Nuova Riveduta:

Atti 26

Difesa di Paolo davanti al re Agrippa
1 Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, stesa la mano, disse a sua difesa:
2 «Re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei, 3 soprattutto perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che ci sono tra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente.
4 Quale sia stata la mia vita fin dalla mia gioventù, che ho trascorsa a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, è noto a tutti i Giudei, 5 perché mi hanno conosciuto fin da allora e sanno, se pure vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, sono vissuto da fariseo. 6 E ora sono chiamato in giudizio per la speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri; 7 della quale promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. Per questa speranza, o re, sono accusato dai Giudei! 8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?
9 Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno. 10 Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l'autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti dei santi; e quando erano messi a morte, io davo il mio voto. 11 E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere.
12 Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l'autorità e l'incarico da parte dei capi dei sacerdoti, 13 a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio. 14 Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro recalcitrare contro il pungolo". 15 Io dissi: "Chi sei, Signore?" E il Signore rispose: "Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Ma àlzati e sta' in piedi, perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, 17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando 18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati".
19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste; 20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento. 21 Per questo i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentavano di uccidermi. 22 Ma per l'aiuto che viene da Dio sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dire nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire, cioè: 23 che il Cristo avrebbe sofferto e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle nazioni».
24 Mentre egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: «Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno».
25 Ma Paolo disse: «Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronuncio parole di verità e di buon senno. 26 Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto. 27 O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi».
28 Agrippa disse a Paolo: «Con così poco vorresti persuadermi a diventare cristiano?» 29 E Paolo: «Piacesse a Dio che, con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all'infuori di queste catene».
30 Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro; 31 e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: «Quest'uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione». 32 Agrippa disse a Festo: «Quest'uomo poteva essere liberato, se non si fosse appellato a Cesare».

C.E.I.:

Atti 26

1 Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, stesa la mano, si difese così: 2 «Mi considero fortunato, o re Agrippa, di potermi discolpare da tutte le accuse di cui sono incriminato dai Giudei, oggi qui davanti a te, 3 che conosci a perfezione tutte le usanze e questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza. 4 La mia vita fin dalla mia giovinezza, vissuta tra il mio popolo e a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei; 5 essi sanno pure da tempo, se vogliono renderne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto nella setta più rigida della nostra religione. 6 Ed ora mi trovo sotto processo a causa della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri, 7 e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. Di questa speranza, o re, sono ora incolpato dai Giudei! 8 Perché è considerato inconcepibile fra di voi che Dio risusciti i morti?
9 Anch'io credevo un tempo mio dovere di lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno, 10 come in realtà feci a Gerusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con l'autorizzazione avuta dai sommi sacerdoti e, quando venivano condannati a morte, anch'io ho votato contro di loro. 11 In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e, infuriando all'eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città straniere.
12 In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazione e pieni poteri da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno 13 vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. 14 Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. 15 E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. 17 Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando 18 ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me.
19 Pertanto, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste; 20 ma prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. 21 Per queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi. 22 Ma l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, 23 che cioè il Cristo sarebbe morto, e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai pagani».
24 Mentr'egli parlava così in sua difesa, Festo a gran voce disse: «Sei pazzo, Paolo; la troppa scienza ti ha dato al cervello!». 25 E Paolo: «Non sono pazzo, disse, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole vere e sagge. 26 Il re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza. Penso che niente di questo gli sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto. 27 Credi, o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi». 28 E Agrippa a Paolo: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!». 29 E Paolo: «Per poco o per molto, io vorrei supplicare Dio che non soltanto tu, ma quanti oggi mi ascoltano diventassero così come sono io, eccetto queste catene!».
30 Si alzò allora il re e con lui il governatore, Berenìce, e quelli che avevano preso parte alla seduta 31 e avviandosi conversavano insieme e dicevano: «Quest'uomo non ha fatto nulla che meriti la morte o le catene». 32 E Agrippa disse a Festo: «Costui poteva essere rimesso in libertà, se non si fosse appellato a Cesare».

Nuova Diodati:

Atti 26

1 Quindi Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa!». Allora Paolo, distesa la mano, iniziò a fare la sua difesa: 2 «O re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei, 3 soprattutto perché tu conosci tutte le usanze e le questioni che ci sono tra i Giudei; ti prego perciò di ascoltarmi con pazienza. 4 Ora quale sia stato il mio modo di vivere fin dalla giovinezza, che ho trascorsa interamente a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, tutti i Giudei lo sanno. 5 Essi mi hanno conosciuto fin d'allora e possono testimoniare, se lo vogliono, che son vissuto come fariseo, secondo la più rigida setta della nostra religione. 6 Ed ora mi trovo in giudizio per la speranza della promessa fatta da Dio ai nostri padri, 7 quella promessa che le nostre dodici tribù, che servono Dio con fervore giorno e notte, sperano di ottenere; per questa speranza, o re Agrippa, io sono accusato dai Giudei. 8 Perché mai ritenete incredibile che Dio risusciti i morti? 9 Io stesso ritenni essere mio dovere far molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno. 10 E questo è ciò che feci in Gerusalemme; avendone ricevuto l'autorità dai capi dei sacerdoti, rinchiusi nelle prigioni molti santi e, quando erano messi a morte, io davo il mio assenso. 11 E spesse volte, andando da una sinagoga all'altra, li costrinsi a bestemmiare e, grandemente infuriato contro di loro, li perseguitai fin nelle città straniere. 12 Mentre ero impegnato in questo e stavo andando a Damasco con l'autorizzazione e i pieni poteri dei capi dei sacerdoti, 13 a mezzogiorno, o re, sulla strada io vidi una luce dal cielo più splendente del sole, sfolgorare intorno a me e a quelli che viaggiavano con me. 14 Essendo noi tutti caduti a terra, udii una voce che mi parlava e mi disse in lingua ebraica: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro recalcitrare contro i pungoli". 15 Io dissi: "Chi sei tu, Signore?". Egli disse: "Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Ma alzati e stà in piedi, perché per questo ti sono apparso: per costituirti ministro e testimone delle cose che tu hai visto e di quelle per le quali io ti apparirò, 17 liberandoti dal popolo e dai gentili, ai quali ora ti mando, 18 per aprir loro gli occhi e convertirli dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, affinché ricevano mediante la fede in me il perdono dei peccati e un'eredità tra i santificati". 19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla celeste visione. 20 Ma prima a quelli in Damasco, poi a Gerusalemme, in tutta la regione della Giudea e ai gentili, ho annunziato di ravvedersi e di convertirsi a Dio, facendo opere degne di ravvedimento. 21 Per queste cose i Giudei, dopo avermi preso nel tempio tentarono di uccidermi. 22 Ma, per l'aiuto ottenuto da Dio fino a questo giorno ho continuato a testimoniare a piccoli e grandi, non dicendo nient'altro se non ciò che i profeti e Mosè dissero che doveva avvenire, 23 cioè: che il Cristo avrebbe sofferto e che, essendo il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai gentili». 24 Ora, mentre Paolo diceva queste cose a sua difesa, Festo disse ad alta voce: «Paolo, tu farnetichi; le molte lettere ti fanno uscire di senno». 25 Ma egli disse: «Io non farnetico, eccellentissimo Festo, ma proferisco parole di verità e di buon senno. 26 Infatti il re, al quale parlo con franchezza, è ben informato su queste cose, poiché sono convinto che nessuna di queste cose gli sia sconosciuta, perché tutto questo non è stato fatto in segreto. 27 O re Agrippa, credi ai profeti? Io so che ci credi». 28 Allora Agrippa disse a Paolo: «Ancora un po' e mi persuadi a diventare cristiano». 29 Paolo disse: «Volesse Dio che in poco o molto tempo non solo tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all'infuori di queste catene». 30 Dette queste cose, il re si alzò e con lui il governatore, Berenice e quelli che sedevano con loro. 31 Ritiratisi in disparte, parlavano tra di loro e dicevano: «Quest'uomo non ha fatto nulla che meriti la morte o la prigione». 32 Allora Agrippa disse a Festo: «Quest'uomo poteva essere liberato, se non si fosse appellato a Cesare».

Riveduta 2020:

Atti 26

1 E Agrippa disse a Paolo: “Ti è permesso parlare a tua difesa”.
Allora Paolo, distesa la mano, disse a sua difesa:
2 “Re Agrippa, io mi reputo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei, 3 principalmente perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che sono fra i Giudei, perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente.
4 Quale sia stato il mio modo di vivere dalla mia giovinezza, fin dal principio trascorsa in mezzo alla mia nazione e in Gerusalemme, tutti i Giudei lo sanno, 5 poiché mi hanno conosciuto fin da allora e sanno, se pur vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, sono vissuto fariseo. 6 E ora sono chiamato in giudizio per la speranza della promessa fatta da Dio ai nostri padri, 7 della quale promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. Per questa speranza, o re, io sono accusato dai Giudei! 8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?
9 Quanto a me, avevo sì pensato anch'io di dover fare molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno. 10 Infatti feci questo a Gerusalemme e, avutane facoltà dai capi sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi e, quando erano messi a morte, io davo il mio voto. 11 Spesso, per tutte le sinagoghe, punendoli li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fino nelle città straniere.
12 Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con potere e commissione dei capi sacerdoti, 13 io vidi, o re, per strada a mezzogiorno una luce dal cielo, più risplendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e a coloro che viaggiavano con me. 14 Ed, essendo noi tutti caduti in terra, udii una voce che mi disse in lingua ebraica: 'Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo'. 15 E io dissi: 'Chi sei, Signore?'. E il Signore rispose: 'Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Ma alzati e sta in piedi, perché per questo ti sono apparso: per stabilirti ministro e testimone delle cose che hai visto e di quelle per le quali ti apparirò ancora, 17 liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando 18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati'.
19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste, 20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e ai Gentili, ho annunciato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento. 21 Per questo i Giudei, avendomi preso nel tempio, tentavano di uccidermi. 22 Ma, per l'aiuto che viene da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, non dicendo nulla all'infuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto dover avvenire, cioè 23 che il Cristo avrebbe sofferto e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunciato la luce al popolo e ai Gentili”.
24 Mentre egli diceva queste cose a sua difesa, Festo disse ad alta voce: “Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno”.
25 Ma Paolo disse: “Io non vaneggio, eccellentissimo Festo, ma pronuncio parole di verità e di buon senno. 26 Poiché il re, al quale io parlo con franchezza, conosce queste cose, perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta, poiché questo non è stato fatto in segreto. 27 O re Agrippa, credi tu ai profeti? Io so che tu ci credi”.
28 E Agrippa disse a Paolo: “Per poco non mi persuadi a diventare cristiano”. 29 E Paolo: “Piacesse a Dio che per poco o per molto non soltanto tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all'infuori di questi legami”.
30 Allora il re si alzò e con lui il governatore, Berenice e quanti sedevano con loro; 31 ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: “Quest'uomo non fa nulla che meriti morte o prigione”. 32 E Agrippa disse a Festo: “Quest'uomo poteva essere liberato, se non si fosse appellato a Cesare”.

La Parola è Vita:

Atti 26

Paolo si difende.
1 Allora Agrippa disse a Paolo: «Avanti, ora puoi difenderti!» Paolo fece un cenno con la mano, e si difese così: 2 «Sono davvero contento, re Agrippa», cominciò, «d'avere l'occasione di difendermi davanti a te da tutte le accuse che mi muovono i Giudei, 3 soprattutto perché conosci bene le usanze e le questioni religiose degli Ebrei. Perciò ti prego d'ascoltarmi con un po' di pazienza. 4 Tutti i Giudei conoscono bene la mia vita, che fin dai primi anni ho trascorso nel mio paese, prima a Tarso, poi a Gerusalemme. 5 Se vogliono ammetterlo, sanno che per molto tempo ho vissuto secondo i princìpi del partito più rigido della nostra religione: parlo dei Farisei. 6 Ma, dietro le loro accuse, si nasconde ben altro. La ragione per cui s'accaniscono contro di me è perché io spero nella promessa che Dio ha fatto ai nostri antenati. 7 Anche le dodici tribù d'Israele servono Dio senza stancarsi, notte e giorno, perché aspettano che si realizzi questa promessa. Per questa speranza, o re, sono accusato come un criminale dai Giudei! 8 Ma è davvero un crimine credere nella resurrezione dalla morte? Vi sembra davvero assurdo che Dio possa risuscitare i morti? 9 Io stesso, è vero, una volta credevo fosse mio dovere perseguitare ferocemente i seguaci di Gesù di Nazaret. 10 Ed è quello che ho fatto a Gerusalemme. Autorizzato dai sommi sacerdoti, ho gettato in prigione molti cristiani e, quando venivano condannati a morte, davo il mio voto favorevole. 11 Da una sinagoga all'altra, con le torture, li costringevo a bestemmiare Cristo. Ce l'avevo talmente con loro che li ho perseguitati perfino nelle città straniere! 12 Proprio per questo scopo ero in viaggio verso Damasco, incaricato e autorizzato dai sommi sacerdoti, 13 quando, sarà stato circa mezzogiorno, o re, una luce dal cielo più splendente del sole sfolgorò davanti a me e ai miei compagni. 14 Cademmo a terra, ed io udii una voce che mi parlava in ebraico: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Stai soltanto facendo del male a te stesso, è duro per te scalciare contro il pungolo!" 15 "Chi sei, Signore?" chiesi allora. E il Signore rispose: "Sono Gesù, quello che tu perseguiti. 16 Ma ora alzati, perché ti sono apparso per fare di te un mio servo e testimone.
Parlerai al mondo di quest'esperienza e di tutte le altre volte in cui ti apparirò. 17 Ti proteggerò da tutti i pericoli, quando ti manderò dagli Ebrei e dai pagani, 18 per aprire loro gli occhi, perché si convertano e vivano nella luce di Dio, invece che nelle tenebre di Satana. Quelli che avranno fede in me potranno ottenere il perdono dei peccati e la parte di eredità promessa, insieme a quelli che sono santificati dal Signore". 19 Perciò, o re Agrippa, io non ho voluto disubbidire alla visione che ho avuto dal cielo! 20 Dapprima ho predicato agli abitanti di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme, della Giudea ed anche ai pagani. A tutti dicevo di pentirsi e convertirsi a Dio, e di dimostrare con le buone azioni la sincerità della loro conversione. 21 E fu per questo motivo che i Giudei mi hanno arrestato nel tempio ed hanno cercato di uccidermi, 22 ma Dio mi ha protetto così bene che a tutt'oggi sono ancora vivo per raccontare queste cose a tutti, piccoli e grandi, senza aggiungere una sola parola a ciò che i profeti e Mosè avevano predetto: 23 e cioè che il Messia avrebbe sofferto e sarebbe stato il primo a resuscitare dai morti per portare la luce della speranza e della vita sia ai Giudei che ai pagani».
24 Mentre Paolo diceva queste cose in sua difesa, improvvisamente Festo esclamò: «Tu sei pazzo, Paolo! Tutti gli studi che hai fatto ti hanno dato al cervello!» 25 Ma Paolo rispose: «So benissimo quello che dico, eccellentissimo Festo. Queste cose che dico sono vere e ragionevoli. 26 Il re Agrippa conosce molto bene queste cose e gliene posso parlare francamente, perché sono sicuro che non è all'oscuro di questi fatti, che non sono avvenuti di nascosto! 27 Re Agrippa, tu credi ai profeti? Io so che ci credi!»
28 Agrippa lo interruppe: «Poco ci manca che mi convinci a diventare cristiano!»
29 Allora Paolo rispose: «Che manchi poco o molto, voglia Dio che non soltanto tu, ma anche tutti quelli che oggi m'ascoltano diventino tali e quali a me, eccetto ovviamente che per queste catene!»
30 Allora il re, il governatore, Berenìce e tutto il loro seguito si alzarono e si ritirarono. 31 Mentre si allontanavano, dicevano fra loro: «Quest'uomo non ha fatto niente che meriti la morte o la prigione!»
32 E Agrippa disse a Festo: «Se non si fosse appellato a Cesare, poteva essere rimesso in libertà!»

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 26

1 E Agrippa disse a Paolo: T'è permesso parlare a tua difesa. Allora Paolo, distesa la mano, disse a sua difesa: 2 Re Agrippa, io mi reputo felice di dovermi oggi scolpare dinanzi a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei, 3 principalmente perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che son fra i Giudei, perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente. 4 Quale sia stato il mio modo di vivere dalla mia giovinezza, fin dal principio trascorsa in mezzo alla mia nazione e in Gerusalemme, tutti i Giudei lo sanno, 5 poiché mi hanno conosciuto fin d'allora e sanno, se pur vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, son vissuto Fariseo. 6 E ora son chiamato in giudizio per la speranza della promessa fatta da Dio ai nostri padri; 7 della qual promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore a Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. E per questa speranza, o re, io sono accusato dai Giudei! 8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti? 9 Quant'è a me, avevo sì pensato anch'io di dover fare molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno. 10 E questo difatti feci a Gerusalemme; e avutane facoltà dai capi sacerdoti serrai nelle prigioni molti de' santi; e quando erano messi a morte, io detti il mio voto. 11 E spesse volte, per tutte le sinagoghe li costrinsi con pene a bestemmiare; e infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitai fino nelle città straniere. 12 Il che facendo, come andavo a Damasco con potere e commissione de' capi sacerdoti, 13 io vidi, o re, per cammino a mezzo giorno, una luce dal cielo, più risplendente del sole, la quale lampeggiò intorno a me ed a coloro che viaggiavan meco. 14 Ed essendo noi tutti caduti in terra, udii una voce che mi disse in lingua ebraica: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ei t'è duro di ricalcitrar contro gli stimoli. 15 E io dissi: Chi sei tu, Signore? E il Signore rispose: Io son Gesù, che tu perseguiti. 16 Ma lèvati, e sta' in piè; perché per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, 17 liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando 18 per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d'eredità fra i santificati. 19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla celeste visione; 20 ma, prima a que' di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e ai Gentili, ho annunziato che si ravveggano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento. 21 Per questo i Giudei, avendomi preso nel tempio, tentavano d'uccidermi. 22 Ma per l'aiuto che vien da Dio, son durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, non dicendo nulla all'infuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto dover avvenire, cioè: 23 che il Cristo soffrirebbe, e che egli, il primo a risuscitar dai morti, annunzierebbe la luce al popolo ed ai Gentili. 24 Or mentre ei diceva queste cose a sua difesa, Festo disse ad alta voce: Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuor di senno. 25 Ma Paolo disse: Io non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno. 26 Poiché il re, al quale io parlo con franchezza, conosce queste cose; perché son persuaso che nessuna di esse gli è occulta; poiché questo non è stato fatto in un cantuccio. 27 O re Agrippa, credi tu ai profeti? Io so che tu ci credi. 28 E Agrippa disse a Paolo: Per poco non mi persuadi a diventar cristiano. 29 E Paolo: Piacesse a Dio che per poco o per molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi m'ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all'infuori di questi legami. 30 Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro; 31 e ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: Quest'uomo non fa nulla che meriti morte o prigione. 32 E Agrippa disse a Festo: Quest'uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare.

Ricciotti:

Atti 26

Ultimo discorso di Paolo
1 E Agrippa disse a Paolo: «Puoi parlare in tua difesa». Allora Paolo, stesa la mano, cominciò in tal modo a difendersi: 2 «Re Agrippa, io ho la fortuna di potermi oggi difendere davanti a te di tutte le accuse che mi fanno i Giudei, 3 specialmente perchè tu hai conoscenza de' riti e delle quistioni che s'agitano tra i Giudei; perciò ti prego d'ascoltarmi con pazienza. 4 Qual vita io abbia menata fin dalla giovinezza in seno alla mia nazione a Gerusalemme, tutti i Giudei lo sanno: 5 conoscono da gran tempo, se pur vogliono renderne testimonianza, ch'io son vissuto a principio da Fariseo, secondo la più rigida setta della nostra religione. 6 E ora sto sottoposto a giudizio per la speranza che ho nella promessa fatta da Dio a' nostri padri; 7 della quale le nostre dodici tribù, servendo a Dio giorno e notte, aspettano il compimento. Per questa speranza, o re, sono accusato da' Giudei! 8 E sembra a voi incredibile che Dio risusciti i morti? 9 Io pure credetti di oppormi di viva forza al nome di Gesù il Nazareno; 10 e lo feci in Gerusalemme, dove, avutone il potere da' capi dei sacerdoti, chiusi nelle prigioni molti santi; e quando eran messi a morte, diedi il mio voto. 11 Spesso, per tutte le sinagoghe, a forza di castighi li costrinsi a bestemmiare; e, sempre più infuriando contro di loro, li perseguitai fin nelle città straniere. 12 Mentre a tale scopo mi recavo a Damasco con potere e per commissione de' capi dei sacerdoti, 13 di mezzo giorno, lungo la strada, io vidi, o re, una luce più splendente del sole, la quale dal cielo lampeggiò intorno a me e a quelli che eran meco. 14 Cademmo tutti per terra, e io udii una voce dirmi in lingua ebraica: - Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrar contro lo stimolo. - 15 E io dissi: - Chi sei, Signore? - E il Signore rispose: - Io son Gesù che tu perseguiti. 16 Ma lèvati e sta' in piedi; poichè ti sono apparso per questo, per costituirti ministro e testimone delle cose che hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò, 17 traendoti fuori da questo popolo e da' Gentili ai quali ora ti mando 18 ad aprir loro gli occhi, che si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ottengano, per la fede in me, la remissione de' peccati e l'eredità tra i santi. - 19 Perciò, o re Agrippa, io non fui disubbidiente alla celeste visione; 20 e prima a que' di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutta la Giudea e a' Gentili ho predicato che si pentano e si convertano a Dio, facendo degne opere di penitenza. 21 Per tutto questo i Giudei m'han preso nel tempio, e hanno tentato d'uccidermi. 22 Ma, confortato dall'aiuto di Dio, l'ho durata sino ad oggi, rendendo la mia testimonianza davanti a piccoli e a grandi, senz'aggiungere nulla a quello che i Profeti e Mosè, han detto dover succedere: 23 che il Cristo patirebbe, e che, essendo lui il primo a risuscitare da' morti, annunzierebbe la luce al suo popolo e a' Gentili». 24 Mentre Paolo così parlava in sua difesa, Festo esclamò ad alta voce: «Paolo, tu farnetichi; la molta dottrina ti fa dare in pazzia». 25 Ma Paolo rispose: «Io non farnetico, eccellentissimo Festo; le mie parole son di verità e di buon senno. 26 Il re conosce queste cose, e io gliene parlo francamente, persuaso che nulla ignora di tutto questo; poichè non son cose fatte di nascosto. 27 Re Agrippa, credi tu ai Profeti? Io so che ci credi». 28 E Agrippa, disse a Paolo: «Poco manca che tu non mi fai diventar cristiano!». 29 E Paolo: «Manchi poco o molto, desidero da Dio che non solo tu, ma quanti oggi mi ascoltano, diventiate tali quale son io, salvo queste catene». 30 Allora il re, il governatore, Berenice, con tutto il loro seguito, si alzarono; 31 e, ritiratisi in disparte, dicevano tra loro: «Quest'uomo non ha fatto nulla che meriti morte o prigione». 32 E Agrippa disse a Festo: «Quest'uomo poteva esser messo in libertà, se non si fosse appellato a Cesare».

Tintori:

Atti 26

Discorso di Paolo
1 Agrippa disse quindi a Paolo: Puoi parlare in tua difesa. Allora Paolo, stesa la mano, cominciò a giustificarsi: 2 O re Agrippa, io mi stimo fortunato di potermi oggi difendere, dinanzi a te, di tutte le accuse fattemi dai Giudei, 3 specialmente perchè tu conosci tutte le consuetudini e le questioni che ci sono tra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza. 4 Quanto alla mia vita che ho menato nella giovinezza, tra quei della mia nazione, in Gerusalemme, fin da principio essa è nota a tutti i Giudei. 5 I quali, se vogliono rendere testimonianza, essi sanno da un pezzo che io dapprima vissi fariseo, secondo la più rigida setta della nostra religione. 6 Or poi sto sottoposto a giudizio per la speranza della promessa fatta da Dio ai padri nostri, 7 alla quale sperano di arrivare le nostre dodici tribù, servendo a Dio, giorno e notte. Per questa speranza, o re, sono accusato dai Giudei. 8 Come? da voi si giudica incredibile che Dio risusciti i morti? 9 Ed io, del resto, avevo creduto di dover fare vera opposizione al nome di Gesù Nazareno; 10 come anche feci in Gerusalemme, e, avutone il potere dai principi dei sacerdoti, chiusi molti santi nelle prigioni, e, quando eran uccisi, io diedi il mio voto, 11 e, andando per le sinagoghe, spesso a forza di tormenti li costringevo a bestemmiare; e sempre più infuriando contro di essi, li perseguitavo anche nelle città straniere. 12 Or mentre, a cotesto scopo, me ne andavo a Damasco, con potere e commissioni dei principi dei sacerdoti, 13 di mezzogiorno, nella strada, vidi, o re, lampeggiare intorno a me e a quelli che erano meco, una luce dal cielo, più splendente del sole. 14 Ed essendo noi tutti stramazzati a terra, udii una voce dirmi in ebraico: Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? È duro per te ricalcitrare contro il pungolo. 15 Allora risposi: Chi sei tu, o Signore? E il Signore disse: Io sono Gesù che tu perseguiti. 16 Ma levati su e stai ritto sui tuoi piedi, perchè ti sono apparso per questo: per costituirti ministro e testimonio delle cose che hai vedute e di quelle per le quali ti apparirò, 17 liberandoti da questo popolo e dai Gentili, tra i quali ora ti mando, 18 ad aprir i loro occhi, affinchè passino dalle tenebre alla luce, e dal potere di Satana a Dio e ricevano per la fede in me la remissione dei peccati e l'eredità tra i santi. 19 Per questo, o re Agrippa, non fui restìo alla celeste visione; 20 ma prima di tutto a quelli di Damasco e di Gerusalemme e di tutto il paese della Giudea e poi anche ai Gentili sono andato predicando che si pentano e si convertano a Dio o faccian degne opere di penitenza. 21 Per questa cagione, i Giudei, avendomi preso nel tempio, tentavano d'uccidermi. 22 Ma coll'aiuto divino ho durato fino ad oggi, insegnando ai piccoli ed ai grandi, non dicendo altro che quello che i profeti e Mosè han detto dover succedere: 23 che il Cristo doveva patire, ed essendo lui il primo a risorgere dai morti, deve annunziare la sua luce al suo popolo ed ai Gentili. 24 Mentre Paolo così parlava in sua difesa, Festo disse ad alta voce: Paolo, tu vaneggi, la molta dottrina ti fa dare in pazzie. 25 Ma Paolo replicò: Non son pazzo, ottimo Festo, ma proferisco parole di verità e di saggezza. 26 Sa bene il re, davanti al quale parlo francamente, queste cose, e son persuaso che niente di ciò gli è occulto. Infatti nessuna di queste cose è stata fatta alla chetichella. 27 Credi tu, o re Agrippa, ai profeti? So che ci credi. 28 Ma Agrippa disse a Paolo: Quasi quasi mi persuadi a diventar cristiano. 29 E Paolo: Che manchi poco o molto, bramo da Dio che non solo tu, ma anche quelli che mi ascoltano, diventiate oggi, quale son io, da queste catene infuori. 30 E si alzò il re, il preside e Berenice e quelli che sedevan con essi. 31 E, ritiratisi, discorrevan tra loro dicendo: Questo uomo non ha fatto nulla degno di morte o di prigionia. 32 Agrippa disse a Festo: Questo uomo poteva esser messo in libertà, se non avesse appellato a Cesare.

Martini:

Atti 26

Paolo fa le sue difese innanzi ad Agrippa, raccontando per ordine la sua conversione a Cristo, e dimostrando, come protetto da Dio aveva predicato a' Giudei, ed a' Gentili; e dicendo Festo, che egli per troppo sapere dava in pazzie, Paolo gli risponde, e desidera a tutti, che diventino Cristiani. Agrippa dice, che egli poteva essere liberato, se non avesse appellato a Cesare.
1 Agrippa perciò disse a Paolo: Ti è permesso di parlare per te stesso. Allora Paolo stesa la mano principiò a far sua difesa. 2 Io mi stimo fortunato, o re Agrippa, perché sono per dir mia ragione quest'oggi alla tua presenza su tutti i capi, ond'io sono accusato da' Giudei, 3 Massimamente essendo tu conoscitore di tutte le consuetudini, e quistioni, che sono tra gli Ebrei; per la qual cosa ti prego di udirmi pazientemente. 4 E quanto alla vita, ch'io ho menato dalla gioventù tra que' della mia nazione in Gerusalemme fino da principio, ella è nota a tutti i Giudei: 5 I quali (se render voglion testimonianza) prima d'ora hanno saputo, com' io da prima secondo la più sicura setta della nostra religione vissi Fariseo. 6 Ora poi per la speranza della promessa fatta da Dio ai padri nostri sto qual reo in giudizio: 7 Alla quale (promessa) le dodici nostre tribù, servendo notte, e giorno a Dio, sperano di arrivare. Per cagione di questa speranza sono io accusato da' Giudei, o re. 8 Come incredibil cosa si giudica da voi, che Dio risusciti i morti? 9 E quanto a me io mi era messo in cuore di dover fare da nemico molte cose contro il nome di Gesù Nazareno: 10 Come anche feci in Gerusalemme, e molti de' Santi io chiusi nelle prigioni, avutone il potere dai principi de' sacerdoti: e quando erano uccisi, io diedi il mio voto. 11 E per tutte le sinagoghe spesse volte a forza di castighi li costringeva a bestemmiare: e sempre pia infuriando contro di essi, li perseguitava anche per le città di fuora. 12 Tra le quali cose essendo io andato in Damasco con potestà, e per commissione de' principi de' sacerdoti, 13 Di mezzogiorno vidi, o re, nella strada una luce del cielo più splendente del sole lampeggiare intorno a me, e a que', ch'erano meco, 14 Ed essendo noi tutti caduti per terra, udii una voce, che a me diceva in Ebreo: Saulo, Saulo perché mi perseguiti? Dura cosa è per te il ricalcitrare contro il pungolo. 15 Allora io risposi: Chi se' tu, o Signore? E quegli disse: io sono Gesù, cui tu perseguiti. 16 Ma levati su, e sta' ritto su' tuoi piedi: Imperocché a questo fine ti sono apparito per costituirti ministro, e testimone delle cose, che hai vedute, e di di quelle, per le quali ti apparirò, 17 E ti libererò da questo popolo, e da' Gentili, tra i quali ora ti mando 18 Ad aprile i loro occhi, affinchè si convertano dalle tenebre alla luce, e dalla podestà di Satana a Dio, affinchè ricevano la remissione de' peccati, e l'eredità trai Santi, mediante la fede, che è in me. 19 Per la qual cosa, o re Agrippa non fui ribelle alla celeste visione: 20 Ma primieramente a quelli, che sono in Damasco, e in Gerusalemme, e per tutto il paese della Giudea, di poi anche alle genti predicava, che si pentissero, e si convenissero a Dio, e facessero degne opere di penitenza. 21 Per questa cagione i Giudei avendomi preso nel tempio, tentavano di uccidermi. 22 Ma sostenuto dall'aiuto divino, ho perseverato sino a questo giorno, insegnando ai piccoli, e ai grandi, niun'altra cosa dicendo fuori di quello, che i profeti, e Mosè hanno detto dover succedere, 23 Che il Cristo dovea patire, che essendo egli il primo a risorger da morte, annunziar dee la luce a questo popolo, e alle nazioni. 24 Tali cose dicendo egli in sua difesa. Pesto ad alta voce disse: Tu se' impazzito, o Paolo: la molta dottrina ti fa dare in pazzie. 25 Ma Paolo: Non son pazzo, disse, o ottimo Festo, ma proferisco parole di verità, e di saggezza. 26 Imperocché sono note queste cose al re, dinanzi a cui liberamente ragiono: dacché niuna di queste cose credo nascosta a lui. Conciossiachè niente di questo è stato fatto in un cantone. 27 Credi tu, o re Agrippa, ai profeti? So, che tu credi. 28 Ma Agrippa disse a Paolo: Quasi quasi mi persuadi a diventar Cristiano. 29 E Paolo: Bramo da Dio, che o quasi, o senza quasi non solamente tu, ma anche tutti que', che mi ascoltano, diventiate oggi quale son io, eccettuate queste catene. 30 E si alzò il re, e il preside, e Berenice, e quelli, che sedevano con essi. 31 E ritiratisi in disparte, discorrevan tra loro, dicendo: Quest'uomo non ha fatto cosa, che meriti morte, o prigionia. 32 E Agrippa disse a Festo: Quest'uomo poteva essere liberato, se non avesse appellato a Cesare.

Diodati:

Atti 26

1 Ed Agrippa disse a Paolo: Ei ti si permette di parlar per te medesimo. Allora Paolo, distesa la mano, parlò a sua difesa in questa maniera: 2 Re Agrippa, io mi reputo felice di dover oggi purgarmi davanti a te di tutte le cose, delle quali sono accusato da' Giudei. 3 Principalmente, sapendo che tu hai conoscenza di tutti i riti, e quistioni, che son fra i Giudei; perciò ti prego che mi ascolti pazientemente. 4 Quale adunque sia stata, dalla mia giovanezza, la mia maniera di vivere, fin dal principio, per mezzo la mia nazione in Gerusalemme, tutti i Giudei lo sanno. 5 Poichè mi hanno innanzi conosciuto fin dalla mia prima età, e sanno (se voglion renderne testimonianza), che secondo la più squisita setta della nostra religione, son vissuto Fariseo. 6 Ed ora, io sto a giudicio per la speranza della promessa fatta da Dio a' padri. 7 Alla quale le nostre dodici tribù, servendo del continuo a Dio, giorno e notte, sperano di pervenire; per quella speranza sono io, o re Agrippa, accusato da' Giudei. 8 Che? è egli da voi giudicato incredibile che Iddio risusciti i morti? 9 Ora dunque, quant'è a me, ben avea pensato che mi conveniva far molte cose contro al nome di Gesù il Nazareo. 10 Il che eziandio feci in Gerusalemme; ed avendone ricevuta la podestà da' principali sacerdoti, io serrai nelle prigioni molti de' santi; e, quando erano fatti morire, io vi diedi la mia voce. 11 E spesse volte, per tutte le sinagoghe, con pene li costrinsi a bestemmiare; ed infuriato oltre modo contro a loro, li perseguitai fin nelle città straniere.
12 Il che facendo, come io andava eziandio in Damasco, con la podestà, e commissione da parte de' principali sacerdoti, io vidi, o re, per lo cammino, di mezzo giorno, 13 una luce maggiore dello splendor del sole, la quale dal cielo lampeggiò intorno a me, ed a coloro che facevano il viaggio meco. 14 Ed essendo noi tutti caduti in terra, io udii una voce che mi parlò, e disse in lingua ebrea: Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? ei ti è duro di ricalcitrar contro agli stimoli. 15 Ed io dissi: Chi sei tu, Signore? Ed egli disse: Io son Gesù, il qual tu perseguiti. 16 Ma levati, e sta' in piedi; perciocchè per questo ti sono apparito, per ordinarti ministro, e testimonio delle cose, le quali tu hai vedute; e di quelle ancora, per le quali io ti apparirò, 17 riscotendoti dal popolo, e dai Gentili, a' quali ora ti mando; 18 per aprir loro gli occhi, e convertirli dalle tenebre alla luce, e dalla podestà di Satana a Dio; acciocchè ricevano, per la fede in me, remission de' peccati, e sorte fra i santificati. 19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla celeste apparizione. 20 Anzi, prima a que' di Damasco, e poi in Gerusalemme, e per tutto il paese della Giudea, ed a' Gentili, ho annunziato che si ravveggano, e si convertano a Dio, facendo opere convenevoli al ravvedimento. 21 Per queste cose i Giudei, avendomi preso nel tempio, tentarono d'uccidermi. 22 Ma, per l'aiuto di Dio, son durato fino a questo giorno, testificando a piccoli ed a grandi; non dicendo nulla, dalle cose infuori che i profeti e Mosè hanno dette dovere avvenire. 23 Cioè: che il Cristo sofferirebbe; e ch'egli, ch'è il primo della risurrezion de' morti, annunzierebbe luce al popolo, ed a' Gentili.
24 Ora, mentre Paolo diceva queste cose a sua difesa, Festo disse ad alta voce: Paolo, tu farnetichi; le molte lettere ti mettono fuor del senno. 25 Ma egli disse: Io non farnetico, eccellentissimo Festo; anzi ragiono parole di verità, e di senno ben composto. 26 Perciocchè il re, al quale ancora parlo francamente, sa bene la verità di queste cose; imperocchè io non posso credere che alcuna di queste cose gli sia occulta; poichè questo non è stato fatto in un cantone. 27 O re Agrippa, credi tu a' profeti? io so che tu ci credi. 28 Ed Agrippa disse a Paolo: Per poco che tu mi persuadi di divenir Cristiano. 29 E Paolo disse: Piacesse a Dio che, e per poco, ed affatto, non solamente tu, ma ancora tutti coloro che oggi mi ascoltano, divenissero tali quali son io, da questi legami infuori. 30 E dopo ch'egli ebbe dette queste cose, il re si levò, e insieme il governatore, e Bernice, e quelli che sedevano con loro. 31 E ritrattisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: Quest'uomo non ha fatto nulla che meriti morte, o prigione. 32 Ed Agrippa disse a Festo: Quest'uomo poteva esser liberato, se non si fosse richiamato a Cesare.

Commentario completo di Matthew Henry:

Atti 26

1 INTRODUZIONE AGLI ATTI CAPITOLO 26

Lasciammo Paolo alla sbarra, Festo, Agrippa, Berenice e tutti i grandi della città di Cesarea, sul banco, o nei paraggi, in attesa di sentire ciò che aveva da dire da sé. Ora in questo capitolo abbiamo,

I. Il racconto che dà di se stesso, in risposta alle calunnie degli ebrei. E in questo,

1. Il suo umile discorso al re Agrippa e il complimento che gli trasmise, Atti 26:1-3.

2. Il suo racconto delle sue origini, della sua educazione, della sua professione di fariseo, e della sua adesione ancora a quello che allora era l'articolo principale del suo credo, distinguendosi dai Sadducei, i

"risurrezione dei morti",

tuttavia, nei rituali se ne era poi allontanato, Atti 26:3-8.

3. Del suo zelo contro la religione cristiana, e i suoi professori, all'inizio del suo tempo, Atti 26:9-11.

4. Della sua miracolosa conversione alla fede di Cristo, Atti 26:12-16.

5. Dell'incarico che ricevette dal cielo di predicare il vangelo ai Gentili, Atti 26:17-18.

6. Del suo procedere in base a quella commissione, che aveva inflitto questa potente offesa agli ebrei, Atti 26:19-21.

7. Della dottrina che si era prefisso di predicare ai Gentili, che era così lontana dal distruggere la legge e i profeti da mostrare l'adempimento di entrambi, Atti 26:22-23.

II. Le osservazioni che sono state fatte dopo le sue scuse.

1. Festo pensava di non aver mai sentito un uomo parlare così follemente, e lo disprezzava come pazzo, Atti 26:24. In risposta a lui, nega l'accusa e si appella al re Agrippa, Atti 26:25-27.

2. Il re Agrippa, essendo trattato più da vicino e in modo particolare, pensa di non aver mai sentito un uomo parlare in modo più razionale e convincente, e si riconosce quasi convertito (Atti 26:28), e Paolo glielo augura di cuore, Atti 26:29.

3. Tutti erano d'accordo che era un uomo innocente, che doveva essere rimesso in libertà, e che era un peccato che fosse stato provocato a mettere una sbarra alla sua porta appellandosi a Cesare, Atti 26:30-32.

Ver. 1. Agrippa era la persona più onorevole dell'assemblea, avendo il titolo di re conferitogli, sebbene per il resto avesse solo il potere di altri governatori sotto l'imperatore, e, sebbene non qui superiore, ma più anziano di Festo; e perciò, avendo Festo aperto la causa, Agrippa, come bocca della corte, comunica a Paolo il permesso di parlare per se stesso, Atti 26:1. Paolo rimase in silenzio finché non gli fu concessa questa libertà; poiché non sono i più pronti a parlare coloro che sono meglio preparati a parlare e a parlare meglio. Questo era un favore che gli ebrei non gli avrebbero concesso, o non senza difficoltà; ma Agrippa gliela dà liberamente. E la causa di Paolo era così buona che egli non desiderava altro che avere la libertà di parlare per se stesso; non aveva bisogno di nessun avvocato, né di Tertullo, che parlasse per lui. Si nota il suo gesto: Egli stese la mano, come uno che non era affatto costernato, ma aveva perfetta libertà e padronanza di sé; ciò suggerisce anche che era serio e aspettava la loro attenzione mentre rispondeva per se stesso. Osservate, Egli non ha insistito per essersi appellato a Cesare come scusa per tacere, non ha detto:

"Non sarò più interrogato finché non arriverò dall'imperatore

se stesso";

ma abbracciò allegramente l'opportunità di rendere onore alla causa per cui aveva sofferto. Se dobbiamo essere pronti a dare ragione della speranza che è in noi a ogni uomo che ce lo chiede, molto di più a ogni uomo in autorità, 1Pietro 3:15. Ora, in questa prima parte del discorso,

Paolo si rivolse con un rispetto molto particolare ad Agrippa, Atti 26:2-3. Egli rispose allegramente davanti a Felice, perché sapeva di essere stato per molti anni giudice di quella nazione, Atti 24:10. Ma la sua opinione su Agrippa va oltre. Osservare

1. Essendo accusato degli ebrei, e avendo molte cose vili poste a suo carico, è contento di avere l'opportunità di discolparsi; Egli è così lontano dall'immaginare che il suo essere apostolo lo esentasse dalla giurisdizione dei poteri civili. La magistratura è un'ordinanza di Dio, di cui tutti abbiamo beneficio, e quindi tutti dobbiamo essere soggetti.

2. Poiché è costretto a rispondere per se stesso, è contento che sia davanti al re Agrippa, il quale, essendo egli stesso un proselito della religione giudaica, comprendeva tutte le questioni relative ad essa meglio degli altri governatori romani: So che sei esperto in tutte le usanze e le questioni che sono tra i Giudei. Sembra che Agrippa fosse uno studioso, e avesse avuto particolare dimestichezza con l'erudizione ebraica, fosse esperto nei costumi della religione ebraica, e ne conoscesse la natura, e che non fossero stati progettati per essere né universali né perpetui. Era anche esperto nelle questioni che sorgevano su quelle usanze, nel determinare quali gli stessi Giudei non erano tutti d'accordo. Agrippa conosceva bene le Scritture dell'Antico Testamento, e quindi poteva giudicare meglio di un altro la controversia tra lui e gli ebrei riguardo al fatto che Gesù fosse il Messia. È un incoraggiamento per un predicatore avere persone intelligenti e in grado di discernere le cose che differiscono. Quando Paolo dice: Giudicate voi quello che dico, parla come a uomini saggi, 1Corinzi 10:15.

3. Perciò implora di ascoltarlo pazientemente, μακροθυμως- con longanimità. Paolo progetta un lungo discorso e supplica che Agrippa lo ascolti e non si stanchi; progetta un discorso semplice e lo prega di ascoltarlo con mitezza e di non adirarsi. Paolo aveva qualche ragione per temere che, come Agrippa, essendo un Giudeo, era ben versato nelle usanze ebraiche, e quindi il giudice più competente della sua causa, così era inacidito in una certa misura con il lievito ebraico, e quindi aveva pregiudizi contro Paolo come apostolo dei Gentili; Perciò dice questo per addolcirlo: Ti prego, ascoltami pazientemente. Sicuramente il minimo che possiamo aspettarci, quando predichiamo la fede di Cristo, è di essere ascoltati con pazienza.

II. Professa che, sebbene fosse odiato e bollato come apostata, tuttavia aderiva a tutto quel bene in cui era stato educato e addestrato per la prima volta; la sua religione fu sempre edificata sulla promessa fatta da Dio ai padri; E su questo ha ancora costruito.

1. Guardate qui qual era la sua religione nella sua giovinezza: Il suo modo di vivere era ben noto, Atti 26:4-5. In verità non nacque fra la sua propria nazione, ma fu allevato fra loro a Gerusalemme. Sebbene negli ultimi anni avesse avuto familiarità con i Gentili (il che aveva fatto grande offesa agli Ebrei), tuttavia, al momento del suo arrivo nel mondo, conosceva intimamente la nazione ebraica e ne era completamente interessato. La sua educazione non fu né straniera né oscura; era tra la sua stessa nazione a Gerusalemme, dove la religione e l'istruzione fiorivano. Tutti i Giudei lo sapevano, tutti quelli che potevano ricordare così a lungo, perché Paolo si fece subito straordinario. Coloro che lo conoscevano fin dall'inizio potevano testimoniare per lui che era un fariseo, che non solo era della religione ebraica e osservava tutte le sue ordinanze, ma che apparteneva alla setta più rigorosa di quella religione, molto gentile ed esatto nell'osservare lui stesso le sue istituzioni, e più rigidi e critici nell'imporli agli altri. Non solo è stato chiamato fariseo, ma ha vissuto come fariseo. Tutti quelli che lo conoscevano sapevano benissimo che mai un Fariseo si conformava più puntualmente di lui alle regole del suo ordine. No, ed era della migliore specie di farisei; poiché fu allevato ai piedi di Gamaliele, che era un eminente rabbino della scuola della casa di Hillel, che godeva di una reputazione religiosa molto maggiore della scuola o casa di Samai. Ora, se Paolo era un fariseo e viveva come fariseo,

(1.) Allora era uno studioso, un uomo di cultura, e non un meccanico ignorante, analfabeta; i Farisei conoscevano la legge ed erano ben versati in essa e nelle sue esposizioni tradizionali. Era un rimprovero per gli altri apostoli il fatto di non aver avuto un'istruzione accademica, ma di essere stati allevati come pescatori, Atti 4:13. Perciò, affinché gli ebrei increduli fossero lasciati senza scusa, ecco risuscitato un apostolo che si era seduto ai piedi dei loro più eminenti dottori.

(2.) Allora era un moralista, un uomo di virtù, e non un giovane dissoluto o dissoluto. Se viveva come un fariseo, non era né ubriacone né fornicatore; e, essendo un giovane fariseo, possiamo sperare che non fosse un ricattatore, né avesse ancora imparato le arti che i vecchi farisei astuti e avidi avevano di divorare le case delle povere vedove; ma egli era, quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. Egli non era accusabile di alcun caso di vizio aperto e di profanità; e quindi, come non si poteva pensare che avesse abbandonato la sua religione perché non la conosceva (perché era un uomo istruito), così non si poteva pensare che l'avesse abbandonata perché non l'amava, o era disaffezionato ai suoi obblighi, perché era un uomo virtuoso e non incline ad alcuna immoralità.

(3.) Allora era ortodosso, sano nella fede, e non un deista o uno scettico, o un uomo di principi corrotti che portavano all'infedeltà. Era un fariseo, in opposizione a un sadduceo; ricevette quei libri dell'Antico Testamento che i Sadducei rifiutavano, credeva in un mondo di spiriti, l'immortalità dell'anima, la risurrezione del corpo e le ricompense e le punizioni dello stato futuro, tutte cose che i Sadducei negavano. Non potevano dire: Ha lasciato la sua religione per mancanza di un principio, o per mancanza di un dovuto riguardo per la rivelazione divina; no, egli ha sempre avuto una venerazione per l'antica promessa fatta da Dio ai padri, e ha costruito la sua speranza su di essa.

Ora, sebbene Paolo sapesse molto bene che tutto ciò non lo avrebbe giustificato davanti a Dio, né avrebbe fatto per lui una giustizia, tuttavia sapeva che era per la sua reputazione tra i Giudei, e per un argomento ad hominem, come avrebbe pensato Agrippa, che non era un uomo come lo rappresentavano. Sebbene lo considerasse solo una perdita per poter guadagnare Cristo, tuttavia lo menzionava quando poteva servire ad onorare Cristo. Sapeva molto bene che tutto questo mentre era estraneo alla natura spirituale della legge divina e alla religione del cuore, e che se la sua giustizia non avesse oltrepassato questa non sarebbe mai andato in cielo; eppure ci riflette con una certa soddisfazione che non era stato prima della sua conversione un uomo ateo, profano, vizioso, ma, secondo la luce che aveva, aveva vissuto in tutta buona coscienza davanti a Dio.

2. Guarda qui qual è la sua religione. In verità non ha lo stesso zelo per la legge cerimoniale che aveva in gioventù. I sacrifici e le offerte stabiliti da ciò, egli pensa, sono sostituiti dal grande sacrificio che essi rappresentavano; non si rende conto delle contaminazioni cerimoniali e delle purificazioni da essi, e pensa che il sacerdozio levitico sia onorevolmente inghiottito nel sacerdozio di Cristo; ma per i principi fondamentali della sua religione egli è zelante per essi come sempre, e anche di più, e decide di vivere e morire secondo essi.

(1.) La sua religione è edificata sulla promessa fatta da Dio ai padri. È costruita sulla rivelazione divina, che egli riceve, crede e su cui avventura la sua anima; è costruita sulla grazia divina, e quella grazia si manifesta e trasmette per mezzo della promessa. La promessa di Dio è la guida e il fondamento della sua religione, la promessa fatta ai padri, che era più antica della legge cerimoniale, quel patto che fu confermato prima di Dio in Cristo, e che la legge, che non avvenne fino a quattrocentotrent'anni dopo, non poté annullare, Galati 3:17. Cristo e il cielo sono le due grandi dottrine del Vangelo: che Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è in suo Figlio. Ora, questi due sono l'oggetto della promessa fatta ai padri. Può guardare indietro fino alla promessa fatta al padre Adamo, riguardo alla progenie della donna, e a quelle scoperte di uno stato futuro in base alle quali i primi patriarchi agirono per fede, e furono salvati da quella fede; ma rispetta principalmente la promessa fatta al padre Abramo, che nella sua discendenza tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette, e che Dio sarebbe stato un Dio per lui, e per la sua discendenza dopo di lui: il primo significa Cristo, il secondo cielo; perché, se Dio non avesse preparato per loro una città, si sarebbe vergognato di chiamarsi loro Dio. Ebrei 11:16.

(2.) La sua religione consiste nelle speranze di questa promessa. Egli non lo colloca, come fecero loro, nei cibi e nelle bevande, e nell'osservanza delle ordinanze carnali (Dio aveva spesso mostrato quanto poco ne tenesse in considerazione), ma in una fede nella dipendenza dalla grazia di Dio nel patto, e dalla promessa, che fu la grande carta con cui la chiesa fu incorporata per la prima volta.

[1.] Aveva speranza in Cristo come seme promesso; sperava di essere benedetto in lui, di ricevere la benedizione di Dio e di essere veramente benedetto.

[2.] Aveva speranze per il cielo; questo è espressamente inteso, come appare confrontando Atti 24:15, che ci sarà la risurrezione dei morti. Paolo non aveva fiducia nella carne, ma in Cristo; non aspettava affatto grandi cose in questo mondo, ma cose più grandi nell'altro mondo di quanto qualsiasi altro mondo possa pretendere; aveva gli occhi puntati su uno stato futuro.

(3.) In questo era d'accordo con tutti i pii ebrei; La sua fede non era solo secondo la Scrittura, ma secondo la testimonianza della Chiesa, che era un sostegno per essa. Anche se lo hanno eretto a marchio, non era unico:

"Le nostre dodici tribù, il corpo della chiesa ebraica, che servono Dio all'istante giorno e notte, sperano di giungere a questa promessa, cioè al bene promesso".

Il popolo d'Israele è chiamato le dodici tribù, perché così era all'inizio; e, sebbene non leggiamo del ritorno delle dieci tribù in un unico corpo, tuttavia abbiamo ragione di pensare che molte persone particolari, più o meno di ogni tribù, siano tornate alla loro terra; forse, a poco a poco, la maggior parte di coloro che sono stati portati via. Cristo parla delle dodici tribù, Matteo 19:28. Anna era della tribù di Aser, Luca 2:36. Giacomo indirizza la sua epistola alle dodici tribù sparse all'estero, Giacomo 1:1.

"Le nostre dodici tribù, che costituiscono il corpo della nostra nazione,

a cui io e gli altri apparteniamo. Ora tutti gli Israeliti

professano di credere in questa promessa, sia di Cristo che

e sperare di trarne beneficio. Tutti loro

sperare nella venuta di un Messia, e noi che siamo cristiani

la speranza in un Messia già venuto; in modo che siamo tutti d'accordo

Costruisci sulla stessa promessa. Cercano la risurrezione

dei morti e della vita del mondo a venire, e questo è

quello che cerco. Perché dovrei essere considerato come un avanzante

qualcosa di pericoloso ed eterodosso, o come un apostata da

la fede e il culto della chiesa ebraica, quando sono d'accordo

con loro in questo fondamentale articolo? Spero di venire a

lo stesso cielo in cui sperano finalmente di arrivare; e

Se ci aspettiamo di incontrarci così felicemente alla nostra fine, perché dovremmo

A proposito, litighiamo così infelicemente?"

Anzi, la chiesa ebraica non solo sperava di venire a questa promessa, ma, nella speranza di essa, servì immediatamente Dio giorno e notte. Il servizio del tempio, che consisteva in un corso continuo di doveri religiosi, mattina e sera, giorno e notte, dall'inizio dell'anno alla fine di esso, ed era tenuto dai sacerdoti e dai leviti, e dagli uomini fissi, come li chiamavano, che vi si recavano continuamente per imporre le mani sui sacrifici pubblici, come i rappresentanti di tutte le dodici tribù, questo servizio fu mantenuto nella professione di fede nella promessa della vita eterna, e, in attesa di ciò, Paolo serve istantaneamente Dio giorno e notte nell'evangelo di suo Figlio; le dodici tribù per mezzo dei loro rappresentanti lo fanno secondo la legge di Mosè, ma egli ed esse lo fanno nella speranza della stessa promessa.

"Perciò non devono considerarmi un disertore

dalla loro chiesa, finché mi attengo alla stessa promessa

che si aggrappano".

Molto più dovrebbero i cristiani, che sperano nello stesso Gesù, nello stesso cielo, sebbene diversi nei modi e nelle cerimonie di culto, sperare il meglio l'uno dall'altro, e vivere insieme in santo amore. Oppure può essere inteso per persone particolari che rimasero nella comunione della chiesa ebraica, e furono molto devote nel loro modo, servendo Dio con grande intensità, e una stretta applicazione della mente, e costante in essa, notte e giorno, come Anna, che non si allontanò dal tempio, ma servì Dio (è la stessa parola qui usata) nei digiuni e nelle preghiere notte e giorno, Luca 2:37.

"In questo modo sperano di arrivare alla promessa, e io spero

lo faranno".

Nota: Solo coloro che possono sperare nella vita eterna possono su buoni motivi coloro che sono diligenti e costanti nel servizio di Dio; e la prospettiva di quella vita eterna dovrebbe impegnarci alla diligenza e alla costanza in tutti gli esercizi religiosi. Dovremmo continuare il nostro lavoro con il cielo negli occhi. E di coloro che servono Dio all'istante giorno e notte, anche se non a modo nostro, dobbiamo giudicare con carità.

(4.) Questo era ciò per cui ora soffriva: per aver predicato quella dottrina che essi stessi, se solo comprendevano rettamente se stessi, dovevano possedere: Sono giudicato per la speranza della promessa fatta ai padri. Egli si attenne alla promessa, contro la legge cerimoniale, mentre i suoi persecutori si attennero alla legge cerimoniale, contro la promessa:

"È per questa speranza, re Agrippa, che io sono

accusato dagli ebrei, perché faccio ciò che penso

io stesso obbligato a farlo dalla speranza di questa promessa".

È comune per gli uomini odiare e perseguitare il potere di quella religione negli altri, di cui tuttavia si vantano. La speranza di Paolo era quella che essi stessi permettevano (Atti 24:15), eppure erano così adirati contro di lui perché praticava secondo quella speranza. Ma era suo onore che, quando soffriva come cristiano, soffriva per la speranza di Israele, Atti 28:20.

(5.) Questo era ciò che avrebbe persuaso tutti coloro che lo ascoltavano cordialmente ad abbracciare (Atti 26:8): Perché dovrebbe essere considerato incredibile per te che Dio risusciti i morti? Questo sembra avvenire un po' bruscamente, ma è probabile che Paolo abbia detto molto di più di quanto sia qui riportato, e che abbia spiegato che la promessa fatta ai padri era la promessa della risurrezione e della vita eterna, e ha dimostrato che era sulla strada giusta per perseguire la sua speranza di quella felicità perché credeva in Cristo che era risorto dai morti, che era pegno e caparra di quella risurrezione che i padri speravano. Paolo è quindi sincero nel conoscere la potenza della risurrezione di Cristo, affinché per mezzo di essa egli possa giungere alla risurrezione dei morti; vedi Filippesi 3:10-11. Ora, molti dei suoi ascoltatori erano Gentili, la maggior parte di loro forse, in particolare Festo, e possiamo supporre, quando lo sentirono parlare tanto della risurrezione di Cristo e della risurrezione dai morti, che le dodici tribù speravano, che si burlassero, come facevano gli Ateniesi, cominciarono a sorridere e si sussurravano l'un l'altro quanto fosse assurda, il che indusse Paolo a ragionare con loro. Come! Ti sembra incredibile che Dio risusciti i morti? Così può essere letto. Se è maraviglioso ai vostri occhi, dovrebbe essere maraviglioso ai miei occhi, dice il Signore degli eserciti? Zaccaria 8:6. Se è al di sopra del potere della natura, tuttavia non è al di sopra del potere del Dio della natura. Nota: Non c'è alcuna ragione per cui dovremmo pensare che sia incredibile che Dio debba risuscitare i morti. Non ci viene richiesto di credere a nulla che sia incredibile, a qualsiasi cosa che implichi una contraddizione. Ci sono motivi di credibilità sufficienti per farci passare attraverso tutte le dottrine della religione cristiana, e questa in particolare della risurrezione dei morti. Dio non ha forse una potenza onnipotente infinita, alla quale nulla è impossibile? Non ha egli fatto il mondo dal nulla, con una parola? Non ha egli formato i nostri corpi, non li ha forse formati dall'argilla e ha soffiato in noi l'alito della vita all'inizio? E la stessa potenza non può riformarli dalla loro stessa argilla e rimettervi la vita? Non vediamo forse una specie di resurrezione nella natura, al ritorno di ogni primavera? Il sole ha una tale forza da far risorgere piante morte, e dovrebbe sembrarci incredibile che Dio risusciti i cadaveri?

III. Egli riconosce che, pur continuando a essere fariseo, era un acerrimo nemico dei cristiani e del cristianesimo, e pensava di dover essere così, e continuò ad esserlo fino al momento in cui Cristo operò in lui quel meraviglioso cambiamento. Questo egli menziona,

1. Dimostrare che il suo diventare cristiano e predicatore non fu il prodotto e il risultato di una precedente disposizione o inclinazione in tal senso, o di un graduale progresso di pensiero a favore della dottrina cristiana; egli non ragionò nel cristianesimo con una catena di argomenti, ma fu portato al più alto grado di certezza di esso, immediatamente dal più alto grado di pregiudizio contro di esso, per cui risultava che era stato fatto cristiano e predicatore da un potere soprannaturale; così che la sua conversione in modo così miracoloso non era solo per se stesso, ma anche per gli altri, una prova convincente della verità del cristianesimo.

2. Forse lo progetta per una scusa dei suoi persecutori come quella che Cristo ha fatto per i suoi, quando ha detto: Non sanno quello che fanno. Paolo stesso una volta pensò di aver fatto ciò che doveva fare quando perseguitò i discepoli di Cristo, e pensa caritatevolmente che essi abbiano commesso un errore simile. Osservare

(1.) Che stolto era nella sua opinione (Atti 26:9): Pensava tra sé che doveva fare molte cose, tutto ciò che era in suo potere, contro il nome di Gesù di Nazareth, contro la sua dottrina, il suo onore, il suo interesse. Quel nome non fece male, eppure, poiché non concordava con l'idea che aveva del regno del Messia, era per fare tutto il possibile contro di esso. Pensava di aver reso un buon servizio a Dio perseguitando coloro che invocavano il nome di Gesù Cristo. Nota: È possibile per coloro che sono evidentemente nel torto avere fiducia di essere nel giusto; e per coloro che pensano di fare il loro dovere e persistono volontariamente nel peccato più grande. Quelli che odiavano i loro fratelli e li scacciavano, dicevano: Sia glorificato l'Eterno, Isaia 66:5. Sotto il pretesto della religione, le nefandezze più barbare e disumane sono state non solo giustificate, ma santificate e magnificate, Giovanni 16:2.

(2.) Che furia era nella sua pratica, Atti 26:10-11. Non c'è principio più violento al mondo della coscienza disinformata. Quando Paolo pensò che fosse suo dovere fare tutto il possibile contro il nome di Cristo, non risparmiò né pene né spese. Fa un resoconto di ciò che ha fatto di quel tipo, e lo aggrava come uno che era veramente pentito per esso: Ero un bestemmiatore, un persecutore, 1Timoteo 1:13.

[1.] Riempì le carceri di cristiani, come se fossero stati i peggiori dei criminali, con l'intenzione non solo di terrorizzarli, ma di renderli odiosi al popolo. Era il diavolo che gettò alcuni di loro in prigione (Apocalisse 2:10), li prese in custodia, per essere processati. Ho rinchiuso in prigione molti santi (Atti 26:10), uomini e donne, Atti 8:3.

[2.] Si è fatto strumento dei sommi sacerdoti. In questo da loro ricevette l'autorità, come un ufficiale inferiore, di mettere in esecuzione le loro leggi, e fu abbastanza orgoglioso di essere un uomo in autorità per tale scopo.

[3.] Era molto premuroso a votare, senza che glielo chiedessero, la messa a morte dei cristiani, in particolare di Stefano, alla cui morte Saulo era consenziente (Atti 8:1), e così si rese particeps criminis, partecipe del crimine. Forse per il suo grande zelo, sebbene giovane, fu fatto membro del sinedrio, e lì votò per la condanna a morte dei cristiani; oppure, dopo che furono condannati, giustificò ciò che era stato fatto, e lo lodò, e così si rese colpevole ex post facto, dopo che l'atto era stato commesso, come se fosse stato un giudice o un giuridista.

[4.] Li condusse sotto punizioni di natura inferiore, nelle sinagoghe, dove furono flagellati come trasgressori delle regole della sinagoga. Ha avuto una mano nella punizione di molti; anzi, dovrebbe sembrare che le stesse persone siano state spesso punite per mezzo suo, come lui stesso è stato cinque volte, 2Corinzi 11:24.

[5.] Non solo li punì per la loro religione, ma, orgoglioso di trionfare sulle coscienze degli uomini, li costrinse ad abiurare la loro religione, sottoponendoli al supplizio:

"Li ho costretti a bestemmiare Cristo e a dire che era

un seduttore ed essi furono ingannati in lui, li costrinsero

rinnegare il loro Padrone e rinunciare ai loro obblighi

a lui".

Nulla sarà più pesante per i persecutori che forzare le coscienze degli uomini, per quanto possano ora trionfare nei proseliti che hanno creato con le loro violenze.

[6.] La sua rabbia crebbe così tanto contro i cristiani e il cristianesimo che Gerusalemme stessa era uno stadio troppo ristretto per poter agire, ma, essendo estremamente furioso contro di loro, li perseguitò fino a città straniere. Era arrabbiato con loro, vedendo quanto avevano da dire per se stessi, nonostante tutto ciò che aveva fatto contro di loro, pazzo nel vederli moltiplicarsi ancora di più per il loro essere afflitti. Era estremamente pazzo; La corrente della sua furia non ammetteva argini, non ammetteva limiti, ma era un terrore tanto per se stesso quanto lo era per loro, così grande era la sua irritazione dentro di sé che non riusciva a prevalere, così come la sua indignazione contro di loro. I persecutori sono pazzi, e alcuni di loro sono estremamente pazzi. Paolo si arrabbiò vedendo che quelli delle altre città non erano così oltraggiosi contro i cristiani, e quindi si diede da fare dove non aveva da fare, e perseguitò i cristiani anche in città straniere. Non c'è principio più inquieto della malizia, specialmente di quello che finge la coscienza.

Questo era il carattere di Paolo, e questo il suo modo di vivere all'inizio del suo tempo; e quindi non si poteva presumere che fosse cristiano per educazione o per consuetudine, o che fosse attratto dalla speranza di essere un privilegio, perché tutte le obiezioni esterne immaginabili si opponevano al suo essere cristiano.

12 Ver. 12. Tutti coloro che credono in un Dio e hanno rispetto per la sua sovranità, devono riconoscere che coloro che parlano e agiscono sotto la sua direzione e per suo mandato, non devono essere contrastati, perché questo è combattere contro Dio. Ora Paolo qui, con una narrazione chiara e fedele di questioni di fatto, fa capire a questa augusta assemblea che egli aveva una chiamata immediata dal cielo a predicare il vangelo di Cristo al mondo dei Gentili, che era la cosa che esasperava gli Ebrei contro di lui. Egli qui mostra,

Che fu fatto cristiano da un potere divino, nonostante tutti i suoi pregiudizi contro quel modo. Egli vi fu portato all'improvviso dalla mano del cielo; non costretto a confessare Cristo con la forza esteriore, come aveva costretto altri a bestemmiarlo, ma con un'energia divina e spirituale, con una rivelazione di Cristo dall'alto, sia a lui che in lui: e questo quando era nel pieno della sua carriera di peccato, andando a Damasco, per sopprimere il cristianesimo perseguitando i cristiani lì, più ardente che mai nella causa, la sua furia persecutoria non si esaurì né si stancò minimamente, né fu tentato di rinunciarvi per il fallimento dei suoi amici, perché in quel momento aveva un'autorità e un mandato dai sommi sacerdoti per perseguitare il cristianesimo come sempre, quando era costretto da un potere superiore a rinunciare a ciò, e accettare un altro incarico di predicare il cristianesimo. Due cose provocano questo sorprendente cambiamento, una visione dal cielo e una voce dal cielo, che gli trasmise la conoscenza di Cristo mediante i due sensi di apprendimento della vista e dell'udito.

1. Vide una visione celeste, le cui circostanze erano tali che non poteva essere un 'illusione, deciptio visus, ma era senza dubbio un'apparizione divina.

(1.) Vide una grande luce, una luce dal cielo, tale che non poteva essere prodotta da nessuna arte, perché non era di notte, ma a mezzogiorno; non era in una casa dove si sarebbero potuti fare scherzi con lui, ma era d'intralcio, all'aria aperta; era una luce tale che era al di sopra dello splendore del sole, lo superava e lo eclissava (Isaia 24:23), e questo non poteva essere il prodotto della fantasia di Paolo, perché brillava intorno a coloro che viaggiavano con lui: Erano tutti consapevoli di essere circondati da questa inondazione di luce, che rendeva il sole stesso ai loro occhi meno luce. La forza e il potere di questa luce apparivano negli effetti di essa; caddero tutti a terra alla vista di ciò, in una costernazione così potente li mise; Questa luce era un lampo per la sua forza, ma non passò come un lampo, ma continuò a brillare intorno a loro. Ai tempi dell'Antico Testamento Dio si manifestava comunemente nella fitta oscurità, e ne fece il suo padiglione, 2Cronache 6:1. Egli parlò ad Abramo in una grande oscurità (Genesi 15:12), poiché quella era una dispensazione delle tenebre; ma ora che la vita e l'immortalità sono state portate alla luce dal Vangelo, Cristo è apparso in una grande luce. Nella creazione della grazia, come del mondo, la prima cosa creata è la luce, 2Corinzi 4:6.

(2.) Cristo stesso gli apparve (Atti 26:16): Io sono apparso a te per questo scopo. Cristo era in questa luce, anche se coloro che viaggiavano con Paolo videro solo la luce, e non Cristo nella luce. Non è ogni conoscenza che servirà a farci cristiani, ma deve essere la conoscenza di Cristo.

2. Udì una voce celeste, articolata, che gli parlava; qui si dice che sia in lingua ebraica (di cui non si è parlato prima), la sua lingua nativa, la lingua della sua religione, per fargli capire che, sebbene dovesse essere mandato tra i Gentili, tuttavia non doveva dimenticare di essere un ebreo, né rendersi estraneo alla lingua ebraica. In ciò che Cristo gli disse possiamo osservare:

(1.) Che lo chiamò per nome, e lo ripeté (Saul, Saul), il che lo avrebbe sorpreso e spaventato; e tanto più perché ora si trovava in un luogo strano, dove pensava che nessuno lo conoscesse.

(2.) Che lo convinse del peccato, di quel grande peccato che ora stava commettendo, il peccato di perseguitare i cristiani, e gli mostrò l'assurdità di esso.

(3.) Che si interessava delle sofferenze dei suoi seguaci: Tu mi perseguiti (Atti 26:14), e ancora, È Gesù che perseguiti , Atti 26:15. Paolo non pensava affatto, quando calpestava quelli che considerava i pesi e le imperfezioni di questa terra, che stava insultando uno che era tanto la gloria del cielo.

(4.) Che lo ha fermato per la sua ostinata resistenza a quelle convinzioni: È difficile per te scalciare contro i pungigli, o pungoli, come un toro non abituato al giogo. Forse all'inizio lo spirito di Paolo cominciò a salire, ma gli viene detto che è a suo rischio e pericolo, e allora cede. O, è stato detto a titolo di cautela:

"Bada di non resistere a queste convinzioni, perché sono progettate per influenzarti, non per offenderti".

(5.) Che, dopo la sua indagine, Cristo si fece conoscere da lui. Paolo chiese ad Atti 26:15 :

"Chi sei tu, Signore? Fammi sapere chi è che mi parla dal cielo, perché io gli risponda di conseguenza?"

Ed egli disse:

"Io sono Gesù; colui che tu hai disprezzato, odiato e vilipeso; Porto quel nome che tu hai reso così odioso, e il suo nome criminale".

Paolo pensava che Gesù fosse stato sepolto nella terra e, sebbene fosse stato rubato dal suo stesso sepolcro, tuttavia deposto in un altro. A tutti i Giudei fu insegnato a dirlo, e perciò egli si meraviglia di sentirlo parlare dal cielo, di vederlo circondato da tutta questa gloria e che aveva caricato di ogni possibile ignominia. Questo lo convinse che la dottrina di Gesù era divina e celeste, e non solo non doveva essere contrastata, ma doveva essere abbracciata cordialmente: che Gesù è il Messia, perché non solo è risorto dai morti, ma ha ricevuto da Dio Padre onore e gloria; e questo basta per renderlo subito cristiano, per lasciare la società dei persecutori, contro i quali il Signore dal cielo appare così, e per unirsi alla società dei perseguitati, per i quali il Signore dal cielo appare così.

II. Che fu fatto ministro da un'autorità divina: Che lo stesso Gesù che gli apparve in quella luce gloriosa gli ordinò di andare a predicare il vangelo ai Gentili; non ha corso senza mandare, né è stato mandato da uomini come lui, ma da colui che il Padre ha mandato, Giovanni 20:21. Ciò che si dice del suo essere un apostolo è qui unito immediatamente a ciò che gli fu detto lungo la strada, ma risulta da Atti 9:15 e Atti 22:15,17, ecc. che gli fu detto in seguito; ma egli mette insieme le due cose per brevità: Alzati e alzati in piedi. Coloro che Cristo, alla luce del suo vangelo, getta giù nell'umiliazione per il peccato, scopriranno che è per alzarsi e stare in piedi, nella grazia, nella forza e nel conforto spirituale. Se Cristo ha strappato, è per poter guarire; Se ha abbattuto, è per risuscitare. Alzati dunque e scuotiti dalla polvere (Isaia 52:2), aiutati e Cristo ti aiuterà. Deve alzarsi in piedi, perché Cristo ha un lavoro da fargli compiere, ha un incarico, e un compito molto grande, da mandargli: Io sono apparso a te per fare di te un ministro. Cristo ha fatto i suoi propri ministri; essi hanno da lui sia le loro qualifiche che i loro incarichi. Paolo ringrazia Cristo Gesù che lo ha messo nel ministero, 1Timoteo 1:12. Cristo gli apparve per fare di lui un ministro. In un modo o nell'altro, Cristo si manifesterà a tutti coloro che egli porrà suoi ministri; Come possono infatti predicarlo quelli che non lo conoscono? E come possono conoscere colui al quale egli non si fa conoscere mediante il suo spirito? Osservare

1. L'ufficio a cui Paolo è nominato: egli è costituito ministro, per assistere Cristo, e agire per lui, come testimone, per dare prova nella sua causa, e attestare la verità della sua dottrina. Egli deve testimoniare il vangelo della grazia di Dio; Cristo gli apparve per apparire per Cristo davanti agli uomini.

2. La questione della testimonianza di Paolo: egli deve rendere conto al mondo,

(1.) Delle cose che aveva visto, ora in questo momento, deve dire alla gente che Cristo si è manifestato a lui lungo la strada, e ciò che gli ha detto. Vide queste cose per poterle pubblicare, e colse tutte le occasioni per pubblicarle, come qui, e prima, Atti 22.

(2.) Di quelle cose in cui gli sarebbe apparso. Cristo stabilì una corrispondenza con Paolo, che in seguito si proponeva di mantenere, e gli disse solo ora che avrebbe avuto ulteriori notizie da lui. Paolo all'inizio non aveva che nozioni confuse del vangelo, finché Cristo gli apparve e gli diede istruzioni più complete. Il vangelo che predicava lo riceveva immediatamente da Cristo (Galati 1:12); ma lo ricevette gradualmente, alcuni in un momento e altri in un altro, secondo l'occasione. Cristo apparve spesso a Paolo, più spesso, è probabile, di quanto sia registrato, e ancora gli insegnò, affinché potesse ancora insegnare al popolo la conoscenza.

3. La protezione spirituale a cui fu tolto, mentre era così impiegato come testimone di Cristo: tutte le potenze delle tenebre non poterono prevalere contro di lui finché non ebbe terminato la sua testimonianza (Atti 26:17), liberandoti dal popolo dei Giudei e dai Gentili. Notate che i testimoni di Cristo sono sotto la sua speciale cura, e, sebbene cadano nelle mani dei nemici, tuttavia egli avrà cura di liberarli dalle loro mani, e sa come farlo. Cristo aveva mostrato a Paolo in quel momento quali grandi cose doveva soffrire (Atti 9:16), eppure gli dice qui che lo libererà dal popolo. Notate, le grandi sofferenze sono conciliabili con la promessa della liberazione del popolo di Dio, perché non è promesso che saranno preservati dall'afflizione, ma preservati attraverso di essa; e a volte Dio li consegna nelle mani dei loro persecutori affinché possa avere l'onore di liberarli dalle loro mani.

4. L'incarico speciale che gli è stato dato di andare tra i Gentili, e l'incarico per il quale è stato inviato a loro; ci sono voluti alcuni anni dopo la conversione di Paolo prima che fosse mandato ai Gentili, o (per quanto appaia) sapesse qualcosa del fatto che fosse stato progettato per quello scopo (vedi Atti 22:21); ma alla fine gli viene ordinato di guidare il suo corso in quella direzione.

(1.) C'è una grande opera da fare tra i Gentili, e Paolo deve essere uno strumento nel farla. Devono essere fatte due cose, che il loro caso richiede di fare:

[1.] Un mondo che siede nelle tenebre deve essere illuminato; devono essere portati a conoscere le cose che appartengono alla loro pace eterna coloro che le ignorano ancora, a conoscere Dio come il loro fine, e Cristo come la loro via, che ancora non sanno nulla dell'uno o dell'altro. Egli è mandato ad aprire loro gli occhi e a convertirli dalle tenebre alla luce. La sua predicazione non solo farà loro conoscere quelle cose di cui prima non avevano sentito parlare, ma sarà il veicolo di quella grazia e potenza divina per mezzo della quale il loro intelletto sarà illuminato per ricevere quelle cose, e dare loro il benvenuto. Così aprirà i loro occhi, che prima erano chiusi contro la luce, ed essi saranno disposti a comprendere se stessi, il loro caso e il loro interesse. Cristo apre il cuore aprendo gli occhi, non conduce gli uomini con gli occhi bendati, ma li dona a vedere la propria strada. Egli è mandato non solo per aprire i loro occhi per il momento, ma per tenerli aperti, per convertirli dalle tenebre alla luce, cioè dal seguire le guide false e cieche, i loro oracoli, le loro divinazioni e le loro usanze superstiziose, ricevute per tradizione dai loro padri, e le nozioni e le idee corrotte che avevano dei loro dèi, per seguire una rivelazione divina di certezza e verità indiscutibili. Questo li stava trasformando dalle tenebre alla luce, dalle vie delle tenebre a quelle su cui risplende la luce. Il grande disegno del Vangelo è quello di istruire gli ignoranti e di rettificare gli errori di coloro che sono in errore, affinché le cose possano essere poste e viste sotto una vera luce.

[2.] Un mondo che giace nella malvagità, nel maligno, deve essere santificato e riformato; non basta che si aprano gli occhi, che i loro cuori siano rinnovati; non abbastanza che siano convertiti dalle tenebre alla luce, ma devono essere convertiti dal potere di Satana a Dio, che naturalmente seguirà; perché Satana governa con il potere delle tenebre, e Dio con l'evidenza convincente della luce. I peccatori sono sotto il potere di Satana; Gli idolatri lo erano in modo speciale, rendevano il loro omaggio ai diavoli. Tutti i peccatori sono sotto l'influenza delle sue tentazioni, si consegnano a lui prigionieri, sono ai suoi ordini; la grazia che converte li sottrae al dominio di Satana, e li sottomette a Dio, per conformarsi alle regole della sua parola e conformarsi ai dettami e alle direttive del suo Spirito, li traduce dal regno delle tenebre nel regno del suo caro Figlio. Quando l'indole benevola è forte nell'anima (come lo erano state le indoli corrotte e peccaminose), allora viene convertita dal potere di Satana a Dio.

(2.) C'è una grande felicità progettata per i Gentili da quest'opera: che possano ricevere il perdono dei peccati e l'eredità tra coloro che sono santificati; essi sono convertiti dalle tenebre del peccato alla luce della santità, dalla schiavitù di Satana al servizio di Dio; non perché Dio possa guadagnare per mezzo loro, ma perché essi possano guadagnare per mezzo di lui.

[1.] Affinché siano restituiti al suo favore, che con il peccato hanno perduto e da cui si sono gettati fuori, affinché ricevano il perdono dei peccati. Essi sono liberati dal dominio del peccato, affinché possano essere salvati da quella morte che è il salario del peccato. Non perché meritino il perdono come debito di ricompensa, ma perché lo ricevano come un dono gratuito, perché siano qualificati per riceverne il conforto. Sono persuasi a deporre le armi e a tornare alla loro fedeltà, per poter avere il beneficio dell'atto di indennizzo, e possono invocarlo in arresto del giudizio da emettere contro di loro.

[2.] affinché siano felici nella sua fruizione, non solo affinché siano perdonati i loro peccati, ma anche perché abbiano un'eredità tra coloro che sono santificati dalla fede che è in me. Notate, in primo luogo, il Cielo è un'eredità, discende a tutti i figli di Dio; perché, se figli, allora eredi. Affinché possano, κληρον -molto (così si potrebbe leggere), alludendo alle eredità di Canaan, che sono state assegnate a sorte, e che anche questo è l'atto di Dio, la cui disposizione è del Signore. Che possano avere un diritto, così alcuni lo leggono; non per merito, ma puramente per grazia. In secondo luogo, tutti coloro che sono effettivamente convertiti dal peccato a Dio non solo sono perdonati, ma sono preferiti: non solo il loro conseguimento è invertito, ma viene data loro una patente d'onore e la concessione di una ricca eredità. E il perdono dei peccati apre la strada a questa eredità, togliendo di mezzo ciò che solo lo ostacolava. In terzo luogo, tutti coloro che saranno salvati in seguito sono ora santificati; coloro che hanno l'eredità celeste devono averla in questo modo, devono essere preparati e resi adatti per essa. Nessuno può essere felice se non è santo; né sarà santo in cielo chi non sarà il primo santo sulla terra. In quarto luogo, non abbiamo bisogno di avere la nostra sorte tra coloro che sono santificati, di avere la nostra sorte tra coloro che sono santificati, per fare come loro; questo è avere la nostra sorte tra gli eletti, perché essi sono scelti per la salvezza attraverso la santificazione. Coloro che sono santificati saranno glorificati. Gettamo dunque ora la nostra sorte in mezzo a loro, entrando nella comunione dei santi, e siamo disposti a prendere la nostra sorte con loro, e a partecipare con loro alle loro afflizioni, che (per quanto gravi) la nostra sorte con loro nell'eredità farà abbondantemente ammenda. Quinto, Noi siamo santificati e salvati dalla fede in Cristo. Alcuni lo riferiscono alla parola precedente, santificata dalla fede, perché la fede purifica il cuore, e applica all'anima quelle preziose promesse, e sottomette l'anima all'influenza di quella grazia, per la quale partecipiamo di una natura divina. Altri lo riferiscono al ricevimento sia del perdono che dell'eredità; è per fede che accetta la concessione: essa si ritrova tutta; poiché è mediante la fede che siamo giustificati, santificati e glorificati. Per fede, τη εις εμε - quella fede che è in me; è espresso con enfasi. Quella fede che non solo riceve la rivelazione divina in generale, ma che in un modo particolare si fissa su Gesù Cristo e sulla sua mediazione, mediante la quale ci affidiamo a Cristo come il Signore nostra giustizia, e ci rassegniamo a lui come il Signore nostro governante. Questo è ciò mediante il quale riceviamo la remissione dei peccati, il dono dello Spirito Santo e la vita eterna.

III. Che aveva adempiuto il suo ministero, in conformità al suo incarico, con l'aiuto divino e sotto la direzione e la protezione divina. Dio, che lo chiamò ad essere apostolo, lo possedette nel suo lavoro apostolico e lo portò avanti in esso con allargamento e successo.

1. Dio gli diede un cuore per adempiere alla chiamata (Atti 26:19): Non sono stato disubbidiente alla visione celeste, perché chiunque direbbe che dovrebbe essere obbediente ad essa. Le visioni celesti hanno un potere di comando sui consigli terreni, ed è a nostro rischio e pericolo se siamo disubbidienti ad esse; eppure se Paolo avesse conferito con carne e sangue, e fosse stato influenzato dal suo interesse secolare, avrebbe fatto come Giona, andando in qualsiasi luogo piuttosto che per questo incarico; ma Dio gli aprì l'orecchio, ed egli non si ribellò. Accettò l'incarico e, avendo ricevuto con essa le sue istruzioni, si applicò ad agire di conseguenza.

2. Dio gli ha permesso di svolgere una grande quantità di lavoro, anche se in esso ha affrontato una grande difficoltà, Atti 26:20. Si applicò alla predicazione del Vangelo con tutto il vigore.

(1.) Cominciò da Damasco, dove si convertì, perché decise di non perdere tempo, Atti 9:20.

(2.) Quando giunse a Gerusalemme, dove ebbe la sua educazione, lì diede testimonianza a Cristo, dove si era schierato più furiosamente contro di lui, Atti 9:29.

(3.) Predicò in tutte le coste della Giudea, nelle città di campagna e nei villaggi, come aveva fatto Cristo; fece la prima offerta del Vangelo ai Giudei, come Cristo aveva stabilito, e non li lasciò finché non ebbero volontariamente cacciato il Vangelo da loro; e poi,

(4.) Si rivolse ai Gentili e si prodigò per il bene delle loro anime, lavorando più abbondantemente di tutti gli apostoli, anzi forse allora tutti messi insieme.

3. La sua predicazione era tutta pratica. Non andava in giro a riempire la testa della gente con idee ariose, non la divertiva con belle speculazioni, né la metteva insieme per le orecchie con argomenti di dubbia disputa, ma mostrava loro, lo dichiarava, lo dimostrava, che dovevano,

(1.) Pentirsi dei loro peccati, essere dispiaciuti per loro e confessarli, e stipulare un patto contro di loro; dovrebbero pensare a se stessi, così la parola μετανοειν significa propriamente; dovrebbero cambiare la loro mente e cambiare la loro via, e disfare ciò che avevano fatto di male.

(2.) Rivolgersi a Dio. Essi non solo devono concepire un'antipatia per il peccato, ma devono conformarsi a Dio, non solo devono allontanarsi da ciò che è male, ma volgersi a ciò che è bene; devono volgersi a Dio, nell'amore e nell'affetto, e tornare a Dio nel dovere e nell'obbedienza, e convertirsi e tornare dal mondo e dalla carne; questo è ciò che è richiesto all'intera razza degenerata e rivoltata dell'umanità, sia Giudei che Gentili; επιστρεφειν επι τον θεον- volgerci a Dio, sì, a lui: volgerci a lui come nostro bene principale e fine supremo, come nostro governante e porzione, volgere il nostro occhio a lui, volgere il nostro cuore a lui e volgere i nostri piedi alle sue testimonianze.

(3.) Per fare opere si addice il pentimento. Questo era ciò che predicava Giovanni, che fu il primo predicatore del vangelo, Matteo 3:8. Coloro che professano il pentimento devono praticarlo, devono vivere una vita di pentimento, devono portarlo in ogni cosa come si conviene ai penitenti. Non basta pronunciare parole penitenti, ma dobbiamo fare opere conformi a quelle parole. Come la vera fede, così il vero pentimento, funzionerà. Ora, quale difetto si potrebbe trovare in una predicazione come questa? Non aveva forse una tendenza diretta a riformare il mondo, a rimediare alle sue lamentele e a far rivivere la religione naturale?

4. I Giudei non litigarono con lui se non per questo, che egli fece tutto il possibile per persuadere le persone ad essere religiose e per portarle a Dio portandole a Cristo (Atti 26:21): Fu per queste cause, e non per altre, che i Giudei mi presero nel tempio e andarono sul punto di uccidermi; e ciascuno giudichi se questi erano delitti degni di morte o di catene. Soffriva male, non solo per aver fatto del bene a se stesso, ma anche per aver fatto del bene agli altri. Hanno tentato di ucciderlo; era la sua preziosa vita che cercavano, e odiavano, perché era una vita utile; lo sorpresero nel tempio mentre adorava Dio, e lì si avventarono su di lui, come se il luogo migliore fosse l'azione migliore.

5. Non aveva aiuto se non dal cielo; sostenuto e portato avanti da ciò, proseguì in questa grande opera (Atti 26:22):

"Avendo dunque ottenuto l'aiuto di Dio, continuo a

questo giorno; εστηκα - Io sono rimasto, la mia vita è stata

conservato, e il mio lavoro continuò; Ho resistito al mio

e non sono stati battuti; Ho resistito a

quello che ho detto, e non ho avuto paura né vergogna di

persistete in esso".

Erano passati più di vent'anni da quando Paolo si era convertito, e per tutto quel tempo era stato molto occupato a predicare il Vangelo in mezzo ai pericoli; e che cosa lo sostenne? Non una forza dei suoi propositi, ma l'aver ottenuto l'aiuto di Dio; perciò, poiché l'opera era così grande ed egli aveva tanta opposizione, non avrebbe potuto continuare altrimenti in essa, se non con l'aiuto ottenuto da Dio. Nota: Coloro che sono impiegati nel lavoro per Dio riceveranno aiuto da Dio; poiché non gli mancherà l'assistenza necessaria ai suoi servitori. E la nostra perseveranza fino ad oggi deve essere attribuita all'aiuto ottenuto da Dio; saremmo affondati, se non ci avesse sostenuto, se non ci avesse sostenuti; e deve essere riconosciuto con gratitudine alla sua lode. Paolo lo menziona come prova che aveva ricevuto il suo incarico da Dio e che da lui aveva la capacità di eseguirlo. I predicatori del Vangelo non avrebbero mai potuto fare, soffrire e prosperare, come hanno fatto, se non avessero avuto l'aiuto immediato dal cielo, che non avrebbero avuto se non fosse stata la causa di Dio che ora stavano supplicando.

6. Non predicò alcuna dottrina se non quella che concordava con le Scritture dell'Antico Testamento: Testimoniò sia ai piccoli che ai grandi, ai giovani e ai vecchi, ai ricchi e ai poveri, ai dotti e agli ignoranti, oscuri e illustri, tutti interessati ad essa. Era una prova della grazia condiscendente del vangelo il fatto che fosse testimoniato ai più umili, e che i poveri fossero i benvenuti alla conoscenza di esso; e della sua incontestabile verità e potenza che non aveva né paura né vergogna di mostrarsi ai più grandi. I nemici di Paolo obiettarono contro di lui che predicava qualcosa di più che che gli uomini si pentissero, si volgessero a Dio e facessero opere degne di pentimento. In verità questi non erano che ciò che i profeti dell'Antico Testamento avevano predicato; ma, oltre a questi, egli aveva predicato Cristo, la sua morte e la sua risurrezione, e questo era ciò per cui litigavano con lui, come appare da Atti 25:19, che egli affermò che Gesù era vivo.

"E così ho fatto,"

dice Paolo,

"e così faccio, ma anche in questo non dico altro che questo

che Mosè e i profeti dissero che doveva venire; E cosa

si può fare loro un onore più grande che mostrare che ciò che

predetto si compie, e nel tempo fissato

che ciò che dicevano doveva venire è venuto, e alla fine

tempo che hanno prefissato?"

Tre cose profetizzarono, e Paolo predicò:

(1.) Che Cristo soffra, che il Messia sia un sofferente, non solo un uomo, e capace di soffrire, ma che, come Messia, sia destinato alle sofferenze; che la sua morte ignominiosa sia non solo coerente, ma anche in base alla sua impresa. La croce di Cristo era una pietra d'inciampo per gli ebrei, e la predicazione di Paolo era la grande cosa che li esasperava; ma Paolo sostiene che, nel predicare ciò, egli predicò l'adempimento delle predizioni dell'Antico Testamento, e quindi non solo non dovrebbero offendersi per ciò che egli predicava, ma abbracciarlo e sottoscriverlo.

(2.) Che egli sia il primo a risorgere dai morti; non il primo nel tempo, ma il primo nell'influenza - che egli dovrebbe essere il capo della risurrezione, il capo, o il principale, πρωτος εξ αναστασεως, nello stesso senso in cui è chiamato il primogenito dai morti (Apocalisse 1:5), e il primogenito dai morti , Colossesi 1:18. Egli aprì il grembo della tomba, come si dice che facciano i primogeniti, e aprì la strada alla nostra risurrezione; e si dice che fosse la primizia di coloro che dormivano (1Corinzi 15:20), perché ha santificato la messe. Fu il primo che risuscitò dai morti per non morire più; e, per mostrare che la risurrezione di tutti i credenti è in virtù della sua, proprio quando egli risuscitò molti cadaveri di santi risuscitarono, ed entrarono nella città santa, Matteo 27:52-53.

(3.) Che egli mostrasse la luce al popolo e ai Gentili, al popolo dei Giudei in primo luogo, poiché doveva essere la gloria del suo popolo Israele. A loro mostrò la luce per se stesso, e poi ai Gentili per mezzo del ministero dei suoi apostoli, poiché doveva essere una luce per illuminare quelli che sedevano nelle tenebre. In questo Paolo si riferisce al suo incarico (Atti 26:18), di convertirli dalle tenebre alla luce. Egli è risorto dai morti apposta per poter mostrare la luce al popolo, per poter dare una prova convincente della verità della sua dottrina, e per inviarla con tanta più potenza, sia tra i Giudei che tra i Gentili. Anche questo fu predetto dai profeti dell'Antico Testamento, che i Gentili sarebbero stati portati alla conoscenza di Dio dal Messia; e che cosa c'era in tutto questo di cui gli ebrei potessero giustamente essere dispiaciuti?

24 Ver. 24.

Abbiamo ragione di pensare che Paolo avesse molto di più da dire in difesa del vangelo che predicava, e per l'onore di esso, e per raccomandarlo alla buona opinione di questo nobile uditorio; era appena caduto su quella che era la vita della causa: la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, ed eccolo qui nel suo elemento; Ora si riscalda più di prima, la sua bocca è aperta verso di loro, il suo cuore si allarga. Conducilo solo a questo argomento, e lasciagli il permesso di continuare, e non saprà mai quando concludere; poiché la potenza della morte di Cristo e la comunione delle sue sofferenze sono per lui soggetti inesauribili. Era un vero peccato che fosse interrotto, come è qui, e che, essendo permesso di parlare per se stesso (Atti 26:1), non gli fosse permesso di dire tutto ciò che aveva progettato. Ma è stata una difficoltà che gli è stata spesso inflitta, ed è una delusione anche per noi, che abbiamo letto il suo discorso con tanto piacere. Ma non c'è rimedio, la corte pensa che sia giunto il momento di procedere a dare il proprio giudizio sul suo caso.

Festo, il governatore romano, è dell'opinione che il pover'uomo sia pazzo, e che Bedlam sia il posto più adatto per lui. È convinto di non essere un criminale, un uomo cattivo, da punire, ma lo considera un pazzo, un uomo distratto, che dovrebbe essere compatito, ma allo stesso tempo non dovrebbe essere ascoltato, né una parola che dice dovrebbe essere considerata; e così crede di aver trovato un espediente per scusarsi sia dal condannare Paolo come prigioniero sia dal crederlo come predicatore; perché, se non è compos mentis, nei suoi sensi, non deve essere né condannato né accreditato. Ora qui osservate:

1. Che cosa disse di lui Festo (Atti 26:24): Disse ad alta voce, non lo sussurrò a coloro che sedevano accanto a lui; se così fosse, sarebbe stato il più scusabile, ma (senza consultare Agrippa, al cui giudizio era sembrato prestare profonda deferenza, Atti 25:26, disse ad alta voce, per poter obbligare Paolo a interrompere il suo discorso, e potrebbe distogliere i revisori dal parteciparvi

"Paolo, tu sei fuori di te, parli come un

pazzo, come uno con un cervello acceso, che sa

non quello che dici";

Eppure egli non suppone che una coscienza colpevole abbia turbato la sua ragione, né che le sue sofferenze, e la rabbia dei suoi nemici contro di lui, le abbiano dato alcuna scossa; ma egli pone sul suo delirio la costruzione più candida che si possa avere: Molta cultura ti ha fatto impazzire, ti sei rotto il cervello con lo studio. Dice questo, non tanto con rabbia, quanto con disprezzo e disprezzo. Non capiva ciò che Paolo aveva detto; Era al di sopra delle sue capacità, era tutto un enigma per lui, e quindi attribuisce tutto a un'immaginazione accesa. Si non vis intelligi, debes negligi - Se non vuoi essere compreso, devi essere trascurato.

(1.) Riconosce che Paolo era uno studioso e un uomo di cultura, perché poteva così facilmente fare riferimento a ciò che Mosè e i profeti scrissero, libri a cui era estraneo; e anche questo si rivolge al suo rimprovero. Gli apostoli, che erano pescatori, erano disprezzati perché non avevano istruzione; Paolo, che era un uomo di università e allevò un fariseo, è disprezzato perché aveva troppo sapere, più di quanto gli facesse del bene. Così i nemici dei ministri di Cristo avranno sempre qualcosa da rimproverare.

(2.) Lo rimprovera di essere un pazzo. I profeti dell'Antico Testamento furono così stigmatizzati, per pregiudicare le persone contro di loro mettendole in cattiva fama: Perché è venuto da te questo pazzo? dissero i capitani del profeta, 2Re 9:11; Osea 9:7. Giovanni Battista e Cristo erano rappresentati come aventi un diavolo, come impazziti. È probabile che Paolo parlasse ora con più vita e serietà di quanto non facesse all'inizio del suo discorso, e usasse più gesti che esprimevano il suo zelo, e quindi Festo gli mise addosso questo carattere odioso, a cui forse nessuno della compagnia aveva mai pensato. Non è un'idea così innocua come alcuni dicono riguardo a coloro che sono zelanti nella religione più di altri che sono pazzi.

2. Come Paolo si sia scagionato da questa odiosa imputazione, sotto la quale non è certo se avesse mai giaciuto prima; dovrebbe sembrare, era stato detto di lui dai falsi apostoli, poiché egli si comporta (2Corinzi 5:13), Se siamo fuori di noi, come dicono che siamo, è a Dio; ma non fu mai accusato di questo davanti al governatore romano, e quindi deve dire qualcosa a questo.

(1.) Egli nega l'accusa, con il dovuto rispetto per il governatore, ma con giustizia verso se stesso, protestando che non c'era né fondamento né colore per essa (Atti 26:25):

"Non sono pazzo, nobilissimo Festo, né lo sono mai stato, né alcuno

cosa del genere; l'uso della mia ragione, grazie a Dio,

è stato tutto ciò che i miei giorni hanno continuato a me, e in questo momento

Non divaga, ma pronuncio parole di verità e

sobrietà, e sappi quello che dico".

Osservate, sebbene Festo abbia dato a Paolo questo uso vile e sprezzante, non diventando un gentiluomo, e tanto meno un giudice, tuttavia Paolo è così lontano dal risentirsene e dall'esserne irritato, che gli dà tutto il rispetto possibile, si complimenta con lui con il suo titolo d'onore, nobilissimo Festo, per insegnarci a non rendere ingiuria per ingiuria, né un personaggio odioso per un altro, ma per parlare civilmente a coloro che parlano un po' di noi. Spetta a noi, in ogni occasione, pronunciare parole di verità e sobrietà, e allora possiamo disprezzare le ingiuste censure degli uomini.

