Nuova Riveduta:

Atti 8

Persecuzione della chiesa
1 E Saulo approvava la sua uccisione. Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. 2 Uomini pii seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio per lui. 3 Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione.

Filippo in Samaria; Simon mago
4 Allora quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola.
5 Filippo, disceso nella città di Samaria, vi predicò il Cristo. 6 E le folle unanimi prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, ascoltandolo e osservando i segni miracolosi che faceva. 7 Infatti gli spiriti immondi uscivano da molti indemoniati, mandando alte grida; e molti paralitici e zoppi erano guariti. 8 E vi fu grande gioia in quella città.
9 Ora vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un personaggio importante. 10 Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: «Questi è "la potenza di Dio", quella che è chiamata "la Grande"». 11 E gli davano ascolto, perché già da molto tempo li aveva incantati con le sue arti magiche. 12 Ma quando ebbero creduto a Filippo, che portava loro il lieto messaggio del regno di Dio e il nome di Gesù Cristo, furono battezzati, uomini e donne. 13 Simone credette anche lui; e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo; e restava meravigliato, vedendo i segni e le grandi opere potenti che venivano fatte.
14 Allora gli apostoli, che erano a Gerusalemme, saputo che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio, mandarono da loro Pietro e Giovanni. 15 Essi andarono e pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo; 16 infatti non era ancora disceso su alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Quindi imposero loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo.
18 Simone, vedendo che per l'imposizione delle mani degli apostoli veniva dato lo Spirito, offrì loro del denaro, dicendo: 19 «Date anche a me questo potere, affinché colui al quale imporrò le mani riceva lo Spirito Santo». 20 Ma Pietro gli disse: «Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai creduto di poter acquistare con denaro il dono di Dio. 21 Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. 22 Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti perdoni il pensiero del tuo cuore. 23 Vedo infatti che tu sei pieno di amarezza e prigioniero d'iniquità». 24 Simone rispose: «Pregate voi il Signore per me affinché nulla di ciò che avete detto mi accada».
25 Essi, dopo aver reso testimonianza e aver annunciato la Parola del Signore, se ne ritornarono a Gerusalemme, evangelizzando molti villaggi della Samaria.

Filippo e il ministro etiope
26 Un angelo del Signore parlò a Filippo così: «Àlzati e va' verso mezzogiorno, sulla via che da Gerusalemme scende a Gaza. Essa è una strada deserta». 27 Egli si alzò e partì. Ed ecco un Etiope, eunuco e ministro di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare, 28 e ora facendo ritorno, seduto sul suo carro, stava leggendo il profeta Isaia. 29 Lo Spirito disse a Filippo: «Avvicìnati e raggiungi quel carro». 30 Filippo accorse, udì che quell'uomo leggeva il profeta Isaia e gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?» 31 Quegli rispose: «E come potrei, se nessuno mi guida?» E invitò Filippo a salire e a sedersi accanto a lui.
32 Or il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: «Egli è stato condotto al macello come una pecora; e come un agnello che è muto davanti a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. 33 Nella sua umiliazione egli fu sottratto al giudizio. Chi potrà descrivere la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra».
34 L'eunuco, rivolto a Filippo, disse: «Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure di un altro?» 35 Allora Filippo prese a parlare e, cominciando da questo passo della Scrittura, gli comunicò il lieto messaggio di Gesù.
36 Strada facendo giunsero a un luogo dove c'era dell'acqua. E l'eunuco disse: «Ecco dell'acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?» 37 [Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, è possibile». L'eunuco rispose: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».] 38 Fece fermare il carro, e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco; e Filippo lo battezzò. 39 Quando uscirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; l'eunuco non lo vide più e continuò il suo viaggio tutto allegro. 40 Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

C.E.I.:

Atti 8

1 Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione. In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria. 2 Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. 3 Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione.
4 Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio.
5 Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo. 6 E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva. 7 Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati. 8 E vi fu grande gioia in quella città.
9 V'era da tempo in città un tale di nome Simone, dedito alla magia, il quale mandava in visibilio la popolazione di Samaria, spacciandosi per un gran personaggio. 10 A lui aderivano tutti, piccoli e grandi, esclamando: «Questi è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». 11 Gli davano ascolto, perché per molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue magie. 12 Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. 13 Anche Simone credette, fu battezzato e non si staccava più da Filippo. Era fuori di sé nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.
14 Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni.
15 Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; 16 non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
18 Simone, vedendo che lo Spirito veniva conferito con l'imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro 19 dicendo: «Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo». 20 Ma Pietro gli rispose: «Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio. 21 Non v'è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. 22 Pentiti dunque di questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero. 23 Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci d'iniquità». 24 Rispose Simone: «Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto». 25 Essi poi, dopo aver testimoniato e annunziato la parola di Dio, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi della Samaria.
26 Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e va' verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». 27 Egli si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, 28 se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. 29 Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va' avanti, e raggiungi quel carro». 30 Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». 31 Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. 32 Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
Come una pecora fu condotto al macello
e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
33 Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato,
ma la sua posterità chi potrà mai descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita
.
34 E rivoltosi a Filippo l'eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». 35 Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù. 36 Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eunuco disse: «Ecco qui c'è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?». 37  38 Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò. 39 Quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l'eunuco non lo vide più e proseguì pieno di gioia il suo cammino. 40 Quanto a Filippo, si trovò ad Azoto e, proseguendo, predicava il vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarèa.

Nuova Diodati:

Atti 8

Il Vangelo in Samaria; Simon mago
1 Or Saulo approvava la sua uccisione. In quel tempo ci fu grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme; e furono tutti dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, ad eccezione degli apostoli. 2 E alcuni uomini pii portarono a seppellire Stefano e fecero grande cordoglio per lui. 3 Ma Saulo devastava la chiesa: entrando di casa in casa, trascinava via uomini e donne e li metteva in prigione. 4 Coloro dunque che furono dispersi andavano attorno, annunziando la parola. 5 Or Filippo discese nella città di Samaria e predicò loro Cristo. 6 E le folle, con una sola mente, prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, udendo e vedendo i miracoli che egli faceva. 7 Gli spiriti immondi infatti uscivano da molti indemoniati, gridando ad alta voce; e molti paralitici e zoppi erano guariti. 8 E vi fu grande gioia in quella città. 9 Or in quella città vi era da tempo un uomo di nome Simone, il quale esercitava le arti magiche e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un grande uomo. 10 E tutti, dal maggiore al minore, gli davano ascolto, dicendo: «Costui è la grande potenza di Dio». 11 E gli davano ascolto, perché già da molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue arti magiche. 12 Quando però credettero a Filippo, che annunziava la buona novella delle cose concernenti il regno di Dio e il nome di Gesù Cristo, uomini e donne si fecero battezzare. 13 Anche Simone credette e, dopo essere stato battezzato, stava del continuo con Filippo; e, vedendo le potenti operazioni e i segni che erano fatti, ne rimaneva stupito. 14 Ora gli apostoli che erano a Gerusalemme, quando seppero che la Samaria aveva ricevuta la parola di Dio, mandarono loro Pietro e Giovanni. 15 Giunti là, essi pregarono per loro, affinché ricevessero lo Spirito Santo, 16 perché non era ancora disceso su alcuno di loro, ma essi erano soltanto stati battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Imposero quindi loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo. 18 Or Simone, vedendo che per l'imposizione delle mani degli apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro, 19 dicendo: «Date anche a me questo potere, affinché colui sul quale imporrò le mani riceva lo Spirito Santo». 20 Ma Pietro gli disse: «Vada il tuo denaro in perdizione con te, perché tu hai pensato di poter acquistare il dono di Dio col denaro. 21 Tu non hai parte né sorte alcuna in questo, perché il tuo cuore non è diritto davanti a Dio. 22 Ravvediti dunque da questa tua malvagità e prega Dio che, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. 23 Poiché io ti vedo essere nel fiele di amarezza e nei legami d'iniquità». 24 E Simone, rispondendo, disse: «Pregate voi il Signore per me, affinché nulla di ciò che avete detto mi accada». 25 Essi dunque, dopo aver testimoniato e annunziato la parola del Signore, ritornarono a Gerusalemme, dopo aver evangelizzato molti villaggi dei Samaritani.

Filippo e l'eunuco Etiope
26 Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: «Alzati e va' verso il mezzogiorno, sulla strada che da Gerusalemme scende a Gaza; essa è deserta». 27 Egli si alzò e si mise in cammino; ed ecco un uomo Etiope, eunuco, un alto funzionario di Candace, regina degli Etiopi, sovrintendente di tutti i suoi tesori, che era venuto a Gerusalemme per adorare. 28 Or egli se ne stava ritornando e, seduto sul suo carro, leggeva il profeta Isaia. 29 E lo Spirito disse a Filippo: «Accostati e raggiungi quel carro!». 30 Filippo gli corse vicino e, sentendo che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Comprendi ciò che leggi?». 31 Quegli disse: «E come potrei, se nessuno mi fa da guida?». Poi pregò Filippo di salire e di sedersi accanto a lui. 32 Or il passo della Scrittura che egli leggeva era questo: «Egli è stato condotto al macello come una pecora; e come un agnello è muto davanti a chi lo tosa, così egli non ha aperto la sua bocca. 33 Nella sua umiliazione gli fu negata ogni giustizia; ma chi potrà descrivere la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra». 34 E l'eunuco, rivolto a Filippo, disse: «Ti prego, di chi dice questo il profeta? Lo dice di se stesso o di un altro?». 35 Allora Filippo prese la parola e, cominciando da questa Scrittura, gli annunziò Gesù. 36 E, mentre proseguivano il loro cammino, giunsero ad un luogo con dell'acqua. E l'eunuco disse: «Ecco dell'acqua, cosa mi impedisce di essere battezzato?». 37 E Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, lo puoi». Ed egli rispose, dicendo: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio». 38 Allora comandò al carro di fermarsi; ed ambedue, Filippo e l'eunuco, discesero nell'acqua, ed egli lo battezzò. 39 Quando uscirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo, e l'eunuco non lo vide più; ma proseguì il suo cammino pieno di gioia. 40 Or Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

Riveduta 2020:

Atti 8

Persecuzione della chiesa a Gerusalemme
1 Saulo approvava la sua uccisione e in quel tempo vi fu una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. 2 E degli uomini devoti seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio per lui. 3 Ma Saulo devastava la chiesa, entrando di casa in casa e, trascinandone uomini e donne, li metteva in prigione.

Filippo predica Cristo in Samaria
4 Allora quelli che erano stati dispersi se ne andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
5 Filippo, disceso nella città di Samaria, vi predicò il Cristo. 6 E le folle unanimi prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, udendo e vedendo i miracoli che egli faceva. 7 Infatti gli spiriti immondi uscivano da molti indemoniati, mandando alte grida, e molti paralitici e molti zoppi erano guariti. 8 E vi fu grande gioia in quella città.

Simon mago; i Samaritani ricevono lo Spirito Santo
9 Ora vi era un certo uomo, chiamato Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un personaggio importante. 10 Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: “Costui è 'la potenza di Dio', che si chiama 'la Grande'”. 11 E gli davano ascolto, perché già da lungo tempo li aveva fatti stupire con le sue arti magiche. 12 Ma, quando ebbero creduto a Filippo che annunciava loro la buona notizia relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furono battezzati, uomini e donne. 13 Anche Simone credette e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo; e, vedendo i miracoli e le grandi opere potenti che erano fatte, stupiva.
14 Allora gli apostoli che erano a Gerusalemme, saputo che la Samaria aveva ricevuto la parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni. 15 I quali, essendo discesi là, pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo, 16 poiché non era ancora disceso sopra alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora imposero loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo.
18 Simone, vedendo che per l'imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro, 19 dicendo: “Date anche a me questo potere, affinché colui al quale io imponga le mani riceva lo Spirito Santo”. 20 Ma Pietro gli disse: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con denaro. 21 Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. 22 Ravvediti dunque di questa tua malvagità e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. 23 Vedo infatti che tu sei pieno di amarezza e prigioniero d'iniquità”. 24 E Simone, rispondendo, disse: “Pregate voi il Signore per me, affinché nulla di ciò che avete detto mi accada”.
25 Essi dunque, dopo aver testimoniato e annunciato la parola del Signore, ritornarono a Gerusalemme, evangelizzando molti villaggi dei Samaritani.

Filippo e il ministro di Candace
26 Un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: “Alzati e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Essa è una via deserta”. 27 Egli, alzatosi, partì. Ed ecco un Etiope, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, il quale era sovrintendente di tutti i suoi tesori, era venuto a Gerusalemme per adorare: 28 ora stava ritornandosene, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. 29 Lo Spirito disse a Filippo: “Avvicinati e raggiungi quel carro”. 30 Filippo accorse, l'udì che leggeva il profeta Isaia e disse: “Capisci le cose che leggi?”. 31 Ed egli rispose: “E come potrei comprenderle, se nessuno mi guida?”. E pregò Filippo che salisse e sedesse con lui.
32 Ora il passo della Scrittura che leggeva era questo:
'Egli è stato condotto all'uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto davanti a colui che lo tosa, così egli non ha aperta la bocca. 33 Nella sua umiliazione fu tolta via la sua condanna; chi descriverà la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra'.
34 L'eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: “Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di sé stesso, oppure di un altro?”. 35 Allora Filippo prese a parlare e, cominciando da questo passo della Scrittura, gli annunciò Gesù. 36 Strada facendo giunsero a un luogo dove c'era dell'acqua e l'eunuco disse: “Ecco dell'acqua; che impedisce che io sia battezzato?”. 37 Filippo disse: “Se tu credi con tutto il cuore, è possibile”. L'eunuco rispose: “Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio”. 38 Allora comandò che il carro si fermasse e discesero entrambi nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò. 39 Quando uscirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l'eunuco, continuando il suo cammino tutto allegro, non lo vide più. 40 Poi Filippo si ritrovò in Azot e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

La Parola è Vita:

Atti 8

1 
Saulo, dunque, era stato uno di quelli che avevano approvato l'assassinio di Stefano. Quel giorno scoppiò un'ondata di persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme. Tutti i credenti, salvo gli apostoli, fuggirono nelle campagne della Giudea e della Samaria. 2 Alcuni uomini timorati di Dio, con gran dolore, vennero a seppellire Stefano. 3 Paolo, intanto, era spietato contro la Chiesa; entrava perfino nelle case e ne trascinava fuori uomini e donne per gettarli in prigione.

Filippo in Samaria.
4 Ma quelli che erano fuggiti da Gerusalemme si sparsero ovunque, e predicavano il Vangelo di Gesù. 5 Filippo, per esempio, andò in una città della Samaria, dove parlò di Cristo alla popolazione. 6 La folla ascoltava attentamente le sue parole, grazie ai miracoli che faceva. 7 Furono cacciati molti spiriti maligni che, gridando, uscivano delle loro vittime, e molti paralitici e zoppi furono guariti. 8 Per questo gli abitanti di quella città erano davvero pieni di gioia!

Simon Mago.
9 Nella stessa città viveva un tale, di nome Simone, che da tempo esercitava le arti magiche, strabiliando le masse. Era un tipo molto influente, che si spacciava per grand'uomo, per questo i Samaritani, dal più piccolo al più grande, gli davano retta e spesso parlavano di lui dicendo che era la Potenza di Dio, quella chiamata Grande. 10  11  12 Però, quando ebbero creduto a Filippo, che parlava del Regno di Dio e di Gesù Cristo, molti uomini e donne si fecero battezzare. 13 Anche Simone credette, fu battezzato e cominciò a seguire Filippo come la sua ombra, incantato dai grandi miracoli che gli vedeva fare.
14 Quando gli apostoli, che erano a Gerusalemme, seppero che i Samaritani avevano creduto al messaggio di Dio, mandarono in Samaria Pietro e Giovanni. 15 Appena arrivati, i due apostoli cominciarono a pregare per i Samaritani, affinché ricevessero lo Spirito Santo. 16 Nessuno di loro infatti aveva ricevuto lo Spirito Santo, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora Pietro e Giovanni posero le mani su questi credenti, ed essi ricevettero lo Spirito Santo.
18 Quando Simone vide che lo Spirito Santo veniva dato quando gli apostoli posavano le mani su qualcuno, offrì del denaro agli apostoli, dicendo:
19 «Date anche a me questo potere, in modo che quelli sui quali poserò le mani ricevano lo Spirito Santo». 20 Ma Pietro rispose: «Vai al diavolo, tu e i tuoi soldi, se hai pensato che il dono di Dio si possa comprare col denaro! 21 Tu non hai parte di sorta in tutto questo, perché la tua coscienza non è a posto davanti al Signore. 22 Pentiti di questa malvagità e prega! Forse Dio può ancora perdonare i tuoi cattivi pensieri. 23 Perché vedo che il tuo cuore è pieno di gelosia e di peccato».
24 Allora Simone esclamò: «Pregate voi per me, perché non mi capiti nulla di quello che avete detto!»
25 Dopo aver testimoniato e predicato in Samaria, Pietro e Giovanni tornarono a Gerusalemme, fermandosi, strada facendo, nei diversi villaggi samaritani, per predicare il Vangelo.

La conversione dell'Etiope.
26 Intanto, un angelo del Signore parlò a Filippo: «Àlzati e va' per la strada che porta a Gerusalemme attraverso il deserto di Gaza, in direzione del mezzogiorno». 27 Filippo ubbidì e si mise in cammino. Ed ecco imbattersi in un Etiope, eunuco, ministro della regina Candace. L'eunuco era stato a Gerusalemme per adorare Dio nel tempio, 28 e ora stava tornando sul suo carro, leggendo ad alta voce il libro del profeta Isaia.
29 Lo Spirito Santo disse a Filippo: «Va' a raggiungere quel carro!»
30 Filippo corse e, quando sentì ciò che l'altro stava leggendo, chiese: «Riesci a capire quello che leggi?»
31 «No, purtroppo!» rispose l'uomo, «Come faccio a capire, se non c'è nessuno che me lo spieghi?» E pregò Filippo di montare sul carro e di mettersi a sedere vicino a lui.
32 Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:
"Egli è stato portato al macello come una pecora,
proprio come un agnello rimane muto davanti a chi lo tosa,
così egli non aprì bocca.
33 Nella sua umiliazione, giustizia gli fu negata;
chi può descrivere la gente di questa generazione?
Poiché gli è stata tolta la vita dalla terra".
34 L'eunuco chiese a Filippo: «Di chi parlava qui Isaia, di se stesso o di qualcun altro?»
35 Allora Filippo cominciò a parlare. Iniziando da questo passo della Scrittura, passò a molti altri, per spiegargli il Vangelo di Gesù.
36 Cammin facendo, giunsero ad un piccolo stagno. L'eunuco disse: «Ecco dell'acqua! Posso essere battezzato?»
37 «Certo», rispose Filippo, «se credi con tutto il cuore!» E l'eunuco rispose: «Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».
38 Poi fece fermare il carro: insieme Filippo e l'eunuco entrarono nell'acqua, e Filippo lo battezzò. 39 Quando uscirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l'eunuco non lo vide più ma, tutto felice, continuò la sua strada. 40 Nel frattempo Filippo si era ritrovato nella città di Azot, e da lì, predicando il Vangelo in tutte le città per le quali passava, giunse a Cesarèa.

La Parola è Vita
Copyright © 1981, 1994 di Biblica, Inc.®
Usato con permesso. Tutti i diritti riservati in tutto il mondo.

Riveduta:

Atti 8

1 E Saulo era consenziente all'uccisione di lui. E vi fu in quel tempo una gran persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furon dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. 2 E degli uomini timorati seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio di lui. 3 Ma Saulo devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e trattine uomini e donne, li metteva in prigione.

L'Evangelo in Samaria
4 Coloro dunque che erano stati dispersi se ne andarono di luogo in luogo, annunziando la Parola. 5 E Filippo, disceso nella città di Samaria, vi predicò il Cristo. 6 E le folle di pari consentimento prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, udendo e vedendo i miracoli ch'egli faceva. 7 Poiché gli spiriti immondi uscivano da molti che li avevano, gridando con gran voce; e molti paralitici e molti zoppi erano guariti. 8 E vi fu grande allegrezza in quella città. 9 Or v'era un certo uomo, chiamato Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e facea stupire la gente di Samaria, dandosi per un qualcosa di grande. 10 Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Costui è 'la potenza di Dio', che si chiama 'la Grande'. 11 E gli davano ascolto, perché già da lungo tempo li avea fatti stupire con le sue arti magiche. 12 Ma quand'ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furon battezzati, uomini e donne. 13 E Simone credette anch'egli; ed essendo stato battezzato, stava sempre con Filippo; e vedendo i miracoli e le gran potenti opere ch'eran fatti, stupiva. 14 Or gli apostoli ch'erano a Gerusalemme, avendo inteso che la Samaria avea ricevuto la parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni. 15 I quali, essendo discesi là, pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo; 16 poiché non era ancora disceso sopra alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signor Gesù. 17 Allora imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo. 18 Or Simone, vedendo che per l'imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del danaro, dicendo: 19 Date anche a me questa potestà, che colui al quale io imponga le mani riceva lo Spirito Santo. 20 Ma Pietro gli disse: Vada il tuo danaro teco in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro. 21 Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. 22 Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. 23 Poiché io ti veggo in fiele amaro e in legami di iniquità. 24 E Simone, rispondendo, disse: Pregate voi il Signore per me affinché nulla di ciò che avete detto mi venga addosso. 25 Essi dunque, dopo aver reso testimonianza alla parola del Signore, ed averla annunziata, se ne tornarono a Gerusalemme, evangelizzando molti villaggi dei Samaritani.

La conversione dell'Etiopo
26 Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Lèvati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella è una via deserta. 27 Ed egli, levatosi, andò. Ed ecco un Etiopo, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, il quale era sovrintendente di tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare 28 e stava tornandosene, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. 29 E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro. 30 Filippo accorse, l'udì che leggeva il profeta Isaia e disse: Intendi tu le cose che leggi? 31 Ed egli rispose: E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida? E pregò Filippo che montasse e sedesse con lui. 32 Or il passo della Scrittura ch'egli leggeva era questo: Egli è stato menato all'uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. 33 Nel suo abbassamento fu tolta via la sua condanna; chi descriverà la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra. 34 E l'eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure d'un altro? 35 E Filippo prese a parlare, e cominciando da questo passo della Scrittura gli annunziò Gesù. 36 E cammin facendo, giunsero a una cert'acqua. E l'eunuco disse: Ecco dell'acqua; che impedisce che io sia battezzato? 37  38 E comandò che il carro si fermasse; e discesero ambedue nell'acqua, Filippo e l'eunuco; e Filippo lo battezzò. 39 E quando furon saliti fuori dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l'eunuco, continuando il suo cammino tutto allegro, non lo vide più. 40 Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, passando, evangelizzò tutte le città, finché venne a Cesarea.

Ricciotti:

Atti 8

Persecuzione feroce
1 Avvenne allora una gran persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme: e tutti, salvo gli apostoli, furon dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria. 2 Alcuni uomini pii portarono a seppellire Stefano, e fecero un gran pianto per lui. 3 Ma Saulo devastava la chiesa; entrava per le case, e quanti trovava, uomini e donne, li cacciava in prigione. 4 Quelli frattanto, che s'eran dispersi, andavano di luogo in luogo, evangelizzando la parola di Dio.

Il diacono Filippo in Samaria
5 Così il diacono Filippo, disceso nella città di Samaria, cominciò a predicarvi di Cristo. 6 E tutti correvano desiderosi d'ascoltarlo, osservando i miracoli che faceva. 7 Di fatto, spiriti immondi uscivan da molti che n'erano invasi, gridando ad alta voce; 8 e molti paralitici e molti zoppi furon guariti. Perciò, grande allegrezza era in quella città.

Simon Mago
9 Ma nella medesima città c'era un uomo chiamato Simone, che già da tempo esercitava la magìa, seducendo la gente, spacciandosi per un grand'uomo. 10 Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano retta, dicendo: «Costui è la Potenza di Dio, quella chiamata Grande!». 11 Gli davan retta, perchè da lungo tempo li aveva fatti uscire di mente con le sue arti magiche. 12 Ma quand'ebbero creduto a Filippo, che evangelizzava il regno di Dio e il nome di Gesù Cristo, si fecero battezzare, uomini e donne. 13 E Simone stesso credette e, battezzato, non si staccava da Filippo; e, vedendo i miracoli e i grandi prodigi che seguivano, era fuori di sè per lo stupore. 14 Or gli apostoli ch'erano a Gerusalemme, saputo che in Samaria si era accolta la parola di Dio, ci mandaron Pietro e Giovanni. 15 I quali, poi che furono arrivati, pregarono che tutti ricevessero lo Spirito Santo: 16 perchè non ancora era disceso in alcun di loro, essendo stati solamente battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Imposero quindi sopra di loro le mani, e ricevettero lo Spirito Santo. 18 Allora Simone, vedendo che lo Spirito Santo era dato con la imposizione delle mani degli apostoli, offerse loro del denaro, 19 dicendo: «Date anche a me questo potere, che a chiunque imporrò le mani, riceva lo Spirito Santo». Ma Pietro gli disse: 20 «Il tuo denaro sia teco in perdizione, poichè hai creduto che il dono di Dio si possa comprare a denaro! 21 Tu non hai parte nè sorte in tutto questo, perchè il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. 22 Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega Dio che, se è possibile, ti sia perdonata la mala intenzione del tuo cuore. 23 Io già ti veggo pieno d'amarissimo fiele e incatenato dalla iniquità». 24 E Simone rispose: «Pregate voi per me il Signore, affinchè nulla m'accada di quel che avete detto». 25 Quelli allora, resa la loro testimonianza e annunziata la parola del Signore, tornarono a Gerusalemme, evangelizzando molti paesi de' Samaritani.

Filippo e l'eunuco Etiope
26 Ma un angelo del Signore parlò a Filippo, e gli disse: «Lèvati, e va' in direzione di mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; è deserta». 27 È si levò e partì. Ed ecco un uomo Etiope, eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi e sovrintendente di tutti i tesori di lei, il quale era stato a Gerusalemme per adorare; 28 e ora se ne tornava, seduto sul suo carro e leggendo il profeta Isaia. 29 E lo Spirito disse a Filippo: «Affrettati, e raggiungi quel carro!». 30 Filippo accorse, e udendo che leggeva il profeta Isaia, disse: «Capisci tu quel che leggi?». 31 Quello gli rispose: «Come posso capirlo se nessuno me lo spiega?». E pregò Filippo che salisse su e si mettesse a sedere vicino a lui. 32 Il passo della Scrittura che leggeva, era questo: «Lo han menato al macello come una pecora; e come un agnello muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. 33 Nel suo abbassamento, gli fu negata giustizia. E chi descriverà la sua generazione, dopo che la sua vita è stata tolta dalla terra?». 34 L'eunuco disse a Filippo: «Ti prego; di chi parla qui il profeta?, di sè o di qualche altro?». 35 Allora Filippo cominciò a parlare, e cominciando da quella Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù. 36 E cammin facendo, arrivarono a una cert'acqua; e l'eunuco disse: «Ecco l'acqua; che m'impedisce ch'io sia battezzato?». 37 E Filippo rispose: «Se credi di tutto cuore, si può». Ed egli attestò: «Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio». 38 Allora fece fermare il carro; discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, e quello lo battezzò. 39 Usciti dall'acqua, lo spirito del Signore rapì Filippo, e l'eunuco non lo vide più; ma felice continuò il suo cammino. 40 Quanto a Filippo, si trovò in Azoto; e di là, evangelizzando tutte le città per le quali passava, arrivò a Cesarea.

Tintori:

Atti 8

La persecuzione a Gerusalemme
1 Si levò allora gran persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme, e tutti, salvo gli Apostoli, si dispersero per le contrade di Giudea e di Samaria. 2 Ma uomini timorati seppellirono Stefano e fecero gran pianto su di lui. 3 Saulo poi desolava la Chiesa, entrando per le case e portando via uomini e donne che faceva mettere in prigione. 4 Frattanto quelli che s'erano dispersi andavano da un luogo all'altro, annunziando la parola di Dio.

Il diacono Filippo in Samaria
5 Or Filippo disceso nella città di Samaria vi predicò Cristo. 6 E le folle unanimi stavano attente alle cose detto da Filippo, sentiti e veduti i miracoli che faceva. 7 Infatti gli spiriti immondi, gridando ad alta voce, uscivano dagli indemoniati. 8 E molti paralitici e molti zoppi furono guariti, sicché fu grande in quella città l'allegrezza.

Simon Mago
9 Or un cert'uomo chiamato Simone, stava già da tempo in quella città, ed esercitando la magia, seduceva molta gente di Samaria, spacciandosi per un gran che. 10 E tutti, dal più piccolo al più grande, gli davan retta, dicendo: Costui è la potenza di Dio, quello che si chiama grande. 11 E gli ubbidivano, perchè da molto tempo li aveva ammaliati colle sue magie. 12 Ma quando ebbero creduto a Filippo che evangelizzava il regno di Dio, uomini e donne si battezzavano in nome di Gesù Cristo. 13 Ed anche Simone credette, e ricevuto il battesimo, non si staccava da Filippo; e, osservandone i miracoli ed i prodigi grandissimi, andava fuori di se dallo stupore. 14 Or gli Apostoli che erano in Gerusalemme, avendo sentito che la Samaria aveva ricevuta la parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni; 15 i quali, arrivati, pregarono per loro, affinchè ricevessero lo Spirito Santo. 16 Perchè non era ancor disceso in alcuno di essi, ma eran soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo. 18 Or Simone come vide che mediante l'imposizione delle mani degli Apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del danaro, 19 dicendo: Date anche a me questo potere di far ricevere lo Spirito Santo a quelli a cui imporrò le mani. Ma Pietro gli disse: 20 Vada il tuo danaro teco in perdizione, perchè hai stimato che il dono di Dio si possa comperare coi danari. 21 Tu non hai parte alcuna in tutto questo, perchè il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. 22 Fa dunque penitenza di questa tua malvagità, e raccomandati a Dio che, se è possibile, ti sia perdonato questo disegno del tuo cuore. 23 Io ti vedo infatti pieno di amarissimo fiele e tra i lacci di iniquità. 24 E Simone rispose: Pregate voi per me il Signore, affinchè nulla mi avvenga di quanto avete detto. 25 E così dopo aver predicato e resa testimonianza alla parola di Dio, essi se ne tornarono a Gerusalemme ed evangelizzarono molte regioni dei Samaritani.

Filippo e l'eunuco etiope
26 Or l'Angelo del Signore parlò a Filippo e gli disse: Alzati e va in direzione del mezzogiorno, sulla strada che mena da Gerusalemme a Gaza; questa è deserta. 27 E si alzò e partì. Ed ecco, un Etiope, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, sopraintendente di tutti i suoi tesori, il quale era stato ad adorare in Gerusalemme. 28 ed ora se ne tornava seduto sul suo cocchio e leggendo il profeta Isaia. 29 Allora lo Spirito disse a Filippo: Accostati e segui quel cocchio. 30 Filippo, avvicinatosi, senti che l'eunuco leggeva il profeta Isaia e gli disse: Intendi tu quello che leggi? 31 Quello rispose: Ma come posso capirlo se nessuno me lo spiega? E pregò Filippo di montare a sedere con lui. 32 Il passo della Scrittura da lui letto era questo: Come pecorella è stato condotto al macello; e, come agnello muto davanti a chi lo tosa, così egli non aprì la sua bocca. 33 Nella sua umiliazione fu cancellata la condanna. Chi descriverà la sua generazione, poiché sarà tolta dalla terra la sua vita? 34 L'eunuco prese a dire a Filippo: Ti prego, il profeta di chi dice questo? di sé o di qualche altro? 35 E Filippo cominciò a parlare, e rifacendosi da quel passo della Scrittura, gli evangelizzò Gesù. 36 E seguitando la strada giunsero a una certa acqua e disse l'eunuco: Ecco dell'acqua: che mi impedisce di esser battezzato? 37 E Filippo a lui: Se credi di tutto cuore, è permesso. E l'eunuco rispose: Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio. 38 E fatto fermare il cocchio discesero tutti e due nell'acqua: Filippo e l'eunuco, e lo battezzò. 39 E usciti che furono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo: e l'eunuco non lo vide più. E seguitò allegramente il suo viaggio. 40 Filippo invece si trovò in Azoto e di là evangelizzando tutte le città dove passava arrivò a Cesarea.

Martini:

Atti 8

Nella persecuzione sono tutti dispersi, fuor ché gli Apostoli. Saulo devasta la Chiesa. Filippo converte moltissima gente nella Samaria, e tra questi battezza Simon mago. Pietro, e Giovanni mandati dagli Apostoli, con l'orazione, e la imposizione delle mani impetrano lo Spirito Santo ai Samaritani fedeli. Simone volendo comprar con denaro la potestà di dare lo Spirito santo, vien ripreso severamente da Pietro. Filippo è mandato da un Angelo all'Eunuco, e battezzato questo, che diventa fedele, egli rapito dallo Spirito è portato in Azoto.
1 E si levò allora una grande persecuzione contro la Chiesa, che era in Gerusalemme, e tutti si dispersero pei paesi della Giudea, e della Samaria, fuori che gli Apostoli. 2 Ma uomini timorati fecero il funerale di Stefano, e fecero gran pianto sopra di lui. 3 Saulo poi devastava la Chiesa, entrando per le case, e strascinando via uomini, e donne, li faceva metter in prigione. 4 Quelli frattanto, che si eran dispersi, andavan da un luogo all'altro annunziando la parola di Dio. 5 E Filippo arrivato alla città di Samaria predicava loro Cristo. 6 E la moltitudine concordemente prestava attenzione a quello, che diceva Filippo, ascoltandolo, e vedendo i miracoli, che egli faceva. 7 Imperocché da molti, che avevano spiriti immondi, uscivan questi, gridando ad alta voce. 8 E molti paralitici, e zoppi furon sanati. 9 Per la qual cosa fu grande allegrezza in quella città. Ma un cert'uomo chiamato Simone stava già tempo in quella città, esercitando la magia, e seduceva la gente di Samaria, spacciandosi per qualche cosa di grande: 10 Cui davano tutti retta dal più piccolo fino al più grande, e dicevano: Questi è quella virtù grande di Dio. 11 E lo ubbidivano, perché da molto tempo gli avea ammaliati colle sue magie. 12 Ma quando ebber creduto a Filippo, che evangelizzava loro il regno di Dio, si battezzarono nel nome di Gesù Cristo e uomini, e donne. 13 Allora Simone anch'egli credette: e battezzatosi era intimo di Filippo. E osservando i segni, e miracoli grandi, che seguivano, andava fuori di se per lo stupore. 14 Or avendo udito gli Apostoli, che erano in Gerusalemme come Samaria aveva abbracciata la parola di Dio, vi mandaron Pietro, e Giovanni. 15 I quali arrivati che furono, pregarono per essi, affinchè ricevesser lo Spirito Santo. 16 (Imperocché non era peranco disceso in alcuno di essi, ma solamente erano stati battezzati nel nome del Signore Gesù). 17 Allora imponevano ad essi le mani, e ricevevano lo Spirito Santo. 18 Avendo adunque veduto Simone, come per l'imposizione delle mani degli Apostoli davasi in Spirito Santo, offerse loro del denaro, 19 Dicendo: Date anche a me questo potere, che a chiunque imporrò le mani, riceva lo Spirito Santo. Ma Pietro gli disse: 20 Il tuo denaro perisca con te: mentre hai giudicato, che il dono di Dio per denaro si acquisti. 21 Tu non hai parte, né ragione in queste cose: perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. 22 Fa' adunque penitenza di questa tua malvagità: e raccomandati a Dio, se a sorte ti sia perdonato questo vaneggiamento del tuo cuore. 23 Imperocché io ti veggo pieno di amarissimo fiele, e trai lacci della iniquità. 24 Rispose Simone, e disse: Pregate voi per me il Signore, affinchè non cada sopra di me niente di quello, che avete detto. 25 Ed eglino dopo aver predicato, e renduto testimonianza alla parola di Dio, se ne tornavano a Gerusalemme, e annunziavano il Vangelo a molte terre de' Samaritani. 26 Ma l'Angelo del Signore parlò a Filippo, e dissegli: Levati su, e va verso mezzo giorno alla strada, che mena da Gerusalemme a Gaza: questa è deserta. 27 E si alzò, e parti. Ed eccoti un uomo di Etiopia, eunuco, che molto poteva appreso Candace regina degli Etiopi, e aveva la soprintendenza di tutti i suoi tesori, il quale era stato a Gerusalemme a fare adorazione: 28 E se ne tornava sedendo sopra il suo cocchio, e leggendo il profeta Isaia. 29 E lo spirito disse a Filippo: Va' avanti, e accostati a quel cocchio. 30 E portatovisi di corsa Filippo, lo sentì, che leggeva il profeta Isaia, e disse: Intendi tu quello, che leggi? 31 E quegli disse: Come lo poss'io, se qualcheduno non m'insegna? E pregò Filippo, che salisse a seder con lui. 32 Il passo della Scrittura, che egli leggeva, era questo: Come pecorella è stato condotto al macello: e come agnello, che si sta muto dinanzi a colui, che lo tosa, così egli non ha aperto la sua bocca. 33 Nella sua depressione fu scancellata la sua condannazione. Chi spiegherà la di lui generazione, perché è tolta dal mondo la di lui vita? 34 Rispose a Filippo l'eunuco, e disse: Ti prego, di chi il Profeta dice egli queste cose? Di se, o di alcun altro? 35 E Filippo aperta la bocca, e principiando da questa scrittura, gli evangelizzò Gesù. 36 E seguitando a camminare arrivarono a un'acqua: e l'eunuco disse: Ecco dell'acqua, qual ragione mi vieta d'esser battezzato? 37 E Filippo disse: Se credi di tutto cuore, ciò è permesso. Ed egli rispose, e disse: Credo che Gesù Cristo è Figliuolo di Dio. 38 E ordinò, che il cocchio si fermasse: e sceser nell'acqua l'uno, e l'altro, Filippo, e l'eunuco, e lo battezzò. 39 E usciti che furon dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo, e l'eunuco nol vide più. E se v'andava allegramente al suo viaggio. 40 E Filippo si trovò in Azoto, e io passando predicava il Vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarea.

Diodati:

Atti 8

1 OR Saulo era consenziente alla morte d'esso. Ed in quel tempo vi fu gran persecuzione contro alla chiesa ch'era in Gerusalemme; e tutti furono dispersi per le contrade della Giudea, e della Samaria, salvo gli apostoli. 2 Ed alcuni uomini religiosi portarono a seppellire Stefano, e fecero gran cordoglio di lui. 3 Ma Saulo disertava la chiesa, entrando di casa in casa; e trattine uomini e donne, li metteva in prigione.
4 Coloro adunque che furono dispersi andavano attorno, evangelizzando la parola. 5 E Filippo discese nella città di Samaria, e predicò loro Cristo. 6 E le turbe di pari consentimento attendevano alle cose dette da Filippo, udendo, e veggendo i miracoli ch'egli faceva. 7 Poichè gli spiriti immondi uscivano di molti che li aveano, gridando con gran voce; molti paralitici ancora, e zoppi, erano sanati. 8 E vi fu grande allegrezza in quella città. 9 Or in quella città era prima stato un uomo, chiamato per nome Simone, che esercitava le arti magiche, e seduceva la gente di Samaria, dicendosi esser qualche grand'uomo. 10 E tutti, dal maggiore al minore, attendevano a lui, dicendo: Costui è la gran potenza di Dio. 11 Ora attendevano a lui, perciocchè già da lungo tempo li avea dimentati con le sue arti magiche. 12 Ma, quando ebbero creduto a Filippo, il quale evangelizzava le cose appartenenti al regno di Dio, ed al nome di Gesù Cristo, furono battezzati tutti, uomini e donne. 13 E Simone credette anch'egli; ed essendo stato battezzato, si riteneva del continuo con Filippo; e, veggendo le potenti operazioni, ed i segni ch'erano fatti, stupiva.
14 Ora, gli apostoli ch'erano in Gerusalemme, avendo inteso che Samaria avea ricevuta la parola di Dio, mandarono loro Pietro e Giovanni. 15 I quali, essendo discesi , orarono per loro, acciocchè ricevessero lo Spirito Santo. 16 (Perciocchè esso non era ancor caduto sopra alcun di loro; ma solamente erano stati battezzati nel nome del Signor Gesù). 17 Allora imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo. 18 Or Simone, veggendo che per l'imposizion delle mani degli apostoli, lo Spirito Santo era dato, proferse lor danari, dicendo: 19 Date ancora a me questa podestà, che colui al quale io imporrò le mani riceva lo Spirito Santo. 20 Ma Pietro gli disse: Vadano i tuoi danari teco in perdizione, poichè tu hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danari. 21 Tu non hai parte, nè sorte alcuna in questa parola; perciocchè il tuo cuore non è diritto davanti a Dio. 22 Ravvediti adunque di questa tua malvagità; e prega Iddio, se forse ti sarà rimesso il pensier del tuo cuore. 23 Perciocchè io ti veggo essere in fiele d'amaritudine, e in legami d'iniquità. 24 E Simone, rispondendo, disse: Fate voi per me orazione al Signore, che nulla di ciò che avete detto venga sopra me. 25 Essi adunque, dopo aver testificata, ed annunziata la parola del Signore, se ne ritornarono in Gerusalemme; ed evangelizzarono a molte castella de' Samaritani.
26 OR un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Levati, e vattene verso il mezzodì, alla via che scende di Gerusalemme in Gaza, la quale è deserta. 27 Ed egli, levatosi, vi andò; ed ecco un uomo Etiopo, eunuco, barone di Candace, regina degli Etiopi, ch'era soprantendente di tutti i tesori d'essa, il quale era venuto in Gerusalemme per adorare. 28 Or egli se ne tornava; e, sedendo sopra il suo carro, leggeva il profeta Isaia. 29 E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e giungi questo carro. 30 E Filippo accorse, ed udì ch'egli leggeva il profeta Isaia, e gli disse: Intendi tu le cose che tu leggi? 31 Ed egli disse: E come potrei io intenderle, se non che alcuno mi guidi? E pregò Filippo che montasse, e sedesse con lui. 32 Or il luogo della scrittura ch'egli leggeva era questo: Egli è stato menato all'uccisione, come una pecora; ed a guisa d'agnello che è mutolo dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperta la sua bocca. 33 Per lo suo abbassamento la sua condannazione è stata tolta; ma chi racconterà la sua età? poichè la sua vita è stata tolta dalla terra. 34 E l'eunuco fece motto a Filippo, e disse: Di cui, ti prego, dice questo il profeta? lo dice di sè stesso, o pur d'un altro? 35 E Filippo, avendo aperta la bocca, e cominciando da questa scrittura, gli evangelizzò Gesù. 36 E, mentre andavano al lor cammino, giunsero ad una cert'acqua. E l'eunuco disse: Ecco dell'acqua, che impedisce che io non sia battezzato? 37 E Filippo disse: Se tu credi con tutto il cuore, egli è lecito. Ed egli, rispondendo, disse: Io credo che Gesù Cristo è il Figliuol di Dio. 38 E comandò che il carro si fermasse; ed amendue, Filippo e l'eunuco, disceser nell'acqua; e Filippo lo battezzò. 39 E quando furono saliti fuori dell'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo, e l'eunuco nol vide più; perciocchè egli andò a suo cammino tutto allegro. 40 E Filippo si ritrovò in Azot; e, passando, evangelizzò a tutte le città, finchè venne in Cesarea.

Commentario completo di Matthew Henry:

Atti 8

1 INTRODUZIONE AGLI ATTI CAPITOLO 8

In questo capitolo abbiamo un resoconto delle persecuzioni dei cristiani e della propagazione del cristianesimo con essa. Era strano, ma verissimo, che i discepoli di Cristo, più erano afflitti, più si moltiplicavano.

I. Ecco la chiesa che soffre; in occasione della messa a morte di Stefano si scatenò una tempesta molto violenta, che costrinse molti ad andarsene da Gerusalemme, Atti 8:1-3.

II. Ecco la chiesa che si diffonde per il ministero di Filippo e di altri che furono dispersi in quell'occasione. Abbiamo qui,

1. Il vangelo portato in Samaria, lì predicato (Atti 8:4-5), abbracciato lì (Atti 8:6-8), anche da Simon Mago (Atti 8:9-13); il dono dello Spirito Santo conferito ad alcuni dei Samaritani credenti mediante l'imposizione delle mani di Pietro e Giovanni (Atti 8:14-17); e il severo rimprovero dato da Pietro a Simon Mago per aver offerto del denaro in cambio di un potere per elargire quel dono, Atti 8:18-25.

2. Il vangelo inviato in Etiopia, dall'eunuco, una persona di qualità di quel paese. Sta tornando a casa sul suo carro da Gerusalemme, Atti 8:26-28. Filippo viene mandato da lui, e sul suo carro gli predica Cristo (Atti 8:29-35), lo battezza sulla sua professione di fede cristiana (Atti 8:36-38), e lo lascia, Atti 8:39-40. Così, in modi e metodi diversi, il Vangelo si disperse tra le nazioni e, in un modo o nell'altro,

«Non hanno sentito tutti?»

Ver. 1. In questi versetti abbiamo:

Qualcosa di più riguardo a Stefano e alla sua morte; come le persone vi furono colpite, in vari modi, come generalmente in questi casi, secondo i diversi sentimenti degli uomini sulle cose. Cristo aveva detto ai suoi discepoli, quando si stava separando da loro (Giovanni 16:20): Voi piangerete e vi lamenterete, ma il mondo si rallegrerà. Di conseguenza ecco che,

1. La morte di Stefano si rallegrò per uno, per molti, senza dubbio, ma per uno in particolare, e questo fu Saulo, che in seguito fu chiamato Paolo; egli acconsentiva alla sua morte, συνευδοκων, vi acconsentì con gioia (così significa la parola); ne fu compiaciuto. Nutrì i suoi occhi con questo spettacolo sanguinoso, nella speranza che avrebbe fermato la crescita del cristianesimo. Abbiamo ragione di pensare che Paolo ordinò a Luca di inserire questo, per vergogna a se stesso e gloria alla grazia gratuita. Così egli si riconosce colpevole del sangue di Stefano, e lo aggrava con questo, che non lo ha fatto con rammarico e riluttanza, ma con gioia e piena soddisfazione, come coloro che non solo fanno tali cose, ma si compiacciono di coloro che le fanno.

2. La morte di Stefano fu compianta da altri (Atti 8:2) - uomini devoti, che alcuni comprendono di quelli che erano propriamente chiamati così, proseliti, uno dei quali probabilmente lo era Stefano stesso. Oppure, può essere preso in modo più ampio; Alcuni della chiesa, che erano più devoti e zelanti degli altri, andarono a raccogliere i poveri resti schiacciati e spezzati, ai quali diedero una degna sepoltura, probabilmente nel campo di sangue, che era stato comprato qualche tempo fa per seppellirvi gli stranieri. Lo seppellirono solennemente e fecero un grande lamento su di lui. Sebbene la sua morte fosse di grande vantaggio per lui e di grande servizio alla chiesa, tuttavia la lamentavano come una perdita generale, tanto era ben qualificato per il servizio, e così probabile che fosse utile sia come diacono che come disputante. È un brutto sintomo se, quando questi uomini vengono portati via, non viene preso a cuore. Quegli uomini devoti resero loro l'ultimo saluto a Stefano,

(1.) Per mostrare che non si vergognavano della causa per la quale egli soffriva, né temevano l'ira di coloro che le erano nemici; perché, anche se ora trionfano, la causa è una causa giusta, e alla fine sarà vittoriosa.

(2.) Per mostrare il grande valore e la grande stima che avevano per questo fedele servitore di Gesù Cristo, questo primo martire per il vangelo, il cui ricordo sarà sempre prezioso per loro, nonostante l'ignominia della sua morte. Studiano per rendere onore a colui al quale Dio ha posto onore.

(3.) Per testimoniare la loro fede e speranza nella risurrezione dei morti e nella vita del mondo a venire.

II. Un resoconto di questa persecuzione della chiesa, che inizia con il martirio di Stefano. Quando la furia degli ebrei si lanciò con tanta violenza, e a tale altezza, contro Stefano, non poté fermarsi rapidamente né spendersi. I sanguinari sono spesso chiamati nelle Scritture assetati di sangue; perché quando hanno assaggiato il sangue hanno sete di più. Si sarebbe potuto pensare che le preghiere morenti e le comodità morenti di Stefano avrebbero dovuto superarli e fonderli in una migliore opinione dei cristiani e del cristianesimo; ma sembra che non lo abbiano fatto: la persecuzione continua; perché furono più esasperati quando videro che non potevano prevalere su nulla, e, come se sperassero di essere troppo duri per Dio stesso, decisero di seguire il loro colpo; e forse, poiché nessuno di loro era stato colpito a morte sul luogo della lapidazione di Stefano, il loro cuore era più deciso a fare il male. Forse anche i discepoli erano più incoraggiati a disputare contro di loro come fece Stefano, vedendo con quanta trionfalità terminava la sua corsa, il che li avrebbe provocati ancora di più. Osservare

1. Contro chi si è scatenata questa persecuzione: Era contro la chiesa di Gerusalemme, che non appena viene piantata viene perseguitata, poiché Cristo ha spesso lasciato intendere che la tribolazione e la persecuzione sarebbero sorte a causa della parola. E Cristo aveva predetto in particolare che Gerusalemme sarebbe presto diventata troppo calda per i suoi seguaci, perché quella città era famosa per aver ucciso i profeti e lapidato quelli che vi erano stati inviati, Matteo 23:37. Dovrebbe sembrare che in questa persecuzione molti siano stati messi a morte, perché Paolo ammette che in quel tempo perseguitò in questo modo fino alla morte (Atti 21:4), e (Atti 26:10) che quando furono messi a morte diede la sua voce contro di loro.

2. Chi era un uomo attivo in esso; nessuno così zelante, così occupato, come Saulo, un giovane fariseo, Atti 8:3. Quanto a Saulo (che era stato menzionato due volte prima, e ora di nuovo per un noto persecutore) fece scompiglio nella chiesa; fece tutto il possibile per devastarla e rovinarla; non gli importava del male che faceva ai discepoli di Cristo, né sapeva quando fermarsi. Egli mirava nientemeno che a stroncare il vangelo di Israele, affinché il suo nome non fosse più in ricordo, Salmi 83:4. Era lo strumento più adatto che i sommi sacerdoti potessero trovare per servire ai loro scopi; Era un informatore generale contro i discepoli, un messaggero del grande concilio da impiegare nella ricerca di riunioni e nell'impadronirsi di tutti coloro che erano sospettati di favorire quella via. Saul era stato allevato come uno studioso, un gentiluomo, eppure non pensava che fosse inferiore a lui essere impiegato nel lavoro più vile di quel genere.

(1.) Entrava in ogni casa, senza avere difficoltà a sfondare le porte, notte o giorno, e avendo una forza che lo assisteva a tale scopo. Entrò in ogni casa dove si tenevano le adunanze, o in ogni casa in cui c'erano o si pensava che ci fossero cristiani. Nessuno poteva stare al sicuro nella propria casa, anche se era il suo castello.

(2.) Ha trascinato, con il massimo disprezzo e crudeltà, sia gli uomini che le donne, li ha trascinati per le strade, senza alcun riguardo per la tenerezza del sesso debole; Si abbassava così in basso da prendere coscienza dei più meschini che erano lievitati con il Vangelo, tanto era estremamente bigotto.

(3.) Li ha messi in prigione, affinché fossero processati e messi a morte, a meno che non avessero rinunciato a Cristo; e alcuni, troviamo, furono costretti da lui a bestemmiare, Atti 26:11.

3. Quale fu l'effetto di questa persecuzione: Furono tutti dispersi (Atti 8:1), non tutti i credenti, ma tutti i predicatori, che furono principalmente colpiti e contro i quali furono emessi mandati di arrestarli. Essi, ricordando il dominio del nostro Maestro (quando vi perseguitano in una città, fuggono in un'altra), si dispersero di comune accordo per le regioni della Giudea e della Samaria, non tanto per timore di sofferenze (poiché la Giudea e la Samaria non erano così lontane da Gerusalemme), ma perché, se vi si presentavano pubblicamente, come avevano deciso di fare, il potere dei loro persecutori li avrebbe presto raggiunti), ma perché consideravano questo come un segno della Provvidenza per loro di disperdersi. Il loro lavoro era fatto abbastanza bene a Gerusalemme, e ora era tempo di pensare alle necessità di altri luoghi; poiché il loro Maestro aveva detto loro che dovevano essere suoi testimoni prima a Gerusalemme, e poi in tutta la Giudea e in Samaria, e poi fino all'estremità della terra (At 1:8), e questo metodo osservano. Anche se la persecuzione non ci allontana dal nostro lavoro, tuttavia può spingerci, come un suggerimento della Provvidenza, a lavorare altrove. I predicatori erano tutti dispersi , tranne gli apostoli, che, probabilmente, erano stati guidati dallo Spirito a rimanere a Gerusalemme ancora per un po' di tempo, essendo, per la speciale provvidenza di Dio, protetti dalla tempesta, e per la speciale grazia di Dio resa capace di affrontare la tempesta. Si fermarono a Gerusalemme, per essere pronti ad andare dove il loro aiuto era più necessario per gli altri predicatori che erano stati inviati a rompere il ghiaccio; come Cristo ordinò ai suoi discepoli di andare nei luoghi dove lui stesso aveva intenzione di andare, Luca 10:1. Gli apostoli rimasero insieme a Gerusalemme più a lungo di quanto si sarebbe pensato, considerando il comando e l'incarico loro affidato, di andare in tutto il mondo e di discepolare tutte le nazioni. Vedere Atti 15:6; Galati 1:17. Ma ciò che è stato fatto dagli evangelisti che essi hanno inviato, è stato considerato come fatto da loro.

4 Ver. 4.

L'enigma di Sansone è qui di nuovo svelato: da chi mangia esce la carne, e da quella forte dolcezza. La persecuzione che era stata progettata per estirpare la chiesa è stata fatta dalla provvidenza dominante di Dio un'occasione per l'allargamento di essa. Cristo aveva detto: Io sono venuto a mandare il fuoco sulla terra; E pensavano, disperdendo quelli che erano accesi da quel fuoco, di spegnerlo, ma invece di farlo non fecero che aiutare a diffonderlo.

Ecco un resoconto generale di ciò che fu fatto da tutti loro (Atti 8:4): Andavano dappertutto, predicando la parola. Non andarono a nascondersi per paura di soffrire, no, né per mostrarsi orgogliosi delle loro sofferenze; ma andarono su e giù per spargere la conoscenza di Cristo in ogni luogo dove erano dispersi. Andarono dappertutto, per la via dei Gentili e per le città dei Samaritani, nelle quali prima era loro proibito entrare, Matteo 10:5. Non si rimasero uniti in un corpo, anche se questo avrebbe potuto essere un punto di forza per loro; ma si sparpagliarono in tutte le parti, non per riposarsi, ma per trovare lavoro. Andavano ad evangelizzare il mondo, predicando la parola del vangelo; era questo che li riempiva, e di cui si sforzavano di riempire il paese, quelli di loro che predicavano nella loro predicazione, e gli altri nel loro comune discorso. Ora si trovavano in un paese dove non erano stranieri, perché Cristo e i suoi discepoli avevano conversato molto nelle regioni della Giudea; così che vi furono poste le fondamenta su cui edificare; e sarebbe necessario far sapere alla gente di là a che cosa era giunta quella dottrina che Gesù aveva predicato lì qualche tempo fa, e che non era andata perduta e dimenticata, come forse era stato fatto loro credere.

II. Un particolare resoconto di ciò che fu fatto da Filippo. Sentiremo parlare del progresso e del successo di altri di loro in seguito (Atti 11:19), ma qui dobbiamo assistere alle mozioni di Filippo, non Filippo l'apostolo, ma Filippo il diacono, che fu scelto e ordinato per servire alle mense, ma avendo usato bene l'ufficio di diacono acquistò per sé un buon grado e una grande franchezza nella fede, 1Timoteo 3:13. Stefano fu promosso al grado di martire, Filippo al grado di evangelista, e quando vi entrò, essendo obbligato da esso a darsi alla parola e alla preghiera, fu, senza dubbio, esonerato dall'ufficio di diacono, perché come poteva servire alle tavole di Gerusalemme, cosa che per quell'ufficio era obbligato a fare? quando predicava in Samaria? Ed è probabile che altri due siano stati scelti nella stanza di Stefano e Filippo. Ora osservate,

1. Quale meraviglioso successo ebbe Filippo nella sua predicazione, e quale accoglienza incontrò.

(1.) Il luogo che scelse fu la città di Samaria, la città principale di Samaria, la metropoli di quel paese, che sorgeva dove un tempo sorgeva la città di Samaria, del cui edificio leggiamo, 1Re 16:24, ora chiamato Sebaste. Alcuni pensano che sia stato lo stesso per Sichem o Sicar, la città di Samaria dove si trovava Cristo, Giovanni 4:5. Molti di quella città credettero allora in Cristo, anche se egli non fece alcun miracolo in mezzo a loro (Atti 8:39.40), e ora Filippo, tre anni dopo, continua l'opera allora iniziata. Gli ebrei non avrebbero avuto a che fare con i samaritani; ma Cristo mandò il suo vangelo per uccidere tutte le inimicizie, e in particolare quella tra i Giudei e i Samaritani, rendendoli uno nella sua chiesa.

(2.) La dottrina che predicava era Cristo, poiché decise di non sapere nient'altro. Ha predicato loro Cristo, ha annunciato loro Cristo (così significa la parola), come un re, quando arriva alla corona, viene proclamato in tutti i suoi domini. I samaritani aspettavano la venuta del Messia, come appare in Giovanni 4:25. Ora Filippo dice loro che è venuto e che i Samaritani sono i benvenuti da lui. Il compito dei ministri è quello di predicare Cristo, Cristo, e lui crocifisso, Cristo, e lui glorificato.

(3.) Le prove che produsse per confermare la sua dottrina furono miracoli, Atti 8:6. Per convincerli che egli aveva ricevuto il suo incarico dal cielo (e quindi non solo potevano arrischiarsi su ciò che diceva, ma erano tenuti a cedervi), egli mostra loro questo ampio sigillo del cielo annesso ad esso, che il Dio di verità non avrebbe mai messo in una menzogna. I miracoli erano innegabili; Essi udirono e videro i miracoli che egli fece. Udirono le parole di comando che pronunciò e ne videro immediatamente gli effetti sorprendenti; che parlò, e fu fatto. E la natura dei miracoli era tale che si adattava all'intenzione del suo incarico, e gli dava luce e splendore.

[1.] Egli fu mandato per spezzare il potere di Satana; e, in segno di ciò, gli spiriti impuri, essendo stati incaricati nel nome del Signore Gesù di rimuovere, uscirono da molti che erano posseduti da loro, Atti 8:7. Per quanto prevale il vangelo, Satana è costretto a lasciare la sua presa sugli uomini e il suo interesse per loro, e allora questi vengono restituiti a se stessi, e alla loro mente sana, che, mentre ne manteneva il possesso, erano distratti. Ovunque il vangelo ottenga l'ammissione e la sottomissione che dovrebbe avere, gli spiriti maligni vengono scacciati, e in particolare gli spiriti impuri, tutte le inclinazioni alle concupiscenze della carne, che combattono contro l'anima; perché Dio ci ha chiamati dall'impurità alla santità, 1Tessalonicesi 4:7. Ciò fu significato dalla cacciata di questi spiriti impuri dai corpi delle persone, che, qui si dice, uscirono gridando ad alta voce, il che significa che uscirono con grande riluttanza, e dolorosamente contro la loro volontà, ma furono costretti a riconoscersi sopraffatti da una potenza superiore, Marco 1:26; 3:11; 9:26.

[2.] Egli fu mandato a guarire le menti degli uomini, a guarire un mondo maltrattato e a rimetterlo in buono stato di salute; e, in segno di ciò, molti che erano stati colti da paralisi e che erano zoppi, furono guariti. Sono specificati quei malumori che erano più difficili da curare con il corso della natura (affinché la guarigione miracolosa potesse essere la più illustre), e quelli che erano più espressivi della malattia del peccato e di quell'impotenza morale sotto la quale le anime degli uomini si affannano per quanto riguarda il servizio di Dio. La grazia di Dio nel vangelo è progettata per la guarigione di coloro che sono spiritualmente zoppi e paralitici, e non possono farne a meno, Romani 5:6.

(4.) L'accettazione che la dottrina di Filippo, così provata, incontrò in Samaria (Atti 8:6): Il popolo di comune accordo prestò attenzione a quelle cose che Filippo diceva, indotto dai miracoli che servirono in un primo momento ad attirare l'attenzione, e così a poco a poco a ottenere l'assenso. Cominciano allora ad esserci delle speranze nelle persone quando cominciano a prestare attenzione a ciò che viene detto loro riguardo alle cose della loro anima e dell'eternità, quando cominciano a prestare attenzione alla parola di Dio, come coloro che si compiacciono di ascoltarla, desiderosi di comprenderla e di ricordarla, e che si considerano coinvolti in essa. La gente comune prestò attenzione a Filippo, οι οχλοι, una moltitudine di loro, non qua e là, ma di comune accordo; erano tutti d'accordo, che era opportuno indagare sulla dottrina del Vangelo e ascoltarla in modo imparziale.

(5.) La soddisfazione che ebbero nell'assistere e nell'assistere alla predicazione di Filippo, e il successo che ebbe con molti di loro (Atti 8:8): C'era grande gioia in quella città; poiché (Atti 8:12) credettero a Filippo, e furono battezzati nella fede di Cristo, la maggior parte di loro, uomini e donne. Osservare

[1.] Filippo predicò le cose riguardanti il regno di Dio, la costituzione di quel regno, le sue leggi e ordinanze, le sue libertà e i suoi privilegi, e gli obblighi che tutti noi abbiamo di essere i leali sudditi di quel regno; e predicò il nome di Gesù Cristo, come re di quel regno, il suo nome, che è al di sopra di ogni nome. L'ha predicata con il suo potere e la sua influenza dominante, tutto ciò con cui si è fatto conoscere.

[2.] Il popolo non solo prestò attenzione a ciò che diceva, ma alla fine vi credette, si convinse pienamente che veniva da Dio e non dagli uomini, e si abbandonò alla direzione e al governo di esso. Quanto a questo monte, sul quale fino ad allora avevano adorato Dio e vi avevano posto molta religione, ora erano tanto svezzati da esso quanto tutti gli erano stati sposati ad esso, e divennero i veri adoratori, che adorano il Padre in spirito e verità e nel nome di Cristo, il vero tempio, Giovanni 4:20-23.

[3.] Quando credettero, senza scrupoli (sebbene fossero Samaritani) e senza indugio furono battezzati, professarono apertamente la fede cristiana, promisero di aderirvi, e poi, lavandoli con acqua, furono solennemente ammessi nella comunione della chiesa cristiana, e posseduti come fratelli dai discepoli. Solo gli uomini potevano essere ammessi nella chiesa giudaica mediante la circoncisione; ma, per mostrare che in Gesù Cristo non c'è né maschio né femmina (Galati 3:28), ma entrambi sono ugualmente benvenuti a lui, l'ordinanza di iniziazione è tale di cui sono capaci le donne, poiché sono annoverate nell'Israele spirituale di Dio, sebbene non nell'Israele secondo la carne, Numeri 1:2. E quindi è facile dedurre che le donne devono essere ammesse alla cena del Signore, sebbene non sembri che ce ne fossero tra coloro ai quali fu amministrata per la prima volta.

[4.] Questo causò grande gioia; ognuno si rallegrò per se stesso, come colui che nella parabola trovò il tesoro nascosto nel campo; e tutti si rallegrarono per il beneficio che ciò portò alla loro città, e che ciò avvenne senza opposizione, cosa che difficilmente avrebbe fatto se Samaria fosse stata sotto la giurisdizione dei sommi sacerdoti. Notate, portare il Vangelo in qualsiasi luogo è solo questione di gioia, di grande gioia, in quel luogo. Perciò la diffusione del vangelo nel mondo è spesso profetizzata nell'Antico Testamento come la diffusione della gioia tra le nazioni: "Le nazioni si rallegrino e cantino di gioia", Salmi 67:4; 1Tessalonicesi 1:6. Il vangelo di Cristo non rende gli uomini malinconici, ma li riempie di gioia, se è ricevuto come si deve; poiché è una buona novella di grande gioia per tutti gli uomini, Luca 2:10.

2. Che cosa c'era in particolare in questa città di Samaria che rendeva il successo del Vangelo più meraviglioso del solito.

(1.) Che Simon Mago era stato occupato lì, e si era guadagnato un grande interesse tra il popolo, eppure credevano alle cose che Filippo diceva. Disimparare ciò che è male si rivela un compito molte volte più difficile che imparare ciò che è buono. Questi Samaritani, sebbene non fossero idolatri come i Gentili, né prevenuti contro il vangelo dalle tradizioni ricevute dai loro padri, tuttavia erano stati recentemente indotti a seguire Simone, un prestigiatore (poiché così significa Magus) che aveva fatto un gran rumore in mezzo a loro, e li aveva stranamente stregati. Ci viene detto,

[1.] Quanto fu forte l'illusione di Satana con cui furono portati negli interessi di questo grande ingannatore. Era stato per un po' di tempo, anzi, per molto tempo, in questa città, usando le stregonerie; forse venne lì per istigazione del diavolo, subito dopo che il nostro Salvatore era stato lì, per disfare ciò che aveva fatto lì; poiché è sempre stato il modo di Satana di schiacciare un'opera buona nel suo germoglio e nella sua infanzia, 2Corinzi 11:3; 1Tessalonicesi 3:5. Ora

In primo luogo, Simone si arrogò una cosa considerevole: dichiarò di essere lui stesso un grande, e volle che tutti gli uomini lo credessero e gli rendessero rispetto di conseguenza; e poi, in quanto a ogni altra cosa, avrebbero potuto fare ciò che volevano. Non aveva alcun proposito di riformare la loro vita, né di migliorare la loro adorazione e devozione, ma solo per far credere loro che egli fosse, una persona divina. Giustino Martire dice che sarebbe stato adorato come πρωτον θεον, il dio principale. Ha dato se stesso per essere il Figlio di Dio, il Messia, così pensano alcuni, o per essere un angelo, o un profeta. Forse era incerto dentro di sé a quale titolo onorifico pretendere; ma sarebbe stato considerato un grande. L'orgoglio, l'ambizione e l'affettazione di grandezza sono sempre stati la causa dell'abbondanza di malizia sia per il mondo che per la chiesa.

In secondo luogo, il popolo gli attribuiva ciò che gli piaceva.

1. Tutti gli davano ascolto, dal più piccolo al più grande, giovani e vecchi, poveri e ricchi, governatori e governati. Avevano riguardo per lui (Atti 8:10-11), e forse tanto più perché era ormai scaduto il tempo fissato per la venuta del Messia, il che aveva suscitato l'attesa generale dell'apparizione di qualche grande in questo tempo. Probabilmente era nativo del loro paese, e perciò lo abbracciarono più allegramente, affinché, dandogli onore, potessero rifletterlo su se stessi.

2. Dicevano di lui: Quest'uomo è la grande potenza di Dio, la potenza di Dio, quella grande potenza (così si potrebbe leggere), quella potenza che ha fatto il mondo. Guardate come le persone ignoranti e sconsiderate scambiano ciò che viene fatto dal potere di Satana, come se fosse fatto dal potere di Dio. Così, nel mondo dei Gentili, i diavoli passano per divinità; e nel regno anticristiano tutto il mondo si meraviglia di una bestia, alla quale il dragone dà il suo potere, e che apre la sua bocca in bestemmia contro Dio, Apocalisse 13:2-5.

3. Vi furono portati dalle sue stregonerie: Egli stregò il popolo di Samaria (Atti 8:9), lo stregò con stregonerie (Atti 8:11), cioè,

(1.) Con le sue arti magiche ha stregato le menti delle persone, almeno alcune di esse, che hanno attirato gli altri. Satana, con il permesso di Dio, riempì i loro cuori per seguire Simone. O Galati stolti, dice Paolo, chi vi ha stregati? Galati 3:1. Si dice che queste persone siano state stregate da Simone, perché erano così stranamente infatuate da credere a una menzogna. O

(2.) Con le sue arti magiche fece molti segni e prodigi menzogneri, che sembravano miracoli, ma in realtà non erano così: come quelli dei maghi d'Egitto e quelli dell 'uomo del peccato, 2Tessalonicesi 2:9. Quando non sapevano di meglio, furono influenzati dalle sue stregonerie; ma, quando vennero a conoscenza dei veri miracoli di Filippo, videro chiaramente che l'uno era reale e l'altro una finzione, e che c'era tanta differenza quanto tra la verga di Aronne e quelle dei maghi. Qual è la pula per il grano? Geremia 23:28.

Così, nonostante l'influenza che Simon Mago aveva avuto su di loro, e la riluttanza che c'è generalmente nelle persone ad ammettere se stesse in un errore, e a ritrattarlo, tuttavia, quando videro la differenza tra Simone e Filippo, lasciarono Simone, non diedero più retta a lui, ma a Filippo.

[2.] Quanto è forte la potenza della grazia divina, per la quale sono stati condotti a Cristo, che è la verità stessa, ed è stato, per così dire, il grande ingannatore. Mediante quella grazia operando con la parola, coloro che erano stati condotti prigionieri da Satana furono portati all'obbedienza a Cristo. Dove Satana, come un uomo forte armato, si impossessava del palazzo e si credeva al sicuro, Cristo, come uno più forte di lui, lo spodestò e divise il bottino, condusse prigioniero la prigionia e fece di coloro che il diavolo aveva trionfato come trofei della sua vittoria. Non disperiamo del peggio, quando anche coloro che Simon Mago aveva stregato furono portati a credere.

(2.) Ecco un'altra cosa ancora più meravigliosa, che Simon Mago stesso si convertì alla fede di Cristo, nell'ostentazione e nella professione, per un certo tempo. Anche Saul è tra i profeti? Sì (Atti 8:13), anche Simone stesso credeva. Era convinto che Filippo predicasse una vera dottrina, perché la vedeva confermata da veri miracoli, dei quali era meglio in grado di giudicare perché era consapevole a se stesso dell'inganno dei suoi presunti.

[1.] L'attuale convinzione è arrivata al punto che egli è stato battezzato, è stato ammesso, come gli altri credenti, nella chiesa mediante il battesimo; e non abbiamo motivo di pensare che Filippo abbia sbagliato a battezzarlo, no, né a battezzarlo rapidamente. Sebbene fosse stato un uomo molto malvagio, uno stregone, un pretendente agli onori divini, tuttavia, dopo la sua solenne professione di pentimento per il suo peccato e la sua fede in Gesù Cristo, fu battezzato. Poiché, come la grande malvagità prima della conversione non sottrae i veri penitenti ai benefici della grazia di Dio, così non dovrebbe nemmeno tenere i professanti lontani dalla comunione ecclesiastica. I prodighi, quando tornano, devono essere accolti con gioia a casa, anche se non possiamo essere sicuri che giocheranno di nuovo il ruolo del prodigo. No, sebbene ora non fosse che un ipocrita, e realmente nel fiele dell'amarezza e nel legame dell'iniquità per tutto questo tempo, e si sarebbe presto scoperto che lo era se fosse stato provato per un po', tuttavia Filippo lo battezzò, perché è prerogativa di Dio conoscere il cuore. La Chiesa e i suoi ministri devono seguire un giudizio di carità, per quanto vi sia spazio. È una massima della legge, Donec contrarium patet, semper praesumitur meliori parti: Dobbiamo sperare il meglio il più a lungo possibile. Ed è una massima nella disciplina della chiesa, De secretis non judicat ecclesia - I segreti del cuore Dio solo giudica.

[2.] L'attuale convinzione durò così a lungo che egli rimase con Filippo. Anche se in seguito si allontanò dal cristianesimo, non rapidamente. Ha corteggiato il conoscente di Filippo, e ora colui che si era dato per essere un grande è contento di sedersi ai piedi di un predicatore del Vangelo. Anche gli uomini cattivi, molto cattivi, possono a volte essere in una buona condizione, molto buoni; e coloro i cui cuori sono ancora inseguiti alla loro cupidigia possono forse non solo presentarsi dinanzi a Dio come viene il suo popolo, ma continuare con loro.

[3.] L'attuale convinzione è stata forgiata e mantenuta dai miracoli; Si meravigliava di vedersi così superato nei segni e nei miracoli. Molti si meravigliano delle prove delle verità divine e non ne sperimentano mai il potere.

14 Ver. 14.

Dio aveva meravigliosamente posseduto Filippo nel suo lavoro di evangelista a Samaria, ma egli non poteva fare altro che un evangelista; c'erano alcuni poteri particolari riservati agli apostoli, per mantenere alta la dignità del loro ufficio, e qui abbiamo un resoconto di ciò che fu fatto da due di loro lì: Pietro e Giovanni. I dodici si riunirono a Gerusalemme (Atti 8:1), e lì furono portati questi buoni annunci che Samaria aveva ricevuto la parola di Dio (Atti 8:14), che era stata radunata una grande messe di anime, e probabilmente sarebbe stata radunata a Cristo lì. La parola di Dio non solo fu loro predicata, ma da essi accolta; gli diedero il benvenuto, ne fecero entrare la luce e si sottomisero al suo potere. All'udirlo, mandarono loro Pietro e Giovanni. Se Pietro fosse stato, come alcuni dicono che fosse, il principe degli apostoli, ne avrebbe mandati alcuni o, se ne avesse avuto motivo, se ne sarebbe andato lui stesso di sua spontanea volontà; ma era così lontano da ciò che si sottomise all'ordine della casa e, come servo del corpo, andò dove lo mandarono. Due apostoli, i due più eminenti, furono inviati a Samaria,

1. Incoraggiare Filippo, assisterlo e rafforzare le sue mani. I ministri di una posizione superiore, e che eccellono in doni e grazie, dovrebbero escogitare il modo in cui possono essere utili a coloro che si trovano in una sfera inferiore, e contribuire al loro conforto e alla loro utilità.

2. Portare avanti l'opera buona che era iniziata tra il popolo e, con quelle grazie celesti che lo avevano arricchito, conferirgli doni spirituali. Ora osservate,

I. Come hanno fatto progredire e migliorato quelli di loro che erano sinceri. È detto (Atti 8:16): Lo Spirito Santo non era ancora sceso su nessuno di loro, in quelle straordinarie potenze che furono trasmesse dalla discesa dello Spirito nel giorno di pentecoste. Nessuno di loro era dotato del dono delle lingue, che sembra allora essere stato l'effetto immediato più usuale dell'effusione dello Spirito. Vedere Atti 10:45-46. Questo era sia un segno eminente per coloro che non credevano, sia un eccellente servizio per coloro che lo credevano. Questo, e altri doni simili, non avevano, solo erano battezzati nel nome del Signore Gesù, e così si impegnavano in lui e si interessavano a lui, il che era necessario per la salvezza, e in questo avevano gioia e soddisfazione (Atti 8:8), sebbene non sapessero parlare in lingue. Coloro che sono veramente arresi a Cristo, e hanno sperimentato le influenze e le operazioni santificanti dello Spirito di grazia, hanno grandi ragioni per essere grati, e nessuna ragione per lamentarsi, sebbene non abbiano quei doni che sono per ornamento, e li renderebbero luminosi. Ma è previsto che essi proseguano fino alla perfezione della presente dispensazione, per il maggior onore del Vangelo. Abbiamo motivo di pensare che Filippo stesso avesse ricevuto questi doni dallo Spirito Santo, ma non avesse il potere di conferirli; Gli apostoli devono venire a fare questo; e lo fecero non su tutti coloro che furono battezzati, ma su alcuni di loro, e, a quanto pare, su coloro che erano destinati a qualche ufficio nella chiesa, o almeno ad essere eminenti membri attivi di essa; e su alcuni di loro un dono dello Spirito Santo, e su altri un altro. Vedi 1Corinzi 12:4,8; 14:26. Ora, per questo,

1. Gli apostoli pregarono per loro, Atti 8:15. Lo Spirito è dato non solo a noi stessi (Luca 11:13), ma anche agli altri, in risposta alla preghiera: Metterò il mio Spirito dentro di te (Ezechiele 36:27), ma per questo sarò interrogato, Atti 8:37. Possiamo trarre incoraggiamento da questo esempio pregando Dio di dare le grazie rinnovatrici dello Spirito Santo a coloro il cui benessere spirituale ci sta a cuore: per i nostri figli, per i nostri amici, per i nostri ministri. Dobbiamo pregare, e pregare sinceramente, affinché possano ricevere lo Spirito Santo; poiché questo include tutte le benedizioni.

2. Essi imposero loro le mani, per significare che le loro preghiere erano state esaudite e che il dono dello Spirito Santo era stato conferito su di loro; poiché, dopo l'uso di questo segno, ricevettero lo Spirito Santo e parlarono in lingue. L'imposizione delle mani era anticamente usata per benedire coloro che benedicevano con autorità. Così gli apostoli benedissero questi nuovi convertiti, ordinarono alcuni ad essere ministri e confermarono altri nel loro cristianesimo. Noi non possiamo ora, né possiamo dare in questo modo lo Spirito Santo mediante l'imposizione delle mani; Ma questo può farci capire che dovremmo usare i nostri sforzi per coloro per i quali preghiamo.

II. Come scoprirono e scartarono colui che era un ipocrita tra loro, e questo era Simon Mago; perché sapevano distinguere tra il prezioso e il vile. Ora osserva qui,

1. La malvagia proposta che Simone fece, con la quale si scoprì la sua ipocrisia (Atti 8:18-19): Quando vide che mediante l'imposizione delle mani degli apostoli era stato dato lo Spirito Santo (che avrebbe dovuto confermare la sua fede nella dottrina di Cristo e aumentare la sua venerazione per gli apostoli). Gli diede un'idea del cristianesimo come nient'altro che un esaltante pezzo di stregoneria, in cui si riteneva capace di essere uguale agli apostoli, e quindi offrì loro del denaro, dicendo: Datemi anche questo potere. Egli non desidera che impongano le mani su di lui, affinché egli stesso possa ricevere lo Spirito Santo (poiché non prevedeva che si sarebbe ottenuto nulla da ciò), ma che gli trasmettessero il potere di conferire il dono agli altri. Era ambizioso di avere l'onore di un apostolo, ma per nulla sollecito di avere lo spirito e l'indole di un cristiano. Era più desideroso di guadagnare onore a se stesso che di fare del bene agli altri. Ora, nel fare questa mozione,

(1.) Fece un grande affronto agli apostoli, come se fossero mercenari, avrebbero fatto qualsiasi cosa per denaro, e l'amavano tanto quanto lui; mentre avevano lasciato ciò che avevano, per Cristo, tanto erano lontani dall'aspirare a renderlo di più.

(2.) Ha fatto un grande affronto al cristianesimo, come se i miracoli che sono stati compiuti per la prova di ciò fossero stati compiuti da arti magiche, solo di natura diversa da quelle che lui stesso aveva praticato in precedenza.

(3.) Mostrò che, come Balaam, mirava alle ricompense della divinazione; perché non avrebbe offerto denaro per questo potere se non avesse sperato di ottenere denaro da esso.

(4.) Ha dimostrato di avere un'altissima presunzione di se stesso e di non aver mai veramente umiliato il suo cuore. Un disgraziato come lo era stato prima del suo battesimo avrebbe dovuto chiedere, come il figliol prodigo, di essere nominato uno dei servi salariati. Ma, non appena sarà ammesso nella famiglia, gli servirà niente di meno che quello di essere uno degli amministratori della casa, e di essere affidato a un potere che Filippo stesso non aveva, ma solo gli apostoli.

2. Il giusto rifiuto della sua proposta e il tagliente rimprovero che Pietro gli diede per essa, Atti 8:20-23.

(1.) Pietro gli mostra il suo crimine (Atti 8:20): Tu hai pensato che il dono di Dio possa essere acquistato con denaro; e quindi,

[1.] Aveva sopravvalutato le ricchezze di questo mondo, come se fossero un equivalente di qualsiasi cosa, e come se, poiché, come dice Salomone, esso risponde a tutte le cose, in relazione alla vita che ora è, rispondesse a tutte le cose relative all'altra vita, e acquistasse il perdono dei peccati, il dono dello Spirito Santo, e la vita eterna.

[2.] Aveva sottovalutato il dono dello Spirito Santo e lo aveva messo allo stesso livello dei doni comuni della natura e della provvidenza. Pensava che il potere di un apostolo potesse essere ottenuto per un buon compenso come il consiglio di un medico o di un avvocato, che era il massimo nonostante ciò che si potesse fare allo Spirito di grazia. Tutta la compravendita di perdoni e indulgenze nella Chiesa di Roma è il prodotto di questo stesso pensiero malvagio , che il dono di Dio possa essere acquistato con denaro, quando l'offerta della grazia divina è così espressa, senza denaro e senza prezzo.

(2.) Gli mostra il suo carattere, che si deduce dal suo crimine. Da tutto ciò che un uomo dice o fa di sbagliato non possiamo dedurre che egli sia un ipocrita nella professione che fa della religione; ma questo di Simone era un errore così fondamentale che non poteva in alcun modo consistere in uno stato di grazia; la sua offerta di denaro (e anche quella ottenuta con la stregoneria) era una prova incontestabile che egli era ancora sotto il potere di una mente mondana e carnale, ed era ancora quell 'uomo naturale che non riceve le cose dello Spirito di Dio, né può conoscerle. E perciò Pietro gli dice chiaramente:

[1.] Che il suo cuore non era retto agli occhi di Dio, Atti 8:21.

"Anche se professi di credere e sei battezzato, tuttavia non sei sincero."

Noi siamo come i nostri cuori: se loro non hanno ragione, noi abbiamo torto, ed essi sono aperti agli occhi di Dio, il quale li conosce, li giudica e per mezzo di loro giudica noi. I nostri cuori sono ciò che sono agli occhi di Dio, che non può essere ingannato; E se non sono giuste ai suoi occhi, quali che siano le nostre pretese, la nostra religione è vana, e non ci sarà di alcun aiuto: la nostra grande preoccupazione è di approvarci a lui nella nostra integrità, perché altrimenti inganniamo noi stessi fino alla nostra rovina. Alcuni si riferiscono in particolare alla proposta da lui fatta; ciò che ha chiesto gli viene negato, perché il suo cuore non è retto agli occhi di Dio nel chiederlo. Egli non mira alla gloria di Dio né all'onore di Cristo in esso, ma a farne una mano per se stesso; Chiede, e non lo fa, perché chiede male, per poterlo consumare nelle sue concupiscenze, ed essere ancora considerato un grande.

[2.] Che egli è nel fiele dell'amarezza e nel vincolo dell'iniquità: Vedo che tu sei così, Atti 8:23. Questo è un modo di trattare in modo semplice, e il modo migliore per trattare con le anime e l'eternità. Simone aveva un grande nome tra il popolo, e ultimamente anche un buon nome tra il popolo di Dio, eppure Pietro qui gli dà un carattere nero. Nota: È possibile per un uomo continuare sotto il potere del peccato, e tuttavia rivestire una forma di pietà. Io lo vedo, dice Pietro. Non era tanto per lo spirito di discernimento, di cui Pietro era dotato, che lo percepiva, quanto per la scoperta di Simone nella proposta che aveva fatto. Si noti che i travestimenti degli ipocriti molte volte vengono presto scoperti; La natura del lupo si manifesta nonostante la copertura delle vesti delle pecore. Ora, il carattere di Simone qui dato è in realtà il carattere di tutte le persone malvagie. Primo, sono nel fiele dell'amarezza, odiosi a Dio, come ciò che è amaro come il fiele lo è per noi. Il peccato è una cosa abominevole, che il Signore odia, e i peccatori sono resi per mezzo di esso abominevoli per lui; Sono viziosi per loro natura. Il peccato che dimora in noi è una radice di amarezza, che porta fiele e assenzio, Deuteronomio 29:18. Le facoltà sono corrotte e la mente amareggiata contro ogni bene, Ebrei 12:15. Suggerisce anche le conseguenze perniciose del peccato; Il finale è amaro come l'assenzio. In secondo luogo, essi sono nel vincolo dell'iniquità, legati al giudizio di Dio per la colpa del peccato, e legati sotto il dominio di Satana per il potere del peccato, condotti prigionieri da lui secondo la sua volontà, ed è una schiavitù dolorosa, come quella in Egitto, che rende amara la vita.

(3.) Gli legge il suo destino in due cose:

[1.] Affonderà con le sue ricchezze terrene, che ha sopravvalutato: il tuo denaro perirà con te. In primo luogo, Pietro rifiuta la sua offerta con il massimo sdegno e indignazione:

"Credi tu di poterci corrompere per tradire la nostra fiducia e per mettere il potere che ci è stato affidato in mani così indegne? Via te e anche il tuo denaro; Non avremo nulla a che fare con nessuno dei due. Vattene dietro a me, Satana".

Quando siamo tentati dal denaro di fare una cosa malvagia, dovremmo vedere che cosa perisca il denaro, e disdegnare di essere influenzati da esso. - È il carattere dell'uomo retto che scuote le sue mani dal tenere, dal toccare tangenti, Isaia 33:15. In secondo luogo, lo avverte del pericolo che corre la distruzione totale se continua con questa mente:

"Il tuo denaro perirà e tu lo perderai, e con esso tutto ciò che puoi comprare. Come i cibi per il ventre e il ventre per i cibi (1Corinzi 6:13), così i beni per il denaro e il denaro per i beni, ma Dio distruggerà sia esso che loro : essi periranno nell'uso; ma questo non è il peggio: perirai con esso, ed esso con te; e sarà un aggravamento della tua rovina, e un pesante fardello per la tua anima perita, che tu abbia avuto del denaro, che avrebbe potuto essere messo in buon conto (Luca 16:9), che avrebbe potuto essere deposto ai piedi degli apostoli, come carità, e sarebbe stato accettato, ma è stato gettato nelle loro mani come un regalo, ed è stato respinto. Figliolo, ricordati di questo".

[2.] Egli mancherà delle benedizioni spirituali che ha sottovalutato (Atti 8:21):

"Tu non hai né parte né sorte in questa faccenda; tu non hai nulla a che fare con i doni dello Spirito Santo, non li comprendi, ne sei escluso, hai messo una sbarra alla tua porta, non puoi ricevere tu stesso lo Spirito Santo, né il potere di conferire lo Spirito Santo agli altri, perché il tuo cuore non è retto agli occhi di Dio, se pensi che il cristianesimo sia un mestiere per vivere in questo mondo, e quindi non hai parte né sorte nella vita eterna nell'altro mondo che il vangelo offre".

Notate, in primo luogo, che ci sono molti che professano la religione cristiana, eppure non hanno parte né sorte nella questione, nessuna parte in Cristo (Giovanni 13:8), nessuna sorte nella celeste Canaan. In secondo luogo, sono coloro i cui cuori non sono retti agli occhi di Dio, non sono animati da uno spirito retto, né guidati da una retta regola, né diretti al giusto fine.

(4.) Gli dà buoni consigli, nonostante ciò, Atti 8:22. Benché fosse adirato con lui, tuttavia non lo abbandonò; e, sebbene volesse fargli vedere che la sua situazione era molto grave, tuttavia non voleva che lo pensasse disperato; eppure ora c'è speranza in Israele. Osservare

[1.] Che cosa gli consiglia: deve fare le sue prime opere. Primo, Egli deve pentirsi, deve vedere il suo errore e ritrattarlo, deve cambiare la sua mente e il suo modo di agire, deve essere umiliato e vergognarsi per ciò che ha fatto. Il suo pentimento deve essere particolare:

"Pentiti di questo, riconosciti colpevole di questo, e pentiti di ciò".

Deve caricarsi addosso un peso per questo, non deve attenuarlo, chiamandolo errore, o zelo fuorviato, ma deve aggravarlo chiamandolo malvagità, la sua malvagità, il frutto della sua stessa corruzione. Coloro che hanno detto e fatto male devono, per quanto possono, disdirlo e rimediarlo di nuovo con il pentimento. In secondo luogo, deve pregare Dio, deve pregare che Dio gli dia il pentimento, e il perdono dopo il pentimento. I penitenti devono pregare, il che implica un desiderio verso Dio e una fiducia in Cristo. Simon Mago, grande uomo come egli stesso crede, non sarà corteggiato nella comunione degli apostoli (per quanto alcuni possano pensare che sia una reputazione per loro) a condizioni diverse da quelle in base alle quali sono ammessi gli altri peccatori-pentimento e preghiera.

[2.] Quale incoraggiamento gli dà a fare questo: se forse il pensiero del tuo cuore, questo tuo pensiero malvagio, ti può essere perdonato. Notate, in primo luogo, che ci può essere una grande quantità di malvagità nel pensiero del cuore, nelle sue false nozioni, negli affetti corrotti e nei progetti malvagi, di cui ci si deve pentire, altrimenti siamo distrutti. In secondo luogo, il pensiero del cuore, anche se così malvagio, sarà perdonato, dopo il nostro pentimento, e non imputato a noi. Quando qui Pietro ci mette un forse , il dubbio è sulla sincerità del suo pentimento, non sul suo perdono se il suo pentimento è sincero. Se davvero il pensiero del tuo cuore può essere perdonato, così può essere letto. Oppure lascia intendere che la grandezza del suo peccato potrebbe giustamente rendere dubbio il perdono, sebbene la promessa del vangelo avesse messo la questione fuori dubbio, nel caso in cui si fosse veramente pentito: così (Lamentazioni 3:29), se così può essere ci può essere speranza.

[3.] La richiesta di Simone di pregare per lui, Atti 8:24. Fu sorpreso e confuso da ciò che Pietro aveva detto, trovando che si risentiva così e che pensava sarebbe stato abbracciato con entrambe le braccia; ed egli grida: Prega il Signore per me, affinché non mi venga addosso nessuna delle cose che hai detto. Ecco Primo, Qualcosa di buono: che egli fu colpito dal rimprovero che gli era stato dato, e terrorizzato dal carattere che gli era stato dato, tanto da far tremare il cuore più forte; e, stando così le cose, implorò le preghiere degli apostoli per lui, desiderando avere un interesse per loro, che, credeva, avevano un buon interesse per il cielo. In secondo luogo, qualcosa che manca. Li pregò di pregare per lui, ma non pregò per se stesso, come avrebbe dovuto fare; e, nel desiderare che preghino per lui, la sua preoccupazione è più che i giudizi a cui si era reso soggetto possano essere impediti che che le sue corruzioni possano essere mortificate, e il suo cuore, per grazia divina, sia reso giusto agli occhi di Dio; come il Faraone, che volle che Mosè supplicasse il Signore per lui, che togliesse solo questa morte, non che togliesse questo peccato, questa durezza di cuore, Esodo 8:8; 10:17. Alcuni pensano che Pietro avesse denunciato contro di lui alcuni giudizi particolari, come contro Anania e Saffira, che, dopo questa sua sottomissione, per intercessione dell'apostolo, furono impediti; o, da ciò che è riferito, potrebbe dedurre che qualche segno dell'ira di Dio sarebbe caduto su di lui, cosa che egli temeva e deprecava.

Infine, ecco il ritorno degli apostoli a Gerusalemme, quando ebbero terminato l'affare che avevano concluso, perché non dovevano ancora disperdersi, ma, sebbene fossero venuti qui per fare quell'opera che era loro peculiare come apostoli, tuttavia, offrendosela l'opportunità, si applicarono a ciò che era comune a tutti i ministri del vangelo.

1. Lì, nella città di Samaria, erano predicatori: testimoniavano la parola del Signore, attestavano solennemente la verità del Vangelo e confermavano ciò che predicavano gli altri ministri. Essi non pretendevano di portare loro nulla di nuovo, benché fossero apostoli, ma rendevano testimonianza alla parola del Signore come l'avevano ricevuta.

2. Nel loro viaggio di ritorno a casa erano predicatori itineranti; mentre attraversavano molti villaggi dei Samaritani, predicavano il vangelo. Sebbene le congregazioni non fossero così considerevoli come quelle delle città, sia per numero che per cifra, tuttavia le loro anime erano altrettanto preziose, e gli apostoli non pensavano che fosse al di sotto di loro predicare loro il vangelo. Dio ha riguardo per gli abitanti dei suoi villaggi in Israele (Giudici 5:11), e così dovremmo fare noi.

26 Ver. 26.

Abbiamo qui la storia della conversione di un eunuco etiope alla fede di Cristo, dal quale, abbiamo ragione di pensare, la conoscenza di Cristo fu mandata in quel paese dove egli viveva, e quella scrittura adempiuta, l'Etiopia presto stenderà le sue mani (una delle prime delle nazioni) a Dio, Salmi 68:31.

L'evangelista Filippo viene indirizzato verso la strada dove si sarebbe incontrato con questo etiope, Atti 8:26. Quando le chiese di Samaria furono stabilite e furono nominate dei ministri, gli apostoli tornarono a Gerusalemme; ma Philip rimane, aspettandosi di essere impiegato per dissodare il terreno fresco nel paese. E qui abbiamo,

1. Direzione datagli da un angelo (probabilmente in un sogno o in una visione notturna) quale rotta seguire: Alzati e vai verso sud. Anche se gli angeli non erano impiegati per predicare il vangelo, erano spesso impiegati per portare messaggi ai ministri per consigli e incoraggiamento, come Atti 5:19. Non possiamo ora aspettarci tali guide sulla nostra strada; ma senza dubbio c'è una speciale provvidenza di Dio che conosce i trasferimenti e gli insediamenti dei ministri, e in un modo o nell'altro egli indirizzerà coloro che desiderano sinceramente seguirlo in quel modo in cui li possederà: li guiderà con il suo occhio. Filippo deve andare a sud, per la via che da Gerusalemme porta a Gaza, attraverso il deserto o deserto di Giuda. Non avrebbe mai pensato di andare là, in un deserto, in una strada comune attraverso il deserto; Piccola probabilità di trovare lavoro lì! Eppure là è mandato, secondo la parabola del nostro Salvatore, che predice la chiamata dei Gentili: Andate per le strade e per le siepi, Matteo 22:9. A volte Dio apre una porta di opportunità ai suoi ministri in luoghi molto improbabili.

2. La sua obbedienza a questa direzione (Atti 8:27): Si alzò e partì, senza obiettare, né nemmeno chiedendo,

«Che cosa ho da fare lì?»

Oppure: "Che probabilità c'è di fare del bene lì?"

Uscì, senza sapere dove andasse o chi dovesse incontrare.

II. Viene dato un resoconto di questo eunuco (Atti 8:27), chi e cosa era, al quale fu concesso questo favore distintivo.

1. Era uno straniero, un uomo d'Etiopia. C'erano due Etiopia, una in Arabia, ma che si trovava a est di Canaan; dovrebbe sembrare che questa fosse l'Etiopia in Africa, che si trovava a sud, oltre l'Egitto, molto lontano da Gerusalemme; perché in Cristo quelli che erano lontani furono fatti vicini, secondo la promessa, che i confini della terra avrebbero visto la grande salvezza. Gli Etiopi erano considerati come la più meschina e la più spregevole delle nazioni, i, come se la natura li avesse stigmatizzati; eppure il Vangelo è stato mandato a loro, e la grazia divina li ha guardati, anche se sono neri, anche se il sole li ha guardati.

2. Era una persona di qualità, un grand'uomo nel suo paese, un eunuco, non nel corpo, ma nell'ufficio: lord ciambellano o intendente della casa; e sia per la dignità del suo posto che per il suo carattere personale, che incuteva rispetto, era di grande autorità, e aveva un potente dominio sotto Candace regina degli Etiopi, che probabilmente fu successore della regina di Saba, che è chiamata la regina del sud, essendo quel paese governato da regine, per le quali Candace era un nome comune, come Faraone per i re d'Egitto. Aveva la responsabilità di tutto il suo tesoro; tanta fiducia riponeva in lui. Non sono chiamati molti potenti, non molti nobili; Ma alcuni lo sono.

3. Era un proselito della religione giudaica, poiché venne a Gerusalemme per adorare. Alcuni pensano che egli fosse un proselito di giustizia, che veniva circonciso e osservava le feste; altri che era solo un proselito della porta, un Gentile, ma che aveva rinunciato all'idolatria e si prostrava occasionalmente davanti al Dio d'Israele nel cortile dei Gentili; ma, se così fosse, Pietro non fu il primo a predicare il vangelo ai Gentili, come dice di essere. Alcuni pensano che ci fossero resti della conoscenza del vero Dio in questo paese, fin dal tempo della regina di Saba; e probabilmente l'antenato di questo eunuco fu uno dei suoi servitori, che trasmise alla sua posterità ciò che aveva appreso a Gerusalemme.

III. Filippo e l'eunuco vengono riuniti in una conversazione serrata; e ora Filippo conoscerà il significato del suo essere mandato in un deserto, perché lì si incontra con un carro, che servirà per una sinagoga, e un solo uomo, la cui conversione sarà in effetti, per quanto ne sa, la conversione di un'intera nazione.

1. A Filippo viene ordinato di mettersi in compagnia di questo viaggiatore che sta tornando a casa da Gerusalemme verso Gaza, pensando di aver fatto tutto il lavoro del suo viaggio, quando il grande affare che la provvidenza dominante di Dio aveva progettato in esso era ancora incompiuto. Era stato a Gerusalemme, dove gli apostoli predicavano la fede cristiana, e moltitudini la professavano, eppure lì non vi aveva prestato attenzione, e non aveva fatto alcuna indagine su di essa, anzi, a quanto pare, l'aveva disprezzata e le aveva voltato le spalle; eppure la grazia di Dio lo insegue, lo raggiunge nel deserto e lì lo vince. Così Dio si trova spesso tra coloro che non lo cercavano, Isaia 65:1. Filippo ha quest'ordine, non per mezzo di un angelo, come prima, ma per mezzo dello Spirito che glielo sussurra all'orecchio (At 8,29):

"Avvicinati e unisciti a questo carro; Vai così vicino

come quel signore possa accorgersi di te."

Dovremmo studiare per fare del bene a coloro che accendiamo in compagnia lungo la strada: così le labbra dei giusti possono nutrire molti. Non dovremmo essere così timidi nei confronti di tutti gli estranei come alcuni sembrano essere. Di quelli di cui non sappiamo nient'altro sappiamo questo, che hanno un'anima.

2. Lo trova a leggere nella sua Bibbia, mentre sedeva sul suo carro (Atti 8:28): Corse verso di lui e lo sentì leggere; lesse ad alta voce, per il beneficio di quelli che erano con lui, Atti 8:30. Non solo alleviava la noia del viaggio, ma riscattava il tempo leggendo, non la filosofia, la storia, né la politica, né tanto meno un romanzo o una commedia, ma le Scritture, il libro di Isaia; quel libro lo lesse Cristo (Luca 4:17) e l'eunuco qui, che dovrebbe raccomandarlo particolarmente alla nostra lettura. Forse l'eunuco stava ora rileggendo quelle parti della Scrittura che aveva udito leggere ed esporre a Gerusalemme, per poter ricordare ciò che aveva udito. Nota

(1.) È dovere di ognuno di noi conversare molto con le Sacre Scritture.

(2.) Le persone di qualità dovrebbero abbondare più di altre negli esercizi di pietà, perché il loro esempio influenzerà molti, e avranno il loro tempo più a disposizione.

(3.) È saggio per gli uomini d'affari riscattare il tempo per i sacri doveri; Il tempo è prezioso, ed è il miglior allevamento del mondo raccogliere i frammenti di tempo, affinché nessuno vada perduto, per riempire ogni minuto con qualcosa che si trasformerà in un buon conto.

(4.) Quando torniamo dal culto pubblico, dovremmo usare i mezzi in privato per mantenere i buoni affetti che vi sono accesi e per preservare le buone impressioni che vi sono state fatte, 1Cronache 29:18.

(5.) Coloro che sono diligenti nello scrutare le Scritture sono in grado di migliorare la conoscenza, poiché a chi ha sarà dato.

3. Gli rivolge una domanda giusta: Capisci quello che leggi? Non a titolo di rimprovero, ma con l'intenzione di offrirgli il suo servizio. Nota: Ciò che leggiamo e udiamo della parola di Dio ci interessa molto comprendere, specialmente ciò che leggiamo e udiamo riguardo a Cristo; e perciò dovremmo spesso chiederci se lo capiamo o no: hai capito tutte queste cose? Matteo 13:51. E tu li hai compresi bene? Non possiamo trarre profitto dalle Scritture a meno che non le comprendiamo in una certa misura, 1Corinzi 14:16-17. E, benedetto da Dio, ciò che è necessario alla salvezza è facile da comprendere.

4. L'eunuco, nel senso del suo bisogno di aiuto, desidera la compagnia di Filippo (Atti 8:31):

«Come posso capire, dice lui, se non una guida

me? Perciò ti prego, sali e siedi con me".

(1.) Parla come uno che aveva pensieri molto bassi di se stesso, delle proprie capacità e dei propri risultati. Era così lontano dal prendere come un affronto il fatto che gli si chiedesse se capiva ciò che leggeva, sebbene Filippo fosse uno straniero, a piedi, e probabilmente avesse un aspetto meschino (cosa che molti uomini in meno avrebbero fatto, e lo avrebbero chiamato un tipo impertinente, e gli avrebbero ordinato di andare per i suoi affari, che cosa gli importava?) che prese la domanda con gentilezza: dà una risposta molto modesta, Come posso? Abbiamo ragione di pensare che fosse un uomo intelligente e ben informato sul significato delle Scritture come la maggior parte delle persone, eppure confessa modestamente la sua debolezza. Nota: Coloro che vogliono imparare devono capire che hanno bisogno di essere istruiti. Il profeta deve prima ammettere che non sa cosa siano, e poi l'angelo glielo dirà, Zaccaria 4:13.

(2.) Parla come uno che desidera molto essere istruito, avere qualcuno che lo guidi. Osservate, Egli lesse la Scrittura, sebbene vi fossero molte cose che non comprendeva. Sebbene ci siano molte cose nelle Scritture che sono oscure e difficili da capire, anzi, che sono spesso fraintese, tuttavia non dobbiamo per questo buttarle via, ma studiarle per amore di quelle cose che sono facili, che è il modo più probabile per arrivare gradualmente alla comprensione di quelle cose che sono difficili: perché la conoscenza e la grazia crescono gradualmente.

(3.) Invitò Filippo a salire e a sedersi con lui; non come Ieu prese Gionadab sul suo carro, per venire a vedere il suo zelo per il Signore degli eserciti (2Re 10:16), ma piuttosto:

"Vieni, vedi la mia ignoranza e istruiscimi."

Farà volentieri a Filippo l'onore di portarlo con sé nella carrozza, se Filippo gli farà il favore di esporgli una parte delle Scritture. Nota: Per il nostro giusto intendimento delle Scritture, è necessario che abbiamo qualcuno che ci guidi; alcuni buoni libri, e alcuni uomini buoni, ma, soprattutto, lo Spirito di grazia, per condurci alla verità tutta intera.

IV. La parte della Scrittura che l'eunuco recitò con alcuni accenni al discorso di Filippo su di essa. I predicatori del vangelo avevano un'ottima capacità di afferrare coloro che conoscevano le scritture dell'Antico Testamento e le ricevevano, specialmente quando li trovavano effettivamente impegnati nello studio di esse, poiché l'eunuco era qui.

1. Il capitolo che stava leggendo era il cinquantatreesimo di Isaia, due versetti dei quali sono qui citati (Atti 8:32-33), parte del settimo e dell'ottavo versetto; sono riportati secondo la versione dei Settanta, che in alcune cose differisce dall'originale ebraico. Grozio pensa che l'eunuco l'abbia letta in ebraico, ma che Luca prenda la traduzione dei Settanta, come più adatta alla lingua in cui scrisse; e suppone che l'eunuco avesse appreso dai molti ebrei che erano in Etiopia sia la loro religione che la loro lingua. Ma, considerando che la versione dei Settanta fu fatta in Egitto, che era il paese confinante con l'Etiopia, e si trovava tra questo e Gerusalemme, penso piuttosto che quella traduzione gli fosse molto familiare: da Isaia 20:4 sembra che ci fosse molta comunicazione tra quelle due nazioni, l'Egitto e l'Etiopia. La più grande variazione rispetto all'ebraico è che ciò che nell'originale è, Egli fu tolto dalla prigione e dal giudizio (precipitato con la massima violenza e precipitazione da un seggio di giudizio all'altro; o, Dalla forza e dal giudizio fu portato via; cioè, Fu per il furore del popolo, e per i loro continui clamologi, e per il giudizio di Pilato su di esso, che fu portato via), si legge qui: Nella sua umiliazione il suo giudizio fu tolto. Appariva così meschino e spregevole ai loro occhi che gli negarono la giustizia comune, e contro tutte le regole di equità, a beneficio delle quali ogni uomo ha diritto, lo dichiararono innocente, eppure lo condannarono a morire; nulla di criminale può essere provato su di lui, ma è a terra, e abbasso con lui. Così , nella sua umiliazione, gli fu tolto il giudizio; quindi, il senso è molto simile a quello dell'ebraico. Affinché questi versetti predicessero riguardo al Messia,

(1.) Che egli morisse, che fosse condotto al macello, come pecore che venivano offerte in sacrificio, che la sua vita fosse tolta di mezzo agli uomini, tolta dalla terra. Con quale poca ragione dunque la morte di Cristo fu una pietra d'inciampo per gli ebrei increduli, quando era stata così chiaramente predetta dai loro stessi profeti, ed era così necessaria per il compimento della sua impresa! Allora la trasgressione della croce cessa.

(2.) Che egli debba morire ingiustamente, che debba morire con la violenza, che debba essere tolto dalla sua vita, e che il suo giudizio sia tolto, senza che gli sia fatta giustizia; perché deve essere stroncato, ma non per se stesso.

(3.) Che muoia pazientemente. Come un agnello muto davanti al tosatore, anzi, e anche davanti al macellaio, così non aprì la bocca. Non c'è mai stato un esempio di pazienza come lo fu nostro Signore Gesù nelle sue sofferenze; quando fu accusato, quando fu maltrattato, tacque, non fu più insultato, non fu minacciato.

(4.) Che egli viva ancora in eterno, in età che non si possono contare, perché così intendo quelle parole: Chi proclamerà la sua generazione? La parola ebraica significa propriamente la durata di una sola vita, Ecclesiaste 1:4. Ora, chi può concepire o esprimere per quanto tempo durerà, nonostante ciò; perché la sua vita è presa solo dalla terra; in cielo vivrà per secoli infiniti e innumerevoli, come segue in Isaia 53:10 : Egli prolungherà i suoi giorni.

2. La domanda dell'eunuco su questo è: Di chi parla questo il profeta? Atti 8:34. Non desidera che Filippo gli faccia alcune osservazioni critiche sulle parole e le frasi, e gli idiomi della lingua, ma che lo faccia conoscere la portata generale e il disegno della profezia, per fornirgli una chiave, nell'uso della quale potrebbe, confrontando una cosa con un'altra, essere indotto al significato di quel particolare passaggio. Le profezie avevano di solito in sé qualcosa di oscuro, finché non venivano spiegate dal loro compimento, come questo era ora. È una domanda materiale che si pone, e molto sensata:

"Il profeta parla forse di se stesso, in attesa di

essere usati, essere usati male, come lo erano gli altri profeti? o

lo parla di un altro uomo, nella sua stessa età, o in

A un'età a venire?"

Sebbene gli ebrei moderni non permettano che si parli del Messia, tuttavia i loro antichi dottori lo interpretarono così; e forse l'eunuco lo sapeva, e in parte lo capiva così lui stesso, solo che propose questa domanda, per attingere al discorso di Filippo, perché il modo per migliorare nell'apprendimento è consultare i dotti. Come devono indagare la legge per bocca dei sacerdoti (Malachia 2:7), così devono indagare il vangelo, specialmente quella parte del tesoro che è nascosta nel campo dell'Antico Testamento, per bocca dei ministri di Cristo. Il modo per ricevere buone istruzioni è fare buone domande.

3. Filippo coglie questa buona occasione che gli è stata data per aprirgli il grande mistero del vangelo riguardo a Gesù Cristo, e a lui crocifisso. Cominciò da questa scrittura, la prese come testo (come fece Cristo con un altro passo della stessa profezia, Luca 4:21), e gli predicò Gesù, Atti 8:35. Questo è tutto il racconto che ci viene dato del sermone di Filippo, perché era lo stesso in effetti con i sermoni di Pietro, che abbiamo avuto prima. Il compito dei ministri del vangelo è quello di predicare Gesù, e questa è la predicazione che probabilmente farà del bene. È probabile che Filippo avesse ora l'occasione di avere il dono delle lingue, per poter predicare Cristo a questo etiope nella lingua del suo paese. E qui abbiamo un esempio di parlare delle cose di Dio, e di parlarne a buon fine, non solo mentre sediamo in casa, ma mentre camminiamo per strada, secondo questa regola, Deuteronomio 6:7.

V. L'eunuco viene battezzato nel nome di Cristo, Atti 8:36-38. È probabile che l'eunuco avesse sentito parlare a Gerusalemme della dottrina di Cristo, così che non era del tutto nuova per lui. Ma, se l'avesse fatto, che cosa avrebbe potuto fare per questa rapida conquista che era stata fatta del suo cuore per Cristo? Fu una potente opera dello Spirito con e attraverso la predicazione di Filippo che fece guadagnare il punto. Ora eccoci qui,

1. La modesta proposta che l'eunuco fece di se stesso per il battesimo (Atti 8:36): Mentre proseguivano per la loro strada, parlando di Cristo, l'eunuco faceva altre domande e Filippo rispondeva loro con sua soddisfazione, giunsero a una certa acqua, un pozzo, un fiume o uno stagno, la cui vista fece pensare all'eunuco di essere battezzato. Così Dio, con accenni di provvidenza che sembrano casuali, a volte ricorda al suo popolo il suo dovere, al quale altrimenti forse non avrebbe pensato. L'eunuco non sapeva per quanto poco tempo Filippo sarebbe rimasto con lui, né dove avrebbe potuto chiedere di lui. Non poteva aspettarsi di viaggiare con lui fino alla sua prossima tappa, e perciò, se Filippo lo riterrà opportuno, coglierà l'attuale comodità che si offre di essere battezzato:

"Vedi, qui c'è dell'acqua, che forse non incontreremo ancora per molto tempo; Che cosa mi impedisce di essere battezzato? Puoi mostrare qualche motivo per cui non dovrei essere ammesso come discepolo e seguace di Cristo mediante il battesimo?"

Osservare

(1.) Non chiede il battesimo, non dice:

"Qui c'è l'acqua e qui sono deciso a farmi battezzare";

perché, se Filippo ha qualcosa da offrire in senso contrario, è disposto a rinunciarvi per il momento. Se egli ritiene che non sia degno di essere battezzato, o se c'è qualcosa nell'istituzione dell'ordinanza che non ammette una così rapida amministrazione di essa, non insisterà su di essa. Lo zelo più lungimirante deve sottomettersi all'ordine e al governo. Ma

(2.) Lo desidera e, a meno che Filippo non possa dimostrare il motivo per cui no, lo desidera ora e non è disposto a rimandarlo. Nota: Nella solenne dedicazione e dedicazione di noi stessi a Dio, è bene affrettarsi e non indugiare; per il presente il tempo è il migliore, Salmi 119:60. Coloro che hanno ricevuto la cosa significata dal battesimo non dovrebbero rimandare il ricevimento del segno. L'eunuco temeva che i buoni affetti che ora operavano in lui si raffreddassero e diminuissero, e quindi fu disposto a legare immediatamente la sua anima con i vincoli battesimali al Signore, per poter portare la questione a una questione.

2. La giusta dichiarazione che Filippo gli fece dei termini in base ai quali avrebbe potuto avere il privilegio del battesimo (Atti 8:37):

"Se credi con tutto il tuo cuore, puoi;

cioè, se credi a questa dottrina che io ho

predicato a te riguardo a Gesù, se ricevi

il racconto che Dio ha dato riguardo a lui, e si è messo a

il tuo sigillo che è vero".

Egli deve credere con tutto il suo cuore, poiché con il cuore l'uomo crede, non solo con la testa, mediante un assenso alle verità del Vangelo nell'intelletto; ma con il cuore, con il consenso della volontà ai termini evangelici.

"Se davvero credi con tutto il tuo cuore, sei

per mezzo di ciò unito a Cristo, e, se dai prove e

prove che tu lo fai, puoi essere battezzato

uniti alla chiesa".

3. La confessione di fede che l'eunuco fece per essere battezzato. È molto breve, ma è completo e molto adatto allo scopo, e ciò che era sufficiente: credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Egli era davanti a un adoratore del vero Dio, così che tutto ciò che doveva fare ora era ricevere Cristo Gesù il Signore.

(1.) Crede che Gesù è il Cristo, il vero Messia promesso, l' Unto.

(2.) Che Cristo è Gesù, un Salvatore, l'unico Salvatore del suo popolo dai suoi peccati. E

(3.) Che questo Gesù Cristo è il Figlio di Dio, che ha una natura divina, come il Figlio è della stessa natura del Padre; e che, essendo il Figlio di Dio, è l' erede di tutte le cose. Questa è la principale dottrina peculiare del cristianesimo, e chiunque creda in questo con tutto il cuore e lo confessi, lui e la sua discendenza devono essere battezzati.

4. Il suo battesimo su questo. L'eunuco ordinò al suo cocchiere di fermarsi, ordinò al carro di fermarsi. Era il miglior posto di esca che avesse mai incontrato in uno dei suoi viaggi. Scesero entrambi in acqua, perché non avevano con sé vasi convenienti, essendo in viaggio con cui prendere acqua, e quindi dovettero scendervi; non che si spogliassero dei loro vestiti e andassero nudi in acqua, ma, andando scalzi secondo l'usanza, andavano forse in acqua fino alle caviglie o a metà gamba, e Filippo gli spruzzò addosso dell'acqua, secondo la profezia che questo eunuco aveva probabilmente appena letto, poiché erano solo pochi versetti prima di quelli su cui Filippo lo trovò, ed era molto appropriata al suo caso (Isaia 52:15): Così aspergerà molte nazioni, re e grandi uomini gli chiuderanno la bocca, si sottometteranno a lui e gli acconsentiranno perché vedranno ciò che prima non era stato loro detto e considereranno ciò che non avevano udito. Osservate, sebbene Filippo fosse stato recentemente ingannato da Simon Mago, e lo avesse ammesso al battesimo, sebbene in seguito sembrò che non fosse un vero convertito, tuttavia non si fece scrupolo di battezzare immediatamente l'eunuco sulla base della sua professione di fede, senza sottoporlo a una prova più lunga del solito. Se nella chiesa si affollano alcuni ipocriti, che poi ci rivelano un dolore e uno scandalo, tuttavia non dobbiamo rendere la porta di ammissione più stretta di quanto l'abbia fatta Cristo; Essi risponderanno della loro apostasia, e non noi.

VI. Filippo e l'eunuco sono separati in un attimo; E questo è sorprendente quanto le altre parti della storia. Ci si sarebbe aspettati che l'eunuco fosse rimasto con Filippo, o lo avesse portato con sé nel suo paese, e, essendoci così tanti ministri da quelle parti, avrebbe potuto essere risparmiato, e ne sarebbe valsa la pena: ma Dio ordinò diversamente. Appena furono usciti dall'acqua, prima che l'eunuco risalisse sul suo carro, lo Spirito del Signore rapì Filippo (Atti 8:39), e non gli diede il tempo di fare un'esortazione all'eunuco, come al solito dopo il battesimo, che è probabile che l'uno intendesse e l'altro si aspettasse. Ma la sua improvvisa partenza fu sufficiente a supplire alla mancanza di quell'esortazione, perché sembra che sia stata miracolosa, e che egli sia stato preso in aria dalla vista dell'eunuco, e così portato via dalla sua vista; e l'opera di questo miracolo su Filippo era una conferma della sua dottrina, tanto quanto lo sarebbe stata l'opera di un miracolo da parte sua. Fu rapito e l'eunuco non lo vide più, ma, avendo perso il suo ministro, tornò di nuovo all'uso della sua Bibbia. Ora qui ci viene detto,

1. Come fu disposto l'eunuco: Andò per la sua strada pieno di gioia. Ha proseguito il suo viaggio. Gli affari lo richiamavano a casa, e doveva affrettarsi a raggiungerlo; perché non era in alcun modo incompatibile con il suo cristianesimo, che non pone santità né perfezione nell'essere eremiti o reclusi degli uomini, ma è una religione che gli uomini possono e devono portare con sé negli affari di questa vita. Ma egli continuava a rallegrarsi; Era così lontano dal riflettere su questa improvvisa rivoluzione e cambiamento, o piuttosto avanzamento, nella sua religione, con qualche rimpianto, che i suoi ripensamenti lo confermarono abbondantemente in esso, e proseguì, rallegrandosi di una gioia indicibile e piena di gloria; Non è mai stato così contento in tutta la sua vita. Si rallegrò,

(1.) Che lui stesso era unito a Cristo e si interessava di lui. E

(2.) Che aveva queste buone notizie da portare ai suoi connazionali, e la prospettiva di portare anche loro, in virtù del suo interesse tra loro, in comunione con Cristo; poiché è tornato, non solo un cristiano, ma un ministro. Alcune copie leggono questo versetto così: E quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito Santo scese sull'eunuco (senza la cerimonia dell'imposizione delle mani da parte dell'apostolo), ma l'angelo del Signore rapì Filippo.

2. Come fu eliminato Filippo (Atti 8:40): Fu trovato ad Azoto o Asdod, precedentemente una città dei Filistei; lì l'angelo o Spirito del Signore lo lasciò cadere, che era a circa trenta miglia da Gaza, dove l'eunuco stava andando, e dove il dottor Lightfoot pensa che abbia preso la nave, e andò per mare nel suo paese. Ma Filippo, dovunque fosse, non sarebbe rimasto con le mani in mano. Passando di lì, predicò in tutte le città finché giunse a Cesarea, e là si stabilì e, per quanto ne risulta, ebbe da allora in poi la sua residenza principale, perché a Cesarea lo troviamo in una casa tutta sua, Atti 21:8. Colui che era stato fedele nel lavorare per Cristo come itinerante alla fine ottiene un insediamento.

Commentario del Nuovo Testamento:

Atti 8

1 Saulo era consenziente alla morte d'esso.

Era consenziente, cioè, aveva approvato, aveva, applaudito cotesto scempio Atti 22:20. Più tardi egli imparerà che chi applaudisce un misfatto non è, meno colpevole di colui che lo compie: Romani 1:32.

in quel tempo...

il testo è più esatto; dice,: in quel giorno; la persecuzione datò dal giorno stesso della uccisione di Stefano.

E tutti furono dispersi.

Questo tutti non è da prendersi in senso assoluto, ma in senso relativo. È un tutti enfatico, come in Atti 3:18; Matteo 3:5; Marco 1:37; 6:33; Giovanni 3:26. Se si prende in senso assoluto, come ci spiegheremo Atti 7:3; 9:26?

Salvo gli apostoli.

In questo medesimo capitolo (vers. 3) e più innanzi Atti 9:26 si vede che la Chiesa di Gerusalemme, malgrado la persecuzione, era rimasta stabile e numerosa; quindi, la "gran persecuzione", di cui parla qui Luca 8:1, non può essere stata che parziale. E se gli apostoli rimangono in città, non è soltanto perché non potessero in coscienza abbandonare il loro posto Giovanni 10:13; né è perché fossero più coraggiosi degli altri, a che avrebbe valso il coraggio, quando, noti com'erano quali capi del movimento, si trovavano addirittura sotto le granfie della polizia locale? Egli è che la persecuzione non era diretta indistintamente contro tutti i cristiani; ma contro quelli, in modo speciale, che, aderendo alle idee avanzate di Stefano, tendeano a separarsi dalla Sinagoga ed a scuotere il giogo della legge. Gli apostoli, tutti lo sapevano, non la pensavano ancora interamente come Stefano; e la maggioranza dei cristiani seguiva gli apostoli.

2 Ed alcuni uomini religiosi portarono a seppellire Stefano...

Chi erano essi? La questione è controversa. Il Renan (Les Apótres, pag. 145) dice che erano dei proseliti; ma Luca, quando vuol parlare di proseliti, usa un'altra parola. Vedi (testo greco) Atti 13:43,50; 16:14; 17:4,17; e la parola usata qui è da Luca stesso applicata a Simeone Luca 2:25 e ad Anania Atti 22:12. È certo che non erano dei membri della Chiesa; che, se lo fossero stati, Luca li avrebbe senza dubbio chiamati fratelli o discepoli. Probabilmente erano dei giudei mezzo guadagnati al cristianesimo; o, per lo meno, dei giudei presi da ammirazione per l'eroismo di Stefano. In una parola: dei Nicodemi e dei Giuseppe d'Arimatea.

Riflessioni

1. La scena che abbiamo studiata non è più una scena di tribunale; è una scena selvaggia. I giudici cedono il loro posto alla plebaglia; se pure addirittura non l'aizzano con la parola e con l'esempio; e la passione del fanatismo si fa esecutrice d'una sentenza, che i magistrati non hanno avuto il tempo di formulare. In mezzo a cotesta scena selvaggia, Stefano rimane calmo, sereno, ed è come trasportato in un altro mondo. Il santuario dei cieli gli si apre dinnanzi agli occhi; ei contempla la gloria del suo Dio, il Salvatore, ed un grido gli esce dal cuore che per un istante domina tutta la sala. Cotesta visione non fu cosa dei sensi; fu cosa dello spirito; non fu visione di cosa obbiettiva; fu visione dovuta ad un lampo di luce da alto, che gli balenò nell'anima; fu un pregustamento di quel "vedere", che nel regno della gloria prenderà il luogo del "credere" 2Corinzi 5:7. Con queste visioni Iddio consola i suoi per fortificarli nella fede in mezzo alle lotte della vita e per prepararli all'eternità in mezzo alle angosce del tempo.

