Nuova Riveduta:

Daniele 3

Tre compagni di Daniele nella fornace
1 Il re Nabucodonosor fece una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei cubiti, e la collocò nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 Poi il re Nabucodonosor fece convocare i satrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giureconsulti, i magistrati e tutte le autorità delle province perché venissero all'inaugurazione della statua che egli aveva fatto erigere. 3 Allora i satrapi, i prefetti e i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giureconsulti, i magistrati e tutte le autorità delle province vennero all'inaugurazione della statua che il re Nabucodonosor aveva fatto erigere. Tutti stavano in piedi davanti alla statua eretta da Nabucodonosor. 4 Allora l'araldo gridò forte: «A voi, gente di ogni popolo, nazione e lingua, si ordina quanto segue: 5 nel momento in cui udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio, della zampogna e di ogni specie di strumenti, vi inchinerete e adorerete la statua d'oro che il re Nabucodonosor ha fatto erigere. 6 Chi non si inchina per adorare sarà immediatamente gettato in una fornace ardente». 7 Non appena tutti i popoli ebbero udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio e di ogni specie di strumenti, gli uomini di ogni popolo, nazione e lingua si inchinarono e adorarono la statua d'oro che il re Nabucodonosor aveva fatto erigere.
8 In quello stesso momento, alcuni Caldei si fecero avanti e accusarono i Giudei, 9 dicendo al re Nabucodonosor: «O re, possa tu vivere per sempre! 10 Tu hai decretato, o re, che chiunque ha udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio, della zampogna e di ogni specie di strumenti deve inchinarsi per adorare la statua d'oro. 11 Chiunque non si inchina e non adora deve essere gettato in una fornace ardente. 12 Ora, ci sono dei Giudei, ai quali tu hai affidato l'amministrazione della provincia di Babilonia, cioè Sadrac, Mesac e Abed-Nego, che non ti danno ascolto, non adorano i tuoi dèi e non si inchinano alla statua d'oro che tu hai fatto erigere».
13 Allora Nabucodonosor, irritato e furioso, ordinò che gli portassero Sadrac, Mesac e Abed-Nego; questi furono condotti alla presenza del re. 14 Nabucodonosor disse loro: «Sadrac, Mesac, Abed-Nego, è vero che non adorate i miei dèi e non vi inchinate davanti alla statua d'oro che io ho fatto erigere? 15 Ora, appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio, della zampogna e di ogni specie di strumenti, siate pronti a inchinarvi per adorare la statua che io ho fatta. Se non la adorerete, sarete immediatamente gettati in una fornace ardente; e quale Dio potrà liberarvi dalla mia mano?»
16 Sadrac, Mesac e Abed-Nego risposero al re: «O Nabucodonosor, noi non abbiamo bisogno di darti risposta su questo punto. 17 Ma il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di salvarci, e ci libererà dal fuoco della fornace ardente e dalla tua mano, o re. 18 Anche se questo non accadesse, sappi, o re, che comunque noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai fatto erigere».
19 Allora Nabucodonosor s'infuriò e l'espressione del suo viso mutò completamente nei riguardi di Sadrac, Mesac e Abed-Nego. Egli ordinò che si arroventasse la fornace sette volte più del solito; 20 poi ordinò agli uomini più vigorosi del suo esercito di legare Sadrac, Mesac e Abed-Nego, e di gettarli nella fornace ardente. 21 Allora i tre uomini furono legati con le loro tuniche, le loro vesti, i loro mantelli e tutti i loro indumenti, e furono gettati in mezzo alla fornace ardente. 22 Poiché l'ordine del re era perentorio e la fornace era arroventata, il calore uccise gli uomini che avevano gettato Sadrac, Mesac e Abed-Nego nel fuoco. 23 E questi tre uomini, Sadrac, Mesac e Abed-Nego, caddero legati in mezzo alla fornace ardente.
24 Allora il re Nabucodonosor fu spaventato e andò in gran fretta a dire ai suoi consiglieri: «Non erano tre gli uomini che abbiamo legati e gettati in mezzo al fuoco ardente?» Quelli risposero e dissero al re: «Certo, o re!» 25 «Eppure», disse ancora il re, «io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senza avere sofferto nessun danno; e l'aspetto del quarto è simile a quello di un figlio degli dèi. 26 Nabucodonosor si avvicinò alla bocca della fornace ardente e disse: «Sadrac, Mesac, Abed-Nego, servi del Dio altissimo, venite fuori!» E Sadrac, Mesac e Abed-Nego uscirono dal fuoco.
27 I satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re si radunarono, osservarono quegli uomini e videro che sopra i loro corpi il fuoco non aveva avuto nessun potere e che neppure un capello del loro capo era stato bruciato, che le loro tuniche non erano alterate e che essi non avevano neppure odore di fuoco. 28 Nabucodonosor prese a dire: «Benedetto sia il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-Nego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l'ordine del re, hanno esposto i loro corpi per non servire né adorare alcun altro Dio che il loro. 29 Perciò ordino quanto segue: chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male del Dio di Sadrac, Mesac e Abed-Nego, sia fatto a pezzi e la sua casa ridotta in un letamaio; perché non c'è nessun altro dio che possa salvare in questo modo». 30 Allora il re fece prosperare Sadrac, Mesac e Abed-Nego nella provincia di Babilonia.

C.E.I.:

Daniele 3

1 Il re Nabucodònosor aveva fatto costruire una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei, e l'aveva fatta erigere nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia.
2 Quindi il re Nabucodònosor aveva convocato i sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province, perché presenziassero all'inaugurazione della statua che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere.
3 I sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province vennero all'inaugurazione della statua. Essi si disposero davanti alla statua fatta erigere dal re.
4 Un banditore gridò ad alta voce: «Popoli, nazioni e lingue, a voi è rivolto questo proclama:
5 Quando voi udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna, e d'ogni specie di strumenti musicali, vi prostrerete e adorerete la statua d'oro, che il re Nabucodònosor ha fatto innalzare.
6 Chiunque non si prostrerà alla statua, in quel medesimo istante sarà gettato in mezzo ad una fornace di fuoco ardente».
7 Perciò tutti i popoli, nazioni e lingue, in quell'istante che ebbero udito il suono del corno, del flauto, dell'arpicordo, del salterio e di ogni specie di strumenti musicali, si prostrarono e adorarono la statua d'oro, che il re Nabucodònosor aveva fatto innalzare.
8 Però in quel momento alcuni Caldei si fecero avanti per accusare i Giudei 9 e andarono a dire al re Nabucodònosor: «Re, vivi per sempre! 10 Tu hai decretato, o re, che chiunque avrà udito il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di strumenti musicali, si deve prostrare e adorare la statua d'oro: 11 chiunque non si prostrerà per adorarla, sia gettato in mezzo ad una fornace con il fuoco acceso.
12 Ora, ci sono alcuni Giudei, ai quali hai affidato gli affari della provincia di Babilonia, cioè Sadràch, Mesàch e Abdènego, che non ti obbediscono, re: non servono i tuoi dèi e non adorano la statua d'oro che tu hai fatto innalzare».
13 Allora Nabucodònosor, sdegnato, comandò che gli si conducessero Sadràch, Mesàch e Abdènego, e questi comparvero alla presenza del re. 14 Nabucodònosor disse loro: «È vero, Sadràch, Mesàch e Abdènego, che voi non servite i miei dèi e non adorate la statua d'oro che io ho fatto innalzare? 15 Ora, se voi sarete pronti, quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di strumenti musicali, a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatta, bene; altrimenti in quel medesimo istante sarete gettati in mezzo ad una fornace dal fuoco ardente. Qual Dio vi potrà liberare dalla mia mano?».
16 Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: «Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; 17 sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto». 19 Allora Nabucodònosor, acceso d'ira e con aspetto minaccioso contro Sadràch, Mesàch e Abdènego, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. 20 Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràch, Mesàch e Abdènego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso. 21 Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, calzari, turbanti e tutti i loro abiti e gettati in mezzo alla fornace con il fuoco acceso.
22 Ma quegli uomini, che dietro il severo comando del re avevano acceso al massimo la fornace per gettarvi Sadràch, Mesàch e Abdènego, rimasero uccisi dalle fiamme, 23 nel momento stesso che i tre giovani Sadràch, Mesàch e Abdènego cadevano legati nella fornace con il fuoco acceso.
24 Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore.
25 Azaria, alzatosi, fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse:
26 «Benedetto sei tu, Signore Dio dei nostri padri;
degno di lode e glorioso è il tuo nome per sempre.
27 Tu sei giusto in tutto ciò che hai fatto;
tutte le tue opere sono vere,
rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi.
28 Giusto è stato il tuo giudizio
per quanto hai fatto ricadere su di noi
e sulla città santa dei nostri padri, Gerusalemme.
Con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto
questo
a causa dei nostri peccati,
29 poiché noi abbiamo peccato, abbiamo agito da
iniqui,
allontanandoci da te, abbiamo mancato in ogni modo.
Non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti,
30 non li abbiamo osservati, non abbiamo fatto
quanto ci avevi ordinato per il nostro bene.
31 Ora quanto hai fatto ricadere su di noi,
tutto ciò che ci hai fatto, l'hai fatto con retto
giudizio:
32 ci hai dato in potere dei nostri nemici,
ingiusti, i peggiori fra gli empi,
e di un re iniquo, il più malvagio su tutta la terra.
33 Ora non osiamo aprire la bocca:
disonore e disprezzo sono toccati ai tuoi servi,
ai tuoi adoratori.
34 Non ci abbandonare fino in fondo,
per amore del tuo nome, non rompere la tua alleanza;
35 non ritirare da noi la tua misericordia,
per amore di Abramo tuo amico,
di Isacco tuo servo, d'Israele tuo santo,
36 ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare
la loro stirpe come le stelle del cielo,
come la sabbia sulla spiaggia del mare.
37 Ora invece, Signore,
noi siamo diventati più piccoli
di qualunque altra nazione,
ora siamo umiliati per tutta la terra
a causa dei nostri peccati.
38 Ora non abbiamo più né principe,
né capo, né profeta, né olocausto,
né sacrificio, né oblazione, né incenso,
né luogo per presentarti le primizie
e trovar misericordia.
39 Potessimo esser accolti con il cuore contrito
e con lo spirito umiliato,
come olocausti di montoni e di tori,
come migliaia di grassi agnelli.
40 Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te
e ti sia gradito,
perché non c'è confusione per coloro che confidano
in te.
41 Ora ti seguiamo con tutto il cuore,
ti temiamo e cerchiamo il tuo volto.
42 Fa' con noi secondo la tua clemenza,
trattaci secondo la tua benevolenza,
secondo la grandezza della tua misericordia.
43 Salvaci con i tuoi prodigi,
da' gloria, Signore, al tuo nome.
44 Siano invece confusi quanti fanno il male ai tuoi
servi,
siano coperti di vergogna con tutta la loro potenza;
e sia infranta la loro forza!
45 Sappiano che tu sei il Signore,
il Dio unico e glorioso su tutta la terra».
46 I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. 47 La fiamma si alzava quarantanove cubiti sopra la fornace 48 e uscendo bruciò quei Caldei che si trovavano vicino alla fornace. 49 Ma l'angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco 50 e rese l'interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.
51 Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo:
52 «Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
53 Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.
54 Benedetto sei tu nel trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.
55 Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli
abissi
e siedi sui cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.
56 Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
57 Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
58 Benedite, angeli del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
59 Benedite, cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
60 Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il
Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
61 Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
62 Benedite, sole e luna, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
63 Benedite, stelle del cielo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
64 Benedite, piogge e rugiade, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
65 Benedite, o venti tutti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
66 Benedite, fuoco e calore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
67 Benedite, freddo e caldo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
68 Benedite, rugiada e brina, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
69 Benedite, gelo e freddo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
70 Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
71 Benedite, notti e giorni, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
72 Benedite, luce e tenebre, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
73 Benedite, folgori e nubi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
74 Benedica la terra il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
75 Benedite, monti e colline, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
76 Benedite, creature tutte
che germinate sulla terra, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
77 Benedite, sorgenti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
78 Benedite, mari e fiumi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
79 Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell'acqua, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
80 Benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
81 Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il
Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
82 Benedite, figli dell'uomo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
83 Benedica Israele il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
84 Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
85 Benedite, o servi del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
86 Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
87 Benedite, pii e umili di cuore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
88 Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli,
perché ci ha liberati dagl'inferi,
e salvati dalla mano della morte,
ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente,
ci ha liberati dal fuoco.
89 Lodate il Signore, perché egli è buono,
perché la sua grazia dura sempre.
90 Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dèi,
lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura
sempre».
91 Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: «Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». «Certo, o re», risposero.
92 Egli soggiunse: «Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell'aspetto a un figlio di dèi».
93 Allora Nabucodònosor si accostò alla bocca della fornace con il fuoco acceso e prese a dire: «Sadràch, Mesàch, Abdènego, servi del Dio altissimo, uscite, venite fuori». Allora Sadràch, Mesàch e Abdènego uscirono dal fuoco.
94 Quindi i satrapi, i prefetti, i governatori e i ministri del re si radunarono e, guardando quegli uomini, videro che sopra i loro corpi il fuoco non aveva avuto nessun potere; che neppure un capello del loro capo era stato bruciato e i loro mantelli non erano stati toccati e neppure l'odore del fuoco era penetrato in essi.
95 Nabucodònosor prese a dire: «Benedetto il Dio di Sadràch, Mesàch e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio che il loro Dio.
96 Perciò io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, proferirà offesa contro il Dio di Sadràch, Mesàch e Abdènego, sia tagliato a pezzi e la sua casa sia ridotta a un mucchio di rovine, poiché nessun altro dio può in tal maniera liberare».
97 Da allora il re promosse Sadràch, Mesàch e Abdènego a cariche pubbliche nella provincia di Babilonia.
98 Il re Nabucodònosor a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano in tutta la terra: Pace e prosperità!
99 M'è parso opportuno rendervi noti i prodigi e le meraviglie che il Dio altissimo ha fatto per me.
100 Quanto sono grandi i suoi prodigi
e quanto straordinarie le sue meraviglie!
Il suo regno è un regno eterno
e il suo dominio di generazione in generazione.

Nuova Diodati:

Daniele 3

L'erezione dell'immagine d'oro e l'obbligo di adorarla
1 Il re Nebukadnetsar fece costruire un'immagine d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei cubiti, e la fece erigere nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 Poi il re Nebukadnetsar mandò a radunare i satrapi, i prefetti, i governatori, i giudici, i tesorieri, i consiglieri di stato, gli esperti nella legge e tutte le autorità delle province, perché venissero alla inaugurazione dell'immagine che il re Nebukadnetsar aveva fatto erigere. 3 Allora i satrapi, i prefetti e i governatori, i giudici, i tesorieri, i consiglieri di stato, gli esperti della legge e tutte le autorità delle province si radunarono insieme per la inaugurazione dell'immagine, fatta erigere dal re Nebukadnetsar, e si misero in piedi davanti all'immagine che Nebukadnetsar aveva fatto erigere. 4 Quindi l'araldo gridò a gran voce: «A voi, popoli, nazioni e lingue è ordinato che, 5 appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del salterio, della zampogna e di ogni genere di strumenti, vi prostriate per adorare l'immagine d'oro che il re Nebukadnetsar ha fatto erigere; 6 chiunque non si prostrerà per adorare, sarà subito gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente». 7 Così, non appena tutti i popoli udirono il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del salterio e di ogni genere di strumenti, tutti i popoli, nazioni e lingue si prostrarono e adorarono l'immagine d'oro, che il re Nebukadnetsar aveva fatto erigere. 8 Per questa ragione in quel momento, alcuni Caldei si fecero avanti e accusarono i Giudei; 9 prendendo la parola dissero al re Nebukadnetsar: «O re, possa tu vivere per sempre! 10 Tu, o re, hai emanato un decreto, in forza del quale chiunque ha udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del salterio, della zampogna e di ogni genere di strumenti deve prostrarsi per adorare l'immagine d'oro; 11 e chiunque non si prostra e non adora, deve essere gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. 12 Or ci sono alcuni Giudei che hai preposto all'amministrazione degli affari della provincia di Babilonia, Shadrak, Meshak e Abed-nego, che non prestano alcuna considerazione a te; non servono i tuoi dèi e non adorano l'immagine d'oro che hai fatto erigere».

I tre compagni di Daniele gettati nella fornace ardente, sono divinamente protetti e poi liberati
13 Allora Nebukadnetsar, adirato e furibondo, comandò di far venire Shadrak, Meshak e Abed-nego; così questi uomini furono condotti davanti al re. 14 Nebukadnetsar rivolse loro la parola, dicendo: «Shadrak, Meshak e Abednego, è vero che non servite i miei dèi e non adorate l'immagine d'oro che io ho fatto erigere? 15 Ora, non appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del salterio, della zampogna e di ogni genere di strumenti, se siete pronti a prostrarvi per adorare l'immagine che io ho fatto, bene; ma se non l'adorate, sarete subito gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente; e qual è quel dio che potrà liberarvi dalle mie mani?». 16 Shadrak, Meshak e Abed-nego risposero al re, dicendo: «O Nebukadnetsar, noi non abbiamo bisogno di darti risposta in merito a questo. 17 Ecco, il nostro Dio, che serviamo, è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente e ci libererà dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non lo facesse, sappi o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo l'immagine d'oro che tu hai fatto erigere». 19 Allora Nebukadnetsar fu ripieno di furore e l'espressione del suo volto mutò nei riguardi di Shadrak, Meshak e Abednego. Riprendendo la parola comandò di riscaldare la fornace sette volte più di quanto si soleva riscaldarla. 20 Comandò quindi ad alcuni uomini forti e valorosi del suo esercito di legare Shadrak, Meshak e Abed-nego e di gettarli nella fornace di fuoco ardente. 21 Allora questi tre uomini furono legati con i loro calzoni, le loro tuniche, i loro copricapo e tutte le loro vesti e furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. 22 Ma poiché l'ordine del re era duro e la fornace era estremamente surriscaldata, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che vi avevano gettato Shadrak, Meshak e Abed-nego. 23 E questi tre uomini, Shadrak, Meshak e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. 24 Allora il re Nebukadnetsar, sbalordito, si alzò in fretta e prese a dire ai suoi consiglieri: «Non abbiamo gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». Essi risposero e dissero al re: «Certo, o re». 25 Egli riprese a dire: «Ecco, io vedo quattro uomini slegati, che camminano in mezzo al fuoco, senza subire alcun danno; e l'aspetto del quarto è simile a quello di un figlio di Dio». 26 Poi Nebukadnetsar si avvicinò all'apertura della fornace di fuoco ardente e prese a dire: «Shadrak, Meshak e Abed-nego, servi del Dio Altissimo, uscite e venite qui». Allora Shadrak, Meshak e Abed-nego uscirono di mezzo al fuoco. 27 Quindi i satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re si radunarono per osservare quegli uomini: il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo, i capelli del loro capo non erano stati bruciati, i loro mantelli non erano stati alterati e neppure l'odore di fuoco si era posato su di loro. 28 Nebukadnetsar prese a dire: «Benedetto sia il Dio di Shadrak, Meshak e Abed-nego, che ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui; hanno trasgredito l'ordine del re e hanno esposto i loro corpi alla morte, piuttosto che servire e adorare altro dio all'infuori del loro. 29 Perciò io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male del Dio di Shadrak, Meshak e Abed-nego, sia tagliato a pezzi e la sua casa sia ridotta in un letamaio, perché non c'è nessun altro dio che possa salvare a questo modo». 30 Allora il re fece prosperare Shadrak, Meshak e Abed-nego nella provincia di Babilonia.

Riveduta 2020:

Daniele 3

I tre compagni di Daniele nella fornace
1 Il re Nabucodonosor fece una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei cubiti, e la eresse nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 Poi il re Nabucodonosor fece radunare i satrapi, i prefetti, i governatori, i giudici, i tesorieri, i giuristi, i magistrati e tutte le autorità delle province, perché venissero all'inaugurazione della statua che il re Nabucodonosor aveva fatto erigere. 3 Allora i satrapi, i prefetti e i governatori, i giudici, i tesorieri, i giuristi, i magistrati e tutte le autorità delle province si radunarono per l'inaugurazione della statua che il re Nabucodonosor aveva fatto erigere. Stavano tutti in piedi davanti alla statua eretta da Nabucodonosor. 4 Quindi l'araldo gridò forte: “A voi, popoli, nazioni e lingue è imposto che, 5 nel momento in cui udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio, della zampogna e di ogni sorta di strumenti, vi prostriate per adorare la statua d'oro che il re Nabucodonosor ha fatto erigere. 6 Chiunque non si prostrerà per adorare, sarà immediatamente gettato in una fornace di fuoco ardente”. 7 Perciò, appena tutti i popoli ebbero udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio e di ogni sorta di strumenti, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue si prostrarono e adorarono la statua d'oro che il re Nabucodonosor aveva fatto erigere. 8 Allora, in quello stesso momento, alcuni Caldei si fecero avanti e accusarono i Giudei; 9 rivolgendosi al re Nabucodonosor, gli dissero: “O re, possa tu vivere per sempre! 10 Tu, o re, hai emanato un decreto, per il quale chiunque abbia udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio, della zampogna e di ogni sorta di strumenti deve prostrarsi per adorare la statua d'oro. 11 Chiunque non si prostra e non adora deve essere gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. 12 Ora ci sono alcuni giudei che tu hai preposto all'amministrazione degli affari della provincia di Babilonia, cioè Sadrac, Mesac e Abed-nego, che non ti tengono in nessuna considerazione, non servono i tuoi dèi e non adorano la statua d'oro che tu hai fatto erigere”. 13 Allora Nabucodonosor, irritato e furioso, ordinò che gli fossero condotti Sadrac, Mesac e Abed-nego; così essi furono condotti in presenza del re. 14 Nabucodonosor, rivolgendosi a loro, disse: “Sadrac, Mesac, Abed-nego, è vero che non adorate i miei dèi e che non vi prostrate davanti alla statua d'oro che io ho fatto erigere? 15 Ora, non appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèrio, della zampogna e di ogni sorta di strumenti, siate pronti a prostrarvi per adorare la statua che io ho fatto; ma se non la adorerete, sarete immediatamente gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente; e qual è quel dio che vi potrà liberare dalle mie mani?”. 16 Sadrac, Mesac e Abed-nego risposero al re, dicendo: “O Nabucodonosor, noi non abbiamo bisogno di darti risposta in merito a questo. 17 Ecco, il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di liberarci e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente e dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non lo facesse, sappi, o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai fatto erigere”. 19 Allora Nabucodonosor fu ripieno di furore e l'aspetto del suo viso mutò nei confronti di Sadrac, Mesac e Abed-nego. Riprese la parola e ordinò che si accendesse la fornace sette volte più del solito; 20 poi comandò ad alcuni degli uomini più vigorosi del suo esercito di legare Sadrac, Mesac e Abed-nego e di gettarli nella fornace del fuoco ardente. 21 Allora questi tre uomini furono legati con le loro tuniche, i loro copricapo, i loro mantelli e tutti i loro vestiti, e furono gettati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. 22 Siccome l'ordine del re era perentorio e la fornace era straordinariamente riscaldata, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che vi avevano gettato dentro Sadrac, Mesac e Abed-nego. 23 E quei tre uomini, Sadrac, Mesac e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. 24 Allora il re Nabucodonosor fu spaventato, si alzò in gran fretta, e disse ai suoi consiglieri: “Non abbiamo noi gettato in mezzo al fuoco tre uomini legati?”. Quelli risposero e dissero al re: “Certo o re!”. 25 Ed egli riprese a dire: “Ecco, io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senza aver sofferto nessun danno; e l'aspetto del quarto è come quello di un figlio degli dèi”. 26 Poi Nabucodonosor si avvicinò alla bocca della fornace del fuoco ardente e disse: “Sadrac, Mesac, Abed-nego, servi dell'Iddio altissimo, uscite, venite!”. E Sadrac, Mesac e Abed-nego uscirono dal fuoco. 27 I satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re, essendosi radunati, osservarono quegli uomini e videro che il fuoco non aveva avuto nessun potere sul loro corpo, che i capelli del loro capo non erano stati bruciati, che le loro tuniche non erano alterate, e che essi non avevano neppure l'odore del fuoco. 28 Nabucodonosor prese a dire: “Sia benedetto l'Iddio di Sadrac, di Mesac e di Abed-nego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l'ordine del re, hanno esposto i loro corpi per non servire e non adorare altro dio che il loro! 29 Perciò, io faccio questo decreto: 'Chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male dell'Iddio di Sadrac, Mesac e Abed-nego, sia fatto a pezzi, e la sua casa sia ridotta in un letamaio; perché non c'è nessun altro dio che possa salvare in questo modo'”. 30 Allora il re fece prosperare Sadrac, Mesac e Abed-nego nella provincia di Babilonia.

Riveduta:

Daniele 3

I tre compagni di Daniele nella fornace
1 Il re Nebucadnetsar fece una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei cubiti, e la eresse nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 E il re Nebucadnetsar mandò a radunare i satrapi, i prefetti, i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province, perché venissero alla inaugurazione della statua che il re Nebucadnetsar aveva eretta. 3 Allora i satrapi, i prefetti e i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province s'adunarono per la inaugurazione della statua, che il re Nebucadnetsar aveva eretta; e stavano in piedi davanti alla statua che Nebucadnetsar aveva eretta. 4 E l'araldo gridò forte: 'A voi, popoli, nazioni e lingue è imposto che, 5 nel momento in cui udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d'ogni sorta di strumenti, vi prostriate per adorare la statua d'oro che il re Nebucadnetsar ha eretta; 6 e chiunque non si prostrerà per adorare, sarà immantinente gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente'. 7 Non appena quindi tutti i popoli ebbero udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro e d'ogni sorta di strumenti, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue si prostrarono e adorarono la statua d'oro, che il re Nebucadnetsar aveva eretta. 8 Allora, in quello stesso momento, alcuni uomini caldei si fecero avanti, e accusarono i Giudei; 9 e, rivolgendosi al re Nebucadnetsar, gli dissero: 'O re, possa tu vivere in perpetuo! 10 Tu, o re, hai emanato un decreto, per il quale chiunque ha udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d'ogni sorta di strumenti deve prostrarsi per adorare la statua d'oro; 11 e chiunque non si prostra e non adora, dev'esser gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. 12 Or vi sono degli uomini giudei, che tu hai preposti agli affari della provincia di Babilonia: Shadrac, Meshac e Abed-nego; cotesti uomini, o re, non ti tengono in alcun conto; non servono i tuoi dèi, e non adorano la statua d'oro che tu hai eretta'. 13 Allora Nebucadnetsar, irritato e furioso, ordinò che gli fossero menati Shadrac, Meshac e Abed-nego; e quegli uomini furon menati in presenza del re. 14 Nebucadnetsar, rivolgendosi a loro, disse: 'Shadrac, Meshac, Abed-nego, lo fate deliberatamente di non servire i miei dèi e di non adorare la statua d'oro che io ho eretto? 15 Ora, se non appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d'ogni sorta di strumenti, siete pronti a prostrarvi per adorare la statua che io ho fatto, bene; ma se non l'adorate, sarete immantinente gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente; e qual è quel dio che vi libererà dalle mie mani?' 16 Shadrac, Meshac e Abed-nego risposero al re, dicendo: 'O Nebucadnetsar, noi non abbiam bisogno di darti risposta su questo. 17 Ecco, il nostro Dio che noi serviamo, è potente da liberarci, e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, o re. 18 Se no, sappi o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto'. 19 Allora Nebucadnetsar fu ripieno di furore, e l'aspetto del suo viso fu mutato verso Shadrac, Meshac e Abed-nego. Egli riprese la parola, e ordinò che si accendesse la fornace sette volte più di quello che s'era pensato di fare; 20 poi comandò ad alcuni uomini de' più vigorosi del suo esercito di legare Shadrac, Meshac e Abed-nego, e di gettarli nella fornace del fuoco ardente. 21 Allora questi tre uomini furon legati con le loro tuniche, le loro sopravvesti, i loro mantelli e tutti i loro vestiti, e furon gettati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. 22 E siccome l'ordine del re era perentorio e la fornace era straordinariamente riscaldata, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che vi avevano gettato dentro Shadrac, Meshac e Abed-nego. 23 E quei tre uomini, Shadrac, Meshac e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. 24 Allora il re Nebucadnetsar fu spaventato, si levò in gran fretta, e prese a dire ai suoi consiglieri: 'Non abbiam noi gettato in mezzo al fuoco tre uomini legati?' Quelli risposero e dissero al re: 'Certo o re!' 25 Ed egli riprese a dire: 'Ecco, io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senz'aver sofferto danno alcuno; e l'aspetto del quarto è come quello d'un figlio degli dèi'. 26 Poi Nebucadnetsar s'avvicinò alla bocca della fornace del fuoco ardente, e prese a dire: 'Shadrac, Meshac, Abed-nego, servi dell'Iddio altissimo, uscite, venite!' E Shadrac, Meshac e Abed-nego uscirono di mezzo al fuoco. 27 E i satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re, essendosi adunati, guardarono quegli uomini, e videro che il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo, che i capelli del loro capo non erano stati arsi, che le loro tuniche non erano alterate, e ch'essi non avevano odor di fuoco. 28 E Nebucadnetsar prese a dire: 'Benedetto sia l'Iddio di Shadrac, di Meshac e di Abed-nego, il quale ha mandato il suo angelo, e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l'ordine del re, e hanno esposto i loro corpi, per non servire e non adorare altro dio che il loro! 29 Perciò, io faccio questo decreto: che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male dell'Iddio di Shadrac, Meshac e Abed-nego, sia fatto a pezzi, e la sua casa sia ridotta in un immondezzaio; perché non v'è alcun altro dio che possa salvare a questo modo'. 30 Allora il re fece prosperare Shadrac, Meshac e Abed-nego nella provincia di Babilonia.

Ricciotti:

Daniele 3

La statua d'oro. I compagni di Daniele gettati nella fornace.
1 Il re Nabucodonosor fece una statua d'oro di sessanta cubiti d'altezza e sei di larghezza, e la collocò nel campo di Dura nella provincia di Babilonia. 2 Dopo, il re Nabucodonosor mandò a radunare i satrapi, i magistrati, i giudici, i duci, i governatori, i prefetti e tutti i capi delle regioni, affinchè intervenissero alla dedicazione della statua che il re Nabucodonosor aveva inalzato. 3 Si videro allora radunati i satrapi, i magistrati, i giudici, i duci, i governatori, i nobili, le autorità e tutti i capi delle circoscrizioni intervenuti all'inaugurazione della statua che il re Nabucodonosor aveva inalzato; e avevano preso posto innanzi alla statua che il re Nabucodonosor aveva collocato. 4 Un banditore gridava a gola spiegata: «Siete avvisati, o popoli di ogni tribù e linguaggio! 5 Nell'istante che udirete il suono della tromba, del flauto, dell'arpa, della cetra, del salterio, della zampogna e di tutti gli altri strumenti, prostrati adorate la statua d'oro che il re Nabucodonosor ha eretta. 6 E se qualcuno non l'adorerà prostrandosi, sarà immantinente gettato in una fornace di fuoco ardente!». 7 Dopo di ciò, appena quei popoli udirono il suono della tromba, del flauto, dell'arpa, della cetra, del salterio, della zampogna e di tutte le altre specie di strumenti, prostratisi tutti senza distinzione di tribù e linguaggio, adorarono la statua d'oro che il re Nabucodonosor aveva inalzato. 8 Ma ecco subito avanzarsi degli uomini Caldei che accusarono i Giudei, 9 e dissero al re Nabucodonosor: «O re, vivi in eterno! 10 Tu, o re, hai emanato il decreto, che tutti, appena udito il suono della tromba, del flauto, dell'arpa, della cetra, del salterio, della zampogna e di ogni sorta di strumenti musicali, si prostrino e adorino la statua d'oro; 11 che se alcuno non l'adorerà prostrandosi, sia gettato in una fornace di fuoco ardente. 12 Vi sono quei Giudei che tu hai preposto agli affari della regione di Babilonia, Sidrac, Misac e Abdenago; cotesti uomini hanno disprezzato, o re, il tuo decreto; non onorano i tuoi dèi, e la statua d'oro che hai inalzato non vogliono adorare!». 13 Allora Nabucodonosor furente e pieno d'ira, ordinò che gli fossero condotti Sidrac, Misac e Abdenago: e furono subito condotti alla presenza del re. 14 E il re Nabucodonosor parlò e disse loro: «È vero che voi, Sidrac, Misac e Abdenago non volete onorare i miei dèi, nè adorare la statua d'oro che ho fatto rizzare? 15 Or dunque, se siete disposti, appena che avrete udito il suono della tromba, del flauto, dell'arpa, della cetra, del salterio, della zampogna e di tutte le altre specie di strumenti, prostratevi e adorate la statua che ho fabbricata; che se non l'adorerete, sarete all'istante gettati in una fornace di fuoco ardente; e qual sarà quel dio che vi potrà togliere dalle mie mani?». 16 Sidrac, Misac, e Abdenago per risposta dissero al re Nabucodonosor: «Noi non abbiamo bisogno su questo di darti risposta; 17 perchè ecco, il nostro Dio che adoriamo, egli può strapparci alla fornace di fuoco ardente e liberarci dalle tue mani, o re. 18 Ma se anche non lo volesse fare, sappi, o re, che i tuoi dèi noi non veneriamo, e non adoreremo la tua statua d'oro che hai eretta!». 19 Allora Nabucodonosor fu al colmo dell'ira e cangiò faccia verso Sidrac, Misac e Abdenago, e ordinò che si arroventasse la fornace sette volte più dell'usato. 20 Poi comandò ai più forti uomini del suo esercito che, legati i piedi a Sidrac, Misac e Abdenago, li gettassero nella fornace di fuoco ardente. 21 Immantinente, legati quegli uomini, coi loro calzoni, colle tiare, coi calzari e le vesti, furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente; 22 perchè l'ordine del re non ammetteva indugi. La fornace era estremamente arroventata; ma la fiamma incenerì gli uomini che avevano gettato dentro Sidrac, Misac e Abdenago 23 mentre i tre, Sidrac, Misac e Abdenago caddero legati in mezzo alla fornace di fuoco ardente.

Preghiera di Azaria.
24 E camminavano in mezzo alle fiamme, lodando Dio e benedicendo il Signore. 25 E Azaria in piedi fece questa preghiera, e aprendo la sua bocca, in mezzo al fuoco, disse: 26 «Benedetto sei tu, Signore Dio dei Padri nostri, e il tuo nome sia lodato e sia glorioso per tutti i secoli. 27 Perchè tu sei giusto in tutto quello che hai fatto a noi; tutte le tue opere sono veraci, rette le tue vie, e tutti i tuoi giudizi veri. 28 Il giudizio che hai fatto è vero in tutto quello che hai fatto venire sopra di noi e sopra Gerusalemme la santa città dei padri nostri; perchè rettamente e giustamente hai fatto venire tutto questo per i nostri peccati. 29 Abbiamo peccato, abbiamo iniquamente operato ritirandoci da te, e abbiamo commesso mancamenti di ogni sorta. 30 Non abbiamo dato retta ai tuoi precetti, e non li abbiamo osservati e non abbiamo operato come ci avevi ordinato di operare, affinchè avessimo bene. 31 Tutto dunque ciò che hai mandato sopra di noi, con tutto il resto che ci hai fatto, è stato operato con vera giustizia. 32 Ci hai consegnati in mano dei nostri iniqui avversari, pessimi e prevaricatori; di un re ingiusto che peggiore non c'è su tutta la terra. 33 E ora non ardiamo aprir bocca, diventati la vergogna e l'obbrobrio de' tuoi servi e di coloro che ti adorano. 34 Non darci, per pietà, in balìa altrui in perpetuo, per l'amor del tuo nome, e non rompere la tua alleanza! 35 Non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo tuo prediletto, d'Isacco tuo servo e di Israele tuo santo; 36 ai quali hai parlato e promesso di moltiplicare il loro seme come le stelle del cielo e come le arene che sono sul lido del mare. 37 Perchè, o Signore, siamo sminuiti più che tutte le genti; siamo nell'umiliazione per tutta la terra a causa dei nostri peccati. 38 In questo tempo non c'è più principe, nè duce, nè profeta, nè olocausto, nè sacrificio, nè offerta, nè incenso; non luogo ove presentare le primizie al tuo cospetto, 39 onde possiamo ottenere la tua misericordia. Deh! ci faccia bene accetti l'animo contrito e lo spirito di umiliazione in cui siamo! 40 Come è di un olocausto di arieti e di tori, come di agnelli pingui a migliaia, così sia del nostro sacrificio nel tuo cospetto oggi e riesca a piacerti; perchè non c'è confusione per quelli che confidano in te. 41 Ed ora siamo tuoi seguaci di tutto cuore, ti temiamo e ricerchiamo la tua faccia. 42 Non ci confondere, ma opera con noi secondo la tua benignità e secondo la grandezza della tua misericordia! 43 Vieni a liberarci miracolosamente e glorifica il tuo nome, o Signore! 44 Siano confusi tutti quelli che maltrattano i tuoi servi, siano confusi dalla tua onnipotenza e il loro potere sia infranto. 45 E sappiano che tu sei il solo Signore Dio, glorioso sopra tutta la terra».

I tre giovani, miracolosamente salvati, rendono grazie al Signore.
46 Intanto i ministri del re che ve li avevano gettati, non cessavano di avvampare la fornace con bitume, stoppa, pece e sarmenti; 47 ma la fiamma, che scorreva quarantanove cubiti al disopra della fornace, 48 si avventò e incenerì quanti ne raggiunse dei Caldei che erano accanto alla fornace. 49 E l'angelo del Signore discese assieme ad Azaria e ai suoi compagni nella fornace e rimosse la vampa del fuoco dalla fornace, 50 e fece spirare nel mezzo della fornace come un vento fresco; e il fuoco non li toccò affatto e non nocque, nè diede loro la minima molestia. 51 Allora questi tre ad una voce lodavano e glorificavano e benedicevano nella fornace Dio dicendo: 52 «Benedetto sei tu, Signore Dio dei padri nostri, e laudabile e glorioso e sopresaltato per i secoli, e benedetto è il santo nome della tua gloria e laudabile e sopresaltato per tutti i secoli! 53 Benedetto sei tu nel tempio santo della tua gloria e sopra ogni lode e sopra ogni gloria pei secoli. 54 Benedetto sei tu nel trono del tuo regno e sopra ogni lode e sopresaltato nei secoli. 55 Benedetto sei tu che penetri gli abissi che siedi sui cherubini e laudabile e sopresaltato nei secoli. 56 Benedetto sei tu nella volta del cielo e laudabile e glorioso pei secoli. 57 Benedite il Signore, opere tutte del Signore, lodatelo e sopresaltatelo pei secoli! 58 Benedite il Signore, angeli del Signore, lodatelo e sopresaltatelo pei secoli! 59 Benedite, o cieli, il Signore, lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 60 Benedite il Signore, acque tutte che siete sopra i cieli; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 61 Benedite il Signore, schiere tutte del Signore; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 62 Benedite il Signore, o sole e luna; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 63 Benedite il Signore, astri del cielo; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 64 Benedite il Signore, piogge e rugiade; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 65 Benedite il Signore, vènti di Dio; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 66 Benedite il Signore, fuochi e ardori; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 67 Benedite il Signore, freddo e caldo; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 68 Benedite il Signore, rugiade e brine; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 69 Benedite il Signore, gelo e freddo; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 70 Benedite il Signore, ghiacci e nevi; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 71 Benedite il Signore, notti e giorni; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 72 Benedite il Signore, luce e tenebre; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 73 Benedite il Signore, folgori e nubi; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 74 Benedica il Signore la terra; lo lodi e lo sopresalti pei secoli. 75 Benedite il Signore, monti e colli; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 76 Benedite il Signore, esseri tutti che germinano in terra; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 77 Benedite il Signore, o fontane; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 78 Benedite il Signore, mari e fiumi; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 79 Benedite il Signore, o pesci con tutto quel che si muove nelle acque; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 80 Benedite il Signore, uccelli del cielo; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 81 Benedite il Signore, fiere e armenti; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 82 Benedite il Signore, o figli degli uomini; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 83 Benedica il Signore Israele; lo lodi e lo sopresalti pei secoli. 84 Benedite il Signore, o Sacerdoti del Signore; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 85 Benedite il Signore, servi del Signore; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 86 Benedite il Signore, spiriti e anime dei giusti; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 87 Benedite il Signore, genti pie e umili di cuore; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. 88 Benedite il Signore, Anania, Azaria, Misaele; lodatelo e sopresaltatelo pei secoli. Perchè ci ha scampati dalla tomba, ci ha salvati dalle mani della morte, e ci ha liberati dalla fiamma ardente cavandoci di mezzo al fuoco. 89 Glorificate il Signore perchè è buono, perchè la sua misericordia dura sempre. 90 Benedite il Signore, Dio degli dèi voi tutti che l'onorate; lodatelo e glorificatelo; perchè la sua misericordia dura per tutti i secoli!».

Il re stupito loda il Signore e promuove i tre giovani.
91 Allora il re Nabucodonosor rimase attonito, e subitamente alzatosi disse ai nobili della sua corte: «Non sono tre gli uomini che abbiamo fatto gettare legati in mezzo al fuoco?». Questi risposero al re e dissero: «È vero, o re». 92 Soggiunse il re e disse: «Ecco che io scorgo quattro uomini slegati che si muovono in mezzo alle fiamme, e nulla hanno ritratto dall'ingiuria del fuoco e il quarto rassomiglia nell'aspetto a un figlio di Dio». 93 Ciò detto Nabucodonosor s'accostò alla bocca della fornace rovente di fuoco ed esclamò: «Sidrac, Misac e Abdenago, servi del Dio altissimo, uscite e venite fuori!». E tosto Sidrac, Misac e Abdenago uscirono di mezzo al fuoco. 94 E affollatisi attorno i satrapi, i magistrati, i giudici e i grandi della corte del re, contemplavano questi uomini, perchè sui corpi loro il fuoco non aveva avuto alcun potere e nemmanco un capello della loro testa era stato strinato, nè le loro tuniche avevano cangiato colore, nè odor di bruciato era passato sulle loro persone. 95 E Nabucodonosor proruppe dicendo: «Benedetto il loro Dio, il Dio di Sidrac, Misac e Abdenago che inviò il suo angelo e scampò i suoi servi che avevano creduto in lui; che si scostarono dalla parola del re e sacrificarono i loro corpi pur di non servire nè prestar adorazione ad alcun altro dio eccettuato il Dio loro! 96 Questo decreto dunque è stato stabilito da me, che qualunque popolo, tribù o linguaggio, che proferirà una bestemmia contro il Dio di Sidrac, Misac e Abdenago, perisca e abbia la sua casa devastata; perchè altro Dio che questo non c'è che possa salvare a questo modo». 97 Allora il re, avanzò di grado Sidrac, Misac e Abdenago nella provincia di Babilonia.

Nabucodonosor racconta il suo sogno dell'albero gigantesco.
98 «Il re Nabucodonosor a tutti i popoli, nazioni e lingue che abitano per tutta la terra: la pace si accresca in mezzo a voi! 99 L'Altissimo Iddio ha fatto dei portenti e dei miracoli sotto i miei occhi, e mi è piaciuto di manifestarli. 100 I portenti, perchè sono grandi, i miracoli, perchè sono possenti; il regno suo è un regno sempiterno, e la sua potenza per tutto il volgere di generazioni e generazioni.

Tintori:

Daniele 3

I tre giovanetti nella fornace
1 Il re Nabucodonosor fece una statua d'oro, alta sessanta cubiti, larga sei cubiti, e la fece innalzare nella campagna di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 Il re Nabucodonosor fece radunare i satrapi, i magistrati, i giudici, i capitani, i principi, i prefetti e tutti i governatori delle provincie, affinchè andassero insieme alla dedicazione della statua alzata dal re Nabucodonosor. 3 Allora si radunarono i satrapi, i magistrati, i giudici, i capitani, i principi, i grandi costituiti in dignità, e tutti i governatori delle provincie, per andare tutti insieme alla dedicazione della statua eretta dal re Nabucodonosor. Mentre stavano davanti alla statua alzata dal re Nabucodonosor, 4 il banditore gridava ad alta voce: - A voi, o popoli, tribù e lingue, vien dato quest'ordine: 5 appena sentirete il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del salterio, del timpano e d'ogni altra specie di strumenti musicali, prostratevi in terra ad adorare la statua d'oro eretta dal re Nabucodonosor; 6 e se uno non si prostra ad adorare, sarà subito gettato in una fornace di fuoco ardente. 7 Dopo questo, appena i popoli tutti sentirono il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del salterio, del timpano e d'ogni altra specie di strumenti musicali, tutti, popoli, tribù e lingue, si prostrarono ad adorare la statua d'oro alzata dal re Nabucodonosor. 8 Nel medesimo tempo alcuni Caldei andarono subito ad accusare i Giudei, 9 e dissero al re Nabucodonosor: «O re, vivi in eterno! 10 Tu, o re, decretasti che ogni uomo, appena sentito il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del salterio, del timpano e di ogni altra specie di strumenti musicali, si prostrasse ad adorare la statua d'oro; 11 e che se uno non si fosse prostrato ad adorare, fosse gettato in una fornace di fuoco ardente. 12 Or vi sono tre uomini Giudei, da te deputati sopra gli affari della provincia di Babilonia, Sidrac, Misac e Abdenago; questi uomini, o re, han disprezzato il tuo decreto, non venerano i tuoi dèi, e non adorano la statua di oro da te alzata». 13 Allora Nabucodonosor, pieno di furore e d'ira, ordinò che gli fossero condotti davanti Sidrac, Misac e Abdenago, i quali furono subito menati al cospetto del re. 14 Il re Nabucodonosor, presa la parola, disse: «È dunque vero, Sidrac, Misac e Abdenago, che voi non venerate i miei dèi, e non adorate la statua d'oro da me eretta? 15 Or dunque, se voi siete disposti, appena sentirete il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del salterio, del timpano e di ogni altra specie di strumenti musicali, prostratevi ad adorare la statua da me fatta, che se non l'adorerete, sarete sull'istante gettati in una fornace di fuoco ardente; e qual Dio potrà sottrarvi al mio potere?» 16 Sidrac, Misac e Abdenago, presa la parola, dissero al re Nabucodonosor: «Sopra questo non è necessario darti una risposta; 17 perché senza dubbio il nostro Dio, da noi adorato, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e sottrarci, o re, al tuo potere, 18 e se anche non lo volesse fare, sappi, o re, che noi non veneriamo i tuoi dèi, non adoriamo la statua da te eretta». 19 Allora Nabucodonosor montò su tutte le furie, e mutato l'aspetto della sua faccia contro Sidrac, Misac e Abdenago, ordinò che il fuoco nella fornace fosse sette volte più dell'ordinario, 20 e che uomini fortissimi del suo esercito, legati i piedi a Sidrac, Misac e Abdenago, li gettassero nella fornace di fuoco ardente. 21 Subito questi tre uomini, legati, coi loro calzoni, le tiare, i calzari e le vesti, furon gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. 22 Or siccome il comando del re urgeva e la fornace era straordinariamente accesa, le fiamme uccisero quelli che vi avevan gettato Sidrac, Misac e Abdenago, 23 mentre questi tre, Sidrac, Misac e Abdenago, cadevan legati nel mezzo della fornace ardente. (Quanto segue non lo trovai nel testo ebraico). 24 E camminavano per mezzo delle fiamme, lodando Dio e benedicendo il Signore.

