Nuova Riveduta:Daniele 111 «"Il primo anno del re Dario, il Medo, io ero presso di lui per sostenerlo e per difenderlo. 2 Ora ti farò conoscere la verità. In Persia sorgeranno ancora tre re; poi il quarto diventerà molto più ricco di tutti gli altri e, quando sarà diventato forte con le sue ricchezze, solleverà tutti contro il regno di Grecia. 3 Allora sorgerà un re potente, che dominerà sul grande impero e farà quello che vorrà. 4 Ma appena si sarà affermato, il suo regno sarà infranto e sarà diviso verso i quattro venti del cielo; non apparterrà alla sua discendenza e non avrà una potenza pari a quella di prima, perché sarà smembrato e passerà ad altri, non ai suoi eredi. Profanazione del santuario | C.E.I.:Daniele 111 e io, nell'anno primo di Dario, mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno. | Nuova Diodati:Daniele 11Futuri conflitti fino al tempi della fine | Riveduta 2020:Daniele 11Conflitti futuri | Riveduta:Daniele 111 tranne Micael vostro capo; e io, il primo anno di Dario, il Medo, mi tenni presso di lui per sostenerlo e difenderlo. 2 E ora ti farò conoscere la verità. Ecco, sorgeranno ancora in Persia tre re; poi il quarto diventerà molto più ricco di tutti gli altri; e quando sarà diventato forte per le sue ricchezze, solleverà tutti contro il regno di Javan. 3 Allora sorgerà un re potente, che eserciterà un gran dominio e farà quel che vorrà. 4 Ma quando sarà sorto, il suo regno sarà infranto, e sarà diviso verso i quattro venti del cielo; esso non apparterrà alla progenie di lui, né avrà una potenza pari a quella che aveva lui; giacché il suo regno sarà sradicato e passerà ad altri; non ai suoi eredi. 5 E il re del mezzogiorno diventerà forte; ma uno dei suoi capi diventerà più forte di lui, e dominerà; e il suo dominio sarà potente. 6 E alla fine di vari anni, essi faran lega assieme; e la figliuola del re del mezzogiorno verrà al re del settentrione per fare un accordo; ma essa non potrà conservare la forza del proprio braccio, né quegli e il suo braccio potranno resistere; e lei e quelli che l'hanno condotta, e colui che l'ha generata, e colui che l'ha sostenuta per un tempo, saran dati alla morte. 7 E uno de' rampolli delle sue radici sorgerà a prendere il posto di quello; esso verrà all'esercito, entrerà nelle fortezze del re di settentrione, verrà alle prese con quelli, e rimarrà vittorioso; 8 e menerà anche in cattività in Egitto i loro dèi, con le loro immagini fuse e coi loro preziosi arredi d'argento e d'oro; e per vari anni si terrà lungi dal re del settentrione. 9 E questi marcerà contro il re del mezzogiorno, ma tornerà nel proprio paese. 10 E i suoi figliuoli entreranno in guerra, e raduneranno una moltitudine di grandi forze; l'un d'essi si farà avanti, si spanderà come un torrente, e passerà oltre; poi tornerà e spingerà le ostilità sino alla fortezza del re del mezzogiorno. 11 Il re del mezzogiorno s'inasprirà, si farà innanzi e moverà guerra a lui, al re del settentrione, il quale arrolerà una gran moltitudine; ma quella moltitudine sarà data in mano del re del mezzogiorno. 12 La moltitudine sarà portata via, e il cuore di lui s'inorgoglirà; ma, per quanto ne abbia abbattuto delle diecine di migliaia, non sarà per questo più forte. 13 E il re del settentrione arrolerà di nuovo una moltitudine più numerosa della prima; e in capo a un certo numero d'anni egli si farà avanti con un grosso esercito e con molto materiale. 14 E in quel tempo molti insorgeranno contro il re del mezzogiorno; e degli uomini violenti di fra il tuo popolo insorgeranno per dar compimento alla visione, ma cadranno. 15 E il re del settentrione verrà; innalzerà de' bastioni, e s'impadronirà di una città fortificata; e né le forze del mezzogiorno, né le truppe scelte avran la forza di resistere. 16 E quegli che sarà venuto contro di lui farà ciò che gli piacerà, non essendovi chi possa stargli a fronte; e si fermerà nel paese splendido, il quale sarà interamente in suo potere. 17 Egli si proporrà di venire con le forze di tutto il suo regno, ma farà un accomodamento col re del mezzogiorno; e gli darà la figliuola per distruggergli il regno; ma il piano non riuscirà, e il paese non gli apparterrà. 18 Poi si dirigerà verso le isole, e ne prenderà molte; ma un generale farà cessare l'obbrobrio ch'ei voleva infliggergli, e lo farà ricadere addosso a lui. 19 Poi il re si dirigerà verso le fortezze del proprio paese; ma inciamperà, cadrà, e non lo si troverà più. 20 Poi, in luogo di lui, sorgerà uno che farà passare un esattore di tributi attraverso il paese che è la gloria del regno; ma in pochi giorni sarà distrutto, non nell'ira, né in battaglia. 21 Poi, in luogo suo, sorgerà un uomo spregevole, a cui non sarà stata conferita la maestà reale; ma verrà senza rumore, e s'impadronirà del regno a forza di lusinghe. 22 E le forze che inonderanno il paese saranno sommerse davanti a lui, saranno infrante, come pure un capo dell'alleanza. 23 E, nonostante la lega fatta con quest'ultimo, agirà con frode, salirà, e diverrà vittorioso con poca gente. 24 E, senza rumore, invaderà le parti più grasse della provincia, e farà quello che non fecero mai né i suoi padri, né i padri dei suoi padri: distribuirà bottino, spoglie e beni e mediterà progetti contro le fortezze; questo, per un certo tempo. 25 Poi raccoglierà le sue forze e il suo coraggio contro il re del mezzogiorno, mediante un grande esercito. E il re del mezzogiorno s'impegnerà in guerra con un grande e potentissimo esercito; ma non potrà tener fronte, perché si faranno delle macchinazioni contro di lui. 26 Quelli che mangeranno alla sua mensa saranno la sua rovina, il suo esercito si dileguerà come un torrente, e molti cadranno uccisi. 27 E quei due re cercheranno in cuor loro di farsi del male; e, alla stessa mensa, si diranno delle menzogne; ma ciò non riuscirà, perché la fine non verrà che al tempo fissato. 28 E quegli tornerà al suo paese con grandi ricchezze; il suo cuore formerà dei disegni contro al patto santo, ed egli li eseguirà, poi tornerà al suo paese. 29 Al tempo stabilito, egli marcerà di nuovo contro il mezzogiorno; ma quest'ultima volta la cosa non riuscirà come la prima; 30 poiché delle navi di Kittim moveranno contro di lui; ed egli si perderà d'animo; poi di nuovo s'indignerà contro il patto santo, ed eseguirà i suoi disegni, e tornerà ad intendersi con quelli che avranno abbandonato il patto santo. 31 Delle forze mandate da lui si presenteranno e profaneranno il santuario, la fortezza, sopprimeranno il sacrifizio continuo, e vi collocheranno l'abominazione, che cagiona la desolazione. 32 E per via di lusinghe corromperà quelli che agiscono empiamente contro il patto; ma il popolo di quelli che conoscono il loro Dio mostrerà fermezza, e agirà. 33 E i savi fra il popolo ne istruiranno molti; ma saranno abbattuti dalla spada e dal fuoco, dalla cattività e dal saccheggio, per un certo tempo. 34 E quando saranno così abbattuti, saran soccorsi con qualche piccolo aiuto; ma molti s'uniranno a loro con finti sembianti. 35 E di que' savi ne saranno abbattuti alcuni, per affinarli, per purificarli e per imbiancarli sino al tempo della fine, perché questa non avverrà che al tempo stabilito. 36 E il re agirà a suo talento, si estollerà, si magnificherà al disopra d'ogni dio, e proferirà cose inaudite contro l'Iddio degli dèi; prospererà finché l'indignazione sia esaurita; poiché quello ch'è decretato si compirà. 37 Egli non avrà riguardo agli dèi de' suoi padri; non avrà riguardo né alla divinità favorita delle donne, né ad alcun dio, perché si magnificherà al disopra di tutti. 38 Ma onorerà l'iddio delle fortezze nel suo luogo di culto; onorerà con oro, con argento, con pietre preziose e con oggetti di valore un dio che i suoi padri non conobbero. 39 E agirà contro le fortezze ben munite, aiutato da un dio straniero; quelli che lo riconosceranno egli ricolmerà di gloria, li farà dominare su molti, e spartirà fra loro delle terre come ricompense. 40 E al tempo della fine, il re del mezzogiorno verrà a cozzo con lui; e il re del settentrione gli piomberà addosso come la tempesta, con carri e cavalieri, e con molte navi; penetrerà ne' paesi e, tutto inondando, passerà oltre. 41 Entrerà pure nel paese splendido, e molte popolazioni saranno abbattute; ma queste scamperanno dalle sue mani: Edom, Moab e la parte principale de' figliuoli di Ammon. 42 Egli stenderà la mano anche su diversi paesi, e il paese d'Egitto non scamperà. 43 E s'impadronirà de' tesori d'oro e d'argento, e di tutte le cose preziose dell'Egitto; e i Libi e gli Etiopi saranno al suo séguito. 44 Ma notizie dall'oriente e dal settentrione lo spaventeranno; ed egli partirà con gran furore, per distruggere e votare allo sterminio molti. 45 E pianterà le tende del suo palazzo fra i mari e il bel monte santo; poi giungerà alla sua fine, e nessuno gli darà aiuto. | Ricciotti:Daniele 11Il regno dei Persiani e dei Greci e loro future vicende. | Tintori:Daniele 11Profezie sulle guerre tra Persia e Grecia, la Siria e l'Egitto | Martini:Daniele 11Profezia intorno ai re di Persia, e al re de' Greci. Delle guerre tra i re del mezzodì, e del settentrione: e di un re, quale non farà nissun conto del Dio degli dei: Provincie, che gli saranno soggette, o si sottrerranno al dominio di lui. | Diodati:Daniele 111 Or io, nell'anno primo di Dario Medo, sono stato presente per confortarlo, e per fortificarlo. 2 Ed ora, io ti dichiarerò cose vere. Ecco, vi saranno ancora tre re in Persia; poi il quarto acquisterà di gran ricchezze sopra tutti gli altri; e come egli si sarà fortificato nelle sue ricchezze, egli farà muover tutti contro al regno di Iavan. 3 Poi sorgerà un re possente, e valoroso; il quale possederà un grande imperio, e farà ciò ch'egli vorrà. 4 Ma tosto ch'egli sarà sorto, il suo regno sarà rotto, e sarà diviso per li quattro venti del cielo, e non alla sua progenie; e quello non sarà pari all'imperio che esso avrà posseduto; perciocchè il suo regno sarà stirpato, e sarà di altri, oltre a coloro. |
Commentario completo di Matthew Henry:
Daniele 11
1 INTRODUZIONE A DANIELE CAPITOLO 11
L'angelo Gabriele, in questo capitolo, adempie la promessa fatta a Daniele nel capitolo precedente, che
"Mostragli ciò che accadrà al suo popolo negli ultimi giorni",
secondo quello che era
"Scritto nelle Scritture di Verità":
qui predice in modo molto particolare la successione dei re di Persia e di Grecia, e gli affari dei loro regni, specialmente il male che Antioco Epifane fece ai suoi tempi alla chiesa, che era stato predetto prima, Daniele 8:11-12. Ecco qui
I. Una breve predizione dell'istituzione della monarchia greca sulle rovine della monarchia persiana, che era ora appena iniziata, Daniele 11:1-4.
II. Una predizione delle vicende dei due regni d'Egitto e di Siria, in riferimento l'uno all'altro, Daniele 11:5-20.
III. Dell'ascesa di Antioco Epifane, delle sue azioni e dei suoi successi, Daniele 11:21-29.
IV. Del grande male che avrebbe dovuto fare alla nazione e alla religione ebraica, e del suo disprezzo per ogni religione, Daniele 11:30-39.
V. Della sua caduta e rovina alla fine, quando è nel pieno della sua ricerca, Daniele 11:40-45.
Ver. 1. fino alla Ver. 4.
Qui
1. L'angelo Gabriele fa conoscere a Daniele il buon servizio che ha reso alla nazione ebraica (Daniele 11:1):
"Nel primo anno di Dario il Medo, che distrusse Babilonia e liberò gli Ebrei da quella casa di schiavitù, Io ero per lui una forza e una fortezza, cioè, fui uno strumento per proteggerlo, e dargli successo nel suo rione, e, dopo che ebbe conquistato Babilonia, per confermarlo nella sua risoluzione di liberare gli Ebrei, "
il che, probabilmente, incontrò molta opposizione. Così dall'angelo, e su richiesta di l'osservatore, la testa d'oro fu spezzata, e la scure fu posta alla radice dell'albero. Nota: Dobbiamo riconoscere la mano di Dio nel rafforzare coloro che sono amici della chiesa per il servizio che devono svolgere, e confermarli nelle loro buone risoluzioni; In questo egli usa il ministero degli angeli più di quanto noi sappiamo. E i molti esempi che abbiamo conosciuto della cura di Dio per la sua chiesa ci incoraggiano a dipendere da lui in ulteriori ristrettezze e difficoltà.
2. Egli predice il regno di quattro re persiani (Daniele 11:2): Ora ti dirò la verità, cioè, il vero significato delle visioni della grande immagine, e delle quattro bestie, ed esporrò in termini chiari ciò che prima era rappresentato dai tipi oscuri.
(1.) Sorgeranno tre re in Persia, oltre a Dario, al cui regno è datata questa profezia, Daniele 9:1. Il signor Broughton fa sì che questi tre siano Ciro, Artaxasta o Artaserse, chiamato dai Greci Cambise, e Assuero che sposò Ester, chiamato Dario figlio di Istaspe. A questi tre i Persiani diedero questi attributi: Ciro era un padre, Cambise un padrone e Dario un accaparratore. Così Erodoto.
(2.) Ci sarà un quarto, molto più ricco di tutti, cioè Serse, della cui ricchezza gli autori greci prendono nota. Con la sua forza (il suo vasto esercito, composto da almeno 800.000 uomini) e le sue ricchezze, con cui manteneva e pagava quel vasto esercito, aizzò tutti contro il regno di Grecia. La spedizione di Serse contro la Grecia è famosa nella storia, e la vergognosa sconfitta che ha subito. Colui che, quando uscì, fu il terrore della Grecia, al suo ritorno fu il disprezzo della Grecia. Daniele non aveva bisogno di sapere quale delusione avrebbe incontrato, poiché era un ostacolo alla costruzione del tempio; ma poco dopo, circa trent'anni dopo il primo ritorno dalla cattività, Dario, un giovane re, fece rivivere la costruzione del tempio, appoggiando la mano di Dio contro i suoi predecessori per averlo ostacolato, Esdra 6:7.
3. Predice le conquiste di Alessandro e la spartizione del suo regno, Daniele 11:3. Egli è quel potente re che sorgerà contro i re di Persia, e governerà con grande dominio, su molti regni, e con un potere dispotico, perché farà secondo la sua volontà, e annullerà allo stesso modo, cosa che, secondo la legge dei Medi e dei Persiani, i loro re non potrebbero. Quando Alessandro, dopo aver conquistato l'Asia, volle essere adorato come un dio, allora si adempì questo: che avrebbe fatto secondo la sua volontà. Questa è una prerogativa di Dio, ma era la sua pretesa. Ma (Daniele 11:4) il suo regno sarà presto spezzato, e diviso in quattro parti, ma non alla sua posterità, né alcuno dei suoi successori regnerà secondo il suo dominio; Nessuno di loro avrà territori così vasti né un potere così assoluto. Il suo regno è stato spennato per altri oltre a quelli della sua stessa famiglia. Arideo, suo fratello, fu fatto re in Macedonia; Olimpiade, la madre di Alessandro, lo uccise e avvelenò i due figli di Alessandro, Ercole e Alessandro. Così la sua famiglia fu sradicata dalle sue stesse mani. Vedete quali cose decadenti e peribili sono la pompa e i possedimenti mondani, e i poteri con cui sono ottenuti. Mai la vanità del mondo e le sue cose più grandi furono mostrate in modo più evidente che nella storia di Alessandro. Tutto è vanità e vessazione dello spirito.
5 Ver. 5. fino alla Ver. 20.
Qui sono predetti,
I. L'ascesa e il potere di due grandi regni dai resti delle conquiste di Alessandro, Daniele 11:5.
1. Il regno d'Egitto, che fu reso considerevole da Tolomeo Lago, uno dei capitani di Alessandro, i cui successori furono, da lui, chiamati Lagidae. Egli è chiamato il re del sud, cioè dell'Egitto, chiamato qui, Daniele 11:8,42-43. I paesi che in un primo momento appartenevano a Tolomeo sono considerati l'Egitto, la Fenicia, l'Arabia, la Libia, l'Etiopia, ecc. Teocra. Idyl. 17. 2. Il regno di Siria, che fu istituito da Seleuco Nicànore, o il conquistatore; era uno dei principi di Alessandro, e divenne più forte dell'altro, e ebbe il più grande dominio di tutti, fu il più potente di tutti i successori di Alessandro. Si diceva che avesse non meno di sette due regni sotto di lui. Entrambi furono forti contro Giuda (le cui vicende sono particolarmente osservate in questa predizione); Tolomeo, poco dopo aver conquistato l'Egitto, invase la Giudea e prese Gerusalemme di sabato, fingendo una visita amichevole. Seleuco diede disordine anche alla Giudea.
II. Il tentativo infruttuoso di unire questi due regni come ferro e argilla a immagine di Nabucodonosor (Daniele 11:6):
"Alla fine di certi anni, circa settanta dopo la morte di Alessandro, i Laghidi e i Seleucidi si assoceranno, ma non in sincerità. Tolomeo Filadelfo, re d'Egitto, sposerà sua figlia Berenice ad Antioco Teo, re di Siria.
che aveva già una moglie chiamata Laodice.
"Berenice verrà dal re del nord, per fare un accordo, ma non reggerà: Lei non manterrà il potere del braccio; né lei né la sua discendenza si stabiliranno nel regno del nord, né Tolomeo suo padre, né Antioco suo marito (tra il quale doveva esserci una grande alleanza), stare, né il loro braccio, ma lei sarà consegnata e coloro che l'hanno condotta,"
tutto ciò proiettava quell'infelice matrimonio tra lei e Antioco, che causò tanti guai, invece di produrre una coalizione tra le corone del nord e del sud, come si sperava. Antioco divorziò da Berenice, prese di nuovo la sua ex moglie Laodice, che poco dopo lo avvelenò, fece uccidere Berenice e suo figlio, e fece regnare il proprio figlio da Antioco, che fu chiamato Seleuco Callinico.
III. Una guerra tra i due regni, Daniele 11:7-8. Un ramo della stessa radice con Berenice sorgerà nella sua tenuta. Tolomeo Euergetes, figlio e successore di Tolomeo Filadelfo, verrà con un esercito contro Seleuco Callinico, re di Siria, per vendicare la lite di sua sorella, e prevarrà; e porterà via in Egitto un ricco bottino sia di persone che di beni, e durerà più anni del re del nord. Questo Tolomeo regnò quarantasei anni; e Giustino dice che se i suoi affari non lo avessero richiamato a casa, in questa guerra, si sarebbe fatto padrone di tutto il regno di Siria. Ma Daniele 11:9 sarà costretto a entrare nel suo regno e tornare nella sua terra, a mantenere la pace lì, in modo da non poter più continuare la guerra all'estero. Nota, è molto comune che una pace traditrice finisca in una guerra sanguinosa.
IV. Il lungo e indaffarato regno di Antioco il Grande, re di Siria. Seleuco Callinico, quel re del nord che fu sconfitto (Daniele 11:7) e morì miseramente, lasciò due figli, Seleuco e Antioco; questi sono i suoi figli, i figli del re del nord, che saranno risvegliati, e raduneranno una moltitudine di grandi forze, per recuperare ciò che il loro padre aveva perduto, Daniele 11:10. Ma Seleuco il vecchio, debole e incapace di governare il suo esercito, fu avvelenato dai suoi amici e regnò solo due anni; e gli successe suo fratello Antioco, che regnò trentasette anni, e fu chiamato il Grande. E quindi l'angelo, sebbene parli di figli all'inizio, continua con il racconto di uno solo, che aveva solo quindici anni quando cominciò a regnare, e certamente verrà, e traboccherà, e sarà restaurato alla fine a ciò che suo padre ha perso.
1. Il re del sud, in questa guerra, avrà all'inizio un grande successo. Tolomeo Filopatero, mosso da indignazione per le indegnità fatte da Antioco il Grande, (sebbene altrimenti un principe indolente) verrà avanti, e combatterà con lui, e porterà in campo un vasto esercito di 70.000 fanti, 5000 cavalli e settantatré elefanti. E l'altra moltitudine (l'esercito di Antioco, composto di 62.000 fanti, 6000 cavalli e 102 elefanti) sarà dato nelle sue mani. Polibio, che visse con Scipione, ha dato un resoconto particolare di questa battaglia di Raphia. Tolomeo Filopatero, ottenuta questa vittoria, divenne molto insolente; il suo cuore si è sollevato; poi entrò nel tempio di Dio a Gerusalemme, e, sfidando la legge, entrò nel luogo santissimo, per il quale Dio ha una controversia con lui, in modo che, anche se abbatterà molte miriadi, tuttavia non sarà rafforzato da esso, in modo da assicurarsi il suo interesse. Per
2. Il re del nord, Antioco il Grande, tornerà con un esercito più grande del precedente; e, alla fine dei tempi (cioè degli anni) verrà con un potente esercito, e grandi ricchezze, contro il re del sud, cioè, Tolomeo Epifane, che succedette a Tolomeo Filopatero suo padre, quando era un bambino, il che diede vantaggio ad Antioco il Grande. In questa spedizione aveva alcuni potenti alleati (Daniele 11:14): Molti si leveranno contro il re del sud. Filippo di Macedonia si alleò con Antioco contro il re d'Egitto, e Scopa suo generale, che mandò in Siria; Antioco lo mise in rotta, distrusse gran parte del suo esercito; al che i Giudei cedettero volentieri ad Antioco, si unirono a lui, lo aiutarono ad assediare le guarnigioni di Tolomeo. Essi i ladroni del tuo popolo si esalteranno per stabilire la visione, per aiutare a far avanzare l'adempimento di questa profezia; ma cadranno, e saranno ridotti a nulla, = Daniele 11:14. A questo punto (Daniele 11:15) il re del nord, questo stesso Antioco Magno, porterà avanti il suo disegno contro il re del sud in un altro modo.
(1) Prenderà di sorpresa le sue fortezze, tutto ciò che ha in Siria e in Samaria, le armi del mezzogiorno, tutta la potenza del re d'Egitto, non potranno resistergli. Guardate quanto siano dubbie e variabili le svolte della scala della guerra; come l'acquisto e la vendita, è vincere e perdere; a volte una parte ha la meglio e a volte l'altra; ma nemmeno a caso; non è, come la chiamano, la fortuna della guerra, ma secondo la volontà e il consiglio di Dio, che abbassa alcuni e ne eleva altri.
(2.) Si farà padrone della terra di Giudea (Daniele 11:16): Colui che verrà contro di lui (cioè il re del nord) porterà tutto davanti a sé e farà ciò che vorrà, e egli starà e metterà piede nella terra gloriosa; così era la terra d'Israele, e per mano sua fu devastata e consumata, perché con il bottino di quella buona terra egli rifornì il suo vasto esercito. La terra di Giudea si trovava tra questi due potenti regni d'Egitto e di Siria, così che in tutte le lotte tra loro era certo che avrebbe sofferto, perché entrambi portavano cattiva volontà. Eppure alcuni leggono questo, Dalla sua mano sarà perfezionato; come se suggerisse che la terra di Giudea, essendo stata presa sotto la protezione di questo Antioco, fiorirà, e sarà in condizioni migliori di prima.
(3.) Continuerà ancora la sua guerra contro il re d'Egitto, e metterà la sua faccia per entrare con la forza di tutto il suo regno, approfittando dell'infanzia di Tolomeo Epifane, e dei retti, molti dei pii Israeliti, schierandosi con lui, Daniele 11:17. Per perseguire il suo disegno, gli darà in moglie sua figlia Cleopatra, progettando, come Saul nel dare sua figlia Cleopatra a Davide, che lei sarebbe stata un laccio per lui, e gli avrebbe fatto del male; ma lei non sarebbe stata dalla parte di suo padre, né sarebbe stata per lui, ma per suo marito, e così quel complotto lo ha fallito.
(4.) La sua guerra con i Romani è qui predetta (Daniele 11:18): Egli volgerà il suo volto verso le isole == (Daniele 11:18), le isole dei Gentili (Genesi 10:5), la Grecia e l'Italia. Prese molte delle isole intorno all'Ellesponto: Rodi, Samo, Delo, ecc., di cui si rese padrone con la guerra o con un trattato; ma un principe, o stato (così alcuni), anche il senato romano, o un leader, persino il generale romano, restituirà il suo rimprovero con cui ha abusato dei Romani su se stesso, o farà ricadere la sua vergogna su se stesso, e senza la sua propria vergogna, o qualsiasi disgrazia per se stesso, lo pagherà di nuovo. Questo si adempì quando i due Scipioni furono inviati con un esercito contro Antioco. Annibale era allora con lui, e gli consigliò di invadere l'Italia e di devastarla come aveva fatto; ma non accettò il consiglio nascosto; e Scipione si unì a lui e gli diede una sconfitta totale, sebbene Antioco avesse 70.000 uomini e i Romani solo 30.000. Così ha fatto cessare il rimprovero da lui offerto.
(5.) La sua caduta. Quando fu completamente sconfitto dai Romani, e fu costretto ad abbandonare loro tutto ciò che aveva in Europa, e gli fu richiesto un tributo molto pesante, si rivolse alla sua terra, e, non sapendo da che parte raccogliere denaro per pagare il suo tributo, saccheggiò un tempio di Giove, che fece tanto infuriare i suoi sudditi contro di lui che gli si scagliarono addosso, e lo uccise; così fu rovesciato, e cadde, e non fu più trovato, = Daniele 11:19.
(6.) Il suo successivo successore, Daniele 11:20. Al suo posto ne sorse uno, un raccoglitore di tasse un mittente del ricattatore, o del ricattatore. A questo carattere si rispose in modo notevole Seleuco Filopatore, figlio maggiore di Antioco il Grande, che era un grande oppressore dei suoi sudditi, ed esigeva da loro abbondanza di denaro; e, quando gli è stato detto che in tal modo avrebbe perso i suoi amici, ha detto che non conosceva un amico migliore di money. Tentò anche di derubare il tempio di Gerusalemme, a cui questo sembra riferirsi in modo particolare. Ma entro pochi giorni sarà distrutto, né in collera né in battaglia, ma avvelenato da Eliodoro, uno dei suoi servi, quando aveva regnato solo dodici anni, e non aveva fatto nulla di notevole.
V. Da tutto questo impariamo,
1. Che Dio nella sua provvidenza ne istituisca uno, e ne abbatta un altro, a suo piacimento, fa avanzare alcuni da bassi inizi e deprime altri che erano molto alti. Alcuni hanno chiamato i grandi uomini i foot-balls della fortuna; o, piuttosto, sono gli strumenti della Provvidenza.
2. Questo mondo è pieno di guerre e combattimenti, che provengono dalle concupiscenze degli uomini, e lo rendono un teatro di peccato e miseria.
3. Tutti i cambiamenti e le rivoluzioni degli stati e dei regni, e ogni evento, anche il più minuto e contingente, sono stati chiaramente e perfettamente previsti dal Dio del cielo, e per lui nulla è nuovo.
4. Nessuna parola di Dio cadrà a terra; ma ciò che egli ha progettato, ciò che ha dichiarato, si avvererà infallibilmente; e anche i peccati degli uomini saranno fatti servire al suo scopo, e contribuiranno a far risuonare i suoi consigli per nascere nella loro stagione; eppure Dio non è l'autore del peccato.
5. Che, per la giusta comprensione di alcune parti della Scrittura, è necessario che siano consultati autori pagani, che diano luce alla Scrittura e mostrino il compimento di ciò che vi è predetto; abbiamo quindi motivo di benedire Dio per la scienza umana con la quale molti hanno reso un grande servizio alle verità divine.
21 Ver. 21. fino alla Ver. 45.
Tutto questo è una profezia del regno di Antioco Epifane, il cornetti di cui si parlava prima (Daniele 8:9) nemico giurato della religione ebraica, e acerrimo persecutore di coloro che vi aderivano. Quali difficoltà incontrarono i Giudei durante i regni dei re persiani non furono così particolarmente predette a Daniele come questi, perché allora avevano con loro profeti viventi, Aggeo e Zaccaria, per incoraggiarli; ma questi guai ai giorni di Antioco erano stati predetti, perché, prima di quel tempo, la profezia sarebbe cessata, e avrebbero trovato necessario ricorrere alla parola scritta. Alcune cose in questa predizione riguardante Antioco sono alluse nelle predizioni del Nuovo Testamento dell'anticristo, in particolare Daniele 11:36-37. E come è usuale con i profeti, quando predicono la prosperità della chiesa ebraica, fare uso di espressioni che erano applicabili al regno di Cristo, e insensibilmente scivolare in una profezia di ciò, così, quando predicono i guai della chiesa, fanno uso di espressioni che hanno un ulteriore riferimento al regno dell'anticristo, l'ascesa e la rovina di tutto ciò. Ora, riguardo ad Antioco, l'angelo predice qui:
I. Il suo carattere: Sarà una persona vile. Si faceva chiamare Epifane... l'illustre, ma il suo carattere era l'opposto del suo cognome. Gli scrittori pagani lo descrivono come un uomo strano di umore, rozzo e chiassoso, vile e sordido. A volte sgattaiolava fuori dal cortile per entrare in città, e si radunava con qualsiasi compagnia infame incognito- sotto mentite spoglie si faceva un compagno della gente comune, e degli stranieri più vili che venivano in città. Aveva i capricci più inspiegabili, così che alcuni lo consideravano sciocco, altri pazzo. Per questo fu chiamato Epimanes- il pazzo. È chiamato una persona vile, perché era stato a lungo ostaggio a Roma per la fedeltà di suo padre quando i Romani lo avevano sottomesso; e fu concordato che, quando gli altri ostaggi fossero stati scambiati, sarebbe rimasto prigioniero in libertà.
II. La sua ascesa alla corona. Con un trucco ottenne che il figlio di suo fratello maggiore, Demetrio, fosse inviato come ostaggio a Roma, in cambio di lui, contrariamente al cartello; e, essendo stato fatto fuori suo fratello maggiore da Eliodoro (Daniele 11:20), prese il regno. Gli stati della Siria non diedero a lui == (Daniele 11:21), perché sapevano che apparteneva al figlio di suo fratello maggiore, né lui lo ottenne con la spada, ma entrò pacificamente, fingendo di regnare per il figlio di suo fratello, Demetrio, allora ostaggio a Roma. Ma con l'aiuto di Eumene e Attalo, principi vicini, si interessò al popolo, e con lusinghe ottenne il regno, vi si stabilì, e schiacciò Eliodoro, che gli fece testa con le braccia di un diluvio; quelli che si opponevano a lui erano travolati e spezzati davanti a lui, persino il principe dell'alleanza, suo nipote, il legittimo erede, con il quale pretendeva di fare alleanza che si sarebbe rassegnato a lui ogni volta che fosse tornato, Daniele 11:22. Ma (Daniele 11:23) dopo l'alleanza fatta con lui, egli opererà con inganno, come uno la cui massima dichiarata è che i principi non dovrebbero essere vincolati dalla loro parola più a lungo di quanto non lo sia per il loro interesse. E con un piccolo popolo, che all'inizio si unirà a lui, diventerà forte, e (Daniele 11:24) entrerà pacificamente nei luoghi più grassi del regno di Siria, e, molto a differenza dei suoi predecessori, disperderà tra il popolo preda, bottino e ricchezze, di insinuarsi nei loro affetti; ma, allo stesso tempo, egli predirà i suoi stratagemmi contro le fortezze, per rendersi padrone di esse, in modo che la sua generosità duri solo per un certo tempo; quando avrà le guarnigioni nelle sue mani, non disperderà più il suo bottino, ma governerà con la forza, come fanno comunemente coloro che entrano con l'inganno. Chi entra come una volpe regna come un leone. Alcuni comprendono questi versetti della sua prima spedizione in Egitto, quando non venne come nemico, ma come amico e tutore del giovane re Tolomeo Filometra, e quindi portò con sé solo pochi seguaci, ma quegli uomini robusti e fedeli al suo interesse, che pose in diverse fortezze in Egitto, rendendosi così padrone di essi.
III. La sua guerra con l'Egitto, che fu la sua seconda spedizione lì. Questo è descritto, Daniele 11:25,27. Antioco susciterà la sua potenza e il suo coraggio contro Tolomeo Filomeme, re d'Egitto. Tolomeo, quindi, sarà incitato alla battaglia contro di lui, verrà contro di lui con un esercito molto grande e potente; ma Tolomeo, sebbene abbia un esercito così vasto, non sarà in grado di stare davanti a lui; perché l'esercito di Antioco rovescerà il suo, e lo sconfiggerà, e grandi moltitudini dell'esercito egiziano cadranno uccisi. E non c'è da meravigliarsi, perché il re d'Egitto sarà tradito dai suoi stessi consiglieri; coloro che si nutrono della porzione della sua carne, che mangiano del suo pane e vivono di lui, essendo corrotti da Antioco, prediranno complotti contro di lui, e anche lo distruggeranno; E quale stecca c'è contro tale tradimento? Dopo la battaglia, un trattato di pace sarà messo in piedi, e questi due re si incontreranno in un consiglio per regolare gli articoli di pace tra di loro; ma nessuno dei due sarà sincero in esso, perché, nelle loro pretese e promesse di amicizia e amicizia, mentiranno l'uno all'altro, perché i loro cuori saranno allo stesso tempo di farsi tutto il male che possono. E poi non c'è da stupirsi che non prospererà. La pace non durerà; ma la sua fine sarà al tempo stabilito nella divina Provvidenza, e allora la guerra scoppierà di nuovo, come una piaga che è solo sfiorata.
IV. Un'altra spedizione contro l'Egitto. Dal primo tornò con grandi ricchezze == (Daniele 11:28), e quindi colse la prima occasione per invadere nuovamente l'Egitto, al tempo stabilito dalla divina Provvidenza, due anni dopo, nell'ottavo anno del suo regno, Daniele 11:29. Verrà verso sud. Ma questo tentativo non avrà successo, come hanno fatto i primi due, né egli otterrà il suo punto, come aveva fatto prima più volte; perché (Daniele 11:30) le navi di Chittim verranno contro di lui, cioè la flotta dei Romani, o solo gli ambasciatori del senato romano, che sono venuti in navi. Tolomeo Filometra, re d'Egitto, essendo ora in stretta alleanza con i Romani, chiese il loro aiuto contro Antioco, che aveva assediato lui e sua madre Cleopatra nella città di Alessandria. Allora il senato romano mandò un'ambasciata ad Antioco per comandargli di togliere l'assedio, e, quando volle un po' di tempo per pensarci e consultarsi con i suoi amici, Popilio, uno degli ambasciatori, con il suo bastone gli fece un cerchio intorno e gli disse, come uno che ha autorità, che doveva dare una risposta positiva prima di uscire da quel cerchio; al che, temendo la potenza romana, fu costretto a dare immediatamente l'ordine di togliere l'assedio e di ritirare il suo esercito dall'Egitto. Così Livio e altri raccontano la storia a cui si riferisce questa profezia. Egli sarà addolorato e ritornerà; perché era una grande seccatura per lui essere costretto a cedere così.
V. La sua rabbia e le sue pratiche crudeli contro gli ebrei. Questa è quella parte del suo governo, o piuttosto del malgoverno, che viene più approfondita in questa previsione. Al suo ritorno dalla sua spedizione in Egitto (di cui è profetizzato Daniele 11:28) fece imprese contro gli Ebrei, nel sesto anno del suo regno; poi saccheggiò la città e il tempio. Ma la tempesta più terribile fu nel suo ritorno dall'Egitto, due anni dopo, profetizzato di Daniele 11:30. Poi prese con sé la Giudea sulla via del ritorno; e, poiché non poteva guadagnare il suo punto in Egitto a causa dell'interposizione dei Romani, si vendicò dei poveri Giudei, che non gli diedero alcuna provocazione, ma avevano grandemente provocato Dio perché glielo permettesse, Daniele 8:23.
1. Aveva una radicata antipatia per la religione degli ebrei: Il suo cuore era contro la santa alleanza, = Daniele 11:28. E (Daniele 11:30) si indignò contro il santo patto, quel patto di peculiarità per cui i Giudei erano incorporati come un popolo distinto da tutte le altre nazioni, e degno al di sopra di esse. Odiava la legge di Mosè e l'adorazione del vero Dio, ed era irritato dai privilegi della nazione ebraica e dalle promesse fatte loro. Nota, Ciò che è la speranza e la gioia del popolo di Dio è l'invidia del loro prossimo, e questo è il santo patto. Esaù odiava Giacobbe perché aveva ricevuto la benedizione. Coloro che sono estranei all'alleanza sono spesso suoi nemici.
2. Portò avanti i suoi disegni malvagi contro gli ebrei con l'aiuto di alcuni perfidi ebrei apostati. Ha mantenuto intelligenza con coloro che hanno abbandonato il santo patto == (Daniele 11:30), alcuni degli ebrei che erano falsi alla loro religione, e ha introdotto le usanze dei pagani, con i quali hanno fatto un patto. Vedi l'adempimento di questo, (APC) 1; Maccabei 1:11-15, dove è detto espressamente, riguardo a quegli ebrei rinnegati, che si sono fatti incirconcisi e hanno abbandonato il santo patto. Leggiamo ((APC) 2; Maccabei 4:9) di Giasone, fratello di Onia il sommo sacerdote, che per nomina di Antioco istituì una scuola a Gerusalemme, per l'educazione della gioventù alla moda dei pagani; e ((APC) 2; Maccabei 4:23 ss.) di Menelao, che si unì agli interessi di Antioco, e fu l'uomo che lo aiutò a entrare a Gerusalemme, ora al suo ultimo ritorno dall'Egitto. Nel libro dei Maccabei leggiamo molto del male fatto agli ebrei da questi uomini traditori della loro stessa nazione, Giasone e Menelao, e dal loro partito. Di questi in tutte le occasioni si serviva.
"Coloro che agiscono malvagiamente contro il patto, coloro che disapprovano la loro religione e si conformano ai pagani, li corromperà con lusinghe, per indurirli nella loro apostasia e per servirsi di loro come esche per attirare gli altri,"
Daniele 11:3. Nota, non è strano se coloro che non vivono all'altezza della loro religione, ma nelle loro conversazioni fanno malvagiamente contro il patto, sono facilmente corrotti dalle lusinghe per abbandonare la loro religione. Coloro che fanno naufragio di una buona coscienza faranno presto naufragio della fede.
3. Ha profanato il tempio. Le armi stanno da parte sua == (Daniele 11:31), non solo il suo esercito che ora ha portato dall'Egitto, ma un grande gruppo di disertori della religione ebraica che si sono uniti a loro; e hanno contaminato il santuario della forza, non solo la città santa, ma il tempio. La storia di questo la abbiamo, (APC) 1; Maccabei 1:21 ss., Egli entrò orgogliosamente nel santuario, portò via l'altare d'oro, ecc. E perciò (Daniele 11:25) ci fu un grande lutto in Israele; i principi e gli anziani fecero cordoglio, ecc. E ((APC) 2; Maccabei 5:15 e seguenti) Antioco entrò nel tempio santissimo, Menelao, quel traditore delle leggi e del suo stesso paese, essendo la sua guida. Antioco, avendo deciso di far sì che tutto ciò che lo circondava fosse della sua religione, tolse il sacrificio quotidiano, = Daniele 11:31. Alcuni osservano che la parola Tammidh, che non significa altro che daily, è solo qui, e nel luogo parallelo, usata per il sacrificio quotidiano, come se ci fosse una libertà designata per supplire o con sacrificio, che è stato soppresso da Antioco, o con gospel-worship, che è stato soppresso dall'Anticristo. Poi eresse l'abominio della desolazione sull'altare ((APC) 1; Maccabei 1:54), anche un altare d'idolo ((APC) 1; Maccabei 1:59), e chiamò il tempio il tempio di Giove Olimpio, (APC) 2; Maccabei 6:2.
4. Perseguitò coloro che mantenevano la loro integrità. Sebbene ci siano molti che abbandonano il patto e agiscono malvagiamente contro di esso, tuttavia c'è un popolo che conosce il suo Dio e conserva la conoscenza di lui, e sarà forte e farà imprese, = Daniele 11:32. Quando gli altri cedono alle richieste del tiranno e cedono la loro coscienza alle sue imposizioni, coraggiosamente mantengono la loro posizione, resistono alla tentazione e fanno vergognare il tiranno stesso del suo tentativo contro di loro. Il buon vecchio Eleazaro, uno dei principali scribi, quando ebbe la carne di maiale infilata in bocca, la sputò coraggiosamente di nuovo, sebbene sapesse che doveva essere tormentato a morte per averlo fatto, e così fu, (APC) 2; Maccabei 6:19. La madre e i suoi sette figli furono messi a morte per aver aderito alla loro religione, (APC) 2; Maccabei 7. Questo potrebbe benissimo essere chiamato doing exploits; Perché scegliere la sofferenza piuttosto che il peccato è una grande impresa. E fu per fede, essendo forti nella fede, che fecero quelle imprese, che furono torturati, non accettando la liberazione, come parla l'apostolo, probabilmente in riferimento a quella storia, Ebrei 11:35. Oppure può riferirsi al coraggio militare e alle imprese di Giuda Maccabeo e di altri in opposizione ad Antioco. Nota: La giusta conoscenza di Dio è, e sarà, la forza dell'anima, e, nella forza di ciò, le anime misericordiose compiono imprese. Coloro che conoscono il suo nome riporranno la loro fiducia in lui, e con quella fiducia faranno grandi cose. Ora, riguardo a questo popolo che conobbe il suo Dio, ci è stato detto qui:
(1.) Che istruiranno molti, = Daniele 11:33. Essi si impegneranno a mostrare agli altri ciò che hanno imparato loro stessi sulla differenza tra verità e menzogna, bene e male. Notate, Coloro che hanno la conoscenza di Dio dovrebbero comunicare la loro conoscenza a coloro che li circondano, e questa carità spirituale deve essere estesa: devono istruire molti. Alcuni comprendono questo di una società appena eretta per la propagazione della conoscenza divina, chiamata Assideani, uomini pii, pieti (così significa il nome), che erano sia sapienti che zelanti nella legge; questi istruirono molti. Nota: In tempi di persecuzione e apostasia, che sono tempi difficili, coloro che hanno conoscenza dovrebbero farne uso per rafforzare e stabilire altri. Coloro che comprendono correttamente se stessi dovrebbero fare ciò che possono per far capire agli altri; Perché la conoscenza è un talento con cui bisogna barattare. Oppure, istruiranno molti con la loro perseveranza nel loro dovere e la loro paziente sofferenza per esso. I buoni esempi istruiscono molti, e con molti sono le istruzioni più potenti.
(2.) Cadranno per la crudeltà di Antioco, saranno messi al supplizio, e messi a morte, dalla sua rabbia. Sebbene siano essi stessi così eccellenti e intelligenti, e così utili e utili agli altri, tuttavia Antioco non mostrerà loro pietà, ma cadranno per alcuni giorni; così si può leggere, Apocalisse 2:1, Avrai tribolazione per dieci giorni. Leggiamo molto, nei libri dei Maccabei, dell'uso barbaro di Antioco dei pii ebrei, di quanti ne uccise in guerra e di quanti ne uccise a sangue freddo. Le donne venivano messe a morte per aver circonciso i loro figli, e i loro infanti venivano appesi al collo, 1; Macc. 1:60-61. Ma perché Dio soffrì questo? Come si può conciliare questo con la giustizia e la bontà di Dio? Rispondo: Molto bene, se consideriamo a cosa mirava Dio in questo (Daniele 11:35): Alcuni di quelli che hanno intendimento cadranno, ma sarà per il bene della chiesa e per il loro beneficio spirituale. Sarà metterli alla prova, purificarli e renderli bianchi. Loro avevano bisogno di queste afflizioni da soli. I migliori hanno le loro macchie, che devono essere lavate via, le loro scorie, che devono essere eliminate; e le loro tribolazioni, in particolare la loro partecipazione alle tribolazioni pubbliche, aiutano a fare questo; essendo santificati per loro dalla grazia di Dio, sono mezzi per mortificare le loro corruzioni, svezzarli dal mondo e risvegliarli a una maggiore serietà e diligenza nella religione. Li provano, come l'argento nella fornace viene raffinato dalle sue scorie; li purificano, come il grano nel granaio viene vagliato dalla pula; e li rendono bianchi, come la stoffa dal lavandaio viene rimossa dalle sue macchie. Vedere 1Pietro 1:7. Le loro sofferenze per amore della giustizia avrebbero cercato di purificare la nazione dagli ebrei, li avrebbero convinti della verità, dell'eccellenza e del potere di quella santa religione a cui questi comprendenti uomini sono morti per la loro adesione. Il sangue dei martiri è il seme della chiesa; È sangue prezioso, e non se ne dovrebbe versare una goccia se non in base a una considerazione così preziosa.
(3.) La causa della religione, anche se così calpestata, non sarà abbattuta. Quando cadranno non saranno completamente abbattuti, ma saranno aiutati con un piccolo aiuto, = Daniele 11:34. Giuda Maccabeo, e i suoi fratelli, e alcuni con loro, faranno testa contro il tiranno, e affermeranno la causa lesa della loro religione; abbatterono gli altari idolatri, circoncisero i bambini che trovarono incirconcisi, recuperarono la legge dalle mani dei Gentili, e l'opera prosperò nelle loro mani, 1; Macc. 2:45, &c. Nota: Coloro che sostengono la causa della religione quando è minacciata e colpita, anche se non possono essere immediatamente liberati e resi vittoriosi, avranno ancora presente aiuto. E un piccolo aiuto non deve essere disprezzato; ma, quando i tempi sono molto brutti, dobbiamo essere grati per qualche risveglio. È similmente predetto che molti si attaccheranno a loro con lusinghe; quando vedranno prosperare i Maccabei, alcuni ebrei si uniranno a loro che non sono veri amici della religione, ma fingeranno solo amicizia o con l'intenzione di tradirli o nella speranza di risorgere con loro; ma la prova di fuoco == (Daniele 11:35) separerà tra prezioso e vile, e per mezzo di essa si manifesteranno quelli che sono perfetti e quelli che non lo sono.
(4.) Anche se questi problemi possono continuare a lungo, tuttavia avranno una fine. Essi sono per un tempo stabilito, un tempo limitato, fissato nei consigli divini. Questa guerra sarà compiuta. Finora il potere del nemico verrà, e non oltre; qui saranno onde orgogliose sono rimaste.
5. Divenne molto orgoglioso, insolente e profano, e, gonfiato dalle sue conquiste, sfidò il Cielo e calpestò ogni cosa che era sacra, Daniele 11:36, ecc. E qui alcuni pensano che inizi una profezia dell'anticristo, del regno papale. È chiaro che Paolo, nella sua profezia dell'ascesa e del regno dell'uomo del peccato, allude a questo (2Tessalonicesi 2:4), il che mostra che Antioco era un tipo e una figura di quel nemico, come lo era anche Babilonia; ma, essendo questo unito in un discorso continuo con le precedenti profezie riguardanti Antioco, a me sembra probabilmente che si riferisca principalmente a lui, e in lui abbia avuto il suo primo compimento, e si riferisca all'altro solo a titolo di accomodamento.
(1.) Disonorerà empiamente il Dio d'Israele, l'unico Dio vivente e vero, chiamato qui il Dio degli dei. Egli, sfidando lui e la sua autorità, agirà secondo la sua volontà contro il suo popolo e la sua santa religione; esalterà al di sopra di lui, come fece Sennacherib, e dirà cose meravigliose contro di lui e contro le sue leggi e istituzioni. Questo si adempì quando Antioco proibì che sacrifici fossero offerti nel tempio di Dio, e ordinò che i sabati fossero profanati, il santuario e il santo popolo fossero contaminati, &c., a il fine affinché dimenticassero la legge e cambiassero tutte le ordinanze, e questo sotto pena di morte, (APC) 1; Maccabei 1:45.
(2.) Disprezzerà con orgoglio tutti gli altri dèi, magnificherà se stesso al di sopra di ogni dio, anche gli dèi delle nazioni. Antioco scrisse al suo regno che ognuno doveva lasciare gli dèi che aveva adorato e adorare quelli che aveva ordinato, contrariamente alla pratica di tutti i conquistatori che lo avevano preceduto, /APC 1Ma 1:41-42. E tutti i pagani furono d'accordo secondo il comandamento del re; Per quanto fossero affezionati ai loro dèi, non li ritenevano degni di soffrire, ma, essendo i loro dèi idoli, per loro era tutto uguale quali dèi adoravano. Antioco non guardò alcun dio, ma magnificò se stesso sopra ogni cosa, = Daniele 11:37. Era così orgoglioso che pensava di essere al di sopra della condizione di un uomo mortale, che poteva comandare le onde del mare, e raggiungere le stelle del cielo, come si esprimono la sua insolenza e superbia, (APC) 2; Maccabei 9:8,10. Così portò tutto davanti a sé, finché l'indignazione fu compiuta == (Daniele 11:36), finché ebbe corso la sua lunghezza, e colmato la misura della sua iniquità; perché ciò che è determinato sarà fatto, e niente di più, niente di meno.
(3.) Egli, contrariamente alla condotta dei pagani, ignorerà il dio dei suoi padri, Daniele 11:37. Sebbene l'affetto per la religione dei loro antenati fosse, tra i pagani, quasi altrettanto naturale per loro quanto il desiderio delle donne (perché, se si cerca attraverso le isole di Chittim, non si troverà un esempio di una nazione che abbia cambiato i suoi dèi, = Geremia 2:10-11), tuttavia Antioco non considererà il dio dei suoi padri; fece leggi per abolire la religione del suo paese, e per introdurre gli idoli dei Greci. E sebbene i suoi predecessori avessero onorato il Dio d'Israele e dato grandi doni al tempio di Gerusalemme ((APC) 2; Maccabei 3:2-3), egli offrì le più grandi umiliazioni a Dio e al suo tempio. Il fatto che non si preoccupi del desiderio delle donne può denotare la sua barbara crudeltà (non risparmierà né l'età né il sesso, no, nemmeno i più teneri) o le sue concupiscenze innaturali, o, in generale, il suo disprezzo per tutto ciò che interessa agli uomini d'onore, o potrebbe essere realizzato in qualcosa che non incontriamo nella storia. Il fatto che si unisse al suo non riguardo al dio dei suoi padri suggerisce che le idolatrie del suo paese avevano in sé più gratificazioni della carne di quelle di altri paesi (Luciano ha scritto delle dee siriane), e tuttavia ciò non avrebbe prevalso per tenerlo a loro.
(4.) Egli stabilirà un dio sconosciuto, un nuovo dio, Daniele 11:38. Nella sua proprietà, nella stanza del dio dei suoi padri (Apollo e Diana, divinità del piacere), egli onorerà il dio delle forze, una presunta divinità di potenza, un dio che i suoi padri non conoscevano, né adoravano; perché sarà pensato in saggezza e forza per superare i suoi padri, Egli onorerà questo Dio con oro, argento e pietre preziose, non pensando a nulla di troppo buono per il Dio di cui si è invaghito. Sembra che questo sia Giove Olimpio, conosciuto tra i Fenici con il nome di Baal-Semen, il signore del cielo, ma mai introdotto tra i Siri fino a quando non lo introdusse Antioco. Così farà nelle fortezze, nel tempio di Gerusalemme, che è chiamato il santuario della forza == (Daniele 11:31), e qui le fortezze delle munizioni; Lì metterà l'immagine di questo strano dio. Alcuni lo leggono, Egli affiderà le munizioni della forza, o del Dio più forte (cioè, la città di Gerusalemme), a un dio straniero; lo mise sotto la protezione e il governo di Giove Olimpio. Questo dio non solo lo riconoscerà, ma crescerà di gloria, ponendo la sua immagine proprio sull'altare di Dio. E farà in modo che coloro che servono a questo idolo governino su molti, li metterà in posti di potere e di fiducia, e divideranno la terra per guadagno, saranno mantenuti riccamente dai profitti del paese. Alcuni dal Mahuzzim, o dio delle forze, che Antioco adorerà, comprendono denaro, che si dice risponda a tutte le cose, e che è il grande idolo delle persone mondane.
Ora qui c'è molto che è applicabile all'uomo del peccato; egli si esalta al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato; si magnifica al di sopra di tutto; I suoi adulatori lo chiamano Nostro Signore Dio il Papa. Proibendo il matrimonio, e magnificando la vita da single, finge di non considerare il desiderio delle donne; e onora il dio delle forze, il dio Mahuzzim, o forti prese, santi e angeli, che i suoi seguaci prendono per loro protettori, come i pagani hanno fatto anticamente con i loro demoni; questi li fanno presidenti di diversi paesi, ecc. Li onorano con vasti tesori a loro dedicati, e in ciò il dotto signor Mede pensa che questa profezia si sia adempiuta, e che si riferisca a 1Timoteo 4:1-2.
VI. Sembra che ci sia un'altra spedizione in Egitto, o, almeno, una lotta con l'Egitto. I Romani lo avevano legato dall'invasione di Tolomeo, ma ora che re del sud lo spinge == (Daniele 11:40), fa un tentativo su alcuni dei suoi territori, al che Antioco, il re del nord, viene contro di lui come un turbine, con incredibile rapidità e furia, con carri, e cavalli, e molte navi, una grande forza. Egli attraverserà i paesi, e traboccherà e passerà oltre. In questa marcia volante molti paesi saranno rovesciati da lui; ed egli entrerà la terra gloriosa, la terra d'Israele; è la stessa parola che viene tradotta la terra piacevole, = Daniele 8:9. Egli farà un'opera terribile fra le nazioni che vi sono all'intorno; eppure alcuni sfuggiranno al suo furore, in particolare Edom e Moab, e il capo dei figli di Ammon, = Daniele 11:41. Non mise questi paesi sotto contribuzione, perché si erano uniti a lui contro gli ebrei. Ma soprattutto la terra d'Egitto non sfuggirà, ma egli la mendicherà del tutto, tanto la spoglierà. Alcuni ritengono che questa sia la sua quarta e ultima spedizione contro l'Egitto, nel decimo o undicesimo anno del suo regno, con il pretesto di aiutare contro di lui il fratello minore di Tolomeo Filometra. Non leggiamo di un grande massacro fatto in questa spedizione, ma di un grande saccheggio; perché, dovrebbe sembrare, questo è ciò per cui è venuto: Egli avrà potere sui tesori d'oro e d'argento, e su tutte le cose preziose d'Egitto, = Daniele 11:43. Polibio, in Ateneo, racconta che Antioco, avendo raccolto abbondanza di ricchezze, spogliando il giovane Filometra e rompendo le alleanze con lui, e con le contribuzioni dei suoi amici, concesse una grande quantità di trionfo, a imitazione di Paolo Emilio, e ne descrive la stravaganza; Qui ci viene raccontato come ha ottenuto quei soldi che ha speso così copiosamente. Qui si nota anche l'uso che fece dei Libi e degli Etiopi, che confinavano con l'Egitto; loro erano ai suoi passi; li aveva ai suoi piedi, li aveva ai suoi ordini, ed essi fecero irruzione in Egitto per servirlo.
VII. Ecco una predizione della caduta e della rovina di Antioco, come prima (Daniele 8:25), quando egli è al culmine del suo onore, arrossato dalla vittoria e carico di bottino, le notizie da est e da nord (da nord-est) lo turbaranno, Daniele 11:44. Oppure, avrà notizia, sia dalla parte orientale che da quella settentrionale, che il re dei Parti sta invadendo il suo regno. Questo lo costrinse a lasciar perdere le imprese che aveva in mano e ad andare contro i Persiani e i Parti che si ribellavano contro di lui; e questo irritato lui, perché ora pensava completamente di rovinare ed estirpare la nazione ebraica, quando quella spedizione lo chiamò via, in cui perì. Ciò è spiegato da un passo di Tacito (anche se empio) in cui loda Antioco per il suo tentativo di togliere la superstizione degli ebrei, e portare le maniere dei Greci, tra loro ut teterrimam gentem in melius mutaret - per migliorare una nazione odiosa, e si lamenta di essere stato impedito di realizzarlo dalla guerra dei Parti. Ora ecco,
1. L'ultimo sforzo della sua rabbia contro gli ebrei. Quando si troverà perplesso e imbarazzato nei suoi affari, uscirà con grande furia per distruggere e completamente per distruggere molti, = Daniele 11:44. La storia di questo la abbiamo (APC) 1; Maccabei 3:27 e seguenti, quale rabbia prese Antioco quando seppe dei successi di Giuda Maccabeo, e gli ordini che diede a Lisia di distruggere Gerusalemme. Poi piantò i tabernacoli del suo palazzo, o tende del suo cortile, tra i mari, tra il Mar Grande e il Mar Morto. Egli eresse il suo padiglione reale a Emmaus, vicino a Gerusalemme, in segno che, sebbene non potesse essere presente di persona, tuttavia dava pieno potere ai suoi capitani di proseguire la guerra contro gli ebrei con il massimo rigore. Vi pose la sua tenda, come se avesse preso possesso del glorioso monte santo e lo chiamò suo. Nota, Quando l'empietà diventa molto impudente, potremmo vedere la sua rovina vicina.
2. La sua uscita: Arriverà alla sua fine e nessuno lo aiuterà; Dio lo stroncherà nel bel mezzo dei suoi giorni e nessuno potrà impedire la sua caduta. Questo è lo stesso con ciò che è stato predetto Daniele 8:25 (Sarà spezzato senza mano ), dove abbiamo preso visione della sua miserabile fine. Nota: Quando verrà il tempo di Dio di portare alla loro fine gli oppressori orgogliosi, nessuno sarà in grado di aiutarli, né forse sarà incline ad aiutarli; perché coloro che bramano di essere temuti da tutti quando sono nella loro grandezza, quando vengono ad essere nell'angoscia non si troveranno amati da nessuno; nessuno presterà loro nemmeno una mano o una preghiera per aiutarli; e, se il Signore non aiuta, chi lo farà?
Dei re che vennero dopo Antioco non è qui profetizzato nulla, perché quello era il nemico più malvagio e malizioso della chiesa, quello era un tipo del figlio della perdizione, che il Signore consumerà con il soffio della sua bocca e distruggerà con lo splendore della sua venuta, e nessuno lo aiuterà.
Commentario abbreviato di Matthew Henry:
Daniele 11
1 Capitolo 11
La visione delle Scritture della verità
Versetti 1-30
L'angelo mostra a Daniele la successione degli imperi persiano e greco. Vengono notati i re d'Egitto e di Siria: La Giudea si trovava tra i loro domini e subisce le loro contese. Da Dan 11:5-30, si ritiene generalmente che si riferisca agli eventi che si verificarono durante la permanenza di questi governi; e dal versetto Dan 11:21, si riferisce ad Antioco Epifane, che fu un crudele e violento persecutore dei Giudei. Vediamo quali sono le cose che decadono e che perdono il fasto e i possedimenti del mondo e il potere con cui si ottengono. Dio, nella sua provvidenza, ne innalza uno e ne abbatte un altro, a suo piacimento. Questo mondo è pieno di guerre e combattimenti, che derivano dalle passioni degli uomini. Tutti i cambiamenti e le rivoluzioni di stati e regni, e ogni evento, sono chiaramente e perfettamente previsti da Dio. Nessuna parola di Dio cadrà a terra; ma ciò che ha progettato, ciò che ha dichiarato, si realizzerà infallibilmente. Mentre i vasai della terra lottano tra di loro, prevalgono e sono sconfitti, ingannano e sono ingannati; ma coloro che conoscono Dio confideranno in Lui, ed Egli li renderà capaci di resistere, di portare la loro croce e di mantenere il loro conflitto.
31 Versetti 31-45
Il resto di questa profezia è molto difficile e i commentatori differiscono molto al riguardo. Da Antioco il racconto sembra passare all'Anticristo. Sembra che si faccia riferimento all'impero romano, la quarta monarchia, nei suoi stati pagani, paleocristiani e papali. La fine dell'ira del Signore contro il suo popolo si avvicina, così come la fine della sua pazienza verso i suoi nemici. Se vogliamo sfuggire alla rovina dell'infedele, dell'idolatra, del persecutore superstizioso e crudele, così come a quella del profano, facciamo degli oracoli di Dio la nostra norma di verità e di dovere, il fondamento della nostra speranza e la luce dei nostri sentieri attraverso questo mondo oscuro, verso la gloriosa eredità di lassù.
Note di Albert Barnes sulla Bibbia:
Daniele 11
1 Analisi del capitolo
Questo capitolo contiene una parte di quelle cose che l'angelo disse che erano state scritte nella "scrittura della verità" e che venne a rivelare a Daniele. La rivelazione abbraccia anche il dodicesimo capitolo, ei due comprendono l'ultima comunicazione registrata che è stata fatta a Daniele. La rivelazione che viene fatta in questi capitoli abbraccia non solo una grande porzione di storia di interesse per il popolo ebraico dei tempi antichi, e progettata per dare istruzioni sugli eventi importanti che avrebbero riguardato la loro nazione, ma anche, nel suo progresso, allude a periodi importanti del futuro in quanto segnano epoche decisive nella storia del mondo e contiene accenni a ciò che sarebbe accaduto fino alla fine di tutte le cose.
Il capitolo che ci attende abbraccia i seguenti periodi decisamente marcati:
I. La successione dei re in Persia al tempo di un re potente che avrebbe dovuto mobilitare tutte le forze del suo regno per muovere guerra alla Grecia - riferendosi senza dubbio a Serse, Daniele 11:1. Di quei re in Persia ce ne sarebbero tre - tre così importanti da meritare attenzione nel rapido sguardo agli eventi futuri - Cambise, Smerdi e Dario Istaspi.
II. Dopo questa successione di re, si alzerà o apparirà uno che sarà caratterizzato come governante "con grande dominio" e "'secondo la sua volontà", Daniele 11:3. Evidentemente il dominio sarebbe passato nelle sue mani, e si sarebbe distinto da tutto ciò che lo precedeva. Non c'è dubbio, dal collegamento, e da quanto detto in Daniele 11:4 , che il riferimento qui sia ad Alessandro Magno.
III. Lo stato dell'impero dopo la morte di questo potente re, Daniele 11:4. Il suo regno sarebbe stato spezzato e sarebbe stato diviso in quattro parti, riferendosi senza dubbio alla divisione dell'impero di Alessandro dopo la sua morte.
IV. La storia procede poi a notare gli eventi che sarebbero appartenuti a due di queste porzioni dell'impero - i conflitti tra il re del sud e il re del nord - o tra Egitto e Siria, Daniele 11:5. Questa parte della storia abbraccia, in dettaglio, un resoconto della politica, dei negoziati e delle guerre di Antioco il Grande, fino al momento della sua morte.
Questi regni sono particolarmente citati, probabilmente perché i loro conflitti avrebbero ripercussioni sulla terra santa, e riguardavano in ultima analisi la storia della religione, la sua fondazione e il suo trionfo nel mondo. Nell'avviso di queste due sovranità c'è un dettaglio considerevole, tanto che gli eventi principali avrebbero potuto essere prontamente anticipati da coloro che erano in possesso degli scritti di Daniele.
I destini delle altre due porzioni dell'impero di Alessandro non influirono particolarmente sulla storia della religione, né attinenti alla terra santa, e quindi non vengono introdotti. In un modo particolare, la storia di Antioco il Grande è tracciata con grande minuzia in questa parte della profezia, perché le sue azioni hanno avuto un'influenza speciale sulla nazione ebraica ed erano collegate al progresso della religione. Il commento su questa parte del capitolo mostrerà che gli eventi principali sono tracciati con la stessa precisione di un riassunto della storia compilata dopo che le transazioni si sono verificate.
V. Un breve riferimento al successore di Antioco il Grande, Seleuco IV, Daniele 11:20. Tuttavia, poiché occupò il trono, ma per un breve periodo, e poiché le sue azioni non influirono particolarmente sulla condizione del popolo ebraico, o sugli interessi della religione, e il suo regno fu, sotto ogni aspetto, irrilevante, è passato con solo un leggero preavviso.
VI. La vita e gli atti di Antioco Epifane, Daniele 11:21. Non c'è dubbio che questa parte del capitolo si riferisce ad Antioco e contiene un dettaglio completo del suo carattere e delle sue azioni. Il resoconto qui, sebbene senza nominarlo, è proprio come sarebbe stato dato da uno che avrebbe dovuto scrivere dopo che gli eventi si erano verificati, e non c'è più difficoltà nell'applicare a lui la descrizione in questo capitolo ora di quanto non ci sarebbe stato in un simile racconto storico.
La rivelazione è fatta, evidentemente, per preparare il popolo ebraico a questi terribili eventi, ea queste dure prove, nella sua storia; e anche per assicurare loro che sarebbero seguiti risultati più gloriosi e che la liberazione sarebbe succeduta a queste calamità. Nei guai che Antioco avrebbe causato al popolo ebraico, era importante che avesse davanti a sé un resoconto contenente i grandi schemi di ciò che sarebbe accaduto e la certezza del trionfo finale - proprio come è importante per noi ora nelle prove che abbiamo motivo di anticipare in questa vita, di avere davanti a noi nella Bibbia la testimonianza permanente che troveremo ancora la liberazione. Nel dodicesimo capitolo, quindi, l'angelo dirige la mente in avanti verso tempi più luminosi e assicura a Daniele che ci sarebbe stato un giorno di gioia.
Anche io - io l'angelo. Allude qui a ciò che aveva fatto in un'occasione precedente per promuovere gli interessi del popolo ebraico e per garantire quegli accordi che erano necessari per il loro benessere, in particolare nella disposizione favorevole di Dario il Medo nei loro confronti.
Nel primo anno di Dario il Medo - Vedi le note a Daniele 5:31. Non afferma qui le cose contemplate o fatte da Dario nelle quali lo aveva confermato o rafforzato, ma non vi può essere alcun ragionevole dubbio che lo scopo da lui concepito fosse quello di riportare i Giudei nella loro terra e di dar loro permesso di ricostruire la loro città e il tempio.
Confronta Daniele 9:1. Fu in quell'anno che Daniele offrì la sua solenne preghiera, come ricorda Daniele 9; in quell'anno che, secondo il tempo predetto da Geremia (cfr Daniele 9:2 ), la prigionia sarebbe terminata; e in quell'anno che un'influenza dall'alto portò la mente del re persiano a contemplare la restaurazione del popolo prigioniero.
Ciro fu, infatti, colui per mezzo del quale fu promulgato l'editto per il loro ritorno; ma poiché regnò sotto suo zio Ciassare o Dario, e poiché Ciassare era la fonte dell'autorità, è evidente che la sua mente deve essere stata influenzata a concedere questo favore, ed è a questo che l'angelo qui si riferisce.
Mi sono alzato per confermarlo e rafforzarlo - Confronta le note a Daniele 10:13. Sembrerebbe che la mente di Dario non fosse del tutto decisa; che c'erano influenze avverse su di esso: che c'erano probabilmente consiglieri del suo regno che sconsigliavano le misure proposte, e l'angelo qui dice che gli stava accanto, e lo confermava nel suo proposito, e assicurava l'esecuzione del suo piano benevolo .
Chi può provare che un angelo non possa esercitare un'influenza sul cuore dei re? E quale classe di uomini c'è che, quando intendono fare il bene e il bene, è più probabile che i loro propositi vengano cambiati da malvagi consiglieri che da re; e chi c'è che più bisogno di un'influenza celeste per confermare il loro progetto per fare bene?
2 E ora ti mostrerò la verità - Cioè, la verità sugli eventi che devono accadere in futuro e che saranno in accordo con ciò che è scritto nella "scrittura della verità", Daniele 10:21.
Ecco, si alzeranno ancora tre re in Persia - La frase “alzati significa che ci sarebbero tanti re in Persia; cioè, ce ne sarebbero tre prima del quarto che egli cita. La stessa parola ebraica qui resa "alzati" ( עמד ‛ âmad ) ricorre in Daniele 11:3 , Daniele 11:6 , Daniele 11:14 (due volte), Daniele 11:17 , Daniele 11:20 , Daniele 11:21 , Daniele 11:25 , Daniele 11:31; anche in Daniele 12:1 , Daniele 12:13.
In Daniele 11:8 è reso “continua”; in Daniele 11:15 , “sopportare”; negli altri casi, "alzati", o semplicemente alzati. Gesenius dice che è una parola usata particolarmente di un nuovo principe, come in Daniele 8:23; Daniele 11:2 , Daniele 11:20.
Non dice che non ce ne sarebbe stato nessuno in seguito, ma evidentemente intende toccare i grandi e importanti eventi riguardanti l'impero persiano, nella misura in cui influenzerebbero il popolo ebraico e nella misura in cui costituirebbero punti importanti nella storia del mondo. Non entra, quindi, in tutti i dettagli rispetto alla storia, né menziona tutti i re che regneranno.
Il prominente, i punti materiali, sarebbe il regno di quei tre re; poi il regno del quarto, o Serse, poiché la sua folle spedizione in Grecia avrebbe posto le vere basi per l'invasione della Persia da parte di Alessandro, e il rovesciamento dell'impero persiano; poi la vita e le conquiste di Alessandro, e poi le guerre conseguenti alla divisione del suo impero alla sua morte. I "tre re" qui citati erano Cambise, Smerdi e Dario Istaspi.
Essendo questa comunicazione fatta nel terzo anno di Ciro Daniele 10:1 , questi sarebbero stati i prossimi nell'ordine; e per quarto si intende senza dubbio Serse. Ci furono diversi re di Persia dopo Serse, come Artaserse Longimano, Dario Noto, Artaserse Mnemone, Oco e Dario Codomano, ma questi non sono elencati perché il vero motivo dell'invasione di Alessandro, la cosa che lo collegava agli affari di Pcrsia , non avvenne durante il loro regno, ma fu l'invasione della Grecia da parte di Serse.
E il quarto sarà molto più ricco di tutti loro - Cioè, Serse - perché era il quarto in ordine, e la descrizione qui concorda interamente con lui. Naturalmente erediterà la ricchezza accumulata da questi re, ed è qui implicito che aumenterebbe quella ricchezza, o che, in qualche modo, ne possederebbe più di tutti loro messi insieme. La ricchezza di questo re è qui menzionata probabilmente perché la magnificenza e la gloria di un monarca orientale erano stimate in misura considerevole dai suoi possedimenti, e perché le sue ricchezze gli consentirono di compiere la sua spedizione in Grecia. Si può avere un'idea dei tesori di Serse considerando,
(a) Che Ciro aveva raccolto una grande quantità di ricchezze con la conquista della Lidia e la sottomissione di Creso, il suo ricco re, con la conquista dell'Asia Miner, dell'Armenia e di Babilonia - poiché si dice che lo rispetti, " Ti darò i tesori delle tenebre e le ricchezze nascoste dei luoghi segreti”, Isaia 45:3 : vedi la nota in quel passaggio.