2. Stefano è uomo che per davvero "ha conosciuto Gesù ha sperimentato la comunione delle sofferenze di Gesù ed ha nella sua persona riprodotta la morte di Lui" Filippesi 3:10. Come Gesù pregò per sè, così Stefano per se prega (Atti 7:59 confr. con Luca 23:46): come Gesù intercedette per i suoi crocifissori, così Stefano intercede per quelli che lo lapidano (Atti 7:60 confr. con Luca 23:34). Il moribondo discepolo ha dinnanzi agli occhi della fede il quadro della crocifissione del maestro; e Cristo, che gli vive nel cuore, parla di nuovo per bocca di lui, e con lui soffre di nuovo. Chi sa soffrire in questo modo con Cristo, è certo che con Cristo altresì finirà per trionfare Romani 8:17; 2Timoteo 2:12.

3. La fine di Stefano ci dà l'idea d'un testamento ideale del cristiano:

1) Lo spirito, al cielo;

2) il corpo, alla terra;

3) gli amici e la chiesa, alla Provvidenza;

4) i nemici, alle compassioni di Dio. Chi, con piena certezza di fede e con animo calmo e sereno, così dispone delle cose sue, non muore, ma s'addormenta sul seno di quel Gesù, che ha invocato nell'ultimo sospiro. "Beati i morti, che così muoiono nel Signore" Apocalisse 14:13.

4. Il Martini, alle parole del vers. 2 (Cap.8): E fecero gran pianto sopra di lui, dice: "Era questa una specie di onore che rendevasi al morto tra gli orientali. Ma lo onorò molto più il Signore con gli innumerabili stupendi miracoli operati dalle sue preziose reliquie, sopra di che è da vedersi S. Agostino, De Civit. Dei ecc. ecc.". Siamo alle solite; il fatto storico, nella sua maestosa ed eloquente semplicità, non basta; ci vuole il ricamo della leggenda. Ei la leggenda, raccolta e raccomandata da S. Agostino (De Civit. Dei 12:8; 318, 319; Tratt. in Ioann. 120), vi dirà che ai funerali di Stefano c'erano anche Gamaliele e Nicodemo; che più tardi Gamaliele e Nicodemo furono essi stessi posti nella sepoltura di Stefano; che su cotesta sepoltura c'era scritto in lettere aramaiche il nome del martire; così: Chaliel, che vuol dire Ghirlanda (Stefanos, in greco, vuol dire ghirlanda corona); che le reliquie del martire furon portate ad Ancona, a Minorca, ed in varie città africane; che dei santuari furono eretti alla memoria di lui, e che non pochi miracoli furono operati come risposta a preghiere a lui dirette. E di questo passo, avanti, a spron battuto!

5. Noi, lasciamo le leggende e torniamo ai fatti. La persecuzione di cui ci parla Atti 8:1 e le sue conseguenze ci conducono ad un punto così importante della storia della Chiesa, che sarebbe peccato il non prendere in attenta considerazione. La persecuzione parziale della Chiesa di Gerusalemme; quel restare gli apostoli sani e salvi in città, mentre Stefano v'è stato lapidato ed i seguaci di lui ne sono scacciati; quei funerali del martire a cui niun apostolo e niun "fratello" prende parte, accennano ai sintomi d'una prima trasformazione della Chiesa. Gli apostoli, conservatori, rimangono all'ombra del tempio, gli ellenisti, perseguitati, che hanno viva nel cuore la parola di Stefano, il quale volea snidare la Chiesa dall'ombra del tempio ed emanciparla del tutto dalla tutela di quella sinagoga che più che madre le era stata matrigna, vanno eroicamente a portare la parola di Dio ai samaritani ed ai pagani! È un momento storico importantissimo; è una nuova fase dell'idea cristiana in via di progresso; una fase che potrebbe condurre ad uno scisma; ma, a capo d'ogni cosa, in questi bei tempi della Chiesa, sta, solo, l'onnisciente e provvido Iddio. Dove Iddio regna, lo scisma non è possibile: e se per il momento la Provvidenza sembra affidare ad altri la missione di propagare l'Evangelo, non è già ch'ella voglia togliere cotest'onore agli apostoli; la presenza degli apostoli è necessaria a Gerusalemme, ove la Chiesa è dilaniata dalla persecuzione. Le loro idee conservative li proteggono dagli attacchi del sinedrio e della plebaglia: il tempo verrà, e non sarà lontano, in cui anche li apostoli saranno provvidenzialmente tratti nella corrente d'idee, che in Stefano ebbe la sua sorgente. Il coscienzioso spirito conservativo giova al progresso del regno di Dio quando non arresti ma temperi la foga della gioventù innovatrice.

3 4. La dispersione dei credenti diventa un mezzo provvidenziale di propagazione dell'Evangelo (Atti 8:3-4)

Ma Saulo disertava la Chiesa.

Devastava, desolava la Chiesa. Il tempo del verbo originale ( ελυμαινετο) esprime l'idea d'un'azione continua ed accentua il fatto della gravità della persecuzione. La violenza dell'attacco ed il silenzio assoluto circa ogni intervento delle autorità accennano ad un tempo di anarchia; il qual tempo potrebbe condurci benissimo all'anno 37, nel quale, morto Tiberio, Caligola gli succedeva e la Giudea, rimasta senza governatore, era in balìa del capriccio delle fazioni giudaiche. La persecuzione descritta nel nostro passo (vers. 3) è una vera e propria "caccia al cristiano". Chi desideri dei dettagli illustrativi legga Atti 22:4; 26:10-11; 1Timoteo 1:13.

4 Coloro che furono dispersi andavano attorno.

Queste parole debbono esser lette alla luce del vers. 1. I profughi si rifugiarono prima nei paesi circonvicini della Giudea; poi si spinsero in Samaria; ma non si fermarono stabilmente in alcun luogo; andavano attorno; ora qua, ora là, e sempre evangelizzando la parola; cioè, annunziando l'Evangelo o predicando le buone novelle della Parola.

Riflessioni

1. Questa persecuzione è una prova evidente che l'Eterno "signoreggia in mezzo ai suoi nemici" Salmi 110:2. La Chiesa è desolata; e par veramente ch'ella sia giunta alla sua ultima ora; quand'ecco, quella stessa persecuzione con la quale gli uomini cercano distruggere la Chiesa, diventa, nelle mani di Dio, un mezzo potente di propagazione dell'Evangelo. I martiri cadono; ma, come dice Tertulliano: Sanguis martyrum semen christianorum; il sangue dei martiri è semenza di cristiani; e i profughi, che da per tutto recano l'Evangelo, preludono al compimento del gran piano missionario di Cristo Atti 1:8.

2. Uomini e donne Atti 8:3. Nel martirologio cristiano dei tempi dei quali parliamo, le donne sono pure rappresentate. Fra queste donne a me piace figurarmi in prima linea quelle anime belle, che con tanto amore e con tanta abnegazione aveano seguito il Maestro Luca 8:2-3; e alle donne cristiane del nostro tempo io vorrei esclamare: "Anche a voi è data la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per Lui! Filippesi 1:29".

3. Finalmente, non si perda di vista questo fatto. I profughi di cui parla il testo, questi generosi evangelisti non erano degli apostoli; gli apostoli erano rimasti in Gerusalemme; ma erano dei semplici fedeli, dei semplici membri della Chiesa. È un fatto, cotesto, che vedremo anche in seguito confermato: la diffusione dell'Evangelo, nel secolo d'oro della storia della Chiesa, si dovette più all'operosità ed allo zelo dei fedeli, che all'attività di quelli che erano chiamati all'ufficiale dignità del ministerio. Questa verità dottrinale e storica io vorrei bene imprimere nella mente dei lettori: nella Chiesa di Cristo, l'annunzio dell'Evangelo non è il monopolio di pochi, ma è il dovere ed il privilegio di tutti.

5 

SECONDA PARTE

I "FATTI" IN TUTTA LA GIUDEA ED IN SAMARIA (Atti 8:5-12:25)

La seconda parte del libro, che può essere intitolata: "I "fatti" in tutta la Giudea ed in Samaria" e che va da Atti 8:5-12:25, comprende sei sezioni che intitoliamo:

1. FILIPPO ED I SUOI VIAGGI MISSIONARI (Atti 8:5-40);

2. LA CONVERSIONE DI SAULO (Atti 9:1-31);

3. VIAGGI MISSIONARI DI PIETRO (Atti 9:32-10:48);

4. I PREGIUDIZI SI DIRADANO (Atti 11:1-18),

5. LA CHIESA OLTRE I LIMITI DELLA PALESTINA (Atti 11:19-30);

6. LA PERSECUZIONE SOTTO ERODE AGRIPPA I (Atti 12:1-25).

1. FILIPPO ED I SUOI VIAGGI MISSIONARI (Atti 8:5-40)

La prima sezione ha due parti:

1. IN SAMARIA (Atti 8:5-25); ossia:

a) FILIPPO IN SAMARIA (Atti 8:5-8);

b) SIMON MAGO (8:9-13);

c) LA DEPUTAZIONE APOSTOLICA (Atti 8:14-25)

2. L'EUNUCO ETIOPO (Atti 8:26-40)

1. In Samaria (Atti 8:5-25)

a) Filippo in Samaria (Atti 8:5-8)

E Filippo...

Questo Filippo non è da confondersi con l'apostolo, che avea cotesto nome Atti 1:13; egli era uno dei sette diaconi, di cui abbiamo parlato in Atti 6:5. Più tardi, lo troveremo chiamato "Filippo, l'evangelista" Atti 21:8. Era senza dubbio un amico di Stefano e fu il continuatore dell'opera del martire, secondo il quale, come s'è già visto, il particolarismo nazionale giudaico dovea cadere dinnanzi all'universalismo dell'Evangelo.

Nella città di Samaria.

Samaria, generalmente parlando, nel N. T. è nome di provincia Atti 9:31; Luca 17:11; Giovanni 4:4-5. Qui Samaria sarebbe invece il nome della città, che sì chiamava allora Sebaste; il che vuol dire, Augusta; il qual nome Erode il Grande le avea dato in omaggio all'imperatore. La traduzione greca del titolo latino Augustus, dato agli imperatori romani, è Σεβαστος (Sevastòs). E da notare però che la lezione vera, secondo i codici più autorevoli, è questa: discese in una città di Samaria.

Predicò loro Cristo.

I samaritani, d'origine mezzo pagana 2Re 17:24-29, professavano un giudaismo corrotto; aspettavano il Messia Giovanni 4:25, il quale, secondo loro, avrebbe riedificato il tempio sul monte Gherizzim (Deuteronomio 11:29; 27:12; 27:4, ove il testo ebraico ha Ebal, ma il testo samaritano, intenzionalmente corrotto, ha sostituito Gherizzim), avrebbe regnato su tutte le nazioni ed avrebbe messa dovunque in vigore la legge di Mosè. Filippo predica loro che il Messia è Gesù.

7 Gridando con gran voce.

Coteste grida poteano essere grida di testimonianza resa al Messia Marco 3:11; Luca 4:41, o grida di rabbia, o di agonia, o di esultanza per la liberazione concessa dal Signore Marco 1:26; Luca 4:33.

8 E vi fu grande allegrezza.

"Una gran gioia, dice il Barde, accompagna la missione di Filippo. E, la cara caratteristica ordinaria dei principi della Chiesa; gioia del missionario, gioia dei convertiti. Questa riflessione generale non basta al nostro autore: e li preme additare un caso eccezionalissimo, nel quale non solo la gioia apparve ma anche il giudizio di Dio fu chiamato ad intervenire."

9 b) Simon Mago (Atti 8:9-13)

Chi era egli? Il nome accenna ad una origine giudaica o samaritana di questo "mago", che è il protagonista di più d'un romanzo teologico del secondo e del terzo secolo. I tipi di cotesto genere abbondavano nei tempi dei quali parliamo Atti 13:6-7; 19:13.

Esercitava le arti magiche.

Esercitava la magìa; era un mago di professione. Questi "maghi" erano una degenerazione dei Magi Matteo 2:1, che ebbero la loro origine in Persia e che si davano a tutt'uomo allo studio della filosofia, dell'astronomia, della medicina ecc. Più tardi, degenerarono dico, e diventarono quello che il nostro testo ci dice di loro: degli avventurieri che speculavano sulla credulità pubblica, pretendendo di conoscere i misteri delle "scienze occulte"; degli astrologi, degli esorcisti, degl'indovini, dei negromanti, degl'interpreti di sogni, degli stregoni di tutti i colori.

10 Costui è la gran potenza di Dio.

Egli bene d'osservare che non è Simone che definisce così se stesso; questa è l'idea che il popolo s'è fatta di lui. Simone ha ammaliato i samaritani con i suoi prodigi; ed i samaritani vedono in lui la manifestazione personale di una forza divina, una specie di Dio incarnato.

11 Dimentati;

vale a dire, sbalorditi, incantati.

13 E Simone, credette anch'egli; ed essendo stato battezzato...

I miracoli di Filippo Atti 8:6 gli aveano fatto impressione. Cotest'uomo aveva una potenza miracolosa di gran lunga superiore a quella di Simone; e Simone si sentì attratto da lui; accettò per vero quello che l'evangelista annunziava della morte, della risurrezione e dell'ascensione di Gesù, e s'unì a Filippo, accettando il battesimo come una specie d'iniziazione e nella speranza d'ottenere i mezzi di perfezionare la propria, scienza, e d'imparare qualcosa di nuovo. In questo senso, così considerata, la conversione di Simone non fu un atto d'ipocrisia, ma fu un atto sincero.

14 c) La deputazione apostolica (Atti 8:14-25)

Gli apostoli vendo inteso che Samaria

ecc. Qual rivelazione! E che impressione debbono aver fatto coteste notizie sull'animo degli apostoli! Il limite loro segnato da principio Matteo 10:5 era dunque abolito; il tempo era giunto d'esser "testimoni del Cristo" in Samaria non meno che in Giudea Atti 1:8, e le antiche antipatie di razza e di culto erano destinate a, sparire per sempre!

Mandarono Pietro.

Raccomando questa noterella storica ai cattolici romani. Non è Pietro che manda gli altri apostoli; sono gli altri apostoli che mandano lui; quindi è chiaro che di supremazia apostolica o papale di Pietro, qui, non è traccia di sorta.

E Giovanni.

L'apostolo, il quale avrebbe chiesto che il fuoco dell'ira di Dio consumasse il villaggio samaritano che avea negato l'ospitalità a Gesù Luca 9:51-54, è lo stesso, che, mandato in cotesti medesimi luoghi, pregherà Iddio di battezzare "con lo Spirito Santo e col fuoco" dell'amore Matteo 3:11 (Atti 8:15-16) la Samaria intera.

17 Imposero loro le mani

Vedi Atti 6:6.

18 Siamone, veggendo che per l'imposizione delle mani degli apostoli lo Spirito Santo era dato

E qui è il luogo di rispondere, per quanto si può, alla domanda importante: "che s'ha da intendere per: i samaritani ricevettero lo Spirito Santo?" Atti 8:17.

1.) Escludiamo prima di tutto l'idea delle chiese romana ed anglicana, secondo la quale lo Spirito Santo che produce la nuova nascita (Giovanni 3:3 e seguenti), sarebbe dato il momento e per mezzo del battesimo d'acqua. Il passo Atti 2:38 (studiato a fondo) non può esser citato a conferma di cotesta idea; e Atti 10:44,47-48 provano che lo Spirito Santo può esser dato da Dio prima e indipendentemente dal battesimo. Escludiamo dunque l'idea, secondo la quale i samaritani avrebbero ricevuto lo Spirito, e quindi "la nascita nuova", al momento del battesimo di cui è parlato in Atti 8:16; ma accettiamo in parte (come ora dirò) l'idea con la quale si completa da molti commentatori romani ed anglicani la spiegazione del passo; secondo cotesta idea, lo Spirito Santo conferito ai samaritani in questo luogo Atti 8:17 avrebbe consistito, soltanto in doni straordinari ed in manifestazioni miracolose di cotesto Spirito.

2.) Escludiamo un'altra idea, che è pure idea romana. "Filippo non era che un diacono. Pietro e Giovanni erano apostoli; e siccome il dono dello Spirito non poteva esser conferito che per mezzo d'apostoli, è chiaro, afferma il Martini, che i samaritani non potessero aver lo Spirito prima dell'arrivo di Pietro e Giovanni." Ma come si fa a sostenere delle idee come coteste quando, in Atti 9:17-18, vediamo un semplice fedele damasceno, Anania, fare quello che, secondo cotesti commentatori, non era lecito fare che agli apostoli?

3.) Ecco come io mi spiego la cosa. Il vers. Atti 8:18 dice in modo chiaro che Simone vide che lo Spirito Santo era stato dato ai samaritani. Se lo vide vuol dire che lo Spirito comunicato non consisteva in luce dell'intelletto, in santificazione della volontà, in purificazione del cuore, in cose, cioè, che non si posson vedere; di cotesta benefica azione dello Spirito i samaritani aveano già goduto non al momento del battesimo (ch'è l'opera dello Spirito, come insegna Gesù Giovanni 3:8, non è schiava dei riti; è libera, e nel senso più assoluto della parola), ma all'atto della loro conversione. Nel nostro passo, nei samaritani avviene un fatto, che produce degli effetti visibili e che perfino i profani, come Simone, possono constatare. E in che avranno consistito cotesti effetti? Accostiamo questo passo a Atti 2:4; 10:45-46; 19:6 e la risposta non sarà difficile. Cotesti effetti consistettero in quel "parlare in lingue straniere", in quell'estatico modo di magnificare Iddio, di cui ho ragionato, commentando Atti 2:4. La presenza degli apostoli provoca in Samaria un movimento religioso più intenso, dei trasporti più energici di prima; è una nuova onda dello Spirito che passa sulla Samaria, vi riproduce i grandi fenomeni pentecostali e giunge a due scopi: ratifica in modo evidente il battesimo dei samaritani, e dimostra agli apostoli, in modo da rendere ogni dubbio a cotesto riguardo una colpa, che Cristo vuole la Samaria.

Proferse loro danari

Simone sperava, per via di danaro, d'arrivare ad una conoscenza profonda del modo di godere, d'usare e di far parte agli altri (sempre con fini commerciali, si capisce) di cotesto straordinario potere dello Spirito santo. In quest'atto di Simone ha origine la parola Simonìa, che è il traffico delle cose spirituali e sacre.

20 Vadano I tuoi danari teco in perdizione

Non è una sentenza; non è neppure una imprecazione; che Pietro stesso offre a Simone una via, di scampo Atti 8:22; ma è la espressione rovente d'un animo disgustato, offeso, indignato.

Che il dono di Dio si acquisti con danari.

E qui cedo volentieri la penna a Monsignor Martini: "I doni di Dio sono liberi e gratuiti; le cose sante non debbono stimarsi a prezzo di denaro, né vendersi, né comprarsi, come si fa delle cose terrene. Questo era l'errore gravissimo di Simone; e questo è stato nella chiesa il principio d'infiniti mali, ogni volta che le cose divine, le dignità ecclesiastiche, i sacramenti ecc. sono divenuti materia di traffico; e quindi l'eresia dei Simoniaci, contro dei quali, ad imitazione di Pietro, hanno fulminato tanti anatemi i Padri, i Concilii, ed i Romani Pontefici"; salvo quelli (e questo l'aggiungo di mio), che la Simonia hanno esercitata per conto loro, hanno incoraggiata negli altri con l'esempio, ed hanno eretta in sistema nella Chiesa.

21 Tu non hai parte né sorte alcuna in questa parola.

Parte e sorte sono sinonimi, in questo luogo. Parte è in senso letterale; sorte Atti 1:17,25 o eredità è in senso figurato. Simone, per le condizioni morali in cui si trovava, non poteva aver né parte, né eredità sia nei doni dello Spirito, sia negli uffici spirituali della Chiesa. Simone era essenzialmente un trafficante, e la Chiesa non è luogo dove si possa trafficare. In questa parola non vuol dire nella Parola che i samaritani aveano accettata Atti 8:14; ma significa: in quest'affare; in quest'ordine di cose; nelle cose di cui si tratta qui, e simili.

Non è diritto;

non è retto, non è sincero Matteo 3:3; Marco 1:3; 2Pietro 2:15.

22 Se forse...

L'apostolo non perdona né condanna, ma esorta Simone a rivolgersi a Dio. A Dio egli lascia tutto intero il giudicio. Quel forse è tremendo perché accenna ad un dubbio latente nel cuore di Pietro.

23 Fiele amaritudine

Fiele, nel senso proprio, è usato in Matteo 27:34. Questo è il solo passo del Nuovo T. dove cotesta parola sia adoperata in senso figurato. Di amaritudine è un ebraismo; è il solito modo ebraico d'esprimere un'idea superlativa; e l'idea, qui, è quella di una estrema depravazione morale (confronta Romani 3:14; Efesini 4:31; Ebrei 12:15). Il fiele amaro è l'immagine del veleno; poichè in antico si credeva che il veleno dei serpenti fosse appunto nel loro fiele. E questo senso figurato, è tale e quale nella nostra lingua: parole di fiele; intingere la penna nel fiele; volto di miele, cuore di fiele, e simili.

Legami d'iniquità.

L'iniquità lo tiene avvinto con catene, ch'ei non può da sè spezzare Proverbi 5:22; Salmi 116:16; Romani 7:23-24.

24 Fate voi per me orazione al Signore...

Due cose sono qui da osservare.

1.) Simone non cerca d'esser liberato dai "legami d'iniquità", brama soltanto che la punizione non lo colpisca; è un uomo che non ha orrore del peccato, ma ha paura della pena (Vedi Faraone in Esodo 8:28,32 e Geroboamo in 1Re 13:6). Pietro gli aveva detto: "Prega Iddio..." Atti 8:22 ed egli: "Fate voi per me orazione al Signore..." Atti 8:24. Ei non va direttamente a Dio; si raccomanda a un mediatore umano. Pietro deve pregare per lui che non ha fede per pregare da sè. E null'altro sappiamo di Simon mago, dal Nuovo T. Le favole che si raccontano di lui e le leggende che si sono formate attorno al suo nome, sono innumerevoli; e ci vorrebbe altro, a citarle tutte quante! Io mi limito ad un cenno, e prendo le mosse dal punto ove i "Fatti" ci hanno condotto. Dopo quello che di Simone è narrato nel nostro testo, questo bel tipo, questo Cagliostro samaritano, sarebbe andato a Cesarea; e Pietro sarebbe stato mandato quivi da Giacomo vescovo di Gerusalemme, per metterlo a dovere e per discutere con lui. Da Cesarea, dice la leggenda, Simone passò a Tiro ed a Tripoli, e quindi a Roma, ove dai suoi seguaci fu addirittura adorato; tant'è vero, che Giustino vide egli stesso un altare su cui era scritto: Simoni Deo Sancto: A Simone, dio santo (Apol. 1:56). Pietro lo raggiunse a Roma; e quivi, regnando Claudio, l'apostolo ed il mago si trovarono di nuovo l'un contro l'altro. A questo punto, la leggenda diventa più ricca che mai; e in due modi diversi, ma tutti e due interessanti e drammatici, la ci racconta la fine di cotesto disgraziato. Secondo l'uno di cotesti modi, egli avrebbe detto: - "Volete una prova della mia divinità?... State a vedere! io mi metterò a volare". E affidandosi al poter dei demoni, coi quali avea gran dimestichezza, cominciò a volare per davvero. Ma avea fatto i conti senza... Pietro; il quale cominciò a pregare con tanta energia, che i demoni scapparono; abbandonarono a se stesso, per aria, Simone, che precipitò giù e si fracassò talmente, che, per finirla, si suicidò. Secondo l'altro modo, sempre per istabilir bene la sua divinità e per magnificare la propria potenza, egli avrebbe detto: "Seppellitemi vivo: e dopo tre giorni mi vedrete risorto". E vivo sarebbe stato sepolto; ma... chi s'è visto, s'è visto. (Ireneo, Adv. Haer. VI, 20).

25 Dopo aver testificata;

dopo avere resa testimonianza Atti 1:8.

A molte castella;

a molti villaggi samaritani. Questa missione itinerante degli apostoli per la Samaria prima di tornare a Gerusalemme, durò qualche tempo; a questa durata, che non si può esattamente calcolare, accennano i due verbi ritornarono, evangelizzarono. che nell'originale (secondo la lezione criticamente preferibile) sono all'imperfetto: il qual tempo esprime appunto continuità d'azione.

Riflessioni

1. L'uno semina e l'altro miete", avea detto Gesù Giovanni 4:37; ed in Samaria, parlando di quel paese aborrito dai giudei ma amato da Dio, aveva esclamato ai suoi: "Levate gli occhi vostri e riguardate le campagne; esse son già bianche da mietersi" Giovanni 4:35. In Samaria Gesù avea seminato Giovanni 4:42; adesso, Filippo va pel primo a mettere la falce nella messe Atti 5:6. In Atti 8:12 è detto che fra i battezzati c'erano anche delle donne; ed io mi domando: chi lo sa se fra quelle donne battezzate non ci fu anche la donna del pozzo di Giacobbe? (Giovanni 4:6 e seguenti). Anche Gesù, nella Perea, aveva messo la falce nella messe preparata dal lavoro fedele del suo precursore Giovanni 10:39-42. Questi fatti debbono confortare quelli che lavorano e che per cento ragioni diverse son chiamati a "seminar con lacrime" la Parola di Dio Salmi 126:5. Che importa se, invece di noi, altri avrà più tardi la gioia di "mieter con canti"? Siamo fedeli! Non lavoriamo pensando a noi od alla nostra soddisfazione personale; lavoriamo avendo in vista soltanto la causa del Maestro ed il Regno di Dio; e nel giorno dei grandi trionfi, ai quali e cielo e terra avranno parte, "il seminatore ed il mietitore si rallegreranno assieme" Giovanni 4:36.

2. Filippo trova la Samaria in uno stato compassionevole Atti 7:9. Allargate la cornice di cotesti due versetti, ed avrete dinnanzi agli occhi il quadro della povera umanità: ammalata, preda d'ogni sorta di spiriti maligni, ingannata, sedotta, delusa; e non c'è che l'Evangelo, che possa darle gioia vera, abbondante, duratura (Atti 8:8, confr. con: Atti 2:46, Romani 14:17).

3. Non mi sono fermato, al vers. 7, a parlare degli indemoniati; e non ne parlerò neppur qui. Chi desideri maggiori ragguagli a questo proposito, veda il Commentario del Dott. R. G. Stewart, nel luogo ove Marco parla dell'ossesso gadareno Marco 5:1-20 Marco 5:1. Egli notevole il fatto che il nostro passo Atti 8:7 distingua in modo netto e deciso gli ossessi dagli altri malati; quindi non si può credere d'avere sciolto il difficile problema degli indemoniati, quando s'è detto semplicemente che cotesti disgraziati erano affetti da epilessia o da qualche altro malanno cerebrale e nervoso. È interessante il notare che, stando almeno a quel che sappiamo dai "Fatti", nessun apostolo avea finora guarito un indemoniato. Filippo, che non è un apostolo, ha per il primo il privilegio di "distruggere (in nome di Cristo) le opere del diavolo" 1Giovanni 3:8. Filippo annunziava il Cristo ed operava dei miracoli Atti 8:5-8; e molti si fermano dinnanzi a quella parola "miracoli" e pensano, e dubitano, e discutono, e finiscono col dire: - "Non può essere!" Tutto può essere quando Cristo opera immediatamente da sè, o per mezzo dei suoi discepoli; e il miracolo fisico non ci deve sgomentare. I miracoli che Cristo compie nel mondo morale, sono più meravigliosi ancora di quelli ch'Egli opera nel mondo fisico; eppure, li accettiamo senza difficoltà. Che cos'è di fatti la guarigione di un indemoniato di fronte ad un cattivo soggetto trasformato in un "santo", in un uomo, cioè, separato dal male e consacrato a Dio? Che cos'è egli di fronte a una donna di malavita trasformata in una cara e pia madre di famiglia? di fronte ad uno schiavo del vizio che entra "nella gloriosa libertà dei figliuoli di Dio" Romani 8:21? di fronte a un disperato che può finalmente sorridere e bere largamente al calice delle sante esultanze della speranza e della fede?

4. Che pensare della fede di Simon Mago? Atti 8:12-13 Dire che Simone s'era figurato il Cristo come un altro mago, come il più potente dei maghi, e che in cotesto senso ei l'avea dato come oggetto alla propria, fede, è fare un complimento poco bello alla predicazione di Filippo. Filippo non predicava un mago; predicava Gesù, morto, risuscitato, asceso al cielo; e predicava cotesti fatti chiaramente, senz'ombra d'incertezza né d'equivoci. E non ci può esser dubbio; Simone (vers. Atti 8:12) accettò i fatti proclamati e aderì alle dottrine insegnate da Filippo. La sostanza della fede di Simone, secondo me, era ortodossa quanto la nostra; ma l'ortodossia della sostanza della fede non basta a fare un cristiano. La fede vera, sana, cioè, nello spirito e ortodossa nella sostanza, la fede che ci conduce alla fonte perenne delle salutari acque della Grazia Efesini 2:8, ha un preludio ed una conclusione. Il preludio è il ravvedimento Marco 1:15; la conclusione è l'attività dell'amore Galati 5:6. Alla fede del mago samaritano mancò il preludio del ravvedimento Atti 8:22; e in che razza di conclusione la si risolvesse, abbiamo veduto Atti 8:18-19. Di questa fede, ortodossa nella sostanza, ma che non è altro se non cosa dell'intelletto, purtroppo non è penuria neppur oggi nella Chiesa. L'intelletto ha senza dubbio la sua parte nel lavorio della fede: ma il santuario definitivo della fede, non è l'intelletto, è il cuore, ed in quel santuario ella entra preceduta dal grido del pubblicano del tempio Luca 18:13, e da quel santuario non esce che per portare a tutti, raggiante di gioia, il benefico balsamo delle sue "opere buone" Giacomo 2:17,26.

5. Un ultimo avvertimento a proposito della Simonìa. Quand'uno accetta un ufficio nella Chiesa non per fare l'opera di Dio ma per assicurarsi un pezzo di pane o per immoderato desiderio di onore o di vanità, quand'uno cerca di crearsi una certa riputazione di pietà col solo scopo di migliorare o assodare le proprie condizioni economiche o il proprio stato sociale, quand'uno per farsi un nome si dà attorno a convertire altrui senza darsi alcun pensiero dell'anima propria e del proprio cuore, quel tale commette un delitto di simonia.

26 2: L'eunuco etiopo (Atti 8:26-40)

Parlò a Filippo;

non è detto in qual modo; può essere stato per via d'un sogno Matteo 1:20; 2:13, d'una visione Atti 10:9, per via di semplice ispirazione interna o per vera e propria voce d'angelo.

Gaza

Genesi 10:19 era una delle città dei filistei, date da Giosuè a Giuda Giosuè 15:47; 1Samuele 6:17. Era una delle cinque principali città filistee; e fu qui che Sansone prese le famose porte e le transportò "in vetta al monte di faccia ad Hebron" Giudici 16:1-3. Gaza era a circa sessanta miglia, in direzione di sud-ovest, da Gerusalemme.

La quale è deserta.

Queste parole presentano qualche incertezza. Prima di tutto, non si vede bene se le si debbano riferire alla via, o a Gaza; e poi non si può dire con certezza se le facciano parte del messaggio dell'angelo o se siano una specie di parentesi dello scrittore, a questo modo: Lévati, vattene verso il mezzodì, s'intende rispetto alla Samaria, ove Filippo era stato finora; sulla, via che scende da Gerusalemme a Gaza (Cotesta città è deserta). Oppure: (È un deserto). Oppure: (Cotesta via è deserta). Tutto ponderato, a me pare che il modo più naturale d'intendere queste, parole sia quello di riferirle alla via, e di considerarle come una chiusa dello scrittore. La parentesi dello scrittore per dirmi che "la città è deserta," o che tutto quel luogo in genere "è un deserto", mi pare inutile; mi pare un cenno topografico fuori di luogo; ma la chiesa o la parentesi con cui lo scrittore mi vuole accentuare il fatto della "via deserta", un fatto che, come noterò poi nelle riflessioni, ha una grande importanza morale, io la capisco. Per andare da Gerusalemme a Gaza c'erano due o tre strade. Questa, che passando per Hebron traversava le deserte colline della Giudea meridionale, forse, Filippo non avrebbe mai pensato a sceglier. Eppure, era quella la strada sulla quale Iddio lo voleva, per la ragione che adesso vedremo. E l'angelo gliel'addita.

27 Un uomo etiopo.

Gaza era vicina ai confini della Palestina con l'Egitto. Era sulla via diritta da Gerusalemme all'Egitto. L'Etiopia era al di là dell'Egitto, verso il Nilo superiore, e corrispondeva all'odierna Abissinia (Habesch), allora fiorente per industrie e commerci. La popolazione dell'Etiopia era di razza semitica e parlava un linguaggio che s'avvicinava all'arabo antico, ma era pagana. Erano i Kushiti, di cui è così spesso parlato nell'Antico T. Genesi 10:6-8; Numeri 12:1; Salmi 68:31; 87:4; Sofonia 3:10 ecc. ecc. Quest'uomo era un negro, come indica il nome della nazione a cui appartiene ( Αιθιοψ aithiops=etiopo, vuol dire "un uomo dal volto moro, abbronzato, arso dal sole": ωψ ops = volto, faccia, e αιθω aitho = accendo, incendio, ardo).

Eunuco

vuol dire, in greco, custode del letto ( ευνη tenere, εχω custodire ecc.): ed ha due sensi: nel primo, significa un uomo evirato, sia naturalmente (cioè, nato a cotesto modo), sia reso tale per violenza di altrui, sia che tale si renda da sè, spinto da un ascetismo esagerato e persuaso di potersi così comprare il paradiso Matteo 19:12. E si sa che cotesti eunuchi, nelle corti orientali, hanno sempre avuto degli alti uffici, e sono stati ed anche oggidì sono posti alla custodia degli "harem". L'altro senso della parola è generale, e significa un qualunque alto ufficiale di corte, astrazione fatta dalla evirazione, addetto ai servigi interni dei palazzi reali. In questo senso va inteso che Potifar era eunuco di Faraone; dico "in questo senso", perché Potifar avea moglie e, più che probabilmente, figliuoli Genesi 39:1,4-5,17 ecc. Il nostro etiopo doveva essere un evirato. E la cosa non è senza importanza dal punto di vista della evoluzione dei fatti e delle idee, e spiega in parte la ragion d'essere, del racconto di Luca, in questo punto del suo libro. La conversione dell'etiopo è un nuovo progresso del principio universalista dell'Evangelo. Vedremo fra poco che l'etiopo sarà il primo non circonciso battezzato. Qui intanto tesoreggiamo questo fatto. La legge mosaica escludeva gli eunuchi dal consorzio d'Israele Levitico 22:24; Deuteronomio 23:1; ma Isaia l'avea già predetto che il giorno verrebbe in cui Dio abolirebbe le antiche prescrizioni legali ed accoglierebbe con amore, senza distinzione d'origine, ogni mortale disposto ad ubbidirgli Isaia 56:2-8. E: - "quel giorno è venuto!" dovette pensar Luca, scrivendo del nostro eunuco etiopo.

Barone

non è parola che renda bene il testo. L'originale ( δυναστης) significa: potente, in ufficio alto; l'etiopo, da quel che sappiamo dallo stesso versetto Atti 8:27, era un Ministro del tesoro o delle finanze, come diremmo oggi.

Candace

non è un nome di persona, ma è un titolo generale. L'Etiopia non era governata da re, ma da regine; e queste regine portavano tutte il titolo di Candace. Onde si diceva: le Candaci d'Etiopia, come si diceva, per esempio: i Faraoni d'Egitto.

Era venuto in Gerusalemme per adorare.

Con quali sentimenti venne egli a Gerusalemme? Chi era egli, religiosamente parlando? Per Eusebio (Hist. Eccl. 2:1) egli era un pagano, che aveva un certo rispetto per l'Antico T., ma che non era andato più in là. Per l'Olshausen, invece, ei sarebbe stato addirittura un giudeo di convinzioni e di nascita. Fra questi due estremista:

a) l'opinione di coloro che fanno dell'eunuco un pagano di nascita, ma diventato un proselita della giustizia; uno di quei pagani, cioè, che, accettando il giudaismo, facendosi circoncidere e promettendo di osservare tutti i riti, gli usi e le leggi dell'alleanza divina, erano solennemente ammessi a far parte della teocrazia:

b) l'opinione di coloro che lo ritengono per un semplice proselita della porta; vale a dire, per uno di quei proseliti che adoravano l'Iddio d'Israele e, senza farsi circoncidere, si obbligavano all'osservanza dei sette precetti, chiamati arbitrariamente e senz'alcun fondamento scritturale "di Noè", i quali, al dir dei rabbini, consistevano in questo: nel non bestemmiare Iddio, nel non adorare gli astri né alcuna divinità straniera, nel non disubbidire ai magistrati, nel tenersi puri da incesto e da delitti contro natura, nel non uccidere, nel non rubare, nel non mangiar carni sanguinolenti o di animali uccisi per soffocamento (Atti 15:20,29; Mischna, Babametsia 9:12; Talm. Babil. Sanh. 56 b. Giuseppe Flavio Antich. Giudici 14:7, 2).

Io credo che l'eunuco fosse un proselita della porta, il quale, per cercare una soddisfazione più completa dei suoi bisogni religiosi, era venuto a Gerusalemme; vi avea trovato da comprare uno dei rotoli che componeano la collezione delle Sante Scritture, e se ne tornava in patria col prezioso tesoro, quando, per via, s'imbattè provvidenzialmente in Filippo. L'etiopo è il primo incirconciso che abbia ricevuto il battesimo; ed il battesimo è amministrato a cotesto primo incirconciso non da un apostolo, ma da un amico di Stefano. Fra gli apostoli, sarà Pietro il primo ad afferrare il gran principio dell'universalismo cristiano Atti 10:34-35; ma prima che lo afferri, avrà bisogno d'una visione celeste (Atti 10:9 e seg.).

29 E lo Spirito disse,

internamente; fu per impulso dello Spirito che Filippo s'avvicinò.

30 E udì ch'egli leggeva

Per il maggior numero degli orientali la lettura mentale è cosa sconosciuta; tutti leggono ad alta voce; quindi è naturale, che Filippo "l'udisse leggere".

32 Il luogo della Scrittura...

è Isaia 53:7-8. E siccome il testo che ne abbiamo nei vers. Atti 8:32-33 è il testo della traduzione greca dell'A. Testamento, possiamo dire con certezza che l'eunuco non avea sotto gli occhi l'originale ebraico d'Isaia, ma la traduzione dei Settanta.

33 Per il suo abbassamento la sua condannazione è stata tolta

L'ebraico dice: Dalla distretta (o dall'angoscia,) (letteral. dalla prigione o dalla oppressione) e dal giudicio Egli fu tratto. Vale a dire: dai suoi dolori e dal giudicio Ei fu liberato quando giunsero al colmo. L'ebraico è però diversamente inteso da chi dà un altro significato alla preposizione; e rende il passo così: per via d'oppressione e di (iniquo) giudicio Ei fu tolto di mezzo. Per dire, ch'Ei fu vittima d'un assassinio giuridico i Settanta hanno adottata una costruzione differente del passo; e la traduzione più esatta delle parole dei Settanta sembra esser questa: per il suo abbassamento (vale a dire: per l'oltraggio che gli fu fatto, per la violenza di cui fu l'oggetto) il suo giudicio (cioè, il giusto giudicio a cui avea pur diritto) gli fu tolto, gli fu negato. "Tutto quello che ha sofferto, insomma, dimostra che per Lui non ci fu né umanità né giustizia". E più chiaramente ancora: Nel suo abbassamento, quand'era solo, senz'amici, senza protettori, oggetto di pietà profonda, perfino giustizia gli fu negata; perfino quel giusto giudicio, a cui avea pur diritto, gli fu strappato, tolto via, negato... e fu messo a morte. E si capisce come Filippo commentasse queste parole del profeta ponendo dinnanzi agli occhi dell'eunuco la storia della passione e gl'iniqui processi di Gesù tradito e da tutti abbandonato.

Ma chi racconterà la sua età?

Età o generazione non vuol dire come intende il Martini: chi può spiegare la eterna altissima generazione del Verbo di Dio? Neppure significa come vorrebbero il Calvino ed il Beza: il numero dei suoi amici e dei suoi seguaci chi potrà mai contare? l'età si riferisce qui al tempo in cui visse Gesù, accenna ai contemporanei del Signore, ed il passo dev'essere inteso così: Chi potrà mai dichiarare l'iniquità della età in cui Egli visse? La nequizia dei suoi contemporanei chi potrà mai definire come si merita?

Poichè la sua vita è stata tolta dalla terra.

Queste parole si riferiscono alla morte violenta subìta da Gesù.

36 Giunsero ad una cert'acqua

Antiche tradizioni, riferite da Eusebio e da Girolamo, dicono che quest'acqua si trovava a Bet-sur Giosuè 15:58; Neemia 3:16 presso Hebron, a venti miglia circa al sud di Gerusalemme. Nel tempo delle Crociate, invece, mostravano come il luogo ove l'eunuco fu battezzato, Ain Hanijeh, a circa cinque miglia a sud-ovest di Gerusalemme. Il Dott. Robinson poi suppone che il battesimo avesse luogo in un ruscello a Tell-el-Hasy, che è, com'egli dice, sulla via direttissima dai Beit Jibrin a Gaza, a mezzogiorno di Gerusalemme ed in mezzo ad un paese ora deserto, vale a dire, senza villaggi e senza stabili abitazioni.

37 E Filippo disse...

Tutto quanto il vers. 37 manca nei codici più autorevoli e nelle versioni migliori. L'una di quelle chiese che, scritte in margine da un copista, furon poi, più tardi, fatte scivolare da qualche altro nel corpo del testo. Lo scopo di questa interpolazione si capisce. La domanda dell'eunuco ebbe senza dubbio una risposta da Filippo. Alla risposta manca nel testo, è una lacuna. E alla lacuna un primo scriba supplisce con una noterella marginale: la qual noterella va a genio ad un copista che viene più tardi, e che te la ficca addirittura nel testo. E bisogna dire che la tentazione liturgica, la tentazione, cioè, di mettere in bocca all'etiopo una professione di fede in tutte le regole, dev'essere stata, a questo punto del racconto, fortissima. Il passo che, come ho detto, manca nei codici migliori (Alessandr. Vatic. Sinaitico ecc. era già noto ai tempi di Ireneo (morto nel 202), il quale lo cita.

38 Discesero nell'acqua

Il battesimo qui descritto è battesimo per immersione.

39 Lo Spirito del Signore rapì Filippo

Quel rapì, portò via violentemente è stato ed è da molti spiegato come se si trattasse di un miracolo, di una sparizione soprannaturale, miracolosa, di Filippo. Ma il fatto si spiega benissimo senza ricorrere ad un miracolo, di cui sarebbe forse difficile il vedere qui lo scopo. Si tratta di una separazione subitanea, improvvisa, determinata da un imperioso ed irresistibile impulso di quello Spirito, che l'avea menato all'etiopo Atti 8:29.

Tutto allegro

Il dolore prodotto nell'eunuco dalla separazione da Filippo è in lui lenito e sanato dalla santa allegrezza della fede. Il Barde dice: "Invece di perdere il suo tempo a lamentarsi o a contemplare, ei si pone in cammino ed è tutto allegro. Non ha egli trovato il suo Salvatore? La presenza dell'evangelista non gli è più indispensabile; egli ha seco Gesù, che non lo lascerà più. Anche gli apostoli, nel giorno dell'Ascensione, se ne tornarono a Gerusalemme pieni di gioia; eppure il Maestro li aveva lasciati Luca 24:52". Di che altro può aver bisogno, per la vita dello spirito, colui che ha Gesù nel cuore? Eusebio (Hist. 2:1) dice che l'eunuco se ne tornò in patria e cominciò a predicarvi "la conoscenza dell'Iddio dell'universo e, la vivificante dimora del Salvatore tra gli uomini" in modo che si compiè il vaticinio del Salmista: - "L'Etiopia accorre, con le mani tese verso Dio" Salmi 68:31.

40 Azot

E l'Ashdod dell'Antico T., antica città filistea Giosuè 13:3; 15:47 a circa trenta miglia da Gaza, a mezza via tra Gaza e Ioppe.

Tutte le città.

Cioè: Ioppe, Lidda ed i molti villaggi della pianura di Saron fra Ashdod e Cesarea. In Atti 8:32,36 troviamo appunto in Lidda e in Ioppe dei fiorenti nuclei di cristiani, che non è, credo, fantasticar troppo se consideriamo come frutti di quell'attività missionaria di Filippo, che è accennata nel nostro passo.

Cesarea.

È città storicamente importante, e non va confusa con Cesarea, di Filippo Matteo 16:13; Marco 8:27, che era appiè del Libano, presso l'Hermon ed a poca distanza dalle sorgenti del Giordano. Era sul Mediterraneo. Si chiamava prima "Torre di Stratone", ed Erode il Grande le dette il nome di Cesarea, in onore d'Augusto, e la ingrandì, l'abbellì, la fornì di un porto sicuro e di fortificazioni. Dopo la deposizione di Archelao, ella divenne la residenza ufficiale dei Procuratori romani, come Ponzio Pilato, Felice e Feste. La troveremo mentovata spesso nei Fatti Atti 10:1,24; 11:11 in relazione alla conversione di Cornelio; in Atti12:19, a proposito della miseranda fine di Erode Agrippa, che aveva avuto per nonno Erode il Grande: in Atti 21:8, ove ci troveremo domiciliato il nostro Filippo. Paolo fu parecchie volte in Cesarea Atti 9:30; 18:22; 23:33; 24:1-27; 27:1). Nella storia ecclesiastica è famosa per la dimora che vi fece il grande Origene (nato nel 185 ad Alessandria e morto a Tiro nel 254); e per aver dato i natali ad Eusebio (che nacque verso il 270 e morì nel 340). Di tanta gloria non rimane oggi che un vasto mucchio di rovine; le mura soltanto, che S. Luigi fece ricostruire, vi s'iscorgono ancora. Fra quelle rovine gli sciacalli fanno le loro tane; e le greggi vanno dai dintorni e fin da dieci chilometri di distanza ad abbeverarsi ad un'abbondante sorgente, che è il solo segno di vita in mezzo a cotesta solitudine immensa.

Riflessioni

1. Atti 8:26 due pensieri mi suscita in mente. Altre vie più frequentate di quella indicatagli dall'angelo, stavano dinnanzi a Filippo; ma egli e chiamato a scegliere la via meno frequentata; la via meno promettente, a vista umana, per un missionario; ma il vero missionario ed il fedele testimone di Cristo non son chiamati a camminare "a vista umana" 2Corinzi 5:7, ma a lavorare in fede e ad ubbidire in isperanza. E ancora notate com'è preziosa un'anima immortale al cuore di Dio. Per salvare l'eunuco, Iddio manda un angelo a Filippo e trae Filippo dalle popolose contrade della Samaria sulla deserta strada di Gaza. E noi ci lamentiamo e ci perdiamo di coraggio se ci capita di dover parlare delle cose grandi di Dio ad uno scarso uditorio; e ci prepariamo bene se si tratta di predicare ad una grande assemblea; ma parliamo a vanvera ed improvvisiamo delle cose sconclusionate, se sappiamo che là dove parleremo ci sarà poca gente!

2. L'eunuco, tornando dal tempio, leggeva il profeta Isaia Atti 8:28. Egli ha veduto il santuario di Jahveh con gli occhi della carne; ed ora, per via, investiga quella Parola che è la grande cattedrale del pensiero divino, per giungere a contemplare con gli occhi dello spirito la maestà del suo Creatore. La conoscenza ch'egli ha delle cose eterne, è limitata; ma egli ha sete di una conoscenza più intima e più profonda del suo Dio. È cotesta sete che gli ha fatto intraprendere il lungo viaggio dall'Etiopia a Gerusalemme; che lo tiene curvo sul rotolo del profeta; ed è cotesta sete che lo condurrà alla visione chiara e distinta del suo Salvatore. Gesù l'ha detto: "Beati gli affamati e gli assetati della giustizia, perché saranno saziati!" Matteo 5:6.

3. "Come potrei io intenderle queste cose senz'alcuno che mi guidi?" Atti 8:31. E il Martini: "Quella specie d'uomini, i quali ardiscono di spacciare che la Scrittura Sacra è piana e intelligibile per tutti, e che non v'è bisogno né degli insegnamenti dei Padri, né dello Spirito che assiste alla Chiesa, per essere guidati a penetrarne i misteri, sono ben lontani dalla modestia e dalla sincera umiltà di questo eunuco; e mentre in questa difficile navigazione non solo non cercano di bussola che gli guidi, ma presuntuosamente la sprezzano e la rifiutano, e al proprio spirito si abbandonano, traditi dalla falsa opinione del proprio sapere, con gli infiniti errori nei quali vanno ad urtare, faranno fede in ogni tempo che la sola autorità lasciata da Dio nella sua Chiesa può e fissare la vera intelligenza della divina parola, e conservarne l'integrità." La tirata del Martini si sa a chi mira. Ma checchè ne dica Monsignor Martini, riman pur sempre vero che la Sacra Scrittura è, "piana ed intelligibile per tutti" in quel che riguarda la via della salvazione. Dei Padri niuno può aver maggiore rispetto di quello che per loro hanno gli evangelici; ma chi ha un po' di pratica dello studio della Bibbia sa che "gl'insegnamenti dei Padri" e le loro interpretazioni scritturali non si possono accettare ad occhi chiusi; bisogna prenderli con benefizio d'inventario. "La modestia e la sincera umiltà" dell'eunuco eran cose belle e sante, senza dubbio; ma a cotesta modestia ed a cotesta umiltà non fanno degno riscontro l'orgoglio e la presunzione della chiesa romana che pretende nientemeno di avere il monopolio dello Spirito Santo e dei "misterii" e della "vera intelligenza" e della conservazione "della integrità" della Parola divina. L'oceano della Parola di Dio è di "difficile navigazione", non c'è dubbio; ed in questo, il Martini ha ragioni da vendere; ma in. cotesta navigazione come può la chiesa romana offrire agli altri "la bussola", quando ella stessa ve l'ha persa e l'ha fatta perdere a quelli che si sono in lei cecamente fidati? In fatto di conoscenze bibliche a che punto ne siamo nei paesi latini ove "L'autorità della chiesa" ha sempre dominato da assoluta sovrana? E fra le nazioni latine, la Francia, che in fatto di studi biblici seri e coscienziosi è la più innanzi di tutte, a chi dev'ella quel tanto che ne sa? Alla chiesa romana o alla chiesa evangelica? Nell'oceano della Parola di Dio non si può navigare senza "bussola", lo sappiamo anche noi; ma cotesta bussola non è in una chiesa, che porti questo o quest'altro nome; non è nei Padri, che hanno dato in isvarioni da pigliar con le molle, non è nella tradizione, che, cattolica o giudaica che sia, annulla purtroppo sovente la parola di Dio Marco 7:13; non è nella ragione, che, abbandonata a se stessa non basta a "trascorrer la infinita via" della rivelazione; ma è in quello Spirito eterno Ebrei 9:14, che è "lo Spirito di verità che guida in tutta la verità" Giovanni 16:13 e che non è il privilegio esclusivo di un individuo o di una comunità speciale, ma il privilegio di tutti quelli che lo chiedono a Dio Luca 11:13. E io desidero tornare all'eunuco, che ha ispirato a Monsignor Martini le parole che ho citate. L'eunuco legge un luogo, che non capisce; un evangelista, che la Provvidenza gli mette sulla via per la quale egli passa, glielo spiega; l'eunuco riceve il battesimo, che è il rito d'introduzione nella Chiesa; l'evangelista sparisce; e l'eunuco, che nel luogo spiegatogli dall'evangelista ha scorto il suo Salvatore, non cerca le tradizioni, che, forse, fortunatamente non conosceva; non cerca i Padri, che non esistevano ancora; non cerca il magistero della Chiesa, che l'orgoglio umano non aveva ancora inventato; ei se ne torna in Etiopia, solo, ma tutto allegro Atti 8:39; "tutto allegro", appunto perché sa che Dio l'ama, che Cristo l'ha salvato, e che lo Spirito lo guida. Se la tirata del Martini deve servire come un esempio del modo con cui la chiesa romana interpreta i sacri testi, diciamolo pur francamente: che il ciel ci scampi da coteste interpretazioni!

4. "Di chi, ti prego, dice questo il profeta?" Atti 8:34 è la domanda dell'eunuco, a proposito del classico passo d'Isaia 53:7-8. A cotesta domanda i giudei avrebbero risposto ad una voce: "Di chiunque abbia voluto parlare il profeta, questo è certo; ch'ei non ha inteso alludere al Messia; perché il nostro Messia sarà un eroe; l'eroe della nostra indipendenza nazionale, e non un Salvatore vilipeso, mite e sofferente". La critica moderna s'è posta anch'ella cotesta medesima domanda: e, attribuendo tutte le profezie contenute nei capitoli 40: a 66 d'Isaia ad un illustre anonimo del tramonto dell'esilio babilonico, ha dato a cotesta domanda differenti risposte. Chi, ha visto nel giusto e sofferente "Servitore di Jahveh" di cotesti capitoli, la personificazione del carattere di Geremia; di colui, cioè, che nel martirologio dei profeti fu il più angosciato di tutti; chi, ci ha visto il manipolo di quei giusti, che parteciparono ai dolori di lui. Io non voglio entrar qui nel merito della questione. Due cose mi basta di notare:

1) che questa profezia (e lo stesso si può dire di ogni altra profezia citata nel N. T.) può benissimo aver avuto uno o parecchi successivi compimenti storici fra i contemporanei di chi la pronunziò, o nei secoli seguenti: ma ciò non toglie ch'ell'avesse il suo completo e finale compimento in Colui che fu l'ideale "Servitore di Jahveh" (Atti 3:13,26; 4:27,30 traduzione corretta), e l'ideale "uomo del dolore" Isaia 53:3;

2.) che nel N. T. le citazioni tratte dal capitolo 53 d'Isaia ed applicate al Cristo sono numerose; il che vuol dire che i cristiani dei primi tempi consideravano cotesto capitolo come messianico. (Vedi Marco 15:28; Luca 22:37; Giovanni 12:38; Romani 10:15; 15:21; 1Corinzi 15:3; 1Pietro 2:22-25 e il nostro passo Atti 8:32).

5. Filippo "gli evangelizzò Gesù" Atti 8:5. E la predicazione di Filippo ha una importanza storica tutta speciale; che gli è con lei che l'insegnamento evangelico entra in una fase nuova. Filippo "evangelizza Gesù" all'eunuco; e dal passo d'Isaia 53:7-8 prende le mosse per dire tutto quello che ha da dire circa la persona e l'opera di Cristo. Finora, nei discorsi contenuti nei precedenti capitoli, abbiamo sempre visto che si predicava la risurrezione di Gesù; il Cristo reietto dagli uomini, ma glorificato da Dio; adesso, con Filippo, è la morte di Cristo che diviene il punto di partenza, la base dell'insegnamento evangelico; e l'eunuco, prima di esser condotto da Filippo a visitare in ispirito il sepolcro aperto di Giuseppe d'Arimatea per cercarvi l'assicurazione incrollabile del perdono di Dio, è condotto nel Gethsemane, e poi in Gerusalemme, e poi sul Calvario. La storia della Passione gli è narrata per filo e per segno; e questo etiopo, che ha pianto lagrime di riconoscenza dinnanzi al Crocifisso, comincia a gustare un'allegrezza Atti 8:39 "ineffabile e gloriosa" 1Pietro 1:8 ch'ei non ha mai provata, neppure nelle ore più felici della vita di corte. Per quanto belli ed eloquenti possano essere i vostri discorsi intesi a scuotere le coscienze addormentate ed i cuori intorpiditi, per carità, non lo dimenticate il mezzo più bello, più eloquente e più efficace che abbiate, per raggiungere il vostro scopo. Dite alle anime: "Venite a vedere!" Giovanni 1:46. Conducetele sul Calvario ed esclamate: - "Eccolo là, l'Agnello di Dio, che toglie il vostro peccato!" Giovanni 1:29.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Atti 8

1 Capitolo 8

Saulo perseguita la Chiesa At 8:1-4

Il successo di Filippo a Samaria. Simone mago battezzato At 8:5-13

L'ipocrisia di Simon rilevata At 8:14-25

Filippo e l'Etiope At 8:26-40

Versetti 1-4

Sebbene le persecuzioni non debbano allontanarci dal nostro lavoro, possono tuttavia mandarci a lavorare altrove. Ovunque il credente affermato sia spinto, porta la conoscenza del Vangelo e fa conoscere la preziosità di Cristo in ogni luogo. Quando il semplice desiderio di fare del bene influenza il cuore, sarà impossibile escludere un uomo da tutte le opportunità di utilità.

5 Versetti 5-13

Nella misura in cui il Vangelo prevale, gli spiriti maligni vengono allontanati, in particolare gli spiriti impuri. Sono tali tutte le inclinazioni alle concupiscenze della carne che combattono contro l'anima. Vengono qui nominati i disturbi, i più difficili da curare con il corso della natura e i più espressivi della malattia del peccato. L'orgoglio, l'ambizione e il desiderio di grandezza hanno sempre causato molti danni, sia al mondo che alla Chiesa. Il popolo disse di Simone: "Quest'uomo è la grande potenza di Dio". Vedete come si sbaglia la gente ignorante e sconsiderata. Ma quanto è forte la forza della grazia divina, con la quale sono stati portati a Cristo, che è la Verità stessa! Il popolo non solo diede ascolto a ciò che Filippo diceva, ma era pienamente convinto che fosse da Dio e non dagli uomini, e si abbandonò alla sua direzione. Anche gli uomini cattivi e quelli il cui cuore va ancora dietro alla cupidigia possono venire davanti a Dio come il suo popolo, e per un certo tempo rimanere con loro. E molti si meravigliano delle prove delle verità divine, che non sperimentano mai la loro potenza. Il Vangelo predicato può avere un'operazione comune su un'anima, ma non ha mai prodotto la santità interiore. Non tutti si convertono in modo salvifico se professano di credere al Vangelo.

14 Versetti 14-25

Lo Spirito Santo non era ancora sceso su nessuno di questi copri, nei poteri straordinari trasmessi dalla discesa dello Spirito nel giorno di Pentecoste. Possiamo trarre incoraggiamento da questo esempio, pregando Dio di dare le grazie rinnovatrici dello Spirito Santo a tutti coloro per i quali ci preoccupiamo del benessere spirituale, perché questo include tutte le benedizioni. Nessuno può dare lo Spirito Santo con l'imposizione delle mani, ma dovremmo fare del nostro meglio per istruire coloro per i quali preghiamo. Simon Mago ambiva ad avere l'onore di un apostolo, ma non si preoccupava affatto di avere lo spirito e la disposizione d'animo di un cristiano. Era più desideroso di farsi onore che di fare del bene agli altri. Pietro gli mostra il suo crimine. Stimava le ricchezze di questo mondo, come se potessero rispondere alle cose dell'altra vita e potessero comprare il perdono dei peccati, il dono dello Spirito Santo e la vita eterna. Si trattava di un errore così condannabile che non poteva assolutamente essere compatibile con lo stato di grazia. Il nostro cuore è quello che è davanti a Dio, che non può essere ingannato. E se non sono giusti ai suoi occhi, la nostra religione è vana, e non ci darà alcun vantaggio. Un cuore orgoglioso e bramoso non può essere giusto con Dio. È possibile che un uomo continui a essere sotto il potere del peccato, ma che si dia una forma di pietà. Quando siete tentati dal denaro per fare il male, vedete che cosa peritura è il denaro e disprezzatelo. Non pensate che il cristianesimo sia un mestiere per vivere in questo mondo. C'è molta malvagità nei pensieri del cuore, nelle sue false nozioni, negli affetti corrotti e nei progetti malvagi, di cui ci si deve pentire, altrimenti siamo spacciati. Ma sarà perdonata, se ci pentiamo. Il dubbio qui è sulla sincerità del pentimento di Simone, non sul suo perdono, se il suo pentimento era sincero. Concedici, Signore, un altro tipo di fede rispetto a quella che fece solo meravigliare Simone e non santificò il suo cuore. Che possiamo aborrire ogni pensiero di far servire la religione agli scopi dell'orgoglio o dell'ambizione. E ci tenga lontani da quel sottile veleno dell'orgoglio spirituale, che cerca la gloria per sé anche dall'umiltà. Che possiamo cercare solo l'onore che viene da Dio.

26 Versetti 26-40

Filippo fu comandato ad andare in un deserto. A volte Dio apre una porta di opportunità ai suoi ministri in luoghi molto improbabili. Dovremmo studiare per fare del bene a coloro che incontriamo viaggiando. Non dovremmo essere così timidi nei confronti di tutti gli stranieri, come alcuni hanno l'impressione di essere. Per quanto riguarda coloro di cui non sappiamo altro, sappiamo che hanno un'anima. È saggio, per gli uomini d'affari, risparmiare tempo per i doveri sacri; riempire ogni minuto con qualcosa che possa essere utile. Nel leggere la Parola di Dio, dovremmo spesso soffermarci a chiedere di chi e di che cosa hanno parlato gli scrittori sacri; ma soprattutto i nostri pensieri dovrebbero essere rivolti al Redentore. L'Etiope fu convinto dall'insegnamento dello Spirito Santo dell'esatto adempimento delle Scritture, gli fu fatta comprendere la natura del regno e della salvezza del Messia e desiderò essere annoverato tra i discepoli di Cristo. Chi cerca la verità e impiega il proprio tempo nella ricerca delle Scritture, ne trarrà sicuramente dei vantaggi. La dichiarazione dell'Etiope deve essere intesa come espressione di una semplice fiducia in Cristo per la salvezza e di una devozione incondizionata a Lui. Non siamo soddisfatti finché non otteniamo la fede, come l'Etiope, attraverso lo studio diligente delle Sacre Scritture e l'insegnamento dello Spirito di Dio; non siamo soddisfatti finché non la fissiamo come principio nel nostro cuore. Appena battezzato, lo Spirito di Dio allontanò Filippo da lui, così che non lo vide più; ma questo contribuì a confermare la sua fede. Quando il ricercatore della salvezza conoscerà Gesù e il suo Vangelo, andrà avanti per la sua strada rallegrandosi, e occuperà il suo posto nella società e adempierà ai suoi doveri con altre motivazioni e in un altro modo rispetto a prima. Il battesimo d'acqua nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo non è sufficiente senza il battesimo dello Spirito Santo. Signore, concedi questo a ciascuno di noi; allora andremo avanti per la nostra strada gioendo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Atti 8

1 E Saul acconsentì... - Si compiacque di essere messo a morte e lo approvò. Confronta Atti degli Apostoli 22:20. Questa parte del versetto avrebbe dovuto essere collegata al capitolo precedente.

E in quel momento. - Cioè, subito dopo la morte di Stefano. La persecuzione sorse a causa di Stefano, Atti degli Apostoli 11:19. Il tumulto non si placò quando Stephen fu ucciso. La rabbia dei suoi persecutori continuava ad essere accesa contro tutti i cristiani. Erano così amareggiati dallo zelo e dal successo degli apostoli, e dalle loro frequenti accuse di omicidio nel mettere a morte il Figlio di Dio, che decisero subito di mettere un periodo al loro progresso e successo.

Questa fu la prima persecuzione contro i cristiani; il primo di una serie che terminò solo quando la religione che essi volevano distruggere fu pienamente stabilita sulle rovine sia dell'ebraismo che del paganesimo.

La chiesa - La raccolta dei cristiani che ora erano organizzati in una chiesa. La chiesa di Gerusalemme fu la prima ad essere raccolta.

Tutti dispersi - Cioè la grande massa dei cristiani.

Le regioni della Giudea... - Vedi le note su Matteo 2:22.

Tranne gli apostoli - Probabilmente gli altri cristiani fuggirono dalla paura. Il motivo per cui gli apostoli, particolarmente in pericolo, non fuggirono anche loro, non è affermato dallo storico. Tuttavia, essendo stati più pienamente istruiti degli altri, ed essendo stati istruiti il ​​loro dovere dall'esempio e dall'insegnamento del Salvatore, decisero, a quanto pare, di rimanere e di affrontare la furia dei persecutori. Per loro la fuga allora li avrebbe esposti, come capi e fondatori della nuova religione, all'accusa di timidezza e debolezza.

Decisero dunque di rimanere in mezzo ai loro persecutori; e una Provvidenza misericordiosa vegliava su di loro e li difendeva dal male. La dispersione si estese non solo alla Giudea e alla Samaria, ma coloro che fuggirono portarono il Vangelo anche a Fenice, Cipro e Antiochia, Atti degli Apostoli 11:19.

C'era una ragione per cui questo era permesso. I primi convertiti erano ebrei. Avevano forti sentimenti di attaccamento alla città di Gerusalemme, al tempio e alla terra dei loro padri. Eppure era disegno del Signore Gesù che il Vangelo fosse predicato ovunque. Per fare ciò, subì l'infuriare di una persecuzione; ed essi furono dispersi e portarono il suo vangelo in altre città e paesi. Il bene è così uscito dal male; e la prima persecuzione risultò, come tutti gli altri fecero, nell'avanzare la causa che doveva essere distrutta.

2 E uomini devoti - Uomini religiosi. La parola qui usata non implica necessariamente che fossero cristiani. Potrebbero esserci stati ebrei che non hanno approvato il tumulto popolare e l'omicidio di Stefano, che gli ha dato una sepoltura decente. Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, entrambi ebrei, diedero così al Signore Gesù una degna sepoltura, Giovanni 19:38.

Portato Stefano - La parola tradotta "portato" significa propriamente "raccogliere", come frutti, ecc. Quindi si applica a tutti i preparativi necessari per adattare un cadavere per la sepoltura, come "raccogliere", o confinarlo con bende, con spezie, ecc.

E fece un grande lamento - Questo era normale tra gli ebrei a un funerale. Vedi le note su Matteo 9:23.

3 Quanto a Saulo - Ma Saulo. Non si interessò né partecipò alle pie attenzioni mostrate a Stefano, ma si impegnò con zelo nell'opera di persecuzione.

Ha fatto il caos - ἐλυμαίνετο elumaineto. Questa parola è comunemente applicata alle bestie feroci, ai leoni, ai lupi, ecc., e denota le "devastazioni" che commettono. Saul infuriò contro la chiesa come una bestia selvaggia - un'espressione forte, che denota lo zelo e la furia con cui si impegnò nella persecuzione.

Entrare in ogni casa - Per cercare coloro che erano sospettati di essere cristiani.

Haling - trascinandoli o costringendoli.

Li condusse in prigione - Il Sinedrio non aveva il potere di metterli a morte, Giovanni 18:31. Ma avevano il potere di imprigionare; e risolsero, pare, di esercitare al massimo questa potestà. Paolo fa spesso riferimento al suo zelo nel perseguitare la chiesa, Atti degli Apostoli 26:10; Galati 1:13.

Si può notare qui che non c'è mai stata una persecuzione iniziata con prospettive più lusinghiere per i persecutori. Saul, l'agente principale, era giovane, zelante, istruito e rivestito di potere. Dimostrò in seguito di avere talenti adatti a qualsiasi condizione, e uno zelo che stancava senza sforzo, e che non era spaventato da nessun ostacolo. Con questo talento e questo zelo è entrato nel suo lavoro. I cristiani erano pochi e deboli.

Erano dispersi e disarmati. Non erano protetti da alcun potere civile, ed esposti, quindi, al pieno incendio e furore della persecuzione. Il fatto che la chiesa non fosse stata distrutta era dovuto alla protezione di Dio, una protezione che non solo assicurò la sua esistenza, ma che estese la sua influenza e il suo potere attraverso questa stessa persecuzione lontano sulla terra.

4 Andavano dappertutto - Cioè, viaggiavano attraverso le varie regioni dove erano dispersi. In tutti i luoghi in cui sono venuti, hanno predicato la Parola.

Predicare la Parola - Greco: “evangelizzare”, ovvero annunciare la buona novella del messaggio di misericordia, o Parola di Dio. Questa non è la solita parola che viene resa "predicare", ma significa semplicemente annunciare la buona novella della salvezza. Non ci sono prove, né c'è alcuna probabilità, che tutte queste persone siano state "ordinate" a predicare. Erano cristiani manifestamente comuni che furono dispersi dalla persecuzione; e il significato è che comunicavano ai loro simili in conversazione ovunque li incontrassero, e probabilmente nelle sinagoghe, dove tutti gli ebrei avevano il diritto di parlare, la buona novella che il Messia era venuto.

Non è detto che si ergessero a maestri pubblici, né che amministrassero il battesimo, né che fondassero chiese, ma proclamavano ovunque la notizia che era venuto un Salvatore. I loro cuori ne erano pieni. Dall'abbondanza del cuore parla la bocca; e fecero conoscere la verità a “tutti” quelli che incontravano. Possiamo imparare da questo:

Quella persecuzione tende a promuovere proprio ciò che distruggerebbe.

(2) Uno dei mezzi migliori per rendere i cristiani attivi e zelanti è perseguitarli.

(3)Che è giusto che tutti i cristiani facciano conoscere le verità del Vangelo. Quando il cuore è pieno parleranno le labbra, e non c'è più sconvenienza nel parlare di redenzione che di qualsiasi altra cosa.

(4) Dovrebbe essere il grande obiettivo di tutti i cristiani far conoscere il Salvatore “ovunque”. Con la loro vita, la loro conversazione e le loro pie esortazioni e suppliche, dovrebbero supplicare i peccatori morenti di essere riconciliati con Dio. E soprattutto dovrebbe essere fatto quando "sono in viaggio". I cristiani quando sono fuori casa sembrano quasi immaginare di mettere da parte gli obblighi della religione. Ma l'esempio di Cristo e dei suoi primi discepoli ci ha insegnato che questo è il momento giusto per tentare di fare il bene.

5 Poi Filippo - Uno dei sette diaconi, Atti degli Apostoli 6:5. In seguito è chiamato "evangelista", Atti degli Apostoli 21:8.

La città di Samaria - Questo non significa una città il cui "nome" era Samaria, perché a quel tempo non esisteva una città del genere. Samaria era una "regione", Matteo 2:22. L'antica città Samaria, capitale di quella regione, era stata distrutta da Ircano, così completamente da non lasciarne alcuna traccia; ed egli "tolse", dice Giuseppe Flavio, "i segni stessi che là fosse mai esistita una tale città" ( Antiq.

, libro 13, capitolo 10, sezione 3). Erode il Grande in seguito costruì una città in questo luogo e la chiamò “Sebaste”; cioè "Augusta", in onore dell'imperatore Augusto (Josephus, Antiq., libro 15, capitolo 8, sezione 5). Forse questa città è intesa, come la città principale della Samaria; o forse “Sicar”, un'altra città dove il Vangelo era stato prima predicato dallo stesso Salvatore, Giovanni 4.

E predicò Cristo - Predicò che il Messia era venuto, e fece conoscere le sue dottrine. Le stesse verità erano state già affermate in Samaria dallo stesso Salvatore Giovanni 4; e questo era senza dubbio uno dei motivi per cui ora ricevevano così volentieri la Parola di Dio. Il campo era stato preparato dal Signore Gesù. Aveva detto che era bianco per la mietitura Giovanni 4:35 , e in quel campo ora Filippo entrò, e fu clamorosamente benedetto.

La sua venuta fu accompagnata da un notevole "rinascimento della religione". La parola tradotta "predicare" qui non è quella usata nel versetto precedente. Questo denota "proclamare come un banditore", ed è comunemente impiegato per denotare la predicazione del vangelo, la cosiddetta, Marco 5:20; Marco 7:36; Luca 8:39; Matteo 24:14; Atti degli Apostoli 10:42; Romani 10:15; 1Co 9:27 ; 1 Corinzi 15:12; 2 Timoteo 4:2.

È stato sostenuto che, poiché si dice che "Filippo" abbia predicato in tal modo ai Samaritani, che "quindi" tutti i "diaconi" hanno il diritto di predicare, o che sono, secondo l'economia del Nuovo Testamento, un "ordine" di ministri . Ma questo non è affatto chiaro. Per:

Non è evidente, né si può dimostrare, che gli “altri” diaconi Atti degli Apostoli 6:1 abbiano mai predicato. Non c'è traccia di ciò che hanno fatto; e la narrazione ci porterebbe a supporre di no.

(2)Erano “nominati” per uno scopo molto diverso Atti degli Apostoli 6:1; ed è giusto supporre che, come “diaconi”, si limitassero al disegno della loro nomina.

(3)Non è detto che “Filippo” predicò in virtù del suo essere “diacono”. Da qualsiasi cosa in "questo" luogo, sembrerebbe che predicasse come facevano gli altri cristiani, ovunque fosse.

(4)Ma “altrove” si fa un'espressa distinzione tra Filippo e gli altri. Gli viene dato un nuovo appellativo, ed è espressamente chiamato “l'evangelista”, Atti degli Apostoli 21:8. Da ciò sembra che predicò, non “perché” era un “diacono”, ma perché aveva ricevuto una speciale “nomina” a questa attività come evangelista.

(5)Questo stesso ufficio, o grado di insegnanti cristiani, è espressamente riconosciuto altrove, Efesini 4:11. Tutte queste considerazioni mostrano che «non c'è» nelle sacre Scritture un ordine di ministri incaricati di predicare «come diaconi».

6 Con un accordo - Uniti, o con uno minato. Grandi moltitudini di loro lo hanno fatto.

Prestato attenzione - Prestato attenzione a; abbracciato.

Udito - Ascoltare quello che ha detto.

7 Per gli spiriti immondi - Vedi le note su Matteo 4:24.

Piangere a gran voce - Vedi le note su Marco 1:26.

Paralisi - Vedi le note su Matteo 4:24.

8 E c'era una grande gioia - Questa gioia è sorta:

Dal fatto che tante persone, prima malate e afflitte, sono state rimesse in salute.

(2)Dalla conversione degli individui a Cristo.

(3)Dalla gioia reciproca di “famiglie” e “amici” che i loro amici si convertissero. La tendenza di una rinascita della religione è dunque quella di produrre una grande gioia.

9 Ma c'era un certo uomo chiamato Simone - I padri hanno scritto molto riguardo a quest'uomo, e hanno dato di lui strani resoconti; ma di lui non si sa di certo più di quanto si dice in questo luogo. Rosenmuller e Kuinoel suppongono che fosse un Simone menzionato da Giuseppe Flavio ( Antiq., libro 20, capitolo 7, sezione 2), nato a Cipro. Era un mago e fu impiegato da Felice per persuadere Drusilla ad abbandonare suo marito Azizus e a sposare Felice.

Ma non è molto probabile che fosse la stessa persona. (Vedi la nota in Josephus di Whiston .) Simon Magus era probabilmente un "ebreo" o un "samaritano", che si era dedito alle arti della magia e che era molto famoso per questo. Aveva studiato filosofia ad Alessandria d'Egitto (Mosheim, vol. i., pp. 113, 114, traduzione di Murdock), e poi aveva vissuto in Samaria. Dopo essere stato privato della speranza di aggiungere alle altre sue forze quella di fare miracoli, i “padri” dicono che cadde in molti errori, e divenne il fondatore della setta dei Simoniani.

Lo accusarono di affermare di essere disceso come il “Padre” rispetto ai Samaritani, il “Figlio” rispetto ai Giudei e lo “Spirito Santo” rispetto ai Gentili. Non riconobbe Cristo come Figlio di Dio, ma un rivale, e finse di essere Cristo. Rifiutò la Legge di Mosè. Di lui si affermano molte altre cose che poggiano su un'autorità dubbia. Sembra essere diventato un nemico del cristianesimo, sebbene fosse disposto "allora" ad avvalersi di alcune delle sue dottrine per promuovere i propri interessi.

Il racconto che è venuto a una morte tragica a Roma; che fu onorato come una divinità dal senato romano; e che una statua fu eretta in sua memoria nell'isola del Tevere, è ora generalmente respinta. La sua fine non è nota. (Vedi Calmet, art. “Simon Magus,” e Mosheim, vol. i., p. 114, nota.)

Prima - La pratica della magia, o stregoneria, era comune a quel tempo e in tutte le nazioni antiche.

Stregoneria usata - Greco: μαγεύων Mageuōn. Esercitare le arti dei “Magi” o “maghi”; da qui il nome Simone “Mago”. Vedi le note su Matteo 2:1. Gli antichi “Magi” ebbero la loro nascita in Persia, e furono dapprima dediti allo studio della filosofia, dell'astronomia, della medicina, ecc.

Questo nome venne in seguito a significare coloro che si servivano della conoscenza di queste arti allo scopo di imporre all'umanità - astrologi, indovini, negromanti, indovini, ecc. Tali persone pretendevano di predire eventi futuri dalla posizione delle stelle, e per curare le malattie con gli incantesimi, ecc. Vedi Isaia 2:6.

Vedi anche Daniele 1:20; Daniele 2:2. Era espressamente vietato agli ebrei di consultare tali persone sotto pena di morte, Levitico 19:31; Levitico 20:6. In queste arti Simon aveva avuto un eminente successo.

E stregato - Questa è una traduzione infelice. Il greco significa semplicemente che ha "stupito" o stupito le persone, o "confuso" il loro giudizio. L'idea di "ammaliarli" non è nell'originale.

Dare ... - "Dicendo"; cioè vantarsi. Era in questo modo, in parte, che li confondeva così tanto. I giocolieri generalmente impongono alle persone solo in proporzione alla "stravaganza" e alla follia delle loro pretese. La stessa osservazione può essere fatta dei "medici ciarlatani" e di tutte le persone che tentano di illudere e imporre alla gente.

10 Il grande potere di Dio - Probabilmente questo significa solo che credevano che fosse "investito" del potere di Dio, non che supponessero che fosse davvero il Grande Dio.

13 Allora anche Simone stesso credeva - Cioè credeva che Gesù avesse fatto miracoli, ed era risuscitato dai morti, ecc. Tutto questo poteva credere in tutta coerenza con le sue stesse nozioni del potere della magia; e tutto ciò che la connessione ci richiede di supporre è che credeva che questo Gesù avesse il potere di operare miracoli; e poiché si proponeva di volgere questo a suo proprio conto, era disposto a professarsi suo seguace.

Avrebbe potuto ferire la sua popolarità, inoltre, se avesse preso posizione in opposizione quando così tanti si professavano cristiani. Le persone spesso professano la religione perché, se non lo fanno, temono di perdere la loro influenza e di rimanere con gli empi. Che Simone non fosse un vero cristiano è evidente dall'intera narrazione, Atti degli Apostoli 8:18 , Atti degli Apostoli 8:21.

E quando fu battezzato - Fu ammesso a una "professione" di religione allo stesso modo degli altri. Filippo non pretendeva di conoscere il cuore; e Simon è stato ammesso perché ha "professato" la sua fede. Questa è tutta l'evidenza che i ministri del vangelo possono avere ora, e non c'è da meravigliarsi se anche loro, come Filippo, sono spesso ingannati. I motivi che hanno spinto Simone a fare una professione di religione sembrano essere stati questi:

Un'impressione che il cristianesimo fosse "vero". Sembra che ne sia stato convinto dai miracoli di Filippo.

(2)Il fatto che molti altri stavano diventando cristiani; ed "egli" entrò con la moltitudine. Questo è spesso il caso dei revival della religione.

(3) Era disposto a fare uso del cristianesimo per promuovere il proprio potere, influenza e popolarità - una cosa che moltitudini di uomini della stessa mente con Simon Magus sono stati disposti a fare da allora.

Continuò... - Era consuetudine e naturale che i discepoli rimanessero con i loro maestri. Vedi Atti degli Apostoli 2:42.

E mi chiedevo - Questa è la stessa parola che viene tradotta "stregato" in Atti degli Apostoli 8:9 , Atti degli Apostoli 8:11. Significa che era stupito che Filippo potesse "realmente" compiere miracoli molto più grandi di quanto "lui" avesse persino finto di fare. Gli ipocriti saranno talvolta molto attenti ai doveri esteriori della religione, e saranno molto sorpresi di ciò che fa Dio per la salvezza dei peccatori.

Miracoli e segni - Greco: segni e grandi poteri, o grandi miracoli. Cioè, molto più grande di quanto fingesse di essere in grado di esibirsi.

14 Hanno mandato - Cioè, gli apostoli hanno "deputato" due di loro. Questo mostra in modo conclusivo che non c'era nessun "capo" o governante tra loro. Hanno agito come uguali in autorità. Il motivo per cui inviarono Pietro e Giovanni era probabilmente che ci sarebbe stata una richiesta di più lavoro di quanto Filippo potesse rendere; doveva essere fondata una chiesa, ed era importante che fossero presenti persone di esperienza e di saggezza per organizzarla, ed edificarla.

Il “raccolto” era avvenuto in Samaria, di cui parlò il Salvatore Giovanni 4:35 , ed era giusto che vi entrassero. In tempi di rinascita spesso c'è più da fare di quanto possa fare il servitore regolare di un popolo, ed è giusto che sia aiutato dall'estero.

Pietro - Questo mostra che "Pietro" non aveva l'autorità e il primato che i cattolici romani rivendicano per lui. Non esercitò alcuna autorità nell'"inviare" gli altri, ma fu lui stesso "inviato". È stato nominato dalla loro voce unita, invece di rivendicare il potere stesso di dirigere "loro".

E Giovanni - Pietro era ardente, trattenuto, zelante, avventato; John era mite, gentile, tenero, persuasivo. C'era saggezza nell'unirli in questo lavoro, poiché erano necessari i talenti di entrambi; e le eccellenze nel carattere dell'uno compenserebbero i difetti dell'altro. È osservabile che gli apostoli inviarono "due" insieme, come aveva fatto lo stesso Salvatore. Vedi le note su Marco 6:7.

15 Erano scesi - A Samaria. Gerusalemme era generalmente rappresentata come "in alto" o "più in alto" rispetto al resto del paese, Matteo 20:18; Giovanni 7:8.

Pregate per loro - Hanno cercato per mano di Dio le comunicazioni straordinarie dello Spirito Santo. Non pretendevano nemmeno di avere il potere di farlo senza l'aiuto di Dio.

Che possano ricevere lo Spirito Santo - La domanda principale qui è: cosa si intendeva per Spirito Santo? In Atti degli Apostoli 8:20 , è chiamato "il dono di Dio". Le seguenti osservazioni possono chiarire questo:

Non era quel dono dello Spirito Santo per il quale "l'anima si converte", perché avevano questo quando credettero, Atti degli Apostoli 8:6. Ovunque la conversione del peccatore si fa risalire alla sua influenza. Confronta Giovanni 1:13.

(2) Non erano le normali influenze dello Spirito per cui “l'anima è santificata”; perché la santificazione è un'opera progressiva, e questo è stato improvviso.

(3) Era qualcosa che era distinguibile da "effetti esterni"; poiché Simone vide Atti degli Apostoli 8:18 che ciò avveniva mediante l'imposizione delle mani.

(4) La frase "il dono dello Spirito Santo" e "la discesa dello Spirito Santo" indicavano non solo le sue influenze "ordinarie" nel convertire i peccatori, ma quelle influenze "straordinarie" che accompagnarono la prima predicazione del vangelo - il potere di parlare con nuove lingue Atti degli Apostoli 2 , il potere di operare miracoli, ecc., Atti degli Apostoli 19:6.

(5)Ciò è ulteriormente chiaro dal fatto che Simone desiderava "acquistare" questo potere, evidentemente per mantenere la sua influenza tra la gente, e per mantenere la sua ascendente come giocoliere e stregone. Ma sicuramente Simone non desidererebbe “acquistare” le influenze convertitrici e santificatrici dello Spirito Santo; era il potere di fare miracoli. Queste cose hanno chiarito che per dono dello Spirito Santo qui si intende il potere di parlare nuove lingue (cfr. 1 Corinzi 14 ) e il potere di operare miracoli.

Ed è inoltre chiaro che “questo” brano non deve essere addotto a favore del “rito della confermazione” nella chiesa cristiana. Perché, oltre al fatto che ora non ci sono "apostoli", la cosa di cui si parla qui è del tutto diversa dal rito della cresima. “Questo” doveva conferire lo straordinario potere di operare miracoli; "quello" è per uno scopo diverso.

Se ci si chiede “perché” questo potere fu conferito ai primi cristiani, si può rispondere che esso doveva fornire una prova lampante della verità della religione cristiana; impressionare le persone, e così convincerle ad abbracciare il Vangelo. La chiesa primitiva era così armata della potenza dello Spirito Santo; e questa straordinaria attestazione di Dio al suo messaggio fu una delle cause della rapida propagazione e della stabile istituzione del Vangelo.

16 Era caduto - Questa espressione è più volte applicata allo Spirito Santo, Atti degli Apostoli 10:44; Atti degli Apostoli 11:15. Non differisce materialmente dall'espressione comune: “Lo Spirito Santo discese.

” Significa che è venuto dal cielo; e l'espressione “cadere”, applicata ai suoi influssi, denota la “rapidità” e “l'improvviso” della sua venuta. Confronta Atti degli Apostoli 19:2.

Nel nome del Signore Gesù - Vedi le note su Atti degli Apostoli 2:38. Vedi anche Atti degli Apostoli 10:48; Atti degli Apostoli 19:5.

17 Poi imposero loro le mani... - Questo era un atto di "preghiera", esprimendo un'invocazione a Dio affinché impartisse la benedizione a "loro". Su “quanti” hanno messo le mani non si dice. È evidente che non era su "tutti", perché non misero così le mani su Simone. Forse è stato fatto su alcune delle persone più importanti e di spicco, che dovevano essere impiegate particolarmente nel rendere testimonianza alla verità del Vangelo.

Era consuetudine imporre le mani su qualsiasi persona quando si doveva conferire un “favore” o impartire una benedizione. Vedi note su Matteo 9:18.

18 Simone ha visto... - Cioè, ha assistito agli effetti straordinari, al potere di parlare in maniera miracolosa, ecc. Vedi le note su Atti degli Apostoli 8:15.

Offrì loro denaro - Aveva avuto una notevole influenza sui Samaritani, e vide che il possesso di questo potere avrebbe perpetuato e aumentato la sua influenza. La gente usa comunemente i trucchi del gioco di prestigio allo scopo di fare soldi, e sembra probabile che questo fosse stato il disegno di Simone. Vide che se poteva comunicare ad “altri” questo potere; se potesse conferire a "loro" il talento di parlare altre lingue, potrebbe essere utilizzato in grande considerazione, e ha cercato, quindi, di acquistarlo dagli apostoli.

Da questo atto di Simone abbiamo derivato la nostra parola "simonia", per indicare la compravendita di privilegi ecclesiastici, o uffici ecclesiastici, dove la religione è sostenuta dallo stato. Questo atto di Simone mostra in modo conclusivo che fu influenzato da motivi impropri per entrare in contatto con la chiesa.

20 Il tuo denaro perisca con te - Questo è espressivo dell'orrore e dell'indignazione di Pietro per l'offerta di base di Simone. Non è da intendersi come un'imprecazione su Simon. L'idea principale è il disprezzo dell'apostolo per il “denaro”, come se lo considerasse privo di valore. “Lascia che i tuoi soldi vadano in rovina. Aborriamo la tua offerta empia. Possiamo vedere liberamente “qualsiasi” somma di denaro distrutta prima di essere tentati di vendere il dono dello Spirito Santo.

Ma qui c'era anche un'espressione della sua convinzione che anche "Simone" sarebbe morto. Era una dichiarazione che si stava affrettando alla rovina, e come se questo fosse certo, dice Peter, lascia che anche i tuoi soldi periscano.

Il dono di Dio - Ciò che ha "dato" o conferito come favore. L'idea era assurda che ciò che Dio stesso ha dato come sovrano potesse essere acquistato. Era “empio” pensare di tentare di comprare con oro senza valore ciò che aveva un valore così inestimabile. Il "dono di Dio" qui significa gli straordinari influssi dello Spirito Santo, Atti degli Apostoli 10:45; Atti degli Apostoli 11:17.

Come possiamo pagare un “prezzo” a Dio? Tutto ciò che "noi" possiamo dare, l'argento, l'oro e il bestiame su mille colline, appartengono già a lui. Non abbiamo “nulla” che possiamo presentare per i suoi favori. Eppure ci sono molti che cercano di “acquistare” il favore di Dio. Alcuni lo fanno con l'elemosina e le preghiere; alcuni con la penitenza e il digiuno; alcuni tentando di migliorare il proprio cuore, e per ipocrisia; e alcuni con penitenza e lacrime.

Tutti questi non “acquisteranno” il suo favore. La salvezza, come ogni altra benedizione, sarà “il suo dono”; e se mai ricevuto, dobbiamo essere disposti ad accettarlo alle sue condizioni; a suo tempo; a modo suo. Siamo senza merito; e se salvato, sarà per grazia sovrana di Dio.

21 Nessuna parte - Non hai "parte" della grazia di Dio; cioè, ne sei completamente privo. Questa parola comunemente denota la "parte" di un'eredità che spetta a uno quando viene divisa.

Né sorte - Questa parola significa propriamente una parte che "cade" a uno quando un feudo, o quando un bottino di guerra è diviso in parti, secondo il numero di coloro che devono essere partecipi, e la parte di ciascuno è determinata da "quantità." Le due parole denotano "enfaticamente" che non era in alcun modo partecipe del favore di Dio.

In questa materia - greco: in questa "parola"; cioè cosa. Ciò a cui si fa riferimento qui è la religione di Cristo. Simone non era cristiano. È notevole che Pietro lo abbia giudicato così presto, e quando aveva visto solo "un" suo atto. Ma era un atto che lo soddisfaceva di essere estraneo alla religione. Un atto può a volte far emergere “l'intero personaggio”; può far emergere i motivi “governativi”; può mostrare tratti caratteriali del tutto “incoerenti” con la vera religione; e poi è un criterio tanto certo quanto una lunga serie di atti.

Il tuo cuore - I tuoi "affetti" o "motivi direttivi"; il tuo principio di condotta. Comp, 2 Re 10:15. Ami l'oro e la popolarità, e non il Vangelo per quello che è. Non ci sono prove qui che Pietro abbia visto questo in modo miracoloso, o per qualsiasi influenza soprannaturale. Era evidente e chiaro che Simone non era influenzato dai motivi puri e disinteressati del vangelo, ma dall'amore per il potere e per il mondo.

Al cospetto di Dio - Cioè, Dio vede o giudica che il tuo cuore non è sincero e puro. Nessuna professione esterna è accettabile senza il cuore. Lettore, il tuo cuore è a posto con Dio? I tuoi motivi sono puri; e “Dio” vi vede l'esercizio di affetti santi, sinceri e benevoli verso di lui? Dio “conosce” i motivi; e con certezza infallibile giudicherà, e con giustizia infallibile fisserà il nostro destino secondo gli affetti del cuore.

22 Pentitevi, dunque - Qui possiamo osservare:

Che Simone era in quel momento un peccatore non convertito.

(2) Che il comando gli è stato dato "come tale".

(3) Che gli era richiesto di "fare la cosa"; non aspettare o cercare semplicemente, ma pentirsi realmente.

(4)Che questo doveva essere il “primo passo” della sua conversione. Non gli è stato nemmeno ordinato di “pregare” prima, ma la sua prima opera indispensabile è stata quella di “pentirsi”; cioè, esercitare il proprio dolore per questo peccato e "abbandonare" il suo piano o principio d'azione.

E questo mostra:

(1)Che tutti i peccatori siano esortati a "pentirsi", come prima opera. Non si deve dire loro di "aspettare" e "leggere" e "pregare", nell'aspettativa che sarà loro "dato" il pentimento. Con gli aiuti che possono ottenere, devono "fare la cosa".

(2) La preghiera non sarà accettata o ascoltata a meno che il peccatore non venga "pentendosi"; cioè, a meno che non si penta del suo peccato e "desideri" abbandonarlo. Allora, e solo allora, sarà ascoltato. Quando verrà ad "amare" i suoi peccati e deciderà ancora di praticarli, Dio non lo ascolterà. Quando verrà “desideroso” di abbandonarli, addolorato di essere colpevole e “sentito” il suo bisogno di aiuto, Dio ascolterà la sua preghiera.

Vedi Isaia 1:15; Michea 3:4; Proverbi 1:28; Salmi 66:18.

E prega Dio - Avendo un "desiderio" di abbandonare il peccato e di essere perdonato, "poi" prega Dio di perdonare. Sarebbe assurdo chiedere perdono finché un uomo non ne sentisse il bisogno. Questo mostra che un peccatore “dovrebbe” pregare e “come” dovrebbe farlo. Dovrebbe essere con il desiderio e lo scopo di abbandonare il peccato, e in quello stato d'animo Dio ascolterà la preghiera. Confronta Daniele 4:27.

Se forse - Non c'era certezza che Dio lo avrebbe perdonato; né ci sono prove né che Simone abbia pregato, né che sia stato perdonato. Questa direzione di Pietro presenta “un altro” importante principio riguardo alla condotta dei peccatori. Devono essere indirizzati a pentirsi; non perché hanno la “promessa” del perdono, e non perché “sperano” di essere perdonati, ma perché il peccato “è un gran male”, e perché è “giusto” e “proprio” che si pentano, sia che sono perdonati o no.

Questo deve essere lasciato alla sovrana misericordia di Dio. devono pentirsi del peccato, e poi devono sentire, non che hanno alcun diritto su Dio, ma che dipendono da Lui, e devono essere salvati o perduti a Sua volontà. Non devono supporre che le loro lacrime compreranno il perdono, ma che giacciono allo sgabello della misericordia, e che c'è speranza - non certezza - che Dio perdonerà. Il linguaggio del peccatore umiliato è:

“Forse ammetterà la mia supplica,

Forse ascolterà la mia preghiera;

Ma se muoio pregherò,

E perire solo lì.

“Posso solo perire se vado;

Sono deciso a provare;

Perché se sto lontano, io

Sappi che morirò per sempre".

Il pensiero ... - Il tuo "scopo" o "desiderio". I "pensieri" possono essere, quindi, malvagi e necessitano di perdono. Non è solo il peccato aperto che ha bisogno di essere perdonato; è lo scopo segreto dell'anima.

23 Perché io percepisco - Cioè, dall'atto che aveva fatto. La sua offerta aveva mostrato uno stato d'animo del tutto incompatibile con la vera religione. Un solo peccato “può” altrettanto certamente mostrare che non c'è vera pietà come tanti atti di iniquità. Può essere così deciso, così maligno, così totalmente incoerente con le sole opinioni da determinare immediatamente quale sia il personaggio. Il peccato di Simone era di questo carattere. Pietro qui non sembra aver rivendicato il potere di giudicare il "cuore"; ma giudicava, come farebbero tutte le altre persone, dall'atto.

Nel fiele - Questa parola denota propriamente "bile" o "quel fluido amaro, verde-giallastro che viene secreto nel fegato". Quindi, significa qualcosa di molto amaro; e anche ogni cattiva passione della mente, come rabbia, malizia, ecc. Si parla di “amarezza” della mente, ecc.

Dell'amarezza - Questo è un ebraismo; il solito modo di esprimere il "superlativo" e significa "eccessiva amarezza". La frase è usata riguardo all'idolatria Deuteronomio 29:18 , "Per timore che vi sia in mezzo a voi una radice che porti fiele e assenzio". Un'espressione simile si trova in Ebrei 12:15 : “Perché non spunti alcuna radice di amarezza, ti disturbi.

Il “peccato” è così rappresentato come una cosa “amara” o velenosa; un faticoso non solo "spiacevole" nelle sue conseguenze, ma rovinoso nel suo carattere, come sarebbe una pianta velenosa in mezzo ad altre piante, Geremia 2:19 , "È cosa malvagia e amara che tu abbia abbandonato il Signore tuo Dio"; Geremia 4:18; Romani 3:14 , "La cui bocca è piena di maledizione e amarezza"; Efesini 4:31. Il significato qui è che il cuore di Simone era pieno di un peccato terribile e maligno.

Vincolo di iniquità - O, che sei "vincolato" dall'iniquità. Cioè, che ha il dominio su di te e ti "lega" come un prigioniero. Il peccato è spesso così rappresentato come "schiavitù" e "cattività", Salmi 116:16; Proverbi 5:22 , "Egli sarà trattenuto con le corde dei suoi peccati"; Romani 7:23. Queste espressioni provano in modo conclusivo che Simone era estraneo alla religione.

24 Pregate... - Qui osservate:

(1) Che Simone fosse stato incaricato di pregare per sé Atti degli Apostoli 8:22 , ma non era disposto a farlo, ma era disposto a chiedere ad altri di farlo per lui. I peccatori chiederanno spesso agli altri di pregare per loro, quando sono troppo orgogliosi, o troppo innamorati del peccato, per pregare per se stessi.

(2) La cosa principale che Pietro desiderava imprimergli era il senso del suo peccato. Simone non ha considerato questo, ma ha guardato solo alla punizione. Era terrorizzato e allarmato; cercò di evitare future "punizioni", ma non si preoccupava dei suoi "peccati". Così è spesso con i peccatori. Così fu per il faraone Esodo 8:28 , Esodo 8:32 e Geroboamo 1 Re 13:6.

I peccatori spesso placano le proprie coscienze chiedendo ai ministri e agli amici cristiani di pregare per loro, mentre "loro" hanno ancora intenzione di perseverare nell'iniquità. Se le persone si aspettano di essere salvate, devono pregare “per se stesse”; e pregare non principalmente per essere liberati dal "castigo", ma dal "peccato che merita l'inferno". Questo è tutto ciò che sentiamo di Simone nel Nuovo Testamento; e la probabilità è che, come molti altri peccatori, non pregò per se stesso, ma continuò a vivere nel fiele dell'amarezza, e morì nel vincolo dell'iniquità.

La testimonianza dell'antichità si decide su questo punto. Vedi le note su Atti degli Apostoli 8:9.

25 In molti villaggi... - All'inizio si recarono direttamente nella “città” di Samaria. Al loro ritorno a Gerusalemme viaggiavano più a loro agio e predicavano anche nei villaggi - un buon esempio per i ministri del vangelo e per tutti i cristiani, quando si spostavano da un luogo all'altro. Il motivo per cui tornarono a Gerusalemme e ne fecero la loro dimora permanente, avrebbe potuto essere che era importante rendere testimonianza della risurrezione di Cristo nella stessa città dove era stato crocifisso e dove era avvenuta la sua risurrezione. Se la dottrina fosse stabilita “là”, sarebbe più facile stabilirla altrove.

26 E l'angelo del Signore - La parola "angelo" è usata nelle Scritture in una grande varietà di significati. Vedi le note su Matteo 1:20. Qui è stato supposto da alcuni per significare letteralmente un messaggero celeste inviato da Dio; altri hanno supposto che significhi “sogno”; altri una "visione", ecc. La parola significa propriamente un "messaggero"; e tutto ciò che può essere mostrato per significare qui è che il Signore ha inviato un "messaggio" a Filippo di questo tipo.

È molto probabile, credo, che il passaggio significhi che Dio ha comunicato il messaggio mediante il suo Spirito; perché in Atti degli Apostoli 8:29 , Atti degli Apostoli 8:39 , si dice espressamente che “lo Spirito” parlò a Filippo, ecc.

Così, in Atti degli Apostoli 16:7 , si dice che lo “Spirito” abbia proibito a Paolo di predicare in Bitinia; e in Atti degli Apostoli 8:9 , il messaggio sull'argomento sarebbe stato trasmesso in “una visione.

Non c'è assurdità, tuttavia, nel supporre che un "angelo" sia stato letteralmente impiegato per comunicare questo messaggio a Phil Vedi Ebrei 1:14; Genesi 19:1; Genesi 22:11; Giudici 6:12.

Parlò a Filippo - Confronta Matteo 2:13.

Alzati - Vedi le note su Luca 15:18.

E vai... - Filippo era stato impiegato in Samaria. Poiché ora Dio intendeva inviare il Vangelo in un altro luogo, gli diede una direzione speciale per andare a trasmetterlo. È evidente che Dio ha progettato la "conversione" di questo eunuco, e la direzione a Filippo mostra come realizza i suoi disegni. Non è per miracolo, ma per l'uso dei mezzi. Non è per potere diretto senza "verità", ma è per un messaggio adatto alla fine.

La salvezza di un solo peccatore è un oggetto degno dell'attenzione di Dio. Quando un tale peccatore si converte, è perché Dio forma un piano o uno "scopo" per farlo. quando è fatto, inclina i suoi servi al lavoro; dirige i loro lavori; guida i suoi ministri; e prepara la via Atti degli Apostoli 8:28 ) alla ricezione della verità.

Verso il sud - Cioè, a sud di Samaria, dove allora lavorava Filippo.

Unto Gaza - Gaza, o Azzah Genesi 10:19 , era una città dei Filistei, data da Giosuè a Giuda Jos 15:47 ; 1 Samuele 6:17. Fu una delle cinque principali città dei Filistei. In precedenza era un luogo grande; era situata su un'altura e dominava un bel prospetto.

Fu in questo luogo che Sansone tolse le porte della città e le portò via, Giudici 16:2. Era vicino ad Askelon, a circa 60 miglia a sud-ovest di Gerusalemme.

Che è deserto - Questo può riferirsi alla "via" o al "luogo". La costruzione naturale è quest'ultima. Per spiegare ciò, va osservato che c'erano "due" città con quel nome, Vecchia e Nuova Gaza. Il profeta Sofonia Sofonia Sofonia 2:4 disse che "Gaza" doveva essere "abbandonata", cioè distrutta.

“Ciò fu in parte realizzato da Alessandro Magno (Giuseppe, Antiq., libro 11, capitolo 8, sezioni 3 e 4; libro 13, capitolo 13, sezione 3). In seguito fu costruita un'altra città con lo stesso nome, ma a una certa distanza dalla prima, e la vecchia Gaza fu abbandonata alla desolazione. Strabone cita 'Gaza il deserto' e Diodoro Siculo parla di 'Vecchia Gaza'” (Robinson's Calmet ).

Alcuni hanno supposto, tuttavia, che Luca si riferisca qui alla “strada” che porta a Gaza, come desolata e disabitata. Il dottor Robinson ( Ris. Biblica, 2:640) osserva: “C'erano diverse strade che portavano da Gerusalemme a Gaza. La più frequentata ai giorni nostri, anche se la più lunga, è la via di Ramleh. Anticamente sembrano esserci due strade più dirette. Entrambe queste strade esistono oggigiorno, e l'una attraversa effettivamente il deserto, cioè un tratto di campagna senza villaggi, abitato solo da tribù nomadi.

"In questo luogo, nel 1823, i missionari americani, i signori Fisk e King, trovarono Gaza, una città costruita in pietra, dall'aspetto molto meschino, e che confinava circa cinquemila abitanti" (Sala degli Atti).

27 Un uomo dell'Etiopia - Gaza era vicino ai confini tra Palestina ed Egitto. Era sulla strada diretta da Gerusalemme all'Egitto. "L'Etiopia" era uno dei grandi regni dell'Africa, parte del quale è ora chiamata Abissinia. È spesso menzionato nella Scrittura sotto il nome di "Cush". Ma "Cush" comprendeva una regione molto più ampia, compresa la parte meridionale dell'Arabia, e talvolta anche i paesi adiacenti al Tigri e all'Eufrate.

L'Etiopia propriamente detta si trovava a sud dell'Egitto, sul Nilo, ed era delimitata a nord dall'Egitto, cioè dalle cataratte vicino a Siene; ad est dal Mar Rosso, e forse parte dall'Oceano Indiano; a sud da regioni sconosciute all'interno dell'Africa; e ad ovest dalla Libia e dai deserti. Comprendeva i regni moderni di Nubia o Sennaar e Abissinia. La città principale in essa era l'antica Meroe, situata sull'isola o tratto con lo stesso nome, tra il Nilo e Ashtaboras, non lontano dalla moderna Calmet di Shendi Robinson).

Un eunuco... - Vedi le note su Matteo 19:12. Gli eunuchi erano comunemente impiegati al servizio delle femmine dell'harem; ma la parola è spesso usata per indicare "qualsiasi funzionario confidenziale o consigliere di stato". Evidentemente è così usato qui.

Di grande autorità - Di alto rango; un funzionario del tribunale. È chiaro da quanto segue che quest'uomo era ebreo. Ma è noto che gli ebrei venivano spesso elevati a posti di alto onore e distinzione nelle corti straniere, come nel caso di Giuseppe in Egitto e di Daniele in Babilonia.

Sotto Candace... - Si dice che Candace fosse il nome comune delle regine d'Etiopia, come “Faraone” era dei sovrani d'Egitto. Questo è espressamente affermato da Plinio (Nat. Storia, 7:29). Le sue parole sono: “Gli edifici della città erano pochi; vi regnò una donna di nome Candace, nome che era stato trasmesso a queste regine per molti anni”. Strabone cita anche una regina d'Etiopia di nome Candace.

Parlando di un'insurrezione contro i Romani, dice: "Tra questi c'erano gli ufficiali della regina Candace, che ai nostri giorni regnava sugli Etiopi". Poiché questo non poteva essere il Candace menzionato qui, è chiaro che il nome era comune a queste regine - una sorta di titolo reale. Probabilmente era regina di Meroe, una parte importante dell'Etiopia (Bruce's Travels, vol. ii, p. 431; Clarke).

Chi aveva l'incarico... - Il tesoriere era un funzionario di grande fiducia e responsabilità.

Ed era venuto... - Questo prova che era ebreo, o almeno un proselito ebreo. Era consuetudine per gli ebrei in terre straniere, per quanto possibile, partecipare alle grandi feste a Gerusalemme. Era salito per assistere alla Pasqua, ecc. Vedi le note su Atti degli Apostoli 2:5.

28 E, seduto nel suo carro - La sua carrozza; il suo veicolo. La forma della carrozza non è nota. In alcuni casi le carrozze degli antichi erano poste su ruote; in altri venivano portati su pali, sotto forma di “lettiera” o palanchino, da uomini, muli o cavalli. Vedi l'articolo “Chariot” di Calmet.

Leggendo Isaia... - Isaia. Leggendo senza dubbio la traduzione di Isaia chiamata Settanta. Questa traduzione è stata fatta in Egitto per l'uso speciale degli ebrei ad Alessandria e in tutto l'Egitto, ed era quella comunemente usata. Il "perché" stava leggendo le Scritture, e specialmente questo profeta, non è certamente noto. È moralmente certo, però, che si trovasse in Giudea al tempo della crocifissione e risurrezione di Gesù; che aveva sentito molto parlare di lui; che questo sarebbe oggetto di discussione; ed era naturale per lui, tornando, guardare le profezie riguardanti il ​​Messia, o meditarle come un argomento adatto di indagine e di pensiero, o esaminare le pretese di Gesù di Nazareth a questo ufficio.

La profezia in Isaia 53:1; era così sorprendente e coincideva così chiaramente con il carattere di Gesù, che era naturale per una mente sincera esaminare se "egli" potesse non essere la persona voluta dal profeta. Su questa narrazione possiamo osservare:

È un lavoro doveroso e proficuo, al ritorno dal “culto”, esaminare le Sacre Scritture.

(2) È bene avere l'abitudine di leggere le Scritture quando siamo in viaggio. Può servire a tenere il cuore lontano dagli oggetti del mondo e ad assicurare gli affetti per Dio.

(3) È sempre bene leggere la Bibbia. È uno dei mezzi di grazia. Ed è quando cerchiamo la sua volontà che otteniamo luce e conforto. Il peccatore esamini con mente candida il sacro volume. Può essere il mezzo per condurlo nel vero cammino della salvezza.

Dio spesso ci dà luce sul significato della Bibbia in modi inaspettati.

Quanto poco si aspettava questo eunuco di essere illuminato nel modo in cui effettivamente era. Eppure Dio, che intendeva istruirlo e salvarlo, mandò il maestro vivente (Filippo), gli aprì le Scritture e lo condusse al Salvatore.

29 Lo Spirito - Vedi le note su Atti degli Apostoli 8:26. Lo Spirito Santo è evidentemente inteso qui. Il pensiero nella mente di Filippo è qui ricondotto al suo suggerimento. Tutti i buoni pensieri e progetti hanno la stessa origine.

Unisciti a te stesso - Unisciti a lui nel suo carro. Vai a sederti con lui.

30 E Filippo corse... - Indicando la sua fretta e il suo desiderio di obbedire ai suggerimenti dello Spirito. Mille difficoltà sarebbero nate nella mente di Filippo se avesse riflettuto un po'. L'eunuco era uno straniero; aveva l'aspetto di un uomo di rango; era impegnato nella lettura; potrebbe essere indisposto ad essere interrotto oa conversare, ecc. Ma Filippo obbedì senza alcuna esitazione alle istruzioni dello Spirito, e "corse" da lui.

È bene seguire i primi suggerimenti dello Spirito; cedere alle chiare indicazioni del dovere, ed eseguirlo subito. Specialmente in un atto di benevolenza e nel conversare con altri sull'argomento della religione, i nostri primi pensieri sono comunemente i più sicuri e i migliori. Se non li seguiamo, i calcoli dell'avarizia, o della paura, o della prudenza mondana sono molto adatti a entrare. Ci si allarma; abbiamo paura dei ricchi e dei grandi; supponiamo che la nostra conversazione e i nostri ammonimenti saranno inaccettabili. Possiamo imparare da questo caso:

(1) Fare subito il nostro dovere, senza esitazione o dibattito.

(2) Saremo spesso delusi riguardo a argomenti di questo tipo. Troveremo una conversazione sincera, umile e cristiana molto più accettabile per gli estranei, per i ricchi e per i grandi, di quanto comunemente supponiamo. Se, come in questo caso, sono “soli”; se ci avviciniamo a loro gentilmente; se non ci rivolgiamo loro in modo rude e duro, troveremo la maggior parte delle persone disposte a parlare di religione.

Ho conversato con alcune centinaia di persone sull'argomento della religione, e ora non ricordo che due casi in cui sono stato trattato in modo rude, e in cui non è stato facile ottenere un'attenzione rispettosa e gentile alla conversazione cristiana.

E lo sentii leggere - Stava leggendo "ad alta voce" - a volte il modo migliore per imprimere la verità nella mente nella nostra lettura privata delle Scritture.

E disse... - Questa domanda, forse c'era motivo di temere, non sarebbe stata accolta gentilmente. Ma la mente dell'eunuco era in uno stato tale che non si offese per tale indagine, sebbene fatta da un valletto e da uno sconosciuto. Senza dubbio lo riconobbe come un fratello ebreo. È una domanda importante da porci quando leggiamo le Sacre Scritture.

31 E disse... - Questo era un riconoscimento generale del suo bisogno di direzione. Evidenziava uno stato d'animo umile. Era anche un riconoscimento, originato probabilmente da questo particolare brano che stava leggendo. Non capiva come potesse essere applicato al Messia; come si conciliasse la descrizione della sua umiliazione e condanna Atti degli Apostoli 8:33 con le idee prevalenti del suo essere principe e conquistatore.

Lo stesso sentimento è espresso da Paolo in Romani 10:14. La circostanza, lo stato d'animo nell'eunuco e il risultato, ricordano fortemente la dichiarazione in Salmi 25:9 , "Il mite guiderà nel giudizio e il mite insegnerà la sua via".

E desiderava... - Era disposto a ricevere istruzioni, anche da uno sconosciuto. Il ricco e il grande possono spesso ricevere preziose istruzioni da uno sconosciuto e da un povero sconosciuto.

32 Il luogo... - Isaia 53:7.

Fu condotto... - Questa citazione è presa letteralmente dai Settanta. Varia molto poco dall'ebraico. È stato quasi universalmente inteso che questo luogo si riferisce al Messia; e Filippo lo applica espressamente a lui. La parola “fu condotto” ἤχθη ēchthē implica che fu condotto da altri; che fu condotto come una pecora viene condotta ad essere uccisa. L'idea generale è quella della “mansuetudine” e della “sottomissione” quando fu condotto a morte; una descrizione che si applica in maniera molto suggestiva al Signore Gesù.

Al macello - Essere ucciso. La caratteristica qui registrata è più notevole nelle pecore che in qualsiasi altro animale.

E come un agnello muto... - Ancora, paziente, irresistibile.

Quindi non ha aperto bocca - Non ha "lamentato" o "mormorato"; non ha opposto resistenza, ma ha ceduto pazientemente a ciò che è stato fatto da altri. Confronta le note su Isaia 53.

33 Nella sua umiliazione - Questo varia dall'ebraico, ma è copiato esattamente dai Settanta, mostrando che stava leggendo i Settanta. Il testo ebraico è: “Fu tratto di prigione e di giudizio”. La parola resa "prigione" denota qualsiasi tipo di "detenzione" o anche "oppressione". Non significa, come con noi, essere confinato "in" una prigione o una prigione, ma può significare "custodia" ed essere applicato alla detenzione o custodia del Salvatore quando le sue mani furono legate, e fu portato ad essere provato.

Vedi le note su Matteo 27:2. Non si sa perché i Settanta tradussero così l'espressione "fu preso dalla prigione", ecc., con "nella sua umiliazione", ecc. La parola "dalla prigione" può significare, come è stato osservato, tuttavia, da "oppressione". ”, e questo non differisce materialmente dall'“umiliazione”; e in questo senso la intendevano i Settanta.

Il “significato” dell'espressione nella Settanta e negli Atti è chiaro. Denota che nel suo stato di oppressione e calamità; quando era privo di protettori e amici; quando nel più basso stato di umiliazione, e quindi più oggetto di pietà, “oltre a ciò”, gli fu negata la giustizia; il suo giudizio - una sentenza giusta - fu tolto, o trattenuto, e fu consegnato per essere messo a morte.

La sua profonda umiliazione e il suo stato senza amici furono "seguiti" da una condanna ingiusta e crudele, quando nessuno si sarebbe fatto avanti per perorare la sua causa. Ogni circostanza va così ad approfondire la visione delle sue sofferenze.

Il suo giudizio - La giustizia, una sentenza giusta, gli fu negata, e fu crudelmente condannato.

E chi dichiarerà la sua generazione? - La parola “generazione” qui usata denota propriamente “posteri”; poi “un'età” dell'umanità, che comprende circa 30 anni, poiché si parla di questa e della prossima generazione; quindi denota "gli uomini" di una particolare età o tempo. Di questa espressione sono state date interpretazioni molto diverse. Lowth lo traduce, "Il suo modo di vivere chi lo dichiarerebbe?" riferendosi, come egli suppone, al fatto che quando un prigioniero veniva condannato e condotto all'esecuzione, era consuetudine che un banditore facesse un proclama con queste parole: "Chiunque sa qualcosa della sua innocenza, venga a dichiararla .

Questo passaggio è tratto dalla Gemara di Babilonia (Kennicott, come citato da Lowth). La stessa Gemara di Babilonia su questo brano aggiunge, “che prima della morte di Gesù, questo annuncio fu fatto 40 giorni; ma non è stato possibile trovare alcuna difesa” - una palese falsità e una storia straordinariamente illustrativa del carattere degli scritti ebraici.

La Gemara fu scritta qualche tempo dopo Cristo, forse non lontano dall'anno 180 (Lardner), ed è una raccolta di commentari alle leggi tradizionali degli ebrei. Che questa usanza esistesse è molto probabile; ma è certo che nulla del genere fu fatto durante la prova del Salvatore. La parafrasi caldea traduce il passaggio in Isaia: “Egli raccoglierà la nostra prigionia dalle infermità e dalla vendetta; e chi può dichiarare quali cose meravigliose ci saranno fatte ai suoi giorni?” Altri hanno posto questa domanda alla sua Divinità, o alla sua “generazione” divina; insinuando che nessuno poteva spiegare il mistero della sua generazione eterna.

Ma la parola nelle Scritture non ha tale significato; e un tale senso non si adatterebbe alla connessione (vedi Calvino in loco). Altri lo hanno riferito alla “sua propria posterità spirituale”, ai suoi discepoli, alla sua famiglia; "il numero dei suoi amici e seguaci che potrebbe enumerare?" (Calvin, Beza, ecc.) Un altro senso che la parola ha è quello di denotare il "popolo" di qualsiasi età o tempo particolare ( Matteo 11:16; Matteo 23:36; Luca 16:8 , ecc.

); e si è supposto che la domanda qui significhi: "Chi può descrivere il carattere e la malvagità della generazione quando vivrà - l'enorme crimine di quell'epoca, nel metterlo a morte?" Su questo brano si vedano le note su Isaia 53:8. Forse, dopo tutto ciò che è stato scritto su questo passaggio, l'idea semplice è: “Chi lo difenderà, dichiarando chi è? Chi apparirà per lui? Chi lo vendicherà?" il che significa che tutti lo avrebbero abbandonato e che non ci sarebbe stato nessuno a "dichiarare veramente chi era".

Per la sua vita... - L'ebreo dice: “Poiché fu stroncato dalla terra dei viventi”; cioè è stato messo a morte. L'espressione usata negli Atti è stata presa dalla Settanta, e significa sostanzialmente la stessa dell'ebraico.

34 Filippo rispose - Cioè, "si rivolse" a Fil Gli ebrei usano spesso la parola "risposta" come sinonimo di "rivolgersi" a uno, che avesse parlato o meno.

Di se stesso... - Questa era un'indagine naturale, perché non c'era nulla nel testo stesso che potesse determinare a chi fosse il riferimento. Gli antichi ebrei applicavano espressamente il passaggio al Messia. Così, il Targum di Gionatan in Isaia 52:13 , "Ecco il mio servo Isaia 52:13 prudenza", ecc., lo rende: "Ecco, il mio servo, il Messia, avrà successo", ecc.

Ma dovremmo ricordare che l'eunuco probabilmente non era molto versato nelle Scritture. Dovremmo ricordare, inoltre, che era appena stato a Gerusalemme, e che l'opinione pubblica era agitata per i procedimenti del Sinedrio nel mettere a morte Gesù di Nazaret, che sosteneva di essere il Messia. Non è affatto improbabile che questo passaggio fosse stato sollecitato come prova che egli era il Messia; e che gli ebrei, per sottrarsi alla sua forza, avevano sostenuto che si riferisse a Isaia oa Geremia, come hanno fatto da allora.

Eppure l'argomento era così importante e così difficile che aveva occupato l'attenzione del viaggiatore durante il suo viaggio; e la sua domanda mostra che stava meditando profondamente sull'indagine se potesse riferirsi allo stesso Isaia oa uno qualsiasi dei profeti, o se dovesse riferirsi al Messia. In questo stato di suspense e agitazione, quando la sua mente era pronta a ricevere istruzioni, Dio mandò un messaggero per guidarlo.

Egli così spesso prepara, con la sua Provvidenza, o con un susseguirsi di avvenimenti commoventi e solenni, gli animi delle persone a ricevere la verità; e poi invia i suoi messaggeri per guidare i premurosi e gli ansiosi sulla via della pace e della salvezza.

35 Aprì la bocca - Vedi Matteo 5:2.

Alla stessa Scrittura - Prendendo questo come un “testo” da illustrare.

Gli predicò Gesù - Gli mostrò che Gesù di Nazareth corrispondeva esattamente alla descrizione del profeta, e che quindi si riferiva al Messia, e che il Messia era Gesù di Nazareth. Fino a che punto Filippo ha dettagliato le circostanze della vita e della morte di Cristo è sconosciuto. Ciò che segue mostra anche che ha affermato il disegno del battesimo e il dovere di essere battezzato.

36 Mentre andavano per la loro strada - Nel loro viaggio.

Una certa acqua - L'espressione qui usata non determina se si trattasse di un fiume, di un ruscello o di una pozza. E non ci sono circostanze per stabilirlo. È ben noto, tuttavia, che non c'è un grande fiume o un ruscello molto considerevole in queste vicinanze. Tutto ciò che viene lasciato intendere è che c'era acqua a sufficienza per eseguire il rito del battesimo. Grozio dice che arrivarono "a una fontana che era nelle vicinanze di Betsora, nella tribù di Giuda, alla ventesima pietra miliare da Aelia (Gerusalemme) a Ebron". Questa è, tuttavia, una tradizione presa da Eusebio. Il posto è ancora mostrato (Pococke).

Cosa mi ostacola... - Questo dimostra che era stato istruito da Filippo sulla natura e il disegno del battesimo. Evidenzia anche un proposito di donarsi a Cristo, di professare il suo nome e di dedicarsi al suo servizio.

Essere battezzati - Sul significato della parola “battezzare” βαπτίζω baptizō, vedi tutte le note su Matteo 3:6 , Matteo 3:16.

37 E Filippo disse... - Questo fu affermato da Filippo come il giusto titolo per fare una professione di religione. I termini sono:

“Fede”, cioè un'accoglienza di Gesù come Salvatore; cedere la mente alle giuste influenze delle verità della redenzione. Vedi le note su Marco 16:16.

(2) È richiesto non solo l'assenso dell'intelletto, ma una resa del “cuore, della volontà, degli affetti” alla verità del Vangelo. Come queste erano le qualifiche appropriate allora, così lo sono adesso. Non è richiesto niente di meno; e nient'altro che questo può costituire una qualifica adeguata per la Cena del Signore.

Credo ... - Questa professione è più di una credenza professata che Gesù fosse "il Messia". Il nome "Cristo" implica questo. “Credo che Gesù il Messia sia il Figlio di Dio”. Ha professato la sua convinzione di essere il "Figlio di Dio" - dimostrando che in precedenza aveva supposto che il Messia "sarebbe stato" il Figlio di Dio, o che Filippo lo aveva istruito su questo punto. Era naturale che Filippo, nel discorrere dell'umiliazione e della povertà di Gesù, aggiungesse anche che sosteneva un grado d'essere più alto di un uomo, ed era Figlio di Dio.

Quali idee precise l'eunuco attribuisse a questa espressione non può ora essere determinato. Questo verso manca in un gran numero di manoscritti (Mill), ed è stato rifiutato da molti dei critici più abili. È anche omesso nelle versioni siriaca ed etiopica. Non è facile intuire perché sia ​​stato omesso in quasi tutti i mss greci. a meno che non sia spurio. Se non era nella copia originale degli Atti, è stato probabilmente inserito da qualche trascrittore antico, ed è stato ritenuto così importante per la connessione, da mostrare che l'eunuco non è stato ammesso frettolosamente al battesimo, che è stato successivamente trattenuto. Contiene, tuttavia, un'importante verità, insegnata in abbondanza altrove nelle Scritture, che la “fede” è necessaria per una corretta professione di religione.

