni e degli apostoli di Cristo. "E lava i tuoi peccati"; o "lavati dai tuoi peccati"; non che sia in potere dell'uomo purificarsi dai suoi peccati; l'etiope può cambiare la sua pelle, o il leopardo le sue macchie, come fa una creatura; né c'è alcuna efficacia nel battesimo tale da rimuovere la sporcizia del peccato; le persone possono sottomettersi ad esso, eppure essere come lo fu Simon Mago, nel fiele dell'amarezza e nel legame dell'iniquità; ma l'ordinanza del battesimo può essere, e talvolta è, un mezzo per condurre la fede dei figli di Dio al sangue di Cristo, che purifica da ogni peccato;

invocare il nome del Signore; il nome del Signore non deve essere usato solo dall'amministratore del battesimo nell'esecuzione di esso; ma dovrebbe essere invocato dalla persona che vi si sottomette, sia prima che durante l'amministrazione di esso, per la presenza di Cristo in esso; e questa invocazione del nome del Signore nel battesimo, significa un esercizio di fede in Cristo in questo momento, una sua professione e obbedienza a lui

17 Versetto 17. E quando fui tornato a Gerusalemme,

Che avvenne tre anni dopo la sua conversione; poiché non tornò subito a Gerusalemme, ma andò in Arabia; e quando tornò a Damasco, cioè tre anni dopo il suo arrivo a Gerusalemme; vedi Galati 1:17,18

anche mentre pregavo nel tempio; il tempio era una casa di preghiera; qui le persone ricorrevano a tale scopo; E poiché l'apostolo vi era abituato, continuò questa usanza e durante il tempo della preghiera cadde in estasi:

Ero in estasi e non sapevo se fosse nel corpo o fuori dal corpo: se questo fosse il tempo a cui si riferisce in 2Corinzi 12:2 non è certo, anche se probabile

18 Versetto 18. E lo vidi che mi diceva:

Cioè, il Signore Gesù Cristo, il Giustissimo, che egli aveva veduto sulla via di Damasco, di cui aveva udito la voce e il cui nome aveva invocato nel suo battesimo.

affrettati e vattene presto da Gerusalemme, non perché la sua vita fosse in pericolo, ma perché Cristo aveva per lui un'opera da fare altrove, che richiedeva fretta, e perché non rimanesse qui inutile e inutile, come sarebbe stato se fosse rimasto fermo;

poiché non accetteranno la tua testimonianza riguardo a me; Cristo, il Dio onnisciente, e colui che scruta i cuori, conobbe la durezza e l'incredulità degli Ebrei; e che vi avrebbero continuato, nonostante il ministero dell'apostolo; e che non avrebbero dato credito a nessuna sua testimonianza, che lo vide, mentre andava a Damasco, e udì parole dalla sua bocca. La versione etiopica lo rende senza il negativo, "poiché ti riceveranno, mio testimone riguardo a me"; come se Cristo avesse mandato via l'apostolo in tutta fretta da Gerusalemme, per timore che egli predicasse lì, i Giudei credessero e fossero guariti; confronta con questo Matteo 13:14,15. Molto probabilmente questo interprete potrebbe essere indotto a tralasciare il negativo, pensando che il ragionamento dell'apostolo nelle parole seguenti richiedesse un tale senso e lettura

19 Versetto 19. E io dissi: Signore, essi sanno, che io ho imprigionato,

Uomini e donne, che hanno professato la religione cristiana, Atti 8:3

e percuotevano in ogni sinagoga quelli che credevano in te; a Gerusalemme c'erano molte sinagoghe, e in queste si usava la flagellazione e la percossione dei trasgressori; vedi Gill su "Matteo 10:17"

20 Versetto 20. E quando il sangue del tuo martire Stefano fu versato,

Stefano fu un martire per Cristo, sia per la confessione con la sua bocca, sia per l'effusione del suo sangue; era il proto-martire, o "il primo martire" che soffrì per Cristo; e ci sono copie, come una di Stephens, e l'edizione Complutense, che si leggono così in questo luogo; il suo sangue fu sparso per lapidazione:

Anch'io ero in attesa; vedere l'azione disumana compiuta; né era uno spettatore ozioso e indifferente:

e acconsentì alla sua morte; esserne compiaciuti e deliziati, e rallegrandosene ; vedi Atti 8:1

e conservarono le vesti di quelli che lo avevano ucciso, dei suoi accusatori e dei testimoni contro di lui, che per primi gli avevano messo le mani addosso, gli tirarono contro le prime pietre e continuarono a lapidarlo, finché non lo uccisero. Questi deposero le loro vesti ai piedi di Saul, che li custodiva, perché nessuno li rubasse. e fuggirono con loro, mentre lapidavano Stefano; il che mostra quanto egli fosse disposto a questo fatto, e quanto lo approvasse: e queste cose menziona per suggerire che sicuramente i Giudei avrebbero ricevuto la sua testimonianza, poiché sapevano quale acerrimo nemico fosse stato in questo modo: e quindi potevano concludere, che doveva avere alcune ragioni molto buone e forti, che lo aveva convinto ad abbracciare questa religione contro tutti i suoi pregiudizi, e quindi poteva essere disposto ad ascoltarli; e mostra anche quale affetto l'apostolo avesse per i Giudei, e quanto desiderasse il loro benessere spirituale, per cui scelse di rimanere, e predicare in mezzo a loro

21 Versetto 21. Ed egli mi disse: "Vattene,

Atti una sola volta da Gerusalemme e dal paese di Giudea:

poiché io ti manderò lontano dai Gentili; alle nazioni lontane, fino all'Illirico, alla Pannonia o all'Ungheria, dove l'apostolo andò e predicò, Romani 15:19 e così, per una missione e un incarico divino, divenne l'apostolo dei Gentili, e predicò il Vangelo in mezzo a loro con grande successo, alla conversione di molte migliaia di loro e alla fondazione di molte chiese in mezzo a loro

22 Versetto 22. Ed essi gli diedero udienza a questa parola.

La versione etiope dice: "E udii che mi parlava così"; come se si dovesse intendere dell'apostolo che ascolta Cristo che gli parla della sua missione verso le genti; mentre le parole si riferiscono agli ebrei che assistevano tranquillamente all'apostolo, finché non giunse a quella parte della sua orazione. Essi lo ascoltarono pazientemente, e non si offrirono di molestarlo, né di impedirgli di parlare, e di essere ascoltato, finché non venne a menzionare la sua missione ai Gentili: tutto il resto o non lo capivano, o lo consideravano come una favola, come l'effetto della follia e dell'entusiasmo, almeno come qualcosa con cui non avevano nulla a che fare; ma quando venne a parlare dei Gentili e a pretendere una missione divina verso di loro, questo non poterono sopportarlo; poiché nulla era più offensivo, irritante e provocante per loro, che sentire della chiamata dei Gentili, che erano per aver privato di ogni benedizione e per aver assorbito tutto per sé; vedi Romani 10:20

e poi alzano la voce; in modo molto forte e clamoroso, come un solo uomo:

e disse: Allontana un tale individuo dalla terra; togliergli la vita dalla terra: questo dissero o al tribuno in capo di farlo, o come incoraggiamento reciproco a farlo:

perché non è conveniente che egli viva; non merita di vivere, è indegno della vita; non è conforme alle regole della giustizia che debba essere risparmiato; non è conveniente, e potrebbe essere di cattiva conseguenza se dovesse continuare più a lungo; può fare un bel po' di male e avvelenare le menti del popolo con cattive nozioni, e quindi non è opportuno che viva

23 Versetto 23. E mentre gridavano,

In questo modo furioso:

e gettarono via le loro vesti; o come pazzi, che non sapevano quello che facevano, o per lapidarlo; vedi Atti 7:57,58

e gettavano polvere in aria o con le mani, o colpendo la terra e raschiandola con i piedi, per sdegno e ira, come indemoniati o pazzi

24 Versetto 24. Il capitano in capo ordinò che fosse condotto nel castello,

All'interno di esso; perché fino a quel momento era in cima alle scale, o gradini, che vi conducevano; il che poteva essere fatto per salvarlo dalla rabbia del popolo, e per poterlo esaminare privatamente, e ottenere il vero stato del suo caso, sebbene avesse adottato un metodo molto sbagliato e ingiustificabile per farlo, come segue:

e ordinò che fosse esaminato con la flagellazione; Diede ordine a un centurione, con alcuni soldati, di flagellarlo e frustarlo, e di mettersi le frustate più e più forte, finché non avesse detto tutta la verità della faccenda e confessato il crimine o i crimini di cui era colpevole, che avevano tanto fatto infuriare il popolo:

affinché sapesse perché gridavano così contro di lui; perché, sebbene lo avesse liberato dalle loro mani, quando con ogni probabilità lo avrebbero picchiato a morte; e sebbene lo portasse dentro il castello per proteggerlo dalla loro violenza; eppure concluse che doveva essere un uomo cattivo e doveva aver fatto qualcosa di criminale; e perciò prende questo metodo per estorcergli una confessione del suo crimine, per la quale il popolo ha gridato contro di lui con tanta virulenza

25 Versetto 25. E come lo legarono con le cinghie,

A una colonna, per essere flagellato, secondo la maniera romana. Né la forma ebraica della flagellazione era molto dissimile, e forse potrebbe essere usata ora, che era questa; Quando flagellano qualcuno, gli legano entrambe le mani a una colonna, qua e là, e non lo colpiscono né in piedi né seduto, ma inclinato; perché la colonna alla quale era legato era fissata nel terreno, e così alta da permettere a un uomo di appoggiarsi; e alcuni dicono che erano due cubiti, e altri alti un cubito e mezzo: e la parola qui usata significa un'estensione, o distensione; forse l'allungamento delle braccia verso la colonna, e un piegamento in avanti di tutto il corpo, che esprime appropriatamente la postura inclinata e curva della persona flagellata, ed era molto appropriata per una tale punizione: Ora, mentre lo legavano così con le cinghie alla colonna e lo mettevano in questa posizione,

Paolo disse al centurione che stava lì vicino; per vedere i soldati eseguire gli ordini ricevuti dal capitano in capo:

vi è lecito flagellare un uomo che è romano e non è stato condannato? Benché l'apostolo ponga questo in dubbio, tuttavia sapeva benissimo quali fossero le leggi romane in tali casi; non lo fece per ignoranza, o per informazione, ma per far loro sapere chi fosse, e per farli ricordare queste leggi e il loro dovere; perché, secondo la legge di Porcia, i cittadini romani non dovevano essere picchiati. Quindi, dice Cicerone,

"è un peccato atroce legare un cittadino romano, è malvagità picchiarlo, è prossimo al parricidio ucciderlo, e che dirò per crocifiggerlo?"

E, secondo la legge di Valeriana, non era lecito ai magistrati condannare un romano senza ascoltare la causa e senza perorare in essa; e tali condannati potevano appellarsi al popolo

26 Versetto 26. Quando il centurione udì ciò,

La domanda posta da Paolo, che suggeriva fortemente che fosse un romano:

andò a riferire al tribuno ciò che Paolo aveva detto: "Bada a quello che fai". o "arte sul fare"; per timore che ne seguissero cattive conseguenze; per non ingiurare il popolo romano e il senato e perdere il suo posto, se non incorrere in qualche punizione corporale.

perché quest'uomo è un romano; e non si può mai rispondere di legare e battere un romano

27 Versetto 27. Allora venne il tribuno e gli disse:

A Paolo:

dimmi, sei tu un romano? gli aveva già detto che era un ebreo di Tarso, e il che era vero, e non aveva detto nulla del suo essere romano; perciò il tribuno desidera che gli dica tutta la verità della questione, sia che fosse romano o no:

Lui ha detto di sì; che era uno

28 Versetto 28. E il tribuno rispose: "Con una grande somma ho ottenuto questa libertà,

Perché, a quanto pare, non era un romano nato, ma molto probabilmente un greco, o siriano, con il suo nome Lisia; e poiché a Roma tutto era ormai venale, la libertà della città doveva essere comprata con denaro, sebbene si insistesse per essa su una grossa somma: questo disse il capitano in capo, come se si meravigliasse che una persona così meschina, e che sapeva essere ebrea di nascita, potesse procurarsi un tale privilegio, che gli è costato così tanti soldi:

e Paolo rispose: "Ma io sono nato libero; essendo nato a Tarso; che, come dice Plinio, era una città libera, e che ebbe la sua libertà data da Marco Antonio, e che fu prima della nascita di Paolo; e quindi essendo i suoi genitori di questa città, e liberi, nacque così

29 Versetto 29. E subito si allontanarono da lui, che avrebbe dovuto esaminarlo,

Con la flagellazione; vale a dire, i soldati, che sotto l'ispezione del centurione, e per ordine del capitano in capo, lo legavano con cinghie per flagellarlo, e quindi estorcergli il suo crimine, che era la causa di tutto questo tumulto; ma sentendo che era un Romano, o di loro spontanea volontà, o piuttosto per ordine dei loro ufficiali, o il centurione o il capitano in capo, o entrambi, se ne andarono a legarlo, e se ne andarono;

e anche il tribuno ebbe paura dopo aver saputo che era romano; affinché non sia chiamato a rendere conto della sua condotta e che gli sia tolto l'incarico, principalmente,

e perché l'aveva legato; non solo gli aveva comandato di essere legato con cinghie a una colonna, per essere flagellato, ma lo aveva legato con due catene, quando lo aveva afferrato per la prima volta; e, come osservato in precedenza, vedi Gill su "Atti 22:25" ; era un crimine atroce legare un romano

30 Versetto 30. L'indomani,

Il giorno dopo; così che Paolo rimase nel castello tutta la notte, perché avrebbe conosciuto la certezza per cui era accusato dai Giudei; che, fino a quel momento, non riusciva a capire, chi diceva una cosa e chi un'altra; e che avrebbe dovuto conoscere prima di averlo legato e ordinato che fosse flagellato.

lo sciolse dai suoi legami non perché era legato con cinghie alla stesura, da cui era stato sciolto prima, ma dalle due catene con le quali era legato e tenuto da due soldati; vedi Atti 21:33,35

e ordinò ai sommi sacerdoti e a tutto il sinedrio di comparire l'intero sinedrio ebraico, che ora era molto sotto la direzione e l'influenza dei Romani: e questo piuttosto fece, perché, sebbene non potesse arrivare con certezza all'accusa e all'accusa, percepì che si trattava di una questione di religione, e quindi spettava a loro esaminare e giudicare di:

e fece scendere Paolo; dal castello di Antonia, al tempio, e al luogo dove si trovava il sinedrio, che prima era nella camera di Gazith, ma negli ultimi anni si era spostato da un luogo all'altro, e in verità da Gerusalemme stessa, e ora era a Jabneh; solo che questo era il tempo di Pentecoste, e così i sommi sacerdoti e il sinedrio erano a Gerusalemme per questo motivo:

e lo misero davanti a loro; o "tra loro"; in mezzo a loro, per rispondere delle accuse che gli si sarebbero mosse

Commentario del Pulpito:

Atti 22

1 Fratelli per gli uomini, fratelli, A.V.; Atti 7:2 -- , nota il per mio, A.V.; ora fare per fare ora, A.V. La difesa; ajpologia Questa è la parola tecnica in greco classico per una difesa in risposta a un'accusa. Così, ad esempio, inizia l'orazione di Gorgia intitolata, Upedouv ajpologia, JH mea kaia krisiv ouj peritou gignetai. E Demostene si oppone alla kathgrsein per accusare, per ajpologeisqai, per fare la propria difesa. E un ajpologia dikaia kai aJplh è quello di dimostrare che tana, "le cose di cui la persona è accusata", non sono mai state fatte. Ma è probabilmente dall'uso che San Paolo fa della parola qui che è diventato comune chiamare le difese della religione cristiana con il termine ajpologia. Così abbiamo.le 'Apologie' di Giustino Martire, di Tertulliano, di Minuzio Felice, tra gli antichi; "Apologia Ecclesiae Anglicanae", del vescovo Jewel, e molti altri

Versetti 1-30.- Le scuse

Fu una promessa molto notevole quella che nostro Signore fece ai suoi apostoli quando, avvertendoli che sarebbero stati consegnati ai concili e condotti davanti ai re e ai governanti per causa sua, aggiunse: "Ma quando vi daranno in questo modo, non preoccupatevi prima di ciò che dovrete dire, e non premeditate, ma tutto ciò che vi sarà dato in quell'ora, che parlate; poiché non siete voi che parlate, ma lo Spirito Santo" Marco 13:9-11 È impossibile non vedere l'adempimento di questa promessa nell'apologia di San Paolo pronunciata dalle scale del castello di Gerusalemme a una folla inferocita e assetata di sangue. Una rivolta ebraica aveva in sé qualcosa di terribile, qualcosa di temuto anche dai romani dalla mente di ferro. I lineamenti tutti contorti dalla passione, i grandi occhi che uscivano dalle orbite, il selvaggio digrignare dei denti, le grida feroci, il lancio selvaggio di manciate di polvere in aria, il dimenarsi e agitare le loro vesti con una violenza sfrenata, davano un aspetto demoniaco a tali rivoltosi Renan, p. 524. Paolo era appena uscito dal mezzo di una tale turba. Era riuscito a malapena a salvarsi la vita, ma non senza molti colpi. Aveva sentito il suo nome dato all'esecrazione, additato al disprezzo come autore di bestemmie e sacrileghi, e come nemico della sua razza. E ora era prigioniero nelle mani dei padroni pagani del suo infelice paese. Le sue mani erano cariche di catene e non sapeva quali pericoli lo attendessero. Eppure, quando aveva appena ripreso fiato dopo la lotta per la vita, lo troviamo con le catene ai polsi, ma con spirito imperturbabile, e ammirevole compostezza e padronanza di sé, a pronunciare ai suoi nemici e ai suoi aspiranti assassini un discorso così gentile, fermo, calmo, raccolto e logico, come se l'avesse composto e preparato a suo piacimento nella quiete del suo studio. e lo stava indirizzando a una congregazione di amici e ammiratori. Non gli deve essere stato dato in quell'ora cosa dire e come dirlo? La grande forza di questa difesa risiedeva nella sua semplice esposizione dei fatti. La condotta dell'apostolo in ogni fase successiva era derivata naturalmente e quasi inevitabilmente dalle circostanze che lo circondavano. Non aveva nulla da nascondere. In effetti, le circostanze della sua giovinezza erano ben note ai suoi ascoltatori. Se la sua affermazione era vera, come avrebbe potuto agire diversamente? Ha fatto appello ai suoi compatrioti, ai suoi padri e ai fratelli del popolo ebraico, perché ascoltino con imparzialità le scuse che ha fatto. Se si fosse fermato qui, forse la sua difesa sarebbe stata accettata. La sua lingua ebraica, il suo atteggiamento completamente ebraico, la sua sincerità d'animo, il suo splendido coraggio, sembrano aver influito in una certa misura sui suoi ascoltatori volubili e mobili. Ma non poteva fermarsi qui. Aveva un ulteriore messaggio da consegnare, e doveva essere consegnato a Gerusalemme, la Chiesa madre, non solo della circoncisione, ma di tutto il mondo dei Gentili. Quel messaggio era che Cristo doveva essere predicato ai Gentili, e che Ebrei e Gentili dovevano essere d'ora in poi uno in Cristo. E quel messaggio lo consegnò con catene alle braccia, in mezzo a una coorte romana, alla folla inferocita sotto di lui, avendo ovviamente un unico scopo: dire la verità e fare il suo dovere sia verso Dio che verso l'uomo. Un'altra osservazione è necessaria con queste scuse. La natura del caso, una difesa sotto falsa accusa, rendeva assolutamente necessario che l'imputato parlasse di se stesso. Ma nel corso dei venti versetti in cui egli descrive dettagliatamente i diversi passaggi della storia della sua vita che portavano all'accusa, è impossibile individuare una particella di vanagloria o di egoismo. Non ci sono vanterie, né espressioni di un'umiltà affettata. C'è una semplicità assoluta. Parla di sé perché deve. E nello stesso spirito di autentica umiltà, quando non era necessario, non parlava di sé. Nella notevole assenza di dettagli in tutte quelle parti degli Atti degli Apostoli in cui San Luca non scrive come testimone oculare, abbiamo una forte evidenza che San Paolo non fece delle sue azioni l'oggetto della sua conversazione con i suoi amici familiari. Se l'avesse fatto, il racconto di san Luca sarebbe stato più ricco e pieno, ma la grandezza di san Paolo sarebbe stata sminuita, come quella di tutti gli uomini vanitosi, dal desiderio di apparire grande. Così com'è, l'apologia ci permette di enumerare le virtù del grande apostolo che combinano in grado straordinario coraggio, gentilezza, calma, vigore, umiltà, alterigia, determinazione, onestà, verità, patriottismo, oblio di sé, saggezza, eloquenza e uno zelo appassionato per la gloria di Cristo e per la salvezza degli uomini. Per un'illustrazione di alcune di queste caratteristiche del carattere dell'apostolo, vedere anche 2Corinzi 11:12; Galati 2:5,11; Efesini 3:7,8; 1Timoteo 1:12,13,16 -- ; e in tutti gli Atti degli Apostoli

OMELIE DI W. CLARKSON. Versetti 1-22.- Argomentazione e pregiudizio

Abbiamo qui...

IO UN ARGOMENTO AMMIREVOLE. Paolo, all'ispirazione del momento, fece una potente difesa della sua posizione. Ha mostrato:

1. Che nessuno potesse entrare nei loro sentimenti più perfettamente di se stesso. Non era forse ebreo di nascita Versetto 3? Non aveva forse ricevuto un'educazione completamente ebraica, ai piedi di un maestro ebreo Versetto 3? Non era forse stato posseduto da una devozione alla Legge e da un corrispondente odio per la nuova "Via" Versetto 4? Non avevano forse nelle loro mani le prove dell'aspra e implacabile persecuzione di cui egli era stato l'agente ansioso e attivo Versetto 5? Se, quindi, fu trovato a sostenere questa odiata "Via", non fu perché non capisse le simpatie ebraiche, né perché ne fosse sempre stato uno dei suoi devoti; al contrario

2. Che nessuno avrebbe potuto avere ragioni più importanti di lui per cambiare idea. Prima venne una visione celeste, che lo arrestò nel suo cammino di persecuzione e gli proibì di continuare Versetti 6-11. Poi venne una potente conferma, in un miracolo di guarigione di cui egli stesso era il soggetto e di cui un ebreo molto onorevole e stimabile era lo strumento Versetti. 12, 13; e un'ulteriore conferma nel messaggio di cui era stato accusato Versetti. 14-16. Poi venne una terza influenza di un carattere potente sotto forma di un'altra manifestazione, e un comando, contro il quale egli si sforzò invano, di uscire e lavorare tra i Gentili Versetti. 18-21

II UN'ESASPERAZIONE INSENSATA E SUICIDA. Versetti 22, 23. Tale era la violenta antipatia nelle menti dei suoi ascoltatori per qualsiasi comunione con il mondo dei Gentili che tutti gli argomenti di Paolo non valsero a nulla. Questa era un'opportunità che era poco probabile che si ripetesse, di avere i fatti del caso posti chiaramente e con forza davanti alle loro menti; È stato un giorno di grazia per loro. Ma erano così prevenuti che una parola li riempì di un'esasperazione insensata che rubò loro l'occasione d'oro che avevano di conoscere la verità e che inchiodò le catene dell'errore e dell'esclusività che portavano sulle loro anime

Questa difesa dell'apostolo e questa esasperazione del suo uditorio possono suggerirci:

1. La pienezza dell'argomento divino. Dio "ragiona con" noi. Lo fa

1 a prova della sua presenza e provvidenza nel mondo;

2 a prova dell'origine celeste del vangelo della Sua grazia; e

3 per promuovere la nostra personale accettazione di Gesù Cristo come Signore e Salvatore della nostra anima. Gli argomenti e gli incentivi divini sono molto forti e molto vari. Includono il miracoloso e l'ordinario; fanno appello alla coscienza umana, alla storia e all'osservazione quotidiana; si basano su fatti ben attestati; fanno appello alle nostre speranze e ai nostri timori, al nostro senso di ciò che è dovuto al nostro Creatore e di ciò che dobbiamo a noi stessi, dell'obbligo e della saggezza. Sono potenti, urgenti, convincenti, si direbbe - ma per tristi fatti che sostengono il contrario - travolgenti

2. La rabbia sciocca e fatale che a volte suscita. Ci sono coloro che, quando Dio parla loro con natura, provvidenza o privilegio, invece di prestare orecchio alla sua parola e inchinare il loro spirito alla sua volontà, sono solo adirati ed esasperati; si allontanano ancora di più da lui in una maggiore alienazione, in una ribellione ancora più decisa dell'anima. Ma così facendo

1 aggravano la loro colpa; e

2 abbatterono il ponte attraverso il quale avrebbero potuto passare al regno dei cieli. - C

OMELIE DI E. JOHNSON

Versetti 1-21.- L'autodifesa di Paolo davanti agli ebrei

"Fratelli e padri". Queste parole uscirono dalle sue labbra in lingua ebraica e su di esse cadde il silenzio. Se desideriamo essere ascoltati con attenzione, dobbiamo parlare al popolo "nella loro propria lingua".

I IL PERIODO PRIMA DELLA CONVERSIONE. Versetti 3-5. Parla dappertutto di se stesso; ma sullo sfondo del suo pensiero c'è la provvidenza e la grazia di Colui che lo aveva chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Era un ebreo, rigorosamente istruito nella Legge e un fanatico di Dio. Eppure un persecutore. Una lezione per tutti noi contro la sopravvalutazione del sapere e dell'ortodossia. Aveva tentato la via del fanatismo e della persecuzione, come Lutero aveva tentato quella del monastero, cercando sinceramente la salvezza, ma senza successo. Il ricordo del suo tempo precedente è mescolato con gratitudine e penitenza, come del resto devono essere tutti i nostri ricordi. Nella sua buona educazione e nei suoi infelici errori seppe rintracciare la mano di Dio. La vanteria è in ogni caso esclusa

II LA SUA CONVERSIONE. Versetti 6-15.

1. La grande luce dal cielo sulla via di Damasco. Rivelò le vie oscure del peccato e dell'errore in cui il cuore aveva vagato; e allo stesso tempo illuminava le vie della grazia divina per le quali l'anima convinta doveva essere condotta, e il sentiero del dovere che l'anima neonata doveva seguire. Egli è condotto per mano, come in un mistero, che solo la sapienza divina svelerà gradualmente. Gesù, continua a guidare! Come bambini guidati entriamo sempre nel regno dei cieli

2. L'ordinazione per mano di Anania. Un uomo pio secondo la Legge. Dio conosce tutti i suoi servi e l'opera per la quale ciascuno è più adatto. Ecco uno specchio per tutti i predicatori. Dovrebbero portare all'ufficio la conoscenza e l'esperienza dell'opera della grazia di Dio sul cuore. Nel loro ufficio devono essere come San Paolo: testimoni davanti a tutti gli uomini, con la parola e con la conversazione, di ciò che hanno visto e udito. E il loro conforto possa essere allo stesso modo che colui che li ha chiamati li rafforzerà, li edificherà e li sosterrà nella loro chiamata

III IL SUO INCARICO. Versetti 17-21. Sta pregando nel tempio, la sua anima sopraffatta dal peso di quelle comunicazioni divine. La voce dice: "Affrettati e vattene presto da Gerusalemme!" Paolo risponde alla chiamata con riluttanza. Questa lotta è tra gli episodi della lotta dello Spirito di Dio con il nostro spirito. Saremmo rimasti quando lui avesse chiesto di andare. «Signore, io ti seguirò, ma...» A volte è paura, come nel caso di Giona; a volte è modestia, come nel caso di Mosè e Geremia; o coscienziosità, come nel caso di Pietro; Atti 10:14 o compassione, come con Abramo a Sodoma e Paolo con Israele. Di fronte a tutti i nostri ma si erge il fermo comando di Dio: "Va' di qui!" Solo colui che supera la sua esitazione nella piena fiducia nel diritto perfetto e nella saggezza di quel comando sarà in grado di dire a poco a poco: " Ha fatto bene tutte le cose". -J

OMELIE di R.A. Redford Versetti 1-21.- La difesa di Paolo al popolo

I LE CIRCOSTANZE

1. Sulle scale del castello

2. Rivolto a una folla tumultuosa, piena di sentimenti passionali e omicidi, sedata per il momento dall'autocontrollo di Paolo e dall'influenza del capitano, mostrando che temevano Roma, sebbene non temessero Dio, e non avevano alcun desiderio di conoscere la verità

3. La magia della lingua ebraica, cioè l'ebraico siriaco o aramaico, che toccò le loro simpatie nazionali, e subito mise a tacere ogni sospetto che Paolo fosse uno straniero che profanava il tempio

II LA SOSTANZA DEL DISCORSO. I fatti parlano da soli. Una volta ero cieco come te; ora capisco. Il convertito racconta la sua esperienza. Il potere di tali testimonianze quando sono narrate in modo semplice e fedele. La prova che Gesù era il Cristo. Il motivo della missione di Paolo presso i Gentili

III PREFIGURATA LA ROVINA DI GERUSALEMME. "Non accetteranno la tua testimonianza riguardo a me". Resistenza allo Spirito Santo. Il sangue di Stefano gridava, e ora volevano avere quello di Paolo. Il messaggero inviato dal cielo ai Gentili preannunciava i giudizi divini che stavano per essere riversati su Gerusalemme, e la benedizione che veniva loro tolta e data a coloro che avrebbero restituito fedelmente i frutti della vigna

IV LA SANTA AUDACIA DELL'UOMO che poteva parlare così a una folla infuriata. La sua fiducia nella verità, nella propria missione, nelle opere dello Spirito, nel futuro della Chiesa cristiana; e la sua intrepidezza dell'uomo. - R

OMELIE DI P.C. BARKER versetto 1.- Un modello di autodifesa

Entriamo in questo capitolo sulla materia che è in una certa misura ripetizione Atti 9 La ripetizione è preziosa per diverse ragioni. Aggiunge e omette alcuni particolari. Ci dà la versione di Paolo con le sue parole, invece di quella che doveva essere ancora essenzialmente la sua versione, ma che probabilmente è stata ripetuta con le parole dello storico. Ci dà anche il vantaggio del confronto in quelle parti che presentano lievi differenze, e otteniamo un'impressione più completa dell'esperienza di Paolo. Possiamo immaginare che Paolo sia stato quasi tremantemente ansioso nell'ultima ora o due per questa opportunità; e il momento in cui le onde sferzate e rabbiose si zittivano era per lui un momento di orgoglio se fosse stato solo l'oratore umano, ma piuttosto un momento prezioso in quanto era l'oratore cristiano. Ha udito accuse selvagge e infondate lanciate appassionatamente contro di lui, e fintanto che la forza era giusta, si poteva supporre che egli si ritenesse responsabile di fronte agli ingiusti giudici terreni, così come all'unico vero Giudice e all'unico Maestro misericordioso. Ma senza dubbio c'era qualcos'altro che la difesa personale nel suo cuore, e il suo occhio scorse una grande opportunità. Per questa "difesa" si può affermare che è...

I LA DIFESA DI UN UOMO. Per:

1. Deve essere ritenuto il risultato non di una paura vile, ma dello spirito nascente di un vero uomo. È molto certo che nessuno su cento sarebbe stato all'altezza della situazione. Lo sconforto, la disperazione, forse il disprezzo, avrebbero chiuso le labbra della maggior parte degli uomini. Ma Paolo non acconsente a "rinunciare", né a mostrare nulla sotto forma di temperamento che risponda allo spirito intollerante della moltitudine

2. Era il riconoscimento per quanto immeritato nel singolo caso del rispetto naturalmente dovuto nella società della vita umana da un uomo ai suoi simili. Tale rispetto è tanto più da onorare nell'osservanza da parte dell'uomo che, sia Paolo che Galileo, può confessare di fare una "nuova partenza" di ampio significato. La storia mostra che è toccato a questi uomini, non solo nella religione, essere resi sofferenti. Gli esempi più nobili di martiri sono stati quelli di coloro che non hanno fatto nulla per provocarsela con una qualsiasi manifestazione dello spirito di sfida

3. Ogni parola era l'espressione di una rettitudine cosciente

4. Era un esempio nobile e tipico della forza "nella sua gloria" della coscienza individuale contro la forza insensata e l'intolleranza di una folla

II LA DIFESA DI UN CRISTIANO. Per:

1. Questa difesa è stata, per tutta la sua durata, una confessione collegata a un cambiamento operato da Cristo. Il cambiamento è stato grande. L'orgoglio dell'uomo gli offriva ogni ostacolo immaginabile. La resa era quella che significava il più profondo riconoscimento della vittoria dell'avversario. E Cristo era il Nome del vincitore. Quando Paolo, quindi, difende il suo io alterato e il suo mutato corso di vita, la sua fede alterata, le sue speranze e i suoi metodi, non c'è un aspetto della difesa che possa essere descritto come diverso da quello cristiano

2. La difesa di se stesso fu immediatamente trasmutata da Paolo in una testimonianza per Cristo. Questo era il marchio e l'impronta stessa sia del design cristiano che del metodo cristiano. Con manifesto fuoco di zelo, egli coglie l'opportunità favorevole e gradita. Ci dà l'impressione che questa sia la cosa che è stata nei suoi occhi negli ultimi tempi. Paolo potrebbe essere stato responsabile in una certa misura del trambusto della giornata. Se è così, ora il suo compito, abbracciato con tutta l'energia che lo stesso spirito di fedeltà può riversare in esso, è quello di annunciare Cristo. E quando un uomo vuole anche solo rivendicare se stesso per testimoniare ancora di più Cristo, la sua auto-rivendicazione merita almeno il titolo di difesa di un vero uomo cristiano

3. Questa difesa era perfetta nel suo temperamento, e libera da ogni tradimento o irritazione; fa la sua esposizione dei fatti con la massima semplicità, ma con incrollabile fiducia

4. Infine, nel punto del pericolo supremo, non si allontana. Il fatto che Paolo ben sapeva essere intollerabile agli orecchi dei suoi ascoltatori, ma vitale per la verità, viene costantemente perseguito, si arriva e poi viene chiaramente annunciato, senza un tentativo di qualificarlo o di attenuarne l'effetto. Questo era "non evitare di dichiarare l'intero consiglio di Dio". E segnava la qualità dell'eroe cristiano; parlava della fermezza del martire cristiano; forse la cosa migliore di tutte stabilì in modo definitivo il titolo di Paolo al nome del vero uomo cristiano. - B

Versetti 1-22.- La testimonianza dell'esperienza religiosa

Non soffermandoci ora sui dettagli della conversione di Saulo, trattati per la maggior parte nell'esame del nono capitolo, possiamo osservare che abbiamo qui il racconto di Paolo stesso, vale a dire, abbiamo la sua prova personale della sua conversione, e così lontano l'esperienza religiosa. Possiamo sfruttare l'opportunità allo scopo di illustrare l'occasione giusta e l'uso dell'individuo che dichiara al mondo "ciò che il Signore ha fatto per la sua anima. Questo è in alcuni casi un dovere indiscusso, e la sua negligenza un'indubbia negligenza del dovere. Molte, senza dubbio, sono le occasioni che si trovano al limite della convenienza e persino del dovere. E, come in molte, molte altre cose, è allora che le solenni rivendicazioni della responsabilità individuale vengono viste e onorate o disonorate. Possiamo, quindi, osservare alcuni dei fatti implicati nella confessione di un uomo della propria esperienza religiosa davanti alla Chiesa e al mondo

EQUIVALE A UNA TESTIMONIANZA FORZATA DEL FATTO DELL'OPERA E DELLA FORZA DELLA PRESENZA DI DIO NELLA VITA UMANA

II È UNO STIMOLO O COMUNQUE UN RIMPROVERO COSTANTE AD ALTRI UOMINI CHE NON HANNO ALCUNA COSCIENZA VIVENTE DI QUELLA PRESENZA O COOPERAZIONE CON ESSA

III È UNA GUIDA UTILE IN MOLTE DIREZIONI PER COLORO CHE "CREDONO" NEL PROPRIO CORSO RELIGIOSO

IV OFFRE SPESSO ESEMPI SORPRENDENTI DELLA BONTÀ, DELL'AMORE E DELLA POTENZA DI DIO, DI CRISTO E DELLO SPIRITO

V ABBONDA DI ESEMPLIFICAZIONI DELLA NATURA UMANA IN CERTE CIRCOSTANZE E TRATTAMENTI MOLTO SPECIALI, E DEL SUO COMPORTAMENTO IN TALE TRATTAMENTO

VI NON È SOLO ONORARE DIO E GLORIFICARLO, MA È UTILE AGLI UOMINI VINCOLARSI CON L'OBBLIGO SOLENNE DELLA PROFESSIONE PUBBLICA DAVANTI AGLI UOMINI.