(b) Che Cambise accrebbe quella ricchezza che ereditò da Ciro con le sue vittorie, e col suo saccheggio dei templi dovunque venisse. Un singolo caso verificatosi nelle sue conquiste può illustrare la quantità di ricchezza accumulata. Al suo ritorno da Tebe, in Egitto, fece saccheggiare e radere al suolo tutti i templi di quella città. Ma salvò dalle fiamme oro per trecento talenti e argento per duemilacinquecento talenti.
Si dice anche che abbia portato via il famoso cerchio d'oro che circondava la tomba del re Ozymandias, con una circonferenza di trecentosessantacinque cubiti, sul quale erano rappresentati tutti i movimenti delle diverse costellazioni. - Storia universale, iv. 140.
(c) Questo fu ulteriormente aumentato dalle conquiste di Dario Istaspi e dalle sue pesanti tasse sul popolo. Queste tasse erano così gravose che fu chiamato dai Persiani, ὁ κάπηλος ho kapēlos - il "mercante" o "accaparratore". Uno dei primi atti di Dario fu quello di dividere il suo regno in province allo scopo di raccogliere tributi.
“Durante il regno di Ciro, e in effetti di Cambise, non c'erano tributi specifici; ma si facevano regali al sovrano. A causa di queste e simili innovazioni, i Persiani chiamano Dario un mercante, Cambise un despota, ma Ciro un genitore”. - Erodoto, b. ii. lxxxix. Un resoconto completo della tassazione del regno, e l'ammontare delle entrate sotto Dario, può essere visto in Erodoto, b.
ii. xc. - xcvi. La somma del tributo sotto Dario, secondo Erodoto, era di quattordicimilacinquecentosessanta talenti. Oltre a questa somma ricevuta dalle tasse regolari, Erodoto enumera una grande quantità di oro e argento e altre cose di valore, che Dario era solito ricevere ogni anno dagli Etiopi, dal popolo della Colchide, dagli Arabi e dall'India. Tutta questa vasta ricchezza fu ereditata da Serse, figlio e successore di Dario, e il "quarto re" a cui si fa riferimento.
Serse aveva quattro anni pieni nel provvedere alla sua celebre spedizione in Grecia. Della quantità delle sue forze, e la sua preparazione, un resoconto completo può essere visto in Erodoto, b. vii. Della sua ricchezza Giustino fa questa osservazione: “ Si regem, spectes, divitias, non ducem, laudes: quarum tanta copia in regno ejus fuit, ut cum flumina multgtudine consumerentur, opes tamen regioe superessent ”. - Hist.
ii. 10. Confronta Diod. Sic. xc 3; Plinio, Hist. Naz. xxiii. 10; AEl. xiii. 3; Erode. ii. 96; vii. 27-29. Nella città di Celene, dice Erodoto, abitava un uomo di nome Pizio, figlio di Atys, nativo della Lidia, che intrattenne Serse e tutto il suo esercito con grande magnificenza, e che inoltre si impegnava a fornire al re denaro per la guerra. Serse su questo è stato indotto a chiedere ai suoi attendenti persiani chi fosse questo Pizio e quali fossero le risorse che gli permettevano di fare queste offerte. "È lo stesso", risposero, "che ha regalato a tuo padre Dario un platano e una vite d'oro, e che, accanto a te, è il più ricco del genere umano". - Erode. vii. 27.
E con la sua forza attraverso le sue ricchezze susciterà tutto contro il regno della Grecia - Cioè, tutto il suo regno. Gli fu permesso di farlo grazie alla sua grande ricchezza: collezionando ed equipaggiando, probabilmente, il più grande esercito che fosse mai stato assemblato. La spedizione di Serse contro la Grecia è troppo nota per aver bisogno di essere dettagliata qui, e nessuno può non vedere l'applicabilità di questa descrizione a quell'invasione.
Trascorsero quattro anni nella preparazione di questa spedizione e le forze che costituivano l'esercito furono raccolte da tutte le parti del vasto impero di Serse, abbracciando, come si supponeva allora, tutto il mondo abitabile tranne la Grecia. Secondo Giustino, l'esercito era composto da settecentomila suoi propri e trecentomila ausiliari. Diodoro Siculo fa essere circa trecentomila uomini; Prideaux, da Erodoto e altri, calcola che sia ammontato, mettendo insieme tutte le sue forze per mare e per terra, a due milioni seicentoquarantunmilaseicentodieci uomini; e aggiunge che i servi, gli eunuchi, i pastori e coloro che seguivano il campo, ne fecero altrettanti di più, sicché l'intero numero che seguì Serse non poteva essere inferiore a cinque milioni.
- Connessioni, pt. ib iv. vol. ip 410. Grozio calcola le sue forze a cinque milioni e duecentottantaduemila. Questi immensi numeri giustificano l'espressione qui, e mostrano con quale proprietà è applicata alle schiere di Serse. Supponendo che questo sia stato scritto dopo l'evento, e che fosse storia invece di profezia, questo sarebbe il linguaggio stesso che sarebbe stato impiegato.
3 E un re potente si alzerà - Per quanto riguarda la lingua qui, non è detto se questo sarebbe in Persia, come successore del "quarto re" Daniele 11:2 , o se sarebbe in qualche altro parte del mondo. Il versetto successivo, tuttavia, mostra che il riferimento è ad Alessandro Magno, poiché non è applicabile a nessun altro.
Vi furono infatti diversi monarchi di Persia che succedettero a Serse prima che il regno fosse invaso e sottomesso da Alessandro (vedi le note a Daniele 11:2 ), e questi sono qui interamente tralasciati senza che si alluda. Si deve ammettere che chi avesse letto questa profezia prima che si verificassero gli eventi avrebbe dedotto naturalmente che questo “re potente che dovesse levarsi in piedi” si sarebbe appellato subito dopo il “quarto”, e probabilmente che sarebbe stato il suo successore in il reame; ma si può notare,
(a) che il linguaggio qui non è incoerente con i fatti del caso - essendo letteralmente vero che un tale "potente re" "si alzò" che "governò con grande dominio e secondo la sua volontà";
(b) che non vi era alcuna necessità nella storia profetica di riferirsi agli atti di questi re intermedi di Persia, poiché essi non contribuirono affatto al risultato - essendo ben noto che la ragione addotta da Alessandro per la sua invasione del L'impero persiano non era qualcosa che avevano fatto, ma i torti subiti dalla Grecia in conseguenza dell'invasione di Serse e del suo predecessore.
La vera successione degli eventi nel caso fu l'ultima invasione della Grecia da parte di Serse, e la conseguente invasione dell'impero persiano da parte di Alessandro. Erano queste transazioni che l'angelo evidentemente intendeva collegare insieme, e quindi tutto ciò che era intermedio fu omesso. Così Alessandro, nella sua lettera a Dario, dice: “I tuoi antenati entrarono in Macedonia, e nelle altre parti della Grecia, e ci fecero danno, quando non avevano ricevuto da noi alcun affronto come causa di ciò; e ora io, creato generale dei Greci, provocato da te e desideroso di vendicare l'offesa fatta dai Persiani, sono passato in Asia». - Arrian, Exped. Alessio. io. 2.
Che regnerà con grande dominio - Che avrà un impero vasto ed esteso. Il linguaggio qui si applicherebbe a qualsiasi dei monarchi di Persia che succedette a Serse, ma sarebbe più strettamente applicabile ad Alessandro Magno che a qualsiasi principe dei tempi antichi o moderni. Si supponeva che il mondo intero, tranne la Grecia, fosse soggetto al potere della Persia; ed era uno degli scopi principali e dichiarati di Dario e Serse nell'invasione della Grecia, aggiungendolo al loro impero, di avere la terra sotto il loro controllo.
Quando dunque Alessandro aveva conquistato la Persia, si supponeva che avesse soggiogato il mondo; né era un sentimento innaturale che, fatto ciò, colui, il cui unico principio d'azione era l'ambizione, si sedesse e piangesse perché non c'erano più mondi da conquistare. In effetti, allora fece oscillare uno scettro più esteso e potente di qualsiasi altro prima di lui, ed è con peculiare proprietà che il linguaggio qui è usato nei suoi confronti.
E fare secondo la sua volontà - Sarebbe un principe arbitrario. Questo era vero anche per i re persiani e per i despoti orientali in genere; ma era eminentemente così per Alessandro, il quale, nel sottomettere regni, conquistando potenti eserciti, controllando milioni di persone sotto il suo dominio, gettando le fondamenta delle città e riordinando i confini degli imperi, sembrava consultare solo la propria volontà, e sentiva che tutto doveva essergli subordinato. Si dice che questo passaggio sia stato mostrato ad Alessandro dal sommo sacerdote dei Giudei, e che queste profezie abbiano fatto molto per conciliare il suo favore verso il popolo ebraico.
4 E quando si alzerà - Nella potenza e nel potere del suo regno. Quando il suo potere sarà pienamente stabilito. Capisco questo, con Rosenmuller e Havernick, nel senso che quando sarà all'apice della sua autorità e del suo potere, allora il suo regno sarà infranto. Il riferimento è, senza dubbio, alla morte improvvisa di Alessandro; e il senso è, che il suo impero non "gradualmente" diminuirebbe e decadrebbe, ma che accadrebbe qualche evento, il cui effetto sarebbe di squarciarlo in quattro parti.
Il suo regno sarà spezzato - Vale a dire, con la sua morte. Il linguaggio è quello che è propriamente applicabile a questo, e in effetti lo implica, poiché si dice che non sarebbe "alla sua posterità" - un evento che ci si potrebbe naturalmente aspettare che accada; o, in altre parole, l'allusione alla sua posterità è un linguaggio che sarebbe impiegato supponendo che il riferimento qui sia alla sua morte.
E sarà diviso verso i quattro venti del cielo - In quattro parti. Per il notevole adempimento di questa previsione, vedere le note a Daniele 8:8.
E non ai suoi posteri - Vedi anche le note a Daniele 8:8.
Né secondo il suo dominio che ha governato - Questo era letteralmente vero per la divisione dell'impero. Nessuno dei suoi successori ottenne mai un dominio così vasto come lui stesso.
Poiché il suo regno sarà divelto - Con la sua morte. Ciò non significa naturalmente che sarebbe per "conquista", poiché si dice che sarebbe "diviso verso i quattro venti del cielo" - linguaggio che non esprime propriamente la conquista. Tutto ciò che è implicito è soddisfatto dalla supposizione, che alla sua morte il regno che era stato fondato da lui, e che era stato sostenuto dal suo valore e saggezza politica, sarebbe andato in pezzi.
Anche per gli altri oltre a quelli - Cioè per gli altri oltre a coloro ai quali dovrebbe essere diviso in un primo momento. Letteralmente, "esclusivamente o ad esclusione di" - מלבד mı̂ll e bad. La parola “quelli” si riferisce alla sua posterità; e il significato è, che il processo di divisione non si fermerebbe con loro, o che le quattro parti dell'Impero, così divise, non rimarrebbero nelle loro mani, né passerebbero alla loro posterità.
Ci sarebbero altri cambiamenti e altre divisioni; e non c'era da aspettarsi che da quello che era stato fondato nascessero quattro, e non più, imperi, o che quando quello fosse stato diviso in quattro parti, quella partizione sarebbe sempre continuata. Ci sarebbero state altre divisioni, e altri principi oltre a quelli che per primi ottennero l'impero sarebbero entrati, e il processo di divisione sarebbe stato infine portato molto più avanti.
È superfluo dire che ciò avvenne nell'impero fondato da Alessandro. Fu, subito dopo la sua morte, divisa in quattro parti, ma in non lontano periodo questa disposizione fu rotta, e tutte le tracce dell'impero, come stabilito da lui, o come diviso tra i suoi quattro successori, scomparvero del tutto.
5 E il re del sud - L'angelo qui lascia la storia generale dell'impero e si limita, nelle sue predizioni, a due parti di essa: il regno del sud e il regno del nord; oi regni a nord ea sud della Palestina, quello di Siria e quello d'Egitto; o quella dei Seleucidi e quella dei Tolomei. Il motivo per cui lo fa non è detto, ma è, senza dubbio, perché gli eventi relativi a questi regni colpirebbero particolarmente il popolo ebraico, e sarebbero correttamente collegati alla storia sacra.
Confronta le note di Daniele 8:7. Il “re del sud” qui è, senza dubbio, il re d'Egitto. Questa parte dell'impero fu ottenuta da Tolomeo, e rimase nelle mani dei suoi successori fino a quando l'Egitto fu sottomesso dai Romani. Tra i regni di Egitto e Siria prevalsero lunghe e sanguinose guerre, e la storia prospettica di queste guerre è il disegno dell'angelo qui da tracciare.
Poiché il resto del capitolo si riferisce a queste due dinastie, fino alla morte del grande persecutore, Antioco Epifane, e poiché gli eventi a cui si fa riferimento furono molto importanti nella storia e come introduzione a ciò che sarebbe seguito nel mondo, può essere utile qui, per una chiara esposizione dell'intero capitolo, presentare un elenco di queste due linee di principi. È necessario solo premettere che la morte di Alessandro Magno avvenne nel 323 a.
C.; quella di suo fratello, Filippo Aridae, 316 aC; quella di suo figlio, Alexander AEgus, di Roxana, 309 aC; e che poco tempo dopo (circa 306 aC), i principali governatori e principi macedoni assunsero il titolo reale. Il seguente elenco della successione dei Seleucidi e dei Tolomei - o dei re del nord e del sud - della Siria e dell'Egitto, è copiato da Elliott "sull'Apocalisse", iv. 123: -
Linee dei Principi di Tolomeo e Seleucidi
AVANTI CRISTO
I Tolomei
AVANTI CRISTO
I Seleucidi
323
Tolomeo Sotere, figlio di Tolomeo Lagus, governatore d'Egitto.
323
Seleuco Nicatore, governatore di Babilonia
312
Seleucus Nicator recupera Babilonia e inizia l'era dei Seleucidi
306
Tolomeo Soter prende il titolo di re d'Egitto
284
Tolomeo Filadelfo. (Fu sotto di lui che fu fatta la traduzione greca dei Settanta dell'Antico Testamento.)
280
Antioco Sotere
261
Antioco Teo
246
Tolomeo Euergetes
246
Seleuco Callinico
226
Seleuco Ceraunus
225
Antioco il Grande
221
Tolomeo Filopatore
204
Tolomeo Epifane
187
Seleuco Filopatore
180
Tolomeo Filometore
175
Antioco Epifane
164
Antioco Eupatore, dei Romani ne assume la tutela
“Dopo di ciò, regnarono quattordici semplici re siriani, in regni di breve e incerta potenza, finché la Siria fu occupata e formata in una provincia romana sotto Pompeo, momento in cui l'era dei Seleucidi propriamente termina; e altri sei principi egiziani, alla morte di Tolomeo Aulete, che morendo aC 51, lasciò il suo regno e i suoi figli alla tutela romana - uno di questi figli è la "Cleopatra" così famosa nelle storie di Cesare e Antonio. - Elliott, "ut supra".
Sarà forte - Questo è in accordo con il fatto ben noto. Una delle monarchie più potenti, se non "la" più potente, era l'Egitto.
e uno dei suoi principi; e sarà forte sopra di lui - Il significato di questo passaggio è che ci sarebbe "uno dei suoi principi", cioè dei principi di Alessandro, che sarebbe più potente di quello che ottenne l'Egitto, o il sud , e che avrebbe avuto un dominio più esteso. Il riferimento è, senza dubbio, a Seleucus Nicator, ovvero il conquistatore. Nella divisione dell'impero ottenne la Siria, Babilonia, Media, Susiana, Armenia, una parte della Cappadocia e della Cilicia, e il suo regno si estendeva dall'Ellesponto all'Indo.
Vedi le note a Daniele 8:8. Confronta Arrian, “Exp. Alessio.” vii. 22; Appiano, p. 618; e Lengerke, in loc. La traduzione corretta di questo passaggio probabilmente sarebbe: "E il re del sud sarà potente. Ma tra i suoi principi (i principi di Alessandro) ci sarà anche (uno) che sarà più potente di lui, e regnerà, e il suo dominio sarà un grande dominio.
Fu di questi due domini che l'angelo parlò, e quindi segue, per il resto del capitolo, la storia che li riguarda e dei loro successori. Seleuco Nicatore regnò dal 312 a.C. al 280 a.C., ovvero trentadue anni. Ai suoi tempi vissero Beroso e Megastene, citati nell'Introduzione a Daniele 4.
6 E alla fine degli anni - Nei periodi futuri della storia di questi due regni. L'evento qui citato non si è verificato durante la vita di questi due re, Seleuco Nicatore e Tolomeo Sotere, ma durante il regno dei loro successori, Tolomeo Filadelfo e Antioco Theos o Theus. La frase "la fine degli anni" indicherebbe bene un tale periodo futuro. La Vulgata lo rende, "dopo la fine degli anni"; cioè, dopo che sono trascorsi molti anni.
Il significato è "dopo un certo corso o intervallo di anni". La parola “fine” in Daniele ( קץ qêts ) sembra spesso riferirsi a un tempo in cui un evento predetto si sarebbe avverato, vicino o remoto che fosse; se sarebbe veramente la “fine” o la “fine” di un impero o del mondo, o se sarebbe seguita da altri eventi. Sarebbe la fine di quella faccenda - della cosa predetta; e in questo senso la parola sembra essere qui impiegata.
Confronta Daniele 8:17; Daniele 11:13 (margine), e Daniele 12:13. "Si uniranno insieme". Margine, "associato". Il significato è che ci sarebbe un'alleanza formata, o un tentativo fatto, per unire più strettamente i due regni mediante un matrimonio tra diverse persone delle famiglie reali. La parola "loro" si riferisce ai due sovrani di Egitto e Siria: il sud e il nord.
Perché la figlia del re del sud verrà dal re del nord per fare un accordo - Margine, "diritti". La parola ebraica propriamente significa rettitudine o diritto (al plurale מישׁרים mēyshârı̂ym ); ma qui sembra essere usato nel senso di “pace”, o di alleanza. L'atto di fare la pace era considerato un atto di "giustizia" o fare "giusto", e quindi la parola venne usata nel senso di fare un'alleanza o un patto.
Questa idea dovremmo ora esprimere dicendo che il progetto era "rendere le cose giuste o dritte" - come se prima fossero sbagliate e storte, dando occasione a discordia, incomprensioni e guerre. L'intenzione, ora, era quella di stabilire la pace su base permanente. Il patto qui citato era quello formato tra Berenice, figlia di Tolomeo Filadelfo, re d'Egitto, e Antioco Theos, re di Siria.
Tolomeo, al fine di porre fine a una guerra in cui era impegnato e di ristabilire la pace, diede sua figlia in sposa ad Antioco, nella speranza di stabilire una pace e un'alleanza permanenti tra i due regni. Una delle condizioni di questa alleanza era che Antioco divorziasse dalla sua ex moglie Laodice e che i figli di quell'ex moglie fossero esclusi dalla successione al trono.
In questo modo Tolomeo sperava che il regno di Siria potesse essere infine unito a quello d'Egitto, se ci fossero stati figli dal matrimonio di Berenice con Antioco. Tolomeo, tuttavia, morì due anni dopo che questo matrimonio era stato consumato, e Antioco restituì di nuovo la sua ex moglie Laodice, e mise via Berenice, ma fu lui stesso assassinato da Laodice, che temeva la volubilità di suo marito.
Gli ufficiali della corte di Siria pianificarono quindi la morte di Berenice e dei suoi figli, ma lei fuggì con loro a Dafne, e lì fu messa a morte, con i suoi figli. - Appiano, c. lxv.; Lengerke, in loc. È stata messa a morte con il veleno. Vedi Gill, in loc.
Ma lei non manterrà il potere del braccio - La parola "conservare" qui è la stessa di Daniele 10:8 , "Non ho mantenuto la forza". La parola "braccio" è una parola di uso frequente nell'Antico Testamento, sia al singolare che al plurale, per indicare "forza, potere", sia di un individuo che di un esercito. Quindi Giobbe 22:8 , "Un uomo d'arme", cioè "forza"; Genesi 49:24 , “Le braccia (potenza) delle sue mani furono rese forti dal Dio di Giacobbe.
“Confronta Isaia 51:9; Isaia 62:8. È spesso usato in questo capitolo nel senso di "forza" o "potere". Vedi Daniele 11:15 , Daniele 11:22 , Daniele 11:31.
Questa alleanza fu formata con la speranza che la successione potesse essere in lei. Tuttavia, come si è detto sopra, con i suoi figli, fu messa a morte. Mentre era regina di Siria, lei, ovviamente, aveva il potere e aveva la prospettiva di succedere all'autorità suprema.
Né potrà resistere - Il re del sud; vale a dire, l'Egitto. Cioè, non avrebbe prosperato nel suo ambizioso proposito di portare la Siria, con questa alleanza matrimoniale, sotto il suo controllo.
Né il suo braccio - Ciò che considerava come la sua forza, e in cui riponeva fiducia, come si fa al suo braccio per realizzare qualsiasi progetto. La parola "braccio" qui è usata nel senso di "aiuto" o "alleanza"; cioè quello da cui dipendeva per la stabilità del suo impero.
Ma sarà abbandonata - Cioè, sarà data alla morte, vale a dire, per ordine di Laodice.
E quelli che l'hanno portata - Cioè quelli che l'hanno condotta a Dafne; o quelli che vennero con lei in Siria, e che furono suoi servitori e amici. Naturalmente sarebbero stati consegnati o consegnati quando lei fosse stata messa a morte.
E colui che l'ha generata - Margin, "o, che ha generato". Il margine esprime più correttamente il senso. La Vulgata latina è “ adolescentes ejus ”. Il greco, ἡ νεάνις hē neanis. Quindi il siriaco. L'ebraico ( והילרה v e hayol e dâh ) ammetterà questa costruzione.
L'articolo nella parola ha la forza di un relativo, ed è connesso con il suffisso, dandogli un significato relativo. Cfr. Ewald, come citato da Lengerke, in loc. Secondo la presente indicazione, infatti, il significato letterale sarebbe "e colui che l'ha generata"; ma questa indicazione non è autorevole. Dathe, Bertholdt, Dereser, DeWette e Rosenmuller suppongono che la lettura dovrebbe essere והילדה v e hayal e dâh.
Quindi il senso sarebbe "suo figlio" o "suo figlio". Lengerke ed Ewald, tuttavia, suppongono che questa idea sia implicita nell'attuale lettura del testo e che non sia necessaria alcuna modifica. Il significato ovvio è che lei e suo figlio, o la sua progenie, si sarebbero così arresi. Il fatto era che suo figlio era stato ucciso con lei. Vedi “Connexions” di Prideaux, iii. 120.
E colui che l'ha rafforzata in questi tempi - Non si sa a chi si riferisca qui. Senza dubbio, in un'occasione del genere, avrebbe avuto qualcuno che sarebbe stato un consigliere o consigliere confidenziale e, chiunque fosse, sarebbe stato probabilmente tagliato fuori con lei.
7 Ma da un ramo delle sue radici - Confronta le note in Isaia 11:1. Il significato è che come un ramo o un germoglio spunta da un albero che è decaduto e caduto, così nascerà qualcuno della sua famiglia che verrà a vendicarla. Cioè, viene indicata una persona che sarebbe di un ceppo comune con lei; o, in altre parole, se preso in senso stretto, un fratello.
La frase "ramo delle sue radici" è alquanto peculiare. Le parole “le sue radici” devono riferirsi alla sua famiglia; quello da cui è scaturita. Parliamo così della radice o “gambo” di una famiglia o di una casa; e il significato qui è, non che uno dei suoi "discendenti", o uno che dovrebbe "salire da lei", sarebbe così venuto, ma un ramo della stessa famiglia; un ramo che nasce dalla stessa radice o stelo.
Il fatto nel caso - un fatto a cui qui si fa indubbio riferimento - è che la sua vendetta fu intrapresa da Tolomeo Euergetes, suo fratello. Non appena seppe delle calamità che erano avvenute su di lei, si affrettò con una grande forza fuori dall'Egitto per difenderla e salvarla. Ma è stato vano. Lei e suo figlio furono tagliati fuori prima che potesse arrivare per il suo aiuto, ma, in connessione con un esercito che era venuto dall'Asia Minore per lo stesso scopo, si impegnò a vendicare la sua morte.
Si fece padrone non solo della Siria e della Cilicia, ma passò l'Eufrate e gli sottopose tutti fino al fiume Tigri. Fatto ciò, tornò in Egitto, portando con sé vasti tesori. Vedi Prideaux, "Con". ii. 120, 121.
Ci si alzi - Ci si alzi. Vedi le note a Daniele 11:2. Cioè, "ci sarà" uno che apparirà per quello scopo.
Nella sua tenuta - Margine, "luogo" o "ufficio". La parola כן kên significa, propriamente, stare, stazione, luogo; poi base, piedistallo. Confronta Daniele 11:20 , Daniele 11:38.
Vedi anche Genesi 40:13 : "Entro tre giorni Faraone ti Genesi 40:13 al tuo Genesi 40:13 ". E ancora, Genesi 41:13 , "al mio ufficio". Qui significa, al suo posto o al suo posto. Cioè, prenderebbe il posto che suo padre occuperebbe naturalmente: il posto di protettore, o difensore, o vendicatore.
Tolomeo Filadelfo, suo padre, morì infatti prima che lei fosse messa a morte; e la sua morte fu la causa delle calamità che vennero su di lei, poiché finché visse il suo potere sarebbe stato temuto. Ma quando fu morto, Tolomeo Euergete si alzò al suo posto come suo difensore e vendicatore.
Che verrà con un esercito - Come fece Tolomeo Euergete. Vedi sopra. Uscì dall'Egitto non appena udì di queste calamità, per difenderla.
ed entrerà nella fortezza del re del nord, nelle sue fortezze. Infatti, invase la Siria e la Cilicia e estese le sue devastazioni all'Eufrate e al Tigri. Polibio (Hist. l. 5) dice che entrò nelle città fortificate della Siria e le prese. Nel passaggio davanti a noi, il singolare - "fortezza" - è messo per il plurale.
E agirà contro di loro - Agirà contro di loro. Letteralmente, "farà contro di loro".
E prevarrà - Li vincerà o li soggiogherà. Come si è visto sopra, prese possesso di non piccola parte del regno di Siria. Fu richiamato a casa da una sedizione in Egitto; e se non fosse stato per questo (dice Giustino), si sarebbe fatto padrone di tutto il regno di Seleuco.
8 E porteranno anche prigionieri in Egitto i loro dei... - Cioè, i loro idoli. Girolamo ( in loc.) dice che Tolomeo portò con sé, al suo ritorno, quarantamila talenti d'argento, un vasto numero di preziosi vasi d'oro, e immagini per il numero di duemilaquattrocento, tra cui molti egiziani idoli che Cambise, conquistando l'Egitto, aveva portato in Persia.
Questi Tolomeo restaurarono il tempio a cui appartenevano, e per questo si rese molto caro al suo popolo. Fu a causa del servizio che rese così al suo paese che fu chiamato Euergetes, cioè il Benefattore. - Prideaux, iii. 121. Nel 1631, Allazio pubblicò un'iscrizione su un marmo antico in onore di questa azione di Euergetes: " Sacris quoe ab Egypto Persoe abstulerant receptis, ac cum reliqua congesta gaza in Egyptum relatis ". - Inverno.
E continuerà più anni del re del nord - Tolomeo Euergete sopravvisse a Seleuco circa quattro anni. - Prideaux, iii. 122. Regnò venticinque anni.
9 Così il re del mezzogiorno entrerà nel suo regno, cioè nel regno del settentrione, o regno di Siria. Questo versetto sembra essere un riassunto di ciò che era stato detto sulla sua invasione della Siria. Sarebbe venuto, a causa dei torti fatti a sua sorella, nel regno del nord, e poi sarebbe tornato di nuovo nella sua terra.
10 Ma i suoi figli saranno agitati - Margine, "o guerra". La parola ebraica ( יתגרוּ Yith e ggaru - da גרה garah ) mezzi, ad essere agitato; poi, in Piel, eccitare, suscitare; e poi, in Hithpa, eccitarsi, eccitarsi all'ira, fare guerra a... Qui significa, secondo Gesenius (Lexicon), che sarebbero eccitati o arrabbiati.
Il riferimento qui, secondo Lengerke, Maurer, Gill e altri, è al figlio del re del nord, Seleucus Callinicus. Fu ucciso, secondo Giustino (lib. XXVII. c. 3), da una caduta da cavallo. La guerra con l'Egitto fu continuata dai suoi due figli, Seleuco Ceraunus e Antioco il Grande, fino alla morte del primo, quando fu perseguita dal solo Antioco. Vedi Prideaux, iii. 136.
Seleueus Ceraunus successe a suo padre - assumendo il nome di Ceraunus, o il Tonante; ma, morendo presto, lasciò la corona al fratello Antioco il Grande, allora di soli quindici anni, dal quale fu portata avanti con successo la guerra con l'Egitto.
E riunirà una moltitudine di grandi forze - Contro l'Egitto. In una tale guerra avrebbero naturalmente chiamato in loro aiuto tutte le forze che potevano comandare.
E uno verrà certamente - C'è un cambiamento qui in ebraico dal plurale al singolare, come è indicato nella nostra traduzione dall'inserimento della parola "uno". Il fatto era che la guerra fu perseguita solo da Antioco il Grande. Seleuco morì nel terzo anno del suo regno, in Frigia; ucciso, secondo un rapporto (Girolamo), per il tradimento di Nicànore e Apaturio, o, secondo un altro, avvelenato.
Vedi Prideaux, iii. 137. Antioco succedette all'Impero, e proseguì la guerra. Ciò fu fatto allo scopo di recuperare la Siria dal dominio di Tolomeo d'Egitto, e fu condotto con vari gradi di successo, finché il tutto fu portato sotto il controllo di Antioco. Vedi Prideaux, "Con". ii. 138, seg.
E overflow - Come un torrente.
E attraversa - Attraverso la terra - non la terra d'Egitto, ma ogni parte della Siria.
Poi ritornerà - Margine, "si risveglierà di nuovo". Il margine è la resa più corretta - la parola ebraica è la stessa di quella usata nella prima parte del versetto. L'idea sembrerebbe essere, che sarebbe stato eccitato o eccitato dopo una sconfitta, e nella seconda spedizione sarebbe entrato nelle fortezze o fortezze della terra. Questo era letteralmente vero. Tolomeo marciò in Siria con un esercito di settantamila fanti, cinquemila cavalli e settantatre elefanti, e fu accolto da Antioco con un esercito di sessantaduemila fanti, seimila cavalli e centodue elefanti.
In una grande battaglia, Antioco fu sconfitto e tornò ad Antiochia (Prideaux, Con. III. 151-153); ma l'anno seguente radunò di nuovo le sue forze e invase la Siria, prese Gaza e le altre fortezze e sottomise a sé l'intero paese della Siria (inclusa la Palestina). - Prideaux, "Con." ii. 176, 177.
Anche alla sua fortezza - Il singolare per il plurale; forse usando la parola “fortezza” a titolo di eminenza, per indicare la sua fortezza “più forte”, e, quindi, includendo tutte le altre.
11 E il re del sud sarà commosso con collera - Con rabbia. Cioè, che le sue province furono invase e le sue fortezze prese - riferendosi in particolare all'invasione della Siria e della Palestina, come menzionato nel versetto precedente, e al tentativo di strapparle dalle mani del re d'Egitto. Niente sarebbe più naturale del fatto che ciò avvenga.
E verrà avanti e combatterà con lui, anche con il re del nord - C'erano guerre frequenti e quasi costanti tra questi due regni. Eppure il riferimento qui è a Tolomeo Filopatore, che successe a Tolomeo Euergete in Egitto, e che era esasperato dalla condotta di Antioco nell'invasione della Siria e della Palestina. Riunì un esercito e marciò con esso fino a Rafia, dove incontrò Antioco e fu combattuta una battaglia.
E indicherà una grande moltitudine - Questo esercito di Tolomeo, secondo Polibio, capitolo 86, fu condotto attraverso l'Arabia Petraea, e consisteva di settantamila fanti, cinquemila cavalieri e settantatre elefanti. L'esercito di Antioco consisteva di sessantaduemila fanti, seimila cavalli e centodue elefanti. - Prideaux, Con. ii. 151.
Ma la moltitudine sarà data nelle sue mani, cioè la moltitudine dell'esercito di Antioco. Nella battaglia che fu combattuta a Raphia, Tolomeo ottenne la vittoria. Diecimila dell'esercito di Antioco furono uccisi, quattromila fatti prigionieri e con il resto delle sue forze Antioco si ritirò ad Antiochia. - Prideaux, iii. 152, 153. Forse anche l'espressione “la moltitudine sarà data nelle sue mani” può riferirsi non solo all'esercito, e alla sua vittoria su di esso, ma al fatto che gli abitanti della Celo-Siria e della Palestina si sarebbero affrettati a sottomettersi a lui.
Dopo questa grande battaglia a Raphia e la ritirata di Antioco, ci viene detto che le città di Ceelo-Siria e Palestina gareggiarono l'una contro l'altra nel sottomettersi a Tolomeo. Erano stati a lungo sotto il governo dell'Egitto e lo preferivano al governo di Antioco. Si erano sottomessi ad Antioco solo con la forza, e questa forza, ora rimossa, tornarono prontamente all'autorità dei loro vecchi padroni. Se Tolomeo avesse posseduto energia e capacità di governo, sarebbe stato facile mantenere il controllo su questi paesi.
12 E quando ha portato via la moltitudine - Quando li ha soggiogati. Lengerke, tuttavia, rende questo: "E la moltitudine si alzerà", supponendo che si riferisca al fatto che il popolo e il re sarebbero eccitati. Ma l'interpretazione più naturale è quella nella nostra versione comune, e lo stesso senso della parola ( נשׂא nâss'â' ) ricorre in Ames Daniele 4:2.
Il suo cuore sarà sollevato - Cioè, sarà orgoglioso e sicuro di sé. Il riferimento è all'effetto che sarebbe prodotto su di lui dopo la sua sconfitta di Antioco. Era un uomo naturalmente indolente ed effeminato - un principe molto dissoluto e vizioso. - Prideaux, Con. ii. 146. L'effetto di una tale vittoria sarebbe di sollevarlo con orgoglio.
E ne abbatterà molte decine di migliaia - O, piuttosto, il significato è "ha abbattuto molte miriadi". L'obiettivo sembra essere quello di dare una ragione per cui il suo cuore è stato sollevato. Il fatto che abbia avuto così successo è il motivo che viene assegnato, e questo effetto di una grande vittoria non è stato raro nel mondo.
Ma non ne sarà rafforzato: fu completamente dedito al lusso, alla pigrizia e alla voluttà, e subito dopo la sua vittoria tornò in Egitto e si arrese al godimento dei suoi piaceri. La conseguenza fu che egli, con la sua condotta, eccitò alcuni de' suoi alla ribellione, e si indebolì grandemente negli affetti e nella fiducia degli altri. Dopo la vittoria, concluse una tregua con Antioco; e il risultato fu che il suo popolo, che si aspettava molto di più da lui, e supponeva che avrebbe continuato la guerra, divenne insoddisfatto della sua condotta e scoppiò in ribellione.
In effetti, era meno forte nella fiducia e negli affetti del suo popolo, e sarebbe stato meno capace di fare una guerra, dopo il suo trionfo su Antioco, di quanto non fosse prima. Vedi Prideaux, Con. ii. 155, seg.
13 Poiché il re del nord ritornerà - Cioè, verrà di nuovo nelle regioni della Celo-Siria e della Palestina, per recuperarle, se possibile, dal potere del re egiziano.
E presenterà una moltitudine più grande della prima - Di quella che aveva nella prima guerra quando fu sconfitto. Il fatto era che Antioco, in questa spedizione, portò con sé le forze con le quali aveva invaso con successo l'Oriente, e l'esercito era stato formato per questo scopo, ed era molto più grande di quello con cui aveva precedentemente attaccato Tolomeo. Vedi Prideaux, iii. 163-165.
E certamente verrà dopo alcuni anni con un grande esercito - Questo avvenne nel 203 aC, quattordici anni dopo la prima guerra. - Prideaux, iii. 19.
Con molte ricchezze - Ottenuto nelle sue conquiste in Partia e in altre parti dell'Oriente. Vedi Prideaux, "ut supra". La “storia” di Antioco corrisponde esattamente a quanto affermato qui.
14 E in quei tempi molti si alzeranno contro il re del mezzogiorno, contro il re d'Egitto. Cioè non solo Antioco il Grande, che gli fu sempre avverso, e che gli faceva continuamente guerra, ma anche altri con cui sarebbe stato particolarmente coinvolto, o che gli si sarebbe opposto. Il riferimento è soprattutto a Filippo, re di Macedonia, e ad Agatocle, che suscitò una ribellione contro di lui in Egitto.
Vedi Girolamo su Daniele 11; Polibio, xv. 20; Lengerke, “ in loc.;” e Prideaux, iii. 198. Antioco e Filippo di Macedonia si accordarono per invadere i domini di Tolomeo Epifane e per dividerli tra loro. Allo stesso tempo, Scopa l'Etolico ordinò un complotto contro la vita di Tolomeo (Polyb.
XVII.), che aveva sotto il suo comando l'esercito degli Egiziani, e che intendeva approfittare della giovinezza del re, e impadronirsi del trono. Questo progetto fu sconfitto dalla vigilanza di Aristomenes, il primo ministro. - Prideaux, iii. 181. Vedi anche il racconto della congiura di Agatocle, e di sua sorella Agatoclea, contro Tolomeo, quando era bambino, in Prideaux, iii. 168, segg. Questi fatti concordano pienamente con quanto detto nel brano che ci precede.
Anche i ladroni del tuo popolo si esalteranno - L'angelo qui si rivolge a Daniele, e afferma ciò che sarebbe fatto in queste circostanze dal suo stesso popolo - i Giudei. È da ricordare che, in questi tempi, furono alternativamente sotto il dominio dei monarchi egiziani e siriani - di Tolomeo e di Antioco. La sede principale delle guerre tra Siria ed Egitto era la Palestina - terra di confine tra loro e la Giudea, quindi, cambiava spesso padrone.
Tolomeo Filopatro aveva sottomesso Celo-Siria e Palestina, e Tolomeo Epifane ne entrò in possesso quando salì al trono. Ma l'angelo ora dice che una parte del suo popolo avrebbe colto l'occasione, dalla debolezza del giovane monarca d'Egitto, dalle congiure nel suo stesso regno e dalle associazioni straniere contro di lui, per tentare di rovesciare la sua autorità, e per diventare indipendente. Quella parte delle persone che tenterebbero di farlo è designata nella traduzione comune come "i ladri del tuo popolo".
Questa, tuttavia, è a malapena una versione corretta e non indica correttamente le persone che sarebbero coinvolte nella trama. La lettura marginale è "figli di ladri". La Vulgata latina, “ filii quoque proevaricatorum populi tui ”. Il greco lo rende οἱ υἱοὶ τῶν λοιμῶν τοῦ λαοῦ σοῦ hoi huioi tōn loimōn tou laou sou - “i figli dei parassiti del tuo popolo.
"Lengerke lo rende, "il popolo più potente della tua nazione" - die gewaltsam sten Leute deines Volkes. La parola ebraica ( פריץ pârı̂yts ) significa, propriamente, "lacerante, famelica" - come delle bestie feroci, Isaia 35:9; e poi «violento, rapace; un oppressore, ladro». - Gesenius, Lexicon Il riferimento qui sembra essere ai potenti della nazione; i capi, o governanti - ma viene dato loro un nome che denota propriamente il loro carattere di oppressione e rapacità.
Sembrerebbe - cosa invero probabile dalle circostanze del caso - che la nazione non solo fosse soggetta a questa autorità straniera, ma che coloro che erano posti su di essa, sotto quell'autorità straniera, e che probabilmente erano principalmente del proprio popolo , erano anche loro stessi tirannici e oppressivi nel loro carattere. Questi governanti subordinati, tuttavia, preferirono l'autorità di Antioco a quella di Tolomeo, e in occasione del suo ritorno dalle conquiste di Celo-Siria e Samaria, lo incontrarono e gli professarono sottomissione.
- Giuseppe Flavio, "Formica". B. xii. cap. ii. Sezione 3. "I Giudei", dice Giuseppe Flavio, "di loro spontanea volontà, andarono da lui e lo accolsero nella città (Gerusalemme), e diedero abbondanti provviste al suo esercito e ai suoi elefanti, e prontamente lo aiutarono quando assediò la guarnigione che era nella cittadella di Gerusalemme». In questa occasione Giuseppe dice che Antioco fece molti favori ai giudei; scrisse lettere ai generali dei suoi eserciti lodando la loro condotta; pubblicò un decreto sulla pietà del popolo ebraico e inviò un'epistola a Tolomeo, affermando ciò che aveva fatto per loro e ciò che desiderava fosse fatto ulteriormente. Vedi queste affermazioni e lettere in Giuseppe Flavio, "ut supra".
Stabilire la visione - Cioè, portare a compimento ciò che si vede nella visione e ciò che era stato predetto riguardo al popolo ebraico. La loro condotta in questa materia avrà un impatto importante sull'adempimento della profezia relativa a quel popolo - sarà uno degli anelli della catena di eventi che ne garantiranno l'adempimento. L'angelo non dice che era parte del loro "progetto" di "stabilire la visione", ma che quello sarebbe stato il "risultato" di ciò che hanno fatto.
Senza dubbio la loro condotta in questa materia ha avuto una grande influenza sulla serie di eventi che hanno contribuito alla realizzazione di quella previsione. Lengerke suppone che la “visione” qui si riferisca a quella di cui si parla in Daniele 9:24.
Ma cadranno - Non riusciranno nello scopo che hanno in vista. La loro condotta nell'affare promuoverà davvero la realizzazione della "visione", ma non assicurerà i fini che "loro" hanno in vista - forse il loro stesso ingrandimento; o il favore di Antioco verso se stessi; o la separazione permanente della nazione dal dominio egiziano, o la speranza che il loro paese potesse diventare del tutto indipendente.
Antioco, infatti, successivamente, al suo ritorno dall'Egitto (198 aC), prese Gerusalemme, e uccise molti della fazione di Tolomeo, che si erano consegnati a lui, sebbene mostrasse particolare favore a coloro che avevano aderito l'osservanza della propria legge, e non poteva essere indotto dal re d'Egitto ad apostatare da essa. - Prideaux, iii. 198; Jos. "Formica". B. xii. cap. v. Sezione 3.
15 Quindi il re del nord - Antioco il Grande.
Verrà - Verrà di nuovo in queste province. Ciò avvenne dopo che ebbe sconfitto l'esercito degli egiziani a Paneas. Poi prese Sidone e Patara e si fece padrone di tutto il paese. - Prideaux, iii. 198. Ciò avvenne nel 198 aC Scopa, generale di Tolomeo, era stato da lui inviato in Celo-Siria e in Palestina, con l'intento di assoggettare nuovamente quei paesi al dominio egiziano. Fu accolto da Antioco a Paneas, presso le sorgenti del Giordano, e sconfitto, fuggì con diecimila uomini a Sidone, dove si fortificò, ma da dove fu espulso da Antioco.
E innalzare un monte - Una fortificazione. Cioè, si trincerà così tanto da non poter essere sloggiato. Il riferimento non sembra essere una fortificazione particolare, ma il fatto generale che si sarebbe talmente radicato o fortificato da rendere sicure le sue conquiste.
E prendi le città più recintate: Margin, "città delle munizioni" in ebraico, "città delle fortificazioni". Il singolare è qui usato in senso collettivo; o forse c'è un'allusione particolare a Sidone, dove Scopa si trincerò, rendendola il più forte possibile.
E le braccia del sud non resisteranno - Non potranno resistergli, o sloggiarlo. Il potere delle forze egiziane non sarà sufficiente a rimuoverlo dalle sue trincee. L'ebraico è "non starà in piedi"; cioè, non resisteranno contro di lui, né manterranno la loro posizione nelle sue avances. La parola "armi" ( זרעות z e ro‛ôth ) è usata qui nel senso di "eroi, guerrieri, comandanti", come in Ezechiele 30:22 , Ezechiele 30:24.
Né il suo popolo eletto - Margin, "il popolo delle sue scelte". Coloro che aveva selezionato o scelto per portare avanti la guerra - riferendosi, forse, al fatto che avrebbe ritenuto necessario impiegare uomini scelti, o inviare le migliori delle sue forze per resistere ad Antioco. Un tale evento è in ogni modo probabile. Per illustrare questo, è sufficiente dire che gli egiziani hanno inviato tre dei loro più distinti. generali esperti, con un esercito selezionato, per liberare Sidone - Eropo, Menocle e Damosseno. - Lengerke, in loc.
Né ci sarà alcuna forza per resistere - Nessuna forza che gli egiziani possano impiegare. In altre parole, Antioco avrebbe portato tutto davanti a sé. Questo è in stretta conformità con la storia. Quando Scopa fu sconfitto da Antioco a Panea, presso le sorgenti del Giordano, fuggì e si trincerò a Sidone. Là fu seguito e assediato da Antioco. Il re d'Egitto inviò i tre generali sopra nominati, con un esercito scelto, per tentare di liberare Scopa, ma non furono in grado. Scopa fu costretto ad arrendersi, in conseguenza della carestia, e le forze scelte tornarono in Egitto.
16 Ma colui che viene contro di lui farà secondo la sua volontà - Cioè, Antioco, che "è venuto contro" Scopa, il generale egiziano, inviato da Tolomeo. L'idea è che Antioco avrebbe avuto pieno successo nei paesi della Celo-Siria e della Palestina. Infatti, come si è detto sopra, scacciò Scopa da quelle regioni, e lo costrinse a rifugiarsi a Sidone, quindi lo assediò e lo costrinse ad arrendersi.
E nessuno starà davanti a lui - Cioè, né le forze che Scopa aveva sotto il suo comando, né gli eserciti scelti e scelti inviati dall'Egitto per il suo salvataggio, sotto Eropo, Menocle e Damosseno.
E starà nella terra gloriosa - Margin, "la terra dell'ornamento" o "buona terra". La parola ebraica צבי ts e BIY mezzi, propriamente, “splendore, bellezza”, ed è stato dato in Terra Santa, o in Palestina, a causa della sua bellezza, come una terra di bellezza o di fertilità. Confronta Ezechiele 20:6 , Ezechiele 20:15; Ezechiele 26:12; Geremia 3:19 e Daniele 11:45.
Il significato qui è che avrebbe ottenuto il possesso della terra d'Israele e che nessuno sarebbe stato in grado di opporsi a lui. Con la sconfitta di Scopa e delle forze inviate per aiutarlo quando erano trincerate a Sidone, ciò fu compiuto.
Che per sua mano sarà consumato - Come sarebbe naturale quando il suo esercito invasore dovesse attraversarlo. L'angelo non sembra riferirsi a nessun "sesso". distruzione della terra, ma solo per ciò che sarebbe necessariamente avvenuto nella sua invasione e nell'assicurare approvvigionamento per i bisogni di un esercito. Antioco, infatti, fece molte cose per conciliare il favore dei Giudei, e concesse loro molti privilegi.
Vedi Giuseppe Flavio, "Formica". B. xii. cap. ii. Sezione 3. Ma, secondo Giuseppe Flavio, questi favori furono concessi successivamente alle guerre con Scopas, e come risarcimento per le offese che il loro paese aveva sofferto nelle guerre che erano state fatte tra lui e Scopas entro i loro confini. Il seguente linguaggio di Giuseppe riguardo all'effetto di queste guerre giustificherà e spiegherà ciò che qui viene detto dall'angelo: “Ora avvenne che, durante il regno di Antioco il Grande, che regnava su tutta l'Asia, i Giudei, così come i abitanti della Celo-Siria, soffrirono molto e la loro terra fu gravemente vessata, poiché mentre era in guerra con Tolomeo Filopatro e con suo figlio chiamato "Epifane", è emerso che queste nazioni erano ugualmente sofferenti, sia quando lui è stato picchiato, e quando ha battuto gli altri; così che erano come una nave in tempesta, che è sbattuto dalle onde su entrambi i lati; e proprio così si trovavano nella loro situazione a metà tra la prosperità di Antioco e il suo cambiamento in avversità”. - "Formica". B. xii. cap. ii. Sezione 3.
Tuttavia, quando Antioco ebbe successo contro Scopa, i Giudei «andarono da lui», dice Giuseppe Flavio, «di propria iniziativa» e lo accolsero a Gerusalemme; e in conseguenza dell'aiuto che gli resero, concesse loro i favori ei privilegi di cui parlava Giuseppe Flavio. Ma l'immediata conseguenza delle guerre fu una prolungata desolazione; ed è a questo che si riferisce il brano che ci precede. Lengerke, tuttavia, suppone che il significato del passaggio sia che l'intera terra sarebbe sottomessa a lui.
La parola ebraica resa “sarà consumata” - כלה kâlâh - significa, propriamente, “essere completata, finita, chiusa;” poi per essere “consumato, sprecato, speso, distrutto”; Genesi 21:15; 1 Re 17:16; Geremia 16:4; Ezechiele 5:13. La distruzione causata da eserciti invasori e in conflitto in una terra risponderebbe a tutto ciò che è propriamente implicato nell'uso della parola.
17 Anche lui alzerà la sua faccia: Antioco. Cioè, risolverà o determinerà. Orientare la propria faccia in una qualsiasi direzione è decidere di andarci. Il significato qui è che Antioco, infiammato dal successo e deciso a spingere al massimo le sue conquiste, avrebbe usato tutte le forze a sua disposizione per sopraffare gli Egiziani e sottometterli al suo dominio. Aveva cacciato Scopa da Celo-Siria e da Sidone; aveva sottoposto al suo controllo la terra di Palestina; e ora nulla sembrava impedirgli di estendere le sue conquiste ai limiti estremi della sua ambizione.
Il riferimento qui è a uno "scopo" di Antioco di dichiarare guerra all'Egitto e di invaderlo. Da tale scopo, però, fu trasformato, come vedremo, dalle sue guerre in Asia Minore; e si sforzò, come affermato nella parte successiva del versetto, se non di sottomettere l'Egitto e di portarlo sotto il suo controllo, almeno di neutralizzarlo in modo che non interferisse con le sue guerre con i Romani. Se però la sua attenzione non fosse stata distolta da prospettive più promettenti o più brillanti in un'altra direzione, avrebbe indubbiamente fatto un'immediata discesa sull'Egitto stesso.
Con la forza di tutto il suo regno - Evocare tutte le forze del suo impero. Ciò sembrerebbe necessario per invadere l'Egitto e per detronizzare e umiliare il suo grande rivale. Gli eserciti ch'egli aveva impiegato erano stati sufficienti a cacciare Scopa fuori dalla Palestina, ea soggiogare quel paese; ma ovviamente sarebbero necessarie forze più forti per portare la guerra in Egitto e tentare una conquista straniera.
E quelli retti con lui - Margine, "o, molta rettitudine, o condizioni uguali". La parola ebraica usata qui ( ישׁר yâshâr ) significa, propriamente, “dritto, giusto”; poi ciò che è retto o retto - applicato alle persone, che denota la loro rettitudine o integrità, Giobbe 1:1 , Giobbe 1:8; Salmi 11:7.
Per eminenza si applica al popolo ebraico, come un popolo giusto o retto - il popolo di Dio - ed è lingua che un ebreo applicherebbe naturalmente alla propria nazione. In questo senso è qui indubbiamente usata, per denotare non la porzione “pia”, ma la nazione in quanto tale; e il significato è che, oltre a coloro che avrebbe potuto raccogliere dal suo stesso regno, Antioco si aspetterebbe di essere accompagnato da un gran numero di ebrei - il popolo "ritto" - nella sua invasione dell'Egitto. Questo potrebbe anticipare da due cause,
(a) il fatto che gli avevano già prestato tanto aiuto, e si erano mostrati così amichevoli, come affermato da Giuseppe Flavio nel passaggio sopra citato; e
(b) dai benefici che aveva concesso loro, che fornivano una ragionevole presunzione che non avrebbero rifiutato il loro aiuto nei suoi ulteriori tentativi di sottomettere l'Egitto.
Gli ebrei potevano almeno sperare che se l'Egitto fosse stato assoggettato allo scettro siriano, il loro paese, che si trovava tra i due, sarebbe stato in pace, e che non sarebbero stati più molestati dal fatto che fosse diventato sede di guerre - il campo di battaglia di due grandi potenze contendenti. Non senza ragione, quindi, Antioco prevedeva che nella sua invasione dell'Egitto sarebbe stato accompagnato e assistito da non pochi ebrei.
Poiché questo è il significato naturale e ovvio del passaggio, e si accorda interamente con il senso della parola ebraica, non è necessario tentare di dimostrare che la lettura marginale non è corretta. "Così farà". Cioè, nel modo che viene immediatamente specificato. Adotterà la politica ivi stabilita - dando sua figlia in matrimonio con un principe egiziano - per realizzare i fini che ha in vista.
Il riferimento qui è ad un altro colpo di politica, reso necessario dalle sue nuove guerre con i Romani, e dal dirottamento delle sue forze, di conseguenza, in una nuova direzione. Il passo “naturale” dopo la sconfitta degli eserciti egiziani in Palestina, sarebbe stato quello di portare subito le sue conquiste in Egitto, e questo sembra averlo contemplato. Ma, nel frattempo, si era impegnato in guerre in un altro quartiere - con i Romani; e, poiché Tolomeo in tali circostanze sarebbe stato probabile che si unisse ai Romani contro Antioco, per legare a sé gli Egiziani e neutralizzarli in queste guerre, fu proposta e formata questa alleanza mediante la quale collegò la propria famiglia con il famiglia reale in Egitto per matrimonio.
Ed egli gli darà - Dare a Tolomeo. Antioco avrebbe cercato di formare un'alleanza matrimoniale che, almeno per il momento, avrebbe assicurato la neutralità o l'amicizia degli egiziani.
La figlia delle donne - Il riferimento qui è senza dubbio a sua figlia, Cleopatra. I fatti storici nel caso, come affermato da Lengerke ( in loc.), sono questi: Dopo che Antioco ebbe sottomesso Ceelo-Siria e Palestina, fu coinvolto in guerre con i Romani in Asia Minore, al fine di estendere il regno di Siria ai limiti che aveva al tempo di Seleuco Nicatore. Per portare avanti i suoi disegni in quel quartiere, tuttavia, era necessario assicurarsi la neutralità o la cooperazione dell'Egitto, poiché Tolomeo avrebbe naturalmente, in tali circostanze, favorito i Romani nelle loro guerre con Antioco.
Antioco, quindi, negoziò un matrimonio tra sua figlia Cleopatra e Tolomeo Epifane, figlio di Tolomeo Filopatro, allora tredicenne. La preziosa considerazione nella vista di Tolomeo in questo matrimonio era che, come dote, le furono dati Ceelo-Siria, Samaria, Giudea e Fenicia. - Giuseppe Flavio, "Formica". B. xii. cap. 4, Sezione 1. Questo accordo o contratto di matrimonio è stato stipulato immediatamente dopo la sconfitta di Scopas, 197 b.
C. Il contratto era che il matrimonio avrebbe avuto luogo non appena le parti fossero state di età adeguata, e che Ceelo-Siria e Palestina fossero date in dote. Il matrimonio ebbe luogo nel 193 aC, quando Antioco si stava preparando per le sue guerre con i Romani. - Jahn, “Ebr. Commonwealth”, cap. ix. Sezione 89, pag. 246. In questo modo fu assicurata la neutralità del re d'Egitto, mentre Antioco continuò la sua opera contro i Romani.
L'appellativo qui conferito a Cleopatra - "figlia di donne" - sembra le sia stato dato a titolo di eminenza, come erede alla corona, o come principessa, o come la principale tra le donne del paese. Non ci possono essere dubbi sul suo riferimento a lei.
Corromperla - Margine, come in ebraico, "corrompere". C'è stato qualche dubbio, tuttavia, riguardo alla parola "lei", in questo luogo, se si riferisce a Cleopatra o al regno d'Egitto. Rosenmuller, Prideaux, JD Michaelis, Bertholdt, Dereser e altri, lo riferiscono a Cleopatra e suppongono che significhi che Antioco avesse instillato nella sua mente principi malvagi, affinché potesse tradire suo marito, e che così, con l'aiuto delle sue arti, avrebbe potuto ottenere il possesso dell'Egitto.
D'altra parte, Lengerke, Maurer, DeWette, Havernick, Elliott ("Apocalypse", iv. 130), e altri, suppongono che il riferimento sia all'Egitto, e che il significato sia che Antioco fosse disposto a entrare in questa alleanza allo scopo di influenzare il governo egiziano a non unirsi ai romani e ad opporsi a lui; cioè, che era da parte sua un espediente artificioso per distogliere il governo egiziano dal suo vero interesse e per raggiungere i propri scopi.
Quest'ultimo concorda meglio con la connessione, sebbene l'ebraico ammetterà entrambe le costruzioni. In effetti, "entrambi" questi oggetti sembrano essere stati mirati - poiché era altrettanto vero che in questo modo cercava di distogliere il governo e il regno egiziano dai suoi veri interessi, e che nell'usare sua figlia per realizzare questo progetto, ci si aspettava che impiegasse artifici per influenzare il suo futuro marito.
Questa disposizione era tanto più necessaria in quanto, in conseguenza della fama che i Romani avevano acquisito nel sopraffare Annibale, gli Egiziani avevano chiesto loro protezione e aiuto nelle loro guerre con Antioco, e offrivano loro, come corrispettivo, la tutela di giovane Tolomeo. I Romani accettarono questa offerta con gioia e inviarono M. Emilio Lepido ad Alessandria come custode del giovane re d'Egitto.
- Polibio, xv. 20; Appiano, "siriaco". io. 1; Livio, XXXII. 14; xxx. 19; Giustino, xxx. 2, 3; xxxi. 1. Il tutto fu, da parte di Antioco, un colpo di politica; e non potrebbe essere realizzato senza ciò che è stato ritenuto necessario nei dispositivi politici: l'impiego di tangenti o corruzione. Si accorda bene con il carattere di Antioco supporre che non esiterebbe a instillare nella mente di sua figlia tutte le sue opinioni politiche.
Ma lei non starà dalla sua parte, né sarà per lui - Cioè, si affezionerà a suo marito e favorirà i suoi interessi piuttosto che gli astuti disegni di suo padre. Su questo passo, Girolamo osserva: “Antioco, desideroso non solo di possedere la Siria, la Cilicia e la Licia e le altre province che appartenevano a Tolomeo, ma di estendere anche il proprio scettro sull'Egitto stesso, sposò la propria figlia Cleopatra a Tolomeo, e promise di dare in dote Celo-Siria e Giudea.
Ma in questo modo non poté ottenere il possesso dell'Egitto, perché Tolomeo Epifane, accortosi del suo disegno, agì con cautela, e perché Cleopatra preferiva i propositi del marito a quelli del padre». Così Jahn (“Ebr. Commonwealth”, p. 246) dice: “Egli concesse la speranza che quando sua figlia fosse diventata regina d'Egitto, avrebbe portato il regno sotto la sua influenza; ma si dimostrò più fedele a suo marito che a suo padre».
18 Dopo ciò volgerà il viso alle isole, alle isole del Mediterraneo, particolarmente a quelle vicine e che costituiscono una parte della Grecia. Ciò fece nelle sue guerre con i Romani, poiché la potenza romana comprendeva allora quella parte del mondo, ed era disegno di Antioco, come già osservato, di estendere i limiti del suo impero fino al punto in cui era al tempo di Seleuco Nicatore.
Ciò avvenne dopo la sconfitta di Scopa, poiché, avendo dato sua figlia in sposa a Tolomeo, supponeva di essersi guardato da qualsiasi ingerenza nelle sue guerre con i Romani dagli Egiziani, e mandò due dei suoi figli con un esercito per terra a Sardi, ed egli stesso con una grande flotta salpò nello stesso tempo nel Mar Egeo, e prese molte delle isole in quel mare. La guerra che fu combattuta tra Antioco e i Romani durò tre anni, e si concluse con la sconfitta di Antioco e con la sottomissione del regno siriano al potere romano, anche se, quando divenne provincia romana, continuò ad essere governata dai suoi stessi re.
In questa guerra Annibale, generale dei Cartaginesi, desiderava che Antioco si unisse a lui nel portare le sue armi in Italia, con la speranza che insieme avrebbero potuto vincere i Romani; ma Antioco preferì limitare le sue operazioni all'Asia Minore e alle parti marittime della Grecia; e la conseguenza di ciò, e del lusso e dell'indolenza in cui sprofondava, fu il suo definitivo rovesciamento. Confronta “Ebr. Commonwealth”, pp. 246-249.
E ne prenderanno molti - Molte di quelle isole; molte porzioni del paese marittimo dell'Asia Minore e della Grecia. Infatti, durante questa guerra che fece, venne posseduto da Efeso, Etolia, l'isola di Eubea, dove nell'anno 191 aC sposò Eubia, una giovane donna di grande bellezza, e si diede per un molto tempo per feste e divertimenti - e poi si trincerò con forza al passo delle Termopili.
In seguito, quando fu cacciato da quella fortezza, salpò per il Trace Chersoneso, e fortificò Sesto, Abido e altri luoghi, e, infatti, durante queste spedizioni militari, ottenne il controllo di una parte non trascurabile delle parti marittime della Grecia. La profezia fu rigorosamente adempiuta, che avrebbe dovuto "prendere molti" di quei luoghi.
Ma un principe per conto suo - Un principe romano, o un capo degli eserciti romani. Il riferimento è a Lucio Cornelio Scipione, detto Scipione Asiatico, in contrapposizione a Publio Cornelio Scipione, detto l'Africano, per la sua conquista su Annibale e sui Cartaginesi. Lo Scipione qui citato ricevette il nome di "Asiatico", a causa delle sue vittorie in Oriente, e in particolare in questa guerra con Antioco.
Era un fratello di Scipione l'Africano e lo aveva accompagnato nella sua spedizione in Spagna e in Africa. Dopo il suo ritorno fu ricompensato con il consolato per i suoi servizi allo stato, e fu autorizzato ad attaccare Antioco, che aveva dichiarato guerra ai Romani. In questa guerra fu prospero, e riuscì a ricuperare l'onore del nome Romano, ed a cancellare il biasimo che gli eserciti romani avevano sofferto per le conquiste di Antioco.
Quando si dice che avrebbe fatto questo "per conto suo", il significato è, senza dubbio, che si sarebbe impegnato nell'impresa per la propria gloria, o per assicurarsi la fama. Non era l'amore per la giustizia, o l'amore per la patria, ma era per assicurarsi un pubblico trionfo - forse sperando, sottomettendo Antioco, di ottenerne uno uguale a quello che suo fratello aveva ricevuto dopo le sue guerre con Annibale.
Il motivo qui attribuito a questo "principe" era così comune tra i capi degli eserciti romani, ed è stato così generalmente diffuso tra gli uomini, che non si può esitare a supporre che sia stato accuratamente attribuito a questo conquistatore, Seipio, e che l'impresa in cui si imbarcò per opporsi ad Antioco era principalmente "per conto proprio".
Farà cessare il biasimo da lui offerto - Il biasimo offerto da Antioco al potere romano. Il margine è "il suo rimprovero". Il riferimento è alla disgrazia portata agli eserciti romani dalle conquiste di Antioco. Sembrava che Antioco si facesse beffe di quel potere; si era impegnato in guerra con i conquistatori delle nazioni; aveva ottenuto vittorie, e così parve insultare la maestà del nome romano. Tutto questo fu ritorto indietro, o fatto cessare, dalle vittorie di Scipione.
Senza il suo stesso rimprovero - Senza alcun rimprovero a se stesso - alcuna disgrazia - alcuna imputazione di mancanza di abilità o valore. Cioè, avrebbe condotto la guerra in modo tale da assicurarsi una reputazione senza macchia. Questo era in tutto e per tutto vero per Scipione.
Lo farà ricadere su di lui - Il rimprovero o la vergogna che sembrava gettare sui romani sarebbe tornato su di sé. Ciò avvenne nelle successive sconfitte di Antioco in diversi scontri per mare e per terra, e nel suo definitivo e completo rovesciamento nella battaglia di Magnesia (190 aC) da parte di Scipione. Dopo essere stato più volte sopraffatto dai Romani e aver invano chiesto la pace, "Antioco perse ogni presenza di spirito, e ritirò le sue guarnigioni da tutte le città dell'Ellesponto, e, nella sua precipitosa fuga, lasciò dietro di sé tutte le sue scorte militari.
Rinnovò i suoi tentativi di avviare trattative per la pace, ma quando gli fu richiesto di rinunciare a tutti i suoi possedimenti a ovest del Toro e di sostenere le spese della guerra, decise di tentare la fortuna ancora una volta in una battaglia via terra. Antioco portò in campo settantamila fanti, dodicimila cavalieri e un gran numero di cammelli, elefanti e carri armati di falci. A questi i Romani non poterono opporsi che trentamila uomini, e tuttavia ottennero una vittoria decisiva.
I Romani persero solo trecentoventicinque uomini; mentre delle forze di Antioco, cinquantamila fanti, quattromila cavalieri e quindici elefanti furono lasciati morti sul campo, millecinquecento uomini furono fatti prigionieri, e il re stesso con grande difficoltà riuscì a fuggire a Sardi. Ora umilmente chiese la pace, e gli fu concesso alle condizioni con cui aveva precedentemente rifiutato di obbedire: che avrebbe dovuto cedere tutti i suoi possedimenti a ovest del Toro e che avrebbe dovuto sostenere le spese della guerra.
Si è inoltre obbligato a non tenere elefanti e non più di dodici navi. Per garantire l'adempimento di queste condizioni, i romani gli chiesero di consegnare dodici ostaggi di loro scelta, tra cui suo figlio Antioco, in seguito soprannominato Epifane. - "Commonwealth ebraico" di Jahn, pp. 248, 249.
19 Poi volgerà la faccia verso il forte della sua propria terra - Le forti fortificazioni della sua propria terra - poiché la parola ebraica è al plurale. Lo avrebbe fatto, ovviamente, per protezione. Avrebbe cessato i suoi tentativi di conquista e si sarebbe sforzato di trovare sicurezza nelle sue fortezze. Infatti, dopo questa sconfitta, Antioco, per rifornire le sue esauste casse e trovare il modo di far fronte alle pretese dei Romani, si recò in alcune province del suo impero. Non tentò altre guerre straniere, ma cercò sicurezza nei propri domini.
Ma inciamperà e cadrà, e non sarà trovato - Morì nel tentativo di saccheggiare il tempio di Elimaide. In questo provocò l'insurrezione del popolo e fu ucciso insieme ai soldati che erano con lui. Quale fosse il suo "motivo" per saccheggiare quel tempio è incerto, se fosse per soddisfare le richieste dei romani, o se fosse avarizia (Giustino, xxxii. 2); ma fu in questo modo che "inciampò e cadde" e morì.
- Girolamo, “Com. in loc.;” Diodo. Sic., "Fragmenta", XXVI. 30, 49; Giustino, XXXII. 2; Strabone, p. 744. La profezia che lo riguarda termina qui, ei particolari specificati sono tanto minuti e precisi come se fossero stati scritti “dopo” l'evento. In effetti, l'intero racconto è proprio come si preparerebbe ora chi si impegnasse a esprimere in breve i principali eventi della vita di Antioco il Grande.
20 Quindi si alzerà nella sua tenuta - Margine, "o, luogo". La parola usata - כן kên - significa, propriamente, “posto, stazione, luogo” (vedi le note a Daniele 11:711,7 ), e l'idea qui è semplicemente che gli sarebbe succeduto nel regno da un tale. Il suo successore avrebbe il carattere e il destino che la profezia procede a precisare.
Un allevatore di tasse - Uno che deve essere caratterizzato principalmente per questo; cioè, il cui governo si distinguerebbe eminentemente per i suoi sforzi per estorcere denaro alla gente. La parola ebraica נגשׂ nâgas' significa, propriamente, sollecitare, scacciare, incitare, e si applica quindi a colui che sollecita o incalza un debitore, o che esige il tributo di un popolo. La parola è usata con riferimento alle esazioni di "denaro" in Deuteronomio 15:2 : "Ogni creditore che presta qualcosa al suo prossimo, non lo esigerà dal suo prossimo o da suo fratello.
Di uno straniero puoi esigerlo di nuovo». Quindi in 2 Re 23:35 , Ioiachim tassava il paese "per dare il denaro secondo il comandamento del faraone: esigeva l'argento e l'oro del popolo del paese". In Zaccaria 9:8 - "E nessun oppressore passerà più per loro" - è usata la stessa parola. Qui denota uno che sarebbe caratterizzato principalmente dal suo estorcere tributo al suo popolo, o usando mezzi per ottenere denaro.
Nella gloria del regno - La parola "in" qui è fornita dai nostri traduttori. Lengerke lo rende, "chi lascerà che il pubblicano (eintreiber) attraversi la gloria del regno". Questo è evidentemente il significato. Avrebbe messo sotto contribuzione le parti più ricche e produttive del suo regno. Questo potrebbe essere sia per pagare un debito contratto da un ex monarca; o per portare avanti la guerra; o per procurarsi i mezzi di lussuose indulgenze; o per scopi di magnificenza e di visualizzazione.
Ma in pochi giorni - Un periodo relativamente breve. Confronta Genesi 27:44; Genesi 29:20. È impossibile da ciò determinare il periodo preciso in cui sarebbe vissuto, ma il linguaggio lascerebbe l'impressione che il suo sarebbe stato un breve regno.
Sarà distrutto - ebraico, “sarà spezzato. Cioè, il suo potere sarà spezzato". cesserà di regnare. Non se ne dedurrebbe certamente che sarebbe stato messo a morte, o che sarebbe morto in quel momento, ma che il suo regno sarebbe poi giunto alla fine, anche se in qualche modo pacifico.
Né con rabbia - ebraico, "rabbia". Non in alcun tumulto o eccitazione, o per la rabbia dei suoi sudditi. Ciò implicherebbe certamente che la sua morte sarebbe stata una morte pacifica.
Né in battaglia - Come molti re caddero. La descrizione indicherebbe un regno di pace, e uno la cui fine sarebbe stata la pace, ma che avrebbe avuto solo un breve regno. Il riferimento qui è, senza dubbio, a Seleuco Filopatore, il figlio maggiore di Antioco il Grande, e suo immediato successore. Il compimento della predizione si riscontra nei seguenti fatti che lo riguardano:
(a) Come esattore di tributi. Era tenuto a pagare il tributo che suo padre aveva accettato di pagare ai romani. Questo tributo ammontava a mille talenti all'anno, e di conseguenza gli rese necessario dedicare le sue energie alla raccolta di quella somma. Il talento ebraico dell'argento era pari a (nel 1850) circa 1.505 di denaro americano (circa 339 sterline britanniche), e, di conseguenza, questo migliaio di talenti, del talento ebraico dell'argento qui citato, era uguale a (nel 1850) circa un milione e mezzo di dollari.
