Atti 25
1 Versetto 1. Quando Festo giunse nella provincia,
della Giudea, che era una provincia romana, sulla quale fu fatto governatore da Nerone, l'imperatore romano, al posto di Felice; ora era sbarcato in una parte della provincia, cioè a Cesarea, e quindi si poteva dire che ne avesse assunto il governo, come la frase sopporterà di essere resa;
dopo tre giorni salì da Cesarea a Gerusalemme; molto probabilmente venne per mare dall'Italia in Giudea, e sbarcò a Cesarea; perché, sebbene Giaffa fosse il porto più vicino a Gerusalemme, Cesarea era il porto più sicuro e più comodo, essendo stato reso tale da Erode; vedi Gill su "Atti 18:22", e inoltre, sembra che fosse la residenza dei re e dei governatori della Giudea, Atti 12:19 23:23,33 qui Festo si fermò tre giorni dopo il suo sbarco, per riposarsi dopo la fatica del viaggio, e poi salì a Gerusalemme, la metropoli della provincia della Giudea
2 Versetto 2. Allora il sommo sacerdote,
Anania, come in Atti 23:2, 24:1 la copia alessandrina, la versione latina della Vulgata e tutte le versioni orientali, legge: "i sommi sacerdoti", l'intero collegio dei sacerdoti:
e il capo dei Giudei; i loro governanti e anziani, i membri del sinedrio ebraico;
lo informò contro Paolo; colsero la prima occasione per servirlo, quando fu giunto a Gerusalemme; sperando che potesse essere favorevole per loro, dal momento che stava appena entrando nel suo governo, e potesse essere disposto a gratificare il capo della nazione, e guadagnare il loro affetto e la loro stima, e poiché non era ancora a conoscenza delle loro malvagie disposizioni e artifici; e portò un atto di informazione contro Paolo, e fece un ampio resoconto di lui, di quanto fosse malvagio e di quali mali avesse commesso; gli imputarono molte cose e lo accusarono molto pesantemente e cercarono di impadronirsi del governatore e di pregiudicarlo contro di lui.
e lo supplicò; che avrebbe esaudito loro la seguente richiesta
3 Versetto 3. e chiese favore contro di lui,
Paolo; chiedevano che cosa sarebbe stato un favore per loro e un pregiudizio per lui: o "di lui", cioè di Festo; gli chiesero un favore, e lo desiderarono come tale, come ciò che sarebbero stati da loro accettati e riconosciuti con gratitudine; il cui senso è confermato dalla versione siriaca; la versione araba lo rende "a" o "su di loro"; cioè, gli chiesero di concedere loro un favore, o di concederne uno, che è il seguente:
che lo avrebbe mandato a chiamare a Gerusalemme; affinché il suo caso potesse essere ascoltato davanti a lui, e potesse essere processato e giudicato da lui, come pretendevano:
tendendo un'imboscata sulla strada per ucciderlo; questo era il loro piano, anche se lo nascondevano, e non pretendevano altro che che la giustizia potesse avvenire: il loro piano era che, se avessero potuto convincere Festo a mandare a chiamare Paolo a Gerusalemme, da Cesarea, avrebbero fornito uomini, forse gli stessi quaranta e più di prima, in Atti 23:12,13 per tendergli un'imboscata lungo la strada per il suo arrivo, e di averlo ucciso: tutto ciò mostra la malizia di questi uomini, la malvagità della loro causa, l'infaticabilità e la diligenza per raggiungere il loro scopo, il pericolo in cui si trovava l'apostolo e la cura della Provvidenza su di lui
4 Versetto 4. Ma Festo rispose che Paolo doveva essere trattenuto a Cesarea,
O che fosse tenuto lì, e fosse in debita custodia, sotto la cura di un centurione, e dovesse rimanervi; né c'era alcuna ragione per cui dovesse essere allontanato, tanto più che doveva tornarvi rapidamente, come aggiunge:
e che lui stesso sarebbe partito di lì a breve; La risposta fu molto saggia e prudente, e le ragioni addotte furono giuste e forti; come che Paolo era stato inviato a Cesarea, era stato lasciato legato dal suo predecessore lì; Lì lo trovò, e lì era sotto una guardia adeguata, e lì era giusto che continuasse; e inoltre egli stesso non doveva fermarsi a Gerusalemme, ma doveva partire per Cesarea entro pochi giorni, e quindi era molto improprio mandarvi a chiamare Paolo
5 Versetto 5. Quelli dunque che fra voi ne sono capaci, disse,
Coloro che sono a loro agio, possono risparmiare tempo, e ai quali sarà conveniente, senza interrompere altri affari, intraprendere un tale viaggio; e che siano in grado di sostenerne le spese, senza nuocere alle loro famiglie, e la cui salute e età lo permettano; e soprattutto, che sono padroni di questa faccenda, e sono capaci di formare accuse, e di sostenerle con prove e prove adeguate: che tali
scendi con me; da Gerusalemme a Cesarea, e accusa quest'uomo, secondo le regole della legge, di ciò che è colpevole e può essere provato su di lui.