Cantico d'Azaria
25 Azaria, alzatosi, fece questa preghiera; aprendo la sua bocca in mezzo al fuoco, disse: 26 «Sii benedetto, o Signore Dio dei padri nostri, degno di lode e glorioso è il tuo nome nei secoli; 27 perchè sei giusto in tutto ciò che ci hai fatto, e tutte le tue opere sono veraci, le tue vie son rette, e giusti tutti i tuoi giudizi. 28 Davvero giusto fu il tuo giudizio in tutto ciò che facesti cadere sopra di noi e sopra la città santa dei padri nostri, Gerusalemme: con verità e con giustizia facesti venire tutto questo a causa dei nostri peccati. 29 Perchè noi abbiamo peccato, abbiamo agito iniquamente, allontanandoci da te, abbiamo mancato in tutto. 30 Non abbiamo dato retta ai tuoi comandamenti, non li abbiamo osservati, non abbiamo fatto quanto ci avevi ordinato per esser felici. 31 Or dunque tutto quello che hai fatto venire addosso a noi, tutto quello che ci hai fatto, l'hai fatto con giusto giudizio: 32 ci hai dati in potere dei nostri nemici, ingiusti, pessimi, prevaricatori, e d'un re ingiusto, il peggiore di tutta la terra. 33 Ed ora noi non osiamo aprire bocca, essendo divenuti argomento di confusione e di obbrobrio pei tuoi servi, e per quei che t'adorano. 34 Non ci abbandonare per sempre, te ne scongiuriamo per amor del tuo nome, non distruggere il tuo testamento; 35 non ritirare da noi la tua misericordia, per amor d'Abramo tuo amico, d'Isacco tuo servo, d'Israele tuo santo, 36 ai quali parlasti, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come l'arena che è sul lido del mare. 37 Ed ora invece, o Signore, noi siam divenuti più piccoli di qualunque altra nazione, ora siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. 38 Ora non abbiamo più nè principe, nè capo, nè profeta, nè olocausto, nè sacrifizio, nè oblazione, nè incenso, nè luogo per presentarti le primizie 39 e trovar misericordia. Or ricevici col cuore contrito e collo spirito umiliato, 40 come coll'olocausto di arieti e di tori; come col sacrifizio di mille pingui agnelli. Così sia il nostro sacrifizio oggi nel tuo cospetto che ti sia accetto; giacché non possono restar confusi quelli che in te confidano. 41 Ed ora ti seguitiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo la tua faccia. 42 Fai che non restiamo confusi; o trattaci secondo la tua benignità, secondo la grandezza della tua misericordia. 43 Salvaci coi tuoi prodigi, e glorifica, o Signore, il tuo nome. 44 Sian confusi tutti coloro che minacciano i tuoi servi, sian confusi con tutta la tua potenza, sia annientata la loro fortezza, 45 e conoscano che tu sei il Signore, il solo Dio, il glorioso sopra tutta la terra».

L'Angelo di Dio nella fornace
46 I ministri del re che li avevano gettati non cessavano di accrescere il fuoco nella fornace con nafta, stoppa, pece e sarmenti. 47 La fiamma s'alzava per quarantanove cubiti sopra la fornace, 48 e, uscendo fuori, bruciò i Caldei che trovò vicini alla fornace. 49 Ma l'angelo del Signore era disceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, ed allontanava da essi la fiamma del fuoco della fornace. 50 Egli rese il centro della fornace come un luogo ove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò in modo alcuno, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.

Il cantico dei tre giovanetti
51 Allora questi tre, come con una sola bocca, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace, dicendo: 52 «Tu sei benedetto, o Signore, Dio dei padri nostri, sei degno d'esser lodato, glorificato ed esaltato nei secoli; benedetto il tuo nome glorioso e santo, degno d'esser lodato e sopra tutti esaltato per tutti i secoli. 53 Tu sei benedetto nel tempio santo della tua gloria, sei degno di suprema lode e gloria nei secoli. 54 Tu sei benedetto nel trono del tuo regno, sei degno di suprema lode ed esaltazione nei secoli. 55 Sei benedetto tu che penetri col tuo sguardo gli abissi e stai assiso sopra i cherubini, sei degno di lode e di suprema esaltazione per sempre. 56 Tu sei benedetto nel firmamento del cielo, e degno di lode e di gloria nei secoli.

Il Benedicite
57 Opere del Signore, benedite tutte quante il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 58 Angeli del Signore, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 59 Cieli, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 60 Acque tutte che siete sopra il cielo, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 61 Potenze del Signore, benedite tutte il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 62 Sole e luna, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli, 63 Stelle del cielo, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 64 Piogge e rugiade, benedite tutte il Signore lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 65 Venti di Dio, benedite tutti il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 66 Fuochi e calori, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 67 Freddo e caldo, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 68 Rugiade e brine, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 69 Gelo e freddo, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 70 Ghiacci e nevi, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 71 Notti e giorni, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutto le cose nei secoli. 72 Luce e tenebre, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 73 Folgori e nuvole, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 74 La terra benedica il Signore, lo lodi e lo esalti sopra ogni cosa nei secoli, 75 Monti e colline, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 76 O cose tutte che germinate sulla terra, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra ogni cosa nei secoli. 77 O fonti, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 78 Mari e fiumi, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 79 Balene e tutto ciò che si muove nell'acqua, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 80 Uccelli dell'aria, benedite tutti il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 81 Bestie tutte, selvagge e domestiche, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 82 Figlioli degli uomini, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 83 Israele benedica il Signore, lo lodi e lo esalti sopra tutte le cose nei secoli. 84 Sacerdoti del Signore, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 85 Servi del Signore benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli, 86 spiriti ed anime dei giusti benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 87 Santi ed umili di cuore, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli. 88 Anania, Azaria, Misael, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli, perchè egli ci ha liberati dalla regione dei morti, dal potere della morte e ci ha salvati, ci ha resi incolumi in mezzo all'ardente fiamma, ci ha cavati di mezzo al fuoco. 89 Celebrate il Signore, perchè egli è buono e perchè è eterna la sua misericordia. 90 Religiosi tutti, benedite il Signore, il Dio degli dèi, lodatelo e celebratelo, perchè la sua misericordia dura in eterno». (Fin qui manca nell'ebraico, e il brano da noi dato v'abbiamo tradotto dall'edizione di Teodozione).

Nabucodonosor riconosce Dio e ordina d'uccidere chi lo bestemmia
91 Allora il re Nabucodonosor rimase stupefatto, ed alzatosi precipitosamente, disse ai suoi cortigiani: «Non abbiamo gettati tre uomini legati in mezzo alle fiamme?» Essi risposero e dissero: «Senza dubbio, o re». 92 Ed egli prese a dire: «Ecco, io vedo quattro uomini che sciolti camminano in mezzo alle fiamme, senza riceverne alcun danno, e l'aspetto del quarto sembra simile al figlio di Dio». 93 Allora Nabucodonosor si accostò alla porta della fornace ardente, e disse: «Sidrac, Misac e Abdenago, servi dell'Altissimo Iddio, uscite fuori, venite». Subito Sidrac, Misac e Abdenago uscirono di mezzo al fuoco. 94 I satrapi, i magistrati, i giudici, e i cortigiani del re si affollarono, a contemplare quegli uomini: nei loro corpi nulla aveva potuto il fuoco, e nemmeno un capello della loro testa era abbruciacchiato, i loro calzari eran come prima; non era passato sopra di loro nemmeno l'odore del fuoco. 95 Allora Nabucodonosor proruppe in queste parole: «Benedetto sia il Dio di Sidrac, Misac e Abdenago, il quale mandato il suo Angelo, ha liberati i suoi servi che han creduto in lui, non hanno obbedito all'ordine del re, ed hanno sacrificati i loro corpi per non venerare nè adorare altro dio oltre il loro Dio. 96 Or questo è il decreto da me fatto: che qualunque popolo, tribù e lingua che proferisca bestemmia contro il Dio di Sidrac, Misac e Abdenago, perisca, e ne sian devastate le case, perchè non v'è altro Dio che possa salvare in quella maniera». 97 Allora il re innalzò Sidrac, Misac e Abdenago al governo della provincia di Babilonia. 98 «Il re Nabucodonosor a tutti i popoli, nazioni e lingue che abitano in tutta quanta la terra: la pace vi sia moltiplicata. 99 L'Altissimo Dio ha fatto davanti a me segni e prodigi, e mi è sembrato bene di farli conoscere 100 i suoi segni, chè sono grandi, e i suoi prodigi, che sono pieni di potenza e il suo regno è un regno eterno, e la sua potenza si estende a tutte Rigenerazioni».

Martini:

Daniele 3

Anania, Misael, e Azaria non vogliono adorare la statua di Nabuchodonosor, e son gettati nella fornace ardente, dove restano illesi, e danno laude a Dio. Il re pieno di stupore benedice il loro Dio, e ordina, che si uccida chiunque lo bestemmia.
1 Il re Nabuchodonosor fece una statua d'oro alta sessanta cubiti, larga sei cubiti, e la fece alzare nella campagna di Dura della provincia di Babilonia. 2 Il re Nabuchodonosor mandò a radunare i satrapi, e i magistrati, e i giudici, e i capitani, e i dinasti, e i prefetti, e tutti i governatori delle provincie, affinchè tutti insieme andassero alla dedicazione della statua alzata dal re Nabuchodonosor. 3 Allora si ratinarono i satrapi, i magistrati, e i giudici, i capitani, e i dinasti, e i grandi, che eran costituiti in dignità, e tutti i governatori delle provincie, per andare tutti insieme alla dedicazione della statua eretta dal re Nabuchodonosor: e stavano in faccia alla statua alzata dal re Nabuchodonosor, 4 E il banditore gridava ad alta voce: Si ordina a voi, popoli, tribù, e lingue, 5 Che nel punto stesso, in cui udirete il suono della tromba, del flauto, della cetra, della sampogna, del saltero, del timpano, e degli strumenti musicali di ogni genere, prostrati adoriate la statua d'oro eretta dal re Nabuchodonosor; 6 Che se alcuno non si prostra, e adora, nello stesso punto sarà gettato in una fornace di fuoco ardente. 7 Dopo di ciò adunque tosto che i popoli tutti udirono il suono della tromba, del flauto, e della cetra, e della sampogna, e del saltero, e del timpano, e degli strumenti musicali di ogni genere, prostrati tutti i popoli, le tribù, e le lingue, adorarono la statua d'oro alzata dal re Nabuchodonosor, 8 E subito nel punto istesso alcuni uomini Caldei andarono ad accusar i Giudei: 9 E dissero al re Nabuchodonosor: Vivi, o re, in eterno: 10 Tu, o re, formasti decreto, che qualunque uomo, che avesse udito il suono della tromba, e del flauto, e della cetra, della sampogna, e del saltero, e del timpano, e de' musicali strumenti di ogni sorta, si prostrasse, e adorasse la statua d'oro; 11 Che se alcuno non si prostrasse, e adorasse, fosse gettato in una fornace di fuoco ardente. 12 Vi sono adunque tre uomini Giudei, i quali tu deputasti sopra gli affari della provincia di Babilonia, Sidrach, Misach, e Abdenago: questi uomini, o re, han dispregiato il tuo decreto, non rendon culto a' tuoi dei, e non adorano la statua d'oro alzata da te. 13 Allora Nabuchodonosor pien di furore, e d'ira, ordinò, che gli conducessero Sidrach, Misach, e Abdenago: i quali tosto furon menati al cospetto dei re. 14 E Nabuchodonosor re parlò, e disse loro: È egli vero, o Sidrach, Misach, e Abdenago, che voi non rendete culto a' miei dei, e non adorate la statua d'oro eretta da me? 15 Or adunque, se voi siete a ciò disposti, in quel punto, in cui udirete i suon della tromba del flauto, della cetra, della sampogna, e del saltero, e del timpano, e de' musicali strumenti di ogni genere, prostratevi, e adorate la statua, che io ho fatta: che se non la adorerete, nello stesso punto sarete gettati in una fornace di fuoco ardente; e qual è il Dio, che vi sottrarrà al mio potere? 16 Risposero Sidrach, Misach, e Abdenago, e dissero al re Nabuchodonosor: Non è necessario, che sopra di ciò noi ti diamo risposta: 17 Imperocché certamente il nostro Dio, che noi adoriamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e sottrarci al poter tuo, o re. 18 Che s'ei non vorrà, sappi tu, o re, che noi non rendiam culto a' tuoi dei, e non adoriamo la statua d'oro eretta da te. 19 Allora Nabuchodonosor entrò in furore, e la sua faccia si cangiò di colore verso Sidrach, Misach, e Abdenago, e comandò, che si facesse fuoco alla fornace sette volte più di quel, che solea farsi. 20 E ad uomini fortissimi del suo esercito diede ordine, che, legati i piedi a Sidrach, Misach, e Abdenago, li gettassero nella fornace di fuoco ardente. 21 E tosto questi tre uomini legati pe' piedi, avendo le loro brache, e le tiare, e i borzacchini, e le loro vesti, furon gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente; 22 Imperocché il comandamento del re era pressante: e la fornace era straordinariamente accesa. Or la fiamma repente uccise coloro, che vi avean gettato Sidrach, Misach, e Abdenago. 23 Ma questi tre, cioè Sidrach, Misach, e Abdenago cadder nel mezzo della fornace ardente legati. 24 E camminavano per mezzo alle fiamme laudando Dio, e benedicendo il Signore. 25 E Azaria stando in piedi orò in questo modo, e aprendo la sua bocca in mezzo al fuoco, disse: 26 Benedetto se' tu, Dio de' padri nostri, e laudabile, e glorioso è il tuo nome pe' secoli; 27 Perocché giusto se' tu in tutto quello, che hai fatto a noi, e tutte le opere tue sono veraci, e rette le vie tue, e tutti i giudizj tuoi sono giusti. 28 Imperocché giusto fu il giudizio tuo, secondo il quale tutte queste cose cader facesti sopra di noi, e sopra la città santa de' padri nostri, Gerusalemme: perocché con verità, e con giustizia tutte queste cose venir facesti pe' peccati nostri. 29 Imperocché noi peccammo, e cosa iniqua facemmo, allontanandoci da te, e in ogni cosa mancammo; 30 E non porgemmo le orecchie a' tuoi precetti, nè gli osservammo, nè facemmo secondo quelli, che tu ci avevi ordinato, perché noi fossim felici: 31 Tutto quello adunque, che hai mandato sopra di noi, e tutte quante le cose, che hai fatte a noi, con vero giudizio tu le hai fatte; 32 E ci hai dati in balìa de' nostri nemici ingiusti, e pessimi, e prevaricatori, e di un re ingiusto, e il peggiore, che sia su tutta la terra. 33 Ed ora noi non possiamo aprir bocca: siam divenuti argomento di confusione, e di obbrobrio pe' servi tuoi, e per quei, che ti adorano. 34 Non abbandonarci, di grazia, in perpetuo per amor del tuo nome, e non dissipare il tuo testamento: 35 E non ritrarre da noi la tua misericordia per amore di Abramo diletto tuo, e di Isacco tuo servo, e di Israele tuo santo, 36 A' quali parlasti, facendo loro promessa di moltiplicare la loro stirpe, come le stelle del cielo, e come l'arena, che è sul lido del mare. 37 Perocché noi, o Signore, siam divenuti più piccoli di qualunque altra nazione, e adesso siamo umiliati per tutta la terra pe' nostri falli. 38 E non è in questo tempo nè principe, nè condottiere, nè profeta, nè olocausto, nè sagrifizio, nè obblazione, nè incenso, nè luogo, ove presentare a te le primizie, 39 Affin di poter trovare misericordia presso di te: ma ci ricevi tu contriti di anima, e umiliati di spirito, 40 Come in virtù dell'olocausto degli arieti, e de' tori, e come pel sagrifizio di migliaia di grassi agnelli. In tal guisa il sagrifizio nostro si adempia oggi nel tuo cospetto, che a te piaccia, da poiché confusi non restano quei, che confidano in te. 41 E ora con tutto il cuore te seguitiamo, e temiam te, e cerchiam la tua faccia; 42 Non volerci confondere: ma fa con noi secondo la tua mansuetudine, e secondo la molta tua misericordia. 43 E facci salvi co' tuoi prodigj, a glorifica il nome tuo, o Signore, 44 E siano confusi tutti coloro, che sciagure minacciano a' servi tuoi; sian confusi da tutta la tua possanza, e sia annichilata la loro fortezza; 45 E conoscano, che tu se' il Signore Dio solo, e glorioso sopra la terra. 46 E i ministri del re, che ve gli avean gettati, non filmavano di accrescer fuoco alla fornace con bitume, stoppa, pece, e sarmenti, 47 E la fiamma si alzava sopra la fornace quarantanove cubiti; 48 E si dilatò, e abbruciò que' Caldei, che trovò vicini alla fornace. 49 E l'Angelo del Signore era sceso con Azaria, e co' suoi compagni nella fornace, e allontanava da essi la fiamma del fuoco nella fornace, 50 E fece si, che nel mezzo della fornace soffiasse come un umido vento; e il fuoco non toccogli in verun modo, ne gli afflisse, nè diede loro molestia alcuna. 51 Allora questi tre quasi con una sol bocca laudavano, e glorificavano, e benedicevano Dio nella fornace dicendo: 52 Benedetto se' tu. Signore Dio de' padri nostri, e laudabile, e glorioso, ed elevato sopra tutte le cose pe' secoli: ed è benedetto il nome della tua gloria santo, e laudabile, ed esaltato sopra tutte le cose per tutti i secoli. 53 Benedetto se' tu nel tempio santo della tua gloria, e sopra ogni lode, e sopra ogni altezza pe' secoli. 54 Benedetto se' tu nel trono del tuo regno, e sopra ogni lode, e sopra ogni altezza pe' secoli. 55 Benedetto se' tu, che penetri col tuo sguardo gli abissi, e siedi sopra de' Cherubini, e se' laudabile, ed altissimo pe' secoli. 56 Benedetto se' tu nel firmamento del ciclo, e laudabile, e glorioso pe' secoli. 57 Opere del Signore benedite tutte quante il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 58 Angeli del Signore, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 59 Benedite, o cieli, il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra le cose tutte pe' secoli. 60 Acque tutte, che siete sopra de' cieli, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra le cose tutte pe' secoli. 61 Potenze del Signore, benedite voi tutte il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 62 Benedite voi, Sole, e Luna, il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 63 Stelle del cielo, benedite il Signora, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 64 Piogge, e rugiade, benedite voi il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 65 Venti di Dio, benedite tutti voi il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 66 Fuochi, e calori, benedite voi il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 67 Freddo, e caldura benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 68 Rugiade, e brine benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 69 Gelo, e freddura benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 70 Ghiacci, e nevi, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 71 Notti, e giorni benedite il Signore, andatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 72 Luce, e tenebre benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 73 Folgora, e nuvole benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 74 Benedica il Signore la terra, lo laudi, e lo esalti sopra tutte le cose pe' secoli. 75 Monti, e colline benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 76 Cenni, che dalla terra spuntate, benedite tutti quanti il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 77 Fontane, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 78 Mari, e fiumi benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 79 Balene, e pesci tutti, che guizzate pelle acque, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 80 Uccelli dell'aria, benedite tutti il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose po' secoli. 81 Bestie tutte, e selvagge, e domestiche, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 82 Figliuoli degli uomini benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cos'è pe' secoli. 83 Israele benedica il Signore, lo laudi, e lo esalti sopra tutte le cose pe' secoli. 84 Benedite il Signore, voi sacerdoti del Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 85 Servi del Signore, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 86 Spiriti, ed anime de' giusti, bene dite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 87 Voi santi, ed umili di cuore, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli. 88 Voi, Anania, Azaria, e Misaele, benedite il Signore, laudatelo, ed esaltatelo sopra tutte le cose pe' secoli: Perocché egli ci ha liberati dall'inferno, e ci ha salvati dalle mani di morte: e ci ha tratti di mezzo dell'ardente fiamma, e ci ha cavati di mezzo al fuoco. 89 Rendete grazie al Signore, perché egli è buono, perché la misericordia di lui o eterna. 90 Voi tutti, che onorate il Signore, benedite il Dio degli dei. laudatelo, e rendetegli grazie, perocché la misericordia di lui dura per tutti i secoli. 91 Allora il re Nabuchodonosor rimase stordito, ed alzossi in fretta, e disse a' suoi cortigiani: Non abbiam noi fatto gettare legati in mezzo al fuoco que' tre uomini? I quali risposero, e dissero: Così è, o re. 92 Ed egli rispose, e disse: Ecco, che io veggo quattro uomini sciolti, che camminano pel mezzo al fuoco, e nulla hanno patito, e il quarto è a vederlo simile al figliuolo di Dio. 93 Allora Nabuchodonosor si accostò alla porta della fornace ardente, e disse: Sidrach, Misach, e Abdenago servi dell'altissimo Dio, uscite fuori, e venite. E tosto usciron di mezzo al fuoco Sidrach, Misach, e Abdenago. 94 E affollatisi i satrapi, e i magistrati, e i giudici, e i cortigiani del re, stavano a contemplar questi uomini, perchè ne' corpi loro nissun potere aveva avuto il fuoco, e nissun capello della lor testa era arso, e i loro borzacchini non eran cangiati, né odore di fuoco gli avea tocchi. 95 E Nabuchodonosor proruppe in queste parole: Benedetto il loro Dio, il Dio di Sidrach, di Misach, e di Abdenago, il quale ha spedito il suo Angelo, e ha liberati i servi suoi, che hanno creduto in lui, e non hanno ubbidito all'ordine del re, ed hanno sacrificati i corpi loro per non voler render culto, né adorare dio alcuno fuori del Dio loro. 96 Questo adunque è il decreto, che io ho fatto, che qualunque popolo, tribù, o lingua, che proferirà bestemmia contro il Dio di Sidrach, di Misach, e di Abdenago, perisca, e sian devastate le case loro: imperocché altro dio non è, che possa salvare in tal guisa. 97 Allora il re innalzò Sidrach, Misach, e Abdenago al governo della provincia di Babilonia. 98 Il re Nabuchodonosor, a tutti i popoli, nazioni, e lingue, che abitano in tutta quanta la terra: Sia sempre più perfetta pace a voi. 99 Segni, e prodigi ha fatti presso di me l'altissimo Iddio: a me adunque è paruto di manifestarli. 100 I segni, perchè sono grandi, e i prodigi, perchè sono stupendi: e il regno di lui è un regno sempiterno, e la possanza di lui per tutti i secoli.

Diodati:

Daniele 3

1 IL re Nebucadnesar fece una statua d'oro, d'altezza di sessanta cubiti, e di larghezza di sei cubiti; e la rizzò nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. 2 E il re Nebucadnesar mandò a radunare i satrapi, i magistrati, e i duchi, i giudici, i tesorieri, i senatori, i presidenti, e tutti i rettori delle provincie, per venire alla dedicazione della statua, che il re Nebucadnesar avea rizzata. 3 Allora furono radunati i satrapi, i magistrati, e i duchi, i giudici, i tesorieri, i senatori, i presidenti, e tutti i rettori delle provincie, alla dedicazione della statua, che il re Nebucadnesar avea rizzata. Ed essi erano in piè dinanzi alla statua, che Nebucadnesar avea rizzata. 4 E un banditore gridò di forza, dicendo: O popoli, nazioni, e lingue, a voi si dice, 5 che nell'ora, che voi udirete il suon del corno, del flauto, della cetera, dell'arpicordo, del salterio, della sampogna, e d'ogni specie di strumenti di musica, vi gettiate in terra, e adoriate la statua d'oro, che il re Nebucadnesar ha rizzata. 6 E chiunque non si getterà in terra, e non l'adorerà, in quella stessa ora sarà gettato nel mezzo d'una fornace di fuoco ardente. 7 Per la qual cosa, tutti i popoli, nazioni, e lingue, in quello stante ch'ebbero udito il suon del corno, del flauto, della cetera, dell'arpicordo, del salterio, e d'ogni specie di strumenti di musica, si gettarono in terra, e adorarono la statua d'oro, che il re Nebucadnesar avea rizzata.
8 Perciò, in quel punto alcuni uomini Caldei si fecero avanti, ed accusarono i Giudei. 9 E fecero motto al re Nebucadnesar, e gli dissero: O re, possa tu vivere in perpetuo. 10 Tu, o re, hai fatto un decreto: che ogni uomo che avrà udito il suon del corno, del flauto, della cetera, dell'arpicordo, del salterio, della sampogna, e d'ogni specie di strumenti di musica, si getti in terra, ed adori la statua d'oro; 11 e che chiunque non si getterà in terra e non l'adorerà, sia gettato nel mezzo d'una fornace di fuoco ardente. 12 Or vi son degli uomini Giudei, che tu hai costituiti sopra gli affari della provincia di Babilonia, cioè: Sadrac, Mesac, ed Abed-nego; questi uomini non fanno conto di te, o re; non servono a' tuoi dii, e non adorano la statua d'oro, che tu hai rizzata. 13 Allora Nebucadnesar, con ira e cruccio, comandò che si menassero Sadrac, Mesac, ed Abed-nego. In quello stante quegli uomini furono menati alla presenza del re. 14 E Nebucadnesar fece loro motto, e disse loro: È egli vero, Sadrac, Mesac, ed Abed-nego, che voi non servite a' miei dii, e non adorate la statua d'oro che io ho rizzata? 15 Or, non siete voi presti, qualora udirete il suon del flauto, della cetera, dell'arpicordo, del salterio, della sampogna, e d'ogni specie di strumenti di musica, a gettarvi in terra, e adorar la statua che io ho fatta? Chè, se non l'adorate, in quell'istessa ora sarete gettati nel mezzo d'una fornace di fuoco ardente; e quale è quel dio, che vi riscuota di man mia? 16 Sadrac, Mesac, ed Abed-nego risposero, e dissero al re: O Nebucadnesar, noi non abbiamo bisogno di darti risposta intorno a questo. 17 Ecco, l'Iddio nostro, al qual serviamo, è potente per liberarci; ora, o re, liberici egli dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, 18 o no, sappi pure, o re, che noi non serviremo a' tuoi dii, e che non adoreremo la statua d'oro, che tu hai rizzata.
19 Allora Nebucadnesar fu ripieno d'ira, e il sembiante della sua faccia si alterò contro a Sadrac, Mesac, ed Abed-nego; e prese a dire che si accendesse la fornace sette volte più dell'usato. 20 Poi comandò a certi uomini de' più possenti del suo esercito, di legare Sadrac, Mesac, ed Abed-nego, per gettarli nella fornace del fuoco ardente. 21 Allora furono legati quegli uomini, con le lor giubbe, le lor calze, le lor tiare, e tutti i lor vestimenti, e furono gettati nel mezzo della fornace del fuoco ardente. 22 E perciocchè la parola del re affrettava, e la fornace era sommamente accesa, le faville del fuoco uccisero quegli uomini, che vi aveano gettati dentro Sadrac, Mesac, ed Abed-nego. 23 E que' tre uomini, Sadrac, Mesac, ed Abed-nego, caddero legati nel mezzo della fornace del fuoco ardente. 24 Allora il re Nebucadnesar sbigottì, e si levò prestamente, e fece motto a' suoi consiglieri, e disse loro: Non abbiamo noi gettati tre uomini legati nel mezzo della fornace del fuoco ardente? Essi risposero, e dissero al re: Egli è vero, o re. 25 Ed egli rispose, e disse: Ecco, io veggo quattro uomini sciolti, i quali camminano nel mezzo del fuoco, e non vi è nulla di guasto in loro; e l'aspetto del quarto è somigliante ad un figliuolo di Dio. 26 Allora Nebucadnesar si accostò alla bocca della fornace del fuoco ardente, e prese a dire: Sadrac, Mesac, ed Abed-nego, servitori dell'Iddio altissimo, uscite, e venite. Allora Sadrac, Mesac, ed Abed-nego uscirono del mezzo del fuoco. 27 E i satrapi, i magistrati, i duchi, e i consiglieri del re, si adunarono, e riguardavano quegli uomini, sopra i cui corpi il fuoco non avea avuto alcun potere; talchè non pure un capello del lor capo era stato arso, e le lor giubbe non erano mutate, e l'odor del fuoco non era penetrato in loro.
28 E Nebucadnesar prese a dire: Benedetto sia l'Iddio di Sadrac, di Mesac, e di Abed-nego, il quale ha mandato il suo Angelo, ed ha liberati i suoi servitori, che si son confidati in lui, ed hanno trapassato il comandamento del re, ed hanno esposti i lor corpi, per non servire, nè adorare alcun altro dio, che il lor Dio. 29 Perciò, da me è fatto un decreto: che chiunque, di qual popolo, nazione, o lingua egli si sia, proferirà bestemmia contro all'Iddio di Sadrac, di Mesac, e di Abed-nego, sia squartato, e la sua casa ridotta in latrina; conciossiachè non vi sia alcun altro Dio, che possa liberare in questa maniera. 30 Allora il re avanzò Sadrac, Mesac, ed Abed-nego, nella provincia di Babilonia.

Commentario completo di Matthew Henry:

Daniele 3

1 INTRODUZIONE A DANIELE CAPITOLO 3

Alla fine del capitolo precedente abbiamo lasciato i compagni di Daniele, Sadrac, Mesac e Abed-nego, in onore e potere, principi delle province, e preferiti per la loro relazione con il Dio d'Israele e per l'interesse che avevano per lui. Non so se dovrei dire: Sarebbe bene se questo onore avesse tutti i santi. No; ci sono molti per i quali non sarebbe buono; L'onore dei santi è riservato a un altro mondo. Ma qui abbiamo quegli stessi tre uomini tanto sotto il dispiacere del re quanto quando erano in suo favore, e tuttavia più veramente, più altamente, onorati dal loro Dio di quanto non fossero onorati lì dal loro principe, sia per la grazia con la quale li ha resi capaci di soffrire piuttosto che di peccare, sia per la miracolosa e gloriosa liberazione che ha operato per loro dalle loro sofferenze. È una storia davvero memorabile, un esempio glorioso della potenza e della bontà di Dio, e un grande incoraggiamento alla costanza del suo popolo nei momenti difficili. L'apostolo vi si riferisce quando menziona, tra gli eroi credenti, coloro che per fede

"spense la violenza del fuoco,"

Ebrei 11:34. Abbiamo qui,

I. Nabucodonosor erige e dedica un'immagine d'oro, e richiede a tutti i suoi sudditi, di qualsiasi rango o grado, di prostrarsi e adorarla, e l'osservanza generale del suo popolo a quel comando, Daniele 3:1-7.

II. Informazioni date contro i principi ebrei per essersi rifiutati di adorare questa immagine d'oro, Daniele 3:8-12.

III. Il loro costante persistere in quel rifiuto, nonostante la sua rabbia e le sue minacce, Daniele 3:13-18.

IV. Il gettarli nella fornace ardente per il loro rifiuto, Daniele 3:19-23.

V. La loro miracolosa preservazione nel fuoco per la potenza di Dio, e il loro invito fuori dal fuoco per il favore del re, che con questo miracolo si convinse del suo errore nel gettarli dentro, Daniele 3:24-27.

VI. L'onore che il re diede a Dio in questo momento, e il favore che mostrò a quei fedeli degni, Daniele 3:28-30.

Ver. 1. fino alla Ver. 7.

Non abbiamo alcuna certezza riguardo alla data di questa storia, solo che se questa immagine, che Nabucodonosor dedicò, aveva qualche relazione con ciò che egli aveva sognato, è probabile che accadde non molto tempo dopo; alcuni ritengono che fosse circa il settimo anno di Nabucodonosor, un anno prima della cattività di Ioiachin, in cui Ezechiele fu portato via. Osservare

I. Un'immagine d'oro allestita per essere adorata. Babilonia era già piena di idoli, ma nulla servirà a questo principe imperioso se non ne devono avere uno in più; poiché coloro che hanno abbandonato l'unico Dio vivente e cominciano a stabilire molti dèi, troveranno gli dèi che hanno eretto così insoddisfacenti e il loro desiderio di essi così insaziabile, che li moltiplicheranno senza misura, li inseguiranno all'infinito e non sapranno mai quando ne avranno abbastanza. Gli idolatri amano la novità e la varietà. Scelgono nuovi dei. Coloro che ne hanno molti desidereranno averne di più. Nabucodonosor il re, affinché potesse esercitare la prerogativa della sua corona, per fare ciò che dio riteneva opportuno, eretto questa immagine, Daniele 3:1. Osservare

1. La preziosità di esso; era un'immagine d'oro, non tutto oro sicuramente; ricco com'era, è probabile che non potesse permetterselo, ma ricoperto d'oro. Nota: Gli adoratori dei falsi dèi non sono abituati a preoccuparsi delle accuse di erigere immagini e adorarle; essi prodigano oro dal sacco per questo scopo (Isaia 46:6), il che svergogna la nostra avarizia nell'adorazione del vero Dio.

2. La sua vastità; era alto sessanta cubiti e largo sei. Ha superato la statura ordinaria di un uomo quindici volte (poiché si calcola che non ci siano che quattro cubiti, o sei piedi), come se il suo essere mostruoso potesse fare ammenda per il suo essere senza vita. Ma perché Nabucodonosor eresse questa immagine? Alcuni suggeriscono che fosse per scagionarsi dall'accusa di essersi fatto Giudeo, perché negli ultimi tempi aveva parlato con grande onore del Dio d'Israele e aveva preferito alcuni dei suoi adoratori. O forse l'ha eretta come un'immagine di se stesso, e ha progettato di essere lui stesso adorato in essa. Principi orgogliosi si affliggevano di essere resi agli onori divini; Alessandro lo fece, fingendo di essere il figlio di Giove Olimpio. Gli fu detto che nell'immagine che aveva visto nel suo sogno era rappresentato dalla testa d'oro, a cui sarebbero succeduti regni di metallo più vile; ma qui egli si pone per essere se stesso l'intera immagine, perché la fa tutta d'oro. Vedi qui,

(1.) Come le buone impressioni che furono allora fatte su di lui andarono completamente perdute, e rapidamente. Riconobbe poi che il Dio d'Israele è di verità un Dio degli dei e un Signore dei re; eppure ora, sfidando l'espressa legge di quel Dio, egli erige un'immagine da adorare, non solo continua nelle sue precedenti idolatrie, ma ne inventa di nuove. Si noti che le convinzioni forti spesso non sono all'altezza di una solida conversione. Molti dolori hanno riconosciuto l'assurdità e la pericolosità del peccato, eppure hanno continuato a commetterlo.

(2.) Come quello stesso sogno e l'interpretazione di esso, che allora gli fece una così buona impressione, ebbero ora un effetto del tutto contrario. Poi lo fece cadere come un umile adoratore di Dio; ora lo rendeva pronto per un audace concorrente con Dio. Allora pensò che fosse una gran cosa essere la testa d'oro dell'immagine e si riconobbe obbligato a Dio per questo; ma, con la mente che si eleva per la sua condizione, ora pensa che troppo poco, e, in contraddizione con Dio stesso e il suo oracolo, sarà tutto in tutti.

II. Un congresso generale degli stati convocati per partecipare alla solennità della dedicazione di questa immagine, Daniele 3:2-3. Messaggeri sono inviati in tutte le parti del regno per radunare i principi, duchi e signori, tutti i pari del regno, con tutti gli ufficiali civili e militari, i capitani e i comandanti delle forze, i giudici, i tesorieri o ricevitori generali, i consiglieri, e gli sceriffi, e tutti i governanti delle province; Devono tutti venire alla dedica di questa immagine pena e pericolo di ciò che cadrà su di essa. Chiama a sé i grandi, per il grande onore del suo idolo; è quindi menzionato alla gloria di Cristo che i re gli porteranno doni. Se può portarli a rendere omaggio alla sua immagine d'oro, non dubita ma le persone inferiori lo seguiranno, naturalmente. In obbedienza all'invito del re, tutti i magistrati e gli ufficiali di quel vasto regno lasciano i servizi dei loro paesi particolari e vengono a Babilonia, alla dedicazione di questa immagine d'oro; molti di loro facevano lunghi viaggi, e costosi, per una commissione molto sciocca; ma, come gli idoli sono cose insensate, tali sono gli adoratori.

III. Viene fatto un proclama, che ordina a tutti i tipi di persone presenti davanti all'immagine, al segnale dato, di prostrarsi e adorare l'immagine, sotto lo stile e il titolo di L'immagine d'oro che Nabucodonosor il re ha eretto. Un araldo proclama questo ad alta voce in tutta questa vasta assemblea di grandi, con il loro numeroso corteo di servitori e servitori, e una grande folla di persone, senza dubbio, che non sono state mandate a chiamare; che tutti prendano nota,

1. Che il re ordina e comanda rigorosamente a tutti i tipi di persone di prostrarsi e adorare l'immagine d'oro; Qualunque altro dio adorino in altri tempi, ora devono adorare questo.

2. Che tutti facciano questo nello stesso momento, in segno della loro comunione reciproca in questo servizio idolatrico, e che, a tal fine, l'avviso sia dato da un concerto di musica, che servirebbe anche ad adornare la solennità e ad addolcire e addolcire le menti di coloro che erano restii a cedere e portarli a obbedire al comando del re. Questa allegria e allegria nel culto sarebbero molto gradite alle menti carnali e sensuali, che sono estranee a quel culto spirituale che è dovuto a Dio che è uno spirito.

IV. L'osservanza generale dell'assemblea a questo comandamento, Daniele 3:7. Udirono il suono degli strumenti musicali, sia strumenti a fiato che strumenti a mano, la cornetta e flauto, con arpa, sackbut, salterio, e dulcimer, la cui melodia pensavano fosse incantevole (e abbastanza adatta da eccitare una tale devozione come dovevano allora pagare), e immediatamente tutti, come un solo uomo, come soldati che sono soliti essere esercitati da A tutto tondo di tamburo, Tutte le persone, le nazioni e le lingue, si prostrarono e adorarono l'immagine d'oro. E non c'è da meravigliarsi quando fu proclamato, che chiunque non avesse adorato questa immagine d'oro sarebbe stato immediatamente gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente, pronto per quello scopo, Daniele 3:6. Qui c'erano gli incantesimi della musica ad attirarli all'accondiscendenza e i terrori della fornace ardente a spaventarli fino a indurli all'accondiscendenza. Così assediati dalla tentazione, tutti cedettero. Nota, in quella direzione che il senso dirige il massimo andrà; Non c'è nulla di così brutto da cui il mondo sbadato non sia attratto da un concerto di musica, o spinto da una fornace ardente. E con metodi come questi è stata istituita e mantenuta la falsa adorazione.

8 Ver. 8. fino alla Ver. 18.

Era strano che Sadrac, Mesac e Abednego fossero presenti a questa assemblea, quando, probabilmente, sapevano per quale scopo era stata convocata. Daniele, possiamo supporre, era assente, o i suoi affari lo chiamavano via o il permesso del re di ritirarsi, a meno che non supponiamo che fosse così in alto nel favore del re che nessuno osasse lamentarsi di lui per la sua inadempienza. Ma perché i suoi compagni non si sono tenuti alla larga? Sicuramente perché avrebbero ubbidito agli ordini del re per quanto possibile, e sarebbero stati pronti a rendere una testimonianza pubblica contro questa grossolana idolatria. Non pensarono che fosse sufficiente non inchinarsi davanti all'immagine, ma, essendo in carica, si sentirono obbligati a sollevarsi contro di essa, sebbene fosse l'immagine che il re loro padrone aveva eretto, e sarebbe stata un'immagine d'oro per coloro che l'adoravano. Ora

I. L'informazione viene portata al re da certi Caldei contro questi tre gentiluomini che non hanno obbedito all'editto del re, Daniele 3:8. Forse questi Caldei che li accusavano erano alcuni di quei maghi o astrologi che erano particolarmente chiamati Caldei == (Daniele 2:2,4) che portavano rancore verso i compagni di Daniele per amor suo, perché li aveva eclissati, e così avevano fatto questi compagni. Essi con le loro preghiere avevano ottenuto la misericordia che salvò la vita di questi Caldei, ed ecco, come li rendono male per bene! Per il loro amore sono i loro avversari. Così Geremia stette davanti a Dio, per parlare bene per coloro che in seguito scavarono una fossa per la sua vita, = Geremia 18:20. Non dobbiamo pensare che sia strano se incontriamo uomini così ingrati. O forse erano dei Caldei tali da aspettarsi i luoghi in cui erano avanzati e invidiarne le preferenze; E chi può resistere all'invidia? Si appellano al re stesso riguardo all'editto, con tutto il rispetto dovuto a sua maestà, e il solito complimento, O re! vivi per sempre (come se non mirassero a nient'altro che al suo onore, e a servire il suo interesse, quando in realtà lo stavano mettendo su ciò che avrebbe messo in pericolo la rovina sua e del suo regno); implorano permesso,

1. Per fargli ricordare la legge che aveva recentemente fatto, che ogni sorta di persone, senza eccezione di nazione o lingua, dovrebbe prostrarsi e adorare questa immagine d'oro; gli fecero anche pensare alla pena che secondo la legge doveva essere inflitta ai dissidenti, che dovevano essere gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente, = Daniele 3:10-11. Non si può negare che questa fosse la legge; se si debba considerare una legge giusta o no.

2. Per informarlo che questi tre uomini, Sadrac, Mesac e Abednego, non si erano conformati a questo editto, Daniele 3:12. È probabile che Nabucodonosor non avesse alcun proposito particolare per intrappolarli nell'emanare la legge, poiché allora egli stesso avrebbe tenuto d'occhio su di loro, e non avrebbe avuto bisogno di queste informazioni; ma i loro nemici, che cercavano un'occasione contro di loro, si aggrapparono a ciò e si fecero avanti ad accusarli. per aggravare la faccenda e incensare ancora di più il re contro di loro,

(1.) Gli fecero ricordare la dignità a cui erano stati preferiti i criminali. Sebbene fossero ebrei, stranieri, prigionieri, uomini di una nazione e di una religione disprezzate, tuttavia il re li aveva posti a capo degli affari della provincia di Babilonia. Era quindi molto ingrato, e un insopportabile atto di insolenza, per loro disobbedire all'ordine del re, quando avevano condiviso così tanto del favore del re. E, inoltre, l'alta posizione in cui si trovavano avrebbe reso il loro rifiuto più scandaloso; sarebbe un cattivo esempio e avrebbe una cattiva influenza sugli altri; e quindi era necessario che fosse severamente animato. Così i principi che sono abbastanza adirati contro gli innocenti di solito ne hanno troppi intorno a loro che fanno tutto il possibile per peggiorarli.

(2.) Suggeriscono che sia stato fatto con malizia, contumacia e disprezzo di lui e della sua autorità:

"Non hanno posto alcun riguardo su di te; poiché essi non servono gli dèi che tu servi, e che tu chiedi loro di servire, né adorano l'immagine d'oro che hai eretto."

II. Questi tre pii ebrei vengono immediatamente portati davanti al re, e accusati ed esaminati in base a queste informazioni. Nabucodonosor cadde in una grande passione, e nella sua rabbia e furia comandò che fossero catturati, Daniele 3:13. Quanto poco era l'onore di questo potente principe di aver regnato su così tante nazioni quando allo stesso tempo non aveva governo sul proprio spirito, che c'erano così tanti che erano soggetti e prigionieri di lui quando egli stesso era uno schiavo perfetto delle sue passioni brutali e condotto prigioniero da esse! Quanto era inadatto a governare uomini ragionevoli che non potevano essere governati dalla ragione! Non doveva essere una sorpresa per lui sentire che quei tre uomini non servivano ora i suoi dèi, perché sapeva benissimo che non li avevano mai serviti e che la loro religione, alla quale avevano sempre aderito, glielo proibiva. Né aveva motivo di pensare che essi avessero intenzione di disprezzare la sua autorità, poiché in ogni caso si erano mostrati rispettosi e rispettosi verso di lui come loro principe. Ma era particolarmente inopportuno in quel momento, quando era nel bel mezzo delle sue devozioni a dedicare la sua immagine d'oro, essere in una tale rabbia e furia, e così tanto da scomporsi. La discrezione di un uomo, si potrebbe pensare, avrebbe dovuto almeno differire questa rabbia. La vera devozione calma lo spirito, lo acquieta e lo mitiga; ma la superstizione e la devozione ai falsi dèi infiammano le passioni degli uomini, li ispirano di rabbia e furia e li trasformano in bruti. L'ira di un re è come il ruggito di un leone; Così fu l'ira di questo re; eppure, quando era in un tale calore, questi tre uomini furono portati davanti a lui, e apparvero con un coraggio imperterrito e una costanza incrollabile.

III. In breve, il caso viene posto davanti a loro, e si chiede loro se si conformeranno o no.

1. Il re chiese loro se era vero che non avevano adorato l'immagine d'oro quando lo facevano gli altri, Daniele 3:14.

"È di scopo?" così alcuni lo leggono. "È stato fatto intenzionalmente e deliberatamente, o è stato solo per inavvertenza, che non hai servito i miei dei? Che cosa! tu che ho nutrito e allevato, che sei stato educato e mantenuto a mio carico, che sono stato così gentile e ho fatto così tanto per te, tu che hai avuto tanta reputazione di saggezza, e quindi avresti dovuto conoscere meglio il tuo dovere verso il tuo principe; cosa! Non servi i miei dèi né adori l'immagine d'oro che ho eretto?"

Notate, La fedeltà dei servi di Dio verso di lui è stata spesso la meraviglia dei loro nemici e persecutori, che pensano che sia strano che non corrano con loro allo stesso eccesso di tumulto.

2. Era disposto ad ammetterli a un nuovo processo; se non l'hanno fatto apposta prima, tuttavia, può darsi che, ripensandoci, cambieranno idea; perciò viene loro ripetuto in quali termini si trovano ora, Daniele 3:15.

(1.) Il re è disposto che la musica suoni di nuovo, solo per il loro bene, per ammorbidirli in una condiscendenza; e se non vorranno, come la vipera sorda, tapparsi le orecchie, ma daranno ascolto alla voce degli incantatori e adoreranno l'immagine d'oro, bene e bene, la loro precedente omissione sarà perdonata. Ma

(2.) Il re è deciso, se persistono nel loro rifiuto, che saranno immediatamente gettati nella fornace ardente, e non avranno nemmeno un'ora di tregua. Così la questione sta in una piccola bussola: Gira, o brucia; e, poiché sapeva che si erano sostenuti nel loro rifiuto con una fiducia nel loro Dio, lo sfidò insolentemente:

"E chi è quel Dio che ti libererà dalle mie mani? Lascialo fare, se può."

Ora dimenticò ciò che lui stesso possedeva una volta, che il loro Dio era un Dio degli dèi e un Signore dei re, = Daniele 2:47. Gli uomini orgogliosi sono ancora pronti a dire, come il Faraone, Chi è il Signore perché io debba obbedire alla sua voce? o, come Nabucodonosor, Chi è il Signore, perché io debba temere la sua potenza?