38 E scesero entrambi nell'acqua - Questo passaggio è stato oggetto di molte discussioni sul tema del battesimo. È stato addotto a dimostrazione della necessità dell'immersione. Non si propone di entrare in questo argomento qui (vedi le note dell'editore in Matteo 3:6 , Matteo 3:16 ).

Si può notare qui che la preposizione εἰς eis, tradotta “in”, non significa necessariamente che siano andati “nell'acqua”. Il suo significato sarebbe anche espresso da "a" o "unto", o come dovremmo dire, "sono andati "in" l'acqua", senza significato per determinare se sono andati "in" o no. Su “ventisei” significati che Schleusner ha dato la parola, questo è uno, e uno che si verifica di frequente: Giovanni 11:38 : “Gesù, dunque, gemendo in se stesso, venne al εἰς eis tomba” - sicuramente non “ nella” tomba; Luca 11:49 , “li mando profeti,” greca “io mando a εἰς EIS loro dei profeti” - “a” loro, non “in” di loro, confrontare Romani 2:4 ,1 Corinzi 14:36; Matteo 12:41 , "Si pentirono a εἰς eis la predicazione di Giona" - non nella sua predicazione; Giovanni 4:5 , "Poi viene "a" εἰς eis una città della Samaria", cioè "vicino ad essa", poiché il contesto mostra che non era ancora entrato "in" in essa, confrontare Atti degli Apostoli 7:6 , Atti degli Apostoli 7:8; Giovanni 21:4 , "Gesù stava "su" εἰς eis la riva", cioè non "dentro", ma "vicino" alla riva.

Questi passaggi mostrano:

Che la parola non significa necessariamente che sono entrati "nell'acqua". Ma,

Se lo ha fatto, non ne consegue necessariamente che l'eunuco fosse immerso. Ci possono essere vari modi di battezzare, anche dopo essere stati “in” acqua, oltre all'immersione. L'aspersione o il versamento possono essere eseguiti lì come altrove. L'atto di battesimo più solenne che io abbia mai visto compiere è stato, quando ero ragazzo, nel fiume sulle rive del quale sono nato, dove il ministro e il candidato andarono entrambi "nel" Myer, e, quando vicino al centro del fiume, il candidato si inginocchiò nell'acqua, e il ministro con una ciotola "versò" acqua sulla sua testa.

Tuttavia, se fosse stato affermato il fatto, in riferimento a questo caso, che "entrambi scesero "nell'acqua" e uscirono dall'acqua", e si fosse quindi dedotto che l'uomo fosse "immerso", sarebbe sarebbe stata del tutto una falsa inferenza. Non si è verificata tale immersione, e dal racconto qui non c'è più alcuna prova che sia avvenuta nel caso dell'eunuco. Vedi βαπτίζω baptizō.

(3) Spetta a coloro che sostengono che "l'immersione" è l'unico modo valido di battesimo per dimostrare che questo passaggio non può assolutamente significare altro, e che non c'era nessun altro modo praticato dagli apostoli.

(4) Sarebbe ancora doveroso dimostrare che se questa fosse la modalità comune e persino l'unica, allora, in un clima caldo, è indispensabile che questa modalità venga praticata ovunque. Nessun comando così positivo può essere addotto. E ne consegue, quindi, che non si può provare che l'immersione sia l'unico modo lecito del battesimo. Vedi le note dell'editore in Matteo 3:6 , Matteo 3:16.

39 Fuori dall'acqua - ἐκ ek. Questa preposizione si oppone a εἰς eis, “into”; e come può significare to, così può significare From; se questo significa dentro, significa qui fuori.

Lo Spirito del Signore - Vedi Atti degli Apostoli 8:29. Lo Spirito aveva suggerito a Filippo di andare incontro all'eunuco, e lo stesso Spirito, ora che aveva adempiuto il disegno del suo andarci, ne diresse la partenza.

Catturato - Questa frase è stata generalmente intesa come un trasferimento forzato o miracoloso di Filippo in un altro luogo. Alcuni hanno persino supposto che sia stato portato in aria da un angelo (vedi anche Doddridge). A tali sciocche interpretazioni sono stati condotti molti commentatori. Il significato è, chiaramente, che lo Spirito, che aveva ordinato a Filippo di avvicinarsi all'eunuco, ora lo allontanava in modo simile. Che questo sia il significato è chiaro:

(1) Perché rappresenta tutto ciò che è accaduto. Non è saggio supporre l'esistenza di un miracolo se non quando l'effetto non può essere altrimenti spiegato, e tranne dove c'è una chiara affermazione che c'è stato un miracolo.

(2) La parola “catturato” ἥρπασεν hērpasen non implica che ci sia stato un miracolo. La parola propriamente significa "prendere e portare via qualcosa con violenza, senza il consenso del proprietario", come fanno i ladri e i saccheggiatori. Quindi significa rimuovere qualsiasi cosa in modo forzato; usare la forza o il potere per rimuoverlo, Atti degli Apostoli 23:10; Matteo 13:19; Gv 10:28 ; 2 Corinzi 12:2 , 2 Corinzi 12:4 , ecc.

In nessun caso denota mai che viene compiuto un miracolo. E tutto ciò che può essere significato qui è che lo Spirito ha fortemente ammonito Filippo ad andare in qualche altro luogo; che egli suggerì con tanta forza o vividamente il dovere alla sua mente da strapparlo, per così dire, dalla società dell'eunuco. Era stato profondamente interessato al caso. Avrebbe trovato piacere nel continuare il viaggio con lui.

Ma le forti convinzioni di dovere sollecitate dallo Spirito Santo lo spinsero, per così dire, a rompere questa nuova ed interessante conoscenza, e ad andare in qualche altro luogo. Lo scopo per il quale era stato inviato, per istruire e battezzare l'eunuco, fu compiuto, e ora fu chiamato a qualche altro campo di lavoro. Un'analoga istanza interpretativa è stata presa in considerazione nelle note a Matteo 4:5.

E se ne andò gioendo per la sua strada - La sua mente era illuminata su un passaggio sconcertante della Scrittura. Era soddisfatto del Messia. Fu battezzato; e sperimentò ciò che provano tutti coloro che abbracciano il Salvatore e sono battezzati: la gioia. Era gioia derivante dal fatto che era riconciliato con Dio; e una gioia l'effetto naturale di aver fatto prontamente il suo dovere nel fare una professione di religione.

Se desideriamo la felicità evitando le nuvole e l'oscurità, dovremmo fare subito il nostro dovere. Se rimandiamo a domani ciò che dovremmo fare oggi, possiamo aspettarci di essere turbati da pensieri malinconici. Se troviamo la pace, sarà facendo prontamente proprio ciò che Dio richiede dalle nostre mani. Questa è l'ultima volta che sentiamo di quest'uomo. Alcuni hanno supposto che portasse il Vangelo in Etiopia e lo predicasse lì.

Ma c'è una forte evidenza per credere che il Vangelo non fu predicato con successo lì fino all'anno 330 circa, quando fu introdotto da Frumenzio, inviato in Abissinia a tale scopo da Atanasio, Vescovo di Alessandria. Da questa narrazione possiamo apprendere:

Che Dio prepara spesso la mente a ricevere la verità.

(2)Che questo avviene a volte con i grandi e i nobili, così come i poveri e gli oscuri.

(3)Che dovremmo studiare le Scritture. Questo è il modo in cui Dio di solito dirige la mente nelle verità della religione.

(4)Che coloro che leggono la Bibbia con franchezza e attenzione possano aspettarsi che Dio, in qualche modo, li guidi alla verità. Sarà spesso in un modo che meno si aspettano; ma non devono temere di essere lasciati all'oscurità o all'errore.

(5)Che dovremmo essere sempre pronti a parlare ai peccatori. Dio prepara spesso la loro mente, come ha fatto con quella dell'eunuco, a ricevere la verità.

(6)Che non dobbiamo aver paura del grande, del ricco o degli estranei. Dio prepara spesso le loro menti a ricevere la verità; e potremmo trovare un uomo disposto a sentire parlare del Salvatore dove meno ce lo aspettavamo.

(7)Che dovremmo fare il nostro dovere in questo senso, come ha fatto Filippo, prontamente. Non dobbiamo indugiare o esitare, ma dobbiamo subito fare ciò che crediamo sia conforme alla volontà di Dio. Vedi Salmi 119:60.

40 Ma Filippo è stato trovato - Cioè, è venuto ad Azotus, o non è stato sentito parlare fino a quando non ha raggiunto Azotus. La parola è spesso usata in questo senso. Vedi 1 Cronache 29:17 , margine; 2 Cronache 29:29 , margine; Genesi 2:20; vedi anche Luca 17:18; Romani 7:10.

In tutti questi luoghi la parola è usata nel senso di essere, o essere presente. Non significa qui che ci sia stato un miracolo nel caso, ma che Filippo, dopo aver lasciato l'eunuco, è venuto o è stato ad Azotus.

Azotus - Questo è il nome greco della città che dagli Ebrei era chiamata Ashdod. Era una delle città che non furono prese da Giosuè e che rimase in possesso dei Filistei. Fu in questo luogo che l'arca di Dio fu mandata quando fu presa dai Filistei dagli Israeliti; e qui Dagon fu abbattuto davanti ad esso, 1 Samuele 5:2.

Uzzia, re di Giuda, ne abbatté le mura e vi edificò intorno città o torri di guardia, 2 Cronache 26:6. Era un luogo di grande forza e conseguenze. Era distante circa trenta miglia da Gaza. Era situata sulla costa del Mediterraneo, e aveva un porto marittimo, ora del tutto scomparso. Il mare è ora distante circa due miglia e lo spazio intermedio è un deserto di sabbia mobile, che ha raggiunto la periferia della città (Land and the Book, Dr.

Thomson, vol. ii, p. 320). Il prof. Hackett ( Illustrazioni della Scrittura, pp. 142, 143) dice di questo luogo: “Un piccolo villaggio chiamato Esdud perpetua l'antico nome. Asdod era una delle principali città dei Filistei, ma ora è completamente abbandonata. Su di essa è stata eseguita alla lettera la frase del profeta: 'Eliminerò l'abitante da Asdod' Amos 1:8.

Gli unici segni dell'antichità che ho potuto scoprire erano un alto tumulo, dove sorgeva la città vecchia, ora coperto di frammenti di ceramica; due o tre cantine o cisterne che sembravano aperte di recente; due colonne di marmo, una prostrata nel cortile di un vicino khan, e l'altra trasformata in un abbeveratoio; diversi pezzi rotti di colonne o tavolette, per lo più incorporati in un sakieh, o annaffiatoio; e qualche traccia di muratura presso la via Giaffa, forse appartenuta alla cinta muraria. Questi ultimi sono così nascosti da essere trovati solo con dolori speciali”.

Ha predicato in tutte le città - Joppa, Lydda, Askelon, Arimarthea, ecc., Che si trovano lungo la costa del Mediterraneo.

Cesarea - Anticamente questa città era chiamata Torre di Stratone. Si trova sulla costa del Mediterraneo, alla foce di un piccolo fiume, e ha un bel porto. Si trova a 36 miglia a sud di Acri, e circa 62 miglia a nord-ovest di Gerusalemme, e circa alla stessa distanza a nord-est di Azotus. La città sarebbe da alcuni l'Hazor menzionata in Giosuè 11:1.

Fu ricostruita da Erode il Grande e chiamata Cesarea in onore di Cesare Augusto. A lui fu dedicata la città, chiamata Sebaste, termine greco per Augusto. Era adorno di bellissime case; e fu eretto da Erode il Tempio di Cesare contro l'imboccatura del porto, nel quale fu posta la statua dell'Imperatore Romano. Divenne la sede del governatore romano mentre la Giudea era una provincia romana, Atti degli Apostoli 23:33; Atti degli Apostoli 25:6 , Atti degli Apostoli 25:13.

Filippo in seguito risiedette in questo luogo. Vedi Atti degli Apostoli 21:8. Cesarea attualmente è abitata solo da sciacalli e animali da preda. "Forse", dice il dottor Clarke, "non c'è stato nella storia del mondo un esempio di una città che in così breve spazio di tempo sia salita a un'altezza di splendore così straordinaria come questa di Cesarea, o che esibisca un contrasto più terribile con la sua antica magnificenza per l'attuale aspetto desolato delle sue rovine.

Non rimane un solo abitante. Dei suoi splendidi palazzi e templi, arricchiti con le migliori opere d'arte, a malapena si può scorgere una traccia. Nello spazio di 10 anni dopo aver gettato le fondamenta, da un'oscura fortezza, divenne la città più fiorente e celebrata di tutta la Siria”. Ora è nella più totale desolazione. Vedi Robinson's Calmet, "Cesarea".

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Atti 8

1 Versetto 1. Saul acconsentiva alla sua morte,

Questa clausola, nelle versioni latina della Vulgata, siriaca, araba ed etiopica, si trova alla fine del capitolo precedente, e che sembra essere il suo giusto posto; e così avviene nella copia alessandrina: che Saul acconsentì alla morte di Stefano, e approvò quell'azione barbara, è evidente dal fatto che si prese cura degli abiti dei testimoni che lo lapidarono; ma la parola qui usata non significa solo un semplice consenso, ma un consenso con piacere e delizia; ne era molto contento, si rallegrava del suo stesso cuore; vi si unì ad altri, con il massimo piacere e soddisfazione; questo, e ciò che è stato detto prima riguardo al fatto che egli fece deporre ai suoi piedi le vesti dei testimoni, così come ciò che segue, riguardo alla sua persecuzione dei santi, sono, piuttosto, menzionati, perché questo violento persecutore si convertì in seguito, e divenne un eminente predicatore del Vangelo; e questi racconti servono a mettere in risalto e illustrare la grazia di Dio, che fu abbondante verso di lui

E in quel tempo ci fu una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme: cominciò "in quel giorno", come si possono tradurre le parole, in cui Stefano fu lapidato. Appena lo ebbero messo a morte, questi disgraziati assetati di sangue furono ancora più avidi del sangue degli altri; ed essendo ora in gran numero, e pieni di rabbia e furore, piombarono sui membri della chiesa ovunque li incontrassero, e li uccisero; poiché che altri, oltre a Stefano, furono messi a morte, appare chiaro da Atti 26:10 e, secondo alcuni racconti, sebbene non ci si possa fidare, duemila persone soffrirono in questo tempo: e se questo fosse il caso, si potrebbe chiamare una grande persecuzione:

e tutti si dispersero all'estero; non tutti i membri della chiesa, e forse nessuno di quelli privati; poiché in seguito leggiamo di devoti che portarono Stefano alla tomba; e della chiesa che viene devastata da Saulo; e di uomini e donne che venivano trascinati fuori dalle loro case e da lui messi in prigione; ma tutti i predicatori della parola, eccetto gli apostoli; poiché quelli che erano stati dispersi, andavano attorno predicando la parola, Atti 8:4, 11:19 Sembra che siano i settanta discepoli, e altri ministri della parola, sui quali lo Spirito Santo scese il giorno di Pentecoste, o fu poi concesso; tra i quali c'erano Filippo, che andò a Samaria; e Anania, che era a Damasco; e altri che si spinsero fino a Fenicia, Cipro e Antiochia: e in particolare si dice che furono dispersi

in tutte le regioni della Giudea e della Samaria; dove il loro ministero fu così grandemente benedetto, per la conversione delle anime, che furono rapidamente molte chiese fondate e formate in queste parti, come appare da Atti 9:31 in modo che questa persecuzione fosse per l'avanzamento e la diffusione del Vangelo: che dopo questa dispersione qualcuno di loro venne in Francia e in Inghilterra, o in qualsiasi altra parte d'Europa, non è probabile; poiché sono menzionati i luoghi particolari in cui sono andati; e poiché predicavano solo ai Giudei, e questa dispersione a causa della persecuzione era di tutti i predicatori,

eccetto gli apostoli; i dodici apostoli, che rimasero a Gerusalemme per prendersi cura della chiesa; incoraggiare i suoi membri a soffrire allegramente per amore di Cristo e del suo Vangelo; e per incoraggiarli a rimanere con lui: e questo non era solo un esempio di coraggio e costanza in loro, e della protezione e preservazione divina di loro, in mezzo ai loro nemici; ma anche della timidezza dei loro avversari, che potrebbero aver paura di immischiarsi con loro; ricordando quali opere miracolose erano state compiute da loro, e come erano stati liberati dalla prigione, e specialmente il caso di Anania e Saffira, che furono colpiti a morte da Pietro. L'antica copia di Beza aggiunge: "che rimase a Gerusalemme"

2 Versetto 2. E uomini pii portarono Stefano alla sua sepoltura,

Questi uomini non erano proseliti ebrei, ma membri della chiesa cristiana, che erano eminenti per la loro religione e pietà, e che ebbero abbastanza coraggio, in mezzo a questa persecuzione, da mostrare rispetto al corpo morto di questo santo martire, che presero da sotto le pietre, lo lavarono e lo avvolsero in panni di lino, e lo mettevano in una bara, o su una bara: facevano tutto ciò che preparava il funerale, che, è principalmente progettato dalla parola qui usata, piuttosto che il trasporto di lui nella tomba; ma fecero anche questo, e lo seppellirono, e portare un cadavere e seguirlo fino alla tomba, e seppellirlo, erano con i Giudei annoverati tra gli atti di gentilezza, di misericordia e di pietà, e che non mancavano di ricompensa; essi hanno un detto:

"Chi fa cordoglio, faranno cordoglio per lui; e chi seppellisce lo seppelliscono e chi lo innalza (la sua voce in un lamento piangente) lo innalzeranno per lui; colui che accompagna (un cadavere), lo accompagneranno; chi "porta", lo porteranno";

come fecero questi uomini devoti, che non permisero che Stefano fosse sepolto nel comune luogo di sepoltura dei malfattori, ma lo seppellirono altrove, in modo più decoroso: ma non è certo se avessero il permesso dal sinedrio di farlo, o se lo facessero da soli; se quest'ultimo, il che sembra più probabile, è un esempio di grande audacia e risolutezza, e specialmente in questo momento; per

"Non seppellirono uno che era stato lapidato nei sepolcri dei suoi padri, ma c'erano due luoghi di sepoltura stabiliti dal Sinedrio, uno per quelli che sono stati lapidati e bruciati, e un altro per quelli che sono stati uccisi con la spada e strangolati."

Così, hanno agito in contrasto con il canone ebraico, come hanno fatto anche in ciò che segue:

e fece un grande lamento su di lui; Sebbene non si addolorassero come coloro che non hanno speranza, tuttavia non rivestivano di un'apatia stoica; ma come uomini consapevoli della perdita che la chiesa di Cristo aveva subito, con la morte di una persona così eminente per i suoi doni e la sua grazia, lo piansero in modo conveniente: in questo andarono contro la regola ebraica, che proibisce il lamento per coloro che morirono come malfattori, e così funziona

"Non fanno cordoglio, ma si affliggono; perché il dolore è solo nel cuore";

La loro ragione di ciò era, come dicono i commentatori, perché pensavano che

"La loro disgrazia fu un'espiazione per il loro peccato":

ma questi uomini devoti sapevano che Stefano non aveva bisogno di tale espiazione, e che i suoi peccati erano stati espiati in un altro modo: altrimenti i Giudei consideravano il lutto per i morti come un onore per lui; per questo dicono, quel lutto

"è la gloria dei morti: chiunque è arretrato al lutto di un uomo saggio non prolungherà i suoi giorni; e chi è pigro nel lutto per un uomo buono, dovrebbe essere sepolto vivo; e chiunque fa scendere lacrime per un uomo buono, ecco, la sua ricompensa è riservata per lui con il santo Dio benedetto".

3 Versetto 3. Quanto a Saulo, egli fece scompiglio nella chiesa,

Fece del male ai santi, distrusse quelli che invocavano il nome di Cristo, Atti 9:13,21 e perseguitò e devastò la chiesa di Dio, come egli stesso dice, Galati 1:13 e ora Beniamino, della cui tribù era Saulo, si arrabbiò come un lupo, Genesi 49:27

Entrando in ogni casa; dove dimoravano i santi:

e l'accanimento di uomini e donne: in modo violento, senza alcun riguardo per l'età o il sesso:

li ha messi in prigione; li consegnarono nelle mani dei sommi sacerdoti e dei magistrati, perché fossero rinchiusi e mandati in prigione; questo egli stesso confessa, Atti 22:4, 26:10

4 Versetto 4. Perciò quelli che erano stati dispersi,

A causa della persecuzione in Gerusalemme: i settanta discepoli e gli altri ministri della parola; o i centoventi, eccetto gli apostoli,

andava dappertutto; o attraversarono i paesi della Giudea e della Samaria fino a Fenicia, Ciro e Antiochia.

predicare la parola; le versioni latina della Vulgata, del Siriaco e dell'Etiopia aggiungono: di Dio, e così alcune copie; il Vangelo, che è la parola di Dio, e non l'uomo; che non era dagli uomini, né ricevuto dagli uomini, ma veniva da Dio, e per rivelazione di Cristo; e che era una buona novella e una buona novella, di pace, di perdono, di giustizia e di salvezza, da Gesù Cristo

5 Versetto 5. Allora Filippo scese nella città di Samaria,

La città che prima si chiamava Samaria, ma ora Sebaste, era stata distrutta da Ircano, e fu ricostruita da Erode, e da lui chiamata, in onore di Augusto, con il nome di Sebaste; e così R. Benjamin dice che

"da Luz giunse in un giorno a Sebaste, היא שׁומרון, "questa è Samaria"; dove si può ancora discernere il palazzo di Achab, re d'Israele... e da lì ci sono due "parsa" per Neapolis, questa è Sichem".

Quest'ultimo luogo, Sichem, è detto da Giuseppe Flavio la "metropoli" di Samaria; e il dottor Lightfoot pensa che sia la città in cui Filippo si recò e dove nostro Signore era stato prima, e predicò alla conversione di molte persone: questo luogo si trovava più in basso di Gerusalemme, e quindi si dice che Filippo vi scese; e che non era Filippo l'apostolo, ma Filippo il diacono, perché gli apostoli dimoravano a Gerusalemme; e inoltre, sebbene questo Filippo predicasse il Vangelo, battezzasse e operasse miracoli, tuttavia non impose le mani, affinché le persone potessero ricevere i doni straordinari dello Spirito Santo; questo era peculiare degli apostoli, e perciò Pietro e Giovanni scesero a questo scopo, quando sentirono parlare del successo del ministero di Filippo: il cui argomento è il seguente:

e predicarono loro Cristo; che Cristo era venuto nella carne, che Gesù di Nazaret era il Cristo, e che era il Figlio di Dio, e l'unico Salvatore degli uomini; che con la sua obbedienza, le sue sofferenze e la sua morte, aveva operato la giustizia, procurato la pace e il perdono e ottenuto la redenzione eterna per il suo popolo; e fu risuscitato, e ascese al cielo, e fu posto alla destra di Dio, dove egli era sempre vissuto per intercedere, e sarebbe tornato una seconda volta per giudicare sia i vivi che i morti

6 Versetto 6. E il popolo di comune accordo,

Gli abitanti della città di Samaria, come un sol uomo, udirono la parola:

e badava alle cose che Filippo diceva; Essi li ascoltavano, li notavano, davano loro la loro ascesa, credevano e li abbracciavano; essendo indotto a ciò, non solo in base all'evidenza per cui queste cose sono avvenute, ma a causa dei miracoli che ha operato, per la conferma di esse: poiché ne consegue:

udire e vedere i miracoli che ha fatto; e che sono particolarmente menzionati nel versetto successivo

7 Versetto 7. Per gli spiriti impuri,

I diavoli, così chiamati perché erano impuri essi stessi, contaminavano gli altri, si dilettavano nelle persone e nei luoghi impuri; Vedi Gill su "Matteo 10:1"

piangere a voce alta; mostrando la loro riluttanza a rimuoversi, e l'irresistibilità del potere divino a cui non potevano resistere:

Da molti che erano posseduti con loro, i quali avevano abitato in loro per lungo tempo e li avevano molto umiliati.

e molti presi da paralisi, e che erano zoppi, furono guariti; da Filippo, nel nome di Cristo, con una parola che parla, o toccandoli, senza fare uso di alcun mezzo o medicina

8 Versetto 8. E c'era grande gioia in quella città.] Sia per un conto spirituale, per il bene delle loro anime, attraverso la predicazione di Cristo e del suo Vangelo a loro; e per un conto temporale; per il bene dei loro corpi, o dei loro amici, essendo spodestati dai demoni e guariti dalle loro malattie

9 Versetto 9. Ma c'era un uomo chiamato Simone,

Il quale, come dice Giustino Martire , era un Samaritano, e di un villaggio chiamato Gitton; e così uno scrittore ebreo lo chiama Simeone, השׁמרוני, "il Samaritano", un mago: ecco un

ma su questa nuova chiesa, il successo del Vangelo in questo luogo, e la gioia che c'era; un uomo di grande malvagità e sofisma fa l'ipocrita, si finge credente, e si mette in mezzo a loro; Vedi Gill su "Atti 5:1",

che prima nella stessa città usava la stregoneria; il quale, prima che Filippo vi giungesse, praticava le arti magiche; per questo è comunemente chiamato "Simon Mago", perché era un mago, che aveva imparato le arti diaboliche e usava incantesimi e divinazioni, come facevano Balaam e i maghi d'Egitto:

e stregò il popolo di Samaria; o piuttosto li stupiva, con le strane prodezze che compiva; che erano così inauditi e inspiegabili, che furono gettati in estasi e rapimento; ed erano come fuori di sé, per meraviglia e ammirazione, per le cose straordinarie che erano state fatte da lui:

dicendo che lui stesso era un grande; una persona divina, o un profeta straordinario, e può essere il Messia; poiché i Samaritani aspettavano il Messia, come appare da Giovanni 4:25 e a cui sembra propendere la versione siriaca, che rende così le parole: "Ed egli disse: Io sono il grande"; quella grande persona, di cui Mosè parlò come della progenie della "donna", sotto il nome di Silo, e il carattere di un profeta

10 Versetto 10. Al quale tutti diedero ascolto,

Non erano solo attenti alle cose strane che faceva e alle cose meravigliose che dava riguardo a se stesso; ma essi credettero a ciò che egli diceva e faceva come cose reali, e gli ubbidivano.

dal più piccolo al più grande; che non rispetta tanto l'età, sebbene la versione etiopica la renda, "dal più giovane di loro al più anziano di loro", quanto lo stato e la condizione; persone di ogni rango e qualità, alte e basse, ricche e povere, magistrati e sudditi, dai più umili ai più grandi; e così la versione siriaca lo rende "grande" o "nobile e meschino"; Attirò l'attenzione e si impose la stima sia dei principi che dei contadini, dei dotti e degli ignoranti, dei grandi uomini e della gente comune, che tutti si meravigliavano di lui e lo applaudivano:

dicendo: "Quest'uomo è la grande potenza di Dio"; o, come recitano la copia alessandrina e alcune altre, e la versione latina della Vulgata, questa è la potenza di Dio che è chiamata grande; lo presero per la Divinità suprema, o come dice Giustino Martire , lo considerarono il primo, o Dio principale, o lo considerarono il Messia, la grande potenza di Dio: come lo rende la versione siriaca; e che dovrebbe essere grande, e chiamato il Figlio dell'Altissimo, Luca 1:32

11 Versetto 11. A lui avevano riguardo,

Che è ripetuto dal versetto precedente, per il bene di ciò che segue:

perché da molto tempo li aveva stregati con stregonerie; o perché li aveva, forse per molti anni, stupito con le sue arti magiche e gli scherzi che faceva nell'usarle

12 Versetto 12. Ma quando credettero a Filippo,

Sebbene fossero stati portati via così a lungo da questo ingannatore, e gli fossero stati così affezionati, e lo ammirassero; eppure, quando Filippo venne e predicò loro Cristo, tale era la potenza che accompagnava il suo ministero, e tale l'efficacia della grazia divina che veniva esercitata, che essi non solo gli diedero ascolto, ma credettero a ciò che diceva:

predicare le cose riguardanti il regno di Dio; riguardo al regno del Messia, alla dispensazione del Vangelo, alle dottrine e alle ordinanze del Vangelo; e riguardo al regno della grazia, che è spirituale e interiore, e che non risiede nelle cose esterne, come cibo e bevanda, ma nella giustizia, nella pace e nella gioia; e riguardo al regno della gloria, l'armonia per esso, che risiede nella grazia rigeneratrice, e il diritto ad esso, che è la giustizia di Cristo,

e il nome di Gesù Cristo; riguardo alla persona di Cristo, come Figlio di Dio, e agli uffici di Cristo, come profeta, sacerdote e re; e la virtù del suo sangue, della sua giustizia e del suo sacrificio, per il perdono, la giustificazione e l'espiazione: le versioni latina della Vulgata, del siriaco e dell'etiopia leggono questa clausola, nel nome di Gesù Cristo, e la collegano con le seguenti parole:

furono battezzati, uomini e donne, cioè quando, udirono Filippo predicare il Vangelo, e credettero in Cristo, somma e sostanza di esso, e fecero professione di fede, erano di ogni sesso, uomini e donne, battezzati per immersione, nel nome di Gesù Cristo

13 Versetto 13. Allora anche Simone stesso credette:

Con una fede storica e temporanea, come che Gesù era il Messia, ecc. o almeno pretendeva di credere questo, e professava di credere ciò che facevano gli altri, e Filippo predicava:

e quando fu battezzato; dopo aver professato la sua fede, che fece così abilmente, che Filippo non poté scoprire la sua ipocrisia: ma considerandolo un credente sincero, lo ammise al battesimo: dopo di che,

continuò con Filippo; gli rimase vicino e lo conobbe familiarmente; e costantemente assisteva al suo ministero, come se fosse stato un sincero discepolo e seguace di Cristo:

e si meravigliavano, vedendo i miracoli e i segni che erano fatti; era tanto stupito dalle miracolose prestazioni di Filippo, quanto gli abitanti di Samaria lo erano stati dalle sue, che poteva osservare essere cose reali; e questo accrebbe la sua meraviglia, e lo gettò in estasi, che era scarso anche lui: mentre sapeva che ciò che faceva erano solo finte esibizioni e trucchi legerdemain

14 Versetto 14. Quando gli apostoli che erano a Gerusalemme,

Non che ce ne fossero alcuni a Gerusalemme, e alcuni altrove; poiché tutti si fermarono a Gerusalemme, quando gli altri ministri della parola furono dispersi; sebbene sia possibile che a questo punto alcuni di loro siano partiti da qui; ma sembra più probabile che fossero ancora tutti qui: questi

udì che Samaria aveva ricevuto la parola di Dio; cioè, sentirono che i Samaritani, che avevano ricevuto solo i cinque libri di Mosè, e che non l'ebraico, ma la loro copia di essi, ora ricevevano non solo l'intera Bibbia, ma il Vangelo di Cristo, come predicato da Filippo; che avrebbero potuto udire con una lettera, o con messaggeri inviati da Filippo a loro, per informarli del successo del Vangelo; o da alcune persone, che erano state in quelle parti: su cui

mandarono loro Pietro e Giovanni, che non erano solo apostoli, ma compagni molto familiari e intimi; li mandarono per confermare la dottrina di Filippo, e per stabilire i giovani convertiti in essa, e per formarli in uno stato di chiesa evangelica, e ordinare ministri su di loro

15 Versetto 15. Che quando erano scesi,

Alla città di Samaria, dove Filippo si trovava e dove abitavano questi convertiti:

pregarono per loro; per alcuni di loro, a Dio:

affinché potessero ricevere lo Spirito Santo; i doni straordinari dello Spirito Santo, come essere in grado di parlare in lingue, di profetizzare e operare miracoli: potrebbero pregare per tutti loro, affinché possano avere una misura più grande di grazia, e più luce e conoscenza spirituale; e affinché potessero essere saldi nelle dottrine del Vangelo e mantenere salda la professione della loro fede fino alla fine; ma non si può pensare che debbano pregare per tutti loro, uomini e donne, affinché possano avere i doni straordinari di cui sopra, che non erano necessari a tutti loro: e che questi siano intesi dallo Spirito Santo è chiaro da ciò che segue, poiché non era ancora caduto su nessuno di loro, che non può essere inteso in nessun altro senso; e vedendolo era qualcosa di visibile, che Simone poteva discernere, e quindi non può significare grazia interiore, e un aumento di quella

16 Versetto 16. (Poiché finora non era caduto su nessuno di loro,

Lo avevano ricevuto come spirito di illuminazione e di santificazione, e come spirito di conversione e di fede; erano stati rigenerati, illuminati e santificati da lui; e furono da lui convertiti, e portati a credere in Cristo, e a vivere mediante la fede in lui; erano credenti battezzati, e niente di più; Fino a quel momento, nessuno di loro aveva doni che li qualificassero per il ministero; e ancor meno alcuno di loro poteva parlare in lingue, o profetizzare, o fare miracoli; lo Spirito Santo non era ancora disceso su di loro per tali scopi:

solo essi furono battezzati nel nome del Signore Gesù: tutto ciò che appariva ancora in loro era che erano credenti in Cristo, ed erano stati battezzati nel suo nome, in base alla professione della loro fede; e più di questo erano stati chiamati o per cui erano qualificati: la parola "solo" non rispetta la forma del battesimo, come se fossero stati battezzati solo nel nome di Cristo; mentre senza dubbio furono battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; ma si riferisce al battesimo stesso, che era l'unica ordinanza finora amministrata per loro

17 Versetto 17. Poi posero le mani su di loro,

La versione etiopica aggiunge: "che era stato battezzato"; ma non su tutti, uomini e donne, ma solo su alcuni a cui erano diretti dallo Spirito di Dio; che egli aveva designato, e che ora si qualificherebbe per l'opera del ministero, affinché questa nuova chiesa potesse essere fornita di funzionari, pastori e insegnanti adeguati, per nutrirli di conoscenza e di comprensione, e che potessero avere non solo doni ministeriali per qualificarli alla predicazione del Vangelo, ma anche doni straordinari, che sarebbero serviti per la conferma di esso; e a questo scopo gli apostoli, "entrambi", come dice la versione araba, posero le mani su di loro: poiché non sembrerà probabile che abbiano imposto le mani sulle donne, per tale motivo; e difficilmente sarà accolto, che impongano le mani su Simon Mago, altrimenti anche lui avrebbe ricevuto lo Spirito Santo; così che sembra un caso evidente, che l'imposizione delle mani non era usata per tutti:

ed essi ricevettero lo Spirito Santo; cioè, ricevettero i doni dello Spirito Santo; in modo che potessero profetizzare e parlare in lingue, e guarire malattie, e fare altre opere meravigliose: e poiché ora questi effetti sono cessati, il rito e la cerimonia che erano peculiari degli apostoli in quanto tali, dovrebbe sembrare che debbano cessare allo stesso modo

18 Versetto 18. E quando Simone vide,

Da qui risulta che lo Spirito Santo, o i suoi doni, che furono ricevuti mediante l'imposizione delle mani, erano qualcosa di visibile e discernibile; e quindi qualcosa di esterno, e non interno; altrimenti sarebbero stati fuori dalla portata di Simone e non sarebbero caduti sotto la sua attenzione; ma egli vide,

che mediante l'imposizione delle mani degli apostoli fu dato lo Spirito Santo: egli vide che su di essa cominciavano a profetizzare e a parlare in diverse lingue che non avevano mai imparato, e a fare miracoli, a guarire gli uomini dalle loro malattie e simili.

offrì loro del denaro; acquistare un tale potere di conferire doni simili, a chiunque egli dovesse imporre le sue mani: quindi l'acquisto e la vendita di cose spirituali, o ciò che si riferisce ad esse, sono comunemente chiamati "simonia": un vizio che ha grandemente prevalso nella chiesa di Roma, e tra i suoi papi; e che quindi possono essere chiamati più propriamente i successori di Simon Mago, che di Simon Pietro

19 Versetto 19. dicendo: "Dammi anche questo potere",

Egli non chiede loro di imporre le mani su di lui, affinché egli possa ricevere lo Spirito Santo e avere questi doni per esercitare se stesso, ma affinché possa avere il potere di conferirli agli altri:

affinché chiunque io imponga le mani, possa ricevere lo Spirito Santo; in cui scoprì la sua ambizione e la sua avarizia: la sua ambizione, per poter essere al di sopra di Filippo; il quale, pur avendo questi doni, non aveva il potere di imporre le mani e quindi di trasmetterli agli altri; Egli percepì che ciò era puramente apostolico; E in verità, ciò che chiedeva era più di ciò che gli apostoli potevano fare; poiché sebbene sulle loro preghiere e per l'imposizione delle loro mani, i doni dello Spirito fossero concessi agli uomini; eppure non potevano, né davano il potere agli altri, di fare ciò che facevano; e la sua avarizia lo spinse a questo, per poterne approfittare; non facendo miracoli in prima persona, ma trasmettendo agli altri il potere di farli

20 Versetto 20. Ma Pietro gli disse:

Con grande orrore e indignazione, risentimento e detestando la sua proposta:

il tuo denaro perisca con te; o "andare con te nella distruzione"; significando che non avrebbe toccato il suo denaro, né avrebbe avuto nulla a che fare con quello o con lui, in alcun modo: le parole non designano tanto un'imprecazione sulla sua persona, quanto un orrore del suo peccato; e mostrare piuttosto ciò che il suo peccato meritava piuttosto che ciò che desiderava; L'Apostolo, infatti, non desiderava semplicemente la sua dannazione, poiché in seguito lo esorta al pentimento e alla preghiera per il perdono; ma minaccia, e persino predice quale sarebbe il suo caso, se vivesse e morisse nello stato in cui sembrava essere:

perché hai pensato che il dono di Dio; lo Spirito Santo, e i suoi doni straordinari, che sono dati gratuitamente, quando e a chi il Signore stesso vuole:

può essere acquistato con denaro; sembra avere una nozione sbagliata dello Spirito di Dio e dei suoi doni, e della grazia di elargli; così come un malvagio disegno di acquistarli con denaro, al fine di rivenderli; così che era un insulto e una diminuzione della grazia di Dio, oltre a cercare se stesso, la propria ambizione e il suo sporco guadagno: e osservino coloro che si avvicinano al suo peccato, che cercano di ottenere la grazia della giustificazione e il dono gratuito della vita eterna, con le loro stesse opere

21 Versetto 21. Tu non hai né parte né sorte in questa faccenda,

O affare del dono dello Spirito Santo, che significa che, come non aveva la grazia dello Spirito di Dio impiantata in lui, così non doveva avere alcuno dei doni dello Spirito conferiti su di lui, e tanto meno il potere di comunicarli agli altri, attraverso l'imposizione delle mani: o "in questa parola", la parola del Vangelo, predicato dagli apostoli; e in una qualsiasi delle benedizioni in esso pubblicate, come il perdono dei peccati, una giustizia giustificante e la vita eterna; e così la versione siraica lo rende "in questa fede"; né nella grazia della fede, né nella dottrina della fede: sembra rispondere a un modo di parlare frequentemente usato tra gli ebrei, che tali persone, אין להם הלק, "non hanno parte né sorte" nel mondo a venire. La versione etiope dice: "a causa di questa tua parola"; perché, per il suo denaro, aveva desiderato avere il potere di conferire lo Spirito Santo alle persone, mediante l'imposizione delle sue mani; il quale mostrò che non aveva parte nella grazia di Dio, e non avrebbe avuto parte nella vita eterna, vivendo e morendo.

perché il tuo cuore non è retto agli occhi di Dio; non aveva un cuore puro, né uno spirito retto creato in lui; non aveva veri principi di grazia operati in lui; il suo cuore era pieno di cupidigia, ambizione e ipocrisia; non aveva buoni disegni, fini e scopi in ciò che diceva e faceva; nella sua professione di fede, nel suo battesimo, nella sua partecipazione al ministero di Filippo, e nella sua richiesta del potere di cui sopra, di conferire lo Spirito Santo: la sua visione non era la diffusione e la conferma del Vangelo, o l'allargamento del regno e dell'interesse di Cristo, e la gloria di Dio, ma il suo applauso e interesse mondano; e quindi, per quanto gli uomini possano pensare che fosse un uomo buono e disinteressato, era diversamente agli occhi di Dio, che è il scrutatore del cuore e il giudice delle reni dei figli degli uomini

22 Versetto 22. Pentiti dunque di questa tua malvagità,

Perché era una grande malvagità offrire denaro per il dono dello Spirito Santo, e immaginare che potesse essere acquistato con il denaro; e ciò che rese la malvagità ancora più grande fu il malvagio disegno che aveva in questo, di avanzare in opposizione a Cristo e ai suoi apostoli, come fece in seguito; E quando l'Apostolo lo mette in pentamento, il suo punto di vista è quello di mostrare l'efferatezza del suo crimine, il bisogno in cui si trovava del pentimento, e che senza di esso, il suo caso deve essere miserabile:

e prega Dio, se forse il pensiero del tuo cuore ti può essere perdonato; Sebbene fosse in uno stato di natura, l'Apostolo lo esorta al dovere della preghiera; poiché la preghiera è un dovere naturale e vincolante per tutti gli uomini, sebbene nessuno tranne un uomo spirituale possa compierla in modo spirituale: e sebbene questo peccato di Simone fosse molto odioso, e si avvicinasse molto e assomigliasse molto al peccato contro lo Spirito Santo, tuttavia non era quello imperdonabile; potrebbe essere perdonato per la grazia di Dio e per mezzo del sangue di Cristo; e perciò Pietro, che desiderava la sua salvezza e non la sua dannazione, lo mise in preghiera per essa; il che era possibile, anche se difficile, ma non certo: l'apostolo non dice questo, come dubitare; se si fosse trattato di un caso di cui disperare del tutto, allora non lo avrebbe indirizzato verso i mezzi; eppure la malvagità era così orribilmente grande, ed egli in uno stato così miserabile e indurito, che non c'era grande speranza o aspettativa del suo pentimento, e quindi dell'applicazione del perdono nei suoi confronti: tuttavia, questo consiglio non fu dato ironicamente: Pietro era troppo serio e serio per parlare sarcasticamente, o per fare uno scherzo a un uomo in tali circostanze; che senza dubbio compativa di cuore, sebbene aborrisse il suo peccato: la versione siriaca lo rende "l'inganno del tuo cuore": e la versione etiopica, "il cattivo pensiero del tuo cuore"; e così è stato

23 Versetto 23. Poiché vedo che sei nel fiele dell'amarezza,

Alludendo a Deuteronomio 29:18, 32:32 con cui confronta Ebrei 12:15 e significando che era in uno stato di natura e non rigenerante; sotto il potere e il dominio della cupidigia, dell'ambizione e dell'ipocrisia; e in un modo pernicioso per se stesso, contagioso per gli altri, e ingrato verso Dio e verso gli uomini buoni; e che invece della radice della questione, essendo in lui la verità della grazia, non c'era in lui altro che l'amara radice del peccato; che portava fiele e assenzio, e tutto ciò che era nauseante e sgradevole;

e nel vincolo dell'iniquità; riferendosi a Proverbi 5:22, Isaia 58:6 e suggerendo che egli fosse tenuto saldamente legato nei legami del peccato e con le corde dell'iniquità, o fosse interamente sotto il governo delle sue concupiscenze: la preposizione εις, che rendiamo "in", può conservare qui, come è stato osservato da alcuni, il suo senso proprio di "per" o "in"; e hanno lo stesso significato che ha in Ebrei 1:5 "Io sarò per lui come un padre", o "un padre", e "egli sarà per me come un figlio", o "un figlio": e poi il senso di Pietro è, percepisco chiaramente e vedo chiaramente dalle tue parole e dalle tue azioni, che tu non sei altro che un grumo di fiele amaro, e un fascio di peccato e di malvagità

24 Versetto 24. Allora Simone rispose e disse:

la cui coscienza sarebbe stata toccata e colpita da ciò che Pietro aveva detto; e poteva essere terrorizzato dall'ira di Dio, e pieno di paura che il suo giudizio venisse su di lui per la sua malvagità, e poteva ora stare tremante davanti agli apostoli: e se questo non era il suo caso, era un miserabile molto indurito e audace; e le sue seguenti parole devono essere intese in un senso diverso, da quello che potrebbero sembrare di avere, quando uscirono dalla sua bocca:

pregate il Signore per me; la versione araba recita: "pregate due"; le parole sono rivolte sia a Pietro che a Giovanni; perché, sebbene Pietro gli parlasse soltanto, tuttavia Giovanni si unì a lui e acconsentì a ciò che diceva e lo approvò; e che poteva significare sia con la parola che con i gesti; perciò Simone desidera che entrambi preghino il Signore per lui; ma se fosse serio, e serio in questo, è una questione; poiché non c'è motivo di credere che si sia veramente pentito, dai racconti che ne sono stati fatti dagli scrittori antichi; che lo rappresentano sempre come un oppositore degli apostoli e della loro dottrina, come il padre di tutte le eresie, come un miserabile blasfemo; il quale ha detto che egli era il Padre in Samaria, il Figlio in Giudea e lo Spirito Santo in altri luoghi; e come un uomo molto lascivo e malvagio, che portava con sé una meretrice, il cui nome era Helena; che chiamò la madre dell'universo, e diede gli angeli fatti da lei, e il mondo da loro; con molti altri errori, bestemmie ed empietà: così che dovrebbe piuttosto sembrare che, sebbene Pietro fosse serio nel suo consiglio a Simone, tuttavia non lo fosse nella sua richiesta a lui; ma in modo sarcastico e beffardo, desiderava le sue preghiere per lui; suggerendo che non era in alcun dolore per ciò che aveva detto: e se era serio, non seguiva il consiglio di Pietro di pregare per se stesso; né dichiarò alcun pentimento per il suo peccato; e il suo desiderio che gli apostoli pregassero per lui, potrebbe non derivare da un senso che aveva del male del suo peccato, ma da un timore servile del male, o del male, che stava per abbattersi su di lui per il suo peccato, come appare da ciò che segue:

che nessuna di queste cose che avete dette mi venga addosso; come che il suo denaro andasse perduto con lui, ed egli con quello; o che andasse in rovina; che la distruzione e la rovina eterne sarebbero state la sua parte; e che non avrebbe avuto parte né sorte nella vita eterna, a meno che non si fosse pentito, e il suo peccato non fosse stato perdonato: e questo conferma ciò che è stato osservato prima, che Giovanni acconsentì a ciò che Pietro disse, o disse lo stesso, o cose simili a Simone come fece

25 Versetto 25. Ed essi, quando ebbero testimoniato, ecc. Cioè, Simeone (o Pietro) e Giovanni come si esprime la versione siriaca; quando ebbero reso la loro testimonianza e con essa confermato il Vangelo predicato da Filippo, e dopo aver stabilito i giovani convertiti in esso, e contro gli errori di Simon Mago,

e predicarono la parola del Signore; o di "Dio", come si legge nella copia alessandrina e nelle versioni siriaca, araba ed etiopica; quando ebbero predicato il Vangelo nella città di Samaria, come Filippo aveva predicato prima; per cui sembrava che ci fosse armonia e accordo tra loro:

tornò a Gerusalemme; al resto degli apostoli quivi, per render conto di come hanno trovato cose a Samaria; ciò che avevano fatto e ciò che avevano incontrato: e al loro ritorno, durante il viaggio, si fermarono in diversi luoghi che si trovavano sulla loro strada;

e predicarono il Vangelo in molti villaggi dei Samaritani; il loro primo incarico in Matteo 10:5 è stato ora annullato, e ne è stato dato loro uno nuovo per predicare il Vangelo ad ogni creatura; ed essere nominati testimoni di Cristo in Samaria, così come a Gerusalemme e in Giudea; Atti 1:8

26 Versetto 26. E l'angelo dell'Eterno parlò a Filippo:

Chiedere chi fosse questo angelo, se Michele o Gabriele, o l'angelo tutelare dell'Etiopia, o dell'eunuco, o di Filippo, è troppo curioso; era uno degli spiriti tutelari mandati da Cristo, per servire un suo grazioso proposito e per il bene di uno degli eredi della salvezza.

dicendo: Alzati; subito, affrettatevi e veloci, e speditevi rapidamente; La frase denota prontezza, alacrità e spedizione:

e andare verso sud; la punta meridionale della città di Samaria, dove ora si trovava Filippo; o a sud di Gerusalemme: le parti di Gaza, Lidda, Jamnia, Giaffa, ecc. erano chiamate il "sud": quindi spesso si fa menzione di un tale Rabbino e di un tale Rabbino, che era דרומא, "del sud"; così R. Joshua, che era di Lydda, si dice che fosse del sud. La versione etiopica lo rende a "mezzogiorno", e così l'arabo di Deuteronomio Dieu; come se rispettasse non il luogo in cui doveva andare, ma il tempo in cui doveva andare; e che potrebbe essere circa metà giornata, la seguente narrazione sembra confermare:

fino alla via che scende da Gerusalemme a Gaza, che è deserta: questo luogo è chiamato a volte Azza, a volte Gaza, a causa della diversa pronuncia della sua prima lettera; fu abitato prima dagli Avim, o Hivvei, che essendo stati distrutti dai Caftorim, dimorarono al loro posto, Deuteronomio 2:23. Toccò alla tribù di Giuda, ma non poté essere tenuta da essa, a causa dei giganti che vi erano rimasti; ed era, come dice Girolamo, una famosa città della Palestina ai suoi giorni; ed era anticamente il confine dei Cananei verso l'Egitto; e la via per l'Egitto passava attraverso di essa, in cui l'eunuco stava viaggiando: la strada da Gerusalemme a questo luogo passava per Betlemme, come osserva l'antico scrittore di cui sopra, in Geremia 31:15 dove dice

"alcuni ebrei interpretano questo luogo così; che Gerusalemme fu presa da Vespasiano, per questa via (Betlemme ed Efrata, di cui egli parla) a Gaza e ad Alessandria, un gran numero di prigionieri furono condotti a Roma".

E come dice lo stesso scrittore altrove, Betlemme era a sei miglia da Aella (o Gerusalemme) a sud, sulla strada che conduce a Hebron; e si crede comunemente che la strada per Gaza passasse per Hebron, ed è la via per la quale ci vanno ora; e a una collina vicino a questo luogo Sansone, portarono le porte di Gaza, Giudici 16:1-3 E anche questo era a sud di Gerusalemme, e ventidue miglia da essa: ed è anche detto dallo stesso autore, che c'è un villaggio chiamato Betzur, e al suo tempo Bethhoron, sulla strada da Gerusalemme a Hebron, a circa venti miglia dal primo, presso la quale c'era una fontana, dove si diceva che l'eunuco fosse stato battezzato da Filippo. C'era, a quanto pare, un'altra via da Gerusalemme a Gaza, attraverso Diospoli, o Eleuteropoli, e quindi fino ad Ascalona, e da lì a Gaza: e questa era la strada che l'eunuco percorreva, se la loro congettura è giusta, che era stato battezzato nel fiume Eleutero; ma non è certo da quale parte andasse, né dove fu battezzato. La situazione di Gaza era, secondo Arriano, la seguente:

"Gaza è distante dal mare almeno venti stadi (due miglia e mezzo), e l'accesso ad essa è sabbioso e profondo, e il mare vicino alla città è tutto fangoso. Gaza era una grande città, e fu costruita su un'altura, e circondata da un forte muro: fu l'ultima di quelle città abitate, come si va dalla Fenicia in Egitto, επι τη αρχη της ερημου "all'inizio del deserto"."

Queste ultime parole sembrano fornire una ragione per cui qui si chiama Gaza, che è deserta; perché era situata dove cominciava il deserto: sebbene questa frase sia intesa diversamente, alcuni la applicano a Gaza, come se il senso fosse Gaza il deserto, per distinguere la vecchia Gaza che fu distrutta da Alessandro Magno e, come dice Strabone, rimase deserta, dalla nuova Gaza, costruita a una certa distanza da essa: Girolamo ha questa distinzione tra la vecchia e la nuova Gaza; Non c'è quasi nessuna apparenza, egli dice, delle fondamenta dell'antica città; e ciò che ora si vede è costruito in un altro luogo; e uno sconosciuto scrittore greco fa espressa menzione della nuova Gaza, che è la città stessa; e parla di un'altra Gaza a una certa distanza, che chiama Gaza, η ερημος, il deserto [u]: ma il porto, che era a sette stadi di distanza da Gaza, non fu chiamato nuova Gaza fino al tempo di Giuliano: fu chiamato prima Majuma, e poi Costanza, da Costantino; o da suo figlio Costanzo, o da sua sorella Costanza, avendo abbracciato la religione cristiana: per cui, come osserva Beza, non si poteva tenere conto di questa distinzione ai tempi di Luca; e benché fosse assediata da Alessandro e presa, tuttavia non divenne un luogo desolato; in seguito ebbe le sue mura, le sue porte e le sue fortificazioni; e fu poi preso da Tolomeo, e poi da Alessandro Ianneo; fu riparata da Gabinio, e data a Erode da Augusto: così che non si poteva dire che fosse deserta, ai tempi di Filippo e dell'eunuco, per quanto riguarda i suoi abitanti e le sue fortificazioni: sembra quindi che sia piuttosto chiamata così, per la ragione di cui sopra, perché situata all'inizio del deserto; e l'intero spazio tra le parti dell'Egitto vicino al Nilo, e Palestina, è chiamata il deserto, sia da Arriano che da Giuseppe Flavio [z]: altri applicano questo epiteto alla via, e lo leggono come fanno le versioni siriaca, araba ed etiopica, alla via del deserto che va da Gerusalemme; cioè il deserto, che si trovava sulla strada da Gerusalemme a Gaza. Questo luogo era distante da Gerusalemme circa settantacinque miglia; poiché da Gerusalemme ad Ascalona erano, come dice Giuseppe Flavio , cinquecentoventi stadi, che fanno sessantacinque miglia; e da Ascalona a Gaza erano dieci miglia, come dice il nostro connazionale Sandes; sebbene secondo l'Itinerario di Antonino la distanza fosse di sedici miglia. I talmudisti fanno menzione di questo luogo, lo rappresentano come un luogo molto piacevole in cui dimorare; dicono, Gaza è ניויה יפה, una bella abitazione; parlano di tre mercati famosi, e uno di essi era il mercato di Gaza; e molto vicino a questa città c'era un mercato delle bestie; e al quale si può aggiungere, anche se non serve a rafforzare la ragione per cui il suo nome era chiamato Gaza il deserto, c'era un posto ai margini della città, che era chiamato חורבתא סגירתא, il deserto del lebbroso [g]: c'erano anche ruscelli intorno alle parti di Gaza e di Azoto; in uno dei quali, se l'eunuco era vicino a Gaza, dove stava andando, poteva essere battezzato; poiché non si sa dove Filippo lo incontrò, e dove fosse il luogo dell'acqua, in cui gli fu amministrata l'ordinanza del battesimo. Questa città è ora chiamata Gazera, o Gazara, ed è abitata da Greci, Turchi e Arabi

27 Versetto 27. Ed egli si alzò e partì,

Appena ebbe i suoi ordini, li obbedì immediatamente; Non fece alcuna disputa sulla questione, sebbene fosse stato indirizzato solo per una parte del suo cammino, e non avesse alcun conto di ciò che stava per fare, o doveva fare;

ed ecco, un uomo dell'Etiopia; o "un uomo, un etiope"; un ebraismo, come "un uomo ebreo", Zaccaria 8:23 per cui il suo essere chiamato uomo, non è in contraddizione con il suo essere un eunuco; poiché la parola "uomo" non si riferisce al suo sesso, ma all'altro il paese di cui si trovava; ed è come se fosse stato chiamato solo etiope, il che significa uno dal volto nero; poiché l'Etiopia non era così chiamata da Etiope, figlio di Vulcano, che si dice regnasse su di essa, ma dal colore dei suoi abitanti; Geremia 13:23, Amos 9:7. Questo paese in lingua ebraica è chiamato Etiopia, e il popolo di esso Etiope, da Etiopia figlio di Cam, Genesi 10:6 E così Giuseppe Flavio dice, che gli Etiopi sui quali egli (Etiopia) regnava, sono ora da soli, e da tutti in Asia, chiamati Cusi; e così similmente gli abitanti dell'alta Etiopia, o Abissini, sono ancora oggi chiamati Cussinns, dai portoghesi. I geografi fanno menzione di due Etiopia, una in Africa, divisa in superiore e inferiore, e che qui si intende; e l'altra in Asia e in una parte dell'Arabia, e che è l'Etiopia di cui si parla nell'Antico Testamento: una nota di ammirazione è prefissata, per osservare a noi ciò che era notevole nella provvidenza che proprio in questo momento, e in questo modo, un tale uomo fosse in viaggio; e ciò che era ancora più grande meraviglia della grazia, che un tale fosse l'oggetto del particolare favore di Dio, e fosse scelto e chiamato, gli fosse predicato il Vangelo e fosse ammesso a un'ordinanza di esso; per cui alcune profezie cominciarono ad avere il loro adempimento in parte, Salmi 68:31, Sofonia 3:10

Un eunuco di grande autorità; Potrebbe essere uno che lo era letteralmente, essendo comune per i principi orientali e i grandi uomini avere tali persone a guardia delle loro mogli, per preservare la loro castità; e così con questo fu un adempimento in parte di Isaia 56:3-5 sebbene questa parola sia usata per denotare una persona in carica: così Potifar è chiamato סריס, un eunuco, sebbene avesse una moglie, e che giustamente rendiamo un ufficiale; e la parafrasi caldea lo rende, רבא, "un principe", o grand'uomo, Genesi 39:1. Così si dice che Balaam era uno degli eunuchi del re, eppure si dice che Jannes e Jambres fossero suoi figli; e la parola Dynastes qui usata, che traduciamo "di grande autorità", può essere considerata come esplicativa della parola eunuco; per insegnarci, che questa parola non era espressiva del suo caso, ma un titolo d'ufficio: si dice di questo eunuco, che dopo la sua conversione predicò il Vangelo agli abitanti di Zeylan e dell'Arabia Felix, e nell'isola di Traprobane nel Mar Rosso, e alla fine subì il martirio: si dice che questo grande personaggio fosse

sotto Candace regina degli Etiopi; cioè, di quegli etiopi che abitavano l'isola di Meroe; poiché Candace, o Candaoce, come lo legge Plinio, era un nome comune delle regine di quell'isola, come Faraone lo era dei re egiziani, e Cesare degli imperatori romani: la parola Candace significa un governatore dei figli, cioè dei servi; deriva dalla parola etiope קני, "Kani", che significa governare; e da דק, "Dak, un bambino", o servo; e il re degli Abissini è ancora oggi chiamato Prestar Chan, o Kan, un principe dei servi, che è comunemente e corrottamente chiamato Prete Giovanni; e Chan, o Kan, è un nome ben noto per un imperatore o un governatore nei paesi orientali come per i Tartari e i Persiani, come testimonia il famoso Kouli Kan. Alcuni dicono che il suo nome proprio era Giuditta, altri Lacasa, altri ancora Hendake, o Indich, che, come osserva Ludolfo , non è altro che Candace, sebbene quest'ultimo nome Indich, secondo Zaga Zabo, ambasciatore del re degli Etiopi, fosse il nome dell'eunuco stesso; le sue parole, come riportato da Damiano a Goes sono questi;

"noi, quasi prima di tutti gli altri cristiani, ricevemmo il battesimo dall'eunuco di Candace, regina d'Etiopia, il cui nome era Indich":

che aveva la custodia di tutto il suo tesoro; era il suo signore tesoriere; il che dimostra che non era un eunuco per lei a causa della castità, ma un alto ufficiale nel suo regno: la parola Gaza qui usata, significa in lingua persiana tesoro, o tesoro. La versione etiope lo prende per il nome di un luogo, e lo rende "ed era governatore della città di Gaza", ma molto erroneamente: "ed era venuto a Gerusalemme per adorare"; quindi sembra che fosse un ebreo di nascita, o piuttosto un proselito della religione ebraica; ed era stato a Gerusalemme a una delle loro feste annuali, la pasqua, la "pentecoste", o tabernacoli, per adorare l'Iddio d'Israele, che egli credeva essere il solo vero Iddio

28 Versetto 28. Stava tornando,

Da Gerusalemme, terminate le parti del culto divino, venne a compiere; ed è notevole che, sebbene egli debba senza dubbio aver sentito parlare di Gesù di Nazaret, e di ciò che era accaduto a Gerusalemme di recente, e dei suoi apostoli, tuttavia non li udì; o comunque, non si è convertito da loro, né ha creduto in Gesù; essendo stata ordinata la sua conversione in un altro tempo, in un altro luogo e con un altro strumento:

e sedeva sul suo carro, come si usava dei principi e dei grandi.

leggere Isaia il Profeta; il Libro delle Profezie del profeta Isaia; e in Luca 4:17 è chiamato il "Libro del profeta Isaia"; e nella nota lì, vedi Gill su "Luca 4:17, ho osservato che i profeti, specialmente quelli più grandi, erano a volte in libri separati e distinti, e così potrebbe essere la profezia di Isaia; e costui fu consegnato a Cristo, nella sinagoga di Nazaret; e tale l'eunuco potrebbe averlo, e leggervi dentro: quindi leggiamo, che Daniele avrebbe detto agli Israeliti, che erano venuti a parlare con lui delle profezie di Geremia, portatemi, dice, ספד ישׁעיה, "il Libro di Isaia"; cominciò a leggere, e andò avanti finché giunse a questo versetto, "il fardello del deserto del mare", ecc. Isaia 21:1 e sia la versione araba che quella etiope qui leggono: "il libro del profeta Isaia". Vedi Gill in "Luca 4:17". Alcuni pensano che l'eunuco stesse leggendo alcuni passi della Scrittura di questo profeta, che aveva sentito esporre a Gerusalemme, per rinfrescare la sua memoria con ciò che aveva udito. Questo profeta è molto evangelico, e molto piacevole e proficuo da leggere: molte cose sono profetizzate da lui riguardo al Messia, e in particolare nel capitolo in cui l'eunuco stava leggendo; ed essendo questo un tempo in cui c'era grande attesa del Messia, tali passi potevano essere letti ed esposti nelle loro sinagoghe, che lo riguardavano: tuttavia, l'eunuco migliorava il suo tempo, poiché viaggiava in modo religioso, il che era molto lodevole; e poiché questa fu l'occasione e l'opportunità che lo Spirito Santo colse per portare alla sua conversione, può essere di grande utilità raccomandare la lettura delle Scritture

29 Versetto 29. Allora lo Spirito disse a Filippo:

Non l'angelo, uno Spirito ministrante, come in Atti 8:26 ma lo Spirito Santo, come leggono le versioni siriaca ed etiope, lo stesso con lo Spirito del Signore, Atti 8:39 che gli parlò, o con una voce articolata, come era il Bath Kol tra i Giudei; o interiormente, con un impulso segreto su di lui, lo dirigeva, dicendo:

avvicinati e unisciti a questo carro; gli ordinò di salire sul carro, vide guidare sulla strada a tanta distanza, e di seguirlo, e di osservarlo da vicino; e non lasciarlo, finché non si fosse presentata l'opportunità di conversare con la persona in esso

30 Versetto 30. Filippo corse là da lui,

Essendo molto pronto ad obbedire all'ordine divino, e sperando di poter essere uno strumento per fare del bene, che potrebbe scaturire nella gloria di Dio e nel benessere degli uomini:

e lo udii leggere il profeta Isaia; cioè "il Libro del profeta Isaia"; come prima; e così le versioni etiope e araba leggono qui, come là: lo lesse ad alta voce, con voce chiara e distinta, in modo che Filippo potesse sentirlo; e questo fece, in parte per riverenza alla parola di Dio, e in parte per fissare maggiormente la sua attenzione su di essa, per poterla comprendere e ricordare meglio, e anche per diletto e piacere: è molto probabile che fosse il Libro di Isaia in lingua ebraica in cui stava leggendo, e quale lingua avrebbe potuto capire, anche se non avrebbe potuto capire il senso del profeta:

e disse: "Capisci quello che leggi?". Intendendo non la lingua, ma il senso, perché, udendolo, si rese conto che era una profezia di Isaia che stava leggendo, la quale non era così facile da capire come lo sono le leggi e i precetti che comandano questo e proibiscono quello, mentre le profezie erano più astruse e riguardavano le cose future

31 Versetto 31. Ed egli disse: "Come potrei, se qualcuno non mi guida?"

Il che dimostra che era di ottimo spirito e carattere; poiché invece di rispondere in modo altezzoso e sdegnoso, come i grandi uomini sono troppo inclini a fare; e invece di accusare Filippo di impertinenza e insolenza, interrompendolo mentre leggeva, e ponendogli una simile domanda, si esprime con grande e non comune modestia; con il senso e la confessione della sua ignoranza e incapacità e della necessità e utilità delle istruzioni degli uomini, incaricati da Dio di aprire e spiegare le Scritture: e sebbene volesse una tale guida, e avrebbe potuto esserne contento, tuttavia era disposto a usare lui stesso tutta la diligenza nel leggere, che egli, potrebbe, se possibile, giungere a una certa conoscenza della verità; il che era molto lodevole in lui; e senza dubbio lo spirito in cui si trovava era molto dovuto alla sua lettura della parola, e allo Spirito di Dio che disponeva la sua mente in questo modo:

e pregò Filippo che salisse e si sedesse con lui; il che è un esempio della sua grande umanità e cortesia, e della sua mansuetudine e condiscendenza, così come della sua veemente sete della conoscenza delle Scritture; egli concluse, o almeno sperando dalla domanda di Filippo, e dall'aria e dallo sguardo dell'uomo, che era uno che potesse essergli utile in questo modo

32 Versetto 32. Il luogo della Scrittura che lesse era questo:

O il paragrafo o la sezione della Scrittura; quella parte di essa in cui stava leggendo era Isaia 53:7,8 che mostra che a quel tempo le Scritture erano divise in sezioni, capitoli e versetti; mentre gli ebrei dicono che l'intera legge all'inizio era solo un versetto

Egli fu condotto come una pecora al macello, e come un agnello muto davanti al tosatore. Le metafore delle pecore e degli agnelli esprimono l'innocenza, la mansuetudine e la pazienza di Cristo nelle sue sofferenze e nella sua morte; E il suo essere come questi, quando fu condotto al macello, e muto davanti al tosatore, mostra la sua volontà di soffrire e morire per il suo popolo, e di diventare un sacrificio per i suoi peccati. L'allusione è alle pecore condotte dal macellaio al macello, o dal sacerdote all'altare, e all'agnello di un anno che tace mentre tosa; ed entrambi denotano la volontarietà di Cristo nelle sue sofferenze, il spogliarlo del suo buon nome, del suo credito e della sua reputazione tra gli uomini, e di ogni sostanza mondana, sebbene Signore di tutto, e anche delle benedizioni comuni della natura, come del cibo, delle bevande e delle vesti, e della luce del sole; e in particolare lo spogliarlo delle sue vesti, quando le sue vesti furono divise e le sue vesti furono tirate a sorte, è molto appropriatamente significata dalla tosatura dell'agnello, tutte cose che prese con molta pazienza; e il suo essere condotto fuori per essere crocifisso, quando fu offerto in sacrificio sulla croce, risponde molto appropriatamente alle pecore condotte al macello, senza mostrare alcuna riluttanza. Era usanza presso i pagani non offrire in sacrificio alcuna creatura che si dibattesse come guidata, o facesse opposizione, o mostrasse alcuna riluttanza: è notevole che non ci fosse nulla di questo tipo da osservare in Cristo, che diede se stesso un'offerta e un sacrificio; le ragioni delle quali erano, a causa del grande amore che portava al suo popolo: e a causa del bene e del vantaggio che ne sarebbe derivato: era contento di essere povero, affinché potessero essere ricchi; per essere fatti peccato, affinché fossero fatti giusti; per diventare una maledizione, affinché le benedizioni del patto potessero venire su di loro; per essere spogliati di ogni cosa, affinché potessero godere di tutto, e perché nessun altro sacrificio poteva espiare i loro peccati; e perché era la volontà del Padre suo, che coinvolge sempre la sua

Così non aprì la bocca, per difendersi, quando gli furono attribuite tali cose false, e che avrebbe potuto così facilmente confutare, e tuttavia non rispose a nulla, con stupore del suo giudice, la ragione era che aveva addosso i peccati del suo popolo, per i quali era disposto a soffrire, e quindi rifiutò l'auto-giustificazione, per timore che intralci il processo giudiziario contro di lui; né aprì la bocca contro i suoi nemici in modo minaccioso o lamentoso, quando gli sputarono addosso, lo bendarono e lo schiaffeggiarono, e gli ordinarono di profetizzare chi lo avesse colpito; e quando i sommi sacerdoti, gli scribi, il popolo e i ladri lo schernivano e lo insultavano sulla croce, egli non aprì le sue labbra né a loro, né contro di loro, se non per loro, dicendo: Padre, perdona loro; né aprì la bocca contro la giustizia di Dio, come se lo avesse incalzato; né si lamentava della severità delle sue richieste, che non gli diminuivano affatto; né della severità e del peso dei suoi colpi, che non lo risparmiavano affatto; non disse una sola parola contro il suo popolo, i cui peccati avevano fatto ricadere su di lui tutti i suoi dolori e le sue sofferenze, ma intercedette per i trasgressori, di cui portava i peccati

33 Versetto 33. Nella sua umiliazione gli fu tolto il giudizio,

L'umiliazione, o l'umiltà di Cristo, risiedeva nell'assunzione della natura umana, con le sue debolezze e imperfezioni, nella meschinità della sua discendenza e della sua educazione, nei dolori che sopportò dalla culla alla croce, nel suo ultimo conflitto con Satana nel giardino, nel suo essere catturato, legato, flagellato e condannato, sia dal sinedrio, sia dal governatore romano; e nell'essere circondato dall'assemblea dei soldati malvagi, che gli indossarono addosso le loro vesti, e una corona di spine sul suo capo, e una canna in mano, e poi in modo beffardo si inchinarono davanti a lui come re dei Giudei; e infine nella sua obbedienza alla morte, anche alla morte di croce, e nella sua deposizione nel sepolcro. Ora, in questa sua bassa condizione, "il suo giudizio gli fu tolto"; nel testo di Isaia 53:8 le parole sono: "fu tratto dalla prigione e dal giudizio"; che alcuni comprendono delle sue sofferenze, e rendono le parole così: "da un'assemblea, e per giudizio fu tolto"; cioè, dal sinedrio giudaico, e dal giudizio o sentenza di Ponzio Pilato, gli fu tolta la vita: e altri la interpretano della sua risurrezione dai morti, quando fu preso o liberato dalla prigione della tomba, e non poté più essere trattenuto dalle corde e dalle pene della morte; e dal giudizio o dalla condanna sotto la quale giaceva, essendo giustificato nello Spirito, quando fu risuscitato dai morti. Le parole, come qui citate, differiscono dal testo originale; il che ha fatto pensare a qualcuno, che ci fosse una lettura diversa di queste parole, che la Settanta seguiva, e Luca dopo di esse. Il dottor Pocock ha proposto una traduzione del testo ebraico, come conforme a questa citazione, senza supporre una lettura diversa, così, "a causa dell'afflizione, anche dal giudizio è tratto; o, quando fu umiliato, fu tolto dal giudizio"; Essendo tutto uno se è stato tolto dal giudizio, dalla condanna e dalla punizione, come alla sua risurrezione, o se la sua punizione gli è stata tolta: sebbene il senso delle parole, come sono qui citate, sembri piuttosto essere questo; quando fu preso e legato dai Giudei, e da loro trattenuto prigioniero, e processato davanti al sommo sacerdote, e alla sbarra di Pilato, e falsi testimoni subornati, che fu il suo tempo di umiliazione e afflizione; Quando fu insultato, bestemmiato, schiaffeggiato e sputato addosso, non gli fu fatta giustizia, non ebbe luogo il diritto, ma gli fu tolto, e fu trattato in maniera molto ingiusta e ingiusta.

E chi annunzierà la sua generazione? non la sua generazione divina o umana, né i dolori della sua vita, né la durata della sua vita dopo la sua risurrezione, né il numero della sua discendenza spirituale e della sua discendenza, i sensi messi sulle parole che non porteranno affatto, ma la generazione o l'epoca in cui Cristo visse, che per la sua malvagità fra loro, e la loro barbarie nei suoi confronti, e il cattivo uso di lui, non possono essere descritti e dichiarati abbastanza; e una grande quantità di essa li possiede essi stessi; Vedi Gill su " Matteo 10:36" Vedi Gill su " Matteo 12:39"

poiché la sua vita è tolta dalla terra, non in modo comune, ma in modo giudiziario, nel modo più crudele, barbaro e ingiusto, in modo violento, sebbene non senza la volontà di suo Padre e il suo consenso, e sebbene la sua vita sia stata tolta dalla terra, ora vive in cielo, e ciò per sempre

34 Versetto 34. L'eunuco rispose a Filippo e disse:

Dopo che ebbe letto il passo, e Filippo gli ebbe posto la domanda, se lo capiva; e dopo averlo fatto salire sul suo carro per sedersi con lui e istruirlo:

Ti prego, di chi parla questo il profeta? essendo desiderosi di sapere chi fosse l'oggetto di questa famosa profezia: il che sapere era molto utile ed edificante, e non era questione di mera indifferenza e speculazione, ma di grande importanza e preoccupazione. Un modo simile di parlare, per conoscere il senso di un passaggio, è usato dagli ebrei: così, leggendo Proverbi 31:2, viene chiesto:

"Di chi Salomone dice questa Scrittura? non lo dice se non di suo padre Davide".

Parla

di se stesso o di un altro uomo? il che è molto appropriato e pertinente; poiché potrebbe esserci qualche apparenza della sua applicazione a Isaia, che soffrì sotto Manasse; e potrebbe essere applicato a persone diverse, come è stato da allora dagli ebrei; per quanto riguarda Giosia, Geremia in particolare, e il popolo di Israele in generale, anche se molto erroneamente: Giosia non avrebbe mai potuto essere inteso, come uno dei loro noti commentatori espone il paragrafo; dal momento che non furono i peccati del popolo la causa della sua morte, ma i suoi, e la sua vanità nell'immischiarsi in ciò con cui non aveva nulla a che fare, e non aveva una vera chiamata; né si può dire di lui che non abbia fatto violenza, o che abbia portato i peccati degli altri, e sia morto per loro, e abbia fatto della sua anima un sacrificio per il peccato; né i suoi giorni furono prolungati; né il compiacimento del Signore prosperò nelle sue mani, né il passo è applicabile a Geremia, come vorrebbe un altro dei loro scrittori ; egli non fu esente dal peccato, né fu trafitto per i peccati del suo popolo; né sopportò le sue sofferenze con pazienza; né ebbe un gran numero di discepoli; né fu esaltato ed esaltato, come si dice che questa persona sia: molto meno, come dicono gli altri , è inteso l'intero corpo del popolo d'Israele in cattività, dal momento che si parla di un singolo individuo in tutto il tutto, ed è manifestamente distinto dal popolo d'Israele, i cui peccati e dolori doveva portare, e per le cui trasgressioni doveva essere colpito e ferito. In tutto ciò vanno contro il loro Targum, il Talmud, e altri antichi scritti, che interpretano molte cose in questa sezione o paragrafo del Messia: tuttavia, poiché potrebbe essere diversamente inteso, o difficile da capire, l'eunuco pone questa domanda in modo molto appropriato

35 Versetto 35. Allora Filippo aprì la bocca,

Con libertà e audacia, e parlò chiaramente e distintamente, e gli spiegò il passaggio. Questa è una frase usata frequentemente negli scritti ebraici, specialmente nel libro dello Zohar, quando danno un resoconto di questo o dell'altro Rabbi che interpreta qualsiasi passo della Scrittura; come per esempio, R. Eleazar פתח, "aprì" e disse: "Osserverai i miei sabati", ecc. Di nuovo, R. Aba פתח, "aprì" e disse, "e Manoah disse a sua moglie: " &c. Ancora una volta, "R. Simeon aprì" e disse: "i cieli narrano la gloria di Dio", ecc. e

cominciò dalla stessa Scrittura: "il cinquantatreesimo di Isaia": e gli predicarono Gesù di Nazareth; come egli fosse il vero Messia, e la persona lì designata, e ciò molto giustamente; poiché gli stessi Giudei, gli antichi, hanno interpretato diversi passaggi in quel capitolo del Messia, come è stato osservato in precedenza; egli gli mostrò come era nato da una vergine, fatto sotto la legge, e ha obbedito perfettamente ad essa nella sua vita; e che egli soffrì e morì per i peccati del suo popolo, e fece soddisfazione per loro, e introdusse una giustizia eterna per giustificarli davanti a Dio, e aveva ottenuto per loro la redenzione eterna; che egli è risorto dai morti, è asceso al cielo, e ora sedeva alla destra di Dio, ed è sempre vissuto per intercedere per i trasgressori; e sarebbe venuto una seconda volta a giudicare sia vivo che morto; e nel frattempo aveva lasciato regole per il raduno, la formazione e il governo delle sue chiese; e aveva nominato persone per predicare il suo Vangelo e per amministrare le ordinanze del battesimo e la cena del Signore, che dovevano continuare fino alla sua seconda venuta

36 Versetto 36. E mentre proseguivano per la loro strada,

Sulla strada da Gerusalemme a Gaza; Filippo che predica, e l'eunuco che ascolta e conversa in modo religioso e spirituale insieme; e Beza dice in un esemplare che è aggiunto, "conferendo l'uno con l'altro"; sulla persona e l'ufficio di Cristo, le dottrine del Vangelo e le sue ordinanze; Come risulta da quanto segue, sia dalla richiesta dell'eunuco di essere ammesso al battesimo, sia dalla sua confessione di fede:

giunsero a una certa acqua; che alcuni dicono fosse a Bethoron, nella tribù di Giuda o Beniamino; e altri pensano che fosse il fiume Eleutero; Il primo è più probabile; riguardo al quale Jerom dà questo resoconto:

"Betzur nella tribù di Giuda, o Beniamino, e ora chiamato Bethoron, è un villaggio che va da Aella (o Gerusalemme) a Hebron, a venti miglia da essa; vicino alla quale c'è una fontana, che sgorga ai piedi di un monte, e viene inghiottita nello stesso terreno in cui viene prodotta; e gli Atti degli Apostoli raccontano che l'eunuco della regina Candace fu battezzato qui da Filippo".

Questo luogo era a circa due miglia da Hebron, poiché quello, secondo lo stesso scrittore, era a ventidue miglia da Gerusalemme. Borchardus sembra collocarlo più lontano da Hebron:

"da Hebron ci sono tre "leucas", o sei miglia, verso nord, che declinano un po' a ovest, fino a Nehel Escol, cioè "il ruscello del grappolo", da dove le spie portavano il grappolo d'uva; a sinistra di questa valle, per lo spazio di un miglio, o mezza leuca, scorre un fiume, nel quale Filippo battezzò l'eunuco della regina Candace, non lontano da Sicelech.

E, secondo Jerom, Escol si trovava sulla strada da Bethzur a Hebron. Questo racconto dello storico mette da parte quella debole critica su Atti 8:38 usata da alcune persone; come se quando Filippo e l'eunuco scesero nell'acqua, non si intendesse altro che il fatto che andarono dalla parte dell'acqua, o scesero sulla riva e sull'orlo del fiume; vedendo, qui si dice, giunsero a un certo luogo d'acqua; Giunsero al fiume stesso, o alla riva del fiume, e dopo di ciò vi scesero

E l'eunuco disse: "Ecco, qui c'è dell'acqua, che cosa mi impedisce d'esser battezzato?". Questa domanda mostra che egli aveva una certa conoscenza dell'ordinanza del battesimo, che aveva ricevuto dal ministero e dalla conversazione di Filippo; e che aveva qualche desiderio dopo di esso, come le persone rigenerate, secondo le cose divine, secondo Cristo, la sua parola e le sue ordinanze; e che era disposto a cogliere la prima opportunità di sottomettersi ad essa, ma era geloso per timore di non essere qualificato per essa; e quindi modestamente propone la faccenda a Filippo, e desidera essere esaminato e giudicato da lui: e suggerisce anche che ci sono alcune cose che potrebbero essere un giusto ostacolo a questa ordinanza, come la mancanza di grazia, e una vita e una conversazione disordinate, che erano gli impedimenti per i Farisei e i Sadducei, che vennero al battesimo di Giovanni; e questi sono sufficienti, anche se le persone possono essere nate in un paese cristiano, e da genitori credenti, e hanno avuto una buona educazione; sì, anche se possono avere molta luce nozionale e conoscenza speculativa: ma dove la buona opera della grazia è iniziata, e quando un'anima è spiritualmente illuminata, e ha il pentimento evangelico per il peccato, e la vera fede in Cristo, e l'amore sincero per lui, nulla dovrebbe ostacolarlo: non nulla dalla sua parte; non un senso della propria indegnità, che non sarà mai altrimenti, ma piuttosto aumenterà; né le corruzioni del suo cuore e della sua natura, che rimarranno sempre, finché sarà nel corpo; né il timore di allontanarsi, poiché dopo il battesimo non può esserci più pericolo di prima, e Cristo è lo stesso che è sempre in grado di trattenersi; né i rimproveri del mondo, che dovrebbero essere stimati al di sopra delle ricchezze; e più specialmente, poiché vergognarsi di Cristo, della sua parola o delle sue ordinanze, è da lui molto risentito; né l'opposizione dei parenti e degli amici, che, sebbene debbano essere considerati e ascoltati nelle questioni civili, tuttavia non dovrebbero avere alcuna influenza in quelle religiose per allontanarsi dalla causa di Cristo; né alcuna difficoltà nell'ordinanza stessa, poiché non è altro che un battesimo in acqua, e non un battesimo cruento, come quello con cui Cristo fu battezzato, e a cui alcuni dei suoi seguaci sono stati chiamati: né nulla dovrebbe ostacolare da parte dell'amministratore, quando è il caso di cui sopra; come non circoncisi, ma pagani, come ai tempi degli apostoli, Atti 10:47 così non la vita e la condotta precedente della persona, sebbene sia sempre stata così malvagia, come mostrano i casi dei crocifissori di Cristo, del carceriere, di Saulo il persecutore e di molti dei Corinzi; né la debolezza della grazia; il giorno delle piccole cose non deve essere disprezzato, né una canna rotta deve essere spezzata, né il lino fumante deve essere spento: in accordo a questo la versione etiope lo rende "chi ostacola", ecc

37 Versetto 37. Filippo disse: "Se credi con tutto il tuo cuore, puoi,

Lasciando intendere che, se non avesse creduto, non avrebbe avuto diritto a quell'ordinanza; sebbene fosse un proselito della religione ebraica, un uomo serio e devoto, e fosse impiegato in modo religioso, quando Filippo si avvicinò a lui, ed era molto desideroso di essere istruito nella conoscenza delle cose divine; eppure, nonostante tutto ciò, non aveva diritto all'ordinanza del battesimo, a meno che non avesse fede in Cristo e ne facesse professione; né Filippo glielo avrebbe somministrato senza di esso; da cui risulta che la fede in Cristo, e la sua professione, sono prerequisiti necessari per il battesimo: e questa fede non dovrebbe essere una mera fede storica e temporanea, né una fede finta, ma un credere in Cristo con il cuore per la giustizia; o una tale fede mediante la quale un'anima rinuncia alla propria giustizia, e guarda e va a Cristo per la giustizia, la vita e la salvezza, e si riposa e si affida a lui per loro; e dovrebbe essere un credere in lui con tutto il cuore, che non progetta una fede forte, o una piena certezza di fede, ma una fede cordiale, sincera e non finta, anche se può essere solo debole e molto imperfetta. E che questo sia necessario al battesimo è evidente, perché senza di esso è impossibile piacere a Dio; né la sottomissione e l'obbedienza ad essa possono essere accettabili per lui: né in verità l'ordinanza può essere grata e gradita agli increduli; Poiché, sebbene sia un comandamento non gravoso e un giogo dolce, lo è solo per coloro che credono; né nessun altro può vedere fino alla fine di questa ordinanza, o contemplare la sepoltura e la risurrezione di Cristo rappresentate da essa, o essere battezzato nella sua morte, e partecipare ai benefici di essa; e inoltre, tutto ciò che non viene dalla fede è peccato

Ed egli rispose e disse: Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, il che, sebbene breve, è un riassunto molto completo degli articoli di fede riguardo alla persona, agli uffici e alla grazia di Cristo, come che egli è una persona divina, veramente e propriamente Dio, l'unigenito del Padre, della sua stessa natura, e uguali a lui; che egli esisteva da tutta l'eternità, come persona divina con lui, e distinto da lui; e che egli è il Cristo, l'unto di Dio, per essere profeta, sacerdote e Re; ed è Gesù, l'unico Salvatore dei peccatori perduti, nel quale confidava e dipendeva solo per la giustizia, la vita e la salvezza. Tutto questo versetto manca nella copia alessandrina, e in cinque copie di Beza, e nelle versioni siriaca ed etiopica; ma si trova nella Vulgata latina e nelle versioni arabe, e nell'edizione complutense; e, come osserva Beza, non dovrebbe in alcun modo essere cancellato, poiché contiene una confessione di fede così chiara richiesta alle persone per essere battezzate, che era usata nei tempi veramente apostolici

38 Versetto 38. E comandò al carro di fermarsi,

Cioè, l'eunuco ordinò al suo cocchiere di fermarsi; poiché a lui è meglio dare questo ordine che a Filippo; sebbene altrimenti le parole siano collocate in modo tale che sarebbe difficile dire chi abbia dato il comando

E tutti e due scesero nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò: su cui Calvino ha questa nota;

"Da qui vediamo qual era il modo di battezzare con gli antichi, poiché immergevano tutto il corpo nell'acqua".

E in verità, se allora si fosse praticato un altro modo, come l'aspersione o il versamento dell'acqua, non ci sarebbe stato bisogno che scendessero dal carro, e tanto meno che scendessero in acqua; e quanto al cambio d'abito, non si può ragionevolmente pensare che un uomo così grande debba fare un viaggio così lungo senza di esso. Allo stesso modo le abluzioni e le purificazioni ebraiche, che venivano eseguite per immersione, e quindi chiamate battesimi, Ebrei 9:10 sono menzionate nello stesso tipo di linguaggio che qui: così una persona profluvia, e una donna che aveva giacuto, erano obbligate שׁירדה לטבול, "a scendere e immergersi"

"È una tradizione dei Rabbini, che colui che vede qualsiasi inquinamento notturno nel giorno dell'espiazione, יורד וטובל, "scende e si immerge".-E così tutti coloro che sono obbligati a immergersi, si immergono secondo la loro usanza nel giorno dell'espiazione; La persona profluvia, uomo o donna, la persona lebbra, uomo o donna, il marito di una donna mestruata e uno contaminato dai morti, si immergono secondo la loro usanza nel giorno dell'espiazione".

39 Versetto 39. E quando furono usciti dall'acqua,

Il che è un'altra circostanza, che mostra che il battesimo veniva poi eseguito per immersione; con questo confronta Matteo 3:16 e così è detto del sommo sacerdote, quando si lavò nel giorno dell'espiazione, ירד וטבל עלה, "scese e si tuffò, e salì"; e così qualsiasi altra persona che era obbligata a immergersi per qualsiasi motivo, ירד וטבל ועלה, "scese e si tuffò, e risalì". E di nuovo si dice, accadde a una serva di Rabbi, שׁטבלה ועלתה, "che si immerse e risalì"

Lo Spirito del Signore rapì Filippo; non appena l'ordinanza fu terminata; così che l'eunuco non ebbe l'opportunità di ricompensarlo per le sue istruzioni e il suo lavoro; e questo poteva essere fatto apposta per mostrare che non aveva alcun fine mercenario nell'unirsi al suo carro; e questo improvviso rapimento e scomparsa potevano essere una conferma per l'eunuco che tutta questa faccenda era di Dio. Lo Spirito del Signore prese Filippo, proprio come si dice che innalzò Ezechiele, tra la terra e il cielo, Ezechiele 8:3 e lo portò sopra la terra fino ad Azoto. La copia alessandrina, e una di Beza, e alcune altre, leggono le parole così: "Lo Spirito Santo scese sull'eunuco, ma l'angelo del Signore rapì Filippo"; lo stesso angelo, forse, che gli ordinò di andare verso il sud:

che l'eunuco non lo vide più; né a quel tempo, né forse per sempre; poiché uno andava da una parte e dall'altro:

e se ne andò per la sua strada; verso l'Etiopia; e, come recita la versione etiope, "nel suo proprio paese"; il che è uno dei motivi per cui non vide più Filippo: tuttavia, vi andò

rallegrandosi, come aveva grande ragione di fare; essendo benedetto con la conoscenza salvifica di Cristo, e la vera fede nel Figlio di Dio, e ammesso alla santa ordinanza del battesimo; avendo prima ricevuto il battesimo dello Spirito, o avendo la grazia dello Spirito conferita su di lui, e impiantata in lui; e, secondo alcune copie appena menzionate, dopo il suo battesimo lo Spirito scese su di lui in modo straordinario, e ciò senza imposizione di mani; cosicché, nel complesso, aveva grandi motivi per rallegrarsi

40 Versetto 40. Ma Filippo fu trovato ad Azoto,

Lo stesso vale per l'Ashdod dei Filistei, famoso per il tempio di Dagon, 1Samuele 5:1 dove la Settanta lo chiama Azoto, come qui: e così è chiamato negli Apocrifi:

"Ma tutti gli arretrati, furono uccisi di spada, perché li inseguirono fino a Gazera, nelle pianure dell'Idumea, di Azoto e di Iamnia, tanto che ne furono uccisi tremila uomini". (1Mac 4:15)

"Di ciò, udito ciò, Apollonio prese tremila cavalieri, con una grande schiera di fanti, e andò da Azoto come uno che è in viaggio, e poi lo trascinò nella pianura. perché aveva un gran numero di cavalieri, nei quali riponeva la sua fiducia". (1Mac 10:77)

"Ma Gionatan appiccò il fuoco ad Azoto e alle città circostanti e prese le loro spoglie; e il tempio di Dagon, con quelli che vi erano fuggiti, egli bruciò col fuoco". (1Mac 10:84)

"E quando fu vicino ad Azoto, gli mostrarono il tempio di Dagon che era stato bruciato, e Azoto e i suoi pascoli che erano stati distrutti, e i corpi che erano stati gettati fuori e quelli che aveva bruciato in battaglia; poiché ne avevano fatto mucchi lungo la via dove doveva passare". (1Mac 11:4)

dove si fa menzione di Beth Dagon, e del tempio dell'idolo in esso; e da Erodoto, Plinio, e Tolomeo; e ora è chiamato Palmis, secondo R. Benjamin; era a circa cinquantaquattro miglia da Gerusalemme, e duecentosettanta stadi, o quarantaquattro miglia da Gaza:

e di passaggio; o, mentre passava per quello e altri luoghi:

predicò in tutte le città; che si trovava sulla sua strada; il che dimostra il suo zelo e la sua diligenza:

finché giunse a Cesarea; non Cesarea di Filippo, Matteo 16:13 ma quella che prima era chiamata la torre di Strato, e fu ricostruita da Erode, e chiamata Cesarea, in onore di Cesare Augusto; e non da Cesare stesso, come dice R. Benjamin: era seicento stadi, o settantacinque miglia da Gerusalemme (x), Questo luogo era famoso per i rabbini ebrei, e le loro scuole di apprendimento; si fa frequente menzione di רבנין דקיסרין, i rabbini di Cesarea; qui sembra che Filippo si sia fermato, e si sia fermato un po'

Commentario del Pulpito:

Atti 8

1 In quel giorno sorse perché in quel tempo c'era, A.V.; in per a, A.V. Saul acconsentiva alla sua morte. Il ripetuto riferimento di San Paolo a questo triste episodio della sua vita è molto toccante : vedi Atti 22:20; 1Corinzi 15:9; 1Timoteo 1:13 Per la parola suneudokein, acconsentire, vedi Atti 22:20; Luca 11:48; Romani 1:32; 1Corinzi 7:12. Sorse in quel giorno. La frase è manifestamente quella ebraica, aWhhμwOYB, così costantemente usata in Isaia e negli altri profeti, non di un singolo giorno, ma di un tempo più o meno lungo, e significa, come dice l'A.V., "in quel tempo", non il particolare martedì o mercoledì in cui Stefano fu ucciso. Se San Luca avesse voluto affermare che la persecuzione iniziò proprio nel giorno in cui Stefano fu lapidato, lo avrebbe espresso in modo molto più esplicito e avrebbe usato una parola diversa da ejgeneto. È diverso con Atti 2:41 e Luca 17:31, dove il contesto definisce il significato e lo confina a un giorno determinato; proprio come l'equivalente frase ebraica è comunemente applicata a un giorno letterale come a un tempo o a un periodo. Il contesto mostra qual è il senso in cui viene usato. Qui la cosa di cui si parla, la persecuzione, non ebbe luogo in un giorno. Durò molti giorni. Quindi hJme significa qui "tempo". Erano tutti sparpagliati. Proprio come il vento soffia il seme a una certa distanza per fruttificare in luoghi diversi. Tranne gli apostoli. Essi, come sentinelle fedeli, rimasero al loro posto, per confermare le anime di quei discepoli che per una ragione o per l'altra non erano in grado di fuggire perché naturalmente la parola tutti non deve essere pressata rigorosamente, e per esortarli a continuare nella fede, come fece San Paolo in seguito a Listra, Iconio e Antiochia, Atti 14:22 e a mantenere il nucleo della Chiesa nella metropoli della cristianità

Versetti 1-8.- I frutti della persecuzione

La persecuzione è lo strumento di Satana per controllare e, se possibile, distruggere la verità di Dio. Il nostro Salvatore ci ricorda, nel sermone della montagna, come i profeti, che parlavano al popolo nel Nome di Dio, erano stati perseguitati fin dall'antichità; e predisse come i profeti, i saggi e gli scribi che egli avrebbe mandato sarebbero stati similmente flagellati e perseguitati, uccisi e crocifissi. E la storia della Chiesa, dalla prima prigionia degli apostoli narrata in Atti 4. fino ai giorni nostri, mostra la veracità della predizione. Alcune delle fonti e delle cause della persecuzione sono state menzionate nell'omiletica di Atti 4:1-31. La nostra attenzione sarà ora rivolta ai frutti della persecuzione

IL PRIMO EFFETTO DELLA PERSECUZIONE CHE SORSE DOPO LA MORTE DI STEFANO FU LA DISPERSIONE DEI DISCEPOLI. Secondo le istruzioni del Signore, Matteo 10:23 fuggirono, per salvarsi la vita, dalla città di Gerusalemme alle vicine città di Giudea e Samaria. Ma dovunque andavano , predicavano la Parola. Così l'effetto immediato della persecuzione sollevata a Gerusalemme per estirpare la fede di Gesù Cristo fu che quella fede fu portata nelle città, nei distretti e nei paesi dove non si sarebbe mai sentito parlare se non fosse stato per le persecuzioni. Samaria udì il Vangelo; fu depositato nel cuore dell'eunuco per essere divulgato in Etiopia. Da Azoto a Cesarea fu proclamato ad alta voce. Passò alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia. Essa mise radici profonde ad Antiochia e da lì passò attraverso tutta l'Asia e in Europa

UN ALTRO EFFETTO DELLA PERSECUZIONE FU L'ABBATTIMENTO DELLE OPPOSTE BARRIERE DI ABITUDINI, OPINIONI E PREGIUDIZI. Se i governanti e i sacerdoti, gli scribi e i farisei avessero accettato il vangelo, sarebbe stato molto difficile separarlo dalla circoncisione, dal tempio e dal giudaismo esclusivo. Potrebbe essere passato molto tempo prima che i cristiani ebrei si rivolgessero in uno spirito di amore e fratellanza ai loro vicini samaritani, o mandassero un messaggero in Etiopia, o fondassero la prima comunità che si chiamava cristiana nella grande città pagana di Antiochia. Infiniti scrupoli, esitazioni, difficoltà, avrebbero sbarrato la strada. Ma la persecuzione accese con un impulso meraviglioso la logica della ragione e della benevolenza, sì, e anche della fede. Per la forza delle circostanze, i discepoli perseguitati, espulsi dal paese e dalla casa con la loro stessa carne e il loro stesso sangue, si trovarono stretti in legami strettissimi con coloro che non erano ebrei, e quasi costretti a parlare loro dell'amore di Gesù, e poi a sentire che quell'amore li rendeva entrambi. Ci sarebbero volute generazioni, forse, per fare ciò che la persecuzione ha fatto in un giorno. La persecuzione tagliò il nodo gordiano che le dita della ragione umana non avrebbero forse mai sciolto; e il grande persecutore stesso non sarebbe mai potuto diventare il grande capo e principe che era nella Chiesa dei Gentili, se non fosse stato per la parte che aveva avuto nel perseguitarla nei tempi passati

NÉ DOBBIAMO TRASCURARE L'INFLUENZA DELLE PERSECUZIONI QUANDO SONO SOPPORTATE NELLO SPIRITO DEL VERO MARTIRE, NELL'APPROFONDIRE ED ELEVARE LA FEDE, LO ZELO E L'AMORE DEL DISCEPOLO. Il fuoco della vita spirituale nell'anima del santo arde più luminoso nelle ore più buie della tribolazione terrena. L'amore di Cristo, la speranza della gloria, la preziosità del vangelo, non sono mai, forse, sentiti nella loro potenza vivente così pienamente come quando le luci e i fuochi della gioia e delle comodità terrene si spengono. Allora, alla presenza, per così dire, della potenza e della gloria svelate di Cristo, la carità e l'audacia, lo zelo e l'abnegazione, sono al loro culmine, e il far conoscere agli altri la buona novella di una grande gioia sembra essere l'unica cosa per cui valga la pena vivere. Cantici che il frutto della persecuzione si vede in un nobile esercito di martiri e confessori, qualificati al massimo grado, e desiderosi al massimo grado, di predicare in lungo e in largo le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e in straordinarie adesioni al numero della Chiesa perseguitata

IV ALTRI FRUTTI DELLA PERSECUZIONE, COME MOSTRARE AGLI OCCHI DEL MONDO LA REALTÀ DI QUELLA RELIGIONE CHE ESSI DISPREZZANO, ESPORRE ALLA SUA AMMIRAZIONE IL VERO CARATTERE DI COLORO CHE ESSA PERSEGUITA, E MOSTRARE LA DISPERAZIONE DI SPEGNERE QUEL FUOCO CHE È ALIMENTATO DAI CARBONI ARDENTI DELL'ALTARE DI DIO IN CIELO, E MOLTI ALTRI, SAREBBE FACILE ENUMERARLI

Ma questi devono bastare per insegnarci che la malizia di Satana non può competere con la potenza di Dio; ma che la Chiesa alla fine risplenderà in tutta la più luminosa bellezza della santità per gli sforzi che sono stati fatti per la sua deturpazione e il suo totale rovesciamento

OMELIE DI W. CLARKSON. Versetti 1-4.- Perversione e restaurazione

Questi versetti suggeriscono...

QUANTO LONTANO DAL GIUSTO SENTIMENTO I PENSIERI SBAGLIATI PORTERANNO GLI UOMINI FUORI STRADA

"Saul era consenziente, esultava fino alla morte" Versetto 1. "Saulo fece scompiglio e devastò la Chiesa", ecc. Versetto 3. La morte del primo martire, che fu così vergognosa per coloro che la circondarono, e così profondamente deplorevole da una stima umana, era, agli occhi di Saul, una cosa in cui trionfare con selvaggio piacere. E questa sua terribile soddisfazione derivava da forti convinzioni religiose: odiava Stephen così appassionatamente perché si aggrappava così tenacemente alla "Legge". Né questa era la sua unica manifestazione di sentimento distorto. Non era soddisfatto della lapidazione di Stefano; si unì di cuore alla persecuzione che divise le famiglie cristiane e ne causò la dispersione generale Versetto 2, essendo lui stesso l'agente più importante del concilio; né l'umanità ordinaria, né la gentilezza che dovrebbe derivare da un'educazione liberale, né la tenerezza dovuta al sentimento femminile che lo frena. Ogni sentimento più saggio, più gentile, più generoso si perdeva in un fanatismo violento, implacabile, spietato. Cantici fa errore, perverte la mente e distorce gli impulsi e abusa delle energie dell'anima. Prima di prestarci a qualsiasi causa, prima di tuffarci in qualsiasi conflitto, valutiamo con molta attenzione e devozione la questione se abbiamo veramente ragione, se le nostre tradizioni non ci stanno portando fuori strada come le nozioni ereditate dagli uomini li hanno portati fuori strada dalla verità, se, prima di agire con zelo ardente, non dobbiamo cambiare la nostra posizione o anche solo cambiare la nostra parte. Non finché non abbiamo un'intelligente certezza di essere nel giusto, dovremmo agire con entusiasmo e severità; altrimenti potremmo nutrire sentimenti e compiere azioni che sono diaboliche piuttosto che divine

II Quanta santa serietà può essere chiamata a soffrire, I cristiani di quei primi tempi erano chiamati:

1. Simpatizzare, con dolorosa intensità, con un uomo sofferente. Se Saulo acconsentiva alla sua morte, con quali cuori lacerati e sanguinanti i suoi amici cristiani videro morire il primo martire! Essi "fecero un grande lamento su di lui" Versetto 2

2. Essere angosciati per una Chiesa in lutto e indebolita. La causa di Cristo mal poteva risparmiare così avrebbero naturalmente sentito un avvocato così eloquente e sincero come colui la cui lingua era stata così crudelmente messa a tacere; Devono aver pianto la perdita che, come uomini impegnati in un'alta e nobile missione, avevano subito

3. Sopportare seri problemi nelle proprie circostanze. Ci fu «una grande persecuzione e tutti si dispersero» Versetto 1. Questo deve aver comportato una dolorosa rottura dei legami familiari e un grave turbamento nella vita degli affari. La santa serietà ha sofferenze simili da sopportare ora

1 I suoi attaccamenti personali sono particolarmente profondi e le sue simpatie particolarmente forti. Quando l'offesa o la morte giungono agli oggetti di essi, c'è un dolore e una tristezza dell'anima corrispondenti

2 È spesso profondamente angosciato per la causa di Cristo nei suoi momenti di perdita, debolezza, torto

3 Soffre, in virtù della sua fedeltà, del disprezzo, dell'opposizione, della persecuzione, in una forma o nell'altra, di coloro che sono nemici di Dio e della verità. Ma, così facendo, segue da vicino le orme dei migliori uomini e quelle dello stesso Divino Maestro. E così, soffrendo con lui, sarà coronato con il suo onore e la sua gioia Romani 8:17; 2Timoteo 2:12; 1Pietro 4:13

III CON QUANTA MERAVIGLIA DIO DOMINA OGNI COSA. versetto 4. Lui:

1 ha usato le macchinazioni del nemico e

2 ricompensò la fedeltà della Chiesa sofferente facendo sì che la dispersione dei discepoli portasse alla "promozione del Vangelo". Quello che gli uomini fuorviati speravano sarebbe stato un colpo mortale alla nuova "via" si rivelò un colpo prezioso a suo favore, aumentando il numero dei suoi testimoni attivi e moltiplicando grandemente i suoi aderenti. Cantici sarà con i malvagi disegni degli empi; saranno fatti per servire i misericordiosi propositi di Dio

1. Quanto è vano e stolto, oltre che colpevole, combattere contro Dio!

2. Con quanta fiducia possiamo noi che siamo collaboratori di lui attendere la pubblicazione! La tempesta furiosa e minacciosa che si profila all'orizzonte forse non farà altro che accelerare il buon vascello della verità e portarlo prima al porto.

OMELIE DI E. JOHNSON

Versetti 1-13.- Episodi di persecuzione e dispersione

UNO SCORCIO DI SAUL IL PERSECUTORE. Anche se breve e di passaggio, è molto significativo. Partecipò all'esecuzione di Stefano. Saul era pieno di ignoranza e di passione cieca. Ciò che in seguito provò riguardo alla sua condotta è espresso in 1Timoteo 1:3. Questo esempio dovrebbe essere un monito permanente per noi contro la fiducia nel mero sentimento e nell'entusiasmo. I fumi della rabbia e della violenza non sono segni di puro zelo ardente per la verità, ma piuttosto dello spirito che viene incendiato dall'inferno. È quando siamo più appassionatamente eccitati nella causa del conflitto di partito che abbiamo più bisogno di stare in guardia. Amaro fu il rimorso di Saulo di Tarso per la sua complicità nell'omicidio di Stefano. Era difficile per lui perdonare se stesso. Era il trionfo dell'amore divino nel suo cuore quando poteva confidare che attraverso di esso era stato perdonato

II GLI EFFETTI DELLA PERSECUZIONE. Porta alla dispersione, e la dispersione alla diffusione della verità. Per il paese della Giudea e della Samaria i dispersi andarono, lasciando in ogni villaggio, in ogni casa e in ogni cuore, suscitando ricordi, nuovi pensieri. E Saul, come un lupo devastatore, proseguì la sua corsa cieca. C'è una lezione storica generale qui. La persecuzione è sempre il sintomo del cambiamento intellettuale. Il vecchio drago è sempre pronto a divorare il figlio della donna. L'infernale Pitone avrebbe lottato con il glorioso Apollo. Erode avrebbe messo a morte il bambino Gesù. Saulo avrebbe ucciso la Chiesa nascente. Ma la vittoria della luce eterna e dell'amore non è in dubbio. "Quelli che erano dispersi in direzioni diverse andarono in direzioni diverse evangelizzando il mondo". Com'è bello questo! La vera arma con cui rispondere alla spada è la Parola. La politica del persecutore è quella di tutti i più ciechi. Stimola il movimento che mira a schiacciare. In ogni spirito virile l'opposizione suscita nuova energia. Amiamo più teneramente la verità per la quale dobbiamo lottare e soffrire. È nelle leggi del mondo spirituale che le persecuzioni dovrebbero sempre portare a una reazione violenta a favore dei principi dei perseguitati. Quando il cristianesimo è patrocinato diventa corrotto. Quando, a causa della persecuzione, viene rigettato sul terreno dei suoi primi principi, risorge con nuova vita e vigore

III L'OPERA DI FILIPPO. Sta bene in contrasto con quello di Saulo in questo scorcio del cristianesimo primitivo. Saul, il lupo in mezzo all'ovile, che sputa minacce e massacri; Filippo, come pastore, che nutre, guarisce e conforta. Ancora e ancora abbiamo la ripetizione dei veri effetti del cristianesimo. Si dicono buone parole, che attirano l'attenzione e fanno bene all'anima; si compiono buone azioni al corpo sofferente, che sono evidenti "segni" di una presenza divina e di un potere di guarigione, e quindi di una volontà divina e amorevole. E la gioia irrompe sempre, il riflesso della libertà ritrovata nel corpo e nell'anima, in ogni città. Queste, dunque, sono le prove costanti del cristianesimo. Non c'è bisogno di un'altra "apologetica", perché questa è invincibile. Senza di esso gli argomenti più sottili sono inutili

IV IL TRIONFO DELLA CRISTIANITÀ SULLA SUPERSTIZIONE. Simone il Mago è il tipo di coloro che lavorano sull'immaginazione del popolo, in contrasto con il vero maestro cristiano che fa appello alla coscienza. Che cosa doveva decidere tra il vero insegnante e guaritore e l'eloquente e abile ciarlatano? Vicina è l'ombra della luce in tutto il corso del Vangelo. Nella coscienza individuale risiede la prova. A questo Dio parla; che in ogni epoca è lo specchio della verità. E alla verità e a Dio rende testimonianza la coscienza dell'impostore. Simone credette alla parola di Filippo e divenne con il battesimo un professore del nuovo credo. Si dice che fosse stupito dai segni e dalle meraviglie della torba che si verificavano. Ciò che chiamiamo "sensazionalismo" nella mente, il desiderio di meraviglia, è la forma spuria di un vero istinto. Gli uomini devono vedere per essere convinti; Una volta raggiunta la convinzione, possono poi camminare per fede in regioni dove la vista non è possibile. Non cambiamo mai l'abitudine del nostro pensiero finché non troviamo qualcosa di inesplicabile dove prima tutto era chiaro e semplice, qualcosa di meraviglioso dove riconoscevamo solo il luogo comune. Chiedere di credere senza fornire prove è insultare la coscienza, rifiutare di credere quando l'evidenza è chiara è negare a se stessi la possibilità di una guida quando l'evidenza non è del tutto chiara. Lasciate che gli uomini prendano le prove che sono chiare per loro, e agiscano in base ad esse; questo è sicuro per il momento, e il resto diventerà più chiaro a poco a poco. Ma il caso di Simone mostra quanto sia nullo ogni tipo di semplice convinzione, a meno che non sia seguita dal corrispondente atto di volontà. Simone si convinse, ma non si convertì. La luce penetrava la sua intelligenza, ma non riusciva a smuovere il suo cuore.

OMELIE di R.A. Redford Versetti 1-3.- Il nemico arriva come un'inondazione

IL DILUVIO DELL'INIQUITÀ SUSCITATO DALL'EFFUSIONE DELLO SPIRITO SANTO

1. La corruzione dello Stato ebraico. Esempi nel caso di Saulo di Tarso, che acconsentì alla morte di Stefano. La persecuzione organizzata come risposta al vangelo. L'insincerità di coloro che pretendevano di accettare il saggio consiglio di Gamaliele. La loro vera vigliaccheria nel non avventurarsi ad afferrare gli apostoli

2. La persecuzione aveva ora un capo in Saul. Si trattava di una più decisa schierazione del potere sacerdotale contro la nuova setta; una visita di casa in casa con presunta autorità legale. Questo per portare avanti il conflitto tra i due regni come nient'altro avrebbe potuto fare. Era quello di dare uno scopo preciso alla persecuzione, e così di preparare la strada per l'innalzamento più deciso dello stendardo contro di essa da parte dello Spirito di Dio nella conversione di Saulo

II LA DISGREGAZIONE DELLA PRIMA FORMA DI VITA ECCLESIASTICA, PREPARATORIA AD UNA PIÙ ALTA, PIÙ AMPIA E PIÙ ATTIVA

1. La comunione è molto preziosa, ma l'attività lo è ancora di più. Amarci l'un l'altro dovrebbe prepararci ad amare il mondo. L'espediente temporaneo del comunismo cristiano cedette di fronte alla violenza del mondo; era un aiuto alla realizzazione della vita della Chiesa, ma non una regola d'azione costante

2. Il funerale di Stefano e il lamento della Chiesa avrebbero profondamente inciso su ogni dipendenza, non dai singoli strumenti, ma dallo Spirito di Dio. Quanto poco si pensava che il capo persecutore sarebbe presto diventato lui stesso il principale predicatore!

3. Coloro che erano dispersi all'estero portavano con sé un insieme di fatti, sia il Vangelo che gli Atti degli Apostoli fino ad ora, che li aiutarono a fare a meno dell'immediata sovrintendenza degli apostoli. Cantici il Nuovo Testamento avrebbe cominciato a formarsi in quella prima persecuzione. I credenti di tutta la Giudea e della Samaria, parlavano tra loro e con i loro vicini delle cose in cui essi stessi credevano. Quanto poco il fatto che Saulo avesse "devastato" la Chiesa le ha fatto del male! Impara la lezione della fiducia nel Salvatore che domina. "Egli fa l'ira dell'uomo per lodarlo". -R

OMELIE DI P.C. BARKER

Versetti 1-4.- Elementi discordanti che obbediscono al raggiungimento di un unico scopo

Questo breve paragrafo non è solo pieno di incidenti, ma di tipi di incidenti stranamente opposti. A prima vista sembra un semplice miscuglio di fatti, un mosaico di storia, o come un mosaico che finge di non avere alcuna armonia. Questa prima impressione, tuttavia, passa presto, e ogni episodio del gruppo assume un contorno ancora più chiaro e si vede che si adatta al suo posto. Resta il fatto, tuttavia, che i materiali sono di tipo molto antagonistico, e rimane ancora la meraviglia, che si allarga sempre più chiaramente alla vista, che da tutta la varietà un potere sovrano stia operando una certa unità di risultato. Il martirio è ancora al centro dell'argomento. È la chiave della posizione. Rende un punto di riferimento cospicuo in lungo e in largo e una data memorabile per sempre. E questo paragrafo si sviluppa per vedere una quintuplice energia risultante dal martirio

METTE IN GRANDE RILIEVO OLTRE AGLI ASPETTI TARDIVI E UMILIANTI DELLA NATURA UMANA. versetto 2. Altri cuori oltre a quelli che battono nel petto del Sinedrio sono a Gerusalemme, altre mani oltre a quelle che lapidano sono in questo stesso momento fuori delle sue mura. Il trionfo non è stato senza riserve. Il contrasto è un meraviglioso sollievo alla tensione esercitata sulla fede, un gradito restauratore di speranza per la prospettiva umana. E in quella stessa ora non c'è alcun segno indubbio di quelle opere più severe, di quegli uffici più teneri di cui l'angelo del cristianesimo sarebbe stato testimone in tutti i secoli. La tempesta è passata e gli uomini cercano al mattino di seppellirli: i morti vengono portati a riva. La battaglia è finita, e la sera gli uomini radunano i loro macellati per seppellirli. La croce ha fatto il suo lavoro, e il sacro corpo è "mendicato" e con la più tenera cura e servizio è sepolto. La lapidazione è terminata e gli uomini devoti portano le membra straziate alla sepoltura onorata. Il cristianesimo ha la sua cavalleria, e la cavalleria del cristianesimo è quell'affetto più puro che, mescolato con la fede più pura, prima di ogni riverenza e pianto i suoi eroi e guerrieri caduti, sebbene non li abbia mai scusati mentre vivevano un dovere, né li abbia esentati da un dolore mentre lottavano e combattevano. La cosa più impressionante è quella che è lasciata alla nostra immaginazione per riempire. Quando l'ultima pietra fu scagliata, e gli echi degli assassini urlanti si spensero, e la folla fu passata, allora "uomini devoti portarono Stefano alla sua sepoltura e fecero grande lamento su di lui".

II SCOPRE I VERI DISCEPOLI E LI DISPERDE CIASCUNO CON LA SUA FECONDA INFLUENZA IN LUNGO E IN LARGO. versetto 1. La persecuzione - una delle azioni più oscure, una parola di terrore - ha sempre avuto un certo raccolto di risultati molto benefici. Di esso, si può dire enfaticamente: "Non inchinarti alcun castigo, perché il presente sembra essere gioioso, ma doloroso: tuttavia in seguito produce i pacifici frutti della giustizia a coloro che sono esercitati per mezzo di esso". Persecuzione:

1. Prova la sincerità del carattere

2. Accerta il predominio della fede o la sua relativa debolezza

3. Dà alla fede una presa molto più forte sul suo oggetto o sui suoi oggetti

4. Scaccia grandi quantità di pensieri vaghi, sentimenti più vaghi, nebbie che hanno a lungo fuorviato e un'abitudine al dubbio che è andata lontano a minare la nobiltà della vita cristiana

5. Esercita un vasto beneficio sugli altri. Se questo non fa parte della sua intenzione, è un uso grandioso e annullato. L'happy hour è spesso toccato dalla macchia dell'egoismo. I membri della famiglia più felice sono così uniti l'uno all'altro che danno un contributo ingiustamente piccolo alla felicità che dovrebbe toccare anche i loro confini da tutte le parti. E in effetti è stato spesso così con la Chiesa, fino a quando "quando sorge la persecuzione" la quale "persecuzione" può "sorgere" da cause molto diverse, e apparire in forme molto diverse, è stata spezzata, e coloro che l'hanno composta sono separati e diffusi e molti missionari sono stati fatti Versetto 1

III SCOPRE GLI "APOSTOLI CHIAMATI", FEDELI ALLA LORO CHIAMATA. versetto 1. I credenti furono dispersi. Una voce, una potenza o un impulso puro legavano gli apostoli. Il posto di servizio rimane tale per loro, anche se diventa il posto del pericolo. Devono rimanere ancora a Gerusalemme, per guidare, confortare, tenere insieme il gregge diminuito e affrontare intrepidamente il nemico. Questa parola, "eccetto gli apostoli", dovrebbe essere udita come uno squillo di tromba dai capi del gregge di Cristo, in ogni tempo, in ogni luogo. E non indica forse che nella Chiesa di Cristo dovrebbero esistere, e in questo senso, dei capi di servizio, meglio chiamati piuttosto che dei gradi degli uffici e delle dignità? L'analogia di tutta la natura dice: "Sì", sostenuta non solo dalla "chiamata" e dalla speciale "ispirazione" degli apostoli, ma da un fatto come quello che sta alla base di questa eccezione, "eccetto gli apostoli". Nel frattempo ci rimane solo l'idea del perché questa crisi non sia stata usata da coloro che lo perseguitavano per volgere una feroce ondata di opposizione contro gli stessi apostoli. Devono essere stati facili da trovare, e devono essere noti per essere alla radice di tutta la questione. La spiegazione più probabile della questione ci sembra essere che il Sinedrio ne avesse già avuto abbastanza, e nell'interferire con loro era stato così umiliato vedi omelie su Atti 4:, 5

IV SCOPRE SAULO, PER LASCIARE UN SEGNO INDELEBILE NON SU DI LUI, MA PIUTTOSTO IN LUI. A prima vista sembrerà al lettore che non sia altro che lo storico a lasciare un segno su Saulo, e che il segno che egli pone non sia altro che un segno esteriore, anche se lo ripete tre volte Atti 7:58,60; 8:3 Ripensamenti lo persuaderanno di qualcosa di molto diverso. Sicuro come sempre è stata la certezza, il segno è più sicuro di quanto non sia stato posto su Saulo nemmeno il marchio di Caino, arriva dove nulla può mettere in pericolo la sua duratura profondità. Ricordi incancellabili stanno arredando l'armadietto segreto della sua mente; Lì sono immagazzinati pensieri, risoluzioni e forti forze di convinzione, che nessuna futura folla di preoccupazioni, o folla di occupazioni, o tumulti di allegria dovrebbe essere utile a scacciare. Nell'intera scena Saul prende tre parti

1. Prende una parte passiva, o ciò che può sembrare per lo più, Atti 7:58 e poi un'immagine veniva fotografata su una tavoletta interna nella sua immobilità, accurata, piena, sicura, per essere anche permanente. Per un po' era destinato, infatti, ad essere sovrapposto ad altre immagini, fugaci e vane, ma dopo un po' a schiarirsi e diventare, forse, il più luminoso di tutti tranne uno

2. Saul prende una parte consenziente Atti 7:60 Non dice nulla contro il martirio, ma lo approva. Chiedono se è tutto a posto e secondo lui?

3. Saulo vi partecipa attivamente . Pieno di zelo, pieno di furore, pieno di determinazione impetuosa, imperiosa, intollerante, egli "distrugge la Chiesa, entrando in ogni casa, e trascinando uomini e donne, li manda in prigione" Versetto 3. Egli si sta marchiando senza pietà , a meno che non diciate che, con il triplice marchio, un'altra mano, una misericordiosa, lo sta segnando per misericordia: il "modello di ogni longanimità" di Gesù Cristo 1Timoteo 1:15 Sì; il Saulo del martirio di Stefano; il Saulo che permise che le vesti sporche di coloro che lapidarono quel santissimo Stefano giacessero ai suoi piedi per motivi di sicurezza; che si rese complice consenziente dell'omicidio senza causa, e che allora si cinse fino all'intera estensione della sua potente energia per presumere di "devastare" il gregge di Gesù, farà davvero un buon modello, un modello difficile da migliorare-"modello di tutta la longanimità" di quello stesso "Gesù".