(2.) Si appella ad Agrippa riguardo a ciò che ha detto (Atti 26:26): Poiché il re conosce queste cose, riguardo a Cristo, alla sua morte e risurrezione, e alle profezie dell'Antico Testamento, che in esso si sono adempiute. Perciò parlò liberamente davanti a lui, il quale sapeva che queste non erano fantasie, ma questioni di fatto, ne conosceva qualcosa, e quindi sarebbe stato disposto a saperne di più: Perché sono persuaso che nessuna di queste cose gli è nascosta; No, non quello che aveva raccontato riguardo alla sua conversione e all'incarico che aveva ricevuto di predicare il Vangelo. Agrippa non poteva non averne sentito parlare, essendo stato così a lungo in contatto con i Giudei. Questa cosa non è stata fatta in un angolo; tutto il paese ne risuonava; e chiunque degli ebrei presenti avrebbe potuto testimoniare per lui di averlo udito molte volte da altri, e quindi era irragionevole rimproverarlo come un uomo distratto per averlo raccontato, molto più per aver parlato della morte e risurrezione di Cristo, di cui si parlava così universalmente. Pietro dice a Cornelio e ai suoi amici (Atti 10:37): Tu conosci quella parola che fu proclamata in tutta la Giudea riguardo a Cristo; e quindi Agrippa non poteva ignorarla, e fu una vergogna per Festo che fosse così.

II. Agrippa è così lontano dal considerarlo un pazzo che pensa di non aver mai sentito un uomo discutere con più forza, né parlare più allo scopo.

1. Paolo si applica strettamente alla coscienza di Agrippa. Alcuni pensano che Festo fosse dispiaciuto di Paolo perché teneva d'occhio Agrippa e gli rivolgeva il suo discorso per tutto il tempo, e che quindi gli diede quell'interruzione, Atti 26:24. Ma, se questa era la cosa che lo offendeva, Paolo non la considera: parlerà a coloro che lo comprendono, e ai quali è probabile che si affacci qualcosa, e perciò si rivolge ancora ad Agrippa; e, poiché aveva menzionato Mosè e i profeti come confermatori del vangelo che predicava, si riferisce ad essi Agrippa (Atti 26:27):

"Re Agrippa, credi tu ai profeti? Tu

ricevere le Scritture dell'Antico Testamento come

rivelazione divina, e ammetteteli come predittori

le cose buone che verranno?"

Non si ferma per una risposta, ma, in omaggio ad Agrippa, la dà per scontata: So che tu credi; perché tutti sapevano che Agrippa professava la religione dei Giudei, come avevano fatto i suoi padri, e quindi entrambi conoscevano gli scritti dei profeti e li attribuivano. Nota: È bene trattare con coloro che conoscono le Scritture e le credono; poiché costoro ha una certa presa.

2. Agrippa ammette che c'era molta ragione in ciò che Paolo disse (Atti 26:28): Quasi tu mi persuadi ad essere cristiano. Alcuni lo interpretano come detto ironicamente, e lo leggono così: Vuoi tu in così poco tempo persuadermi a diventare cristiano? Ma, prendendo così, si riconosce che Paolo parlò molto allo scopo, e che, qualunque cosa ne pensassero gli altri, venne nella sua mente una forza convincente insieme a ciò che disse:

"Paolo, tu sei troppo frettoloso, non puoi pensare di fare

mi sono convertito all'improvviso".

Altri lo prendono come se fosse stato detto sul serio, e come una confessione che egli era in un certo modo, o in poco tempo, convinto che Cristo fosse il Messia; poiché non poteva non ammettere, e molte volte aveva pensato così dentro di sé, che le profezie dell'Antico Testamento avevano avuto il loro compimento in lui; e ora che gli viene così solennemente sollecitato che è pronto a cedere alla convinzione, comincia a suonare un discorso, e a pensare di rendere. Egli è tanto vicino ad essere persuaso a credere in Cristo quanto Felice, quando tremò, lo fu a lasciare i suoi peccati: egli vede una grande quantità di ragioni per il cristianesimo; le prove di ciò, lo ammette, sono forti, e tali da non poter rispondere; le obiezioni contro di essa sono insignificanti, e tali su cui non può per vergogna insistere; cosicché se non fosse stato per i suoi obblighi verso la legge cerimoniale, e per il suo rispetto per la religione dei suoi padri e del suo paese, o per il suo rispetto per la sua dignità di re e per i suoi interessi secolari, sarebbe diventato cristiano immediatamente. Nota: Molti sono quasi persuasi di essere religiosi che non sono del tutto persuasi; sono fermamente convinti del loro dovere e dell'eccellenza delle vie di Dio, ma tuttavia sono sopraffatti da alcuni incentivi esterni e non perseguono le loro convinzioni.

3. Paolo, non avendo il tempo di proseguire il suo argomento, conclude con un complimento, o piuttosto un pio augurio che tutti i suoi ascoltatori fossero cristiani, e questo desiderio si trasformò in una preghiera: ευξαιμην αν τω θεω - Prego Dio per questo (Atti 26:29); era il desiderio del suo cuore e la preghiera a Dio per tutti loro affinché potessero essere salvati, Romani 10:1. Che non solo tu, ma tutti quelli che oggi mi ascoltano (poiché egli ha lo stesso proposito benevolo su tutti loro) erano quasi e tutti quelli che sono io, eccetto questi legami. Con la presente

(1.) Professa la sua risoluzione di aderire alla sua religione, come quella di cui era completamente soddisfatto, e determinato a vivere e morire. Desiderando che fossero tutti come lui, egli in effetti dichiara di non essere mai come erano, siano essi Giudei o Gentili, per quanto ciò possa essere a suo vantaggio mondano. Egli aderisce all'istruzione che Dio diede al profeta (Geremia 15:19): Tornino a te, ma tu non ritorni a loro.

(2.) Egli esprime la sua soddisfazione non solo per la verità, ma per il beneficio e il vantaggio del cristianesimo; aveva così tanto conforto in esso per il momento, ed era così sicuro che sarebbe finito nella sua felicità eterna, che non poteva augurare di meglio al migliore amico che aveva al mondo che augurargli uno come lui, discepolo fedele e zelante di Gesù Cristo. Il mio nemico sia come l'empio, dice Giobbe, Atti 27:7. Sia il mio amico come il cristiano, dice Paolo.

(3.) Fa capire la sua preoccupazione e preoccupazione per il fatto che Agrippa non andava oltre l'essere quasi tale come lui, quasi un cristiano, e non del tutto tale; perché egli desidera che lui e gli altri di loro possano essere non solo quasi (a che servirebbe?) ma del tutto come lui, cristiani sinceri e scrupolosi.

(4.) Egli lascia intendere che era la preoccupazione, e sarebbe stata l'indicibile felicità, di ognuno di loro diventare veri cristiani, che ci sia abbastanza grazia in Cristo per tutti, per quanti ne siano tanti, abbastanza per ciascuno, per quanto siano sempre così bramati.

(5.) Intima la cordiale benevolenza che portava a tutti loro; Li desidera,

[1.] Così come desiderava la sua anima, che potessero essere felici in Cristo come lo era lui.

[2.] Migliore di quanto non fosse ora per quanto riguarda la sua condizione esteriore, poiché eccetta questi legami; egli desidera che tutti siano cristiani consolati come lui, ma non cristiani perseguitati come lui, affinché possano gustare tanto quanto lui dei vantaggi che accompagnavano la religione, ma non tanto delle sue croci. Avevano preso alla leggera la sua prigionia e non si preoccupavano di lui. Felice lo tenne in catene per gratificare gli ebrei. Ora, questo avrebbe tentato molti a volerli tutti nei suoi legami, affinché sapessero che cosa significasse essere confinati com'era lui, e allora avrebbero saputo meglio compatirlo; ma era così lontano da questo che, quando li volle in legami con Cristo, volle che non fossero mai in legami con Cristo. Nulla potrebbe essere detto con più tenerezza né con una grazia migliore.

III. Tutti concordano sul fatto che Paolo è un uomo innocente e che ha subito un torto nel suo processo.

1. La corte si sciolse con una certa precipitazione (Atti 26:30): Quando ebbe pronunciato quella parola cortese (Atti 26:29), che li commosse tutti, il re ebbe paura che, se gli fosse stato permesso di proseguire, avrebbe detto qualcosa di ancora più commovente, che avrebbe potuto far apparire alcuni di loro a suo favore più di quanto fosse conveniente, e forse avrebbe potuto convincere loro a diventare cristiani. Il re stesso scoprì che il suo cuore cominciava a cedere, e non osò fidarsi di sentire di più, ma, come Felice, congedò Paolo per questa volta. Avrebbero dovuto giustamente chiedere al prigioniero se avesse altro da dire per se stesso; ma pensarono che avesse detto abbastanza, e quindi il re si alzò, e il governatore, e Berenice, e quelli che sedevano con loro, concludendo che il caso era chiaro, e di questo si accontentarono, quando Paolo ebbe altro da dire che lo avrebbe reso più chiaro.

2. Tutti concordavano nell'opinione dell'innocenza di Paolo, Atti 26:31. La corte si ritirò per consultarsi sulla questione, per conoscere l'uno dell'altro la mente al riguardo, e parlarono tra loro, tutti con lo stesso significato, che quest'uomo non fa nulla che meriti la morte, non è un criminale che merita di morire, anzi, non fa nulla che meriti di essere legato, non è un uomo pericoloso, che è prudente confinare. Dopo ciò, Nerone fece una legge per la messa a morte di coloro che professavano la religione cristiana, ma non c'era ancora una legge di quel tipo tra i Romani, e quindi nessuna trasgressione; e questo loro giudizio è una testimonianza contro quella legge malvagia che Nerone fece non molto tempo dopo, che Paolo, il cristiano più attivo e zelante che sia mai esistito, fu giudicato, anche da coloro che non erano amici della sua via, per non aver fatto nulla degno di morte, o di catene. Così egli si manifestò nella coscienza di coloro che ancora non volevano ricevere la sua dottrina; e le grida dei Giudei dalla testa calda, che gridavano: Viatelo, non è degno che viva, furono svergognate dai moderati consigli di questa corte.

3. Agrippa ha emesso la sua sentenza che avrebbe potuto essere rimesso in libertà, se non si fosse appellato a Cesare (Atti 26:32), ma con quell'appello aveva messo una sbarra alla sua porta. Alcuni pensano che per la legge romana ciò fosse vero, che, quando un prigioniero si appellava alla corte suprema, i tribunali inferiori non potevano rilasciarlo più di quanto potessero condannarlo; e supponiamo che la legge fosse così, se i pubblici ministeri si fossero riuniti in appello e vi avessero acconsentito. Ma non sembra che nel caso di Paolo lo abbiano fatto i pubblici ministeri; Fu costretto a farlo, per proteggersi dalla loro furia, quando vide che il governatore non aveva avuto la cura che avrebbe dovuto fare per la sua protezione. E perciò altri pensano che Agrippa e Festo, non volendo disobbligare i Giudei rimettendolo in libertà, ne fecero una scusa per tenerlo in prigione, quando essi stessi sapevano che avrebbero potuto giustificare la sua scarcerazione. Agrippa, che era quasi persuaso di essere cristiano, non si dimostra migliore che se non fosse stato affatto persuaso. E ora non posso dirlo,

(1.) Se Paolo si pentì di essersi appellato a Cesare, e desiderò di non averlo fatto, incolpando se stesso per ciò come una cosa avventata, ora vide che era l'unica cosa che impediva il suo congedo. Aveva forse motivo di rifletterci sopra con rammarico, e di accusarsi di imprudenza e impazienza, e di diffidare della protezione divina. Avrebbe fatto meglio a fare appello a Dio che a Cesare. Conferma ciò che dice Salomone (Ecclesiaste 6:12): Chi sa cosa è bene per l'uomo in questa vita? Ciò che pensiamo sia per il nostro benessere si rivela spesso una trappola; siamo creature così miopi, e così mal consigliate nell'appoggiarci, come facciamo, alla nostra comprensione. O

(2.) Se, nonostante ciò, fosse soddisfatto di ciò che aveva fatto, e fosse facile nelle sue riflessioni su di esso. Il suo appello a Cesare era lecito, e ciò che divenne cittadino romano, avrebbe contribuito a rendere considerevole la sua causa; e poiché quando lo fece, gli sembrò, come stavano allora le cose, che fosse per il meglio, anche se poi sembrò il contrario, non si rimproverò con alcun rimprovero in questa faccenda, ma credette che ci fosse una provvidenza in essa, e che alla fine sarebbe stata buona. E inoltre, in una visione gli fu detto che doveva rendere testimonianza a Cristo a Roma, Atti 23:11. E per lui è una cosa sola se vi va prigioniero o in libertà; egli sa che il consiglio del Signore sussisterà, e dice: Lascialo stare. Sia fatta la volontà del Signore.

Commentario del Nuovo Testamento:

Atti 26

1 b) Paolo e Agrippa (Atti 26:1-32)

Il discorso di Paolo ha un esordio Atti 26:2-3, nel quale, con franca cortesia, l'apostolo esprime il contento che prova nel trovarsi a parlare ad uno che conosce la religione giudaica, i farisei, i sadducei, le speranze messianiche, le leggi cerimoniali d'Israele. Dopo l'esordio viene la prima parte del discorso Atti 26:4-8, nella quale ei parla del suo passato. Il suo passato è noto. Era stato un rigido fariseo (Atti 26:4-5; confr. con Galati 1:14; Filippesi 3:5-6). Adesso egli è qui come un accusato, perché crede che il Messia ed il Regno messianico, che pur sono l'oggetto delle costanti preghiere dei suoi compatrioti, sono venuti. A questo punto, Agrippa con un gesto, con uno sguardo, o con una parola, deve aver detto: "Come!... Un Messia crocifisso?..." E Paolo risponde: - "No! un Redentore risorto! Atti 26:8. E vi par egli incredibile che Iddio risusciti dei morti?... Udite com'è ch'io fui convertito e com'è ch'io giunsi ad essere quello che sono ed a credere quello che credo". E qui comincia la seconda parte del discorso Atti 26:9-23, nella quale ei narra

a) l'odio suo accanito contro il cristianesimo Atti 26:9-12;

b) la sua conversione Atti 26:13-18;

c) la sua missione che è un atto d'obbedienza alla visione celeste avuta sulla via di Damasco Atti 26:19-20;

d) il perché delle persecuzioni dei giudei; perché ei predica, quello che Mosè ed i profeti hanno insegnato; che, cioè, il Cristo dovea soffrire, dovea risuscitare e dovea diventare il Salvatore dei giudei e dei pagani! Atti 26:21-23.

Di parlare per te medesimo

Diciamo meglio: Di parlare del fatto tuo.

Distesa la mano.

Allora Paolo, fatto un gesto con la mano, si giustificò in questi termini. Vedi Atti 21:40. Qui la frase è scultoria. Paolo è detenuto ed ha un braccio incatenato al soldato che lo sorveglia Atti 26:29.

2 Io mi reputo felice.

Notisi; ei non incensa Agrippa che non è degno d'incenso; esprime con franca cortesia il piacere di trovarsi davanti a qualcuno che s'intende di giudaismo, e che può quindi capirlo.

Purgarmi;

meglio: giustificarmi.

3 Principalmente sapendo che tu hai conoscenza

Specialmente perché tu conosci perfettamente tutti i costumi e le questioni che s'agitano fra loro. Questi due termini: costumi e questioni riassumono in qualche modo tutta quanta la vita religiosa dei giudei; comprendono, come diremmo noi, le dottrine e le forme del culto. C'era una tradizione fra i giudei, che dava Agrippa II per un gran conoscitore della legge.

4 Quale dunque sia stata dalla mia giovanezza

ecc. Quale sia stata la mia condotta durante la mia, giovanezza, fin da principio, in mezzo al mio popolo a Gerusalemme, tutti i giudei lo sanno; sanno d'antica data, se pur ne voglion convenire, ch'io ho vissuto secondo i principi del partito più rigido della nostra religione; vale a dire, come fariseo. (Vedi Galati 1:14; Filippesi 3:5-6).

6 Io sto a giudicio

Io son posto in giudicio.

7 Le nostre dodici tribù

Esprime la totalità della nazione israelitica. Le dieci tribù non furono mai perdute. I giudei rappresentavano le dodici non le due tribù. Anna, la profetessa, era della tribù di Asher Luca 2:36. Giacomo indirizza la sua lettera alle dodici tribù disperse Giacomo 1:1. Paolo ignora qui completamente questa leggenda, secondo la quale, le dieci tribù, dopo essere state portata via da Salmaneser sarebbero andato errando lontan lontano, per poi riapparire in distanti regioni del mondo, stranamente trasformate. Le prime tracce di questa favola è negli apocrifi (3 Esdra 13:40-46). Per l'apostolo, non son due tribù, ma è tutto quanto Israele, sono tutte quante le dodici tribù che giorno e notte, senza posa, servono a Dio, aspettando con impazienza il compimento delle grandi speranze messianiche.

Sperano di pervenire

vale a, dire: della promessa che Dio ha fatta ai nostri padri, sperano vedere il compimento.

Accusato dai Giudei.

La diodatina non rende la forza dell'originale. Bisogna, dire: è per cotesta speranza, ch'io sono accusato da dei giudei! ( ὑπο Ιουδαιων). Il che implica questo pensiero: "Quei giudei che mi perseguitano così, si rendon colpevoli d'un atto di diserzione, di rinnegamento. Come! M'accusano a cagione di queste mie convinzioni, e queste mie convinzioni dovrebbero esser quelle di tutti i giudei!... Il nome del re, Agrippa, è nel Text. rec. in G. e in H, ma manca in A. B. C. E., nel Sinaitico e nella Vulgata. Va quindi cancellato. Secondo il Sinaitico bisognerebbe tradurre così: Gli è per cotesta speranza ch'io sono accusato da dei giudei, o re!

8 Che? è egli

ecc. Meglio: E che?... Vi par egli dunque incredibile che Dio risusciti dei morti? L'occasione di quest'apostrofe può essere stata quella che ho accennata, tracciando le grandi linee del discorso di Paolo al principio di questa sezione b). Ma la forza del ragionamento dell'apostolo eccola qui: Io dico che il Salvatore è venuto, e lo provo col fatto positivo della risurrezione di Gesù; ora, a meno di negare in modo assoluto la possibilità della risurrezione d'un morto per la volontà dell'Onnipotente (negazione a cui niun giudeo fedele vorrebbe e potrebbe lasciarsi andare 1Re 17:17-23; 2Re 4:18-37), voi non potrete trovar motivo alcuno per dubitare di questa risurrezione, che ha tante e così potenti garanzie. Così Paolo si prepara la via per parlare ad Agrippa della propria esperienza spirituale e della sua conversione alla fede.

9 Ora dunque...

Traduciamo: In quant'è a me, io avevo creduto mio dovere di avversare con tutte le mie forze il nome di Gesù di Nazaret; ed è quello che feci a Gerusalemme. La transizione delle idee è questa. Paolo, col suo ragionamento antecedente, ha già stabilito di fatto che l'accusa onde lo colpivano, era ingiusta e si basava sopra un malinteso o sulla mala fede. Egli è disposto ad ammettere la prima di coteste due spiegazioni; la meno severa; ad ogni modo, è il beneficio di cotesta prima spiegazione ch'egli domanda per se stesso e per la propria condotta. "Anch'io ero animato da sentimenti ostili, e come ostili! contro quelli che professavano la fede nel nome ch'io predico in oggi: ma (egli sta ora per aggiungere) io mi son ricreduto in seguito a dei motivi e a dei fatti positivi."

10 Ed avendone ricevuta la potestà...

Queste parole sono un eloquente commento di Atti 8:3. Ecco il quadro raccapricciante di cotesta persecuzione:

a) stragi di cristiani;

b) pene corporali inflitte, secondo l'uso, nelle sinagoghe e violenze morali intese a provocare bestemmie, maledizioni contro Gesù Marco 13:9;

c) sfera d'azione: anche altre città, oltre Gerusalemme.

Il vi diedi la mia voce

vuol dire: vi diedi il mio voto, il mio assenso; o: applaudii a tutto potere.

12 Con la podestà e commissione...

Meglio: con pieni poteri e con un mandato dei capi sacerdoti...

14 Ei ti è duro...

Egli t'è arduo il dar dei calci contro allo stimolo. Queste parole, che, come ho notato in Atti 9:5, sono in questo luogo genuine ed incontestate, erano un proverbio comune e notissimo fra i greci, fra i romani e, più che probabilmente anche fra gli ebrei (Eschilo, Agam. 1633; Pindaro, Pyth. II, 173; Euripide, Bacc. 791). L'idea è questa. L'aratro ordinario aveva un manico solo; il contadino lo guidava con una mano; ed avea nell'altra un pungolo, un bastone, che terminava con una punta ferrata, e ch'egli teneva orizzontalmente, e del quale si serviva per stimolare il bue; il qual bue, tutte le volte che si sentiva pungere, dava di calci; ma, credendo di ribellarsi a chi lo pungeva, non faceva, in fin dei conti, che punire se stesso; perché si faceva male o ne buscava di più. Così, Gesù, dal cielo, considera i "forti", che s'immaginano di fare quello che loro più talenta. Sono come quel bue di cui parla il proverbio; vogliono scuotere, rompere il giogo che è loro imposto e che tutti dobbiamo portare, e finiscono invece col punire se stessi. Quali sono gli "stimoli" contro ai quali Paolo avea "dato di calci"? Basta riandare alla vita dell'apostolo per rispondere a cotesta domanda. Il volto angelico di Stefano Atti 6:15; la divina preghiera del protomartire Atti 7:60; il giornaliero spettacolo di quelli che tanto serenamente andavano in carcere ed alla morte per amor dì Gesù, non erano essi tanti "stimoli" celesti contro ai quali ei non aveva fatto altro finora che "dar di calci"?

16 Ministro

Per far di te un servitore ed un testimonio 1Corinzi 9:1; 15:8.

Per te quali io t'apparirò.

Paolo ebbe altre visioni di Gesù, oltre quella sulla via di Damasco Atti 18:9; 23:11; 2Corinzi 12:2.

17 Riscotendoti dal popolo e dai Gentili, ai quali ora ti mando.

Proteggendoti dal popolo e dai pagani... Questo modo di tradurre, invece di dire come il Revel: ti ho tratto fuori di questo popolo e fuori delle genti alle quali ti mando, e più conforme all'uso costante dei Fatti (Atti 7:10; 12:11; 23:27 confr. con Galati 1:4). Paolo non potea dire che Dio l'avesse scelto d'infra i pagani: ma aveva interesse a constatare che il soccorso celeste gli era assicurato contro tutti i suoi nemici. Il verbo greco è εξαιρεω.

18 Alla luce

La luce è la vera salvazione nel senso evangelico.

Sorte fra i santificati.

Più chiaramente: una parte dell'eredità promessa a quelli che gli sono consacrati.

20 Anzi, prima a quei di Damasco, e poi...

È un sommario dell'attività missionaria dell'apostolo dal giorno in cui fu convertito fino all'ora in cui parla. Damasco Atti 9:20; Galati 1:17; Gerusalemme Atti 9:29; tutto il paese della Giudea Atti 9:30; i pagani.

22 Testificando a piccoli ed a grandi

Rendendo testimonianza dinnanzi ai piccoli ed ai grandi. Dinnanzi a gente d'ogni condizione sociale.

24 Paolo, tu farnetichi

Paolo, tu sei pazzo! il tuo gran sapere ti fa, dar di volta al cervello! Il discorso di Paolo parrebbe finito; nondimeno, la forma grammaticale del racconto sembra far supporre che lo storico abbia citate le parole di Festo come una interruzione del discorso stesso. Il governatore non capisce gran che nelle cose che Paolo espone; e più Paolo parla, e più Festo si vede deluso nella speranza che avea di veder qualche nuova luce spuntare da questo esame del carcerato; e siccome sapeva che Paolo passava il suo tempo a studiar dei libri che per lui erano un mistero, crede che cotesti studi gli abbiano addirittura fatto dar di balta al cervello. Quindi ei non ischerza; parla sul serio quando dice: il tuo gran sapere ti fa dar di volta al cervello! ed è deciso a por termine alla seduta.

25 Io non farnetico...

Io non son pazzo, o eccellentissimo Festo; queste son parole di verità e di buon senno, che io pronuncio; il re le sa queste cose, ed è a lui ch'io ne parlo con fiducia: poichè io non credo ch'egli ne ignori alcuna, che le non son mica avvenute in un angolo oscuro!... Paolo, a dimostrare che non sragiona, ricorre ad un mezzo semplicissimo; se ne appella al giudizio di Agrippa, che, essendo giudeo, potea rispondere, essendo al corrente delle idee e delle speranze del suo popolo e della sorgente sacra da cui esse scaturivano. Se ne appella al giudizio di Agrippa, il quale, a meno di rinnegare la sua nazionalità e la fede della sua stessa famiglia, non poteva non associarsi in qualche modo agli interessi difesi dall'apostolo.

28 Per poco che tu mi persuadi

Meglio: Per poco, tu mi persuadi a farmi cristiano! La domanda di Paolo: - "O re Agrippa, credi tu ai profeti?" e quel dire: - "Io so che tu ci credi" Atti 26:27, sono così diretti e così energici, che debbono aver messo Agrippa in un bell'imbroglio. In presenza com'era di giudei numerosi e distinti Atti 25:23, ei non poteva rispondere un no secco, esplicito, asciutto; e, in presenza di romani, come pur si trovava Atti 25:23, ei non voleva fare una professione di fede che l'avrebbe messo al livello d'un uomo, che Festo qualificava per pazzo. Come uscirne? Agrippa evita di fare la professione di fede giudaica che Paolo gli domandava in questo momento, e fa vista di credere che quel che gli si domanda è una professione di fede cristiana; e risponde: Per poco, tu mi persuadi a formi cristiano. Ei si serve d'un termine (cristiano) che i pagani aveano inventato, e ch'essi soli usavano Atti 11:26; e, pronunciando la frase con un frivolo sorriso ironico, crede con una barzelletta d'uscirne per il rotto della cuffia. L' εν ολιγω dell'originale, che io traduco per poco, può avere il senso di tempo o d'energia d'azione.

29 Piacesse a Dio...

Piacesse a Dio che, per poco o per molto, non soltanto tu, ma tu e tutti quelli che oggi m'ascoltano, diventaste tali e quali son io... eccezion fatta di queste catene! Paolo nota quel per poco che vuol toglier di mezzo, per sostituirvi il desiderio solenne e seriamente sentito di vedere in realtà compiuto quello che la frivola ironia di Agrippa dava come una ridicola possibilità. E, al tempo istesso, da uomo di spirito, trova modo di fare un'arguta allusione alla propria prigionia e di porre in evidenza l'ingiustizia della sua cattura su e la convinzione intera ch'egli ha della bontà della sua causa.

30 E dopo ch'egli. ebbe dette queste come

Meglio: Allora, il re ed il governatore, Berenice e l'assemblea si levarono; e ritirandosi, discorrevano fra loro e dicevano che cotest'uomo non faceva nulla da meritare la morte o la prigione. Ed Agrippa disse a Festo: "Quest'uomo avrebbe potuto esser messo in libertà, se non si fosse appellato a Cesare". Le parole della diodatina: e dopo ch'egli ebbe detto queste cose le ho cancellate, perché mancano nei codici migliori (A. B. nel Sinaitico, nella Vulgata). Sono una interpolazione di qualche copista. E traduco: e dicevano che cotest'uomo non faceva nulla... invece di: che cotest'uomo non avea fatto nulla, per fedeltà all'originale che dice: πρασσει... Quel faceva, che si riferisce a tutta quanta la condotta e la vita di Paolo, è più bello, più prezioso dell'avea fatto, che si riferirebbe soltanto ad un momento storico speciale; al fatto, che lo avea trascinato in prigione.

Riflessioni

1. Cominciamo con un po' di critica alla critica. Il Prof. Reuss, a proposito del discorso di Paolo 24:10-21, dice così "Si potrebbe obbiettare che Paolo, nell'interesse della sua difesa, riduce qui il cristianesimo ad una espressione molto scolorita; che in verità, ei non ne mette in rilievo alcuno dei tratti distintivi, e cerca, al contrario, di fare scomparire quella differenza, tra l'Evangelo e la Legge, ch'egli sa così bene fare spiccare nei suoi scritti. S'avrebbe torto a voler disconoscere cotesto fatto ed a negare ch'ei facesse così in vista delle esigenze del momento; nondimeno, non bisogna dimenticare ch'egli era sinceramente convinto che tutto quello che l'Evangelo ha di essenziale è già implicitamente contenuto nella legge, in forma profetica o simbolica (Romani 3:31 ecc.) e che i veri apostati sono i giudei (Romani 10:1 seg. ecc.)." Queste ultime parole attenuano la critica che l'illustre Prof. Reuss fa del discorso apostolico; ma Atti 25:19 toglie ogni base a cotesta critica. Come ho mostrato nel commento, al vers. 19, l'apostolo non si limitò a delle affermazioni generiche; ma parlò della morte e della risurrezione di Cristo; e ne dovette parlare ampiamente poichè Festo dice... e lo attaccarono su certe quistioni, relative alla loro propria religione e ad un certo Gesù morto, che Paolo afferma esser vivente. Diciamo dunque, che il discorso come ci è riferito in Atti 24:10-21, non è completo; diciamo che non ne abbiamo quivi che uno schizzo, che un sunto molto condensato; ma non facciamo all'apostolo il torto di crederlo capace di nascondere o di menomare la verità per paura di chi l'ascolta!

2. Quale assemblea è quella che Paolo si trova dinnanzi! Atti 26:23. Il tempo passato da Paolo a Cesarea, è un tempo di relativo riposo; nondimeno, ei può parlare delle cose eterne con i suoi amici Atti 24:23; dinnanzi a Festo ed ai suoi nemici può di nuovo render testimonianza alla verità (Atti 26:7 e seg.); e qui è in presenza d'un re, in presenza di tribuni e del fior fiore, della cittadinanza giudaica. È l'alba del compimento d'una grande profezia Atti 9:15. Il Signore è fedele!

3. Hai facoltà di parlare del fatto tuo Atti 26:1, dice Agrippa. È Paolo parla del fatto suo, ma avendo sempre in vista Cristo, e la causa e l'onore di Cristo. Paolo non è di quelli che dicono: "Convien ch'io cresca anche a costo di veder Cristo diminuire; Paolo è di quelli che dicono col Battista: "Conviene che Cristo cresca e che io diminuisca" Giovanni 3:30.

4. L'apostolo, che in generale non ama parlar di se stesso, quando tocca il tasto di Atti 26:9-12, lo fa con insistenza e con calore. Lo fa in Gerusalemme, parlando al popolo (Atti 22:4 e seg.); lo fa qui dinnanzi ad Agrippa; lo fa scrivendo a Timoteo 1Timoteo 1:12-14. Il cambiamento radicale che Gesù ha compiuto nell'anima, nel cuore, nella coscienza, in tutta la vita morale di lui, gli vive dinnanzi agli occhi come un perenne miracolo. Come avrebbe mai potuto dimenticare una grazia cosiffatta? E come avrebbe potuto non parlarne, s'ella lo rendeva cotanto felice? La ragione del suo parlarne con tanta effusione è tutta in questo brano della sua prima lettera a Timoteo: "Io ho ottenuto misericordia, precisamente affinché Gesù Cristo facesse vedere in me, pel primo, tutta quanta la sua longanimità, ed io servissi d'esempio a quelli che, in seguito, porrebbero in lui la loro fiducia per ottener la vita eterna" 1Timoteo 1:16.

5. Sul fatto della conversione è inutile ch'io torni qui; il lettore sa che ho trattato a fondo il soggetto in Atti 9; quindi, non farò che accennare alle specialità più salienti di questo terzo racconto che Paolo ha della crisi più solenne della sua vita spirituale. Noti il lettore Atti 26:17: Il Signore promette di proteggere Paolo dagli attacchi del popolo giudaico e dei pagani, verso i quali Egli ora lo manda. È un passo importante, perché mostra che la sfera d'azione di Paolo missionario non sono i pagani soltanto, ma anche i giudei. Questo risulta chiaramente da due cose; da quello che Paolo stesso dice in Atti 26:20, e dalla costruzione di questo Atti 26:17, dove la frase verso i quali si riferisce ai pagani ed ai giudei. Anche i giudei, dunque, in quanto non si convertono, sono "sotto la potestà di Satana e nelle tenebre" e non hanno parte nella eredità, che è solamente dei santi; di quelli, cioè, che si sono consacrati a Dio per la fede in Cristo Atti 26:18. Inteso a questo modo, il nostro passo ha una importanza tutta speciale, perché è il passo più esplicitamente paolino, di tutto quanto il libro dei Fatti.

6. Atti 26:18 contiene, in uno schizzo prezioso, il piano completo del ministerio evangelico nell'orbita del Nuovo T. Ecco il piano.

a) Istruire (aprire gli occhi);

b) Convertire (farli passare dalle tenebre alla luce);

c) Condurre al perdono dei peccati (affinché ricevano remissione dei peccati);

d) Guidare alla salvazione completa (... una parte all'eredità promessa a quelli che gli son santificati);

e) Indicare il mezzo per il quale si giunge a cotesti risultati da fede in me).

7. Malgrado il carattere straordinario della conversione di Paolo, malgrado il modo straordinario con cui la missione apostolica gli fu dal Signore affidata, è un fatto che Paolo avrebbe potuto ribellarsi alla volontà del Maestro anche sulla via di Damasco. Paolo non fu fatto apostolo per forza; il suo apostolato è il risultato di una vocazione divina e di un atto d'ubbidienza Atti 26:19. Il Signore non fa brutale violenza ad alcuno; ei non sa che farsi di gente che non potrebbe servirlo che in catene di schiavi: il Signore chiama, attira con le ineffabili visioni della sua gloria; ma, prima di conferire i suoi doni celesti, sia della salvazione individuale sia del ministerio evangelico, aspetta il franco, umile e leale: "Sì, o Signore, obbedisco!" dell'anima chiamata.

8. Atti 26:20 ha le tre parti d'ogni vero messaggio evangelico:

1) Convinzione di peccato, accompagnata da un sincero ravvedimento e da un'onesta risoluzione di abbandonare il male;

2) Fede che è un tornare nelle braccia di Dio ed un abbandonarci completamente in Lui;

3) Una vita. d'obbedienza e ricca di buone opere che provino la sincerità e l'energia della fede.

9. Atti 26:23 ha le prove della messianità di Gesù, esposte dal punto di vista giudaico. Il concetto tutto terreno della futura gloria del regno messianico avea condotto le menti giudaiche all'impossibilità di credere che il Messia potesse tanto e così atrocemente soffrire. Quindi è che Paolo mostra

a) che il Messia era divinamente destinato a soffrire, e

b) che il Messia avendo sofferto ed essendo la primizia della risurrezione dei morti, annunzierà la luce al popolo giudaico ed ai pagani.

Di queste due asserzioni l'apostolo dà le prove bibliche, che cerca in Mosè e nei profeti Atti 26:22 per giungere a concludere che in Gesù di Nazaret, il quale ha sofferto, è risorto ed ha annunziato la luce a giudei e pagani, l'ideale messianico dell'Antico Patto ha il suo perfetto compimento. È un testo da tesoreggiare per l'annunzio dell'Evangelo agli Israeliti.

10. Il mondo vi chiamerà savi quando in realtà siete pazzi; vi chiamerà pazzi, quando siete veramente savi Atti 26:24. Finché Saulo infuria contro la Chiesa di Cristo Atti 8:3, egli è reputato uomo zelante e di grande abilità; quando, accortosi del suo errore, si ricrede e diventa cristiano nel vero ed alto senso della parola, Festo lo chiama un forsennato. Niuno si stupisca quando è così frainteso dal mondo; date le condizioni morali della società in cui viviamo, cotesto tizio è naturale e si spiega. Niuno si stupisca, dico; e piuttosto che scoraggiarsi, pensi al giudizio che i mondani pronunciarono del risveglio pentecostale Atti 2:13; al modo con cui Cristo stesso fu trattato Marco 3:21; Giovanni 10:20, e si ricordi delle parole del Maestro in Giovanni 15:20-21.

11. Per i dettagli di Atti 26:25-26 vegga il lettore il commento; qui, noti soltanto che ogni fedel ministro dell'Evangelo deve imitare l'esempio di Paolo tutte le volte che si trova ad aver che fare con dei così detti "spiriti forti" del mondo, che trattano ironicamente le cose di Dio.

12. Atti 26:27 ci rivela in Paolo il tipo del Predicatore di Corte. Paolo, mosso dall'ardente amore che ha per l'anima immortale di Agrippa, si rivolge in modo diretto ed eroico al cuore ed alla coscienza del re. "Chi sa, egli pensa, se, per mezzo delle profezie relative al Cristo, non mi sarà dato di condurre quest'anima ai piedi del vero re d'Israele?..." Egli sempre necessario aver del tatto; specialmente quando s'ha da fare coi grandi; ma non bisogna che questo "aver del tatto" ci conduca ad una timidità eccessiva. C'è un santo modo di aggredire spiritualmente le anime, che, se non sempre ci conduce allo scopo che avremmo desiderato, pone però sempre al coperto la nostra responsabilità di ministri della Parola, e ci dà di poter dire con serena coscienza: "Ho fatto il mio dovere".

13. Per poco... Atti 26:28. È poco ci volle, davvero, a che Agrippa diventasse cristiano! Molto ci volea per Festo, che era un pagano ignorante delle cose di Dio; ma poco, pochissimo ci volea per Agrippa, che era un giudeo! Quante anime si fermano così sui confini del Regno di Dio! È la grazia di Dio soltanto Atti 26:29 che può rimuovere i piccoli ed i grandi ostacoli alla fede; ed il fedel testimonio di Cristo, anche nei casi più disperati, spera sempre come Paolo, che misericordia possa essere usata anche per quelli che con la violenza o l'ironia respingono la chiamata del Salvatore.

14. Quante volte, dopo aver fatto di tutto per condurre un'anima a Gesù, ci sentiamo dire come Agrippa disse di Paolo: "Gli è un buon uomo!" Un buon uomo! Ma basta ella questa testimonianza resa all'onestà dei nostri intendimenti? Oh ditelo, ditelo, che non basta: che ci vuole qualcosa di più, che ci vuole l'assimilazione per fede della sostanza dei nostri discorsi; che ci vuole l'abbandono completo del nostro io nelle braccia del Salvatore!... Purtroppo il mondo è così, come Agrippa ce lo dipinge in miniatura! Chi lo renderà più serio dinnanzi all'annunzio delle cose eterne?...

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Atti 26

1 Capitolo 26

La difesa di Paolo davanti ad Agrippa At 26:1-11

La sua conversione e la sua predicazione ai Gentili At 26:12-23

Festo e Agrippa convinti dell'innocenza di Paolo At 26:24-32

Versetti 1-11

Il cristianesimo ci insegna a rendere ragione della speranza che è in noi, e anche a rendere onore a chi è dovuto, senza adulazione o timore degli uomini. Agrippa conosceva bene le Scritture dell'Antico Testamento, quindi poteva giudicare meglio la controversia sul fatto che Gesù fosse il Messia. Sicuramente i ministri possono aspettarsi, quando predicano la fede di Cristo, di essere ascoltati con pazienza. Paolo dichiara di essere ancora fedele a tutto il bene in cui era stato educato e formato. Vediamo qui qual era la sua religione. Era un moralista, un uomo di virtù, e non aveva imparato le arti dei farisei astuti e avidi; non era accusabile di alcun vizio e profanazione. Era sano nella fede. Aveva sempre avuto un santo riguardo per l'antica promessa fatta da Dio ai padri e su di essa aveva costruito la sua speranza. L'apostolo sapeva bene che tutto questo non lo avrebbe giustificato davanti a Dio, ma sapeva che serviva per la sua reputazione presso i Giudei e per dimostrare che non era un uomo come lo rappresentavano. Anche se considerava tutto questo una perdita, per poter conquistare Cristo, tuttavia ne parlava quando poteva servire a onorare Cristo. Vedete qui qual è la religione di Paolo: non ha lo stesso zelo per la legge cerimoniale che aveva in gioventù; i sacrifici e le offerte previsti da essa sono stati eliminati dal grande Sacrificio che essi simboleggiavano. Non ha coscienza delle purificazioni cerimoniali e pensa che il sacerdozio levitico sia scomparso con il sacerdozio di Cristo; ma, per quanto riguarda i principi fondamentali della sua religione, è zelante come sempre. Cristo e il cielo sono le due grandi dottrine del Vangelo: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel Figlio. Questi sono gli argomenti della promessa fatta ai padri. Il servizio al tempio, o il corso continuo dei doveri religiosi, giorno e notte, era mantenuto come professione di fede nella promessa della vita eterna e nell'attesa di essa. La prospettiva della vita eterna dovrebbe impegnarci a essere diligenti e costanti in tutti gli esercizi religiosi. Eppure i Sadducei odiavano Paolo perché predicava la risurrezione; e gli altri Giudei si univano a loro, perché testimoniava che Gesù era risorto ed era il promesso Redentore di Israele. Molte cose sono ritenute inconcepibili solo perché si trascurano l'infinita natura e le perfezioni di Colui che le ha rivelate, compiute o promesse. Paolo riconosceva che, pur continuando a essere un fariseo, era un acerrimo nemico del cristianesimo. Questo era il suo carattere e il suo modo di vivere all'inizio del suo tempo; e c'era tutto ciò che ostacolava il suo essere cristiano. Coloro che sono stati molto severi nella loro condotta prima della conversione, vedranno in seguito abbondanti ragioni per umiliarsi, anche a causa di cose che allora pensavano avrebbero dovuto essere fatte.

12 Versetti 12-23

Paolo fu reso cristiano dalla potenza divina, da una rivelazione di Cristo a lui e in lui, quando era nel pieno del suo peccato. Fu fatto ministro per autorità divina: lo stesso Gesù che gli apparve in quella luce gloriosa gli ordinò di predicare il Vangelo ai Gentili. Un mondo che siede nelle tenebre deve essere illuminato; bisogna far conoscere le cose che appartengono alla loro pace eterna a coloro che ancora le ignorano. Un mondo che giace nella malvagità deve essere santificato e riformato; non basta che gli occhi si aprano, bisogna che il cuore si rinnovi; non basta che si passi dalle tenebre alla luce, ma bisogna che si passi dal potere di Satana a Dio. Tutti coloro che si allontanano dal peccato e si rivolgono a Dio, non solo sono perdonati, ma hanno diritto a una ricca eredità. Il perdono dei peccati fa sì che questo avvenga. Nessuno può essere felice se non è santo; e per essere santi in cielo dobbiamo prima essere santi sulla terra. Siamo resi santi e salvati dalla fede in Cristo, con la quale ci affidiamo a Cristo come Signore della nostra giustizia e ci abbandoniamo a lui come Signore del nostro potere; con questo riceviamo la remissione dei peccati, il dono dello Spirito Santo e la vita eterna. La croce di Cristo era una pietra d'inciampo per i Giudei, che si infuriarono per il fatto che Paolo predicasse l'adempimento delle predizioni dell'Antico Testamento. Cristo doveva essere il primo a risorgere dai morti, il Capo o il principale. Inoltre, era stato predetto dai profeti che i Gentili sarebbero stati portati alla conoscenza di Dio dal Messia; e che cosa poteva dispiacere ai Giudei in questo? Così il vero convertito può dare una ragione della sua speranza e un buon resoconto del cambiamento che si manifesta in lui. Eppure, per essere andati in giro e aver invitato gli uomini a pentirsi e a convertirsi, un gran numero di persone è stato biasimato e perseguitato.

24 Versetti 24-32

In tutte le occasioni dobbiamo pronunciare parole di verità e di sobrietà, e allora non dobbiamo preoccuparci delle ingiuste censure degli uomini. I seguaci attivi e laboriosi del Vangelo sono stati spesso disprezzati come sognatori o pazzi, per aver creduto a tali dottrine e a tali fatti meravigliosi, e per aver attestato che la stessa fede e la stessa diligenza, e un'esperienza come la loro, sono necessarie a tutti gli uomini, a prescindere dal loro rango, per la loro salvezza. Ma gli apostoli e i profeti, e lo stesso Figlio di Dio, furono esposti a questa accusa; e nessuno deve essere smosso per questo, quando la grazia divina li ha resi saggi per la salvezza. Agrippa vedeva molte ragioni per il cristianesimo. La sua intelligenza e il suo giudizio erano stati convinti per il momento, ma il suo cuore non era cambiato. La sua condotta e il suo carattere erano molto diversi dall'umiltà e dalla spiritualità del Vangelo. Molti sono quasi convinti di essere religiosi, ma non lo sono del tutto; sono fortemente convinti del loro dovere e dell'eccellenza delle vie di Dio, ma non perseguono le loro convinzioni. Paolo insisteva sul fatto che la preoccupazione di ognuno è quella di diventare un vero cristiano; che in Cristo c'è grazia sufficiente per tutti. Espresse la sua piena convinzione della verità del Vangelo, l'assoluta necessità della fede in Cristo per la salvezza. Tale salvezza da tale schiavitù, il vangelo di Cristo offre ai Gentili; a un mondo perduto. Tuttavia, è molto difficile convincere una persona che ha bisogno di un'opera di grazia sul suo cuore, come quella che fu necessaria per la conversione dei Gentili. Guardiamoci dall'esitazione fatale nella nostra condotta e ricordiamo quanto l'essere quasi convinto di essere un cristiano sia lontano dall'essere del tutto tale come ogni vero credente.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Atti 26

1 Allora Paolo tese la mano - Vedi le note su Atti degli Apostoli 21:40. Questa era la posizione abituale degli oratori o degli oratori pubblici. Le statue antiche sono comunemente realizzate in questo modo, con la mano destra tesa. L'abbigliamento degli antichi lo favoriva. La lunga e ampia veste, o indumento esterno, era fissata di solito con un gancio o fibbia sulla spalla destra, e quindi lasciava il braccio in piena libertà.

E rispose per se stesso - Non si può supporre che Paolo si aspettasse che la sua difesa sarebbe accompagnata da una liberazione dal carcere, poiché si era appellato all'imperatore romano Atti degli Apostoli 25:11. Il suo disegno nel parlare davanti ad Agrippa era senza dubbio:

Per rivendicare il suo carattere, e ottenere da Agrippa l'attestazione della sua innocenza, affinché potesse così placare l'ira dei Giudei;

Per ottenere una rappresentazione corretta del caso all'imperatore, come Festo aveva voluto questo, affinché Agrippa potesse metterlo in grado di fare una giusta esposizione del caso Atti degli Apostoli 25:26; e,

Difendere la propria conversione e la verità del cristianesimo e predicare il vangelo in presenza di Agrippa e dei suoi servitori, con la speranza che le loro menti possano essere impressionate dalla verità e che possano convertirsi a Dio.

2 Mi ritengo felice: ritengo un favore e un privilegio potermi difendere davanti a qualcuno che sia a conoscenza delle usanze e delle opinioni ebraiche. La sua difesa, in precedenti occasioni, era stata dinanzi a Magistrati Romani, che avevano poca conoscenza delle opinioni e dei costumi dei Giudei; che non erano disposti ad ascoltare la discussione dei punti di differenza tra lui e loro, e che guardavano con disprezzo tutte le loro controversie.

Vedi Atti degli Apostoli 24:25. Erano, quindi, poco qualificati per decidere una questione che era strettamente connessa con i costumi e le dottrine ebraiche; e Paolo ora si rallegrava di sapere che era davanti a uno che, dalla sua conoscenza delle usanze e delle credenze ebraiche, sarebbe stato in grado di apprezzare i suoi argomenti.

Paolo non era ora sotto processo, ma doveva difendersi o dichiarare la sua causa, in modo che Agrippa potesse essere in grado di aiutare Festo a trasmettere un vero resoconto del caso all'imperatore romano. Era suo interesse e dovere, quindi, difendersi al meglio, e metterlo a conoscenza di tutti i fatti del caso. La sua difesa è, di conseguenza, costituita principalmente da un'esposizione molto eloquente dei fatti così come erano avvenuti.

Risponderò: mi sarà permesso di fare una dichiarazione o di difendermi.

Toccando... - Rispettando.

Di cui sono accusato dagli ebrei - Dagli ebrei. Le materie dell'accusa erano il suo essere un promotore di sedizione, un capobanda dei cristiani e un profanatore del tempio, Atti degli Apostoli 24:5.

3 Essere esperto - Essere abile o ben informato.

In tutti i costumi - Riti, istituzioni, leggi, ecc. Tutto ciò che riguarda il rito Mosaico, ecc.

E domande - Argomenti di dibattito, e di opinioni varie. Le inchieste che erano esistite tra farisei, sadducei, scribi, ecc. Paolo poteva dire questo di Agrippa senza falsità o lusinghe. Agrippa era ebreo; aveva trascorso molto del suo tempo nel regno su cui presiedeva; e sebbene avesse trascorso la prima parte della sua vita principalmente a Roma, tuttavia era naturale che si familiarizzasse con la religione dei suoi padri. Paolo non sapeva come adulare le persone, ma non era restio a dichiarare la verità e a lodare le persone per quanto la verità lo permetteva.

Pertanto - Per questo conto; perché conosci queste usanze. I Romani, che consideravano superstiziose quelle usanze e quelle questioni da disprezzare, non potevano ascoltare con pazienza la loro discussione. Agrippa, che conosceva la loro reale importanza, sarebbe stato disposto a prestare a tutte le domande che li riguardavano una paziente attenzione.

4 Il mio modo di vivere - Le mie opinioni, principi e condotta.

Dalla mia giovinezza - Paolo è nato a Tarso; ma in un primo tempo era stato inviato a Gerusalemme per l'istruzione nella scuola di Gamaliele, Atti degli Apostoli 22:3.

Che era al primo - Che era dall'inizio; la cui prima parte; il momento in cui si formano le opinioni e le abitudini.

Conoscete tutti gli ebrei - Non è affatto improbabile che Paolo si sia distinto alla scuola di Gamaliele per zelo nella religione giudaica. Il fatto che gli fosse stata presto affidata una commissione contro i cristiani Atti degli Apostoli 9 dimostra che era conosciuto. Confronta Filippesi 3:4. Poteva appellarsi a loro, quindi, per quanto riguarda la prima parte della sua vita, e, senza dubbio, agli stessi uomini che erano stati i suoi violenti accusatori.

5 Che mi conosceva - Che mi conosceva bene.

Dall'inizio - ἄνωθεν anōthen. In precedenza; o fin dall'inizio della mia carriera. Che erano perfettamente al corrente di tutto il mio corso.

Se testimoniassero - Se testimoniassero ciò che sanno.

Che dopo il più stretto - Il più rigido; i più severi, non solo per quanto riguarda la Legge scritta di Dio, ma anche per le tradizioni degli anziani. Lo stesso Paolo testimonia altrove Filippesi 3:4 aver goduto di tutti i vantaggi della nascita e della formazione nella religione giudaica, e di essersi ben presto distinto per l'osservanza dei suoi riti e costumi.

Setta - Divisione o partito.

Ho vissuto da fariseo - ho vissuto secondo le regole e le dottrine dei farisei. Vedi le note su Matteo 3:7. I motivi per cui Paolo qui si riferisce alla sua prima infanzia sono:

(1) Come aveva vissuto durante il primo periodo della sua vita senza crimini; siccome i suoi princìpi erano stati stabiliti dall'istruzione del più capace dei loro maestri, si doveva presumere che la sua vita successiva fosse stata di un carattere simile.

(2) Siccome egli, in quel periodo della sua vita, manifestò il massimo zelo per le leggi e le usanze del suo paese, si doveva presumere che non si sarebbe trovato ad opporsi o insultarli in nessun periodo successivo. Dal rigore e dalla coscienziosità della sua vita passata, supponeva che Agrippa potesse argomentare favorevolmente rispetto alla sua condotta successiva. Un corso virtuoso e religioso nei primi anni di vita è di solito un sicuro pegno di virtù e integrità negli anni successivi.

6 E ora sto - sto davanti al tribunale. sono incriminato.

E sono giudicato - Sono processato in riferimento all'essere giudicato. Sto subendo un processo sul punto in cui tutta la mia nazione è d'accordo.

Per la speranza - Per la speranza; o perché, in comune con i miei concittadini, avevo nutrito questa speranza, e ora credo nel suo compimento.

Della promessa... - Vedi i riferimenti a margine. Non è del tutto certo se Paolo si riferisca qui alla promessa del Messia o alla speranza della risurrezione dei morti. Quando si presentò davanti al Sinedrio ebraico Atti degli Apostoli 23:6 , disse di essere stato chiamato in causa a causa della dottrina della risurrezione dei morti.

Ma si può osservare che a suo avviso le due cose erano strettamente unite. Sperava che sarebbe venuto il Messia, e quindi sperava nella risurrezione dei morti. Credeva di essere venuto e di essere risorto, e perciò credeva che i morti sarebbero risuscitati. Ha sostenuto l'uno dall'altro. E poiché credeva che Gesù fosse il Messia, e che fosse risorto dai morti, e che così avesse fornito una dimostrazione che i morti sarebbero risuscitati, era evidente che l'oggetto della controversia tra lui e gli ebrei riguardava tutto ciò che era vitale per le loro opinioni e le loro speranze. Vedi Atti degli Apostoli 26:8.

Fatto da Dio - Fatto da Dio. Vedere i riferimenti marginali. Le promesse erano state fatte ai padri di un Messia a venire, e questo abbracciava la promessa di uno stato futuro, o della risurrezione dei morti. Ci aiuterà a comprendere l'accento che Paolo e gli altri apostoli hanno posto sulla dottrina della risurrezione dei morti per ricordare che essa riguardava l'intera dottrina dell'esistenza separata dell'anima e di uno stato futuro.

I sadducei negavano tutto questo; e quando i Farisei, il Salvatore e gli apostoli si opposero a loro, lo fecero mostrando che ci sarebbe stato uno stato futuro di premi e punizioni. Vedi l'argomento del Salvatore con i sadducei spiegato nelle note su Matteo 22:23.

Ai nostri padri - I nostri antenati, i patriarchi, ecc.

7 A quale promessa - Al compimento di quale promessa sperano di venire; cioè, sperano e credono che la promessa sarà adempiuta e che parteciperanno ai suoi benefici.

Le nostre dodici tribù - Questo era il nome con cui venivano designati gli ebrei. L'antica nazione ebraica aveva sperato di adempiere a quella promessa; era stata la speranza e l'aspettativa della nazione. Molto prima della venuta del Messia, dieci delle dodici tribù erano state portate prigioniere in Assiria e non erano tornate, lasciando solo le due tribù di Beniamino e Giuda. Ma il nome, "le dodici tribù", usato per designare il popolo ebraico, sarebbe stato mantenuto.

Confronta Giacomo 1:1. Paolo qui dice che la speranza a cui si riferiva era quella della nazione ebraica. Tranne la parte relativamente piccola della nazione, i sadducei, la grande massa della nazione si era attenuta alla dottrina di uno stato futuro. Questo Agrippa lo saprebbe bene.

Istantaneamente - Costantemente; con intensità ἐν en ἐκτένεια ekteneia; con zelo. Questo era vero, perché, in mezzo a tutti i peccati della nazione, osservavano con puntualità e zelo le forme esteriori del culto di Dio.

Servire Dio - Nelle ordinanze e nelle osservanze del tempio. Come nazione non lo servivano nei loro cuori, ma mantenevano le forme esteriori del culto religioso.

Giorno e notte - Con instancabile zelo; con costanza e ardore, Luca 2:37. I normali servizi e sacrifici ebraici erano al mattino e alla sera, e si può dire che si svolgessero giorno e notte. Alcuni dei loro servizi, come la cena pasquale, si prolungavano di solito fino a tarda notte. L'idea principale è che essi mantenessero il culto di Dio con zelo e devozione costanti e instancabili.

Per amor di questa speranza - A causa del fatto che nutro questa speranza in comune con la grande massa dei miei connazionali. Vedi Atti degli Apostoli 23:6. Se Paolo fosse riuscito a convincere Agrippa che il punto principale della sua offesa era quella che era stata la credenza comune dei suoi connazionali, avrebbe mostrato con sua soddisfazione che era innocente.

E su questo motivo pose la sua difesa: che sosteneva solo ciò che la massa della nazione aveva creduto, e che lo sosteneva nell'unico modo coerente e difendibile in cui Dio aveva, di fatto, suscitato il Messia, e aveva così dato certezza che i morti sarebbero risorti.

8 Perché dovrebbe essere pensato... - La forza di questa domanda sarà meglio vista da un punto esclamativo dopo perché τί ti. "Che cosa! è da pensare una cosa incredibile?" ecc. Lascia intendere la sorpresa che dovrebbe essere considerata incredibile, o implica che non potrebbe essere fornita alcuna ragione per cui una tale dottrina dovrebbe essere indegna di fede.

Una cosa incredibile - Una dottrina che non può essere accreditata o creduta. Perché dovrebbe essere considerato assurdo?

Con te - Questo è al plurale, ed è evidente che Paolo qui si è rivolto non solo ad Agrippa, ma a coloro che sedevano con lui. Non ci sono prove che Agrippa abbia raddoppiato il fatto che i morti potessero essere resuscitati, ma Festo, e quelli che erano con lui, probabilmente lo hanno fatto, e Paolo, nell'ardore del suo discorso, si voltò e si rivolse all'intera assemblea. È molto evidente che abbiamo solo un abbozzo di questo argomento, e ci sono tutte le ragioni per supporre che Paolo si sarebbe soffermato su ogni parte dell'argomento più a lungo di quanto qui riportato.

Che Dio risusciti i morti - Perché dovrebbe essere considerato assurdo che Dio - che ha tutto il potere, che è il creatore di tutto, che è l'autore della struttura umana, dovrebbe riportare l'uomo in vita e continuare la sua esistenza futura? La risurrezione non è più incredibile della creazione originale del corpo, e non è accompagnata da difficoltà maggiori. E come le perfezioni di Dio saranno illustrate dal suo risuscitare i morti; poiché lo stato futuro è necessario ai fini della giustizia nel rivendicare il giusto e nel punire l'ingiusto, e poiché Dio è un giusto governatore morale, non dovrebbe essere considerato un'assurdità che risusciterà coloro che sono morti e li riporterà al giudizio.

9 Ho pensato verità - ho davvero μεν uomini supposto. Paolo qui inizia il racconto della sua conversione e afferma le prove in base alle quali giudicò di essere stato chiamato da Dio a fare ciò che aveva fatto. Comincia dicendo che non era perché fosse originariamente disposto ad essere cristiano, ma che si era opposto violentemente e coscienziosamente a Gesù di Nazareth, e si era convertito quando era in piena carriera di opposizione a lui e alla sua causa.

Con me stesso - ho pensato a me stesso; o, ho pensato io stesso. In precedenza aveva dichiarato le speranze e le aspettative dei suoi connazionali, Atti degli Apostoli 26:6. Ora parla delle sue opinioni e dei suoi scopi. "Per me, ho pensato", ecc.

Che dovevo fare - Che ero vincolato, o che era un dovere che mi spettava - δεῖν dein. "Pensavo di doverlo al mio paese, alla mia religione e al mio Dio, oppormi in ogni modo alle pretese di Gesù di Nazareth di essere il Messia". Qui vediamo che Paolo era coscienzioso e che un uomo può essere coscienzioso anche quando è impegnato in un'enorme malvagità.

Non è una prova che uno abbia ragione perché è coscienzioso. Non poca parte dei crimini contro le leggi umane, e quasi tutte le crudeli persecuzioni contro i cristiani, sono state portate avanti con la scusa della coscienza. Paolo qui si riferisce alla sua coscienziosità nella persecuzione per mostrare che non era una cosa da poco che avrebbe potuto cambiare il suo corso. Essendo stato governato nella persecuzione dalla coscienza, non avrebbe potuto essere che da una forza di dimostrazione, e dall'urgenza della coscienza altrettanto chiara e forte, che avrebbe mai potuto essere indotto ad abbandonare questo corso e a diventare amico di quel Salvatore che aveva così perseguitato.

Molte cose - Per quanto possibile. Non si accontentava di poche cose, poche parole, o scopi, o argomenti; ma si sentiva obbligato a fare tutto il possibile per abbattere la nuova religione.

Contrariamente al nome... - In opposizione a Gesù stesso, o alle sue pretese di essere il Messia. Il "nome" è spesso usato per denotare la "persona" stessa, Atti degli Apostoli 3:6.

10 Cosa che ho fatto anche io... - Atti degli Apostoli 8:3.

E molti dei santi... - Molti cristiani, Atti degli Apostoli 8:3.

E quando furono messi a morte - Nella storia di quelle operazioni, non si ha notizia di nessun cristiano messo a morte se non Stefano, Atti degli Apostoli 7. Ma non è improbabile supporre che la stessa cosa che era successa a Stephen fosse avvenuta in altri casi. Stefano fu il primo martire, e poiché era un uomo di spicco il suo caso è particolarmente registrato.

Ho dato la mia voce - Paolo non era membro del Sinedrio, e questo non significa che abbia votato, ma semplicemente che si è unito alla persecuzione; lo ha approvato; acconsentì alla messa a morte dei santi. Confronta Atti degli Apostoli 22:20. Il siriaco lo rende: "Mi sono unito a coloro che li hanno condannati". È evidente, inoltre, che Paolo li istigò in questa persecuzione e li spinse a compiere atti di sangue e crudeltà.

11 E li punivo spesso... - Vedi Atti degli Apostoli 22:19.

E li costrinse a bestemmiare - A bestemmiare il nome di Gesù negando che fosse il Messia e ammettendo che era un impostore. Questo era l'obiettivo che avevano in vista nella persecuzione. Non era per farli bestemmiare o rimproverare Dio, ma per negare che Gesù fosse il Messia e per rimproverarlo come un ingannatore e un impostore. Non è necessariamente implicito nell'espressione "e li costrinse a bestemmiare", che riuscì a farlo, ma che si sforzò di farli apostatare dalla religione cristiana e negare il Signore Gesù.

Non è certo impossibile che alcuni siano stati così indotti dall'autorità del Sinedrio e dalle minacce di Paolo a farlo, ma è certo che la grande massa dei cristiani aderì fermamente alla convinzione che Gesù fosse il Messia.

Ed essendo estremamente pazzo - Niente potrebbe esprimere con più forza la sua violenza contro i cristiani. Si infuriò come un pazzo; era così ignorante che mise da parte ogni apparenza di ragione; con la furia e la violenza di un maniaco, tentò di sterminarli dalla terra. Nessuno tranne un pazzo perseguiterà le persone a causa delle loro opinioni religiose; e tutte le persecuzioni sono state condotte così, con la violenza, il furore e l'indole ingovernabile dei maniaci.

Verso città strane - Verso città straniere; città fuori dalla Giudea. L'esempio principale di ciò fu il suo andare a Damasco; ma non c'è alcuna prova che non intendesse visitare anche altre città fuori della Giudea e portare lì i cristiani, di cui ne avesse trovati, a Gerusalemme.

12 Vedi questo passaggio spiegato nelle note su Atti degli Apostoli 9:5 , ecc.

16 Ma alzati... - I particolari menzionati in questo versetto e nei due successivi non sono registrati nel racconto della conversione di Paolo in Atti degli Apostoli 9; ma non è improbabile che si siano verificate molte circostanze che non sono registrate. Paolo si sofferma qui a lungo su di essi, in particolare per mostrare la sua autorità per fare ciò che aveva fatto nella predicazione ai pagani.

Per fare di te un ministro - Un ministro del Vangelo; un predicatore della verità.

E un testimone - Vedi le note su Atti degli Apostoli 22:15.

che hai visto - Sulla via di Damasco; cioè del Signore Gesù, e del fatto che è risorto dai morti.

E di quelle cose... - Di quelle ulteriori manifestazioni della mia persona, propositi e volontà, che ancora ti farò. È evidente da ciò che il Signore Gesù promise di manifestarsi a Paolo nel suo ministero, e di fargli ancora ulteriori manifestazioni della sua volontà e della sua gloria. Confronta Atti degli Apostoli 22:17.

Questo fu fatto salvandolo dalla distruzione e dal pericolo; per ispirazione; dalla visione crescente e in espansione che a Paolo fu permesso di assumere del carattere e delle perfezioni del Signore Gesù. In ciò vediamo che è dovere dei ministri testimoniare non solo la verità della religione in generale, o di ciò che possono dimostrare con l'argomentazione, ma soprattutto di ciò che sperimentano nel proprio cuore e che essi comprendere essendone stati loro stessi i soggetti.

Nessun uomo è qualificato per entrare nel ministero che non ha una visione salvifica personale della gloria e delle perfezioni del Signore Gesù, e che non va al suo lavoro come testimone di quelle cose che ha sentito; e nessuno entra nel ministero con questi sentimenti se non ha, come aveva Paolo, la promessa che vedrà manifestazioni ancora più luminose delle perfezioni del Salvatore e gli sarà permesso di progredire nella conoscenza di lui e della sua opera.

La più alta consolazione personale in quest'opera è la promessa di essere ammessi a visioni sempre crescenti e in espansione della gloria del Signore Gesù e di sperimentare la sua presenza, guida e protezione.

17 Liberandoti dal popolo - Dal popolo ebraico. Ciò implicava che sarebbe stato perseguitato da loro e che il Signore Gesù si sarebbe interposto per salvarlo.

E dai pagani - Questo implicava anche che sarebbe stato da loro perseguitato e osteggiato - prospettiva che si è verificata da tutto il corso del suo ministero. Eppure in tutto ha sperimentato, secondo la promessa, il sostegno e la protezione del Signore Gesù. Ciò è stato espresso in maniera sommaria in Luca 9:16.

A chi ora ti mando - Atti degli Apostoli 22:21. Poiché l'opposizione dei Giudei nasceva principalmente dal fatto che era andato tra i Gentili, era importante portare questa parte del suo incarico in piena vista davanti ad Agrippa, e mostrare che lo stesso Salvatore che lo aveva miracolosamente convertito gli aveva comandato andare a predicare loro.

18 Per aprire loro gli occhi - Per illuminarli o istruirli. L'ignoranza è rappresentata dagli occhi chiusi e l'istruzione del Vangelo dall'apertura degli occhi. Vedi Efesini 1:18.

E per trasformarli dalle tenebre alla luce - Dalle tenebre del paganesimo e del peccato alla luce e purezza del vangelo. L'oscurità è un emblema dell'ignoranza e del peccato, e le nazioni pagane sono spesso rappresentate come sedute nell'oscurità. Confronta la nota di Matteo 4:16; Giovanni 1:4 note.

E dal potere di Satana - Dal dominio di Satana. Confronta Colossesi 1:13; 1 Pietro 2:9. Vedi le note su Giovanni 12:31; Giovanni 16:11.

Satana è così rappresentato come il principe di questo mondo, il dominatore delle tenebre di questo mondo, il principe del potere dell'aria, ecc. Il mondo pagano, che giace nel peccato e nella superstizione, è rappresentato come sotto il suo controllo; e questo passaggio insegna, senza dubbio, che la grande massa delle persone di questo mondo sono i sudditi del regno di Satana, e sono condotti prigionieri da lui a sua volontà.

A Dio - All'obbedienza dell'unico Dio vivente e vero.

Che ricevano il perdono dei peccati - Per i meriti di quel Salvatore che è morto - che così si abbatte il muro divisorio tra Giudei e Gentili, e tutti possano essere ammessi agli stessi preziosi privilegi del favore e della misericordia di Dio . Confronta le note su Atti degli Apostoli 2:38.

Ed eredità - Un'eredità, o sorte κλῆρον klēron: affinché abbiano diritto ai privilegi e ai favori dei figli di Dio. Vedi le note su Atti degli Apostoli 20:32.

Che sono santificati - Tra i santi; i figli di Dio. Vedi le note su Atti degli Apostoli 20:32.

19 Al che - donde ὅθεν hothen. Poiché la prova del suo essere il Messia, della sua risurrezione e della sua chiamata a questo lavoro, era così chiara e chiara, ho ritenuto mio dovere impegnarmi senza indugio nell'opera.

Non ero disobbediente - non ero incredulo o incredulo; Mi arresi al comando e subito obbedii. Vedi Atti degli Apostoli 9:6; confronta Galati 1:16.

Alla visione celeste - Alla apparizione celeste, o alla visione che mi apparve dal cielo. Non dubitai che questa splendida apparizione Atti degli Apostoli 26:13 fosse dal cielo, e non mi rifiutai di obbedire al comando di colui che così mi apparve. Sapeva che era il comando di Dio, suo Salvatore, e diede prova di pentimento cedendogli subito obbedienza.

20 Vedi Atti degli Apostoli 9:20. Il ventesimo versetto contiene un riassunto delle sue fatiche in obbedienza al comando del Signore Gesù. La sua argomentazione è che il Signore Gesù gli aveva comandato dal cielo di fare questo, e che non aveva fatto altro che obbedire alla sua ingiunzione. La parola "allora" in questo versetto è fornita dai nostri traduttori e non è necessaria per la corretta spiegazione del passaggio.

Sembrerebbe da quella parola che non avesse predicato «ai pagani» se non dopo aver predicato «a Gerusalemme e per tutte le coste della Giudea», mentre, in effetti, aveva, come abbiamo ragione di credere (cfr. note su Atti degli Apostoli 9:23 ), prima poi “predicato” ai Gentili in Arabia.

L'affermazione qui, nell'originale, è una dichiarazione generale che aveva predicato a Damasco ea Gerusalemme, e in tutte le coste della Giudea, e anche ai Gentili, ma senza specificare l'ordine esatto in cui è stato fatto.

21 Mi prese nel tempio - Atti degli Apostoli 21:30.

E se ne andò... - Ha cercato di mettermi a morte.

22 Avendo dunque ottenuto l'aiuto di Dio, Paolo aveva visto e sentito il suo pericolo. Aveva conosciuto la decisa malizia degli ebrei e i loro sforzi per togliergli la vita. Era stato salvato da Lisia, e aveva fatto ogni sforzo per evitare il pericolo e salvargli la vita; e alla fine di tutto; riconduceva la sua salvezza interamente all'aiuto di Dio. Non era stato per nessun suo potere che era stato preservato; era perché Dio si era interposto e lo aveva salvato.

Coloro che sono stati liberati dal pericolo, se hanno opinioni giuste, saranno felici di far risalire tutto a Dio. Riconosceranno la sua mano, e sentiranno che qualunque sapienza abbiano avuto, o qualunque sia stata la gentilezza dei loro amici nei loro confronti, anche tutto questo deve essere ricondotto alla sovrintendente provvidenza di Dio.

Testimonianza - Portando testimonianza di ciò che aveva visto, secondo il comando di Cristo, Atti degli Apostoli 26:16.

Ai piccoli - A quelli nella vita umile; ai poveri, agli ignoranti e agli oscuri. Come il suo Maestro, non li disprezzava, ma considerava suo dovere e privilegio predicare loro il Vangelo.

E grande - Il ricco e il nobile; a re, principi e governatori. Si era così fermato sulla collina di Marte ad Atene; aveva dichiarato lo stesso vangelo prima di Felice, Festo e ora prima di Agrippa. Ha offerto la salvezza a tutti. Non passò da nessuno perché erano poveri; e non fu trattenuto dal timore dei ricchi e dei grandi dal far conoscere i loro peccati e invitarli a ripetere. Che mirabile illustrazione dei doveri propri di un ministro del Vangelo!

Non dicendo altre cose... - Non impartendo nuova dottrina, ma sostenendo solo che le profezie si erano adempiute. Poiché aveva fatto solo questo, non c'era motivo per l'opposizione e la persecuzione degli ebrei.

Dovrebbe venire - Dovrebbe accadere, o dovrebbe avvenire. Paolo qui evidentemente intende dire che la dottrina dell'espiazione e della risurrezione di Cristo è insegnata nell'Antico Testamento.

23 Quel Cristo - Che il Messia atteso dagli ebrei fosse un Messia sofferente.

Dovrebbe soffrire - Dovrebbe condurre una vita dolorosa ed essere messo a morte. Vedi le note su Atti degli Apostoli 17:3; confronta Daniele 9:27; Isaia 53:1.

E che dovrebbe essere il primo ... - Questa dichiarazione contiene due punti:

(1) Che è stato insegnato nei profeti che il Messia sarebbe risorto dai morti. Vedi su questo la prova addotta in Atti degli Apostoli 2:24; Atti degli Apostoli 13:32.

(2) Che sarebbe il primo che dovrebbe sorgere. Ciò non può significare che il Messia sarebbe stato il primo morto a essere riportato in vita, poiché Elia aveva risuscitato il figlio della Sunamita e Gesù stesso aveva risuscitato Lazzaro e il figlio della vedova a Nain. Non significa che sarebbe il primo nell'ordine dei tempi che dovrebbe sorgere, ma il primo in eminenza; il più illustre, il capo, il capo di coloro che dovrebbero resuscitare dai morti - πρῶτος ἐξ ἀναστάσεως νεκρῶν prōtos ex anastaseōs nekrōn.

In conformità con ciò è chiamato Colossesi 1:18 "il principio, il primogenito dai morti", avendo tra tutti i morti che dovrebbero essere risuscitati la preminenza della primogenitura, o ciò che riguardava il primogenito. In 1 Corinzi 15:20 è chiamato “la 1 Corinzi 15:20 di coloro che dormivano.

Si fa dunque di lui a titolo di eminenza questa dichiarazione:

Come capo, principe tra quelli risuscitati dai morti;

Come sollevato dal proprio potere Giovanni 10:18;

Come, con la sua ascesa, assicurandosi il dominio sulla morte e sulla tomba 1 Corinzi 15:25; e,

Come portare alla luce, con il suo sorgere, la vita e l'immortalità. È risorto per non tornare più alla morte. E così si assicurò un ascendente sulla morte e sulla tomba, e fu così, per eminenza, il primo tra i risuscitati dai morti.

E dovrebbe mostrare luce al popolo - Agli ebrei. Sarebbe il loro istruttore e profeta. Questo Mosè aveva predetto, Deuteronomio 18:15.

E ai Gentili - Questo era stato spesso predetto dai profeti, e particolarmente da Isaia, Isaia 9:1; confronta Matteo 4:14; Isaia 11:10; Isaia 42:1 , Isaia 42:6; Isaia 54:3; Isaia 60:3 , Isaia 60:5 , Isaia 60:11; Isaia 61:6; Isaia 62:2; Isaia 66:12.

24 Festo disse a voce alta: Stupito dallo zelo di Paolo. Paolo dimostrò senza dubbio un profondo interesse per l'argomento e una grande serietà nell'esprimere la sua difesa.

Tu sei fuori di te - Tu sei squilibrato; sei pazzo. Le ragioni per cui Festus pensava che Paul fosse pazzo erano, probabilmente:

(1) La sua grande serietà ed eccitazione sull'argomento.

(2) La sua insistenza sul vangelo del disprezzato Gesù di Nazareth, come se fosse una questione di un momento infinito. Festo lo disprezzava; e considerava come una prova di squilibrio il fatto che le si attribuisse tanta importanza.

(3) Festo considerò, probabilmente, l'intera storia della visione che Paolo disse gli era apparsa come l'effetto di un'immaginazione infiammata ed eccitata, e come una prova di delirio. Non è un'accusa insolita contro coloro che sono cristiani, soprattutto quando manifestano uno zelo insolito. I peccatori li considerano come sotto l'influenza del delirio e del fanatismo; come terrorizzato da paure immaginarie e superstiziose; o come fuorviato da leader fanatici.

I mariti spesso pensano che le loro mogli siano squilibrate, ei genitori lo percepiscono i loro figli, e le persone malvagie credono che i ministri del Vangelo siano pazzi. I frivoli pensano che sia una prova di squilibrio che gli altri siano seri, ansiosi e oranti; i ricchi, che altri sono disposti a cedere i loro beni per fare del bene; gli ambiziosi e mondani, che altri sono disposti a lasciare il loro paese e la loro casa per andare tra i Gentili a spendere la loro vita nel far conoscere le insondabili ricchezze di Cristo.

La parte veramente sobria e razionale del mondo coloro che temono Dio e osservano i suoi comandamenti; coloro che credono che l'eternità sia davanti a loro, e che si sforzano di vivere per essa, sono così accusati di pazzia da coloro che sono veramente illusi, e che quindi vivono vite di follia e follia. Gli inquilini di un manicomio spesso pensano che tutti gli altri siano squilibrati tranne loro stessi; ma non c'è follia così grande, né delirio così terribile, da trascurare l'interesse eterno dell'anima per amore dei piaceri e degli onori che questa vita può dare.

Molto sapere - È probabile che Festo fosse a conoscenza del fatto che Paolo era un uomo istruito. Paolo non aveva, prima di lui, manifestato in modo particolare il suo sapere. Ma Festo, in qualche modo a conoscenza del fatto che era ben istruito, supponeva che il suo cervello fosse stato trasformato e che l'effetto di ciò fosse visto dalla devozione a una forma fanatica di religione. La tendenza di un'applicazione intensa e prolungata a produrre squilibri mentali è nota ovunque.

Ti fa impazzire - Ti spinge, ti spinge o ti eccita περιτρέπει peritrepei alla follia.

25 Non sono pazzo - non sono squilibrato. Ci sono poche svolte più felici di quelle che Paolo dà a questa accusa di Festo. Avrebbe potuto fare appello al corso della sua argomentazione; avrebbe potuto soffermarsi sull'importanza dell'argomento, e continuare a ragionare; ma fa subito appello ad Agrippa, e lo porta a testimoniare che non era squilibrato. Questo sarebbe molto più probabile che faccia un'impressione nella mente di Festo di qualsiasi cosa Paolo possa dire per legittima difesa.

La stessa risposta, "Non sono pazzo", può essere data da tutti i cristiani all'accusa di squilibrio che il mondo gli rivolge. Sono tornati, come il figliol prodigo Luca 15:17 , a ragione; e cominciando ad agire come se ci fosse un Dio e Salvatore, come se dovessero morire, come se davanti a loro ci fosse un'eternità sconfinata, si comportano secondo i dettami della ragione.

E come Paolo si appellò ad Agrippa, che non era cristiano, per la ragionevolezza e la sobrietà delle sue opinioni e della sua condotta, così tutti i cristiani possano appellarsi agli stessi peccatori come testimoni che agiscono come esseri immortali dovrebbero agire. Tutti sanno che se c'è un'eternità, è giusto prepararsi per essa; se c'è un Dio, conviene servirlo; se un Salvatore morisse per noi, dovremmo amarlo; se un inferno, dovremmo evitarlo; se un paradiso, dovremmo cercarlo.

E anche quando ci accusano di follia e squilibrio, possiamo subito rivolgerci a loro e fare appello alle loro coscienze e chiedere loro se tutte le nostre ansie, preghiere, sforzi e abnegazioni non sono giuste? Uno dei modi migliori per convincere i peccatori è appellarsi a loro proprio come fece Paolo con Agrippa. Quando si fa così appello, di solito riconosceranno la forza dell'appello e ammetteranno che la sollecitudine dei cristiani per la loro salvezza è secondo i dettami della ragione.

Nobilissimo Festo - Questo era il titolo abituale del governatore romano. Confronta Atti degli Apostoli 24:3.

Della verità - In accordo con le predizioni di Mosè e dei profeti, e dei fatti che si sono verificati nella morte e risurrezione del Messia. A riprova di ciò si appella ad Agrippa, Atti degli Apostoli 26:26. La verità qui si oppone all'illusione, all'impostura e alla frode.

E sobrietà - Sobrietà σωφροσυνη sophrosune, saggezza) si contrappone qui alla follia o di alienazione, e denota “sanità mentale della mente.” Le parole che dico sono quelle di un uomo sano di mente, cosciente di ciò che sta dicendo e colpito dalla sua verità. Erano anche le parole di un uomo che, accusato di squilibrio, manifestava il più perfetto autocontrollo e padronanza dei propri sentimenti, e che esprimeva sentimenti profondi, impressionanti e degni dell'attenzione di tutta l'umanità.

26 Per il re - Re Agrippa.

Sa - Era in quella regione da molti anni, e probabilmente conosceva bene la fama di Gesù e della conversione di Paolo.

Queste cose - Le cose relative alle prime persecuzioni dei cristiani; la diffusione del Vangelo; e la straordinaria conversione di Paolo. Sebbene Agrippa potesse non essere stato pienamente informato riguardo a queste cose, tuttavia aveva una conoscenza di Mosè e dei profeti; conosceva l'attesa ebraica nei confronti del Messia; e non poteva ignorare i notevoli avvenimenti pubblici della vita di Gesù di Nazaret, e d'essere stato messo a morte sulla croce per ordine di Ponzio Pilato.

Parlo liberamente - parlo apertamente - con coraggio. Non uso travestimenti; e parlo con più sicurezza davanti a lui, perché, dalla sua situazione, deve conoscere la verità di ciò che dico. La verità è sempre audace e libera, ed è una prova di onestà quando un uomo è disposto a dichiarare tutto senza riserve davanti a coloro che sono qualificati per scoprirlo se è un impostore. Tale prova di verità e onestà fu data da Paolo.

Perché sono persuaso - sono convinto; Non dubito che conosca bene queste cose.

Gli sono nascosti - Che non li conosce.

Per questa cosa - La cosa alla quale Paolo si era principalmente riferito in questa difesa, la propria conversione alla religione cristiana.

Non è stato fatto in un angolo - Non è avvenuto di nascosto e oscuramente, ma è stato pubblico, ed è stato di un carattere tale da attirare l'attenzione. La conversione di un persecutore di primo piano, come era stato Paolo, e nel modo in cui quella conversione era avvenuta, non poteva che attirare l'attenzione e l'osservazione; e sebbene i Giudei si sforzassero il più possibile di nasconderlo, tuttavia Paolo poteva presumere che non potesse essere del tutto sconosciuto ad Agrippa.

27 Re Agrippa - Questo audace discorso personale è un esempio del modo felice di fare appello di Paolo. Lo fa per portare la testimonianza di Agrippa per incontrare l'accusa di Festo che era squilibrato.

Credi tu ai profeti? - Le profezie riguardanti il ​​carattere, le sofferenze e la morte del Messia.

So che tu credi: Agrippa era ebreo; e, come tale, naturalmente credeva ai profeti. Forse, anche, da ciò che Paolo sapeva del suo carattere personale, poteva affermare con sicurezza che si professava credente. Invece, quindi, di aspettare la sua risposta, Paolo l'anticipò e disse che sapeva che Agrippa professava di credere a tutte queste profezie riguardo al Messia. Il suo disegno è evidente. È:

(1) Per far fronte all'accusa di squilibrio, e per portare la testimonianza di Agrippa, che ben comprendeva l'argomento, sull'importanza e sulla verità di ciò che diceva.

(2) Premere sulla coscienza del suo regio ascoltatore l'evidenza della religione cristiana, e assicurare, se possibile, la sua conversione. “Poiché tu credi alle profezie, e poiché ho mostrato che si adempiono in Gesù di Nazaret; che corrisponda in persona, carattere e opera, con i profeti, ne consegue che la sua religione è vera”. Paolo non perse occasione per far valere la verità su ogni classe di persone.

Aveva una tale convinzione della verità del cristianesimo che non fu dissuaso da nessun grado, stazione o ufficio; senza timore dei ricchi, dei grandi e dei dotti; ma dovunque insisteva l'evidenza di quella religione come indiscutibile. In questo stava il segreto di non piccola parte del suo successo. Un uomo che crede davvero nella verità sarà pronto a difenderla. Un uomo che ama veramente la religione non se ne vergognerà da nessuna parte.

28 Allora Agrippa disse a Paolo: Non poteva negare di aver creduto alle profezie dell'Antico Testamento. Non poteva negare che fosse forte l'argomento che si erano adempiute in Gesù di Nazaret. Non poteva negare che l'evidenza della miracolosa interposizione di Dio nella conversione di Paolo fosse schiacciante; e quindi, invece di accusarlo, come aveva fatto Festo, di scompiglio, confessa candidamente e onestamente l'impressione che la prova gli aveva fatto in mente.

Quasi - Tranne pochissimo - ἐν ὀλίγῳ en oligō. Mi hai quasi convinto che il cristianesimo è vero e mi hai convinto ad abbracciarlo. Gli argomenti di Paul erano stati così razionali; l'appello che aveva fatto alla sua fede dei profeti era stato così irresistibile, che era stato quasi convinto della verità del cristianesimo. Dobbiamo ricordare:

(1) Che Agrippa era ebreo, e che avrebbe guardato a tutto questo argomento in modo diverso dal Festo romano.

(2) Che non sembra aver preso parte alle violente passioni e ai pregiudizi dei Giudei che avevano accusato Paolo.

(3) Il carattere di Pits, come indicato da Giuseppe Flavio, è quello di un uomo mite, candido e ingenuo. Non aveva particolari ostilità verso i cristiani; sapeva che non erano giustamente accusati di sedizione e crimine; e vide la conclusione a cui tendeva inevitabilmente una fede dei profeti. Eppure, come in migliaia di altri casi, non era del tutto convinto di essere cristiano. Cosa era incluso nel "quasi"; cosa gli abbia impedito di essere del tutto persuaso, non lo sappiamo.

Può essere stato che l'evidenza non fosse così chiara alla sua mente come avrebbe professato di desiderare; o che non era disposto a rinunciare ai suoi peccati; o che era troppo orgoglioso per classificarsi con i seguaci di Gesù di Nazareth; o che, come Felix, fosse disposto a rimandarlo a una stagione più conveniente. Ci sono tutte le ragioni per credere che non fu mai del tutto persuaso ad abbracciare il Signore Gesù, e che non fu mai più vicino al regno dei cieli come in questo momento.

Fu la crisi, la svolta nella vita di Agrippa, e nel suo eterno destino; e, come migliaia di altri, trascurò o rifiutò di permettere la piena convinzione della verità nella sua mente, e morì nei suoi peccati.

Tu mi persuadi - Tu mi convinci della verità della religione cristiana, e mi persuadi ad abbracciarla.

Essere cristiano - Sul nome Cristiano, vedi le note su Atti degli Apostoli 11:26. Su questo caso molto interessante possiamo osservare:

(1) Che ci sono molti nella stessa situazione di Agrippa- molti che sono quasi, ma non del tutto, convinti di essere cristiani. Si trovano tra:

Coloro che sono stati educati religiosamente;

Coloro che sono convinti con l'argomento della verità del cristianesimo;

Coloro le cui coscienze sono risvegliate e che sentono la loro colpa e la necessità di una parte migliore di quella che questo mondo può fornire.

(2) Tali persone sono scoraggiate dall'essere del tutto cristiane dalle seguenti, tra le altre cause:

Con l'amore per il peccato - l'amore per il peccato in generale, o qualche peccato particolare che non sono disposti ad abbandonare;

Per paura della vergogna, della persecuzione o del disprezzo, se diventano cristiani;

Dalle tentazioni del mondo - le sue preoccupazioni, vanità e lusinghe - che spesso sono presentate più fortemente proprio in questo stato d'animo;

Per amore dell'ufficio, orgoglio del rango e del potere, come nel caso di Agrippa;

Per una disposizione, come Felice, a ritardare a un tempo più favorevole l'opera della religione, finché la vita si è consumata e la morte si avvicina, ed è troppo tardi, e l'infelice muore quasi cristiano.

(3) Questo stato d'animo è di particolare interesse e di particolare pericolo. Non è uno di sicurezza, e non è uno che implica alcuna certezza che il "quasi cristiano" sarà mai salvato. Non c'è motivo di credere che Agrippa sia mai stato pienamente persuaso a diventare cristiano. Essere quasi persuasi a fare una cosa che dovremmo fare, e tuttavia non farla, è la posizione stessa della colpa e del pericolo.

E non c'è da meravigliarsi che molti siano portati a questo punto - la svolta, la crisi della vita - e poi perdano la loro ansia, e muoiano nei loro peccati. Possa il Dio della grazia impedirci di riposare nell'essere quasi persuasi ad essere cristiani! Possa chiunque leggerà questo racconto di Agrippa essere ammonito dalle sue convinzioni ed essere allarmato dal fatto che poi si è fermato, e che le sue convinzioni lì sono terminate! E possa ciascuno decidere, con l'aiuto di Dio, di abbandonare tutto ciò che impedisce di diventare un intero credente, e abbracciare senza indugio il Figlio di Dio come suo Salvatore!

29 Vorrei Dio - prego Dio; Lo desidero ardentemente da Dio. Questo mostra:

(1) L'intenso desiderio di Paolo che Agrippa, e tutti coloro che lo ascoltavano, potessero essere salvati.

(2) La sua ferma e costante convinzione che nessuno tranne Dio potrebbe inclinare le persone a diventare del tutto cristiane. Paolo sapeva bene che non c'era nulla che potesse vincere la riluttanza del cuore umano ad essere un intero cristiano se non la grazia e la misericordia di Dio. Aveva rivolto ai suoi ascoltatori gli argomenti convincenti della religione, e ora esalava la sua fervida preghiera a Dio affinché quegli argomenti potessero essere efficaci. Così prega ogni fedele ministro della croce.

Tutto ciò che mi ascolta - Festo, e gli ufficiali militari e civili che erano stati radunati per ascoltare la sua difesa, Atti degli Apostoli 25:23.

Erano entrambi quasi, e del tutto... - Paolo non aveva più desiderio per loro che che potessero avere la fede e le consolazioni di cui lui stesso godeva. Aveva una convinzione così ferma della verità del cristianesimo, e aveva sperimentato tanti suoi appoggi in mezzo alle sue persecuzioni e prove, che il suo più alto desiderio per loro era che potessero provare le stesse consolazioni inesprimibilmente pure e sante.

Sapeva bene che non c'era né felicità né sicurezza nell'essere quasi un cristiano; e desiderava perciò che si dessero, come aveva fatto lui, interamente e interamente al servizio del Signore Gesù Cristo.

Tranne questi legami - Queste catene. Questo è un appello estremamente felice e commovente. Probabilmente Paolo, quando ha detto questo, ha alzato il braccio con la catena attaccata. Il suo desiderio era che sotto tutti gli aspetti potessero partecipare agli effetti del Vangelo, eccetto quelle catene. Quelli che non voleva che sopportassero. Le persecuzioni, le prove ingiuste e le prigioni che era stato chiamato a soffrire per la causa, non volle che subissero.

I veri cristiani desiderano che gli altri partecipino a tutte le benedizioni della religione. Non vogliono che subiscano le prove che essi stessi hanno sperimentato dall'esterno in persecuzioni ingiuste, scherni e calunnie. Le prove che essi stessi sperimentano da un cuore malvagio, da passioni corrotte e da tentazioni, non desiderano che gli altri vivano. Ma anche con questi, la religione conferisce una gioia infinitamente più pura di quella che il mondo può dare; e anche se altri dovrebbero essere chiamati a provare dure prove per la loro religione, tuttavia i cristiani desiderano che tutti partecipino delle pure consolazioni che solo il cristianesimo può fornire in questo mondo e nel mondo a venire. Confronta Marco 10:30.

31 Quest'uomo non fa nulla degno di morte - Questa era la conclusione a cui erano giunti dopo aver sentito tutto ciò che gli ebrei avevano da addurre contro di lui. Era il risultato dell'intera indagine; e quindi abbiamo la testimonianza concorrente di Claudio Lisia Atti degli Apostoli 23:29 , di Felice Atti degli Apostoli 24 , di Festo Atti degli Apostoli 25:26 , e di Agrippa circa l'innocenza di Paolo.

Non avrebbe potuto desiderare una testimonianza più onorevole e soddisfacente della sua innocenza. Fu un'assoluzione totale da tutte le accuse contro di lui; e sebbene dovesse essere mandato a Roma, tuttavia vi andò con ogni favorevole prospettiva di essere assolto anche lì.

32 Allora disse Agrippa a Festo... - Questa è una piena dichiarazione della convinzione di Agrippa, davanti al quale era stata ascoltata la causa, che Paolo era innocente. È anche un caso in cui l'audacia e la fedeltà saranno accompagnate con risultati felici. Paolo non aveva nascosto nulla della verità. Aveva Atti degli Apostoli 26:27 allo stesso Agrippa un ardito e fedele appello Atti degli Apostoli 26:27 per la verità di ciò che diceva.

Con questo appello Agrippa non si era offeso. Era servito solo a impressionarlo di più con l'innocenza di Paul. È un esempio che mostra che la religione può essere così raccomandata alla coscienza e alla ragione di principi, re e giudici che ne vedranno la verità. È un esempio che mostra che i ministri della religione possono rivolgere ai loro ascoltatori gli appelli più arditi e fedeli per la verità di ciò che dicono.

Ed è una prova piena che gli appelli più fedeli, se rispettosi, possono essere fatti senza offendere le persone, e con la certezza che sentiranno e ammetteranno la loro forza. Tutti i predicatori dovrebbero essere fedeli come Paolo; e qualunque sia il grado e il carattere dei loro uditori, non dovrebbero mai dubitare di avere la verità e Dio dalla loro parte, e che il loro messaggio, quando sarà più audace e fedele, si raccomanderà alle coscienze dell'umanità.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Atti 26

1 Versetto 1. Allora Agrippa disse a Paolo:

Dopo che Festo ebbe fatto questo discorso a lui e a tutti i presenti, e ebbe introdotto l'affare di Paolo, che ora stava davanti a loro,

ti è permesso di parlare per te stesso; cosa che un prigioniero non poteva fare, finché non avesse avuto il permesso; e questo permesso fu concesso da Festo, il governatore romano, che era propriamente il giudice, e non da Agrippa, sebbene il permesso potesse essere di entrambi; e così le versioni araba ed etiopica dicono: "abbiamo ordinato" o "ti abbiamo permesso", ecc

Allora Paolo stese la mano; come facevano gli oratori, quando stavano per parlare; oppure di esigere il silenzio; o può essere per mostrare la libertà della sua mente e quanto fosse pronto ad abbracciare l'opportunità di perorare la propria causa; essendo cosciente della sua innocenza e confidando nell'ingegnosità e nell'integrità del suo giudice; e soprattutto del re, davanti al quale stava in piedi,

e rispose per se stesso; o ha fatto delle scuse, o ha parlato in difesa di se stesso, al fine di rimuovere le accuse mosse contro di lui

2 Versetto 2. Mi credo felice, re Agrippa,

Questo era un modo bello e artificiale di presentare la sua difesa e di guadagnarsi l'affetto e l'attenzione del re, eppure non era un semplice complimento; perché fino a quel momento era stata la sua infelicità a non capire il suo caso; né Lisia, il capo dei tribuni, né i governatori Felice e Festo sapevano nulla dei riti e delle usanze dei Giudei, e non sapevano che cosa pensare delle questioni della loro legge, di cui Paolo era accusato: ma era diverso con Agrippa, egli ne era il padrone, e l'apostolo considerava questa circostanza a suo favore.

perché oggi risponderò di me stesso davanti a te; non davanti a lui come giudice, poiché Festo era giudice, ma in sua presenza; ed egli, essendo versato in cose di questo genere, era capace di informare, consigliare, dirigere e assistere il giudice, in ciò che era giusto fare; Perciò fu un vantaggio per l'Apostolo perorare la propria causa e vendicarsi davanti a tale persona dalle accuse mosse contro di lui.

toccando tutte le cose di cui sono accusato dai Giudei; come la violazione della legge, la profanazione del tempio, il disprezzo del popolo dei Giudei e dei suoi costumi, la bestemmia e la sedizione; tutto ciò da cui era in grado di liberarsi, e non dubitava che lo avrebbe fatto con piena soddisfazione del re

3 Versetto 3. Specialmente, perché so che sei esperto in tutti i costumi,

Riti e cerimonie dei Giudei, comandati dalla legge di Mosè o dagli anziani, dai padri e dai magi.

e le questioni che sono fra i Giudei; riguardo agli angeli, agli spiriti e alla risurrezione dei morti; che erano mossi e agitati tra i Sadducei e i Farisei; e una moltitudine di altri, che furono contesi tra le scuole di Hillell e Shammai, di cui la Misna e il Talmud sono pieni, e con questi Agrippa era ben familiare; e si conformò ai loro riti e alle loro usanze, di cui abbiamo alcuni esempi registrati nei loro scritti: quando andarono con le loro primizie a Gerusalemme,

"Un flauto suonò davanti a loro finché giunsero al monte della casa, e quando giunsero al monte della casa (il tempio), anche il re Agrippa portò il cesto sulla spalla, ed entrò finché giunse a corte".

Quindi, riguardo alla lettura della legge da parte di un re, essi danno questo resoconto:

"Il re si alza e prende (il libro della legge) e legge seduto; Il re Agrippa si alzò e lo prese, e lesse in piedi, e i magi lo lodarono; e quando giunse a quel passaggio, Deuteronomio 17:15 "Non metterai su di te un estraneo", i suoi occhi si riempirono di lacrime; gli dissero: "Non temere, Agrippa, tu sei nostro fratello".

Alcuni dei loro scrittori dicono, questo era un pezzo di adulazione in loro: lo lodano anche altrove per la sua modestia e umiltà;

"secondo la tradizione dei dottori, quando le persone che partecipavano a un funerale incontravano una sposa (con il suo seguito), la prima cedeva il passo, ed entrambe a un re d'Israele, quando lo incontravano; ma dicono del re Agrippa, che incontrò una sposa, e cedette e lo lodarono".