IV. Nella loro risposta, in cui tutti sono d'accordo, essi rispondono che aderiscono ancora alla loro decisione di non adorare l'immagine d'oro, Daniele 3:16-18. Abbiamo qui un esempio di forza d'animo e magnanimità che difficilmente può essere paragonato. Li chiamiamo i tre bambini (ed erano davvero giovani uomini), ma dovremmo piuttosto chiamarli i tre campioni, i primi tre dei degni del regno di Dio tra gli uomini. Non proruppero in alcun calore o passione intemperante contro coloro che adoravano l'immagine d'oro, non li insultarono o li insultarono; né si lanciarono avventatamente nel processo, né si fecero di tutto per il martirio giudiziario; ma, quando furono debitamente chiamati al processo di fuoco, si assolsero coraggiosamente, con una condotta e un coraggio che si facevano sofferenti per una causa così buona. Il re non fu così audacemente cattivo nel fare questo idolo, ma furono altrettanto audaci nel testimoniare contro di esso. Mantengono il loro temperamento in modo ammirevole, non chiamano il re tiranno o idolatra (la causa di Dio non ha bisogno dell'ira dell'uomo), ma, con una calma esemplare e una calma d'animo, danno deliberatamente la loro risposta, alla quale decidono di attenersi. Osservare

1. Il loro grazioso e generoso disprezzo della morte, e la nobile negligenza con cui guardano al dilemma a cui sono posti: O Nabucodonosor! non siamo attenti a risponderti in questa questione. Non gli negano una risposta con scontro, né rimangono muti; ma gli dicono che non se ne preoccupano. Non c'è bisogno di una risposta (così alcuni la leggono); sono decisi a non obbedire, e il re è deciso che moriranno se non lo fanno; la questione quindi è decisa, E perché dovrebbe essere contestato? Ma è meglio leggerlo,

"Non vogliamo una risposta per te, né l'abbiamo da cercare, ma vieni preparato."

(1.) Non ebbero bisogno di tempo per deliberare sulla questione della loro risposta, perché non esitarono minimamente se dovessero obbedire o no. Era una questione di vita o di morte, e si potrebbe pensare che ci abbiano riflettuto un po' prima di aver deciso; La vita è desiderabile e la morte è terribile. Ma quando il peccato e il dovere che erano nel caso furono immediatamente determinati dalla lettera del secondo comandamento, e non fu lasciato spazio per mettere in discussione ciò che era giusto, la vita e la morte che erano nel caso non dovevano essere considerate. Nota: Coloro che vogliono evitare il peccato non devono affrontare la tentazione. Quando ciò a cui siamo attratti o spaventati è manifestamente malvagio, la mozione deve essere respinta con indignazione e orrore piuttosto che con ragionamento; non fermarti su questo, ma dire, come Cristo ci ha insegnato, Allontanati da me, Satana.

(2.) Non hanno avuto bisogno di tempo per escogitare come avrebbero dovuto word it. Mentre erano avvocati di Dio, ed erano chiamati a testimoniare nella sua causa, non dubitavano che si dovesse dare loro in quella stessa ora ciò che dovevano dire, = Matteo 10:19. Non stavano escogitando una risposta evasiva, quando ci si aspettava una risposta diretta da loro; No, né sembrerebbe che corteggiassero il re per non insistere su questo. Qui non c'è nulla nella loro risposta che sembri un complimento; non cominciano, come fecero i loro accusatori, con: O re! vivi per sempre, nessuna insinuazione artificiosa, ad captandam benevolentiam, per metterlo di buon umore, ma ogni cosa che è chiara e retta: O Nabucodonosor! non stiamo attenti a risponderti. Nota, coloro che fanno del loro dovere la loro cura principale non devono stare attenti riguardo all'evento.

2. La loro fede in Dio e la loro dipendenza da lui, Daniele 3:17. Fu questo che permise loro di guardare con tanto disprezzo alla morte, alla morte in pompa magna, alla morte in tutti i suoi terrori: confidarono nel Dio vivente, e con quella fede scelsero piuttosto di soffrire che di peccare; Perciò non temettero l'ira del re, ma sopportarono, perché per fede avevano un occhio su colui che è invisibile == (Ebrei 11:25,27):

"Se è così, se siamo portati in questa strettoia, se dobbiamo essere gettati nella fornace ardente a meno che non serviamo i tuoi dèi, sappi allora,"

(1.) "Che sebbene non adoriamo i tuoi dèi tuttavia non siamo atei; c'è un Dio che possiamo chiamare nostro, al quale aderiamo fedelmente".

(2.) "Che serviamo questo Dio; ci siamo dedicati al suo onore; Ci impieghiamo nella sua opera e dipendiamo da lui per proteggerci, provvedere a noi e ricompensarci".

(3.) "Che siamo ben certi che questo Dio è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente; Che lo voglia o no, siamo sicuri che può impedire che veniamo gettati nella fornace o salvarci da essa".

Nota, i fedeli servi di Dio troveranno in lui un Maestro in grado di sostenerli nel suo servizio, e di controllare e dominare tutti i poteri che sono armati contro di loro. Signore, se vuoi, puoi.

(4.) "Che abbiamo motivo di sperare egli ci libererà,"

in parte perché, in una così vasta apparizione di idolatri, sarebbe stato molto per l'onore del suo grande nome liberarli, e in parte perché Nabucodonosor lo aveva sfidato a farlo... Chi è quel Dio che ti libererà? Dio a volte appare in modo meraviglioso per far tacere le bestemmie del nemico, così come per esaudire le preghiere del suo popolo, Salmi 74:18-22; Deuteronomio 32:27.

"Ma, se non ci libera dalla fornace ardente, ci libererà dalla tua mano."

Nabucodonosor non può che tormentare e uccidere il corpo, e dopo di ciò, non c'è più nulla che possa fare; Allora sono sfuggiti alla sua portata, liberati dalla sua mano. Nota: I buoni pensieri di Dio, e la piena certezza che Egli è con noi mentre noi siamo con Lui, ci aiuteranno molto a superare le sofferenze; e, se Egli è per noi, non dobbiamo temere ciò che l'uomo può farci; lascialo fare del suo peggio. Dio ci libererà dalla morte o nella morte.

3. La loro ferma risoluzione di aderire ai loro principi, qualunque ne sia la conseguenza (Daniele 3:18):

"Ma, se no, anche se Dio non dovesse ritenere opportuno liberarci dalla fornace ardente (cosa che tuttavia sappiamo che può fare), se dovesse permettere che cadiamo nelle tue mani, e cadiamo per mano tua, tuttavia sia noto a te, o re! Non serviremo questi dèi, anche se sono i tuoi dèi, né adoreremo questa immagine d'oro, anche se tu stesso l'hai erigionata."

Non si vergognano né hanno paura di ammettere la loro religione e dicono in faccia al re che non lo temono, che non si arrenderanno a lui; se si fossero consultati con la carne e il sangue, si sarebbe potuto dire molto per indurli all'obbedienza, soprattutto quando non c'era altro modo per evitare la morte. Una morte così grande.

(1.) Non erano tenuti ad abiurare il loro proprio Dio, o a rinunciare al suo culto, no, né con alcuna professione verbale o dichiarazione di possedere questa immagine d'oro come un dio, ma solo di inchinarsi davanti ad essa, cosa che potevano fare con una segreta riserva dei loro cuori per il Dio d'Israele, detestando interiormente questa idolatria, mentre Naaman si inchinava nella casa di Rimmon.

(2.) Non dovevano cadere in una condotta di idolatria; Era solo un atto che si richiedeva loro, che sarebbe stato fatto in un minuto, e il pericolo era passato, e in seguito avrebbero potuto dichiarare il loro dispiacere per questo.

(3.) Il re che lo comandava aveva un potere assoluto; erano sotto di esso, non solo come sudditi, ma come prigionieri; e, se lo facevano, era solo con la coercizione e la coercizione, il che serviva a scusarli.

(4.) Era stato il loro benefattore, li aveva educati e preferiti, e in segno di gratitudine verso di lui dovevano andare il più lontano possibile, anche se si trattava di sforzare un punto, un punto di coscienza.

(5.) Furono ora cacciati in un paese straniero, e a coloro che erano stati così cacciati fu, in effetti, detto: Va', e servi altri dèi, = 1Samuele 26:19. Si dava per scontato che nella loro indole avrebbero servito altri dèi, e questo fu reso parte del giudizio, Deuteronomio 4:28. Potrebbero essere scusati se dovessero scendere lungo la corrente, quando è così forte.

(6.) Non hanno forse i loro re, i loro principi, i loro padri, sì, e anche i loro sacerdoti, hanno eretto idoli anche nel tempio di Dio, e lì li hanno adorati, e non solo si sono inchinati davanti a loro, ma hanno eretto altari, bruciato incenso e offerto loro sacrifici, sì, i loro stessi figli? Tutte le dieci tribù, per molti secoli, non hanno forse adorato dèi d'oro a Dan e a Betel? E saranno forse più precisi dei loro padri? Communis error facit jus-Quello che tutti fanno deve essere giusto.

(7.) Se avessero obbedito, avrebbero salvato la loro vita e avrebbero mantenuto i loro posti, e così sarebbero stati in grado di rendere un grande servizio ai loro fratelli in Babilonia, e di farlo a lungo; poiché erano giovani e uomini in ascesa. Ma c'è abbastanza in quell'unica parola di Dio con cui rispondere e mettere a tacere questi e molti altri simili ragionamenti carnali: Non ti prostrerai davanti a nessuna immagine, né adorarle. Sanno che devono obbedire a Dio piuttosto che all'uomo; devono piuttosto soffrire piuttosto che peccare, e non devono fare il male affinché possa venire il bene. E quindi nessuna di queste cose li muove; Sono decisi a morire nella loro integrità piuttosto che vivere nella loro iniquità. Mentre i loro fratelli, che ancora rimanevano nel loro paese, adoravano le immagini per scelta, essi a Babilonia non vi sarebbero stati portati per costrizione, ma, come se fossero stati buoni per antiperistasis, erano molto zelanti contro l'idolatria in un paese idolatrico. E in verità, tutto considerato, la loro salvezza da questa peccaminosa obbedienza fu un miracolo tanto grande nel regno della grazia quanto la loro salvezza dalla fornace ardente lo fu nel regno della natura. Questi erano quelli che prima decidevano di non contaminarsi con la carne del re, e ora decidono altrettanto coraggiosamente di non contaminarsi con i suoi dei. Nota: Un'adesione incrollabile e di abnegazione a Dio e al dovere in meno casi ci qualificherà e ci preparerà per qualcosa di simile in casi maggiori. E in questo dobbiamo essere risoluti, senza mai adorare le immagini, o dire

"Una confederazione"

con coloro che lo fanno.

19 Ver. 19. fino alla Ver. 27.

In questi versetti abbiamo:

I. La gettatura di questi tre fedeli servitori di Dio nella fornace ardente. Nabucodonosor stesso aveva conosciuto e posseduto così tanto del vero Dio che, si sarebbe pensato, sebbene il suo orgoglio e la sua vanità lo inducessero a fare questa immagine d'oro e a farla erigere per essere adorata, tuttavia ciò che ora dicevano questi giovani (che in precedenza aveva trovato più saggi di tutti i suoi saggi) avrebbe ravvivato le sue convinzioni, e almeno ingaggiarlo per scusarli; ma si dimostrò il contrario.

1. Invece di essere convinto da ciò che dicevano, era esasperato e reso più oltraggioso, Daniele 3:19. Lo rese pieno di rabbia, e la forma del suo volto fu cambiata contro quegli uomini. Si noti che le passioni brutali, quanto più sono indulgenti, quanto più violente crescono, e persino cambiano il volto, con grande rimprovero della saggezza e della ragione di un uomo. Nabucodonosor, in quel caldo, scambiò la terribile maestà di un principe sul suo trono, o di un giudice sul banco, con la spaventosa furia di un toro selvaggio in una rete. Se gli uomini in preda alla passione vedessero i loro volti in uno specchio, arrossirebbero della loro stessa follia e volgerebbero tutto il loro dispiacere contro se stessi.

2. Invece di mitigare la loro punizione, in considerazione della loro qualità e dei posti d'onore in cui si trovavano, ordinò che fosse aumentata, che riscaldassero la fornace sette volte di più di quanto fosse solito essere riscaldata per gli altri malfattori, cioè che vi mettessero sette volte più combustibile, il che, sebbene non rendesse la loro morte più grave, ma piuttosto li uccidesse prima, era destinato a significare che il re considerava il loro crimine sette volte più efferato dei crimini degli altri, e quindi rendeva la loro morte più ignominiosa. Ma Dio si è gloriato di questo stolto esempio dell'ira del tiranno; perché, sebbene ciò non avrebbe reso la loro morte più dolorosa, tuttavia rese la loro liberazione molto più illustre.

3. Ordinò che fossero legati nelle loro vesti e gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente, cosa che fu fatta di conseguenza, Daniele 3:20-21. Erano legati, per non lottare o opporre resistenza, erano legati nei loro vestiti, per fretta, o per consumarsi più lentamente e gradualmente. Ma la provvidenza di Dio lo ordinò per l'aumento del miracolo, in quanto le loro vesti non erano nemmeno bruciate. Erano legati nei loro cappotti o mantelli, nei loro hosen o calzoni, e nei loro cappelli o turbanti, come se, in disprezzo del loro crimine, volessero che i loro vestiti fossero bruciati con loro. Che morte terribile fu questa: essere gettato legato in mezzo a una fornace ardente! = Daniele 3:23. Fa tremare la carne a pensarci, e fa orrore afferrare una persona. È sorprendente che il tiranno fosse così duro di cuore da infliggere una tale punizione, e che i confessori fossero così forti da sottomettersi ad essa piuttosto che peccare contro Dio. Ma che cos'è questo per la seconda morte, per quella fornace in cui saranno gettate le zizzanie in fasci, per quello stagno che arde eternamente di fuoco e zolfo? Nabucodonosor riscaldi la sua fornace più calda che può, pochi minuti finiranno il tormento di coloro che vi sono gettati; ma il fuoco dell'inferno tortura e non uccide. Il dolore dei peccatori dannati è più squisito, e il fumo del loro tormento sale per i secoli dei secoli, e quelli non hanno riposo, nessun intervallo, nessuna cessazione delle loro pene, che hanno adorato la bestia e la sua immagine ( Apocalisse 14:10-11), mentre il loro dolore sarebbe presto finito quando furono gettati in questa fornace per non aver adorato questa bestia babilonese e la sua immagine.

4. È stata una provvidenza straordinaria che gli uomini, gli uomini potenti, che li hanno legati, e li hanno gettati nella fornace, siano stati essi stessi consumati o soffocati dalla fiamma, Daniele 3:22. Il comandamento del re era urgente, che li eliminassero rapidamente e fossero sicuri di farlo con efficacia; e quindi decisero di andare fino alla bocca della fornace, per poterli gettare in mezzo ad essa, ma avevano tanta fretta che non si presero il tempo di armarsi di conseguenza. Le aggiunte apocrife a Daniele dicono che la fiamma salì a quarantanove cubiti sopra l'imboccatura della fornace. Probabilmente Dio ordinò che il vento la soffiasse direttamente su di loro con tale violenza da soffocarli. Dio perorò così immediatamente la causa dei suoi servi offesi, e si vendicò per loro sui loro persecutori, che punì, non solo nell'atto stesso del loro peccato, ma con esso. Ma questi uomini non erano che gli strumenti della crudeltà; colui che li ha coscritti di farlo ha avuto il peccato più grande; eppure soffrirono giustamente per l'esecuzione di un decreto ingiusto, ed è molto probabile che lo fecero con piacere e furono contenti di essere così impiegati. Nabucodonosor stesso era riservato a un'ulteriore resa dei conti. Verrà un giorno in cui i superbi tiranni saranno puniti, non solo per le crudeltà di cui si sono resi colpevoli, ma per aver impiegato coloro che li circondavano nelle loro crudeltà, esponendoli così ai giudizi di Dio.

II. La liberazione di questi tre fedeli servitori di Dio dalla fornace. Quando furono gettati legati in mezzo a quel fuoco divorante, potremmo ben concludere che non avremmo più sentito parlare di loro, che le loro stesse ossa sarebbero state calcinate; ma, con nostro stupore, qui scopriamo che Sadrac, Mesac e Abednego sono ancora vivi.

1. Nabucodonosor li trova mentre camminavano nel fuoco. Era stupito e si alzò in fretta, = Daniele 3:24. Forse l'uccisione degli uomini che avevano eseguito la sua sentenza era ciò che lo stupiva, per quanto potesse, perché aveva motivo di pensare che sarebbe stato il suo turno; o fu un'impressione inspiegabile nella sua mente che lo stupì e lo fece alzare in fretta e andare alla fornace per vedere che cosa ne fosse stato di coloro che vi aveva gettato dentro. Notate che Dio può colpire con stupore coloro i cui cuori sono più induriti sia contro di lui che contro il suo popolo. Colui che ha fatto l'anima può fare la sua spada per avvicinarsi ad essa, anche a quella del più grande tiranno. Nel suo stupore chiama a sé i suoi consiglieri e si appella a loro. Non abbiamo forse gettato tre uomini legati nel fuoco? Sembra che sia stato fatto per ordine, non solo del re, ma del consiglio. Non osarono fare a meno di concorrere con lui, cosa che egli li costrinse a fare, per poter partecipare con lui alla colpa e all'odio?

"Vero, o re!" dicono; "Abbiamo ordinato che fosse fatta una tale esecuzione ed è stata fatta". "Ma ora", dice il re, "ho guardato nella fornace, e vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco."

Daniele 3:25.

(1.) Furono sciolti dai loro legami. Il fuoco che non bruciava neppure bruciava le corde con cui erano legati e li liberava; così il popolo di Dio ha il cuore allargato, attraverso la grazia di Dio, da quegli stessi problemi con cui i suoi nemici hanno progettato di schiacciarlo e ostacolarlo.

(2.) Non avevano fatto alcun male, non si lamentavano, non provavano alcun dolore o disagio; la fiamma non li bruciava, il fumo non li soffocava; erano vivi e vegeti come sempre in mezzo alle fiamme. Vedete come il Dio della natura può, quando vuole, controllare le forze della natura, per farle servire ai suoi scopi. Ora si è adempiuta nella lettera la graziosa promessa (Isaia 43:2), Quando camminerai attraverso il fuoco non sarai bruciato, né la fiamma si accenderà su di te. Per fede spengono la violenza del fuoco, spengono i dardi infuocati dei malvagi.

(3.) Hanno camminato in mezzo al fuoco. La fornace era grande, così che avevano spazio per camminare; erano illesi, così che potevano camminare; le loro menti erano tranquille, così che erano disposti a camminare, come in un paradiso o in un giardino di piacere. Può un uomo camminare sui carboni ardenti e i suoi piedi non essere bruciati? = Proverbi 6:28. Sì, lo fecero con tanto piacere quanto il re di Tiro camminava su e giù in mezzo alle sue pietre di fuoco, le sue pietre preziose che scintillavano come fuoco, Ezechiele 28:14. Non si sforzavano di uscire, trovandosi illesi; ma, lasciando a quel Dio che li aveva preservati nel fuoco di trarli fuori da esso, camminarono su e giù in mezzo ad esso incuranti. Uno degli scritti apocrifi narra ampiamente la preghiera che Azaria, uno dei tre, recitò nel fuoco (in cui si lamenta delle calamità e delle iniquità d'Israele, e implora il favore di Dio per il suo popolo), e il canto di lode che tutti e tre cantarono in mezzo alle fiamme, in entrambi i quali ci sono notevoli ceppi di devozione; ma abbiamo ragione di pensare, con Grozio, che siano state composte da qualche ebreo di un'epoca successiva, non come ciò che è stato usato, ma solo come ciò che avrebbe potuto essere usato, in questa occasione, e quindi giustamente li respingiamo come non parte delle sacre scritture.

(4.) C'era un quarto visto con loro nel fuoco, la cui forma, a giudizio di Nabucodonosor, era come il Figlio di Dio; Egli apparve come una Persona divina, un messaggero dal cielo, non come un servo, ma come un figlio. Come un angelo (così alcuni); e gli angeli sono chiamati figli di Dio, = Giobbe 38:7. Nella narrazione apocrifa di questa storia è detto: L'angelo del Signore scese nella fornace; e Nabucodonosor qui dice (Daniele 3:28), Dio mandò il suo angelo e li liberò ; e fu un angelo a chiudere la bocca dei leoni quando Daniele era nella fossa, Daniele 6:22. Ma alcuni pensano che sia stato l'eterno Figlio di Dio, l'angelo del patto, e non un angelo creato. Egli apparve spesso nella nostra natura prima di assumerla nella sua incarnazione, e mai più opportuno, né per dare un'indicazione e un presagio più appropriati del suo grande incarico nel mondo nella pienezza dei tempi, di quanto non lo sia ora, quando, per liberare i suoi eletti dal fuoco, venne e camminò con loro nel fuoco. Notate, Coloro che soffrono per Cristo hanno la sua presenza misericordiosa con loro nelle loro sofferenze, anche nella fornace ardente, anche nella valle dell'ombra della morte, e quindi anche lì non devono temere alcun male. Con la presente Cristo ha mostrato che ciò che viene fatto contro il suo popolo, lo prende come fatto contro di lui; chiunque lo getta nella fornace, in effetti, lo getta dentro. Io sono Gesù, che tu perseguiti, = Isaia 63:9.

2. Nabucodonosor li chiama fuori dalla fornace (Daniele 3:26): Si avvicina all'imboccatura della fornace di fuoco ardente, e ordina loro di uscire e venire qui. Vieni avanti, vieni (così alcuni lo leggono); parla con molta tenerezza e preoccupazione, ed è pronto a dare loro la mano e ad aiutarli. Egli è convinto dalla loro miracolosa conservazione di aver fatto del male gettandoli nella fornace; e perciò non li cacciò fuori di nascosto; non in verità, ma verrà lui stesso a prenderli, = Atti 16:37. Osservate il titolo rispettoso che egli dà loro. Quando era nel pieno della sua furia e della sua rabbia contro di loro, è probabile che li chiamasse ribelli, traditori e tutti i malintenzionati che poteva inventare; ma ora li possiede per i servi del Dio altissimo, un Dio che ora appare in grado di liberarli dalla sua mano. Nota, Prima o poi, Dio convincerà gli uomini più orgogliosi che lui è il Dio altissimo, e al di sopra di loro, e troppo duro per loro, anche in quelle cose in cui agiscono con orgoglio e presunzione, Esodo 18:11. Similmente farà loro sapere chi sono i suoi servitori, e che li possiede e starà loro vicino. Elia pregò (1Re 18:36), Fa' che si sappia che tu sei Dio e che io sono tuo servo. Nabucodonosor ora abbraccia coloro che aveva abbandonato, ed è molto premuroso nei loro confronti, ora che li percepisce come i favoriti del Cielo. Notate: Ciò che i persecutori hanno fatto contro i servitori di Dio, quando Dio apre loro gli occhi, devono farlo di nuovo per quanto possono. Come il quarto, la cui forma era come il Figlio di Dio, si ritirò, e se scomparve o ascese visibilmente, non ci viene detto, ma degli altri tre ci viene detto,

(1.) Che essi uscirono dal mezzo del fuoco, come Abramo loro padre da Ur (cioè, il fuoco) dei Caldei, nel quale, dice questa tradizione degli Ebrei, fu gettato, per aver rifiutato di adorare gli idoli, e dal quale fu liberato, come quei suoi tre figli fui. Quando ebbero la loro liberazione, non tentarono Dio rimanendo più a lungo, ma uscirono come tizzoni dal fuoco.

(2.) Che fu fatto sembrare, con piena soddisfazione di tutti gli spettatori stupiti, che non avevano ricevuto il minimo danno dal fuoco, Daniele 3:27. Tutti i grandi uomini si riunirono per vederli, e scoprirono che non c'era nemmeno un capello della loro testa bruciato. Qui questo era vero nella lettera che il nostro Salvatore pronunciò in senso figurato, per assicurare ai suoi servi sofferenti che non avrebbero subito alcun danno reale (Luca 21:18), Non perirà nemmeno un capello del tuo capo. I loro vestiti non cambiavano nemmeno colore, né odore di fuoco, tanto meno i loro corpi erano minimamente bruciati o pieni di vesciche; no, il fuoco non aveva alcun potere su di loro. I Caldei adoravano il fuoco, come una sorta di immagine del sole, così che, nel trattenere il fuoco ora, Dio disprezzava, non solo il loro re, ma anche il loro dio, e mostrava che la sua voce divide le fiamme del fuoco così come i fiumi d'acqua (Salmi 29:7), quando gli piace aprire una strada al suo popolo in mezzo ad esso. È solo il nostro Dio che è il fuoco consumante == (Ebrei 12:29); altro fuoco, se solo pronuncerà la parola, non consumerà.

28 Ver. 28. fino alla Ver. 30.

Le rigorose osservazioni che furono fatte, super visum corporis-sull'ispezione dei loro corpi, dai principi e dai governatori, e da tutti i grandi uomini che erano presenti in questa occasione pubblica, e che non potevano essere considerati parziali a favore dei confessori, contribuirono molto alla purificazione di questo miracolo e all'ingrandimento della potenza e della grazia di Dio in esso. Che davvero un miracolo notevole sia stato fatto è evidente, e non possiamo negarlo, = Atti 4:16. Vediamo ora quale effetto ebbe su Nabucodonosor.

I. Egli dà gloria al Dio d'Israele come un Dio capace e pronto a proteggere i suoi adoratori (Daniele 3:28):

"Benedetto sia il Dio di Shadrach, Meshach e Abednego. Che abbia l'onore sia della fedele fedeltà che i suoi sudditi gli portano sia della potente protezione che concede loro, nessuna delle quali può essere eguagliata da nessun'altra nazione e dai loro dei.

Il re stesso lo riconosce e lo adora, e pensa che sia giusto che sia riconosciuto e adorato da tutti. Benedetto sia Tu Dio di Shadrach. Nota, Dio può estorcere confessioni della sua beatitudine anche a coloro che sono stati pronti a maledirlo in faccia.

1. Gli dà la gloria della sua potenza, che è stato in grado di proteggere i suoi adoratori contro i nemici più potenti e maligni: Non c'è altro Dio che possa liberare in questo modo == (Daniele 3:29), no, non questa immagine d'oro che aveva eretto. Per questa ragione non c'era nessun altro dio che obbligasse i suoi adoratori ad aderire solo a lui, e a subire la morte piuttosto che adorare un altro, come faceva il Dio d'Israele, perché non potevano impegnarsi a sostenerli nel farlo, come avrebbe potuto lui. Se Dio può operare tale liberazione come nessun altro può fare, può esigere tale obbedienza come nessun altro può fare.

2. Gli dà la gloria della sua bontà, che era pronto a farlo (Daniele 3:28): Ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi. Bel non poté salvare i suoi adoratori dall'essere bruciati alla bocca della fornace, ma il Dio di Israele salvò i suoi dall'essere bruciati quando furono gettati in mezzo alla fornace perché si rifiutavano di adorare qualsiasi altro dio. Con questo Nabucodonosor fu chiaramente dato di capire che tutto il grande successo che aveva avuto, e avrebbe dovuto ancora avere, contro il popolo d'Israele, di cui si gloriava, poiché in ciò aveva sopraffatto il Dio d'Israele, era dovuto puramente a loro peccato: se il corpo di quella nazione avesse aderito fedelmente al proprio Dio e all'adorazione di lui solo, Come fecero questi tre uomini, sarebbero stati tutti liberati dalla sua mano come lo furono questi tre uomini. E questa era un'istruzione necessaria per lui in quel momento.

II. Egli applaude la costanza di questi tre uomini nella loro religione, e la descrive in loro onore, Daniele 3:28. Sebbene egli stesso non sia persuaso ad avere il loro Dio per sé e ad adorarlo, perché, se lo fa, sa che deve adorare solo lui e rinunciare a tutti gli altri, e lo chiama il Dio di Shadrac, non il mio Dio, tuttavia li loda per essersi uniti a lui, e non servire né adorare alcun altro Dio se non il loro. Nota, Ci sono molti che non sono religiosi essi stessi, eppure ammetteranno che quelli che sono chiaramente nel giusto sono religiosi e sono saldi nella loro religione. Benché essi stessi non siano persuasi a chiudere con essa, loderanno coloro che, avendo chiuso con essa, vi si attengono. Se gli uomini hanno dato il loro nome a quel Dio che solo sarà servito, che si attengano ai loro principi e servano solo lui, costi quel che costi. Una tale costanza nella vera religione volgerà alla lode degli uomini, anche tra coloro che sono fuori, quando l'instabilità, il tradimento e il doppio gioco sono ciò su cui tutti gli uomini grideranno vergogna. Li loda per aver fatto questo,

1. Con un generoso disprezzo della loro vita, che non apprezzavano, in confronto al favore di Dio e alla testimonianza di una buona coscienza. I hanno ceduto i loro corpi per essere gettati nella fornace ardente piuttosto che non solo non abbandonare il loro Dio, ma non affrontarlo, rendendo una volta quell'omaggio a qualsiasi altro che è dovuto a lui solo. Nota: Coloro che avranno la loro lode, se non dagli uomini, ma da Dio, che preferiscono le loro anime ai loro corpi, e preferiranno perdere la loro vita piuttosto che abbandonare il loro Dio. Coloro che non pensano che valga la pena soffrire per essa non conoscono il valore e il valore della religione.

2. Lo hanno fatto con una gloriosa contraddizione con il loro principe: hanno cambiato la parola del re, cioè, erano contrari ad essa, e quindi hanno disprezzato sia i suoi precetti che le sue minacce, e lo hanno fatto pentire e revocare entrambi. Nota: Anche i re stessi devono ammettere che, quando i loro comandi sono contrari ai comandi di Dio, si deve obbedire a lui e non a loro.

(3.) Lo hanno fatto con una graziosa fiducia nel loro Dio. Essi confidavano in lui che sarebbe stato al loro fianco in quello che avrebbero fatto, che li avrebbe riportati fuori dalla fornace ardente al loro posto sulla terra o li avrebbe condotti attraverso la fornace ardente verso il loro posto in cielo; e in questa fiducia divennero privi di paura dell'ira del re e incuranti della loro stessa vita. Nota: Una fede incrollabile in Dio produrrà una fedeltà incrollabile a Dio. Ora, questa onorevole testimonianza, così pubblicamente resa dal re stesso a questi servi di Dio, possiamo ben pensare, avrebbe avuto una buona influenza sul resto degli ebrei che erano, o dovevano essere, prigionieri a Babilonia. I loro vicini non potevano con alcuna fiducia spingerli a fare questo, né potevano per vergogna fare ciò che i loro fratelli erano così altamente applauditi dal re stesso per non aver fatto. No, e ciò che Dio fece per questi suoi servitori avrebbe aiutato non solo a mantenere i Giudei vicini alla loro religione mentre erano in cattività, ma a guarirli dalla loro inclinazione all'idolatria, per cui fine furono mandati in cattività; e, quando ciò ebbe avuto quell'effetto benedetto su di loro, poterono essere certi che Dio li avrebbe liberati da quella fornace, come ora liberò i loro fratelli da essa.

III. Egli emana un editto reale, che proibisce severamente a chiunque di parlare male del Dio d'Israele, Daniele 3:29. Abbiamo ragione di pensare che sia i peccati che le tribolazioni d'Israele avessero dato ai Caldei una grande occasione, anche se non giusta, di bestemmiare il Dio d'Israele, e, probabilmente, Nabucodonosor stesso l'avesse incoraggiato; ma ora, sebbene non sia un vero convertito, né sia costretto ad adorarlo, tuttavia decide di non parlare mai più male di lui, né di permettere che altri lo facciano:

"Chiunque parlerà di qualcosa di sbagliato, qualsiasi errore (così alcuni), o piuttosto qualsiasi rimprovero o bestemmia, chiunque parlerà con disprezzo di il Dio di Sadrac, Mesac e Abednego, sarà considerato il peggiore dei malfattori, e trattato di conseguenza, sarà tagliato a pezzi, come lo fu Agag per la spada di Samuele, e le loro case saranno demolite e trasformate in letamaio."

Il miracolo ora operato dalla potenza di questo Dio in difesa dei suoi adoratori, pubblicamente agli occhi delle migliaia di Babilonia, era una giustificazione sufficiente di questo editto. E contribuirebbe molto alla comodità degli ebrei nella loro cattività il fatto di essere protetti da questa legge dai dardi infuocati del biasimo e della bestemmia, con i quali altrimenti sarebbero stati continuamente infastiditi. Notate, è una grande misericordia per la chiesa, e un buon punto guadagnato, quando i suoi nemici, sebbene non abbiano il cuore volto, hanno la bocca chiusa e la lingua legata. Se un principe pagano poneva un tale freno sulle orgogliose labbra dei bestemmiatori, molto più lo avrebbero dovuto fare i principi cristiani; anzi, in questa cosa, si potrebbe pensare che gli uomini dovrebbero essere una legge per se stessi, e che coloro che hanno così poco amore per Dio da non curarsi di parlare bene di lui, eppure non potrebbero mai trovare nei loro cuori, perché siamo sicuri che non potrebbero mai trovare motivo, per dire qualcosa di sbagliato di lui.

IV. Egli non solo inverte l'ascesa di questi tre uomini, ma li riporta ai loro posti nel governo (li fa prosperare, così si dice), e li preferisce a incarichi più grandi e più vantaggiosi di quelli in cui erano stati prima: li li ha promossi nella provincia di Babilonia, il che era molto a loro onore e al conforto dei loro fratelli in cattività lì. Nota: È saggezza dei principi preferire e impiegare uomini di fermezza nella religione; poiché è più probabile che siano fedeli a coloro che sono fedeli a Dio, ed è probabile che siano felici quando i favoriti di Dio saranno fatti loro.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Daniele 3

1 Capitolo 3

L'immagine d'oro di Nabucodonosor Dan 3:1-7

Sadrac e i suoi compagni si rifiutano di adorarlo Dan 3:8-18

Vengono gettati in una fornace, ma si conservano miracolosamente Dan 3:19-27

Nabucodonosor rende gloria a Geova Dan 3:28-30

Versetti 1-7

Nell'altezza dell'immagine, circa trenta metri, è probabilmente incluso un piedistallo, e molto probabilmente era solo ricoperta da lastre d'oro, non da una massa solida di quel metallo prezioso. L'orgoglio e il bigottismo fanno sì che gli uomini esigano che i loro sudditi seguano la loro religione, giusta o sbagliata che sia, e quando gli interessi mondani allettano e la punizione sconvolge, pochi si rifiutano. Questo è facile per i negligenti, i sensuali e gli infedeli, che sono la maggior parte, e la maggior parte di loro andrà per la sua strada. Non c'è nulla di così cattivo che il mondo disattento non sia attirato da un concerto di musica o spinto da una fornace ardente. Con questi metodi, il falso culto è stato istituito e mantenuto.

8 Versetti 8-18

La vera devozione calma lo spirito, lo tranquillizza e lo addolcisce, ma la superstizione e la devozione a falsi dei infiammano le passioni degli uomini. La questione viene messa in un piccolo compasso: o si gira o si brucia. Gli uomini orgogliosi sono ancora pronti a dire, come Nabucodonosor: "Chi è il Signore, che io debba temere la sua potenza? Sadrac, Mesac e Abed-Nego non esitarono se obbedire o meno. La vita o la morte non dovevano essere considerate. Coloro che vogliono evitare il peccato, non devono trattare con la tentazione quando ciò che ci alletta o ci spaventa è manifestamente malvagio. Non devono soffermarsi su di essa, ma dire, come fece Cristo: "Vattene dietro di me, Satana". Non escogitarono una risposta evasiva, quando ci si aspettava una risposta diretta. Coloro che fanno del loro dovere la loro principale preoccupazione, non devono essere ansiosi o timorosi riguardo all'evento. I fedeli servitori di Dio lo trovano in grado di controllare e annullare tutte le potenze armate contro di loro. Signore, se vuoi, puoi. Se Lui è per noi, non dobbiamo temere ciò che l'uomo può farci. Dio ci libererà, sia dalla morte che nella morte. Devono obbedire a Dio piuttosto che all'uomo; devono soffrire piuttosto che peccare; e non devono fare il male perché venga il bene. Perciò nessuna di queste cose li commuoveva. Il fatto di averli salvati dall'osservanza del peccato è stato un miracolo nel regno della grazia, come il fatto di averli salvati dalla fornace ardente nel regno della natura. La paura degli uomini e l'amore per il mondo, e soprattutto la mancanza di fede, fanno sì che gli uomini cedano alla tentazione, mentre la ferma convinzione della verità li libererà dal rinnegare Cristo o dal vergognarsi di lui. Dobbiamo essere miti nelle nostre risposte, ma dobbiamo essere decisi ad obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.

19 Versetti 19-27

Che Nabucodonosor riscaldi la sua fornace al massimo, pochi minuti finiranno il tormento di coloro che vi sono gettati; ma il fuoco dell'inferno tortura e non uccide. Coloro che hanno adorato la bestia e la sua immagine non hanno riposo, non hanno pause, non hanno un momento libero dal dolore, Ap 14:10-11. Ora si è adempiuta alla lettera la grande promessa di Isa 43:2: "Quando camminerai nel fuoco, non sarai bruciato". Lasciando a quel Dio che li aveva preservati nel fuoco il compito di tirarli fuori, essi camminavano su e giù in mezzo a loro, sostenuti e incoraggiati dalla presenza del Figlio di Dio. Coloro che soffrono per Cristo, hanno la sua presenza nelle loro sofferenze, anche nella fornace ardente e nella valle dell'ombra della morte. Nabucodonosor li considera servi del Dio altissimo, un Dio capace di liberarli dalle sue mani. Il nostro Dio è solo il fuoco che consuma, Ebr 12:29. Se potessimo vedere nel mondo eterno, vedremmo il credente perseguitato al sicuro dalla malizia dei suoi nemici, mentre essi sono esposti all'ira di Dio e tormentati in un fuoco inestinguibile.

28 Versetti 28-30

Ciò che Dio fece per questi suoi servi, avrebbe contribuito a mantenere i Giudei alla loro religione durante la prigionia e a guarirli dall'idolatria. Il miracolo portò a Nabucodonosor profonde convinzioni. Ma non si verificò alcun cambiamento duraturo nella sua condotta. Colui che ha preservato questi pii ebrei nella fornace ardente, è in grado di sostenerci nell'ora della tentazione e di impedirci di cadere nel peccato.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Daniele 3

1 Sezione I. - Autenticità del Capitolo

Le obiezioni che sono state mosse contro l'autenticità di questo capitolo sono molto più numerose di quelle che sono state mosse contro i due capitoli precedenti.

I. Il primo che merita di essere notato è affermato da De Wette (p. 383, sotto il titolo generale di “improbabilità” nel capitolo), e Bleek, p. 268, come citato da Hengstenberg, “die Authentie des Daniel”, p. 83. L'obiezione è, in sostanza, che se il racconto di questo capitolo fosse vero, dimostrerebbe che i Caldei erano inclini alla persecuzione a causa delle opinioni religiose, il che, si dice, è contrario a tutto il loro carattere come altrove dimostrato.

Per quanto disponiamo di informazioni su di loro, si presume che fossero lungi dall'avere questo carattere, e non è probabile, quindi, che Nabucodonosor avrebbe fatto una legge che obbligasse il culto di un idolo sotto gravi dolori e sanzioni.

A tale obiezione può essere data la seguente risposta:

(1) Poco si sa, su qualsiasi ipotesi, dei Caldei in generale, e poco del carattere di Nabucodonosor in particolare, al di là di quanto troviamo nel libro di Daniele. Finora, tuttavia, poiché abbiamo conoscenza di entrambi da qualsiasi fonte, non c'è incoerenza tra ciò e ciò che si dice in questo capitolo sia accaduto. È probabile che nessuno abbia mai percepito incongruenze di questo genere nel libro stesso, né, se questo fosse tutto, dovremmo supporre che ci fosse qualche improbabilità nel racconto di questo capitolo.

(2) Non c'è propriamente alcun resoconto di "persecuzione" in questa narrazione, né alcuna ragione per supporre che Nabucodonosor abbia progettato una cosa del genere. Questo è ammesso dallo stesso Bertholdt (p. 261), ed è manifesto sul volto dell'intera narrazione. Si afferma infatti che Nabucodonosor richiese, con pene severe, il riconoscimento del dio che adorava, e richiese che fosse mostrata la riverenza a quel dio che riteneva gli fosse dovuto.

È vero, inoltre, che il monarca intendeva essere obbedito in quello che ci sembra un comando molto arbitrario e irragionevole, che si riunissero e si prostrassero e adorassero l'immagine che aveva eretto. Ma ciò non implica alcuna disposizione a perseguitare a causa della religione, o ad impedire negli altri il libero esercizio delle proprie opinioni religiose, o il culto dei propri dei. È ben noto che era una dottrina di tutti gli antichi idolatri, che il rispetto potesse essere mostrato agli dei stranieri - agli dei di altre persone - senza implicare minimamente una mancanza di rispetto per i propri dei, o violare nessuno dei loro obblighi nei loro confronti.

La massima universale era che gli dèi di tutte le nazioni dovevano essere rispettati, e quindi gli dèi stranieri potevano essere introdotti per il culto, e il rispetto loro pagato senza in alcun modo sminuire l'onore che era dovuto al loro. Nabucodonosor, quindi, chiese semplicemente che si rendesse omaggio all'idolo che “egli” aveva eretto; che il dio che "egli" adorava doveva essere riconosciuto come un dio; e quel rispetto doveva così essere mostrato a se stesso e alle leggi del suo impero, riconoscendo il "suo" dio e rendendo a quel dio il grado di omaggio che gli era dovuto.

Ma da nessuna parte viene insinuato che considerasse il suo idolo come l'"unico" vero dio, o che chiedesse di essere riconosciuto come tale, o che non fosse disposto che tutti gli altri dei, al loro posto, fossero onorati. Non vi è alcuna indicazione, quindi, che intendesse "perseguitare" altri uomini per aver adorato i propri dei, né vi è alcun motivo per supporre che temesse che ci sarebbero stati scrupoli per motivi religiosi nel riconoscere l'immagine che aveva creato. essere degno di adorazione e di lode.

(3) Non c'è ragione di pensare che conoscesse così bene il carattere peculiare della religione ebraica da supporre che i suoi seguaci avrebbero avuto qualche difficoltà su questo argomento, o avrebbero esitato a unirsi ad altri nell'adorare la sua immagine. Sapeva, infatti, che erano adoratori di Geova; che avevano eretto un magnifico tempio in suo onore a Gerusalemme, e che professavano di osservare le sue leggi.

Ma non c'è motivo di credere che conoscesse molto intimamente le leggi e le istituzioni degli Ebrei, o che supponesse che avrebbero avuto difficoltà a fare ciò che era universalmente ritenuto corretto: mostrare il dovuto rispetto agli dei di altre nazioni. Certamente, se avesse conosciuto intimamente la storia di una parte considerevole del popolo ebraico, e fosse stato a conoscenza della loro propensione a cadere nell'idolatria, avrebbe visto ben poco da fargli dubitare che avrebbero prontamente obbedito a un comando di mostrare rispetto per gli dei adorati in altre terre. Non c'è motivo, quindi, di supporre che egli prevedesse che gli esuli ebrei, più di qualsiasi altro popolo, avrebbero esitato a mostrare alla sua immagine l'omaggio di cui aveva bisogno.

(4) L'intero racconto concorda bene con il personaggio di Nabucodonosor. Era un monarca arbitrario. Era abituato all'obbedienza implicita. Era determinato nel suo carattere e risoluto nei suoi propositi. Avendo preso una volta la risoluzione di erigere una così magnifica immagine del suo dio - una che corrispondesse alla grandezza della sua capitale, e, allo stesso tempo, mostrare il suo rispetto per il dio che adorava - niente era più naturale che lui dovrebbe emanare un tale proclama che gli dovrebbe essere reso omaggio da tutti i suoi sudditi, e che, per assicurarlo, dovrebbe emanare questo decreto, che chi "non" lo ha fatto dovrebbe essere punito nel modo più severo.

Non c'è motivo di supporre che avesse una particolare classe di persone nei suoi occhi, o, anzi, che prevedesse che l'ordine sarebbe stato disobbedito da "qualsiasi" classe di persone. Infatti, in tutta questa operazione vediamo solo un esempio di quanto di solito avveniva sotto i dispotismo arbitrario dell'Oriente, dove, "qualunque" sia l'ordine che viene emanato dal trono, si esige la sottomissione universale e assoluta, sotto la minaccia di una punizione rapida e spaventosa. L'ordine di Nabucodonosor non era più arbitrario e irragionevole di quelli che sono stati frequentemente emessi dal Sultano turco.

II. Una seconda obiezione al capitolo è il racconto degli strumenti musicali in Daniele 3:5. L'obiezione è che ad alcuni di questi strumenti siano dati nomi "greci", e che ciò dimostri che l'operazione deve avere una data successiva a quella ad essa attribuita, o che il conto deve essere stato redatto da una delle epoche successive. L'obiezione è che l'intera affermazione sembra essere stata derivata dal racconto di qualche processione greca in onore degli dei della Grecia. Vedi Bleek, p. 259.

A questa obiezione si può replicare:

(a) che tali processioni in onore degli dei, o tali assembramenti, accompagnati da strumenti musicali, erano e sono comuni a tutte le persone. Si verificano costantemente in Oriente, e non si può dire, con alcuna proprietà, che uno sia preso in prestito da un altro.

(b) Una gran parte di questi strumenti hanno indubbiamente nomi caldei, e i nomi sono quelli che possiamo supporre che uno che vive ai tempi di Nabucodonosor avrebbe dato loro. Vedi le note a Daniele 3:5.

c) Quanto a quelli che si presume indichino un'origine greca, si può osservare che è del tutto incerto se l'origine del nome fosse greca o caldea. Che tali nomi si trovino dati agli strumenti musicali dai Greci è certo; ma non è certo da dove abbiano preso il nome. Per quanto si possa dimostrare il contrario, il nome potrebbe aver avuto origine orientale. È del tutto probabile che molti dei nomi di cose presso i Greci avessero tale origine; e se lo strumento della musica stesso - come nessuno può provare che non sia venuto - proveniva dall'Oriente, anche il “nome” veniva dall'Oriente.

(d) Si può inoltre affermare che, anche supponendo che il nome abbia avuto origine in Grecia, non vi è alcuna certezza assoluta che il nome e lo strumento fossero sconosciuti ai Caldei. Chi può provare che qualche caldeo possa non essere stato in Grecia, e non aver riportato in patria uno strumento musicale che vi trovò diverso da quelli a cui era abituato in casa, o che non abbia costruito uno strumento simile a quello che aveva visto lì e gli aveva dato lo stesso nome? O chi può provare che qualche musicista greco ambulante potrebbe non aver viaggiato fino a Babilonia - poiché i greci viaggiavano ovunque - e portato con sé uno strumento musicale prima sconosciuto ai caldei, e impartito loro nello stesso tempo la conoscenza dello strumento e del nome? Ma finché questo non viene mostrato, l'obiezione non ha forza.