2 A loro in lingua ebraica perché in lingua ebraica a loro, A.V.; erano più quieti perché mantenevano più silenzio, A.V. Quando hanno sentito, ecc. Questo tratto è meravigliosamente fedele alla natura, e mostra anche l'ammirevole tatto e la padronanza di sé di San Paolo. Era in sorprendente armonia con il fatto che si rivolgesse a loro chiamandoli "fratelli" il fatto di parlare loro nella loro propria lingua madre. C'è una realtà vivente in tali tocchi che sembra confutare immediatamente il sospetto di Renan che San Luca abbia inventato questo e altri discorsi di San Paolo negli ultimi capitoli degli Atti. Il resoconto completo di questi discorsi successivi è abbondantemente spiegato dal fatto che in quel periodo San Luca era con San Paolo, e ascoltava i discorsi

3 Ebreo per veramente un uomo che è ebreo, A.V. e T.R.; di Cilicia per una città della Cilicia, A.V; ma per ora, A.V.; istruito e istruito, A.V.; rigoroso per perfetto, A.V.; il nostro per il, A.V.; essere per ed era, A.V.; per per verso, A.V.; anche per quanto riguarda as, A.V. Nato a Tarso, ecc. Atti 21:39 San Paolo era evidentemente orgoglioso della sua città natale, "la famosa capitale di una provincia romana", irrigata dal "rapido torrente del Cydnus" e guardata dall'alto in basso dalle cime innevate del Monte Tauro; "un centro di intensa impresa commerciale e di potere politico"; "una città libera, libera ct immunis" Farrar, "Life of St. Paul", vol. 1: Atti 2?. L'esplicita affermazione di San Paolo che egli era "nato a Tarso" confuta direttamente la tradizione tramandata da San Girolamo secondo cui egli fu cornato a Giscala, e portato da lì a Tarso dai suoi genitori quando Giscala fu presa dai Romani Farrar, ibid.. Cresciuto; ajnateqrammenov, una parola classica, che si trova solo nel Nuovo Testamento negli Atti 7:20,21 -- , e qui si trova anche in RAPC Sap 7:4. Implica un'educazione precoce. Agisce i piedi di. Luca 10:39 La fermata è giustamente collocata dopo Gamalihl. Alcuni, tuttavia, mettono lo stop dopo tauth, e collegano para toudav Gamalihl con pepaideumenov. Gamaliele vedi Atti 4,5:3 -- , nota Istruito secondo la rigorosa maniera della Legge dei nostri padri; comp. mou Galati 1:14, "Ho tratto profitto nella religione dei Giudei più di molti miei pari nella mia nazione, essendo più zelante delle tradizioni dei miei padri", dove per tou patrwou no leggiamo twn patrikwn mou paradosewn, . Sotto il patrwov nomov Paolo probabilmente incluse le tradizioni, così come la Legge scritta, che i farisei osservavano così rigidamente comp. Atti 26:5 -- , dove l'ajkribesta airesinthv hJmeterav qrhskeiav corrisponde con l'ajkribeian tou patrwou nomou. I modi rigorosi; kataan, che si trova solo qui nel Nuovo Testamento; ma una parola di uso ripetuto in questo senso nell'Ecclesiastico e nella Sapienza, e anche, con l'aggettivo ajkribhv e l'avverbio ajkribwv, molto usato dagli scrittori medici. jAkribesterov e ajkribestatov sono usati solo da San Luca, Atti 18:26; 23:15,20; 24:22; 26:5 e ajkribwv sei volte a tre nel resto del Nuovo Testamento. Zelante per Dio zhlwthv tou Qeou; vedi Atti 21:20, nota

OMELIE DI R. TUCK

La sincerità dell'ebraismo di San Paolo

"In verità io sono un uomo che è Giudeo". Questo notevole discorso è stato indirizzato a un pubblico particolare, in circostanze particolari, ed è stato adattato con precisione a quel pubblico. Ha tenuto in attenta considerazione le loro conoscenze e i loro pregiudizi. Era conciliante nei toni, ma fermo alla verità e virile nello spirito. È impossibile per noi ammirare abbastanza la calma e l'autocontrollo dell'apostolo in circostanze così pericolose. Dalla vita politica si possono citare esempi del potere di un abile oratore di influenzare una folla eccitata, come quella di Lamartine ai tempi della Rivoluzione francese. L'introduzione di questa omelia dovrebbe riguardare

1 la scena;

2 il pubblico;

3 L'oratore

1. La scena. Dean Plumptre ha la seguente nota suggestiva: "La posizione era tale da elevarlo San Paolo al di sopra del popolo, e il gesto caratteristico richiamò un'attenzione immediata. E parlò, non come si aspettavano, in greco, che apparteneva a uno che fraternizzava con i pagani, ma in ebraico, o aramaico, che aveva studiato ai piedi di Gamaliele. Era una scena strana per quella festa di Pentecoste. Il volto e la forma dell'oratore possono essere stati visti di tanto in tanto da alcuni durante le sue visite di passaggio a Gerusalemme; ma dovevano essere stati molti quelli che non lo avevano sentito prendere parte a un'azione pubblica dal giorno in cui, venticinque anni prima, aveva conservato le vesti di coloro che lapidavano Stefano. E ora era lì, accusato degli stessi crimini, a fare la sua difesa davanti a una folla così selvaggia e frenetica come quella di cui era stato allora il capo".

2. Il pubblico. Si noti che era in gran parte composto da ebrei stranieri, che erano presenti alla festa, e che quegli ebrei stranieri erano spesso più intensamente bigotti degli ebrei di Gerusalemme: avrebbero certamente avuto più conoscenza di San Paolo e sentimenti più personalmente antagonisti contro di lui. Alcuni di loro lo avevano riconosciuto e avevano suscitato l'eccitazione che quasi lo aveva portato alla morte. Mostrate quanto divenga assolutamente irragionevole una tale folla; Non si può fare appello alla loro intelligenza; Di solito possono essere dispersi solo con la forza, o la loro eccitazione deve essere lasciata esaurire e logorarsi

3. L'oratore; un uomo debole, fragile, con una presenza personale che gli uomini chiamavano spregevole, ma con il dono naturale di influenzare un pubblico. Appena parlava, gli uomini tacevano ad ascoltare, come sempre, quando l'oratore nato si trovava davanti a loro. Forse le doti di San Paolo come scrittore hanno riempito il nostro pensiero, così che non abbiamo debitamente riconosciuto quale splendido "comando degli uomini" avesse nel suo grande dono della parola. Il punto che cercò di imprimere nel suo pubblico in questa occasione fu la "sincerità del suo ebraismo". Questa era la cosa contestata. Fu dichiarato un Giudeo così indegno che aveva contaminato il tempio introducendovi un Gentile di Efeso. La risposta appropriata era una piena dichiarazione della sua onesta e completa lealtà all'ebraismo. Questo ha fatto...

MI RIVOLGO A LORO IN LINGUA EBRAICA. Non nel greco gentile. "Può darsi che lo abbia fatto semplicemente perché lo capivano meglio, ma può anche essere stato perché, poiché la lingua mostrava che era un loro connazionale, erano inclini a considerarlo meno colpevole di quanto gli ebrei asiatici lo avessero rappresentato" F. Bungener. "Chi parlava in ebraico non era propenso a bestemmiare i libri sacri ebraici".

II ASSICURANDO LORO LA SUA LEALTÀ PER TUTTA LA VITA AI PRINCIPI EBRAICI. La sua nascita fu indiscutibilmente ebrea. La sua educazione fu distintamente ebraica; poiché fu educato anche a Gerusalemme, e dal loro onoratissimo maestro. Il suo giudaismo era così sincero e così intenso che era stato il più attivo ed energico persecutore dei Nazareni. E Anania, il noto ebreo devoto, gli aveva portato i comandi di Dio Versetto 12

III AFFERMANDO CHE, SE SEMBRAVA CHE AVESSE PRESO UNA NUOVA LINEA, AVEVA SOLO OBBEDITO A GEOVA, L'IDDIO DEI LORO PADRI EBREI. Questo è il punto dell'avanzata di San Paolo. Geova gli era apparso, gli aveva dato speciali istruzioni e, essendo un ebreo leale, non poteva che ubbidire a quelle istruzioni. Geova gli aveva mostrato che Gesù era il Messia. Geova lo aveva mandato in missione fra i Gentili. Non aveva mai disonorato l'ebraismo, non aveva mai rotto con esso. Era ancora lo stesso "ebreo nato" di sempre Versetto 14.

4 Io sono perseguitato, vedi 1Corinzi 15:9; 1Timoteo 1:13; Atti 26:11 In questo modo -- , vedi Atti 9:2, 18:25, 19:9,23 Fino alla morte, comp. Atti 9:1, Legatura, ecc. comp. Atti 8:3, 9:2

5 Viaggiato per andato, A.V.; anche per loro, A.V.; a Gerusalemme in perline per essere legato a Gerusalemme, A.V. Il sommo sacerdote. Anania, l'attuale sommo sacerdote, che potrebbe essere stato uno degli ascoltatori di San Paolo incluso tra i "padri", e che probabilmente era già stato un membro del Sinedrio al tempo della conversione di San Paolo, vedi Atti 23:2; 24:1 Altri, tuttavia, intendono "il sommo sacerdote" come colui che era sommo sacerdote al tempo del viaggio di San Paolo a Damasco, Viz. Teofilo, che era ancora vivo. I fratelli. Gli ebrei a Damasco. San Paolo parla ai suoi ascoltatori con enfasi come un ebreo. Essere punito ina timwrhqwsin; sia con le verghe che con la morte. La parola ricorre nel Nuovo Testamento solo qui e in Atti 26:11, ma non è infrequente nella LXX e negli scrittori classici; Timwrein è comune nel linguaggio medico nel senso di "trattare medicamente", "correggere" con un trattamento medico

6 Ha attirato vicino per era vicino, A.V.. La fraseologia del racconto seguente è quasi identica a quella di Atti 9:3-6 dove si vedano le note

Versetti 6-10.- Le pretese di una rivelazione divina personale

Gli incidenti qui narrati sono stati precedentemente considerati in relazione alla conversione di San Paolo. L'apostolo ora ripete la storia, con uno scopo preciso. Egli è in sua difesa, e si sta sforzando di dimostrare che per tutta la vita è stato leale al giudaismo, e nelle questioni che gli uomini hanno travisato non ha fatto altro che seguire e obbedire alle speciali direttive divine che gli sono state date. Ebbe visioni e comandi direttamente da Dio e, come ebreo, "non osò essere disubbidiente alla visione celeste". Tale difesa era molto efficace per il suo uditorio, poiché nessun vero ebreo avrebbe negato che Geova avrebbe potuto scegliere qualcuno del suo popolo per un servizio speciale, e dargli visioni e istruzioni immediate. Troviamo che il popolo ascoltò pazientemente l'apostolo fino a quando non si riferì ai "Gentili", e allora si accesero gelosie nazionali e fanatismo religioso, e la passione incontrollata mise di nuovo in pericolo la vita di San Paolo

LE RIVELAZIONI DIVINE PERSONALI SONO GIUNTE IN OGNI EPOCA. Distinguete tra le ispirazioni ordinarie che possono guidare la predicazione e la scrittura di un uomo, e le occasioni speciali in cui Dio può dire la sua mente e il suo proposito, o dare un po' di fiducia e un po' di lavoro a un individuo. Tali rivelazioni personali non affermano necessariamente la superiorità di carattere, o nel favore divino, della persona con cui si comunica; ma dichiarano sempre il riconoscimento divino di una speciale idoneità e adattamento per il lavoro assegnato; e la nostra attenzione dovrebbe essere fissata sull'idoneità e sul lavoro piuttosto che sul privilegio che può essere implicato nell'avere una tale fiducia. Illustrazioni di rivelazioni personali possono essere tratte da

1 l'età patriarcale;

2 i tempi dei giudici;

3 I profeti. Dovrebbe essere mostrato quanto bene la selezione degli individui, e la comunicazione diretta con loro, si adattino all'idea di una teocrazia. Dio, come Sovrano attuale e sempre presente della nazione, ha il diritto di chiedere il servizio di qualsiasi uomo, e di rivolgersi direttamente a chi vuole. E niente è più ragionevole che aspettarsi che lo farà. Venendo a tempi successivi, otteniamo l'illustrazione

4 da Giovanni Battista;

5 dal Signore Gesù Cristo considerato come un uomo chiamato a una missione speciale; e

6 dagli apostoli, ad esempio San Pietro nella questione di Cornelio. Quella che viene chiamata la conversione di San Paolo, ma che è più propriamente la sua chiamata, è un caso in perfetta armonia con tutto ciò che è accaduto prima nella storia della nazione. L'Iddio dei padri, Geova, il Re teocratico, aveva, con una graziosa manifestazione di se stesso e della sua volontà, chiamato l'apostolo al suo servizio. Questa era l'unica e più che sufficiente spiegazione della sua vita e della sua condotta; e questa divenne la sua intera difesa: "Mi è giunta una rivelazione da Dio, il Dio dei miei padri, e devo obbedirle". Confrontate l'argomento principale del discorso di Stefano, che è questo: Dio non ha parlato solo alla nostra nazione nel sistema mosaico, ha parlato direttamente agli individui epoca dopo epoca, ma è sempre stato caratteristico della nazione ebraica il fatto che essi abbiano resistito a questi profeti-rivelatori della volontà di Dio. In teoria, ammetterebbero che Dio potrebbe inviare messaggi direttamente agli individui; In pratica, si rifiutarono di riconoscere tali messaggeri. Questo è stato dimostrato ancora una volta nel caso di San Paolo

LE RIVELAZIONI DIVINE PERSONALI POSSONO VENIRE ORA. Questa verità può essere difficile per noi riceverla; e, in effetti, deve essere affermato con attente limitazioni e riserve. Sotto il ministero dello Spirito, e con lo Spirito che effettivamente testimonia nei nostri cuori, sembrerebbe che non possiamo aspettarci alcuna comunicazione diretta da parte di Dio. Eppure sicuramente arrivano ad aprire i cuori. Si può dimostrare che sono concessi:

1. Nelle sfere della verità. Non possiamo concepire la finalità della rivelazione scritta che abbiamo, ma possiamo essere certi che tutte le ulteriori rivelazioni saranno in perfetta armonia con quella che abbiamo. Possiamo, tuttavia, piuttosto cercare nuove apprensioni della verità piuttosto che una nuova verità

2. Nelle sfere del dovere. Nelle sconcertanti circostanze della vita, i cuori che sono veramente aperti a Dio, e dipendono da Lui, ricevono la guida diretta di Dio

3. Nelle sfere del lavoro. Dio parla ancora direttamente alle anime dei suoi servitori, chiamando alcuni al campo missionario, altri al ministero, altri al servizio per i bambini e altri ancora a lavori filantropici. Eppure, nessuno di noi può essere "disubbidiente alla visione celeste". -R.T

9 Visto per la sega, A.V. Vide davvero la luce e ebbe paura, A.V. Questo corrisponde all'affermazione di Atti 9:7, secondo cui gli uomini che viaggiavano con Saul "rimasero senza parole". Rimasero abbagliati e stupiti dall'improvvisa luminosità. Ma essi non udirono la voce. A prima vista questo sembra in contrasto con l'affermazione di Atti 9:7, "udire la voce". Ma l'apparente incoerenza scompare quando osserviamo che qui San Paolo voleva imprimere nei suoi ascoltatori che, sebbene i suoi compagni avessero visto la luce, non avevano udito le parole che gli erano state rivolte dal Signore Gesù vedi Versetto 14; mentre San Luca, nel racconto di Atti 9, volle piuttosto insistere sul fatto che, sebbene gli uomini avessero visto la luce e udito il suono della voce, non avevano visto Gesù. Vedere e ascoltare Cristo risorto è stato un privilegio dato solo a San Paolo

11 Quando non riuscivo a vedere comp. Atti 9:8 -- , e notare -- Quelli che erano con me twn sunontwn moi. Suneinai si verifica solo qui e Luca 9:18, capanna è usato più volte dai LXX È molto comune nelle acque mediche per i sintomi di accompagnamento di una malattia

12 Ben segnalato da per avere un buon rapporto di, A.V.; quello per cui, A.V. Ben riportato di marturoumenov; vedi Atti 6:3, nota

13 In piedi accanto a me per stando in piedi, e, A.V.; in quello stesso per lo stesso, A.V.; acceso per su, A.V

14 Nominato per prescelto, A.V.; sapere perché tu dovresti sapere, A.V.; vedere il Giusto per vedere quel Giusto, A.V.; per sentire una voce da per dovrebbe sentire la voce di, A.V. Ti ha nominato; proeceirisato se, una parola che si trova nel Nuovo Testamento solo qui e in Atti 26:16, e in Atti 3:20 R.T.. In greco classico significa soprattutto "preparare qualsiasi cosa in anticipo", fare in modo che qualsiasi cosa sia proceirov, a portata di mano. E nella LXX significa "scegliere", o "stabilire", come Giosuè 3:12; Esodo 4:13, dove non è una traduzione di jl ma una parafrasi della frase: "Nomina colui per mezzo del quale vuoi mandare". Qui può essere reso indifferentemente "scegliere" o "nominare". Il Giusto. La designazione del Messia in passi come Isaia 53:11; Salmi 72:2, ecc. vedi nel Nuovo Testamento Luca 23:47; 1Giovanni 2:1Re 19:11 -- , ecc. Una voce dalla sua bocca è una traduzione molto goffa, anche se letterale. L'A.V. esprime molto meglio il senso

Versetti 14, 15.- "La volontà di Dio in Cristo Gesù riguardo a noi".

I ELEZIONE DIVINA. "Il Dio dei nostri padri ti ha scelto" Versetto 14. Sarà sempre difficile sapere cosa pensare della grazia elettiva di Dio. Ma siamo su un terreno sicuro quando diciamo:

1. Che Dio desidera il benessere di ogni membro della sua famiglia umana. Possiamo certamente sostenere che deve essere così; possiamo affermare con audacia che è così. Non è scritto che Dio è uno "che vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità" 1Timoteo 2:4 -- ; vedi Ezechiele 18:23; 33:11; 2Pietro 3:9

2. Che concede favori e privilegi speciali ad alcuni uomini; ad alcuni come non ad altri dà facoltà intellettuali, risorse materiali, vantaggi educativi, influenze domestiche, guida provvidenziale, conoscenza della verità cristiana nella sua purezza e integrità, ecc. A questi egli "elegge" o "sceglie"; conferisce loro una bontà distintiva

II UNA VISIONE DEL GIUSTO SALVATORE. "Che tu dovresti... guarda quel Giusto e devi udire la voce della sua bocca" Versetto 14. A Saul fu concessa una manifestazione molto speciale e peculiare del Signore risorto. In quel modo che noi non sappiamo, egli vide il Giusto stesso e udì la sua voce. Ma Cristo si presenta ora ai figli degli uomini, e si manifesta come il Giusto, come il Signore della giustizia. Con un atto spirituale riconosciamo Gesù Cristo come:

1. Quell'Essere che è in se stesso il Santo e il Giusto, nel quale non c'è traccia di peccato

2. Quel Divino che ci chiama a una nuova vita di santità e di sacro servizio

3. Quel Giusto che, con la sua morte espiatoria, ha aperto la via alla nostra giustificazione immediata, che ci ha reso possibile raggiungere "la giustizia che viene da Dio mediante la fede" Filippesi 3:9 Alla presenza di lui, il Giusto, siamo pieni di vergogna; ma mediante la fede nella sua opera compiuta siamo accettati da Dio e siamo considerati giusti o, solo ai suoi occhi; e noi ci arrendiamo a lui e al suo servizio affinché la sua giustizia possa essere riprodotta in noi e nella nostra vita umana. Così arriviamo a fare...

III QUELL'OPERA DELL'UOMO CHE È LA VOLONTÀ DI DIO. Paolo doveva "conoscere la sua volontà" Versetto 14, e doveva fare quella volontà compiendo l'opera della sua vita, cioè "essendo suo testimone davanti a tutti gli uomini". Anche questo, a nostro modo e con la nostra misura, deve essere l'opera della nostra vita, proprio come lo è stato Giovanni 18:37 del nostro Signore

1 comportamento esemplare;

2 uno spirito devoto e generoso;

3 la parola di testimonianza e di esortazione,

- quest'ultimo deve essere sperimentale, come suggerisce la nostra esperienza reale. Ogni vita cristiana è un fallimento se non è un'epistola letta e conosciuta da tutti coloro che sono lì per leggerla.

"Questo è solo uno."

Qui Paolo cita Anania, un termine usato per designare Gesù Cristo. La sua storia delle Scritture applicata a Cristo, e il suo significato nel toccare alcuni degli aspetti più profondi delle relazioni di Cristo con l'umanità, meritano un'attenzione fissa. Avviso-

I LA STORIA DELLE SCRITTURE DELL'EPITETO, "QUEL SOLO", APPLICATO A CRISTO. Sei occasioni nelle parti storiche del Nuovo Testamento ne illustrano l'uso, vale a dire, quando proviene dalle labbra della moglie di Pilato e successivamente di Pilato; Matteo 27:19,24 dalle labbra del centurione romano; Luca 23:47 di Pietro; Atti 3:14 di Stefano; Atti 7:52 e di Anania nella citazione speciale di Paolo ora Versetto 14. Queste testimonianze si notano per l'immediatezza del loro linguaggio, per la speciale identificazione di Cristo come "questo uomo giusto", o "quell'uomo giusto", o "il giusto", e per il carattere in ogni caso di coloro che le hanno pronunciate

II IL SIGNIFICATO PIÙ PROFONDO DELLO STESSO EPITETO APPLICATO A CRISTO

1. Cristo è il Perfettamente "giusto" e l'unico perfettamente giusto. Tutti gli altri hanno peccato e sono stati privi della gloria di Dio. Nessun altro ha osservato interamente la Legge, l'ha osservata con i fatti, con le parole, con i pensieri, con gli affetti, con zelo

2. La perfetta giustizia di Cristo è la qualifica del Mediatore, quella relazione reale, solenne, emozionante che egli sostenne tra Dio e l'uomo

3. La perfetta giustizia di Cristo costituiva la qualifica essenziale del sacrificio propiziatorio. Egli "soffrì per i peccati, il giusto per gli ingiusti" 1Pietro 3:18 Il "Difensore presso il Padre e la Propizia per i nostri peccati, e non solo per i nostri, ma anche per il mondo intero, è Gesù Cristo il Giusto" 1Giovanni 2:2

4. La perfetta giustizia di Cristo costituisce la perfezione della sua idoneità ad essere Maestro ed Esempio per gli uomini sulla terra

5. La perfetta giustizia di Cristo è la stabilità del suo trono di giudizio, che sarà presto contemplato e avvicinato da ogni uomo che è o è mai stato. Egli è "il Signore, il giusto Giudice" B 2Timoteo 4:8

Versetti 14, 15.- La chiamata e i doni di Dio

L'apostolo stesso altrove parla Romani 11:29 dei "doni e della chiamata di Dio", e di loro dice che "sono senza pentimento". L'occasione gloriosa a cui egli dà risalto nelle parole di questi versetti mostra prima la "chiamata" e poi i "doni". Agisce nello stesso tempo, questo stesso passaggio descrive la chiamata di Dio per quanto sia un atto separato e sovrano in sé come introduttivo alle responsabilità, ai privilegi e ai doni che ne sono seguiti. Non esiste una cosa come una chiamata di Dio, che giace dormiente. Non esiste una cosa come una chiamata di Dio, che termina con il mero uso o godimento della persona chiamata. Una chiamata di Dio deduce un incarico conseguente ad essa, anzi, niente di meno che implicato in essa in qualsiasi circostanza. Qui, tuttavia, non è solo implicito, è anche espresso, e ciò in modo molto significativo. Perché immediatamente dopo la menzione della chiamata o della scelta viene quella di...

IO UNA GRANDE QUALIFICA

1. L'apostolo, ministro, insegnante cristiano, deve essere uno che "conosce la volontà" di Dio

2. Deve essere uno che lo conosce molto direttamente dalla fonte. Non basta il sentito dire, non basta l'immaginazione, non basta la ragione

II UN GRANDE PRIVILEGIO IN RELAZIONE A TALE QUALIFICA. Benché Paolo "fosse come uno nato fuori dalla stagione degli indizi", gli sono concesse queste cose, cioè di 'vedere' e di 'udire' il "Giusto". Alcuni pensano che Saulo avesse visto Cristo nella carne. Questo passaggio può contribuire in modo dichiaratamente inconcludente allo svantaggio della supposizione. È estremamente improbabile, in quanto Paolo non ne parla mai, come sicuramente avrebbe fatto se fosse stato così, così come dice di aver visto Stefano e di aver assistito al suo martirio. Questa grande grazia, tuttavia, è ora concessa a Saulo, che con una visione di forza mille volte gli è dato di vedere lo stesso Gesù asceso, e che con l'acutezza di udire al di là di qualsiasi cosa avesse sperimentato prima gli sia concesso di udire la propria voce dell'Uomo glorificato Gesù. Non è che Saul si fosse guadagnato il dono, anzi, non è che fino alla fine di una vita devota e di totale abbandono di sé sarà mai in grado di guadagnarsi il dono. Paolo è la rinuncia al merito. Né tutta la grazia è per Paolo. Quanti successori minori di lui hanno preso la loro parte di beneficio, e tutta la Chiesa la sua parte, quando questi hanno ricordato che Gesù insegna:

1. Quanto è stretto il legame tra lui e i suoi servitori-pionieri della verità e araldi della salvezza

2. A tal fine quanto è disposto a accondiscendere a venire da quei servi

3. E come li avrebbe incoraggiati ad avvicinarsi a lui con la fede più credente e con la fiducia più amorevole del cuore, quando i tempi sarebbero stati tali che egli non sarebbe più venuto in visione da loro

III UNA GRANDE RESPONSABILITÀ. Ci vuole un intelletto angelico e un cuore arcangelo per dare una stima del tutto uguale alla verità sull'opera affidata nelle mani dell'uomo, quando il ministero di Cristo è accettato da loro. Essi sono quindi "testimoni di Cristo agli uomini". E tre aspetti della loro grande responsabilità sono qui adombrati

1. Sono testimoni di un vivente, di un Personaggio, e non di una mera verità

2. Gli sono testimoni delle cose che conoscono della "Parola di, 1Giovanni 1:1 per averlo visto, udito, guardato e toccato, tutto nel senso più profondo

3. Sono testimoni "per tutti gli uomini", per quanto possono in qualsiasi modo raggiungere tutti gli uomini, e in qualsiasi circostanza a tutti in modo imparziale. Profonda era l'impressione che queste comunicazioni non menzionate altrove avevano fatto nella mente di Paolo. Le parole di Anania, ispirate com'era fresche com'era dalla fonte, avevano dimorato profondamente immagazzinate nella sua memoria. E ora, circa venticinque anni dopo, in una crisi del tutto opportuna, vengono a galla, sono pieni della loro vitalità; e sono praticamente lodati da Paolo perché incarnano la carta di tutti coloro che dovrebbero essere "testimoni di Cristo". -B

15 Un testimone per lui per il suo testimone, A.V. Un testimone. Un attributo essenziale di un apostolo vedi Atti 1:8,22 -- , note -- Visto e udito comp. 1Giovanni 1:1-3

16 Il suo nome per il nome del Signore, A.V. e T.R. Lava i tuoi peccati; ajpolousai, solo qui e in 1Corinzi 6:11, dove si trova esattamente nello stesso senso di "lavare i peccati" vedi Versetti. 9, 10 nel santo battesimo. Da qui il loutroav, "il lavacro della rigenerazione" Tito 3:5 -- ; comp. Efesini 5:26 -- ; e Atti 2:38 -- , nota -- Invocare il suo nome ejpikalesamenov; vedi Atti 2:21; 7:59, nota; 9:14, 21; Romani 10:12,13,14; 1Corinzi 1:2; 2Timoteo 2:22; 1Pietro 1:17, tutti i testi giustificano chiaramente la preghiera al Signore Gesù

17 Era tornato per era tornato, A.V.; e per pari, A.V.; è caduto in per era in, A.V. In trance ejn ejkstasei; vedi Atti 10:10, nota

18 Perché per per, A.V.; di te testimonianza per la tua testimonianza, A.V. e T.R. Prenditi in fretta, ecc. Il racconto in Atti 9:28-30 non menziona la visione, ma indica l'opposizione omicida degli ebrei ellenisti come motivo della partenza di Saulo da Gerusalemme a Tarso. Forse, se non fosse stato per l'avvertimento divino, l'apostolo avrebbe sfidato il pericolo e avrebbe perso la vita

Versetti 18-21.- I peccati passati degli uomini, spesso i fattori sconosciuti che determinano la loro vita futura, le sue opportunità e le sue squalifiche

È possibile avere diverse visioni della deriva e del tenore previsto di questo passaggio. Il linguaggio di Saulo che Paolo ora cita, come si trova in Versetti. 19, 20, sarà ben lungi dall'essere impotente, sia che venga letto come un punto di vista umilmente offerto in armonia con il comando appena impostogli, sia, come forse è più probabile, in deprecazione di esso. Il passo, tuttavia, ci ricorda, in mezzo ad alte associazioni di grandi verità, solenni principi di vasta portata nella vita umana. La punizione che esso comporta non è quella della severità del giudizio verso il peccatore, ma dell'inevitabilità di quella causa e di quell'effetto che parlano di un Dio-Creatore di infinita sapienza, e di una creatura-uomo di ragione, di capacità morali e di una certa libertà d'azione, che sta alla radice della responsabilità morale e della responsabilità finale. Notate, quindi...

HO UNA CARRIERA DI INDICIBILI POSSIBILITÀ DI UTILITÀ E ONORE NELLA CITTÀ MADRE GERUSALEMME TAGLIO GRIDO PER PAOLO

1. Potremmo immaginare le ragioni per cui Paolo avrebbe sentito la sua più alta ambizione accesa testimoniando, lavorando, soffrendo e morendo per Gesù a Gerusalemme, come;

1 La città madre del paese e del popolo prediletto di Dio, rinomata per l'antica e speciale fama,

2 Il luogo nel cuore stesso della vita ebraica, dove egli avrebbe desiderato abiurare più pubblicamente i suoi errori di credo di una volta, e recuperare tutto ciò che era possibile recuperare dagli effetti di quegli errori. Questo sarebbe stato di ciò che era più nobile tra le caratteristiche di Paolo

3 Il luogo che aveva con il mondo religioso lo stesso rapporto che Roma aveva con il mondo pagano

4 Il luogo in cui il Maestro portò la più grande testimonianza di tutta la sua vita, soffrì e morì

2. Ci vuole poca immaginazione per vedere che, per non parlare di qualsiasi senso di nobile ambizione, Paolo avrebbe sentito che sarebbe stata una delle più grandi opportunità di utilità, al centro stesso di rischi e pericoli tipici e peculiari. Da tutto ciò Paolo è interdetto da una voce di autorità sovrana, e sul terreno evidente del suo passato di errore

II UN RIMEDIO IN CRISTO CONTRO L'ABIETTA DISPERAZIONE, CONTRO LA DISPERAZIONE RADICATA, CONTRO IL RIMORSO DI ABBANDONARE LO SFORZO, IN PRESENZA DEGLI ASPETTI RETRIBUTIVI DELLA VITA UMANA. Il veto di Gesù Cristo, pronunciato con autorità a Paolo, non è altro che legato a una chiamata ad altro lavoro e ad un altro ambito, che può trasformarsi in un'utilità uguale e probabilmente molto più grande. Si noti il metodo di tale convocazione

1. Sebbene affermare il fondamento di esso possa essere dolore e possa causare dolore, non è avvolto in un vago mistero e in insinuazioni insoddisfacenti. È, d'altra parte, un grande esempio di "Fedeli sono le ferite di un amico".

2. La convocazione mostra un valore molto distinto ed enfatico attribuito alla vita e all'utile impiego del servo in un luogo o nell'altro. Due volte, anzi, tre volte ripetuto è l'ordine di partire con "fretta", "rapidamente" e senza discutere. Gli uomini possono andarsene come Giona. Ma possono anche partire per

1 il comando stesso di Cristo, annunciato nella coscienza individuale o dallo Spirito vivente; e

2 per una maggiore fatica ed esposizione, invece che per facilità e nascondersi dal lavoro

3. La convocazione annuncia, con la più cortese anticipazione, una carriera sostitutiva molto importante. L'uomo che si è reso incapace con le follie, con gli errori, anche con i peccati, per alcuni dei più nobili servizi cristiani, non sarà ancora gettato via come inutile. È ancora bravo a fare qualcosa; Sì, per fare molto. Il Maestro non rifiuta l'amore o il servizio dei caduti, quando essi ritornano, né acconsente a trattare con loro solo attraverso gli altri. Prima li salva e li protegge, e suggerisce la sua cura e il suo amore per loro. Quindi dà loro il loro lavoro, anche se "lontano da qui". E infine, non si trattiene dalla loro auto per sentire la propria voce: "Ti manderò". Quanta fiducia, che amore, che perdono, e quali fiumi di speranza Gesù ha da dare - e dà ai suoi! - B

19 Essi stessi per loro, A.V. In ogni sinagoga. Da Matteo 10:18 risulta che i trasgressori venivano picchiati nella sinagoga, e senza dubbio per ordine delle autorità della sinagoga. Una delazione a qualsiasi sinagoga che qualsiasi membro di essa fosse un bestemmiatore cioè un cristiano porterebbe a una tale punizione. Ma probabilmente il significato qui è piuttosto che andò o mandò in ogni sinagoga per scoprire chi c'era tra loro che credevano in Gesù, e poi li fece punire a Gerusalemme Atti 9:2

20 Stefano tuo testimone per il tuo martire Stefano, A.V.; consenziente per aver acconsentito alla sua morte, A.V. e T.R.; conservando gli indumenti per custodito l'abito, A.V. Acconsentito; suneudokwn, sopra Atti 8:1; Luca 11:48; Romani 1:32; 1Corinzi 7:12,13 Si trova anche in RAPC 1Mac 1:60; 2Ma 11:34,35. Di coloro che lo uccisero twn ajnairoun twn aujton. jAnairew, nel senso di "uccidere", è una parola preferita di San Luca Luca 22:2; 23:32; Atti 2:23; 5:33,36; 7:28; 9:23,24,29; 10:39; 12:2; 13:28; 16:27; 22:20; 23:15,21,27; 25:3; 26:10 ma altrove nel Nuovo Testamento solo Matteo 2:16 e 2Tessalonicesi 2:8, R.T. È frequente nella LXX e anche negli scrittori medici nel senso di "togliere" o "rimuovere".