se c'è in lui qualche malvagità; o da lui commesso, qualsiasi cosa che sia assurda e irragionevole, notoriamente flagrante e criminale; cioè contrari alle regole della ragione, al buon senso dell'umanità e alle leggi di Dio e degli uomini; e specialmente dell'impero romano, o che sia blasfemo o sedizioso
6 Versetto 6. E dopo essersi trattenuto in mezzo a loro più di dieci giorni,
La copia alessandrina, e tre copie di Beza, e alcune altre, e la versione latina della Vulgata recitano: "non più di otto o dieci giorni"; e le versioni siriaca ed etiopica omettono la frase "non più" e leggono "quando vi era rimasto", come la prima; cioè a Gerusalemme; o "quando era rimasto in mezzo a loro", come quest'ultimo; gli ebrei, i sommi sacerdoti e altri, "otto o dieci giorni"; Lo storico, non essendo certo di un giorno, si esprime in questo modo:
scese a Cesarea; donde veniva e dov'era Paolo.
e il giorno dopo sedersi in tribunale; il giorno dopo essere venuto a Cesarea, sedette sul banco del tribunale per giudicare le cause, e particolarmente quella degli apostoli, che egli desiderava molto conoscere, per cui prese così presto il banco.
comandò che Paolo fosse portato; dal luogo in cui era tenuto prigioniero, alla sala del giudizio dove si trovava Festo
7 Versetto 7. E quando fu venuto,
In tribunale:
i Giudei che erano scesi da Gerusalemme; insieme a Festo, forse il sommo sacerdote con gli anziani, e Tertullo l'oratore, come prima:
stava tutt'intorno; o l'apostolo Paolo, o il seggio del giudizio; i testimoni e gli accusatori dovevano comparire, così come la persona accusata; vedi Gill su "Marco 14:57"
E presentarono molte e gravi lamentele contro Paolo, che non poterono provare; poiché la sua condotta morale, sia prima che dopo la conversione, era molto severa e conforme alle leggi di Dio e dell'uomo; eppure, puro e inoffensivo com'era, non era esente dalle calunnie degli uomini; e questi molti e molto dolorosi; ma era la sua felicità, e il suo onore per la grazia di Dio, che i suoi nemici non potevano far valere nessuno contro di lui
8 Versetto 8. Mentre rispondeva per se stesso,
Come gli era permesso dalle leggi romane, perorò la propria causa e mostrò la falsità delle accuse mosse contro di lui; osservando che, poiché i crimini che gli venivano addebitati erano riducibili a tre capi, nessuno di essi era giusto e vero:
né contro la legge dei Giudei; la legge di Mosè, sia morale, cerimoniale o giudiziaria; non la legge morale, di cui era un rigoroso osservante, sia prima che dopo la sua conversione; né la legge cerimoniale, perché, sebbene fosse stata abolita, ed egli sapesse che lo era, tuttavia per amore della pace, e in condiscendenza verso la debolezza di alcuni, e per guadagnare altri, si sottomise ad essa, e stava eseguendo un ramo di essa, quando fu preso nel tempio; né la legge giudiziaria, che riguardava gli ebrei in quanto ebrei, e le loro vicende civili: né contro il tempio; a Gerusalemme, di cui era accusato di profanazione, introducendovi un Gentile; il che era una falsità, almeno un errore:
né contro Cesare, ho offeso affatto; poiché era accusato di sedizione, Atti 24:5. Cesare era un nome comune per gli imperatori romani, come il faraone lo era per i re d'Egitto; e che presero da Giulio Cesare, il primo di loro, al quale successe Augusto Cesare, sotto il quale nacque Cristo; e lui da Tiberio, sotto il quale soffrì; il quarto fu Caio Caligola; il quinto era Claudio, menzionato in Atti 11:28, 18:2 e l'attuale Cesare, a cui Paolo ora si appellava, era Nerone; e sebbene gli imperatori successivi portassero questo nome, fu anche dato al secondo nell'impero, o al presunto erede di esso: gli autori sono divisi intorno all'originale di Cesare, il cognome di Giulio; alcuni dicono che l'avesse dal colore dei suoi occhi, che erano "Caesii", grigi; altri da "Cesari", la sua bella chioma; altri dall'uccisione di un elefante, che, nella lingua dei Mori, è chiamato "Cesare": l'opinione più comune è che abbia preso il nome dal grembo di sua madre, essendo "Caeso", tagliato alla nascita, per far posto al suo passaggio nel mondo; in questo modo venne al mondo anche il nostro re Edoardo VI
9 Versetto 9. Ma Festo, volendo fare un piacere ai Giudei,
Come fece il suo predecessore Felice, Atti 24:27, essendo appena entrato nel suo nuovo governo, e avendo ricevuto alcune carezze e cortesia dai Giudei a Gerusalemme, dai quali era stato molto pressato e sollecitato riguardo all'affare dell'apostolo:
Paolo rispose e disse: «Vuoi tu salire a Gerusalemme e quivi essere giudicato davanti a me per queste cose?». intendendo per sinedrio giudaico, essendo presente Festo: questo era ciò che gli Giudei gli avevano chiesto quando era a Gerusalemme, che vi mandasse a chiamare Paolo, e lì lo lasciasse giudicare, e la richiesta che egli aveva respinto; ma essendo stato sollecitato e importunato dai Giudei, forse mentre scendevano insieme, era incline a gratificarli, e ad ammettere che sarebbe stato processato a Gerusalemme, davanti al sinedrio, essendo lui presente; eppure non era disposto a farlo senza il consenso del prigioniero, essendo un uomo libero di una città romana; temendo di essere accusato di consegnare un romano nelle mani degli ebrei, cosa che avrebbe potuto essere risentita dall'imperatore e dal senato romano, se ne fossero venuti a conoscenza
10 Versetto 10. Allora Paolo disse: "Io sto al tribunale di Cesare,
Non che qui ci fosse un seggio nell'aula del giudizio costruita da Erode perché Cesare stesso vi si sedesse, se mai vi fosse venuto, come alcuni hanno pensato; ma il seggio su cui sedeva Festo è chiamato seggio del giudizio di Cesare, perché era in un tribunale di giustizia di Raman, e perché Festo, che lo occupava, rappresentava Cesare stesso:
dove dovrei essere giudicato: essendo cittadino romano, e non a Gerusalemme dal sinedrio dei Giudei, che non avevano nulla a che fare con lui.
ai Giudei non ho fatto alcun torto, come tu sai benissimo; potrebbe essere dal suo predecessore Felice, che lo aveva informato di questo caso; o dalla lettera di Lisia, che poteva capitargli tra le mani; o dalla risposta dell'apostolo e dalla rivendicazione di se stesso, che ora faceva
non ho fatto nulla di male, come tu sai molto bene; potrebbe essere dal suo predecessore Felice, che lo aveva informato di questo caso; o dalla lettera di Lisia, che poteva capitargli tra le mani; o dalla risposta dell'apostolo e dalla rivendicazione di se stesso, che ora faceva
11 Versetto 11. Perché se io fossi un delinquente,
contro la legge di Mosè, o il tempio di Gerusalemme, o Cesare l'imperatore romano,
o aver commesso qualcosa degno di morte; secondo le leggi dei Romani, come la sedizione, l'omicidio, ecc.
