Nuova Riveduta:

Colossesi 1:18

Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato.

C.E.I.:

Colossesi 1:18

Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
il principio, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti,
per ottenere il primato su tutte le cose.

Nuova Diodati:

Colossesi 1:18

Egli stesso è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli è il principio, il primogenito dai morti, affinché abbia il primato in ogni cosa,

Riveduta 2020:

Colossesi 1:18

Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa, egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato.

La Parola è Vita:

Colossesi 1:18

Cristo è anche il capo del corpo costituito dalla sua gente, la Chiesa, che egli stesso ha fondato, ed è il primo di tutti quelli che risorgono dai morti. In ogni cosa Cristo è il primo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Colossesi 1:18

Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, onde in ogni cosa abbia il primato.

Martini:

Colossesi 1:18

Ed egli è capo del corpo della Chiesa, ed egli è il principio, il primo a rinascere dalla morte: ond'egli abbia in ogni cosa il primato:

Diodati:

Colossesi 1:18

Ed egli stesso è il capo del corpo della chiesa; egli, dico, che è il principio, il primogenito da' morti; acciocchè in ogni cosa tenga il primo grado.

Commentario:

Colossesi 1:18

Ed è lui il capo del corpo, cioè, della Chiesa.

Il capo di quel corpo mistico che è composto della riunione di tutti i credenti 1Corinzi 12:12,27; Romani 12:4-5; Efesini 4:4,16; la sorgente della vita spirituale; la suprema autorità, alla quale soltanto sono dovuti l'omaggio d'una santa adorazione ed il tributo d'un'assoluta ubbidienza.

Lui, che è il principio;

non il primo dei credenti, ma l'«inizio» di quel nuovo ordine spirituale di cose, che trae da lui la propria origine. Si potrebbe, volendo, accostare questa espressione a quel che segue, e fare del «primogenito d'infra i morti un esplicativo del «principio»; intendendo allora: «Egli è la primizia; vale a dire, il primogenito d'infra i morti; o, per uscir dall'immagine: Cristo non è risuscitato per restar solo nella gloria; ma il Cristo risorto sta alla folla dei credenti che parteciperanno ad una simile risurrezione, come la prima spiga matura che si coglie con la mano, sta alla susseguente intera raccolta». Il concetto, allora, s'avrebbe naturalmente a connettere con 1Corinzi 15:20. Tuttavia, è meglio forse prendere «il principio» del testo, in senso assoluto; e connetterlo, se mai, con Apocalisse 3:14; il qual passo, mentre sembra appoggiare i concetti cristologici ariani e sociniani, corrisponde invece esattamente al «per mezzo di lui» del nostro testo ed a Giovanni 1:3,10; perchè non vuol già dire, come parrebbe a prima vista: «Cristo fu la prima delle creature di Dio», ma: «Cristo fu il mezzo per cui Dio chiamò tutte le cose dal non essere all'essere». Come dunque Cristo fu il mezzo della creazione dell'universo ed è quindi il «principio», il capo», nell'ordine delle cose fisiche, così, essendo egli il mezzo della creazione del mondo pneumatico, è il «principio», il «capo», nell'ordine delle cose spirituali.

Il primogenito d'infra i morti;

il primo, cioè, che abbia squarciato il velo che separa l'oscurità del sepolcro dalla luce dell'immortalità e della vita. Il primo, non il solo; perchè, anche in quest'ordine di cose, egli è il «primogenito fra molti fratelli» Romani 8:29. Cristo è «capo», a condizione d'essere il «primogenito d'infra i morti». Come potrebb'egli essere infatti la sorgente della vita spirituale, l'autorità suprema, colui che tiene i conduttori delle chiese nelle sue mani e che in mezzo alle chiese esercita una feconda attività Apocalisse 2:1, come potrebb'egli essere la «vite» Giovanni 15:1, il «fondamento» 1Corinzi 3:11; Efesini 2:20, se non fosse che un Gesù morto, sia pur come un martire del Vero, ma morto per sempre sul legno della croce? E qual garanzia della propria risurrezione avrebbero i credenti, se colui che ha detto: «Io sono la risurrezione e la vita» Giovanni 11:25, non fosse il «primogenito d'infra i morti», la primizia cioè di una risurrezione che assicura una doviziosa raccolta?

Affinchè in ogni cosa abbia il primato.

Così dunque, conclude l'apostolo, in ogni cosa, sia nell'ordine ontologico, sia nell'ordine fisico, sia nell'ordine spirituale, Cristo tiene il primato.