V TROVA ESPRESSIONI ABBONDANTI, RISONANTI, IN LUNGO E IN LARGO, PER "PREDICARE CRISTO", MILLE VOLTE PER L'UNICA VOCE AMOREVOLE CHE ERA STATA MESSA A TACERE. versetto 4. E nessun pensiero al di fuori del rapimento della sua anima, consegnato alla gloria di Dio, di Cristo, del cielo, avrebbe potuto essere più gradito di questo a Stefano. La sua morte omicida e lapidata, avrebbe detto, era già ampiamente e beatamente vendicata. L'unica cosa, "predicare Cristo" che causò la sua morte, fu immediatamente moltiplicata mille volte da quella stessa cosa: la sua morte. Alla sua morte Sansone uccise più di tutto ciò che aveva ucciso mentre viveva nella sua potente virilità. Risultato poco invidiabile! Fama non benedetta! Il suo seme perirà dalla terra! Ma Stefano, nella sua morte, diventa il mezzo dell'offerta della vita, e senza dubbio anche della vita, a più, innumerevolmente più di tutti quelli che ha potuto raggiungere con tutta la sua forza santa mentre era in vita. Onorato servitore! Fama immortale! La sua discendenza "il nobile esercito dei martiri" e i convertiti superano le gocce della rugiada mattutina! Non c'è un indegno pendant dell'emozionante racconto sacro della Scrittura stessa il proverbio che prende origine da questo: "Il sangue dei martiri è il seme della Chiesa". -B

OMELIE di R. Tuck Versetti 1-4.- La Provvidenza che fa missionari

I discepoli del Signore Gesù dovevano essere missionari, andando dappertutto e predicando il Suo vangelo ad ogni creatura. Ma dovevano cominciare da Gerusalemme, e lì attendere "la promessa del Padre", l'investitura divina dello Spirito Santo. Allora dovevano semplicemente seguire le aperture della Divina Provvidenza e gli impulsi e le direttive dello Spirito Divino. Evidentemente all'inizio non capivano quale fosse il loro lavoro, o come dovesse essere iniziato. I pregiudizi li ostacolavano; le difficoltà hanno bloccato la loro strada; A loro sembrerebbe che le loro vite sarebbero messe in pericolo dall'eccitante attenzione del pubblico su di loro; e il giorno di Pentecoste portarono semplicemente portati al di là di se stessi e al di sopra delle loro paure, e furono condotti a parlare, liberamente e coraggiosamente, tutto ciò che sapevano della risurrezione di Cristo e del potere di salvare. Prima di tutto la loro testimonianza fu resa a Gerusalemme, ed essi attesero la Provvidenza per ulteriori indicazioni. La strada per un lavoro più esteso si aprì presto, ma in modi molto strani e inaspettati. Dall'apparente disastro e sconforto venne la chiara indicazione di ciò che doveva essere la loro opera missionaria

SONO ARRIVATO IL PERICOLO PERSONALE. La versione riveduta dà la migliore lettura del Versetto 1: "In quel giorno sorse una grande persecuzione". Sembrerebbe "che la folla che lapidò Stefano fuori dal cancello si precipitò indietro con il sangue gronda, o, come dice Calvino, come una bestia feroce che una volta ha assaggiato il sangue, e si gettò lì e poi sulla compagnia dei fratelli che, per caso, si erano riuniti per pregare segretamente nella loro stanza al piano superiore per il fratello che davanti agli uomini stava recitando così bene la sua parte onorevole e pericolosa". Le cose selvagge che una folla eccitata farà hanno ricevuto abbondanti esempi in tutte le epoche, e recenti esempi nella parziale distruzione di Alessandria. Ma i discepoli cristiani avevano più di questo da temere. Tali tumulti di folle durano, al massimo, solo pochi giorni. Il Sinedrio aveva ora deciso di perseguitare e, se possibile, distruggere la setta del Nazareno; e dai loro sforzi sistematici, i discepoli poterono mettersi in salvo solo con la fuga. "Era giunta una congiuntura favorevole per i bigotti", ma era, nell'ordine della provvidenza di Dio, la congiuntura favorevole per iniziare l'opera missionaria. Dobbiamo sempre cercare di giudicare non quali possano sembrare il pericolo, la sofferenza, la persecuzione o l'arresto del nostro lavoro, ma ciò che dimostrano di essere, quando sono venuti completamente sotto i predomini divini

II FUGA DAL PERICOLO LI HA DISPERSI. Spezzava i pasti quotidiani e la vita in comune; fece nascondere gli apostoli fuori dalla loro portata; e condusse i discepoli nei distretti di campagna, in Samaria, dove i fanatici ebrei difficilmente si sarebbero avventurati, e anche lontano fino a Damasco, dove in seguito troveremo Anania. È degno di nota il fatto che in questo periodo la persecuzione non sembra aver raggiunto gli apostoli, ed è stato suggerito che fosse diretta contro quella parte dei discepoli che seguivano Stefano, e attaccavano, in grado maggiore o minore, il sistema mosaico. Dean Plumptre dice: "Era probabile, nella natura del caso, che i discepoli ellenistici, che erano stati rappresentati da Stefano, avrebbero sofferto più degli altri". I registri missionari contengono molte illustrazioni di persecuzioni che creano opportunità. La dispersione fu inizialmente limitata ai distretti limitrofi, ma diede inizio all'idea missionaria, e poi il mondo intero fu sentito come la sfera dei missionari della croce. Mostra come i viaggi, le migrazioni e il commercio hanno disperso gli uomini in tutto il mondo e hanno creato aperture provvidenziali per le opere cristiane. "C'è chi disperde e tuttavia aumenta" è illustrato in questi primi discepoli

III PARLAVANO DI CRISTO OVUNQUE ANDASSERO. La persecuzione aprì loro la bocca, li rese audaci, li riempì di fervore e di zelo; I silenziosi ora predicavano la buona novella. La persecuzione infonde nuova vita ed energia ai perseguitati. Le cose muoiono se lasciate in pace, che crescono in potere se tentiamo di schiacciarle. Gli uomini imparano a dare valore alle cose che gli altri gli strapperebbero con la forza. La debolezza della nostra moderna testimonianza a Cristo è dovuta principalmente all'accettazione generale del nostro messaggio. Dovremmo parlarlo nobilmente se dovessimo soffrire o morire per esso. Allora le "labbra dei muti parlavano". I guai, le calamità e le difficoltà hanno fatto i primi missionari, e da allora hanno fatto i migliori. Fate capire che la legge cristiana è questa: dovunque la provvidenza di Dio vi conduca o vi guidi, siate dunque Cristo.-R.T

2 Sepolto per essere portato alla sua sepoltura le ultime tre parole in corsivo, A.V. uomini devoti; ajndrev aujlabeiv. Questa parola è applicata a Simeone, Luca 2:25 e ai Giudei che erano radunati a Gerusalemme il giorno di Pentecoste, Atti 2:5 e, secondo la R.T., ad Anania; Atti 22:12 ma non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. Non è certo, quindi, che questi uomini fossero cristiani, anche se potrebbero esserlo. In caso contrario, erano Giudei pii, uomini che temevano Dio, e amavano ancora Stefano come un Giudeo devoto anche se era un discepolo. Sepolto. Sugkomizw ricorre solo qui nel Nuovo Testamento; ma il suo uso comune per portare il grano in un fienile o in un granaio sembra indicare che "portare alla sua sepoltura" l'A.V sia la traduzione più esatta. Si dice che la parola si applichi anche agli atti preparatori alla sepoltura: chiudere gli occhi, lavarsi, ungere il corpo, e così via; ma questo significato è meno certo di quello di "portare".

La tomba accanto alla Chiesa

"E gli uomini devoti hanno incartato Stefano", ecc

I La morte, l'esaltazione del carattere cristiano. Uomini devoti lo portavano. La loro speranza era l'arcobaleno sulla nube del lamento. La comunione della vita ecclesiale ci aiuta ad apprezzare l'eccellenza. La più grande e migliore testimonianza quando gli uomini devoti sentono la perdita

II Il contrasto tra la tomba del brav'uomo addormentato in Gesù e sepolto dalle mani dei fratelli che piangono, e la tomba di:

1. Il mondano

2. L'infedele

3. Il dubbioso

4. Il traviato

5. Il cristiano isolato e non fraterno, che non ha vissuto nel cuore degli uomini devoti. Cerca di vivere in modo da essere rimpianto quando morirai

III L'effetto sul mondo di una grande vita cristiana. "Egli, essendo morto, parla ancora". Presidente Garfield. Un grande lamento è spesso una grande proclamazione della verità. La croce. Il libro dei martiri. - R

3 Ma per quanto riguarda, A.V.; "ha devastato perché ha fatto scompiglio", A.V. Dalla dispersione dei discepoli scaturirà la narrazione in questo capitolo. Viene quindi menzionato per primo. Dalla persecuzione di Saul scaturirà la narrazione in Atti 9 e fino alla fine del libro. La sepoltura di Stefano completa la narrazione precedente

L'intenso contro Cristo può diventare intenso per lui

Le indicazioni date in questo versetto dell'intensità di Saulo dovrebbero essere notate; egli aggiunse crudeltà personali alla severità giudiziaria, manifestò quasi una ferocia folle e una brutalità sfrenata, come riconobbe in seguito Atti 26:11. Un fariseo come Saulo avrebbe avuto un'offesa generale contro Cristo

1 come se avesse ingannato il popolo e lo avesse allontanato dai suoi veri maestri;

2 come audace rivendicare la condizione di Messia, quando si sapeva che era solo un povero falegname nazareno. Ma avrebbe ulteriori e più profondi motivi di offesa nei fatti

3 che Gesù si era apertamente opposto alla classe dei Farisei a cui apparteneva e si era sforzato di screditarla;

4 che Gesù è stato provato per aver operato falsi miracoli per il fatto che non poteva liberarsi dalla croce; e

5 che era un insulto pubblico all'intelligenza del popolo il fatto che questi discepoli continuassero ad affermare che questo impostore crocifisso era risorto dai morti, ed era asceso al cielo, e ora mostrava segni della sua potenza divina. Saul pensava di avere un caso chiaro e buoni motivi per il suo zelo persecutorio; E così aveva fatto, supponendo che il suo punto di vista fosse corretto. Ma, supponiamo che si sbagliasse, e che Gesù dopo tutto fosse il Messia? Supponiamo che gli si potesse mostrare in un attimo che Gesù era vivo ed esaltato? Allora le fondamenta stesse di tutti i suoi argomenti furono strappate via, e un nuovo impulso lo spinse a consacrarsi, una volta per tutte, al servizio di Gesù il Nazareno

L 'INTENSITÀ DI UN CARATTERE IMPULSIVO. Fate un esempio di Saul che fu il primo re d'Israele; da episodi della vita dell'apostolo Pietro e dalla storia successiva di Saulo, o Paolo. Questa intensità spesso rende un buon servizio; Supera le difficoltà che ostacolano la classe degli uomini più tranquilla e calma. Trascina gli altri con la sua stessa marea di irruenza. Diventa santa audacia, saggia intraprendenza e costante perseveranza quando è debitamente tonico, santificato e guidato dallo Spirito Santo che dimora in lui. C'è più o meno impulsività in ciascuno degli apostoli di cui si narra qualcosa. Giacomo e Giovanni seguirono l'impulso suscitato dalla chiamata del Maestro, e lasciarono il loro lavoro di pescatori e i loro pescatori, per diventare servi di Cristo e pescatori di uomini; e uno spirito impulsivo è sigillato nel soprannome che nostro Signore ha dato loro. Sembra che Matteo abbia obbedito immediatamente, e abbia lasciato la ricevuta della consuetudine, quando il Maestro toccò il suo cuore con l'invito: "Seguimi "; e fu evidentemente nell'intensità del profondo sentimento che radunò i suoi amici a un banchetto d'addio. Tommaso parla impetuosamente: "Se non vedrò nelle sue mani l'impronta dei chiodi, non crederò"; e ancora più impetuosamente grida: "Mio Signore e mio Dio", quando è costretto a credere dalla grazia condiscendente del Redentore. Pietro rappresenta per noi l'esagerazione dell'impulsività; e non rivela mai il suo carattere più pienamente di quando fu colpito, penitente e con il cuore spezzato, a causa del secondo canto del gallo e dello sguardo di rimprovero del Salvatore

II LA DEBOLEZZA DEL CARATTERE IMPULSIVO. Questo trova espressione in cose come:

1. Una disposizione a sopravvalutare il mero sentimento religioso

2. Adottare nuove idee o nuovi progetti, sotto la spinta del sentimento piuttosto che del sano giudizio

3. La tendenza a rinunciare agli schemi con la stessa poca riflessione con cui sono stati presi in considerazione

4. Una sciocca aspettativa che ognuno debba essere intenso quanto lo è l'impulsivo

5. E l'incapacità di stimare in modo equo le ragioni che rendono sicuro e sicuro il lento progresso da solo. Nella vita cristiana, come nella vita comune, le stagioni di eccessiva elevazione sono certamente seguite da stagioni di eccessiva depressione, e tali stagioni sono molto deludenti e umilianti. San Pietro illustra le debolezze degli impulsivi. Nostro Signore dovette anche rimproverarlo severamente. Da Saul, o Pan, si può mostrare la solida eccellenza di carattere che l'uomo naturalmente impulsivo può acquisire quando la pietà, i principi e i nobili sentimenti vengono a governare, guidare e tonificare i suoi impulsi. Alcune delle frasi più grandiose delle Epistole di San Paolo sono le espressioni possibili solo a un uomo santificato di intensità e forti impulsi; ad esempio Filippesi 1:21-23. - R.T

4 Essi dunque per dunque essi, A.V.; circa per ovunque, A.V. Andava in giro; cioè da un luogo all'altro, e ovunque andassero predicavano la Parola. Diercomai qui è usato nello stesso senso di Versetto 40, e in Atti 10:38; 17:23; 20:25, e altrove

Il primo volo della Parola

"Perciò quelli che erano stati dispersi", ecc. Piacque a Dio con la stoltezza di predicare per salvare il mondo. La provvidenza e la grazia lavorano mano nella mano. La Chiesa aveva bisogno di essere istruita con la disciplina. Gerusalemme centro naturale della vita religiosa. Ma un centro di radiazioni, non di concentrazione

IO PREDICARE LA PAROLA la più grande funzione della Chiesa cristiana

1. La Parola predicata era la Parola data. Gli apostoli l'hanno data. Era preminentemente la Parola di Cristo. È stata data dallo Spirito Santo con doni e saggezza speciali, "confermata" a noi

2. La Parola predicata era la Parola provata. La conversione lo ha dimostrato. La vita della Chiesa lo illustrava. L'atteggiamento della corrotta Chiesa ebraica mostrava che era una nuova Parola che era necessaria per il mondo. 3. La predicazione precedette la scrittura. Testimonianza individuale. Il battesimo della persecuzione seguì il battesimo dell'ispirazione. Il mondo non vuole la verità speculativa, ma quella pratica, la Parola di vita. "Assaggia e vedi", ecc

II RESPONSABILITÀ UNIVERSALE per la diffusione della verità

1. La vera concezione della Chiesa: un corpo di credenti. Credono e quindi parlano. Il possesso della Parola è responsabilità

2. Lo stato del mondo richiede attività in ogni credente

3. L'ufficio pastorale del tutto coerente con l'adempimento di questo dovere universale. I primi inter pares dovrebbero stimolare tutti a lavorare

III LE DIRETTIVE DELLA PROVVIDENZA sono la vera guida dell'attività spirituale. "Dispersi " contro la loro volontà. Le porte si aprirono. Opportunità allargata. Afflizione santificata

1. È pericoloso anticipare la preparazione divina

2. Veglia nella notte, perché l'ora più buia precede l'alba

3. Mantieni un centro vero e saldo da cui partire e a cui tornare. Gerusalemme rimane ancora la sede della saggezza e dell'autorità apostolica. Dio non è l'autore della confusione. La più grande attività non deve necessariamente interrompere l'ordinata vita religiosa. I risvegli e l'aggressione evangelistica dovrebbero sempre mantenere un punto di incontro. Non cercate "tranquilli luoghi di riposo", ma sfere di lavoro. Sia Dio a stabilire la pace. - R

5 E per allora, A.V.; annunziò loro il Cristo, perché aveva predicato loro Cristo, A.V. Filippo; il diacono ed evangelista, Atti 6:7; 21:8, non l'apostolo. Per quanto riguarda la Samaria, è sempre usato nel Nuovo Testamento del paese, non della città, che a quel tempo si chiamava Sebaste, da Sebastov, cioè Augusto Cesare vedi Atti 25:21,26 -- , ecc.; Giovanni 4:5 -- ; e Giuseppe Flavio, 'Ant. Giuda...', 15:7:9 Sia che, quindi, leggiamo con il T.R. polin, o con il R.T. thlin, dobbiamo intendere Samaria nel senso del paese, e probabilmente la città come capitale, Sebaste. Alford, tuttavia, con molti altri, pensa che si intenda Sichem, come in Giovanni 4:5

Versetti 5-25.- Successo e delusione nell'opera cristiana

I UNA GRANDE MISURA DI SUCCESSO. Dobbiamo considerare:

1. Gli ostacoli speciali sulla strada, vale a dire

Il popolo di Samaria era in una certa misura estraneo; era probabile che fosse meno amichevole di quelli che erano completamente stranieri, perché il loro legame con gli ebrei come loro vicini più stretti aveva portato alle più amare gelosie e animosità

2 Erano sotto l'incantesimo di un abile e potente impostore Versetti, 911

2. I mezzi con cui è stato ottenuto il successo

1 Filippo presentò al popolo l'unica grande verità che avevano bisogno di conoscere: egli "predicò loro Cristo" Versetto 5. Gli ostacoli devono essere davvero potenti se non ci sono cuori trovati per rispondere quando viene predicato un Salvatore un tempo crocifisso, ora esaltato, la cui morte è il sacrificio per il peccato, e che offre se stesso alle nostre anime come nostro Signore vivente e Amico immutabile

2 La verità predicata fu confermata da prove sorprendenti e rallegranti della potenza divina: essi prestarono attenzione "vedendo i miracoli che egli faceva" Versetto 6; e grandi prodigi furono operati in mezzo a loro, così numerosi e benefici che "c'era grande gioia in ciò. città".

3. L'entità del successo

1 Essi prestarono unanime attenzione: "di comune accordo prestarono ascolto" Versetto 6

2 Essi credettero e dichiararono la loro fede: "furono battezzati, uomini e donne" Versetto 12

3 L'impostore stesso fece professione di fede Versetto 13

4. La conferma di esso, sia umano che divino

1 Umano: gli apostoli mandarono Pietro e Giovanni, i quali testimoniarono e riconobbero l'opera come autentica Versetti 14, 15

2 Divino: lo Spirito Santo discese su di loro, in senza dubbio donazioni miracolose Versetto 17

II UN GRAVE SCORAGGIAMENTO. Non c'è colpo più scoraggiante che possa abbattersi sul cuore di un serio lavoratore cristiano che scoprire che i suoi convertiti non hanno realmente cambiato idea, ma solo il loro credo. Molto amaro deve essere stato il calice per la comunità cristiana in Samaria quando Simone fece la miserabile esibizione di sé registrata nel testo Versetti. 18, 19. O era stato del tutto insincero o, come è più probabile, era convinto che Filippo e gli apostoli fossero padroni di alcuni grandi poteri che lui non era stato in grado di ottenere; ma fraintenderono completamente il carattere della loro missione, pensando che fossero fuori per una commissione di auto-esaltazione. Che quella di Simone fosse una simulazione colpevole o un errore blasfemo, fu rimproverata con una severità quasi terribile Versetti, 20-23, che evidentemente colpì e spaventò persino lo stregone Versetto 24. Con toni di insolita severità, come l'occasione richiedeva, Pietro respinse l'infame proposta di ricevere denaro per l'impartire il potere divino, e assicurò a Simone che era ancora nel profondo della follia e del peccato, da cui nient'altro che il pentimento poteva liberarlo

1. Anche noi possiamo avere un grande successo nel nostro lavoro. Abbiamo tutti i materiali per il successo, se li useremo: la verità salvifica necessaria; gli agenti benefici che scaturiscono da fonti cristiane e che lodano la causa cristiana; la presenza nella Chiesa dello Spirito Santo di Dio

2. Saremo sempre passibili di delusioni. Alcuni che crediamo posseggano la verità e siano portati al di sotto del suo potere vitale, dimostreranno di esserne appena toccati, o di essere semplici finti e ingannatori

3. Nonostante i dolorosi inconvenienti, possiamo ringraziare Dio per il buon lavoro svolto. È con cuore gioioso e grato, possiamo esserne certi, che gli apostoli "tornarono a Gerusalemme" Versetto 25. Non avevano dimenticato la defezione di Simone; Non avrebbero mai dimenticato quel momento deludente in cui fece la sua umiliante offerta. Ma, dopo tutto, era sullo sfondo buio e lontano; davanti a lui e in piena vista delle loro anime rallegrate c'era la testimonianza che avevano reso per il loro Signore, la Chiesa che avevano radunato, la buona opera che avevano compiuto in Samaria. - C

Versetti 5-8.- Samaria evangelizzata

I Il TRAMPOLINO di lancio per lavorare tra i Gentili. Mezzo pagano

II LA PREPARAZIONE A CRISTO. Il Pentateuco. Il falso insegnamento di Simone e di altri. Degrado mentale e morale

III Un esemplare di BISOGNO E PRIVAZIONE SPIRITUALE. Spiriti impuri. Paralizzato. Patetico. Le moltitudini sotto il dominio della malattia fisica e spirituale. Adattamento del nuovo messaggio all'umanità universale

IV I MEZZI IMPIEGATI. Predicare il Cristo. Segni e prodigi. I due grandi fatti: un Redentore personale, l'oggetto della fede; una potenza divina a portata di mano in grado di sollevare i caduti, di sottomettere il male, di guarire i malati, di cambiare il mondo.

Predicare Cristo

L'espressione qui usata è frequente negli Atti degli Apostoli; ad esempio, "predicare il Vangelo"; "predicava la Parola"; "predicando la pace mediante Gesù Cristo"; "non cessò di insegnare e predicare Gesù Cristo"; "predicare il Signore Gesù"; "Gesù che Paolo predicava; " "secondo la predicazione di Gesù". L'idea corretta di predicare è "annunciare", "proclamare", dichiarare un messaggio; e gli antichi profeti dell'ebraismo erano veri predicatori; così furono gli angeli a Betlemme, e così anche Giovanni Battista. L'evangelista Filippo si recò in Samaria, dove c'era un'attesa del Messia tanto intensa quanto se ne poteva trovare tra i Giudei, e ai Samaritani Filippo proclamò che il Messia, o Cristo, era venuto nella persona di Gesù di Nazaret, e che la sua risurrezione - che era abbondantemente provata - era l'attestazione e la prova suprema che egli era il Cristo, il Figlio dell'Iddio Altissimo. Ciò che è implicato e incluso nella "predicazione di Cristo" può essere meglio trovato prendendo in considerazione alcuni casi illustrativi

1. Cristo predicò se stesso ai due discepoli sulla via di Emmaus; e i suoi punti erano la necessità delle sofferenze di Cristo e della sua successiva risurrezione, e la verità assoluta della messianicità e della signoria di Cristo

2. Il comandamento di Cristo: "Andate in tutto il mondo", ecc., ci rimanda all'annuncio degli angeli a Betlemme; essi predicavano un Salvatore, non una salvezza

3. Gli apostoli predicarono Cristo a Pentecoste e alla guarigione dello zoppo, e dichiararono che Gesù era morto e risuscitato, ed era stato esaltato con l'attuale potere salvifico

4. Stefano predicò, in sua difesa, la messianicità e la morte del Signore Gesù, concludendo con una ferma dichiarazione di essere risorto

5. Filippo predicò all'eunuco, e il suo soggetto fu Gesù, la chiave delle profezie, sofferente e trionfante

6. San Paolo predicò al carceriere di Filippi: "Credi nel Signore Gesù Cristo". La particolarità della predicazione primitiva era evidentemente la presentazione agli uomini di un Salvatore personale, vivente, con il quale gli uomini possono avere rapporti personali per la loro piena salvezza. Allora la vera predicazione deve presentare agli uomini un Cristo vivente che ha il tono di tutto per loro, capace di essere tutto per loro, e di fare tutto in loro, e così la vera predicazione di Cristo copre tutta la sua opera di redenzione. Predicando Cristo lo espone davanti agli uomini nella sua culla, sulla sua croce e con la sua corona

IO SONO LA SUA CULLA. O, Cristo in incarnazione, l'Uomo Divino. Questo è il mistero di Betlemme. Può essere mostrato

1 che l'Uomo Cristo Gesù rivela Dio all'uomo e l'uomo a se stesso;

2 dà l'esempio della vita umana che sola può essere accettabile a Dio; e

3 è l'assicurazione della simpatia divina per l'uomo peccatore e sofferente. Egli "non prese su di sé la natura di angeli, ma prese su di sé il seme di Abraamo", e "essendo trovato nella forma di un uomo" è in grado di salvare noi uomini

II sulla sua croce. O, Cristo in sacrificio, il Divino Sofferente. Questo è il mistero del Calvario. Un Salvatore sofferente mostra:

1. L'intensità del peccato: il suo massimo sforzo lo ha crocifisso

2. L'impotenza del peccato. Ha fatto del suo peggio ed è stato sconfitto. « Non era possibile che lui ne fosse trattenuto». Un Salvatore sofferente:

3. Attrae gli uomini. "Io, se sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me". Nessuna persuasione può spingere e conquistare gli uomini come quelli che vengono dalla croce dove è morto il nostro portatore del peccato

4. Rimuove gli ostacoli alla nostra comunione con Dio. "Il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti".

III CON LA SUA CORONA. O, Cristo in trionfo, il Re Divino. Questo è il mistero dell'Oliveto. Il regale Gesù è:

1. L'arcigon, Capo del suo popolo, "il Capitano della loro salvezza", il loro Portatore

2. Il Capo e Signore del nuovo regno, "esaltato per dare pentimento e remissione". "Dirigetevi su tutte le cose alla sua Chiesa".

3. Il Donatore dello Spirito Santo, che è il suo attuale agente interiore, che dimora egli stesso con noi e in noi

Cantici predichiamo Cristo, l' Uomo; l'Uomo Divino, il nostro, il nostro Fratello, e con questa predicazione suscitiamo in lui interesse. Predichiamo Cristo, il Sofferente, che ci attira a sé nella simpatia e nell'amore. "Non è nulla per voi, voi tutti che passate? ecco, e vedi se c'è qualche dolore simile al mio". Predichiamo Cristo il Re, e vi chiediamo di inchinarvi ora e di sottomettervi al suo regno misericordioso e santo.

6 Le moltitudini hanno prestato attenzione di comune accordo per il popolo, con un unico accordo hanno prestato attenzione, A.V.; il per quelle cose, A.V. che furono pronunciate da Filippo per le quali: Filippo parlò, A.V.; quando udirono e videro i segni per udire e vedere i miracoli, A.V Notate la parola preferita di S. Luca, con un accordo sopra, Atti 2:1 -- , nota

7 Da molti di quelli che avevano spiriti impuri, uscirono gridando ad alta voce per gli spiriti impuri, gridando ad alta voce, uscirono da molti che erano posseduti da loro, A.V.; che sono stati paralizzati per essere stati presi con paralisi, A.V. Da molti di questi, ecc. Il R.T. è rappresentato dal margine, ma è una sciocchezza. La diversa resa dipende dal fatto che pneumata ajkaqata sia preso come soggetto di ejxhrceto, o come oggetto dopo econta. In un caso, pneumata o aujta devono essere intesi dopo ejcontwn, come nell'A.V., che si inserisce con essi in corsivo; nell'altro, la stessa parola deve essere intesa prima di ejxhrceto, come nel R.V., che li inserisce. Quest'ultima costruzione sembra corretta, ma il senso è lo stesso, e l'A.V. è di gran lunga la resa più vicina. Che erano paralizzati. Lo scopo e l'effetto dei miracoli sono qui chiaramente mostrati, per attirare l'attenzione e per dimostrare agli ascoltatori e ai veggenti che gli operatori di miracoli sono i messaggeri di Dio, e che la Parola che essi predicano è la Parola di Dio

8 Molto per grande, A.V. e T.R. Tanta gioia. La gioia era causata in parte dalla guarigione dei loro malati, e in parte dalla buona novella del vangelo della pace comp. Matteo 13:20; 1Pietro 1:8

Missioni alle masse

"E c'era grande gioia in quella città". La vita cittadina, le sue due facce del bene e del male, le vittime dell'ignoranza. Vizio. Insegnamento falso. Vecchie inimicizie. Stregoneria. Malattia fisica. "Le moltitudini" che si stringono l'una contro l'altra. Le gioie del mondo sono rovinose, ingannevoli, consumanti, sporche, degradanti, che nascondono la luce della verità. Nessun rimedio nella civiltà, nella scienza, negli schemi sociali, nella mera crescita intellettuale

I Il vangelo è un annuncio di GRANDE GIOIA per le nostre città

1. Al cuore individuale

2. Alle case e alle famiglie

3. Alle comunità

La religione è l'unica base sicura del progresso sociale. Il Cristo predicato come Redentore dell'umanità. Illustriamo dai risultati effettivi, sia nelle nostre città che nel paganesimo. Influenza indiretta del cristianesimo sulla condizione fisica. Il ministero di guarigione di Cristo continuava ancora. La vita dell'uomo si è allungata negli ultimi tre secoli, poiché la verità ha avuto un dominio più completo sui pensieri degli uomini e sulla loro attività universale. La scienza, la crescita della libertà civile e religiosa ottenuta dalle vittorie degli eroi spirituali

II Dio opera grandi risultati con PICCOLI STRUMENTI. Filippo era un uomo tra le moltitudini

1. Un incoraggiamento a tutte le opere missionarie sia in patria che all'estero

2. Una lezione sul metodo. "Egli proclamò loro il Cristo". Il popolo "darà la testa" quando il messaggio sarà adattato ai suoi desideri

3. Una manifestazione dell'energia divina. Solo Filippo era impotente. Lo Spirito operò con lui. I miracoli morali accompagnano ancora la predicazione fedele. I segnali possono differire, ma essere ugualmente sorprendenti e convincenti. Assisti al lavoro svolto da Wesley e Whitefield

4. Una profezia del futuro. Grande gioia in tutte le città. Samaria potrebbe ricordare la visita di Gesù a Sicar. Lì è già stato fatto del lavoro. Cantici nel mondo in generale, un fondamento su cui i messaggeri cristiani possono lavorare. Il mondo pagano ha la sua misura di luce, anche se mescolata con l'oscurità senza gioia della superstizione e della falsità. Quando le moltitudini prestano ascolto alla predicazione del Cristo, che cosa non ci si può aspettare? "Grande gioia" invece di grandi guerre e grandi carestie e grande desolazione: la grande gioia del progresso universale e di un'umanità redenta che riconosce e glorifica Cristo. Qual è la nostra gioia? Qual è la gioia del prossimo? Gettate via le menzogne e lasciate che lo Spirito della vita entri.

Gioia ritrovata

"E c'era grande gioia in quella città". Il vangelo di Gesù inizia ora la sua marcia aggressiva ma benefica. Già due volte è passato attraverso il più solenne battesimo di sangue. La sua nascita, la sua infanzia, la sua casa, le sue prime lotte al di fuori della sua sacra casa e i suoi battesimi non potranno mai essere dimenticati. Eppure è tempo per il giovane gigante di mettere alla prova i suoi poteri e, senza un'arma, di provare ciò che la forza intrinseca può contare. La predicazione e la realizzazione apostolica sono ancora per un breve periodo tenute in sospeso dalla storia. È quasi come se si stesse preparando un terreno aperto per l'ingresso di Saul al posto del grande campione. Stefano, abbattuto, viene subito sostituito, non da un apostolo, ma dal secondo di coloro che erano stati appositamente messi a parte per la cura delle mense. Filippo, che viene chiamato Filippo l'Evangelista, è in prima fila. Mette in atto il messaggio della persecuzione, quando molti, apparentemente con non poco concerto e con non poco ordine di movimento, viaggiano altrove, egli scende "nella città di Samaria". Che si trattasse di lui o di loro, non si può supporre che essi immaginassero di essere sicuri, con il semplice cambiamento di luogo, di sfuggire alla persecuzione. Probabilmente vedevano molto chiaramente ed erano molto sicuri del contrario di ciò, né meno sicuri di portare con sé ciò che avrebbe sempre conquistato per sé e per loro la più calorosa accoglienza, risvegliato la gioia più vera, raccolto un raccolto di gratitudine senza fine. E questa era ora la prima esperienza di Filippo. Come venne gentilmente il breve sole al posto del pungente soffio della persecuzione! Cantici Dio spesso aiuta i suoi fedeli su un altro palcoscenico, e ordina che la sua causa trionfi attraverso l'alternanza di tempesta e sole. La città di Samaria provò grande gioia, dopo un breve periodo di visita di Filippo. Consideriamo questa gioia, quale conto può dare di sé

IO ERA UNA GIOIA CHE AVEVA UN FONDAMENTO SU CUI POGGIARE. Venne da "Cristo predicato" e Cristo provò in mezzo al popolo. Filippo predicò Cristo, e questo è chiaramente affermato per primo. La sua predicazione fu accompagnata da segni e prodigi che seguirono. Avviso:

1. Che l'esatta natura di quei segni e prodigi - miracoli di guarigione del corpo - non deroga al grande principio qui forzatamente illustrato. Alcuni potrebbero pensare che, poiché le epoche attuali non sono epoche di miracoli corporali, né la predicatrice né il predicatore del vangelo hanno la possibilità di confrontarsi con quella del tempo di Filippo. Ma l'errore è evidente. Il criterio non è che si debba arrivare un miracolo di tipo fisico, ma che si debba certamente trovare qualche frutto pratico. Cristo predicato deve avere qualche risultato di tipo pratico. Cristo non è tra gli uomini per essere nulla in mezzo a loro, per non essere una forza in mezzo a loro, per essere un possesso indifferente, o per essere solo un'eccitazione passeggera. Non c'è tempo da sprecare, con Cristo come pretesto di esso, come non ne ha mai sprecato

2. L'effetto pratico di Cristo predicato deve essere, realmente e tutto preso in considerazione, buono in se stesso e nel suo portamento. È vero che per un po' molto di ciò che sembrerà di carattere opposto può essere agitato. È anche vero che Cristo predicato e rifiutato deve essere una condanna per coloro che rifiutano. Ed è vero che gran parte dell'opera pratica di Cristo, mentre è in corso, consiste nel discriminare, nel giudicare moralmente gli uomini, nel separare e nel mostrare l'infinita disparità che c'è tra certi tipi di "terreno" su cui cade il seme della sua Parola. Queste cose nulla impedisce che, se Cristo è stato all'opera, si può e si deve mostrare che il bene è stato all'opera, e che da ciò è venuta la bontà

3. Il bene pratico di Cristo predicato non è svantaggiato al giorno d'oggi dall'assenza di segni e prodigi fisici. Queste erano le ombre, non le cose che ora pretendono di essere succedute a loro. Non erano che tipi semplici, elementari, in confronto alla sostanza di cui avevano avvertito. Con molta più verosimiglianza, egli disse, che i miracoli fisici di Gesù Cristo e dei suoi apostoli condividevano la classe degli svantaggi che accompagnavano la sua presenza personale nella carne-quando gli uomini potevano amare la persona piuttosto che il carattere, il corpo piuttosto che l'anima, le membra restaurate piuttosto che l'anima salvata. Dove oggi, Cristo predicato, i peccati sono abbandonati, i cuori sono cambiati, le vite compiono opere diverse e quelle sono opere di pietà, il miracolo non è ciò che fa meravigliare solo gli uomini e affollarsi e rallegrarsi eccorsamente, ma fa sì che anche loro e schiere di angeli si meraviglino, si accalcano e si rallegrano della musica più gioiosa del Cielo

4. L'effetto pratico buono di Cristo predicato è destinato ad essere efficace nell'attrarre "il popolo". Qui leggiamo che essi "di comune accordo prestarono ascolto" alle cose che venivano dette, a causa delle cose che venivano fatte. Sebbene molti individui si siano chiusi in un modo o nell'altro, ahimè, troppo sicuramente, con troppo successo, per grazia, questo non è mai stato trovato vero per la massa delle persone a meno che non sia il caso giudiziario per un po' di tempo con gli ebrei quando il vangelo è stato predicato tra loro. Non appena alcuni frutti reali sono diventati evidenti, gli astanti, sì, e i passanti, non pochi, guardano, guardano, e chiedono, e si muovono verso quella verità che può agire, e poi cedono presto in tumulto di devozione e di soggezione illimitata ad essa. Nessuna opera, nessun movimento pubblico, nessun esempio di rivoluzione, ha mai mostrato in modo più genuino i segni di adattamento per la diffusione sì, all'idea di "coprire la terra, come le acque coprono i mari" di quanto abbia mostrato "Cristo predicato". Ci offre una grande idea di come sarà la scena, quale sarà il tasso di crescita, quale sarà la grande trasformazione della scena, quando saranno arrivate le condizioni stabilite, il "tempo stabilito"

5. Il vangelo di Cristo non solo non disdegna queste condizioni della sua accettazione, ma le propone e le mette in risalto e desidera essere messo alla prova da esse stesso

1 Gesù Cristo è stato un Insegnante meraviglioso in questo mondo. Il mondo civilizzato ora gli dà la cattedra dell'insegnante. Tutti gli altri insegnanti impallidiscono la loro luce inefficace in sua presenza. E quando brillano, brillano solo in proporzione alla luce che prendono in prestito da lui

2 Gesù Cristo è stato anche un meraviglioso Esempio di carattere: Modello di modelli, Modello di modelli; come è perfettamente scolpito! Come è adorabilmente completo!

3 Ma l'unica caratteristica meravigliosa principale che egli rivendica, e che rivendica più giustamente, è quella del Salvatore: non ciò che insegna; non ciò che egli menziona e illustra di sorprendente grandezza, bontà, grazia; ma ciò che egli fa e farà. Perciò nessuna parola sterile, né parola di abilità dialettica, né parola di elegante cultura, né di fantasia poetica, né del più profondo tema teologico, oserà offrire di passare per "Cristo predicato". Ciò significa falsa professione, bestemmia audace, manomissione colpevolissima delle cose più sacre, a meno che non significhi condanna per il peccato, contrizione per cuore colpevole, conversione della natura e cambiamento di vita inequivocabile ! Allora per prima cosa il vangelo di Cristo si spoglierebbe della sua gloria, ed egli stesso discenderebbe dal suo posto indiscusso, quando si facesse una minima diminuzione, "un iota o un apice", di queste loro uniche, venerabili e pratiche offerte. Ben potrebbe esserci "grande gioia in quella città", quando in essa entrò graziosamente la presenza che soddisfaceva la domanda profonda, gemente, sospirante, quasi disperata e logorata del "popolo"! Portava nella sua stessa voce la sua testimonianza; nelle sue azioni la sua attrattiva; nel suo variegato e ricco messaggio il suo cerchio di ricompensa. E mentre con mano generosa spargeva le sue benedizioni, una folla volenterosa, grata, esultante si radunò intorno, e piena di nuova gioia

II ERA UNA GIOIA CHE AVEVA IN SÉ GLI ELEMENTI DI PROBABILE DURATA

1. Alcuni gioivano coloro che ricevevano essi stessi la piena benedizione. Se qualcuno fosse stato espropriato da spiriti immondi; se qualche paralizzato fosse eccitato da tutta la vecchia energia e dalla nuova che vi si aggiungeva; se gli zoppi fossero costretti a camminare e a saltare; - questi erano benefici sostanziali, benedizioni indubbie, da non "pentirsi" o dimenticare mai

1. Alcuni gioivano la cui gioia più grande, raggiunta per la via della simpatia, era per coloro che erano loro cari, coloro che conoscevano anche se non gli erano cari, coloro che forse non conoscevano affatto né avevano mai visto fino a quando ora vedono la loro gioia. Perché nell'ampia circonferenza di un vero cuore umano e nella sua capiente spaziosità c'era posto, e c'è ancora spazio, perché la simpatia trovasse il suo cibo più dolce e più delicato in tutti questi modi. E la gioia della simpatia, una delle più sacre che circondano la vita umana, dimora in un padiglione segreto, che nessuna volubilità profana molesterà facilmente, quando Cristo ne è l'origine

2. Molti gioirono per l'entusiasmante novità di una speranza così nuova, così luminosa , e quella speranza non fu né illusoria né "solo per un po'"

3. Alcuni, forse molti, forse moltissimi, conoscevano veramente l'alba reale della luce celeste, della salute spirituale, della salvezza per l'anima. Era una gioia incontestabilmente di probabile durata. Era profondo, grande e senza limiti

III ERA LA GIOIA CHE AVEVA IN SÉ LA CAPARRA DELL'ETERNA GIOIA SUPERIORE. Per quanto poco consapevole possa essere "il popolo" di un simile pensiero, non meno potrebbe avere una forte presa su di esso. Ma non è impossibile che ne fossero in qualche misura consapevoli, eppure il possesso del presente è così vero, un bene così gradito, che non si fermano a chiedere al futuro o al superiore. Non importa in entrambi i casi; C'era sicuramente una tale fervore nella gioia che ora li riempiva

1. Non è stata una scena e un'esperienza senza precedenti per loro? Avevano mai conosciuto qualcosa sulla terra che lo superasse o lo eguagliasse?

2. Non fu forse una ripetizione molto sincera delle "cose precedenti che venivano passate"? Erano il dolore, la malattia, la privazione delle forze, la privazione delle membra - e la tirannia degli spiriti maligni - ad allentare la loro morsa, anzi, a rassegnarla; e non guardava forse lontano al tempo in cui Dio si sarebbe spinto fino al punto di asciugare ogni lacrima da ogni occhio? La gioia era tutt'intorno, ogni occhio ne era pieno, ogni lingua ne era piena, ogni orecchio ne era pieno, ogni cuore ne era pieno; E questo non è forse servito a renderla una gioia universale?

3. Fu una gioia che venne da qualsiasi altra discendenza che non fosse il cielo? L'ha portata la scienza, o l'arte, o anche le glorie luminose della creazione bagnate dalla luce dorata del sole? No; Dio lo mandò e Gesù lo portò e lo Spirito lo fece scorrere pieno e abbondante. Questo risponde alla gioia celeste. Benché l'uno e l'altro individuo mancassero della vera luce dell'anima e della gioia più profonda del cuore, se la scena sembrava la fine "di tutti i nostri guai", doveva sembrare qualcosa come la fine di tutto il nostro "peccato", e giustamente manda le nostre estasiate aspettative al tempo in cui entrambi l'odio svaniranno nella gioia perfetta ed eterna. - B

9 Simon con il nome di Simon, A.V.; la città per la stessa città, A.V.; stupito per stregato, A.V. qui e nel Versetto 13. Stupito. Luca 24:22 la stessa parola ejxi è resa "ci fece stupire" nell'A.V.; e in Atti 2:7,12, e altrove, in senso intransitivo, "rimasero stupiti". Ha anche il significato di "essere fuori di sé" o "fuori di sé" Marco 3:21; 2Corinzi 5:13 ma mai quello di "ammaliare" o "essere stregato". Per quanto riguarda Simone, comunemente soprannominato Mago, dalle sue arti magiche, è dubbio che sia lo stesso Simone menzionato da Giuseppe Flavio 'Ant. Giuda:', 20:7:2 come impiegato da Felice, il Procuratore della Giudea, durante il regno di Claudio, Atti 23:25 per stregare Drusfila affinché abbandonasse suo marito, il re Azizo, e lo sposasse, cosa che fece Atti 24:24 Il dubbio nasce da Giuseppe Flavio che afferma che Simone era un cipriota Kuprion genov, mentre Giustino Martire dice di Simon Mago che era ajpomhv legomenhv Gittwn, nativo di Gitton, o Githon, un villaggio di Samaria. Si è pensato che Gitton possa essere un errore di Giustino per Cizio, a Cipro Farrar's 'Life of St. Paul,' vol. 1. pp. 260, 352; Alford, ecc.. La storia successiva di Simon Mago è piena di favole. Ireneo e altri scrittori antichi parlano di lui come dell'inventore o fondatore dell'eresia. Per un elenco di autorità riguardanti Simone, vedi Farrar's 'Life of St. Paul,' vol. 1. p. 260, nota; Alford, 1:6; 'Dizionario biblico; 'e un buon articolo in 'Dict. of Biog. and Mythol.'

Versetti 9-24.- Il primo eretico

L'apparizione di Simon Mago nell'elenco dei primi convertiti alla fede, e la sua iscrizione tra i membri battezzati della Chiesa, non devono essere trascurate o trascurate frettolosamente , se vogliamo trarre profitto dall'insegnamento esaustivo fornito dagli Atti degli Apostoli per l'uso della Chiesa in tutti i tempi. Quando lo studente di storia della Chiesa inizia i suoi studi aspettandosi di trovare un resoconto della fede e della santità, e di tracciare le vittorie trionfali della verità sulla menzogna attraverso una successione di secoli, e di deliziare la sua mente con le parole sagge e le opere giuste di una successione di santi, è presto deluso e addolorato nello scoprire che la storia della Chiesa lo mette in contatto con alcune delle fasi peggiori della natura umana. La mente umana non mostra mai un maggiore svantaggio di quando il suo contatto con la verità divina agita tutti i sedimenti ripugnanti che la circondano, e suggerisce forme di inganno e doppiezza, e varietà di impurità e disonestà, e specialità di bassezza ed egoismo, che non avrebbero potuto esistere se non fosse stato per tale contatto con ciò che è spirituale e celeste. Potremmo essere stati preparati al rifiuto della verità da parte dei figli del malvagio, e anche a quegli atti di odio e violenza con cui l'incredulità cerca di spegnere la luce della verità. Gli apostoli in prigione, e Stefano che giace senza vita a terra, e un Sinedrio di sacerdoti, scribi e anziani che proibiscono solennemente la predicazione del vangelo, sono eventi che avremmo potuto prevedere, e che, sebbene sconvolgano, non ci sorprendono più di tanto. Ma una ricezione della verità del vangelo che arriva al punto di condurre chi la riceve al santo battesimo, e tuttavia si allea immediatamente con motivi sordidi, e coesiste con l'impostura e la stregoneria, e si manifesta in una vita dedicata alla depravazione del vangelo e all'ostacolo della salvezza degli uomini, è un fenomeno inaspettato e sconcertante. Eppure è la storia della maggior parte delle eresie. Anche in quei giorni in cui la professione della fede di Cristo sottoponeva gli uomini alla persecuzione, e quando il corpo cristiano era relativamente piccolo con un carattere fortemente definito di purezza e santità, troviamo uomini che si uniscono alle file della Chiesa solo per contaminarle, e poi per separarsi e fondare qualche maledetta eresia. O il motivo era vile fin dall'inizio, o le restrizioni imposte dal cristianesimo erano ritenute troppo severe per il cuore semiconvertito, e l'eresia era concepita per conciliare le pretese della ragione che era convinta con quelle delle passioni che rifiutavano di essere sottomesse. Sembra che Simone fosse principalmente attratto e intimorito dai miracoli che vedeva compiuti nel Nome di Cristo. Allora gli venne in mente che avrebbe potuto proseguire la sua vecchia carriera di stregoneria con più successo che mai se fosse riuscito a ottenere qualche collaborazione nella taumaturgia che lo aveva stupito. Egli si aspettava raccolti di guadagno più ricchi come cristiano, conferendo poteri spirituali con l'imposizione delle mani, piuttosto che come mago, stupendo gli uomini con le sue stregonerie. E così offrì a Pietro del denaro. La spumeggiante leggerezza della sua natura era dimostrata tanto dal suo terrore per il rimprovero di Pietro quanto dalla sua offerta di una tangente all'apostolo. E questa rapida successione di stregoneria, credenze, battesimi, simonia, confusione, era l'indice sicuro di un cuore ancora tenuto saldo dai legami dell'iniquità, e il preludio naturale a una vita di vile astuzia, che usava le cose sante per vili scopi di guadagno empio. La carriera di Simone, come di molti dei primi eretici che i Padri denunciano con tanta terribile severità, sembra lasciarci questa lezione: che il contatto con le cose sante, se non converte, indurisce il cuore; che la luce di Cristo, se non purifica l'anima, la immerge in tenebre più profonde; e quella familiarità con i poteri spirituali, che non sottomette e non santifica, ha la tendenza a stimolare l'intelligenza solo per darle accesso alle profondità più basse della malvagità intellettuale e del peccato più mortale

Versetti 9-13.- Lo spirito della menzogna scacciato

Simone, un esempio del tipo di ingannatori sotto il cui incantesimo fu fatto prigioniero il mondo antico. Samaria mezza pagana. "La salvezza è dei Giudei" Confronta Giovanni 4 Un esempio lampante che mostra che un fioco crepuscolo della conoscenza è la condizione favorevole alla crescita della menzogna e della superstizione. Non avrebbero dato ascolto a Simone se avessero studiato tutta la Scrittura. Eppure il vangelo ha trovato un terreno pronto perché le vere meraviglie potevano essere opposte alle false

IO LO STATO DEL MONDO SENZA CRISTO. Abbandonato alla "forte illusione di credere alle menzogne".

1. Abuso del sapere umano e della filosofia. Simon probabilmente conosceva bene le antiche tradizioni

2. La distinzione tra stregoneria e marc e la vera scienza, e le meraviglie del progresso umano, è stata il frutto dell'insegnamento cristiano e dello sviluppo del regno di Dio. 3. I segni del diritto di nascita dell'uomo sono ancora rintracciabili nella sua schiavitù degradante. Sottomissione alla potenza di Dio. Prontezza all'adorazione. Idea di un regno divino

II LA VITTORIA DELLA VERITÀ SULLA MENZOGNA,

1. Buone novelle - libertà, pace, gioia - "senza denaro e senza prezzo".

2. Potere manifestato. Questo è il vero regno, non come Simone pretendeva di mostrare

3. Sottomissione di tutti, anche di Simone stesso. Come in Egitto, i miracoli di Dio sono infinitamente più meravigliosi degli inganni dei falsi maestri. Cantici ci permette di imparare ad avere fiducia nel messaggio del Vangelo. Possiamo ancora portare gli stessi ingannatori ai piedi di Cristo. Il mondo sarà stupito quando il Vangelo rivelerà la sua potenza. "Abbiate fede in Dio". -R

Versetti 9-24.- Il tipo di persona colpita dalla cecità religiosa

Si può subito ammettere che era difficile misurare con esattezza la quantità di colpa morale in Simon Mago. Fortunatamente non siamo chiamati a fare questo. Il fatto che non possiamo farlo non ci impedirà di notare i fenomeni di ciò che potrebbe colpire la nostra conoscenza e la nostra luce come uno sviluppo stupefacente dell'obliquità stessa della visione morale o spirituale. Confessa che con la quantità e il genere di effetti più vari la gloria del sole naturale colpisce la profusione degli oggetti della natura. Quali brillanti effetti ne riproducono alcuni! Che effetti ricchi e dolci, altri! Come sembra che alcuni diano tutto ciò che hanno in segno di gratitudine, e altri riposano nella loro gioia! finché, quando arriviamo all'ambito della vita umana, non possiamo in alcun modo contare su risposte corrispondentemente uniformi o corrispondentemente variabili. Ora qualcosa di interiore si afferma più grande, più cupo, più dedito alla contraddizione e risentito della forza esterna del granito più freddo, del tasso più cupo, del più tetro dei paesaggi. Eppure queste cose negli uomini non combattono in modo così ostinato e vittorioso contro la fonte di luce e di calore di un mondo intero come spesso fanno contro la pura luce della verità, la luce più pura di Dio nel volto di Gesù Cristo, la forza di luce più pura e vitalizzante di tutte-Dio nello sguardo indagatore dello Spirito Santo. Un primo tipo di questa cecità religiosa della natura umana è davanti a noi. Ovunque si possa fare la minima concessione per l'individuo in cui è ora illustrata in modo così ampio e non mascherato, l'accusa deve insistere ancora di più sullo stato della natura decaduta stessa. Notiamo riguardo a questa cecità religiosa...

IO IN QUELLO CHE STAVA AUTO-CONDANNATO

1. Era alla presenza del più grande potere del cielo che potesse esserci sulla terra, e per cominciare non ne era in soggezione, né lo riconosceva come una presenza che ispirava timore reverenziale. In occasioni di manifestazioni molto meno dirette dell'analoga grande potenza di Dio, era stato molto diverso con Pietro, e spesso era stato molto diverso con la variegata moltitudine; e in particolare in occasione di una manifestazione di forte somiglianza con il presente - il giorno di Pentecoste - era molto diverso con una tale moltitudine. Ma Simone, un uomo scelto, un uomo istruito, un uomo che conosce i "misteri", non è consapevole delle emozioni elevate, dei profondi moti della natura morale, come lo erano loro; ma sta lì immobile con la testa coperta, con i pensieri che corrono agli affari e con la mano tesa a fare affari!

2. Era in quella presenza, con per di più i sintomi aggiunti più forti, che una santità insolita le si attaccava, eppure era ansiosa e presuntuosa di sfidare le responsabilità intrinseche in collaborazione con essa. La lungimiranza nell'assumersi responsabilità del tipo più sacro ha sempre significato una sola cosa, e raramente ha portato a un fine qualsiasi. Eppure la prontezza di cui Simone può ora essere accusato non era quella di un impulso precipitoso, della giovinezza e della sua inesperienza, di una sconsiderata temerarietà. Deve essere accreditato di un genio molto peggiore e più radicato. Era un'ansia calcolatrice, un impulso vecchio e troppo familiare per essere giustamente chiamato impulso, il risultato inalterato di un cuore indurito con se stesso. Questa specie non può certo andare oltre quando si intromette nella sua insensibile candidatura per la più sacra associazione che il Cielo stesso abbia da nominare, né sospetta di essere in alcun modo da biasimare in questo modo

3. È stato in quella presenza, e osa offrire denaro, che con esso può essere acquistata una parte della sua più sacra prerogativa o propria natura. Le "cose corruttibili" dell'"argento e dell'oro" sono proposte come valore di scambio per lo Spirito Santo vivente e più incorruttibile! Una volta Giuda, per procurarsi del denaro, si offre volontario per essere il traditore di Gesù; ma in realtà, l'insolenza umana del pensiero osò un volo più alto di incredibile audacia quando si propose di separarsi dal denaro per il tentativo di acquistare il dono dello Spirito Santo. Allora il capo degli angeli ribelli che non mantenne il loro primo stato, non offese più realmente la santità, la maestà e la sovranità di Dio, di quanto non lo fece Simone in quel pensiero del suo cuore e della parola del suo labbro. In cui giaceva in parte implicito e in parte esplicito,

1 il pensiero traditore che i doni sovrani di Dio potessero essere influenzati dall'incentivo umano, e

2 l'empio pensiero che il denaro potesse servire come incentivo. Se c'è un occhio che vede ma non vede l'assoluta disparità tra il simbolo che rende il valore di scambio di una cosa terrena contro un'altra cosa terrena, e il dono del Cielo più critico, di più; misterioso, il più grazioso di tutti i doni, allora quell'occhio è daltonico per la peggiore privazione, è svuotato della sua propria natura, i raggi religiosi lo hanno invano colpito, e la luce che è in esso è tenebra: "Quanto grande!" La confusione più confusa è dunque almeno uno dei motti dell'operazione proposta da Simone, perché, per quanto spaventosa fosse la sua portata, la sua condanna più oscura risiede nel tipo di materia in cui si esercitava. Salmi 131, 1

4. Era in quella presenza, e non pregava umilmente e sinceramente per un 'esperienza personale della sua potente e graziosa energia, ma solo per avere la dignità ufficiale, la dignità auto-esaltante, o la dignità letteralmente guadagnata di essere il canale per condurla agli altri. Cosa c'è di più sospetto? Cosa c'è di più innaturale? Cosa c'è di più vuoto, quando la questione diventa una questione della massima preoccupazione? Come può un uomo lavorare sinceramente per la salvezza di un altro che non ha mai trovato, non ha mai cercato il suo? Come può un uomo proporsi di essere il servo di Dio e dello Spirito di Dio per trasmettere agli altri il dono spirituale, la grazia spirituale e la santificazione, se non è egli stesso in costante e vivente ricezione dello stesso tipo di doni? Eppure molti propongono inconsciamente questa cosa che Simone ha proposto con tante parole molto esplicite. Quante volte infatti gli uomini sono contenti di pensare o anche di vedere il diavolo scacciato dagli altri, Luca 10:20, che non hanno mai cercato la liberazione e non si sono mai sottomessi al colpo umiliante che avrebbe spezzato la catena della loro schiavitù verso di lui! E quanti con le labbra parlano con condiscendenza del cristianesimo e pregano per la diffusione della vera religione, che non illustrano mai di possederla? Confesso che ci sono alcune cose esteriori che si possono essere il mezzo per trasmettere agli altri con la semplice mano, e come il semplice sostituto di qualche donatore originale; ma certamente il tentativo è tanto empio quanto impossibile in altre cose. Quanto più in alto si ascende in dono, tanto più assoluta e evidente è l'impossibilità intrinseca, fino a quando, dopo aver attraversato tutti i regni ascendenti di conferimento e di realizzazione mentale, si raggiunge il regno del puro spirito; Sconfinando in esso, cessate per sempre di presumere di trasmettere agli altri, se non ciò che "avete udito vedere... guardato, e la tua mano ha toccato" in materia "della Parola della vita". Potrebbe essere che il cieco preghi se per caso riesce a trovare il modo di dare la vista ad altri ciechi, anche se è ancora più strano se non prega per se stesso: "Signore, che io possa riacquistare la vista". Ma se il caso è quello di un uomo spiritualmente cieco, che prega e con la sua preghiera offre denaro per poter essere il "vaso scelto" per comandare la luce spirituale ad altri ancora ottenebrati, ma non prega per la vista spirituale egli stesso, voi dite che è il più ottenebrato di tutti, cieco davvero, e, a meno di limitare la potenza di Dio nel dono del pentimento e nella grazia del suo perdono su di esso, Dici auto-colpito, irrimediabilmente cieco! E di questo c'è ogni terribile apparenza nel caso di Simone

II IN CIÒ CHE HA TROVATO LE SUE CAUSE PREDISPONENTI

1. In una lunga carriera di professione. La vera professione di Simon era quella di fare professione. Ed era l'essenza stessa di una professione pericolosa, poiché era una professione che riguardava se stessi. Il sé era l'oggetto oltre che il soggetto. Il cattivo odore in cui si tiene l'autoaffermazione, come mero atto individuale, è ben ammesso. Ma quanto peggio quando questa è diventata un'abitudine! peggio di tutto quando è diventato il pane e il sostentamento di un uomo. "Dare di sé che era un grande", suona l'ironia della biografia. Era tutto questo e molto di più per lui

2. In una carriera professionale che si basava sull'inganno. "Da molto tempo aveva stregato il popolo con le stregonerie". Qualunque realtà ci fosse nelle fonti da cui derivava il potere di operare la "stregoneria", non c'era alcuna realtà di beneficio che fluiva a un popolo illuso dalle sue opere. Quando "tutti gli diedero ascolto, dal più piccolo al più grande, dicendo: Quest'uomo è la grande potenza di Dio", erano "tutti" le vittime dell'inganno più intenzionale e sistematico di Simone. E per quanto la colpa fosse loro, lui era di gran lunga colui che prostituiva poteri persuasivi per ingannare e derubare i suoi simili, invece di guidarli e arricchirli. Con tutto questo, qualunque altra cosa, qualunque male facesse agli altri, egli marchiava efficacemente la propria coscienza con un ferro rovente e spegneva la propria luce interiore

3. Nel ricorso abituale a metodi che, per quanto non fossero un semplice inganno, erano il risultato di una sorta di alleanza con le potenze del male. Se le cose stessero davvero così, e se così fosse in che misura, può essere ancora considerato un punto controverso; ma due cose devono essere dette sull'argomento

1 Che è difficile sfuggire alla convinzione che le Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento pretendano di dirlo e di dare questa impressione. E

2 Che se non è provato che in periodi notevoli della storia dell'umanità agli uomini cattivi è stato permesso di essere in qualche reale lega con i rematori invisibili del male e delle tenebre, non è ancora confutato. Ora, la manomissione dell'invisibile è sempre rischiosa, la semplice familiarità di questo tipo è pericolosa, ma è disastrosa al massimo grado entrare in relazione con tali poteri. Sansone preso dai Filistei Giudici 16:21 è un tipo, ma ancora molto debole, di quel prigioniero affascinato

4. Ancora una volta, per quanto le cose stessero andando male per Simone, una cosa avrebbe potuto fermare il riempimento della piena misura delle sue iniquità, avrebbe potuto fermare l'estinzione totale della vista morale; vale a dire, se si fosse mantenuto ben all'interno del dominio del suo sé e della sua carriera ottenebrati, e non avesse tentato quel peggior tentativo, alleare il suo male senza rinunciare al bene. Da tempo aveva conosciuto l'orgoglio, l'adulazione, l'effetto inebriante di un seguito numeroso ed entusiasta. Venne l'ora in cui vide tutto questo scivolargli via, e lui lo seguì, seguì coloro che un tempo lo seguivano. Si dice significativamente che "allora", cioè nella parte posteriore, non nell'avanguardia, "credette anche lui". Ma non si trattava di "credere col cuore" e di non "alla giustizia". E ogni passo che fece al fianco di Filippo, mentre "contemplava e si meravigliava dei miracoli e dei segni che erano stati fatti" da lui, era un passo calcolatore. Guardava dentro di sé con invidiosi movimenti; Si chiedeva, e non da ultimo, come avrebbe potuto in qualche modo diventare partecipe di ciò che guardava con invidia. Quel momento segnò la sua caduta certa. Era il punto di svolta. Questo pensiero riempì la sua sordida ambizione, di conservare la sua oscurità e di ottenere un po' di luce per farla funzionare in modo migliore. Ed era l'insulto supremo, l'ultima ferita alla sua natura morale

III IN CHE TIPO DI CONDIZIONE SI TROVÒ ALLA FINE

1. Ha trovato per la prima parte della sua ricompensa la denuncia più tagliente e spietata. Questa denuncia era proprio come poteva essere la giustizia, ma era della più severa e feroce che la Scrittura riporta Versetto 20

2. Si è portato un'esposizione senza compromessi . Il personaggio viene soppesato e dichiarato mancante. Il cuore viene analizzato e viene pronunciato "non giusto". È posta sotto "l'occhio di Dio" ed è governata in modo errato da questa infallibile stima Versetti 21, 23

3. Ha corteggiato la visita di un'esortazione umiliante Versetto 22. Simone era stato "battezzato", cosicché, sebbene potesse contorcersi sotto l'inquisizione spirituale fatta su di lui e questa monizione spirituale a lui rivolta, si era messo dove non poteva rifiutarsi di portare le percosse. Che la sua sottomissione al battesimo e il suo continuare con Filippo facessero qualche richiesta al suo orgoglio, e portassero qualche traccia di condiscendenza paternalistica, è molto probabile; ma nondimeno si è posto dove la striscia non può essere elusa

4. Ha concluso la scena con un riconoscimento smascherato di miserabile insincerità. Simone scompare dalla nostra vista, senza alcun rimpianto, perché non possiamo dire che fosse "non lontano dal regno di Dio", ma non meno per gli echi sgraditi della sua ultima voce lasciati all'orecchio. Nessuna ondata di "pentimento" lo spinge fino in fondo; nessun movimento di dolce penitenza comincia a ondeggiare avanti e indietro da un cuore arrendevole; nessun atteggiamento virile in lui risveglia in noi una particella di simpatia per una carriera umiliata; La preghiera del pubblicano e la supplica affranta di pietà e la mano tesa della misericordia, "forte per salvare", si separano dalle sue labbra esangue. Al contrario, un estraneo alla propria colpa senza una concezione albeggiante o anche solo sognante dell'eccessiva peccaminosità del peccato, può solo trovare in sé il coraggio di implorare con tono irreale e con vile simulazione che coloro che lo hanno scoperto preghino che i suoi peccati non lo scoprano . Chiederebbe volentieri che si assumano la responsabilità di recitare la preghiera dell'ipocrita, di recitare la preghiera che è "un abominio" recitare, affinché i suoi peccati non possano essere imputati a lui, anche se non si è pentito della loro colpa, non ha perdonato il loro aggravamento e non ha cercato alcun rifugio salvifico per la sua anima. Una tale preghiera non è mai stata accolta, non è mai sorta affatto, non ha mai avuto l'ala su cui salire. Deve necessariamente scomparire dalla nostra vista, come ora Simone è fuori dalla nostra vista, verso ciò che non è pattuito, sconosciuto. - B

Versetti 9-13.- Avvertimenti di Simon Magus

"Il suo nome indica un'origine ebraica o samaritana". Appare come il tipo di una classe, ma troppo comune all'epoca: quella degli ebrei che commerciano sul misterioso prestigio della loro razza e sulla credulità dei pagani, rivendicando un potere soprannaturale esercitato attraverso incantesimi e incantesimi. Per altre illustrazioni, date conto di Etime; Atti 13:6 i "Giudei vagabondi, esorcisti", a Efeso; Atti 19:13 il cosiddetto Simone di Cipro menzionato da Giuseppe Flavio, e Apollonio di Tiana. Spiegare lo stato dei tempi; Gli uomini erano completamente insoddisfatti delle vuote formalità della religione, ed erano stanchi delle esigenze abituali delle tradizioni rabbiniche, e desideravano più o meno distintamente e piangevano per lo spirituale. Il loro pensiero e il loro sentimento li esponevano all'influenza dello stregone e giocoliere, che sembrava possedere un potere misterioso e spirituale. "In tutto il mondo conosciuto, le nazioni erano in quell'ora critica della storia agitate da una vaga agitazione e da una febbrile anticipazione di qualche cambiamento imminente. Dappertutto gli uomini si rivoltarono insoddisfatti delle loro divinità ancestrali e delle loro credenze logore. Dappertutto, nella loro incertezza, si rivolgevano a superstizioni straniere e accoglievano con favore qualsiasi religione che professasse di rivelare l'ignoto. Insieme a questo venne uno strano desiderio di penetrare i segreti del mondo, di comunicare con l'invisibile. Alle persone in questa condizione di attesa e inquietudine non potevano mancare i profeti. L'Asia li ha allevati, l'Egitto li ha maturati, l'Occidente ne ha pullulato".

I IL RICONOSCIMENTO DI SIMONE DI UNA FORZA DIVINA NEL CRISTIANESIMO. Il grado di sincerità della sua sincerità nel professare la fede e nel sottomettersi al rito del battesimo richiede un'attenta considerazione. Può darsi che si sia lasciato trasportare dai sentimenti. Può darsi che egli sia stato astuto in tutto e per tutto, e che abbia visto solo una forza più alta in potere degli apostoli di quanto sapesse, e che avesse intenzione di ottenere il controllo di questa forza per i suoi scopi. Oppure le due cose potrebbero essersi fuse. Potrebbe essere stato portato via. Atti per primi può aver sinceramente aderito al cristianesimo, ma presto cedette a uno spirito astuto che suggeriva che si poteva fare una splendida fortuna con la nuova forza. Ma quali che siano stati i motivi di Simone, abbiamo da lui un'importante testimonianza della persuasione e del potere genuini che accompagnarono la predicazione primitiva, e della verità dei poteri miracolosi esercitati dagli apostoli. Simone conosceva bene le vie degli stregoni e dei giocolieri, e sapeva e riconosceva apertamente che gli apostoli non erano tali. Mostrare l'importanza della testimonianza di Cristo e del cristianesimo resa da coloro che sono al di fuori, e persino opposti, come Rousseau, Napoleone, J. S. Mill, ecc

II L'ERRORE DI SIMONE NEL PROFESSARE LA FEDE NEL CRISTIANESIMO. Perché il vero discepolato non è una semplice professione, non è un improvviso impulso eccitato, non un sentimento che svanisce, ma un giudizio sobrio e calmo, un abbandono pieno e cordiale, una consacrazione completa del cuore e della vita a Cristo. Simone non si sedette prima a contare il costo. Simone non aveva idea di occupare un posto umile nel servizio di Cristo. Voleva ancora essere "qualche grande". La cravatta fu "pesata sulla bilancia e trovata mancante", quando giunsero le prove di Cristo. "Chi vuole essere grande fra voi, sia vostro servitore". "Chi si esalta sarà abbassato". Mostrate con quali idee errate gli uomini intraprendono ora la professione cristiana, e come certamente la vita li mette alla prova e li mette alla prova, ed essi falliscono nel giorno della prova. La fede di Simone non aveva una base morale, ma solo intellettuale, e non esprimeva alcun rimorso per aver ingannato il popolo e bestemmiato Dio. L'intero lato etico del cristianesimo, il suo potere di portare l'uomo in pace con Dio e di rendere l'uomo simile a Dio, gli era precluso. Per questo non aveva orecchio. Contro ciò il suo cuore era chiuso. Credette, dunque, senza convertirsi. Impressionate come lo spirito di ottenere denaro avesse talmente indurito la mente di Simone che era difficile ottenere l'accesso alla verità e alle pretese cristiane. "Quanto difficilmente entreranno nel regno dei cieli coloro che confidano nelle ricchezze!" -R.T

10 Quella potenza di Dio che è chiamata Grande per la grande potenza di Dio, A.V. e T.R. Quella potenza di Dio, ecc. Il testo rivisto inserisce kaloumenh prima di megalh. Origene dice di Simone che i suoi discepoli, i Simoniaus, lo chiamavano "La Potenza di Dio". 'Contra Cels.,' lib. 5:62, dove si veda la nota di Delarue. Secondo Tertulliano Deuteronomio Anima, egli si presentò come Padre supremo, con altre bestemmie. Secondo San Girolamo su Matteo 24:5, egli parla di sé in diversi scritti come la Parola di Dio, come il Paraclito, l'Onnipotente, la Pienezza di Dio

11 Gli diedero ascolto perché per lui avevano riguardo, A.V; stupito per stregato, A.V.; le sue stregonerie per stregonerie, A.V

12 Buone notizie per le cose, A.V. e T.R

13 E per allora, A.V.; anche lui credette per se stesso, credette anche, A.V.; essere battezzato per quando fu battezzato, A.V.; Vedendo i segni e i grandi miracoli compiuti, rimase stupito per meravigliato, vedendo i miracoli e i segni che erano stati fatti. Contenuto con h proskarterwn vedi Atti 1:14; 3:4-6; 6:4; 10:7. San Paolo usa la parola in Romani 12:12; 13:6; Colossesi 4:2 ; e il sostantivo si formò da esso proskarte una volta, Efesini 6:18. Altrove nel Nuovo Testamento si trova solo in Marco 3:9. Ma si trova in Hist. di. 6. Stupita vedi nota al Versetto 9. In Simone abbiamo il primo esempio di colui che, essendo stato battezzato in Gesù Cristo, visse per disonorare e corrompere la fede che professava. Egli fu un esempio della zizzania seminata in mezzo al grano, e del seme che germogliò rapidamente fu altrettanto rapidamente distrutto. Egli è anche un esempio della verità del raggio di nostro Signore: "Voi non potete servire Dio e mammona".

14 Gli apostoli vedi Versetto 1. Mandarono loro Pietro e Giovanni. La scelta di questi due sommi apostoli dimostra la grande importanza attribuita alla conversione dei Samaritani. L'atto congiunto del collegio degli apostoli nell'inviarli dimostra che Pietro non era un papa, ma un fratello apostolo, anche se il loro primate; e che il governo della Chiesa era nell'apostolato, non in uno dei tanti

Versetti 14-24.- Lo spirito di mammona nella Chiesa cristiana

Pietro e Giovanni rappresentavano l'autorità apostolica, ma non come qualcosa da imporre ai credenti, ma come un legame con la fonte dei doni spirituali. Simone rappresentava lo spirito di questo mondo nella Chiesa: i peccati dell'ambizione, della cupidigia, dell'ipocrisia, della frode sacerdotale, intimamente connessi con l'unico errore fatale di ammettere i calcoli del mondo nella Chiesa. "Ha offerto loro dei soldi". La Chiesa ha ascoltato troppo tali offerte. Lo spirito di Simone, il miscuglio di stregoneria e di fede, ha riempito alcune parti della Chiesa professata di menzogne e di adorazione di mammona. Avviso-

IO IL VERO SPIRITO APOSTOLICO manifestato

1. Dipendenza dalla preghiera

2. Separazione dei doni spirituali dalle considerazioni sui soldi del petrolio

3. Individuazione e denuncia del falso e del sordido

II IL PERICOLO DELLA CHIESA dal lassismo della disciplina

1. Quelli che "non hanno né parte né sorte in questa faccenda" devono essere tenuti fuori dal numero del popolo di Dio

2. Specialmente il ministero deve essere preservato da ogni forma di simonia

3. La condotta audace e impavida da parte di coloro che sono in carica è di gran lunga la più sicura. L'ipocrisia è debolezza. Simone soccomberà a Pietro, se solo questi pronuncerà la Parola di Dio e si batterà per la purezza di fede e la coscienziosità. Meglio una Chiesa povera con doni spirituali, che un tesoro pieno di offerte di ipocriti e nessuno Spirito Santo che scende sul mondo.

Versetti 14-17.- Il dono dello Spirito Santo

Ci sono segni di un'impartita dello Spirito da parte degli apostoli che non sembriamo comprendere pienamente, perché differisce da qualsiasi impartita dello Spirito con cui abbiamo esperienza. Gli apostoli furono in grado di ripetere ai loro discepoli la loro esperienza. Furono prima chiamati al discepolato e poi dotati di lavoro. Cantici, coloro ai quali gli apostoli predicarono furono prima introdotti nel nuovo regno mediante la fede e la confessione, e poi sigillati e affidati con doni particolari per il servizio mediante lo Spirito Santo della promessa. Gli apostoli furono all'inizio i soli agenti attraverso i quali giunse questo ulteriore dono dello Spirito. Fino a che punto fu loro permesso di trasmettere questo libero arbitrio nel dare lo Spirito ai loro successori è stata una questione che le varie sezioni della Chiesa di Cristo hanno considerato in modo diverso. Due cose richiedono studio e considerazione

I LA NATURA E L'OGGETTO DI QUESTO DONO DELLO SPIRITO SANTO. Era evidentemente considerato essenziale per la piena posizione del cristiano. Un uomo deve essere convertito e sigillato. San Paolo trovò ad Efeso alcuni discepoli che conoscevano solo il battesimo di Giovanni, e pose loro questa domanda, come una domanda indagatrice e di prova: "Avete ricevuto lo Spirito Santo da quando avete creduto?", come se solo questo potesse essere accettato come la garanzia della loro piena condizione cristiana. Il dono o l'investitura possono essere considerati

1. In relazione agli apostoli come agenti. Non hanno mai dato per scontato che il dono provenisse da loro, ma solo attraverso di loro. Dio potrebbe aver mandato il suo Spirito direttamente e indipendentemente da qualsiasi agente umano. Probabilmente egli si servì dei mezzi umani perché si riconoscesse la fonte da cui proveniva il dono e gli uomini non lo trattassero come un incidente, ma come un deposito; e che la sua connessione con Cristo fosse riconosciuta, e che si realizzasse l'uso delle doti nel servizio di Cristo. Era un'elargizione interamente entro i limiti cristiani

2. In relazione ai credenti, che sono stati i destinatari del dono. Era un suggellarli come di Cristo. Era un portarli al servizio di Cristo. Era una solenne convinzione che in loro c'era una vita nuova e divina, e quindi una sublime esortazione alla purezza di vita e una nobilitante assicurazione di una grazia presente del tutto sufficiente per qualsiasi cosa dovessero fare e qualsiasi cosa sopportassero. Era un riposo sacro per i sentimenti personali; erano chiaramente accettati da Dio. Era una santa esortazione alle fatiche cristiane; Avevano i poteri, dovevano trovare le loro sfere

3. In relazione alla Chiesa, che ha beneficiato delle varie dotazioni calcolate per soddisfare tutte le sue varie necessità. Questi punti presuppongono che le indicazioni della venuta dello Spirito sui discepoli fossero quelle che troviamo a Pentecoste. C'era il dono delle lingue, o la predicazione, o la preghiera, qualche segno esteriore che tutti potevano comprendere. Mostrate che se lo Spirito ora viene al credente in modi più tranquilli, non si fa alcuna differenza essenziale nello scopo della sua venuta. Egli è ora con noi per confortarci con l'assicurazione della piena salvezza; e per ispirarci e guidarci nella dedizione dei nostri poteri al servizio degli altri e della Chiesa

II IL MODO E L'ORDINE DI QUESTA IMPARTIRE LO SPIRITO. Si noti che non è mai stato considerato, non più di quanto non lo siano i miracoli della Chiesa primitiva, come un atto indipendente degli apostoli. È efficace solo:

1. Dopo la preghiera, che mette l'apostolo nella giusta cornice per diventare l'agente o il medium, e che distoglie l'attenzione del pubblico dagli apostoli alla vera fonte da cui proviene il dono

2. Sull'imposizione delle mani. Un atto significativo, con il quale la forza vitale che riempiva l'apostolo sembrava fluire nel discepolo, e il ricevente partecipava alla vita dello Spirito divino. Se di conseguenza è apparsa qualche indicazione di un dono, di un talento o di una dotazione, non è necessario che si tratti di qualcosa di nuovo; Potrebbe essere la qualità caratteristica o la facoltà infusa di nuova vita ed energia. Ma in quei giorni nessuno riceveva lo Spirito senza qualche segno di forza per il servizio nella Chiesa. Simone se ne accorse, e ciò lo mise in un pensiero malvagio. E ancora lo Spirito di Dio viene in preghiera, è riconosciuto da coloro che hanno una mente spirituale ed è l'energia per tutte le sante fatiche.

15 Affinché potessero ricevere lo Spirito Santo. Perché era necessario che due apostoli scendessero a Samaria e pregassero con l'imposizione delle mani per i nuovi battezzati affinché potessero ricevere lo Spirito Santo? Non c'è alcuna menzione di tale preghiera o di tale imposizione delle mani nel caso dei primi tremila che furono battezzati. Fu detto loro da San Pietro: "Ciascuno di voi sia battezzato e riceverete il dono dello Spirito Santo", Atti 2:38 ed essi furono battezzati, e senza dubbio ricevettero lo Spirito Santo, né c'è alcuna menzione di tali cose nel caso delle successive migliaia di battezzati a Gerusalemme sulla predicazione degli apostoli. Perché, allora, era così in Samaria? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo osservare la differenza delle circostanze. I battesimi a Gerusalemme furono celebrati dagli apostoli stessi. Lo Spirito Santo fu dato in base alla loro promessa e alla loro certezza. Ma in Samaria la predicazione e il battesimo erano fatti dai discepoli dispersi. C'era il pericolo che sorgessero molti corpi indipendenti, che non dovevano fedeltà agli apostoli e non erano legati alla Chiesa madre. Ma la Chiesa di Cristo doveva essere una-molte membra, un solo corpo. L'apostolato doveva essere il potere governante di tutta la Chiesa, per volontà e ordinanza di Cristo. Quindi c'era una ragione evidente per cui, quando il vangelo si diffuse al di là della Giudea, questi doni spirituali visibili dovevano essere dati solo attraverso l'imposizione delle mani degli apostoli e con l'intervento delle loro preghiere. Ciò ebbe un'influenza manifesta e sorprendente nel segnare e preservare l'unità della Chiesa, e nel marcare e mantenere la sovranità della regola apostolica. Proprio per la stessa ragione la Chiesa cattolica e apostolica in tutti i tempi Atti 19:5,6; Ebrei 6:2 ha mantenuto il rito della confermazione, "sull'esempio dei santi apostoli". Oltre agli altri grandi benefici ad essa connessi, la sua influenza nel legare nell'unità della Chiesa le numerose parrocchie della diocesi, invece di lasciarle diventare congregazioni indipendenti, è molto grande. Osservate anche come la preghiera e l'imposizione delle mani sono legate insieme. Nessuno dei due è valido senza l'altro. In questo caso, come a Pentecoste, è stato conferito il dono straordinario dello Spirito Santo. A conferma, ora che i miracoli sono cessati, è la grazia ordinaria e invisibile dello Spirito Santo che deve essere ricercata

16 Era stato per erano, A.V.; in per in, A.V. Nel nome. Matteo 10:41,42 L'uso delle preposizioni nel Nuovo Testamento è molto influenzato dall'ebraico, attraverso il linguaggio dei LXX Per quanto riguarda il battesimo nel Nome del Signore Gesù, qui e Versetto 39, T.R.; Atti 10:48; 19:5, non dobbiamo supporre che sia stata usata un'altra formula oltre a quella prescritta dal nostro Signore Matteo 28:19 Ma come il battesimo era preceduto da una confessione di fede simile a quella del nostro servizio battesimale, così era una descrizione vera parlare del battesimo come nel nome di Gesù Cristo

18 Ora per e, A.V.; la posa per la posa, A.V

19 Mani in mani mie , A.V. Volesse Dio che le potenze spirituali nella Chiesa non fossero mai state prostituite a vili scopi di guadagno mondano, e che tutti i servi di Cristo si fossero mostrati superiori al "sudicio guadagno" come lo erano Pietro ed Eliseo! Ma l'offesa particolare chiamata simonia non ha che una debole analogia con l'atto di Simone

20 Argento per denaro, A.V.; per ottenere il dono di Dio affinché il dono di Dio possa essere acquistato, A.V. giustamente, ktasqai è la voce di mezzo. SilVersetto Questo è un cambiamento di dubbia necessità; ajrgurion, come il francese argent, è frequentemente usato per "denaro" in generale, senza alcun riferimento al particolare metallo di cui è fatto. A volte, infatti, è usato in contrapposizione a "oro", come in Atti 3:6 20:33, e quindi è giustamente reso "argento". Qui il muratore dei Revisori, senza dubbio, doveva riservare "denaro" come traduzione di crhmata Versetti. 19, 20. La risposta di San Pietro è notevole, non solo per il calore con cui ripudia il regalo offerto, ma anche per l'umiltà gelosa con cui afferma che i doni dello Spirito non erano suoi, ma erano dono di Dio. Vedi Atti 3:12-16

21 Davanti a Dio perché agli occhi di Dio, A.V. Tu non hai né parte né sorte. "Gli avari non erediteranno il regno di Dio" 1Corinzi 6:10 -- ; comp. Salmi 10:3; Luca 16:14; 1Timoteo 3:3 La frase, ejn tw logw toutw, resa in questa materia, sembra essere resa più appropriatamente a margine, "in questa Parola", cioè la Parola di vita, la Parola di salvezza, che noi predichiamo, vedi Atti 5:20 10:36 13:26

22 Il Signore per Dio, A.V. e T.R.; il tuo per il tuo, A.V.; sarà per maggio, A.V. Pentitevi. Le terribili parole: "Il tuo denaro perda con te" non avevano espresso il desiderio di Pietro per la sua distruzione. Ma erano le ferite di un amico che diceva cose taglienti per trafiggere, se possibile, una coscienza insensibile. Nella speranza che quella coscienza fosse stata trafitta, ora esorta al pentimento. Eppure, trattando abilmente un caso così brutto, parla del perdono con dubbio, "anche se forse". Il peccato era molto grave; La ferita non deve essere guarita troppo in fretta. "C'è un peccato che conduce alla morte".

23 Vedi per percepire, A.V. Nel fiele dell'amarezza, ecc. Il passo da cui sono tratte sia questa espressione che quella simile in Ebrei 12:15 è manifestamente Deuteronomio 29:18, dove il greco dei LXX ha, rJi anw fuousa ejn colh kaia. Il contesto mostra anche in modo conclusivo che il "fiele e l'amarezza" "assenzio", A.V. di cui parla Mosè è lo spirito di idolatria o di defezione da Dio che sorge in alcuni membri professanti della Chiesa, e contamina e corrompe gli altri, come è esposto in Ebrei 12:15,16. Questo, come vide san Pietro, era esattamente il caso di Simone, il cui cuore non era retto con Dio, ma "si era allontanato da lui", come è detto nel Deuteronomio. Benché battezzato, era ancora un idolatra nel cuore, e probabilmente avrebbe dato fastidio a molti. "Il fiele dell'amarezza" è lo stesso di "fiele e assenzio" o "amarezza". "Gallo", o "bile", è nel greco classico e in altre lingue un sinonimo di "amarezza", specialmente in senso figurato, vedi Lamentazioni 3:15,19-pikri -- kai, LXX La frase non comune, il vincolo dell'iniquità, sembra essere presa in prestito da Isaia 58:6, dove i LXX hanno le stesse parole, lu pandesmon ajdikiav, "sciogliere i legami della malvagità", A.V. Simone era ancora legato in questi legami

24 E Simone rispose perché allora rispose Simone, A.V.; per me, per il Signore, per il Signore per me, A.V.; il per questi, A.V. Pregate, ecc., rivolti sia a Pietro che a Giovanni, che agivano insieme, e le cui preghiere si erano rivelate efficaci Versetto 15 nel procurare il dono dello Spirito Santo. Allo stesso modo, il Faraone, sotto l'influenza del terrore per i giudizi di Dio, aveva chiesto più e più volte le preghiere di Mosè e Esodo 8:8,28; 9:27,28; 10:16,17 -- , ecc. Ma in nessuna delle due occasioni questa era una prova di vera conversione del cuore

Versetti 24, 25.- L'impostore smascherato

I LA MISSIONE DI PIETRO E GIOVANNI. Samaria - c'è un'enfasi su questa parola - aveva ricevuto la Parola di Dio. C'era qualcosa di significativo in questa conversione. Il vangelo stava già dimostrando di essere un potere di riconciliare e abbattere distinzioni a lungo radicate e profondamente sentite. Cantici un'occasione importante per i servizi dei due principali apostoli, Pietro e Giovanni. Questi scendono e pregano per i nuovi convertiti, affinché possano ricevere lo Spirito Santo. La potenza e la purezza, la gioia e la libertà della vita cristiana, sono associate a questo battesimo; come pentimento o un cambiamento preparatorio di vita era associato a quello di Giovanni Battista. È difficile capire come doni come quelli che associamo alla religione spirituale possano essere trasmessi dall'atto fisico dell'imposizione delle mani. Né siamo tenuti a credere che l'imposizione delle mani fosse in qualche modo causalmente correlata al risultato spirituale, o anche strumentalmente. Era un'associazione esterna, una connessione apparente e non reale, tale da ingannare l'osservatore non spirituale

II L'AUTOINGANNO DELL'UOMO NON SPIRITUALE. Simone percepisce l'atto solenne dell'imposizione delle mani; percepisce che ne consegue qualcosa-un potere spirituale nei convertiti, e deduce erroneamente che gli apostoli sono maghi, che possono elargire a loro piacimento doni soprannaturali. Se gli apostoli fossero stati come Tetzel, il frate che al tempo di Lutero vendeva indulgenze, sarebbe stato naturale offrirli, e per loro ricevere un compenso per la comunicazione del potere. Ma le cose spirituali si giudicano spiritualmente; e "la mente carnale non comprende le cose dello Spirito di Gee" Quando il cuore non è stato risvegliato, quando l'uomo non è nato nel regno di Dio, c'è costantemente il pericolo di confondere le cose che differiscono. Il denaro non può comprare il pensiero, né il sentimento, né il potere interiore; anche se può comprare l'azione e l'imitazione della realtà, ma non la realtà stessa. Simone confonde i fenomeni esteriori dello Spirito con l'essenza e il significato

III SMASCHERATO L'ERRORE DELL'UOMO NON SPIRITUALE

1. Il peccato di Simone è quello dell'uomo amante del denaro. La sua fede è in esso; egli crede che essa "risponde a tutte le cose", non solo in riferimento a questo mondo, ma in riferimento al regno di Dio. È il tipo di classe. Ci sono quelli che segretamente credono di poter patrocinare i ministri di Cristo, e acquistare per se stessi un interesse nel regno di Dio. Il potere della ricchezza si mescola così sottilmente con tutto il lavoro cristiano, e l'uso profuso può così facilmente acquistare per il suo possessore la reputazione di santità. Ma l'immortale antipatia dello spirito del vangelo, come energia libera del Dio santo nelle anime degli uomini, respinge in una sola parola dell'apostolo queste vili contraffazioni, che sempre ottengono moneta accanto ad essa nel mondo. L'apostolo, la cui parola è stata nell'atto stesso di guarire: "Non ho né argento né oro", esclama: "Il tuo denaro perisca con te!"

2. Un peccato di cuore separerà un uomo dal regno di Dio. Il regno di Dio è all'interno. È uno stato spirituale e un sistema spirituale di motivi. Non ha parte o sorte in essa chi non vede che essa mira al compimento della nostra vita mediante la sottomissione dei motivi inferiori e l'instaurazione di ciò che è superiore nel legittimo impero dell'anima. Il cuore di Simone non era "retto" davanti a Dio. Cercava di destreggiarsi con colui che scruta il cuore; mantenere le passioni inferiori in piena azione, se possibile, sotto la maschera della pietà. Il suo è forse il peccato più mortale che il cristianesimo abbia causato al mondo. Come l'ombra segue il sole, così l'ipocrisia segue da vicino la vera pietà. L'insincerità è il peccato dei peccati. Che sporcizia c'è nell'abitudine del corpo, quella falsità è nell'anima. L'uomo è consapevole del suo peccato. Non si tratta di cecità della passione, ma dell'ammissione deliberata di una menzogna abituale ai sentimenti e ai pensieri. È un veleno o un fiele che infonde la sua influenza in tutta la vita della mente. È una schiavitù, e nessuna libertà è possibile sotto la tirannia della menzogna interiore. Così il carattere dell'impostore viene smascherato dalla pura luce della verità. Lo si vede fingere una fede di cui il suo cuore non sa nulla; considera i doni dello Spirito Santo come mezzi di vile guadagno; e non conosce motivo più alto per il pentimento che il timore servile della punizione. Lo spirito del Vangelo è illustrato in San Pietro dal forte contrasto. Indica severamente i peccati dell'uomo e li rintraccia fino alla loro fonte nel cuore; castiga il peccatore, ma allo stesso tempo offre il dovere del pentimento e la speranza del perdono al peggio.

25 Essi quindi per e loro, A.V.; parlò per predicare, A.V.; a molti per in molti, A.V

Versetti 25-40.- La Parola scritta che prepara la via alla Parola predicata

La conversione dell'eunuco etiope è un grande testo sull'opera missionaria. Illustra con singolare forza e chiarezza la duplice necessità della Bibbia e del predicatore di portare gli uomini alla conoscenza di Cristo crocifisso. Senza l'evangelista che glielo insegnasse, questo cercatore della verità avrebbe potuto a lungo brancolare invano nel senso del profeta; e se la sua mente non fosse stata esercitata dalle riflessioni sul profeta, l'evangelista non avrebbe avuto né l'opportunità di insegnare né il suo insegnamento avrebbe avuto tanto successo. Fu la concomitanza dei due che portò questo illustre convertito all'interno delle porte della città di Dio. Da qui la conclusione che la Parola scritta e la Parola predicata sono fattori concorrenti nella conversione degli uomini a Dio; che entrambi sono necessari e che nessuno dei due può essere tranquillamente dispensato. La Parola scritta, essendo "data per ispirazione di Dio", è, per quanto va, perfetta e infallibile, eppure non è sufficiente di per sé. La Parola predicata, anche se di gran lunga inferiore, in quanto soggetta all'errore, imperfetta e fallibile, è tuttavia necessaria come complemento della testimonianza della Scrittura. La Parola scritta è inamovibile, la pietra di paragone della verità, lo stendardo della dottrina, l'arbitro nel dubbio, il modello e il modello, il crogiolo dell'errore, la corte d'appello finale in tutte le controversie di fede. La Parola predicata, variata, modificata, dalle circostanze di tempo e di luogo, traendo il suo colore, il suo abbigliamento, la sua moda, dai suoi immediati dintorni, presenta l'eterna verità nell'abito più adatto ai bisogni e alle capacità di coloro con cui ha a che fare. Ma nel fare questo è soggetto a sbagliare. Allora l'unico appello è alla scritta Parola di Dio. Ogni insegnamento che non sia conforme ad esso, per quanto venerabile per l'età e per l'autorità da cui è sostenuto, deve essere spietatamente interrotto. Beata quella Chiesa i cui dottori spiegano, ma mai oscurano, le rivelazioni della Sacra Scrittura. Beato il popolo i cui maestri lo guidano nel significato della Sacra Scrittura, ma non lo distolgono mai da essa. Felice è quel discepolo la cui mente, essendo profondamente imbevuta delle verità della Parola di Dio, è aiutata da un fedele evangelista a regolare quelle verità nella loro vera proporzione e relazione tra loro, e a riempire i loro interstizi con materiali armoniosi e omogenei. Per quanto riguarda il lavoro missionario, la lezione è: seminate la Bibbia per preparare la strada al piede del missionario. Che la versione delle Sacre Scritture data a ciascuna nazione nella sua lingua sia per il mondo moderno ciò che la versione della LXX era per gli antichi; perché l'evangelista trovi il terreno già arato e pronto a ricevere il seme della vita eterna, quando predica la salvezza che è per mezzo di Gesù Cristo

Versetti 25-40.- Il secondo volo del Vangelo

Samaria evangelizzata sia da Filippo che dagli apostoli, sia nei distretti della città e della campagna: una preparazione della Chiesa per un'espansione ancora maggiore. Necessità che una fuga come quella dalla Samaria al deserto sulla strada per l'Etiopia fosse comandata in modo soprannaturale. Il processo passo dopo passo per aprire la mente ebraica all'idea di un messaggio mondiale. L'eunuco era un proselito della porta, quindi sarebbe stato considerato come colui che occupava una posizione intermedia. Confrontate questa infanzia della Chiesa con la nostra avanzata conoscenza dei propositi divini. Inoltre, a quel tempo non c'era il Nuovo Testamento. Il lavoro da fare deve attendere gli strumenti. Il vangelo non può essere predicato pienamente finché gli apostoli non hanno adempiuto la loro testimonianza.

26 Ma un angelo per e l'angelo, A.V.; lo stesso è per cui è, A.V. Un angelo. "L'angelo", come in A.V., ha ragione, proprio come onoma Kuriou Matteo 21:9; 23:39; Luca 19:38 -- , ecc. e hwOhy μve in ebraico significano "il Nome del Signore", non "un Nome" vedi Atti 5:19; 7:31 -- , nota -- Il sud, che significa quella parte della Giudea che era chiamata "il paese del sud"; Ebraico bgNh Genesi 20:1; 24:62 -- ; ecc. Questo è generalmente reso nella LXX con proba o protone. Ma in 1Samuele 20:41, in Symraachus, meshnbri è la traduzione di bgNj. Per quanto riguarda le parole, lo stesso è deserto, si può osservare che in Numeri 31:1 e rhmov Deuteronomio 34:3 è la traduzione LXX di μbnj, e quella parte del paese è chiamata "il deserto della Giudea". Le parole dell'angelo, quindi, non significano che Gaza è deserta, né che la lettura stessa è deserta, ma che il paese verso il quale stava dirigendo il viaggio di Filippo faceva parte di quello noto come il deserto; auth non si riferisce a oJdov o a Gaza, ma a cwra, inteso come contenuto in erhmov. Il significato di tutta la frase lo interpreto come il seguente: "Prendi il tuo viaggio nel sud o 'da' sud comp. Luca 15:14; Atti 5:15; 11:1; 13. Lids fino a ejpi 'notans locum vel terminum ad quem' Schleusner la strada che va da Gerusalemme a Gaza, dove il paese è deserto". Filippo doveva procedere da Samaria lungo il paese meridionale fino a giungere al punto in cui la strada di Gerusalemme incontrava la sua. Quel distretto, gli viene ricordato, era deserto, in parte, cioè, il deserto della Giudea. Il luogo fu probabilmente scelto proprio per questa ragione, in quanto offriva la privacy necessaria all'eunuco per leggere sul suo carro e per permettere a Filippo di unirsi a lui e di esporgli la Parola di Dio. Crisostomo seguito da altri prende kataan nel senso di "a mezzogiorno nel caldo più violento", sebbene lo renda anche "verso sud" Hem., 19.

Versetti 26-40.- L'insegnante e il discepolo cristiano

Abbiamo un esempio interessante e istruttivo di un uomo che si sottomise all'insegnamento di un altro, e ne derivò un'improvvisa influenza trasformatrice che influenzò molto beneficamente tutta la sua vita dopo la morte. Tale insegnamento potrebbe benissimo venire in ultima analisi da Dio, come in verità avvenne; perché impariamo...

IO CHE L'INSEGNANTE CRISTIANO DEVE METTERSI CONTINUAMENTE SOTTO LA DIREZIONE DIVINA. Filippo aveva alcuni vantaggi di cui ora non godiamo. "L'angelo del Signore gli parlò" in modo udibile Versetto 26, e gli diede precise istruzioni su dove dovesse andare: "Alzati e va' verso il mezzogiorno", ecc. "Lo Spirito disse a Filippo: Avvicinati e unisciti a te", ecc. Versetto 29. Quando la sua opera fu terminata qui, "lo Spirito del Signore rapì Filippo" Versetto 39. Ma anche se ora non abbiamo queste manifestazioni esteriori e inconfondibili, abbiamo "la mente di Cristo che possiamo consultare e conoscere la sua volontà, se

1 studiamo con intelligenza e devozione la sua Parola,

2 considerare disinteressatamente le direttive della Sua provvidenza,

3 chiedere sinceramente i suggerimenti del suo Spirito Divino. Dobbiamo ardentemente desiderare di andare solo dove siamo stati mandati da Dio, di rivolgerci a coloro che egli vuole che influenziamo, e di non rimanere più a lungo di quanto egli abbia lavoro per noi da fare lì

II CHE CRISTO HA DEI SUDDITI DA ASSICURARE PER IL SUO REGNO DIVERSI DA QUELLI CHE CI SAREMMO ASPETTATI. Quale degli apostoli avrebbe immaginato che il prossimo convertito al cristianesimo in quel momento sarebbe stato "un uomo d'Etiopia, un eunuco di grande autorità", ecc. Versetto 26? Eppure tale era la mente di Cristo. Siamo troppo inclini a pensare di poter dire da dove saranno tratti i discepoli, da chi sarà imbandita la tavola con gli ospiti. Ma il nostro Maestro ha delle sorprese per noi, qui come altrove. Non dobbiamo, con il pensiero, limitare la portata del suo amore redentore o del suo potere di conversione. Forse non sono i poveri che hanno bisogno di un arricchimento, ma i ricchi che hanno bisogno di una ricchezza più elevata; non gli umili che desiderano un po' di onore, ma gli onorevoli che bramano una dignità più vera; possono non essere i figli del privilegio che conoscono la verità, ma i figli dell'ignoranza o della superstizione, o anche i figli dell'infedeltà lontani dalla saggezza di Dio; -possono essere questi e non coloro che il Signore dell'amore e del potere intende chiamare, vincere e benedire

III CHE DIO HA MOLTA ILLUMINAZIONE DA IMPARTIRE ATTRAVERSO L'AZIONE UMANA. Qui c'è l'ignoranza umana e l'incomprensione Versetto 30: un senso di totale impotenza senza la guida di una mano amica Versetto 31; invito a colui che sa e spiegherà Versetto 31. Senza l'illuminazione che alcuni uomini hanno il potere di impartire, tutto è oscuro, privo di significato, oscuro, sconcertante: fatti in natura, leggi di Dio, espressioni della Parola Divina. Poi arriva il lampo illuminante, e le nebbie rotolano via, gli oggetti sono chiari alla luce del sole, il sentiero è pianeggiante. Com'è saggio cercare, come è eccellente rendere, la luce che, con la benevola benedizione di Dio, una mente umana può spargere sul più alto dei temi nelle anime più turbate!

IV CHE LE SOFFERENZE SACRIFICALI DI CRISTO SONO IL GRANDE TEMA DELL'INSEGNANTE CRISTIANO. Versetti 32-35. Quale passo di tutte le Scritture Ebraiche Filippo avrebbe potuto preferire a questo come testo per il suo insegnamento? Questo fatto supremo nella storia della nostra razza è il tema su cui soffermarsi, in cui trovare un interesse più profondo, da cui attingere motivo e ispirazione, con cui affascinare il popolo, a cui tornare continuamente

V CHE IL DISCEPOLO CONVINTO DICHIARI IMMEDIATAMENTE LA SUA CONVINZIONE NEI MODI STABILITI. Versetti 3638.

VI CHE LA PIENA RICEZIONE DELLA VERITÀ CRISTIANA SIA SEGUITA DA UNA GIOIA PROFONDA E DURATURA. Versetto 39. "Andò per la sua strada rallegrandosi".

VII CHE L'INSEGNANTE CRISTIANO FA DEL SUCCESSO UN'ISPIRAZIONE PER PROMUOVERE L'ATTIVITÀ SANTA. versetto 40.-C

Versetti 26-40.- Filippo e l'Etiope

Questo incidente ci insegna...

AFFINCHÉ GLI UOMINI SULLA VIA DEL DOVERE POSSANO RICEVERE UNA GUIDA INSOLITA. L'angelo del Signore parlò a Filippo e gli diede indicazioni sulla condotta da seguire nel suo viaggio missionario. Come dobbiamo capire la modalità di questa interferenza? Ci viene detto che gli espositori razionalisti presumono che l'angelo sia apparso a Filippo in sogno; poiché viene pronunciata la parola "Alzati!". Ma poi si risponde che non si fa menzione della notte né di un divano. E nel Versetto 26 non si fa menzione di una visione. Evitate il razionalismo, che è il tentativo di esercitare una chiara intelligenza su cose che è meglio lasciare in un'oscurità sacra, o chiaroscuro. Il punto non è tanto capire come è venuta l'intimazione divina, quanto riconoscere il fatto che è venuta. Casi di impressioni improvvise e irresistibili di questo tipo non sono rari e sono ben attestati. Ma ci sono mille coincidenze nella vita che non notiamo, e che tuttavia possono essere prove altrettanto reali di un'intelligenza superiore che dirige la volontà umana, e "i passi dell'uomo buono sono ordinati dal Signore, ed egli si compiace della sua via".

II NON ESISTE UNA COSA COME IL CASO NELLA VITA. Due uomini si incontrano sulla strada, sulla ferrovia, in una città straniera, "casualmente", come si suol dire; e dall'incontro scaturisce qualcosa che influenza l'aldilà di uno o di entrambi. Nella presente riunione, si comunica:

1. La nazionalità dello straniero. Viene dall'Etiopia, dal sud dell'Egitto. Alcuni dicono di estrazione ebraica; perché leggeva il grande profeta ebreo; ma forse non era così

2. Il suo grado. Era un "potentato" nella sua terra, il gran tesoriere della regina, Candace era il titolo ufficiale delle regine d'Etiopia, come Faraone era quello dei re d'Egitto

3. Il suo credo religioso. Non si può decidere se fosse un "proselito della porta" o no. Ma il suo compito era a Gerusalemme, per pregare. Perciò nella sua casa africana aveva imparato a conoscere e ad adorare il Dio d'Israele. Sembra un caso di convinzione indipendente, e quindi il più interessante; un po' come quello del centurione romano nel Vangelo. Con ogni probabilità leggeva una copia della Settanta, o traduzione greca delle Scritture. Questa versione si era diffusa da Alessandria d'Egitto ed era senza dubbio ben nota a tutta la classe colta. Filippo riceve l'intimazione, questa volta non da "un angelo", ma dallo "Spirito", di andare a unirsi al carro dell'Etiope

III LA PAROLA DI DIO, UN COMUNE VINCOLO DI INTERESSE E DI SIMPATIA. Il maestro è condotto dalla Provvidenza al discepolo, che si trova preparato in anticipo a ricevere l'istruzione del maestro, e la brama. Il maestro e il discepolo hanno bisogno l'uno dell'altro. Il maestro ha molto da impartire, il discepolo molto da ricevere; e ciascuno in un certo senso cambia la sua parte con l'altro, perché impariamo come insegniamo e insegniamo nell'apprendimento. Il passaggio che l'etiope stava leggendo è uno dei più significativi dell'Antico Testamento. Contiene l'immagine del Servitore di Geova, il Rappresentante di Israele. È l'incarnazione dell'ideale spirituale di Israele. Mansuetudine sotto le ferite; l'umile condizione sociale nel mondo e l'esposizione alla persecuzione; l'oscurità agli occhi degli uomini; questi sono i tratti dell'Eroe d'Israele, nel passaggio che l'Etiope sta leggendo. Potrebbe ben chiedere: "Chi è questa figura unica raffigurata dalla penna del profeta?, il profeta stesso o un altro?" Poi Filippo procede a dispiegare da questo testo l'intero evangelo, che si concentra nella persona di Gesù. Egli è la Figura Divina, l'Incarnazione vivente del significato del profeta, il Compitore della lunga storia di Israele

IV CONVERSIONE PRODOTTA DALLA CONVINZIONE. Potremmo notare:

1. La preparazione al cambiamento nella riflessione personale. La mente seria, lo sguardo attento fisso sui registri della religione, il desiderio di imparare, la volontà di essere istruiti, precedono la conversione in questo caso, e sono i tratti più attraenti in uno di alto rango come l'etiope. Possiamo trarre profitto dal maestro solo quando abbiamo usato al massimo la nostra energia spirituale. "A chi ha sarà dato".

2. La decisione tempestiva. Il nuovo pensiero spinge sempre a nuove azioni. La luce arriva affinché possiamo usarla. "Che cosa devo fare?" è la domanda della coscienza non appena viene risvegliata e vivificata dalla luce. L'etiope subito "decide per Cristo", il Cristo che ha imparato a conoscere attraverso lo studio del profeta e la predicazione dell'evangelista. E quando Filippo svanisce, una benedizione viene lasciata sul cuore del suo discepolo che non sarà mai cancellata. L'insieme fornisce un'importante lezione sul valore dell'opportunità e su come dovrebbe essere colta sia dall'insegnante che dal discepolo. In interviste come queste, come le visite degli angeli, Dio viene rivelato, la verità viene seminata nel cuore e vengono messe all'opera influenze che non cessano mai.

Versetti 26-39.- Una vita fedele alla luce ha condotto alla Luce vera alla vita

Da una delle esibizioni più sgradite della natura umana, siamo condotti con grato sollievo a un episodio pieno di speranza e della stessa suggestione di sole per il mondo. Questo alternarsi di luci e ombre di una testimonianza scritta della vita umana, che mostra allo stesso modo le sembianze di una descrizione compendiosa e di un'epitome affollata, è finora un riflesso molto fedele del tenore della storia umana. E la fedeltà della riflessione va in qualche modo a capire di chi fosse la mano che teneva la matita di tale effetto grafico. L'episodio abbonda nel paragrafo contrassegnato da questi versetti. Ma non si tratta di una raccolta disarticolata e incoerente di incidenti. Si uniscono, "osso contro osso", "tendini e carne salgono su di loro", e "la pelle li copre in alto", e formano un tutto vivissimo. Questi incidenti della nostra storia si raggruppano attorno a due argomenti. Notiamo...

CIÒ CHE È QUI RIPORTATO DI UNA VITA CHE FU FEDELE ALLA SUA LUCE

1. Il soggetto di questo frammento di biografia è un etiope. Sebbene sia un frammento, conduce alla parte più critica della vita e ne mette la chiave nelle nostre mani. Egli è una primizia dell'adempimento della profezia che è stata scritta: "L'Etiopia stenderà presto le sue mani a Dio"; Salmi 68:31 e nella desolazione che si avvicinava troppo rapidamente a Gerusalemme, Sion doveva ancora dire: "Quest'uomo è nato in lei" Versetto 28; Salmi 87:5 L'Etiope non può "cambiare la sua pelle", ma Dio può cambiare un cuore ottenebbrato, e questo lo sta facendo. Non sappiamo per quale via il raggio divino di luce raggiunse la mente dell'Etiope, ma sappiamo che nell'oscurità più profonda dell'uomo quella luce che spesso ama più improvvisamente sorgere, lo sappiamo. Non era uno che era stato allevato alla luce della rivelazione, ma stava ora seguendo ciò che gli era stato dato

1. Il soggetto di questo frammento di biografia era un uomo di pace, senza dubbio anche ricco, "di grande autorità" e con stretti rapporti di ufficio con i reali. Eppure egli è un esempio di eccezione ai grovigli tirannici delle "preoccupazioni di questo mondo, e l'inganno delle ricchezze, e la concupiscenza di altre cose che entrano per soffocare la Parola". Non è uno di quei ricchi dei quali si dice con labbra infallibili: "Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!" Si sforza di entrare, e si sforza al momento giusto. Non lo lascerà fino a quando non sarà troppo tardi, il "troppo tardi" di coloro che "cercheranno e non potranno". Questo, ancora una volta, era obbedire ed essere governato molto fedelmente dalla luce che era in lui

2. Il soggetto di questo frammento di biografia è venuto a utilizzare i vantaggi della sua posizione, stato, ricchezza, per fini religiosi diretti. È stato a Gerusalemme per adorare. Sta tornando. Egli si è impossessato delle Scritture, o di una parte di esse, con le sue risorse di denaro e di influenza, relativamente così difficili da ottenere; e mentre è ancora in viaggio le legge. Si sofferma su ciò che ha sentito leggere a Gerusalemme, e si riferisce a qualcosa che aveva fissato la sua attenzione e risvegliato il suo stupore. L'aria, la luce, il sole e il movimento del carro, e presumibilmente le voci di alcuni servitori, giocano trascurati sui suoi sensi, mentre la sua anima è in comunione con se stessa e con le cose scritte in quella Scrittura scarsamente compresa, tutti interessati. È appena fuori; egli sta varcando la soglia nel vero portico della Chiesa vivente, del glorioso tempio di Dio e della manifestazione della verità all'uomo. Sta leggendo nel "profeta Isaia" e sta leggendo nel "luogo" dei luoghi, dove "una mano morbida e invisibile" ha guidato il suo occhio. La sacra parabola di circa sei secoli fa, ma che, negli ultimi sei mesi, è sbocciata, a sua insaputa, per una missione di eterna giovinezza, lo ha arrestato. Egli legge, si meraviglia e chiede: «Di chi parla il profeta: «Egli fu condotto al macello come una pecora, e come un agnello muto davanti al suo tosatore, così non aprì la sua bocca; nella sua umiliazione il suo giudizio fu tolto; e chi annunzierà la sua generazione? perché la sua vita è tolta dalla terra'?" L'uomo che è arrivato a quella "storia", a quella storia sacra, a quella dolce storia, a quella strana, e non riesce a passarla, non la leggerà, ma si sofferma su di essa, la medita, chiede nello spirito stesso della preghiera la sua interpretazione, assomiglia molto a un uomo che non spegne la sua luce, non la disonora, ma la segue e si mette in cammino per migliorarla e trovarla più luminosa

3. Arrivato un po' più avanti nella conoscenza, l'argomento di questa biografia parziale è risolto senza un inutile ritardo per "fare professione". Che appartenga a qualsiasi nazione che abbia, che indossi qualsiasi livrea che indossi, che metta a repentaglio quale splendido luogo di promozione terrena possa possedere, egli prenderà il Nome di Cristo. Ha trovato la verità, e la riconosce, e non perderà o rischierà la sua "parte e sorte nella questione". Il suo "cuore è retto al cospetto di Dio", e ciò avviene perché la luce di Dio è venuta ad essere in lui. Seguì la luce che aveva, ed essa "risplendeva sulla strada che lo conduceva all'Agnello"; ed egli fu soddisfatto, e "proseguì per la sua strada rallegrandosi".

II CIÒ CHE È QUI RIPORTATO DI AGENZIE INVISIBILI E ASSOLUTAMENTE INSOSPETTATE ALL'OPERA CHE FACEVANO AMICIZIA CON L'ETIOPE. C' erano tali agenzie, e questo è il primo ad essere notato. È scritto chiaramente dove può essere scritto, affinché possa essere meglio compreso e creduto nelle innumerevoli volte in cui non può essere scritto. La vita scorre spesso apparentemente da sola; ma quali impensabili affluenti ci sono al suo torrente! O, se si pensa e si vede di loro, quanto poco se ne fa, con quanta poca fede o devozione si medita! Anzi, anche quando è riconosciuta come provvidenza, l'enunciazione di quella parola sembra estinguere ogni debito ad essa connesso. Non è trattato come un simbolo sacro di profondità e ampiezza indicibili, e una misericordia di significato solo sottilmente velata sotto di esso

1. Possiamo essere certi che l'eunuco sarebbe stato il primo a desiderare di riconoscere l'aiuto che aveva ricevuto da Filippo. Che cosa possa aver pensato della sua improvvisa apparizione, del fatto che si fosse messo in modo da udire la lettura di quel sacro rotolo e che gli avesse rivolto la domanda un po' gratuita: "Capisci quello che leggi?" non lo sappiamo, ma è evidente che egli accolse cortesemente e volentieri l'intrusione offerta, né la considerò un'intrusione. Fu ben ripagato. Filippo gli espone la Scrittura e "gli predica Gesù"; e subito dopo è il ministro del battesimo per lui, e non chiede né prende onorari o ricompense, ma, non appena il suo servizio è adempiuto, è scomparso. Era tutta questa una possibilità? Se l'Etiope pensava o non pensava che lo fosse , può essere in qualche misura perdonato sia alla sua educazione che alla sua mancanza di istruzione. Ma non ci sembra l'uomo che sicuramente fallirà o probabilmente fallirà in materia di discernimento spirituale. Comunque sia, sappiamo che non c'era alcuna possibilità, ma un disegno e una preparazione distinti: Cantici questo visibile contributo umano di aiuto, ricevuto con gratitudine e senza dubbio riconosciuto senza riserve nel cuore dell'Etiope, era dovuto a un potere amico invisibile. Era un notevole esempio di un "estraneo" che era "inconsapevolmente un angelo". E i nostri amici umani, e le visite della loro simpatia, la loro voce per incoraggiare, o per esortare, o per rimproverare, possono spesso essere "visite di angeli". Peccato per due cose...

1 che in realtà non lo sono più spesso; e

2 che non li riconosciamo più spesso e li usiamo come tali, quando in verità sono così ordinati

1. Ancora più remoto, c'era un'azione amichevole, sconosciuta, insospettata dall'uomo che ne traeva tutto il beneficio. Filippo stesso non venne; fu mandato. E i ringraziamenti più grandi e devoti dell'Etiope appartengono a colui che ha mandato. Cantici una volta era che "non c'era occhio per compatire, non c'era braccio per salvare". E la maestà, la sovranità e la potenza del cielo più alto si interposero. E a questi, dietro e al di sopra di tutti i mezzi, i metodi e gli "strumenti", appartengono la gloria, la gratitudine e la lode senza fine. L'"angelo del Signore" Versetto 26 apparve a Filippo, e gli disse la via per la quale doveva andare; e Philip se ne andò, obbediente, senza fare domande, anche se c'era posto per due o tre domande. Come Abramo, "andò", presumibilmente Versetto 29, al presente, "non sapendo" perché andò, sebbene conoscesse il poco promettente "deserto" dove. E questo non era un caso, né era ciò che accadde come segno e meraviglia nell'unica storia solitaria di questo etiope. È ciò che spesso sta accadendo. È nella vita umana, non abbandonata, abbandonata, "disprezzata" da Dio, essere spesso anche amica, e molto graziosamente amica di lui

2. Una terza interferenza amichevole è concessa a favore dell'Etiope. Filippo ha raggiunto "la via da Gerusalemme a Gaza"; e probabilmente conosce il caldo e la siccità del "deserto", e la mancanza di freschezza del percorso. E sta per attraversare il sentiero del carro del viaggiatore, o piuttosto essere lasciato indietro da esso e mancarlo . Non dobbiamo supporre che Filippo non desiderasse essere "istantaneo in tempo e fuori tempo". Ma per qualsiasi ragione, egli ha bisogno della direzione dello "Spirito" Versetto 29, e quello Spirito si interpone, istruisce e comanda. Queste sono le funzioni principali dello Spirito misericordioso: arrestare , informare, comandare. E tuttavia è tutto per l'aiuto dell'inconsapevole Etiope che viaggia dal culto di Gerusalemme, usando bene anche il tempo di viaggio, e vivendo fedele alla luce che aveva. La giornata più piena era vicina per lui. Da molto tempo, forse, i raggi scintillanti si erano smarriti, e lui si era chiesto che cosa significassero, e gli avevano fatto desiderare più luce e sentirla con molti tentoni. Così, "chi cerca trova". La piena convinzione, la soddisfazione dell'autunno, la piena fede, la pace e la gioia sono la sua ricompensa Versetto 39.

27 Era finito per aver avuto l'incarico di, A.V.; che per e, A.V. Candace. Secondo Pithy, le regine d'Etiopia, che regnarono a Meroc, furono chiamate così per un lungo corso di anni 'Nat. Hist.,' 6:2,5-37. Dione Cassio parla di una bellicosa regina d'Etiopia con quel nome, che fu portata a patti da Caio Petronio nell'anno 732; A.U.C. 54:5, 4. Eusebio 'Eccl. Hist.,' lib. it. cap. 1. dice che ai suoi tempi continuava l'usanza che gli Etiopi fossero governati da una regina. Era venuto a Gerusalemme, ecc. Era senza dubbio un proselito della porta. Eusebio, nel luogo sopra citato, parla di lui come del primo convertito dei Gentili, e come della primizia dei fedeli in tutto il mondo. Aggiunge, come aveva accennato Ireneo prima di lui 3. 12:8, che si dice che abbia predicato il vangelo agli Etiopi, con il quale si è adempiuta la profezia di Salmi 68:31. Tradizioni successive parlano di Candace come battezzata da lui

Versetti 27-39.- Il proselito indagatore

Fate un po' di resoconto dell'Etiopia, della regina di quel tempo, dell'ufficio che l'eunuco occupava, e dei probabili mezzi con cui era stato reso un proselito ebreo. Egli era uno di quegli uomini tra i pagani che erano stati risvegliati all'ansietà spirituale dallo Spirito di Dio sempre operante. Può darsi che avesse dei parenti ebrei, grazie ai quali aveva conosciuto Geova. Possiamo riconoscere in Lui:

1. Un richiedente

2. Un ricercatore spiritualmente risvegliato, uno che era arrivato a vedere che le sue relazioni personali con Dio erano questioni di estrema importanza

3. Un saggio ricercatore, che aveva trovato la Parola rivelata di Dio, e la stava scrutando con piena fiducia che in essa c'era la "vita eterna". A un tale cercatore l'aiuto non sarà mai negato a lungo. "Dio aspetta di essere misericordioso". Filippo fu divinamente guidato ad incontrare l'eunuco al suo ritorno dalla città santa, e a raggiungerlo sul carro proprio quando era irrimediabilmente perplesso con la sua lettura. Il passaggio che attirò la sua attenzione fu quello che aprì le applicazioni della verità alle anime peccatrici. Il grande capitolo dell'evangelico Isaia tratta dei peccati umani, chiamandoli trasgressioni; e rivela quel meraviglioso schema di saggezza e amore divini con cui quelle trasgressioni sono state sopportate e portate via per procura. Filippo gli predicò Gesù, che "è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni", sul quale "il Signore ha posto l'iniquità di noi tutti", la cui "anima è stata resa offerta in sacrificio per il peccato", che ora salva il suo popolo dai suoi peccati; dalla punizione dei loro peccati, in virtù del suo grande sacrificio, dalla potenza della loro peccaminosità per mezzo delle energie purificatrici del suo Santo Spirito. Con l'animo aperto l'eunuco ascoltò e la verità gli apparve in lui; Cristo, il Messia, il Salvatore, gli fu rivelato. Egli credette agli annali e desiderò subito suggellare nel battesimo la sua fede e il suo amore per il Crocifisso. Quindi dichiara semplicemente la sua fede: "Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio". Qual era la fede di questo eunuco? E possiamo imparare da lui che cos'è la fede salvifica? Evidentemente si trattava di una semplice accettazione e fiducia nella testimonianza resa da Filippo a Cristo, basata com'era sulla Parola rivelata di Dio. E questa è la fede ancora: ricevere la testimonianza che Dio ci ha dato di suo Figlio, e agire in base alla testimonianza. La fede è la grande difficoltà sulla via dei ricercatori, eppure, quando è conquistata, sembra strano che una questione così semplice possa essere stata ostacolata. Alcune espressioni e figure della Scrittura possono aiutarci

CREDERE IN CRISTO È CATTURARLO O AFFERRARLO. Come San Pietro, sprofondando nelle acque, stese la sua mano e afferrò la mano offerta da Cristo, così le nostre anime, sprofondando nel peccato e nella disperazione, per fede afferrarono il forte Salvatore che salvava

II CREDERE IN CRISTO È RICEVERLO. Come il debitore imprigionato accoglie e riceve l'uomo che porta nella sua cella il denaro del suo riscatto, così le nostre anime, per fede, accolgono e ricevono colui per il cui prezioso sangue siamo stati comprati dalla nostra prigione del peccato

III CREDERE IN CRISTO È FAR RICADERE SU DI LUI IL NOSTRO FARDELLO. Spostare il peso di tutti i problemi e le ansie dalle nostre spalle, e lasciare che Cristo porti tutto per noi; come si potrebbe fare chi aveva un processo importante in corso, ma affidava l'intera faccenda al suo abile amico avvocato

IV CREDERE IN CRISTO SIGNIFICA RIVOLGERSI A LUI. Come l'affamato e l'assetato chiedono cibo e bevande, così l'anima affamata si rivolge a Cristo per il pane che, se uno mangia, vive in eterno

V CREDERE IN CRISTO È VENIRE A LUI. Fuggire da lui come gli abitanti del villaggio fuggono nelle roccaforti prima degli eserciti invasori; come l'uomo condannato fuggì nel santuario per afferrare i corni dell'altare, o come l'omicida fuggì davanti al vendicatore del sangue per ottenere il rifugio della città di rifugio. Cantici l'anima entra nella fortezza di Cristo, prende rifugio con Cristo, passa attraverso le porte di Cristo, il Rifugio per il peccatore

VI CREDERE IN CRISTO È APPOGGIARSI A LUI, RIMANERE SU DI LUI, come ci appoggiamo a un bastone per sostenerci. Cristo è il forte Bastone, su cui l'anima, con tutti i suoi eterni interessi, può appoggiarsi in sicurezza; Cristo è l'Amico sano e forte, sul quale l'anima malata, svenuta e stanca può fare pieno affidamento

VII CREDERE IN CRISTO È ADERIRE A LUI, ADERIRE A LUI. Come l'uomo che sta annegando si aggrappa, così noi dobbiamo afferrare, aggrapparci, aggrapparci al Signore Gesù, legando a sé l'anima come con legami eterni. Con così tante e così semplici illustrazioni, come puoi essere esortato ora, anche ora, a credere nel Figlio di Dio, e a trovare il perdono che egli dice, la vita che dà e l'amore con cui ti farà suo per sempre.