21 Manda avanti per mandarti via, A.V. La comprensione naturale del dialogo precedente è che Saulo, quando gli fu chiesto di andarsene rapidamente da Gerusalemme perché gli ebrei non volevano ricevere la sua testimonianza, non era disposto ad obbedire, e supplicò che sicuramente gli ebrei dovevano ascoltarlo ed essere convinti, poiché erano ben consapevoli di quanto fosse stato ardente e zelante un partigiano degli ebrei. e doveva vedere che nient'altro che un grande miracolo avrebbe potuto convertirlo. Era l'argomento di un uomo giovane e impetuoso, con poca esperienza dell'ostinazione testarda degli uomini bigotti. Il Signore lo interruppe con un perentorio "Vattene!", ma con la graziosa aggiunta: "Io ti manderò ai Gentili", un incarico che è dato più pienamente in Atti 26:17,18, e che fu adempiuto in tutta la sua vita

L'incarico di Paolo ai Gentili

"Io ti manderò lontano dai Gentili". Nel racconto riportato in Atti 9:15 si dice che questo comando giunse direttamente ad Anania, e che fu da lui comunicato a San Paolo. Del messaggio diretto a San Paolo stesso successivamente, a Gerusalemme, questo sembra essere il nostro unico resoconto rispetto al racconto in Atti 26:17 Si deve notare che, sebbene San Paolo sapesse così distintamente quale fosse la sua missione, attese pazientemente fino a quando le indicazioni divine o la divina provvidenza gli aprirono chiaramente la strada. E, mentre aspettava, faceva allegramente il lavoro che gli capitava tra le mani. Procediamo a soffermarci su tre punti:

1 la sfera in cui San Paolo è stato inviato;

2 l'idoneità di San Paolo a lavorare in questa particolare sfera; e

3 l'influenza che il lavoro in questa sfera ha avuto sulla comprensione della verità da parte di San Paolo. Notando prima di tutto quale tensione deve aver comportato per lui intraprendere quest'opera, e come il fatto di farlo dimostri la sincerità e la completezza della sua conversione

I LA SFERA IN CUI L'APOSTOLO FU INVIATO. "I Gentili". Gli ebrei divisero il mondo intero in ebrei e gentili; quindi la missione di San Paolo era per tutti al di fuori della nazione ebraica. Illustra come la prevalenza della lingua greca e l'ampia supremazia del dominio romano aprirono in quel tempo il mondo intero al Vangelo. Illustrate quale varietà di classi e di persone incontrò l'apostolo viaggiando, come fece, da Gerusalemme e dintorni fino all'Illirico. Ricordate le circostanze in cui l'apostolo venne a lasciare le sinagoghe e a dedicarsi esclusivamente alle popolazioni gentili. e mostrare quale preparazione c'era per il vangelo nelle sfere dei Gentili,

1 nei comuni bisogni religiosi degli uomini; e

2 nel senso di insoddisfazione per l'idolatria che allora prevaleva così ampiamente. Come rappresentante delle varie sfere dei Gentili, date qualche resoconto di Listra, Efeso, Corinto e Roma

II L'IDONEITÀ DELL'APOSTOLO A LAVORARE IN QUESTO PARTICOLARE AMBITO. Trova i fitness in:

1. La sua nascita come ebreo greco

2. La sua conoscenza della lingua greca e la parziale educazione greca. Tutti gli altri apostoli erano ebrei aramaici. Le prime associazioni di San Paolo lo prepararono ad avere una visione più ampia e più completa della verità cristiana, una volta superati i suoi forti pregiudizi ebraici

3. Il suo senso incondizionato di una chiamata divina

4. L'influenza permanente esercitata su di lui dalla morte di Stefano, e probabilmente dagli insegnamenti di Stefano

5. La chiara apprensione che aveva della verità cristiana, nella sua distinzione, ma in piena armonia con i principi dell'ebraismo. 6. Un'ulteriore idoneità può essere trovata su un'attenta valutazione delle peculiarità di mente, disposizione e carattere di San Paolo

III L'INFLUENZA CHE IL LAVORO NELLA SUA SFERA EBBE SULLE APPRENSIONI DELL'APOSTOLO DELLA VERITÀ. Questo è un argomento difficile da trattare, e comporta uno studio molto attento della posizione dottrinale di San Paolo in diversi momenti del suo ministero. Per aprirlo saggiamente, le Epistole devono essere ordinate cronologicamente e inserite nel racconto degli Atti, e confrontate con i discorsi dell'apostolo. Un esempio può essere tratto dall'Epistola agli Efesini, che mostra chiaramente che il popolo mistico e superstizioso di Efeso esercitò una tale influenza su San Paolo che lo portò a considerare alcune grandi questioni speculative, e, possiamo dire, tendeva ad esercitare e sviluppare la sua facoltà mistica. L'influenza del lavoro tra i Gentili può essere illustrata in relazione:

1. Alla dottrina. Ha portato ai primi tentativi di una filosofia della religione cristiana

1. Alla vita cristiana pratica. San Paolo dovette scoprire come adattare i principi cristiani alla vita e ai costumi dei Gentili, e così fu portato a sviluppare un sistema di etica cristiana. Imprimete che l'opera a cui Dio ci chiama sarà anche

1. il nostro servizio agli altri; e

2. la nostra cultura personale.

22 Essi per allora, A.V.; voce per voci, A.V. A questa parola. Non potevano sopportare l'idea che i Gentili fossero ammessi nel regno di Dio. Fu un duro colpo per il loro orgoglio di esclusività. L'innalzamento verso l'alto dei Gentili sembrava essere intollerabile quanto l'abbassamento verso il basso di se stessi, come si è detto , ad esempio, in Isaia 1:10; Ezechiele 16:45, ecc

Versetti 22-29.- Pericolo e liberazione

Alla fine irrompe l'invidia latente del pubblico ebraico. "Via un uomo simile dalla terra!"

PERICOLO CORSO NELLA TESTIMONIANZA DELLA VERITÀ, Versetti 2227. La forza selvaggia del fanatismo deve essere affrontata ancora e ancora. Queste scene sono un avvertimento contro la sua procaccia. Disonora Dio, con il pretesto della gelosia per il suo onore; maltratta gli innocenti; si disonore, trasformando gli uomini in bestie feroci

II LIBERAZIONE DIVINA DEL SERVO DI DIO

1. Essa è realizzata dal giusto sentimento del capitano romano, insieme ai privilegi civili dell'apostolo. E ottiene una nuova opportunità per l'autogiustificazione

2. Tende a illustrare il suo carattere. La violenza che gli viene offerta suscita una risposta gentile e umile: Versetto 25; Giovanni 18:23 Esteriormente maltrattato, rimane interiormente illeso. Momentaneamente calpestato nella polvere, egli risorge agli onori eterni

III LA NOBILTÀ DEI FIGLI DI DIO. Viene acquisito dalla nuova nascita. È sigillato dallo Spirito di Dio. È dimostrato da prove, conflitti e afflizioni. Appare in piena gloria nello stato celeste. I loro privilegi sono: l'esenzione dalla paura in presenza delle potenze di questo mondo; la salvezza inviolabile dalla violenza degli uomini malvagi; indipendenza dal giudizio del mondo. "Ora siamo noi figli di Dio, e non è ancora apparso ciò che saremo". -J

Versetti 22-30.- Salvataggio del prigioniero e riferimento della sua causa al Sinedrio ebraico

Avviso-

I IL POTERE DEL PREGIUDIZIO. La stessa parola "Gentile" esaspera gli Ebrei, eppure essi furono separati dai Gentili, non per odiarli, ma per salvarli

II La stretta connessione tra IGNORANZA E VIOLENZA. La conoscenza aiuta la pazienza; La pazienza promuove la conoscenza

III LA CRUDELTÀ DEL POTERE quando è esercitato senza giustizia. La tortura era allo stesso tempo una confessione di debolezza e una violazione dei diritti dell'uomo. La legge non può aver bisogno di crudeltà per sostenerla. Deve essere basata sulla verità e sulla benevolenza, altrimenti non è una legge giusta. Mentre il rumoroso tumulto della folla mostrava lo stato corrotto della nazione ebraica, la scena nel castello rivelava l'imperfezione e l'inutilità del semplice dominio umano. Entrambi i fatti erano le grida del mondo per il regno di Dio

IV L'INFLUENZA DELLA VERA RELIGIONE nell'illuminare la mente, calmare i sentimenti, rafforzare la volontà e preparare l'uomo alle prove. L'esempio di Paolo è quello di un'esaltata padronanza di sé e di eroismo, insieme a una sorprendente intelligenza e discernimento di carattere. Il pensiero di usare la cittadinanza romana in quel momento era senza dubbio un suggerimento dello Spirito di Dio

V LA PROVVIDENZA nel governo del mondo. Lo stato romano aveva bisogno di preparare la via per il vangelo. Le due cittadinanze, quella del regno terreno, quella celeste, si confrontavano nei due uomini, Lisia e Paolo. I genitori dell'apostolo non avrebbero potuto prevedere come quel privilegio romano avrebbe influito sulla sua storia. Dovremmo dare ai nostri figli tutto ciò che possiamo per prepararli alla vita futura. La grazia e la provvidenza lavorano insieme. L'allarme del mondo apre la strada al Vangelo

VI Il vero conflitto, non tra il cristianesimo e il potere politico, ma tra la vera e la falsa religione. I capi dei sacerdoti e il concilio si trovano faccia a faccia con il rappresentante di Cristo. Un ebraismo corrotto deve essere spazzato via. Dopo che ciò sarà fatto, allora il cristianesimo sarà pronto per la sua missione ancora più grande di evangelizzare il mondo intero, a cominciare dall'impero romano. Le tre parti rappresentate: il cristiano, il rabbinico, il pagano.

Versetti 22, 23.- L'irragionevole eccitazione delle folle

L'azione di questa folla è per molti aspetti simile a quella delle folle di tutte le epoche e di tutti i quartieri; ma in alcune delle sue caratteristiche era tipicamente orientale. "Una grande somiglianza appare tra il comportamento degli ebrei quando il capitano in capo della guarnigione romana a Gerusalemme si presentò al tempio, e il comportamento dei contadini persiani quando vanno a corte a lamentarsi dei governatori sotto i quali vivono, quando le loro oppressioni diventano intollerabili. Sir John Chardin ci dice riguardo a loro, che portano le loro lamentele contro i loro governatori per compagnie, composte di diverse centinaia e talvolta di mille; Si rifugiano al cancello del palazzo vicino al quale è più probabile che si trovi il loro principe, dove cominciano a lanciare le grida più orribili, strappandosi le vesti e gettando polvere in aria, chiedendo allo stesso tempo giustizia. Il re, udendo queste grida, manda a sapere l'occasione di esse. Il popolo consegna la sua denuncia per iscritto, dopo di che egli fa loro sapere che affiderà la cognizione della faccenda a qualcuno da cui di solito viene fatta loro giustizia" Paxton. Confronta l'eccitazione delle moltitudini radunate nel teatro di Efeso Atti 19:29-34

I LA PERICOLOSA INFLUENZA DEL SENTIMENTO POPOLARE. Le masse si fanno carico dei pregiudizi e cedono il passo al semplice sentimento, e così sono indotte a fare cose terribili. Illustrate dai tumulti delle città di campagna nei vecchi tempi delle elezioni, quando il popolo era eccitato dal sentimento politico; o dalle scene violente della Rivoluzione francese. Di solito è vero per tutte le turbe che "la maggior parte non sapeva perché si fosse riunita". Il sentimento è prezioso per dare tono e sentimento all'azione, ma non si può mai permettere al sentimento da solo di decidere e controllare l'azione, perché tende a rendere un uomo allo stesso tempo passionale e debole. Non c'è una decisione saggia, un giudizio calmo, uno scopo definito, una solida forza di volontà, e così il sentimento porta gli uomini a fare cose di cui poi si vergognano, a dimenticare le ragionevoli pretese degli altri e a commettere grandi torti sociali. Il dovere dell'uomo cristiano, ovunque sia la sua sorte, è:

1. Sforzarsi di non cedere ai sentimenti popolari

1 sociale,

2 politico,

3 soggetti religiosi, in quanto dannosi per la sua vita spirituale, e suscettibili di renderlo ingiusto verso gli altri

2. Usare la sua influenza per controllare l'eccitazione del pubblico e per diffondere i giusti principi. In ambito religioso, cedere al "sentimento" è stato spesso causa di persecuzioni pubbliche e private. Nella vita comune, la ragione è il giusto freno al sentimento. Nelle sfere religiose, la rivelazione che ci viene data nella Parola di Dio e le illuminazioni dirette dello Spirito di Dio sono i giusti controlli. Illustrate come, nelle sfere religiose, il sentimento intemperante si sia spesso trasformato in "mania".

II LA RESPONSABILITÀ DI TUTTI I LEADER POPOLARI. Ottengono il loro potere facendo appello al sentimento. Illustra dagli episodi del testo. I capi del partito giudaico sapevano perfettamente di non avere alcun motivo contro l'apostolo, ma si appellarono al pregiudizio del popolo e suscitarono il loro sentimento in passione, che avrebbe potuto portare alla morte di San Paolo nei cortili del tempio. Qui viene data l'opportunità di parlare del prezioso lavoro svolto dal revivalista e dal missionario, e allo stesso tempo della responsabilità di tali lavoratori, nell'influenza che guadagnano sulle masse di persone. Cantici, per quanto il loro lavoro sia solo un appello al sentimento, può esercitare solo un'influenza passeggera, e troppo probabilmente dannosa. Nella misura in cui diventeranno maestri della verità e persuasori degli uomini al dovere, il loro lavoro sarà permanente e benedetto. Le crociate illustrano l'influenza delle masse sul sentimento; la Riforma, l'influenza delle masse sulla verità

III LA DISPERAZIONE DI RAGIONARE CON LE FOLLE ECCITATE. San Paolo ci provò, ma lo trovò vano: furono trascinati via dal solo suono della parola "Gentili". Confrontate lo schema del segretario comunale di Efeso. Le masse eccitate possono essere interessate solo fino a quando la loro passione non si spegne, o disperse con la forza fisica. Il ragionamento non serve a nulla finché gli uomini non sono divenuti ragionevoli. Mostrate che Cristo non opera mai sulla semplice folla. Lui e i suoi servi rivolgono il loro appello agli uomini che hanno la loro facoltà di ragionare. Usano l'emozione e l'affetto, ma in subordinazione alla ragione. Essi lavorano con l'entusiasmo del numero, ma subordinano questa influenza all'applicazione della verità salvifica.

23 Gettarono via le loro vesti per oriente, A.V.; est per gettare, A.V. Gettarono via le loro vesti. O "segni selvaggi di furore, gesti con cui facevano capire che avrebbero compiuto volentieri il grido: 'Via con lui dalla terra!'" Affondo, segni di applauso e consenso al sentimento del grido vedi i passaggi citati da Kuinoel, Thwn ejkrotei tosion "Il proconsole applaudì Proairesius il retore scuotendo la sua veste purpurea", Eunapio, "Vita dell'imperatore Giuliano"; "Tutto il teatro si riuniva, saltava, gridava e si spogliava delle vesti taptoun", Luciano, 'Deuteronomio Salt'; o così Meyer significa che erano pronti a lapidare il colpevole vedi Versetto 20

Versetti 23-30.- La cittadinanza terrena e quella celeste

La verità più interessante e più distintamente cristiana contenuta in questo passaggio è quella che otteniamo contrapponendo la cittadinanza dell'antica Roma a quella del regno di Cristo. Ma possiamo anche lasciare che questi versetti ci ricordino...

I LA DISUMANITÀ DEL PAGANESIMO. "Il capitano in capo... ordinò che fosse esaminato con la flagellazione; affinché egli sapesse", ecc. Versetto 24. Che procedura disumana e brutale estorcere prove o confessioni con la flagellazione, con crudele e implacabile lacerazione del corpo! È doloroso pensare come, in questo come in molti altri aspetti, l'allontanamento da Dio significasse allontanarsi da ogni giustizia e benignità. È infatti fin troppo vero che la legge pagana ha trasmesso molti dei suoi usi al legislatore cristiano, e che fino a tempi anche recenti cose dure e severe hanno disonorato i libri di leggi dei paesi cristiani; ma questi sono stati

1 diametralmente opposto allo spirito di Gesù Cristo,

2 implicitamente condannato dalle sue parole, e

3 sono stati o sono stati rinnegati e sradicati dai suoi seguaci

II L'ECCELLENZA DEL DIRITTO E DELLA DISCIPLINA UMANA. Per quanto il diritto romano fosse completamente difettoso, risplendeva in brillante contrasto con la frenesia ebraica. Com'è pietosa, per non dire spregevole, la folla che grida, si stracciava le vesti, gettava polvere nell'aria, nella sua passione incontrollabile Versetto 23! Eccellenti, infatti, in confronto a questo, il tasso di custodia dei soldati romani Versetto 24, l'immediata considerazione prestata alla sua richiesta di cittadinanza Versetti, 26-29, la determinazione del capitano in capo di portare Paolo davanti al consiglio in modo legittimo e ordinato Versetto 30. Con tutti i difetti e le severità, la legge e la disciplina sono incommensurabilmente superiori alle violente eccitazioni di una folla incensata e ingovernabile

III LA RETTITUDINE DELLA RIVENDICAZIONE DEI DIRITTI INDIVIDUALI. L'uomo che afferma perpetuamente i suoi diritti è un uomo tanto lontano, in spirito, dalle sembianze di Gesù Cristo quanto è lontano, di fatto, dal godimento della stima dell'uomo. Dio lo benedice tanto poco quanto l'uomo lo ama. Ma ovviamente ci sono momenti in cui non è solo nostro diritto, ma anche nostro dovere far valere le nostre rivendicazioni. Paolo lo ha fatto qui Versetto 25, e molto giustamente; Non c'era motivo per cui dovesse soffrire ed essere indebolito dalla sofferenza quando poteva sfuggire avanzando una legittima pretesa. Facciamo bene ad essere assertivi finché non acquisiamo lo spirito dell'egoismo e non diamo l'impressione di essere egocentrici. Facciamo bene quando agiamo in questo modo con una visione distinta per il beneficio degli altri, per il nostro benessere spirituale o per l'estensione del regno di Cristo

IV LA CITTADINANZA TERRENA E CELESTE. Versetti 27, 28. Paolo ha acquisito la cittadinanza in virtù della sua nascita; Era nato libero. Il capitano in capo lo ottenne con l'acquisto. Altri lo ottennero con un prezioso servizio militare o civile, o con il favore di qualche uomo illustre. L'ingresso nel regno di Dio non può essere ottenuto in questo modo

1 Non per nascita, Giovanni 1:13

2 né per acquisto, Atti 8:20

3 né per favore dell'uomo, Giovanni 1:13

4 né con un comportamento meritorio, Efesini 2:9

Diventiamo cittadini del regno spirituale ed eredi della vita eterna. È piuttosto per l'influenza dello Spirito di Dio su di noi e dentro di noi, Giovanni 3:5 e per la nostra appropriata e corrispondente azione in risposta, per la penitenza di spirito e l'umile fede in un Divino Salvatore, Atti 20:21 che diventiamo veri sudditi del grande Re, e abbiamo i nostri nomi iscritti in quell'albo benedetto che è il Libro della Vita.

24 Offerta e bade, A.V.; per quale causa per cui, A.V., così gridato gridò, A.V. Il capitano in capo vedi Atti 21:31 -- , nota -- Il castello vedi Atti 21:34 -- , nota -- Esaminato; ajnetazesqai, solo qui e nel Versetto 29. in Giudici 6:29 Codex Alexandrinus e nella Hist. di Susanna 14 il verbo ha il senso semplice di "indagare". La parola classica per "esaminare", e specialmente con la tortura, è ejxetazein. Per flagellazione mastixin. Il mastix era in latino il flagello, il più severo strumento di fustigazione, anche se anche con la virga più leggera, la verga del littore, gli schiavi e altri venivano picchiati a morte usque ad necem. Non era lecito picchiare un cittadino romano nemmeno con la virga rJabdov; stix, Atti 16:22,35,37, note. Il ma, o flagello, era quello con cui nostro Signore fu flagellato per ordine di Pilato sav Matteo 27:26 -- , dove fragellw deriva dal latino flagellum; Marco 10:34; Luca 18:33; Giovanni 19:1 Senza dubbio Lisia non aveva capito la lingua ebraica di Paolo, e quindi non sapeva che cosa fosse che provocava un tumulto così feroce tra il popolo

25 Quando lo ebbero legato con le cinghie, come lo avevano legato con le cinghie, A.V. Quando l'avevano legato, ecc. Questa non sembra essere una resa corretta. Proteinw può significare solo "distendersi davanti" o "esporre all'azione" di qualsiasi cosa, se preso in senso letterale; iJmav, ancora, significa più naturalmente il "perizoma" o la sferzata di una frusta o di un flagello che un perizoma con cui legare un uomo; infatti, si pensa che sia etimologicamente connesso con mastix, Meyer, quindi, comprende correttamente il passaggio nel senso di quando lo avevano steso sul palo pronto a ricevere la flagellazione. È legale, ecc.? Paolo ora invoca i suoi privilegi come cittadino romano, giusto in tempo per fermare l'oltraggio, ricordando, senza dubbio, il terrore ispirato nei magistrati di Filippi quando scoprirono di aver picchiato con le verghe un cittadino romano non condannato vedi Atti 16:38 Non condannato ajkatakritouv; Atti 16:37. Si trova solo in questi due passaggi del Nuovo Testamento, e da nessun'altra parte

Momenti per soffrire e momenti per ottenere sollievo dalla sofferenza

Questo argomento è suggerito dal fatto che, sebbene la richiesta dell'apostolo del suo diritto di primogenitura romano gli sarebbe sempre stata di grande aiuto, egli la usò solo occasionalmente; da questo fatto possiamo dedurre che a volte sentiva che era suo dovere sottomettersi alla sofferenza, e che, altre volte, sentiva ugualmente il dovere di resistere alla sofferenza. Probabilmente un'attenta valutazione delle circostanze connesse con ciascun caso portò alle sue decisioni. Qui possiamo vedere che nessuna testimonianza speciale poteva essere data dal suo paziente sopportare la sofferenza, visto che era tra estranei, che non sapevano nulla di lui o della sua missione, così si sentiva libero di assicurarsi sollievo dall'indegnità e dal dolore, e si appellava per i suoi diritti di cittadino romano. L'apostolo parlò mentre si preparavano a flagellarlo. Secondo l'usanza romana, veniva spogliato fino alla vita e legato con cinghie di cuoio alla colonna, o palo da frusta, che veniva usato all'interno della fortezza per questo tipo di tortura. "Era illegale flagellare un cittadino romano in ogni caso; era un'esasperazione torturarlo come si torturano gli schiavi solo come mezzo di indagine" vedi Atti 16:37 Ricorda il passaggio familiare, Ecclesiaste 3:1-8

I LA CHIAMATA DI CRISTO A SOFFRIRE. Di San Paolo Cristo aveva detto: "Gli mostrerò quanto grandi cose dovrà soffrire per amore del mio nome" Cantici ai suoi primi discepoli Cristo parlò della persecuzione e della sofferenza come parte della sorte necessaria dei suoi discepoli. Confronta i suoi insegnamenti nel sermone sul monte Matteo 5:10-12 con Giovanni 15:18-21

1. Come fatto storico, gli apostoli precedenti hanno scoperto, la sofferenza accompagna l'adempimento della missione di Cristo; e l'apostolo Paolo ha avuto una vita piena di pericoli e di dolore

2. Come fatto della presente osservazione, la sofferenza è in gran parte la sorte del cristiano. Essa avviene in parte a causa del suo conflitto con il male in se stesso e nel mondo, e in parte come una disposizione divina per la sua prova morale e il suo addestramento

3. Come dottrina della Parola divina, la sofferenza è

1 un mezzo per santificare il credente: "La tribolazione produce pazienza", ecc.;

2 un mezzo per testimoniare al mondo la potenza della grazia sostenitrice di Dio e la bellezza delle virtù cristiane. Dio ha tali testimoni nei suoi grandi sofferenti, in ogni epoca e in ogni sfera della vita

II LA CHIAMATA DI CRISTO AD EVITARE LA SOFFERENZA. Vedete le sue istruzioni date agli apostoli e ai "settanta", quando li mandò nella loro missione di prova. Se perseguitati in una città, dovevano fuggire in un'altra. Anzi, in questo evitare la sofferenza, nostro Signore ci ha dato il suo esempio; infatti, in più di un'occasione si allontanò da un quartiere che era diventato pericoloso, e fuggì da coloro che lo avrebbero gettato dalla cima della collina. Cantici San Paolo, in relazione al nostro testo, si sentiva giustificato nell'evitare e resistere alla sofferenza. La difficoltà pratica che incontriamo è sapere quando dobbiamo sopportare e quando dobbiamo resistere; e i seguenti suggerimenti possono essere completamente illustrati:

1. Quando siamo in grado di riconoscere un bene immediato nelle nostre sofferenze, sia una benedizione degli uomini che la gloria di Dio, dovremmo essere preparati a sopportare con gioia

2. Quando la sofferenza arriva chiaramente negli ordini della provvidenza di Dio, dovremmo sopportarla

3. Quando scopriamo che possiamo, con la paziente sofferenza, dare una testimonianza necessaria per la verità cristiana o lo spirito cristiano, dovremmo essere disposti a soffrire

4. Quando ci troviamo tra estranei e nemici, possiamo usare la nostra influenza per evitare di soffrire

5. E quando la nostra sofferenza deriva chiaramente dalla mera ostinazione o dalla pura ignoranza degli uomini, facciamo bene a resistere. Si può anche insistere sul fatto che dobbiamo sempre seguire la linea della "coscienza" e del "dovere", quali che siano le conseguenze che ne derivano. Perciò i "tre giovani ebrei" non osano tirarsi indietro davanti alla fornace ardente, né Daniele dalla fossa dei leoni. Imprimete che abbiamo una guida interiore dello Spirito di Dio, proprio come aveva San Paolo; e che, se seguiremo l'esempio in tutta semplicità, saremo in grado di decidere, nelle circostanze della vita che si presentano, se è nostro dovere soffrire o evitare di soffrire. Sia che sopportiamo o che rifiutiamo di sopportare, dobbiamo cercare di glorificare Cristo e fare tutte le cose come parte del servizio che gli rendiamo amorevolmente.

26 E quando per quando, A.V.; per questo, A.V.; a per e detto, A.V.; e glielo disse, dicendo per dire, A.V.; Che cosa stai per fare? perché bada a quello che fai, A.V

27 E per allora, A.V.; e disse perché disse: A.V

28 Cittadinanza per la libertà, A.V.; sono un romano per era libero, A.V. Una grande somma pollou kefalaiou. La parola si trova qui solo nel Nuovo Testamento nel senso di "somma di denaro", ma è così usata negli scrittori classici. Cittadinanza; politeia, per "libertà della città", in Senofonte, Eliano, Polibio, Dione Cassio, ecc., e RAPC 3Ma 3:21. Dione Cassio 9; 17 riferisce che Messaliua, la moglie dell'imperatore Claudio, era solita vendere la libertà della città, e che in un primo momento la vendette megalwn xrhmatwn per un prezzo molto alto, ma che in seguito divenne molto economica. Con ogni probabilità Lisia l'aveva acquistata, e di conseguenza prese il nome di Claudio Renan, 'St. Paul,' p. 524. Sono nato in Roma. Non si sa come la famiglia di San Paolo abbia acquisito la cittadinanza romana

Nati naturalmente e spiritualmente liberi

I diritti di cittadinanza sono stati ottenuti in vari modi e per vari motivi. Alcuni uomini l'hanno avuta per nascita, altri per dono, altri per acquisto, altri ancora come riconoscimento pubblico di gesta eroiche. Questi possono essere illustrati in connessione con la cittadinanza di Londra, Glasgow, Edimburgo e altre grandi città. Un tempo la cittadinanza romana veniva venduta a un prezzo molto alto, ma in seguito il suo valore è diminuito e viene barattata per una sciocchezza. Non si sa come i genitori di San Paolo ottennero i loro diritti di cittadinanza, ma l'apostolo tenne il suo come un'eredità. San Paolo non era cittadino in virtù del fatto di essere nato a. Tarso. "Quella città, in considerazione delle sofferenze subite sotto Cassio, e a causa della sua adesione a Giulio Cesare, fu ammessa da Antonio a molti privilegi; Ma non era una colonia, solo una città libera, e questo non conferiva la cittadinanza. Si può presumere che la Senna degli antenati dell'apostolo fosse stata ammessa alla cittadinanza in riconoscimento di un buon servizio, civile o militare". Si fa una distinzione, che gli uomini ancora riconoscono, tra diritti acquisiti e diritti naturali; ma ai diritti di nascita si attribuisce un valore molto più alto che a quelli che possono essere ottenuti in qualsiasi altro modo. Fissiamo l'attenzione sul fatto che San Paolo è nato due volte libero. Egli sosteneva il diritto di nascita nella cittadinanza romana, e il diritto della nuova nascita divina nel regno di Cristo e dei cieli

I PRIVILEGI DELLA NASCITA UMANA

1. Illustrare in quali posizioni la loro nascita mette alcuni uomini, e quali conseguenti incarichi e responsabilità incombono su di loro

2. Mostrate che tali privilegi non devono essere disprezzati dal popolo cristiano, perché possono dare loro nobili opportunità di servire Cristo

3. Fai notare che l'invidia di coloro che sono nati per una posizione elevata è indegna di tutti coloro che sentono giustamente l'onore di avere un qualsiasi tipo o grado di fiducia da Dio

4. E imprimere che maggiore è la fiducia nella posizione e nel privilegio che un uomo può avere, più pesante sarà il suo giudizio se abusa dei suoi poteri e privilegi. "A chi ha molto sarà richiesto".

II I PRIVILEGI DELLA NASCITA DIVINA. Spiega le figure scritturali di "nuova nascita", "rinascita " e "rigenerazione". Illustrate che nessun uomo può acquistare un posto nel regno di Cristo per mezzo di

1 ricchezza,

2 merito,

3 o sforzo

L'unico ingresso è per una nascita divina: "Dovete nascere di nuovo"; l'unico diritto possibile del cristiano è il suo diritto di nascita. Questo tipo di diritto esclude ogni orgoglio e autocompiacimento. "Siamo salvati per grazia". Dà a Dio tutta la gloria; perché siamo "nati da Dio". Cambia tutti gli aspetti e le relazioni della nostra vita, così che ci sembra di esserci svegliati in un nuovo mondo con nuovi poteri. Ci pone sotto seri obblighi, ci assegna doveri alti e santi e ci offre un futuro glorioso. Se il cittadino romano era tenuto a camminare in modo degno della sua cittadinanza e ad onorare il nome romano ovunque andasse, molto più coloro che sono nati da Dio dovevano "camminare come figli della luce", "camminare in modo degno della vocazione per la quale sono chiamati". Vedi l'affermazione di San Paolo: "La nostra cittadinanza è nei cieli". -R.T

29 Quelli allora che stavano per esaminarlo si allontanarono subito da lui, perché allora subito si allontanarono da colui che avrebbe dovuto esaminarlo, A.V.; quando per dopo, A.V. Lo aveva legato hn aujtov, come riportato in Atti 21:33. jEke deqhnai: "Facinus est vinciri civem Remanum", Cicerone, in 'Verrem,' 5:66 citato da Meyer

30 Ma avanti avanti, A.V.; desiderando sapere perché avrebbe saputo, A.V.; lo sciolse per liberarlo dalle sue bande, A.V. e T.R.; il consiglio per il loro consiglio, A.V. e T.R.; per unirsi per apparire, A.V. e T.R. Ha abbattuto Paolo; dal castello alla sala del consiglio sottostante, alla sala Gazith o a qualche altro luogo di riunione. Probabilmente Lisia tenne ancora Paolo prigioniero per tutta la notte, a causa dello stato di eccitazione del popolo

Atti 23:11 - Paolo davanti al sommo consiglio

I LA SEMPLICITÀ E LA SINCERITÀ DI UNA BUONA COSCIENZA

1. Questo dà coraggio e fiducia virili

2. Agisce come una pietra di paragone sui suoi nemici, esponendo la loro ingiustizia, portando alla luce coloro che sono passionali e ingiusti nello spirito. La risposta di Anania alla dignitosa dichiarazione di Paolo è un colpo sulla bocca

3. Agisce allo stesso tempo, impartisce l'umiltà di un bambino. Grande fu la provocazione a uno spirito elevato come quello di Paolo. La sua prima risposta appassionata contrasta con quella di Gesù nella stessa occasione Giovanni 8:23 Ma alla rimostranza degli astanti, si scusa per l'esclamazione. O non riconobbe Anania come sommo sacerdote che presiede; o, riconoscendolo, intendeva far intendere che, mentre aveva tutto il rispetto per l'ufficio, non ne aveva per la persona che ne abusava in tal modo. "Se Paolo", dice Lutero, "assale così il sacerdote che è stato ordinato secondo la Legge di Mosè, perché dovrebbe! Teme di assalire i vescovi dipinti e i fantasmi che vengono dal papa, senza alcun comando da Dio e dagli uomini?"

4. Padronanza di sé e prudenza, con sincerità Versetto 6. Paolo è la pecora in mezzo ai lupi Matteo 10:16 C'era tatto e verità in questa confessione. Era un Fariseo per nascita e per educazione, e anche per la posizione attuale, poiché sosteneva l'autorità della Legge Divina in opposizione alla frivolezza dei Sadducei. Questo era il terreno comune su cui lui e i Farisei si trovavano. Paolo dice ciò che è semplicemente vero. Sono solo l'autocontrollo, la sincerità e la semplicità che possono dare all'albero fermezza e consistenza

II LE INCONGRUENZE DELLA DISONESTÀ. Versetti 7, ecc. Ci fu una spaccatura nell'assemblea, causata dalla confessione di Paolo. È un'immagine di ciò che sta accadendo nel mondo. Le sette e i partiti si dividono e lasciano libero spazio e passaggio alla verità di Dio. Lo spirito di partito attirò i Farisei verso Paolo; eppure la sapienza di Dio raggiunge il suo fine con questo mezzo. Egli fa l'ira dell'uomo per lodarlo. L'ufficiale romano prende, come al solito, la parte di un indifferentista, e ordina la rimozione del prigioniero. Così le parti contendenti sono messe a tacere e i loro obiettivi sono sconfitti dalla loro stessa passione e violenza, mentre la causa del diritto prevale

III LA VOCE DAL CIELO. Un grande bisogno porta grande conforto. Dio è contento della testimonianza che ha reso. Più grandi delle prove dei nemici sono quelle che sorgono dai dubbi di una coscienza sensibile. Abbiamo detto e fatto del nostro meglio? La delusione del risultato si riflette nel turbamento della coscienza. Ma i risultati non sono per nostro ordine; Lo scopo è. Non possiamo comandare il successo; ma possiamo meritarlo e godere della testimonianza di una buona coscienza. Il "conforto con il quale sono confortato da Dio". Compensa il giudizio ingiusto del mondo; per gli insulti al proprio ufficio; per i dolori dell'autocondanna. Soprattutto, rafforza per i conflitti del futuro. È un alloro sulla fronte dell'eroe di Dio, la parola: "Renderai testimonianza di nuovo". D'ora in poi la storia apostolica ruota attorno alla testimonianza che Paolo adempirà a Roma. Lezioni: Il vero testimone cristiano deve avere, prima di tutto, la buona coscienza nel suo petto. La violenza dei nemici della verità sarà allora un certificato a suo favore; godrà della simpatia degli onesti e dei senza pregiudizi sulla terra, e della certezza del Giudice Divino in cielo.