Il talento greco d'argento valeva (nel 1850) 1.055 di denaro americano (circa 238 sterline inglesi), e, se questo fosse il talento, la somma sarebbe di circa un milione di dollari. Aumentare questo, oltre alle spese ordinarie del governo, avrebbe richiesto uno sforzo e, poiché questo veniva continuato di anno in anno, e siccome Seleuco era conosciuto per poco altro, non era innaturale che fosse caratterizzato come il “aumento delle tasse”.
(b) Ciò sarebbe particolarmente vero nella stima degli ebrei, poiché non piccola parte di queste tasse, o di queste entrate, provenivano dalla Palestina. Seleuco, approfittando dei disordini in Egitto, aveva riunito alla corona siriana le province di Celo-Siria e Palestina, che il padre Antioco il Grande aveva dato in dote alla figlia Cleopatra, sposa di Tolomeo Epifane. - Jahn, “Ebr.
Commonwealth”, p. 255. Nell'anno 176 aC, Simone, un Beniaminita, che divenne governatore del tempio di Gerusalemme, l'agricoltore delle rendite dei re egiziani, tentò di apportare alcune innovazioni, alle quali si oppose fermamente il sommo sacerdote Onia III Simone, con rabbia, andò da Apollonio, governatore della Celo-Siria sotto Seleuco, e lo informò dei grandi tesori contenuti nel tempio.
“Il re”, dice Jahn (“Heb. Commonwealth”, p. 255), “attraverso un amico degli ebrei, e sebbene avesse regolarmente fatto esborsi, secondo le indicazioni di suo padre, per sostenere le spese dei sacrifici a Gerusalemme, deciso ad utilizzare a proprio uso i tesori del tempio, poiché il pagamento annuale di mille talenti ai Romani aveva ridotto le sue finanze a un ribasso molto basso.
Con il disegno, quindi, di ricostituire il suo esausto tesoro, mandò Eliodoro a Gerusalemme per saccheggiare il tempio”. Confronta Appiano, "siriaco". xlv. 60-65. Vedi anche Prideaux, "Con". ii. 208; 2 Macc. 3. Oltre a ciò, la necessità di raccogliere così tante entrate gli darebbe il carattere di un "rilevatore di tasse".
(c) Ciò è stato fatto in quella che potrebbe essere propriamente definita "la gloria del suo regno", o in quella che, nella lingua di un ebraico, sarebbe così chiamata - Ceelo-Siria e Palestina. Agli occhi di un ebreo questa era la gloria di tutte le terre, e gli scrittori ebrei erano soliti designarla con un tale appellativo. Confronta le note di Daniele 11:16.
(d) Il suo regno continuò per un breve periodo, rispondendo a ciò che è detto qui, che sarebbe stato per "pochi giorni". In effetti, regnò solo undici o dodici anni, e questo, rispetto al lungo regno di Antioco suo padre - trentasette anni - fu un breve periodo.
(e) Le modalità della sua morte. Non cadde in battaglia, né fu stroncato da un tumulto popolare. Era, infatti, avvelenato. Nell'undicesimo anno del suo regno, mandò il suo unico figlio Demetrio come ostaggio a Roma e liberò suo fratello Antioco, che risiedeva da dodici anni in quella città. Poiché l'erede alla corona era ormai fuori strada, Eliodoro cercò di elevarsi alla dignità reale, e per questo scopo distrusse il re con il veleno.
Attaccò una grande parte ai suoi interessi e alla fine conquistò coloro che erano favorevoli a sottomettersi al re d'Egitto. Antioco Epifane ricevette notizia di queste transazioni mentre era ad Atene al suo ritorno da Roma. Si rivolse a Eumene, re di Pergamo, che con il fratello Attalo indusse facilmente a sposare la sua causa, ed essi, con l'aiuto di una parte dei Siri, privarono Eliodoro della sua autorità usurpata.
Così, nell'anno 175 aC, Antioco Epifane salì tranquillamente al trono, mentre il legittimo erede, Demetrio, era assente a Roma. Appiano, "siriaco". lxv. 60-65; Jahn, “Ebr. Commonwealth”, cap. ix. Sezione 91. Il resto di questo capitolo è occupato con un dettaglio dei crimini, delle crudeltà e delle oppressioni di Antioco Epifane, o Antioco IV.
21 E nella sua tenuta - Al suo posto. Vedi le note a Daniele 11:7 , Daniele 11:20.
Alzerà una persona vile - Là succederà al trono. Il riferimento qui è ad Antioco Epifane, che regnò dal 175 a.C. al 163 a.C. La parola ebraica resa "vile" - נבזה nı̂b e zeh - significa propriamente uno disprezzato o disprezzato, Isaia 49:7; Salmi 22:6 (7).
Il significato qui è che era uno che meritava di essere disprezzato e che sarebbe stato disprezzato - un uomo di carattere basso, basso e spregevole. Vulgata, “ despectus ”; greco ἐξουδενώθη exoudenōthē ; Lutero, “ein ungeachteter”. Mai termini furono applicati meglio a un uomo di questi ad Antioco Epifane, sia prima che dopo la sua ascesa al trono.
Il modo in cui si impadronì della corona è detto sopra. Fu soprannominato Epiphanes ( Ἐπιφανής Epiphanēs ), “l'Illustre”, perché, se crediamo ad Appiano, rivendicò le pretese della famiglia reale contro le usurpazioni dello straniero Eliodoro. Portava anche il nome Θεός Theos, "Dio", che è ancora visto sulle sue monete.
Ma dai suoi sudditi fu chiamato Epimanes ( Ἐπιμανής Epimanēs ) "il pazzo", invece di "Epiphanes" - un nome che meritò molto più riccamente. La seguente dichiarazione di Jahn (Ebr. Commonwealth, cap. X. Sezione 92) mostrerà con quale proprietà il termine "vile" era applicato a lui: "Spesso oziava come un semplice fannullone per le strade di Antiochia, assistito da due o tre servi, e non degnarsi di guardare i nobili; parlava con orafi e altri meccanici nelle loro officine, si impegnava in conversazioni oziose e insignificanti con il più basso della gente e si mescolava nella società di stranieri e uomini del carattere più vile.
Non si vergognava di entrare nei circoli dissipati dei giovani, di bere e fare baldoria con loro, e di assistere la loro allegria cantando canzoni e suonando il suo flauto. Appariva spesso nei bagni pubblici tra la gente comune, impegnandosi in ogni sorta di scherzi sciocchi, senza il minimo riguardo alla dignità della sua condizione e del suo carattere. Non di rado lo si vedeva ubriaco per le strade, quando gettava i suoi soldi.
circa, e praticare varie altre sciocchezze ugualmente stravaganti. Sfilava per le strade della sua capitale in una lunga veste, e con una ghirlanda di rose sul capo: e se qualcuno tentava di passare o di seguirlo, li bersagliava di pietre, che portava nascoste sotto le sue vesti, ” ecc. Vedi anche Appian in “Syriacis”, 45:70-75; Eusebio in "Chronicon"; Ateneo, lib. vp 193; xp 438; Livio, xli. 20; Diodo. Sic. "Frag." XXVI. 65; xxxi. 7, 8; Prideaux, "Con". ii. 212-214; 1 Macc. 1:9.
A chi non daranno l'onore del regno - Cioè, il popolo. O, in altre parole, non dovrebbe essergli conferito da alcuna legge o atto della nazione, né da alcuna successione o pretesa regolare. Il vero erede alla corona era Demetrio, assente a Roma. Su di lui la corona sarebbe regolarmente devoluta; ma in sua assenza fu ottenuto da Antioco per le arti che praticava, e non per concessione volontaria della nazione.
Ma entrerà pacificamente - Tranquillamente; senza guerra né forza; con l'arte più che con le armi. Gesenius (Lexicon) rende la frase usata qui "in mezzo alla sicurezza"; cioè, inaspettatamente, improvvisamente. L'idea sembra essere che l'avrebbe fatto quando la nazione non se l'aspettava, o non l'aveva appresa; quando sarebbero stati presi alla sprovvista, e avrebbe "rubato loro una marcia". Tutto questo concordato con i fatti.
La nazione sembrava non aver previsto che Antioco avrebbe tentato di salire al trono alla morte di suo fratello. Ma lasciò tranquillamente Roma - mentre Demetrio, suo nipote, il vero erede alla corona, rimase lì; venuto ad Atene, e seppe qual era lo stato delle cose in Siria, dove Eliodoro aveva usurpato l'autorità; fece un patto con il re di Pergamo per aiutarlo, e, con l'aiuto di una parte dei Siri che si opponevano all'usurpatore Eliodoro, lo privò dell'autorità, e prese possesso della corona. Nessuno sembrava sospettare che questo fosse il suo scopo, o dubitare che il suo scopo fosse rimuovere un usurpatore affinché suo nipote potesse essere posto sul trono.
E ottenere il regno con lusinghe - חלקלקות chălaq e laqqôth - “lubricitates, blanditioe ”. "La parola", dice Elliott (Apocalisse iv. 133), "ha un doppio senso, essendo applicata sia alla scivolosità di un sentiero, sia alla scivolosità o lusinga e inganno della lingua". Nel primo senso si verifica in Salmi 35:6 , "La loro via sia oscura e scivolosa;" in quest'ultimo, il suo verbo originario, Proverbi 2:16; Proverbi 7:5 , "Lo straniero che adula o dissimula con le sue parole;" e Proverbi 29:5 , “Un uomo che lusinga (o dissimula) il suo prossimo.
In quest'ultimo senso il verbale sembra essere usato sia qui che nei versi Daniele 11:32 , Daniele 11:34 sotto: “arti di dissimulazione”. - Gesenio. Il probabile significato qui è che avrebbe ottenuto il trono con atti di dissimulazione e con promesse di ricompense e uffici.
Tali promesse probabilmente avrebbe fatto a Eumene, re di Pergamo, e ai nobili siriani e al popolo che sposava la sua causa. Non sarebbe difficile assicurarsi l'aiuto delle moltitudini in questo modo, e il carattere di Antioco era proprio tale da permettergli di usare una qualsiasi di queste arti per raggiungere i suoi fini. Forse, inoltre, poteva sperare nell'aiuto dei Romani, con i quali aveva vissuto a lungo.
Non era cosa rara che un usurpatore si facesse strada adulando certe classi di un popolo, e con promesse di generosità, di uffici e di rimozione di fardelli opprimenti. Confronta Prideaux, "Con". ii. 212. Vedi anche il caso di Assalonne in 2 Samuele 15:1.
22 E con le braccia di un diluvio - Il riferimento qui è a una potente invasione di qualche paese da parte di Antioco, che avrebbe spazzato via tutto davanti a lui. Sembra esserci una certa confusione di metafore nella frase "le braccia di un diluvio". L'idea nella mente dello scrittore sembra essere questa: vide un'invasione di qualche paese da parte di schiere di uomini sotto il comando di Antioco. Ciò non era innaturale paragonare a una "inondazione di acque" che si estendeva su una terra.
Vedi Isaia 8:8. Né era del tutto innaturale parlare di un'inondazione come di "braccia" che si estendevano lontano e vicino; spazzando tutto per sé, o portandolo via. Così si parla di un braccio di mare, di un braccio di fiume, ecc. In questo modo l'inondazione - l'invasione - sembrava estendersi come acque, travolgendo tutto.
Saranno travolti, da prima di lui - Il profeta non specifica “chi” sarebbero che verrebbero così rovesciati. Alcuni hanno supposto che il riferimento sia agli Ebrei, ma l'interpretazione più corretta è quella che fa riferimento all'Egitto, Vedi le note a Daniele 11:25. In effetti, le forze di Eliodoro, le forze degli Ebrei e le forze degli Egiziani, furono allo stesso modo spezzate e disperse davanti a lui.
L'occhio del profeta, tuttavia, sembra qui piuttosto essere sull'invasione dell'Egitto, che fu uno dei primi e più importanti atti di Antioco, e nella storia di cui il profeta entra più nei dettagli.
Sì, anche il principe dell'alleanza - Anche lui sarà spezzato e vinto. C'è stata una certa diversità di opinione su chi si intende qui con "il principe dell'alleanza". Molti suppongono che sia il sommo sacerdote dei Giudei, come il capo principe o governante sotto il "patto" che Dio ha fatto con loro, o tra il popolo del "patto". Ma questo appellativo non è dato altrove al sommo sacerdote ebreo, né è come potrebbe essere applicato a lui con molta correttezza.
Il riferimento è piuttosto al re d'Egitto, con il quale Antioco il Grande aveva stretto un patto o patto, e che avrebbe dovuto essere unito, quindi, ai Siri da un solenne trattato. Vedi Lengerke, in loc. Quindi Elliott, "Rev." IV. 133.
23 E dopo la lega fatta con lui - Un trattato di pace e concordia. Il grande oggetto di contesa tra i re di Siria e d'Egitto fu il possesso della Celo-Siria e della Palestina. Spesso si sforzarono di risolverlo con la conquista, poiché ciascuno di loro sosteneva che nella partizione originaria dell'impero di Alessandro questa porzione dell'impero gli fosse toccata; e spesso si sforzavano di risolverlo per trattati.
Di conseguenza questa regione passava continuamente dall'una all'altra, ed era anche sede di frequenti guerre. La "lega" a cui si fa riferimento sembra essere stata quella, rispetto a questo paese, di presentare le promesse successive che erano state fatte al re d'Egitto che gli sarebbero state consegnate Ceelo-Siria e Palestina. Queste province erano state assicurate a Tolomeo Lago dal trattato del 301 aC, ed erano state nuovamente date in dote da Antioco il Grande, quando sua figlia Cleopatra sarebbe stata fatta regina d'Egitto. - Jahn, “Ebr. Commonwealth”, p. 260. Antioco Epifane, tuttavia, non era affatto disposto a confermare questa concessione, e quindi le guerre in cui era coinvolto con gli egiziani.
Egli opererà con inganno - In riferimento al patto o trattato di cui sopra. Egli si sforzerà di eludere le sue pretese; si rifiuterà di conformarsi alle sue condizioni; non consegnerà le province secondo i termini del patto. La storia concorda esattamente con questo, poiché non intendeva rispettare i termini del trattato, ma cercava ogni mezzo per eluderlo, e alla fine intraprese una serie di sanguinose guerre con l'Egitto.
In riferimento ai termini di questo trattato, e per garantire i rispettivi interessi, entrambe le parti inviarono ambasciatori a Roma per sollecitare le loro richieste davanti al Senato romano. - Polibio, "Legato". Sezioni 78, 82; Girolamo, “Com. in loc.” Non appena Tolomeo Filometore ebbe raggiunto i suoi quattordici anni, fu solennemente investito del governo; e gli ambasciatori di tutti i paesi circostanti vennero a congatulare con lui sulla sua ascesa al trono.
“In questa occasione Antioco mandò in Egitto Apollonio, figlio di Mnesteo, apparentemente per congratularsi con il re per la sua incoronazione, ma con la vera intenzione di sondare gli scopi della corte egiziana. Quando Apollonio, di ritorno, informò Antioco che era considerato un nemico dagli egiziani, salpò immediatamente per Giaffa per sorvegliare le sue frontiere verso l'Egitto e metterle in stato di difesa”. - Jahn, “Ebr. Commonwealth” p. 260; 2 Macc. 4:21.
Lo scopo di Antioco non era senza dubbio quello di cedere Ceelo-Siria e Palestina secondo i trattati che erano stati fatti; e tuttavia ha progettato di assicurarli, se possibile, senza una rottura aperta, e quindi le sue arti della diplomazia, o i suoi sforzi per eludere l'osservanza dei termini del patto. Anche quando aveva invaso l'Egitto, e aveva ottenuto il possesso del re Tolomeo Filometore, ancora «finse di essere venuto in Egitto unicamente per il bene del re Tolomeo, per sistemargli gli affari del regno; e Tolomeo trovò opportuno agire come se lo ritenesse davvero suo amico.
Ma deve aver visto", dice Jahn, "che Antioco, con tutte le sue professioni di amicizia, non era disattento al bottino, poiché saccheggiava l'Egitto da ogni parte". - “Ebr. Commonwealth”, p. 263.
Poiché egli salirà - Vieni sull'Egitto. Il risultato sarebbe la guerra. Piuttosto che cedere le province secondo il trattato, alla fine avrebbe invadere l'Egitto e portare la guerra nei suoi confini.
E diverrà forte con un piccolo popolo - Il significato di questo sembra essere, che all'inizio le sue forze sarebbero piccole; che sarebbe salito in modo da non destare sospetti, ma che, o aumentando le sue forze lì, unendosi a confederati, allettando il popolo con la promessa di ricompense, o prendendo gradualmente una città dopo un altro e aggiungendoli ai suoi domini, sarebbe diventato forte.
Jahn (Heb. Commonwealth, p. 263) dice, “con un piccolo corpo di truppe si fece padrone di Menfi, e di tutto l'Egitto fino ad Alessandria, quasi senza colpire”. Confronta Diod. Sic. XXVI. 75, 77; Jos. "Formica". xii. 5, 2. Il fatto nel caso era che Antioco fingeva nella sua invasione dell'Egitto di essere amico del re egiziano, e che era venuto per aiutarlo, e per stabilirlo infine sul trono. Gradualmente, tuttavia, fu posseduto da una città dopo l'altra, e sottomise un luogo dopo l'altro, finché alla fine fu posseduto dal re stesso e lo ebbe interamente in suo potere.
24 Entrerà pacificamente anche nei luoghi più grassi della provincia - Il margine è "o, nel pacifico e nel grasso". La versione nel testo, tuttavia, è la più corretta, e il senso è che lo farebbe “inaspettatamente” (Lengerke, uvermuthet); avrebbe fatto approcci graduali e astuti fino a quando non si fosse impadronito delle parti migliori della terra. Confronta Genesi 27:28 , Genesi 27:39.
La storia narra che vi si recò con mestieri diversi da quelli di conquista, e uno dopo l'altro prese possesso delle principali città d'Egitto. Nella sua prima invasione di quel paese, Diodoro Siculo e Giuseppe Flavio affermano entrambi che Antioco "si servì di un meschino artificio", senza specificare quale fosse. Jahn dice che probabilmente era che fingeva di venire come amico di Tolomeo.
È a questo che l'allusione è qui, quando si dice che sarebbe "entrato pacificamente", cioè con qualche pretesa di pace o di amicizia, o con qualche arte falsa e lusinghiera. Giuseppe Flavio (Ant. XII. cap. v. Sezione 2) dice di Antioco, che "è venuto con grandi forze a Pelusium, e ha aggirato Tolomeo Filoretore "traditore", e si è impadronito dell'Egitto". Il fatto affermato da Diodoro e Giuseppe Flavio, che prese possesso di Menfi e di tutto l'Egitto, fino ad Alessandria, illustra pienamente ciò che qui si dice, che sarebbe "entrato nei luoghi più grassi della provincia". Queste erano le parti più scelte e fertili dell'Egitto”.
E farà ciò che non hanno fatto i suoi padri, né i padri dei suoi padri - Ciò che nessuno dei suoi predecessori ha potuto fare; vale a dire, nella conquista dell'Egitto. Nessuno di loro lo possedeva così completamente; nessuno ne ottenne tanto bottino. Non c'è dubbio che questo fosse il fatto. Le guerre dei suoi predecessori con gli egiziani erano state per lo più condotte in Celo-Siria e in Palestina, per il possesso di queste province.
Antioco Epifane, tuttavia, dapprima prese Pelusio, la chiave dell'Egitto, e poi invase l'Egitto stesso, ne afferrò i luoghi più forti e fece prigioniero il re. - Jahn, “Ebr. Commonwealth”, p. 263. Confronta 1 Macc. 1:16.
Disperderà tra loro la preda... - Tra i suoi seguaci. li ricompenserà con le spoglie d'Egitto. Confronta 1 Macc. 1:19: “Così presero le città forti nel paese d'Egitto, e ne prese le spoglie.
E prevederà i suoi dispositivi - Margin, "pensa ai suoi pensieri". Il margine è in accordo con l'ebraico. Il significato è che avrebbe formato dei piani, o che questo sarebbe stato il suo scopo. Avrebbe diretto la guerra contro i luoghi fortemente fortificati dell'Egitto.
Contro le fortezze - Antioco prese possesso di Pelusium, la chiave dell'Egitto; si impadronì di Menfi, e poi assediò Alessandria, supponendo che se fosse stata ridotta, l'intero paese sarebbe stato suo. - Jos. "Formica". B. xii. cap. v. Sezione 2.
Anche per un certo tempo - Giuseppe Flavio (ut sup.) dice che fu cacciato da Alessandria, e da tutto l'Egitto, dalle minacce dei Romani, comandandogli di lasciare in pace quel paese. C'erano anche altri motivi che, uniti a questo, lo indussero a ritirarsi da quel paese. Era molto infuriato per l'effetto prodotto in Giudea dalla notizia della sua morte. Si diceva che tutti i Giudei si rallegrarono di quella notizia e si ribellarono; e quindi decise di vendicarsi di loro, e lasciò l'Egitto, e andò a Gerusalemme, e la soggiogò con la tempesta o con uno stratagemma.
25 E susciterà il suo potere e il suo coraggio contro il re del sud con un grande esercito - Questo deve riferirsi a una successiva invasione dell'Egitto da parte di Antioco. Nel corso del suo regno quattro volte invase quel paese con vari gradi di successo. Nella prima prese Pelusio, e dopo avervi posto una guarnigione, si ritirò nei quartieri d'inverno a Tiro. Nella seconda, sopra menzionata, prese Menfi e assediò Alessandria.
La terza invasione a cui si fa riferimento avvenne dopo che egli aveva preso Gerusalemme, e fu causata dal fatto che, poiché Tolomeo Filometore era nelle mani di Antioco, gli egiziani avevano innalzato al trono Tolomeo Physcon (il Grosso). Questo principe assunse il nome di Euergetes II. Il preteso scopo di Antioco in questa invasione (168 aC) era sostenere le pretese di Tolomeo Filometore contro l'usurpazione del fratello, ma il suo vero scopo era quello di sottomettere l'intero paese al proprio potere.
Ha sconfitto gli Alessandrini per mare vicino a Pelusium, e poi ha schierato le sue forze di terra davanti alla città di Alessandria. Tolomeo Physcon mandò un'ambasciata a Roma per sollecitare la protezione del Senato, e contemporaneamente avviò trattative di pace con Antioco. Le proposte sono state respinte; ma quando Antioco si accorse che la conquista di Alessandria sarebbe stata difficile, si ritirò a Menfi, e finse di consegnare il regno a Tolomeo Filometore, e dopo aver lasciato una forte guarnigione a Pelusio, tornò ad Antiochia.
Questa invasione è così descritta dall'autore del libro dei Maccabei (1 Macc. 1:17); “Perciò entrò in Egitto con una grande moltitudine, con carri, elefanti, cavalieri e una grande flotta”. - Porfido, come citato da Scaligero; Polibio, Legat, Sezioni 81, 82, 84; Livio, xliv. 19; xlv. 11; Giustino, XXXIV. 2; Prideaux, Con. ii. 232-235.
E il re del sud - Tolomeo Physcon, re d'Egitto.
Sarà incitato alla battaglia con un esercito molto grande e potente - Per opporsi ad Antioco.
Ma non resisterà - Non potrà resistergli. La sua marina fu sconfitta; Antioco era ancora in possesso di Menfi e assediò Alessandria.
Perché prevederanno artifici contro di lui - Ebraico, "effettueranno pensieri" (vedi le note a Daniele 11:24 ); cioè, formeranno piani contro di lui per sconfiggerlo. Il riferimento qui è alle forze invasori, che avrebbero formulato piani sagaci per il rovesciamento del re d'Egitto.
26 Sì, quelli che si cibano della parte della sua carne lo distruggeranno - Quelli della sua stessa famiglia; coloro che si nutrono alla sua mensa; loro che sono i suoi consiglieri di gabinetto e amici professati e confidenziali. Il significato è che si sarebbero rivelati traditori e infedeli. Questo non è affatto improbabile. Antioco era potente e si era impadronito di Pelusio, di Menfi e delle parti più belle dell'Egitto.
Era anche in possesso della persona del legittimo re e aveva buone prospettive di sottomettere l'intero paese. In queste circostanze, niente sarebbe più naturale che che gli stessi ospiti del palazzo - le persone intorno al re regnante - cominciassero a dubitare che potesse resistere e fossero disposti a fare i conti con l'invasore.
E il suo esercito traboccherà - La connessione qui richiede che comprendiamo questo dell'esercito del re d'Egitto. Il significato sembra essere che le sue forze sarebbero state grandi e si sarebbero sparse come acque traboccanti, ma che nonostante ciò molti di loro sarebbero stati uccisi.
E molti cadranno uccisi - In battaglia. Nonostante l'esercito sarebbe stato numeroso e, per così dire, si sarebbe diffuso sul territorio, tuttavia non sarebbe stato sufficiente a tenere fuori gli invasori, ma molti di loro sarebbero caduti in campo. Il conto in 1 Macc. 1:18 è che “Tolomeo ebbe paura di lui (Antioco) e fuggì; e molti furono feriti a morte”.
27 Ed entrambi i cuori di questi re dovranno fare del male - Margine, "i loro cuori". Il significato è che i loro cuori erano rivolti a qualche scopo malvagio o ingiusto. Il riferimento qui è, evidentemente, ad Antioco ea Tolomeo Filometore, e il tempo a cui si allude è quando Tolomeo era in possesso di Antioco, e quando insieme stavano formando i loro piani. Antioco invase il paese con la pretesa di aiutare Tolomeo e di stabilirlo nel governo, e per lo stesso motivo, con la pretesa di proteggerlo, lo aveva ora in suo possesso.
All'inizio. inoltre, sembrerebbe che Tolomeo coincidesse con i suoi piani, o fosse tanto ingannato dagli atti di Antioco da credere nella sua amicizia, e unirsi a lui nei suoi progetti, poiché è espressamente detto dagli storici, come sopra citato , che quando Antioco lasciò l'Egitto, lasciando Tolomeo a Menfi, e una forte guarnigione a Pelusio, Tolomeo cominciò a vedere attraverso i suoi disegni astuti e ad agire di conseguenza.
Fino a quel momento, tuttavia, sembra che avesse considerato sincere le professioni di Antioco e che fosse entrato pienamente nei suoi piani. A questo fatto si allude qui; e il significato è che stavano formando schemi uniti di male - di conquiste, rapine e oppressione. Lo spirito guida in questo era senza dubbio Antioco, ma sembra che Tolomeo vi abbia convenuto.
E diranno bugie a un tavolo - Allo stesso tavolo. Tolomeo era un prigioniero ed era interamente in possesso di Antioco, ma era una questione di politica con quest'ultimo nascondergli il più possibile il fatto che fosse un prigioniero e trattarlo come un re. È da presumere, quindi, che lo farebbe, e che sarebbero seduti alla stessa mensa; cioè, che Tolomeo sarebbe stato trattato esteriormente con il rispetto dovuto a un re.
In questa condizione familiare - in questo stato di rapporti apparentemente rispettosi e confidenziali - avrebbero formato i loro piani. Eppure i dispositivi di entrambi sarebbero "falsi" - o sarebbero, in effetti, "dire bugie". Antioco avrebbe sempre agito perfidamente, cercando di imporre a Tolomeo, e facendo promesse, e dando assicurazioni, che sapeva essere false; e Tolomeo avrebbe ugualmente recitato una parte ingannevole, impegnandosi in impegni che, forse, non aveva intenzione di mantenere, e che, in ogni caso, sarebbero stati presto violati.
È impossibile ora sapere "come" è entrato nelle mani di Antioco - se si è arreso in guerra; o se fosse persuaso a farlo dalle arti dei suoi cortigiani; o se fu davvero ingannato da Antioco e credette di essere suo amico, e che la sua protezione fosse necessaria. Su nessuna di queste supposizioni non si può supporre che sarebbe molto probabile che sia sincero nelle sue transazioni con Antioco.
Ma non prospererà - Lo schema escogitato, qualunque fosse, non avrebbe avuto successo. Il piano di Antioco era di impossessarsi di tutto l'Egitto, ma in questo fallì; e fintanto che Tolomeo entrò nel progetto proposto da Antioco, col pretesto per il bene del suo paese, anch'esso fallì. Qualunque fosse lo scopo, fu presto interrotto dal fatto che Antioco lasciò l'Egitto e mosse guerra a Gerusalemme.
Poiché ancora la fine sarà al tempo stabilito - Vedi Daniele 11:29. La fine - il risultato - non sarà ora, e nel modo contemplato da questi due re. Sarà al momento "nominato", vale a dire, da Dio, e in un altro modo. L'intera causa si emetterà diversamente da ciò che essi intendono, e nel momento che una Provvidenza sovraordinante ha designato.
La "ragione" implicata qui per cui non potevano portare a termine il loro progetto era che c'era un "tempo stabilito" in cui questi affari dovevano essere determinati e che a nessun loro scopo poteva essere permesso di frustrare i consigli superiori dell'Altissimo .
28 Poi tornerà nella sua terra con grandi ricchezze - Arricchito con le spoglie d'Egitto. Avendo preso Menfi e le parti più belle dell'Egitto, al suo ritorno avrebbe naturalmente portato grandi ricchezze nel suo paese. Così si dice in 1 Macc. 1:19: “Così presero le città forti nel paese d'Egitto, e ne prese le spoglie”. Il significato qui è che sarebbe "partito" per tornare alla sua terra. Infatti, nel suo cammino si fermerebbe a portare desolazione su Gerusalemme, come viene suggerito nella parte successiva del versetto.
E il suo cuore sarà contro il santo patto - Le parole “santo patto” sono un'espressione tecnica per indicare le istituzioni ebraiche. Il popolo ebraico era chiamato il "popolo dell'alleanza", in quanto popolo con cui Dio aveva stretto un'alleanza. Tutti i loro privilegi erano considerati il risultato di quel patto, e quindi la parola venne applicata a tutte le istituzioni della nazione.
Quando si dice che il suo cuore era contrario a quel patto, il significato è che era infuriato contro di esso; e determinato a portare calamità sul luogo e sulle persone ad esso collegate. La ragione di ciò era la seguente: quando era in Egitto, fu diffusa la notizia che era morto. In conseguenza di questa voce, Giasone colse l'opportunità di recuperare la carica di sommo sacerdote da suo fratello Menelao, e con mille uomini prese Gerusalemme, cacciò Menelao nel castello e uccise molti che prese per suoi nemici.
Antioco, udito ciò, pensò che tutti i Giudei si fossero ribellati e decise di infliggere loro un castigo sommario mentre si recava nella sua terra. Vedere Jahn, "Commonwealth ebraico", p. 263.
E farà exploit e tornerà alla sua terra - La parola "exploit" è fornita dai traduttori. L'ebraico è, semplicemente, "egli farà"; cioè, realizzerà lo scopo del suo cuore sul popolo dell'alleanza. In questa spedizione ha preso Gerusalemme, se d'assalto o con uno stratagemma non è del tutto certo. Diodoro Siculo, e l'autore del secondo libro dei Maccabei, e Giuseppe Flavio (Guerre ebraiche, i.
1, 2 e vi. 10, 1), dicono che era d'assalto. Il resoconto che dà nelle sue "Antichità" (b. XII. ch. v. Sezione 3) è che lo prese con uno stratagemma, ma l'affermazione nelle "Guerre Ebraiche" è molto più probabile, poiché Antioco saccheggiò la città , uccise ottantamila persone, uomini, donne e bambini, fece quarantamila prigionieri e ne vendette altrettanti come schiavi, 2 Macc. 5:5, 6, 11-14.
Come se non bastasse, sotto la guida del sommo sacerdote Menelao, entrò nel santuario, pronunciando un linguaggio blasfemo, portò via tutti i vasi d'oro e d'argento che vi trovò, la tavola d'oro, l'altare e il candelabro, e tutto i grandi vasi, e per non lasciare nulla dietro, frugò le volte sotterranee, e in questo modo raccolse milleottocento talenti d'oro.
Poi sacrificò suini sull'altare, fece bollire un pezzo di carne e ne spruzzò l'intera tempia con il brodo, 2 Macc. 5:15-21; 1 Macc. 1:21-28; Diodoro Sic. xxxiv. 1; Jahn, "Commonwealth ebraico", p. 264.
29 Al momento stabilito - Nei propositi di Dio. Vedi le note a Daniele 11:27. Cioè, nel momento in cui Dio progetta di realizzare i propri scopi nei suoi confronti. L'idea è che ci fosse un periodo definito nella Mente Divina in cui tutto questo doveva essere fatto, e che quando ciò fosse accaduto, Antioco sarebbe tornato di nuovo per invadere l'Egitto.
Tornerà, e verrà verso il sud - Con l'intenzione di invadere l'Egitto. L'occasione di questa invasione fu che, dopo la partenza di Antioco, lasciando Tolomeo in possesso dell'Egitto, o dopo avergli dichiarato di aver ceduto il regno, Tolomeo sospettò i disegni di Antioco e giunse a un accordo con suo fratello Fiscone, che essi dovrebbero condividere il governo tra loro e resistere ad Antioco con il loro potere unito.
Per fare questo, assoldarono truppe mercenarie dalla Grecia. Antioco, appreso ciò, si tolse apertamente la maschera e si preparò a invadere di nuovo l'Egitto, 167 aC Mandò la sua flotta a Cipro per assicurarsi il possesso di quell'isola, e condusse il suo esercito verso l'Egitto per sottomettere i due fratelli, progettando di annettere l'intera paese ai suoi domini.
Ma non sarà come il primo, né come il secondo - Alla prima invasione o alla seconda. In questi ebbe successo; in questo non lo sarebbe. La ragione della sua mancanza di successo è indicata nel versetto seguente - che con l'aiuto che i due fratelli avevano ottenuto dall'estero, come espresso nel versetto successivo, avrebbero potuto opporsi a lui.
30 Poiché le navi di Chittim verranno contro di lui - La parola tradotta Chittim - כתים kı̂ttı̂ym - secondo Gesenius, significa propriamente "Cipriani", così chiamati da una celebre colonia fenicia nell'isola di Cipro. In un'accezione più ampia il nome è arrivato a comprendere le isole e le coste del Mar Mediterraneo, in particolare le parti settentrionali, e quindi sta per le isole e le coste della Grecia e del Mar Egeo.
Vedere Gesenius, Lexicon, e confrontare Giuseppe Flavio, "Formica". bi ch. vi. 1. Il governo egiziano aveva chiamato in aiuto i romani, e Antioco, quindi, era minacciato di guerra con i romani se non avesse abbandonato la sua impresa contro l'Egitto. Il riferimento nel brano davanti a noi è all'ambasciata che i romani inviarono ad Antioco in Egitto, chiedendogli di desistere dalla sua impresa contro l'Egitto.
“Quando arrivò a Leusine, a circa quattro miglia da Alessandria, incontrò Caio Popilins Laenas, Caio Decimio e Caio Ostilio, ambasciatori, che il Senato romano gli aveva inviato su premurosa richiesta di Tolomeo Physcon. Fu loro ordinato di assicurare ad Antioco che doveva lasciare il regno d'Egitto e l'isola di Cipro in pace, o aspettarsi una guerra con i romani. Quando Antioco disse che avrebbe esposto la questione al suo consiglio, Popilio, il capo della legazione, con il suo bastone tracciò un cerchio attorno al re nella sabbia su cui si trovavano, ed esclamò: "Prima di lasciare quel cerchio, devi dammi una risposta che posso riferire al Senato.
' Antiochio era confuso, ma dopo aver riflettuto un po', disse che avrebbe fatto tutto ciò che il Senato richiedeva. - Jahn, “Ebr. Commonwealth”, pp. 265, 266; polib. "Lega". Sezioni 90, 92; Livio, xliv. 14, 29, 41-46; xlv. 10, 12. Questi ambasciatori arrivarono per la via della Grecia, e su navi greche, e la loro venuta potrebbe essere giustamente descritta come “navi da Chittim”. Andarono da Roma a Brundusium, e poi passarono alla costa greca, e di là per la via di Chialcis, Delos e Rodi, ad Alessandria. - Prideaux, iii. 237.
Perciò sarà addolorato - La parola usata qui - כאה kâ'âh - significa, propriamente, diventare pusillanime; essere spaventato; essere avvilito, triste, umiliato, Giobbe 30:8; Ezechiele 13:22; Salmi 109:16.
Il significato qui è che divenne scoraggiato, avvilito, abbattuto e abbandonò il suo scopo. Capì che sarebbe stato vano tentare di contendere con i romani, e fu costretto con riluttanza a rinunciare alla sua impresa.
E ritorno - Parti per tornare alla sua terra.
E abbi indignazione contro la santa alleanza - Vedi le note a Daniele 11:28. Cioè, sarebbe pieno di ira contro Gerusalemme e gli ebrei. Polibio dice che lasciò l'Egitto con grande rabbia, perché fu costretto dai romani ad abbandonare i suoi disegni. In queste condizioni, naturalmente, era in uno stato d'animo tale da irritarsi con qualsiasi altra persona e, se si fosse presentata l'occasione, avrebbe cercato di sfogare l'ira di Iris in un'altra direzione sonora.
Questo stato abituale di sentimenti verso Gerusalemme e gli ebrei lo renderebbe pronto a cogliere il minimo pretesto per compiere la sua vendetta sulla terra santa. Non è certo noto quale sia stata l'occasione immediata in cui colse questa opportunità per attaccare Gerusalemme, ma nel suo ritorno attraverso la Palestina, staccò dal suo esercito ventiduemila uomini, al comando di Apollonio, e li mandò a Gerusalemme per distruggere esso. - Prideaux, iii. 239; Jahn, “Ebr. Commonwealth”, p. 266. Apollonio arrivò prima di Gerusalemme nel 167 aC, appena due anni dopo che la città era stata presa dallo stesso Antioco.
Così farà - Cioè, nel modo descritto in questo e nei seguenti versi.
Tornerà anche - Sulla via della sua terra.
E abbi intelligenza con coloro che abbandonano il santo patto - Abbi intelligenza con loro; cioè con una parte della nazione, con coloro che erano disposti a rinunciare alla religione dei loro padri. C'era una parte considerevole della nazione che era incline a fare questo ea introdurre le usanze dei greci (confronta Jahn, Heb. Commonwealth, pp. 258-260); ed era naturale che Antioco cercasse di avere un'intesa con loro, e di servirsene per realizzare i suoi disegni. Era molto probabilmente su sollecitazione di questo partito infedele e disamorato del popolo ebraico che Antioco si era intromesso nei loro affari. Confronta 1 Macc. 1:11-15.
31 E le armi staranno dalla sua parte - Fino a questo versetto c'è un accordo generale tra i commentatori, che il riferimento è ad Antioco Epifane. Da questo versetto, però, fino alla fine del capitolo, non c'è poca diversità di opinioni. Una parte suppone che la descrizione di Antioco e delle sue gesta continui ancora ad essere il disegno del profeta; un altro, che i Romani sono qui introdotti, e che una parte delle predizioni nel resto di questo capitolo deve ancora essere adempiuta; un altro, come Girolamo, e la maggior parte dei padri cristiani, suppongono che il riferimento sia ad Antioco come tipo dell'Anticristo, e che la descrizione passi dal tipo all'antitipo.
In quest'ultima classe si trovano il vescovo Newton, Gill, Calvin, Prideaux, Wintle, Elliott (Apocalyapse, iv. 137, seg.), e altri; nel primo, Grozio, Lengerke, Bertholdt, Maurer .... In questa stessa classe si trova il nome di Porfirio - il quale sosteneva che tutto si riferisse ad Antioco, e che l'allusione era così chiara da provare che questa parte del libro è stato scritto "dopo" che gli eventi si erano verificati.
Il motivo suggerito per la modifica del presunto riferimento, come affermato dal vescovo Newton "sulle profezie", p. 296, è, sostanzialmente, che quanto segue può essere applicato solo in parte ad Antioco. Se si può dimostrare che questa parte del capitolo si riferisce a lui, saremo in grado di determinare mentre procediamo. Niente può essere più chiaro dell'allusione fino a questo punto. La parola resa “braccia”, nel verso davanti a noi ( זרעים z e ro‛ı̂ym - singolare זרוע z e rôa‛ ), significa, propriamente, il braccio - specialmente l'avambraccio sotto il gomito; e poi viene a denotare forza, potenza, potenza; e quindi, si applica a una forza militare, o un esercito.
Vedi Daniele 11:15. Tale è senza dubbio il significato qui, e il riferimento è alla forza militare che Antioco impiegherebbe per compiere la sua vendetta sugli ebrei - in particolare per mezzo di Apollonio. Altri applicherebbero questo ai Romani, e suppongono che siano introdotti qui; ma questa costruzione è forzata e innaturale, perché
(a) il riferimento nei versi precedenti era, senza dubbio, ad Antioco, e la narrazione sembra procedere come se non ci fosse alcun cambiamento.
(b) Non c'è nulla nell'affermazione che non sia d'accordo con quanto fatto da Antioco.
Infatti, come attesta tutta la storia, staccò Apollonio con ventiduemila uomini, al suo mortificato ritorno alla sua terra, per attaccare e devastare Gerusalemme, e Apollonio fece tutto ciò che qui si dice sarebbe stato fatto. Il vescovo Newton ammette (p. 294) che “questa interpretazione potrebbe essere ammessa, se le altre parti fossero ugualmente applicabili ad Antioco; ma”, dice, “la difficoltà, o meglio l'impossibilità di applicarli ad Antioco, oa qualcuno dei re siri, suoi successori, ci obbliga a cercare un'altra interpretazione.
Di conseguenza, dice che Girolamo ei cristiani del suo tempo sostengono che queste cose si applicano all'Anticristo; e lui stesso adotta l'opinione proposta da Sir Isaac Newton, che si riferisce ai Romani, e che l'allusione è al fatto che, proprio nel momento in cui Antioco si ritirò dall'Egitto, i Romani conquistarono la Macedonia, "mettendo fine alla il regno della terza bestia di Daniele”, e che il profeta qui tralascia la descrizione delle azioni dei greci e inizia una descrizione di quelle dei romani in Grecia. Poiché, tuttavia, tutto ciò che viene detto “qui” è strettamente applicabile a quanto fatto da Antioco, tale interpretazione non è necessaria.
E inquineranno il santuario della forza - Il “santuario della forza” sembra riferirsi alle fortificazioni o difese che erano state erette per proteggere Gerusalemme, o il tempio. In vari punti il tempio era così difeso non solo dalle mura della città, ma da fortificazioni erette all'interno, e per impedire che un esercito si avvicinasse al tempio, anche se penetrasse nel muro esterno.
Confronta 1 Macc. 1:36. Il tempio stesso poteva quindi essere considerato come fortificato, o come un luogo di forza - e, di fatto, quando Tito alla fine distrusse la città, la difficoltà principale fu quella di ottenere il possesso del tempio - un luogo che resistette ai ultimo. Quando si dice che avrebbero “inquinato il santuario della forza”, il riferimento è a quanto fece Apollonio, per ordine di Antioco, per profanare il tempio, e per porre fine ai sacrifici e al culto lì.
Confronta 1 Macc. 1:29, 37-49; Jos. "Formica". B. xii. cap. v. Sezione 4. Il racconto nel libro dei Maccabei è il seguente: “Così versarono sangue innocente da ogni parte del santuario e lo contaminarono, tanto che gli abitanti di Gerusalemme fuggirono a causa loro, perciò la città fu fatta abitazione di estranei, divenne estranea a quelli che erano nati in lei, e i suoi figli la lasciarono.
Il suo santuario fu devastato come un deserto, le sue feste si mutarono in lutto, i suoi sabati in oltraggio, il suo onore in disprezzo. Come era stata la sua gloria, così crebbe il suo disonore, e la sua eccellenza si trasformò in lutto. Inoltre, il re Antioco scrisse a tutto il suo regno che tutti dovrebbero essere un solo popolo, e ognuno dovrebbe lasciare le sue leggi; così tutti i pagani furono d'accordo, secondo il comandamento del re.
Sì, molti Israeliti acconsentirono alla sua religione e sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. Poiché il re aveva inviato lettere per messaggeri a Gerusalemme e alle città di Giuda, affinché seguissero le leggi straniere del paese e vietassero olocausti, sacrifici e libazioni nel tempio; e che profanassero i sabati ei giorni festivi, e contaminassero il santuario e il popolo santo; erigere altari e boschetti e cappelle di idoli e sacrificare carne di maiale e bestie impure; affinché anch'essi lascino incirconcisi i loro figli e rendano le loro anime abominevoli con ogni sorta di impurità e profanazione, affinché alla fine possano dimenticare la legge e cambiare tutte le ordinanze”.
E toglierà il sacrificio quotidiano - Cioè, lo proibirà, e inquinerà il tempio e l'altare in modo da impedirne l'offerta. Vedi la citazione sopra. Ciò avvenne nel mese di giugno 167 aC Vedi Jahn, “Ebr. Commonwealth”, p. 267.
E metteranno l'abominio che rende desolato - Margine, o "stupisce". La parola ebraica משׁמם m e shomēm vuole sopportare sia l'interpretazione, anche se l'uso della parola è a favore della traduzione nel testo. Il passaggio ammetterà anche questa traduzione - "l'abominio della desolazione di colui che rende desolato" o "del desolatore".
” Vedi Gesenius, “Lexicon” 3. L'idea è che in qualche modo la cosa qui riferita sarebbe collegata con la “desolazione”, o la desolazione della città e del tempio; e il senso non è materialmente variato se lo consideriamo come "l'abominio che rende desolata", cioè, che "indica" la desolazione, o, "l'abominio del desolatore", cioè di colui che ha posto la città e rifiuti del tempio.
Sul significato della frase “abominio della desolazione”, vedi le note a Daniele 9:27. Il riferimento qui è, indubbiamente, a qualcosa che Antioco eresse nel tempio che era indice di desolazione, o il risultato dell'aver posto il tempio in rovina.
La stessa espressione ricorre in 1 Macc. 1:54: "Ora, il quindicesimo giorno del mese Casleu, nell'anno centoquarantacinquesimo, eressero l'"abominio della desolazione" sull'altare, e costruirono altari idolatrici in tutte le città di Giuda da ogni parte .” Questo sembrerebbe, dal 1 Macc. 1:59, per essere stato un idolo-altare eretto “sopra” o “sopra” l'altare degli olocausti. “Essi sacrificarono sull'altare dell'idolo, che era sull'altare di Dio.
"In quel tempo un vecchio, di nome Ateneo, fu mandato a Gerusalemme per istruire gli ebrei nella religione greca e costringerli a osservarne i riti. Dedicò il tempio a Giove Olimpio; e sull'altare di Geova pose un altare più piccolo, da usare per sacrificare al dio pagano”. - Jahn, “Ebr. Commonwealth”, pp. 267, 268. Il riferimento qui è, probabilmente, a questo altare, come essendo in sé e nella situazione in cui si trovava una cosa “abominevole” agli occhi degli ebrei, e come posto lì da un “desolatore” o “perditore”.
Lo stesso “linguaggio” che qui si usa è applicato in Daniele 9:27 , e nel Nuovo Testamento, con grande proprietà a quanto i romani eressero nel tempio come indicazione della sua conquista e profanazione; ma questo fatto non rende certo che sia così da intendersi "qui", poiché è applicabile a ciò che fece Antioco come lo è a ciò che fu fatto dai romani. Vedi le note a Daniele 9:27.
32 E come fanno malvagiamente contro il patto - Cioè, tra gli ebrei. Coloro che hanno apostatato e sono diventati disposti a ricevere la religione degli stranieri. C'era una festa del genere a Gerusalemme, ed era numerosa. Vedi Jahn, “Ebr. Commonwealth”, pp. 258, 259. Confronta 1 Macc. 1:52: “Allora molti del popolo si radunarono presso di loro, vale a dire, tutti quelli che trasgredirono la legge; e così commisero mali nel paese”.
Corromperà con lusinghe - Con lusinghe promesse del suo favore, d'ufficio, di prosperità nazionale .... Vedi le note a Daniele 11:21. Il margine è "o, causa dissimulare". Il significato della parola ebraica חנף chânêph è, piuttosto, "profanare, inquinare, contaminare"; e l'idea qui è che li farebbe contaminare; cioè, che li avrebbe sedotti all'empietà e all'apostasia.
Ma le persone che conoscono il loro Dio - Coloro che aderiscono al servizio e all'adorazione del vero Dio, e che sono incapaci di lasciarsi sedurre dall'apostasia e dal peccato. Il riferimento qui è, senza dubbio, a Giuda Maccabeo e ai suoi seguaci - un resoconto completo delle cui azioni si trova nei libri dei Maccabei. Vedi anche Prideaux, "Con". ii. 245, che segue, e Jahn, “Ebr. Commonwealth”, pp. 268, seg.
Sarà, forte - Dimostrerà un grande valore e mostrerà un grande vigore nell'opporsi a lui.
E fare exploit - La parola “exploit”, come in Daniele 11:28 , è fornita dai traduttori, ma non in modo improprio. Il significato è che mostrerebbero grande abilità e compirebbero atti illustri in battaglia. Vedi Prideaux, "Con". ii. pp. 262, 263.
33 E quelli che capiscono tra il popolo - Tra il popolo ebraico. L'allusione è a chi, in quei tempi di corruzione e apostasia così generale, dovrebbe avere una comprensione adeguata della legge di Dio e della natura della religione. C'erano tali ai giorni di Giuda Maccabeo, ed è ragionevole supporre che si sforzassero di inculcare opinioni giuste tra la gente.
Istruirà molti - Nella natura della religione; nel loro dovere verso il loro paese e verso Dio. Vedi Prideaux, "Con". ii. 265.
Eppure cadranno di spada - Non avranno successo né immediatamente né sempre. Il loro trionfo finale sarebbe stato solo dopo che molti di loro erano caduti in battaglia o fatti prigionieri. Matathins, il padre di Giuda Maccabeo, che iniziò l'opposizione ad Antioco (1 Macc. 2,1), dopo aver convocato al suo stendardo quanti poteva indurre a seguirlo, si ritirò per sicurezza sui monti.
Fu inseguito e rifiutandosi di combattere di sabato, i suoi nemici lo assalirono e uccisero molti dei suoi seguaci, 1 Macc. 2:14-37. L'autore del libro dei Maccabei (1 Macc. 2:38) dice di questo: “Così insorsero contro di loro in battaglia di sabato, e li uccisero, con le loro mogli, i figli e il loro bestiame, al numero di mille persone».
E dalla fiamma - Dal fuoco. Cioè, probabilmente, le loro abitazioni sarebbero state incendiate, e perirebbero nelle fiamme, o nelle caverne dove si rifugiavano, o gettate in calderoni di ottone. Vedi 2 Macc. 6:11: "E altri che erano corsi insieme nelle caverne vicine" (quando Antioco si sforzò di imporre loro l'osservanza delle leggi e dei costumi pagani), "per osservare il giorno del sabato in segreto, essendo stato scoperto da Filippo, furono tutti bruciati insieme, perché si sono fatti una coscienza per servirsi per l'onore del giorno più sacro.
” 2 Macc. 7:3-5: “Allora il re, in preda all'ira, ordinò di scaldare pentole e calderoni; i quali subito, essendo stati scaldati, comandò di tagliare la lingua a colui che aveva parlato per primo, e di recidere le parti estreme del suo corpo, il resto dei suoi fratelli e sua madre a guardare. Ora, quando fu così mutilato in tutte le sue membra, gli comandò, essendo ancora vivo, di essere portato al fuoco e di essere fritto nella padella", ecc.
In cattività - 1 Macc. 1:32: "Ma le donne e i bambini li hanno presi prigionieri". Vedi anche 2 Macc. 5:24.
E per bottino - Per saccheggio, cioè, del tempio e della città. Vedi 1 Macc. 1:20-24.
Molti giorni - ebraico, "giorni". Il tempo non è specificato, ma l'idea è che sarebbe per un periodo considerevole. Josephus dice che erano tre anni. - "Formica". B. xii. cap. vii. Sezioni 6, 7; 1 Macc. 1:59; 4:54; 2 Macc. 10:1-7.
34 Ora, quando cadranno, saranno aiutati con un piccolo aiuto - Con piccoli accessi alle loro forze. Gli eserciti dei Maccabei non furono mai “molto” numerosi; ma l'idea qui è che quando dovrebbero essere perseguitati, ci sarebbero adesioni alle loro forze, così che sarebbero in grado di proseguire la guerra. All'inizio erano pochissimi i numeri che presero le armi, e si impegnarono a difendere le istituzioni della religione, ma il loro numero crebbe fino a quando furono finalmente vittoriosi. Coloro che per primi si unirono insieme, quando le calamità si abbatterono sulla nazione, furono Mattatia e i suoi pochi seguaci, e questo è il piccolo aiuto a cui qui si fa riferimento. Vedi 1 Macc. 2.
Ma molti si attaccheranno a loro - Come avvenne sotto Giuda Maccabeo, quando le forze erano così aumentate da poter combattere con successo con Antioco.
Con lusinghe - Forse con lusinghiere speranze di bottino o onore; cioè, che non si unissero sinceramente con i difensori della vera religione, ma sarebbero mossi dalla prospettiva del saccheggio o della ricompensa. Per il significato della parola si vedano le note a Daniele 11:21. Il senso qui non è che Giuda li lusingherebbe, o si assicurerebbe la loro cooperazione con lusinghe, ma che questo sarebbe ciò che loro proporrebbero alle loro menti, e che cosa le influenzerebbe.
Confronta 1 Macc. 5:55-57: “Ora, quando Giuda e Gionatan furono nel paese di Galaad, e Simone suo fratello in Galilea davanti a Tolemaide, Giuseppe figlio di Zaccaria e Azaria, capitani delle guarnigioni, udirono delle azioni valorose e atti bellicosi che avevano compiuto. Perciò dissero: Troviamo anche noi un nome e andiamo a combattere contro i pagani che ci circondano». Confronta 2 Macc. 12:40; 13:21.
Non c'è dubbio che molti potrebbero unirsi a loro per questi motivi. È probabile che un tale evento accada ovunque, quando si ha successo, e dove c'è una prospettiva di bottino o di fama nell'unirsi con un leader vittorioso di un'amy.
35 E alcuni di loro la comprensione cadranno - Alcuni di coloro che hanno una corretta comprensione della religione e che si sono uniti all'esercito per motivi puri. L'idea sembra essere che in qualche occasione incontreranno una temporanea sconfitta, in modo che la sincerità degli altri possa essere messa alla prova, o che si possa vedere chi ha aderito alla causa per principio e chi per scopi egoistici. Se non dovessero avere sempre successo; se dovessero essere temporaneamente sconfitti; se alcuni dei più eminenti tra loro dovesse cadere tra gli uccisi; e se la causa dovesse in qualsiasi momento apparire oscura, ciò servirebbe a mettere alla prova la sincerità del resto dell'esercito, e sarebbe verosimile di “snellire” quelli che vi si erano arruolati solo per motivi mercenari.
Per provarli - Margine, "o, da loro". Quindi l'ebraico -בהם bâhem. Il significato forse è che sarebbe "da" loro, per così dire, che l'esercito sarebbe stato processato. Poiché cadrebbero in battaglia, e poiché la causa sembrerebbe dubbia, ciò metterebbe alla prova la fedeltà degli altri. La parola "provare" qui ( צרף tsâraph ) significa, propriamente, "fondere, fondere" - come metalli; poi per provare chiunque; e poi purificare.
E purificare - Purificare; per mettere alla prova l'esercito e renderlo puro.
E per farli bianchi - Vale a dire, permettendo così a coloro che si erano arruolati nell'esercito per motivi mercenari di ritirarsi. Confronta 2 Macc. 12:39-41.
Anche fino al tempo della fine - La fine della guerra o del conflitto. Ci sarebbe stata la fine di queste persecuzioni e processi, e questo processo si riferiva a questo, o tendeva a realizzarlo. L'atto di liberare l'esercito dai falsi amici, da coloro che vi si erano uniti per motivi mercenari, avrebbe la tendenza a realizzare il risultato nel miglior modo possibile e nel modo più rapido.
Perché è ancora per un tempo stabilito - Vedi le note a Daniele 11:27. Questo sembra essere progettato per assicurare che la calamità sarebbe giunta al termine, o che c'era un limite oltre il quale non poteva passare. Sarebbe quindi un incoraggiamento per coloro che erano impegnati nella lotta, poiché vedrebbero che il successo alla fine deve coronare le loro fatiche.
36 E il re farà secondo la sua volontà - Sarà assoluto e supremo, e realizzerà i suoi scopi. Ciò si riferisce, mi sembra, senza dubbio, ad Antioco Epifane, e si è esattamente adempiuto in lui. Compì i suoi propositi riguardo alla città e al tempio nel modo più arbitrario, e fu, sotto ogni aspetto, un assoluto despota. Va detto, tuttavia, qui, che la maggior parte degli interpreti cristiani suppone che l'allusione ad Antioco qui cessa e che d'ora in poi si riferisca all'Anticristo.
Così Jerome, Gill, Bp. Newton e altri; e così Girolamo dice che molti ebrei lo capirono. L'unica ragione addotta per questo è che ci sono cose affermate qui del "re" che non potrebbero essere vere di Antioco. Ma, in opposizione a ciò, si può osservare
(a) che l'allusione nei versi precedenti è senza dubbio ad Antioco Epifane.
(b) Non vi è alcuna indicazione di alcun "cambiamento", poiché la narrazione profetica sembra procedere come se l'allusione alla stessa persona continuasse.
(c) La parola "re" non è una parola da applicare all'Anticristo, non essendo usata da nessuna parte per lui.
(d) Tale transizione, senza più segni decisivi, non sarebbe conforme al metodo consueto negli scritti profetici, lasciando una semplice predizione proprio nel mezzo della descrizione, e passando subito alla rappresentazione di una che sarebbe sorto dopo molte centinaia di anni, e di cui il primo non poteva essere considerato in alcun modo il tipo. Il modo più ovvio e onesto, quindi, di interpretarlo è quello di riferirlo ad Antioco, e forse troveremo che la difficoltà di applicarlo a lui non è insuperabile.
E si esalterà - nessuno può dubitare che ciò sarà d'accordo con Antioco Epifane - un monarca orgoglioso, altezzoso, assoluto e severo, il cui scopo del regno era di esaltare se stesso e di estendere i limiti del suo impero.
E magnificarsi al di sopra di ogni dio - Cioè, dirigendo ciò che gli dei dovrebbero o non dovrebbero essere adorati; tentando di sostituire la pretesa di tutti coloro che erano adorati come dei a suo piacimento, e stabilendo il culto di altri dei al loro posto. Così si assunse il diritto di determinare quale dio dovesse essere adorato a Gerusalemme, abolendo il culto di Jahvè, e instaurando al suo posto quello di Giove Olimpio; e così in tutto il suo dominio, con un proclama, proibì il culto di qualsiasi dio tranne il suo, 1 Macc.
1:44-51; Jos. Ant. B. xii. cap. v. Sezione 4, 5. Colui che assume o rivendica il diritto di vietare l'adorazione di un dio particolare, e di ordinare che l'omaggio divino sia reso a chiunque voglia, si esalta al di sopra degli dèi, poiché in questo modo nega il diritto che dovrebbero rivendicare per prescrivere il proprio culto.
E dirà cose meravigliose - La parola ebraica נפלאות nı̂p e lâ'ôth indicherebbe propriamente cose meravigliose, o atte a suscitare stupore; cose che sono insolite e straordinarie: e il significato qui è, che le cose dette sarebbero così empie e atroci, così sorprendenti e meravigliose per la loro malvagità, da produrre stupore.
Contro il Dio degli dei - Il vero Dio, Geova; è supremo, ed è superiore a tutto ciò che è chiamato Dio, o che è adorato come tale. Niente potrebbe descrivere meglio Antioco di questo; nulla fu mai realizzato in modo più sorprendente di quanto questo fosse in lui.
E prospererà fino a quando l'indignazione sarà compiuta - Riferendosi ancora al fatto che c'era un tempo stabilito durante il quale questo doveva continuare. Quel tempo potrebbe essere chiamato un tempo di "indignazione", perché il Signore sembrava essere adirato contro il suo tempio e il suo popolo, e permise a questo re pagano di riversare la sua ira senza misura contro il tempio, la città e l'intero paese.
Perché ciò che è stabilito sarà fatto - Ciò che è stato deciso riguardo alla città e al tempio, e a tutte le altre cose, deve essere compiuto. Confronta Daniele 10:21. L'angelo qui afferma una verità generale: tutto ciò che Dio ha ordinato avverrà. L'applicazione di questa verità qui è che la serie di eventi deve essere lasciata andare avanti e che non ci si poteva aspettare che sarebbero stati arrestati fino a quando tutto ciò che era stato determinato nella mente divina non fosse stato effettuato. Coloro che soffrirebbero, quindi, in quei tempi devono aspettare con pazienza che i propositi divini si siano realizzati, e quando il tempo sarebbe arrivato, le calamità sarebbero cessate.
37 Né dovrà considerare il Dio dei suoi padri - Il Dio che i suoi padri o antenati avevano adorato: Cioè, non sarebbe vincolato o trattenuto dalla religione della propria terra, o da nessuna delle consuete leggi della religione. Avrebbe adorato qualsiasi Dio che gli piacesse, o nessuno come gli piaceva. Le solite restrizioni che vincolano gli uomini - le restrizioni derivate dalla religione dei loro antenati - in questo caso non servirebbero a nulla.
Vedi le note a Daniele 11:36. Questo era in tutto e per tutto vero per Antioco. A suo piacimento adorava gli dei comunemente adorati nel suo paese, o gli dei adorati dai greci e dai romani, o nessun dei. E in modo speciale, invece di onorare il dio dei suoi padri e far collocare l'immagine di quel dio nel tempio di Gerusalemme, come si sarebbe potuto supporre, fece sì che l'altare di Giove Olimpio fosse lì eretto e lì celebrato il suo culto.
Infatti, poiché Antioco era stato educato all'estero e aveva trascorso la sua prima infanzia in paesi stranieri, non aveva mai pagato molto rispetto alla religione della sua terra. Il tentativo di introdurre una religione straniera in Giudea fu un tentativo di introdurre la religione dei Greci (Jahn, Heb. Commonwealth, p. 267); e in nessun caso si sforzò di imporre loro la peculiare religione della sua nazione.
Nei suoi sentimenti privati, quindi, e nei suoi atti pubblici, si potrebbe dire di Antioco, che fu caratterizzato in grado eminente da una mancanza di riguardo per la fede dei suoi antenati. Il linguaggio usato qui dall'angelo è quello che denota propriamente una grande infedeltà ed empietà.
Né il desiderio delle donne - La frase “il desiderio delle donne” è di per sé ambigua, e può significare o ciò che desiderano, cioè ciò che è gradito a loro, o ciò che comunemente cercano, e per il quale vorrebbero perorare; o può significare il suo desiderio, cioè che non sarebbe stato trattenuto dal desiderio delle donne, da alcun riguardo per le donne, per un matrimonio onorevole o da una passione irregolare. La frase qui è probabilmente da prendere nel primo senso, poiché questo si adatta meglio alla connessione.
C'è stata una grande varietà nell'interpretazione di questa espressione. Alcuni hanno sostenuto che non può essere affatto applicabile ad Antioco, poiché era un uomo eminentemente licenzioso e sotto l'influenza di donne abbandonate. Jerome, in loc., John D. Michaelis, Dereser, Gesenius e Lengerke suppongono che questo significhi che non avrebbe considerato la bella statua della dea Venere il cui tempio era a Elymais, che ha saccheggiato.
Staudlin e Dathe, che non avrebbe considerato il pianto o le lacrime delle donne - cioè, che sarebbe stato crudele. Bertholdt, che non avrebbe risparmiato i bambini piccoli, oggetto dell'amore di una madre, cioè che sarebbe stato un tiranno crudele. Girolamo lo rende, Et erit in concupiscentiis faminarum, e lo spiega di sfrenata lussuria, e lo applica principalmente ad Antioco. Elliott, stranamente mi sembra (Apocalisse, iv.
152), lo interpreta come riferito a ciò che era tanto l'oggetto del desiderio tra le donne ebree: il Messia, il seme promesso della donna; e dice di aver trovato questa opinione accennata da Faber sulle Profezie ( Esodo 5 ), i. 380-385. Altri lo espongono come a significare che non considererebbe il matrimonio onorevole, ma si dedicherà a piaceri illeciti.
Può non essere praticabile determinare con certezza il significato dell'espressione, ma mi sembra che il disegno dell'insieme sia quello di esporre l'empietà e la durezza di Antioco. Non avrebbe considerato gli dèi dei suoi padri; cioè, non sarebbe stato controllato da nessuno dei principi della religione in cui era stato educato, ma li avrebbe sfidati tutti e avrebbe fatto ciò che voleva; e, allo stesso modo, non sarebbe stato toccato dalle influenze derivate dal carattere femminile - avrebbe ignorato gli oggetti che erano più vicini ai loro cuori, i loro sentimenti di gentilezza e compassione; le loro suppliche e le loro lacrime; sarebbe un tiranno crudele, allo stesso modo indipendentemente da tutti i vincoli derivati dal cielo e dalla terra - le migliori influenze dall'alto e dal basso.
Non è necessario dire che questo concorda esattamente con il carattere di Antioco. Era sensuale e corrotto, e dedito alla licenziosa indulgenza, ed era incapace di amore onesto e puro, ed era estraneo a tutti quegli affetti blandi e puri prodotti dal rapporto con femmine raffinate e illuminate. Se si desidera descrivere un alto stato di tirannia e depravazione in un uomo, non si può fare meglio che dicendo che ignora tutto ciò che è attraente e interessante per una mente femminile virtuosa.
Né considerare alcun dio - qualsiasi restrizione religiosa qualunque - le leggi di qualsiasi dio adorato nella propria terra o altrove - in cielo o sulla terra. Cioè, sarebbe del tutto irreligioso di cuore, e laddove fosse in conflitto con i suoi propositi annullerebbe ogni considerazione derivata dalla riverenza a Dio. Ciò si armonizza bene con la precedente dichiarazione sulle donne. I due comunemente vanno insieme.
Colui che è sfrenato dalle virtù attraenti della mente e del carattere femminili; colui che non ha riguardo per le simpatie e le gentilezze che interessano le donne virtuose; colui che non vede nulla di bello in ciò che comunemente impegna i loro pensieri; e colui che si getta al di là dei limiti della loro società e degli effetti della loro conversazione, è comunemente un uomo che si stacca da ogni religione, ed è nello stesso tempo un disprezzo delle donne virtuose e di Dio.
Nessuno si aspetterà che la pietà verso Dio si trovi in un seno che non vede nulla che lo interessi nelle simpatie e nelle virtù della mente femminile; e il carattere di una donna che odia e di un odiatore di Dio si troverà uniformemente unito nella stessa persona. Tale persona era Antioco Epifane; e tali uomini sono stati spesso trovati nel mondo.
Perché egli magnificherà se stesso sopra ogni cosa - Sopra tutte le restrizioni della religione, e tutte quelle derivate dal rapporto della vita sociale virtuosa - annullando tutte le restrizioni che di solito vincolano gli uomini. Confronta le note di Daniele 8:10.
38 Ma nel suo stato - La lettura marginale qui è: "Quanto a Dio Onnipotente, al suo posto onorerà, sì, onorerà un dio", ecc. La resa più corretta, tuttavia, è quella nel testo, e il riferimento è a qualche dio che onorerebbe, o per il quale mostrerebbe rispetto. Il rendering proposto da Lengerke è il vero rendering, "Ma il dio delle forze (luoghi saldi, solidità - der Vesten) onorerà nella loro fondazione" (auf seinem Gestelle).
La Vulgata rende questo: "Ma il dio Maozim onorerà al suo posto". Così anche il greco. La frase "nella sua tenuta" - על־כנו 'al - kanô - significa, propriamente, "sulla sua base", o fondamento. Si verifica in Daniele 11:20 , dove è applicato a un monarca che sarebbe succeduto a un altro - occupando lo stesso posto, o lo stesso posto o trono.
Vedi le note a Daniele 11:2. Qui sembra significare che avrebbe onorato il dio a cui si fa riferimento nel luogo che occupava, o, per così dire, sul proprio trono, o nel proprio tempio. Il margine è, "o invece;" ma l'idea non è che onorerebbe questo dio invece di un altro, ma che lo farebbe al suo posto.
Se, tuttavia, come suppongono Gesenius e De Wette, il senso è "al suo posto, o al suo posto", l'interpretazione corretta è che onorerebbe questo "dio delle forze", invece di onorare il dio dei suoi padri. , o qualsiasi altro dio. L'idea generale è chiara, che avrebbe mostrato mancanza di rispetto o disprezzo per tutti gli altri dei, e avrebbe pagato le sue devozioni solo a questo dio.
Onora? - Rispetta; culto; obbedire. Questo sarebbe il suo dio. Non avrebbe mostrato alcun rispetto al dio dei suoi padri, né a nessuno degli idoli solitamente adorati, ma avrebbe onorato esclusivamente questo dio.
Il Dio delle forze - Margine, Mauzzim o dei protettori; o, munizioni. ebraico, מעזים mâ‛uzym ; Vulgata latina, Maozim ; greco, Μαωξεὶμ Maōxeim ; siriaco, “il forte Dio”; Lutero, Mausim; Lengerke, der Vesten - fortezze, fortezze. La parola ebraica מעוז mâ‛ôz significa, propriamente, un luogo forte o fortificato, una fortezza; e Gesenius (Lexicon) suppone che il riferimento qui sia al “dio delle fortezze, una divinità dei siriani che si è imposta sugli ebrei, forse Marte.
Così anche Grotius, CB Michaelis, Staudlin, Bertholdt e Winer. Dereser, Havernick e Lengerke lo spiegano riferendosi al Giove Capitolino che Antioco aveva imparato ad adorare dalla sua lunga residenza a Roma, e il cui culto trasferì nel suo paese. Non sono state fatte poche speculazioni sul significato di questo passaggio e sul dio qui citato; ma sembrerebbe che l'idea generale sia chiara.
È, che l'unico dio che avrebbe riconosciuto sarebbe la forza, o il potere, o il dominio. Avrebbe annullato il culto del dio dei suoi padri, e tutti i soliti obblighi e restrizioni della religione; scarterebbe e disprezzerebbe tutte le suppliche di umanità e gentilezza, come se fossero le debolezze delle donne, e dipenderebbe unicamente dalla forza. Avrebbe, per così dire, adorato solo il "dio della forza" e avrebbe portato avanti i suoi scopi, non per diritto, o per le pretese della religione, ma con le armi.