E mentre era proibito mangiare alla vigilia della pasqua, prima della Minchah, anche se così poco, affinché potessero mangiare il pane azzimo con appetito; si osserva che anche il re Agrippa, che era solito mangiare all'ora nona, quel giorno non mangiò finché non fu buio: così che da ciò risulta che il re Agrippa era famoso per la sua esatta conoscenza e osservanza degli usi e costumi dei Giudei, e che era ben noto, ed era opera dell'apostolo:

perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente; poiché era stato accusato di aver violato le leggi e i costumi degli ebrei; e la sua difesa sarebbe proseguita su cose di cui Agrippa non era del tutto all'oscuro

4 Versetto 4. Il mio modo di vivere, dalla mia giovinezza,

Cioè, la sua condotta e il suo comportamento, il suo comportamento tra gli uomini, dal momento in cui era capace di compiere esercizi religiosi, e di conoscere la differenza tra una setta e l'altra, e di essere osservato e notato dagli uomini:

che fu il primo fra la mia nazione a Gerusalemme; infatti, sebbene fosse nato a Tarso in Cilicia, fu portato molto presto, o mandato dai suoi genitori a Gerusalemme, dove fu educato sotto Gamaliele; così che la prima parte della sua vita fu trascorsa a Gerusalemme, la metropoli della Giudea, e tra i Giudei che vi si trovavano; la parte più istruita e sapiente di loro, gli allievi di Gamaliele, i magi e i loro discepoli: e la sua condotta di vita deve essere ben nota a loro, come egli dice:

questo lo sanno tutti i Giudei; che lo conosceva e conversava con lui

5 Versetto 5. Che mi conosceva fin dall'inizio,

Fin dalla sua giovinezza, dalla sua prima venuta a Gerusalemme:

se avrebbero testimoniato; quello che sanno e dicono la verità delle cose, devono dire:

che dopo la setta più rigida della nostra religione ho vissuto come fariseo; c'erano tre sette religiose tra gli Ebrei, i Farisei, i Sadducei e gli Esseni; Il primo di questi era il più esatto, e si avvicinava di più alla verità della dottrina, ed era il più rigoroso per quanto riguarda la santità esteriore della vita e della conversazione, e di questa setta era l'apostolo; e secondo essa visse, e ciò in modo tale da non essere accusato di alcun crimine notorio; e in effetti nella sua, e molto probabilmente nell'opinione di altri, era allora irreprensibile. Vedi Gill su "Matteo 3:7"

(Esseni: Una setta ebraica, che, secondo la descrizione di Giuseppe Flavio, combina le virtù ascetiche dei Pitagorici e degli Stoici con una conoscenza spirituale della legge divina. Sembra probabile che lo stesso nome significhi "veggente", o "il silenzioso, il misterioso". Come setta gli Esseni si distinguevano per l'aspirazione alla purezza ideale piuttosto che per un codice speciale di dottrine. C'erano comunità isolate degli Esseni, che erano regolate da regole rigide, e analoghe a quelle delle istituzioni monastiche di epoca successiva. Tutte le cose erano tenute in comune, senza distinzione di proprietà; e furono prese disposizioni speciali per il sollievo dei poveri. L'abnegazione, la temperanza e il lavoro, specialmente agricolo, erano i segni della vita esteriore degli Esseni; la purezza e la comunicazione divina gli oggetti dell'aspirazione. La schiavitù, la guerra e il commercio erano proibiti allo stesso modo. I loro insediamenti più noti si trovavano sulla costa nord-occidentale del Mar Morto. J.B. Smith un volume Bible Dictionary.)

6 Versetto 6. E ora mi alzo, e vengo giudicato,

Davanti al governatore romano e alla presenza di Agrippa:

per la speranza della promessa fatta da Dio ai nostri padri; o per la speranza della giustizia, della vita e della salvezza, per mezzo del Messia; che fu promesso ai padri ebrei, Abramo, Isacco, Giacobbe e altri; vedi Genesi 22:18, 49:10 o per la speranza della risurrezione dei morti e della vita eterna; di cui ci sono varie testimonianze negli scritti dell'Antico Testamento, affidati al popolo degli ebrei. Giobbe 19:26,27, Isaia 26:19, Daniele 12:2 e altri; ed entrambi questi sensi possono essere molto ben uniti insieme, poiché era per affermare che il Messia promesso era venuto, e che Gesù di Nazaret era lui; che egli è risuscitato dai morti e che tutti i morti saranno risuscitati per mezzo di lui; e che la vita e la giustizia, la salvezza, la gloria e la felicità eterne, sono solo per Lui; poiché affermando queste cose, dico, l'apostolo era ora prigioniero, e stava alla sbarra di un giudice romano, accusato dai Giudei

7 Versetto 7. alla quale promessa,

del Messia e della salvezza per mezzo di lui; e della risurrezione dei morti e della gloria eterna, come segue:

le nostre dodici tribù, che servono Dio all'istante giorno e notte, sperano di venire; e godere del Messia, e di tutte le benedizioni insieme a lui; e lo stato felice della risurrezione e della vita eterna: il popolo d'Israele si distinse in dodici tribù, secondo i nomi dei dodici patriarchi, figli di Giacobbe; E sebbene dieci delle tribù fossero state portate in cattività, e non fossero tornate come tribù, tuttavia vi erano molte delle diverse tribù, che o erano rimaste nel paese, o erano tornate insieme alle due tribù, e si erano mescolate con loro: e questo modo di parlare qui usato da Paolo, e anche da Giacomo, Giacomo 1:1 è giustificato dagli scrittori ebrei: i dottori misnici dicono,

"Le dodici tribù portano dodici giovenche, e per idolatria portano dodici giovenche e dodici capre":

confronta con questo Esdra 6:17, 8:35, sì, dicono

""Dodici tribù" sono chiamate, קהל, "una congregazione", undici tribù non sono chiamate una congregazione".

Questo suggerisce una ragione per cui l'apostolo usò questa frase, poiché qui egli rappresenta gli Israeliti come un'assemblea adorante, che serve Dio di continuo, notte e giorno, come lo erano per mezzo dei loro rappresentanti, i sacerdoti e gli uomini fissi nel tempio; e ciò con intensità, ardore e fervore, come la parola tradotta "istantaneamente" significa essere in una bramosa e sincera attesa della venuta del Messia, e del suo mondo a venire, e della risurrezione dei morti, e di un futuro stato di felicità

Per questa speranza, o re Agrippa, io sono accusato dai Giudei, perché ho predicato che il Cristo, le dodici tribù sperano, è già venuto e che in lui e in nessun altro c'è salvezza e che ci sarà la risurrezione dei morti, giusti e ingiusti, e che dopo questo c'è un altro mondo e un altro stato, in cui gli uomini saranno felici e infelici; e queste erano le accuse e le accuse, o la somma di ciò che veniva mostrato contro di lui

8 Versetto 8. Perché dovrebbe essere considerata una cosa incredibile per te,

Voi pagani e sadducei; poiché la dottrina della risurrezione dei morti era considerata una dottrina incredibile dai pagani in generale, e quindi era derisa dai filosofi stoici ed epicurei ad Atene, quando vi veniva predicata dall'apostolo; e da una particolare setta tra gli ebrei, i sadducei; e si può pensare che l'apostolo si rivolga a Festo, il governatore romano, e ai capitani principali, che erano presenti, e, essendo pagani, non credevano a questa dottrina; oppure al re Agrippa, che poteva essere un sadduceo, e a quei sadducei che erano in tribunale e discutevano con loro, perché doveva essere considerato come una cosa da non accreditare in alcun modo,

che Dio risusciti i morti; il che può essere compreso sia della particolare risurrezione di Cristo dai morti, che non fu creduta, né dai Romani né dai Giudei, e né dai Farisei né dai Sadducei; o della risurrezione generale dei morti, che è stata giudicata dalla natura delle cose impraticabile e impossibile da questi ultimi, così come dai pagani: ma poiché Dio è onnisciente e onnipotente, e giusto e verace, sa dove si trova ogni particella di un corpo morto, e può radunare tutti insieme e ispirare la vita; cosa che può fare con la stessa facilità, come per formare tutte le cose dal nulla, come ha fatto; e la sua giustizia e veridicità sembrano esigere che gli stessi corpi che sono stati partner delle loro anime nel peccare o nelle sofferenze condividano con loro il dolore o la felicità; non può essere né assurdo, né irragionevole, né incredibile, supporre che Dio li risusciterà dai morti

9 Versetto 9. In verità ho pensato tra me e me,

Questo sembra essere una correzione di se stesso, perché dovrebbe meravigliarsi della loro ignoranza e incredulità, in particolare riguardo a Gesù che è il Messia, e alla sua risurrezione dai morti, e parlare con loro di ciò; Quando questo era un tempo il suo caso, erano i veri sentimenti della sua mente, ciò che nella sua coscienza credeva giusto e giusto; cioè

che io debba fare molte cose contrarie al nome di Gesù di Nazaret; a lui stesso, alla sua religione, al suo Vangelo, alle ordinanze e al popolo; bestemmiando il suo nome, negandogli di essere il Messia, condannando la sua religione come eresia, contestando le sue dottrine e il suo modo di adorare e perseguitando i suoi seguaci

10 Versetto 10. cosa che ho fatto anch'io a Gerusalemme,

La metropoli della Giudea, dove aveva avuto la sua educazione, ed era ben conosciuta; qui acconsentì alla morte di Stefano, e tenne le vesti dei testimoni mentre lo lapidavano; e qui trascinò uomini e donne dalle loro case, e li mise in prigione, e fece scompiglio alla chiesa di Cristo, e distrusse la fede, e quelli che la professavano, tanto quanto in lui giaceva

E molti dei santi li ho rinchiusi in prigione; a Gerusalemme; vedi Atti 8:3

aver ricevuto l'autorità dai sommi sacerdoti; per prenderli e imprigionarli

E quando furono messi a morte; sembra infatti che siano stati messi a morte più di Stefano, anche se non ne abbiamo alcun conto:

Ho dato la mia voce contro di loro; non che sedesse in consiglio, o fosse un membro del sinedrio ebraico, e votasse per l'esecuzione dei cristiani, ma fu contento della sentenza che avevano emesso e l'approvò; oppure si unì agli zeloti, che, senza alcuna forma di legge, si impadronirono dei cristiani e li misero a morte ovunque li trovassero; e a questo egli acconsentì, e incoraggiò: alcuni rendono le parole, io ho portato la sentenza; come la versione latina della Vulgata, cioè la sentenza di condanna che il sinedrio ebraico emise sui discepoli e sui seguaci di Cristo: questo Saulo prese e lo portò, forse, sia al governatore romano, perché fosse firmato da lui, sia agli ufficiali per metterlo in esecuzione; tanto era laborioso e avanti nel perseguitare i santi

11 Versetto 11. E li punii spesso in ogni sinagoga,

A Gerusalemme, dove ce n'erano molti; vedi Gill su " Atti 24:12" ; picchiandoli e flagellandoli lì, come si usava; vedi Matteo 10:17

e li costrinsero a bestemmiare; il Signore Gesù Cristo, sia per negargli di essere il Messia, sia per chiamarlo maledetto; come gli Ebrei e i Pagani obbligarono a fare alcuni professori del Cristianesimo, che erano solo nominali, e non avevano la grazia e la forza di resistere alle loro minacce, e di sopportare le loro persecuzioni:

ed essendo estremamente arrabbiato contro di loro; pieno di malizia, invidia e odio:

Li ho perseguitati fino a città straniere; in particolare Damasco; e del suo viaggio fino a lì, dà un resoconto nel versetto seguente; o con la violenza della sua persecuzione li obbligò a fuggire in città straniere, dove erano stranieri e stranieri; anche se egli stesso non li seguì lì, poiché non leggiamo di un suo viaggio altrove se non a Damasco; mentre coloro che erano stati dispersi dalla persecuzione, di cui era coinvolto, viaggiarono fino a Fenicia, Cipro e Antiochia, Atti 9:19. La frase può essere tradotta "anche alle città senza"; cioè senza la terra di Israele: negli scritti ebraici si fa frequente menzione di tali città come חוצה לארץ, "senza la terra"

12 Versetto 12. Al che, mentre andavo a Damasco,

Essendo intenzionati, in base alle cose sopra dette, a punire i santi, costringerli a bestemmiare, imprigionarli e persino a metterli a morte a causa di queste cose; per questo incarico e per questo affare si recò a Damasco, la principale città della Siria, dove sapeva che c'erano molti che credevano in Cristo, che vi si erano trasferiti da Gerusalemme a causa della persecuzione, o vi si erano stabiliti prima.

con l'autorità e l'incarico dei sommi sacerdoti; il sinedrio giudaico, per portare quelli di loro a Damasco legati a Gerusalemme, per essere puniti, come in Atti 9:2, 22:5 e che la versione etiopica aggiunge qui

13 Versetto 13. Atti a mezzogiorno, o re,

Così in Atti 12:6. Questa circostanza è omessa in Atti 9:3. Il re Agrippa è chiamato dall'apostolo a suscitare la sua attenzione su ciò che stava per raccontare, essendo molto meraviglioso e di grande importanza

Vidi sulla strada; cioè a Damasco, quando si trovava vicino alla città;

una luce dal cielo; che da lì discese:

al di sopra della luminosità del sole; era una luce più grande di quella, altrimenti non avrebbe potuto essere percepita a mezzogiorno, o avrebbe avuto l'effetto che ebbe su Saul e sulla sua compagnia. Questo racconto della grandezza della luce, non si trova negli altri luoghi in cui viene data questa narrazione:

risplendendo intorno a me: così in Atti 9:3, 12:6

e quelli che hanno viaggiato con me; Questo non è menzionato negli altri resoconti

14 Versetto 14. E quando fummo tutti caduti a terra,

Saul, e gli uomini che erano con lui, per paura della Maestà divina, che da questa luce straordinaria si pensava fosse presente: gli altri racconti raccontano solo la caduta di Saul a terra; come questo debba essere conciliato con il loro rimanere senza parole, in Atti 9:7, vedi Gill su "Atti 9:7"

Udii una voce che mi parlava, ecc. vedi Gill su " Atti 10:4 ". vedi Gill su " Atti 10:5"

15 Versetto 15. E io dissi: "Chi sei tu, Signore?" ed egli disse:

O "il Signore disse", come recitano la copia alessandrina, la Vulgata latina e le versioni siriache:

Io sono Gesù che tu perseguiti; le versioni siriaca ed etiopica recitano: "Gesù di Nazareth"; vedi Gill su " Atti 9:5"

16 Versetto 16. Ma alzati e mettiti in piedi,

Questo, e ciò che segue in questo e nei due versetti seguenti, non si trovano in nessuno dei precedenti racconti; e queste parole sono usate non solo perché Saul era caduto a terra, e sono un incoraggiamento a rialzarsi e a stare in piedi fisicamente, ma a farsi coraggio e ad essere di buon animo; perché, sebbene avesse agito in modo così vile e crudele per mezzo di Cristo e del suo popolo, tuttavia aveva disegni di grazia e di buona volontà verso di lui; e questa apparizione non era per la sua distruzione, ma per il suo onore, conforto e utilità.

poiché io sono apparso a te per questo scopo; non per vendicarsi delle offese passate, ma per i fini qui di seguito menzionati: e questa apparizione di Cristo era reale, corporea e personale, e non immaginaria, o semplicemente visionaria e intellettuale; ed è a questa vista di Cristo che si riferisce più di una volta, in parte come prova della risurrezione di Cristo dai morti, e in parte per dimostrare la verità del suo apostolato, 1Corinzi 9:1, 15:8

per fare di te un ministro e un testimone delle cose che hai vedute, e delle cose nelle quali ti apparirò; così che egli fu apostolo non dagli uomini, né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo, come egli stesso dice, Galati 1:1. Egli era un ministro, non di opera dell'uomo, ma di Cristo; ed essi sono i soli veri ministri del Vangelo, che sono fatti da Cristo, che hanno da lui la loro missione e il loro mandato, le loro qualifiche, doni e capacità, la loro dottrina, il loro lavoro e il loro salario: e l'opera dell'apostolo, come ministro, era quella di essere un testimone; era per testimoniare ciò che aveva visto di Cristo corporalmente; e quale conoscenza della sua persona, del suo ufficio e della sua grazia gli fu ora comunicata dallo spirito di sapienza e di rivelazione; e ciò che in seguito gli sarà fatto conoscere, sia mediatamente da Anania, sia immediatamente da Cristo e dal suo Spirito; poiché l'apostolo ebbe dopo apparizioni, visioni e rivelazioni; vedi Atti 22:17,18, 23:11, 2Corinzi 12:1-4,7

17 Versetto 17. liberandoti dal popolo,

Cioè, il popolo dei Giudei, in quanto si distingue dai Gentili; e così si legge nella versione siriaca, e in due copie di Beza e in due di Stephens; poiché il Signore sapeva che non appena Saulo si fosse convertito e avesse professato il suo nome e predicato il suo Vangelo, il popolo dei Giudei sarebbe diventato immediatamente i suoi nemici implacabili e avrebbe cercato di distruggerlo; perciò egli gli promette prima della mano la liberazione e la sicurezza da loro,

e dai Gentili, ai quali ora ti mando; sia agli ebrei che ai gentili; ai Giudei prima, e poi ai Gentili; il quale metodo l'apostolo osservò e quale condotta seguì, finché i Giudei non allontanarono da loro il Vangelo; e poi si rivolse ai Gentili, ai quali predicava principalmente, come loro apostolo, e fu salvato da molti pericoli tra loro, come è qui promesso

18 Versetto 18. Per aprire i loro occhi,

Gli occhi del loro intelletto, che erano chiusi, oscurati e accecati: in una copia si legge: "gli occhi dei ciechi"; e la versione etiope lo rende "gli occhi del loro cuore"; e averli aperti, significa averli illuminati, per vedere il loro stato e la loro condizione perduti per natura, l'eccessiva peccaminosità del peccato, la piaga dei loro cuori, l'impurità della natura, l'impotenza dell'uomo a ciò che è spiritualmente buono, l'imperfezione dell'obbedienza e l'insufficienza della giustizia di un uomo per giustificarlo davanti a Dio; e per vedere dove è posto l'aiuto e dov'è la salvezza; di considerare Cristo come l'unico Salvatore capace, volenteroso, completo e adatto; vedere che in lui c'è vita e giustizia, pace, perdono, grazia e gloria; e di avere una visione delle dottrine del Vangelo e di dare un'occhiata alle cose invisibili di un altro mondo. Ora, però, questa è tutta l'opera dello Spirito, dal quale solo gli occhi dell'intelletto sono illuminati; tuttavia questo è attribuito all'apostolo, non come la causa efficiente, ma come lo strumento e il mezzo attraverso la predicazione del Vangelo, di cui lo Spirito di Dio volle, e si servì:

e per convertirli dalle tenebre alla luce; o che possano essere trasformati, come la Vulgata Latina, e tutte le versioni orientali lo rendono: per tenebre si intende l'oscurità della natura, l'oscurità del peccato, dell'ignoranza e dell'incredulità, in cui sono tutti gli uomini per natura, che sono nelle tenebre e ignorano Dio e le perfezioni della sua natura, e il peccato, e il male che c'è in esso, e che ne deriva; e la via della pace, della giustizia e della salvezza mediante Cristo; e l'opera dello spirito nella rigenerazione e nella santificazione sul cuore; e sulle Scritture di verità e sulle dottrine del Vangelo, e quale sarà il loro stato e la loro parte in un altro mondo; essi non sanno dove sono, che cosa sono, né dove vanno: e nella chiamata efficace questa oscurità è in gran parte rimossa, ed essi sono trasformati in luce; a Dio, che è la luce stessa, e a Cristo, la luce del mondo, e alla luce della parola, e a una partecipazione della luce della grazia qui, nella quale vedono la luce, e contemplano le cose di sopra, e della luce della gloria nell'aldilà. Questa è un'espressione usata dagli ebrei, al tempo della pasqua, quando lodano il Signore e lo rendono grazie per le meraviglie che ha operato per i loro padri e per loro, come per averli fatti uscire dalla schiavitù della libertà, e dal dolore alla gioia, e מאפלה לאור גדול, dalle tenebre a una grande luce [e]. La conversione è il fine del ministero evangelico, e ad esso è necessaria l'illuminazione; sì, si trova in una svolta dalle tenebre alla luce, come è qui espresso: e questa conversione non è semplicemente esteriore, o una riforma dei costumi; Questa è infatti a volte chiamata conversione, ed è il volgersi di un uomo dal male delle sue vie, da una vita e da una conversazione viziose, a un modo di vivere sobrio, ed è spesso realizzata attraverso il ministero della parola; ma allora questo può avvenire dove non c'è vera conversione, e dove non c'è alcuna illuminazione speciale dello Spirito, né alcuna vera luce spirituale; e potrebbe esserci un ritorno al corso di vita precedente; Inoltre, questa conversione esterna, quando è giusta e genuina, è il frutto e l'effetto della conversione interiore, o vera grazia, e ne è tutt'al più solo l'evidenza: né è una conversione a una dottrina in modo professionale; gli uomini possono convertirsi in questo senso e rimanere malvagi; possono avere la forma, ma non il potere della divinità; conoscere la dottrina e professarla, eppure essere estranei all'esperienza di essa: né progetta una restaurazione dopo le ricadute; che a volte va sotto il nome di conversione, come fu quella di Pietro dopo la sua caduta; Ma qui si intende la prima opera di conversione, che è interna, ed è una svolta del cuore degli uomini; e non è opera dell'uomo, ma di Dio, che ha nelle sue mani i cuori di tutti e può volgerli a suo piacimento; ed è ciò in cui l'uomo è passivo, non si converte, ma è convertito dal Signore; anche se i ministri possono essere, e sono strumenti in esso. Ne consegue,

e dal potere di Satana a Dio: questo potere di Satana non riguarda il suo potere sul resto dei demoni, di cui egli è il principe e il capo; perciò è chiamato il principe dei demoni, e il principe del potere dell'aria; ma il suo potere sul mondo degli uomini, che egli ha per usurpazione, e perciò è chiamato il principe del mondo; ma non il suo potere sui corpi degli uomini, possedendoli, infliggendo loro malattie e la morte stessa, né sui loro beni; tutto ciò è solo con il permesso di Dio, ogni volta che lo esercita; ma sulle anime degli uomini, nei quali egli regna come nel suo regno: egli è l'uomo forte armato, e i cuori degli uomini sono i suoi palazzi, custoditi da demoni e concupiscenze impure; Quando tutti i beni sono mantenuti in pace da lui, non c'è preoccupazione per il peccato, nessuna ricerca della salvezza, nessun timore delle maledizioni della legge, né paura dell'inferno e della dannazione, ma tutto nella massima sicurezza: ed egli non solo dimora nei cuori delle persone non rigenerate, ma vi opera efficacemente; fomentando le loro corruzioni, mettendo cose cattive nelle loro menti e istigandoli contro la vera religione spirituale e potente, e i suoi professori: Egli ha potere sulle menti di coloro che non credono, per accecarli, mantenendoli nella cecità e accrescendola; cosa che fa distogliendo le loro menti dall'ascolto del Vangelo; e mentre lo ascoltavano, riempiendoli di inimicizia contro di esso. Inoltre, sono condotti da lui come prigionieri secondo la sua volontà; sono in suo potere, come l'uccello è nel laccio dell'uccellatore, e come un prigioniero nelle mani di un carceriere; e sono interamente ai suoi ordini, e fanno le sue concupiscenze, e obbediscono alla sua volontà: e questo può anche avere un particolare rispetto per il potere e l'autorità che egli esercitava sui pagani, prima che il Vangelo venisse tra loro; Satana usurpò un potere sul mondo dei Gentili e lo assunse come dio di esso; e per molte centinaia d'anni fu adorato nei loro idoli; e li tenne saldamente legati a sé nei ceppi dell'ignoranza, della superstizione e dell'idolatria; ma ora il Vangelo è stato mandato in mezzo a loro per liberarli da questo suo potere e da questa sua tirannia; e fu reso effettivo per l'allontanamento di moltitudini di loro da lui, e la sottomissione a lui, che si fa nell'efficace chiamata di ogni persona; non che Satana non abbia più potere su di loro per tentarli e affliggerli, ma non per dominarli e guidarli a piacimento, e tanto meno per divorarli e distruggerli: e allora anche loro si rivolgono a Dio, per avere vera conoscenza di lui, e un desiderio sincero di lui, che prima non avevano; e all'amore per lui, i cui cuori prima erano inimicizia verso di lui; e di credere in lui, e di confidare in lui come il Dio della provvidenza e della grazia; e di avere comunione con Lui; e di essere soggetto al suo governo, e di obbedirgli allegramente, sia esternamente che internamente

Affinché ricevano il perdono dei peccati: come atto della grazia gratuita di Dio, per mezzo del sangue di Cristo, che è stato versato per essa; e il cui libero e pieno perdono dei peccati è pubblicato nel Vangelo, affinché chiunque crede in Cristo, possa riceverlo per fede. Questo è ciò di cui ogni anima illuminata vede di aver bisogno e di cui desidera; è la prima cosa che vuole e chiede alle mani di Dio; e nulla può essere più adatto al suo caso, e benvenuto in esso; e questa è la buona novella che è annunziata nel ministero del Vangelo: e si ha in modo da ricevere; poiché non si compra con il denaro, né si procura con i meriti degli uomini; ma è un dono di Dio, che viene ricevuto per mano della fede nella coscienza del peccatore illuminato; le cui conseguenze sono la pace, la gioia e il conforto

E l'eredità tra coloro che sono santificati dalla fede che è in uno: per "eredità" si intende, o qualcosa di cui si gode ora, come Dio stesso, che è la parte del suo popolo, e la sorte della loro eredità; o una parte e un interesse in Cristo, che è quella buona parte e porzione, e che non sarà mai tolta; e le benedizioni della grazia in lui, che, oltre al perdono dei peccati, sono la pace con Dio, una giustizia che giustifica e l'adozione della grazia: o piuttosto la gloria e la felicità eterne nell'aldilà sono qui designate, che è chiamata "eredità" o "sorte", in allusione alla terra di Canaan, che fu distribuita a sorte; Non che il paradiso sia una cosa casuale; ma significa che ogni Israelita avrà davvero la sua parte e la sua porzione in esso. Ci sono molte cose che mostrano un accordo tra il cielo e il paese di Canaan; quello era un bel paese, e pronto per gli Israeliti; e così il cielo è il paese migliore, e la città e il regno che Dio ha preparato per il suo popolo fin dalla fondazione del mondo: un deserto fu attraversato per primo, e molte battaglie combattute prima che fosse posseduto; il popolo di Dio passa per il deserto di questo mondo, e combatte il buon combattimento della fede, e poi entra nel riposo: gli Israeliti vi furono introdotti non da Mosè, ma da Giosuè; e i santi vanno in cielo, non per le opere della legge, ma per mezzo di Cristo Salvatore, un altro Gesù o Giosuè: e infine, Canaan era un luogo di riposo; e così è il cielo. Inoltre, può essere chiamato così, in allusione alle eredità tra gli uomini, sebbene superi di gran lunga tutte quelle terrene, essendo incorruttibile, immacolato, che non appassisce, riservato nei cieli; eppure ha una certa somiglianza con loro; è ciò che è lasciato in eredità ai figli di Dio dal loro Padre celeste, e viene loro mediante la morte di Cristo il testatore, ed è per sempre: non è né comprato né acquisito, ma è dato gratuitamente; appartiene solo ai figli di Dio, ed è il dono gratuito che il Padre loro ha fatto loro, ed è goduto solo da coloro che sono "santificati"; e si trova tra loro, e sarà congiuntamente ed equamente posseduto da loro. Si dice che gli eredi della salvezza siano santificati in diversi sensi; essi sono santificati da Dio Padre nell'eterna elezione, essendo separati dagli altri, ed eletti mediante la santificazione ad esso; e sono santificati "nel" Signore Gesù Cristo: essi sono santificati in lui in modo rappresentativo, essendo egli il capo del patto del suo popolo, ha ogni grazia, e quindi ogni santità in lui per loro, che è perfetta e completa; e questa è la fonte di tutta quella santità che è in loro, e che essi hanno comunicato loro in virtù della loro unione con lui; e anche loro sono santificati "in" lui attraverso l'imputazione della santità della sua natura umana a loro, che è un ramo della loro giustificazione davanti a Dio; e sono santificati da lui meritorio, o dal suo sangue, per mezzo del quale i loro peccati sono espiati e pienamente espiati; e così in questo senso sono santificati da esso: e sono santificati internamente dallo Spirito di Dio, che nella rigenerazione produce in loro principi di grazia e santità, che prima non c'erano; L'uomo era originariamente in possesso di una perfetta santità morale, ma attraverso il peccato è diventato una creatura empia; e nello stesso stato e condizione sono i figli di Dio per natura, come gli altri, e hanno bisogno delle influenze santificanti dello Spirito divino per renderli adatti all'eredità incontaminata: e questa eredità questi santificati ricevono per fede ora, come fanno il perdono dei loro peccati; cioè, ora ricevono per fede la promessa dell'eredità, e la caparra e il pegno di essa, e il loro diritto ad essa, e rivendicano su di essa: per la frase,

per fede che è in me, non deve essere collegato con la parola "santificato", ma con la parola "ricevere", nella frase precedente; e ha rispetto ad entrambi i benefici che riceve da Cristo, l'oggetto di esso qui espresso; poiché non è alcuna fede, ma la fede che è in Cristo, per mezzo della quale queste benedizioni della grazia sono ricevute e godute. e tutto ciò mostra i grandi fini e l'utilità del ministero evangelico

19 Versetto 19. Al che, o re Agrippa,

Essendo stato favorito da questa illustre apparizione del Signore e da questa sua dichiarazione e incarico,

Non sono stato disubbidiente alla visione celeste; a Cristo stesso, che apparve dal cielo in tanta luce e gloria, e gli parlò, e gli stabilì ciò che doveva essere e fare, e dichiarò di che utilità dovesse essere; egli non miscredette a ciò che Cristo aveva detto, né fu disubbidiente agli ordini che gli aveva dato, ma si mise subito all'opera a cui lo aveva chiamato, senza consultare carne e sangue; vedi Galati 1:16

20 Versetto 20. ma prima mostrarono loro di Damasco,

Gli ebrei a Damasco ai quali l'apostolo predicò per la prima volta; vedi Atti 9:20,22

a Gerusalemme e in tutto il territorio della Giudea; osservando l'ordine della sua missione, Atti 26:17 sebbene solo dopo essere stato in Arabia, ed essere tornato a Damasco, andò a Gerusalemme e vi predicò; vedi Galati 1:17,18 rispetto ad Atti 9:28

e [poi] ai Gentili; come ad Antiochia in Pisidia, a Iconio, a Derbe e a Listra in Licaonia; e a Filippi, Tessalonica e Berea in Macedonia; e in molti luoghi della Grecia e dell'Asia, come ad Atene, Corinto, Efeso e altri, come mostra questa storia; e infatti predicò il Vangelo da Gerusalemme all'Illirico;

che si pentissero; cioè, che si pentano dei loro peccati; del peccato in generale, in quanto commesso contro Dio, è una trasgressione della sua legge, e in quanto è in sé estremamente peccaminoso, e nei suoi effetti terribile; e di peccati particolari, come quelli a cui gli uomini sono stati più particolarmente assuefatti, e di cui gli Ebrei e i Gentili, l'apostolo fu mandato, e ai quali egli predicò, erano stati colpevoli: come i primi della loro volontà adorare, e seguendo i comandamenti e le tradizioni degli uomini, rendendo così nulla la legge di Dio; del loro rifiuto e crocifissione del Messia; della persecuzione che avevano dato ai suoi apostoli, ai suoi ministri e al suo popolo; e della loro fiducia e dipendenza dalla loro giustizia per la giustificazione: e quest'ultima dalle loro immoralità, superstizioni e idolatria; e l'uno e l'altro non solo delle azioni grossolane esteriori della vita, ma dei peccati e delle concupiscenze interiori: e il pentimento di ciascuno di questi risiede in un diverso sentimento di essi; in un disgusto e orrore per loro; nella vergogna e nella confusione a causa loro; nell'auto-riflessione su di loro e nell'umiliazione per loro; in un ingenuo riconoscimento di loro, e allontanandosene: e questo non è un pentimento nazionale di cui i ministri del Vangelo devono mostrare agli uomini la necessità; sebbene ciò non sia indegno di loro, quando c'è una chiamata nella Provvidenza ad essa, e lo stato delle cose lo richiede; molto meno legale, ma un pentimento evangelico; che ha con sé la fede in Cristo Gesù, che tratta del suo sangue e della sua giustizia per la remissione dei loro peccati e la loro giustificazione davanti a Dio; e che scaturisca da, sia incoraggiato e accresciuto da un senso dell'amore di Dio: e ora che questo fa parte del ministero del Vangelo, non suppone che sia in potere degli uomini pentirsi di se stessi, poiché nessun uomo, finché rimane insensibile alla natura malvagia del peccato, e la durezza del suo cuore continua, che nessuno se non Dio può rimuovere, può pentirsi; e quando diventa veramente assennato, allora prega Dio di dargli il pentimento e di convertirlo: né ciò contraddice affatto il fatto di essere una benedizione del patto, un dono di Cristo e una grazia dello Spirito di Dio; né suggerisce che la predicazione della parola sia sufficiente da sola a produrla; il contrario di cui dichiara il ministero di Giovanni Battista, di Cristo e dei suoi apostoli; ma lo scopo su cui si insiste nel ministero del Vangelo, è quello di mostrare che gli uomini sono peccatori, e in tale stato e condizione, che hanno bisogno del pentimento, e che senza di esso devono perire; e piuttosto questo deve essere inculcato silenziosamente, poiché il vero pentimento è per la vita, è l'inizio e la prova della vita spirituale, e porta alla vita eterna; e poiché c'è una stretta connessione tra ciò e la salvezza, e che senza di essa non c'è salvezza. Ne consegue,

e volgersi a Dio; questo deve essere inteso, non della prima opera di conversione, che è l'opera di Dio, e non l'atto dell'uomo, e in cui l'uomo è passivo, e che è prima del pentimento, mentre questo ne consegue; sebbene i ministri della parola si preoccupino di questo; per realizzare ciò è la progettazione e l'uso delle loro amministrazioni; il loro compito è quello di mostrare la natura della conversione, che cos'è e in che cosa consiste; per correggere gli errori su di esso, e per osservarne la necessità: ma qui è progettato un volgersi a Dio, in conseguenza della grazia della prima conversione; con il riconoscimento e la confessione del peccato a Dio, con la richiesta di perdono alla grazia e alla misericordia, con la fiducia e la dipendenza da lui per la giustizia, la vita e la salvezza, e con l'obbedienza ai suoi comandamenti e alle sue ordinanze. Essa intende far sì che i Giudei si allontanino dai loro princìpi e dalle loro pratiche malvagie, dalle tradizioni dei loro anziani alla legge di Dio, il Vangelo di Cristo, e le sue ordinanze, e i Gentili, dai loro idoli all'adorazione del Dio vero e vivente.

e le opere degne di ravvedimento sono le stesse con "frutti degni di ravvedimento", Matteo 3:8. E quelli che sono particolarmente menzionati in 2Corinzi 7:11 sono quelli che sono l'opposto delle azioni malvagie di cui si sono resi colpevoli, e che sono propriamente opere buone. Ed essi sono coloro che sono fatti secondo la volontà di Dio dichiarata nella sua parola, questo è un requisito di un'opera buona; ciò che non è secondo la parola di Dio non è un'opera buona, né può essere alcuna prova di pentimento; e sono anche quelli che scaturiscono dall'amore per Dio, perché se sono fatti per paura della punizione, o per fini sinistri ed egoistici, mostrano che il pentimento è meramente legale: e sono quelli che sono fatti con fede, nel nome e nella forza di Cristo, e alla gloria di Dio per mezzo di lui. Tutte le buone opere esteriori sono progettate per dimostrare che il pentimento interiore professato e il cambiamento esteriore operato nella religione e nel culto sono genuini e sinceri: le dottrine del pentimento interiore e del culto esteriore, e tutte le buone opere, fanno parte del ministero del Vangelo e devono essere insistite al loro posto

21 Versetto 21. Per queste ragioni i Giudei mi presero nel tempio,

Intende i Giudei asiatici, i quali, trovandolo nel tempio, lo presero e lo trascinarono fuori di esso: e, come egli dice, stavano per uccidermi; per nessun'altra ragione, se non per predicare ai Gentili e per predicare loro le suddette dottrine: ciò a cui si riferisce è in Atti 21:27-31

22 Versetto 22. Avendo dunque ottenuto l'aiuto di Dio,

Sia per predicare il Vangelo, sia per sfuggire al pericolo; poiché lo aveva liberato molte volte sia dai Giudei che dai Gentili, secondo la sua promessa, Atti 26:17 e particolarmente dai Giudei asiatici, quando stavano per ucciderlo, per mezzo di Lisia, il capitano in capo, che lo liberò dalle loro mani; e anche dall'insidia dei Giudei per togliergli la vita, e dai vari metodi che usarono sia con Felice che con Festo per portarlo in loro potere: ma il Signore apparve per lui, e lo salvò da tutti i loro disegni perniciosi contro di lui; e quindi poteva dire così:

Io rimango fino ad oggi, nella terra dei viventi, benché in catene.

testimoniare sia ai piccoli che ai grandi; ai re e ai sudditi, come ora ad Agrippa, a Festo, ai capi dei capitani e ai principali abitanti di Cesarea, e al popolo riunito; all'alto e al basso, al ricco e al povero, allo schiavo e al libero, al maschio e alla femmina, al giovane e al vecchio; a persone di ogni stato, età e sesso:

dicendo nient'altro che quelle che i profeti e Mosè avevano detto che sarebbero venute. Egli menziona questo in opposizione all'accusa contro di lui, come che egli parlò contro la legge di Mosè, così come contro il tempio, e il popolo dei Giudei; mentre la sua dottrina era perfettamente conforme agli scritti di Mosè, e i profeti, riguardo al Messia, di cui parlano in molti luoghi, e che gli ebrei aspettavano. C'è un'intera armonia e accordo tra gli scritti di Mosè, e i profeti dell'Antico Testamento, e gli apostoli del Nuovo, in tutte le dottrine della rivelazione evangelica; nella dottrina di una trinità di persone nell'unità dell'essenza divina e della divinità propria di ogni persona; nelle dottrine che riguardano la persona, gli uffici e l'opera di Cristo; che egli è il Figlio di Dio, Dio e uomo in una sola persona, e l'unico Mediatore tra Dio e l'uomo; e che egli è profeta, sacerdote e re; e che la grande opera per cui è stato nominato, intrapresa, e si è realizzata, e ha compiuto, è la redenzione del suo popolo; e nelle diverse dottrine della grazia riguardanti la scelta degli uomini per la salvezza, il patto fatto con Cristo a causa loro, la loro redenzione, giustificazione e perdono, il loro pentimento e le buone opere, la risurrezione dei morti e uno stato futuro: le cose particolari istanziate nell'apostolo, predicate dall'apostolo, e Mosè e i profeti hanno detto che dovrebbero essere: e in cui hanno concordato, sono i seguenti

23 Versetto 23. Che Cristo soffra,

Grandi afflizioni nell'anima e nel corpo, e la morte stessa; questo è riportato da Mosè, Genesi 3:15 ed è il senso di molti tipi, come della pasqua, del serpente di rame, ecc. e di tutti i sacrifici che da Dio furono stabiliti da lui, ed è il racconto costante di tutti i profeti dal principio alla fine; vedi Salmi 22:1,2,6,7,11-21, Isaia 53:2-12; Daniele 9:26, Zaccaria 9:9, 12:10, 13:6,7. Chi soffre è Cristo, o il Messia, non il Padre, né lo Spirito, ma il Verbo, o Figlio di Dio, e non nella sua natura divina, che era incapace di soffrire, ma nella sua natura umana; Sebbene le sofferenze possano essere attribuite a tutta la sua persona, entrambe le nature sono unite in lui: e quindi sono diventate efficaci per rispondere agli scopi per cui sono state sopportate; e che sopportò non per se stesso, né per gli angeli, ma per gli eletti, i peccatori e gli empi; per fare per loro la pace e la riconciliazione, procurare il perdono dei loro peccati, ottenere per loro la redenzione eterna, liberarli da ogni male e da ogni nemico, e avvicinarli a Dio: e ciò che soffrì non fu altro che ciò che era stato predetto negli scritti dell'Antico Testamento, che da sempre rappresentano il Messia come un sofferente; e in particolare che soffrisse nel suo carattere, fosse insultato e considerato un verme, e nessuno, Isaia 53:3 , Salmi 22:6 , 59:9 e nella sua anima e nel suo corpo, e fosse messo a morte e sepolto, come mostrano le suddette profezie a cui si fa riferimento; le diverse circostanze che hanno portato o hanno accompagnato le sue sofferenze e la sua morte, sono chiaramente espresse; come il tradimento da parte di uno dei suoi discepoli, la vendita per trenta sicli d'argento, l'abbandono da parte di tutti i suoi discepoli, la sua crocifissione tra due ladroni, la separazione delle sue vesti, il dargli da bere fiele e aceto, e la trafittura del costato con una lancia, Salmi 41:9, Zaccaria 11:12,13; Zaccaria 13:7, Isaia 53:12, Salmi 22:18, 69:21; Zaccaria 12:10. E a questo si accordava la dottrina dell'apostolo, il quale insegnava che Gesù di Nazaret era il Cristo che doveva venire, e che aveva permesso tutto ciò che Mosè e i profeti dicevano che sarebbe caduto su di lui: ma questi non erano i sentimenti attuali degli Ebrei, che si aspettavano che il Messia fosse un Principe e Salvatore temporale, e di vivere in grande prosperità esteriore, e per sempre

E che egli fosse il primo a risorgere dai morti: con la sua propria potenza, e a una vita immortale, come fece Gesù; e così è il primogenito dai morti, e le primizie di coloro che dormivano: un tipo di questo, nella liberazione di Isacco, è registrato da Mosè in Genesi 22:12-14 confrontato con Ebrei 11:19 e la cosa stessa è predetta da molti dei profeti, Salmi 16:10, Isaia 26:19, Osea 6:2

e avrebbe mostrato la luce al popolo e ai Gentili, nella sua persona al popolo dei Giudei e per mezzo dei suoi apostoli ai Gentili. Negli scritti di Mosè si parla di lui come del grande profeta che Dio avrebbe suscitato in Israele, al quale avrebbero dato ascolto; e come lo Sciloh al quale dovrebbe essere il raduno del popolo, Deuteronomio 17:15, Genesi 49:10 e che egli dovrebbe essere una luce sia per gli Ebrei che per i Gentili, attraverso il ministero del Vangelo, è detto dai profeti, Isaia 9:2, 42:6, 49:6 e queste erano le cose che l'apostolo affermava nel suo ministero, in perfetto accordo con quegli scritti

24 Versetto 24. E come così parlava per se stesso,

Affermando l'integrità e l'innocenza della sua vita e della sua conversazione passate, a riprova delle quali si appellava agli stessi ebrei; esponendo i pregiudizi alla religione cristiana a cui era stato sottoposto; dichiarando la visione celeste che gli era apparsa e gli ordini divini che aveva ricevuto; affermando che nel suo ministero c'era una completa armonia tra lui e gli scritti di Mosè e i profeti, per i quali i Giudei professavano una venerazione; mentre si vendicava in tal modo, prima di aver finito di scusarsi,

Festo disse a voce alta; affinché tutti potessero udire, ed essendo mosso da risentimento per ciò che aveva udito; e può darsi che fosse scontento di Paolo perché si curava così tanto di Agrippa, e così spesso si rivolgeva a lui, e si appellava a lui, quando a malapena si voltava o lo guardava:

Paolo, tu sei fuori di te; non nei tuoi sensi, o nella tua mente sana, per parlare di tale apparizione e visione, e specialmente della risurrezione di una persona dai morti. Non è insolito che i ministri del Vangelo siano considerati pazzi, e che le dottrine che predicano siano follie e follie: si diceva che il nostro Signore stesso era fuori di sé, e che aveva un diavolo, ed era pazzo; e così erano i suoi apostoli, Marco 3:21, Giovanni 10:20 2Corinzi 5:13 e non c'è da meravigliarsi che gli uomini naturali abbiano una tale opinione di loro, dal momento che ciò che essi liberano è del tutto fuori dalla loro sfera e portata: Festo aggiunse:

molta scienza ti fa impazzire; l'apostolo era un uomo di grande cultura, sia ebreo, greco e romano; e Festo lo riconobbe di grande lettura per il fatto che menzionò Mosè e i profeti, scritti di cui non sapeva nulla. E poiché a volte è il caso, che molte letture e studi intensi fanno sì che gli uomini siano fuori di sé, pensava che fosse il caso di Paolo: così il filosofo suggerisce che gli uomini di grande ingegno e cultura, e che sono strettamente impegnati nello studio, sia in filosofia, sia in politica, o in poesia, o in affari tecnici, sono inclini ad essere malinconici e frenetici

25 Versetto 25. Ma egli disse: "Non sono pazzo, nobilissimo Festo,

Cioè, disse Paolo, come recitano la copia alessandrina, e alcune altre, e le versioni latina della Vulgata, del siriaco e dell'etiope: rispose a Festo, al quale dà il suo titolo d'onore, non per timore, né per adulazione, ma secondo l'usanza; e sebbene lo abbia usato in modo così rimproverato, come se non fosse se stesso, cosa che nega; né ciò che aveva detto mostrava nulla di quel genere, ma il contrario, a cui si appella;

ma pronuncia parole di verità e sobrietà; che sono vere in se stesse, essendo perfettamente conformi alle Scritture di verità; e sono ciò che Cristo, che è la verità stessa, ha parlato, e di cui è il soggetto; e in cui lo Spirito di verità conduce, e possiede e benedice: il Vangelo in generale, e tutte le sue dottrine, sono parole di verità; sono vere, in opposizione a ciò che è falso, non c'è nulla di falso in esse, nessuna menzogna è della verità; e a ciò che è fittizio, come il vangelo contraffatto dei falsi maestri, che assomiglia al Vangelo e ha l'apparenza della verità, ma in realtà non lo è; e per ciò che non è che ombra, il Vangelo, e le sue verità, sono solide e sostanziali; quindi la legge e la verità sono opposte l'una all'altra, Giovanni 1:17 e ci sono dottrine particolari del Vangelo, e quelle di cui l'apostolo aveva parlato, o a cui si riferiva, che sono chiamate verità, parole di verità e parole fedeli; come che Gesù Cristo è il Figlio di Dio; che egli è Dio manifestato nella carne, o è Dio e l'uomo in una sola persona; che è venuto nel mondo per salvare il capo dei peccatori; che ha sofferto, è morto ed è risorto dai morti; che la giustificazione è mediante la sua giustizia; e che come egli è il primo che è risorto dai morti, anche altri risorgeranno; o che ci sarà una risurrezione dei morti per mezzo di lui; vedi 1Giovanni 2:21,22, 1Timoteo 3:15,16; 1Timoteo 1:15; 1Corinzi 15:1,3,4, Galati 3:1; 2Timoteo 2:18. E anche queste sono "parole di sobrietà"; sono parole della più alta sapienza, che contengono la sapienza di Dio in un mistero, anche una sapienza nascosta, le cose profonde di Dio, e tali che non avrebbero mai potuto essere scoperte dalla sapienza degli uomini; sono i mezzi per portare a sé, alla sua mente sana, un uomo che prima non era se stesso; di far sì che un uomo pensi sobriamente di se stesso, e non più altamente di quanto dovrebbe pensare, anche solo pensare di se stesso, di essere il capo dei peccatori e il più piccolo dei santi; e di parlare con sobrietà, saggezza e prudenza; e di vivere sobriamente, rettamente e piamente: sono dottrine, come pronunciate dai loro fedeli ministri, che provengono da una mente sana e sobria, e hanno la tendenza a rendere saggi e sobri; e quindi dovrebbero essere pronunciati "apertamente", apertamente e coraggiosamente, liberamente e fedelmente, costantemente e continuamente, come lo furono dall'Apostolo, qualunque rimprovero, calunnia e riflessione possano essere gettati su di loro per averlo fatto, anche se possono essere chiamati stolti e pazzi

26 Versetto 26. Poiché il re conosce queste cose,

Qualcosa di loro, delle sofferenze e della risurrezione del Messia, e del suo mostrare luce ai Giudei e ai Gentili, come sono menzionati da Mosè e dai profeti, i cui scritti Agrippa conosceva, e di queste cose come si sono adempiute in Gesù di Nazaret; almeno aveva sentito la notizia di loro, come si diceva che si fossero compiute in lui

Davanti al quale parlo anche liberamente; a motivo della conoscenza che aveva di queste cose:

perché sono persuaso che nessuna di queste cose gli è nascosta; come che Mosè e i profeti hanno predetto allora, e che hanno avuto il loro compimento in Gesù;

perché questa cosa non fu fatta in un angolo: il ministero di Gesù era pubblico, i suoi miracoli erano fatti apertamente, la sua sofferenza per la morte di croce sotto Ponzio Pilato era generalmente nota, e la sua risurrezione dai morti era un fatto ben attestato, e il ministero del suo Vangelo ai Giudei e ai Gentili era noto. Le versioni araba ed etiopica si riferiscono alle parole e alle azioni di Paolo, che ciò che aveva detto e fatto non era privato ma pubblico, e di cui Agrippa aveva avuto, in un modo o nell'altro, un resoconto completo; ma l'altro senso è il migliore

27 Versetto 27. Re Agrippa, credi tu ai profeti?

Che cosa hanno detto riguardo alla persona, all'ufficio, alle sofferenze, alla morte e alla risurrezione di Cristo, e che ciò che hanno detto si è adempiuto in Gesù di Nazareth?

Io so che tu credi; che ciò che i profeti hanno detto era vero e si è compiuto

28 Versetto 28. Allora Agrippa disse a Paolo:

Sul serio o ironicamente; piuttosto il primo, derivante dalle convinzioni della sua mente, che non poteva soffocare né nascondere:

quasi tu mi persuadi ad essere cristiano; professare la fede in Gesù come Messia, abbracciare la sua dottrina e sottomettersi alle sue ordinanze, che è essere un cristiano, almeno esteriormente: e quando dice "quasi", o "in poco", il suo significato è che entro un poco, o molto vicino, era di essere persuaso ad abbracciare il cristianesimo; o in una piccola questione, e sotto certi aspetti; o piuttosto in poche parole, e in un breve spazio di tempo, Paolo aveva stranamente operato su di lui per inclinarsi verso la religione cristiana; anche se il primo senso, che egli era quasi, o in poco tempo per essere un cristiano, sembra essere il migliore, come appare dalla risposta dell'apostolo: che cosa significa essere un vero cristiano, vedi Gill su "Atti 11:26". Un quasi cristiano è uno che ha molta luce e conoscenza, ma nessuna grazia; può sapere qualcosa di se stesso e del peccato, che è una violazione della legge di Dio, e delle cattive conseguenze che ne derivano, ma non ha vero pentimento per questo; egli può conoscere molto di Cristo in modo speculativo, riguardo alla sua persona e ai suoi uffici, come fanno gli stessi diavoli, e delle buone cose che vengono da lui, come la pace, il perdono, la giustizia e la salvezza; ma non applica queste cose a se stesso; può avere una vasta conoscenza nozionale delle dottrine del Vangelo, ma non ha esperienza del potere, della dolcezza e del conforto di esse nella sua anima; Tutta la sua conoscenza è non santificata e senza pratica: è uno che gusta le cose divine, ma non ne possiede la verità; può gustare il dono celeste, la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire; eppure non è che un sapore, superficiale, quello che ha; Egli non assapora e non gusta queste cose, né ne è nutrito: ha una grande fede nel modo storico, e talvolta un'audace fiducia e certezza di felicità eterna; ma non ha la fede del tipo giusto, che è spirituale e speciale, che è la fede degli eletti di Dio, il dono di Dio e l'opera del suo Spirito; per mezzo del quale l'anima contempla la gloria, la pienezza e l'adeguatezza di Cristo, con un senso di bisogno, e va verso di lui, rinunciando a tutto ciò che è di sé, e si aggrappa a lui, e confida in lui per la salvezza; e che opera con amore a Cristo e al suo popolo, e ha con sé i frutti della giustizia: può esprimere una grande quantità di vistosa affettazione alla parola, e ai suoi ministri, per un po', ma non ha nulla di solido e sostanziale in sé; può partecipare allo Spirito Santo, ai suoi doni in larga misura, ma non alla grazia speciale e interna; e in verità può essere solo un quasi cristiano, che lo diventa solo attraverso la persuasione degli uomini: è una parte del ministero evangelico persuadere gli uomini, ma questo di per sé è inefficace; un vero cristiano è reso tale dalla potenza della grazia divina. Agrippa fu solo persuaso, e quasi persuaso dall'apostolo, ad essere cristiano, ma non dal Signore, né del tutto, che persuade Iafet ad abitare nelle tende di Sem

29 Versetto 29. E Paolo disse: "Lo vorrei a Dio,

Questa preghiera dell'apostolo mostra il suo affetto per le anime degli uomini, e il suo grande desiderio per la loro conversione, e anche il suo senso della potenza e della grazia di Dio, come necessarie ad essa:

che non solo tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, eravate quasi e del tutto come sono io; cioè, il suo desiderio era che non solo Agrippa, ma che tutti coloro che erano presenti, non solo in un po', o in qualche grado basso, ma interamente, nel senso più alto e più pieno, cristiani, come lui; che essi conoscevano tanto di Cristo, e avevano tanta fede in lui, e amore per lui, quanto lui, ed erano pronti a servirlo e obbedirgli: egli non desidera che Agrippa e gli altri che lo ascoltarono fossero come lui, un bigotto per le tradizioni e le cerimonie, che confidava nella sua giustizia, ha fatto molte cose contrarie al nome di Gesù, è stato un bestemmiatore di lui, un persecutore dei suoi santi e un ingiurioso; ma com'era ora, non intendendo rispetto alle sue circostanze civili, come un povero meschino e un fabbricante di tende, o rispetto al suo unico stato di vita, che altrove consiglia, 1Corinzi 9:5 o rispetto alla sua capacità ministeriale, come apostolo di Cristo e predicatore del Vangelo; ma come cristiano, e a titolo privato: il suo senso è che desiderava che fossero come lui, rigenerati dallo Spirito di Dio, nuove creature in Cristo, chiamati dalla grazia di Dio con una santa chiamata, credenti in Cristo, amanti di lui, perdonati dal suo sangue, giustificati dalla sua giustizia, santificati dalla sua grazia, figli di Dio ed eredi della vita eterna: e tutto questo egli desidera da Dio, dicendo: "Volesse a Dio", ecc. sapendo che tutto questo non è degli uomini, ma di Dio; tutta la grazia, e ogni benedizione di essa, che rende o mostra che un uomo è veramente cristiano, viene da lui. E questo desiderio è espressivo della vera grazia, che desidera il bene degli altri, e anche di uno spirito veramente generoso, che non è egoista e monopolizzante; e che si preoccupa della gloria di Dio, dell'interesse di Cristo e dell'indebolimento del regno di Satana: e da tutto ciò appare che una persona può arrivare alla vera soddisfazione del proprio stato; e che è una prova di grazia, quando il cuore è tirato fuori dai desideri, per la salvezza degli altri; e che tutti i cristiani sono i soli desiderabili; e che essere reso un vero cristiano è opera di Dio, e deve essere attribuito a lui. L'apostolo desiderava questo, per Agrippa e per tutti quelli che lo udivano; come fa ogni ministro del Vangelo per i suoi ascoltatori, essendo l'ascolto della parola il mezzo ordinario per credere; e anzi è da loro voluto, perché la condanna di coloro che ascoltano la parola è altrimenti aggravata: l'apostolo aggiunge:

tranne queste obbligazioni; che erano sia fastidiosi che rimproveranti: non se non che egli stesso li sopportava allegramente, e pensava che fosse dovere dei cristiani sopportarli pazientemente, quando vi erano chiamati, ma allora non erano cose da desiderare e desiderare; l'eccezione non è solo cristiana, ma umana e signorile

30 Versetto 30. E quando ebbe detto così,

Queste parole sono omesse nella copia alessandrina, nella Vulgata latina, in siriaca e in etiope:

Il re si alzò; dal seggio del giudizio; cioè, il re Agrippa:

e il governatore; il governatore romano, Festo:

e Berenice: la sorella del re Agrippa:

e quelli che sedevano con loro; o in consiglio, o per ascoltare; i capitani in capo e i principali abitanti di Cesarea

31 Versetto 31. E quando se ne furono andati in disparte,

In un appartamento attiguo alla sala del giudizio:

parlavano tra loro; affinché la gente comune non ascoltasse i loro dibattiti, e il loro risultato, e quali fossero i loro sentimenti riguardo a Paolo e al suo caso?

«Costui non fa nulla che meriti la morte o i legami, secondo le leggi romane, perché non c'erano ancora leggi tra i Romani contro i cristiani in quanto tali, né contro il loro professare e predicare Cristo

32 Versetto 32. Allora Agrippa disse a Festo:

Come dichiarando il suo senno, e a titolo di consiglio e consiglio; ma non come determinante di lui stesso, poiché ciò era nel petto di Festo, il governatore e giudice romano:

quest'uomo avrebbe potuto essere liberato; dai suoi legami e dalla prigionia; poiché ciò che appare contro di lui, o qualsiasi legge contraria,

se non si fosse appellato a Cesare; per cui un giudice inferiore non poteva liberarlo; ma così fu ordinato nella divina Provvidenza, che si appellasse a Cesare, affinché potesse andare a Roma, e lì rendere testimonianza a Cristo; tuttavia, questa dichiarazione di Agrippa, e ciò che lui, il governatore e gli altri si dissero tra loro, sono una prova considerevole dell'innocenza dell'apostolo

Commentario del Pulpito:

Atti 26

1 E per allora, A.V.; il suo per il, A.V.; ha fatto la sua difesa per ha risposto per se stesso, A.V.. Disse Agrippa. Fu per la cortesia di Festo che Agrippa prese così il posto principale. Fu forse con la stessa cortesia che Agrippa disse, impersonalmente: Tu sei permesso, senza specificare se da lui stesso o da Festo. Tese la mano. L'azione di un oratore, resa in questo caso ancora più impressionante dalle catene che pendevano dalle sue braccia. Luca qui racconta ciò che ha visto. Ha fatto la sua difesa ajpelogeito; Atti 25:8; 24:10, nota

Versetti 1-26.- Le scuse

Ci colpisce il contrasto tra la condotta di nostro Signore quando si presentò davanti alla sbarra di Caifa e di Ponzio Pilato, e quella di San Paolo quando fu portato davanti a Festo e Agrippa. Di Gesù, quando i Giudei lo accusarono davanti a Caifa, è scritto che "tacque". E di nuovo, mentre si trovava davanti a Ponzio Pilato, il governatore, quando fu accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. E anche quando Pilato stesso si appellò a lui, egli non gli diede risposta, nemmeno una parola; ma, come un agnello muto davanti al tosatore, non aprì il suo mese. San Paolo, al contrario, quando i suoi nemici lanciarono veementi accuse contro di lui, si alzò coraggiosamente in sua difesa. Con infinita saggezza, eloquenza e spirito, egli confutò le loro accuse e affermò la sua innocenza nei loro confronti. Sia davanti al Sinedrio che davanti a Felice, così come davanti a Festo e Agrippa, sostenne la propria causa con consumata abilità e dignità; non si fece intimidire dalla loro violenza, né perse la pazienza nell'affrontare il loro attacco; ma affrontandoli con l'audacia di una coscienza pura e con l'energia di un coraggio invincibile. Possiamo attribuire una ragione a questa notevole differenza tra la condotta del Padrone e quella del servo in circostanze simili? È, naturalmente, possibile che la pazienza e il silenzio di Gesù fossero il risultato di quell'innocenza cosciente e di quella perfetta assenza di peccato che appartenevano solo al Figlio dell'uomo, e che non potevano essere condivise nemmeno dal più santo dei suoi servitori. Come non avrebbe permesso ai suoi servitori di sguainare la spada in sua difesa, così non avrebbe nemmeno pronunciato una parola per rivendicare la sua innocenza e sostenere la sua causa. Potrebbe essere stato parte della sua divina missione di sofferenza essere assolutamente passivo nel ricevere le ferite con la parola, come lo era nel sopportare la vergogna e l'agonia della croce. Le calunnie senza resistenza, le bestemmie senza risentimento, le accuse non negate, possono essere state veramente parti della Passione, come lo erano gli sputi, le percosse sulla guancia, la corona di spine e la trafittura delle mani e dei piedi. La sua risposta, le sue scuse, la sua assoluzione, dovevano essere la risurrezione dai morti; e, in attesa delle scuse da parte di suo Padre, la sua parte doveva essere la silenziosa sopportazione. La differenza tra la sua assenza di peccato come Figlio e la bontà inferiore dell'apostolo mescolata con il peccato, e tra la rivendicazione del Figlio che deve essere proclamata mediante la risurrezione e la rivendicazione dell'apostolo che deve essere effettuata con mezzi ordinari, può essere uno dei motivi della differenza che stiamo considerando. Ma c'è un'altra ovvia differenza tra i due casi. Cristo deve soffrire. Secondo il determinato consiglio e la prescienza di Dio, Gesù doveva deporre la sua vita come sacrificio per il peccato. Ed era disposto a farlo. La sua volontà era una cosa sola con la volontà del Padre, perché così avvenisse. Perciò, come non avrebbe pregato il Padre suo di mandargli dodici legioni di angeli, per liberarlo dai suoi nemici, così non avrebbe resistito alla sua condanna con asserzioni o prove della sua purezza senza peccato. Rimase in silenzio davanti ai suoi giudici ingiusti, mentre portava la sua croce, mentre stendeva le mani su di essa, e infine chinò il capo e rese il fantasma. Era diverso con San Paolo. Non aveva vita da dare per i peccati del mondo, né doveva ancora morire. Aveva ancora anni da correre al servizio del suo Signore, né sapeva quando sarebbe arrivato il suo momento. Egli deve vivere e lavorare per un po' per le anime degli Ebrei e dei Gentili, e non deve lasciare nulla di intentato per mostrare la sua integrità davanti all'umanità. A parte i sentimenti naturali dell'uomo, era suo dovere respingere quelle accuse che lo avrebbero ostacolato nel suo lavoro. Da qui le sue nobili scuse. Una libera confessione dei suoi errori e delle sue colpe; un'alta affermazione dell'integrità della sua condotta; un lucido racconto della sua meravigliosa vita; un'audace confessione del cambiamento nella sua anima; un santo vanto della sua fede in Gesù e nelle opere che ne erano il frutto; una proclamazione pregnante del vangelo di Cristo alle orecchie dei suoi accusatori e giudici; e un fervido appello a Festo e ad Agrippa, come un arcangelo potrebbe rivolgere ai figli degli uomini dall'alto del cielo, tanto grande è la sua superiorità; -queste costituiscono quell'apologia che ha in sé un'eloquenza commovente fresca oggi come milleottocento anni fa; un'apologia che ci dà un ritratto dell'apologeta ben calcolato per inchiodare il nostro affetto a lui, e per suscitare la nostra ammirazione per un personaggio al quale, in tutta la gamma della storia secolare e sacra, possiamo a malapena trovare quidquam simile aut secundum, degno di essere posto al suo fianco come un rivale nell'eroismo cristiano

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-32.- Paolo davanti a Festo e Agrippa

Il suo discorso può essere diviso come segue:

I LA STRAORDINARIA STORIA DELLA SUA VITA. Versetti 1-18.

1. La sua vita nell'ebraismo. Era stato allevato, come tutti sapevano, nella setta più rigida della sua religione, un fariseo. L'esempio di Paolo, è stato osservato, non dà alcun sostegno all'errore che gli studenti dissoluti siano i migliori predicatori. Era stato coscienzioso fin dall'inizio, amico della virtù e servitore della Legge. Non aveva sacrificato la sua giovinezza al vizio, né aveva corteggiato con imperturbabile facciata i mezzi della debolezza e della debolezza, fisica o morale. "Non si può credere che uomini di questo tipo si convertano così rapidamente. L'ordinazione non cambia il cuore, né la cotta o l'abito sono un mezzo di grazia".

2. L'accusa contro di lui. Nonostante che un cattivo lievito di passione o di zelo avesse operato in lui in quei giorni non convertiti ed egli non lo nasconde, egli aveva conservato la speranza farisaica della risurrezione dei morti. Lo zelo degli Ebrei, d'altra parte, contro il vangelo, tendeva a tagliarli fuori dal legame vivente con la religione dei loro padri e dalle benedizioni del patto migliore che sostituiva l'antico. E questo zelo di incredulità era cieco. Cosa c'era di incredibile nell'idea della resurrezione dei morti? La domanda può essere generalizzata all'incredulo: che cosa c'è in fondo di così incredibile in uno qualsiasi dei grandi oggetti della fede cristiana? La forma della credenza può cambiare, la sostanza rimane di età in età

3. La sua resistenza alla convinzione. Egli può parlare con sentimento a questi scettici, perché lui stesso ha conosciuto il dubbio e la resistenza più ostinati. Si era fatto un'illusione. Aveva ritenuto un dovere opporsi a Gesù. C'è una gioia profonda e pura nella confessione, e nella consapevolezza che la propria esperienza sincera sarà utile come guida e monito per gli altri. Egli è sempre pronto a parlare di questo argomento; è uno dei suoi tratti più nobili 1Timoteo 1:16 Il cambiamento benedetto non lo potrà mai dimenticare; egli è una meraviglia vivente per se stesso e per molti. Lasciate che i predicatori traggano il loro materiale migliore dall'esperienza del loro cuore e della loro vita

1. La sua conversione. Versetti 13-18. Lo splendore di quella luce dal cielo che risplende sul suo sentiero di furia cieca non potrà mai essere dimenticato. E la prima trave che irrompe nella notte del nostro peccato e della nostra ostinazione è degna di eterno raccoglimento e meditazione 2Corinzi 4:6 La gloria del Salvatore un tempo umiliato ma ora intronizzato supera tutto. Con la luce arriva la voce, che umilia e solleva, rimprovera e rallegra. La voce riecheggia la voce segreta della sua coscienza, fino a quel momento, nell'ebbrezza della sua passione, udita a metà o non udita affatto. Ma è anche una voce che è più alta di quella della coscienza che si autocondanna: divina, che perdona e incoraggia. "Alzati!" Dio uccide e rende vivi. Una voce simile si udì sul monte santo Matteo 17:7 Da quel momento Saulo risuscitò una nuova creatura in Cristo Gesù. Ed è la rivelazione dell'amore di Dio, un pensiero più potente di ogni nostro dubbio, una forza nell'anima irresistibile contro la nostra passione e il nostro odio, che deve vincerci e nella nostra piccolezza ci rende per la prima volta veramente grandi

2. La sua ordinazione. Può essere visto come un esempio di vera ordinazione alla sacra chiamata

1 È un atto divino. Le preghiere e l'imposizione delle mani non saranno sufficienti a trasformare il mondano in uomo spirituale. Ci deve essere la santificazione interiore e l'unzione. Deve essere ricevuta "Potenza dall'alto", mediante la quale un uomo possa stare in piedi e testimoniare e servire

2 Nomina al servizio, e solo all'onore attraverso il servizio. A Paolo non sono stati promessi né titoli dignitosi né ricchezze, ma fatica e sofferenza fino alla morte. I migliori ordini che un uomo possa avere si trovano nella sua capacità di insegnare e nell'evidenza dei frutti del suo insegnamento

3 Paolo doveva essere testimone non solo di ciò che aveva già visto, ma anche di ciò che doveva ancora essergli mostrato. E così con ogni vero predicatore. Il Signore ha ancora più luce e verità da far scaturire dalla coscienza del pensatore e dello studente cristiano, dall'esperienza pratica della vita così come dalla sua Parola. Insieme al comando c'è la benedizione; con la Commissione la promessa di protezione nel suo discarico. E il fedele servitore di Cristo può essere assicurato allo stesso modo che quando sarà impiegato sarà difeso; "la buona mano di Dio" sarà su di lui come nel caso di Neemia finché la sua opera non sia compiuta

4 Schizzo dell'opera della sua vita. Il suo scopo è l'istruzione, "aprire gli occhi", la conversione, "trasformare gli uomini dalle tenebre alla luce", ecc.; l'induzione nel nuovo patto, o regno di grazia, "affinché ricevano il perdono dei peccati"; la glorificazione: "molto fra quelli che sono santificati". La fede in Cristo è il mezzo per tutti. Aveva seguito questo programma divino. Aveva obbedito senza esitazione alla visione celeste e in vari luoghi aveva chiamato gli uomini al pentimento e alla nuova vita. Nel fedele perseguimento della sua vocazione e a causa di essa, aveva incontrato opposizione; eppure è stato sostenuto dall'aiuto di Dio fino ai giorni nostri. Il suo insegnamento non era altro che una continuazione e un adempimento dell'antico insegnamento dei profeti. I tre grandi punti della sua predicazione erano: l'umiliazione di Cristo, la sua risurrezione e il vangelo per tutte le nazioni. Cantici chiaro, diretto, virile e coerente era il tenore del suo discorso

II EFFETTO SUGLI ASCOLTATORI

1. Su Festo. Egli rappresenta il cinico o l'indifferentista in materia di religione, o la visione mondana dell'uomo non spirituale. Il carattere si discerne spiritualmente solo attraverso la simpatia interiore ed esteriore. Il meglio di Paolo era stato frainteso, come lo era stato il suo peggio. Dice Lutero: "Il mondo stima gli altri come prudenti finché sono pazzi, e come pazzi quando cessano di essere pazzi e diventano saggi". Saul passò per un uomo saggio e capace nei giorni della sua furia persecutoria. Quando " tornò in sé" e fu rivestito di una mente sana, fu considerato pazzo. Un giorno la situazione si capovolgerà e i figli di questo mondo diranno: "Noi stolti abbiamo ritenuto la sua vita insensata, e ora egli è annoverato tra i figli di Dio" RAPC Sap 5:5 La verità profonda è che l'esaltazione del poeta, del profeta, del mistico e del credente è difficilmente distinguibile, a uno sguardo superficiale, dalla follia o dall'ebbrezza sensuale. Cantici era il giorno di Pentecoste. E del Cristo stesso si diceva: "E ' pazzo e ha il demonio" Giovanni 10:20 Ma Paolo risponde a Festo che la sostanza delle sue parole è vera, e che il temperamento con cui ha parlato è razionale. La storia del cristianesimo ha dimostrato la verità di ciò. Il mondo, a lungo andare, non è governato dall'irragionevolezza, ma dalla ragione che lotta contro l'irragionevolezza. In ogni risveglio popolare del cristianesimo si può vedere una manifestazione di ciò che sembra follia e irragionevolezza; Ma per una visione più profonda c'è un "metodo in questa follia".

2. Su Agrippa. Ecco una coscienza risvegliata. Paolo riconosce in lui i moti della fede e sferra un colpo alla sua coscienza. "Questi sono i veri predicatori di corte che non si lasceranno dissuadere dalla stella sul petto dal chiedere se la Stella del Mattino brilla nel cuore". Ma Agrippa recinta. Ciò che sente non lo ammetterà. Avrebbe condotto una doppia vita: rappresentando una cosa al mondo, pensandone un'altra lui stesso. Egli è il tipo di una classe numerosa, che sarebbe lieta di essere benedetta, se non fosse per la porta stretta e il sentiero stretto, che non percorreranno Luca 13:24 Quanto possiamo essere vicini alla beatitudine, eppure quanto lontani da essa! Il cuore può essere toccato, l'intelletto illuminato, la volontà risvegliata, l'ora accettabile, eppure... un profondo flusso di passione scorre ai nostri piedi, che non guadiamo; Qualche "astuto peccato del cuore" tiene lontani i buoni angeli di pentimento e di fede che vorrebbero entrare. La risposta di Paolo alle leggere parole di Agrippa mette di nuovo in evidenza un netto contrasto. Meglio essere il "prigioniero di Gesù Cristo" che il prigioniero della passione! Meglio la libertà regale dell'anima dell'uomo redento, nella povertà e nelle catene, che lo splendore del potentato schiavo della lussuria e del timore degli uomini! Nella sala delle udienze abbiamo quindi rappresentati i più diversi atteggiamenti mentali verso il cristianesimo. Paolo, nella piena ispirazione della fede e della vita nel Figlio di Dio; Agrippa, convinto ma non convertito; Berenice, probabilmente recalcitrante; Festo, indurito in un cinismo indifferente. Alcuni vogliono poco, altri molto, per renderli cristiani. Ma qual è la differenza pratica tra quasi salvato e quasi dannato? E così, terminato il sermone, l'uditorio si disperde con lodi per l'eloquenza del predicatore e la virilità del suo portamento. C'è una certa tragedia in ogni tale disgregazione di una congregazione. Ognuno va al suo posto; e un sapore di vita per la vita o di morte per la morte è stato gustato da molti. - J

OMELIE DI R.A. REDFORD

Versetti 1-32.- La difesa apostolica alla presenza di Festo e Agrippa

DIGNITÀ, GENTILEZZA, CORTESIA: UN VERO GENTILUOMO CRISTIANO

II L'APPELLO AI FATTI. L'evidenza incontrovertibile. "Una volta ero un persecutore; ora sono un discepolo".

III L'ANNUNCIO DI UNA MISSIONE DIVINA. Dimostrando che c'era ragione nella sua fermezza e fiducia; Egli è stato mandato da Dio e sarebbe stato divinamente curato

IV LA SFIDA DI METTERE ALLA PROVA LA SUA DOTTRINA E LA SUA OPERA SECONDO LO STANDARD DI MOSÈ E DEI PROFETI. Coloro che gli si oppongono sono i colpevoli. È semplicemente un testimone. Questa è la vera forza di tutto il popolo di Dio. Essi costruiscono sulla Parola che è già data. Mostrano l'armonia tra la Scrittura e i fatti

V L'APPELLO PERSONALE incluso nel discorso, sia agli ebrei che ai pagani. "Volesse Dio che tu fossi come me"

VI I DIVERSI EFFETTI DEL DISCORSO sui due uomini diversi. Per i Gentili era semplicemente una sciocchezza; per l'ebreo apostata era una voce di Dio che parlava alla coscienza addormentata. L'ironia di Agrippa significava resistenza allo Spirito Santo. Sebbene nessuno dei due si fosse convertito, entrambi rimasero colpiti dalla semplicità, dalla sincerità e dall'innocuità dell'uomo. Ma di nuovo la mano di Dio fu su di lui. Se fosse stato liberato, la sua vita sarebbe stata presto sacrificata. L'imprigionamento di Cantici Lutero nella Wartburg fu la sua protezione dai nemici.

2 Che io debba fare la mia difesa davanti a te oggi perché oggi risponderò per me stesso davanti a te, A.V.; da per di, A.V

3 Tu sei esperto perché so che tu sei esperto, A.V. e T.R. Esperto; gnwsthn, qui solo nel Nuovo Testamento, ma trovato nella LXX Daniele, cioè Hist. di Susanna 42 applicato a Dio, oJ twn kruptwn gnwsthv: e 1Samuele 28:3 e 2Re 21:6, come la traduzione di yniDoyi, un mago. Si trova raramente nel greco classico. Secondo il R.T., che è quello generalmente adottato Meyer, Kuinoel, Wordsworth, Alford, ecc., l'accusativo gnwsthn onta se è posto, con una costruzione non rara, per il genitivo assoluto, come in Efesini 1:18. La traduzione marginale, perché tu sei particolarmente esperto, sembra preferibile a quella del testo. Usanze e domande. Per l'uso di e e zhthmata applicato alle usanze e alle controversie ebraiche, vedi Atti 6:14, 16:21, 21:21, ecc.; e Atti 25:19, nota

OMELIE di P.C. BARKER versetto 3.- Le condizioni dell'udienza per trarre profitto

"Perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente". L'occasione di queste parole dell'apostolo può essere giustamente considerata in tutto e per tutto come un'occasione modello di parlare in pubblico per il predicatore e di ascoltare per l'ascoltatore. Si ottenne una certa quantità di risultati, e di risultati molto potenti, anche se confessando che non si sarebbe potuto desiderare tutto ciò che si sarebbe potuto desiderare. Non è meno degno di nota che si è guadagnato proprio questo, tuttavia, che si può supporre ottenibile con l'uso fedele dei migliori mezzi umani. E per il resto, l'opera è stata sospesa dove, nel vero senso della parola, siamo autorizzati a dire: "Permitte cetera Deo", o i risultati appartengono a Dio. L'occasione, forse abbastanza involontariamente, rivela le ottime condizioni per una predicazione efficace e un ascolto proficuo. Ci deve essere...

SONO COMPETENTE PER PARLARE

1. Deve conoscere il suo soggetto

2. Deve sentire profondamente il suo soggetto

3. Deve trattare un argomento che riguarda i suoi ascoltatori, e non è né al di sopra di loro né al di fuori dei loro bisogni

4. Deve conoscere le grazie della parola, ma specialmente quella del rispetto e della cortesia verso coloro di cui desidera ottenere l'orecchio. Chi può comandare a volte può meglio "supplicare", Filippesi 8,9 e tanto più se una cosa che chiede è la cosa così rara, così difficile, la pazienza

II COLORO CHE ERANO PRONTI AD ASCOLTARE. Considerazioni diverse determineranno la questione in che cosa tale preparazione possa consistere più veramente. Abbiamo l'eroe che ha a che fare solo con una certa gamma umana di preparazione

1. L'ascoltatore deve essere aperto, pronto, disposto ad ascoltare e capace di comprendere. Paolo non pronuncia parole vuote. Sa che può fare molto più progresso con Agrippa che con Festo, perché in realtà Agrippa non era estraneo in materia di verità rivelata

2. L'ascoltatore deve essere pronto a dedicare pazientemente la sua mente ai grandi argomenti che gli possono essere esposti. Sono ciò che potrebbe richiedere pazienza

3. Deve essere onesto nel prendere decisioni e nell'agire in base a ciò che ha sentito. Cantici far Agrippa ha fatto molta strada per essere "un buon ascoltatore" della Parola

4. Se il caso è tale, deve essere pronto a dare piena professione pubblica della sua decisione. In questo Agrippa fallì. Lui e Festus "parlavano solo tra di loro". -B

4 Poi dalla mia giovinezza fino alla mia giovinezza. A.V.; dall'inizio per all'inizio. A.V.; e at per at, A.V. e T.R. Il mio modo di vivere, ecc. La stessa testimonianza di una buona coscienza come quella di Atti 23:1 e Atti 24:16. La parola biwsiv ricorre solo qui nel Nuovo Testamento. Ma troviamo la frase, thv ejnnomou biwsewv, "il modo di vivere secondo la Legge", nel Prologo dell'Ecclesiastico e nel Simmaco, Salmi 38:6, anche se non nel greco classico. Il verbo biow ricorre in 1Pietro 4:2, e non di rado nella LXX Fin dalla mia giovinezza, che era fin dall'inizio nella mia propria nazione, ecc., avendo conoscenza di me fin dall'inizio in Versetto 5. Non c'è appello più forte per la notorietà di tutta la sua vita trascorsa in mezzo al suo popolo, osservato e conosciuto da tutti. La T.R. implica che la sua giovinezza fu trascorsa a Gerusalemme, secondo ciò che egli stesso ci dice in Atti 22:3. Il R.T. lo fa in modo meno distinto Per il racconto di San Paolo del suo primo fariseismo, comp. Galati 1:13,14; Filippesi 3:5,6

5 Avendo conoscenza di me fin dall'inizio, per cui mi conosceva fin dall'inizio, A.V.; essere disposto a per volere, A.V.; come quello per quello, A.V.; il più straitest per il più straifer, A.V.. Straitest ajkribestathn; vedi; Atti 22:3, 18:26, ecc. Setta airesiv vedi Atti 24:14, nota. Non nega di essere ancora fariseo. Al contrario, nel versetto successivo Versetto 6 egli dichiara, come aveva fatto in Atti 23:6, che era per la principale speranza dei farisei che ora era accusato. Cerca di ottenere tutti i buoni sentimenti che ancora erano rimasti tra gli ebrei dalla sua parte

OMELIE di R. Tuck versetto 5.- San Paolo fariseo

Molto notevole è l'abilità mostrata dall'apostolo nell'adattare le sue difese davanti a diversi governanti. Questo Agrippa si vantava della sua conoscenza ebraica e conosceva molto bene le sette ebraiche. Le offese imputate a San Paolo riguardavano principalmente il cerimoniale e i diritti ebraici, così l'apostolo non poté dare alcuna risposta che avrebbe influenzato Agrippa con tanta certezza come la risposta data nel testo: "Dopo la più rigida setta della nostra religione, ho vissuto come Fariseo". Agrippa avrebbe saputo che un uomo nato e allevato come fariseo non era minimamente suscettibile di offendere le usanze e i riti che quel corpo conservava così gelosamente. Conybeare e Howson dicono: "Non solo Paolo era un fariseo, ma i suoi padri e i suoi maestri appartenevano a questa setta. Questo è quasi tutto ciò che sappiamo dei genitori di San Paolo. Possiamo concepire l'apostolo come nato nella famiglia farisaica, e come allevato fin dalla sua infanzia nella "setta più ristretta" della religione ebraica

La sua infanzia fu allevata nella più stretta fede, poiché aveva davanti a sé l'esempio di suo padre che pregava e camminava con ampi filatteri, ed era scrupoloso ed esatto nelle loro osservanze legali. Aveva, inoltre, la memoria e la tradizione della pietà ancestrale, poiché ci dice che serviva Dio "dai suoi padri". Tutto, quindi, tendeva a prepararlo ad essere un membro eminente di quel partito teologico al quale tanti ebrei cercavano la conservazione della loro vita naturale e l'estensione del loro credo naturale. Confronta il racconto che San Paolo fece di se stesso come riportato in Galati 1:14; Filippesi 3:5,6. Ci soffermiamo sul fatto della nascita, dell'educazione e delle simpatie farisaiche di San Paolo, al fine di mostrare:

COME QUESTI INFLUIRONO SUI SUOI RAPPORTI CON GLI EBREI. Avrebbe dovuto essere particolarmente accettabile per gli ebrei. Il pregiudizio della sua vita era interamente a favore dell'ebraismo cerimoniale. Potrebbe essere stato considerato uno dei più nobili campioni del mosaismo. Uscì come capo del partito che perseguitava i seguaci di Gesù di Nazareth. Non si era mai separato dai riti e dalle ordinanze ebraiche. Fino alla fine della vita mantenne il suo fariseismo. Egli implorò, in verità, la libertà dai vincoli rituali per conto dei Gentili convertiti, ma non si prese la libertà per sé; cosicché, se gli ebrei non avessero ceduto a un accecante pregiudizio, avrebbero potuto trovare in questo fariseo cristiano il conservatore di tutti gli elementi essenziali del mosaismo. Dovrebbe essere chiaramente visto che San Paolo ha subito ammesso la nuova luce che veniva da Dio, e ha conservato gelosamente la vecchia, che era venuta anche da Lui. Senza dubbio l'apostolo vide che il sistema ebraico sarebbe scomparso e avrebbe lasciato il posto a una religione spirituale per la quale sarebbero state sufficienti forme più semplici; ma non faceva parte della sua missione affrettare il momento della morte. Il suo punto era questo: i legami ebraici non devono essere imposti ai convertiti gentili. L'ebraismo non può essere aggressivo; deve mantenersi ben entro le proprie linee e limiti

II Come il fariseismo di San Paolo ha influito sulle accuse mosse contro di lui. Ha fatto sembrare ridicole quelle accuse. Essere allevato come un fariseo zelante che insultava il sacro tempio era semplicemente assurdo. Un uomo simile non avrebbe potuto fare una cosa simile. E l'ipotesi era che gli insegnamenti pubblici di un tale uomo non potessero essere in disarmonia con il vero giudaismo. Gli uomini sono fedeli a se stessi: non si rendono ridicoli con tali incoerenze aperte. San Paolo può invocare in risposta a tutte le loro accuse: "Ero, sono, un fariseo".

III Come L'EDUCAZIONE FARISAICA DI SAN PAOLO DIVENNE UNA PREPARAZIONE PER LA SUA FEDE E LA SUA VITA CRISTIANA. Una tale educazione ha stabilito una forte convinzione riguardo a tre cose

1. Il diretto comando e l'intervento di Geova, affinché, in qualsiasi momento, qualsiasi dei suoi servitori possa avere comunicazioni dirette e personali da lui. I padri e i profeti avevano ricevuto tali rivelazioni, e rivelazioni e visioni possono ancora giungere agli uomini

2. L'importanza della Sacra Scrittura, data per ispirazione di Dio

3. E l'attesa del Messia, come adempimento della profezia e della promessa della Scrittura. Si può facilmente dimostrare come quei sentimenti farisaici preparassero le pellicce

1 la visione di Damasco;

2 la chiave che quella visione ha dato alla Scrittura, e specialmente alla figura del Messia presentata nella Scrittura. Confrontate la differenza di risultato se San Paolo fosse stato per nascita e per educazione un Sadduceo dubbioso e scettico. Il vero cristianesimo è il risultato naturale e appropriato del vero fariseismo. Coloro che erano leali all'idea della teocrazia, e alla Scrittura come espressione umana della volontà e del proposito divino, avrebbero dovuto essere condotti ad una piena accettazione di Gesù di Nazareth come Messia, il Salvatore, il Figlio di Dio. Illustrare e impressionare che nei primi anni di vita di un uomo si manifesta il carattere che deve contraddistinguere tutta la sua vita; e che tutti noi dipendiamo fortemente dal tono delle influenze che circondano la nostra infanzia e la nostra infanzia. La virilità non dovrebbe, infatti, assistere alla semplice continuazione dei pregiudizi dell'infanzia, dovrebbe essere il vero e degno sviluppo, adattamento e applicazione dei principi dell'infanzia.

6 Qui per essere giudicato e sono giudicato, A.V.. Per essere giudicato esthka krinomenov; piuttosto, sto sotto il mio processo. L'A.V. sembra dare bene il senso. La speranza della promessa. La speranza del regno di Cristo, che implica necessariamente la risurrezione dei morti. A questa speranza, che si basava sulla promessa di Dio ai padri, Paolo si aggrappò a questa speranza; i suoi persecutori sadducei negarono questa speranza. Egli, quindi, era il vero ebreo; fu fedele a Mosè e ai profeti; egli pretendeva la simpatia e l'appoggio di tutti i veri Israeliti, e specialmente del re Agrippa

Versetti 6-8.- La speranza della promessa

È una cosa di profondo interesse e significato che possiamo notare così chiaramente, così ripetutamente, ciò che è sempre stato così vicino al cuore che bramava il meglio, che non era morto, che si tendeva verso la luce. È sempre stata quella speranza trasportante che nasce dalla morte e risurrezione di Gesù, la speranza della vita futura ed eterna, la vista di una città permanente, una Canaan celeste, e per loro "una casa non fatta da mano d'uomo", apprendiamo qui che, sotto qualsiasi aspetto e con qualsiasi accompagnamento necessario...

L 'ANTICA RIVELAZIONE ORIGINALE ERA UNA RIVELAZIONE DI QUELLA CHE DOVREBBE ESSERE LA CONTRADDIZIONE DELL'OPERA PRONUNCIATA DEL PECCATO, LA MORTE. La speranza della promessa era la speranza della vita eterna e del cielo

II CHE QUESTA PRIMA VERA RIVELAZIONE SI FORMÒ SOTTO FORMA DI UNA "PROMESSA", "FATTA DA DIO", A CERTI POCHI, CHE L'AVREBBERO SANTIFICATA SOPRA OGNI ALTRA COSA CHE AVEVANO

III CHE FOSSE UN RICORDO A LUNGO, A CUI SI AGGRAPPAVA TENACEMENTE, E SOTTO QUESTI ASPETTI GIUSTIFICAVA BENE IL SUO ADATTAMENTO DIVINO

IV CHE, PER QUANTO FRAINTESO POTESSE ESSERE, SI RIVOLSE ALLA RISURREZIONE DEI MORTI, IN UN CASO TREMENDO DI ESSA, CIOÈ LA RISURREZIONE DI GESÙ

V CHE, LA FATALE DEBOLEZZA E IL PECCATO DI COLORO AI QUALI QUESTA PROMESSA, UN CIMELIO COSÌ PREZIOSO, FU DATA, SI RIVELARONO, QUANDO GIUNSE L'ORA STESSA DELLA GLORIA INDICIBILE, E CON ESSA VENNE LA PROVA, E LA NATURA CONSIDERÒ LA RIVELAZIONE COME INCREDIBILE, E GLI OCCHI DELLA NATURA SCREDITARONO LA LORO STESSA TESTIMONIANZA, SEBBENE IL FATTO DIVINO FOSSE LÌ, LA RISURREZIONE DI GESÙ. Uno dei commenti più corretti sulla lettera e sullo spirito di questo sorprendente e bellissimo passaggio e dei passaggi paralleli simili, si trova nello squisito poemetto di J. H. Newman, intitolato "Mosè che vede la terra".

«La speranza di mio padre! Il sogno della mia infanzia! La promessa dall'alto! Ho aspettato a lungo che le sue glorie risplendano ora quando la mia morte è vicina --

"La mia morte è venuta, ma non la mia decadenza; Né occhio né mente sono offuscati; L'acutezza della giornata vigorosa della giovinezza Brividi in ogni nervo e arto --

"Scena benedetta! tre volte gradito dopo fatica - Se non vedo l'inganno; Oh, le mie labbra potrebbero premere il terreno, e dimostrare che la visione è vera! --

"Le sue gloriose alture, le sue ricche pianure, i suoi boschetti multicolori, chiamano! Ma egli trattiene i miei passi che castiga chi ama --

"Ah! ora si sciolgono ... non sono che ombre ... Io muoio!... eppure non c'è riposo, o Signore! in serbo, poiché Canaan svanisce Ma visto, e non posseduto?" -- - B

La promessa messianica

"Le parole di questo versetto includono l'intera attesa di un regno divino, di cui il Cristo doveva essere il Capo, così come la credenza specifica in una risurrezione dei morti". Delle prime rivelazioni di Dio, lo scrittore dell'Epistola agli Ebrei dice: "Dio, avendo parlato anticamente ai padri nei profeti in diverse parti e in diversi modi" Revised Version. E la presentazione del Messia nelle Scritture dell'Antico Testamento è stata paragonata alla pittura di un grande quadro, sul quale, nel corso dei secoli, molte mani hanno lavorato. Atti prima abbiamo solo la minima figura di contorno, disegnata da Dio stesso nella promessa ai nostri progenitori. Allora il patriarca, il legislatore, il giudice, il re, il poeta e il profeta divennero a loro volta artisti-pittori, e contribuirono a completare il meraviglioso contorno, finché negli ultimi giorni di Isaia il Messia si erge pieno e chiaro davanti a noi, il Re sofferente e conquistatore. Trattando della promessa scritturale del Messia, il Principe e Salvatore, notiamo:

IO CHE ERA PRESTO DÀ. Nel mattino stesso del mondo. Nel primo orlo del peccato e del dolore del mondo. Quasi prima che l'ombra del peccato dell'uomo potesse cadere sulla sua vita, Dio mandò questo grande raggio di speranza

II CHE È STATO SPESSO RINNOVATO. Per ogni generazione; per ogni nuova serie di circostanze. In forme sempre diverse. Con una graziosa chiarezza e pienezza che avanza. Le istanze effettive forniscono le illustrazioni. Per un elenco di esse, vedi le appendici alle Bibbie moderne

III CHE ERA STRANAMENTE MAL CONCEPITO. Perché gli uomini non prendevano la figura messianica nel suo insieme, ma sceglievano le parti di essa che preferivano. E perché gli uomini non hanno preso la rivelazione nella sua semplicità, ma l'hanno letta alla luce delle loro circostanze, e soprattutto delle loro necessità temporali. Cantici, una nazione a cui era stata tolta la libertà, vide solo nella promessa messianica un liberatore, un Giuda Maccabeo, un principe trionfante, secondo il modello indicato da Daniele. Il Messia è per gli uomini, non solo per gli ebrei, per i peccatori, e non solo per una nazione schiava.

7 Sinceramente per l'istante, A.V.; potenza e giorno per giorno e notte, A.V.; raggiungere per venire, A.V.; e riguardo a questa speranza sono accusato dai Giudei, o Re! per questo motivo, re Agrippa, sono accusato dei Giudei, A.V. e T.R. Le nostre dodici tribù. Dwdekafulon ricorre solo qui, negli oracoli sibillini e nel prot-evangel. Giacobbe, 3, e in 1Corinzi 55 di Clemente, ma è formato, dopo l'analogia di parole come dwdekaethv dwdekamoirov dwdekamhnov tetrafulov dekafulov Erode, 5:66, e simili. L'idea delle dodici tribù d'Israele fa parte della concezione essenziale dell'Israele di Dio. Cantici nostro Signore Matteo 19:28; Giacomo 1:1Re 7:4 -- , ecc. San Paolo si sentiva e parlava come un vero israelita. Sinceramente; ejn ejkteneia, solo qui e in RAPC 2Ma 14:38 dove si dice che Razis abbia rischiato il suo corpo e la sua vita per la religione degli ebrei, meta pashv ejkteniav, "con ogni veemenza", A.V., e Giudici 4:9, dove la frase, ejn ejktenia megalh, "con grande veemenza", "con grande fervore", A.V., ricorre due volte, applicata alla preghiera e all'autoumiliazione. L'aggettivo ejktenhv ricorre in Atti 12:5; Luca 22:44; 1Pietro 4:8 ; e ejktenwv in 1Pietro 1:22. Servire latreuon cioè servire con adorazione, preghiere, sacrifici e simili. L'allusione è al servizio del tempio, con il suo culto di notte e di giorno Salmi 134:1; 1Cronache 9:33

8 Perché è giudicato incredibile da te, se per perché dovrebbe essere considerato incredibile da te, quello, A.V.; fa per dovrebbe, A.V.. Perché viene giudicato, ecc. L'uso di d è alquanto particolare. Non può stare per oti, ma è quasi equivalente a "se", come nel Versetto 23. La domanda che si pone alla mente è qui se Dio ha risuscitato i morti; e in Versetto 23 se Cristo ha sofferto, se è il primo a risorgere. In quest'ultimo caso san Paolo dà la risposta con la sua testimonianza alla verità, affermando che è così. Nel primo caso rimprovera i suoi ascoltatori per aver dato la risposta dell'incredulità, e per aver detto che non è così

OMELIE DI W. CLARKSON. Versetto 8.- La credibilità della risurrezione

Se è una dottrina incredibile, deve esserlo perché risuscitare gli uomini dai morti è fisicamente impossibile o moralmente improbabile in grado molto elevato. Ma...

I NON È FISICAMENTE IMPOSSIBILE

1. La continuazione dell'esistenza dello spirito dopo la morte non è certo impossibile; anzi, è la cessazione che è sembrata così impossibile che a molti pensatori la sua permanenza sembra una necessità. La difficoltà, per molte menti, è capire come uno spirito possa essere dissolto e distrutto

2. È anche possibile la sua riassociazione con un corpo umano di qualche tipo, e con il potere onnipotente e la saggezza è facile da eseguire. La stessa forza e abilità divina che ha creato e modellato l'uomo così com'è può sicuramente continuare la sua esistenza e i suoi poteri in condizioni simili a quelle attuali. Colui che ci ha fatti ciò che siamo può farci di nuovo, più o meno strettamente associati alla struttura corporea che è la nostra attuale casa e organo

II RISUSCITARE IL PROPRIO FIGLIO DAI MORTI per assicurare al mondo la sua divinità e l'origine celeste della fede che egli insegnava è abbastanza credibile. Ammesso che Gesù Cristo fosse il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo, la risurrezione di Gesù Cristo, lungi dall'essere incredibile o addirittura improbabile, è decisamente richiesta

III Risuscitare dai morti i seguaci di un Salvatore risorto e asceso è perfettamente credibile. Ammesso ciò che abbiamo assunto, e che, quindi, Gesù Cristo è il Salvatore, il Signore e l'Amico dei discepoli credenti, amorevoli e fedeli, ne consegue che egli eserciterà il suo potere divino e li innalzerà al suo regno celeste, affinché possano condividere il suo onore e la sua beatitudine. La vera difficoltà non è nella risurrezione di Gesù Cristo o in quella dei suoi discepoli; è nell'assunto che sta dietro: l'assunto che Gesù Cristo fu uno che scese dal cielo per redimere una razza caduta. Certo, tutto il resto segue necessariamente. Sosteniamo che...

IV UNA REDENZIONE DIVINA È UN'IDEA CREDIBILE E NON INCREDIBILE. C'è molto dentro di noi e intorno a noi che indica la presenza di un Padre degli spiriti santo e vivente. Se facciamo appello ai nostri cuori - e non c'è nulla di più alto di un cuore umano vivente da cui discutere con il Divino - concluderemo che ristabilire i suoi figli caduti mediante il sacrificio di se stesso era proprio ciò che il Padre infinito avrebbe fatto. Non c'è niente di più probabile, di più credibile di questo

1. L'amore che redime è un fatto ben attestato

2. La risurrezione di Cristo è implicata in questo fatto

3. La risurrezione dell'uomo è una deduzione da ciò

1 Considerarlo come una certezza

2 Preparatevi per questo come un evento per il quale abbiamo tutti il più profondo interesse personale. - C

La risurrezione alla luce della rivelazione

"Perché dovrebbe essere pensato", ecc.? Motivi dell'incredibile. Contraddizione della ragione. Contraddizione dell'esperienza. Isolamento assoluto di un fatto. Un'affermazione è credibile perché è razionale, perché è stata prevista, perché è analoga e armoniosa con l'esperienza, perché è moralmente e praticamente utile all'umanità

I L'APPELLO ALLA FEDE. Tu credi così tanto; Perché non questo? Le Scritture ebraiche contenevano la dottrina della risurrezione. Enoch. L'anticipazione di Abramo della risurrezione di Isacco. Muse. Elia. L'insegnamento dei Salmi e dei profeti. La crescita della dottrina attraverso il periodo post-esiliano. Anche i pagani non mancarono di molto che prepararono la via alla verità. Dottrina dei morti e della vita futura. Anelare alla perfezione dell'umanità. Impotenza morale

II LA SFIDA DEL CRISTIANESIMO ALL'ACCOGLIENZA PERSONALE

1. Il credibile dovrebbe essere accettato, se viene fornito con la prova dei fatti

2. La vera radice dell'incredulità è personale e morale. Paolo si riferisce a se stesso: "Una volta ero come te; Ma i fatti erano troppo per me".