Illustratore biblico:

Atti 22

1 CAPITOLO 22

Atti 22:1-21

Uomini, fratelli e padri, ascoltate la mia difesa.- La difesa di Paolo:

1.) Sia che consideriamo l'uomo, le circostanze, il discorso o l'effetto prodotto, questo discorso è degno di essere annoverato tra i discorsi famosi dei secoli. Eppure non era il discorso di un grande leader politico, ma la difesa di un povero, senza amici, prigioniero ammanettato

(2.) La maggior parte degli uomini non avrebbe desiderato nulla di più che essere scacciati in fretta dalla vista della folla. Non è così per Paolo. Appena liberato dalla più terrificante di tutte le forme di pericolo, la furia omicida delle masse, si rivolge alle migliaia di persone densamente affollate, che gli erano tenute lontane solo da una piccola cintura di spade romane

(3.) Quale ambiente avrebbe potuto essere più sfavorevole: una scalinata affollata per un palco, una folla in aumento e ostile per un pubblico, un braccio ammanettato per interferire con la libertà di azione. Ma dietro a quel discorso c'era un uomo; una vita di sofferenza ed eroismo, un'incrollabile convinzione della verità pronunciata, un amore insondabile per il Salvatore la cui causa era difesa, c'era dietro quel discorso. Tre elementi lo hanno reso grande

(I.) La sua saggezza e moderazione. Gli ebrei devono essere stati terribilmente eccitati quando cominciò. Gli ebrei avevano lottato con la folla in un conflitto corpo a corpo. Gli Ebrei conoscevano il suo carattere disperato e spregevole, e che era stato su un'accusa falsa e maliziosa che questo tumulto contro di lui era stato eccitato. Ora dovremmo aspettarci qualche terribile invettiva. Curran, o Grattan, o Wendell Phillips, avrebbero fatto appassire quegli ebrei. Per natura era irascibile come tutti gli altri, e ci si aspetterebbe che cominciasse: "Bugiardi, ipocriti, sepolcri imbiancati, ascoltate la mia difesa". Ma no; Anche a quella folla odiosa si rivolge in termini di massimo rispetto. Poi li riconcilia ancora di più parlando nel loro dialetto, ogni sillaba del quale era musica per le loro orecchie. C'è molto da imparare da questo esordio. Quando cerchi di convincere gli uomini, scopri cosa hai in comune con loro. Conquista le loro simpatie mostrando i segni della comune umanità. E per mostrare questa simpatia, sentite questa parentela. Andate nei bassifondi di qualsiasi grande città; vai alla più lontana riva pagana; Entra nella chiesa alla moda, con tutto ciò che abbiamo qualcosa in comune. Siamo tutti uomini e peccatori immortali per i quali Cristo è morto. In confronto a questi vincoli di unione, quali sono le altre distinzioni?

(II.) La sua semplicità. Non c'è alcun tentativo di retorica. La semplice storia della sua conversione è raccontata senza abbellimenti. Dopo tutto, questo modo semplice e sperimentale di parlare per Cristo non è forse il migliore? Le parole lunghe, le frasi coinvolgenti e le frasi altisonanti hanno mai convertito qualcuno? Quando Abraham Lincoln era solito perorare davanti alle giurie degli agricoltori dell'Illinois, si dicevano l'un l'altro: "Lincoln non può fare una grande orazione, ma può in qualche modo mostrarci dove sta la verità". Il suo discorso di Gettysburg è stato dichiarato dalla più alta autorità come uno dei tre più grandi discorsi mai pronunciati in America, eppure non c'è una parola o una frase che un ragazzo non possa capire. No, l'eloquenza non consiste nel rumore. La folla faceva molto più rumore di Paolo, ma Paolo fece un discorso che sarà letto per mille anni a venire, mentre i loro deliri selvaggi e incoerenti si sono persi da tempo nell'impeto del tempo. Non c'è forse un pensiero di incoraggiamento qui? Non siamo uguali all'orazione eloquente, ma siamo uguali alla semplice narrazione dell'esperienza. In questo potrebbe risiedere il potere di conversione dell'anima

(III.) La sua veridicità. Sarebbe stato molto facile per lui colorare o esagerare la verità, e spaventare le fantasie superstiziose del suo pubblico facilmente eccitato. Ma scelse di fare appello ai loro cuori con la semplice verità. Ecco un'arma che tutti noi abbiamo per abbattere l'errore: la recitazione di una verità che abbiamo sperimentato e che è entrata nella nostra vita

(IV.) La sua coraggiosa espressione. Paolo non nascose nulla, non modificò nulla. Ebrei raccontò la sua storia diretta e la lasciò lasciare che facesse la sua impressione. C'era una parola che sapeva avrebbe riempito di rabbia i suoi nemici, era la parola "Gentili". A causa del fatto che egli aveva portato il Vangelo ai Gentili, questa folla impazzita era stata risvegliata. Ora, dovrebbe egli dichiarare che la sua missione era quella di portare loro il Vangelo? Con una sola parola può suscitare tutte le loro passioni, o, evitandola, può atteggiarsi a fariseo onorato e dotto. Un caloroso abolizionista, che parlava contro la schiavitù umana in un mercato di schiavi di Richmond prima della guerra, non si trovava mai in una posizione più pericolosa di Paolo se dichiarava o esprimeva alcuna simpatia per i Gentili. Ma noi sappiamo quale condotta seguirà Paolo, e la seguì. "Gli diedero udienza a questa parola, e poi" (Versetto 22). Conclusione: Questo era un discorso del tutto non premeditato dell'apostolo. Ebrei era così pervaso e pieno dell'amore di Cristo, che quando lo prendeva alla sprovvista non poteva fare altro che raccontare la vecchia, vecchia storia. E non avrebbe potuto fare nulla di più o di più. (J. E. Clark.) Difesa di Paolo:

(I.) Perseguitare la Chiesa di Cristo

(1.) La primogenitura fra l'eletto popolo di Dio non impedì a Paolo di perseguitare precocemente quelli che credevano nel Figlio di Dio. Potremmo essere nati in una terra cristiana, e ancora non essere cristiani

(2.) Un'istruzione più completa non impedì a Paolo di perseguitare i seguaci di Cristo. Possiamo avere un'istruzione universitaria e rimanere ancora bigotti, ignoranti, oppositori della verità

(3.) Uno zelo divorante non fece che rendere l'attività sbagliata di Paolo ancora più disastrosa. Faremmo meglio a non essere mai zelanti piuttosto che avere zelo solo per il torto

(4.) Un'implacabile determinazione rese l'opera malvagia di Paolo di perseguitare sempre più male. Siamo molto peggio per avere una forte volontà, se è una volontà sbagliata

(5.) L'odio per la Via portò Paolo sulla via della persecuzione. Se non amiamo il Salvatore, ci troveremo presto ad attaccare coloro che lo fanno

(II.) Ascoltare la voce di Cristo

(1.) La grande luce brillava nell'ampio bagliore del mezzogiorno. La gloria divina oscura ogni splendore terreno

(2.) La voce divina chiamò il peccatore per nome. Cristo si rivolge a ciascuno personalmente, ed è una perdita di tempo sostenere che il messaggio era destinato a qualcun altro

(3.) Fu Gesù ad essere perseguitato. I nostri peccati non sono principalmente contro i nostri amici, contro noi stessi o contro la nostra Chiesa; ma contro il nostro Salvatore

(4.) La vera risposta all'avvertimento divino è: "Che cosa devo fare, Signore?" Ciò di cui abbiamo fatto, possiamo pentircene, ciò che faremo mette alla prova la sincerità del nostro pentimento

(5.) Il Signore mandò Paolo direttamente a Damasco, dove l'apostolo aveva già viaggiato. Il cristianesimo non toglie l'uomo dal suo ambiente terreno; lo manda a Damasco, ma con un nuovo scopo e una nuova speranza

(6.) L'inizio della vita cristiana è nella fede. Dobbiamo aspettare fiduciosamente fino a quando non arriviamo a Damasco perché i piani di Dio riguardo alla nostra vita si dispieghino

(7.) La nuova visione delle cose celesti potrebbe benissimo accecare i nostri occhi alle cose di questo mondo. 8. Il viandante riscattato, il persecutore rigenerato, il malfattore riconquistato, sono tutti testimoni sicuri di quale potere ci sia nella vita cristiana

(III.) Chiamati al servizio di Cristo

(1.) Dobbiamo affrettarci e raggiungere il nostro campo di lavoro cristiano, specialmente se, come Paolo, abbiamo trascorso i primi anni della nostra vita opponendoci al cristianesimo

(2.) Abbiamo il diritto di scegliere il campo di missione domestico come nostro luogo di lavoro, ma se Dio indica che il nostro posto è tra le missioni estere, è nostro dovere andare lì

(3.) Ci sentiremo sempre ostacolati dalla storia dell'opposizione che ha preceduto la nostra accettazione di Cristo, ma possiamo comunque fare un lavoro completo per Cristo

(4.) Siamo responsabili sia del nostro agire che del nostro acconsentire a ciò che fanno gli altri. Potremmo essere implicati nell'omicidio di Stefano senza aver scagliato una pietra

(5.) Possiamo giustamente fermarci e riflettere e considerare la nostra condotta futura fino a quando Dio non la interrompe con un perentorio "Partenza". Allora dobbiamo alzarci subito e andare. (S. S. Times. La legittimità dell'autodifesa: Aman non deve sempre difendere se stesso, o spiegare le sue azioni, agli altri. La vita è troppo breve e il tempo è troppo prezioso per questo. Ma ci sono occasioni in cui un uomo deve a se stesso, ai suoi amici e alla causa della verità, parlare e chiarire quello che ora è un groviglio di incongruenze, o una rete di idee sbagliate. È un'ottima cosa sapere quando spiegare e quando lasciare che le cose si spieghino da sole. Paolo aveva sapienza dall'alto che gli permetteva di fare la cosa giusta in questa linea. Ogni uomo che abbia la fede di Paolo può avere sapienza su questo punto dalla fonte della sapienza di Paolo. (H. C. Trumbull, D.D.) La difesa e le armi di un uomo di Dio in tempi difficili:

(I.) Per se stesso, ha il diritto e la legge che devono proteggerlo, purché ne abbiano il potere

(II) Dentro di sé, egli porta l'equanimità di una buona coscienza, che rimane indisturbata nella tempesta delle passioni

(III.) In se stesso mostra il potere di una personalità divinamente consacrata, che non manca di impressionare anche le folle brutali

(IV.) In Dio, ha un amico che dice: "Nessuna arma fabbricata contro di te prospererà". (K. Gerok.) Il memorabile sermone di Paolo a Gerusalemme:

(I.) Il predicatore: in catene

(II.) Il pulpito: le scale per la caserma romana

(III.) I diaconi che lo condussero: i soldati

(IV.) I salmi che precedettero il discorso: grida omicide

(V.) La congregazione: un popolo entusiasta

(VI) L'unzione che egli porta con sé: lo Spirito del Signore, come Spirito di fede, di amore, di sapienza e di forza. Paolo e gli ebrei bigotti:

1.) I cristiani possono essere chiamati in qualsiasi momento per "una ragione della speranza che è in loro", e dovrebbero essere "pronti a darla, con mansuetudine e riverenza" (Versetto Versetti 1; Versetto 1Pietro 5:1)

(2.) Dovremmo considerare nella migliore luce anche gli atti dei nemici (3)

(3.) Le preghiere vengono spesso esaudite nei modi che meno ci aspettiamo. Non solo le nostre gioie più grandi, ma anche le nostre delusioni più acute, sono sperimentate nella comunione divina. Paolo desiderava prima di tutto essere un apostolo degli ebrei. Anche le devozioni devono cessare quando le esigenze del dovere sono urgenti. È bene portare lo zelo e la consacrazione acquisiti nella preghiera nella vita e nell'azione. Ci sono molti compiti per i quali siamo impreparati fino a quando non siamo stati infiammati dalla devozione (Versetto 17, 18)

(4.) Gli uomini non sono sempre i migliori giudici su come, quando e dove faranno il massimo bene (Versetti 19, 20)

(5.) I lontani propositi e preparativi del cristianesimo dimostrano il suo carattere e la sua potenza divina (Versetti 21)

(6.) Dove c'è rettitudine consapevole, una narrazione dei fatti è la migliore difesa

(7.) La durezza del cuore è soprannaturale quanto la sua conversione. (A. F. Muir, M.A.) L'indirizzo di Paolo sulle scale: - In questo discorso egli

1.) Si dichiara ebreo per nascita e per educazione (Versetto 3)

(2.) Descrive il suo zelo persecutorio contro i cristiani (4-6)

(3.) Narra la sua miracolosa conversione (Versetti 6-10)

(4.) Mostra come la sua accoglienza nel nuovo corpo fu per mezzo dell'agenzia ebraica (Versetti 12-16)

(5.) Fa un resoconto del suo apostolato tra i Gentili (Versetti 17-21). Nell'indirizzo si noti che:

(I.) L'io è incriminato. Non viene pronunciata una sola parola a rivendicazione della sua condotta prima della conversione; al contrario, lo dipinge con i colori più scuri. Che cosa può scoprire un uomo nella sua storia prima della conversione a cui guardare con compiacimento?

(II.) Cristo è onorato

(1.) La sua conversione è attribuita a Lui come sempre

(2.) Il suo incarico è attribuito a Lui; Cristo divenne tutto per l'apostolo dopo la sua conversione

(III.) La conversione è memorabile. Erano passati venticinque anni, eppure gli incidenti erano nuovi. Così è in tutti i casi autentici di conversione. (D. Thomas, D.D.) Lo schizzo della vita di Paolo: o come un servo di Dio guarda indietro alla sua vita

(1.) Con grato ricordo dei benefattori umani (Versetto Versetti 3)

(2.) Con la confessione penitente delle proprie vie erronee

(3.) Con umile lode per le azioni di grazia divine, (Versetto 6-16)

(4). Con chiara consapevolezza della chiamata della sua vita (18-21). (K. Gerok.L'autobiografia dell'apostolo: - La vita dell'apostolo, così come egli la delinea, può essere divisa in tre parti

(I.) Paolo perseguita Gesù. Perseguitando i discepoli, infatti, ha perseguitato il loro Signore. Ebrei perseguitati

1.) In modo intelligente. Quando questa odiata setta fu sciolta a Gerusalemme dopo il martirio di Stefano, egli vide in un attimo che i frammenti dispersi dovevano essere annientati prima che la vittoria fosse completa. In questo mostrò il vero genio di un generale. Perciò preparò deliberatamente i suoi piani per molestare le schiere di discepoli disperse

(2.) Incessantemente. Tutte le donne e gli uomini che amavano Gesù, Paolo li odiava. Gli ebrei non davano tregua a nessuno. Niente di meno che la morte di Stefano avrebbe soddisfatto la sua anima assetata di sangue. Lo sterminio è l'obiettivo che egli intende raggiungere

(3.) Consacratamente. Gli Ebrei si dedicarono a quest'opera; non solo i suoi mezzi o i suoi pensieri, ma se stesso. Gli ebrei disprezzavano il lavoro per procura. Come devono averlo amato gli ecclesiastici di Gerusalemme! Come i cristiani devono averlo temuto, proprio come i Saraceni temevano Riccardo Cuor di Leone

(II.) Paolo si prostra davanti a Gesù. Sì, nella polvere, sulla via di Damasco. Sì, davanti a quello stesso Gesù, che aveva odiato con tutta l'anima. In un istante tutti i suoi piani cari furono dissipati ed egli gridò: "Signore, che cosa vuoi che io faccia"? Umanamente parlando, la storia del mondo è stata più cambiata da quell'incidente che da una qualsiasi delle "battaglie decisive del mondo". Ci piace raccontare di Platea, delle Termopili, di Maratona, di Tours, di Waterloo e di Gettysburg, ma tutte queste non hanno esercitato un'influenza così grande come questa battaglia di Gesù contro Paolo suo nemico. Durò solo un attimo e il fariseo fu vinto una volta per tutte. Nota: Alcuni scettici spiegano questo avvenimento con il fatto che Paolo fu colpito dal sole e che scambiò la luce accecante del sole per un'apparizione divina. Al che rispondiamo che, se un'insolazione può far diventare tali predicatori, faremmo meglio a chiudere i nostri seminari teologici e a mettere tutti i loro studenti sotto un sole cocente. Tale critica è alla pari di quella del commentatore tedesco, il quale dice che quando Gesù disse a Marta: "Ma una cosa è necessaria", Ebrei intendeva: "Non cucinare troppo, abbiamo davvero bisogno di un solo piatto".

(III.) Paolo prega Gesù. Quando un uomo si prostra davanti a Gesù, non passerà molto tempo prima che cominci a pregare (Versetti Atti, ix, 11). In questa preghiera evidentemente chiese una guida su ciò che poteva fare per Gesù. Una bella preghiera quella per un giovane convertito. Troppi si limitano a chiedere perdono e si fermano. Anche Paolo chiese ordini. (A. F. Schauffler.) Esperienza personale:

1.) Ci chiediamo quale discorso farà ora Paolo. Entrerà in qualche dotto argomento e confonderà i suoi ascoltatori con la sua eloquenza celeste? Il pubblico è diverso da qualsiasi altro pubblico a cui si sia mai rivolto, e ora si trova nella metropoli del paese. Qual è la sua difesa? Ebrei racconta ancora una volta la storia della sua conversione, e niente di più. La sublimità di quell'atto non ha eguali. Qui non c'è argomentazione, critica, erudizione, ma una semplice esposizione di fatti; la domanda era: "Dopo questo, cosa potrei fare"? 2. Ci siamo chiesti come la vecchia storia della conversione portasse l'usura della vita apostolica; La risposta è davanti a noi. Essendo scesi in città, nel deserto e al di là del mare, Dopo essere stato percosso, lapidato, imprigionato, l'Apostolo finisce esattamente da dove ha iniziato: raccontando la semplice esperienza della propria anima. La storia è la stessa. A volte l'immaginazione rovina la memoria; e getta il proprio colore sui fatti più semplici della prima infanzia, e cominciamo a considerare quei fatti come un sogno. Questo è particolarmente vero per l'immaginazione religiosa; Ci porta a rinnegare il nostro io primitivo, a considerare le nostre prime preghiere come appassionate e sentimentali piuttosto che come sobrie e vitali. È interessante, quindi, scoprire che Paolo, dopo tutta la molteplice esperienza della vita di un missionario, ripete la vecchia storia esattamente come si è verificata nella prima parte della sua vita. Paolo pose e tenne entrambi i piedi sulla roccia dei fatti che erano accaduti a sua conoscenza

(3) Il cristianesimo non deve essere difeso con semplici argomenti, con l'uso abile di termini eleganti e frasi sottili; Non sfida il mondo a una battaglia di opinioni. Il cristianesimo è un'incarnazione; si erge nei suoi stessi uomini viventi e dice: "Questa è la mia opera; la controversia che ho con il mondo è questa: produci i tuoi uomini e io produrrò i miei". L'albero si riconosce per i suoi frutti. Se la Chiesa volesse rimanere fermamente su questo punto, non ci sarebbe bisogno di controversie. Se in uno stato d'animo sfortunato fai riferimento al caso di qualcun altro, potresti rimanere perplesso da qualche domanda incrociata sull'ordine dei fatti; ma se ti stai per conto tuo non c'è risposta

(4.) Il racconto che Paolo chiamò la sua "difesa". La difesa del cristianesimo non è un libro, ma un uomo, non un argomento, ma una vita. Naturalmente ci verrà detto delle mancanze dei cristiani. Così sia; e tuttavia rimane la verità che i cristiani sono la difesa del cristianesimo. Mi dici che Londra è una città sana! Venite con me negli ospedali e vi mostrerò tutte le malattie conosciute in questo clima. Vieni con me di casa in casa, e in quasi tutte troverai qualcuno malato. Questo tipo di argomentazione non sarebbe ammessa su questioni sanitarie; eppure gli stessi uomini che probabilmente la rifiuterebbero sulla base di un tipo fisico, potrebbero essere tentati di usarla in relazione ai cristiani. Ci sono cristiani malati, storpi cristiani; eppure resta vero che anche il cristiano più debole può avere intorno a sé il peculiare manuale del segno del cielo

(5.) Ecco, dunque, la linea chiara lungo la quale dobbiamo muoverci quando siamo chiamati alla nostra difesa. «Uomini, fratelli e padri», dice una povera vecchia madre della Chiesa, «ascoltate la mia difesa. Sono stato lasciato nelle difficoltà, nei guai e nel dolore; Non sapevo a chi rivolgermi: mi sedetti e sentii il dolore di una totale impotenza, quando all'improvviso udii una voce che mi diceva: 'Prega il Padre tuo che sei nei cieli'. Non avevo mai pregato nel modo giusto; ma, in quel momento, i miei occhi si illuminarono di speranza, e caddi a terra, e chiesi al Signore di mostrarmi ciò che gli Ebrei volevano che facessi. All'improvviso ci fu una grande luce intorno a me, e una mano afferrò la mia, e da allora ho sentito di non essere un orfano, ma sotto la supervisione paterna. Dolce vecchia madre! Siediti; I filosofi non potranno mai rispondere a questa domanda. Non hai nessuna storia da raccontare sui giorni bui e senza amici; l'improvvisa suggestione che agitava la mente; l'ispirazione come un lampo di luce a mezzanotte; La chiave che da allora ha aperto ogni cancello? Alzati e racconta la tua storia. Non lasciarmi ascoltare le vostre opinioni, i vostri punti di vista e le vostre speculazioni: tenetele per voi; ma quando invochiamo la tua difesa, leggi dalle pagine del tuo cuore. Qui sta il segreto di una predicazione ardente

(6.) Un uomo convertito è colui che è completamente capovolto in ogni atto, motivo, impulso e proposito; uno che viaggiava verso est, ma ora sta marciando dritto verso ovest. Potevi dire cosa ti aveva fatto cambiare: era una morte, un dolore, la lettura del Libro, un sermone, una provvidenza singolare, l'udire un inno, il tocco di un bambino, la sensazione di un'agonia interiore. Questa è la vostra difesa; non è mia; Non è di un altro uomo, probabilmente. Ogni uomo ha la sua visione di Dio, la sua concezione della Croce

(7.) Vogliamo più esperienza personale nella Chiesa. Qui è valida l'idea di alcune comunioni cristiane: che dovremmo incontrarci periodicamente e dire in modo udibile ciò che Dio ha fatto per l'anima. E, a giudicare dalla storia apostolica e dai precedenti, nulla è così convincente, così soddisfacente, come per l'anima raccontare la propria storia, con le proprie parole, e quando l'anima lo fa, verrà predicato il migliore di tutti i sermoni. Chiunque abbia conosciuto il ministero di Cristo nell'anima può dire: "Una volta ero cieco; ora capisco". (J. Parker, D.D.) 2, 3. E quando udirono ciò, egli parlò in lingua ebraica.- Il metodo di Paolo per calmare la folla: - La lingua ebraica era la loro lingua più cara. Li ha toccati fino alla compassione. Paolo ebbe una nuova presa su di loro quando parlò in quella lingua. Gli ebrei lo sapevano, e perciò scelse quella lingua per parlare loro. Paolo mostrò la sua sapienza e mostrò uno spirito gentile e amorevole proprio con le parole della sua scelta in quel tempo. È sempre meglio scegliere punti di accordo, piuttosto che di differenza, in ogni tentativo di raggiungere gli altri per il loro bene, o per la causa della verità. Eppure ci sono coloro che sceglieranno i punti di divergenza come punto di partenza di un tale sforzo, e poi si considereranno "martiri" quando sperimenteranno i risultati di un conflitto che hanno inutilmente provocato. (H. C. Trumbull, D.D.I predicatori dovrebbero parlare in modo comprensibile: - Quando il popolo udì Paolo parlare in una lingua intelligibile, divenne silenzioso e attento. Molti predicatori sono da biasimare per la disattenzione del loro pubblico. Parlano in modo affettuoso, o al di sopra della comprensione del popolo. Un predicatore che ha lo scopo di edificare, dovrebbe sforzarsi di presentare la verità nel modo più semplice e comprensibile e di rivolgersi al cuore. L'insegnamento di Gesù è l'esempio più completo e benedetto. (Pastore Apostolico.Sono veramente un uomo che è un ebreo.Il valore dell'esperienza personale: L'esperienza di un uomo è un elemento di potere nel suo insegnamento ed egli ha il diritto di farne uso per il bene. Sia che la pensi ora come prima, sia che abbia cambiato opinione, parla con maggiore forza ai suoi ascoltatori, quando mostra loro che conosce tutto del loro modo di vedere le cose, per essere stato lui stesso al loro posto. "Che ne sai tu?" è un modo molto comune di deridere il saggio consiglio di un uomo saggio contro una condotta del tutto diversa dal suo attuale modo di vivere. "Ci sono passato tutto da solo", è una risposta giusta a quel ghigno. Paolo comprese il valore di questo tipo di risposta; ed è bene che tutti noi lo teniamo a mente. (H. C. Trumbull, D.D.) Portato su. ai piedi di Gamaliele.- I vantaggi di un'educazione rabbinica per Paolo: - Il corso di istruzione che un rabbino doveva seguire era lungo e particolare. Consisteva interamente nello studio delle Scritture e nei commenti dei saggi e dei maestri su di esse. Le parole della Scrittura e i detti dei saggi sono stati affidati alla memoria; si è discusso dei punti controversi; e con una rapida raffica di domande, che gli studiosi potevano porre come i maestri, l'ingegno degli studenti si aguzzava e le loro vedute si allargavano. Le straordinarie qualità dell'intelletto di Paolo, che furono cospicue nella sua vita successiva - la sua meravigliosa memoria, l'acutezza della sua logica, la sovrabbondanza delle sue idee e il suo modo originale di affrontare ogni materia - si manifestarono per la prima volta in questa scuola e suscitarono, possiamo ben credere, il caloroso interesse del suo maestro. Ebrei stesso imparò molto qui, il che fu di grande importanza nella sua carriera successiva. Anche se doveva essere specialmente il missionario dei Gentili, era anche un grande missionario per il suo popolo. In ogni città che visitò dove c'erano ebrei, fece la sua prima apparizione pubblica nella sinagoga. Lì la sua formazione come rabbino gli assicurò l'opportunità di parlare, e la sua familiarità con i modi di pensare e di ragionare ebraici gli permise di rivolgersi al suo pubblico nel modo più adatto a garantire la loro attenzione. La sua conoscenza delle Scritture gli permise di addurre prove da un'autorità che i suoi ascoltatori riconoscevano come suprema. Inoltre, era destinato a diventare il grande teologo del cristianesimo e il principale scrittore del Nuovo Testamento. Ora il Nuovo è nato dal Vecchio; l'uno è in tutte le sue parti la profezia e l'altro il compimento. Ma ci voleva una mente serba non solo del cristianesimo, ma dell'Antico Testamento, per far emergere tutto questo; e, nell'età in cui la memoria è più ritentiva, Paolo acquisì una tale conoscenza dell'Antico Testamento che tutto ciò che contiene era a sua disposizione: la sua fraseologia divenne il linguaggio del suo pensiero; scrive letteralmente tra virgolette, e cita da tutte le parti con uguale facilità: dalla Legge, dai Profeti,

e i Salmi. Così il guerriero fu equipaggiato con l'armatura e le armi dello Spirito prima di sapere per quale motivo doveva usarle. (J. Stalker, D.D.) Zelante verso Dio.-Zelo:-

I. La sua natura - fervore - da un verbo che significa "bollire". Si oppone all'indifferenza o alla tiepidezza. Il suo oggetto può essere buono o cattivo, una persona o una cosa, la verità o l'errore. Gli ebrei e Saul erano zelanti per la legge e la tradizione dei loro padri; e con zelo perseguitò la Chiesa

(II.) I suoi criteri

(1.) Non.

(1) L'oggetto. Non ci può essere infatti alcun santo zelo per il peccato o l'errore; ma può esserci uno zelo empio per Dio e per la verità, come nel caso di Saulo.

(2) L'energia, o l'abnegazione e gli sforzi a cui conduce. Molti uomini empi sono estremamente fervidi e altruisti

(2.) Ma

(1) La fonte. (a) La fonte del falso zelo è o un interesse egoistico, come nel caso degli ebrei, dei romanisti, ecc; o lo spirito di partito, il sentimento nazionale, lo spirito di corpo; o falsa dottrina, odio per la verità. (b) La fonte del vero zelo, cioè come grazia cristiana, è lo Spirito Santo, come Autore di ogni bene, insieme con l'apprensione spirituale dell'eccellenza del suo oggetto, sia Dio, la verità o la Chiesa.

(2) I concomitanti e gli effetti. (a) Il falso zelo è maligno; Vero è benevolo. L'uno è il fervore di chi non è rinnovato; l'altro della mente rinnovata, come illustrato da Gesù e dai Giudei. (b) Il falso zelo è orgoglioso; Il vero è umile. L'uno nasce da un senso di superiorità che cerca di affermare e rivendicare; l'altro da quelle visioni di Dio e delle cose divine che tendono a produrre umiltà. (c) Il falso zelo è irriverente; vero è riverente. (d) Il vero zelo è legato a una vita santa

(III.) Il suo obbligo. È richiesto da

1.) L'infinita importanza degli interessi in gioco: la gloria di Dio, il progresso della verità, la salvezza degli uomini. Non preoccuparsi di queste cose è il peccato e il pericolo più grande. Dio dichiara quindi la Sua speciale avversione per il freddo e il tiepido

(2.) Le nostre relazioni con Dio e Cristo. Un bambino è zelante per suo padre, un suddito per il suo sovrano, un soldato per il suo comandante, un prigioniero per il suo redentore

(3.) Il fatto che lo zelo è una fonte primaria di potere spirituale. Questa qualifica in assenza di altri può fare meraviglie

(IV.) I mezzi della sua coltivazione. l. Evitare ogni finzione e affettazione; tutte espressioni di interesse maggiore di quello che si sente

(2.) Raccogli calore attraverso il rapporto continuo con Dio e apprezza l'influenza del Suo Spirito

(3.) Mantenete la vostra mente piena degli argomenti per i quali dovreste essere zelanti, e la vostra attenzione dedicata ad essi

(4.) Ricordate che essendo lo zelo un dono dello Spirito, tutto ciò che Lo rattrista spegne il nostro zelo. (C. Hodge, D.D.Il dottor Bonar racconta di un sogno che ha fatto una volta. Nel suo sogno gli angeli soppesarono il suo zelo, ed egli fu contento del risultato. Raggiunse il massimo e girò la bilancia a cento. Poi lo analizzarono, e la sua gioia svanì. Perché (su cento) quattordici parti erano puro egoismo, quindici parti settarismo, ventidue parti ambizione, ventitré parti amore per l'uomo e ventisei parti amore per Dio. Gli Ebrei si svegliarono dal suo sogno sobri e rattristati, ma decisero di una nuova consacrazione. Quanto zelo religioso (se analizzato) si rivelerebbe ancora più corrotto! Il vero zelo è costante: brucia con una fiamma costante. È umile: non si gonfia né si vanta. È puro: rifugge tutti i metodi malvagi. Si impara da Cristo, che era pieno di zelo, perché Ebrei era l'amore stesso. Il suo segreto è l'amore che l'amore di Cristo accende nel cuore degli uomini. Cerchiamo, dunque, uno zelo puro e immacolato, che resista alla prova penetrante di Dio. (G. H. James.)

6 CAPITOLO 22

Atti 22:6-10

E avvenne che, mentre ero in viaggio, giunsi vicino a Damasco.- La conversione di Saul:

(I.) L'energia mal indirizzata di Saul. L'immensa energia dell'uomo ci appare subito

(1.) L'energia è una splendida caratteristica del carattere di ogni uomo. È fantastico e amiamo ciò che è grande. È una cosa grandiosa guardare il mare possente, quando le onde si alzano alte come le montagne, e il grande petto dell'oceano è agitato dal trambusto selvaggio della tempesta. Sembra che ci sia una tale energia divina in esso, e i nostri cuori sono pieni di meraviglia e di stupore mentre lo guardiamo. Ci fa pensare a Dio. Ed è una cosa grandiosa vedere in un altro qualcosa di questa grande forza di azione; Una grande anima piena di energia attiva. Osserviamo un uomo simile che si fa strada attraverso la schiera delle forze avversarie, superando ogni ostacolo, calpestando ogni difficoltà, fino a raggiungere il punto verso il quale stava lottando. "C'è energia", diciamo; e lo ammiriamo di cuore. Non possiamo mai ammirare un uomo a cui manca del tutto questa forza di carattere; che è ozioso e svogliato; che sembra non avere mai un obiettivo definito in vista; che non lotta mai per niente

(2.) Bisogna fare una distinzione tra l'energia amabile e il rumore e lo spettacolo non amabili. L'energia intensa è spesso intensamente silenziosa

(3.) E così, sebbene sia una cosa splendida avere energia di carattere, è anche una cosa molto pericolosa

(4.) Vedete l'indicibile importanza per le anime energiche di una guida saggia e santa durante i loro primi anni di vita

(5.) Pensate anche a quanto devono essere tristi gli ultimi giorni di un uomo dal carattere forte che non si è mai arreso a Dio

(II.) Il metodo di Dio per convertire l'energia mal indirizzata di Saul. Ebrei è stato convertito da

1.) Una visione di Gesù (1Corinzi 15:8)

(2.) Ascoltare la voce di Gesù

(III.) La domanda dell'anima energica dopo la sua conversione: "Che cosa devo fare, Signore?" (J. Kirk Pike.La conversione di Paolo: la sua genuinità: - Quanto Paolo sa come raccontare tutte le circostanze con ordine ed esattezza dopo tanti anni! Questa è una prova non solo che tutte le cose sono accadute quando egli era in pieno possesso delle sue facoltà, ma anche che la grazia che lo ha colpito ha lasciato un'impressione indelebile su di lui. Certamente colui che è strappato alla morte per la vita non dimenticherà mai ciò che il Signore ha fatto. (Pastore Apostolico.) All'improvviso brillò dal cielo una grande luce intorno a me.La luce celeste a Damasco: La luce brillante che getta sui sentieri della nostra vita. Illumina

1.) Le vie oscure del peccato che abbiamo attraversato

(2.) Le vie benedette della grazia attraverso le quali il Signore è venuto a noi

(3.) Le vie cristiane del dovere in cui dobbiamo camminare nella forza del Signore. (K. Gerok.) La visione di Paolo vicino a Damasco:

(I.) Il materiale e l'esterno

(1.) La grande luce

(2.) L'apparizione di Gesù Cristo

(3.) La voce che parlò

(II.) L'interno e lo spirituale

(1.) La verità cardinale annunciata: "Io sono Gesù Cristo", ecc. La solenne rimostranza: "Perché mi perseguiti?" Paolo aveva certe qualifiche per essere un eccellente persecutore.

(1) Rispettabilità personale.

(2) Apprendimento e gioventù.