Il significato non è, a quanto mi risulta, che avrebbe formalmente istituito questo "dio delle forze" e lo adorerebbe, ma che questo sarebbe, in effetti, l'unico dio che avrebbe praticamente riconosciuto. Scegliendo un dio che rappresentasse adeguatamente i suoi sentimenti, ne sceglieva uno che denotasse forza o dominio. Un tale dio sarebbe il dio della guerra, o il Giove romano, che, essendo supremo e governando il mondo con il suo mero potere, sarebbe un degno rappresentante dello scopo prevalente del monarca.
Il sentimento generale è che tutti gli obblighi della religione, della giustizia e della compassione sarebbero ignorati e che egli realizzerebbe i suoi scopi con il semplice potere, con l'idea, forse, inclusa, come sembra essere implicito nel resto del versetto. , che avrebbe creato e adorato un dio così straniero come una rappresentazione adeguata di questo scopo. È appena il caso di dire che questo era eminentemente vero per Antioco Epifane; e si può ugualmente dire che è vero per tutti i grandi eroi e conquistatori del mondo.
Marte, il dio della guerra, era così adorato apertamente nei tempi antichi, e la devozione degli eroi e dei vincitori a quel dio idolo, sebbene meno aperta e formale, non è stata meno reale dagli eroi e dai vincitori dei tempi moderni; e, come diciamo ora di un uomo avaro o avido che è un adoratore di mammona, sebbene in realtà non adori formalmente alcun dio e non abbia altare, così si potrebbe affermare di Antioco, e può essere di eroi e vincitori in generale, che l'unico dio che viene onorato è il dio della guerra, del potere, della forza; e che annullando tutti gli obblighi della religione e del culto del vero Dio, pagano le loro devozioni solo a questo dio.
Accanto a mammona, il dio più adorato in questo mondo è il "dio della forza" - questo Mauzzim che Antioco servì così fedelmente. A dimostrazione del fatto che qui sembra essere implicito, che avrebbe introdotto un dio tale da rappresentare adeguatamente questo scopo della sua vita, si può notare che, quando a Roma, dove Antioco trascorse i suoi primi anni, egli aveva imparato ad adorare il Giove del Campidoglio, e che si sforzava di introdurre in Siria il culto di quel dio straniero.
Di questo fatto non ci possono essere dubbi. Era una delle caratteristiche di Antioco che imitava i costumi ei costumi dei Romani in misura ridicola (Diod. Sic. Frag, xxvi. 65); ed era un fatto che mandò ricchi doni a Roma in onore del Giove lì adorato (Livio, lxii. 6), e che si proponeva di erigere un magnifico tempio in onore di Giove Capitolino ad Antiochia - Livio, xli. 20.
Questo tempio, tuttavia, non fu completato. Si ricorderà, inoltre, che fece erigere un altare a Giove sopra l'altare dell'olocausto in Gerusalemme. Va aggiunto che coloro che applicano questo all'Anticristo, o al Papa, lo riferiscono all'idolatria o al culto delle immagini. Elliott (Apocalisse, iv. 153) suppone che si riferisca all'omaggio reso ai santi e ai martiri sotto il Papato, e dice che un appellativo che risponde alla parola Mahuzzim fu effettivamente dato ai martiri e ai santi defunti sotto l'apostasia papale.
Così egli osserva: “Quanto a ciò che si dice del re volontario che onora il dio Mahuzzim (un dio che i suoi padri non conoscevano) al posto del dio dei suoi antenati, e il vero Dio, mi sembra che sia stato bene e coerentemente spiegato, con un riferimento a quei santi, e alle loro reliquie e immagini, che l'apostasia dal suo primo sviluppo considerava e adorava come i Mahuzzim, o fortezze dei luoghi dove erano depositati.
” - Apoc. IV. 157. Ma tutto ciò appare forzato e innaturale; e se non si suppone che sia stato progettato per riferirsi all'Anticristo o al Papato, nessuna applicazione del linguaggio può essere trovata così ovvia e appropriata come quella che suppone che si riferisca ad Antioco e al suo affidamento sulla forza piuttosto che sulla giustizia e giusto.
E un dio che i suoi padri non conoscevano - Questo dio straniero, Giove, che aveva imparato ad adorare a Roma.
Onorerà con oro, argento e pietre preziose... - Cioè, prodigherà queste cose per costruire un tempio per lui, o sulla sua immagine. Ciò concorda con il resoconto che Livio dà (xli. 20) del tempio che iniziò ad Antiochia in onore di Giove. Livio dice che, sebbene nella sua condotta fosse dissoluto, e sebbene in molte cose si supponesse che fosse squilibrato - " Quidam hand dubie insanire aiebunt " - tuttavia che sotto due aspetti si distingueva per avere una mente nobile - per il suo culto degli dei, e per il suo favore verso le città nell'adornarle : “ In duabus tamen magnis onestà rebus vere regius erat animus, in urbium donis, et deorum cultu.
Aggiunge poi, con parole che sono tutto il commento di cui abbiamo bisogno al brano che ci sta davanti: “ Magnificentiae vero in deos vel Jovis Olympii ternplum Athenis, unum in terris inchoatum pro magnitudine dei, potest testis esse. Sed et Delon aris insignibus statuarumque copia exornavit; et Antiochiae Joyis capitolini magnificum templum, non laqueatum auro tantum, sed parietibus totis lamina inauratum, et alia multa in aliis locis pollicita, quia perbreve tempus regni ejus fuit, non perfecited.
E cose piacevoli - Margine, "cose desiderate". Cioè con ornamenti, o statue, o forse immagini. Confronta le note di Isaia 2:16. Significava che il tempio doveva essere abbellito e adornato al massimo grado. Questo tempio, dice Livio, non visse per finire.
39 Così farà nelle prese più forti - Margine, "fortezze di munizioni". Il riferimento è a luoghi fortemente fortificati; a quei luoghi che erano stati resi forti per scopi di difesa. L'idea è che avrebbe portato avanti i suoi scopi contro questi luoghi, per così dire, sotto gli auspici di questo strano dio. Era un fatto, che nelle sue guerre Antioco entrò in possesso dei luoghi forti, o delle città fortificate delle nazioni che attaccò - Gerusalemme, Sidone, Peluslum, Menfi - allora tra i luoghi più forti del mondo.
Con uno strano dio - Un dio straniero che i suoi padri non riconobbero; cioè, secondo la supposizione di cui sopra, e secondo il fatto, con il dio che aveva adorato a Roma, e il cui culto era ambizioso di trasferire nel proprio impero, il Giove del Campidoglio. Sembrava agire sotto gli auspici di questo dio straniero.
Chi riconoscerà - Costruendogli templi e altari. "E aumenta con la gloria". Cioè, con onore. Sembrerebbe aumentare o estendere il suo dominio nel mondo, introducendo il suo culto nella propria contea e nelle terre che avrebbe conquistato. Prima il suo dominio sembrava essere solo a Roma; Antioco cercò che si estendesse più lontano, sul suo regno e sui paesi che avrebbe conquistato.
E li farà governare su molti - Cioè, sugli dei stranieri. In precedenza era stato menzionato un solo dio; ma l'introduzione del culto di Giove sarebbe naturalmente connesso con quello degli altri dèi di Roma, e perciò sono indicati in questo modo. Le conquiste di Antioco sembrerebbero un'istituzione del dominio di questi dei sulle terre da lui sottomesse.
E dividerà la terra per guadagno - Margine, "un prezzo". Il riferimento qui è, probabilmente, alla terra santa, e l'idea è che sarebbe spartita tra i suoi seguaci per un prezzo, o in vista di un guadagno; cioè, forse, che sarebbe stato "affittato" allo scopo di aumentare le entrate, e che in quest'ottica, come spesso accadeva, sarebbe stato messo in vendita al miglior offerente.
Questo era un modo comune di aumentare le entrate, "coltivando" una provincia conquistata; cioè, disponendo del privilegio di ricavare una rendita in essa a colui che avrebbe offerto di più per essa, e la conseguenza fu, che diede luogo a una vasta rapacità nell'estorsione di fondi al popolo. Confronta 1 Macc. 3:35, 36, dove, parlando di Lisia, che Antioco aveva “incaricato di sovrintendere agli affari del re dal fiume Eufrate fino ai confini dell'Egitto”, si dice di Antioco che gli “affidò (Lisia) l'incarico di tutto ciò che avrebbe fatto, come anche riguardo a coloro che abitavano in Giudea e a Gerusalemme: cioè, che avrebbe inviato un esercito contro di loro, per distruggere e sradicare la forza d'Israele e il rimanente di Gerusalemme, e per prendere allontana il loro memoriale da quel luogo; e che mettesse degli estranei in tutti i loro alloggi, 'e dividere a sorte la loro terra. '"
40 E al momento della fine - Vedi Daniele 11:35. Il “tempo della fine” deve propriamente denotare la fine o il compimento della serie di eventi in esame, o della materia in esame, e propriamente ed ovviamente qui intende la fine o il compimento delle operazioni cui si era fatto riferimento nella parte precedente della visione.
Equivale a quanto dovremmo dire esprimendolo così: “alla chiusura della vicenda”. In Daniele 12:4 , Daniele 12:9 , Daniele 12:13 , la parola "fine", tuttavia, si riferisce ovviamente a un'altra conclusione o conclusione - la fine o il compimento degli affari che arrivano lontano nel futuro - la dispensazione finale di cose in questo mondo.
È stato sostenuto da molti che questo non poteva essere inteso come riferito ad Antioco, perché ciò che è qui affermato non avvenne alla fine del suo regno. Forse a prima vista l'interpretazione più ovvia di quanto detto in questo e nei successivi versetti fino alla fine del capitolo sarebbe, che, dopo la serie di eventi di cui ai versetti precedenti; dopo che Antioco aveva invaso l'Egitto, e ne era stato scacciato dal timore de' Romani, avrebbe, alla fine del suo regno, attaccare di nuovo quel paese, e portarlo, e la Libia, e l'Etiopia in soggezione Daniele 11:43; e che una volta lì, notizie dal nord lo avrebbero costretto ad abbandonare la spedizione ea tornare di nuovo nella sua terra.
Porfirio (vedi Girolamo, in loc.) dice che era così, e che Antioco effettivamente invase l'Egitto nell'“undicesimo anno del suo regno”, che era l'anno prima di morire; e sostiene, quindi, che tutto ciò aveva un'applicazione letterale ad Antioco, e che essendo così letteralmente vero, deve essere stato scritto dopo che gli eventi si erano verificati. Purtroppo i quindici libri di Porfirio sono andati perduti, e delle sue opere si conservano solo i frammenti che si trovano nel Commento di Girolamo al libro di Daniele.
L'affermazione di Porfirio, a cui fa riferimento Girolamo, è contraria alla testimonianza altrimenti universale della storia sugli ultimi giorni di Antioco, e ci sono tali improbabilità nell'affermazione da lasciare l'impressione generale che Porfirio sotto questo aspetto abbia falsificato la storia al fine di far sembrare che questo debba essere stato scritto dopo i fatti riferiti. Se l'affermazione di Porfirio fosse corretta, non ci sarebbero difficoltà ad applicarla ad Antioco.
La credenza comune, tuttavia, nei confronti di Antioco è che non abbia invaso l'Egitto dopo la serie di eventi di cui sopra, e dopo che gli era stato richiesto di ritirarsi dall'autorità degli ambasciatori romani, come si legge nelle note a Daniele 11:30.
Questa convinzione concorda anche con tutte le probabilità del caso. In queste circostanze, molti commentatori hanno supposto che questa parte del capitolo Daniele 11:40 non potesse riferirsi ad Antioco, e l'hanno applicata all'Anticristo, ovvero al potere romano. Eppure, quanto debba essere forzata e innaturale tale applicazione, chiunque può percepirlo esaminando Newton on the Prophecies, pp.
308-315. L'ovvia, e forse si può aggiungere l'onesta, applicazione del passaggio deve essere ad Antioco. Questo è ciò che verrebbe in mente a qualsiasi lettore della profezia; questo è quello che ovviamente riterrebbe essere la vera applicazione; e questo è solo quello che verrebbe in mente a chiunque, a meno che non si ritenga necessario piegare la profezia per adattarla alla storia. L'onestà e l'equità, mi sembra, richiedono che dovremmo intendere questo come riferito alla serie di eventi che erano stati descritti nella parte precedente del capitolo, e come designato a stabilire l'esito finale o la chiusura del tutto.
Non ci sarà difficoltà in questo se possiamo considerare questi versetti Daniele 11:40 come contenenti una ricapitolazione, o un riassunto della serie di eventi, con una dichiarazione del modo in cui si chiuderebbero. Se così interpretato tutto sarà chiaro. Sarà quindi una dichiarazione generale di ciò che accadrebbe in merito a questa straordinaria transazione che influenzerebbe così materialmente gli interessi della religione in Giudea e costituirebbe un capitolo così importante nella storia del mondo.
Questo riassunto, inoltre, darebbe l'occasione di accennare ad alcune circostanze riguardo alle conquiste di Antioco che non si potrebbero tanto bene introdurre nel racconto stesso, e di presentare, in poche parole, un riassunto di tutto ciò che sarebbe accaduto, e di indicare il modo in cui tutto sarebbe terminato. Tale riassunto, o ricapitolazione, non è raro, e in questo modo l'impressione d'insieme sarebbe più distinta.
In questa prospettiva, la frase “e al tempo della fine” Daniele 11:40 si riferirebbe non tanto al “tempo della fine” del regno di Antioco, ma al “tempo della fine” del tutta la serie delle operazioni a cui si riferisce l'angelo come riportato "nella scrittura della verità" Daniele 10:21 , dal tempo di Dario il Medo Daniele 11:1 alla fine del regno di Antioco - una serie di eventi che abbracciano un periodo di circa trecentocinquanta anni.
Considerato in riferimento a questo lungo periodo, l'intero regno di Antioco, che durò solo undici anni, potrebbe essere considerato come "il tempo della fine". Fu, in effetti, la parte più disastrosa di tutto il periodo, e in questo capitolo occupa più spazio di tutto ciò che l'ha preceduta - poiché doveva essere il tempo della peculiare e terribile prova del popolo ebraico, ma era “la fine” della faccenda - la chiusura della serie - la chiusura degli eventi sui quali era fissato l'occhio dell'angelo, e che erano così importanti da essere conosciuti in anticipo.
In questi versetti, quindi Daniele 11:40 , riassume ciò che accadrebbe in quello che qui giustamente chiama “il tempo della fine” - il periodo in cui dovrebbe arrivare la prevista conclusione di questa serie di importanti eventi - cioè, nel breve e movimentato regno di Antioco.
Sarà il re del sud - Il re d'Egitto. Vedi Daniele 11:5 , Daniele 11:9.
Spingilo - Come nelle guerre di cui al versetto precedente - nel tentativo di espellerlo dalla Celo-Siria e dalla Palestina, e dall'Egitto stesso, Daniele 11:25 , Daniele 11:29. Vedi la nota a quei versi.
E il re del nord verrà contro di lui - Il re di Siria - Antioco. Contro il re d'Egitto. Invaderà ripetutamente le sue terre. Vedi le note sopra.
Come un turbine - Come se spazzasse via tutto davanti a lui. Questo fece quando invase l'Egitto; quando si impadronì di Menfi e della parte migliore del paese d'Egitto, e quando ottenne il possesso della persona di Tolomeo. Vedi le note a Daniele 11:25.
Con carri, e con cavalieri, e con molte navi - Tutto questo avvenne letteralmente nelle successive invasioni dell'Egitto da parte di Antioco. Vedi le note sopra.
Ed entrerà nei paesi: in Celo-Siria, Palestina, Egitto e nelle terre adiacenti.
E traboccherà e passerà - Come un diluvio spargerà i suoi eserciti su questi paesi. Vedi le note a Daniele 11:22.
41 Entrerà anche nella terra gloriosa - Margine, "terra di delizia", o ornamento, o buona terra. L'ebraico è "terra di ornamenti"; vale a dire, di bellezza, vale a dire, la Palestina, o la terra santa. La stessa parola è usata in Daniele 11:16. Vedi la nota in quel luogo. Quanto al fatto che avrebbe invaso quella terra, vedi le note a Daniele 11:28 , Daniele 11:31.
E molti paesi saranno rovesciati - La parola paesi qui è fornita dai traduttori. La parola ebraica רבות rabôth può denotare "molte cose" e potrebbe riferirsi a città, abitazioni, istituzioni, ecc. Il significato è che avrebbe prodotto un'ampia devastazione, come era vero per Antioco, quando, personalmente o dai suoi generali, invase la terra di Palestina. Vedi le note sopra.
Ma questi gli sfuggiranno di mano... - Intento al suo lavoro in Palestina, e avendo lì abbastanza per occupare la sua attenzione, le vicine terre di Edom, Moab e Ammon non saranno molestate da lui. L'ira di Antioco fu particolarmente contro gli ebrei, ed è non poco notevole che non si faccia menzione della sua invasione di questi paesi adiacenti. La rotta che perseguì era in Egitto, lungo le rive del Mediterraneo, e sebbene si fosse allontanato dal suo corso per compiere la sua vendetta sugli ebrei, tuttavia non sembra che portasse le sue armi più lontano dalla linea principale della sua marcia.
Antioco era principalmente impegnato con gli egiziani ei romani; era anche impegnato con gli ebrei, poiché la Palestina era stata il campo di battaglia, il luogo principale e l'oggetto della contesa tra il re di Siria e il re d'Egitto. Moab, Edom e Ammon erano relativamente lontani dalla scena del conflitto e non furono molestati. Sembrerebbe molto probabile, inoltre, che queste nazioni fossero amiche di Antioco, e fossero in alleanza con lui, o almeno è certo che fossero ostili ai Giudei, il che, per gli scopi di Antioco, equivaleva alla stessa cosa. .
Giuda Maccabeo è rappresentato come impegnato con loro in guerra, e di conseguenza devono essere stati in alleanza con Antioco, o in qualche altro modo per promuovere i suoi interessi. Vedi 1 Macc. 4:61; 5:3, 6-9. Questi paesi erano, quindi, di fatto al sicuro dalle invasioni di Antioco, e finora la profezia si era letteralmente avverata. Potrebbe essere aggiunto
(a), che da quel momento non si è verificato alcun evento al quale la profezia possa essere appropriatamente applicata; e
(b), che nessuna sagacia naturale avrebbe potuto prevedere questo, e che, quindi, se la predizione fu pronunciata prima dei giorni di Antioco, doveva essere il risultato dell'ispirazione divina.
Quanto alla prima di queste osservazioni (a), se qualcuno desidera vedere quanto forzato e innaturale debba essere ogni tentativo di applicarlo a tempi diversi da quelli di Antioco, non deve far altro che consultare il vescovo Newton sulle profezie (pp. 311-313), che lo spiega riferendosi all'impero ottomano, e al fatto che i turchi, sebbene siano riusciti a prendere Gerusalemme, non sono mai riusciti a sottomettere gli arabi, i moabiti o gli ammoniti.
Aleppo, Damasco e Gaza, dice lui, furono costrette a sottomettersi, ma questi altri luoghi “sfuggirono alle mani” dei turchi. Quanto all'altra osservazione (b), se uno, scrivendo dopo i fatti, avesse inteso dare una visione breve e sorprendente di ciò che fece Antioco, non avrebbe potuto trovare un linguaggio migliore per esprimerlo che per dire con le parole del passo prima noi, “Entrerà anche nella terra gloriosa e molti paesi saranno rovesciati; ma questi sfuggiranno dalla sua mano, anche Edom, e Moab, e il capo dei figliuoli di Ammon.
Ma è chiaro che non c'è sagacia naturale con cui questo possa essere previsto. Non c'era nulla nel carattere di quelle nazioni, o nella natura del caso, che portasse ad anticiparlo - poiché la presunzione sarebbe che se una guerra desolante fosse stata condotta contro la Palestina da un crudele conquistatore, le sue devastazioni sarebbero state esteso anche ai paesi limitrofi.
42 Stenderà la sua mano anche sui paesi - Margine, manda avanti. Significativo di guerra e conquista. L'idea è che sarebbe un invasore di terre straniere - una caratteristica che non è necessario mostrare appartenesse ad Antioco.
E il paese d'Egitto non scamperà, Moab ed Edom, e il paese di Ammon scamperà, ma l'Egitto no. Abbiamo visto nell'esposizione di questo capitolo (vedi le note a Daniele 11:25 ) che, di fatto, sottomise Menfi e le parti migliori dell'Egitto, e ottenne persino il possesso della persona del re.
43 Ma avrà potestà sui tesori d'oro e d'argento - Vedi le note a Daniele 11:28. Avendo conquistato i luoghi più importanti dell'Egitto e possedendo la persona del re, avrebbe naturalmente a sua disposizione le ricchezze dell'Egitto e sarebbe tornato alla sua terra carico di spoglie.
E su tutte le cose preziose dell'Egitto - Le ricche terre, gli edifici pubblici, il contenuto del palazzo reale, le opere d'arte, i monumenti, i libri e gli strumenti di guerra. Tutti questi sarebbero, naturalmente, a disposizione del conquistatore.
E i Libici - La parola Libici, nelle Scritture Ebraiche, è ovunque unita agli egiziani e agli etiopi. Si suppone che fossero un popolo di origine egiziana e il loro paese confinava con l'Egitto a ovest. Vedi l'Antico Atlante di Tanner. Una conquista dell'Egitto era quasi di per sé una conquista della Libia.
E gli Etiopi - Ebrei, Cushiti - כשׁים kushı̂ym. Sul significato generale della parola Cus o Etiopia nelle Scritture, vedi la nota in Isaia 11:11. Il riferimento qui, senza dubbio, è al Cush africano o all'Etiopia, che delimitava l'Egitto a sud. Questo paese comprendeva non solo l'Etiopia al di sopra di Siene e la Cataratta, ma anche la Tebaide o l'Alto Egitto. Una sottomissione dell'Egitto sarebbe, infatti, quasi una conquista di questa terra.
Sarà ai suoi passi - Gesenius lo rende, "in sua compagnia". La parola significa correttamente passo, o camminare. Confronta Salmi 37:23; Proverbi 20:24. La Vulgata lo rende: “E passerà anche attraverso la Libia e l'Etiopia.
Il greco, "e avrà potere su tutti i tesori segreti d'oro e d'argento, e su tutte le cose desiderabili dell'Egitto, dei Libici e degli Etiopi, nelle loro fortezze". Lengerke lo rende: "E i libici e gli etiopi seguiranno i suoi passi". Il senso proprio dell'ebraico sarebbe che lo accompagnassero; che marciavano con lui o lo seguivano; e la frase sarebbe applicabile sia a coloro che erano alleati, sia a coloro che erano stati condotti prigionieri.
L'idea più probabile sarebbe che fossero alleati o associati a lui, piuttosto che prigionieri. Non so che vi siano fatti storici distinti che mostrino la verità di quanto qui predetto riguardo ad Antioco, ma non si può ritenere improbabile che la profezia si sia avverata, poiché
(a), come già osservato, queste nazioni, naturalmente alleate all'Egitto come parte dello stesso popolo, delimitavano l'Egitto a ovest ea sud;
(b) ai giorni di Ezechiele Ezechiele 30:4 , troviamo che erano effettivamente confederati con l'Egitto in una "lega", e che la calamità che cadde sull'Egitto, cadde anche direttamente sull'Etiopia e sulla Libia; e
(c) il possesso dell'Egitto, quindi, sarebbe naturalmente seguito dalla sottomissione di questi luoghi, o si potrebbe presumere che cercherebbero l'alleanza e l'amicizia di chi l'aveva soggiogata.
44 Ma notizie da oriente e da settentrione lo turberanno, lo turberanno o lo allarmaranno. Cioè, sentirà da quelle parti qualcosa che scombussola tutti gli altri suoi piani, o che lo convocherà nella sua ultima e ultima spedizione - in quella spedizione in cui "verrà alla fine" Daniele 11:45 , o che sarà la fine di questa serie di eventi storici.
Il riferimento qui è alla liquidazione di questa serie di operazioni, e, secondo la tesi di Daniele 11:40 (si veda la nota in quel luogo), non è necessario supporre che ciò avverrebbe subito dopo quanto affermato in Daniele 11:43 , ma è piuttosto da considerarsi come un'affermazione di ciò che sarebbe accaduto alla fine, o del modo in cui la persona qui riferita sarebbe giunta alla fine, o in cui questi eventi sarebbero stati chiusi .
Antioco, infatti, come si vedrà nelle note di Daniele 11:45 , fu richiamato in una spedizione guerriera da notizie o resoconti dalla Partia e dall'Armenia - regioni che si trovano a est e a nord, e si trovava in questa spedizione che ha perso la vita e che questa serie di eventi storici è stata chiusa.
Lengerke dice, Antioco radunò un esercito per vendicarsi degli ebrei, i quali, dopo la fine della sfortunata campagna in Egitto, insorsero, sotto i Maccabei, contro Antioco, 1 Macc. 3:10, in seguito alla notizia che i Parti a oriente e gli Armeni a settentrione si erano armati per la guerra contro di lui, lo allarmò. Così Tacito (Hist. v. 8) dice (Antiochus Judaeis), Demere superstitionem et mores Groecorum dare adnixus, quominus teterrimain gentem in melius mutaret, Parthorum bellohibitus est, nam ea tempestate Arsace defecerat. Nell'anno 147 aC, Antioco partì per la spedizione in Persia e in Armenia, al ritorno dalla quale morì. Le occasioni per questo erano queste:
(a) Artaxias, il re d'Armenia, che era il suo vassallo, si era ribellato da lui, e
(b) cercò di ricostituire il suo esausto tesoro, per poter condurre la guerra con Giuda Maccabeo.
Vedi 1 Macc. 3:27-37; Jos. Ant. B. xii. cap. vii. Sezione 2; Appiano, siriaco. xlvi. 80; Porfido, in Girolamo, in loc.
Perciò andrà avanti con grande furia per distruggere... - Grande furia per la rivolta di Artaxias, e specialmente in questo frangente quando stava facendo la guerra con i Giudei; e grande furia contro gli ebrei, con la determinazione di ottenere i mezzi per distruggerli completamente. 1 Macc. 3:27: "Ora quando il re Antioco udì queste cose (i successi di Giuda Maceabeo), fu pieno di indignazione". In ogni modo la sua ira fu accesa.
Era infuriato contro gli ebrei a causa del loro successo; era infuriato contro Artassia per essersi ribellato a lui; era infuriato perché il suo tesoro era esaurito e non aveva i mezzi per proseguire la guerra. In questo stato d'animo attraversò l'Eufrate (1 Macc. 3:37) per proseguire la guerra in Oriente e, come si dice qui, "per annientare completamente molti". Tutto cospirava per accendere la sua furia, e in questo stato d'animo, partì per la sua ultima spedizione in Oriente. Nulla, infatti, potrebbe descrivere meglio lo stato d'animo di Antioco del linguaggio usato qui dall'angelo a Daniele.
45 E pianterà i tabernacoli del suo palazzo - Le tende leali; le tende militari di se stesso e della sua corte. I principi orientali, quando uscivano anche in guerra, marciavano in grande stato, con un grande seguito di ufficiali della loro corte, e spesso con le loro mogli e concubine, e con tutti gli accessori del lusso. Confronta il resoconto dell'invasione della Grecia da parte di Serse, o del campo di Dario, come preso da Alessandro Magno.
Le stazioni militari di Antioco, quindi, in questa marcia, sarebbero state, per un certo tempo, la residenza della corte, e si sarebbero distinte per il maggior grado di lusso reale che le circostanze lo consentissero. Allo stesso tempo, sarebbero costituiti da tabernacoli o tende, poiché quelle stazioni non erano progettate per essere permanenti. Il significato è che la residenza reale temporanea in questa spedizione, e prima della chiusura - la fine dell'intera faccenda, cioè la morte di Antioco - sarebbe nella montagna a cui si fa riferimento.
Tra i mari - Cioè, tra alcuni mari a "est" o "nord" - poiché era da notizie da est e da nord che sarebbe stato disturbato e convocato, Daniele 11:44. Siamo, quindi, più naturalmente a cercare questo posto in uno di quei quartieri. Il fatto era che aveva due obiettivi in vista: uno era quello di sedare la rivolta in Armenia, e l'altro di ricostituire il suo esausto tesoro dalla Persia.
Il primo sarebbe naturalmente ciò che si sforzerebbe di realizzare prima, perché se avesse permesso che la rivolta continuasse, potrebbe aumentare a tal punto che sarebbe impossibile domarla. Inoltre, non sarebbe andato in Persia quando ci fosse stata una formidabile insurrezione alle sue spalle, dalla quale avrebbe potuto essere molestato sia in Persia, sia al suo ritorno. È molto probabile, quindi, che prima avrebbe sedato la ribellione in Armenia mentre andava in Persia, e che il luogo qui indicato dove avrebbe piantato la sua tenda reale e dove avrebbe concluso i suoi giorni, fosse una montagna dove si sarebbe accampato prima di raggiungere i confini della Persia. Ci sono state varie congetture sul luogo qui indicato dalla frase "tra i mari" e molte speculazioni sono state impiegate per determinare la posizione precisa.
Girolamo lo rende: "E pianterà la sua tenda in Apadno tra i mari" - a proposito della parola che i nostri traduttori hanno reso "i suoi palazzi" ( אפדנו 'apadenô ) come un nome proprio che indica un luogo. Così il greco, ἐφαδανῷ ephadanō. Il siriaco lo rende, “in una pianura, tra il mare e la montagna.
Teodoreto lo prende per un luogo vicino a Gerusalemme; Girolamo dice che era vicino a Nicopoli, che un tempo si chiamava Emmaus, dove cominciarono a sorgere le parti montuose della Giudea, e che si trovava tra il Mar Morto a est e il Mediterraneo a ovest, dove suppone che l'Anticristo sarà piantare la sua tenda; Porfirio e Calmo lo collocano tra i due fiumi, il Tigri e l'Eufrate - quest'ultimo supponendo che significhi "Padano dei due fiumi", cioè un luogo della Mesopotamia; e Dott.
Goodwin suppone che siano destinate le isole britanniche, "che stanno così eminentemente 'tra i mari'". Gerusalemme, qui menzionata come “la montagna santa e bella”.
Per quanto riguarda la frase qui usata - "tra i mari" - non ci possono essere difficoltà. Potrebbe essere applicato a qualsiasi luogo che si trova tra due specchi d'acqua, come il paese tra il Mar Morto e il Mediterraneo, o il Mar Morto e il Golfo Persico; o il Caspio e il Mar Eusino; o il Mar Caspio e il Golfo Persico, perché non c'è nulla nella lingua per determinare l'esatta località.
Non c'è ragione per prendere la parola אפדנו 'apadenô come un nome proprio - il significato letterale è tenda o tabernacolo; e l'idea semplice nel passaggio è che l'operazione qui riferita - l'evento che chiuderebbe questa serie e che costituirebbe la "fine" di questi affari - avverrebbe in qualche regione montuosa situata tra due mari o corpi d'acqua . Qualsiasi luogo del genere, per quanto riguarda il significato della parola, corrisponderebbe a questa profezia.
Nella gloriosa montagna santa - Cioè, questo accadrebbe
a) in una montagna o in una regione montuosa; e
(b) sarebbe una montagna a cui si attribuirebbe propriamente l'appellativo qui usato - “glorioso santo”.
L'applicazione più ovvia di questa frase, non si può dubitare, sarebbe Gerusalemme, come il "monte santo" o "il monte della santità", e come il luogo in cui la parola "glorioso" ( צבי tsı̂by ) sarebbe più naturalmente suggerire. Confronta Daniele 11:16 , Daniele 11:41.
Bertholdt e Dereser propongono un cambiamento nel testo qui, e lo interpretano nel senso che "piangerebbe la sua tenda tra un mare e una montagna, e lì si impadronirebbe di un tempio ( קדשׁ qôdesh )". Ma non c'è alcuna autorità per cambiare così il testo. Rosenmuller, che segue Lengerke, lo rende "tra un mare e la gloriosa montagna santa"; Lengerke suppone che il significato sia che Antioco, al suo ritorno dall'Egitto, e prima di andare in Persia, "piantò le sue tende in quella regione, da qualche parte lungo le coste del Mediterraneo, allo scopo di castigare gli ebrei", e che questo è il riferimento qui. Ma questa, così come la lettura proposta di Dereser e Bertholdt, è un'interpretazione forzata.
Gesenius (Lexicon) suppone che la frase significhi "monte della santa bellezza", cioè monte Sion. Ci sono alcune cose che sono chiare e che i principi di interpretazione onesti richiedono in questo passaggio, come le seguenti:
(a) Ciò che è affermato qui doveva accadere dopo che la voce dall'est e dal nord Daniele 11:44 avrebbe chiamato la persona qui menzionata in questa spedizione.
(b) Non passerebbe molto tempo prima della sua "fine", - prima della chiusura della serie, e sarebbe collegata a quella; o sarebbe il luogo in cui ciò accadrebbe.
(c) Sarebbe su qualche regione montagnosa, alla quale potrebbe essere appropriatamente applicato l'appellativo di "glorioso santo".
L'unica questione difficile è se sia necessario interpretare questo di Gerusalemme, o se possa essere applicato a qualche altra regione montuosa dove si può supporre che Antioco "piantò le sue tende" nella sua ultima spedizione in Oriente; e vicino alla fine della sua vita. Girolamo lo rende, Supermontem inclytum, et sanctum; il greco, “sul monte santo Sabaein” - σαβαεὶν sabaein.
Il siriaco, “in una pianura, tra un mare e un monte, e conserverà il suo santuario”. Il significato letterale del passaggio può essere così espresso, "su una montagna di bellezza che è santa o sacra". Le cose essenziali sono,
(a) che sarebbe su una montagna o in una regione montuosa;
(b) che questa montagna fosse celebrata o distinta per la "bellezza" - צבי ts e bı̂y - cioè per la bellezza della sua situazione, o la bellezza del suo paesaggio, o la bellezza delle sue strutture - o che dovrebbe essere considerato bello;
(c) che sarebbe considerato sacro o santo - קדשׁ qôdesh - cioè sacro alla religione, o considerato un luogo santo, o un luogo di culto.
Ora è vero che questa lingua potrebbe essere applicata al monte Sion, perché quello era un monte; si distingueva per la bellezza, o così era considerato da coloro che vi abitavano (confronta Salmi 48:2 ); ed era santo, come luogo dove si celebrava il culto di Dio. Ma è anche vero che, per quanto riguarda la lingua, poteva applicarsi a qualsiasi altra montagna o regione montagnosa che si distinguesse per bellezza, e che fosse considerata sacra, o comunque consacrata alla religione.
Non vedo obiezioni, quindi, alla supposizione, che questo possa essere inteso di qualche montagna o luogo elevato che era ritenuto sacro alla religione, o dove un tempio era eretto per il culto, e quindi, potrebbe essersi riferito a qualche montagna, nelle vicinanze di un tempio dedicato all'idolatria, dove Antioco piantava la sua tenda a scopo di rapina e saccheggio.
Eppure arriverà alla sua fine - Evidentemente nella spedizione a cui si fa riferimento, e nelle vicinanze di cui si parla. Sebbene fosse andato pieno di ira; e sebbene si stesse preparando a compiere la sua vendetta sul popolo di Dio; e sebbene avesse tutte le prospettive di successo nell'impresa, tuttavia sarebbe finito lì, o sarebbe morto. Questa sarebbe stata la fine della sua carriera, e sarebbe stata allo stesso tempo la fine di quella serie di calamità che l'angelo aveva predetto.
L'assicurazione è data più volte Daniele 11:27 , Daniele 11:35; che ci fosse un tempo "stabilito" durante il quale questi problemi sarebbero continuati, o che ci sarebbe stata una "fine" di essi al momento stabilito, e il progetto era che quando queste inflizioni si sarebbero abbattute sugli ebrei, avrebbero dovuto consolare se stessi con la certezza che avrebbero avuto una fine, cioè che le istituzioni religiose nella loro terra non sarebbero state completamente rovesciate.
E nessuno lo aiuterà - Nessuno salverà la sua vita; nessuno lo salverà dal suo pericolo. Cioè, sarebbe certamente morto, e i suoi piani malvagi sarebbero così portati a termine.
La domanda ora è se questo può essere applicato alle scene conclusive della vita di Antioco Epifane. I materiali per scrivere la vita di Antioco sono davvero scarsi, ma ci sono pochi dubbi sul luogo e sulle modalità della sua morte. Secondo tutti i resoconti, ricevette notizia del successo delle armi giudaiche sotto Giuda Maccabeo, e del rovesciamento dei Siri, ad Elimaide o Persepoli (2 Macc.
9:2), in Persia; e poiché vi fu trattenuto da un'insurrezione del popolo, causata dal suo furto nel celebre Tempio di Diana (Jos. Ant. b. xii. ch. 9: Section 1), in cui suo padre, Antioco il Grande, perse il suo vita; la sua irritazione era quasi insopportabile. Al suo ritorno partì deciso a fare ogni sforzo possibile per sterminare gli ebrei; ma durante il suo viaggio fu assalito da una malattia, nella quale soffrì eccessiva pena, e fu tormentato dalle più amare angosce di coscienza, per il suo sacrilegio et altri delitti.
Morì infine a Tabae in Paratacene, alle frontiere della Persia e di Babilonia, nell'anno 163 a.C., dopo undici anni di regno. Vedi il racconto della sua misera morte in 2 Macc. 9; Jos. Antiq. B. xii. cap. ix.; Sezione 1; Prideaux, Con. ii. pp. 272, 273; Polibio in Excerpta Valesii de Virtutibus et Vitiis, xxxi., e Appian, siriaco. xlvi. 80. Ora, questo resoconto concorda sostanzialmente con la previsione nel passaggio che ci viene presentato sotto i seguenti aspetti:
(a) Le circostanze che lo hanno richiamato. Fu a causa di "notizie" o voci dall'est e dal nord che andò in quest'ultima spedizione.
(b) Il luogo specificato dove si sarebbero verificate le ultime scene, "tra i mari". Basta guardare su una mappa dell'emisfero orientale per vedere che l'antica Persepoli, capitale della Persia, dove giunse la voce del successo degli ebrei che lo indusse a tornare, è "tra i mari" - il Mar Caspio e Golfo Persico - non lontano da metà strada tra i due.
(c) Il “glorioso monte santo”, o, come lo renderebbe l'interpretazione sopra proposta, “il monte della bellezza”, sacro alla religione o al culto.
(1) L'intera regione era montuosa.
(2) Non è improbabile che un tempio fosse innalzato su una montagna o su un luogo elevato, poiché questa era l'usanza quasi universale tra gli antichi, e si può presumere come non improbabile, che il tempio di Diana, a Elymais, o Persepoli, che Antioco depredò e dove "piantò la sua tenda", si trovava in un posto simile. Un tale luogo sarebbe stato considerato "santo" e sarebbe stato definito "un ornamento" o bello, poiché questa era la lingua che gli ebrei erano soliti applicare a un luogo di culto.
Suppongo, quindi, che il riferimento sia qui alla scena conclusiva della vita di Antioco, e che il racconto della profezia concordi nel modo più sorprendente con i fatti della storia, e di conseguenza che non sia necessario guardare ad alcuno altri eventi per un compimento, o per supporre che abbia qualche riferimento secondario e ultimo a ciò che sarebbe accaduto in anni lontanissimi.
In vista di questa esposizione, possiamo vedere la forza dell'opinione sostenuta da Porfirio, che questa parte del libro di Daniele deve essere stata scritta dopo che gli eventi si sono verificati. Non poteva non vedere, come chiunque può ora, la sorprendente accuratezza delle affermazioni del capitolo e la loro applicabilità agli eventi della storia così come erano realmente accaduti; e vedendo ciò, non c'era che uno dei due corsi da seguire: o per ammettere l'ispirazione del libro, o per sostenere che fu scritto dopo i fatti.
Scelse quest'ultima alternativa; e, per quanto si può giudicare dai pochi frammenti che abbiamo della sua opera nel commento di Girolamo a questo libro, lo fece unicamente sulla base dell'accuratezza della descrizione. Non ha fatto riferimento a prove esterne; non addusse alcuna prova storica che il libro fosse stato scritto successivamente agli eventi; ma sostenne semplicemente che un resoconto così minuto ed esatto non avrebbe potuto essere scritto prima degli eventi, e che l'esattezza stessa delle presunte predizioni, e il loro intero accordo con la storia, era piena dimostrazione che furono scritte dopo.
Si può dunque ammettere che la testimonianza di Porfirio sia una prova sufficiente della corrispondenza di questa parte del libro di Daniele con i fatti della storia; e se il libro fu scritto prima dell'età di Antioco Epifane, l'evidenza è chiara della sua ispirazione, poiché nessuno sosterrà seriamente che questi eventi storici potrebbero essere tratti, con tanta particolarità di dettaglio, da qualsiasi abilità naturale, trecento e settant'anni prima che si verificassero, come doveva essere il caso se scritto da Daniele.
La sagacia umana non estende la sua visione così lontano nel futuro con il potere di predire i destini dei regni e di dare in dettaglio le vite e le fortune dei singoli uomini. O l'infedele deve disporre della testimonianza che Daniele visse e scrisse all'epoca presunta, oppure, da uomo onesto, deve ammettere di essere stato ispirato.
Esposizione della Bibbia di John Gill:
Daniele 11
1 INTRODUZIONE A DANIELE 11
In questo capitolo l'angelo mantiene la sua promessa a Daniele, che gli avrebbe mostrato ciò che era scritto nella Scrittura di verità, riguardo alle monarchie della terra, e ciò che sarebbe accaduto al suo popolo, i Giudei, negli ultimi giorni; e dopo aver osservato di aver rafforzato e confermato Dario il Medo, che fu il primo re della fiorente monarchia allora presente, Daniele 11:1, predice il numero dei re di Persia, e descrive in particolare il quarto, Daniele 11:2 predice l'ascesa della monarchia greca sotto Alessandro Magno, e la sua disposizione dopo la sua morte, Daniele 11:3,4 e poi procede a dare un resoconto dei due regni principali di quella monarchia, in cui era divisa, i Seleucidi e i Lagidi; e dei loro re, il re d'Egitto e il re di Siria, sotto i nomi del re del mezzogiorno e del re del nord, e della loro potenza e accordo, Daniele 11:5,6 e poi delle loro varie guerre tra loro e gli altri, e del loro successo, Daniele 11:7-20, e particolarmente di Antioco, il suo carattere e il modo di venire nel regno, e le sue guerre con il re d'Egitto, e la loro discendenza, Daniele 11:21-29 e la sua persecuzione dei Giudei, e l'angoscia che avrebbe causato su di loro, e l'uso che ne sarebbe dovuto fare ai pii tra loro, Daniele 11:30-35, e poi il suo antitipo, anticristo, è descritto; l'anticristo occidentale, il suo carattere e le sue azioni, Daniele 11:36-39 poi l'orientale, la sua potenza, le sue ricchezze e le sue ricchezze, grandine e pioggia, Daniele 11:40-45
Versetto 1. Anche io, nel primo anno di Dario il Medo,
Queste parole appartengono più propriamente al capitolo precedente, e avrebbero dovuto concluderlo, e l'"undicesimo" capitolo avrebbe dovuto iniziare nel versetto successivo; e non sono le parole di Daniele, come Girolamo e altri; ma dell'angelo che gli aveva detto non solo ciò che aveva fatto di recente e che avrebbe fatto alla corte di Persia per il suo popolo; ma ciò che aveva fatto all'inizio di quella monarchia, il primo anno in cui Dario il Medo divenne re di Babilonia e capo di tutta la monarchia; vedi Daniele 5:30,31, la versione dei Settanta e quella araba lo rendono "nel primo anno di Ciro"; che era lo stesso tempo; perché Dario e Ciro regnarono insieme
Anch'io mi alzai in piedi per confermarlo e per rafforzarlo; non Michele tuo Principe, come Jarchi; poiché non essendo altri che il Figlio di Dio, un angelo increato, non aveva bisogno dell'aiuto e dell'assistenza di un creato, né poteva ricevere alcuna forza e conferma da lui; a meno che ciò non sia da intendersi, non rispetto a Michele stesso considerato astrattamente, ma in relazione al popolo dei Giudei, dalla cui parte si trovava Michele; E così questo angelo prese parte con lui e con loro, e come suo ministro li servì entrambi, nel difenderli e nel prendersi cura dei loro affari in questo tempo; così Jacchiade lo parafrasa, per confermare e rafforzare Israele: ma sembra piuttosto che Dario, e il senso sia, che questo angelo abbia rafforzato Dario e Ciro nelle loro buone intenzioni di lasciare libero il popolo d'Israele e dargli piena libertà e incoraggiamento per andare nella loro terra, e ricostruire la loro città e il loro tempio; intorno al quale potrebbero sorgere alcuni dubbi ed esitazioni nelle loro menti, e obiezioni potrebbero essere fatte da alcuni dei loro nobili e cortigiani, essendo mossi e influenzati da uno spirito maligno, l'avversario di questo angelo buono; ma egli li assistette così da vicino, e suggerì loro con tanta forza ciò che avrebbero dovuto fare in questo caso, che sostenne il suo punto a favore degli ebrei; poiché ciò riguarda non tanto la distruzione della monarchia caldea, e l'instaurazione della monarchia persiana sulle sue rovine, e l'insediamento di Dario sul trono, e il rafforzamento del suo regno e dei suoi interessi, quanto la conferma di lui e di Ciro nei loro disegni a favore degli ebrei. La versione siriaca è: "dal primo anno di Dario il Medo, egli si alzò per aiutarmi e assistermi"; come se l'angelo parlasse ancora di Michele, che venne in suo aiuto contro il principe di Persia, ed era l'unico che lo tenne con sé, e lo aveva fatto fin dall'inizio dell'impero persiano; ma il testo ebraico non ammette una tale traduzione
2 Versetto 2. E ora ti mostrerò la verità,
E nient'altro che la verità; ciò che sicuramente accadrà, e su cui si può contare, anche ciò che è scritto nel libro dei decreti di Dio, "la Scrittura della verità", e che apparirà nella Provvidenza in tempi successivi; e questo si propose di consegnarglielo, non in espressioni figurative, oscure e oscure, ma in modo chiaro e chiaro, in un linguaggio facile da capire:
ecco, sorgeranno ancora tre re in Persia; che erano Ciro, che regnò da solo dopo la morte di Dario il Medo, suo zio; Cambise, figlio di Ciro; e Dario Istaspe. Ce n'era un altro tra Cambise e Dario, chiamato Smerdi il mago, che regnò solo sette mesi, ed essendo un impostore è tralasciato, come è nel canone di Tolomeo; non che questi fossero tutti i re di Persia dopo Dario il Medo; perché, secondo il canone di cui sopra, ne regnarono altri sei dopo di loro; ma perché questi re avevano una relazione con i Giudei, e sotto di loro i loro affari ebbero diverse svolte e cambiamenti, riguardo alla loro restaurazione e insediamento, e alla costruzione della loro città e del loro tempio; come anche perché questi re "stavano in piedi", e la monarchia sotto di loro era forte e fiorente, mentre poi cominciò a declinare; e principalmente è per il bene del quarto re che questi sono osservati, che ha posto le basi della distruzione della monarchia persiana da parte dei Greci
E il quarto sarà molto più ricco di tutti: questo è Serse, che superò i suoi predecessori in ricchezze e ricchezze, godendo di ciò che essi avevano accumulato con le loro conquiste, o in altro modo, e a ciò aggiunse grandemente; Ciro aveva raccolto una grande quantità di ricchezze da varie nazioni, specialmente da Babilonia: Dio gli diede "i tesori delle tenebre e le ricchezze nascoste dei luoghi segreti", Isaia 14:3, Cambise accrebbe il tesoro con le sue vittorie e il saccheggio dei templi ovunque andasse; dalle fiamme dei quali furono salvati trecento talenti d'oro, e 2300 talenti d'argento, che portò via, insieme al famoso cerchio d'oro che circondava la tomba del re Ozymandias: e Dario, il padre di Serse, impose pesanti tasse al popolo, e accumulò il suo denaro; per questo fu chiamato dai Persiani καπηλος, il venditore ambulante o l'accaparratore: e Serse entrò in tutto questo, e così divenne più ricco di tutti loro; di cui Justin dice
"specie si regem; Divitias, non ducem laudes: quarum tanta copia in regno ejus fuit, ut cum flumina multitudine consumerentur, opes tamen regiae superessent."
E con la sua forza, con le sue ricchezze, solleverà tutti contro il regno di Grecia; con le sue vaste ricchezze, che sono i nervi della guerra, raccolse un esercito prodigioso da tutte le province, che raccolse per far guerra ai Greci; Spinto ad essa da Mardonio, suo parente, che era molto ambizioso di essere alla testa di un grande esercito; tre anni furono impiegati per preparare questa spedizione, e furono raccolte forze da tutte le parti del mondo abitabile allora conosciuto; da tutto l'ovest, sotto Amilcare, generale dei Cartaginesi, con il quale fece una lega; e da tutto l'oriente, sotto il suo stesso comando: il suo esercito, secondo Giustino, consisteva di 700.000 dei suoi e 300.000 ausiliari; Diodoro Siculo ne fa molto meno, per essere circa 300.000 uomini; ma il dottor Prideaux, da Erodoto e altri, calcola che, mettendo insieme tutte le sue forze per mare e per terra, quando giunse allo stretto delle Termopili il loro numero era di 2.641.610 uomini; e Grozio, dallo stesso scrittore, li calcola 5.283.000. a cui altri ne aggiungono duecentoventi con questi marciò in Grecia, dove, dopo aver fatto molto male, fu vergognosamente sconfitto e costretto a ritirarsi, e fu assassinato da Artabano, capitano delle sue guardie. Le parole possono essere tradotte: "egli solleverà tutto, anche il regno di Grecia"; con i preparativi che fece, e il vasto esercito che portò in campo, egli sollevò tutte le città e gli stati della Grecia perché si unissero insieme per resistergli; e questo suo passo è ciò che irritò i Greci, e li spinse a tentare in seguito di vendicarsi dei Persiani per questo attacco contro di loro; e che essi non desistettero mai, finché non ebbero rovinato l'impero persiano, cosa che fecero sotto Alessandro; e così egli, nella sua lettera a Dario, dice,
"I tuoi padri sono entrati in Macedonia e nelle altre parti della Grecia e ci hanno fatto del male, senza averne ricevuto da noi alcun affronto; e ora io, creato generale dei Greci, provocato da te e desideroso di vendicare l'ingiuria fatta dai Persiani, sono passato in Asia".
Ed è per amore di questo, la distruzione dell'impero persiano da parte di Alessandro, che si accenna qui a questa spedizione di Serse; e per spianare la strada al racconto di Alessandro e dei suoi successori, nella parte seguente di questa profezia
3 Versetto 3. E un re potente si alzerà,
Non in Persia, ma in Grecia; Alessandro Magno, che si alzò cento anni dopo la suddetta spedizione di Serse, e "resistette" e fiorì, e vinse tutto ciò che attaccò, senza che nessuno potesse resistergli; ed è giustamente chiamato un "re potente", molto potente: questo è il notevole corno nel capro, che esasperato dal montone, dai Persiani e dalla loro invasione della Grecia, li spinse contro e li distrusse, Daniele 8:5-7 : che regnerà con grande dominio; non solo in Grecia, ma in tutto il mondo, almeno come pensava, e in realtà ne ha fatto una grandissima parte; perché, come dice Girolamo, dopo aver vinto gli Illiri, i Traci, la Grecia e Tebe, passò in Asia; e, messi in fuga i generali di Dario, prese la città di Sardi e poi l'India
e fa' secondo la sua volontà; non solo nel suo esercito, sacrificando i suoi migliori amici a suo piacimento; ma con i suoi nemici, vincendo chi voleva, nessuno poteva resistergli; tutte le cose riuscirono al suo desiderio; Qualunque cosa tentasse la eseguiva. Il suo storico dice di lui:
"che si deve ammettere che doveva molto alla virtù, ma più alla fortuna, che sola di tutti i mortali aveva in suo potere";
poiché, per il beneficio di esso, sembrava che facesse delle nazioni tutto ciò che voleva; Egli era sovrano in tutte le cose e si prefiggeva di essere adorato come una divinità
4 Versetto 4. E quando egli si alzerà, il suo regno sarà infranto,
Quando Alessandro raggiunse il suo massimo grado di grandezza, fu l'unico monarca del mondo, al culmine della sua ambizione, nel fiore dei suoi giorni, fu stroncato dalla morte; Il suo regno non rimase più uno, ma divenne numeroso, fu preso da diverse persone, dai suoi generali, e così si frantumò.
e sarà diviso verso i quattro venti del cielo; che sembrano avere rispetto alle quattro corna o re, che salirono al suo posto, Daniele 8:8, e tra i quali il suo regno fu diviso; Tolomeo regnò in Egitto a sud; Antigono in Asia a nord; Seleuco in Babilonia e Siria a est; e Cassandro in Macedonia a ovest:
e non alla sua posterità; perché, sebbene avesse avuto due figli, uno da Barsine, il cui nome era Ercole, che era vivo alla sua morte; e un altro da Roxane, nata dopo la sua morte, il cui nome era Alexander; eppure furono entrambi distrutti da Cassandro, o dai suoi mezzi, affinché potesse godere della Macedonia:
né secondo il suo dominio che governava; il loro dominio non era così grande e potente come quello di Alessandro, essendo diviso in più parti; vedi Daniele 8:22 : perché il suo regno sarà sradicato, anche per altri oltre a quelli; o oltre alla sua posterità, che non vi aveva parte, e così, rispetto alla sua famiglia, era come un albero strappato dalle radici, e, quanto alla loro preoccupazione per esso, si seccava subito; o, oltre ai quattro governatori prima menzionati, ve n'erano altri che avevano, almeno per un po', alcune parti minori del regno, come Eumene, Filota, Leonnato e altri; ma, alla fine, tutti furono ridotti ai re d'Egitto e di Siria, i Laghidi e i Seleucidi, di cui si occupa principalmente la parte seguente della profezia; e, oltre a questi, anche per i Romani, ai quali giunse questo regno
5 Versetto 5. E il re del mezzogiorno sarà forte,
Cioè, il re d'Egitto, che si trovava a sud della Siria, come la Siria si trovava a nord dell'Egitto; e perciò il re dell'uno è chiamato il re del sud, e l'altro il re del nord, in tutta questa profezia; e per re del sud, o Egitto, si intende qui Tolomeo Lagus, uno dei generali di Alessandro, che aveva l'Egitto per la sua parte; ed era un re molto potente; regnò sull'Egitto, sulla Libia, su Cirene, sull'Etiopia, sull'Arabia, sulla Fenicia, sulla Celesiria, su Cipro e su diverse isole del Mar Egeo e su molte città della Grecia.
e uno dei suoi principi; non di Tolomeo re d'Egitto, ma di Alessandro Magno; e questi è Seleuco Nicatore, in seguito chiamato re del nord, che ha per parte la Siria, che si trova a nord dell'Egitto, come già osservato:
ed egli sarà forte sopra di lui, e avrà dominio; cioè, essere un principe più grande e più potente di Tolomeo, re d'Egitto;
il suo dominio sarà un grande dominio; anche più grande degli altri; regnò infatti sulla Macedonia, sulla Grecia, sulla Tracia, sull'Asia, sulla Siria, sulla Babilonia, sulla Media e su tutti i paesi orientali fino all'India; anche dal Tauro al fiume Indo, e così anche dal Tauro al mar Egeo: questi due sono menzionati solo, che condividevano la monarchia persiana, perché solo gli ebrei ne erano influenzati, per i quali questa profezia è stata consegnata
6 Versetto 6. E alla fine degli anni si uniranno insieme,
I due re d'Egitto e di Siria, non i due re precedenti, ma i loro successori: il re d'Egitto era Tolomeo Filadelfo, il secondo re d'Egitto, figlio di Tolomeo Lago, il re d'Egitto che raccolse un gran numero di libri nella sua biblioteca di Alessandria e fece tradurre in greco la legge di Mosè. il re di Siria era Antioco, soprannominato Theos; questo nome gli fu dato per la prima volta dai Milesi, dopo che li liberò dalla tirannide di Timarco, governatore della Caria; fu il terzo re di Siria; Seleuco Nicatore il primo, Antioco Sotere il secondo, e questo il terzo: c'erano state grandissime guerre tra questi re per molti anni; e ora, stanchi di loro, entrarono in confederazioni e alleanze tra loro, e che erano destinate ad essere rafforzate da un matrimonio menzionato in seguito; si pensa che questo sia circa settant'anni dopo la morte di Alessandro:
poiché la figlia del re del sud verrà dal re del nord per fare un patto; si trattava di Berenice, figlia di Tolomeo Filadelfo, re d'Egitto, che la portò a Pelusio e di là navigò con lei fino a Seleucia in Siria; dove si incontrò con Antioco, re di Siria, al quale la diede in sposa, con una vasta dote d'oro e d'argento; per questo fu chiamata φερνοφορος; e il matrimonio era celebrato con grande solennità: e questo era "fare un accordo", o "fare le cose giuste o rette"; che prima erano sbagliati e storti; porre fine alle guerre e alle discordie; per fare la pace e coltivare l'amicizia; per rafforzare le alleanze e confermarsi a vicenda nei loro regni:
ma non conserverà la forza del braccio; unire i due regni e assicurare la loro pace, che era la cosa in vista; né conservare il suo interesse per il marito, né il suo potere a corte; infatti, appena suo padre fu morto, Antioco congedò Berenice dal suo letto e prese di nuovo Laodice, sua vecchia moglie, dalla quale aveva avuto due figli, Seleuco Callinico e Antioco Ierace:
né starà in piedi, né il suo braccio; né Antioco; perché Laodice, sapendo che con l'ultimo trattato la corona era stata stabilita per i figli di Berenice, che aveva già avuto un figlio da lui, e consapevole della sua volubilità, e temendo che potesse divorziare di nuovo da lei, e andare a Berenice, lo fece avvelenare dai suoi servi: né Berenice sua regina, chiamata "il suo braccio"; il quale, fuggendo a Dafne in cerca di rifugio, all'udire ciò che era accaduto, fu lì ucciso; o potrebbe essere suo figlio che ha avuto da lei, così segue:
ma essa sarà abbandonata; nelle mani di Seleuco Callinico, figlio di Laodice; che pose sul trono dopo la morte del padre; e che mandò a Dafne a uccidere Berenice, cosa che fu fatta di conseguenza:
e quelli che l'hanno condotta; in Siria; che l'accompagnò dall'Egitto al suo matrimonio, e rimase con lei alla corte di Siria, e fuggì con lei a Dafne.
e colui che l'aveva generata, o, "che ella aveva partorito", come nel margine: il suo figlioletto, che fu ucciso nello stesso tempo con lei, perché suo padre era morto prima.
e colui che l'ha rafforzata in questi tempi; o suo marito, o suo padre, che erano entrambi morti prima, e così non stavano in piedi, e non potevano aiutarla; a meno che non si debba intendere questo di suo fratello e delle città dell'Asia minore, le quali, udite le sue sofferenze a Dafne, si misero in viaggio per soccorrerla, ma giunsero troppo tardi; Lei e suo figlio furono entrambi uccisi per primi
Vedi la Storia Universale, vol. 9. p. 384
7 Versetto 7. Ma da un ramo delle sue radici uno sorgerà nella sua tenuta,
Oppure, "da un ramo delle sue radici spunterà o spunterà un germoglio"; con "le sue radici" si intendono i suoi antenati, in particolare Tolomeo Lago; con "un ramo" da lì, Tolomeo Filadelfo suo padre; e con il "germoglio" da quello, o dalla sua piantagione, come la versione latina della Vulgata, è designato suo fratello, Tolomeo Euergete, che succedette a suo padre nel regno, e vi rimase saldo; "sulla sua base", come alcuni lo rendono:
che verrà con un esercito; Appena seppe del caso di sua sorella, si mise alla testa di un esercito e marciò in suo soccorso; ma giunto troppo tardi, lui e le forze dell'Asia minore, che erano venute per lo stesso scopo, unendosi a lui, decisero di vendicare la morte di sua sorella e di suo figlio, andò con il suo esercito in Siria, come predetto in seguito:
ed entrerà nella fortezza del re del nord; il re di Siria, Seleuco Callinico: Tolomeo entrò nella Siria stessa, come dice Polibio, nelle sue città fortificate, e le prese, il singolare essendo messo al plurale; a meno che Seleucia stessa non sia particolarmente designata, che Tolomeo conquistò, e vi mise una guarnigione di Egiziani, che la tenne ventisette anni:
e agirà contro di loro; assediarli e prenderli a suo piacimento; il re di Siria non poteva opporsi a lui e difenderli.
e prevarrà; sul re di Siria, e conquistò gran parte dei suoi domini, come fece lui: prese la Siria e la Cilicia, e le parti superiori oltre l'Eufrate, e quasi tutta l'Asia, come racconta Girolamo; e se non fosse stato per una sedizione nel suo regno, che lo richiamò a casa, si sarebbe fatto padrone di tutto il regno di Seleuco, come dice Giustino
8 Versetto 8. e porteranno in cattività in Egitto i loro dèi, con i loro capi,
Girolamo racconta, dagli storici con cui conversò, che Tolomeo portò prigioniero con sé in Egitto duemilacinquecento immagini; tra i quali c'erano molti degli idoli che Cambise, quando conquistò l'Egitto, portò di là; e Tolomeo, rimettendoli nei loro templi, gli guadagnò l'affetto del suo popolo, gli Egiziani, che erano molto dediti all'idolatria; per questo gli diedero il nome di Euergetes, cioè "il benefattore":
e con i loro preziosi vasi d'argento e d'oro; lo stesso scrittore riferisce di aver portato con sé dalla Siria e dai luoghi che aveva conquistato quarantamila talenti d'argento e vasi preziosi; vasi d'oro e d'argento, un numero prodigioso:
e durerà più anni del re del nord; secondo il canone di Tolomeo, questo re d'Egitto regnò venticinque anni; e, come osserva il dottor Prideaux , sopravvisse a Seleuco re di Siria per quattro anni
9 Versetto 9. Così il re del mezzogiorno entrerà nel suo regno,
nel suo regno, il regno d'Egitto; o nel regno di Siria, il regno di Seleuco, e conquistarne gran parte, devastarlo e saccheggiarlo.
e tornerà nel suo paese; la terra d'Egitto; andrà e verrà con facilità, e come vorrà, senza che nessuno glielo impedisca; e tornare con un grande bottino, come già raccontato: Cocceio lo rende, e qualcosa "verrà nel regno del re del sud, ed egli tornerà alla sua terra"; e pensa che ciò si riferisca alla sedizione sollevata lì, prima menzionata, che lo obbligò a tornare prima di quanto intendesse. La versione dei Settanta e quella araba lo rendono "ed egli entrerà nel regno del re del sud, e ritornerà alla sua propria terra": cioè, Seleuco avrebbe tentato di entrare nel regno di Tolomeo re d'Egitto, per vendicarsi di essere entrato nel suo paese e di averlo saccheggiato; ma sarà costretto a tornare alla sua terra senza alcun successo: e così Giustino dice, che allestì una grande flotta, che fu distrutta da una violenta tempesta; e dopo ciò radunò un grande esercito per ricuperare il suo dominio, ma fu sconfitto da Tolomeo, e fuggì con grande terrore e tremante ad Antiochia; e questo si adatta bene a ciò che segue
10 Versetto 10. ma i suoi figli saranno suscitati,
Non del re del sud, o dell'Egitto, ma del re del nord, o della Siria: i figli di Seleuco Callinico, che morì, come dice Giustino , cadendo da cavallo; questi erano Seleuco Cerauno e Antioco, che in seguito fu chiamato il grande: questi essendo irritati e irritati da ciò che Tolomeo Euergete aveva fatto per vendicarsi di sua sorella, prendendo da lui parte del regno del loro padre e portando via un così ricco bottino, si unirono e si sforzarono di riconquistare da lui i loro domini.
e raduneranno una moltitudine di grandi forze, o "una moltitudine di uomini, anche grandi eserciti", ai quali si metteranno alla testa per far guerra al re d'Egitto.
e certamente uno verrà, traboccherà e passerà; questo si deve intendere di Antioco; poiché Seleuco morì nel terzo anno del suo regno, essendo stato ucciso in Frigia, per il tradimento di Nicatore e Apaturio, come racconta Girolamo; o, come altri, avvelenati; Antioco gli succedette, e da solo guidò gli eserciti che avevano radunato; e con cui, come un'inondazione d'acqua, a cui talvolta si paragonano gli eserciti, attaccò Seleucia e la prese; ed entrò in Celesiria, e la invase, essendo consegnato nelle sue mani dal tradimento di Teodoto, che governava lì per conto di Tolomeo, che aveva offeso: dopo ciò giunse a Berito, entrò nella provincia da un luogo che i contadini chiamavano "il volto di Dio"; e che Grozio, non improbabilmente, ritiene essere Fanuele: prese la città di Botris, e diede fuoco a Triere e Calamo, o Calene: poi invase la Palestina, e prese diversi posti in essa; si spinse fino a Rabata Massane, o Rabatamana, una città dell'Arabia, la stessa di Rabbathammon, che si arrese a lui:
allora ritornerà, e sarà sollevato fino alla sua fortezza: la primavera seguente tornò con un numeroso esercito, e giunse a Rafia, una città fortificata in Egitto, che si trovava tra quella e la Palestina; dove, come dice Strabone , Tolomeo IV (cioè Filopatore) combatté con Antioco il Grande
11 Versetto 11. E il re del mezzogiorno sarà mosso da un canto,
Questi è Tolomeo Filopatore, che succedette a Tolomeo Euergete nel regno d'Egitto; così chiamato ironicamente, a causa dell'assassinio di suo padre e di sua madre, come racconta Giustino ; lo stesso, sebbene naturalmente pigro e indolente, fu provocato ed esasperato dalle azioni di Antioco, che riconquistò la Celesiria, invase la Palestina e giunse fino ai confini del suo regno:
e uscirà e combatterà con lui, con il re del nord. Egli radunò un esercito e marciò con loro, dall'interno del suo regno, fino ai confini di esso, fino a Raphia, una città tra Rhinocorura e Gaza, dove si incontrò con Antioco e fu combattuta una battaglia, come già detto.
ed egli farà partire una grande moltitudine; Questo è vero per entrambi i re, i loro eserciti erano molto grandi; quello di Tolomeo re d'Egitto consisteva, secondo Polibio, di settantamila fanti, cinquemila cavalli e settantatré elefanti e quello di Antioco re di Siria consisteva di sessantadue (alcuni dicono settantadue) mila fanti, seimila cavalli e centodue elefanti: l'esercito precedente, quello del re d'Egitto, sembra piuttosto progettato, se viene consultata la clausola precedente; sebbene quest'ultimo, quello di Antioco, concordi meglio con quanto segue:
ma la moltitudine sarà data nelle sue mani, cioè la moltitudine dell'esercito di Antioco sarà consegnata nelle mani di Tolomeo Filopatore, e così fu, perché Antioco perse diecimila fanti e trecento cavalieri; quattromila fanti furono presi, tre elefanti uccisi e due feriti, che poi morirono, e la maggior parte degli altri furono presi: questa vittoria è attribuita ad Arsinoe, sorella e moglie di Tolomeo, che correva per l'esercito con i capelli spettinati, e con suppliche e promesse incoraggiava grandemente i soldati a combattere; di cui si veda il terzo capitolo primo dei Maccabei, e con il quale Polibio concorda
12 Versetto 12 E quando avrà portato via la moltitudine,
Cioè, quando Tolomeo, re d'Egitto, ebbe sconfitto il grande esercito di Antioco, ne uccise un gran numero e ne prese molti.
il suo cuore sarà inorgogliato; con orgoglio, attraverso la vittoria ottenuta; e così si abbandonò alla sensualità e al lusso, giudicandosi ora sicuro e protetto nel possesso del suo regno: o, questo può riferirsi alla sua insolenza, quando entrò in Giudea, andò a Gerusalemme e si fece strada nel luogo più santo di tutti per offrire sacrifici alla sua vittoria; di cui vedi terzo capitolo dei Maccabei:
e ne getterà molte diecimila; o molte migliaia, come la Vulgata latina; o piuttosto diecimila, sia dei Giudei, quando entrò nel loro paese; o dell'esercito di Antioco, re del nord, come Jacchiade: e si può tradurre, anche se ne abbatterà molte migliaia, cioè li getterà sulla terra, uccideteli, come fece lui, anche diecimila di loro, il numero qui menzionato:
eppure non sarà rafforzato da essa; Antioco infatti sfuggì dalle sue mani, né perseguì la sua vittoria e ne trasse tutti i vantaggi, come avrebbe potuto fare; perché, come dice lo storico , se avesse aggiunto valore alla sua fortuna, avrebbe potuto spogliare Antioco del suo regno; ma, contento del recupero delle città perdute, fece la pace, e avidamente approfittò dell'agio, e si arrotolò nel lusso, nell'impurità e nell'intemperanza
13 Versetto 13. perché il re del nord ritornerà,
Come fece Antioco re di Siria, alla morte di Tolomeo Filopatore, a cui successe il figlio Tolomeo Epifane, minorenne di cinque anni: Antioco approfittò di questa minorità e si alleò con Filippo, re di Macedonia, per dividere tra loro il regno d'Egitto; fece marciare un esercito in Celesiria e in Palestina, e si impadronì di quei paesi.
e proporrà una moltitudine più grande della prima; portare in campo un esercito più numeroso di quello che aveva fatto prima, che Girolamo dice di aver fatto uscire dalle parti superiori di Babilonia; Alcuni dicono che consistesse di trecentomila fanti, oltre a cavalieri ed elefanti:
e certamente verrà (dopo certi anni) con un grande esercito e con molte ricchezze; con ogni sorta di provviste per rifornire il suo numeroso esercito, e tutti gli alloggi adeguati per esso; Il denaro per pagare i suoi soldati, e le bestie da soma per trasportare i loro bagagli da un luogo all'altro: questo avvenne circa quattordici anni dopo la prima battaglia, come osserva il dottor Prideaux ; e, secondo gli annali del vescovo Ussher, tredici anni
14 Versetto 14. E in quei tempi molti si leveranno contro il re del mezzogiorno,
Il re d'Egitto, essendo Tolomeo Epifane minorenne, e mentre era tale, Antioco re di Siria e Filippo, re di Macedonia, si allearono insieme, come si è già detto, per impadronirsi del suo regno e dividerlo tra loro; e di conseguenza Antioco iniziò la guerra in Celesiria e Fenicia, e Filippo andò contro l'Egitto e Samo, o Caria, secondo Polibio. Agatocle e Agatoclea, favoriti dell'ex re d'Egitto, escogitò un piano per prendere la reggenza nelle loro mani durante la minore età del giovane re; e questi, essendo persone di vita dissoluta, erano odiati dagli Egiziani, il che causò insurrezioni e sedizioni tra di loro; e Scopa, uno dei principali generali dell'esercito del re d'Egitto, formulò un piano per prendere a sé il governo:
anche i ladroni del tuo popolo si innalzeranno per stabilire la visione: questa è diretta al profeta Daniele, e rispetta i Giudei, suoi connazionali, almeno alcuni di loro, refrattari che hanno infranto tutte le leggi di Dio e degli uomini, uomini sediziosi, turbatori della quiete pubblica e che vivevano del bottino e del saccheggio degli altri, o hanno approfittato dei disordini in Egitto, e andarono là, e saccheggiarono quello che potevano, in modo audace e audace, e così aiutarono a realizzare questa profezia; o durante i disordini nel loro paese, per mezzo dei re d'Egitto e di Siria, colsero l'occasione per commettere furti e rapine in modo molto audace, per cui attirarono su di sé quei mali minacciati dalla legge a tali persone; e in particolare quando gli Egiziani prevalsero, si schierarono con loro contro Antioco, specialmente quelli che apostatarono dalla loro religione per compiacere il re d'Egitto; ma furono poi puniti da Antioco, come segue:
ma cadranno: saranno stroncati e distrutti, come lo furono quegli apostati che erano del partito di Tolomeo da Antioco, quando invase la Giudea e divenne padrone di Gerusalemme; vedi terzo capitolo dei Maccabei. Alcuni capiscono questo dei Giudei apostati, che fuggirono con il sommo sacerdote Onia in Egitto, e lì furono ricevuti onorevolmente da Tolomeo, e ottennero il permesso di costruirvi un tempio, con il pretesto di adempiere la visione o profezia di Isaia 19:19, che continuò per molti anni fino ai tempi dei Romani, dai quali fu distrutta; ma questo non concorda con il regno di questo re d'Egitto; poiché fu al tempo di Tolomeo Filometore che accadde questa faccenda, come racconta Giuseppe Flavio . Sir Isaac Newton lo interpreta dei Samaritani
15 Versetto 15. Così il re del nord verrà, innalzerà un monte e prenderà le città più fortificate,
Cioè, Antioco il Grande, re di Siria, doveva entrare in Celesiria e in Fenicia, che era la parte del regno d'Egitto che doveva avere in alleanza con Filippo, re di Macedonia; e questa è una profezia della sua spedizione in quelle parti, e del suo successo. Scopa, generale di Tolomeo, inviato da lui in Celesiria, aveva preso molte delle sue città e il paese della Giudea; ma Antioco, giunto in quelle parti con il suo esercito, sconfisse Scopa alle fonti del Giordano, distrusse gran parte delle sue forze, riconquistò le città della Celesiria di cui Scopa si era impadronito e sottomise Samaria; al che gli Ebrei si sottomisero volontariamente a lui, e lo accolsero nella loro città, come racconta Giuseppe Flavio ; e Polibio, citato da lui, dice, che essendo Scopa conquistata da Antioco, prese Batanea, Samaria, Abila e Godara, e che gli Ebrei in poco tempo si arresero a lui; e così Livio dice, che Antioco ridusse a lui tutte le città che Tolomeo aveva in Celesiria; e queste sono le città più fortificate indicate in questa profezia, contro le quali il re di Siria innalzò monti per prenderle; o collocavano davanti a loro macchine da battuta, come significa anche la parola, come osserva Kimchi, con cui venivano lanciate pietre nelle città assediate:
e le armi del sud non resisteranno, né il suo popolo eletto, né ci sarà forza per resistere; tutte le forze del re d'Egitto radunate non sarebbero state in grado di resistere alla potenza di Antioco, il quale, come lui, avrebbe trascinato tutto davanti a sé; né i loro eserciti più potenti, né i generali più coraggiosi, né i soldati valorosi, i più scelti di loro, né alcun ausiliario chiamato in loro aiuto; infatti, quando Scopa fu sconfitto da Antioco al Giordano, fuggì a Sidone con diecimila soldati, dove fu rinchiuso in un assedio serrato; e sebbene Tolomeo abbia inviato in suo soccorso i suoi famosi e più scelti comandanti, Eropo, Menocle e Damoxeno, come racconta Girolamo; tuttavia non furono in grado di togliere l'assedio, ma per la carestia furono costretti ad arrendersi; e lui e i suoi uomini furono congedati nudi
16 Versetto 16. Ma chi verrà contro di lui farà secondo la sua volontà, e nessuno gli starà dinanzi.
Antioco il grande, che venne contro Tolomeo re d'Egitto, avrebbe fatto come gli piaceva nelle parti dove andava; prendere le città e disporne a suo piacimento; l'esercito del re d'Egitto non poteva opporsi a lui e fermare le sue conquiste in Celesiria e Fenicia; né dovrebbero impedirgli di entrare in Giudea:
ed egli starà sulla terra gloriosa; La Giudea, così chiamata, non solo per la sua fertilità, ma principalmente per l'adorazione di Dio in essa; qui Antioco si ergeva come un vincitore vittorioso; i Giudei si sottomisero prontamente a lui, lo accolsero nella loro città e lo aiutarono a conquistare il castello dove Scopa aveva posto una guarnigione di soldati.
che per mano sua sarà consumata; con il suo numeroso esercito e il foraggiamento dei suoi soldati, che mangiavano e distruggevano i frutti della terra ovunque venissero; altrimenti il paese di Giudea, e i suoi abitanti, non furono da lui consumati e distrutti in questo momento; ma piuttosto portati in circostanze più floride, avendo da lui concessi molti favori e privilegi, a causa del rispetto che gli mostravano; infatti, al suo arrivo a Gerusalemme, i sacerdoti e gli anziani gli andarono incontro, e volentieri accolsero lui e il suo esercito, e lo fornirono di cavalli ed elefanti, e lo aiutarono a ridurre la guarnigione che Scopa aveva lasciato, come già osservato: per questo alcuni rendono le parole, "che per sua mano fu perfezionata"; restituita alla pace e alla prosperità perfette, che per alcuni anni era stato molestato e angosciato dagli Egiziani e dai Siri, che a loro volta ne erano padroni; gli anziani, i sacerdoti e i leviti, li liberò dai tributi, diede loro il permesso di vivere secondo le loro leggi, concesse loro bestiame e altre cose per i sacrifici, e legna per la riparazione e il perfezionamento del loro tempio. Le lettere che scrisse per questo motivo si possono vedere in Giuseppe Flavio
17 Versetto 17. Egli volgerà la sua faccia per entrare con la forza di tutto il suo regno,
Antioco, dopo aver conquistato la Celesiria, la Fenicia e la Giudea, avrebbe dovuto volgere il viso verso il paese d'Egitto, avendone un avido desiderio, e piegare la sua mente e le sue forze in quella direzione; formare un piano per invaderlo, e a questo scopo decidere di riunire tutte le forze che poteva dominare in tutti i suoi domini. Così Giustino dice, che alla morte di Tolomeo Filopatore, Antioco re di Siria decise di impadronirsi dell'Egitto. La versione latina della Vulgata dice: "affinché egli venisse ad afferrare tutto il suo regno"; per impadronirsi di tutto il regno del re d'Egitto,
e retti con lui: intendendo, come molti pensano, gli Ebrei, così chiamati per distinguerli dai pagani, e anche da quegli Ebrei che si erano schierati dalla parte di Tolomeo, e avevano cambiato la loro religione; ma questi perseverarono in ciò, cosa che Antioco approvò; e ora avevano una grande opinione di loro, e avevano concesso loro molti favori, come osservato in precedenza; pertanto avrebbe potuto prenderne alcuni, ed essi avrebbero potuto scegliere di andare con lui in questa spedizione, e specialmente di assistere all'accordo che intendeva fare con il re d'Egitto e a far sposare sua figlia con lui; nel fare ciò dovevano avere una preoccupazione, come se fossero considerati uomini di probità e rettitudine: o piuttosto il senso è, secondo la versione latina della Vulgata,
e farà cose giuste; nell'ostentazione e nell'apparenza: o "farà un accordo", o pace, come Aben Esdra; stipula patti di alleanza e di matrimonio, a condizioni apparentemente giuste, con grande dimostrazione di sincerità e rettitudine:
così farà; nel modo seguente: o, "ed egli farà"; cioè, riuscire nelle sue proposte:
e gli darà la figlia delle donne, corrompendola; Questo era lo stratagemma che usava; trovando che non poteva ottenere il regno d'Egitto con la forza delle armi, per paura dei Romani, che erano i tutori del re d'Egitto, propose di dargli in sposa sua figlia Cleopatra, una bella vergine; e perciò chiamata "figlia delle donne"; o piuttosto perché era ancora sotto la cura delle donne a cui era stata affidata per la prima volta, come osserva Gussezio ; e così la sposò, e diede in dote la Celesiria, la Samaria, la Giudea e la Fenicia: questo fu fatto a Rafia, una città fortificata dell'Egitto, dove era stata combattuta la famosa battaglia tra lui e Tolomeo Filopatore; vedi Daniele 11:10 e se la prima clausola è resa, come penso che possa essere, "anche lui volgerà la faccia per entrare nella fortezza di tutto il regno"; questo è il luogo previsto, dove desiderava andare incontro al re d'Egitto ed eseguire questo suo piano; il che, sebbene fatto con un pretesto plausibile di pace, e di anticipare le loro liti, era allo scopo di mettere il suo regno nelle sue mani; "corrompe" sua figlia per tradire i consigli del marito; o di metterlo a morte con il veleno, o in altro modo, affinché potesse impadronirsi del regno per suo conto; o può essere tradotto, per "corrompere" o "distruggere", il regno; egli diede in sposa sua figlia al re d'Egitto con questa visione, per ottenere il regno da lui.
ma ella non starà dalla sua parte e non sarà per lui; essendo sposata, dimenticò il suo popolo e la casa di suo padre e si unì a suo marito; prese le sue parti, e non quelle di suo padre, sì, prese parte con suo marito contro suo padre; poiché gli ambasciatori furono inviati dall'Egitto sia da suo marito che da lei stessa, congratulandosi con i Romani per la vittoria che Acilio aveva riportato su Antioco suo padre, e che lo aveva cacciato dalla Grecia, esortandoli a portare il loro esercito in Asia; e così fu deluso dal suo disegno in questo matrimonio: e questo potrebbe essere il significato dell'espressione qui, poiché può essere resa: "Non reggerà"; il suo consiglio non reggerà, il suo piano non si avvererà, ma cadrà a terra e non porterà a nulla.
e non sarà per lui; Il regno non sarà suo, egli non lo possederà mai, come non lo posse.