Mi rifiuto di non morire; a significare che non rifiutò di andare a Gerusalemme, né per coscienza di colpa, né per paura della morte; perché se si poteva provare qualcosa contro di lui, che era di natura capitale, non desiderava sfuggire alla morte; era pronto a morire per questo; Non si trattava di un sotterfugio, o di un cambiamento, per eludere o rinviare la giustizia:
ma se non c'è nessuna di queste cose; essere trovati, o provati, e fatti comparire:
di cui questi mi accusano; additando i Giudei, che erano scesi per essere i suoi accusatori, e avevano mosso contro di lui molte e gravi accuse:
Nessuno può consegnarmi loro nelle mani di loro; non giustamente, o secondo le leggi romane; suggerendo che Festo stesso non poteva farlo legalmente;
Mi appello a Cesare; a ciò l'apostolo fu indotto, in parte dalla condotta del governatore, che sembrava incline a favorire gli ebrei; e in parte per la consapevolezza che avrebbe potuto avere della loro intenzione di tendergli un'agguato, se fosse salito a Gerusalemme; e principalmente dalla visione che aveva avuto, che gli assicurava che doveva rendere testimonianza di Cristo a Roma, Atti 23:11
12 Versetto 12. Allora Festo, dopo aver conferito con il sinedrio,
Non con il sinedrio ebraico, o qualsiasi parte di esso che è venuto giù in questa occasione; ma con i consiglieri romani, che doveva assisterlo nel giudizio, quando gli si presentavano questioni difficili; le versioni siriaca ed etiopica lo rendono "con i suoi consiglieri"; e l'arabo legge al singolare, "con il suo consigliere"; con questi consigliava, se fosse appropriato ammettere l'appello di Paolo, o no; e dopo aver avuto la loro opinione,
Egli rispose: «Hai tu fatto appello a Cesare?» andrai da Cesare. La domanda è posta, in parte per una conoscenza più certa della cosa, affinché non vi sia alcun errore, e in parte a causa dei Giudei, affinché si rendessero conto che, sebbene egli fosse disposto a fare loro un favore, non era in suo potere. a causa di questo appello; e può essere con un certo risentimento in se stesso, poiché portava in sé una sorta di riflessione su di lui, come se fosse incapace di affrontare questa faccenda, o non fosse giusto e fedele in essa
13 Versetto 13. E dopo certi giorni,
Diversi giorni dopo il suddetto appello fatto da Paolo:
Il re Agrippa e Berenice vennero a Cesarea per salutare Festo: questo re Agrippa era figlio di Erode Agrippa, che uccise Giacomo, fratello di Giovanni, e della cui morte si fa menzione in Atti 12:1,2 il cronologo ebreo lo chiama Agrippa II, figlio di Agrippa il primo, quinto re della famiglia di Erode: non era re della Giudea, questa fu ridotta di nuovo a provincia da Claudio; e alla morte di suo zio Erode, re di Calcide, fu fatto re di quel luogo dal detto imperatore, il quale poi lo trasferì di là in un regno più grande, e gli diede la tetrarchia, che era di Filippo, suo prozio; vale a dire, Batanea, Traconitide e Gaulanite, a cui aggiunse il regno di Lisania; (vedi Luca 3:1) e la provincia che aveva Varo; e a queste Nerone aggiunse quattro città, con ciò che apparteneva loro; in Perea, Abila e Giulia, e in Galilea, Tarichea e Tiberiade. Gli scrittori ebrei fanno spesso menzione di lui, chiamandolo, come qui, re Agrippa; vedi Gill su " Atti 26:3", e così fa Giuseppe Flavio. Secondo il cronologo di cui sopra, fu condotto a Roma da Vespasiano, quando andò per essere fatto Cesare, e fu messo a morte da lui, tre anni e mezzo prima della distruzione del tempio, sebbene altri dicano che visse alcuni anni dopo, e alcuni scrittori ebrei affermano che ai suoi giorni il tempio fu distrutto. Agrippa, sebbene fosse ebreo, il suo nome era un nome romano; Augusto Cesare aveva un parente di questo nome, che aveva un figlio con lo stesso nome e una figlia chiamata Agrippina; ed