28 Ed era per era, A.V.; leggeva per leggere, A.V.; Isaia per Isaia, A.V., l'ebraico per la forma greca. La diffusione delle Sacre Scritture tra i Gentili per mezzo della dispersione ebraica e la facilità data ai Gentili per leggere le Scritture con la loro traduzione in greco ad Alessandria, e con l'uso universale della lingua greca attraverso le conquiste di Alessandro Magno, sono esempi sorprendenti della provvidenza di Dio che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà

29 E per allora, A.V

30 Corse per correre là, A.V.; lettura-Isaia il profeta per leggere il profeta Isaia, A.V. e T.R. L'ho sentito. Stava leggendo ad alta voce. In ebraico, la parola per "leggere" arq significa "chiamare", "proclamare ad alta voce". Da qui il keri, ciò che si legge, distinto dal cethib, ciò che si scrive. Leggere il profeta Isaia. La stessa provvidenza che mandò Filippo ad incontrarlo nel deserto orientò senza dubbio la sua lettura al cinquantatreesimo capitolo del grande profeta evangelico

31 Si deve per l'uomo dovrebbe, A.V. e T.R.; pregò Filippo di salire e sedersi con lui perché desiderava che Filippo, ecc., A.V. Ha cercato, ecc. L'umiltà e la sete di istruzione di questo grande cortigiano sono davvero notevoli, e l'esempio dell'uso congiunto della Parola scritta e del maestro vivente è degno di nota

32 Ora il posto per il luogo, A.V; leggeva per leggere, A.V.; come un agnello è muto, perché come un agnello muto, A.V; non apre perché non si apre, non si apre, A.V. Come un agnello è muto. L'A.V. di questa frase mi sembra preferibile come traduzione del greco, sebbene l'ebraico abbia hmlan, "è muto". Ma questo può essere reso "che è muto". Per quanto riguarda la parola periochia, resa luogo, e considerata come l'antecedente di ciò, l'uso di essa da parte di Cicerone 'Ad Attic.,' 13:25 per un intero paragrafo, e l'impiego nella versione siriaca di questo passaggio della parola tecnica che denota una "sezione" o "paragrafo", e la traduzione della Vulgata, Locus quem Schleusner, così come l'etimologia della parola, che significa "un circuito" o "circonferenza", all'interno del quale è contenuto qualcosa, tutti indicano fortemente la resa nel testo. Meyer, tuttavia, e altri fanno di thv grafhv l'antecedente di hn, e interpretano, "Il contenuto della Scrittura che stava leggendo", e si riferiscono a 1Pietro 2:6

33 Chi dichiarerà la sua generazione? poiché e chi annunzierà la sua generazione? A.V. e T.R. La citazione precedente è presa testualmente dalla LXX, che, tuttavia, differisce un po' dall'ebraico. In questo versetto, per l'ebraico come reso nell'A.V., "Fu tratto dalla prigione e dal giudizio", la LXX ha, "Nella sua umiliazione il suo giudizio fu tolto", avendo evidentemente letto nella loro copia wOfpvmi wOrxOme, o forse wOrxb, "Attraverso o, 'nella' sua oppressione l'umiliazione il suo giudizio è stato tolto". Il signor Cheyne traduce l'ebraico: "Attraverso l'oppressione e attraverso una sentenza di giudizio fu portato "via a morte". Per l'ebraico dell'A.V., "Egli fu stroncato dalla terra dei viventi", la LXX ha, "La sua vita è tolta dalla terra", dove devono aver letto wOyj, ''la sua vita'', come soggetto del verbo, invece di μyYij, il vivente, preso in costruzione con ˜ r,a, la terra. Le differenze, tuttavia, non sono rilevanti per quanto riguarda il significato generale del passaggio. Chi dichiarerà la sua generazione? La spiegazione di questa difficile espressione appartiene al commento del tè su Isaia. Qui deve bastare dire che la spiegazione più in accordo con il significato delle parole ebraiche jjecy e wOrwOd, con il contesto e con il modo di pensare in Isaia 38:10-12 e Geremia 11:19, è quella data nel "Commentario dell'Oratore": "Chi considererà, rifletterà seriamente sulla sua vita o età, visto che è così prematuramente stroncata?" che è semplicemente un altro modo per dire che il Messia dovrebbe "essere stroncato" Daniele 9:26 dal paese dei viventi, affinché il suo Nome non sia più ricordato" Geremia, come sopra. Fu la frustrazione di questa speranza di dimenticare Gesù in conseguenza della sua morte che turbò tanto il Sinedrio Atti 5:28

34 Altro per altro uomo, A.V. L'intelligente domanda dell'eunuco diede a Filippo esattamente l'apertura di cui aveva bisogno per predicargli Gesù, il Messia del quale tutti i profeti parlavano per mezzo dello Spirito Santo 1Pietro 1:10,11

35 E per allora, A.V.; a partire da questa Scrittura per cominciò alla stessa Scrittura, A.V.; predicato per e predicato, A.V

Gesù, la speranza del mondo

"Allora Filippo aprì la bocca", ecc. Le due linee si incontrano nel deserto. Il viaggiatore etiope guidato dalla Provvidenza; l'evangelista guidato dal messaggio angelico; ignoranti l'uno dell'altro, eppure entrambi a loro modo seguono la guida divina. L'importanza di questo luogo d'incontro per il futuro del mondo, sia come apertura del Sud e dell'Est al Vangelo, sia come aiuto alla Chiesa a guardare lontano fino ai confini della terra. I fatti sottostanti, l'Antico Testamento e la sua opera. Proseliti. Uomini devoti. Isaia si prepara per Cristo. "Di chi parla il profeta?" Il mondo era pronto a fare domande, e la Chiesa era pronta a rispondere. Lo Spirito che presiede a tutto

IO GESÙ L'INIZIO E LA FINE DI TUTTE LE RIVELAZIONI DI DIO

1. L'espiazione è la grande indigenza del mondo

2. I fatti evangelici adempimenti delle profezie dell'Antico Testamento

3. Un Redentore personale predicato come oggetto di fede, soddisfazione del cuore

II LA PREDICAZIONE DI GESÙ, LA VERA APERTURA DELLE LABBRA DELLA CHIESA AL MONDO

1. A differenza della mera arida teologia, del vago sentimento o della sterile speculazione

2. Senza alcun suono debole o incerto aprì la bocca. Audacia, franchezza, persuasione, fedeltà, gli predicò

3. La predicazione scritturale è la grande richiesta dell'epoca. Partendo da un solido fondamento della Parola scritta e delle convinzioni degli ascoltatori

III OPPORTUNITÀ DIVINAMENTE DATA INTORPIDITO UTILIZZATO PRODUTTIVO DI GRANDI RISULTATI

1. Il lavoro missionario dovrebbe riconoscere la preparazione che Dio fa nella mente degli uomini per la sua verità

2. Individui oggetto di graziose comunicazioni, affinché possano sorgere messaggeri che porteranno la Parola nelle fortezze del paganesimo. Dovremmo sempre seguire lo Spirito

3. Deserti che gioiscono, profezia di un mondo ritrovato. Le nazioni saranno battezzate. Ma dobbiamo fare in modo di predicare loro Gesù. - R

36 La via per la loro strada, A.V.; dice per detto, A.V.; guarda per vedere, A.V. Ecco l'acqua. "Quando fummo a Tell-el-Hasy, e vedemmo l'acqua che si trovava lungo il fondo del wady adiacente, non potemmo fare a meno di notare la coincidenza di diverse circostanze con il racconto del battesimo dell'eunuco. Quest'acqua si trova sulla strada più diretta da Belt Jibrin Eleuteropolis a Gaza, sulla strada più meridionale da Gerusalemme, e nel mezzo di un paese ora "deserto", cioè senza villaggi o abitazioni fisse. Non c'è nessun'altra acqua simile su questa strada" Robinson, Bibl. Res., vol. it. p. 345. C'erano tre strade da Gerusalemme a Gaza, di cui quella sopra descritta esiste ancora, "e passa effettivamente attraverso il deserto" ibid. p. 514. Che cosa mi impedisce di essere battezzato! Questa domanda mostra chiaramente che la dottrina del battesimo aveva fatto parte della predicazione di Filippo, come lo era stata di Pietro Atti 2:18

Testare l'impulso alla confessione

L'eunuco sapeva come il suo proselitismo fosse stato sigillato. Quando accettò la fede ebraica, la confessò con il rito del battesimo. Cantici ora, quando aveva accettato una nuova fede, il suo primo impulso fu il desiderio di suggellarla con un rinnovamento del rito, e il luogo dell'acqua gli ricordò la possibilità di fare la sua confessione di Cristo lì per lì. Anche se il Versetto 37 non si trova nella Versione Riveduta, e potrebbe essere solo la spiegazione di un editore che si è insinuata nel testo, possiamo essere abbastanza sicuri che Filippo non avrebbe battezzato l'eunuco in risposta alla sua richiesta impulsiva senza una prova come questa, una prova che avrebbe messo in evidenza se la sua fede era sincera e sincera. Deve sapere se la sua fede era fede con tutto il cuore. Su questa prova, che deve essere ancora sottoposta agli aspiranti confessori, possiamo soffermarci

LA FEDE DEL CUORE È LA FEDE DELLA CONVINZIONE SINCERA. Un uomo si convince intellettualmente che Gesù Cristo è il Salvatore. Questa convinzione può venire da agenti molto diversi adattati agli individui. Le mere idee non spingono mai alla fede, le convinzioni

II LA CREDENZA DEL CUORE È LA CREDENZA DI UN SENTIMENTO PROFONDO. La comprensione intellettuale della verità non è sufficiente. Il senso del peccato e la gratitudine per la salvezza spingono l'uscita di affetti fiduciosi verso il Salvatore

LA FEDE DEL CUORE TROVA ESPRESSIONE NELLA RISOLUZIONE PRATICA. Prima di tutto, tutta la decisione per Cristo; poi una consacrazione piena e senza riserve a lui; poi un volgere tutta la nostra vita alla sua obbedienza e una devozione quotidiana delle nostre forze e dei nostri talenti al suo servizio. Ma questa credenza con il cuore non è una semplice associazione appropriata del primo atto di confessione; ha bisogno di essere mantenuta quotidianamente, coltivando la conoscenza di Cristo che gli dia una comprensione più completa, e che il nostro cuore risponda amorevolmente a tutto ciò che possiamo imparare e conoscere. Solo la fede nel cuore può assicurare una vita cristiana attiva, nobile e abnegata.

37 L'intero Versetto 37 dell'A.V. è omesso nel R.T., in base all'autorità dei migliori manoscritti esistenti. Ma d'altra parte, Ireneo, nel terzo libro contro le eresie, Atti 12:8, cita distintamente una parte di questo versetto. L'eunuco, dice, quando chiese di essere battezzato disse: Pisteu ton ui Giona tou Qeou einai ton: e Cipriano, nel suo terzo libro di Testimonianze, 43., cita l'altra parte del versetto. A riprova della tesi che "chiunque crede può essere battezzato immediatamente", dice : "Negli Atti degli Apostoli, quando l'eunuco disse: Ecco, acqua, che cosa mi impedisce di essere battezzato? Filippo rispose: Se credi con tutto il tuo cuore, puoi farlo". Cantici che nel II e III secolo, molto antecedente ai più antichi manoscritti esistenti, l'intero versetto deve essere stato trovato nei codici sia della Chiesa greca che di quella latina

38 Entrambi sono andati giù per sono scesi entrambi, A.V. Niente può essere più vivido della semplice narrazione di questo interessante e importante battesimo. Sicuramente Luca deve averlo udito dalla bocca di Filippo: vedi Atti 21:8-10

39 È venuto su per dove è salito, A.V.; e l'eunuco per quello l'eunuco, A.V.; perché andò e andò, A.V. L'eunuco non fece alcun tentativo di seguire Filippo, ma proseguì il suo cammino verso l'Egitto, con tutto il cuore pieno della nuova gioia della salvezza di Cristo

La via della piacevolezza

"Andò per la sua strada rallegrandosi".

I UNA RETROSPETTIVA

1. Il paganesimo a confronto con il cristianesimo

2. Uno stato di dubbio e di indagine rispetto alla conoscenza, alla fede, alla decisione, alla dedizione aperta

3. La solitudine si è trasformata in comunione, qualcuno ha aiutato e guidato, ha ricordato le istruzioni e ha aperto la Scrittura

II UNA PROSPETTIVA. Si aprì la via dell'allegrezza

1. Senso di riconciliazione. Pace interiore. Gioia "che sgorga come una fonte d'acqua nella vita eterna".

2. Spera per se stesso e per gli altri. Portava il Vangelo a casa sua, ai suoi doveri, alle sue ansietà, al suo sovrano, ai suoi compatrioti

3. Un uomo battezzato che si rallegra nel senso dell'approvazione divina della sua coscienza e di una nuova posizione nella vita. Ci liberiamo di molte difficoltà, sia all'interno che all'esterno, con la confessione pubblica di Cristo. Attiriamo intorno alla nostra anima i segni visibili della presenza e del favore divini. Ci associamo al popolo di Dio in ogni epoca e sentiamo che la nostra via è...

"La via che seguirono i santi profeti, la strada maestra di Dio dall'esilio". --

Riconosci il punto di svolta. Prendete la retta via che conduce alla gloria attraverso una gioiosa ubbidienza.

40 Egli predicò l'evangelo a tutte le città, perché predicò in tutte le città, A.V. L'improvviso rapimento di Filippo da parte dello Spirito, e la sua deportazione ad Azoto, o Asdod, ci ricordano vigorosamente rcomai 1Re 18:12, e i successivi viaggi di Elia poco prima della sua traslazione. Nel caso di Filippo possiamo supporre una specie di trance, che non terminò fino a quando non si trovò ad Azoto. Di passaggio. Per die lì reso "andò in giro", vedi Versetto 4, nota. A Cesarea; dove lo troviamo domiciliato Atti 21:8 Tali coincidenze, che appaiono nel racconto senza alcuna spiegazione, sono forti segni di verità. "Viaggiò verso nord da Asdod, forse attraverso Ekron, Rama, Ioppe e la pianura di Sharon" Meyer

Illustratore biblico:

Atti 8

1 

CAPITOLO 8

Atti 8:1-8

E Saul acconsentiva alla sua morte.Tre grandi figure nella Chiesa:

(I.) Il persecutore Saul. In questa parte della narrazione il nome di Saul ricorre tre volte (Versetto CAPITOLI vii. 58; viii. 1, 3). Quanto veloce lo sviluppo e quanto sicuro! Prima di tutto, guardò i vestiti degli uomini che lapidarono Stephen; poi espresse in ogni tratto del suo volto la soddisfazione per la morte del martire; e poi prese seriamente la questione con entrambe le mani. Gli Ebrei colpirono la Chiesa come non era mai stata colpita prima. Il gusto del sangue è un gusto acquisito, ma "cresce di ciò di cui si nutre". Saul cominciò quest'uomo come terminò. Non c'era nulla di ambiguo in lui. Un nemico tremendo, un amico glorioso! Vediamo da questa parte della narrazione

1.) Il potere della religione cristiana di eccitare le peggiori passioni degli uomini. È un "sapore di vita per la vita, o di morte per la morte". Il cristianesimo o uccide o salva. Esteriormente ci siamo talmente familiarizzati da metterlo in dubbio. È diventato possibile per i credenti cristiani nominali non curarsi della loro fede. L'epoca è stata colta da quello che è noto come l'orrore del dogmatismo. Ma il cristianesimo non ha ragione per la sua esistenza se non è positivo. La poesia può competere con la narrativa in prosa, perché appartengono alla stessa categoria. Ma l'aritmetica non dice: "Se me lo permettete, posso azzardarmi a suggerire che la moltiplicazione di questo o quel numero può forse portare a questo o quel totale". Ora, nella misura in cui ogni religione è vera, non può abbassarsi a tenere una conversazione con chiunque. Non è un suggerimento, è una rivelazione. Non è un enigma, al quale si possono dare cento risposte con ingegno acuto nell'indovinare; È un oracolo. C'è dunque da meravigliarsi che una religione che pretendeva di essere la voce e la gloria stessa di Dio, abbia incontrato un'ostilità spietata e maligna? Se fosse venuto accovacciato, o scusandosi, e avesse detto: "Penso, suggerisco, spero", avrebbe potuto essere ascoltato a convenienza del mondo. Ma essendo vero con i canti degli angeli, ha sollevato il mondo nell'antagonismo e nel conflitto mortale. Così farà ogni vera vita. Non abbiamo nemici perché non abbiamo il vangelo. Passiamo oltre abbastanza facilmente, perché non infastidiamo i pregiudizi o le cattiverie di nessuno. Non gettiamo a terra gli dèi di nessuno; calpestiamo le idolatrie di nessuno; E quindi non abbiamo martiri. Nei tempi antichi il cristianesimo attaccò le più formidabili cittadelle del pensiero, del pregiudizio e dell'errore, e attirò su di sé il pugno della rappresaglia rabbiosa

(2.) Che il successo del nemico si è trasformato nel suo fallimento più mortale. "Quelli che erano dispersi" (4), non andavano dappertutto con la vergogna che bruciava sulla guancia, né si lamentavano e si lamentavano di essere condannati a una vita inutile. Sono stati resi evangelisti dalla sofferenza. Questo è il vero modo di trattare ogni tipo di aggressione. Quando il pulpito viene attaccato come se fosse in ritardo rispetto all'età, che il pulpito predichi meglio che mai e più che mai, e che questa sia la sua risposta trionfale. Quando il cristianesimo è attaccato, pubblicatelo ancora di più. L'evangelizzazione è la migliore risposta ad ogni forma di aggressione

(3.) Il cristianesimo seguito dal suo giusto risultato. "E c'era grande gioia in quella città". Gioia era una parola che fu presto associata al cristianesimo. L'angelo disse: "Vi porto la buona novella di una grande gioia". Dov'è ora quel canto, santa gioia? Abbiamo perso la musica, abbiamo trattenuto le lacrime. Il revel1ing è ora nell'altra casa

(II.) Il defunto Stefano. Ci sono già due tombe nella Chiesa primitiva. In uno giacciono Anania e Saffira, nella tomba aperta oggi giace Stefano. In una o nell'altra di queste tombe dobbiamo essere sepolti! Sul primo non ci fu alcun lamento. Triste tomba! Il rifugio dei bugiardi, il nascondiglio senza nome degli ipocriti! Sarai sepolto lì? Poi c'è la tomba del brav'uomo, che non è affatto una tomba, è così piena di pace e di promesse, sarai sepolto lì? La strada per raggiungerlo è accidentata, ma il resto è profondo e dolce, e la veglia è l'immortalità! Vivrai in modo tale da sentirti molto mancare per aver fatto del bene?

(III.) L'evangelistico Filippo (Versetto 5). Stefano è morto, Filippo ha preso il suo posto: questa è la regola militare! Il prossimo uomo, Avanti! "Chi sarà battezzato per i morti?" Quando Stefano fu ucciso, il resto dei sette non si spaventò e fuggì in preda al terrore codardo, ma Filippo, l'uomo successivo, prese il posto vacante e predicò Cristo in Samaria. Chi prenderà il posto dei grandi e dei buoni? La Chiesa deve essere una linea spezzata, o una piazza solida e invincibile? Queste tre grandi figure sono ancora nella Chiesa. I nostri Stephens non sono morti. Non li vediamo più nella carne, ma sono più potenti che mai da quando sono saliti al cielo, avendo lasciato dietro di sé l'ispirazione di un nobile esempio. Giovanni Bunyan è oggi più vivo di quanto non lo fosse quando scrisse il "Cammino del pellegrino". Giovanni Wesley è più vivo oggi di quanto non lo fosse quando cominciò a predicare la Parola in Inghilterra. Tuo figlio non è morto quando la sua memoria ti porta a fare un po' di gentilezza a un altro bambino. I nostri padri, eroici e nobili, non sono morti, quando noi siamo in grado di riaccendere le fiaccole sulle loro tombe e continuare la nostra sacra opera. Non possiamo leggere una narrazione di questo tipo senza sentire che siamo in grande successione, e che dovremmo essere in proporzione grandi successori. (J. Parker, D.D. Una delle più grandi richieste che la Chiesa ci fa è quando ci convoca a passare bruscamente dal giorno di Natale alla festa di Santo Stefano; dalla gioia pacifica della sacra famiglia e dei canti degli angeli alla violenza della folla; dal Re degli angeli al primo che ha testimoniato la sua fede e la sua pazienza. Attissimo una scena come quella del martirio di Santo Stefano è un sollievo porsi nella posizione di uno spettatore. Lì c'è Saulo, l'antitesi di Stefano, giovane ed entusiasta come lui, ma appassionatamente attaccato al fariseismo come Stefano lo era al vangelo. Come sappiamo Paolo nelle sue Epistole, il suo grande dono caratteristico era la simpatia. Come avrebbe potuto dunque acconsentire a questa tragedia?

(I.) I motivi del suo consenso

(1.) Ebrei seguiva la corrente dell'opinione. Tutta Gerusalemme era d'accordo che Stefano meritava il suo destino; e Paolo non aveva ancora motivo di resistere alla volontà della maggioranza

(2.) Ebrei seguiva gli istinti di lealtà religiosa così come li comprendeva. Per lui Stefano era un ribelle contro l'autorità

(3.) Ebrei seguiva gli istinti della pietà. L'accusa contro di lui era di aver calunniato Dio, Mosè, il tempio e la legge. La prima era chiaramente una deduzione dal resto, e riguardo al resto c'era così tanta verità, che senza dubbio egli predicava ai cristiani contro la partecipazione al culto nel tempio. Pensava che questo fosse in contrasto con la missione mondiale di Cristo. Di conseguenza egli dimostrò davanti al Sinedrio che non c'era nulla che dimostrasse che la presenza di Dio fosse limitata alla Terra Promessa, tanto meno a un punto particolare di essa. Tutto questo per Paolo era una novità blasfema

(II.) Le sue riflessioni sulla tragedia. Quando tutto fu finito, i ricordi di ciò che era accaduto tornarono alla mente e, vedendo la morte di Stefano in retrospettiva, sentì la forza di tre forme di potere: sofferenza, santità, verità. l. La sofferenza è potere

(1) Quando è volontario. Questo suscita in noi un sentimento di amicizia anche quando subiamo per un oggetto che condanniamo

(2) Questo potere è grande in proporzione al sacrificio che comporta. La morte di persone molto anziane o giovani ci tocca meno di quella di un giovane che sta appena raggiungendo e prendendo coscienza della maturità delle sue facoltà. Ebrei dà il meglio che la natura umana ha da dare. Così fu per Stefano, e Saulo, ricordando questa giovane vita virile schiacciata, sentì il potere della sofferenza

(2.) La santità è potere, più grande quando è associata alla sofferenza. Stefano non era semplicemente buono, tenendosi lontano da ciò che è male; Era santo. Gli ebrei avevano uno spirito che rifletteva un mondo superiore, "pieno di fede e di Spirito Santo". Questa santità illuminò la sua corporatura e fu resa perfettamente chiara nella sua preghiera morente. Questo non sfuggì a Saul

(3.) La verità è potere. Quando Saul udì la dichiarazione di Stefano, tutta la sua anima si sollevò contro di essa; eppure le idee del discorso di Stefano ossessionavano il giovane Fariseo, e divennero le grandi posizioni caratteristiche del suo ministero dopo

(4.) Queste tre caratteristiche del martire trovano la loro perfetta incarnazione solo in Cristo

(III.) Considerazioni conclusive

(1.) Il punto di vista che un cristiano dovrebbe avere di un oppositore della verità cristiana, quello di un possibile convertito e alleato

(2.) Cosa possono e non possono fare i persecutori. Possono abbattere una data credenza con lo sterminio, come il cristianesimo è stato schiacciato in Nord Africa e il protestantesimo in Spagna. Ma se la persecuzione non stermina non fa che alimentare la fiamma, come fecero gli imperatori persecutori e la regina Maria. La persecuzione iniziata con la morte di Stefano contribuì solo alla diffusione del Vangelo

(3.) La follia criminale della persecuzione da parte dei cristiani, poiché è un tentativo di ottenere con violenza esteriore e meccanica, risultati che per valere qualcosa davanti a Dio devono essere il prodotto della Sua grazia convertitrice

(4.) Il servizio significativo che i martiri hanno reso al mondo, arricchendo il suo paese, la sua Chiesa, la sua epoca, con nuove e corroboranti idee di verità, e quindi mentre altri sofferenti muoiono e vengono dimenticati, il martire ha giustamente il suo posto nel calendario della Chiesa e nei cuori dei suoi figli fedeli. (Canone Liddon.Dopo Stefano, Paolo: - Si dice di Giovanni Huss che, quando un contadino gli gettò una fascina in testa, esclamò: "Oh, santa semplicità! Dio ti mandi una luce migliore! Tu arrostisci l'oca adesso, ma un cigno verrà dietro di me, e sfuggirà al tuo fuoco". Stranamente, "Huss" in boemo significa "oca", mentre il significato di "Lutero" è "un cigno".Forti contrasti di carattere morale (testi, e CAPITOLO ix. 5, 11): - Ecco il carattere morale -

(I.) Acconsentendo in modo quiescente al torto (Versetto 1). Dalla morte di Stefano Saulo avrebbe senz'altro tratto ispirazione per la sua vita futura. La sua educazione ebraica lo ha preparato per questa crisi. Ebrei era ben preparato a custodire gli abiti di coloro che avrebbero ucciso un cristiano. Ecco, dunque, egli si trova al suo posto calmo e impassibile, soggetto a due influenze estreme, la folla impetuosa e appassionata e la fervida preghiera del martire. Questo evento fu educativo per Saul. La condotta virile, la parola seria e la santa morte di Stefano, avrebbero fatto appello ai suoi sentimenti più divini; mentre il tumulto e le intenzioni omicide della folla avrebbero influenzato il suo lato più vile. A chi cederà? Tutta la forza della sua vita passata pende verso quest'ultimo. Ma quel viso pallido e quel devoto appello al cielo non possono vincere il suo pregiudizio? No! Esce di scena con una fredda determinazione a renderla tipica del suo futuro. Ma, come un pensiero può annidarsi nella mente, nascosto e non riconosciuto, così gli impulsi risvegliati nel cuore di Saul da questo evento aspettavano solo l'ulteriore tocco dello Spirito Divino per renderli i poteri padroni della sua anima. Chi può dire il potere formativo che un evento può esercitare sulla nostra vita? Ma non pensiamo di poter stare a guardare il peccato senza condividere la sua colpa

(II.) In decisa ostilità verso la destra (Versetto 3). Questa ostilità è stata

1.) Audace. "La Chiesa". Gli Ebrei potevano sforzarsi di strappare le stelle dalla stretta divina, ma toccare l'oggetto della particolare cura di Dio era indescrivibile. Ci meravigliamo che gli uomini osino attaccare la Chiesa o tramare contro di essa. Tale condotta è una prova della loro coraggiosità, altrimenti sarebbero intimoriti dalla sua santa presenza e dalla sua Divina Protettrice

(2.) Esteso. "Ha fatto il caos". Spesso sembra strano che Dio permetta agli uomini di perseguire, a volte senza controllo, un corso di danno determinato alla Sua Chiesa. Questo fatto quasi sconcerta la ragione, e solo la fede può riposare nella sua rettitudine e saggezza. Ma gli uomini non hanno bisogno di prendere la spada; La favola del chiacchierone, la formalità dell'ipocrita è sufficiente

(3.) Impudente. "Entrando in ogni casa". Che diritto aveva Saul in casa di un altro uomo, e specialmente per tale scopo? La casa dell'uomo è sacra, consacrata all'unione familiare e all'amore. Nessun estraneo non invitato e nessun nemico dovrebbe entrare. Ma il fanatismo religioso non pensa all'uso sociale, tanto meno alla cortesia cristiana

(4.) Inumano. "Uomini e donne che salutano". Quando il fanatismo si impossessa di un uomo, non cede a nessun argomento, nemmeno a quello della tenera femminilità. Guarda a cosa arriva il peccato quiescente. Gli uomini che cominciano con l'osservare gli abiti dei persecutori, diventano presto essi stessi persecutori. Il sentiero del peccato è sempre in discesa

(III.) Suscitato e indagatore (CAPITOLO ix. 5). Le transizioni del carattere morale sono spesso

1.) Improvviso. Saul non si aspettava che di lì a pochi mesi avrebbe pregato proprio l'Essere di cui stava uccidendo i seguaci; Era impegnato in una missione di rabbia, e non avrebbe mai pensato che si sarebbe rivelata una missione di misericordia per se stesso

(2.) Travolgente. Saul è quasi stordito. Il suo essere morale è del tutto confuso. Il cambiamento che ora opera nella sua anima è troppo grande per essere fatto con calma. L'unico sollievo della sua anima semi-incosciente è il grido: "Che cosa vuoi che io faccia?" 3. Sorprendente per gli altri. Cosa avrebbe detto il concilio giudaico del cambiamento che era avvenuto su Saulo? I discepoli di Cristo lo accolsero con un po' di sospetto. Che impressione avrebbe fatto la sua conversione sul grande pubblico! 4. Produttivo di grandi risultati per l'umanità. Quanti hanno ricevuto la verità e il beneficio attraverso le fatiche dell'apostolo Paolo durante la sua vita; E quante menti ha istruito, quante anime ha aiutato nelle lotte della vita con i suoi scritti! Così vediamo che i cambiamenti improvvisi che si verificano nel carattere morale sono spesso produttivi di grandi risultati per l'individuo stesso e per l'umanità in generale

(IV.) In comunione con Dio (CAPITOLO ix. 11)

(1.) La preghiera è un indice del carattere. L'uomo che prega non è Saulo il persecutore, ma Saulo il peccatore penitente. I persecutori non pregano Gesù Cristo. Ogni volta che vedete un uomo che prega sinceramente Cristo , potete avere un'idea del suo carattere morale

(2.) La preghiera è motivo di aiuto. Anania doveva andare da Saulo e istruirlo, "poiché ecco, egli prega". A prescindere dalle nostre circostanze, se solo preghiamo, Dio manderà il Suo aiuto e il Suo conforto. Non è regola del cielo aiutare un'anima senza preghiera. Conosci un'anima penitente, è tuo dovere portarle un messaggio di pace e di speranza

(3.) Una vita iniziata con la preghiera è probabilmente utile. Paolo non è stato forse utile alla Chiesa e al mondo? E perché? Non è stato perché Dio ha potuto dire di lui: "Ecco, egli prega". 4. Dio nota la prima preghiera di contrizione e richiama l'attenzione su di essa. "Guarda." È uno spettacolo interessante anche per il cielo

(5.) Dio manda soccorso alle anime contrite. Gli Ebrei non hanno spesso mandato un Anania a te, compagno peccatore? Quali sono stati i contrasti morali della tua vita? C'è un viaggio a Damasco tra loro? Conclusione: impara a non stimare completamente il carattere degli uomini da un ricordo passato di loro. Supponiamo che un compagno di Saulo che lo aveva conosciuto nella prima parte della sua vita, ma che non lo vedeva da un po' di tempo, avesse parlato di lui come di un persecutore e di un bigotto ebreo, quanto sarebbe stata sbagliata la sua opinione, e quanto sarebbe stata ingiusta verso l'apostolo convertito! Non dovremmo essere frettolosi nell'esprimere un'opinione sui nostri amici in base a un loro ricordo passato. Da allora potrebbero aver subito un cambiamento morale in meglio. (J. S. Exell, M.A.Le meravigliose vie del Signore nella propagazione del Suo regno:

1.) Il martire Stefano innaffia la Chiesa con il suo sangue

(2.) Il furioso Saulo serve, anche come persecutore, inconsciamente all'estensione del regno di Cristo

(3.) I cristiani fuggiaschi sono i primi messaggeri del vangelo a distanza. (K. Gerok.E in quella città ci fu una grande persecuzione.-La persecuzione dopo Stefano: -Ecco qui...

(I.) Un uomo che divenne il più grande apostolo del cristianesimo agendo come il suo nemico più maligno

(1.) Saulo fu complice del martirio di Stefano, e se ne rallegrò (CAPITOLO vii. 58; CAPITOLO xxii. 20)

(2.) Ebrei fu un capo infuriato nella persecuzione generale. La parola "fece scompiglio" è comunemente applicata alle bestie selvagge (xxi. 10; Galati 1:6). Ora il fatto che quest'uomo sia diventato il più grande apostolo lo dimostra

(1) La grandezza della sua conversione

(2) Il potere del Vangelo

(3) L'infinità della misericordia divina

(II.) Uomini che si elevano al di sopra delle circostanze più fortemente ostili

(1.) Gli apostoli rimasero tranquillamente nella scena in cui le loro vite erano in pericolo più imminente, e quando la maggior parte dei loro condiscepoli era fuggita

(2.) Gli uomini devoti adempirono a un dovere molto eccitante per la rabbia dei loro nemici. Via, dunque, con il dogma che l'uomo è la creatura delle circostanze. Ebrei è così solo quando perde la sua virilità

(III.) La persecuzione più intollerante che promuove la causa della verità. Persecuzione - l. Getta sempre più i perseguitati sul loro Dio

(2.) Permette loro di fornire nella loro vita una manifestazione più nobile del cristianesimo al mondo; più serio, unito, devoto

(3.) Risveglia la simpatia generale tra gli uomini a loro favore, e quindi li dispone a prestare attenzione ai loro insegnamenti. (D. Thomas, D.D.L'effetto della persecuzione: - Il fuoco sacro, che avrebbe potuto ardere basso sul focolare della camera superiore di Gerusalemme, si accese in nuovo calore e splendore quando i suoi marchi furono sparsi in tutta la Giudea e la Samaria, e i Gentili incirconcisi furono ammessi mediante il battesimo nell'ovile di Cristo. (Arcidiacono Farrar.Erano tutti sparsi all'estero.Gerusalemme fu naturalmente la scena principale della persecuzione, e le città vicine, Hebron e Gaza, Lidda e Giaffa, divennero luoghi di rifugio. Fu probabilmente a questo afflusso di credenti in Cristo che possiamo far risalire l'esistenza di comunità cristiane nelle ultime due città. La scelta di Samaria fu, forse, suggerita dall'odio di quel popolo verso gli ebrei. Coloro che fuggivano da una persecuzione messa in atto dai sacerdoti e dai governanti di Gerusalemme erano quasi ipso facto sicuri di essere accolti a Neapolis e in altre città. Ma la scelta di questo come luogo di rifugio indicava che le barriere dell'antica antipatia erano già in parte abbattute. Quella che sembrava la pressione delle circostanze stava portando direttamente all'adempimento dei comandi di nostro Signore, che i discepoli dovessero essere testimoni in Samaria così come in Giudea (CAPITOLO i. 8). (Dean Plumptre.) L'estensione della Chiesa:

(I.) Dio voleva che la Sua Chiesa fosse sparsa in tutto il mondo. l. All'inizio c'era una tendenza nella nostra umanità a rimanere unita; Perciò i primi Padri Grigi cercarono di costruire una torre centrale attorno alla quale la razza si sarebbe radunata. Ma Dio confuse la loro lingua e li disperse perché popolassero il mondo. Gerusalemme fu prima di tutto il punto centrale del cristianesimo, e la tendenza era senza dubbio quella di mantenere forte il centro. Ho sentito spesso l'argomento: "Non avere troppe stazioni esterne, mantieni una forte forza centrale". Ma il piano di Dio era che la forza santa fosse distribuita; il seme santo deve essere seminato: per fare questo il Signore si servì della rude mano della persecuzione. Uno andava da questa parte, e l'uno l'altro; e i fedeli furono dispersi

(2.) Ogni Chiesa dotata di Spirito sarà diffusa all'estero. Dio non vuole mai che la Chiesa sia chiusa in un guscio o, come un unguento, racchiusa in una scatola. Il prezioso profumo del Vangelo deve essere versato per addolcire l'aria. Ora che la persecuzione è cessata, gli uomini pii sono dispersi per la necessità di guadagnarsi da vivere. A volte ci rammarichiamo che i giovani debbano andare lontano, che le famiglie debbano emigrare. Ma il Signore non semina in questo modo il buon seme in modo esteso? È molto piacevole essere comodamente sistemati sotto un ministero edificante, ma il Signore ha bisogno di alcuni dei Suoi servitori in luoghi dove non c'è luce; e dovrebbero da soli disperdersi volontariamente. Ogni cristiano dovrebbe dire: "Dove posso fare più bene?" E se non andremo nei campi volontariamente, Dio può usare la necessità provvidenziale come mezzo forzato della nostra dispersione

(II.) Il disegno di Dio non è la dispersione in sé, ma la dispersione di uno scopo: predicare la Parola. La parola "proclamare" non è così soggetta al senso moderno che ha rovinato la parola "predicare". Quest'ultimo è diventato una sorta di termine ufficiale per pronunciare un discorso prestabilito; mentre la predicazione del vangelo è raccontare il vangelo in qualsiasi modo. Nota

1.) L'universalità dell'opera evangelizzatrice. Tutti i dispersi andavano dappertutto; Non sembra che ci sia stata alcuna eccezione. Pensavate che si leggesse "gli apostoli", ma erano solo le persone che non andavano affatto. I generali potrebbero dover rimanere fermi al centro della battaglia per dirigere le forze; ma queste erano battaglie di soldati, e di questo tipo tutte le battaglie della Croce dovrebbero essere

(2.) Non c'erano distinzioni personali. Non è detto che i ministri predicassero la Parola, quasi nulla è stato più dannoso per il regno di Cristo della distinzione tra clero e laici. Nella Bibbia non compare alcuna distinzione del genere. "Voi siete il Kleros di Dio": tutti i santi di Dio sono l'eredità di Dio. Voi siete un sacerdozio regale". Sebbene Dio dia alla Sua Chiesa apostoli, insegnanti, pastori, ecc., tuttavia non per stabilire una casta professionale che deve fare tutto il lavoro mentre gli altri stanno fermi. Ogni uomo convertito deve insegnare ciò che sa. (C. H. Spurgeon.La Chiesa dispersa; o il bene dal male: - La storia è Dio che insegna con l'esempio. Le cose peggiori della storia non sono necessariamente prive di alcuni elementi che possono essere divinamente usati per il bene. Le redini non cadono mai dalla mano che le guida. La rabbia dei pagani. Ma il Signore siede come Re in Sion. Le luci e le ombre contrastanti di questa narrazione meritano, e ripagheranno, la massima attenzione

(I.) La simpatia e la gentilezza umana si manifestano in mezzo a una crudeltà esultante. La frase in relazione a Saul significa approvare, provare piacere e piacere in ciò che gli altri hanno fatto. Ebrei era "estremamente arrabbiato" contro i credenti in Gesù. In mezzo a tali manifestazioni di crudele depravazione c'erano uomini devoti che portavano i resti straziati del diacono martire a una sepoltura riverente. La frase si riferisce agli elementi migliori della società ebraica: gli uomini moderati che odiavano la persecuzione. La violenza supera sempre se stessa. La simpatia si risveglia quando il torto vanta le sue vittorie. Stephen muore; ma coloro che temono Dio, benché non abbiano adottato la sua fede, sono incoraggiati a sfidare le correnti dell'opinione ingiusta e ad andare contro la folla che applaude un'azione infame. Lo stesso avvenne nel caso di Gesù, che fu sepolto da Giuseppe e Nicodemo nel giardino di Giuseppe. La storia è piena di tali contrasti. L'umanità ha il suo ristagno dall'ingiustizia e dalla violenza. La malvagità di successo è sempre rovinosa. Le passioni, ecclesiastiche o politiche, saziate di sangue, comportano un errore così come un crimine. Le animosità religiose si scontrano con questa immensa forza della natura umana, e non si può resistere all'influenza di quella pietà che la violenza ingiusta evoca. Le lacrime versate su un cadavere martirizzato sono più potenti delle più potenti macchine di persecuzione

(II.) Le avversità e le persecuzioni sono annullate dal Signore asceso per l'estensione della Chiesa. Il segnale, con la morte di Stefano, fu dato per un'insurrezione generale per sterminare i cristiani. Quando le bestie feroci assaggiano il sangue, la loro furia diventa follia. "Quanto a Saul". La parola usata significa oltraggio violento e maltrattamento fisico. Gli Ebrei hanno rovinato la Chiesa con assalti brutali e sanguinosi contro le persone dei suoi membri. Il fanatismo religioso orientale è sempre stato tigrato nella sua crudeltà. Sotto la Mezzaluna sono state compiute azioni di sangue che hanno maledetto e condannato il fanatismo maomettano. Il Signore regna. I cristiani sono fuggiaschi; ma portano il cristianesimo ovunque vadano. Dappertutto sorgono nuovi centri di vita e di organizzazione cristiana. Quando Roma cacciò i nostri riformatori, essi trovarono sul continente il tempo di perfezionare le traduzioni della Sacra Scrittura nella lingua materna. La mano di Dio era in essa quando il potere di Roma si stabilì nella nostra terra. Cesare "non intendeva così, né il suo cuore pensava così". Sotto le sue aquile era portata la croce. La Britannia fu conquistata dai Romani per poter essere conquistata da Cristo

(III.) Un principio e un incoraggiamento riguardo all'estensione della Chiesa. I credenti fuggiaschi sono i primi messaggeri del vangelo in regioni lontane. Filippo non era un apostolo, né un pastore. Il suo era un ufficio secolare. Ma quando quei doveri cessarono a causa della dispersione, era ancora pronto per il servizio. Cambiando posto, non cambiò la sua indole. Ebrei trovò un nuovo lavoro per se stesso. Mentre all'interno della Chiesa, per insegnare e governare, gli uomini ricevono una chiamata speciale e l'ordinazione del Signore, c'è un servizio di Cristo per il quale la nomina ufficiale non è indispensabile. Gli uomini che sono cristiani possono e devono far conoscere Cristo a coloro che non lo sono. L'ordine è decoroso; Ma non si tratta di spostare l'energia e lo zelo. (W. H. Davison) Tranne gli apostoli.Gli apostoli rimasero coraggiosamente a Gerusalemme. Potevano essere gettati in prigione, o addirittura messi a morte, ma non ci andavano. Devono essere lì per aiutare e confortare la povera gente nel suo pericolo. Ho letto spesso di naufragi, e in genere ho trovato che quando le terribili onde si abbattevano sulla nave, e i marinai calavano le barche per far fuggire i passeggeri, il capitano e gli ufficiali rimanevano sul ponte fino all'ultimo. Gli apostoli erano come quegli ufficiali coraggiosi. La nave affonderà? No; ma se così fosse, affonderebbero con lei. Ma molti altri hanno lasciato la città. Era giusto che andassero come che gli apostoli rimanessero. Molti di loro possono aver avuto bambini piccoli a loro carico, per il cui bene devono cercare di vivere e lavorare. Poi, mentre erano in vita, potevano parlare per Cristo, e così fare del bene agli altri. (S. G. Green, D.D.)

2 CAPITOLO 8

Atti 8:2

E uomini devoti portarono Stefano alla sua sepoltura.- La sepoltura di Stefano:

(I.) Gli uomini devoti esemplificavano... l. La costanza dell'amicizia cristiana. Non avevano bisogno del suono della sua voce e dell'eco dei suoi passi per ricordare loro i doveri che gli dovevano. Le amicizie indotte dal cristianesimo sono le più solide e durature. Il nostro amico non sarà più sulla terra, ma vive con Cristo e così è ancora nostro

(2.) L'eroismo dell'amicizia cristiana. Questi uomini correvano il pericolo di condividere il destino del loro amico. Avrebbero potuto chiedere: "A che serve rischiare che ora Stephen sia morto?" Ma l'istinto di amicizia era più forte della paura del pericolo, e partirono confessando di essere seguaci di Colui nel cui nome Stefano era morto. L'amicizia cristiana non è influenzata da considerazioni egoistiche

(3.) La gentilezza pratica dell'amicizia cristiana. Un santo che muore in mezzo ai santi avrà sicuramente una sepoltura amorevole. Gli ebrei possono essere poveri, ma le sue pretese non rimarranno inascoltate

(II.) Le cause del loro lamento

(1.) La propria perdita personale. Una persona a loro cara era stata portata via. La nostra religione non rimprovera le lacrime di chi ha perso un lutto. "Gesù pianse" e manifestò un sentimento di tenerezza per i cuori degli altri quando gli Ebrei dissero: "Donna, perché piangi?" 2. La perdita della Chiesa. Stefano sembrava essere necessario più che mai. Saul stava diventando un terribile avversario, e non c'era nessuno Stefano a rispondergli. Una colonna forte di verità e bella di amore è stata rovesciata quando si è voluto sostenere il tempio di Dio. Un portabandiera era caduto quando i nemici si stavano radunando fitti intorno all'accampamento. Un pastore fu portato via quando il gregge rischiava di essere disperso

(3.) La perdita del mondo. Il mondo non riusciva a capirlo. Non importava nulla al soldato, al mercante, al prete; ma fu una calamità molto più grande che se Cesare fosse caduto dal trono

(III.) Le circostanze attenuanti. Non c'era bisogno di lamentarsi per quanto riguardava Stephen

(1.) Poco prima di morire ebbe una visione di Cristo

(2.) Gli ebrei morirono nella calma certezza di una vita a venire

(3.) Gli ebrei morirono nell'amore e nella carità con tutti gli uomini. (J. Marratt.La sepoltura di Stefano: - L'azione di questi uomini devoti -

(I.) Esprime affettuoso dolore per il loro amico scomparso. La religione di Cristo non distrugge i nostri sentimenti di uomini. Rende il cuore già gentile e amorevole ancora più amorevole e gentile, e riempie la poppa, il petto congelato, di sentimenti caldi e generosi. Che cambiamento produsse in quel giovane, ai cui piedi gli assassini di Stefano deposero le loro vesti! Gli uomini devoti non cedevano a emozioni poco virili o non cristiane. La religione di Gesù avrebbe moderato il loro dolore, ma non avrebbe trattenuto le loro lacrime. Gesù stesso pianse sulla tomba di un amico. E Stephen era stato loro amico

(II.) Implica che il loro dolore sarebbe stato castigato dalla sottomissione alla volontà di Dio. Sapevano chi aveva detto: "Verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà penserà di rendere servizio a Dio". Sapevano anche chi aveva detto, mentre beveva un calice molto più amaro di quello di Stefano: "O Padre mio, se questo calice non passa da me, se io non lo bevo, sia fatta la tua volontà". E non sapevano forse che quel sofferente aveva lasciato ai Suoi discepoli un esempio perché seguissero le Sue orme? e che ora Ebrei era il Signore di tutto, e poteva scagliare i suoi nemici in alcuni luoghi, come un vaso di vasaio? E perciò questi uomini devoti dicevano sottomessi, tra tutte le loro lacrime: "È il Signore, che faccia ciò che gli sembra buono. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: benedetto sia il nome del Signore".

(III.) Deduce che sarebbero stati influenzati dalla più gentile simpatia verso i parenti sopravvissuti di Stephen. Quale fu la loro perdita in paragone con la perdita subita da loro? La perdita di un amico non è così grande come la perdita di un figlio, la perdita di un padre, la perdita di un marito. Per costoro la perdita sarebbe irreparabile, o potrebbe essere compensata solo da Colui che è migliore di diecimila figli, e che ha detto: "Lascia a me i tuoi figli orfani, io provvederò, e lascia che le tue vedove confidino in me". E questi uomini devoti non avrebbero simpatizzato con la vedova, l'orfano e la madre che avevano perso un parente come Stefano? "Religione pura e immacolata dinanzi a Dio e Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nella loro afflizione."

(IV.) Ci porta a supporre che non potevano permettere che una tale occasione passasse senza una sincera preghiera affinché questo lutto che la Chiesa aveva subito potesse essere santificato per gli interessi della Chiesa. Il peso della loro preghiera sarebbe probabilmente stato: "Aiuto, Signore, perché l'uomo pio cessa", ecc. Chi può dire quale influenza ebbero nella chiamata di Saulo di Tarso? Non pregherebbero anche: "Signore, insegnaci a cessare dall'uomo che ha il respiro nelle narici e a confidare solo in Te"? E queste preghiere non sarebbero state mescolate con il ringraziamento per la grazia data al loro fratello defunto?

(V.) Suggerisce la speranza di un benedetto ricongiungimento con il loro amico defunto alla risurrezione dei giusti. Non si sono addolorati come uomini senza speranza. Sapevano che il loro fratello si era addormentato in Gesù; e in verità credevano che quelli che dormono in Gesù Dio li avrebbe portati con sé

(VI) Non ci sarebbe una rinnovata consacrazione al servizio di Dio? La tempesta della persecuzione infuriò ed essi furono dispersi dalla sua violenza, ma non come un gregge che ha perso o lasciato il pastore. No; piuttosto sparsi come raggi di luce, per diventare luci del mondo, per essere come fiamme di fuoco al servizio del Salvatore (Versetto 4). E gli Ebrei che avevano dato la parola andarono con loro, dando esecuzione alla parola della sua grazia, così che la parola del Signore ebbe libero corso e fu glorificata. Così dovrebbe essere sempre. L'opera del Signore deve essere compiuta. Sarà fatto, da noi o no; ma se no, non otteniamo alcuna ricompensa. «Lavorate mentre è chiamato oggi, viene la notte in cui nessuno può lavorare». (P. C. Horton.) Funerale di Stefano:

(I.) Un funerale molto selezionato

(1.) Selezione preminente. "uomini devoti": non ricchi, dotti o titolati, ma uomini buoni; coloro che hanno adempiuto completamente, per i motivi più puri, a tutti i doveri della vita

(1) Virtuosi o fedeli a se stessi

(2) Filantropici, o fedeli ai loro simili

(3) Divino, o fedele all'Altissimo. Cristiani, uomini del tipo più elevato

(2.) Selezionare adeguatamente. Il bene che seppellisce il bene. I pii dovrebbero prendersi cura gli uni degli altri fino all'ultimo

(3.) Selezione completa. A volte i funerali sono molto misti. Alcuni partecipano perché il morto era stato un buon cliente; alcuni perché erano vicini di casa; alcuni a causa di un necessario legame familiare; alcuni come espressione di prontezza a togliere di mezzo il defunto; alcuni da un pregiudizio confessionale. Il funerale di Stefano fu semplice, composto da sinceri e pratici amanti di Dio e dell'uomo. Forse gli abitanti del cielo si riversarono sui balconi della città celeste e guardarono con meraviglia la nuova vista

(II.) Un funerale molto triste

(1.) Ci sono state molte sepolture non assistenti, nessun individuo presente a piangere

(2.) Ci sono stati funerali largamente frequentati, ma i segni di rammarico erano corrispondentemente piccoli; Più chiacchiere che lacrime

(3.) Al funerale di Stefano parteciparono uomini di buon senso e di santità, che squarciarono l'aria con le grida dei loro cuori spezzati

(1) La loro tristezza era un'espressione di omaggio alle eccellenze dei defunti. (a) A una grande intelligenza religiosa. (b) Al carattere morale e religioso. Il vangelo viveva in lui, ed egli in esso. (c) All'utilità

(2) Un'espressione di simpatia per le sofferenze dei defunti. È stata la perdita di

(1) Un uomo di spicco

(2) In modo improvviso

(3) Con un trattamento crudele

(4) Quando c'era più bisogno di lui. (B. D. Johns.) Il lamento al funerale di Stephen: - Questo era qualcosa di più di un funerale convenzionale. Le persone tra le quali si verificava erano dedite a riti di sepoltura cerimoniale elaborati e studiati. Come tutti gli orientalisti, il loro lutto fu principalmente segnato da una pubblicità scrupolosa e intenzionale. Per loro il dolore per i morti significava scoprire e battere il petto, aspergere o sedersi nella cenere, canti di lamento e l'impiego di donne in lutto. E così, quando il martire Stefano viene sepolto, i costumi non sono cambiati. È vero che non era semplicemente un ebreo, ma un cristiano; eppure la Chiesa nascente era ancora aggrappata alle care cerimonie dell'anziano, e qui si seguiva ciò che era consueto. Erano stati davvero l'odio e la vendetta del giudaismo a uccidere quest'uomo devoto, eppure, quando è morto, il modo in cui è sepolto è l'uso del giudaismo stesso. Averlo cambiato avrebbe significato rinunciare alla sua pretesa di vero e leale israelita; e senza dubbio, anche, di aver addolorato e ferito i suoi parenti sopravvissuti. Tanto più che la sua morte era stata così crudele e angosciante, avrebbero voluto che la sua sepoltura fosse decente, riverente e scrupolosa; Proprio come quando la nazione seppellisce un soldato onorato, essa circonda il suo corteo funebre con ogni elemento di sfarzo, di stato e di cerimonia, come se volesse espiare le difficoltà della sua amara e solitaria fine sul campo di battaglia con la massima tenerezza e riverenza nel trattare il suo corpo senza vita. E così fu con la figura ammaccata e straziata di Stefano. L'ordine funebre della sua razza fu attentamente osservato. Ma c'era questa differenza, che si manifesta con un significato singolare e commovente in due parole greche, usate qui solo in tutto il Nuovo Testamento: il lutto al funerale di Stefano era il lutto di un sentimento inalterato, e gli assistenti che lo seguirono fino alla sua tomba non erano muti salariati né persone pagate per il lutto, ma uomini pii e afflitti dal dolore. Questa scena suggerisce il pensiero della differenza che c'è nei funerali. La Chiesa ha un rituale comune per tutti i suoi defunti battezzati. Non cerca di discriminare né nei suoi costumi né nelle sue espressioni. Non è un giudice con una visione così infallibile da poter soppesare il carattere e profetizzare il destino. Molto saggiamente, quindi, usa un ufficio comune per tutti i suoi morti, lasciando poca discrezione al suo ministero, e pronunciando una voce uniforme al suo popolo. Il suo linguaggio è generale, non specifico. Scrive come l'Ispirazione ha scritto prima di lei: "Beati i morti che muoiono nel Signore", ma non emette alcun verdetto di applicazione in relazione al loro uso. Pronuncia parole di speranza cristiana; ma sono accoppiati con le condizioni scritturali di ogni speranza cristiana. In una parola, il suo linguaggio è quello della fede e della fiducia cristiana; e sebbene sia completamente privo di qualsiasi applicazione specifica dei suoi termini molto generali, riteniamo che il suo tono sia solo quello che dovrebbe essere il tono di qualsiasi cosa tranne che di una sepoltura pagana. Eppure, quando arriviamo a usarlo, ci rendiamo conto di quale enorme differenza possa esserci anche nei funerali della Chiesa. Come per la sepoltura di Stefano da parte della Chiesa più antica, ci sono gli stessi preliminari, le stesse usanze, le stesse parole, eppure, come lì, ci può essere la differenza più ampia e radicale in ciò che quelle parole e quelle usanze esprimono. Non abbiamo tutti assistito a funerali in cui anche il sublime rituale della Chiesa sembrava impotente a toccare il cuore o a sollevare i pensieri? Con la massima carità, con ogni volontà di lasciare la vita scomparsa nelle mani di un Amore più profondo e più saggio del nostro, non possiamo legare insieme quella vita e i toni della Chiesa. In qualche modo, non si adattano e non fanno parte l'uno dell'altro. In verità, "Beati i morti che muoiono nel Signore; perché si riposano dalle loro fatiche". Ma se non hanno vissuto nel Signore, né hanno lavorato per Lui, possiamo dire che queste domande sono inutili; Ma non possiamo fare a meno di chiederglielo. D'altra parte, ci sono altri funerali in cui usiamo esattamente lo stesso rituale; dove non c'è diversità negli usi o nelle consuetudini rispetto a ciò che è consueto, se non nella direzione di una maggiore semplicità; dove vengono pronunciate solo le parole stabilite dalla Chiesa, e non altre, e tuttavia dove le emozioni dei nostri cuori e l'atmosfera stessa dell'intera occasione sono completamente e totalmente diverse. C'è un dolore profondo e diffuso, ma è un dolore dorato di luce. Ascoltiamo le parole di ispirata speranza e promessa, e, mentre solleviamo gli occhi dalla bara che ci sta davanti, ecco! le nuvole si dividono, e vediamo come, per un cristiano, la tomba non sia che un portale dalle sopracciglia basse, attraverso il quale, piegandosi al suo passaggio, emerge in una vita più grande e più libera. (Bp. H. C. Potter.)

3 CAPITOLO 8

Atti 8:3

Quanto a Saulo, egli ha devastato la Chiesa.- Il percuote: - Leggi e confronta i seguenti passaggi, il testo e xiv. 19; CAPITOLO IX. 1 e CAPITOLO xxiii.12; Galati 1:13 e 2Corinzi 11:23; 12:10; 12:23 ; Ezechiele 18:25 e Galati 6:7. Tutte queste esperienze sono state subite dallo stesso uomo: il persecutore è stato perseguitato; Colui che spirava minacce e strage contro i santi era egli stesso perseguitato dalla vendetta di uomini furiosi. Nota, quindi

1.) Che la vita di un uomo si ritorce contro di lui (Galati 6:7). Leggendo tale esperienza si ha la sensazione che il senso di giustizia sia soddisfatto. Se Saulo, dopo la sua conversione, si fosse stabilizzato in uno stato di godimento cristiano, ci sarebbe stata una mancanza di completezza morale. Paolo stesso sarebbe rimasto ferito. Gli ebrei dovevano raccogliere ciò che aveva seminato. Tale è la legge severa ma benefica che mantiene tutte le cose uguali. Se un uomo potesse mescolare coppe amare per gli altri e non essere mai costretto a berle lui stesso, diventerebbe presto un diavolo. Dio gli mostra che il suo turno sta arrivando. Tutta la storia lo ha dimostrato, ad esempio Adonibezek, Agag, ecc. La testimonianza delle Sacre Scritture è coerente ed enfatica. "Gli Ebrei saranno giudicati senza misericordia se non hanno misericordia." Vedete come questo si è adempiuto letteralmente e terribilmente nel caso di Paolo. Dio non dimenticò una sola delle sue mispe, e il più terribile dei persecutori ricevette la misura della sua stessa furia

(II.) Che l'esperienza cristiana di un uomo deve essere influenzata dalla vita non cristiana che ha vissuto. Si potrebbe supporre che dopo la conversione tutta la vita precedente sarebbe stata spazzata via. Ma fisicamente non è così, e perché dovrebbe esserlo spiritualmente? Guardate la ragionevolezza della dottrina. Un uomo ha vissuto una vita indulgente con se stesso, è stato incurante dei diritti degli altri, ecc. Dopo tutto questo si converte; Deve dunque lamentarsi delle prove della via cristiana come se gli fosse accaduta una cosa strana? Non c'è una causa? Le vecchie negligenze devono essere rimediate; I vecchi torti devono essere vendicati. Non è forse retta la via del Signore? Ci lamentiamo della faticosità della via cristiana, ma la via del diavolo era facile? E il costo e le conseguenze dei lussi viziosi? Siamo stati egoisti, tirannici, sconsiderati, ed è probabile che tutto questo possa essere passato senza lasciare effetti profondi sulla nostra vita? Attraverso le nostre stesse preghiere soffierà il vento amaro della terra in cui abbiamo vissuto così a lungo; e attraverso le nostre più tenere opere di carità si può respirare un po' dell'antico egoismo che un tempo ci rinchiudeva nella sua prigione. Facciamo, in onestà, ricondurre molte delle nostre prove alla vita che abbiamo vissuto nella carne piuttosto che a qualsiasi arbitrarietà della grazia divina. Conclusione: Esaminando queste dichiarazioni alla luce della storia e della rivelazione, vediamo

1.) Che la distribuzione delle pene è opera di Dio e non dell'uomo. "La vendetta è mia", ecc.

(2.) Che sotto tutta l'apparente confusione della vita c'è un principio di giustizia

(3.) Affinché le sofferenze più grandi possano essere sopportate con pazienza e speranza. Quando Paolo si lamentò della sua sorte? Quando ha detto che aveva sofferto più della sua parte? Da lui impariamo quanto è bello soffrire ed essere forti. (J. Parker, D.D.Diversi tipi di martirio: si dice che i martiri siano finiti. È vero che il rogo è abbandonato; Bloody Mary è morto; Smithfield è un comune mercato di pecore, con solo un'iscrizione su un lato per ricordare la fedeltà di Giovanni Rogers. E forse non è necessario forzare la retorica che chiama Abraham Lincoln il "presidente martire", o affermare al di là della rigorosa precisione che un assassino potrebbe fare del presidente Garfield un martire sparandogli. Non abbiamo bisogno di piantarci su un piano così alto o così tragico come questo. Ci sono piccoli martiri per amore di Cristo che nella vita ordinaria sono del tutto alla portata della nostra realizzazione. È una verità molto chiara quella che troviamo nel verso del poeta tedesco Heinrich Heine: "Dovunque è nato un grande pensiero, c'è sempre stato un Golgota". Quando un uomo genuino è chiamato a farsi notare e costretto a prendere posizione per un principio impopolare o avanzato contro l'obbrobrio e l'opposizione, ci sarà una persecuzione comune come "la prigione comune" in cui gli apostoli furono precipitati dopo aver predicato la risurrezione. (C. S. Robinson, D.D.Quando vengo cacciato dalla città, non me ne curo affatto, ma dico a me stesso: Se l'imperatrice vuole bandirmi, la terra è del Signore e la sua pienezza. Se vuole vedermi in pezzi, che lo faccia lei; Ho Isaia come modello. Se mi immergesse in mare, mi ricordo di Giona. Se mi gettasse nella fornace ardente, vedrei i tre bambini ebrei sopportare questo. Se volesse gettarmi in pasto alle bestie feroci, mi viene in mente Daniele nella fossa dei leoni. Se mi togliesse la testa, penso a Giovanni Battista. Se vuole privarmi dei beni terreni, lo faccia lei; nudo sono venuto al mondo, e nudo ne uscirò. (Crisostomo.)

4 CAPITOLO 8

Atti 8:4

Perciò quelli che erano dispersi andavano dappertutto a predicare la Parola.- Il potere aggressivo del cristianesimo: - Che è preminentemente attraverso movimenti aggressivi che la Chiesa deve prosperare. In questo modo essa deve mantenere la vita spirituale nella sua anima, far fiorire la religione in patria ed estendere i suoi trionfi all'estero

(1) La verità di questa dottrina è suggerita dai primi impulsi del principio religioso, lo spirito d'amore nel seno di ogni cristiano. I falsi religionisti, sia tra i pagani che tra i cristiani nominali, hanno, lo so, insegnato che la pietà era una specie di spirito dormiente, contemplativo; che il suo potere doveva manifestarsi nella paziente sopportazione piuttosto che nell'azione santa; in un ritiro volontario dal mondo per evitare le sue contaminazioni, piuttosto che in sforzi risoluti per rendere il mondo migliore. I suggerimenti non sofisticati dell'anima appena nata sono sempre di uno sforzo attivo per Dio. Questo è sorprendentemente mostrato nei giovani convertiti. È illustrato con grande bellezza nella condotta dei primi discepoli di Cristo. Concepisce progetti, esige sforzi, per la conversione del mondo. Ogni vero cristiano che vive nello spirito della religione può consultare la propria coscienza su questo argomento. Guardate anche le vite di uomini eminentemente santi in tempi successivi: Baxter, Brainerd, Martyn, Payson, ecc

(2.) La dottrina che ho esposto appare ulteriormente dal fatto che la verità è il grande strumento che Dio impiega per rovesciare il regno di Satana, e far avanzare e stabilire il regno di Suo Figlio. La Parola di Dio non solo deve essere tradotta in tutte le lingue della terra, ma deve essere portata alla porta di ogni uomo; anzi, le sue grandi verità devono essere impresse nella coscienza di ogni uomo. Quale potente opera si apre qui per i cristiani di ogni nome! Si tratta, inoltre, di un'opera eminentemente aggressiva, di un movimento missionario. Come possono farlo chiudendosi nei chiostri? 3. Sia la necessità che l'importanza vitale dei movimenti aggressivi della Chiesa appaiono dall'atteggiamento stesso di un mondo decaduto nei confronti di Dio. È un rapporto di ostilità verso il Suo carattere e di opposizione alla Sua verità. Il mondo non verrà alla Chiesa e non bramerà l'istruzione sulle sue labbra. Come il suo Salvatore la cercò, così Ebrei le richiede di cercare i peccatori. In altre parole, deve fare movimenti esterni e aggressivi. Non deve studiare tanto il proprio benessere quanto il suo ingrandimento

(4.) Tutta la corrente del precetto e della rappresentazione della Scrittura è in perfetto accordo con questa visione del soggetto. La Bibbia non insegna mai alla Chiesa che essa deve conquistare il mondo con le sue virtù passive - "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura". 5. Tutta la storia del Vangelo conferma questa visione dell'argomento. Quand'è che nell'opera della salvezza umana è stato fatto un passo avanti significativo, se non con un movimento simile a quello descritto nel testo? L'istituzione mosaica era particolare. Era conservatore piuttosto che aggressivo. Aprite il libro a una pagina ancora più tarda della storia della Chiesa. Com'era la Riforma? Com'era il periodo in cui apparvero Whitefield e Wesley? E nella stessa misura in cui un ramo della Chiesa cristiana, nello spirito di Cristo, tenta l'aggressione spirituale, nella stessa proporzione prosperano i suoi interessi. Lo si vede compiere il suo alto destino. Osservazioni:1. Vediamo perché la Chiesa è organizzata

(2.) Questo argomento indica anche il grande obiettivo di tutta la predicazione alla Chiesa

(3.) Questa discussione getta luce sulle provvidenze di Dio verso la Chiesa. Ora, come nei giorni passati, Ebrei permette che eresie, persecuzioni, scismi e varie forme di afflizione, di tanto in tanto, invadano la Chiesa. Gli sforzi missionari non facevano parte del loro piano originale; erano il piano della Provvidenza

(4.) Questo argomento getta luce sul triste fatto, "conosciuto e letto da tutti gli uomini", che molte Chiese che hanno numero, ricchezza e molta influenza secolare, non hanno un corrispondente potere morale. Guai alle Chiese e ai ministri che sono così "a proprio agio in Sion". (J. H. Tinsley, D.D.Il vangelo: la sua propagazione e i suoi effetti:

(I.) È volontà di Dio propagare il vangelo di Suo Figlio; e in tutti i modi, attraverso circostanze avverse o prospere, Ebrei gli dà libero corso. A volte è aprendo il commercio delle nazioni, in modo che i messaggeri possano occupare nuovi campi; a volte da qualche scintilla dal mucchio di un martire che accende un fuoco in una terra o in un cuore. Per quanto grande sia stato l'effetto del patrocinio dei re, non è stato nulla in confronto a quella costanza di fede fino alla morte, di cui Stefano fu il primo esempio, seguito da coloro di cui parla il nostro testo. Questo era tutto ciò che rimaneva degli effetti della prima persecuzione cristiana; una testimonianza in più, una più ampia diffusione e una devozione più decisa

(II.) Che cos'è questo vangelo? 1. È chiamata "la Parola". Una parola è l'espressione di una mente, la ragione che comunica se stessa. Crediamo che il vangelo sia l'espressione della mente di Dio, la comunicazione della Sua volontà? È una vista gloriosa che si apre in questo modo. Dio ha parlato di noi e a noi. Quel mistero che per secoli e generazioni aveva avvolto i ulteriori disegni dell'Onnipotente Creatore che toccavano le Sue creature ribelli è finalmente rivelato. Dio ci ha annunciato il perdono dei peccati attraverso un Mediatore e un Sacrificio; la santificazione dei peccatori, la loro ricreazione nella Sua immagine perduta, per mezzo di uno Spirito Santo che dimora in lui; che la preghiera è l'unico anello di congiunzione tra noi e questi due doni ineffabili; che è Sua intenzione risuscitare i morti a un'esistenza immortale, il cui carattere, per felicità o infelicità, dipenderà dalla vita qui condotta da noi. Queste cose sono tra le rivelazioni contenute in quella Parola che questi discepoli dispersi predicarono, e che noi, se siamo fedeli al nostro mandato, stiamo ancora predicando e ancora ascoltando

(2.) Ma, come predicavano la Parola, così Filippo predicava Cristo (Versetto 5). Non c'era differenza tra i due. Cristo è "la Parola", ed è così designato perché Ebrei è il Rivelatore di Dio: "Il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, Ebrei lo ha proclamato". Predicare Cristo, nella Sua persona, nel Suo carattere, nella Sua opera, è proclamare la Parola di Dio, nella sua semplicità, pienezza e forza

(III.) Le credenziali di questo vangelo. Quando predichiamo la Parola, o Cristo, come la stabiliamo? Senza dubbio torniamo alle prove: parliamo del triplice sigillo di Dio, di bontà, sapienza e potenza, come stabilito dalle parole e dalle opere di Cristo. Questi argomenti non si esauriscono mai; né può mai essere sicuro disutilizzarli. Ma quando nostro Signore disse: "Questi segni accompagneranno coloro che credono", gli Ebrei 101 insegnarono a cercare qualcosa di più di una semplice prova storica. Quando Filippo predicava, seguivano certi risultati (Versetto 7). Così poteva appellarsi agli effetti e dire: Giudicate voi se una dottrina che porta con sé questi segni infallibili è dell'uomo o di Dio. Questi segni visibili non accompagnano ora la nostra predicazione, e non dovremmo volerli; e "se non ascoltiamo Mosè e i profeti", se rifiutiamo la dottrina di Cristo e degli apostoli, non dovremmo nemmeno essere influenzati da alcun segno esteriore. Ma una vita cambiata, uno spirito alterato, la formazione di abitudini cristiane e l'uso diligente delle ordinanze di Cristo: queste sono le vere prove della Parola del Vangelo ai nostri giorni; Da queste cose altri uomini prendono conoscenza della sua potenza e della sua virtù

(IV) L'effetto dell'annuncio della Parola (Versetto 8). È lungo, possiamo temere, poiché in ogni luogo c'era gioia a causa del Vangelo. Permettetemi dunque di chiedere riguardo all'anima individuale: Chi di voi sa che cosa sia la gioia nelle cose spirituali? Chi, nei giorni di salute e di prosperità, trova la sua felicità semplicemente in Cristo? Chi, nei giorni della malattia e della delusione, non trova con costernazione che anche la luce del cielo si è spenta? La gioia è il traboccare della felicità, l'esuberanza di un conforto e di una tranquillità abitualmente provati dentro. Oh, dov'è una gioia come quella di cui parlava nostro Signore: "Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia rimanga in voi e la vostra gioia sia completa"? La leggerezza può esserci, e troppa; spiriti allegri in alcuni, felicità domestica in altri, contentezza e persino gratitudine in pochi; ma dov'è tra noi quella grazia della gioia cristiana che sembrava fluire così naturalmente, in altri giorni, dalla prima ricezione della novella di un Salvatore? Eppure tale gioia è più vicina di quanto immaginiamo: il peccato perdonato, l'espiazione creduta, lo Spirito Santo amato: è l'effetto naturale di queste cose ispirare gioia. Chiedete a Dio il potere di coglierle come realtà, e la gioia entrerà con loro; una gioia che non viene da questo mondo, una gioia che anticipa il cielo. (Dean Vaughan.La grande maggioranza dei cristiani dispersi non aveva alcun ufficio ecclesiastico. Eppure predicavano ovunque venissero, senza essere chiamati a farlo da un dovere ufficiale o da un incarico espresso, ma interamente per la pressione interna della fede, che non può che parlare di ciò che colpisce il cuore, per l'impulso dello Spirito dal quale sono stati costituiti, e dall'amore al Salvatore, al quale erano debitori del perdono dei loro peccati e delle loro beate speranze. Secondo le idee umane sul governo e sull'ufficio della Chiesa, non avrebbe dovuto essere così. Ma il Signore della Chiesa non si limita nemmeno all'ufficio dell'apostolato da lui stesso stabilito, come se tutto dovesse avvenire interamente per mezzo di esso per essere lecito, gradito a Dio, benedetto e pieno di promesse. Cristo mostra così che nessun uomo e nessun ufficio finito è indispensabile e assolutamente necessario; solo Ebrei stesso è sempre e ovunque indispensabile. (G. V. Lechler, D.D. Il carattere aggressivo del cristianesimo: - Un cristiano è colui che conosce e riceve come vero ciò che Cristo ha rivelato nella Sua Parola, il cui stato interiore (coscienza religiosa) è determinato da quella conoscenza, e la cui vita è dedicata all'obbedienza e al servizio di Cristo. Il cristianesimo è dunque un sistema di dottrina, una vita interiore, una regola d'azione. Quando, quindi, parliamo del carattere aggressivo del cristianesimo, possiamo intendere l'antagonismo della verità con l'errore, il potere espansivo dei principi della vita spirituale, o l'opposizione del bene al male nella vita esteriore; o, come lo chiamano le Scritture, o il regno di Dio. Possiamo intendere con il carattere aggressivo del cristianesimo, la sua forza intrinseca, con la quale tende a ottenere sempre più il completo controllo dell'uomo individuale e della società umana; controllando tutte le forme del pensiero umano, il carattere interiore degli uomini e la loro condotta esteriore

(I.) Il cristianesimo è quindi aggressivo. Tende e si sforza di sottomettere

(1.) Questo è variamente insegnato nelle Scritture. È paragonato a una pietra, staccata da una montagna, che riempie gradualmente tutta la terra; a un albero i cui rami si estendono su tutte le terre; a lievitare; a un tempio in fase di erezione; al sole nel suo corso attraverso i cieli

(2.) È deducibile dalla sua natura. La verità è necessariamente antagonista all'errore, e la santità al peccato. L'uno deve sforzarsi di superare l'altro, sia nell'individuo che nel mondo. Oltre ad essere una religione adatta alle necessità di tutti gli uomini, e assolutamente essenziale per il loro benessere qui e nell'aldilà, essa non può essere abbracciata dall'individuo senza la consapevolezza da parte sua dell'obbligo di sostenerla ed estenderla. Un cristiano, per la natura del caso, è acceso di zelo per la gloria di Cristo e di amore per i suoi simili

(3) È illustrato nella storia della Chiesa. La promessa originale che il seme della donna avrebbe schiacciato la testa del serpente si è estesa all'intero sistema della dottrina cristiana. I centoventi discepoli di Gerusalemme occuparono la Siria, l'Egitto, la Grecia, l'Italia; e da allora il cristianesimo ha guadagnato il mondo civilizzato. Ha bandito l'idolatria, elevato l'uomo e plasmato la società umana

(4.) È provato nell'esperienza di ogni cristiano. La sua vita interiore è un progresso. Ebrei passa dall'infanzia alla maturità. La verità diventa più conosciuta e creduta più fermamente. Il peccato che dimora in noi diventa più debole e la grazia più forte. Dove questo non è vero, non c'è vera vita

(II.) A che cosa è dovuta questa potenza aggressiva? 1. Non a nulla in sé come sistema di verità. Se rivelata ai perduti nell'altro mondo, sarebbe impotente. Se rivelata agli uomini caduti, inviata nei libri o dai maestri viventi ai pagani, essa, se lasciata a se stessa, sarebbe universalmente respinta. L'opposizione di Satana e del cuore malvagio sarebbe troppo per lui

(2.) Non per l'effetto soggettivo sui cuori di coloro che sono portati ad abbracciarlo. Se non si facesse nulla di più per indurre a ricevere il Vangelo, l'effetto interiore e l'azione esteriore svanirebbero

(3.) Ma per il proposito di Dio e la cooperazione dello Spirito. Quando una donna mette il lievito in una misura di farina, è sicura che tutto sarà lievitato, perché l'effetto è dovuto all'azione di leggi fisiche invariabili. Ma quando il vangelo viene introdotto in una comunità, il fatto che esso metta radici e si estenda o meno, dipende da un'opera sovrana ab extra del potere divino. Perciò il senso di dipendenza deve essere riconosciuto e coltivato. È perché il cristianesimo è la vita di Dio (cioè di un Cristo presente) che deve prevalere

(4.) Sebbene il vangelo dipenda quindi dall'agente soprannaturale per la sua preservazione ed estensione, tuttavia la cooperazione umana è ordinata come mezzo. La fede e l'amore sono i poteri che dobbiamo esercitare, a seconda dello Spirito di Dio. (C. Hodge, D.D.Il servizio della persecuzione alla Chiesa: - I dispersi predicavano il vangelo. Così, a causa della tempesta, i semi fino ad allora raccolti in un luogo vengono sparsi qua e là, e portati a distanza, dove germinano e portano frutto. Così il Redentore sa come convertire in bene ciò che era destinato solo al male; cioè, non solo per ostacolare i malvagi disegni contemplati, ma per mezzo di essi per ottenere un inaspettato avanzamento del Suo regno. (G. Lechler, D.D.Le tempeste della persecuzione non sono altro che venti che alimentano il fuoco della fede nella Chiesa e portano a distanza le scintille della verità. (K. Gerok. ) Crescita più ampia della Chiesa: - Scattiamo più fitti quanto più spesso veniamo falciati. Il sangue dei martiri è il loro raccolto-seme. (Tertulliano. Lo zelo degli apostoli: - Come un albero in fiamme accende un'intera foresta in una fiamma, così gli apostoli, ardenti con il fuoco del cielo, hanno incendiato il mondo intero, e lo hanno riempito con la luce della verità e il calore della carità. (Sant'Agostino.Gli apostoli erano come carboni ardenti, sparsi per le nazioni, i più benedetti incendiari del mondo! (L'arcivescovo Leighton.Che cos'è la vera predicazione: non suppongo che questi bravi uomini si alzassero in piedi sui pulpiti e pronunciassero sermoni. Anche questo è un bene; ma per questo spesso non c'era tempo; Gli uomini dovevano affrettarsi, i loro nemici erano vicini a loro, dovevano fuggire nel villaggio successivo! Ma, prima di andarsene, dicevano: "Ascoltate". "Voi chiedete perché siamo qui, perché siamo nei guai e in pericolo, che succede? Te lo diremo". Poi sarebbe arrivata la triste storia di Stefano. E il Nome che Stefano aveva amato sarebbe stato pronunciato di nuovo; con la buona novella che Gesù, che era morto, era risorto ed era alla destra di Dio, per salvare dai loro peccati coloro che si erano pentiti e avevano creduto in lui. "Ed Ebrei 101 ha salvati!" Quei predicatori direbbero; "Ed Ebrei è pronto a salvarti!" Potevano non essere tutti molto saggi, ma potevano dire tutto questo. E dire questo in modo vero e sincero significa "predicare il Vangelo". Non potrebbe dunque qualche volta predicare anche un bambino? (S. G. Green, D.D.)

5 CAPITOLO 8

Atti 8:5-8

Allora Filippo scese nella città di Samaria e annunziò loro Cristo.-Filippo a Samaria:

(I.) Il predicatore: "Filippo". 1. Il suo luogo natale, "Cesarea", molto probabilmente

(2.) Il suo status ufficiale: "Evangelista" e uno dei primi diaconi

(3.) Il suo nuovo incarico: "Samaria". 4. La sua opera specifica: "Predicato". 5. Il suo tema: "Cristo". 6. La sua franchezza: "A loro". Ebrei prese di mira il suo uditorio. Gli Ebrei non si presero cura dell'iniquità antidiluviana, ma riversarono proiettili e granate nelle iniquità viventi di Samaria

(II.) Il successo del predicatore

(1.) Gli ebrei fecero un'ottima impressione: "Il popolo di comune accordo prestò ascolto", rimase impressionato dal suo

(1) Insegnamenti,

(2) Carattere, e

(3) Spirito

(2.) Gli ebrei 51 impressionarono con la sua potenza: "Vedendo i miracoli". 3. Gli ebrei 51 sorpresero con la sua autorità: "Uscirono spiriti immondi che gridavano". 4. Gli ebrei 51 benedissero con la sua presenza: "Molti paralisi". 5. Gli Ebrei 51 rallegrarono con il suo ministero: "C'era grande gioia in quella città". (T. Kelly.Filippo predica a Samaria: - I primi cristiani non erano disposti a lasciare Gerusalemme. Era stato loro consigliato di rimanere a Gerusalemme fino a quando non fossero stati rivestiti di potere dall'alto; ma la Pentecoste era venuta e passata, e ancora indugiavano. Forse erano in una certa misura limitati dal loro persistente pregiudizio contro il raduno dei Gentili. Il martirio di Stefano fu l'agitazione del nido. Gli ebrei infatuati che compirono quell'atto omicida possono aver sperato ardentemente che si sarebbe rivelato il colpo mortale della piccola Chiesa cristiana. Ma Dio fa l'ira degli uomini per lodarlo. Così è scritto: "I discepoli che erano dispersi andavano dappertutto predicando la Parola". La Chiesa inizia necessariamente la sua marcia aggressiva. La Provvidenza li ha resi tutti missionari. Solo gli apostoli rimasero a Gerusalemme, che divenne ormai "un centro non di concentrazione, ma di irradiazione".

(I.) Filippo, l'evangelista, viene in Samaria. Tra coloro che fuggirono da Gerusalemme in questo frangente c'era Filippo, uno dei sette diaconi. Ebrei era un uomo pieno di Spirito Santo e di potenza, e con una speciale predisposizione per il lavoro evangelistico. Giunto nella città di Samaria, cominciò subito a "predicare loro Cristo". In tutto il mondo non c'era probabilmente, in quel momento, nessuna città le cui condizioni fossero più sfavorevoli allo sforzo cristiano. La gente era per metà pagana nel migliore dei casi. Rigettando tutte le Scritture eccetto i cinque libri di Mosè, erano dediti a ogni sorta di osservanze superstiziose. Proprio ora erano sotto l'incantesimo di un certo negromante, noto a noi come Simon Mago, che si definiva "Il Grande Potere di Dio". In queste circostanze, un evangelista prudente avrebbe potuto pensare meglio di passare a un terreno più congeniale. Ma Filippo non fu prudente in questo senso. Gli Ebrei seguirono l'esempio della Provvidenza, l'unico piano sicuro. Poiché "chi osserva il vento non seminerà; e chi guarda le nuvole non mieterà" (Ecclesiaste 11:4)

(II.) La sua venuta è seguita da un risveglio. Alcuni uomini sono una maledizione per le città in cui vivono; altri sono una benedizione. Atti una volta si prefisse due cose:

1.) "Gli Ebrei predicarono Cristo". È degno di nota quanto spesso ci imbattiamo in questa e in espressioni simili nelle Scritture: "predicare la Parola", "predicare il Vangelo", "predicare il Signore Gesù", "predicare la pace mediante Gesù Cristo". Nulla si dice del bel lavoro saggistico sul pulpito o delle profonde disquisizioni scientifiche e filosofiche. Non fu presentata alcuna verità che non emanasse da Cristo come un raggio di sole dal sole. La missione di un ministro è predicare il Vangelo; e il vangelo è la buona novella che Gesù salva. Un centinaio di filosofi, che piegassero tutti i loro sforzi per cento anni su un solo peccatore, non riuscirebbero a salvarlo, ma un fedele araldo del vangelo antiquato della Croce può scuotere un'intera città fino al suo abisso. Filippo era solo un diacono, un evangelista; c'erano molti uomini più saggi in Samaria; Ma, ahimè! la verità così com'è in Gesù non aveva incendiato i loro cuori. Quindi aveva il vantaggio di tutti. "E il popolo di comune accordo prestò attenzione alle cose che egli diceva". 2. Ed essi erano tanto più pronti ad ascoltarlo a motivo dei miracoli che egli operava nel nome di Gesù. "Poiché spiriti impuri uscirono da molti che erano posseduti; e molti presi da paralisi e zoppi furono guariti; e c'era grande gioia in quella città". La migliore prova della verità del vangelo di Cristo è nella sua influenza sulla comunità. Prendete una mappa del mondo e delimitate i paesi in cui la felicità e la prosperità prevalgono in larga misura, e in ogni caso sono i paesi che riconoscono Gesù come il Cristo. Il vangelo, ovunque vada, dimostra la sua divinità operando miracoli di beneficenza. E il cristiano dimostra la verità del suo messaggio mostrando ciò che ha fatto per il suo cuore e la sua coscienza, e dispensando le sue virtù a tutti coloro che lo circondano. Così un uomo mise a soqquadro Samaria. Prima che il popolo se ne rendesse conto, probabilmente prima che lui stesso se ne rendesse conto, era nel bel mezzo di un grande risveglio

(III.) Pietro e Giovanni vengono in suo soccorso. Non si sarebbe potuto scegliere meglio di questi due che troviamo così spesso l'uno in compagnia dell'altro: Pietro, l'uomo della roccia, e Giovanni, il figlio del tuono. Possiamo immaginare la gioia con cui l'evangelista fedele e oberato di lavoro li accolse. Questi apostoli, inoltre, vennero non solo per predicare Cristo ai Samaritani, ma per conferire ai lavoratori cristiani i charismata, o doni dello Spirito Santo. All'arrivo di questi apostoli l'opera proseguì con rinnovata energia, ma Filippo fu meno appariscente. Senza dubbio riconobbe la loro superiore idoneità e si accontentò di prendere un posto subordinato. Dove prevale la mente di Gesù non c'è né scontro né gelosia. Ci sono diversità di doni, ma uno solo è lo Spirito. (D. J. Burrell, D.D.Il ministero di Filippo in Samaria: - Considerate i suggerimenti che derivano da...

(I.) La scena del suo ministero. Selezionando la "città di Samaria" scopriamo

1.) La sua sagacia pratica. Cristo era stato lì e aveva preparato la strada

(2.) La sua obbedienza a Cristo. Cristo l'aveva comandato (CAPITOLO i. 8)

(3.) La sua grandezza d'animo. Erano un popolo ostile al suo, per pregiudizi politici e religiosi

(4.) La sua intrepidezza di condotta. Ebrei stava facendo ciò che lo avrebbe messo direttamente contro gli ebrei

(II.) Il soggetto. "Cristo", non Mosè; Cristo, non il credo, il Cristo vivente, l'unto di Dio, il Salvatore del mondo, probabilmente:

1.) Come il fardello delle promesse passate, come "Colui del quale Mosè e i profeti scrissero". Questo è ciò che dobbiamo fare

(2.) Come fondamento di tutte le speranze future. Il suo è "l'unico nome dato", ecc. Nessun altro da attendere con ansia

(III.) La ricezione (Versetto 6). Prestavano la dovuta attenzione a ciò che diceva. Quale sarebbe la giusta attenzione a un tema come questo? 1. Profondamente reverenziale. È una comunicazione divina

(2.) Devotamente grato. L'amore infinito è mostrato nel messaggio

(3.) Seriamente pratico. Applicazione personale impegnativa e faticosa

(IV.) L'attestazione. I suoi miracoli che furono

1.) Illustrazioni delle glorie benigne del suo ministero

(2.) Poteri per impressionare la Divinità del suo ministero

(V.) L'influenza (Versetto 8). Erano stati in parte preparati a questo dalla conversazione di Cristo con la donna. Il vangelo porta gioia a un popolo perché è "buona novella", ecc. (D. Thomas, D.D.Filippo predica in una città samaritana: - Filippo-

(I.) Sono sceso in una città della Samaria

(1.) Scese, cioè da Gerusalemme. Il posto fisicamente era alto; Era anche il centro del governo e del culto, da cui le espressioni "salire" e "scendere". Se c'è una montagna super-eminente in un paese, le nuvole del cielo si radunano intorno ad essa, e da essa l'acqua scorre in ogni direzione per rinfrescare la terra. Tale, spiritualmente, era Gerusalemme. Le nuvole si addensarono intorno ad essa a Pentecoste, e sotto l'influenza del potente vento impetuoso furono precipitate, e portarono il vangelo della grazia a tutte le nazioni. Il nome e l'opera di Cristo sono ora la montagna centrale. Lo Spirito senza misura è riversato su di lui. La Gerusalemme che è ora è la Sua Chiesa, attorno alla quale si riuniscono tutte le influenze celesti e da cui scaturiscono. Da qui le missioni. I cristiani si impegnano nel lavoro missionario mentre le montagne scaricano i fiumi; Non possono farci niente, è una legge del loro essere. L'amore nei cuori redenti si gonfia, e li lacera se non si aprissero

(2.) In una città. Gli sforzi dei primi cristiani erano diretti principalmente alle grandi città. Quando le roccaforti sono conquistate, il paese circostante è più facilmente occupato. Le città sembrano destinate a svolgere un ruolo più importante nell'età moderna di quanto non lo fossero nell'antichità. Finora non appare alcun sintomo di alcuna legge naturale che possa frenare il loro aumento. Il pensiero di Londra fa vacillare il cuore. Ma "questa è la vittoria che vince il mondo", ecc. Signore, accresci la nostra fede

(3.) Una città di Samaria. Era vicino; era bisognosa. I suoi abitanti erano un popolo misto con una religione patchwork. Oggi la Samaria è vicina a noi, e se siamo disposti ad andare, non dobbiamo necessariamente farci mancare un campo di missione

(II.) Gli Ebrei predicarono loro Cristo

(1.) Ebrei predicarono: la prima e principale opera di un missionario, come araldo di pace dal re a un paese ribelle. L'insegnamento e la stampa sono utili ausiliari, ma non devono usurpare il primo posto

(2.) Gli ebrei predicarono Cristo. A questo si ricollega costantemente l'insegnamento della Bibbia. Non la legge, la morale, la filosofia, e nemmeno le Scritture o la vera dottrina, ma Cristo

(3.) A loro, a ciascun cuore. Non un piano generale di redenzione, ma un Salvatore personale per un'anima personale. Lascia che i raggi del sole che passano attraverso il vetro ordinario si diffondano sulla tua mano nuda e l'effetto è impercettibile; ma lascia che i raggi passino attraverso un vetro convesso e si concentrino su un punto, e brilleranno brillantemente e andranno al vivo. Il Vangelo può essere predicato o ascoltato in entrambi questi modi; da qui i suoi diversi effetti. (W. Arnot, D.D.L'avvento del Vangelo in Samaria: - Con la storia di Filippo inizia una nuova fase nello sviluppo della Chiesa. Nel primo incarico ai dodici la buona novella era limitata agli Ebrei, con l'espressa esclusione dei Samaritani. Questo, tuttavia, fu annullato nell'ultimo incarico, e prima Samaria e poi il mondo intero furono aperti al vangelo. Ma l'onore di eseguire questo incarico, nella sua più ristretta e più ampia estensione, non spettava a un apostolo, ma a un diacono. La Samaria direttamente, e l'Africa indirettamente, furono evangelizzate da Filippo, il precursore di Paolo nella sua opera come Stefano lo fu nella sua predicazione. "Gli eventi imminenti gettano le loro ombre prima". Le sagome di Stefano e Filippo, proiettate sulla tela della storia sacra, ci danno un'idea della gigantesca figura in serbo. Non si sa cosa abbia mosso Filippo. Forse la persecuzione era specialmente diretta contro di lui, poiché il suo nome ricorre accanto a quello di Stefano, e perché era un ebreo grecizzato più liberale dei suoi fratelli in Palestina. Gli ebrei scesero in una città (non nella) di Samaria, probabilmente Sebaste o Sichar. L'ordine della diffusione del Vangelo dovrebbe essere notato. Doveva cominciare da Gerusalemme come suo centro, e prima permeare la Giudea, la provincia di cui Gerusalemme era la metropoli, e da lì a Samaria, la provincia contigua, e da lì fino alle parti più remote della terra. Ora, questa collocazione di Samaria (tra la Giudea e le parti più estreme della terra) non deve essere intesa tanto geograficamente quanto moralmente. I Samaritani erano Gentili Giudaizzati, proprio come gli Ellenisti erano Ebrei Gentilizzati. Ed è ovvio che i Gentili Giudaizzati potrebbero svolgere la stessa parte che ebbero gli Ellenisti: fungere da ponte tra il Giudaismo e il paganesimo. I Samaritani erano probabilmente di estrazione puramente pagana, discendenti di coloro con cui Salmanezer ripopolò il paese desolato (2; Re xvii.), la cui religione corrotta trovò presto per sé un'abitazione locale e un nome. Manasse, figlio di un sommo sacerdote ebreo, minacciato di espulsione dal sacerdozio per aver contratto matrimonio con una samaritana, si schierò permanentemente con loro, costruì un tempio rivale su Garizim e fondò un sacerdozio rivale. La Bibbia samaritana era una copia della legge di Mosè, e solo questa mostrava, tuttavia, molte alterazioni del testo. Così, dove Mosè comanda al popolo di costruire un altare sul monte Ebal, Gherizim è sostituito da Ebal. Così la religione samaritana era un giudaismo spurio e mutilato. E quindi l'antipatia dei Giudei verso di loro superava la loro antipatia verso i semplici Gentili. Nulla gli uomini odiano di più di una caricatura di se stessi. Di conseguenza i samaritani erano maledetti in ogni sinagoga, esclusi come testimoni dai tribunali giudaici e non potevano mai diventare proseliti. Questi pregiudizi rancorosi erano estranei allo Spirito di Cristo, e gli Ebrei colsero ogni occasione per contrastarli. Ma mentre gli Ebrei proibiscono ogni animosità contro di loro, gli Ebrei non diedero alcuna approvazione alle loro pretese religiose. Si vedrà, quindi, che un ebreo rigoroso della scuola ortodossa avrebbe avuto una grande quantità di pregiudizi da superare nel portare il Vangelo in Samaria. Ma Filippo non apparteneva a questa scuola. Le sue circostanze e il suo ufficio gli avrebbero dato simpatie più ampie di quelle che si potevano trovare tra gli Ebrei degli Ebrei. Il diaconato originale era ora distrutto, e Filippo, il distributore di elemosine, appare nel nuovo ruolo di evangelista, una prova lampante che i piani più saggi per il governo della Chiesa sono soggetti a modifiche da parte della Provvidenza di Dio. Eppure, mentre la forma del primo diaconato scomparve, i suoi principi rimasero, e sentiamo parlare di diaconi a Filippi e di un dono di "aiuti" a Corinto. Una parola conclusiva sul lento sviluppo delle idee che dovevano formare la cristianità. La Chiesa aveva molto da imparare dopo la Pentecoste, cosa che solo l'esperienza e la lotta potevano insegnare. L'effusione non fu un'illuminazione magica su tutti i punti della verità, ma piuttosto l'impianto di un principio di luce e amore, che doveva elaborare i suoi risultati secondo le leggi della mente umana. Poste sotto la guida dello Spirito, le vedute degli apostoli divennero gradualmente più chiare e più ampie. La Pentecoste ha fatto per la società ciò che la conversione fa per l'individuo. La conversione è un periodo di emozioni calde e vive, ma l'opera di santificazione, lungi dall'essere terminata, è solo iniziata. La nostra giovane forza deve essere approvata con la prova, e la nostra piccola conoscenza deve essere ampliata dall'esperienza. Così è stato con la Chiesa primitiva. (Dean Goulburn.) Samaria resa gioiosa:

(I.) La predicazione di Cristo. Cristo deve essere predicato come

1.) Tutto onnipotente; 2. Tutto sufficiente; 3. Solo; 4. Grazioso e compassionevole, Salvatore

(II.) I suoi effetti felici

(1.) Le benedizioni che porta

(2.) Le prospettive che si dispiega. Conclusione:1. Quali ragioni abbiamo per essere grati per il Vangelo! 2. Che uso ne facciamo? (W. Dransfield.) Predicare Cristo:

(I.) Cristo è il soggetto appropriato della predicazione. Ciò significa che

1.) Che l'argomento della predicazione non era la saggezza del mondo

(2.) Che era la rivelazione riguardante Cristo

(1) La natura della Sua persona

(2) Il carattere della Sua opera in tutti i Suoi uffici

(3) Il metodo di salvezza attraverso di Lui: cosa dobbiamo fare per ottenere un interesse per la Sua salvezza

(4) I doveri che gli dobbiamo

(II.) Cristo come oggetto della predicazione. Gli oggetti che gli uomini hanno sono vari, e alcuni egoistici e degradanti. Alcuni predicano il Cristo della contesa e dell'invidia. Altri hanno scopi legittimi, ma subordinati, come il benessere temporale o eterno degli uomini. Il vero oggetto, specifico e appropriato è l'esaltazione e la gloria di Cristo; affinché gli Ebrei possano essere conosciuti, adorati e obbediti

(III.) Motivi per cui dovremmo predicare Cristo. Perché

1.) Ebrei è il nostro Dio e Salvatore

(2.) Questo è necessario affinché gli uomini diventino cristiani

(3.) Rendere gli uomini cristiani è il miglior mezzo per glorificare Dio e l'unico mezzo per promuovere la felicità, la santità e la salvezza degli uomini

(IV.) Predicare Cristo è una grazia. I motivi per cui è un favore così grande sono perché

1.) È il più alto servizio di Dio e di Cristo

(2.) ServirLo è il più alto onore e la più grande fonte di felicità. (C. Hodge, D.D.Come Cristo dovrebbe essere predicato:

(I.) Come il messia dell'antica profezia

(II.) Come incarnato

(1.) Molto uomo

(2.) Molto Dio

(III.) Come crocifisso e risorto

(1.) L'espiazione del peccato

(2.) Trionfare sulla morte

(IV.) Come glorificato

(1.) Per se stesso

(2.) Per il Suo popolo

(V.) Come giudice. Vivere per far conoscere Cristo: - Mi chiedo quanti cristiani qui potrebbero avere le loro biografie condensate in questa riga: "Gli ebrei hanno vissuto per far conoscere Cristo". Non si potrebbe dire di uno che ha vissuto per aprire un negozio, e poi per aprirne un secondo? o di un altro, viveva per risparmiare un bel po' di soldi, e prendere azioni di società a responsabilità limitata? O di un terzo, visse per dipingere un grande quadro? o di un quarto, era meglio conosciuto per la sua geniale ospitalità? Di molti ministri si potrebbe dire: viveva per predicare splendidi sermoni e per guadagnarsi il merito di un'ottima oratoria. Che dire di tutti questi? Se si può dire di un uomo: "Gli ebrei vissero per glorificare Cristo", allora la sua vita è una vita. Ogni uomo cristiano dovrebbe vivere così. Oh, se il mio memoriale fosse: "Gli Ebrei predicarono Cristo crocifisso"! (C. H. Spurgeon.) Il defunto vescovo F., di Salisbury, avendo procurato un giovane ecclesiastico dalle promettenti capacità per predicare davanti al re; e il giovane, secondo l'opinione di sua signoria, si era comportato bene, il vescovo, in una conversazione con il re in seguito, desiderando avere l'opinione del suo sovrano, si prese la libertà di dire: "Vostra Maestà non pensa che il giovane, Chi ha avuto l'onore di predicare davanti a Vostra Maestà, è probabile che sia un buon ecclesiastico, e ha pronunciato questa mattina un ottimo sermone?" Al che il re, con i suoi modi bruschi, rispose in fretta: "Avrebbe potuto essere un buon sermone, mio signore; ma non considero buono nessun sermone che non contenga nulla di Cristo".Cristo in ogni sermone: - Una signora di nome Ruth Montgomery, scrivendo in un giornale americano, ci racconta di aver sentito un giovane appena entrato nel ministero, che visitò suo nonno quando era una bambina, pronunciare un discorso in qualche occasione pubblica secolare. Anni dopo, quando divenne adulta, sentì lo stesso oratore tenere una conferenza di profondo interesse, in una città all'interno di New York. In piedi all'ingresso del banco, mentre lui passava lungo il corridoio fino alla porta, lei gli strinse la mano e disse: "Sono la piccola Ruth". Un sorriso gli illuminò il volto e rispose: "Sai che mi hai detto qualcosa quando ero da tuo nonno che non ho mai dimenticato?" Oh, no,» dissi; "Non è possibile!" Sì, l'hai fatto", rispose lui; "Quando tornai dalla conferenza, lei disse: 'Dottor D., non ha dimenticato di portare il Salvatore nella sua conferenza'. E decisi allora che non l'avrei mai dimenticato. Me ne sono ricordato da quel giorno fino ad oggi, e ho cercato di mantenere la mia decisione".Molti anni fa, quando S. D. Rickards stava tornando a casa con una giovane donna, parlandole del buon Dio e della Sua disponibilità ad aiutarci (in conformità con una risoluzione presa ancora più tempo fa che non sarebbe mai stato solo con un giovane senza parlare delle "cose migliori"), scoprì che desiderava ardentemente essere cristiana da molto tempo; voleva amare e confidare nel Signore Gesù, ma non sapeva come. Nel modo più semplice le disse come... che credere in Cristo non era più difficile che confidare in Lui. Credeva che l'avrebbe salvata se avesse potuto, se glielo avesse chiesto? E quando giunse la risposta: «Sì», ci si chiese se non ci si potesse fidare molto di più di un povero essere debole come lui. Gli Ebrei non sarebbero stati sicuri di salvarla se Lei glielo avesse chiesto, e lei non avrebbe potuto fidarsi che Lui avrebbe detto di sì? Alcuni giorni dopo, arrivò un bigliettino che lo ringraziava per la conversazione, raccontava come ora poteva dire di confidare nel Signore Gesù e di essere felice in Lui, e aggiungeva queste poche parole: "Se qualcuno negli ultimi tre anni mi avesse parlato come hai fatto tu l'altra sera, sarei stato cristiano. Era proprio quello che volevo. Spesso mi chiedo se i cristiani parlino così poco di Cristo". (J. L. Nye.E il popolo di comune accordo prestò attenzione alle cose che Filippo diceva, udindo e vedendo i miracoli che faceva.-Frutta-gioia:-

(I.) Il popolo ascoltò il messaggero. C'era grande serietà e unanimità. Non si opposero a lui e non rimasero impassibili. È un grande vantaggio quando un risveglio diventa generale. I cristiani solitari sono come alberi solitari vicino alla costa del mare; I venti freddi ne frenano la crescita o li uccidono. Ma in un fitto bosco tutti concorrono a ripararsi ciascuno. Questo raccolto giunse così rapidamente e generalmente fino alle mani di Filippo che siamo costretti a credere che un seminatore fosse stato precedentemente al lavoro. Era così. Il padrone aveva seminato, il servo ora mieteva

(II.) Il popolo udì le sue dottrine e vide le sue opere potenti. Abbiamo le stesse dottrine e gli stessi risultati nella conversione, ma non i miracoli? Perché? Erano le credenziali dei primi predicatori; Perché, allora, non possiamo averli per autenticare i nostri? Per la stessa ragione, forse, per cui il miracolo della Creazione non si è ripetuto. Per far andare avanti il mondo erano necessarie potenze che ora non sono necessarie. Le attuali leggi organiche sono sufficienti per la continuazione della specie, ma non per spiegare l'inizio. Perché, allora, si dovrebbe ritenere impossibile che Dio eserciti un potere per stabilire il vangelo che non fu necessario in seguito? Le forze spirituali esistenti sono sufficienti per tutti gli scopi del vangelo e sono anche più potenti dei miracoli impiegati per stabilirlo

(III.) C'era grande gioia in città. Ascoltate questo, voi svolazzatori di farfalle, che svolazzate da un fiore all'altro, saziatevi di ogni dolce non appena vi posate su di esso, e affrettatevi infelici verso un altro, provando ogni fiore tutto il giorno, e di notte non portando a casa il miele! Ascoltate questo, voi tutti che studiate duramente per tenere la religione a distanza, per timore che getti un'oscurità sul vostro cuore o sulla vostra casa! Quando un missionario fervente che aveva rischiato la vita per il nome di Cristo predicava in una città, il popolo, invece di diventare cupo, si rallegrava. Questo è un fenomeno degno di studio. Ma non fraintendere il suo significato. L'istinto che spinge i vanitosi e i mondani a tenere lontana la religione, per timore che distrugga il loro piacere, è un vero istinto. L'istinto di ogni creatura è per la propria conservazione. Abbracciare Cristo è crocifiggere l'uomo vecchio, che non muore senza lotta e dolore. Ma quando viene spogliato, si riveste di una nuova natura, e la nuova natura ha nuove gioie. Ciò che i Samaritani sentivano è il risultato ultimo, non il primo effetto, della predicazione di Cristo offerta a una città o a un'anima, e tenuta fuori, sembra un terrore, ma ricevere diventa una gioia che la vita non può dare o la morte distruggere. (W. Arnot, D.D.Le coincidenze non intenzionali sono una prova molto soddisfacente della verità della Scrittura. Ne abbiamo uno qui. Dal racconto del soggiorno di nostro Signore a Sicar, dato da Giovanni - uno scrittore molto diverso da Luca - deduciamo che i Samaritani erano un popolo di mente semplice, con un gusto infantile per il meraviglioso, e una credulità altrettanto infantile, che aspettava ardentemente la venuta di un grande Profeta e Liberatore, ma aveva le facoltà morali non sviluppate. Ora è proprio tra un popolo del genere che è probabile che la magia si faccia strada, come la narrazione ci dice che ha fatto. Così i Samaritani degli Atti sono fedeli al carattere incidentalmente attribuito loro in San Giovanni. Ma tra le nazioni di una civiltà molto più elevata c'era allora una suscettibilità alle arti magiche. Le idee religiose erano in uno stato di fermento e le menti religiose in uno stato di grande eccitazione. C'era un'aspettativa generale dell'avvento di un grande Sovrano, dovuta in parte alla diffusione delle idee e delle associazioni ebraiche attraverso la dispersione di Israele, e alla crescente incredulità nella mitologia. Gli uomini devono avere una certa religione, e così i pagani intelligenti si aggrappavano alle vecchie forme, con un ghigno occasionale, in mancanza di una migliore, ma desideravano qualcosa di più vero e più soddisfacente. Ora, questo stato è connesso con la credulità e l'appetito per i segni e i prodigi; e ovunque ci sia una domanda, c'è sicuramente un'offerta. E, per andare oltre i fenomeni alle cause, con la manifestazione di Dio nella carne, le potenze del male furono spinte a uno sforzo disperato per il mantenimento della loro supremazia. La possessione demoniaca fu uno dei risultati di questo sforzo; un grande sciame di impostori era un altro. Si dice che Apollonio di Tiana abbia compiuto miracoli che sono parodie di quelli dei Vangeli. Accanto alla moneta autentica che Dio ha coniato è stata emessa dalla zecca del diavolo un'intera scuola di monete false. Il Vangelo doveva fare come aveva fatto la legge; quando gli stregoni erano in grado di fare gli stessi prodigi di Mosè fino a un certo punto, dopo di che erano costretti a vedere "il dito di Dio". Così qui il mago è costretto a riconoscere che Dio è nel vangelo, e viene battezzato, anche se senza cambiare idea. La sua politica era, senza rinunciare allo scopo della sua vita, di accertare il segreto di questo nuovo potere: e sembra che considerasse il battesimo come un rito magico allo stesso livello dei suoi incantesimi. E Luca, nel descrivere il suo stato d'animo mentre contemplava i miracoli del vangelo, usò la stessa parola greca che usò per descrivere l'effetto delle potenze di Simone. "Gli Ebrei stregarono il popolo di Samaria,. e vedendo i miracoli e i segni che erano fatti, fu stregato". Si notino alcune delle caratteristiche dei miracoli di Filippo che li distinguevano da quelli dello stregone. I primi avevano su di loro...

(I.) Il sigillo della gloria di Dio. Lo stregone predicava se stesso: "Ha detto di essere un grande"; mentre Filippo "predicava Cristo" e "le cose riguardanti il regno di Dio". Gli Ebrei annunciarono che l'impero del diavolo era stato distrutto e che chiunque si fosse accontentato di Dio avrebbe avuto benedizioni inestimabili. Miracoli di carattere corrispondente attestavano il messaggio. Gli spiriti impuri furono espulsi in segno del regno distrutto di Satana e, come prova che un nuovo potere era entrato nell'umanità, molti furono guariti. Alla vista di questi miracoli il popolo gioì. Ma i semplici prodigi non hanno l'attitudine a produrre gioia. Le stregonerie di Simone producevano solo stupore e terrore. Ciò che produsse la gioia fu la buona novella che Filippo predicava. Dove i miracoli ridondano, con molti ringraziamenti alla lode di Dio, possiamo credere che abbiano avuto origine da Dio; ma quando ridondano alla glorificazione degli uomini, possiamo sospettare di loro

(II.) Il sigillo dell'amore per l'uomo. Hanno portato sollievo all'umanità sofferente. Ma non si dice una parola sulla beneficenza dei miracoli di Simone: erano semplicemente prodigi che incantavano la gente. Conclusione:1. I veri miracoli non sono mai mostrati per se stessi, ma per qualche dottrina che deve essere attestata da essi. Non vengono mai avanzate per far meravigliare le persone, ma come segni per farle credere. Quindi, non appena la dottrina ha guadagnato una solida base, i miracoli cessano. Quando si professa che le meraviglie sono state operate da qualche potere occulto, non accreditatele a meno che non siano a conferma di qualche messaggio divino

(2.) C'è una corrispondenza tra il carattere di un vero miracolo e la dottrina che è stato creato per stabilire. Così, ad esempio, le piaghe d'Egitto erano tutte dirette a stabilire la superiorità di Geova sugli idoli d'Egitto, e quelle di Filippo a dimostrare che il vangelo era una buona novella di grande gioia. E il popolo vide la corrispondenza tra i due (Versetto 8). (Dean Goulburn.) I miracoli spirituali del vangelo:

(I.) L'impurità viene espulsa

(II.) La debolezza si rafforza

(III.) Il dolore si converte in gioia. Gioia

1.) Atti 49 perdono dei peccati

(2.) Nel godimento di Dio

(3.) Nella speranza della salvezza eterna. (K. Gerok. L'unica cura per i disturbi dell'anima: - Alcuni anni fa mi trovavo a Birmingham quando si teneva la fiera delle cipolle, e migliaia di persone venivano dal Black Country per assistervi e per assistere alle attrazioni che sembrano far parte di tutti questi raduni. La Società Biblica di Londra mandò un agente a vendere copie della Bibbia. C'era anche una donna che vendeva un farmaco brevettato, e alcuni giovani del Paese Nero le si avvicinarono, e uno di loro le disse: "Missis, può curarci?" Che succede?» chiese la donna. «Oh, abbiamo il diavolo in noi», fu la risposta. «No, giovanotto,» disse la donna, con un rispetto per la verità che meritava qualcosa di meglio che vendere medicinali brevettati, «non posso curarti. Il tuo disordine è dell'anima; Il mio fisico è solo per il corpo. Se vuoi essere guarito, devi andare dall'uomo che vende Bibbie laggiù". (J. S. Pawlyn.E c'era una grande gioia in quella città.-I motivi della gioia cristiana: -C'era gioia a causa di...