Riflessioni

1. Colossesi 1:15 Dio è invisibile; niuno ha mai visto Iddio; e niuno v'ha che possa in alcun modo penetrare in quel luogo santissimo che ci nasconde la gloria dell'Eterno. C'è nel fondo della coscienza umana un qualcosa che susurra: Dio esiste; ma questa voce della coscienza non è che la remota eco d'una testimonianza, che le nostre guaste relazioni con Dio hanno reso debole e fioca; e per cotesta eco non giungiamo ad una vera ed esatta conoscenza di Dio. Dinanzi allo spettacolo d'una serena notte d'Italia, o dinanzi all'immensità dell'oceano che sul lontano orizzonte sembra baciare misteriosamente il cielo, o sulla vetta d'un'alta montagna, in mezzo alla maestà dei ghiacciai eterni e delle caverne dei monti che si succedono a perdita d'occhio, erompe dal cuore della creatura un grido, che cerca la causa prima di tutte le cose; ma quel grido, anche se nasce dal presentimento dell'esistenza di un creatore, non può condurre ad una vera ed esatta conoscenza di Dio. Chi legge attentamente e con spirito d'onesto filosofo le pagine della, storia può su quella, scena del mondo ove le nazioni si urtano, si sfasciano e muoiono per poi risorgere e ricomporsi, può, dico, scoprire l'esistenza delle leggi che reggono e governano l'universo; ma neppur questa scoperta può condurre ad una vera ed esatta conoscenza di Dio. La voce della coscienza, il presentimento dell'esistenza d'un creatore, la scoperta delle leggi che reggono l'universo, non ci rivelano Iddio per quello ch'Egli è veramente; ed è appunto perchè non possono così rivelarcelo, che non bastano a soddisfare i bisogni della nostra vita morale. Cristo solo ci dice: «Dio ci è Padre» Giovanni 16:27; 20:17; Matteo 6:9 e tal Padre, che non ha mai cessato d'amare la ribelle creatura, e che a braccia aperte aspetta che il perduto figliuolo torni alla casa paterna Luca 15:11-24. Gli gnostici cercavano a tutto potere d'allontanare Iddio dal mondo; in Cristo, invece, Iddio ed il mondo s'incontrano e chiunque per la f ede s'accosta a Cristo, trova un Padre nel temuto ed invisibile Iddio Giovanni 1:12.

2. Colossesi 1:16 Chi di noi non s'è domandato in qualche momento della sua esistenza: D'onde son io venuto? Com'è ch'io vivo? Dove vo? E tutta questa immensa creazione che mi circonda, e tutto quell'immenso cielo cosparso di mondi che mi sovrasta come un infinito mistero, d'onde vennero, come vivono, dove vanno? Gli gnostici del tempo di Paolo tentavano di rispondere a codesti angosciosi problemi, popolando l'infinito mistero d'incerti fantasmi e di esseri più misteriosi che mai. Era un tentativo di risolvere l'immane problema, com'è un tentativo quello di parecchi dei nostri dotti d'oggidì che s'ispirano a Lucrezio e cercano di risolvere il problema per mezzo delle leggi meccaniche dell'universo. Paolo segue un'altra, via. EGLI ci conduce nel tempio della Rivelazione, e quivi cerca l'incognita d'ogni tormentoso problema. Un raggio di luce eterna parte dal trono di Dio che è in quel tempio, ed illumina un motto ch'era nascosto agli gnostici di Colosse, che è stoltezza per molti fra i dotti del nostro tempo, ma che risolve il problema della vita per chi, con l'umiltà d'un fanciullo Matteo 11:25; 18:3, s'accosta al Padre celeste. Il motto è scritto sotto l'immenso quadro dell'universo, e dice: Da Cristo, in Cristo, per Cristo. «Da Cristo», o da Dio per mezzo di Cristo, tutte: le cose son fatte passare dal non essere all'essere; «in Cristo» tutte le cose sussistono; ed è «in vista di Cristo» che tutte le cose sono e sono state create. L'universo dunque non è guidato da fantasmi gnostici, non da leggi fatali, nè corre a precipizio verso un'eterna distruzione, ma è guidato da savie leggi, create da una individualità onnipotente, e volge maestoso a gloriosi destini. Mentre anche noi siamo col «tutto» portati sulle ali della poten te parola del Cristo Ebrei 1:3, ricordiamocelo: La nostra nobiltà sta nell'essere proceduti da lui; la nostra forza, nel dimorare in lui; la nostra gloria, nell'aver parte ai trionfi di lui.

3. Cristo è il «capo della Chiesa» Colossesi 1:18; in Cristo tutti i credenti formano un corpo, del quale egli è l'unica ed assoluta autorità. E non soltanto il capo, ma il «principio», la radice, la vite, il fondamento. Ed è il capo ed il principio, in quanto è risorto e vive come garanzia della vita presente e della vita futura della sua Chiesa. Tutti questi pensieri hanno un valore incalcolabile. Se Cristo è il nostro capo, abbiamo ragione di non voler altro capo che Cristo, il quale ha dato se stesso per l'umanità, e le ha lasciato un esempio di vita immacolata e perfetta. Sta bene ch'egli è un capo «invisibile»; ma non è egli forse visibile agli occhi della fede? E non è questo, alla fin fine, che più conta nel mondo morale? E non ci ha egli stesso assicurati della sua continua presenza spirituale? Matteo 28:20; 18:20; Giovanni 14:23. Egli vive, dice l'apostolo; ed è appunto perchè vive, che possiamo «amarlo senza che lo vediamo» 1Pietro 1:8 Egli vive! Quant'è sublime questa parola, che dall'alba di quel mattino di Pasqua in cui fu prima pronunciata Luca 24:5-6,23; Marco 16:6, ha traversato i secoli ed echeggia ancora nel mondo, apportatrice di pace e di conforto! Non mi dite che il crocifisso riassume tutta quanta la grandezza del cristianesimo; no, è il sepolcro aperto di Giuseppe d'Arimatea che riassume codesta grandezza!

Riferimenti incrociati:

Colossesi 1:18

Col 1:24; 2:10-14; 1Co 11:3; Ef 1:10,22,23; 4:15,16; 5:23
Giov 1:1; 1G 1:1; Ap 1:8; 3:14; 21:6; 22:13
Giov 11:25,26; At 26:23; 1Co 15:20-23; Ap 1:5,18
Sal 45:2-5; 89:27; CC 5:10; Is 52:13; Mat 23:8; 28:18; Giov 1:16,27; 3:29-31,34,35; Rom 8:29; 1Co 15:25; Eb 1:5,6; Ap 5:9-13; 11:15; 21:23,24

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