(3) Zelo religioso

(III.) La nomina a una grande commissione. Essere

1.) Un apostolo

(2.) Un insegnante. (Caleb Morris.E caddi a terra e udii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?-La conversione di Saul: -Nota-

(I.) Quell'uomo è l'oggetto dell'ispezione divina. Sebbene Cristo fosse ora in cielo, il Suo occhio seguiva Saulo. Saul non sapeva che gli Ebrei, il cui nome egli cercava di cancellare dalla terra, non solo segnavano ogni suo passo, ma vedevano ogni suo pensiero e sentimento passeggero. Che Dio sappia tutto dell'uomo individualmente è ovvio. Dalla Sua onniscienza. Ebrei che vedono tutte le cose, vedono ogni cosa, la minima come la vasta

(2.) Dalla storia. Agar nel deserto, Giacobbe a Betel, Elia nella caverna e ora Saul in cammino verso Damasco

(3.) Dagli insegnamenti della Bibbia (Salmi cxxxix.; Proverbi 15:3 ; Ebrei 4:13). Questo fatto solenne dovrebbe renderci seri, circospetti, devoti

(II.) Che Cristo è l'Originatore della riforma morale. Che cosa diede ora la svolta alla vita di Paolo? La manifestazione di Cristo nella "luce", nella "voce", nel discorso. La conversione non ha origine con se stessi; né con l'intervento dell'uomo all'esterno, ma sempre con Cristo. È una resurrezione. Chi può risuscitare i morti se non Lui? È una creazione. Chi può creare se non Lui? Questo fatto concorda

1.) Con la coscienza del bene. I buoni dappertutto gli attribuiscono la loro bontà. Questo è il fardello dell'inno del cielo

(2.) Con gli insegnamenti della Scrittura. "Dalla sua propria volontà ci ha generati Ebrei", ecc. "Quando piacque a Dio di rivelare Suo Figlio in me", ecc

(III.) Che l'umiltà è la condizione della comunione celeste. Saulo udì la voce di Gesù quando cadde a terra. L'umiltà implica un profondo senso di bisogno, e senza di esso l'anima non aprirà mai gli occhi o le orecchie al Divino. Dobbiamo toglierci i sandali dai piedi, come Mosè, cadere nella polvere, come Isaia, percuoterci il petto, come il pubblicano, se vogliamo ascoltare ciò che Dio ha da dire. "Guarderò a quell'uomo che è di spirito affranto", ecc

(IV.) Che l'unione con Cristo è il privilegio del bene. "Perché mi perseguiti?" I Suoi discepoli sono così cari al Suo cuore, che le loro sofferenze sono le Sue. Gli Ebrei portano le loro infermità e portano i loro dolori, anche in cielo. Essi sono "membra del suo corpo", e nessuna parte può essere ferita senza tremare al sensorio (Matteo 25:40, 45). (D. Thomas, D.D.) La conversione di Paolo, che riflette l'immagine di ogni cuore convertito

(I.) Lo zelo e l'impegno del cuore naturale e la voce del Signore. "Perché mi perseguiti?"

(II.) La questione del cuore ostinato. "Chi sei tu, Signore?" e la risposta del Signore: "Io sono Gesù che tu perseguiti".

(III.) La questione del cuore umiliato. "Che cosa devo fare, Signore?" e la risposta del Signore: "Alzati", ecc. (Gerlach.La conversione è come, interamente e interamente riadattando una vecchia nave, e impiegandola al servizio di un nuovo e migliore padrone. Per natura, un uomo è pieno di vanità, naviga sotto i colori del mondo. Ora, quando Cristo incontra un uomo e lo coglie in conversione, gli Ebrei lo tolgono da tutti i fini che aveva in sé, prendono possesso della nave, mettono un nuovo pilota, una nuova bussola e volgono la prua da un'altra parte, e tutto il carico che la nave contiene che agli Ebrei non piace, gli Ebrei lo gettano in mare e lo riempiono con un carico migliore. (G. S. Bowes, B.A.L'incomparabile opera di Dio nella conversione: - Nessuna delle fantasiose trasformazioni di cui Ovidio cantava nell'antichità potrebbe mai rivaleggiare con l'incomparabile opera di Dio quando Ebrei mostra la Sua potenza sulla mente umana. Oh, che differenza tra un peccatore e un santo! tra "morti nei falli e nei peccati" e vivificati dalla grazia divina! Se Dio parlasse al Niagara e ordinasse che le sue inondazioni nel loro tremendo salto si fermino improvvisamente, sarebbe una dimostrazione di potenza insignificante in confronto alla sospensione di una disperata volontà umana. Se gli Ebrei parlassero all'improvviso all'Atlantico e gli ordinassero di essere avvolti dalle fiamme, non vedremmo nemmeno allora una manifestazione della Sua grandezza come quando gli Ebrei comandano al cuore umano e lo sottomettono al Suo amore. (C. H. Spurgeon.La conversione non è la riparazione del vecchio edificio, ma demolisce tutto ed erige una nuova struttura. Non si tratta di mettere una toppa o di cucire una lista di santità; Ma, con il vero convertito, la santità è intessuta in tutti i suoi poteri, principi e pratica. Il cristiano sincero è un tessuto completamente nuovo, dalle fondamenta alla pietra più alta, tutto nuovo. Ebrei è un uomo nuovo, una nuova creatura. Tutte le cose stanno diventando nuove. La conversione è un lavoro profondo, un lavoro del cuore; Sconvolge tutto e fa sì che un uomo si trovi in un nuovo mondo. Essa si estende agli uomini, a tutta la mente, a tutte le membra, a tutti i movimenti di tutta la vita. (R. Alleine. Il metodo della conversione: - Quando la grazia sottomette un uomo ribelle, se così posso dire, prima si prende la cittadella, poi la città. Non è come in quei grandi assedi che abbiamo recentemente osservato con così ansioso interesse. Lì, avvicinandosi con le sue brigate, la cavalleria e l'artiglieria, l'uomo si siede fuori dalla città. Gli Ebrei iniziano l'attacco da lontano, strisciando come un leone verso la sorgente, con trincee e parallele e batteria, sempre più vicino alle mura. Questi alla fine vengono violati; i cancelli vengono spalancati; Attraverso il varco mortale entra la marea rossa e vivente. Combattendo da un bastione all'altro, da una strada all'altra, passano verso la cittadella; E lì, senza dare tregua e non ricevendo, sotto una bandiera di sfida, i ribelli, forse, stanno con i loro fucili, prolungando una resistenza disperata. Ma, quando giunge l'ora fissata per la conversione, Cristo scende mediante il Suo spirito nel cuore, subito nel cuore. Il cuore ha vinto, lei combatte per farsi strada verso l'esterno da un nuovo cuore verso nuove abitudini. Un cambiamento all'esterno succede al cambiamento interiore. (T. Guthrie, D.D.) Cristo e Saulo:

(I.) Il cielo e la terra sono qui uniti nella Persona di Cristo. Il Salvatore qui si identifica con il mondo che gli Ebrei avevano lasciato, chiamandosi con il Suo nome umano, e associando ad esso il villaggio della Galilea dove vivevano gli Ebrei. Il nome che qui fu il Suo vituperio è andato con Lui al Suo trono celeste

(II.) Gesù di Nazareth è il Signore del cielo. Saul gli diede questo titolo, ed Ebrei lo accetta come un Suo diritto. Due cose in particolare generarono la convinzione che Ebrei era il Signore mentre era sulla terra: i Suoi miracoli (Giovanni 9:36) e il Suo insegnamento, sia per la materia (Giovanni 6:38) che per la maniera (Matteo 7:29). La luce miracolosa che risplendeva su Saulo, con il rimprovero dell'autorità che l'accompagnava, lo convinse della dignità della Persona che gli si rivolgeva

(III.) Poiché il Signore del cielo è Gesù di Nazareth, gli Ebrei hanno una simpatia speciale per i torti del Suo popolo. La simpatia di Gesù non nasce semplicemente dal fatto che mentre era sulla terra è passato attraverso la sofferenza umana: il Suo legame vitale con la Sua Chiesa come suo Capo (Efesini 5:23) lo rende ora partecipe delle loro sofferenze per Lui. Lezioni:1. L'impotenza della morte a distruggere l'identità cosciente. Cristo è passato attraverso la morte, eppure è ancora "Gesù di Nazareth". 2. Il luogo in cui abbiamo lavorato onestamente in questo mondo sarà ricordato da noi nel prossimo. La bottega del falegname di Nazareth fu parte dell'educazione del Salvatore (Ebrei 5:8) tanto quanto la Sua esperienza successiva. Così è la scena del nostro lavoro più umile

(3.) È pericoloso fare del male a un cristiano, vedendo la sua intima relazione con il Signore della gloria

(4.) La gentilezza del rimprovero del Salvatore a questo accanito persecutore può incoraggiare chiunque pianga per la sua passata opposizione. (W. Harris.) Sono Gesù di Nazareth.-Gesù di Nazareth: -Questo è il nome con cui il nostro Salvatore asceso sarebbe stato ricordato. Contiene il vangelo della condiscendenza. Nazareth fu la prima dimora di nostro Signore e rimase la Sua dimora comune fino all'inizio del Suo ministero personale. Gli Ebrei avrebbero potuto dire allo stupito Saulo: "Io sono Gesù di Nazaret", perché in nessun altro punto della terra gli Ebrei avevano avuto associazioni così strette e continue. Ventuno volte gli Ebrei furono chiamati Gesù di Nazaret dai Suoi nemici nel giardino e nella Sala del Giudizio; dal popolo in generale; dai Suoi discepoli, sia durante la Sua vita che dopo; dagli angeli al sepolcro; dai diavoli; sì, da Solo. Troveremo nel Suo nome...

(I.) Dottrina preziosa

(1.) L'identità di Gesù. Gesù di Nazareth in cielo era immutato da quello che era in basso in Ebrei. Ma se a questo si aggiunge la capacità che gli Ebrei rivendicavano nell'alto di dispensare le benedizioni ricevute dal Padre, in che modo la certezza della Sua identità colma la distanza tra la terra e il cielo! 2. L'influenza della Sua esperienza di Nazaret sulla Sua condizione attuale. Tutte le cose attraverso le quali sono passati gli Ebrei lo hanno reso nei cieli molto diverso da quello prima della sua nascita a Betlemme. Prima Ebrei era con Dio, allora Ebrei era l'Emmanuele, Dio con noi. Ora Ebrei è con Dio e Dio con noi; avvicinare Dio a ciascun discepolo e avvicinare ogni discepolo a Dio. Gli ebrei avevano le corone della creazione, della provvidenza, del controllo regale, prima che gli ebrei indossassero la corona di spine; ma nella redenzione dell'uomo Gesù detiene la sovranità. Il centro di tutta l'adorazione è un Nazareno, che è stato esaltato dal Padre a causa della Sua esperienza di Nazaret

(3.) La base della Sua opera nell'alto è la Sua esperienza a Nazareth. Mentre riposa in trionfo, Ebrei non dimentica Nazaret. Gli ultimi e gli umili sono le Sue cure tanto quanto i più orgogliosi e i più principeschi. Un'identità di esperienza ha dato un significato nuovo, profondo, alla parola "simpatia". Ma di più, le Sue qualifiche, la Sua supplica di intercessione, è a Nazareth. Il nostro Avvocato presso il Padre: "Gesù Cristo il giusto", e la Sua giustizia si è compiuta nella vita di Nazareth. Anche così i Suoi uffici regali, profetici, di sostegno, di conforto si basano su quest'unica esperienza che Ebrei riassume nella parola "Nazaret". Nazareth è diventata da tempo una rovina, ma è ricordata in cielo

(II.) Istruzioni personali. La dottrina non ha valore se non si riduce alla vita. È pane; che il povero lo mangi. Smettila di parlare della sua chimica. È una casa; La tempesta si abbatte su di noi, mentre il critico ammirato racconta la sua architettura. Apri la porta e fai entrare l'uomo nella tavola ben apparecchiata. Il vero teologo è il cristiano vivente. Qui abbiamo

1.) Un avvertimento ai persecutori. "Io sono Gesù di Nazareth". La saggezza e l'odio degli uomini sono oggi in combutta contro il Nazareno. Un Salvatore eccelso, che mantiene egli stesso una supplica per gli uomini, è ciò che l'orgogliosa incredulità non può sopportare. Ma lasciate che questi ascoltino. Dio Lo ha così esaltato, e coloro che Gli si oppongono troveranno difficile, come fece Saul, "scalciare contro i pungiglioni". Sarà dura nella tua coscienza; sarà difficile, sempre più difficile, nella tua esperienza; A poco a poco sarà più difficile per te. 2. Grande conforto nella perplessità. È una chiave perfetta per ogni serratura del Dungeon of Despair. Esso provvede pienamente a tutte le ansie del cristiano. Sei tu ignorante? - Gesù di Nazaret è il tuo Maestro. Sei tu debole? - Ebrei è la tua forza. Hai paura? - Ebrei è il tuo potere. Sei tu tentato? - Ebrei è il tuo Difensore. È giunta l'ora della morte? Dimmi qualche mancanza dell'anima per la quale questo Gesù Nazareno non si presenta come uno specifico! 3. Assicurazione della nostra collaborazione nel Suo trionfo. Il Capo porta con sé le membra. Dove è entrato il nostro Precursore, finalmente apparirà chiunque si fidi di Lui e Lo ami. (S. H. Tyng, D.D., jun.Una voce significativa dal cielo: Cristo era in cielo quando gli Ebrei pronunciarono queste parole, ed esse erano rivolte a Saulo sulla via di Damasco. Nazareth fu la prima dimora di Gesù. Benché non vi sia nato, vi sono stati allevati degli Ebrei

(I.) Che un cambiamento di mondi non distrugga l'identità personale dell'uomo. Cristo era morto, era asceso al cielo, eppure Ebrei dice: "Io sono Gesù di Nazareth"; Io sono lo stesso Essere che è stato allevato a Nazareth. Ci incoraggia in modo sublime il fatto che Gesù, che era qui sulla terra, così pieno di tenerezza e di amore, è lo stesso Gesù ora in cielo. Né il cambiamento dei mondi distrugge l'identità degli uomini. Abramo è lo stesso di quando dimorava nelle tende di Mamre. Un uomo una volta, un uomo per eVersetto La personalità consapevole sarà sempre preservata. Le parole suggeriscono...

(II.) Che le grandi nature non si vergognano mai della loro origine, per quanto umili. "Gesù di Nazareth!" Può venire qualcosa di buono da Nazaret?" Cristo, sebbene fosse in mezzo alla più alta aristocrazia del Creatore, non si vergognava della Sua origine

(III.) Che i luoghi più meschini della terra, quando diventano le scene di vite sante, sono famosi nell'universo. "Io sono Gesù di Nazareth". Senza dubbio gli uomini santi parlano delle varie scene della loro vita terrena nelle sfere superiori dell'essere. (Omileta.) E quelli che erano con me videro davvero la luce, ma non udirono la voce (Testo in congiunzione con il CAPITOLO IX. 7) .- Le immagini e i suoni della vita: - La piccola discrepanza tra l'avvenimento come riportato da Luca nel CAPITOLO IX, e come affermato dall'apostolo qui, invece di invalidare, conferma l'autenticità dei racconti. L'identità della dichiarazione di due individui diversi, dopo un intervallo di circa venticinque anni, potrebbe giustamente destare seri sospetti di collusione. Hai qui due cose

1.) Una voce udita da tutti, ma compresa solo da Paolo. La voce vibrò nelle orecchie dei suoi compagni, e sconvolse così tanto il loro sistema nervoso che caddero "senza parole"; ma non trasmetteva alcuna idea. Mentre trasmetteva un messaggio meraviglioso nel profondo dell'anima di Paolo

(2.) Una luce vista da tutti, ma che non rivela nulla se non a Paolo. Era solo una luminosità abbagliante. Ma in quello splendore "Il Signore, sì, Gesù apparve a Paolo". Ora, questa circostanza straordinaria indica ciò che è comune nella vita umana. Dappertutto ci sono uomini, che sentono la stessa voce, ma ricevono impressioni diverse; vedere le stesse luci, ma osservare oggetti diversi. Una "voce" carica di significato profondo per alcuni, per altri è solo un suono vuoto. Una "luce" che rivela ad alcuni le realtà più grandiose, ad altri non rivela nulla

(I.) La vita degli uomini in relazione alla natura materiale lo dimostra

(1.) Le "luci" della natura, agli sconsiderati, rivelano proprio ciò che rivelano al bruto, e niente di più. Ai superstiziosi rivelano schiere di esistenze ultraterrene, temute come demoni o adorate come dei; per il filosofo scettico nient'altro che un sistema di forze, che funziona secondo il proprio impulso intrinseco; al cristiano, Padre saggio e amorevole

(2.) Le "voci" della natura trasmettono ad alcuni nient'altro che mera sensazione, ad altri timore superstizioso, ad altri l'intelligenza scientifica, ad altri ancora pensieri di Dio stesso

(II.) La vita degli uomini in relazione alla storia umana lo dimostra. A un po' di storia

1.) È privo di alcuna legge applicabile. I suoi movimenti sociali, mercantili, politici sono attribuiti solo a impulsi ciechi e passioni capricciose. Non c'è alcuna legge che modella o sistematizza il tutto

(2.) Ha solo la legge che governa la potenza umana, vale a dire, che il forte preda il debole. Il progresso e il declino del commercio, l'ascesa e la caduta degli imperi, il destino di molte battaglie, sono tutti attribuibili a una forza superiore

(3.) È governato esclusivamente dal male. Il diavolo è assolutamente il dio del mondo umano. Ebrei è negli intrighi del mercante, nei tuoni dell'oratore, negli editti del despota, nell'astuzia del prete, nella rabbia del guerriero

(4.) È governato dal piano di mediazione di Dio. Lo scopo ristoratore del Cielo, come rivelato nella Bibbia, si vede scorrere attraverso i secoli, stimolando, modellando e subordinando tutte le cose. Anche le sofferenze più amare dell'umanità sono considerate come spasimi del parto che danno vita a un ordine superiore di cose

(III.) La vita degli uomini in relazione all'oracolo ispirato lo dimostra. La storia ecclesiastica, le polemiche teologiche, la vita religiosa, sono piene di illustrazioni. Lo scettico e il credente, il papista e il protestante, il calvinista e il pelagiano, il sociniano e il trinitario, l'ecclesiastico e l'anticonformista, sono esempi di come la stessa "luce" e "voce" dell'unico Libro influenzino uomini diversi. Quella che è la voce articolata di Dio per l'uno è un semplice suono vuoto per l'altro. E ciò che per uno è "una luce" o è oscurità o uno splendore stupefacente per un altro

(IV.) La vita degli uomini in relazione al ministero del vangelo lo dimostra. Il sermone che, come una "voce" divina, parla alla coscienza di alcuni, non ha alcun significato per altri; o che, come "luce" divina, fa balenare la convinzione morale e rivela Cristo ad alcuni, o non è vista affatto, o è considerata come un semplice bagliore del genio umano o una fiammata di entusiasmo umano. Conclusione: questo argomento

1.) Rivela un attributo distintivo della natura umana. Gli uomini hanno il potere di udire e vedere con l'anima, cosa che i bruti non hanno. Ezechiele, Isaia, Giovanni Milton, ecc., mostrano ciò che gli uomini possono vedere con gli organi dell'anima. "I puri di cuore vedranno Dio". 2. Spiega la grande differenza tra gli uomini di mentalità spirituale e quelli carnali

(3.) Presenta un obiettivo al quale tutti dovrebbero tendere. Ognuno dovrebbe ravvivare gli occhi e le orecchie dell'anima in modo da vedere e udire il Divino ovunque. Quando il servo di Eliseo ebbe gli occhi e l'orecchio aperti, vide e udì il soprannaturale. Così sarà con noi. (D. Thomas, D.D.)

10 CAPITOLO 22

Atti 22:10

E io dissi: "Che devo fare, Signore?".La grande questione pratica: è breve ma molto comune: la questione dell'ozioso, dell'amministratore della parabola, dello statista. È una delle prove permanenti del suo carattere pratico che la Bibbia faccia di questa la prima domanda non appena c'è un movimento verso il cielo; l'uditorio del Battista, la folla nel giorno di Pentecoste, il carceriere di Filippi, San Paolo. Quest'ultimo aggiunge una parola che è vitale per il senso: "Signore". Due parole sono state pronunciate in relazione a questa crisi. "Chi sei tu, Signore"; "Che cosa devo fare, Signore?" Gli ebrei devono sapere chi parla; deve mettersi nelle Sue mani. Dobbiamo guardare verso l'alto mentre poniamo la domanda; Poi aspettate la risposta per poterlo fare, combinando così lo spirituale con il pratico. L'uomo che pone e intende questa domanda è ben avviato nella corsa, perché...

(I.) Ebrei ha fatto la cosa più difficile. Ebrei ha conosciuto il Dio invisibile come suo Maestro e Salvatore. Ebrei non se ne sta più in disparte dicendo: "Oh, se sapessi dove potrei trovarlo"; egli ha afferrato il vangelo del perdono gratuito, e può entrare e uscire dove si trova Dio e interrogare nel Suo tempio. In ogni alternativa sconcertante, nel buio giorno dell'angoscia, quando nessun amico è vicino e la vita è in bilico, egli può guardare a Dio come al suo Consigliere e Aiuto. Fu così che Paolo visse d'ora in poi, e la maturità della domanda si vede nella sua fiducia: "Il Signore mi è stato vicino e mi ha rafforzato".

(II.) La questione è di grande portata

(1) È la domanda che si pone un giovane nella scelta della sua vocazione di vita. Beato quando è stato chiesto nel timore di Dio. L'aggiunta di "Signore" avrebbe alterato in molti casi il carattere della domanda e la natura della risposta

(2.) Nel fare conoscenza, o nel prendere un partner per la vita, quali miserie, intrecci, peccati e crimini sarebbero evitati se l'Oracolo fosse visitato prima di determinare il percorso

(3.) Questa è la domanda più appropriata per il peccatore penitente. Testimonia l'inutilità del peccatore di spezzare la catena delle cattive abitudini senza Dio

(III.) La domanda posta con fervore non rimane mai senza risposta. La risposta è adattata, con la massima discriminazione, alle circostanze di

1.) L'uomo che ha perso la luce

(2.) L'uomo che non ha mai avuto la luce. (Dean Vaughan.Il problema supremo: analizza queste parole e scoprirai quattro importanti elementi di convinzione che stanno alla base dei pensieri di chi parla

(I.) La consapevolezza che bisogna fare qualcosa per ottenere la salvezza. Un uomo non può essere salvato moralmente dall'inazione. Lo sforzo è essenziale

(II.) La consapevolezza che qualcosa deve essere fatto in accordo con la volontà divina. "Che cosa vuoi che io faccia?" L'opera da compiere deve essere compiuta non con cieca eccitazione o con atti capricciosi, ma per volontà di Dio. La volontà di Dio deve essere consultata

(III.) La consapevolezza che la cosa da fare deve essere fatta dall'uomo stesso. "Che cosa vuoi che io faccia?" Nessuno può fare il lavoro che è necessario per me, nessun prete, nessun predicatore o nessuna Chiesa. Devo farlo

(IV.) La consapevolezza della necessità dell'aiuto divino nell'opera. "Che cosa vuoi che io faccia?" Voglio la guida divina. Come se avesse detto che qualcosa doveva essere fatto, qualunque cosa Tu insegni io la farò. "Insegnami la Tua volontà". (Omileta.La domanda del servo al suo Signore: Queste parole ci portano...

(I.) Il primo e più forte istinto di un'anima appena nata. "Come esprimerò la mia gratitudine e il mio amore? come fai a te e agli altri a sapere quanto sono grato?" La punizione più pesante di Saul sarebbe stata la consegna a una vita di inattività. Sembrava che il Maestro riuscisse a malapena a trovare un lavoro sufficiente per lui. Non è più naturale che sgorghi una fontana, o che brilli una stella, o che un serafino canti, di quanto non lo sia che operi un'anima appena nata

(II.) Un uomo che si era arreso completamente al Signore. Da quel momento in poi fu nelle mani del Maestro come l'argilla è nelle mani del vasaio. Molto di ciò che passa sotto il nome di consacrazione è poco più che un tentativo profano di fare amicizia con il Maestro, rinunciando a ciò che non ci interessa conservare, per poter conservare ciò da cui non possiamo permetterci di separarci

(III.) Un uomo che, avendo fatto un abbandono assoluto di sé, ha lasciato che il Signore scegliesse la sua vita-opera per lui. Quando udì il comando di partire da Gerusalemme (Versetto Versetti 18), Paolo si azzardò con riverenza a spiegare. Ebrei disse, per così dire: "Signore, mi sembra che questo sia il luogo, più di tutti gli altri, per me per predicare il vangelo. La mia vita passata mi aiuterà qui. Essi sanno come ho perseguitato il Tuo popolo. E quando parlo loro di quella grande luce che vidi sulla via di Damasco; Quando vedranno il meraviglioso cambiamento che è avvenuto in me, dovranno prestarmi le loro orecchie. Lasciate che Pietro vada dai pagani, lasciate andare Giovanni, lasciate andare Giacomo; Non ascolteranno nessuno di loro come ascolteranno me". Ora, se tu ed io fossimo stati lì, avremmo avuto lo stesso punto di vista, eppure fu presto molto evidente che il Padrone aveva ragione e il servo torto (21, 22). Se Saul fosse rimasto a Gerusalemme, la sua carriera sarebbe stata interrotta prematuramente. È una grande cosa lasciare che il Signore scelga la nostra vita, il nostro lavoro per noi. Molti, nello scegliere la loro vita, consultano la loro agiatezza, il loro orgoglio, la loro avarizia o la loro ambizione, e se si rivolgono al Signore, è dopo aver fatto la loro scelta

(IV.) La vita passata è un elemento di ispirazione. Paolo sentiva di avere così tante cose da disfare. Riuscite a pensare a qualcosa di più toccante della sua allusione a Stefano (Versetto Versetto 20)? Vendica la mia morte, grida il sangue di ogni martire, conducendo una guerra di sterminio contro il peccato. La tua vita passata è un elemento della tua ispirazione? Non c'è fantasma di un'opportunità sprecata, o di un dovere trascurato, o di una pietà abusata, o di un momento assassinato che ti chiama a una maggiore fedeltà? Non hai tu tempo perduto per riscattare, non hai forse un'opera trascurata da rimediare? Non conviene a te occuparti dell'opera del tuo Maestro? Non potete ricordare il passato, ma potete fare molto per redimerlo. (J. B. Shaw, D.D.Facoltà regolate: - Viene prodotta in un telescopio l'immagine di una stella. In un'anima viene prodotta un'immagine di Dio. Quando inizia l'immagine della stella nella camera del telescopio? Solo quando le lenti sono chiare e correttamente regolate, e quando l'asse di visione nel tubo è portato in esatta coincidenza con la linea dei raggi di luce provenienti dalla stella. Quando sorge nell'animo umano l'immagine di Dio, o il senso interiore della pace e del perdono? Solo quando le facoltà dell'anima sono rettamente regolate l'una rispetto all'altra, e la volontà è messa in coincidenza con la volontà di Dio. Quanto è opera dell'uomo e quanto è opera della luce? L'uomo regola le lenti e il tubo; La luce fa tutto il resto. L'uomo può, nell'esercizio della sua libertà, come sostenuto dal potere divino, adattare le sue facoltà alla luce spirituale e, quando viene regolato in un certo modo, Dio le attraversa. (Giuseppe Cuoco.)

11.) E quando non riuscivo a vedere per la gloria di quella luce.Esiste una cosa come avere troppa luce, avere così tanta luce da non poter vedere nulla. Se Dio ci mandasse tutta la luce che chiediamo, saremmo tutti accecati. Ciò di cui abbiamo bisogno non è più luce, ma più fede, in un mondo in cui dobbiamo camminare per fede piuttosto che per visione. La luce, in sé e per sé, non è una guida verso la verità. Il suo bagliore è suscettibile di disorientare, se non addirittura di accecare, l'occhio umano. A meno che la nostra fede non tenga il passo con la luce che abbiamo, anzi, non ci passi davanti a questa, siamo abbastanza sicuri che se fossimo nelle tenebre. Questo è il problema di molti poveri scienziati, dal giovane studente di medicina fino al filosofo agnostico: la luce che è entrata nei suoi occhi ha stordito la sua vista, ed egli non ne sa abbastanza per chiedere a qualcuno di prenderlo per mano e guidarlo. "Signore, accresci la nostra fede!" è una preghiera migliore, per la maggior parte di noi, di "Signore, accresci la luce!" (H. C. Trumbull, D.D.) Più luminosi di quanto possiamo sopportare: siamo fatti in modo spaventoso e meraviglioso. Pensate all'occhio umano e a tutti i macchinari ad esso collegati. Eppure l'occhio ha dei limiti del suo potere. Lasciate che una tensione insolita si abbatta su di essa, un'esplosione di radiosità celeste, e il meraviglioso meccanismo cede. Applicare il testo a-

(I.) Gli attributi di Dio. l. La sua eternità. "I giorni dei nostri anni sono sessanta anni": e la mia mente può facilmente comprendere la misurazione di un tale periodo. Anzi, posso facilmente guardare indietro al tempo in cui la prima stella fu accesa. Non ho difficoltà con la più antica delle creature di Dio; dimmi solo che sono creature, e una volta hanno cominciato ad esserlo. Ma un Essere che non ha mai cominciato ad esistere, un fiume di vita che non ha mai avuto una sorgente, questo è più di quanto io abbia le facoltà con cui lottare. "Non posso vedere per la gloria della luce"2. La sua onnipresenza. Quando il Salmista dice: "Dove andrò lontano dal tuo spirito, o dove fuggirò dalla tua presenza?" ecc., chi c'è che non sia pronto a gridare con lui: "Una tale conoscenza è troppo meravigliosa per me"? "Non posso vedere per la gloria della luce!" 3. I suoi altri attributi: La sua onniscienza: che non c'è nulla che gli ebrei non sappiano; La sua onnipotenza, che non c'è nulla che gli ebrei non possano fare. Non abbiamo alcun potere di visione che possa sopportare lo sforzo. "Non possiamo vedere per la gloria della luce".

(II.) Le scoperte del vangelo. È una cosa molto piacevole poter dire che non c'è un bambino piccolo che non possa capirlo. Ma quando si indaga sulla sua origine, sul suo spirito, sulle sue provviste, ci si ritrova presto a immergersi in acque profonde. L'incarnazione di Cristo nella nostra natura inferiore, la sostituzione di Cristo al posto degli uomini colpevoli, l'amore di Dio, che ha fornito un tale sostituto e ha acconsentito a tale umiliazione: queste sono cose che, più le si pondera, più appaiono grandiose e gloriose

(III.) La futura beatitudine del mondo. Capisci subito che dobbiamo cambiare scena. Croci e maledizioni raccontano di un mondo che non è benedetto. Guardate come gli uomini sono crudeli con se stessi e gli uni con gli altri! Guarda le lotte delle famiglie, dei quartieri, delle nazioni; l'oppressione dei deboli, l'invidia dei forti. Ma ora ascoltate parole come queste: "Le nazioni si rallegreranno e canteranno di gioia". Perché? Perché "nessuno farà male e nessuno distruggerà". Anzi, di più! "Il tabernacolo di Dio è con gli uomini", ecc. Questi non sono sogni, ma vere parole di Dio. Ma che immagine sollevano! È troppo luminoso, è più di quanto i miei occhi possano sopportare! "Non posso vedere per la gloria della luce."

(IV.) Il cielo finale. Questa sembra la conclusione appropriata di tutta la beatitudine promessa dalla terra, anzi, l'una sembra fondersi nell'altra, proprio come il mare lontano sembra fondersi con il cielo. Così l'ultima citazione è seguita da "E Dio asciugherà tutte le lacrime dai loro occhi; e non ci sarà più la morte", ecc. Poco importa dove sarà il cielo, se solo possiamo esserci! Significa essere con Cristo, vedere la Sua gloria, essere conformi alla Sua immagine: questo deve essere il cielo, ovunque sia il cielo. Né posso dubitare che nel mondo in cui i redenti devono "sedersi con Abrahamo, Isacco e Giacobbe", incontreremo i nostri amati che ci hanno preceduto. Ma, oh, gloriosa eredità dei santi nella luce! Saranno gloriosi nel corpo, nell'anima, nell'ambiente, nella società, nel servizio, nella vita, nell'amore, nella gioia! Ma non spetta a me abbozzare il contorno della scena, perché "non posso vedere per la gloria della luce". (F. Tucker, B.A.Ci sono tre racconti distinti della conversione di Paolo. Nel primo ci viene semplicemente detto che era una luce dal cielo; nel secondo, che era una luce grande e gloriosa; e nel terzo, che era al di sopra della luminosità del sole di mezzogiorno. È di quella luce che vogliamo parlare

(I.) L'eccellenza della luce. Non abbiamo nulla di preciso per quanto riguarda la natura della luce. Affermare, come alcuni hanno fatto, che si sia trattato di un mero fenomeno elettrico è assurdo. Altrettanto insoddisfacente è la teoria secondo cui si trattava solo di una visione peculiare di Paolo (CAPITOLO xxvi, 13). I "minimi particolari" dati della luce mostrano "la realtà oggettiva di questa manifestazione celeste". Per noi la spiegazione più ragionevole è quella che considera questa luce come la Shekinah, quella gloria visibile e miracolosa che era un simbolo della presenza divina. Come ha ben detto il dottor Bonar, "È apparso in vari momenti e in diverse forme per vari scopi: ora di misericordia, ora di giudizio. Era la luce che brillava nella spada fiammeggiante; che apparve ad Abramo a Ur dei Caldei; che fu visto da Mosè nel roveto ardente; che risplendeva nella colonna di nuvola e circondava la cima del Sinai; che abitavano nel tabernacolo e nel tempio; ciò si manifestò al padre di Gedeone; che accese il fuoco sull'altare di Salomone; ciò fu visto da Ezechiele che se ne andava e da Daniele nelle sue visioni; che per quattrocento anni lasciò la terra, ma riapparve a Betlemme ai pastori e ai magi; al battesimo di Cristo; alla Trasfigurazione; a Pentecoste; al martirio di Stefano; e ora alla conversione di Saul, e poi a Patmos. Questa è la storia di questa luce meravigliosa: la rappresentazione di Colui che è luce, e nel quale non c'è affatto tenebra". Qualunque sia stata questa luce, sappiamo con certezza che ad ogni conversione c'è luce, la luce del glorioso vangelo di Cristo e l'illuminazione dello Spirito Santo. "Poiché Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre, ha rifulso nei nostri cuori per dare la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù." Tra la gloria visibile che risplendeva intorno a Saul e l'invisibile splendore che risplende su ogni anima convertita, ci sono diversi punti di somiglianza

(1.) Era una luce dal cielo. Non semplicemente fluisce dal firmamento, ma emana effettivamente dalla dimora dell'Essere Divino. Brillava da quella città dove non hanno bisogno del sole, né della luna, per brillare in essa; poiché la gloria di Dio la illumina e l'Agnello ne è la luce. E lo stesso vale per la luce del Vangelo. Procede solo da Dio. La Sua saggezza ha escogitato e la Sua grazia ha escogitato per la prima volta il modo per salvare l'uomo ribelle. "L'Aurora dall'alto ci ha visitati". La nostra chiamata è in ogni modo celeste. Avevamo bisogno di una rivelazione divina. La luce di una tale rivelazione è molto più luminosa di quella della ragione umana. La luce della ragione è del tutto insufficiente a condurre un'anima sola sulla via della santità

(2.) Era una luce al di sopra della luminosità del sole. Questo è davvero notevole. Era mezzogiorno, il sole aveva raggiunto lo zenit. Era un sole orientale, il cielo era infiammato di luce. Quindi la luce del Vangelo è superiore alla luce più brillante della natura. La rivelazione supera la natura al suo meglio

(3.) Era una luce che rivelava Cristo. Questa luce ha rivelato Cristo. Non c'è dubbio che Saulo abbia avuto una visione reale di Gesù. "Piacque a Dio di rivelare Suo Figlio in me". E infine, Ebrei è stato visto anche da me". Fu la gloria più grande della luce che portò Gesù in vista. E questa è la gloria del vangelo, che porta Gesù davanti a noi, e in questo sta la sua superiorità non solo rispetto alla ragione e alla natura, ma anche rispetto alla legge di Mosè. "Poiché se il ministero della condanna è gloria, molto più eccede in gloria il ministero della giustizia. Anche ciò che è stato glorificato non ha avuto gloria sotto questo aspetto a motivo della gloria che eccelle. Infatti, se ciò che è stato eliminato era glorioso, molto più ciò che rimane è glorioso". La legge fa conoscere la santità immacolata e l'inflessibile giustizia di Dio, e così ci rende coscienti del peccato. Ma la luce del Vangelo parla della grazia come della verità, della misericordia e della giustizia

(II.) L'effetto della luce. "Non riuscivo a vedere per la gloria di quella luce". Un effetto strano, sicuramente! Eppure esiste una cosa come l'essere bui con un eccesso di luce. E durante tutta la sua carriera cristiana egli potrebbe aver detto costantemente: "Non potevo vedere per la gloria di quella luce". 1. Ebrei era cieco al mondo. Gli ebrei divennero ciechi di fronte alla gloria, all'orgoglio, allo sfarzo, alla ricchezza e al piacere del mondo. La luce della gloria celeste era così abbagliante che egli non riusciva a vedere luci minori. E così è per ogni anima convertita. La Terra non ha attrattive per un tale. I fedeli hanno attraversato Vanity Fair con gli occhi distolti, così un vero credente attraversa il mondo

(2.) Ebrei era cieco alle sue vecchie vedute della religione. Non c'è mai stato un cambiamento di opinione e di credo più notevole che nel suo caso. Gli Ebrei predicavano la fede che una volta aveva distrutto. Oh, è una cosa benedetta quando la luce della verità ci rende ciechi all'errore! Ci sono persone che ora abbracciano false idee che sembrano loro meravigliosamente chiare. Vedono certe cose (come immaginano) con la massima chiarezza. Non possiamo convincerli che si sbagliano. Ma che questa luce celeste risplenda su di loro, e quale trasformazione sarà effettuata! 3. Ebrei era cieco alla sua grandezza e bontà. Prima della sua conversione aveva un'opinione capitale di se stesso. Ora egli è "il meno che il più piccolo di tutti i santi" e il capo dei peccatori. Gli ebrei non riescono a vedere quell'io ben soddisfatto, vanaglorioso e giusto. La gloria della luce divina lo ha accecato alla sua stessa gloria

(4.) Ebrei era cieco ai suoi ex compagni. Gli Ebrei non potevano vedere coloro con cui viaggiava. "Gli ebrei non videro nessuno", leggiamo. E quando i suoi occhi si aprirono, il primo volto che accolse la sua vista riacquistata fu quello di un seguace di Gesù. Ebrei sceglie il popolo di Dio e dice addio a coloro con i quali un tempo si era associato. (C. W. Townsend.) Verità trascurate a causa della loro ovvietà:

1.) Abbiamo bisogno di un po' di luce per poter vedere; ma troppa luce ci impedisce di vedere affatto. Seppellisci un uomo in una prigione sotterranea in cui non arriva mai alcun raggio di sole, e non vede nulla. Portalo fuori nel pieno bagliore del sole di mezzogiorno, e non vedrà più; e a causa del lungo sguardo alla luce eccessiva, la facoltà della vista viene compromessa o distrutta

(2.) La stessa legge che vige nel mondo esterno ha i suoi tipi nel mondo della mente; E per quanto riguarda le cose spirituali così come quelle visibili, c'è una cosa come l'eccessiva gloria che abbaglia, invece di informare e illuminare la mente

(I.) Il primo oggetto riguardo al quale è vero che per la gloria stessa non possiamo vederlo chiaramente è Dio stesso. Dio è Luce, il Padre della Luce, che abita nella Luce. Eppure, non è forse vero che «non possiamo vederlo per la gloria di quella luce»? "Nessuno ha mai visto Dio"; nessun uomo può vedere Dio e vivere. Non possiamo comprendere Dio; e più a lungo e più profondamente pensiamo all'Onnipotente, più umilmente diciamo: "In verità Tu sei un Dio che si nasconde!" È solo quando la Sua gloria viene mitigata fino alla nostra debole vista venendo attraverso il mezzo di una natura umana nel volto di Gesù che possiamo comprenderla, almeno in una certa misura. La sua eternità, la sua onnipresenza, la sua lettura di ogni pensiero del nostro cuore: chi può capire tutto questo? Ricorderete l'antica favola del saggio, a cui il suo re chiese : "Che cos'è Dio?" e che chiese un giorno per considerare la sua risposta: e poi alla fine della giornata un mese; e alla fine del mese di un anno; e alla fine dell'anno disse che non avrebbe mai potuto rispondere alla domanda, perché il mistero si accumulava sul mistero più a lungo si soffermava sul tema. Ah! è l'esperienza di ogni uomo che guarda a Dio in qualsiasi modo ma come rivelato in Cristo. "Non possiamo vedere per la gloria di quella luce".