3. La risurrezione non è una semplice dottrina speculativa o un mistero irrealizzabile, ma è la radice dell'intero sistema del cristianesimo; essa si trova all'ingresso della nuova via, nella quale siamo tutti invitati, sia come suggellamento della testimonianza di Cristo, sia come apertura del nuovo mondo alla nostra fede e come affetto rivolto alle cose di lassù.

L'incredibilità della risurrezione

Questo appello improvviso sembra essere fatto per due ragioni

1. Poiché Agrippa professava di credere nelle Scritture, che certamente contenevano racconti di risurrezioni vedi 1Re 17:17-23; 2Re 4:18-37

2. Perché il partito dei Sadducei era quello che era più attivo contro l'apostolo, ed essi erano principalmente offesi dalla sua predicazione della dottrina della risurrezione, basata sulla risurrezione di Gesù, il Messia. Forse San Paolo poteva sapere che la dottrina della risurrezione era una pietra d'inciampo e un ostacolo per Agrippa. Gli uomini di tutte le epoche hanno inciampato nella difficoltà della risurrezione. Sembra essere così contrario all'ordine della natura; e, per quanto riguarda la potenza e l'abilità umana, la morte è così manifestamente un dolore irrimediabile. Ma la resurrezione è incredibile? Si possono dare tre risposte

IO : DIPENDE DALLE PROVE DEL FATTO. È abbastanza credibile se può essere adeguatamente dimostrato. E il banco di prova deve essere la risurrezione di nostro Signore. Non è sufficiente liquidare questo caso come miracoloso; dobbiamo considerare onestamente le prove del fatto. Rivedeteli come dato da San Paolo in 1Corinzi 15, e metteteli accanto ai dettagli storici riportati nei Vangeli, mostrando la credibilità dei testimoni, ecc. La posizione assunta da Hume è molto presuntuosa, che è più probabile che le prove siano false piuttosto che che l'evento miracoloso sia vero. Nessun fatto storico può essere accolto se la sua testimonianza non viene accettata senza pregiudizi

II LA RISURREZIONE NON È IL PIÙ GRANDE DEI MIRACOLI. Se possiamo accettare di più, non può essere irragionevole accettarlo. Sant'Agostino esprime bene questo punto. Egli dice: "È un miracolo più grande fare ciò che non è che riparare ciò che è. Perché Dio non può risuscitarci dopo che siamo stati trasformati in polvere, il quale, se mai fossimo ridotti a nulla, potrebbe darci un essere?" Creare l'uomo è un miracolo più grande che ricrearlo; e non siamo irragionevoli nell'affermare che chi può realizzare l'uno può certamente realizzare l'altro

III IL MONDO È PIENO DI ANALOGIE CHE AIUTANO A RENDERE RAGIONEVOLE LA CREDENZA NELLA RISURREZIONE. Questi sono pienamente riportati nelle opere sulla risurrezione, e sono familiarmente usati nei sermoni su questo argomento. Specialmente si possono trovare analogie nelle resurrezioni primaverili e nei cambiamenti degli insetti. Anche la scienza trova analogie, perché scopre che nulla si distrugge realmente, ma tutte le cose riappaiono in altre e varie forme. Non è che l'inizio di una discussione a favore della verità sicura e sublime della risurrezione, ma è un inizio importante per poter dire: Non è una cosa incredibile che Dio risusciti i morti.

9 Io davvero. Scusa gentilmente la loro incredulità confessando che lui stesso si era sentito una volta come loro, e insinua la speranza che avrebbero cambiato idea come aveva fatto lui, e procede a dare loro una buona ragione per farlo. Contrario al Nome Galati 1:13; 1Timoteo 1:13 Gesù di Nazareth. Designando così il Signore della gloria, egli si dichiara membro della "setta dei Nazareni" vedi Atti 2:22; 3:6; 4:10; 10:33 -- , ecc.

Versetti 9, 10.- Gradazioni di colpa

L'antica nozione che, poiché il peccato è commesso contro un Dio infinito, deve essere esso stesso un male infinito, e che, quindi, tutti i peccati sono ugualmente atroci e offensivi, non è più mantenuta. La sua logica è sbagliata e il nostro senso morale contraddice la teoria. Il fatto è che i gradi di colpa umana nella moltitudine di azioni che gli uomini compiono, in una grande varietà di condizioni, sono indefinitamente numerosi. Solo l'Onnisciente può discriminarli e calcolarli. Ma ci sono alcuni semplici principi su cui possiamo tranquillamente fare affidamento per la nostra guida spirituale. Noi giudichiamo...

IO CHE L'ANTAGONISMO DELIBERATO E DIRETTO A CRISTO È LA PIÙ COLPEVOLE DI TUTTE LE POSIZIONI. "Fare cose contrarie a Gesù Cristo", quando queste cose sono fatte da un agente che sa quello che fa, raggiunge il culmine dell'iniquità. "Questa è la condanna, che la luce è venuta", ecc. Quando gli uomini si oppongono alla verità cristiana perché "le loro azioni sono malvagie", perché "la loro arte è in pericolo", perché odiano la luce che smaschera il loro peccato e li deruba dei loro guadagni o dei loro godimenti, allora si trovano in prima fila nella criminalità; prendono deliberatamente le armi contro il loro Creatore; "Essi prendono consiglio insieme, contro il Signore e contro il suo Unto, dicendo: Spezziamo i loro legami", ecc.; dicono: "Questi è il Figlio; venite, uccidiamolo", ecc. Sicuramente Dio li turberà "con il suo doloroso dispiacere" Salmi 2:5

II CHE LA NEUTRALITÀ DELIBERATA È UN PECCATO GRAVISSIMO, Quando gli uomini si astengono dal prendere parte attiva contro la causa di Cristo e la sua verità, non facendo "nulla di contrario", ecc., evitano la cosa peggiore possibile. Ma quando tentano di prendere un terreno neutrale, e

1 respingere le pretese che Cristo fa sulla loro sottomissione personale, Matteo 9:9 11:28,29 -- , ecc. o

2 rifiutano di dare l'aiuto che possono portare alla sua causa, Matteo 21:30 25:18 -- , ecc., poi cadono in una grande condanna e devono "portare la loro iniquità" vedi Matteo 7:26,27; Luca 13:25-28; Giudici 5:23

III CHE L'IGNORANZA CAMBIA IL CARATTERE E INFLUISCE MATERIALMENTE SUL GRADO DI COLPA. Chiaramente Paolo non era così colpevole nei suoi atti di persecuzione come lo sarebbe stato, se non avesse "pensato di dover fare molte cose contrarie", ecc. Egli stesso ci dice che questa sua ignoranza era una grande attenuazione della peccaminosità del suo atto 1Timoteo 1:13 Nostro Signore ha anche dato la sua propria sanzione divina a questa verità quando ha sofferto i dolori della crocifissione Luca 23:34

1. L'ignoranza cambia il carattere del peccato. Ciò di cui Paolo era colpevole in quei giorni non era il tentativo deliberato di schiacciare l'opera di un Divino Redentore; Si sarebbe tirato indietro dal farlo, se l'atto si fosse presentato così alla sua mente. Il suo errore, la sua condanna, è stato quello di non aver considerato in modo equo e imparziale le affermazioni di Gesù di Nazareth; che aveva ciecamente supposto che i suoi insegnanti avessero ragione, trascurando colpevolmente tutte le prove che il Salvatore aveva dato che egli era il Messia "che doveva venire nel mondo".

2. Riduce anche notevolmente la sua turpitudine, non aver indagato come avremmo dovuto fare: questo è sbagliato e biasimevole. Ma non è un'offesa così grave, agli occhi di Dio o dell'uomo, come cospirare volontariamente e arbitrariamente contro il Signore, e cercare di ostacolare positivamente la venuta del suo regno. Può giustamente confortare coloro che, come Paolo, devono guardare con disinvoltura le offese che hanno commesso, quando possono dire, con lui:

"In verità pensavo", ecc., quando si può dire loro: "Fratelli, credo che l'abbiate fatto per ignoranza" Atti 3:17

IV CHE SOLO L'IGNORANZA ASSOLUTA ESONERA DALLA COLPA. È concepibile che gli uomini possano essere in circostanze tali che la loro ignoranza sia assoluta, e quindi del tutto irreprensibile. In questo caso non c'è colpa. Ma quanto raramente è di questo genere! Di solito, quando facciamo "cose contrarie" alla verità, alla giustizia, a Dio, avremmo potuto saperlo meglio se avessimo indagato più prontamente o più puramente. Non possiamo scusarci se abbiamo tenuto fuori dalla nostra mente qualsiasi luce che avremmo potuto ammettere. Possiamo applicare questo a

1 le dottrine che stiamo accettando;

2 i leader che stiamo incoraggiando;

3 l'attività che stiamo conducendo;

4 la famiglia che stiamo formando. - C

10 E questo per la quale cosa, A.V.; Entrambi sono stato zitto per ho fatto zitto, A.V. con un cambio di ordine; prigioni per il carcere, A.V.; vota per la voce, A.V.. Io... Stai zitto. L'ejgw è enfatico. Il verbo katakleiw, peculiare di San Luca, vedi Luca 3:20, è molto usato dagli scrittori medici. furono messi a morte; ajnairoumenwn, una parola frequente negli scritti di San Luca, e molto usata nelle opere mediche, così come ajnairesiv Atti 8:1 La frase kataferein yhfon è insolita; ferein yhfon è la frase più comune, sia in Giuseppe Flavio che negli scrittori classici. Ho dato il mio voto, ecc. Non, come Meyer e altri credono, "ho acconsentito, nel momento in cui sono stati uccisi", equivalente a suneudokwn di Atti 22:20 ; ma piuttosto: "quando i cristiani venivano puniti con la morte, io ero uno di quelli che nel Sinedrio votavano per la loro morte".

11 Punendoli spesso in tutte le sinagoghe, mi sforzai di farli bestemmiare perché li punivo spesso in ogni sinagoga, e li costringevo a bestemmiare, A.V.; straniero per strano, A.V.. In tutte le sinagoghe. Quelli di Gerusalemme, come dimostra il contrasto delle città straniere. Per i fatti, vedi Atti 8:1,3 Ho lottato, ecc. Il "costretto" dell'A.V. è la resa naturale di hjnagkazon Matteo 14:22; Luca 14:23; Atti 28:19 -- , ecc., ma non ne consegue necessariamente che la costrizione abbia avuto successo. Potrebbe essere in alcuni casi, e non in altri. Plinio, nella sua lettera a Traiano, dice che coloro che furono accusati di essere cristiani si discolparono invocando gli dèi, offrendo all'immagine dell'imperatore e maledicendo Cristo, nessuna delle quali cose, si dice, i veri cristiani "qui sunt revera Christiani" possono essere costretti a fare 'Epist., 10, 95, citato da Kuinoel. Pazzi contro di loro; ejmmainomenov aujtoiv, solo qui; ma l'aggettivo ejmmanhv, frenetico, non è raro negli scrittori classici

La fretta sconsiderata di assumersi le responsabilità morali degli altri: una follia estrema

Dobbiamo intendere questo straordinario versetto per rivelare piuttosto ciò che Paolo confessa di aver fatto nel suo cuore, e nella natura delle sue azioni di indurre gli altri a fare, piuttosto che ciò che è riuscito a fare, sotto tutti gli aspetti. I due o tre tocchi ci danno un'immagine meravigliosamente e stranamente vivida. E suggeriscono, non tanto a Paolo che ha confessato e abbandonato la sua via malvagia, ma a molti altri che non fanno né l'una né l'altra, quanto sia suicida la loro condotta, quando, insoddisfatti del peso delle proprie responsabilità, hanno la presunzione di manomettere la coscienza degli altri, e si accontentano di partecipare a tutto ciò che è più terribile della natura morale dei loro simili. Notiamo che coloro che cercheranno con la forza di interferire con le convinzioni morali e religiose degli altri fanno...

CORRO IL GRANDE RISCHIO DI INFLUENZARE GLI ALTRI A PECCARE CONTRO LA LORO STESSA COSCIENZA

PRESUMERE DI SUPPORRE CHE LA PROPRIA COSCIENZA SIA IL CRITERIO ASSOLUTAMENTE SICURO

III ESPORSI, SENZA MAGGIOR MOTIVO, A RIMANERE UN BUON LAVORO CHE ALTRIMENTI STAVA CRESCENDO NEL CUORE DI UN ALTRO

IV MOLTO PROBABILMENTE UTILE PER RENDERE PRONUNCIATI BESTEMMIATORI, TRAVIATI, APOSTATI

V DIVENTANO ALMENO PIETRE D'INCIAMPO PER GLI ALTRI, E CAUSE DI PERDITA E FORSE DI INFINITO DOLORE MENTALE E DI DISASTROSI CONFLITTI PER LORO. Contro ognuna di queste corteggiate responsabilità vengono offerti i più chiari avvertimenti di Cristo stesso, e i suoi giudizi più calmi e solenni pronunciati su coloro che li hanno insegnati.

12 Viaggiato per andato, A.V.; con l'autorità ... di per con autorità ... da, A.V. e T.R. Commissione; ejpitrophv, qui solo nel Nuovo Testamento. Ma ejpitropov è un "amministratore" Matteo 20:8; Luca 8:3 e quindi il procuratore romano era chiamato in greco, ejpitropov, e così erano i governatori in generale, come coloro che agivano con un'autorità delegata. I sommi sacerdoti. in Atti 9:1 si dice che Saul si rivolse al "sommo sacerdote" per avere autorità. Il sommo sacerdote, in qualità di presidente del Sinedrio, agiva con gli altri capi sacerdoti At 9:14

13 On for in, A.V.; quello per cui, A.V.. Agisce a mezzogiorno. Atti 22:6 Accresceva la meraviglia di quella luce dal cielo che si vedeva al di sopra dello splendore del sole a mezzogiorno, a tale latitudine

14 dicendomi in lingua ebraica perché mi ha parlato, e dicendo in lingua ebraica, A.V. e T.R.; pungolo per punture, A.V. Udii una voce che diceva, ecc. vedi Atti 9:7 -- , nota in lingua ebraica. Questo è un ulteriore dettaglio non menzionato in Atti 9:4 orzein Atti 22:8 ; ma qui ricordato, come tendente a confermare la pretesa di San Paolo di essere un ebreo completo, un ebreo degli ebrei, e, inoltre, di rappresentare il cristianesimo come una cosa non estranea, ma piuttosto in completa armonia con la vera vita nazionale e lo spirito di Israele. È difficile per te calciare, ecc. Anche questo, secondo i migliori manoscritti, è un dettaglio aggiuntivo non menzionato prima. Il proverbio Prontra lakti per scalciare contro i pungoli dei buoi, come fa il toro intatto a suo danno, invece di sottomettersi tranquillamente, come deve fare alla fine, per seguire la via e il passo che il suo padrone sceglie di seguire, si trova in Pindaro, Eschilo, Euripide, Plauto, Terenzio, ecc. I passaggi sono riportati in Bochart, "Hierozoicon.", parte 1. lib. it. Atti 39.; a Kninoel, e a Bishop Wordsworth. Il passaggio in Eurip., 'Baach,' 1. 793, 794; 750, 751, mette in evidenza la forza del proverbio, cioè l'infruttuosa resistenza a una potenza superiore, nel modo più distinto: "Meglio sacrificare a lui, che, essendo mortale, infuriandosi invano contro Dio, scalciare contro i pungoli". Saulo farebbe meglio a cedere subito alla grazia costringente di Dio, e a non farlo più nonostante lo Spirito di grazia. Non sembra chiaro che il proverbio fosse usato dagli ebrei. Il Dr. Donaldson 'Christian Orthodoxy,' p. 293 afferma che "non c'è alcun uso ebraico di questa espressione proverbiale". E questo è confermato da Lightfoot, che adduce i due passaggi, Deuteronomio 32:15 e 1Samuele 2:9, come le uniche prove dell'esistenza di un tale proverbio, insieme a un detto rabbinico: "R. Bibai sedeva e insegnava, e R. Isaac Ben Cahna lo scalciava" 'Exereit. on Acts', 9:5. È quindi curiosa la domanda su come questa frase classica sia stata usata qui. Il vescovo Wordsworth dice: "Anche in cielo nostro Signore non ha disdegnato di usare un proverbio familiare al mondo pagano". Ma, forse, possiamo supporre che un tale proverbio fosse sostanzialmente in uso tra gli ebrei, sebbene non ne sia stata conservata alcuna prova distinta; e che San Paolo, nel tradurre le parole ebraiche di Gesù in greco, fece uso della lingua di Euripide, con la quale aveva familiarità, con una facilità che portava una forte analogia con la sua, cioè la resistenza di Penteo alle pretese di Bacco. Ciò è in una certa misura confermato dall'uso delle parole qeomacov e qeomacein; Atti 5:39; 23:9 l'ultimo dei quali è usato due volte nelle 'Baccanti' di Euripide, sebbene non comune altrove. Si trova, tuttavia, in RAPC 2Ma 7:19

15 Il Signore per lui, A.V. e T.R

16 Alzati per l'ascesa, A.V.; a questo scopo ho, ecc., perché ho, ecc., a questo scopo, A.V.; nominare per fare, A.V.; le cose nelle quali mi hai visto per queste cose che hai visto, A.V. e T.R.; le cose in cui per quelle cose in cui, A.V. Poiché a questo scopo sono apparso, ecc. Confrontando questa affermazione con quelle contenute in Atti 9:6 e Atti 22:10,14,15, sembra che in questo racconto condensato dato davanti al re Agrippa, San Paolo mescoli in un unico messaggio le parole che gli furono dette quando il Signore gli apparve per la prima volta, e l'istruzione che gli fu data successivamente per mezzo di Anania, e le parole che gli furono dette in estasi Atti 22:17-21 Questo può essere dedotto specialmente da Atti 9:6 : e di nuovo confrontando Atti 22:15 con questo versetto

Versetti 16-18.- Ministro e messaggero

L'incarico dato dal Salvatore manifestato a Saul colpito e risvegliato è un incarico che, in senso vero, anche se in misura minore, possiamo applicare a noi stessi. Guardiamo...

I LA DUPLICE RELAZIONE IN CUI DOVEVA STARE. "Per fare di te un ministro e un testimone". Paolo doveva essere

1 legati a Cristo come suo servo, e di essere

2 si riferiva ai suoi simili come loro insegnante. Dobbiamo impegnarci in ogni opera cristiana come coloro che portano con sé ovunque il senso dell'obbedienza a un Divino Maestro. Non dobbiamo fare e dire nulla che sentiamo che egli non desidera che facciamo o che non diciamo. Dobbiamo anche sentirci di pietraia, nei confronti dei nostri simili, siamo come coloro che hanno un messaggio divino da consegnare. Se ci accontentiamo di esporre le nostre opinioni, di stabilire la nostra posizione, o di assicurarci un grande seguito per noi stessi, siamo miseramente al di sotto della nostra vera vocazione; siamo chiamati a trasmettere il messaggio di Cristo all'umanità

II LA DUPLICE FONTE DA CUI DOVEVA ATTINGERE IL SUO MESSAGGIO. Egli doveva rendere testimonianza "sia di queste cose che aveva vedute, sia di quelle nelle quali Cristo gli sarebbe apparso" Versetto 16. Non solo doveva narrare ciò che già sapeva, ma doveva trasmettere e far rispettare le verità che gli sarebbero state presto rivelate. Dobbiamo attingere continuamente a questa doppia fonte. Siamo

1 ripetere i fatti e le verità con cui l'esperienza e lo studio passati ci hanno reso familiari; e anche

2 per dispiegare quelle visioni successive e più mature che il nostro Signore rivelerà alle nostre menti aperte e indagatrici

III LA DUPLICE PROTEZIONE DI CUI ERA ASSICURATO. "Liberandoti dal popolo giudaico e dai pagani" Versetto 17. Avrebbe dovuto affrontare seri pericoli e difficoltà, ma sarebbe sfuggito all'uno e avrebbe superato l'altro. Si sarebbe trovato contrastato e ostacolato dagli Ebrei e dai Gentili, da coloro che erano "vicini" e da coloro che erano "lontani", dai figli del privilegio dai quali avrebbe potuto sperare di ricevere aiuto, e dai figli dell'ignoranza dai quali avrebbe potuto aspettarsi di sopportare l'ostilità. Da chiunque fosse stato assalito, il Divino Salvatore sarebbe stato la sua difesa. Anche noi possiamo aspettarci di essere contrastati da due partiti: da quelli che sono dentro e da "quelli che sono fuori", dagli eredi del privilegio e dagli stranieri e dagli stranieri. Se siamo fedeli e fiduciosi, possiamo affidarci con sicurezza alle cure del nostro Divino Amico, il quale, se non ci salva , ci salverà sicuramente dalle delusioni e dalle sofferenze che ci minacceranno come campioni della sua causa

IV IL DUPLICE PROBLEMA DELLA SUA OPERA

1. Illuminazione spirituale. Quelli dai quali doveva andare si sarebbero volti "dalle tenebre alla luce", avendo i loro "occhi aperti". Essendo stati ciechi all'esistenza, o alla natura e al carattere, o alle pretese di Dio; o ciechi al valore dell'anima umana, o al vero fine e scopo della vita umana, o alla solennità della morte e del giudizio; o ciechi all'eccellenza del santo servizio, alla bellezza della santità, alla beatitudine della consacrazione e dell'abnegazione; Dovevano percepire, comprendere, gioire nella verità, camminare nella luce. La loro esperienza nel regno spirituale risponderebbe a quella di chi nel mondo materiale dovrebbe svegliarsi dalla notte più buia al giorno più luminoso

2. Liberazione. "Dal potere di Satana Dio si adira" Versetto 18. Nell'ignoranza e nel peccato gli uomini sono i servi del maligno, tenuti nelle sue corde, soggetti al suo dominio. Liberati dal potere del peccato, diventano i liberti di Cristo; essi camminano nella "gloriosa libertà dei figli di Dio". Da una schiavitù degradante sono liberati, affinché possano rallegrarsi di una libertà santa ed elevante

V LA DUPLICE BENEDIZIONE CHE DOVEVA PROMETTERE

1. Il perdono dei peccati

2. Santificazione: "affinché possano ricevere", ecc. Versetto 18. Immediatamente dopo l'esercizio della fede essi dovevano ricevere l'abbondante misericordia di Dio, quel "perdono" che significa non solo non tenerli sotto condanna, ma anche accoglierli positivamente nel favore divino, ammetterli alla mensa del Padre, reintegrarli in tutti i privilegi della filiazione. E gradualmente dovevano elevarsi in uno stato di santificazione, lasciandosi alle spalle le cose vecchie e malvagie, e tendendo verso ciò che è prima; raggiungendo l'altezza dell'età adulta cristiana, diventando santi come Dio è santo 1Pietro 1:16

VI L'UNICA CONDIZIONE SU CUI DEVE INSISTERE. "Per la fede che è in me". Ogni benedizione promessa doveva e deve essere raggiunta mediante la fede in Gesù Cristo stesso. Non l' accettazione di un credo, né l'ammissione a una Chiesa, né la sottomissione a una cerimonia, ma una fede vivente in un Salvatore vivente; l'accettazione cordiale di Gesù Cristo stesso come il Divino Salvatore, il legittimo Signore, l'Amico infinitamente sufficiente del cuore umano.

17 A chi per chi nota, A.V.. Ai Gentili. Queste sembrano essere le parole udite nell'estasi riportata in Atti 22:21, il seguito del quale, come contenuto nel Versetto 18, l'apostolo avrebbe poi recitato, se non fosse stato interrotto dalle grida furiose degli ebrei

18 Che possano volgersi per loro e per girarli, A.V. e T.R.; remissione per perdono, A.V.; un'eredità per eredità, A.V.; quello per cui, A.V.; fede in me per la fede che è in me, A.V. Per aprire i loro occhi comp. Luca 4:18 -- e la LXX di Isaia 61:1; 2Corinzi 4:4-6 -- , ecc. -- Affinché possano volgersi dalle tenebre alla luce Colossesi 1:12,13; Efesini 5:8; 1Pietro 2:9 -- , ecc Remissione dei peccati vedi Atti 2:38 3:19 10:43

La missione del Vangelo nel mondo

"Per aprire loro gli occhi", ecc

IO LO STATO DEL MONDO SENZA CRISTO

1. Oscurità. Intellettuale. Morale. Nessuna eccezione. La luce del mondo greco e romano trasformata dal peccato in tenebre più grossolane. Superstizione

2. Il governo degli spiriti maligni. Il potere posseduto dai falsi insegnanti. Il dominio dei sensi. Il regno della paura

3. La condanna della giustizia divina. Impossibile che tale ignoranza debba rimanere. Le visite del giudizio. Terribili calamità del mondo antico, l'esecuzione del peccato

II LA DISPENSAZIONE DELLA MISERICORDIA

1. La preparazione della luce attraverso i secoli che rivela il proposito divino

2. L'avvento di Gesù Cristo e l'innalzamento della luce nei cieli

3. La missione del vangelo attraverso i suoi predicatori, così diversa da qualsiasi cosa vista nel mondo pagano. "Come potranno ascoltare senza un predicatore?"

4. L'adempimento della missione di età in età, aggiungi le sue prospettive di rapido compimento. Si volgono alla luce e tutto il mondo vedrà la salvezza.

La descrizione del Salvatore asceso della sua opera tra gli uomini

Dalla finestra del cielo aperta all'improvviso all'orecchio di Paolo, l'asceso Gesù trasmette in brevissimo la descrizione dell'opera che il suo vangelo deve compiere nel cuore e nella vita dei salvati. La descrizione attuale è quintupla. Ogni rappresentazione dell'opera di Cristo nel mondo invita la nostra riconoscente e amorevole attenzione. Ognuna di queste nuove rappresentazioni getta nuove sfumature di bellezza e di bellezza sul nostro apprezzamento dell'opera. Qui Gesù dice che manda Paolo a fare cinque cose per gli uomini, nel suo Nome, con il suo mandato, con l'aiuto della sua potenza

I PER RIPRISTINARE UNA FACOLTÀ. Qualunque cosa vedano gli uomini che non vedono Cristo, la verità divina, i profondi bisogni e le grandi opportunità della loro anima, vedono ciò che non è importante invece di ciò che è importantissimo. Questo non significa avere l'occhio aperto, ma chiuso

II PER VOLGERE LA VISTA RESTAURATA DALLA SPAVENTOSA VANITÀ DELLE TENEBRE A TUTTA LA RICCHEZZA DELLA LUCE E DI CIÒ CHE LA LUCE PUÒ MOSTRARE. Il potere che Gesù dà lo soddisfa. Il desiderio che impianta lo provvede. La speranza che risveglia non la ingannerà. L'occhio che egli apre non vagherà e brancolerà e non si lamenterà dell'oscurità, dell'oscurità, della vaga nebbia, ma un campo dopo l'altro di luce superiore e di prospettiva divina alimenterà il suo senso di gioia

III PER SALVARE GLI UOMINI DA UNA FEROCE, LUNGA, CONFESSATA SCHIAVITÙ E SPAVENTARLI CON IL RINNOVATO TITOLO DI FIGLI DI DIO, INVECE CHE SCHIAVI DI SATANA

IV PER DARE LORO IL DONO PRESENTE GUARITORE, CONFORTANTE, ASSICURANTE DEL PERDONO DEL DIGIUNO. Di quale terribile peso li solleverà subito! Come è ancora terribile la prospettiva, qualunque essa sia , se è perseguitata dalle visioni del passato, anzi, molto di più, sopraffatta dalla mano morta del passato, e colpita in ogni tentativo della sua stessa mano, a causa degli schiaccianti arretrati dovuti! Quello che potrebbe essere il futuro più luminoso è distrutto solo a volte dai ricordi, ma molto di più dai ricordi che arrivano pungenti con i dolori più duri e reali e con richieste che non possono essere soddisfatte

V TROVARE LORO UN POSTO IN UN POPOLO FORMATO DA UN NUOVO, SPECIALE, PIÙ ALTO TIPO DI FORMAZIONE. Il luogo si trova al di là di ogni dubbio qui, nel modo più vero possibile, come c'è un "cielo sulla terra". Nella sua perfezione si può trovare , quando gli anni e gli anni sono passati, sempre fino ad allora, offrendo il pensiero di casa, il rifugio del riposo, il cuore della pace perfetta, la Chiesa dell'adorazione incantevole, l'inimmaginabile beatitudine del cielo, qualunque essa sia, e di Dio stesso. Com'è grande questo contrasto! Che cambiamento e che crescita dalla prima a questa quinta fase! Ora, prima il nostro occhio deve essere aperto, poi che cosa sarà, quando ogni benedetto potrà dire: "Quanto a me, contemplo il tuo volto con giustizia; Sono soddisfatto, sveglio, della tua somiglianza?" -B

versetto 18 fine - L'accento posto da Cristo stesso sulla fede in un oggetto personale

"E un'eredità fra coloro che sono santificati", ecc. Le parole del Salvatore asceso all'uomo che doveva essere in un duplice senso il grande primo apostolo della sua religione in tutto il mondo non possono che essere considerate da noi come investite del più pieno interesse. La filosofia della religione è semplice con Gesù; E mette in chiaro risalto certe cose, che possono certamente segnare per noi la preminenza che dovremmo dare loro. Avviso-

L 'ACCENTO MANIFESTO È POSTO SULLA FEDE NELLA PERSONA CRISTO. "La fede, ciò che si concentra in me". Cantici possiamo giustamente esporre le parole di Cristo. Gesù parla così con enfasi per proteggere dal misticismo, dalla sconfitta, dalla deviazione

1. La fede in una persona vivente non può significare altro che una generale fiducia in lei a meno che non si esprimano particolari qualifiche, ad esempio la fede in una persona come finanziere, ecc. e una grande fiducia in lui, a meno che non venga espressamente dichiarata una certa qualifica di misura, come non si fa mai a Cristo. La fede in Gesù Cristo includerà, quindi,

1 avere fiducia nel suo insegnamento;

2 confidare nel suo esempio;

3 confidare nella sua guida amorevole e comprensiva;

4 confidare in tutto ciò che dice, in tutto ciò che nella sua provvidenza fa;

5 confidare nel valore del suo servizio; così come

6 Fiducia da parte delle più profonde richieste dell'anima per lui, nel suo ultimo "potere di salvare".

1. Il servizio o ufficio della fede è qui suggerito. Non si fa qui notare la sua influenza elevante sul carattere individuale, e i suoi attuali punti di superiorità sulla vista per una natura come la nostra. Ma è istanziato nella sua funzione di collegamento di connessione, connessione reale, vitale, tra Cristo e ogni uomo. Essa ha, in se stessa, elevando come sono la concezione e l'educazione graduale in essa inerente, un'efficacia non sufficiente, né sovrana, né certo salvifica. Non è nulla su cui si possa fare affidamento, di per sé e in sé. Ma conduce all'Uno, unisce all'Uno, mantiene una comunicazione aperta con l'Uno, e si aggrappa potentemente alla fine all'Uno, sul quale si può fare affidamento, con tutto il cuore, la mente, la forza e l'anima

2. La grande calma, la pace, il contenuto più divino e l'anticipo della felicità del cielo che sono comandati dalla vera fiducia dovrebbero sempre essere attribuiti alla fede in Cristo. Se questi falliscono e quando falliscono, non è perché la fede viene meno al suo ufficio, o perché Cristo viene meno alla sua bontà, ma perché gli uomini recidono per un po' questo anello d'oro, o lasciano che questo condotto d'oro perda pietosamente per un po'

II IL POSTO DATO ALLA FEDE NEL CRISTO PERSONALE IN RELAZIONE ALLA SANTIFICAZIONE. Da questa dichiarazione di Gesù risulta che "la fede che è in lui" è responsabile della nostra santificazione. Non c'è limite all'affermazione che la santificazione dipende dalla fede in Gesù

1. Nasce da quella fede o fiducia di cui si è già parlato. Senza il legame reale e vivente con Cristo, non ci sarebbe alcun accesso possibile alla conoscenza e ai privilegi che derivano da lui

2. È nutrito per tutto il percorso dalla verità, dall'esempio, dalla guida, dall'amore compassionevole di Gesù

3. Serve a togliere il nemico più sicuro di tutti alla santificazione, la fiducia in se stessi, in un colpo solo, ma un colpo che deve essere sentito per tutta la vita

4. Fino all'ultimo, è la fiducia più semplice, più pura, più dipendente dell'anima in Gesù quando si trova di fronte "la valle", "il fiume", "l'ombra" e "l'ignoto", che completa, per quanto possiamo rintracciarla, la santificazione dell'uomo. Se in quell'ultimo momento il vincolo della fede dovesse spezzarsi, ahimè! tutto si spezzerebbe. Ma in quell'ultimo momento, che ragione abbiamo di pensare che ci sia Colui che rende la sua forza uguale a tutta la tensione che in ogni caso potrebbe essere esercitata su di essa!

III IL POSTO CHE APPARTIENE ALLA FEDE NEL CRISTO PERSONALE COME VIA PER "L'EREDITÀ". "L'eredità", appare distintamente, è quella di un luogo preparato per un popolo preparato. La preparazione è una; è quella della santificazione raggiunta solo con la fede. La via per "l'eredità", quindi, non può essere trovata, se non per i sentieri della fede, la "fede che è in Cristo". E l'esame dell'insieme ci insegnerebbe che sarebbe quasi impossibile riassumere in modo più vigoroso e breve in uno gli uffici della "fede che è in Cristo". La sua è l'enfasi che qui gli viene data. E mostra che scorre come una corda d'oro attraverso l'intera opera di redenzione. - B

19 Per cui, A.V. Disobbediente ajpeiqhv; vedere Luca 1:17; Romani 1:30, ecc. Il giro della frase è abilizzato; come se dovesse dire: "Puoi biasimarmi per aver obbedito a un tale messaggio celeste? Come potrei agire diversamente, essendo così guidato?" Visione ojptasi Luca 1:22; 24:23; 2Corinzi 12:1. Si trova anche ripetutamente nella LXX di Daniele e nella Sapienza comp. l'uso di ojpta Atti 1:3

"La visione celeste", un sermone ai giovani

Quando Paolo fu "catturato da Cristo Gesù" sulla via di Damasco, era ancora un giovane. Era ancora all'inizio della sua carriera; La sua vita era ancora davanti a lui. Quando giunse quella visione celeste ed egli vide il Signore, lui stesso e tutta la sua vita furono completamente cambiati. La corrente, che si era alzata così rapidamente in una linea, poi si voltò e fluì costantemente e ininterrottamente nella direzione opposta. Quella visione di Dio ha rivoluzionato, trasformato tutto il suo io e tutti i suoi progetti e le sue speranze. Quali visioni abbiamo ora, e quale influenza hanno sul nostro cuore e sulla nostra vita? Rispondiamo:

CHE AI GIOVANI CAPITA COMUNEMENTE QUALCHE VISIONE DAL CIELO. Non ci aspettiamo il miracoloso ora. Dio può, e probabilmente lo fa, far conoscere la sua volontà in modi che sono al di fuori e al di sopra dell'ordinario e del naturale; ma non abbiamo il diritto di fare affidamento su di essi. Egli viene a noi per mezzo dell'influenza illuminante del suo Spirito Santo, e così eleva la mente, risveglia l'anima, sottomette la volontà, rinnova la natura, trasforma la vita. Dio ci visita con vari mezzi, agisce su di noi con molti strumenti, ci conquista in modi diversi. La visione celeste arriverà sicuramente durante i giorni della giovinezza, quando la mente è più aperta e il cuore più tenero; "poiché di tali è il regno di Dio".

1. Può assumere la forma di una visione di Gesù Cristo, della sua eccellenza e delle sue affermazioni. Il cuore giovane può vederlo, come non aveva mai fatto prima, come Colui che è infinitamente degno di fiducia, di amore, di servizio, di sottomissione

2. Oppure può assumere la forma di una visione della vita umana, della sua serietà e responsabilità. La mente può risvegliarsi a questo grande fatto: avendo considerato la vita umana come nient'altro che una cosa di cui godere, o come un'opportunità per fare soldi, o guadagnare una breve reputazione, o raggiungere una certa posizione sociale, arriva a vedere, alla luce della verità rivelatrice di Dio, che può essere qualcosa di incommensurabilmente più alto e più alto, che può essere resa un'opportunità sacra della cultura spirituale, di santa utilità e di servizio divino

3. Oppure può assumere la forma di una visione dell'anima umana, della sua grandezza e del suo valore. Può diventare improvvisamente consapevole del fatto che Dio ci ha creati per sé, affinché possiamo possedere la sua somiglianza, vivere la sua vita e condividere la sua immortalità; che all'interno della più umile struttura umana risiede uno spirito il cui valore, la ricchezza di un pianeta, non peserà

II ECCO CHE ARRIVA IL MOMENTO DELLA GRANDE DECISIONE. Ci sono altre occasioni nel corso della vita umana in cui si compie una scelta decisiva; quando si decide quale vocazione si debba perseguire, quale compagno di vita si prenda, quale paese si adotti per casa, ecc.; ma non c'è occasione che possa essere paragonata a questa per sacro interesse, per questioni durature. Si può anche dire che "in quest'ora alata è applosa l'eternità". L'obbedienza o la disobbedienza alla visione celeste fa tutta la differenza tra il successo e il fallimento, tra la pace e l'inquietudine dell'anima, tra la vita e la morte. Obbedienza significa

1 divenire giusti con Dio;

2 trascorrere una vita in accordo con la sua volontà e in armonia con le nostre vere e più profonde voglie;

3 un titolo alla gioia eterna nel futuro

1 rimanere sotto il dispiacere di Dio;

2 vivere una vita in contrasto con il suo scopo e il vero fine dell'uomo;

3 rigettando l'offerta della vita eterna. - C

Disobbedienza significa gli opposti tristi e oscuri di questi:

La realizzazione di una visione celeste e il suo uso

Queste parole fanno parte della descrizione che Paolo stesso fece della sua conversione. Ha raccontato il fatto, e ha spiegato il modo e le circostanze di esso. Con poche parole ha parlato della luce accecante dal cielo a mezzogiorno, ma molto al di sopra dello splendore di un sole di mezzogiorno; della voce che udì quando si prostrò sulla terra; del suo appello ad alzarsi, e ad essere pronto a iniziare prontamente una carriera di attività e di pericolo, forse, senza pari. Poi, chiamandola del tutto "visione" e "visione celeste", egli dice: "Non le disubbidividi". Per tre giorni rimase cieco; Per tre giorni, così completa fu la padronanza della mente sul corpo, che non mangiò né bevve. Lo condussero per mano a Damasco; lì la volontà e il proposito divino riguardo a lui gli furono ulteriormente spiegati da Anania; e lì trovò per un po' un grato rifugio presso i discepoli di Cristo, proprio quelle persone che si era proposto di sconcertare e perseguitare. Sono passati ventisette anni, o giù di lì, e, guardando indietro a quel tempo, Paolo dice - e la prova di quei ventisette anni lo conferma ampiamente - «Al che... Non disubbidii alla visione celeste". Sarà istruttivo notare...

CHE COS'È CHE PAOLO QUI DEFINISCE UNA "VISIONE CELESTE". Il fascino delle parole spesso seduce, a volte inganna e, come la distanza, conferisce incanto alla vista. Una visione celeste: non dovrebbe tutti desiderarla? Certamente tutti non desidererebbero questo di Paolo. Una "visione celeste", se data, non deve essere irresistibile? Non sarà forse fatta di forme fatate, di colori arcobaleno, di movimenti angelici, di musica serafini? La poesia e il sogno, l'immaginazione e la raffinatezza dell'ispirazione, saranno il materiale e lo faranno. Ma, no, non è così; Ora non era più così. Una visione celeste può essere altrettanto pratica, la materia così dura, i modi così poco cerimoniosi e sgraditi, quanto la realtà più ordinaria della nostra vita quotidiana tormentata e tormentata. In questo, ognuno di noi trova occasionalmente i duri colpi di fatti duri, e così possiamo in una visione celeste. E questo era il tipo di cui Paolo qui parla. La luce era brillante, ma non con la luminosità della fantasia, ma con un effetto accecante. Per il resto, giudicate in un attimo le caratteristiche della visione celeste che, cominciando con l'accecamento, prosegue con il dare al forte cavaliere una pesante caduta a terra. Nessun sussurro sognante riesce, né sforza serafico, ma convoca brevi e taglienti, con il suo nome ripetuto due volte. Le domande rimostranti e di rimprovero hanno successo, e il risultato è la paura, il tremore e lo stupore sconosciuto. Questo tipo di visione, comunque la si voglia chiamare, è, secondo il nostro pensiero generale, non tanto delle cose celesti quanto di quelle terrene. Eppure questi erano i fatti della visione di Paolo, e altrettanto vero è che egli la definisce celeste. E qui c'è la nostra lezione, che gli avvertimenti dal cielo, e le persuasioni che vengono dal cielo, e le istruzioni che risalgono dal cielo, possano, mentre rimaniamo qui, assaporare e dover assaporare molto del materiale e dei metodi della terra, per quanto riguarda i loro strumenti. La visione celeste vi giustificherà spesso il suo nome, quando vi comprenderà sperimentalmente, non delle deliziose sensazioni degli angeli, ma della paura, del tremore e dello stupore angosciato che appartengono ai cuori peccatori e alle coscienze ferite. Paolo aveva ragione; poiché la sua visione venne in effetti dal cielo, e indicò il cielo, e lo ricondusse con sé al cielo, e anche a un'innumerevole schiera di altri. Il cibo duro riportò il figliol prodigo a se stesso e a casa da suo padre; e fu così con Paolo, un trattamento severo e senza cerimonie portò Paolo a se stesso, al suo Salvatore e all'opera della sua vita; e può essere così per noi, che i duri colpi e le ferite brucianti e le cure affollanti possano essere i mezzi designati per chiamarci a noi stessi, al nostro Dio e alla nostra casa. Cantici anche quando questi vengono a me, proprio a me, a me stesso, non è forse l'equivalente del nome nominato, e chiamato bruscamente due volte, "Saulo, Saulo"? Spesso noi individualmente dubitiamo della nostra misericordia e non riusciamo a dare lode a Dio per essa; raramente manchiamo di gridare individualmente a causa dei nostri dolori, o di mormorare a Dio a causa di essi

II Come PAOLO DICE DI AVERLO TRATTATO. Il trattamento che Paolo ricambiò per il suo misericordiosissimo, ma per così dire rozzo, uso in questa visione celeste, fu la pronta attenzione, l'obbedienza pratica. Le provvidenze più gentili e gentili di cui puoi abusare a tal punto da trasformarle in esperienze amare e dure e in ricordi di dolore e vergogna. Le provvidenze più dure e severe possono essere accettate e trattate in modo tale da trasformarsi nei punti più luminosi della memoria, nelle realtà più felici di una vita dolorosa e negli indubbi punti di partenza per una vita nuova e più santa. Di quelli che sembrano i materiali più improbabili, è possibile assicurarsi il vantaggio celeste mediante l'obbedienza alle convinzioni, ai pensieri, alle suggestioni che provengono dal dolore, dall'oscurità e dalla spaventosa cura che erano rapiti in essi. Per quale ragione, però, Paolo dice: "Non sono stato disubbidiente" invece di "sono stato ubbidiente"?

1. Forse sceglie la sua espressione di vera, profonda modestia davanti a Dio. "Disubbidiente", pensò tra sé, "non lo sarò più", e quel pensiero indugiava ancora in lui, però, quanto all'essere pienamente e adeguatamente obbediente: "Chi è sufficiente per questo?" I ventisette anni che sono ormai trascorsi hanno fatto proprio questo per lui, gli hanno fatto sentire che per essere perfettamente obbediente ci vorrà un'energia e un'incrollabilità mai viste sotto il sole, se non nell'unico Signore e Padrone stesso

2. O il modo del linguaggio di Paolo era piuttosto dovuto al pensiero, forse quasi inconsciamente sentito, che la disubbidienza era la strada larga e la porta larga, in cui entrano i molti, il milione a uno ed egli era stato a lungo del numero? Ma Paolo avrebbe detto: "Essendo 'mediante la grazia di Dio quello che sono', non sarei più disubbidiente, né 'camminerei nel loro consiglio'. Usiamo dunque le nostre provvidenze, anche se oscure e severe, e non siamo infedeli ai loro suggerimenti. Sarà un grande passo verso l'annullamento della fecondità del male e verso la produzione di un'abbondante fecondità del bene. Non essere disubbidienti può presto introdurre l'ambizione e le gioie di un'obbedienza vera e sincera. La parola può tremare sulle labbra umane, per dire: "Sono stato obbediente", ma con una buona coscienza davanti all'uomo e a Dio, Paolo preferisce dire: "Non sono stato disubbidiente". -B

20 Dichiarato per mostrato, A.V.; sia a quelli di Damasco, prima per prima, a quelli di Damasco, A.V. e T.R.; paese per le coste, A.V.; anche per allora, A.V.; fare per e fare, A.V.; degno di per incontrarsi, A.V.. Quelli di Damasco per primi, ecc. Egli enumera le sue fatiche evangeliche nell'ordine in cui si svolsero: prima a Damasco, come narra Atti 9:19-22 ; poi a Gerusalemme, come in Atti 9:26-29 ; e poi quelli su scala sempre più vasta, tra gli ebrei della Palestina e i pagani in tutti i paesi che visitò. in tutto il paese della Giudea. Questo non allude a nessuna predicazione nella terra di Giudea al tempo della sua prima visita a Gerusalemme, Atti 9:25 perché dice in Galati 1:22, che a quel tempo, cioè prima di andare nelle regioni della Siria e della Cilicia, era ancora "sconosciuto di persona alle Chiese della Giudea". Ma in seguito ebbe l'opportunità di predicare in Giudea. Per esempio, il linguaggio di Atti 11:29 suggerisce che un'opportunità del genere potrebbe essersi presentata quando Paolo e Barnaba portarono l'elemosina dei cristiani ad Antiochia "ai fratelli che abitavano in Giudea". Un'altra opportunità che ebbe evidentemente quando passò con Barnaba attraverso la Fenicia e la Samaria fino a Gerusalemme, come narra Atti 15:3. Un altro, quando andò da Cesarea a Gerusalemme, come narra Atti 18:22. Di nuovo, c'era spazio per lavorare tra gli ebrei in Palestina mentre egli rimaneva a Cesarea "molti giorni" e viaggiava verso Gerusalemme, come leggiamo in Atti 21:10,15. Cantici che non c'è contraddizione di sorta tra l'affermazione di questo versetto e quella di Galati 1:22. Le clausole di questo versetto sono due:

1 "sia a loro a Damasco, sia a Gerusalemme prima"; e

2 "e in tutta la Giudea e ai Gentili".

Versetti 20-23.- La punizione e le risorse di una vita devota

Non c'è traccia di egoismo, nel senso offensivo della parola, in questo semplice schizzo del percorso dell'apostolo. Sta semplicemente dicendo la verità su se stesso con un cuore puro. Ma così facendo ci dà l'immagine di...

UNA VITA DEVOTA

1. Egli cominciò il più presto possibile a compiere la volontà del Maestro, "mostrata prima a quelli di Damasco" Versetto 20

2. Lavorò nella sfera più difficile e pericolosa: "e a Gerusalemme".

3. Andava ovunque puntasse il dito guida: "per tutte le coste della Giudea, e poi fino ai Gentili".

4. Non aveva paura di quelli che erano alti, non disprezzava quelli che erano bassi, "testimoniando sia ai piccoli che ai grandi" Versetto 22

5. Egli predicò dappertutto una verità sgradevole ma indispensabile: "che si ravvedessero e facessero opere degne di ravvedimento" Versetto 20

6. Non si lasciò scoraggiare da alcun ostacolo dal continuare nella sua carriera: "Continuo fino ad oggi" Versetto 22. Non tutti noi siamo incaricati dal nostro Maestro di fare il tipo di lavoro per il quale Paolo era il suo "vaso eletto ", ma siamo tutti chiamati a dedicare le nostre forze al suo santo servizio, le nostre vite alla sua lode e gloria; e ci conviene, come si addice a lui, cominciare presto, ad accettare qualsiasi dovere il Signore possa imporci di non rifuggire da nessun servizio perché sembra poco invitante o pericoloso essere scrupolosi in tutto ciò che facciamo per lui, e persistere attraverso la buona e la cattiva notizia fino alla fine, fino a quando egli non prenderà l'arma dalla nostra mano

II LA PENA DELLA DEVOZIONE. "Per queste cause i Giudei mi hanno preso", ecc. Versetto 21. La fedele e intrepida devozione di Paolo alla tristezza e alla carità di Gesù Cristo lo condusse nel massimo pericolo e gli causò le perdite e le prove più gravi. Minore è la consacrazione, minore è la persecuzione; Più dell'uno, più dell'altro. Quindi, in una certa misura, ora. "Sì, e tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati" 2Timoteo 3:12 Non ci si aspetta che tutti affrontino le stesse prove. L'apostolo aveva le sue difficoltà da superare e i pericoli da affrontare. Il missionario ha il suo; il ministro ha il suo; Il riformatore ha il suo. L'uomo cristiano nella vita di tutti i giorni deve pagare le sue pene di devozione. Zelo entusiasta, purezza perfetta, sincerità incrollabile, fedeltà incorruttibile: queste qualità, e simili a queste, non possono essere continuamente manifestate senza invocare e richiamare l'ostilità, la condanna e l'opposizione del mondo. Se non prendiamo la croce in questo modo e non seguiamo Cristo, "non siamo degni di lui".

III Due FONTI DI FORZA

1. L'aiuto di Dio: "aver ottenuto aiuto da Dio" Versetto 22. Cristo gli apparve a Gerusalemme, a Troade, a Corinto, e lo sostenne con speciali visite. Lungo tutto il suo cammino aveva intorno a sé la mano dell'Onnipotente che lo sosteneva

2. Consapevolezza dell'integrità. Non c'era motivo di questo odio per lui, di questa persecuzione implacabile. Non era davvero il rinnegato per cui i suoi nemici lo credevano. La sua condotta poteva essere pienamente giustificata dalle loro stesse autorità; aveva detto "nient'altro che queste", ecc. Versetti, 22, 23. Aveva una coscienza priva di offesa verso l'uomo così come verso Dio; era innocente davanti ai suoi connazionali come lo era davanti a Cesare. Qui abbiamo due fonti di forza in quelle persecuzioni che sono l'esito inevitabile della nostra fedeltà. Il sostegno divino: la guida del Padre celeste, la vigile cura del Divino Salvatore, il conforto dello Spirito Santo. La consapevolezza della rettitudine, la sensazione che non stiamo dicendo e facendo "nessun'altra cosa" che la Parola di Dio giustificherà, e che coloro che ci maltrattano e ci danneggiano approverebbero se solo ci giudicassero con mente aperta e imparziale.

La missione e il peso dell'evangelista

Tre grandi temi sono qui annunciati da Paolo. Essi sono in stretta relazione l'uno con l'altro. La catena della verità e del dovere supremo è corta, di tre anelli, ma più forte e più utile. L'apostolo, descrivendo la sua grande opera come primo evangelista per il vasto mondo, descrive per tutti i tempi e per tutti i luoghi l'opera dell'evangelista. Per quanto la religione possa spingersi oltre, possa essere insegnata, possa svilupparsi con un occhio aperto, un'immaginazione stimolata, un cuore più profondo e una prospettiva ispirata, inizia qui e si basa su queste tre cose. Il predicatore di Cristo all'umanità deve predicare...

I PENTIMENTI

1. Convinzione di peccato

2. Profondo dolore per il peccato

3. Confessione dei peccati

II LA CONDIZIONE: CHE L'UOMO "SI RIVOLGA A DIO". C'è, senza dubbio, una crisi nella vita interiore, nell'uomo stesso, chiamata appropriatamente il volgersi a Dio. Sia prodotto come può, sia nascosto o manifesto come può, sia breve e tagliente e molto definito al giorno e all'ora, o viceversa; eppure questo è un fatto nella storia spirituale morale di una persona chiamata da Cristo e che obbedisce a quella chiamata. Cantici, tanto che l'appello stesso sarà in parte formulato così: "Girare"; "Volgetevi a Dio"; "Voltatevi, giratevi; Perché morirete?" Il rovesciamento della vecchia vita, del vecchio carattere, del vecchio principio di azione, non può essere più chiaramente affermato come una necessità

III LA NECESSITÀ DELLA SANTITÀ PRATICA DELLA VITA. Cristo non permetterà la professione, non accetterà il misticismo, non ammetterà il sogno vago, né ammetterà l'ozioso. Cambiamento dal vecchio, onesto allontanamento dal passato, realtà di un nuovo futuro, sono le sue parole d'ordine. - B

21 Questa causa per queste cause, A.V.; sequestrato per essere stato catturato, A.V.; saggiato per è andato in giro, A.V.. Per questa causa. Ecco di nuovo un'affermazione molto eloquente. "Ho passato la mia vita a cercare di persuadere gli uomini a pentirsi e a volgersi a Dio, e per farlo i Giudei cercano di uccidermi. Può essere giusto? Non vuoi tu, o re Agrippa, proteggermi da una contraccambio così ingiusta?" Per uccidermi; diaceirisasqai, qui e in Atti 5:30 solo nel Nuovo Testamento; non nella LXX, ma in Polibio, e in Ippocrate e Galeno, delle operazioni chirurgiche

22 L'aiuto che viene da Dio per l'aiuto di Dio, A.V.; sta per continuare, A.V.; testimoniare per testimoniare, A.V.; nient'altro che per nessun'altra cosa se non quelle che, A.V.. Aiuto, ecc.; ejpikouria, qui solo e in RAPC Sap 13:18, ancora dell'aiuto divino; negli scrittori medici frequentemente, dell'aiuto della medicina e dei medici; comune anche negli scrittori classici, delle forze ausiliarie. Si parla propriamente di aiuto e alleati dall'esterno Bengel. Io sto in piedi; cioè rimango impassibile, saldo e, con l'aiuto di Dio, non schiacciato dai miei nemici. Testimoniare. La resa naturale del R.T. marturomenov. Il T.R. marturoumenov, seguito da uJpo, significherebbe "testimoniare", "approvare", come in menov Atti 6:3; 10:22, ecc., e così lo intende qui Meyer. Ma marturu ha molto più senso, ed è molto meglio supportato dall'autorità dei manoscritti. È in stretto accordo con Atti 9,15 e Atti 22,15 che san Paolo deve così "testimoniare" ai piccoli e ai grandi

La retrospettiva credente

"Avendo dunque ottenuto l'aiuto di Dio, rimango fino al dì d'oggi". Momenti in cui la retrospettiva e il riconoscimento grato che ne scaturisce sono particolarmente proficue. Agisce nei momenti critici della vita. Quando ci viene chiesta una testimonianza di Dio per il bene degli altri. "Fino a questo giorno".

IO LA VISIONE PIÙ ALTA DELLA VITA

1. Una missione, una testimonianza

2. Una cooperazione con l'opera divina, che corre parallela alla linea della saggezza e della rettitudine infinite

3. Un grazioso frutto della donazione celeste. "Aiuto da Dio".

4. Una vita vissuta nella preghiera, legata al trono della grazia

II UN ESEMPIO INCORAGGIANTE E STIMOLANTE. L'uso proficuo che si dovrebbe fare della biografia. Le lezioni della vita di Paolo. La forza divina resa perfetta nella debolezza umana, che ci insegna:

1. Seguire lo Spirito

2. Dipendere dal controllo divino delle circostanze e delle opposizioni degli uomini

3. Mantenere la fiducia e il coraggio aggrappandosi a un grande futuro

4. Essere audaci nel parlare per Cristo, specialmente quando possiamo dire, come fece Paolo, che "non disse nulla se non ciò che dissero i profeti e Mosè". Il terreno sicuro è la Parola scritta. Predicare noi stessi significa non ottenere alcun aiuto da Dio; magnificare la sua Parola significa assicurare la sua benedizione ed essere sostenuti sino alla fine. - R

Versetti 22, 23.- Una buona confessione

Se Festo e Agrippa avessero conosciuto la metà di ciò che Paolo ha passato da quando il suo viaggio verso Damasco è stato così perentoriamente interrotto, capirebbero bene perché egli interpone il riconoscimento, così pieno di dipendenza e di umile gratitudine: "Perciò, avendo ottenuto l'aiuto di Dio, rimango fino ad oggi" Paolo si attribuisce a se stesso né la sua opera, né sofferenza, né sicurezza. Questi sono tutti dovuti al suo sovrano "Leader" e "Comandante" e Protettore. Ma egli fa davvero una buona confessione, una, se vera - e nessuno ne nega la verità - la più degna di imitazione, di tutti e di tutti coloro che sarebbero in qualche misura seguaci nella sua opera. Egli afferma giustamente, e non con vanagloria, ma per manifestamente altre ragioni, di aver sostenuto...

IO UN TESTIMONE PERSEVERANTE

II UN TESTIMONE IMPARZIALE

III UNA TESTIMONIANZA SCRITTURALE IMMUTABILE E COERENTE. Paolo desidera sottolineare questo, che egli era stato per "la Legge e la testimonianza e i profeti", ed era stato fedele a loro, non era andato né al di sopra di loro, e non era venuto meno a loro, come il suo popolo e i suoi oppositori erano, infatti, colpevoli di fare

IV UNA FORTE TESTIMONIANZA DI QUATTRO COSE IN PARTICOLARE. Queste erano le quattro grandi verità incorporate nella Legge, custodite nella testimonianza, e molte volte esplose come la luce della speranza dai profeti. Questi erano

1 il decesso,

2 la risurrezione di Cristo;

3 la "grande Luce" che sarebbe stato per il "suo popolo",

4 a tutto il mondo

V UNA TESTIMONIANZA MERAVIGLIOSAMENTE POSSEDUTA DALL'"AIUTO DI DIO". In un senso più basso, senza dubbio, ma in un senso molto vero, Paolo aveva fatto e sofferto cose che nessun altro avrebbe potuto fare, "se Dio non fosse stato con lui". -B

Versetti 22, 23.- Il messaggio di San Paolo a confronto con la profezia

Il riferimento e il sostegno della Sacra Scrittura erano un tratto caratteristico degli insegnamenti pubblici e delle predicazioni dell'apostolo. Per comprendere l'importanza di questa caratteristica della sua opera dovremmo prendere in considerazione non solo le opinioni generali che si hanno della Scrittura come Parola rivelata e autorevole di Dio, ma anche, e più particolarmente, il sentimento riguardo alla Scrittura caro ai pii ebrei. È quasi impossibile esagerare nel parlare della loro riverenza per esso. Era la loro ultima corte d'appello. Era la voce del loro Dio per loro. Era il terreno della loro speranza che il Messia, il Liberatore e il Principe, sarebbe venuto. Si può anche notare che essi hanno trovato riferimenti messianici nelle profezie e nelle promesse molto più facilmente di quanto possiamo fare noi; e troviamo difficile vedere i punti che anche gli scrittori del Nuovo Testamento fanno, probabilmente perché le nostre caratteristiche qualità logiche e critiche della mente differiscono così materialmente dalle caratteristiche figurative e immaginative della mente orientale. Il modo in cui San Paolo usò gli appelli alla Scrittura, e in particolare alla profezia della Scrittura, può essere illustrato dal suo discorso ad Antiochia di Pisidia, Atti 13:16-41 e dalle sue Epistole. Un'ulteriore illustrazione del metodo, come peculiare degli apostoli e degli insegnanti cristiani, si può trovare nel discorso di San Pietro a Pentecoste e nell'Epistola agli Ebrei. Nel nostro testo Mosè è menzionato con i profeti, perché c'erano alcuni che ponevano il Pentateuco in un rango più alto rispetto al resto delle Scritture dell'Antico Testamento. San Paolo dà i punti principali della sua predicazione, e afferma, ciò che sarebbe stato preparato a illustrare e a dimostrare pienamente, che questi punti non sono realmente nuovi, ma sono stati tutti prefigurati e dichiarati dai profeti di Geova. Prende tre argomenti

1. Il Messia doveva soffrire

2. Il Messia doveva risorgere dai morti

3. Il Messia doveva essere la Luce della vita sia per gli ebrei che per i gentili

IO MESSIA DOVEVO SOFFRIRE, o dovevo essere capace di soffrire. "La maggior parte degli Ebrei aveva fissato i propri pensieri solo sulle visioni profetiche delle glorie del regno del Messia. Anche i discepoli di Gesù tardarono a ricevere qualsiasi altro pensiero che non fosse quello della conquista e del trionfo. Fu solo quando furono condotti, dopo la Crocifissione e la Resurrezione, alla scuola di interpretazione profetica di nostro Signore, e non riuscii a riconoscere la corrente sotterranea di tipi e profezie che indicavano un giusto Sofferente così come un Re giusto, che furono in grado di ricevere la verità. Mostrare

1 la figura profetica di un Messia sofferente dal Salmo 22 e da Isaia lilt., con riferimenti a passaggi di Geremia e Lamentazioni; e

2 sottolineare come precisamente i fatti storici delle sofferenze di nostro Signore si inseriscono nella profezia preparatoria

II IL MESSIA DOVEVA RISORGERE DAI MORTI. Illustra le profezie su questo punto tratte da Salmi 16:10; 30:3; 41:10; Osea 6:2, ecc. Mostrate in che modo il fatto della sua risurrezione risponde alla profezia. Aiuto si può trovare nei discorsi di San Pietro registrati in Atti 2 e Atti 3

III IL MESSIA DOVEVA ESSERE LA LUCE DELLA VITA SIA PER GLI EBREI CHE PER I GENTILI. Questo era stato uno dei punti di forza di San Paolo, ed egli aveva abbondanti riferimenti all'Antico Testamento per dimostrare che la missione del Messia non era limitata agli ebrei. Fare riferimento nell'illustrazione a Salmi 45; Isaia 11:10, 42:1, ecc. Mostra che l'apostolo poteva attirare l'attenzione sul fatto che Dio aveva aperto la porta della fede ai Gentili con la visione data a San Pietro a Giaffa, e l'ammissione di Cornelio nella Chiesa. Poteva anche invocare che nelle città dei Gentili Dio aveva assistito alla predicazione del suo vangelo con la potenza dello Spirito Santo, e che le Chiese tra i Gentili erano state fondate sulla fede di Cristo. La profezia di Cantici si era avverata; si è soddisfatto in Gesù di Nazareth, che ha sofferto per i nostri peccati, è risorto per la nostra giustificazione, ed è predicato in tutto il mondo come il Salvatore onnisufficiente.

23 Come il Cristo deve per quel Cristo, A.V.; come egli per primo, mediante la risurrezione dei morti, proclamasse per quello che sarebbe stato il primo a risorgere dai morti, e avrebbe mostrato, A.V.; sia a for unto, A.V. che T.R.. Come quello eij; vedi Versetto 8, nota. Deve soffrire; taqhtov solo qui e negli scrittori greci profani. Il significato esatto di paqhtov è "soggetto alla sofferenza", proprio come qnhtov da qnhskw significa "soggetto alla morte", cioè mortale. Ma proprio come qnhtov nell'uso viene a significare "uno che deve morire", così paqhtov significa "uno che deve soffrire; " e così leggiamo in Luca 24:26, dei oujci e paqein ton Criston kai eijselqein eijv thxan auJtou; "Non avrebbe dovuto soffrire Cristo", ecc.? E così di nuovo in Luca 24:46 T.R.

Edei paqein ton Criston kai ajnasthnai ejk nekrwn, "Conveniva a Cristo soffrire e risorgere dai morti", dove la svolta del pensiero è esattamente la stessa di qui. La Vulgata lo rende con passibilis. I Padri Ignazio, Policarpo, Giustino Martire contrappongono lo stato di Cristo nella gloria al suo stato nella carne con le parole ajpaqhv e paqhtov, "impassibile" e "passibile". Che egli prima proclami mediante la risurrezione dei morti, ecc. La maggior parte dei commentatori, dal Crisostomo in giù, collega il primo con la risurrezione. "Primo dalla risurrezione", uguale a prwtotokov ejk twn nekrwn Colossesi 1:18 Come dice giustamente Meyer, "L'accento principale di questa frase risiede su prwtov ejx ajnastasewv". L'A.V. dà il senso con una perifrasi; solo si deve ben comprendere che è stato soprattutto per essere il primo a risuscitare, e quindi a portare alla luce la vita e l'immortalità, che Cristo ha mostrato la luce al popolo. Le parole possono, naturalmente, essere interpretate come fa la R.V., ma una tale traduzione non è in accordo con lo spirito del passaggio o con l'analogia di altri passaggi. Cristo è stato il primo ad essere risorto, e sarà seguito da coloro che sono suoi. Ma non è vero che egli fu il primo a dare luce ai Giudei e ai Gentili, e sarà seguito da altri che faranno lo stesso per il sentimento, Luca 2:32 Si noti nel complesso l'enorme enfasi posta da San Paolo sul compimento della profezia come prova della verità del vangelo, seguendo in ciò nostro Signore stesso Luca 24:25,27,44,45

24 Fece la sua difesa per parlò per se stesso, A.V. ajpologoumenou, come Versetto 2; dice per detto, A.V.; pazzo per te stesso, A.V.; il tuo molto per molto, A.V.; Ti faccio diventare pazzo per farti impazzire, A.V.. Con voce alta. Un altro dettaglio, che tradisce il testimone oculare della scena descritta. Tu sei pazzo mainh; Atti 12:15; Giovanni 10:20 ; mata. 1Corinzi 14:23. Molto apprendimento ta gra Sommata? Giovanni 7:15, "Come sa che quest'uomo le lettere gra equivalgono a Donde a quest'uomo questa sapienza?" Matteo 13:54 E ajgrammatov in Atti 4:13 è "incolto". L'eccitata interruzione di Festo dimostra che egli non era in grado di accettare le verità enunciate dall'apostolo. Le idee della profezia adempiuta, della risurrezione dei morti e di un Giudeo crocifisso che illumina il grande mondo romano, erano "follia per lui", perché mancava di discernimento spirituale. Pensava che le brillanti parole dell'apostolo dovessero essere il risultato di una mente disordinata. Convertiti alla follia eijv mani peritrepei. La parola mania mania ricorre solo qui nel Nuovo Testamento. Ma è il nome tecnico negli scrittori medici per la malattia della mania, mania, ed è anche comune negli scrittori classici. Anche il verbo per "si gira" peritrepei è peculiare di San Luca, trovandosi solo in questo luogo. È usato da Platone, ma specialmente dagli scrittori medici, come lo è anche il sostantivo formato da esso, peritrofo, pronunciato del "turno" preso da una malattia, e il verbo semplice trepei e trepetai: e.g. etreye gnwmhn ejv manihn: ejv skuqrwppoh trepetai: toiv mainomenoisi allote men ejv ojrJghn allote dean allegria hJgnwmh trepetai, ecc. Hobart, p. 468

Versetti 24-28.- Il desiderio del cristiano

Il punto di più profondo interesse in questa scena è la risposta di Paolo ad Agrippa. Lì la nobiltà dell'apostolo è vistosamente presente. Ma vale la pena di dare un'occhiata, prima, a...

I LA CECITÀ DEL PECCATO. Versetto 24. Commette errori della massima grandezza; guarda la sapienza di Dio e la scambia per follia. Cantici ha giudicato la sapienza incarnata Giovanni 10:30 Dobbiamo aspettarci Cantici che ci giudichi, perché "le cose dello Spirito di Dio sono stoltezza per il naturale, 1Corinzi 2:14 sia che sia greco 1Corinzi 1:23 o romano testo. Che l'intero mondo dei Gentili fosse redento dal peccato e condotto dal pentimento nel regno di Dio per mezzo di un Salvatore sofferente, questo, che è la saggezza di Dio, profonda e divina, sembrava all'orgoglioso uomo del mondo niente di meglio della follia stessa. Illuminati dal suo Spirito, scopriamo in questo l'essenza stessa della sapienza divina. Se l'eterno Padre, che ci guarda dall'alto in basso, vede la sua saggia procedura confusa e definita una follia, non potremmo noi essere contenti che i nostri schemi e piani umani ricevano talvolta la debole approvazione, o anche la condanna diretta, dei nostri simili?

II L'ATTEGGIAMENTO CRISTIANO SOTTO ATTACCO. Paolo non si lasciò turbare dall'improvviso scoppio di Festo, né cedette a un risentimento inappropriato e sconsiderato. Rispose con calma e dignità all'accusa ingiuriosa del suo giudice romano Versetto 25. Quando siamo assaliti in questo modo, quando siamo accusati di follia, errore, fanatismo o persino follia, la cosa migliore che possiamo fare è comportarci con calma, conservando l'equità mentale e morale. Questo è il modo migliore per confutare le accuse che vengono fatte

1 Prima cerchiamo di essere ben sicuri della nostra posizione, non prendendo posizione prima di aver fatto tutte le indagini necessarie e di avere ogni possibile garanzia di essere dalla parte della "verità e della sobrietà"; e poi

2 Rifiutiamo di essere sconcertati dagli abusi, opponiamo la tranquilla dignità alla rabbiosa criminazione e mostriamo una rettitudine consapevole che è di gran lunga superiore alla violenza, sia di parole che di azione

III IL DESIDERIO DEL CRISTIANO PER TUTTI COLORO CHE PUÒ RAGGIUNGERE. Paolo si rivolse supplicante da Festo ad Agrippa. Ci dovevano essere alcuni punti in comune, egli sentiva, tra lui e il suo regale connazionale Versetti. 26, 27. Il re congedò il prigioniero con un sarcasmo cortese Versetto 28; ma l'apostolo non doveva essere messo a tacere. Con un linguaggio nobile e con un'allusione commovente alle catene che indossava, espresse il sincero desiderio che, con facilità o con difficoltà, non solo il re stesso, ma tutti coloro che lo ascoltavano, potessero essere "come lui". Un desiderio puro e appassionato riempì la sua anima che tutti coloro che egli poteva in qualche modo influenzare potessero essere elevati e benedetti da quella nobilitante verità che il Salvatore risorto gli aveva rivelato. Questa sua santa serietà può ricordarci:

1. Che la verità del Vangelo è quella che può essere estesa indefinitamente senza rendere alcun uomo più povero. Se uno divide il suo oro tra i poveri, lo perde egli stesso, ma chi impartisce la sapienza celeste, l'influenza cristiana, guadagna come dona

2. Che è la tendenza della verità cristiana a far sì che il suo possessore desideri estenderla. La contemplazione di un Dio d'amore, lo studio della vita e dello spirito del Salvatore che si sacrifica, la purezza della gioia che esso ispira nel cuore umano, sono atti a produrre nell'anima un santo desiderio di estendere agli altri la beatitudine di cui godiamo

3. Che conviene a noi mettere in campo tutti i nostri talenti per diffondere la conoscenza e per diffondere il regno di Gesù Cristo. Il pensiero di milioni di anime affamate che potrebbero nutrirsi del pane della vita dovrebbe animarci con vivo desiderio e scuoterci con passo elastico nel sentiero della liberazione e della vita.

Versetti 24-32.- Una triplice illustrazione dell'energia incontenibile della verità

Questo paragrafo ha il suo valore, e questo è un grande valore, nel raggruppamento dei suoi contenuti. E anche i tre membri che compongono il gruppo sono degni di considerazione individuale. Ma qui notiamo solo alcuni fatti grandi, anche se generali.

IO L'ENERGIA DELLA VERITÀ. Non permetterà a Festo di rimanere in silenzio in tribunale. Subito dopo mostra che Agrippa non riesce a convincersi a tacere davanti alla pilsner e al tribunale. E infine, trova loro qualcosa da dire "tra di loro", in privato, e quel qualcosa è stato certamente testimone della destra

II IL SUCCESSO DELL'ENERGIA DELLA VERITÀ IN CARATTERI MOLTO DIVERSI. Festo e Agrippa erano quanto di più diverso potesse esserci per razza, religione, carattere. Ma mentre la forza della verità fa sì che entrambi trovino un'espressione quando per loro era stato più saggio che rimanessero in silenzio, tuttavia quanto erano sorprendentemente diverse quelle espressioni! Festo accusa Paolo di pazzia. Agrippa, che sia del tutto serio o meno, testimonia l'influenza che sente da ciò che Paolo dice, nella sua persuasività. Nessuno dei due rifiuta, anche se il caso è oggetto di tutta la pubblicità possibile, di lasciare l'ultima parola a Paolo. Egli, per così dire, tiene il campo, e in un senso molto reale si ritrova lasciato, non solo nel suo cuore, ma nella "pompa" di quel cortile aperto, padrone del campo

III LA VENDETTA CHE L'ENERGIA DELLA VERITÀ PRENDE. Quando gli si rende aperto onore spontaneamente, non si proclama la sua vittoria e non si soffocano i suoi diritti, per quanto superficialmente si assicuri i propri in modo ancora più enfatico. Si assicura un posto indelebile per se stessa, e su una pagina che durerà per sempre; e non deve nulla al favore umano, né grazie al patrocinio umano, né atomo di debito verso chi si alza la mano del grande, del saggio, del potente, del superbo. Non importa tutta la soppressione di questi, trapela , e ottiene tutto ciò di cui ha bisogno dalla stessa prova di come hanno soppresso Versetti. 30-32. - B

Versetti 24-26.- Un contributo involontario alla verità

I fenomeni presentati da Festo quando, lottando per insultare la verità, rafforza il corpo della testimonianza ad essa, devono essere notati. Essi sono semplicemente i seguenti:

FESTO NON POSSO NEGARE I SEGNI DELL'APPRENDIMENTO NEL SUO AVVOCATO. QUANTE volte la verità del Vangelo è stata denigrata a causa dei segni di ignoranza nei suoi sostenitori! I nemici del vangelo di quasi tutti i tipi amano imparare, lo apprezzerebbero molto, e innumerevoli volte hanno professato che questo è il loro desiderio. Ma ora è tutto il contrario

II FESTO NOTA CON ATTENZIONE I SEGNI DI UN PIENO E PROFONDO ENTUSIASMO NEL SOSTENITORE DELLA VERITÀ DEL VANGELO

III FESTO SI TROVA COMPLETAMENTE IN DISACCORDO CON TALI SEGNI,

IV FESTO DEVE TROVARE QUALCOSA DA DIRE E DEGNO DI ESSERE DETTO DAL SEGGIO DELL'AUTORITÀ

V NELLA SUA DIFFICOLTÀ FESTO VIENE TRADITO NEL PIÙ GRANDE ERRORE

VI LA "VOCE FORTE" DI FESTO SI SPEGNE E LASCIA IL POSTO ALLA FERMA MA RISPETTOSA CONTRADDIZIONE DEL PRIGIONIERO. La teoria della "pazzia" di Paolo: non se ne sente più un sussurro. - B

25 Paolo dice perché ha detto, A.V. e T.R.; eccellente per nobile, A.V.; parole per parole, A.V.. Molto eccellente kratiste. Sembra essere il titolo corretto da dare al procuratore, vedi Atti 23:26; 24:3 ; San Luca lo applica anche a Teofilo, Luca 1:3 ; In greco classico, oiJ kratistoi, sono l'aristocrazia. Sobrietà swfrosunh; mente sana o sobria; proprio l'opposto della mania di cui era accusato. Vedi l'uso di swfronein Marco 5:15 ; Luca 8:35; 2Corinzi 5:13, ecc. e di swfronizein swfrwnismov swfrwn, ecc. Cantici anche in Platone, swfrwsunh si oppone alla mania

26 Fino a per prima, A.V.; è nascosto per sono nascosti, A.V.; questo non è stato perché questa cosa non era, A.V.. Per il re, ecc. Qualcosa nel modo di fare di Agrippa mostrava a San Paolo che non era immune da ciò che aveva udito. E così, con la sua solita prontezza e tatto, si appella a lui perché confermi le "parole di verità e di sobrietà" che aveva appena rivolto allo scettico Festo. Parlo liberamente. Era davvero prigioniero e in catene, come disse in modo così toccante in Versetto 29, ma la parola di Dio nella sua bocca non era legata. Parrhsiazomenov, vedi Atti 9:27, 13:46, 14:3, 18:26, 19:8 ; e l'uso frequente di parrhsi

28 E per allora, A.V.; con poca persuasione vorresti farmi diventare cristiano, perché quasi mi persuadi ad essere cristiano, A.V.. Con poca persuasione ejn ojligw k.t.l.. Questo detto di Agrippa è oscuro e variamente spiegato. L'A.V., seguendo Crisostomo, Beza, Lutero, ecc., prende ejn ojligw per significare "entro un poco" o "quasi", come l'ebraico fmKi, che è molto adatto al contesto. Il corrispondente ejn pollw, o, come altrimenti letto, ejn megalw significherebbe allora, come nell'A.V., "del tutto", e il senso dell'intero passaggio è sorprendente e appropriato. Ma c'è qualche difficoltà a capire il significato di Otis dalle parole. Il modo naturale di esprimerlo sarebbe par ojligon, o ojligou, o ojligon dei. Quindi molti altri commentatori interpretano ejn ojligw come "in breve tempo", e il senso è "stai facendo un breve lavoro della mia conversione: mi stai persuadendo a diventare un cristiano così improvvisamente come hai fatto tu stesso; " con un senso corrispondente per ejn pollw, "in un lungo tempo", cioè se ci vuole un breve o molto tempo, Prego Dio che tu possa diventare un cristiano come me; " o, "mi persuaderai presto", mi persuaderai presto se continui ancora in questa tensione. Altri, ancora, preferendo la lettura ejn megalw in Versetto 29, ritengono che ejn ojligw significhi "con poca difficoltà", o "con poche parole", come Efesini 3:5 comprendendo logw o ponw, "leggermente" Alford, e poi l'opposto ejn megalw significherebbe "con molta difficoltà", "con molte parole", cioè "con difficoltà". Ma questo è piuttosto un rendering fiat. Un'altra divergenza di opinioni è se le parole di Agrippa debbano essere prese con ironia, o con sarcasmo, o con scherzo, o se debbano essere prese sul serio, come le parole di un uomo scosso nelle sue convinzioni e seriamente impressionato da ciò che aveva udito. L'intera svolta della narrazione sembra favorire quest'ultimo punto di vista. Un'altra opinione, iniziata da Crisostomo, è che Agrippa usò le parole in un senso, e San Paolo erroneamente o consapevolmente le prese in un altro. Un'altra possibile spiegazione è che ejn ojligw sia qui usato nel senso in cui Tucidide impiega la frase it. 86 e 4:26, Thgw naumacian e jEn ojligw stratopedeuomenov, cioè "in un luogo angusto; " e che Agrippa intendesse dire: "Con il tuo appello ai profeti mi inviti forte; Mi hai messo in un angolo. Sono in una stenocwria, una "stanza stretta"; Non so quasi come uscirne". L'ejn megalw significherebbe quindi una "grande stanza", un eujrucwria Salmi 30:8 Questo supporrebbe che ejn ojligw e ejn megalw siano diventate frasi proverbiali

La grande decisione

"Allora Agrippa disse a Paolo", ecc. Momenti in cui l'atteggiamento e il portamento di una persona manifestavano meravigliosamente la maestà della verità. Gesù davanti a Ponzio Pilato. Lutero a Worms. Paolo a Cesarea. Agrippa faccia a faccia con la sincerità che disprezzava; Festo con una religione del tutto diversa da quella di Roma. L'assemblea dei cortigiani e dei soldati e delle persone abbandonate in presenza della realtà spirituale. Il capovolgimento delle apparenze Paolo mette realmente alla prova i trasgressori contro Dio alla sbarra della verità di Cristo. L'effetto della semplice narrazione dei fatti e dei suoi potenti richiami. Anche se disprezzo e scherno nelle parole di Agrippa, ancora confessione della sua incapacità di rispondere. Sia che si tratti di Authorized Version o di Revised Version, il significato è lo stesso: "Non sono persuaso, benché non possa negare nulla di ciò che dici".

Ho deciso che il cristianesimo è l'unica vera posizione. "Essere cristiano" significa essere pienamente persuasi

1. Fede decisa. Non la fede nella verità, ma la persuasione che Gesù è il nostro Salvatore

2. Cambiamento essenziale. "Essere" ciò che prima non eravamo. Non un semplice cambiamento di posizione esteriore nei confronti del cristianesimo, ma l'abbandono di tutto se stesso alla Legge di Cristo

3. Professione pubblica . Il nome "cristiano" distingueva l'uomo dagli altri. È stato assunto come un pegno di fratellanza e di azione unita. La Chiesa è la voce di Cristo, il suo rappresentante vivente e il suo testimone. Dobbiamo identificarci con il suo corpo, essendo innestati come membra in esso

II IL CRISTIANESIMO FA APPELLO A COLORO CHE SONO APERTI ALLA PERSUASIONE

1. È possibile non essere persuasi, perché si resiste interiormente alla verità, perché si inganna, perché si esige ciò che non è ragionevole, come lo scettico incallito, l'insignificante con le opportunità, l'intelletto orgoglioso, l'amante della mente e del piacere

2. La più comune e tuttavia la più responsabile di tutte le posizioni è quella che, come quella di Agrippa, è vicina alla persuasione, ma rinuncia nettamente all'appello. È un terribile pericolo spirituale voltare le spalle a una porta aperta

3. È meglio essere persuasi dal cortese appello che costretti a riconoscere la verità con l'evidenza schiacciante del giudizio. La posizione di Paolo davanti ad Agrippa è una predizione della futura prova di tutti gli uomini, quando saranno manifestamente portati alla presenza di coloro che sono stati persuasi, e l'irragionevolezza e la colpa della loro incredulità saranno mostrate in contrasto con la semplice fede e l'amorevole obbedienza di coloro che saranno onorati con il nome di Cristo e la gloria su di loro. L'ostacolo alla piena persuasione dovrebbe essere cercato all'interno. C'è poco di più richiesto. Né la verità in sé, né il suo metodo di presentazione, né le circostanze della nostra vita, né le difficoltà della nostra professione, sono una scusa per rimanere non persuasi. La realtà dietro il velo dell'apparenza esteriore nella corte di Cesarea. La buona coscienza di Paolo, la forza, la speranza, il conforto, la vittoria finale, tutto dovrebbe persuaderci ad essere del tutto tali come egli era allora ed è ora.

Versetti 28, 29.- Un lugubre "quasi", su un labbro leggero

Se queste parole di Agrippa fossero pronunciate in modo satirico, come alcuni pensano, o fossero intese ad esprimere anche l'essenza della satira, ma dopo tutto, ciò farebbe ben poca differenza dal punto di vista da cui le consideriamo. Sarebbe davvero una grande differenza per lo stesso Agrippa, ma non diminuirebbe nulla dalle molte lezioni che possiamo trarre da esse. Anche Agrippa, come Festo, sembrerebbe, si sentì in dovere di fare qualche dichiarazione dalla cattedra dell'autorità, ma ancora una volta notevole da osservare, l'ultima parola spettò a Paolo. E "una parola" lo era davvero! Questo episodio, costituito dal comportamento di Agrippa in questa occasione, può essere giustamente visto sotto la seguente luce. Illustra:

IO LA STRAORDINARIA ENERGIA DELLA VERITÀ EVANGELICA CONTRO OSTACOLI MERAVIGLIOSAMENTE SIGNIFICATIVI. Molti di questi ostacoli sono molto facilmente immaginabili. Ma prendete questa, come tipica delle altre, che da Agrippa, essendo quello che era, dove si trovava, e strettamente circondato dalla compagnia in cui si trovava, dovrebbe essere estorta, e tuttavia senza alcuna apparenza di essere estorta, una tale confessione! Supponendo che il linguaggio di Agrippa non significhi ammettere l'esperienza di alcuna emozione profonda o di alcuna potente impressione prodotta su di lui, tuttavia il fatto che Agrippa potesse mettere sulle sue labbra queste parole, condite di scherno, come erano allora, era indicativo di qualcosa di molto diverso dall'esplorare e disprezzare come avrebbe fatto Festo l'approccio più distante al pensiero

II LA STUPEFACENTE ENERGIA DI UNA NATURA UMANA OPPOSTA. Perché la questione pratica di tutto era che Agrippa rimaneva se stesso. Non si avvicinò a Paolo o al Maestro di Paolo. Rimase con Festo, se stesso e i suoi peccati erano "segreti" e "presuntuosi".

III IL PUNTO IN CUI QUESTA NATURA UMANA HA VINTO. La natura umana e quella peccaminosa hanno vinto, sia al punto del "quasi" - quel così ben noto "quasi" della convinzione, innata, ma per tutto ciò che è nata morta!... o al punto di una sciocchezza di disinvoltura fatta per fare il dovere per un'ora, anzi, era solo il momento. Paolo ha solo, innegato, ha affermato Agrippa, come versato sia nella Legge che nei fatti. Agrippa non può, non lo nega. Ma affinché la sua conoscenza possa sembrare che lo faccia sembrare un po' meno piccolo agli occhi di Festo e della corte intorno, a ciò che non può negare, può concedersi un'avventura, quella di un uomo che dice: "Non troverai così facile rendermi vero, vero, sincero, e pronto a cedere a ciò che tuttavia non posso negare". Paolo deve aver pensato ora al cuore che è nell'uomo: "Noi non ignoriamo i suoi disegni".

IV LA POSIZIONE CHE IL SINCERO SOSTENITORE DELLA VERITÀ EVANGELICA MANTIENE EVA QUANDO ERA PIÙ OPPRESSA. Perché il linguaggio conclusivo di Paolo - così pietoso, così mite, così simile al Salvatore, così bramoso - era davvero un trionfo della grazia di Dio e della bontà nell'uomo. Atti nel momento più improbabile, le labbra di Paolo emettono quello che non assomiglia a nient'altro che a una benedizione d'addio, a una preghiera di perdono, a un argomento irresistibile del più patetico affetto. Avrebbe versato olio sulle acque agitate, avrebbe ridotto la tempesta a una calma divina, avrebbe coperto tutto un passato peccaminoso, vergognoso, umiliante con l'amore, il perdono e la speranza che in un attimo avrebbero invaso tutta la scena, se solo Agrippa fosse stato tale nella salvezza di Gesù come lo fu lui, meno le sue catene. Ebbene, non c'era paragone nemmeno per un istante tra la vera gloria di Paolo e lo splendore verniciato di Agrippa. Cantici Dio assicura i suoi. Cantici Gesù si ricorda dei suoi veri servitori. Cantici lo Spirito mette la sapienza nel cuore e le parole nelle labbra di coloro che sono fedeli alla sua ispirazione. E il prigioniero insultato dispensa ricompensa e punizione ai suoi giudici. - B

29 Che sia con poco o con molto per entrambi, quasi, e insieme, A.V.; potrebbe diventare per erano, A.V. anche l'ordine delle parole è cambiato. Lo vorrei a Dio; letteralmente, pregavo Dio. Non è molto diverso dall'hujcomhn di Romani 9:3. Tutti riconoscono l'estrema bellezza e il gusto di questa risposta, unendo la fermezza del martire alla cortesia del gentiluomo. "Loquitur Paulus ex sensu suae beatitudinis, cum amore latissimo" Bengel

«Quasi tutte e le cose».

Confrontando la traduzione del Versetto 28 nella Versione Riveduta, si vedrà che le associazioni tradizionali delle parole non possono essere mantenute, e che Agrippa aveva altri pensieri rispetto a quelli che di solito si suppone. Ma è certo che San Paolo si servì delle parole di Agrippa per indicare una persuasione, e riconobbe la possibilità di uno Stato che può essere descritto come "quasi cristiano". E così abbiamo ancora ragione di basare un'omelia sulla condizione dei "quasi persuasi" su questo passo. Il soggetto può essere piacevolmente introdotto da una descrizione della scena pomposa. Agrippa si vantava della sua semi-regalità, e così Festo dispose di ottenere la massima grandiosità dello stato. San Paolo fu portato incatenato alla sua guardia e parlò con una sola mano libera. Il suo fervore e la sua eloquenza commossero Agrippa più di quanto volesse ammettere anche a se stesso. Temeva ulteriori pressioni, e perciò cercò di respingere le suppliche dell'apostolo con la leggerezza di una risata. San Paolo era troppo serio per prendere il re se non sul serio, e così risponde con la passione e la persuasione del nostro testo. Egli trasforma le parole del re in una supplica contro il continuare più a lungo in una relazione non detta con il cristianesimo. E tuttavia riscontriamo, riguardo alla religione personale vitale, che moltissimi si presentano, per così dire, alla porta, ma non entrano. Ci sono tra noi molti, moltissimi, che sono solo quasi cristiani

IO , CHI DI NOI POSSIAMO PENSARE SOLO COME QUASI CRISTIANO?

1. Il figlio di genitori pii, circondato da influenze benevole, condotto alla casa di Dio, il figlio di molte preghiere, crescendo fino all'età adulta o femminile, ma non completamente di Cristo oggi

2. Il frequentatore regolare delle funzioni cristiane; spesso commosso fino alle lacrime e, forse, ad alcune risoluzioni passeggere; ma le emozioni passano, la decisione è ritardata e sono ancora quasi cristiani

3. Ci possono anche essere persone anziane che tremano fino alla fine della vita, che, avendo rimandato più volte la decisione religiosa, sembrano ora incapaci di fare lo sforzo, e sono in pericolo di morire solo quasi cristiani

4. Ci sono genitori che hanno convertito i figli, ma sono essi stessi il vecchio lato della lode di confine, eppure in "falle e peccati".

5. Ci sono coloro che sono stati destati dall'ansia religiosa, ma la cui esperienza, variando per anni, non è mai salita alla piena resa. Ciascuna di queste classi può essere descritta con un preciso adattamento alla congregazione a cui ci si rivolge

II QUALI RAGIONI SI POSSONO TROVARE PER CUI COSÌ TANTI RIMANGONO SOLO QUASI CRISTIANI? Nel caso di Agrippa il messaggio sembrava nuovo e strano, e sembrava che ci fosse un pretesto per aver bisogno di tempo per pensarlo. Nel nostro caso il messaggio può sembrare vecchio e familiare, e può aver perso il suo potere di risveglio e di persuasione. A volte l'ostacolo è:

1. intellettuale. Può trattarsi di perplessità sonore o di difficoltà in relazione alla dottrina cristiana. O può essere l'influenza del tono intellettuale della società in cui un uomo si mescola

2. Oppure l'impedimento può essere la mancanza di un motivo sufficiente: specialmente un'impressione inadeguata del male e del pericolo del peccato. Per usare una figura, la barca giace dondolante appena fuori dalla sbarra del porto, e non c'è abbastanza onda per sollevarla dal Versetto. Perciò il vero predicatore deve trovare motivo e persuasione, esortando, al posto di Cristo: "Lasciatevi riconciliare con Dio".

3. Ma gli ostacoli principali sono morali. Fu la vita autoindulgente e immorale di Agrippa che rovesciò davvero le barche. L'orgoglio di sé ci ostacola. La decisione per Cristo implica l'abbandono, l'abbandono di quella "fiducia in se stessi" che è così cara alla carne e al sangue. Illustra dalla storia del giovane ricco sovrano; e ricordare gli insegnamenti di nostro Signore sulla "porta stretta e la via stretta". Questo potrebbe essere il motivo per cui non siamo "completamente" cristiani. C'è un cavo che tiene sott'acqua da qualche parte, e la nave non può galleggiare libera nell'oceano di Dio. Illustra alcuni cavi. L'ultimo a cedere è di solito la sensazione; Aspettiamo il sentimento e, aspettando, lasciamo scivolare via le ore d'oro dell'opportunità

III CHE COSA SIGNIFICA VERAMENTE ESSERE SOLO QUASI PERSUASI? Lo si vede nella stima che ci facciamo del carattere di Agrippa. È assolutamente debole e ignobile. Ammiriamo il confessore e il martire; disprezziamo gli esitanti e gli indecisi, come Ruben, "instabile come l'acqua". Il popolo di Atene ordinò molto giustamente che fosse multato chiunque non volesse schierarsi da nessuna delle due parti in politica. È una condizione che disonora Dio più della ribellione aperta, perché presuppone che ci siano davvero alcune considerazioni da contrapporre alle sue pretese, alcune ragioni per cui non dovremmo amarlo e servirlo. E tale indecisione ci esclude efficacemente dai benefici del provvedimento del Vangelo. Il "quasi cristiano" ha

1 nessun senso di peccato perdonato;

2 nessuna gioia di pace con Dio;

3 nessuna forza da parte del Salvatore consapevolmente presente;

4 Nessun titolo all'eredità eterna

Fate capire che in materia religiosa non c'è davvero una terra di confine. Illustrato dalla storia del naufragio della Carta Reale. La parte anteriore poggiava su uno scoglio, la parte posteriore, sbattuta dalle onde, si staccava e affondava nell'acqua profonda con tutto ciò che conteneva. Proprio nel momento di separarsi, un giovane si fermò sulla parte posteriore e fece un salto per salvarsi la vita. Egli fu salvato, perché poteva decidere e agire. Allora supplica, come supplicava San Paolo, che, sia con poca persuasione che con molta persuasione, gli uomini avrebbero posto fine al loro stato di indecisione e sarebbero diventati completamente di Cristo.

30 E il re si alzò per e quando ebbe detto così, il re, ecc., A.V. e T.R.. Quelli che sedevano con loro. I capitani principali, i servitori reali di Atti 25:23

Versetti 30-32.- Assoluzioni segrete

Questi versetti conclusivi di un capitolo emozionante di interesse suggeriscono il tema delle varie assoluzioni che gli uomini buoni e cattivi ottengono. La gamma di valore che appartiene alle assoluzioni ricevute dagli uomini dagli uomini è davvero vasta. Esse sono in strano contrasto con l'unica assoluzione o condanna che attende ogni uomo a sua volta, alle soglie dell'aldilà. Il presente passaggio, tuttavia, limiterà l'attenzione a una classe di assoluzioni piuttosto che invitare il pensiero a spaziare in generale. E potremmo pensare...

I DELL'ASSOLUZIONE SEGRETA DELL'UOMO DA PARTE DEGLI UOMINI

1. L'uomo è innocente: i suoi giudici lo sanno, il loro giudizio interiore lo assolve, le loro stesse labbra lo assolvono, ma solo "tra di loro". Non lo dicono agli accusati innocenti, non agli accusatori, non al mondo. Il loro vero verdetto traspare - Dio ci pensa - ma non è un merito per loro, e non è il bene che dovrebbe essere a lui, la vittima della loro ingiustizia, che è stato dato loro perché facessero giustizia. Questa è una sorta di assoluzione segreta

2. L'uomo è colpevole: i suoi giudici lo sanno; il loro giudizio più profondo lo trova colpevole; le loro labbra lo pronunciano "tra loro". E le circostanze sono tali che essi pronunciano il loro verdetto di colpevolezza anche davanti all'uomo. Eppure, nonostante tutto ciò, il pensiero segreto del loro cuore è che assolveranno, e il loro atto coperto è l'assoluzione. Non applicano una giustizia uguale. I loro pesi e bilanciamenti non sono equi e giusti. Essi condonano e tollerano, il criminale. E questa è un'altra sorta di assoluzione segreta, per quanto maliziosa e disastrosa possa esserlo. Per costoro non si può dire nulla se non parole di rimprovero, di condanna senza risparmio, di disprezzo ben visitato

II DELL'ASSOLUZIONE SEGRETA DELLA COSCIENZA DI UN VERO UOMO. Le pagine più luminose della storia sono scritte con esempi di questo tipo di assoluzione segreta. Da Giuseppe - e, se si conoscesse tutta la verità, da molto prima di Giuseppe - alla perfetta, sublime, immacolata innocenza di Gesù, e di nuovo con nuovo impulso da Stefano, e Paolo, e Pietro, e Giovanni, e i martiri, e un esercito innumerevole, di cui il mondo non era degno! - il resoconto di tale assoluzione è scritto con sicurezza. Che risorsa meravigliosa, una coscienza innocente! Che riserva di pace significa! Che difesa contro la miseria, l'angoscia, il rimorso e l'inferno sulla terra! È già il germoglio dell'indicibile beatitudine del Cielo

III DELL'ASSOLUZIONE SEGRETA DEL VERDETTO DI DIO, Atti presenti, il verdetto di Dio è spesso velato alla vista, silenzioso per l'orecchio come la stella che brilla più lontana e più fredda, e tutta la scena sembra riempita dalla vista e dal suono del giudizio umano. Eppure due cose vanno dette

1. Che l'uomo che pensa sa che questa è solo l'apparenza superficiale; che un tempo ben altrimenti condizionato si affretta ad affrontare questa scena presente, e prepara uno strano capovolgimento

2. Che al cuore dell'uomo umile, timorato di Dio, sia data molte volte la caparra individuale e più preziosa dell'approvazione, della compiacenza e dell'amore divini. Quella pace che il mondo non può dare con l'assoluzione segreta di Dio la dà, ed è il tipo di pace che "si diffonde" con tutta la rapidità e la persuasività della fragranza stessa, e conserva il sacro segreto della sua dolcezza. Qualunque altra cosa Paolo avesse o non avesse, ebbe tre assoluzioni, ed erano tutte per il presente segreto: l'assoluzione dei giudici ingiusti, e questo non era un onore usuale; della propria coscienza; e del santo Signore e Dio. - B

31 Si era ritirato perché erano andati da parte, A.V.; parlarono l'uno all'altro per parlare tra loro, A.V. Si era ritirato; vale a dire dalla sala pubblica, l'ajkroathrion di Atti 25:23, nella stanza privata, "la sala di ritiro" adiacente. Lì parlarono liberamente del processo, e tutti furono d'accordo che il prigioniero non aveva fatto nulla per meritare né la morte né la prigione. Paolo aveva fatto un'impressione favorevole sia sugli ebrei che sui romani

32 E Agrippa disse: "Allora disse Agrippa, A.V.". Disse Agrippa a Festo. Festo aveva consultato Agrippa, come uno che conosce bene le questioni ebraiche, sul caso di Paolo Atti 25:14-21 E invece di udire aveva dichiarato pubblicamente di averlo condotto davanti al re Agrippa per essere interrogato, affinché, "dopo l'esame", sapesse cosa scrivere all'imperatore. Di conseguenza Agrippa ora esprime la sua opinione che il prigioniero avrebbe potuto essere rilasciato se non si fosse appellato a Cesare. Festo era della stessa opinione, e senza dubbio scrisse a Nerone in tal senso. Il risultato fu che fu assolto davanti al tribunale dell'imperatore a Roma, dopo due anni

Illustratore biblico:

Atti 26

1 CAPITOLO 26

Atti 26:1-32

Allora Agrippa disse a Paolo: «Ti è permesso di parlare a tua difesa».Ecco tutto ciò che il cristianesimo ha sempre chiesto: un'opportunità per parlare per se stesso; e la sua risposta è quella che deve sempre essere restituita: "Ti prego di ascoltarmi pazientemente". Il cristianesimo appare sempre in prima persona, i suoi testimoni sono sempre a portata di mano, il tribunale non è mai deluso, il giudice non deve mai aspettare. Ma il cristianesimo deve essere ascoltato con pazienza. Solo l'ascoltatore sincero può ascoltare bene. Se ci siamo messi all'orecchio pregiudizi e conclusioni scontate, la musica del cristianesimo non può farsi strada. Dovremmo permettere alla Parola di circolare liberamente attraverso la mente, e, quando essa ha completato la sua liberazione, allora possiamo rispondere, e poi dovremmo essere disposti a ricambiare la cortesia e ad ascoltare quale risposta può essere data. Ecco l'unica risposta universalmente disponibile. Come Chiese Cristiane e predicatori, dovremmo prendere la nostra posizione qui, e quando Paolo avrà finito, dovremmo dire, uno e tutti: "Questa è la nostra risposta". Ecco che...