III. Una terza obiezione è che l'affermazione in Daniele 3:22 , che le persone incaricate di eseguire gli ordini del re morirono dal calore della fornace, o che il re emise un ordine, per eseguire che metteva in pericolo la vita degli innocenti cui era stata affidata l'esecuzione, è improbabile.

A questo si può dire

(a) che non vi sono prove o affermazioni che il re contemplasse il "loro" pericolo o intendesse mettere in pericolo le loro vite; ma è indubbiamente un fatto che egli fosse intento all'esecuzione del proprio ordine, e che poco badasse al pericolo di coloro che lo eseguivano. E niente è più probabile di questo; e, in effetti, niente di più comune. Un generale che ordina a una compagnia di uomini di mettere a tacere o prendere una batteria non ha malizia contro di loro, e nessun disegno sulle loro vite; ma è intento al raggiungimento dell'obiettivo, qualunque sia il pericolo degli uomini, o per quanto grande parte di essi possa cadere.

In effetti, l'obiezione che qui si fa alla credibilità di questa narrazione è un'obiezione che starebbe con uguale forza contro la maggior parte degli ordini impartiti in battaglia, e non pochi degli ordini emessi da monarchi arbitrari in tempo di pace. Il fatto in questo caso era che il re era intento all'esecuzione del suo scopo - la punizione degli uomini refrattari e testardi che avevano resistito ai suoi comandi, e non c'è alcuna probabilità che, nell'eccitazione dell'ira, si fermasse a indagare se l'esecuzione del suo scopo avrebbe messo in pericolo la vita di coloro a cui era stata affidata l'esecuzione dell'ordine o meno.

(b) C'è ogni probabilità che il caldo "sarebbe" così grande da mettere in pericolo la vita di coloro che dovrebbero avvicinarsi ad esso. Si dice che sia stato reso sette volte più caldo del solito Daniele 3:19; vale a dire, il più caldo che potrebbe essere reso, e, se così fosse, non è affatto irragionevole supporre che coloro che sono stati costretti ad avvicinarsi così vicino da gettare altri dentro dovrebbero essere in pericolo.

IV. Una quarta obiezione, mossa da Griesinger, p. 41, come citato da Hengstenberg, “Authentie des Daniel”, p. 92, è che “poiché Nabucodonosor aveva già pronta la fornace per gettarvi dentro questi uomini, doveva aver saputo in anticipo che non avrebbero acconsentito alla sua richiesta, e quindi doveva aver progettato di punirli; o che questa rappresentazione sia una mera finzione dello scrittore, per far sembrare più meravigliosa la consegna di questi uomini”.

A questo si può rispondere,

(a) che non c'è la minima prova, dal racconto di Daniele, che Nabucodonosor avesse preparato la fornace in anticipo, come se ci si aspettasse che alcuni disubbidissero, e come se volesse mostrare la sua ira. Egli infatti minaccia Daniele 3:6 questa punizione, ma è chiaro, da Daniele 3:19 , che la fornace non era ancora riscaldata, e che l'occasione per farlo scaldare in tal modo è stata l'inaspettato rifiuto di questi tre uomini per obbedirgli.

(b) Ma se si ammettesse che c'era una fornace così ardente - riscaldata per punire i trasgressori - non sarebbe contrario a ciò che talvolta avviene in Oriente sotto un dispotismo. Sir John Chardin (Voy. en Perse. iv. p. 276) cita a suo tempo (nel XVII secolo) un caso simile a questo. Dice che per un mese intero, in un tempo di grande penuria, si teneva acceso un forno per gettarvi dentro tutte le persone che non avevano rispettato le leggi in materia di tassazione, e avevano così defraudato il governo.

Ciò era, infatti, strettamente conforme al carattere del dispotismo orientale. Sappiamo, inoltre, da Geremia 29:22 , che questo modo di punizione non era sconosciuto a Babilonia, e sembrerebbe probabile che non fosse raro al tempo di Nabucodonosor. Così Geremia dice: «E di loro tutti i prigionieri di Giuda che sono in Babilonia saranno maledetti, dicendo: Il Signore ti faccia come Sedekia e come Achab, che il re di Babilonia ha arrostito al fuoco».

V. Una quinta obiezione è così formulata da Bertholdt: “Perché sono avvenuti i prodigi registrati in questo capitolo? Fu solo per questo scopo che Nabucodonosor poteva apparire per dare lode a Dio, che è rappresentato come dando il comandamento che nessuno dovrebbe rimproverarlo. Ma questo oggetto è troppo piccolo per giustificare una tale gamma di mezzi”. A questo si può rispondere,

(a) che dal capitolo non risulta che questo fosse l'“oggetto” cui si mirava.

(b) C'erano altri disegni nella narrazione oltre a questo. Dovevano mostrare la fermezza degli uomini che si rifiutavano di adorare un dio-idolo; per illustrare la loro adesione coscienziosa alla loro religione; mostrare la loro fiducia nella protezione divina; per dimostrare che Dio difenderà coloro che ripongono la loro fiducia in lui e che può liberarli anche in mezzo alle fiamme. Queste cose erano degne di nota.

VI. È stato obiettato che «l'espressione in cui Nabucodonosor Daniele 3:28 è rappresentato come evaso, dopo il salvataggio dei tre uomini, è del tutto contraria alla sua dignità, e al rispetto della religione dei suoi padri e della sua patria , che era tenuto a difendere”. - Bertholdt, p. 253. Ma a questo si può rispondere,

(a) che se questa scena si fosse effettivamente verificata davanti agli occhi del re - se Dio si fosse così miracolosamente interposto nel liberare i suoi servi in ​​questo modo meraviglioso dalla fornace accesa, niente sarebbe più naturale di questo. Fu un miracolo manifesto, un'interposizione diretta di Dio, una liberazione dei dichiarati amici di Geova mediante un potere che era soprattutto umano, e un'espressione di sorpresa e di commozione era in ogni modo appropriata in tale occasione.

(b) Dire questo si accordava con tutte le nozioni prevalenti di religione e di rispetto dovuto agli dèi. Come sopra osservato, era un principio riconosciuto tra i pagani onorare gli dèi di altre nazioni, e se si erano interposti per difendere i propri devoti, non era più di quanto fosse ammesso in tutte le nazioni dell'idolatria. Se, quindi, Geova si fosse interposto per salvare i suoi propri amici e adoratori, ogni principio che Nabucodonosor sosteneva sull'argomento gli avrebbe fatto riconoscere il fatto e dire che gli era dovuto onore per la sua interposizione.

In questo, inoltre, Nabucodonosor sarebbe inteso come nulla di offensivo nei confronti degli dèi che lui stesso adorava, o di quelli adorati nella sua stessa terra. Tutto ciò che è "necessario" da supporre in ciò che disse è che ora sentiva che Geova, il Dio adorato dagli ebrei, aveva dimostrato di essere degno di essere classificato tra gli dèi, e che in comune con gli altri, aveva il potere di proteggere i suoi stessi amici.

A questo si può aggiungere

(c) che, a suo modo, Nabucodonosor mostrava ovunque di essere un uomo “religioso”: cioè che riconosceva gli dei, ed era sempre pronto a riconoscere la loro ingerenza negli affari umani, e a rendere loro l'onore che era loro dovuto. In effetti, tutta questa faccenda nasceva dal suo rispetto per la "religione", e ciò che qui accadeva era solo in accordo con il suo principio generale. che quando un Dio avesse mostrato di avere il potere di liberare il suo popolo, doveva essere riconosciuto, e che nessuna parola di biasimo doveva essere pronunciata contro Giovanni Daniele 3:29.

VII. Un'obiezione più plausibile di quelle che sono state appena notate è mossa da Luderwald, Jahn, Dereser, riguardo al resoconto che viene dato dell'immagine che Nabucodonosor avrebbe eretto. Questa obiezione si riferisce alla "dimensione" dell'immagine, alle sue proporzioni e al materiale di cui si dice sia stata composta. Questa obiezione, come affermato da Bertholdt (p. 256), è sostanzialmente la seguente: “Che l'immagine aveva probabilmente una forma umana, e tuttavia che le proporzioni della figura umana non sono affatto osservate - l'altezza essendo rappresentata essere stata sessanta cubiti, e la sua larghezza sei cubiti - o la sua altezza sta alla sua larghezza come dieci a uno, mentre la proporzione di un uomo è solo sei a uno; che la quantità di oro in una tale immagine è incredibile, essendo al di là di ogni mezzo che il re di Babilonia avrebbe potuto possedere; e che probabilmente l'immagine qui riferita era quella che Erodoto dice di aver visto nel tempio di Belo a Babilonia (I.

183), e che Diodoro Siculo descrive (II. 9) e che era alto solo quaranta piedi”. Vedi le note a Daniele 3:1. Riguardo a questa obiezione, possiamo osservare, allora:

(a) Che non c'è certezza che questa fosse la stessa immagine a cui si riferiscono Erodoto e Diodoro Siculo. Quell'immagine era “dentro” il tempio; questo fu eretto sulla “piana di Dura”. Vedi le note a Daniele 3:1. Ma, per quanto sembra, questo potrebbe essere stato eretto per uno scopo temporaneo, e i materiali potrebbero essere stati poi impiegati per altri scopi; che nel tempio era permanente.

(b) Per quanto riguarda la quantità di oro nell'immagine - non è detto o implicito che fosse di oro massiccio. È ben noto che le immagini degli dei erano fatte di legno o argilla, e ricoperte d'oro o d'argento, e questo è tutto ciò che è necessariamente implicato qui. Vedi le note a Daniele 3:1.

(c) L'"altezza" della presunta immagine non può costituire un'obiezione reale alla dichiarazione. Non è necessario presumere che avesse la forma umana - sebbene ciò sia probabile - ma se ciò è ammesso, non ci può essere obiezione alla supposizione che, o stando in piedi da solo, o sollevato su un piedistallo, possa essere stato come nobile come l'affermazione qui implica. La colossale figura di Rodi era alta centocinque piedi greci, ed essendo fatta percorrere la foce del porto, era un'opera di costruzione molto più difficile di quella che sarebbe stata questa figura.

(d) Quanto alla presunta “sproporzione” nella figura dell'immagine, si vedano le note a Daniele 3:1. A quanto detto si può aggiungere:

(1) Non è necessario supporre che avesse la forma umana. Nulla di questo genere è affermato, sebbene possa ritenersi probabile. Ma se così non fosse, naturalmente l'obiezione non avrebbe alcun valore.

(2) Se avesse la forma umana, non è affatto chiaro se avesse una postura seduta o eretta. Nulla si dice su questo punto riguardo all'immagine o statua, e finché questo non sarà determinato, nulla si potrà dire propriamente nel rispetto delle proporzioni.

(3) Non è detto se si ergesse da solo, o se poggiasse su una base o su un frontone - e fino a quando questo non sarà determinato, nessuna obiezione può essere valida sulla proporzione della statua. È molto probabile che l'immagine sia stata eretta su un alto piedistallo e, per qualsiasi cosa appaia, le proporzioni dell'"immagine stessa", sia seduta che in piedi, potrebbero essere state ben conservate.

(4) Ma in aggiunta a ciò va detto che se il racconto qui deve essere preso letteralmente affermando che l'immagine era dieci volte più alta che larga - non osservando così le giuste proporzioni umane - il resoconto sarebbe non essere incredibile. È ammesso da Gesenius (Ency. vonr Ersch und Gruber, art. Babylon, Thes vii. p. 24), che i Babilonesi non avevano gusto corretto in queste materie.

“Le rovine”, dice, “sono imponenti per la loro colossale grandezza, non per la loro bellezza; tutti gli ornamenti sono rozzi e barbari». I Babilonesi, infatti, avevano un gusto per il colossale, il grandioso, l'imponente, ma avevano anche un gusto per il mostruoso e il prodigioso, e la semplice mancanza di "proporzione" non è un argomento sufficiente per dimostrare che quanto affermato qui non si è verificato.

VIII. Ma resta da notare un'altra obiezione. È uno che è notato da Bertholdt (pp. 251, 252), che, se questo è un racconto vero, è strano che lo stesso "Daniel" non sia menzionato; che se era, secondo la rappresentazione nell'ultimo capitolo, un alto ufficiale di corte, è inesplicabile che non sia menzionato come coinvolto in questi affari, e soprattutto che non si sia interposto a favore dei suoi tre amici per salvarli . A questa obiezione è sufficiente replicare

(a) che, come suggerisce lo stesso Bertholdt (p. 287), Daniel potrebbe essere stato assente dalla capitale in quel momento per qualche affare di stato, e di conseguenza la questione se "lui" avrebbe adorato l'immagine potrebbe non essere stata testata. È probabile, per la natura del caso, che sarebbe stato impiegato in tali ambasciate o essere inviato di tanto in tanto in qualche altra parte dell'impero, per sistemare gli affari delle province, e nessuno può dimostrare che fosse non assente in questa occasione.

In effetti, il fatto che non sia affatto menzionato nell'operazione servirebbe a sottintendere questo; poiché, se fosse stato a corte, è da presumere che sarebbe stato implicato lui stesso, come i suoi tre amici. Confronta Daniele 6 : Non era uomo da rifuggire dal dovere, né da rifiutare alcun metodo appropriato per mostrare il suo attaccamento alla religione dei suoi padri, o alcun interesse appropriato per il benessere dei suoi amici. Ma

(b) è possibile che anche se Daniele fosse stato a corte in quel momento e non si fosse unito al culto dell'immagine, avrebbe potuto sfuggire al pericolo. C'erano indubbiamente molti più ebrei nella provincia di Babilonia che non adoravano questa immagine, ma nessuna accusa formale fu mossa contro di loro e il loro caso non venne presentato al re. Per qualche ragione, l'accusa è stata fatta specifica contro questi tre uomini - "perché erano governanti della provincia" Daniele 2:49 , ed essendo stranieri, le persone sotto di loro potrebbero aver colto volentieri l'occasione per lamentarsi di loro con il re.

Ma si sa così poco delle circostanze, che non è possibile determinare la questione con certezza. Tutto ciò che occorre dire è che il fatto che Daniel non fosse implicato nella vicenda non è una prova che le tre persone a cui si fa riferimento non lo fossero; che non è una prova che ciò che si dice di “loro” non sia vero perché non si dice nulla di Daniele”.

Sezione II. - Analisi del Capitolo

Questo capitolo, che è completo in se stesso, o che abbraccia l'intera narrazione relativa ad un'importante transazione, contiene il resoconto di una magnifica immagine di bronzo eretta da Nabucodonosor, e il ricordo del tentativo di costringere gli Ebrei coscienziosi ad adorarla. La narrazione comprende i seguenti punti:

I. L'erezione della grande immagine nella piana di Dura, Daniele 3:1.

II. La dedica dell'immagine alla presenza dei grandi principi e governatori delle province, degli alti ufficiali di stato e di un'immensa moltitudine di popolo, accompagnata da musiche solenni, Daniele 3:2.

III. La denuncia di alcuni caldei nei confronti degli ebrei, che si rifiutavano di rendere omaggio all'immagine, ricordando al re che lo aveva solennemente imposto a tutte le persone, pena l'essere gettati in una fornace ardente in caso di disubbidienza, Daniele 3:8. Questa accusa fu mossa in particolare contro Shadtach, Meshac e Abed-nego.

Daniele sfuggì all'accusa, per ragioni che saranno esposte nelle note a Daniele 3:12. Anche la gente comune degli ebrei fuggì, poiché il comando si estendeva in particolare ai governanti.

IV. Il modo in cui Nabucodonosor ricevette questa accusa, Daniele 3:13. Era pieno di rabbia; chiamò in sua presenza l'imputato; ordinò loro di prostrarsi davanti all'immagine, pena l'essere gettati subito nella fornace ardente.

V. La nobile risposta dell'imputato, Daniele 3:16. Dissero al re che la sua minaccia non li allarmava, e che non sentivano premura di rispondergli della cosa Daniele 3:16; che erano certi che il Dio che servivano poteva liberarli dalla fornace, e dall'ira del re Daniele 3:17; ma che anche se non lo avesse fatto, qualunque fosse il problema, non avrebbero potuto servire gli dei dei Caldei, né adorare l'immagine che il re aveva eretto.

VI. L'inflizione della minacciata punizione, Daniele 3:19. Fu ordinato di riscaldare la fornace sette volte più del solito; furono legati e gettati dentro con i loro soliti abiti; e lo scoppio caldo della fornace distrusse gli uomini che erano impiegati per svolgere questo servizio.

VII. La loro protezione e conservazione, Daniele 3:24. Il monarca sbalordito che aveva ordinato a tre uomini di essere gettati "legati", vide quattro uomini camminare "liberi" in mezzo alle fiamme; e soddisfatti ora avevano un Divino Protettore, intimorito dal miracolo, e senza dubbio temendo l'ira dell'Essere Divino che era diventato il loro protettore, comandò loro di uscire improvvisamente. I principi, i governatori e i capitani erano riuniti insieme, e questi uomini, così straordinariamente conservati, apparvero davanti a loro illesi.

VIII. L'effetto sul re, Daniele 3:28. Come nel caso in cui Daniele aveva interpretato il suo sogno Daniele 2 , riconobbe che questo era l'atto del vero Dio, Daniele 3:28.

Emanò un comando solenne che il Dio che aveva fatto questo fosse onorato, perché nessun altro Dio poteva consegnare in questo modo, Daniele 3:29. Li restituì di nuovo al loro onorevole comando sulle province, Daniele 3:30.

Il re Nabucodonosor fece un'immagine d'oro - Il tempo in cui lo fece non è menzionato; né si dice in onore di chi, o per quale disegno, fu eretta questa colossale immagine. Nelle traduzioni greche e arabe, si dice che ciò sia avvenuto nel diciottesimo anno di Nabucodonosor. Ciò non è, tuttavia, nel testo originale, né si sa su quale autorità sia affermato. Dean Prideaux (Consex.

I. 222) suppone che sia stato dapprima qualche commento marginale alla versione greca che alla fine si è insinuato nel testo, e che probabilmente c'era qualche buona autorità per esso. Se questo è il resoconto corretto dell'epoca, l'evento qui registrato si è verificato nel 587 aC, ovvero, secondo la cronologia di Prideaux, circa diciannove anni dopo l'operazione registrata nel capitolo precedente. Hales rende la cronologia un po' diversa, anche se non essenzialmente.

Secondo lui, Daniele fu portato a Babilonia nel 586 aC, e l'immagine fu eretta nel 569 aC, facendo un intervallo di diciassette anni dal momento in cui fu portato a Babilonia; e se il sogno Daniele 2 fosse stato spiegato entro tre o quattro anni dopo che Daniele era stato portato a Babilonia, l'intervallo tra questo e questo avvenimento sarebbe di circa tredici o quattordici anni.

Calmet fa la prigionia di Daniele 602 anni prima di Cristo; l'interpretazione del sogno 598; e l'allestimento dell'immagine 556 - facendo così un intervallo di oltre quarant'anni. È impossibile determinare l'ora con certezza; ma ammettendo il periodo più breve come intervallo tra l'interpretazione del sogno Daniele 2 e l'erezione di questa statua, il tempo sarebbe sufficiente a dar conto del fatto che l'impressione prodotta da quell'evento nella mente di Nabucodonosor, a favore delle pretese del vero Dio Daniele 2:46 , sembra essere stata del tutto cancellata.

I due capitoli, affinché si possa avere la giusta impressione su questo punto, vanno letti ricordando che tale intervallo era trascorso. Nel momento in cui Prideaux suppone che si sia verificato l'evento qui registrato, Nabucodonosor era appena tornato dalla fine della guerra giudaica.

Dalle spoglie che aveva preso in quella spedizione in Siria e Palestina, ebbe mezzi in abbondanza di elevare una statua così colossale; e al termine di queste conquiste, nulla sarebbe più naturale che desiderare erigere nella sua capitale qualche opera splendida d'arte, che segnalasse il suo regno, ricordasse le sue conquiste, e accrescesse la magnificenza della città. La parola che qui viene resa “immagine” (Caldeo צלם ts e lēm - greco εἰκόνα eikona ), nella forma usuale in ebraico, significa ombra, ombra; allora ciò che fa ombra fuori qualsiasi cosa; poi un'immagine di qualsiasi cosa, e poi un "idolo", come rappresentazione della divinità adorata.

Non è necessario supporre che fosse d'oro massiccio, poiché la quantità richiesta per una tale struttura sarebbe stata immensa, e probabilmente al di là dei mezzi anche di Nabucodonosor. La presunzione è che fosse semplicemente ricoperto di lastre d'oro, perché questo era il modo usuale in cui venivano fatte le statue erette in onore degli dei. Vedi Isaia 40:19.

Non si sa in onore di chi sia stata eretta questa statua. Grozio supponeva che fosse allevato alla memoria di Nabopolassar, il padre di Nabucodonosor, e osserva che era consuetudine erigere statue in questo modo in onore dei genitori. Prideaux, Hales, l'editore del “Pict. Bibbia” e la maggior parte degli altri suppone che fosse in onore di Bel, la principale divinità adorata a Babilonia. Vedi le note in Isaia 46:1.

Alcuni hanno supposto che fosse in onore dello stesso Nabucodonosor, e che si proponesse di essere adorato come un dio. Ma questa opinione ha poche probabilità a suo favore. L'opinione che fosse in onore di Bel, la principale divinità del luogo, è in ogni caso la più probabile, e ciò trae qualche conferma dal fatto ben noto che una magnifica immagine di questo genere fu, in un certo periodo del suo regno , eretto da Nabucodonosor in onore di questo dio, in uno stile che corrisponde alla magnificenza della città.

Il resoconto di ciò dato da Erodoto è il seguente: “Il tempio di Giove Belo, le cui enormi porte di ottone possono ancora essere viste, è un edificio quadrato, ogni lato del quale è di due stadi. In mezzo si erge una torre, della solida profondità e altezza di un furlong; sulla quale, poggiando come su un basamento, sono costruite in successione regolare altre sette torri minori. La salita è all'esterno; che, snodandosi da terra, prosegue fino alla torre più alta; e al centro di tutta la struttura c'è un comodo luogo di sosta.

Nell'ultima torre è una grande cappella, nella quale è posto un giaciglio, magnificamente adornato, e presso di esso una tavola d'oro massiccio; ma non c'è nessuna statua nel posto. In questo tempio è anche una piccola cappella, più bassa dell'edificio, che contiene una figura di Giove, in posizione seduta, con una grande tavola davanti a lui; questi, con la base della tavola, e la sede del trono, sono tutti d'oro purissimo, e sono stimati dai Caldei per un valore di ottocento talenti.

All'esterno di questa cappella vi sono due altari; uno è d'oro, l'altro è di grandezza immensa, e appropriato al sacrificio di animali adulti; solo quelli che non hanno ancora lasciato le loro dighe possono essere offerti sull'altare d'oro. Sull'altare maggiore, alla festa dell'anniversario in onore del loro dio, i caldei consumano regolarmente incenso fino a un migliaio di talenti. C'era un tempo in questo tempio una statua d'oro massiccio alta dodici cubiti; questo, tuttavia, menziono dalle informazioni dei Caldei, e non dalla mia conoscenza.

” - Clio, 183. Diodoro Siculo, scrittore molto più tardo, parla in tal senso: “Della torre di Giove Belo, gli storici che hanno parlato hanno dato diverse descrizioni; e questo tempio essendo ora interamente distrutto, non possiamo parlare accuratamente di esso. Era eccessivamente alto; costruito in tutto con grande cura; costruito in mattoni e bitume. Semiramide pose sulla sommità tre statue d'oro massiccio, di Giove, Giunone e Rea.

Giove era eretto, nell'atteggiamento di un uomo che cammina; era alto quaranta piedi; e pesò mille talenti babilonesi: Rea, che sedeva su un carro d'oro, era dello stesso peso. Giunone, che stava in piedi, pesava ottocento talenti». - B. ii.

Il tempio di Bel o Belus, a Babilonia, rimase fino al tempo di Serse; ma al suo ritorno dalla spedizione greca, la demolì tutta e la gettò nell'immondizia, dopo averla prima depredata delle sue immense ricchezze. Tra le spoglie che prese dal tempio, sono menzionate diverse immagini e statue d'oro massiccio, e tra queste quella menzionata da Diodoro Siculo, come alta quaranta piedi.

Vedi Strabone, lib. 16, pag. 738; Erodoto, lib. 1; Arriano “de Expe. Alessio.” lib. 7, citato da Prideaux I. 240. Non è molto probabile che l'immagine che Serse rimosse fosse la stessa che Nabucodonosor allevò nella pianura di Dura - confrontare l'Introduzione a questo capitolo, Sezione I. VII. (un); ma il fatto che una statua così colossale sia stata trovata a Babilonia può essere addotto come una conferma accidentale della probabilità dell'affermazione qui.

Non è impossibile che Nabucodonosor sia stato condotto, come ha osservato l'editore del “Dizionario” di Calmet (Taylor, vol. iii. p. 194), alla costruzione di questa immagine da ciò che aveva visto in Egitto. Aveva conquistato e devastato l'Egitto solo pochi anni prima, ed era stato senza dubbio colpito dalle meraviglie dell'arte che aveva visto lì.

Abbondano statue colossali in onore degli dei, e nulla sarebbe più naturale che Nabucodonosor desiderasse far rivaleggiare la sua capitale con tutto ciò che aveva visto a Tebe. Né è improbabile che, mentre cercava di rendere la sua immagine più magnifica e costosa di quelle anche in Egitto, le vedute della scultura sarebbero state pressoché le stesse, e la "figura" della statua potesse essere presa in prestito da ciò che era stato visto in Egitto.

Ammira le statue delle due celebri figure colossali di Amunoph III in piedi nelle pianure di Goorneh, a Tebe, una delle quali è conosciuta come Vocal Memnon. Questi colossi, esclusi i piedistalli (parzialmente interrati), sono alti quarantasette piedi e larghi diciotto piedi e tre pollici sulle spalle, e secondo Wilkinson sono ciascuno di un singolo blocco e contengono circa 11.500 piedi cubi di pietra. Sono fatti di una pietra sconosciuta a diversi giorni di viaggio dal luogo in cui sono eretti. Calmet si riferisce a queste statue, citando da Norden.

La cui altezza era di sessanta cubiti - Prideaux e altri sono rimasti molto perplessi dalle "proporzioni" dell'immagine qui rappresentata. Prideaux dice sull'argomento (Connessioni, I. 240, 241), “Si dice che l'immagine d'oro di Nabucodonosor fosse davvero nella Scrittura essere stata sessanta cubiti, cioè alta novanta piedi; ma questo si deve intendere dell'immagine e del piedistallo insieme, perché essendo detta immagine larga o spessa solo sei cubiti, è impossibile che l'immagine fosse alta sessanta cubiti; poiché ciò fa sì che la sua altezza sia dieci volte la sua larghezza o spessore, che supera tutte le proporzioni di un uomo, poiché l'altezza di nessun uomo è superiore a sei volte il suo spessore, misurando l'uomo più snello che vive alla vita.

Ma dove fu misurata l'ampiezza di questa immagine non si dice; forse era da spalla a spalla; e poi la proporzione di sei cubiti di larghezza ridurrà l'altezza esattamente alla misura che Diodoro ha menzionato; poiché l'altezza normale di un uomo essendo quattro e mezzo della sua larghezza tra le spalle, se l'immagine fosse larga sei cubiti tra le spalle, secondo questa proporzione doveva essere alta ventisette cubiti, che è quaranta e mezzo metro».

La statua stessa, quindi, secondo Prideaux, era alta quaranta piedi; il piedistallo cinquanta piedi. Ma questa, dice Taylor, l'editore di Calmet, è una sproporzione di parti che, se non assolutamente impossibile, è del tutto contraddittoria con ogni principio dell'arte, anche del tipo più rozzo. Per far fronte alla difficoltà, lo stesso Taylor suppone che l'altezza a cui si fa riferimento nella descrizione fosse un'altezza piuttosto “proporzionale” che “effettiva”; cioè, se fosse stato eretto, sarebbe stato di sessanta cubiti, sebbene l'elevazione effettiva in una posizione seduta non potesse essere che poco più di trenta cubiti, o cinquanta piedi.

La larghezza, suppone, era piuttosto la profondità o lo spessore misurato dal petto alla schiena, che la larghezza misurata da spalla a spalla. La sua argomentazione e illustrazione possono essere viste in Calmet, vol. ii. Fram. 156. Non è però assolutamente certo che l'immagine fosse in posizione seduta, e la costruzione “naturale” del passaggio è che la statua fosse in realtà alta sessanta cubiti.

Nessuno può dubitare che si possa erigere un'immagine di quell'altezza; e quando ricordiamo quello di Rodi, che era alto 105 piedi greci (vedi art. "Colossus", nella "Class. Dict." di Anthon), e il desiderio di Nabucodonosor di adornare la sua capitale nel modo più magnifico, è non è da ritenersi improbabile che sia stata eretta un'immagine di tale altezza. Quale fosse l'altezza del piedistallo, se si trovava su qualcuno, come probabilmente ha fatto, è impossibile ora dirlo.

La lunghezza del "cubito" non era la stessa in ogni luogo. La lunghezza originariamente era la distanza tra il gomito e l'estremità del dito medio, circa diciotto pollici. Il cubito ebraico, secondo il vescovo Cumberland e M. Pelletier, era di ventuno pollici; ma altri lo fissano a diciotto anni. - Calmati. I talmudisti dicono che il cubito ebraico era più grande di un quarto di quello romano. Erodoto dice che il cubito in Babilonia era tre dita più lungo del solito. - Clio, 178. Tuttavia, non c'è certezza assoluta su questo argomento. La consueta e probabile misura del cubito renderebbe l'immagine di Babilonia alta circa novanta piedi.

E la sua larghezza sei cubiti - Circa nove piedi. Questo, naturalmente, renderebbe l'altezza dieci volte la larghezza, cosa che Prideaux dice essere completamente contraria alle normali proporzioni di un uomo. Non si sa su quale “parte” dell'immagine sia stata fatta questa misurazione, né se fosse lo spessore dal seno alla schiena, o la larghezza da spalla a spalla. Se lo "spessore" dell'immagine qui è indicato con la parola "larghezza", la proporzione sarebbe ben conservata.

“La statura di un uomo ben proporzionato”, dice Scheuchzer (Knupfer Bibel, in loc.), “misurato dal petto alla schiena è un decimo della sua altezza”. Questa fu intesa come la proporzione da Agostino, Civi. Dei, 1. xv. C. 26. La parola che viene qui reso “larghezza” ( פתי p e volessero ) si verifica in nessun'altra parte del caldeo della Scrittura, tranne in Esdra 6:3 : “La casa sia costruito, la sua altezza settanta cubiti, e la“ larghezza” di esso sessanta cubiti.

Forse questo si riferisce piuttosto alla "profondità" del tempio dalla parte anteriore a quella posteriore, come ha osservato Taylor, che all'ampiezza da un lato all'altro. Se lo fa, corrisponderebbe alla misura del tempio di Salomone, e non è probabile che Ciro varierebbe da quel piano nelle sue istruzioni per costruire un nuovo tempio. Se questa è la vera costruzione, allora il significato qui può essere, come osservato sopra, che l'immagine era di quello "spessore", e l'ampiezza da spalla a spalla non può essere riferita.

Lo eresse nella piana di Dura - Da ciò sembrerebbe che fosse eretto in aperta pianura, e non in un tempio; forse non vicino a un tempio. Non era insolito erigere immagini in questo modo, come mostra la colossale figura di Rodi. Dove fosse questa pianura, è ovviamente impossibile ora determinarlo. La traduzione greca della parola è Δεειρᾷ Deeira - “Deeira.

Girolamo dice che la traduzione di Teodozione è "Deira"; di Simmaco, Doraum; e dei Settanta. περίβολον peribolon - che secondo lui può essere reso "vivarium vel conclusum locum". “Gli interpreti comunemente”, dice Gesenius, “confrontano Dura, una città menzionata da Ammian. Marcello. 25. 6, situato sul Tigri; e un altro dello stesso nome in Polyb.

5, 48, sull'Eufrate, presso la foce del Chaboras”. Non è necessario supporre che questo fosse nella “città” di Babilonia; e, in effetti, è probabile che non lo fosse, poiché la “provincia di Babilonia” abbracciava senza dubbio più della città, e sembra sia stata scelta una vasta pianura, forse vicino alla città, come luogo in cui il monumento sarebbe più cospicua, e dove un maggior numero di persone poteva convenire per l'omaggio che si proponeva di mostrargli.

Nella provincia di Babilonia - Una delle province, o dipartimenti, che abbracciano la capitale, in cui era diviso l'impero, Daniele 2:48.

2 Allora, il re Nabucodonosor mandò a radunare i principi - È difficile ora, se non impossibile, determinare l'esatto significato delle parole qui usate con riferimento ai vari ufficiali designati; e non è materiale che dovrebbe essere fatto. Il senso generale è che ha riunito i grandi ufficiali del regno per fare onore all'immagine. L'obiettivo era senza dubbio quello di rendere l'occasione il più magnifica possibile.

Naturalmente, se questi alti ufficiali si riunissero, si riunirebbe anche un'immensa moltitudine di persone. Che questo fosse contemplato, e che di fatto si sia verificato, risulta da Daniele 3:4 , Daniele 3:7. La parola resa “principi” ( אחשׁדרפניא 'ăchash e dar e p e nayâ' ) ricorre solo in Daniele, in Esdra e in Ester.

In Daniele 3:2 , Daniele 3:27; Daniele 6:1 , Daniele 6:6 , è reso uniformemente “principi”; in Esdra 8:36; Ester 3:12; Ester 8:9; Ester 9:3 , è reso uniformemente “tenenti.

La parola significa, secondo Gesenius (Lex.), "satrapi, i governatori o viceré delle grandi province tra gli antichi Persiani, che possiedono sia il potere civile che militare, ed essendo nelle province i rappresentanti del sovrano, il cui stato e splendore rivaleggiavano anche loro”. L'etimologia della parola non è certamente nota. La parola persiana “satrapo” sembra essere stata il fondamento di questa parola, con alcune lievi modifiche adattandola al modo di pronuncia caldeo.

I governatori - סגניא sı̂g e nayâ'. Questa parola è resa “governatori” in Daniele 2:48 (vedi la nota in quel luogo), e in Daniele 3:3 , Daniele 3:27; Daniele 6:7.

Non si verifica altrove. La parola ebraica corrispondente a questo - סגנים s e gânı̂ym - ricorre frequentemente, ed è resa "governanti" in ogni luogo tranne Isaia 41:25 , dove è resa "principi:" Esdra 9:2; Nehemia 2:16; Nehemia 4:14 (7); Nehemia 5:7 , Nehemia 5:17; Nehemia 7:5; Geremia 51:23 , Geremia 51:28 , Geremia 51:57; Ezechiele 23:6 , Ezechiele 23:12 , Ezechiele 23:23, et al. L'ufficio era evidentemente inferiore a quello del "satrapo", o governatore di un'intera provincia.

E i capitani - פחותא pachăvata'. Questa parola, ovunque ricorra in Daniele, è resa “capitani”, Daniele 3:2 , Daniele 3:27; Daniele 6:7; ovunque si verifichi è reso governatore, Esdra 5:3 , Esdra 5:6 , Esdra 5:14; Esdra 6:6 , Esdra 6:13.

La parola ebraica corrispondente a questo ( פחה pechâh ) ricorre frequentemente, ed è anche resa indifferentemente, “governatore” o “capitano”: 1 Re 10:15; 2 Cronache 9:14; Esdra 8:36; 1 Re 20:24; Geremia 51:23 , Geremia 51:28 , Geremia 51:57 , et al.

Si riferisce al governatore di una provincia inferiore alla satrapia e si applica agli ufficiali dell'impero assiro, 2 Re 18:24; Isaia 36:9; nel caldeo, Ezechiele 23:6 , Ezechiele 23:23; Geremia 51:23; e nel Persiano, Ester 8:9; Ester 9:3.

La parola "capitani" non esprime ora molto accuratamente il senso. L'ufficio non era esclusivamente militare, ed era di grado superiore a quello che sarebbe stato indicato dalla parola "capitano", con noi.

I giudici - אדרגזריא 'Adar e gaz e raya'. Questa parola ricorre solo qui, e in Daniele 3:3. Significa propriamente grandi o "giudici principali" - composto da due parole che significano "grandezza" e "giudici". Vedi Gesenius, (Lex.)

I tesorieri - גדבריא g e dâb e rayâ'. Questa parola non si trova da nessun'altra parte. La parola גזבר gizbâr, tuttavia, la stessa parola con un leggero cambiamento nella pronuncia, ricorre in Esdra 1:8; Esdra 7:21 e denota "tesoriere". Deriva da una parola ( גנז gânaz ) che significa nascondere, accumulare, fare scorta.

I consiglieri - דתבריא d e thâb e rayâ'. Questa parola non si trova da nessun'altra parte, se non in Daniele 3:3. Significa uno esperto nella legge; un giudice. L'ufficio era evidentemente inferiore a quello denotato dalla parola "giudici".

Gli sceriffi - Uno sceriffo da noi è un ufficiale di contea, al quale è affidata l'amministrazione delle leggi. In Inghilterra l'ufficio è sia giudiziario che ministeriale. Da noi è meramente ministeriale. Il dovere dello sceriffo è quello di eseguire i processi civili e penali in tutta la contea. Si occupa della prigione e dei prigionieri, frequenta i tribunali e mantiene la pace. Non si deve supporre che l'ufficiale qui citato in Daniele corrisponda proprio a questo.

La parola usata ( tı̂ptâyē ' ) non si trova da nessun'altra parte. Significa, secondo Gesenius, persone dotte nella legge; avvocati. L'ufficio aveva una stretta relazione con quello di “Mufti” presso gli Arabi, il termine essendo derivato dalla stessa parola, e propriamente significa “un uomo saggio; uno la cui risposta è equivalente alla legge”.

E tutti i governanti delle province - Il termine qui usato è un termine generale, e si applicherebbe a qualsiasi tipo di ufficiali o governanti, ed è probabilmente progettato per abbracciare tutto ciò che non era stato specificato. L'obiettivo era quello di riunire i principali ufficiali del regno. Jacchiade ha paragonato gli ufficiali qui elencati con i principali ufficiali dell'impero turco, e suppone che in quell'impero si possa trovare una loro controparte.

Vedi il confronto in Grozio, in loc. Suppone che gli ufficiali indicati per l'ultima volta con il titolo di "governanti delle province" fossero simili ai "Zangiahos" o "visir" turchi. Grozio suppone che il termine si riferisca ai governanti delle città e dei luoghi adiacenti alle città - un dominio di minore estensione e importanza di quello dei governanti delle province.

Per venire alla dedica dell'immagine... - Il pubblico che la distingue per gli scopi per cui è stata eretta. Questo doveva essere fatto con musica solenne e alla presenza dei principali ufficiali del regno. Fino a quando non fosse stato dedicato al dio in onore del quale era stato eretto, non sarebbe stato considerato un oggetto di culto. È facile concepire che un'occasione del genere riunirebbe un immenso concorso di persone e che sarebbe di particolare magnificenza.

3 E stavano davanti all'immagine - Alla presenza dell'immagine. Furono disposte, senza dubbio, in modo da avere nello stesso tempo la migliore visuale della statua, e per dare l'aspetto più imponente.

4 Quindi un araldo gridò ad alta voce: Margin, come in caldeo, "con forza". Ha fatto un forte proclama. Un "araldo" qui significa un banditore pubblico.

A te è comandato - Margine, "hanno comandato". Letteralmente, "a te che comanda" (plurale); cioè, il re ha comandato.

O popoli, nazioni e lingue - L'impero di Babilonia era composto da diverse nazioni, che parlavano lingue molto diverse. I rappresentanti di queste nazioni furono riuniti in questa occasione e il comando si sarebbe esteso a tutti. Evidentemente non c'era alcuna eccezione a favore degli scrupoli di alcuno, e l'ordine avrebbe incluso gli Ebrei così come altri. Va osservato, tuttavia, che nessun altro, tranne gli ebrei, avrebbe alcuno scrupolo sull'argomento.

Erano tutti abituati ad adorare idoli, e il culto di un dio non impediva loro di rendere omaggio anche a un altro. Si accordava con le opinioni prevalenti degli idolatri che c'erano molti dei; che vi erano divinità tutelari che presiedevano a determinate persone; e che non era inopportuno rendere omaggio al dio di nessun popolo o paese. Sebbene, quindi, potessero essi stessi adorare altri dei nei loro paesi, non avrebbero avuto scrupoli ad adorare anche quello che Nabucodonosor aveva stabilito.

In questo senso gli ebrei erano un'eccezione. Hanno riconosciuto un solo Dio; credevano che tutti gli altri fossero falsi dei, ed era una violazione dei principi fondamentali della loro religione rendere omaggio a chiunque altro.

5 Che a che ora ascolti il ​​suono della cornetta - Non sarebbe praticabile determinare con precisione che tipo di strumenti musicali sono indicati dalle parole usate in questo verso. Erano, senza dubbio, per molti aspetti differenti da quelli che sono in uso ora, sebbene possano appartenere alla stessa classe generale, e possano essere stati costruiti sostanzialmente sugli stessi principi.

Un'indagine completa sui tipi di strumenti musicali in uso presso gli ebrei può essere trovata nei vari trattati sull'argomento in “Thesau Ant. Sacra.” tom. XXXII. Confronta anche le note di Isaia 5:12. La parola caldea resa "cornetta" - קרנא qar e nâ' - la stessa della parola ebraica קרן qeren - significa "corno", come e.

g., di bue, cervo, montone. Quindi significa uno strumento musicale a fiato simile a un corno, o forse i corni sono stati inizialmente usati letteralmente. Strumenti simili sono ora utilizzati, come il "corno francese", ecc.

Flute - משׁרוקיתא poltiglia e roqıytha'. Greco, σύριγγός suringos. Vulgata, fistola, tubo. Le parole caldei non si trovano da nessun'altra parte se non in questo capitolo, Daniele 3:5 , Daniele 3:7 , Daniele 3:10 , Daniele 3:15 , ed è in ogni caso reso “flauto.

Probabilmente indicava tutti gli strumenti della classe del flauto o del flauto in uso presso i Babilonesi. La parola ebraica corrispondente è חליל châlı̂yl. Vedi questo spiegato nelle note di Isaia 5:12. Le seguenti osservazioni dell'editore della "Bibbia pittorica" ​​spiegheranno la consueta costruzione degli antichi tubi o flauti: "Gli antichi flauti erano tubi cilindrici, a volte di diametro uguale in tutto, ma spesso più larghi all'estremità rispetto all'estremità vicina, e a volte si allargava a quella estremità a forma di imbuto, simile a un clarinetto.

Venivano sempre soffiati, come tubi, ad un'estremità, mai trasversalmente; avevano bocchini, e talvolta tappi o fermi, ma nessuna chiave per aprire o chiudere i fori fuori dalla portata delle mani. I fori variavano di numero nelle diverse varietà del flauto. In origine erano senza dubbio fatti di semplici canne o canne, ma nel progresso del perfezionamento vennero ad essere fatti di legno, avorio, osso e persino metallo.

A volte erano realizzati in giunti, ma collegati da un ugello interno che era generalmente di legno. I flauti erano talvolta doppi, cioè una persona che suonava su due strumenti contemporaneamente, collegati o staccati; e presso gli antichi classici il suonatore del doppio flauto aveva spesso una benda di cuoio sulla bocca per impedire la fuoriuscita del respiro agli angoli. Gli antichi egizi usavano il doppio flauto.

Isaia 5:12 note di Isaia 5:12 possono vedere illustrazioni del flauto o del flauto . Descrizioni molto complete e interessanti degli strumenti musicali che erano usati tra gli egiziani si possono trovare in "Manners and Customs of the Ancient Egyptians" di Wilkinson, vol. ii. pp. 222-327.

Arpa - Sulla forma dell'“arpa”, vedi le note in Isaia 5:12. Confronta Wilkinson, come sopra citato. L'arpa è stato uno dei primi strumenti musicali inventati, Genesi 4:21. La parola caldea qui usata non è la parola ebraica comune per denotare l'arpa ( כנור kinnôr ), ma è una parola che non ricorre in ebraico - קיתרוס qayth e rôs.

Ciò non si verifica da nessun'altra parte nel caldeo, ed è manifestamente lo stesso del greco κιθάρα kithara e del latino cithara, che denota un'arpa. Tuttavia, non è possibile determinare con certezza se i Caldei lo derivino dai Greci o i Greci dai Caldei. È stata fatta un'obiezione alla genuinità del libro di Daniele, che gli strumenti qui citati erano strumenti con nomi greci. Vedi introduzione. a cap. Sezione II. IV. (c) (5).

Sackbut - Vulgata, Sambuca. Greco, come la Vulgata, σαμβύκη sambukē. Queste parole sono semplicemente diverse forme di scrittura della parola caldea סבכא sabb e kâ'. La parola non compare da nessun'altra parte se non in questo capitolo. Sembra che indicasse uno strumento a corde simile alla lira o all'arpa.

Strabone afferma che la parola greca σαμβύκη sambukē, “sambyke”, è di barbaro, cioè di origine orientale. La parola ebraica da cui questa parola non deriva impropriamente - סבך sâbak - significa "intrecciare, intrecciare, intrecciare", come ad esempio rami; ed è possibile che questo strumento possa aver preso il nome dall'"intreccio" delle corde.

Confronta Gesenius sulla parola. Passow definisce la parola greca σαμβύκη sambukē, sambuca (latino), per indicare uno strumento a corde triangolari che produceva le note più acute; o aveva la chiave più alta; ma come uno strumento che, a causa della brevità delle corde, non era stimato come molto prezioso, e aveva poca potenza. Porfirio e Suida lo descrivono come uno strumento triangolare, munito di corde di diversa lunghezza e spessore.

Gli scrittori classici lo menzionano come molto antico e ne attribuiscono l'invenzione ai siriani. Musonio lo descrive come avente un suono acuto; e ci viene anche detto che era spesso usato per accompagnare la voce nel canto dei versi giambici - Bibbia pittorica. Sembra fosse una specie di lira o arpa triangolare.

Salterio - Il Caldeo è פסנתרין p e santērı̂yn. greco, ψαλτήριον psaltērion ; Vulgata, salterio. Tutte queste parole hanno manifestamente la stessa origine, ed è stato per il motivo che questa parola, tra le altre, è di origine greca, che la genuinità di questo libro è stata messa in discussione.

La parola non si trova da nessun'altra parte se non in questo capitolo, Daniele 3:5 , Daniele 3:7 , Daniele 3:10 , Daniele 3:15.

I traduttori greci usano spesso la parola ψαλτήριον psaltērion, salterio, per נבל nebel, e כנור kinnôr ; e lo strumento qui citato era senza dubbio del tipo dell'arpa. Per il tipo di strumento indicato da נבל nebel, vedere le note in Isaia 5:12.