(II.) Le verità religiose sono molto spesso trascurate, solo perché sono poste in una luce così approfondita che il ragionamento su di esse è inutile. Noi non li vediamo, per la chiarezza stessa della luce che risplende su di loro. Se state cercando di imprimere in un uomo una verità di grande importanza pratica, ma che non è del tutto evidente a prima vista, fate uso di vari argomenti e illustrazioni per renderla più chiara e più ovvia. Ma se un uomo dubita o nega una verità che è già così chiara, a che serve discutere con lui? E il più reale di tutti i modi di negare qualsiasi verità è negarla praticamente. Ora, il male e la difficoltà è che quasi tutte quelle verità religiose che gli uomini praticamente negano sono verità che sono già così chiare che nessun discorso può renderle più chiare. Prendi le seguenti verità:1. La necessità di ottenere una parte nella salvezza di Cristo prima di lasciare questo mondo. So cosa fare se un uomo dice: "Ma io non credo in Cristo; e così non cerco alcuna parte o sorte in Lui". Dovrei cercare di esporgli le varie ragioni che abbiamo per credere in Cristo; e allora avrei sperato che avrebbe cominciato ad agire in base alla sua convinzione. Ma che cosa si può dire a un uomo che crede che volgendosi a Cristo può guadagnare il paradiso e sfuggire all'inferno, e che tuttavia sa e confessa di vivere come se il suo credo fosse quello dell'ateo? Non puoi dirgli nulla che non sappia. L'argomento e l'informazione non hanno alcun effetto su di lui, solo perché è d'accordo con loro così facilmente: come il soffio più forte non può fare alcuna impressione permanente sul salice, solo perché il salice si piega così facilmente prima del suo respiro

(2.) La certezza della morte e la sua possibile vicinanza. È una banale verità dire che "tutti devono morire". Chi ne dubita? Tutti ammettiamo la verità, ma chi agisce in base ad essa? Si potrebbe pensare che in mezzo a un mondo di molte tombe, noi che le abbiamo guardate così spesso difficilmente potremmo dimenticare che tra poco saremo deposti dove abbiamo visto molti deposti davanti a noi. Ma quanto poco ci rendiamo conto dell'ora in cui giaceremo sul nostro letto di morte! Non c'è da meravigliarsi che Davide abbia detto: "Oh, se fossero saggi, se capissero questo, se considerassero la loro ultima fine!" perché se solo potessimo tenere davanti a noi ogni giorno quell'ora di commiato, e renderci conto di tutto ciò che significa, che cristiani sinceri saremmo noi! Non c'è alcun motivo per cui un tale ricordo debba inondare i nostri giorni di tristezza. Coloro che pensano di più alla morte, se pensano nel modo in cui il Salmista ci ha voluto, sono quelli che la temono di meno

(III.) Il modo in cui si può rimediare a questo male. La cosa giusta da fare quando sentiamo che una dottrina religiosa ci è diventata troppo familiare, così che la familiarità ha preso l'effetto che aveva sul nostro cuore, è quella di farne un argomento di preghiera speciale, affinché lo Spirito Santo possa aprire gli occhi della nostra comprensione per comprenderla meglio. e toccare i nostri cuori per sentirlo di più. Molti cristiani possono dirvi che in un periodo di preghiera o di solenne meditazione hanno avuto barlumi del valore del Salvatore, e mentre meditavano in questo modo il fuoco è divampato, un fuoco che nessuna potenza terrena ha acceso nel suo cuore. E in tutto questo il credente traccerebbe il respiro dello Spirito illuminante di Dio. Ora queste influenze sono gratuite per tutti i credenti: abbiamo più fiducia nel pregare per lo Spirito che nel chiedere quasi ogni altra benedizione. "Se voi, essendo malvagi", ecc. E mentre vorremmo ricordare quanto abbiamo bisogno di Lui in molti modi - come Spirito di santità, preghiera e conforto - chiediamo anche per Lui, come uno il cui compito speciale è quello di aprire gli occhi della nostra comprensione e farci vedere con la luce increata

(IV.) La colpa di trascurare in tal modo le verità religiose. Dio ci ha detto e mostrato abbastanza; ed è colpa nostra se non vediamo e non sentiamo. Ricordate la risposta di Abramo al ricco che era in difficoltà: "Hanno Mosè e i profeti". Se vogliono trascurare e trascurare tutti gli avvertimenti che avevano, devono farlo a loro rischio e pericolo. Non sarebbe una risposta al giorno del giudizio dire che in realtà non si erano mai accorti di quanto Dio avesse fatto per farli pensare all'eternità. E non ci può essere nulla di più terribile nell'aspetto di un'anima incurante, quando finalmente si avvicina l'ora della morte, di quando per la prima volta irrompe su di essa la terribile sensazione di quanta luce abbia peccato nel suo cammino verso il dolore senza fine. Sentiremo allora, se non prima, la tremenda forza delle vecchie ragioni per andare a Cristo e credere in Lui, che ci sono state pressate mille volte, fino a diventare così familiari da non produrre alcuna impressione. (A. K. H. Boyd, D.D.)

12 CAPITOLO 22

Atti 22:12-16

E un certo Anania disse: "Il Dio dei nostri padri ti ha scelto".- L'ordinazione divina della vita umana: - Il verbo qui tradotto, "scelto", ricorre in questa forma solo in un altro luogo (xxvi. 16), dove ha il senso di "fare" o "nominare". L'idea qui è l'ordinazione, o la messa a parte. Questa ordinazione è...

(I.) Alla comprensione dell'argomento più alto. "Affinché tu conosca la Sua volontà". Dio ha una volontà in relazione a tutte le esistenze e ad ogni singolo uomo. È la molla di ogni esistenza, la regola di ogni movimento, il modello di ogni carattere. Comprenderla significa comprendere la filosofia di tutto l'essere, la causa di tutti i fenomeni e la scienza di ogni dovere. Tutti i veri soggetti del pensiero sono in relazione con esso, e conducono in esso come radia al loro centro. È, quindi, l'argomento più sublime del pensiero. Esprime la natura divina, rivela l'universo. È, quindi, il grande tema per lo studio dell'eternità. Allo studio di ciò Paolo fu così ordinato. Ebrei 50 'ha iniziata allora, ci sta lavorando ora, continuerà a farlo per sempre

(II.) A una visione dell'esistenza più alta. Non solo per comprendere la volontà che è la legge dell'universo, ma per vedere lo stesso Legislatore (CAPITOLO III, 14). Cristo è chiamato "quel Giusto", non solo perché, come Dio, Ebrei è assolutamente giusto, né semplicemente perché, come uomo, Ebrei "non commise peccato, né fu trovata frode nella sua bocca", ma come Mediatore che si è impegnato a rendere gli uomini ingiusti giusti per se stessi, per i loro simili, per l'universo, per Dio. Paolo fu ordinato a Lui per

1.) Per rinnovarlo come peccatore. La visione di Cristo è la forza che trasforma l'anima. "Contemplando, come in uno specchio, la gloria del Signore, siamo trasformati", ecc

(2.) Per qualificarlo come apostolo. Uno dei requisiti necessari di un apostolo era quello di avere una veduta personale di Cristo. Perciò dice: "Amos, non sono un apostolo? Non ho io visto il Signore?" 3. Per consumare la sua beatitudine come uomo. Che cos'è il paradiso delle anime? La visione beatifica di Cristo (Apocalisse 5:6, 12)

(III.) Alla ricezione delle più alte comunicazioni. "E dovresti udire la voce della sua bocca". Avere una comunicazione diretta con Cristo sembrava necessario per mettere Paolo allo stesso livello dei dodici apostoli (CAPITOLO xiii. 3; Galati 1:1). Ma mentre questo era particolarmente richiesto per Paolo come apostolo, è l'alto privilegio di tutti gli uomini buoni. "Mai l'uomo parlò come quest'uomo", dicevano coloro che lo udirono quando erano sulla terra, quando gli Ebrei parlavano solo delle poche cose che potevano sopportare. Ma ascoltare quella voce in cielo, che estasi di gioia! Qual è la voce del tuo Platone in confronto alla voce di Cristo?

(IV) Al compimento della missione più alta. "Tu sarai il Suo testimone", ecc. Testimoniare

1.) Dei fatti più alti sul più grande Essere

(2.) Dei fatti più alti sull'Essere più grande per tutta l'umanità. Con quanta fervore aspireremo a una tale ordinazione! (D. Thomas, D.D.) L'ordinazione di Paolo: - Da ciò vediamo -

(I.) Cosa deve portare con sé il predicatore nel ministero

(1.) La conoscenza della volontà divina

(2.) L'esperienza della grazia divina

(II.) Ciò che il predicatore deve fare nel ministero: essere testimone per tutti gli uomini in parole e opere di ciò che ha visto e udito

(III.) Su ciò che il predicatore può dipendere nel suo ministero, sulla grazia di Dio che lo ha nominato all'ufficio e lo rafforzerà in esso. (K. Gerok.) Poiché tu gli sarai testimone.-Testimoniare per Cristo: -Ecco -

(I.) Un dipartimento speciale di servizio cristiano. "Tu sarai il Suo testimone". A volte un cristiano è designato come amministratore, ed è lasciato in custodia per Cristo; a volte un pastore, e gli viene comandato di pascere il gregge di Dio; ma qui è chiamato testimone. Un testimone è colui che rende testimonianza di ciò che conosce personalmente. L'apostolo era un testimone competente: gli era permesso di vedere e conoscere Cristo; era un testimone coraggioso, non si vergognava del vangelo di Cristo; ed egli fu un testimone coerente: dichiarò con le parole e con le azioni l'intero consiglio di Dio. Come possiamo testimoniare per Cristo? 1. Con le nostre fatiche di abnegazione. Questa è l'essenza stessa della religione cristiana. "Chiunque non porta la sua croce", ecc. Il bisogno di uno spirito di abnegazione è abbondantemente manifesto. Siamo circondati da ignoranti, a cui bisogna insegnare; dagli sbadati, che devono essere svegliati; e dai perduti, che devono essere condotti al Salvatore

(2.) Con il nostro santo comportamento. Il fine della morte di Cristo è la santità del Suo popolo. Al cristiano è comandato di far risplendere la sua luce davanti agli uomini, affinché possano vedere le sue buone opere e glorificare il Padre suo che è nei cieli. La santità è potere. "Si può resistere all'argomento, si può ignorare la supplica e si può disprezzare l'eloquenza; ma l'esibizione di una pietà eccelsa ha una potenza che nulla può resistere. È la verità incarnata; È il Vangelo che predica nella vita dei suoi devoti. Nessun sofisma può sfuggirgli, nessuna coscienza può scongiurarlo, e nessun petto indossa una cotta di maglia che possa sfidare l'energia del suo attacco.

(II.) Un'ampia sfera di servizio cristiano. "A tutti gli uomini". Se esaminate una cartina dei paesi attraverso i quali l'apostolo viaggiò, rimarrete stupiti dall'estensione delle sue fatiche. La distanza non smorzò il suo zelo, né il pericolo scoraggiò il suo coraggio. Dove possiamo testimoniare per Cristo? 1. In privato. Questa è una sfera di servizio molto più importante di quanto molti pensino. Siamo diligenti nel tempo del servizio? Siamo pazienti nell'ora della sofferenza? Siamo rassegnati nella stagione del lutto? Allora stiamo testimoniando per Cristo

(2.) In pubblico. Questo non è solo un compito difficile, ma molto delicato. Possiamo disonorare Cristo con il nostro silenzio, e possiamo dispiacere agli uomini con le nostre parole. Ma c'è più pericolo di rattristare Cristo con la nostra indifferenza che di offendere gli uomini con la nostra imprudenza. La nostra testimonianza deve essere costante e coraggiosa. Ovunque la nostra sorte possa essere gettata, lì dobbiamo essere leali a Cristo

(III.) Una qualifica importante per il servizio cristiano. "Di ciò che hai visto e udito". Un apostolo deve conoscere la volontà e sperimentare la grazia di Dio. Gli Ebrei avevano visto il "Giusto" e "udito la Sua voce"; e avreste potuto anche cercare di farlo ragionare per la sua fede nella sua stessa esistenza come per farlo ragionare in base alla sua fede nella vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Se abbiamo visto la gloria di Dio, o abbiamo goduto della comunione di Cristo, dobbiamo "testimoniare a tutti gli uomini di ciò che abbiamo visto e udito". (J. T. Woodhouse.) E ora perché indugi?Nel Nuovo Testamento tutti coloro che venivano a Cristo venivano subito. Gli apostoli, Saulo di Tarso, il carceriere di Filippi, l'eunuco d'Etiopia, la Lidia. Quelli che esitavano non arrivavano mai. Giovane ricco sovrano, Agrippa, Felix. Questo ci insegna in modo sorprendente il pericolo del ritardo. Gli uomini, tuttavia, insistono sulla ragionevolezza del ritardo. Dichiarano che una questione così importante dovrebbe essere debitamente soppesata. Le sue responsabilità non devono essere assunte in modo avventato. D'altro canto, vi sono argomenti solenni e pressanti per un'azione immediata

(I.) La situazione è in pericolo. Se la vostra casa fosse in fiamme e veniste svegliati nel cuore della notte dalle grida dei pompieri che vi invitano a fuggire, rispondereste che dovete riflettere sulla situazione? Per usare l'immagine del saggio (Proverbi 23:34), rispondereste, se foste sdraiati sulla sommità dell'albero maestro quando la nave oscillava violentemente e l'equipaggio vi chiamava a scendere, rispondereste che dovete debitamente soppesare la questione?

(II.) La posizione è peccaminosa. È un peccato contro l'autorità di Dio, che ti comanda di venire; contro l'amore di Dio, che anela a te; contro Gesù Cristo, un rifiuto delle pretese divine, della Sua misericordia. Se si trattasse di furto, direste: "Ruberò ancora un anno e poi mi fermerò"? Perché, allora, dovreste dire: "Peccherò rigettando Cristo un anno o un giorno ancora, e dopo ciò forse mi allontanerò da questo peccato?

(III.) Può essere eseguito istantaneamente. Non puoi smettere di combattere Dio gradualmente. Sparerai qualche pistola in meno domani, e solo qualche pistola occasionale il giorno dopo? È questo fare la pace? "Come l'ambasciatore romano tracciò un cerchio intorno ai principi prigionieri e ordinò loro di aderire alle sue condizioni prima che oltrepassassero i suoi limiti, così Dio richiede una risposta immediata alla Sua apertura di misericordia".

(IV.) Ora avete la capacità di eseguirlo. Senza dubbio pensi che preferiresti avere convinzioni più profonde, desideri più forti e tutto il resto; Ma devi imparare ad agire in base a ciò che hai. Una nave può lasciare il porto con un vento di quindici nodi, o dieci, o cinque, o un nodo all'ora. "Agisci in base a ciò che hai; non pensare a ciò che potrebbe essere. È meglio uscire dal porto della falsa comodità e della sicurezza illusoria su un vento che non fa altro che riempire le vele sventolanti, piuttosto che non andare affatto".

(V.) Le difficoltà non saranno diminuite dal ritardo. Ricordate il contadino della favola di Esopo che si sedette presso un ruscello che scorreva, dicendo: "Se questo ruscello continua a scorrere come fa ora per un po' di tempo, si svuoterà da solo, e io camminerò a piedi asciutti". Gli ebrei aspettarono invano! e anche tu. Le difficoltà non diminuiranno mai

(VI.) Le difficoltà aumenteranno. L'acquisto del cielo è come l'acquisto delle profezie della Sibilla: più a lungo si ritarda, più caro è il prezzo. Gli uomini pensano che invecchiando diventeranno più virtuosi. Ciò è contraddetto dalla legge dell'abitudine. Le conversioni tardive sono rare. "La vecchiaia è, di tutte le età della vita, la meno adatta per l'opera di salvezza". La facilità nella bontà non viene dall'ignorare abitualmente Cristo

(VII.) La brevità e l'incertezza della vita. Le prospettive di vita viste nella prospettiva della speranza possono sembrarci lunghe; i giovani possono sorridere alle suggestioni della tomba e, con la forza cosciente, possono respingere le insinuazioni della mortalità; Ma la mano irresistibile del tempo ci sta attirando. La natura e la vita sono piene di promemoria della brevità e dell'incertezza dell'esistenza umana. "L'aquila che si posa un momento sull'ala, e poi si precipita verso la sua preda; la nave che, gettando gli spruzzi dalla prua, sfreccia al vento; la navetta, che sfrecciava attraverso il telaio; l'ombra della nuvola che spazzava il fianco della collina, e poi se n'è andata per sempre, senza lasciare traccia dietro di sé; i fiori estivi che, scomparendo, hanno lasciato spogli i nostri giardini"; la caduta delle foglie autunnali; lo scrosciare del torrente montano; la dispersione della nebbia mattutina; lo svanire del giorno d'estate; questi, con molte altre cose fugaci, sono emblemi con i quali Dio attraverso la natura ci insegna quanto siamo fragili; Al massimo, quanto sono brevi le nostre giornate! (E. S. Prout.) Alzati, sii battezzato e lava i tuoi peccati.- Un argomento a favore del battesimo e un appello: -

(I.) Il battesimo è un'ordinanza di Cristo. Ci si è chiesti se il rito sia di origine ebraica. Mosè, infatti, ordinò "diversi lavaggi", ai quali gli anziani ne aggiunsero molti altri. Ma questi erano essenzialmente diversi dal battesimo cristiano; essendo esse "acque di separazione", questo di iniziazione; Esse si ripetevano su ogni nuovo inquinamento, e ciò non veniva in alcun modo ripetuto. Il battesimo dei proseliti ebrei è più analogo, ma non è menzionato fino all'era cristiana. Il battesimo di Giovanni gli assomiglia di più, essendo, come egli dichiarò, l'ombra di esso. Certamente non sono identici, altrimenti Paolo non avrebbe battezzato di nuovo i discepoli di Giovanni a Efeso. Quindi concludiamo che il battesimo è esclusivamente cristiano. Come o perché possiamo a malapena dirlo, se non da alcuni indizi come la predizione di Isaia: "Così gli Ebrei aspergeranno molte nazioni". Tra gli ebrei prevaleva l'aspettativa che Cristo istituisse un nuovo e particolare battesimo. Questa impressione è evidente dalla domanda posta dai Farisei a Giovanni: "Perché dunque battezzi tu, se non sei quel Cristo?", ecc. Non c'è quindi da meravigliarsi se fra loro uomini sinceri accorrevano per ricevere "il battesimo di pentimento", né che in seguito "Gesù fece e battezzò più discepoli di Giovanni"; e dal Suo stesso battesimo, necessario solo per esempio, il Maestro dal cielo ha messo in atto questa idea prevalente, un'idea che dava un significato evidente e definito a quel Suo detto a Nicodemo: "Se uno non nasca d'acqua", ecc., che concordava esattamente con l'aspettativa corrente, e doveva essere legge fintanto che gli uomini dovevano essere trasferiti dal regno di questo mondo nel regno del nostro mondo. Signore; che appare ulteriormente dall'ultimo incarico del Salvatore (Matteo 28:19, 20)

(II.) Il battesimo rappresenta il lavaggio dei peccati. Niente di più chiaro di questo. Il peccato è sempre stato considerato come una contaminazione che richiedeva di essere lavata via per rendere un uomo adatto a stare al cospetto di Dio. Quando questa purificazione divenne possibile, attraverso "l'acqua e il sangue" che sgorgavano dal costato del Salvatore, il fatto fu esposto con un rito in cui veniva impiegata l'acqua; allo stesso tempo il Signore dichiarò che lo Spirito di Dio, che gli Ebrei erano venuti a dare, era essenziale per quella nuova nascita senza la quale non c'è efficacia personale nel battesimo. Eppure questa è la questione su cui c'è stata una confusione più inspiegabile e fatale. Il testo dice: "Siate battezzati e lavate i vostri peccati", due cose diverse come un segno, e la cosa significava. Eppure questi due sono stati dichiarati la stessa cosa. Se così fosse, io stesso sarei stato "una nuova creatura in Cristo Gesù" in virtù di ciò, senza alcuna conversione; ma so che non lo ero. Se così fosse, allora Simon Mago doveva essere tra i salvati. L'idea che il battesimo sia l'effettiva remissione dei peccati, o la rigenerazione, o qualsiasi altra cosa al di là di un segno di questi come necessario e possibile, è troppo infondata per essere discussa. Ma ci mostra, con la massima chiarezza di qualsiasi immagine terrena, la necessità e la possibilità del "lavacro della rigenerazione".

(III.) Il battesimo ha un'importanza e un obbligo perpetui. Cristianesimo e spiritualità sono quasi sinonimi, essendo questo enfaticamente la dispensazione dello Spirito. La legge cerimoniale di Mosè era di per sé molto gravosa; Ma coloro che preferivano i riti esteriori alla vera religione accumulavano sempre tradizioni su di essa, finché divenne un giogo di schiavitù troppo pesante da sopportare. Poi il Salvatore diede il carattere stesso della Sua economia quando gli Ebrei dissero: "Dio è Spirito", ecc.; in armonia con la quale Ebrei disse anche: "Il regno di Dio non viene con l'osservazione", ecc., cosa che Paolo non fece che illustrare quando disse: "Il regno di Dio non è cibo e bevanda", ecc. Ora, da queste e da un centinaio di simili Scritture avremmo potuto argomentare che il puro Spirito di Cristo, senza alcuna figura, era il Cristianesimo. Ma le nostre presunzioni, per quanto logiche possano sembrare, non sono il cristianesimo; e vedendo che i pensieri e le vie di Dio sono così incommensurabilmente superiori a quelli degli uomini, e più saggi e più gentili, è ancora meglio indagare ciò che Ebrei ha decretato piuttosto che immaginare ciò che gli Ebrei farebbero. Abbiamo già dimostrato che Cristo ha istituito questo rito. La sua stessa istituzione dimostra allora la sua importanza; e se ne aveva allora, deve averne altrettanto, se non di più, ora; perché se mai si poteva fare a meno del segno esteriore e visibile, doveva essere mentre il Divino Maestro stesso viveva nel nostro mondo per spiegare e far rispettare le Sue dottrine. E gli uomini più spirituali hanno confessato che i due sacramenti si sono dimostrati un vero aiuto alla loro fede. Atti la dedizione della loro progenie a Dio in Cristo, così come alla mensa del Signore, hanno sentito e imparato ciò che non avevano mai imparato prima, diventando più spirituali di eVersetto. Che fosse così o no, il fatto divinamente attestato che Gesù ha decretato il battesimo di tutte le nazioni nelle sue ultime parole è la prova che deve avere una continuazione fino alla fine del mondo. Se uno può spiegare i riti ordinati dal Signore, un altro può spiegare le dottrine che sono stati ordinati a insegnare; e, ahimè! Molti fanno entrambe le cose oggi. Ciò di cui gli stessi apostoli avevano bisogno non possiamo averne meno bisogno; e deve essere una conclusione giusta e sicura che solo Cristo può disfare qualsiasi ordinanza che Ebrei ha fatto, e che fino a quando Ebrei non lo farà essa ricade su tutti i Suoi discepoli come un obbligo indiscutibile

(IV.) Il battesimo deve essere amministrato a tutti coloro che adorano Cristo. L'ultima frase del testo è di grande importanza. Dimostra, prima ancora di essere esposto, che il battesimo da solo, il rito come azione esteriore di un altro, non può salvare, ma che la sua efficacia dipende dallo stato d'animo e di cuore del soggetto; perché c'è qualcos'altro da fare mentre viene eseguito. Che cosa sia questo è ora la domanda. Naturalmente non significa la menzione formale del Suo santo "nome", né significa "chiamata", senza alcun desiderio o speranza di risposta. La frase è presa in prestito dall'Antico Testamento, dove intende sempre l'adorazione effettiva di Dio nella preghiera della fede. Nei Salmi è detto: "Ti offrirò il sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome del Signore"; "Oh, rendete grazie al Signore, invocate il Suo nome". La frase in questione è anche una di quelle che legano insieme i due Testamenti. Gioele dice: "Chiunque invocherà il nome dell'Eterno sarà liberato", predizione che sia Pietro che Paolo citano parola per parola; e qualunque sia stata l'idea del profeta, conosciamo l'intenzione dell'apostolo nel "nome del Signore". Questi non significavano il Signore Jahvè, ma il Signore Gesù. Quindi, dunque, ciò che Anania qui richiedeva da Saulo era che con la più alta intenzione possibile chiamasse Gesù "Maestro e Signore"; e se qualcuno fa questo con apparente onestà, e non è ancora battezzato, a lui ogni ministro di Cristo dovrebbe dire: "E ora perché indugi? Alzati, sii battezzato e lava i tuoi peccati". (J. Deuteronomio Kewer Williams.Indicazioni per il peccatore risvegliato: - C'è questa idea nel testo, questo significato e questo significato divino - Tutte le cose sono pronte. Si ottiene un riscatto. Un regno viene acquistato; Alzati e prendi possesso

(1.) "Alzatevi", cioè innalzate i vostri cuori al Redentore! "Alzate gli occhi verso il monte Calvario, da dove viene il vostro aiuto". Alzati, "abbassa e non abbassare più il capo come se non ci fosse balsamo in Galaad, né come se non ci fosse lì un medico che possa guarirti; sebbene tu sia un povero figliol prodigo, e ti sia nutrito delle bucce, dei piaceri e delle vanità di un mondo peccaminoso, hai un Padre che ti ama, alzati e vai a Lui. Hai un caro Salvatore le cui ferite guariranno la tua natura viziata e avvelenata. Tu hai lo "Spirito Santo, che ti guiderà e ti consolerà come una madre consola il suo unico figlio"". Alzati, lascia i tuoi peccati, le tue concupiscenze, il tuo luogo pericoloso, e avventurati a venire al rifugio del peccatore, e ti andrà bene

(2.) "Siate battezzati", siate immersi e coperti dal sudore sanguinante di Gesù, siate battezzati con il battesimo con cui furono battezzati gli Ebrei, quelle grosse gocce che caddero da Lui nella Sua agonia laveranno i vostri grandi crimini e le vostre spaventose offese

(3.) "Lava i tuoi peccati", cioè vieni al sangue dell'Agnello. Niente Giordania, niente piscina di Siloe, niente Bethesda è come quella. Chiunque si recherà a questa conca, a questa fonte, quand'anche i suoi peccati fossero più grandi dei capelli del suo capo o della sabbia sulla spiaggia del mare, tutti saranno lavati via e non saranno più ricordati. E anche se i suoi delitti fossero i più vili e abominevoli, tanto che il suo cuore gli venne meno, il sangue di Cristo lo renderà più bianco della neve nel salmone, e ammorbidire e sciogliere la sua natura dura e gelida, e parlare di pace e perdono alla sua coscienza sporca

(4.) "Invocando il nome del Signore", questo è per indirizzarvi dove rivolgervi, a chi potete rivolgervi e fare le vostre richieste, cioè al Signore Gesù che apparve a Paolo sulla via. Ebrei è l'Amico dei peccatori. Ebrei è il ministro del vero santuario, che ascolta la preghiera e ha il cuore più tenero. Chiediglielo e gli Ebrei te lo daranno, cercalo e troverai, bussa alla porta dell'ovile e troverai l'ingresso per la via nuova e vivente della sua carne e del suo sangue, nel luogo più santo di tutti. (Giovanni Cennick.) Liberarsi del peccato è...

(I.) Un'opera possibile. "Sii battezzato e lava i tuoi peccati". La Sacra Parola rappresenta lo stato peccaminoso dell'anima sotto diverse figure: sonno, schiavitù, malattia, morte, inquinamento. Qui l'inquinamento. Le parole implicano che lo sia

1.) Un inquinamento purificabile. Non è radicato. È qualcosa di separabile dall'anima. Può essere lavato via. Il battesimo di Saulo avrebbe simboleggiato la purificazione morale. Naturalmente l'acqua non può lavare l'anima; tutte le acque dell'Atlantico non potevano pulire una macchia morale. C'è, tuttavia, un'acqua spirituale, "la verità come è in Gesù", mediante la quale lo Spirito Eterno purifica (Ezechiele 36:25, 27; 1Corinzi 6:11 ; Tito 3:7 ; Efesini 5:25, 26; Apocalisse 1:5, 6, vii. 14)

(2.) Un inquinamento da cui l'uomo deve purificarsi: "Lava i tuoi peccati". Nessuno può farlo per noi

(II.) È un'opera di preghiera. "Invocando il nome del Signore". Il nome di Cristo è Lui stesso; invocare il Suo nome è invocare Lui

(1.) Cristo è l'efficace purificatore delle anime umane. La sua opera è di lavare via i peccati del mondo, di purificare le vesti morali dell'umanità

(2.) La preghiera è il mezzo ordinato per ottenere la Sua influenza purificatrice (Romani 10:13). La preghiera a Lui rivolta nella stanza al piano superiore di Gerusalemme attirò la Sua influenza purificatrice il giorno di Pentecoste. Si può ottenere ricchezza con l'industria, intelligenza con lo studio, saggezza con l'esperienza, ma la purezza morale solo con la preghiera

(III.) È un lavoro urgente. "Perché indugi?" O, più letteralmente, perché stai per agire, invece di agire realmente? Non esitate un attimo. Sii tempestivo. L'importanza della prontezza può essere discussa

1.) Dalla grandezza dell'opera. L'eternità dipende da questo

(2.) Dal tempo già perduto. Tutta la vita avrebbe dovuto essere data ad esso, ma molto è andato sprecato

(3.) Dall'aumento delle difficoltà. La riluttanza, l'insensibilità, la forza dell'abitudine: tutto aumenta con il ritardo

(4.) Dal carattere del futuro. Lo è

(1) Breve;

(2) incerto. (D. Thomas, D.D.)