(I.) Misericordie temporali. Le circostanze che accompagnano i benefici, così come i benefici stessi, renderebbero questa gioia particolarmente grande. Perché molte malattie senza speranza sono state curate istantaneamente e completamente, senza sottoporre il paziente ad alcuna operazione dolorosa, né lasciando asportata alcuna parte del cimurro. E la loro gioia sarebbe stata ancora più accresciuta percependo la mano di Dio in tutto questo, e che era illustrativa della misericordia e della potenza su cui avrebbero potuto riporre la loro fiducia in Lui per future e più alte benedizioni. Essi infatti accolsero il messaggio redentore così raccomandato e attestato, e abbracciarono la fede e la speranza del Vangelo. Ora, quando vi sarà riservata una benedizione, il vostro cuore sarà senza dubbio colpito dalla gioia. E la gioia sarà proporzionata alla sensibilità innata della vostra mente e alla benedizione ricevuta. Ma il grande argomento dell'ansia dovrebbe essere che la tua gioia sia degna delle facoltà di cui Dio ti ha dotato, e di quei sentimenti e anticipazioni che Ebrei ti ha insegnato ad avere. Qual è la natura della tua gioia dopo il beneficio temporale? È una semplice eccitazione animale, come la gratificazione dei bruti quando vengono placati dalla fame e dalla sete, o quando sono liberati dal dolore o dalla reclusione? O è il sentimento di quei mondani che sono felici solo quando si assiste ai loro appetiti inferiori? Affinché la gioia sia cristiana, le benedizioni con cui l'emozione è stata eccitata devono essere considerate per la loro origine e per gli scopi più elevati che sono destinate a servire, sia nella vostra condizione presente che in quella futura

(1.) Tu gioisci per i benefici temporali, ma ricorda che questi non sono i frutti del tuo sforzo, o della benevolenza dei tuoi simili, o del destino o del caso. Sono i doni di Dio. Le gentili interposizioni qui registrate erano miracolose; ma se hai tratto i tuoi principi e le tue impressioni dalle Sacre Scritture, non avrai bisogno di un miracolo per elevare la tua contemplazione a Colui per mezzo del quale è stata manifestata una misericordia. Considererete ogni conforto come discendere dal cielo. E quanto è dolce e appagante quella gioia che traete da questo riferimento di ogni benedizione a Dio! Se vi venisse detto che ogni evento felice che vi è accaduto ha avuto origine dall'invenzione di un individuo che, unito al valore generale, a un forte e disinteressato attaccamento per voi, questa scoperta non aggiungerebbe molto al vostro piacere, dando vita a simpatie che altrimenti non sarebbero potute esistere? E se questo individuo dovesse rivelarsi il padre a cui tu hai fatto molto per dispiacere, non aumenterebbe il godimento a un grado ancora più alto? E questo non deve essere realizzato in uno stile che nessuna reciprocità di gentilezza tra uomo e uomo potrà mai esemplificare, e in un grado che nessuna manifestazione di mera generosità umana potrà mai creare, quando siete in grado di ricevere tutte le cose buone della vita come provenienti dalla mano del vostro Padre che è nei cieli? E nella misura in cui vedrai il dito di Dio in qualsiasi cosa contribuisca alla tua preservazione e al tuo benessere, la tua gioia sarà regolata non dalla grandezza della prosperità che ne dà occasione, ma dalla munificenza divina che indica sia grande che piccola

(2) Ma oltre a questo, dovresti essere gioioso nell'esperienza del bene temporale, perché ripristina o aumenta i tuoi mezzi di miglioramento personale e di utilità sociale. Non c'è dubbio che molti dei samaritani si sentirono allegrati in questo modo. Per essere stati soggetti a varie infermità, devono essere stati non solo esclusi da uno sforzo utile, ma sono stati anche un peso sia per se stessi che per i loro amici. Ma quando furono liberati da tali calamità fisiche, la fede che abbracciarono in conseguenza di questa interposizione divina li avrebbe portati a impiegare le loro forze recuperate per promuovere il loro bene e il bene del loro prossimo, e a rallegrarsi che la capacità fosse stata ripristinata, mentre era stata data anche l'inclinazione, di glorificare Dio in riconoscimenti pratici della Sua misericordia guaritrice. E come, sotto l'impulso di questa santa ambizione, tutto ciò che ritarda il tuo progresso sarà oggetto di rimpianto, così tutto ciò che tende a promuoverla ti renderà lieto in proporzione al suo potere di accrescere il calore della tua pietà e l'estensione della tua virtù. Né potete non essere consapevoli delle stesse emozioni in riferimento al benessere degli altri

(1) Sei stato a lungo confinato, forse, in un letto di malattia, che ha interrotto il tuo corso di servizio attivo. Ora che, per la misericordia divina, vi è permesso di scambiare la camera della malattia con la scena dell'industria abituale, vi abbandonate alla gioia dell'anima che un tale passaggio è adatto a ispirare. Ma siete contenti solo di avere di nuovo il permesso di partecipare ai divertimenti del mondo, o di mescolarvi agli affari? No; la tua gioia, se è cristiana, deriverà piuttosto da questo: che ora puoi seguire gli importanti scopi per i quali il tuo Signore ti ha qualificato

(2) Forse avevi un caro amico in cui confidavi per consigli e incoraggiamento; e come era piaciuto a Dio di affliggerlo, così è piaciuto a Dio di restituirlo alle vostre preghiere e ai vostri affetti. Ma devi aver apprezzato poco il suo valore se non hai salutato il suo ritorno, non semplicemente per motivi di amicizia, ma perché dovevi essere di nuovo benedetto con i suoi consigli, ammonimenti e esempio

(3) O forse sei stato salvato dagli imbarazzi mondani che ti avevano ostacolato nella coltivazione dei tuoi talenti e quasi distrutto il tuo potere di promuovere il bene dei tuoi simili. E nel sollievo da questi imbarazzi questo avrà un posto influente e distinto, che avete recuperato ciò con cui potete fare un progresso maggiore nelle cose che sono eccellenti, ed essere strumentali nel promuovere i grandi interessi dell'umanità e della religione nel mondo

(II.) Misericordie spirituali. Filippo predicò Cristo ai Samaritani, ed essi Lo abbracciarono come un Redentore infinitamente sufficiente, e con il battesimo fecero voto di assumere tutti i doveri della loro professione cristiana. Ora, se abbiamo accolto il Vangelo come loro, dobbiamo essere altrettanto colpiti dalla gioia. Il Vangelo è di una descrizione così interessante, ed è così calcolato per lavorare sui principi e sulle suscettibilità della nostra natura, che ogni volta che incontra la fede e l'obbedienza non può non produrre gioia. Tanto è vero che il cristianesimo è distintamente "buona novella di grande gioia". 1. Pensiamo solo alle informazioni che il cristianesimo trasmette, per vedere quanto necessariamente susciti gioia

(1) Ci rallegriamo nell'apprendere che un male temporaneo che temevamo grandemente è stato evitato? Ebbene, dunque, apprendiamo dal vangelo che la più grande di tutte le calamità è prevenuta in modo così efficace che non c'è "nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù". (2) Ci rallegriamo di essere certi che qualche amico terreno a cui avevamo dato giusta offesa è disposto a ristabilirci nel suo favore? Ebbene, dunque, il vangelo ci assicura che Dio stesso, il cui favore è la vita, il cui dispiacere è la morte, ma contro il quale abbiamo peccato, ha preso tali disposizioni affinché le nostre iniquità possano essere cancellate, e la nostra pace con Lui riguadagnata e assicurata

(3) Ci rallegriamo quando ci viene detto che un cimurro che minacciava di essere mortale può essere arrestato? Ebbene, il Vangelo ci dice che la morte, che tanto temevamo, è privata del suo pungiglione, spogliata dei suoi terrori, e che non deve più essere temuta

(4) Ci rallegriamo quando, per l'immeritata gentilezza di qualche parente, abbiamo la reversibilità di una fortuna o di un patrimonio che dobbiamo presto lasciare ad altri? Ebbene, il Vangelo ci informa che Dio ha riservato per noi "un'eredità incorruttibile e immacolata, che non appassisce". 2. Ma ci conviene avere questo sentimento di interesse per le benedizioni del vangelo creato e stabilito secondo il metodo scritturale. Alcune persone sono confortate e rallegrate dalle scoperte del Vangelo senza alcun valido mandato. Essi immaginano che, solo perché è provveduto un Salvatore e compiuta un'opera di redenzione, possono bandire tutte le loro paure ed essere "gioiosi nel Signore". Mentre, secondo lo schema del vangelo, questo fatto non è di alcuna utilità per nessun peccatore fino a quando non è ricevuto da lui, e sottomesso da lui, "come una parola fedele, e degno di ogni accettazione". Ora, questo conseguimento è fatto dalla fede in Cristo, e nel momento in cui Cristo diventa il nostro Salvatore, la gioia esiste lì, e dovrebbe essere amata lì, come sancito da Colui da cui sono derivati il perdono e la salvezza che lo producono, come un privilegio che gli Ebrei conferiscono, ugualmente prezioso e divino. Non dobbiamo rallegrarci perché crediamo, come se la nostra gioia dovesse nascere da qualcosa dentro di noi, ma perché il Salvatore, nel quale confidiamo, ci basta tutto. Così fu per i convertiti samaritani. Avevano una grande gioia. Ma fu una sequenza immediata del loro "credere alle cose che Filippo predicava riguardo al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo". Può esserci una fede forte e una fede debole. Quanto più chiara e moltiplicata è la nostra prova delle verità del Vangelo e della sufficienza di Gesù Cristo in qualunque cosa tale prova possa consistere, tanto più vivida e vigorosa sarà la nostra fede; e quanto più vivida e vigorosa è la nostra fede, tanto più viva, sostanziale, non mescolata sarà quella gioia che la fede, in ogni suo grado, è adatta a produrre. E perciò, affinché abbondiamo nella gioia, la nostra cura e il nostro studio abbondino nella fede

(3.) Ma ricorda che la stessa autorità che ti comanda di credere e di gioire, ti presenta anche delineazioni e imposizioni di un carattere che devi possedere, altrimenti tutta la tua "religione è vana". La fede che riponi in Cristo, e che dà gioia al tuo cuore, è una fede che lo riceve, affinché gli Ebrei possano redimerti dal potere e dalla contaminazione del peccato e consacrarti al servizio di Dio; e se fosse possibile per voi credere in Lui escludendo quella parte del Suo carattere salvifico, la vostra gioia sarebbe presuntuosa e illusoria. In modo che la gioia spirituale e il rinnovamento spirituale siano inseparabilmente uniti. E come credete e gioite, così dovete dare ogni diligenza per abbondare nella pietà. I Samaritani agirono in questo modo. Non leggiamo della loro condotta successiva; Ma per quanto riguarda la narrazione, hanno fatto tutto ciò che il loro tempo e le loro opportunità hanno permesso. Erano battezzati, e questo implicava incalcolabilmente più di quanto non significhi tra noi. Sottoponendosi al rito, sfidarono tutti i terrori della persecuzione e si impegnarono a mantenere quella purezza di contegno che significava il lavaggio con l'acqua. Una vita santa, in riferimento alla nostra gioia spirituale, è di grande importanza in due modi

(1) È la prova con la quale dobbiamo accertare che la nostra gioia non è falsa e illusoria. C'è una gioia che procede da cornici, sentimenti e fantasie. Per proteggerci da un inganno così fatale, è necessario che noi "esaminiamo noi stessi per vedere se siamo nella fede", senza la quale il Vangelo non dice nulla di buono per noi, e se abbiamo il diritto di rallegrarci nel Signore come nostro Signore, nostro Salvatore e nostra parte

(2) Mentre la pietà pratica ci soddisfa così che non ci stiamo rallegrando senza giustificazione, più possediamo di quel carattere, più forte è la prova che otteniamo del nostro interesse per le benedizioni della redenzione, e più forti sono le ragioni che abbiamo per incoraggiarci in quella gioia con cui le benedizioni della redenzione sono così adatte a riempire lo spirito. (A. Thomson, D.D.) Gioiosa importanza del vangelo:

(I.) Merita di essere notato che la sede di questo santo trionfo era "la città di Samaria". Si può ben dire: "Il deserto e il luogo solitario si rallegreranno per loro, e il deserto gioirà, e fiorirà come la rosa"; poiché tale era davvero la città di Samaria. Così il Signore edifica Gerusalemme e raduna i reietti d'Israele (Salmi 147:2 ; Isaia 56:6-8)

(II.) La gioia che ora prevaleva nella città di Samaria è pienamente spiegata dalla causa che l'ha prodotta. La gioia non è mai incitata se non in qualche grande occasione, e le stagioni della gioia religiosa sono distinte da qualche evento interessante o straordinario. Tale fu la gioia e la letizia per i preparativi per la costruzione del tempio di Gerusalemme (1Cronache 24:9), per la Pasqua di Ezechia (2Cronache 30:25, 26), per la ricostruzione e la dedicazione delle mura della città (Neemia 12:43), per la nascita di Cristo (Luca 2:10-14), per l'apparizione della stella ai magi orientali (Matteo 2:13), e all'ascensione del nostro benedetto Salvatore (Luca 24:52). Tutti questi furono grandi eventi e fornirono un'abbondante fonte di gioia e di giubilo. Possiamo quindi aspettarci qualcosa di grande e interessante nel caso presente, per riempire di gioia un'intera città... e che cos'era? 1. Non è motivo di gioia che il Signore sia venuto nel mondo per salvare i peccatori? 2. Non è motivo di gioia il fatto che Cristo abbia dato la Sua vita per noi e ci abbia redenti a Dio mediante il Suo sangue? 3. Non è forse motivo di grande gioia che Cristo è risorto dai morti? Questo prova che Ebrei era il vero Messia, che il Suo sacrificio è accettato e che la giustizia è pienamente soddisfatta

(4.) Non è anche questione di gioia che Cristo sia asceso alla gloria e che gli Ebrei vivano sempre per intercedere per noi? 5. Che attraverso la fede nel Suo nome c'è il perdono dei peccati e l'accettazione con Dio? 6. Non è forse fonte di gioia che questo vangelo sia ora inviato a tutte le nazioni? 7. Non era forse una speciale gioia per i Samaritani, che essi stessi avessero creduto al vangelo? Riflessioni:1. Se, dunque, il vangelo porta notizie di grande gioia, perché si rimprovera che tende alla tristezza e alla malinconia? C'è qualcosa di più irragionevole e ingiusto? 2. Perché le persone si scoraggiano mentre c'è tale manifestazione di misericordia? Perché non danno ascolto al Vangelo, né ricevono la testimonianza che Dio ha dato di Suo Figlio

(3.) Perché i cristiani non possiedono più gioia e pace nel credere? Perché non abbiamo più religione, non viviamo di più sotto l'influenza del Vangelo. Signore, accresci la nostra fede. (J. Benson.) La gioia della salvezza: Giovanni Bowen, in seguito vescovo della Sierra Leone, essendo stato convertito da un sermone mentre era un giovane contadino in Canada, scrisse nel suo diario: "Ho sperimentato una tale estasi ieri sera in preghiera che ho dubitato di essere sano di mente. Cristo è stato ucciso per me. Potevo arrendermi a Lui senza riserve. Non riesco a descrivere le mie sensazioni di gioia. Non potevo lodare abbastanza Dio per il grande piano di salvezza. Rimasi a lungo a ringraziare e a pregare che una tale gioia celeste non mi fosse tolta".La gioia del cristianesimo: - La religione è buona sia per il corpo che per l'anima di un uomo, sia per il tempo che per l'eternità. Ha la promessa della vita che è ora, e anche di quella che verrà. Non solo insegna agli uomini a governare il proprio spirito, ma anche a prendersi cura del proprio corpo; non solo per vigilare sui loro temperamenti e sulle loro disposizioni, ma anche per gestire, in modo prudente, i loro affari mondani. Se gli uomini fossero veramente religiosi, non solo avrebbero prospettive più luminose per il cielo, ma avrebbero anche una casa molto più allegra e felice sulla terra. La religione illumina tutto ciò che tocca. Rafforza i deboli, conforta gli sconsolati, incoraggia gli scoraggiati, solleva coloro che sono chinati e riempie la mente, anche in mezzo alle ansietà e alle preoccupazioni mondane, di pace, gioia e speranza. Gli effetti unici del vangelo: - Non si è mai trovato in nessuna epoca del mondo, né filosofia o setta, né legge o disciplina, che potesse così giustamente esaltare il bene pubblico come la fede cristiana. (Lord Bacon.) La città cristiana:

1.) Tutto intorno a Filippo c'era la miseria e il peccato di una grande città. Gli Ebrei parlarono loro di Colui che era venuto per alleviare la miseria e perdonare il peccato. Come simbolo della nuova vita di cui parlava loro, toccò alcuni dei loro malati e la loro salute tornò in loro. Non solo alcune anime disperse colsero la nuova ispirazione; sembrava riempire l'aria e fluire in tutta la vita di tutta la città

(2.) C'è qualcosa di chiaro e peculiare in questa gioia di un'intera città per una nuova fede. Tutti possiamo avvertirlo quando un pensiero o un'emozione che ha indugiato in alcune menti si accende e si impossessa di un'intera comunità. È come quando un fremito di fiamma che si è annidato intorno a un pezzo di legna alla fine prende veramente possesso del mucchio di combustibile, e l'intero camino è in fiamme. Venne un tempo in cui il cristianesimo, che aveva vissuto in congregazioni sparse, finalmente si impadronì della mente preparata dell'Impero Romano, e tutta l'Europa fu piena di cristianesimo. Si tratta quindi di un fenomeno che ha un suo interesse e richiede un suo studio, quando al di là delle anime cristiane si ha un'intera comunità ispirata dai sentimenti e che agisce secondo i motivi del cristianesimo. Una città, così come un individuo, è capace di un'esperienza e di un carattere cristiano. È più di un aggregato dell'esperienza delle anime al suo interno, poiché un composto chimico ha qualità che non apparivano in nessuno dei suoi costituenti; È un vero e proprio essere nuovo con qualità e poteri propri

(3.) Il cristianesimo è prima di tutto una forza personale, e solo secondariamente si occupa delle comunità. Le anime degli uomini devono essere convertite; e da questi deve crescere la Chiesa cristiana o lo Stato cristiano. Iniziare con il creare la struttura di una Chiesa o di uno Stato, e aspettarsi che ciò crei un carattere personale, è come se si iniziasse a costruire una foresta dall'alto. Questo è l'errore di tutto il cristianesimo meramente ecclesiastico e politico. Ma nondimeno è vero che quando una grande moltitudine di credenti personali, che sono stati fusi insieme dal fuoco della loro fede comune, presentano al mondo l'unità di una Chiesa o di una nazione cristiana, quella nuova unità è un'unità reale, un essere genuino con il suo carattere e la sua potenza

(4) Vediamo la Chiesa in possesso nel suo insieme di qualità che deve raccogliere, naturalmente, dalle sue parti, ma che non possiamo trovare in nessuna delle sue parti. Lei è più permanente, più saggia, più degna di fiducia del più saggio e più affidabile degli uomini che la compongono. La città è un essere che ci è più caro di tutti i cittadini che la compongono. Molti uomini vanno in guerra e danno volentieri la loro vita per il loro paese che non si sarebbero sognati di darla per nessun connazionale. La Bibbia è piena di questo pensiero. Israele è più di qualsiasi israelita; Gerusalemme è più reale e più cara di qualsiasi ebreo. Il Nuovo Testamento ritorna all'individuo, ma anch'esso avanza verso la sua personalità più ampia, e lascia la forte figura della Chiesa cristiana e la brillante architettura della Nuova Gerusalemme a bruciare nelle sue ultime pagine

(5.) Ma veniamo al nostro argomento. C'è forse da aspettarsi qualcosa di più del fatto che qua e là in una città uomini e donne dovrebbero essere cristiani? Possiamo concepire che il cristianesimo pervada la vita di una comunità in modo tale che la città sia nettamente diversa nella sua vita collettiva e nell'azione da una città pagana? Il cristianesimo, o il cambiamento della vita dell'uomo da parte di Cristo, ha tre modi in cui fa conoscere la sua potenza. Appare come verità, come giustizia o come amore. Ogni anima che è veramente redenta da Cristo entrerà in nuove credenze, in modi più elevati di agire e in affetti più profondi verso i simili. Ora prendeteli uno per uno, e chiedetevi se una città non ne è capace così bene come un individuo

(I.) Guardate prima la fede

(1.) Forse questo sembra il più difficile da stabilire C'è stato un tempo, diciamo, in cui le città avevano le loro credenze, in cui nessun uomo poteva vivere comodamente a Roma senza credere come il Papa, o a Ginevra senza credere come Calvino. Allora ogni proclama si basava su un credo. Ma guardate come le cose sono cambiate ora. Mille fedi diverse lottano liberamente nelle nostre strade, ed è quasi vero che nessun uomo è meno cittadino per ciò che crede o non crede. Ma questo implica che l'unica dimostrazione di una fede deve essere una dichiarazione formale. Ignora per la città ciò che accettiamo per l'individuo, che il miglior segno che un uomo crede in qualcosa non è la sua ripetizione delle sue formule, ma la sua impregnazione del suo spirito. Può essere diventato impossibile, almeno per il momento, che le città scrivessero confessioni di fede nei loro statuti; ma se è possibile, anzi, se è necessario, che la prevalenza in tutta la vita di una città di una fede in Dio e in Cristo e nello Spirito Santo debba testimoniare di se stessa attraverso la creazione di certe qualità spirituali in quella città, allora non abbiamo la possibilità di una città credente anche senza un credo scritto o una proclamazione formale. Basta guardare Londra. Questa è una città credente, e perché? Non perché occasionalmente si solennizzi un documento con il nome di Dio, né perché alcuni versetti della Bibbia vengano letti ogni mattina nelle vostre scuole pubbliche, ma perché quello spirito che non è mai stato nel mondo se non come frutto della fede cristiana prevale e pervade il vostro governo e la vostra vita sociale, lo spirito di responsabilità, di fiducia nell'uomo e di speranza. Questa è la fede cristiana della vostra comunità, che si manifesta in tutte le vostre azioni pubbliche. Non è arrivato per caso. Essa è entrata in voi attraverso la lunga fede dei vostri padri, che voi stessi conservate ancora nonostante tutti i vostri scetticismi e le vostre dispute

(2.) Se dubitiamo di ciò, dobbiamo solo prevedere le conseguenze se prevalesse una credenza pagana. Abbiamo alcuni uomini che non credono intensamente e amaramente in ogni dottrina cristiana. Lo spirito di questi uomini lo conosciamo: è senza speranza, cinico, disperato. Se sono naturalmente sensuali, sprofondano nella dissolutezza; Se sono naturalmente raffinati, si fanno da parte e deridono o compatiscono con arroganza il lavoro ansioso e il sentimento esuberante degli altri uomini. Ora immaginate che la fede di questi uomini sia resa comune. Quale sarebbe il risultato? Si farebbe un lavoro generoso? Potrebbero sopravvivere ancora un governo popolare o un sistema esteso di credito alle imprese, dal momento che entrambi si basano su quella fiducia dell'uomo nell'uomo che è alla base di un sentimento cristiano? Non avreste ucciso l'impresa quando avevate tolto la speranza, e dato il colpo mortale alla purezza pubblica quando avevate distrutto la responsabilità? 3. No, la città ha la sua fede cristiana. La sua fede è lungi dall'essere perfetta: è tutta macchiata e spezzata dallo scetticismo, ma è molto più forte di quanto molti di voi credano. Di tanto in tanto arriva un risveglio. "Che cosa significa?" noi diciamo; "Quando gli uomini sembrano assestarsi placidamente nell'incredulità e nell'indifferenza, all'improvviso questa grande esplosione? Persone che si affollano a decine di migliaia per ascoltare qualche predicatore casalingo, la città scossa dalla tempesta di inni, migliaia di persone che confessano i loro peccati e invocano perdono?" Non è abbastanza chiaro cosa significhi? Qui molti degli uomini a cui il popolo guardava di più hanno inviato al popolo che guarda in alto il vangelo sterile del loro scetticismo. Ma a poco a poco hanno insistito troppo terribilmente sulla coscienza spirituale; il senso di Dio, la certezza dell'immortalità, è sorto nella ribellione; arriva la grande reazione; gli affetti offesi si riaffermano. C'è da rallegrarsi di un simile sfogo salutare. Lamentarsi delle sue stravaganze o dei suoi difetti di gusto è come se ci si lamentasse della tempesta che ha spazzato via la vostra città dal colera perché ha scosso le vostre finestre e strappato le foglie dai vostri alberi

(4.) I metodi con cui questa fede può essere perpetuata e mantenuta pura sono aperti a discussioni senza fine. Senza dubbio la città in cui è più vivace è la più in pericolo di ecclesiasticismo da una parte, e di litigiosità dogmatiche dall'altra; Ma su questo fatto siamo molto chiari, affinché una città possa credere, e come una città possa essere benedetta dalla sua fede. Sembra aprire un appello a qualsiasi giovane generoso e di spirito pubblico, che sicuramente dovrebbe ascoltare. Non solo per la vostra anima e i suoi interessi dovete cercare la verità, ma anche per la comunità, perché queste correnti di vita pubblica e sociale che scorrono così poco profonde hanno bisogno di essere approfondite con interessi eterni, perché la vostra fede in Dio contribuirà a fare di Dio una vera ispirazione per la vita della città. Ricordate la semplice vecchia parabola dell'Ecclesiaste 9:14-16. La sapienza nell'Antico Testamento significa ciò che la fede significa nel Nuovo Testamento

(II.) Giustizia

(1.) Un uomo che è cristiano detiene una certa verità, e poi fa una certa bontà. E ogni città ha un carattere morale distinguibile, comunque sia costituito, dal carattere individuale dei suoi abitanti. Questo si vede in due modi

(1) Negli atti ufficiali che deve compiere, gli atti di giustizia o di ingiustizia, con i quali appare come una persona che agisce nella sua unità ufficiale tra le sue città sorelle

(2) Nell'atmosfera morale che lo pervade e che esercita potere su tutti coloro che vi entrano. Mandi un bambino a vivere in una comunità pagana e brutale dove il vizio è nell'atmosfera stessa, e lui è certamente contaminato. Cos'è che lo contamina? Non l'esempio di quest'uomo o di quell'uomo, ma l'intero carattere della città in cui vive. La brutalità è dappertutto, in tutte le sue leggi, i suoi costumi, i suoi standard, le sue tradizioni. Lo rimandi a vivere nell'antica Pompei, dove le abominazioni che i tempi moderni hanno scoperto e reso oggetto di freddi studi archeologici erano cose vive, la vera espressione dello spirito della città pagana. Quando entra vedi la sua anima appassire e crescere macchiata di corruzione. Allora porta il tuo ragazzo e mettilo qui nella Londra cristiana. Non è solo questo o quel cristiano che incontra. C'è una bontà cristiana dappertutto: nel giusto modo di gestire le strade, nella serena pace delle case, nelle responsabilità e negli obblighi accettati dagli amici e dai vicini, nella libertà universale, nell'assenza di crudeltà, nella purezza e nella decenza, nelle leggi solenni e nelle cerimonie cortesi, ovunque c'è la testimonianza di una città in cui abita la giustizia. E quando pensiamo a quanto imperfettamente Cristo sia stato accolto e adottato qui, a come solo all'esterno della nostra vita gli Ebrei siano penetrati, allora si apre davanti a noi una gloriosa visione di ciò che potrebbe essere la città dove gli Ebrei dovrebbero essere interamente Re

(2.) Ci soffermiamo sull'iniquità della vita cittadina nei tempi moderni. Ma non è la malvagità riottosa e vanagloriosa dei tempi pagani. Gli uomini hanno almeno visto abbastanza chiaramente lo standard cristiano da vergognarsi di ciò a cui non sono disposti a rinunciare, e nascondono in stanze segrete le nefandezze che sono solite ostentare sui muri pubblici. È una fase di ogni conversione della città convertita come dell'uomo convertito. La fase successiva consiste nel gettare via la malvagità di cui ci si è vergognati. Delle città nella prima fase ci sono esempi ovunque in tutta la cristianità. Del secondo stadio, quello della città totalmente posseduta da Cristo e che così gettò via tutta la malvagità, non c'è ancora alcun esemplare sulla terra, ma solo l'immagine luminosa della città apocalittica, la Nuova Gerusalemme. Sembra molto visionario e lontano; ma considerate che per realizzare quella città così diversa dalla vostra Londra avete bisogno solo di molto più della stessa potenza che ha reso la vostra Londra così diversa da Pompei

(3.) Ancora una volta arriviamo a un nobile motivo di ricorso. Se sei puro e leale, ricorda che la tua giustizia non è solo per te stesso, né per i pochi che tocchi immediatamente; è per la tua città. Mi rivolgo a uomini d'affari che possono contribuire a dare un carattere più cristiano alla vita degli affari; alle donne della società che possono rendere il carattere sociale della città più simile a Cristo; ai giovani su cui si tratta di sviluppare o distruggere per la loro città il carattere che i loro padri le hanno dato. Se fallite, uomini e donne cristiani, che possibilità c'è per la città?

(III.) Carità. Quando un uomo diventa cristiano, crede nel bene, e allora fa il bene; e poi cerca di aiutare i suoi simili. E ora di nuovo sorge la domanda: può una città fare del bene come espressione e espressione del suo carattere cristiano? Il carattere cristiano della carità è molto incline a sfuggirci, e si perde il nesso di un atto di carità con la fede cristiana. Dici che è tutto un impulso quando dai il tuo denaro ai poveri; Ma qual è l'impulso? È lo stesso del selvaggio? Il cristianesimo non ha fatto nulla per tenere a bada l'altro impulso a nuocere, e per rafforzarlo? E così dici che la carità della città è tutta economia; I suoi ospedali non sono altro che espedienti per salvare tanta vita umana disponibile. Ma chi le ha insegnato questa economia, e che una vita umana valeva la pena di essere salvata, e come mai le nazioni non cristiane più altamente organizzate non hanno avuto che i più semplici rudimenti degli ospedali? No! La carità di una città è una testimonianza distinta di una cosa che è stata impressa nelle convinzioni di quella città: il valore di un uomo; e questa convinzione è venuta dalla fede cristiana. Una povera creatura trascurata cade nella strada affollata; Un cavallo lo colpisce, e il pesante carro lo schiaccia mentre giace, o nel cocente sole estivo viene colpito a terra privo di sensi. Immediatamente la città, non quest'uomo che ha pietà, ma la città che ha pietà, si china e lo raccoglie teneramente, e lo porta all'ospedale che ha costruito. Non c'è Cristo lì? C'era una volta una città che, quando Cristo vi si recò in essa, lo odiava e lo disprezzava, e non si saziò finché non lo vide morire in agonia. Oggi qui c'è una città che, se Cristo venisse ad essa in persona, uscirebbe e lo accoglierebbe, lo chiamerebbe Signore e Maestro, e penderebbe dalle sue parole e dalla sua gloria nel privilegio di dargli il meglio. In quella prima città non c'era un ospedale; In questa nuova città gli ospedali sono pieni di ogni tipo di miseria. La città cristiana non ha forse il diritto di ascoltare le parole del Salvatore come se gli Ebrei le avessero parlato: "In quanto l'hai fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'hai fatto a me"? Chi dubita che se la città fosse dieci volte più cristiana di lei, gli ospedali si moltiplicherebbero e si arricchirebbero fino a rendere impossibile per qualsiasi malato rimanere senza aiuto. Approfondire il cristianesimo della città e anche la carità della città deve approfondire e allargarsi. (Bp. Phillips Brooks.)

9 CAPITOLO 8

Atti 8:9-24

Ma c'era un uomo di nome Simone.Questo Simone fu il primo eretico nella Chiesa cristiana, il primo a rivendicare la sua comunione pur essendo in sintonia con le sue verità fondamentali. I suoi errori furono molti e gravi

(1.) Gli ebrei iniziarono con un'ambizione senza scrupoli. Non appena Pietro e Giovanni cominciarono a conferire i doni del potere spirituale mediante l'imposizione delle mani, Simone vide che i suoi giochi di prestigio erano stati messi in ombra. Tutto ciò che percepiva erano i fenomeni esterni; la grazia interiore non gli è venuta in mente

(2.) Ebrei era colpevole, quindi, di totale insincerità. Le sue pie arie e frasi, mentre adorava con i cristiani, erano tutte finzioni. Il suo cuore era del tutto immutato; Era ancora un peccatore non rigenerato, nel fiele dell'amarezza e nei legami dell'iniquità

(3.) Ebrei si sbagliava gravemente riguardo al potere d'acquisto del denaro. Gli ebrei pensavano che il denaro potesse fare qualsiasi cosa. La sua mente era così sordida che era il più onesto possibile nell'offrire moneta per i doni sovrani di Dio. Ci sono uomini ai nostri tempi che sembrano avere la stessa fiducia nel denaro sporco. Le loro stesse anime diventano gialle mentre si inchinano davanti al loro miserabile dio d'oro. Subordinano tutte le cose al guadagno personale. L'amicizia, la beneficenza, il patriottismo e la pietà hanno solo valore, in quanto possono essere utilizzati per servire i loro fini egoistici

(4.) Ebrei era un bestemmiatore. Gli Ebrei avrebbero dovuto essere inorriditi al solo pensiero di interferire con l'influenza dello Spirito Divino; ma "gli stolti si precipitano dove gli angeli temono di camminare". Dio non era nulla per lui, e le cose sacre avevano valore solo per essere macinate nel suo mulino. È un bene che Pietro e Giovanni abbiano avuto il coraggio di smascherare questo miserabile impostore. Non si può dire quale male avrebbe potuto fare altrimenti nella Chiesa primitiva. Così com'è, egli svanisce dalla nostra vista rabbrividendo sotto un terribile avvertimento e piagnucolando per un'intercessione che, se fosse stata offerta, gli sarebbe sembrata solo un'altra delle magistrali scongiuri degli apostoli. Addio a lui! E che nessun suo discepolo possa mai più inquinare la pura atmosfera della Chiesa di Dio! (D. J. Burrell, D.D.) Cristianesimo vero e falso:

(I.) I tratti di un vero cristianesimo

(1.) Ha una crescita. Un vero vangelo ha un potere germinativo; si propaga da solo; è un seme che spunta ovunque venga lasciato, sia in Giudea, Samaria o Antiochia

(2.) Ha ampiezza. Supera i pregiudizi di razza e nazione, rompe i confini della setta e riunisce ebrei e samaritani in un'unica comunione

(3.) Ha potere (Versetto Versetti 7). I miracoli fisici dell'età apostolica erano immagini di potenza spirituale in tutte le epoche. Anche ora il Vangelo scaccia gli spiriti immondi e dà potere agli impotenti. Gli uomini possono vedere i risultati del suo potere, anche se potrebbero non capirne l'origine

(4.) Porta gioia (Versetto 8). Ogni anima veramente convertita gusta la gioia della salvezza e si rallegra di una felicità interiore

(5.) Ha disciplina (14-16). La Chiesa riconosce un'autorità centrale, alla quale tutti i suoi lavoratori sono fedeli

(6.) Ha alti standard morali, che non sono strutturati per adattarsi alle nature basse né influenzati da considerazioni mondane (Versetti 20-23)

(II.) I tratti di un falso cristianesimo. Anche nella vera Chiesa, e nei suoi giorni più puri, si trovava un Simone lo stregone

(1.) Il falso cristianesimo è spesso nascosto sotto i riti formali del servizio ecclesiastico. Esteriormente Simone era un membro battezzato, interiormente era un ipocrita

(2.) Si rivela nelle manifestazioni spirituali della Chiesa. Quando lo Spirito Santo discende, Simone viene subito scoperto

(3.) Il suo spirito è quello dell'ambizione egoistica, che cerca il potere sugli uomini piuttosto che il potere presso Dio

(4.) Dovrebbe essere affrontato prontamente, rimproverato senza risparmio e non dovrebbe trovare alcun favore nella Chiesa

(5.) Può trovare misericordia e perdono se il falso discepolo cercherà il Signore.Simon Mago, o il cuore sbagliato: - Questo breve schizzo ci ricorda

1.) Che gli uomini in ogni epoca sono stati inclini a divinizzare una grande malvagità

(2.) Quella grande malvagità, per rispondere al suo fine, si è spesso identificata con la religione

(3.) Quella vera religione smaschera tutte queste imposture. Prendiamo Simone come il rappresentante dell'erroneità di cuore. Nota

1.) La sua essenza: la cupidigia. "Gli ebrei offrirono loro del denaro". In relazione a ciò, si osservi che

1.) È contrario al miglioramento mentale. Necessariamente acceca l'occhio e limita l'orizzonte intellettuale: mentre la benevolenza eleva la mente, dà vastità alla vista e pone ogni oggetto nella piena luce del cielo

(2.) È condannato dalla coscienza morale. C'è un principio all'interno del quale c'è un indicatore infallibile della salute dell'anima, e questo condanna sempre la cupidigia. L'uomo egoista logora il suo rispetto di sé e si trova davanti a Dio e a se stesso come un uomo miserabile

(3.) È condannato dal verdetto della società. La società può adulare, ma non può rispettare un uomo avido. Quindi gli uomini assumono le fattezze e parlano il linguaggio della benevolenza

(4.) È incompatibile con l'ordine morale. Ciò richiede unità, attrazione reciproca. Ma l'egoismo respinge gli uni gli altri e Dio

(5.) È denunciato dalla Scrittura. La cupidigia è dichiarata idolatria, contro la quale sono denunciati i giudizi più pesanti come la forma più rivoltante di depravazione

(II.) La sua tendenza: la rovina. Non si tratta di un'infermità costituzionale che pretende un palliativo, ma di una malattia del cuore. Come in fisica, così in morale, se il cuore sbaglia le conseguenze più gravi sono imminenti. Il testo ci ricorda tre mali

(1.) Implica il sacrificio più grande: "Il tuo denaro perda con te". Pietro dava per scontato che sarebbe morto. Il denaro di un brav'uomo vive delle sue conseguenze

(2.) Preclude un interesse per la religione, "Tu non hai né parte né sorte", ecc., cioè nel cristianesimo con le sue gloriose dottrine, promesse e provviste

(3.) Richiede una grande miseria personale. La cupidigia è subito

(1) Un "fiele" amaro, e

(2) Una vita da schiavo, "legami".

(III.) La sua cura

(1.) Prescritto

(1) Pentimento: un cambiamento nell'indole dominante

(2) La preghiera: dipendenza cosciente da Dio

(3) Perdono. La cupidigia è un peccato contro Dio, e per questo il peccatore deve essere perdonato o dannato. Il pentimento e la preghiera sono essenziali per il perdono

(2.) Ignorato. Simone non attenne alla prescrizione celeste. Gli ebrei non si pentirono del suo peccato, anche se ne deplorava le conseguenze. Gli Ebrei non pregarono per se stessi, ma chiesero a Pietro di pregare per lui, e non perché il suo cuore potesse essere cambiato, ma perché le conseguenze del suo peccato potessero essere evitate. Osservate i due mali che prevalgono sempre nelle false religioni

(1) Egoismo. Evitare l'infelicità è l'idea guida della religione di milioni di persone

(2) Proxyismo. La tendenza a fidarsi degli altri in materia religiosa è il fondamento di tutta l'impostura ecclesiastica e la grande maledizione del mondo. (D. Thomas, D.D.) Simone lo stregone: - Guarda -

(I.) La condizione in cui Filippo trovò la città di Samaria. Vi trovate rappresentata la condizione di tutto il mondo. Samaria era malata, posseduta e illusa. Queste sono le condizioni in cui il cristianesimo deve sempre combattere la sua grande battaglia. Il cristianesimo non trova mai una città disposta a cooperare con esso. Nessuno di noi è per natura preparato a dare un ascolto sincero all'insegnante cristiano. Noi "odiamo quell'uomo, poiché egli non profetizza mai il bene di noi". Il conferenziere letterario rende omaggio al suo pubblico, ma il predicatore lo rimprovera, lo umilia. I primi predicatori non tagliavano, non bilanciavano e non lisciavano le cose. È stato perché hanno svolto un lavoro fondamentale che hanno fatto progressi così lenti, ma così sicuri. Il mondo è

1.) Malato: non c'è un uomo che stia completamente e completamente bene. Se crede di esserlo, lo è solo per il momento; Ieri era malato, o lo sarà domani. Ti alzi in piedi nella mera presa in giro della forza; È quando ci sdraiamo che assumiamo l'atteggiamento corretto e finale del corpo. Quanto siamo malati, quali dolori e dolori! 2. Posseduto. Posseduto da demoni, spiriti impuri, false idee. Perché fare una meraviglia sulla possessione demoniaca, o rimandarla indietro di una ventina di secoli? Siamo tutti dominati dal diavolo. Da Cristo siamo pazzi! 3. Illuso. Samaria era stregata. Capisci che qualcuno deve guidare il mondo. Nel repubblicanesimo c'è una sovranità. In una folla c'è un capitano. C'è solo una questione che vale la pena discutere per quanto riguarda il futuro, ed è chi deve governare. Oggi si trovano uomini che creano chiese per il futuro. Potresti anche fare vestiti per il futuro. La mia domanda è: chi sarà l'uomo, la vita, il sovrano del futuro? Cristo o Simone? Come cristiani non abbiamo difficoltà riguardo al risultato

(II.) Il corso di Filippo in Samaria

(1.) Gli ebrei non si accorsero di Simone. Ci sono alcune persone che pensano che dovremmo mandare dei missionari a combattere contro gli infedeli. Non facciamo nulla di così sciocco. Non c'è nulla da discutere. L'argomento è la più debole di tutte le armi. Se naturalmente dovesse presentarsi l'occasione di rispondere a qualche argomento sofistico, approfittatene, ma non immaginate che il cristianesimo debba scendere a Samaria per combattere una battaglia campale, faccia a faccia con Simon Mago

(2.) Gli ebrei predicarono Cristo. Simone stesso aveva predicato. Philip non ha mai menzionato se stesso. Così Filippo non mise in discussione Simone, ma lo sostituì. La luce del giorno non è in contrasto con la luce artificiale. Il sole non dice: "Parliamo di questa faccenda, piccolo, bello, giaietto artificiale. Cerchiamo di essere sinceri l'uno con l'altro, e di trattarci l'un l'altro come gentiluomini che parlano ad armi pari. Vediamo dunque chi di noi dovrebbe governare la terra"". Il sole non fa altro che splendere! E allora! Gli uomini hanno spento il gas!"" Che la vostra luce risplenda così davanti agli uomini", ecc. (J. Parker, D.D.Le fasi della condotta umana non fanno altro che ripetersi lungo i secoli. "Non c'è niente di nuovo sotto il sole". Dugald Stewart osserva: "Riflettendo sulla riproduzione ripetuta di antichi paradossi da parte di autori moderni, si è quasi tentati di supporre che l'invenzione umana sia limitata, come un organetto, a un numero specifico di melodie". Un periodo di profondo sentimento religioso ed emotivo è sempre suscettibile di essere accompagnato da un desiderio superstizioso e mistico. Il martirio di Stefano porta alla luce due personaggi tipici contemporaneamente; Saul con persecuzioni moleste, e Simone con illusioni calcolate per ingannare anche gli eletti, e il professore spurio era più pericoloso del nemico violento. Si noti dalla storia che...

(I.) Il semplice operare prodigi non prova che un uomo viene da Dio. Perché le meravigliose esibizioni potrebbero non essere affatto miracoli. In ogni epoca i fondatori di sistemi religiosi hanno tentato ciò che le persone sciocche hanno accettato come vere e proprie interposizioni di Dio. La credulità umana è pronta ad affermare che ciò che è misterioso è divino. Così indovini, spiritisti, negromanti e ciarlatani hanno influenzato gli uomini e condotto le donne prigioniere

(II.) I miracoli sono nel migliore dei casi solo prove del cristianesimo. Di se stessi, non hanno mai convertito un'anima. Le autentiche meraviglie compiute da Filippo si facevano beffe di questo mago; come al tempo di Mosè, c'era un limite supremo oltre il quale nessun gioco di prestigio umano poteva andare. Simone si meravigliò, ma Filippo guarì. Lasciarono l'impostore e andarono in massa dal diacono cristiano (Versetto 12). Non che Filippo fosse più eloquente o persuasivo di Simone; non che i suoi miracoli li stimolassero di più; ma Filippo predicava Cristo. Le meraviglie arrestano la mente, e questo è richiesto quando il pubblico è ottuso; ma è solo lo Spirito di grazia che tocca il cuore. Come deve essere sembrato curioso a quei convertiti di mentalità spirituale che Simon Mago alla fine sia entrato nella Chiesa

(III.) Il metodo migliore per affrontare l'errore è proclamare la verità e lasciare i risultati a Dio. Dobbiamo far avanzare lo stendardo di Gesù Cristo nel campo con aria vivace, come se avessimo creduto in esso, e la maggior parte degli oppositori si scioglierà davanti alla semplice marcia dell'esercito di Dio, senza nemmeno una scaramuccia (Versetto 13)

(IV.) In genere è prudente aspettare un po' prima di ammettere persone non testate come membri della Chiesa. È una questione molto interessante, da decidere in base alle circostanze individuali e locali, per quanto tempo si deve essere ritardati nell'accertare la propria mente prima di impegnarsi pubblicamente. Questi incidenti meritano di essere studiati nei nostri tempi moderni; perché se gli apostoli potevano essere ingannati, è possibile per i dirigenti della Chiesa ora

(V.) La crescita nelle grazie spirituali rende più gentili nei sentimenti e più caritatevoli verso gli altri (Versetti 14, 15). La folla apostolica a Gerusalemme fu lieta di sentire ciò che il Signore stava facendo, e Pietro e Giovanni si recarono sul luogo dell'azione e cominciarono a pregare che Dio concedesse il dono del Suo Spirito. Non possiamo dimenticare che l'ultimo desiderio di Giovanni riguardo ai Samaritani era che il fuoco potesse cadere su di loro (Luca 9, 52-56). Ebrei era più vecchio ora, e più gentile, e più gentile

(VI) L'ordine deve essere osservato nell'organizzazione ufficiale della Chiesa (Versetto 17). Queste forme poco significative non sono da sottovalutare. Il popolo aveva ricevuto quel dono dello Spirito Santo mediante il quale il suo cuore era stato rinnovato; ma non il dono straordinario con cui potevano fare miracoli. Non c'era trasmissione fisica di nulla in questa imposizione delle mani; era un semplice segno. E non è probabile che tutte le persone convertite in Samaria fossero dotate di questo dono superiore; deve essere stata fatta una certa discriminazione in base all'idoneità del carattere o ai gradi dell'ufficio (1; Corinzi xii. 8-11)

(VII.) Ogni peccato ha la sua misura di meritata retribuzione, e incontra il suo monumento appropriato (Versetti 18-20). Il destino di questo ipocrita è stato quello di aggiungere una nuova parola alla nostra lingua; così, dovunque vada la Bibbia, quella cosa malvagia che egli fece è tenuta in eterno ricordo

(VIII.) L'essenza di un peccato risiede nell'intenzione (Versetto 22). Un'ammonizione solenne è data nell'intimazione che un uomo malvagio è ritenuto responsabile del suo "pensiero" (Isaia 55:7). L'espressione di Pietro sembrerebbe una maledizione, se non fosse per l'idea che il pentimento e la preghiera potrebbero ancora trovare la porta aperta per il perdono

IX. La professione di religione non è vera pietà. (Tempi della Scuola Domenicale Americana.Simone lo stregone, un esempio ammonitore di un falso maestro:

(I.) Ebrei si presentò per essere un grande. I falsi maestri non cercano la gloria di Dio, ma la propria

(II.) Gli ebrei stregarono il popolo. I falsi maestri cercano di abbagliare con le arti popolari, invece di illuminare e convertire

(III.) Gli ebrei credettero, furono battezzati e continuarono con Filippo. Così gli increduli parlano spesso la lingua di Canaan, perché notano che è efficace; e contrarre un ipocrita legame di comunione con i servi di Dio, al fine di coprire le loro macchie ripugnanti con il mantello della pretesa santità. (K. Gerok.) Simon Magus e Simon Peter:

(I.) Simone il retto

(1.) Come zelante servitore del suo Signore che serve ovunque con gioia, in Samaria come a Gerusalemme

(2.) Come fervente ammonitore dei peccati, che egli rimprovera con santo zelo

(3.) Come guida fedele alla via della salvezza mediante il pentimento e la preghiera, che egli conosceva per esperienza personale

(II.) Simone l'impuro

(1.) Nella natura menzognera della sua magia pagana

(2.) Nell'ipocrisia del suo cristianesimo ingannevole

(3.) Nella natura difettosa del suo pentimento superficiale. Saul, Simone e Filippo:

(I.) Il nemico integerrimo

(II.) Il falso amico

(III.) Il fedele servitore del Signore. Ognuno indicava secondo la disposizione del suo cuore, il suo modo di agire e il suo destino. Il peccato di Simone: - In una visione generale di questo passaggio, notate:

(I.) La differenza tra i miracoli del vangelo e quelli di un semplice mago come questo Simone

(1.) Il potere di per sé è un segno ambiguo. Ci sono altri poteri nel mondo oltre a quello di Dio. Potenze che si sono liberate da Lui, che Gli si oppongono e che gli Ebrei permettono, per un certo tempo, per la prova del Suo popolo e per il rovesciamento dei Suoi nemici. Tale potere era quello esercitato da questo stregone. È venuto per l'esaltazione di una creatura; per far dire a chi guarda: "Quest'uomo è la grande potenza di Dio". Non è venuto per attestare nulla, per dire: Ho un messaggio per voi da parte di Dio; e se chiedi come fai a sapere che viene da Dio, questo è il segno. Questo è il vero uso del potere, in connessione con la verità divina. Dovrebbe venire come la terza parte del triplice sigillo di Dio: prima la bontà, poi la saggezza, poi la potenza. Questo è stato l'uso che Gesù Cristo ha fatto del potere. Questo non è mai stato l'ordine di un impostore. Gli Ebrei possono stupire e stregare gli uomini con le stregonerie, ma egli non riuscirà mai a contraffare quelle altre parti del sigillo di Dio, che i veri saggi aspetteranno prima di chiamare lui o i suoi la grande potenza di Dio

(2.) Siamo tutti in pericolo di troppo potere di adorazione. Il denaro è potere, e talento, e rango, e ufficio, e conoscenza. Ma tutti questi sono della terra e periranno con essa. L'adorazione del potere è troppo spesso l'adorazione del diavolo. Lasciate che il potere che adorate sia tutto il potere di Dio. Lo riconoscerai dai suoi segni; dal suo puntare verso l'alto; attirandoti verso Dio; rendendo il mondo invisibile reale per voi, e il mondo dello spettacolo e dell'apparenza meno attraente

(II.) L'esistenza di una Chiesa visibile e di una Chiesa invisibile. Vediamo come gli uomini combattono contro questa verità. Gli uomini si sono stancati della formalità, dell'ipocrisia e della mancanza di cuore che si erano impossessati dell'ovile visibile, e hanno cercato di separarsi con pochi, della cui coerenza e devozione potevano essere certi. Ma c'era un Simon Mago battezzato da Filippo Evangelista, e riconosciuto come membro della comunità cristiana da due degli stessi apostoli. "Lasciate che entrambi crescano insieme fino alla mietitura", è la regola della saggezza divina tanto quanto della pazienza divina. Se tentate di giudicare, sbaglierete in entrambe le direzioni: sarete spesso ingannati da una professione rumorosa, sarete più spesso spinti a non essere caritatevoli, a danneggiare le anime. Finché dura il giorno della grazia, dobbiamo escludere dalla speranza e dal privilegio chi non lo desidera e lo rivendica. E se gli altri dovessero giudicare noi, dove saremmo noi? Abbiamo bisogno di pazienza, ma abbiamo anche bisogno di severità; la pazienza degli altri, la severità da noi stessi e l'unione di entrambi da Dio

(III.) Questo particolare peccato che richiedeva nel caso davanti a noi un rimprovero così severo. Simone offrì del denaro agli apostoli perché condividessero con lui il loro dono. Gli ebrei avrebbero comprato lo Spirito Santo con il denaro. L'idea stessa è una bestemmia. La legge di questo paese chiama un reato particolare, quello di comprare e vendere uffici sacri nel ministero, con un nome derivato da quello di quest'uomo, la Simonia. Ma questo non è l'unico né il principale senso in cui possiamo essere colpevoli del peccato di Simone. Simone aveva quella mente mercenaria che San Paolo chiama la radice di tutti i mali. Gli ebrei pensavano che il denaro potesse fare tutto. Gli ebrei divinizzarono il denaro. Sapendo cosa significava per lui; come insegnava, praticava la stregoneria e mirava alla popolarità, e si ergeva a grande per denaro; Dava per scontato che tutti gli altri considerassero il denaro allo stesso modo. Ahimé! "Chi di voi è senza peccato"scagli contro di lui la prima pietra"! Se ora non c'è nessuno che cerchi di comprare i doni di Dio con il denaro, non ci sono almeno alcuni che acconsentono a vendere la propria anima per denaro? Oh, queste disonestà nel commercio, nella speculazione, nei trust, sì, anche nella carità! Se ci interessassero davvero i doni di Dio, potrei anche immaginare che alcuni di noi potrebbero offrire del denaro per averli. Se non offriamo denaro per i doni di Dio, non è forse perché ci preoccupiamo diecimila volte di più delle cose che il denaro può comprare? Ma io vi dirò ciò che il denaro non può comprare: non può comprare nessuno dei più alti doni di Dio; non può comprare nemmeno la salute, la vista, la bellezza, l'affetto, il riposo della coscienza, la speranza nella morte, o un solo raggio dell'amore di Dio. E quindi un uomo che impara con l'abitudine a pensare che il denaro sia tutto, è tanto quello che la Scrittura chiama uno sciocco, quanto ciò che la Scrittura considera un peccatore. Il peccato di Simone è l'essere interamente della terra, e tuttavia aspettarsi di avere anche il cielo. È il portare tutto ciò che è vile, meschino e corruttibile, e aspettarsi di ricevere, non in cambio di esso, ma insieme ad esso, tutto ciò che è spirituale, eterno e divino. A tale spirito si può ben dire: "Tu non hai né parte né sorte in questa faccenda", ecc. (Dean Vaughan.Il peccato di Simone, o il commercio di cose sante: - Il modo in cui lo Spirito Santo è introdotto qui getta luce sulle usanze apostoliche e sui problemi della vita cristiana in tutte le epoche. Confronta CAPITOLO xix. 1-7, in cui, tuttavia, c'è una differenza, in quanto i discepoli non erano andati oltre l'insegnamento di Giovanni. Non avevano nemmeno sentito parlare dello Spirito Santo. I Samaritani erano favoriti con l'insegnamento cristiano e il battesimo distintivi, ma mancavano di quell'esperienza che identifichiamo con la conversione, cioè il ricevere lo Spirito Santo. Questo, ahimè, non è peculiare di quell'epoca. Moltitudini ora sono cristiani, eppure non cristiani. Strano paradosso! Molti diventano cristiani per persuasione, si conformano ai riti, vivono una vita morale, senza raggiungere la coscienza della filiazione divina. Non siamo giustificati nell'escluderli dalle nostre assemblee; ma la loro condizione è piena di pericoli e li rende passibili di cadere nei peccati più gravi. A tutti costoro Simone sia un monito. Per quanto riguarda il suo reato, si noti:

(I.) Cos'era

(1.) Un insulto a Dio. Non poteva essere il peccato imperdonabile, tuttavia, dal momento che l'apostolo offre la speranza del perdono; ma potrebbe essere stato uno di quei peccati che preparano e predispongono ad esso

(1) Tradisce una bassa stima dello Spirito Santo. Uno che sapeva parlare come Simone deve averlo considerato molto a buon mercato! Non più di un sordido pezzo di mercanzia! Di carattere simile sono tutte le concezioni di monopolizzare i privilegi spirituali, di venderli o comprarli, o di corrompere Dio con il denaro, le buone opere, ecc

(2) Era una contraddizione del principio su cui si basa il Vangelo - la grazia non opera - che nessun uomo potesse vantarsi o presumere. La grazia è il fondamento non solo del perdono, ma di ogni dono divino

(2.) Un desiderio attraverso il cristianesimo di ingrandire se stessi. La vita spirituale scaturisce dalla crocifissione di sé e consiste in essa. In Simone l'io era vivo e dilagante. Con lui, come con tanti professori, prima c'era me stesso, poi Dio e la giustizia. Ogni lavoratore cristiano dovrebbe esaminare il suo cuore e vedere se sta servendo se stesso o il Padrone

(II.) Come ci è caduto dentro. A questo non si può mai rispondere completamente; Fa parte del "mistero dell'iniquità". Ma nota

1.) La sua vita precedente tendeva a condurlo a un tale errore. Ebrei era un mago. Uno che mescolò le dottrine mistiche della saggezza orientale con la pratica della stregoneria, e preparò la strada per le successive mostruose crescite dell'eresia, chiamata con il nome generale di gnosticismo

(2.) Gli ebrei non avevano ancora compreso pienamente il vangelo. Probabilmente aveva appreso solo alcune delle sue dottrine, e solo in modo imperfetto

(3.) Ebrei era interiormente estraneo alla grazia divina. Gli ebrei non si erano ancora convertiti. Questo difetto è alla radice della maggior parte delle eresie

(III.) La sua punizione: la distruzione

(1.) Imminente e imminente. La frase non era stata pronunciata solo dall'apostolo, ma era inerente al peccato stesso

(2.) Graziosamente rimandato. Il suo potrebbe essere stato il destino di Cora e di Anania, ecc. Dio gli diede spazio per il pentimento. (St. J. A. Frére, M.A.Simonia: - Il traffico delle questioni ecclesiastiche e dei doni spirituali

(I.) Da ciò che procede: un cuore avido e ambizioso. Come Simone era stato per tanto tempo tenuto in considerazione e aveva stregato il popolo, ma ora era stato sostituito dagli evangelisti cristiani, così ora decise di riguadagnare il suo vecchio status con il denaro. Così tutti coloro che con mezzi impuri tentano di costringersi al ministero non hanno altro scopo che servire gli idoli dell'onore, della sensualità o di mammona. Per questo motivo la Chiesa ha considerato Simone come il padre delle eresie e del tipo del settarismo; Perché la molla principale di quasi tutti i fondatori di sette è l'amore per il potere, che, unito all'arroganza, con la sua audacia e ipocrisia, ammalia il popolo che si aggrappa all'esterno

(II.) Cosa suppone. Un cuore amaro e ingiusto. Il suo cuore era pieno di fiele, cioè di invidia verso gli apostoli e di preferenza per la loro predicazione rispetto alle sue arti, di ingiustizia, perché, nonostante la sua professione cristiana, non sarebbe stato un seguace della Croce, ma un orgoglioso operatore di miracoli. A quanto pare gli ebrei si unì agli apostoli, ma in cuor suo si offese di loro. Da qui l'ipocrisia. Gli Ebrei pensavano di stregare questi servi di Gesù con il denaro, come egli aveva stregato il popolo con la magia, e se stesso con l'onore e la ricchezza. Di conseguenza ingiustizia verso gli apostoli e una bassa stima del loro ufficio e delle loro persone. L'invidia e la gelosia, l'indole terrena e la scarsa stima del ministero e dei suoi funzionari, contraddistinguono ancora i seguaci di Simone

(III.) Atti ciò che mira. Non la grazia, ma il potere. Gli Ebrei non desideravano salvare le anime con la predicazione del vangelo, ma solo acquisire un nome per se stessi con opere di potenza soprannaturale. In questo sono come lui tutti coloro che desiderano l'ufficio ma non la grazia: che non hanno in vista il servizio di Cristo, ma la dignità e la prerogativa personale; e anche coloro che bramano i doni per l'ufficio - apprendimento, eloquenza, ecc. - ma dispensano dalla qualifica di santità (Luca 10:20)

(IV.) Come agisce. Simon offrì dei soldi. Pochi offrono denaro reale, ora, per l'ufficio ministeriale, ma molti impiegano mezzi non meno vili. Quante volte questo o quel patrono deve essere conquistato per vie tortuose! Quante volte l'ufficio si trasforma in una parte del matrimonio!

(V.) Cosa comporta. Simone, insieme ai suoi disegni malvagi, conservava un timore servile della punizione divina. Ebrei teme la dannazione ma non avrà la salvezza. Quindi tutti i simonisti sono schiavi. Essi portano con sé una cattiva coscienza e non possono avere vera libertà nel loro ministero. (G

(V.) Lechler, D.D.Il cacciatore di fortuna: - Vediamo qui

1.) Il potere dell'ignoranza. Simone usò la stregoneria e il popolo fu stregato. La società di tutte le epoche è turbata da questi personaggi astuti e, strano a dirsi, le persone sono sempre pronte a sottomettersi a loro

(2.) Il potere della religione. Lo stregone e i suoi creduloni credettero al vangelo. All'alba degli atti, gli animali immondi della notte fuggono nelle loro tane; Così la luce del Vangelo scaccia chi è moralmente impuro. Notiamo...

(I.) Il dovere della Chiesa verso gli empi (Versetto 14). Dovunque la Chiesa primitiva trovava una tendenza verso la verità, era pronta ad aiutare. Il vero spirito del Vangelo rimuove tutti i muri del partito. Giudeo e Samaritano, bianco e nero, ecc., sono tutti fratelli secondo il Nuovo Testamento. Seguiamo il suo esempio che è venuto a cercare e a salvare i perduti

(II.) L'esistenza del bene e del male nella Chiesa. Giuda era tra i dodici, falsi maestri erano a Corinto, ecc., gli eretici abbondavano nelle chiese primitive, la superstizione era dilagante nel Medioevo, strani errori abbondavano nelle comunità riformate. Perché? A causa della limitata conoscenza degli uomini. Cristo paragonò il Suo regno a una rete piena di pesci, buoni e cattivi. La Chiesa può sospettare di molti, ma selezionare è pericoloso, a causa della conoscenza imperfetta dei selezionatori. La Chiesa è spesso censurata a causa delle sue imperfezioni, ma, essendo testimoni i suoi nemici, è la migliore delle scuole morali

(III.) Nella vita degli uomini ci sono eventi che mostrano il principio maestro (Versetto 18). Simone vide qui un'opportunità per fare fortuna. Un uomo cattivo può passare attraverso la routine dei doveri cristiani, ingannando e ingannando, ma accadrà qualche evento che scoprirà l'uomo interiore. Questo di solito non si tratta di grandi questioni pubbliche, ma di piccole cose connesse con la casa o il negozio. Simone era uno di quei cacciatori di fortuna che oggi sono così numerosi, il cui Dio è Mammona, la cui Bibbia è il Libro Mastro e il cui credo è il Guadagno. Una circostanza del tutto casuale, di cui era abbastanza sicuro di andare in direzione opposta, lo scoprì. Così il diavolo si prende gioco dei più saggi

(IV.) Quando il male viene scoperto, è dovere della Chiesa riformarlo. La condotta di Pietro è un esempio per la Chiesa in tutte le epoche e ci insegna che la disciplina della Chiesa deve essere amministrata

1.) In modo imparziale. Dio non ha riguardo alle persone. La politica di Simon lo aveva pagato bene; Era ricco e potente. Ma a Pietro non importava nulla della sua posizione. Guai alla Chiesa che allevia il male a causa dello status sociale del reo. Acan nell'accampamento significa disastro sul campo

(2.) Compassionevolmente. Anche se Pietro disse la verità con franchezza, aprì la strada alla misericordia (Galati 6:1)

(V.) Gli uomini cattivi, quando sono disciplinati, spesso fanno a modo loro. Pietro disse a Simone di pentirsi e di pregare, ma Simone voleva solo l'immunità dalla punizione nella sua condotta malvagia. Così ora Dio offre il perdono a certe condizioni, ma gli uomini rifiutano le condizioni, e continuano a cercare il piacere, adorando mammona, sperando che alla fine la preghiera di un uomo buono assicuri misericordia. (W. A. G. Conversioni improvvise non sempre autentiche: - I pesci a volte saltano fuori dall'acqua con grande energia, ma sarebbe sciocco concludere che abbiano lasciato l'elemento liquido per sempre; in un attimo nuotano di nuovo come se non avessero mai abbandonato la corrente; anzi è stata solo una mosca che li ha tentati in alto, O un freak improvviso: l'acqua è ancora la loro casa, dolce casa. Quando vediamo peccatori abituati da tempo fare un salto improvviso alla religione, potremmo non essere troppo sicuri che siano convertiti; Forse qualche guadagno li attira, o un'improvvisa eccitazione li suscita, e se è così torneranno di nuovo ai loro vecchi peccati. Speriamo bene, ma non lodiamo troppo presto. (C. H. Spurgeon.)

14 CAPITOLO 8

Atti 8:14-25

Quando gli apostoli che erano a Gerusalemme udirono che Samaria aveva ricevuto la parola di Dio, mandarono loro Pietro e Giovanni.-La prima visita alla Chiesa:-

(I.) L'occasione. C'è

1.) La vita cristiana da promuovere (Versetto 14)

(2.) Un bisogno nella Chiesa da soddisfare (Versetto 16)

(II.) I visitatori

(1.) Pietro: zelo apostolico

(2.) La tenerezza evangelica

(III.) Le funzioni

(1.) Preghiera in nome della Chiesa (Versetto 15.)

(2.) Imposizione delle mani in nome di Dio (Versetto 17)

(IV.) Gli effetti

(1.) Il rafforzamento della Chiesa (Versetto 17)

(2.) La setacciatura (Versetto 18). (K. Gerok. La deputazione a Samaria: - Questa deve essere stata un'esperienza molto istruttiva per Giovanni. L'apostolo che avrebbe pregato per il fuoco distruttivo è egli stesso inviato in Samaria per invocare la caduta di un'altra fiamma che brucia ma non consuma! Non possiamo dire cosa potremmo ancora fare nella vita. Tra le nostre vecchie inimicizie possiamo ancora trovare le nostre amicizie più dolci. Non cercare di distruggere nessun uomo, per quanto possa rifiutarti o fraintenderti. Potrebbe venire il momento in cui potrete rendergli il servizio della preghiera

(I.) Gli apostoli ricevono un rapporto da Samaria (versetto versetto 14). Il testo ora è di facile lettura, ma c'è stato un giorno in cui era una grande storia. È l'alba di un nuovo giorno, la vittoria di una grande battaglia; quel giorno i Gentili furono ammessi nel regno di Cristo. Perdiamo così tanto dimenticando le circostanze del caso. Questa è una lettura ora come se non avesse atmosfera. Che cos'è che perdiamo nella storia? L'atmosfera; ciò che dà al romanziere o al drammaturgo la supremazia sull'annalista arido, tecnico e coltissimo! La parte più triste di ogni riunione missionaria per molte persone è la lettura del rapporto, una lettura che dovrebbe riunire tutta la Chiesa nel suo più nobile entusiasmo, gridando come un ospite vittorioso: "Lodate Dio, dal quale provengono tutte le benedizioni".

II. Quando fu fatto questo rapporto, gli apostoli mandarono giù Pietro e Giovanni. Allora Pietro fu realmente "mandato giù"? Pensavamo che Pietro avrebbe mandato giù altri uomini! Ma quanto è delicato l'omaggio al suo indubbio primato di amore e di entusiasmo! Ebrei era quello che era stato scelto per scendere. Non c'è nulla di papale qui. Il Papa non è "mandato", manda giù. I nostri uomini più grandi dovrebbero sempre essere mandati giù nei villaggi in circostanze come queste. I nostri più grandi predicatori dovrebbero essere i nostri missionari

(III.) Quando Pietro e Giovanni scesero, cosa fecero? Questo rivelerà l'aspetto giusto dell'influenza e dell'ufficio apostolico. Leggiamo la prova in un modo nostro: "Pietro e Giovanni sedettero su un trono grande e alto, e agitarono sui pagani sbalorditi un bastone che si supponeva avesse in esso un potere singolare, e gli abitanti del villaggio, stupiti e stupiti, si ritirarono davanti a una dignità così abbagliante e si lamentarono della propria indegnità". Sarebbe povera Scrittura! Come si legge davvero il testo? 1. Quando furono scesi, pregarono per gli abitanti del villaggio. Pregate per i ricercatori; Non sopraffarli. Pregate nelle grandi crisi religiose, e così magnificate l'evento, e non sminuitelo. Preghiamo ora? Chiediamo come se volessimo avere ciò che chiediamo? 2. Pregarono che Samaria potesse ricevere lo Spirito Santo. Che cosa aveva già ricevuto Samaria? Solo il primo battesimo. L'acqua non ti servirà a nulla. Doveva essere un inizio, non una fine. Abbiamo creduto, ma abbiamo ricevuto lo Spirito Santo? Le persone immaginano che quando hanno creduto, il lavoro è finito. Dimmi anche che quando hai messo il combustibile nella griglia, il fuoco è acceso. Sappiamo la verità, quello che vogliamo è la scintilla che brucia! Non c'è dubbio. Nessuno può confondere il fuoco. Puoi dipingerlo, ma non puoi scaldarti le mani alla fiamma sulla tela. Il fuoco non assomiglia a nient'altro che a se stesso. Separa l'uomo dall'uomo, eppure unisce l'uomo all'uomo. Brucia l'egoismo; purifica, glorifica. Dà individualità a un uomo. Lo distacca dalla folla comune e gli conferisce una singolarità tutta sua. Quando la Chiesa avrà ricevuto lo Spirito Santo, sarà diversa da ogni altra comunità. Quando il pulpito sarà stato battezzato dallo Spirito Santo, sarà l'unico nella supremazia del suo potere. Atti presenti è il ritiro del borbottatore, il vivere del saggista. La nostra religione è attualmente un argomento, il nostro desiderio è che possa diventare una passione!

Simone, udendo che mediante l'imposizione delle mani degli apostoli era stato ricevuto lo Spirito Santo, offrì loro del denaro

(1.) È facile abusare di quest'uomo, ma ha agito in modo molto naturale e razionale, considerando la sua formazione, la sua vocazione e l'influenza che aveva acquisito. Gli Ebrei avevano vissuto tutta la sua vita nella piazza del mercato; non aveva mai respirato un'aria più pura; Conosceva un solo mondo e una sola lingua. Gli ebrei vedevano solo l'esterno: chi di noi vede più lontano? Pensiamo che, poiché siamo stati in chiesa, siamo cristiani. Questo è precisamente il ragionamento di Simone. Lì si è sviluppata un'usanza che è conosciuta come Simonia. Gli ebrei che avrebbero mantenuto il loro posto nella Chiesa in virtù dell'averla comprata ne sono colpevoli. Ma la simonia non è solo sul pulpito. Possiamo comprare l'influenza, il prestigio e l'autorità nella Chiesa con l'uso del denaro. Chi c'è che non immagina che tutto si possa comprare? Eppure, quanto poco in realtà possiamo comprare con i soldi! Puoi comprare un buon giudizio? Fuoco poetico? Intuizione profetica? Una qualche forma di potere spirituale e duraturo? Sappiate che il denaro non ha che un piccolo mondo in cui vivere, e che i doni più alti non si comprano con l'oro. Dio ha scelto i poveri di questo mondo, ricchi di fede e forti di potenza. Al più povero degli Ebrei dice: "Prendete questo vangelo e predicatelo". Una mangiatoia servirà da culla quando in essa c'è il Salvatore del mondo. Supponete che, poiché avete poco denaro, avete poco potere, vita, responsabilità? Che cosa hai? Potreste avere il potere della preghiera! Potresti essere in grado di 'dire una parola a suo tempo a chi è stanco'. Potreste avere il dono della speranza e la facoltà della musica, e potreste essere in grado di sollevare il peso da molti cuori oppressi. Povero uomo, non disperare! Puoi essere ricco di idee, di simpatie, di suggestioni e di tutti i tesori più nobili che possono rendere ricchi gli uomini con un possesso indistruttibile

(2.) Probabilmente non c'era una somma fissa nella mente di Simone. Se un conferimento come quello dello Spirito potesse essere effettuato su di lui, il denaro non dovrebbe ostacolarlo. Questa fu l'ora della tentazione apostolica. Argento e oro non ne avevano. Il denaro è sempre una potente tentazione per le tasche vuote. È molto facile quando non c'è la tentazione di dire cosa dovremmo fare; Ma quando il denaro è nelle mani del tentatore, e quando in un attimo può essere nelle nostre, e quando la cosa chiesta in cambio è di per sé una cosa buona, dov'è l'uomo che può ricambiare una negazione con l'enfasi del tuono e l'accento del fulmine? La Chiesa è sempre tentata allo stesso modo. Dobbiamo sempre respingere l'empio patrocinio. Mi rivolgo a un ministro che predica a un banco danarosa? Il vostro ministero sarà rovinato da una condanna ben meritata. Svolgo il mio ministero in una Chiesa che potrebbe accettare il patrocinio secolare per predicare una teologia stabile e determinata? Una tale Chiesa avrebbe venduto il suo diritto di primogenitura a un prezzo spregevole. La fede deve diffondere la propria tavola quotidiana. L'amore deve pagare a modo suo. Parlo con qualcuno che rappresenta comunità molto deboli? Non chiedere a nessun uomo di aiutarti, a meno che il suo aiuto non sia l'ispirazione dell'amore. Non fatevi mai corrompere per costringervi al silenzio. Non nascondere mai la verità di Dio, per timore di perdere il prestigio o il reddito. Non è necessario che un uomo viva, ma è necessario che ogni uomo sia leale alla verità di Cristo. Quando il re venne incontro ad Abramo e gli offrì grande ospitalità e patrocinio, Abramo disse: "No, perché tu non dica che io ho arricchito Abramo". Il potere principale è spirituale, non finanziario. Ma la Chiesa è meravigliosamente caduta sotto l'errore che insegna che la Chiesa dovrebbe essere socialmente rispettabile

(V.) In che modo gli apostoli poterono sfuggire a questa potente tentazione? La risposta è che essi avevano una vera concezione dell'elezione spirituale e della funzione della Chiesa (Versetto 20). La Chiesa non era allora diventata una macchina. L'ordinazione non era allora una cosa da organizzare. È stata l'ispirazione. Gli uomini sono ora "preparati" per il ministero. Ora noi "educhiamo" gli uomini per il pulpito. Educate gli uomini per il ministero! "La tua educazione perisca con te, perché hai pensato che il dono di Dio potesse essere acquistato con la scuola. Ottieni tutta l'istruzione che puoi; sii l'uomo meglio informato della tua cerchia; ma l'ispirazione fa un ministro e fa la Chiesa. "Non con la forza, e non con la potenza", ecc. Sta pensando tu, giovane, se entrerai o no nel ministero di Cristo? Allora prega Dio che tu non vi entri mai; perché non è una questione da considerare. Ci sono quelli, vergogna sui capelli grigi, che ci dicono che se la Chiesa offrisse più soldi ai giovani delle nostre "famiglie migliori", potrebbero forse dedicarsi al ministero! Una maledizione dal cielo sia su tali pensieri! Cristo vuole che i membri delle nostre "famiglie migliori" siano così gentili da accettare la posizione di Suoi ambasciatori, espositori e amici? Gli Ebrei sceglieranno i Suoi ministri. Gli Ebrei faranno in modo che il pulpito non sia mai silenzioso

(VI.) Pietro parlò con il suo tono caratteristico (Versetti 21-23). Il suo discorso non era una semplice denuncia. La sua dignità morale è decisamente sublime, eppure, dopo aver pronunciato la parola della maledizione, mostra che il vero scopo della denuncia del torto è quello di salvare il malfattore. Ecco il Vangelo in un luogo inaspettato. Dopo un simile temporale, chi si sarebbe aspettato questa voce di liuto e arpa? Pentirsi! Perdonare! Non mollare nessuno. Non risparmiare il suo peccato; Tenete su di essa la luce più feroce, ma additate all'ingiusto stesso la possibilità del perdono attraverso il pentimento e la supplica

(VII.) Simone non afferrò - né ci si poteva aspettare che lo facesse - l'idea spirituale che governava il pensiero dell'apostolo. La sua risposta è molto naturale, anche se spesso condannata (Versetto 24). Gli ebrei chiedevano di pregare, fino a quel momento non aveva torto. Ebrei suggerì la preghiera "che nessuna di queste cose che avete dette mi piombi addosso". Lì non riuscì a vedere il giusto significato della preghiera. Non dobbiamo andare a Dio in supplica solo per sfuggire alla punizione, ma per sfuggire al peccato. Ma che un uomo entri per qualsiasi porta che si apra per prima, che venga soltanto! Se un uomo venisse per odio verso il peccato, se un altro uomo di stampo inferiore dicesse: "Temo l'inferno; Dio abbia pietà di me". Venga anche lui. Ogni uomo deve pregare come può. Non si può mandare il cuore a scuola per insegnargli a pregare. Dove c'è dolore, dovrebbe esserci la preghiera. (J. Parker, D.D.La visita dell'apostolo a Samaria:

(I.) La cancellazione di Filippo. Come il Battista davanti a nostro Signore, Filippo si ritira quando entrano in scena Pietro e Giovanni. C'è qualcosa di commovente in questa volontà di essere eclissati. Filippo avrebbe potuto naturalmente pensare di aver sopportato il peso e il calore della giornata, e che il successo degli apostoli era dovuto ai suoi sforzi. "Gli ebrei avevano faticato" (parole pronunciate su Samaria), "ed erano entrati nelle sue fatiche". Gli Ebrei avevano scavato il terreno, seminato il seme, innaffiato, finché il campo fu bianco; E ora agli apostoli non restava che raccogliere. Né è minimamente geloso. Il suo scopo era l'opposto di quello di Simone, e di conseguenza ogni aumento e conferma della fede era motivo di gioia. Solo coloro che, dopo un onesto lavoro, sono stati sostituiti da uomini di doti più brillanti possono apprezzare la prova e la grazia di sopportarla

(II.) La deputazione apostolica

(1.) Gli uomini scelti

(1) La presenza di Pietro era richiesta dalla sua posizione nella profezia e nella provvidenza. Il nostro Signore gli aveva affidato le chiavi del regno dei cieli, indicandogli che doveva spalancare le porte della dispensazione del Vangelo

(2) Giovanni è così costantemente associato a Pietro, che non ci sorprende di trovarli qui come compagni. Ma è una coincidenza sorprendente che colui che, dando sfogo all'ostilità prevalente contro i Samaritani, invocava il fuoco dal cielo per consumarli, doveva, ora che uno spirito più amorevole lo ha azionato, essere scelto per invocare il fuoco della grazia illuminante e vivificante di Dio

(2.) Il loro atto ufficiale

(1) Questo costituisce il fondamento scritturale per il rito della confermazione. Il battesimo ha la natura di un contratto in cui Cristo entra con l'anima, e la pratica del battesimo dei bambini rende quasi necessario avere un certo periodo in cui un bambino battezzato possa consapevolmente, e di sua spontanea volontà, stipulare questo contratto. Quanto è conveniente, dunque, che ricevano il completamento del loro battesimo con la preghiera e l'imposizione delle mani. Questo consacra, per così dire, il battezzato al sacerdozio regale e lo mette solennemente a parte per il servizio di Cristo. Tuttavia, mentre scopriamo nella Sacra Scrittura il germe di questo rito, non consideriamo la confermazione come avente la necessità o la virtù universale di un sacramento. Poiché il dono dello Spirito era concesso indipendentemente dall'imposizione delle mani, come nei casi di Cornelio, Saulo e dell'eunuco etiope

(3.) Il loro trattamento di Simone. Una volta era stato offerto del denaro a Pietro, per guadagnarsi una buona reputazione. Anania aveva deposto il denaro ai suoi piedi, desiderando che fosse compreso come il tutto. Simone ora fa la stessa cosa per conquistare potere e influenza. Il segreto del potere degli apostoli era proprio quello che egli voleva per riguadagnare la sua influenza perduta ed eclissare Filippo. Ciò che desiderava non era lo Spirito Santo, ma il potere di comunicare lo Spirito agli altri. E ciò che gli importava comunicare non era la grazia dello Spirito, ma i suoi doni. E non c'è dubbio che ciò per cui ha offerto denaro, intendeva guadagnare denaro. Il rimprovero di Pietro e la sua insinuazione della difficoltà di salvare un personaggio così lontano nel male ("forse") non erano troppo forti per l'occasione. Se ci fosse stato un solo risveglio di coscienza, una sola aspirazione al bene, la replica sarebbe stata molto più indulgente

(4.) I contrasti di carattere nella Chiesa. Ecco l'apostolo Simone, uomo del più intenso disinteresse, che aveva abbandonato tutto per seguire il suo Maestro, di fronte a Simone lo stregone, che aveva nominalmente abbracciato il cristianesimo come possibile mezzo di ricchezza e di potere. Che repulsione naturale deve esserci tra le menti dei due quando ciascuna ha un sentore dell'altra. (Dean Goulburn.La Chiesa e il mondo: - Tra due cose non c'è un contrasto più grande. Il contrasto è duplice: tra il naturale e il soprannaturale, e tra il sacro e il peccaminoso. Per quanto riguarda il primo, sono l'uno per l'altro; e in questo sta il compito della Chiesa. Per quanto riguarda il secondo, sono l'uno contro l'altro; e qui sta il pericolo della Chiesa. Sia il compito che il pericolo sono qui esemplificati

(I.) La Chiesa nel mondo

(1) L'estensione della Chiesa nel mondo

(1) Le parole del Signore che se ne va (Versetto CAPITOLO i. 8) sono il tema di tutta la storia della Chiesa, come pure di quella dei primi giorni. La storia evangelica dei primi trentaquattro anni della nostra dispensazione ci conduce da Nazareth a Gerusalemme. La storia apostolica di altrettanti anni ci conduce da Gerusalemme a Roma. Il ponte tra Gerusalemme e il mondo pagano era Samaria, un campo piantato da nostro Signore, la cui profezia della mietitura (Giovanni 45-38) si era ora adempiuta in Filippo, spinto lì dalla persecuzione. La tempesta distrugge i fiori, ma sparge i semi: una consolazione per la Chiesa di ogni tempo

(2) Filippo era un guardiano dei poveri, ma lo Spirito Santo lo ha reso un evangelista. La libertà dello Spirito non è vincolata dall'ordine umano. Gli Ebrei fondarono la Chiesa Madre delle Missioni ad Antiochia per mezzo di cristiani privati, e la Chiesa di Roma per mezzo di uomini sconosciuti; i prigionieri portarono il Vangelo ai Goti in Europa. Ebrei "soffia dove Ebrei dice". (3) Ai giorni di Gesù, Samaria era stata molto commossa; Poi sorse uno stregone che conquistò il popolo. La fame si impadronisce di qualsiasi cibo, per cui anche loro hanno accettato la parola di salvezza. La conversione dei Samaritani fu un segno per gli Ebrei (Matteo 21, 43), e gli apostoli lo compresero bene. La diffusione del Vangelo è sempre un segno di avvertimento. Ai nostri giorni è ricominciata l'era delle missioni. Non sia questo un segno che la parola di grazia se la stimiamo un po'. "Compra", dice Luther, "mentre il mercato è alla tua porta. Radunati mentre il tempo è sereno e sereno. Usa la parola della grazia di Dio finché ce l'hai. Gli ebrei 50 'avevano una volta; Ma l'hanno perso, e ora non hanno più nulla. Paolo lo portò in Grecia; ma l'hanno perduta, e ora hanno il Turco. Roma e l'Italia l'avevano; ma l'hanno perso, e ora hanno il Papa. E voi tedeschi non dovete pensare che lo avrete per sempre; perché l'ingratitudine e il disprezzo non permetteranno che rimanga". 2. La Chiesa conserva la sua unità nel mondo. Gli apostoli mandano Pietro e Giovanni a sanzionare l'opera di Filippo e a incorporare i cristiani nella Chiesa apostolica. La lacerazione del corpo di Cristo in una tale moltitudine di sette deve essere profondamente deplorata. Dovremmo pensare incessantemente alle parole di Gesù (Giovanni 17:12). Ma un'unità auto-concepita, auto-creata, porta solo allo scisma. L'unità dà forza, ma solo la vera unità: l'unità nella verità

(3.) La testimonianza della Chiesa nel mondo (15-17). Non si deve intendere che il battesimo di Filippo sia stato inefficace, e che l'imposizione delle mani apostoliche lo abbia reso tale. L'azione dello Spirito Santo è duplice. Ebrei è uno Spirito di vita e uno Spirito di lavoro. Ebrei 101 rende figli di Dio e servi di Dio. La prima opera dello Spirito fu compiuta per mezzo di Filippo, la seconda per mezzo degli apostoli. Il primo è uguale in tutto, il secondo molteplice. Dio dà vari doni di servizio, e questi non sono necessariamente e ovviamente miracolosi. I doni della conoscenza, della dottrina, della guida, ecc., non hanno nulla di sorprendente in se stessi, eppure sono doni dello Spirito tanto quanto gli altri. Senza la potenza e la benedizione dello Spirito di Dio, tutta la nostra fatica e la nostra abilità sono vane; ma con ciò, il nostro lavoro dà prova al mondo che la Chiesa è il possessore dei poteri celesti

(II.) Il mondo nella Chiesa

(1.) Il raduno del mondo nella Chiesa. La rete gettata in mare raccoglie ogni sorta di pesce. La condizione della Chiesa è necessariamente mista; Il grano e la zizzania devono crescere insieme qui. Quando i mietitori verranno al Giudizio, allora la Chiesa sarà pura. Non giudichiamo, per non essere giudicati; ma facciamo in modo di essere figli di Dio

(2.) Lo spirito del mondo nella Chiesa. Qual è lo spirito del mondo e lo spirito che si addice al regno di Dio (Versetto Matteo, xx, 25-28). Il mondo si sforza di governare, il cristiano si rallegra di servire; L'uno vuole essere grande, l'altro è disposto a non essere nulla. Non bastava che Simone fosse cristiano; Voleva recitare la stessa grande parte di prima del suo battesimo; e di usare i poteri dello Spirito per la gratificazione della sua mente egoista. Eppure il suo peccato è cresciuto dal terreno corrotto del cuore, che è lo stesso in tutti. Appena l'orgoglio dell'uomo naturale viene scacciato, quando arriva l'orgoglio dell'uomo spirituale. E, come dice Lutero, "il diavolo bianco è peggio del nero". Quanto è difficile cercare nient'altro che il favore di Dio, qualunque sia l'opinione dell'uomo

(3.) Il giudizio della Chiesa su quello spirito. "Il tuo denaro perisca con te", cioè tutte le tue arti mediante le quali pensi che i poteri dello Spirito Santo debbano essere ottenute. Quanto sarà meraviglioso quando, al Giudizio, coloro che ora sono stimati "grandi" saranno scacciati, e i piccoli stimati grandi (Matteo 7:22 ecc.). A questo giudizio possiamo sfuggire solo con un giudizio penitente di noi stessi. (Prof. Luthardt.)

17. Poi imposero loro le mani e ricevettero lo Spirito Santo. -Cresima:-Secondo -

(I.) La sua origine. Non un'istituzione sacramentale di nostro Signore, ma un'antica ordinanza della Chiesa

(II.) La sua importazione. Nessuna sostituzione o ripetizione del battesimo, ma una ratifica della confessione battesimale e della grazia

(III.) Il suo effetto. Non una comunicazione infallibile dello Spirito, come qui da parte degli apostoli, ma un'incalcolabile benedizione spirituale per i cuori sensibili. (K. Gerok.)

20 CAPITOLO 8

Atti 8:20-24

Ma Pietro gli disse: «Il tuo denaro perda con te».L'impotenza del denaro: non so se l'epoca in cui visse Simone fosse specialmente un'epoca commerciale; ma qualunque possa essere stata la sua peculiarità distintiva, non ci possono essere molti dubbi sulla nostra. Ci sono state epoche successive, ciascuna di un tipo caratteristico, come, ad esempio, l'età dei pastori, illustrata nei lunghi secoli di vita pastorale in Oriente; l'età delle conquiste, come raffigurata nella storia dei re persiani; l'età delle arti e delle lettere, come si vede in Grecia; l'età del governo civico e del dispotismo militare, come rivelato nella storia di Roma; l'età dell'entusiasmo religioso, rintracciabile nella storia del Medioevo e delle Crociate; l'età del lusso, come si trova nella Francia delle Luise, e della rivoluzione, come si trova nella Francia dei Bonaparte. Ma, sebbene in tutti gli uomini riconoscessero l'uso della ricchezza e la cercassero, in nessuno di essi la concezione delle sue capacità era così febbrile ed esagerata come nella nostra. Viviamo in tempi in cui gli uomini non solo credono che la ricchezza sia la più desiderabile di tutte le cose (gli uomini lo hanno creduto fin dai tempi del giovane ricco), ma in cui credono anche che non ci sia nulla che non possa essere comprato con il denaro. Ed è per questo che questa risposta di Pietro è così opportuna. "Questo potere che bramate è comunicabile, ma non potete comprarlo! Avete visto questa gente comune risvegliata a rivelare poteri tali che le vostre povere arti non hanno mai sognato; ma la ricchezza di un impero non potrebbe comprare il più piccolo o il più umile di loro". Beh, che ne dici?" Si potrebbe rispondere. Non sono i doni e i poteri che desidero. Ma le cose che desidero possono essere acquistate con i soldi. Mi guardo intorno e vedo che non c'è nulla di più potente della ricchezza. Trovo che nella società nulla copre tanti difetti come il denaro; che né la nascita né la morte sono separate dalle domande: "Che cosa erediterà?" o "Cosa ha lasciato?" Che mentre disprezziamo il matrimonio francese di convenienza di nome, osserviamo di fatto; che la povertà, se non una disgrazia, è un'impertinenza; che ogni gusto che coltivo rende la ricchezza più desiderabile e la povertà più fastidiosa; che mentre posso acquisire le abitudini di una vita lussuosa con facilità, posso abbandonarle solo con il dolore; e infine che, per quanto egoista o senza scrupoli sia stata la mia carriera, è solo necessario che abbia avuto un successo eccezionale per assicurarmi, quando morirò, l'applauso dell'umanità. Da dove consiste, dunque, la follia o anche l'errore di possedere che tutto ciò che mi sta a cuore possa essere acquistato con il denaro? Quell'errore e quella follia consistono in questo: che questi doni dello Spirito che Simone avrebbe voluto comprare con il denaro non sono che il tipo di ogni altro miglior dono in tutto il mondo, e che di questi, come di quelli, è eternamente vero che non sono in vendita. Ricordatene qualcuna per un momento, e vedete se non è così

(I.) Salute. Alcuni di noi si sono rifugiati in uno di quei rifugi europei per invalidi come Ems o Karlsbad; luoghi in cui le persone i cui polmoni o arti o fegato sono malati si sono riunite per bere le acque e sottoporsi al regime, o essere lavate di nuovo intere nei bagni. Oh, quelle malinconiche processioni di uomini e donne dal volto cupo e abbattuto! Ho sentito di uno di loro che è scoppiato in una tempesta di appassionate denunce perché un servo dall'aspetto sano era entrato nel suo appartamento. Come osava una tale insultarlo con l'offensivo contrasto della sua sgradita presenza! Eppure l'una era solo una contadina, e l'altra un principe e un milionario. Non sarebbe stato disposto a dividere i suoi milioni se avesse potuto comprare con loro l'unico dono dell'altro, la salute? Purtroppo, però, non è in vendita

(II.) Il prossimo in ordine di rango è il dono più alto della cultura mentale. Ci sono centinaia di migliaia di uomini e donne che raramente conoscono un giorno senza un'esperienza di dolore, che tuttavia sono in possesso di un segreto che li rende abitualmente insensibili ad esso. Ci sono realizzazioni in cui possono perdersi a tal punto che, per il momento, nulla di sgradito li tocca davvero; e soprattutto, nelle pagine di un libro, possono passare dalla coscienza del loro mondo esterno alla coscienza di quel mondo interiore a cui il poeta, o lo storico, li ha introdotti, che la penuria, la solitudine e il dolore saranno per il momento dimenticati. Ma un piacere come questo non è acquistabile. Infatti, proprio perché la vita agiata è di solito così fatale per il pensiero elevato, i piaceri della cultura sono quasi proibiti ai semplici ricchi. Ora, non importa che tali persone non abbiano mai conosciuto (perché incapaci di conoscere) le gioie di un'alta attività intellettuale e quindi non possano sentire molto la mancanza di ciò che non hanno mai gustato. Quello che sanno è quella stanchezza della noia, quella propensione a pettegolezzi oziosi, a un'indulgenza più grossolana che è la tendenza eterna di una vita abitualmente lussuosa. Questo è così a fondo compreso dove la ricchezza è ereditaria che le occupazioni devono essere create come difesa contro i pericoli delle loro circostanze peculiari. Ma quando tali occupazioni mancano, l'apatia intellettuale è a volte un incubo orribile e spaventoso

(III.) Più tragicamente questo è vero nel campo degli affetti. L'amore non è in vendita; e quel sentimento misterioso che deve essere conquistato e meritato, non acquistato, non va mai d'accordo con una giunzione, né può essere sostituito con i trasferimenti di beni immobili. Ci sono state molte persone che non avevano la capacità di un tale affetto e che si sono barattate con i beni di qualcun altro, ma vendendo le loro persone o i loro successi di solito hanno venduto tutto ciò che avevano da vendere. Il potere di amare grandemente e altruisticamente l'altro non era in loro, e ciò che non avevano da consegnare non potevano venderlo. Ma, dove in un uomo o in una donna c'è stata una tale capacità, il cuore ha costantemente e invariabilmente rifiutato di seguire il richiamo dei meri possedimenti mondani. Se qualcun altro ci ama, possiamo essere certi che non è per quello che abbiamo, ma per quello che siamo

(IV.) E questo mi ricorda un altro bene inacquistabile: una buona coscienza, o pace mentale. Il mondo ha sempre avuto in sé persone che, avendo vissuto una vita egoistica, si sono sforzate, prima di aver finito con la vita, di far quadrare i conti con la generosa distribuzione dei loro mezzi. Per tutto il tempo sono stati spiacevolmente consapevoli della compassione di uomini riflessivi e donne tranquille. E quando li hanno incontrati, si sono vagamente resi conto che questa gente aveva un segreto di pace, di speranza e di sicura anticipazione, di cui essi stessi non sapevano nulla. Oh, cosa non darebbero se potessero comprarlo! Anzi, di più, guardando indietro, che cos'altro non darebbero se solo avessero da dare, se in qualche modo potessero trasformare quei ricordi crudeli e accusatori. Ma quella pace di Dio che supera ogni intelligenza, supera anche ogni prezzo! Conclusione: Voglio dire una parola ai giovani. Vivete in un'atmosfera in cui l'offerta più forte che viene fatta è quella per denaro. Abbiate paura di un'idolatria così povera e meschina! Il denaro, di per sé, non è né buono né cattivo. È uno strumento. Potresti averla senza essere cattivo e potresti esserne senza essere buona. Ma vivere per essa, agitarsi perché ne si è privi, è la morte di ogni nobiltà e la rovina dell'aspirazione. Devono esserci state alcune ore nella tua vita in cui il tuo cuore ha fremito di un'autentica aspirazione e in cui, seduto da solo, hai letto attentamente la pagina che ti ha parlato dei grandi nomi che hanno reso immortale l'umanità e che, avanzando e salendo, hanno lasciato dietro di sé lo splendore di una nobiltà che non potrà mai impallidire. E in quei momenti, sicuramente avete desiderato essere come quegli esseri più nobili e seguire le loro orme radiose. Aggrappatevi a questo desiderio e seguitelo, perché, prima o poi, questo amore per la bontà vi porterà alla presenza di Colui che è il più divino di tutti. Eppure, com'era povero Ebrei! Quanto completamente e assolutamente Cristo ha trionfato senza l'aiuto del denaro. Al giorno d'oggi non c'è impresa, per quanto poco mondana sia la sua finalità, che non debba poggiare su una base pecuniaria. Eppure nel mondo ha vissuto Uno, che dal primo all'ultimo è rimasto senza un soldo. Da quando gli Ebrei sono venuti e se ne sono andati, quali colossali fortune sono state accumulate, quali potenti combinazioni di capitali hanno dominato il credito del mondo civilizzato e hanno fatto sì che persino principi e sovrani adulassero ossequiosamente i loro possessori. Che ne è stato di loro? Chi se li ricorda? Ma nel frattempo l'ondeggiare di quel contadino galileo che non aveva dove posare il capo, si allarga e si approfondisce e avanza. Riusciresti a possedere il segreto del Suo incantesimo irresistibile? In verità, se come Simone vieni a comprarlo con il semplice denaro, tu e il tuo denaro perirete sicuramente insieme. Ma se arrivi a discernere che i doni di Dio sono doni che il denaro non può comprare, allora puoi davvero sperare di conoscere quel segreto che ti renderà ricco per sempre! (Bp. H. C. Potter, D.D.Dono e acquisto: - Quando leggiamo le parole di Pietro, il loro stesso suono mette in evidenza la natura del peccato, poiché i loro termini esprimono la contraddizione che è implicata nell'uso improprio del denaro. Acquistare un regalo è evidentemente impossibile. Una delle due parole deve essere sbagliata. O la cosa non è un regalo, oppure non l'abbiamo acquistata. Il mondo, è la nostra vita, un dono o un acquisto? Tra queste due idee siamo sempre in bilico. La nostra fede in Dio dice che è un dono; La nostra vita di attività ed energia dice che è un acquisto. Parliamo della Provvidenza, e poi ci scoraggiamo per le nostre disgrazie o i nostri fallimenti, come se non avessimo mai sentito parlare di una cosa come la provvidenza di Dio. Preghiamo per tutte le benedizioni, temporali e spirituali, e poi ci congratuliamo con noi stessi quando ci siamo messi in condizione di ottenerle. Ora, in queste vite, per sempre sballottati tra queste due idee, entra l'elemento del denaro. La sua unica ragione di esistenza è l'acquisto. Non possiamo mangiarlo o indossarlo; L'uomo che lo accumula per il solo piacere di guardarlo è riconosciuto come un pietoso sciocco. Non possiamo forse vedere come questa cosa universale, così necessaria e tanto desiderata, getti tutto il suo peso dalla parte dell'acquisto nella nostra visione della vita? Fa un baratto continuo. L'acquisto è un elemento necessario della vita, e il denaro lo rappresenta. È necessario per la nostra indipendenza; senza di essa sprofondiamo nei ricevitori di doni dei nostri simili. Il carattere forte e sicuro di sé che appartiene agli uomini d'affari deriva interamente dal fatto che hanno un rapporto così naturale con i loro simili; Ricevono ciò per cui pagano, si aspettano di essere pagati per ciò che danno. Questa è la semplice legge del commercio onesto e dell'onesta virilità, e guai all'uomo che tenta di evitarlo, sia mendicando che giocando d'azzardo. Il denaro stesso che riceve gli è un rimprovero, in quanto gli dice dell'esistenza universale di quella legge dell'acquisto tra uomo e uomo che, come tutte le altre leggi, punirà l'uomo che la viola. Ma quando il denaro, con il principio che rappresenta, comincia ad entrare nella nostra relazione con Dio, allora arriva la contraddizione, e con essa il peccato. Proprio come vivere dei doni degli uomini rovina la nostra vera relazione con loro, così cercare di acquistare Dio rovina completamente il vero senso della nostra relazione con Lui. Dio deve dare: questo fatto è scritto nella nostra fede in Lui come nostro Creatore, il nostro grande Superiore, infinitamente al di sopra di noi. È il fatto che si ripete con il tono dell'autorità che riempie ogni rivelazione di Lui; è il pensiero di ogni cuore che si preoccupa di cercarlo nella terra che ci circonda. Non c'è Dio se possiamo acquistare cose da Lui. Il denaro è completamente ateo nel suo stesso principio centrale quando viene tolto dal suo giusto posto; e, mentre gli uomini lo ammucchiano, abbiamo solo la ripetizione dell'antica lotta dei giganti che ammucchiavano montagne su montagne, i quali erano tutti così buoni nei loro luoghi sulla terra, che potevano raggiungere il cielo e spodestare Dio dal Suo trono. Man mano che il denaro crescerà in potere e influenza, questo sarà il suo potere distruttivo sulla vita degli uomini. Attenzione a questo pericolo; Incontra tutti, quando passano dallo stato di dono dell'infanzia al momento dell'acquisto dell'età adulta. Non c'è nulla con cui affrontarla se non la semplice conoscenza di Dio coltivata con ogni mezzo che ci viene gettato addosso, e con ogni influenza spirituale che può essere esercitata su di noi. La relazione con Dio deve essere appresa sempre più da vicino in tutte le sue caratteristiche speciali. Il pensiero e lo sforzo devono essere fissati direttamente su di Lui con la morale, con la religione, con il culto, con lo studio, con la preghiera. Mai come in questi tempi, in cui il denaro è la grande potenza del mondo, l'umanità ha avuto più bisogno della fede più semplice, più pura, più infantile in Dio, affinché la vita possa essere veramente completa da entrambe le parti, verso l'uomo e verso Dio. Le due parti non rimarranno senza effetto l'una sull'altra. La dipendenza dell'uno attenuerà e salverà dalla crudeltà e dalla superbia l'indipendenza dell'altro. Gli ebrei che sanno di ricevere costantemente da Uno sopra di lui non possono essere crudeli ed esigenti verso uno sotto di lui; anzi, non può fare a meno di essere simile al suo Dio grande e munifico in dolci atti di carità. L'indipendenza dell'uno aggiungerà un senso di responsabilità e di potere all'altro; colui che apprezza il potere che Dio gli ha dato tra i suoi simili, entrerà più volentieri al servizio di quel Dio al quale deve tanto, grato per l'opportunità di fare qualcosa. E vedete come, ancora una volta, il rapporto tra ricchi e poveri è toccato da questa visione più alta di Dio come un costante e molteplice GiVersetto. Il povero deve stare in disparte, e vedere il suo prossimo, che ha denaro, precederlo in opportunità di fare il bene, nell'acquisizione di motivi e carattere elevati e raffinati nella vita? Da quanto lo esclude la mancanza di denaro? Di quanti doni di Dio lo priva? Di uno solo: la facilità di relazione fisica con i suoi simili, uno dei doni più pericolosi che si possano concedere. Dovrà egli stare in lutto per lui, mentre per tutto il tempo Dio attende di conferire il carattere qui, la salvezza nell'aldilà, mentre i possedimenti morali e la vita eterna sono aperti a lui, e i mezzi per fare del bene attraverso la crescita personale e il lavoro che la ricchezza non potrà mai comprare sono a sua mano? "Il tuo denaro perisca con te". Il denaro è deperibile, nella sostanza, nella forma, nel possesso. Le nostre anime sono immortali. Quale influenzerà l'altro? Periremo noi e il nostro denaro insieme? o la nostra vita, conoscendo il nostro Dio, solleverà il denaro con la devozione di noi, ai quali appartiene? Ci abbaglierà con il suo luccichio e ci impedirà di vedere Dio? o lo salveremo con il nostro potere di servire Dio? Noi siamo i più grandi, certamente, e a noi Dio ha aperto una via d'uscita da questa schiavitù in cui le cose terrene ci tengono per sempre. Camminaci dentro; spezzare la catena, per quanto dorata, che lega le nostre anime immortali a questa terra; e cercate prima il regno di Dio e la Sua giustizia, e con questo dono tutti gli altri doni saranno una benedizione e non una distruzione. (Arthur Brooks.La simonia assume varie forme: - Simone desiderava ottenere il potere e l'ufficio spirituale, non nel metodo divino, ma in modi bassi e terreni. Il denaro era la sua strada perché era l'unica cosa che apprezzava e aveva da offrire; ma sicuramente ci sono molti altri modi in cui gli uomini possono cercare illegalmente un ufficio spirituale e un'influenza nella Chiesa. Molti uomini che non si sarebbero mai sognati di offrire denaro per ottenere un posto di rilievo nella Chiesa, o che sarebbero rimasti inorriditi al solo suggerimento, hanno tuttavia fatto ricorso ad altri metodi altrettanto efficaci e altrettanto sbagliati. Gli uomini hanno cercato una posizione elevata con metodi politici. Hanno dato il loro sostegno a un partito politico e hanno venduto il loro talento per sostenere una causa, sperando così di raggiungere i loro scopi. Possono non aver dato l'oro che proviene dalla zecca per ottenere una posizione spirituale, ma hanno comunque dato una semplice considerazione umana, e hanno cercato con il suo aiuto di ottenere il potere spirituale; oppure predicano e parlano e votano nei sinodi e nelle assemblee della Chiesa con l'occhio alle elezioni ad alte cariche e dignità. Una Chiesa stabilita, con le sue proprietà e i suoi premi legalmente garantiti, può aprire una via per l'esercizio della simonia nelle sue forme più grossolane. Ma una Chiesa libera, con le sue assemblee popolari, apre la strada a una tentazione più sottile, che porta gli uomini a plasmare le loro azioni, a sopprimere le loro convinzioni, a ordinare i loro voti e i loro discorsi, non come la loro coscienza segreta li guiderebbe, ma come la natura umana e le considerazioni terrene direbbero loro che era meglio per le loro prospettive future. (G. T. Stokes, D.D.) Tu non hai né parte né sorte in questa faccenda, perché il tuo cuore non è retto agli occhi di Dio.-Il cuore naturale: -Meditando sulla storia dell'impostore samaritano, e studiando in essa la nostra natura depravata, possiamo osservare:

(I.) Che il cuore naturale non ha alcuna conoscenza delle cose divine

(1.) Secondo alcuni insegnamenti moderni, tutti gli uomini hanno un istinto religioso e adorano Dio in qualche modo onesto, il che, poiché gli Ebrei sono un Dio gentile, deve essere a Lui gradito. Analizzandolo, troveremo che questa è solo l'azione di una coscienza sporca o di una fantasia poetica. Nel primo caso l'uomo ha una vaga idea della punizione per i suoi peccati, e si sforza in qualche modo rozzo di placare la divinità offesa. Nell'altro, la stessa disposizione d'animo che fa del pittore e del poeta il sognatore tessitore di ragnatele pensieri sull'invisibile. C'è il desiderio di scongiurare il male, e di conseguenza un cerimoniale cieco, o c'è un'immaginazione costruttiva che indulge nel suo esercizio

(2.) Ma è questa la religione? È questo conoscere e servire Dio? Può questo saziare il cuore e purificare la vita? La religione delle nazioni pagane è in gran parte il prodotto di questo istinto. Un paragone tra queste e le nazioni cristiane ci induce a desiderare la loro condizione? L'istinto religioso non ha un carattere superiore all'istinto del mangiare e del bere, per quanto riguarda la vera religione. Sono entrambi della terra, terreni. Gli uomini sono tagliati fuori da Dio a causa del peccato, e possono ritornare solo con l'uso dei mezzi divini

(3.) Ciò che Simone mise in piena evidenza era semplicemente il carattere comune dell'uomo naturale. Le cose divine sono trattate con bassi affetti terreni e, naturalmente, come cose basse, terrene. Simone, nel cercare di comprare la potenza di Dio, non fu peggiore dei molti che cercano di comprare il perdono di Dio

(4.) I principali peccatori della Scrittura sono prominenti solo a causa delle loro circostanze, non del loro peccato. Questo è comune a tutti. Faraone, Balaam, Doeg, Anania e Simone sono solo tipi elevati abbastanza in alto perché tutti possano vederli

(II.) Che la malvagità dell'uomo davanti a Dio è nella condizione del suo cuore. Gli uomini postulano il peccato in atti overt e non riescono a esplorare l'inquinamento dei loro cuori. Nostro Signore nel Discorso della Montagna si sforza di correggere questo errore fatale, e mostra che la sede dell'omicidio, ecc., è nel cuore, e che i peccati possono risiedere lì quando queste esibizioni esteriori sono evitate. Il desiderio di Simone, non la sua richiesta, era il suo peccato. Dio vide la malvagità nel suo cuore. Gli Ebrei non possono permettere che la malvagità sia nascosta più di quanto la malvagità non sia in mostra, e non possono riceverne alcuno se non quando il cuore non santo viene rinnovato. Questa verità fondamentale è ciò che i poeti e i filosofi ignorano. Avrebbero riformato l'uomo sulla base del vecchio cuore malvagio. Renderebbero puri i cerchi esterni della vita e lascerebbero il nucleo marcio. Se, tuttavia, si dice che il cuore dell'uomo è puro, come mai ha prodotto una tale impurità universale nella vita? Ma alcuni diranno: "Noi crediamo che il cuore debba essere rinnovato, ma perché l'uomo non può rinnovarlo da solo?". In risposta, diciamo:

(III.) Che solo la potenza di Dio può rinnovare il cuore. Quando gli affetti sono nel torto, come può la loro stessa influenza eliminarli? Da dove viene il primo impeto quando ciò che forma la forza della vita è fissato sul male? Vi rifugiate nel pensiero che c'è qualche elemento di bene nel cuore, e che questo alla fine realizza il rinnovamento? Allora perché non sempre lo realizza? Ogni caso eccezionale distrugge la tua teoria, perché la Natura funziona sempre allo stesso modo. Ma, oltre a ciò, come potrebbe l'elemento buono nel cuore superare il male se non avesse la maggioranza? E se aveva la maggioranza, come mai il cuore ha sbagliato? No. Il cuore malvagio non può rinnovarsi. Solo Dio può farlo. La sua condizione senza Dio è descritta come nel fiele dell'amarezza e nel vincolo dell'iniquità, miserabile e impotente. Il prigioniero legato non può sciogliersi; un altro deve farlo. Gli esempi cospicui di questa verità, come l'ubriacone e il giocatore d'azzardo che si sforzano invano (per salvare i loro corpi o le loro proprietà o la loro reputazione) di fermare i loro eccessi, sono solo esempi di una regola universale

(IV.) Che la speranza dell'uomo è nella preghiera. "Pregate il Signore". Il "se" non era il dubbio se Dio avrebbe perdonato se Simone avesse pregato, ma se Simone avrebbe mai pregato. La preghiera deve avere come spirito la penitenza. "Pentitevi". Deve avere una profonda convinzione del peccato personale. Sembra che Simon fosse andato troppo avanti per avere una tale convinzione. Quindi lo troviamo solo spaventato. Anche se a quanto pare Simone non prese la strada del perdono e di Dio, vediamo nell'ingiunzione di Pietro qual è la strada. È preghiera a Dio. Il cuore ha bisogno della Sua grazia che perdona. Quella grazia, attraverso la morte sacrificale di Cristo per il peccato, riempie la riserva divina, ed è pronta per essere riversata su ogni anima che lo cerca. La preghiera è quell'atto di fede che stabilisce la connessione con questo serbatoio; l'accettazione della potenza divina, che attende di essere graziosa verso ogni peccatore. (H. Crosby, D.D.) Un retto stato del cuore:

(I.) Con il cuore di un uomo dobbiamo comprendere le sue opinioni, le sue disposizioni e i suoi desideri prevalenti. Quando queste sono tali, come la sua situazione richiede, allora il suo cuore è retto agli occhi di Dio. Ora l'uomo con il peccato ha perduto il favore di Dio e ha rovinato la sua anima. Ma per grazia egli è posto in una situazione tale da poter recuperare il favore di Dio e salvare la sua anima. A lui sono fatte le offerte della salvezza. Quando dunque accetta questa offerta, quando le sue opinioni, le sue disposizioni e i suoi desideri prevalenti sono tali che, in questa situazione, dovrebbero essere, allora il suo cuore è retto agli occhi di Dio

(II.) Quali sono i particolari in cui consiste questo stato del cuore? Quando il cuore è in uno stato giusto

1.) È profondamente umiliato davanti a Dio a causa della sua peccaminosità. Dio vede che tutti gli uomini sono grandi peccatori, che il peccato è un male terribile. Quando un uomo, quindi, si stima un piccolo peccatore, o forse non è affatto un peccatore; quando si sforza di scusare, o anche di giustificare ciò che ha fatto di sbagliato, deve essere chiaro che il suo cuore non può essere retto davanti a Dio. Per avere ragione deve pensare al peccato come lo pensa Dio, e sentire la propria depravazione

(2.) Crede con gratitudine in Cristo per il perdono dei suoi peccati. Dio, che è ricco di misericordia, non vuole che i peccatori muoiano eternamente. Gli Ebrei, quindi, hanno provveduto per loro una via di salvezza. Finché dunque un uomo respinge le offerte di perdono di Dio e continua a essere in inimicizia con il suo Creatore, com'è possibile che il suo cuore possa essere retto agli occhi di Dio? Non potrà mai essere giusto finché egli non obbedirà al Vangelo e non ne rispetterà i termini. E questi termini sono: "Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato". 3. Desidera ardentemente la santità. Dio è santo e vuole che tutti gli uomini siano santi. Com'è possibile, dunque, che il cuore sia retto ai suoi occhi, se non ama ciò che gli ebrei ama e non desidera essere ciò che gli ebrei sono?

(III.) La necessità che sia così. Finché il cuore di un uomo sia così retto agli occhi di Dio

1.) Gli ebrei non possono avere alcun interesse per le promesse del vangelo. Ricordate quali sono queste promesse, come pure le persone a cui sono date. "Beati i poveri in spirito", ecc. "Gli ebrei che si umiliano saranno esaltati". Chiunque confessa e abbandona i suoi peccati, troverà misericordia". Questa è la promessa che Dio ci ha dato, sì, la vita eterna", ecc. "Gli Ebrei che credono nel Figlio hanno la vita eterna". Il peccato non avrà dominio su di te", ecc. "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia", ecc. Ora, com'è possibile che un uomo abbia una parte o una sorte nella faccenda, il cui cuore non è retto agli occhi di Dio? 2. Gli ebrei non possono adempiere ai doveri della religione. Non si tratta semplicemente di passare attraverso le forme di culto religioso. Questo un uomo può fare indipendentemente dallo stato del suo cuore. Adempiere i doveri della religione significa adempierli in modo spirituale, con uno stato d'animo penitente, credente e santo. Ma come può fare questo da coloro che non sono umiliati di cuore, che non hanno una fede viva in Cristo, né alcun vero desiderio di santità? 3. Gli ebrei non possono gustare i piaceri della religione. Considera quali sono. Scaturiscono da un senso di perdono; dall'amore di Dio sparso nel cuore; dalla comunione con Lui. Ora, che cosa può sapere di queste cose l'uomo non umiliato, incredulo e profano? 4. Gli ebrei non possono avere incontro per il godimento della felicità celeste nella vita a venire. Le cose che costituiscono la felicità dei santi nella luce sono che essi vedono e servono Dio. Essi sono con Cristo, contemplano la Sua gloria e cantano le Sue lodi. Ma per i non umiliati, gli increduli e gli empi, il cielo allora non sarebbe il cielo. Non hanno gusto né armonia per essa, e di conseguenza non hanno parte né sorte nella faccenda. (E. Cooper.Mentre Sir Walter Raleigh posava la testa sul ceppo, il boia, prima di sollevare la terribile ascia, disse: "La sua testa è a posto, Sir Walter?" Sir Walter si voltò verso il capo, dicendo: "Sai, buon amico, non importa come mente la testa se il cuore è giusto." Poi appoggiò la testa sul ceppo, e in un attimo la testa dell'uomo coraggioso rotolò sulla paglia del pavimento dell'impalcatura. L'ultimo discorso di Sir Walter è una verità eterna. Nulla va male quando il cuore è a posto; ma un uomo può avere tutte le ricchezze dell'Inghilterra, ma se il suo cuore non è retto avrà attacchi di miseria, che farebbero sì che i suoi amici lo evitassero se non fosse ricco. Ma potresti trovare un altro uomo che vive in cima a una casa in una stanza sul retro, e principalmente a pane e tè debole; ma se il cuore di quell'uomo è retto agli occhi di Dio, egli si rallegra sempre di più e rende grazie in ogni cosa. Hai un cuore giusto? Se non l'hai fatto, è la causa di tutti i tuoi guai; Sta rendendo la tua vita una lunga e faticosa stanchezza. Il linguaggio di un cuore sbagliato è: "Oh, caro, sarà sempre così?" Molte e molte volte potreste sentire un cuore sbagliato sospirare: "Oh, sono così stanco della mia vita!" Gli uomini possono fare grandi cose. Possiamo prelevare elettricità e inviare il nostro messaggio sulle sue ali attraverso l'oceano in un attimo. Scaviamo nelle viscere della terra per la nostra luce e il nostro calore; navighiamo sulle ali del vento; ci tuffiamo in fondo al mare per le nostre perle; facciamo dei fusi per estrarre e attorcigliare un filo così fine da superare quello di un ragno; Abbiamo messo insieme telai per tessere i disegni più belli e intricati: e abbiamo fatto un martello che può rompere un uovo o ridurre in polvere un pezzo di acciaio. Ma c'è una cosa che non possiamo fare; Non possiamo rendere giusto un cuore umano. Se il tuo orologio dovesse guastarsi, sai che può essere regolato correttamente; Ma alcuni di noi hanno cercato per molti anni di rattoppare il nostro cuore; ma è l'unica cosa che l'umanità non può fare; è l'atto di un Essere Onnipotente di fissare correttamente il cuore umano. Che posizione benedetta se potessimo dire: "Il mio cuore è fermo, o Dio, il mio cuore è fermo!" I francesi hanno un proverbio, che dice che se un uomo vuole godere di una vita felice, deve avere una buona digestione e un cuore duro. Questo potrebbe essere un saggio proverbio mondano; ma ti dirò una cosa migliore, affinché, se il tuo cuore è retto agli occhi di Dio, tu possa avere una cattiva digestione, e tuttavia godere di una vita felice. È una buona cosa visitare l'ospedale e vedere quei volti immobili, pallidi e doloranti, e sentire alcuni di loro dire: "Va tutto bene!" Che cosa! Con le membra spezzate, con il corpo schiacciato, con il cancro dentro e le piaghe fuori, "Va bene"? Sì; quando il cuore è retto con Dio, anche la tua vita sarà giusta in ogni momento. Il tuo cuore non può essere retto né la tua vita felice

-

(I.) A meno che tu non senta la presenza di un Dio amorevole, pronto a perdonare e disponibile in ogni momento. Durante una siccità notai un torrente di montagna che riversava il suo flusso d'acqua da una roccia all'altra. Da dove viene questo flusso d'acqua? Viene dai serbatoi del Creatore all'interno delle montagne. Inginocchiati, metti l'orecchio sull'erica, e nella quiete della solitudine montana sentirai l'acqua scorrere dal serbatoio nascosto di Dio fino al torrente laggiù. Quando la pioggia pullula sulle colline, l'acqua superficiale scorre nei ruscelli, ma una quantità molto maggiore di acqua scende silenziosamente attraverso la terra nelle grandi cisterne che Dio vi ha provveduto; e queste cisterne si riversano attraverso le fessure nella roccia con una disposizione naturale a sifone. Ogni volta che metto l'orecchio a terra per ascoltare il silenzioso stillicidio dell'acqua sotterranea, mi viene in mente Dio! Ebrei è invisibile, ma vicino; e non c'è mai un momento in cui il fluire del Suo amore è sospeso. Ci sono periodi di siccità in cui le cisterne sotterranee vengono svuotate, e allora, naturalmente, se si mette l'orecchio alla montagna, non si sentirà alcun gocciolamento d'acqua; ma non c'è mai un momento in cui un uomo possa trovare un posto nel mondo senza Dio. Alcune persone hanno un'idea della presenza di Dio che non mettono in uso quotidiano. Avete certi indumenti che mettete via d'estate e che portate fuori d'inverno. Così, alcune persone mantengono nella loro mente l'idea di un Dio sempre presente; Ma non fanno un uso pratico quotidiano di questa idea. Quando c'è la febbre, o un incidente ferroviario, o qualcosa di terribile, si precipitano alla loro cassetta dei ricordi per l'idea che è stata tenuta avvolta lì, e gridano: "O Dio, aiutami!" Una vita del genere è miserabile. L'idea di un Dio presente dovrebbe essere come un abito che è sempre adatto e comodo in ogni periodo

(III.) A meno che non sappiamo che Dio è vicino e non lontano. Ecco una ragazza gentile che si guadagna da vivere tra estranei. È molto tentata nella sua posizione e desidera aiuto; e sentendo che se non lo prende, potrebbe cadere, va all'ufficio del telegrafo per inviare un messaggio a suo padre lontano. Mentre aspetta lì, la conforta sapere che il clic dello strumento è un messaggio che proviene da suo padre, che dice: "Figlia mia, tieni alto il tuo cuore e fai il tuo dovere!" Il messaggio la rallegra, ma se ne va nel suo alloggio solitario dicendo: "Ah, se solo papà fosse più vicino". Allo stesso modo, l'anima che è stanca delle sue prove e dei suoi peccati, ha bisogno di un Dio amorevole e perdonante vicino. Un Dio lontano non può consolarci; abbiamo bisogno di un Dio che dimori con noi; come noi abbiamo nel Padre celeste che si manifesta a noi in Gesù. Vedete in quella stanza, a mezzanotte, giace un bambino timido, che nel buio ha paura. Ma mentre trema, sente suo padre tossire nell'altra stanza; e, in un attimo, il bambino è confortato. Allo stesso modo, quando siamo nelle tenebre del dolore, o del lutto, o dell'afflizione che porta alla morte, abbiamo sempre paura a meno che non riusciamo a sentire che Dio è vicino. Alcuni anni fa, una sera uno dei miei figli, quando andai a baciarla mentre era a letto, disse: "Papà, esci stasera?" Risposi: "No, cara!" Lei disse: "Che cosa hai intenzione di fare?" Risposi: "Scriverò nello studio". Disse: "Allora metterai il tuo cappello sulla sedia e, quando avrò paura, vedrò dal tuo cappello che sei a casa, con me!" Perciò le promesse di Gesù sono per noi un segno dell'amore e della cura del nostro Padre celeste. Ma abbiamo bisogno di qualcosa di più vicino del telegrafo, più vicino di un colpo di tosse nell'altra stanza, più tangibile di un cappello su una sedia. È confortante avere l'idea di un Dio da qualche parte; ma oh, quanto è più consolante sentire che Ebrei abita nel nostro cuore! Quando camminiamo in un giardino di notte possiamo sentire il dolce profumo dei fiori silenziosi, e anche nel buio della notte i fiori, anche se silenziosi, ci parlano. E probabilmente esclamerà: "Oh, che bei fiori; come sono contento di questo dolce giardino!" Il cieco non può vedere i fiori, ma essi gli parlano con il dolce profumo della loro fragranza e del loro conforto. La maggior parte di noi brancola nella vita al buio; ma mentre brancoliamo, a volte sentiamo che Dio sta toccando il nostro spirito, e diciamo: "Oh, fatto benedetto, Dio mi sta parlando".

(III.) A meno che non sia ispirato con amore a Gesù per aver deposto la Sua vita sulla Croce. Un giovane nobile inglese, ufficiale delle Life Guards, fu accusato del grave reato di falsificazione; ma non era colpevole. Un fratello minore aveva compiuto l'atto; e il coraggioso soldato si prese la colpa su di sé, e portò il peso di una colpa che non era la sua. Gli ebrei si arruolarono come soldato semplice sotto i francesi, che erano allora in guerra in Algeria. Mentre era lì, conquistò l'ammirazione dei francesi e la rispettosa paura degli arabi. Ma c'era un colonnello francese che lo odiava. Perché? Fu fatta prigioniera una bella principessa araba che il colonnello catturò come sua vittima; e il nobile inglese, rivelando il suo nome e il suo rango, minacciò che se il francese non si fosse comportato rettamente nei confronti della dama, lo avrebbe smascherato. Il colonnello cedette e rimandò la principessa da suo padre, ma, dopo ciò, odiò il nobile inglese e cercò l'occasione per disonorarlo. Un giorno il colonnello schernì il nobile soldato e lo punse così acutamente che tirò fuori il codardo da cavallo e lo scaraventò a terra. Secondo la legge militare francese, c'era un solo verdetto per un tale reato: la morte. Ora accadde che questo nobiluomo, a sua insaputa, avesse conquistato il cuore di una graziosa ragazza francese, una vivandière, una donna che vende ai soldati provviste e liquori, che aveva trattato con cortese gentilezza. Quando seppe che era stato condannato, galoppò verso il quartier generale e ottenne una tregua. Si affrettò a portare il prezioso perdono e, quando giunse vicino all'accampamento, vide il segnale che era arrivato l'ultimo momento. Si udì un grido acuto: "Aspetta! in nome della Francia". Ma la severa parola di comando risuonò nel silenzio: «Fuoco!» e il grido della ragazza arrivò troppo tardi. Ma mentre la raffica veniva sparata, più veloce delle pallottole, lei gli aveva gettato le braccia al collo, e poi aveva girato la testa all'indietro con il suo sorriso coraggioso mentre le palle le trafiggevano il petto. Lei si lasciò cadere a terra e lui la sollevò, dicendo: "Figlia mia! Ti hanno ucciso! Quanto valgo io perché tu muoia per me!" Alzando rapidamente gli occhi verso i soldati addolorati, esclamò: "Oh, se aveste sparato un momento prima!" Lei lo sentì e, con uno sguardo indescrivibile che rivelò il suo segreto, disse: «Non posso parlare come vorrei. Ma io ti ho amato. Tutto è detto!" Poi emise un sospiro stanco e la coraggiosa e amorevole creatura giaceva morta tra le sue braccia con la testa sul suo petto. Gli ebrei ottennero la sua liberazione e, avendo confessato il suo crimine, suo fratello minore fu reintegrato nella sua vecchia posizione. Passarono gli anni, ma ogni volta che veniva menzionato il nome della giovane creatura che aveva sacrificato la sua vita per lui, egli chinava il capo come davanti a una cosa sacra. Vi ho raccontato questa storia toccante affinché possiate ricordarvi di Gesù che ha dato la Sua vita per voi e per me. Il tuo cuore non si piega forse in tenerezza al suono del Suo nome? Allora consacra la tua vita in cambio di quell'amore meraviglioso che ha sanguinato ed è morto per salvare un miserabile come te. Oh, se tu credessi che Gesù è morto per te! Vedete, ecco un ragazzo che nell'oscurità della notte sta giocando dondolandosi sulla catena del teagle di un alto magazzino. Hebrews sta oscillando dentro e fuori dalla stanza superiore, quando improvvisamente la rottura cede, e la catena sferraglia sulla ruota che porta il ragazzo rapidamente giù. È abbastanza buio, e il povero ragazzo è appeso lì tenendosi con entrambe le mani; ma si sta stancando e teme di essere fatto a pezzi nel cortile sottostante. Ora un braccio cade inerme e, vedendo che le forze gli cedono, grida di terrore e cade; ma invece di essere fatto a pezzi, scopre di essere caduto solo due o tre pollici da terra! Nella sua paura nell'oscurità, temeva di cadere per cento piedi, quando era davvero vicino al suolo. Allo stesso modo, alcuni di voi sono in una terribile miseria a causa dei loro peccati; ma se credessi in Gesù, ti troveresti in libertà. Gettati tra le Sue braccia! Be è così vicino! Credi che gli ebrei sono morti al posto tuo. Avventurati a pensare che Ebrei ti ama davvero. Il proverbio è applicabile sia nelle cose grandi che in quelle piccole. "Niente di avventuroso, niente di fatto." (W. Birch.Pentiti dunque di questa tua malvagità e prega Dio, se forse ti sarà perdonato il pensiero del tuo cuore.- L'ammonimento di Pietro a Simone lo stregone:

(I.) Le intenzioni malvagie degli uomini richiedono il perdono. "Il pensiero del tuo cuore." Simone non ottenne il suo desiderio; ma era nel suo cuore. L'essenza del peccato era lì. Gli Ebrei predisposero il piano e ne iniziarono l'esecuzione, ma fu sventato. Perciò Pietro pone l'accento su ciò che c'era nel cuore di quell'uomo. Gli Ebrei erano stati accolti nella comunione dei santi; ma a nulla servì finché egli fu nel fiele dell'amarezza e nel vincolo dell'iniquità. C'era qualcosa che non andava in quell'uomo, e la cosa principale: "Tu non hai né parte né sorte in questa faccenda; per,"&c. L'apostolo non gli permise di consolare la sua coscienza con la sola circostanza di aver fallito nel suo tentativo. Nella nuova creazione lo Spirito Santo, quindi, fa del cuore la Sua prima cura. Questa è la cittadella, che essendo stata conquistata dalla grazia, tutto l'uomo è guadagnato per Cristo. Per essere puri, dobbiamo essere purificati da difetti segreti; e finché i pensieri del nostro cuore non saranno perdonati, non saremo giustificati davanti al Signore

(II.) I mezzi con cui i malvagi devono cercare la pace con Dio. "Pentitevi. e pregare". Il fondamento del dovere e del privilegio nel regno spirituale è il sangue dell'Agnello, ma c'è un altro fatto vitale implicato nella nostra salvezza dal peccato. È un essere morale che ha peccato e che richiede il rimedio sovrano della grazia. L'attività della sua natura morale deve affermarsi. Benché sia disposto solo nel giorno della potenza di Dio, non deve aspettarsi di essere trascinato come una pietra alla fonte della purificazione, o come un bruto all'altare della misericordia. Lo Spirito di Dio lo incontra sul sentiero del peccato, e questo è il Suo incarico: "Pentiti dunque di questa tua malvagità". Il sacrificio di Cristo ha aperto la porta alla penitenza. "Dio lo ha esaltato", ecc. Se il peccatore si pente in modo evangelico, sarà trovato in Cristo

(III.) La semplice possibilità di successo dovrebbe incoraggiare il peccatore a usare questo mezzo di grazia. "Pregate Dio, se forse", ecc. In quelle che vengono chiamate avventure mondane, gli uomini non solo sono disposti, ma anche ansiosi di correre i loro rischi, e sebbene mille possibilità siano contrarie, piegano ogni energia verso il loro raggiungimento. Può darsi che l'anima non valga la pena di avventurarsi? "Che cosa darà l'uomo in cambio della sua anima?" Pietro non intendeva negare la validità delle promesse, né mettere in dubbio l'efficacia del pentimento o della preghiera. Il suo dubbio derivava dallo stato stesso di Simone. Forse gli ebrei pensavano che fosse molto improbabile che Simone sarebbe mai diventato un uomo migliore. In conformità con il testo cantiamo: "Avventurati su di Lui"; ma non intendiamo un'impresa di rischio, ma di coraggio. L'incertezza della vostra salvezza è, in verità, allarmante, ma risiede nella vostra negligenza nei confronti dei mezzi della grazia. Se ci fosse anche la minima possibilità che Cristo possa salvarti, sarebbe una stupefacente stupidità da parte tua disprezzarLo. Non è una possibilità, ma una certezza. "Gli Ebrei sono anche in grado di salvarli fino all'estremo", ecc. (H. R. Raymond, D.D.Poiché vedo che tu sei nel fiele dell'amarezza e nel vincolo dell'iniquità.-Il fiele dell'amarezza e il vincolo dell'iniquità:-

(I.) Lo stato di quest'uomo. In uno stato di natura, come dimostrano la sua cupidigia, ambizione e ipocrisia. Questo stato è chiamato

1.) Il fiele dell'amarezza perché è amaro

(1) A Dio; che appare dalle amare sofferenze di Cristo (Isaia 53:6 ; Matteo 26:38)

(2) Ad ogni uomo buono come si sentiva nei suoi primi risvegli, amaro rimorso (Matteo 26:75), amare riflessioni

(2) Agli impenitentemente malvagi (Marco 9:44)

(2.) Il vincolo dell'iniquità (Proverbi 5:22). Questa obbligazione è

(1) Forte

(2) Biasimo (Proverbi 14:34)

(3) Non redditizio

(II.) Come è stato percepito. Dal suo frutto (Matteo 12:33, 35). Lo stato di un uomo può essere discernito

1.) Con la sua ignoranza delle cose divine

(2.) Dalla compagnia che mantiene

(3.) Dai libri che legge

(4.) Dai suoi luoghi di villeggiatura. (S. Barnard.Peccato e salvezza: - Quanto è vera e completa questa descrizione dello stato del peccatore! I nostri progenitori pensavano che il frutto proibito fosse il più dolce, lo trovavano il più amaro, e questa trasgressione implicata nella loro miserabile gratificazione implicava la schiavitù del male. Vera parabola e profezia della storia dei loro discendenti peccatori. Quanto dolce era l'inebriante bevanda per l'ubriacone, ma quanto amare le conseguenze, specialmente l'abitudine di essere schiavo. Così con tutto il male. Si noti qui che:

(I.) Il peccato è

1.) Il fiele dell'amarezza. Il termine amaro è da noi applicato a

(1) Delusione. Quando un uomo fa una speculazione che va male, o fa affari che non pagano, concentra le sue speranze su oggetti che gli sfuggono, subisce una "amara delusione". Il peccato va bene? Paga? Ha mai esaudito l'aspirazione dell'uomo?

(2) Circostanze difficili. Quando un uomo è deplorevolmente povero, o sovraccaricato, o afflitto, diciamo che "sorte amara". Gli Ebrei quindi devono sicuramente soffrire la quintessenza dell'amarezza che è privo delle ricchezze di Dio, che geme sotto i pesi del diavolo e che soffre della malattia mortale del peccato. "La via dei trasgressori è dura". (3) Rovina. Quando un uomo ha fatto il suo ultimo tiro e ha perso, quando è irrimediabilmente in bancarotta, o quando subisce la sorte di un criminale, esclamiamo: "Com'è amaro!" Quali devono, dunque, i sentimenti di un uomo che ha sperperato la sua vita, che è diventato fallito nei costumi, che presto deve comparire davanti al tribunale di Cristo

(2.) Il vincolo dell'iniquità. Il peccato è la servitù di

(1) La mente che imprigiona nella sfera della materia

(2) Gli affetti che esso pone sulle cose terrene

(3) La volontà che paralizza per sempre

(II.) Salvezza

(1.) Addolcisce ogni lotto amaro. Esso porta

(1) Perdono ai peccatori

(2) Conforto per i miserabili

(3) Riposo agli oppressi

(4) Paradiso

(2.) Libera i più schiavizzati. Dà libertà di pensiero, di cuore e di volontà. (J. W. Burn.)