18 Versetto 18. Dopo queste cose volgerà la faccia verso le isole e ne prenderà molte,
Trovandosi deluso dal suo piano sul regno d'Egitto, voltò la faccia e diresse la sua rotta da un'altra parte, e con una grande flotta navigò nel mare Egeo; e, come racconta Girolamo, prese Rodi, Samo, Colofone e Focea, e molte altre isole; e anche diverse città della Grecia e dell'Asia, che si trovavano sulle coste del mare; essendo consuetudine presso gli ebrei chiamare tali luoghi marittimi isole:
ma un principe per se stesso farà cessare il vituperio da lui offerto; il biasimo che Antioco gettò sui Romani, impadronindosi delle loro province, prendendo le loro città, facendo ingiuria ai loro alleati e trattando i loro ambasciatori con disprezzo: questo i Romani spazzarono via questo prendendo le armi contro di lui e ottenendo vittorie su di lui sia per mare che per terra. Il "principe" qui può designare i Romani in generale, i quali, per loro conto, o per il loro onore, inviarono eserciti e flotte contro di lui, per porre fine ai suoi insulti su di loro; o qualche loro capo e comandante particolare, non un re, ma un generale o un ammiraglio, come Marco Acilio, che lo sconfisse nello stretto delle Termopili; anche Livio Salinatore, che ottenne la vittoria sulla sua flotta presso Focea, dove affondò dieci delle sue navi, e ne prese tredici; similmente Emilio Regillo, che ebbe la meglio sulla sua flotta a Mionneso, vicino a Efeso; e soprattutto Lucio Scipione, che, in una battaglia terrestre, lo sconfisse sul monte Sifilo, con un esercito di trentamila contro settantamila, uccise cinquantamila fanti dell'esercito di Antioco e quattromila cavalieri, e prese millequattrocento prigionieri, con quindici elefanti e i loro comandanti, e così lo cacciò dall'Asia minore.
senza il suo proprio biasimo egli lo farà ritorcere contro di lui; senza alcun rimprovero al generale romano; il biasimo che Antioco gettò sulla nazione romana si rivolse sul suo capo, per le molte vittorie ottenute su di lui per mare e per terra, e specialmente per l'ultima e totale sconfitta di lui; poiché non poteva ottenere altre condizioni di pace, se non pagare tutte le spese della guerra, lasciare tutta l'Asia da quella parte del Tauro, e dare ostaggi, e suo figlio era uno, negli Apocrifi:
"10; E da loro uscì una radice malvagia, Antioco soprannominato Epifane, figlio del re Antioco, che era stato ostaggio a Roma, e regnò nell'anno centotrentasettesimo del regno dei Greci". (1; Maccabei 1:10)
19 Versetto 19. Poi volgerà lo sguardo verso il forte della sua terra,
Dopo la sua sconfitta fuggì con pochi a Sardi, e di là ad Apamea, quindi Livio; e a Susa e alle altre parti dei suoi domini, come Girolamo; o piuttosto si recò ad Antiochia, la sua capitale, chiamata qui "la fortezza della sua stessa terra", dove fu costretto a continuare:
ma inciamperà e cadrà, e non sarà trovato; le spese della guerra che Antioco accettò di pagare, essendo calcolate in quindicimila talenti euboici, cinquecento talenti dovevano essere pagati; duemilacinquecento alla ratifica del trattato da parte del senato di Roma; e gli altri dodicimila da pagare annualmente, a mille talenti all'anno: ora, o mancando di denaro, o per cupidigia, tentò di derubare il tempio di Giove Elimeo, e vi andò di notte con il suo esercito a tale scopo; ma essendo la cosa tradita, gli abitanti si radunarono e lo uccisero, con tutti i suoi soldati, come racconta Giustino . Strabone dice che Antioco il Grande tentò di saccheggiare il tempio di Bel, i barbari vicini a (Elymais) si sollevarono da soli, e lo uccisero; e così non tornò mai più in Siria, ma morì nella provincia di Elymais, venendo ucciso dai Persiani, come si racconta, e non fu mai più trovato, né fu sepolto; e questa fu la fine di questo grande uomo, di cui si dicono tante cose in questa profezia, e altre seguono riguardo ai suoi successori. Morì nel trentasettesimo anno del suo regno, e nel cinquantaduesimo della sua età
20 Versetto 20. allora sorgerà nella sua tenuta un raccoglitore di tasse nella gloria del regno,
Non si trattava di Antioco Epifane, come Teodoreto, come viene designato nel versetto successivo, né di Tolomeo Epifane, come Porfirio, perché non succedette ad Antioco il Grande, né di Trifone, precettore di Antioco, come alcuni scrittori ebrei, ma di Seleuco Filopatore, figlio maggiore di Antioco il Grande, che gli succedette e si stabilì nel suo regno al posto di suo padre. e si basava sulla sua base; e potrebbe ben essere chiamato un raccoglitore di tasse, essendo non solo un uomo avido e amante del denaro sopra ogni cosa; e quindi imponeva pesanti tasse ai suoi sudditi, per gratificare la sua avarizia; ma in realtà fu obbligato a raccogliere ogni anno i mille talenti per pagare i Romani, cosa che suo padre si era imposto di fare; e questo occupò tutta la vita di questo suo successore; poiché c'erano dodicimila talenti da pagare, mille all'anno, e Seleuco regnò in tutto tranne dodici anni al massimo, non fece altro che aumentare le tasse ogni anno per pagare questo tributo. Può essere tradotto: "allora starà sulla sua base": o, "nella sua stanza", come la versione latina della Vulgata, nella stanza di Antioco il grande, "colui che fa passare gli esattori attraverso la gloria del regno"; ciò fa sì che gli esattori delle tasse vadano in giro per il regno e raccolgano le tasse del popolo, che è la gloria del regno, specialmente i ricchi, la nobiltà e la nobiltà; o il denaro, che è la gloria di una nazione: o, "farà passare gli esattori alla gloria del regno"; cioè, far passare un esattore di tasse dalla Siria al glorioso paese, o alla gloriosa parte del suo dominio, il paese della Giudea; e così può avere rispetto in particolare per Eliodoro suo tesoriere, che mandò a Gerusalemme per chiedere il tesoro di denaro che aveva sentito che era stato depositato nel tempio lì; negli Apocrifi:
"Quando Apollonio venne dal re e gli ebbe mostrato il denaro di cui gli era stato detto, il re scelse Eliodoro suo tesoriere e lo mandò con l'ordine di portargli il suddetto denaro". (2; Maccabei 3:7)
ma entro pochi giorni non sarà distrutto, né per ira, né per battaglia; o, nel giro di pochi anni, come lo rendono Grozio e Prideaux; I giorni vengono spesso messi per anni. Seleuco regnò al massimo dodici anni, che erano pochi in confronto al lungo regno di suo padre, che fu un regno di trentasette anni; e non morì per la rabbia del popolo, o per la sedizione e la ribellione dei suoi sudditi, né in guerra, con un nemico straniero; ma per il tradimento di Eliodoro suo tesoriere, dal quale fu avvelenato, come si suppone; o per amore di Antioco Epifane, che proprio in quel momento tornava da Roma, dove era stato ostaggio fin dalla sconfitta di suo padre, essendo ora pagato il denaro, che era stato stipulato; o piuttosto per conto proprio, avendo il proposito di impadronirsi del regno per sé
21 Versetto 21. E nel suo patrimonio sorgerà un vile,
Sulla sua base o posizione, nello stesso luogo in cui si trovava Seleuco Filopatore, successe Antioco Epifane suo fratello, detto "vile", essendo un uomo molto immorale, dedito all'ubriachezza, alla lascivia, all'impurità e alle concupiscenze innaturali, e un violento persecutore della chiesa di Dio. La parola significa "spregevole": era una persona vile e giustamente condannata per i suoi vizi, e anche per quella vita meschina e ignobile che aveva vissuto a Roma, essendovi stato ostaggio per undici o dodici anni; e sebbene gli altri ostaggi fossero stati cambiati alla fine di tre anni, egli rimase, il che dimostra quanto poco fosse in considerazione anche con suo padre, e non fosse in alcuna stima presso il popolo. tra i quali, con le sue buffonate e i suoi scherzi, si rendeva molto ridicolo; vagando per le strade con un servitore o due; conversare con i commercianti sui loro mestieri; bere con estranei e persone di bassa vita; divertirsi in allegre partite con i giovani; assumere strane abitudini; gettando via il suo denaro in mezzo alla plebaglia e le pietre a quelli che lo seguivano; lavarsi nei bagni pubblici tra la gente comune; tutte queste cose, e molte altre, sono riportate di lui dagli storici; per questo fu chiamato da alcuni Epimane il pazzo, sebbene prendesse per sé il titolo di Epifane l'"illustre", il contrario del suo carattere. Questo è il piccolo corno in Daniele 8:9 e che era un tipo eminente di anticristo, con il quale il suo carattere concorda, così come altre cose:
ai quali non daranno l'onore del regno; né suo padre, né suo fratello, né i pari e il popolo del paese del regno di Siria; Non hanno mai pensato una sola volta di farlo re; non lo scelsero, non lo chiamarono, non lo incoronarono.
ma egli entrerà pacificamente e otterrà il regno con lusinghe; fingendo di prenderlo, non per sé, ma per suo nipote Demetrio, figlio di suo fratello Seleuco, ora ostaggio a Roma, al suo posto; così che gli Stati non gli si opposero, ma lo ammisero tranquillamente, pensando che tutto fosse sicuro per il legittimo erede e successore; e quando ne ebbe preso possesso per il nipote, lo ottenne per sé con i suoi discorsi lusinghieri ai nobili, e i suoi doni tra i cittadini, e le sue grandi pretese di clemenza e umanità; o queste "lusinghe" possono riferirsi agli artifici che usò per guadagnare Eumene re di Pergamo, e Attalo suo fratello, per aiutarlo contro Eliodoro l'usurpatore; e fece loro le promesse di amicizia e di aiuto contro i Romani, e con il cui aiuto giunse pacificamente nel regno
22 Versetto 22. Saranno sommersi d'innanzi a lui dalle braccia di un diluvio, e saranno spezzati,
Cioè, con l'aiuto delle forze di Eumene e Attalo, che erano come un'inondazione d'acqua, il partito che era dalla parte di Eliodoro l'usurpatore fu abbattuto, schiacciato e distrutto; e così Antioco ebbe una sistemazione pacifica nel regno: o, "le braccia di un diluvio saranno traboccate d'innanzi a lui, e siano spezzate"; o le armi di Eliodoro, le forze che aveva radunato; o gli eserciti degli Egiziani, che, come un'inondazione straripante, avevano attraversato la Giudea, la Celesiria, la Fenicia e altri luoghi, e trascinato tutto davanti a loro, ora sarebbero stati straripati, e si sarebbero abbattuti da soli; di cui vedi di più su Daniele 11:25 :
sì, anche il principe del patto; che alcuni interpretano di Giuda Maccabeo, come Girolamo e Iaccade; altri più probabilmente del sommo sacerdote Onia, che Antioco depose nel primo anno del suo regno, e vendette il sacerdozio a Giasone, suo fratello minore, per quattrocentoquaranta talenti d'argento; e che promise anche di dargliene altri centocinquanta per la licenza di erigere un luogo di esercizio per l'educazione della gioventù, secondo la moda dei Greci; che Antioco abbracciò avidamente, essendo il tesoro pubblico vuoto a causa del grande tributo pagato ai Romani negli ultimi dodici anni; negli Apocrifi:
7; Ma dopo la morte di Seleuco, quando Antioco, detto Epifane, prese il regno, Giasone, fratello di Onia, si adoperò subdolamente per diventare sommo sacerdote, 8 promettendo al re per intercessione sessanta talenti d'argento e ottanta talenti di un'altra rendita.9; Oltre a ciò, promise di assegnarne altri centocinquanta. se avesse il permesso di stabilirgli un luogo per l'esercizio e per l'educazione della gioventù alla moda dei pagani, e di scrivere loro di Gerusalemme con il nome di Antiochiani. 34; Allora Menelao, preso in disparte Andronico, lo pregò di prendere Onia nelle sue mani; il quale, persuaso a ciò, e venuto da Onia con l'inganno, gli diede la mano destra con giuramenti; E benché fosse sospettato da lui, lo persuase a uscire dal santuario, e subito lo chiuse a chiave senza riguardo per la giustizia. 35; Per questo motivo non solo i Giudei, ma anche molti di altre nazioni, si indignarono grandemente e furono molto addolorati per l'ingiusto assassinio di quell'uomo". (2; Maccabei 4)
Altri pensano che si riferisca a Seleuco Filopatore suo fratello, il che non è probabile, essendo la sua morte già descritta; piuttosto Demetrio suo nipote, con il quale aveva fatto alleanza di tenere il regno per lui, o attraverso il quale l'alleanza e la pace con i Romani continuarono così a lungo, essendo lui ostaggio a Roma; sebbene altri siano dell'opinione che sia stato designato Trifone, un pari del regno d'Egitto, che era la persona principale coinvolta in un patto stipulato tra Antioco e Tolomeo Filometore re d'Egitto; anche se è più probabile che Tolomeo stesso sia la persona designata
23 Versetto 23. E dopo la lega fatta con lui,
Il principe dell'alleanza; o Demetrio suo nipote, o Tolomeo Filometore, re d'Egitto, con il quale fu fatta una lega durante la vita di Cleopatra, sorella di Antioco e madre di Tolomeo.
egli opererà con inganno; o con i principi e il popolo di Siria, con buone parole e bei discorsi, e con doni e doni, per ottenere il regno per sé, sebbene avesse fatto alleanza con suo nipote di tenerlo per lui, e di cederlo a lui al suo ritorno; e col Romani, e fra i suoi amici in senato, astuto si adoperò per trattenerlo a Roma, oppure col re d'Egitto, fingendo per lui grande amicizia, e per prendersi cura e istruirlo durante la sua minorità; e alla sua incoronazione mandò un certo Apollonio ad assistervi e a congratularsi con lui; negli Apocrifi:
"Ora, quando Apollonio, figlio di Menesteo, fu mandato in Egitto per l'incoronazione del re Tolomeo Filometore, Antioco, comprendendo che non era ben interessato ai suoi affari, provvide alla propria sicurezza, dopo di che venne a Giaffa e di là a Gerusalemme": (2; Maccabei 4:21)
poiché egli salirà e si fortificherà presso un piccolo popolo; o andò nel cuore della Siria con un piccolo numero di uomini in un primo momento, e radunò un grande esercito; o in Fenicia con un pugno di uomini, dove si ingraziava gli affetti del popolo con parole e doni, e si faceva forte; o salì in Egitto accompagnato solo da pochi, per timore che gli Egiziani sospettassero di lui; ma si dice che questi fossero uomini valorosi, che egli pose nelle fortezze d'Egitto, e così ne divenne padrone, il che è un esempio della sua ingannevole opera; e Sutorio, uno storico antico, citato da Girolamo, dice che sottomise l'Egitto a sé con un numero molto piccolo di persone
24 Versetto 24. Entrerà pacificamente anche nei luoghi più grassi della provincia,
O, "nella tranquillità e nei luoghi più grassi della provincia", cioè in quei luoghi che erano in grande tranquillità, e gli uomini si credevano sani e salvi, e non sospettavano dei suoi disegni su di loro, e che abbondavano di ricchezze e ricchezze: queste erano o le principali città del regno di Siria, che egli visitava per stabilirsi nella loro buona opinione di lui; o i luoghi principali del regno di Siria. provincia di Fenicia, dove si sforzò di rendersi accettabile con la sua munificenza; o forse si intendono le parti migliori del regno d'Egitto, le più ricche di esse, come Menfi, e i luoghi circostanti; dove, come dice Sutorio in Girolamo, andò; e i quali luoghi essendo grassi, producendo un grande aumento e abbondanti di ricchezze, lo invitarono lì; e quali ricchezze prese, e le sparse tra i suoi amici e soldati, come in una seguente clausola:
e farà ciò che i suoi padri non hanno fatto, né i padri dei suoi padri; nessuno dei suoi antenati, più vicini o più remoti; né Antioco il Grande, né Seleuco Cerauno, né Seleuco Callinico, né Antioco Theos, né Antioco Soter, né Seleuco Nicatore, il fondatore dell'impero siriano; perché, per quanto grandi potessero essere questi in potenza o ricchezza, erano inferiori a lui in successo; sebbene tutti, o la maggior parte di essi, avessero messo gli occhi sull'Egitto e ne sarebbero stati volentieri padroni; eppure nessuno dei re di Siria prevalse su di essa, come fece Antioco; E questo può anche riferirsi a quanto segue:
egli disperderà fra loro la preda, il bottino e le ricchezze; che prendeva dai luoghi o dalle ricche città in cui entrava; e questi li disperse abbondantemente e generosamente tra i suoi seguaci, i suoi soldati, "il piccolo popolo" con cui divenne forte, Daniele 11:23, per mezzo del quale guadagnò i loro affetti, e li legò al suo interesse; e in questo si dice che la sua liberalità e munificenza abbondò più di tutti i re che furono prima di lui, negli Apocrifi:
"Temeva di non essere più in grado di sopportare le accuse, né di avere doni da dare così generosamente come prima: perché aveva abbondato più dei re che erano stati prima di lui". (1; Maccabei 3:30)
e il carattere che Giuseppe Flavio dà di lui è che era un uomo di cuore grande e liberale:
sì, ed egli predirà i suoi disegni contro le fortezze; le fortezze d'Egitto; mentre ne entrava nelle parti grasse e più ricche, e ne distribuiva le ricchezze tra i suoi favoriti e seguaci, il che rispondeva a un buon scopo; così tenne d'occhio i luoghi fortificati del regno, e escogitò modi e mezzi per farli entrare in suo possesso, come Pelusio e altri luoghi; e come conservarli quando li aveva avuti, cosa che fece:
anche per un po'; finché Tolomeo Filometore non fu maggiorenne, e se ne liberò da lui; o fino a quando i Romani [u] non avessero posto fine al suo potere
25 Versetto 25. Ed egli inciterà la sua potenza e il suo coraggio contro il re del mezzogiorno con un grande esercito,
Cioè, Antioco si risveglierà, e eserciterà il suo coraggio, e radunerà un esercito grande e potente, e partirà con loro per combattere contro Tolomeo Filometore, re d'Egitto; questa è la sua seconda spedizione in Egitto, come si osserva negli Apocrifi:
"Più o meno nello stesso tempo Antioco preparò il suo secondo viaggio in Egitto" (2; Maccabei 5:1)
prima di andare in Egitto più privatamente, con pochi uomini, con il pretesto dell'amicizia; ma ora più apertamente come nemico, con un grande esercito; così è detto negli Apocrifi:
17; Perciò entrò in Egitto con una grande moltitudine, con carri, elefanti, cavalieri e una grande flotta, 18 e mosse guerra a Tolomeo, re d'Egitto, ma Tolomeo ebbe paura di lui e fuggì. e molti furono feriti a morte". (1; Maccabei 1)
ed entrò in Egitto con una gran folla, con carri, con elefanti, con cavalli e con una grande flotta; il quale racconto concorda esattamente con questa profezia, e serve ad illustrarla:
e il re del mezzogiorno sarà incitato a combattere con un esercito molto grande e potente; questi è Tolomeo Filometore, re d'Egitto, il quale, udendo i preparativi di Antioco e il suo disegno di entrare nel suo regno, radunò un grande esercito per dargli battaglia:
ma egli non starà in piedi; il re d'Egitto non poteva resistere ad Antioco; i due eserciti si incontrarono tra il monte Casio e Pelusio, dove giunsero, per una battaglia, e Antioco ottenne la vittoria: alla sua seconda vittoria sulle forze di Tolomeo, prese Pelusio e condusse il suo esercito nel cuore stesso del regno, e ebbe in suo potere di sterminare tutti gli Egiziani, a un uomo; si fece padrone di Menfi e di tutto il resto dell'Egitto, eccetto Alessandria, che gli tendeva testa.
poiché prediranno insidie contro di lui; Antioco e coloro che lo assistevano con i loro consigli, formarono complotti contro Tolomeo, che ebbero successo: la perdita della battaglia non fu dovuta alla mancanza dei necessari preparativi per essa; o a un numero insufficiente di uomini; o a un difetto di abilità e coraggio militare; ma al tradimento dei suoi cortigiani e comandanti, in particolare Euleo e Lenneeo a cui fu data la colpa, e alla diserzione di Tolomeo Macron; che è espresso più chiaramente nel versetto seguente
Vedi la Storia Universale, vol. 9. p. 280, 281
26 Versetto 26. sì, quelli che si nutrono della parte del suo cibo lo distruggeranno,
Quelli della sua stessa casa, i suoi amici intimi, i suoi cortigiani e consiglieri, e i generali del suo esercito; la sua distruzione, o la perdita della battaglia, fu dovuta o ai cattivi consigli che gli diedero, o al loro abbandono nei suoi confronti, essendo stati corrotti da Antioco:
e il suo esercito traboccherà, cioè l'esercito di Antioco, come una potente inondazione d'acqua, che trascina tutto davanti a sé, traboccherebbe, o abbatterà e distruggerà, l'esercito di Tolomeo, e invaderà tutto l'Egitto, come ha fatto prima, come prima è stato riferito; non c'è più resistenza che a una rapida inondazione d'acqua.
e molti cadranno uccisi, dell'esercito del re d'Egitto. Il racconto di questa vicenda negli Apocrifi:
"18; E fece guerra a Tolomeo, re d'Egitto, ma Tolomeo ebbe paura di lui e fuggì; e molti furono feriti a morte. 19; Così presero le città forti nel paese d'Egitto ed egli ne prese il bottino". (1; Maccabei 1)
Giuseppe Flavio dice, che Antioco,
"trovandosi con un grande esercito a Pelusio, e aggirando Tolomeo Filometore con l'inganno, si impadronì dell'Egitto; ed essendo nelle parti vicine a Menfi, e prendendola, si affrettò ad Alessandria per assediarla, e prese nelle sue mani Tolomeo, che vi regnava".
27 Versetto 27. E il cuore di questi due re sarà di fare del male,
Antioco Epifane, re di Siria, e Tolomeo Filometore, re d'Egitto, quest'ultimo ora nelle mani del primo; Non è certo se sia stato preso da lui, o se sia venuto volontariamente da lui; ma sebbene sembrassero portarla molto amichevolmente l'uno con l'altro, tuttavia allo stesso tempo stavano escogitando nelle loro menti di fare tutto il male che potevano:
e diranno menzogne a un tavolo: a un ricevimento a Menfi, dove si incontrarono per mangiare insieme, il che dimostra grande familiarità; o al tavolo del consiglio, dove finsero di consultarsi a vicenda e di assicurare la pace di entrambi i regni, ma si imposero l'un l'altro con menzogne. Antioco fingeva di avere un grande rispetto per Tolomeo e di non avere altro a cuore che occuparsi dei suoi affari e difenderlo da suo fratello Euergete, che gli Alessandrini avevano posto a re; quando il suo disegno non era altro che quello di impadronirsi del regno d'Egitto: d'altra parte, Tolomeo sembrava molto soddisfatto della protezione di suo zio, e di riporre grande fiducia in lui; quando la sua opinione era quella di deludere il suo piano e di mettersi d'accordo con suo fratello; Nessuno dei due intendeva quello che dicevano:
ma non prospererà; le consultazioni che tennero, i piani che propongono, non ebbero successo; La pace fatta tra loro non durò:
poiché la fine sarà ancora al tempo stabilito; dal Signore, dal quale tutti gli eventi sono predeterminati; il cui consiglio sussisterà, nonostante tutti gli stratagemmi nel cuore degli uomini e dei re stessi: la fine di questa pace tra questi due re, e la fine delle guerre tra loro, sì, la fine dei due regni, quando cesseranno e passeranno in altre mani; tutto era fissato a un tempo stabilito da Dio, e sarebbe sicuramente avvenuto, come egli aveva decretato
28 Versetto 28. Allora tornerà nel suo paese con grandi ricchezze,
Cioè, Antioco, con le spoglie dell'Egitto, e i doni e i doni che aveva ricevuto lì; così dice l'autore del primo libro dei Maccabei:
"20; E dopo che Antioco ebbe sconfitto l'Egitto, tornò di nuovo nell'anno centoquarantatreesimo e salì contro Israele e Gerusalemme con una grande moltitudine, 21 ed entrò orgogliosamente nel santuario, e portò via l'altare d'oro, il candelabro di luce, e tutti i loro utensili" (1; Maccabei 1)
cioè, dell'epoca delle Selucidae, e del quinto o sesto anno del suo regno:
e il suo cuore sarà contro il santo patto; non il patto che aveva fatto con Tolomeo, che era fraudolento; ma l'alleanza tra Dio e gli ebrei; per cui divennero un popolo distinto e particolare, con una religione, leggi e ordinamenti, diversi da tutti gli altri; per questo motivo erano odiati dalle altre nazioni, e particolarmente da Antioco; e il suo cuore era tanto più adirato contro di loro in questo momento, per la seguente ragione; essendo sparsa in Giudea la falsa voce che Antioco era morto, Giasone colse l'occasione per riconquistare l'ufficio di sommo sacerdote da suo fratello Menelao; e, con mille uomini, prese la città di Gerusalemme, cacciò suo fratello nel castello e ne uccise molti che aveva preso per suoi nemici. Antioco, udendo ciò, concluse che l'intera nazione dei Giudei si era ribellata a lui; e perciò prese la Giudea per la sua via dall'Egitto, per sopprimere questa ribellione; negli Apocrifi:
"5; Or quando si sparse una voce falsa, come se Antioco fosse morto, Giasone prese almeno mille uomini e all'improvviso assalì la città; e quelli che erano sulle mura furono rimessi a posto, e la città alla fine presa, Menelao fuggì nel castello:6; Ma Giasone uccise i suoi cittadini senza pietà, non considerando che avere il giorno di quelli della sua nazione sarebbe stato un giorno molto infelice per lui; ma pensando che fossero stati suoi nemici e non suoi compatrioti, che aveva conquistato. 11; Quando il re giunse all'orecchio di ciò che era accaduto, egli pensò che la Giudea si fosse ribellata, per cui uscì dall'Egitto con l'animo furioso, prese la città con la forza delle armi" (2; Maccabei, 5)
e farà prodezze; a Gerusalemme, davvero molto malvagi! ordinò ai suoi soldati di uccidere senza pietà tutti quelli che incontravano, vecchi e giovani, donne e bambini, vergini e giovani; In tre giorni ne furono uccisi ottantamila, quarantamila legati e non meno venduti. Entrò nel tempio e prese tutti gli utensili che conteneva, tutto l'oro e l'argento e i tesori nascosti, per un valore di milleottocento talenti, negli Apocrifi.
12; E comandò ai suoi uomini di guerra di non risparmiare quelli che incontravano e di uccidere quelli che salivano sulle case. 13; Così ci fu l'uccisione di giovani e vecchi, la soppressione di uomini, donne e bambini, l'uccisione di vergini e bambini. 14; E nello spazio di tre giorni interi ne furono distrutti ottantamila, di cui quarantamila furono uccisi nella battaglia; e non meno venduti che uccisi. 15; Ma egli non si accontentò di ciò, ma pretese di entrare nel tempio santissimo di tutto il mondo; Menelao, traditore delle leggi e della patria, era la sua guida:16; E prendendo gli arredi sacri con mani sporche e con mani profane strappando le cose che erano state consacrate dagli altri re per l'accrescimento, la gloria e l'onore del luogo, le diede via. 21; Quando Antioco ebbe portato via dal tempio mille e ottocento talenti, partì in tutta fretta per Antiochia, con l'orgoglio di rendere navigabile la terra e il mare a piedi: tale era la superbia del suo animo". (2; Maccabei 5)
23; Prese anche l'argento, l'oro e gli utensili preziosi, e prese i tesori nascosti che aveva trovato. 24; E quando ebbe portato via tutto, se ne andò nel suo paese, dopo aver fatto una grande strage, e parlò con grande orgoglio. 25; Perciò ci fu un grande lutto in Israele, in ogni luogo dove si trovavano". (1; Maccabei 1)
e tornare alla sua terra; Fatte queste imprese, si affrettò ad Antiochia con le spoglie d'Egitto e il saccheggio del tempio di Gerusalemme negli Apocrifi.
"E quando ebbe portato via tutto, se ne andò nel suo paese, dopo aver fatto una grande strage, e parlò con grande orgoglio". (1; Maccabei 1:24)
"Così, quando Antioco ebbe portato via dal tempio mille e ottocento talenti, partì in tutta fretta per Antiochia, con l'orgoglio di rendere navigabile la terra e il mare a piedi: tale era la superbia del suo animo". (2; Maccabei 5:21)
29 Versetto 29. Atto il tempo stabilito ritornerà, e verrà verso il mezzogiorno,
Al tempo stabilito da Dio, egli sarebbe tornato di nuovo dalla Siria in Egitto, la quale fu la sua terza spedizione lì, e fu causata dagli Alessandrini che stabilirono il fratello di Tolomeo Filometore come re; per cui si affrettò in Egitto con un grande esercito, con il pretesto di restaurare il re deposto, ma in realtà per impadronirsi del regno per se stesso.
ma non sarà come il primo, né come il secondo; Questa spedizione non avrebbe avuto successo così bene come le due precedenti, come non avvenne; non poteva portare avanti il suo punto, né sottomettere l'Egitto, né prendere nelle sue mani alcuno dei due fratelli, come aveva fatto prima; Il motivo è il seguente:
Vedi la Storia Universale, vol. 9. p. 282, 409
30 Versetto 30. Poiché le navi di Chittim verranno contro di lui,
Tolomeo, re d'Egitto, e suo fratello, giunti a un accordo, inviarono un'ambasciata al senato di Roma, per implorare il loro aiuto e la loro assistenza contro Antioco, che si preparava ad assediarli ad Alessandria, dopo di che inviarono i loro ambasciatori Caio Popilio Lena, Caio Decimo e Caio Ostilio, su navi dalla Macedonia , o la Grecia, ad Antioco, per chiedergli di desistere dal muovere guerra a Tolomeo, e che lasciasse il paese d'Egitto; vedi Numeri 24:24. La Macedonia è chiamata la terra di Cittim, negli Apocrifi:
"E avvenne che, dopo che Alessandro, figlio di Filippo, il Macedone, uscito dal paese di Chettiim, ebbe sconfitto Dario, re dei Persiani e dei Medi, che regnò al suo posto, il primo sulla Grecia" (1; Maccabei 1:1)
"Oltre a questo, come avevano sconfitto in battaglia Filippo, e Perseo, re dei Citim, con altri che si erano sollevati contro di loro, e li avevano vinti": (1; Maccabei 8:5)
Jarchi, Aben Esdra, Saadiah e Jacchiade, lo interpretano dei Romani; e, secondo Gorionide, Cittim sono i Romani; e Girolamo qui li interpreta di loro; e Bochart ha ampiamente dimostrato che si tratta di essi. La parola sembra essere usata sia dai Greci che dai Romani, e qui dai Romani nelle navi greche:
perciò sarà rattristato e ritornerà; essendogli obbligato, dolorante contro la sua volontà: appena vide Popilio, con il quale aveva contratto amicizia mentre era ostaggio a Roma, offrì la mano per baciare; ma Popilio lo rifiutò, e osservò che l'amicizia privata doveva cedere il posto all'interesse pubblico; e poi produsse il decreto del senato, glielo consegnò e chiese la sua risposta; ma Antioco indugiò, dicendogli che avrebbe consultato i suoi amici, Popilio, con una verga in mano, gli strinse un cerchio intorno e gli ordinò di consultare direttamente i suoi amici; aggiungendo che non si sarebbe mosso da quel circolo finché non avesse dato una risposta positiva; la quale asprezza lo colpì, e, esitando un po', rispose che avrebbe obbedito al senato, come raccontano Giustino, Livio, Velleio Patercolo e altri storici, e al che subito partì con il suo esercito, sebbene agitato e irritato fino all'ultimo grado:
e sdegno contro il patto santo; gli Ebrei, il popolo dell'alleanza di Dio; al quale compensò la sua vendetta, inviando Apollonio, con un esercito di ventiduemila uomini, al quale diede ordine di uccidere gli uomini e vendere le donne e i bambini; e che commise molti oltraggi nella città e nel tempio: ora fu fatto cessare il sacrificio quotidiano, e fu eretta l'abominazione della desolazione, come nel versetto seguente, e tutto ciò che fu fatto predetto in Daniele 8:10-12, questo avvenne due anni dopo la sua precedente spedizione in Egitto, e lo scempio che fece al suo ritorno da lì, e nell'ottavo anno del suo regno, e centoquarantacinquesimo dei Seleucidi; negli Apocrifi:
"E pronunciò loro parole di pace, ma tutto era inganno, perché, quando gli ebbero dato credito, egli piombò all'improvviso sulla città, la colpì molto duramente e distrusse gran parte del popolo d'Israele". (1; Maccabei 1:30)
"Mandò anche quell'odioso capobanda Apollonio con un esercito di ventiduemila uomini, ordinandogli di uccidere tutti quelli che erano nella loro età migliore, e di vendere le donne e i giovani": (2; Maccabei 5:24)
così farà; le azioni malvagie che aveva già dichiarato, nella sua ira e furia contro i Giudei, provocate dalla sua delusione in Egitto,
egli ritornerà e avrà notizia con coloro che abbandonano il santo patto: gli Ebrei apostati, che avevano rinunciato alla loro religione, avevano abbandonato la legge di Dio e le leggi del suo culto e si erano convertiti pagani, dei quali si dice, secondo il linguaggio di questa profezia e apparentemente in vista di essa,
che si fecero incirconcisi e si allontanarono dal patto santo, negli Apocrifi.
"E si fecero incirconcisi, abbandonarono il santo patto, si unirono alle nazioni e furono venduti per fare il male". (1; Maccabei 1:15)
con questi Antioco teneva un'intelligenza e una corrispondenza, non solo per conoscere di tanto in tanto le vicende degli ebrei, ma anche per allontanarli dalla loro religione e propagare il paganesimo tra loro; come Giasone, Menelao e altri; negli Apocrifi:
"12; Perciò questo stratagemma piacque loro molto. 13; Allora alcuni del popolo si presentarono così avanti che andarono dal re, il quale diede loro licenza di fare secondo le leggi delle nazioni.14; E costruirono un luogo di esercizio a Gerusalemme secondo le usanze delle nazioni.15; Si fecero incirconcisi, abbandonarono il patto sacro e si unirono alle nazioni. e furono venduti per fare del male. 43; Sì, anche molti Israeliti acconsentirono alla sua religione, offrirono sacrifici agli idoli e profanarono il sabato. 44; Il re infatti aveva mandato delle lettere per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e nelle città di Giuda, perché osservassero le leggi straniere del paese, 45 proibissero gli olocausti, i sacrifici e le libazioni nel tempio; e che profanino i sabati e i giorni di festa": (1; Maccabei 1)
31 Versetto 31. E le armi staranno dalla sua parte,
potenti eserciti da lui inviati in Giudea; guarnigioni di soldati poste a Gerusalemme; potenti generali e comandanti che combatterono per lui, come Lisia, Filippo il Frigio, Andronico, Apollonio, Bacchide e altri:
e profaneranno il santuario della forza; il tempio, che sorgeva a Gerusalemme, una città fortificata, ed era esso stesso un edificio forte e stabile; e specialmente era così chiamato, perché qui il Dio potente aveva la sua dimora, il cui simbolo era l'arca della sua forza, e qui dava forza al suo popolo: questo luogo santo, sacro al suo culto e al suo servizio, i comandanti e i soldati di Antioco vi si contaminarono entrandovi, che erano uomini empi e impuri; facendone un luogo di lusso e di tumulto, di prostituzione e di ogni sorta di impurità; introducendovi cose che non erano lecite e riempiendo l'altare di ciò che era abominevole, negli Apocrifi.
"4; Poiché il tempio era pieno di tumulti e di baldoria da parte dei pagani, che si dilettavano con le meretrici e avevano a che fare con le donne nel circuito dei luoghi santi, e per di più portavano cose che non erano lecite. 5; L'altare era pieno di profani, che la legge proibisce". (2; Maccabei 6)
in particolare erigendo un alto posto sull'altare, e sacrificando su di esso porci, come riferisce Giuseppe Flavio ; con il quale concorda ciò che è detto di Antioco, negli Apocrifi in è scritto che egli ordinò:
46; E profanerai il santuario e il popolo santo:47; Ergerai altari, e idoli sacrifiqui, e sacrificherai carne di porco e bestie impure": (1; Maccabei 1)
e toglierà il sacrificio quotidiano; il sacrificio dell'agnello al mattino e alla sera, che i sacerdoti erano impediti dall'offrire dalla folla di pagani nel tempio; o proibito dall'ordine di Antioco; poiché proibiva che si facessero olocausti, sacrifici e libagioni nel tempio, negli Apocrifi.
"Erige altari, e idoli sacrifizi e cappelle di idoli, e sacrificate carne di porco e bestie impure": (1; Maccabei 1:47)
e Giuseppe Flavio dice espressamente, che egli proibì che si offrissero i sacrifici quotidiani, che erano soliti essere offerti a Dio, secondo la legge: e porranno l'abominio che rende desolati nel tempio; o una guarnigione di soldati pagani nel tempio, che ha cacciato i sacerdoti e il popolo, e lo ha reso desolato; o piuttosto un idolo in esso, essendo consuetudine nella Scrittura chiamare gli idoli abominazioni, come lo sono per Dio e per tutti gli uomini buoni; l'immagine di Giove Olimpio, come si pensa, che fu posta sull'altare di Dio da Antioco, il quindicesimo giorno del mese di Cisieu, nel centoquarantacinquesimo anno dei Seleucidi, ed è chiamata l'abominio delle desolazioni, negli Apocrifi:
"E chiunque fu trovato con qualcuno del libro del testamento, o se qualcuno era impegnato nella legge, l'ordine del re era che lo mettessero a morte". (1; Maccabei 1:57)
e il tempio stesso fu ordinato di essere chiamato tempio di Giove Olimpio, negli Apocrifi:
"E di contaminare anche il tempio di Gerusalemme, e di chiamarlo tempio di Giove Olimpio; e quello in Garizim, di Giove il Difensore degli stranieri, come desideravano, che abitava in quel luogo". (2; Maccabei 6:2)
e con questa e altre cose che furono fatte, il tempio e la città rimasero desolati; poiché è detto negli Apocrifi:
"Ora Gerusalemme giaceva vuota come un deserto, non c'era nessuno dei suoi figli che entrasse o uscisse: anche il santuario fu calpestato, e gli stranieri mantennero la fortezza; i pagani avevano la loro dimora in quel luogo; e la gioia fu tolta a Giacobbe, e il flauto con la cetra cessò". (1; Maccabei 3:45)
Si può tradurre "l'abominio che fa stupire", perché colpì di stupore il popolo degli ebrei, li stupì e li stordì quando videro un tale idolo posto nel loro tempio. Gli ebrei caraiti, che dagli altri sono chiamati sadducei, danno un'interpretazione molto straniera di questo passo, che Aben Esdra osserva:
"è meraviglioso (egli dice) che i saggi dei Sadducei spieghino questo del tempo futuro, e dicano che questo santuario è la Mecca, dove gli Ismaeliti o i Turchi tengono una festa; " il sacrificio quotidiano", da rimuovere, le loro cinque preghiere; e l'"abominio" stabilito è la loro adorazione idolatrica".
Sir Isaac Newton capisce tutto questo dei Romani, e della loro costruzione di un tempio a Giove Capitolino, dove sorgeva il tempio di Gerusalemme
32 Versetto 32. E coloro che agiranno malvagiamente contro il patto saranno corrotti dalle lusinghe,
che ha abbandonato la legge di Dio, il libro del patto, e ha fatto cose contrarie ad essa; e in particolare ha violato il patto della circoncisione, attingendo al prepuzio e diventando incirconciso; così come altre ordinanze di culto religioso respinte gli ebrei per patto erano obbligati ad osservare: questi apostati Antioco corruppe con buone parole e discorsi onesti, con doni e doni; ed essi divennero i suoi strumenti, per fare il suo piacere, e furono i suoi strumenti per sedurre gli ebrei a rinunciare alla loro religione e a cedere alla sua idolatria; come Giasone, Menelao e altri; negli Apocrifi:
"Ora, quando il regno fu stabilito davanti ad Antioco, egli pensò di regnare sull'Egitto per poter avere il dominio di due regni". (1; Maccabei 1:16)
"Ora tale fu l'apice delle mode greche, e l'aumento delle maniere pagane, attraverso l'eccessiva profanità di Giasone, quell'empio disgraziato, e nessun sommo sacerdote"; (2; Maccabei 4:13)
"Eppure non si accontentò di ciò, ma pretese di entrare nel tempio santissimo di tutto il mondo; Menelao, quel traditore delle leggi e della sua patria, che era la sua guida": (2; Maccabei 5:15)
"Ma quelli che avevano l'incarico di quel banchetto malvagio, poiché la vecchia conoscenza che avevano con quell'uomo, prendendolo in disparte, lo pregarono di portare la carne della sua propria provvista, come gli era lecito usare, e di fare come se mangiasse della carne presa dal sacrificio comandato dal re"; (2; Maccabei 6:21)
ma il popolo che conosce il suo Dio sarà forte e farà prodezze; coloro che conoscevano il Signore Dio d'Israele come il vero Dio, e lo possedevano e lo riconoscevano come tale; e non solo lo professavano, ma lo servivano e lo adoravano, avendo una conoscenza spirituale di lui e comunione con lui; e quindi non potevano essere distolti da lui e dal suo culto con lusinghe o cipiglio, con promesse o minacce: queste erano forti nel Signore e nella potenza della sua potenza; mantenevano salda la loro religione e la professione di essa, ed erano resistenti a tutte le lusinghe o minacce, e sopportavano tormenti e torture, ogni sorta di punizione e morte in ogni forma, con la massima costanza e coraggio; come Eleazaro, la madre e i suoi sette figli, e altri; così come altri fecero molte azioni valorose in difesa di se stessi e della patria, come Mattatia, Giuda Maccabeo e i suoi fratelli; alle quali azioni eroiche si riferisce l'apostolo in Ebrei 11:34-37, così Giuseppe Flavio dice:
"che molti dei Giudei in verità, alcuni volontariamente, altri per timore di punizione, obbedirono agli ordini del re; ma i più approvati, e quelli di animo generoso, avevano un riguardo maggiore per i costumi del loro paese che per la punizione minacciata ai disobbedienti; e per questo essendo continuamente molestato, e sopportando gravi punizioni, morì; alcuni furono flagellati e i loro corpi mutilati, ed essendo ancora vivi e respiranti, furono crocifissi; le donne e i loro figli, che crocifissero, furono strangolati per ordine del re e appesi al collo dei loro genitori che erano stati crocifissi";
Negli Apocrifi:
60; Attì a quel tempo, secondo il comandamento, misero a morte certe donne che avevano fatto circoncidere i loro figli. 61; E appesero i bambini al collo, perquisirono le loro case e uccisero quelli che li avevano circoncisi. 62; Ma molti in Israele furono pienamente decisi e confermarono in se stessi di non mangiare nulla d'impuro. 63; Perciò piuttosto morirono, per non contaminarsi con le vivande e per non profanare il santo patto. 64; E ci fu una grandissima ira contro Israele". (1; Maccabei 1)
33 Versetto 33. E coloro che hanno intelligenza fra il popolo istruiranno molti,
Coloro che avevano una migliore comprensione delle cose divine rispetto agli altri, avevano più luce e conoscenza nelle Sacre Scritture, nella legge di Dio, nella sua mente e volontà, ed erano capaci di insegnare agli altri; e tali come questi il Signore suscita fra il suo popolo nei tempi peggiori, nei tempi della più grande apostasia e declinazione; e questi sono in grado di compiere il loro dovere, di istruire il popolo nel loro, di insegnare loro ciò che devono fare e come devono comportarsi; esortarli a conservare le dottrine e le ordinanze della loro santa religione e a non abbracciare le dottrine e le invenzioni degli uomini, il culto, la superstizione e l'idolatria; e così istruirono gli ignoranti, rafforzarono i deboli e stabilirono gli incerti; tali erano Mattatia, sacerdote di Modin, ed Eleazaro, uno dei principali scribi, negli Apocrifi.
"In quei giorni sorse da Gerusalemme Mattatia, figlio di Giovanni, figlio di Simeone, sacerdote dei figli di Ioarib, e si stabilì a Modin". (1; Maccabei 2:1)
"Eleazaro, uno dei principali scribi, un uomo anziano e di aspetto ben favorito, fu costretto ad aprire la bocca e a mangiare carne di maiale". (2; Maccabei 6:18)
Auk applica questo ai tempi degli apostoli, che egli pensa siano qui intesi; così Sir Isaac Newton:
eppure cadranno di spada; dalla spada di Antioco e dei suoi soldati; come facevano moltitudini di Giudei, anche gli istruttori e gli istruiti, che non volevano obbedire ai suoi ordini:
e dalla fiamma; alcuni furono bruciati vivi nelle grotte, dove fuggirono per trovare riparo; e altri, come la madre e i suoi sette figli, furono fusi in calderoni di bronzo riscaldati; negli Apocrifi:
"E altri, che erano corsi insieme nelle grotte vicine, per osservare segretamente il giorno di sabato, essendo stati scoperti da Filippo, furono tutti bruciati insieme, perché si erano fatti una coscienza per servirsi per l'onore del giorno più sacro". (2; Maccabei 6:11)
"3; Allora il re, in preda all'ira, ordinò che si scaldassero pentole e calderoni.4; Subito dopo essersi riscaldato, ordinò di tagliare la lingua a colui che aveva parlato per primo e di tagliare le parti più estre del suo corpo, mentre il resto dei suoi fratelli e sua madre stavano a guardare. 5; Or quando fu così mutilato in tutte le sue membra, ordinò che fosse ancora vivo di essere portato al fuoco e di essere fritto nella padella; e poiché il vapore della padella si era disperso per un buon po', si esortarono l'un l'altro con la madre a morire virilmente, dicendo così" (2; Maccabei, 7)
per cattività; così è espressamente detto di Antioco, che portò donne e bambini prigionieri e in un'altra occasione ordinò che le donne e i bambini fossero venduti come schiavi, negli Apocrifi:
"Tanto che gli abitanti di Gerusalemme fuggirono a causa loro, per cui la città divenne una dimora di forestieri, e divenne estranea a quelli che erano nati in essa; e i suoi figli l'hanno lasciata". (1; Maccabei 1:38)
"Mandò anche quell'odioso capobanda Apollonio con un esercito di ventiduemila uomini, ordinandogli di uccidere tutti quelli che erano nella loro età migliore, e di vendere le donne e i giovani": (2; Maccabei 5:24)
e con il bottino di molti giorni; essendo saccheggiati delle loro sostanze, le loro case saccheggiate e i loro beni portati via; e questa angoscia durò "giorni", solo per poco tempo; Giuseppe Flavio lo calcola in tre anni e mezzo. Tutto questo Cocceio interpreta delle persecuzioni dei cristiani da parte dei Romani; e allo stesso modo Sir Isaac Newton
34 Versetto 34. Ora, quando cadranno, saranno rinforzati con un piccolo aiuto,
Quando i Giudei saranno così tormentati e angosciati da Antioco e dai suoi eserciti, a rovina di molti, dalle diverse specie di punizioni inflitte loro, dovranno essere aiutati e alleviati un po' da Mattatia, sacerdote di Modin, e dai suoi cinque figli, comunemente chiamati Maccabei; Lo stesso Porfirio interpreta questo di Mattatia: l'aiuto e l'assistenza che lui e i suoi figli diedero agli ebrei non furono che "pochi"; Se consideriamo che erano persone di piccola cifra, cominciarono con un pugno di uomini, e non poterono fare che poco, specialmente all'inizio; e sebbene grandi imprese fossero state fatte da loro, considerando il loro numero e la loro forza, tuttavia non furono in grado di riportare la terra alla sua antica gloria e libertà; né questo loro aiuto durò a lungo, ma il nemico tornò con grande ferocia e crudeltà, e afflisse tristemente il popolo dei Giudei. Cocceio capisce questo dell'aiuto che i cristiani ebbero sotto Costanzo Cloro e Costantino il Grande; e così fa Sir Isaac Newton, che è d'accordo con lui nell'interpretare questo e il versetto precedente: interpreta "armi", in Daniele 11:31, dei Romani, e quindi Jacchiade; e fa sì che questo sia l'inizio del quarto regno che dovrebbe "stare", ממנו, "dopo di lui"; cioè, dopo Antioco; così la particella, egli osserva, è usata in Daniele 11:8, e bisogna ammettere che questo è il senso in cui a volte è usata, di cui Noldio ha dato esempi: e questo sembra concordare con il filo della storia, e presenta i Romani, che devono avere un posto in questa profezia, in modo molto appropriato; e continua il racconto delle cose, attraverso i tempi di Cristo, dei suoi apostoli, le prime età del cristianesimo sotto persecuzione, fino all'ascesa dell'anticristo, Daniele 11:36 e getta luce sul testo in Matteo 24:15, il cui linguaggio sembra concordare meglio con Daniele 11:31, e, in tal caso, deve rispettare qualcosa da fare, non ai tempi di Antioco, ma dopo i tempi di Cristo
ma molti si attaccheranno a loro con lusinghe; vedendo succedere Mattatia e i suoi figli, alcuni di coloro che erano stati apostati dalla loro religione, o non erano amici sinceri di essa, si unirono a loro, ma non sinceramente; fingevano di essere dalla loro parte e lodavano il loro coraggio e il loro coraggio; ed essendo ambizioso di onore e di fama, portò con sé, per condividere la gloria delle loro azioni; tali erano Giuseppe, figlio di Zaccaria, e Azaria, negli Apocrifi.
56; Giuseppe, figlio di Zaccaria, e Azaria, capi delle guarnigioni, vennero a sapere delle azioni valorose e delle azioni belliche che avevano commesso. 57; Perciò dissero: "Facciamoci anche noi un nome e andiamo a combattere contro le nazioni che ci circondano". (1; Maccabei 5)
e quelli sotto le cui vesti furono trovati idoli, o ciò che apparteneva loro, a Iamnia, quando furono uccisi, negli Apocrifi.
"Or sotto le tuniche di tutti quelli che erano stati uccisi trovarono cose consacrate agli idoli di Jamniti, cosa che la legge proibisce ai Giudei. Allora tutti videro che questa era la causa per cui erano stati uccisi". (2; Maccabei 12:40)
e Rodoco, un soldato dell'esercito giudaico, che tradì i loro segreti, negli Apocrifi:
"Ma Rodoco, che era nell'esercito dei Giudei, rivelò i segreti ai nemici; perciò fu ricercato e, quando lo presero, lo misero in prigione". (2; Maccabei 13:21)
Cocceio applica questo all'anticristo e ai suoi seguaci che fingono di essere per Cristo e la sua chiesa, ma non lo erano
35 Versetto 35. E alcuni di quelli che hanno intelligenza cadranno,
Non nel peccato, o dalla religione che professano; e le dottrine di cui hanno una comprensione e in cui hanno istruito altri; ma nelle angosce e nelle calamità per la loro costante adesione alla parola, all'adorazione e alle ordinanze di Dio.
per provarli, e purificarli e renderli bianchi; di mettere alla prova la loro fede, pazienza e altre grazie, e se avrebbero mantenuto salda la loro professione e perseverato nelle buone vie di Dio; e per purificarli e separarli dagli altri, che erano come pula, ipocriti, affinché si manifestassero, sia l'uno che l'altro; e questi bravi uomini sembrano essere sinceri e retti: inoltre, i migliori degli uomini hanno le loro scorie, e pula, e macchie, da rimuovere da loro; e questo è un modo per farlo, anche con le afflizioni: l'allusione, nella prima parola, è alla fusione, alla purificazione e alla raffinazione dei metalli, dell'oro e dell'argento; il secondo alla vagliatura di un pavimento di grano e alla separazione della pula dal grano; e il terzo alla pulizia e allo sbiancamento dei panni, e alla rimozione delle macchie da essi da parte del follatore. Le afflizioni sono la fornace in cui il Signore raffina e purifica il suo popolo; il ventilatore con cui purga il pavimento; e il sapone del lavandaio con cui rende bianco il suo popolo; con tutto ciò l'iniquità di Giacobbe è purificata, e il frutto di essa è togliere il peccato, Isaia 27:9, affinché le afflizioni non siano dannose, ma benefiche per i santi, anche per quelli più violenti, dure persecuzioni
fino al tempo della fine; perché è ancora fissato per un certo tempo; queste angosce, calamità e persecuzioni avrebbero avuto una fine, e il tempo per farlo sarebbe stato fissato da Dio; non era ancora arrivato, ma lo sarebbe stato presto, e allora si sarebbe posta fine alla terza monarchia o monarchia greca; un accenno al potere romano su ciò che è stato dato, Daniele 11:30, quindi non abbiamo ulteriori resoconti di Antioco o dei suoi figli. Molto notevoli sono le parole di Aemilius Sara,
"gli Assiri erano prima possessori della monarchia; poi i Medi; poi i Persiani; poi i Macedoni; da quel momento i re, Filippo e Antioco, che erano nati dai Macedoni, essendo stati conquistati, non molto tempo dopo che Cartagine fu sottomessa, il potere supremo dell'impero passò al popolo romano";
dei quali, sotto un carattere o un altro, si deve intendere principalmente la parte seguente della profezia. Così un altro storico dice, essendo Antioco cacciato dall'Asia, i Romani vi si stabilirono per la prima volta; e un altro osserva che Antioco fu sconfitto da L. Cornelio Scipione, prese il nome di Asiatico, perché aveva conquistato l'Asia; come suo fratello era chiamato Africano, dal suo sottomettere l'Africa: per cui l'Asia e l'Africa sono ora nelle mani dei Romani, Si potrebbe ben dire che il potere supremo è con loro; e quindi, d'ora in poi, si parla solo, e in particolare dell'anticristo romano
36 Versetto 36. Il re farà secondo la sua volontà,
Non Antioco, perché non poteva fare ciò che voleva, essendo frenato dai Romani, come è stato osservato; e ci sono molte cose che seguono che non possono essere applicate a lui; si intende piuttosto il popolo romano, sotto il nome di un re o di un regno, che si eleva alla monarchia universale, dopo il declino dell'impero greco; e chi ha fatto ciò che ha voluto, ha sottomesso i regni a suo piacimento e ha dato leggi a tutto il mondo; e in particolare nel piccolo corno, o Roma Papale, anticristo, Daniele 7:8,20,24,25, di cui Antioco era un tipo, ed è chiamato con lo stesso nome, Daniele 8:9 e il passaggio è facile dal tipo all'antitipo, con il quale tutto ciò che è detto concorda: perché il papa di Roma, rivendicando l'infallibilità, fa, o ha fatto, tutto ciò che gli piace; non considerando né le leggi di Dio né quelle dell'uomo, ma dispensando da entrambe a suo piacimento; coniare nuove dottrine; la nomina di nuove ordinanze; ergersi al di sopra dei consigli e dei principi; assumendo su di sé il potere di deporre i re e di stabilirli a suo piacimento; con molte altre cose da lui fatte in modo arbitrario e dispotico, sia civili che religiose; e con nessuno il personaggio concorda come con lui, così come ciò che segue:
e magnificarsi al di sopra di ogni dio; che è così chiamato, sia che si tratti degli angeli che egli comanda, sia dei re della terra su cui rivendica un'autorità, quegli dèi in cielo e dèi sulla terra; che è l'esatta descrizione dell'anticristo, come data dall'apostolo, che ha manifestamente un riferimento a questo passaggio, vedi Gill su "2Tessalonicesi 2:4",
e pronuncerà cose meravigliose contro il Dio degli dèi; il vero Dio, al quale gli angeli e i magistrati civili sono soggetti, essendo sue creature e agendo sotto di lui; ma tale è l'arroganza dell'uomo del peccato, che egli si assume la responsabilità di parlare contro Dio, e cose che sono stupefacenti; e ci si può meravigliare molto che egli osi pronunciarle, come da chiamarsi Dio sulla terra; di prendere per sé quelle cose che appartengono solo a Dio, come rivendicando ogni potere in cielo, terra e inferno; il potere di legare le coscienze degli uomini e di imporre loro ciò che vuole; fare nuovi articoli di fede; per perdonare i peccati degli uomini; di aprire e chiudere le porte del cielo quando vuole; con altre bestemmie contro Dio, la sua bocca, che gli è stata data da parlare, pronuncia; vedi Apocalisse 13:5,6 :
e prospererà fino a quando l'indignazione non sarà compiuta; l'ira di Dio sulla nazione ebraica per il suo rifiuto del Messia; fino a quando non sia giunto il momento della loro conversione; e allora l'anticristo sarà distrutto, per fargli posto; fino a quel momento egli prospererà e fiorirà, più o meno, fino alla fine dei 1260 giorni o anni, data del suo regno, Apocalisse 11:2,3 13:5 :
poiché ciò che è determinato sarà fatto; tutti i decreti e i propositi di Dio saranno adempiuti; tutto riguardo allo stato e alla condizione del popolo di Dio sotto l'anticristo, in particolare il popolo dei Giudei, e riguardo al regno e alla rovina dell'anticristo
37 Versetto 37. e non avrà riguardo al Dio dei suoi padri,
Degli apostoli di Cristo, dai quali pretende di discendere e di cui si crede che sia il successore: ora il loro Dio era il Signore Gesù Cristo, che essi adoravano e adoravano, in cui credevano, abbracciavano, professavano e predicavano; ma che l'Anticristo disprezza, anche se si crede che sia il suo vicario sulla terra; eppure lo disprezza, sì, si oppone e agisce in modo contrario a lui, nei suoi uffici di Profeta, Sacerdote e Re, e perciò è giustamente chiamato anticristo:
né il desiderio delle donne; o "mogli"; non desiderosi di avere mogli, o di godere delle donne in un matrimonio legittimo; ma proibendo ai suoi sacerdoti di sposarsi, come è notoriamente un principio dell'anticristo, e predetto dall'apostolo, in accordo con questa profezia, 1Timoteo 4:3, altrimenti, nessuno più lussurioso o desideroso di donne in modo illecito dei sacerdoti romani:
e non si curano di alcun dio; o il vero Dio, e le sue leggi, o qualsiasi dio in senso metaforico, qualsiasi re o potentato sulla terra; non mostrando alcun rispetto per alcuna autorità, o per alcuna legge, divina o umana:
poiché egli magnificherà se stesso più di ogni altra cosa; al di sopra di tutti gli dèi, reali o nominali, come in 2Tessalonicesi 2:4
38 Versetto 38. Ma nella sua proprietà onorerà il dio delle forze,
O dio Mahuzzim; santi defunti e le loro immagini, che i papisti fanno loro protettori, difensori e guardiani: la parola significa torri, fortezze, fortezze; e con questi titoli i martiri, i santi defunti, sono chiamati dagli antichi padri, che per primi introdussero il culto di loro: Così Basilio, parlando dei quaranta martiri, dice:
"Questi sono coloro che, ottenendo la nostra patria, come certe torri, ci offrono un rifugio contro l'incursione dei nemici":
e poco dopo si rivolge loro così,
"O comuni custodi dell'umanità, i migliori compagni delle nostre preoccupazioni, i suffraganei delle nostre preghiere e dei nostri desideri, "potentissimi" ambasciatori presso Dio, ecc.":
e altrove prega,
"che Dio avrebbe mantenuto la chiesa immobile, e fortificata con le grandi torri dei martiri";
così Crisostomo li chiama patroni e protettori. O, "egli onorerà con Dio"; questi insieme a lui, o accanto a lui; questi saranno gli oggetti del culto e dell'onore religioso, come sono: e ciò "nella sua condizione"; o nella sua stanza e al suo posto, cioè, del vero Dio, nostro Signore Gesù Cristo, l'unico Mediatore tra Dio e l'uomo; eppure gli angeli e i santi defunti sono costituiti come mediatori al suo posto:
e onorerà un dio che i suoi padri non conobbero; l'ostia, l'ostia, il dio del pane, fatto un dio dalle parole di un prete borbottante; questo è un dio come gli apostoli, e Pietro in particolare, da cui i papi di Roma pretendono di derivare la loro successione, non ha mai conosciuto, né sognato una volta; eppure questo è ricevuto come un dio, inchinato, adorato e onorato.
con oro, argento, pietre preziose e cose piacevoli; con ricchi e costosi ornamenti, con i quali è adornata la pisside o scatola, in cui viene portata in processione
39 Versetto 39. Così farà nelle più forti prese con un dio straniero,
O, "nelle fortezze di Mahuzzim" [w] [w], cioè nei templi, nelle chiese e nelle cappelle, dedicate agli angeli e ai santi defunti; adornano e adornano le loro immagini con oro, argento, pietre preziose e con cose desiderabili, il che è noto; così come commettono le più grossolane idolatrie con questo strano dio del pane, che tengono in tali luoghi, rabbrividiscono e si inchinano ad esso, e gli rendono tutto il culto e l'adorazione religiosa:
che riconoscerà e moltiplicherà in gloria; come vero Dio; l'ostia viene transustanziata nel corpo e nel sangue stesso di Cristo, come è detto; e lo possiedano come tale, come Dio, e accumulino su di esso l'onore e la gloria religiosa, che è dovuta a Cristo.
egli li farà regnare su molti; cioè, i Mahuzzim, i santi defunti; uno governerà l'Inghilterra, e ne sarà il patrono e il difensore, come San Giorgio; un altro sulla Scozia, come Sant'Andrea; un altro sull'Irlanda, come San Patrizio; un altro sulla Francia, come St. Dennis; un altro sulla Spagna, come San Giacomo:
e dividerà la terra per guadagno; l'intera giurisdizione romana, tutti gli stati anticristiani, che sono divisi tra quei santi tutelari; a ciascuno di essi è assegnato il proprio paese che devono difendere; ma ciò non è fatto senza che il papa di Roma derivi da quei paesi, come dalle primizie, dagli annati, dall'obolo di Pietro, ecc.