(I.) Testimonianza personale. Paolo non parla di nessun altro se non di se stesso. Se non abbiamo nulla da dire al di fuori della nostra coscienza, non possiamo predicare. Ma abbiamo paura di parlare di noi stessi; e, in verità, non mi meraviglio della paura. Sosteniamo, tuttavia, che la nostra esperienza è qualcosa tra noi e Dio. Paolo non l'ha mai pensato; non era così umile come lo siamo noi; Lo rimproveriamo, lo svergognamo

(II.) Conversione personale. Ti vergogni di quella vecchia parola? Gli uomini erano convertiti; Ora cambiano la loro opinione, il loro punto di vista e il loro atteggiamento. Mountebanks! Guardate da dove ha cominciato, "che mi conosceva fin dal principio". Questo è stato il punto di partenza; Qual è stata la fine? "Ho deciso di non sapere nulla in mezzo a voi, se non Gesù Cristo e Lui crocifisso". Questo è ciò che intendiamo per conversione. Paolo non era un dissoluto che si lasciava toccare dalle emozioni. La sua non era una mente vuota, pronta a qualsiasi nuova impressione. Ebrei non era un fanatico, amante delle avventure emozionanti. Ecco una conversione basata su una storia distinta. Il nostro non è così romantico, ma è altrettanto reale. Gli incidenti sono stati individuali e locali, ma tutto il significato è universale. Il cristianesimo incontra uomini che seguono strade sbagliate. Saulo era in viaggio verso Damasco, intenzionato a fare una cosa sbagliata. Non siamo anche noi sulla strada sbagliata con uno scopo sbagliato, armati dal potere di un'autorità sbagliata? Il cristianesimo combatte con l'arma della luce: "Vidi sulla strada una luce dal cielo". Ho visto quella luce; Questa è la mia esperienza personale. Lo vedo ora! Vedo l'orribile iniquità, la vergognosa ingratitudine, l'amore infinito, il sangue sacrificale. Questa è la conversione. Il cristianesimo è la religione dell'illuminazione mentale e della liberazione

(III.) Una nuova missione. "Alzati e alzati in piedi", ecc. Il cristianesimo non compie nella mente il miracolo dello sfratto senza fornire alla mente pensieri, convinzioni e sublimità proprie. La ragione per cui così tante persone si sono allontanate da Cristo è che, sebbene abbiano visto la luce, non hanno adempiuto il ministero. Dobbiamo mantenere le visioni attraverso i servizi; Dobbiamo mantenere la teologia con la beneficenza. Invece di sederci e analizzare sentimenti e impressioni, per scoprire se siamo veramente cristiani o no, dovremmo uscire e chiamare i ciechi, gli zoppicanti e i senza amici a un banchetto quotidiano, e in questo atto dovremmo vedere quanto veramente siamo accettati da Dio. Se Paolo si fosse ritirato come un gentiluomo di ozio, avrebbe potuto dimenticare la visione, o l'avrebbe contratta in un aneddoto; ma ne fece il punto di partenza di una nuova vita, e nella guerra, nella sofferenza e nell'agonia, ottenne la conferma delle sue migliori impressioni. Una Chiesa che lavora è una Chiesa fedele; una Chiesa onesta, sincera e altruista è sempre ortodossa

(IV.) L'ispirazione divina. "Avendo dunque ottenuto l'aiuto di Dio, proseguo...". Alla conversione segue la confermazione. Paolo non mangiò il pane una volta per sempre: sedeva ogni giorno alla mensa del Signore; ottenne l'aiuto di Dio. Gli ebrei avevano bisogno di tutto; ogni notte aveva bisogno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo per sostenerlo dopo la logorante. Ministri, è così che dobbiamo vivere; dobbiamo ottenere aiuto dal cielo; allora potremo dire: "Anche se l'uomo esteriore perisce, tuttavia l'uomo interiore si rinnova di giorno in giorno". (J. Parker, D.D.) Paolo davanti ad Agrippa:

(I.) Questo colloquio ebbe luogo in circostanze di straordinaria magnificenza (CAPITOLO xxv. 23). Tutta la maestosità e lo splendore del governo provinciale romano furono raccolti nell'occasione. D'altra parte, l'apostolo era un prigioniero, e certamente l'ultimo uomo con cui i presenti avrebbero voluto scambiarsi di posto. Ma ora chi c'è che non avrebbe preferito essere Paolo, piuttosto che Agrippa, o Festo, o qualcuno del loro seguito?

(II.) Quando all'apostolo viene dato il permesso di parlare, puramente per autodifesa, conduce quella difesa in modo da esporre "la verità com'è in Gesù". Questo era il caso di tutti i discepoli primitivi. Insegnavano nelle sinagoghe e nei mercati, se gli uomini glielo permettevano; ma, se li trascinavano davanti ai magistrati, trasformavano i tribunali in luoghi di predicazione e, invece di difendere se stessi, difendevano il loro Maestro

(III.) L'energia e lo zelo che contraddistinguevano il suo discorso. Questo era così eminente che il governatore irruppe su di lui con un'interruzione scortese e senza cerimonie (Versetto 24)

(IV.) La dignità, la saggezza e l'energia della risposta di Paolo, che di per sé non è solo una completa confutazione dell'accusa di follia, ma una piena rivendicazione della religione sotto questo aspetto, sia per quanto riguarda la sua dottrina che il suo spirito. Non è facile per un uomo che viene interrotto rumorosamente conservare la padronanza di sé, e tanto meno approfittarne, in modo da aumentare la potenza e l'imponenza del loro discorso

(V.) Il suo appello ad Agrippa (Versetti 26, 27). Ogni giudice competente di eloquenza ammetterà che questo è uno dei più bei apostrofi che siano mai usciti dalle labbra dell'uomo. Essa si avvale dell'opinione comune del popolo romano, secondo cui la migliore difesa che un imputato potesse fare era quella di appellarsi alla scienza e alla coscienza del suo giudice. Quanto altro di questo tipo l'apostolo avrebbe potuto pronunciare, è impossibile dirlo; ma Agrippa aveva già sentito più che abbastanza. Gli Ebrei interruppero l'apostolo, e poi lo lasciarono bruscamente. Per quanto Agrippa non la pensasse, quel giorno era per lui una di quelle stagioni critiche che capitano ad alcuni uomini solo una volta, ad altri spesso, da cui dipende la terribile alternativa, se un uomo deve essere salvato o perduto

(VI.) Tre gradi di condizione in relazione al cristianesimo. Ecco qui

1.) Il cristiano nel suo insieme

(2.) L'uomo che è quasi cristiano

(3.) L'uomo che è cristiano per niente. (D. Katterns.) Paolo davanti ad Agrippa: - Ecco -

(I.) Il segreto del successo di Paolo. "Mi credo felice". Non si ascolta nessuno finché non è felice. Parlando sotto costrizione, non può rendere giustizia a se stesso, né a nessun grande tema. Paolo è contento: così otterremo la sua potenza al suo meglio. Le condizioni hanno molto a che fare con la parola e con l'udito. Sembra che a Paolo piacesse un'udienza romana. C'era qualcosa nella grandezza delle circostanze che lo toccava e lo elevava al meglio di sé (CAPITOLO xxiv, 10). Gli ascoltatori fanno gli oratori, il banco fa il pulpito

(II.) Il suo metodo di utilizzare le opportunità per parlare. A Paolo è permesso di parlare per se stesso; Che cosa fa? Ebrei dispiega il vangelo. "Ma non gli è stato chiesto di predicare". Ma Paolo non può aprire la bocca senza predicare; ci aspettavamo che si sarebbe difeso secondo il diritto romano. Paolo non fa alcun riferimento al diritto romano. Paolo ha sempre avuto una visione ampia e vasta delle cose, e guardando tutta la vita dalla più alta elevazione, la vedeva nella sua giusta proporzione, colore e misura. Considera l'opportunità e poi considera l'uso che ne viene fatto. Paolo parla sempre di se stesso, eppure per tutto il tempo predica un sermone che nemmeno lui aveva mai predicato prima; egli sta ricostruendo tutti gli argomenti cristiani e sta ripetendo con nuovi toni e con nuovi tratti di allusione e significato l'intero vangelo della salvezza. Questa dovrebbe essere una lezione per tutti gli uomini. Possiamo parlare di noi stessi e tuttavia nasconderci nella gloria di un Altro

(III.) Il suo modo particolare, ma sempre disponibile, di illustrare i misteri religiosi. Raccontando miracoli personali. Osservate che meravigliosa connessione c'è tra il versetto 8 e il versetto 9 di Versetti. All'improvviso Paolo prorompe con la domanda: "Perché si dovrebbe pensare che sia incredibile per voi, che Dio risusciti i morti?" Poi, all'improvviso, ritorna al suo caso: "In verità ho pensato con me stesso... "Osserva la parola "pensiero" in entrambi. Parafrasando, il caso potrebbe essere così: "So che è una cosa meravigliosa che Dio risusciti i morti, ma io ero morto nei falli e nei peccati, e Dio mi ha risuscitato; se, dunque, mi ha risuscitato, posso vedere come lo stesso Dio potrebbe operare lo stesso miracolo su un altro terreno e in altre circostanze". Dio ci chiede di guardarci dentro, per poter trovare la chiave del Suo regno. Non c'è un miracolo in tutta la Bibbia che non sia stato compiuto, in qualche forma di controparte o tipo, nella nostra vita. Puoi rubare il mio cristianesimo se è solo una teoria; Non puoi sfondare né rubare se è nascosto nel mio cuore come un'esperienza personale e reale

(IV.) Il suo metodo per testare le visioni celesti (Versetto 19). Obbedendo loro. Paolo espone una dottrina molto meravigliosa, cioè che non fu spinto contro la sua volontà a certe conclusioni. Anche qui egli afferma la libertà della volontà, l'attributo che fa un uomo. "Non sono stato disubbidiente". Sono contento che tutta la teologia sia messa alla prova con questo unico processo. Tu dici di credere in Dio; che uso avete fatto di Lui? Prendete il Discorso della Montagna: il modo per metterlo alla prova è obbedirvi. Dimostra la preghiera pregando; prova l'ispirazione delle Scritture lasciandoti ispirare dal loro modo di parlare

(V.) Il suo modo di dimostrare la sua sanità mentale: essendo ciò che il mondo chiama pazzo. Festo non conosceva il significato della parola ispirazione, una parola tanto più alta dell'informazione quanto il cielo è alto sopra la terra. Festo, quindi, pensò che Paolo fosse pazzo. Quindi era occupato dal punto di vista di Festo. Il cristianesimo è follia se il materialismo è vero. È una delle due cose che ci riguardano: o abbiamo ragione, o siamo, non semplicemente torto, pazzi. (J. Parker, D.D.) La difesa di Paolo davanti ad Agrippa: - Ebrei afferma:

(I.) Che la cosa per cui lo accusavano era il grande sollievo della nazione ebraica (Versetto Versetti 6-8)

(1.) Il Messia in cui credeva era la grande "speranza" del popolo ebraico. Era una speranza

(1) Fondato su una promessa divina. L'Antico Testamento era pieno di questa promessa (Genesi 3:15, xxii. 18, xlix. 10; Deuteronomio 18:15 ; 2Samuele 7:12 ; Salmi 132:11 ; Isaia 3:11, vii. 14, ix. 6, 7; Geremia 23:15; 33:14-16 ; Ezechiele 34:23 ; Daniele 9:24 ; Michea 7:14 ; Zaccaria 13:1-7 ; Malachia 3:1) .

(2) Potentemente influente. (a) Nella sua estensione: "Le nostre dodici tribù"-l'intero popolo ebraico. (b) Nella sua intensità: "Serve Dio all'istante giorno e notte". Ancora oggi la speranza del Messia arde nel cuore del popolo ebraico. Le delusioni dei secoli non l'hanno placata

(2.) La risurrezione di Gesù dimostrò che Ebrei era questo Messia (8). Non accettarono il fatto della risurrezione di Cristo, anche se non potevano negarlo. Il linguaggio implica che era fino all'ultimo grado assurdo per loro considerare la cosa "incredibile".

(II.) Che la causa che ora sposava, una volta la odiava tanto quanto loro. Gli ebrei capivano i loro pregiudizi, perché un tempo erano i suoi (Versetti 9-11)

(1.) Come noto fariseo, si oppose coscienziosamente a Gesù di Nazaret. La coscienziosità non è virtù

(2.) Ebrei manifestò la sua opposizione con la più violenta persecuzione dei discepoli di Cristo

(III.) Che il cambiamento effettuato in lui, e l'incarico che ha ricevuto, erano manifestamente Divini

(1.) Il cambiamento (Versetti 12-15)

(2.) La commissione (Versetti 16-18). (D. Thomas, D.D.La difesa di Paolo davanti ad Agrippa rivela:

(I.) Caratteristiche interessanti del personaggio di Paolo

(1.) La sua spiccata cortesia (Versetto Versetti 2, 3). La vera cortesia è

(1) Una combinazione di alcuni dei migliori elementi della natura umana. (a) Un giusto riconoscimento del rispetto dovuto agli altri. (b) Una prova che la nostra fiducia è nel merito della nostra causa, e non nella forza bruta.

(2) Una richiesta essenziale del cristianesimo a tutti i suoi discepoli. Perché... (a) La grande legge del cristianesimo è questa: fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. (b) Perché il cristianesimo esige dai suoi discepoli la conformità all'esempio del Signore. (c) Perché la scortesia è una violazione di ogni istinto di una vita santa e mansueta

(2.) Il candore di Paolo (Versetti 4-6). Candore

(1) È (a) franchezza, (b) chiarezza, (c) coscienziosità, (d) onestà.

(2) Implica rispetto alla propria vita. a) Apertura all'ispezione. (b) Disponibilità a confessare e abbandonare qualsiasi male. (c) Desiderio di trattare equamente con tutti.

(3) È essenziale per una vera vita cristiana. (a) Perché è essenziale avere una coscienza priva di offesa davanti a Dio e all'uomo. (b) Perché l'occultamento dei fatti, quando è necessario che siano conosciuti, è incompatibile con la professione di un discepolo di Cristo

(3.) Il coraggio di Paolo (6) .

(1) Il coraggio si basa sulla convinzione che abbiamo ragione.

(2) Il coraggio è un potere essenziale per perseguire una vita devota.

(3) Il vero coraggio cristiano è il prodotto dello Spirito Santo: "Riceverete potenza dopo che lo Spirito Santo sarà sceso su di voi".

(II.) Fatti istruttivi della vita di Paolo (Versetto Versetti 8-19)

(1.) Il fatto che l'apostolo fosse stato un tempo un audace e crudele oppositore di Cristo e del cristianesimo (Versetti 9-11) .

(1) La sua opposizione fu terribilmente crudele. (a) "Molti dei santi li ho rinchiusi in prigione". (b) "Quando furono messi a morte, diedi la mia voce contro di loro". (c) "Li ho puniti spesso in ogni sinagoga e li ho costretti a bestemmiare". (2) Il suo antagonismo assunse la forma di una vera e propria frenesia di odio. (a) "Ed essendo estremamente arrabbiato contro di loro". (b) "Li ho perseguitati fino a raggiungere città straniere". (c) Questa confessione di odio da parte di un uomo come quello che Paolo divenne in seguito, è quasi incredibile; ma mostra il terribile potere che il peccato in qualsiasi forma ha su chiunque ceda al suo dominio regnante

(2.) Il grande fatto che portò alla conversione del grande apostolo (Versetti 12-19) .

(1) Gli ebrei videro una luce celeste (13). (a) La ben nota shekinah luminosità del paradiso, la liberazione del Mar Rosso, il propiziatorio del tabernacolo e la Trasfigurazione di Gesù, sono qui suggeriti.

(2) Gli Ebrei udirono una voce soprannaturale (Versetto 14). Come lo splendore abbagliante della luce accecava la sua vista naturale, così la voce autorevole dal cielo faceva tacere le voci del pregiudizio e della passione a cui aveva obbedito così fanaticamente.

(3) A lui apparve il Signore Gesù, che sottomise completamente il suo spirito orgoglioso, risvegliò la sua coscienza al suo audace peccato e produsse in lui la più autentica penitenza

(3.) La disposizione pratica del vero convertito (Versetto 20) .

(1) Obbedienza pronta e implicita ai comandi di Cristo.

(2) Completa consacrazione a Cristo, in una vita di utilità pratica nel promuovere la verità del cristianesimo a qualsiasi costo. Conclusione:1. La conversione di Saulo è una dimostrazione dei poteri divini del cristianesimo e della risurrezione di Cristo

(2) La risurrezione di Cristo dimostra le grandi realtà che costituiscono i fatti basilari del cristianesimo:

(1) L'espiazione di Cristo.

(2) L'ascensione di Cristo.

(3) L'intercessione di Cristo.

(4) Il trionfo finale di Cristo su ogni nemico.

(5) La profezia della piena gloria che attende questo mondo e che tutti gli uomini ispirati hanno predetto. Diciamo: "Vieni, Signore Gesù, vieni presto". (D. C. Hughes.) Difesa di Paolo davanti ad Agrippa: - Nota-

(I.) Ciò che Agrippa sapeva (Versetto 3), le domande di cui Paolo era accusato. Il primo requisito in un giudice è la conoscenza, senza di essa si sprecano la sincerità, l'imparzialità, ecc. Non è troppo esigere, quindi, che coloro che giudicano il cristianesimo siano prima di tutto sicuri dei loro fatti. Ma quante volte questo requisito viene ignorato

(II.) Cosa sapevano gli ebrei. La consistenza di Paolo (Versetto 4, 5). Era una cosa audace attingere alla conoscenza dei suoi avversari. Ma Paolo era sicuro che, da tutto quello che sapevano di lui, non potevano preferire nessuna vera accusa contro di lui. Il nostro stile di vita è conosciuto da molto tempo: vicini, amici, parenti. Quanti di noi potrebbero fare questo audace appello?

(III.) Cosa sapeva Paolo

(1.) Che aveva incontrato Gesù

(2.) Che fu convertito dalle tenebre alla luce, dal fariseismo al cristianesimo

(3.) Che ha ricevuto una missione mondiale

(4.) Che era obbediente alla chiamata celeste. Non si trattava di fantasie, di sogni, ma di fatti di coscienza. L'argomento cristiano si basa sull'esperienza. Altre prove si trovano in secondo piano

(IV.) Quello che Festo pensava di sapere: che Paolo era pazzo. Che era semplicemente una confessione di ignoranza. Gli ebrei avrebbero potuto accontentarsi di ciò che Paolo aveva affermato, ma non si curarono di preoccuparsi di "tale tipo di domande", di conseguenza la loro estraneità per lui suggeriva la pazzia da parte dell'uomo che le conosceva vere. Un trucco comune oggi

(V.) Ciò che Agrippa avrebbe potuto sapere, che cosa significava essere cristiano; ma come molti altri si sono rifiutati di cogliere l'opportunità

(VI.) Ciò che tutti erano obbligati a sapere (Versetto 31). Che testimonianza dopo queste ripetute indagini. (J. W. Burn.) Il sermone di Paolo davanti ad Agrippa:

(I.) Il pulpito. Paolo era stato nell'Areopago, nel Tempio, nelle sinagoghe, ma mai in circostanze apparentemente più sfavorevoli di quelle qui. Prigioniero, con il braccio incatenato a quello di un soldato romano, fa tuttavia di quella sbarra un pulpito dal quale con ineguagliabile energia proclama Cristo come il Salvatore degli uomini. Anzi, il tintinnio stesso della catena diventa eloquente quando egli disse: "Eccetto questi legami". Così, dappertutto, intorno a noi, ci sono i predicatori di Dio imprigionati, uomini e donne al braccio della cui efficienza ci sono le catene della povertà, della debolezza fisica, ecc., eppure predicano dal giaciglio dell'invalido, dalla soffitta nuda e dal tugurio solitario, sermoni che portano con sé l'eloquenza di vite che sono "altrettanto dolorose, eppure sempre gioioso", ecc. Il loro esempio ci insegna che non ci sono circostanze così sfavorevoli che una consacrazione amorevole non possa trovare in loro l'opportunità di testimoniare Cristo

(II.) Il pubblico. Una vasta schiera di ebrei, romani e barbari, patrizi e plebei, cittadini e soldati. Ma in un senso più speciale consisteva di una sola anima. Le parole di Paolo sono rivolte in particolare ad Agrippa, una delle "proprie parenti secondo la carne" di Paolo, la cui conversione avrebbe messo in moto influenze benefiche la cui misura sarebbe impossibile prevedere. Ci sono molti insegnanti pazienti e devoti che, guardando un sabato dopo l'altro in faccia a uno o due ragazzi che vengono regolarmente alla sua classe, si scoraggiano per la piccolezza dell'uditorio; ma ricordi l'interesse di Paolo per Agrippa, e tenga presente il fatto che uno di quei ragazzi potrebbe essere uno strumento scelto per mezzo del quale porterà migliaia di persone nel regno. Una singola leva mette in moto interi acri di macchinari, e così una singola anima, ispirata dal vostro libero arbitrio, può diventare un fattore nella conversione del mondo

(III.) Il sermone. l. Il suo metodo.

(1) Immediatezza.

(2) Gentilezza.

(3) Fervore.

(4) Abilità magistrale. Con un sistema di avvicinamenti graduali la cittadella del cuore di Agrippa viene assediata

(2.) La sua materia.

(1) L'intero sermone è incentrato su Cristo.

(2) Alla morte e risurrezione di Cristo viene dato risalto .

(3) Queste grandi verità sono presentate non semplicemente come fatti storici, ma come intessute con la sua esperienza religiosa.

(4) La stima di Paolo della sua potenza: "Aprire i loro occhi e volgersi", ecc. Qui abbiamo un mirabile riassunto di tutta l'opera pratica della redenzione

(IV.) I suoi risultati. I risultati visibili non furono di carattere tale da offrire molto incoraggiamento. Agrippa fu l'unico a dare prova di convinzione, e le sue convinzioni lo portarono solo a dire: "Quasi tu mi persuadi". Ma chi può dire quale raccolto può essere venuto in seguito dal seme seminato quel giorno, apparentemente nel terreno più ostile? L'operaio fedele per Cristo si faccia coraggio. (T. D. Witherspoon, D.D.Il braccio teso di Paolo:

(I.) Un segnale di avvertimento per tutti i grandi della terra: Abbiate cura delle cose che appartengono alla vostra pace (Versetto 3)

(II.) Un segnavia per tutti gli erranti: Gesù accoglie i peccatori (Versetto 9-18)

(III.) Uno stendardo per tutti i predicatori del Vangelo: Sopportate le avversità come buoni soldati di Gesù Cristo (Versetti 21-27)

(IV.) Una corda di speranza per tutti i perduti: Lasciatevi riconciliare con Dio (Versetto Versetto 29). (K. Gerok.) Dopo la setta più rigida della nostra religione, ho vissuto come fariseo.- Che molti si basano su un rigoroso modo di religione, che tuttavia non arriva alla nomina, ma spesso lo è ancora, alla nomina della Parola: - Il testo fa parte di quella narrazione che si riferisce alla passata conversazione di San Paolo, in cui egli descriveva se stesso dalla condizione religiosa in cui si trovava allora, e ciò, prima, più in generale, poi più in particolare. In generale: gli ebrei erano alla ricerca del modo più rigoroso di religione. L'originale per la religione, ci dice Plutarco, viene dai Traci, eminentemente noti per la loro devozione: ed è usato a volte in senso buono, a volte in senso cattivo, poiché degenera in superstizione. L'originale per setta è eresia, e così le diverse sette tra i filosofi erano chiamate eresie. È opinione di alcuni che questa parola sia sempre presa in senso negativo nella Scrittura; ma questo luogo, con altri due o tre negli Atti, sembra implicare l'uso di esso in un senso medio o indifferente, qualsiasi modo particolare che un uomo sceglierà diverso dalla strada, sebbene nelle Epistole sia usato in senso negativo. Perciò Tertulliano la chiama Secta Christianorum, la setta dei cristiani. Ora, questo modo in cui Paolo entrò è aggravato in senso superlativo; e così Giuseppe Flavio parla dei farisei come di quelli che erano più accurati nell'osservanza dell'obbedienza istituita e tradizionale: più in particolare il suo modo è descritto dalla sua denominazione, un fariseo. Ora, i farisei erano chiamati, come dicono alcuni, o da una parola per aprire e spiegare, perché esponevano la Scrittura, o da una parola per separare e separare. Quindi, essere un fariseo significava essere un uomo scrupoloso, ansioso, che esaminava sottilmente tutte le cose. Perciò erano così severi che non dormivano su nessuna cosa facile, per non avere pensieri vani o indecenti tanto quanto nei loro stessi sogni; E a causa di questa severità erano così ammirati tra la gente. Dal testo possiamo osservare che un modo straordinariamente rigoroso adottato nella religione è considerato da molti un fondamento sicuro e buono per la loro felicità eterna. Per scoprire questo falso segno sono notevoli diverse cose, come

1.) La via per il cielo è una via rigorosa ed esatta, e tutti i nostri doveri devono essere compiuti con una curiosa circospezione. Le nostre preghiere devono essere preghiere esatte, la nostra obbedienza esige. La Scrittura ne fa un percorso esatto, e quindi il mio camminare dissoluto, negligente, negligente non può rivendicare un titolo al cielo più di quanto le tenebre alla luce. Badate a questo, voi le cui vite sono come la maggior parte del mondo siete orgogliose come loro, profani come loro, disprezzando la religione come loro

(2.) Ora, che la pietà debba essere rigore appare in parte dalla natura della grazia, che è contraria ai nostri affetti, e così con la potenza prevalente li sottomette al dolore della parte non rigenerata. Perciò la Scrittura lo chiama mortificante e crocifiggente l'uomo vecchio, il che implica il dolore e l'agonia con cui la nostra parte corrotta viene esercitata dalla grazia

(3.) Ancora una volta, la pietà deve necessariamente essere esatta

(1) Perché i nostri doveri sono così limitati e circostanziati nei loro principi, modi e fini, che fare qualsiasi buona azione è sempre colpire nel segno, come peccare è mancare il campo e il bianco. C'è così tanto richiesto nella causa, nel modo, nel motivo, che possiamo gridare per ogni particolare dovere, che Paolo fece per uno dei principali: "Chi è sufficiente per queste cose?" cosicché la negligenza, la formalità e il tiepidezza non possono consistere in una pietà che è di natura rigorosa ed esatta più di quanto l'inferno con il cielo.

(2) Perciò, in secondo luogo, argomenta una lingua e un cuore infiammati dall'inferno per biasimare e gridare contro la severità sulla via del cielo. Oh, considera che o la Parola di Dio è sbagliata o tu sei fuori strada: tu non sei ancora così ateo da affermare la prima, sii quindi così ingegnoso da riconoscere la seconda.

(3) Da ciò segue che il numero di coloro che sono veramente pii è molto piccolo. Non sono che un piccolo gregge; e sono pochi, non solo rispetto al mondo intero, ma rispetto ai cristiani titolari e nominali, che hanno il nome e possiedono la professione di Cristo, ma ne negano il potere

(4.) Come la via per il cielo è una via molto rigorosa e accurata, così la Parola di Dio dichiara e rivela solo quale sia questa esattezza. Così, come nelle questioni da credere non c'è dottrina che possa essere sollecitata come necessaria che non sia contenuta in quello scritto, così nelle questioni da praticare non c'è grado o alta tensione di santità che sia un dovere che non sia anche comandato nella Parola di Dio: questi due comandamenti, uno negativamente, "Non concupire", l'altro affermativamente, "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, anima e forza", comanda per materia e maniera tutto ciò che può essere fatto dall'uomo, e quindi non potrà mai essere adempiuto in questa vita, a causa di quelle corruzioni innate e aderenti in noi

(5.) Da qui ogni rigore introdotto che non è secondo la Scrittura, per quanto specioso e glorioso possa sembrare, tuttavia non offre alcun vero e solido conforto a coloro che vi sono impiegati.

(1) Quando le Scritture o la Parola di Dio sono considerate una cosa troppo bassa per guidarci, e quindi si aspettano un insegnamento più alto e più straordinario da parte dello Spirito di Dio, e ciò per una materia diversa da quella in esse contenuta.

(2) Un secondo modo straordinariamente rigoroso in cui gli uomini si sostengono è quello di sottoporsi a pene volontarie o castighi corporali per i peccati passati, o di imporre una disciplina esterna austera per prevenire il peccato a venire. L'apostolo descrive tali (Colossesi 2:21-23) .

(3) Una severità straordinaria che rende gli uomini fiduciosi è un'abdicazione volontaria e l'effettivo espropriarsi di tutte le comodità esteriori, e applicarci solo agli esercizi religiosi. In che modo questo errore ha sedotto migliaia di anime devote che erano zelanti per Dio, ma desideravano la conoscenza? Da qui vennero quei monasteri, rinunciando alle ricchezze, alle ricchezze e a qualsiasi comodità ci fosse in questa vita; come se quei luoghi, "A meno che uno non abbandoni tutto e rinneghi se stesso, prendendo la croce e seguendomi", ecc., comandasse un'effettiva abdicazione di tutti, e non piuttosto un'abituale preparazione del cuore a lasciarli tutti quando Dio li chiamerà.

(4) Gli uomini possono giudicare meglio le loro condizioni spirituali a causa di una straordinaria severità nella disciplina della Chiesa e nelle dispense della Chiesa, quando ancora non c'è alcun motivo per farlo. Che ci possa essere troppo rigore nella disciplina appare chiaramente in 2Corinzi 2:7, dove l'apostolo li biasima: "Che non hanno ricevuto in grazia quella persona incestuosa che si era veramente pentita". E l'apostolo suppone in parte che faccia parte dei sottili stratagemmi di Satana, quando non può distruggere una Chiesa con la profanità e la dissolutezza, rovesciarla con troppa severità. Utilizzo 1. Esiste davvero un vero rigore delle Scritture, senza il quale il cielo non può essere ottenuto? Allora vedete quale abisso c'è tra il cielo e voi che vivete in tutta dissolutezza, negligenza e disprezzo incurante di ciò che è buono. Il fuoco dell'ira di Dio sarà sette volte più acceso per gli oppositori come te. Utilizzo 2. di ammonimento a esaminare e giudicare saggiamente ogni severità che ti viene comandata, perché il diavolo può sedurti nel tuo zelo, così come nella tua profanità; e non persuaderti della grazia, a causa di un'opinione più rigorosa o di una pratica della Chiesa in cui pensi di essere, perché questa non è la severità della Scrittura in cui consiste l'essenza della pietà, poiché risiede nella circoncisione interiore del cuore, nella potente mortificazione degli affetti, nel camminare umilmente, nel vivere secondo la fede e la mentalità celeste. (A. Burgess.)

8.) Perché dovrebbe essere considerato incredibile per te che Dio risusciti i morti?-Perché la risurrezione è incredibile?-

(I.) L'incredulità ha molte cause e si giustifica con molte ragioni. Non ha mai visto una resurrezione e pensa di credere solo a ciò che vede. Ci sono stati molti funerali, ma niente di più, per quanto riguarda l'esperienza. Alcuni sembrano avere semplicemente i rudimenti di un'anima, e sono a malapena consapevoli della superiorità rispetto alla creazione bruta. Uno di questi disse a un ministro: "La tua predicazione non mi fa bene; Non ho un'anima; Non voglio che nessuno mi parli di un aldilà immaginario; Morirò come un cane". Altri si tirano indietro di fronte alle giuste punizioni del futuro. Resistono all'evidenza del giudizio e combattono il pensiero della giustizia. I sofismi dell'autosufficienza; le sollecitazioni di un'ambizione curiosa e presuntuosa; gli inganni dell'orgoglio, le superstizioni degli ignoranti e dei creduloni; I sussurri che emanano dal Padre della menzogna, tutti schierano le loro forze per crocifiggere la speranza. C'è chi considera il pensiero della resurrezione troppo bello per essere vero. Altri si soffermano così strettamente sul lato meccanico e materiale della vita, che dimenticano lo spirito. Le scienze naturali e la sua letteratura sono incatenate da limitazioni terrene

(II.) La religione naturale bilancia l'improbabilità con la propria probabilità. Le prove negative sono inutili. Cinquanta milioni di persone non videro Garfield fucilato, ma non riuscirono a liberare Guiteau. L'amore non si misura con un metro di misura, o si mette a fuoco al microscopio, ma questo non genera scetticismo. L'anima attende l'immortalità e ne ha fame con una carestia divina e immortale. Le analogie lo prefigurano. Sembra all'interno dei confini del pensabile dire che il Creatore ha il potere di ricreare. Non mette a dura prova la fede di nessuno credere che l'orologiaio sia in grado di riparare la sua opera. Le probabilità prevalgono su basi a priori . Il panteismo, con il suo misticismo impersonale, ha il suo Nirvana. La poesia ellenica ha i suoi campi elisi. Il Circolo Polare Artico ha il suo Walhalla. Gli aborigeni agli antipodi hanno i loro felici terreni di caccia; e la Giudea ebbe il suo Paradiso

(III.) Cristo porta molte prove infallibili per corroborare e confermare le speranze dei popoli ottenebrati. È molto comune dimostrare che certe cose sono impossibili, ma ciò non equivale a nulla in presenza di fatti. Mentre la scienza dimostrava che la Sirius non poteva trasportare abbastanza carbone per portarla oltre l'Atlantico, attraversò. Mentre gli uomini dimostravano che i parafulmini, le ferrovie, il gas, i telegrafi, i cavi e i telefoni erano visionari, gli inventori realizzavano i loro sogni. Nessun uomo giusto e onesto può screditare la testimonianza del miglior libro sulla terra, né può invalidare la testimonianza dell'unico uomo senza peccato che sia mai vissuto. Che cosa dimostrano questa storia e questa testimonianza? Cristo rispose alle speranze dei patriarchi. Giobbe si fermò sull'abisso tra i vivi e i morti, dicendo: "So che il mio Redentore vive". Cristo ha promesso di risorgere. "Distruggi questo tempio e in tre giorni lo riedificherò". La tomba vuota ne è la prova. I soldati non riuscivano a spiegarselo. I romani erano sconcertati. Gli ebrei rimasero perplessi. I discepoli erano più stupiti di tutti. I testimoni hanno testimoniato ciò che sapevano. La loro testimonianza non poteva essere messa a tacere. Non c'è assolutamente nulla che possa screditare la loro storia. La loro testimonianza ha convinto l'accusa. Nel giro di cinquanta giorni tremila uomini cambiarono fronte. Il sabato è la prova della risurrezione. Il primo giorno di ogni settimana è la Pasqua. La cristianità ne è la prova. È un miracolo del diciannovesimo secolo. (J. B. Donaldson.Sarebbe difficile spiegare come l'identità del corpo possa essere preservata mentre la materia che lo compone viene cambiata; ma la nostra difficoltà di spiegare non può presentare alcuna ragione per negare il fatto

(I.) Non è né contro la potenza, né contro la saggezza, né contro la volontà di Dio. Dio non vuole nulla che non sia saggio e buono, e qualsiasi cosa gli Ebrei vogliano, gli Ebrei hanno il potere di compierla. Ebrei ha compiuto cose più grandi che risuscitare i morti

(II.) Ne vediamo esempi vitali ogni giorno. La materia del nostro corpo subisce un cambiamento ogni sette anni, eppure l'identità del nostro corpo viene preservata. Guardate gli alberi e le piante d'inverno, e vedeteli quando il soffio della primavera li ha sfiorati nella vita. Studia l'insetto, all'inizio un verme strisciante. Arriva l'ora in cui scoppia le sue cerimonie e diventa una creatura bellissima e dalle ali pure, che naviga in cieli soleggiati. Paolo vide la nostra tomba nel solco dell'aratro; la nostra sepoltura nel grano caduto nel terreno; e la nostra resurrezione nel grano che rompe la sua guaina per agitare la testa al sole estivo

(III.) La resurrezione del corpo è meno inspiegabile della sua creazione. Non è la stessa cosa riaccendere una lampada spenta e mostrare un fuoco che non è mai apparso

(IV.) Il Signore Gesù Cristo è risorto di proposito nel Suo corpo umano come modello e primizia della nostra risurrezione. (Mensile omiletico. La resurrezione dei morti: - La forza dell'evidenza cristiana consiste in questo: che le sue verità principali si basano sui fatti, e che questi fatti si basano principalmente su una qualche forma di dimostrazione sensata. La risurrezione rispetta un fatto di cui i testimoni devono essere stati competenti a parlare, se solo fossero stati onesti; e la disonestà nei primi cristiani è fuori questione. Se era così, era una disonestà che cercava il bene di tutti tranne il proprio. E altrettanto lontana da ogni probabilità razionale è l'ipotesi alternativa che i testimoni fossero incompetenti a testimoniare riguardo a questo fatto. "Ogni parola sarà confermata per bocca di due testimoni", è dichiarato. Che cosa sarà dunque in bocca a cinquecento? Perché dovrebbe essere considerato incredibile?

(I.) Suppone che non sia necessaria una quantità di potere miracoloso maggiore di quella richiesta per le operazioni ordinarie della natura. Non è miracolo più grande che un corpo abbia una seconda esistenza, che abbia una prima; che le ossa secche, per ordine di Dio, rivestissero forme sante e luminose, piuttosto che un seme morto avesse il potere di riempire l'aria di profumo, o che una crisalide torpida esplodesse in una nuova attività e vita. L'unica differenza è che l'uno è un miracolo familiare, l'altro dobbiamo ancora vederlo

(II.) Rende onore a quella natura umana che il Figlio di Dio si è degnato di assumere. L'opera di redenzione può essere definita un'opera di sostituzione e di interscambio di relazioni tra Cristo e il Suo popolo. Gli Ebrei presero la forma di un servo affinché potessimo ricevere l'adozione di figli; Ebrei è fatto peccato per noi, affinché in Lui possiamo essere fatti giustizia di Dio; Ebrei si umilia assumendo la foggia dei nostri corpi; dobbiamo essere esaltati essendo modellati nei Suoi. Nobile dunque come è il nostro corpo per la designazione originale del suo Autore, per quanto più nobile sia diventato per associazione con la Divinità incarnata, lo è, fino a quando non ha rivestito la sua forma di risurrezione

(III.) La liberazione del corpo dalla morte è necessaria per la completezza della vittoria di Cristo. La redenzione dell'uomo può essere considerata sia come virtuale che come reale. Siamo virtualmente riscattati quando il prezzo pattuito è stato pagato, ma il riscatto effettivo ha luogo solo con la completa liberazione del prigioniero. Il primo di questi descrive la nostra condizione attuale. Siamo comprati con un prezzo; noi siamo i liberti di Cristo; ma in realtà non siamo liberati, perché stiamo "aspettando l'adozione, cioè la redenzione del corpo"; quando le spoglie della morte saranno deposte, e il prigioniero della tomba sarà liberato, e, con la risurrezione dei santi che dormono, sarà adempiuto il detto che è scritto: "La morte è stata inghiottita nella vittoria". Infatti, non possiamo concepire che Cristo tolga il peccato senza togliere anche la morte che è venuta per mezzo del peccato. Il nemico non deve avere nulla, nemmeno la polvere dell'uomo

(IV.) È necessario per confermare le nostre speranze di una beata immortalità. Non voglio dire che non ci sarebbe potuta essere l'immortalità dell'anima senza la risurrezione del corpo, ma che il corpo che risorge deve essere per noi una garanzia che anche l'anima dovrebbe vivere. Dubito molto che l'ignoranza da parte degli antichi di questa dottrina non fosse alla base di tutta quella turba, oscurità e mito che vediamo connessi con tutte le visioni meramente filosofiche di una vita futura. La loro vita cosciente e intelligente era connessa con una sostanza visibile, e quella sostanza che videro andò in decomposizione, e non avevano ricevuto alcun indizio che quella decadenza potesse mai passare? Come si poteva allora ricongiungere questo filo spezzato dell'identità personale? Possiamo dunque meravigliarci di trovare in ogni pagina del Nuovo Testamento tracce della santa gelosia nutrita dagli apostoli riguardo a quest'unica dottrina? Sentivano che era la chiave di volta dell'arco cristiano, la vita, il potere e la forza del nostro sistema rivelato, l'unica porta visibile che si apriva verso l'immortalità. Mattia può essere un grande uomo e un buono, ma non deve essere del numero degli apostoli a meno che non sia stato testimone della risurrezione. I Corinzi potevano avere una fede forte e buoni predicatori, ma la fede e la predicazione erano ugualmente vane se Cristo non fosse risorto. (Daniel Moore, M.A.La credibilità della risurrezione: - La risurrezione è credibile perché...

(I.) Possibile. È esposta nella Bibbia non come una verità speculativa che deve essere creduta perché insegnata, ma come così intimamente legata alla nostra salvezza che dimostrarla falsa significherebbe provare che la razza umana è irredenta. "Se Cristo non è risuscitato, vana è la vostra fede; Voi siete ancora nei vostri peccati". La questione è se ci siano obiezioni tali contro la sua possibilità da giustificarci nel rifiutare la testimonianza della Scrittura. Ma, d'altra parte, niente di meno che una netta impossibilità ci confermerebbe in un simile rifiuto. Non è la sua stupendezza, né il fatto che superi innumerevolmente ogni capacità finita, che giustificherà la nostra messa in discussione. L'unico punto è: possiamo dimostrare che l'effettuazione di esso supererebbe l'Onnipotente? Se la Bibbia l'avesse attribuita a un agente finito, la sproporzione tra la cosa fatta e l'agente avrebbe fornito un motivo sufficiente per rifiutarla. Ma qualcuno dirà che supera le capacità di Colui che deve raggiungerlo? Non vediamo perché l'opera debba essere considerata troppo grande per Dio, a meno che non siamo disposti a dire lo stesso delle altre opere dichiaratamente Sue. Osservo le meraviglie della saggezza e della potenza creatrice, e deduco dal magnifico spettacolo la testimonianza in abbondanza che una risurrezione è possibile. È possibile che quell'augusto Essere, che non può essere perplesso dalla molteplicità delle preoccupazioni, possa, sì, e debba, prendere conoscenza di ogni atomo di polvere, così come di ogni pianeta e di ogni stella; e perché gli Ebrei non dovrebbero essere in grado di distinguere ciò che è appartenuto all'uomo, e di appropriarsi di ciascuno del suo?

(II.) Si basa su prove sufficienti. Cristo è risorto, perché non dovremmo farlo noi? È impossibile che gli apostoli abbiano volontariamente propagato una menzogna. Chi si impegnerebbe a difendere la menzogna, se, invece di guadagnare, fosse certo di essere un perdente? Non ci resta che decidere se la loro convinzione si basava su prove sufficienti. La lunghezza della loro precedente conoscenza, e l'ampia opportunità di dopo l'identificazione, concorsero a metterli al sicuro dal prendere per Cristo una persona che non era Cristo. Se, quindi, non erano né ingannatori né ingannati, dimostriamo, con una sorta di precisione matematica, che devono essere stati sia correttamente intenzionati che informati. E quando a ciò si aggiunge che il numero di questi testimoni è maggiore di quello richiesto per l'accertamento di una questione in una corte d'assise, pensiamo che la rivendicazione della credibilità della loro testimonianza debba essere messa da parte da niente meno che da un'ostinazione che non vuole, o da un'infatuazione che non può, Lasciati convincere

(III.) Nei dettagli che vengono forniti riguardo al corpo in cui appariranno i morti. La grande caratteristica del corpo della risurrezione è quella di essere simile al corpo glorificato di Cristo, visto che San Paolo dichiara del Salvatore che gli Ebrei "cambieranno il nostro corpo vile", ecc., e ci sono tutte le ragioni per concludere che Cristo, quando trasfigurato, apparve in quell'umanità glorificata in cui gli Ebrei siedono ora alla destra del Padre. E se è così, apprendiamo che i nostri corpi, sebbene resi meravigliosamente radiosi, si distingueranno come ora, l'uno dall'altro, per i loro tratti caratteristici. Noi, quindi, saremo cambiati, ma non così cambiati da interferire con il riconoscimento. E se vogliamo esaminare più minuziosamente il cambiamento che passerà sui nostri corpi, ci dice abbastanza San Paolo in 1Corinzi xv. per soddisfare tutti tranne che una curiosità presuntuosa. "È seminato nella corruzione; è risuscitato nell'incorruttibilità", ecc. (H. Melvill, B.D.) La resurrezione dei morti:

(I.) La credibilità di questa dottrina

(1.) La risurrezione dei morti non è in alcun modo incompatibile con la potenza di Dio, mediante la quale, secondo la rappresentazione delle Scritture, deve essere compiuta. Dov'erano, ci chiediamo, alcuni anni fa, le particelle che ora esistono, organizzate e animate nella persona di un individuo in questa assemblea? Non erano forse così dispersi come mai la morte e la tomba possono renderli? 2. Per quanto grande e stupefacente sia l'evento, la risurrezione dei morti non è dissimile da molti di quei rinnovamenti a cui assistiamo in natura. Dio si prende cura dei fiori? Ed Ebrei abbandoneranno l'uomo, la Sua ultima, la Sua più bella, la Sua amatissima opera, a un eterno inverno nella tomba? 3. La risurrezione dei morti è indispensabile per dare rettitudine e perfezione al governo retributivo di Dio

(4.) Per quanto stupendo possa essere questo evento, in alcuni casi ha già avuto luogo. Quanto sono grandi l'istruzione, quanto confermano la nostra fede, quegli esempi riportati dagli evangelisti! 5. La risurrezione dei morti costituisce una delle dottrine principali e peculiari della dispensazione del nuovo patto, insegnata da molte parole inequivocabili e incontrovertibili, così come dalla documentazione storica

(II.) La consolazione che questa dottrina è calcolata per offrire. Questa grande verità, sempre piacevole e consolatoria su cui riflettere, lo è specialmente in due occasioni molto solenni e importanti

(1.) Il primo di questi è la perdita dei nostri amici a causa della morte. C'è in questa assemblea una madre che, nel corso della provvidenza, è stata chiamata a separarsi per un periodo di anni dal suo figlioletto, per essere apprendista o educata lontano da casa, o forse per partire per il lungo viaggio? Non fu senza una lotta di sentimento, non senza molte lacrime, che poté dare un'occhiata d'addio al ragazzo, sebbene sapesse che la sua assenza era sia per il suo vantaggio che per il suo vantaggio. Durante quell'assenza molti pensieri, molti auguri, gli vengono inviati dietro; si contano i mesi e le settimane; e la loro lenta avanzata è rallegrata dal riflesso che egli ritornerà, e ogni giorno la avvicina. Atti lunghezza il giorno arriva; Il giovane entra nell'abitazione dei suoi genitori e si trova bello e pieno agli occhi di sua madre. Che cosa prova quella madre mentre il suo occhio vaga in estasi sulla sua figura: tanto più alta, tanto più robusta, tanto migliorata! cosa prova quella madre quando in trasporti di tenera delizia stringe la sua prole al suo seno! quello o qualcosa del genere! quello o qualcosa di più puro, di più squisito, di più divino, è ciò che sentiremo quando, nel giorno di Dio, ci incontreremo con coloro che ci hanno preceduto e non ci incontreremo per non separarci più! 2. La seconda occasione in cui saranno senza dubbio richieste le forti e sante consolazioni di questa dottrina è la stagione della nostra morte. Con la coscienza lavata nel sangue espiatorio di Gesù Cristo, e con l'anima che crede fermamente nella Sua risurrezione, e nella nostra per mezzo di Lui, saremo preparati ad affrontare la malattia, la morte e la tomba, con dolce compostezza e santo trionfo. Oh! tomba! Ho frainteso il tuo carattere! Poiché Gesù è disceso nelle tue tristi regioni, il passaggio verso di esse è facilitato, sono illuminate, sono santificate. Oh! Come è cambiato il tuo carattere! Il tuo è ora il cuscino più dolce su cui la testa stanca si sia mai sdraiata! Il tuo è il rifugio più sicuro fino a quando non abbia superato questa tempesta! Presto restituirai fedelmente l'inestimabile deposito e lo restituirai alla "gloria, all'onore e all'immortalità". (Giacomo Bromley.La risurrezione credibile: -Per quanto riguarda le anime dei nostri amici cristiani defunti, non soffriamo alcuna angoscia. Il nostro problema principale riguarda i loro corpi. Persino l'Uomo perfetto non poté trattenere il suo pianto sulla tomba di Lazzaro. La dottrina della risurrezione ci insegna che non dobbiamo preoccuparci del corpo, non è andato all'annientamento. L'amore del Signore per il Suo popolo è un amore verso tutta la sua virilità. Gli Ebrei presero in unione con la Sua Divinità sia l'anima che il corpo, e li redimero entrambi, ed entrambi sono santificati dalla Divina dimora. Così la nostra completa virilità avrà il potere di glorificarlo per eVersetto. Essendo questa la nostra speranza, tuttavia confessiamo che a volte il cuore malvagio dell'incredulità grida: "È possibile?" In tali momenti il testo è necessario

(I.) Guardiamo in faccia questa difficoltà. Ci rallegriamo del fatto che ci sarà un grande cambiamento nel corpo; che il suo materialismo avrà perso tutta la sua grossolanità e corruzione, e che sarà adattato a scopi più elevati; ma ci sarà un'identità tra il corpo in cui moriamo e il corpo in cui risortiamo. Tuttavia, non che l'identità sia la stessa cosa dell'identità assoluta della sostanza e della continuazione degli atomi. Viviamo negli stessi corpi che possedevamo vent'anni fa; Eppure non rimane un singolo atomo che vi fosse allora dentro. Ammettete la stessa identità nella risurrezione, ed è tutto ciò che chiediamo. Ora questa speranza è naturalmente circondata da molte difficoltà, perché:

1.) La stragrande maggioranza dei cadaveri è stata completamente dissolta

(2.) Pensate a quanto sono diffusi gli atomi che un tempo costruivano le forme viventi

(3.) La difficoltà aumenta quando riflettiamo che tutti gli uomini risorgeranno. Pensate alle miriadi di persone che sono morte in paesi come la Cina, a coloro che sono periti per naufragio, peste e guerra

(4.) La meraviglia aumenta quando ricordiamo in quali luoghi strani si trovano ora molti di questi corpi. Infatti, dove non sono i resti dell'uomo? Soffia un solo vento lungo le nostre strade senza turbinare lungo le particelle di ciò che una volta era l'uomo? 5. E, inoltre, per rendere straordinario il prodigio oltre ogni immaginazione, sorgeranno subito, o forse in due grandi divisioni (Apocalisse 20:5, 6). Dove staranno? Quali pianure della terra li conterranno? 6. E allora questa risurrezione non sarà una semplice restaurazione, ma nel caso dei santi comporterà un notevole progresso. Mettiamo nel terreno un bulbo, ed esso si alza come un giglio d'oro; lasciamo cadere nello stampo un seme, e ne esce un fiore squisito; anche così, i corpi, che sono seminati nella sepoltura, germoglieranno per potenza divina in escrescenze, superando ogni immaginazione in bellezza

(7.) Una delle difficoltà di crederlo è che non ci sono assolutamente analogie complete in natura con cui sostenerlo. Alcuni hanno visto nel sonno l'analogia della morte, e nel nostro risveglio la risurrezione. Ma una continuazione della vita è manifesta all'uomo nei suoi sogni e a tutti gli spettatori. Lo sviluppo degli insetti è citato come un'analogia sorprendente. Ma c'è vita nella crisalide, organizzazione, in effetti, l'intera mosca. Né l'analogia del seme è molto più conclusiva, perché rimane sempre un germe di vita, e l'organizzazione in rovina diventa il suo cibo da cui si ricostruisce. La risurrezione è isolata; e, riguardo ad esso, il Signore potrebbe ben dire: "Ecco, io faccio una cosa nuova sulla terra". Ecco, quindi, la difficoltà. È una cosa credibile che i morti debbano essere risuscitati?

(II.) Rimuovi la difficoltà. Potrebbe sembrare incredibile che i morti debbano essere risuscitati, ma perché dovrebbe sembrare incredibile che Dio risusciti i morti? Ammetti che Dio è, che Ebrei è onnipotente, e che Ebrei ha detto che i morti risorgeranno, e che la fede non è più difficile ma inevitabile. La difficoltà non è nel dizionario della Divinità. C'è qualcosa di troppo difficile per il Signore? 1. Quando Paolo pronunciò il nostro testo, stava parlando a uno al quale poteva dire: "Credi tu ai profeti? Io so che tu credi!" Era quindi un buon motivo dire: "Perché dovrebbe essere considerata una cosa incredibile per te?" ecc. Perché, in quanto ebreo, Agrippa aveva la testimonianza di Giobbe: "Poiché io so che il mio Redentore vive"; e di Davide (Salmi xvi.); di Isaia (xxvi. 19); di Daniele (xii. 2, 3); di Osea (xiii. 14)

(2.) A noi cristiani è stata concessa una prova ancora più completa (Giovanni 5:28, vi. 30; Romani 8:11 ; Filippesi 3:21 ; 1Corinzi 15)

(3.) Agisce nello stesso momento in cui può essere bene guardarsi intorno e notare ciò che il Signore ha stabilito per la nostra fede.

(1) Ci sono molte meraviglie a cui non avremmo creduto con un semplice racconto, se non le avessimo incontrate con l'esperienza. Il telegrafo elettrico, ad esempio, quando i nostri missionari nei paesi tropicali hanno parlato agli indigeni del ghiaccio, gli indigeni si sono rifiutati di credere. Dopo la risurrezione la considereremo come una manifestazione divina di potenza a noi familiare come lo sono ora la creazione e la Provvidenza.

(2) La risurrezione sarà una meraviglia più grande della creazione? Creare dal nulla è altrettanto meraviglioso che chiamare insieme particelle sparse e rimodellarle.

(3) Cristo è risorto ed Ebrei è la causa della tua risurrezione, il suo tipo, il suo assaggio, la sua garanzia.

(4) Ricordate anche che voi, che siete cristiani, avete già sperimentato un'opera così grande come la risurrezione, perché siete risuscitati dai morti quanto alla vostra natura più intima

(III.) Il nostro rapporto con questa verità

(1.) Confortatevi l'un l'altro con queste parole. Avete perso coloro che vi sono cari. Dovete rattristarvi, ma non rattristatevi come coloro che sono senza speranza

(2.) Rallegriamo i nostri cuori in vista della nostra partenza

(3.) In attesa di una risurrezione benedetta, rispettiamo i nostri corpi. I corpi che devono dimorare per sempre in cielo, non devono essere soggetti all'inquinamento quaggiù

(4.) Gli empi risorgeranno, ma sarà per una risurrezione di guai. "Temete colui che ha il potere di far perire l'anima e il corpo nella Geenna". (C. H. Spurgeon.)

9 CAPITOLO 26

Atti 26:9-11

In verità pensavo tra me stesso che avrei dovuto fare molte cose contrarie al nome di Gesù di Nazaret.--St. Paolo pensò tra sé:

1.) Emerson pensava veramente tra sé e sé che ogni argomento doveva essere portato davanti a lui per la sua approvazione o disapprovazione individuale. Quasi nell'ultimo sermone che abbia mai predicato, disse che, per quanto chiaramente un'ordinanza come l'Eucaristia possa sembrare agli altri come se fosse stata stabilita da Cristo stesso, a meno che non si raccomandasse al suo giudizio, egli non avrebbe avuto nulla a che fare con essa. Paolo condannò il cristianesimo perché non si sottoponeva al suo giudizio privato. Gli ebrei andarono molto più lontano del filosofo. Gli ebrei non solo pensavano, ma facevano molte cose "contrarie al nome di Gesù di Nazaret". Un esempio formidabile di quanto la mente sia disposta a spingersi fino a questo punto, quando decide contro il cristianesimo, non con la testimonianza dall'esterno, ma con gli impulsi di una volontà egoistica corrotta e ostinata all'interno. Allora vacilla non di fronte alle questioni più terrificanti. Cercherà di demolire il cristianesimo, e se non può fare altrettanto in un'epoca come questa, in cui il cristianesimo è diventato parte integrante della struttura della società civile, farà nondimeno del suo meglio per livellare le sue dottrine alla propria uguaglianza, e pronunciarsi su di esse come se fossero questioni di mero espediente, soggette alla sua soluzione arbitraria e definitiva. Quale parallelo con la "distruzione della Chiesa" di Paolo è la distruzione che il pensiero di un uomo con se stesso sta facendo in quel sistema di Fede onorato dal tempo che la Chiesa Cattolica, "nei secoli dei secoli", ha sostenuto e sanzionato

(2.) Cosa guarì Paolo dal suo modo di pensare per se stesso, e lo convertì in un cristiano credente e ubbidiente? La sua prima esclamazione, dopo il suo ripristino della solidità morale, fornisce la risposta. Gli Ebrei agirono ora nello spirito di quella promessa che il nostro Salvatore aveva fatto, quando gli Ebrei dissero: "Se uno vuol fare la Sua volontà, conoscerà se la dottrina viene da Dio". Un impegno così naturale, che fu subito accettato da un indiano. "Gli ebrei che sono lassù", disse Wesley agli indiani Creek, "non vi insegneranno, a meno che non evitiate ciò che già sapete non essere buono". Uno degli indiani rispose: "Lo credo. Gli ebrei non ci insegneranno finché i nostri cuori non saranno bianchi". Quindi dobbiamo accontentarci di ricevere la fede, come preparata per noi dalle mani di Dio stesso, e non fabbricata dalla nostra luce interiore, dalle nostre risorse mentali non assistite. Allora faremo la grande scoperta su cui le moltitudini ora falliscono, che l'anima, quando si arrende a discrezione e si appoggia a Dio, e alle provvidenze di Dio alla Sua Chiesa, con l'implicita fiducia di un bambino, ha un sostentamento e un sostegno prima inimmaginabili; e che la ragione, affannandosi per le certezze, e spesso brancolando nel buio, o vedendo come alla luce di una candela di sego non potrà mai fornire. (T. W. Coit, D.D.La coscienza nel tuo stato decaduto ha la stessa probabilità di essere sbagliata come i tuoi orologi e le tue guardie, e non puoi essere sicuro dell'ora del giorno a meno che non ti rivolgi a un qualche standard di tempo infallibile, quindi non puoi decidere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato con il semplice riferimento alle tue convinzioni. Non è una piena giustificazione della tua condotta dire che la tua coscienza approva ciò che hai fatto. Qual è, fratello mio, lo stato della tua coscienza? Voi sapete che anche con la meridiana potreste prendere una luce artificiale, e gettare dallo gnomone sulle figure e sulle linee un'ombra che non indicherebbe l'ora vera del giorno. E se la tua coscienza agisce sotto la luce artificiale degli usi e costumi dell'umanità, e non sotto il potere della luce della luce di Dio, non è una guida per quanto riguarda il tuo dovere. Che cosa governa la tua coscienza? È la volontà di Dio o la volontà dell'uomo? Se Dio non lo controlla, allora non è un indice corretto di ciò che dovresti fare, o di ciò che non dovresti fare. "Pensavo," disse Saulo di Tarso-"pensavo di dover fare molte cose contrarie a Gesù di Nazaret." Queste erano le cose per le quali, nel corso di un po' di tempo, dovette piangere più amaramente. (S. Martin.In un certo senso, non c'è nulla che terrà un uomo più comodamente prigioniero del suo stesso pensiero. Tessiamo i fili di seta del bozzolo che chiamiamo la nostra teologia, e quando lo attraversiamo ci troviamo all'interno, un prigioniero pulito come mai ha dormito in una prigione. Alcuni uomini sono piccoli semplicemente perché le loro idee sono piccole, e sono andate avanti così a lungo, e sono state messe così strette che non sono stati in grado di farle scoppiare. Le idee sono cose pericolose. Le possibilità della schiavitù più disperata sono in loro. Probabilmente non possiamo andare avanti nella nostra vita religiosa senza avere un qualche sistema di dottrina, ma vorrei che potessimo farlo. Ma la cosa successiva è considerare le nostre formule di opinione dottrinale puramente come un accordo provvisorio. Quando dico di tenerli come un accordo provvisorio, intendo tenerli proprio come facciamo i giri di una scala, aggrappandoci a ogni giro successivo solo come qualcosa che ci aiuterà a prepararci per una nuova spinta verso l'alto. Ciò che vogliamo dire francamente, e che apprezziamo intensamente, è che non abbiamo raggiunto alcuna finalità in queste cose. E non ci sarà alcuna finalità prima del tramonto dell'eternità. Ma mi viene ribattuto che questo significa negare la sostenibilità, e persino la rispettabilità, di qualsiasi posizione dottrinale che un uomo possa avere in qualsiasi circostanza. Neanche un po'. Un uomo si fida delle sue convinzioni sincere, ed è obbligato a farlo, ma è tenuto a fidarsi di esse proprio come nell'alpinismo ripongo fiducia nella roccia su cui appoggio il piede, confidando in essa, affidando ad essa tutto il mio peso, come qualcosa che mi terrà fermo finché non avrò il tempo di conficcare la mia piccozza in modo così sicuro in una fessura della scogliera strapiombante che Sarò in grado di tirarmi su per un altro tratto, e poi piantare il piede su un'altra roccia. Questo sì che è costruttivo. Non c'è alcun suggerimento di negativo in questo. È l'unica teologia costruttiva che ci sia. È l'unica teologia vivente. Tutto il resto è scheletro metallico o pelle imbottita; in ogni caso, una curiosità per il museo, piuttosto che un ingrediente vivo in una Chiesa viva. Ciò non significa che, come pensatori cristiani espansivi, siamo obbligati ad abrogare ogni vecchia forma e fraseologia di dottrina. Questo non sarebbe né senso né Scrittura. Per essere un uomo vivo non devi indossare un nuovo corpo ogni volta che ti alzi. Ma tu vivi e ti allarghi, perché, anche se il tuo corpo può essere vecchio, è il teatro di una vita espansiva che conquista un nuovo incremento di pienezza fin dal mattino stesso in cui ti svegli. Per avere un albero vivo, non sei obbligato a mettere un nuovo tronco ogni volta che fiorisce o a scardinare una foglia fresca. Il vecchio tronco può essere abbastanza buono, ma il vecchio tronco con nuova vita si riversa in esso fino a quando non risuona e le gocce si cristallizzano in verdura e fiori. Il punto di questa illustrazione è che la vita usa il tronco invece che il tronco sia così rigido e granuloso da miagolare la vita, così che non appena la vita può ricevere un po' di nuovo afflusso e un po' di approfondimento della sua corrente, è destinata a sfondare la sua strada verso la libertà e se ne va. In questo secondo senso, quindi, Cristo è il nostro Emancipatore. L'ingresso del Suo Spirito in noi ci allarga fino a lacerare le vecchie catene dell'opinione indurita che ci siamo messi addosso o che ci siamo fatti fare, e così ci permette di entrare in una più ampia portata di verità e in una più ampia gamma di prospettive. Tutto ciò è perfettamente illustrato nel caso di Saul sulla via per diventare Paolo. Saul era un vecchio e duro ebreo fossilizzato. Le sue opinioni teologiche, che un tempo possiamo supporre fossero giovani, tenere e plastiche, si erano raffreddate, asciugate e indurite in tanta pietrificazione dottrinale. Possiamo supporre che tutto ciò che assomiglia a un pensiero nuovo, allargato e progressista, sia stato arrestato. Le convinzioni che aveva già acquisito ostacolavano altre acquisizioni dello stesso tipo. La sua mente balzò indietro, come da un muro, dall'involucro dell'opinione in cui durante tutti quegli anni si era lentamente murato. Ebrei era in quel particolare come un fiume che a volte argina il proprio flusso con lo stesso materiale che ha depositato. Verme e bozzolo! Eppure, una volta che la potenza di Cristo era scesa su di lui, e lo Spirito di Cristo, che è la Verità, era diventato una riserva che si gonfiava dentro di lui, l'argine cedette e il nuovo accumulo dal cielo irruppe su vaste aree di nuova fertilità teologica; l'internamento divino, come le correnti profonde della linfa vegetale in primavera, perforava la corteccia e si riversava su Paolo in freschi germogli teologici. E ovunque ci sia un nuovo incremento dello Spirito di Cristo affidato a un pensatore cristiano, si deve contare su questo come una questione certa. (C. H. Parkhurst, D.D.Si dice spesso che non importa ciò che un uomo crede se solo è sincero. Questo è vero per tutte le verità minori, e falso per tutte le verità la cui natura è quella di plasmare la vita di un uomo. Non farà alcuna differenza nel raccolto di un uomo se pensa che le rape abbiano più materia saccarina delle patate, se il mais è migliore del grano. Ma che l'uomo creda sinceramente che il seme piantato senza arare è buono come con, che gennaio è favorevole per la semina come aprile, e che il seme di vongole produrrà un raccolto buono come il grano, e non farà alcuna differenza? Un bambino potrebbe anche pensare di poter invertire quel pesante motore marino che notte e giorno, nella calma e nella tempesta, solca la sua strada attraverso l'abisso, afferrando sinceramente la ruota a pale, come un uomo potrebbe pensare di poter invertire l'azione degli elementi del governo morale di Dio attraverso una sincerità fuorviata. Rotoleranno su uno di loro e lo travolgeranno in una rovina senza fine. (H. W. Beecher.) Li ha costretti a bestemmiare.- Bestemmia obbligatoria: - Tu, forse, sai cosa significa: costringili a bestemmiare. Il modo romano di farlo era dire: "Maledici Cristo". Spesso l'imperatore romano comandò ai martiri di maledire Cristo, e voi ricordate la risposta di Policarpo: "Come posso maledirlo? Lo conosco da sessant'anni; Gli Ebrei non mi hanno mai fatto dispiacere, e io non posso e non lo maledirò". Poi si applicava la frusta, o si teneva la mano sui carboni ardenti, o si pizzicava la carne con ferri roventi, e poi si rimetteva la domanda: "Vuoi maledire Cristo ora?" Paolo dice che, anche se probabilmente usò mezzi più miti, costrinse il professore della fede di Cristo a bestemmiare. E potrebbero essercene alcuni qui: il marito che perseguita sua moglie per amore di Cristo; il padre che ordina a suo figlio, in base alla sua obbedienza, di non andare mai più al santuario del Signore; Il padrone che tormenta il suo servo, lo deride e lo deride, e non può mai essere contento, tranne quando dice cose dure contro di lui. (C. H. Spurgeon.)

12 CAPITOLO 26

Atti 26:12-18

Al che mentre andavo a Damasco.-La conversione di Saul di Tarso:

(I.) Il suo carattere prima della sua conversione

(1.) Ebrei era un uomo morale (Filippesi 3:6). Eppure aveva bisogno di conversione. La necessità della conversione nasce dalla depravazione della natura umana, e non da un grado maggiore o minore di immoralità

(2.) Ebrei era un fariseo. Ebrei era zelante per la sua religione, faceva lunghe preghiere e faceva molte opere di carità. E tu hai una religione migliore? 3. Ebrei odiava Cristo, nonostante la sua morale e il suo zelo. Eppure gli uomini attribuiranno un merito così indebito alle loro azioni, che la salvezza per mezzo di Cristo solo diventa offensiva

(4.) Ebrei era un persecutore del popolo di Dio. Come dall'amore per Cristo scaturisce l'amore per il Suo popolo, così dall'odio per Cristo scaturisce lo spirito di persecuzione per il Suo popolo. Lo spirito di Saul è insito nella mente umana (Galati 4:29). Potete disprezzare e insultare lo spirito devoto del vero credente?

(II.) Le prove della verità della sua conversione

(1.) Penitenza. Gli ebrei digiunarono tre giorni. Che cambiamento rispetto al fariseo altezzoso! Se Dio lo Spirito ha cambiato i nostri cuori, avremo un profondo senso del peccato. Volgeremo "lo sguardo a colui che abbiamo trafitto e faremo cordoglio". 2. La preghiera. La preghiera che evidenzia la conversione è umile, sincera, fervente e offerta solo nel nome di Cristo

(3.) Umiltà. Da quel momento l'uomo che in precedenza aveva detto: "Ringrazio Dio di non essere come gli altri uomini", si sentì il capo dei peccatori e il meno del minimo di tutti i santi

(4.) Fede. Anania fu mandato a battezzarlo, a iniziarlo alla fede cristiana

(5.) Amore. Abbiamo visto la sua inimicizia verso Cristo e il Suo popolo. Ora formano l'oggetto dei suoi più caldi affetti. Riguardo a Cristo, egli poteva dire sinceramente: "Io considero ogni cosa come perdita per l'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore", ecc. Per quanto riguarda il popolo di Dio, "Io sopporto ogni cosa per amore degli eletti". 6. Obbedienza. "Signore, che cosa vuoi che io faccia?"

(III.) Le vie di Dio manifestate nella sua conversione

(1.) Sovranità. C'è mai stato un soggetto più improbabile? Dio spiega la sua conversione in base a questo principio. "Ebrei è per me un vaso eletto" (CAPITOLO IX, 15)

(2.) Potenza. Che cosa, se non la potenza di un braccio onnipotente, avrebbe potuto operare un cambiamento così meraviglioso? 3. Misericordia (1Timoteo, i. 12-17). E chi dispererà della misericordia quando Saulo di Tarso l'avrà ottenuta? 4. Saggezza. Come sono stati sconfitti i disegni del diavolo e la malizia degli uomini qui? Non distruggendo il nemico, ma convertendolo. Applicazione:1. Che il vero convertito si sforzi di acquisire pensieri più adoranti sulle vie di Dio verso di lui, e miri a diventare più santo e a vivere di più per la gloria di Dio

(2.) Che i non convertiti si guardino dalle nozioni errate di conversione, e cerchino le influenze dello Spirito, per creare in loro un cuore puro, e rinnovare uno spirito giusto dentro di loro

(3.) Che gli incuranti e gli ostinati siano sicuri che la loro dannazione sarà giusta, se vivranno e moriranno nella negligenza di un Dio così misericordioso, e di una salvezza così grande

(4.) Che lo scettico consideri l'irragionevolezza delle sue obiezioni al vangelo. (Ricordo congregazionale dell'Essex.La conversione di Saul: la sua genuinità: - Non può essere spiegata supponendo che il racconto sia stato in qualche modo falsificato. Quale motivo aveva San Paolo per inventarlo? Fu, come si è supposto, qualche ripicca o fastidio privato nei confronti degli ebrei, che lo indusse a cambiare la sua professione religiosa, e a spiegare il cambiamento in questo modo? Ma non c'è traccia di sentimenti di questo tipo nei suoi primi anni di vita. Sarebbe stato un peccato contro il sentimento naturale, dal momento che il popolo ebraico aveva scelto Paolo per un posto di speciale fiducia e onore; e, in effetti, quando gli ebrei lo perseguitarono in seguito fino alla morte, egli espresse in più di un modo il suo profondo amore per i suoi connazionali. Ebrei deplora la loro cecità; Giustifica la loro condotta per quanto può. Anche se, in un luogo, lo dipinge con colori scuri, lo farebbe volentieri, dice in un altro, se fosse possibile, maledisse al loro posto. Era forse lo spirito di un'indipendenza sensibile che porta talvolta gli uomini ad affermare la propria importanza a scapito del loro partito o dei loro principi? Questo, ancora una volta, è incompatibile con la sua difesa del dovere di sottomissione all'autorità esistente, in termini e in una misura che lo hanno esposto a feroci critiche da parte dei moderni sostenitori del cambiamento sociale e politico. Si trattava, quindi, di un raffinato interesse personale? Il giovane ebreo vedeva nella nascente setta una prospettiva di miglioramento di se stesso? Ma il cristianesimo era perseguitato, perseguitato, come sembrava, fino all'orlo dello sterminio. Era stato schiacciato dalla gerarchia stabilita nella stessa Gerusalemme. Era condannato alla distruzione, avrebbe pensato ogni ebreo intelligente, sia per la potenza delle forze schierate contro di esso che per la sua intrinseca assurdità. Non aveva nulla da offrire, né in termini di eminenza sociale né di attrazione letteraria. Era ancora, in gran parte, la religione dei più poveri, dei più analfabeti. D'altra parte, il giovane fariseo aveva, se qualcuno aveva, brillanti prospettive davanti a sé se fosse rimasto fedele alla sinagoga. La reputazione del suo grande maestro, la sua cultura e la sua acutezza, la sua grande abilità pratica, avrebbero comandato il successo. Se il suo scopo era veramente egoistico, nessun uomo ha mai veramente commesso un errore più grande, o più stupido, a quanto pare, perché nessun ebreo avrebbe potuto prevedere per un convertito al cristianesimo, entro pochi anni dalla crocifissione, una tale reputazione come quella che ora circonda il nome di San Paolo. (Canone Liddon.Il mio obiettivo è quello di tracciare le fasi del processo qui esposto e di chiedervi se, come Paolo, siete stati "obbedienti alla visione celeste".

(I.) La prima di queste tappe, tutt'altro che simultanee e tuttavia separabili, fu la rivelazione di Gesù Cristo. La rivelazione nel cuore e nella mente era la cosa principale di cui la rivelazione all'occhio e all'orecchio non era che un mezzo. I mezzi, nel suo caso, sono diversi da quelli del nostro; Il finale è lo stesso. "Saul! Saul! perché mi perseguiti?" Un tempo pensavano di poter svegliare i sonnambuli rivolgendosi a loro per nome. Gesù Cristo, pronunciando il suo nome all'apostolo, lo sveglia dal suo sonno malato. Che cosa insegna a voi e a me un discorso del genere? Che Gesù Cristo, il Signore vivente e regnante dell'universo, ha una conoscenza perfetta di ognuno di noi. E più di questo, Ebrei si rivolge direttamente a ogni uomo e donna di questa congregazione. Siamo troppo inclini a nasconderci tra la folla e a lasciare che tutti i messaggi dell'amore di Dio, gli avvertimenti delle Sue provvidenze, così come gli insegnamenti, gli inviti e le suppliche del Suo vangelo, volino sopra le nostre teste come se fossero destinati vagamente a qualcuno. E vorrei supplicare ciascuno dei miei amici davanti a me di credere che il vangelo di Gesù Cristo è destinato a te, e che Cristo ti parla

(II.) In secondo luogo, si noti, come un'altra fase di questo processo, la scoperta del vero carattere del passato. "Perché mi perseguiti?" Saulo fu portato a considerare tutta la sua vita passata come se fosse in immediata relazione con Gesù Cristo. Naturalmente sapeva prima della visione che non provava amore per Colui che pensava fosse un impostore della Galilea. Ma non sapeva che Gesù Cristo contava ogni colpo sferrato a uno dei Suoi servi come se fosse stato colpito a Lui. Soprattutto, non sapeva che il Cristo che perseguitava regnava nei cieli. Se solo fossi riuscito a convincervi, per dieci minuti tranquilli, a deporre tutto il vostro passato, per quanto la memoria ve lo portasse alla mente, proprio contro quel viso luminoso e amorevole, avrei fatto molto. Un modo infallibile di giudicare il marciume o la bontà delle nostre azioni è che dovremmo portarle dove un giorno saranno tutte portate, nello splendore del volto di Cristo. Se vuoi scoprire i difetti di un pezzo di stoffa sottile e mal tessuto, lo tieni in controluce, non è vero? e poi vedi tutti i granelli e i buchi; e i fili irregolari. Tenete in piedi le vostre vite in modo simile. Ancora una volta, questa rivelazione della vita passata ne rivelò l'assoluta irragionevolezza. Quell'unica domanda: "Perché mi perseguiti?" polverizzò tutto. Se si tiene conto di ciò che si è e della propria posizione, non si riesce a trovare alcuna ragione, se non quella del tutto irragionevole, per le vite che temo alcuni di noi stiano vivendo: vite di assenza di Dio e di assenza di Cristo. Non c'è nulla al mondo di decima così stupida come il peccato. Svegliati, fratello mio, per applicare la calma ragione alla tua vita finché c'è ancora tempo, e affronta la domanda: Perché stai come ti rendi davanti a Gesù Cristo? Puoi continuare le domande molto allegramente per un passo o due, ma poi arrivi a una pausa morta. "Per cosa faccio questo e quello?" Perché mi piace". Perché mi piace?" Perché soddisfa i miei bisogni, o i miei desideri, o i miei gusti, o il mio intelletto". Perché fai dell'incontro dei tuoi bisogni, o dei tuoi desideri, o dei tuoi gusti, o del tuo intelletto, il tuo unico oggetto?" C'è una risposta a questa domanda? Inoltre, questa rivelazione del vero carattere della sua vita rivelò a Saul, come in un lampo, l'ingratitudine di essa. "Perché mi perseguiti?" Era come dire: "Che cosa ho fatto per meritare il tuo odio? Che cosa non ho fatto per meritare, piuttosto, il tuo amore?" Ma lo stesso appello arriva a ciascuno di noi. Che cosa ha fatto Gesù Cristo per te, amico mio, per me, per ogni anima dell'uomo?

(III.) Infine, abbiamo qui un avvertimento sulle ferite autoinflitte. La metafora è molto semplice. Il pungolo per buoi era un'arma formidabile, lunga circa sette o otto piedi, calzata con una punta di ferro e capace di essere usata come lancia e di infliggere ferite mortali in caso di pizzico. Tenuto nella mano ferma dell'aratore, presentava una punta acuminata all'animale ribelle nel giogo. Se il bue aveva prontamente ceduto alla leggera puntura data, non per rabbia, ma per guida, era stato bene. Ma se si scaglia con gli zoccoli contro la punta, cosa ottiene se non fianchi sanguinanti? Paolo aveva colpito invece di obbedire, e con ciò aveva guadagnato solo garretti insanguinati. Ci sono due possibili applicazioni di questo detto, che potrebbe essere stato un proverbio di uso comune. Uno è l'assoluta futilità delle vite che vengono spese per opporsi alla volontà divina. C'è una grande corrente in corsa, e se provi ad andare contro di essa verrai solo spazzato via da essa. Pensate a un uomo che si alza e dice a Dio: "Non lo farò!" quando Dio dice: "Fa' questo!" o "Sii tu questo!" Quale sarà la fine di tutto questo? È difficile indulgere nel peccato sensuale. Non si può schivare del tutto quelle che la gente chiama le "conseguenze naturali". È difficile contrapporsi al cristianesimo. Ma c'è un altro aspetto del proverbio del mio testo, ed è il danno autoinflitto che deriva dal resistere alle punture dei rimproveri e delle rimostranze di Dio, sia che si tratti di coscienza che di qualsiasi altro mezzo; comprese, mi permetto di dirlo, anche parole così povere come le mie stasera. Perché se il primo piccolo rimorso di coscienza, un avvertimento e una guida, viene trascurato, il successivo andrà molto più in profondità. E così ogni azione sbagliata e la negligenza di ogni sorta di azione giusta portano con sé un dolore successivo. (A. Maclaren, D.D.) Saul, Saul, perché mi perseguiti?- Cristo e Paolo: -

(I.) La domanda. Era una questione personale. Quando vi predico, ho l'obbligo di rivolgermi a tutti voi nella messa. Ma non è così il nostro Maestro. Se gli Ebrei avessero parlato in termini generali, la cosa sarebbe sfuggita dal cuore dell'apostolo; ma quando giunse di persona: "Perché mi perseguiti?" Non c'era modo di scendere. Prego il Signore di rendere la domanda personale ad alcuni di voi. Ci sono molti di noi qui presenti che hanno avuto una predicazione personale alle nostre anime. Non ricordi, caro fratello in Cristo, quando sei stato punto per la prima volta nel cuore, quanto fosse personale il predicatore? Me lo ricordo bene. Mi sembrava di essere l'unica persona in tutto il luogo, come se un muro nero mi circondasse e fossi chiuso con il predicatore, un po' come i prigionieri del penitenziario, che siedono ciascuno nel proprio palco e non possono vedere nessuno tranne il cappellano. Pensavo che tutto ciò che diceva fosse destinato a me; Mi sentivo persuaso che qualcuno conosceva il mio carattere, e gli aveva scritto e gli aveva raccontato tutto, e che mi aveva scelto personalmente. Ebbene, pensavo che fissasse gli occhi su di me; e ho ragione di credere che lo sapesse, ma ha comunque detto che non sapeva nulla del mio caso. Oh, che gli uomini ascoltassero la Parola predicata, e che Dio li benedicesse così tanto nel loro ascolto, che potessero sentire che aveva un'applicazione personale nei loro cuori

(2.) Conteneva alcune informazioni sul perseguitato. Se aveste chiesto a Saul chi era perseguitato, avrebbe risposto: "Dei poveri pescatori, che hanno incastrato un impostore". Ma vedete in quale luce diversa Gesù Cristo lo mette. Ebrei non dice: "Perché hai perseguitato Stefano?" ma "io?" In quanto avete fatto questo a uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me

(3.) Chiedeva una risposta. "Che cosa ho fatto per farti del male? Perché sei così irritato contro di Me?"

(II.) L'esposizione. "È difficile per te scalciare contro i pungiglioni". Per

1.) Non raggiungi veramente il tuo scopo. Quando il bue scalcia contro il pungolo, è per far dispetto al contadino per averlo spronato ad avanzare; ma invece di danneggiare l'agricoltore, fa male a se stesso. Se pensi, o uomo, di poter fermare il progresso della Chiesa di Cristo, va' e prima di' all'universo di fermarsi! Va', stai vicino ai venti e di' loro di cessare i loro lamenti, o di' al mare ruggente di tornare indietro quando la sua marea sta marciando sulla spiaggia; e quando avrai fermato l'universo, allora vieni avanti e ferma l'onnipotente progresso della Chiesa di Cristo. "Gli ebrei che siedono nei cieli rideranno", ecc. Ma mettiamola come una questione personale, sei mai riuscito a fermare l'opera della grazia nel cuore di qualcuno? Sì, giovanotto, puoi ridere del tuo stesso compagno di bottega, ma alla lunga ti batterà. Se i cristiani sono fedeli, devono vincere la giornata. È inutile che tu prenda a calci contro di loro; non puoi fargli del male

(2.) Non ci si ottiene nulla di buono. Per quanto potesse scalciare, il bue non ne ha mai beneficiato. Supponiamo che tu dica che non ti piace la religione, che cosa hai mai ottenuto odiandola? A volte hai quegli occhi rossi il lunedì mattina, dopo l'ubriachezza della domenica sera. Hai quella costituzione in frantumi che, anche se ora l'avessi rivolta ai sentieri della virtù, deve rimanere intorno a te fino a quando non la lasci nella tomba. Ma tu sei morale. Ebbene, vi è mai capitato di ottenere qualcosa opponendovi a Cristo? Ha reso la tua famiglia più felice? Ti ha reso più felice anche tu? Metterà a tacere la tua coscienza quando verrai a morire per aver fatto del tuo meglio per distruggere l'anima degli altri? 3. Ma per quanto il bue potesse scalciare, alla fine doveva andare avanti. Se qualcuno avesse detto a Saulo, quando stava andando a Damasco, che un giorno sarebbe diventato un predicatore del cristianesimo, senza dubbio ne avrebbe riso come una sciocchezza; ma il Signore aveva la chiave della sua volontà, ed Ebrei la chiuse come gli Ebrei volevano. "Allora perché mi perseguiti"? Forse stai disprezzando lo stesso Salvatore che un giorno amerai ; cercando di abbattere proprio la cosa che un giorno cercherai di costruire. Forse stai perseguitando gli uomini che chiamerai tuoi fratelli e sorelle. È sempre bene che un uomo non vada così lontano da non poter tornare indietro in modo rispettabile

(III.) La buona notizia. Paolo, che perseguitò Cristo, fu perdonato. Ebrei dice che era il capo dei peccatori, ma ottenne misericordia. Anzi, di più, ottenne onore. Ebrei è stato fatto ministro onorato di Cristo, e così puoi fare tu. (C. H. Spurgeon.) È difficile per te scalciare contro i pungiglioni.

(I.) La condotta con cui Saul fu rimproverato. Ebrei era coinvolto in una lotta continua contro la volontà, la potenza e la causa di Cristo. L'espressione non significa lottare contro le convinzioni del proprio giudizio, perché Saul agì secondo i principi, ed era molto coscienzioso quando era più bigotto. Perciò dice: "In verità pensavo tra me stesso di dover fare molte cose contrarie al nome di Gesù di Nazaret". Questa espressione indica uno dei motivi principali del pregiudizio dell'apostolo. Come Natanaele, egli era persuaso che nessuna cosa buona poteva venire da Nazaret, e che era suo dovere cercare di estirpare la setta nascente. Nel CAPITOLO xxii.8, sembra che si prenda espressa nota di ciò. Da qui scopriamo non solo la stupefacente grazia concessa nell'opera della sua conversione, ma la consumata sapienza manifestata nel suo modo. Il grande errore di Saulo era stato il divertente e basso pensiero di Cristo; era essenziale, quindi, che il nuovo apostolo fosse posseduto da un profondo senso della potenza di Cristo, risorto e ricevuto nella gloria. La condotta così esposta non è peculiare di Paolo. Scalciamo contro i pungoli... l. Quando cerchiamo di soffocare le convinzioni della coscienza e di lottare contro le costrizioni della grazia divina. Saul non era colpevole sotto questo aspetto; ma nessuno di noi? 2. Quando ci ribelliamo contro le dispensazioni della provvidenza di Dio

(3.) Quando ci opponiamo alla verità di Dio, o ostacoliamo l'opera di Dio

(II.) L'avvertimento che ha ricevuto può essere considerato come caratterizzare il suo corso come

1.) Peccaminoso. Forse Saul lo aveva appreso dal consiglio del suo padrone Gamaliele

(2.) Sciocco, perché la sua resistenza è stata infruttuosa.

(1) Il suo obiettivo era quello di estirpare la Chiesa di Cristo. Ma l'oppressore non capiva che ogni vero discepolo era un missionario. "Quelli che erano dispersi, andavano dappertutto a predicare la Parola". (2) L'apostolo, nel momento in cui il testo lo presenta, se ne rese pienamente conto. Come un temerario schermidore, che ha provocato un combattimento mortale più forte e più abile di lui, e viene disarmato all'istante, e giace inerme nella polvere, con l'arma del suo avversario puntata al cuore, il bigotto presuntuoso e infuriato giaceva ora tremante e attonito, completamente alla mercé del disprezzato Nazareno. Il potere che frustrava questo orgoglioso Fariseo fu esercitato nella pietà; La sconfitta stessa è stata l'amore; Eppure, visto come una sconfitta, e semplicemente così, nulla potrebbe essere più completo e abietto. (C. F. Childe, M.A.Il bue e il pungolo: - Gesù parla in parabole anche dal cielo, secondo la Sua abitudine. A Paolo Ebrei pronuncia brevemente la parabola del bue ribelle. Notate la tenerezza dell'appello: non si tratta: "Tu mi fai del male con le tue persecuzioni", ma: "Tu ferisci te stesso". Ebrei non dice: "È difficile per me", ma "difficile per te". Osservare-

(I.) Il bue. Un uomo caduto non merita un tipo superiore. l. Ti stai comportando come una bestia bruta, nell'ignoranza e nella passione. Sei poco spirituale, sconsiderato, irragionevole

(2.) Eppure Dio ti apprezza più di quanto un uomo apprezzi un bue

(3.) Perciò Ebrei ti nutre e non ti uccide

(4.) Sei inutile senza guida, eppure non sei disposto a sottometterti alla mano del tuo Maestro

(5.) Se tu fossi solo obbediente, potresti essere utile e potresti trovare contenuti nel tuo servizio

(6.) Non c'è scampo dalla scelta di obbedire o morire, ed è inutile essere testardi

(II.) Il pungolo del bue. Hai spinto il Signore a trattarti come l'agricoltore tratta un bue testardo

(1.) Il Signore ti ha messo alla prova con mezzi gentili: una parola, un tiro delle redini, ecc.: con l'amore dei genitori, con i teneri ammonimenti di amici e insegnanti e con i gentili suggerimenti del Suo Spirito

(2.) Ora Ebrei usa i mezzi più severi

(1) Di solenne minaccia con la Sua legge.

(2) Di terrore della coscienza e paura del giudizio.

(3) Di perdita di parenti, figli, amici.

(4) Di malattie e varie afflizioni.

(5) Di morte imminente, con un futuro oscuro al di là di essa

(3.) Senti alcune di queste punture e non puoi negare che siano taglienti. Fai attenzione che non ti accadano cose peggiori

(III.) I calci contro il pungolo. Questi sono dati in vari modi da coloro che sono decisi a continuare nel peccato. Ci sono

1.) Prime ribellioni infantili contro la moderazione

(2.) Sogghigna al vangelo, ai ministri, alle cose sante

(3.) Peccati volontari contro la coscienza e la luce

(4.) Insulti e persecuzioni contro il popolo di Dio

(5.) Interrogatori, infedeltà e bestemmie

(IV.) La durezza di tutto questo per il bue. Si fa male contro il pungolo e soffre molto più di quanto il driver abbia progettato

(1.) Nel presente. Sei infelice; sei pieno di inquietudine e di allarme; stai aumentando il tuo castigo e agitando il tuo cuore

(2.) Nel miglior futuro possibile. Proverai amari rimpianti, avrai abitudini disperate da superare e molto male da annullare. Tutto questo se alla fine ti penti e obbedisci

(3.) In un futuro più probabile. Vi state preparando per una maggiore durezza di cuore, disperazione e distruzione. Oh, se tu sapessi che non può venire nulla di buono scalciando contro Dio, che si affligge per le tue infatuazioni! Conclusione:1. Arrenditi alla disciplina del tuo Dio

(2.) Ebrei ti compatisce ora e ti implora di considerare le tue vie

(3.) È Gesù che parla; non essere così brutale da rifiutare Colui che parla dal cielo

(4.) Potresti ancora, come Saulo di Tarso, diventare grandiosamente utile e arare molti campi per il Signore Gesù. (C. H. Spurgeon.Questa frase era uno dei più antichi proverbi greci, ed essendo rivolta a Saulo in lingua ebraica, è un esempio della voce della Religione che usa giustamente i toni della vita quotidiana. Il fatto che Cristo usasse qui una figura era coerente con la Sua abitudine, che usava le Sue parabole per parlare agli uomini in cifre. E senza dubbio l'affermazione si applicava a molte delle recenti esperienze di Paolo, che stavano trovando il loro culmine in quella crisi. Senza dubbio la riflessione di uno che conosceva le Scritture come Paolo, e che aveva l'avvertimento che gli aveva dato, e i ricordi che doveva avere dei martiri che stava facendo, e soprattutto il suo ricordo di Stefano, devono aver suscitato molti timori come tanti pungoli, che trovarono tutta la loro forza nella visione e nelle voci di quell'ora. In ogni caso, il testo dice che, sia per un tempo più lungo che per un tempo più breve, Paolo aveva resistito alla convinzione. Questo è...