26 CAPITOLO 8

Atti 8:26-39

E l'angelo dell'Eterno parlò a Filippo, dicendo: Alzati e va'. Perché l'angelo non è andato lui stesso? Perché questa era una missione dove un uomo valeva più di un angelo. Nel piano di salvezza del Signore c'è un posto per i peccatori redenti come testimoni di Cristo, per compiere un'opera che nessun angelo potrebbe compiere. Non sta a noi dire che Dio avrebbe potuto avere un piano migliore di questo. Allo stato attuale del piano, l'uomo è necessario per il suo perseguimento. Il meglio che un angelo può fare è venire come un messaggero di Dio, e dire all'uomo di alzarsi e andare. (H. C. Trumbull, D.D.) Verso sud, fino a Gaza, che è deserta.- Gaza: - La storia della città così chiamata (che appare a volte nella versione inglese - Deuteronomio 2:23 ; 1 Re iv. 24; Geremia 25:20 - come Azza) risale addirittura a quella di Damasco, nei primi racconti di Israele. Era la città più meridionale o di confine dei primi Cananei (Genesi 10:19), e fu occupata prima dagli Avim, e poi dai Caftorim (Deuteronomio 2:23). Giosuè non riuscì a conquistarla (Giosuè 10:41, xi. 22). La tribù di Giuda lo tenne per un breve periodo (Giudici 1:18), ma presto cadde nelle mani dei Filistei (Giudici 3:3, xiii. 1), e sebbene attaccato da Sansone, fu tenuto da loro durante i tempi di Samuele, Saul e Davide (1Samuele 6:17, xiv. 52; 2Samuele 21:15). Salomone (1 Re iv. 24), e più tardi Ezechia (2 Re xviii. 8) lo attaccarono. Resistette ad Alessandro Magno durante un assedio di cinque mesi, e fu un'importante posizione militare, la chiave stessa del paese, durante le lotte tra i Tolomei e i Seleucidi, e nelle guerre dei Maccabei (1 Macc. xi. 61). Il suo nome, si può notare, significava il "forte". (Dean Plumptre.) A Gaza, che è deserta:

1.) Quando Filippo ci viene presentato, lo troviamo impegnato in un lavoro promettente, e c'era ancora molto da fare. Filippo avrebbe potuto giustamente supporre che gli sarebbe stato permesso di rimanere in un campo così ricco e adatto fino a quando non avesse esaurito tutte le sue possibilità. Eppure fu divinamente chiamato ad abbandonarla e ad andarsene nel deserto. Questo luogo era all'estremo sud, il più lontano da tutte le scene e le associazioni della vita di Filippo, e se avesse ragionato si sarebbe naturalmente chiesto molto perché fosse stato mandato in un luogo così fuori mano. Che cosa poteva fare di buono lì? Eppure obbedì immediatamente al comando divino. E mentre lo faceva, gli fu fatta conoscere la volontà di Dio. Gli ebrei 6 trovarono un campo di utilità più fruttuoso persino di quello della Samaria. Gli scienziati ci hanno mostrato le meravigliose disposizioni con cui insetti e fiori vengono uniti per realizzare i fini del mondo vegetale. Il fiore è provvisto di una cella di miele, è dipinto di tinte brillanti, arricchito di fragranza e modellato in modo particolare, per attirare e guidare gli insetti, per mezzo dei quali la pianta può essere fecondata e messa in grado di produrre semi. Ancora più meravigliose sono le disposizioni provvidenziali con cui Dio riunisce l'anima e il Salvatore

(2.) Qualcuno potrebbe dire che non valeva la pena di distogliere Filippo dal grande compito di convertire moltitudini allo scopo di salvare un solo straniero. Ma costoro non hanno imparato così tanto da Cristo, il quale disse: "Che giova all'uomo se guadagna il mondo intero e perde la propria anima?" e che ha raccontato la parabola della pecora smarrita. Ma non era coinvolta solo la salvezza di una singola anima. L'eunuco etiope era un grande dignitario, nido in rango della regina d'Etiopia; e l'influenza che ci si aspetterebbe che la conversione di un tale uomo esercitasse sarebbe, nella natura delle cose, immensa e di vasta portata, e la tradizione attribuisce a lui la conversione alla sua nuova fede di Candace e di molti dei suoi sudditi, e potrebbe aver preparato la strada per la meravigliosa opera che ebbe luogo tra gli Etiopi in un periodo successivo, quando l'intera nazione divenne cristiana, e le antiche profezie della Scrittura, che l'Etiopia avrebbe ancora alzato le mani a Dio, si adempirono. La superiorità nella fede religiosa e in tutte le arti della vita di cui godono gli Abissini su tutti i figli ottenebrati del sole può essere attribuita in primo luogo all'opera dell'eunuco etiope. Abbiamo un esempio simile dei saggi metodi della Provvidenza in Paolo che fu costretto ad abbandonare il suo grande e importante campo di lavoro in Asia, e ad andare in Europa, che gli sembrava, in confronto, un luogo deserto

(3.) La scena della conversione dell'eunuco fu mirabilmente adattata allo scopo. Quando Gesù stava per guarire il sordomuto, gli Ebrei lo presero in disparte dalla moltitudine; e quando Ebrei stava per aprire gli occhi al cieco nato, Ebrei lo prese per mano e lo condusse fuori della città. Gesù isolò gli uomini perché, a parte le interruzioni della folla, fossero resi più ricettivi alle impressioni profonde e durature. E lo stesso accadde all'eunuco etiope. Gli ebrei avevano preso parte a tutti i servizi solenni della più grande delle feste ebraiche. Un proselito di rango e influente come lui, inoltre, riceverebbe molta attenzione. Ma l'atmosfera della Città Santa era sfavorevole alla quieta meditazione che schiarisce l'occhio interiore, sviluppa la vita spirituale e apre il cuore a ricevere la verità di Dio. E così ciò che non poteva ottenere nella città affollata, lo trovava nel deserto solitario. Uno spirito di ricerca si era risvegliato in lui; e qui nulla avrebbe distolto i suoi pensieri. Quando Filippo si unì a lui, la sua mente divenne plastica e il suo cuore sensibile alle impressioni spirituali. Chiusi fuori dal mondo, soli con Dio e con le opere delle sue mani, ridotte alla loro primitiva semplicità, sia l'eunuco che l'evangelista sentivano quanto fosse spaventoso questo luogo deserto. Non era altro che la casa di Dio e la porta del cielo. Lì fu eretta la scala con la quale l'africano ottenebrato saliva alla luce e alla gioia del cielo. Gli Ebrei 6 trovarono non solo l'acqua mediante la quale fu battezzato come cristiano, ma nella sua propria anima una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna

(4.) Questo incidente è un tipo di ciò che accade spesso nell'esperienza del popolo di Dio. Nostro Signore stesso in un'occasione lasciò le città affollate e affollate dove gli Ebrei svolgevano un ministero molto benefico, per il deserto solitario, affinché gli Ebrei potessero guarire l'indemoniato solitario, che, a sua volta, era il mezzo di un meraviglioso risveglio spirituale tra la gente della Decapoli. Pietro fu mandato dalla grande città marittima di Ioppe, dove poteva predicare a persone provenienti da ogni parte del mondo, per istruire una sola famiglia gentile nella cittadina di Cesarea. E così Dio ordina ai Suoi servi di lasciare ancora i novantanove e di andare dietro all'unica pecora smarrita. Immaginiamo di dover riunire grandi riunioni per produrre un'impressione profonda e diffusa. Ma le folle non sono sempre state d'aiuto in materia di progresso. Non di rado, con le loro distrazioni, hanno posto ostacoli sulla strada. In mezzo alla folla un uomo non ha la calma mentale per pensare, ma è influenzato esclusivamente dai sentimenti del momento. L'opera migliore di nostro Signore, per così dire, non è stata compiuta in folle; e le Sue parole che affondano più profondamente nei nostri cuori sono state pronunciate conversando con una donna solitaria accanto a un pozzo o vicino a una tomba. Le folle volubili si allontanarono da Lui nell'ora del bisogno; ma le anime solitarie che gli Ebrei chiamarono a sé ad una ad una dal lido del mare e dalla dogana e dalla casa desolata, si aggrapparono fedelmente a Lui fino all'ultimo

(5.) Ma possiamo dare un'applicazione più ampia alla lezione. Qualunque circostanza esteriore o motivo interiore ci induca a lasciare la folla e a scendere a "Gaza, che è deserta", per riposarci e meditare, possiamo essere certi che è il suggerimento dell'angelo del Signore. Abbiamo bisogno di obbedire all'ingiunzione divina più frequentemente, perché la nostra vita religiosa è troppo sociale; Dipende troppo dall'eccitazione delle riunioni e delle associazioni, ed è troppo spesso incapace di stare da sola. È urgente, quindi, che non solo nel godimento dei mezzi della grazia, ma molto più in loro assenza, operiamo la nostra salvezza. Abbiamo bisogno di più della beata solitudine della preghiera. Fu sul lato posteriore del monte su cui pascolava il suo gregge che apparve a Mosè la visione del roveto ardente. Davanti non vide nessuna porta aperta in cielo. E così, anche, se vogliamo vedere qualcosa dello spettacolo che Mosè vide, e per essere cambiati in una certa misura come fu cambiato lui, dobbiamo spesso ritirarci sullo sfondo della montagna su cui viviamo e lavoriamo. Se ci rifiutiamo di andare volontariamente a "Gaza, che è deserta", Dio ci costringerà provvidenzialmente. Gli Ebrei faranno un deserto intorno a noi, affinché sotto il suo amaro ginepro possiamo imparare le vere lezioni della vita. Il guadagno per gli individui stessi e per la società derivante dall'addestramento della solitudine forzata non può essere sopravvalutato; e manca delle qualità migliori e più alte quell'uomo o quella donna a cui Cristo non dice, in un periodo o nell'altro della vita: "Venite in disparte in un luogo deserto e riposatevi un po'". (H. Macmillan, LL.D.) Filippo in viaggio verso Gaza, una specie di vero ministro:

1.) La pia obbedienza con cui segue l'impulso dello Spirito

(2.) Il coraggio apostolico con cui afferra un'anima a lui estranea

(3.) La saggezza evangelica con cui soffia la scintilla in una fiamma

(4.) L'unzione sacerdotale con la quale egli suggella, al momento opportuno, l'anima salvata al Signore

(5.) L'umiltà cristiana con la quale, dopo che l'opera della salvezza è stata completata, egli si mette dietro al Signore. (K. Gerok.) Filippo e l'Etiope:

(I.) La direzione provvidenziale di Dio nella vita individuale. "E l'angelo dell'Eterno parlò a Filippo". Questo incontro tra Filippo e l'Etiope non fu il risultato di un semplice incidente o di un caso. Una specie di armonia prestabilita esisteva tra queste due anime prima che fossero consapevoli dell'esistenza l'una dell'altra in questo mondo. Un angelo messaggero dà le istruzioni con cui dovevano essere riuniti. Spesso si parla di incidenti che determinano il destino di un uomo, dimenticando che nel vocabolario di Dio non esiste una parola come caso. Sembrava un caso che Mosè fosse stato scoperto dalla figlia del faraone. "Ma l'eterna scelta che il caso ha guidato." Un pellegrino polveroso sorpassato sulla strada del deserto dal ciambellano di una regina pagana, questo è tutto ciò che i saggi del mondo vedono in questo episodio della nostra lezione; ma in questo incontro casuale c'è il fuoco nascosto di un proposito divino. Dietro tutte le diverse scene della vita - le sue gioie, i suoi dolori, le sue posizioni sociali e le sue ambizioni politiche, le sue preoccupazioni individuali, le sue crisi nazionali - c'è la mano di Dio che la guida. Che conforto per i pellegrini miopi e portatori di pesi, pensare che gli angeli di Dio sono spiriti tutelari schierati sotto il Re Gesù per proteggerci e difenderci dagli assalti del nostro grande avversario, il diavolo, che lotta continuamente per la nostra distruzione

(II.) Il servo volenteroso e obbediente. Notate la natura delle istruzioni date dall'angelo, e ciò che comportava l'obbedienza ad esse. Il versetto 26 ci dà il testo dell'incarico dell'angelo a Filippo. In un certo senso Filippo deve procedere sotto ordini sigillati. Le indicazioni sono semplici in termini per quanto riguardano. Vai su una certa strada. Eppure, in un certo senso, sono vaghi e indefiniti. Sessanta miglia di autostrada nel deserto, con l'altezzosa e malvagia città di Gaza al capolinea meridionale, era un ordine che richiedeva seriamente alcune dichiarazioni più precise su quale dovere dovesse essere adempiuto e dove si trovasse il campo di lavoro futuro. L'angelo aveva rivelato a Filippo quel tanto che bastava per indicare alcune delle difficoltà che si incontravano lungo la strada. Per la natura umana ordinaria, tali indicazioni darebbero spazio a due o tre questioni di carattere molto pratico. Sarebbero state davvero naturali le domande: Perché limitare la sfera del mio ministero prendendo questa via poco frequentata? Eccomi qui nella popolosa città, moltitudini vengono stimolate dal messaggio del vangelo, convertiti che vengono ogni giorno. Per questo motivo c'è grande gioia in città. Perché, allora, devo essere sviato? Perché lasciare l'appuntamento in città per prendere in mano la responsabilità del paese? Quella era la voce dell'opportunità, e troveremo sempre accovacciato da qualche parte, nelle immediate vicinanze di quella voce, il vile tentatore. E così parla il tentatore: un lungo viaggio a piedi nel deserto, un pellegrino solitario, bestie feroci in agguato, notte che scende e nessun riparo! Filippo, c'è un pericolo in vista, "i leoni sono d'intralcio". Inoltre, se arrivate a Gaza, e vi viene rivelato che c'è il vostro nuovo campo di lavoro, considerate quali difficoltà e pericoli vi attendono. Gaza è indurita nel crimine, amara nella sua ribellione contro Dio. È una delle città più antiche del mondo. Giosuè non riuscì a sottometterlo. Fu assegnata a Giuda, ma nemmeno quella tribù guerriera poté conservarne il possesso. Tuttavia, aver ceduto ai suoi timori, aver dubitato della saggezza divina, avrebbe significato perdere l'opportunità di incontrare l'uomo per la cui conversione Filippo era lo strumento divinamente stabilito: "Solo chi è volenteroso e obbediente mangerà del bene della terra". Abbiamo ascoltato sermoni ispiratori su quella parola "Vieni" del Vangelo, ed è davvero una parola benedetta, che invita i cuori stanchi al dolce asilo del riposo che si trova in Gesù Cristo. Ma, come credenti nella Croce di Cristo, abbiamo realizzato il benedetto privilegio di quell'altra grande parola del vangelo, quella piccola ma potente parola: "Andate"? "Esci per le strade e le siepi, e costringili a entrare". Va', lavora oggi nella mia vigna". Fu l'ispirazione di quella grande parola che spinse Filippo all'obbedienza. Non osiamo abbandonare questo pensiero di amorevole obbedienza ai comandi di Dio senza sottolineare un altro fatto a questo proposito, e cioè che nella misura in cui obbediamo alle attuali rivelazioni della volontà di Dio, appariranno rivelazioni future e più complete. Filippo gli aveva chiaramente rivelato la direzione che doveva prendere: «Alzati e va' verso il mezzogiorno, per la via che segue. è deserto". Questo comando era sufficiente per un'azione tempestiva a quell'ora. Filippo aveva abbastanza capitale in quel momento per andare dritto a lavorare per Dio nel nuovo campo. Quando giunse l'ora dell'opportunità di fare altro lavoro che non fosse camminare su una strada nel deserto, 29 ci informa che fu data un'altra rivelazione. Filippo è in viaggio, viene raggiunto dal carro dell'Etiope: "Allora lo Spirito disse a Filippo: Avvicinati e unisciti a questo carro". Questa rivelazione superiore fu data a Filippo mediante l'obbedienza alla rivelazione precedente. Dio fornisce sempre rivelazioni del dovere a rate, secondo le necessità del momento e la misura della nostra fede. La strada all'inizio può sembrare buia. I comandi di Dio possono sembrare insensati per le esigenze di convenienza. La ragione umana può barcollare e cadere e rifiutarsi di andare oltre. Ma agli occhi della fede "l'inventario dell'universo è in cielo". Gli Ebrei riveleranno il luogo e il metodo quando scoccerà l'ora dell'opportunità

(III.) Un viaggiatore che legge la Bibbia. Quanto raramente vediamo oggi la Parola di Dio nelle mani dei viaggiatori! Se vuoi essere appariscente e considerato un po' "irritabile", prendi la tua Bibbia e leggila sul treno ferroviario. Questo viaggiatore che leggeva la Bibbia offrì a Filippo una migliore possibilità di predicargli il Vangelo di quanto l'ascoltatore medio fornisca ai predicatori di oggi. Ebrei era preparato per il messaggio. È un'affermazione significativa nella lezione che Filippo "aprì la bocca e cominciò dalla stessa Scrittura e gli annunziò Gesù". L'eunuco era venuto da un periodo di profonda meditazione sulla Parola di Dio per ascoltare il sermone del vangelo. Molte volte abbiamo sentito le osservazioni casuali che uscivano dalle labbra dell'ascoltatore distratto mentre si ritirava dalla chiesa: "Il predicatore non mi ha colpito oggi". Gli ebrei non hanno soddisfatto il mio bisogno". Non credo che abbia preparato quel sermone con la sua solita cura". Caro amico, che ne dici della tua preparazione come ascoltatore con un'ora di riflessione sulla Parola di Dio, o con qualche istante di seria meditazione sugli interessi della tua anima prima di ascoltare quel sermone? Tu vieni dal clamore selvaggio della Borsa; Venite dalle preoccupazioni inquietanti della settimana lavorativa, e vi aspettate che l'uomo sul pulpito bandisca tutta questa influenza nella breve ora di servizio, e vi nutra con il "pane della vita", senza un solo momento di preparazione con una preghiera sincera o una lettura devota. Ancora una volta, questo viaggiatore che leggeva la Bibbia incontrò alcune difficoltà nel modo in cui riceveva la verità così com'è in Gesù. Gli ebrei avevano i suoi dubbi, come tutti noi. Ma non fece dei suoi dubbi un idolo e lo pose come oggetto di adorazione. Quasi nello stesso respiro in cui l'etiope esprimeva il suo dubbio, pronunciò le parole della sua confessione di fede: "Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, e in quel momento l'angelo che registrò scrisse il suo nome nel Libro della Vita

(IV.) Il cristiano gioioso. La nostra storia biblica finisce bene. Lo Spirito del Signore rapì Filippo e l'eunuco se ne andò pieno di gioia. Filippo era stato lo strumento per convertire l'eunuco a Cristo, non al predicatore. L'anima che trova veramente Cristo non si allontana quando l'evangelista se ne va, o quando il ministro cambia il suo incarico. Ebrei è in possesso del Divino Consolatore come Compagno. L'uomo è entrato in una vita di fiducia i cui elementi sono la gioia e la pace nello Spirito Santo. (E. M. Taylor.) Lavoratore e cercatore:

(I.) Il lavoratore serio

(1.) Ebrei è in piena comunione con lo Spirito, pronto a ricevere le influenze divine e vive nell'atmosfera della compagnia divina (Versetto Versetti 26-29)

(2.) Ebrei è obbediente e abnegato, pronto ad andare ovunque sia mandato, pronto a scambiare un grande campo con uno piccolo, la Samaria con il deserto (Versetti 26, 27)

(3.) Ebrei è aggressivo, ansioso di mettersi al lavoro, corre incontro a colui con cui deve lavorare, e inizia subito la conversazione senza aspettare un invito (Versetti 30)

(4.) Ebrei è abile. Ebrei parla con gentilezza e allegria all'etiope. "Le sole parole registrate di Filippo contengono un convenevole" (Versetto 30)

(5.) Ebrei è scritturale, prende la Parola di Dio come suo testo e mostra come ogni pagina rimandi a Cristo (30-35)

(6.) Ebrei è pratico, e porta alla fede personale in Cristo e all'unione con la Chiesa (Versetti 35-37)

(7.) Ebrei ha ampie vedute, riconoscendo il privilegio sia dei gentili che degli ebrei di essere salvati e battezzati (Versetti 37, 38)

(II.) Il ricercatore sincero. È difficile dire se il lavoratore o il ricercatore in questa lezione brilla nella luce più brillante

(1.) Ebrei è un nobile ricercatore, un uomo di alto rango e molte preoccupazioni pubbliche, eppure un umile seguace di Dio (Versetto Versetti 27). I politici cristiani non sono così numerosi come dovrebbero essere (Versetto 27)

(2.) Ebrei è un ricercatore diligente, che vive a milleduecento miglia di distanza, ma che viaggia verso il tempio e legge le Scritture lungo la strada (Versetto 28, 29)

(3.) Ebrei è un ricercatore ammaestrabile, desideroso di apprendere la verità, disposto a essere istruito da un laico molto al di sotto di lui nella posizione sociale, e pronto ad abbracciare qualsiasi opportunità per imparare la via della salvezza (Versetti 30-34)

(4.) Ebrei è un ricercatore credente, che esercita la fede personale in Cristo e Lo riceve come suo Salvatore (37)

(5.) Ebrei è un cercatore confessante, che non si vergogna di professare Cristo alla presenza della sua compagnia (Versetto 38)

(6.) Ebrei è un ricercatore gioioso, che va per la sua strada felice nella sua nuova esperienza. Una missione speciale: - Nota qui -

(I.) La cura pratica di Dio per le singole anime degli uomini. l. L'oggetto di tutta questa transazione era una singola conversione. Non solo Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati, ma gli Ebrei vogliono che ogni uomo sia salvato separatamente, mostrando l'universalità e la minuzia del Suo amore e della Sua cura

(2.) Per mezzo di tali singoli agenti l'opera principale e più duratura di Dio è sempre compiuta nel nostro mondo. Ogni anima che è realmente portata così a Dio diventa a sua volta un piccolo centro di luce e di vita. Non dobbiamo mai contare il tempo sprecato che viene speso per un essere umano. E che nessuno consideri la cultura della propria anima una cosa di poco conto. Anche lui può essere l'evangelista, se non di una nazione, almeno di una famiglia o di un'anima preziosa

(II.) L'importanza di essere sempre pronti al dovere

(1.) Filippo dovette intraprendere un lungo viaggio alla ricerca di un convertito, e senza sapere che avrebbe fatto un convertito. Oh, quali scuse avremmo dovuto inventare! Come avremmo dovuto insistere sulla sproporzione tra i mezzi e il fine; la distanza, la difficoltà, l'improbabilità, lo spreco di forze e di tempo; fino a quando non ci fossimo persuasi che non siamo mai stati chiamati ad essa

(2.) Dio ora non ci parla per mezzo di un angelo, eppure c'è spesso qualcosa dentro di noi che dice: C'è una persona o una persona di cui potresti beneficiare. E a questi suggerimenti interiori si resiste facilmente; ma sono le prove del nostro cristianesimo. Ci dicono: Ecco qualcosa che tu possa fare per il tuo Salvatore. Forse potrebbe fallire; ma c'è anche una possibilità che ci riesca. Se senti il tuo debito verso di Lui come dovresti, andrai e lo farai. Se un uomo trova sempre una scusa per metterla da parte e si rallegra quando qualcosa lo rende impossibile, ha su di sé il marchio del servo inutile, che si è accontentato di scavare nella terra e nascondere il denaro del suo Signore

(3.) D'altra parte, quante volte uno sforzo di questo tipo viene ricompensato consapevolmente! Ti sei svegliato per lasciare il tuo caldo focolare; hai camminato sotto la pioggia o la neve fino alla casetta del pover'uomo, e hai considerato tutto come una penitenza; quante volte avete trovato che la visita era singolarmente opportuna; ed era la tua felicità essere uno strumento evidente nelle mani di Dio per il ristoro o la restaurazione di un'anima

(III.) L'importanza di essere sempre alla ricerca del bene

(1.) L'etiope stava studiando la Parola di Dio: ansioso di chiamare un nuovo insegnante. A chi ha sarà dato. Quest'uomo aveva un Antico Testamento. Molti di noi avrebbero detto - perché lo diciamo ora - non posso farci nulla; Mi lascia solo perplesso; ma gli Etiopi, come Simeone, come Natanaele, come i santi ancora più antichi, desideravano approfondire i misteri delle antiche Scritture. E perciò videro ciò che per gli altri era solo confusione. C'è una crescita della conoscenza proporzionale a una crescita della grazia

(2.) Molti di noi sbagliano gravemente a questo riguardo. Non abbiamo pazienza nelle cose di Dio. Diamo per scontato che nella verità di Dio una cosa debba essere evidente o irrilevante. In questa, la più grande scienza di tutte, consideriamo lo studio superfluo

(IV.) L'importanza, sia per la forza che per il conforto, di tenere un semplice vangelo. Molti di noi passano la vita senza una sola esperienza dell'effetto del Vangelo su questo estraneo. Siamo così confusi o così lenti ad imparare; abbiamo così paura della presunzione, e così amiamo aggiungere qualcosa all'opera e alla parola di Dio, che non arriviamo mai a nulla che possa chiamarsi la buona novella di Gesù, o che ci mandi sulla nostra strada gioiosi. Ciò che Filippo predicava, ciò che l'Etiope riceveva, era qualcosa che aveva bisogno di una sola conversazione per essere dichiarato, e di un'ora per essere ricevuto. Da questo vangelo scaturisce tutta la pace e tutta la forza. (Dean Vaughan.) Sfere mutevoli: una parola per i lavoratori:

(I.) Alzati e vai! E se la Chiesa di Samaria era così incredula come spesso lo sono le Chiese oggi, dicevano: "Che errore! Per portare via Philip proprio mentre ci sta conoscendo così bene". E a Filippo deve essere sembrato duro. Nel bel mezzo della sua opera di successo, Pietro e Giovanni vennero a togliergliela dalle mani, ed egli fu mandato nel deserto, al di sopra di tutti i luoghi! E tante città e villaggi lo spingevano a venire a parlare loro di Gesù. Davvero, sembra uno spreco mandare un uomo del genere in un posto del genere. Questo non è certamente ciò che Filippo avrebbe scelto. Così, dunque, la nomina dell'operaio deve essere in mani più sagge delle sue. Non è quello che la Chiesa avrebbe scelto per lui. Perciò l'operaio deve rivolgersi a un'autorità superiore alla Chiesa. No; C'è solo un modo per essere sicuri per noi. Non sappiamo di cosa abbiamo bisogno per la nostra disciplina o utilità. Questa sfera può essere attraente; ma chi può dire quale condizione di cose si verificherà lì? Quali doni particolari saranno necessari? Quale tentazione può trovarvi l'operaio? Il Signore sa tutto. E l'unica salvezza è lasciare che Lui faccia a modo Suo con noi. Ma la nostra epoca molto pratica sorride di questa debolezza religiosa. «Suona benissimo, mio caro signore, ed era, senza dubbio, la cosa giusta in un'epoca di miracoli. Ma, fidatevi, al giorno d'oggi: il Signore aiuta coloro che si aiutano da soli". Ma l'insegnamento del Libro di Dio è: "Confida nel Signore con tutto il tuo cuore; e non appoggiarti al tuo proprio intelletto".

(II.) Ed egli si alzò e se ne andò. Lì vedi il segreto del potere dell'uomo. Non ci sono "ma", non ci sono "No, Signore", non c'è bighellonare, non ci si allontana, come Giona. Dio non si sarebbe servito di lui in Samaria se non ci fosse stato questo deporre se stesso che lo rendeva pronto da un momento all'altro a partire per il deserto. Osservai un vecchio che pescava trote, tirandole fuori una dopo l'altra vivacemente. «Te la cavi con intelligenza, vecchio amico», dissi. "Ho superato un buon numero di persone che non fanno nulla". Il vecchio si sollevò e conficcò il bastone nel terreno. «Ebbene, vedete, signore, ci sono tre regole per la pesca alla trota; e non serve a nulla provarci se non ti dispiacciono loro. La prima è: tieniti lontano dalla vista. E il secondo è: tieniti più lontano dalla vista. E il terzo è: tieniti ancora più lontano dalla vista. Allora lo farai."" Buono anche per catturare gli uomini", pensai, mentre proseguivo per la mia strada. Ecco il segreto dell'utilità di Filippo. Gli ebrei si tennero nascosti. Gli ebrei non osavano andare a scegliere per se stessi. Il Maestro disse: "Va' per la via che è deserta". Questo ha risolto la questione. A Saul giunge la parola del Signore: Va', sconfiggi gli Amalechiti e tutto ciò che è loro. Ma Saul risparmiò il meglio per offrirlo in sacrificio all'Eterno, al loro Dio, a Ghilgal. Una sistemazione molto ponderata e pia, sicuramente. No. Samuele uscì con quella terribile domanda e minaccia. L'obbedienza è il segreto del servizio. Se potessimo entrare nel magazzino del nostro grande Signore, da dove i Suoi uomini potenti hanno preso i loro doni, che cosa sceglieremmo? Qui ci sono splendidi doni di intelletto, di eloquenza con cui emozionare gli uomini, di profonda conoscenza del cuore umano, di coraggio che non cede, di fede che non vacilla mai, di speranza che non si affievolisce mai, e di carità che porta il suo cuore gentile in ogni sguardo, tono e maniera. No, c'è qualcosa di più alto e di migliore di tutto questo. "Sono stato crocifisso con Cristo".

(III.) Il deserto diventa un campo fertile. Philip si mette in cammino. Ebrei raggiunge il tetro deserto. Che posto per questo lavoratore serio! Va tutto bene. Il Signore lo ha mandato qui. Ora da lontano si alza la polvere e un principe viene da questa parte sul suo carro. E qui ci sono alcune cose che faremo bene ad imitare. l. Scorgendo il viaggiatore, Filippo non si precipitò subito "a parlargli della sua anima". Non coloro che sono zelanti solo per guadagnare anime risplenderanno come le stelle, ma coloro che sono saggi. Philip attende gli ordini; non si muove finché non li prende: "Avvicinati e unisciti a questo carro". Naturalmente, gli oziosi useranno questa dottrina come scusa. Ma non importa; Non farebbero nulla se non ne avessero la scusa, quindi non c'è nulla di perduto. Il Maestro non sprecherà i Suoi ordini speciali su coloro che non sono pronti ad obbedire. Lascia solo che un uomo viva aspettando la parola del Signore, e abbastanza vicino da ascoltarLo, e quell'uomo non mancherà di una chiara direzione. "Il segreto del Signore è con quelli che lo temono". Uzza muore perché stende la mano per tenere ferma l'arca di Dio. Quante volte si tendono mani sconsiderate al servizio della Chiesa, con buone intenzioni ma veramente dannose, perché non ordinate dal Signore

(2.) Quando il Signore gli ordina di andare, non si tira indietro perché è un ricco in carrozza. Ebrei era stato un uomo semplice che lavorava tra la gente semplice. E quando vide le bardature di questo principe etiope, ci pensò due volte prima di muoversi verso di lui. Lo straniero intelligente che osserva i nostri modi di lavorare potrebbe giungere alla conclusione che i ricchi non hanno un'anima; oppure che siano sicuri di andare in paradiso. Trattati, missionari della città, servizi all'aperto, ecc., sono tutti per i poveri. Eppure i ricchi sono altrettanto lontani dal regno dei cieli, e hanno più difficoltà ad arrivarci. A Filippo non importava chi fosse quell'uomo, né che cosa: il Signore lo aveva mandato; è bastato

(3.) E Filippo corse: la freccia si staccò dalla corda. E beh, potrebbe scappare. L'occasione sarebbe presto andata perduta. Il carro stava sfrecciando per la sua strada, e un dignitoso bighellonatore l'avrebbe mancato. «Gli affari del Re richiedono fretta». E che il Re lo abbia mandato è sufficiente; Non ha bisogno di aspettare di poter avere una presentazione, o di essere degno di essere presentato. Allora il semplice evangelista irrompe sul nobile e gli chiede: "Capisci quello che leggi?" Andava tutto bene. Come potrebbe essere altrimenti? Dio lo aveva mandato; ed Ebrei fa sempre in modo che le cose si adattino perfettamente quando lo facciamo, ma obbediamo perfettamente

(IV.) Quando Dio ci manda a fare le Sue commissioni, Ebrei 101 apre una strada. Filippo trovò il nobile nel mezzo di un passaggio che gli dava l'opportunità di predicare Gesù. Perplesso e stupito, era proprio al punto in cui Philip poteva intervenire per aiutarlo. "E pregò Filippo che salisse e si sedesse con lui". Pensate, se fossimo stati mandati a fare questa commissione, come saremmo venuti nervosi e spaventati su quale sarebbe stata la nostra accoglienza. E quando tutto si è aperto in questo modo, come dovremmo meravigliarcene! Ma è davvero così meraviglioso che il nostro grande Padre, che stabilisce le stelle nel loro corso e ordina l'arrivo delle stagioni, sia in grado di cronometrare le nostre cose in modo da farle combaciare? Se il regolatore del nostro andare non indicasse così spesso il "veloce" o il "lento", invece di osservare esattamente il tempo di Dio, ci chiederemmo quando le cose sono andate diversamente. Ma giratevi un attimo per vedere uno spettacolo che vale la pena guardare. Filippo è andato nel deserto solitario per ordine del Signore e trova un "carro" su cui salire e un principe, "di grande autorità", per il suo compagno di viaggio. Gli ebrei non hanno mai avuto tanto onore a Gerusalemme, e nemmeno in Samaria. E non è sempre così? Nel momento in cui mettiamo piede nel deserto siamo ospiti del Signore, ed Ebrei mantiene sempre la Sua tavola imbandita in modo regale. Ebrei ha portato Israele nel deserto, ma è stato un cambiamento benedetto! Non più l'acqua fangosa del Nilo, ma il ruscello scintillante; Non più le verdure di rango, ma la manna, fresca ogni mattina. Elia è fuggito nel deserto, e i corvi gli hanno portato pane e carne mattina e sera. Le migliaia di persone che seguirono Gesù in "un luogo deserto, mangiarono tutti e furono saziati". Giovanni parte per l'isola deserta di Patmos, trova il suo Maestro glorificato, le visioni della città eterna e la pienezza della gioia alla destra del Signore. Il Maestro stesso va nel deserto, ma: "Ecco, degli angeli vennero e Lo servirono". È ancora vero. Quel paese verso sud ha un bell'aspetto, è rivolto verso il cielo. Quando il Signore ci ordina di percorrere la strada per Gaza, non è più deserto; è il giardino del Signore. Mentre cavalcavano insieme, Filippo predicò Gesù al nobiluomo. Ed egli credette e fu battezzato, e "se ne andò per la sua strada rallegrandosi", andò, molto probabilmente, ad aprire un intero paese al cristianesimo. Così Filippo non fece mai un giorno di lavoro migliore di quello di quando uscì per ordine del Signore verso la via, che è deserta. (Marco Guy Pearse.La conversione dell'eunuco suggerisce un confronto del suo caso con quello degli odierni ascoltatori del vangelo

(I.) Confronta i privilegi di cui godi. Che cosa aveva? l. Le Scritture. Ma solo l'Antico Testamento. Ne abbiamo di più, sia il Nuovo che il Vecchio

(2.) Gli ebrei avevano un predicatore, ma, per quanto ne sappiamo, uno solo, e ascoltavano solo un sermone. Abbiamo il costante ministero della Parola, linea su linea e precetto su precetto

(3.) Gli ebrei avevano lo Spirito Santo, che risvegliava e influenzava la sua mente e il suo cuore. Ne abbiamo di più, perché Ebrei ha lottato spesso nei nostri cuori

(II.) Confronta la responsabilità sostenuta. I nostri sono più grandi di quanto più grandi sono i nostri privilegi. Al quale molto sarà dato da lui, molto sarà richiesto

(III.) Confrontare il comportamento che ne è derivato

(1.) Gli ebrei apprezzavano e leggevano la sua Bibbia. Oggi tristemente trascurata, anche da coloro che professano di apprezzarla

(2.) Ebrei possedeva un sincero desiderio di conoscere la via della vita. Quanti pochi oggi sembrano preoccuparsi della grande questione della salvezza

(3.) Gli ebrei prestavano molta attenzione alle parole del predicatore. Quanti ascoltatori negligenti e sconsiderati oggi, tutti occhi e orecchie per le immagini e i suoni della terra, ma ciechi e sordi a tutto ciò che appartiene al cielo

(4.) Gli Ebrei applicarono a se stesso le verità che aveva udito. Filippo "gli predicò Gesù". Molti oggi ascoltano per altre persone o sentono come se ciò che hanno sentito non li riguardasse in alcun modo. Sicuramente, qui il contrasto è a favore dell'eunuco

(IV.) Confronta l'esperienza che ne è risultata. Gli Ebrei proseguirono per la sua strada rallegrandosi. Abbiamo trovato qualche gioia nel Vangelo? Alcuni lo hanno fatto, ma molti no. Non siamo forse costretti a confessare che, con meno privilegi, la sua condotta è tale da far vergognare gli odierni ascoltatori indifferenti e increduli del Vangelo? (Omileta. Un tipico evangelista: Una conversione sorprendente: - Il primo operaio cristiano è caduto, ma ora si deve fare un grande passo. Stephen è morto, ma Philip prende il suo posto. Questa è la regola militare. Non ci fu panico o fuga in preda al terrore codardo, ma Filippo, l'uomo successivo, prese il posto vacante e "scese nella città di Samaria e proclamò loro il Cristo"". E c'era molta gioia in quella città". Una scossa elettrica lo attraversò. E non c'è da stupirsi, perché moltitudini sono state benedette e condotte alla fede in Cristo. Il nostro problema di oggi è la città, la folla della città, i poveri della città, i criminali della città, la moltitudine della città senza lavoro, e questo problema deve essere risolto sulla falsariga di Filippo. Facciamo in modo di accontentarci di niente di meno. Fu mentre Filippo era nel bel mezzo di questa grande impresa - cambiare il volto stesso della città, abbattere le fortezze delle tenebre - che accadde l'incidente narrato in questo paragrafo

(I.) Un tipico evangelista

(1.) Nota che il Signore guida i Suoi servitori sul sentiero del dovere. "Un angelo dell'Eterno parlò a Filippo". Ma perché un angelo? Perché questo straordinario metodo di orientamento in questo caso particolare? Perché questo insolito onore è stato conferito a Filippo? Il Dr. Goulburn suggerisce che questo messaggio esterno dell'angelo che indicava a Filippo dove andare era qui garantito come la risposta di Dio ai pensieri e ai dubbi che stavano allora sorgendo nella mente del Suo servo. Perché, sebbene Filippo stesse facendo un grande lavoro, aveva ricevuto uno spiacevole assegno che doveva avergli causato un certo fastidio. La malvagità di Simon Mago era venuta alla luce e aveva incontrato la censura di un apostolo. Nella semplicità del suo cuore Filippo aveva ammesso quest'uomo malvagio nell'ovile di Cristo, e avrebbe potuto facilmente pensare che avrebbe dovuto essere più cauto, che il suo zelo evangelistico era troppo grande. Allora, aveva egli fatto bene a predicare a questi Samaritani, e ad ammettere al battesimo una razza fino ad allora ritenuta maledetta? Gli Ebrei avevano osato sfidare l'opinione di molti uomini buoni e uno dei risultati era stato che un cattivo personaggio come Simon Mago si era insinuato nella Chiesa. Il Signore, che veglia sul Suo popolo e vede tutte le sue difficoltà, viene quindi in suo soccorso e, tramite uno dei Suoi spiriti ministranti, trasmette un messaggio che assicura al Suo servo debole della Sua approvazione e della Sua guida: "Un angelo parlò". Quante volte è così! I servi di Dio sono pieni di un glorioso malcontento per il ritmo di progresso che stanno facendo, e intraprendono nuove e audaci imprese per Lui; tentano esperimenti al Suo servizio, fanno e osano molto, e per un po' forse non vedono altro che disastri, fallimenti e opposizione dove meno ce lo si aspetterebbe. Poi, quando i loro cuori sono abbattuti e perplessi, Ebrei manda il Suo angelo con un messaggio di incoraggiamento. Non è stato così per Elia? "Mentre giaceva e dormiva sotto il ginepro, ecco un angelo lo toccò". Un angelo". C'era una rappresentazione visibile? Non possiamo dirlo. Il testo non dà alcun indizio sul carattere del messaggero. Filippo intraprese il suo viaggio sotto la direzione divina - questa è la cosa più importante da ricordare per noi - e quella direzione è alla nostra portata; Anche se la forma può variare, il fatto rimane. Ebrei è in piena comunione con lo Spirito, pronto a ricevere le influenze celesti e vive nell'atmosfera della compagnia divina. Un uomo come questo non perde spesso la strada. E quando la strada è spianata, procede con grande fiducia

(2.) Notate la Sua pronta obbedienza. "Gli Ebrei si alzarono e se ne andarono". Gli Ebrei andarono "senza sapere per quale scopo era stato mandato. Gli Ebrei uscirono con ordini sigillati. "Gli ebrei camminavano per fede, non per visione". Ebrei non disubbidì alla visione celeste". Eppure che lavoro stava facendo in questa grande città di Samaria! Che porta larga per l'utilità! Fu una grande prova per la sua fede. Ci volle un grande sforzo di volontà per aderire a questo piano divino. Il fatto che sapesse che era Divino non lo rendeva più facile da coltivare e da far sanguinare. Il dovere è divino, e tutti lo sappiamo; ma la conoscenza della sua Divinità non elimina le nostre difficoltà nell'adempimento di essa. La signora Harriet Beecher Stowe ci dice che la prima e l'ultima parola pronunciata nelle case di riunione dove adorava da bambina era "sottomissione". E in questo settore della nostra vita cristiana, quello del servizio, questa è la prima e l'ultima parola. Filippo aveva imparato che tutto il vero potere spirituale risiede nella sottomissione alla volontà divina. «Se faccio questo, che cosa dirà il Tal dei tali? E non mi metterò in una posizione sgradevole?" Quando Dio incontra una persona del genere che dice semplicemente: "Signore, glorifica te stesso in me", gli ebrei possono usarlo, e lo usano

(3.) Ebrei è aggressivo e desideroso di lavoro. "Ecco un uomo dell'Etiopia". E Filippo corse da lui". L'Etiopia era un regno influente a sud dell'Egitto, corrispondente a ciò che conosciamo come Nubia e Abissinia. E questo viaggiatore stava tornando a casa dopo aver adorato a Gerusalemme. C'erano due grandi strade aperte per lui che conducevano a Gaza, e aveva scelto quella deserta, passando per quartieri abitati, allora come oggi, solo da arabi erranti. "E Filippo corse là da lui". Non c'è attesa, nessuna esitazione, il lavoro c'è e deve essere fatto. Quando Dio ci dà una chiamata, quanti di noi strisciano e zoppicano invece di correre per obbedire ad essa

(4.) Filippo si unisce all'ordine divino a questo riguardo, che gran parte del nostro lavoro risiede nel trattare personalmente con gli individui. "Ecco un uomo dell'Etiopia". Nel nostro zelo aggressivo siamo tutti inclini a trascurare l'individuo. Fino a quel momento le fatiche di Filippo erano state in mezzo a masse di popolo, ma ora, per comando divino, egli è sottratto a questa vasta sfera di utilità, e mandato a trattare con un solo uomo, assistito, probabilmente, solo da due o tre servitori. È stato osservato che questo è il primo caso registrato di un ministero privato del vangelo. La lezione è da tenere continuamente a mente. Anche gli apostoli, che avevano l'incarico di "andare ad ammaestrare tutte le nazioni", e in virtù di questo incarico avrebbero potuto sfidare l'intero universo delle anime immortali come loro uditorio, non si ritenevano esenti dalle fatiche dell'amministrazione privata. Non siamo tutti, come lavoratori cristiani, qualunque posizione prendiamo nella campagna, troppo desiderosi delle folle e troppo poco occupati con le unità di cui sono composte? Il Dr. Stalker, nel suo ultimo lavoro ai predicatori, dice: "Signori, credo che quasi ogni predicatore che riveda un ministero di una certa durata confesserebbe che il suo grande errore è stato quello di trascurare gli individui. Se mi è permesso un riferimento personale. Quando non molto tempo fa ebbi l'opportunità, mentre passavo da un incarico all'altro, di passare in rassegna un ministero di dodici anni, l'impressione principale che mi fece, guardando indietro, fu che questo era il punto in cui avevo fallito; e mi dissi che d'ora in poi avrei scritto 'Individui' sul mio cuore come parola d'ordine del mio ministero". Philip era ora saggiamente impegnato nel lavoro individuale

(5.) Filippo, sotto la direzione divina, andò al di fuori e al di là dei metodi ordinari. "E lo Spirito disse: 'Avvicinati e unisciti a questo carro'". E Filippo corse da lui". Quale libertà spirituale caratterizza l'intero avvenimento - la sua scena non è il tempio, non una congregazione cristiana, ma il deserto; il suo tempo non è un sabato, ma un giorno di lavoro, in cui gli uomini possono legare i cavalli ai carri e fare un viaggio; Il ministro non era un apostolo, ma uno che era stato designato per un ministero più o meno secolare. L'altro giorno ho sentito un predicatore dire: "Chiudiamo la nostra religione nelle chiese, la limitiamo ai giorni; Lo limitiamo ai servizi. E chiudendolo, lo chiudiamo fuori, e chiudiamo fuori anche gli altri". Com'è vero questo!

(II.) Una conversione sorprendente. Rivolgiamo brevemente la nostra attenzione in particolare all'Etiope e alla sua sorprendente conversione

(1.) Ebrei è "un uomo di grande autorità" che cerca la verità. Hebrews era ciambellano della regina e ricopriva la carica di Primo Lord del suo Tesoro. I Samaritani tra i quali Filippo aveva appena lavorato, e dove aveva avuto un grande successo, erano un popolo semplice, e i convertiti, per quanto possiamo giudicare, erano principalmente di classe inferiore, non persone di rango e di influenza. Ma qui c'è un uomo che cerca la luce, una grande ricchezza, un'alta posizione e una certa istruzione: il primo ministro alla corte della regina. "Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio", a malapena perché il loro possesso induce il cuore a confidare in loro per una contentezza e una soddisfazione che non potranno mai dare. Ma l'uomo che abbiamo davanti è anche un cortigiano e un politico. A giudicare da ciò che spesso sentiamo parlare del mondo politico, potremmo, almeno per alcuni paesi, inventare un nuovo testo: "Quanto difficilmente coloro che sono politici entreranno nel regno di Dio". 2. Ebrei è un fervente ricercatore della verità. Filippo "lo udì leggere". Ebrei leggeva ad alta voce alla maniera delle nazioni orientali. Per alcune menti è più facile imparare con l'orecchio che con l'occhio. Può darsi che la sua attenzione sia stata richiamata da questa parte delle Sacre Scritture durante la sua visita al tempio, oppure che abbia incontrato gli apostoli. In ogni caso, faceva un uso diligente dei mezzi della grazia. Gli ebrei usavano la luce che aveva e ne cercavano avidamente di più. Che contrasto questo uomo di alta posizione presenta a molti dei ranghi superiori della società di oggi! Molti si definiscono "agnostici", e quando hanno pronunciato questa parola sembrano pensare di aver fatto tutto ciò che ci si può giustamente aspettare da un essere umano

(3.) Ebrei è un perplesso ricercatore della verità. "Capisci?" Come potrei se qualcuno non mi guidasse?" Il passaggio di Isaia era difficile da capire, come insegnato dagli insegnanti ebrei. Sembrava quasi impossibile mettere insieme l'idea di Cristo come sofferente, disprezzato e ucciso, e la promessa che gli Ebrei sarebbero stati un Re glorioso, trionfante sul mondo. Solo i fatti potevano risolvere il problema. Io vi dico: Non vi affliggere se incontrate oscurità e siete disorientati dal mistero religioso. Più e più volte ogni uomo riflessivo incontra "cose difficili da capire". Avremo sempre difficoltà che le nostre menti limitate non possono risolvere

(4.) Ebrei è un cercatore della verità che si può ammaestrare. "Ed egli pregò Filippo di salire e di sedersi con lui." Gli Ebrei non fecero idolo delle sue perplessità. Gli ebrei accolsero con favore l'aiuto che era alla sua portata

(5.) La verità gli viene annunciata, egli la accetta, la confessa e se ne rallegra. "Ed egli lo battezzò"". Gli Ebrei proseguirono per la sua strada rallegrandosi". (A. Wood, B.A.Ed ecco, un uomo d'Etiopia, un eunuco di grande autorità, sotto Candace.-L'etiope:

1.) La visita dell'eunuco non avrebbe potuto essere in un momento più opportuno. Gerusalemme era ancora in fermento per l'enorme sacrificio che era stato appena consumato. Durante il suo soggiorno gli apostoli avevano suscitato tutta Gerusalemme con la loro dottrina, e Stefano era morto per la fede. Mai un'anima assetata di pace e di verità è stata così vicina alla sua fonte, eppure questo etiope passa intere giornate a Gerusalemme senza udire il nome di Cristo! Com'è stato? Segui i suoi passi e capirai. Gli Ebrei si recarono al tempio, perché era venuto per adorare, e naturalmente vi incontrò sacerdoti e farisei, il cui desiderio più ardente era quello di nascondere Cristo e di mettere a tacere i suoi seguaci. Sciocchi! Non sanno che a poca distanza sono radunati in una camera al piano superiore alcuni di quei Galilei disprezzati che hanno nelle loro mani i destini del mondo e l'adempimento della legge e dei profeti. Povero etiope! Perché non conoscete la strada per quella camera alta? I leader ciechi lo hanno ingannato. Si direbbe che sia il giocattolo di una fatalità inspiegabile. Ma no! Dio veglia su quest'anima che lo cerca

(2.) Lasciando Gerusalemme porta con sé le Sacre Scritture. Ciò che i farisei gli hanno così diligentemente nascosto, Isaia lo porrà davanti a lui. Quindici secoli dopo, un monaco tedesco, come questo etiope, mosso da profonde aspirazioni, dopo aver cercato invano la pace nelle lacerazioni e nelle penitenze, si recò in un'altra città santa per adorare il Dio dei suoi padri. Giorno dopo giorno la percorreva, fermandosi in ogni luogo di pellegrinaggio, credendo docilmente alle loro leggende. Roma era allora governata da Giulio II, il pontefice guerriero; fu al tempo in cui Machiavelli disse che l'ateismo continuava ad aumentare di misura man mano che ci si avvicinava a Roma. Dappertutto regnava lo scandaloso traffico di cose sante. Lutero tornò indietro terrorizzato. "Roma", disse, "è costruita su un inferno". Che cosa lo ha salvato? Le Scritture, che ritrovò nel suo monastero di Wittenberg. E così è stato per molti da allora

(3.) L'economo della regina Candace proseguì quindi per la sua strada leggendo le Scritture. Gli ebrei leggevano senza capirli, eppure lui perseverò. Dove sono, tra noi, coloro che sono disposti a studiare le Scritture nello spirito di questo pagano? Spesso le persone dicono: "Abbiamo cercato la verità, abbiamo letto il nostro Vangelo, ma nessuna luce è giunta a noi; I nostri cuori sono rimasti freddi". Vero! Studia il Vangelo come un semplice critico e rimarrà per te un oggetto di studio e niente di più. Dio non si rivela a semplici ricercatori intellettuali; coloro che Ebrei promette di soddisfare sono coloro che, come l'Etiope, hanno fame e sete di giustizia e verità

(4.) Filippo era sulla strada presa dallo straniero. Qui abbiamo una di quelle coincidenze chiamate fortuite, ma che, dal nostro testo, vediamo essere un intervento di Dio. Non esiste il caso

(5.) Ciò che ci colpisce nelle prime parole dell'etiope è la sua buona fede. Ebrei confessa la sua ignoranza. È una cosa così difficile ammettere l'ignoranza? Difficilmente lo si potrebbe pensare, perché nulla è più comune che sentire: "Non lo so", in materia di religione. Ma ci sono due modi per dire queste parole. In bocca a molti significano: "Che m'importa? Non voglio saperlo". E perché no? Perché, conoscere Dio è conoscere le Sue pretese su di noi. Conoscere noi stessi, o fratelli miei! Chi non si sottrae a questa dolorosa consapevolezza? Ma quel giorno in cui, ansioso della verità, con il cuore sgomento di fronte a quegli oscuri misteri del dolore, del peccato e della morte, griderai: "Non lo so", sarà con uno spirito molto diverso; quelle parole saranno allora una preghiera che sale a Dio. Quando un uomo, animato da spirito di umiltà, dice: "Non lo so", è già molto vicino alla verità

(6.) È stato fatto un singolare abuso delle parole successive. "Come posso capire se non qualcuno mi guida?" Vedete", è stato detto, "è evidente che di per sé le Scritture sono inintelligibili. È quindi necessario che un'autorità costituita da Dio abbia la sola missione di spiegarli". Esaminiamo questo; senza dubbio le Scritture contengono molti misteri. Ma una rivelazione senza mistero era inaudita. Prendendo a prestito il linguaggio degli uomini, la verità divina non può trovare in esso espressioni capaci di presentarlo con sufficiente lucidità. Come possono gli esseri calpestati dal tempo e dallo spazio, per esempio, e senza altri mezzi di ragionamento se non ricorrendo a questi due mezzi, comprendere un Essere per il quale il tempo e lo spazio non sono? Ma senza prendere una tale altezza, ci sono nella Scrittura difficoltà di datazione, luogo, origine, grammatica, traduzione, storia e scienza. Inutile dire che qui la pietà non può prendere il posto dell'apprendimento; e che nulla sarebbe più assurdo che vedere l'ignoranza usurpare l'autorità del dottorato. Fatta questa riserva, c'è, tuttavia, una cosa che ha sempre colpito gli uomini di buona fede, ed è la meravigliosa lucidità del Vangelo su tutto ciò che tocca questioni essenziali: quelle della grazia, del perdono e della salvezza. Ritengo quindi che sia un atto di tradimento proibire la libera circolazione della Bibbia tra la gente, con il pretesto delle sue oscurità e dei possibili errori che possono derivare da un'interpretazione errata. Guardate quelle nazioni che sono state nutrite con il latte generoso della Sacra Scrittura. Non è forse certo che essi sono i soli a fare progressi costanti verso la luce e la libertà? Detto questo, vediamo qual è la vera idea contenuta nel mio testo. «Come posso capire», grida l'etiope, «se qualcuno non mi guida?» In ciò vedo la conferma della legge divina che ha creato la Chiesa. Non siamo fatti per stare da soli. "Nessuno vive per se stesso". Fin dai primi passi siamo stati guidati da altri; e il lavoro della Chiesa nel formare le nostre idee e le nostre convinzioni più personali è immenso. Come l'Etiope, nessuno di noi avrebbe compreso la maggior parte di quelle verità a cui siamo più legati se non avesse avuto una guida che gli dicesse, come fece Filippo a Natanaele: "Vieni e vedi". La Chiesa è la testimonianza, non il signore della verità

(7.) Qui, quindi, abbiamo Filippo seduto accanto all'etiope, che gli spiega le Scritture. Il suo compito era facile; perché, per una di quelle coincidenze in cui c'è un intervento di Dio, gli occhi dell'eunuco si erano posati su un passo di Isaia che lo aveva profondamente commosso. Ascoltate le misteriose parole pronunciate dal profeta tanti secoli prima di Cristo, e dite se non vi impressionano per la loro natura sorprendente e pregnante (Versetto Isaia liii.). Raccogli tutte le caratteristiche di questo quadro misterioso, e capirai l'esclamazione dell'etiope (34). Sforzatevi di spiegare questa profezia con la sola ispirazione della natura. Supponiamo che un israelita, sognando la futura grandezza della sua nazione, avesse tentato di descrivere l'eroe che doveva realizzarla; Non è evidente che deve averlo raffigurato come un vendicatore trionfante? Con quale strano capovolgimento di idee ci viene qui presentato un ideale completamente diverso? Soppesate bene il valore delle espressioni qui impiegate; giudicate se in essi si può coscienziosamente vedere solo la descrizione di un Israelita che si immola per salvare la sua nazione; Vedete se questa non è un'opera spirituale che è qui predetta; se, soprattutto, non è il peccato che deve essere espiato. 8. Possiamo comprendere la luce gettata su questo oscuro testo dalle parole ardenti di Filippo, e le sue parole, penetrando nell'intimo dell'uomo, scuotono la sua anima e iniziano l'opera di conversione. Uno di quei drammi si svolge sconosciuto al mondo, ma che gli angeli di Dio guardano. Guardando solo in superficie, chi avrebbe mai sospettato la sua importanza? Il più piccolo evento pubblico, la battaglia più insignificante avrebbe attirato molta più attenzione. Ma il vangelo, che non fa nemmeno menzione dei Cesari che si sono succeduti a Roma, si concentra sui destini di pochi popoli sconosciuti al mondo nei cui cuori Dio ha stabilito il suo regno. Ci sono ore che sono come anni; Questi sono quei momenti in cui viene presa una grande decisione. 9. L'Etiope è ora completamente guadagnato per Cristo, e grida: "Vedi, qui c'è acqua; Che cosa mi impedisce di essere battezzato?" Ciò che ti ostacola, uomo avventato, sono tutte le tue prospettive future terrene. Siete consapevoli di ciò a cui vi state esponendo per diventare seguaci di questa nuova fede? Non stai prendendo per convinzione ciò che non è che un sentimento passeggero? Sai qualcosa di questo Filippo? Puoi, sulla base della fede delle sue parole, fare un passo le cui conseguenze influenzeranno tutta la tua vita dopo la morte? Guardate il cammino che state per seguire, già irrigato dal sangue dei martiri. Non importa; Sarà battezzato. Come un soldato che si impegna con un giuramento solenne, se necessario, a morire per le sue bandiere, così egli desidera, con questo atto aperto, legarsi irrevocabilmente al servizio di Gesù Cristo. Ebrei riceve il battesimo e va per la sua strada pieno di gioia. Conversioni di tale natura sono ora così rare che non sono in alcun modo credute. La gente crede in un graduale cambiamento del cuore; essi non sono disposti a dare credito alle improvvise manifestazioni di misericordia che attestano in modo troppo evidente l'intervento di Dio. Questa diffidenza è in parte dovuta allo spirito del tempo, che è più dedito al calcolo che all'entusiasmo o all'eroismo. (E. Bersier, D.D.L'etiope convertito: un uomo tipico: l'etiope vive ancora in mezzo a noi. Guardiamo a quest'uomo come...

(I.) Un ricercatore

(1.) Ebrei era in uno stato d'animo confuso. Non rimprovero lo smarrimento di un'onesta indagine. Nel regno della rivelazione spirituale le cose non sono superficiali, facili da sistemare e insignificanti nelle questioni. Non siate angosciati perché siete perplessi dal mistero religioso. Le menti più avanzate hanno dovuto passare attraverso quell'esperienza. Ma il sentiero dei giusti risplende sempre di più fino al giorno perfetto. Non fare delle tue perplessità degli idoli. Sai che c'è una sottile tentazione di parlare dei tuoi dubbi come di quelli di un uomo la cui mente non si lascia scoraggiare da soluzioni che hanno soddisfatto intelletti inferiori. Sii onesto nel tuo smarrimento

(2.) Ebrei era insegnabile. Ebrei disse: "Mi chiedo che cosa significhi questo; vorrei che Dio mandasse un regista per condurmi alla luce". La possibilità di insegnare è una delle prime caratteristiche dell'onestà. Se sei sicuro di te stesso e dogmatico, non sei uno studioso della scuola di Cristo, e ti privi di tutti i doni della Provvidenza. Eppure, quanti pochi sono quelli che si possono ammaestrare! Molti di noi vanno alla Bibbia e trovano le prove di ciò in cui già credono, ma il vero credente va senza pregiudizi, umile, onestamente desideroso di sapere ciò che è vero

(3.) Gli ebrei erano obbedienti. Una rivelazione non può permettersi di essere polemica. Qualsiasi vangelo che arriva con esitazione o riserbo vizia le sue credenziali e scende dal piedistallo dell'autorità dominante. L'eunuco, avendo udito Filippo, obbedì. "Ecco l'acqua, che cosa mi impedisce di essere battezzato?" Gli ebrei avrebbero completato tutto in una volta. Tante persone hanno paura di non essere adatte, preparate. Hanno sentito il Vangelo per un quarto di secolo o più, ma si stanno ancora interrogando su se stessi. Queste persone sono insignificanti. Che cosa lo ostacola? Nessun uomo dovrebbe impedirti di venire a Cristo. A volte temo che la Chiesa faccia delle steccate, che gli uomini devono scavalcare, ma nel Vangelo trovo una sola parola per tutti gli uomini onesti e disposti a imparare: benvenuto. Gli ostacoli sono invenzioni dell'uomo. Per quanto riguarda la forma del battesimo, compiaccia a te stesso. Credo nella vita, nel battesimo. Lo spirito del battesimo è più grande di qualsiasi forma

(II.) Un ascoltatore. Ebrei era

1.) Preparato; Stava già esaminando seriamente il misterioso volume. Gli ebrei non dovevano essere chiamati da lontano. Dove sono coloro che ora vengono in chiesa dalla Bibbia stessa? Qual è l'opera di Filippo oggi? È persuadere, supplicare, rompere l'attenzione legata al ferro e fissarla sulle realtà spirituali. Philip ha ora a che fare con uomini che leggono i diari, la narrativa, le eccitanti discussioni del tempo che passa, e da ognuno di questi impegni con le Scritture di Dio possono esserci innumerevoli miglia! Un pulpito preparato combatte contro infinite probabilità quando ha a che fare con un banco impreparato

(2.) Reattivo. Gli Ebrei risposero a Filippo. La sua testa, il suo cuore, la sua volontà, tutti ascoltavano. Chi può ascoltare ora? Ascoltare è un compimento divino. Chi sente bene? Avere un ascoltatore reattivo significa essere un buon predicatore. Il banco fa il pulpito. È possibile sprecare il pensiero e l'espressione supremi su un ascoltatore indifferente. Ma lasciamo che l'ascoltatore risponda, e quanto nobile è lo scambio di pensieri, quanto grandi sono le questioni! Non pensate che un uomo non risponda perché non parla. C'è un atteggiamento reattivo, un silenzio di risposta, uno sguardo, che è meglio di scrosci di applausi!

(III.) Un convertito. Come tale era... l. Illuminato. Gli ebrei erano passati dal profetico all'evangelico. "Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio". Allora Filippo deve aver predicato questa dottrina. Tu conosci il sermone dell'ascoltatore. Dite: "È stato un bel sermone"? Mostra la solidità, la scritturalità e la potenza del discorso mettendolo in pratica! 2. Profondamente convinto. Ci sono cristiani ereditari, nominali, incerti, meramente assenti e non indagatori. "Ed essi, poiché non hanno molta profondità di terra, presto appassiscono". Ci sono anche cristiani convinti, uomini che hanno combattuto battaglie nelle tenebre, che hanno sopportato tutto il dolore felice della ricerca della verità e, provandolo, l'hanno abbracciata all'altare come se avessero sposato la sposa delle loro anime. Questi faranno martiri, se necessario. Questi sono i pilastri della Chiesa

(3.) Esultante. "Gli Ebrei proseguirono per la sua strada pieni di gioia". Non hai visto Cristo se non sei pieno di gioia. Guardate l'eunuco, ignaro persino della presenza di Filippo. Gli Ebrei videro cose divine, nuovi cieli, una nuova terra, cieli più azzurri, terre più verdi, di quanto avesse mai visto prima, e in quella trasfigurazione vide solo Gesù. Filippo, mandato miracolosamente, fu miracolosamente ritirato, ma ora sul carro sedeva "uno simile al Figlio dell'Uomo". E così un predicatore dopo l'altro dice, vedendo arrivare la visione radiosa: "Gli ebrei devono crescere, ma io devo diminuire". (J. Parker, D.D.Il nobile convertito: - Ecco -

(I.) Un ministro modello

(1.) Ebrei era sotto la guida divina (Versetto 29). Il successo del ministero evangelico sarà sempre proporzionale alla nostra vicinanza a Dio e all'influenza dello Spirito Santo sul nostro cuore. L'erudizione, l'eloquenza e l'organizzazione sono utili ancelle della verità, ma, come il filo di un telegrafo, sono solo un mezzo su cui il fluido divino può passare

(2.) Ebrei era personale nel suo appello (Versetto 30). Parliamo troppo di dottrine, dubbi ed evidenze, e troppo poco della coscienza individuale

(3.) Ebrei era ortodosso nella sua dottrina (Versetto 35). Cristo è il centro e la circonferenza del ministero evangelico

(II.) Un vero cercatore della verità. Gli uomini studiano per mettersi in mostra, per essere scoperti, per confondere un antagonista. L'eunuco era in vero disagio mentale mentre cercava la verità

(1.) Ebrei era devoto e serio. Gli Ebrei rispettavano i riti esteriori dell'antica religione e viaggiarono per decine di miglia per essere presenti al passo. Lì si procurò un manoscritto del "Profeta evangelico" e lo esaminò avidamente sulla via del ritorno. È una grande cosa per noi essere sulla via del dovere. Un caso parallelo può essere trovato nella storia di Lutero che scoprì la Bibbia latina a Erfurt. Il ricercatore serio e devoto non cerca mai invano, come è dimostrato nella storia di Nicodemo, Cornelio e Lidia

(2.) Ebrei era franco e onesto. Gli Ebrei confessarono la sua ignoranza (Versetto 31). Raramente la natura umana riconoscerà i suoi difetti. L'amor proprio spinge l'uomo a nascondere i suoi difetti ai suoi amici più cari, sì, all'Onniscienza. Ciò che ci è abbastanza chiaro era per lui un enigma imperscrutabile, perché c'era una tale discrepanza tra l'aspettativa del pubblico e la descrizione del Profeta. Gli ebrei si aspettavano un principe, e l'eunuco non riusciva a conciliare la sua umiliazione con la pompa e la vittoria regale

(3.) Gli ebrei possedevano una mente priva di pregiudizi. Gli uomini troppo spesso studiano la Parola di Dio con credi preformati, quindi distorcono la verità per sostenere la falsità. L'equipaggio di una nave in pericolo non è troppo scrupoloso nel rispetto del mezzo con cui viene salvato: una zattera, una tavola, una corda, qualsiasi cosa possa portarli sani e salvi a terra. Anche così, l'uomo che attraversa il mare tumultuoso dello scetticismo, se teme di essere inghiottito dalle onde spalancate, si aggrappa al mezzo più insignificante, in modo da raggiungere la riva della verità sana e salva

(4.) Una volta convinto non procrastinò (Versetto 36). Così ricevette uno dei segni esteriori del discepolato. Migliaia di persone sono soddisfatte che Gesù è l'unico Salvatore del mondo, eppure procrastinano. Questi sono come un sonnambulo che cammina sull'orlo di un precipizio; o, come un uomo che dorme sulle rotaie, che presto sarà travolto dalle pesanti ruote del treno espresso

(III.) Una vera conversione. La sua convinzione fu istantanea e illuminata. l. Gli ebrei possedevano fede. "Credo." La fede è indispensabile per la salvezza. La fede dell'eunuco era nell'oggetto giusto, "Gesù Cristo", non nella circoncisione, né nella Vergine Maria, né nell'arte sacerdotale, ma nel Dio-uomo. Gli ebrei punti dai serpenti di fuoco non potevano essere guariti senza guardare il serpente di rame; tuttavia, senza alzare lo sguardo a un Redentore crocifisso con l'occhio della fede, le ferite e i lividi del peccato non possono essere guariti

(2.) Gli ebrei possedevano una mente pacifica (Versetto 39). Poteva egli rallegrarsi, perché ora era liberato dalla colpa e dalla condanna; aveva pace con Dio e gioia nello Spirito Santo. (W. A. Griffiths.) L'uditorio di Philip di uno:

(I.) Coloro che attendono le opportunità provvidenziali scopriranno che la Provvidenza li sta osservando. C'era la possibilità di salvare un suo simile giù nel deserto; Dio lo offrì a questo predicatore cristiano (CAPITOLO viii. 26). Se il cuore di un uomo è vigile e il suo temperamento lo vuole, si scoprirà una sorta di "angelo" che lo cerca per un'opera buona

(II.) Nessun sacrificio di sé deve essere considerato troppo grande quando un'anima deve essere salvata. Qui troviamo Filippo che parte allegramente per percorrere sessanta o settanta miglia per un convertito straniero (Versetto 27)

(III.) Il regno della provvidenza di Dio è subordinato al regno della grazia di Dio. Filippo non poteva sapere dove stava andando, se non in modo generale. Due persone potrebbero incrociarsi cento volte nel viaggio senza tracce, e non saperlo mai. Era come partire per l'oceano per incontrare una nave, quando nessuno sapeva dire l'esatta rotta di navigazione. Ma la prescienza divina comprese dove sarebbe stato l'eunuco, e la sovranità divina ordinò che Filippo incontrasse il viaggiatore nelle sabbie, perché lo scopo divino era quello di salvare quell'anima

(IV.) A volte si trovano uomini buoni nei luoghi più improbabili. È una grande sorpresa per noi scoprire in questo ufficiale di una regina egiziana un proselito dell'antica religione. Così ci viene detto che Cristo, anche nella "casa di Cesare", aveva santi (Filippesi 4:22). E abbiamo una testimonianza di un cristiano nella famiglia di Erode (Luca 8:3)

(V.) Vale la pena di fare un notevole sforzo per frequentare la chiesa. Nel regno di Dio "non sono chiamati molti nobili" (1Corinzi 1:26-29), e ogni volta che uno di questi alti ranghi viene visitato dalla grazia divina, è meglio cercare un po' nella storia dell'uomo. Offre un commento molto suggestivo sulla lentezza di alcuni cristiani, quando troviamo questo straniero africano che compie tali sforzi supremi per rendere la sua obbedienza spirituale a Dio come meglio sapeva fare

(VI.) Si può attraversare una stagione straordinaria del più alto privilegio religioso e tuttavia rimanere non illuminati. Quando ricordiamo l'insolita storia che si era susseguita, non possiamo fare a meno di pensare a quante cose fossero accadute per arrestare sia la mente che il cuore di un tale straniero a Gerusalemme. Ma anche il dolore silenzioso all'ombra del Calvario non salverà un'anima dalla morte, ma solo da sola. È possibile per uno passare attraverso un intero risveglio della religione serio e comprensivo, e rimanere ancora non rigenerato

(VII.) Le convinzioni religiose sono semplicemente inestimabili. L'eunuco viaggiò attraverso il mondo conosciuto in faticosi viaggi per trovare pace nell'adorazione del vero Dio. Ebrei sta tornando a casa, la sua anima non è in pace. Eppure, sebbene deluso, si aggrappa al suo proposito; grida ad alta voce, come gli scolaretti delle scuole etiopi, i versetti di quel patetico vecchio capitolo di Isaia, finché Filippo lo sente e viene in suo aiuto (Versetto 29, 30). Non c'è niente di meglio di quel momento impressionante in cui un'anima risvegliata inizia a chiedersi: "Che cosa devo fare per essere salvata?" Se, in quella crisi, quei sentimenti di grazia vengono soffocati, o lasciati svanire, potrebbero non risorgere mai più

(VIII.) Quanto sono ingiusti i moderni sogghigni riguardo ai credi e ai commentari! Ci chiediamo cosa avrebbe potuto fare l'eunuco senza quell'arrivo di quel buon diacono

IX. È sempre meglio essere audaci, ma anche educati, nell'offrire la verità a chi li chiede. Filippo era imperturbabile, ma cercherete invano qualsiasi scortesia nella sua azione. Quando "lo Spirito" dice: "Avvicinati", è sicuro avvicinarsi a chiunque nel nome di Cristo (Versetto 29). Il Signore non affiderà mai a un cristiano timido il compito di parlare così a un nababbo o a un politico, senza andare prima e, per così dire, sgombrare la via d'accesso

X. Quindi vediamo cosa si può fare con un pubblico di una sola persona. Si dice che Dean Swift ci abbia scherzato: "Carissimo Roger [il suo archivista], la Scrittura ci muove". Si dice che Lyman Beecher abbia predicato il suo sermone per tutto il tempo, e che il suo unico ascoltatore si sia convertito. Gesù Cristo diede quasi tutte le Sue rivelazioni supreme a un pubblico di uno, come Nicodemo e la donna al pozzo. (C. S. Robinson, D.D.Filippo l'evangelista: - Il poco che si sa di Filippo, il diacono ed evangelista, potrebbe essere detto molto presto. Il suo nome suggerisce, anche se in modo non conclusivo, che probabilmente era uno dei cosiddetti ellenisti, o ebrei nati all'estero e di lingua greca. Ciò è reso più probabile dal fatto che egli era uno dei sette scelti dalla Chiesa, e dopo la selezione nominato dagli apostoli per dispensare sollievo ai poveri. Poiché lo scopo della nomina era quello di conciliare i brontoloni della parte ellenistica della Chiesa, le persone scelte probabilmente vi sarebbero appartenute. Gli ebrei lasciarono Gerusalemme durante la persecuzione "che sorse dopo la morte di Stefano". Come sappiamo, fu il primo predicatore del vangelo in Samaria; fu poi lo strumento onorato di portare la Parola ai primi pagani mai riuniti nella Chiesa; e poi, dopo un viaggio lungo la costa del mare fino a Cesarea, allora sede del governo, rimase in quel luogo in oscuro lavoro per vent'anni; abbandonato dalla storia; e non si sente più parlare di lui se non per dare un'occhiata alla sua casa di Cesarea

(I.) Possiamo raccogliere un pensiero sulla sovranità di Cristo nella scelta dei Suoi strumenti. Avete mai notato che gli eventi contraddicevano esattamente la nozione della Chiesa e degli apostoli nella scelta di Filippo e dei suoi sei fratelli? Gli apostoli dissero: "Non è un motivo per cui dobbiamo abbandonare la Parola di Dio e servire alle mense. Scegliete sette ufficiali di sostituzione, uomini che faranno il lavoro secolare della Chiesa". Così disse l'uomo. E cosa dicevano i fatti? Che di questi dodici, che dovevano dedicarsi alla preghiera e al ministero della Parola, non abbiamo mai sentito dire che la maggior parte di loro fosse onorata di fare qualcosa di degno di menzione per la diffusione del vangelo. Ma, d'altra parte, degli uomini che si supponeva fossero adatti per il lavoro secolare, due in ogni caso avevano più a che fare con l'espansione della Chiesa e con lo sviluppo degli aspetti universali del vangelo di Cristo, che l'intero gruppo originale di apostoli. Così Cristo sceglie i Suoi strumenti. Cristo sceglie i Suoi strumenti dove vogliono gli Ebrei; e non è affare dell'apostolo, né affare di un ecclesiastico di qualsiasi tipo, sistemare il proprio lavoro o quello di qualcun altro. Il Comandante in Capo tiene nelle Sue mani la scelta degli uomini per il servizio speciale. Cristo dice: "Va' e sali su quel carro" e pronuncia lì il discorso che io ti dirò. Fratelli, ascoltate quella voce che vi chiama ai vostri compiti, e non preoccupatevi di ciò che gli uomini possono dire

(II.) La prossima lezione che trarrei da questa storia è il discorso spontaneo di un cuore credente. Venne una persecuzione che disperse la Chiesa. Gli uomini cercarono di gettare giù la lampada, e tutto ciò che fecero fu rovesciare l'olio, che scorreva in fiamme ovunque andasse. E così leggiamo che, non per appuntamento, né per un proposito prefissato, né in conseguenza di alcuna sanzione ufficiale, né in conseguenza di alcun comandamento soprannaturale e distinto dal cielo, ma proprio perché era la cosa naturale da fare, e non potevano farne a meno, andarono dappertutto, questi uomini dispersi di Cipro e di Cirene, predicando la Parola. E quando questo Filippo, che i funzionari avevano relegato al lavoro secolare di distribuire la carità, si trovò in Samaria, fece lo stesso. Così sarà sempre; Tutti possiamo parlare di ciò che ci interessa. Il cuore pieno non può essere condannato al silenzio. Portate con voi l'impulso di pronunciare il nome di Cristo ovunque andiate? Ed è così dolce nei vostri cuori che non potete fare a meno di lasciare che la sua dolcezza si esprima con le vostre labbra?

(III.) Un'altra lezione che mi sembra illustrata in modo sorprendente dalla storia di cui ci occupiamo, è la guida di una mano divina nella vita comune, e quando non ci sono segni visibili né soprannaturali. Filippo scende in Samaria perché deve, e parla perché non può farne a meno. Agli Ebrei viene poi ordinato di intraprendere un lungo viaggio, dal centro della terra, fino al deserto meridionale; e ad un certo punto lì lo Spirito gli dice: "Va'! unisciti a questo carro". E quando il suo lavoro con l'uomo di Stato etiope è terminato, allora egli è spazzato via dalla potenza dello Spirito di Dio, come Ezechiele lo era stato molto tempo prima sulle rive del fiume Chebor, ed è deposto, senza dubbio tutto sconcertato e senza fiato, ad Azoto, l'antica Ashdod, la città filistea, giù sulla costa bassa. Filippo era forse meno sotto la guida di Cristo quando il miracolo cessò ed egli fu lasciato ai poteri ordinari? Gli sembrava che il suo compito nel predicare il Vangelo in questi villaggi attraverso i quali passava sulla strada per Cesarea fosse meno distintamente l'obbedienza al comando divino di quando udì l'espressione dello Spirito: "Scendi per la strada che conduce a Gaza, che è deserta"? In nessun modo. Per quest'uomo, come per ogni anima fedele, la guida che giungeva attraverso il suo giudizio e il suo buon senso, attraverso gli istinti e gli impulsi della sua natura santificata, attraverso le circostanze che egli devotamente credeva essere la provvidenza di Dio, era una guida divina veramente diretta come se tutti gli angeli del cielo avessero soffiato il comandamento con le loro trombe nelle sue orecchie in attesa e stordite. E così tu ed io dobbiamo andare per i nostri sentieri senza voci d'angelo, o carri di tempesta, e accontentarci di comandamenti divini meno udibili o percepibili dai nostri sensi di quanto quest'uomo avesse a un certo punto della sua carriera. Non c'è abisso per il cuore devoto tra ciò che viene chiamato miracoloso e ciò che viene chiamato ordinario e comune. Ugualmente in entrambi Dio ha manifestato la Sua volontà ai Suoi servi, e ugualmente in entrambi la Sua presenza è capace di realizzarsi. Non dobbiamo invidiare il brillante inizio di Filippo. Facciamo in modo di imitare la sua tranquilla fine della vita

(IV.) L'ultima lezione che trarrei è questa: la nobiltà della perseveranza nel lavoro inosservato. Che contrasto con i trionfi in Samaria, e l'altra grande espansione del campo per il vangelo effettuata dalla predicazione comandata da Dio all'eunuco, è presentato dai successivi vent'anni di lavoro del tutto non registrato ma fedele! Perseverare in un lavoro così inosservato è reso ancora più difficile, e per chiunque non fosse un uomo molto sincero sarebbe stato quasi impossibile, a causa del contrasto che tale lavoro offriva alle glorie dei giorni passati. Filippo, che cominciò in modo così vistoso, e così improvvisamente cessò di essere lo strumento speciale nelle mani dello Spirito, continuò ad arrancare, arrancare, arrancare senza amarezza di cuore. Per vent'anni non partecipò allo sviluppo del cristianesimo dei Gentili, di cui aveva seminato il primo seme, ma dovette svolgere un lavoro molto meno cospicuo. Gli Ebrei lavorarono duramente lì a Cesarea pazienti, perseveranti e contenti, perché amava il lavoro. Ebrei sembrava essere stato ignorato dal suo Signore nella Sua scelta degli strumenti. Fu lui che fu scelto per essere il primo uomo che avrebbe dovuto predicare ai pagani. Ma avete mai notato che, sebbene in quel momento si trovasse probabilmente a Cesarea, a Cornelio non fu ordinato di rivolgersi a Filippo, che era al suo fianco, ma di mandare a Ioppe a chiamare l'apostolo Pietro? Filippo avrebbe potuto tenere il broncio e dire: "Perché non sono stato scelto per fare quest'opera? Non parlerò più in questo nome". Non toccò a lui essere l'apostolo dei Gentili. A lui fu preferito uno che venne dopo di lui, e l'ellenista Saul fu incaricato del compito che poteva sembrare naturalmente appartenere all'ellenista Filippo. Vent'anni dopo, gli Ebrei accolsero cordialmente Paolo nella sua casa di Cesarea, e si rallegrarono che uno semina e l'altro miete; E così la divisione del lavoro è la moltiplicazione della gioia. Una bella superiorità rispetto a tutti i pensieri bassi che tendono a rovinare la nostra persistenza in un lavoro discreto e non riconosciuto è posta davanti a noi in questa storia. I ragazzi per strada si rifiuteranno di partecipare ai giochi, dicendo: "Non giocherò a meno che non sia il capitano, o non abbia il grande tamburo". E non mancano cristiani che impongono condizioni simili. "Recita bene la tua parte", ovunque essa sia. Non importa l'onore. (A. Maclaren, D.D.) Filippo e l'eunuco:

I.Filippo incontra l'eunuco

(1.) Un "angelo del Signore parlò a Filippo". Non possiamo dire se ci fosse o meno una rappresentazione visibile, molto probabilmente c'era. Ma certo è che ha parlato. La divisione tra gli uomini e gli angeli è molto sottile: loro possono sentirci parlare, noi possiamo quasi sentirli. Le due sfere dell'esistenza razionale sono contigue e talvolta sembrano sovrapporsi l'una all'altra. Gli angeli, nel primo secolo della nostra era, si interessarono alacremente agli affari della Chiesa. Sono stati ritirati? No. "Non sono tutti spiriti ministranti", ecc. Crediamo che gli spiriti maligni insinuino pensieri malvagi. Perché, allora, negare lo stesso potere agli spiriti buoni? Ci sediamo tranquillamente in casa, quando all'improvviso nella mente ci viene in mente il pensiero che dobbiamo "andare verso sud", visitare una certa strada. Non è un impulso, né un sentimento, perché entrambi ci invitano a rimanere dove siamo; ma non abbiamo riposo: il pensiero ricorre continuamente. Atti 50 'ultimo che si va; ed ecco! Scopriamo che la nostra presenza e il nostro aiuto erano estremamente necessari. Ahimé! non siamo ugualmente obbedienti a Filippo

(2.) L'angelo disse: "Va' verso il sud", ecc. Non si può fare a meno di meravigliarsi della conoscenza dell'angelo; ma la Palestina non è l'unico paese la cui geografia gli angeli conoscono

(3.) Che il messaggio si sarebbe rivelato una prova per la fede di Filippo è indiscutibile. Richiedeva che egli negasse le sue predilezioni più care. Riuscendo in modo così notevole in una città di Samaria, senza dubbio fu molto tentato di prolungare il suo soggiorno. Gli Ebrei avrebbero potuto, con grande sfoggio di ragione, sollevare formidabili obiezioni, ma non lo fecero. Il non credente solleva sempre obiezioni, ma il credente le mette sempre giù. "Gli Ebrei si alzarono e se ne andarono". 4. Appena arrivato nelle vicinanze poco promettenti, vide un carro occupato da un "uomo dell'Etiopia", probabilmente la regione ora conosciuta come Nubia e Abissinia. L'eunuco, quindi, era uno dei discendenti zibellini di Cam. La ragione umana è molto imbarazzata dal fatto che Dio ordini al Suo servo di abbandonare la popolosa città per predicare a un viaggiatore straniero in un sentiero desolato. Ma Dio presta tanta attenzione agli uno quanto ai molti. Il suo governo è speciale, si occupa dei più piccoli bisogni degli individui, così come generale, si occupa dei bisogni collettivi della moltitudine. "C'è gioia alla presenza degli angeli di Dio per un solo peccatore", ecc. L'"uomo d'Etiopia" era anche un "eunuco". Gli eunuchi erano numerosi in Oriente, ma erano proibiti in Israele. La religione divina non incoraggia mai la mutilazione del corpo. Le false religioni lo fanno. Il loro unico metodo per vincere il peccato è quello di disabilitare il corpo per commetterlo. Ma la vera religione inculca la sottomissione. Perciò l'eunuco etiope non poteva essere che un estraneo, devoto, pio, ma pur sempre un estraneo. Ebrei fu impiegato sotto Candace, e fu posto a capo di tutti i suoi tesori, cioè il suo ministro delle finanze, l'ufficio più importante di tutti sotto un dispotismo. Ma il Gran Visir d'Etiopia scoprì con amarezza che i possedimenti terreni, per quanto vasti, non possono soddisfare il profondo anelito della nostra umanità. Per questo "andò a Gerusalemme per adorare". 5. I migliori spiriti delle nazioni si rivolsero in questo periodo con disgusto per le religioni pagane e le superstizioni. Alcuni si diedero all'ateismo; altri alla stregoneria. Ma le più disposte passarono al giudaismo. Trovarono in esso ciò che gli altri sistemi religiosi non riuscivano a dare: la moralità pura e il monoteismo rigoroso. Così l'eunuco si recò a Gerusalemme "per adorare Dio".

II. Filippo predica all'eunuco

(1.) L'eunuco stava ora tornando e studiava umilmente la Parola di Dio mentre usciva dal tempio di Dio. Spesso cancelliamo tutte le buone impressioni ricevute nella casa di Dio con discorsi frivoli e dissipanti sulla via del ritorno. Ma l'eunuco, "seduto sul suo carro, lesse il profeta Isaia". Le persone di oggi, intraprendendo un viaggio noioso, portano con sé libri frivoli ed emozionanti con l'obiettivo di "ammazzare" il tempo. Meglio, immagino, se imparassero una lezione dai religiosi africani e leggessero la Bibbia non per "ammazzare" il tempo, ma per migliorarlo

(2.) Ebrei "leggeva ad alta voce", come era consuetudine fra gli orientali. Ma la parola significa anche leggere ad un altro. Ebrei si sforzava di giovare al suo auriga così come a se stesso. Un uomo veramente generoso! La sezione della Scrittura che stava leggendo era singolarmente appropriata. Era proprio la sezione che tratta della stretta relazione che gli eunuchi dovevano mantenere con la Chiesa di Dio sotto la Nuova Dispensazione. Non a caso stava leggendo questa parte delle Sacre Scritture. No; la stava studiando piuttosto che qualsiasi altra per poter giungere a una conclusione definitiva riguardo alle sue possibilità di salvezza finale

(3.) Il carro stava procedendo tranquillamente quando Filippo, stanco e macchiato di polvere, arrivò in vista. Le strade dei due uomini stavano ora per incrociarsi. Atti, all'inizio, un angelo parlò; ora che ha obbedito e la sua opera è a portata di mano, lo "Spirito di Dio gli disse". Come ricompensa per l'obbedienza allegra e implicita, la presenza dell'angelo di Dio è sostituita dalla presenza dello Spirito di Dio. L'angelo fu sufficiente per dire "Filippo, alzati e va'"; ma non per provocare la conversione del viaggiatore. Gli angeli ministrano agli eredi della salvezza, ma non possono santificarli. "Lo Spirito disse a Filippo". Gli Ebrei non parlavano, conversavano in toni udibili, come faceva l'angelo, ma si esprimevano distintamente con la voce interiore dell'anima. Gli angeli non possono mai parlare nell 'anima, nel migliore dei casi possono solo parlare con essa. Non possiamo fare a meno di meravigliarci della meravigliosa combinazione di agenti distinti: la Parola, il Servo, l'Angelo e lo Spirito di Dio lavorano tutti insieme per effettuare la salvezza di una sola anima! 4. Filippo allora "corse" e disse all'eunuco: "Capisci quello che leggi?"" L'eunuco rispose: "ecc. (Versetto 31). Se non capiva, aveva la prima qualifica per farlo, sapeva di non capire, ed era abbastanza sincero da confessarlo. Molti ora sono come lui nella loro ignoranza delle Scritture, ma molto diversi da lui nella loro inconsapevolezza di quell'ignoranza. Occupano posizioni elevate nella scienza e nella letteratura, ma pretendono di comprendere la teologia allo stesso modo meglio dei suoi studenti professi. Parliamo del dogmatismo della teologia! Ebbene, non è mai stata così dogmatica come la cosiddetta filosofia. Ma l'eunuco, umile come un bambino, espresse la sua volontà di conoscere il pedone dolorante. Poi lesse di nuovo il passo e disse: «Di chi parla questo il profeta? di se stesso o di un altro uomo?" Dimenticando la sua superiorità sociale nel suo intenso desiderio di risolvere i grandi problemi della religione, implora Filippo di spiegare l'enigma profetico. Il profeta parla del "Servo del Signore". Ma chi è questo Servo? «se stesso o un altro uomo?» Una domanda giusta, onesta e ponderata, ancora molto dibattuta tra la scuola razionalista e quella evangelistica. Ma sulla risposta di Filippo non ci possono essere dubbi: egli lo indicò con un linguaggio chiaro e inequivocabile quell'"Altro Uomo"». Filippo aprì la bocca e trasmise il suo importante messaggio. Alcune persone, quando aprono la bocca, chiudono le Scritture. Oscurano i consigli con parole prive di conoscenza. Ma Filippo "aprì la sua bocca" e così aprì le Scritture. "Ebrei cominciarono dalla stessa Scrittura", ma non vi finì. Quella Scrittura è il culmine dell'Antica Dispensazione, che non raggiunse mai un livello più elevato. Ma il culmine del Vecchio è il punto di partenza del Nuovo. Dove Esaias si era fermato, lì Filippo aveva cominciato. L'unico modo per esporre la Bibbia è predicare Gesù. Omettetelo, ed è un oscuro enigma che nessun ingegno umano può svelare. Ebrei è la chiave per sbloccare le profezie

(5.) In una città della Samaria, Filippo "predicò Cristo"; ma all'eunuco "predicava Gesù". I Samaritani aspettavano il Cristo; ed erano pieni di teorie su di Lui. Tra di loro, quindi, Filippo dovette soffermarsi principalmente sulla Cristo del Salvatore. Ma l'eunuco non era ostacolato da alcuna nozione preconcetta. Ciò che egli desiderava supremamente era un Salvatore personale. A lui, dunque, Filippo predicò Gesù. Ma Filippo non si accontentò di una semplice esposizione della profezia. Gli Ebrei insistettero affinché il Salvatore lo accettasse. C'è motivo di temere che gran parte della predicazione moderna non sia abbastanza personale. Prendi in mano un volume di sermoni "predicati davanti all'Università di Oxford". Prima, per carità! Lascia che i raggi del sole cadano larghi sulla tua mano, e quasi non te ne accorgi; Concentrali su un punto e bruciano. E la luce del vangelo risplende pienamente e ampiamente sulle nostre congregazioni, ma quanto poche sono le conversioni! Diffondiamo la luce invece di focalizzarla

(III.) Filippo battezza l'eunuco

(1.) Le Chiese moderne richiedono ai candidati di sottoporsi a un noioso processo di prova. La prudenza ora consiglia di ritardare, ma l'eunuco fu battezzato immediatamente

(2.) Ma fu battezzato dopo aver fatto una confessione della sua fede. Che Versetto 27 sia autentico o meno, la verità in esso contenuta rimarrà comunque intatta. Solo su una candida confessione di fede in Gesù Cristo come Figlio di Dio un uomo può essere legittimamente accolto nella Chiesa cristiana. Opinioni corrette su altre dottrine sono di grande importanza per una vita spirituale robusta e vigorosa; Ma non mettono necessariamente in pericolo la nostra salvezza finale. Ma una corretta credenza riguardo alla Persona del Salvatore è un elemento assolutamente essenziale per la salvezza: senza di essa nessun uomo può essere salvato

(3.) L'eunuco, essendo battezzato, "se ne andò rallegrandosi". Prima del suo colloquio con Filippo era irrequieto e infelice. Gli ebrei portavano un dolore che non riusciva a spiegare. Il suo profondo dolore trovò sfogo nelle lacrimanti melodie di Isaia 53

, ma l'insegnamento di Filippo dissipò l'oscurità. I fili del fardello si spezzarono alla vista della Croce, e l'eunuco fu liberato da ciò che temeva. Molti scioccamente immaginano che la religione sia una cosa malinconica. Un triste errore! (J. Cynddylan Jones, D.D.) Filippo e l'eunuco: un incontro straordinario: - È stato un incontro -

(I.) Di uomini straordinari. Ognuno di loro si distinse tra i suoi contemporanei: l'uno si distinse per la sua posizione politica, l'altro per la sua difesa di una nuova fede. Nell'aspetto e nella posizione mondana differivano molto, perché Filippo era povero e senza status, mentre l'eunuco era ricco e molto stimato dal suo paese. Filippo era un viaggiatore con i piedi doloranti, l'eunuco ritornò a casa provvisto di tutto ciò che la civiltà dell'epoca poteva fornire per rendere piacevole il viaggio

(II.) Causato da circostanze straordinarie

(1.) L'orientamento di Filippo a Gaza da parte di un angelo del Signore

(2.) L'occupazione dell'eunuco: leggere Isaia; Se per alleviare la noia del viaggio, quanto meglio della nostra abitudine di divorare la spazzatura venduta alle bancarelle delle librerie ferroviarie! O era per scopi di cultura intellettuale? O per vedere se le affermazioni del personaggio di Gesù recentemente crocifisso corrispondevano a quelle della profezia? Non importa. Fu la lettura della Bibbia che lo mise in contatto con Filippo

(3.) L'impulso dello Spirito che spinse Filippo a salire sul carro. C'era qualcosa di più che umano in questa audacia

(III.) Trasformato in raro racconto spirituale. Incontrarsi, cosa hanno fatto? Conversare di politica? No, sulla Scrittura. l. L'eunuco fu illuminato da Filippo, per il cui lavoro sono necessarie due cose. (l) Da parte dell'uno una disposizione a ricevere conoscenza (Versetto 31)

(2) Da parte dell'altro, il potere di impartirlo. Questo Filippo aveva

(2.) L'eunuco fu battezzato da Filippo

(IV.) Terminare beatamente

(1.) Per Filippo. Ebrei è stato trasferito in un'altra sfera di utilità

(2.) Per l'eunuco. Gli Ebrei proseguirono per la sua strada rallegrandosi. (D. Thomas, D.D. Filippo e l'Etiope: - Simone lo stregone e l'ufficiale etiope sono in contrasto. Nella sua ricerca, il cuore di Simone non era retto agli occhi di Dio, mentre il cuore dell'Etiope si raccomandava al favore divino. Simone cercava il potere, l'etiope la verità. Il pensiero dell'uno era solo di sé, l'altro non aveva alcun pensiero di sé. Simone fu rimproverato, ma l'etiope fu aiutato. Simone era pieno di paura: l'etiope proseguì per la sua strada pieno di gioia. Notate, quindi, il pericolo di accostarsi a Dio con motivi errati, e l'incoraggiamento a chiunque desideri sinceramente conoscere e fare la volontà di Dio; quanto severamente un ricercatore egoista può essere rimproverato e quanto è pronto lo Spirito Santo ad aiutare un sincero ricercatore della verità. Vediamo cosa ha fatto lo Spirito Santo per aiutare una persona del genere

(I.) Gli ebrei gli mandarono un aiutante. Notate gli strumenti impiegati - angelici e umani - che ci insegnano il valore che in cielo è posto su una sola anima. C'è anche qui un suggerimento sul modo in cui gli angeli sono resi spiriti tutelari. L'angelo "parlò" a Filippo, ma egli non poté essere la guida sulla via della vita. C'era bisogno di un'anima redenta per parlare di un Redentore. Il mondo deve essere conquistato a Cristo, non dalla testimonianza degli angeli, ma dalla testimonianza degli uomini salvati

(II.) Gli ebrei gli mandarono un aiutante di successo. Filippo ha una buona reputazione come lavoratore cristiano. Ebrei era il tipo di strumento che lo Spirito Santo poteva usare. Anche se nel bel mezzo di una grande opera, vi rinuncia senza nemmeno una domanda per scendere in un deserto. La sua fede spiega sia la sua obbedienza che il suo successo. Ci vuole grande fede per rinunciare a un'opera che sembra piccola. Ma insegnare a un uomo in un deserto può essere più importante che insegnare a mille in una città

(III.) Gli ebrei guidarono l'aiutante nel suo lavoro. Filippo non solo fu mandato giù, ma gli fu detto cosa fare. Il frangente è stato mirabilmente cronometrato. Lo Spirito Santo non ispira mai a fatiche inopportune

(IV.) Gli ebrei mandarono l'aiutante a qualcuno che aveva bisogno di aiuto. L'etiope era un uomo di rango e aveva fatto qualche progresso nel modo giusto. Ma ciò che gli portò aiuto fu il grido della sua anima per la verità. Quel grido era stato udito in cielo ancor prima che egli lo avesse chiamato consapevolmente, e la risposta era a portata di mano!

(V.) Gli Ebrei mandarono un aiuto di tatto. Il fatto di essere inviati dallo Spirito non deve indurlo a trascurare i metodi, ma deve indurlo a chiamare in suo aiuto tutta l'abilità e l'abilità di cui è maestro

(VI.) Gli Ebrei mandarono un aiutante che conosceva bene le Scritture. Filippo poteva adattare la profezia ai fatti. E non solo, mostrò la sua familiarità con altre profezie. "A partire da questa Scrittura", Filippo predicò Gesù. Se si desidera essere una potenza per Cristo, si deve conoscere familiarmente la Parola che gli rende testimonianza

(VII.) Gli ebrei inviarono solo l'aiuto di cui avevano bisogno. Avendo udito la Parola spiegata, l'Etiope accettò con gioia la verità, e desiderò immediatamente che si compisse quel rito che lo avrebbe sigillato a Cristo come un credente.

(VIII.) Gli ebrei portarono via l'aiutante quando non c'era più bisogno di lui. Naturalmente, sia l'istruttore che lo studioso avrebbero voluto stare insieme insieme a tempo indeterminato. Ma lo scopo dell'invio di Filippo era stato raggiunto. C'era del lavoro da fare per l'evangelista altrove, e lavoro, si deve presumere, per l'etiope da fare a casa. (M. C. Hazard.Come il tesoriere etiope trovò il vero tesoro:

(I.) Il luogo in cui l'ha trovato. Una strada solitaria attraverso una landa desolata

(II.) La cassa in cui era nascosta. La Scrittura con le sue parole oscure e i suoi sigilli

(III.) La chiave che ottenne con il sermone ricevette con entusiasmo

(IV.) Il gioiello che gli brillava. Cristo che è morto per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione

(V.) Il diritto di possesso che gli è stato riconosciuto nel battesimo

(VI.) La gioia con cui portò a casa il tesoro. (K. Gerok.) Cortigiani e conversioni: Courtonne, un celebre pastore di Amsterdam, noto per la libertà della sua predicazione, fu esortato a predicare a corte. Gli Ebrei acconsentirono a condizione che la casa del principe d'Orange fosse presente e che nessuno si offendesse per la sua libertà di parola. Quando venne il momento, si radunò un pubblico numeroso e distinto, e il predicatore prese per il suo testo l'argomento attuale, che diceva conteneva quattro argomenti di stupore, che aumentavano l'uno sull'altro

(I.) Un cortigiano che legge la Sacra Scrittura, il che è sufficientemente sorprendente

(II.) Un cortigiano che ammette la sua ignoranza, che è ancora più sorprendente

(III.) Un cortigiano che chiede al suo inferiore di istruirlo, il che dovrebbe causare un raddoppio della sorpresa

(IV.) Un cortigiano che si converte, il che porta la sorpresa al culmine. (A. Coquerel.) Come tutte le cose cooperano per promuovere la salvezza di un'anima che desidera essere salvata:

(I.) Dio, per mezzo del Suo angelo e del Suo Spirito

(II.) L'uomo Filippo, con il suo incontro e il suo discorso

(III.) Scrittura. La profezia di Isaia

(IV.) Natura. L'acqua tra l'altro. (K. Gerok.Il lavoro dell'insegnante cristiano e le sue ricompense: - Il Libro di Atti contiene una galleria di ritratti missionari. Ci si ispira studiandoli, ma nessuno lascia un'impressione più distinta e duratura di quella di Filippo. Ebrei appare all'improvviso; Gli schizzi dati delle sue fatiche sono molto brevi; Scompare rapidamente. Come Elia, quando è visto si muove con lo Spirito, ed è mosso dallo Spirito. Ebrei suscita gioia ovunque vada; e le sue quattro figlie ereditano il suo spirito e diventano profetesse. Considera-

(I.) Alcune caratteristiche del lavoro dell'insegnante cristiano

(1.) La sua obbedienza implicita allo Spirito. L'angelo disse: "Alzati e va'". Gli Ebrei si alzarono e se ne andarono. La guida divina a un particolare servizio è spesso accompagnata da prove speciali della sua fonte. È sempre in perfetto accordo con le Scritture; ci sono circostanze provvidenziali che puntano in questa direzione; e spesso la chiamata è sottolineata dai consigli dei servitori più devoti di Dio, sebbene nessun angelo invisibile porti ora il Suo comando

(2.) Il suo desiderio di impartire il Vangelo. Gli ebrei vedono uno straniero distinto sulla strada. Molti insegnanti avrebbero detto: "Ebrei non è uno studioso per me". Solo un cuore pieno d'amore per gli uomini avrebbe potuto renderlo pronto a obbedire alla guida dello Spirito. Qualunque apertura vediamo, dobbiamo spingerci dentro. Nessuno vive dove le anime non sono ancora salvate, dove Dio non gli apre una via per portare il vangelo. Fai il primo passo e Dio indicherà il prossimo

(3.) La sua conoscenza utilizzabile delle Scritture. Gli estranei interessati alle Scritture si incontrano su un terreno comune. Un francese gettato in compagnia di un tedesco, cercò in tutti i modi di comunicare con lui; ma nessuno dei due sapeva parlare la lingua dell'altro. Atti per ultimo trasse di tasca un piccolo Testamento, e indicò il versetto Giovanni 3:16. Il tedesco non sapeva leggere la lingua, ma la Parola era il messaggio caro al suo cuore. Ognuno di loro si guardò, poi si guardò negli occhi, poi si strinse le mani sul libro. Filippo non si era preparato immediatamente, ma si era preparato a tali emergenze, sia con l'esperienza che con lo studio. Gli ebrei potevano iniziare proprio da lì e predicare Gesù

(II.) Alcune delle sue ricompense

(1.) Ebrei trova un cuore preparato a ricevere la verità. Chi è pieno dell'amore di Gesù trova un intenso piacere nell'accendere quell'amore negli altri. Philip si aspettava risultati immediati. Non era suo proposito seminare il seme e accontentarsi di lasciarlo. Ebrei condusse l'eunuco dalla volontà di imparare al desiderio di essere un discepolo riconosciuto di Gesù. Una tale ricompensa è Divina. Non dimenticheremo mai i trionfi di questi momenti

(2.) Gli ebrei trovarono nuove prove di essere collaboratori di Dio. Che ricompensa è la prova che Dio rende efficaci gli sforzi del Suo fedele servitore! 3. Filippo si assicurò una testimonianza per il Vangelo. Ciò che egli era così ansioso di far conoscere sarebbe stato ora proclamato da un altro

(4.) Filippo ha riempito una vita di gioia. L'eunuco, come Zaccheo, come il carceriere di Filippi, come innumerevoli altre migliaia, si rallegrò perché aveva trovato Cristo come suo Salvatore. Ovunque vada, Philip lascia dietro di sé una scia di gioia. Samaria gioisce alla sua presenza, così anche il deserto. (Sermoni del club del lunedì.Quattro nobili guide alla via della salvezza:

(I.) La voce nel proprio cuore, che anela a Dio

(II.) L'accenno alla Scrittura, che punta a Cristo

(III.) La guida del ministero, che spiega sia i presentimenti del cuore che i consigli della Scrittura

(IV) L'efficacia del sacramento, che ci sigilla la grazia divina, e nutre e rafforza in noi la vita divina. (K. Gerok.)

28 CAPITOLO 8

Atti 8:28

Stava tornando e, seduto sul suo carro, leggeva il profeta Isaia.- Lettura orientale: - Se l'eunuco seguiva l'usanza generale dell'Oriente, non solo leggeva a se stesso ad alta voce, ma in modo da essere udito facilmente e distintamente da chiunque si trovasse nelle immediate vicinanze. La preghiera, o preghiera, degli orientali non è di solito molto rumorosa, ma la loro lettura è un suono continuo. Studiano ad alta voce, leggono i loro libri sacri ad alta voce e provano le loro lezioni ad alta voce, in una misura che non si vede tra gli occidentali, né gode di un ascoltatore occidentale. Quando ce ne sono molti insieme, la babele è stupefacente. L'idea che possa disturbare qualcuno non entra mai nella loro testa. Ma gli orientali fanno molte cose con il rumore, che noi occidentali preferiamo fare con la tranquillità. Il nostro parlare sembra loro dolorosamente basso e immobile, come il loro sembra a noi dolorosamente rumoroso e rumoroso. Eppure gli orientali non sono molto al di sopra degli italiani ordinari in questo senso. (Prof

(I.) H. Hall. La Parola di Dio, la migliore lettura per un viaggio, non solo nel cammino da Gerusalemme a Gaza, ma nel cammino attraverso il tempo verso l'eternità

(1.) Dimentichiamo così le difficoltà del cammino

(2.) Non ci distogliamo dai sentieri proibiti

(3.) Facciamo così benedette conoscenze di viaggio

(4.) Andiamo avanti sulla retta via verso la meta benedetta. (K. Gerok.Leggere le Scritture:

(I.) Alcune osservazioni su questo argomento. È un dovere

1.) Incombe su tutti

(2.) In conformità con i dettami della ragione

(3.) Da eseguire indipendentemente dal grado e dalla condizione

(II.) Istruzioni in merito

(1.) Prima di leggere, considera di chi è il libro

(2.) Leggi con uno spirito che puoi imparare

(3.) Metti in pratica ciò che impari

(4.) Non leggere mai senza pregare. (J. Clayton, M.A. La Parola di Dio è l'acqua della vita; quanto più la riversate, tanto più fresca sgorga: è il fuoco della gloria di Dio; quanto più la soffiate, tanto più essa brucia: è il grano del campo del Signore; quanto meglio lo macinate, tanto più produce; è il pane del cielo; quanto più è spezzato e distribuito, tanto più rimane: è la spada dello Spirito; Più viene strofinato, più brilla. (Bp. Jewel. Il metodo di lettura della Bibbia è determinato dalla necessità e dallo scopo: - Ah! il modo in cui un uomo legge la Bibbia - quanto ciò dipenda dalla sua necessità. Ho srotolato la carta della costa molte e molte volte, in particolare in questi ultimi giorni, poiché c'è stato così tanto interesse ad essa. Sono andato giù con il dito, e ho seguito le secche e le profondità dentro e fuori da questo porto e da quello, e ho immaginato un faro qui e un faro là che erano segnati sulla carta, e ho guardato la campagna interna che costeggia la costa, ed è stata una questione di interesse per me, Per essere sicuri. Ma supponiamo che io mi fossi trovato in quella burrasca equinoziale che soffiava con tanta violenza, e che avessi avuto il comando di una nave al largo della costa di Capo Hatteras, e che il faro non fosse stato in vista, e che i miei longheroni fossero stati spaccati, e che il mio sartiame fosse stato sconvolto, e che le mie vele fossero state spazzate via, e che avessi avuto tutto il possibile per tenere la nave fuori da una depressione del mare, e avevo cercato di fare un po' di porto, come avrei srotolato la carta, e con due uomini che mi aiutassero a tenerla, a causa dell'ondeggiare e dello sbalordimento della nave, guardai a11 i segni, e cercai di scoprire dove fossi! Ora, quando mi siedo a casa mia, dove non c'è burrasca e non c'è nave, e leggo la mia carta per curiosità, la leggo come a volte voi leggete la vostra Bibbia. Voi dite: "Ecco il promontorio della depravazione; e c'è un faro, nato di nuovo; e qui è il canale del dovere". Eppure ognuno di voi ha il comando di una nave: l'anima umana. Le passioni malvagie sono venti feroci che la spingono. Questa Bibbia è la carta di Dio per te, per tenerti lontano dal fondo del mare, e per mostrarti dov'è il porto, e come raggiungerlo senza correre su rocce o sbarre. Se hai letto questo libro per gratificare la curiosità; se l'avete letto per vedere se non siete riusciti a catturare un Universalista; se lo avete letto per trovare un coltello con cui tagliare un unitario; se l'hai letto allo scopo di istituire o destituire un vescovo; Se lo hai letto per stabilire o rovesciare una setta; Se l'hai letto così, allora smettila. È il libro della medicina di Dio. Sei malato. Sei colpito mortalmente dalla malattia. Non esiste un rimedio umano per il tuo problema. Ma ecco il libro della medicina di Dio. Se lo leggi per la vita, per la salute, per crescere nella giustizia, allora benedetta è la tua lettura; ma se lo leggete per le dispute e le ingenuità dialettiche, non è per voi più di quanto lo sarebbe il "Novum Organum" di Bacon. È il libro della vita, è il libro della vita eterna, quindi fate attenzione a come lo leggete. Nel leggerlo, vedi che hai la verità, e non la mera parvenza di essa. Non si può vivere senza di esso. Tu muori per sempre a meno che tu non abbia questo per insegnarti quali sono i tuoi rapporti con Dio e con l'eternità. Possa Dio guidarvi lontano da tutte le astute apparenze di verità poste per ingannare gli uomini, e farvi amare la vera verità! Sopra ogni altra cosa, possa Dio renderti onesto nell'interpretarlo e nell'applicarlo alla tua vita quotidiana e alla tua indole! (H. W. Beecher. Leggere le Scritture: metodo non redditizio di: - Per alcuni la Bibbia è poco interessante e non redditizia, perché leggono troppo velocemente. Tra gli insetti che si nutrono della dolce linfa dei fiori, vi sono due classi molto diverse. Una è notevole per il suo piumaggio imponente, che si mostra nei raggi del sole come polvere di gemme; e mentre guardi i suoi giri sbarazzini sui campi e il suo minuetto danzare da un fiore all'altro, non puoi fare a meno di ammirare la sua graziosa attività, perché sta chiaramente superando una grande quantità di terreno. Ma nello stesso campo c'è un altro lavoratore, il cui giubbotto marrone e la fuga diretta e professionale potrebbero non aver catturato la tua attenzione. Il suo vicino svolazzante sfreccia qua e là, e sorseggia elegantemente ovunque riesca a trovare una goccia di nettare pronto; ma questo squallido lavoratore si fa un punto dappertutto, e ovunque si posi, o trova il miele o lo fa. Se la coppa del fiore è profonda, scende fino in fondo; se la sua bocca di drago è chiusa, egli ne separa le labbra; e se il nettare è particolare o recondito, esplora tutto finché non lo scopre, e poi, dopo averne accertato l'abilità, gioioso come chi ha trovato un grande bottino, canta la sua strada giù nei suoi lussureggianti recessi. Il suo rivale dell'ala di velluto dipinta non ha pazienza per dettagli così noiosi e prolissi. Ma qual è la fine? Ebbene, quello è morto lo scorso ottobre insieme ai fiori; l'altro è al caldo nel suo alveare stanotte, in mezzo alle provviste profumate che ha raccolto sotto i raggi luminosi dell'estate. A chi appartieni?... alle farfalle o alle api? Scruta le Scritture o le sfoglia? (J. Hamilton, D.D.Leggere le Scritture: motivo per: - Altri libri possono nutrire le nostre menti, ma solo la Parola di Dio può nutrire le nostre anime. La grande profezia: - Alcuni anni fa un bramino della casta più alta, profondo in tutta la storia, la lingua e la religione di Brahma, venne in Inghilterra. Per caso, o meglio per speciale provvidenza, una copia delle Scritture cadde nelle sue mani. Gli Ebrei la divorarono con avidità; non consultò nessuno che gli interpretasse un solo passo, ma la luce si accese su di lui, e ciò che produsse il massimo effetto sulla sua mente fu quello che convertì Lord Rochester sul letto di morte. Gli ebrei lessero il Versetto Isaia 53, e lo confrontarono con il racconto della crocifissione, e divennero un cristiano profondo. Quell'uomo è ora in grande favore presso il Nizam di Hyderabad, e ha fondato una chiesa che ha diverse centinaia di fedeli cristiani. (R. Bruce.Leggere le Scritture: frutti di: - Un prete cattolico romano in Belgio rimproverò una giovane donna e suo fratello per aver letto quel "brutto libro", indicando la Bibbia. «Signore,» rispose lei, «poco fa mio fratello era un fannullone, un giocatore d'azzardo e un ubriacone. Da quando ha cominciato a studiare la Bibbia lavora con l'industria, non va più all'osteria, non tocca più le carte, porta a casa i soldi alla sua povera vecchia madre, e la nostra vita a casa è tranquilla e deliziosa. Come mai, signore, un cattivo libro produce frutti così buoni?"La prima classe di lettori può essere paragonata a una clessidra; la loro lettura è come la sabbia: entra e si esaurisce, e non lascia dietro di sé alcuna traccia. Una seconda classe assomiglia a una spugna, che assorbe tutto, e lo rimette quasi nello stesso stato, solo un po' più sporco. Una terza classe è come un sacco di gelatina, che lascia passare tutto ciò che è puro e conserva solo i rifiuti e la feccia. La quarta classe può essere paragonata allo schiavo di Golconda, il quale, mettendo da parte tutto ciò che è senza valore, conserva solo le gemme pure. (S. T. Coleridge.) Lettura: risultati del bene e del male: - Non comprare, non prendere in prestito, non toccare libri cattivi. Un libro può decidere il tuo destino. L'assassino di Lord William Russell disse di aver commesso quel crimine in seguito alla lettura del romanzo, allora popolare, intitolato ("Jack Sheppard"). George Law è diventato milionario leggendo una biografia durante l'infanzia. Benjamin Franklin divenne l'uomo buono e il filosofo che era leggendo in gioventù i "Saggi per fare del bene" di Cotton Mather. Giovanni Angell James, il più consacrato uomo che sia mai vissuto in Inghilterra, si alzò dal pulpito e disse: «Venticinque anni fa un ragazzo mi ha prestato un brutto libro per un quarto d'ora. Non mi sono mai ripreso. Gli spettri di quel libro mi hanno perseguitato fino ad oggi. Fino al giorno della mia morte non riuscirò a superare la lettura di quel libro per quindici minuti. Un ecclesiastico, in viaggio verso l'Ovest, molti anni fa, aveva nel suo baule quello di Doddridge ("Ascesa e progresso"). Nell'hotel vide una donna che copiava da un libro. Hebrews scoprì che aveva preso in prestito "Ascesa e progresso" di Doddrige da un vicino, e ne stava copiando alcune parti, così le fece dono della sua copia di "Ascesa e progresso". Trentuno anni dopo, passava per quella strada e chiese di quella donna. A Ebrei fu indicata una bella casa. Gli ebrei andarono lì. Gli ebrei le chiesero se si ricordava di lui. Lei rispose: "No". Poi, dice, "Non ti ricordi che trent'anni fa un uomo ti diede una copia di 'Ascesa e progresso' di Doddridge?" Lei rispose: "Sì; L'ho letto, ed è stato il mezzo della mia conversione. Lo passai in giro, e tutti i vicini lo lessi, e ci fu un risveglio, e chiamammo un ministro e costruimmo una chiesa. La chiesa del Wyoming è il risultato di quell'unico libro che mi hai dato". La lettura dell'Iliade di Omero fece di Alessandro un guerriero, e la lettura della "Vita di Alessandro" fece di Cesare e Carlo XII. uomini di sangue. È ben noto che Rochester fu, per molti anni della sua vita, un infedele dichiarato, e che gran parte del suo tempo fu speso nel ridicolizzare la Bibbia. Uno dei suoi biografi lo ha descritto come "un grande ingegno, un grande peccatore e un grande penitente". Anche quest'uomo fu convertito dallo Spirito Santo nell'uso della Sua Parola. Leggendo il cinquantatreesimo capitolo di Isaia, si convinse della verità e dell'ispirazione delle Scritture, della Divinità del Messia, e del valore della Sua espiazione come roccia su cui i peccatori possono edificare le loro speranze di salvezza. Su quell'espiazione si riposò e morì nell'umile attesa di perdonare la misericordia e la felicità celeste

29. Allora lo Spirito disse a Filippo: "Avvicinati".Questi due uomini erano simili sotto alcuni aspetti, ma in tutti gli altri diversi. Entrambi erano viaggiatori, entrambi erano steward e ognuno aveva autorità. Ma uno era ricco, l'altro povero. Uno era il maggiordomo di una grande regina, e tornava alla sua corte e alla custodia di tutto il suo tesoro; ma l'altro scendeva a Gaza, che è deserta, in affidamento al ministero del vangelo e all'incarico dell'Altissimo. Ecco un esempio al punto; gli uomini si sentivano dietro a Cristo, nella fame insoddisfatta dell'anima. Qualunque impressione avesse fatto quell'equipaggiamento su Filippo, mentre guardava, si sbagliava di grosso se pensava: "Ecco probabilmente un uomo di mondo superbo!" Le apparenze ingannano. Gli umili e i mansueti possono essere nelle corti dei re; sotto il manto della ricchezza e dello stato possa battere un cuore incorrotto davanti a Dio. Questa persona, per esempio, aveva l'incarico di un vasto tesoro terreno, eppure i suoi pensieri sono lontani; egli legge docilmente la Parola della vita e cerca la perla di gran prezzo. (Morgan Dix, D.D. ) Guida nel fare il bene: - C'era una possibilità invisibile di servire un simile giù in un deserto lontano. Cristo ha offerto questa possibilità a questo predicatore cristiano. Se il cuore di un vero credente è vigile e il suo temperamento è pronto, il Signore lo metterà sicuramente in condizione di fare il bene. Solo lui deve stare attento alle provvidenze celesti che lo chiamano, e obbedire all'istante

(I.) Nessuna fatica dovrebbe essere considerata troppo difficile, nessuna prospettiva troppo scoraggiante, se fare del bene è il nostro scopo. Philip cominciò allegramente a percorrere sessanta o settanta miglia solo per salvare una sola anima. "Gli Ebrei si alzarono e se ne andarono". Balzò per incontrare il comando. D'altra parte l'eunuco attraversò più di mezzo continente per rendere adorazione a Dio e trovare pace

(II.) A volte lo Spirito Santo sceglie le persone migliori nei luoghi più improbabili. Cristo aveva santi nella casa di Cesare e nella famiglia di Erode; così c'era un cercatore della verità nel tribunale dell'Etiopia

(III.) Le convinzioni religiose hanno un valore inestimabile e dovrebbero essere amate come noi ameremmo la vita stessa. L'eunuco era stato fino a Gerusalemme senza alcuna utile illuminazione di grazia. Ma non si arrenderà senza la benedizione; così scruta le Scritture sulla via del ritorno, nonostante la noia del viaggio

(IV.) È sbagliato essere meticolosi riguardo alle opportunità. Dovunque ci siano anime, nel deserto o no, cerchiamo di salvarle

(V.) Non dobbiamo mai disprezzare il giorno delle piccole cose. Filippo, come nostro Signore a Sicar, aveva un uditorio di una sola persona, ma predicava nonostante

(VI.) L'incommensurabile valore di una sola possibilità di parlare a un suo simile di Gesù Cristo. Filippo non aveva mai incontrato quest'uomo prima: non c'è nulla che dimostri che lo abbia incontrato di nuovo. Un momento perso potrebbe essere stata la perdita di un'anima

VII. La cortesia non sfugge mai a nessuno in questo mondo inquieto e un po' ruvido. Un imbecille avrebbe detto a questo sconosciuto di andare avanti e di occuparsi delle sue preoccupazioni

(VIII.) Notate l'umiltà dell'etiope. Ebrei era ignorante e lo riconobbe. Essere consapevoli dell'ignoranza è il primo passo verso la conoscenza

IX. Chi vuole fare il bene deve scoprire dove lo Spirito lo conduce e seguire con semplicità e umiltà

X. Guarda anche i carri che passano. (C. S. Robinson, D.D.L'incontro: - I matrimoni, dicono, si fanno in cielo; cioè, i passi di due, essendo entrambi i cari figli di Dio, sono diretti in modo tale che, dopo che ciascuno ha attraversato molti tornanti, i due sentieri convergono, e le due vite si incontrano e si fondono in uno come due fiumi, che scorrono da allora in poi in un corso d'acqua più ampio, più profondo e più forte. Le riunioni di durata più breve e le relazioni meno intime sono soggette alla stessa regola. "Non è nell'uomo che cammina dirigere i suoi passi". Se i propositi di Dio nella creazione richiedono l'incontro di due mondi circolari, gli Ebrei disporranno in modo che i due si tocchino proprio nel punto di spazio e tempo che Ebrei ha progettato. La stessa potenza e saggezza sono state all'opera per organizzare un'adunanza ovunque un vaso di terra carico porti Cristo, e un altro vuoto riceva Cristo dalla mano di un fratello. Questo caso è registrato come un esempio della via del Signore. Tali riunioni avvengono ora, e voi non sapete né il giorno né l'ora in cui il messaggero mandato da Dio per incontrarvi potrà apparire in vista: in chiesa, per strada, per un sentiero solitario o a casa. Chi desidera incontrarlo non ne sentirà la mancanza. Sebbene il luogo fosse deserto e il sentiero tracciato in modo confuso, e l'ora non fosse affatto detta, Filippo e l'Etiope incontrarono tutta l'esattezza delle maree e delle stagioni. Questi incontri, a lungo preparati e saggiamente organizzati, a volte si perdono a causa dell'ostinata incredulità. Che incontro fu quello tra Paolo e Felice! Fino a che punto si spingevano le linee di preparazione; e con quanta abilità furono trattenuti da Dio fino a quando il missionario e il governante si incontrarono! Ora, Felix, o mai "Va' per la tua strada", ecc. Sciocco! Non ne avrai mai un altro. Gli Ebrei pensavano che egli stesse solo educatamente spogliandosi del cristiano: in realtà stava sgarbatamente rifiutando Cristo. Perdere un incontro del genere può significare perdere la tua anima. Filippo corse incontro all'eunuco. Fino a quel momento aveva camminato, forse lentamente. Così, quando due oggetti si attraggono l'un l'altro per mezzo di magneti nascosti, il loro movimento reciproco verso un incontro è appena percettibile all'inizio; ma quando si sono avvicinati, il movimento accelera, e attraversano il resto dello spazio in fretta. (W. Arnot, D.D.In una delle riunioni del signor Moody a Belfast, la Guardia di Apocalisse Wesley menzionò un incidente di cui disse che i fatti erano stati appena raccontati a lui. Era vero che un contadino, che abitava a tre miglia di distanza in campagna, voleva venire un giorno alla riunione, ma fu inaspettatamente trattenuto e non sapeva come sarebbe arrivato in tempo. Gli Ebrei trasalirono e di lì a poco sentì un'auto venire dietro di lui. Quando si avvicinò, il veicolo si fermò e l'uomo disse all'autista: "Grazie, signore, per avermi dato un passaggio". Non ti ho offerto un passaggio; ma quando il cavallo si è fermato, è meglio che ti alzi." Il contadino si alzò e proseguirono. Dopo un po' di conversazione, il cocchiere confessò di essere molto angosciato per la sua anima, e le lacrime cominciarono a scendere. Il brav'uomo gli raccontò la via della vita e lì per lì, mentre viaggiavano in macchina, il gentiluomo trovò la salvezza. Disse: "Ora capisco perché il cavallo si è fermato; era perché potessi entrare nella luce".Camminando attraverso i ghiacciai alpini, i viaggiatori incontrano spesso fessure strette e apparentemente insignificanti, che sembrano solo crepe superficiali, mentre le guide sanno che, se solo le si sonda, si troveranno a sprofondare, sonda dopo braccia, fino al fondo, e talvolta, sebbene piccole all'occhio esterno, Sono cavernose, e in fondo i torrenti scorrono e scrosciano in silenzio, perché sono così in basso, e così coperte, che i loro rumori più rabbiosi sono soffocati. È proprio così nella vita umana. Gli incidenti più insignificanti spesso portano a grandi eventi. Spesso, se udiamo la voce di Dio nelle piccole questioni della vita e obbediamo ai Suoi comandamenti, scopriremo di essere condotti verso grandi cose. A Filippo fu detto in quale direzione andare, e andando in quella particolare direzione incontrò l'etiope, e fu in grado di condurlo a Cristo. Una visita tempestiva: - Si narra del signor Dod, uno dei ministri puritani, che essendo una sera tardi nel suo studio, la sua mente era fortemente incline, sebbene non riuscisse a spiegarne la ragione, a visitare un gentiluomo di sua conoscenza a un'ora molto inopportuna. Non conoscendo il disegno della Provvidenza, obbedì e se ne andò. Quando giunse a casa, dopo aver bussato un paio di volte alla porta, venne il signore in persona e gli chiese se lo desiderava per qualche affare particolare. Il signor Dod, avendo risposto negativamente, e facendo segno che non poteva darsi pace finché non l'avesse visto, il gentiluomo rispose: "Oh, signore, voi siete mandato da Dio proprio in quest'ora, perché stavo proprio per distruggermi", e tolse immediatamente dalla tasca la cavezza con la quale aveva intenzione di commettere l'orribile atto. che è stato così impedito

30 CAPITOLO 8

Atti 8:30-39

Filippo corse e disse: "Capisci quello che leggi?".-Capire la Parola:

1.) Notate il fatto preliminare che le Scritture sfidano l'indagine. "Ragioniamo insieme", dice Isaia. La Bibbia è una forza definita e positiva. Non si può eliminarlo dalla vita del mondo più di quanto non si possa prendere l'ossigeno dalla sua atmosfera, o Colombo e Costantino dalla storia. La vita e le parole di Gesù invitano, esigono uno studio intelligente

(2.) Queste Scritture sono una crescita. La Parola di Dio non è "lasciata cadere dal cielo". 3. La nostra comprensione della Parola è una crescita. Dobbiamo ottenere sempre di più la vera prospettiva

(I.) Quali regole di interpretazione dobbiamo adottare? 1. Fin dall'inizio assumiamo il fatto che la Parola non è un volume sigillato, ma un libro semplice, nello studio del quale è necessaria la ragione il buon senso. Il razionalismo troneggia la ragione al di sopra della Bibbia, non dobbiamo andare all'altro estremo e ignorarla. Troviamo i fatti necessari nelle Scritture. Ci sono cose, in verità, che sono difficili da capire, ma non abbiamo bisogno di trasformare le difficoltà in dubbi. Riconoscere le difficoltà non è peccato, ma il dubbio, almeno, non è santo. Dobbiamo ricordare che Dio non si limita alla nostra comprensione di Lui. Non possiamo escludere tutte le difficoltà. La fede ha il suo posto così come la ragione

(2.) Le Scritture, in secondo luogo, fanno appello alla nostra natura morale, alla coscienza, agli affetti, alla speranza e alla paura. Cristo dice: "Io vi dirò di chi avrete paura". Il timore di Dio è l'inizio della saggezza. Anche l'amore solleva il velo da molti misteri. Questo è vero anche nell'amicizia umana, ma in un senso più ampio l'amore è un interprete di Dio. Litighiamo con i fatti del Suo carattere e del Suo governo finché impariamo ad amarLo. Allora tutto diventa chiaro. La Parola di Dio incontra l'anelito dell'anima al perdono. Si interpellò la coscienza di Felice, ed egli tremò. I cristiani devono rendere la loro coscienza più perspicace e sensibile

(3.) Ancora una volta, dobbiamo interpretare la Parola di Dio nella sua unità e poggiare su di essa come verità di Dio, non accontentarci di fatti frammentari. Il nostro universo spirituale è alto più di un piano. Non possiamo abbandonare la nostra fede in un'esistenza futura. L'erudizione profonda e riverente dimostrata nello studio della verità divina è sempre stata onorata da Dio. Dovremmo accontentarci solo in una prospettiva ampia

(II.) Pericoli nei metodi di interpretazione

(1.) Alcuni si rivolgono alle Scritture per uno scopo e le piegano a una teoria

(2.) Altri si rivolgono alle Scritture con uno spirito capzioso per individuare difetti ed errori

(3.) Alcuni coltivano una conoscenza meramente intellettuale e speculativa e non sanno nulla del vangelo come potenza di Dio per la salvezza

(4.) Altri sono letteralisti. Fanno molto sui cavalli dell'Apocalisse e sul loro colore

(5.) Altri, ancora, vanno all'estremo opposto e spiritualizzano tutto

(6.) La Bibbia avanza come una rivelazione positiva, definita e fissa, mentre la scienza abbandona ogni anno una teoria dopo l'altra. (M. Burnham, D.D. Porre domande: - A un filosofo persiano fu chiesto con quale metodo avesse acquisito tanta conoscenza, rispose: "Non permettendo alla vergogna di impedirmi di fare domande quando ero ignorante".La Bibbia: Filippo era stato convocato dallo Spirito di Dio nel deserto di Gaza. Forse era per salvarlo dall'ebbrezza del successo. Sappiamo tutti quanto siamo inclini - quando Dio ci dà il successo - a prenderci il merito. Potrebbe quindi essere stato per questo motivo, per salvare Filippo dall'essere gonfiato dall'orgoglio per la sua popolarità e potenza, che fu convocato così nel deserto da Dio. Non diciamo che fosse così gonfio; se lo fosse, Simon Mago avrebbe una spina per pungere la vescica dell'orgoglio per questo motivo. Ma diciamo che spesso, nel nostro caso, Dio ritiene opportuno chiamarci in disparte per un po' con Lui. Nel caso di Filippo, potrebbe essere stato piuttosto per salvarlo dalla paralisi della disperazione. Per ora, non appena la sua opera fu messa alla prova, il migliore dei suoi convertiti fallì. Senza dubbio ci sarebbe stato un esame di coscienza nella mente di Philip stesso. "Ero troppo ansioso di prendere quell'uomo?" Ho forse ammorbidito i termini del messaggio in modo da conquistarlo dalla mia parte?"" Ero abbastanza soddisfatto della profondità del lavoro che egli professava avesse svolto?" Ma Dio è un buon Maestro, anche se questo Simone ha fallito in modo così enorme. Dio stava per dare a Filippo un'altra anima, una di cui potesse davvero gioire e della quale, anche se forse non l'avrebbe mai più rivisto, avrebbe potuto udire quanto gloriosamente stava portando avanti l'opera di Dio in una terra lontana. Ora ci sono quattro domande che penso siano state suggerite qui. In primo luogo, "Cosa stai leggendo?" In secondo luogo, "Capisci quello che leggi?" E poi la terza domanda posta dall'eunuco etiope in persona: "Come posso capire?" E infine: "Che cosa mi impedisce di obbedire a questi precetti?"