Erode il grande, essendo molto obbligato ai Romani, prese il nome da loro e lo diede a uno dei suoi figli, padre di questo re. che alla nascita non uscirono prima con la testa, come è il modo consueto delle nascite, ma prima con i piedi, e che è considerata una nascita difficile; e "ab aegritudine", dal dolore, dall'afflizione e dalla stanchezza di esso, tali sono chiamati Agrippa. Berenice, che si dice sia con il re Agrippa, non è il nome di un uomo, come alcuni hanno supposto, perché si dice che sieda nella sala del giudizio con il re, ma di una donna; così chiamata, nel dialetto dei Macedoni, per Pheronice, che significa colei che porta via la vittoria; e questa stessa persona è, in Svetonio, chiamata regina Beronice, per la quale si dice che l'imperatore Tito avesse un grandissimo amore, e stava per sposarla: non era moglie di Agrippa, come dice la versione araba, ma sua sorella; suo padre lasciò oltre a lui tre figlie, Berenice, Mariamne e Drusilla, che fu l'ultima moglie di Felice, Atti 24:24. Berenice sposò in prime nozze suo zio Erode, re di Calcide, e dopo la sua morte Polemone, re di Cilicia, dal quale si separò, e visse in troppa familiarità con suo fratello Agrippa, come aveva fatto prima del suo secondo matrimonio, come si sospettava, a cui si riferisce l'incesto di Giovenale.; e con chi si trovava ora, che si riunì per fare una visita a Festo, al suo arrivo al suo governo, e per congratularsi con lui per questo
14 Versetto 14. E quando furono là da molti giorni,
Concedendosi al piacere e trascorrendo il tempo a conversare su vari argomenti; e per continuare la conversazione e passare il tempo,
Festo dichiarò al re il caso di Paolo; nel modo seguente:
dicendo: C'è un certo uomo lasciato in catene da Felice; l'ex governatore di Cesarea, cioè Paolo
15 Versetto 15. Del quale, quando ero a Gerusalemme,
Poco dopo il suo arrivo al governo:
i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei mi informarono; gli presentò un'accusa, gli mostrò le accuse contro di lui, gli presentò un documento informativo, esponendo vari crimini di cui si era reso colpevole:
desiderando avere un giudizio contro di lui; non solo per far giudicare la sua causa, ma per avere una sentenza di condanna emessa su di lui; alcune copie leggono "condanna", come la copia alessandrina, e due di Beza; e che la punizione sia designata, e anche la morte stessa, è evidente dalle seguenti parole
16 Versetto 16. Al quale risposi:
Come segue:
non è usanza dei Romani consegnare qualcuno a morire, né dare qualcuno alla distruzione; di emettere una sentenza di morte su di lui, senza ascoltare la sua causa, e puramente su richiesta di un altro, e semplicemente per gratificarlo:
prima che colui che è accusato faccia faccia a faccia gli accusatori; per parlare in faccia a lui, o davanti a lui, di ciò che hanno da accusarlo:
e ha la licenza di rispondere per se stesso, riguardo al crimine che gli è stato commesso; e questo era anche secondo la legge dei Giudei, Giovanni 7:51 sebbene Festo, da una tale richiesta da parte dei sommi sacerdoti e degli anziani, potesse concludere che il loro modo era diverso, ignorando le loro leggi e costumi; ma il loro pregiudizio verso l'apostolo li portò ad agire una parte così illegale, o almeno a desiderare che fosse messa in atto: è uno dei canoni ebraici, che è illegale per un giudice ascoltare una delle parti contendenti, prima che l'altra sia entrata
17 Versetto 17. Perciò, quando furono giunti qui,
A Cesarea, cioè ai sommi sacerdoti e agli anziani dei Giudei:
il giorno dopo, senza alcun indugio, mi sedetti in tribunale: cioè, il giorno seguente, dopo che furono scesi, Festo entrò nella sala del giudizio e vi prese posto, per ascoltare questa causa; circostanza che menziona, per mostrare quanto fosse stato svelto.