40 Versetto 40. E al momento della fine,
Atti la fine del tempo stabilito da Dio, quando l'anticristo è arrivato all'apice della sua potenza e autorità:
il re del sud lo spingerà contro di lui; non Filometore re d'Egitto; né Antioco si riferisce nella frase successiva al re del nord; poiché, dopo che i Romani gli chiesero di lasciare il paese d'Egitto, non ci fu più guerra tra lui e il re d'Egitto; piuttosto dunque i Saraceni sono intesi con il re del sud, come pensano il signor Mede e Cocceio, che veniva dal sud, dall'Arabia Felice: e così Gravio lo interpreta del re o califfo dei Saraceni, e dei suoi successori; i quali, estendendo il loro impero attraverso l'Asia e l'Africa, repressero i tentativi dell'anticristo romano che influivano sul primato in oriente; e così va il signor Mede, che li considera uguali alle locuste in Apocalisse 9:3, quell'anticristo afflitto:
e il re del nord verrà contro di lui come un turbine; non Antioco, come già osservato; ma o imperatori, re e principi cristiani, il principale dei quali era Goffredo di Bullain, che fu incoronato re di Gerusalemme, come Cocceio: o i Turchi, come Jacchiade, così il signor Brightman sul posto, e il signor Mede; che in origine erano Tartari o Sciti, e vennero dal nord, lo stesso con i cavalieri all'Eufrate, Apocalisse 9:15,16, che vennero anche contro l'anticristo; perché sembra essere il "lui" contro cui entrambi sono venuti; sia il re del sud, sia il re del nord, i due guai che si abbatterono sulla cristianità, i Saraceni, sono il primo guaio, e i Turchi il secondo; e che principalmente affliggeva gli stati anticristiani, e veniva come un turbine su di loro, improvvisamente, rapidamente, e con grande rapidità e forza;
con carri, con cavalieri e con molte navi; il che ben concorda con i Turchi, i cui eserciti sono costituiti principalmente da cavalli:
ed egli entrerà nei paesi, e traboccherà, e passerà oltre; nei paesi appartenenti all'anticristo; in particolare l'impero greco o orientale; che invasero come un'inondazione, se ne impadronirono e si costituirono un impero, che continua ancora; così come è entrato in alcune parti d'Europa, e ha fatto molti danni
41 Versetto 41. Entrerà anche lui nel paese glorioso,
La terra di Israele, come la esprime la versione siriaca; o il paese di Giudea, in cui il Turco entrò e di cui si impossessò, e che conserva ancora, nonostante tutti i tentativi fatti dai principi europei per sfuggirglielo di mano:
e molti paesi saranno rovesciati; di cui l'impero orientale elencava come Bitinia, Misia, Licaonia, Frigia e Carlo, e fino all'Ellesport e al mare Eussino, conquistato dall'Ottomano e da suo figlio Urchenes; Callipoli, Adrianopoli, di Amurath; Tessalia, Macedonia, Focide, Misia e Bulgaria, da Bajazet; e infine la stessa Costantinopoli per mezzo di Maometto II, che pose fine all'impero d'oriente: sebbene forse si possano qui intendere più specialmente quei paesi e luoghi che si trovavano vicino alla Giudea, e caddero nelle mani del Turco quando ciò avvenne; Comagene di Siria, Antiochia, Damasco, Tripoli, Berito, Sidone e tutta la Palestina, e tutto il mare fino all'Egitto,
ma questi scamperanno dalla sua mano, Edom e Moab, e il capo dei figliuoli di Ammon; con cui secondo Girolamo si intende l'Arabia, da lui lasciata intatta; così il signor Mede li interpreta dell'Arabia e della Petrea, che alcuni dei suddetti popoli abitavano anticamente, come osserva Jacchiade; e che gli Arabi non sono mai stati sottomessi dai Turchi, ma sono indipendenti da loro fino ad oggi; sì, i turchi pagano loro un tributo annuale per il passaggio dei loro pellegrini alla Mecca, così come pagano per i canyon che attraversano il loro paese, come affermano i viaggiatori moderni; eppure si può osservare che questi paesi non sfuggirono ad Antioco, che prese in particolare Rabbath, la metropoli di Ammon
42 Versetto 42. Egli stenderà la mano sui paesi,
Prima menzionato, e prenderne possesso e governarli, come fa il Turco fino ad oggi:
e il paese d'Egitto non scamperà; le mani del Turco da cui fu tolta ai Mamalucs; ed è ora una provincia dell'impero turco, e governata da un basha turco, con ventiquattro principi sotto di lui. Questo non era vero per Antioco, il quale, dopo essere stato fermato dai Romani, non entrò mai in Egitto, e tanto meno ne divenne padrone, come lo è ora il Turco
43 Versetto 43. Ma egli avrà potere sui tesori d'oro e d'argento e su tutte le cose preziose d'Egitto,
Il paese d'Egitto, essendo un paese molto vasto, quindi molto ricco, ricco d'oro, d'argento e di cose preziose, tutto ciò cadde nelle mani del Turco con esso, perché quando Selim, il nono imperatore dei Turchi, conquistò i Mamaluc, fece trasportare a Costantinopoli cinquecento delle più importanti famiglie egiziane, come pure un gran numero di mogli e figli di Mamalucs, oltre al tesoro del sultano, e ad altre immense ricchezze
E i Libi e gli Etiopi saranno ai suoi passi; al suo comando e al suo piacere; lo seguiranno, essendo presi prigionieri, o andranno dove egli ordine; cioè, gli sarà obbediente in ogni cosa. Così troviamo che proprio queste persone saranno nell'esercito di Gog o del Turco, quando egli marcerà contro il paese della Giudea, per riconquistarlo dai Giudei, quando ne sarà in possesso, Ezechiele 38:5. Questi popoli, gli Africani e gli Etiopi, sono vicini all'Egitto, e quindi menzionati con esso, e non sono mai stati sotto il potere di Antioco, come osserva Girolamo; ma ora sono soggetti all'impero ottomano e ne fanno parte; il che è una prova molto forte del fatto che il Turco fosse il re del nord di cui si parla qui
Vedi le Dissertazioni del Dr. Newton sulle Profezie, p. 393
44 Versetto 44. Ma le notizie dall'oriente e dal settentrione lo turbaranno,
Questo e il seguente versetto rispettano i tempi e le cose che devono ancora venire, e l'interpretazione di essi non è così certa: forse questa clausola può avere a che fare con la notizia portata ai Turchi, degli Ebrei, al momento della loro conversione, che stanno per tornare nella loro terra, dalle parti orientali e settentrionali del mondo, dove si trovano principalmente oggi; il che lo allarmerà molto, poiché la loro terra fa parte dei suoi domini: o può essere, dall'oriente possono venire notizie di alcuni tumulti e disordini nella parte orientale del mondo, come la Tartaria, ecc. che può temere che sarebbe di cattiva conseguenza per l'impero ottomano; e notizie dal nord, dei principi cristiani del nord che si preparavano ad aiutare gli ebrei nel riappropriarsi del loro paese; tutto ciò può dargli grande disagio
Perciò egli uscirà con grande furore per distruggere e per sterminarne molti; sentendo che gli ebrei si preparano a tornare nel loro paese, o che ne hanno preso possesso, sarà provocato fino all'ultimo grado, e solleverà un esercito prodigioso, e marcerà fuori dal suo paese con loro verso la Giudea;
e verrà come una tempesta, con il massimo furore e furore, e come una nuvola per numero, e minaccerà la rovina e la distruzione totale della nazione dei Giudei; questo sarà il suo fine in vista di uscire, ma non sarà in grado di compierlo; di tutti questi vedi Ezechiele 38:2-12, dove il Turco, e questa sua spedizione, sono profetizzati, e dove egli va con il nome di Gog
45 Versetto 45. Pianterà le tende del suo palazzo,
O "padiglione"; le tende per i suoi principi e generali che vengono con lui; che saranno collocate intorno ai suoi, e dove egli si riterrà sicuro e protetto, e sicuro della vittoria. Simmaco rende le parole: "le tende della sua cavalleria"; o le stalle dei suoi cavalli; il che concorda abbastanza bene con i Turchi: l'intera cavalleria è di solito molto numerosa, i loro eserciti consistono principalmente di cavalieri; tali li porterà nel paese di Giudea, e li collocherà come dopo menzionato, come se avesse avuto il giorno, e aveva ottenuto un accordo. La parola usata ha il significato di coprirsi e vestirsi; Da qui alcuni lo traducono: "le tende della sua cortina"; tende coperte da tende o veli, come le tende dei re, dei generali e dei principali ufficiali, erano coperte, distinte dalle altre per lo splendore e la magnificenza di esse. Sembra derivare dalla stessa radice dell'efod, un curioso indumento indossato dal sommo sacerdote tra gli ebrei; quindi Saadiah lo interpreta qui: una copertura figurata e lavorata molto artificialmente; ed è reso da alcuni "le tende o tabernacoli della sua tunica o vestito". Ed è un'ingegnosa congettura di un uomo dotto del nostro paese, che possa riferirsi a un'antica usanza degli imperatori romani, che usavano prima di una battaglia far stendere un mantello scarlatto sulle loro tende, o appenderlo a una lancia, per darne notizia, come appare da Plutarco, Isidoro e altri; e così questo furioso nemico della chiesa di Dio è qui rappresentato mentre issa la sua bandiera o insegna insanguinata, e si prepara per la battaglia, minacciando di completa desolazione e distruzione. E questo sarà
tra i mari, nella gloriosa montagna santa; sul monte o sui monti del paese d'Israele, sui quali è certo che Gog o il Turco verranno, e là cadrà, Ezechiele 39:2-5, in particolare i monti intorno a Gerusalemme, e più specialmente il monte Sion, o Moria, come Jacchiade; sul quale il tempio era stato costruito in precedenza, ed era glorioso e santo per questo motivo, e per questo motivo gli epiteti possono essere mantenuti; anche se ora sarà glorioso e santo, per mezzo di un popolo glorioso e santo, gli Ebrei, divenuti cristiani, risiedendo e adorando a Gerusalemme; la cui posizione è tra due mari, il Mar Mediterraneo a ovest, e il mare di Sodoma, o Mar di Siria o Persia, a est, chiamato il mare di poppa e il primo mare in Zaccaria 14:8. Alcuni prendono la parola אפדנו, "Apadno", tradotta "palazzo", per il nome proprio di un luogo, Teodoreto lo prende come un luogo vicino a Gerusalemme; e Girolamo dice che era vicino a Nicopoli, che un tempo si chiamava Emmaus, dove le parti montuose della Giudea cominciano a sorgere, e si trovano tra il Mar Morto a est e il Mar Grande a ovest, dove suppone che l'anticristo pianterà la sua tenda: e Porfirio, come egli racconta, che interpreta tutto Antioco, lo pone tra i due fiumi Tigri ed Eufrate; dice che Antioco partì per una spedizione contro Artaxis, re d'Armenia, e, dopo aver ucciso molti del suo esercito, piantò la sua tenda nel luogo Apadno, che si trova tra due grandi fiumi, il Tigri e l'Eufrate; e che in seguito si recò in cima a un monte, nella provincia di Elymais, l'altra parte della Persia a est, con l'intenzione di saccheggiare il tempio di Diana; ma essendo scoperto dal popolo fu costretto a fuggire, e che morì di dolore a Tabes, una città della Persia: e padre Calmet è dell'opinione che si intenda un luogo tra quei due fiumi prima menzionati, e traduce le parole così:
"pianterà le sue tende ad Apadno dei due mari";
o nella Padana di due fiumi, la Mesopotamia, situata tra l'Eufrate e il Tigri, due grandi fiumi, e giustamente paragonata al mare, particolarmente per le loro inondazioni. Il dottor Goodwin esprime i suoi timori che le nostre isole britanniche siano qui invase, che si trovano così eminentemente tra i mari, e che Dio ha reso la sede eminente della chiesa in questi ultimi giorni; e i suoi timori sembrerebbero essere troppo ben fondati, erano l'anticristo romano o occidentale qui designato; ma del turco, o dell'anticristo orientale, si parla manifestamente, come appare dal contesto: e la ragione per cui è tanto osservato, e tante cose dette di lui, è perché gli ebrei hanno, e avranno, la massima preoccupazione per lui, essendo il loro paese nelle sue mani; ed è principalmente per il loro bene che l'intera profezia viene consegnata; Tuttavia, entrambi gli anticristi, l'uno e l'altro, arriveranno alla completa distruzione, come segue: "Eppure egli giungerà alla sua fine, e nessuno lo aiuterà"; egli cadrà sui monti d'Israele, lui con i suoi capi, i suoi generali, i suoi capitani e i prodi; l'intero impero ottomano sarà distrutto, il che significa il prosciugamento del fiume Eufrate, che è nei suoi domini, Apocalisse 16:12, e delle vaste moltitudini che verranno con lui, Persia, Etiopia, Libia, Gomer e Togarmah, Ezechiele 38:5,6 e le numerose province di cui è padrone; nessuno potrà aiutarlo o salvarlo dalla rovina: della distruzione del Turco, sotto il nome di Gog, vedi Ezechiele 39:1-40:1
Commentario del Pulpito:
Daniele 11
1 Vers. 1-45. - I RE DEL NORD E I RE DEL SUD
Anche io, nel primo anno di Dario il Medo, mi alzai per confermarlo e rafforzarlo. Le versioni mostrano segni di grande disordine che si è verificato qui. La traduzione della LXX è: "Nel primo anno del re Ciro, egli mi disse di essere forte e di fare l'uomo". La traduzione di Teodozione è ancora più breve: "E io, nel primo anno di Ciro, rimasi in forza e potenza". La Pescitta rende: "Nel primo anno di Dario il Medo (egli) è sorto per confermarmi e rafforzarmi". La Vulgata è vicina alla versione massoretica e a quella inglese: "Allo stesso modo, fin dal primo anno di Dario il Medo, ero in piedi affinché potesse essere confermato e rafforzato". La Versione Riveduta non differisce seriamente dall'Autorizzato: "E quanto a me, nel primo anno di Dario il Medo, mi alzai per confermarlo e rafforzarlo". La Settanta deve aver letto rma (amar), "egli disse", invece di yna (anee), "io" Quando abbiamo la Settanta e la Teodozione che si sostengono a vicenda contro il testo massoretico, l'evidenza contro il testo ricevuto è forte. In questo caso entrambe queste versioni hanno, come si vedrà, non "Dario", ma "Ciro". I due nomi avrebbero, nell'antica scrittura ebraica egiziana, una sorprendente somiglianza l'uno con l'altro; Il fatto che l'ultima lettera di entrambi i nomi sia la stessa, e anche la seconda lettera, rendeva la somiglianza considerevole in qualsiasi scrittura; ma la prima lettera di "Dario" è certamente molto simile alla prima lettera di "Ciro". Il vav potrebbe essere omesso, quindi le prime due lettere di entrambi i nomi assomiglierebbero molto alle prime due lettere dell'altro, e le lettere finali sarebbero le stesse. L'errore, quindi, era facile. La prima lettera di ydm e dlm è la stessa, e le parole potrebbero essere lette in conformità con quella data al nome proprio. Inoltre, tutte le versioni, tranne la Vulgata, fanno dell'oratore il destinatario dell'aiuto. La teodozione può essere presa come dubbia La differenza è lieve, ydm diventa dk, e wl diventa yli. Sembra che la Settanta abbia letto yM invece di dm. Le prime due lettere sono quindi le stesse, il daleth potrebbe essere stato un'intrusione. Bevan e Behrmann ometterebbero la data in quanto spuria, e sostengono che sia stata introdotta perché i quattro capitoli precedenti iniziano ciascuno con una data. Questo motivo, per avere peso, deve assumere che la divisione in capitoli sia di data antica, più antica della Versione dei Settanta. Il fatto che tutte le versioni lo riportino ci costringe ad ammettere qui una data, ma, come abbiamo detto sopra, deve essere calcolata per anno, non di Dario, ma di Ciro. (Anche io) nel primo anno del re Ciro. Il primo anno di Ciro fu l'anno in cui decise di liberare gli ebrei e di permettere loro di tornare nella loro terra; ma il primo anno in questo caso fu calcolato dalla sua assunzione del trono di Babilonia. Abbiamo visto motivo di dubitare che il riferimento all'inizio del cap. 10. era al regno babilonese di Ciro, o al suo regno come re dei Persiani. Forse fu il suo primo anno come re dei Persiani, quando cominciò a rivolgere le armi contro Babilonia. Non conosciamo abbastanza la storia dei primi anni della monarchia di Ciro per sapere quali eventi critici accaddero in quelle retrovie. Mi sono alzato per confermarlo e rafforzarlo (me). Secondo il testo massoretico, l'angelo Gabriele si alzò per confermare l'arcangelo Michele o il re Dario. Certamente, dato che Dario (Ciro) è il sostantivo più vicino, la preferenza grammaticale sarebbe quella di prenderlo, come fanno Havernick, Hitzig e Calvino. La maggior parte dei commentatori che sostengono il testo massoretico prendono "lui" per riferirsi a Michele, e molto si può dire per questo. Sebbene Dario (Ciro) sia il sostantivo più vicino, tuttavia non è il soggetto della frase principale, ma denota semplicemente un tempo, quindi deve essere scelto un sostantivo precedente. All'inizio della carriera di Ciro, l'intima connessione che la sua prosperità aveva con la prosperità del popolo di Israele potrebbe ben rendere l'interesse di Michele. Come era stato profetizzato Ciro, egli era sotto il dominio dell'angelo della profezia, quindi Gabriele rafforzò e confermò gli sforzi di Michele. Certamente "rafforzare" e "confermare" sono termini forti da applicare all'arcangelo Michele, ma sappiamo così poco delle nature angeliche e dei loro limiti che la frase potrebbe essere del tutto naturale. Il significato non è materialmente alterato se leggiamo: "Gli Ebrei si alzarono per rafforzarmi e confermarmi".
Omelie DI J.D. DAVIES Vers. 1-4.-
Rivoluzioni negli imperi terreni
In risposta alla preghiera, Daniele ottiene la consolazione che altre persone - altri ordini di esseri - erano attivamente impegnate nella sua stessa causa
IL SERVIZIO INVISIBILE E NON OSTENTATO È SPESSO IL PIÙ EFFICACE. Non è probabile che Gabriele sia apparso in forma visibile alla corte persiana. La sua presenza era sconosciuta; la sua influenza sugli uomini non è osservata. Ebrei si accontentava di esercitare il suo potere sui sentimenti, le disposizioni, i motivi degli uomini; In questo modo egli poteva dirigere al meglio gli affari delle nazioni e servire la causa della giustizia. Potremmo accontentarci di ritirarci nell'oscurità; essere invisibili e sconosciuti, purché usiamo il talento e l'influenza dalla parte di Dio e della verità. Le forze della vita sono invisibili; sono fatti; visibili solo nei loro effetti
II , QUANDO LA STAGIONE SARÀ OPPORTUNA, LA VERITÀ SARÀ RIVELATA. "Ora" (disse Gabriele a Daniele) "ti mostrerò la verità". È evidente che gli angeli senza peccato non sono in possesso di tutta la conoscenza. Imparano sempre. Essi «imparano dalla Chiesa la multiforme sapienza di Dio». In molte cose "gli angeli desiderano guardare". Nella proporzione della loro conoscenza c'è il servizio che rendono. Ora Gabriele è alla corte babilonese, rafforzando il proposito di Dario, e ora è al fiume Hiddekel, rivelando a Daniele gli avvenimenti del futuro. Per un certo periodo è meglio per noi rimanere nell'ignoranza. Ci sono altri beni da acquisire oltre alla conoscenza. Quando ci saremo ridotti alla pratica di tutto ciò che sappiamo, allora possiamo aspettarci ulteriori rivelazioni. Uno spirito di generosa benevolenza verso gli uomini pervade gli angeli. Si dilettano ad alleviare le nostre ansietà e ad accrescere la nostra conoscenza. Possiamo concludere che essi avrebbero proclamato volentieri la novella del Vangelo alle nazioni, se Dio avesse visto che era buona
LE RICCHEZZE MATERIALI NON SONO ESSENZIALMENTE BENEDIZIONI. I Boccali di Persia, presi dall'ambizione di sottomettere il mondo, estorcevano ai loro sudditi la più grande misura di tassazione, e accumulavano le loro entrate anno dopo anno, solo per portare la spada e il fuoco nel continente europeo. Spendere ricchezze per invadere altri regni, devastare paesi e città, è un criminale spreco del tesoro di Dio. Dio non creò l'oro e l'argento, il rame e il ferro. L'uomo caduto perverte e degrada molti dei possedimenti di Dio. I doni mentali e materiali non sono altro che talenti affidati alla nostra custodia, e il giorno della resa dei conti si avvicina rapidamente, quando, come amministratori, dobbiamo rendere conto al nostro Signore. Un giorno triste e doloroso sarà quello per i re e gli statisti che hanno sperperato le ricchezze di una nazione in guerre e spargimenti di sangue. Nel caso di Serse, le grandi ricchezze erano una trappola, una trappola che coinvolgeva lui e il suo impero in rovina. Se fosse stato un monarca povero, o solo moderatamente ricco, lui e il suo popolo avrebbero potuto vivere al sicuro; Il nome dell'iride potrebbe essere sfuggito al rimprovero. La sua ricchezza alimentava l'appetito dell'ambizione. Il suo pesante esercito era una fonte di debolezza. La sua ostentazione invitò l'invasione dei Greci. La ricchezza non è la vera forza
L'IMPERO IV, COSTRUITO SUL POTERE DISPOTICO, È EFFIMERO. Un re, per quanto potente, diventa una debolezza totale in presenza di malattia, età o morte. Entrambe queste forze sono più potenti di lui. Dio permette, per ragioni nascoste, che uomini senza scrupoli si elevino al vertice del potere imperiale; ma non garantisce la loro continuazione; e se non sostiene il loro potere, presto svanisce e scompare. Né l'uomo può assicurarsi che la sua autorità e il suo rango discendano alla sua posterità, attraverso i canali della legge ordinaria e della consuetudine. Dio è al di sopra di ogni legge, e spesso delude le nostre più care aspettative. Il potere dispotico non è una virtù umana. È una qualità di dubbia natura, e di solito diventa pericolosa per il benessere pubblico. Per quanto rapida sia l'ascesa di alcuni uomini alla fama e al potere, la loro caduta è di solito ancora più rapida. Atti, il momento della loro massima gloria, sono sull'orlo della rovina. Quando il frutto è più ricco di maturazione, il marciume non è molto lontano. La marcia vittoriosa di Alessandro fu senza precedenti; raggiunse rapidamente l'apice più alto dell'impero; Eppure il Re dei Terrori lo abbatté in un colpo solo, e ne seguì l'improvviso crollo del suo vasto impero. Come non aveva onorato Dio, neppure Dio lo onorò. Se Alessandro fosse stato pio e devoto, quanto grande sarebbe stata la sua potenza per il mondo! Quanto sarebbe stato efficiente e utile nel promuovere i principi della verità e della pietà! Ma il suo vasto regno, non essendo fondato sulla giustizia, fu presto sradicato.
2 E ora ti mostrerò la verità. Ecco, sorgeranno ancora tre re in Persia; il quarto sarà molto più ricco di tutti loro, e con la sua forza, con le sue ricchezze, solleverà tutti contro il regno di Grecia. La traduzione della LXX è: "Ed ora sono venuto per mostrarti la verità. Ecco, tre re sono risorti, e il quarto sarà ricco di grandi ricchezze più di tutti, e quando si rafforzerà nelle sue ricchezze, si solleverà contro ogni re dei Greci". La teodozione è molto simile a questa, solo le ultime parole del versetto sono: "tutti i regni dei Greci". La Pescitta è molto simile alla Teodozione, avendo "regni" invece di "regno". La Vulgata è quasi esattamente d'accordo con il testo massoretico. Quando ci rivolgiamo al testo massoretico e lo confrontiamo con le versioni, troviamo che la LXX deve aver letto, wOtqzjbW come ha ejn. Theodotion recita, meta; la Peshitta, ma; la Vulgata, cum. Questo è l'inizio della rivelazione di cui si parla in Daniele 10:21. La dubbia autenticità di quella clausola getta un'ombra su questo versetto. Va notato che non siamo più nella regione del simbolo, ma della narrazione distinta. Può darsi che ci sia stato qualcosa di simile a una visione, e che qui abbiamo, ampliato, un'interpretazione di essa. Il quarto re è certamente Serse. Se lo consideriamo come uno dei tre successori di Ciro, allora Cambise e Dario Istaspe sono gli altri due. Così Hitzig e Delitzsch. Keil avrebbe più naturalmente fatto del quarto non il quarto re di Persia, ma il quarto successore di Ciro. Per l'uso ebraico, vedi Esodo 22:30 Il professor Bevan, assumendo nel suo modo superiore l'ignoranza dello scrittore che ci sta davanti, qui determina che egli trasse "la maggior parte delle sue informazioni" dalla Bibbia, e, poiché ci sono solo quattro nomi di re persiani dati in Esdra e Neemia, che egli, questo attento studioso delle Scritture, giunse alla conclusione che c'erano solo quattro re. In primo luogo, se questa parte è stata scritta, come non è impossibile, nel periodo maceo, lo scrittore deve aver ricavato le sue informazioni sull'invasione della Grecia da parte di Serse da fonti classiche; non poteva non conoscere Cambise e lo pseudo-Smerdi. Inoltre, anche il lettore più casuale di Esdra potrebbe non distinguere tra gli Artaserse che prima di Dario Istaspe ostacolarono l'opera degli ebrei, e gli Artaserse dopo Dario che la favorirono. Abbiamo seguito Erodoto nel chiamare il fratello di Cambiso, di cui l'usurpatore assunse il nome, "Smerdi"; ma Ctesia lo chiama "Tanyoxarces"; Senofonte, "Tanaoxares"; ed Eschilo, "Si sposa". Sappiamo che Artaserse probabilmente non era un nome personale, ma piuttosto un titolo, come lo era anche Aehsverosh Xerxes. Alcuni, come Behramnn, suppongono che il quarto monarca qui sia Dario Codomanno, ma non sembra esserci alcuna ragione per questa ipotesi, se non che i critici sono persone superiori; e lo scrittore, sebbene molti di loro ammettano che è ispirato, sarebbe più probabile che si sbagli nei suoi fatti piuttosto che che le loro teorie siano difettose. Poiché l'autore qui non fa nomi, è certamente singolare affermare che, sebbene, se prendiamo il suo ebraico come grammaticale, egli fornisca un'enumerazione corretta dei re persiani, ha sfidato l'uso ebraico e si è sbagliato nella sua enumerazione. Gli Ebrei solleveranno tutti contro il regno della Grecia. Tutte le versioni, tranne la Vulgata, implicano un plurale qui-twOykulm invece di tWklm. Questa lettura è preferibile al massoretico, che sorgerebbe facilmente dal versetto successivo. Se possiamo prendere questa come la vera lettura, allora le diversità degli stati in Grecia sono indicate nel modo più naturale per un orientale
3 E sorgerà un re potente, che governerà con grande dominio, e farà secondo la sua volontà. Nessuna delle versioni implica alcuna differenza di lettura. L'ebraico implica che il re fosse un potente guerriero. Tutti i critici sono d'accordo sul fatto che qui il riferimento è ad Alessandro Magno. Questo non significa che Alessandro seguì immediatamente Serse, ma che la sua spedizione fu la vendetta di quella di Serse. Alessandro, nella sua risposta a Dario Codomanno, giustificò la sua invasione della Persia riferendosi all'invasione della Grecia da parte di Serse. Le due spedizioni, quella che Serse fece in Grecia e quella di Alessandro in Persia, potrebbero essere considerate causalmente connesse
4 E quando egli si alzerà, il suo regno sarà spezzato e sarà diviso verso i quattro venti del cielo, e non verso la sua posterità, né secondo il dominio che egli ha governato, perché il suo regno sarà sradicato, anche per altri oltre a quelli. La traduzione dei LXX è: "E quando sarà risuscitato, il suo regno sarà spezzato e diviso ai quattro venti del cielo; non secondo la sua forza, né secondo il dominio che ha governato, perché il suo regno sarà tolto ed egli insegnerà queste cose ad altri". È difficile capire quale lettura avesse il traduttore dei LXX quando tradusse "la sua potenza", poiché nessuna parola che significa "potrebbe" è affatto come ahareetho, "la sua posterità". Nell'ultima frase deve aver letto, non milbad, ma melamayd. Teodozione assomiglia più da vicino al Massoretico; egli rende: "Ma quando il suo regno durò (sussisterà), sarà spezzato e sarà disperso ai quattro venti del cielo; e per il suo ultimo fine (escata), né secondo la sua regola che ha governato: perché il suo regno sarà sradicato, e (affittato) per altri oltre a questi". La Pescitta è generalmente d'accordo con questo, solo che quando in inglese abbiamo, "non alla sua posterità", ha, "non alla sua spada (siphoh)". L'ultima frase è un po' parafrasica: "E il suo regno sarà radicato, e non sarà per altri se non questi". La Vulgata concorda con la Massoretica. La descrizione qui data dell'impero di Alessandro Magno è rigorosamente accurata; Il suo impero non passò alla sua posterità, né alcuno dei suoi successori possedeva un dominio così esteso come il suo. Per gli altri oltre a quelli. Si è pensato che questo si riferisse ai successori di coloro che per primi divisero l'impero tra di loro. Sembra più naturale considerare "quelli" come riferiti alla posterità di Alessandro, come l'antecedente più vicino
5 Il re del mezzogiorno sarà forte e uno dei suoi capi, sarà forte sopra di lui e dominerà, il suo dominio sarà un grande dominio. La traduzione dei LXX differisce da questa: "Ed egli rafforzerà il regno d'Egitto, e uno dei governanti lo vincerà (katiscusei) e governerà; e la sua potenza sarà una grande potenza". La teodozione concorda con il massoretico nel senso. La Pescitta concorda verbalmente con il Massoretico, ma, poiché omette la preposizione pioggia, il significato che il traduttore attribuisce al versetto è difficile da accertare. La Vulgata concorda con la Massoretica. Il verso introduce bruscamente il conflitto tra i principi Lagide e Seleucide. Nei versetti precedenti non c'è alcuna indicazione che i quattro venti del cielo debbano essere presi con tanta rigidità come è implicito in questo versetto. Non è una risposta dire che solo l'Egitto e la Siria entrarono in relazioni intime con gli ebrei; Non è una questione di fatto, ma una questione di necessità di composizione. L'aspetto presentato è quello di un frammento esistente separatamente, e qui inserito. I riferimenti intrusi alla verità che deve essere mostrata hanno la pregio di essere goffi tentativi di prepararsi per la narrazione congiunta. Qualunque sia la sua origine, è molto difficile spiegare a cosa si riferisca. Il re del sud è sicuramente uno dei Tolomei, molto probabilmente Tolomeo Lagi. E uno dei suoi principi sarà forte sopra di lui. Questo è di solito inteso come Seleuco Nicatore, che, quando fu cacciato da Babilonia, la sua satrapia originale, da Anti-genus, si rifugiò presso Tolomeo Lagi, e divenne un comandante sotto di lui nella sua guerra contro Antigono. Tolomeo gli diede anche le poche truppe con cui, dopo la battaglia di Gaza, riacquistò il possesso di Babilonia. Gli ebrei divennero certamente di gran lunga i più potenti tra i successori di Alessandro. In effetti, si può dire che avesse tutti i domini di Alessandro tranne l'Egitto e la Siria a sud, e la Macedonia e la Grecia a ovest; poiché aveva rovesciato Lisimaco e assorbito il suo dominio. Il suo dominio sarà un grande dominio che stabilisca esattamente l'estensione dei domini di Scleuco. Rosenmiiller riferiva il suffisso prenominale w, "suo", ad Alessandro, e intendeva Tolomeo come il principe in questione; ma questo è improbabile. Impossibile non osservare l'improvvisa introduzione di questo principe. Gratz suggerirebbe che qui è stata eliminata una clausola, che dichiarava che uno dei suoi principi (di Alessandro) si ergeva a nord. Se questo avesse avuto un'autorità manoscritta, sarebbe stato plausibile. Di più, tuttavia, sembrerebbe mancare
Vers. 5-20.
Le fortune a scacchi dell'impero terrestre
C'è solo una condizione di permanenza in ogni regno, cioè la giustizia. Il successo, fondato sulla potenza militare, crolla con la stessa rapidità con cui è cresciuto. Come la notte succede al giorno, così la sfortuna succede alla fortuna. Se Dio non viene riconosciuto, l'unico elemento della durata è la mancanza
IO, DIO, GOVERNA IL NOSTRO MONDO CON AGENTI UMANI IMPERFETTI. Se gli uomini esprimono il loro stupore per questo, la nostra risposta è che è il migliore nel complesso, e se non ha usato strumenti imperfetti, non deve impiegare affatto uomini. Questa concessione agli uomini malvagi di essere monarchi porta alla luce il male che è negli uomini; tende a impressionare il mondo con l'inutilità del peccato; e prepara la via per l'avvento del vero Re degli uomini. E' meglio, nel complesso, che gli uomini vivano in comunità e nazioni; meglio, nel complesso, che alcuni siano governanti e altri sudditi; è meglio che la mano di Dio non appaia nella scelta dei governanti terreni. "La sua via è nel mare".
LA GUERRA È L'ASPETTO PIÙ IMPORTANTE DELLA STORIA SECOLARE. Leggendo quali capitoli della storia secolare scegliamo, troviamo che il racconto uniforme è l'ambizione, la guerra, il disastro, la sofferenza. L'uomo, quando viene lasciato solo da Dio, diventa il suo nemico mortale e il nemico della razza umana. Non possiamo avere una prova più grande della turpitudine e della malignità del peccato, di quella fornita dal corso della storia umana. Ovunque sia stato offerto spazio e opportunità per l'esercizio dell'inclinazione umana, il risultato è stato il conflitto e la distruzione reciproca. Governare il mondo è stato il desiderio arrogante di molti, e sono stati incuranti delle miserie della razza umana, finché un uomo vano può cavalcare l'onda della fortuna. Di norma, i re sono stati la maledizione del nostro globo. Se si vince in guerra, si stuzzica l'appetito per ulteriori iniziative; Se sconfitto, lo spirito di vendetta salta in alto, alla prima occasione, per riguadagnare la sua perdita
III L 'AMBIZIONE IMPERIALE SCHIACCIA I MIGLIORI AFFETTI DELL'ANIMO UMANO. L'affetto più nobile che sia sopravvissuto alla caduta dell'uomo è quello genitoriale, l'amore di un padre per i suoi figli. Eppure anche questo è stato costantemente calpestato, spesso calpestato, dalla diabolica brama di potere. Il re d'Egitto dà sua figlia in sposa al suo nemico ereditario, non perché ci fosse un legame di affetto reciproco, ma solo per promuovere la sua politica ambiziosa. Questo non era altro che il sacrificio di suo figlio a uno spirito maligno, alle concupiscenze più basse della sua natura depravata. Sull'altare della vana gloria, i re sono soliti sacrificare l'affetto naturale, la pace domestica, l'istituzione divina del matrimonio, la beatitudine coniugale, il benessere dei figli, sì, la vita della loro carne e del loro sangue. Non si possono scrivere biografie più nere di quelle dei re di successo. Un uomo malvagio è stato una fonte attiva di malizia per secoli dopo la sua morte. Un re indegno è stato fonte di miseria e miseria per una miriade di famiglie di uomini. Se ogni privato ha bisogno della grazia restrittiva di Dio, dieci volte di più ha bisogno un re
IV ISRAELE È L'OGGETTO CENTRALE DELLA CONSIDERAZIONE DI DIO. È una cosa molto insolita che Dio faccia conoscere agli uomini ciò che sta per accadere nel mondo. Di norma, questo percorso sarebbe pieno di pericoli. Tenderebbe a rimuovere la responsabilità umana. Con un tale piano, Dio potrebbe sconfiggere i suoi stessi fini. Ma Dio ha voluto mostrare speciale favore a Daniele. Gli ebrei concessero generosamente, in risposta alla preghiera, ciò che altrimenti avrebbe negato. Daniele era preoccupato per il benessere di Israele. Anche Dio si preoccupò di questo. Una sola mente prevalse presso Dio e presso il suo servo; quindi era in accordo con il piano di Dio far conoscere, in tal caso, la sua volontà. La rivelazione che era stata concessa rispettava Israele; poiché la casa d'Israele era a metà strada tra questi re d'Egitto e di Siria. Daniel era mosso non da uno spirito di curiosità di sapere cosa sarebbe accaduto altrove, ma da un puro rispetto per il benessere del suo paese. Come fatto, ben certificato nella storia successiva, questa profezia, essendo stata mostrata ad Alessandro Magno a Gerusalemme, gli assicurò il favore e la protezione. In ogni epoca, Israele, il vero Israele, è la cura speciale di Dio. Ebrei che "tocca Israele, tocca la pupilla dei suoi occhi". Le braccia di Geova cingono i giusti. Egli dice: "Non ti lascerò mai; Non ti abbandonerò mai".
V LA PROFEZIA SACRA E LA STORIA SECOLARE SI CONFERMANO A VICENDA. Tutto ciò che è vero nella storia, anche se scritto dalla penna di uomini scettici, viene da Dio. Ebrei è l'unico Autore della verità. Perciò non possiamo disprezzare il sapere umano, né disprezzare le oneste ricerche sulla storia passata. Tutto ciò che nel mondo è vero si rivelerà, alla fine, una conferma degli antichi oracoli. È impossibile che Dio possa, in qualche modo, contraddirsi. Se, per un momento, dovesse sembrare una discrepanza, possiamo riposare nella tranquilla certezza che un'ulteriore luce risolverà tutte le difficoltà, e che l'apparente discordia porterà solo a un'armonia più ricca. Ogni elemento della profezia in questo capitolo ha trovato esatto adempimento. Se, sotto certi aspetti, le predizioni dell'angelo sembrano oscure, esse erano tanto chiare quanto era giusto farle. La misura dell'oscurità è un'ulteriore prova della saggezza divina; e, letto alla luce degli eventi successivi, ogni mente priva di pregiudizi sente che tali pre-annunci di eventi nazionali potrebbero provenire nientemeno che dal Dio vivente. Se siamo costretti a credere che un fedele resoconto della storia sia uscito dalle mani di un uomo intelligente, siamo anche costretti a concludere che accurate predizioni di avvenimenti distinti possono derivare solo da un agente soprannaturale, una rivelazione fatta dal cielo.
6 Alla fine degli anni si uniranno, perché la figlia del re del sud verrà dal re del nord per fare un patto, ma ella non conserverà la forza del braccio, né egli starà in piedi, né il suo braccio, ma ella sarà consegnata e quelli che l'hanno menata, e colui che l'ha generata, e colui che l'ha fortificata in questi tempi. La LXX differisce in modo notevole da questo: "E alla fine degli anni li guiderà, e il re d'Egitto entrerà nel regno del nord per fare alleanze: ma non prevarrà, perché il suo braccio non stabilirà forza (ouj sth sei ijscun); e il suo braccio si irrigidirà, e quello di quelli che lo accompagnano, ed egli rimarrà per un certo tempo (eijv wrav)". E' certamente difficile capire la lettura da cui proviene questa versione. È da notare che non c'è alcun riferimento alla "figlia del re del sud". La storia conferma l'affermazione nel testo massoretico, ma non c'è alcuna spedizione riferita nella storia di Filadelfo intrapresa contro il regno di Siria. È banale che i nostri documenti sul regno di Filadelfo siano alquanto scarsi. La Teodozione è più vicina al testo massoretico, anche se non del tutto in accordo con esso: "E dopo le sue ghiandaie si mescoleranno l'una con l'altra (summighsontai); la figlia del re del mezzogiorno entrerà dal re del nord per fare patti con lui, ma non conserverà la forza del braccio; e la sua discendenza non starà, e sarà tradita, e quelli che l'hanno menata, sia la fanciulla che colui che le ha fatto violenza". Le ultime parole sono separate da questo versetto e unite al versetto seguente. Il testo dietro a questo sembra, per molti versi, superiore al Massoretico. La Pescitta concorda nelle clausole iniziali con il Massoretico; alla fine del versetto la differenza è considerevole: "Ma la potenza non sarà in lei a causa del timore che temeva, e sarà tradita, e i suoi giovani, e quelli che l'accompagnano, e quelli che la sostengono in questo tempo". La Vulgata è molto d'accordo con questo. Il riferimento qui è generalmente inteso come l'affinità fatta dai Lagidi con i Seleucidi, quando Berenice, la figlia di Tolomeo Filadelfo, sposò Antioco II (Theos), che ripudiò la sua prima moglie, Laodike, per farlo. Il salto in uno spazio di circa sessant'anni non è così faticoso come immagina il professor Fuller; ma l'incertezza riguardo al testo è grande, e il significato anche del massoretico non è affatto fisso. Eppure, l'accordo con il corso degli eventi è così marcato secondo l'interpretazione comune, che ci si sente inclini ad adottarlo. Dopo la morte di suo padre Filadelfo, Antioco Teo riprese Laodike, che, per sfuggire al rischio di essere nuovamente destituito, avvelenò senza tante cerimonie la sua rivale Berenice e suo figlio, e poi suo marito Antioco. Eppure questa transazione sembra alquanto dubbiamente esposta nel testo massoretico. La teodozione è più vicina ai fatti, anche se è possibile che il testo sia stato modificato per adattarsi a quelli che erano noti come fatti
7 Ma da un ramo delle sue radici sorgerà uno nel suo stato, che verrà con un esercito, entrerà nella fortezza del re del nord, affronterà contro di loro e prevarrà. Anche qui la versione dei LXX è molto diversa: "E una pianta sorgerà dalla sua radice contro se stesso, e il re del nord verrà contro la sua potenza con la sua forza, e causerà scompiglio e prevarrà". Il testo ebraico porterebbe la traduzione qui data dell'ultima frase, salvo "causare disturbo". Il nominativo può essere il "re del nord". La storia conferma l'interpretazione ordinaria. La Teodozione, come al solito, è in più stretto accordo con la Massoretica. Eppure anche lui differisce considerevolmente: collega le ultime parole del versetto precedente: "In quei tempi, uno risorgerà dal fiore della sua radice della sua preparazione, entrerà nelle fortezze del re del nord, e farà in esse (secondo la sua volontà), e prevarrà". La Pescitta è un po' così: "E dal tronco della sua progenie spunterà contro il suo luogo, ed egli verrà con forza, e verrà con forza contro il re del nord, e passerà contro di loro, e prevarrà." La traduzione della Vulgata sembra avere una relazione con quella appena data: "E una pianta germoglierà dal seme delle sue radici, ed egli verrà con un esercito, ed entrerà nella provincia del re del nord, e abuserà di loro, e ne prenderà possesso". Devono esserci state letture manoscritte molto diverse per spiegare queste interpretazioni molto diverse. Il testo massoretico conferma a malapena la resa della Versione Autorizzata. Eppure è difficile dare un altro senso coerente. Certamente Euergete, fratello dell'assassinato Berenice, avanzò in Siria e invase tutto il paese, conquistò Seleucia, il porto di Antiochia, poi si impadronì di Antiochia stessa e avanzò anche oltre il Tigri, mentre Seleuco si ritirò dietro le montagne del Tauro. Le affermazioni della LXX si adattano meglio a un periodo successivo della storia, quando Physcon si ribellò contro suo fratello Filometore. Epifane invase l'Egitto, nominalmente nell'interesse di Filometore, e pose l'assedio ad Alessandria. Questo, tuttavia, non si adatta al verso successivo
8 E menerà in Egitto i suoi dèi, i suoi dèi, i suoi capi e i loro preziosi utensili d'argento e d'oro, e durerà più anni del re del nord. La versione dei LXX è ancora molto diversa da quella del testo massoretico: "E i loro dèi, con coloro che li hanno plasmati, egli sottometterà (katastreyei), e le loro moltitudini con i vasi delle loro cose desiderabili, l'argento e l'oro, andranno in cattività in Egitto, e l'anno sarà al re del nord". Teodozione. come spesso accade, prende un posto intermedio tra il Massoretico e la versione della LXX La sua traduzione è: "E i loro dèi, con coloro che li hanno modellati, tutti i loro desiderabili vasi d'oro e d'argento, egli porterà con la cattività in Egitto, e prevarrà sul re del nord". Entrambe le versioni greche prendono μh,kesin (nesikhayhem) come derivato da nasak, "versare", quindi "modellare", "formare un'immagine fusa", leggendo la parola noskeem. Il siriaco differisce sia dalle traduzioni greche che da quelle massoretiche: "E anche lui li terrorizzerà, e porterà i loro desiderabili vasi d'argento e d'oro e i prigionieri in Egitto, e due volte (letteralmente, 'uno, due') si leverà contro il re del nord". La Vulgata differisce nel significato da tutte le precedenti, ma il testo da cui è tratta non differisce consonamente da quello dei Massoreti, "E oltre ai loro dèi. e condurrà in Egitto le loro immagini scolpite, vasi preziosi d'argento e d'oro, prevarrà contro il re del nord". La parola n'sikhayeem è tradotta, nella versione riveduta, 'immagini fuse', un significato dato alla parola da Furst, Gesenius e Winer, con riferimento a questo versetto. Il significato assegnato alla parola nell'Autorizzato è tratto da Rashi, ed è in accordo con l'uso di Ezechiele (32:30. Porteranno in Egitto i loro dèi con i loro capi. Come abbiamo detto, Tolomeo Euergete conquistò tutta la Siria e la Mesopotamia fino al di là del Tigri. Da ciò apprendiamo che portò via un immenso bottino, e tra gli oggetti presi c'erano immagini dei loro dei. E non solo gli dèi della Siria, ma anche le immagini degli dèi egiziani, che erano state portate in Siria dall'Egitto da Cambise, quasi tre secoli prima. Se questa parola dubbia, nasakeem, è intesa nel senso di "immagini", è difficile capire il riferimento del suffisso prenominale. Significa che gli dèi stessi, e le immagini di questi dèi, sono stati presi? Vale a dire, significa che gli dèi dei Siri furono presi, e anche le loro immagini, come se le immagini e gli dèi fossero diversi? Da ciò, nonostante il consenso generale degli interpreti, ci sentiamo in dovere di dissentire, e di far significare la parola "principi", sebbene non vi sia alcuna importanza, nei pochi resoconti che abbiamo di questa spedizione, per i prigionieri di rango tale da essere chiamati principi. e con i loro preziosi vasi d'argento e d'oro. Questa traduzione, sebbene mantenuta nel Riveduto, è scarsamente accurata dal punto di vista grammaticale, poiché il sostantivo per "vasi" è già definito dal suffisso prenominale. D'altra parte, questa parola non può essere facilmente apposta, poiché l'articolo sarebbe necessario. Il professor Bevan lo avrebbe realizzato "in argento e oro". Ci sentiamo inclini a considerare questa come una costruzione un po' irregolare, come se un raggio fosse caduto prima di psik, "argento", sebbene la maggior parte delle versioni consideri questi sostantivi come al genitivo dopo "vasi". E durerà più anni del re del nord È un dato di fatto che Euergete sopravvisse a Seleueo Callinico, figliastro di sua sorella, circa quattro anni. Hitzig ed Ewald avrebbero detto: "Gli ebrei si asterranno per alcuni anni dall'attaccare il re del nord". Questa traduzione ha il vantaggio di sfuggire all'affermazione personale puramente insignificante che Tolomeo dovrebbe sopravvivere a Callinico. Che al re del nord fosse stato assegnato il compito di riconquistare la maggior parte dei domini che gli erano stati strappati, senza alcuno sforzo da parte di Tolomeo, è più importante. Keil obietta a questo che la posizione enfatica di aWhw è contraria a questo, e sosterrebbe la traduzione della Vulgata, Ipse prevalebit adversus regem Aquilouis. Entrambe le versioni sono finora grammaticalmente difendibili, ma entrambe sono un po' forzate: entrambe sono in accordo con la storia
9 Così il re del mezzogiorno entrerà nel suo regno e tornerà nel suo paese. La versione dei Settanta differisce meno del solito da quella massoretica: "Il re d'Egitto entrerà nel (suo) regno certi giorni e tornerà nella sua terra". Teodozione rende: "Ed egli entrerà nel regno del re del sud, e ritornerà nel suo paese". La Pescitta differisce di più: "Il re del sud entrerà in forze e si volgerà alla sua terra". La Vulgata non differisce dalle altre. Questo versetto, supponendo che il re del sud, Tolomeo Euergete, sia il soggetto del verbo, completa semplicemente le affermazioni del versetto precedente, e sembra descrivere il ritorno trionfale di Euergete in Egitto. Se prendiamo come soggetto - il che, tuttavia, non è così naturale - il re del nord, allora il riferimento potrebbe essere ai tentativi falliti fatti da Seleuco Callinico di invadere l'Egitto
10 Ma i suoi figliuoli si solleveranno e raduneranno una moltitudine di grandi forze, e uno solo verrà, traboccherà e passerà; poi tornerà e sarà sollevato fino alla sua fortezza. La versione dei Settanta differisce da questa: "E suo figlio sarà sia incitato e radunerà (sunaxei sunagwghn) una grande moltitudine, e, devastando con essa (katasurwn), entrerà, passerà e ritornerà". Il K'thib qui sostiene questo nella misura in cui ha almeno "suo figlio", non "i suoi figli"; ma i verbi sono plurali. L'ultima frase di questo versetto nel testo massoretico è trasferita dalla Settanta alla successiva; La Teodozione, mentre, come al solito, è più in stretto accordo con il testo massoretico, non è del tutto identica ad esso: "E i suoi figli raduneranno una moltitudine moderatamente numerosa (ajnason pollwn), e colui che verrà e traboccherà verrà e passerà, e entrerà, e lotterà duramente (sumprosplakhsetai), fino alla sua fortezza (iJscuov)". La Pescitta e la Vulgata sono in stretto accordo con il testo massoretico. Ma i suoi figli saranno svegliati. La deduzione naturale è che siano i figli del re del sud ad essere così agitati, ma, storicamente, può riferirsi solo ai figli di Seleuco Callinico, che, uno dopo l'altro, gli succedettero sul trono: Seleuco Cerauno, che morì dopo un breve regno di poco più di due anni; e Antioco III, Magnus. Certamente Seleuco fece poco in questo conflitto, anche se intraprese una campagna in Asia Minore, nel corso della quale fu assassinato. Può darsi che questa campagna fosse intesa come preparazione per una grande campagna contro l'Egitto. Alla morte di Cerauno, gli successe Aatiochtus Magnus. Questo principe era molto bellicoso. Gli Ebrei cominciarono ad assalire la Siria, che era in possesso di Filopotore, ma furono interrotti dalle notizie di guerra in Estremo Oriente. Dopo una campagna di successo in Media e in Persia, strappò prima Seleucia dalle mani di Tolomeo Filopatore; e poi procedette alla sua invasione della Celesiria e della Palestina. E certamente uno verrà, traboccherà e passerà. Questo descrive in modo compendioso le campagne di Antioco Magno. E sii sollevato, fino alla sua fortezza. Si suppone che questo si riferisca alla guarigione di Seleucia. Alcuni pensano che questo affermi piuttosto che egli trafisse quasi Pelusio, la fortezza di frontiera dell'Egitto
11 Il re del mezzogiorno sarà mosso da grido, uscirà e combatterà contro di lui, contro il re del settentrione, e farà partire una grande moltitudine, ma la moltitudine sarà data nelle sue mani. La LXX differisce un po' dal massoretico: "E il re d'Egitto sarà molto amareggiato e adirato e uscirà e combatterà contro il re del nord; ed egli metterà fuori (sthsei) una grande moltitudine, e la moltitudine sarà consegnata nelle sue mani". La teodozione, in questo modo, differisce dalla massoretica per l'inserimento di "il re del nord", senza il pronome, come fanno tutte le altre versioni. Tolomeo. di solito indolente e letargico, alla fine si svegliò e mise in campo un esercito di settantacinquemila uomini. A questo Antioco oppose l'esercito di poco superiore di settantottomila eserciti impegnati a Raphia, e Antioco subì una dura sconfitta, perdendo non meno di diecimila uomini. La folla comandata da Antioco fu data nelle mani di Tolomeo Pifilopatore. Questa sembra l'unica interpretazione coerente con i fatti
12 E quando avrà portato via la moltitudine, il suo cuore si innalzerà, ed egli ne abbatterà molte diecimila, ma non ne sarà rafforzato. La traduzione della LXX è: "Ed egli prenderà la tassa (sunagwghn), e il suo cuore sarà insollevato, ed egli darà fastidio a molti, e non avrà paura". Sembra che ci sia stata qualche differenza di lettura nell'ultima frase, ma non è chiaro cosa. La Teodozione rende la prima frase come fa la Settanta; ma quest'ultima clausola è più conforme alla versione inglese del testo massoretico. La Pescitta dallo stesso testo differisce nella sua interpretazione: "Ed egli li distruggerà potentemente, e il suo cuore si innalzerà, e abbatterà molti, e non sarà rafforzato". La Vulgata non presenta alcuna occasione di osservazione. E ne getterà molte diecimila. Questo, molto probabilmente, si riferisce alla completa vittoria di Raphia, dove si dice che Antioco abbia perso diecimila uomini. C'è quindi qui una ripetizione di ciò che è già stato narrato. Ma non sarà rafforzato da essa. È molto evidente che Tolomeo non tentò nemmeno di rafforzare la sua posizione dando un vigoroso seguito alla sua vittoria
13 Poiché il re del nord ritornerà, e farà partire una moltitudine più grande di prima, e certamente verrà dopo certi anni con un grande esercito e con molte ricchezze. La LXX non differisce essenzialmente da questo, solo che polewv arriva inutilmente per un errore grossolano, tanto meno da capire, poiché sembra che non ci sia parola che possa aver causato l'errata lettura, a meno che non si tratti semplicemente di un errore di udito per pollhn; ma contro questo c'è il fatto che Paulus Tellensis ha medeenatha. C'è anche la limitazione del periodo dopo il quale il re del nord tornerà a "un anno" (kairou ejniautou), "un periodo di un anno". La Teodozione è più vicina al Massoretico. La Pescitta è più vicina di entrambe le versioni greche, poiché nessuna di esse tenta di dare, "viene, verrà", cosa che fa. La Vulgata è come Teodozione. Il riferimento qui è alla seconda spedizione contro l'Egitto, intrapresa da Antioco dopo la morte di Filopatore. Dopo la sua vittoria a Raphia, Tolomeo riprese la sua vita di autoindulgenza. Antioco cercò di costruire il suo impero frenando i Parti; poi, dopo un intervallo di quattordici anni, invase ancora una volta i territori del monarca egiziano. Questa seconda invasione portò Antioco a prendere possesso di tutta la Palestina
14 In quei tempi molti si leveranno contro il re del mezzogiorno, e i ladroni del tuo popolo si innalzeranno per confermare la visione, ma cadranno. Le versioni qui differiscono da questa, che rappresenta il Massoretico con discreta precisione. La LXX rende: "E in quei tempi i pensieri (dianoiai) si leveranno contro il re d'Egitto, ed egli ricostruirà ciò che è caduto del tuo popolo" - leggendo hn; b; W (oobanah), "ed egli edificherà", invece di ynebW (oobenee), "e figli di"; ha letto anche peratzee, "breccia", invece di peritzee, "ladroni", "e si innalzerà" - leggendo al singolare invece che al plurale - "per adempiere la profezia, ed essi inciamperanno". Questa confusione indica che la lettura della LXX è errata. La teodozione è tanto lontana dal massoretico quanto lo è quanto sopra: "E in quei tempi molti si solleveranno contro il re del sud, e i figli delle piaghe (loimwn) del tuo popolo saranno esaltati per stabilire la visione, e diventeranno deboli". Se ci fosse qualche traccia di incertezza nella lettura a questo punto, potremmo essere tentati di leggere lhstwn invece di loimwn, scritto LHICTWN per LOIMWN. La lettura di Nestlé (loipwn) non è un miglioramento. La Pescitta dice: "E molti si solleveranno contro il re del nord, e i figli della perversità del tuo popolo saranno innalzati per adempiere la visione, e saranno abbattuti". Il cambiamento da "re del sud" a "re del nord" deve essere notato, probabilmente semplicemente il risultato di un errore. La Vulgata rende yxrp pre-varieatorum, E in quei tempi molti si solleveranno contro il re del sud. Tolomeo Epifane non solo fu esposto all'assalto dei confederati Antioco e Filippo di Macedonia, ma c'erano intrighi e congiure nel palazzo. Anche i ladroni del tuo popolo si innalzeranno; letteralmente, i figli degli oppressori. I commentatori di tutte le varietà hanno ipotizzato che si tratti di ebrei. Hitzig sostiene che furono gli ebrei che si schierarono con il regno di Antioco ('Esposizione storica di Daniele'); che erano i separatisti, quelli che erano scesi in Egitto (Calvino; Behrmann, 'Die Stiirmische Jugend'); Keil, "uomini violenti che infrangono la legge divina". Quindi Kranichfeld e Wordsworth. Stuart, "il violento del tuo popolo"; Ewald, "giovani uomini prepotenti". Fuller pensa che la parola prizzeem sia usata come "governanti". Griitz avrebbe detto, "stabilire la visione, far vacillare la legge" - un tentativo di ottenere, con l'aggiunta al testo, una spiegazione. Il testo ebraico non conferma questo significato. Gratz qui implica wyzh (hazion), "visione", per essere equivalente a hrwt (torah), "legge"; ma questo non è mai il caso. Ma gli oppressori del popolo non appartengono necessariamente ad esso. Atti 4:28 Può darsi che qui ci sia una parte della visione originale di Daniele, che è stata sovrapposta a ciò che abbiamo davanti a noi. È un riassunto di tutta la storia degli ebrei sotto la dominazione greca. Ma cadranno. Un'affermazione generale vera per tutti gli oppressori di Israele
15 Così il re del settentrione verrà, innalzerà un monte e prenderà le città più fortificate, e le armi del mezzogiorno non resisteranno né il suo popolo eletto, né ci sarà forza per resistere. La versione dei LXX è: "E il re del nord attaccherà e girerà le sue lance, e prenderà la città fortificata, e le armi del re d'Egitto staranno con i suoi governanti, e non ci sarà in loro forza per resistergli". È difficile immaginare quale fosse il testo ebraico davanti al traduttore quando egli tradusse "volgere le sue lance". La Teodozione concorda con il Massoretico nella prima parte, e con la LXX nella seconda. La traduzione della Pescitta non è dissimile da quella massoretica: "E il re del nord verrà e tenderà imboscate, e conquisterà forti fortezze; e le armi del mezzogiorno non reggeranno, perché non c'è in esse forza da reggere; e il suo popolo eletto non starà in piedi, perché non c'è in lui forza per resistere". La Vulgata, come al solito, è la più vicina alla Massoretica. Il riferimento qui è molto probabilmente alla presa di Sidone, in cui Scopa, il generale di Tolomeo, si era gettato dopo la sua sconfitta a Paneas. Altre roccaforti e città fortificate furono necessariamente prese nello stesso periodo. Le armi del sud non resisteranno, né il suo popolo eletto. Tolomeo inviò diversi eserciti successivi per liberare Sidone, ma non fu in grado di costringere Antioco a rinunciare all'assedio. Alla fine Scopas dovette arrendersi. Né ci sarà alcuna forza per resistere.L 'Egitto era apparentemente indifeso; non c'era né saggezza nei suoi consigli, né valore nelle sue braccia
16 Ma chi verrà contro di lui agirà secondo la sua volontà, e nessuno gli starà dinanzi, ed egli starà nella terra gloriosa, che per mano sua sarà distrutta. La traduzione della Settanta è molto diversa: "E colui che entrerà farà di lui secondo la sua volontà, e non ci sarà nessuno che resista davanti a lui, ed egli starà nella provincia al posto della sua volontà, e tutte le cose saranno adempiute nelle sue mani". Alcune delle variazioni possono essere comprese da una vocalizzazione leggermente diversa, ma altre resistono a questa spiegazione. La Teodozione rende in un modo che suggerisce un testo tra quello usato dal traduttore dei Settanta e quello massoretico: "E colui che entrerà farà di lui secondo la sua volontà, e non ci sarà nessuno che gli stia dinanzi, ed egli starà nel paese di Sabei, ed esso sarà perfezionato (telesqhsetai) dalla sua mano". La Pescitta è "venuta contro di lui", come nel Massoretico, "la terra gloriosa" è dichiarata direttamente come "la lode d'Israele". La Vulgata rende esattamente come fa la nostra Versione Autorizzata. Ma chi verrà contro di lui farà secondo la sua volontà, e nessuno starà davanti a lui.
Questa è una bella descrizione dell'avanzata di Antioco il Grande attraverso la Celesiria e la Palestina. Una fortezza dopo l'altra caddero sotto le sue braccia. Ed egli starà nel paese glorioso, il paese della delizia. Ewald avrebbe reso "terra dell'ornamento". È certamente la terra della Giudea. che per mano sua sarà consumata. Questo certamente contraddice la storia come l'abbiamo fatta altrove. Il Revised è un po' meglio, "E nelle sue mani ci sarà distruzione", che è la traduzione di Behrmann, Keil, Hitzig e Bevan. La traduzione di von Lengcrke, Ewald, Stuart e Fuller sembra meglio prendere hlk (kalah) come se significasse "completamente". La risposta all'obiezione storica che Antioco non distrusse la Palestina, è che questa distinzione si riferisce all'Egitto; ma altrettanto poco distrusse l'Egitto
17 Gli Ebrei volgeranno la sua faccia per entrare con la forza di tutto il suo regno, e con lui i retti saranno dritti. Egli farà così, e gli darà la figlia delle donne, corrompendola, ma ella non starà al suo fianco e non sarà per lui. La LXX rende: "Ed egli porgerà (darà, dwsei) la sua faccia per entrare (ejpelqein) nella sua opera con violenza, e farà patti con lui, e gli darà una figlia dell'uomo per corromperla, ma lei non obbedirà, né sarà". Sembra che il traduttore avesse davanti a sé wTkalm, "lavoro", invece di wtwklm, "regno" - una lettura non uguale al massoretico, e μyriv; yme invece di μyrivywi, nel qual caso è preferibile la lettura LXX. La Teodozione è come quella massoretica: "Ed egli porgerà (taxei) la sua faccia per entrare con la forza di tutto il suo regno, e raddrizzerà ogni cosa con lui, e gli darà una figlia di donne per corromperla, ma essa non resterà al suo fianco, né sarà per lui". La Pescitta rende: "Ed egli volgerà la sua faccia per entrare con la forza di tutto il suo regno, e tutto il suo popolo passerà, e la figlia degli uomini gli sarà data per corromperla, ma essa non starà in piedi, né sarà per lui." La traduzione della Vulgata è indipendente dalle altre versioni: "Ed egli volgerà la sua faccia per venire ad afferrare tutto il suo regno, e farà di lui cose giuste, e gli darà la figlia delle donne per poterla rovesciare, ma ella non starà in piedi, né sarà per lui". Gli eventi qui ritratti sono ben noti. Antioco raccolse tutte le sue forze in vista della conquista dell'Egitto, poi, allarmato dai progressi di Roma e dalla caduta di Filippo di Macedonia, cambiò il suo piano. Gli Ebrei cercarono ora di ottenere che Tolomeo fosse suo alleato, e gli diedero in moglie sua figlia Cleopatra, con la Celesiria come dote. La sua idea era che lei sarebbe rimasta sempre al suo fianco, sarebbe stata la sua spia alla corte di suo marito e avrebbe sempre guidato la politica dell'Egitto nelle linee che desiderava. Le sue speranze furono frustrate. Non fu corrotta per essere falsa verso il marito. A riprova di ciò, quando gli eserciti di suo padre furono sconfitti dai Romani, si unì al marito nell'inviare congratulazioni al Senato di Roma
18 Dopo queste cose volgerà la faccia verso le isole e ne prenderà molte, ma il principe farà cessare l'obbrobrio da lui offerto, senza il suo vituperio lo farà ritorcere contro di lui. La traduzione della LXX è quasi incomprensibile: "Ed egli volgerà (dwsei) la sua faccia contro il mare, e prenderà molti (pollouv), e volgerà l'ira del loro rimprovero in un giuramento contro il suo rimprovero". Il traduttore aveva letto μyl invece di μyyal. Il professor Bevan avrebbe ingegnosamente fornito alcune parole al greco. Tutto sommato sembra quasi impossibile spiegare la relazione tra il testo massoretico e quello usato dalla Settanta. La teodozione è molto più breve: "Gli Ebrei volgeranno la faccia verso le isole, e ne prenderanno molte, e faranno cessare i governanti dal loro vituperio; ma il suo vituperio si ritorcerà su di lui". La Pescitta rende: "Ed egli volgerà la faccia verso le isole del mare, e ne conquisterà molti, e un principe di vituperio farà cessare di averlo, e il suo biasimo tornerà su di lui." La Vulgata è strettamente imparentata con la Peshitta. Renderemmo l'ultima frase, con Behrmann: "Sì, gli ripagherà il suo rimprovero". Gli eventi a cui si fa riferimento sono abbastanza chiari e ovvi. Antioco il Grande approfittò della disastrosa sconfitta inflitta a Filippo di Macedonia dai Romani, per impadronirsi di molte delle isole dell'arcipelago. Gli Ebrei non solo presero possesso di tutti i domini asiatici di Filippo, ma attraversarono l'Europa e si impadronirono della Tracia. I Romani chiesero che si ritirasse da tutti i precedenti domini di Filippo. Gli Ebrei rifiutarono, e ne seguì la guerra, in cui, dopo essere stato cacciato dall'Europa, fu completamente sconfitto a Magnesia da Lucio Scipione, e costretto a cedere tutti i suoi domini a ovest del Tauro
19 Allora volgerà la faccia verso la fortezza del suo paese, ma inciamperà e cadrà e non sarà trovato. Le versioni non presentano alcun motivo per fare osservazioni. Dopo la sua sconfitta, Antioco non solo fu costretto a sottomettersi alla perdita di gran parte del suo impero, ma fu giudicato a pagare tutte le spese della guerra, stimate in diciottomila talenti euboici. Giustino racconta così la morte di Antioco: "Nel frattempo in Siria il re Antioco, caricato di pesanti tributi dopo la sua sconfitta da parte dei Romani, sia spinto dalla mancanza di denaro che spinto dall'avarizia, lusingandosi che, con il pretesto della necessità, avrebbe potuto con una scusa giusta commettere un sacrilegio, assalì con una forza armata di notte il tempio di Giove (Bel) in Elimaide, ma essendo stato scoperto il tentativo, C'era una folla di abitanti, ed egli fu ucciso con tutte le sue forze". La somiglianza tra il destino di Antioco il Grande e quello di suo figlio Epifane è così sorprendente da gettare sospetti sull'uno o sull'altro di essi
20 Allora sorgerà nel suo stato un esattore di tasse per la gloria del regno, ma entro pochi giorni non sarà distrutto, né in collera, né in battaglia. La traduzione dei LXX differisce molto da questa: "Allora una pianta sorgerà dalla sua radice per la restaurazione (ajnastasiv) del regno, un uomo che colpirà la gloria di un re". È impossibile trovare un collegamento tra la frase di apertura di questa e la clausola corrispondente nel Massoretic. Alcune delle altre clausole contengono echi del Massoretico, o viceversa. La prima frase del versetto 21 della LXX appartiene in realtà a questo versetto: "Negli ultimi giorni egli sarà spezzato, né in ira né in guerra", che recita così, μyniroha ('aharoneem) invece di μydiha ('ahadeem). Teodozione concorda nella prima frase con la Settanta, ma è ugualmente inintelligibile: "Sorgerà dalla sua radice colui che rimuove una pianta del regno; Sulla sua preparazione egli agirà (prasswn), la gloria del regno: eppure in quei giorni sarà spezzato, e non apertamente (ejnproswpoiv) né resisterà in guerra". La Pescitta rende: "Al suo posto sorgerà colui che farà passare un governante attraverso la gloria dei tuoi re; e in pochi giorni non sarà distrutto, né in tumulto, né in battaglia". La Vulgata dice: "Al suo posto starà una persona vile (vilis-simus) e indegna della dignità regale; e in pochi giorni non sarà più sconfitto né con furore, né in battaglia". Per quanto sia difficile l'interpretazione delle parole, altrettanto difficile è trovare il riferimento. Seleuco Filopatore, che succedette ad Antioco, potrebbe essere definito un "esattore di tasse", poiché doveva soddisfare al meglio le pesanti richieste del tesoro romano. La resa dei Revised si adatta anche, "facendo passare l'esattore attraverso la gloria del regno". Il riferimento potrebbe essere a Eliodoro, se ci fosse qualche probabilità che abbia mai fatto una spedizione per saccheggiare il tempio. Certamente la storia in 2 Maccabei lo rende dubbio. Non è probabile che la Palestina sia esente da tassazione. A un ebreo residente in Palestina, la cui terra era stata l'occasione di tante guerre, poteva ben sembrare la gloria del regno siriano. Ma entro pochi giorni sarà distrutto. È difficile capire come lo scrittore abbia potuto considerare il regno di Seleuco Filopatore solo pochi giorni. Il suo regno di dodici anni fu certamente molto più breve di quello di suo padre Antioco, ma più lungo di quello di Epifane suo fratello, o di Seleuco III suo zio. Le versioni greche non danno questa clausola. Se non ricorriamo al rimedio un po' disperato di alterare la lettura, siamo costretti a misurare i giorni trascorsi dalla tassazione della Giudea. Si potrebbe dire molto per la lettura dei LXX Ebrei saranno distrutti, né con ira, né in battaglia. Se possiamo assumere come corretto il racconto non supportato di Appiano, secondo cui Seleuco IV fu assassinato da Eliodoro, possiamo vedere che fu distrutto "non in battaglia". Trasmette un'idea dei fatti del caso diversa da quella data in Appiano, quando diciamo che "non fu distrutto dalla rabbia". Inoltre, il fatto che Giuseppe Flavio si riferisca alla morte di Seleuco Filopatore in termini che implicano che non sapesse nulla della sua morte violenta, rende il suo presunto assassinio da parte di Elio-doro quantomeno dubbio
21 E nel suo stato sorgerà un vile, al quale non si darà l'onore del regno, ma egli entrerà pacificamente, e otterrà il regno con lusinghe. Come detto sopra, la frase di apertura di questo versetto, come appare nella Septuaginta, appartiene in realtà al versetto precedente: "E al suo posto sorgerà una persona meschina (eujkatafronhtov), e la gloria di un re non gli sarà data, ed egli verrà all'improvviso, e il re sarà forte nella sua eredità". Evidentemente il traduttore ha omesso la reduplicazione e ha derivato la parola twOqlqlj (halaqlaqqoth) da hqlj, (hel' qah), "una porzione", "un'eredità". La traduzione di Teodozione non è molto intelligibile: "Sulla sua preparazione sarà ridotto a nulla, e non gli daranno la gloria del regno, egli entrerà prosperamente (ejn eujqhnia), e sopraffarà il regno con lusinghe". È, tuttavia, più conforme al testo massoretico. La Pescitta è in pratico accordo con la Massoretica, e la Vulgata si legge come se fosse una traduzione della Peshitta. Si presume che si tratti di Antioco Epifane, ma ci sono notevoli difficoltà. Una persona vile . Certamente era moralmente abbastanza vile, anche se non così vile come alcuni dei re d'Egitto, i suoi contemporanei o alcuni dei suoi stessi antenati. Il significato di hzbn è "rifiutato, disprezzato". Isaia 53:3 Può darsi che derivi dall'idea che i Romani avessero respinto Epifane come ostaggio, e avessero chiesto invece Demetrio, figlio di Seleuco, e così Epifane ebbe l'opportunità di tornare in Siria. Questo, tuttavia, non è l'aspetto che la questione assume in Appian. Seleuco appare come la parte che desidera il cambio di ostaggio. Ai quali non daranno l'onore del regno. Certamente non è così; egli aveva il regno tanto quanto suo fratello; era riconosciuto come re. Gli Ebrei certamente non avevano il potere che aveva suo padre prima della sua sconfitta a Magnesia, ma aveva tutto ciò che le condizioni semi-suddite della Siria permettevano. Gli Ebrei entreranno pacificamente. Anche questo è dubbio, perché Eumene di Pergamo sostenne le sue pretese con un esercito. Ottieni il regno con lusinghe. Anche questa non è una caratteristica importante dell'ascesa di Antioco. La Settanta, come si vedrà, separa la persona vile a cui non dovrebbe essere data la gloria del regno, e il re che dovrebbe essere forte nella sua eredità. Se fossimo sicuri che Appiano avesse seguito Polibio, potremmo vedere nella prima parte del verso Eliodoro, e nella seconda la venuta di Epifane
Ver. 21.-
Dissimulazione riuscita
LA DISSIMULAZIONE HA SPESSO PIÙ SUCCESSO DELLA VIOLENZA. L'usurpatore di successo è noto per essere una "persona vile"; il popolo non gli conferisce volentieri gli onori della regalità, ma egli li afferra per sé; eppure non perpetra alcuna violenza per ottenerli. Gli ebrei conquistano il potere con la dissimulazione
1.) Ma la dissimulazione è più comune in un'epoca di civiltà avanzata. La violenza appartiene a tempi più semplici. Man mano che la vita diventa più complessa, il male diventa più sottile
2.) Ha il massimo potere in un momento di corruzione morale. Quando la moralità è corrotta, la facoltà di discernimento della coscienza è accecata. L'inganno ha più successo con coloro che hanno perso il chiaro giudizio che risulta dall'intuizione diretta della purezza
3.) Ha più successo in circostanze di prosperità materiale. Allora siamo fuori dalla nostra guardia e siamo tentati da un falso sentimento di sicurezza basato sul mero godimento dell'agio presente
II IL SUCCESSO DELLA DISSIMULAZIONE È PIÙ DANNOSO PER IL MONDO DEL SUCCESSO DELLA VIOLENZA. I più grandi nemici di uno Stato sono i suoi traditori. I peggiori nemici di una religione sono i suoi seguaci ipocriti. I nemici più pericolosi che un uomo possa avere sono i suoi amici lusinghieri. In tali casi
(1) il male viene riconosciuto più lentamente;
(2) è meno odiato energeticamente; e
(3) si resiste con più difficoltà
III ANCHE SE LA DISSIMULAZIONE PUÒ AVERE SUCCESSO PER UN CERTO TEMPO, LA VERITÀ ALLA FINE TRIONFERÀ. C'è "una fine" al "tempo fissato". ver. 27; Daniele 12:1,2
1.) Per sua stessa natura, il male dichiara in ultima analisi il suo vero carattere. Se rimanesse sempre nascosto, avrebbe poco effetto. Con la dissimulazione si conquista il potere, che nell'essere usato getta via la maschera
2.) Quando il male viene dichiarato, si vede che è odioso e debole. Una volta abbastanza conosciuto, perde la sua attrattiva e diventa una cosa spregevole
3.) Dio interverrà finalmente per distruggere tutte le false apparenze e giudicare il mondo in verità secondo il carattere e la condotta reali. Alcune forme di inganno possono persistere fino a quel grande giorno del giudizio; ma nessuno può sopravvivere. Allora tutte le azioni appariranno nella luce bianca della verità
4.) È saggio e prudente (oltre che giusto) cercare la verità e vivere veramente, perché solo il vero può vivere nel grande futuro dell'eternità. Apocalisse 21:27
Vers. 21-45.