(I.) Che cosa leggi? Questa è chiaramente un'età di lettura. Fate attenzione a ciò che leggete. Diffidate da qualsiasi libro impuro che possa viziare l'immaginazione. Fai attenzione a tutti i libri irriverenti e frivoli che potrebbero stancarti della monotonia della vita quotidiana. Diffidate di tutti i libri scettici, che blasfemamente e irriverentemente denigrano Dio e la Sua Santa Parola. So che ci sono uomini che dicono che si devono leggere entrambi i lati di una questione. Non vedo perché, se un uomo sceglie di pubblicare un libello contro mia moglie, io sia obbligato a leggerlo con il pretesto di leggere entrambi i lati della questione. Quanto si legge che difficilmente reggerà all'ispezione. Qui questo eunuco sta tornando nel suo paese. Gli ebrei non avevano bisogno di temere che Filippo gli facesse la domanda: "Che cosa leggi?" Non c'era bisogno che nascondesse il libro sotto il cuscino della carrozza e dicesse: "Niente"; Non c'era motivo per cui un rossore gli attraversasse il viso. Sappiamo che se fosse vissuto nel diciannovesimo secolo, la Parola di Dio sarebbe stata l'ultima cosa che egli, come ricercatore della verità, avrebbe ritenuto giusto leggere. Ma non così in quel secolo. È come un sincero e onesto ricercatore della verità che ha studiato la Parola di Dio e ha chiesto: "Che cosa dice la Scrittura?" Ah, alcuni pagani si leveranno in giudizio contro di noi. Leggiamo di un Pathan selvaggio che diede un terzo della sua paga mensile per ottenere una copia della Parola di Dio

(II.) Ma la domanda di Filippo non è diretta semplicemente a ciò che stava leggendo, ma gli chiese: "Capisci ciò che leggi?" Questo è molto importante. Dio tratta con noi non come un cavallo o un mulo che non ha intelligenza, ma Ebrei 101 mette davanti una Parola che richiede tutti i migliori sforzi della nostra intelligenza e della nostra ragione. Il primo grande requisito di un buon terreno per ricevere il seme è questo: che un uomo comprenda la Parola

(III.) Ora arriva la domanda: "Come posso capire?" «Come posso», disse l'eunuco, «come posso capire?» La prima cosa che puoi fare è chiedere all'Autore di spiegarlo. Se stavi leggendo un libro che non riuscivi a capire, e l'autore è nella stanza accanto, è molto facile andare dall'autore di quel libro. L'autore di questo libro è Dio lo Spirito Santo, e puoi chiedergli di spiegarlo molto meglio di qualsiasi commentatore

(IV.) Infine arriva la domanda: "Che cosa ti impedisce di essere battezzato?" L'eunuco sapeva questo: se è vero, devo uscire e confessarmi. (E. A. Stuart, M.A.L'alacrità nel servizio di Dio: "Filippo corse da lui". Questo è il modo in cui un uomo compie l'opera del Signore quando è pieno dello Spirito Santo e della saggezza. Ebrei non si trascina in modo tiepido, come se non fosse sicuro se andare o trattenersi; o come se pensasse che domani o un'ora da qui a lì a sua volta sarebbe stato meglio di adesso per il dovere. Ebrei corre come se tutto dipendesse dal fatto che lui non perdesse un minuto. E se l'uomo al quale è stato mandato è su un carro e ha un buon inizio con lui, ha bisogno di correre. Molte opportunità di svolgere l'opera del Signore vanno perse a causa del ritardo. Ci sono momenti in cui il riposo e l'attesa sono d'obbligo; ma quando sappiamo di un'anima nel bisogno, e quando abbiamo ricevuto un suggerimento dallo Spirito Santo di andare da quell'anima, l'unica cosa che dobbiamo fare è: correre. (H. C. Trumbull, D.D.) Una domanda importante:

(I.) Suppone che leggiamo la Bibbia. È corretto, o questo mezzo pagano ci fa vergognare?

(II.) Rivela la nostra cecità naturale. La nostra lettura della Bibbia non è spesso una lettura poco intelligente, la nostra Bibbia un libro non compreso?

(III.) Ci entusiasma cercare il vero Interprete e Guida. Ebrei sono coloro che parlarono per mezzo di Filippo, lo Spirito di Dio, che vive e opera sempre nella Chiesa. Lezioni:1. Leggi tu quello che hai? 2. Capisci quello che leggi? 3. Obbedisci tu a ciò che comprendi? (K. Gerok.) Capisci quello che leggi?

1.) Come questo ciambellano sia diventato un proselito non lo sappiamo. Il libro che gli piaceva tanto leggere poteva essere il mezzo; certamente ha risposto a questo scopo migliaia di volte. In ogni caso, seguiva la luce che aveva. Sii fedele alla verità così come ti arriva. Se Dio ti dà solo la comune luce di una candela, fanne buon uso. Coloro che sono disposti a vedere Dio attraverso la luna della natura saranno presto illuminati dal sole della rivelazione

(2.) Diventato un proselito, l'eunuco fece un lungo e pericoloso viaggio fino a Gerusalemme. Dopo aver gustato il solenne banchetto, tornò; e mentre viaggiava lesse il miglior testo che Filippo avrebbe potuto scegliere. La simile congiunzione della Provvidenza e dello Spirito Santo si verifica costantemente nelle conversioni. Quante volte i discorsi dei giovani lungo la strada sono stati riprodotti dal predicatore! 3. Questo nobile sta leggendo, un segno di speranza. Di questi tempi non c'è bisogno di esortare i giovani a leggere. Ma poi Filippo chiese: "Che cosa leggi?" E questo suggerisce un'indagine necessaria. Molto di ciò che si legge oggi è molto meglio che non venga letto. Le anime sono state rovinate dalla lettura di un libro vile. Ragazzi, leggerete, ma fate attenzione a quello che leggete! Il meglio della lettura è la lettura del migliore dei libri. Non mi piace vedere in una biblioteca tutte le opere di narrativa che hanno bisogno di essere rilegate due o tre volte, mentre i libri di fatti sobri e di insegnamento solido non sono mai stati letti, poiché non sono stati nemmeno tagliati

(4.) Era una domanda molto acuta quella che Filippo pose a questo signore. Troviamo abbastanza facile porre domande a un uomo che è povero, ma come possiamo avvicinarci ai ricchi? Abbiamo sermoni per le classi lavoratrici, perché non per le Camere del Parlamento. Ci sono peccatori più grandi di quelli che potreste trovare in quelle due camere? 5. La Bibbia doveva essere compresa e ci avvantaggia in proporzione al modo in cui ne cogliamo il significato. Le semplici parole della Scrittura che passano sopra l'orecchio o davanti all'occhio possono farci poco bene. "Leggo un capitolo ogni mattina", dice uno. Giusto; continuate così; ma "Capisci quello che leggi?"" Beh, imparo la scrittura del giorno". Sì, ma "Capisci quello che leggi?" Questo è il punto principale. Le farfalle svolazzano sul giardino e non viene fuori nulla dal loro svolazzare; Ma guardate le api, come si tuffano nelle campane dei fiori, e ne escono con le cosce cariche di polline e lo stomaco pieno del miele più dolce per i loro alveari. Questo è il modo di leggere la Bibbia. Un libro ponderato ha bisogno e merita una lettura ponderata. Se il suo autore ha impiegato molto tempo per scriverlo, è grazie a lui che dai un'attenta lettura al suo lavoro. Se i pensieri degli uomini meritano questo, che dirò dei pensieri supremi di Dio?

(I.) Qual è la cosa più importante da capire in questo Libro? Credo che sia contenuto nel passo che l'eunuco stava leggendo. Aveva già notato le parole: "Tutti noi, come pecore, ci siamo smarriti", ecc. Ciò che si vuole è che si comprenda

1.) Che tutti ci siamo smarriti. Gli ebrei che non sanno che non si cureranno del Pastore che viene a prenderlo di nuovo

(2.) Che la salvezza è il dono della misericordia divina ai colpevoli, e non è mai la ricompensa del merito umano. Cristo non è venuto a salvarvi perché siete buoni, perché non siete buoni. Sento il brougham del dottore sferragliare per la strada a gran velocità; ma non mi viene mai in mente che si stia affrettando a chiamare un uomo sano e vigoroso. Perciò Cristo non venne "a chiamare i giusti, ma i peccatori al pentimento". 3. Che "il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti"! Ora, ogni uomo che crede in Gesù può sapere che il suo peccato è stato deposto, sopportato e riposto da Cristo. Una cosa non può essere in due posti contemporaneamente. Voi non potete sopportarlo, ma Cristo lo ha portato; devi accettare Cristo come tuo portatore di peccato, e allora potresti sapere che i tuoi peccati sono scomparsi

(II.) Qual è la prova per far sì che un uomo comprenda la sua Bibbia? 1. Che Gesù Cristo è tutto per lui: perché Filippo, che lo ha compreso, quando lo ha spiegato, ha predicato all'eunuco Gesù e nient'altro. Cerco di predicare Gesù e mi piace incontrare persone che si dilettano in questo tema. Ogni giovane, quando crede in Gesù, dovrebbe darsi a Gesù, cuore e anima, per sempre. "Questo è il tipo di giovane per me, perché è C D", ha detto una certa persona, intendendo "Completamente dedicato a Cristo". Gesù era completamente dedicato a noi; non ci dovrebbe essere mezz'aria nei nostri rapporti con Lui. Se abbiamo letto bene la Scrittura, non abbiamo ricevuto il tipo di cristianesimo che ci santifica la domenica, ma ci permette di essere disonesti durante la settimana. Mi piace questo eunuco per aver proposto di essere battezzato. A Ebrei non fu consigliato di farlo, ma egli si diede subito a fare l'ordine del Signore. In qualunque modo la Scrittura ti ordini di dedicarti a Dio, mettiti al lavoro e lascia che sia fatto subito

(2.) Che lo fecero rallegrare, poiché questo eunuco "se ne andò per la sua strada rallegrandosi". L'uomo che, leggendo la sua Bibbia, se ne va avanti con la pia risoluzione di rendere tutti il più infelici possibile, vuole convertirsi di nuovo

(3.) Che lo facciano preoccupare della salvezza degli altri; perché questo nobile etiope, quando tornò a casa, non ho dubbi, diffuse il Vangelo in tutta la sua terra natale, e fu probabilmente il fondatore della Chiesa Abissina. Uno degli istinti più santi che nascono in un uomo rinnovato è quello di desiderare di salvare gli altri. Essendo salvati, desideriamo cooperare con il Salvatore nella Sua opera di grazia

(4.) Che il suo messaggio agli altri è ciò che il messaggio era per lui: Cristo, Cristo. Non hai nient'altro da impiegare come mezzo di bene, se non la salvezza di Gesù, e non c'è nient'altro che valga la pena di raccontare

(III.) Cosa si può fare per ottenere un tale desiderabile intendimento delle Scritture? 1. Quando leggi un passaggio che non capisci, leggilo finché non lo capisci. Ecco un ragazzino il cui padre è un artigiano e usa un gran numero di termini tecnici. Il ragazzo è apprendista e vuole sapere tutto, e perciò ascolta suo padre e, quando la giornata è finita, dice a se stesso: "Ho sentito mio padre dire molte cose, ma non capisco molto". Ma lei ha capito un po'?» Oh, sì." A quel poco è fedele, e giorno dopo giorno aggiunge al suo bagaglio di informazioni, imparando di più con l'aiuto di ciò che già sa, e alla fine può parlare come suo padre, usando le stesse parole con intelligenza. Così, quando non comprendo un capitolo, dico: Sentirò parlare il mio grande Padre, anche se all'inizio non capisco ciò che gli Ebrei possono dirmi, e continuerò ad ascoltarlo finché alla fine afferrerò il Suo significato. Fai come fa il fotografo, quando lascia che un oggetto sia molto davanti alla macchina fotografica fino a quando non ottiene un'immagine ben definita. Lascia che la tua mente si soffermi su un passaggio finché alla fine si sia fotografato sulla tua anima con la luce di Dio

(2.) Leggi sempre con il desiderio di capire. Tenete con voi i cracker per rompere le noci, così potrete nutrirvi dei loro chicchi

(3.) Pregate per l'illuminazione dello Spirito Santo. Quando non riesco a capire un libro, scrivo e chiedo all'autore cosa intende. Possiamo farlo con la Bibbia? Puoi consultare commentatori eruditi, ma questo non è così soddisfacente da andare dall'Autore del Libro. Ricorda che puoi anche andare dal Creatore della tua mente, e gli Ebrei possono aprirlo per ricevere la verità. (C. H. Spurgeon.) Una domanda personale: - Martedì scorso, durante la nostra riunione di preghiera e di digiuno, un fratello, che era, credo, l'uomo migliore tra noi, ha fatto una confessione di vigliaccheria, e tutti noi lo abbiamo guardato e non riuscivamo a capire come potesse essere un codardo, per un uomo più audace che non conosco. Gli ebrei 101 hanno detto che c'era un uomo nella sua congregazione che era un uomo ricco. Se fosse stato un pover'uomo, gli avrebbe parlato della sua anima; ma, essendo un uomo ricco, pensava che sarebbe stato prendersi troppa libertà. L'ultimo dei membri gli disse: "Signor Tal dei Tali, ha trovato un Salvatore?" e scoppiando in lacrime, l'uomo disse: "Grazie per avermi parlato; Sono in difficoltà da mesi e ho pensato che il ministro potesse avermi parlato. Oh, vorrei che l'avesse fatto; Avrei potuto trovare la pace". (Ibid.) L'umiltà in un indagatore: "Capisci quello che leggi?" chiese Filippo all'eunuco. E il grande uomo riconobbe candidamente di non capirlo affatto. E in questo mostrò la sua vera grandezza, perché un intellettuale lillipuziano avrebbe fatto credere di aver capito tutto. Gli ignoranti più insopportabili sono gli uomini onniscienti. Lo scrittore ricorda bene che in un'occasione, all'inizio del suo ministero, durante una lunga riunione si avvicinò a un vecchio peccatore, che sembrava pensieroso, e, sedendosi accanto a lui, si impegnò ad aprirgli la via della vita, ma il vecchio reprobo disse sprezzantemente: "Giovanotto, non puoi dirmi nulla". E dopo di ciò non ci abbiamo provato, né ne sarebbe valsa la pena. Ebrei era più saggio nella sua presunzione di sette uomini che possono rendere una ragione. C'è più speranza in uno sciocco che in un uomo simile. Un vero ricercatore è sempre umile e pronto ad accogliere la verità da qualsiasi parte essa provenga. Un signore tesoriere, seduto sul suo carro, non pensava che fosse indegno di essere istruito da un vagabondo evangelico macchiato di viaggio che raccoglieva per strada. "Come posso, se non qualcuno mi guida?" era una forma di discorso che faceva infinito onore all'illustre etiope. Un uomo che possiede un tale spirito non ha di solito molto lontano da cercare. «Guarderò a quest'uomo», dice il Signore, «che ha un cuore umile e contrito e che trema alla mia parola». Gli Ebrei guideranno i mansueti nel giudizio, e i mansueti gli Ebrei insegneranno la Sua via". Mentre un tale spirito è essenziale per ogni ricercatore di Cristo, dovrebbe caratterizzare i seguaci di Cristo in ogni fase dell'esperienza. Coloro che hanno preso i più profondi scandagli marini e hanno scalato le più alte vette montuose si rendono conto più profondamente dei limiti della loro conoscenza, e sono sempre più desiderosi di imparare. E colui che riconosce in tal modo la sua ignoranza è in grado di rimediare, perché, come l'eunuco etiope, è pronto a chiedere la guida di una mano amica, e di solito non ha molto da cercare. (Insegnante battista.) Lettura della Bibbia: -La Bibbia dovrebbe essere letta-

(I.) Intelligentemente. Molto spesso il tempo dedicato alla lettura della Bibbia è tempo sprecato. C'è una certa setta in Oriente i cui sacerdoti usano una macchina per pregare, e ci sono persone che leggono la Bibbia ogni giorno, ma leggono come macchine. Leggere la Bibbia non ci serve a nulla se non comprendiamo ciò che leggiamo. Ho incontrato persone che sono andate all'estero in un paese bellissimo, solo per poter dire di esserci state. Non si accorsero mai delle bellezze del paesaggio, il loro unico scopo era quello di arrivare in un certo posto e poi tornare indietro. Lo stesso vale per molti lettori della Bibbia. Il loro unico obiettivo è quello di leggere così tanti capitoli o versetti. Alcune delle prime scoperte di oro in Australia sono state fatte per caso. Un uomo vide un ammasso di roccia, lo colpì con noncuranza con un piccone, lo ruppe, e scoprì che conteneva dell'oro. Ora, alcune parti della Bibbia possono apparire come la roccia, dure e prive di interesse, finché non riusciamo a lavorarci, allora troviamo l'oro

(II.) In preghiera. Potremmo commettere errori riguardo alla Bibbia e a qualsiasi altro libro. Se dovessi leggere alcune opere mediche, e non avessi ricevuto l'istruzione di un medico, penseresti presto di avere diverse malattie; E se dovessi cercare di curarti per loro, probabilmente ti ammaleresti davvero, o forse moriresti. Allo stesso modo le persone possono commettere errori riguardo alla Bibbia. Una volta una signora venne da me durante una missione assolutamente infelice perché pensava di aver commesso "il peccato imperdonabile", senza sapere cosa fosse. Giovanni Bunyan quasi impazzì per lo stesso errore. Dobbiamo avere la luce per leggere la Bibbia; la luce donata direttamente da Dio in risposta alla preghiera; e dall'insegnamento e dalla spiegazione della Chiesa di Dio. Gli uomini di scienza ci hanno appena insegnato come immagazzinare l'elettricità, in modo che possiamo accumularne una scorta proprio come giaciamo nella brace, sufficiente per accendere le nostre lampade per un dato tempo. Bene, possiamo immagazzinare la luce per capire la Bibbia; più preghiamo sulla nostra Bibbia, più luce immagazziniamo in noi stessi

(III.) Meditativamente. Il cibo non digerito è dannoso quasi quanto il veleno; e così tante persone ottengono un danno positivo dalla loro lettura della Bibbia perché non digeriscono ciò che leggono. Come il cibo correttamente digerito rende i nostri corpi ciò che sono, carne, ossa, sangue e muscoli, così la Parola di Dio correttamente digerita rende un membro della Chiesa un cristiano della Bibbia, nel vero senso del termine

(IV.) Trovare Gesù lì. Sai come raccolgono la polvere d'oro? Prendono la terra che è stata scavata e la lavano in acqua corrente, osservando attentamente i chicchi scintillanti. Ebbene, dovremmo prendere ciò che abbiamo estratto dalla Bibbia con lo studio, ed esaminarlo attentamente, e guardarlo più e più volte finché non troviamo l'oro, segni di Gesù Cristo. Quando ci avviciniamo a una delle nostre città o villaggi inglesi, l'oggetto più cospicuo è la torre o la guglia della chiesa o della cattedrale che si erge sopra tutti gli altri edifici e proietta la sua ombra su tutto. Quindi, quando ci avviciniamo alla lettura della Bibbia, dovremmo vedere prima Gesù e la Sua Croce che si eleva al di sopra di tutti gli altri argomenti, e getta la sua ombra su ogni pagina

(V.) Con l'aiuto dello Spirito. C'è uno strumento chiamato arpa eolica, che è silenziosa fino a quando non viene posta dove il vento può soffiare su di essa, allora le sue corde emettono una dolce musica. La tua Bibbia tacerà per te fino a quando il soffio di Dio soffierà su di essa, allora sarà la musica del vangelo per te. Antiche leggende narrano che quando il sole nascente splendeva sulla statua di Memnone, in Egitto, la figura emetteva suoni melodici. Così, quando il sole dello Spirito Santo risplenderà sulle pagine della vostra Bibbia, Dio manderà da lì la Sua voce, sì, e quella una voce potente. "Chi ha orecchi per intendere, oda".

(VI.) Personalmente. Non cercate di far ricadere gli avvertimenti, gli insegnamenti e le minacce della Bibbia sugli altri, ma su voi stessi. Le persone troppo spesso studiano la Parola di Dio per scoprire i peccati del loro prossimo, invece dei propri. Hanno bisogno di un messaggio tagliente: "Tu sei l'uomo!" Ai vecchi tempi della Grecia, ci raccontano di un filosofo che andava in giro da un posto all'altro con una lanterna, e quando gli fu chiesto cosa stesse cercando, rispose che stava cercando un uomo onesto. Ci piace troppo prendere la lanterna della Parola di Dio e con essa esaminare il nostro prossimo. Proviamo ad accendere la luce più fortemente su noi stessi

(VII.) Per rendersi conto di ciò che si legge. Ho sentito parlare di una povera donna che ha sentito leggere il racconto delle sofferenze del Salvatore; Era molto ignorante e, quando le fu detto che questi eventi erano accaduti molto tempo prima, e in terra straniera, espresse la speranza che, dopo tutto, il racconto potesse non essere vero. Credo che molte persone leggano la Bibbia, o la sentano leggere, e non la sentano mai, non si rendano mai conto della sua verità. In Groenlandia c'è l'usanza che uno straniero, quando bussa alla porta, chieda: "C'è Dio in questa casa?" Se gli viene dato il "Sì", entra. Lascia che la Bibbia ti faccia questa domanda. Quando leggi la Parola di Dio, ascolta la voce di Dio che ti pone la domanda: "Dio è in questa casa?" Sta bene a te, sta bene al marito, sta bene al figlio? Lascia che la tua Bibbia parli al tuo cuore più profondo e lascia che la tua risposta sia: "Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta". (H. J. W. Buxton.) Fruttuosa lettura della Bibbia: - Un suggerimento su...

(I.) Lettura casuale della Bibbia. Quando un uomo impiega il suo tempo libero occasionale nel tentativo di padroneggiare un argomento, non abbiamo bisogno di mettere in dubbio il suo interesse per esso. Lo studio della Bibbia in un vagone ferroviario è un corso che ogni cristiano sarebbe lieto di seguire se potesse farlo senza ostentazione. I viaggiatori come l'eunuco non sono numerosi. Gli uomini preferiscono il romanzo. Ma la grande lezione è l'uso di opportunità di passaggio per dare seguito a ciò che abbiamo imparato dal Signore e prepararci ad ascoltare di più su di Lui

(II.) L'esercizio del pensiero che la Bibbia richiede. Non può essere "compreso" senza fissare la mente sulle sue affermazioni e cercare di percepire ciò che significano. Molte verità sono perfettamente chiare, ma altre sono così scritte come se Dio mirasse a farci cercare, pregare, vegliare ed essere umili. E così con lo studio della natura. Non possiamo capirlo con il semplice sguardo

(III.) Gli istruttori che lo Spirito provvederà per lo studente biblico riflessivo. Lo Spirito mosse Filippo. Per garantire l'aspettativa di aiuto spirituale devono essere soddisfatte due condizioni qui illustrate

(1.) L'eunuco leggeva le Scritture da solo. Ebrei non stava prendendo il racconto da altri, ma stava leggendo le stesse parole che "i santi uomini dell'antichità pronunciarono, sospinti dallo Spirito Santo". 2. Ebrei era consapevole che c'era bisogno di aiuto. Quindi l'aiuto è arrivato in questo modo inaspettato. Non è che gli insegnanti siano pochi, ma che i nostri occhi sono spenti. I migliori aiuti, gli insegnanti, i commentari, ecc., sono inutili senza lo Spirito di Dio

(IV.) Il grande scopo dello Spirito è quello di condurre i lettori della Bibbia a Cristo. La Parola scritta è per parlare della Parola vivente, e non sarebbe mai stata scritta se non fosse stato per questo. (D. G. Watt, M.A.) Lettura intelligente della Sacra Scrittura:

(I.) Molti non capiscono quello che leggono. Attraverso

1.) Ignoranza

(2.) Mancanza di insegnanti

(3.) Mancanza di intuizione spirituale

(4.) Pregiudizio. Questa è una grande perdita morale

(II.) Come possiamo capire ciò che leggiamo. Presso

1.) Attenzione

(2.) Meditazione

(3.) Preghiera

(4.) L'aiuto dello Spirito Santo

(5.) Aiuto di amici e ministri

(III.) Perché dovremmo capire ciò che leggiamo? La Bibbia è

1.) La Parola di Dio

(2.) La via della salvezza

(3.) La gioia del cuore santificato. La Bibbia è un libro aperto per noi? (Ecclesiastico di famiglia.) I rapporti tra la Sacra Scrittura e la Chiesa:

1.) Questa intervista è un esempio del ministero privato del vangelo, e ci insegna come tale ministero dovrebbe essere aperto e condotto. Filippo si immedesimava, non solo nell'eunuco, ma anche nel filo dei pensieri che la sua mente stava inseguendo. È sorprendente quante parole buone e persino scritturali non riescano assolutamente a prendere possesso della mente, perché non si trovano in uno stato che richiede quel particolare consiglio. Ora, come in natura c'è uno specifico per ogni disordine fisico, così nella Parola di Dio c'è uno specifico per ogni malattia spirituale. Se il giusto specifico viene offerto a un individuo, egli se ne appropria; è ciò che la sua coscienza richiede; Ma se si produce il torto, l'effetto nullo o il male, non perché abbia perso la sua virtù, o sia essenzialmente deleterio, ma perché non c'è corrispondenza tra esso e lo stato del paziente. Ora, per offrire agli uomini rimedi per soddisfare il loro caso, dobbiamo studiare la direzione dei loro pensieri. E quando li incontriamo alla sprovvista, e osserviamo come sono occupati, possiamo ottenere un indizio sui loro pensieri. L'etiope leggeva le Scritture come se ne traesse piacere, il che dimostrava che era un uomo di mentalità religiosa. Ciò che seguì fece emergere la sua docilità e la sua volontà di essere illuminato. Così Filippo, guidato dalla Provvidenza e dalla voltura della mente del suo ascoltatore, pronunciò una parola a tempo debito

(2.) Nostro Signore aveva istruito i Suoi discepoli di "non salutare nessuno lungo la strada". Nei rapporti comuni, gli uomini cominciano con sciocchezze prima di passare ad argomenti importanti. Ma le sciocchezze non si addicono al carattere del messaggero di Dio. Così Filippo non apre la conversazione parlando del tempo o dei raccolti, ma comincia subito con gli affari della sua missione. Ebrei fu brusco, giudicato secondo il criterio dei costumi del mondo, ma non per quanto riguarda lo stato d'animo dell'Etiope, che quindi lo invita a salire sul suo carro. Ahimè, i nostri pensieri, a differenza dei suoi, dovrebbero essere così concentrati sulle cose secolari che le osservazioni spirituali ci sembrano un'intrusione e una mancanza di tatto! 3. La risposta dell'eunuco, "Come posso capire", ecc., con l'intenzione di esprimere nient'altro che il sentimento del momento, contiene un principio importante. Le Scritture sono la legge della Chiesa, contengono tutti i principi della fede e del dovere, e sono date per ispirazione di Dio. Inoltre la Chiesa si basa su di essi; perché se non esistessero gli atti e l'incarico di Cristo ai suoi discepoli, la Chiesa vedrebbe il terreno tagliato da sotto i suoi piedi. Da questo punto di vista la Scrittura è suprema per la Chiesa e anteriore nell'ordine di pensiero. Eppure la Chiesa è precedente alla Scrittura in ordine di tempo. Nessun libro dell'Antico Testamento è stato scritto prima di Mosè, eppure dal tempo di Abele c'erano credenti. Nessun libro del Nuovo Testamento era stato composto in quel tempo, eppure c'era una Chiesa fiorente a Gerusalemme. E ognuno di noi, quando viene al mondo, viene avvicinato dalla Chiesa, ad esempio, nel battesimo, prima che possa essere avvicinato dalle Scritture. Questo è il principio in base al quale agiscono i padrini, che rappresentano la Chiesa, e in base ai quali agiscono gli insegnanti di religione. Il bambino è istruito da catechismi compilati dalla Chiesa, ma raccolti dalla Scrittura. Ora, supponiamo che un uomo istruito con competenza, ma la cui mente è stata lasciata vuota sulla religione, si sedesse a compilare un credo per se stesso dalla Bibbia, quanti anni impiegherebbe? La mente deve procedere in primo luogo in base all'autorità umana; ma nei giorni successivi, essendo stato imbevuto della fede, può riconoscerla nella Scrittura, e vedere come può essere provata da essa. La Bibbia non può essere per nessuno di noi l'insegnante originale della verità, ma non dobbiamo sottrarci al dovere di verificare con questo criterio infallibile ciò che riceviamo per primo dall'autorità umana. Non abbiamo alcun timore che la fede cattolica venga scossa da questo esame, se fatto nello spirito della preghiera. Tuttavia, per quanto riguarda i punti di fede minori su cui ci sono due opinioni, è necessaria una parola di cautela. È difficile giungere a conclusioni corrette se scartiamo il commento tratto dai sentimenti della Chiesa primitiva. Prendiamo, ad esempio, il battesimo dei bambini. Ci sono passaggi da cui si può dedurre che è conforme alla mente di Cristo. Eppure sarebbe troppo dire che è provato dalla Bibbia. Ma se si ammette che gli usi della Chiesa primitiva siano una prova di ciò che era la pratica apostolica, allora l'evidenza è schiacciante. I rapporti tra la Chiesa e la Scrittura sono illustrati da quelli tra il potere giudiziario e quello legislativo nello Stato. Un giudice non ha l'autorità di fare la legge: quella è fatta dal Parlamento, lui è solo l'interprete e l'amministratore. Da un lato il giudice è sotto la legge tanto quanto coloro che processa, e dall'altro, le giurie spesso sbagliano a meno che il giudice non le diriga. Ebbene, la Scrittura è la legge; la Chiesa è il giudice; L'anima individuale è la giuria. Nell'interpretare la Scrittura, l'anima individuale ha bisogno della guida della Chiesa, la quale, se rifiuta, rifiuta l'aiuto che Dio le ha dato per giungere a una giusta conclusione, e scende a calci la scala attraverso la quale è salita a ciò che conosce della verità divina. E tuttavia se la Chiesa, come ha fatto Roma, dovesse imporre nuovi articoli di fede, dovrebbe rompere con una tale società. Ogni volta che il giudice impone nuove leggi, è il momento di schierarsi con la legge contro il giudice. (Dean Goulburn.) Indicazioni per uno studio proficuo della Parola di Dio:

(I.) Leggi tu le Scritture? È necessaria una tale indagine in una comunità che si professa cristiana? Sì, ci sono moltitudini che Dio sollecita continuamente con la Bibbia invano. I libri che corrompono, o dissipano, o nel migliore dei casi divertono, vengono letti, ad esclusione di esso. "Io ho scritto loro le grandi cose della mia legge, ma sono state considerate come una cosa strana". L'umile indagatore che chiede: "Che cosa devo fare per essere salvato?" ha bisogno della voce del libro di Dio per dire: "Credi nel Signore Gesù Cristo". Il pellegrino cristiano ha bisogno della sua guida che lo guidi al riposo; e colui che è cresciuto in grazia ha ugualmente bisogno del suo aiuto. È come la linea dell'architetto, tanto necessaria per posare la pietra superiore quanto per gettare le fondamenta. Eppure quanti cristiani professanti soffrono che la verità li solleciti invano! La vostra ragione e i vostri consiglieri umani non possono rinnovare un'anima perduta più di quanto non possano creare un uomo vivente. Eppure la voce di Dio nella Bibbia è troppo spesso inascoltata. Né i terrori della legge costringono, né l'amore del Vangelo seduce. Il marinaio imprudente può non sentire la mancanza della sua carta o della sua bussola mentre il mare è calmo e la sua strada sembra libera; ma come sentirebbe il suo errore mortale nel lasciarli dietro di sé quando i venti sferzano le onde in furia, e non sa a chi rivolgersi per chiedere aiuto, così verrà il tempo del dolore, delle tenebre, delle malattie, della morte; e allora che cosa farete, quando il Dio redentore della Bibbia è per voi un Dio sconosciuto?

(II.) "Capisci quello che leggi?" "L'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio", ecc. Ebrei vuole la vista, l'udito, il tocco della fede. Molti capiscono non perché

1.) Lo leggono con fredda indifferenza. Possono prenderlo in mano di tanto in tanto, ma non rivela nulla che soddisfi il loro caso, perché ignorano il loro bisogno. È meraviglioso che non vedano alcuna bellezza in Cristo, e nessun merito nella Sua espiazione, coloro che non si sono mai resi conto del loro peccato? 2. Sferra un colpo mortale all'orgoglio dell'ipocrisia. L'Abana e il Pharpar della nostra Damasco sembrano più efficienti, poiché sono sempre più grati all'uomo naturale. Il vangelo sarà inteso come una rivelazione riparatrice, solo quando la grazia divina ci renderà disposti a venire, nudi e a mani vuote, da Colui che giustifica gli empi

(3.) Si oppone ai pregiudizi degli uomini non rinnovati. Ci avviciniamo ad esso, troppo spesso, piuttosto che per trovare materiali su cui costruire il nostro sistema, piuttosto che per trovare Cristo e la salvezza. Ma l'immutabile verità di Dio non si adatterà mai al miserabile shibboleth del nostro dispositivo

(4.) Condanna completamente il peccato, e gli uomini amano il peccato. "La mente carnale è inimicizia contro Dio."

(III.) In che modo le Scritture possono essere lette in modo salvifico. La condotta dell'Etiope ci fornirà un direttorio, insegnandoci a studiarli

1.) Con costanza e diligenza. Gli ebrei sedusero il suo viaggio leggendo il profeta Isaia, che rese testimonianza di Cristo in modo così meraviglioso. E Cristo dice: "Scrutate le Scritture", ecc. Non accontentatevi di letture fredde, formali, occasionali; ma guardali dentro, come chi è in cerca di una miniera scava a fondo, segue ogni vena ed esamina minuziosamente ogni aspetto dell'oro che il suo cuore brama

(2.) Confrontare le cose spirituali con quelle spirituali. Così Filippo cominciò con il passo di Isaia, e predicò all'eunuco Gesù. Leggete le vostre Bibbie con i loro riferimenti; vedete come la legge adombra il vangelo, come la mente di Dio in un luogo corrisponde alla stessa mente in un altro. Un tale esame ti aiuterà sicuramente più di tutti i commentatori; perché lo Spirito Santo sarà sempre il miglior Espositore della Sua Parola

(3.) Con la preghiera. Come il quadrante reca tutte le ore del giorno segnate sulla sua superficie, ma non mostrerà l'ora a meno che il sole non splenda su di esso, così la Parola di Dio rivela tutta la Sua mente, ma non per salvare l'apprensione, se non per la luce dello Spirito Eterno. Per i saggi mondani, la Bibbia è una lettera scritta in cifra. Lo Spirito Santo interpreta lo scritto portando il Suo popolo al segreto di un'esperienza santificata, come un indizio per quegli alti e cari misteri della grazia che prima erano nascosti ai loro occhi

(4.) Cercare l'aiuto di altri, che sono stati istruiti da Dio. "E desiderava Filippo", ecc. Così Apollo si avvalse dell'aiuto di Aquila e Priscilla

(5.) Con umiltà. Imita la capacità di insegnare dell'etiope. "Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili". Imparate da Cristo, poiché Ebrei è mite e umile di cuore, e troverete riposo per le anime vostre". (R. P. Buddicom.) Il seme seminato e il raccolto raccolto:

1.) A volte un sermone è riportato parola per parola, altre volte solo la sostanza. Il resoconto del sermone di Filippo è il più breve, ma anche il più completo. "Gli Ebrei gli predicarono Gesù": non solo Gesù, ma Gesù a lui, lì per lì. Qui spesso la nostra predicazione fallisce. Il Vangelo è pienamente dichiarato; ma Gesù non è impresso nella coscienza di ogni uomo. I raggi distesi rendono tutto il terreno luminoso; ma la concentrazione dei raggi su un punto lo fa bruciare. L'etiope comprese il messaggio, credette e fu battezzato

(2.) Gli Ebrei proseguirono per la sua strada. Ebrei non viene portato a casa all'istante. Ebrei prosegue il suo viaggio sotto il sole cocente e sulla sabbia calda. Cristo non pregò che i Suoi discepoli fossero tolti dal mondo. L'inverno è freddo e l'estate calda per loro come per gli altri. L'etiope iniziò quel viaggio prima di aver accettato Cristo; e ora che è cristiano non si allontana; e quando arriverà a casa sua si occuperà dei doveri del suo ufficio. Quindi, cristiano, se la tua attività era legale prima, non devi abbandonarla dopo essere diventato cristiano. E, inoltre, l'eunuco avrebbe fatto più bene in Etiopia che nel seguire Filippo verso nord. Dappertutto la terra è corrotta e ha bisogno di sale

(3.) Gli Ebrei proseguirono per la sua strada rallegrandosi. Sicuramente non è una cosa dolorosa, checché ne dica la gente, anche in questo mondo sapere che l'altro è tutto tuo

(4.) Osserva quale potere esercita un'anima assetata, non sulla terra, ma sul cielo. Un cuore umano vuoto, desideroso di acqua viva, può comandare tutta la pienezza della Divinità per il suo sostentamento. L'anima bramosa di questo etiope non solo trasse Filippo dal suo ministero di successo, ma perdonò l'amore dalla sua fonte in Dio. In certi sentieri sabbiosi i viaggiatori a volte si imbattono in una pianta viva, le cui foglie quando vengono tagliate emanano acqua rinfrescante. Come mai questo? Perché quell'umile erba ha a disposizione tutte le acque dell'Atlantico. Una moltitudine di bocche microscopiche si aprono in ogni foglia. Questi succhiano dall'aria l'umidità che contiene, e l'aria, così spogliata di una parte della sua umidità, attinge dall'oceano lontano per riempire il vuoto. Beati quelli che hanno sete, perché saranno saziati. (W. Arnot, D.D.) La conversione e il battesimo dell'eunuco:

1.) Si noti la tortuosità del metodo con cui sono stati realizzati. Quest'uomo aveva appena visitato Gerusalemme per una missione di devozione. Gli apostoli rimasero ancora in città e frequentarono il tempio. Perché non fu dunque disposto che egli si unisse a uno di loro? Invece di questo, un angelo viene inviato a un evangelista, ordinandogli di viaggiare in una regione lontana, dove si imbatte nell'eunuco. Forse la risposta è che questa disposizione era la più significativa dei disegni per la Sua Chiesa che Dio stava allora dispiegando. Il ministero dei diaconi fu l'alba di quello di Paolo-più libero, più ampio di quello degli apostoli. Era molto più conforme, quindi, allo stato allora della dispensazione cristiana che, invece di ricevere il vangelo nell'atmosfera ristretta della città santa, l'Etiope dovesse udire "una voce che gridava nel deserto", le cui brezze più libere erano un simbolo della libertà con cui la Parola di Dio giunge fino ai confini della terra

(2.) Qualunque sia la ragione, l'insegnamento pratico è ovvio. Gli uomini spesso trovano Dio dove meno si aspettano di incontrarlo. Possiamo trovarlo nel deserto e perderlo a Gerusalemme. C'è una differenza a questo riguardo tra le leggi della natura e quelle della grazia. Nell'uno, l'effetto è legato ai mezzi; nell'altro, le buone impressioni non si limitano alle ordinanze. Spesso lo Spirito si compiace di agire indipendentemente dai canali da Lui ordinati. Un'intervista casuale con uno sconosciuto, un libro letto durante un viaggio, qualche incidente o scena sorprendente, si è spesso rivelato un mezzo di grazia quando i sermoni e i sacramenti hanno fallito. Le vie attraverso le quali Dio raggiunge il cuore degli uomini sono quasi tanto varie quanto il loro carattere

(3.) Il motivo per cui l'eunuco si è scagliato contro Versetti CAPITOLO Isaia liii. Forse perché faceva parte di una sezione che abbraccia anche la LVI, dove tale incoraggiamento viene dato agli eunuchi. Ma quali che fossero i suoi motivi, il testo, che si applicava solo al Cristo che non conosceva, lo lasciò perplesso e diede a Filippo l'opportunità di predicare Colui nel quale si era adempiuta la profezia: "Gesù", non Cristo, il Messia dei Giudei, per mezzo del quale poteva offrire una salvezza universale

(4.) L'Etiope bevve la buona notizia e chiese di essere arruolato tra i discepoli della nuova fede, e Filippo non poté fare obiezioni. Dio non lo aveva forse condotto sul posto proprio per questo scopo? Passiamo ora alle riflessioni pratiche a cui suscita il brano. Nota

(1) La libertà spirituale che caratterizza l'intero avvenimento: la sua scena, non il tempio, ma il deserto; il suo tempo, non il sabato, ma un giorno di lavoro; il ministro, non un apostolo, ma un ufficiale più o meno secolare. Eppure le grandi caratteristiche di questa procedura della grazia divina sono le stesse che troviamo dappertutto. Nostro Signore ha incaricato la Sua Chiesa di fare discepoli di tutte le nazioni, battezzandole, ecc., e aveva detto a Nicodemo: "Se uno non sia nato d'acqua", ecc.; e San Paolo parla di Cristo come "santificatore e purificatore della Chiesa mediante il lavacro dell'acqua mediante la Parola". Due elementi, secondo questi passaggi, entrano nell'idea dell'ammissione nella Chiesa: l'azione della Parola di Dio sulla coscienza, il segno esteriore del lavaggio con acqua. Entrambi questi si trovano qui. Filippo, è vero, non predicava in una chiesa, ma su un carro; non a molte anime, ma a una; Eppure, era la predicazione, e poi c'era il battesimo. Così che qui c'era una Chiesa secondo la definizione, "una congregazione di uomini fedeli, nella quale viene predicata la pura Parola di Dio e amministrati i sacramenti". Una congregazione!" direte voi. Sì. "Dove due o tre si sono incontrati nel mio nome" ecc. Che consolazione per i ministri le cui congregazioni sono scarse! Un buon ascoltatore è meglio di cento indifferenti

(2) L'amministrazione immediata del battesimo a qualcuno la cui conoscenza deve essere stata immatura. Lo stesso avvenne nel caso del carceriere di Filippi. Senza dubbio le circostanze hanno giustificato l'atto, mentre ora normalmente sarebbe saggio un periodo di prova. Tuttavia bisogna ricordare che il battesimo è solo l'immatricolazione, non la laurea, alla scuola di Cristo; e nel grande mandato, l'insegnamento che si qualifica per il battesimo si distingue da quello che gli succede. Non è la quantità di conoscenza del catecumeno che si deve guardare, ma la sua ricettività spirituale

(3.) Il passaggio che ha dimostrato il mezzo della conversione dell'eunuco è quello che descrive la passione mite e rassegnata del Salvatore, ed è stato anche il mezzo della conversione del celebre Lord Rochester. L'argomento di cui si occupa è stato il mezzo di un potente risveglio in Groenlandia, dopo lunghi e infruttuosi sforzi, per arrivare al cuore della gente. Nostro Signore predisse che la Sua Croce si sarebbe dimostrata l'attrazione suprema, e Paolo decise di non conoscere altro che essa. (Dean Goulburn.)

32-38. Il luogo della Scrittura che lesse era questo: Ebrei fu condotto come una pecora al macello.

Poi Filippo cominciò dalla stessa Scrittura e gli predicò Gesù.- Il sermone di Filippo:

(I.) Il testo. "Ebrei fu condotto come una pecora al macello", ecc. Qui non c'è difficoltà, ma ci sono due difficoltà a seguito delle quali richiedono una spiegazione. l. "Nella sua umiliazione il suo giudizio fu tolto." Gli Ebrei apparivano in una condizione tale che Pilato, sebbene convinto della sua innocenza, non lo considerava abbastanza importante da rischiare qualcosa per la sua liberazione. "Togliere il Suo giudizio" significa negare i diritti della giustizia legale

(2.) "E chi dichiarerà la Sua generazione?" Alcuni hanno riferito questo alla Sua eterna generazione dal Padre; alcuni al fatto che Egli fu concepito dallo Spirito Santo; altri alla Sua risurrezione; altri ancora al Suo seme spirituale. Ma ci sono solo due significati probabili:

(1) Chi dichiarerà la condotta della Sua vita? Prima dell'esecuzione dei criminali, veniva proclamato: "Qualcuno testimonierà qualcosa in favore del condannato?" A volte ne vedevano uno che si affrettava con una lunga bandiera bianca ed esclamava: "È venuto un testimone". Ma non c'era bandiera bianca sul Calvario! "Tutti lo abbandonarono e fuggirono". (2) Chi dichiarerà la generazione degli uomini in cui vissero gli Ebrei? Così Luca dice: "Gli Ebrei soffriranno molte cose e saranno rigettati da questa generazione". Perciò non c'era nessuno in questo senso che dichiarasse la Sua generazione, la malvagità degli uomini ai cui giorni gli Ebrei vivevano, soffrivano e furono uccisi

(II.) Il sermone

(1.) Non era premeditato. Gli apostoli furono ammoniti a non meditare in anticipo, perché "sarebbe stato dato loro in quella stessa ora", ecc. E i ministri non dovrebbero mai essere a corto di parole su Cristo. Il nostro Salvatore dice: "Ogni scriba che è istruito per il regno dei cieli è simile a un padrone di casa", ecc. Non lo considerereste un buon governante quello che, se un amico chiama all'improvviso; non poteva portare qualcosa per sfamarlo. A volte i migliori pensieri di un ministro saranno quelli prodotti dalle circostanze attuali e dai sentimenti presenti. Una volta Baxter stava predicando, quando si verificò una tremenda tempesta che gettò il suo uditorio in grande costernazione. Ebrei si fermò ed esclamò: "Fratelli miei, siamo radunati questa mattina per prepararci al giorno in cui i cieli passeranno con gran rumore e gli elementi si scioglieranno per il calore ardente; la terra e tutte le opere che sono in essa saranno bruciate". Questo zittì e calmò il pubblico. Mentre Pietro predicava, una folla esclamò: «Che cosa dobbiamo fare?». ma Pietro non si lasciò scoraggiare

(2.) Il suo soggetto era Gesù, come lo era in Samaria. Questa era la sua pratica costante, né era peculiare per lui. Paolo disse ai Corinzi: "Ho deciso di non sapere nulla in mezzo a voi se non Gesù Cristo e lui crocifisso". Il Salvatore, quando gli Ebrei incaricarono gli apostoli, li istruì a predicare nel Suo nome. Questo è l'argomento che, sebbene così vecchio, è sempre così nuovo; e non solo una parola fedele, ma "degna di ogni accettazione". Per essere utili agli altri dobbiamo predicare la verità così com'è in Gesù; "perché in nessun altro c'è salvezza". 3. Questo sermone era molto scritturale: "Gli Ebrei cominciarono dalla stessa Scrittura", e questo fu un buon inizio; ma dobbiamo estendere la cosa. Secondo la testimonianza di Cristo stesso, ci sono cose che Lo riguardano in tutte le Scritture. "Scrutate le Scritture, poiché sono esse che testimoniano di Me". Dividitele, disponetele come vi pare, e troverete che Ebrei è "tutto in tutti". Dovunque dunque calpesti questa terra santa, subito una stella si muove davanti a te finché non si ferma dove si trova il bambino; ovunque ascolti, senti una voce che dice: "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo"; ovunque si aprano le pagine di questo libro sacro, "Il suo nome è come un unguento versato". (W. Jay.Il sermone di Filippo:

(I.) Il soggetto della predicazione di Filippo

(1.) La "Scrittura" a cui ci si riferisce qui era una delle profezie più sorprendenti riguardo a Cristo. È molto minuta, e sembra unire gli estremi più opposti; in modo che questo proselito ebreo potesse ben chiedere: "Di chi parla questo il profeta?" (1) La persona misteriosa menzionata dal profeta doveva essere trattata con odio e disprezzo (Versetto Versetti, Isaia, liii. 2, 3)

(2) Ebrei doveva soffrire sia davanti a Dio che davanti ai suoi connazionali (10)

(3) Ebrei doveva essere libero dal peccato (Versetto 9)

(4) Ebrei doveva essere un esempio di perfetta mansuetudine e sottomissione in tutte le Sue sofferenze (Versetto 7)

(5) Gli ebrei dovevano essere sottoposti a una morte violenta, con la quale erano collegate alcune circostanze particolari (Versetto 8, 9)

(6) Ebrei doveva risorgere dai morti (Versetti 10)

(7) Gli Ebrei dovevano avere una progenie, essere investiti di grande potere e svolgere un'opera prospera sulla terra, sotto l'approvazione divina e con Sua propria soddisfazione (10, 12). Qui, dunque, abbiamo una profezia più completa nella sua portata, più minuziosa e singolare nei suoi dettagli, che sola, in tutti i suoi particolari, si compie in Gesù di Nazaret. A quale conclusione siamo allora portati dal confronto tra la profezia e gli eventi della storia di nostro Signore? Primo, che il profeta fu ispirato; poiché nessuna sagacia umana potrebbe prevedere, a distanza di più di settecento anni, i fatti che egli ha descritto: e in secondo luogo, che Gesù è il Figlio e il Cristo di Dio. Nessuno, se non una persona divina, poteva sopportare le sofferenze subite dagli Ebrei, poteva redimere, governare e salvare l'umanità; e Gesù fu unto da Dio per portare a termine questi importanti obiettivi. Filippo perciò predicò Gesù all'Etiope, e quando questo argomento fu presentato alla sua mente candida, la convinzione balenò immediatamente nella sua comprensione e nella sua coscienza; ed essendo ispirato dall'amore per la verità, "ricevette Cristo Gesù il Signore". 2. In questa profezia vengono esplicitamente affermate molte delle principali verità del cristianesimo

(1) La peccaminosità universale dell'umanità. "Tutti noi come pecore ci siamo smarriti", ecc., e si presume non solo che abbiamo "infermità" e "dolori", ma anche "peccati", "trasgressioni", "iniquità". (2) Il fatto della sostituzione di Cristo al posto dei peccatori. La sua "anima" fu resa "offerta per il peccato"; le nostre "iniquità sono state poste su di lui"; "Gli Ebrei portarono il peccato di molti", ecc

(3) L'universalità dell'espiazione di Cristo. Il rimedio è tanto ampio quanto il male. "Il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti". (4) L'uso che Cristo fa della Sua espiazione nei confronti di Dio. Gli ebrei "intercedevano per i trasgressori". (5) Il frutto dell'espiazione di Cristo riguardo all'uomo caduto. Le sofferenze che gli Ebrei sopportarono furono "il castigo della nostra pace" (Romani 3. 24, 25)

(II.) Il modo in cui l'etiope ricevette il messaggio evangelico

(1.) Con profonda serietà e attenzione. L'uomo che aveva rinunciato all'idolatria, che era diventato un adoratore di Dio, che aveva intrapreso un viaggio lungo e pericoloso per poter rendere a Geova l'omaggio richiesto dagli Ebrei, non era uomo da trattare con indifferenza qualsiasi questione di religione. Evidentemente il suo cuore era profondamente colpito dalle cose di Dio. Le relazioni in cui gli uomini si trovano con il loro Creatore, gli obblighi che Ebrei ha imposto loro, i provvedimenti che Ebrei ha preso per la loro salvezza, la felicità finale dei giusti e la perdizione degli uomini empi, questi sono argomenti che nessuno, tranne i grossolanamente ignoranti o i malvagi, tratterà mai con leggerezza. Ogni uomo saggio percepirà che, se il cristianesimo è vero, è peggio della follia trascurarlo, e si preoccuperà per prima e più ansiosamente di indagare sulla sua natura e sulle sue pretese; che non corra il terribile rischio di trascurare quella misericordia che, una volta passata, non tornerà mai più

(2.) Con mansuetudine e umiltà esemplari. Gli Ebrei non si risentirono della domanda di Filippo, per quanto brusca potesse sembrare. Nessun sentimento di presunzione, come uomo di ufficio e di rango, lo indusse ad allontanarsi. Con la massima franchezza confessò subito la sua ignoranza, invitò Filippo a salire sul carro, sollecitò istruzioni e assunse il carattere e l'atteggiamento di un allievo. Questo è precisamente lo spirito in cui si riceve la luce divina. Il litigante ha mille obiezioni da fare prima di poter ammettere un solo principio di verità evangelica, e quando tutte queste obiezioni sono state soddisfatte, la sua mente oscura e vana è lontana dalla vera saggezza come lo era quando iniziò il suo ozioso lavoro. Il filosofo, pieno delle sue speculazioni, ha quasi tutto da disimparare prima di poter ricevere la verità come strumento della sua salvezza

(3.) Nella fede. Che egli confidasse in Cristo come suo Redentore e Salvatore lo abbiamo ampiamente provato nella parte successiva della narrazione

(4.) In spirito di sottomissione e obbedienza. Come l'etiope era "pronto a udire" e a capire, così era pronto a ubbidire. Quando la sua comprensione fu illuminata, si ottenne l'assenso della sua volontà. Essendo istruito nella "dottrina del battesimo", egli non attese di essere sollecitato con fervore e ripetutamente a conformarsi al comandamento del Signore. Ebrei fu il primo a proporre l'immediata amministrazione dell'ordinanza; affinché egli potesse subito dichiarare praticamente la sua sottomissione a Cristo, e ricevere la salvezza che il Vangelo rivela come frutto della Sua passione

(III.) Il felice risultato della sua conversione: "Gli ebrei proseguirono per la sua strada rallegrandosi". Ebrei fu miracolosamente privato del suo maestro, ma egli rimase in possesso di un tesoro che lo riempì di gioia sacra

(1.) Senza dubbio gli ebrei si rallegrarono di aver trovato la verità. Ignorare Dio e le cose che appartengono alla nostra pace è una delle più grandi calamità

(2.) Come credente in Gesù Cristo si rallegrò del favore di Dio. Il favore di Dio è migliore della vita, poiché la sua ira è più terribile della morte

(3.) L'approvazione della propria coscienza sarebbe un altro motivo di gioia. La coscienza è un potente strumento sia di felicità che di infelicità

(4.) Gli ebrei si rallegravano di essere i portatori di buone novelle per gli altri. Un cuore rigenerato anela agli uomini che muoiono nei loro peccati, e allo stesso tempo arde di desiderio di promuovere l'onore del Signore Gesù e l'estensione del Suo regno. Sotto l'impulso di questi sentimenti un credente non può tacere sull'argomento della sua religione. Gli ebrei che avevano trovato misericordia in modo così inaspettato non potevano essere indifferenti ai bisogni e alle pretese spirituali dei suoi connazionali

(5.) Come tutti i veri credenti, egli si rallegrava nella speranza della vita eterna. Conclusione: L'argomento ce lo ricorda forzatamente

1.) Del grande beneficio connesso con l'adorazione pubblica di Dio. Se questo nobile etiope non avesse frequentato il tempio di Gerusalemme, è probabile che sarebbe rimasto estraneo alla salvezza cristiana

(2.) Che il grande obiettivo a cui dovremmo mirare nell'uso delle ordinanze di Dio è la conoscenza di Cristo come nostro Salvatore. L'etiope, con tutta la sua sincerità, fallì in questo grande punto, e un angelo fu impiegato per fornirgli l'istruzione necessaria affinché potesse credere alla salvezza della sua anima

(3.) Della necessità di missioni presso i pagani. (T. Jackson.Gesù e le Scritture:

(I.) L'unità della Scrittura. E quella "stessa Scrittura", sebbene così eminentemente illustre, è solo una delle molte innumerevoli Scritture da cui Filippo avrebbe potuto iniziare e con le quali avrebbe potuto sostenere la sua proclamazione di Gesù. Raccogliete nelle vostre mani, come tanti fili, tutte "le stesse Scritture" da cui Filippo avrebbe potuto seguire il suo tema, e guardate con gioia il Modello in cui il Nuovo Testamento le modella. Riuscirà il fascino della loro unità a essere superato?

(II.) La fine della Scrittura. Esporre Cristo, attirare il pensiero umano e fissarlo su di Lui, è lo scopo costante a cui tutto è subordinato. Molte sono le "voci dei profeti", ma esse si gonfiano in un solo coro di cui Ebrei è il canto

(III.) Nell'intensità della conversazione tra Filippo e l'eunuco vediamo lodato l'interesse della Scrittura. Nessun fatto diventa più evidente del bisogno del mondo di tutto ciò che le Scritture ci assicurano di Gesù. Non c'è luce dal cielo se non risplende in Lui, non c'è pane dal cielo se non lo provvedono gli Ebrei

(IV.) Nella questione di questo inverso vediamo la potenza della Scrittura manifestata. "Gli Ebrei proseguirono per la sua strada pieni di gioia". La pienezza, la varietà e l'armonia della Scrittura; la compassione, la sapienza, la fermezza di Dio attraverso tutte le misure preparatorie che hanno portato all'avvento di Gesù; la potenza, la grazia e la vita portate da Lui; riposo della mente in questa verità e del cuore in questa misericordia; la nuova creazione in cui passa e risorge colui che riceve Gesù: questi erano alcuni degli elementi gloriosi della gioia di quest'uomo; e la meditazione, la preghiera, l'esperienza, non avrebbero fatto altro che approfondire quella gioia, man mano che egli si allontanava dalle "cose vecchie" e si addentrava sempre di più nelle "cose nuove" preparate e assicurate per sempre a coloro che lo amano. (G. B. Johnson.San Bernardo, predicando un giorno in modo molto scolastico, i dotti lo ringraziarono, ma non i pii; ma un altro giorno predicò chiaramente, e la brava gente venne a benedire Dio per lui, e gli diedero molte grazie, cosa di cui alcuni studiosi si meravigliarono. "Ah", disse, "ieri ho predicato Bernardo, ma oggi ho predicato Cristo". Non si tratta di imparare, ma di insegnare; non la sapienza delle parole, ma l'evidenza e la dimostrazione dello Spirito che è il benvenuto ai santi. (R. Venning.Ricordo che, anni fa, una domenica dovevo predicare alla Cappella Reale; e in quei giorni il vecchio duca era solito partecipare alla funzione lì, e quando era in città la congregazione poteva contare generalmente circa sette o otto persone, ma quando era fuori città forse due o tre. E in questa occasione era fuori città. Ebbene, la preghiera mattutina era finita, e l'ecclesiastico che l'aveva detta doveva partire per il servizio altrove; e quando fui salito sul pulpito, l'impiegato era entrato nella sagrestia per attizzare il fuoco. Rimasi solo con la congregazione! Date le circostanze sarebbe stato ridicolo predicare il sermone, e andai dalla congregazione e glielo dissi . Gli Ebrei dissero, era un giovane che conoscevo: «Oh! Ho fatto molta strada apposta per sentirti predicare. Vi prego di procedere."" No!" Ho detto: "Non posso. Inoltre, quanto troveresti personale il sermone. Ma io attraverserò il parco con te, e ti darò le teste del mio sermone mentre camminiamo". Poi io e Samuel Wilberforce, Esquire, attraversammo insieme il parco. (Dean Hook.Predicare a una persona: - Una domenica molto tempestosa il dottor Payson andò in chiesa più per abitudine che perché si aspettava di trovarvi qualcuno. Appena dopo aver varcato la porta, entrò un vecchio e chiese se quel giorno il dottor Payson avrebbe dovuto predicare lì, spiegando che era uno straniero in città e che gli era stato consigliato di andare nella sua chiesa. «A questo punto», disse il dottor Payson, «ho deciso di predicare il mio sermone se non fosse venuto nessun altro». Nessun altro venne, così il dottore predicò al coro e al. Alcuni mesi dopo gli capitò di incontrare il e, fermandolo, gli chiese se gli fosse piaciuto il sermone di quella tempestosa domenica. «Godetevi questo sermone,» rispose il vecchio, «io, dottore, non ne ho mai sentito uno migliore. Vedi, avevo un posto abbastanza bene davanti, e ogni volta che dicevi che qualcosa era piuttosto duro come 'gin de sins ob men guardavo tutto intorno per vedere chi sei un picchiatore, e non vedevo nessuno che mi prendeva in giro. E mi dico, deve intendere te, Pompeo, sei un terribile peccatore. Ebbene, dottore, quel sermone mi ha fatto pensare a quanto sia grande il peccatore che ho combattuto, e sono andato a portare la Chiesa a casa. Adesso sono un diacono".

36 CAPITOLO 8

Atti 8:36-39

L'eunuco disse: «Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?». Il battesimo dell'eunuco: - Notate che

(I.) Che a un ascoltatore obbediente e allegro la Parola di Dio non è mai predicata senza successo. Questo discorso prevalse per la misericordia di Dio fino a illuminare la mente dell'eunuco; si ripercuoteva anche sui suoi affetti in misura tale che nulla era più desiderato da lui che mostrarsi cristiano e avere qualche pegno del favore di Dio. La Parola non è mai inutile quando incontra un tale auditor. Imparate, dunque, la vera causa per cui non c'è tale profitto della Parola predicata come dovrebbe esserci e come c'era in tempi più puri. Poi un sermone ne vinse molti; Ora, molti sermoni prevalgono a malapena con uno. Sicuramente la causa è che gli uomini vogliono quell'indole pronta e allegra, che aveva la brava gente di quei tempi; poi chiesero di essere ammaestrati, come l'eunuco qui, quelli di Pentecoste, gli Antiocheni e il carceriere

(II.) Che dove il cuore è veramente toccato, e l'anima si rivolge davvero a Dio, c'è il desiderio di essere partecipi dei sacramenti. Gli apostoli esortarono il popolo a usare il sacramento per sottomettersi alla dottrina come una prova per loro. Se l'avevano rifiutata, la loro ipocrisia era stata presto scoperta; Se l'hanno abbracciata, è stata una prova che i loro cuori erano stagionati come si conviene. Così Giovanni Battista legò i suoi ascoltatori al sacramento (Matteo iii.), e Pietro: "Emendate la vostra vita e fatevi battezzare"; e dopo quell'ordine gli altri procedettero. Ci sono giuste cause per desiderare il sacramento in colui che è illuminato

(1.) Ebrei sa che l'uso dei sacramenti è l'ordinanza di Dio, e quindi, in obbedienza alla Sua volontà, ne farà coscienza

(2.) Ebrei 51 concepisce come "sigilli della giustizia che è mediante la fede", assicurazioni della società con Cristo; per questo motivo devono necessariamente essere dolci per la sua anima

(3.) Ebrei 51 ritiene essere distintivi della sua professione e del suo servizio a Cristo, e quindi non può non desiderarli

(4.) Ebrei crede che siano bande della comunione dei santi, e sotto questo aspetto deve necessariamente influenzarli. In questi giorni non c'è quel rispetto per i sacramenti che dovrebbe esserci. Il battesimo lo abbiamo ricevuto nella nostra infanzia, ma quale uomo tra molti si sforza di farne il giusto uso? E per quanto riguarda la Cena del Signore, generalmente non si calcola più di tre penny e mezzo ordinari, tranne che in qualche stagione dell'anno. Certamente questo è un argomento di scarsa grazia tra gli uomini. Non ci può essere uno stomaco per il sacramento, dove si sente la dolcezza della Parola

(III.) Che in chi c'è qualche verità del cristianesimo, in lui c'è anche il desiderio di far conoscere al mondo che è cristiano. Era una prova di grande determinazione in questo convertito tornare nel suo paese come uno di quella setta contro la quale si parlava dappertutto. Questa è la natura della vera conversione, anche se all'inizio può agitarsi solo debolmente, e sembra quasi non osare mostrarsi, eppure, quando è arrivata a una crescita più piena, allora ci sarà il desiderio di mostrare i colori del Signore Gesù. Così Nicodemo, quando era solo un principiante, andò da Gesù di notte. Eppure, col tempo, si unì a Giuseppe nella sepoltura del nostro Salvatore. Questo merita di essere affidato alla cura di tutti coloro che temono Dio, che per quanto non si debba dare la caccia al vano applauso degli uomini, e sia ipocrita e farisaico praticare i doveri della pietà per essere visti, tuttavia è necessario far apparire ciò che siamo, e che non ce ne vergogniamo. Qualcuno dirà: Questa è un'esortazione inutile, poiché abbiamo fatto tanto per mostrarci cristiani quanto fece questo eunuco? Rispondo, affinché, sebbene il battesimo possa essere una testimonianza del cristianesimo di quest'uomo, in mezzo a un popolo che non lo stima, tuttavia è necessaria un'altra cosa affinché la nostra sincerità possa apparire. Ci sono alcune cose tanto odiose tra gli uomini di questa generazione quanto il nome di un cristiano potrebbe esserlo tra gli Etiopi, come, cioè, che un uomo prenda coscienza delle sue vie per mostrarsi timoroso di offendere Dio, per seguire la santità

(IV.) Che colui che amministra il sacramento dovrebbe stare attento a istruire il popolo nelle cose necessarie per parteciparvi comodamente. Chiunque sia incaricato di dispensare il sacramento è tenuto a informare attentamente il popolo a quali condizioni solo esso possa riceverlo a suo conforto. La dottrina relativa al retto uso del sacramento fa parte del consiglio di Dio, e quindi non deve essere nascosta da colui che desidera essere puro del sangue del popolo

(V.) Che dalla venuta di Cristo non c'è precedenza di un luogo rispetto all'altro per l'amministrazione delle cose sante. Qui c'è il battesimo amministrato lungo la strada, e questo in un fiume ordinario: il sacramento non sarebbe stato migliore per l'eunuco se lo avesse ricevuto in qualche luogo sacro, o in qualche vaso consacrato. In passato il culto di Dio era limitato a un certo luogo, ma essendo stato manifestato Cristo, che era il Corpo di tutte le ombre precedenti, la distinzione dei luoghi è abolita, e né il culto di Dio è legato a Gerusalemme, né a Garizim. Perciò il precursore di Cristo esercitò apertamente il suo ministero nel deserto e battezzò nel fiume Giordano; e il nostro Salvatore predicava sulle montagne, in riva al mare e fuori dalle barche, ovunque ci fosse il pubblico. Così gli apostoli in seguito, predicarono nelle case, nei campi e battezzarono in ogni fiume che gli capitava vicino. "Dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome", ecc.; Non c'è eccezione di luogo, in modo che nelle altre cose si osservi la forma dovuta. Conclusione: Questo può farci capire a tutti cosa dobbiamo fare del nostro battesimo

(1.) Ogni volta che pensiamo al nostro battesimo, esso dovrebbe essere uno sprone alla santità. Il servo di un grand'uomo, quando guarda la sua livrea, non può per vergogna essere nemico di colui dal quale l'ha ricevuta; La sua vista è piuttosto un comune richiamo su di lui ad essere fedele a colui al cui servizio è entrato. Quindi il battesimo è la conoscenza di un cristiano, e per mezzo di esso ci siamo assunti di indossare i colori del nostro Capitano; il solo pensiero di ciò dovrebbe trattenerci dal fare gli affari di Satana, e lavorare con ogni mezzo per l'obbedienza volontaria al Signore, per lo studio, l'apprendimento e la pratica della Sua volontà. Quanto sarebbe eccellente se, nel fare qualsiasi cosa, che ci precipitiamo a fare senza alcuno scrupolo, dicessimo a noi stessi: È questo secondo la promessa, è questo accettare il voto del battesimo? 2. Per coloro che si servono in tal modo del battesimo come motivo di obbedienza, esso è un deposito di grande conforto. Quando i titoli di proprietà degli uomini sono in discussione, essi si mettono a esaminare attentamente le loro prove sigillate; e così il cristiano deve spesso guardare alla volontà e all'opera del suo Padre celeste sigillate nel battesimo, e per mezzo di esso avrà conforto. (S. Ierone. La porta aperta della Chiesa: - Mentre leggete questa storia, avete l'impressione che la via per entrare nel Regno dei Cieli, ai giorni del nostro Signore e dei Suoi apostoli, fosse una via molto ovvia e diretta per chiunque volesse entrarvi. Poteva costare una lotta interiore per acconsentire, ma per chi era consenziente la via d'ingresso era chiara, anche se non era facile. Costui potrebbe trovare difficoltà in se stesso; ma non voleva che gli fossero posti ostacoli nel nome del Signore, nient'altro che aiuti e incoraggiamenti. Come sembravano spalancate "le porte felici della grazia evangelica" in quei giorni! E che affare semplice sembravano farne! Non una parola su una deliberazione giudiziosa e un ritardo nel caso di nuovi convertiti. Non una parola sulla loro preparazione con il catechismo, o sul prenderli per un po' di tempo in prova, o sull'esaminarli sulla loro esperienza religiosa. "Qui c'è l'acqua; Cosa mi impedisce di essere battezzato?" dice questo eunuco; come se per uno che aveva imparato a conoscere Gesù Cristo e desiderava essere Suo discepolo e seguace, fosse la cosa più naturale del mondo. E subito l'evangelista sembra rispondere: "Certo; Perché no?" E proprio in quel momento lo battezzò

(I.) Riti. Nostro Signore, provvedendo al bisogno che i Suoi seguaci credenti avrebbero avuto di un modo per dichiarare il loro discepolato in forma visibile, nominò due ordinanze. Gli atti più comuni della vita quotidiana: il bagno quotidiano e il pasto quotidiano. Il bagno, con il quale uno che veniva a Lui significava che egli si allontanava, da quel momento in poi, dal servizio peccaminoso e contaminante del mondo, e la sua nuova, pulita vita di consacrazione al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo; e la cena, in cui egli ricorda il suo Maestro e Amico, dichiara la sua dipendenza e fedeltà, e mostra la morte del suo Signore fino all'arrivo di Ebrei

(II.) Esperienze. Dovrebbe sembrare inutile dichiarare che l'esperienza di altri discepoli doveva essere un aiuto e un incoraggiamento per ciascuno di noi in un solo modo nel regno dei cieli. Da un punto di vista ampio e ragionevole, la lezione che si trae dalla grande diversità nella storia spirituale dei veri e santi cristiani è una lezione di incoraggiamento illimitato. Agli Ebrei, che è la Via e la Porta della Via, non importa per quale sentiero arriviamo a Lui, se solo veniamo

(III.) Dottrine. La verità di Dio è molto chiara; molto facile; E oh, quanto è utile! Quanta fiducia ti dà verso di Lui! Come Ebrei 101 dichiara il grande fatto della riconciliazione del mondo con Lui in Cristo, come ci convince a confidare nella Sua chiara, fedele promessa, e a riposare nella pace perfetta di Colui la cui mente è ferma su Dio! (L. W. Bacon.Battesimo, Acqua in: - Qualcuno ha mandato a sapere se era permesso usare acqua calda nel battesimo? Il dottore rispose: "Dì allo stupido che l'acqua, calda o fredda, è acqua". (Discorso a tavola di Lutero.Uno dei ministri parrocchiali che predicavano alla Whitewell Chapel, essendo presenti il signor Philip Henry e la sua famiglia e molti dei suoi amici, stava seriamente avvertendo le persone di non andare alle conventicole, e usò questo come argomento contro di esso, "che erano stati battezzati nella Chiesa d'Inghilterra". La carità cattolica del signor Henry non riusciva a digerire bene questo monopolio della grande ordinanza del battesimo, e pensò che fosse giunto il momento di rendere la sua testimonianza contro tali ristretti principi, per i quali egli esprimeva sempre la sua antipatia in tutti i partiti e in tutte le convinzioni. Di conseguenza colse l'occasione successiva che si presentò pubblicamente per battezzare un bambino, e desiderò che la congregazione testimoniasse "che egli non ha battezzato quel bambino nella Chiesa d'Inghilterra, né nella Chiesa di Scozia, né nella Chiesa dei Dissidenti, né nella Chiesa di Broad Oak, ma nella Chiesa Cattolica Visibile di Gesù Cristo". (Croce Bianca. La Parola e il Sacramento: - Ci sono due mezzi di grazia che si completano a vicenda, e l'uno non deve essere valutato rispetto all'altro, o disprezzato in confronto all'altro. Quando il sacramento è disprezzato, il corpo della Chiesa cade a pezzi: quando la Parola è messa da parte, il suo spirito muore. (K. Gerok.Lo Spirito del Signore rapì Filippo, così che l'eunuco non lo vide più.L'eunuco fu la primitiva primizia della Chiesa dei Gentili, il suo battesimo fu quindi autenticato da una notevole operazione dello Spirito di Dio, sia da parte del suo suddito che del suo amministratore

(1.) Il soggetto proseguì per la sua strada gioioso, e per collegare la sua gioia con lo Spirito dobbiamo solo ricordare che le primizie dello Spirito sono "amore, gioia, pace". 2. Il missionario fu "rapito" dallo Spirito, la stessa parola di quella di Paolo, "rapito nel terzo cielo", solo che lì la regione era invisibile e celeste, e l'apostolo non sapeva se fosse dentro o fuori dal corpo; Qui il trasporto avviene semplicemente in un altro punto della terra, ed era chiaramente "nel corpo". La stessa parola è usata per coloro che saranno vivi alla venuta di Cristo, che saranno "rapiti insieme" con i morti in Cristo "sulle nuvole". Qui il trasporto del corpo glorificato avverrà non in un altro punto della terra, ma nell'aria. Il parallelo più completo, tuttavia, è il caso di Ezechiele, del quale leggiamo in diverse occasioni che "lo Spirito lo sollevò", ecc. E che i profeti subissero frequentemente questo tipo di trasporto può essere dedotto dalle parole apprensive di Abdia a Elia (Re xviii. 12), e dalla petizione riguardo a Elia (2; Re ii. 16)

(3.) C'è qualcosa di sorprendente in questa conferma istantanea del battesimo che ci ricorda la discesa dello Spirito sul nostro Signore per conto suo, e possiamo fare un parallelo con essa con l'antica leggenda secondo cui al battesimo di Sant'Agostino, lui e Ambrogio, l'amministratore di esso, furono così ripieni di Spirito che esplosero alternativamente nel "Te Deum". Nota-

(I.) Il trasporto corporeo dell'evangelista

(1.) Questo è stato miracoloso, ma possiamo imparare da esso

(1) Che ci possa essere un'operazione dello Spirito sul corpo dell'uomo. "Prego Dio che tutto il tuo spirito, anima e corpo siano preservati irreprensibili". Gli Ebrei che hanno risuscitato Cristo vivificheranno anche il vostro corpo mortale". Comunemente consideriamo il corpo come un ingombro, e guardiamo al nostro distacco da esso da parte della morte. Ma san Paolo, che sentiva abbastanza dolorosamente le infermità del suo corpo - "Noi che siamo in questo tabernacolo gemiamo, essendo oppressi" - ci mette tuttavia in guardia dal supporre che egli volesse deporre il suo corpo alla morte, "non perché fossimo spogliati", ecc. Né, mentre sentiva il peso della carne, ignorava la possibilità della consacrazione del corpo, e i nobili usi che poteva servire (Romani 12:1). Conformiamo, quindi, il nostro punto di vista a quello di Paolo. Consacriamo i nostri occhi a Dio mortificando le loro concupiscenze e studiando le Sue parole e le Sue opere; le nostre orecchie distogliendole dalle lusinghe e dalle lusinghe peccaminose, e aprendole alla Sua Parola; le nostre mani, lavorando nella nostra vocazione e facendo l'elemosina; i nostri piedi, facendoci portare in missioni di misericordia, ecc

(2) Che l'ambizione del ministro dovrebbe essere quella di condurre gli uomini a Cristo e lasciarli lì. Il Battista indicò ai suoi discepoli l'Agnello di Dio e, senza un solo morso d'invidia, li vide seguire l'Agnello, e così completò la sua gioia. Così con Paolo: "Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore". Ma mentre il ministro non può personalmente intromettersi, è del tutto possibile spingere il suo ufficio in un'indebita importanza. Cristo non ci ha mandato a predicare il Suo ministero, ma Lui stesso

(2.) Filippo fu trovato a visitare il distretto poi attraversato da Pietro, preparando così di nuovo la strada agli apostoli. Gli Ebrei avevano avuto una conversazione molto interessante e rinfrescante con l'eunuco, e deve essergli venuto in mente che così avrebbe potuto piacere a Dio di aprire una porta per l'evangelizzazione dell'Etiopia. Ma ora era stato rapito e piantato in una città piena di associazioni pagane. La lezione è che il ristoro spirituale deve essere seguito dal lavoro. Il cristiano non deve aspettarsi di trascorrere la sua vita in un sentimento delizioso

(II.) Il trasporto mentale del convertito. L'evangelista fu portato via in una direzione, l'etiope in un'altra; che potrebbe essere la forza di "per" (A.V. "e"), o "per" potrebbe significare che l'estasi del convertito era così grande che egli non si accorse della partenza di Filippo. Sembra strano, e difficilmente la condotta dovuta a un così grande benefattore. Ma dobbiamo ricordare che il normale legame ministeriale poteva difficilmente esistere tra questi due estranei che si conoscevano solo da un'ora. E poi, di nuovo, un campo glorioso era stato aperto all'eunuco nella nuova luce gettata sulle Scritture. Ma come tutte queste forti emozioni, la gioia si placava presto, quando si notava l'assenza di Filippo; e questo, con la sua venuta, così miracolosa, confermerebbe la fede del convertito, assicurandogli un'interposizione personale di Dio. Questa gioia, però, è la grande prova di aver ricevuto Cristo. Fu così per i Samaritani (Versetto 8) e per il carceriere. Abbiamo queste prove? Non illudiamoci. Alla luce del sole della vita è possibile confondere la felicità con la gioia. Ma la felicità nasce dalle circostanze, la gioia da una sorgente interiore in Dio. (Dean Goulburn.Gli Ebrei proseguirono per la sua strada esultanti.-Rallegra la vita:-

(I.) In che cosa consiste. Ho letto di un uomo che, pur possedendo tutte le cose buone di questa vita, dichiarò di non aver mai conosciuto un giorno felice. Ed ecco uno che "se ne andò allegrezza". Cosa fa la differenza? L'uno conosceva e amava il suo Salvatore e Amico, l'altro non aveva imparato così tanto Cristo. Di tutti i segreti, il migliore è il segreto di una vita felice. Alcuni immaginano che consista nell'avere molto denaro, ma il denaro non può curare un malato o addolcire un cattivo carattere; alcuni che sta nell'avere una buona salute, ma un uomo sano non è felice se è scontento; altri che si trova in grandi posizioni, ma sappiamo che molti dei più grandi statisti e governanti sono stati perseguitati da paure e ansietà; altri ancora che si possono trovare in scene di continuo divertimento, ma si sbagliano. C'era una volta un famoso attore comico il cui aspetto suscitava sempre risate. Una volta andò a consultare un medico che non lo conosceva, e gli raccontò del suo umore basso e della sua cattiva salute. Il dottore gli consigliò di andare a vedere il famoso clown, e il suo paziente rispose: "Ahimè! Io sono quell'uomo infelice". No, il segreto di una vita felice si trova solo in Dio. Davide, San Paolo, Maria e altri lo trovarono così

(II.) Perché abbiamo così tanti cristiani cupi? È perché non hanno imparato a conoscere e ad amare il Signore Gesù Cristo come loro Salvatore e Amico. Credono in Lui come il Salvatore di qualcun altro, forse, ma non lo hanno realizzato come il loro. Questo non perché abbiano troppa religione, come dicono gli schernitori, ma perché non ne hanno abbastanza. Siate certi di questo, che se la vostra religione non vi fa andare per la vostra strada rallegrati, non l'avete imparata correttamente. Ma perché noi che veniamo in chiesa non siamo ugualmente felici? Lo stesso seme è seminato in tutti i nostri cuori, ma i nostri cuori non sono tutti uguali. Ho un appezzamento di pietra nel mio giardino, e per quanto buon seme vi semino, non crescerà. Lo stesso vale per alcuni dei nostri cuori: non sono preparati e il buon seme cade come su una pietra. La nostra prima preoccupazione, nell'apprendere il segreto della felicità, dovrebbe essere quella di pregare Dio, il Vignaiolo celeste, di preparare i nostri cuori affinché possiamo ricevere la Parola e trovare la gioia di quella buona parte che nessuno ci toglie. A volte le persone ci dicono che il loro cibo non fa loro bene: mangiano e bevono, eppure si consumano. Perché? Perché c'è qualcosa che non va nella loro digestione. Il cibo è abbastanza buono, ma il male è in se stessi. Se la religione non fa bene alla gente, la colpa non è della religione, c'è qualcosa di sbagliato dentro di loro, non riescono a digerire il loro cibo spirituale. Hanno perso un sano gusto per ciò che è buono; Qualche peccato sta rovinando il loro gusto per la religione; Sono come bambini il cui appetito è intasato da dolci malsani, così che non possono gustare il cibo onesto. Sai che se semini del buon seme nel tuo campo o nel tuo giardino, ma lasci crescere le spine e i cardi, il buon seme non avrà alcuna possibilità. Lo stesso vale per la nostra vita: il buon seme della Parola di Dio non può crescere se permettiamo alle spine di soffocarlo. E quanto sono abbondanti quelle spine! C'è la spina dell'orgoglio. Una ragazza o un ragazzo viene rimproverato per aver fatto del male. Invece di esprimere dolore, chi ha torto irrigidisce il collo. La religione non può giovare a una persona del genere. Poi c'è la spina del cattivo umore. Alcune persone ascoltano il messaggio dell'amore divino, tornano a casa e subito volano in una passione, e così il bene è perduto

(III.) Come condurre la vita gioiosa

(1.) Assicuriamoci di essere sulla strada giusta; se la nostra via non è una via di gioia, non è la via giusta; Dobbiamo smetterla e ricominciare da capo. Avete mai visto un bambino che si è smarrito, che vaga piangendo? Ebbene, quando avete messo quel bambino sulla strada giusta, tutto è cambiato. Noi che non siamo felici nella nostra religione siamo i figli che hanno smarrito la strada. "Trattieni i miei passi sui tuoi sentieri, affinché i miei passi non vacillino". 2. Se una volta siamo sulla strada giusta, non possiamo fare a meno di rallegrarci, perché abbiamo così tanto di cui essere grati. L'uomo che prende tutte le cose buone che Dio gli manda, e non si sente mai grato, non può aspettarsi di essere felice. Ho letto di un uomo che una volta stava raccontando le sue esperienze religiose in una riunione pubblica; Si soffermò sulla sua prova, sui suoi guai e sulla durezza della strada che doveva percorrere. Di lì a poco un altro uomo parlò e disse: «Vedo che il nostro amico abita in Grumbling Street. Anch'io ci ho vissuto una volta, e niente ha prosperato con me. Non ho mai avuto una buona salute, l'aria era cattiva, la casa era cattiva, il sole sembrava non splendere mai lì, e nessun uccello cantava mai in quella strada. Ho cambiato residenza. Mi sono trasferito in Thanksgiving Street e ora sono in buona salute. Le giornate sono luminose, il sole splende, l'aria è pura e gli uccelli cantano più spesso che altrove. Consiglio al nostro amico di cambiare alloggio, c'è molto spazio in Thanksgiving Street. Un grande segreto della felicità è essere grati: "In ogni cosa rendete grazie". Una donna che era troppo povera per coprire il suo bambino con lenzuola extra per ripararlo dalla neve, che scivolava attraverso il muro rotto, era solita ripararlo con delle assi. Una sera il piccoletto chiese: "Mamma, cosa fanno i poveri che non hanno assi per coprire i loro figli in queste notti fredde?" Quel bambino era grato, anche per un po' di tavola! Ma per essere grati dobbiamo essere contenti; Questo è un altro grande segreto della felicità. Il cristiano più povero ha tutto ciò di cui ha bisogno, "come non avere nulla, eppure possedere ogni cosa". Ebrei ha Dio per Padre, Gesù Cristo per Salvatore, lo Spirito Santo per Guida e il cielo per dimora

(3.) Devi amare i tuoi fratelli e sforzarti di aiutarli lungo la strada. Se volete essere felici voi stessi, cercate di fare in modo che gli altri siano così, "imparate il lusso di fare il bene". C'è una bella storia di una donna che aveva affrontato molte prove e dolori, eppure era sempre allegra, come se fosse sempre al sole. Quando stava morendo, un raggio di sole dorato fluiva sul suo letto e una farfalla si posava sul suo petto. Mentre esalava l'ultimo respiro, il bellissimo insetto volò verso l'alto verso il sole. Così l'anima cristiana passa alla luce del giorno perfetto e va per la sua strada gioiosa. (H. J. W. Buxton, M.A.) L'opera divina nelle unioni e separazioni dell'uomo:

(I.) La divinità che unisce gli uomini

(II.) La divinità che separa gli uomini gli uni dagli altri. Dovettero separarsi, ma chi li separò? "Lo Spirito del Signore rapì Filippo, così che l'eunuco non lo vide più". Vengono suggerite due riflessioni

(1.) Il loro attaccamento era già forte. Cristo riunisce le anime e le centralizza in sé

(2.) La separazione era solo corporea. Le anime così unite non possono essere separate: nessuna distanza, nessun tempo, nessuna forza può farlo. In effetti, la separazione corporea spesso approfondisce e intensifica gli attaccamenti dell'anima

(III.) La divinità che unisce e separa gli uomini per i fini più alti

(1.) L'eunuco se ne va con una nuova gioia. "Gli Ebrei proseguirono per la sua strada pieni di gioia". 2. Filippo parte per proseguire la sua missione evangelica. "Ma Filippo fu trovato ad Azoto, e passando di lì predicò in tutte le città finché giunse a Cesarea". Così lo Spirito Divino che unì e separò questi uomini lo fece non solo per benedirli, ma attraverso di loro per benedire senza dubbio innumerevoli folle. Così la Divinità opera sempre per fini benefici. (Omileta.) Gioia spirituale:

(I.) Le cause della gioia di questo etiope

(1.) Gli ebrei avevano udito la migliore di tutte le notizie

(2.) Gli ebrei avevano visto il più glorioso di tutti gli spettacoli (Isaia 35:1, 2, 5, 6). Gli Ebrei videro la gloria della sapienza di Dio, della potenza di Dio, della santità di Dio, della giustizia di Dio, della fedeltà di Dio, della grazia e della misericordia di Dio, manifestata nella salvezza degli uomini; perciò "se ne andò rallegrandosi". 3. Gli ebrei avevano trovato il più ricco di tutti i tesori. Gli Ebrei potevano dire, con aria di piacere spirituale, come fecero i due discepoli (Giovanni 1, 41): Ho trovato Colui del quale hanno scritto Mosè e i profeti; Ho trovato ricchezze di bontà, ricchezze di grazia, ricchezze di gloria, ricchezze imperscrutabili, un regno che non si può muovere, una corona di vita, una corona di giustizia e una corona di gloria che non appassisce

(4.) Gli Ebrei avevano raggiunto il più grande di tutti gli onori. Ebrei fu fatto servo del Re del cielo; e alcuni suppongono che da questo momento in poi egli divenne un predicatore del vangelo del Suo regno. No, "non solo un servo, ma un figlio; un figlio di Dio, mediante la fede in Gesù Cristo. Se un figlio, allora un erede; un erede di Dio e un coerede di Cristo". 5. Gli Ebrei avevano ottenuto la ratifica e il suggellamento dei suoi titoli di proprietà per il cielo e della gloria eterna

(6.) Ebrei era benedetto con tutte le benedizioni spirituali e aveva ottenuto le prospettive più gloriose per il tempo e per l'eternità

(II.) La natura di questa gioia

(1.) Lo Spirito Santo è l'autore di questa gioia. È piantato nel cuore dalla potenza dello Spirito, è spinto all'esercizio dal Suo intervento divino

(2.) La conoscenza del nostro interesse per Cristo e Dio come nostro Dio riconciliato in Lui è la fonte e la sorgente di questa gioia

(3.) Tutte le tribolazioni a cui il popolo del Signore è sottoposto in questo stato presente non possono estinguere questa gioia

(4.) La Parola e le ordinanze di Dio sono i mezzi per comunicare la gioia alle anime del popolo del Signore, e sono i mezzi per alimentare questa gioia

(5.) Il cristiano stesso, quando è nel più alto rapimento dei piaceri spirituali, non può descrivere pienamente l'eccellenza di questa gioia

(6.) Questa gioia è perfezionata alla morte e prolungata a tutte le età eterne dell'eternità

(III.) Inferenze

(1.) Impara che la religione pura e incontaminata non è una cosa malinconica

(2.) Che il Signore conosce quelli che sono Suoi

(3.) Da questo argomento in generale vedi il pericolo di tornare a casa dalle ordinanze di Dio senza il tuo giusto incarico

(4.) Da questo argomento imparate che gli uomini possono attendere a lungo Dio nelle ordinanze della Sua grazia prima di incontrare Gesù. L'uomo che ottiene una vista salvifica di Cristo, anche se non fino all'ultimo giorno della festa, anche se non fino al momento della predicazione dell'ultimo sermone, della presentazione dell'ultima preghiera, del canto dell'ultima lode, della pronuncia della benedizione, anzi, anche se non prima di essere sulla strada della sua dimora, nondimeno egli andrà per la sua strada rallegrandosi

(5.) C'è un credente dal cuore spezzato, sotto dolorosa apprensione, che sebbene abbia cercato Gesù, non L'ha trovato, e ora dice, nell'amarezza della sua anima, devo andare per la mia strada con tristezza? La tristezza secondo Dio non solo è coerente, ma è inseparabilmente connessa con questa gioia nel Signore (Isaia 29:19). (Giovanni Jardine.La tua condizione è sotto molti aspetti simile a quella di quest'uomo. Gli Ebrei avevano solennemente dichiarato che il Signore era il suo Dio: tu, con uguale solennità, hai fatto lo stesso oggi. Gli Ebrei avevano appena ricevuto un sigillo dell'alleanza di grazia: tu, oggi, hai ricevuto l'altro. Gli Ebrei avevano un lungo viaggio davanti a lui: anche voi siete viaggiatori attraverso questo deserto, verso la terra promessa del riposo. In queste circostanze, colgo l'occasione per rivolgermi a voi con una duplice esortazione

(I.) Alzati e vai avanti. Molti di coloro che fraintendono la natura di questa ordinanza sono molto ansiosi e occupati per alcuni giorni a fare una sorta di preparazione formale per essa. Allora i loro volti sono pudichi, e la loro conversazione è precisa, e la loro partecipazione ai servizi di devozione più prolungati è instancabile; e questo la chiamano religione, e confidano nel suo merito di assolverli da tutte le pratiche disoneste, mondane, poco caritatevoli e empie di cui si sono resi colpevoli negli altri periodi del loro tempo. Ma confido che non abbiate così imparato Cristo. Lasciate che le vostre attuali conquiste, invece di soddisfarvi, incitino solo il vostro zelo e la vostra ambizione ad elevarvi ancora più in alto nelle eccellenze della vita divina. Non lusingatevi con la prospettiva di un agio ininterrotto e di un godimento senza nuvole; ma considerate Colui che ha sopportato una tale contraddizione dei peccatori contro Se Stesso quando in qualsiasi momento siete stanchi o deboli nella vostra mente, e studiate di conoscerLo nella potenza della Sua risurrezione e nella comunione delle Sue sofferenze, essendo resi conformi alla Sua morte. Esercitatevi ogni giorno a mortificare le opere del corpo; nel crocifiggere la carne, con i suoi affetti e le sue concupiscenze; e nell'opporsi alle tue inclinazioni tanto spesso quanto esse si oppongono al tuo dovere. Lavorando così per essere esempi di pazienza, mansuetudine, contentezza e per non rimanere indietro in nessuna cosa buona a cui sei chiamato; andate avanti con la forza del Signore

(II.) Rallegrati mentre vai avanti

(1.) Se avete gustato che il Signore è misericordioso, rallegratevi di essere passati dalla morte alla vita e che ora non c'è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù

(2.) Rallegrati di essere promosso alla relazione più cara e più intima con tutte le persone della Divinità sempre benedetta. Mediante la vostra nuova nascita siete divenuti figli di Dio, membri di Cristo e templi dello Spirito Santo

(3.) Rallegratevi che Dio ha fatto con voi un patto eterno, ben ordinato in ogni cosa e sicuro

(4.) Rallegratevi che la vita che è iniziata in voi è un principio immortale che non potrà mai essere estinto

(5.) Rallegratevi nella speranza della gloria di Dio. Anche in mezzo alle nostre delizie più sublimi, siamo consapevoli di un certo vuoto nei nostri sentimenti che ci ricorda che questo non è il nostro riposo; ma alla presenza di Dio c'è pienezza di gioia, e alla sua destra ci sono piaceri per sempre. (R. Walker.Gioia cristiana: - Come mai così pochi sono come questo eunuco è una questione molto solenne e pratica. Alcuni lo smaltiscono facilmente

(1.) Ci dicono, non siamo ora in giorni di persecuzione, e che quando Dio processa i Suoi santi, Ebrei sta al fianco dei Suoi santi con consolazioni particolari. Senza dubbio Ebrei lo fa; ma la Parola di Dio che è scritta, non per quel giorno, ma per tutti i giorni, ci pone davanti questa verità: che la letizia del cuore è l'elemento stesso della nostra dispensazione

(2.) Né si liberano di questa questione coloro che la spiegano con la sovranità di Dio, affermando che Dio l'ha così stabilita, e che quindi dobbiamo accontentarci senza di essa. Quali siano i propositi segreti di Dio non lo sappiamo; ma che cos'è la Sua Parola, noi sappiamo: "Rallegratevi sempre nel Signore; e di nuovo dico: Rallegratevi". Notate, quindi...

(I.) Come la Scrittura descrive la gioia di cui si parla qui. È particolarmente indicato come un "frutto dello Spirito". Se ci si rivolge a Filippesi i. viene descritto come il frutto della fede. "Il vostro progresso e la gioia della fede". In Ebrei iii. Si dice che la gioia sia il frutto della speranza. "L'allegrezza della speranza", l'allegrezza che la speranza dà. È necessario porre un po' di enfasi su questa descrizione, perché alcuni immaginano la gioia come se fosse sempre uno stato d'animo estatico. È piuttosto la più alta manifestazione di pace. L'alta pace e la bassa gioia si avvicinano così tanto che sarebbe difficile tracciare una linea di distinzione. Ma la gioia può ancora fermarsi prima di ciò che è estatico. Un uomo può essere "gioioso nel Signore", in pace e in silenzio. E molti immaginano, anche, che chi "si rallegra nel Signore" sia uno che si rallegra sempre in Lui; come se non ci fossero flussi e riflussi. Ma se questa è una gioia santa, deve essere influenzata dal peccato; e potete essere certi che la gioia di quell'uomo che non è influenzata dal peccato non è mai venuta da Dio. È la gioia di un marinaio che ha fede per il suo cavo e speranza per la sua ancora, ma è in mezzo all'oceano in tempesta, e rimane continuamente esposto a tutti i cambiamenti della tempesta, della tempesta e della calma insidiosa. È la gioia di un viaggiatore attraverso un deserto, che scopre essere un deserto, perché mostrerebbe una mancanza di sensibilità (e anche una mancanza di senso santo) non sentirlo così; ma un uomo può avere il senso più acuto della desolazione del deserto, e tuttavia realizzare questa gioia nella sua anima. È la gioia di un penitente; uno che sa qual è l'elemento di un cuore spezzato e di uno spirito contrito; Perché dove c'è fede c'è il pentimento, e coloro che hanno "gioia nel credere" sanno che è la gioia di uno spirito penitente. È la gioia di un figliol prodigo che ritorna, e coloro che sanno meglio di che cosa sia questa santa gioia possono capire meglio di cosa sia questo stato d'animo: "triste, eppure sempre gioioso". Ci sono molte cose dette riguardo a questa gioia che non posso accennare. Direi solo: "lo straniero non si immischia con esso"; È una gioia "ineffabile e piena di gloria". È un'unione di opposti. Quanto più un uomo si rallegra di questo genere, tanto più in basso cammina davanti a Dio; quanto più in basso cammina davanti a Dio, tanto più sale in santi desideri dopo di Lui

(II.) Gli incentivi che ci vengono dati per andare per la nostra strada rallegrandoci

(1.) Il comando di Dio. Non mi oppongo al fatto che sia chiamato un alto privilegio; ma il punto più alto di tutti è il comandamento di Dio: "Rallegratevi sempre nel Signore". Non scherzare con questa Parola di Dio. Potrebbe essere uno dei precetti più santi se lo Spirito Santo dovesse porre questo sulla tua anima. E se ci porta a una seria indagine per cui non è così, sarà una delle indagini più santificanti, sia per quanto riguarda le cause che vi conducono sia per gli effetti che ne conseguono

(2.) L'esempio della famiglia di Dio (1Tessalonicesi 1:6 ; Filippesi 3:2)

(3.) I privilegi di un credente. Guarda Dio nella grandezza delle sue perfezioni? Tutte le Sue perfezioni sono il favore di Dio, la luce del Suo volto, la forza del Suo braccio, l'amore del Suo cuore, l'udito del Suo orecchio e l'onniscienza della Sua mente (per non parlare della Sua giustizia, della Sua santità, della Sua fedeltà), tutto circonda il Suo bambino giorno dopo giorno, notte dopo notte, dall'inizio alla fine dell'anno. Guardiamo al patto? Tutto ciò che posso desiderare è lì; il perdono del mio peccato, l'accettazione della mia persona, la santificazione della mia anima, l'aiuto per rafforzarmi nelle ore del bisogno

(III.) Alcuni di quegli ostacoli che impediscono al figlio di Dio di "andare per la sua strada con gioia". Non parlo ora di coloro che non hanno diritto alla gioia. Ah! ci sono alcuni la cui gioia sarei lieto di vedere trasformata in pesantezza. E ci sono molti figli di Dio che non possono gioire. Vivono in un'incertezza riguardo alla loro "elezione a Dio". Ma per quanto riguarda coloro che sanno qualcosa di ciò che è la gioia, lasciate che vi dia una parola di avvertimento affinché non la perdiate. Attenzione a

1.) Incredulità. È il grande ostacolo (Salmi lxxvii.). Ciò portò Asaf a scrivere cose difficili, non solo contro se stesso, ma contro Dio

(2.) Basse vedute di Cristo. Nella misura in cui Cristo affonda, tutto affonda in te

(3.) Uno spirito frettoloso nelle oscure dispensazioni (Salmi cxvi.)

(4.) Intrecci mondani

(5.) Una camminata irregolare. L'indulgenza al peccato, l'indulgenza alla negligenza, la manomissione del peccato sulla coscienza impediranno completamente la gioia dell'anima di un uomo

(6.) Tutto l'egoismo nella religione. (J. H. Evans, M.A.) Gioia cristiana:

(I.) La fonte. "Gli Ebrei proseguirono per la sua strada rallegrandosi", a causa di

1.) La grande scoperta che aveva ora fatto. Gli Ebrei avevano trovato un Redentore, Colui del quale Mosè nella legge e nei profeti scrissero

(1) Quando un uomo si è risvegliato a un senso di pericolo spirituale, deve aver sentito il bisogno di un Salvatore prima di questo

(2) Come proselito della fede ebraica, deve essersi aspettato la "consolazione di Israele"; Tutti i fedeli desideravano ardentemente la "Venuta" in questo tempo. E ora scopre il liberatore in Gesù di Nazareth

(2.) Il grande cambiamento che aveva ora sperimentato. La sua mente fu illuminata e il suo cuore cambiò. Nessun uomo riflessivo avrebbe potuto riflettere su ciò che era accaduto dentro di lui senza sentirsi grato e felice. La gioia del servo è grande quando viene liberato dalla schiavitù della terra; Ma la gioia dell'emancipato è più grande. Leggiamo di un'antica razza che era stata schiava per molti anni, e che alla fine fu liberata; e quando la grande benedizione della libertà fu gustata da loro, gridarono per diverse ore: "Libertà! libertà! libertà!" Alcuni anni fa abbiamo riscattato 800.000 schiavi delle Indie Occidentali, e ci è stato detto che quando arrivò la notte della loro emancipazione l'eccitazione tra i poveri schiavi divenne più dolorosa, e quando arrivò l'ora di mezzanotte le grida di gratitudine e di gioia erano assolutamente indescrivibili. La liberazione dello schiavo del peccato è una fonte di gioia ancora più grande

(3.) Le idee più chiare che deve aver avuto della natura di Dio e del carattere delle Sue dispensazioni. Ebrei era già stato un adoratore del Dio vivente, ma le sue opinioni devono essere state molto limitate riguardo all'oggetto e alla natura dell'adorazione. Ebrei limitò le sue idee di culto a un luogo molto lontano da casa sua. Gli ebrei devono aver pensato, inoltre, che solo diventando un proselito del giudaismo egli avrebbe potuto essere salvato, essendo "la salvezza dei giudei". Ma ora la sua mente è stata ampliata dalla verità divina, ed egli ha vedute più ampie del Padre degli Spiriti e della spiritualità della sua religione. Le terre selvagge di Gaza erano ora trasformate in una casa di Dio, e la porta stessa del cielo

(4.) Le prospettive di utilità; la speranza di fare del bene nel proprio paese. Ogni brav'uomo è felice di questo. Avendo gustato che "il Signore è misericordioso", è sempre ansioso di raccontare ad altri "ciò che Dio ha fatto alla sua anima". Quando un uomo sincero ha una buona notizia da pubblicare, sente un peso gravare sulla sua anima e trova sollievo solo quando compie la sua missione. Questo è particolarmente il sentimento di un vero cristiano. La religione è espansiva per sua stessa natura. "Non cerca il suo interesse". 5. Le scene gloriose che si aprono davanti a lui nell'eternità. Le sue visioni del futuro devono essere state insoddisfacenti prima di diventare un ascoltatore di Filippo. I pagani non avevano che una vaga idea di una vita futura, e anche tra gli ebrei 50 'idea dell'immortalità non era chiaramente compresa. Molti dei santi dell'Antico Testamento furono "per tutta la vita soggetti alla schiavitù per timore della morte". Ma ora "la vita e l'immortalità furono portate alla luce per mezzo del vangelo", e l'etiope fu riempito della "speranza della gloria di Dio".

(II.) Le lezioni. Troviamo qui

1.) Un nobile esempio di frequenza regolare ai mezzi della grazia e allo studio delle Sacre Scritture

(5.) Che la vera felicità è connessa solo con la vera pietà. La felicità non si trova nella ricchezza, nell'onore o nei piaceri mondani. Quest'uomo distinto possedeva tutte queste cose prima della sua conversione; ma fino a quel momento non era felice. Né la vera felicità consiste in mere forme esteriori di culto, o in semplici professioni religiose. L'eunuco era un convertito ai riti e alle cerimonie della religione ebraica; Eppure mai prima di questo lo troviamo "andare per la sua strada rallegrandosi" delle grandi feste. La sua anima non si accontentava delle ombre. Ora trova la realtà e trova "gioia e pace nel credere". La via del dovere è la via della sicurezza, è anche la via del piacere

(3.) Che il grande tema del ministero del vangelo in tutte le epoche è Gesù e la Sua Croce. (H. P. Bowen.Felicità e gioia: - La felicità, secondo l'uso originale del termine, è ciò che accade, o viene a una persona per un caso, cioè per un evento esteriore, o condizione favorevole. Viene concepito un bene dall'anima che le giunge come una felice visita, suscitando in chi lo riceve una piacevole eccitazione. È ciò che il denaro rende o vuole comprare: abiti, equipaggiamenti, moda, lussi della tavola; oppure è l'insediamento nella vita: l'indipendenza, l'amore, l'applauso, l'ammirazione, l'onore, la gloria, o i benefici più convenzionali e pubblici del rango, della posizione politica, della vittoria, del potere. Tutto ciò suscita nell'anima un piacere che non è dell'anima, o delle sue qualità, ma dall'esterno. Perciò si ritiene che esse accadano all'anima, e in questo senso creano felicità. Ma la gioia differisce da questa perché è dell'anima stessa, che ha origine nella sua qualità. E questo appare nella forma originale della parola, che invece di suggerire un hap, denota letteralmente un salto o una molla. Il latino ha exult, che letteralmente significa un salto in avanti. L'idea radicale, quindi, della gioia è questa: che l'anima è in tale ordine e in tale bella armonia, ha tali sorgenti di vita aperte nelle sue virtù benedette, che riversa una sovranità dall'interno. Il movimento è verso l'esterno, non verso l'esterno, come noi lo concepiamo nella felicità. Non è la beatitudine della condizione, ma del carattere. L'anima ha una luce nel suo centro luminoso, dov'è Dio, che indora le notti più buie delle avversità esterne, una musica che incanta tutte le tempestose dissonanze delle ferite e del dolore esteriori in battiti di ritmo e melodie di pace. (H. Bushnell, D.D.La gioia delle prime esperienze cristiane: - Quale gioia c'è per noi nelle prime cose! La prima primula che si faceva strada tra le zolle raccontando dell'inverno passato e dell'estate in arrivo; la prima vista del mare nella sua meravigliosa distesa di potenza; il primo senso di pace che è venuto attraverso la fede in Cristo come Salvatore. Una certa scrittrice, divenuta famosissima, racconta dello squisito senso di piacere che provò quando iniziò la sua prima opera letteraria nella recensione di libri: l'apertura del primo pacco fu come lo "scoppiare di un nuovo mondo" nei suoi occhi. Dickens descrive come una sera al crepuscolo, con paura e tremore, lasciò cadere furtivamente il suo primo giornale pubblicato in una cassetta delle lettere buia in un cortile buio di Fleet Street, e la sua agitazione quando apparve in tutta la gloria della stampa: "in quell'occasione scesi a Westminster Hall, e vi entrai per mezz'ora, perché i miei occhi erano così offuscati dalla gioia e dall'orgoglio che non potevano sopportare la strada, e non erano degni di essere visti lì". (H. O. Mackey.)

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Riferimenti incrociati:

Atti 8

1 At 7:58; 22:20
At 5:33,40; 7:54; Mat 10:25-28; 22:6; 23:34; Lu 11:49,50; Giov 15:20; 16:2
At 2:47; 7:38; 11:22; 13:1
At 8:4; 11:19-21; Mat 5:13; Fili 1:12
At 8:14; 1:8; Giov 4:39-42
At 5:18,20,33,40; Eso 10:28,29; Ne 6:3; Dan 3:16-18; 6:10,23; Eb 11:27

2 At 2:5; 10:2; Lu 2:25
Ge 23:2; 50:10,11; Nu 20:29; De 34:8; 1Sa 28:3; 2Sa 3:31; 2Cron 32:33; 35:25; Is 57:1,2; Ger 22:10,18; Giov 11:31-35

3 At 7:58; 9:1-13,21; 22:3,4; 26:9-11; 1Co 15:9; Ga 1:13; Fili 3:6; 1Ti 1:13

4 At 11:19; 14:2-7; Mat 10:23; 1Te 2:2

5 At 8:1,14,15,40; 6:5; 21:8
At 1:8; Mat 10:5,6
At 8:35-37; 5:42; 9:20; 17:2,3; Giov 4:25,26; 1Co 1:23; 2:2; 3:11

6 At 13:44; 2Cron 30:12; Mat 20:15,16; Giov 4:41,42

7 At 5:16; Mat 10:1; Mar 9:26; 16:17,18; Lu 10:17; Giov 14:12; Eb 2:4
At 9:33,34; Mar 2:3-11
At 3:6,7; 14:8-10; Is 35:6; Mat 11:5; 15:30,31

8 At 13:48,52; Sal 96:10-12; 98:2-6; Is 35:1,2; 42:10-12; Lu 2:10,11; Rom 15:9-12

9 At 13:6; 16:16-18; 19:18-20; Eso 7:11,22; 8:18,19; 9:11; Lev 20:6; De 18:10-12; 2Ti 3:8,9; Ap 13:13,14; 22:15
At 5:36; Giov 7:18; 2Te 2:4; 2Ti 3:2,5; 2P 2:18

10 2Co 11:19; Ef 4:14; 2P 2:2; Ap 13:3
Ger 6:13; 8:10; 31:34; Gion 3:5
1Co 1:24

11 Is 8:19; 44:25; 47:9-13; Ga 3:1

12 At 8:35-38; 2:38,41; 16:14,15,31-34; Mat 28:19; Mar 16:15; Rom 10:10; 1P 3:21
At 1:3; 11:20; 20:21,25; 28:31; Lu 9:2,60
At 5:14; 1Co 11:11; Ga 3:28

13 At 8:21; Sal 78:35-37; 106:12,13; Lu 8:13; Giov 2:23-25; 8:30,31; Giac 2:19-26
At 3:10; 13:44; Abac 1:5; Giov 5:20; 7:21
At 8:7; Mar 16:17

14 At 8:1; 11:1,19-22; 15:4; 1Te 3:2
At 2:41; 17:11; Mat 13:23; Giov 12:48; 1Te 2:13; 2Te 2:10
At 3:1-3; Ga 2:9

15 At 2:38; Mat 18:19; Giov 14:13,14; 16:23,24; Fili 1:19

16 At 10:44-46; 11:15-17; 19:2
At 2:38; 10:47,48; 19:5,6; Mat 28:19; 1Co 1:13-15

17 At 8:18; 6:6; 9:17; 13:3; 19:6; Nu 8:10; 27:18; 1Ti 4:14; 5:22; 2Ti 1:6; Eb 6:2
Rom 1:11; Ga 3:2-5

18 2Re 5:15,16; 8:9; Ez 13:19; Mat 10:8; 1Ti 6:5

19 At 8:9-11,17; Mat 18:1-3; Lu 14:7-11; Giov 5:44; 1Co 15:8,9; 3G 1:9

20 At 1:18; De 7:26; Gios 7:24,25; 2Re 5:26,27; Dan 5:17; Abac 2:9,10; Zac 5:4; Mat 27:3-5; 1Ti 6:9; Giac 5:3; 2P 2:14-17; Ap 18:15
At 8:22; De 15:9; 2Re 5:15,16; Prov 15:26; Mat 15:19
At 2:38; 10:45; 11:17; Mat 10:8

21 Gios 22:25; Ez 14:3; Ap 20:6; 22:19
2Cron 25:2; Sal 36:1; 78:36,37; Abac 2:4; Mat 6:22-24; Giov 21:17; Eb 4:13; Ap 2:23

22 At 2:38; 3:19; 17:30; Rom 2:4; 2Ti 2:25,26; Ap 2:21
At 9:11; De 4:29,30; 1Re 8:47,48; 2Cron 33:12,13; Is 55:6,7; Am 5:6; Mat 7:7,8; Lu 11:9-13; Ap 3:17,18
Dan 4:27; Gioe 2:13,14; Am 5:15; Gion 1:6; 3:9; 2Ti 2:25
At 8:20; Eb 4:12

23 De 29:18-20; 32:32,33; Giob 20:14; Ger 4:18; 9:15; Lam 3:5,19; Eb 12:15
Sal 116:16; Prov 5:22; Is 28:22; Giov 8:34; Rom 6:17-22; Tit 3:3; 2P 2:4,19

24 Ge 20:7,17; Eso 8:8; 10:17; 12:32; Nu 21:7; 1Sa 12:19,23; 1Re 13:6; Esd 6:10; 8:23; Giob 42:8; Giac 5:16

25 At 1:8; 18:5; 20:21; 26:22,23; 28:23,28,31; Giov 15:27; 1P 5:12
Lu 9:52-56

26 At 5:19; 10:7,22; 12:8-11,23; 27:23; 2Re 1:3; Eb 1:14
1Cron 22:16; Is 60:1-22
Gios 13:3; 15:47; Zac 9:5
Mat 3:1-3; Lu 3:2-4

27 Mat 21:2-6; Mar 14:13-16; Giov 2:5-8; Eb 11:8
Sal 68:31; 87:4; Is 43:6; 45:14; 60:3,6; 66:19; Ger 13:23; 38:7; 39:16; Sof 3:10
1Re 10:1; Mat 12:42
1Re 8:41-43; 2Cron 6:32,33; Sal 68:29; Is 56:3-8; Giov 12:20

28 At 17:11,12; De 6:6,7; 11:18-20; 17:18,19; Gios 1:8; Sal 1:2,3; 119:99,111; Prov 2:1-6; 8:33,34; Giov 5:39,40; Col 3:16; 2Ti 3:15-17
At 28:25; Is 1:1
Lu 3:4; 4:17

29 At 10:19; 11:12; 13:2-4; 16:6,7; 20:22,23; Is 65:24; Os 6:3; 1Co 12:11; 1Ti 4:1

30 At 8:27; Sal 119:32; Ec 9:10; Giov 4:34
Mat 13:19,23,51; 15:10; 24:15; Mar 13:14; Lu 24:44-45; Giov 5:39; 1Co 14:19; Ef 5:17; Ap 13:18

31 Sal 25:8,9; 73:16,17,22; Prov 30:2,3; Is 29:18,19; 35:8; Mat 18:3,4; Mar 10:15; Rom 10:14; 1Co 3:18; 8:2; 14:36,37; Giac 1:10,21; 1P 2:1,2
2Re 5:9,26; 10:15,16

32 Is 53:7,8
Sal 44:11,12; Ger 11:19; 12:3; 51:40; Rom 8:36
Giov 1:29; 1P 1:19; 2:21-24
Sal 39:2,9; Mat 26:62,63; Lu 23:34; Giov 18:9-11

33 Fili 2:8,9
Giob 27:2; 34:5; Is 5:23; 10:2; Abac 1:4; Mat 27:12-26; Giov 19:12-16
Sal 22:30; Is 53:8,12
Sal 22:15; Is 53:10,12; Dan 9:26; Zac 13:7

34 Mat 2:2-4; 13:36; 15:15

35 At 10:34; Mat 5:2; 2Co 6:11
At 18:28; 26:22,23; 28:23; Lu 24:27,44-47
At 3:20; 9:20; 11:20; 17:3,18; 19:13; 1Co 1:23; 2:2; Ef 4:21; 1P 1:11,12

36 At 10:47; Ez 36:25; Giov 3:5,23; Tit 3:5,6; 1G 5:6

37 At 8:12,13,21; 2:38,39; Mat 28:19; Mar 16:16; Rom 10:10
1P 3:21
At 9:20; Mat 16:16; Giov 6:68,69; 9:35-38; 11:27; 20:31; 1Co 12:3; 1G 4:15; 5:1,5,10-13

38 Giov 3:22,23; 4:1

39 Mat 3:16; Mar 1:10
1Re 18:12; 2Re 2:16; Ez 3:12-14; 8:3; 11:24; 2Co 12:2-4
At 8:8; 13:52; 16:34; Sal 119:14,111; Is 35:1,2; 55:12,13; 61:10; 66:13,14; Mat 13:44; Rom 5:2; 15:10-13; Fili 3:3; 4:4; Giac 1:9,10; 4:16

40 Gios 15:46,47; 1Sa 5:1; Zac 9:6
Lu 10:1,2; Rom 15:19
At 10:1; 21:8; 23:23,33; 25:4

Dimensione testo:


Visualizzare un brano della Bibbia


     

Aiuto Aiuto per visualizzare la Bibbia

Ricercare nella Bibbia


      


     

Ricerca avanzata

Aiuto Aiuto per ricercare la Bibbia

Indirizzo di questa pagina:
https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Atti8&versioni[]=Nuova+Riveduta&versioni[]=C.E.I.&versioni[]=Nuova+Diodati&versioni[]=Riveduta+2020&versioni[]=Bibbia+della+Gioia&versioni[]=Riveduta&versioni[]=Ricciotti&versioni[]=Tintori&versioni[]=Martini&versioni[]=Diodati&versioni[]=CommentarioHenry&versioni[]=CommentarioNT&versioni[]=Commentario&versioni[]=CommentarioBarnes&versioni[]=CommentarioGill&versioni[]=CommentarioPulpito&versioni[]=CommentarioIllustratore&versioni[]=CommentariMeyer&versioni[]=Riferimenti+incrociati

Indirizzo del testo continuo:
https://www.laparola.net/app/?w1=bible&t1=local%3Anr&v1=AC8_1&w2=bible&t2=local%3Acei1974&v2=AC8_1&w3=bible&t3=local%3And&v3=AC8_1&w4=bible&t4=local%3Ar2&v4=AC8_1&w5=bible&t5=local%3Alpv&v5=AC8_1&w6=bible&t6=local%3Aluzzi&v6=AC8_1&w7=bible&t7=local%3Aricciotti&v7=AC8_1&w8=bible&t8=local%3Atintori&v8=AC8_1&w9=bible&t9=local%3Amartini&v9=AC8_1&w10=bible&t10=local%3Adio&v10=AC8_1&w11=commentary&t11=local%3Acommhenrycompleto&v11=AC8_1&w12=commentary&t12=local%3Acommnuovotest&v12=AC8_1&w13=commentary&t13=local%3Acommabbrmh&v13=AC8_1&w14=commentary&t14=local%3Acommbarnes&v14=AC8_1&w15=commentary&t15=local%3Acommgill&v15=AC8_1&w16=commentary&t16=local%3Acommpulpito&v16=AC8_1&w17=commentary&t17=local%3Acommillustratore&v17=AC8_1&w18=bible&t18=local%3A&v18=AC8_1&w19=commentary&t19=local%3Arifinc&v19=AC8_1