Confronta le illustrazioni nella foto. Bibbia su Salmi 92:3. È stato affermato che questa parola è di origine greca, e quindi è stata sollevata un'obiezione contro la genuinità del libro di Daniele sulla presunzione che, all'inizio del periodo in cui si suppone che questo libro sia stato scritto, strumenti musicali greci non era stato introdotto in Caldea. Per una risposta generale si veda l'introduzione, sezione I, II, (d). Si può inoltre rilevare, in merito a tale censura,

(1) che non è assolutamente certo che la parola derivi dal greco. Cfr. Pareau, 1. cp 424, come citato in Hengstenberg, “Authentic des Daniel”, p. 16.

(2) Non si può dimostrare che non ci fossero greci nelle regioni della Caldea già da questo momento. Anzi, è più che probabile che ci fossero. Vedi Hengstenberg, p. 16, a seguire.

Nabucodonosor chiamò a questa celebrazione i principali personaggi di tutto il regno, ed è probabile che in tale occasione sarebbero state raccolte tutte le forme di musica conosciute, sia di origine nazionale che straniera.

Dulcimer - סומפניה sumpon e yah. Questa parola ricorre solo qui, e in Daniele 3:10 , Daniele 3:15. A margine è reso "sinfonia" o "canto".

È lo stesso della parola greca συμφωνία sumphōnia, “sinfonia”, e in Italia lo stesso strumento musicale è ora chiamato con un nome della stessa origine, zampogna, e in Asia Minore zambonja. Rispondeva probabilmente all'ebraico עוגב ûgâb, reso “organo”, in Genesi 4:21; Giobbe 21:12; Giobbe 30:31; Salmi 150:4.

Vedi le note a Giobbe 21:12. Confronta i trattati sugli strumenti musicali ebraici iscritti in schilte haggibborim in Ugolin, thesau. vol. XXXII. La parola sembra avere un'origine greca, ed è una di quelle su cui si è fondata un'obiezione contro la genuinità del libro. Confronta l'introduzione. Sezione I. II. (C). La parola "dulcimer" significa "dolce" e indicherebbe uno strumento musicale caratterizzato dalla dolcezza dei suoi toni.

Johnson (Dict.) descrive lo strumento come uno "suonato colpendo fili di ottone con bastoncini". La parola greca indicherebbe propriamente un concerto o un'armonia di molti strumenti; ma la parola qui è evidentemente usata per denotare un singolo strumento. Gesenius lo descrive come un doppio tubo con sacco; una cornamusa. Servio (su Virg. AEn. xi. 27) descrive la “sinfonia” come una cornamusa: e gli scrittori ebraici ne parlano come una cornamusa composta da due flauti infilati in una borsa di cuoio, e che producono un suono lugubre.

Si può aggiungere che questo è lo stesso nome che portava la cornamusa tra i Mori in Spagna; e tutte queste circostanze concorrono a dimostrare che questo era probabilmente lo strumento qui inteso. “La moderna cornamusa orientale è composta da una pelle di capra, di solito con il pelo, e nella forma naturale, ma priva della testa, della coda e dei piedi; essendo quindi della stessa forma di quella utilizzata dai portatori d'acqua.

I tubi sono generalmente di canne, terminanti con le punte delle corna di vacca leggermente ricurve; l'intero strumento è primitivamente semplice nei suoi materiali e nella sua costruzione. - “Foto. Bibbia."

E tutti i tipi di musica - Tutti gli altri tipi. Non è probabile che tutti gli strumenti impiegati in quell'occasione siano stati effettivamente enumerati. Sono citati solo gli strumenti principali, e tra questi quelli che mostravano che quelli che erano di origine straniera furono usati per l'occasione. Dal seguente estratto da Chardin, si vedrà che il racconto qui non è improbabile, e che cose del genere non erano rare in Oriente: “All'incoronazione di Soliman, re di Persia, il generale dei moschettieri aveva sussurrato alcuni momenti all'orecchio del re, tra molte altre cose di minore importanza, trascorsero, che sia la musica alta che quella dolce suonassero nei due balconi in cima al grande edificio che si trova a un'estremità del palazzo reale, chiamato "kaisarie ”, o palazzo imperiale.

Nessuna nazione è stata dispensata, siano essi persiani, indiani, turchi, moscoviti, europei o altri; che è stato subito fatto. E questa stessa “tintamarre”, o confusione di strumenti, che suonava più come rumore di guerra che come musica, durò insieme venti giorni, senza intervallo, né interruzione della notte; quale numero di venti giorni fu osservato per rispondere al numero degli anni del giovane monarca, che aveva allora vent'anni", p.

51; citato nei "frammenti di Calmet's Dict" di Taylor. 485. Si può osservare, inoltre, che in un tale insieme di strumenti, nulla sarebbe più probabile che ve ne fossero alcuni con nomi di origine straniera, forse nomi la cui origine doveva essere trovata in nazioni non rappresentate lì. Ma se ciò dovesse accadere, non sarebbe corretto addurre il fatto come un argomento contro l'autenticità della storia di Sir John Chardin, e altrettanto poco il fatto simile qui rivelato dovrebbe essere considerato un argomento contro l'autenticità del libro di Daniele.

Ti prostrerai e adorerai - Cioè, renderai "omaggio religioso". Vedi queste parole spiegate nelle note a Daniele 2:46. Ciò dimostra che se questa immagine è stata eretta in onore di Belus o di Nabopolassar, è stato progettato che colui in onore del quale è stata eretta dovrebbe essere adorato come un dio.

6 E chi non cade e non adora - L'ordine in questo verso sembra essere tirannico, ed è contrario a tutte le nostre nozioni di libertà di opinione religiosa e culto. Ma era molto nello spirito di quell'epoca, e in effetti di quasi ogni epoca. Era un atto per imporre l'uniformità nella religione con l'autorità del magistrato civile, e per assicurarla con sanzioni minacciate. Va osservato, tuttavia, che il comando in quel momento non sarebbe considerato duro e opprimente dai fedeli "pagani", e potrebbe essere rispettato coerentemente con le loro opinioni, senza violare le loro nozioni di libertà religiosa.

L'omaggio reso a un dio, secondo le loro opinioni, non era in conflitto con alcun onore dovuto a un altro, e sebbene fosse loro richiesto di adorare questa divinità, ciò non sarebbe stato un divieto di adorarne un'altra. Era anche in accordo con tutte le opinioni del paganesimo che ogni giusto onore dovesse essere reso al dio o agli dei particolari che ogni popolo adorava.

Le nazioni qui riunite lo considererebbero come nessun disonore mostrato alla divinità particolare che adoravano per rendere omaggio al dio adorato da Nabucodonosor, poiché questo comando non implicava alcun divieto di adorare qualsiasi altro dio. Era solo rispetto a coloro che sostenevano che c'è un solo Dio, e che ogni omaggio reso a un altro è moralmente sbagliato, che questo comando sarebbe stato opprimente.

Di conseguenza, la vendetta contemplata cadde solo sugli ebrei - tutti, di ogni altra nazione, che si riunirono, ottemperando al comando senza esitazione. Violava il principio del "no" che ritenevano per rendere l'omaggio che era stato rivendicato, perché sebbene avessero i loro dei tutelari che adoravano, supponevano che lo stesso fosse vero per ogni altro popolo, e che i "loro" dei avessero ugualmente diritto a rispetto; ma violava "ogni" principio in base al quale l'ebreo agiva - poiché credeva che ci fosse un solo Dio che governava su tutte le nazioni, e che l'omaggio reso a qualsiasi altro fosse moralmente sbagliato. Confronta Hengstenberg, "Authentie des Daniel", pp. 83, 84.

Sarà la stessa ora - Ciò si accorda con il carattere generale di un despota orientale abituato a imporre l'obbedienza implicita con il processo più sommario, ed è interamente conforme all'intero carattere di Nabucodonosor. Sembrerebbe da ciò, che ci fosse un timore che alcuni tra le moltitudini riunite si rifiutassero di obbedire al comando. Se ci fosse un "progetto" per rendere questo duro impatto sugli ebrei, è impossibile ora determinarlo.

La parola che qui è resa “ora” ( שׁעתא sha‛ e ) è probabilmente da שׁעה shâ‛âh - "guardare"; e denota correttamente uno sguardo, uno sguardo dell'occhio, e quindi il "tempo" di tale sguardo - un momento, un istante. Non si riferisce a "un'ora", come la intendiamo da noi, ma significa "istantaneamente, immediatamente" - veloce come lo sguardo di un occhio.

La parola non si trova in ebraico, e ricorre in caldeo solo in Daniele 3:6 , Daniele 3:15; Daniele 4:19 , Daniele 4:33 ( Daniele 4:16 , Daniele 4:30 ); Daniele 5:5 , reso in ogni caso “ora.

Nulla può essere dedotto da esso, tuttavia, per quanto riguarda la divisione del tempo tra i Caldei in "ore" - sebbene Erodoto affermi che i Greci ricevettero da loro la divisione del giorno in dodici parti. - Lib. ii., c. 109.

Essere gettati nel mezzo di una fornace ardente - La parola qui tradotta “fornace” ( אתון 'attûn ) deriva da ( תנן t e nan ), “fumare”; e può essere applicato a qualsiasi specie di fornace, o grande forno. Non denota l'uso a cui era comunemente applicato il forno, né la forma della sua costruzione.

Qualsiasi fornace per bruciare la calce - se poi si bruciava la calce - o per bruciare i mattoni, se venivano bruciati, o per fondere il minerale, corrisponderebbe al significato della parola. Né è detto se la fornace a cui si fa riferimento sarebbe stata costruita per l'occasione, o di uso comune per qualche altro scopo. L'editore di Calmet (Taylor) suppone che la "fornace" qui indicata fosse piuttosto un fuoco acceso nel cortile aperto di un tempio, come un luogo riservato per bruciare i martiri, piuttosto che una fornace chiusa di mattoni.

Vedi Cal. "Detto". vol. IV. P. 330, seg. La rappresentazione più evidente, tuttavia, è che si trattasse di un luogo chiuso, in cui l'intensità del fuoco poteva essere notevolmente aumentata. Una tale modalità di punizione non è rara in Oriente. Chardin (vi. p. 118), dopo aver parlato dei modi comuni di infliggere la pena di morte in Persia, osserva che “esistono altri modi di infliggere la pena di morte a coloro che hanno violato le leggi di polizia, specialmente coloro che hanno contribuito a produrre scarsità di cibo, o che hanno usato pesi falsi, o che hanno disatteso le leggi sul rispetto delle tasse.

I cuochi", dice, "sono stati fissati su spiedi e arrostiti su un fuoco dolce (confronta Geremia 29:22 ), e i fornai sono stati gettati in un forno ardente. Nell'anno 1668, quando infuriava la carestia, vidi nella residenza reale di Ispahan uno di questi forni ardere per terrorizzare i fornai e per impedire che approfittassero della scarsità per aumentare i loro guadagni. Vedi Rosenmuller, “Alte u. neue Morgenland, in loc.”

7 Caddero tutti i popoli, le nazioni e le lingue... - Tutti tranne gli ebrei. Un'espressa eccezione è fatta a riguardo nei versi seguenti, e non sembra che nessuno di loro fosse presente in questa occasione. Sembrerebbe che solo gli “ufficiali” fossero stati convocati per essere presenti, e non è improbabile che tutto il resto della nazione ebraica si sia assente.

8 Perciò in quel tempo si avvicinarono alcuni Caldei e accusarono i Giudei - Non sembra che accusassero i Giudei in generale, ma particolarmente Shadrac, Meshac e Abednego, Daniele 3:12. Erano presenti per l'occasione, convocati con gli altri ufficiali del regno Daniele 3:2 , ma non potevano unirsi nel culto idolatrico.

È stato spesso detto che il tutto fu organizzato, o dal re di sua volontà, o per istigazione dei loro nemici, allo scopo di coinvolgere gli ebrei in difficoltà, sapendo che non potevano obbedire coscienziosamente al comando di adorare l'immagine. Ma nulla di questo genere appare nella narrazione stessa. Non sembra che gli ebrei fossero impopolari, o che ci fosse meno disposizione a mostrare loro favore che a qualsiasi altro straniero.

Erano stati effettivamente elevati ad alte cariche, ma non risulta che sia stata loro conferita una carica che non si ritenesse opportuno conferire agli stranieri; né vi è alcuna prova che nell'adempimento dei doveri d'ufficio avessero dato occasione ad una giusta accusa. Il resoconto chiaro è che il re ha istituito l'immagine per altri scopi e senza alcun disegno malizioso nei loro confronti; che quando convocati per presenziare con gli altri ufficiali del regno alla dedicazione dell'immagine obbedirono al comando; ma che quando fu emanato l'ordine di rendere “religioso omaggio” all'idolo, ogni principio della loro religione si ribellò, ed essi rifiutarono. Per i probabili motivi per cui Daniele non è stato incluso nel numero, vedere la nota a Daniele 3:12.

9 O re, vivi per sempre - Una forma consueta di indirizzo a un monarca, il che implica che la lunga vita era considerata una benedizione eminente. Vedi le note a Daniele 2:4.

10 Tu, o re, hai decretato... - Vedi Daniele 3:4. Poiché il decreto includeva "ogni uomo" che ascoltava il suono della musica, ovviamente abbracciava gli ebrei, qualunque fosse lo scrupolo religioso che potevano avere. Non è però certo se i loro scrupoli fossero conosciuti all'epoca; o se sarebbero stati considerati se conosciuti, non è più certo.

12 Ci sono alcuni Giudei che hai posto a capo degli affari della provincia di Babilonia, Shadrac, Meshac e Abed-nego - Daniele 2:49. È abbastanza notevole che il nome di Daniel non compaia nel resoconto di questa transazione e che non sembri essere stato coinvolto nella difficoltà. Perché non lo fosse non si può ora sapere con certezza.

Possiamo essere sicuri che non si sarebbe unito al culto dell'idolo, eppure sembrerebbe, poiché Nabucodonosor aveva convocato tutti gli alti ufficiali del regno per essere presenti Daniele 3:2 , che doveva essere chiamato anche lui. Non è improbabile la congettura di Prideaux (Con. I. 222), che occupasse un posto di così tanta influenza e autorità, e godesse in così alto grado del favore del re, che non credettero prudente iniziare con lui , ma piuttosto preferì in un primo momento portare l'accusa contro gli ufficiali subordinati.

Se fossero condannati e puniti, la coerenza potrebbe richiedere che anche lui sia punito. Se fosse stato coinvolto in un primo momento nell'accusa, il suo alto rango e il suo favore con il re, avrebbero potuto proteggerli tutti dalla punizione. È possibile, però, che Daniele fosse assente in occasione della dedicazione dell'immagine. Va ricordato che forse erano trascorsi circa diciotto anni da quando avvenne la transazione di cui al Daniele 2 (vedi le note a Daniele 3:1 ), e Daniele potrebbe essere stato impiegato in qualche parte remota dell'impero per affari pubblici. Confronta Introduzione al capitolo, Sezione I. VIII.

Questi uomini, o re, non ti hanno considerato - Margin, "non avere riguardo". Letteralmente, "non hanno posto verso di te il decreto;" cioè, non ne hanno fatto alcun conto; non ci hanno prestato attenzione.

Non servono i tuoi dei - Forse è stato dedotto dal fatto che non avrebbero reso omaggio religioso a "questo" idolo, che non servivano affatto gli dei riconosciuti dal re; o forse questo poteva essere noto da ciò che era accaduto prima. Potrebbe essere stato ben compreso a Babilonia che gli ebrei adorassero solo Geova. Ora, tuttavia, si era verificato un caso che costituiva un "caso di prova", se avrebbero reso omaggio in qualche modo agli idoli adorati a Babilonia.

Nel loro rifiuto di adorare l'idolo, sembrò molto aggravare l'offesa e rese molto più grave l'accusa di non riconoscere "nessuno" degli dei adorati a Babilonia. Fu facile, quindi, persuadere il re che si erano schierati contro le leggi fondamentali del regno.

13 Quindi Nabucodonosor, nella sua rabbia e furia - La parola tradotta "furia" significa "ira". Tutto ciò che apprendiamo di questo monarca mostra che era un uomo di passioni violente e che era facilmente eccitabile, sebbene fosse suscettibile anche di profonde impressioni su argomenti religiosi. C'era molto qui per suscitare la sua rabbia. Il suo comando di adorare l'immagine fu positivo. Si estendeva a tutti coloro che erano chiamati alla sua consacrazione.

Il loro rifiuto era un atto di disobbedienza positiva, e sembrava necessario che le leggi fossero giustificate. Come uomo e monarca, quindi, non era innaturale che l'ira del sovrano si accendesse in tal modo.

Comandato di portare Shadrach... - È notevole che non abbia ordinato loro di essere uccisi subito, come ha fatto con i maghi che non potevano interpretare il suo sogno, Daniele 2:12. Questo dimostra che aveva ancora un po' di rispetto per questi uomini e che era disposto a sentire cosa potevano dire in loro difesa. È giusto, inoltre, riconoscere la provvidenza di Dio nell'inclinarlo a questa condotta, affinché la loro nobile risposta alla sua domanda possa essere registrata e possa essere sviluppata la piena potenza del principio religioso.

14 Nabucodonosor parlò e disse loro: È vero - Margine, "di proposito"; cioè, l'hai fatto intenzionalmente? Wintle lo rende: "È offensivo?" Jacchiade dice che la parola è usata per denotare ammirazione o meraviglia, come se il re non potesse credere che fosse possibile ignorare un comando così semplice, quando la disobbedienza era accompagnata da una tale minaccia. De Dieu lo rende: "È uno scherzo?" Cioè, puoi essere serio o serio nel disobbedire a un comando così sicuro? Aben Ezra, Theodotion e Sandias lo rendono così com'è a margine: "Hai fatto questo con uno scopo prefissato e un progetto?" come se il re avesse ritenuto possibile che ci fosse stato un malinteso, e come se non fosse restio a scoprire che potevano scusarsi per la loro condotta.

La parola caldeo ( צדא ts e da' ) si verifica in nessun altro luogo. È reso da Gesenius, "scopo, progetto". Cioè, "È apposta?" La corrispondente parola ebraica ( צדה tsâdâh ) significa "tendersi in agguato, tendere un agguato", Esodo 21:13; 1 Samuele 24:11 , (12).

Confronta Numeri 35:20 , Numeri 35:22. Il vero significato sembra essere: "È il tuo "scopo determinato" non adorare i miei dei? Hai deliberatamente preso una decisione su questo e intendi attenerti a questa risoluzione?” Che questo sia il significato lo si evince dal fatto che subito si propone di metterli alla prova, dando loro comunque la possibilità di obbedire al suo comando di adorare l'immagine se lo volessero, o di mostrare se alla fine erano decisi a non farlo esso.

Non servite i miei dei? - Era una delle accuse contro di loro che non l'hanno fatto, Daniele 3:12.

15 Ora, se siete pronti, che a che ora... - Proprio in quel momento; proprio all'istante. Sembrerebbe probabile da ciò che le cerimonie di consacrazione dell'immagine si prolungassero per un periodo considerevole, cosicché c'era ancora per loro l'opportunità di unirsi nel servizio, se volevano. L'ipotesi che tali servizi sarebbero continuati per diversi giorni è del tutto probabile e concorda con ciò che era consueto nelle occasioni di festa.

È notevole che il re fosse disposto a dare loro un'altra prova, per vedere se erano disposti o meno ad adorare l'immagine d'oro. A ciò avrebbe potuto essere condotto dal timore che non avessero compreso l'ordine, o che non avessero debitamente considerato l'argomento; e forse dal rispetto per loro come ufficiali fedeli e per il loro connazionale Daniel. Sembra, inoltre, esservi stata nel seno di questo Monarca, con tutto il suo orgoglio e passione, una prontezza a fare giustizia, ea fornire l'opportunità di un equo processo prima che procedesse agli estremi.

Vedi Daniele 2:16 , Daniele 2:26 , Daniele 2:46 ,

E chi è quel Dio che ti libererà dalle mie mani? -Cioè, supponeva che il Dio che adoravano non sarebbe stato "in grado" di liberarli, o che non sarebbe stato "disposto" a farlo. Era un vanto di Sennacherib, quando combatteva contro gli ebrei, che nessuno degli dei delle nazioni che aveva conquistato fosse stato in grado di salvare le terre su cui presiedevano, e da queste premesse sostenne che il Dio che gli ebrei adorati non avrebbero potuto difendere il loro paese: “Ha qualcuno degli dèi delle nazioni liberato il suo paese dalle mani del re d'Assiria? Dove sono gli dèi di Hamath e di Arphad? dove sono gli dei di Sefarvaim? e hanno liberato Samaria dalla mia mano? Chi sono tra tutti gli dèi di questi paesi, che hanno liberato il loro paese dalle mie mani, affinché il Signore liberasse Gerusalemme dalle mie mani?». Isaia 36:18.

Nabucodonosor sembra aver ragionato in modo simile, e con un grado di vana vanagloria che somigliava molto a questo, richiamando la loro attenzione sulla certa distruzione che li attendeva se non avessero acconsentito alla sua richiesta.

16 Shadrac, Meshac e Abed-nego risposero e dissero al re: Sembra che abbiano risposto prontamente e senza esitazione, dimostrando che avevano considerato attentamente l'argomento e che con loro si trattava di un principio stabile e intelligente. Ma lo hanno fatto in modo rispettoso, sebbene fossero fermi. Non insultarono né il monarca né i suoi dei. Non usarono parole di rimprovero riguardo all'immagine che aveva eretto, o ad alcuno degli idoli che adorava. Né si lamentavano della sua ingiustizia o severità. Hanno guardato con calma al proprio dovere e hanno deciso di farlo, lasciando le conseguenze al Dio che adoravano.

Non ci preoccupiamo di risponderti su questo argomento - La parola resa “attento” ( חשׁח chăshach ) significa, secondo Gesenius, “essere necessario” o “necessario”; poi, “avere bisogno”. La Vulgata lo rende, “non oportet nos” - non ci conviene; non è necessario per noi. Quindi il greco, ου ̓ χρείαν ἔχομεν ou chreian echomen - non ne abbiamo bisogno.

Quindi Lutero, Es ist Nicht noth - non è necessario. Il significato quindi è che non era “necessario” che rispondessero al re su questo punto; non si darebbero fastidio o sollecitudine per farlo. Avevano preso una decisione e, qualunque fosse il risultato, non potevano adorare l'immagine che aveva eretto, o gli dei che adorava. Ritenevano che non fosse necessario indicare i motivi per cui non potevano farlo.

Forse pensavano che l'argomento nel loro caso fosse improprio. Si addiceva a loro fare il loro dovere e lasciare l'evento a Dio. Non avevano bisogno di rivendicare a lungo la loro condotta, poiché si poteva presumere che i loro principi di condotta fossero ben noti. Lo stato d'animo, quindi, che è indicato da questo passaggio, è che le loro menti erano decise; che i loro principi erano stabiliti e ben compresi; che erano giunti alla deliberata determinazione, per questione di coscienza, di non cedere obbedienza al comando; che il risultato non può essere modificato da alcuna dichiarazione che potrebbero fare, o da qualsiasi argomento nel caso; e che, quindi, non erano preoccupati per il risultato, ma affidavano con calma tutta la causa a Dio.

17 Se è così - Caldeo, איתי הן hên 'ı̂ythay - "così è". Cioè, "questo è vero, che il Dio che serviamo può salvarci". L'idea non è, come sembrerebbe nella nostra traduzione, "se dobbiamo essere gettati nella fornace", ma la mente è rivolta al fatto che il Dio che hanno servito potrebbe salvarli. Coverdale rende questo intero passaggio, "O Nabucodonosor, non dovremmo consentirti in questa materia, perché? il nostro Dio che serviamo può custodirci», ecc.

Il nostro Dio, che serviamo - greco, "il nostro Dio nei cieli, che serviamo". Questa era una chiara confessione che erano i servitori del vero Dio, e non si vergognavano di confessarlo, quali che fossero le conseguenze.

È in grado di liberarci dalla fornace ardente - Questo è stato evidentemente detto in risposta alla domanda fatta dal re Daniele 3:15 , "Chi è quel Dio che ti libererà dalle mie mani?" Erano sicuri che il Dio che adoravano sarebbe stato in grado, se avesse scelto di farlo, di salvarli dalla morte.

In che modo pensavano che potesse salvarli non è espresso. Probabilmente non venne loro in mente che li avrebbe salvati nel modo in cui effettivamente lo fece, ma sentivano che era interamente in suo potere impedire loro di una morte così orribile, se voleva. Lo stato d'animo indicato in questo versetto è quello di "intera fiducia in Dio". La loro risposta ha mostrato

(a) che non avevano dubbi sulla sua "capacità" di salvarli se gli piaceva;

(b) che credevano che avrebbe fatto ciò che era meglio nel caso; e

(c) che erano completamente disposti a affidare l'intero caso nelle sue mani per disporne come voleva. Confronta Isaia 43:2.

18 Ma se no - Cioè, "se lui dovrebbe "non" liberarci; se “non” dovesse accadere che ci protegga, e ci salvi da quel forno acceso: qualunque sia il risultato nei nostri confronti, la nostra determinazione è salda”.

Ti sappia, o re, che non serviremo i tuoi dèi... - Questa risposta è ferma e nobile. Dimostrò che le loro menti erano decise e che era per loro una questione di "principio" non adorare falsi dei. Lo stato d'animo che è denotato da questo verso è quello di una determinazione a fare il proprio dovere, quali che siano le conseguenze. L'attenzione era fissata su ciò che era "giusto", non su quale sarebbe stato il risultato.

L'unica domanda che è stata posta è stata cosa "dovrebbe" essere fatto nel caso; e non si preoccupavano di ciò che sarebbe seguito. La vera religione è uno scopo determinato a fare il bene e non a fare il male, qualunque siano le conseguenze in entrambi i casi. Non importa ciò che segue: ricchezza o povertà; onore o disonore; buona notizia o cattiva relazione; vita o morte; la mente è fermamente fissata nel fare il bene e non nel fare il male.

Questa è "la religione di principio"; e quando consideriamo le circostanze di coloro che hanno fatto questa risposta; quando ricordiamo la loro relativa giovinezza, e le poche opportunità che avevano di istruirsi sulla natura della religione, e che erano prigionieri in una terra lontana, e che stavano davanti al monarca più assoluto della terra, senza amici potenti da sostenerli, e con il più orribile tipo di morte che li minaccia, possiamo ben ammirare la grazia di quel Dio che potrebbe fornire loro così ampiamente per una tale prova, e amare quella religione che ha permesso loro di prendere una posizione così nobile e così audace .

19 Allora Nabucodonosor era pieno di furia - Margine, "pieno". Era estremamente furioso. Evidentemente non era preparato per una presa di posizione così ferma e determinata da parte loro, e non apprezzava i loro motivi, né era disposto a cedere loro il privilegio e il diritto di seguire le loro oneste convinzioni. Era profondamente eccitato dalla rabbia quando si lamentava che non avrebbero adorato i suoi dei Daniele 3:13 , ma aveva sperato che forse non avessero compreso il suo comando, e che ciò che avevano fatto non fosse stato deliberato (il note a Daniele 3:14 ); ed aveva perciò dato loro occasione di riconsiderare l'argomento, e, compiendo la sua volontà, di salvarsi dalla minacciata punizione.

Ora, tuttavia, vide che ciò che avevano fatto era stato fatto deliberatamente. Vide che con fermezza e intelligenza si rifiutavano di obbedire, e supponendo ora che non solo si ribellassero ai suoi “comandi”, ma che disprezzassero e disprezzassero anche la sua “tolleranza” Daniele 3:15 , non è meraviglioso che fosse pieno di collera. Quello che era con loro fisso "principio", probabilmente lo considerava semplice ostinazione, e decise di punirli di conseguenza.

E la forma del suo viso era cambiata - Come di solito è il viso quando gli uomini si eccitano per la rabbia. Si può supporre che fino a questo punto avesse dimostrato padronanza di sé; "forse" potrebbe aver mostrato qualcosa come tenerezza o compassione. Era indisposto a punirli, e sperava che lo avrebbero salvato dalla necessità di ciò, ottemperando ai suoi comandi. Ora vide che ogni speranza di ciò era vana, e diede sfogo sfrenato ai suoi sentimenti di rabbia.

Parlò e comandò di riscaldare la fornace sette volte di più di quanto non fosse abituato a riscaldare - Caldeo, "Di quanto si vede per essere riscaldato"; cioè, di quanto non sia mai stato visto. La parola "sette" qui è un numero perfetto e il significato è che dovrebbero renderlo il più caldo possibile. Probabilmente non pensava che con questo comando stava contribuendo ad abbreviare e ad attenuare le loro sofferenze.

Gli uomini malvagi, che si oppongono violentemente alla religione, spesso esagerano e con la loro fretta e impetuosità sconfiggono il fine stesso che hanno in vista, e persino promuovono la stessa causa che desiderano distruggere.

20 E comandò gli uomini più potenti che erano nel suo esercito: Margin, "potente di forza". Caldeo: "E agli uomini potenti, uomini potenti e forti che erano nel suo esercito, disse". Ha impiegato gli uomini più forti che si potessero trovare per questo scopo.

21 Quindi questi uomini furono legati nei loro mantelli - Furono catturati così com'erano. Non è stato dato loro tempo per la preparazione; nessun cambiamento è stato fatto nel loro vestito. Negli "autos-da-fe" dei tempi successivi, era consuetudine vestire coloro che dovevano soffrire con un abito particolare, indicativo del fatto che erano eretici e che meritavano la fiamma. Qui, tuttavia, l'ira del re era così grande, che non fu concesso alcun ritardo per tale scopo, e procedettero a eseguire la sentenza su di loro così com'erano.

Il fatto che fossero stati così gettati nella fornace, però, non fece che rendere più cospicuo il miracolo, poiché nemmeno le loro vesti furono intaccate dal fuoco. La parola resa "cappotti" è a margine resa "mantelli". La parola caldeo ( סרבלין sarbâlı̂yn ) significa, secondo Gesenius, i pantaloni lunghi e larghi che vengono indossati dagli orientali, da סרבל sarbēl, per coprire.

La parola greca usata nella traduzione deriva da questo - σαράβαρα sarabara - e la parola σαρβαρίδες sarbarides è ancora usata nel greco moderno. La parola caldeo è usata solo in questo capitolo. La Vulgata rende questo, cum braccis suis - da cui la parola "calzoni" e "brogues". L'indumento a cui si fa riferimento, quindi, sembra piuttosto quello che copriva la parte inferiore della loro persona piuttosto che un cappotto o un mantello.

Il loro hosen - Questa parola è stata evidentemente concepita dai nostri traduttori per indicare cassetti, o pantaloni - non calze, perché questo era il significato comune della parola quando è stata fatta la traduzione. Non è probabile che la parola sia concepita per indicare "calze", poiché non sono comunemente indossate in Oriente. Harmer suppone che la parola qui usata significhi propriamente "un martello", e che il riferimento sia a un martello che veniva portato come simbolo di ufficio, e si riferisce a questo alle tavole di Sir John Chardin di incisioni trovate nel rovine di Persepoli, tra le quali è rappresentato un uomo con un martello o una mazza in ogni mano.

Suppone che questo fosse un simbolo di carica. La rappresentazione più comune e giusta, tuttavia, è quella di considerare questo come riferito a un articolo di abbigliamento. La parola caldea ( פטישׁ paṭṭı̂ysh ) deriva da פטשׁ pâṭash, rompere, martellare ( πατάσσω patassō ); espandersi, espandersi; e il nome significa

(1) un martello; Isaia 41:7; Geremia 23:29; Geremia 50:23; e

(2) un indumento, probabilmente con l'idea di essere "disteso", e forse riferito a una tunica o un indumento intimo.

Confronta Gesenius sulla parola. Il greco è, τιάραις tiarais, e così il latino Vulgata, tiaris : la tiara, o copricapo, turbante. Il probabile riferimento, però, è alla biancheria intima indossata dagli orientali; la tunica, che da noi somiglia non poco a una camicia.

E i loro cappelli - Margine, o "turbanti". La parola caldeo ( כרבלא karb e lâ' ) è resa da Gesenius mantle, pallium. Quindi la versione chiamata Bibbia dei "calzoni", la rende "mantello". Coverdale la rende “scarpe”, e così la Vulgata, calceamenti, sandali; e il greco, περικνηυίσιν periknēmisin, schinieri, o un indumento che racchiude gli arti inferiori; pantaloni.

Non c'è certamente alcun motivo per rendere la parola "cappelli" - poiché i cappelli erano allora sconosciuti; né vi è alcuna prova che si riferisca a un turbante. Buxtorf ("Caldeo Lex.") lo considera come un indumento, in particolare un indumento esterno, un mantello, e questa è probabilmente l'idea corretta. Dovremmo quindi avere in queste tre parole i principali capi di abbigliamento in cui appaiono gli orientali, come mostra l'incisione precedente, e dalle rovine di Persepoli - i pantaloni larghi e larghi; la tunica, o indumento interno; e l'indumento esterno, o mantello, che era comunemente gettato su tutto.

E i loro altri indumenti - Qualunque cosa indossassero, turbante, cintura, sandali, ecc.

22 Pertanto, poiché il comandamento del re era urgente: Margine, come in caldeo, "parola". Il significato è che il re non ammetterebbe ritardi; sollecitò l'esecuzione della sua volontà, anche a rischio imminente di coloro che erano incaricati dell'esecuzione del suo comando.

E la fornace surriscaldata - Probabilmente in modo da mandare la fiamma fino a rendere pericoloso l'avvicinamento ad essa. L'urgenza del re non ammetteva alcuna disposizione, anche se potesse essercene, per cui l'avvicinamento sarebbe stato sicuro.

La fiamma del fuoco uccise quegli uomini - Margin, come in caldeo, "scintilla". Il significato è ciò che il fuoco ha espulso: la fiammata, il calore. Niente può essere più probabile di questo. Era necessario avvicinarsi alla stessa bocca della fornace per gettarle dentro, ed è molto concepibile che una fornace calda eruttasse tali fiamme, o emettesse una tale quantità di calore, che ciò non poteva essere fatto ma a rischio della vita.

La parola caldeo resa qui "ucciso", significa "ucciso". Non significa semplicemente che furono sopraffatti dal caldo, ma che in realtà morirono. Esporre questi uomini così alla morte è stato un atto di grande crudeltà, ma dobbiamo ricordare quanto sia assoluto il carattere di un despota orientale, e quanto fosse infuriato questo re, e come a prescindere da un tale uomo avrebbe avuto qualche effetto sugli altri nell'esecuzione della propria volontà.

23 E questi tre uomini - caddero legati... - Cioè, la fiamma non sciolse le corde con cui erano stati legati. Il fatto che siano stati visti cadere nella fornace "legati", ha reso il miracolo ancora più notevole che dovrebbero essere visti camminare sciolti in mezzo al fuoco.

Nella Vulgata dei Settanta, siriaca, araba e latina, seguono in questo luogo sessantotto versi, contenenti "Il canto dei tre santi bambini". Questo non è nel caldeo e la sua origine è sconosciuta. È collocato con piena proprietà negli Apocrifi, in quanto non facente parte del canone ispirato. Con alcune cose che sono improbabili e assurde, la "canzone" contiene molte cose che sono belle e che sarebbero molto appropriate se una canzone fosse stata pronunciata nella fornace.

24 Quindi, il re Nabucodonosor fu stupito - La parola "stupito", che ricorre più volte nella nostra traduzione Esdra 9:3; Giobbe 17:8; Giobbe 18:20; Ezechiele 4:17; Daniele 3:24; Daniele 4:19; Daniele 5:9 , non è che un'altra forma di "stupito", ed esprime stupore o stupore.

Le ragioni della meraviglia qui erano che gli uomini che furono legati quando furono gettati nella fornace furono visti vivi e camminare senza legami; che a loro fu aggiunta una quarta persona, che camminava con loro; e che il quarto aveva l'aspetto di un personaggio divino. Sembrerebbe da ciò, che la fornace fosse fatta in modo che si potesse comodamente vedere dentro, e anche che il re vi rimase vicino per assistere al risultato dell'esecuzione del proprio ordine.

E si alzò in fretta - Esprimeva naturalmente la sua sorpresa ai suoi consiglieri e chiedeva una spiegazione dell'evento straordinario a cui era stato testimone. “E parlò e disse ai suoi consiglieri”. Margine, "governatori". La parola usata qui ( הדברין haddâb e rı̂yn ) ricorre solo qui e in Daniele 3:27; Daniele 4:36; Daniele 6:7.

È reso "consiglieri" in ogni caso. La Vulgata lo rende “optimatibus”; la Settanta, μεγιστᾶσιν megistasin - i suoi nobili, o uomini illustri. La parola sembrerebbe significare coloro che sono stati autorizzati a “parlare” (da דבר dabar ); cioè quelli autorizzati a dare consiglio; ministri di stato, visir, consiglieri di gabinetto.

Non abbiamo forse legato tre uomini... - L'enfasi qui è sulle parole "tre" e "legato". Ora era una questione di stupore che ce ne fossero "quattro" e che fossero tutti "sciolti". Non è da supporre che Nabucodonosor avesse qualche dubbio su questo argomento, o che il suo ricordo gli fosse così presto venuto meno, ma questo modo di introdurre l'argomento è adottato per fissare con forza l'attenzione sul fatto a cui stava per richiamare la loro attenzione, e questo era per lui motivo di grande sorpresa.

25 Rispose e disse: Ecco, vedo quattro uomini sciolti - Dal fatto che ha visto questi uomini ora sciolti, e che questo lo ha riempito di così tanta sorpresa, si può presumere che fossero stati legati con qualcosa che non era combustibile - con una sorta di ceppi o catene. In tal caso sarebbe una sorpresa che dovessero essere "sciolti", anche se potrebbero sopravvivere all'azione del fuoco.

Il "quarto" personaggio ora così misteriosamente aggiunto al loro numero, è evidente, assunse l'aspetto di un "uomo", e non l'aspetto di un essere celeste, sebbene fosse l'aspetto di un uomo così nobile e maestoso che meritava essere chiamato figlio di Dio.

Camminando in mezzo al fuoco - La fornace, dunque, era grande, così che potevano camminare coloro che erano in essa. La visione doveva essere sublime; ed è una bella immagine dei figli di Dio che camminano spesso illesi in mezzo ai pericoli, al sicuro sotto la protezione divina.

E non hanno dolore - Margin, "Non c'è dolore in loro". Camminano illesi tra le fiamme. Certo, il re giudicava in questo solo dalle apparenze, ma il risultato Daniele 3:27 dimostrato che era proprio così.

E la forma del quarto - Caldeo, ( רוה rēvēh ) - "il suo aspetto" (da ראה râ'âh - "vedere"); cioè, "sembrava" di essere un figlio di Dio; "sembrava" un figlio di Dio. La parola non si riferisce a nulla di speciale o peculiare nella sua "forma" o "figura", ma potrebbe denotare qualcosa che era nobile o maestoso nel suo aspetto; qualcosa nel suo aspetto e nel suo comportamento che lo dichiarava di origine celeste.

Come il figlio di Dio - Ci sono due domande che sorgono riguardo a questa espressione: una è, qual era l'idea denotata dalla frase usata dal re, o chi credeva che fosse questo personaggio? l'altro, chi era veramente? Riguardo alla prima indagine, si può osservare che non ci sono prove che il re si riferisse a colui al quale questo titolo è così frequentemente applicato nel Nuovo Testamento, il Signore Gesù Cristo. Questo è chiaro

(1) perché non c'è motivo di credere che il re avesse "qualsiasi" conoscenza che ci sarebbe stato sulla terra qualcuno a cui questo titolo potesse essere appropriatamente dato;

(2) non c'è alcuna prova che il titolo fosse allora comunemente dato al Messia dagli ebrei, o, se lo era, che il re di Babilonia fosse così versato nella teologia ebraica da conoscerla; e

(3) il linguaggio che usa non implica necessariamente che, anche "se" fosse a conoscenza del fatto che c'era un'aspettativa prevalente che un tale essere sarebbe apparso sulla terra, avesse progettato così di usarlo.

L'inserimento dell'articolo “il”, che non è in caldeo, dà un'impressione diversa da quella che avrebbe l'originale se interpretato letteralmente. Non c'è nulla in Caldeo per limitarlo a "qualsiasi" "figlio di Dio", o per designare qualcuno a cui quel termine potrebbe essere applicato come inteso in modo peculiare. Sembrerebbe probabile che i nostri traduttori intendessero trasmettere l'idea che “il” Figlio di Dio” fosse inteso in modo peculiare, e senza dubbio consideravano questo come una delle sue apparizioni agli uomini prima della sua incarnazione; ma è chiaro che tale concezione non entrò nella mente del re di Babilonia.

Il caldeo è semplicemente, לבר־אלחין דמה dâmēh l e bar 'ĕlâhı̂yn - "simile a Un figlio di Dio", o a un figlio degli dei - poiché la parola אלחין 'ĕlâhı̂yn (caldeo), o אלהים 'ĕlohı̂ym (ebraico) , sebbene spesso, e in effetti di solito applicato al vero Dio, sia al plurale, e nella bocca di un pagano sarebbe propriamente usato per indicare gli dèi che adorava.

L'articolo non è preceduto dalla parola "figlio", e il linguaggio si applicherebbe a chiunque possa essere chiamato propriamente figlio di Dio. La Vulgata l'ha letteralmente tradotta, “simile a Un figlio di Dio” - similis filio Dei ; il greco allo stesso modo - ὁμοία ὑιῷ θεοῦ homoia huiō theou ; il siriaco è come il caldeo; Castellio lo rende, quartus formam habet Deo nati similem - “il quarto ha forma somigliante a quello nato da Dio”; Coverdale "il quarto è come un angelo da guardare;" Lutero, più decisamente, und der vierte ist gleich, als ware er ein Sohn der Gotter - “e il quarto come se potesse essere “un” figlio degli dei.

È chiaro che gli autori di nessuna delle altre versioni avevano l'idea che i nostri traduttori supponevano fosse trasmessa dal testo, e il che implica che il monarca babilonese "supponeva" che la persona che vide fosse quella che in seguito si è incarnata per la nostra redenzione.

Secondo l'uso comune e ben noto della parola "figlio" nelle lingue ebraico e caldeo, denota chiunque abbia una "somiglianza" con un altro, e si applica a qualsiasi essere di aspetto maestoso o dignitoso , e che sembrava degno di essere classificato tra gli dei. Era consuetudine tra i pagani supporre che gli dei apparissero spesso in forma umana, e probabilmente Nabucodonosor considerava questo come un simile aspetto celeste.

Se si supponesse che lo considerasse una manifestazione collegata alla forma di religione "ebraica", il massimo che probabilmente gli verrebbe in mente sarebbe che si trattasse di qualche essere "angelico" che appare ora per la protezione di questi adoratori di Geova . Ma sorge una seconda domanda, alla quale non è facile rispondere, riguardo a questo misterioso personaggio. Chi “era” infatti questo essere apparso nella fornace per la protezione di questi tre uomini perseguitati?

Era un angelo o era la seconda persona della Trinità, "il" Figlio di Dio? Che questo fosse il Figlio di Dio - la seconda persona della Trinità, che in seguito si è incarnata, è stata un'opinione abbastanza comune tra gli espositori. Così fu tenuto da Tertulliano, da Agostino e da Ilario, tra i padri; e così è stato ritenuto da Gill, Clarius e altri, tra i moderni. Di coloro che hanno sostenuto che fosse Cristo, alcuni hanno supposto che Nabucodonosor fosse stato informato della credenza degli Ebrei riguardo al Messia; altri, che ha parlato sotto l'influenza dello Spirito Santo, senza essere pienamente consapevole di ciò che le sue parole hanno importato, come hanno fatto Caifa, Saulo, Pilato e altri.

- "Sinossi" di Poole. Gli scrittori ebrei Jarchi, Saadias e Jacchiades suppongono che fosse un angelo, chiamato figlio di Dio, secondo l'usanza consueta nelle Scritture. Che quest'ultima sia l'opinione corretta, apparirà evidente, anche se non vi può essere certezza esatta, dalle seguenti considerazioni:

(1) Il linguaggio utilizzato non implica necessariamente nulla di più. Sebbene "potrebbe" effettivamente essere applicabile al Messia - la seconda persona della Trinità, se si potesse determinare da altre fonti che era lui, tuttavia non c'è nulla nel linguaggio che lo suggerisca necessariamente.

(2) Nella spiegazione della questione da parte dello stesso Nabucodonosor Daniele 3:28 , ha inteso che si trattava di un angelo - "Benedetto sia il Dio di Shadrach, ecc., "che ha mandato il suo angelo", ecc. Questo mostra che non aveva avuto altro punto di vista dell'argomento, e che non aveva una conoscenza più alta del caso che supporre di essere un angelo di Dio.

La conoscenza dell'esistenza degli angeli era così comune tra gli antichi, che non è improbabile supporre che Nabucodonosor fosse stato sufficientemente istruito su questo punto per sapere che erano stati inviati per la protezione dei buoni.

(3) La credenza che fosse un angelo concorda con ciò che troviamo altrove in questo libro (confronta Daniele 6:22; Daniele 7:10; Daniele 9:21 ), e in altri luoghi nelle Sacre Scritture, nel rispetto del loro impiego per proteggere e difendere i figli di Dio.

Confronta Salmi 34:7; Salmi 91:11; Matteo 18:10; Luca 16:22; Ebrei 1:14.

(4) Si può aggiungere che non si dovrebbe supporre che fosse il Figlio di Dio nel senso peculiare del termine senza prove positive, e tale prova non esiste. In effetti non c'è quasi nessuna probabilità che fosse così. Se il Redentore è apparso in questa occasione, non si spiega perché, in un caso altrettanto importante e pericoloso, non sia apparso a Daniele gettato nella fossa dei leoni Daniele 6:22; e siccome poi Daniele attribuì la sua liberazione all'intervento di un angelo, c'è ogni ragione per cui la stessa spiegazione dovrebbe essere data di questo passaggio.

Quanto alla probabilità che un angelo venga impiegato in un'occasione come questa, si può osservare che è in accordo con la rappresentazione uniforme delle Scritture e con quella che sappiamo essere una grande legge dell'universo. I deboli, i deboli e coloro che sono in pericolo sono protetti da coloro che sono forti; e non c'è, di per sé, più improbabile nell'ipotesi che un “angelo” sarebbe impiegato per operare un miracolo di quanto non lo sia che un “uomo” sarebbe.

Non dobbiamo supporre che l'angelo sia stato in grado di impedire il consueto effetto del fuoco con una sua forza naturale. Il miracolo in questo caso, come tutti gli altri miracoli, è stato operato dalla potenza di Dio. Allo stesso tempo, la presenza dell'angelo sarebbe pegno della protezione divina; sarebbe un'assicurazione che l'effetto prodotto non era da alcuna causa naturale; fornirebbe una facile spiegazione di un evento così straordinario; e, forse più di tutti, avrebbe impressionato il monarca babilonese e la sua corte con alcune giuste vedute della natura divina, e con la verità della religione professata da coloro che aveva gettato nelle fiamme.

Quanto alla probabilità che si compia un miracolo in un'occasione come questa, si può osservare che difficilmente si potrebbe concepire un'occasione più appropriata per operare un miracolo. In un tempo in cui la vera religione era perseguitata; alla corte del monarca pagano più potente del mondo; quando il tempio di Gerusalemme fu distrutto, i fuochi sugli altari furono spenti e il popolo di Dio fu esiliato in un paese lontano, nulla era più probabile che Dio avrebbe dato al suo popolo alcuni manifesti segni della sua presenza, e qualche sorprendente conferma della verità della sua religione.