17 CAPITOLO 22

Atti 22:17-21

E avvenne che, mentre pregavo nel tempio, ero in trance.- Una cosa comune che raggiunge il meraviglioso: - Ecco -

(I.) Una cosa comune: un uomo che prega. La preghiera è un istinto dell'anima. Il pericolo raramente manca di suscitare questo istinto anche nei più depravati (Salmi 107:13). Volney, in una tempesta in mare, ne è un esempio lampante. Tutte le preghiere inutili possono essere divise in due classi, la preghiera rivolta

1.) Al dio sbagliato

(2.) Al Dio giusto in modo sbagliato. La tendenza universale dell'uomo a pregare implica l'innata credenza dell'anima in alcuni dei fatti principali della teologia, come l'Essere, la Personalità, la Presenza e la supplicabilità di Dio

(II.) Una cosa comune che raggiunge il meraviglioso. La trance è lo stato in cui un uomo è uscito dall'ordine abituale della sua vita, oltre i limiti abituali della coscienza e della volontà. A una "estasi" in Paolo dobbiamo il punto di partenza della Chiesa, il comando che gli ordinava di "andarsene lontano verso i Gentili". Alcuni suppongono che sia a questa trance che Paolo si riferisce (2Corinzi 12:1-5) quando parla di essere rapito fino al terzo cielo. Conclusione: impara

1.) Le sublimi possibilità dell'animo umano. Con un misterioso potere di astrazione può escludere l'universo esterno e trasportarsi in un mondo in cui ci sono scene troppo grandiose per essere descritte e per essere comunicate che superano l'enunciazione. Isaia, Ezechiele, Daniele, Giovanni e Paolo furono spesso trasportati in questi stati celesti

(2.) L'incomparabile valore della vera preghiera. La preghiera è la via verso il celeste (Daniele 9:21-23 ; Atti 10:9) . (D. Thomas, D.D.E lo vidi che mi diceva: Affrettati a uscire presto da Gerusalemme.- La visione di Paolo nel tempio:

(I.) Il luogo: "Il tempio". Questo mostra la cattolicità del nuovo convertito

(II.) La stagione: "Mentre pregava". Sembra esserci una connessione naturale, invisibile, indissolubile tra l'offerta di una preghiera a Dio e il ricevimento di benedizioni spirituali da Dio. La Bibbia lo insegna

1.) Dottrine

(2.) Pratica

(III.) La forma. Possiamo conoscere il mondo degli spiriti

1.) Coscienza

(2.) Testimonianza

(IV.) L'argomento. Il comando di Cristo a Paolo suggerisce

1.) Che gli Ebrei rivendicano l'autorità sul ministero

(2.) La Sua speciale provvidenza sui Suoi propri agenti e ministri. (Caleb Morris.Paolo inviò ai Gentili: - Questo passaggio ha un interesse e una solennità di un tipo particolare. Questa intervista non è stata registrata in precedenza e, se non fosse stato per le circostanze speciali che ora si sono presentate, potrebbe non essere mai stata menzionata

(2.) Paolo lo introdusse perché desiderava convincere i suoi ex correligionari che, proprio come era diventato un predicatore cristiano perché non poteva farne a meno, così quando il suo cuore si sentiva a lavorare tra il suo popolo, era obbligato a intraprendere ciò da cui altrimenti si sarebbe completamente tirato indietro. Chi di loro, se si fosse trovato al suo posto, avrebbe osato dire "No"? Osservare-

(I.) Il rifiuto del vangelo che prepara la strada per il suo ritiro (Versetti 17, 18)

(1.) Il racconto si riferisce alla prima visita di Paolo a Gerusalemme dopo la sua conversione. Gli ebrei devono essere tornati con sentimenti molto strani e mescolati. Gli ebrei lasciarono la Città Santa come orgogliosi campioni dell'ebraismo; vi ritornò l'umile discepolo di Cristo. Gli Ebrei ne uscirono con un cuore caduto di odio verso la fede di Cristo; Tornò pronto a dare la vita per difenderla. Eppure, come per una specie di istinto, si recò al vecchio luogo di preghiera; e fu opportuno impressionare i suoi ascoltatori ebrei in suo favore che fu lì che ricevette l'incarico che aveva dato il suo colore e la sua direzione a tutta la sua vita dopo la morte

(2.) Posso immaginare i suoi ascoltatori ebrei che dicono: "Possiamo finora capire il tuo cambiamento di vedute e di sentimenti, ma che connessione c'è tra questo e il tuo fare causa comune con i Gentili?" L'ho fatto", dice Paolo, "per espressa rivelazione. Gli Ebrei mi dissero: Affrettati e vattene presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza riguardo a me". 3. Si sarebbe potuto dire molto a favore della sua permanenza. Le conversioni non erano forse così importanti a Gerusalemme come in Asia Minore e in Europa? La carità non dovrebbe "cominciare da casa"? Non era forse il tempo sufficiente per pensare di convertire i pagani all'estero, quando avevano fatto convertire tutto il popolo in patria? Tali considerazioni devono aver avuto peso allora, come lo sono per alcuni oggi

(4.) Ma non solo c'era un mondo peritivo fuori, che aveva bisogno se non aspettava la buona notizia, e che quindi aveva diritto all'unico rimedio per la sua malattia mortale; C'era un'altra ragione. Il popolo ebraico aveva goduto della sua opportunità. Se al tempo di Isaia si poteva dire, sicuramente molto di più: "Che cosa posso fare per la mia vigna di più di quanto non ho fatto in essa?" Ma non volevano né Cristo né il Suo vangelo. E ora che è stato suscitato un nuovo testimone, l'accusa per lui è: "Non restare qui. Gerusalemme ha fatto il suo tempo". Era un messaggio terribile. Non c'è da meravigliarsi che Paolo, che amava così intensamente il suo popolo, fosse riluttante a obbedirgli, e umilmente argomentasse contro di esso

(5.) Eppure è in armonia con ciò che è stato altrove e in altri tempi. La luce ha brillato per un certo tempo in mezzo a un popolo, e quando l'hanno respinta o spenta, sono stati lasciati nelle tenebre che essi stessi avevano scelto. L'Africa ne è testimone, come lo sono quelle terre in cui Paolo stesso ha un tempo tenuto alta la lampada della verità. Sembra che sia il modo di Dio di dare l'opportunità, e se non è migliorata di ritirarla. Così è stato, in tempi più recenti, in Francia, Ungheria, Boemia, Italia e Spagna

(6.) Sembra che il nostro paese e la Germania siano ora sotto processo. La luce della verità della Riforma ha brillato in entrambi; eppure quante moltitudini in entrambi i paesi stanno rigettando Cristo, e si abbandonano alla negligenza, all'incredulità e al peccato aperto! E, come disse Osea, "sì, guai anche a loro, quando mi allontanerò da loro!" Potrebbe esserci qualcosa di analogo a questo nel nostro caso. Ma, a parte questo, ci sono alcuni che pensano che ci sia stato un tale dispendio di sforzi in alcune parti del campo di casa, spesso con pochissimi risultati, che, senza trascurare casa, il flusso di sforzi potrebbe ora essere legittimamente dirottato verso il grande campo di mietitura all'estero

(7.) Non ci sono alcuni che hanno avuto ogni vantaggio di tipo spirituale che potrebbe benissimo essere? E hanno rimandato la grande decisione, o hanno resistito, e hanno reso quasi impossibile avventurarsi in ulteriori progressi verso di loro. Può darsi che abbiano avuto il loro "giorno" e che la parola divina riguardo a loro sia: "Affrettati e vattene presto, perché non riceveranno la tua testimonianza riguardo a Me".

(II.) La chiamata divina che prevale sulla nostra visione del dovere (Versetti 19, 20). Paolo non poteva acconsentire in silenzio a questa parola. Gli ebrei pensavano che ciò che lo aveva convinto avrebbe convinto gli altri. Come avrebbero potuto resistere alla forza di tali prove come quelle che egli doveva portare? Non conoscevano il suo odio intenso e inestinguibile per il nome e il popolo di Cristo? Che cosa doveva fare se non presentarsi, come se stesso il miglior argomento che potesse usare? Ma c'era uno che conosceva la natura umana meglio di lui. Come gli Ebrei avevano detto una volta a Ezechiele, così gli Ebrei ora dicono a Paolo: "Ma la casa d'Israele non ti darà ascolto, perché non darà ascolto a me". Un caso analogo è familiare a tutti. Quando Melantone ebbe la verità rivelata, pensò che non avrebbe potuto fare a meno di raccomandarla ad altri, ma ben presto dovette confessare che "il vecchio Adamo era troppo forte per il giovane Melantone!"

(III.) Le pretese imperative del mondo pagano sulla Chiesa di Dio (Versetto 21)

(1.) Paolo è a capo dell'intero esercito cristiano. Un uomo del genere, naturalmente, sarebbe stato messo a parte per il lavoro che il Maestro considerava più importante. Proprio come in una grande guerra il nostro miglior generale sarebbe stato inviato ad occupare quella che era la chiave dell'intera posizione, così dovunque troviamo Paolo, lì, possiamo concludere, la grande battaglia della Chiesa deve essere combattuta, la grande opera della Chiesa deve essere compiuta. Ora, all'occhio umano, un uomo del genere sembrava sommamente desiderabile a Gerusalemme. La ragione direbbe: "Al di sopra di tutto, fate in modo che la Chiesa sia forte al centro. Il meglio che puoi fare per le estremità è fare il meglio che si può fare per il cuore. Non lasciar andare Paolo per nessun motivo. Tutto andrà bene per gli avamposti; chiunque lo farà per un missionario". Ma la forma stessa in cui viene dato l'incarico è sufficiente a mostrare che l'opera più grande e più urgente della Chiesa è quella di far conoscere Cristo tra i pagani; e così da quel momento la vita di Paolo fu incessantemente dedicata a questo fine

(2.) Questa era la grande opera della Chiesa allora, ed è la grande opera di oggi. Si sarebbero potute addurre tutte le ragioni per tenere Paolo a Gerusalemme allora che si sarebbero potute invocare per mantenerlo ora nella cristianità. Dite quello che volete riguardo ai bisogni e alle pretese della casa, il fatto è innegabile che ci sono relativamente pochi a casa che non hanno l'opportunità di conoscere Cristo, mentre i tre quarti del mondo sono ignoranti di Cristo come lo erano allora; e l'inevitabile deduzione è che il Signore, che lasciò le pecore che erano al sicuro nell'ovile e uscì dopo ciò che era perduto, sta dicendo alla Sua Chiesa ora: "Vattene, perché io ti manderò lontano dai pagani". 3. La Chiesa ha agito in base a questa convinzione? Che dire del vasto impero cinese? E l'India? Quanto abbiamo dedicato del pensiero, o del cuore, o dell'affanno, o del tempo, o dei mezzi, o della preghiera, all'opera che si trova più vicina al cuore di Cristo? Quanti di noi simpatizzano con una giovane donna cristiana che, quando un'amica ha osservato che era una strada lontana per andare in Giappone, ha risposto: "Sì, molto lontano, se fosse solo per fare soldi; ma non troppo lontano per parlare ai pagani di Gesù!" (J. H. Wilson.La prontezza nel fare è importante nel servizio di Dio quanto la pazienza nel perseverare. Prima si provvede a un dovere, si evita un pericolo o si corregge un errore, meglio è. Se ci troviamo nel posto sbagliato, dobbiamo "fare in fretta" e uscirne. Se siamo impegnati in un cattivo affare, dovremmo "fare in fretta" e lasciarlo andare. Se stiamo seguendo una condotta scorretta o poco saggia, dovremmo 'affrettarci' e agire diversamente. Se stiamo indulgendo in un'abitudine che non vorremmo fosse fissata su di noi in modo permanente, dovremmo "affrettarci" e staccarcene. Se abbiamo fatto un torto a un altro, dovremmo "affrettarci" e riparare il danno. Se abbiamo ferito i sentimenti di un altro, dobbiamo "affrettarci" ed esprimere rammarico per la nostra condotta. Non possiamo essere troppo rapidi nell'affrontare ogni responsabilità che per il momento incombe su di noi. Non dobbiamo mai temere che sarebbe stato meglio per noi ritardare il fare il bene. (H. C. Trumbull, D.D.) Vattene, poiché io ti manderò lontano dai Gentili.-La missione di Paolo:-Si noti che...

(I.) Quando Dio ha una grande opera da compiere, gli Ebrei non vorranno i mezzi adeguati per eseguirla. La chiamata dei Gentili era stata il significato di molte profezie. L'era era ora arrivata quando doveva essere realizzata; e mentre gli apostoli, influenzati dal pregiudizio giudaico, trascuravano questa impresa, Dio risuscitò Paolo. Gli uomini possono spesso progettare imprese gigantesche, ma vogliono i mezzi per realizzarle. Anzi, l'uomo può non solo essere incapace di fornire i mezzi, ma anche di essere incapace di inventarli, o anche di immaginare ciò che dovrebbero essere. Ma la comprensione e la capacità di Dio sono infinite. Se gli ebrei contemplano il fine, gli ebrei possono anche comandare i mezzi. Gli ebrei possono costruire la leva che muoverà il mondo

(II.) Dio spesso adatta gli strumenti in prospettiva al Suo scopo. La saggezza consiste in gran parte nel migliorare i mezzi già preparati, e pochi uomini sanno come farlo efficacemente; ma Dio può provvedere in anticipo ai mezzi e adattarli, con la più consumata abilità, al fine in vista. In precedenza gli Ebrei avevano adattato Paolo per la sua formazione "ai piedi di Gamaliele", per la sua competenza nella lingua greca e per la sua conoscenza della cultura del mondo pagano. Così fu nei casi di Mosè, Davide, ecc., e così è ancora; e come quel diamante matura silenziosamente nel suo letto, sotto l'azione dei processi nascosti della natura, che poi risplenderà nel diadema del principe e illuminerà gli splendori dell'impero, così i servi di Dio si preparano spesso, inconsapevolmente a se stessi, per una destinazione che né loro né i loro amici avevano contemplato prima

(III.) Dio non permette mai che i poteri che Ebrei ha conferito a nessuno dei Suoi servi rimangano a lungo inutilizzati. Gli uomini, se lasciati a se stessi, possono lasciare che i loro talenti arrugginiscano, le loro energie si assopiscono, e possono non percepire quando dovrebbero iniziare la carriera dell'utilità. Ma quando sarà giunto il tempo che Dio ha stabilito, allora sarà introdotto lo strumento che gli Ebrei hanno preparato. Non appena Paolo si fu convertito, gridò: "Che devo fare?" Quando Cornelio e la sua famiglia furono preparati, Pietro fu mandato a chiamare e fu trovato pronto; e la visione "dell'uomo di Macedonia" fece capire a Paolo che il Signore lo aveva chiamato a predicare il Vangelo in quella regione impensata

(IV.) Spetta a Dio fissare la scena del ministero di ciascuno dei Suoi servi. Ebrei prescrisse a Paolo, quando "Ebrei gli dissero: Vattene,"dove dovrebbe andare in generale; e nel corso dei suoi viaggi il grande Maestro guidò sempre i passi di questo Suo missionario. E a Lui appartiene ancora questa prerogativa; e certamente è bene che un servitore di Dio consulti la Sua mente e la Sua volontà, e si sottometta con alacrità alla destinazione celeste in tali questioni. Guai a lui se si consulta con interessi secolari ed egoistici! Se, come Giona, dovesse rifiutare qualsiasi servizio a cui Dio lo chiama, scoprirà che Dio può seguirlo

(V.) La regione a cui è destinato un ministro di Dio può essere molto remota. Molto spesso Ebrei permette ai Suoi servi di lavorare nel loro paese. Così gli undici apostoli continuarono a svolgere il loro ministero in Giudea, mentre Paolo andò verso i Gentili. Né invano. Il suo servo obbedì e fu benedetto. Allora Abramo, chiamato da Dio a seguirlo in un paese sconosciuto, "per fede uscì, senza sapere dove andava", e Dio lo fece prosperare grandemente

(VI.) Con il mandato divino nelle sue mani, nessun ministro del Signore Gesù deve temere di andare ovunque il suo grande Maestro lo mandi. Lungi da noi il compito di prendere alla leggera le difficoltà connesse con una missione di questo tipo. Eppure il Signore è dappertutto con i Suoi servi, e chi confida in Lui non avrà bisogno di sostegno, nemmeno in terra straniera e in mezzo a un popolo sconosciuto

(VII.) L'opera alla quale Dio chiama i Suoi servi ovunque, in patria e all'estero, è grande e onorevole, glorificante per Se Stesso e benefica per l'uomo (CAPITOLO xxvi. 16-18). Rifletti

1.) Il carattere dell'opera: è altamente intellettuale e spirituale, santa e celeste

(2.) L'oggetto di esso. "Dovrebbe predicare fra i Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo." 3. L'obiettivo di esso: salvare le anime in via di estinzione

(4.) Il problema di esso. Porta a un'accettazione il più onorevole, a un elogio il più estasiante, a ricompense il più glorioso

(VIII) Per la misericordia divina, il successo di tali missionari sarà proporzionato alla difficoltà dell'impresa e alla dignità del lavoro. Quando Paolo iniziò il suo corso, nessuno strumento poteva apparire più inadeguato, nessun tentativo più poco promettente. Eppure quale grande successo ebbe il ministero del devoto apostolo! Conclusione: impara

1.) La grande e universale regola dell'obbedienza cristiana. Significa conformarsi in tutto alla volontà divina

(2.) La gloria della grazia divina come principio pratico. Vedete nell'esempio di Paolo ciò che spingerà l'uomo a intraprendere e a raggiungere

(3.) La migliore sfera di dovere: quella che Dio assegna, sia all'estero che in patria

(4.) Le conseguenze benedette della semplice devozione in un servo di Dio. (J. Mitchell, D.D.) Chiamata al lavoro delle missioni estere:

(I.) L'opera delle missioni estere non è una parte distinta dell'opera generale della Chiesa. La commissione sotto la quale agisce la Chiesa ha uguale riferimento a tutte le parti del campo. Il lavoro del missionario non è quindi diverso dal lavoro di un ministro. Un uomo che si arruola per un soldato va ovunque sia mandato

(II.) Una chiamata al lavoro delle missioni può quindi essere solo analoga alla questione se un ministro debba essere stabilito in un luogo piuttosto che in un altro. Come può un uomo decidere questo punto? La domanda presuppone che

1.) Il Signore ha uno scopo riguardo alla posizione dei Suoi ministri.

(1) Ciò è dedotto da: (a) La dottrina della provvidenza, che insegna che il proposito di Dio si estende a tutte le cose, e che Ebrei domina tutte le cose per il compimento del Suo proposito. Il luogo della nostra nascita, la nostra istruzione, la nostra professione e il nostro campo di lavoro sono tutti inclusi nel Suo piano. (b) La dottrina dell'autorità di Cristo e della guida della Sua Chiesa da parte del Suo Spirito, mediante la quale gli Ebrei dispensano doni a ciascuno secondo la Sua volontà, e guidano il Suo popolo nella via in cui dovrebbero andare.

(2) Deriva dal Suo peculiare rapporto con i ministri. Sono stelle nella Sua mano, ed Ebrei assegna a ciascuno la sua sfera. Essi sono i Suoi ambasciatori, ed Ebrei manda ciascuno nella propria missione. Essi sono i Suoi operai, ecc. Troviamo, quindi, che gli Ebrei mandarono Giona a Ninive, Paolo ai pagani, Pietro alla circoncisione

(2.) Ebrei fa conoscere questo proposito.

(1) Ciò deve essere dedotto dalla natura del caso. Siamo creature razionali e siamo governati con mezzi razionali. Se Dio ha un disegno per noi da realizzare, gli ebrei devono quindi farlo conoscere.

(2) Per quanto riguarda l'esperienza troviamo che Dio fa conoscere il Suo proposito. Gli Ebrei lo fecero nel caso dei profeti e degli apostoli, e lo fecero nel caso dei ministri ordinari. Non si deve dedurre, tuttavia, che ciò sia sempre fatto in modo tale da precludere la nostra indagine, né in modo da prevenire l'errore. Un uomo può sbagliare e andare contro la volontà di Dio, e le conseguenze sono disastrose. Dovremmo quindi considerare attentamente la questione

(3.) In che modo Dio rivela la Sua volontà ai ministri riguardo a dove dovranno lavorare?

(1) Per via di rapporti interni. (a) Ebrei fornisce loro i doni necessari per qualche campo speciale di lavoro. (b) Ebrei si rivolge alle loro comprensioni, presentando i bisogni di diverse parti del campo; le strutture per l'utilità; la domanda di lavoratori. (c) Gli ebrei si rivolgono alla loro coscienza. (d) Ebrei si rivolge ai loro cuori, suscita interesse per particolari parti del campo e infonde in loro il desiderio dell'opera.

(2) Per dispensazioni esterne. (a) Ebrei rimuove gli ostacoli che li separano, come la mancanza di salute, gli obblighi verso i genitori, ecc. (b) Ebrei manda loro messaggi tramite amici. (c) Ebrei incita la Chiesa a chiamarli qua o là

(III.) Il dovere dei candidati al ministero

(1.) Sentire che sono obbligati ad andare ovunque Dio li chiami, che non spetta a loro scegliere

(2.) Sentirsi perfettamente sottomessi e dire: "Che cosa devo fare, Signore?" 3. Indagare l'argomento e utilizzare tutti i mezzi per giungere a una decisione intelligente

(IV) La beatitudine dell'opera missionaria, perché

1.) I suoi risultati sono così gloriosi

(2.) È così stranamente ultraterreno

(3.) Le promesse sono così abbondanti per coloro che abbandonano case, terre, amici, ecc., per amore di Cristo. (C. Hodge, D.D.) Il missionario cristiano:

(I.) Da chi è mandato? Chi parla nel testo?

(II.) Dove è mandato? "Lontano da qui."

(III.) A chi è inviato? "I Gentili".

(IV.) Per quale fine è stato mandato? Il suo incarico non è quello di

1.) Scienza

(2.) Politica

(3.) Civiltà

(4.) Ma per diffondere il Vangelo

(V.) Con quale incoraggiamento è inviato? Il Signore comanda; Questo è sufficiente. (R. Wardlaw, D.D.La misericordia di Dio indipendente dalle sette o dalle chiese: - Ah! non c'era alcun pregiudizio contro la creazione dei Gentili - cosa? Giudei: ma che il Dio giudaico sia dato ai Gentili senza la strumentalità dei Giudei; che il loro Dio sia distribuito al di fuori di loro attraverso un altro strumento; far sì che altri godessero in Geova dello stesso diritto che avevano loro, stando allo stesso livello: questo era ciò che non potevano sopportare. Portare il Dio dei Giudei fuori dalla Giudea e farne un Dio dei Romani, dei Greci, degli Sciti, dei Parti e degli Assiri, ecco cosa li offendeva. Le divinità nazionali, nei tempi antichi, erano proprietà molto preziose. Un tempo si supponeva che gli dèi di una nazione fossero per essa ciò che gli eserciti e le flotte sono per una nazione al giorno d'oggi. Si supponeva che lo difendessero; che se ne sono presi cura; che odiavano le altre nazioni che erano i suoi avversari. L'idea che Geova fosse un Dio nazionale, e che gli Ebrei fossero il Dio degli Ebrei, che non volevano che i loro nemici partecipassero alla Sua potenza o alla Sua protezione, attraversa tutta la storia ebraica. Se qualcuno entrasse in casa tua e prendesse tutti i tuoi quadri, i libri, i mobili e le provviste, e li distribuisse per tutta la strada, senza dubbio solleveresti qualche obiezione; se uno venisse alla mia tavola e ricevesse ospitalità dalle mie mani, e poi prendesse tutti i miei beni e li spargesse su e giù per la strada, non mi piacerebbe; e gli uomini si sentivano molto sensibili alla loro religione in quei tempi antichi. Faceva parte dei loro beni domestici nazionali. L'idea degli ebrei era che Dio fosse la loro proprietà speciale: e dare al mondo in Lui lo stesso diritto che avevano loro, era solo una frode per loro. Gli ebrei erano particolarmente sensibili a queste idee di appropriazione, perché, per amore della loro fede e per difendere il nome di Geova contro l'idolatria, avevano sofferto molte persecuzioni e sopportato molte difficoltà. Gli uomini si appropriano della verità; lo rendono personale, come se lo possedessero, come se appartenesse a loro; e così gli ebrei pensarono che, come avevano difeso Geova, senza dubbio gli ebrei dovevano essere loro grati; che, poiché avevano sofferto per Lui, avevano il diritto di dividerlo; che gli Ebrei dovrebbero essere un dono da parte loro; e usare Geova come proprietà di tutto il genere umano significava livellare l'Ebreo al piano degli altri uomini. Questo sarebbe stato per loro un'umiliazione e una vergogna, poiché si sentivano ineffabilmente superiori al resto del mondo; e non sopporterebbero il degrado se potessero evitarlo. Dall'esplosione dell'intolleranza religiosa e della crudeltà religiosa registrate nel testo possiamo imparare diverse lezioni

(1.) In primo luogo, è possibile mantenere la religione in uno spirito maligno. Finché la religione è intesa come un sistema esterno di cerimonie, leggi, usi, ordinanze; purché consista in una serie di credenze; purché sia una cosa oggettiva, incarnata negli usi e nelle istituzioni, o nelle credenze filosofiche; Finché fa appello ai sensi esterni, è del tutto possibile nutrirlo allo stesso tempo con quei sentimenti che appartengono al partigiano bigotto. Purtroppo, ciò che abbiamo visto tra gli ebrei non abbiamo mai smesso di vedere tra gli uomini che hanno sostenuto le grandi istituzioni del cristianesimo o le istituzioni che hanno preteso di essere cristiane, che le hanno tenute con rancore, orgoglio ed egoismo, e le hanno difese con amarezza. Cristo era il Salvatore amorevole ed espiatorio. E qual è stata la storia della Chiesa che ha rappresentato la Sua sofferenza disinteressata, la generosità del Suo amore e la Sua benignità verso i Suoi nemici? La lunga storia della Chiesa è stata una storia quasi invariabile di arroganza, orgoglio, violenza e persecuzione. Gli uomini hanno ricevuto la religione di Gesù Cristo proprio come gli ebrei hanno ricevuto la religione dell'Antico Testamento, per tenerla in legami carnali con le passioni umane più maligne. Esiste ora lo stesso spirito che scoppiò in questo tumulto tra gli ebrei? Gli uomini considerano la religione nello stesso modo maligno in cui la consideravano loro? C'è la stessa gelosia riguardo alla divisione dei benefici di Cristo che c'era riguardo alla diffusione della conoscenza di Geova? Qual è stata la storia delle sette? E qual è oggi il sentimento delle sette? La Chiesa Cattolica Romana non vuole che tutto il mondo abbia tutti i benefici della mediazione del Signore Gesù Cristo? Oh no. La Chiesa Cattolica Romana sta dicendo a tutto il mondo: "Venite nella nostra Chiesa, e secondo le nostre regole, e avrete il Salvatore. Ma non si può avere il Salvatore al di fuori della nostra Chiesa. Venite a noi e lo avrete, ma non potete averlo e lasciarci fuori". Le Chiese derivate, le Chiese gerarchiche, le Chiese protestanti sono in spirito diverse dai cattolici romani? Gli uomini buoni, gli uomini dotti, gli uomini saggi, non vogliono che Cristo sia predicato tra i Gentili, cioè tra i Dissidenti? Oh no. La Chiesa Episcopale non vuole che la verità di Gesù sia resa nota agli estranei? Oh no. È più che desiderabile che tutti abbiano la munificenza e la benedizione che è in Cristo; ma allora devono averlo nella vera Chiesa. Devono averlo nella linea dell'apostolicità. Bene, prendiamo la grande Chiesa Presbiteriana Calvinista. Chiunque possa avere la misericordia espiatoria di Cristo e la speranza della vita eterna? Sì, se crede nell'assoluta sovranità di Dio; nel peccato originale, con l'aggiunta di una sufficiente trasgressione effettiva; nella rigenerazione; nell'efficace compassione, sofferenza e morte di Cristo; nella pena divina e nell'eternità della punizione futura. "Venite nel nostro credo", dice quella Chiesa, "e avrete la misericordia e la benedizione di Dio". È lo stato d'animo ebraico ancora una volta. È lo stesso spirito che essi manifestarono, che scuoterono le loro vesti, che gettarono polvere in aria, che strinsero le mani, che digrignarono i denti, che gridarono contro Paolo e chiesero che fosse fatto a pezzi. A questo proposito, la natura umana è praticamente la stessa fino in fondo. C'è dappertutto la stessa presunzione, la stessa arroganza, la stessa esclusività. «Quello che abbiamo è giusto, su questo non c'è errore. E per coloro che sono al di fuori dei nostri legami ecclesiastici, e non sono del nostro modo di credere, non c'è altro che oscurità". Qual è, allora, la verità? Dio, come Ebrei ha insegnato sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, è Dio sopra tutti, benedetto in eterno; e tutti gli uomini, dal sorgere del sole fino al tramontare dello stesso, hanno i diritti dei figli in Dio come loro Padre. Tutti gli uomini hanno il diritto di partecipare e di partecipare a Lui, e di sperare in Lui. Dio è il Dio di tutta la terra. Gli Ebrei non appartengono a nessuna setta, a nessun partito. Ebrei non ha dato a nessuna classe il diritto di appropriarsene proprio. Non c'è creatura sulla faccia della terra che non sia cara a Dio. Non c'è un uomo così imperfetto, o così pieno di infermità, che Dio non si prenda cura di lui e non lo sostenga; e gli uomini migliori che vivono sono pensionati per grazia e generosità divina. Se Dio prende la più degna delle Sue creature, dalla pienezza della Sua stessa grazia, e non a causa del loro deserto, gli Ebrei non possono prendere anche le altre, da quella stessa grazia? E gli ebrei non li prendono? Tutta la marea del pensiero divino attraverso il mondo è un pensiero di bontà; tutto il battito del cuore di Dio lungo la terra è un battito del cuore di misericordia; E quel pensiero, quel battito del cuore, è per tutta l'umanità. Dio sta lavorando per loro; Ebrei sta plasmando le Sue provvidenze per il loro beneficio, e questo tanto quando Ebrei 51 rimprovera quanto quando Ebrei dà loro piacere. Ebrei 51 sta preparando per qualcosa di meglio di questa vita. "Ebbene, allora, capisco", direte voi, "che un uomo non convertito vale quanto un convertito?" No, non lo dico affatto. Ma se mi chiedeste: "A chi appartiene il sole?" Dovrei dire: "Nessuno lo possiede; appartiene al globo e tutti ne hanno diritto". Qui ci sono uomini che sono circondati da diecimila influenze climatiche che possono essere sfruttate a buon fine; ma non mietono mai raccolti abbondanti. Perché? Perché non sanno come sfruttare queste influenze nella coltivazione del terreno. Quelli che lo fanno, seminano il loro seme e mietono abbondanti raccolti. C'è una grande differenza nei risultati dell'agricoltura di questi uomini; Eppure, il sole sta offrendo tanto all'uno quanto all'altro. Ora, è con la misericordia di Dio come lo è con la luce del sole. Cosa benedice la luce del sole? Benedice l'industria, l'integrità, la conoscenza. È pronto a benedire tutti coloro che parteciperanno alla sua generosità. Il diritto ad esso non è conferito da un magistrato, da un legislatore o da un governo. La luce del sole è di tutti; eppure non tutti ne traggono beneficio. Per alcuni è una vergogna; è un tormento per gli altri; è un rimprovero agli altri; ed è una benedizione, infinita e insondabile, per gli altri ancora. Se è benefico per una persona o meno dipende da come lo usa. L'amore, la misericordia e la munificenza di Dio sono universali, e gli uomini che se ne appropriano li trovano personalmente utili; ma rifiutati ed esclusi, non li trovano utili. Due uomini stanno camminando in un giardino. Si cammina per i vicoli, e dappertutto un'ombra dolce e piacevole cade su di lui; il profumo dell'arancia lo saluta da ogni parte; gode di tutta la bellezza del rigoglio prodigo; è circondato da fiori che sbocciano e frutti che maturano; e per lui è un giardino di grandi delizie. L'altro uomo giace ubriaco all'ombra di un albero. Ci sono gli stessi frutti, gli stessi fiori, lo stesso profumo per lui che c'è per l'altro uomo, solo che lui non è in grado di appropriarsene. Si esce dal giardino pieni di gioia e carichi dei suoi tesori. L'altro non ha più del giardino che se non l'avesse mai visto. È la natura degli uomini, e non una qualsiasi parzialità nel giardino, che fa la differenza. Siamo pronti, quindi, a rispondere ad alcune domande. Può un uomo non convertito pregare Dio? Questa è una domanda che ha turbato molte persone. Alcuni pensano che quando sono cristiani hanno il diritto di pregare, ma non fino ad allora. Ma perché nessuno può pregare Dio? E un uomo ha bisogno di passare attraverso un'esperienza tecnica all'interno di una chiesa prima di avere il diritto di pregare Dio? Non c'è uomo che voglia pregare che non abbia il diritto di pregare. Coraggio, dunque, uomo peccatore, malvagio, abbattuto! Se non c'è nessun altro che si prende cura di te, Dio si prende cura di te. Se ogni lingua è contro di te, se ogni sorta di pregiudizio ti ostacola la strada; se la Chiesa ti ha circondato di ostacoli, Dio pensa a te e ti aiuterà. Tu hai un interesse per il cuore di Gesù; e se Dio è per te, chi sarà contro di te? Pertanto, fatevi coraggio. Non sei un uomo di chiesa? Non sei molto istruito in materia di religione? Ah, ma tu sai qualcosa del peccato! Desiderate essere liberati dalla sua presa. Un peccatore non ha diritto in Dio! Pensaci un momento. Non ha egli diritto a un Salvatore? Non potrebbe egli partecipare alla bontà divina? Specialmente non ha il diritto di invocare la benedizione di Dio? È perché Dio è ciò che Ebrei è che tutti gli uomini hanno diritti su di Lui. Un tempo si diceva che gli uomini non avevano diritti che Dio era tenuto a rispettare. Un pensiero migliore è venuto sulla comunità cristiana. Gli uomini hanno dei diritti. Dio li ha dati, ed essi sono liberi di esercitarli. Un figlio non ha forse dei diritti, perché il suo genitore è superiore a lui e ha autorità su di lui? La legge dice di sì; il sentimento pubblico dice Sì; e la voce della Natura dice Sì. E poiché un uomo è formato subordinato a Dio e sotto la Sua autorità, non ha forse diritti di misericordia, di giustizia, di amore e di verità? Possiamo dunque sperare che i dissoluti e gli empi abbiano misericordia? Non c'è un uomo che viva che non abbia diritto al cibo e, attraverso il cibo, alla forza e, attraverso la forza, all'efficienza esecutiva. Anche gli uomini hanno diritto alla gioia, alla gioia virile. Eppure, tu mi dici: "Può un uomo avere gioia, anche se è un vecchio ghiottone, gonfio di sovrabbondanza di sangue?" Ebbene, sì; ma non come un ghiottone. Se diventerà temperante, e purificherà i suoi umori, e si limiterà alla dovuta moderazione, potrebbe farlo. Se ho freddo, e desidero proteggermi dalle intemperie, posso, se cercherò un riparo adeguato. Se sto tremando sul lato nord di una roccia, posso riscaldarmi se ho l'intenzione di farlo, ma non finché rimango sul lato nord. Ci sono infinite misericordie di Dio verso gli uomini; e tutti sono malvagi, poiché non c'è uomo sulla terra che sia giusto, perfettamente, nemmeno uno. Ogni uomo è imperfetto in questo stato mortale. Ciononostante, la munificenza di Dio è offerta a ciascuno. Ed è ricevuto e goduto da tutti coloro che lo prendono come deve essere preso. La condizione del favore divino, del perdono e della salvezza, non è che tu sia all'interno di una Chiesa; non è che tu debba essere ebreo o cristiano in senso settario; non è che tu debba essere nella Chiesa Romana, o Episcopale, o Presbiteriana, o Battista, o Metodista, o Congregazionale, o Luterana, o Unitaria, o Universalista, o in qualsiasi altra Chiesa. Ciò che si desidera è una semplice simpatia personale con Dio, che è al di sopra di tutte le Chiese, e che viene offerto agli uomini senza alcun riguardo per le Chiese. È vero che un uomo può essere più propenso a entrare in una conoscenza intelligente di Dio, e delle Sue prescrizioni e promesse, nel santuario piuttosto che fuori di esso. L'aiuto che riceviamo da Dio è un dono che scaturisce dalle infinite risorse del suo amore. Ma ci sono aiuti esterni e incidentali. Le chiese sono aiuto, non padroni; servi, non despoti, Tu sei libero. Dio è il Dio di tutta la terra; Ebrei è il Dio di ogni essere umano; e nulla separa tra te e Dio, ma... cosa? Il tuo credo? No. Le vostre ordinanze? No. Il tuo orgoglio e il tuo egoismo? Questi fanno inacidire Dio? No. Nulla separa tra te e Dio se non la tua volontà. Eccomi qui, con in mano una manciata d'oro; Ma può un uomo ricevere quell'oro se non viene, stende la mano e lo prende? No. Ancora la mano è aperta e tesa verso di lui. Finché gli uomini stringono i pugni non possono prenderlo, ma se apriranno le mani e faranno il movimento necessario possono farlo. Gran parte della munificenza di Dio, del perdono, dell'aiuto e del soccorso, verrà su di voi, in ogni caso, attraverso l'influenza incidentale della Divina provvidenza; ma le misericordie personali di Dio, la dolcezza della Sua grazia, l'effluvio del Suo amore, queste possono essere tue, possono soccorrerti, ristorarti, rafforzarti, ispirarti e edificarti nel tempo per l'eternità, se vuoi; ma tutto dipende da te. (H. W. Beecher.Missioni lontane: Dio ha sempre un posto per i Suoi figli. Se non sono desiderati in una sfera, lo sono in un'altra. Il loro posto può essere "molto lontano", lontano dalla sfera che desiderano riempire, lontano dalla loro attuale cerchia di compagnia; in una professione e in una linea di servizio completamente diversa da quella per cui si sono sentiti sicuri di essere destinati; Ma ovunque sia, è l'unico posto in cui possono stare. Il luogo lontano che Dio sceglie è migliore di qualsiasi luogo più vicino che sia la preferenza del discepolo. A volte Dio viene da un insegnante della sua classe, da un sovrintendente alla direzione della sua scuola, da un pastore in un delizioso campo di lavoro, da un padre o da una madre in una casa piacevole, da uno studente nel bel mezzo della sua carriera universitaria, da un uomo d'affari in un lavoro per il quale sembra eminentemente adatto. e dice all'ascoltatore sorpreso: "Ti manderò lontano da qui". Quando Dio pronuncia questa parola, nessun Suo figlio può trattenersi da una pronta e cordiale acquiescenza. L'unica risposta appropriata a un tale annuncio è: "Sì, Padre, perché così sembra bene ai Tuoi occhi". (H. C. Trumbull, D.D.) La risposta del Signore al "ma" dei Suoi servi:

1.) Anche i sinceri servi di Dio hanno spesso un "ma" contro i comandi del Signore: può sorgere dal timore come nel caso di Giona, o dalla modestia come nel caso di Mosè e Geremia, o dalla coscienza come nel caso di Pietro, o dalla compassione come nel caso di Abramo verso Sodoma, e Paolo verso i Giudei

(2.) Eppure, nonostante questi "ma", il Signore rimane fermo al Suo comando, "Vattene"; e alla fine ottiene la gloria. "Ebrei ha fatto bene ogni cosa". (K. Gerok.)