(I.) Comune. Lo vediamo-1; Nella continuazione nel peccato esteriore che è sentito come male

(2.) Nel nutrire mali segreti noti per essere sbagliati

(3.) Nel posticipare la fedeltà alle affermazioni della religione ritenute giuste

(II.) Doloroso. È "difficile" perché un uomo è

1.) In collisione con le migliori influenze sociali: in chiesa, nella famiglia devota, ecc

(2.) In conflitto con la sua stessa natura superiore. La ragione, la coscienza, sono state pungoli

(3.) In opposizione a Dio

(III.) Sbagliato

(1.) È "combattere contro Dio". Così Gamaliele avvertì

(2.) Sta perseguitando Gesù. L'Essere più nobile, più tenero, migliore. (U. R. Thomas.Il peccatore è il suo stesso nemico: - Il primo sguardo alle parole ci mostra un proverbio. Anche dal cielo, Dio, se Ebrei parla, deve adattare il Suo linguaggio alle usanze dell'uomo. Il Salvatore risorto e asceso non parlava sulla terra solo in parabole. Ciò che abbiamo davanti è tratto dalla vita più comune dell'uomo. Con un pungolo in mano, guidato da una lunga punta di ferro affilata, il contadino spinge davanti a sé l'animale riluttante che si attarda o devia dalla sua strada. Nell'ostinazione di una volontà indomita, il bue non abituato al giogo scalcierà persino contro il suo conducente; e allora il ferro, altrimenti innocuo, entra nel piede recalcitrante. Così, nella vita umana, negli affari dell'anima, c'è una Mano che dirige, e c'è anche una volontà che cerca di guidare. Finché la volontà umana si muove lungo il solco dritto del dovere, finché il pungolo della punizione non si fa sentire. Ma se l'uomo rifiuterà l'influenza divina e si fermerà o si farà da parte, l'impulso guida dovrà diventare un doloroso pungolo della disciplina, e la resistenza dovrà essere costretta e, se necessario, punita fino all'acquiescenza

(1.) "La via dei trasgressori è dura". Così parla Salomone. Gli ebrei 50 'avevano trovata così. E così parla Cristo. Il giovane pensa che sia un segno di indipendenza dimenticare Dio che lo ha fatto e camminare sulla via del proprio cuore. Ebrei impara ad abbandonare il governo di suo padre e a disprezzare la legge di sua madre. Ebrei forma nuovi associati; le sue abitudini diventano sempre più tali che un genitore cristiano piangerebbe oVersetto. Trova la sua nuova vita una libertà? Le sue nuove vie sono vie di piacevolezza? Ebrei 51 chiama così nelle sue ore di allegria. Ma in qualche modo si sente più schiavo di eVersetto. Le vecchie regole dei suoi genitori, se erano restrizioni, almeno non avevano in sé alcun pungiglione. Ma ora, questi piaceri del peccato, non solo sono di breve durata, ma sono ansiosi nell'indulgenza, e torturatori in retrospettiva. La sua coscienza lo avverte e lo sferza sempre. E quando arriva la malattia, quando i capelli grigi sono su di lui, quando la morte è imminente; E allora? I giovani uomini, le giovani donne, siate persuasi di questo; che c'è un Dio sopra di te; se così vorrai, un Dio d'amore; se non vuoi che sia così, allora almeno un Dio di potenza! È difficile per te ora, oltre che pericoloso alla fine, scalciare contro i cazzi

(2.) Ci sono quelli che stanno scalciando contro il pungolo di una disciplina paterna, che non capiscono e non amano il metodo con cui Dio li sta addestrando per Se Stesso. A loro sono negate molte cose che desiderano: sono soggetti a molte cose che non gli piacciono. Quando sembrava che ci fossero riusciti, il premio è stato loro strappato. Quando ci sono riusciti, l'agognato frutto si è trasformato in cenere in bocca. Con questi mezzi il mondo è stato reso per loro un mondo di nulla. Forse erano troppo ansiosi di farlo. Erano di quella natura che si sarebbe accontentata di "sedersi vicino alle pentole di carne e mangiare pane a sazietà". E quindi la disciplina necessaria per loro era la vita nel deserto. Il Sinai, con Dio che parlava da esso, era necessario per la salvezza della loro anima. Eppure vi erano appena dentro, quando cominciarono a trovare da ridire. La loro "anima detestava questo pane leggero", il pane dell'eternità e dello Spirito. La roccia colpita non forniva che un rifornimento spirituale; ed erano assetati di qualcosa di più lussureggiante, di più terreno. Così, ancora e ancora, si ribellarono contro la mano che guidava, e la costrinsero a diventare una mano che guidava. Perché? "Anche perché gli Ebrei avevano un favore verso di loro". Scalciare contro quella Mano, anche se era costretta dalla loro ostinazione a tenere un pungolo, era una ribellione tanto contro la felicità quanto contro la forza. Stasera mi rivolgo ad alcuni che sono decisamente in difficoltà. Amico mio, "è il Signore. Io formo la luce e creo le tenebre, faccio la pace e creo il male". La cosa formata dirà forse a colui che l'ha formata: Perché mi hai fatto così?"» Umiliatevi piuttosto sotto la potente mano di Dio, affinché gli Ebrei 6 esaltino a suo tempo. È difficile per te, doloroso ora, alla fine rovinoso, scalciare contro il pungolo

(3.) C'è ancora un altro uso del proverbio, quello in cui è stato originariamente pronunciato. San Paolo era morale e coscienzioso; ma egli scalciava contro il pungolo perché rifiutava la rivelazione di Cristo. Gli ebrei non videro la sua peccaminosità. Gli Ebrei non conoscevano la propria mancanza di un Salvatore. Ebrei non voleva che gli altri confidassero in Uno che lui non conosceva. Può esserci qualcuno qui il cui peccato è quello di Saul? Certamente ci sono quelli che sono disposti a prendere tutto del vangelo, tranne il vangelo stesso; uomini morali, coscienziosi, seri, ma che si permettono di ripudiare completamente la rivelazione del perdono dei peccati attraverso l'Espiazione, e del rinnovamento mediante lo Spirito Santo. Credimi, stai calciando contro un pungolo. Voi volete un Salvatore per il perdono, la purificazione, la forza, il conforto e la grazia nella vita quotidiana. Perché, allora, terrete fuori dal vostro cuore quella luce fulgida? Perché costringerai Lui a guidare, chi guiderà e guiderà? Conclusione: La Scrittura ci fornisce esempi di ogni tipo di direzione. Marco 50 'ordine

(1.) C'è il ferro affilato per il refrattario. "È difficile per te scalciare contro i pungiglioni". 2. C'è il morso e le briglie per gli irragionevoli

(3.) C'è la voce del Pastore, conosciuta e amata dal docile gregge

(4.) C'è la guida, nemmeno della voce, ma solo dell'occhio, che si adatta alla volontà pronta e anticipatrice del bambino completamente docilabile e comprensivo. Scalciare contro il pungolo è l'estremo della disobbedienza; Osservare l'occhio che guida, non aspettare la parola o il segno, tanto meno lo sprone dell'autorità, è la perfezione dell'obbedienza. In tutti i sensi, che questo sia il nostro! (Dean Vaughan.Il pesce spada è una creatura molto curiosa, con un becco lungo e ossuto che sporge davanti alla sua testa. È anche molto feroce, attacca altri pesci e cerca di trafiggerli con la sua spada. Si sa che il pesce sfreccia contro una nave a vele spiegate con tale violenza da perforare il legno solido. Ma cosa è successo? Lo sciocco pesce è stato ucciso a titolo definitivo dalla forza del suo stesso colpo. La nave naviga come prima e il pesce arrabbiato cade vittima della sua stessa rabbia. Ma come descriveremo la follia di coloro che, come Saulo, si oppongono alla causa di Cristo? Non ci riescono: come il pesce spada operano solo la propria distruzione. Opposizione alla verità, autodistruttiva: il dottor Giovanni Hall paragona gli attacchi dell'infedeltà al cristianesimo a un serpente che rosicchia un file. Mentre continuava a rosicchiare, fu molto incoraggiato dalla vista di un mucchio di patatine che cresceva; finché, sentendo dolore e vedendo sangue, scoprì che aveva consumato i propri denti contro la lima, ma la lima era illesa

16 CAPITOLO 26

Atti 26:16-18

Ma alzati e alzati in piedi, perché io sono apparso a te per farti ministro e testimone.Se tu avessi pronunciato quello che si diceva essere un discorso pronunciato molto tempo fa da tuo padre, la prima lettura avrebbe risolto la questione. Conoscendo tuo padre, i suoi sentimenti, il suo modo di esprimersi, saresti in grado di dire immediatamente se il discorso è autentico o inventato. A questo punto dovremmo conoscere abbastanza la maniera di Cristo per essere in grado di dire se un discorso che pretende di essere Suo sia mai stato pronunciato dalle Sue labbra. È questo? Vediamo. Si dice che Cristo abbia detto

1.) "Io sono apparso a te per questo scopo". Qui mi vengono in mente le parole che spinsero i primi ministri: "Seguimi". Ebrei è personale come eVersetto 2. «Ti sono apparso per questo scopo, per fare...» Qui mi ricordo della parola: "Vi farò pescatori di uomini". Gesù Cristo è ancora il Creatore. L'oratore non propone di modificare, aggiungere, riorganizzare

(3.) "Fare di te un ministro" - questa è una parola nuova - "e un testimone" - questa è una parola antica. "Voi siete", disse Gesù Cristo, "testimoni di queste cose". 4. Procedi ancora oltre: "Testimonia entrambe queste cose che hai visto". Ebbene, questo è il vecchio metodo: "Va' e mostra di nuovo a Giovanni le cose che tu senti e vedi". Parliamo come testimoni oculari; Non siamo citazioni di autori di una data antica

(5.) Procedi oltre: "e di quelle cose nelle quali ti apparirò". Gesù disse: «Ho ancora molte cose da dirvi, ma per ora non potete portarne il peso». Non c'è fine al significato della rivelazione. Non c'è fine alla letteratura dell'alfabeto. Le lettere sono solo ventisei, e nessuno tenta di aggiungerne un'altra! È lo stesso con il Nuovo Testamento. Osservate, non si aggiunge nulla alla rivelazione. Per quanto grande sia il libro, è tutto in alfabeto; Per quanto magnifico sia lo sviluppo della verità da parte dell'eloquenza umana, la verità stessa è il dono distinto e diretto di Dio solo

(6.) Procedi ora al 17: "Liberandoli dal popolo e dai Gentili". Ecco il discorso del Signore stesso: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi", ecc. È una cosa meravigliosa se questo è stato inventato. È impossibile, considerando gli antecedenti di Saul, che egli abbia potuto inventare un discorso così perfetto, non solo nella lettera, ma nello spirito

(7.) Il diciottesimo 18 è un riassunto di tutto ciò che Gesù cominciò a fare e a dire. I miracoli e i vangeli sono tutti lì. Ad esempio, "Per aprire gli occhi". Questo è ciò che Gesù Cristo ha sempre fatto. Gli ebrei non potevano mai essere tranquilli in presenza dei ciechi. Più volte gli Ebrei dicevano: "Avvenga di voi secondo la vostra fede". Cristo non avrà seguaci ciechi. 8. "Per trasformarli dalle tenebre alla luce". Quando mai gli Ebrei hanno trasformato gli uomini dalla luce alle tenebre? Ogni volta che gli ebrei visitavano una città, gli abitanti erano sorpresi da un eccesso di lustro intellettuale; vecchi pensieri si alzavano in nuovi significati quando gli Ebrei 51 respiravano; la legge stessa divenne una specie di vangelo quando gli Ebrei ripronunciarono le sue terribili parole. 9. "E dal potere di Satana a Dio". Quando mai gli ebrei hanno invertito questo processo? La Sua prima battaglia fu contro il diavolo nel deserto, e la Sua ultima battaglia fu con il diavolo sulla Croce. 10. Vai oltre: "affinché ricevano il perdono dei peccati". Questa è la Sua stessa parola: "Figlio, figlia, i tuoi peccati, che sono molti, ti sono tutti perdonati". Questo non è il tipo di parola che un uomo cattivo sarebbe in grado di inventare. 11. Ma come si doveva adempiere questo perdono? E come si faceva a seguirlo? Mediante "l'eredità fra coloro che sono santificati". L'intero processo si riduce all'azione della "fede". Abbiamo mai sentito questa parola prima d'ora? Ebbene, la parola è la parola chiave del ministero di Cristo. Conclusione: Finora il discorso si è auto-dimostrato. Non vi trovo sillaba o tono che non sia in accordo vitale con tutto ciò che abbiamo letto nei Vangeli mai pronunciato o fatto dal Figlio di Dio. Questo è un campo di prove al quale inviterei ogni studente delle Scritture. Leggete attentamente il Libro per vedere fino a che punto le sue parti sono confermate l'una dall'altra, e fino a che punto anche le discrepanze apparenti ammettono una sorta di riconciliazione che aggiunge una forza infinita all'argomento sostanziale dell'unità delle Scritture. Forse non si potrebbe produrre un esempio di conferma più vivido di quello che ci è ora davanti. Si suppone che Paolo sia in uno stato d'animo fanatico; viene colpito a terra, accecato, invalido; Si suppone che sia vittima di un'allucinazione del tipo più completo; eppure, quando egli stesso riferisce ciò che gli è accaduto, non si può trovare alcun errore o difetto nella sua testimonianza che getti il minimo dubbio sull'identità della dottrina di Gesù Cristo, come rivelata nei Vangeli accettati. Più di questo, qui c'è tutto ciò che è necessario. Prendete questo come un programma per la rivoluzione, la rigenerazione e il perfezionamento del mondo, e aggiungeteci una riga che non sia coinvolta nella sua insondabile saggezza. Non si può fare. (J. Parker, D.D.) Perché vengo salvato?

1.) Notate la rapidità della rivelazione del proposito di Dio riguardo all'apostolo dei Gentili. Una chiamata ordinaria al ministero di solito comporta lunghi processi di autoesame e di osservazione delle provvidenze guida di Dio

(2.) La chiarezza con cui Paolo comprese la sua missione è notevole. Ebrei dichiara continuamente che il suo unico, unico scopo nella vita è quello di "catturare (o afferrare) Colui che mi ha afferrato", dice, "che mi ha afferrato". 3. Questo spirito obbediente merita una menzione distinta. "Non disubbidiai alla visione celeste". Ebrei non è mai esistito. Atti alla fine della sua vita scrisse: "Ho conservato la fede". Ma allontanandoci da queste e da altre linee di discussione, accentuiamo l'affermazione che Dio ha uno scopo nella nostra salvezza. Dovremmo sapere qual è questo scopo. Amos: Ho risparmiato solo per far scrivere il mio nome su un registro della Chiesa? per mantenere una forma di pietà? No; Sono salvato per un duplice scopo: vale a dire, glorificare la grazia di Dio nella mia salvezza personale e santificazione, e anche far avanzare il regno di Dio nel mondo

(1.) Ne deduciamo, prima di tutto, la necessità della luce illuminante dal cielo per farci realizzare la nostra alta chiamata di Dio

(2.) Ancora una volta, vediamo il nostro obbligo di adempiere lo scopo di Cristo nella nostra salvezza come Paolo vide lo scopo della sua salvezza e lo realizzò. (G. E. Reed.Gli obiettivi del ministero cristiano:

(I.) L'obiettivo del ministero cristiano è l'esibizione del carattere di Dio. Che c'è un Dio, "tutta la natura grida ad alta voce attraverso tutte le sue opere" (Salmi 19:1-4 ; Romani 1:20). Ma "la natura è una bellezza senza parole, che aspetta in silenzio che l'uomo trovi il tempo e l'inclinazione per essere istruito da segni muti". Rivela alcune tracce della sua saggezza, bontà e potenza; ma un peccatore, sotto il senso della sua colpa, potrebbe rimanere alla sua presenza per secoli, senza scoprire ciò che è essenziale per il suo sollievo. Al vangelo era riservato il compito di rivelare il carattere di Colui le cui perfezioni sono incessantemente adorate nel mondo della luce, la cui volontà è legge, ai cui disegni tutti gli esseri e tutti gli eventi sono sottomessi, le cui mani suppliscono ai bisogni di ogni creatura, il cui cuore compianta i figli del dolore, il cui cipiglio è l'inferno, il cui sorriso è il cielo. Anche l'Antico Testamento ha offerto solo scoperte parziali su di Lui. Un velo rimaneva ancora su di Lui; velo che il Vangelo ha scostato. La Sua santità, la Sua giustizia e la Sua misericordia risplendono nella luce più chiara; lì, se siamo veri cristiani, discerniamo efficacemente le dottrine che richiedono la nostra fede, i privilegi che richiedono la nostra gratitudine, le promesse che incoraggiano la nostra speranza, i principi che compongono il nostro carattere

(II.) Il ministero cristiano è progettato per promuovere la distruzione del regno di Satana e l'instaurazione di quello di Cristo. Il dominio di Satana cominciò in un periodo precoce. Le sue fondamenta sono state poste nella menzogna. I sostegni del suo trono sono l'illusione e la depravazione, lavorate in mille forme fantastiche e diecimila odiose. Ma all'usurpatore non era permesso di regnare senza controllo. La sua sconfitta finale era stata predetta proprio nella scena che era stata disonorata dalla sua vittoria. Allora fu data l'assicurazione che "il seme della donna avrebbe schiacciato la testa del serpente". Alla fine il Messia arrivò, con il glorioso scopo di risollevare questa colonia di ribelli al dovere che avevano rinunciato e alla felicità che avevano perduto. I suoi trionfi cominciarono nel deserto, dove gli Ebrei sventarono il tentatore e lo costrinsero a ritirarsi; furono prolungati, quando "i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: Signore, anche i demoni ci sono sottoposti per il tuo nome". Ma fu dopo la Sua risurrezione e ascensione che questo potente Conquistatore risplendeva nello splendore delle Sue più sublimi realizzazioni. L'incarico di cui gli Ebrei investirono gli apostoli fu accompagnato da un potere dall'alto; e gli Ebrei "resero loro testimonianza, sia con segni e prodigi, sia con diversi miracoli e doni dello Spirito Santo". Mille illusioni furono disperse dai raggi della verità; i sonni dell'insensibilità furono scrollati di dosso; la roccia dell'impenitenza fu fusa; la fede aprì al vagabondo morale una prospettiva celeste; la pace rallegrava il petto che aveva palpitato di angoscia; e lo scettro della giustizia fu fatto oscillare sulle facoltà, le passioni e gli appetiti, che erano stati pervertiti e resi schiavi dalla tirannia dell'inferno

(III.) Il ministero cristiano è istituito allo scopo di condurre coloro tra i quali è esercitato alla pratica della "religione pura e incontaminata", e quindi di effettuare il cambiamento più importante che possa essere introdotto nella condizione dell'umanità (Versetto 18). Di conseguenza, troviamo lo stesso apostolo che afferma in seguito (Tito 2. 11, 12). Tale è l'influenza del Vangelo sul carattere di tutti coloro da cui è accolto cordialmente. Non solo rivela un Salvatore, ma è lo strumento per trasmettere la salvezza. Per mezzo del Vangelo lo Spirito Santo illumina l'intelletto, sottomette le propensioni viziose, restaura l'immagine divina e prepara il fragile inquilino della terra per l'eredità riservata in cielo

(IV.) Il ministero cristiano risulterà nella manifestazione più luminosa della gloria del Salvatore. A Lui deve la sua origine, il suo sostegno, i suoi conduttori e la sua efficacia. Ebrei ne è il soggetto. A parte la Sua dignità e condiscendenza; Le sue virtù e le sue sofferenze; le Sue dottrine, i Suoi comandamenti e le Sue promesse; i miracoli che Ebrei fece, l'espiazione che Ebrei compì, il Suo trionfo sulla Sua morte, la Sua costante intercessione e la grazia che scaturisce dalla Sua inesauribile pienezza: il ministero cristiano era solo un nome, e coloro che vi si impegnavano non facevano che battere l'aria. Ma quando un uomo, salvato dalla rovina eterna, sale davanti a una congregazione ispirata da grato stupore e ansiosa di vedere ogni ascoltatore partecipe della propria felicità, come può dimenticare il suo divino benefattore, o alludere a Lui in un linguaggio oscuro e con un debole riguardo! Eccolo e tutti coloro che, essendo onorati dello stesso ufficio, si spingono innanzi con lo stesso spirito, insistendo continuamente sul tema più importante. Essi sono i servitori di Gesù Cristo e sollecitano la Sua autorità; vivono del Suo sorriso e vogliono parole per esprimere la grandezza del privilegio; essi sono gli elemosinieri della Sua munificenza e implorano, come in ginocchio, i loro simili mortali di riceverla. Grande è la ricompensa che li attende tutti. (O. A. Jeary.) L'opera di Dio sul ministero e sul convertito:

(I.) Un'opera compiuta da Dio sul ministro

(1.) Sottomissione. Mentre un uomo è un ribelle, il Signore non lo nomina ambasciatore; mentre è morto nel peccato, predicatore della via della vita. Paolo fu colpito; perché se non fosse caduto, non avrebbe saputo rialzare gli altri. Gli ebrei rimasero ciechi per tre giorni; altrimenti non sarebbe stato qualificato per trattare con gli altri nelle tenebre. Guarda cosa Dio fa nei Suoi ministri per renderli adatti alla tua conversione. Per uccidere i tuoi peccati, l'asta è stata lucidata. Ognuna delle migliori serrature realizzate dai nostri eminenti fabbri è unica e ognuna ha bisogno della sua chiave speciale: così Dio si adatta a certi uomini per raggiungere certi uomini

(2.) Incoraggiamento. "Alzati e alzati in piedi". Gli uomini difficilmente possono essere molto utili finché non cessano di essere scoraggiati e diventano energici e speranzosi. Ho notato che coloro che non credono di avere successo raramente lo sono; ma coloro che si alzano e si alzano in piedi, e si aspettano virilmente che Dio li benedica, non sono delusi

(3.) Ordinazione. E a questo fine deve vedere il Signore con la propria persona. Appare il nostro Signore

(1) Lo rende disposto ad essere un servitore, poiché questo è il significato della parola "ministro". Quando la mente rinnovata contempla il Signore, grida: "Che cosa vuoi che io faccia?" (2) Lo qualifica per agire come testimone. Non possiamo testimoniare ciò che non abbiamo mai visto. Il sentito dire è di scarso valore. Le teste si conquistano con il ragionamento, ma i cuori si conquistano con la testimonianza

(4.) Istruzione continua. Ebrei deve essere testimone non solo di quelle cose che ha visto, ma anche di quelle cose nelle quali il Signore gli apparirà ancora

(5.) Conservazione costante. "Liberandoti dal popolo", ecc. La vita di Paolo era sempre in pericolo, eppure mai in vero pericolo, perché il Signore era il suo custode. Così ogni vero servitore di Cristo sarà custodito come una guarnigione da ogni male

(II.) L'opera operata nell'ascoltatore

(1.) Illuminazione: il Signore manda il Suo servo "ad aprire loro gli occhi". Gli uomini nascono ciechi, e continuano a essere ciechi, fino a quando, per la potenza di Gesù, viene data loro la vista. La tua educazione e l'ambiente circostante hanno forse messo un film di pregiudizio sui tuoi occhi; Se vi fosse dato uno spirito candido e infantile, vedreste. O forse qualche peccato preferito è come una cataratta sull'occhio della tua coscienza, e non riesci a vedere il male del peccato o la bellezza della santità. O può darsi che l'incredulità ottenebri la tua anima

(2.) Conversione: "per convertirli dalle tenebre alla luce". Che benedetta svolta è quella che ci fa affrontare la verità, la bontà, Dio e il cielo; e lasciarsi alle spalle l'ignoranza, il peccato e l'inferno

(3.) Traduzione. Come l'anima è portata in un nuovo elemento, così è anche portata sotto un nuovo governo. "Dal potere di Satana a Dio". Qualcuno dice: "Non capisco come si possa fare questo in un minuto". Ebbene, due uomini stanno litigando, e noi li preghiamo di smettere. Consigliate loro di smettere gradualmente? Se qualcuno mi puntasse una pistola alla tempia, non direi: "Toglila a poco a poco". I cambiamenti di mente necessari per la conversione devono essere rapidi quando il peccato deve essere abbandonato, perché ogni momento approfondisce la colpa. Può sembrare un processo molto graduale attraverso il quale un uomo che era morto torna in vita; ma per certo c'è un punto in cui ha lasciato i morti ed è tornato in vita, e quel punto Dio lo vede molto chiaramente, anche se noi non lo vediamo

(4.) Perdono completo. Nello stesso momento in cui riceviamo Cristo, "riceviamo il perdono dei peccati e l'eredità tra coloro che sono santificati". Che benedizione diventare erede di Dio! A quale compagnia scelta viene introdotto un peccatore quando crede in Gesù! Ebrei è un libero proprietario tra i borghesi della Nuova Gerusalemme

(5.) E tutto questo ha per certificato e segno di autenticità queste parole: "Per la fede che è in me". L'intero processo di salvezza avviene per fede

(III.) Un lavoro che deve essere svolto dall'ascoltatore stesso. Questo testo parla di Paolo come di uno strumento nelle mani di Dio per aprire gli occhi degli uomini, ecc., e sembrano essere passivi; Ma ora sono chiamati ad essere attivi. Siamo esseri intelligenti e pensanti e creati e come tali siamo salvati. Non dimentichiamo mai né il libero arbitrio dell'uomo né i propositi di Dio. La grazia non regna sugli schiavi, ma sui bambini obbedienti

(1.) Devi pentirti. Non è opera di Dio, lo Spirito Santo, pentirsi per voi, ma guidarvi a pentirvi

(2.) Devi rivolgerti a Dio. La tua preghiera potrebbe essere: "Convertimi e io sarò convertito"; ma il comando è: "Voltatevi, voltatevi, perché volete morire?" Dio ti trasformerà, ma tu devi cedere volontariamente, e così convertirai te stesso

(3.) Devi fare opere degne di pentimento; poiché ovunque ci sia vera fede ci saranno opere corrispondenti, come queste: la restituzione se hai fatto torto a qualcuno, la riconciliazione se sei in inimicizia con qualcuno, il riconoscimento se hai detto il falso, l'abbandono delle cattive abitudini e un serio sforzo per essere puro e santo. (C. H. Spurgeon.) Ministero apostolico:

(I.) Il suo tema. Che cosa aveva da testimoniare? 1. Tutto ciò che aveva visto di Cristo. Gli Ebrei avevano visto e udito grandi cose in mezzo alla luce brillante che lo aveva colpito a terra

(2.) Tutto ciò che dovrebbe vedere di Cristo. Gli ebrei avrebbero ricevuto molte più comunicazioni. Un vero ministro riceverà sempre nuove comunicazioni di verità, e dovrà proclamare sia il nuovo che il vecchio

(II.) La sua beneficenza. Gli ebrei dovevano avere effetto

1.) Il bene supremo.

(1) Illuminazione spirituale: "Aprite loro gli occhi". Un'espressione che implica questo: (a) La cecità morale del peccatore. (b) Il carattere restauratore del cristianesimo: non dà nuovi occhi, ma apre quelli vecchi. (c) La genuinità di Cristo come riformatore: il disegno degli impostori è quello di chiudere gli occhi.

(2) Emancipazione dell'anima: "Dal potere di Satana a Dio". Satana rende schiavi gli uomini con la lussuria, la mondanità, il pregiudizio, la superstizione, ecc. Il lavoro del ministro è quello di manipolare lo schiavo.

(3) Perdono divino: "Affinché ricevano il perdono dei peccati". Questo atto è rappresentato nella Bibbia come l'annullamento, l'oblio, l'annegamento del peccato; separare il peccatore dal suo peccato.

(4) Beatitudine eterna: "Eredità tra coloro che sono santificati", ecc. (a) Possesso legittimo: avere una sorta di diritto su di esso. (b) Rapporti sociali "fra loro", non una scena di isolamento. (c) Purezza morale: "santificata". Il circolo cristiano è santo

(2.) Il bene supremo con un metodo semplice. Non con un lavoro oneroso o con sacrifici costosi, ma con "la fede che è in Me"; non nei sacerdoti, non nei credi umani, non nelle opinioni degli uomini su di Me. La fede in Cristo non è una mera cosa dell'intelletto; Coinvolge le più profonde simpatie del cuore. Né è nemmeno una cosa di pensiero e sentimento combinati; prende la forma di atti viventi; Plasma la vita.

(1) La fede è di per sé uno degli atti più facili che un uomo possa compiere. Un bambino può credere; La propensione a credere è una delle più forti della natura umana. La credulità ha rovinato il mondo.

(2) La fede in sé è uno degli atti più influenti. Ciò che un uomo crede veramente influenza i suoi pensieri, controlla le sue passioni e regola la sua vita

(III.) Il suo adempimento. "Non sono stato disubbidiente alla visione celeste". Gli Ebrei adempirono a questo incarico

(1.) Abnegazione di sé

(2.) Continuamente. Ebrei cominciò quando si convertì, e proseguì. Questo è il vero ordine. Inizia con quelli più vicini a portata di mano

(3.) Riformativamente. Il suo grande scopo era quello di riformare spiritualmente gli uomini, il che include due cose

(1) Una mente rinnovata. "Pentitevi" - un cambiamento radicale - e convertitevi.

(2) Una vita rinnovata. "Le opere degne di pentimento": la condotta che risponde al nuovo stato dell'anima. (D. Thomas, D.D.Questo è il tipo di ministero che Cristo desidera stabilire. Non è necessaria nessun'altra dichiarazione. Questa concezione è tale che non è mai entrata nella mente non ispirata, e, in particolare, non avrebbe mai potuto entrare in una mente costituita come quella di Saul

(I.) "Alzati e mettiti in piedi". Ecco la virilità tipica del ministero cristiano. Non vogliamo uomini striscianti e servili, ma uomini che possono alzarsi in piedi e mostrare la loro statura e forza. Il ministro, realizzando il concepimento di Cristo, non chiede scusa per la sua esistenza: si alza in piedi. Gesù non parlò a Saulo mentre giaceva nella polvere. Gli Ebrei non manderanno cose spaventate riguardo ai Suoi messaggi e alle Sue commissioni; Gli Ebrei avranno l'uomo intero al suo meglio. Ma che tipo di virilità? Solo quella virilità che è resa possibile da Cristo. Stare in piedi senza il permesso di stare in piedi è impertinenza; stare in obbedienza all'ingiunzione divina è umiltà. Dio può far sì che gli uomini si siedano, si rotolino nella polvere della terra; ed è da tale menzogna che viene la vera forza. Se non siamo stati prima deposti dal potere divino, non possiamo stare nella forza divina. Il comando è un comando reale. Gli ebrei che sono stati davanti a Cristo possono benissimo stare davanti ai re. Superiamo tutto il nostro nervosismo quando siamo con il Signore. Temete Dio e non abbiate altro timore

(II.) "Poiché io ti sono apparso per fare di te un ministro". Allora i ministri non sono fatti dall'uomo; Non vengono prodotti da macchine. Solo Cristo può fare ministri. Lo abbiamo dimenticato; Abbiamo iniziato a realizzare una specie di ceramica ecclesiastica. Non leggiamo: "Ti sono apparso per fare di te un uguale, un sacerdote", ma "un ministro", cioè un servo, uno schiavo. Non c'è dubbio sul ministro che Cristo fa. Il sigillo di Cristo non è sempre del tipo che ci piace; ma da qualche parte c'è il segno indubitabile: in un uomo nell'intelletto, in un altro nel cuore tenero; qui nell'eloquenza che riempie l'orecchio di gioia, e là nella supplica, santa intercessione che eleva l'anima in ascolto nella quiete del cielo

(III.) Cristo non deve solo trovare il ministro, gli ebrei devono trovare il sermone

(1.) "Un ministro e un testimone di queste cose che hai visto". Non "quelle cose che hai immaginato", inventate; così che un uomo che nega il tuo ministero deve prima negare il tuo carattere. Ministero meraviglioso! l'anima continuamente sotto giuramento, la voce proibita di pronunciare qualsiasi cosa per il gusto di pronunciarla, e incaricata di dire ciò che l'anima ha già udito. Nessun uomo avrebbe potuto immaginare una simile chiamata, e soprattutto nessun uomo come Paolo

(2.) "Di quelle cose nelle quali ti apparirò". C'è una rivelazione crescente. Il cristianesimo ha un futuro oltre che un passato. Aspettatevi la visione; Aspettate l'ulteriore rivelazione. Non sarà nulla di nuovo nel senso di non correlato, ma di nuovo nel senso di sviluppo, di progresso rispetto alla cosa già presente nell'anima. A volte diciamo di un sermone: "Quanto è grande un sermone da un testo così piccolo!" No. In ogni ghianda ce n'è abbastanza per rivestire tutte le montagne della terra di querce ombrose, foreste da cui potrebbero essere ricavate flotte e costruiti palazzi. Non c'è nulla di nuovo nella quercia; Tutto era nella ghianda. È così quando Gesù viene a noi: lo stesso Gesù, la stessa grazia, lo stesso Spirito, ma che cresce nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo

(IV.) "Liberandoti dal popolo e dai pagani". Dovrò dunque essere nelle grinfie di uomini malvagi? Sì; ma tu sarai liberato da loro. Ogni ministro ha la sua carriera burrascosa se è un ministro fedele. A volte un ministro vi dirà, come se stesse predicando il suo sermone funebre, che non ha mai avuto divergenze con nessuna creatura umana. Che vita orribile aver vissuto! Ascolta la luce che dice: "Non ho mai combattuto contro l'oscurità!" Il vero ministro non può avere una vita pacifica e lussuosa. Chi vuole il ministro nella sua giusta capacità? Non gli artefici di guadagni illeciti, gli uomini profani, gli uomini mondani, gli idolatri di se stessi, né gli uomini i cui libri non sono mai stati verificati dalla pura luce del sole. Molti lo vogliono come un compagno, un uomo colto come loro, che si scambiano la parola piacevole; ma chi lo vuole come rappresentante del trono di Dio? Che un ministro provi questa strada, e presto vedrà che è impossibile essere popolari. (J. Parker, D.D.)

18 CAPITOLO 26

Atti 26:18

Per aprire i loro occhi e per convertirli dalle tenebre alla luce.-Gli effetti del Vangelo:-

(I.) L'apertura degli occhi per far entrare la verità. Il vangelo ci mostra il nostro stato oscuro, perduto e bisognoso, e la volontà e gli ampi mezzi di Dio per liberarci

(II.) La nuova inclinazione dell'anima, di conseguenza

(1.) A distogliere la mente dalle tenebre e dal peccato "Gli uomini amano le tenebre piuttosto che la luce" nel loro stato naturale

(2.) Un anelito opposto verso Dio

(III.) Il grande obiettivo di questo nuovo pregiudizio è che l'anima possa ricevere ulteriori benedizioni

(1.) Il perdono dei peccati: la crisi dell'intera questione

(2.) Il dono dell'eredità. (E. Craig, M.A.Dovrebbe qualcuno chiedere: "Che cosa vuole fare il cristianesimo nel mondo?" Indirizza il ricercatore a questo versetto:

(I.) "Per aprire loro gli occhi". 1. Qualsiasi religione che si proponga di aprirci gli occhi è presumibilmente una vera religione. La superstizione dice: "Tieni gli occhi chiusi". Il cristianesimo, dunque, non vuole rinchiudermi in una prigione, chiusa a chiave dai preti, coperta di superstizione, avvolta nelle tenebre

(2.) Non ci sono cristiani ciechi. Il cristiano è un uomo ben sveglio, tutta ragione, tutta vita. Il cristianesimo è razionalismo perché apre gli occhi

(3.) Non supponiamo, tuttavia, di capirlo in un momento. Questo è un processo quotidiano nella nostra educazione, vale a dire, vedere le cose più chiaramente, notare le loro relazioni, proporzioni e problemi finali

(4.) Non c'è missione così sublime! È quasi come creare un uomo per dargli la vista. Il dono più grande dell'uomo all'uomo è il dono dell'idea, del pensiero, della nuova visione. Aprire gli occhi è dare ricchezza. Il poeta non può darmi gli acri del mio signore, ma può darmi il paesaggio che appartiene al più povero dei figli degli uomini

(II.) "Per convertirli dalle tenebre alla luce". Che è sulla stessa linea di pensiero? Non aprire gli occhi per vedere l'oscurità sette volte più grande di quanto sognassero che fosse. Eppure gli uomini seguiranno qualsiasi demagogo che li ingannerà e li ingannerà, e volteranno le spalle all'uomo che vuole condurli fuori dalle tenebre alla luce. Che svolta è questa! Chi può misurare la distanza tra le tenebre e la luce? Questi sono termini che trascendono l'aritmetica

(III.) C'è un altro volgersi verso Dio, vale a dire "dal potere di Satana a Dio". Il cristianesimo è il movimento verso l'alto del mondo. "Più vicino a Dio!" è il grido di vigilanza. Sappiamo cosa si intende per "potere di Satana": il potere che ci vittimizza, che ci dà promesse che finiscono sempre con delusioni; il potere che ci disumanizza, infrange il nostro autocontrollo, si fa beffe delle nostre preghiere e ci indica la tomba come la triste fine

(IV.) Fin qui questo è in un certo senso negativo. Ora arriviamo a quella che può essere definita una benedizione più positiva: "che possano ricevere il perdono dei peccati". Nessun uomo l'ha mai inventato! L'uomo ha inventato l'oblio dei peccati; ma il cristianesimo non mi somministrerà narcotico; combatterà la battaglia fino in fondo, e la fine sarà il "perdono"". Il sangue di Gesù Cristo purifica da ogni peccato". Conclusione: Vale la pena di provare ad aprire gli occhi degli uomini, ecc. In questa fede servirei e considererei tutti gli altri programmi meschini come menzogne. Allora verrà "l'eredità fra coloro che sono santificati dalla fede che è in me": un nuovo carattere, una nuova fratellanza, una nuova ricchezza. Questo è ciò che il cristianesimo vuole fare; E quando quest'opera sarà compiuta, la terra sarà il cielo. (J. Parker, D.D.L 'incarico dell'apostolo Paolo:

(I.) Gli scopi della missione di San Paolo. Era

1.) "Per aprire loro gli occhi". (1) Le parole, come quelle pronunciate sulla missione di Cristo (CAPITOLO Isaia 42:7), si riferiscono a coloro che sono spiritualmente ciechi, attraverso la disattenzione, l'incredulità (2Corinzi 4:4), il pregiudizio, la superstizione, l'amore per il mondo, le concupiscenze carnali, le abitudini malvagie.

(2) Paolo aprì loro gli occhi-(a) Per mezzo dei suoi miracoli, che tendevano a risvegliare la loro attenzione e a convincerli che la sua missione veniva da Dio. (b) Con i suoi discorsi, informando il loro intendimento e la loro coscienza. (c) Con la sua vita irreprensibile, santa e utile, vincendo i loro pregiudizi, in parte influenzando i loro cuori e suscitando la loro simpatia per le sue sofferenze

(2.) "Per convertirli dalle tenebre alla luce". I pagani, anche i dotti Greci e Romani, erano in uno stato di grande oscurità, cioè di ignoranza ed errore, riguardo alle cose spirituali. Mediante la predicazione del Vangelo e l'influenza dello Spirito, gli uomini sono trasferiti da queste tenebre. Nella stessa oscurità sono coinvolti gli attuali pagani, maomettani, ebrei, papisti e molti protestanti! Ora i missionari sono mandati all'estero, e i ministri lavorano in patria per illuminarli

(3.) "Dal potere di Satana a Dio". Satana, che è "il principe delle tenebre", "il sovrano delle tenebre di questo mondo" (Efesini 6:12), ottiene il suo potere sull'umanità attraverso la sua ignoranza. Ignorando il vero Dio, adoravano falsi dèi (Romani 1:21-23); ignorando la Sua purezza, misericordia, verità e rettitudine, erano sporchi, crudeli e falsi. Da qui la loro terribile corruzione dei costumi (Romani 1:24-32). E perché gli ebrei crocifissero il Signore della gloria? Perché non lo conoscevano (Atti 3:17 ; 1Corinzi 2:8). Perché così tante nazioni hanno abbracciato le illusioni maomettane? Dagli errori con cui le loro menti erano accecate (Apocalisse 9:2, 3). Da qui le superstizioni del papato (1; Timoteo iv. 1; 2; Tessalonicesi ii. 3-9). E donde viene che tra quasi tutte le descrizioni di persone, anche tra noi, il corpo è preferito all'anima, la terra al cielo, il mondo a Dio; il peccato, il male più grande, alla santità, il bene più grande; Belial, il peggior padrone, a Cristo, il migliore! Tutto questo proviene dalle tenebre e il potere di Satana viene esercitato per mezzo di esse. Il vangelo, illuminando gli uomini, li libera dal suo potere e li porta alla conoscenza sperimentale e salvifica di Dio

(4.) Quindi, essendo "convertiti dalle tenebre alla luce, e dal potere di Satana a Dio", essi "ricevono il perdono dei peccati"; essendo liberati dal loro dominio, sono esentati dalla loro pena. Non lo meritano come ricompensa o debito, ma lo ricevono come effetto della misericordia e della grazia divina (Tito 3:4, 5); ottenuta mediante il sacrificio e l'intercessione di Cristo (Romani 5:9, 10); ricevuto mediante la fede in Cristo (Giovanni 3:14-18 ; Galati 2:16), e sigillato nel cuore e nella coscienza dallo Spirito Santo (Efesini 1:13)

(5.) "E un'eredità fra coloro che sono santificati". La santificazione è un cambiamento interiore operato dallo Spirito Santo (1Pietro 1:2 ; 2Tessalonicesi 2:13), per mezzo della Parola (Giovanni 17:17) e della fede in Gesù (vedi il testo e xv. 9). Ciò implica una liberazione dal peccato e dal mondo, una dedizione a Dio nel cuore e nella vita, nell'anima e nel corpo, nelle nostre facoltà e membra, il nostro essere tutti impiegati per Lui, una conformità a Lui, una partecipazione della natura divina (2Pietro 1:4); e quindi camminare con Dio (Genesi 5:24), e la comunione con Lui, vivendo e camminando nel Suo Spirito (1 Giovanni 1:3 ; Galati 5:25). Quanto è grande questa benedizione! Ottengono "un'eredità tra i santificati" qui e nell'aldilà. Così hanno molto tra i più saggi, i migliori, i più santi, i più onorevoli e benedetti della razza umana in questo mondo e in un altro; sì, tra gli angeli con Cristo e Dio

(II.) L'infinita importanza della sua missione. Questi fini non sono mai stati, e mai saranno raggiunti, in nessun altro modo, se non con la predicazione del vangelo. Alcuni dei pagani avevano un grado di conoscenza e di virtù (Versetto CAPITOLO x. 35; CAPITOLO Romani 1:19, 20), e potrebbe raggiungere un certo grado di felicità dopo la morte, ma non la vera salvezza cristiana come qui esposto. Da qui il comando di Cristo, che il suo vangelo sia predicato ad ogni creatura (Marco 16:15 ; Matteo 28:19 ; Luca 24:47). Da qui questo mirabile miracolo operato nella conversione di San Paolo (16; ix. 15). Da qui le grandi sofferenze a cui fu esposto (CAPITOLO IX, 16; 1; Corinzi IV, 9-13; 2; Corinzi IV, 8-12). Quindi, allo stesso modo, Cristo richiede a tutti i Suoi discepoli, e specialmente ai Suoi messaggeri, di "rinnegare se stessi", ecc. (Matteo 16:24, x. 37-39; Luca 14:26). No, il Signore Gesù stesso nacque e venne nel mondo, e visse e morì per "rendere testimonianza alla verità".

(III.) Deduzioni. A che cosa penseremo, allora?

1.) Quei cosiddetti cristiani che, come gli ebrei ai tempi di San Paolo, proibiscono la predicazione del Vangelo ai pagani (1; Tessalonicesi ii. 15, 16)? 2. Coloro che sono così attaccati alle loro ricchezze mondane da non poter essere indotti a sacrificarne un po' per promuovere la salvezza dei pagani? Non si possono usare correttamente le parole di Pietro per tali personaggi e dire: "Il tuo denaro perisca con te!" 3. Quei giovani pii, che hanno motivo di credersi chiamati all'opera missionaria, ma sono restii ad offrirsi a questo servizio? 4. Coloro che, dopo aver messo mano all'aratro, guardano indietro e rinunciano a tale causa dopo averla intrapresa? (J. Benson.L 'opera dell'uomo e il dono di Dio:

(I.) L'opera diretta del ministero cristiano. "Ti mando ad aprire i loro occhi". L'opera è descritta, e il potere è nell'invio. Se Cristo manda, anche gli Ebrei daranno il potere

(1.) Così, davanti a Colui che la guarda dal cielo, l'umanità giace come addormentata. L'occhio è chiuso: l'occhio dell'intelletto, del cuore, dell'anima. Molto notevole è il contrasto tra questo e la promessa del tentatore. "Allora i tuoi occhi si apriranno". Gli Ebrei prevalsero e gli occhi di entrambi si aprirono: sapevano di essere nudi. Quell'apertura era verso una coscienza di vergogna. Per tutto tranne che per la miseria era una chiusura. Come Cristo guarda dal cielo, Ebrei vede l'uomo cieco. Ebrei manda Paolo "ad aprire loro gli occhi". Fu la prima cosa fatta per Paolo stesso. "Fratello Saul, ricupera la vista". Guarda in alto, la parola è, vedi di nuovo! Ciò di cui Saul aveva bisogno ora l'uomo ha bisogno

(2.) Lo stesso occhio può essere aperto ad alcune cose e chiuso ad altre. La stessa chiarezza della sua visione di alcune cose - per esempio, per gli oggetti vicini - può essere un segno della sua ottusità riguardo a quelli più lontani. Un uomo può essere pronto a discernere i propri diritti, interessi, piaceri, nella vita che è; eppure completamente in errore, o indifferente, riguardo al suo più alto interesse, felicità, dovere, come essere nato per l'immortalità. Oh, quanto è ottuso l'uomo d'affari, di politica, di letteratura o di filosofia, quando ciò che gli viene presentato è l'opera di Cristo o la speranza del cielo! Anche lui ha bisogno di aprire gli occhi

(3.) E questo è l'ufficio, leggiamo qui, del ministero cristiano. Come testimone di Cristo, se non può dire, come potrebbe dire San Paolo: "Ascoltatemi, perché ho visto Gesù Cristo"; almeno dovrebbe essere in grado di dire: "Ascoltami, perché conosco Gesù Cristo; Ho udito la sua voce, ho parlato con lui nell'anima mia, e Ebrei mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte per mezzo del suo Spirito". E' qui che falliamo. Noi portiamo un messaggio per sentito dire, ma non l'abbiamo sentito noi stessi, e quindi non abbiamo prove da portare di fatti noti, di cose viste. Ahimé! È troppo per noi, come lo era per i profeti dell'antichità, che "profetizzavano con il loro cuore, seguivano il loro spirito e non avevano visto nulla". 4. In un vero senso, tutti noi abbiamo almeno visto la luce. La luce, la vera luce, è venuta nel mondo, ma "alcuni amano le tenebre piuttosto che la luce", ecc

(II.) Quell'opera ha un ulteriore scopo; in cui non il ministro, ma l'ascoltatore, deve essere l'agente

(1.) Affinché possano convertirsi. La rotazione, o conversione, segue all'apertura degli occhi. La comunicazione della luce, attraverso la fedele predicazione del vangelo, è opera di un altro; ma questo volgersi è (sotto Dio) opera propria dell'uomo. Un ministro può illuminare, ma non può convertirsi. Questo è (sotto Dio) un atto della volontà, della volontà individuale, conseguente alla convinzione. "Vedo che è vero. Ora dunque, vedendo la luce, devo rivolgermi ad essa. Perciò mi sveglio e mi alzo, e Cristo mi darà luce. Camminerò in questa luce che Ebrei mi ha portato. Accetterò questa duplice beatitudine che Ebrei mi offre, di un passato perdonato e di un futuro purificato". Questa è la conversione. Oh, quanto sono diversi i sogni di molti; che hanno scambiato l'apertura degli occhi per il volgersi verso la luce; più spesso un sentimento di sorpresa, febbrile, fugace, per un deliberato abbandono di sé a un Salvatore che perdona e a un Dio santo! 2. Ma non dobbiamo esagerare il potere dell'uomo, o dimenticare la difficoltà di questo cambiamento. Satana ha una grande "autorità". Lasciate che un uomo si volga onestamente dalle tenebre alla luce, e allora, se mai prima d'ora, si renderà conto della forte morsa del male. Le abitudini di vita, le abitudini mentali, le abitudini dei sentimenti, non si cambiano in un giorno. Che si converta, dunque, non solo dalle tenebre alla luce, ma anche dall'autorità di Satana a Dio. C'è un uomo armato più forte del forte

(III.) L'obiettivo ultimo dell'opera è che gli uomini possano volgersi a Dio in modo che possano ricevere

1.) Perdono dei peccati. So quanto il peccato possa gravare sulla coscienza di un trasgressore. Ebrei deve solo tenersi lontano dalla luce, e può viaggiare abbastanza agevolmente lungo una fase considerevole del viaggio della vita. Ma lasciate che la luce penetri, lasciate che venga la convinzione, e poi vedete se è una cosa facile da sopportare, o una cosa facile da sfuggire, quel senso del peccato! Se è vero, come dicono gli uomini, che la natura non ha perdono; che il corpo e la vita dell'uomo devono ancora e per sempre essere scoperti da iniquità passate, di cui ci si è pentiti o che sono stati dimenticati; quanto più questo magnifica l'ineffabile dono di Dio. Gli ebrei che si rivolgono di cuore ricevono subito il perdono, sì (perché è il significato stesso del perdono) il rifiuto, dei peccati. Dove troverete, se non in Cristo? 2. Congedo del passato: e ora un'eredità. Correttamente, molto; e quindi un appezzamento; una quota che scende ad uno per sorteggio. Può ricordarci quei capitoli del Libro di Giosuè, in cui leggiamo dell'assegnazione a sorte alle tribù d'Israele della loro eredità nel paese di Canaan. E così nei Salmi: "Mi è toccata la sorte in un bel terreno: sì, ho una buona eredità". L'eredità stessa attende di essere elargita, ma ora c'è un assaggio e un assaggio

(3.) Chi sono i santificati? I consacrati; coloro che Dio ha preso come Suoi; liberi dalle contaminazioni del peccato e dalle profanità del mondo. Questa non è una conquista dell'uomo, ma un dono di Dio. La parola non denota coloro che si sono fatti santi, ma coloro che Dio ha riservato per Sé ungendoli, come Suoi re e sacerdoti, con lo Spirito Santo. Tutti noi abbiamo ricevuto il segno e il pegno di questo nel battesimo: chi di noi ne ha la realtà? 4. "Per la fede che è in me". Ebrei che parlano dal cielo, ancora, proprio come quando gli Ebrei parlavano sulla terra, fanno della fede tutto. (Dean Vaughan.Nella State House di Albany c'è una vecchia lettera consunta, un perdono autografo concesso dal presidente Lincoln. La sua storia è breve. In tempo di guerra un soldato fu arrestato, accusato di diserzione e, sebbene protestasse strenuamente la sua innocenza, fu prontamente processato, condannato e condannato a morte per disertore. Con enfatica rimostranza, si preparò coraggiosamente ad andare incontro al suo destino. I fatti furono esposti al misericordioso Presidente, che ne fu così colpito che si convinse che era stata fatta un'ingiustizia e, prendendo la penna, scrisse un autografo di perdono per Roswell McIntyre, della Compagnia C., 6° Reggimento, Volontari di New York, a condizione che tornasse e rimanesse con il suo reggimento fino a quando non fosse stato ritirato dal servizio. Possiamo meglio immaginare che descrivere la gioia di quest'uomo, poiché il perdono gli giunse proprio mentre si preparava a morire. Nelle frenetiche attività della vita militare in Virginia, questo incidente fu apparentemente dimenticato. Dopo che l'ultima battaglia della guerra era stata combattuta - lo scontro che alla fine costrinse Lee ad arrendersi - la battaglia di Five Forks, quando il campo veniva sgombro dai morti e dai feriti, il corpo crivellato di proiettili di Roswell McIntyre fu trovato con l'autografo del perdono del grande presidente vicino al cuore. Noi che abbiamo accettato l'espiazione di Cristo portiamo il Suo perdono divino vicino al cuore? La fede che è in me. - La fede in Cristo:

1.) Si dice comunemente che quelle che sono chiamate le dottrine distintive del cristianesimo si trovano piuttosto nelle Epistole che nei Vangeli, e la ragione è che Cristo non è venuto per annunciare il Vangelo, ma per essere il Vangelo. Eppure, se qualcuno ci chiede da dove Paolo ha preso le dottrine che predicava, la risposta è: Qui, sulla via di Damasco, quando vide il suo Signore e lo udì parlare. Queste parole pronunciate allora sono il germe di tutte le epistole di Paolo. La rovina dell'uomo, la depravazione dell'uomo, lo stato di tenebre, il potere di Satana, l'unica opera di redenzione di Cristo, la giustificazione mediante la fede in essa, la santificazione che viene con la giustificazione; e la gloria, e il riposo, e finalmente il cielo: eccoli tutti nelle primissime parole che risuonarono all'orecchio vivificato dell'uomo accecato quando passò dalle tenebre alla luce

(2.) A una parte di questo riassunto completo mi rivolgo. La parola "fede" è così spesso sulle nostre labbra che è diventata quasi priva di significato in molte menti. Queste parole-chiave della Scrittura incontrano lo stesso destino delle monete che sono state a lungo in circolazione. Passano attraverso così tante dita che le iscrizioni si consumano

(I.) L'oggetto della fede è Cristo

(1.) Il cristianesimo non è semplicemente un sistema di verità su Dio, né un codice di moralità deducibile da queste, ma l'affidazione e la fiducia di tutto lo spirito rivolte al Cristo redentore e rivelatore. È vero che l'oggetto della nostra fede è Cristo come ci è stato fatto conoscere nei fatti della Sua vita scritta e nell'insegnamento dei Suoi apostoli. Al di fuori di esse, l'immagine di Cristo deve stare davanti alla mente come un pallido fantasma incolore, e la fede che si rivolge a una tale nebulosa sarà impotente come l'ombra verso la quale si volge. Fin qui, quindi, il tentativo che viene fatto di stabilire un cristianesimo senza dottrine con il pretesto che l'oggetto della fede non è una proposizione, ma una persona, deve essere considerato inutile; Infatti, come può la "persona" essere un oggetto del pensiero, se non attraverso le "proposizioni" disprezzate? Ma nonostante ciò, è Lui, e non le affermazioni su di Lui, che è l'oggetto della fede

(2.) Osservate le Sue stesse parole. Ebrei non dice semplicemente: Credi a questo, a quello e a quell'altra cosa di me; ma credi in Me! "Gli Ebrei che vengono a Me non avranno mai fame e gli Ebrei che credono in Me non avranno mai sete." Penso che se le persone afferrassero correttamente questa verità, essa eliminerebbe le ghirlande di nebbia e di foschia dalle loro percezioni del vangelo: che Cristo è Esso, e che l'oggetto della fede non sono semplicemente le verità che sono riportate qui nella Parola, ma gli Ebrei riguardo ai quali queste verità sono registrate. L'intero sentimento e l'atteggiamento della mente di un uomo sono diversi, a seconda che egli si fidi di una persona, o a seconda che creda qualcosa di una persona

(3.) Da ciò si deduce una forte deduzione riguardo alla Divinità di Cristo! Nell'Antico Testamento si trova costantemente: "Confidate nel Signore per sempre"; "Riponi la tua fiducia in Geova!" La religione è sempre stata la stessa in ogni dispensazione. E' sempre stato vero che è stata la fede che ha legato l'uomo a Dio, e gli ha dato speranza. Ma quando arriviamo al Nuovo Testamento, il centro si sposta. Con calma, semplice, profonda dignità, Cristo pone la mano su tutte le parole antiche e consacrate, e dice: "Sono miei, datele a me! Quell'antica fiducia, io rivendico il diritto di averla. Quell'antica obbedienza mi appartiene. Io sono Ebrei ai quali si sono posati in ogni tempo i cuori amorevoli di coloro che hanno amato Dio. Io sono l'Angelo dell'Alleanza, nel quale chi confida non sarà mai confuso!" E vi chiedo solo di prendere questo semplice fatto, che Cristo entra nel posto occupato da Geova; e chiedetevi onestamente quale teoria sulla natura, la persona e l'opera di Cristo spiega questo fatto, e Lo salva dall'accusa di follia e bestemmia? L'oggetto della fede è Cristo; e come oggetto di fede gli Ebrei devono necessariamente essere Divini

(II.) La natura e l'essenza dell'atto di fede stesso

(1.) Se l'oggetto della fede fossero certe verità, l'assenso dell'intelletto sarebbe sufficiente; se le cose non si vedevano, la loro fiduciosa persuasione sarebbe sufficiente; se le promesse di un bene futuro, la speranza che sale alla certezza del possesso di queste sarebbe sufficiente; ma se l'oggetto è una persona vivente, allora ne consegue che la fede è la relazione personale di colui che crede alla persona vivente il suo oggetto, cioè la fiducia

(2.) Afferrando questo semplice principio, facciamo luce sulle più grandi verità del Vangelo. È lo stesso tipo di sentimento, anche se di grado diverso e glorificato, di quello che tutti sappiamo come esprimere nelle nostre relazioni reciproche. Quando il bambino guarda il volto della madre, il simbolo di ogni protezione; o negli occhi del Padre, simbolo di ogni autorità, quell'emozione con cui il piccolo si aggrappa alla mano amorevole e confida nel cuore amorevole è la stessa di quella che, glorificata e resa divina, sorge forte e immortale nella sua potenza, quando è fissata e fissata a Cristo, e salva l'anima. Il vangelo si basa su un mistero, ma la parte pratica di esso non è mistero

(3.) E se questo è il vero cuore e il nocciolo della dottrina cristiana della fede, tutti i significati e gli usi sussidiari della Parola derivano da ciò, mentre non può essere spiegato da nessuno di essi. Si ha l'abitudine di porre antitesi tra fede e ragione, fede e vista, fede e possesso. Ma la radice da cui scaturisce la potenza della fede come l'opposto della vista, come il telescopio della ragione, come la fiducia delle cose che non si possiedono, è la cosa più profonda: la fede nella Persona, che ci porta a credere in Lui, sia che Ebrei prometta, riveli o comanda, e a prendere le Sue parole come verità perché Ebrei è "la Verità". 4. E poi, ancora, se questa fiducia personale in Cristo è fede, allora vengono anche, strettamente connessi con essa, certi altri sentimenti nel cuore. Per esempio, se confido in Cristo, c'è indissolubilmente legato ad esso: la sfiducia in se stesso, e ovviamente avrà come conseguenza certa e immediata l'amore

(III.) Il potere della fede. Se un uomo crede, è salvato. Perché? Non come a volte alcune persone sembrano immaginare, non come se nella fede stessa ci fosse qualche merito. Che cos'è questa se non l'intera dottrina delle opere in una nuova forma? Quando diciamo che siamo salvati per fede, intendiamo, accuratamente, attraverso la fede. La fede è semplicemente il canale attraverso il quale scorre nel mio vuoto la pienezza divina, o la mano che viene alzata per ricevere il beneficio che Cristo pone in essa

(IV.) La colpa e la criminalità dell'incredulità. A volte le persone sono inclini a pensare che Dio abbia scelto arbitrariamente questo come mezzo di salvezza, ma i princìpi che ho cercato di elaborare ci aiutano a capire che non è così. Non c'è altro modo per farlo. Dio non potrebbe farlo in nessun altro modo se non in questo, essendo la pienezza fornita, la condizione per riceverla dovrebbe essere la fiducia in Suo Figlio. E poi mostrano dove risiede la colpa dell'incredulità. La fede non è prima di tutto e principalmente un atto dell'intelletto; Non è il mero assenso a certe verità. È la volontà, il cuore, l'intero essere morale, che ne è interessato. Perché un uomo non crede in Gesù Cristo? Perché non lo farà; perché ha fiducia in se stesso; perché non ha il senso dei propri peccati; perché non ha nel cuore l'amore per il suo Signore e Salvatore. Gli uomini sono responsabili dell'incredulità. L'incredulità è criminale, perché è un atto morale. E perciò Cristo, che dice: "Santificati dalla fede che è in me", dice allo stesso modo: "Gli ebrei che non credono, saranno condannati". (A. Maclaren, D.D.)

19 CAPITOLO 26

Atti 26:19-23

Al che, o re Agrippa, non disobbedii alla visione celeste.Questa è la descrizione di Paolo del momento decisivo su cui pendeva tutto il suo futuro, e gran parte del futuro del cristianesimo e del mondo. La Voce aveva parlato dal cielo, e ora tutto dipendeva dalla risposta data. Si sottometterà o resisterà? Il testo ci rende spettatori del processo stesso del suo cedimento: "Non sono diventato disubbidiente"; Come se la "disobbedienza" fosse la condizione preliminare. Sicuramente ci sono state poche decisioni importanti con destini più grandi

(I.) Questa visione celeste risplende anche per noi. Paolo ripensò a questo come a una base per le sue convinzioni pari a quella delle apparizioni del Signore agli undici dopo la Sua risurrezione. E ciò che vediamo e sappiamo di Cristo è un fondamento valido per le nostre convinzioni come questo. La rivelazione che viene fatta all'intelletto e al cuore è la stessa sia che sia fatta a Paolo, per mezzo di una visione celeste, sia, come agli altri apostoli, per mezzo dei loro sensi, sia, come per noi, per mezzo della Scrittura. La vista di Paolo su Cristo fu per un momento; possiamo vederlo per tutto il tempo che vogliamo rivolgendoci al Libro; era accompagnato solo da una parziale apprensione delle grandi e vaste verità che stava per imparare; Abbiamo i risultati duraturi del processo che dura tutta la vita

(II.) La visione di Cristo, comunque percepita, arriva esigendo obbedienza

(1.) Lo scopo per cui Cristo si fece conoscere a Paolo era di dargli un incarico che avrebbe dovuto influenzare tutta la sua vita. E il Signore preparò la via per l'incarico. Ebrei si rivelò nella Sua gloria radiosa, nella Sua unità comprensiva con coloro che Lo amavano, nella Sua conoscenza delle azioni del persecutore; ed Ebrei rivelarono a Saul come ciò che egli pensava fosse giustizia era il peccato. E così, qualunque barlume della natura divina, o dell'amore, della vicinanza e della potenza di Cristo, abbiamo mai colto, aveva lo scopo di animarci per un servizio diligente. Quindi la domanda per tutti noi è: Che cosa stiamo facendo con ciò che sappiamo di Gesù Cristo? Non è sufficiente che un uomo dica: "Al che ho visto o compreso la visione". La vista, l'apprensione, la teologia, l'ortodossia, vanno tutte molto bene, ma il risultato giusto è: "Al che non sono stato disubbidiente alla visione celeste". 2. Ma notate la peculiarità dell'obbedienza che la visione richiede.

(1) Non c'è una parola sulla cosa che Paolo mette sempre in primo piano come cardine su cui ruota la conversione, cioè la fede; Ma il fatto è qui. Gli ebrei si alzarono in piedi "non disubbidienti", benché non avesse fatto nulla. Vale a dire, la volontà dell'uomo si era sciolta. L'obbedienza era la sottomissione di sé a Dio, e non la conseguente attività esterna nel modo dei comandamenti di Dio.

(2) L'obbedienza di Paolo è anche un'obbedienza basata: (a) sulla visione di Gesù Cristo intronizzato, vivente, legato da legami che fremono al minimo tocco per ogni cuore che Lo ama e che fa causa comune con loro. (b) Dopo il tremendo riconoscimento dell'insospettabile malvagità di Paolo. (c) Sul riconoscimento della pietà in Cristo, che, dopo la Sua aspra denuncia del peccato, guarda in basso con un sorriso di perdono, e dice: "Ma alzati e alzati in piedi, perché io ti manderò a far conoscere il Mio nome".

(III.) Questa obbedienza è in nostro potere dare o negare. Paolo ci mostra lo stato da cui proveniva e quello in cui passò: "Divenni, non disubbidiente". Fu una rivoluzione completa, rapida e permanente, come se un po' di ghiaccio dalle spesse costole dovesse sciogliersi all'improvviso in acqua dolce. Ma che fosse veloce o lento, era opera sua, e dopo che la Voce aveva parlato, era possibile che Paolo fosse risorto non come servo, ma come persecutore. Gli uomini possono porsi consapevolmente contro la volontà di Dio, e rifiutano i doni che sanno sempre essere per il loro bene. È inutile dire che il peccato è ignoranza. Molte volte quando siamo stati sicuri di ciò che Dio voleva che facessimo, siamo andati e abbiamo fatto l'esatto contrario. Ci sono uomini e donne che sono convinti di dover essere cristiani, eppure non c'è modo di arrendersi

(IV.) Questa obbedienza può, in un momento, rivoluzionare una vita. Paolo cadde da cavallo, acerrimo nemico di Gesù. Passano alcuni istanti. C'è stato un momento in cui è stata presa la decisione cruciale; e barcollò in piedi, amando tutto ciò che aveva odiato e abbandonando tutto ciò in cui aveva confidato. La sua dottrina secondo cui "se uno è in Cristo, è una nuova creatura", ecc., non è che una generalizzazione di ciò che accadde a se stesso sulla via di Damasco. Ci sono molte analogie di questa rivoluzione improvvisa e totale. Ogni riforma di tipo morale è meglio farla rapidamente. È un compito molto disperato, come tutti sanno, dire a un ubriacone di smettere gradualmente con le sue abitudini. Ci deve essere un momento in cui si gira definitivamente e volge il viso nella direzione opposta. Cristo guarì due uomini gradualmente, e tutti gli altri istantaneamente. Senza dubbio, per i giovani che sono cresciuti in famiglie cristiane, il modo abituale è che lentamente e impercettibilmente passino alla coscienza della comunione con Gesù Cristo. Ma per le persone che sono cresciute in modo irreligioso, il modo più probabile è un improvviso passo fuori dal regno delle tenebre per entrare nel regno del caro Figlio di Dio. Quindi vengo a tutti voi con questo messaggio. Non importa quale sia il tuo passato, è possibile con un rapido atto di resa spezzare le catene e andare libero. (A. Maclaren, D.D.Visioni dell'anima: - Hai mai riflettuto sul meraviglioso dono della vista? La Bibbia è anche piena di vedere spiritualmente, guardare. Non ho bisogno di citare alcun passaggio, anche se potrei citarne cento in successione. C'è una visione spirituale, e da quella visione vediamo le cose spirituali. È un fatto molto strano che alcune persone trovino così difficile credere che esista una visione spirituale. La gente crederà nella visione materiale, nel nervo ottico, e non crederà che esista una visione spirituale. L'apostolo Paolo ebbe molte visioni di un tipo o dell'altro. Non ricordate come Cristo stesso visse sulla terra; ed Ebrei è il nostro Esempio, non è forse Ebrei, soprattutto nella vita spirituale? "In verità, in verità vi dico: il Figlio non può fare nulla da se stesso se non ciò che Ebrei vede fare dal Padre; poiché tutte le cose che fanno gli Ebrei, anche il Figlio le fa in maniera simile." Così Ebrei rappresenta la Sua vita interiore come un costante guardare a un modello e riprodurre quel modello. Questa è la visione spirituale. Uno dei pensatori più influenti dei nostri giorni - e appartiene alla Svizzera, il professor Secrétan - ha scritto molto recentemente una frase più o meno così: "Non dimenticherò mai quella notte di dicembre in cui, sotto la luce delle stelle, l'amore di Dio brillò nel mio cuore". E questo accadde quando era piuttosto giovane. Hai avuto la tua visione? Sapete cosa significa avere una visione di Dio? Per avere una visione delle cose spirituali? L'apostolo Paolo ebbe quella vista di Cristo. Agli ebrei non c'era bisogno di sapere chi fosse. Siamo inclini a pensare che Paolo fosse interamente ed esclusivamente passivo in questa materia. Ebrei 101 mostra che non lo era: "Non disubbidivocai alla visione celeste". Dio non vuole semplicemente riversare l'amore in noi e attraverso di noi, per poi riceverlo di nuovo. Ebrei vuole essere amato da noi. Paolo non fu disubbidiente. Molto probabilmente anche allora aveva avuto la tentazione di disubbidire. Forse Ebrei si è detto in prima istanza: "Che cos'è questo? Può davvero essere Cristo?" Poi cominciò a pensare alle conseguenze. "Cos'è quella luminosità abbagliante? Forse il sole stesso ha agito su di me in modo tale che ho quel genere di cose che si chiamano "una visione", ma è una cosa completamente diversa. Cristo è il nemico di Mosè, il nemico del tempio. D'altronde, se mi proclamo discepolo del Nazareno, che ne sarà di me? Tutte le mie prospettive se ne vanno. Mi prenderò del tempo per pensarci. Le cose saranno viste in una luce più chiara domani". Paolo potrebbe aver trovato molte ragioni. Ma non ha opposto resistenza. Ebrei era obbediente. Cosa avrebbe perso? Ora torniamo in noi stessi, e io dico: Hai avuto la tua visione celeste? La domanda è: Hai ora una visione di Cristo nella tua anima? Non il nome di Cristo nella Bibbia o nel libro di preghiere, ma una visione di Cristo nella tua anima. Conoscete la differenza tra avere la luce di Cristo nel vostro cuore e non averla, come noi conosciamo la differenza tra avere il sole e la pioggia? Sai che fa la differenza per te? Uno di voi, giovani, quando avete cominciato a riflettere, avete incontrato quella storia di Cristo nei Vangeli, e non avete potuto fare a meno di dire: "Perché, se c'è un potere morale, è in quell'Uomo. Se la bellezza morale c'è da qualche parte, c'è. E se Dio è da qualche parte, Ebrei è nel cuore e nella vita di Gesù Cristo. E vorrei essere più simile a Lui". Siete stati obbedienti a quella visione? Ma se siete stati obbedienti alla visione, ne avete avuta un'altra. Quando hai cercato di seguire le orme di Cristo, eri consapevole dell'infinita distanza tra Lui, il Santo, e te, pieno di impurità. Poi ti sei rivolto di nuovo a Cristo. Allora udisti la voce di Giovanni Battista che diceva: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo». Allora hai una visione di Uno appeso a una Croce per te, e senti che la maestà della legge di Dio non è mai stata più riverita e onorata che su quella Croce. E ancora, che l'amore infinito di Dio per mezzo di Cristo crocifisso si riversa su di voi in fiumi sconfinati di misericordia. Che visione era! Siete stati obbedienti a quella visione? Ma se sei stato obbediente alla visione celeste, dopo un po' hai un'altra visione. Avete scoperto che Cristo non è solo l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, ma che Ebrei è, e pretende di essere, il vostro Signore e Maestro. Con la Sua redenzione Ebrei non solo ti ha liberato, ma ti ha acquistato. Sei comprato con un prezzo. Sei abbastanza disposto a far perdonare i tuoi peccati e a dare un po' del tuo cuore, del tuo tempo e dei tuoi doni a Cristo. Ma che cosa, gli Ebrei avranno tutto? Ebrei è il mio Signore e Salvatore Gesù Cristo? Lo accetterò come mio Maestro? Se lo faccio, allora cesso di appartenere a me stesso. E tu hai tremato, come potresti, al pensiero di essere disobbediente. Se obbedisci, cosa succede? Allora scopri che il Signore è il più mite dei padroni, molto più gentile di coloro che ci amano di più. Ma poi, di nuovo, dopo un po' di tempo avete un'altra visione. Allora Ebrei si rivela come Ebrei che non è solo il tuo Signore, ma la tua Vita. Allora Ebrei ti mostra che Ebrei ti dà prima di tutto ciò che Ebrei ti chiede. Ognuno dei suoi precetti è legato a una promessa. Noterete che abbiamo considerato Cristo in successione prima come Guida, poi Cristo come Agnello, poi Cristo Signore, poi Cristo Vita. E, forse, posso dire che qui ci è giunta un'altra visione, un'altra visione del dovere e della beatitudine. (T. Monod.La visione celeste: - La visione celeste giunse ad Agrippa mentre ascoltava Paolo parlare. "Credi tu ai profeti? So che tu credi", dice il grande predicatore, e in quel momento si presentarono le possibilità di una nuova vita. Se fosse stato ubbidiente, la sua influenza benefica avrebbe potuto essere paragonata a quella dei più grandi apostoli. Torniamo al caso di Paolo, e consideriamo in che cosa consisteva la visione celeste che ebbe un'influenza così potente sulla sua vita

(1.) Era prima di tutto una rivelazione di sé e del peccato. "Saul, Saul, perché mi perseguiti?" La luce che brillò su di lui su quella via di Damasco gli mostrò molto chiaramente quanto ci fosse nei recessi più intimi del suo cuore di ostile al Dio che pensava di servire. "Io sono Gesù, che tu perseguiti." 2. Era una rivelazione di sé e del peccato, ma era anche una rivelazione di Cristo. Quanto fosse piena e completa quella rivelazione lo sappiamo solo dagli scritti della sua vita successiva

(3.) Era una rivelazione di sé, era una rivelazione di Cristo e, soprattutto, era una rivelazione del dovere. Al quale molto era stato perdonato da lui, c'era da aspettarsi molto. In una forma, in un momento o nell'altro, la visione celeste giunge ad ogni uomo

(4.) Consideriamo l'effetto dell'obbedienza alla visione celeste e, prima di tutto, consideriamo il suo effetto sul carattere. Distrugge i tratti ignobili esistenti. Lo vediamo molto chiaramente e vividamente nella vita dell'apostolo Paolo. Quando una volta che la visione celeste possiede un uomo pienamente e completamente, non c'è posto nella sua vita per i bassi scopi che hanno precedentemente diretto le sue azioni. Ebrei ha ora imparato a dire con l'apostolo: "Questa sola cosa faccio", ecc

(5.) È difficile sopravvalutare l'influenza dell'obbedienza alla visione celeste sulla vita di colui che è così obbediente. Il ricordo di quella visione nobilita la vita in mezzo all'ambiente più ignobile. Fa del povero schiavo Onesimo un degno soggetto per una delle Epistole del grande apostolo

(6.) Coloro che vogliono obbedire alla chiamata divina devono costantemente lottare con le obiezioni di coloro che si sforzano di misurare le questioni eterne con criteri temporali, e che stimano il valore di alte azioni di eroismo e abnegazione sulla bilancia di un duro utilitarismo, o di ciò che si compiacciono di chiamare un dato di fatto di buon senso. Queste persone ci dicono che l'obbedienza all'ideale comporta uno spreco, che è molto meglio agire sempre alla luce fredda e chiara della ragione, piuttosto che lasciarsi guidare da ciò che si compiace di chiamare "sentimento". La vita in cui non c'è obbedienza alla visione celeste, nessuna fedeltà ai più alti ideali del dovere, può avere successo se giudicata secondo la sordida regola di un duro utilitarismo, di un buon senso egoistico e autocompiacente, ma una tale vita non può sollevare nessun uomo, non può fare nulla per rendere il mondo migliore. Il mondo è stato, è ora e sarà sempre salvato dalla corruzione da coloro che, a tutti i costi, sono fedeli ai loro ideali e obbedienti alla visione celeste. (H. S. Lunn.) Obbedienza alla visione celeste:

1.) Dio poteva rivolgersi a ciascuno per nome, e quindi indicare ciò che dovevamo credere e fare. Gli Ebrei potevano parlarci con sogni o visioni, come gli Ebrei fecero con Abramo, Isacco ed Elifaz; Gli Ebrei potevano rivolgersi a noi con una voce, come gli Ebrei facevano con Samuele; Gli ebrei potevano inviarci un messaggero speciale, come gli ebrei fecero con Acaz, Acab, Davide ed Ezechia; Gli ebrei potevano dirigere un angelo a trasmetterci un messaggio, come gli ebrei fecero con Daniele, Zaccaria e la Vergine Maria; Gli Ebrei potevano chiamarci al Suo servizio con una voce interiore, come gli Ebrei fecero con Geremia ed Ezechiele; oppure gli Ebrei potevano parlarci nella Sua gloria, come gli Ebrei fecero con Isaia, con Saulo o con Giovanni

(2.) C'erano ragioni, tuttavia, per cui questo non doveva essere il metodo usuale con cui gli Ebrei si rivolgevano all'umanità. Un tale modo, mentre potrebbe avere il vantaggio di risolvere immediatamente la questione del dovere, renderebbe in larga misura inutile la facoltà della ragione, destinata ad aiutarci nell'investigare la verità, e toglierebbe lo stimolo allo sforzo umano nella ricerca di ciò che è giusto

(I.) Poiché non possiamo fare affidamento su sogni, visioni, ecc., per guidarci, quali metodi ci sono con cui il nostro Creatore ci fa conoscere la Sua volontà? 1. Dalla Sua Santa Parola. La Bibbia non si rivolge a ciascuno per nome, ma dà indicazioni adatte alla nostra natura comune e applicabili a tutte le situazioni in cui l'uomo può essere posto. Non si è mai verificato un caso in relazione al quale non si possa trovare nella Bibbia un principio che sia una vera indicazione della volontà di Dio

(2.) La nostra natura razionale. Non possiamo supporre che Dio avrebbe dotato l'uomo in modo tale da condurlo fuori strada; né che qualsiasi affermazione diretta da parte sua per rivelazione sarebbe in contraddizione con ciò che la ragione dell'uomo lo costringe a considerare vero. La ragione non presta mai la sua voce a favore dell'irreligione o del crimine. Quando, infatti, tenta di penetrare i consigli dell'Onnipotente e di formare un sistema di religione che sostituisca quello della rivelazione, sbaglia, perché si è allontanato dalla sfera che gli compete. Ma non sbaglia quando parla degli obblighi della virtù, della giustizia e della verità; quando dirige la mente verso l'alto attraverso le Sue opere a Dio Stesso

(3.) La voce della coscienza. La sua provincia, infatti, è spesso in errore; e quindi, come la ragione, l'uomo ne fa una guida insicura. Non è data per essere una rivelazione, perché non comunica alcuna nuova verità. Al suo posto, tuttavia, è un metodo con cui Dio comunica la Sua volontà, ed è fedele al suo ufficio come il magnete al polo. Esorta al dovere; condanna il male; e, quando abbiamo fatto ciò che è giusto, esprime approvazione in un modo che non possiamo non considerare come la voce di Dio stesso. È un modo in cui Dio parla a milioni di persone; e in modo tale che, se avessero seguito i Suoi consigli secondo le leggi di questa disposizione, non sarebbero stati in pericolo di errare più di quanto lo fosse Saulo di Tarso quando si conformò alla visione celeste

(4.) Gli eventi della Divina Provvidenza. Ognuno può trovare nella propria vita non pochi eventi che hanno lo scopo di indicargli quale fosse la volontà di Dio. La Provvidenza che affida alle sue cure un genitore anziano, una sorella non protetta, che depone alla sua porta gli afflitti, gli parla in modo tale che non corre il pericolo di confondere la volontà divina. Anche la Provvidenza, che ha dato a un uomo ricchezza o cultura, o che gli toglie un oggetto caro dell'affetto terreno che si frapponeva tra il cuore e Dio, è un indizio chiaro come se la lezione fosse scritta con un raggio di sole. Così un uomo in una ricerca nella vita trova i suoi piani infranti, incontra ostacoli; e può trovare in queste cose un indizio che è su una strada sbagliata così chiara come lo era nel caso di Saul

(5.) Le chiamate del vangelo: quando il ministro porta davanti a un uomo una verità indubbia in una forma tale da essere adattata alle circostanze particolari

(6.) La voce di uno sconosciuto. Così fu quando Filippo si rivolse all'eunuco. E così, ora, su un battello a vapore, su un vagone ferroviario, in una capanna remota dove un viaggiatore può fermarsi per una notte, in un santuario cristiano frequentato casualmente, i piedi dello straniero possono essere stati guidati in modo che potesse parlare della via della salvezza

(7.) Gli influssi dello Spirito Santo: un insegnamento e una guida che si aggiungono a tutti gli altri, e senza i quali nessuno di essi sarebbe efficace. La vita è fatta di migliaia di suggerimenti provenienti da qualche parte invisibile, che iniziano a pensare a ciò che è saggio e giusto. A volte arrivano con la dolcezza dello zefiro serale; a volte con la furia della tempesta; a volte quando siamo soli, o in un luogo affollato di affari; o sotto la predicazione del Vangelo; e a volte quando non ci sono cause apparenti che danno una nuova direzione ai pensieri. Qualcuno può spiegare come mai Saulo di Tarso, Agostino, Lutero, Bunyan e Giovanni Newton si siano convertiti? Può un semplice filosofo spiegare come Giovanni Howard sia stato indotto a trascorrere la sua vita nelle prigioni sotterranee d'Europa, per alleviare le sofferenze dei prigionieri? o come è stato che Clarkson e Wilberforce sono stati indirizzati verso i mali della schiavitù? E possiamo essere in pericolo di errore supponendo che lo stesso Spirito abbia soffiato nei cuori di Morrison, Schwartz e Henry Martyn, un desiderio per la conversione del mondo; e che Dio per mezzo del Suo Spirito si rivolge ora al peccatore con una voce così reale come quella che si rivolse a Saulo di Tarso sulla via di Damasco?

(II.) A che cosa Dio ci chiama in questi vari metodi? Impariamo dall'esempio di Saulo. Come nel suo caso, così ora Dio chiama il peccatore

1.) Abbandonare le vie del peccato

(2.) Alla fede nel Salvatore

(3.) Per prepararsi per un altro mondo; di essere pronti a cedere il loro conto a Lui

(4.) Dedicarsi alla Sua causa. (A. Barnes, D.D.Visioni celesti e dovere umano: un'esperienza proprio sulla soglia della vita spirituale di Paolo! Un'esperienza rara, c'è da temere, e non comune, realizzata da pochi, soddisfatta da ancora meno! Cos'è? Non disubbidire mai alle visioni celesti, non andare mai contro le voci celesti, non resistere mai alle influenze celesti

(I.) Il nostro possesso di "visioni celesti". Qui era anche una voce e una visione: era il volto e la voce di Cristo. E questo vale anche per tutti noi. Dietro le influenze celesti che giocano sui nostri cammini fin dall'infanzia, che cercano di arrestarci e di toccarci e di commuoverci dietro a tutti loro; in e attraverso tutti noi possiamo sentire queste parole di potenza e pathos: "Io sono Gesù". Dietro la luce, la voce e la visione, si deve rintracciare l'azione personale del Signore personale. Ringraziamo Dio per tali visioni, voci e influenze; provvidenze, se volete, adattate per servire il proposito di Dio e la Sua volontà riguardo a noi. Dove sarebbe stato Paolo, e che cosa sarebbe diventato, se non fosse stato per questa voce e visione dal cielo? Questo è il modo in cui Dio entra in contatto con l'uomo. Non dobbiamo essere abbandonati completamente a noi stessi. La voce o la visione ci dichiareranno ciò che dobbiamo essere e fare, e dove andare. Ma per queste visioni e voci celesti dovremmo rimanere fermi nella più vuota ignoranza o dubbio, Dio sa se. Grazie a Dio, le luci lampeggiano e le dita puntano, le visioni luminose fanno sorridere il volto e rallegrano il cuore, e fanno rivivere l'essere in un tumulto di gioia e di meraviglia. Aggiungete poi a questi la visione e la voce che guarda e parla dalle pagine della Parola scritta. A ciò si aggiungano gli ideali di una vita cristiana superiore; del dovere e del sacrificio, che ci giungono in quelle solenni pause della vita

(II.) Il nostro atteggiamento verso queste "visioni celesti". Quella di Paolo era l'obbedienza. Come agiremo, dunque, se ubbidiremo alle visioni celesti? Tornate indietro, se Ebrei ce lo ordina, dalle nostre peregrinazioni mondane! rinunciate, se Ebrei ce lo ordina, alla nostra vita di ribellione; gettare giù, come fece Saulo, le armi della nostra ostilità verso Cristo e la verità. Può darsi che non tornino mai più da noi. La luce brillante che ha attraversato i sentieri degli anni precedenti e la voce che poi ci ha arrestato potrebbero non chiamarci mai più per nome. (Theodore Hooke. Ma mostrò ai Gentili che dovevano pentirsi e volgersi a Dio, e compiere opere degne di ravvedimento. - Predicazione ai Gentili: - È difficile per noi renderci conto di ciò che il messaggio di Paolo ai Gentili - "Che si ravvedessero e si convertissero a Dio, e facessero opere degne di ravvedimento" - significasse in realtà per il mondo che si trovava tra Roma e l'Asia Minore. Tertulliano (Apol. xii-xv.) dà un quadro di quel mondo antico e della sua religione, che non può essere ripetuto qui. Basti dire che gli dèi pagani erano concepiti dai loro adoratori come colpevoli dei crimini più vergognosi; e mentre il filosofo si faceva beffe della religione popolare, la folla la seguiva con entusiasmo, e i viziosi e i degradati invocavano gli esempi degli dèi come scusa per i propri eccessi. In molti casi l'adorazione divina era un'esibizione della più sconvolgente immoralità. L'uomo disonesto pregò nel santuario di Mercurio per una benedizione sulla sua disonestà; i dissoluti, a quelli di Bacco e di Venere. "Gli uomini in generale", dice il canonico Rawlinson, descrivendo il periodo, "consideravano questa vita come l'unica degna della loro preoccupazione o cura, e non ritenevano necessario provvedere a un futuro, la cui venuta era incerta,

la morte sempre più vicina, che strappava via sempre i preziosi momenti della vita, lasciando sempre meno i magazzini degli uomini, e sicuri di venire alla fine a reclamarli fisicamente per le sue vittime, rendeva la vita, tranne nei momenti di grande eccitazione, una continua miseria

Di qui la grandezza e l'intensità dei vizi pagani, l'enorme ambizione, la feroce vendetta, l'estremo lusso, le strane forme di dissolutezza, di qui la follia delle loro gozzoviglie, la ferocia dei loro giochi, la perfezione del loro sensualismo, di qui le feste apiziane, i ritiri capuani, le crudeltà neroniche e il gormandismo vitelliano, davanti ai cui occhi si trovava sempre il pallido spettro. facendoli cenno con la sua mano scheletrica verso il nero abisso dell'annientamento, fuggì verso questi e simili eccessi, per sfuggire, anche se poteva essere per poche ore, al pensiero che li perseguitava, al terrore che perseguitava i loro passi. Fu in questo mondo in cui la religione era separata dalla morale che Paolo portò la sua proclamazione di un Dio che puniva ogni peccato, e al quale gli uomini dovevano rivolgersi, portando frutti degni di pentimento. (S. S. Times.) Le tre fasi della vita spirituale sono accuratamente annotate:1. Il pentimento per i peccati passati, che è più di un rimpianto per le loro conseguenze

(2.) Il "volgersi a Dio", che implica la fede in Lui, per quanto si conoscono gli Ebrei, e quindi la giustificazione

(3.) Le opere che fanno si incontrano per il pentimento (notiamo la riproduzione della frase del Battista; vedi Matteo 3:8), che sono gli elementi di una santificazione progressiva. (Dean Plumptre. Gli argomenti da entrambe le parti della questione riguardanti la validità di un pentimento sul letto di morte: - Tutti gli uomini sarebbero felici; e in conseguenza di un'inclinazione così naturale e invincibile, ci sono poche persone che non si propongano almeno una volta o l'altra di pentirsi e volgersi a Dio. Ma non è così generalmente accettato se sia assolutamente necessario per la salvezza dei peccatori penitenti che essi facciano opere adatte al pentimento o vivano per scoprirne gli effetti nella loro futura riforma; poiché molti sono dell'opinione che lo facciano, ma nei loro ultimi momenti confessano i loro peccati in modo umile a Dio e decidono sinceramente di intraprendere un nuovo corso di obbedienza: tale risoluzione li raccomanderà al Suo favore, sebbene non abbiano tempo per dimostrare la sincerità di ciò

I. Gli argomenti principali da entrambe le parti la questione riguardante la validità di un pentimento tardivo o in punto di morte

(1.) Comincio con l'opinione di coloro che rappresentano il caso di un peccatore che rimanda il suo pentimento a un letto di morte come del tutto disperato, anche se potremmo supporre che sia sincero. Per quanto dura possa sembrare questa dottrina, tuttavia bisogna ammettere che le ragioni per cui è sostenuta non sono affatto spregevoli; per

(1) Coloro che lo sostengono sostengono sostengono che il cristianesimo è rappresentato come uno stato di continuo sforzo, vigilanza, preghiera e diligenza; che sia paragonata a una corsa, in cui solo coloro che ne percorrono le diverse fasi, dall'inizio alla fine, otterranno il premio. Allo stesso modo, i cristiani sono rappresentati anche come soldati che combattono sotto il Capitano della loro salvezza, il Signore Cristo, contro quei potenti nemici, il mondo, la carne e il diavolo.

(2) Si insiste inoltre sul fatto che per spiegare più pienamente il significato di queste espressioni metaforiche siamo tenuti a spiegare (Romani 14:8 ; 1Corinzi 15:58 ; Filippesi 2:15). Come fa un peccatore che non esercita alcun atto di pentimento fino agli ultimi istanti della sua vita a raggiungere questi personaggi, o addirittura qualcuno di essi?

(3) Come richiedono i precetti del vangelo, così le promesse di esso sono tutte fatte a condizione di un corso costante e uniforme di obbedienza (Giovanni 15:7 ; Ebrei 3:14 ; 2; Corinzi vii. 1). Se dunque le promesse del Vangelo sono fatte ai cristiani solo a queste e simili condizioni, come possiamo conciliare con esse le speranze di un peccatore morente? di un peccatore che non ha mai avuto alcuna comunione vitale o sensibile con Cristo, che è stato così lontano dal proseguire verso la perfezione in uno stato di vita santa, che finora ha forse vissuto, in apparenza, senza Dio nel mondo, o anche solo senza alcuna nozione vera o distinta di santità?

(4) Si dice, inoltre, che nel giorno del giudizio la sentenza passerà sull'uomo, non secondo alcuni atti transitori e occasionali di pietà e religione, ma secondo il corso generale e il tenore della loro vita o l'inclinazione abituale o permanente delle inclinazioni verso il bene o il male (Matteo 16:27 ; Apocalisse 20:12). Sulla base di tutte queste considerazioni sulle espressioni generali della Scrittura riguardanti la necessità di una vita santa, dei precetti e delle promesse del vangelo, e il racconto che abbiamo in esso del processo del giudizio finale, diversi uomini pii e dotti sono dell'opinione che i peccatori che hanno sempre vissuto in uno stato malvagio e non rigenerato e non si pentono mai fino a quando non vengono a morire non possono, Secondo i termini del Nuovo Patto, "muoiano della morte dei giusti", anche se potremmo supporre che ci siano ragioni molto più grandi per sospettare sempre che il loro pentimento possa essere sincero; poiché il pentimento, dicono, nella nozione della Scrittura, non implica appena un completo cambiamento di mente e una costante risoluzione di emendamento, ma una nuova e attuale obbedienza, e una risoluzione a diventare migliori non può essere chiamata tale nuova obbedienza più di quanto la primavera possa essere chiamata il raccolto o un fiore il frutto. Una buona risoluzione è un passo di speranza su cui iniziare la nostra obbedienza; ma fino a quando non ci porta avanti e non si scopre in alcuni effetti reali e sensibili, è ancora solo un principio di obbedienza, ma non può essere chiamato obbedienza stessa.

(5) Gli uomini sono più confermati in questa opinione, che il pentimento non consiste solo nel nostro abbandonare il peccato e nel decidere di fare il bene, ma nella pratica effettiva, o piuttosto abituale, della pietà, perché non abbiamo alcun esempio o esempio nella Scrittura di alcuna persona che sia stata salvata all'articolo della morte che abbia sempre vissuto in un corso di vita malvagio e vizioso. Quanto al caso del ladrone sulla croce (oltre al fatto che era straordinario, e da cui quindi non si possono trarre regole, nei metodi ordinari e permanenti della grazia di Dio), non sappiamo come si sia comportato nel corso generale della sua vita; Potrebbe essere stato attratto dal fatto di cui è accusato nel Vangelo dall'ignoranza, dall'inavvertenza o dalla sorpresa. Queste sono circostanze attenuanti del suo crimine; e alcuni degli uomini migliori della Scrittura sono accusati di crimini di natura altrettanto elevata, e di averli commessi deliberatamente. Questo povero criminale avrebbe potuto avere, sotto altri aspetti, una vita regolare e sobria, o avrebbe potuto, durante il periodo in cui era in prigione, esercitare un sincero pentimento per i suoi peccati e aborti passati, e aver dimostrato la sincerità del suo pentimento con alcuni effetti reali e sensibili. Per quanto riguarda la parabola di coloro che furono chiamati all'ultima ora, e tuttavia ricevettero lo stesso salario di coloro che sopportarono il caldo e il peso della giornata, è altrettanto insignificante provare la validità di un pentimento in punto di morte. Lo scopo di questa parabola è chiaramente quello di mostrare che i Gentili, sotto la dispensazione del Vangelo, hanno diritto agli stessi privilegi dei Giudei, che furono i primi a fare alleanza con Dio e chiamati così tante ere prima ad essere il Suo popolo eletto e particolare. Di conseguenza il nostro Salvatore stesso spiega il disegno di questa parabola (Luca 13:29, 30). Se da nessuna di queste parabole si possono trarre argomenti per la validità di un pentimento sul letto di morte, che cosa diremo di quella parabola delle vergini sagge e stolte, che sembra concludersi direttamente contro di essa? C'è una ragione maggiore per supporre che questa parabola sia particolarmente progettata da nostro Signore per mostrare l'incapacità di essere salvati dai peccatori che non si prendono mai cura di prepararsi per un altro mondo fino a quando non ne escono dall'applicazione che il nostro Salvatore stesso fa di questa parabola (Matteo 25:13).

(6) Oltre a questi argomenti tratti dalla Scrittura, ce ne sono altri che si usano della natura e della ragione della cosa stessa per mostrare l'invalidità di un pentimento sul letto di morte. Il vero pentimento implica almeno un cambiamento radicale nella struttura e nell'umore della nostra mente; richiede che "ci spogliamo, riguardo alla precedente condotta, dell'uomo vecchio, che è corrotto, secondo le concupiscenze ingannevoli"; e che "ci rivestiamo dell'uomo nuovo, che è creato nella giustizia e nella vera santità". Ora, è tanto contrario alla natura e all'ordine stabilito delle cose che un uomo passi all'improvviso da uno di questi diversi stati in un altro, come che sia in preda a una febbre alta e nello stesso momento in perfetto stato di salute. Le cattive abitudini dell'anima, poiché si contraggono a poco a poco, possono essere distrutte solo da atti contrari e ripetuti. E finché il corpo del peccato non sia distrutto, per quanto buone possano essere le nostre risoluzioni, noi non siamo che dove eravamo; e se dovessimo morire con tali risoluzioni inefficaci, Dio, che ci vede in uno stato di disordine, e il cui giudizio è sempre secondo verità, non può, dicono coloro sui cui principi mi baso qui, ma giudicarci, nonostante tutti i nostri disegni di abbandonare i nostri peccati, a morire in uno stato peccaminoso e non rigenerato. Così, potremmo supporre che il pentimento di un vecchio peccatore sconfitto nei suoi ultimi momenti possa raccomandarlo alla grazia perdonante di Dio, ma anche senza la Sua grazia santificante, e anche in modo molto straordinario, un tale peccatore non potrebbe morire in quel temperamento celeste della mente che è necessario per qualificarlo per la visione e il godimento di Dio. Secondo, quindi, a quel principio di cui ho spiegato i motivi, nient'altro che un miracolo può salvare un penitente morente che ha vissuto per tutto il tempo in uno stato peccaminoso e impenitente; cioè, nulla può salvare un tale peccatore se non ciò che avrebbe potuto salvarlo se non avesse mai esercitato alcun pentimento, nient'altro che quella potenza divina onnipotente che è in grado da queste pietre di suscitare figli a Dio. Procedo ora-2. Di esporvi le ragioni di coloro che sono dell'opinione che un pentimento tardivo o in punto di morte, se è sincero, può rientrare nelle condizioni del nuovo patto, sul quale sono promessi il perdono dei peccati e la vita eterna.

(1) Si dice che in altri casi in cui non c'è l'opportunità di praticare il nostro dovere, Dio accetterà un'obbedienza virtuale invece di una effettiva. Per obbedienza virtuale intendo non solo un vero senso e convinzione nella nostra mente dell'obbligo generale che abbiamo di obbedire alle leggi del Vangelo, ma anche una ferma e ferma risoluzione di farlo come si possono offrire le occasioni di obbedienza; e per obbedienza effettiva intendo che mettiamo in pratica quei buoni propositi quando si presentano tali occasioni. Ora, l'apostolo, nel caso della carità verso i poveri, ha espressamente stabilito (2Corinzi 8, 12). E in verità, se Dio non accettasse in altri casi un'obbedienza virtuale per un'obbedienza effettiva, cioè, come diciamo comunemente, la volontà dell'azione, l'obbedienza del migliore degli uomini sarebbe solo parziale e temporanea, perché è impossibile che un uomo debba effettivamente adempiere a tutti i doveri della religione in ogni tempo; anzi, ci sono alcuni doveri particolari della religione che uomini molto buoni possono non avere mai la vocazione o l'opportunità di esercitare. Se non ci si permette di giudicare così favorevolmente il caso dei penitenti tardivi, che cosa penseremo di coloro (e ce n'erano un numero considerevole) che non avevano appena abbracciato il cristianesimo ma subirono il martirio per la sua professione? Diremo che questi convertiti di breve durata, che furono fedeli fino alla morte, non erediteranno la corona della vita? Saremmo così poco caritatevoli da concludere che, poiché non ebbero il tempo di dimostrare la sincerità del loro pentimento facendo opere degne di esso, morirono in uno stato di impenitenza e disordine? Nessuno lo dirà.

(2) Che Dio Onnipotente infonda talvolta una tale carità nei cuori dei peccatori morenti, dopo il loro sincero pentimento, sembra altamente conforme alla dottrina della Chiesa d'Inghilterra, la cui pratica del clero non è solo quella di amministrare il Santo Sacramento ai malati che lo desiderano, sebbene abbiano avuto una vita molto malvagia e dissoluta, ma a criminali noti e malfattori condannati, dove danno una testimonianza visibile o pubblica del loro pentimento. Questa pratica della Chiesa, si dice, suppone che la sua dottrina sia che se i più grandi peccatori si pentono veramente e si volgono a Dio, anche se nei loro ultimi momenti, possono partecipare degnamente alla Cena del Signore. Perché altrimenti viene somministrato a loro? E se sono debitamente qualificati per partecipare a un'ordinanza così elevata, allora è inaccettabile che partecipino di tutti i reali effetti e benefici di essa; in modo che i loro peccati non solo siano perdonati, ma la loro natura santificata e rinnovata: essi dimorano in Cristo e Cristo in loro; sono una cosa sola con Cristo e Cristo con loro. È impossibile che un penitente, sul quale il santo sacramento, secondo la dottrina della Chiesa, ha questi effetti celesti e sublimi, muoia in uno stato non rigenerato o non santificato. Ma... (3) Per quanto riguarda le obiezioni dall'altra parte, dalle allusioni metaforiche che ricorrono nel vangelo, dai precetti e dalle promesse di esso, e dal processo del giudizio finale, che si è sempre detto supporre un intero e continuo corso di obbedienza, si risponde, possono essere spiegate dalla distinzione di un'obbedienza virtuale, dove gli uomini non hanno il tempo o l'opportunità di ridurlo in atto, e che Dio consideri un corso previsto di pietà e di riforma che gli uomini decidono sinceramente, come se avessero vissuto per eseguire le loro risoluzioni. È concesso, infatti, che non abbiamo alcun esempio nella Scrittura di alcun peccatore dissoluto e abituale per dimostrare la validità di un pentimento sul letto di morte. Si riconosce, inoltre, che la parabola di coloro che furono chiamati all'ultima ora non ha alcuna relazione con tali penitenti nello scopo e nel disegno principale di essa. Ma si risponde, ancora una volta, che il silenzio e la mancanza di precedenti nella Scrittura per dimostrare che un pentimento sul letto di morte può essere valido, è, nel migliore dei casi, solo un argomento negativo, che non dovrebbe essere ammesso contro grandi apparenze di verità e ragione dall'altra parte. Quanto alla parabola delle vergini, sembra che sia direttamente intesa a scoraggiare gli uomini dal riporre tutte le loro speranze nell'incerta questione di un pentimento sul letto di morte. Anche questo è prontamente accettato da coloro che sostengono la validità di un tale pentimento. Ma allora, dicono, non dobbiamo forzare troppo ogni passaggio o circostanza di una parabola, che è menzionata per il suo maggiore decoro, ma dobbiamo considerare gli argomenti principali e la tendenza di essa secondo il senso generale e altre prove concomitanti delle Sacre Scritture; e quindi ciò che dobbiamo intendere con la parabola delle vergini è questo, che tutte le preghiere e le lacrime, tutti i profondi sospiri e i lamenti amari, di un peccatore nell'estremo della vita, non avranno alcun effetto se non si pente sinceramente e si volga con tutto il suo cuore a Dio, il che, poiché è un caso che accade molto raramente, e che, quando ciò accade, nessun peccatore, considerando quanto sia ingannevole il cuore dell'uomo, può certamente sapere che è il suo caso, quindi tutte le persone sagge avranno cura di essere sempre preparate per la venuta del Signore, e di non mettere la loro salvezza eterna sul pericoloso e, per dire il migliore, questione molto sconsolata di un pentimento sul letto di morte

(II.) Prendete da che parte volete della questione, è la più alta follia di cui l'uomo possa essere colpevole ritardare il loro pentimento fino all'ultima e conclusiva scena della loro vita

(1.) Se credi che solo colui che conduce una vita santa e religiosa può avere speranza nella sua morte, e che un peccatore che non si pente e non si rivolge a Dio in modo da compiere opere degne di pentimento, è escluso dal patto di grazia, perché allora, considerando l'incertezza della vita, hai in effetti, in ogni momento continuate in uno stato peccaminoso, la sentenza di morte, di morte eterna, in voi stessi; e se dovessi morire, come non puoi prevedere, non lo farai, per una malattia improvvisa o un incidente, secondo i tuoi stessi princìpi e dalla tua propria bocca Dio ti giudicherà

(2.) Poiché i peccatori sono più generalmente dell'opinione che un pentimento sul letto di morte può, se è sincero, alla fine salvarli, applicherò più particolarmente ciò che ho da dire a tali persone, e desidererò che vengano con me nelle seguenti considerazioni:

(1) È estremamente incerto se gli uomini che continuano in una condotta di peccato, nella speranza di poter infine riprendere tutto con un pentimento sul letto di morte, avranno, quando verranno a morire, il tempo di pentirsi.