Forse non c'è mai stata un'occasione in cui dovremmo aspettarci più certamente le prove dell'interposizione divina che durante l'esilio del suo popolo in Babilonia; e durante la loro lunga prigionia non è facile concepire un'occasione in cui una tale interposizione sarebbe più probabile che si verifichi di quando, alla presenza stessa del monarca e della sua corte, tre giovani di eminente devozione alla causa di Dio furono gettati in una fornace ardente, “perché” si rifiutarono fermamente di disonorarlo.

26 Quindi Nabucodonosor si avvicinò alla bocca ... - Margine, "porta". La parola caldeo significa porta, cancello, ingresso. La “forma” della fornace è sconosciuta. C'era un luogo, tuttavia, attraverso il quale vi veniva gettato il combustibile, e questo è senza dubbio inteso dalla parola "porta" o "bocca" qui usata.

Voi servi dell'Iddio altissimo, si erano professati suoi servi; ora vedeva che erano riconosciuti come tali. La frase "Dio altissimo" implica che lo considerasse supremo su tutti gli altri dei, anche se è probabile che conservasse ancora la sua fede nell'esistenza di divinità inferiori. Era molto, tuttavia, per assicurarsi il riconoscimento del monarca della capitale del mondo pagano, che il Dio che adoravano era supremo. La frase "Dio altissimo" non è usata spesso nelle Scritture, ma in ogni caso è usata come appellativo del vero Dio.

Vieni avanti, e vieni qui - Le "ragioni" che sembrano aver indotto questo singolare monarca a ricordare la sentenza loro pronunciata, e a tentare di non punirli ulteriormente, sembrano essere state, che aveva dei resti di coscienza; che era abituato a rispettare ciò che "lui" considerava Dio; e che ora vedeva le prove che un "vero" Dio era lì.

27 E i principi, governatori e capitani - Appunti, Daniele 3:3.

E i consiglieri del re - Appunti, Daniele 3:24.

Essendo riuniti, vide questi uomini - Non ci potevano essere errori sulla realtà del miracolo. Uscirono come furono gettati dentro. Non ci sarebbe stato nessun trucco, nessuna arte, nessun gioco di prestigio, con cui avrebbero potuto essere preservati e restaurati. Se i fatti si sono verificati come sono qui riportati, allora non c'è dubbio che questo sia stato un vero miracolo.

Sui cui corpi il fuoco non aveva potere - Cioè, il consueto potere del fuoco sul corpo umano era impedito.

Né un capello della loro testa è stato bruciato - Quello che sarebbe stato più probabile che fosse bruciato. Il progetto è quello di dimostrare che il fuoco non ha prodotto alcun effetto su di loro.

Né sono stati cambiati i loro soprabiti - Sulla parola “cappotti”, vedi le note a Daniele 3:21. La parola "cambiato" significa che non c'è stato alcun cambiamento causato dal fuoco né nel loro colore né nella loro consistenza.

Né l'odore del fuoco era passato su di loro - Non il minimo effetto era stato prodotto dal fuoco; nemmeno tanto da provocare l'odore causato dal fuoco quando la stoffa è bruciata o bruciata. Forse, però, per riscaldare la fornace era stato usato zolfo o pece; e l'idea può essere, che la loro conservazione fosse stata così integra, che nemmeno l'odore del fumo prodotto da quei combustibili si poteva percepire.

28 Allora Nabucodonosor parlò, e disse: Benedetto sia il Dio di Shadrach... - Sulla caratteristica della mente così manifestata da questo monarca, vedi le note e le osservazioni pratiche in Daniele 2:46.

Chi ha mandato il suo angelo - Questo prova che il re considerava questo misterioso quarto personaggio come un angelo, e che usava la frase Daniele 3:25 “è come il figlio di Dio” solo in quel senso. Che un angelo debba essere impiegato in un'ambasciata di questo tipo, abbiamo visto, è in accordo con le attuali affermazioni delle Scritture.

Confronta "Excursus I". al Prof. Stuart "sull'Apocalisse". Vedi anche Luca 1:11 , Luca 1:26; Matteo 1:20; Matteo 2:13 , Matteo 2:19; Matteo 4:11; Matteo 18:10; Atti degli Apostoli 12:7; Gen 32:1-2 ; 2 Re 6:17; Esodo 14:19; Esodo 23:20; Esodo 33:2; Numeri 20:16; Giosuè 5:13; Isaia 63:9; Daniele 10:5 , Daniele 10:20; Daniele 12:1.

E hanno cambiato la parola del re - Cioè, il suo scopo o comando. La loro condotta, e la protezione divina in conseguenza della loro condotta, avevano avuto l'effetto di cambiare completamente il suo proposito verso di loro. Aveva deciso di distruggerli; ora decise di onorarli. Questo è indicato dal monarca stesso come un risultato notevole, come in effetti lo era: che un despota orientale, che aveva deciso di punire in modo significativo uno qualsiasi dei suoi sudditi, fosse così completamente cambiato nei suoi propositi verso di loro.

E cedettero i loro corpi - aggiunge qui il greco εἰς πῦρ eis pur - “al fuoco”. Quindi l'arabo. Questo è senza dubbio il senso del passaggio. Il significato è che invece di inchinarsi clown per adorare dei che consideravano come nessun dei; piuttosto che violare le loro coscienze, e fare del male, avevano preferito essere gettati nelle fiamme, affidandosi alla protezione di Dio.

È implicito qui che lo avessero fatto volontariamente e che avrebbero potuto facilmente evitarlo se avessero scelto di obbedire al re. Aveva dato loro il tempo di deliberare sull'argomento Daniele 3:14 , e sapeva che avevano deciso di seguire il corso che avevano fatto per principio, qualunque fossero i risultati Daniele 3:16.

Questa forza di principio - questa obbedienza ai dettami della coscienza - questa determinazione a non sbagliare ad ogni costo - non poteva non rispettare; e questo è un esempio notevole per dimostrare che una condotta ferma e salda nel fare ciò che è giusto incuterà il rispetto anche degli uomini malvagi. Questo monarca, con tutto il suo orgoglio, la sua superbia e la sua tirannia, aveva non poche qualità generose, e alcune delle più belle illustrazioni della natura umana furono fornite da lui.

Affinché non possano servire né adorare alcun dio, tranne il loro stesso Dio - Hanno dato i loro corpi alla fiamma piuttosto che fare questo.

29 Pertanto faccio un decreto - Margine, "Un decreto è fatto da me". Caldeo: "E da me è stabilito un decreto", o emanato. Questa parola caldea ( טעם e ‛êm ) significa, propriamente, "gusto, sapore"; poi "giudizio", il potere di "discernere" - apparentemente come di uno che può giudicare di "vino", ecc., dal gusto; poi la sentenza, il decreto che è conseguente ad un atto di giudicare - conservando sempre l'idea che la determinazione o il decreto si basi su una concezione dei veri meriti della causa.

Il decreto in questo caso non è stato concepito per essere considerato arbitrario, ma come fondato su ciò che era giusto e doveroso. Aveva visto prove che il Dio che questi tre giovani adoravano era un vero Dio, ed era in grado di proteggere coloro che confidavano in lui; e considerandolo come un vero Dio, fece questo annuncio, che gli fosse mostrato rispetto in tutto il suo regno esteso.

Che ogni popolo, nazione e lingua - Questo decreto è conforme allo stile consueto di un monarca orientale. Era, tuttavia, un fatto che l'impero di Nabucodonosor si estendeva su quasi tutto il mondo allora conosciuto.

Che dicono qualcosa di sbagliato - Margine, "errore". La parola caldeo ( שׁלה shaluh ) significa “errore, sbagliato”, e si riferisce qui a nulla che possa essere montato a guidare le menti degli uomini fuori strada per quanto riguarda il vero carattere del Dio che queste persone adoravano. La Vulgata lo rende "blasfemia". Così è reso anche in greco, βλασφημίαν blasphēmian.

L'intenzione era che il loro Dio fosse riconosciuto come un Dio di eminente potere e rango. Non sembra che Nabucodonosor intendesse dire che doveva essere considerato il "unico" vero Dio, ma era disposto, in accordo con le nozioni prevalenti di idolatria, a prendere il suo posto tra gli dei e un posto molto onorato.

Deve essere tagliato a pezzi - Margine, "fatto". Questa era una specie di punizione comune in molte nazioni antiche. - Gesenio.

E le loro case saranno trasformate in letamaio - Confronta 2 Re 10:27. L'idea è che si ponga sulle loro case il massimo disonore e disprezzo possibile, dedicandole agli usi più vili e offensivi.

Perché non c'è nessun altro dio che possa liberare dopo questo tipo - Non dice che non c'era nessun altro dio, perché la sua mente non era ancora arrivata a questa conclusione, ma non c'era nessun altro che avesse lo stesso potere del Dio di gli ebrei. Aveva visto una manifestazione del suo potere nella conservazione dei tre ebrei come nessun altro dio aveva mai esibito, ed era disposto ad ammettere che in questo senso superava tutte le altre divinità.

30 Quindi il re promosse Shadrach ... - Margine, "fatto per prosperare". Il caldeo non significa altro che "fatto per prosperare". Non risulta se li abbia restituiti ai loro primi posti, o ad onori più alti. Non vi sarebbe, tuttavia, nulla di incompatibile con il suo solito corso nel supporre che li elevasse a posizioni più elevate.

In provincia di Babilonia - Vedi le note a Daniele 2:49. Il greco e l'arabo aggiungono qui: "E li considerò degni di presiedere a tutti gli ebrei che erano nel suo regno". Ma nulla di ciò si trova nei Caldei, e non si sa da chi sia stata fatta questa aggiunta.

Nella versione Vulgata e greca, e in alcune delle edizioni critiche delle Scritture Ebraiche (Walton, Hahn, ecc.), a questo sono aggiunti i primi tre versetti del capitolo successivo. È noto che le divisioni dei capitoli non hanno alcuna autorità, ma è chiaro che questi versetti appartengono più propriamente al capitolo successivo che a questo, poiché il motivo ivi assegnato dal monarca per la proclamazione è quello che è venuto in mente a lui Daniele 3:2 , piuttosto che ciò che aveva visto in altri. La divisione, quindi, che si fa nella nostra versione comune della Bibbia, e nel siriaco e nell'arabo, è quella corretta.

Osservazioni pratiche

I. L'esempio riportato in questo capitolo Daniele 3:1 non è improbabile che sia il primo caso mai verificatosi nel mondo di tentativo di produrre “conformismo” nel culto idolatrico per statuto penale. Tuttavia, da allora è stato abbondantemente imitato, sia nel mondo pagano che nel mondo nominalmente cristiano. Non ci sono parti della storia più interessanti di quelle che descrivono il progresso della libertà religiosa; i vari passi che sono stati fatti per raggiungere il risultato che è stato ora raggiunto, e per stabilire i principi che ora sono considerati veri.

Tra le opinioni che si nutrivano in precedenza, e che sono tuttora sostenute in molti paesi, e quelle che costituiscono le nozioni protestanti sull'argomento, c'è una differenza maggiore di quella che c'è, per quanto riguarda i diritti civili, tra le opinioni che prevalgono sotto un Il dispotismo orientale e le più ampie e illuminate nozioni di libertà civile. Le opinioni che hanno prevalso sull'argomento sono le seguenti:

1. La dottrina "generale" tra i pagani era che c'erano molti dei in cielo e in terra, e che tutti avevano diritto alla riverenza. Si supponeva che una nazione avesse lo stesso diritto di adorare i propri dèi quanto un'altra, ed era considerato almeno un atto di cortesia mostrare rispetto agli dèi che ogni nazione adorava, nello stesso modo in cui si sarebbe mostrato rispetto per i sovrani che li presiedevano.

Quindi, gli dei di tutte le nazioni potrebbero essere costantemente introdotti nel Pantheon di Roma; quindi, c'erano pochi tentativi di "proselitismo" tra i pagani; e quindi, non era comune "perseguitare" coloro che adoravano altri dei. La persecuzione degli idolatri "da" coloro che erano idolatri era, quindi, raramente conosciuta tra i pagani, e la "tolleranza" non era contraria alle opinioni prevalenti, purché fossero riconosciuti gli dei del paese. Nell'antica Caldea, Assiria, Grecia e Roma, nei primi tempi, la persecuzione era rara e la tolleranza di altre forme di religione era normale.

2. Le opinioni che hanno prevalso portando alla persecuzione, e che sono una violazione, come supponiamo, di tutte le giuste nozioni di libertà in materia di religione, sono le seguenti:

(a) Quelli tra i pagani che, come nel caso di Nabucodonosor, richiedono a "tutti" di adorare un dio particolare che dovrebbe essere istituito. In tal caso, è chiaro che mentre tutti coloro che erano "idolatri" e che supponevano che "tutti" gli dei adorati da altri dovessero essere rispettati, potevano rendere omaggio; è anche chiaro che coloro che consideravano "tutti" gli idoli come falsi dei, e credevano che "nessuno" di loro dovesse essere adorato, potevano "non" obbedire al comando.

Tale era il caso degli ebrei che erano in Babilonia Daniele 3:8 , poiché supponendo che ci fosse un solo Dio, era chiaro che non potevano rendere omaggio a nessun altro. Mentre, quindi, ogni idolatra poteva rendere omaggio a “qualsiasi” idolo, l'ebreo poteva rendere omaggio a “nessuno”.

(b) Le opinioni tra i pagani che "proibiscono" l'esercizio di un certo tipo di religione. Secondo le opinioni prevalenti, non poteva essere tollerato alcun modo di religione che sostenesse che "tutti" gli dèi che venivano adorati erano falsi. La religione doveva essere identificata con i migliori interessi dello stato, ed era riconosciuta dalle leggi e protetta dalle leggi. Per negare la pretesa, quindi, di qualsiasi e di tutti gli dei che erano adorati; sostenere che tutti erano falsi allo stesso modo; invitare gli uomini ad abbandonare i loro idoli e ad abbracciare una nuova religione: tutto questo era considerato un attacco allo stato.

Questo fu l'atteggiamento che il cristianesimo assunse nei confronti delle religioni dell'impero romano, e fu questo che condusse alle feroci persecuzioni che vi imperavano. Mentre Roma poteva tollerare coerentemente qualsiasi forma di idolatria che riconoscesse la religione stabilita dallo stato, non poteva tollerare un sistema che sosteneva che "tutta" l'idolatria era sbagliata. Permetterebbe di collocare un altro dio nel Pantheon, ma non potrebbe riconoscere un sistema che eliminerebbe ogni dio da quel tempio.

Il cristianesimo, poi, fece guerra al sistema di idolatria che prevaleva nell'impero romano sotto due aspetti: proclamando una religione “più pura”, denunciando tutte le corruzioni che l'idolatria aveva generato, e che essa tollerava; e nel negare del tutto che gli dèi adorati fossero veri dèi, schierandosi così contro le leggi, il sacerdozio, le venerabili istituzioni e tutte le passioni e pregiudizi del popolo. Queste opinioni possono essere così riassunte:

(aa) tutti gli dei adorati da altri dovevano essere riconosciuti;

(bb) nuovi potrebbero essere introdotti dall'autorità dello Stato;

(cc) gli dei che lo stato approvava e riconosceva dovevano essere onorati da tutti;

(dd) se una persona negasse la propria esistenza e le proprie pretese di omaggio, sarebbe stata trattata come nemica dello Stato.

Fu su quest'ultimo principio che sorsero sempre le persecuzioni sotto le forme pagane della religione. Gli infedeli, infatti, sono stati abituati ad accusare il cristianesimo di tutte le persecuzioni a causa della religione, e a parlare in termini alti della "mite tolleranza degli antichi pagani"; della “tolleranza universale del politeismo”; dei “principi romani vedendo senza preoccupazione mille forme di religione che sussistono in pace sotto il loro gentile dominio.

” - Gibbone. Ma va ricordato che le nazioni pagane esigevano da ogni cittadino la conformità alle proprie idolatrie nazionali. Quando questo è stato rifiutato, la persecuzione è sorta come una cosa ovvia. Stilpo fu bandito da Atene per aver affermato che la statua di Minerva nella cittadella non era divinità, ma solo opera dello scalpello di Fidia. Protagora ricevette una punizione simile per questa frase: “Che ci siano dei o no, non ho niente da offrire.

” Prodico, e il suo allievo Socrate, subirono la morte per opinioni in contrasto con l'idolatria stabilita di Atene. Alcibiade ed Eschilo sfuggirono per un pelo a una fine simile per una causa simile. Cicerone pone come principio di legislazione del tutto conforme alle leggi dello stato romano, che «nessuno avrà dèi separati per sé; e nessuno adorerà da solo dèi nuovi o stranieri, a meno che non siano stati pubblicamente riconosciuti dalle leggi dello stato.

” - “De Legibus”, ii. 8. Giulio Paolo, il civile romano, dà quanto segue come una caratteristica principale del diritto romano: “Coloro che introdussero nuove religioni, o che erano sconosciute nella loro tendenza e natura, da cui le menti degli uomini potevano essere agitate, furono degradati, se appartenevano ai ranghi superiori e se si trovavano in uno stato inferiore, erano puniti con la morte”. Vedi le “Lezioni sulle prove del cristianesimo” di M'Ilvaine, pp. 427-429.

(c) I tentativi fatti per produrre conformità nei paesi in cui ha prevalso il sistema “cristiano”. In tali paesi, come tra i pagani, si è supposto che la religione sia un importante ausiliario ai fini dello Stato, e che sia giusto che lo Stato non solo la “protegga”, ma la “regoli”. Ha rivendicato il diritto, quindi, di prescrivere la forma di religione che prevarrà; esigere la conformità a ciò e punire tutti coloro che non si conformano al modo stabilito di culto. Questo tentativo di produrre conformismo ha portato alla maggior parte delle persecuzioni dei tempi moderni.

3. I principi che sono stati risolti dalle discussioni e dalle agitazioni dei tempi passati, e che sono riconosciuti in tutti i paesi dove vi sono giuste concezioni della libertà religiosa, e che sono destinati ancora ad essere universalmente riconosciuti, sono i seguenti:

(a) Ci deve essere, in materia di religione, perfetta libertà di adorare Dio nel modo che sarà più conforme alle opinioni dell'individuo stesso, purché nel farlo non interferisca con i diritti o disturbi il culto degli altri. Non è solo che gli uomini debbano essere "tollerati" nell'esercizio della loro religione - poiché la parola "tollerare" sembrerebbe implicare che lo stato avesse un qualche diritto di controllo in materia - ma la vera parola per esprimere l'idea è "libertà."

(b) Lo stato deve "proteggere" tutti nel godimento di questi uguali diritti. La sua “autorità” non va oltre; il suo “dovere” lo esige. Questi due principi racchiudono tutto ciò che è richiesto in materia di libertà religiosa. Sono stati nel nostro mondo, tuttavia, principi di lenta crescita. Erano sconosciuti in Grecia - perché Socrate morì perché non furono capiti; erano sconosciuti a Roma - poiché lo stato rivendicava il potere di determinare quali dei dovessero essere ammessi nel Pantheon; erano sconosciuti anche in Giudea - perché lì era stabilita una religione nazionale o di stato; erano sconosciuti a Babilonia - poiché il monarca reclamava il diritto di imporre la conformità alla religione nazionale; erano sconosciuti in Europa nel Medioevo - poiché tutti gli orrori dell'Inquisizione nascevano dal fatto che non venivano capiti;

La dottrina dell'intera libertà nella religione, della perfetta libertà di adorare Dio secondo le nostre concezioni di diritto, è "l'ultimo punto che la società deve raggiungere in questa direzione". È impossibile concepire che vi sia qualcosa “oltre” ciò che l'umanità deve desiderare nel progresso verso la perfezione dell'organizzazione sociale; e quando questo sarà raggiunto ovunque, gli affari del mondo saranno posti su una base permanente.

II. Nello spirito mostrato dai tre giovani, e nella risposta che diedero, quando furono accusati di non adorare l'immagine, e quando furono minacciati di una morte orribile, abbiamo una bella illustrazione della natura e del valore della "religione di principio, “ Daniele 3:12. Per permetterci di vedere la forza di questo esempio e di apprezzarne il valore, dobbiamo ricordare che questi erano ancora relativamente giovani; che erano prigionieri in una terra lontana; che non avevano amici potenti a corte; che avevano avuto, rispetto a quello che abbiamo noi, pochi vantaggi di istruzione; che furono minacciati di una morte orribile; e che non avevano nulla di mondano da sperare rifiutando di obbedire agli ordini del re.

Questo esempio è prezioso per noi, perché non è solo importante "avere religione", ma "avere il miglior tipo di religione"; ed è senza dubbio affinché noi "possiamo" avere questo, che tali esempi ci vengono presentati nelle Scritture. Riguardo a questo tipo di religione, tre sono le domande che si presentano: su cosa si fonda? cosa ci porterà a fare? e qual è il suo valore?

(1) Si basa principalmente su due cose: una visione intelligente del dovere e un principio fisso.

(a) Una visione intelligente del dovere; una conoscenza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Questi giovani avevano deciso con intelligenza che era giusto adorare Dio e che era sbagliato rendere omaggio a un idolo. Questa non era "ostinazione". L'ostinazione esiste dove un uomo ha preso una decisione e decide di agire, senza alcuna buona ragione, o senza una visione intelligente di ciò che è giusto o sbagliato, e dove aderisce al suo scopo non perché è giusto, ma per l'influenza di semplice “volontà”. La religione di principio si trova sempre dove c'è una visione intelligente di ciò che è giusto, e un uomo può dare una “ragione” per ciò che fa.

(b) Questa religione è fondata sulla determinazione di "fare" ciò che è giusto e di "non" fare ciò che è sbagliato. La domanda non è cosa è conveniente, o popolare, o onorevole, o redditizio, o piacevole, ma cosa è giusto.

(2) Cosa ci porterà a fare una tale religione? A questa domanda si può rispondere con un riferimento al caso dinanzi a noi, e si scoprirà che ci porterà a fare tre cose:

(a) Fare il nostro “dovere” senza essere solleciti o preoccupati per i risultati, Daniele 3:16.

(b) Confidare in Dio, sentendo che se gli piace “può” proteggerci dal pericolo, Daniele 3:17.

(c) Per compiere il nostro dovere, "qualunque siano le conseguenze, che ci protegga o meno", Daniele 3:18 ,

(3) Qual è il “valore” di questo tipo di religione?

(a) È l'unico tipo in cui esiste uno standard fisso e certo. Se un uomo regola le sue opinioni e la sua condotta dall'opportunità, o dal rispetto delle opinioni degli altri, o dal sentimento, o dagli impulsi popolari, non c'è standard; non c'è nulla di stabilito o definito. Ora una cosa è popolare, ora un'altra; oggi i sentimenti possono suggerire una cosa, domani un'altra; una volta l'opportunità suggerirà un corso, un altro un corso diverso.

(b) È l'unico tipo di religione su cui si può fare affidamento. Nel tentativo di diffondere il Vangelo; incontrare i mali che sono nel mondo; per promuovere la causa della temperanza, della castità, della libertà, della verità e della pace, l'unica cosa su cui si può fare affidamento permanente è la religione di principio. e

(c) È l'unica religione “certamente” genuina. Un uomo può vedere molta bellezza poetica nella religione; può avere molto della religione del sentimento; può ammirare Dio nella grandezza delle sue opere; può avere sentimenti calorosi; facilmente infiammato in materia di religione, e può anche piangere ai piedi della croce in vista dei torti e dei guai che ha sopportato il Salvatore; può essere impressionato dalle forme, dalla pompa e dallo splendore di una splendida adorazione, e ancora non avere un sincero pentimento per i suoi peccati, nessuna fede salvifica nel Redentore.

III. Abbiamo in questo capitolo Daniele 3:19 un caso commovente di un tentativo di “punire” gli uomini per aver tenuto certe opinioni, e per agire in conformità con esse. Quando leggiamo di un caso di persecuzione come questo, ci viene in mente di porci le seguenti domande: Che cos'è la persecuzione? perché è stato permesso da Dio? e quali effetti ne sono seguiti?

(1) Che cos'è la persecuzione? È il dolore inflitto, o una perdita o uno svantaggio nella persona, nella famiglia o nell'ufficio, a causa del possesso di determinate opinioni. Ha avuto “due” obiettivi: uno “punire” gli uomini per aver tenuto certe opinioni, come se il persecutore avesse il diritto di considerarlo un'offesa allo Stato; e l'altro una visione professata per reclamare coloro che sono fatti soffrire e per salvare le loro anime.

Per quanto riguarda il "dolore" o la "sofferenza" coinvolti nella persecuzione, non è importante quale "tipo" di dolore viene inflitto per costituire persecuzione. “Qualsiasi” sofferenza fisica; ogni privazione di comodità; l'eventuale esclusione dalla carica; qualsiasi rapina a pubblico biasimo; o qualsiasi forma di scherno, costituisce l'essenza della persecuzione. Si può aggiungere che non poche delle invenzioni più distinte per infliggere dolore, e conosciute come raffinatezze della crudeltà, sono state originate in tempi di persecuzione e probabilmente sarebbero state sconosciute se non fosse stato allo scopo di frenare gli uomini. dal libero esercizio delle opinioni religiose.

L'Inquisizione è stata molto eminente in questo; ed entro le mura di quella temuta istituzione è probabile che l'ingegno umano si sia esaurito nell'escogitare i più raffinati modi di infliggere il supplizio al corpo umano.

(2) Perché questo è stato permesso? Tra i motivi per cui è stato consentito ci possono essere i seguenti:

(a) Per mostrare il potere e la realtà della religione. Sembrava desiderabile sottoporlo a “tutti i tipi” di prova, per dimostrare che la sua esistenza non poteva essere spiegata se non supponendo che provenisse da Dio. Se gli uomini non fossero mai stati chiamati a "soffrire" a causa della religione, sarebbe stato facile per i nemici della religione sostenere che c'erano poche prove che fosse genuina, o che avesse valore, perché non era mai stata provata.

Confronta Giobbe 1:9. Così com'è, è stato sottoposto a “ogni forma” di prova che uomini malvagi potevano escogitare, e si è mostrata adatta ad affrontarle tutte. L'opera dei martiri è stata ben fatta; e la religione nei tempi del martirio si è mostrata tutto ciò che è desiderabile che fosse.

(b) Al fine di promuoverne la diffusione nel mondo. “Il sangue dei martiri” è stato “il seme della chiesa”; ed è probabile che la religione nei tempi passati abbia dovuto gran parte della sua purezza, e della sua diffusione, al fatto di essere stata perseguitata.

(c) Per adattare i sofferenti a un posto esaltato in cielo. Coloro che hanno subito la persecuzione hanno avuto bisogno di prove, così come di altre, perché “tutti” i cristiani hanno bisogno di loro – e i “loro” si sono presentati in questa forma. Alcuni dei tratti più belli del carattere cristiano sono stati messi in luce in relazione alla persecuzione e sono state fatte sul rogo alcune delle più trionfanti manifestazioni di preparazione al cielo.

(3) Quali sono stati gli effetti della persecuzione?

(a) È stato il punto "risolto" che la religione cristiana non può essere distrutta dalla persecuzione. Non c'è potere da esercitare contro di esso più potente di quello, per esempio, dell'impero romano; ed è impossibile concepire che vi siano più raffinatezze di crudeltà di quelle che sono state impiegate.

(b) L'effetto è stato quello di diffondere la religione che è stata perseguitata. Il modo in cui sono state sopportate le sofferenze inflitte ha mostrato che in essa c'è realtà e potere. È anche una legge della natura umana "simpatizzare" con gli offesi e gli oppressi, e impariamo insensibilmente a trasferire la simpatia che abbiamo per queste "persone" alle loro "opinioni". Quando vediamo uno che è "torto", scopriamo presto che i nostri cuori battono all'unisono con il suo, e presto ci troviamo a schierarci con lui in ogni cosa.

IV. Abbiamo in questo capitolo Daniele 3:24 un'illustrazione istruttiva della “protezione” che Dio offre al suo popolo nei momenti di prova. Questi uomini furono gettati nella fornace a causa della loro obbedienza a Dio e del loro rifiuto di fare ciò che sapevano che non avrebbe approvato. Il risultato mostrò, per un miracolo più manifesto, che avevano ragione nella condotta che presero, e la loro condotta fu l'occasione per fornire una prova più lampante della saggezza di confidare in Dio nel fedele adempimento del dovere, indipendentemente dalle conseguenze .

Simili illustrazioni sono state fornite nel caso di Daniele nella fossa dei leoni Daniele 6:16 , e di Pietro Atti degli Apostoli 12:1. Ma qui sorge una domanda di grande interesse, ovvero: che tipo di protezione possiamo "noi" cercare ora?

(1) Ci sono numerose “promesse” fatte ai giusti di ogni epoca e nazione. Non sono infatti promesse di interferenza "miracolosa", ma sono promesse di "un" interposizione di qualche tipo a loro favore, che mostrerà che "non è cosa vana servire Dio". Tra questi ci sono quelli registrati nei seguenti luoghi: Isaia 54:7; Matteo 5:4; Giobbe 5:19 ,

(2) Riguardo al "tipo" di interposizione che possiamo cercare ora, o alla "natura" dei favori impliciti in queste promesse, si può osservare:

(a) Che non dobbiamo cercare alcuna interposizione “miracolosa” a nostro favore.

(b) Non dobbiamo aspettarci che ci sarà sulla terra un "esatto aggiustamento" dei rapporti divini secondo i meriti di tutte le persone, o secondo i principi di un governo morale "completo", quando ci sarà un perfetto sistema di premi e punizioni.

(c) Non dobbiamo aspettarci che ci saranno ricompense così evidenti e aperte di obbedienza, e benefici così diretti e costanti derivanti dalla religione in questo mondo, da condurre gli uomini "semplicemente" da questi a servire e adorare Dio. Se la religione fosse “sempre” accompagnata dalla prosperità; se i giusti non fossero mai perseguitati, non fossero mai poveri o non fossero mai in lutto, moltitudini sarebbero indotte a diventare religiose, poiché molti seguivano il Salvatore, non perché vedessero i miracoli, ma perché mangiavano dei pani e dei pesci, ed erano pieno: Giovanni 6:26.

Mentre, dunque, qui nella Divina amministrazione è doveroso che vi siano tante e così marcate interposizioni a favore del bene da mostrare che Dio è amico del suo popolo, non è “non” proprio che vi sia così molti che gli uomini sarebbero stati indotti a impegnarsi nel suo servizio per amore della ricompensa piuttosto che per amore del servizio stesso; perché devono essere felici, piuttosto che perché amano la virtù.

Si può dunque aspettarsi che, mentre il corso generale dell'amministrazione divina sarà a favore della virtù, vi sarà molto mescolato con ciò che sembrerà di natura contraria; tanto che sarà adatto a “mettere alla prova” la fede del popolo di Dio, ea mostrare che ama il suo servizio fine a se stesso.

V. Abbiamo, in Daniele 3:28 , un esempio lampante dell'effetto che l'adesione al principio produrrà sulle menti degli uomini mondani e malvagi. Tali uomini non hanno "amore" per la religione, ma possono vedere che un certo corso si accorda con le opinioni che si professano e che indica un'elevata integrità.

Possono vedere che la fermezza e la coerenza sono degne di lode e ricompensa. Essi possono vedere, come fece Nabucodonosor in questo caso, che una tale condotta assicurerà il favore divino, e saranno disposti a onorarlo per questo motivo. Per un certo periodo, una condotta tortuosa può sembrare prosperare, ma alla fine, solida fama, alte ricompense, cariche onorevoli e un grato ricordo dopo la morte, seguono il sentiero della rigorosa integrità e della virtù inflessibile.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Daniele 3

1 INTRODUZIONE A DANIELE 3

In questo capitolo viene dato il resoconto di un'immagine d'oro fatta da Nabucodonosor; le sue dimensioni; e dove è posto, Daniele 3:1, un appello a tutti i suoi principi, governatori e ufficiali, ad assistere alla dedicazione di esso, Daniele 3:2,3, un proclama che comanda agli uomini di tutte le nazioni di prostrarsi e adorarlo, all'udire il suono della musica, Daniele 3:4-7, un'accusa dei Giudei al re, in particolare Sadrac, Mesac e Abednego, per non averlo adorato, Daniele 3:8-12, il re li mandò a chiamare con rabbia, e minacciò di gettarli in una fornace ardente se avessero continuato a disobbedire alla sua volontà, Daniele 3:13-15, la loro risposta, che mostrò in ogni caso una risoluzione inflessibile di non obbedire, Daniele 3:16-18 l'ordine del re di riscaldare la fornace sette volte più calda del solito, e li gettarono in esso, cosa che fu eseguita; la conseguenza di ciò fu che coloro che li gettarono furono distrutti dal calore veemente della fornace, ma i tre Giudei rimasero illesi, Daniele 3:19-23. lo stupore di Nabucodonosor alla vista di quattro persone, invece di tre; e questi sciolti, camminando in mezzo al fuoco senza danno; e uno di loro simile al Figlio di Dio, che egli osservò ai suoi consiglieri, Daniele 3:24,25, al che egli chiamò Sadrac, Mesac e Abed-nego perché uscissero dalla fornace, cosa che fecero in presenza dei suoi capi, governatori e ufficiali, non avendo ricevuto il minimo danno nelle loro persone o vesti, Daniele 3:26,27 e poi il re, lodando il Dio dei Giudei, pubblicò un editto secondo cui nessuno avrebbe dovuto parlare contro di lui sotto pena di morte; e restituì ai tre uomini la loro antica dignità, Daniele 3:28-30

Versetto 1. Il re Nabucodonosor fece un'immagine d'oro,

Non d'oro massiccio, ma di una lamina d'oro cava all'interno, o di legno ricoperto d'oro, perché altrimenti avrebbe dovuto prendere una quantità prodigiosa d'oro per fare un'immagine delle dimensioni seguenti; questo sia ordinato ai suoi statuari o operai di farglielo; sia che questa immagine fosse per lui, o suo padre Nabopolassar, o per il suo dio principale Bel, o come una nuova divinità, non è facile a dirsi; Tuttavia, fu realizzato per il culto religioso: non si possono accertare i motivi che lo spinsero ad esso; potrebbe essere per orgoglio e vanità, e per esporre la gloria e la stabilità della sua monarchia, come se non fosse solo la testa d'oro, ma come un'immagine tutta d'oro; e di contraddire l'interpretazione del suo sogno, e di scongiurare il destino del suo impero da esso significato; o di purificarsi dalle gelosie che i suoi sudditi avevano nutrito nei suoi confronti, di abbandonare la religione del suo paese e di abbracciare la religione ebraica, con la sua lode del Dio d'Israele e la promozione degli ebrei a posti di fiducia e onore; o ciò poteva essere fatto con il consiglio dei suoi nobili, per stabilire un'uniformità di religione nel suo regno e per prevenire la crescita del giudaismo; e potrebbe essere per tendere un laccio a Daniele e ai suoi compagni; di cui abbiamo un esempio del genere simile nel capitolo sei. Quando questa immagine sia stata realizzata non è certo; Alcuni pensano in breve tempo dopo il suo sogno prima raccontato; se così fosse, presto lo dimenticò e il Dio che lo aveva rivelato. La versione dei Settanta e quella araba lo collocano nel diciottesimo anno del suo regno; e alcuni sono dell'opinione che sia stato dopo le sue vittorie sui Giudei, su Tiro, sull'Egitto e su altri; e che, arrossendo di ciò, nell'orgoglio del suo cuore, ordinò che si facesse questa immagine; e con il bottino portò con sé dai vari paesi che aveva conquistato. Il signor Whiston pone questo fatto nell'anno del mondo 3417; A.M., e prima di Cristo 587; e così il dottor Prideaux, che lo fa essere nel diciottesimo anno di Nabucodonosor, in accordo con le versioni di cui sopra. Il signor Bedford lo colloca nell'anno prima di Cristo 585:

la cui altezza era di sessanta cubiti e la sua larghezza di sei cubiti; un cubito comune era di mezzo metro, era alto trenta metri e largo tre; ma Erodoto dice che il cubito del re a Babilonia era tre dita più grande del solito; e, secondo ciò, questa immagine doveva essere alta trentacinque iarde e larga tre iarde e mezzo; ma poiché c'è una così grande sproporzione tra l'altezza e la larghezza, alcuni hanno pensato che l'altezza includa il piedistallo su cui si trovava; e, Tenendo conto di dodici cubiti, l'altezza dell'immagine era di quarantasei cubiti. Diodoro Siculo fa menzione di una statua d'oro nel tempio di Belo, che Serse demolì, che era alta quaranta piedi, e conteneva mille talenti babilonesi d'oro, che, al calcolo più basso, ammonta a tre milioni e mezzo del nostro denaro; quale immagine il dottor Prideaux [a] congettura fosse questa immagine di Nabucodonosor; ma questo non sembra probabile, poiché l'uno era alto tra i trenta e i quaranta metri, l'altro solo tredici o quattordici; l'uno nella pianura di Dura, l'altro nel tempio di Bel:

la stabilì nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia; affinché fosse visto da tutti, e ci fosse abbastanza posto per un gran numero di fedeli insieme. La versione dei Settanta chiama questo luogo la pianura di Deeira, che alcuni ritengono essere la Deera di Tolomeo (b), ma che si trova nella provincia della Susiana, piuttosto Duraba (c), che egli colloca vicino al fiume Eufrate, nella provincia di Babilonia. Aben Esdra dice, questo è il luogo dove caddero i figli di Efraim, e dove i Caldei uccisero gli Ebrei quando entrarono in cattività. Nel Talmud è detto:

"dal fiume Eshal fino a Rabbath è la valle di Dura";

in arabo , "dauro" significa "rotondo"; Era una valle rotonda. Gli ebrei hanno l'idea che questa fosse la valle nella terra di Shinar dove fu costruita la torre di Babele; e osservare, che

"sebbene il disegno di quella generazione non sia stato realizzato, tuttavia dopo i loro tempi la loro punizione fu resa manifesta, in quanto dissero: "Facciamoci un nome", Genesi 11:4 poiché Nabucodonosor avendo devastato e sovvertito molti regni e distrutto il santuario, ritenne possibile mettere in esecuzione il malvagio disegno dell'età della dispersione; per questo è detto, Daniele 3:1, "Il re Nabucodonosor fece una immagine, ecc. e la eresse", בבקעת דורא, "nella valle della generazione", nella provincia di Babilonia, che è la valle di cui si parla in Genesi 11:2,9 ciò che dunque non poterono fare, tentò di farlo; quindi radunò tutto il popolo per adorare l'immagine, che concorda con Genesi 11:4, poiché egli mise un certo vaso dei vasi del tempio sulla bocca di esso (l'immagine), sul quale era inciso il nome divino, per poter rendere inefficace l'intenzione della generazione dispersa, ma la Scrittura dice, Geremia 51:44, "e punirò Bel in Babilonia, e farò uscire dalla sua bocca ciò che ha inghiottito, e le nazioni non affluiranno più verso di lui"; poiché Daniele venne e fece togliere quel vaso che era stato inghiottito dalla bocca della immagine, donde cadde, e fu frantumato, che è lo stesso di quello in Genesi 11:4 ".

2 Versetto 2. Allora il re Nabucodonosor mandò a radunare i capi,

Inviò lettere, o inviò messaggeri, nelle diverse province del suo impero, e parti dei suoi domini, per convocare tutti i pari del suo regno, e i governatori delle province, e tutti gli ufficiali, civili, militari e religiosi, espressi con vari nomi e titoli:

i governatori, i capitani, i giudici, i tesorieri, i consiglieri, gli sceriffi e tutti i governanti delle province; Chi siano particolarmente e distintamente progettati non è facile da dire. Jacchiade pensa che rispondano agli stessi uffici e ufficiali che ora prevalgono nell'impero turco; i principi sono i "bashaw"; governatori i "beglerbegs"; capitana le "agas" dei giannizzeri; giudica i "kadies"; tesorieri, i "deflitterari"; i consiglieri, gli "alphakies"; e "zayties the sheriffs"; i loro medici principali, i loro "muphties", come L'Empereur; e i governanti delle province, gli "zangiakies" o "visir"; ma, chi volessero, erano gli uomini principali dell'impero, sia nelle cose civili, sia in quelle militari ed ecclesiastiche, che erano ordinate

per venire alla dedicazione dell'immagine che il re Nabucodonosor aveva eretto; perché, sebbene fosse stato fatto e allestito, non era un vero e proprio oggetto di culto fino a quando non fu dedicato; e ciò che si faceva bruciando incenso, suonando trombe, ecc. Ora questi grandi uomini erano riuniti insieme in questa occasione, a causa del maggior onore reso con ciò al re e alla sua immagine; e anche con il loro esempio per coinvolgere più facilmente il popolo al culto di esso; e similmente come rappresentanti di loro, poiché non potevano essere raccolti tutti insieme in un unico luogo; e può darsi che sia stato fatto, come alcuni pensano, per intrappolare Daniele e i suoi compagni. Filostrato fa menzione di un ufficiale a Babilonia che aveva la custodia della grande porta della città, che alcuni ritengono essere la stessa cosa del primo tipo qui menzionato, che per primo offrì la statua d'oro del re perché fosse adorata prima di permettere a qualcuno di entrare nella città, il che forse avrebbe potuto prendere origine dall'adorazione di questa immagine d'oro

3 Versetto 3. Allora i principi, i governatori e i capitani,

E tutti gli altri ufficiali sopra menzionati, avendo ricevuto gli ordini dal re, in obbedienza a loro,

si radunarono per la dedicazione dell'immagine che il re Nabucodonosor aveva eretto; Con grande spesa, e con molta fatica e fatica, vennero da ogni parte per assistere a questa grande solennità:

e si fermarono davanti alla statua che Nabucodònosor aveva eretto; si fermarono a guardarlo, e ne videro le diverse parti; si fermarono e la guardarono con meraviglia, la sua ricchezza e la sua grandezza; si alzarono in piedi e assistettero a tutti i riti e le cerimonie della sua dedicazione; essi si alzarono ed erano pronti a prostrarsi e ad adorarla, quando fu data la parola di comando; tanto erano ossequiosi alla volontà del re

4 Versetto 4. Allora un araldo gridò forte:

Che la sua voce potesse essere udita in tutta la pianura; o se si dovesse pensare che non fosse sufficiente per essere ascoltati dappertutto, il che probabilmente era il caso, e dove; Essendo un numero così grande riunito insieme, tutti non potevano udire un solo uomo, il singolare può essere messo al plurale; e molti, essendo posti in luoghi diversi della pianura, e parlando lingue diverse, potevano proclamare quando l'immagine era dedicata, come segue:

a te è comandato; per autorità del re:

O popoli, nazioni e lingue; i diversi regni, stati e province, che appartenevano alla monarchia babilonese, e parlavano lingue diverse, come ora rappresentati dai loro diversi governatori e ufficiali; come gli Armeni, i Parti, i Medi, i Persiani, ecc.