Il successo specioso di un cattivo monarca
C'è del mistero nel fatto che, sotto l'amministrazione di un Dio giusto, gli uomini malvagi dovrebbero essere elevati al rango più alto. Eppure, per quanto malvagio sia, sarebbe probabilmente un male più grande impiegare la sola forza per impedirlo. È evidente che Dio governa tra gli uomini per mezzo di agenti morali. Questa è una circostanza tra le "tutte le cose" che "cooperano al bene" degli eletti di Dio
AGLI UOMINI CATTIVI È PERMESSO DA DIO DI SALIRE SUI TRONI IMPERIALI. C'è un senso in cui è vero che "Dio innalza uno e ne abbatte un altro" Eppure non è vero che Dio agisce separatamente dagli uomini, né è responsabile di alcun atto ingiusto. Senza il suo permesso non poteva essere; Ma se il potere dovesse interferire per prevenire il male, ciò significherebbe rendere virtuosi con la costrizione, ciò significherebbe distruggere la natura essenziale della virtù. Il popolo d'Israele, ai tempi di Samuele, chiedeva a gran voce un re. Dio non approvò; eppure, in preda all'ira, permise loro di avere un re. Né sarebbe servito a Dio dare a Israele un re "secondo il suo cuore". A quel tempo il popolo non avrebbe tollerato un simile principe. È molto chiaro che Dio non attribuisce alcun valore elevato alle più alte distinzioni terrene. Le ricchezze, le dignità e gli scettri della terra non sono ritenuti degni di essere una ricompensa per i suoi amici. Le ricchezze e le sovranità spesso toccano ai più vili degli uomini, prova evidente di quanto Dio apprezzi tali possedimenti. "Ciò che è altamente stimato dagli uomini è spesso un abominio agli occhi di Dio." I saggi del regno di Dio non invidieranno nessuno dei favoriti della fortuna
II LE AUDACI ARTI DELLA FRODE E DELL'INGANNO TROVANO SPESSO UN SUCCESSO PASSEGGERO. Dal momento in cui Antioco fu liberato da Roma, fino all'ora della sua morte, egli studiò le più astute arti della doppiezza e del tradimento. Se gli uomini vogliono far sì che una menzogna abbia successo, devono renderla abbastanza grande e pronunciarla con audacia, ed essa viaggerà in lungo e in largo. Allo stesso modo, qualsiasi atto di malvagità avrà più successo se sarà compiuto con sfrontatezza sfrontata. Antioco non permise ad Antioco di prendere in considerazione la verità, né il dovere, né il sentimento, né la propria coerenza. Essere a torto o a ragione un monarca su una vasta area: questa era la sua unica ambizione, e a questa divinità malvagia tutto era sacrificato. Se la menzogna, o il riserbo, o l'inganno, o la tergiversazione, servivano a lui, si ricorreva a tutti. Nessun patto, o trattato, o promessa, emanata da lui, valeva un soldo. Ebrei era più un demone che un uomo; perché tutte le qualità virili erano state abbandonate. Agli occhi dei suoi cortigiani e generali sembrerebbe che questo corso di vita abbia assicurato il successo; eppure fu un successo molto dubbio e molto effimero. Ammesso che sia continuato, più o meno, per tutta la sua vita; Questo fu solo un periodo di undici anni. Per valutare con esattezza il successo della vita di un uomo, dobbiamo misurarlo non in anni, ma in secoli, non in base all'ora fugace del tempo, ma in base alla sua continuazione per l'eternità. Da tempo i posteri hanno ribaltato il giudizio dei contemporanei di questo re siriano. Il disprezzo e l'avversione sono la sua eredità
III LA MALVAGITÀ RIUSCITA, ATTIRA DALLA SUA PARTE UOMINI MALVAGI. La maggior parte degli uomini è più adatta a seguire che a comandare. Se solo apparisse un capo audace e assertivo, folle di uomini più deboli si attaccherebbero alla sua persona; e se solo si può guadagnare qualcosa, sia esso il bottino terreno o la gloria, l'appetito dell'avarizia sarà acutamente stuzzicato. La testimonianza pubblica e fedele di un uomo buono rafforzerà la fiducia dei santi più deboli e farà battere più forte il polso della pietà. Questo ha l'effetto di avvicinare più strettamente gli spiriti giusti e, di conseguenza, di aumentare la loro separazione dai malvagi. Quindi è anche un fatto che il successo pubblico di un uomo cattivo (specialmente se è un oppositore e un persecutore della Chiesa) servirà a distaccare gli ipocriti e gli autoingannatori dalla causa della verità e della giustizia. La violenza vittoriosa e la palese profanità di Antioco separarono gli empi ebrei dai pii. Poi si scoprì che molti di coloro che osservavano i riti sacri del giudaismo erano atei nel cuore, ed erano più desiderosi di condividere il bottino del sacrilegio che di difendere il loro tempio e il loro Dio. Nei giorni di prosperità e di pace, le moltitudini si accontentano di una fede superficiale. Ma la persecuzione è una prova severa, e ben mette in evidenza il carattere genuino e spurio
IV LA MALVAGITÀ DI SUCCESSO SERVE A FORTIFICARE IL CORAGGIO E LA FEDE DEI GIUSTI. La violenza tirannica di Antioco spinse gli uomini buoni ad avvicinarsi a Dio; li ha portati a esaminare i fondamenti della loro speranza; li portò alla fonte della forza divina; li disponeva ad infiammare lo zelo l'uno dell'altro. Benché i pii di Gerusalemme fossero un piccolo gruppo, resistettero con eroica fortezza all'invasore profano; e se non ebbero subito successo, la loro devozione alla causa ebraica sviluppò presto sufficiente abilità marziale per sconfiggere e scacciare il nemico. Dal male è venuto il bene. Se non fosse stato per la violenza e il sacrilegio di Antioco, gli ebrei avrebbero portato il giogo dei monarchi siriani. Ma ora un eroe ebreo - Giuda Maccabeo - viene portato al fronte, che decide l'audace impresa dell'indipendenza ebraica. Se il vizio può essere audace e intrepido, molto più dovrebbe essere la virtù
ATEISMO E SUPERSTIZIONE VANNO DI PARI PASSO. È istruttivo osservare come la mente di questo re usurpatore vacilli sulla questione della religione. Gli ebrei che cercarono di detronizzare il vero Dio dal suo seggio a Gerusalemme e di rovesciare i suoi altari, cercarono anche di intronizzare il mitico idolo Giove e di erigere un altare per questa divinità immaginaria. L'uomo deve adorare in qualche modo. La sua facoltà religiosa ha bisogno di un po' di esercizio. Se il vero Dio viene rigettato, deve essere inventato un dio contraffatto. Bene affermarono i capi della Rivoluzione francese: "Se non c'è Dio, dobbiamo farne uno" Ma, in verità, Antioco non credeva in nulla se non in se stesso. Il mondo esisteva per lui. Gli eserciti esistevano per lui. La vita degli uomini, o la felicità familiare, o il benessere nazionale, o i templi della religione, non erano considerati nulla, se apparentemente contrari al suo vantaggio. Ebrei era semplicemente un mostro di egoismo egoistico. Gli ebrei avrebbero potuto dire veramente: "Siria? sono io! Il mondo? È solo per me!" Se sembra servire a un capriccio passeggero, viene eretto un tempio per qualche divinità romana. Se c'è bisogno di denaro per la guerra, egli spoglierà ogni tempio dei suoi tesori. L'unica divinità che la sua anima adorava era la forza, il potere volgare
LA MALVAGITÀ E LA TIRANNIA DEVONO ALLA FINE CEDERE A UN GOVERNO DIVINO. Anche gli uomini buoni a volte sono impazienti di vedere il progresso e il successo della malvagità. Nella loro angoscia spesso gridano: "Fino a quando? O Signore, fino a quando?" Ma Dio non si muove, nella sua amministrazione del mondo, con fretta prematura. "È fissato il tempo in cui l'iniquità cesserà di avere successo e in cui la completa retribuzione colpirà l'uomo ingiusto. Un tiranno reale può anche sbattere la testa contro un muro di granito, e meglio, che lavorare contro Dio, o gettarsi contro i capi dello scudo dell'Onnipotente. Nel bel mezzo di un apparente successo, un uomo del genere sente spesso che il destino (come lo chiama lui) è contro di lui. Stranamente i suoi fini sono stati sconfitti, come quelli di Napoleone da una tempesta di neve. Il guerriero più potente sta lavorando, con il suo rumore impetuoso, all'interno di un cerchio molto piccolo; e tutti gli eventi imperiali e marziali sono abbracciati nel supremo scopo e amministrazione di Dio. Siano le apparenze, come possono: "Dio ha preparato il suo trono nei cieli"; "Il suo regno domina su tutto". Gli atti per ultimi, la ricompensa e la retribuzione saranno distribuite da mani reali e imparziali. Ognuno riceverà "la dovuta ricompensa delle sue opere". La fine di Dio può essere lontana, umanamente parlando, eppure "sicuramente verrà". Benché tarda, la fede di un bambino lo aspetterà. - D
22 E con le braccia del diluvio saranno sommersi d'innanzi a lui, e saranno infranti, sì, anche il principe dell'alleanza. La traduzione della LXX è molto ampia di questo: "E spezzerà le braccia spezzate davanti a lui". Benché questo sia molto più breve del testo massoretico, tuttavia l'affermazione contraddittoria che le braccia già spezzate sono spezzate davanti a lui è decisiva contro l'accettazione assoluta dell'evidenza della Settanta. La Teodozione concorda con i massoretici, non con i versinn inglesi: "E le braccia del traboccante saranno traboccate d'innanzi a lui, e saranno spezzate, anche il capo del patto". La Pescitta è molto diversa, simile al testo massoretico e a quello dei Settanta, "; Ed egli menerà i loro prodi della città, ed essi saranno spezzati d'innanzi a lui, sì, il capo del patto". La Vulgata si trova in una relazione più stretta con quanto sopra che con il testo massoretico o le versioni greche: "Le armi (brachia) di uno che combatte saranno scacciate (expugnabuntur) dal suo volto, e saranno spezzate inoltre, e (insuper et) il capo del patto". Il riferimento qui sembra essere alla campagna, se ci fu una campagna, con la quale Epifane si assicurò il trono di Siria. Il principe dell'alleanza. Chi possa essere è impossibile dirlo. L'idea sostenuta da Hitzig, Bevan, Behrmann, che si riferisce a Onias III, si fonda sulla narrazione assolutamente antistorica di RAPC 2Ma 4. L'opinione di Moses Stuart è che si tratti di un sovrano che aveva una lega di amicizia con Epifane. Il riferimento potrebbe quindi essere a Eumene o Attalo, che sosteneva le pretese di Antoc. Negeed bereeth può essere esplicativo del suffisso prenominale in milpanayo, "prima di lui". Come osserva acutamente Stuart, se il riferimento in bereeth fosse stato al patto divino con gli ebrei, avremmo avuto habbeereth
23 E dopo l'alleanza conclusa con lui, egli opererà con inganno, perché salirà e si rafforzerà con un piccolo popolo. La traduzione dei LXX è: "E con il patto e un popolo schierato, egli inventerà una menzogna, anche contro una nazione forte con (ejn) un piccolo popolo". La traduzione di Teodozione è alquanto difficile da comprendere: "A causa delle leghe contro di lui, egli farà un compagno, e salirà e le dominerà con poche persone". La Pescitta è molto simile alla Teodozione, solo l'ultima frase di questo versetto è considerata la prima del successivo. La Vulgata è più vicina alla Massoretica di qualsiasi altra versione antica: "E dopo aver stretto amicizia con lui, egli commetterà frode, e salirà e conquisterà con un piccolo numero". Il riferimento qui è agli eventi oscuri che hanno partecipato alla contesa - se ci fu una competizione - che portarono Epifane ad assicurarsi il trono. L'alleanza potrebbe riferirsi alla sua lega con Eumene. Appiano attribuisce come motivo dell'aiuto dato a Epifane da Eumene, che era per guadagnare la sua amicizia. Solo Appiano menziona "Attains ed Eumenes", come se fossero sovrani separati; ma Attains era fratello di Eumene e, al tempo dell'arrivo di Epifane, inviato di suo fratello a Roma. Potrebbe esserci un qualche fondamento di fatto, e questo spiegherebbe l'affermazione nel testo. Le speranze di Eumene, se voleva rafforzarsi con un'alleanza con Epifane, furono probabilmente presto frustrate, poiché Epifane si trovò coinvolto in un conflitto con l'Egitto
24 Gli Ebrei entreranno pacificamente nei luoghi più grassi della provincia, ed egli farà ciò che i suoi padri non hanno fatto, né i padri dei suoi padri hanno fatto: disperderà fra loro la preda, il bottino e le ricchezze, e predirà le sue insidie contro le fortezze, anche per un certo tempo. La traduzione della LXX è: "Improvvisamente egli desolerà la città, e farà cose che i suoi padri non hanno fatto, né i padri di suo padre, e darà loro dei prigionieri pronomh, Deuteronomio 21 e bottino e ricchezze; e contro la città forte sarà predetto un complotto (dianohqhsetai), e i suoi ragionamenti sono vani". Nella prima frase, μmv; w sembra essere stato letto al posto di yNemivimW. Medeena è presa nel suo significato siriaco. È difficile capire quale lettura possa produrre sia la traduzione massoretica che quella dei Settanta. La teodozione differisce sia da questa che dal massoretico: "E in abbondanza, e nei luoghi grassi egli spargerà il grano e farà ciò che i suoi padri non hanno fatto, né i padri dei suoi padri; e disperderà fra loro i prigionieri (pronomhn), e il bottino e i possedimenti, e contro (ejp) l'Egitto escogiterà stratagemmi, anche per un certo periodo". La Pescitta è come la Massoretica. Unisce quella che è considerata l'ultima frase del versetto presente e omette "pacificamente"; le ultime parole di questo versetto sono trasferite al successivo. La Vulgata è più legata alla Teodozione che al testo massoretico: "Ed egli entrerà in città abbondanti e ricche". La restante parte del versetto concorda con il testo massoretico. Gli eventi qui indicati sono alquanto difficili da identificare. Le storie di questo periodo sono scarse e, con l'eccezione di Polibio, la cui opera è giunta a noi in condizioni frammentarie, non molto affidabili. Inoltre, le letture sono incerte in una parte del versetto. Si ritiene generalmente che descriva il primo ingresso di Epifane in Palestina o in Egitto - più in generale quest'ultimo - un'opinione condivisa da Teodozione. Le versioni inglesi non mettono in evidenza il probabile significato, sebbene la loro traduzione concordi con l'indicazione massoretica, "Ciò che i suoi padri non hanno fatto", ecc. Si fa probabilmente riferimento alle ripetute invasioni trionfali dell'Egitto. Dispositivi di previsione contro le forti prese. Questo potrebbe riferirsi all'assedio di Alessandria, che egli stava per iniziare quando fu costretto dall'inviato romano, Popilio Lena, a desistere; ma questo è evidentemente l'argomento del versetto successivo. Possiamo capire più facilmente questo versetto se lo consideriamo come un riassunto di tutto il regno di Antioco
25 Egli innalzerà la sua potenza e il suo coraggio contro il re del sud con un grande esercito, e il re del sud sarà incitato a combattere con un esercito molto grande e potente, ma egli non resisterà, perché prediranno insidie contro di lui. Le versioni non presentano alcun punto di osservazione, salvo che, invece di "re del sud", la Settanta ha, come al solito, "il re d'Egitto". Si suppone che questo sia un resoconto compendioso della seconda delle guerre condotte da Epipbanes contro l'Egitto; ma si adatta meglio al primo. Questa volta i Romani avevano dichiarato guerra a Perseo, re di Macedonia, e Antioco, vedendo che non avrebbero conquistato facilmente la Macedonia, considerarono l'occasione adatta per assalire l'Egitto e strappare a Tolomeo Filometore Celesiria, che suo padre aveva dato in dote con Cleopatra, sua figlia. Lo stato dell'Egitto presentava un aspetto eminentemente speranzoso per un assalitore. La corte d'Egitto era piena di intrighi e tradimenti; il centro dell'intrigo era il fratello del re, Tolomeo, soprannominato Physeon. Il re, Tolomeo, era giovane; I suoi generali, tuttavia, raccolsero la sfida e misero in campo un grande esercito; ma l'esercito fu sconfitto e Antioco avanzò fino a Menfi. Tolomeo fu fatto prigioniero da suo zio e Physeon suo fratello salì al trono. La sconfitta di Filometore si supponeva fosse in gran parte dovuta al tradimento
26 Quelli che si nutrono della parte del suo cibo lo distruggeranno, il suo esercito traboccherà, e molti cadranno uccisi. La traduzione dei Settanta qui è diversa: "E le sue preoccupazioni lo consumeranno e lo allontaneranno, ed egli passerà (e sibilerà, katasuriei); e molti cadranno feriti". Paulus Tellensis rende katasuriei con (nigrooph), "traboccherà", come se avesse letto katareusetai, o forse katasurei, sebbene non rappresenti esattamente l'ebraico. Teodozione è simile al massoretico: "E mangiano le sue provviste e lo franteranno; ed egli traboccherà le potenze, e molti cadranno feriti". Il racconto dell'invasione dell'Egitto da parte di Epifane si trova in RAPC 1Ma 1:18. Il traduttore dei Settanta, sembra aver letto, invece di wOgbAtP ylekaOw (veochlay path-bago), wytgad Wlkaw (veachloo dageothav). Sembrerebbe che ci sia stata anche una certa confusione tra lyhi (tallone), "forza", e dlh (halach), "andare". La traduzione della Pescitta è: "Coloro che mangiano la sua carne lo distruggeranno, e il suo esercito sarà disperso, e molti cadranno feriti". La Vulgata è strettamente legata a questo. Questo si riferisce al tradimento che si presume sia stato all'opera e che abbia causato il rovesciamento di Filometore nella sua contesa con suo zio. La versione dei Settanta è più pittoresca e più conforme ai fatti. Le preoccupazioni potrebbero divorare Tolomeo Filometore: il tradimento del suo esercito e suo fratello che occupa il suo trono. Certamente fu sconfitto, trasformato in asae, e fu costretto ad accompagnare il vincitore come prigioniero, mentre l'Egitto era devastato (katasurei)
27 E il cuore di questi due re sarà di fare il male, e si pronunceranno menzogne alla stessa mensa, ma non riuscirà, perché la fine sarà ancora al tempo stabilito. La versione dei Settanta è: "E due re ceneranno da soli allo stesso tempo, e mangeranno allo stesso tavolo, e pronunceranno menzogne, e non prospereranno". Il traduttore ha letto μdbl invece di μbbl. La Teodozione è più vicina al Massoretico, concordando in questo con la Pescitta e la Vulgata. Il probabile riferimento è a Tolomeo Filometore, trasportato praticamente prigioniero con l'esercito dello zio, mentre Epifane portava avanti la sua invasione dell'Egitto. Cenarono a un tavolo, e probabilmente si ingannarono a vicenda. Lo scopo di Tolomeo era quello di far detronizzare il fratello usurpatore Fiscone; lo scopo di Antioco era quello di possedere l'Egitto per sé. Rashi vede in questo un riferimento alle liti e alle riconciliazioni che diversificarono il conflitto tra Giovanni Ircano II e suo fratello Aristobulno. Jephet-ibn-Ali fa dei due re l'Arabia e Roma, poiché, secondo lui, questi sono rispettivamente i re del sud e del nord. Ma la fine sarà al tempo stabilito. L'avanzata di Antioco fu interrotta dai Romani
28 Allora egli tornerà nel suo paese con grandi ricchezze, e il suo cuore sarà contro il patto santo, farà prodezze e tornerà al suo paese. Le versioni greche e la Vulgata sono in stretto accordo con il testo massoretico. La Pescitta si differenzia solo per l'omissione dell'ultima frase, che sembra certamente una ridondanza. Al suo ritorno dalla sua campagna d'Egitto, Epifane, apprendiamo da RAPC 1Ma 1:20-23, saccheggiò il tempio di tutti i suoi tesori. Sull'autorità un po' sospetta di RAPC 2Ma 4. alcuni hanno fatto riferimento alla voce diffusa che Antioco era morto, e che, approfittando di ciò, Giasone si impadronì della città e cacciò Menelao nella cittadella; e che, a causa di questo tumulto, Antioco, immaginando che la Giudea si fosse ribellata, si ritirò dall'Egitto e si vendicò di Gerusalemme, prendendola d'assalto. La strage inflitta è confermata da altre autorità; ma la resistenza implicita nell'affermazione che egli prese la città con la forza delle armi (dorualwton) è contraddetta da Giuseppe Flavio e da 1 Maccabei
Prosperità malvagia
LA PROSPERITÀ TEMPORALE PUÒ ESSERE RAGGIUNTA INDIPENDENTEMENTE DALLA BONTÀ MORALE. Non si trova nell'esperienza che il vecchio ideale ebraico sia realizzabile, in cui tutti i giusti prosperano, e i malvagi sono tutti nelle avversità. Giobbe 36:11,12 Gli uomini malvagi spesso si arricchiscono e prosperano nel successo esteriore. Salmi 73:3
1.) Questa non è una prova della debolezza delle forze morali e spirituali nell'economia della vita,
(1) perché la prosperità fisica è fatta dipendere in gran parte da cause fisiche;
(2) perché l'energia della volontà e la capacità intellettuale possono esistere indipendentemente dal valore morale, e possono assicurare il successo temporale;
(3) perché l'avversità non è considerata da Dio come un male supremo, né la prosperità come un bene supremo: entrambe sono subordinate a scopi più alti;
(4) Perché la giustizia e il diritto non hanno spazio in questo mondo per effettuare il loro trionfo finale
2.) Questo dovrebbe metterci in guardia dalle conclusioni errate
(1) che la nostra prosperità è una prova della nostra bontà; e
(2) che è una prova del favore di Dio
QUANDO LA PROSPERITÀ TEMPORALE È GODUTA SENZA BONTÀ MORALE, È PROBABILE CHE SIA UNA MALEDIZIONE PER CHI LA POSSIEDE
1.) Tutti gli usi superiori della prosperità saranno trascurati. Questi sono di elevare i nostri cuori a Dio e al suo amore, di dare tempo libero dalla cura per il servizio di Dio e di elargire talenti per il bene dell'umanità. Se si trascurano gli usi superiori della prosperità, la prosperità non può che degradarci
1.) È probabile che diventiamo eccessivamente soddisfatti di noi stessi. La polvere brilla come l'oro alla luce del sole, e le persone indegne sono tentate di pensare di avere un grande valore quando il sole della prosperità splende su di loro. Di qui l'orgoglio infondato, la vanità e la cecità, la povertà dell'anima, la colpa del peccato e il pericolo di rovina
2.) Siamo inclini a porre il nostro cuore sulle comodità temporali. Questo pericolo segue sempre la prosperità. Può essere mitigata dai giusti pensieri spirituali dei bisogni dell'anima, che nessun possedimento terreno può soddisfare, e dai tesori celesti infinitamente più preziosi. Dove tali pensieri non sono accarezzati, il pericolo è grande
3.) Siamo inclini a sopravvalutare le capacità delle ricchezze terrene, a supporre che possano proteggere il futuro dal male
4.) Se abbiamo cominciato a camminare per vie malvagie, saremo induriti e affrettati in esse dall'assenza di controlli necessari, e sotto l'influenza di sciocchi sentimenti di trionfante successo
29 Al tempo stabilito egli ritornerà e verrà verso il mezzogiorno, ma non sarà come il primo o come il secondo. La LXX non differisce materialmente da questo, salvo che ha l'Egitto, come al solito, come sud, e afferma che il re del nord entrò in Egitto. La Teodozione è anche in accordo pratico con il testo delle Massoretie. La Pescitta è molto più breve, e differisce molto dalla precedente, così come da tutte le altre versioni: "E farà nella prima e nella seconda". Sembra che ci sia stato qualcosa di omesso, la Vulgata dà una diversa traduzione dell'ultima frase: "L'ultimo non sarà come il primo". Il riferimento è alla seconda spedizione di Antioco in Egitto. I suoi due nipoti, le cui liti e rivalità egli aveva sperato di utilizzare per i suoi scopi, erano ora apparentemente riconciliati; si accordarono per un'occupazione congiunta del trono. Si suppone che questa seconda spedizione avesse lo scopo, se possibile, di rompere questo accordo
30 Poiché le navi di Chittim verranno contro di lui; perciò egli sarà rattristato, tornerà e si sdegnerà contro il patto santo; così farà; tornerà e avrà notizia di coloro che abbandonano il patto santo. Come i LXX non oscurano il riferimento all'Egitto, così qui chiamano le navi di Chittim JRomaioi. La traduzione è: "E i Romani verranno, lo scacceranno e lo faranno adirare, ed egli tornerà e si adirerà contro il patto del santo, e farà e tornerà e tramerà contro coloro a causa dei quali hanno lasciato il patto del santo". Teodozione rende in modo leggermente diverso: "Coloro che vengono da Chittim assaliranno, ed egli sarà umiliato, e tornerà e si infurierà contro i patti del santo. Ed egli farà e ritornerà, e avrà intelligenza contro quelli che sono stati lasciati al santo patto". La Pescitta rende più in armonia con il testo massoretico: "Coloro che vengono contro di loro dalle linee di Chittim, lo spezzeranno, ed egli si volgerà e si adirerà contro il santo patto, e avrà intendimento con coloro che abbandonano il santo patto". La traduzione della Vulgata è singolare: "E verranno contro di lui i triere (navi da guerra, trihreiv) e i Romani, ed egli sarà, battuto, e ritornerà, e si infurierà contro il testamento (testamentum, patto) del luogo santo e lo farà, tornerà e tramerà contro coloro che hanno lasciato il testamento (testamebtum) del luogo santo". Le navi di Chittim sono le navi romane, che portano gli inviati del Senato con C. Popilio Lena alla loro testa. Gli Ebrei consegnarono ad Anti-Ibó le tavolette su cui erano incisi i desideri del Senato. Antioco era allora alla vigilia dell'inizio dell'assedio di Alessandria e del completamento della conquista dell'Egitto. Avendo letto che il Senato di Roma desiderava che si astenesse dall'attaccare gli alleati della Repubblica, Antioco disse che avrebbe risposto dopo essersi messo d'accordo con i suoi amici. Lsenas si avvolse in cerchio con il bastone sulla sabbia e gli chiese di dare la sua risposta prima di lasciare il cerchio. Antioco dovette sottomettersi. Avrà indignazione contro il santo patto. Non è certo se Antioco fosse personalmente presente al saccheggio di Gerusalemme o se avesse presieduto al massacro degli ebrei, ma è praticamente certo che in questo periodo iniziò il tentativo sistematico di sopprimere l'ebraismo. E abbiate intelligenza con coloro che abbandonano il patto santo. Non è improbabile che Antioco sia stato incoraggiato a fare il tentativo che fece, dal fatto che così tante persone di alto rango erano ellenizanti. RAPC 1Ma 1:11-15, in cui si fa riferimento a coloro che abbandonarono il patto sacro Il desiderio di Antioco era probabilmente quello di rendere il suo impero più omogeneo. Gli ebrei, avrebbe visto dal fatto che avevano un'unità nazionale separata dal suo impero, potevano a volte essere spine nel suo fianco, potevano diventare alleati di Roma se fosse stato costretto a entrare in guerra con la Repubblica. Era la loro religione il legame che univa la nazione; se questo fosse spezzato, allora ci sarebbe stata la possibilità che gli ebrei si mescolassero armoniosamente con le altre razze che componevano l'impero siriano. Coloro che abbandonarono il santo patto gli fecero credere che fosse un compito facile
31 E le armi staranno da parte sua, e profaneranno il santuario della forza, e toglieranno il sacrificio quotidiano, e metteranno l'abominio che rende la desolazione. La traduzione della LXX è vicina a quanto sopra, "E le armi staranno al suo fianco, e contamineranno il santuario della paura" - probabilmente la LXX legge rwOgm; (magor), "paura", invece di zwm (ma'oz), "fortezza", un cambiamento probabilmente dovuto al fatto che nelle orecchie greche suonava come W duro, Gaza per hz; - Ed essi toglieranno il sacrificio e porranno (dwsousi dare) l'abominio della desolazione." Teodozione, da una vocalizzazione errata, rende: "E semi" - leggendo μyir; z invece di μyiroz - "sorgerà da lui e contaminerà il santuario del potere, e cambierà il continuo (sacrificio), e porrà (dwsousi) l'abominio delle cose che sono scomparse (hjfanismenwn)". La Pescitta è molto diversa negli primi; clausola: "E i loro forti sorgeranno da loro, e contamineranno il santuario della forza, e faranno passare il sacrificio (qorban), e appenderanno l'abominio nel tempio". La traduzione della Vulgata è generalmente in accordo con la massoretica: "E le armi staranno da lui. e profanerà il santuario della forza, e rimuoverà il sacrificio continuo (juge), e porrà l'abominio della desolazione". Le armi staranno dalla sua parte. Questa parola "armi" qui non deve essere intesa come armi, un fraintendimento possibile in inglese. "Armi" qui sta come il simbolo del potere fisico in generale. "Da parte sua" è rappresentato dalla preposizione mi, che significa "con" o "da"; quindi troviamo la Settanta che traduce con para, e Teodozione con ejx. Probabilmente il punto di vista più naturale è quello di prendere la preposizione come equivalente a "da", cioè metterà in moto le forze fisiche. Ed essi contamineranno il santuario della forza. Che il tempio di Gerusalemme avesse tutte le caratteristiche che gli si addicevano per diventare una fortezza, è stato dimostrato in ognuno dei numerosi assedi che ha subito. Diventa ancora più una fortezza, naturalmente, quando viene eretta la Torre Antonia che domina l'area del tempio. Potrebbe esserci stato, tuttavia, un riferimento al fatto che gli esattori di tributi inviati da Antioco fortificarono la città di Davide, e la usarono come base per le operazioni da cui assalire il tempio e contaminare le sue corti con il sangue. RAPC 1Ma 1:35-36 E togliete il sacrificio quotidiano. La parola ebraica qui usata significa "continuo", e il sostantivo "sacrificio" è provveduto. Nel versetto 45 dello stesso capitolo di 1 Macc. ci viene detto che Antioco proibì "olocausti, sacrifici e libazioni nel tempio". E porranno l'abominio che rende desolati. Bisogna notare qui la fonte di dwsousi, che troviamo in entrambe le versioni greche, e dabit, che troviamo nella Vulgata. L'ebraico ha Wntn; w (venath' no), "e daranno o metteranno a posto". Sembra riferirsi ad un altare a Giove, che fu eretto sull'altare di bronzo. RAPC 1Ma 1:57 Nel versetto 54 si parla di questo altare come dell'"abominio della desolazione (bdelugma ejrhmwsewv)". La frase ebraica è stata presa in prestito da Daniele 9:27 ; quindi il suggerimento del professor Bevan, di leggere qui yyvlb, non è necessario
32 E quelli che agiranno malvagiamente contro il patto, egli li corromperà con lusinghe, ma il popolo che conoscerà il suo Dio sarà forte e compirà prodezze. La LXX traduce: "E a causa dei peccati del patto si contamineranno con un popolo duro, e il popolo che conosce queste cose avrà il dominio e farà (le imprese)". La m, il preformativo del participio hiphil, è stata presa per la preposizione mi. scritta in modo difettoso, e probabilmente hveq μaO lBi per tqolj. La teodozione non richiede particolare attenzione, poiché la sua versione qui concorda strettamente con quella massoretica. La Pescitta è un po' più breve e ha un significato diverso: "E coloro che trasgrediscono il patto, egli li condannerà. E il popolo che conosce la paura sarà forte". La traduzione della Vulgata è: "E gli empi contro il patto fingeranno il falso (simulabunt fraudu-lenter), ma il popolo conoscendo il suo Dio possederà e farà (imprese)". Uomini come Alcimo, il sommo sacerdote dopo Menelao, trasgredirono il patto sacro e furono corrotti dalle lusinghe di Epifane. Gli ebrei li usavano per convincere il popolo ad accettare le sue opinioni. Ma il popolo che conosce il suo Dio sarà forte e farà prodezze. Anche quando Epifane sembrava quasi riuscirci, c'era una profonda opposizione a questo processo ellenizzante. Particolarmente importanti erano coloro che erano zelanti per la Legge, i chassidim o, per usare il nome che hanno nel Libro dei Maccabei, gli Assidsei. Questi religionisti, capeggiati da Mattatia e dai suoi figli, specialmente dall'eroico Giuda Maccabeo, conoscevano certamente il loro Dio, e certamente conoscevano le imprese
Ver. 32 (ultima frase) .-
La forza nella conoscenza di Dio
I FORZA SPIRITUALE
1.) La forza spirituale deve essere distinta
(1) dalla forza fisica, come nel caso di Sansone, che aveva pochissima forza d'animo;
(2) dall 'energia intellettuale che può risolvere i misteri del pensiero e costruire argomenti elevati, ma non può resistere alla tentazione e compiere il lavoro spirituale; e
(3) dalla forza della volontà umana - come quella manifestata da un Napoleone - che può esistere indipendentemente dall'autocontrollo morale e dalla capacità di compiere gli sforzi superiori della vita
2.) La forza spirituale è la forza della natura interiore e superiore. È la capacità del carattere e della volontà, elevata all'energia spirituale, di resistere al male e di fare il bene. Implica
(1) autocontrollo; 1Corinzi 9:27
(2) il potere di resistere alle influenze esterne della moda e della tirannia, della seduzione e del terrore; Neemia 6:7
(3) capacità ed energia per compiere un lavoro spirituale, cioè per vincere il male nel mondo ed estendere il bene, come raggiungere la coscienza degli uomini, convincere del peccato e persuaderli a riconciliarsi con Dio. 2Corinzi 5:20 Si vede nel coraggio morale, nella pazienza, nello zelo e nell'attività perseverante nel servizio di Dio
II LA FONTE DELLA FORZA SPIRITUALE
1.) Deriva da Dio. Non è innata, né acquisita con i nostri sforzi, né raggiunta con mezzi mondani. Ci viene data nella nostra debolezza naturale, Isaia 40:27 quando ne siamo più consapevoli e diffidenti di noi stessi, 2Corinzi 12:10 e in risposta alla preghiera. Salmi 138:3
2.) La conoscenza di Dio è una condizione per ricevere la forza spirituale
(1) Questo è necessario affinché possiamo avere comprensione e fede per chiedere forza a Dio
(2) È necessario come mezzo per raggiungere la forza, perché le idee della grandezza, della bontà e della potenza di Dio sono corroboranti e rinvigorenti
(3) È necessario come condizione morale. Se cerchiamo di conoscere Dio, egli ci darà forza, ma se trascuriamo questo dovere, non è giusto che Dio ci onori con tale favore
3.) L'unione con Dio nella simpatia vivente è il mezzo diretto per ricevere questa forza. Le persone a cui si fa riferimento nel testo conoscono Dio come il loro Dio. Questa appropriazione di Dio ci assicura la sua forza
III L'USO DELLA FORZA SPIRITUALE. È l'aiuto divino per le necessità della vita. Spesso preghiamo per essere sollevati dal peso e liberati dal compito. Dio lascia intatto il fardello e il compito, ma dà la forza con cui fare e sopportare. Questo metodo di aiuto comporta un minore disordine dell'ordine del mondo esterno, ed è per noi una benedizione più nobile e più fruttuosa. Così, quando cerchiamo la pace attraverso il rilassamento e l'agio, Dio la dà con ispirazione ed energia. 2Corinzi 12:8,7
1.) È necessario per la resistenza alla tentazione. La tentazione è troppo forte per le nostre forze senza aiuto. Nella forza di Dio siamo vincitori. 1Corinzi 10:13
2.) È utile per la sopportazione dei problemi. In ogni caso, i problemi necessari devono essere risolti. Ma la forza spirituale è essenziale per una pazienza, calma e senza mormorii. Filippesi 4:13
3.) È utile per il servizio attivo. Spesso falliamo nel lavoro per mancanza di energia dell'anima. La forza divina porta zelo, capacità e attività di successo. 2Cronache 15:7
4.) È necessario per la crescita della natura spirituale. Poiché siamo forti nell'anima, possiamo conoscere di più la verità divina e ampliare ed elevare la vita dell'uomo interiore. Questa crescita è il risultato dell'elaborazione dell'energia spirituale che risiede in essa. Luca 1:80
33 E quelli che hanno intelligenza fra il popolo istruiranno molti, ma cadranno di spada e di fiamma, di cattività e di spoglia per molti giorni. La traduzione dei LXX è: "I prudenti del popolo comprenderanno in moltitudini (eijv pollouv), e li spingeranno contro con la spada, e invecchieranno con essa (palaiwqhsontai ejn aujth)". Ci sentiremmo inclini a leggere ejpalaisan, se Paulus Tellensis non avesse letto il testo: "E per la schiavitù e per il saccheggio dei giorni saranno disonorati". La misteriosa proposizione, "invecchierà con esso", è dovuta alla traduzione di ybiv (shevee), "prigionia", come se fosse stato hb; yci (seebah), " vecchiaia". Anche la teodozione è oscura: "L'intelligenza del popolo comprenderà riguardo a molte cose, e soffriranno (ajsqenhsousin) per la spada, e con il fuoco, e per la cattività, e nel saccheggio dei giorni". La Pescitta dice: "I dispersi del popolo istruiranno molti, ed essi cadranno di spada, di fuoco, di cattività e di bottino, mille giorni". La Vulgata non fornisce alcun punto degno di nota. E quelli che hanno intelligenza fra il popolo istruiranno molti. In RAPC 1Ma 2:27 abbiamo il racconto di una moltitudine istruita nella Legge e decisa a osservarla, che, con le mogli, i figli e il bestiame, si ritirò nel deserto. Eppure cadranno di spada, ecc. Dopo che la folla ebbe inseguito l'esercito del re Antioco, che era a Gerusalemme, e li ebbe raggiunti, i fuggiaschi non vollero sottomettersi al sacrificio agli idoli. L'esercito li assalì in giorno di sabato; A causa di una superstiziosa venerazione per l'argilla del riposo, non si difesero nemmeno, e quindi caddero facile preda dei loro nemici. RAPC 1Ma 2:38, "Li uccisero con le loro mogli, i loro figli e il loro bestiame in numero di mille persone" Mentre non vorremmo essere considerati come letteralmente storiche le sofferenze di Eleazaro e dei sette fratelli e della loro madre, come riferito in 2 Marc
(6.) e 7., e più pienamente in 4; Maccabei, eppure può essere stata solo un'esagerazione di ciò che deve essere effettivamente accaduto
34 Ora, quando cadranno, saranno rinforzati con un po' di aiuto, ma molti si attaccheranno a loro con lusinghe. La traduzione dei Settanta è: "E quando saranno schiacciati, molti saranno radunati presso di loro in (ejpi) la città, sì, molti come nella distribuzione a sorte (klhrodosia)". Questa frase è resa da Paulus Tellensis (poolog pesa), "la divisione delle sorti", erroneamente resa da Bugati, in ereditario. La lettura qui è dovuta all'abbandono della reduplicazione in heltqluqoth. La Pescitta generalmente concorda con il Massoretico, solo che rende l'ultima frase, "Molti si aggiungeranno a loro in divisione, (palgootha)", che, tuttavia, Castelli rende in questo caso come simulatio. Quando il successo coronò le armi di Giuda e dei suoi fratelli, molti del partito dei Sadducei si unirono a loro, sebbene in precedenza appartenessero agli Elleni. Questa associazione rese gli Assidi insoddisfatti e provocò un disastro. Probabilmente il riferimento non è a nulla di così lontano nella storia. Quando Giuda cominciava ad avere successo, molti si univano a lui, sperando, con un limitato tradimento nei confronti di Giuda, di assicurarsi la salvezza se il re alla fine avesse prevalso, mentre, allo stesso tempo, la loro presenza con i Maccabei li avrebbe salvati dalla vendetta dei loro stessi connazionali se Giuda avesse avuto successo e il giogo siriano fosse stato rovesciato
35 E alcuni di quelli che hanno intelligenza cadranno per metterli alla prova, per purificarli e per renderli bianchi, fino al tempo della fine, perché è ancora fissato un tempo. La traduzione della LXX è: "E alcuni di quelli che hanno intendimento considereranno di purificarsi per essere scelti e per essere purificati fino al tempo della fine, poiché la stagione è per ore". Il traduttore deve aver letto Wlkcyi, invece di WlvK; Yi. La lettura dei Massoreti è da preferire. Quella della Teodozione, sebbene più vicina al testo massoretico, non è identica al senso rappresentato dalle Versioni Autorizzate e Rivedute: "E alcuni di coloro che hanno intendimento saranno deboli per provarli, affinché possano essere scelti e rivelati alla fine dei tempi, poiché è ancora per una stagione". Entrambe le versioni greche, come si vedrà, rendono barar, "scegliere" - un significato che ha nel pual - ed entrambe omettono una delle frasi. In questo le versioni greche hanno il sostegno della Peshitta, che rende: "E (alcuni) dei saggi saranno rovesciati per scegliere fra loro, e affinché possano comprendere fino alla fine, perché si protrae di nuovo per un periodo". Anche qui viene omessa l'ultima delle clausole che descrivono l'effetto della caduta dei saggi. Sebbene la Vulgata sostenga il massoretico in questo, lo sentiamo sospettoso. E alcuni di quelli che hanno intelletto cadranno. Benché ebbero un successo meraviglioso, Giuda e i suoi compagni subirono alcuni rovesci; il riferimento potrebbe essere a coloro che caddero in battaglia. La traduzione in Teodozione sembrerebbe indicare una certa apostata. Non abbiamo traccia di casi del genere, ma non è impossibile che alcuni siano caduti. Questa sarebbe stata una prova più grande della sconfitta e della morte in battaglia di eroi come Eleazaro, soprannominato Avaran, o anche dello stesso Giuda Maccabeo. Per provarli, e per purgarli, e per renderli bianchi. La morte degli insegnanti e dei capi militari sarebbe una dura prova per lo zelo e l'entusiasmo dei fedeli. Tutti i timorosi e gli insinceri si allontanerebbero dalle file dei fedeli. Coloro che erano zelanti per la Legge di Dio sarebbero stati subito provati e purificati da questi eventi sfavorevoli. Questa è stata l'esperienza della Chiesa cristiana in ogni epoca. Perché più una prova, quindi più purificante, sarebbe il fallimento di alcuni nel mantenere la fede nella prova. Fino al tempo della fine, perché è ancora fissato per un tempo. È in perfetto accordo con l'opinione che lo scopo della morte degli insegnanti e dei dirigenti, anche del loro fallimento, è la purificazione dei santi, che il tempo della prova dovrebbe essere fissato e definito. Questa visione è frequente nell'Apocalisse
Epurati dal processo
IO LA CHIESA HA BISOGNO DI PURIFICAZIONE. Le persone "di intelligenza" devono essere purificate e rese bianche. Queste sono chiaramente le persone che sono "sagge per la salvezza": la vera Chiesa
1.) I fini del Vangelo non sono raggiunti fino a quando la Chiesa non è completamente purificata. Il primo scopo è quello di radunare gli uomini nella Chiesa con la penitenza e la fede. Il secondo è quello di perfezionarli quando sono nella Chiesa. La grazia perdonante di Dio non dispensa dalla necessità della santità. Passa sopra il peccato del passato, per assicurare una vita migliore per il futuro. I fini dell'opera di Cristo non sono soddisfatti nel liberarci dalle punizioni dei nostri peccati e nell'assicurare la pace presente e la beatitudine futura. Essi cercano il completo rinnovamento e purificazione delle nostre vite
2.) Questi fini sono raggiunti solo attraverso un processo di purificazione che dura tutta la vita. L'atto di conversione non li soddisfa. Anche se la vita può essere convertita dal peccato a Dio, il male persiste ancora, i vecchi peccati risorgono e le nuove tentazioni spesso si rivelano troppo forti. Di qui la necessità della preghiera quotidiana del cristiano per il perdono, e la necessità di una continua disciplina nella santità
II LA CHIESA È PURIFICATA DALLE SUE PROVE. Alcuni di loro cadono per tentare, e quindi per purificarsi. Epurazioni di prova:
(1) facendoci pensare umilmente a noi stessi, e suggerendo la domanda se non l'abbiamo provocato noi stessi con il nostro peccato;
(2) rendendoci insoddisfatti di questo mondo, e quindi ansiosi di avere ragione in relazione al mondo spirituale;
(3) portandoci a sentire il bisogno di Dio, e quindi a cercare di essere conformi alla sua mente. Questi, tuttavia, sono solo mezzi secondari e devono essere usati correttamente. I problemi possono indurirsi nel peccato o sfociare in lamentele contro la Provvidenza. Abbiamo bisogno dello Spirito di Dio per permetterci di trarre profitto dalle sante influenze della prova. Questa concezione della fine della prova dovrebbe condurci
(1) di accettarlo con paziente sottomissione, poiché è inviato, non come punizione vendicativa, ma come castigo purificatore; e
(2) cercare la grazia per usarla proficuamente
III QUANDO LA PURIFICAZIONE DELLA CHIESA SARÀ COMPIUTA, LE SUE PROVE CESSERANNO
1.) Questo sarà completo. La battaglia con il peccato non durerà per sempre. Le scorie saranno tutte purificate e il popolo di Dio sarà libero da ogni macchia di peccato e da tutto l'amore e la potenza che dimora in esso. Questo è il numero finale della disciplina di questa vita che sarà compiuta nella prossima
2.) Allora il processo cesserà. L'attuale vita di prova, educazione e disciplina è solo temporanea. 2Corinzi 4:17 Sarà seguita da una vita di pace perfetta. Apocalisse 21:4
36 Il re farà secondo la sua volontà, si innalzerà, si innalzerà al di sopra di ogni dio, proclamerà cose meravigliose contro l'Iddio degli dèi e prospererà finché l'indignazione non sia compiuta, perché ciò che è deciso sarà fatto. La LXX non differisce molto da questo: "E il re farà secondo la sua volontà, e si adirerà, e sarà esaltato al di sopra di ogni dio, e contro il Dio degli dèi dirà cose meravigliose (exalla) e prospererà finché l'ira non sia compiuta; poiché su di lui (eijv aujton) c'è una fine". La differenza nell'ultima frase è considerevole tra i LXX, e non è facilmente spiegabile. La teodozione differisce un po' di più: "Ed egli farà secondo la sua volontà; e il re sarà esaltato, e sarà magnificato, e pronuncerà cose meravigliose, e prospererà finché l'ira non sia finita; poiché è per un fine determinato (sunteleiano)". La Pescitta è strettamente imparentata con la Massoretica, anche nell'ultima frase, dove una differenza si manifesta nelle altre. La Vulgata non offre occasione di osservazioni. La questione che deve essere risolta qui è: Chi è il re che farà secondo il suo volere? Aben Esdra sosteneva che il riferimento era a Costantino il Grande. Rashi, seguito da Calvino, ne avrebbe fatto la personificazione dell'Impero Romano. Ebrei nota che i rabbini si riferiscono a Tito e Vespasiano. Come accennato in precedenza, il suo punto di vista è che la 'Monarchia Romana' sia qui intesa. Jephet-ibn-Ali vede in questo una profezia di Maometto; altri, Wordsworth e Rule, seguendo Girolamo e Lutero, pensano che il riferimento qui sia all'anticristo del Nuovo Testamento. Da parte nostra, non vediamo alcuna necessità di supporre che si parli di un altro monarca oltre a Epifane. Mentre Livio e Polibio osservano la pietà di Epifane, può sembrare strano riferire a lui ciò che viene detto qui; ma il suo spietato saccheggio dei templi dimostrò che la sua pietà era solo un espediente politico. Dite cose meravigliose contro il Dio degli dèi. Non abbiamo alcuna testimonianza di alcun proclama di Antioco che corrisponda esattamente a questo, ma dobbiamo tenere a mente che abbiamo solo resoconti compendiosi di ciò che egli proclamò. Ai pagani, inoltre, come a Polibio e Livio, le parole di disprezzo contro Geova non sembrerebbero niente di peggio che impolitiche; ma per l'ebreo, le parole blasfeme sarebbero così orribili che non sarebbero registrate, come una contaminazione: quindi non è straordinario che non si senta nulla di blasfemia nella storia di Antioco. La proibizione dei sacrifici e della circoncisione, sebbene sia abbastanza chiaramente disonorevole per Dio e per la nazione ebraica, non contiene abbastanza per giustificare l'affermazione. Prospererà fino a quando l'indignazione non sarà compiuta. Se per indignazione (μz, za'am) si intendono le sofferenze sopportate dal popolo ebraico, allora la prosperità di Epifane - la sua vita, in verità - non durò tanto quanto le sofferenze inflitte agli ebrei, perché queste continuarono per qualche tempo dopo la sua morte. C'è probabilmente qui un'indicazione che l'orizzonte dello scrittore non raggiunse la morte di Antioco. Certo, per la sua fede in Dio, che Antioco sarebbe perito, pensa che fino a quel momento potrà prosperare. Poiché ciò che è determinato sarà fatto. C'è una notevole difficoltà riguardo al testo qui, ma tutte le varie forme trasmettono lo stesso significato: un limite definito all'oppressione
Vers. 36-38.
Stesso
L'indebita preminenza di sé è una caratteristica principale di tutti i peccati, proprio come ogni bontà implica la rinuncia a se stessi. Dove questo è permesso, si manifesta in ogni sfera della vita
IO IN AZIONE, IL SÉ APPARE COME VOLONTÀ EGOISTICA. "Il re farà secondo la sua volontà". Ciò implica la negligenza della legge e del diritto, della volontà degli altri e della volontà di Dio. Si vede nella tirannia, nella ribellione contro l'autorità legittima e nella negazione del nostro dovere di servitori di Dio
II NEL PENSIERO, IL SÉ È VISTO COME L'ADORAZIONE DI SÉ. "Gli Ebrei si innalzeranno e si magnificheranno al di sopra di ogni dio". L'ombra del sé è gettata su tutto. Tutte le cose sono viste nella loro relazione con se stesse, e valutate a loro piacimento o a disagio. L'io è lo standard ideale al quale nulla è uguale, e in confronto al quale si misura tutto il merito
III IN MATERIA RELIGIOSA, L'IO SI MANIFESTA CON LA SCELTA DEL CULTO SECONDO LA CONVENIENZA PRIVATA. Il re rigetta il Dio dei suoi padri e bestemmia il Dio degli dèi, perché la volontà del grande Dio è contro la sua condotta malvagia. Ebrei sceglie per l'adorazione un "dio di forze" come più adatto alla sua illegale violenza. Così, dove domina l'egoismo, la verità della religione non conta nulla, non si prova alcun rispetto per l'orribile santità e maestà di Dio, ma la convenienza stabilisce il credo, e si adotta quella religione che implica la minima rinuncia a se stessi. Così degradata, la religione non è più la padrona, è la schiava dell'uomo. Ma certamente la religione dovrebbe essere accettata perché è vera, che ci piaccia o no, e allora deve essere sentita come una guida e un timore reverenziale
IV NELLE RELAZIONI SOCIALI, L'IO APPARE COME AUTOAFFERMAZIONE E INUTILE VIOLAZIONE DELLA CONSUETUDINE. Il re disattende le abitudini della sua epoca, apparentemente per disprezzo e pura indifferenza. La schiavitù della consuetudine è degradante. Ma l'indifferenza verso le abitudini altrui è offensiva e talvolta crudele. È una prova di freddo egoismo. Dove è necessario essere indipendenti, dovremmo lasciare che la nostra condotta sia conciliante piuttosto che irritante, se vogliamo praticare l'umiltà e la generosità
V NEI RISULTATI PRATICI, L'IMPORTANZA DEL SÉ È EVIDENZIATA DALLA VIOLENZA DISTRUTTIVA. Il dio scelto è il "dio delle forze". La forza prende il posto del diritto. La volontà e il benessere degli altri sono spesso messi in discussione. Quante guerre non hanno origine migliore!