(2) Ma che dire se un peccatore non dovesse essere sorpreso da una morte improvvisa e immediata, ma avere qualche breve avvertimento del suo avvicinamento, ma come è sicuro di essere in grado di esercitare qualsiasi vero o appropriato atto di pentimento? Gli Ebrei possono essere privati dell'uso della sua comprensione o della sua memoria, o i dolori del suo cimurro possono impadronirsi di lui in modo così violento che, sebbene possa avere alcune nozioni e disegni confusi di pentimento, tuttavia non può applicare distintamente i suoi pensieri senza grande distrazione agli affari di esso; E il pentimento è un'opera che in ogni momento, ma specialmente in un momento in cui un profondo cambiamento di un cuore corrotto deve essere operato tutto in una volta, richiede grande attenzione e compostezza di mente.

(3) Supponendo che Dio Onnipotente sia così misericordioso verso un peccatore da concedergli non solo un breve tempo per prepararsi alla morte, ma l'uso libero e indisturbato della sua ragione, supponiamo, dico, un caso che accade molto raramente, che l'avvicinarsi della morte sia così facile e graduale da non dare a un uomo alcun dolore sensibile del corpo o disturbo della mente, tuttavia è ancora incerto se egli possa trovare nel suo cuore delle vere inclinazioni a pentirsi e a volgersi a Dio; perché non è facile per un uomo decidere seriamente di odiare ciò in cui per tutta la vita ha posto la sua grande felicità e soddisfazione, o anche di desiderare di liberarsi dalle catene che lo hanno tenuto per molti anni in una così piacevole prigionia.

(4) Ma supponiamo, inoltre, che un peccatore nei suoi ultimi momenti possa avere delle buone inclinazioni verso il pentimento, ma è ancora incerto se possano essere così ben fondate o elevarsi così in alto da rendere sincero il suo pentimento; poiché è naturale per gli uomini malvagi, se non sono completamente induriti dall'inganno del peccato, che la loro coscienza si risvegli sotto le apprensioni della morte e di un giudizio imminente, in modo che non possano fare a meno di desiderare almeno di aver servito Dio più fedelmente e di non essersi mai abbandonati a quei piaceri transitori del peccato per i quali sono ora in imminente pericolo di subire la vendetta del fuoco eterno. Perché questo non è altro che il pentimento di un malfattore incallito quando sta per essere giustiziato; Un semplice movimento di amor proprio è sufficiente a riempirlo di rammarico per essersi sacrificato alla giustizia pubblica, senza alcun cambiamento reale nel temperamento e nell'indole della sua mente. E c'è da temere che il pentimento di un libertino morente raramente proceda da un principio migliore di quello di un servile timore di soffrire per i suoi peccati; poiché ora scopre che non può più peccare, e che non c'è altro rimedio per liberarlo dalla punizione dei suoi peccati se non pentirsi e volgersi a Dio. Inoltre, considera i terrori che sente nella sua coscienza e l'indignazione che esprime contro se stesso per non essere incorso nell'ira di Dio Onnipotente come prove appropriate della sincerità del suo pentimento. E bisogna ammettere che questi sono buoni ingredienti di un pentimento salvifico; Ma, ahimè! Quante volte si dimostrano di essere, in questo caso, ingannevoli e infondati! Così che qui c'è incertezza su incertezza per scoraggiare qualsiasi uomo dalle speranze di una morte felice che rimanda il suo pentimento fino a quando non viene a morire; e quindi, ammettendo che un pentimento sul letto di morte, se sincero, può essere disponibile per la salvezza, tuttavia ci sono così tanti spazi vuoti contro un premio, che nessun uomo, si potrebbe pensare, che altrimenti potrebbe esserne sicuro, dovrebbe correre il rischio, il rischio quasi disperato, di pareggiarlo. Anche quelle persone che parlano in modo più vago di un pentimento sul letto di morte, eppure lo considerano come la migliore tavola, dopo il naufragio, sulla quale è davvero possibile che un uomo possa arrivare sano e salvo a riva; ma nessun uomo che si consulti debitamente sulla propria sicurezza sceglierebbe di rischiare la vita in una simile eventualità. (R. Fiddes, D.D.Il pentimento dovrebbe essere immediato: la bontà non dovrebbe regnare subito? Due uomini stanno litigando e noi li preghiamo di smettere. Consigliate loro di smettere gradualmente? Ci metteranno un'ora o due a pensarci? Ebbene, in quel tempo avrebbero potuto uccidersi l'un l'altro. Un incendio sta per consumare la vostra casa: dite ai pompieri: "Spegnetelo gradualmente"? Se la mia casa fosse in fiamme, desidererei vedere la fiamma spenta subito. Se qualcuno mi puntasse una pistola alla tempia, non direi: "Portatela via a poco a poco". Vorrei che togliesse subito la rivoltella. Eppure tutte queste cose sono questioni che potrebbero essere prolungate per uno spazio di tempo senza il rischio che comporterebbe un lento processo di conversione. I cambiamenti di mente necessari per la conversione devono essere rapidi quando il peccato deve essere abbandonato, perché ogni momento approfondisce la colpa. (C. H. Spurgeon.Avendo dunque ottenuto l'aiuto di Dio, continuo fino ad oggi.La grazia della perseveranza è, quindi, molto preziosa. È la continuazione della vita nella tua anima. Ho visto piccoli polli che sono morti nel loro guscio, senza schiudersi. Non stuzzicavano abbastanza vigorosamente, o abbastanza risolutamente, la sottile parete bianca che li proteggeva dal sole e dall'aria. Vi rinunciarono come senza speranza, per lo sfondamento del proiettile, in cui non riuscivano a vedere alcuna spaccatura, e così morirono. Ci sono molte buone intenzioni che muoiono come un pulcino non ancora nato. Tutto ciò che si vuole perfezionare è la perseveranza, la determinazione ad andare avanti nonostante gli ostacoli, a lavorare nonostante le restrizioni. Persevera nel bene, e gli ostacoli cederanno e gli ostacoli si spezzeranno e cadranno davanti a te. Solo colui che combatte il buon combattimento della fede, e dopo aver fatto tutto ciò che può, sta sul suo terreno, non scacciato da esso, sarà ricompensato come un vincitore. (S. Baring Gould.) La natura del ministero evangelico:

(I.) La forza del ministero evangelico viene da Dio. C'è un riconoscimento qui: 1Tessalonicesi, la preservazione della vita e della salute viene da Dio. È molto evidente che qui si fa riferimento alle meravigliose liberazioni da cui la sua carriera era stata segnata

(2.) Che la preservazione della coerenza, della fedeltà e dello zelo è da Dio. Sappiamo bene che quel Dio che ha impartito la vita spirituale è l'unico in grado di conservarla, di consumarla e di completarla. A questo punto va ricordata una grande verità, vale a dire la grande importanza di cercare l'aiuto di Dio nella preghiera

(II.) Che l'argomento del ministero del vangelo è Cristo. Si noti lo sforzo molto attento ed enfatico dell'apostolo di affermare la perfetta identificazione del grande soggetto del suo ministero personale, con le disposizioni dell'economia primitiva (Versetti CAPITOLO 5-7; xxii. 14, 15). L'unica differenza tra la legge e il vangelo non consisteva nella natura, ma nel grado. Quello era il tipo, questo era l'antitipo, quello era l'ombra, questa era la sostanza, quella era la predizione, questo era il compimento, quello erano i primi frutti, questo era il raccolto, quello era l'alba del mattino, questo era lo splendore del giorno. Ora, l'unico grande argomento che viene qui menzionato è che l'eccellenza delle due dispensazioni unite della misericordia divina si trova nella persona e nell'opera di Cristo. Nell'economia mosaica, le varie disposizioni che vi furono fatte erano tutte concentrate in Cristo; e Mosè pronunciò dei Codici mediante i quali l'attenzione dell'umanità doveva essere rivolta a Lui. Cerimonie, sacrifici, predizioni ed eventi furono tutti fatti per offrirGli un'unica testimonianza (Luca 24:25-27, 44). Ecco Cristo

1.) Nella sua umiliazione mediatrice. "Che Cristo soffra". Era fissato nei propositi eterni che il Messia, quando gli Ebrei sarebbero venuti nella pienezza dei tempi, sarebbe stato dato alla sofferenza e alla morte, e avrebbe realizzato l'oggetto del grande sacrificio per il peccato che, per mezzo della fede, sarebbe stato l'unico fondamento del perdono e della salvezza eterna. Dalla creazione del mondo questo grande oggetto è stato dichiarato. Tutte le vittime il cui sangue fu versato sugli altari patriarcali ed ebraici non furono che altrettanti segni e simboli di quella grande offerta che, nella pienezza dei tempi, fu presentata sulla sommità del Calvario. E se ci riferiamo ai profeti, Davide non ha forse parlato delle sofferenze di Cristo? (Salmi xxii.). Isaia non parlò forse di Colui che doveva essere filitto a causa delle nostre trasgressioni? ecc. Daniele non attestò forse che il Messia doveva essere stroncato, ma non per Se Stesso? Zaccaria non parlò forse di Colui che doveva essere trafitto? La grande dottrina dell'Espiazione mediante le sofferenze di Cristo è una dottrina su cui sia gli uomini che gli angeli si dilettano a soffermarsi. È una dottrina che abbellisce tutte le perfezioni di Geova. È una dottrina che scaccia le nubi della disperazione e sparge intorno alla tomba lo splendore della vita e dell'immortalità

(2.) Nella Sua gloria mediatrice. "E che gli Ebrei siano i Primogeniti che risuscitano dai morti". I tipi della risurrezione di Cristo si possono trovare nella legge cerimoniale, più particolarmente nella riapparizione del sommo sacerdote nel grande giorno dell'espiazione annuale. Che questo fosse uno dei grandi argomenti degli scritti profetici deve essere evidente a chiunque leggesse Atti 13, e che occupasse molto spazio nel ministero degli apostoli. Che Cristo, nel nostro testo, debba essere detto come il primo a risorgire, non può essere considerato nel senso di priorità in termini di tempo; perché è ben noto che diverse persone sono state sollevate prima; e quindi deve significare una priorità in termini di dignità e importanza. Ebrei è altrove chiamato il Primogenito dai morti, affinché in tutte le cose Ebrei potesse avere la preminenza, a significare che Ebrei era più illustre e dignitoso di chiunque fosse stato restaurato, o da restaurare, dalle dimore del sepolcro. Per quanto riguarda gli scopi precisi per i quali la risurrezione di Cristo nella Sua capacità di mediatore fu compiuta, Ebrei risuscitò

(1) Per testimoniare il fatto della Sua messianicità. La sua risurrezione fu una prova indiscutibile che gli ebrei erano realmente tutto ciò che gli ebrei professavano, e che gli ebrei meritavano realmente tutto ciò che gli ebrei chiedevano.

(2) Proclamare l'accettazione del Suo sacrificio.

(3) Dare un pegno della risurrezione del Suo popolo. Cristo è la Primizia di coloro che dormono

(3.) Nella Sua influenza mediatrice. "E che gli Ebrei mostrino la luce al popolo", ecc. La luce, in questa applicazione, è una figura usata frequentemente nelle Scritture (Isaia 49:6). E quando Simeone prese tra le braccia il bambino Redentore, disse: «I miei occhi hanno visto la tua salvezza». una luce per illuminare i Gentili e la gloria del tuo popolo Israele". Qui, si osserverà, che la luce è l'emblema della conoscenza opposta all'ignoranza, della santità opposta all'impurità, della felicità opposta alla miseria; e queste benedizioni sono trattenute attraverso l'amministrazione del nostro misericordioso Messia per essere impartite alle nazioni della terra

(III.) Che gli oggetti del ministero del vangelo sono tutta l'umanità. "Testimoniare sia ai piccoli che ai grandi". Questo incarico era precisamente in accordo con l'incarico generale che il nostro Redentore diede a tutti i Suoi apostoli e, attraverso di loro, a tutti i Suoi ministri fino alla fine del mondo. (J. Parsons. Uomo che dipende da Dio per la vita naturale e spirituale: - I memoriali delle misericordie ricevute e delle liberazioni sperimentate sembrano essere stati comuni in ogni epoca del mondo, sia che si dedicassero, nell'illuminata sincerità della vera religione, all'onore del solo Geova, sia che si appropriassero, per errata superstizione, della venerazione idolatrica di qualche Divinità immaginaria, il lavoro delle mani degli uomini, il legno e la pietra (vedi Genesi 8:20, xiii. 18; Giosuè 4:1-9 ; 1Samuele 7:12). Altari e templi, statue e dipinti, archi e obelischi, ospedali e chiese, conventi e conventi, scuole e ospizi, sono stati abbondanti in tutte le epoche come segni della vanità o della gratitudine del fondatore. Dove hanno testimoniato l'indissolubile sincerità di questi ultimi, il sentimento esige il nostro rispetto e la nostra imitazione. La gratitudine dovuta a Dio per i doni della Sua provvidenza, o per i doni più alti e più nobili della Sua grazia in Gesù Cristo, non può essere registrata su tavole di pietra, per attirare l'attenzione e sfidare l'ammirazione. Ma nessuna misericordia dovrebbe essere ricevuta, nessuna benedizione goduta, senza che il suo ricordo sia inciso sulle tavole carnali del cuore; affinché gli Ebrei che vedono di nascosto leggano il memoriale

(I.) È dunque perché avete ottenuto l'aiuto provvidenziale di Dio che continuate a vivere fino ad oggi. In mezzo a pericoli di ogni tipo, da cui la vita di un perseguitato poteva essere assediata, Paolo fu comunque liberato. Il pericolo meno evidente, il pericolo meno imminente, possono averti accompagnato nel tuo viaggio attraverso la vita. Ma preservato come sei dalla pestilenza che cammina nelle tenebre e dalla distruzione che devasta a mezzogiorno, mentre migliaia di persone sono cadute al tuo fianco e diecimila alla tua destra, a ciò che è dovuto alla tua salvezza, se non alla vigilanza incessante di Colui che ti ha chiamato all'esistenza e la cui provvidenza è stata la tua guardia. Visitati, come molti di voi, dalla malattia, quasi come avete visto, e da vicino come i vostri piedi hanno calpestato i confini dello stato eterno, è per la misericordia del Signore che non siate stati consumati. Qualcuno oserà dire di aver perseverato fino ad oggi con una di quelle fortunate combinazioni di circostanze fortuite, per cui una nave, priva di marinai, vele, timone e bussola, potrebbe galleggiare sull'oceano, per gioco di ogni vento, e tuttavia sfuggire al naufragio e alla perdita totale? Non confesseremo piuttosto che gli Ebrei che, nella persona del Suo caro Figlio, hanno comprato le nostre anime morenti con il sacrificio di Lui stesso, e ci hanno salvati dal dolore eterno, sono fuggiti al rifugio della Sua Croce, ora ci sostengono nella vita? Non ci glorieremo di riconoscere che, per quanto lunga possa essere la catena delle cause seconde, e per quanto invisibile sia la sua fine, Dio, come Ebrei siede sul trono del dominio provvidenziale, tiene in mano ogni anello? Sei nella prosperità? è il dono di Dio; nelle avversità? è il Suo messaggero di rimprovero e di amore; in salute? è il Suo prestito; in malattia? è il Suo memoriale. Ebrei è provvidenzialmente con voi; Ebrei assiste la vita che Ebrei ha dato: e per quanto poco si possa discernere la Sua interferenza, o riconoscere il Suo amore, è perché avete ricevuto aiuto da Dio che continuate fino ad oggi

(II.) Passo ora a questioni di importanza ancora più alta e più solenne. Permettetemi quindi di ammonire tutti coloro che qui vivono insensibili al pericolo, alla prospettiva e alla speranza della loro anima, e incuranti della salvezza di Gesù Cristo, che, solo perché avete ottenuto da Dio l'aiuto della Sua longanime misericordia e della Sua immeritata, non cercata, sottovalutata tolleranza, continuate fino ad oggi, benedetti con il Vangelo, e non separati per sempre dalla sua redenzione. Saulo, l'ingiurioso bestemmiatore, continuò la sua audace carriera, quando una sola parola dall'alto avrebbe liberato la Chiesa sofferente dalla sua malizia, e lo avrebbe precipitato davanti al trono del giudizio di quel Salvatore che aveva perseguitato devastando la Sua Chiesa. Ora, chi di voi vive nello spirito e nell'indole di Saul, incredulo e non convertito? Chi di voi è legge a se stesso? Chi ha preferito il suo peccato alla sua salvezza, o è stato un amante dei piaceri più che un amante di Dio? Da dove dunque continuate fino ad oggi? Da dove viene che lo Spirito ti supplica ancora, che i ministri, la coscienza, le Scritture e la voce di Dio, pronunciata in quasi tutti i modi in cui Ebrei parla e l'uomo può sentire, ti sollecitano ad essere felice? È semplicemente perché, insensibile e disobbediente come sei, hai ricevuto aiuto da Dio, e quindi continui fino ad oggi. È perché gli Ebrei non volevano che alcuno perisse, ma che tutti gli uomini venissero al pentimento e vivessero. Oh vedete, dunque, di chi si tratta, vedete, mentre la vista può giovare, per non ricevere questa grazia di Dio invano

(III.) Ed ora, che state credendo, obbedendo e camminando verso il cielo, con la paziente e indivisa perseveranza imposta nel motto di Paolo, "Quest'unica cosa che faccio", lasciate che vi ricordi (sebbene io sappia che i vostri cuori nell'umiltà e nella gratitudine dell'esperienza divina lo ammetteranno volentieri) che, avendo ricevuto aiuto da Dio, continuate fino ad oggi. Voi sentite il pericolo in cui si trovano coloro ai quali ho appena parlato a causa della loro insensibilità alla salvezza di Cristo. Ebbene, tali eravate alcuni di voi, ma siete stati lavati; ma voi siete santificati; ma voi siete giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio. Da dove deriva, allora, questo bene? È stato estratto, per così dire, dalla mano dell'Altissimo, come il prezzo meritato e l'acquisto della vostra pietà, virtù, pietà e amore? No, è con voi, come con l'apostolo, che avete ricevuto aiuto da Dio; e perciò continuate fino ad oggi a seguire la via dei suoi comandamenti e a vivere nella fede nel suo Figlio, che vi ha amati e ha dato se stesso per voi. È stato il Suo Spirito che ti ha trovato nell'incredulità e ha sradicato l'infedeltà, profondamente radicata com'era; e vi ha permesso di credere nel Signore Gesù Cristo, affinché poteste essere salvati. Quello stesso Spirito, nella sua misericordia, ha soggiogato l'inimicizia del cuore carnale, ha mortificato l'amore del peccato dentro di te e ha fatto dell'amore e del servizio di Geova la tua ricerca e la tua delizia. La sua bontà vi ha indotti a fuggire per rifugiarvi nella speranza che vi è posta dinanzi. Non eravate sufficienti da voi stessi per pensare qualcosa come da voi stessi, ma la vostra sufficienza era tutta da Dio. Mentre, quindi, vi esorto vivamente a credere che questa è la vera grazia di Dio in cui vi trovate, vi supplico altrettanto affettuosamente di credere che continuate ancora in essa, solo perché avete ricevuto aiuto da Lui. Sei liberato da ogni bisogno di operare la tua salvezza, perché sai che Dio opera in te sia per volere che per fare secondo il Suo beneplacito? Lontano, molto lontano altrimenti. Lo stesso Paolo che dichiarò: "Per grazia di Dio, io sono quello che sono", non era un briciolo indietro rispetto al più grande degli apostoli; anzi, lavorò più abbondantemente di tutti, sebbene aggiungesse: "Non io, ma la grazia di Dio che era con me". Permettetemi ora di raccomandare l'ovvia deduzione di questa Scrittura "a coloro che vivono in totale disprezzo di quell'aiuto di Dio, dal quale solo dipende la vita del corpo e la vita dell'anima". Permettetemi di dire a ciascuno di loro: "In verità, com'è vero che vive il Signore e che vive l'anima tua, non c'è che un passo tra te e la morte". Se continuate a trascurare il perdono e la redenzione del Vangelo, non c'è altro rifugio dove lo spirito in pericolo possa rifugiarsi e vivere. Le compassioni del cielo, tuttavia, aspettano ancora, sebbene le loro ali possano essere piumate per il volo; perché non sono disposti ad abbandonare e a portare via con sé per sempre l'ultima speranza: "Perché dunque sedete qui fino alla morte?" 2. In conclusione, esorto affettuosamente coloro che l'aiuto di Dio, nelle disposizioni della misericordia di Suo Figlio, ha vivificato a novità di vita, a seguire la via dei Suoi comandamenti con zelo sincero, e tuttavia con semplice affidamento sulla potenza efficace della Sua grazia. (R. P. Buddicom, M.A.) Il ministero del vangelo:

(I.) In che cosa risiedeva la forza del ministero di San Paolo? "Avendo dunque ottenuto l'aiuto di Dio, rimango fino ad oggi". L'apostolo allude chiaramente al suo ministero negli anni passati, e riconosce

1.) Che sia la sua vita che la sua salute sono state preservate da Dio: e chi può rivedere la storia dell'apostolo senza osservare la verità di ciò? E chi di noi può guardare indietro agli anni trascorsi e non scoprire la stessa cura e protezione misericordiosa di Dio manifestata a noi stessi? Le nostre vite risparmiate, le molte prove e difficoltà che ci hanno aspettato, sia come ministri che come popolo, e attraverso le quali siamo stati condotti in sicurezza, proclamano ad alta voce che le nostre misericordie sono state molte e grandi: esse richiedono la nostra gratitudine al Padre delle misericordie, e dovrebbero ispirarci i sentimenti del Salmista (cxvi, 13)

(2.) Ma le parole dell'apostolo possono ugualmente implicare che Dio lo aveva preservato nel suo zelo e nella sua fedeltà per la verità. Il principio che sentiva dentro di sé, e che lo animava in tutte le sue fatiche, era "l'amore costrittivo di Dio"; "Si sparse nel cuore dell'Apostolo", e in mezzo alle sue difficoltà più difficili fu la boa che lo sostenne e lo incoraggiò nel suo lavoro. E lo stesso principio dell'amore verso Dio deve ispirare e animare ogni ministro nel suo lavoro e nel suo dovere, e che solo gli permetterà di lavorare con successo, di trionfare sulle sue difficoltà, e "alla fine di condurlo per la sua strada con gioia". Nelle circostanze più banali della vita, a meno che Dio non sia con noi, come possiamo prosperare? "Se il Signore non costruisce la casa, non è perduta la fatica di coloro che la costruiscono; se il Signore non custodisce la città, la sentinella veglia invano". Ma nelle preoccupazioni molto più importanti dell'anima, quanto più necessaria è la preghiera! "È Dio che opera in noi il volere e l'agire secondo il Suo beneplacito". E la preghiera non è forse altrettanto necessaria per mantenere viva nel cuore del cristiano quella scintilla di vita spirituale, così facilmente spenta e così pronta a diventare sopita e pigra, se non attentamente sorvegliata e coltivata dallo spirito di meditazione e di preghiera? Quanto è necessario anche per il ministro del Vangelo, considerando le molte tentazioni e prove che si frappongono sul suo cammino! Fu questo sentimento del bisogno della preghiera che portò l'apostolo, insieme con i suoi compagni d'opera, ad esclamare in un'occasione: "Ci dedicheremo continuamente alla preghiera e al ministero della Parola". Oh, che questo spirito di preghiera scenda ancora su di noi che siamo i tuoi ministri; e su di voi che siete il nostro popolo! Oh, che ciascuno di noi oggi possa essere guidato nello spirito di Davide a dire: "Alzeremo gli occhi verso i colli, da dove viene il nostro aiuto"; e con lui anche sentire che il nostro aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra".

(II.) Qual era l'argomento del ministero dell'apostolo? Ebrei dice ad Agrippa che era Cristo. Ebrei espone chiaramente davanti ad Agrippa e agli ebrei che lo accusavano senza fondamenti giusti, "che non aveva detto altre cose che quelle che i profeti e Mosè avevano detto che sarebbero venute, che Cristo avrebbe sofferto", che non potevano condannarlo onestamente, senza allo stesso tempo condannare i loro stessi scritti, che il vangelo che predicava non era diverso da quello che i loro profeti e Mosè avevano dichiarato, che non potevano, come hanno ricevuto e riconosciuto gli scritti dell'Antico Testamento, giustamente lo condannano per aver predicato Gesù

(III.) A chi doveva rivolgere il ministero l'apostolo? Chi doveva esserne l'oggetto? Tutta l'umanità: "testimoniando sia ai piccoli che ai grandi". Ovunque andasse, in qualsiasi situazione si trovasse, l'apostolo richiamava l'attenzione dei peccatori sulle stesse grandi verità, dicendo loro che se si fossero pentiti e avessero creduto nel Signore Gesù Cristo, sarebbero stati salvati. Conclusione: L'argomento è pieno di istruzioni, ugualmente importanti per il ministro e per i suoi ascoltatori

(1.) Al ministro. Gli ricorda la sua alta vocazione e la sua posizione di responsabilità, che a volte può trovarsi in una posizione difficile nel sostenere il suo ufficio

(2.) E a voi che ascoltate l'argomento davanti a noi non manca una parola anche a tempo debito: vi ricorda il vostro dovere di accogliere la verità con affetto, e di pregare per essa, "affinché possa avere libero corso". (J. L. F. Russell, M.A.)

24 CAPITOLO 26

Atti 26:24-25

E mentre parlava così per se stesso, Festo disse a gran voce: Paolo, tu sei fuori di te.-Gli effetti della difesa di Paolo su Festo:

(I.) La carica di Festo. Gli ebrei non denunciarono Paolo come un ipocrita o un furfante, ma piuttosto come un fanatico senza cervello. Questa impressione, anche se falsa, potrebbe essere stata sincera. L'accusa di follia contro i ferventi sostenitori del cristianesimo è molto

1.) Facile. Non richiede alcuna riflessione. Nulla è meno difficile che liquidare le grandi questioni in questo modo

(2.) Comune. È ciò che gli sbadati e i dissoluti accusano costantemente contro gli insegnanti seri

(3.) Sciocco. Perché nessuna classe di uomini è influenzata da una ragione superiore ai veri sostenitori della religione. I posteri hanno da tempo deciso chi era il pazzo, Paolo o Festo

(II.) La risposta di Paolo

(1.) Ebrei nega rispettosamente l'accusa

(2.) Ebrei descrive il vero carattere del suo insegnamento. La "verità" qui si oppone alla menzogna e la "sobrietà" allo squilibrio mentale. "Parlo - come se Paolo avesse detto - parole di realtà e parole di ragione."3. Ebrei rimprovera obliquamente Festo. Ebrei si allontana da lui come se volesse ignorare la sua esistenza, e si rivolge al re. Come se Paolo avesse detto a Festo: "Non c'è da meravigliarsi che tu non mi possa capire; tu non sei un ebreo. Mi hai già frainteso. Non parlo a te, ma al re; poiché il re sa di queste cose", ecc. Riconoscendo così che il re conosceva l'argomento, lo scopo di Paolo non era quello di adulare il monarca, ma di umiliare Festo. (D. Thomas, D.D.Paolo e Festo: un contrasto:

1.) Non fu una gara impari quella in cui l'apostolo si trovò impegnato. Era l'occasione di un grande cerimoniale di stato, un Dhurbar, quando il Viceré Imperiale riceveva il benvenuto e l'omaggio del più potente principe nativo. Proprio in quel periodo ebbe una lite con gli ebrei ed era ansioso di assicurarsi l'appoggio di Festo. Gli Ebrei avevano recentemente aggiunto al palazzo di Erode un'alta sala da pranzo da cui i suoi ospiti potevano guardare dall'alto il tempio interno. I sacerdoti e i guardiani dei recinti sacri si risentirono di questo atto, e quindi costruirono un alto muro, e chiusero fuori la vista del re. Agrippa si risentì di questa indegnità e si sforzò di far rimuovere la restrizione. Gli ebrei chiesero aiuto a Festo; e Festo sposò calorosamente la sua causa. Tutto questo lo abbiamo sull'autorità di Giuseppe Flavio. Cito il fatto qui per due motivi. Illustra

(1) L'accuratezza storica della narrazione sacra. La narrazione di San Luca e quella di Giuseppe Flavio si incastrano come pezzi separati di un insieme storico.

(2) Le proporzioni relative degli eventi che inevitabilmente assumono gli uomini che vi sono immischiati. L'insolenza aggressiva di Agrippa era l'unico argomento di interesse generale dell'epoca. Ma questa intervista a Paolo, a chi importava? Eppure il tempo ha completamente ribaltato il verdetto della storia contemporanea. Del magnifico palazzo degli Erode, o dei bei edifici del tempio, non è rimasta in piedi una pietra sull'altra. L'aggressività di Agrippa e la politica di Festo sono passate allo stesso modo, ma le parole di San Paolo sono ancora vive, germogliano e fruttificano. La lite di Agrippa è svanita dalla vista, la supplica di Paolo è l'eredità di tutti i secoli

(2) L'atteggiamento di Festo verso san Paolo richiede in modo particolare la nostra attenzione. Festo non era un uomo la cui opinione poteva essere ignorata con leggerezza. Non abbiamo qui a che fare con lo scettico, mondano, cinico Pilato, o con un crudele, spericolato dissoluto come Felice; ma con un governante giusto, sincero, schietto, pronto e vigoroso, proprio l'uomo a cui nelle faccende comuni della vita dovremmo affidare il nostro caso con fiducia. Niente di più retto del suo trattamento del prigioniero dal primo all'ultimo. Ma non ha idee e aspirazioni al di là. Quando si parla del futuro e dell'invisibile, si perde nella confusione; Egli è impotente nell'affrontare tali argomenti di pensiero come uno che è cieco nel descrivere le sfumature dell'arcobaleno. Ebrei è schietto, fino al disprezzo, quando si riferisce a "un Gesù che era morto, e che Paolo affermava ancora essere vivo". Questo fu decisivo per la sua mente. Potrebbe un uomo sano di mente sostenere un'assurdità come questa! Ebrei ascolta per un po' di tempo con pazienza mentre Paolo perora la sua causa, ma alla fine non riesce più a trattenersi. Ebrei è confermato ora nella sua prima congettura. Ebrei interrompe bruscamente il prigioniero, gridando invece di parlare: "Tu sei pazzo, Paolo!" Tutto questo parlare del peccato e del pentimento, del perdono e della salvezza, che cos'è questo se non il fantasma di un cervello malato? Questa storia dell'apparizione sulla via di Damasco con la luce e la voce alta non ha nulla in comune con le solide esperienze, i severi doveri concreti del magistrato romano e, in breve, con le realtà riconosciute della vita umana

(3.) Sì, era pura follia

(1) Commettere suicidio sociale come aveva fatto Paolo. Gli ebrei avevano rinunciato a una posizione alta e onorevole tra i suoi compatrioti; Era sulla via maestra della preferenza, eppure all'improvviso rinunciò a tutto... per cosa? Diventare un emarginato; essere odiata dagli ebrei e disprezzata dai greci; a trascinare una miserabile carriera di penuria, di sofferenza, di fatica e di pericolo; essere respinto da tutti gli uomini come la sporcizia e la sporcizia della società. Chi ha sostenuto la causa con più forza di lui? Sì! Sapeva, nessuno poteva saperlo meglio, di essere irrimediabilmente pazzo come il mondo conta la follia. "Siamo stolti", dice di se stesso, "siamo stolti per amore di Cristo". (2) Professare un credo come fece Paolo. Chi ha mai sentito prima di qualcuno che rivendica la fedeltà e l'adorazione del mondo intero per un malfattore crocifisso? Non c'era differenza di opinione tra ebrei e greci. Sulla maggior parte delle questioni che riguardavano la religione, l'uno parlava un linguaggio del tutto incomprensibile all'altro; ma qui c'era un'assoluta unanimità di sentimenti: Festo, Agrippa, soldato romano e sacerdote ebreo, dovevano unirsi nel condannare questi deliranti. Anche in questo caso nessuno sapeva meglio dell'apostolo stesso come il suo insegnamento fosse considerato dalla cultura e dalla sagacia della sua epoca. Gli Ebrei lo sapevano, se ne gloriava, invitava tutti gli uomini a diventare pazzi come lui era pazzo. Questa stessa follia, sosteneva, era la condizione indispensabile di ogni conoscenza superiore. "Se qualcuno pensa d'essere saggio in questo mondo, diventi stolto per essere saggio." 4. Così, dunque, due visioni della vita del tutto inconciliabili si confrontarono in Festo e Paolo. Paolo era sincero. Anche Festo era sincero. Eppure tra i due c'è un abisso spalancato e invalicabile. Se Festo ha ragione, Paolo è pazzo. Se Paolo ha ragione, Festo è cieco

(5.) Da un punto di vista probatorio questa scena suggerirebbe non poche riflessioni importanti.

(1) Posso indicare, ad esempio, la calma e la sobrietà dell'affermazione dell'apostolo, la perfetta sicurezza con cui egli descrive dettagliatamente la storia della sua conversione e i motivi della sua fede, la semplicità virile e cortese con cui risponde al rimprovero di Festo e il sarcasmo di Agrippa. Certamente nulla è più diverso dal delirio del maniaco.

(2) Potrei allontanarmi dalla scena stessa per i suoi risultati. Il mondo civilizzato, dopo lunghe esitazioni e molte esitazioni, alla fine preferì la follia di Paolo alla sanità mentale di Festo. Riflettete su quanto enorme sia stato il guadagno per l'umanità derivante da questa preferenza, e su quanto sarebbe stata irrimediabile la perdita se avesse preso Festo invece di Paolo. Il cristianesimo ha salvato un mondo indifeso che si affrettava verso la sua rovina, ha dotato la società di nuovo vigore e di gioventù infondendovi nuove aspirazioni e speranze; e questa influenza rinvigorente conteneva in sé la potenzialità di tutto ciò che c'è di più nobile e di migliore nella civiltà e nella vita moderna

(6.) Ma è una convinzione pratica e non intellettuale che vorrei imporvi - la grandezza dell'alternativa. Nessuna ingenuità o indifferenza può colmare l'abisso che separa la visione della vita umana, assunta da Festo, da quella di San Paolo, la visione adottata dall'uomo retto e ragionevole del mondo, che vive solo nel presente, e la visione adottata dal cristiano, la cui intera anima è dominata dalla presenza di Dio. con la coscienza del peccato e con la convinzione dell'eternità. Dio non voglia che si parli meschinamente di onestà, verità, rettitudine, qualsiasi cosa nella vita umana sia bella e di buona reputazione. Ma il fatto rimane. Ecco due visioni antagonistiche della vita umana e del destino umano. Gli uomini possono sforzarsi di ricucire un compromesso vuoto tra loro, ma nessuna tregua può essere reale perché non si vede alcun punto d'incontro. È l'alternativa della sanità mentale e della follia, della luce e dell'oscurità, della vita e della morte. Se hai deciso che la visione cristiana è sanità mentale, è luce, è vita, allora non deve, non può essere inoperante in te. Pervaderà tutta la tua vita e soffierà il soffio del cielo nell'opera della terra. Tutto ciò è ragionevole. Non può essere una questione indifferente se nelle vostre azioni siete responsabili solo dei giudizi della società umana o di un Occhio che tutto vede, che trascura, interpreta male, non giudica male, non giudica nulla. Non può essere una questione di indifferenza se il fare il male è semplicemente una violazione dell'ordine, accompagnata da conseguenze scomode, o se è peccato, cioè una sfida ribelle a un Padre celeste tutto giusto, tutto santo; se gli ebrei che camminarono sulla nostra terra diciotto secoli fa fossero pazzi; o se Ebrei fosse davvero l'unigenito Figlio di Dio; Sia che questa vita sia tutta la nostra vita, sia che ci sia un eterno aldilà davanti al quale i trionfi del presente non sono proprio nulla. Questa, allora, dico, questa è l'alternativa straordinaria. Non c'è modo di fermarsi tra due opinioni qui; L'abisso è ampio e insondabile. Accettate, dunque, l'alternativa che avete scelto; Accettatela con tutte le sue conseguenze, pensateci, padroneggiatela, vivetela. Gli uomini ti scherniranno con la tua incoerenza; ma non scoraggiatevi per questo. Lascia che la provocazione ti innervosi a sforzi maggiori. L'incoerenza deve necessariamente essere maggiore in quanto l'ideale è più alto. Festo, senza dubbio, era un uomo molto più coerente di San Paolo. Lo stendardo di Festo era lo stendardo ordinario degli uomini d'onore, e sembrerebbe che non fosse molto al di sotto di esso. Lo standard di San Paolo era l'assoluta negazione di sé, ed egli si lamenta costantemente dei suoi difetti. Il mero voluttuario è molto più coerente di entrambi. Il suo scopo è il piacere sensuale, e vi si dedica anima e corpo. Sopporta di essere chiamato pazzo quando ti troverai davanti al tribunale di Festo. Questo è inevitabile; ricordate solo intanto che voi siete figli di Dio, eredi dell'eternità. (Bp. Lightfoot.In una delle sue opere, il compianto Charles Kingsley fa l'osservazione suggestiva e vigorosa che "non c'è mai stato nessuno che abbia detto la verità sulla terra, che non sia stato chiamato 'idiota ululante' per le sue pene all'inizio". E a chiunque sia a conoscenza dei fatti generali e degli insegnamenti della storia, l'osservazione non sembrerà affatto troppo radicale. Forse non sarà molto difficile arrivare alla radice e alla ragione di questa attribuzione di follia e follia a uomini di forte serietà e devozione religiosa. Il pazzo, per esempio, è molto spesso un uomo con una sola idea. Un pensiero opprimente si è impresso nel suo cervello, assorbe la sua attenzione di giorno e colora i suoi sogni di notte, e sembra che non sappia e non si curi di nulla. E quindi non c'è molto da meravigliarsi che gli uomini del mondo, per i quali il denaro, il potere, il piacere, il lusso, sono gli unici fini dell'esistenza, trasferiscano questo aspetto di una mente disordinata a coloro che hanno vissuto e lavorato sotto l'impulso di un forte entusiasmo religioso, e li bollino come monomaniaci. "Eretico!" Sciocco!"" Fanatico!"" Pazzo!"" Anticristo!" questi e molti altri simili epiteti di Billingsgate ecclesiastico furono sparati a Lutero dalle catapulte del Papa e dei preti di Roma. Giovanni Wesley, il grande riformatore religioso del secolo scorso, non si sottrasse d'essere messo alla "gogna della vergogna"; mentre i grandi leader e pionieri del moderno movimento missionario, come sappiamo, hanno preso un rango molto alto nella categoria dei reputati "sciocchi e pazzi". La missione di William Carey in India fu pubblicamente definita nella Camera dei Comuni britannica da uno dei suoi membri aristocratici, come "la missione di un pazzo", e persino un uomo come Sydney Smith, l'arguto canonico di St. Paul, trovato nel primo gruppo di missionari che partirono per l'evangelizzazione dei pagani, ciò che riteneva adatto bersagli per le frecce del suo spirito caustico e della sua satira. «Piccoli distaccamenti di maniaci!» era l'unica frase che la sua carità cristiana riusciva a trovare con cui etichettarli. Nel campo della scienza abbiamo il caso di Robert Bacon, del quale è stato detto dal dottor Friend che "era il miracolo della sua epoca, e possedeva forse il più grande genio per la scienza meccanica che si sia conosciuto dai tempi di Archimede". E come fu trattato questo brillante filosofo sperimentale del XIII secolo, quando ebbe fatto conoscere quelle meravigliose scoperte della chimica, dell'astronomia e della meccanica, che erano tutte anticipazioni delle invenzioni e delle scoperte della scienza moderna? Perché, come tutti i lettori di storia inglese sanno bene, fu accusato dai monaci ignoranti del suo ordine di essere posseduto dal diavolo. Si affermava che egli praticava l'arte nera e che era stato aiutato nella sua ricerca della pietra filosofale da spiriti infernali. Queste accuse, insieme con undici o dodici anni di stretta reclusione in una cella, erano le ricompense che i suoi contemporanei bigotti e fanatici distribuivano alla "prima stella che precede l'alba" della scienza sperimentale e della filosofia. E la stessa regola la troveremo valida in relazione ad altri che furono cospicui pionieri e fattori del progresso sociale e materiale del popolo. Questo fu particolarmente il caso per quanto riguarda gli scopritori e i promotori della potenza propulsiva del vapore, e la sua applicazione pratica sotto forma di locomotive a vapore, navi a vapore e simili, per la promozione di modi di viaggiare più rapidi. L'idea germinale della macchina a vapore è senza dubbio da far risalire alle macchine, ai diagrammi e agli scritti di Solomon de Caus; anche se il marchese di Worcester è generalmente riconosciuto come l'inventore. Eppure entrambi questi uomini furono considerati pazzi dai loro contemporanei, a causa della loro dottrina riguardante la forza motrice del vapore. Il primo, ci viene detto, "viaggiò dalla Normandia a Parigi per presentare un trattato a Luigi XIII. sull'argomento. Il suo ministro, il cardinale Richelieu, licenziò il ricorrente e, a causa della sua insistenza, lo imprigionò come un 'pazzo pericoloso'". E quest'ultimo, il marchese di Worcester, era considerato non solo un ciarlatano, ma anche un impostore, e dovette subire i più amari rovesci a causa della sua difesa della brillante scoperta che il suo genio osservatore aveva fatto. Coloro che seguirono le orme di questi uomini, e che portarono avanti le loro teorie e i loro principi a questioni così gloriose, potrebbero non aver dovuto affrontare una persecuzione così amara; Tuttavia dovettero affrontare la sfida della derisione e dell'opposizione di coloro la cui ignoranza impediva loro di percepire, o i cui interessi impedivano loro di intrattenere, tali cosiddetti progetti "folli" e impraticabili. Quando Fulton propose di navigare il fiume Hudson su un battello a vapore, fu accolto con battute sgarbate, sorrisi increduli e sogghigni sprezzanti dai saggi del suo tempo, che caritatevolmente denunciarono la sua idea come la più sciocca che fosse mai entrata in un cervello sciocco. E quando George Stephenson, il "padre delle ferrovie inglesi", propose di far viaggiare un treno da Woolwich a Londra all'incredibile velocità di quattordici miglia all'ora, non solo fu considerato da molti come un sognatore impraticabile, ma da alcuni come un traditore di sintomi premonitori di idoneità per Bedlam e una camicia di forza. Era il vecchio trucco di chiamare pazzo un uomo che è in anticipo sui suoi simili, finché la follia non diventa contagiosa e la situazione cambia; Allora, come il bravo ragazzo della fiaba, sulla cui testa il berretto da sciocco, messo lì dai suoi fratelli beffardi, si è trasformato in una corona, gli scherni degli avversari si trasformano in lode, e gli stessi soprannomi di tali pazzi diventano gloriosi. Ulteriori e simili illustrazioni del punto che stiamo cercando di esporre sono a portata di mano per essere spigolate in altri campi del pensiero e dell'attività umana, ma che possono essere solo indicate. È, per esempio, un fatto ben noto che Mesmer, lo scopritore del magnetismo animale, si pensava fosse in possesso dell'azione satanica quando propose la sua teoria e rese nota la sua meravigliosa scoperta; e se fosse vissuto un tempo in Inghilterra, con ogni probabilità sarebbe stato bruciato vivo sul rogo come un mago. Fu aspramente perseguitato, la sua vita minacciata, e per un certo tempo fu imprigionato. Gli annali delle riforme politiche fornirebbero anche esempi lampanti della stessa cosa, come testimonierebbero abbondantemente i casi di Cobden, Bright e Villiers, che furono bollati come "sciocchi e fanatici" per la parte che ebbero nell'abolizione delle leggi sul grano, con le quali fu suonata la campana a morto dei monopoli protettivi e la pagnotta a buon mercato posta sulla tavola del povero. Lo stesso vale per i resoconti della grande riforma della Temperanza. I pionieri di quel grande movimento sociale dovettero pagare la pena di essere uomini in anticipo sui tempi, di essere guardati ed etichettati come "sciocchi e pazzi". (J. Cuttell.La stima del cristianesimo da parte del mondo:

I.L'opinione del mondo

(1.) Che cos'è. Che i cristiani sinceri sono fuori di sé. Il mondo non ha obiezioni ad agire secondo il principio "vivi e lascia vivere". Se i cristiani andranno tranquillamente per la loro strada, saranno i benvenuti ad essa, a tutta la loro strana adorazione, dottrine, modo di vivere, speranze, ecc. Ma quando tutto questo viene imposto ai devoti degli affari, del piacere, della politica, ecc., e dichiarato essere l'unica cosa necessaria, dimostra follia e deve essere chiamato con il suo vero nome. Che cosa hanno a che fare gli uomini pratici di buon senso del mondo con tali sogni? 2. Da chi è intrattenuto

(1) Da troppi magnati del mondo nello Stato, nella scienza, nella letteratura, nel commercio. Uomini che sono completamente occupati con gli interessi, nella loro visione di un momento molto più grande.

(2) Da uomini che dovrebbero saperne di più. Probabilmente Agrippa era della stessa veduta di Festo, anche se dichiarava di avere molte delle principali convinzioni di Paolo. Perciò nelle nostre congregazioni ce ne sono molti come Festo. Finché il predicatore si accontenta di esporre in modo tranquillo e con frasi raffinate i principi morali comunemente accettati, essi possono sopportarlo; ma non appena insiste con serietà sulla coscienza le terribili realtà del tempo e del destino, viene messo da parte come volgare follia

(3.) Su cosa si fonda.

(1) Con Festo alcuni lo attribuiscono all'apprendimento, all'eccessiva tassazione del cervello. La mente è stata così sopraffatta dalla contemplazione che ha perso il suo equilibrio.

(2) Altri lo attribuiscono alla ristrettezza o alla superficialità. L'uomo non pensa abbastanza a fondo, o la sua lettura non è stata sufficientemente estesa, o saprebbe che gli argomenti che declama sono questioni aperte, e presenterebbe come ipotesi ciò su cui ora insiste come dogmi.

(3) Altri dicono che è il risultato di un sistema squilibrato in cui si permette alla passione di usurpare il posto della ragione

(II.) La risposta cristiana

(1.) Una cosa strana non è necessariamente il segno della follia, né il loro creatore è un pazzo. Altrimenti l'incarico di Festo sarebbe valido per alcuni dei più grandi uomini che siano mai vissuti. Quale grande scopritore, scienziato, inventore, filantropo, non è stato dapprima considerato pazzo, ad esempio Colombo, Galileo, Stephenson, Howard, Wilberforce, ecc

(2.) Se fosse diversamente per il cristiano, l'accusa potrebbe essere comprovata. Sapendo ciò che Paolo fece, non sarebbe stato fuori di sé se non avesse agito come fece. Sentire la grandezza dei fatti e delle questioni del Vangelo, e sopprimerli o essere indifferenti ad essi: questa è follia

(3.) Chi non preferirebbe essere pazzo con Paolo piuttosto che sano di mente con Festo quando confrontiamo il carattere di ciascuno e il servizio che ciascuno ha reso al mondo? 4. Se il cristianesimo è follia o verità e sobrietà può essere messo alla prova dai suoi effetti. Fa impazzire gli uomini o li rende sinceri e sobri? Lasciate che le vite cristiane, le istituzioni, la letteratura, forniscano la risposta. (J. W. Burn.Una volta, a Wotton, Rowland Hill fu trascinato dall'impeto impetuoso dei suoi sentimenti, ed esclamò: "Poiché sono serio, gli uomini mi chiamano un entusiasta, ma non lo sono; Le mie sono parole di verità e sobrietà. Una volta ho visto cadere una cava di ghiaia e seppellire vivi tre esseri umani. Gridai così forte per chiedere aiuto che mi sentii alla distanza di un miglio; I soccorsi arrivarono e salvarono due dei poveri sofferenti. Nessuno mi chiamava entusiasta allora; e quando vedrò la distruzione eterna pronta a cadere sui poveri peccatori, e sul punto di seppellirli irrimediabilmente in un'eterna massa di dolore, e di invocarli ad alta voce per fuggire, sarò chiamato un entusiasta ora?" Quando il dottor Chalmers si convertì, il cambiamento nel suo ministero fu subito evidente a tutti. I razionalisti, alla cui classe apparteneva, dicevano comunemente: "Tom Chalmers è pazzo". Alcuni anni dopo, quando si stabilì a Glasgow, una signora e un signore che si recavano ad ascoltarlo incontrarono un amico, che chiese dove stessero andando. Quando gli fu detto, disse: "Cosa! sentire quel pazzo?" Lo persuasero ad andare per una volta e a fare lo stesso, promettendogli di non disputare mai più con lui su quel titolo, se fosse stato incline ad applicarlo al predicatore dopo il suo sermone. Con sorpresa di tutti e tre, quando il dottor Chalmers pronunciò il suo testo, era: "Non sono pazzo, nobilissimo Felix, ma pronuncio parole di verità e sobrietà". L'ascoltatore scettico non solo era convinto della sanità mentale del predicatore, ma si era anche convertito alla fede nella verità evangelica. Il tenente Watson, un ufficiale devoto, nella guerra d'indipendenza spagnola, dovette fermarsi con il suo reggimento per alcuni minuti in presenza dei francesi e nella prospettiva di una battaglia immediata. "In queste circostanze", disse, "diversi feriti furono trasportati, il sangue scorreva attraverso le barelle su cui erano stati portati. Mi trovavo vicino a diversi giovani ufficiali che mi avevano spesso preso in giro. Pensai che fosse una buona occasione per dire una parola che avrebbe potuto rivelarsi opportuna, e cominciai osservando: "Mi avete spesso chiamato sciocco e pazzo, ma pochi istanti possono decidere la questione, con chi è la follia e la follia, alla presenza di Colui che è il Dispensatore di vita e di morte". Un solenne timore reverenziale sembrò impressionarli per il momento, e continuai a parlare di Colui che aveva privato la morte del suo pungiglione, ricevendola nel Suo stesso corpo sull'albero maledetto. Mi hanno implorato e supplicato di smettere, e hanno detto che in un momento simile era crudele torturare le loro menti con cose del genere".Chi è pazzo, Paolo o Festo? Chi è pazzo?

(I.) Il cristiano che

1.) Fonda la sua fede sulla sicura rivelazione di Dio e sull'esperienza del cuore; 2. Regola la sua vita secondo i comandi di Dio e fa passi sicuri sulla via stretta della santità; 3. Ripone le sue speranze in un'eternità che, in mezzo a tutti i cambiamenti del tempo, è sempre davanti ai suoi occhi?

(II.) O colui che non è un cristiano che

1.) Deride ciecamente ciò che non può comprendere con i suoi sensi; 2. Barcolla, lo sport delle sue passioni, impotente sulla larga strada che conduce alla distruzione; 3. Cerca la sua felicità nel presente, che svanisce come un sogno, e non lascia dietro di sé altro che un terribile risveglio? (K. Gerok.Appena Berridge, di Everton, cominciò a predicare in modo diverso da quello del clero vicino, si sentirono feriti dalla vacuità delle loro chiese e dalla pienezza delle sue. Anche il gentiluomo si offese molto; non gli piaceva vedere tanti estranei, ed essere così incomodo, e cercò di far perdere la vita al signor Berridge con una denuncia al suo vescovo. Berridge, mandato a chiamare da sua signoria, fu avvicinato così: "Ebbene, Berridge, mi dicono che vai in giro a predicare fuori dalla tua parrocchia; ti ho forse istituita a qualcun altro che all'Everton?" No, mio signore."" Ebbene, allora predicate dove non avete il diritto di farlo". È vero, mio signore; Ricordo di aver visto cinque o sei ecclesiastici delle loro parrocchie giocare a bocce". Pho, se non desistete, molto probabilmente sarete mandati nel carcere di Huntingdon". In quanto a questo, mio signore, non ho una prigione più simpatica degli altri; ma preferirei andarci con la coscienza a posto, piuttosto che essere in libertà con una cattiva". A questo punto sua signoria, guardando intensamente Berridge, lo rassicurò gravemente: «Era fuori di sé, e che in pochi mesi sarebbe stato meglio o peggio». Allora," disse, "mio signore, potete tranquillizzarvi in questa faccenda; perché, se sto meglio, devi supporre che desisterò di mia spontanea volontà; e se peggio, non c'è bisogno che mi mandiate in prigione, perché mi verrà fornito un alloggio a Bedlam".Ma lui disse: "Non sono pazzo".- Il cristianesimo sincero è stato salvato dall'accusa di pazzia:

I. L'accusa. "Tu sei fuori di te." 1. È insorto dall'infedele dichiarato contro il professore di cristianesimo. L'idea di rigenerare la società per mezzo del vangelo è vista come un sogno folle

(2.) È sollecitato dal cristiano nominale contro il serio praticante e propagatore del cristianesimo. La religione ha ragione al suo posto, ma lasciatela stare lì, altrimenti diventerà una noia. Non portarlo nella vita sociale. Sii religioso in silenzio e con rispetto

(II.) La rivendicazione. "Non sono pazzo, nobilissimo Festo." La rivendicazione è educata

(1.) Il cristiano sincero dimostra la sua saggezza superiore con il fine a cui mira: la rigenerazione del cuore e il perfetto sviluppo di tutto l'uomo

(2.) Il cristiano sincero dimostra la sua saggezza superiore con i mezzi che impiega. Questi mezzi sono duplici.

(1) La fede nel cristianesimo come sistema.

(2) Devozione a Cristo come persona. (a) Resa personale. "Voi siete di Cristo". (b) Servizio entusiasta: difesa, donazione e lavoro. Ammettere, quindi, lo scopo di essere giusti e saggi, non sono i mezzi esclusivamente adatti? Che cosa, se non il cristianesimo, può rigenerare e perfezionare l'uomo? Il freddo consenso a un credo non può farlo. L'entusiasmo ha fatto tutto ciò che di buono è stato fatto in questo mondo. Il formalismo ostacola

(3.) Il cristiano sincero dimostra la sua saggezza superiore con il successo che ottiene. Conclusione: chi è il pazzo, l'accusato o l'accusatore? L'accusatore sicuramente

(1.) L'infedele dichiarato è uno sciocco. Ebrei non è sicuro che il cristianesimo sia un'illusione o un'imposizione. Ebrei si basa su una supposizione molto improbabile

(2.) Il cristiano nominale è uno sciocco più grande. Ebrei dice di credere nell'esistenza di Dio, nella Divinità della Bibbia, nelle pretese di Cristo, nelle realtà dell'eternità; eppure vive come se non credesse in loro. La sua pratica smentisce la sua professione. (Thomas Baron.) Un duello morale: - Riguardo ai due duellanti nel testo, avviso

1.) Entrambi erano uomini di notevole capacità. Il discorso di Festo (vedi CAPITOLO xxv. 27) mostra questo, e l'alta posizione a cui le sue capacità lo avevano innalzato. Paolo non era meno capace, ma anche di più

(2.) Entrambi erano ben noti

(3.) Entrambi avevano spettatori illustri. Erano presenti Agrippa, il re, "i capitani in capo" e "gli uomini principali della città".

(I.) Come la laicità rappresentata nell'attacco dell'uno. Festo era un uomo di mondo, un mondano, un laico forte, illuminato e di talento. Due osservazioni riguardo a questo attacco

(1.) È stato pronunciato da un uomo di distinto potere 2. È stato spinto da motivi che sembravano ragionevoli

(II.) Come il cristianesimo rappresentato nella difesa dell'altro. Si suggeriscono due osservazioni

(1.) La difesa è stata diretta. Paolo dice: "Io non sono pazzo". 2. La difesa è stata razionale. Ebrei dice: "Io pronuncio parole di verità e di sobrietà". 3. La difesa è stata rispettosa. Paolo si rivolge al suo accusatore chiamandolo "nobilissimo [R. V., eccellente] Festo". (Omileta.La sanità mentale di Paolo: - Provata da-

(I.) Il suo modo di fare in tutto questo periodo difficile. Gli ebrei avevano sopportato abbastanza da far girare il cervello più forte. La violenza della folla; le scampate per un pelo alla flagellazione e all'assassinio, con tutte le tremende ansietà ad esse connesse, e ai suoi processi davanti ai vari tribunali; la speranza differita dalla politica di Felice; la tensione che comportava l'appello a Cesare, e ora il suo rinvio a giudizio davanti a una corte affollata e distinta. Chi altro avrebbe potuto sopportare tutto questo senza squilibrio mentale? Eppure vediamo Paolo uniformemente calmo, cortese, coraggioso, conciliante, pronto a vedere e pronto a cogliere ogni occasione favorevole, e che si adatta con una facilità pari al genio a ogni circostanza in cui si trovava. Se questa è follia, allora chi è sano di mente?

(II.) La questione della sua difesa. Erano passati due o tre anni dalla sua difesa sulle scale, e quasi un quarto di secolo dall'evento che descrive. Il minimo tocco di follia sarebbe facile da rilevare nell'inevitabile variazione di alcuni dettagli importanti. Eppure tutti questi resoconti sono coerenti. Non si osserva alcun vuoto di memoria, nessuna indistinzione o debolezza mentale. Nessuno ha mai raccontato due volte un'allucinazione allo stesso modo, e nessuno ha mai sofferto per una di esse come Paolo per la sua visione di Cristo, né l'ha mai utilizzata a beneficio della razza

(III.) Gli effetti della sua condotta sul mondo. Quale pazzo ha trasformato il corso della storia, che andava in una direzione sbagliata, in una direzione giusta? Rivoluzionare moralmente il mondo, assicurare al suo Padrone un seguito che nessun uomo può annoverare tra gli eletti della razza, e assicurarsi un posto nell'affetto di innumerevoli milioni di persone, non sono certo effetti che dovremmo attribuire all'opera di un pazzo

(IV.) Il comune consenso dei più saggi e migliori degli ultimi diciotto secoli che hanno trovato nelle parole di Paolo la salvezza dal peccato, il conforto nel dolore, lo stimolo ad un alto sforzo e la speranza nella morte. (J. W. Burn. I saggi rispondono: - Un uomo parla stoltamente? - Tolleralo volentieri, perché tu sei saggio. Parla forse in modo errato? - Chiudete la bocca a un uomo simile con parole sane che non possono essere negate. Parla egli la verità? - Rallegratevi della verità. (Oliver Cromwell.) Nobilissimo Festo.Le classi superiori:

1.) Anni fa un domestico addetto, presumendo il privilegio accordato alla sua classe, rimproverò aspramente il suo padrone per il peccato di aver bestemmiato, e diede un ampio accenno al giudizio a venire. Il laird, sentendo di non avere una gamba su cui stare in piedi, tagliò corto con l'osservazione: "È piaciuto alla Provvidenza di porre la nostra famiglia in una posizione superiore in questo mondo, e confido che gli Ebrei faranno lo stesso nell'altro". Questo è un caso reale, ma ai nostri giorni raro. Dall'altra parte ci sono dappertutto molti che indossano corone e pregano. Ma tra i due estremi del bene e del male, nei diecimila superiori, quante diversità ci sono nel carattere e nelle circostanze

(2.) Paolo poteva apprezzare le difficoltà di un altro uomo e simpatizzare con coloro la cui posizione magnificava l'offesa della Croce. C'era forza in lui, ma c'era anche sensibilità. Gli ebrei non possono essere né deboli né maleducati. Gli ebrei sapevano che era più difficile per il governatore romano che per un uomo più meschino obbedire al vangelo. Gli Ebrei non lo adulano, né suggeriscono che ci sia una porta privata per ammetterlo in cielo; Eppure nel suo cortese discorso risiede un principio permanente, prezioso, pratico

(3.) Parliamo di aristocrazia non in senso stretto o tecnico, ma dello stato più alto della società, sia che la nascita, la ricchezza, l'energia, l'intelletto o l'apprendimento possano essere stati la causa immediata della loro elevazione. Ora, se è vero che tali hanno bisogno e ottengono l'offerta della salvezza alle stesse condizioni di coloro che si trovano su un palco inferiore, è anche vero che alcune tentazioni peculiari a loro stessi aumentano la loro difficoltà ad accettare il vangelo

(4.) Uno dei detti di nostro Signore in riferimento all'aristocrazia della ricchezza getta luce sul nostro tema (Matteo 19 23, 24). Supponendo che la cruna dell'ago rappresenti la porta bassa e stretta attraverso le mura di una città fortificata per l'uso notturno o in tempo di guerra, quando il grande ingresso deve essere chiuso, si ha qui un passaggio dal pericolo alla sicurezza, non impraticabile per sua natura, ma impraticabile per un cammello a causa della sua enorme mole. Così l'elevazione della classe più alta rende più difficile il loro ingresso nel regno di Cristo. Di questa difficoltà Gesù parla con tenerezza, e Paolo segue le sue orme. "Nobilissimo Festo", disse, osservando che la dignità del governatore era tenere alta la testa di una creatura peccatrice, e impedirgli di inchinarsi davanti alla Croce di Cristo, e lo disse per gratificare i sentimenti del grand'uomo, e così per salvare l'uomo perduto

(5.) Dallo stile del discorso dell'apostolo risplende una lezione, che emette i suoi raggi di luce, insegnando a due classi opposte di uomini

(I.) Per cristiani ardenti di ogni rango, e specialmente cristiani di umile condizione. Se siete veri discepoli, nessuno metterà in discussione la vostra nobiltà. Se sei nato di nuovo, sei di alto lignaggio, per quanto in basso sia il tuo posto nei registri della terra. Ma fai attenzione a non presumere il tuo posto e il tuo privilegio. Sii consapevole dei tuoi difetti e mansueto nel tuo comportamento; sii tutto a tutti, affinché in ogni modo tu possa salvare alcuni. In particolare, guardatevi dal gettare una pietra d'inciampo sulla strada dei nobili, dei ricchi o dei raffinati, con qualsiasi tipo di maleducazione. Bada di non confondere la volgarità con la fedeltà e la tua ignoranza con la semplicità che è in Cristo. Ci sono alcuni vicino a te che non si sono ancora sottomessi al Vangelo; La loro elevazione rende più difficile per loro inchinarsi ed entrare dalla Porta dello Stretto. Se ti fossi trovato alla stessa altezza, forse oggi non saresti stato all'interno del cancello. Stai attento; e se si allontanassero da Cristo a causa di qualche maleducazione che hanno visto in te? Pensate alle loro particolari difficoltà; non renderli più grandi; Togline un po' di mezzo, se puoi. Ebrei che vincono le anime sono saggi

(II.) Per i "più nobili" di ogni classe c'è qui una lezione. Ammettiamo francamente che ci sono nobili tra gli uomini. Ci rivolgiamo ai nostri capi, come Paolo si rivolse a Festo, e diamo il titolo di rispetto che è dovuto. Signori, voi nutrite un alto senso dell'onore, avete un gusto raffinato, avete esercitato la vostra comprensione e non potete prestare alcuna deferenza alla semplice affermazione. Bene, cosa ne consegue? Per quanto grandi e buone siano queste conquiste, a che ti giova se perdi la tua anima? Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché le vostre conquiste potrebbero essere così logore da mettere in pericolo la vostra salvezza. Infine, fate attenzione a non permettere che la maleducazione e gli altri difetti di coloro che professano di essere cristiani vi allontanino da Cristo. Non ti sarà di consolazione se non sarai salvato, se sarai in grado di convincere i cristiani di colpe. Non vi viene chiesto di credere nei cristiani, ma in Cristo. (W. Arnot, D.D.)

26 CAPITOLO 26

Atti 26:26

Questa cosa non è stata fatta in un angolo.- La pubblicità del cristianesimo:

(I.) Che cosa? Il cristianesimo in

1.) La sua storia.

(1) Le sue fasi preparatorie - patriarcale, legale, profetica - furono tutte messe in atto alla luce del sole, e ognuna di esse rese pubblica testimonianza della venuta di Cristo.

(2) Il suo effettivo avvento. La stella guidò i Magi e l'esercito celeste, i pastori, verso la locanda pubblica dove nacque Cristo. La sua prima apparizione fu tra la folla nel tempio; Gli ebrei si sottoposero al battesimo pubblico, cercarono i luoghi più frequentati per il Suo insegnamento e i Suoi miracoli, morirono e ascesero in pubblico.

(3) Il suo successivo progresso. Gli apostoli andarono in tutto il mondo e proclamarono il loro messaggio dove gli uomini si radunavano in gran numero. Così oggi il predicatore e il missionario desiderano la massima pubblicità per il loro messaggio.

(4) La sua chiusura. La dispensazione sarà pubblicamente conclusa davanti all'intero universo nel Giorno del Giudizio

(2.) Le sue istituzioni.

(1) La Bibbia è il libro più pubblico del mondo. Ha una tiratura che sta crescendo con l'aumento della popolazione mondiale. Ogni uomo nella sua lingua può ora leggere le meravigliose opere di Dio.

(2) Le chiese cristiane sono le caratteristiche più importanti nella strada della città e nel paesaggio rurale.

(3) Il sabato settimanale.

(4) I sacramenti

(3.) La sua influenza. Gran parte di questo nel suo funzionamento è necessariamente silenzioso e discreto, ma nei suoi effetti è più evidente.

(1) Sulle vite individuali. L'ubriacone convertito alla sobrietà, il ladro all'onestà, ecc., sono cose che non si fanno in un angolo.

(2) La vita nazionale. Togliete ciò che è stato fatto dal cristianesimo alla civiltà inglese, e cosa rimarrebbe? Testimonia le nostre scuole, ospedali, ecc

(II.) Perché? Perché

1.) Non c'è nulla da nascondere. Il cristianesimo non è un'impostura che richiede l'oscurità per la sua manipolazione. Essendo la verità stessa, cerca la luce. La sua sfida in ogni momento e ovunque è: "Vieni e vedi". 2. Non c'è nulla di cui vergognarsi. La bontà corteggia la pubblicità. Il cristianesimo non è un'opera malvagia delle tenebre. Sarebbe davvero strano se, con il solo scopo di benedire l'umanità, si nascondesse in un angolo

(3.) Non c'è nulla da temere. Il coraggio è sempre aperto, qualunque avversario possa essere sulla strada. Fiducioso nella vittoria, il cristianesimo ha lanciato il guanto di sfida al mondo, alla carne e al diavolo, e ha vinto su tutta la linea

(III.) Perciò risplenda la tua luce davanti agli uomini. Altrimenti

1.) Tu non sei in armonia con tutto il genio del cristianesimo

(2.) Cristo ti scarterà pubblicamente nel grande giorno. (J. W. Burn.Il vangelo pubblicato apertamente:

1.) Quando il nostro Salvatore cominciò a proclamare il vangelo, gli Ebrei non sfogarono, come fanno gli ingannatori, le Sue nuove dottrine, né pretendevano di compiere le Sue meraviglie in luoghi dove non c'era nessuno adatto a opporsi all'una o a confutare l'altra. Fin dai primi Ebrei apparvero pubblicamente, e durante tutto il corso del Suo ministero, gli Ebrei si rivolsero costantemente alle moltitudini e nei luoghi più frequentati - le strade, le piazze, le piazze, i templi e le sinagoghe - dove la Sua vita, la Sua dottrina e i Suoi miracoli potrebbero, da parte dei Suoi nemici professati, essere osservati ed esaminati attentamente

(2.) Gli Ebrei si scagliarono contro tali persone per i soggetti delle Sue guarigioni miracolose le cui infermità erano note e di lunga data; uno che era stato cieco fin dalla nascita; un altro malato con un flusso di sangue da dodici anni; e un terzo afflitto da paralisi per trentotto anni; in modo che non ci potesse essere alcuna confederazione possibile in un caso in cui si sapesse che la persona guarita aveva lavorato sotto quel cimurro alcuni anni prima della nascita del nostro Salvatore

(3.) Gli Ebrei ordinarono in modo tale che alcuni di quegli Ebrei guariti dovessero immediatamente rivolgersi ai sacerdoti, i suoi inveterati nemici, e dare loro l'opportunità di scoprire la frode, se ce n'era una

(4.) Come gli ebrei erano vissuti, così gli ebrei morirono in pubblico. Quando furono sepolti, gli Ebrei avevano una guardia pubblica posta sulla Sua tomba, e gli Ebrei si alzarono da lì alla presenza di quella stessa guardia, e con loro stupore. In seguito gli Ebrei apparvero subito a cinquecento fratelli, spesso ai dodici discepoli; mangiò, bevve e conversò con loro per quaranta giorni, e alla fine fu portato in cielo ai loro occhi da una lenta e tranquilla ascesa. Sotto ogni aspetto e circostanza il vangelo di Cristo mostrò di provenire dal grande "Padre delle luci, nel quale non c'è alcuna tenebra". Come il suo Fondatore una volta si rivolse ai Suoi discepoli e disse: "Toccatemi e vedrete", così possa la dottrina stessa lanciare una sfida simile ai suoi nemici. Impara allora...

(I.) Quanto grande vantaggio ha la religione cristiana, per questo motivo, su tutte le altre religioni. Quasi nessuna religione si è mai stabilita al mondo senza pretendere di derivare la sua autorità dai miracoli. Ma allora, o quei cosiddetti miracoli sono stati compiuti confessatamente in segreto, o, se si dice che sono stati fatti in pubblico, il racconto è arrivato troppo tardi per meritare credito. Maometto si vantava di aver ricevuto diversi capitoli del suo Alcoran dall'angelo Gabriele; e quando gli venivano chiesti miracoli, in un primo momento (come hanno fatto da allora i suoi seguaci) si appellava all'Alcorano stesso come al miracolo più grande e più convincente. La religione ebraica è stata infatti pubblicata da Dio in modo molto aperto e solenne. Eppure l'infedeltà trova ancora spazio per obiettare che la verità di questa rivelazione dipende solo dalla testimonianza degli amici; e che la scena sia collocata in un luogo dove nessuno potrebbe essere presente se non le persone interessate. E se qualcuno di questi personaggi fosse stato incline a contraddirlo, non avrebbe potuto, perché tutti perirono nel deserto prima che fosse ancora aperta una corrispondenza tra loro e qualsiasi altro popolo. Tali obiezioni, è vero, non hanno alcun peso, poste sulla bilancia con le prove fornite per la verità di quei fatti; Eppure è un certo vantaggio per la prova dei miracoli del Vangelo non essere soggetta nemmeno a queste eccezioni

Quanto sono inescusabili coloro che, nonostante quel modo aperto e incontestabile in cui l'autorità divina del Vangelo è stata manifestata, continuano ancora a schierarsi contro di esso

(III.) La vanità di quelle pretese che si fanno per i miracoli nella comunione romana. Un miracolo è, per la sua natura, in qualche modo fatto per la conversione degli infedeli (1Corinzi 14:22). Eppure accade che i miracoli papali siano generalmente fatti in patria, davanti ai credenti, dove ce n'è poco o nessun bisogno, o se all'estero, a una distanza così conveniente da non essere a portata di confutazione. In Cina e in Giappone questi taumaturghi possono fingere di aver fatto tutti i miracoli che vogliono, senza il timore di essere scoperti; in Spagna e in Italia possono arrischiarsi, di tanto in tanto, a stabilirsi per loro dove ce ne sono così tanti sempre pronti a favorire le loro pretese e a incorrere in qualsiasi pia frode che possa essere escogitata per loro. Ma nei paesi eretici sono molto timidi e parsimoniosi del loro talento in questo modo

(IV.) Rifiutare tutte le pretese allo Spirito, alle visioni private e alle illuminazioni interiori, con le quali uomini entusiasti o progettisti si sforzano di stabilire le loro opinioni e di dare loro un'autorità sacra

(V.) Come avviene che i miracoli siano stati così a lungo interrotti. All'inizio furono eseguiti in modo così evidente, esuberante e convincente da rendere del tutto inutile una continua ripetizione delle stesse prove (Luca 16:31)

(VI.) Che quanto più una dottrina influisce sulla segretezza e rifiuta processi di qualsiasi tipo, tanto più abbiamo motivo di sospettarla e di esaminarla (Giovanni 4:11). Questa riflessione non può non farci venire in mente quegli articoli della fede cattolica romana, per i quali essa si distingue dalla fede di tutti gli altri cristiani. Non ci è permesso dubitare di loro, o ragionare su di essi. Devono essere ricevuti implicitamente, senza alcuna discussione e indagine particolare; Dalla grande dottrina dell'infallibilità procedono, e in essa sono infine risolti. Ora, questo è il più grande pregiudizio che si possa immaginare contro la verità delle dottrine di qualsiasi Chiesa, o la sincerità delle sue pretese; Infatti, se ciò che ci propone è vero e ragionevole, perché dovrebbe rifiutare l'esame e il giudizio della ragione? Se tutto è vero oro, senza lega, come mai vola così la pietra di paragone? È proprietà dell'errore solo nascondersi e nascondere la testa; Ma la verità, lo sappiamo, è aperta e sfacciata, come i nostri progenitori, nello stato di innocenza e felicità, nuda, ma non vergogna

Rendere la nostra pratica del Vangelo, come le prime prove di esso, cospicua e chiara; e sforzarci, con tutte le nostre forze, di raccomandare la dottrina che abbracciamo al cuore degli uomini, con la stessa apertura e potenza con la nostra buona vita e le nostre buone azioni, come i primi fondatori di essa fecero con le loro miracolose opere. Così sarà meglio mettere a tacere l'ignoranza degli uomini stolti, e saremo in grado, nel modo più convincente ed efficace, di rispondere ai nostri bestemmiatori. (Bp. Atterbury.)

27 CAPITOLO 26

Atti 26:27-29

Re Agrippa, credi tu ai profeti? - Paolo davanti ad Agrippa: - l. Agrippa può conoscere i profeti, e ancora non conoscere Colui del quale i profeti rendono testimonianza. La conoscenza dei precursori di Cristo o l'intimità con i seguaci di Cristo non è una conoscenza di Cristo stesso

(2.) Agrippa può anche credere ai profeti senza credere in Cristo. Molti uomini accettano così Cristo implicitamente e lo rifiutano praticamente

(3.) Agrippa, come molti altri non credenti, liquida questa importantissima questione con un'osservazione irriverente. Quante anime sono andate perdute proprio a causa di tale riluttanza ad essere sinceri con la verità! 4. Paolo è morto sul serio, per quanto irriverente possa essere Agrippa. I seguaci di Cristo non possono permettersi di rispondere al ghigno con il ghigno, o allo scherzo con lo scherzo. La questione della salvezza di un'anima è una questione estremamente seria

(5.) Paolo è disposto a fare poco o a fare molto per guadagnare un'anima a Cristo. Troppi seguaci di Cristo hanno manifestato una forte preferenza per fare poco a tal fine

(6.) Paolo sapeva di stare meglio di Agrippa e della sua corte, nonostante il loro rango e la loro libertà. L'invidia è una qualità decisamente non cristiana: il vero cristiano non ha nulla da invidiare

(7.) Paolo non fu vendicato, ma si vendicò. Questo il cristiano deve sempre fare, se mai lo si fa. Gli ebrei non possono impiegare una difesa così forte come l'autodifesa. Ebrei non può presentare alcuna supplica più convincente di quella del suo cammino e della sua conversazione in presenza dello sprezzante Festo e del beffardo Agrippa. 8. Paolo rivendicò la causa di Cristo rivendicando se stesso. Nelle imprese di ogni cristiano Cristo è un compagno, e il suo credito guadagna o soffre a seconda che il socio umano faccia del suo meglio o del suo peggio. (S. S. Times.) Paolo davanti ad Agrippa, o il cristianesimo a contatto con il cuore non convertito di chi professa di credere in una rivelazione

(I.) In quali circostanze si verificano tali casi? 1. Ci sono coloro che, come Agrippa, sono stati favoriti con un'educazione religiosa, e che non hanno seri dubbi sulla verità o sul valore della religione rivelata. Spesso sono stati quasi pronti a fare il passo decisivo; quasi persuasi ad uscire dal mondo e a donarsi a Dio

(2.) Coloro che, con l'argomento, sono stati convinti delle verità della religione. Gli ebrei che erano scettici ora sono "quasi" persuasi ad essere cristiani. Agli Ebrei si può ora fare appello, come Paolo si rivolse ad Agrippa, sulla base della sua convinzione che la Bibbia è una rivelazione di Dio

(3.) Coloro che sono stati portati a vedere la loro peccaminosità personale e il loro bisogno di un Salvatore

(4.) Coloro che sono visitati dalla calamità, e che sono poi quasi persuasi di essere cristiani

(II.) Perché le persone in questo stato d'animo non mettono in pratica le loro convinzioni e diventano completamente cristiane

(1.) L'amore per qualche peccato particolare. In uno può essere l'orgoglio; in un altro, l'ambizione; in un altro, la sensualità; in un altro, la cupidigia. Molte risoluzioni possono essere state prese riguardo a questo peccato; Molti possono essere stati formati per abbandonarla; Molti altri peccati possono essere stati abbandonati; ma quest'uomo non è mai stato del tutto disposto ad abbandonare; questi ha impedito, impedisce e impedirà per sempre il suo abbandonarsi a Dio

(2.) L'amore del mondo. Mi riferisco all'amore per l'ufficio, alla distinzione, alla moda, all'allegria. Questo è spesso riconosciuto come il motivo per cui il cuore non è interamente devoto alla religione, ma è più spesso sentito che confessato

(3.) La paura della vergogna. Che questa sia stata una delle ragioni che hanno impedito ad Agrippa di diventare completamente cristiano è più che possibile

(4.) Il desiderio di essere liberi dalle restrizioni e dagli obblighi della religione. Un tale uomo non si propone di vivere in aperto peccato; Non intende essere considerato un infedele. Ma egli desidera essere più libero nelle sue ricerche che se fosse vincolato dagli obblighi dell'appartenenza alla Chiesa

(III.) I motivi appropriati per l'impugnazione da presentare alle persone che si trovano in questo stato d'animo

(1.) Lo stato d'animo stesso. Nel caso di Agrippa, non era necessario che Paolo parlasse come se si fosse rivolto a un pagano. Benché la fede di Agrippa non si estendesse al punto che Gesù fosse il Messia predetto, tuttavia la difficoltà principale fu superata; e a Paolo sembrò, se si ammetteva il fatto che i profeti erano ispirati, non c'era che un passo verso la conclusione che Gesù era davvero il Cristo. È appena il caso di notare che ci deve essere una grande differenza tra l'avvicinarsi a una mente scettica e una mente speculativamente convinta della verità della Bibbia. Nel primo caso, tutto il lavoro deve essere svolto dalle fondamenta. In quest'ultimo caso, come in quello di Agrippa, non ci resta che chiedere agli uomini di mettere in pratica in tutta onestà le convinzioni della loro mente

(2.) Possiamo appellarci per motivi di coerenza. Essi confessano tutto, nell'intelligenza, che chiediamo loro di ricevere nel cuore. Ammettendo la verità della Bibbia, ammettono il fatto della loro propria depravazione; il bisogno di rigenerazione, di pentimento, di fede, la dottrina dell'espiazione, le pretese di un Salvatore, gli obblighi della preghiera e della vita santa. Se si limitassero a mettere in pratica i principi che hanno ammesso, tutto ciò che cerchiamo di garantire sarebbe guadagnato. A tutti costoro diciamo: La vostra ragione, la vostra coscienza, il vostro giudizio sono dalla parte della religione; E noi vi chiediamo semplicemente di mettere in pratica queste ammissioni e condanne. Nella condotta dell'infedele c'è una consistenza malinconica. Lo scettico, sensuale e voluttuario, mette in pratica i suoi principi solo quando dice: "Mangiamo e beviamo, perché domani moriamo". Ma questo è coerente per un uomo che crede che ci sia un Dio; che egli stesso ha un'anima immortale; che è fatto per essere un essere religioso; che doveva vivere per sempre; che un Salvatore è morto per redimerlo; E che i grandi interessi dell'uomo sono oltre la tomba? 3. Un terzo motivo di impugnazione è che la loro colpa e il loro pericolo devono essere accresciuti dal fatto di ammettere tali obblighi pur ignorandoli praticamente.

(1) La colpa è sempre accresciuta dalla luce e dalla conoscenza, e dal fatto che un uomo sta trascurando ciò che sa e ammette essere dovere e verità.

(2) Può esserci qualche dubbio che anche il pericolo sia accresciuto dal fatto che un uomo conosce il suo dovere e non è disposto a compierlo? Alla colpa segue sempre il pericolo, e l'una è commisurata all'altra (Matteo 11 23, 24; Luca 13:34, 35; Proverbi 1:24-26, xxix. 1). (A. Barnes, D.D.Allora Agrippa disse a Paolo: "Quasi tu mi persuadi a essere cristiano".-Quasi persuaso:-

(I.) Come si diventa quasi persuasi? Vari motivi ci spingono a cercare la religione. L'allenamento precoce è un motivo potente. Uomini buoni, libri, istituzioni - come l'incontro di preghiera, il sabato - sono tante voci che ci chiamano a Cristo. Ci troviamo in circostanze speciali di povertà, malattia, pericolo. Alcuni, non toccati da altri motivi, sono scossi dal risveglio. Eppure questa è solo la parte minore della spiegazione dell'effettiva persuasione di un peccatore; In queste influenze non c'è una spiegazione adeguata di un fenomeno così straordinario. Mentre uno è agitato, perché gli altri sono del tutto impassibili? Ma una spiegazione può essere data. Il potere che opera attraverso così tanti canali diversi è l'energia personale dello Spirito Santo. Nota alcuni dei motivi attraverso i quali lo Spirito opera

(1.) Il motivo dominante per molti è la paura, caratterizzata da alcuni come un'influenza indegna. Eppure, quanti sono stati spinti a Cristo! Ed è irragionevole che una persona in una casa in fiamme sia spaventata dal fuoco e spinga a cercare freneticamente di fuggire?2. Alcuni, ancora, sono mossi dall'amore. Un bambino si era arrampicato fuori da una finestra, si era fatto strada pericolosamente lungo il bordo del tetto e si era seduto con i piedi nel beccuccio della grondaia. Lì suo padre, salendo per la strada, udì la voce del bambino e vide le mani tendersi ansiosamente verso di lui. Mentre se ne stava paralizzato dal terrore, aspettandosi da un momento all'altro di vedere la piccola creatura rovesciarsi nel cortile sottostante, vide la madre in piedi alla finestra, pallida, ma sorridente e protesa. Gli Ebrei videro il bambino voltarsi. Ha ritardato. È stato un momento spaventoso. Ma l'amore ha prevalso. Lentamente, sulle mani e sulle ginocchia, strisciò su per il tetto ripido come se fosse sul pavimento del salotto. Una stretta veloce, ed era al sicuro. L'amore trattiene sempre gli uomini, mentre si trovano sull'orlo pericoloso dell'abisso, attirandoli verso il Salvatore che sta arrivando. Se cedono, una stretta rapida e tesa, e sono salvi

(3.) Altri sono principalmente influenzati da manifestazioni calme e razionali della verità. Non è strano che sia così. Benché il predicatore non avesse alcuna particolare propensione a fare appello alla paura o all'amore, questo messaggio poteva ben muoversi per il suo stesso peso

(II.) Qual è il valore di questa parola "quasi" in suo contesto? 1. Indica una condizione di speranza. È un grande passo avanti rispetto all'indifferenza. Ma quale sicurezza dà contro la ricaduta in un'indifferenza più profonda? L'espressione è "in piccolo". In un po' di tempo, un po' di spazio, andando un po' più avanti, un po' di più, mi convinceresti. Le grandi difficoltà sono superate. Quasi, con un po' di persuasione in più, il cuore cedeva. 2; Vedremo inoltre il valore di "quasi" riguardo ad alcuni di coloro che sono stati quasi persuasi. Quanti antidiluviani furono commossi dai fedeli appelli di Noè! Quante arche incompiute furono sollevate dai ceppi dalle acque del diluvio, opera di quasi persuasi! la moglie di Lot, il faraone, il giovane ricco, che non voleva rinunciare ai suoi beni; le vergini stolte; Erode, che dopo tutto fece decapitare Giovanni; Giuda, che dopo tutto ha tradito Gesù; Pilato, che confessò la sua innocenza e lo consegnò; e Felix, che tremava; Questi non sono che alcuni del grande esercito dei quasi persuasi. Essere solo quasi persuasi è perdersi

(III.) Perché è solo "quasi" persuaso? La risposta è semplice. Il peccatore non si sottometterà a Dio. l. Alcuni sostengono di aver bisogno di più luce. Ci sono quelli per i quali questa è una vera difficoltà. Non è mai una scusa sufficiente, per quanto genuina. Ma se lo fosse, non è l'ostacolo dei quasi persuasi. Tutte le grandi verità del Vangelo che conoscono

(2.) Altri professano di aver bisogno di tempo libero per pensare alla religione. Di molti, è vero. La mancanza di un po' di tempo libero mette in pericolo moltitudini di anime. Ma questa non è la mancanza dei quasi persuasi. Hanno superato il bisogno di svago. Hanno un dovere immediato. Non richiede tempo, ma decisione

(3.) Ci sono alcuni che professano di aver bisogno di appelli più stimolanti. A volte, può essere, c'è bisogno di un predicatore potente, di un revivalista, attraverso il quale si possono ottenere le benedizioni negate ad altri lavoratori. Ma non dai quasi persuasi. Se fosse stata una predicazione potente a rendere quasi tutto il tutto, Paolo avrebbe avuto successo e Cristo non avrebbe mai pianto su Gerusalemme. (G. R. Leavitt.Quasi persuaso: - Il linguaggio del re era il linguaggio di un rifiuto sprezzante e sprezzante dell'idea di poter diventare cristiano. "Amos per sprofondare in una condizione così bassa come quella?" Le due parole tradotte "quasi" significano "in breve tempo", o "con poco sforzo", cioè facilmente. Questo fu il momento più critico della vita di Agrippa. Ebrei fu sfidato dall'apostolo; Lui rispose con un ghigno

(I.) Quanto è inaspettata e improvvisa l'arrivo dell'ora decisiva del destino e della visita divina

(1.) Erode Agrippa venne a Cesarea per una visita di cerimonia e piacere. Il prigioniero offrì un diversivo in mezzo all'allegria. La presenza del re diede a Festo l'occasione di districarsi da un dilemma, perché non sapeva come esporre le ragioni. Non è mai passato per la loro mente che l'ora trascorsa ad ascoltare Paolo sarebbe stata un'ora grande per il destino. Agrippa fu chiamato a decidere non del destino del prigioniero, ma del suo. Quarant'anni dopo è morto come aveva vissuto

(2.) Il modo in cui il vangelo gli fu presentato nell'esperienza di Paolo illustra lo stesso principio. Con la stessa repentinità, all'apice della sua fama, Paolo fu chiamato a decidere del proprio destino. Ora il persecutore è il predicatore perseguitato della fede che una volta ha distrutto

(3.) È ancora lo stesso. Tutta la vita può essere chiamata un giorno di visita, ma ci sono anche opportunità di un tipo più ricco, più raro, in cui riceviamo chiamate più esplicite, solenni, ponderose, decisive

(II.) Quanto la grazia di Dio può arrivare a un uomo solo per essere respinto. Paolo fece un'impressione favorevole su Agrippa, ma la testimonianza spirituale fu sdegnosamente respinta. Quante volte si ripete questa storia

(1.) Ci sono coloro che sono portati a riconoscere la ragionevolezza del cristianesimo, ma che tuttavia lo rifiutano come regola spirituale della loro vita. La persuasione ha sopraffatto l'intelletto, ma non ha vinto l'orgoglio del cuore

(2.) Ci sono coloro che riconoscono tutta la rivelazione divina e la meravigliosa bellezza della vita dolce, che tuttavia si tengono lontani da essa e rifiutano la sua grazia. Questo non nasce dall'orgoglio e dall'autosufficienza, ma da un meschino e degradato attaccamento alle concupiscenze carnali che combattono contro l'anima

(3.) Ci sono coloro che non hanno né dubbi, né orgoglio, né grossolane abitudini che superano le loro convinzioni, che tuttavia non diventano cristiani decisi. Alcuni sono rimasti colpiti da giovani, ma le loro impressioni sono diventate come la nuvola mattutina. Le impressioni successive non se la passano meglio. La ragione di ciò risiede nell'ostinata ostinazione dell'indole. Conclusione: Quasi un cristiano è l'equivalente di non farlo. Quasi rimane senza e perde tutti gli inestimabili benefici del cristianesimo. (W. H. Davison.) A coloro che sono quasi persuasi:

(I.) Il grande oggetto delle persuasioni del ministro cristiano. L'apostolo non persuase mai Agrippa a essere quasi cristiano. Agrippa non è mai stato un quasi-cristiano, la sua vita e il suo carattere mostravano uno spirito molto lontano da quella condizione. C'è una grande differenza tra l'essere quasi cristiano e l'essere quasi persuaso di essere cristiano. Un uomo che è quasi un artista sa qualcosa di pittura, ma un uomo quasi persuaso di essere un artista può non conoscere nemmeno i nomi dei colori. La predicazione del ministro del vangelo dovrebbe sempre avere per oggetto la conquista dell'anima. Che non sia mai nostro oggetto quello di abbagliare e stupire, ma di persuadervi ad essere cristiani. Né l'apostolo sarebbe stato contento se avesse potuto persuadere Agrippa a prendere il nome di cristiano, o a farsi battezzare come cristiano. Il suo scopo era quello di poter essere effettivamente un cristiano. Apparire non è nulla, ma essere è tutto. Così dovremmo lavorare nella ricerca di convertiti; l'adozione di un certo abbigliamento o modo di parlare è poco; L'unione con la nostra denominazione è quasi altrettanto irrilevante; il vero abbraccio di Gesù come Salvatore degli uomini è la questione vitale. Se desideri una definizione di cristiano, l'apostolo te l'ha data nel versetto 18

(II.) Il modo apostolico di persuadere

(1.) Paolo si appellava costantemente alle Scritture. Questo dovrebbe essere un argomento potente con te. Credi che la Bibbia sia vera, e la Bibbia dice che la tua saggezza più alta è quella di essere un seguace di Cristo. Se non credessi alla Bibbia, nessun argomento che ne trarrebbe potrebbe avere alcuna forza su di te; ma ammesso che la accettiate come Parola di Dio, come fece Agrippa, la forma apostolica di ragionamento da quella Parola dovrebbe persuadere i vostri cuori

(2.) La sua persuasione di Agrippa risiedeva principalmente nella sua testimonianza personale del potere della grazia nella sua anima. La testimonianza personale dovrebbe sempre pesare sugli uomini. Convincimi che un uomo è onesto, e poi se testimonia fatti che sono questioni della sua coscienza personale, non solo le spigolature del sentito dire, sono costretto a credergli; e soprattutto se la sua testimonianza è sostenuta da altri. Gran parte della predicazione di ogni ministro cristiano dovrebbe risiedere nel portare la sua testimonianza personale di ciò che Cristo ha fatto per lui

(3.) Gli Ebrei hanno fatto una chiara dichiarazione del vangelo (Versetto 23). Quando l'affermazione del vangelo è data chiaramente, anche se non si usa alcun ragionamento, essa, sotto Dio, spesso convince, perché è così meravigliosamente auto-evidenziante

(4.) Ebrei non chiuse finché non ebbe fatto un appello ad Agrippa. «Re Agrippa», disse (in modo simile allo stile di Natan quando disse: «Tu sei l'uomo!», «credi tu ai profeti?». Il ministro deve saper prendere la scala a pioli, e fissarla contro il muro della coscienza, e salirci con la spada in mano, per incontrare l'uomo faccia a faccia in un duello sacro, per la cattura del suo cuore

(III.) I diversi gradi di successo che accompagnano tali persuasioni. Come ebbe successo Paolo

(1.) Si noti che ha fallito con Festo, uno dei più rispettabili governatori romani, il tipo di quelle persone di buon senso, che sono molto pratiche, molto appassionate di fatti, che considerano degno dei loro pensieri nulla che abbia in sé qualcosa di simile al sentimento, o che abbia a che fare con la verità astratta. "Tu sei fuori di te." Dovunque si predica il Vangelo ci sono persone che dicono: "Tolleranza, con ogni mezzo; E se alla gente piace credere a questo, o a quello, beh, che ci credano. Abbiamo affari più pratici e razionali di cui occuparci". Se tali uomini recano dolore al predicatore al giorno d'oggi, egli non deve meravigliarsene, poiché tale era il peso di Paolo ai suoi giorni

(2.) Passiamo ora ad Agrippa, un uomo di stampo molto diverso. Gli ebrei si erano sempre interessati alle questioni religiose. Ebrei era nato da una famiglia che, con tutti i suoi spaventosi vizi, aveva tremato davanti alla voce della profezia e della Scrittura, e come l'Erode che ascoltava Giovanni con gioia, ascoltava con grande attenzione e interesse Paolo. Mentre soppesava gli argomenti, sentiva che c'era molto da dire a favore del punto di vista di Paolo sulla questione. Gli ebrei non sapevano nemmeno a metà cosa Paolo potesse avere ragione. Eppure aveva un "se". Gli Ebrei preferivano non pensare che il prigioniero che aveva davanti fosse meglio informato di lui, o che un insegnamento così severo richiedesse obbedienza da lui, e, quindi, chiuse il discorso con un'osservazione destinata a piacere all'oratore, e se ne andò per la sua strada. Oh, questi Agrippa! Avrei quasi più presto a che fare con Festo, perché so cosa significa Festo, e uno di questi giorni potrebbe essere che il Signore dirigerà una freccia tra le giunture dei finimenti di Festo; ma Agrippa mi inganna; è un bel fiore che non si sguazza mai, e così non si trasforma in frutto; è quasi persuaso

(3.) Mi chiedo se nella congregazione di Paolo ci fosse un terzo tipo di ascoltatore! Forse, mentre Paolo stava fallendo con Festo e deluso da Agrippa, sedeva da qualche parte sui sedili posteriori un centurione, o un soldato semplice, o un sovrano ebreo, sul quale la verità cadeva come rugiada, e nel cui cuore veniva ricevuta come l'oceano assorbe la pioggia che cade

(IV.) Perché l'ascoltatore semiconvinto era solo "quasi persuaso". Non era colpa della materia o dei modi del predicatore. Niente avrebbe potuto essere più potente in entrambi i casi. Dov'era, allora, la colpa? 1. Alla destra di Agrippa c'era un'ottima ragione per cui non era convinto, perché lì sedeva Berenice. La ragione per cui i peccatori non sono persuasi è, in novantanove casi su cento, il loro amore per il peccato! Bernice era senza dubbio una donna spudorata. L'associazione pubblica e ostentata di Agrippa con lei dimostrava almeno che era in cattiva compagnia. Questo è abbastanza sufficiente per spiegare perché non fu mai del tutto persuaso di essere cristiano. Le cattive compagnie sono una delle grandi reti di Satana in cui tiene i suoi uccelli fino a quando verrà il tempo della loro distruzione

(2.) Poi c'era l'influenza di Festo. Se Festo chiama Paolo pazzo, Agrippa non deve arrivare al punto di lasciarsi convincere. Come poteva andare a pranzo con il governatore se si era convinto del tutto? Cosa direbbe Festo? "Ah! due pazzi! Anche Agrippa è fuori di sé?" Ahimè, quanti sono influenzati dalla paura degli uomini! 3. Non pensate anche voi che Paolo stesso abbia avuto a che fare con questo? Non che la colpa fosse sua, ma indossava decorazioni che non erano di carattere gradevole a un uomo del gusto di Agrippa. Benché le sue catene fossero migliori degli ornamenti d'oro, sembra che Paolo si rendesse conto che Agrippa era rimasto scioccato dal cristianesimo in quella veste particolare, poiché disse: "Eccetto questi legami". Accade spesso che guardando i dolori del popolo di Dio, gli uomini empi rifiutino di portare con sé la loro parte. Riscontrano che gli uomini giusti sono spesso derisi, e non possono correre il rischio di tali inconvenienti. Oh, se gli uomini fossero abbastanza saggi da vedere che soffrire per Cristo è onore, che la dignità più vera risiede nell'indossare la catena al braccio piuttosto che sopportare la catena all'anima!