22 CAPITOLO 22

Atti 22:22-23

Ed essi diedero udienza a questa parola, e poi alzarono le loro voci. - Il punto della secessione: - Paolo fu ascoltato attentamente fino a quando giunse alla parola "Gentili". Come fanno impazzire certe parole gli uomini! Non ci sentiamo offesi dalla parola "Gentili", altrimenti ci sentiremmo offesi dal nostro stesso nome; ma i Giudei erano nemici dei Gentili, e hanno scritto giuramenti che essi stessi avrebbero preferito non avere alcun Messia piuttosto che uno che avesse un sentimento benevolo verso i pagani; e i loro libri sono pieni di maledizioni contro tutti gli uomini che non erano ebrei. Questo spiega la furia della folla: finché Paolo aveva una storia da raccontare, lo ascoltavano. Paolo, un saggio retore, tenne la parola ardente fino all'ultimo, ma, come un uomo esperto nel parlare, la tirò fuori del tutto. Il suo stesso posto è un colpo di genio; È l'ultima parola, ma nel momento in cui è stata pronunciata è stato come una scintilla gettata in un magazzino di polvere da sparo

(I.) È curioso osservare nel Nuovo Testamento i punti in cui il pubblico si stacca dagli oratori

(1.) Prendiamo il caso di Cristo. In Giovanni 6:66, leggiamo: "Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non camminarono più con lui", il tempo della rivelazione spirituale. Finché c'erano parabole da ascoltare, pani e pesci da dividere e miracoli da ammirare, non c'era modo di voltarsi indietro; ma quando il Signore divenne intensamente spirituale, allora Lo lasciarono. Questo è un punto che viene spesso dimenticato. Spesso ci viene detto: "Predicate come Gesù e il popolo vi ascolterà volentieri"; mentre la verità è che nel momento in cui Cristo lasciò gli elementi dell'insegnamento e venne ad affrontare lo scopo reale ed eterno del Suo insegnamento, il popolo lo abbandonò. Questo deve essere il risultato della predicazione spirituale dappertutto. Il mondo non vuole la predicazione spirituale. Se dovessimo parlare spiritualmente, le chiese sarebbero vuote: siamo obbligati a stare all'esterno, e a mostrare le grandi pietre del tempio; Non osiamo entrare e toccare l'altare

(2.) Gli ateniesi lasciarono Paolo in un altro punto. Lo ascoltarono con più o meno interesse quando pronunciò il suo grande discorso sul colle di Marte, ma nel momento in cui cominciò a parlare della risurrezione, "alcuni lo deridevano", ecc. Non volevano sentir parlare della risurrezione; volevano la filosofia, la speculazione, l'alto discorso, la poesia

(3.) In questo caso particolare si sceglie un altro punto di partenza. Gli Ebrei ascoltarono Paolo finché si limitò a questioni che erano più o meno di tipo puramente ebraico, ma nel momento in cui disse "Gentili" impazzirono

(II.) Il grande insegnamento di questa recensione è che tutti gli uomini si separano dai loro insegnanti in certi punti. Il punto non è sempre lo stesso: alcuni sono rimasti con Gesù, nonostante la spiritualità del suo insegnamento; Alcuni sentirono parlare della risurrezione dei morti con relativo interesse; altri potevano sentire parlare dei Gentili con calma mentale. Ma ci sono punti in cui tutti noi voliamo via, il che dissolverebbe questa assemblea in un attimo. Agli uomini piace sempre ascoltare se stessi mentre predicano. Chi osa pronunciare la nuova parola? Guardate questo caso particolare: la malattia di cui soffrivano queste persone era l'eterna malattia dell'umanità: la ristrettezza mentale. L'uomo che poteva nutrire un benevolo interesse verso i Gentili era un "tipo" "non adatto a vivere". Questa era chiamata serietà religiosa, contesa per la fede una volta trasmessa ai santi! Abbiamo imparato la grande lezione di Cristo: "Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelli devo portare"? Abbiamo lasciato le novantanove idee accettate nel deserto e siamo andati dietro a ciò che è perduto, finché non lo ritroviamo? Non chiedo una nuova verità, perché non ce n'è e non può esserci; Chiedo un grande cuore che ascolti tutti i tipi di persone, sperando che lascino cadere una parola che il grande Maestro possa riprendere e magnificare in un vangelo. Se qualcuno ha una profezia, ascoltiamola; se qualcuno ha una nuova lettura del vecchio Libro, ascoltiamolo. Un tono può essere una lezione; Un'enfasi può essere uguale a una rivelazione. L'unica condizione mentale che Gesù Cristo può approvare è la condizione di ogni amore pieno di speranza. (J. Parker, D.D.Un pubblico troppo prevenuto per essere convinto: - Questi versetti sono una triste rivelazione del pregiudizio

(I.) Una "parola" ha distrutto l'effetto di un intero discorso. "Gli diedero udienza a questa parola" - "Gentili". Il loro pregiudizio era che solo gli ebrei fossero oggetto del favore divino; che i Gentili erano reprobi. Perciò furono suscitati dalla massima eccitazione. Quante volte è così! Lasciate che il predicatore, nel corso di un sermone pieno di alte verità, pronunci una parola che colpisca le pretese di qualche ascoltatore, e l'intero sermone non serve a nulla. Il predicatore che evita di colpire i pregiudizi non concluda, dall'attenzione del suo uditorio, che il suo sermone è stato accettato. Se Paolo avesse concluso prima di pronunciare quella "parola", avrebbe potuto dedurre che il suo uditorio era stato portato a simpatizzare con le sue opinioni

(II.) Una "parola" ha suscitato le passioni maligne in furia. Questa sola parola aveva scagliato la ragione dal trono, aperto le cateratte della passione e ne aveva fatto il gioco di una rabbia senza legge. Ruggivano come leoni, ululavano come lupi. In un tale stato d'animo ogni argomento cadde su di loro impotente

(III.) Una "parola" ha trasformato il miglior insegnante in un miserabile. «Via con un tipo così». Così il pregiudizio offeso ha sempre agito. Così verso Cristo, così verso i martiri, così verso i veri maestri di tutti i tempi. (D. Thomas, D.D.Paolo e gli ebrei bigotti: - I soggetti più ispiratori per la matita dell'artista provengono dalle narrazioni bibliche, e solo pochi eguagliano l'occasione in cui il nostro testo è stato pronunciato. Su una scala che conduce al tempio si trova un venerabile apostolo, incatenato tra due soldati. Intorno a lui c'è la guardia romana; sotto ci sono ebrei accigliati e assetati di sangue; Mani e piedi violenti si uniscono a lingue infuriate, così che una nuvola di polvere e di vesti gettate via oscura la luce del sole. Perché tutto questo clamore in un posto del genere? La sua unica causa è la narrazione dell'esperienza cristiana. Il testimone è ben noto per essere competente e degno di fiducia: un tempo Saulo, che esalava minacce e massacri, ora Paolo, pronto a morire per quel Maestro che aveva follemente perseguitato

(I.) Confrontate la cecità di coloro che oggi rigettano Cristo con quella di questi ebrei

(1.) Non avevano forse conosciuto tutta la sua vita di persecuzione, la morte di Stefano? Non avevano appena sentito la meravigliosa storia della sua conversione? Non conoscevano forse il suo sacrificio e la sua vita pura di amore e tenerezza? Non avevano essi prove schiaccianti nei frutti delle sue fatiche che Dio era con lui? Che cecità deve averli avvolti! 2. Grande, davvero, fu il diluvio di prove; ma chi oggi rifiuta Cristo chiude gli occhi a una luce più grande. Per

(1) Il cristianesimo non è più di origine recente, né di comparsa sporadica. (a) Ha rivoluzionato la vita del mondo. Ha raso al suolo i troni più orgogliosi, dissipato le superstizioni più tenaci, illuminato le tenebre pagane, la ferocia civilizzata. (b) A differenza di tutte le altre religioni che il tempo disintegra, il cristianesimo è progressivo. (c) Per secoli la Bibbia ha stimolato e premiato lo studio più approfondito, e oggi la sua pienezza e la sua ricchezza non sviluppata sono più che mai cospicui. (d) Tutta la vita è stata lievitata dal potere purificatore e vivificante del cristianesimo. (e) i persecutori di Paolo avevano visto migliaia di persone portate alla Croce con amorevole umiliazione e misericordiosa vivificazione; Ma ora, milioni e milioni di persone di tutte le nazioni sotto il sole si uniscono in una testimonianza sostanzialmente concorde. Nessuna testimonianza sulla terra è così cumulativa, così inspiegabile sulla filosofia ordinaria, così rafforzata da una vita di purezza e di sacrificio di sé.

(2) L'incredulo è oggi circondato da trasformazioni inspiegabili secondo qualsiasi teoria che non sia quella di un Cristo vivente che opera per la potenza dello Spirito Santo. Come si può spiegare questa cecità allora e oggi?

(II.) Coloro che oggi rifiutano Cristo, come questi ebrei, e non vogliono vedere la luce

(1.) Gli ebrei sapevano che se Paolo aveva ragione, avevano torto; che gli omicidi di Gesù e Stefano furono criminali e schiaccianti. I loro interessi egoistici reclamavano. La loro preminenza individuale e la loro ricchezza mondana erano in pericolo. Perciò non vollero guardare alle affermazioni del vangelo, e non esitarono di fronte a nessun estremo di frode e di violenza

(2.) Così oggi, l'incredulo disdegna volontariamente la luce a cui si aggrapperebbe avidamente in qualsiasi altra ricerca, e si precipita in una persecuzione cieca, o siede in disparte con disprezzo o indifferenza. Non potrebbe tale testardaggine diventare così ostinata che il carattere sarà fissato in modo irreparabile? Non potrebbero le facoltà spirituali essere permanentemente fissate in attività errate a causa di continue distorsioni? In una parola, l'uomo non potrebbe abdicare per sempre, anche se solo per un piatto di minestra, il suo diritto divino di nascita al libero arbitrio? La cecità giudiziaria può abbattersi su tutti coloro che abusano delle loro facoltà spirituali. L'osservazione porta alla luce molti casi in cui la volontà sembra aver perso la sua flessibilità e, come un timone sferzato, guida la povera anima perduta dritta verso l'oscuro abisso dell'inferno

(3.) La spiegazione di questa cieca tenacia di volontà in una cattiva causa può essere trovata nell'odio personale. Questi Giudei a Gerusalemme e altrove odiavano Paolo in modo omicida; e quell'odio annegò ogni apprezzamento per la sua preminenza intellettuale, la sua generosa abnegazione e il suo nobile spirito di conciliazione così ansioso di conquistarli a una mente migliore anche ora. Ma non sono i soli ad avere tanto odio

(III.) L'incredulità nutre oggi un odio personale, dello stesso tipo, anche se variabile nel grado e nel modo di esprimersi. Le relazioni personali sono grandi fattori formativi di ogni vita, e suscitano sempre simpatie o antipatie di risposta

(1.) L'uomo è sempre in stretto contatto con Dio. Quindi, secondo le leggi del suo essere, egli deve rispondere a quella relazione in obbedienza, o in opposizione. È un fatto triste che tale opposizione sia il primo e certo atteggiamento dell'anima non rinnovata. Lasciate che un Dio personale si dichiari nell'estensione della natura, e nei meccanismi meravigliosi, in processi che richiedono un progetto, e che si dispiegano lentamente in minuscoli adattamenti ai bisogni dell'uomo, allora l'infedeltà, che pretende di essere scientifica, grida, anche al Dio della natura: "Viatelo!" 2. La Bibbia, in sé e nei suoi trionfi, indica la presenza personale di Dio. Non può quindi sfuggire all'opposizione dell'infedeltà

(3.) Il cristianesimo organizzato - la Chiesa visibile - impone le sue pretese all'attenzione di un mondo perduto; Ma tali affermazioni sono il segnale di un'ostilità instancabile. Se la Chiesa ha ragione, il mondo ha torto: nessuna tregua è possibile

(4.) Nostro Signore stesso non sfugge a questo odio per l'infedeltà. Roma sostituisce la mariolatria, le opere di supererogazione, i fuochi del purgatorio e l'azione sacerdotale. L'Unitarianismo eleva il peccatore al di sopra del bisogno di redenzione, e osserva il sangue del Calvario come offensivo per la sensibilità coltivata. La bestemmia grossolana riserva il nome di Gesù per i suoi caldi più bianchi e le esplosioni più violente. (S. L. B. Spears.Entrando nelle caverne di Gudarigby, vicino al fiume Murrumbidgee, nel Nuovo Galles del Sud, vedrete un gran numero di pipistrelli a ferro di cavallo dalle foglie grandi. Se procedi con le torce, diventeranno così ansiose di sfuggire alla tua luce che ti infastidiranno oltremodo sbattendo contro il tuo viso nella loro ansia di fuggire in un'oscurità congeniale. Quanto ricordano quei bigotti ignoranti che, quando la fiaccola della verità viene portata nei recessi della superstizione, si scagliano in una selvaggia esasperazione contro l'illuminatore e fanno del loro meglio per cercare la tristezza intellettuale! (Illustrazioni scientifiche.)

24 CAPITOLO 22

Atti 22:24-29

Il capitano in capo ordinò che fosse portato al castello.-Gli ebrei, i romani e i cristiani:

(I.) Gli ebrei nella loro condotta, che richiedeva l'intervento del capitano in capo, illustrano

1.) La cecità del fanatismo religioso. Si affrettarono a concludere che Paolo non era degno di vivere, in prima istanza, senza alcuna prova. Ora si affrettarono a giungere alla stessa conclusione contro l'evidenza più chiara che potesse essere prodotta. Così il fanatismo funziona ovunque, nella Chiesa e nello Stato. Che un uomo vada contro i pregiudizi prevalenti, e sarà condannato inascoltato; e nessuna rivendicazione, per quanto chiara e convincente, è consentita per rimuovere il pregiudizio

(2.) L'omicida dell'odio religioso. Per due volte nel giro di un'ora la vita di Paolo fu messa in pericolo a causa degli uomini con i quali era in disaccordo su certi punti. Ricordiamoci che l'atteggiamento di Paolo non era antagonista al giudaismo; aveva semplicemente fatto avanzare il cristianesimo oltre la provincia giudaica. Ma avere rapporti con i Gentili era un'offesa imperdonabile. E le differenze che sono state molto lontane dalle ostilità nella religione, nella politica, nella temperanza e in altre riforme, sono state occasioni per puntare dardi avvelenati contro il carattere, gli affari, l'influenza, ecc

(II.) L'ufficiale romano rappresenta

1.) La giustizia severa che verrebbe ad affrontare i fatti. Lisia, come Gallione, non si curava né degli ebrei né di Paolo, ma, a differenza di Gallione, desiderava che fosse fatta una rigorosa giustizia. Paolo aveva suscitato due volte un tumulto in un breve lasso di tempo, una cosa indesiderabile ovunque per quell'incarnazione dell'ordine, un funzionario romano, ma molto indesiderabile a Gerusalemme, dove i materiali infiammabili esistevano sempre in abbondanza. Così, se fosse riuscito ad arrivare ai fatti, avrebbe potuto placare l'agitazione presente e forse prevenire futuri disordini. Questo è tutto ciò che il cristianesimo vuole: un campo equo e nessun favore

(2.) La legalità che è equa nei suoi fini ma ingiusta nel suo uso dei mezzi. Tre corsi erano aperti al capitano

(1) Interrogare separatamente Paolo e i capibanda.

(2) Per portarli faccia a faccia.

(3) Assumere la colpa di Paolo, ed estrarre con la tortura l'occasione del tumulto. Quest'ultima era la linea di condotta proposta da Lisia, una condotta ammissibile dal diritto romano nel caso di tutti tranne che per i cittadini romani, ma che violava i primi princìpi del diritto. Questa è stata la via seguita da tutte le classi, e i riformatori cristiani e sociali ne sono stati vittime in tutte le epoche

(3.) L'ufficialità che, condannata per illegalità, si rannicchia nella paura. Quando il capitano in capo scoprì di aver legato, e quasi flagellato, un cittadino romano, ebbe paura, come avrebbe potuto benissimo esserlo (Versetto 29). E così hanno fatto molti ecclesiastici e uomini di Stato quando hanno fatto, o si sono proposti di fare, il male affinché venisse il bene

(III.) Paolo è un esempio di... l. La prudenza che attende silenziosamente il suo momento. Invece di protestare con rabbia, mentre la folla clamorosa assordava sufficientemente i soldati, aggiungendo così esasperazione alla confusione, e invano, Paolo aspetta che il clamore si plachi alla vista dei preparativi per la flagellazione. Poi, non appena c'è una tregua e può essere ascoltato, parla. Una lezione di pazienza e padronanza di sé. Molti uomini hanno perso se stessi e la loro causa a causa di parole o azioni premature

(2.) La saggezza che discerne quando è giunto il suo momento. Prima che scendesse la prima umiliante frustata, Paolo pronuncia la parola che fece la quaglia romana. Molti hanno la prudenza di aspettare, ma non riescono a vedere e a cogliere il "tempo di parlare" o di agire quando arriva. Quante opportunità di sforzo cristiano o di utilità sociale si lasciano sfuggire dalla mancanza di questa facoltà! 3. La dignità che fa valere i propri diritti. C'è un tempo per sottomettersi, e questo spesso veniva a Paolo. Ma ora era chiaramente il momento per amore di Cristo e per i suoi di poggiare sulla sua dignità. E quel momento arriva sia per l'individuo che per la Chiesa. (J. W. Burn.La codardia morale dei guerrieri:

(I.) La paura del popolo rese il capitano in capo crudele verso Paolo. Perché il tribuno romano ordinò che Paolo fosse condotto nel castello per essere flagellato? Non perché potesse essere in qualche modo convinto della sua colpevolezza, ma perché desiderava riconciliare la folla infuriata. Ecco la vile vigliaccheria. L'amore per il diritto dovrebbe rendere il governante superiore al timore dell'uomo

(II.) La paura del potere romano lo costrinse a desistere. Mentre le indegnità venivano inflitte, Paolo, con l'eroismo di un grand'uomo, disse: "È lecito?", ecc. Dalla conversazione che ha avuto luogo, tre cose sono osservabili

1.) L'autocontrollo di Paolo. Ebrei parla senza rabbia o eccitazione allo stesso audace romano: "È lecito", ecc

(2.) La superiorità civica dell'apostolo. Paolo era un cittadino di Roma "nato libero", il capitano in capo un cittadino solo per acquisto

(3.) La forza del nome romano. Appena sentirono che Paolo era romano, l'ufficiale e i soldati indietreggiarono. Conclusione: questo incidente è in accordo con la storia romana. Cicerone, contro Verre, dice: "È un peccato atroce legare un cittadino romano; è malvagità batterlo; è vicino al parricidio ucciderlo; e che dirò per crocifiggerlo?" (D. Thomas, D.D.) È lecito per te flagellare un uomo che è un romano?-Affermazione dei diritti:-Poco prima di Giacomo

(I.) salì al trono d'Inghilterra, stabilì una pretesa su tutte le piccole proprietà del Cumberland e del Westmoreland, con il pretesto che gli "uomini di stato" erano semplicemente gli affittuari della Corona. Gli uomini di stato si riunirono, in numero di duemila, a Ratten Heath, tra Kendal e Staveley, dove giunsero alla risoluzione che "avevano vinto le loro terre con la spada e sono stati in grado di tenerle con la stessa". Dopo tale riunione non è stata avanzata alcuna ulteriore pretesa. (H. O. Mackey.) Bada bene, perché quest'uomo è un romano.Un uomo fu catturato a Cuba, nel 1869, dalle truppe spagnole in circostanze sospette, e fu condannato alla fucilazione. Inglese di nascita e americano di naturalizzazione, i consoli di queste due nazioni interferirono per la sua vita, ma invano. Il condannato fu portato fuori per essere fucilato. I soldati furono schierati in fila con i fucili carichi, quando i consoli inglese e americano gettarono sull'uomo le loro bandiere nazionali; le autorità spagnole non osarono sparare sulla Croce di San Giorgio o sulle stelle e strisce, e l'uomo si salvò. «Badate», dissero i consoli, «quest'uomo è inglese, quest'uomo è americano». Così, quando un peccatore confida in Cristo, e la sua anima è aspersa con il Suo prezioso sangue, nessun potere può nuocere. Cristo dice alla Giustizia: "Bada che quest'uomo sia mio fratello"; e al mondo, a Satana e a tutte le potenze del male: "Badate, quest'uomo è cristiano". (Età cristiana.Paolo disse: Ma io sono nato libero.Ci sono due tipi di bontà: quella che viene da sé, e quella che viene con lo sforzo e la lotta; la bontà nata dalla natura, o fatta dalla volontà. Alcune persone sembrano essere buone per natura. Sono nati liberi. Figli di buon sangue, nati in famiglie educate da molte generazioni ad essere vere, giuste, generose, rispettose; L'impronta della razza appare nelle loro abitudini di pensiero e di azione. Ma altri sono meno fortunati. Provengono da una stirpe cattiva, e nelle loro vene scorre il sangue povero dei cattivi antenati. Sono per natura irritabili, egoisti, vanitosi, ostinati, irritabili, sensuali. Sono consapevoli delle loro inclinazioni; Essi resistono loro con eroico coraggio. Riescono, con uno sforzo immenso, a sconfiggere questo demone nella loro organizzazione, e riescono a diventare persone moderatamente buone. Con una grossa somma comprano questa libertà dal male. Essi sono emancipati dai loro sforzi eroici e non sono schiavi del peccato, ma sono diventati gli uomini liberi della verità. È evidente che coloro che si sono così emancipati con le proprie forze meritano più credito di coloro che sono nati con il possesso di tutte le dolcezze e di tutte le purezze. Questo è l'incoraggiamento per coloro che trovano molto da combattere nella loro natura o nelle loro circostanze. quando lo spirito è pronto, ma la carne è debole; quando la legge nel membro combatte contro la legge della mente; quando una corrente irresistibile sembra metterti giù, lontano da ciò che è buono e giusto; poi ricordate che non dovete disperare; che non ti viene chiesto di fare più di quello che puoi, ma solo quello che puoi; che avendo poco, devi dare diligenza volentieri per dare di quel poco, e che la tua ricompensa sarà maggiore se userai bene il tuo unico talento, e lo migliorerai al massimo, di quelli che otterranno coloro che, avendo una grande dotazione di potere e di facoltà, ne faranno poco uso. Tutto questo è vero; Ma non è il caso di spingere questa verità troppo in là. Se merita grande credito uno che ottiene la sua libertà morale con una grande somma, spendendo in essa tempo, fatica, abnegazione, autocontrollo, è anche una grande benedizione nascere liberi. Spesso mi viene chiesto: "Qual è il bene migliore e il più alto, quello della natura o quello dello sforzo?" Se dici che la bontà della lotta è la migliore, perché ha la maggior parte delle tentazioni da vincere, allora dobbiamo chiederci a quali tentazioni Dio deve resistere? Ebrei "non è affatto tentato dal male". Inoltre, se diciamo che il bene è più grande chi ha più tentazione di resistere e più male da vincere, ne conseguirebbe che, man mano che cresciamo, peggioriamo. Questo è assurdo. Ne consegue che, mentre c'è più merito morale nel resistere al male, c'è più bellezza morale nel non avere alcun male a cui resistere. La vita e il carattere di Gesù sono la migliore soluzione di questo paradosso. Se chiediamo: "Qual è il miglior tipo di bontà, quella che consiste nella lotta e nello sforzo, o quella che viene naturalmente e facilmente senza lotta?" troviamo che Gesù aveva entrambi i tipi di bontà in un'unione uguale e armoniosa. Tutta la sua vita, da un lato, è stata una lotta e una battaglia. Ebrei fu tentato su tutti i punti, come noi; ma senza peccato. Pur essendo figli, gli Ebrei impararono l'obbedienza attraverso le cose che gli Ebrei soffrirono. Eppure Ebrei era il Figlio diletto, che dimorava nel seno del Padre, puro da ogni macchia di male. Gli Ebrei combinarono perfettamente queste due forme di bontà: quella della natura e quella dello sforzo. Questo lo rese completo e perfetto. Infatti, anche se Gesù ha avuto questa battaglia, essa non è consistita in alcuna lotta contro il male in se stesso. Ebrei nacque puro e privo di macchie. Ebrei è nato dallo Spirito Santo. Nessuna goccia di sangue nero corruppe il Suo cuore. Una grande profezia è rimasta nascosta nei cuori umani fin dall'inizio, di un essere come questo. Vedendo dappertutto tra gli uomini la debolezza, l'ignoranza, il peccato, il cuore dell'uomo ha invocato a gran voce qualcuno che, pur essendo un uomo come noi, dovrebbe essere un esempio di umanità incorrotta. Dio, che ci ha creati con questo anelito e con questa speranza profetica, ci ha inviato in Gesù Cristo la sua risposta e il suo compimento. Ebrei 101 ha mostrato quest'unica anima pura, nella cui vita la critica più penetrante non ha mai trovato una macchia, eppure Ebrei era uno che doveva lottare, come noi lottiamo, soffrire come soffriamo, resistere alla tentazione come le resistiamo, e la cui intera vita non è stata solo crescita, ma anche battaglia; in cui, quindi, troviamo la pienezza della divinità trovando la pienezza dell'umanità, poiché l'uomo è stato creato a immagine di Dio. Gesù si erge come la figura centrale della storia; la riconciliazione di razze, credo, filosofie e religioni; il Figlio di Dio nella santità; il Figlio dell'uomo in buona volontà e umiltà. Ci sono, quindi, questi due tipi di bontà: la bontà che viene dalla lotta, e quella che viene dalla natura; ma la vita di Gesù mostra che essi sono nel cuore uno. Ciò appare anche dal fatto che ciascuno tende a produrre l'altro. La crescita naturale nel bene ci prepara a lottare per esso. La lotta e lo sforzo per fare il bene si consolidano infine nelle giuste abitudini e tendenze. Il signor Darwin dice che un cavallo dal collo lungo, sforzandosi verso l'alto per estrarre le foglie dagli alberi, potrebbe, dopo alcune migliaia di secoli, essersi trasformato in una giraffa. Di questo non possiamo esserne certi, ma non dubito che un uomo cattivo dopo un po' possa diventare un uomo buono. È incompleta la bontà che non unisce la virtù che lotta e la dolcezza che cresce. Ci sono in tutte le nostre vite uno sviluppo naturale e felice, e ore di crisi. Con Gesù lo sviluppo venne prima di tutto, e lo preparò per la crisi finale. Con gli altri la lotta viene prima di tutto, e matura in una pace calma e sicura. Siamo fatti per ereditare o raggiungere entrambi i tipi di bontà; siamo destinati a crescere in tutte le cose in Colui che è il nostro Capo, sì, Gesù. Se Ebrei era perfetto, Ebrei 101 ha detto che anche noi possiamo diventare perfetti. "Siate perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste". Se Gesù è finora l'eccezione, e se l'imperfezione è finora la regola, gli Ebrei vennero a invertire la legge e a far sì che ciò che ora è la regola diventasse l'eccezione. Tutto il Nuovo Testamento è pieno di chiamate e inviti a diventare come Gesù; per essere innestati in Lui, e così produrre molto frutto; crescere come gli Ebrei sono cresciuti, e lottare valorosamente come hanno lottato gli Ebrei, e così ereditare tutta la Sua vita e il Suo potere; per essere eredi presso Dio e coeredi con Cristo, in questo e in tutti i mondi che devono venire. (J. Freeman Clarke.) I privilegi della nascita:

1.) Non devono essere disprezzati dai cristiani

(2.) Un uso errato di essi, tuttavia, è peggio del disprezzo per loro

(3.) Ci sono momenti in cui possono essere usati come armi di difesa. (J. H. Tasson.Il diritto di nascita del cristiano: - Ogni cristiano nasce libero. Cristo lo ha reso libero. La rinascita è una nascita nella libertà, libertà dal peccato, libertà dalla paura, libertà nell'amore e nella verità, libertà nell'azione come il fluire naturale della sua anima, eppure all'inizio ha raggiunto questa libertà solo in parte. Nell'Independence Hall di Filadelfia c'è la campana che nel 1776 suonò per la prima volta ai cittadini che attendevano l'azione del Congresso, allora seduto a porte chiuse, che la Dichiarazione di Indipendenza era stata decisa. Quindici anni prima, quella campana era stata fusa con queste parole: "Proclamate la libertà a tutto il paese e a tutti i suoi abitanti" (Levitico 25:15). Quindici lunghi anni risuonò, risuonò la speranza della libertà, risuonò la profezia della libertà; ma alla fine risuonò: la libertà fu raggiunta e la profezia si avverò. Così ogni cristiano ha la libertà inscritta nella sua anima alla sua nuova nascita, in parte un fatto e in parte una profezia, ma una profezia che si adempie; e finalmente, quando la verità avrà compiuto la sua opera, non più nella profezia ma nella realtà il cristiano conoscerà la gloriosa libertà dei figli di Dio. (Età cristiana.)

Riferimenti incrociati:

Atti 22

1 At 7:2; 13:26; 23:1,6; 28:17
At 19:33; 24:10; 25:8,16; 26:1,2,24; Lu 12:11; 21:14; Rom 2:15; 1Co 9:3; 2Co 7:11; 12:19; Fili 1:7,17; 2Ti 4:16; 1P 3:15

2 At 21:40

3 At 21:39; Rom 11:1; 2Co 11:22; Fili 3:5
At 9:11,30; 11:25
At 6:9; 15:23,41; 23:34; Ga 1:21
De 33:3; 2Re 4:38; Lu 2:46; 8:35; 10:39
At 5:34
At 23:6; 26:5; Ga 1:14; Fili 3:5
At 21:20; 2Sa 21:2; Rom 10:2,3; Ga 4:17,18; Fili 3:6

4 At 22:19,20; 7:58; 8:1-4; 9:1,2,13,14,21; 26:9-11; 1Co 15:9; Fili 3:6; 1Ti 1:13-15
At 16:17; 18:26; 19:9,23; 24:14

5 At 9:1,2,14; 26:10,12
At 4:5; 5:21; Lu 22:66
At 22:1; Rom 9:3,4

6 At 9:3-5; 26:12
Ge 14:15; 15:2; 2Sa 8:6
At 26:13; Is 24:23; Mat 17:2; Ap 1:16

7 Ge 3:9; 16:8; 22:1,11; Eso 3:4; 1Sa 3:10
Is 43:22-26; Ger 2:5,9; Mat 25:45; 27:23; 1Ti 1:13

8 At 3:6; 4:10; 6:14; Mat 2:23
At 26:14,15; Eso 16:7,8; 1Sa 8:7; Zac 2:8; Mat 10:40-42; 25:40,45; 1Co 12:12,26,27

9 At 9:7; Dan 10:7
Giov 12:29,30

10 At 2:37; 9:6; 10:33; 16:30; Sal 25:8,9; 143:8-10
At 22:12-16; 26:16-18

11 At 9:8,9
At 13:11; Is 42:16

12 At 9:10-18
At 8:2; 17:4; Lu 2:25
At 6:3; 10:22; 2Co 6:8; 1Ti 3:7; Eb 11:2; 3G 1:12

13 At 9:17; File 1:16

14 At 3:13; 5:30; 13:17; 24:14; Eso 3:13-16; 15:2; 2Re 21:22; 1Cron 12:17; 29:18; 2Cron 28:25; 30:19; Esd 7:27; Dan 2:23
At 9:15; Ger 1:5; Giov 15:16; Rom 1:1; Ga 1:15; 2Ti 1:1; Tit 1:1
At 22:18; 9:17; 26:16; 1Co 9:1; 15:8
At 3:14; 7:52; 2Co 5:21; 1P 2:22; 1G 2:1
1Co 11:23; 15:3; Ga 1:12

15 At 1:8,22; 10:39-41; 23:11; 26:16-18; 27:24; Lu 24:47,48; Giov 15:27
At 4:20; 26:20

16 Sal 119:60; Ger 8:14
At 2:38; Rom 6:3,4; 1Co 6:11; 12:13; Ga 3:27; Tit 3:5; Eb 10:22; 1P 3:21
At 2:21; 9:14; Rom 10:12-14; 1Co 1:2

17 At 9:26-28; Ga 1:18
At 10:9,10; 2Co 12:1-4; Ap 1:10

18 At 22:14
Mat 10:14,23; Lu 21:21
At 3:19; Ez 3:6,7

19 At 22:4; 8:3; 9:1; 26:9-12
Mat 10:17

20 Ap 2:13; 17:6
At 7:58; 8:1
Lu 11:48; Rom 1:32

21 At 9:15
At 9:15; 13:2,46,47; 18:6; 26:17,18; Rom 1:5; 11:13; 15:16; 16:26; Ga 1:15,16; 2:7,8; Ef 3:6-8; 1Ti 2:7; 2Ti 1:11

22 At 7:54-57; 21:36; 25:24; Lu 23:18; Giov 19:15
At 25:24

23 At 7:53; 26:11; Ec 10:3

24 At 21:31,32; 23:10,27
At 22:25-29; 16:22,23,37; Giov 19:1; Eb 11:35

25 At 10:1; 23:17; 27:1,3,43; Mat 8:8; 27:54
At 22:27,28; 16:37; 25:16

26 At 22:29; 23:27

29 At 22:24; Eb 11:35
At 22:25,26; 16:38,39

30 At 21:11,33; 23:28; 26:29; Mat 27:2
At 22:5; 5:21; 23:15; Mat 10:17

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