Infine nota: ANCHE SE L'INDEBITA AFFERMAZIONE DI SÉ PUÒ AVERE SUCCESSO PER UNA STAGIONE, È DESTINATA AL FALLIMENTO FINALE. Il re prospera, ma solo "finché l'indignazione non sia compiuta". Nell'ultimo numero, l'egoismo porta alla rovina. L'egoismo prospera per un certo tempo, e l'altruismo significa una perdita temporanea, ma alla fine la soppressione di noi stessi porterebbe al nostro benessere duraturo. Matteo 16:25
37 Non avrà riguardo al Dio dei suoi padri, né ai desideri delle donne, né ad alcun dio, perché egli si magnificherà più di ogni altra cosa. La traduzione dei Settanta è: "E non avrà rispetto per gli dèi dei suoi padri, e non avrà rispetto per il desiderio delle donne, perché in ogni cosa sarà esaltato, e da lui saranno sottomesse nazioni forti". L'ultima frase appartiene in realtà al versetto successivo, della prima frase di cui è una lettura variante. La teodozione è quasi identica nel senso a questa: "E non guarderà nessun dio dei suoi padri (sunhsei) e un desiderio di donne". "Questa frase è quindi incompleta, come se il traduttore l'avesse terminata con (aujtw) "a lui" - "non guarda a nessun dio, perché sopra tutto è esaltato". La traduzione della Pescitta è: "E non avrà riguardo al dio dei suoi padri; né avrà rispetto né al desiderio delle donne, né ad alcun dio; ma egli si innalzerà su tutti". Va notato che la Pescitta rende come la versione italiana, e ha il singolare, "il Dio dei suoi padri", non come le versioni greche, "i suoi dèi". L'ebraico potrebbe essere l'uno o l'altro. La Vulgata concorda qui con il siriaco. E non avrà riguardo al Dio dei suoi padri. Antioco non è considerato un uomo di discendenza macedone o greca, ma un siriano, e certamente non aveva alcuna riverenza per gli antichi dèi della Siria. La sua opposizione alla teocrazia e all'adorazione di Geova non era che una parte di una vasta politica, il cui obiettivo era l'abolizione di tutti i culti locali. Il desiderio delle donne. Potrebbe significare che non era lussurioso, ma non c'è alcuna prova che, come Carlo XII, fosse astinente. D'altra parte, non trascurò mai la guerra per il lusso, come fecero alcuni dei re ellenici. Inoltre, è quasi imperativo che sia un oggetto di culto a cui ci si riferisce qui. Prendendo "il desiderio delle donne" come oggetto di culto, c'è un'interpretazione che ci è pervenuta da Efrem Siro e Girolamo, che qui ci si riferisce a Beltis o Nanaea; e il fatto che nel tentativo di saccheggiare il tempio di questa dea, nell'Elimaide, Antioco perse la vita, avvalora questa tesi. Si dice che il culto fosse molto lascivo. D'altra parte, era un culto che non sarebbe stato naturalmente importante per un ebreo palestinese. L'ipotesi di Ewald, che fosse il culto di Adone o Tammuz che Antioco disprezzava, è più probabile che qui si riferisca. Poiché egli magnificherà se stesso più di ogni altra cosa. Rivendicando il diritto di annullare il culto e prendendo gli utensili sacri dai tesori del tempio, si lasciò chiamare dai Samaritani un dio. Antioco era probabilmente del tutto privo di fede nel Divino; Il culto era solo una politica
38 Ma nella sua condizione egli onorerà il Dio delle forze, e un dio che i suoi padri non conobbero egli onorerà con oro, argento, tesori preziosi e cose piacevoli. Come abbiamo detto sopra, l'ultima frase del versetto precedente secondo la LXX appartiene in realtà a questo: "Le nazioni forti gli saranno sottomesse", leggendo μyZi μyMial invece di μyzium Hla'l,. C'è h nel massoretico, dove y è stato nella lettura seguito dalla Septuaginta. Dopo questa clausola la Settanta prosegue: "E si sposterà al suo luogo, e onorerà un dio che i suoi padri non conoscevano con oro, argento e pietre preziose". È possibile che ddn (nadad) "fuggire o muoversi" sia stato letto invece di dbk (kabad) "onorare"; perché sebbene kinew sia di solito attivo e transitivo, qui non c'è alcun oggetto. Teodozione dice: "E il Dio di Maozeim lo onorerà al suo posto, e un dio che suo padre non conosceva lo onorerà con oro, argento e pietre preziose, e con offerte". La traduzione della Pestita è più libera: "Egli onorerà il potente dio in suo possesso, e un dio che i suoi padri non hanno conosciuto egli onorerà con oro e con argento, con gemme preziose e cose desiderabili". La Vulgata adotta la traslitterazione Maozim. Nella sua proprietà onorerà il dio delle forze. Ci sono una serie di domande qui. A chi si riferisce il suffisso prenominale? I traduttori inglesi hanno sistemato le parole in modo che non possiamo sfuggire all'idea che "la proprietà" sia del re, ma il significato naturale dell'ordine ebraico è che è "sul posto" o "piedistallo" del dio. La parola tradotta "stato" è usata in Genesi 40:13 per "ufficio". È usato per la "base" del "laver". Potrebbe significare "luogo". Il punto successivo: quale Divinità si intende con "il dio delle fortezze"? Non c'è assolutamente nulla che ci guidi in questa materia. Alcuni hanno ipotizzato che il riferimento sia a Giove Olimpio, la cui statua si dice che Antioco abbia collocato np nel tempio. Altri, che il riferimento sia a Giove Capitolino. Se ci fossero prove che Antioco adorasse il genio di Roma, si potrebbe insistere su questo; Ma non abbiamo prove di questo. In mancanza di qualsiasi cosa che dia un significato preciso a questa parola, siamo inclini a suggerire che Geova si riferisca con lo slosh mauzzeem. Ripetutamente nei Salmi si dichiara che Dio è la Forza del santo; Ad esempio, Salmi 27:1; 43:2 Di Geova si potrebbe dire che gli antenati di Antioco - Greci e Siriani - non lo conoscevano. Onore con l'oro, ecc. Le ripetute sconfitte degli eserciti di Antioco e il saccheggio dei loro accampamenti da parte dei seguaci di Geova, rendevano onore a Geova, per quanto involontariamente e involontariamente fosse stato fatto. Dio "gli diede onore al Faraone", e così ora fu onorato a Epifane
39 Così farà nelle fortezze con un dio straniero, che riconoscerà e accrescerà con gloria, e li farà regnare su molti, e dividerà il paese per guadagno. La versione dei LXX è alquanto difficile da rendere in modo intelligibile: "Egli agirà secondo i desideri delle città, e verrà in una forte fortezza con un dio straniero che riconoscerà; egli accrescerà la sua gloria, lo dominerà molto e dividerà liberamente il suo territorio". Le prime parole di questo appartengono al versetto precedente, e allo stesso tempo c'è stata una certa confusione con le parole iniziali del presente versetto secondo la divisione massoretica. La teodozione non è molto più vicina al testo ricevuto: "Ed egli agirà in fortezze di rifugio presso un dio straniero, e accrescerà la gloria, e sottoporrà molti a loro, e dividerà il paese in doni". Il senso di quest'ultimo, come dato nelle versioni greche, è illustrato da Salmi 16:4. La Pescitta rende: "Gli Ebrei passeranno alle città forti, a causa degli dèi stranieri che egli vedrà, ed egli regnerà su molti, e dividerà la terra per guadagno" La Vulgata rende più in accordo con la Teodozione che con il Massoretico, ma in modo indipendente, "Ed egli farà (faciet) per poter fortificare i Maozim con un dio straniero, che egli non conosceva, e moltiplicherà la gloria, e darà loro potere in molte (cose), e dividerà il paese gratuitamente" Questo versetto così com'è è quasi inintelligibile. Il suggerimento di Hitzig e yon Lengerke, seguiti da Bevan, che dovremmo leggere μ ('am), "popolo", invece di μi (eem), "con", è molto plausibile. L'unica obiezione è che nessuna delle versioni ce l'ha. Poiché, tuttavia, ci sembra l'unica via d'uscita dalla difficoltà, prenderemo questa lettura e renderemo, con il professor Bevan, "Gli Ebrei procureranno per le forti fortezze il popolo di un dio straniero". Per questo uso di hc il professor Bevan si riferisce a 2Samuele 15:1, "Absalom si procurò carro e cavalli; " 1Re 1:5, così di Adonia. Egli riconoscerà e moltiplicherà con gloria. Questo dovremmo tradurlo, "che lo hanno riconosciuto", rendendo l'antecedente al parente, non il re, ma "il popolo del dio straniero"; il riferimento è ai mercenari dell'esercito siriano, che erano il popolo di un dio estraneo agli Israeliti, e non è impossibile che avessero meno difficoltà a rinunciare ai loro dèi nazionali, e riconoscendo gli dèi della Grecia come loro dèi. Il K'thib qui è il preterito invece dell'imperfetto, che ricorre nella frase seguente, la lettura che accettiamo qui. Gli Ebrei cresceranno di gloria; o meglio, si moltiplicherà in gloria. Avrebbe incrementato questi suoi mercenari e avrebbe dato loro sempre più onore. Ed egli li farà regnare su molti. Questi mercenari collocati nelle città recintate si formarono in comunità elleniche e ricevettero molti dei nativi come sudditi. Il riferimento non è semplicemente alle guarnigioni collocate nelle fortezze, ma a una catena di città elleniche che, a imitazione dei Romani, Antioco collocò in Palestina. e dividerà il paese per guadagno. Come si vedrà, le versioni greche e la Vulgata capovolgono qui l'idea, e rendono la LXX, dwrean, "gratuitamente"; Theodotion, ejn dwroiv, "nei doni"; la Vulgata, gratuito, che è dovuto alla lettura di ryjim (meheer) invece di ryhim (meheer). La parola può significare, come le versioni inglesi e la Pescitta significano "a un prezzo", come in 2Samuele 24:24, Davide acquistò l'aia di Araunah bimeheer, "a un prezzo", ma significa anche "salario", come in Michea 3:11, "I suoi sacerdoti insegnano a salario (bimeheer)". Il riferimento, quindi, è al fatto che nello stato di esaurimento del suo tesoro, Antioco divise la terra di Palestina ai suoi mercenari, al posto dei salari che non poteva pagare
40 E al tempo della fine il re del mezzogiorno lo colpirà, e il re del nord verrà contro di lui come un turbine, con carri, con cavalieri e con molte navi; ed egli entrerà nei paesi, traboccherà e passerà oltre. La versione dei Settanta è un po' più breve: "E al tempo della fine il re d'Egitto lo spingerà, e il re del nord si adirerà contro di lui, con carri e molti cavalli e molte navi, ed entrerà nel paese d'Egitto". Probabilmente il massoretico è stato amplificato. Tuttavia è possibile che, poiché l'Egitto era l'obiettivo naturale di tutti i preparativi militari della Siria, si inserisca il riassunto più breve al posto della parafrasi più lunga del Massoretico. In tutta la Versione dei Settanta, come si può notare, "Egitto" sta al posto di "il sud". La Teodozione è molto più vicina al Massoretico, ma omette "il turbine", e lo ha fatto. invece di "paesi", ghn, "la terra". La Pescitta differisce in alcuni aspetti più dal Massoretico che da entrambi i testi greci: "E alla fine dei tempi il re del sud lotterà con lui, e il re del nord sarà mosso contro di lui, con carri e cavalieri e con molte navi; e agirà empiamente nel paese". La Vulgata concorda con il testo massoretico. Agisce il tempo della fine. Questo si riferisce allo stesso "tempo della fine" di quello del versetto 35; vale a dire, non la fine del mondo, ma la fine di questa angoscia. È possibile che per lo scrittore l'ingresso della nuova era - il tempo messianico - coincidesse con la caduta di Antioco, e che quest'era potesse essere considerata come la fine del mondo. Il re del sud lo spingerà. Ciò suggerisce una guerra iniziata dal re d'Egitto contro la Siria. È difficile vedere come ciò sia potuto accadere dopo la quarta spedizione di Antioco in Egitto. I due fratelli, Filometore ed Euergete (Physcon), entrarono in guerra tra loro poco dopo, e anche se Filometore ottenne il dominio, non era in grado di minacciare la Siria. Certamente, se Tolomeo Filometore fosse stato in grado di vendicarsi di suo zio, la vittoriosa ribellione degli ebrei offrì un'opportunità. Non abbiamo alcuna testimonianza in Polibio, Livio, 1 Maccabei o Giuseppe Flavio di alcuna spedizione d'Egitto contro Epifane, né pianificata né tentata. Polibio è certamente frammentario, e lo è anche Livio in misura maggiore; eppure ciò che è accaduto ha a che fare con eventi così vicini cronologicamente a questa presunta spedizione pianificata contro la Siria che difficilmente non passerebbe inosservato. E il re del nord si lancerà contro di lui come un turbine, con carri, con cavalieri e con molte navi. Questo pretende di essere il resoconto di una spedizione intrapresa da Epifane contro Tolomeo, presumibilmente Filometore. Di questo non c'è traccia; Antioco ha un così grande bisogno di denaro che deve usare metà del suo esercito per raccogliere denaro saccheggiando i templi di Elymais, mentre l'altra, sotto Lisia, è occupata nel tentativo di sedare la ribellione degli ebrei. Ancora una volta gli storici dell'epoca tacciono, e ciò che ci dicono è incoerente con questa quinta spedizione. Girolamo, nel suo commento a Daniele, cita Porfirio, che narra di una spedizione contro l'Egitto nell'undicesimo anno del suo regno. Quello, tuttavia, fu l'anno della sua morte, l'anno, quindi, della sua spedizione contro Elymais. È impossibile che all'inizio di quell'anno egli intraprendesse una spedizione in Egitto come quella descritta da Porfirio, e alla fine avesse il tempo di marciare verso l'Elimaide. Non può essere la spedizione di Lisia a cui si fa riferimento, poiché egli è rappresentato come avente la sorveglianza di tutto il territorio del re dal fiume Eufrate, ma non c'è notizia di navi Ed egli entrerà nei paesi, e strariparà e passerà. Questo potrebbe riferirsi alla spedizione che Antioco intraprese a Elymais, ma nel versetto seguente apprendiamo che la direzione era verso l'Egitto. Nessuna spedizione del genere si verificò dopo la quarta. Quale spiegazione si deve dare di ciò? La spiegazione favorita da Keil di tutto questo capitolo, che il re del nord è l'anticristo, è applicata qui; Ma gran parte della parte precedente di questo capitolo può essere interpretata come storia, che noi, da parte nostra, siamo restii a dare un'interpretazione escatologica di questo. L'opinione preferita dai più è che qui l'autore abbia narrato le sue aspettative, ma queste aspettative erano contrarie ai fatti. Questo è il punto di vista del professor Bevan. Se questo punto di vista fosse stato corretto, le aspettative dell'autore sarebbero state falsificate quasi non appena fossero state registrate; Questo sembrerebbe certamente rendere impossibile per il libro ottenere la voga che ha avuto. Noi, da parte nostra, siamo favorevoli a modificare l'opinione sostenuta da Hitzig, secondo cui questa sezione è una ripetizione di ciò che è stato menzionato in precedenza. Contro questo c'è l'affermazione cronologica all'inizio. Considerando, come facciamo, questo capitolo come un'interpolazione e il lavoro di una mano successiva, la nostra idea è che la sezione che abbiamo davanti sia un tentativo di interpolare, e la sezione precedente sia un'altra, e che entrambe siano state incorporate nella narrazione
41 Gli Ebrei entreranno nel paese glorioso e molti paesi saranno rovesciati, ma questi scamperanno dalla sua mano: Edom, Moab e il capo dei figli di Ammon. La traduzione dei Settanta ha un po' la natura di una parafrasi: "Ed egli passerà nel mio paese, e molti (femminili) saranno offesi, e questi saranno salvati dalla sua mano, da Edom e da Moab, e dalla testa dei figli di Ammon". È possibile che la parola tzebee sia stata omessa e che il suffisso pronominale sia stato collegato ad 'aretz. Teodozione rende: "Ed egli entrerà nel paese del Sabaeem, e molti saranno resi deboli; ma questi saranno liberati dalla sua mano, Edom, Moab e i capi dei figli di Ammon". La traslitterazione qui potrebbe suggerire μyibx invece di ybix, e un errore del primo per μl; y è nelle lettere quadrate non impossibile; ma x e sono, nelle scritture più vecchie, molto diverse. La Peshitta, pur concordando con i massoretici in generale, rende "la gloriosa terra, la terra d'Israele", un'evidente parafrasi. La Vulgata introduce solae prima di Edom e Moab, altrimenti concordando con il testo ricevuto. La spedizione di Antioco raggiunge la Palestina, sulla quale si rappresenta tutta la forza della tempesta. I paesi adiacenti scappano. Edom, Moab e Ammon sono menzionati, ma a quel tempo Moab era scomparso come nome nazionale. Potrebbe essere stato inserito, come suggerito dal professor Bevan, in conseguenza della frequente congiunzione dei tre nomi, "Moab, Am-men e Monte Seir". È tuttavia singolare che queste nazioni siano chiamate "in fuga", poiché erano alleate di Antioco, o più propriamente, come sarebbero state considerate da lui come sudditi, suoi strumenti nell'oppressione di Israele. Può darsi che questa versione della visione di Daniele sia stata meno modificata rispetto all'originale rispetto a quella precedente. Nel documento originale, Edom, Moab e Ammon potrebbero avere qualche riferimento simbolico. La gloriosa terra non può essere altro che la Palestina. Ewald lo rende "il paese dell'ornamento". Dei trenta passaggi in cui questa parola ricorre nella Scrittura, quattordici volte deve avere questo significato, in alcuni degli altri casi può averlo. Fin qui, quindi, come dice il nome, potrebbe applicarsi a qualsiasi paese adatto all'abitazione della gazzella; ma la menzione di "Edom, Mesh e Ammon" rende quasi necessario che il riferimento qui sia alla Palestina. Molti paesi saranno rovesciati. Il verbo usato è kashal, che significa, nel niphal, "vacillare", "cadere", "essere debole". Hitzig e Fuller, come nelle versioni inglesi, assumono che il termine "paesi" debba essere inteso. Ewald, tuttavia, e molti altri commentatori, seguendo le versioni più antiche, si riferivano agli uomini, e traducevano: "miriadi cadranno". Nella versione da cui Origene ha integrato la Septuaginta è reso "Molte donne o paesi saranno offesi (skandalisqhsontai)", la traduzione femminile è dovuta alla terminazione femminile - oth in rabboth, ma il verbo è maschile
42 Gli Ebrei stenderanno la sua mano sui paesi, e il paese d'Egitto non scamperà. La traduzione dei Settanta è: "Ed egli manderà la sua mano sui paesi, e nel paese d'Egitto non vi sarà in esso alcun salvatore". La prima parte di questo versetto è contrassegnata da un asterisco. Evidentemente il testo prima dei traduttori aveva hflep hl (lah pelaytah), "alla sua liberazione", e "liberazione" in astratto divenne "liberatore" nel concreto. Teodozione rende in un senso diverso: "Ed egli stenderà la sua mano sul paese, e il paese d'Egitto non sarà per la salvezza". L'idea qui è che per la terra di Palestina, l'Egitto non sarà un liberatore. Questa, probabilmente, è la vera lettura. La Pescitta concorda molto strettamente con il Massoretico: "Gli Ebrei stenderanno la sua mano sui paesi, e la terra d'Egitto sfuggirà dalle sue mani". La Vulgata non ha nulla che giustifichi un'osservazione. Probabilmente questo versetto, nel modo in cui è reso da Teodozione, è una parte della visione perduta di Daniele. L'indeterminatezza di "paesi" è in contrasto con l'indeterminatezza di Edom, Moab e Ammon, ed è quindi sospetta. L'aiuto era sempre atteso dall'Egitto nel tempo in cui l'Assiria e la Babilonia rivendicavano successivamente la sottomissione della Terra Santa
43 Ma egli avrà potere sui tesori d'oro e d'argento e su tutte le cose preziose d'Egitto, e i Libici e gli Etiopi saranno ai suoi passi. La traduzione dei LXX è un po' più completa: "Gli Ebrei avranno potere sul luogo dell'oro e sul luogo dell'argento, e su tutti i desideri dell'Egitto, e i Libici e gli Etiopi saranno nella sua moltitudine". La parola tradotta "tesori" è tarda, ma evidentemente il traduttore dei Settanta aveva μqm (maqom) invece di ynemkmi. (michemanay). Teodozione rende: "Ed egli avrà potere sui tesori segreti d'oro e d'argento, e su tutte le cose desiderabili dell'Egitto, dei Libici e degli Etiopi nelle loro fortezze". Theodotion ha letto wyrwxm (metzorayo) invece di wydxmi (mitz'adoyo). La traduzione della Pescitta è: "Ed egli avrà potere sulla casa dei tesori d'oro e d'argento, e delle cose piacevoli d'Egitto, e i Libici, e gli Etiopi (Etiopi) sono suoi alleati". La Vulgata segue una versione leggermente diversa: "Ed egli governerà sui tesori d'oro e d'argento, e su tutte le cose preziose d'Egitto; passerà anche per la Libia e l'Etiopia". Avendo una lettura diversa nell'ultima frase dal massoretico, l'equivalente ebraico naturale per transibit è rboy (ya'bor) - una parola che difficilmente potrebbe derivare per errore da quella nel testo. Gli Ebrei avranno potere sui tesori d'oro e di argento e su tutte le cose preziose d'Egitto. A rigor di termini, questo non fu mai il caso, poiché Antioco non conquistò mai completamente l'Egitto, sebbene in quella spedizione, in cui aveva posto l'assedio ad Alessandria, fosse stato molto vicino a completare la sua conquista. E i Libici e gli Etiopi batteranno i suoi passi. Questo certamente non è vero nel senso in cui lo intende Girolamo: "passerà per la Libia e l'Etiopia". Anche se Antioco invase più di una volta l'Egitto, non passò mai più in Africa. Queste nazionalità sono associate tra loro; ad esempio , in Geremia 46:8,9, abbiamo: "Gli Etiopi e i Libici che maneggiano lo scudo". Così in Ezechiele 30:5 abbiamo i paesi di cui si parla insieme. Può semplicemente significare che individui appartenenti a queste nazionalità si erano uniti ai suoi eserciti. Questo è un passaggio tutto sommato più ornato e poetico rispetto al resto di questo capitolo, e dà la sensazione di una mano diversa; quindi, probabilmente, appartiene a un tempo più vicino a quello di Daniele, e contiene più della profezia originale. Il professor Fuller commenta un riferimento all'aiuto che Tolomeo ricevette da Cipro. Cipro, o Chittim, è citata nella prima parte di questo capitolo, ma non qui. I Lubim e i Cushim sono contemporanei di Edom, Moab e dei figli di Ammon
44 Ma le notizie dall'oriente e dal settentrione lo turbaranno, e allora egli uscirà con grande furore per distruggere e per sterminarne molti. La versione della Settanta è molto simile a questa: "Una voce dall'oriente e dal settentrione lo turberà, ed egli uscirà con grande furore per devastare con la spada e uccidere molti". La versione di Teodozione è un po' più breve: "Voci e disordini da est e da nord lo turberanno, ed egli verrà con molta ira per distruggere molti". Il siriaco è più vicino di qualsiasi altra versione al testo massoretico. La Vulgata dice: "Una voce dall'est e dal nord lo turberà, ed egli verrà con una grande folla per abbattere e uccidere molti". La parola amje (hayma) può significare sia "ira" che "moltitudine". È difficile identificare le voci che richiamavano Antioco dalle sue conquiste. Il racconto di Porfirio (citato da Girolamo) di aver ricevuto notizie che lo portarono a devastare le coste della Fenicia e a marciare contro l'Armenia non è supportato da altri storici. Una frase di Tacito ('Hist.,' 5:8) sembra gettare luce su questo: "Dopo che i Macedoni detennero la supremazia, il re Antioco, mentre cercava di cambiare la superstizione di questo popolo, cioè degli Ebrei, nei costumi dei Greci, fu ostacolato da una guerra dei Parti". Non c'è, tuttavia, alcuna testimonianza di una tale guerra partica; ma una guerra del genere può essere scoppiata, e non essere registrata, poiché le storie per il periodo che ci precede sono molto incomplete. Se dovessimo considerare questi versetti come un altro resoconto della guerra tra Epifane e Tolomeo, le notizie dal nord potrebbero significare l'arrivo degli inviati romani, guidati da Popilio Lsenas. Se ci fosse stata anche la minaccia di un'invasione dei Parti, avremmo avuto "notizie da est e da nord". Perciò egli uscirà con grande furore per distruggere e per sterminarne molti. Certamente Antioco tornò furioso dalla spedizione in cui era stato trattenuto dai Romani; e certamente si prefisse anche in seguito di costringere gli ebrei a diventare greci nella religione, punendo con la morte il rifiuto di cedere alle sue richieste (RAPC 1Ma 1:24-28; Giuseppe Flavio, 'Ant.,' 12:5. 3)
45 Ed egli pianterà le tende del suo palazzo fra i mari, sul monte santo e glorioso, ma giungerà alla sua fine, e nessuno lo aiuterà. La traduzione dei LXX è: "Allora egli pianterà la sua tenda fra i mari e i monti del santuario scelto, e verrà l'ora della sua fine, ed egli non avrà soccorritore". La traduzione di Teodozione è: "Gli Ebrei pianteranno la sua tenda Efad dano fra i mari presso la santa montagna di Sabacin; egli verrà in sorte e non ci sarà per lui alcun liberatore". Va notato che la parola yondpa (appadno), "tenda regale", una parola tarda in ebraico, non era presente nel testo prima del traduttore della Settanta. Inoltre, Teodozione non conosceva il significato della parola, sebbene la sua recensione fosse stata preparata sotto la supervisione ebraica. La Pescitta rende: "Ed egli porrà il suo bagarinaggio sulla pianura tra il mare e la montagna, e assalì il suo santuario, e giungerà alla sua fine; non ci sarà per lui un soccorritore". La Vulgata dice: "Ed egli porrà il suo tabernacolo, aphadno, fra i due mari sul monte glorioso e santo; egli arriverà fino al suo punto più alto, e nessuno lo aiuterà". Gli Ebrei pianteranno il tabernacolo del suo palazzo. La parola qui usata (appadno) non ricorre altrove, e sembra denotare la tenda reale. Il fatto che non compaia nella Settanta o nella Pescitta rende alquanto dubbio il suo diritto di essere nel testo. Teodozione e Girolamo lo traslitterano, come se non avesse trovato posto in ebraico nemmeno ai loro tempi. Si verifica nel Targum e nella Peshitta. Agisce nello stesso tempo, una parola puramente tecnica come questa potrebbe davvero essere di uso antico, ma l'occasione per il suo uso potrebbe non essersi verificata in precedenza; la letteratura dell'ebraico antico è estremamente limitata. Tra i mari nella gloriosa montagna sacra. Havernick sostiene che la montagna gloriosa e sacra qui è la montagna su cui era posto il tempio di Nanaia, e che i mari in questione erano il Caspio e il Golfo Persico. È difficile immaginare un ebreo che chiami "gloriosa" la montagna su cui era posto un tempio pagano, anche se fossimo sicuri che il tempio in questione fosse su una montagna, per la quale non abbiamo prove. Probabilmente gli ebrei conoscevano il mare in cui l'Eufrate scaricava le sue acque; ma non è prominente nei loro scritti, e il Caspio può essere considerato sconosciuto. La distanza tra questi due mari è così grande che nessuno individuerebbe una cosa così piccola come una città dicendo che era tra di loro. L'interpretazione naturale è che i mari in questione siano il Mediterraneo, il grande mare, e il Mar Morto, il Mar Salato. Ma l'ebraico porta piuttosto all'idea che il plurale sia quello dell'eccellenza. ybe (bayn), "tra", non di rado è interpretato con l (le), "a", come qui; quindi la traduzione sarebbe tra i mari, cioè il grande mare e la montagna sacra. Non c'è dubbio che "il glorioso e santo monte" è il monte Sion. Eppure egli giungerà alla sua fine, e nessuno lo aiuterà. La morte di Antioco, sconcertato nel suo tentativo di fucilare il tempio di Nanaia, umiliato non solo dal proprio disastro, ma dalle notizie ricevute da Gerusalemme, è piena di delusione e di miseria, anche quando ci si libera della retorica di cui si rivestono gli eventi in Polibio e 1 e 2 Maccabei. Metà del suo esercito al comando di Lisia era stato sconfitto e sconfitto da Giuda Maccabeo; lui stesso era stato respinto nel suo tentativo di rimpinguare le sue casse; il, re non è quindi per lui un aiuto, così muore di delusione a Tabes
Illustratore biblico:
Daniele 11
1 CAPITOLO 11
Daniele 11:1-2
Anche io nel primo anno di Dario.
La visione degli Hiddekel:
Il profeta qui racconta di un lungo e devoto periodo di digiuno e preghiera a cui si era dedicato. Durò "tre settimane intere". Atti alla fine di questo tempo, si trovava sulle rive del grande fiume Hiddekel, oggi noto come Tigri, lontano dalle scene della vita di corte. Alzando gli occhi, fu accolto da una visione travolgente. Davanti a lui stava un essere in forma umana, vestito di lino e cinto d'oro. Il suo corpo era come il berillo, come la luce prismatica verde-bluastra. Il suo volto era come l'apparenza di un fulmine, insopportabilmente luminoso. I suoi occhi erano come fiamme ardenti. Le sue braccia e i suoi piedi erano come bronzo brunito, e la voce delle sue parole aveva il volume e la maestà delle grida di una moltitudine. Confronta la visione in Rivelazione, cap. i. Daniele fu completamente sopraffatto dalla subitaneità e dalla gloria trascendente della visione. Questo dimostra quanto sia misericordioso in Dio velare il mondo spirituale alla nostra vista carnale. Se egli sollevasse quel velo, sarebbe impossibile che la carne e il sangue si sostengano sotto il "peso della gloria". L'obiettivo di questa visione era quello di rivelare a Daniele un resoconto ancora più completo delle sorti del suo popolo "negli ultimi giorni"; cioè, nel misterioso futuro, che si estende fino alla fine di questo mondo presente. A questa rivelazione è dedicata tutta la parte rimanente di questo libro. Fu in risposta alle ansietà di Daniele riguardo al popolo ebraico che giunse questa gloriosa apparizione. È sempre vero che le storie di questo mondo hanno sempre uno sfondo di agenti spirituali. La Scrittura rappresenta ovunque gli angeli come largamente partecipi del governo divino del mondo, e di tutto lo svolgimento degli affari terreni. Tra le potenze attive invisibili ci sono sia il bene che il male, spesso in conflitto tra loro. Siamo soliti parlare in modo spiritualizzante di una lotta tra i principi buoni e cattivi nell'uomo, ma la Sacra Scrittura ci insegna a considerare la questione come una realtà sostanziale. L'angelo glorioso che apparve a Daniele ebbe una lotta di tre settimane con l'angelo malvagio a capo della monarchia persiana, e solo con l'aiuto di Michele lo vinse, e ottenne un'influenza superiore sul re persiano. Dopo di che avrebbe incontrato il principe-angelo di Grecia, in cui non si sarebbe ottenuto un grande successo, nemmeno con l'aiuto di Michele. L'angelo procede poi (nel cap. 11:2-4) a dichiarare il corso delle cose nelle sue manifestazioni esteriori. Ma con tutte le tribolazioni che si sarebbero abbattute sul popolo del profeta in quei tempi malvagi, Dio doveva essere al timone, senza permettere che fossero sopraffatti, né permettendo che le loro afflizioni fossero senza profitto. Per i loro peccati, apostasie e infedeltà la mano del giudizio doveva essere alzata contro di loro. Quando Dio lascia che i malvagi facciano a modo loro, è per distruggerli completamente; Ma quando Egli castiga il Suo popolo, lo fa per purificarlo e redimerlo. Né gli eletti di Dio sono soli nei loro conflitti con i mali e le prove del tempo. L'Eterno Padre fa degli angeli i suoi ministri per gli eredi della salvezza. (Joseph A. Seiss, D.D.)
12 CAPITOLO 11
Daniele 11:12
Ma non ne sarà rafforzato.
Il segreto della forza:
Ci sono cinque modi principali per arrivare a una chiara percezione di Dio
1.) Possiamo conoscere Dio per visione; cioè, dal senso interiore dello Spirito. Questo è il modo in cui il Signore fece conoscere la sua mente e la sua natura ai santi dell'Antico Testamento. Videro l'oggetto che l'essere divino presentava al loro occhio interiore. Ogni uomo sinceramente spirituale rivendica tacitamente un rapporto spirituale con Dio; alle comunicazioni, alle direttive, alle rassicurazioni, alle voci interiori e alle rivelazioni del Signore. Fa parte della nostra natura spirituale, del nostro equipaggiamento divino, godere di un contatto immateriale con il mondo celeste e mantenere una comunione personale con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questa intuizione spirituale è l'inizio della conoscenza di Dio. Il popolo abbastanza felice di conoscere Dio in questo senso diventerà forte, avrà i piedi sulla roccia dei secoli
2.) Dio si comunica per la nostra conoscenza mediante la Sua Parola. La Parola deve essere letta, ricordata e ricercata quotidianamente. La Bibbia ha bisogno di essere scavata, e di scavare con pazienza, devozione, comprensione e determinazione
3.) Dio si rivelerà per la nostra conoscenza nella nostra esperienza. La storia del mondo è in gran parte il resoconto dei modi in cui Dio si è fatto conoscere in esso. Lungo, noioso e intrecciato è stato il metodo della rivelazione del Padre a noi nella nostra prova. Ma nel bicchiere della nostra vita ci guardiamo indietro per vedere che cos'è Dio. In quel commento sperimentale troviamo le nostre migliori spiegazioni dei Suoi enigmi più oscuri. Tutto ciò che sappiamo della Sua provvidenza proviene dalle nostre liberazioni, dalle nostre guide e dalle nostre fughe dal pericolo
4.) Possiamo conoscere Dio nella storia. Le persone che hanno imparato a leggere la storia in essa conoscono il loro Dio. Possono vedere la tendenza e la destinazione di tutte le cose
5.) Possiamo anche conoscere il Signore nella natura. Si può conoscere la natura se non si conosce il Dio della natura? "Il mondo nei suoi sofismi non conosceva Dio!" (T. R. H. Sturges.)
32 CAPITOLO 11
Daniele 11:32
Ma il popolo che conosce il suo Dio sarà forte.
Forza in Dio:
Le follie e i vizi che deturpano la vita umana non sempre procedono da un principio di depravazione. Le indiscrezioni e i vizi in cui cadono gli uomini procedono spesso da debolezza di mente piuttosto che da una cattiveria di cuore. C'è una certa debolezza nelle sorgenti delle azioni, una facilità di disposizione, una stupidità d'animo che contraddistingue i caratteri, e attraversa la vita di molti uomini, tanto perniciosa per loro nella condotta della vita, quanto potrebbe esserlo il principio della depravazione effettiva. Questa debolezza mentale non è solo perniciosa, ma anche criminale. Ci sono difetti mentali che sono incompatibili con uno stato di virtù. Nelle Scritture una mente sana, così come un buon cuore, è menzionato come ingrediente del carattere di un santo. La religione e la virtù vanno sotto il nome di saggezza; vizio e malvagità sotto il nome di follia. In opposizione ai deboli di mente, nel testo si dice che coloro che conoscono il loro Dio, o sono veramente religiosi, sono forti. La religione, se correttamente compresa, e la virtù, se correttamente praticata, danno nervi e vigore alla mente e infondono nell'anima una forza segreta. Questo punto di forza
1.) Ci rende superiori all'opinione e alla moda del mondo. In certe aziende, gli uomini si vergognano della loro religione. Prestano orecchio con piacere agli argomenti che scuotono le fondamenta della loro fede. L'uomo veramente religioso compie il suo dovere attraverso la cattiva reputazione e la buona reputazione. Disprezza gli applausi di quegli stolti che si fanno beffe del peccato. Il suo modello di condotta morale è la sua propria coscienza ben informata dalla parola di Dio
2.) Ci rende superiori alle difficoltà e ai pericoli che incontriamo nel mondo. L'uomo debole di mente è intimidito alla minima occasione. Felice di cogliere qualsiasi sotterfugio, trova o crea mille ostacoli all'adempimento del suo dovere. Che danno infinito ha fatto questa pusillanimità nel mondo! Molto diverso è il carattere di colui che è forte nel Signore. Quando è sicuro di essere sulla strada giusta, non vede ostacoli sulla strada. Nulla è difficile per una mente determinata. Attraverso Cristo che lo rafforza, l'uomo di Dio può fare ogni cosa. Attraverso l'aiuto divino, la risoluzione è onnipotente. Vedi le parole di San Paolo agli anziani di Efeso. Questo non era il vano vanto degli uomini che sono coraggiosi quando il giorno della battaglia è lontano, e che, in mezzo alla tranquillità, parlano di disprezzare il pericolo. Era il discorso di uno che recitava ciò che diceva. (J. Logan, F.R.S.E.)
Aspetto dei tempi:
La coscienza universale dell'umanità acconsente all'ammissione dell'esistenza divina. Dio è una necessità dell'intelletto in questi giorni avanzati di illuminazione tanto quanto nella prima infanzia del mondo. Le grandi forme pensiero, come le chiama il signor Morell, hanno tanta necessità per Dio quanto per lo spazio e il tempo. A volte gli uomini assumono l'aria di una dittatura e si azzardano a dire che se c'è un Dio, avrebbe dovuto rivelarsi così e così, supponendo di conoscere i migliori metodi di manifestazione divina e di poter calcolare quanta luce può sopportare la mente umana. Non possiamo scoprire l'Onnipotente alla perfezione. Ci vuole una vita dopo l'altra per scoprire la storia delle rocce; ci vogliono anni di fatica per conoscere abbastanza l'astronomia da tracciare le orme stesse della Creazione; Eppure gli uomini si aspettano di conoscere Colui che è di eternità in eternità, nello spazio di pochi brevi anni. Egli, dunque, che aspira a conoscere Dio, deve cominciare dall'umiltà. Le facoltà principali per comprendere Dio non sono intellettuali, ma morali. Quando piace a Dio di rivelarsi agli uomini, è principalmente alla coscienza e al cuore. Tale rivelazione, ci dice Paolo, è stata fatta nella coscienza universale; nelle grandi leggi morali della rivelazione ebraica, ma soprattutto nel Figlio uscito dal Padre per dare vita al mondo. Osservate le rivelazioni tra questa conoscenza e il benessere dell'uomo
1.) Questa era la forza della Chiesa primitiva. Ai tempi della forte fede della Chiesa e della devozione da martire, che cosa rendeva i cristiani gli uomini che erano? Rispondo coraggiosamente: "La conoscenza di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore".
2.) Questa era la forza dell'epoca della Riforma. Era restituire al mondo la verità riguardo a Dio. Il popolo che non conosce Dio, il suo dio, sarà debole, puerile, schiavo. La vera conoscenza di Dio rende forti gli uomini, rende forti le nazioni
3.) Questa è la nostra forza nell'attuale era del tempo. Non possiamo raggiungere generalizzazioni di fatti abbastanza ampie per sapere esattamente qual è il nostro stato rispetto alle epoche passate. Possiamo esaltare l'economia politica in una scienza; e quando i rapporti tra uomo e uomo sono fuori ordine, possiamo alzare le spalle e parlare della filosofia delle cose e dell'inevitabilità dell'ingiustizia ai giorni nostri. Possiamo indicare i grandi imperi e dire che il successo è con gli eserciti più potenti; ma chi si preoccupa di pensare, ma deve sapere che se le nazioni devono essere grandi e onorevoli, deve essere, come dice il signor Pressensé, con un ritorno alle virtù poco invitanti dei tempi più semplici; sì, a una fede più pura e più pratica nel Dio vivente che è il Salvatore di tutti gli uomini. (W. M. Statham.)
Le fonti del coraggio:
Ciò che viene chiamato coraggio è a volte una follia cieca che non riesce a vedere il pericolo, o una mancanza di buon senso per vederlo così com'è. O è un semplice amore per l'incontro, per la distinzione, per la distruzione. Ne avete l'immagine in Giobbe (39:19-25, dove è descritto il cavallo da guerra. Questo è coraggio, ma una cosa da controllare tanto quanto da rallegrare, un male tanto quanto una virtù, ed è forse difficile dire a quale tenda di più. Il coraggio più sublime, l'eroismo più alto sono un'ispirazione. Come si può misurare il coraggio? Con la misura dell'amore. Il coraggio più alto è sacro all'amore. Una definizione di coraggio può essere questa: la vita tenuta per il bene di un altro. E questo è il cristianesimo. La sua fonte, la sua forza, la sua vita, il suo tutto, è l'amore. Tutto ciò che può creare e sostenere l'amore più vero si trova nella religione di Gesù Cristo, e solo lì. Perché allora abbiamo così tanti cosiddetti cristiani che non mostrano molto amore o coraggio, ma sono altrettanto egoisti e timorosi come gli altri? Perché siamo venuti a fare della religione un appello all'egoismo, invece di fare appello all'apprezzamento generoso di ciò che è degno di amore. Coloro che "conoscono il loro Dio" compiranno imprese. Questa è la fonte del coraggio come è la fonte dell'amore; e di più: questa è la vita eterna, conoscere l'unico vero Dio, e colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo. Pensate ai diversi motivi che spingono gli uomini alla perseveranza e al valore, e vedete come si incontrano in Gesù Cristo
1.) Posso pensare che i soldati trovino un po' di coraggio nella grandezza della loro nazione, siano orgogliosi della vastità del dominio. Ma quale re può competere con il nostro Re? Possano i figli di Sion gioire nel loro Re. L'antichità del regno si aggiunge alla maestosità e alla fama? Gli antichi re sono tutti nella polvere, ma il nostro Re: "Prima che le montagne fossero generate, o che tu avessi mai formato la terra e il mondo, sì, di eternità in eternità, Tu sei Dio". Pensate anche alla beatitudine della Sua via; e delle vittorie che ha ottenuto. Alza la testa, cammina con passo deciso. Meglio non essere affatto Suoi che essere Suoi senza un coraggio degno della Sua grandezza e fama
2.) Gli uomini trovano coraggio in Colui che servono? Lo Spirito del Capo è in grado di accendere la devozione entusiasta e l'audacia fino alla morte? Allora come parleremo del nostro glorioso Signore e Salvatore? Mi meraviglio con vergogna e dolore di me stesso di poterlo conoscere, eppure di essere tiepido nel Suo servizio; che possiamo chiamarlo Signore senza trovare un entusiasmo che riempie e infiamma tutto il cuore. Per un tale Re e Capitano avremo un servizio timido e vacillante? Non può essere. (Marco Guy Pearse.)
L'influenza della religione sul coraggio militare:
Queste parole fanno parte di una profezia che si riferisce, come alcuni pensano, ad un periodo molto importante della storia degli Ebrei, quando i Maccabei, alla testa di manciate di uomini, distrussero grandi eserciti di stranieri, e furono i felici strumenti, nelle mani della Divina Provvidenza, per salvare la loro chiesa e la loro nazione dalla distruzione. e di elevarla a un grado di considerazione e di fama pari a quello di cui avevano goduto sotto l'amministrazione di alcuni di quei buoni re che nacquero da Davide. Di questo periodo glorioso parla il profeta Zaccaria, quando il Signore dice con la sua bocca: "Ho piegato Giuda per me, ho riempito l'arco di Efraim e ho suscitato i tuoi figli, o Sion! contro i tuoi figli, o Grecia! e ti hai fatto come la spada di un prode. Il Signore degli eserciti li difenderà, divoreranno e soggiogheranno con pietre da fionda, berranno e faranno rumore come per il vino; e saranno riempiti come coppe, e come gli angoli dell'altare; e l'Eterno, il loro Dio, li salverà in quel giorno come il gregge del suo popolo; poiché saranno come le pietre di una corona, innalzate come un vessillo sulla Sua terra". Altri riferiscono questa profezia alla chiesa cristiana e al coraggio dimostrato dai seguaci di Cristo nel tenere saldo il suo nome e nel diffonderne il favore dappertutto, a dispetto di quei tiranni romani che cercavano di estirpare il cristianesimo dal mondo
(I.) Chi sono coloro che conoscono il loro Dio. Nel linguaggio delle Scritture, nessun uomo malvagio conosce il Signore: "I figli di Eli", è detto, erano "figli di Belial; non conoscevano il Signore". Ma il Signore è conosciuto da tutti i retti; poiché "il timore del Signore è il principio della sapienza; abbiano un buon intendimento tutti quelli che osservano i suoi comandamenti". Coloro che conoscono il Signore sanno qualcosa riguardo alle perfezioni della sua natura. Non è che una "piccola parte che sentono parlare di lui, e chi può capire il tuono della sua potenza?" Ma almeno sanno che egli è l'Altissimo su tutta la terra, glorioso in santità, invariabile in giustizia, irresistibile in potenza. Sanno che è eccellente e amabile in tutte le sue perfezioni, e aborrirebbero se sentissero un desiderio latente che egli sia qualcosa di diverso da quello che è. Coloro che conoscono il loro Dio sanno che, sebbene ci sia un solo Dio, tuttavia ci sono tre persone alle quali appartiene ugualmente la gloria della divinità. Questa conoscenza di Dio è accompagnata da adeguate disposizioni di cuore. Tutti coloro che conoscono Dio per la salvezza, confidano in lui come loro Dio. Si rallegrano della sua benignità e considerano loro gloria e gioia chiamarlo loro Dio. Coloro che conoscono il loro Dio osservano il suo comandamento. La disobbedienza alla sua voce è il peggiore di tutti i mali
(II.) Come la conoscenza di Dio adatta gli uomini a compiere imprese, deve ora essere considerato. La parola exploits è un supplemento della nostra traduzione. Ma le parole significano chiaramente che coloro che conoscono il loro Dio "saranno forti" e faranno cose che non ci si potrebbe aspettare da persone che non sono sotto l'influenza di un principio religioso. Le imprese compiute da coloro che conoscono il loro Dio devono essere senza dubbio coerenti con la giustizia. Sono state compiute azioni eroiche per soddisfare l'ambizione o altre disposizioni corrotte del cuore umano. Ma coloro che conoscono il loro Dio non farebbero, per nulla al mondo, un'azione ingiusta, o rischierebbero di perdere la loro anima, disobbedendo a Dio. Il nobile esercito dei martiri diede la vita, non solo per il loro Padre celeste, ma per i loro fratelli, quando suggellarono la verità con il loro sangue. Ma in che modo la conoscenza del nostro Dio ci prepara a fare ciò che potremmo essere chiamati a fare, in difesa del nostro paese e di noi stessi?
1.) Coloro che conoscono il loro Dio, conoscono la sua volontà e sono disposti a farla. E questo è un articolo della volontà rivelata di Dio, che dovremmo essere pronti, quando siamo chiamati dalla provvidenza, a difendere il nostro re e il nostro paese, le nostre libertà e la nostra religione. "Onora il re." "Siate soggetti a ogni ordinanza dell'uomo, per amore del Signore". La differenza tra coloro che conoscono il loro Dio e gli altri uomini è che la maggior parte degli altri uomini farà alcune cose che Dio richiede, ma non sono pronti per ogni opera buona. Dove la loro vita, il loro interesse, il loro credito, possono soffrire per l'obbedienza alla volontà di Dio, devono essere scusati; ma gli amanti di Dio si dilettano a mostrare la loro obbedienza, dove si deve praticare l'abnegazione
2.) Coloro che conoscono il loro Dio sono rafforzati a compiere imprese, dalla loro fiducia in Dio come loro Dio. "Quelli che conoscono il suo nome riporranno in lui la loro fiducia"; e "per mezzo di lui agiranno valorosamente". La nostra fiducia in Dio si fonda sulla mediazione del nostro Signore Gesù Cristo. "Egli è la via: nessuno viene al Padre se non per mezzo di lui". Ora, quando crediamo in Gesù Cristo per la remissione dei peccati e per la vita eterna, che cosa abbiamo da temere? Dio. Possiamo morire, ma non possiamo essere feriti. È la coscienza della colpa che ci squalifica per compiti pericolosi
3.) Le persone che conoscono Dio, hanno imparato pazientemente a fare la sua volontà. Nessuno può sperare di compiere imprese che non sia qualificato per sopportare quelle cose che sono sgradevoli alla carne. Ogni buon soldato di Gesù Cristo deve sopportare la durezza. "Se veniamo meno nel giorno dell'avversità, la nostra forza è ben piccola".
4.) Le persone che conoscono il loro Dio, sono preparate per servizi straordinari, attraverso il corso ordinario del loro servizio a Dio. Quando gli uomini aggiungono ogni giorno peccato a peccato con un'ostinata impenitenza, preparano spine e rovi per lacerare le loro coscienze, quando viene un giorno malvagio. Come possono questi uomini essere inorriditi, quando si trovano in una situazione che li espone a una morte prematura? Tutti quelli che conoscono il loro Dio, hanno imparato a mantenere un rapporto con lui mediante la preghiera; e nel momento dell'angoscia e del pericolo, pregano più intensamente. Grandi sono le vittorie che la preghiera ha ottenuto
5.) Che le persone che conoscono il loro Dio sono forti per fare imprese, perché Dio è il loro aiuto. Il Signore è buono con tutti, ma ama tutti coloro che camminano nelle sue vie. "Egli è il loro braccio ogni mattina, la loro salvezza nel giorno dell'angoscia". In che modo tutti gli eroi d'Israele, nei tempi antichi, furono in grado di compiere quelle opere potenti per le quali sono tenuti in eterno ricordo? Il Signore era con loro. Erano forti della sua forza. Li ha protetti con lo scudo della sua salvezza. Che cosa diremo alla conclusione di tutta la faccenda?
1.) Cerca la conoscenza di Dio. Coloro che ancora non conoscono Dio cerchino la conoscenza della sua eccellenza, della sua grazia, della sua volontà. Usate i mezzi di conoscenza che Dio vi ha fornito in grande abbondanza. Pregate per avere lo spirito di saggezza e di rivelazione
2.) Se qualcuno di voi dice di conoscere Dio, considerate con quali azioni dovreste verificare le loro pretese; perché se dite di conoscere Dio e di non osservare i suoi comandamenti, siete bugiardi. Grandi imprese furono compiute dagli eroi del popolo di Dio. Devi tagliare le mani destre e i piedi destri, quando ti fanno offendere. Devi crocifiggere la carne, con le afflizioni e le concupiscenze
3.) Per animarci alle imprese che possiamo essere chiamati a compiere, ricordiamo le imprese compiute dai credenti nei tempi antichi. Paolo ci ha fatto venire in mente le molte opere potenti compiute mediante la fede, affinché possiamo essere pronti, quando siamo chiamati dalla divina provvidenza, a seguire il loro esempio. Siete chiamati a praticare la virtù e la santità, ad ammettere l'opposizione che ci si aspetta da una generazione perversa e perversa? Sei chiamato a rischiare la vita in battaglia? Ricordate Abramo, che, con un piccolo esercito, combatté coraggiosamente e con successo contro quattro re vittoriosi, per salvare il suo amato nipote
4.) Coloro che sono sterili e infruttuosi nella conoscenza di Dio dovrebbero considerare le loro vie. Non potete andare come missionari a diffondere la luce del Vangelo tra i pagani; ma voi potete essere loro aiutanti con le vostre contribuzioni e preghiere. Voi non siete chiamati sul campo di battaglia; ma tu puoi aiutare i difensori della tua patria con il tuo allegro pagamento di quelle tasse che sono necessarie per il loro sostentamento, e con le tue preghiere a Dio affinché possa coprire le loro teste nel giorno della battaglia. Tutti coloro che conoscono il Signore lo amano. Tutti quelli che lo amano desidereranno approvare il loro amore con quelle opere che sono gradite ai suoi occhi. Le imprese al servizio di Satana indicano non solo ignoranza di Dio, ma anche inimicizia contro di lui. Non devi immaginare che il mezzo migliore ti darà la conoscenza salvifica e santificante di Dio, senza l'illuminazione divina. "Vi sono alcuni", dice Paolo, "che non hanno la conoscenza di Dio; Dico questo a vostra vergogna". Ci sono alcuni dell'ordine militare, così come uomini di altre descrizioni, che non hanno la conoscenza di Dio. Nessuno conosce Dio che osa profanare il suo nome con giuramenti ed esecrazioni inutili. (G. Lawson.)
E fare exploit.
Grandi imprese:
Un'impresa che definirei un atto eroico, un'impresa coraggiosa, una grande impresa. Ci sono tre opportunità a nostra disposizione che sono grandiose, emozionanti, di vasta portata, stupende e travolgenti. In questi si possono fare exploit. Le tre cose più grandi da fare sulla terra sono salvare un uomo, o salvare una donna, o salvare un bambino. Nel corso della sua vita, quasi tutti gli uomini si trovano in una situazione di crisi, sono presi tra due fuochi, sono schiacciati tra due macine, si trovano sull'orlo di un precipizio, o in qualche altro modo si avvicinano alla demolizione. Ci sono esigenze nella vita di una donna. La donna imbarazzata e umiliata sembra rallegrarsi nella fiducia cristiana. E c'è un altro exploit che potresti fare. Non solo puoi salvare un uomo e una donna, puoi salvare un bambino. (T. Deuteronomio Witt Talmage, D.D.)
Indicibili possibilità di un uomo di fede:
Durante una delle prime visite del signor Moody in Inghilterra, mentre stava per tornare, un amico gli disse: "Il mondo deve ancora vedere cosa potrebbe fare Dio con un uomo che gli permetterebbe di usarlo". Questo fece un'impressione così profonda sul signor Moody che fu indotto a mettersi nelle mani del Signore per il servizio come mai prima, e la benedizione che accompagnò l'insegnamento del grande evangelista, in una certa misura, fece vedere al mondo quanto Dio potesse aver bisogno di un uomo che è disposto ad essere usato. Una vita donata a Gesù Cristo come Salvatore, e quella vita consacrata a lui per il servizio, con la realizzazione del potente potere della preghiera, realizzerà certamente grandi cose per Dio. L'eroe cristiano:
(I.) Qualche resoconto di quella conoscenza che i cristiani possiedono del loro Dio
1.) Dalla sua parola e dal suo spirito lo conoscono come un Dio di infinita perfezione. Gli idoli dei pagani sono di gran lunga inferiori ai loro creatori. Il cristiano sa che il Dio di cui egli è, e che egli adora e serve, possiede ogni perfezione, e ciò nel suo più alto grado
2.) Come un Dio riconciliato in Cristo. Cristo ha dato se stesso per il suo popolo. Dio ha ideato il piano della nostra riconciliazione e della pace con lui
3.) Lo conoscono come il loro proprio Dio in Cristo. Egli si è consegnato a loro, ed essi lo hanno accettato, ed essi vivono nel possesso sicuro, e nel dolce godimento di lui
4.) Lo conoscono come il loro Dio, con il quale vivono nella più stretta corrispondenza. Egli comanda, ed essi obbediscono
(II.) Alcune di quelle imprese che i cristiani compiranno, in conseguenza della loro conoscenza di Dio
1.) Saranno forti e svolgeranno i compiti più difficili
2.) Sottometteranno forti corruzioni
3.) Saranno forti nel resistere alle forti tentazioni
4.) Nel portare pazientemente pesanti fardelli
5.) Nel sospendere i giudizi divini, e trattenere il braccio dell'onnipotenza stessa
(III.) L'influenza che la conoscenza che hanno del loro Dio ha sul loro essere forti e compiere imprese
1.) Con la loro conoscenza, che il comandamento di Dio è la loro garanzia per compiere queste imprese
2.) Che hanno Geova Gesù come loro comandante
3.) Hanno l'intera armatura di Dio, come il loro equipaggiamento militare, nel giorno della battaglia
4.) Sanno di avere la pienezza di Dio e di Cristo per le loro provviste
5.) Sanno che hanno la certezza della vittoria completa sui loro nemici
6.) Sanno che riceveranno una gloriosa ricompensa. Ammonisci tali
(1) Non fare pace con i loro nemici spirituali
(2) Aborrite le loro vie
(3) Sfida la loro forza. (Giovanni Jardine)
L'eroismo e le conquiste di coloro che conoscono e confidano in Dio:
Queste parole si trovano in una profezia riguardante Antioco Epifane, l'acerrimo nemico e persecutore degli ebrei. Non ho intenzione di straziare i tuoi sentimenti con un racconto delle sue crudeltà. La persecuzione è sempre servita a permetterci di "distinguere il giusto dall'empio, e chi serve Dio da colui che non lo serve". E così lo troviamo qui. Gli ebrei infedeli, con la promessa di un posto, di ricchezza e di potere, sarebbero stati indotti a sacrificare le loro coscienze; "E quelli che agiranno malvagiamente contro il patto saranno corrotti dalle lusinghe". Non così quelli che sono "retti di cuore". I loro princìpi saranno inflessibili e trionfanti, "ma il popolo che conosce il suo Dio sarà forte e compirà prodezze". Considerate tre cose riguardo alle persone di cui si parla qui
(I.) La loro conoscenza. La conoscenza è la prerogativa - la distinzione - dell'umanità. L'oggetto principale di questa conoscenza deve essere Dio stesso, sia che si considerino le perfezioni della sua natura, sia che si considerino le varie relazioni in cui si trova con noi. Dio nella natura è Dio al di sopra di noi; Dio nella provvidenza è Dio al di là di noi; Dio nella legge è Dio contro di noi; ma Dio in Cristo è Dio per noi, e Dio con noi, e Dio in noi. Dobbiamo conoscerlo nella persona del suo caro Figlio. Questa conoscenza non è meramente speculativa, è sperimentale. C'è una grande differenza tra il conoscere una cosa solo in teoria e il conoscerla per esperienza, con la fiducia del cuore, con la parzialità della volontà e con l'ardore degli affetti. "Duraturo" è molto distinguibile dal leggere, ascoltare e parlare di una cosa. La vera conoscenza è sempre accompagnata da tre cose: fiducia, affetto e obbedienza. Questa conoscenza è anche appropriazione. Quando questo stanziamento non è effettivamente realizzato, è sempre desiderato
(II.) La loro forza. "Sarà forte." La loro forza non è naturale. La caduta ci ha lasciato tanto senza forza quanto senza rettitudine. È molto più facile convincere gli uomini della loro colpa che della loro debolezza. Anche i cristiani stessi acquisiscono la conoscenza di questa debolezza lentamente e gradualmente. Atti in primo luogo, si scopre che fanno molto affidamento sulle loro convinzioni, propositi e risoluzioni, e, forse, anche sui voti; ma le loro iniquità, come il vento, dopo tutto, li portano via. Con i loro fallimenti e le loro cadute, viene insegnato loro che solo loro sono al sicuro, "Coloro che sono custoditi mediante la potenza di Dio, mediante la fede per la salvezza". I cristiani, per esperienza, imparano sempre di più dove risiede solo la loro forza, e sono portati a confidare solo nel Signore. Riguardo a questa forza devi ricordare due cose. Le forniture di esso vengono comunicate stagionalmente. E si ottiene con l'uso dei mezzi. Alcuni hanno l'idea stupida che non dovremmo impegnarci negli esercizi della religione, a meno che non ci sentiamo in una cornice adatta e vivace per essi. Se ci troviamo in una situazione cattiva, dobbiamo andare a Dio con la preghiera e con l'uso dei mezzi che Egli ci ha stabilito, per poter entrare in una situazione buona e vivace
(III.) Le loro imprese. Le imprese sono atti e conquiste rare, difficili, curiose, meravigliose, illustri. Ci sono molte cose importanti che appartengono alla vera religione, che non sono ritenute degne di questo nome dagli uomini del mondo. Un uomo che "cammina per fede, non per visione", sarà portato alla conclusione che non c'è nulla di veramente grande se non ciò che si riferisce all'anima, o all'eternità, o a Dio. Non dobbiamo limitare queste imprese a particolari ranghi e condizioni di uomini. Considera i cristiani sotto sei caratteristiche:
(1) come studiosi
(2) Come commercianti
(3) Come aiutanti
(4) Come viaggiatori
(5) Come malati
(6) Come soldati
I cristiani non sono personaggi comuni. Sono un "popolo particolare", sono uomini "ammirati". Loro professano, e lo fanno, più degli altri, e voi dovreste gloriarvi del loro carattere. (Willam Jay.)
E quelli che hanno intendimento fra il popolo istruiranno molti.
Conoscenza lodata:
Il libro non ispirato dei Maccabei è forse il miglior interprete di questo passaggio in Daniele. Il profeta, pensiamo, si riferisce alla grande persecuzione sotto Antioco, quando i seguaci di Giuda Maccabeo, conoscendo il loro Dio e tenendosi vicini a Lui in mezzo alla defezione generale, rifiutarono di inchinarsi davanti agli idoli della Siria; questi furono forti per grazia di Dio e fecero grandi imprese; prodigi di valore leggiamo nella storia di Giuda e dei suoi fratelli, e prodigi di eroiche sofferenze mai superate sono raccontati della madre e dei figli e di quegli altri martiri che, sotto torture del carattere più sorprendente, hanno mantenuto salda la loro fede fino alla fine. In quell'epoca c'erano alcuni che furono lapidati, che furono segati a pezzi, che sentirono la violenza del fuoco, eppure non furono separati dal loro Dio da tutto ciò che il nemico poteva fare. Coloro che compirono le imprese non erano ignoranti, ma un popolo che conosceva il suo Dio; e coloro che aiutarono a mantenere alta la luce d'Israele in mezzo alle fitte tenebre non furono essi stessi privi di istruzione, ma furono un popolo che comprendeva. Il nostro argomento di questa mattina è la conoscenza, specialmente la conoscenza delle cose di Dio. La domanda ci viene posta molto spesso in modo molto generico e vago: "La conoscenza è una cosa buona o no?" Ci si aspetta che diamo una risposta prontamente e senza riserve; e se lo faremo, molto probabilmente saremo presi in trappola. "Conoscenza: è una cosa buona in sé o no?" Dipende da diversi fattori. Potresti anche chiedermi se l'aria è una buona cosa. Perché, naturalmente, parlando liberamente, lo è; ma poi c'è molta aria cattiva nei vecchi pozzi e nelle cantine, e così via, che distruggerà la vita, e quindi non puoi aspettarti che io dica subito, se so che sei sulla buona strada, "Sì" o "No". L'aria è una buona cosa, come regola generale; i polmoni lo richiedono, l'uomo deve averlo; È una buona cosa. Lo stesso vale per la conoscenza. La conoscenza solleva i polmoni intellettuali: è una buona cosa; Ma poi c'è la conoscenza nociva, che sarebbe infinitamente meglio per noi non ricevere mai, proprio come c'è l'aria pestilenziale. L'acqua è una buona cosa? Di nuovo rispondo: "Sì", in astratto. Tante particelle acquose sono assolutamente necessarie per la costruzione e il sostentamento della struttura umana, che ogni uomo assetato sa che l'acqua è buona. Eppure c'è acqua cattiva; ci sono stati pozzi avvelenati; l'acqua ristagna e diventa putrida e dannosa per la vita; L'acqua è buona, prendila astrattamente. Ma c'è ancora una conoscenza che, come l'acqua stagnante o avvelenata, può distruggere l'anima. L'albero della conoscenza del bene e del male stava in Paradiso, badate bene... ma ha rovinato il Paradiso, badate bene anche quello! Un uomo può sapere molto, e può ancora rimanere integro; Ma è probabile che, finché gli uomini saranno quello che sono, ci sarà un serpente nell'albero della conoscenza, che cercherà la rovina delle anime. Se vuoi giudicare riguardo al bene o al male della conoscenza, devi chiederti: Qual è la sua fonte? Avere le labbra toccate con un carbone ardente è una benedizione eletta se il serafino tira fuori quel carbone dall'altare; ma ci sono lingue che vengono incendiate dall'inferno, e chi desidera sentire una fiamma così maledetta? Devi sapere da dove viene il carbone prima di poter acconsentire che tocchi le tue labbra. La conoscenza può essere messa alla prova considerando il suo carattere. Alcune conoscenze sono come la luce della luna: limpida, fredda, sterile, se non deleteria per la salute; Ma la conoscenza celeste è fruttuosa, salutare e geniale, e scaccia le malattie come i caldi raggi del sole. Puoi rendere la conoscenza buona o cattiva, dal modo in cui la usi. Se si tratta di una torcia, puoi portarla con te per accendere la fiamma del fuoco di Tofet; o, d'altra parte, con quella fiaccola illuminata dal cielo potete, attraverso la grazia, trovare la strada per le porte del Paradiso. Giudicate dunque la conoscenza sempre con discrezione, e mentre la cercate come in astratto una cosa eminentemente buona, tuttavia non abbiate fretta di immergervi in ogni abisso per trovarne il fondo, né in ogni cratere in fiamme per scandagliarne la profondità. Ne so abbastanza del veleno senza berlo, e abbastanza del peccato senza incapparmi in esso
(I.) Prima, quindi, c'è una conoscenza speciale a cui si fa riferimento, "il popolo che in effetti conosce il suo Dio". Conoscere Dio è la forma più alta e migliore di conoscenza. Ma cosa possiamo sapere di Dio? Nient'altro che ciò che si è compiaciuto di rivelarci. Egli ha rivelato qualcosa di Sé stesso nel Libro della Natura, e molto di più nel Libro dell'Apocalisse; e si è compiaciuto di gettare una luce vivida sul Libro dell'Apocalisse manifestandosi al Suo popolo come non fa al mondo. Coloro che conoscono il Signore dovrebbero credere nell'unità della Sua essenza e della Sua sussistenza: "Ascolta, Israele: il Signore nostro Dio è l'unico Signore". Dovremmo conoscere il Signore nella pluralità delle Sue persone. Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine". L'uomo non sia contento finché non conosce qualcosa del "noi" da cui il suo essere è derivato. Sforzatevi di conoscere il Padre. Cercate di conoscere molto del Figlio di Dio, che è lo splendore della gloria di Suo Padre e l'immagine espressa della Sua persona, eppure con indicibile condiscendenza della grazia si è fatto uomo per noi. Non dimenticate lo Spirito Santo: sforzatevi di avere una visione il più chiara possibile della Sua natura e del Suo carattere, dei Suoi attributi e delle Sue opere. Studiamo per essere ben istruiti negli attributi divini, e chiediamo la grazia di conoscerli tutti. Non siate come quelli che sognano un Dio che è tutto amore e nient'altro. Non accontentatevi di una visione mutilata e distorta degli attributi di Dio; sentitelo onnipresente: lasciate che sia il vostro piacere di sapere che non dovete invocarlo come uno che è lontano, ma sempre vicino. Riconoscetelo come onnipotente; sappi che non c'è nulla che Egli non possa fare, e quindi non dubitare di Lui. Tutto ciò che non sapete, conoscete il carattere del vostro Dio. "Coloro che conoscono il tuo nome riporranno la loro fiducia in te". Poi sforzatevi di conoscere Dio nelle Sue azioni; Studia bene il passato. Non ignorate la grande opera della creazione; Se ne avete l'abilità, guardate quella creazione alla luce della scienza moderna, nella misura in cui quella luce è realmente derivata dai fatti e non da congetture. Indagate nelle grandi opere di Dio nella provvidenza; inizia il tuo pellegrinaggio di studio alle porte dell'Eden e viaggia fino al tempo presente; galleggia al sicuro nelle tue meditazioni con Noè nell'arca; studia la meravigliosa giustizia di Dio nell'spazzare via in tal modo la razza degli uomini. Se hai imparato tutto questo, cerca di conoscere qualcosa dell'insegnamento dello Spirito di Dio riguardo al piano di salvezza. Non accontentatevi di essere salvati al buio; Cercate di scoprire come siete stati salvati. Ho così messo in evidenza quella che penso sia l'idea del testo sul popolo che conosce il suo Dio; ma non dobbiamo trascurare quella piccola parola: "Coloro che conoscono il loro Dio". Non sono "quelli che conoscono Dio", ma "il loro Dio". Per conoscere bene qualcosa di Lui, devi afferrare saldamente Dio; Deve essere il tuo Dio. «Non c'è da pregare», disse un vecchio che era solito pregare molto, «finché non si arriva a una stretta stretta».
(II.) La felice influenza di questo tipo di conoscenza richiede poi la nostra attenzione. Il testo mostra che rafforza, dà coraggio, energia, vigore, risolutezza, audacia, successo. Coloro che conoscono il loro Dio sono forti e compiono imprese. La conoscenza rafforza l'uomo spirituale, perché, in primo luogo, è ciò di cui la fede deve nutrirsi. Dove c'è fede, la conoscenza è un grande guadagno. Questo sarà chiaro a tutti voi che leggete attentamente la vostra Bibbia, perché le parole "conoscere" e "credere" sono usate frequentemente nella Scrittura quasi come sinonimi. Se vi rivolgete al decimo capitolo del vangelo di San Giovanni, troverete che al trentottesimo versetto il Salvatore disse: "Ma se io lo faccio, anche se non credete a me, credete alle opere; affinché sappiate e crediate che il Padre è in me e io in lui". E poi nella prima lettera di S. Giovanni, nel secondo capitolo, al terzo versetto, abbiamo un'espressione che equivale a quella di cui ho già parlato. "E da questo sappiamo che lo conosciamo se osserviamo i suoi comandamenti". Siamo sicuri della nostra fede e della nostra conoscenza camminando in obbedienza a Lui. La fonte da cui proviene la fede cristiana dimostra l'importanza della conoscenza. In che modo la fede arriva al cristiano? "La fede viene dall'udire e l'udire dalla Parola di Dio." C'è tutta la storia della fede: la Parola di Dio dà l'insegnamento che ci benedice con la conoscenza, e poi viene la fede. Vedete, dunque, che se la conoscenza è sotto Dio, lo Spirito Santo, veramente il cibo della fede, allora, per essere forti, poiché la fede è il vero nervo della forza umana, dobbiamo acquistare molta conoscenza delle cose di Dio. Il popolo che conosce il suo Dio sarà forte nella fede e compirà grandi imprese. Pensate ancora all'influenza della fede su tutte le altre grazie. L'amore è il più dolce di tutti; ma come posso amare finché la conoscenza non mi dà una visione di Cristo? La conoscenza apre la porta, e poi attraverso quella porta vedo il mio Salvatore. Guardate di nuovo la speranza. Come posso sperare in una cosa se non so della sua esistenza? La speranza può essere il telescopio, ma poi finché non mi accorgo che c'è qualcosa davanti al vetro, non riesco a vedere nulla; ma la conoscenza toglie l'impedimento, e allora quando guardo attraverso il vetro ottico posso vedere la gloria che si sta rivelando; ma non posso sperare in ciò di cui non so assolutamente nulla. Devo sapere che c'è un paradiso, o non posso sperarlo. Quindi, abbi pazienza. Come avrò pazienza se non avrò udito, come dice Giacomo, della pazienza di Giobbe; a meno che io non sappia qualcosa della simpatia di Cristo, e non capisca il bene che deve venire dalla correzione che il mio Padre celeste mi dà? La conoscenza mi dà motivi per avere pazienza. Ancora una volta, dalla connessione del testo, sembra che molti furono sviati ai tempi di Antioco. "Quelli che agiscono malvagiamente contro il patto saranno corrotti con lusinghe; ma il popolo che conosce il suo Dio sarà forte", e così via. Sembra, quindi, che conoscere Dio sia un mezzo di fermezza. Chi sono le persone che sono molto turbate dai nuovi sistemi filosofici e di infedeltà che sorgono costantemente? Ebbene, le persone che non conoscono il loro Dio. La conoscenza sarà chiaramente vista da voi come un grande mezzo per permettervi di compiere grandi imprese, se pensate al suo rapporto con l'utilità. Un cristiano senza conoscenza, per esempio, è un uomo ammirevole nella santità della sua vita; Ma a quale altro fine, a quale altro scopo puoi metterlo? Non deve salire sul pulpito: se è già lì, farebbe meglio a ritirarsi. Non accontentatevi di essere sempre bambini: non sarete mai uomini se prima non sarete bambini; non accontentatevi di essere rachitici nella vostra intelligenza, ma chiedete di crescere nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, per il bene della vostra utilità
(III.) Veniamo, in terzo luogo, a notare come questa conoscenza possa essere ottenuta. Il tempo è fuggito, e quindi non ci dilungheremo, ma daremo solo un contorno. Scrutate le Scritture. Non limitarti a leggerli, cercali; guardare fuori dai passaggi paralleli; raccoglierli; cercate di cogliere il significato dello Spirito su ogni verità guardando a tutti i testi che si riferiscono ad essa. Leggi la Bibbia consecutivamente; Non limitarti a leggere un versetto qua e là: non è giusto. Pregate dopo averlo letto quanto volete, ma non fate penitenza di ciò che dovrebbe essere un piacere. Quindi, usa buoni aiuti per la tua Bibbia. Poi, assicurati di frequentare un ministero di insegnamento. Non essere sempre alla ricerca di dolci. Allora dovrei dire: se volete capire molto, siate molto in preghiera
(IV.) E ora voglio dire una parola a titolo di cautela. Ricordate che la conoscenza di se stessa, con tutte le sue eccellenze e virtù quando Dio la benedice, ha in sé un pericolo per voi. "La conoscenza", dice l'apostolo, "gonfia". Così è così. Potresti essere orgoglioso di ciò che sai, e poi Dio ti perdonerà e ti libererà da esso! E, inoltre, potresti diventare così positivo riguardo a ciò che sai, che potresti aver deciso di non sapere mai più. Non entrare in quello stato. La tua conoscenza può persino renderti presuntuoso nei confronti del popolo di Dio. Potresti guardare con disprezzo alcuni che non sanno tanto quanto te, eppure potrebbero avere il doppio della tua santità e rendere più servizio a Dio
(V.) Il dovere di diffondere questa conoscenza quando la abbiamo. "Coloro che hanno intendimento fra il popolo istruiranno molti". E' una profezia che si compie, ma è anche un suggerimento di un dovere che dobbiamo compiere. Stiamo istruendo molti, quelli di noi che conoscono il Signore? Se Dio ha acceso la tua candela, cerca di brillare e lascia che altre candele siano accese da te. (C. H. Spurgeon.)
36 CAPITOLO 11
Daniele 11:36-45
E il re farà secondo la sua volontà.
Il regno dell'Anticristo:
Noi cristiani aspettiamo un Anticristo che deve ancora venire. A parte la rivelazione, è in se stessa conforme alla natura umana e alle leggi delle cose che, come il bene si intensifica fino a raggiungere una grande consumazione del bene, così anche il male si intensificherà fino a una grande consumazione del male. Il mondo è fatto di luci e ombre, l'una che accompagna sempre l'altra; e man mano che la luce aumenta, le ombre si fanno più profonde; finché, quando il re della gloria verrà a coronare e a stabilire il bene, sarà confrontato con il Re e capo di ogni malvagità, forgiato fino al culmine dell'iniquità e della bestemmia al quale verrà la sua condanna. Nell'Antico Testamento, ovunque guardiamo, troviamo qualche immagine e presagio di questo grande potere malvagio, che corre parallelo alle predizioni e alle promesse riguardanti la discendenza della Donna e il Messia del popolo eletto. Era ferma convinzione di tutti i Padri cristiani che ci deve ancora essere uno sviluppo e un'incarnazione dell'anticristianesimo più terribile di quanto si sia mai visto sulla Terra, e che sarà distrutto solo nel grande giorno di Dio Onnipotente. Questo Anticristo è descritto nel passo di Daniele che ci sta davanti. Chiunque sia questo Re, o da qualunque parte provenga, egli è l'ultimo rappresentante della bestiale potenza mondiale che abbia sempre regnato sulla terra. Chiunque egli sia, è una persona individuale. L'Anticristo esiste davvero in ogni tempo, ma solo come uno spirito operante che non è ancora giunto al suo sviluppo finale e alla sua incarnazione concentrata. L'ostinazione sarà la sua caratteristica; e magnificare se stesso, e l'irreligione. Noi, dappertutto, in tutti i circoli e in tutti gli insegnamenti, sentiamo parlare dell'"Uomo che viene". Egli è l'uomo del peccato, l'illegale, l'Anticristo. (Joseph A. Seiss, D.D.)
Riferimenti incrociati:
Daniele 11
1 Dan 5:31; 9:1
Dan 10:18; At 14:22
2 Dan 8:26; 10:1,21; Prov 22:21; Am 3:7; Giov 10:35; 18:37,38; Ap 21:5
Esd 4:5,6
Sal 73:6,7
Dan 11:25; 7:5; 8:4
3 Dan 7:6; 8:5-8,21
Dan 11:16,36; 4:35; 5:19; 8:4-14; Ef 1:11; Eb 2:4; Giac 1:18
4 Giob 20:5-7; Sal 37:35,36; 49:6-12; 73:17-20; Lu 12:20
Dan 7:6; 8:8,22; Sal 39:6; Ec 2:18,19; 4:8; Mat 12:25
Dan 7:8; Ger 12:15,17; 18:7; 31:40; 45:4
5 Dan 11:8,9,11,14,25,40
Dan 11:3,4
6 Dan 11:13; Ez 38:8,9
Dan 11:7,13,15,40
Giob 38:15; Sal 10:5; Ez 30:21; Zac 11:16
7 Giob 14:7; Is 9:14; 11:1; Ger 12:2; Mal 4:1
Dan 11:20; Sal 49:10-13; 109:8; Lu 12:20
Dan 11:20
Sal 55:23; Ez 17:18
8 Ge 31:30; Eso 12:12; Nu 33:4; De 12:3; Giudic 18:24; Is 37:19; 46:1,2; Ger 43:12,13; 46:25; Os 8:6; 10:5,6
Dan 1:2,3; 10:3; Is 2:16; Os 13:15
10 Dan 11:22,40; 9:26; Is 8:7,8; Ger 46:7,8; 51:42
Dan 11:7,39; Is 25:12
11 Dan 11:5,9
Dan 11:44; 8:7; Sal 76:10
Dan 11:10; 2:38; 1Re 20:13,28; Sal 33:16,17; Ec 9:11,12; Ger 27:6
15 Ger 5:10; 6:6; 33:4; 52:4; Ez 17:17
Dan 11:6; 8:7; Gios 1:5; Prov 21:30,31
16 Dan 11:3,36; 8:4,7
Dan 11:41,45; 8:9; Is 8:8
Ger 3:19
17 Dan 11:19; 2Re 12:17; 2Cron 20:3; Prov 19:21; Ez 4:3,7; 25:2; Lu 9:51
Dan 9:26; Sal 56:9; Ez 17:17; Mat 12:30; Lu 11:23; Rom 8:31
18 Ge 10:4,5; Ger 2:10; 31:10; Ez 27:6; Sof 2:11
Giudic 1:7; Os 12:14; Mat 7:2
19 Giob 20:8; Sal 27:2; 37:36; Ger 46:6; Ez 26:21
20 Dan 11:7,21
De 15:2,3; 2Re 23:35
Prov 30:33
21 Dan 11:7,20
Dan 7:8; 8:9,23,25
1Sa 3:13; Sal 12:8; 15:4; Is 32:5; Na 1:14
Dan 11:32,34; Giudic 9:1-20; 2Sa 15:2-6; Sal 55:21
22 Dan 11:10; 9:26; Is 8:7,8; Am 8:8; 9:5; Na 1:8; Ap 12:15,16
Dan 8:10,11,25
23 Dan 8:25; Ge 34:13; Sal 52:2; Prov 11:18; Ez 17:13-19; Rom 1:29; 2Co 11:3; 2Te 2:9
24 Giudic 9:4; Prov 17:8; 19:6
Dan 7:25; Prov 23:7; Ez 38:10; Mat 9:4
25 Dan 11:2,10; Prov 15:18; 28:25
26 2Sa 4:2-12; 2Re 8:14; 10:6-9; Sal 41:9; Mic 7:5,6; Mat 26:23; Mar 14:20; Giov 13:18
Dan 11:10,22
27 2Sa 13:26; Sal 12:2; 52:1; 58:2; 64:6; Prov 12:20; 23:6-8; 26:23
Sal 62:9; Ger 9:3-5; 41:1-3
Prov 19:21; Ez 17:9
Dan 11:29,35,40; 8:19; 10:1; Abac 2:3; At 1:7; 17:31; 1Te 5:1
28 Dan 11:22,30-32; 8:24; At 3:25
29 Dan 8:19; 10:1; Is 14:31; At 17:26; Ga 4:2
Dan 11:23,25
30 Ge 10:4; Nu 24:24; 1Cron 1:7; Is 23:1,12; Ger 2:10; Ez 27:6
Dan 11:28; 7:25; Ap 12:12
Ne 6:12; Mat 24:10
31 Dan 8:24; Ap 17:12
Dan 8:11; 12:11; Lam 1:10; 2:7; Ez 7:20,21; 9:7; 24:21,22
Dan 8:12,13,26; 9:27
Dan 8:13; 9:27; 12:11; Mat 24:15; Mar 13:14; Lu 21:20
At 13:40,41
32 Prov 19:5; 26:28
2Te 2:9-12; Ap 13:12-15
1Cron 28:9; Sal 9:10; Ger 31:34; Giov 17:3; 2Co 4:3-6; 1G 2:3,4; 5:20
Mic 5:7-9; 7:15-17; Zac 9:13-16; 10:3-6,12; 12:3-7; 14:1-4; Mal 4:2; 2Ti 2:1-3; Eb 10:32,33; Ap 6:11; 7:9,10; 12:7-11
33 Dan 12:3,4,10; Is 32:3,4; Zac 8:20-23; Mal 2:7; Mat 13:11,51,52; 28:20; Lu 24:44-47; At 4:2-4; 11:26; 14:21; 2Ti 2:24,25
Mat 10:21; 20:23; 24:9; Giov 16:2; At 12:2,3; 1Co 4:9; 2Ti 1:12; 4:6; Eb 11:34; Ap 1:9; 2:13; 6:9; 7:14; 13:7-10; 17:6
34 Ap 12:2-6,13-17; 13:1-4
Mat 7:15; At 20:29,30; Rom 16:18; 2Co 11:13-15; Ga 2:4; 1Ti 4:1,2; 2Ti 3:1-7; 4:3; Tit 1:11; 2P 2:1-3,18,19; 1G 2:18,19; 4:1,5; 2G 1:7; Giuda 1:4; Ap 2:20; 13:11-14
35 Dan 11:33; 8:10; Mat 16:17; 26:56,69-75; Giov 20:25; At 13:13; 15:37-39
Dan 12:10; De 8:2,3,16; 2Cron 32:31; Prov 17:3; Zac 13:9; Mal 3:2-4; 4:1-3; Giac 1:2; 1P 1:6,7; Ap 2:10
Dan 11:29,40; 8:17,19; 9:27; 10:1; 12:4,11; Abac 2:3; Ap 14:15; 17:17
36 Dan 11:16; 8:4; Giov 5:30; 6:38
Dan 7:8,20,25; Is 14:13; 2Te 2:4; Ap 13:5; 17:3
Dan 8:11,24,25
Dan 2:47; De 10:17; Gios 22:22; Sal 136:2
Dan 7:20-25; 8:19; 12:7,11-13; Ap 11:2,3; 12:14; 13:5
Dan 4:35; 9:26; Giob 23:13,14; Sal 33:10; Prov 19:21; Is 46:10; At 4:28; Ap 10:7; 17:17
37 Ge 3:16; De 5:21; 21:11; CC 7:10; Ez 24:16; 1Ti 4:3
Ge 3:5; Is 14:13; 2Te 2:4
38 1Ti 4:1
Ap 13:12-17; 17:1-5; 18:12
Is 44:9
39 Ap 18:9-13
40 Dan 11:35; 8:17; 12:4
Dan 11:5,6; Ez 38:14-18
Is 5:28; 21:1; 66:15; Ger 4:13; Zac 9:14
Ez 38:4,15; Ap 9:16; 16:12
Dan 11:10,22
41 Dan 11:45; Ez 38:8-13
Dan 11:16
Is 11:13-15; Ger 9:26; 48:47; 49:6
42 Ez 29:14; Zac 10:10,11; 14:17; Ap 11:8
43 Ger 46:9,10; Ez 38:5
Eso 11:8; Giudic 4:10
44 Dan 11:11,30; Ez 38:9-12; Ap 16:12; 17:13; 19:19-21
45 Gioe 2:20; Zac 14:8
Dan 11:16,41; Sal 48:2; Is 2:2; 14:13; Mic 4:2; 2Te 2:4
Dan 2:35; 7:26; 8:25; Ez 38:22,23; 39:2; 2Te 2:8; Ap 13:10; 14:14-20; 19:19-21; 20:2,9
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