(V.) Il male che seguirà dopo essere stati "quasi persuasi". 1. Agli Ebrei manca del tutto la benedizione che la piena persuasione gli avrebbe portato. Un passeggero fu quasi persuaso a non fidarsi della sua vita in una nave che perdeva, ma lo fece e morì. Un mercante fu quasi persuaso a non avere azioni in una speculazione sulla bolla, ma comprò lo scrip, e la sua proprietà crollò. Una persona estremamente malata sentiva parlare di un rimedio, e si sentiva quasi persuasa a prenderlo, ma non lo faceva, e quindi la malattia peggiorava sempre di più. Non si può avere la benedizione essendo quasi persuasi ad averla. La tua fame non può essere placata quasi mangiando, né la tua sete placata quasi bevendo

(2.) Gli ebrei contraggono un'ulteriore colpa. Una persona si è ribellata al governo, ma poi ne è molto dispiaciuta e chiede perdono; Che la misericordia abbia libero corso. Ma a un altro è stata mostrata l'imprudenza del tradimento; Ha visto il male di prendere le armi contro la repubblica, ed è stato quasi persuaso ad essere leale. Io dico che quando diventa un ribelle, è un traditore con una vendetta, al quale non si può mostrare alcuna pietà. L'uomo che è quasi persuaso di essere onesto, eppure diventa deliberatamente un ladro, è un canaglia

(3.) Essere stati quasi persuasi porterà a rimpianti infiniti. (C. H. Spurgeon.Il pericolo dell'indecisione nella religione:

(I.) Non serve a nulla lasciarsi convincere solo quasi. Il peccatore quasi persuaso è ancora a una distanza infinita dalla salvezza

(II.) La colpa e il pericolo del peccatore sono accresciuti dall'essere solo quasi persuasi. Agrippa perse la sua unica opportunità

(III.) L'eternità sarà grandemente amareggiata da un'esperienza come quella di Agrippa in questa vita. Aggrava enormemente una perdita sapere che avrebbe potuto essere evitata. (Recensione omiletica. Che il suo non potesse essere entusiasmo, due argomenti dimostrano chiaramente:

1.) L'illusione di un entusiasta sarebbe naturalmente caduta nello stato dei suoi sentimenti eccitati. È contrario a tutta la nostra esperienza della natura umana. Un fariseo entusiasta, invece di immaginare di aver ricevuto l'incarico di predicare Cristo Gesù, si sarebbe persuaso del contrario, e sarebbe stato sempre più confermato nel suo zelo e nella sua amarezza contro di esso

(2.) Troviamo che le persone che lo accompagnavano, gli ufficiali di giustizia, furono tutte fortemente colpite dalla visione miracolosa. E ora per portare questo argomento a casa nostra. Confrontiamo questa condotta di Agrippa con quella di molti cristiani professanti dei nostri giorni, il cui unico segno distintivo del cristianesimo è il loro nome. Prendiamo, per esempio, l'uomo orgoglioso, presuntuoso, gonfio della sua saggezza e della sua superiorità rispetto ai suoi simili, che arrogantemente si arroganza il diritto di giudicare le azioni e i consigli di Dio; osando mettere in discussione la saggezza dell'Onnipotente e rifiutando tutto ciò che la sua limitata comprensione non è in grado di comprendere pienamente; un raggio di luce lampeggia nella sua mente e gli rende visibile l'oscurità in cui è avvolto: è sul punto di convincersi, è quasi persuaso di essere cristiano. Ma qui, come Agrippa, si ferma: la sua vanità prende l'allarme, il suo orgoglio prende il sopravvento, il ridicolo del mondo: tutti, tutti cospirano per resistere alle convinzioni della verità. O, ancora, consideriamo l'uomo ambizioso e mondano, lo schiavo dei beni di questo mondo, il cui dio è sulla terra, che si inchina davanti all'idolo della vanità o al dio di Mammona, che è sulla via per l'acquisto del potere, o accumula i suoi beni per molti anni. Gli ebrei possono essere stati risvegliati al senso dell'inconsistenza di tutto ciò che questo mondo può permettersi. Come Agrippa, anche lui è quasi persuaso a diventare discepolo di Cristo. Ma qui, forse, il tentatore lo assale; "gli mostra i regni del mondo e la loro gloria"; gli promette onori e ricchezze; rappresenta che il servizio di Cristo è duro, che le Sue dottrine sono umilianti. Mammona è preferita a Cristo. O prendiamo il sensualista, l'uomo della tumulto, della stravaganza, dell'allegria e della dissolutezza, sprofondato nelle concupiscenze della carne, "il cui dio", nel linguaggio enfatico della Scrittura, "è il suo ventre"; uno di quegli esseri sciocchi, miserabili, che esclamano: "Mangiamo e beviamo, perché domani moriamo". Nel bel mezzo del suo corso sensuale, forse è stato improvvisamente catturato dagli effetti delle sue follie. Ma poi deve rinunciare al suo amato peccato; poi dovrà lavarlo ed essere puro. "Questo è troppo", comincia ad esclamare il suo cuore depravato; Questo è un sacrificio troppo grande per lui. (J. B. Smith.Il quasi cristiano: - Facciamo...

(I.) Delineare il carattere del quasi cristiano. Ebrei maggio

1.) Avere molta conoscenza speculativa delle verità religiose

(2.) Avere grandi e splendidi doni spirituali

(3) Faccia un'alta professione di religione, si unisca visibilmente alla Chiesa e sia frequente nell'adorazione di Dio

(4.) In una certa misura piange per il suo peccato, per le comuni operazioni dello Spirito sulla sua mente, e per il timore dell'ira di Dio

(5.) Avere alcuni desideri della grazia e delle benedizioni che Dio comunica ai Suoi figli

(II.) Chiedi che cosa manca ancora a un uomo simile? RISPONDO: Tutto ciò che forma radicalmente il cristiano. Ebrei vuole

1.) Lo Spirito Santo dimori in lui, perché "Se uno non ha lo Spirito di Cristo, non è dei suoi". 2. Quella nuova nascita mediante la quale deve essere reso spirituale

(3.) Profonda umiltà di cuore

(4.) La vita di fede

(5.) Quella seria convinzione del mondo a venire, che fa sì che l'anima lo prenda come sua felicità e tesoro

(6.) Un odio universale per tutti i peccati conosciuti e una vittoria effettiva su di esso

(7.) Amore non finto per una vita di santità; un piacere meditare sulla legge di Dio, con l'intenzione di obbedirvi. Conclusione: Queste sono verità solenni, lasciamoci guidare da esse

1.) Esaminare il nostro stato. Professori della religione di Gesù, siete veri, o quasi cristiani? 2. La salvezza non è così facile da ottenere come immaginano gli uomini del mondo. "Sforzatevi, dunque, di entrare per la porta stretta", ecc

(3.) Se coloro che avanzano fino a questo punto periranno, quale sarà la condanna di coloro che sono apertamente profani? (H. Kollock, D.D.Quasi tu mi persuadi ad essere cristiano: - Insperanzoso era il modo in cui il re Agrippa venne ad ascoltare il messaggio del suo Dio. Di conseguenza, San Paolo, in tutto il suo appello al re, si riferisce alla sua esperienza personale. Chissà che anche Agrippa non abbia obbedito, che il suo "quasi" possa essere stato "del tutto" cristiano? Agrippa credette nei profeti. Gli Ebrei devono aver sentito, in una certa misura, quanto le loro parole si siano adempiute in modo molteplice nel nostro Signore. Allora gli ebrei non potevano fare a meno di sospettare che Gesù potesse essere il Cristo. Come viene dunque a sentire l'apostolo pronunciare quello che deve aver saputo essere un messaggio del suo Dio? Ebrei venne come giudice di Colui che sarà il suo giudice. "Anch'io ascolterei quell'uomo". Esteriormente, sembrava che stesse giudicando l'apostolo; con i fatti e con la verità, egli giudicava Cristo. Gli Ebrei vennero, associati a sua sorella Berenice, una vergogna per il suo sesso, del cui peccato si pensava fosse partecipe, per ascoltare il messaggio del Dio Santissimo. Gli Ebrei vennero, in pompa magna, per ascoltare di Colui che, essendo Dio, si umiliò per farsi uomo. Così, circondato e protetto dall'accesso alla verità, Agrippa ascoltò l'apostolo della verità, come un giudice civile, in modo imparziale. Gli Ebrei gli diedero testimonianza, che potrebbe far onore a un giudice cristiano, se avesse dovuto arginare l'ondata di clamore popolare e di ingiustizia popolare: "Quest'uomo non fa nulla che meriti la morte o le catene". Lungi dall'essere un guadagno per un'anima essere stata, o essere, "quasi cristiana", molto meglio, se si ferma qui, non aver mai udito il nome di Cristo. Qualunque luce abbia un uomo, quella stessa luce, se non viene interamente a Cristo, è la sua condanna. Più grande è la luce, più profonda è la dannazione. Ancora una volta, l'aumento della luce, se rifiutato, aumenta la condanna. "Se non fossi venuto e non avessi parlato loro", dice il nostro Signore, "non avrebbero avuto peccato, ma ora non hanno alcun mantello per il loro peccato". Chi sono dunque, vi chiederete, questi "quasi persuasi d'essere cristiani"? Chiederò a mia volta: Chi o che cosa è un cristiano? Voi direte prontamente: "Ebrei che credono in Cristo, che amano Cristo, sperano in lui e gli obbediscono; e questo, con tutta la sua mente, anima e forza, non possedendo altro Signore, ma solo Cristo". Allora devo dirvi, chiunque volontariamente viene meno a questo, nella fede, o nell'amore, o nell'obbedienza, non è un cristiano, si aggrappa solo al cristianesimo. Qualunque cosa sia quella che lo trattiene da quella completa resa di sé, è quella che gli impedisce di essere "completamente" un cristiano. L'ostacolo può essere nella fede o nella vita, dal mondo o dalla carne. Nella fede puoi essere "quasi persuaso di essere cristiano", ma non lo sei ancora se rifiuti volontariamente la tua fede da qualsiasi dottrina che Dio ha rivelato. Il mondo ti tenterà in questo modo, se non ti ha già tentato. Il mondo è il nemico del vangelo, nella fede come nella vita. Tollerante di ogni forma di errore, è intollerante alla pretesa esclusiva della verità. Sopporta tutte le "opinioni", odia la fede. E così ci sono centinaia di cristiani. C'è il cristianesimo senza giudaismo, il cristianesimo senza fatti, il cristianesimo senza dottrine, il cristianesimo senza nulla di soprannaturale, il cristianesimo che sarà solo un'"idea", il cristianesimo con apostoli fallibili, profeti fallibili (ahimè! bisogna pronunciare la bestemmia), un Cristo fallibile! Nella vita ci sono più modi in cui una persona può essere quasi persuasa di essere cristiana, e tuttavia non essere cristiana, perché ci sono modi più vari di autoinganno. Ma, per la maggior parte, coloro che sono quasi persuasi di essere cristiani hanno molto, spesso moltissimo, in comune con i cristiani; Solo che questa è per lo più natura, temperamento, sentimento, non grazia, o se è grazia, è grazia ammessa solo per un po', per essere spinta o spinta fuori in seguito. Cosa c'è di più comune che un uomo speri bene per se stesso perché desidera volgersi a Dio nell'aldilà? Se desideri volgerti a Dio nell'aldilà, allora rendi testimonianza contro te stesso che non sei Suo ora. Ancora una volta, nessun uomo ha tutte le tentazioni. Rispetto ai molto cattivi, i giovani possono pensare di essere almeno buoni come se stessi. Non hanno avuto il tempo di diventare del tutto cattivi. Anzi, hanno molti bei sentimenti freschi, cuori calorosi, propositi generosi; zelo, almeno, contro ciò che è vile, o (forse) per il bene degli altri e contro il male. Queste stesse cose, se le guardi e costruisci su di esse, porteranno agli autoinganni più fatali. La vostra prova non risiede in loro. Anche queste cose si corromperanno e si degraderanno in seguito, se vi lusingherete riguardo ad esse e trascurate la vostra vera prova. La prova principale di ognuno di voi risiede in una sola cosa, la vostra passione: la vostra passione. Quando tenete conto di voi stessi, o quando la coscienza vi colpisce per aver ceduto di nuovo al vostro padrone, il peccato, egli vi persuaderà a distogliere lo sguardo da esso, e vi suggerirà che siete di buon cuore, o gentili, o di mente nobile, generosi, pronti a perdonare, o cose simili. Come se uno, stanco della consunzione, pensasse bene di se stesso perché il suo cuore è sano; o uno che moriva di febbre doveva sperare nella vita perché non aveva atrofia! La paura del mondo e dell'opinione dell'uomo è la tua rovina. Il timore del mondo è più forte in te dell'amore di Dio. Staccati dalla società che è troppo forte per il tuo io migliore. Questa debolezza è ciò che ti impedisce di essere completamente cristiano. Nei giorni passati, hai permesso che la tua immaginazione fosse corrotta. O hai tu permesso che qualche cattiva abitudine crescesse in te, la quale, sebbene non possa nuocere agli altri, hai imparato in seguito, quando ebbe acquistato forza, essere un peccato mortale? O permetti tu che l'accidia si insinui su di te? O disprezzi la verità, quando ti conviene, esagerando, dare vita alla tua conversazione, o evitare qualche graffio o qualche vergogna passeggera, o esaltare te stesso? O forse la vanità e l'amore per l'apparenza personale o il desiderio di competere con coloro che hanno mezzi più grandi ti tentano a contrarre debiti che non puoi pagare, e non sai come mai pagherai? Chiamato con questo nome, non potresti dire che uno come te è un cristiano. Qualunque cosa sia di questi o di altri peccati, come l'orgoglio, l'ira, la cupidigia, che tu scegli volontariamente e abitualmente, devi rinunciare al tuo peccato o rinunci a Dio, devi rinunciare al tuo peccato con volontà e azione o rinunci a Cristo. Ti sembra una cosa difficile che una qualsiasi di queste cose possa impedirti di essere riconosciuto agli occhi di Dio come cristiano? È forse difficile che Dio che ti ha creato, ti ha redento, ti ha santificato, ha riposto su di te il suo amore e non vuole avere da te meno di tutto te stesso? Dio ama senza mezzo amore. Tu stesso non avresti un mezzo amore. Lascia che Dio o te stesso sia la tua misura per te stesso. Se Dio ti ha trattato a metà, se Cristo è morto a metà per te, se Dio, che è amore, ti ama a metà, se Satana o il mondo ti ha creato a metà, allora ricompensi Dio con i suoi, allora fai a metà con Dio; allora ama Dio per metà e per metà il mondo: allora sii cristiano per metà. Allora, quando l'avrete provata, saprete quanto sia dolce, pacifica e gioiosa, del tutto, senza riserve essersi arresi alla volontà amorevole di Dio. Come mezzo cristiano, non hai né le gioie miserabili e febbrili del mondo, né la gioia solida e pacifica in Dio. Solo l'abbandono totale di sé, solo la piena obbedienza ha gioia in Dio. (E. B. Pusey.Un cristiano: - Essere religioso è una cosa, essere cristiano è un'altra. In questo paese, come in altri paesi, c'è molta religiosità che non è il cristianesimo

(I.) Che cos'è un cristiano? Un uomo può essere un ecclesiastico senza essere un cristiano. Nel rispondere alla domanda: Che cos'è un cristiano? La mia opinione privata e la tua non hanno alcuna autorità. Dobbiamo andare al Nuovo Testamento; non c'è altra autorità per la religione cristiana che quella che abbiamo nel Nuovo Testamento. Un cristiano è colui che ha accettato Gesù Cristo come base della sua fede e regola della sua vita. Sotto un aspetto Cristo Gesù è il fondamento su cui l'uomo edifica; sotto un altro aspetto Ebrei è una legge secondo la quale un uomo pensa e sente. L'uomo mette alla prova il suo pensiero, cioè il suo sentimento, di ciò che trova in Cristo Gesù. Questo Cristo, quindi, diventa la legge del suo pensiero e del suo sentimento, e quando uno adotta Gesù Cristo come legge del suo pensiero e del suo sentimento, è senza dubbio un cristiano, un cristiano non per eredità, ma per la sua individualità. La vita è fatta di queste due cose, il pensiero e il sentimento. Non c'è nient'altro nella vita se non questo, in ultima analisi. Come nel corpo materiale, se parlassi fisiologicamente, potrei parlare del sangue e della sua circolazione, ricordando che la vita è nel sangue, quando avessi detto tutto ciò che era necessario sul sangue e tutto ciò che era possibile, qualcuno potrebbe dire: "È una cosa molto strana che un uomo parli solo del sangue; si potrebbe supporre che non ci siano vene, arterie, muscoli, ossa, polmoni, cervelli"; eppure, badate bene, se avessi parlato esaurientemente di quell'unica cosa, del sangue che è nel corpo umano, tutto l'essenziale sarebbe stato detto su tutte queste cose; Così è in teologia

(II.) Dovrei essere cristiano? Questa è la domanda per ogni uomo al quale Gesù Cristo è predicato. Quella parola "dovrebbe" è una parola seria; suggerisce un obbligo. Amos 1 ha l'obbligo di essere cristiano? Come possiamo determinare quale obbligo grava su un uomo? Penso che dobbiamo indagare su quell'uomo stesso; dobbiamo esplorare la sua natura; Dobbiamo cercare di scoprire quale disegno si nasconda in quella natura, perché ogni organismo porta in sé una suggestione del fine per cui è stato concepito. Se guardo un ippopotamo, per esempio, so perfettamente che l'enorme e pesante creatura non era destinata a fare il lavoro di un cavallo purosangue. Ora, quando pongo la domanda: Dovrei essere cristiano? La risposta deve essere nascosta nella mia natura. Quando studio Gesù, e tutto ciò che sono gli Ebrei, e tutto ciò che si dice su di Lui, e la Sua relazione con Dio e con l'uomo, e lo metto accanto alle necessità della mia natura, allora, e non prima di allora, scopro che il dado non sembra più accurato per il sigillo di quanto Cristo Gesù non sia adatto alle mie necessità. Sono costretto a concludere che costituzionalmente siamo fatti per essere cristiani. La nostra virilità è stata preordinata da Dio ad assumere il tipo che chiamiamo cristiano. Un cristiano non può essere fatto in un'ora, né in un giorno, né in venti giorni. Si pensa che il cristianesimo sia qualcosa che si aggiunge all'uomo originale, qualcosa che non è essenziale, qualcosa di ornamentale - abiti, lucidi, dipinti o dorature di qualche tipo - ma che un uomo sia un uomo senza di esso. No, non secondo l'idea di Dio. Quando Dio disse: "Facciamo l'uomo", Ebrei intendeva un cristiano. Ma io dico questo, che un uomo che ha tutta la luce necessaria per essere cristiano, tutte le facilitazioni e le opportunità per farlo, e non è cristiano, quell'uomo si arresta violentemente su una linea che dubita e disonora Dio. Tutto dipende dalla direzione in cui è impostato il volto di un uomo, dal fatto che egli stia aumentando e moltiplicandosi nella qualità e nella quantità della sua vita o meno. Un uomo non ha il diritto di dire: "Fin qui andrò e non oltre". Nessuno ha il diritto di dire fino a che punto si spingerà lungo la linea della fedeltà divina. Ogni volta che un uomo o una donna allevati sotto l'illuminazione dei principi e dei fatti cristiani si fermano prima di essere discepoli cristiani volontari, c'è un arresto ostinato dello sviluppo, e la natura diventa deformata e sminuita; Non cresce in un rapporto ben equilibrato di una parte con l'altra. Tutte le parti della natura dovrebbero muoversi insieme. Il cristianesimo ci offre l'atmosfera di giugno in cui le anime crescono in forza e bellezza. Sai perfettamente che non puoi coltivare rose in un'atmosfera di dicembre. Non si possono far crescere le anime in un'atmosfera di ateismo; non si possono far crescere le anime in un'atmosfera di materialismo; puoi allevare animali; puoi far crescere i diavoli; ma non si possono far crescere le anime cristiane. Ora è necessario riconoscere che un uomo può essere un discepolo cristiano senza aver raggiunto il carattere cristiano; altrimenti potremmo fare una grande ingiustizia agli uomini e alle donne, e specialmente ai bambini e ai giovani

(III.) Quando qualcuno è cristiano? La risposta nella sua pienezza sarebbe, naturalmente, quando ha un carattere cristiano. Ma non è forse cristiano fino ad allora? Un uomo non è cristiano quando comincia ad esserlo? Amos non sono in viaggio il primo passo che faccio? Amos non sono un alunno la prima ora che passo a scuola? Amos non sono uno studente non appena la mia volontà è fissata per esserlo? Non sono forse in Inghilterra nel primo momento in cui ho messo piede sul suo suolo? Certamente. Dico che un uomo è cristiano quando è disposto ad esserlo. "Volere" implica una scelta. È più del desiderio. Ci sono molte persone che dicono: "Desidero essere cristiano"; Ma c'è una grande differenza tra il desiderio e la volontà. Realmente e veramente, quando la volontà è convertita, l'uomo è convertito. Cos'è il carattere cristiano? Ha tre caratteristiche che lo dominano. Esse si esprimono in queste tre parole familiari ma profonde: fede, speranza, amore. Dove non c'è amore non c'è Dio. "Gli ebrei che non amano non conoscono Dio, perché Dio è amore." Poi poniamo un'altra domanda: non dovrebbe essere allevata tutta la vita nelle condizioni più congeniali? C'è un luogo così adatto alla cura della vita cristiana come la Chiesa? Non è forse questo il suo disegno, la sua intenzione? La sua atmosfera non dovrebbe essere un composto di amore e luce? C'è solo una risposta a queste domande. Ma ci sono alcune persone che si sono convertite intellettualmente, vale a dire che non possono portare alcun argomento contro il cristianesimo che possa reggere. Ci sono altri che si sono convertiti in quanto al sentimento. Si sentono bene, vale a dire che un giorno lo fanno e il giorno dopo no. Il sentimento è la cosa più inaffidabile per una fondazione che si possa avere. Ciò che vogliamo è la volontà di scegliere Cristo in modo definitivo e aperto. Perché non tutti i discepoli cristiani fanno questo? Ci sono alcune persone che desiderano altre cose molto più di Cristo e della Sua salvezza. Oh, quando Dio guarderà le scuse dell'uomo per non essere cristiano, esse saranno come la brina sul vetro della finestra; Quando il sole lo guarda, tutto svanisce. Non sono mai stato più impressionato da questo fatto della necessità a volte di rifiutare ogni argomentazione e di mettere il Cristo di Dio e la verità di Dio semplicemente davanti alla mente umana, di quanto lo fossi alcuni mesi fa quando andai a trovare una vecchia signora di novantadue anni. Sua nipote mi ha detto di aver vissuto tutta quella sua lunga vita con una specie di religiosità; a volte leggeva la sua Bibbia; ma era stata molto incline a trovare da ridire, e si rivolgeva sempre a quelle parti della Bibbia dove c'erano minacce, senza mai curarsi delle promesse. Non ha mai guardato quei passi che sono pieni di amore e di luce che sono in Gesù Cristo, ma ha sempre cercato le difficoltà. Questo è il modo in cui alcune persone hanno fatto. Se riusciva a trovare una difficoltà da qualche parte, la cacciava, come un cacciatore con una volpe, finché non la catturava e risaliva la boscaglia davanti alle menti degli altri che entravano in contatto con lei. La signorina aveva letto un mio volume stampato, e venne a chiedermi che cosa poteva fare. Dissi: "Non posso dirlo a meno che non vada a trovarla". Ha detto: "Abita a quattro miglia di distanza"; ma io dissi: "Devo vederla", e quando vidi questa vecchia signora di novantadue anni, le dissi: "Ho sentito da vostra nipote qualcosa su di voi; Ho un'ora di tempo: ti do mezz'ora per dirmi tutto quello che hai da dire; l'altra metà apparterrà legittimamente a me". Cominciò e mi raccontò della sua esperienza religiosa, e di come fosse inciampata in questo, quello e l'altro testo della Bibbia, e dei libri che aveva letto, e tutto ciò significava non vedere, non fare, non credere. Quando è passata, le ho detto: "La tua mezz'ora è scaduta. La prima cosa che vi chiederò è questa: non credete di aver inciampato abbastanza in questi novantadue anni e di aver cacciato le difficoltà abbastanza a lungo? Non devi discutere con me e non parlare. Mi hai parlato della tua peccaminosità; Ho sentito di tutto. Non ti è accaduto nulla se non ciò che è comune all'uomo e alla donna; ma ora sto per accusarti all'età di novantadue anni di un peccato più grande di qualsiasi cosa tu abbia confessato: è il peccato di passare attraverso quella Bibbia di volta in volta, anno dopo anno, e di non vedere mai un passo come questo e di apprezzarlo: 'Dio ha tanto amato il mondo che gli Ebrei hanno dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna'; ' Ebrei è in grado di salvare fino all'ultimo coloro che vengono a Dio per mezzo di Lui'". Ho pregato con lei e poi le ho detto: "Buongiorno. Dio ti benedica! Non credo che ti rivedrò in questo mondo, ma ricorda ciò che ti ho detto." Venne la successiva riunione di preghiera del venerdì sera e dissi a sua nipote: "Come sta la vecchia signora?" Oh, ho avuto una settimana come non ne ho mai avute in vita mia! Non credo che abbia brontolato una sola volta." Arrivò la terza riunione del venerdì sera e dissi: "Ebbene, come sta la nostra vecchia signora?"" Ella è andata via da noi questa mattina, rallegrandosi dell'eterno amore di Dio; e vi ha lasciato questo messaggio: 'Ditegli solo che se nei miei novantadue anni di vita avessi fatto tanto bene ai miei simili quanto ha fatto lui in un'ora, ringrazierei Dio'". (R. Tommaso.) Il quasi cristiano:

1.) La scena che abbiamo davanti è un incontro tra il vecchio mondo e il nuovo regno di Cristo. Qui, da un lato, c'erano le solenni insegne del potente impero romano, con il quale aveva sottomesso il mondo; e con questi tutta la pompa della magnificenza regale: e dall'altro, l'apostolo, senza nulla che l'occhio non illuminato potesse rintracciare, oltre a quell'ardente zelo che poteva scaturire dal mantenere salda una qualche verità maestra, o che poteva essere l'illusione fanatica di un entusiasta malato di cervello

(2.) Questo era l'aspetto esteriore di quel giorno. Ma per l'occhio non sigillato quanto c'era sotto di esso! quanto c'era per lo sguardo ansioso di quei ministri non decaduti della volontà di Dio che osservano il dispiegarsi dei Suoi propositi d'amore nella loro continua lotta contro il male morale! Quali problemi aleggiavano in quell'ora! Una volta, almeno, il messaggio del Vangelo raggiunse questo governatore romano. Festo e Agrippa devono accettarlo o dichiararsi contro; non possono essere neutrali; Sono scelti per questa prova alta. E da uno di questi, almeno, quella lotta è stata riconosciuta. Per entrarci dobbiamo avere chiaramente davanti a noi quello che era lo stato d'animo di Agrippa

(3.) La sua discendenza semi-ebraica e la sua conoscenza delle Scritture ebraiche lo avevano senza dubbio preparato per l'insegnamento dell'apostolo. D'altra parte, era ancora giovane, e i vortici della passione indulgente non avevano ancora completamente inquinato le correnti della sua vita. C'era ancora in lui la tenerezza di un cuore giovane; I fuochi del vulcano non erano ancora divampati ferocemente, per lasciare sulla sua anima, dopo la loro tumultuosa esplosione, la dura crosta della sensualità o le ceneri amare di una bassa ambizione. E giovane com'era, la vita aveva guardato la sua anima in alcuni dei suoi caratteri più severi e spaventosi. La carriera del grande fondatore della sua stirpe mostrava a coloro che facevano parte del circolo i segni di una miseria sospetta e senza sollievo, e si era notoriamente conclusa con una morte di agonia. La vita miserabile e la fine violenta di Aristobulo dovevano essergli familiari: e, poco prima, nel pieno splendore del suo splendore di mezzogiorno, il regno di suo padre era bruscamente terminato, con i sorprendenti accidenti di improvvise ed eccessive sofferenze. E non poteva fare a meno di notare l'incertezza di una sovranità dipendente come la sua, che, in un attimo, la violenza del popolo, o il capriccio dell'imperatore, potevano trasformarsi in prigione, in esilio o in patibolo

(4.) Così preparato dalle circostanze esteriori, ascoltò le parole di Paolo; fu portato sotto l'influenza dello Spirito Santo. In una certa misura la sua anima più intima rispose alla chiamata. Nuovi, strani desideri stavano sorgendo nel suo cuore. L'Onnipotente meditava sulle sue correnti, agitava le sue maree, era pronto a dominare il loro flusso agitato. Ed egli stesso era evidentemente consapevole della lotta; era quasi vinto; lui quasi cedette

(5.) Quale fosse il problema, lo sappiamo. Il mondo era troppo forte dentro di lui. Non lo incontriamo più nelle Sacre Scritture. Come le navi che, quando la notte si diffonde sul mare, emergono per un momento dall'oscurità quando attraversano il percorso dei raggi lunari, e poi si perdono nell'oscurità più totale, così era per lui. Ebrei sta qui davanti a noi nello splendore di quella luce di verità che è caduta su di lui per un periodo, e poi scompare dalla vista nelle fitte ombre di una vita meramente mondana. Sappiamo, quindi, poco più di lui; ma miserabile è quel poco sia per lui che per Bernice. Tale era la questione delle grandi opportunità trascurate; alle intenzioni misericordiose di Dio si è volontariamente resistito; di tenebre scelte da sé in mezzo alla luce; della conquista del mondo nel suo cuore. Perché fu questo che rese il suo orecchio sordo al messaggio celeste. È chiaro che, in una certa misura, ha calcolato il costo; tanto le sue parole erano distintamente intime. Gli Ebrei videro la libertà e la beatitudine che erano alla sua portata; fu quasi persuaso ad afferrarli: ciò che si frapponeva tra lui e loro era manifestamente il sacrificio necessario che egli doveva fare per essere cristiano. I suoi pregiudizi ebraici, il suo trono idumeo, le sue passioni giovanili, la sua crescente ambizione, i legami familiari, il cipiglio della società, tutto si frapponeva tra lui e questa vita luminosa e benedetta che ora sorgeva davanti a lui. Gli ebrei sentivano di dover fare una scelta, e fece la scelta sbagliata. Forse, come Felice, aspettava convinzioni più piene e una stagione più conveniente: forse intendeva, quando era più vecchio e aveva goduto di sorsi di piacere un po' più pieni, quando si era assicurato un gradino più in là sulla scala delle sue speranze, ascoltare quella voce di saggezza. Forse pensava che la sua particolare situazione avrebbe giustificato la sua messa in secondo piano del messaggio; che non doveva essere giudicato secondo regole ordinarie, o giudicato secondo la misura comune di tutti gli uomini. Con una tale decente menzogna egli senza dubbio placò l'inquietudine di una coscienza risvegliata. Ma, facendo questo, ha messo la salvezza da lui. Gli ebrei hanno scelto per il tempo, lui ha scelto per l'eternità. Ebrei era quasi un membro del Suo regno, tra le cui prime leggi queste sono scritte chiaramente: "Ebrei che non sono con Me sono contro di Me"; "Non potete servire Dio e Mammona". Agrippa non era che un tipo di classe comune. Molti sono d'accordo con lui...

(I.) Nella sua scelta. Ognuno di noi, prima o poi, deve giungere a questa conclusione: "Io voglio, o non voglio, essere completamente di Cristo". A volte si riunisce in un'unica scelta tra il mondo e Cristo. Spesso, forse, nessuna grande necessità di decisione diretta e immediata risveglia tutta la nostra vigilanza; Ma continuiamo a scegliere attraverso una moltitudine di piccole occasioni. Con piccole concessioni alla passione, o all'autoindulgenza, o all'apparente convenienza, stiamo gettando la nostra sorte con il mondo: e sebbene nessun esempio possa elevarsi al di sopra del livello ordinario, tuttavia siamo, nel complesso, consapevoli che il corso della nostra vita è in una direzione; e quindi siamo veramente consapevoli che stiamo facendo la scelta di essere "quasi" Suoi che non accetteranno "quasi" servi. Questa "quasi" scelta tende a mettere a tacere la coscienza; Ciò che è la nostra vergogna e il nostro pericolo è fatto, dall'inganno del cuore, il nostro conforto e la nostra scusa. Ci sentiamo; siamo quasi decisi; Pensiamo che un altro giorno decideremo: siamo così vicini al regno dei cieli che ci accontentiamo senza stringerci in esso; così vicino alla porta, che sopportiamo, quasi senza dubbio, di vederla chiusa contro di noi

(II.) Nella sua causa. Non possiamo costringerci a fare tutti i sacrifici necessari. Il mondo a cui dobbiamo rinunciare potrebbe non essere così grande come lo era il suo, ma è il nostro mondo. I dettagli varieranno all'infinito, ma la sua molla maestra è una. Quest'uomo non può convincersi a rinunciare a qualche cattiva abitudine; un altro non può affrontare lo scherno dei suoi simili; un altro sente interiormente di essere chiamato a una vita più alta e più abnegata di quanto non possa permettersi di condurre: e così tutti questi uomini, per la vecchia ragione di Agrippa, fanno la sua scelta. Rispettano la religione negli altri; non si uniranno a Festo nel rimproverare pazzia ai testimoni di Cristo; desiderano persino potersi elevare alla stessa nobiltà di scopo, di azione e di carattere; ma con l'ala spezzata, non fanno che guardare dove dovrebbero librarsi; Sentono solo debolmente quando dovrebbero agire con determinazione

(III.) Alla sua fine. È una corsa discendente; un corso di male crescente, di crescente ottusità, di catene che si rafforzano, di aspirazioni più deboli; di scelte malvagie moltiplicate; della grazia di Dio disprezzata, rattristata e spenta; di un cuore meno combattuto, quasi abbandonato, e poi, alla fine, abbandonato, e così... reprobo. Conclusione: Nota

1.) L'immenso pericolo di indietreggiare di fronte a qualsiasi chiamata di Dio

(2.) Il nostro bisogno di cercare costantemente l'aiuto e la guida dello Spirito Santo di Dio. (Bp. S. Wilberforce.Il quasi cristiano:

(I.) Cosa si intende per quasi cristiano? Uno che oscilla tra Cristo e il mondo

(II.) Perché così tanti non sono più di così. A causa di

1.) False nozioni di religione

(2.) Paura servile dell'uomo

(3.) Concupiscenza prevalente

(4.) Amore per il piacere

(5.) Instabilità del carattere

(III.) La follia e il pericolo di una tale condizione. Lo è

1.) Inefficace per la salvezza

(2.) Pregiudizievole per gli altri

(3.) Ingrato a Cristo. (G. Whitefield.) Quasi un cristiano:

(I.) Il carattere dell'uomo non è cristiano per natura. Evidente da

1.) Coscienza

(2.) Osservazione

(3.) Scrittura

(II.) Diventare cristiano dovrebbe essere lo scopo supremo dell'uomo: perché

1.) È la volontà di Dio

(2.) Il privilegio e la necessità dell'uomo. Solo così può realizzare il vero fine del suo essere e raggiungere il cielo

(III.) L'uomo può quasi diventare, ma non essere ancora un cristiano.

(IV.) Per il non possesso del carattere cristiano l'uomo sarà colpevole. (W. Johnson.Ci sono alcuni personaggi nella Scrittura la cui storia è portata a un punto in cui l'interesse si risveglia intensamente; e allora non sentiamo più parlare di loro. Felix... ha mai visto quella stagione conveniente di cui parlava? Il giovane, che si era allontanato da Cristo addolorato, è mai tornato? Agrippa, è morto "quasi cristiano", o è tornato indietro ed è diventato un incredulo del tutto? Riguardo a queste cose la Scrittura non ci ha detto nulla, e possiamo essere certi che ci sono buone ragioni per il suo silenzio. Nell'applicare il passaggio dobbiamo tenere presente la differenza tra ciò che significa essere un cristiano ai nostri giorni, e ciò che significava essere un cristiano ai giorni dell'apostolo. Di qui una distinzione, imposta su di noi da queste mutate circostanze, tra un cristianesimo nominale e ciò che è vitale e spirituale. I cristiani del tipo nominale che chiamiamo cristiani solo per una sorta di cortesia. Facciamo una supposizione caritatevole su di loro e speriamo per il meglio. Ma i cristiani che Paolo desiderava ardentemente che Agrippa diventasse sono pochi fra noi. Molti sono oltre lo stadio nominale; Ma c'è un continuo arresto corto. Come lo Scriba, essi non sono lontani dal regno di Dio, eppure non vi giungono mai. Nota-

(I.) Le promettenti qualità di vita e di carattere che possono consistere in un tale stato

(1.) Ci può essere una grande quantità di conoscenza religiosa in una persona del genere. Questo era evidentemente il caso di Agrippa. Possiamo essere in anticipo rispetto a molti intorno a noi in intelligenza religiosa, sani in tutte le nostre opinioni, eppure, a causa di tutta questa conoscenza che non viene applicata, potremmo non essere cristiani migliori di quanto lo fosse questo Agrippa. Che cos'era Balaam, con tutte le sue visioni di Dio, con tutti i suoi sguardi lungimiranti nel giorno di Cristo, se non come una tromba estranea alla musica dei suoi stessi suoni, o un candelabro che non conosce la luce che porta? No, la conoscenza che illumina non è sempre la conoscenza che salva. L'albero della conoscenza non è l'albero della vita

(2.) Più di una volta, può essere stato portato sotto il potere di profonde convinzioni religiose. Agrippa deve aver lottato molto tempo prima, altrimenti non avrebbe potuto fare l'ammissione che fece. E così pochi di noi passano a lungo insieme senza che ci si avvicini molto la convinzione che, se pesati sulla bilancia, saremmo trovati carenti; e per il momento ci accingiamo a fare alcune riforme esteriori come fece Erode, decidiamo di andare ad ascoltare di nuovo quel predicatore come fece Felice, e confessiamo che stiamo cominciando a pensare in modo diverso sul tema della religione come fece Agrippa. In tutto questo tempo la grande verità non è stata padroneggiata da noi, che la convinzione non è la stessa cosa della conversione. Le convinzioni non sono che mezzi per raggiungere un fine. Ed è così che il nostro cristianesimo limitato e rachitico frustra la grazia di Dio. Ci fermiamo e non permettiamo che la Sua opera acceleri nel cuore

(3) Altre qualità della testa e del cuore appariranno facilmente come segni distintivi della religione di un quasi cristiano, come l'amabilità di disposizione, i gusti, gli studi, i sentimenti, le tendenze, che, se non ci venisse detto nulla in contrario, saremmo pronti a concludere che erano indizi speranzosi di carattere cristiano. Doveva esserci qualcosa di amabile in questo Agrippa. Giuseppe Flavio ha conservato un suo tenero e commovente discorso sulla miseria e la malvagità della guerra, che deve essere stato letto in modo molto strano da uno dei versi di Erode; mentre nel figlio di colui che fu divorato dai vermi per la sua empietà non ci aspetteremmo di aver trovato ciò che l'apostolo evidentemente gli attribuisce: l'abitudine di uno studio riverente delle Scritture ebraiche. L'osservazione può, in ogni caso, suggerire la riflessione su quanto la natura, il temperamento e le circostanze esteriori possano fare nel produrre un risultato che, dopo tutto, sarà solo una parvenza e una contraffazione dell'opera della grazia. E la contraffazione inganna molti, molto spesso inganna noi stessi

(II.) Perché le persone persuase ad andare così lontano non possono essere persuase ad andare oltre. «Quasi», ma non del tutto, «ho delle riserve a cui non posso ancora rinunciare, delle difficoltà che tu non hai ancora superato». La ragione di ciò è che è stato dato da nostro Signore: "Voi non avete in voi l'amore di Dio". Tutto il cristianesimo metà e metà si risolve in questo. La religione del quasi cristiano andrebbe più lontano se le sue preghiere fossero preghiere amate, il suo servizio amore-servizio, i suoi sacrifici amati sacrifici. La religione non vale mai nulla finché non si arriva a trarne un certo piacere per se stessa. Tutto ciò che fai non è altro che dovere, servizio prima di ciò, e Dio non può eliminare tali sacrifici. I difetti, gli errori, le colpe, gli Ebrei possono sopportarli, così solo che possiamo dire con vergogna a Pietro: "Signore, tu conosci ogni cosa, con tutte le mie mancanze e i miei difetti, tu sai che io ti amo". 2. Ma questa assenza di amore non è l'unica ragione. C'è l'amore predominante nel cuore di qualcos'altro. C'è qualcosa di segreto in te, un riserbo che Dio non deve toccare, una camera interna in cui gli ebrei non devono intromettersi. Rinuncerai a un grande affare, ma non a tutto

(III.) Qual è il valore morale dello Stato descritto? Se sto procedendo in un lungo viaggio, può essere di conforto sentirmi dire che sono quasi alla fine di esso. Se per tutta la vita ho proposto un grande obiettivo, è qualcosa da dire che sono quasi in vista della sua realizzazione. Ma in questi casi la supposizione è che io faccia ogni giorno un cammino sempre più lontano; che la condizione spirituale contemplata è quella di una persona che rimane ferma, anno dopo anno, nello stesso stato morto; cercando di entrare dalla porta stretta, ma senza mai sforzarsi; imparando sempre, ma mai arrivando alla conoscenza della verità. E la domanda è: qual è l'uomo migliore per le sue pene? A che cosa servirà il suo "quasi" per lui? Le dieci vergini bussarono alla porta poco dopo che lo sposo era entrato; Erano forse migliori per essere stati così vicini? Leggiamo di alcuni che non poterono entrare nella terra promessa a causa dell'incredulità. Era forse in qualche modo in grado di capire che, pur non entrando, si fossero spinti fino ai confini? No; la grande verità che risalta ovunque nella Parola di Dio è che nel mondo futuro ci sono solo due stati. Non leggiamo nulla su una condizione intermedia, nulla su un paradiso per i quasi salvati. E così, se dobbiamo dare un valore a una persuasione come quella di Agrippa, deve essere questo: che sarebbe stato meglio per lui non essere mai stato persuaso affatto. Sembra che, in un altro mondo, ci sarebbe insopportabile la riflessione che la nostra rovina eterna si sarebbe trasformata in un "quasi". (D. Moore, M.A.) Quasi un cristiano:

(I.) Che cos'è un cristiano? Lasciamo che la Scrittura dica

(1.) Prendiamo, ad esempio, il testo in prima istanza. È evidente che con Versetti CAPITOLO 17, 18 che gli risuonava nelle orecchie, Agrippa deve aver colto una certa nozione del cristianesimo come forza spirituale. Ci sono le affermazioni che il mondo è al buio per quanto riguarda le sue relazioni e i suoi doveri verso Dio; ma è venuta quella luce che rivela subito la distanza da Dio e la riconciliazione con Lui. Poi c'è la proclamazione che la triste schiavitù del peccato sotto la quale il mondo geme da secoli non deve continuare, ma che c'è un potere che può trasformare gli uomini da Satana a Dio. C'è poi l'annuncio del perdono consapevole, nella cui strana ed emozionante gioia gli uomini possono riposare senza presunzione, e di una santità in cui sono purificati dalla fede. Poi c'è la testimonianza vivente che tutte queste benedizioni ci sono conferite da Cristo. Essere cristiani implica vivere la fede in quelle verità trasformanti

(2.) Prendi il prossimo xi. 26. Ciò aggiunge alla fede viva nella verità dottrinale la pubblicità e la confessione dichiarata di Cristo. I discepoli avevano una condotta così irreprensibile che non recò alcun rimprovero sul loro credo. Il racconto ci dice che i messaggeri che furono mandati a visitarli si rallegrarono della loro esemplare pietà. E questo è proprio il requisito che il cristianesimo ancora esige. Credere in Cristo e non confessare è un segno di un compromesso indegno o di un'anima ribelle. Se sei davvero cristiano, non puoi tenerlo nascosto. Non c'è bisogno che gli uomini vedano la rosa sempre sul suo stelo; Il suo profumo racconterà sicuramente del suo quartiere. A volte le nuvole si addensano intorno al sole, ma gli uomini sanno che egli è sempre lì alla luce e al comfort del giorno

(3.) Prendi 1Pietro 4:16. Ciò accresce alla fede e alla pubblicità la disponibilità a soffrire se necessario per la causa di Cristo. Se ci deve essere una pura trascrizione della verità come è in Gesù, ci deve essere il cuore del martire, anche se non ci possono essere le agonie del martire. La nostra sorte è caduta su tempi più misericordiosi, eppure nelle dispute di ogni giorno c'è un'agonia che scende nel cuore cristiano più feroce di quanto tutti gli antichi gladiatori conoscessero. Queste sono le tre cose che costituiscono il cristiano, la cui assenza di una qualsiasi di esse sminuisce la perfezione del tutto

(II.) Come avviene che gli uomini sono solo quasi persuasi di essere cristiani

(1.) Il re non esitò a causa della mancanza di prove. Ebrei era convinto, ma non persuaso; il suo intelletto si arrese alla discrezione, ma il suo cuore si ribellò segretamente; E questo è solo il mistero dell'incredulità. La convinzione, che significa una soddisfazione intellettuale con le prove armoniose della verità, è alla portata di qualsiasi mente candida che si prenda la briga di indagare; Ma la persuasione ha difficoltà maggiori da incontrare e da superare. Il cuore non è solo la fonte dell'impurità, ma la fortezza dell'incredulità. C'è un vecchio proverbio che dice che un uomo si convince contro la sua volontà. Se la ragione e la passione si incontrano in combattimento, la ragione ha una piccola possibilità di ottenere il dominio a meno che non sia protetta. Se la tua volontà cessa la sua opposizione, sei guadagnato a Cristo

(2.) È possibile che il valore della lode umana e il timore della censura umana abbiano impedito la decisione di Agrippa. Implicherebbe la perdita del potere, della posizione, dell'influenza. E non ci sono ancora moltitudini che sono influenzate in questo modo? Sei convinto e desideroso. Ma c'è un'opinione pubblica che non osi sfidare

(3.) La causa principale dell'indecisione di Agrippa, e quella che influenza ancora migliaia di persone, fu il desiderio di continuare un po' più a lungo nell'indulgenza al peccato. Gli ebrei avrebbero afferrato il presente finché poteva, nella speranza che di lì a poco, quando sarebbe impallidito nei sensi, avrebbe potuto godere del futuro. Conclusione: Questa Bibbia è vera, o è falsa. Ci credete? Se è così, allora credi che proprio dietro di te ci sia un paradiso di beatitudine e un inferno di sventura, eppure sei solo quasi persuaso a sfuggire all'uno e ad assicurarti l'altro! Conosci i rischi imminenti che corri per ritardo? La morte è a portata di mano! e ti sei quasi preparato ad affrontarlo! La Grande Assise! e sei quasi pronto per la prova! Il giudice alla porta! e tu ti sei quasi persuaso che è tempo di prepararsi per la Sua venuta! L'eternità lampeggia o si oscura nel tuo cielo! e tu stai quasi cominciando a pensare che potrebbe essere vero! Il cielo si è aperto per i riscattati e per i pronti! e tu quasi al cancello prima che si chiuda! L'ultimo covone del raccolto raccolto, l'ultimo fiore dell'estate colto! e hai quasi salvato! (W. M. Punshon, LL.D.Molte persone saranno disturbate quando si sentir dire che il "quasi cristiano", per quanto comune sia un oggetto, non si trova in questo passaggio. Il celebre detto di Agrippa è, in greco, piuttosto ambiguo, e lo è anche la risposta di Paolo. Nessuno può determinare con certezza quale sia il vero significato. "Un po'" è l'interpretazione più probabile, e si accorda meglio con il personaggio di Agrippa. "In una certa misura", "in qualche modo", la rende una risposta cortese, che esprime interesse per ciò che è stato detto, e una disposizione ad ammettere che il cristianesimo ha davvero alcune pretese, specialmente come presentate da un oratore così abile. Nelle nostre congregazioni si incontra più spesso il "quasi cristiano" che il "quasi cristiano".

(I.) Cosa spinse Agrippa a dare questa risposta civile

(1.) Dopo aver completato il racconto della sua conversione, Paolo dichiara (Versetto Versetti 19-23) che da allora aveva sempre cercato di agire secondo le istruzioni divine.

(1) Ebrei non fu disubbidiente alla visione celeste. Come poteva esserlo?

(2) Nessuno poteva obiettare alla sua esortazione che gli uomini "dovrebbero pentirsi e volgersi a Dio", e dimostrarlo con una vita corrispondente.

(3) E le dottrine che Paolo ha insegnato non sono in realtà altro che ciò che è stato predetto dai profeti e da Mosè (Versetti 22), vale a dire: (a) Che il Messia non deve essere un conquistatore mondano, come gli ebrei si aspettavano, ma un sofferente, come in Versetto Isaia 53

(b) Che gli ebrei devono risorgere dai morti. (c) Che, in conseguenza della Sua morte e risurrezione, gli Ebrei proclameranno la luce spirituale-l'istruzione e la speranza

(2.) Le due persone principali tra i suoi ascoltatori ora parlano a Paolo, ed egli risponde a ciascuno con grande saggezza e serietà (24-29) .

(1) Festo era convinto che nessun uomo sano di mente potesse esprimere tali nozioni, così interruppe Paolo in modo eccitato, e poi, forse desiderando ammorbidire la sua dura accusa, aggiunse: "La tua grande erudizione ti trasforma in pazzia". Probabilmente gli ebrei avevano sentito dire che Paolo conosceva a fondo la cultura dei rabbini. È anche probabile che Paolo avesse mostrato grande ansia di avere libri (2; Timoteo iv. 13). I "politici pratici" esprimono spesso un certo disprezzo per le persone erudite o letterate, e non di rado dicono che leggere così tanto confonde il loro cervello. La risposta dell'apostolo (25) è cortese, dignitosa e sincera. Ebrei si riferisce al re come ad avere una conoscenza migliore di un governatore appena arrivato con la ben nota storia del cristianesimo (Versetto 26). Poi Paolo si rivolge esplicitamente al giovane re. Agrippa era un ebreo, educato a credere nelle Scritture. Sotto l'impressione della presenza e dell'appello di Paolo, era probabile che egli sentisse una persuasione più viva che le profezie messianiche erano vere, e percepisse che si erano adempiute con la morte e risurrezione di Gesù.

(2) E così Agrippa disse a Paolo: "In qualche modo mi persuadi a farmi cristiano". L'interruzione di Festo era stata rumorosa e violenta. L'osservazione di Agrippa è più cortese che seria. Ma in entrambi i casi la risposta di Paolo è allo stesso tempo dignitosa e profondamente sincera. Ebrei desidera che non solo Agrippa, ma tutti gli altri presenti, possano essere in una certa misura e in gran parte come lui, cioè cristiani. Sia che un uomo sia un principe o un mendicante, non possiamo augurare per lui nulla di così veramente desiderabile come quello di poter diventare cristiano. Qualunque altra cosa possiamo fare per coloro che amiamo, non trascuriamo alcuno sforzo per metterli in possesso dell'unica cosa di cui abbiamo bisogno

(II.) Quanti, come questo giovane re, sono solo "un po' cristiani"! Ecco un giovane a cui è stato insegnato a rispettare il cristianesimo, che ha affetto per alcune persone pie; a volte le parole del suo pastore, del suo amico, suscitano in lui un interesse passeggero, e se dovesse esprimere il suo sentimento, sarebbe: "Sono veramente impressionato da tutto questo; Sono un po' disposto a diventare cristiano anch'io". Ecco un bambino il cui cuore tenero è toccato dalla storia di Gesù e che dentro di sé dice: "Penso che presto diventerò cristiano". Ecco un uomo che invecchia, che va in chiesa e ascolta con decoro esteriore, e poi se ne va senza alcun risultato apparente; ma un giorno il pastore fa un appello speciale, e l'uomo dice a un amico mentre si allontanano: "Non lo so, ma alcuni di questi giorni mi faranno entrare in Chiesa, dopotutto". In molti casi, non dobbiamo parlare duramente dell'insufficienza di un tale interesse e di un tale scopo, ma dobbiamo sforzarci di incoraggiarlo, approfondirlo e rafforzarlo. Ma non dobbiamo mai dimenticare che la pietà cristiana è una cosa molto decisa e positiva; che Gesù stesso disse solennemente: "Gli ebrei che non sono con me sono contro di me". (J. A. Broadus, D.D.Questo Agrippa era figlio dell'altro Erode di cui sentiamo parlare negli Atti come di un persecutore. Da altre fonti, sembra che quest'ultimo avesse i vizi, ma non la forza di carattere, della sua cattiva razza. Ebrei era debole e indolente, un semplice attaccapanni di Roma, alla quale doveva il suo regno, e alla quale rimase fermamente attaccato durante tutta la tragedia della caduta di Gerusalemme. Ma sapeva molto degli ebrei, delle loro opinioni, della loro religione e di ciò che era accaduto nell'ultimo mezzo secolo tra loro. Per motivi di politica professò di accettare la fede ebraica. Perciò l'apostolo era pienamente autorizzato a fare appello alla conoscenza di Agrippa, non solo del giudaismo, ma della storia di Gesù Cristo, e nella sua ulteriore affermazione: "Io so che tu credi". Ma la spinta a casa era troppo forte per il re. La sua risposta è data dalle parole del nostro testo. Sono parole molto familiari, e sono state fatte la base di un gran numero di sermoni sull'essere quasi persuasi ad accettare Cristo come Salvatore. Ma, per quanto edificante sia un tale uso di essi, difficilmente può essere sostenuto dal loro vero significato. La maggior parte dei commentatori concorda sul fatto che la nostra Versione Autorizzata non rappresenta né le parole né il tono di Agrippa. Ebrei non parlava sul serio. Le sue parole sono sarcastiche, non si sciolgono per metà in convinzione. E la Versione Riveduta dà ciò che può, nel complesso, essere accettato come una rappresentazione più vera della loro intenzione quando dice: "Con poca persuasione vorresti fare di me un cristiano". Ebrei è per metà divertito e per metà arrabbiato per la presunzione dell'apostolo nel supporre che così facilmente, o così rapidamente, sbarcherà il suo pesce. «È un compito più difficile di quanto tu immagini, Paul, fare di un uomo come me un cristiano». Questo è il vero significato delle sue parole

(I.) In primo luogo, quindi, vedo qui un esempio del pericolo di una familiarità superficiale con la verità cristiana. Come ho detto, Agrippa conosceva, in generale, molto non solo dei Profeti e della religione ebraica, ma anche dei fatti notevoli della morte e risurrezione di Gesù Cristo. L'ipotesi di Paolo che egli conosceva sarebbe stata ripudiata molto rapidamente se non fosse stata basata sui fatti. Marco 49 contrasto tra lui e l'ufficiale romano al suo fianco. Per Festo, il fatto che Paolo parlasse di un morto che è risorto, e di un Giudeo risorto che diventa una luce per tutte le nazioni, era una tale assurdità che, con il caratteristico disprezzo romano per gli uomini dotati di idee, proruppe con la sua voce ruvida e stridente: "Molta scienza ti ha fatto impazzire". Non c'erano molte possibilità che quella causa producesse effetto su Festo. Gli ebrei rimasero sconcertati da questo discorso del tutto incomprensibile. Agrippa, d'altra parte, lo sa tutto. E stava meglio per questo? No! Ebrei era molto peggio. Tolse un bel po' di curiosità alla sua curiosità. Ciò gli impediva di comprendere le verità che pensava di comprendere. E anche se voi ed io sappiamo molto di più su Gesù Cristo e sul Vangelo di quanto ne sapesse lui, la stessa cosa è vera per migliaia di persone che per tutta la vita sono state messe in contatto con il cristianesimo. La conoscenza superficiale è il peggior nemico della conoscenza accurata. Perché la prima condizione per conoscere una cosa è sapere che non la conosciamo. Il terreno è occupato nella nostra mente dalle nostre vaghe e imperfette apprensioni. Ti sembra di sapere tutto ciò che posso dirti. Molto probabilmente sì. Ma avete mai afferrato saldamente i fatti centrali del cristianesimo: la vostra peccaminosità e impotenza, il vostro bisogno di un Salvatore? Questi non sono che i fondamenti, gli schemi della verità del Vangelo. Ma voi li vedete, fin troppi di voi, nel modo in cui vedete le figure proiettate su uno schermo quando la lanterna non è ben messa a fuoco, un contorno sfocato. E il contorno sfocato ti impedisce di vedere la verità netta come è in Gesù. C'è poi un altro modo in cui una conoscenza come quella di cui l'uomo nel nostro testo è un esempio è un ostacolo, ed è che si tratta di una conoscenza che non ha alcun effetto sul carattere. Che cosa fanno centinaia di noi con la nostra conoscenza del cristianesimo? Le nostre menti sembrano costruite in compartimenti stagni, e teniamo le porte di essi molto chiuse, in modo che le verità nell'intelletto non abbiano alcuna influenza sulla volontà. "Agrippa! Credi tu ai profeti? Io so che tu credi"". Sì! crede ai profeti; e Berenice seduta al tuo fianco - crede ai profeti e vive in una totale e bestiale empietà". A che serve una conoscenza del cristianesimo del genere?

(II.) Ora, in secondo luogo, notate come abbiamo qui l'esempio di un uomo orgoglioso che indietreggia indignato dalla sottomissione. C'è un mondo di disprezzo nelle parole di Agrippa, nel mettere proprio l'una accanto all'altra delle due cose. "Io! Io", con la M maiuscola molto grande... "Io sono cristiano?" Ebrei pensa alla sua dignità, povera creatura. Non era una dignità così straordinaria, dopo tutto. Ebrei era un piccolo reuccio, a cui la grazia di Roma permetteva di vivere e di fingere di essere la cosa reale. Eppure si pavoneggia e batte le ali e canta sulla sua collinetta come se fosse una montagna. "Io sono cristiano?" La grande Agrippa! Un cristiano!" Come se dicesse: "Pensi davvero che io-io-mi inchinerò per essere un seguace e un seguace di quel tuo Cristo? La cosa è troppo ridicola! Con un po' di persuasione vorresti fare di me un cristiano. Ma troverai un compito più difficile di quanto immagini." Ora, la forma di questa riluttanza è cambiata, ma il fatto rimane. Ci sono due o tre aspetti di quello che considero essere il semplice vangelo di Gesù Cristo che stridono molto contro ogni presunzione e autocompiacimento. Li ho solo passati sopra molto brevemente

(1.) Il vangelo insiste nel trattare tutti allo stesso modo, e nel considerare tutti allo stesso livello. A molti di noi non piace. Allontaniamoci da Agrippa e dalla Palestina. «Sono un uomo benestante di Manchester. Amos posso stare allo stesso livello del mio ragazzo d'ufficio?» Sì! lo stesso. In ogni caso, non dobbiamo essere classificati nella stessa categoria dei poveri e degli ignoranti e dei peccatori e dei selvaggi in tutto il mondo. Ma noi siamo così classificati. Tu e gli uomini della Patagonia non respirate la stessa aria? I vostri corpi non sono soggetti alle stesse leggi? Non devi accontentarti di essere nutrito allo stesso modo, e di dormire, mangiare e bere allo stesso modo? "Abbiamo tutti un solo cuore umano"; e "non c'è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio". Le identità dell'umanità, in tutti i suoi esempi, sono più profonde delle sue differenze. Tutti noi abbiamo l'unico Salvatore e dobbiamo essere salvati allo stesso modo. È una cosa umiliante per quelli di noi che si trovano su una piccola elevazione, reale o immaginaria. Abbiamo tutti bisogno dello stesso intervento chirurgico e dobbiamo accontentarci di prenderlo allo stesso modo. Così alcuni di noi indietreggiano dall'umiliare l'uguaglianza con i più bassi e i peggiori

(2.) Poi, di nuovo, un'altra cosa che a volte fa sì che le persone si allontanino dal vangelo è che esso insiste sul fatto che tutti siano salvati esclusivamente dalla dipendenza da un Altro

(3.) E un'altra cosa si frappone, vale a dire, che il Vangelo insiste sull'obbedienza assoluta a Gesù Cristo. Agrippa pensò che fosse una cosa assolutamente assurda che egli ammainasse la sua bandiera, si togliesse la corona e diventasse il servo di un contadino ebreo. Molti di noi, anche se hanno un'idea più alta del nostro Signore, trovano tuttavia altrettanto difficile sottomettere la nostra volontà alla Sua e accettare la condizione dell'obbedienza assoluta, della totale rassegnazione a Lui e della completa sottomissione al Suo comandamento. Noi diciamo: "Lascia che la mia volontà abbia un po' di gioco in un angolo". Io, con la mia cultura; devo accettare ciò che Cristo dice come la fine della contesa?" Sì! la sottomissione assoluta è la condizione più evidente del vero cristianesimo. "Tu vorresti persuadermi a essere cristiano", è il rifiotto di un cuore orgoglioso dalla sottomissione. Lascia che ti supplichi che non sia tuo

(III.) Di nuovo, abbiamo qui un esempio di istintivo rifuggimento dall'applicazione personale di ampie verità. Agrippa ascoltò Paolo con un po' di divertimento e molto interessato, purché parlasse in modo generico e descrivesse la propria esperienza. Ma quando venne a indicare le generalità e a farle capire al cuore dell'ascoltatore, fu il momento di fermarlo. Quella domanda dell'apostolo, acuta e improvvisa come il lampo di un pugnale, andò dritta nel segno. E il re si riunisce subito in un atteggiamento di resistenza. Ah! Questo è ciò che fanno centinaia di persone. Mi lascerai predicare per tutto il tempo che vorrò, solo che a volte ti stancherai un po', mi lascerai predicare generalità ad libitum. Ma quando arrivo a "E tu?" allora sono "scortese", "inquisitorio", "personale", e "sconfina in una regione dove non ho affari", e così via, e così via. E così chiudi il tuo cuore, se non le tue orecchie. Eppure a che servono le generalità sdentate?

Infine, abbiamo qui l'esempio di un'anima vicina alla luce e che passa nell'oscurità. Agrippa ascolta Paolo; Bernice ascolta Paul; Festus ascolta. E cosa ne viene fuori? Solo questo: "E quando se ne furono andati in disparte, parlavano tra loro, dicendo: Quest'uomo non ha fatto nulla che meriti la morte o i legami". Permettetemi di tradurre in un'analogia moderna: E quando se ne furono andati in disparte, parlarono tra loro, dicendo: "Quest'uomo ha predicato un sermone molto impressionante", oppure, "Quest'uomo ha predicato un sermone molto noioso", e lì è finita. Agrippa e Berenice andarono per la loro strada malvagia, e Festo per la sua, e nessuno di loro sapeva quale momento fatidico avessero attraversato. Probabilmente non sentirono più predicare il vangelo, e se ne andarono, senza sapere cosa avevano fatto quando misero a tacere Paolo e lo lasciarono. Ora probabilmente sentirai ancora molti sermoni. Potreste, o non potete. Ma siate certi di questo, che se vi allontanate da questo, non fusi e increduli, non avete fatto nulla di banale. (A. Maclaren, D.D.Quasi salvato: - Quasi salvato, se non è più, è, alla fine, del tutto perduto, e anche questo, nella più malinconica delle circostanze. Quando, dopo aver circumnavigato il globo in sicurezza, la Carta Reale andò in frantumi nella baia di Moelfra, sulla costa del Galles, fu il triste dovere di un ministro di Liverpool di visitare e cercare di confortare la moglie del primo ufficiale, resa vedova da quella calamità. La nave era stata telegrafata da Queenstown, e lei era seduta nel salotto in attesa del marito, con la tavola apparecchiata per il suo pasto serale, quando il messaggero venne a dirle che era annegato. "Non potrò mai dimenticare il dolore, così commosso e senza lacrime, con cui mi strinse la mano, mentre diceva: 'Così vicino a casa, eppure perduto!' Questo mi sembrava il più terribile dei dolori umani. Ma ah! Questo non è nulla in confronto all'angoscia che deve tormentare l'anima che alla fine è costretta a dire: 'Una volta ero proprio alla porta del cielo, ed ero quasi entrato, ma ora sono all'inferno!'" (W. M. Taylor, D.D.Quasi salvato, ma perduto: una barca attraversò la cataratta del Niagara con due uomini a bordo, lasciandone un altro aggrappato a un tronco che giaceva contro uno sbarramento, proprio sopra il bordo della piena discendente. Il mattino che sorse nella notte del disastro rivelò l'uomo in pericolo. Migliaia di persone si radunarono sulle rive del fiume e si tentò ogni invenzione per salvarlo. Le scialuppe di salvataggio furono spazzate via fino a quando il giorno cominciò a declinare. Atti di lunghezza una fragile barca veniva portata con corde da ogni riva al suo fianco. La speranza gettava la sua luce su tutti i volti, e non risplendeva su nessun aspetto così luminoso come su colui che aveva alzato il piede per entrare nell'ultimo mezzo di salvataggio. Con il calpestio la barca sfrecciava su e indietro nelle acque bollenti, e poi scendeva verso l'abisso della distruzione sottostante la vittima del piacere. Quasi salvato! Che angoscia di sentimento dichiara quell'espressione! La natura e le cause dell'irresolutezza nella religione: - Facciamo...

(I.) Descrivi il caso di coloro che sono quasi persuasi, ma non del tutto

(1.) Alcuni hanno forti convinzioni della verità e della ragionevolezza della religione

(2.) Alcuni hanno anche, in particolari momenti, impressioni molto serie e vivaci fatte sui loro cuori dalle verità divine

(3.) Alcuni a volte sono così persuasi da prendere in considerazione risoluzioni, eppure non riescono a raggiungere una ferma determinazione di diventare cristiani sul serio

(4.) Alcuni sono così convinti che in realtà fanno qualche passo verso l'essere cristiani

(II.) Da qui deriva che non sono del tutto persuasi

(1.) Non per mancanza di ragioni sufficienti, ma per mancanza di considerazione e di attenzione ad esse

(2.) A causa dei pregiudizi che hanno assorbito contro la religione

(3.) Passione per il mondo, i suoi piaceri e altri vantaggi

(4.) Il potere e la prevalenza di una particolare lussuria

(III.) Rappresentano il loro stato infelice. 1; Per costoro la loro coscienza sarà una terribile testimonianza contro di loro, non appena troveranno il tempo e l'ora di riflettere su se stessi; e molto tempo e tempo libero lo troveranno nell'altro mondo, se prima non potevano

(2.) Il fatto che siano stati così vicini al regno di Dio, e tuttavia non ne siano stati all'altezza, sarà un'altra fonte di severità riflessioni e tormentose agonie. (S. Clark, D.D.L 'effetto della difesa di Paolo su Agrippa illustra:

(I.) Il potente potere della verità del Vangelo. Questo è qui visto

1.) Nello scuotere la religione del monarca.

(1) Non c'è compito più difficile di quello di distruggere la fede di un uomo nella propria religione. È più facile argomentare un uomo per qualsiasi cosa che per il suo credo religioso: spesso ha rinunciato alla sua casa, ai suoi amici e alla sua vita per questo.

(2) Ma questa difficoltà è stata sottolineata nel caso di un ebreo. Nessuna religione ha mai avuto una tale presa sulla mente umana come l'ebraismo.

(3) Ma di tutte le classi, nessuna sentirebbe più difficile dei re cambiare la propria religione. L'orgoglio, la politica o la paura li legano al loro vecchio credo.

(4) Aggiungete a tutto ciò che la nuova religione non era né popolare né rispettabile. Ecco una gloriosa prova del potere della nostra religione! Significa trionfare su tutte le religioni. Come la verga di Aronne, la Croce inghiottirà i loro incantesimi, dissiperà ogni errore che oscura il giudizio umano, spezzerà ogni catena che affascina l'anima umana, darà ad ogni spirito il suo diritto e la sua libertà

(2.) Nel rafforzare il cuore dell'apostolo. Che cosa sosteneva l'anima dell'apostolo con tanta energia invincibile? La verità evangelica. E non agisce sempre così? Mentre vince il peccatore con convinzione, non riempie il cristiano di gioia e di pace nel credere?

(II.) Il grande scopo della verità evangelica. Elevare, stimolare la mente all'azione, dissipare la sua ignoranza, correggere i suoi errori, rimuovere la sua opposizione; ma il suo scopo grandioso è quello di rendere gli uomini cristiani. Ma cosa significa essere cristiani? Significa essere ortodossi nel credo? No; Ci sono molti spiriti malvagi, teologi profondi. Deve essere regolare nel frequentare le ordinanze religiose? No; gli scribi e i farisei lo erano. Deve essere attaccato alla persona, al carattere e al ministero dei servitori di Dio? No; Erode ascoltò Giovanni con gioia. È la convinzione di peccato? No; Giuda si pentì, Felice tremò e Agrippa era quasi cristiano. Che cosa significa, allora, essere cristiani? Paolo risponde alla domanda: essere come sono

(1.) Gli ebrei accettarono l'espiazione di Cristo come l'unica speranza di salvezza

(2.) Gli ebrei fecero della volontà di Cristo la regola della sua condotta. "Che cosa vuoi che io faccia?" fu la prima domanda che fece

(3.) Gli ebrei amavano l'amore di Cristo come ispirazione della sua vita. Queste tre cose hanno reso l'apostolo quello che era, e sono gli elementi essenziali di un cristiano. Sei cristiano? Allora c'è unità tra te, Cristo, e ogni spirito santo: vivi nelle simpatie dei buoni e nelle braccia della misericordia redentrice; il grande Dio è tuo Padre, Gesù è tuo fratello, gli angeli sono i tuoi servi e il cielo sarà finalmente la tua casa; Puoi guardare e rivendicare un interesse in tutti. "Tutte le cose sono tue." Quanto benevolo quel desiderio dell'apostolo: "Io vorrei a Dio", ecc.; un più nobile non è mai entrato in un cuore umano. Da esso apprendiamo che un cristiano in catene è più libero, più felice e più nobile di un re sul suo trono

(III.) Il metodo pratico della verità evangelica. In che modo questa potente verità raggiunge questo oggetto sublime? Con rapsodia sentimentale, interposizioni sacerdotali, ritualismi teatrali, declamazioni rumorose? No. Questi possono suscitare le emozioni, ma non possono convincere il giudizio. Per decreto legislativo? Non c'è modo attraverso il quale la coercizione possa viaggiare fino all'anima di un uomo e toccare le sorgenti morali dell'azione. Qual è, allora, il metodo? Moral suasion. Ciò implica due cose

1.) L'esistenza di prove per convincere la sentenza. Prima di poter persuadere un infedele ad amare Dio e a obbedirgli, devo convincerlo con l'evidenza dell'esistenza, dell'eccellenza e delle pretese del Grande. Prima di poter persuadere un peccatore a cercare la salvezza in Cristo, egli deve essere convinto del suo peccato e del suo pericolo, e dell'adeguatezza e della volontà di Cristo come Salvatore

(2.) L'esistenza di motivi per cambiare la volontà. Motivi raccolti dalla vita, dalla morte, dal tempo, dall'eternità. La presentazione di questi motivi è persuasione, è il mezzo attraverso il quale gli uomini devono essere resi cristiani. Questa persuasione è una peculiarità della nostra religione. La religione del cielo non ha bisogno di persuasione: gli spiriti devono solo conoscere il loro dovere per poterlo compiere. Le altre religioni sulla terra sono troppo false per dipendere da essa. Se la religione del "falso profeta" deve essere propagata, deve essere con la spada; se il papato, per mistificazione; se il deismo, con la costruzione di falsità. Tutto ciò che il cristianesimo vuole è essere presentato alla mente in modo equo, in umile dipendenza da quello Spirito che si è impegnato a coronarlo con il successo

(IV.) Il solenne fallimento della verità evangelica. Solo "quasi". Qual è stata la ragione per cui non ha ceduto del tutto? Perché non ci ha pensato abbastanza e giustamente. Il potere dell'argomentazione dipende dalla considerazione che gli si dà

(V.) Il genio filosofico della verità evangelica. La risposta di Paolo ha una grandezza morale indescrivibile. Ecco uno spirito della più alta filantropia

(1.) Era una filantropia di preghiera: "Vorrei Dio". 2. È stata una filantropia indulgente

(3.) Era una filantropia universale. (D. Thomas, D.D.Un chimico che sta sperimentando con un elemento appena scoperto tiene un registro che mostra le varie reazioni che si verificano quando questo elemento viene portato in combinazione con altre sostanze. Il libro di Atti è in gran parte un diario di chimica spirituale: mostra cosa accadde quando il vangelo di Gesù Cristo fu messo in contatto con diverse classi e condizioni di uomini. Quando Paolo lo presentò a Festo e ad Agrippa, fu accolto in modo particolare ed ebbe conseguenze particolari. Questo era un pubblico poco promettente per la predicazione del vangelo di Cristo. Ma Paolo credeva che il vangelo fosse destinato ai grandi e ai piccoli (Versetto 22), ai dissoluti e ai virtuosi, per l'intero mondo peccaminoso

(I.) Il carattere dell'indirizzo. Paolo ora, tanto prima quanto dopo, raccontava in modo semplice e diretto la storia della sua vita. Non c'è prova che Cristo sia più convincente di quella dell'esperienza cristiana

(1.) Dio e l'uomo hanno lavorato insieme nella vita cristiana di Paolo (Versetto Versetti 19) .

(1) Prima ci fu la visione celeste concessa a Paolo per la sua illuminazione e guida spirituale. La sua conversione fu operata dall'esterno. Gli ebrei non avevano desiderato ardentemente Cristo, ma si erano opposti a Lui, quando Dio venne sulla scena e cambiò miracolosamente le cose. Dio può fare meraviglie quando lo vogliono gli ebrei. Il cuore più duro e più impenetrabilmente di pietra diventa il cuore caldo della carne viva sotto il Suo tocco convertitore.

(2) La conversione di Paolo avvenne solo quando si sottomise alla visione. Ebrei non gli fu disubbidiente (Versetto 19). "Nemmeno la conversione di Paolo fu irresistibile" (Bengel). Vale a dire, non si compie senza l'azione della sua volontà. Così Dio ci supplica di venire sempre e obbedirgli, e se non siamo Suoi in Cristo, è perché non lo saremo. La visione celeste è data gratuitamente, ma non dobbiamo essere disubbidienti ad essa

(2.) La missione di Paolo. Ebrei è stato chiamato per uno scopo divino. Lo riconobbe nel momento stesso in cui ebbe la visione, perché le sue prime parole furono: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?" (1) La sua missione era quella di dichiarare in lungo e in largo, sia agli Ebrei che ai Gentili, "che si ravvedessero e si convertissero a Dio, facendo opere degne di ravvedimento" (Versetto 20). Ebrei doveva essere un maestro per condurre gli uomini a Dio. I contenuti etici del suo messaggio erano il pentimento e la rettitudine. Ebrei doveva aiutare gli uomini a vivere meglio.

(2) Ma l'espiazione di Cristo, anche se qui non è menzionata, è presupposta come fondamento di questo insegnamento etico (Versetto 18, 23)

(3.) La perseveranza di Paolo nella sua chiamata.

(1) Sorse opposizione al compimento della missione di Paolo (21). Il fatto che Dio gli stesse dando potere non significava (come spesso vorremmo che significasse per noi) la rimozione degli ostacoli, ma la loro conquista. La proiezione del cristianesimo in una comunità fino ad allora non cristianizzata dovrebbe avere antagonismo per la sua reazione, così come la cartina di tornasole viene scolorita dal tocco dell'acido.

(2) Paolo ottenne "l'aiuto che viene da Dio" (Versetto 22, R.V.). La sua missione gli giunse senza la sua selezione, e il potere di compierla era anche altro che il suo.

(3) Paolo rimase illeso come risultato di questa potenza divina (Versetto 22).

(4) Testimoniare, testimoniare sempre, era l'opera della sua vita (Versetto 22).

(5) Paolo era imparziale nell'opera della sua vita (Versetto 22). Gli ebrei testimoniavano sia i piccoli che i grandi. Tutti gli uomini erano uomini per lui. La nazionalità, l'età, la posizione sociale, la ricchezza, l'istruzione non facevano differenza per Paolo. Gli Ebrei diedero il Vangelo a tutti, perché tutti ne avevano bisogno

(4.) Vengono dati i contenuti della sua predicazione riguardo a Cristo. Gli ebrei predicavano

(1) Un Cristo sofferente. Cristo era il Profeta per eminenza. Ma anche altri profeti avevano sofferto, e per altri oltre a loro. Sì, ma Cristo aveva sofferto la stessa punizione dei peccati degli altri, entrando nel luogo dove avrebbero dovuto stare. Ebrei era quindi l'unico Salvatore.

(2) Un Cristo risorto (Versetto 23) .

(3) Un Cristo che illumina il mondo (Versetto 23). E qual è stato il carattere dell'illuminazione di Cristo? Il portare la salvezza nella notte del peccato del mondo. Il punto enfatico nell'espressione di Paolo è "sia al popolo che ai Gentili". Il vangelo è destinato tanto a coloro che pensiamo non lo apprezzerebbero - i peggiori criminali dei bassifondi, i pagani più stupidi, gli scettici più fiduciosi in se stessi - quanto alle anime più devote e desiderose

(II.) La ricezione del discorso di Paolo

(1.) Festo. Ebrei interruppe Paolo a voce alta. La resurrezione era una sciocchezza di cui non si curava più di sentir parlare.

(1) Gli ebrei non credettero a ciò che Paolo stava dicendo. Gli ebrei la consideravano follia, irrazionalità (Versetto 24). Gli ebrei avevano supposto dal suo portamento che fosse un pensatore forte e ostinato. Gli Ebrei scoprirono (come pensava) che era solo un mistico disorientato. Un romano voleva i fatti. Paolo gli dava delle fantasie. Noi uomini immaginiamo così facilmente che la nostra mente sia la misura della verità!

(2) Gli ebrei disprezzavano Paolo. La sua espressione lo denota. Con l'orgoglio della sua nazione guardava dall'alto in basso chiunque fosse in disaccordo con lui. Oh, saggio Festo! Ciò che è davanti a te in questo prigioniero incatenato disprezzerà ancora la sapienza di questo mondo, mostrandosi l'eterna sapienza di Dio.

(3) Risposta di Paolo. Senza risentirsi per il disprezzo dell'interruzione di Festo, Paolo si difende tranquillamente e cortesemente

(2.) Agrippa.

(1) Agrippa era semplicemente uno spettatore curioso di Paolo, ma mentre sedeva lì veniva involontariamente messo alla prova dalla grande pietra di paragone della vita: il vangelo di Gesù Cristo offerto a lui in quel momento.

(2) Agrippa aveva una certa conoscenza di Cristo (Versetto 26). Può essere stato superficiale, eppure ha portato con sé delle responsabilità. Paolo si appellò. Aveva in sé gli inizi della salvezza per un cuore volenteroso.

(3) A quanto pare Agrippa era influenzato dai suoi compagni. I suoi modi non erano chiaramente quelli di un uomo indipendente e senza paura.

(4) Ebrei dà una replica ironica, come per dire: "Ah! stai provando il tuo metodo rapido di fare cristiani su di me, vero! Prima che io me ne renda conto, suppongo, mi farete convertire". (5) Il suo vero sentimento era nascosto. Non possiamo giudicare quanto si sentisse sotto la pressione dell'appello personale di Paolo. La chiamata di Dio è stata finalmente ascoltata e riconosciuta. Ma non fu obbedito.

(6) Risposta di Paolo. Come affrontò il duro e incredulo Festo con una semplice protesta della propria sincerità, così incontrò l'involontario Agrippa commosso con una preghiera sobria e infinitamente commovente. Con entrambi gli uomini lasciò un seme, che forse sarebbe potuto germogliare e fiorire per la vita eterna

(III.) Lezioni generali

(1.) Ci sono voci di Dio ovunque. Nessuno li ascolta senza che non li ascolti. Siamo noi obbedienti a loro? 2. Cristo è il centro della verità, della vita e dell'opera cristiana. Da Lui dovrebbero venire i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni. Che la vita sia per noi Cristo

(3.) Il cuore dell'uomo è disperatamente malvagio. Chi avrebbe potuto resistere alla predicazione di Paolo? Festo e Agrippa lo fecero. È possibile resistere alla predicazione dello Spirito di Dio. (D. J. Burrell, D.D.)

29 CAPITOLO 26

Atti 26:29

E Paolo disse: "Voglio che non solo tu sia quasi e totalmente come sono io, eccetto questi legami".- La preghiera di Paolo davanti ad Agrippa:

(I.) La sua decisione si riduceva alle parole: «Così come sono». Che cos'era, dunque, Paolo? Un cristiano

(1.) Cosa è incluso in questo? Non solo la conoscenza, né una professione plausibile, ma la fede viva, l'amore santo e la vita operativa spirituale

(2.) Non serve a ciò che siete, a meno che non siate cristiani: se mai foste così ricchi, altamente rispettati nella società, o amati dai vostri amici, un'affettuosa obbedienza a Gesù Cristo

(3.) Non è in potere dell'uomo portarvi a questo, perché non era in potere di Paolo persuadere efficacemente Agrippa

(II.) Il suo godimento. Questo è evidente

(1.) Ebrei era soddisfatto della scelta che aveva fatto. Gli ebrei non avevano dubbi sul fatto che, abbracciando il cristianesimo, aveva agito stoltamente

(2.) Ebrei era felice, molto più felice nelle sue catene di tutto lo splendido uditorio a cui si rivolgeva. Un uomo è felice non in base al suo rango, ma allo stato del suo cuore. Giuseppe, calunniato e imprigionato, non era minimamente ansioso; perché "il Signore era con lui e gli mostrò misericordia". Daniel e i suoi tre amici erano perfettamente composti; perché la loro fiducia era in Dio e la loro salvezza veniva da lui

(III.) La sua benevolenza. La benevolenza di questo apostolo riguardò dapprima Agrippa, ma non rimase in lui: fu diffusa, si diffuse in tutta la compagnia. Sotto un certo aspetto, è vero, non desiderava alcuna somiglianza: "tranne questi legami". È bene giudicare la religione di Gesù Cristo dai suoi effetti

(2) Osservate come si è espressa la benevolenza di Paolo; non con semplici parole, l'impulso di un sentimento momentaneo: il testo è una preghiera. Da ciò si apprende che nessun luogo è inadatto per la preghiera, nessun tempo è inopportuno per l'esercizio. I desideri benevoli dovrebbero essere maturati in preghiere e dovrebbero essere espressi supplicando Dio. Ma la preghiera non era tutto. L'apostolo trascorse la sua vita in attiva bontà, e lui, che così pregava per Agrippa e per la corte di Festo, era pronto in ogni modo a provare la benevolenza che esprimeva. E con le nostre preghiere uniamo lo sforzo, o quale prova abbiamo della loro sincerità? Conclusione:1. Com'è grande la differenza tra lo spirito del cristianesimo e lo spirito del mondo! 2. Com'è sorprendente il contrasto tra la realtà del Vangelo e le pretese di infedeltà! 3. Quanto è altamente desiderabile la competenza nella religione, in opposizione a una professione languida e vacillante di essa! (T. Kidd.) La filantropia dell'apostolo Paolo:

(I.) Il carattere di Paolo. Nella sua risposta abbiamo le parole: "Così come sono io". Che cosa era, dunque, quando si trovò faccia a faccia con Agrippa? Paolo era un cristiano, un cristiano nel senso più alto, più profondo, più ampio del termine, un discepolo leale e amorevole del Signore Gesù Cristo. Tale era il suo carattere quando si trovò faccia a faccia con Agrippa

(II.) Le circostanze di Paolo. Nella sua risposta abbiamo le parole: "eccetto questi legami".

(III.) Il desiderio di Paolo. "Lo vorrei a Dio", ecc. Questo non era il falso desiderio di un fariseo orgoglioso e ipocrita, ma il vero desiderio di un vero filantropo cristiano. Gli ebrei desideravano che Agrippa gli assomigliasse nel carattere, ma non nelle circostanze. Da questo desiderio deduciamo: l. Che Paolo non si è mai pentito di essere diventato cristiano. Quando si presentò davanti ad Agrippa era un vecchio; era stato discepolo di Cristo per moltissimi anni; una morte di martirio era davanti a lui; eppure, nonostante ciò, non avrebbe scambiato le posizioni con Agrippa

(2.) Che ciò che Paolo era era possibile per Agrippa diventarlo. (J. F. Smythe. Il miglior augurio di un predicatore per un re: - Non è sempre facile, con il semplice senso dell'udito, decidere se il rapporto dell'artiglieria indica un colpo di pistola o un saluto di lusinga. Ciò nonostante, spesso non riuscite a decidere se certi uomini parlano sul serio o scherzosamente. Le parole di Agrippa hanno sofferto di una simile incertezza. Era serio o ironico? L'opinione comune è che, per quanto un Erode potesse essere serio, Erode Agrippa era in quel giorno. Ma qualunque fosse la profondità o la superficialità della sua parola, essa non soddisfaceva San Paolo. Gli ebrei sapevano che non era sufficiente che la nave che affondava avesse quasi raggiunto il suo porto; che non salvò l'uccisore di uomini l'aver quasi guadagnato la porta della città di rifugio prima che il parente vendicatore lo raggiungesse. Osservare-

(I.) Come era perfettamente certo Paolo di essere cristiano. Agrippa si era detto "quasi persuaso". L'apostolo dice: "Vorrei che Dio fossi quasi tutto e quasi tutto"... cosa?" Così come sono". C'è qualcosa che mostra più chiaramente che San Paolo non aveva l'ombra del dubbio di essere cristiano? Questo non è così per molti cristiani. Anche quando gli altri vedono l'evidenza nel loro cammino quotidiano, essi stessi possono solo dire di "sperare". Stanno seguendo il sentiero verso la pace il più vicino possibile a trovarla, ma se finirà in una gloria assicurata, potranno saperlo solo quando le porte della città celeste si saranno chiuse dietro di loro. Non era così quando il cristianesimo era giovane. Questo dubbio e questa incertezza sono come le nostre splendide chiese, dove i poveri non hanno posto; come i nostri predicatori alla moda, che glorificano la natura umana invece di Cristo; come le nostre congregazioni alla moda, dove l'abbigliamento e l'ostentazione attirano lo sguardo: appartiene al cristianesimo moderno, non a quello antico. Allora gli uomini seppero a chi avevano creduto. Guardate questa fiducia mostrata da San Paolo. Gli ebrei non desideravano che fossero ciò che "sperava" di essere, non ciò che "desiderava" essere, non ciò che "pensava" di essere. Ebrei vuole che siano ciò che lui allora e lì è sicuro di essere lui stesso: un cristiano. È forse una tale certezza qualcosa che Dio ha permesso solo ai credenti primitivi di realizzare? O è un privilegio che tutti possono conoscere per esperienza personale? L'intera questione è appesa al carattere di Cristo. Puoi essere perfettamente sicuro se Gesù è uno che non infrange la Sua parola. Una tale fiducia è estremamente desiderabile. Non vedo come San Paolo avrebbe potuto essere così ansioso, se non avesse avuto la più chiara convinzione di essere salvato lui stesso. Mosè non avrebbe potuto dire a suo cognato: «Vieni con noi e ti faremo del bene», se non avesse avuto la certezza che lui e il popolo fossero in cammino verso Canaan. Allo stesso modo, la certezza della fede rende i cristiani che lavorano

(II.) Che cosa meravigliosa Paolo evidentemente stimava essere cristiano! Ci sono alcuni uomini che sottovalutano le loro benedizioni. San Paolo non era uno di quella classe. Era motivo di ringraziamento il fatto che, per grazia di Dio, egli era quello che era. Chi erano coloro che lo ascoltavano? 1. In quell'assemblea c'erano uomini ricchi. Eppure questo povero prigioniero grida: "Vorrei che Dio tutti coloro che mi ascoltano fossero quasi e totalmente ciò che sono". Per lui il cristianesimo valeva più delle ricchezze di un procuratore romano

(2.) C'erano uomini tra coloro che lo ascoltarono quel giorno che avevano una casa. E colui che stava in quel tribunale come il suo Maestro, "non aveva dove posare il capo". Ebrei scrisse: "Non abbiamo una dimora certa". Eppure fu questo senzatetto che gridò: "Lo vorrò a Dio", ecc. Il suo cristianesimo valeva per lui più di una casa. 3, Soprattutto questi erano uomini di alto rango e posizione sociale. E qui c'era un uomo il cui rango doveva essere considerato come "l'estirpatore di tutte le cose", che tuttavia gridava in un'assemblea così augusta: "Voglio Dio", ecc. Questa era la stima di San Paolo del valore del suo cristianesimo. Gli ebrei potevano fare a meno di una casa; poteva fare a meno delle ricchezze di Festo; poteva vivere senza la corona di Agrippa, ma non poteva fare a meno di Cristo, per lui "speranza di gloria". Oggi si pente di aver valutato la sua eredità? Oggi la ricchezza della gloria di Dio è sua. Oggi la dimora dei santi di Dio è la sua parte. Oggi egli regna come re, con una corona di gloria sulla fronte. (Bp. Cheney.)

Riferimenti incrociati:

Atti 26

1 At 25:16; Prov 18:13,17; Giov 7:51
Prov 1:24; Ez 16:27; Rom 10:21
At 26:2; 22:1

3 At 26:26; 6:14; 21:21; 24:10; 25:19,20,26; 28:17; De 17:18; 1Co 13:2
At 24:4

4 2Ti 3:10
At 22:3

5 At 22:5
At 23:6; Fili 3:5,6
At 24:5,14

6 At 26:8; 23:6; 24:15,21; 28:20
At 3:24; 13:32,33; Ge 3:15; 12:3; 22:18; 26:4; 49:10; De 18:15; 2Sa 7:12,13; Giob 19:25-27; Sal 2:6-12; 40:6-8; 98:2; 110:1-4; 132:11,17; Is 4:2; 7:14; 9:6,7; 11:1-5; 40:9-11; 42:1-4; 53:10-12; 61:1-3; Ger 23:5,6; 33:14-17; Ez 17:22-24; 21:27; 34:23-25; 37:24; Dan 2:34,35,44,45; 7:13,14; 9:24-26; Os 3:5; Gioe 2:32; Am 9:11,12; Abd 1:21; Mic 5:2; 7:20; Sof 3:14-17; Zac 2:10,11; 6:12; 9:9; 13:1,7; Mal 3:1; 4:2; Lu 1:69,70; Rom 15:8; Ga 3:17,18; 4:4; Tit 2:13; 1P 1:11,12

7 Esd 6:17; 8:35; Mat 19:28; Lu 22:30; Giac 1:1; Ap 7:4-8
At 20:31; Sal 134:1,2; 135:2; Lu 2:36,37; 1Te 3:10; 1Ti 5:5
Lu 2:25,38; 7:19,20; Fili 3:11
At 26:6

8 At 4:2; 10:40-42; 13:30,31; 17:31,32; 25:19; Ge 18:14; Mat 22:29-32; Lu 1:37; 18:27; Giov 5:28,29; 1Co 15:12-20; Fili 3:21

9 Giov 16:2,3; Rom 10:2; Ga 1:13,14; Fili 3:6; 1Ti 1:13
At 3:6; 9:16; 21:13; 22:8; 24:5

10 At 7:58; 8:1,3; 9:13,26; 22:4,19,20; 1Co 15:9; Ga 1:13
At 9:32,41; Sal 16:3; Rom 15:25,26; Ef 1:1; Ap 17:6
At 9:14,21; 22:5

11 At 22:19; Mat 10:17; Mar 13:9; Lu 21:12
At 13:45; 18:6; Mar 3:28; Eb 10:28,29; Giac 2:7
At 26:24,25; Ec 9:3; Lu 6:11; 15:17; 2P 2:16

12 At 9:1,2; 22:5
At 26:10; 1Re 21:8-10; Sal 94:20,21; Is 10:1; Ger 26:8; 29:26,27; Giov 7:45-48; 11:57

13 At 9:3; 22:6
Is 24:23; 30:26; Mat 17:2; Ap 1:16; 21:23

14 At 21:40; 22:2
At 9:4,5; 22:7-9
Prov 13:15; Zac 2:8; 12:2; 1Co 10:22

15 Eso 16:8; Mat 25:40,45; Giov 15:20,21

16 At 9:6-9; 22:10
At 9:15,16; 13:1-4; 22:14,15
At 1:17,25; 6:4; 20:24; 21:19; Rom 1:5; 15:16; 2Co 4:1; 5:18; Ef 3:7,8; Col 1:7,23,25; 1Te 3:2; 1Ti 1:12; 4:6; 2Ti 4:5
At 18:9,10; 22:17-21; 23:11; 27:23,24; 2Co 12:1-7; Ga 1:12; 2:2

17 At 9:23-25,29,30; 13:50; 14:5,6,19,20; 16:39; 17:10,14; 18:10,12-16; 19:28-41; 21:28-36; 22:21,22; 23:10-24; 25:3,9-11; 27:42-44; Sal 34:19; 37:32,33; 2Co 1:8-10; 4:8-10; 11:23-26; 2Ti 3:11; 4:16,17
At 9:15; 22:21; 28:28; Rom 11:13; 15:16; Ga 2:9; Ef 3:7,8; 1Ti 2:7; 2Ti 1:11; 4:17

18 At 9:17,18; Sal 119:18; 146:8; Is 29:18; 32:3; 35:5; 42:7; 43:8; Lu 4:18; 24:45; Giov 9:39; 2Co 4:4,6; Ef 1:18
At 26:23; 13:47; Is 9:2; 49:6; 60:1-3; Mal 4:2; Mat 4:16; 6:22,23; Lu 1:79; 2:32; Giov 1:4-9; 3:19; 8:12; 9:5; 12:35,36; 2Co 4:6; 6:14; Ef 1:18; 4:18; 5:8,14; 1Te 5:4-8; 1P 2:9,25; 1G 2:8,9
Is 49:24,25; 53:8-12; Lu 11:21,22; Col 1:13; 2Ti 2:26; Eb 2:14,15; 1G 3:8; 5:19; 1P 2:9; Ap 20:2,3
At 2:38; 3:19; 5:31; 10:43; 13:38,39; Sal 32:1,2; Lu 1:77; 24:47; Rom 4:6-9; 1Co 6:10,11; Ef 1:7; Col 1:14; 1G 1:9; 2:12
At 20:32; Rom 8:17; Ef 1:11,14; Col 1:12; Eb 9:15; Giac 2:5; 1P 1:4
At 20:32; Giov 17:17; 1Co 1:2,30; 6:11; Tit 3:5,6; Eb 10:10,14; Giuda 1:1; Ap 21:27
At 15:9; Giov 4:10,14; 7:38,39; Rom 5:1,2; Ga 2:20; 3:2,14; Ef 2:8; Eb 11:6

19 At 26:2,26,27
Eso 4:13,14; Is 50:5; Ger 20:9; Ez 2:7,8; 3:14; Gion 1:3; Ga 1:16

20 At 9:19-22; 11:26-30
At 9:28,29; 22:17,18
At 26:17; 13:46-48; 14:16-21; 22:21,22; Rom 11:18-20
At 2:38; 3:19; 11:18; 17:30; 20:21; Ger 31:19,20; Ez 18:30-32; Mat 3:2; 4:17; 9:13; 21:30-32; Mar 6:12; Lu 13:3,5; 15:7,10; 24:46,47; Rom 2:4; 2Co 7:10; 2Ti 2:25,26; Ap 2:5,21; 3:3; 16:11
At 9:35; 14:15; 15:19; Sal 22:27; Lam 3:40; Os 12:6; 14:2; Lu 1:16; 2Co 3:16; 1Te 1:9
Is 55:7; Mat 3:8; Lu 3:8-14; 19:8,9; Ef 4:17-32; 5:1-25; 6:1-9; Tit 2:2-13; 1P 1:14-16; 2:9-12; 4:2-5; 2P 1:5-8

21 At 21:30,31; 22:22; 23:12-15; 25:3

22 At 26:17; 14:19,20; 16:25,26; 18:9,10; 21:31-33; 23:10,11,16-22; 1Sa 7:12; Esd 8:31; Sal 18:47; 66:12; 118:10-13; 124:1-3,8; 2Co 1:8-10; 2Ti 3:11; 4:17,18
At 20:20-27; Ap 11:18; 20:12
At 26:6; 3:21-24; Lu 24:27,44,46
At 24:14; 28:23; Mat 17:4,5; Lu 16:29-31; Giov 1:17,45; 3:14,15; 5:39,46; Rom 3:21; Ap 15:3

23 Ge 3:15; Sal 22:1-69:36; Is 53:1-12; Dan 9:24-26; Zac 12:10; 13:7; Lu 18:31-33; 24:26,46; 1Co 15:3
At 26:8; 2:23-32; 13:34; Sal 16:8-11; Is 53:10-12; Mat 27:53; Giov 10:18; 11:25; 1Co 15:20-23; Col 1:18; Ap 1:5
At 26:18; Lu 2:32

24 At 22:1
At 17:32; 24:25; 25:19,20
At 26:11; 2Re 9:11; Ger 29:26; Os 9:7; Mar 3:21; Giov 8:48,52; 10:20,21; 1Co 1:23; 2:13,14; 4:10; 2Co 5:13

25 Giov 8:49; 1P 2:21-23; 3:9,15
At 23:26; 24:3; Lu 1:3
Tit 1:9; 2:7,8

26 At 26:2,3; 25:22
At 2:1-12; 4:16-21; 5:18-42; Is 30:20; Mat 26:5; 27:29-54

27 At 26:22,23

28 At 26:29; 24:25; Ez 33:31; Mat 10:18; Mar 6:20; 10:17-22; 2Co 4:2; Giac 1:23,24

29 Eso 16:3; Nu 11:29; 2Sa 18:33; 2Re 5:3; 1Co 4:8; 7:7; 2Co 11:1
Ger 13:17; Lu 19:41,42; Giov 5:34; Rom 9:1-3; 10:1; Col 1:28
At 12:6; 25:14; Ef 6:20

30 At 18:15; 28:22

31 At 23:9,29; 25:25; 28:18; 2Sa 24:17; Lu 23:4,14,15; 1P 3:16; 4:14-16

32 At 25:11,12,25; 28:18

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