5 Versetto 5. Che in quel momento sentirete il suono della cornetta,

Così chiamato dal corno di cui era fatto; una specie di tromba; così i Giudei avevano trombe di corna d'ariete.

flauto; o pipa, o fischietto, così chiamato per il suo sibilo; è usato della pipa o del fischietto del pastore; vedi Zaccaria 10:8,

arpa; uno strumento musicale usato da Davide, e molto in uso tra i Giudei e altre nazioni;

sacco; o "sambuca"; che, secondo Ateneo, era uno strumento a quattro corde, un'invenzione dei Siri; e Strabone, uno scrittore greco, ne parla come di un nome barbaro, come erano considerati dai Greci quelli orientali:

salterio; questa sembra essere una parola greca, come la successiva che segue, resa "dulcimer"; ma nel testo originale c'è "symphonia"; che non significa sinfonia, o un concerto o un consort di musica, ma un particolare strumento musicale. Maimonide ne fa menzione come strumento musicale, tra gli altri; Servio lo chiama un tubo obliquo, e Isidoro lo descrive come un pezzo di legno cavo, su cui si stendeva del cuoio, e che veniva battuto con verghe o bastoni, qualcosa di simile al nostro tamburo: il re di Babilonia poteva avere musicisti greci, o, comunque, strumenti musicali greci, nella sua corte, come i Greci avevano dalle nazioni orientali:

e tutti i tipi di musica; che si poteva avere o pensare; E questo fu fatto in onore di questo idolo, e per attirare le persone carnali e sensuali all'adorazione di esso, secondo l'ordine dato:

Voi prostratevi e adorate la statua d'oro che il re Nabucodonosor ha eretto; Quando udivano il suono della musica, immediatamente dovevano rifugiarsi nella pianura dove si trovava l'immagine e renderle la loro adorazione; o prostrarsi nelle proprie case in suo onore; e forse in tutte le città e i paesi dell'impero furono nominate persone per suonare questa musica; all'udire ciò, tutti i popoli, le nazioni e le lingue dovevano inchinarsi, in segno della loro religiosa considerazione per esso

6 Versetto 6. E chi non si prostrerà per adorare,

Chi rifiuta di adorarlo, o lo trascura volontariamente; il che sarebbe interpretato come un disprezzo di esso e del comando del re:

in quell'istante sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente; quelli che venivano usati per bruciare le pietre per la calce, come osserva Jacchi: la musica doveva attirare, la fornace doveva guidare, gli uomini a questo culto idolatrico; l'uno era quello di compiacere e calmare le menti degli uomini, e così attirarli a un servizio così stupido; l'altro per spaventarli e indurli all'obbedienza. È la prima volta che nelle Sacre Scritture si parla di "ore"; fu molto probabilmente un'invenzione dei Caldei o dei Babilonesi; poiché Erodoto dice che i Greci ricevettero le dodici parti del giorno dai Babilonesi

7 Versetto 7. Pertanto, in quel momento,

Veniva pubblicato un editto così severo, che minacciava una punizione così terribile:

quando tutto il popolo udì il suono della cornetta, del flauto, della cetra, del salterio, del salterio e di ogni sorta di musica; non solo a Babilonia, e che abitava vicino alla pianura di Dura, ma in tutti i luoghi dove si giocava.

tutto il popolo, le nazioni e le lingue si prostrarono e adorarono la statua d'oro che il re Nabucodonosor aveva eretto; Che per amore della musica, per paura della fornace, per la superstizione e l'idolatria e per il comando del re, uomini di ogni nazione e lingua le resero omaggio e adorazione

8 Versetto 8. Perciò in quel tempo si avvicinarono alcuni Caldei,

Cioè, al re Nabucodonosor, o nel suo palazzo a Babilonia, o più probabilmente nella pianura di Dura:

e accusarono gli ebrei; in particolare Sadrac, Mesac e Abednego, come accennato in seguito, di non aver obbedito al comando del re, di adorare l'immagine d'oro: questi Caldei al momento dell'adorazione avevano gli occhi puntati sugli ebrei, in particolare su quei tre uomini, per osservare come si sarebbero comportati; e poiché si alzavano in piedi mentre gli altri cadevano, erano facilmente osservati; perciò si affrettano immediatamente dal re, per dare queste informazioni contro di loro; i cui posti di fiducia e di onore invidiavano, e ora speravano di essere messi in loro al loro posto, e se questi erano i Caldei, o alcuni di loro, le cui vite questi uomini erano stati il mezzo per salvare, come è probabile, recitavano una parte molto ingrata. Ci si dovrebbe chiedere: come mai questi tre uomini erano presenti? Si può rispondere che sono venuti qui in obbedienza agli ordini del re, come i suoi ufficiali, che li avevano convocati in questo luogo; cosa che giudicarono il loro dovere di fare, sebbene decidessero di non adorare la sua immagine, se lo avesse richiesto; o sono venuti qui apposta per portare la loro testimonianza contro tale idolatria. Non si fa menzione di Daniele; molto probabilmente non era qui; per quali ragioni non si può dire; tuttavia, nessuna accusa è mossa contro di lui; Forse era troppo grande per essere immischiato, essendo molto apprezzato dal re

9 Versetto 9. Essi parlarono e dissero a Nabucodònosor:

Avendo avuto accesso a lui, e sotto la sua udienza, si espressero nel modo seguente:

O re, vivi in eterno; Dicevano questo per mostrare la loro fedeltà e il loro sincero attaccamento a lui, e il loro rispetto per il suo benessere e la continuazione della sua vita; e piuttosto per ingraziarsi i suoi affetti e ottenere udienza da lui; vedi Gill in "Daniele 2:4”

10 Versetto 10. Tu, o re, hai emanato un decreto,

Secondo la sua mente e la sua volontà, e che aveva pubblicato come tale ai suoi sudditi:

che ogni uomo; sia chi vuole, alto o basso, ricco o povero, in qualsiasi condizione o condizione.

che udranno il suono del corno, del flauto, della cetra, del salterio, del salterio e di ogni sorta di musica; come era stato appena soffiato o suonato:

si prostrerà e adorerà la statua d'oro; che il re aveva ordinato di fare e stabilire, e ora dedicata, ed era stata adorata da uomini di ogni rango

11 Versetto 11. E chi non si prostrerà per adorare,

L'immagine; Quanto sopra è il decreto, questo che ne segue la sanzione:

che fosse gettato in mezzo alla fornace di fuoco ardente; vedi Gill su "Daniele 3:6”

12 Versetto 12. Ci sono certi ebrei,

Uomini, per nascita, per nazione e religione, spregevoli, stranieri, esuli e prigionieri; Osservano questo a mo' di disprezzo, e tacitamente suggeriscono che non sono mai stati degni della considerazione del re, e persone improprie da mettere in luoghi di profitto e fiducia, e che il re aveva fatto una cosa sbagliata nel farli avanzare:

al quale tu hai posto capo degli affari della provincia di Babilonia; di non fare in modo che le strade, le vie e le mura fossero tenute in ordine, come osserva Saadiah; poiché questo è menzionato come un aggravamento del loro crimine, che, essendo posti in luoghi così alti, si siano resi colpevoli di tanta ingratitudine verso il re, e abbiano dato un così cattivo esempio ai suoi sudditi:

Sadrac, Mesac e Abednego; per nome; non dicono nulla della gente comune degli ebrei, che o non era presente, era impiegata in modo servile, o era al di sotto della loro attenzione; né di Daniele, che era al di sopra di loro, e fuori dalla loro portata, e al quale il re stesso, come osserva Aben Esdra, aveva ordinato che fosse offerta un'oblazione; o forse non c'era, perché era malato, o per affari del re altrove; perché che fosse presente e venerato non può mai essere immaginato da nessuno che conosca il suo carattere. I Giudei, che non mostrano tutto il rispetto che è dovuto a Daniele, dicono di lui alcune cose molto oziose e stolte, come ragioni per cui non era presente in quel momento. Si chiede:

"dov'è andato Daniel? dice Rab, per scavare un grande fiume a Tiberiade; alcune copie leggono, In a Mountain; ma Samuele dice: "Prendere il seme delle erbe, cibo per le bestie"; e R. Jochanan dice, per andare a prendere i porci da Alessandria d'Egitto c'erano tre nella consultazione sulla sua assenza in questo momento, il santo Dio benedetto, Nabucodonosor, e Daniele stesso. Il santo e benedetto Dio disse: "Che Daniele se ne vada, affinché non si possa dire: essi (i tre bambini) sono stati liberati per i suoi meriti; Daniele disse: «Me ne andrò di qui, per non adempiere che: «Brucerete le immagini scolpite dei loro dèi»; Nabucodonosor disse: "Si assenti Daniele, perché non si dica che ha bruciato il suo Dio nel fuoco".

Questi uomini, o re, non ti hanno considerato; non mostrava alcun rispetto per la sua persona e la sua autorità; essi disobbedirono ai suoi ordini e si resero colpevoli di ribellione contro di lui e di disprezzo della maestà.

non servono i tuoi dèi; che il re e la nazione adorarono, come Bel, Nebo, Merodac e altri.

e non adorare la statua d'oro che hai eretto; non si inchinarono davanti ad esso, in segno di riverenza, come era stato ordinato; Sapevano che questo sarebbe stato la più provocante per il re

13 Versetto 13. Allora Nabucodonosor, nel suo furore e nel suo furore,

Il che non lo rendeva come uomo, né tanto meno come re, e ancor meno come dedito alla devozione e alla religione;

comandò di portare Sadrac, Mesac e Abed-nego; cioè, immediatamente davanti a lui; che molto probabilmente non erano lontani: non ordinò che nella sua ira e furia fossero uccisi direttamente, come fece con i saggi e gli indovini in un altro caso; ma di essere portato davanti a lui, ed esaminato per primo, affinché potesse conoscere la verità di queste accuse contro di loro; il che dimostra, in mezzo a tutto il suo furore, che conservava ancora un certo rispetto per loro, e stima per loro:

poi condussero questi uomini davanti al re; il che non ebbero molta difficoltà a fare, essendo molto pronti a venire a rispondere per se stessi, e a rendere conto della loro condotta e della loro ragione

14 Versetto 14. Nabucodonosor parlò e disse loro: È vero?

Ciò che ho sentito dire di te, ciò di cui sei accusato e accusato, non può certo essere; così Aben Esdra e Saadiah interpretano la parola come noi, e tutte le versioni orientali: è usata solo in questo luogo: è espressa in modo di ammirazione, come osserva Jacchiade; è incredibile per il re, ciò che non avrebbe mai potuto credere, a meno che non apparisse chiaro ai suoi occhi. Alcuni lo dicono: è una "desolazione"? così Jarchi; il mio decreto è tale? o non dovresti obbedire ad esso? se questo fosse sofferto, nel regno non seguirebbe altro che disordine e desolazione: oppure, "è di proposito?" come gli altri; hai fatto questo volontariamente e consapevolmente, o per imprudenza e inavvertenza? se quest'ultimo, è perdonabile; in caso contrario, non può essere sopportato. Deuteronomio Dieu, dall'uso siriaco della parola, lo rende "è uno scherzo?" Dici sul serio, o scherzo, "che non adori i miei dèi? O ti prendi gioco di me e di loro?"

O Shadrac, Mesac e Abednego; al quale ho conferito tanti favori, elevati da un basso ad alto rango, e tuttavia usati da voi in questo modo:

Non servite voi i miei dèi; Si potrebbe pensare che non avesse bisogno di fare questa domanda; poiché doveva sapere che, per la loro nazione e religione, servivano un solo Dio e non potevano servirne un altro; e che con la loro pratica quotidiana non lo facevano mai, in cui erano indulgenti:

e non adorare la statua d'oro che ho eretto? È per amore di questo che viene posta la domanda; questa era la cosa a cui il suo cuore era fissato; e tale era il suo orgoglio, che non poteva sopportare alcun controllo su di esso

15 Versetto 15. Ora, se siete pronti a sapere in quale tempo udirete,

Il significato è che, se erano disposti di mente, cosa che il re desiderava molto, lo avrebbero fatto, sia per il suo onore, sia per la loro sicurezza, per i quali aveva un riguardo, ed erano disposti a obbedire ai suoi ordini, e a obbedire prontamente alla sua volontà e ad adorare il suo idolo; il seguente sarebbe stato un segnale per loro: e tutto andrebbe bene per loro: o può essere tradotto: "quando ora sarete, che in quale tempo udrete"; poiché la parola significa futuro, così come "pronto", ed è da alcuni tradotta così; e il senso è, quando sarà, o per il futuro, che dovrebbero udire

il suono della cornetta, del flauto, dell'arpa, del salterio, del dulcimer, e di ogni genere di musica; che veniva suonato non solo una volta, ma forse a certe ore ogni giorno, e progettato per continuare:

Voi vi prostrate e adorate l'immagine che io ho fatto; Va bene; Così facendo l'ira del re si placasse, le loro vite fossero preservate e continuassero nel suo favore e nei loro onorevoli posti.

ma se non adorate, sarete gettati in quell'istante in mezzo a una fornace di fuoco ardente; immediatamente, senza alcun ritardo; Nessuna tregua sarà concessa, e tanto meno un perdono:

e chi è quel Dio che vi libererà dalle mie mani? conosceva la loro fiducia nel Dio d'Israele, che egli tenta di spezzare e rimuovere; egli prevedeva l'obiezione che avrebbero fatto, che si sforza di anticipare con questo orgoglio e vanità vanaglorioso, dimenticando ciò che egli stesso aveva detto, Daniele 2:47

16 Versetto 16. Sadrac, Mesac e Abed-nego risposero e dissero al re:

In modo mite e gentile, senza offendere sua maestà o insultare i suoi dèi, e tuttavia senza il minimo grado di timore servile o di adulazione servile:

O Nabucodonosor, non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda; sull'adorazione dell'immagine; Non siamo solleciti riguardo alla scelta delle parole, o al modo in cui redigere la nostra risposta, è pronta nelle nostre bocche; Non abbiamo bisogno di prenderci il tempo di considerare questa faccenda, e pensare a cosa dire, siamo a un punto al riguardo: come tu sei perentorio nella tua volontà di adorare la tua immagine, noi siamo tanto risoluti, quanto determinati, a non adorarla mai; in modo che non ci sia bisogno di perdere tempo in un dibattito al riguardo; tu sei giunto a una conclusione, e lo siamo anche noi: o in questa faccenda, riguardo al potere del nostro Dio di liberare, non siamo solleciti riguardo a una risposta a ciò; Lasciamo a lui il compito di difendere se stesso, e il suo potere, contro tali insulti su di lui

17 Versetto 17. Se è così,

che dobbiamo essere gettati nella fornace ardente, come tu hai minacciato.

il nostro Dio che serviamo; poiché, sebbene non servissero gli dèi dei Babilonesi, non vivevano senza Dio nel mondo; credettero nell'unico vero Dio, il Dio d'Israele, il loro Dio e Padre del patto; che essi adoravano, per il quale si interessavano e che avevano e avrebbero avuto riguardo per loro.

è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente; o per impedire che vi fossero gettati dentro, o per preservarli illesi in essa, e per portarli al sicuro fuori da essa: esempi della sua potenza in altri casi, come il passaggio degli Israeliti attraverso il Mar Rosso al sicuro, quando i loro nemici furono annegati, con altri, confermarono la loro fede in questo:

ed egli ci libererà dalla tua mano, o re; potrebbero avere una speranza e una persuasione ben fondate di liberazione, derivanti in parte da precedenti esempi della potenza e della bontà divina in casi simili; e in parte dalla considerazione della gloria di Dio, che qui sarebbe molto evidente; e principalmente a causa della sfida del re a Dio e della bestemmia contro di lui, di cui avevano motivo di credere che si sarebbe presa in considerazione; poiché non sembra che avessero alcuna previsione di una certa liberazione, o alcun segno segreto di essa a loro, o una piena assicurazione di essa, come è evidente da ciò che segue:

18 Versetto 18. Ma in caso contrario,

Se il nostro Dio non ritiene opportuno esercitare la sua potenza e liberarci, cosa che siamo ben certi che è in grado di fare; se non è la sua volontà, siamo contenti, ci siamo rassegnati ad essa:

O re, sia noto a te che non serviremo i tuoi dèi, sia come sia, sia che siamo liberati o no; non siamo sicuri dell'uno e dell'altro, ma siamo a un punto per quanto riguarda l'altro.

e non adorare la statua d'oro che hai eretto; Vieni la vita, arriva la morte, siamo pronti; Preferivamo morire che peccare: erano tutti d'accordo e d'accordo su questa questione; un nobile esempio di fortezza spirituale e di coraggio!

19 Versetto 19. Allora Nabucodònosor fu pieno di furore,

Irritato dalla risposta che gli fu data; Accorgersi delle sue minacce non fece alcuna impressione su questi tre uomini, e che erano risolutamente decisi in ogni caso a non obbedire alla sua volontà:

e l'aspetto del suo volto fu cambiato contro Sadrac, Mesac e Abed-nego; non solo a quello che era nei tempi passati, quando erano i suoi favoriti, e lui sorrideva loro; ma rispetto a ciò che era mentre erano sotto esame, e cercava di portarli alla sua volontà; quando lo trovò impraticabile, la furia si alzò e si mostrò nei solchi e nelle sopracciglia della sua fronte; nell'acutezza del suo naso; nei suoi occhi scintillanti, nella bocca schiumante e nei denti digrignanti, e in quel generale rossore di cui il suo volto era coperto:

perciò egli parlò e ordinò che si riscaldasse la fornace sette volte di più di quanto si fosse soliti riscaldare; Sembra che questa sia una fornace per questo scopo, e dove si usava bruciare i malfattori; essendo una punizione comune presso i Caldei; vedi Geremia 29:22 l'ordine era di mettere sette volte più combustibile nella fornace, affinché fosse tanto più calda e bruciasse tanto più ardente; il quale ordine del re mostra sì la grandezza della sua ira e del suo furore, ma nello stesso tempo che lo aveva trasportato fuori dal suo senno e dal suo giudizio; poiché un fuoco così feroce era meglio per i tre uomini, supponendo che fossero morti come lui intendeva; che ne sarebbe stato eliminato prima, e quindi non soffrire tanto dolore e tormento quanto in un fuoco lento, o in meno calore; ma questo fu annullato dalla provvidenza di Dio, affinché così avvenisse, affinché il miracolo del loro camminare in esso senza segni e illesi, e la loro liberazione da esso, potesse apparire più grande

20 Versetto 20. E diede quest'ordine agli uomini più potenti che erano nel suo esercito,

Il più famoso per coraggio d'animo e forza di corpo, che erano in tutto il suo esercito:

legare Shadrac, Mesac e Abednego le mani o i piedi, o entrambi, a meno che non si possa pensare che fossero tutti e tre legati insieme in un unico fascio, e così gettati nella fornace; il che non è improbabile, come osserva Gejerus; vedendo che il re in seguito si meravigliò di vederli camminare separatamente nella fornace: non c'era bisogno di legarli, perché non avrebbero resistito; e se egli ordinò questo per proteggerli dal potere del loro Dio, fu vano e stolto;

e di gettarli nella fornace di fuoco ardente: se erano tutti e tre legati insieme, ci volevano alcuni uomini abili per prenderli e gettarli dentro, specialmente se la fornace era sopra di loro; sebbene sia più probabile che fosse un luogo più depresso, o sotto di loro, e quindi il lancio era più facile

21 Versetto 21. Allora questi uomini furono avvolti nelle loro giacche,

I loro cappotti superiori, mantelli o mantelli, come Aben Esdra e Jacchiade; sebbene, secondo l'uso della parola nella lingua araba, si intendano i "femoralia" o calzoni:

Le calze, i cappelli e le altre vesti, i turbanti sul capo, che si usava di solito in quei paesi, le calze, i calzari e gli altri indumenti intimi, come panciotti e camicie, che per fretta o per negligenza o per intenzionalità erano tenuti addosso per rendere più grande il loro tormento, ma che il Signore aveva voluto rendere il miracolo più evidente. Secondo Cocceio e Bineo, la prima di queste parole significa la copertura esterna del corpo, come mantelli, ecc.; la seconda la copertura dei piedi, come calze, scarpe e sandali; e la terza la copertura della testa, come berretti, turbanti, elmi, ecc.; l'ultima le vesti interne che erano sotto quelle superiori:

e furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente; nei modi e nelle circostanze prima di cui

22 Versetto 22. E perciò, poiché il comandamento del re era urgente,

O fu ordinato di essere obbediti in fretta, e con rapidità e rapidità, quindi gli uomini furono gettati nella fornace con i vestiti addosso; o coloro che li hanno lanciati non erano così attenti a se stessi:

e il forno è troppo caldo; riscaldato sette volte più del solito:

la fiamma del fuoco uccise gli uomini che presero Sadrac, Mesac e Abed-nego; che usciva dalla fornace, essendo così troppo calda, e il fumo con essa; così che quando quegli uomini presero i tre bambini e li portarono tanto vicino quanto fu necessario gettarli dentro, la fiamma e il fumo presero loro fiato e li soffocarono; che potrebbero essere uomini che consigliarono al re tali misure crudeli, o comunque furono molto pronti, per cattiva volontà verso questi uomini buoni, a giustiziarle, e quindi perirono giustamente nei loro peccati: negli Apocrifi si dice che la fiamma si sprigionò quarantanove cubiti sopra la fornace

"Così che la fiamma sgorgò sopra la fornace per quarantanove cubiti". Cantico dei Tre Santi Bambini 1:24

23 Versetto 23. E questi tre uomini caddero legati in mezzo alla fornace di fuoco ardente.] Il fuoco non distruggeva tanto ciò con cui erano legati, e tanto meno loro; ma essendo legati, caddero, e lì giacevano per il momento, slegati e vivi; quando coloro che li avevano gettati furono distrutti. Nella Settanta, nella Vulgata latina, nel siriaco e nelle versioni arabe seguono sessantasette versetti, contenenti il canto di Azaria e dei suoi compagni nella fornace, che non sono nel testo ebraico

24 Versetto 24. Allora Nabucodonosor si meravigliò, Atti il rogo di quelli che avevano gettato i tre uomini nella fornace, come Iacchiade; o poteva essere preso dal panico, e il suo spirito pieno di paura e di terrore, la parola è detta da alcuni significare, e questo dalla mano immediata di Dio:

e si alzò in fretta; dal luogo dov'egli si trovava e andò all'imboccatura della fornace per vedere che cosa ne era stato di quelli che vi erano stati gettati.

e parlò e disse ai suoi consiglieri; i quali gli avevano consigliato di fare quello che aveva fatto, per invidia e cattiva volontà verso questi Giudei,

Non abbiamo forse gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco? cioè, non c'era un ordine del consiglio per questo? E non è stato fatto in base ad esso?

essi risposero e dissero: "Vero, o re; Certamente è stato così: così sono portati a rendere testimonianza della verità di ciò; Non era solo il re a dare gli ordini, e a vederli obbediti, ma anche i suoi consiglieri; e che essi possiedono, e serve a corroborare la verità del miracolo

25 Versetto 25. Egli rispose e disse: Ecco, vedo quattro uomini sciolti,

Non legati come lo erano i tre, quando furono gettati dentro; ma del tutto liberi nelle loro mani e nei loro piedi, e separati l'uno dall'altro. Poiché questa fornace ardente può essere un emblema delle prove infuocate e delle dispensazioni afflittive che i figli di Dio attraversano in questo mondo, non essendo gioiosa, ma dolorosa per la carne, sebbene utile per purificare e purificare; Quindi questa e alcune altre circostanze che accompagnano questi bravi uomini nella fornace sono applicabili ai santi in tali casi; Infatti, sebbene le afflizioni siano talvolta chiamate corde, con le quali si dice che gli uomini siano legati, tuttavia per mezzo di esse sono sciolte dalle altre cose, dal potere e dal prevalere del peccato su di esse; dal mondo, e dalle cose di esso, a volte si attaccano troppo e sono incollati; da uno spirito di schiavitù, e da dubbi e paure; i loro cuori sotto di loro sono confortati e ampliati dall'amore di Dio; egli li conosceva, li visitava e li sceglieva nella fornace dell'afflizione; o facendo conoscere se stesso a loro, il suo amore e la scelta di loro; per mezzo del quale le loro anime sono rimesse in libertà, e le grazie del suo Spirito sono attirate in un esercizio vivo, attraverso il suo amore che è sparso in loro

Camminare in mezzo al fuoco; la fornace era abbastanza grande per poterci entrare, e dove facevano le loro passeggiate come in un giardino; né si preoccupavano di uscirne; né a disagio per esservi dentro; la violenza del fuoco si spegne, come dice l'apostolo, riferendosi a questo esempio, Ebrei 11:34. Saadiah dice che l'angelo Gabriele, che è sopra la grandine, venne e raffreddò il fuoco della fornace. Così le afflizioni sono un sentiero da percorrere, la via stretta che conduce alla vita eterna, attraverso la quale tutti devono entrare nel regno dei cieli, di cui ci sarà la fine. Camminare in esso suppone la forza, che Dio dà al suo popolo in tali stagioni; e quando hanno la sua presenza non se ne preoccupano; nessuna di queste cose li muove, né possono separarli dall'amore di Cristo; camminano con piacere e delizia, cantano le lodi di Dio, come fecero Paolo e Sila in prigione, e come molti martiri hanno fatto tra le fiamme: conversando con Cristo e con il suo popolo, passano oltre, e attraversano il popolo più allegramente, e non sono ansiosi per la loro liberazione, ma lasciano che Dio la operi a suo tempo e modo; anzi, sono pronti a dire con i discepoli: è bene per loro essere qui; e in verità era meglio per questi bravi uomini essere con Cristo nella fornace ardente, che essere con Nabucodonosor nel suo palazzo senza di lui

E non hanno fatto del male; o nei loro corpi, o nelle loro vesti, e nessuno dei due fu bruciato; Non soffrirono né dolore nell'uno, né perdite nell'altro. Le afflizioni non fanno male al popolo di Dio; non alle loro persone, che sono al sicuro in Cristo, e per le quali egli è un nascondiglio e un nascondiglio, come dalla tempesta e dalla tempesta, così dalla forza del fuoco, che non si accenderà su di loro per far loro del male; né alle loro grazie, che sono messe alla prova, raffinate e illuminate da ciò; La fede è rafforzata, la speranza è incoraggiata e l'amore è fatto abbondare. Tutte le afflizioni dei santi sono nell'amore, e sono progettate per il bene, e cooperano per il bene di coloro che amano Dio; A volte sono per il loro bene temporale, e spesso per il loro bene spirituale, e lavorano sempre per loro con un peso di gloria smisurato

E la forma del quarto è simile al Figlio di Dio; come uno degli angeli, che sono chiamati figli di Dio; così Iarchi, Saadia e Iacchiade; ma molti degli antichi scrittori cristiani lo interpretano di Cristo il Figlio di Dio, di cui Nabucodonosor, sebbene fosse un principe pagano, poteva avere una certa conoscenza da Daniele e da altri Giudei della sua corte, dei quali li aveva sentiti parlare come di una Persona gloriosa; ed essendo questo tale, potrebbe concludere che fosse lui, o uno simile a lui; ed è molto probabile che fosse lui, poiché non era insolito che apparisse in forma umana, e fosse presente con il suo popolo, come spesso lo è con loro, e persino nella fornace dell'afflizione; vedi Isaia 43:2; 48:10, per simpatizzare con loro; per rianimarli e confortarli; per sostenerli e sostenerli; per istruirli e istruirli, e infine per liberarli dalle loro afflizioni

26 Versetto 26. Allora Nabucodonosor si avvicinò all'imboccatura della fornace di fuoco ardente,

Arrivò così vicino da vedere in lontananza quattro persone che vi camminavano dentro; ora si avvicina, il più vicino possibile con sicurezza:

e parlarono e dissero: Sadrac, Mesac e Abed-nego, servi dell'Iddio altissimo; Non solo parlava loro con un tono diverso da quello di prima; non con ira e furore, ma con mitezza e dolcezza, con grande rispetto per loro e riverenza per loro; e non solo li chiama con i nomi che lui e i suoi cortigiani avevano dato loro, ma li chiama servi dell'altissimo Dio; egli ammette che il loro Dio era un Dio superiore al suo: i Caldei adoravano il fuoco, ma il Dio dei Giudei aveva potere su di esso, e poteva frenarne la forza a suo piacimento; e riconosce che questi uomini erano fedeli adoratori di lui; che in questo modo meraviglioso era apparso per loro, e quindi aveva approvato la loro fede e fiducia in lui, e il loro servizio a lui; vedi Atti 16:17 :

vieni fuori e vieni qui; cioè, uscire dalla fornace e venire nel luogo dove siamo io e i miei nobili.

allora Sadrac, Mesac e Abed-nego uscirono di mezzo al fuoco; poiché vi erano stati gettati per ordine del re, quindi non osarono uscirne senza lo stesso; né si preoccupavano di uscire; Avevano una compagnia molto piacevole e deliziosa, e avevano ragione di dire che era un bene per loro essere lì; Tuttavia, quando ebbero l'ordine del re, lo obbedirono immediatamente

27 Versetto 27. e i principi, i governatori, i capitani e i consiglieri del re, radunati,

O per ordine del re, o di loro spontanea volontà, per vedere il miracolo che era stato compiuto.

vide questi uomini; li vide camminare nella fornace, li vide uscirne alla chiamata del re, e li vide quando erano fuori, e li esaminò attentamente; in modo che avessero la dimostrazione oculare, la piena prova e la convinzione, della verità di ciò che era stato fatto:

sui cui corpi il fuoco non aveva potere; per vesciche, bruciare, bruciare e consumare, come di solito fa sui corpi degli uomini, o di qualsiasi creatura:

né un capello del loro capo fu bruciato; cosa che si fa facilmente con la fiamma più debole; e questo deve essere compreso anche dei peli delle loro sopracciglia e barbe; vedi Luca 21:18 :

né furono cambiati i loro cappotti; né la sostanza, né la forma, né il colore di essi, ma erano proprio come erano quando furono gettati nella fornace; Lo stesso vale per tutti gli altri loro indumenti, quelli interni, con i loro turbanti, le loro scarpe e le loro calze.

né l'odore del fuoco era passato su di loro; come lo sarà per le persone che soggiornano in qualsiasi momento in un luogo dove c'è molto fuoco e fumo; e specialmente dove si bruciano molte cose combustibili, come pece, zolfo e simili, come nelle fornaci; e molto probabilmente in questo, che era stato così veementemente riscaldato; eppure non c'era odore sulle loro vesti; tutto ciò serve a rendere il miracolo più meraviglioso

28 Versetto 28. Allora Nabucodònosor parlò e disse:

Alla presenza dei suoi principi e primi ministri di stato, e fece la seguente confessione, a lode e gloria del vero Dio; che gli è stato estorto in questo momento con la forza della convinzione; perché non sembra essere una conversione completa; e non abbandonò i suoi dèi e il loro culto.

sia benedetto il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-nego; non lo chiama il suo Dio, ma loro, come lo aveva chiamato il Dio di Daniele prima, Daniele 2:47 :

il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi che avevano confidato in lui; il quarto uomo che vide nella fornace, ora lo chiama angelo di Dio; poiché i pagani avevano l'idea che alcuni fossero i messaggeri degli dèi: questo sembra favorire il senso di coloro che pensano che un angelo sia designato dalla quarta persona; sebbene non ne consegua che si debba intendere un creato; poiché si può intendere dell'Angelo della presenza di Dio, l'Angelo increato, Gesù Cristo; il quale, essendo inviato dal suo divino Padre; venne e liberò queste tre persone dall'essere consumate nel fuoco, che avevano espresso in modo così forte la loro fiducia in Dio, che ora il re ricorda e osserva; vedi Daniele 3:17,18 :

e hanno cambiato la parola del re; l'hanno resa nulla, si sono rifiutati di obbedirvi, sapendo che era loro dovere obbedire a Dio piuttosto che all'uomo; così che il re fu costretto a cambiare la sua parola e, invece di obbligarli ad adorare la sua immagine, benedisse il loro Dio.

e cedettero i loro corpi; Li consegnarono liberamente, senza alcuna resistenza, nelle mani di coloro che avevano ricevuto l'ordine dal re di prenderli e legarli, e di gettarli nella fornace, alla quale si arresero prontamente: così la versione dei Settanta e quella araba aggiungono: "al fuoco",

affinché non servissero né adorassero alcun dio se non il loro Dio; preferirono consegnarsi alla morte, per essere bruciati in una fornace, piuttosto che servire un dio diverso dal Dio d'Israele; tale era la loro costanza e fermezza d'animo; tale il loro attaccamento al vero Dio e la loro fedeltà a lui

29 Versetto 29. Perciò io do un decreto,

Oppure, un "decreto è stato fatto da me"; che è il seguente:

che ogni popolo, nazione e lingua che parli male contro il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-nego; qualcosa di indecente, blasfemo o di disprezzo: non dà ordini che il loro Dio sia adorato o significa che lo adorerebbe lui stesso, e abbandonerebbe le sue false divinità; no, solo che non si parlasse contro di lui, come molto probabilmente prima di quel momento, con grande dolore di questi bravi uomini; e al quale, quindi, un tale editto sarebbe grato, anche se non si potrebbe ottenere di più; con il quale è stato emanato, che qualsiasi persona del genere, così bestemmiando e biasimando,

saranno fatti a pezzi, e le loro case saranno ridotte a letamaio; vedi Gill su "Daniele 2:5” ;

perché non c'è nessun altro Dio che possa liberare in questo modo; no, nemmeno Bel stesso, com'era chiaro; poiché non poté liberare gli uomini all'imboccatura della fornace che avevano gettato quei tre, perché erano stati distrutti dalla forza della fiamma e del fumo che ne usciva; ma il vero Dio liberò i tre uomini gettati dentro, proprio in mezzo ad esso; Questo era al di là di ogni contraddizione, e quindi non poteva non ammetterlo

30 Versetto 30. Allora il re promosse Sadrac, Mesac e Abed-nego, nella provincia di Babilonia,

Li ristabilì nei loro posti di fiducia e di profitto, e aumentò i loro onori: o, "li fece prosperare", come significa la parola ; fiorirono alla sua corte e divennero molto grandi e famosi. La versione dei Settanta e quella araba aggiungono:

"e li ritenne degni di presiedere su tutti i Giudei che erano nel suo regno".

Commentario del Pulpito:

Daniele 3

1 Vers. 1-30. - L'IMMAGINE D'ORO E LA FORNACE ARDENTE

Il re Nabucodònosor fece una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga come una cubita d'aria, e la eresse nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. La versione dei Settanta è piena di ridondanza e interpolazione: "Nel diciottesimo anno il re Nabucodonosor, che governava città e paesi, e tutti quelli che abitavano (in essi) sulla terra dall'India fino all'Etiopia, fece un'immagine d'oro; la sua altezza era di sessanta cubiti, e la sua larghezza di sei cubiti, e la eresse in una pianura entro i confini della provincia di Babilonia". La ragione per tradurre Dura "confine, è abbastanza naturale, per la parola. significa qualcosa di approssimativo a questo. La Teodozione inizia allo stesso modo, dando la data "il diciottesimo anno"; il luogo è ejn pediw Deeira, Quanto al resto, è in accordo con il testo dei Massoreti. La Pescitta segue un testo che deve essere stato identico al Massoretico, come anche la Vulgata. La data inserita nella versione greca è improbabile. Atti in quel tempo, se prendiamo la cronologia di 2Re 25:8, Nabucodonosor era impegnato nell'assedio di Gerusalemme. Gerusalemme fu presa nel diciannovesimo anno di Nabucodonosor, dopo un assedio di due anni. in Geremia 52:29 ci viene detto, tuttavia, che Nabucodonosor prese ottocentotrentadue prigionieri nel suo diciottesimo anno, e la differenza tra la cronologia babilonese e quella ebraica suggerisce che il diciottesimo anno di Geremia 52. potrebbe essere il diciannovesimo di 2Re 25 A ciò si contrappone il fatto che è indicato il mese dell'anno del regno di Nabucodonosor, 2Re 25:8 e questo implica l'adozione della cronologia babilonese. Non c'è certo da aspettarsi che Nabucodonosor percorresse la lunga distanza che lo separava dalla sua capitale solo per erigere una statua o un obelisco. Atti nello stesso tempo, ci viene detto, Geremia 52:27 come abbiamo menzionato sopra, che nel diciottesimo anno del suo regno, Nabucodonosor prese prigioniere ottocentotrentadue persone. Può darsi che egli abbia mandato questi prigionieri con un convoglio, poiché è chiaro che quando Gerusalemme fu presa fu preso un numero maggiore di prigionieri rispetto agli ottocentotrentadue. Potrebbero essere stati presi durante l'andamento dell'assedio, in saldi, ecc. Il numero dei prigionieri presi nel settimo anno di Nabucodonosor non fa pensare al gran numero che Ezechiele implica che dimorasse sul Chebar, altrimenti potremmo essere inclini a considerare queste differenze dalla cronologia ricevuta come dovute a un diverso modo di calcolare. Anche se la data riportata in Geremia 52:29 era la data della presa di Gerusalemme, non è affatto probabile che la conquista di un'oscura città nella regione montuosa della Giudea fosse un avvenimento a motivo del quale sarebbe stato reso uno speciale ringraziamento. La descrizione dell'impero di Nabucodonosor nella Settanta è presa in prestito da Ester 1:1. Riguardo a questa immagine, l'affermazione che è "d'oro" non significa che fosse d'oro massiccio, non più di quanto l'altare d'oro Numeri 4:11 fosse interamente d'oro; Esodo 30:1-3; 37:25,26 che fosse un'"immagine" (tzelem) non implica necessariamente che fosse una statua in forma di essere umano. In Ezechiele 16:17 ci sono riferimenti a tzalmee zakar, che sembrano naturalmente essere immagini falliche. L'opinione di Hegel ('AEsthetik') era che l'obelisco fosse in realtà un'immagine del fallo modificata . Se è così, allora le proporzioni di questo tzele non sono stravaganti per un obelisco. Inoltre, questi numeri, "sessanta" e "sei", sono evidentemente numeri tondi, e il loro carattere mnemonico mantiene il loro posto. I numeri reali potrebbero essere qualcosa di simile al numero dato; Invece di "sessanta", il numero reale potrebbe non essere molto superiore a "cinquanta" cubiti, e i "sei" cubiti, il numero indicato come larghezza, potrebbero essere, senza inganno intenzionale, sette o otto cubiti. La proporzione, in ogni caso, nel caso estremo di cinquanta e otto cubiti, non sarebbe straordinaria, nemmeno per una statua. Potrebbe trattarsi di una statua dorata su un'alta colonna. Si può aggiungere un'altra nota: 6 e 60, moltiplicati insieme, danno 360, il numero dei giorni nell'anno babilonese. La divisione del cerchio in 360 gradi è probabilmente dovuta a questa divisione babilonese dell'anno. Nella pianura di Dura. Ci sono diversi luoghi in Babilonia che possono essere identificati con questo (Schrader, 'Keilin-schriften,' 430). Anche se potrebbe essere al di fuori delle mura della città, questa Dura potrebbe anche essere stata all'interno di essa; la traduzione dei Settanta favorisce thistly-ejn pediw peribolou, È osservato dal professor Fuller che i distretti all'interno della città di Babilonia hanno a volte "Dun" come parte del nome. Così, "nelle iscrizioni di Esarhaddon, Duru-suanna-ki è quella parte di Babilonia che altrove è chiamata Imgur-Bel, o muro di Babilonia". Ciò confermerebbe l'opinione - quella di Quatremere - che Duru fosse all'interno delle mura della città. L'arcidiacono Rose ('Speaker's Commentary,' ad loc.) si riferisce a Opperto di aver trovato vicino a un luogo chiamato Duair il piedistallo di una statua colossale, ma non fornisce alcun riferimento. Nelle pianure della Mesopotamia, questo obelisco di cento piedi di altezza sarebbe stato visto per quasi tredici miglia in ogni direzione, e il bagliore della sua cima dorata sarebbe stato visibile ancora più lontano. Qual è stata l'occasione per l'allestimento di questa immagine? Non abbiamo nemmeno i mezzi per fare congetture. Certo non si trattava semplicemente di sedurre di nuovo gli ebrei all'idolatria. Dal modo in cui Marduk (Merodac) è glorificato nelle iscrizioni di Nabucodonosor, è probabile che sia stato eretto in suo onore. Il vescovo Wordsworth ('Com. Daniel') pensa che la statua fosse dello stesso Nabucodonosor, e cita Lenormant ('Manuel d'Histoire Ancienne,' 1:237, trad., 1:486). Lenormaut, nel passaggio citato, cita un'ins,ripion in cui Nabucodonosor si definisce "il generato di Marduk" Da ciò Lenormant giunge alla conclusione che, come Caligola in tempi successivi, Nabucodonosor esigeva che fosse dato culto a se stesso come un dio. Ma quando torniamo indietro in questo stesso libro ('Manuel d'Histoire Ancienne,' vol

(1.) p. 484, trad. inglese), troviamo un certo numero di affermazioni di tipo simile che invalidano l'enfasi che Lenormant avrebbe dato a questo. Ebrei chiama Bilit Larpanit, "la madre che mi ha partorito"; Il peccato, "che mi ispira il giudizio"; Shamash, "che ispira al mio corpo il sentimento della giustizia": e così via. Dicendo di essere stato generato da Marduk, non è per rivendicare il possesso personale delle caratteristiche della divinità che Nabucodonosor fece questa affermazione, ma per considerare se stesso come lo strumento speciale e il favorito degli dèi, un atteggiamento mentale del tutto compatibile con la più profonda e reale umiltà. Ippolito e Girolamo sostengono la stessa visione di Lenormante sull' evidenza a priori. Non c'è contraddizione tra l'attribuzione di Nabucodonosor di lode a Geova come Dio degli dèi e Rivelatore di segreti, in Daniele 2:47, e la sua erezione di questa immagine a Merodaeh Che Geova era un Dio degli dèi non impedì a Merodac di essere anche quello, e anche più grande

Omelie DI H.T. ROBJOHNS Vers. 1-13.

L'incessante creazione degli dei

"Nabucodonosor il re fece un'immagine". "Gli Ebrei lo stabilirono nella pianura di Dura" (ver. 1). Le questioni relative all'immagine saranno discusse nella sezione Espositiva. Per scopi omiletici distinguiamo qui tra tre entità separate, tutte abbastanza reali nel loro regno

1.) L'immagine, costruita e apparsa a tempo debito in mezzo ai fenomeni di questo mondo materiale

2.) L'idea che rappresenta, esiste davvero abbastanza nella mente del re e di coloro che pensavano con lui. L'immagine molto probabilmente rappresentava "Bel", la "potenza mondiale" che gli aveva (come immaginava il re) dato tutta la sua grandezza. L'idea può essere stata, era, falsa, ma aveva comunque un'esistenza soggettiva reale e influente

3.) L'autore prima dell'idea, e poi dell'immagine, cioè il principe di cui si parla in Giovanni 12:31; 14:30; 16:11; Efesini 2:2, e altrove. Tutto questo lo troveremo molto suggestivo; poiché fino a quest'ora gli uomini non hanno mai cessato di erigere immagini per l'omaggio dei loro simili

IO L'IDOLO SEMPRE NUOVO. Seguendo il suggerimento delle righe già esposte, si noti:

1.) Il creatore. Il principe delle tenebre. È ormai di moda teologica negare, almeno dubitare, della sua esistenza. Ma questo scetticismo ci sembra ristretto. Sicuramente tutto il bene e il male non sono confinati alla terra; e altrettanto certamente questi possono avere la loro influenza nel mondo degli uomini. La Bibbia implica che essi hanno avuto e continuano ad avere

2.) La creazione intellettuale. Pensiero errato. Un'idea falsa. Un'opinione pubblica malvagia. Pensate all'enorme potere esercitato sulla vita, sulla parola e sulle azioni dell'uomo; Ad esempio, quale donna in Cina non osa fasciare e storpiare i piedi di sua figlia? Atti quale terribile costo è la casta spezzata in India? Ci volle un William Loyd Garrison nei primi giorni antischiavisti per protestare contro la malvagia opinione pubblica del Sud, con la quale c'era complicità nel Nord, e poi letteralmente a rischio della sua vita. L'influenza dell'opinione antiteista, anticristiana e antifilantropica è a dir poco dispotica; ad esempio, il recente trattamento di Virchow da parte degli evoluzionisti tedeschi

3.) La forma sensibile. Forme di parola, di azione, abitudini di vita, modi di lavoro, forzati dalla falsa opinione pubblica sugli uomini, contro i quali solo pochi fedeli si trovano talvolta a ribellarsi. Questi idoli sono stati istituiti per regnare ovunque; ad esempio nell'ambito dell'amministrazione domestica, della vita sociale, nelle varie Chiese, nella vita della nazione, e persino per dominare le relazioni internazionali degli uomini

II IL NIMBO DELL'IDOLO. Nelle antiche mitologie si vedeva spesso, o si supponeva che si vedesse, una nuvola di luce intorno alle persone delle divinità. Lo stesso accadde a questa immagine che Nabucodonosor eresse. Non si possono leggere questi versetti iniziali senza essere colpiti dall'aureola di splendore che si getta intorno all'idolo. La maestosità delle dimensioni, la brillantezza del materiale, l'imponente vistosità, segnavano l'immagine stessa. Con iterazioni infinite - come il ritornello di un cantico - ci viene detto che era "l'immagine d'oro che il re Nabucodonosor aveva eretto". I reali lo hanno sanzionato. L'aristocrazia era in corsa. L'istruzione e la letteratura si inchinarono davanti ad essa (versetto 8). Il popolo approvò il culto. Tutto ciò che il mondo poteva fare, convocando grandi schiere di persone, con la pompa del cerimoniale, con elaborate esibizioni musicali, fu fatto, per dare eclat all'idolatria. Lo stesso vale per tutte le forme di idolatria del diciannovesimo secolo. Re, principi, popoli, classi letterarie e colte, di comune accordo, in molti modi, secondo molte mode, si uniscono per glorificare l'immagine che l'opinione pubblica, alienata da Dio, non ispirata dal suo Spirito, troppo spesso erige la sua opinione. I popoli possono creare immagini con la stessa facilità dei re

III LA PENA IMMINENTE. Enumera le fornaci di fuoco ardenti che i moderni devoti dell'immagine accendono per coloro che non si inchinano; ad esempio, perdite di affari, esclusione sociale, negazione dei diritti politici, persecuzioni meschine e maligne in molti forum

IV LA PROSTRAZIONE GENERALE

V I POCHI FEDELI

CONCLUSIONI

1.) Non essere parte dell'installazione

2.) Sii uno che non piega il ginocchio.-R

Omelie DI J.D. DAVIES Ver

(1.) -

L'uomo ha una natura religiosa

È un argomento valido per l'esistenza di Dio, che ogni razza di uomini esige un oggetto di culto. Dappertutto c'è una dipendenza sentita, un bisogno consapevole di protezione e sostegno. Non appena gli uomini sono liberati dalla pressante ed estenuante cura del cibo quotidiano, la loro mente "si sente secondo Dio, se per caso lo trovano". Il senso dell'orfanotrofio affligge l'umanità finché non trova Dio

IO , L'UOMO NATURALE, HO UN ISTINTO PER L'ADORAZIONE. È vero che mentre l'uomo rimane nell'ignoranza barbara, è incline ad adorare agenti malvagi immaginari, di cui depreca l'ira. Ma anche questo atto è una confessione che c'è da qualche parte, al di fuori di lui, un potere superiore a lui, che è in grado di fargli del male. Questa confessione è sufficiente per stabilire la dottrina della supremazia divina. E mentre gli uomini esercitano la loro mente sulla varietà di eventi che accadono intorno a loro, scoprono che le loro fortune e i loro destini sono controllati da un Essere più potente di loro. Nonostante il suo potere e il suo dominio imperiale, Nabucodonosor si convinse che c'era una o più Deità che gli aveva permesso questo successo in guerra-questa magnificenza di stato regale. L'istinto naturale della sua anima anelava a qualcosa da adorare. C'è forse un uomo vivente che si sente soddisfatto della sua statura di eccellenza morale? Non è forse una confessione comune che non siamo bravi come potremmo essere? Non proteggiamo la nostra aspirazione verso un ideale ancora al di là di questo? E se c'è una perfezione ideale da qualche parte, per la quale le nostre anime sforzano le loro energie, può questa perfezione essere impersonale, autoesistente? Non risiede piuttosto in un Essere perfetto invisibile, a immagine del quale un tempo è stato creato l'uomo degenerato? Questo Essere sconosciuto gli uomini anelano istintivamente a conoscere e ad adorare

II L 'UOMO NATURALE BRAMA UNA MANIFESTAZIONE VISIBILE DI DIO, Sebbene Mosè avesse udito la voce di Dio e avesse ricevuto da lui le tavole di pietra incise con la sua propria mano, tuttavia brama ardentemente una visione dell'Altissimo: "Ti supplico, mostrami la tua gloria". Mosso da un desiderio simile di avere rapporti più stretti con Dio, il desiderio di liberarsi da ogni dubbio e perplessità, Filippo chiese: "Mostraci il Padre, e ci basterà". Se lasciato a se stesso, l'uomo inventa aiuti alla sua devozione, che diventano ostacoli positivi. Quindi tra tutte le nazioni è apparsa la richiesta di qualche oggetto visibile, che potesse servire da rappresentazione di Dio; e, a causa del suo effetto dannoso sugli uomini, fu data la proibizione agli ebrei: "Non ti farai alcuna immagine scolpita, né somiglianza di alcuna cosa sulla terra". Se la mente dell'uomo è così grandemente superiore alla materia; se possiede attributi che non trovano analogia nelle forme materiali; se nulla nella natura visibile può rappresentare il pensiero, il sentimento, l'aspirazione, la volontà; quindi nulla nell'universo fisico può rappresentare il Creatore di tutte le cose. Siamo spinti all'altro polo dell'esistenza quando leggiamo: " Dio è uno Spirito".

III L'UOMO NATURALE ATTRIBUISCE ALLA SUA DIVINITÀ GRANDEZZA ED ECCELLENZA, Nabucodonosor aveva appreso (forse dalle Scritture ebraiche) che la forma umana era la più vicina al Divino; eppure sentiva che Dio possedeva una grandezza e una bontà sovrumane. La prima idea si sforzò di esprimere dando alla sua statua una grandezza colossale; la seconda idea cercò di incarnare nell'oro che fu profuso per la struttura. Sia che fosse letteralmente fatto d'oro, sia che fosse solo ricoperto d'oro, si intendeva proiettare la stessa sensazione, cioè che il più prezioso dei metalli fosse necessario per esprimere la superlativa eccellenza della Divinità. "Chi è simile al Signore. il nostro Dio, che abita nei cieli?"