e ordinai a quell'uomo di essere portato fuori: dal suo luogo di reclusione, alla sala, per rispondere di se stesso
18 Versetto 18. contro il quale quando gli accusatori si sono sollevati,
Come erano obbligati a fare, mentre esponevano le loro accuse, portavano le loro testimonianze e producevano le loro prove; Atti 25:7
Non portarono alcuna accusa di cose come supponevo: perché per il fatto di essere stato lasciato in catene, e per le informazioni dei sommi sacerdoti e degli anziani, e per la loro violenza contro di lui, immaginava di dover essere accusato di qualche noto crimine capitale
19 Versetto 19. ma avevano contro di lui certe domande sulla loro stessa superstizione,
O la religione; quanto alla loro legge, contro la quale dicevano che Paolo aveva parlato; e intorno al loro tempio, che pretendevano egli avesse contaminato; e della risurrezione dei morti, che egli affermava, e alcuni negavano:
e di un certo Gesù che era morto, che Paolo affermò essere vivo; sembra infatti che da ogni parte si dicesse più di quanto non sia riportato da Luca: gli Giudei gli obiettavano, tra l'altro, la sua fede in Gesù di Nazaret, che essi descrivevano come un impostore e un ingannatore; Paolo, d'altra parte, sosteneva che lui era il vero Messia; e a prova di ciò, affermò che, sebbene lo avessero messo a morte, era risorto dai morti, e quindi era stato dichiarato Figlio di Dio con potenza: Festo, è molto probabile, non aveva mai sentito parlare di Gesù prima, e quindi parla di lui in questo modo; o, se l'aveva avuta, aveva avuto un'opinione spregevole di lui, così come della religione ebraica; e che esprime, anche in presenza del re, che almeno esteriormente l'aveva abbracciata
20 Versetto 20. E poiché dubitavo di questo tipo di domande,
O li ignorava e non sapeva che cosa farsene o dire loro, e non sapeva che cosa fare in questa faccenda.
Gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme e lì essere giudicato su queste questioni; prima del sinedrio ebraico, chi meglio li comprendeva
21 Versetto 21. Ma quando Paolo aveva fatto appello ad essere riservato,
In custodia a Cesarea:
all'orecchio di Augusto; che la sua causa fosse ascoltata, giudicata e giudicata dall'imperatore romano Nerone, qui chiamato Augusto; poiché era consuetudine che un imperatore romano si chiamasse Cesare, da Giulio Cesare, il primo di loro, così si chiamava Augusto, da Ottaviano Augusto, il secondo imperatore: il suo cognome originale era Turino, ma poiché questo gli fu contestato come un rimprovero, prese poi il nome di Cesare, e poi di Augusto; l'uno per volontà del suo prozio, l'altro per consiglio di Munazio Planco; quando alcuni pensarono che dovesse chiamarsi Romolo, come se fosse il fondatore della città, prevalse che dovesse piuttosto chiamarsi Augusto; non solo questo cognome era nuovo, ma anche più grandioso, visto che i luoghi religiosi, e in cui qualsiasi cosa era consacrata con la divinazione, erano chiamati "Augusta, ab auctu, vel ab avium gestu, gustuve", secondo Ennio: nel testo greco il nome è Sebastos, che significa venerabile e venerabile
Ordinai che fosse trattenuto; a Cesarea, per mezzo di un centurione, e non mandata a Gerusalemme.
finché io non lo mandi da Cesare, finché non abbia l'opportunità di mandarlo a Roma per essere processato davanti all'imperatore
22 Versetto 22. Allora Agrippa disse a Festo:
Dopo che gli ebbe dato il racconto di cui sopra:
Avrei anche ascoltato l'uomo io stesso; Agrippa era ebreo di professione, e sapeva di queste cose più di Festo, e molto probabilmente aveva sentito parlare molto di Gesù Cristo; e se non dell'apostolo, tuttavia della religione cristiana; e perciò era molto desideroso, non solo per curiosità di vedere quell'uomo, ma anche per udirlo; e ottenere ulteriori informazioni e conoscenze sulle cose in discussione, tra Giudei e Cristiani, in cui Festo era molto pronto a gratificarlo:
Domani, disse, tu lo ascolterai: e prima non si potrebbero preparare bene le cose per un affare di questo genere e per un incontro così grandioso
23 Versetto 23. E il giorno dopo, quando Agrippa fu arrivato,
Nella sala, o tribunale di giudizio:
e Bernice; sua sorella, insieme a lui:
con grande pompa: in abiti ricchi, con le "regalie", o insegne della regalità portate davanti a loro, e accompagnate da un grande corteo e seguito di servitori:
ed è stato fatto entrare nel luogo dell'udienza; le cause che sono state giudicate in tribunale, quella particolare parte della sala, che è stata assegnata a tale scopo; Poiché, come c'erano i posti appropriati per il giudice e il consiglio, e per i querelanti e gli imputati, così per coloro che venivano ad ascoltare:
con i capitani in capo; o tribuni, che avevano il comando dei soldati romani; e che avevano ciascuno di loro mille uomini sotto di loro, come significa il loro titolo:
e gli uomini principali della città; cioè di Cesarea; i magistrati e i principali abitanti del luogo,
al comando di Festo Paolo fu generato; e divenne uno spettacolo per un gran numero di uomini, come egli stesso dice; e che in parte adempiva ciò che Cristo aveva predetto ai suoi discepoli, che sarebbero stati condotti davanti a re e governatori per causa sua; vedi 1Corinzi 4:9 Matteo 10:18
24 Versetto 24. Festo disse: "Re Agrippa,
Si rivolse a lui in primo luogo, come la persona principale, e di grande dignità, oltre che conoscenza:
e tutti gli uomini che sono qui presenti con noi; i capi dei capitani e i principali abitanti della città:
Vedete quest'uomo , il prigioniero alla sbarra, che intende Paolo:
riguardo al quale tutta la moltitudine dei Giudei si è occupata di me, si è rivolta a lui, ha interceduto presso di lui, e con grande insistenza ha insistito e lo ha pregato di giudicare contro di lui.
sia a Gerusalemme che qui; a Cesarea, dove erano venuti da Gerusalemme per accusarlo.
pianto: in modo molto rumoroso e clamoroso:
che non doveva vivere più a lungo; come fecero davanti a Lisia, il capo capitano, Atti 22:22 e così in presenza di Festo; perché cercavano la sua morte, e nient'altro li avrebbe soddisfatti
25 Versetto 25. Ma quando ho scoperto che non aveva commesso nulla che meritasse la morte,
Che era una testimonianza pubblica dell'innocenza dell'apostolo, con grande mortificazione dei suoi nemici, alcuni dei quali potevano essere presenti; una testimonianza simile fu data di lui da Lisia, Atti 23:29
e che egli stesso si è appellato ad Augusto; l'imperatore Nerone; vedi Atti 25:21
Ho deciso di mandarlo; avendo avuto l'opinione del suo consiglio su di esso
26 Versetto 26. Di cui non ho nulla di certo,
Nessun crimine, accusa o accusa certa; niente di un momento o di una conseguenza, niente di particolare, nient'altro che un mucchio di nozioni confuse, di non so chi o cosa:
per scrivere al mio signore; intendendo l'imperatore romano, sotto il quale prestò servizio come governatore della Giudea:
perciò l'ho condotto davanti a voi; Tutta l'azienda presenta quindi:
e soprattutto davanti a te, o re Agrippa; come uomo non solo di eminenza, dignità e autorità, ma anche di conoscenza in tali questioni, di cui gli ebrei accusavano Paolo; vedi Atti 26:2,3
Che dopo l'esame aveva; di Paolo, e il suo caso;
Potrei avere qualcosa da scrivere; su di lui, e le accuse mosse contro di lui all'imperatore
27 Versetto 27. Perché mi sembra irragionevole mandare un prigioniero,
Un uomo legato come se fosse un malfattore, colpevole di alcuni crimini efferati, a Roma, per essere giudicato davanti a Cesare.
e non per significare i crimini contro di lui; per cui è prigioniero, e per il quale è mandato dall'imperatore: a Festo sembrava una cosa assurda, e che poteva essere giustamente considerata dal suo padrone, un atto di condotta sciocco, sciocco e stupido, e privo di buon senso e ragione, pura follia e follia; di mandargli un prigioniero, e di non significare nella sua lettera a lui indirizzata, ciò che gli era stato affidato; eppure questo era così oscuro e oscuro, che non sapeva dire che cosa farne, né che cosa scrivere al suo signore al riguardo; e sperava quindi, dopo questo riesame di Paolo davanti ad Agrippa, che egli sarebbe giunto a una conoscenza più certa di questa faccenda, e sarebbe stato meglio fornito per darne conto a Nerone, al quale l'apostolo si era appellato
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