IV L'UOMO NATURALE PERMETTERÀ ALLA DIVINITÀ IL PIÙ AMPIO CAMPO DI ATTIVITÀ. Nabucodonosor non eresse alcun tempio per questa gigantesca figura. Gli Ebrei avevano eretto templi a Babilonia per altre divinità idolatriche; ma ora dà più spazio ai suoi pensieri, e colloca questa immagine colossale sull'aperta pianura. Nessun edificio eretto da mani umane può contenere il vero Dio. La volta di zaffiro del cielo è il soffitto del suo tempio. Il manto erboso verde smeraldo, smaltato con fiori profumati, è il pavimento più adatto della sua dimora. Le colline eterne, con le loro cime innevate, formano i pilastri della sua casa. "Il cielo è il suo trono, la terra è uno sgabello per i suoi piedi." La miriade di stelle sono le lampade del suo maestoso santuario. Tutte le cose che vivono e respirano si uniscono per celebrare la sua lode. "Il suo regno domina su tutto". -D

2 Ververs 2, 3.Allora il re Nabucodonosor mandò a radunare i capi, i governatori, i capitani, i giudici, i tesorieri, i consiglieri, i prefetti e tutti i capi delle province, per venire alla dedicazione della statua che il re Nabucodonosor aveva eretto. Allora i capi, i governatori, i capitani, i giudici, i tesorieri, i consiglieri, i prefetti e tutti i capi delle province si radunarono per la dedicazione della statua che il re Nabucodonosor aveva eretto. e si fermarono davanti all'immagine che Nabucodonosor aveva eretto. La Settanta è grandemente interpolata: "E Nabucodonosor, re dei re e sovrano (kurieuwn) di tutta la terra abitata (thv oijkoumenhv olhv), mandato a radunare tutte le nazioni, i popoli e le lingue, i governatori e i generali, i governanti e i sorveglianti, gli esecutori e coloro che hanno autorità, secondo le loro province, e tutti in tutta la terra abitata, per venire alla dedicazione dell'immagine d'oro che il re Nabucodonosor aveva eretto" La parola che denota il "mondo abitato" è uno usato prima del mondo greco (Orazione funebre di Demostene, Thv oijkomenhv torov, poi del mondo romano in quanto distinto da quello barbaro (Polibio, 1:4. 6, Tonhv schma); in quest'ultimo senso è usato in Luca 2:1. La frase "nazioni. popoli e lingue", è una frase che ricorre con grande frequenza nell'Apocalisse, e anche la frase di cui sopra, thv olhv oijkoume. Questa è un'indicazione dell'uso fatto dall'apostolo Giovanni di questa versione di Daniele in modo distinto dal testo massoretico. Si può anche osservare che la frase "tutto in tutta la terra abitata" è posta come uguale a "tutti i governanti delle province", il che rende almeno possibile che un'errata lettura del testo originale abbia causato l'esagerazione di questa particolare frase. Nella terza strofa l'ordine è diverso, e in una certa misura anche i nomi degli ufficiali sono diversi; Satrapai viene escluso e Turannoi appare al suo posto, anche se non nello stesso posto. Inoltre, ci sono persone menzionate "grandi in autorità". Questa variazione può essere dovuta a un'incertezza nella mente del traduttore circa l'esatto equivalente in greco dei termini aramaici. Va notato che "gli abitanti di tutta la terra" scompaiono da questa ripetizione. L'ultimo redattore del testo greco può aver avuto davanti a sé due versioni, e da una ha tratto il secondo versetto, e dall'altra il terzo. La traduzione di Teodozione, sebbene in più stretto accordo con il testo massoretico, differisce tuttavia da esso in una certa misura, sembra rendere la seconda metà del versetto 2 esplicativa del primo, che contiene le denominazioni più tecniche. Nella vers. 3 c'è un cambiamento nell'ordine dei termini, come in una certa misura un cambiamento nei termini. Nella Pescitta ci sono tracce evidenti che il traduttore non aveva compreso il significato tecnico dei termini qui usati. L'elenco fornito è "grandi uomini potenti: signori, governanti, Agardaei, Garabdaei, Tarabdaei, Tabathaei e tutti i governanti della provincia". Questi nomi misteriosi, che sembrano quelli di tribù, non esistono altrove. È singolare che queste parole, se sono nella loro forma originale - cosa che sembrano certamente essere - e all'apparenza di origine persiana, erano incomprensibili per chi scriveva sulla frontiera persiana al massimo tre secoli dopo la data critica di Daniele. L'impero partico mantenne gran parte del carattere persiano. Com'era possibile che le parole di significato persiano fossero scomparse lì, e fossero ancora in uso, o almeno continuassero ad essere intelligibili, in Palastina? È probabile che i nomi abbiano subito un cambiamento così grande nel corso della trascrizione che la loro forma originale non può più essere riconosciuta. La Vulgata non richiede osservazioni. I nomi di questi diversi gradi di funzionari sono (come li abbiamo ora) alcuni indubbiamente persiani, come ahashdarpan; altri inconfondibilmente assiri, sagan pehah; e ce ne sono alcuni che non hanno un'etimologia riconosciuta, come tiphtaye: ma non ce ne sono che siano anche plausibilmente derivati dal greco. Eppure questa classe di parole è precisamente la classe in cui l'influenza della lingua della nazione che governa l'esercito sarebbe manifesta. Il fatto che mentre il testo massoretico ha otto classi di governanti che vengono evocati, la Settanta ne ha solo sei, getta un sospetto sull'intera lista. La LXX, tuttavia, aggiunge: "tutti quelli che si trovano in tutta la terra (pantav touv kata thnhn)", il che potrebbe essere il risultato di un'errata lettura di kol shiltoni medeen-atha, o potrebbe essere una sua traduzione, riferendosi alle classi già enumerate (arcontav è inteso, omettendo il raggio). In Teodozione e Girolamo ci sono sette classi. Solo nella Pescitta c'è lo stesso numero di classi che nella Massoretica. La Pescitta ha come prima classe rabai heela', usato nel Nuovo Testamento, ad esempio Luca 22:4, di "capitani in capo". È possibile che il rabuti, o qualche suo derivato, fosse nel testo originale qui, e questo sia stato cambiato nel più noto sotrap. Sagan non richiede osservazioni; come detto sopra, Daniele 2:48 deriva da shakun (assiro); l'equivalente ebraico appare in Geremia 51:23 e Ezechiele 23:6, e altrove. Pebah è anche di origine assira, anche altrove usata nelle Scritture. Adargazrayya sembra un composto di adar e gazar, "dividere". Furst farebbe significare questa parola "astrologi del dio Adar". Il professor Bevan lo deriverebbe da endarz-gar, una parola persiana che significa "consigliere", "una parola che era ancora in uso sotto i Sasanidi". Che la parola avesse qualche connessione con questo è smentito dal fatto che nella Pescitta è resa Agardaei. Se la parola in questione fosse sopravvissuta dagli Achemenidi ai Sasanidi, il suo significato sarebbe necessariamente noto al traduttore della Pescitta, la cui data si collocava tra i periodi di queste due dinastie persiane. Una parola persiana della data degli Acsemenidi, sopravvissuta fino all'età dei Sasanidi, deve essere stata conosciuta nel periodo partico intermedio. Una difficoltà simile si verifica per quanto riguarda la parola successiva, gedabrayya: il traduttore siriano l'ha semplicemente trasferita. L'interpretazione più semplice è che si tratti di una variante di gizbarayya, Esdra 7:21 e significhi "tesorieri", che è ancora in uso nel siriaco della Peshitta, ad esempio 2Re 10:22. La questione è complicata dal fatto che la parola che occupa lo stesso posto nell'elenco simile nel versetto 27 è had-dabra. Quando ci rivolgiamo alla Pescitta per quel versetto, c'è un'altra parola, raur-bona. La Settanta, traducendo filoiv, mostra che la loro lettura era habereen. Tutto ciò dimostra quanto sia assolutamente inutile costruire qualcosa sulla presenza di parole tarde in Daniele. La presenza di parole antiche della natura del caso, è più significativa. Parole vecchie e incomprensibili non verrebbero mai inserite al posto di nuove e intelligibili, anche se il processo inverso potrebbe facilmente aver luogo: aYrBtD (dethaberayya) è reso di solito "giudici", ed è generalmente derivato dal Pehlevi; ma se td (dath) significa un "firmano", un "comando" o "decreto", in aramaico, allora l'aggiunta impedisce in persiano è reso meno certo. Qui, ancora una volta, il traduttore della Pescitta non era a conoscenza del significato della parola, e rende con la misteriosa parola tarabdaei. L'ultima classe menzionata è quella dei Tiphtae. Questo termine sembra essere omesso nelle tre versioni occidentali: almeno ci sono solo sei nomi di ranghi di sovrani dati in queste versioni, e questo è un settimo. Naturalmente, può darsi che qualche nome precedente nell'elenco sia esplicativo e aggiunto più tardi rispetto al momento in cui queste versioni sono state fatte. La Pescitta ha la parola Tabathaei, che ha tutte le sembianze di un nome nazionale. La parola Tiphtae assume nel K'thib una forma siriaca, che, come abbiamo già osservato, è un'indicazione del dialetto originale del libro. Nonostante ciò che il professor Bevan ha affermato, si può dire qualcosa per la congettura che sia connesso con afta, "consigliare". Ma nell'estremo dubbio in cui ci troviamo riguardo a cosa sia esattamente il testo, è qualcosa di simile a una perdita di tempo fare qualcosa di più che fare la cronaca delle opinioni. Questo sentimento di incertezza è accresciuto dal fatto che, come si è detto, le due liste dei due versetti che abbiamo davanti non concordano nelle tre versioni occidentali. L'elenco nel versetto 27 pretende di essere lo stesso di quello qui riportato, e differisce notevolmente da esso. Tutto ciò che possiamo supporre è che vi fossero riunite diverse classi di funzionari dell'impero babilonese. La lettura non dovrebbe essere medeenatha, "delle province", ma medeenta "della provincia"; i funzionari che erano riuniti erano semplicemente quelli della provincia di Babilonia. Noi manterremmo questo, anche se le versioni sono contrarie, perché non ci sarebbe alcuna differenza nel testo originale non appuntito

Vers. 2-7.

Il tentativo di coercizione nella religione è un fallimento

Se, con la sua scarsa conoscenza di Dio, Nabucodonosor supponeva che l'erezione di questa statua colossale sarebbe stata gradita a Dio, come espressione visibile della fedeltà del monarca, o sarebbe servita a ricordare agli uomini il loro obbligo religioso, fin qui l'atto. sarebbe di per sé lodevole. Ma quando procedette ulteriormente a costringere un rigido conformismo al suo modo di offrire l'adorazione, si trincerò sui diritti della Deità-invase il sacro territorio della coscienza

La coercizione nella religione procede dalla brama di potere, Può, in alcuni casi, derivare da un'idea errata del dovere personale; ma se si cerca il motivo fino alla sua fonte, si scoprirà che scaturisce da questa fonte corrotta: la brama di potere. Nabucodonosor, come un despota orientale, aveva il controllo completo sulle persone, le proprietà e la vita dei suoi sudditi; Ma questa brama di potere cresceva in base a ciò di cui si nutriva. Come la sanguisuga, gridava sempre: "Dare, dare!" Gli ebrei desideravano ardentemente avere il controllo sui pensieri, le credenze e gli atti religiosi del suo popolo. Gli Ebrei avrebbero portato il suo scettro, se avesse potuto, nel regno più intimo della coscienza, e avrebbero influenzato le nazioni a suo piacimento. Perciò egli comandò la presenza e l'omaggio religioso di tutti coloro che avevano una qualche autorità sotto di lui, affinché questi potessero, a loro volta, esigere dal popolo un'obbedienza simile. La sovranità dell'amore è sempre un vantaggio; La sovranità della volontà personale è più o meno una rovina

" Uomo, uomo orgoglioso! Drest in un breve istante di autorità gioca scherzi così fantastici davanti all'alto dei cieli, da far piangere gli angeli".

II LA COERCIZIONE NELLA RELIGIONE È UN'USURPAZIONE DEI DIRITTI DIVINI. "I poteri che esistono sono ordinati da Dio", ma solo per fini limitati e ben definiti. I monarchi e i giudici stanno al posto di Dio per preservare la società dall'anarchia e dall'offesa; ma sulla vita interiore, sul pensiero, sull'affetto e sull'adorazione, non possono avere alcun dominio. Legare e sciogliere le credenze degli uomini con l'autorità è impossibile. C'è un altro scettro davanti al quale il cuore e la coscienza sono costretti a inchinarsi. C'è un altro tribunale davanti al quale i re e i sudditi devono comparire allo stesso modo. Nessun verdetto di assoluzione che un monarca umano possa emettere servirà da passaporto per il favore dell'Altissimo! Ognuno della razza umana deve rendere conto "di se stesso a Dio". "Al nostro Maestro ci alziamo o cadiamo".

III LA COERCIZIONE NELLA RELIGIONE DEGRADA LA VERA DIGNITÀ DELLA RELIGIONE. La vera religione non è altro che l'amore più puro del cuore umano che si riversa nel servizio o nella parola al Dio vivente; E se l'amore deve essere spontaneo e libero, per essere amore, deve esserlo anche la pietà dell'animo umano. La spontaneità è una necessità nella religione. Se si impiega la costrizione, la sua essenza evapora, il suo spirito scompare. Degenera in formalità. Nelle mani di un monarca ambizioso, la religione diventa un pezzo della macchina statale; È trascinato nel fango della regalità. Lo sfarzo del cerimoniale di stato - lo splendore scenico, le esibizioni di musica - degradano solo la religione, con il pretesto di renderle omaggio. L'atmosfera in cui più fiorisce non è l'atmosfera riscaldata dei palazzi reali, ma l'atmosfera di tranquilla libertà. Puoi fondere i metalli di piombo negli stampi e modellarli nella forma che preferisci, ma la vita rifiuta di essere modellata secondo il capriccio o l'arte dell'uomo: segue leggi che sono custodite in se stessa. Puoi tagliare e tagliare un albero morto in qualsiasi forma tu voglia, ma un albero vivo riderà presto di tutti i tuoi tentativi di dargli forma. La vera religione è il risultato della vita più vera dell'anima. Renderla conforme alla legge umana significa semplicemente distruggerla

IV LA COERCIZIONE NELLA RELIGIONE RENDE GLI UOMINI BIGOTTI, IPOCRITI O MARTIRI. Troverete in ogni impero uomini e donne pronti a conformarsi ai mandati reali in campo religioso: ma si tratta sempre di persone di fede debole, o di persone che non hanno alcuna fede. Motivi indegni nelle folle agiscono sulla mente per indurre all'obbedienza servile. Tutti i motivi che fanno appello al vantaggio presente e all'interesse personale nelle sue forme inferiori saranno schierati da quella parte. Per conservare il rango ufficiale, per assicurarsi il favore reale, per ottenere un emolumento, le moltitudini sono sempre state pronte a nascondere le loro vere opinioni o hanno proibito alle convinzioni di maturare nella coscienza. Hanno intorpidito la loro virilità, affamato la loro anima e venduto il loro diritto di primogenitura immortale per un piatto di minestra. Questo è stato l'effetto della coercizione su una classe della comunità. In un'altra classe l'effetto è stato quello di produrre incredulità in tutta la verità religiosa: ateismo freddo e vuoto. Se la religione (dicono) può essere propagata solo con la frusta e la spada, non vale affatto la pena di propagarla. Se il Dio non può mantenere la sua autorità e governare senza l'aiuto della violenza umana, sicuramente è meglio credere che Dio non esiste! Questo è l'argomento di molti che la coercizione ha indurito e amareggiato. E su una terza classe della società l'effetto della coercizione è il martirio. Uomini e donne che apprezzano la verità più della convenienza presente, che onorano Dio più di quanto onorino gli uomini, questi declinano fermamente i mandati dell'autorità umana nella sfera della religione. Qualunque cosa accada, devono essere obbedienti alla convinzione e alla coscienza. Essi sono vincolati da un obbligo preliminare di seguire lo Spirito di verità ovunque esso conduca. Una voce parla loro direttamente dal cielo; e, che i re delirino e si scatenino a loro piacimento, cedono la loro prima deferenza al comando celeste. Dopo tutto, un re umano non è che un verme simile, ed è una cosa ignobile guidare il corso della nostra vita secondo i capricci mutevoli di principi pomposi. E il risultato di un'onesta resistenza alla tirannia religiosa è sempre stata la sofferenza: la tortura, la fiamma, la prigione, il patibolo.

4 Vers. 4, 5.Allora un araldo gridò ad alta voce: A voi è comandato, o popoli, nazioni e lingue, che in quel momento udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, del salterio, del salterio, del dulcimer e di ogni sorta di musica, vi prostriate e adoriate la statua d'oro che il re Nabucodonosor ha eretto. La traduzione dei Settanta è: "E l'araldo proclamò alle moltitudini: A voi è annunciato, popoli e paesi, nazioni e lingue, quando udirete il suono della tromba, del flauto, dell'arpa, del salterio e del salterio, del coro e di ogni sorta di musica, che vi prostriate e adoriate la statua d'oro che il re Nabucodonosor eresse". È chiaro che il traduttore dei Settanta ha reso lyj come "ostia", e ha tradotto b come se fosse l. La cadenza equilibrata della frase successiva sembra più naturale, se dovuta alla fonte aramaica che al traduttore greco. Anche gli strumenti musicali sono disposti nello stesso modo cadenzato, spezzato in una certa misura dalla sumfwnia. La Teodozione è, come al solito, in più stretto accordo con il testo massoretico, ma omette la sumfwnia. La Pescitta nel quarto verso concorda non solo parola per parola, ma potremmo quasi dire sillaba per sillaba, con il testo massoretico. Nella quinta strofa omette pesanterin; Al posto di sabka, ha kinora, che di solito è considerato l'equivalente ebraico di kiqara; invece di sumfwnia, ha tziphonia, che suggerisce un'etimologia diversa. È vero che Strack ('Neu Hebraische Sprache') sottolinea che s ha la tendenza a diventare x prima delle sillabe con il suono d o alla fine delle parole, ma questo non è né l'uno né l'altro; La sillaba con x è la prima, non l'ultima, e non c'è suono d o t nella parola. Girolamo è in stretto accordo verbale con il testo massoretico. Dovremo dedicare un breve excursus ai nomi degli strumenti musicali che qui ricorrono. Nell'ansia di trovare prove dell'origine tarda del Libro di Daniele, della sua origine ai tempi della dominazione ellenica, karoza derivava da .khrux, quell'etimologia è ora universalmente abbandonata. O popoli, nazioni e lingue. Dovrebbero piuttosto essere i popoli. Il vescovo Wordsworth sottolinea la somiglianza che questa frase ha con lo zar usato della mistica Babilonia nell'Apocalisse, Apocalisse 13:7; 17:15 e aggiunge che anche lei "comanda loro di prostrarsi e adorare l'immagine che ha eretto". Riguardo al versetto seguente, le sculture di Ninive provano l'importanza data alla musica in tutte le occasioni importanti, come la celebrazione di un trionfo o la dedicazione di un tempio. I nomi degli strumenti musicali non sono generalmente conservati. Fu molto probabilmente quando i raggi del sole mattutino colpirono la punta d'oro dell'obelisco, che giunse lo scoppio della musica che doveva servire da segnale per tutte le moltitudini di prostrarsi e adorare. L'immagine era considerata come il segno del dio che rappresentava; ricevette l'adorazione che gli era stata destinata

6 E chiunque non si prostrerà e non adorerà, in quell'istante sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. L'unica differenza tra il testo dei Settanta e quello massoretico è che invece di rendere "sarà gettato", si mette al plurale attivo, "lo getteranno". Potrebbe esserci stata una differenza di lettura: hnewmryi invece di amertyi. È, forse, più probabile che sia semplicemente il traduttore a preferire questa costruzione a quella che sarebbe risultata da una traduzione più letterale. La Teodozione, la Pescitta e la Vulgata concordano con la Massoretica. Proprio in quell'ora. Il professor Fuller ha suggerito che il modo in cui l'ombra cadde avrebbe permesso loro di fissare l'ora. Questo, tuttavia, sta dando un esatto significato astronomico a ciò che aveva solo un significato retorico. La parola sha'a è molto vaga; significa "tempo" in generale, significa "qualsiasi breve intervallo di tempo", da alcuni giorni a un momento. Sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. La parola WTa è di derivazione incerta; si trova in entrambi i dialetti dell'aramaico. Ricorre nel Targum dello pseudo-Gionatan, nella storia della morte di Haran e della preservazione di Abramo, che sembra distintamente imitata dagli eventi qui narrati. Nella "Vita di Assurbanipal" di Smith, troviamo che a questa punizione si è fatto ricorso più di una volta, ad esempio pp. 163, 164. Il professor Bevan sostiene, in risposta all'appello di Lenormant a questo come prova dell'accurata conoscenza dell'autore dei metodi di punizione babilonesi, che questo deriva da Geremia 29:22, Sedechia e Achab, "che il re di Babilonia arrostì nel fuoco". Solo l'azione implicita nel verbo hlq (qalah) non è il completo incendio, come quello implicito nella punizione davanti a noi, ma piuttosto la tortura più crudele di bruciare lentamente La parola è usata di "grano arso" Levitico 2:14 ; Giudici 5:11 è usato anche per il calore della febbre. Salmi 38:8 Non c'è alcuna indicazione verbale che l'autore di Daniele sia stato influenzato da questo passaggio

Ver. 6.-

"La fornace ardente".

I È PECCATO RISPETTARE LE ORDINANZE RELIGIOSE CHE NON SONO COERENTI CON LE NOSTRE CONVINZIONI. Il peccato nel caso in esame sarebbe stato evidente, vale a dire

1.) Gli ebrei, che credevano in un Dio spirituale, erano invitati all' idolatria. Questa è la sostituzione di un materiale allo spirituale come oggetto di culto. Per un uomo spirituale ogni adesione a forme religiose in cui gli sembra che i riti materiali prendano il posto del servizio spirituale, comporta lo stesso peccato di idolatria. Giovanni 4:24

2.) Gli ebrei, che adoravano un Dio santo, erano invitati a inchinarsi davanti all'immagine di un dio empio. Il carattere delle divinità babilonesi era immorale. Adorare uno di loro significava rendere onore all'immoralità. Dove ci sono aspetti moralmente degradanti di qualsiasi religione - come l'uso delle indulgenze e del confessionale nella Chiesa di Roma - l'associazione con quella religione deve mettere in pericolo il nostro carattere morale

3.) Gli uomini che non avevano fede in un falso dio erano tenuti ad adorarlo. Ciò comporterebbe l'inganno. La colpa di un idolatra ignorante e credente non sarebbe nulla in confronto a quella di uno che si inchinò davanti all'idolo sapendo che era un falso dio. Nessuna menzogna è peggiore della menzogna nella religione. Il primo dovere religioso è: "essere sinceri".

4.) Gli ebrei, credendo nella gelosia del loro Dio, erano tenuti a onorare una divinità rivale. Un pagano poteva adorare un dio straniero, perché poteva trovare spazio nel suo pantheon per un numero qualsiasi di divinità. Per l'ebreo, l'Eterno è l'unico Dio. Dio esige l'adorazione esclusiva dei nostri cuori. Non possiamo dargli fedeltà divisa Giosuè 24:15; 1Re 18:21 Matteo 6:24

II IL TENTATIVO DI IMPORRE L'UNIFORMITÀ RELIGIOSA CON LA VIOLENZA È SIA SCIOCCO CHE CRUDELE

1.) È sciocco. La persecuzione non può né convincere l'intelletto né assicurare la fedeltà degli affetti. Agisce al massimo può solo garantire l'obbedienza esterna e la devozione ipocrita. Inoltre, il tentativo di determinare il culto religioso degli uomini mediante l'autorità, anche se potesse avere successo, sarebbe giustificato solo sulla base del presupposto dell'infallibilità da parte del governante. Ma le autorità politiche non hanno il monopolio della verità; quindi, poiché è probabile che il persecutore sia in errore quanto il perseguitato, e poiché la persecuzione non tende mai ad assicurare una vera convinzione, il ricorso ad essa è una prova di duplice follia

2.) È anche crudele. La furia di Nabucodonosor fu eccitata dall'opposizione dei tre Giudei, ed egli emanò un ordine molto feroce per la loro distruzione. La loro condotta era considerata doppiamente offensiva: una ribellione contro il re e un insulto al suo dio. Così i motivi religiosi sono usati per giustificare la crudeltà più grossolana

III LA FEDELTÀ A DIO CI È RICHIESTA INDIPENDENTEMENTE DALLE CONSEGUENZE. I tre ebrei non ebbero bisogno di approfittare dell'offerta di Nabucodonosor di un tempo per riflettere. È pericoloso parlare con la tentazione, nessuna tolleranza per le circostanze, nessuna scusa di casistica, dovrebbe confondere la nostra convinzione del dovere di fedeltà a Dio. Questo è semplice e certo. La fede nella Provvidenza, tuttavia, ci rafforzerà nell'adempimento del dovere. I tre ebrei credevano che Dio potesse liberarli (versetto 17), e quindi si affidarono alle sue cure. Dio può esigere il sacrificio assoluto di tutto ciò che abbiamo; Eppure, nel rendergli devozione incondizionata, possiamo essere certi che Egli non ci dimenticherà, né permetterà che soffriamo più del necessario per il compimento della sua volontà d'amore

IV DIO A VOLTE PORTA LA LIBERAZIONE ALL'ULTIMO ESTREMO

1.) Quando non ci salva dal cadere nei guai, può impedire che i problemi ci facciano veramente del male. Dio non intervenne per impedire l'esecuzione del decreto reale, ma liberò i tre ebrei da tutte le conseguenze dannose, se lo fece. Dio non ci salva dalla fatica, dal dolore e dalla morte, ma la sua grazia può togliere loro il pungiglione e la maledizione. Pur lasciandoci nel mondo, Egli può proteggerci dal male di esso, e sebbene, a differenza dei tre Ebrei, possiamo soffrire il dolore nella fornace dell'afflizione, questo non può farci alcun male, ma piuttosto operare il nostro sommo bene

2.) Liberandoci nei guai piuttosto che salvarci dai guai, Dio è onorato e noi siamo benedettissimi. L'argomento di questo incidente era la dichiarazione della gloria di Dio (versetti 28, 29) e la promozione dei suoi fedeli servitori (versetto 30). È meglio essere prima processati e poi salvati che non essere mai in pericolo o nei guai

7 In quel tempo, quando tutto il popolo udì il suono del corno, del flauto, della cetra, del salterio e di ogni sorta di musica, tutto il popolo, le nazioni e le lingue si prostrarono e adorarono la statua d'oro che il re Nabucodònosor aveva eretto. La Settanta rende: "E in quel tempo, quando tutte le nazioni (i Gentili) udirono il suono della tromba, del flauto e della cetra, il sacco e il salterio, e ogni suono di musica, allora tutte le nazioni (i Gentili), le tribù e le lingue, si prostrarono e adorarono la statua d'oro che il re Nabucodonosor aveva eretto". Le ultime parole, katenantu toutou, appartengono evidentemente all'inizio del verso successivo. È possibile che l'hcou sia dovuto a un'altra lettura, ma potrebbe anche essere stato il risultato di un desiderio di variazione. La teodozione non differisce dal testo massoretico. Le due versioni greche concordano con la massoretica nell'omettere sumfwnia. La traduzione della Pescitta è: "Nell'ora in cui le nazioni udirono la voce del corno, del flauto, della lira (qithra), dell'arpa (kinnor), del flauto ( tziphonia) e di ogni sorta di musica, tutti questi popoli, nazioni e lingue, si prostrarono e adorarono l'immagine d'oro che il re Nabucodonosor aveva eretto" È da notare che kinnor, il suo equivalente semitico, qui segue di nuovo qithra, e quel pesanterin è di nuovo omesso. Girolamo, in opposizione alle versioni massoretiche e greche, inserisce symphonia. Per quanto riguarda il testo massoretico, qui, come nel quinto verso, abbiamo qathros invece del qithros del K'thib; in questo, il K'thib concorda, come generalmente, con la forma orientale invece che occidentale che la parola assume. Il professor Bevan confronta l'uso di ydiK qui con quello nelle iscrizioni palmirene (Vogue 15). Keil dice che Zemara si riferisce solo al canto, ma Furst, Gesenius e Wirier applicano la parola alla musica strumentale. Potrebbe, in realtà, essere l'uno o l'altro; Se si tratta di un coro di voci, allora è equivalente a sumfwnia. Questo versetto narra semplicemente l'obbedienza che fu resa immediatamente e senza discutere al comando di Nabucodonosor. L'obbedienza di questi Gentili servì a mettere in più chiaro rilievo la fermezza di questi Giudei o, ciò che appare al re e ai suoi cortigiani, la loro ostinazione. Non è impossibile che la loro resistenza al re fosse enfatizzata dal fatto che rimanevano in piedi in mezzo alla folla di quegli ufficiali prostrati

8 In quel tempo si avvicinarono alcuni Caldei e accusarono i Giudei. In questo versetto la Settanta è più vicina al Massoretico di quanto non lo sia la Teodozione. Quest'ultimo non ha nulla che rappresenti l'hn; d lbeq'Alk; (kol-qobayl d'no) dell'originale, che appare nelle nostre versioni come "perciò". La Settanta rende katenanti toutou. La Pescitta ha anche omesso "perciò"; nella frase successiva è pedissequamente accurata, dando la peculiare svolta della frase nell'originale, 'achalu qartzchun, "divorare pezzi di loro". Si trova nel siriaco di Luca 16:1 ; è nel Targum di Salmi 15:3. La Vulgata non presenta punti degni di nota. È evidente che "caldeo" è qui usato nel suo senso etnico di nazione, non nel suo senso professionale come di presunta classe. Dobbiamo ricordare che "caldeo" non equivale a "babilonese". Come abbiamo visto, i Caldei erano intrusi a Babilonia, e a loro apparteneva Nabucodonosor. Era del tutto naturale che i caldei nativi, che si ritenevano della stessa stirpe del re, si opponessero al rinvio dei loro diritti a un gruppo di ebrei. Il fatto che i tre amici non siano nominati, o in alcun modo designati, ma che si riferisca all'intera razza ebraica, dimostra che lo scopo di questi Caldei coinvolgeva l'intero popolo ebraico, e che essi individuarono Sadrac, Mesac e Abednego semplicemente come casi di prova. La loro elevazione a posizioni di tale fiducia potrebbe aver causato gelosia nei loro confronti

Vers. 8-12.

L'opera dell'invidia vile e amara

Gli uomini della Caldea, che si vantavano di grandi titoli, ma possedevano piccole anime, non si accontentavano di rendere servile omaggio all'immagine d'oro del re; dovevano necessariamente rivolgere dei delatori contro coloro che avevano il coraggio della convinzione religiosa. Mentre la vera religione nobilita l'uomo in ogni modo, la superstizione fa impallidire l'intelletto e l'anima, lo evira. Un moscerino può pungere alla follia un cavallo da guerra coraggioso, e alcuni uomini che sono impotenti a fare il bene sono occupati a sfogare rancore maligni su nature più nobili della loro

L 'INVIDIA È IL FIGLIO NATURALE DELL'EGOISMO, la vile progenie di una vile stirpe. Con il pretesto della sollecitudine per il re, erano soprattutto ansiosi di sbarazzarsi di formidabili rivali. Questi accusati erano stranieri, prigionieri, ed erano stati elevati a cariche eminenti in virtù dei loro meriti personali. Ma gli aristocratici indigeni di poco senso non potevano sopportare questa competizione per gli onori reali, ed erano abbastanza disposti a degradare e ferire gli uomini buoni, se solo potevano promuovere i loro interessi mondani. Questo è un vizio spregevole che ha come radice l'egoismo. L'uomo invidioso si vergogna di possedere il suo vero scopo

II INVIDIA SI CHINA A USARE LE ARTI PIÙ MESCHINE. Questi Caldei inventarono un nuovo nome, un nome di obbrobrio, con cui designare questi odiati rivali. Come i nemici di Cristo inventarono il nome di "cristiano" come parola d'ordine e di rimprovero, così questi delatori caldei usarono la parola "ebreo" come stigma di disonore. Inoltre, cercavano di adulare il re con tutte le arti del servilismo. Lusingavano la sua grandezza, il suo amore per il potere, il suo fanatismo, il suo zelo religioso, la sua volontà autocratica. I migliori amici di un monarca sono quelli che gli dicono all'orecchio le verità più sgradevoli, e cercano saggiamente di attenuare la crescita di una tirannia imperiosa. Ma questi uomini, con ingegnosa abilità, cercavano solo di infiammare le più basse passioni del re. Gli ricordarono che la sua autorità reale era oltraggiata; che i suoi dèi furono disonorati; che il suo onore, come monarca veritiero, era un; palo. Non fu lasciata nulla di intentato per ottenere la loro nefasta fine. Il loro era uno zelo indaffarato, degno di un oggetto più nobile

III L'INVIDIA INGIGANTISCE I PRESUNTI DIFETTI DEGLI ALTRI. Da ciò che appare nel racconto, non c'era motivo per questi magnati caldei di muovere alcuna accusa contro gli ebrei. Non faceva parte del loro ufficio diventare pubblici ministeri. L'idolatria di quell'epoca era estremamente tollerante. Ad ogni nazione e popolo era permesso di adorare i propri dei. Se questi satrapi caldei avessero nutrito una scintilla di generosità nel loro petto, avrebbero argomentato così: "Questi ebrei hanno una fede religiosa propria. Adorino ciò che e come vogliono". Ma è molto probabile che questi governatori officiosi avessero istigato il re a emanare questo crudele decreto, e ne avessero attentamente osservato l'effetto sulla condotta dei giovani ebrei. Ora pensano di averli catturati in una trappola mortale. Ora esagereranno la loro offesa davanti al re. Ora li accuseranno non solo di non aver reso omaggio al nuovo idolo, ma di disonore verso tutti gli dèi della Caldea, con totale disprezzo per il re stesso

L' INVIDIA IV È CIECA NEL PREVEDERE I RISULTATI. Questi uomini invidiosi procedevano secondo il principio di prevedere e preordinare il corso degli eventi. Chiaramente, sembrava loro, che la serie degli eventi fosse certa come gli anelli di una catena. Il re si sarebbe infuriato. Questi giovani ebrei sarebbero stati distrutti. Essi stessi sarebbero stati promossi all'onore. Ma anche se il primo passo ebbe successo, e tutto il loro piano sembrava sul punto di dare i frutti sperati, ecco! Aborto spontaneo e delusione I Se fossero riusciti a circoscrivere e massacrare questi uomini innocenti, avrebbero proceduto ad accusare anche Daniele. Ma gli esecutori del mandato reale furono le uniche persone uccise. I giovani ebrei godevano nella fornace della presenza di un Compagno e Ospite celeste. Il Dio degli Ebrei ricevette l'omaggio regale e la pubblica considerazione. I satrapi invidiosi furono messi a tacere e a vergognarsi

L 'INVIDIA È SENZA SCRUPOLI RIGUARDO ALLA SOFFERENZA ALTRUI. Se solo può ottenere il suo misero fine, non gli importa quanta sofferenza del corpo e della mente infligge agli altri. Sapevano che la pena decretata per il mancato rispetto della pratica idolatrica era arbitraria e crudele; ma che gliene importava? Avrebbero potuto prevedere che se questi tre notabili ebrei avessero subito la morte, sarebbe stato l'inizio di un'ardente persecuzione contro l'intera nazione d'Israele; ma che gliene importava? Il loro orgoglio e la loro ambizione furono feriti dall'elevazione alla carica di questi giovani Ebrei, e se solo fossero riusciti a provocare la caduta dei loro rivali, essi non si sarebbero preoccupati senza scrupoli di quanta sofferenza si sarebbe abbattuta sugli Ebrei. L'invidia è sempre stata un nemico mortale dell'amore fraterno.

9 Vers. 9-12. - Essi parlarono e dissero al re Nabucodonosor: «O re, vivi in eterno». Tu, o re, hai decretato che chiunque udrà il suono del corno, del flauto, della cetra, del salterio, del salterio e di ogni sorta di musica si prostri e adori la statua d'oro, e chiunque non si prostrerà per adorare la statua d'oro, sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Vi sono alcuni Giudei ai quali tu hai affidato gli affari della provincia di Babilonia: Sadrac, Mesac e Abed-Nego; questi uomini, o re, non ti hanno considerato; non servono i tuoi dèi, non adorano la statua d'oro che tu hai eretto. Le differenze tra i Settanta e i Massoretici sono minime. Si può solo osservare che nella ripetizione del decreto al re, la sumfwnia non si verifica. Invece di dire: "Non servono i tuoi dèi", rende "non servono il tuo idolo". Inoltre, la parola tdbi ('abeedath), tradotta "affari", è omessa, probabilmente implicando l'omissione nel testo originale di wOht; y. La versione di Teodozione è considerevolmente più breve riguardo al nono versetto, poiché omette "rispose e disse" e "Nabucodonosor"; altrimenti è in più stretto accordo con il testo massoretico, solo che anch'essa omette sumfwnia. Nella Pescitta troviamo una variazione nel nono versetto; la sua traduzione inizia: "E dissero al re Nabucodonosor". Come accennato in precedenza, nell'elenco degli strumenti il pesanterin è omesso, e il kinnor compare; altrimenti l'accordo è stretto con il testo massoretico. La Vulgata concorda con la Pescitta nella sua resa del nono versetto, ma, a differenza della versione greca, inserisce symphonia e, a differenza della Peshitta, inserisce psalterium. Per quanto riguarda il testo aramaico, la cosa più notevole è il fatto che nel K'thib, invece di aynpoMWs (sumphonia) appare ay; npoysi (siphonia). Il dodicesimo versetto ha in sé questa particolarità, che è l'unico caso in cui tyA, il segno dell'accusativo, così frequente nei Targumim, ricorre nell'aramaico biblico. Nell'iscrizione sulla statua di Hadad a Sindschirli, riga 28, abbiamo htw (v-th-h) come segno dell'acensativo; come nel caso in esame, serve per il caso obliquo di un pronome. Il discorso adulatorio con cui iniziano questi Caldei è del tutto conforme all'uso orientale. Il punto dell'accusa contro questi tre funzionari era che, essendo funzionari, non confermavano con l'obbedienza il decreto solenne del monarca. Inoltre, se questa statua o obelisco fosse stato eretto a Marduk (Merodac), che Nabucodonosor adorava in modo speciale, e che egli considerava il suo speciale protettore, l'elemento del tradimento contro lo stato potrebbe essere implicato in questo rifiuto di rendere il dovuto omaggio al dio tutelare dell'impero babilonese e al suo sovrano. La politica e la guerra di quel periodo procedevano sul presupposto che gli dèi interferissero direttamente negli affari delle nazioni. Qualsiasi affronto fatto al dio nazionale sarebbe stato - come si credeva - vendicato sulla nazione che l'avesse tollerato per rimanere impunito. Chiamarono le divinità a lasciare le città che stavano assediando e cercarono di persuadere gli abitanti che anche il loro dio era dalla parte dell'assediante. Così Sennacherib 2Re 19:22 afferma che Geova deve essere offeso con Ezechia, e il faraone-Neco affermò a Giosia che era andato al comando di Dio a combattere contro l'Assiria. 35:21 Secondo le nozioni pagane in generale, compresi i Caldei e i Babilonesi, una piccolissima inavvertenza poteva viziare un sacrificio, e trasformarlo da propiziazione per gli dèi a offesa per loro. Se un'inavvertenza può quindi essere malefica, una mancanza di rispetto molto più diretta come quella mostrata da questi funzionari ebrei. Ma gli accusatori pongono l'accento su un altro lato della questione. Nabucodonosor li aveva incaricati degli affari della provincia di Babilonia; ma egli aveva eretto l'immagine d'oro. C'era quindi un elemento di mancanza di rispetto personale accennato, reso ancora più odioso dal fatto che l'elemento dell'ingratitudine era presente. Ma com'è possibile che Daniele non venga introdotto in questa narrazione? Perché non è stato attaccato lui piuttosto che i suoi amici? Si può sostenere che questa è un'altra tradizione, e che l'unione di Daniele con i tre amici è dovuta a quella combacianza di cui si trovano tante tracce - o si presume che si trovino - nel Pentateuco. Ma l'editore che ha fatto l'incastro in questo caso, ha fatto di più che incastrarsi: sono introdotti in vari punti della narrazione del capitolo precedente. Perché non completò la sua opera e non spiegò perché Daniele era assente? Se si tratta di un'opera di immaginazione, è necessario rendere conto dell'assenza di Daniele; anche se è il risultato del lavoro editoriale, l'assenza di Daniele deve comunque essere spiegata o spiegata. Questo avrebbe insistito molto su uno scritto ai tempi dei Maccabei. Raccontando gli avvenimenti così come si sono verificati, questo potrebbe essere facilmente sorvolato, perché a quel tempo tutti in Babilonia sarebbero stati perfettamente consapevoli del motivo per cui Daniele non era lì. L'assenza di ogni riferimento a Daniele in questo capitolo è una prova indiretta dell'antichità e dell'autenticità del libro di cui fa parte. Le ragioni dell'assenza di Daniele possono essere facilmente immaginate. Gli ebrei potrebbero essere stati mandati in servizio ufficiale in una lontana provincia dell'impero, oppure, anche se ciò non è così probabile, la sua presenza a questa festa potrebbe non essere richiesta. Una soluzione prosaica ma possibile dell'assenza di Daniele potrebbe essere la malattia. Se si fosse saputo che egli era incapace per malattia di partecipare a qualsiasi funzione pubblica, i Caldei non avrebbero danneggiato il loro caso riferendosi a lui

13 Allora Nabucodonosor, furioso e furioso, ordinò di condurre Sadrac, Mesac e Ahed-nego. Poi condussero questi uomini davanti al re. La Settanta differisce dalla massoretica per la traduzione di amj (hama) come verbo, e quindi per la traduzione, qumwqeiv ojrgh, "infuriato di rabbia". La Teodozione è in stretto accordo con il massoretico, come anche con la Pe-shitta, con questa differenza, che il siriaco ripete la preposizione, in cui è seguito da Girolamo. La parola tradotta. "portato" presenta alcune difficoltà grammaticali: la parola è Wytyhe (haythayoo). La forma sembra attiva, ma il significato è passivo. Il professor Bevan suggerisce una differenza di vocalizzazione. L'accusa di coloro che desideravano divorare questi consiglieri ebrei ebbe successo nel suo scopo immediato. Nabucodonosor è pieno di rabbia e furia contro coloro che, essendo stati le creature del suo favore, avevano ancora osato fare nonostante la sua autorità. Può anche darsi che la loro inaudita mancanza di cortesia verso il monarca sia considerata come una scortesia ancora più flagrante verso il dio in onore del quale la statua o la colonna sono state erette e questa festa dedicata è stata istituita. Ebrei ordina che i criminali siano condotti da lui. Per quanto Nabucodonosor sia feroce e furioso, fanatico com'è per la religione dei suoi padri, è tuttavia giusto. Questi funzionari, per quanto irrispettosi abbiano agito, hanno ancora il diritto di essere ascoltati in loro difesa. Vengono mandati a chiamare dal monarca e a tempo debito vengono. Non è impossibile che Nabucodonosor, con tutta la sua rabbia e furia, fosse ancora abbastanza astuto da vedere l'invidia dietro l'accusa; è perché questi uomini sono ebrei, e sono stati molto avanzati, che i Caldei sono pronti a portare accuse di empietà contro di loro

Vers. 13-15.

Un'alternativa critica

L'alternativa che questi giovani erano chiamati ad affrontare era l'idolatria o la morte. I pretendenti alla loro lealtà erano Nabucodonosor da una parte, Dio dall'altra. I primi si appellavano a tutti i principi egoistici della loro natura; il secondo, al solo senso morale. Qui sta la prova cruciale della vita umana. La voce di Dio sarà suprema? La sua autorità sarà dominante su ogni parte della mia natura, su ogni atto della mia vita? O, d'altra parte, prevarrà qualche altro padrone? Dalla nostra risposta a questa domanda dipendono il nostro paradiso e il nostro inferno

I UN'ALTERNATIVA DI CONDOTTA. Molto avrebbe potuto essere detto da un astuto avvocato per indurre l'accondiscendenza alla richiesta del re. Gli Ebrei non avevano preteso che i suoi sudditi abiurassero la loro lealtà verso un altro dio; potrebbero, quindi, fare un compromesso rendendo questo atto esteriore di idolatria, mentre riservavano il vero amore e l'omaggio dei loro cuori a Dio. Non erano forse i sudditi, sì, i prigionieri, di questo principe terreno? e non ha governato per diritto divino? Non era stato lui il loro benefattore nell'elevarli all'onore? E non sembrerebbe vile ingratitudine resistere? Non era forse desiderabile mantenere un'uniformità generale e non dare l'impressione di favorire la ribellione e l'irreligione? Non avrebbe preservato la pace pubblica, promosso i propri interessi e protetto le fortune dei loro co-esiliati, se avessero obbedito? Non fu che un atto solitario; Dio lo perdonerebbe prontamente; Non c'è bisogno di ripeterlo! Valeva la pena di disturbare l'impero su una questione così banale? Così sussurravano mille voci. Ma...

II ERA UN'ALTERNATIVA DI PRINCIPIO. A meno che questi Ebrei non agissero in modo menzognero, questo atto di idolatria sarebbe l'espressione visibile della loro fede. Gli atti esteriori sono i frutti propri della convinzione interiore. Un uomo timorato di Dio non può produrre i frutti dell'idolatria; né un uomo idolatra può portare i frutti della pietà. L'apparente conformità qui sarebbe pura ipocrisia; e questi giovani ebrei si imporranno ipocriti? Questo era un giorno di giudizio: questi giovani erano processati davanti a Dio. Dite quello che gli uomini vogliono sulle concessioni reciproche, sulla tolleranza, sulla pace: questa era un'occasione cospicua per la prova dei principi. Se questi giovani si comportassero da vigliacchi ora, sarebbero codardi per sempre, lo sport di ogni capriccioso vento di circostanza. Se il cavo della nave non regge in una tempesta, a che serve? Il vero principio del carattere è della natura dell'acciaio: non si può piegarlo in modo permanente. Lascialo alla sua azione e vola di nuovo alla sua giusta linea

III ERA COME ALTERNATIVA AL DESTINO. L'obbedienza ha portato la vita presente; La resistenza doveva sfociare nella morte violenta. Quindi è evidente che questo atto di idolatria non era un atto banale e nemmeno ordinario. Il re stesso lo elevò a una prova pubblica. Eppure questo re pomposo ha superato il bersaglio. Ha parlato del risultato e della questione di questa presunta contumacia? Ebrei era come un uomo che fa i conti senza il suo ospite. Le questioni degli eventi sono in un'altra mano che nella sua. Le minacce regali sono spesso come la pula che il vento scaccia. Mentre questo re babilonese parlava, un re più potente di lui revocò il mandato umano e invertì il destino predetto. Nabucodonosor disse in sostanza a questi giovani pii: "Murite!" Dio pronunciò con lo stesso respiro il suo fiat: "Vivi!" "Il Signore riduce a nulla il consiglio dei pagani". Al posto del disonore, venne l'onore. Invece della morte, l'immortalità!

14 Nabucodònosor parlò e disse loro: «È vero, o Sadrac, Mesac e Abed-nego, non servite i miei dèi e non adorate la statua d'oro che ho eretto? La traduzione dei Settanta qui è: "Quando vide, il re Nabucodonosor disse loro: Perciò, Sadrac, Mesac e Abed-nego, non adorate i miei dèi, non annuite davanti alla statua d'oro che ho eretto, non vi prosternate?" Sembra che ci sia stata una differenza di lettura qui. Le prime parole devono essere state lette come whyl whb (behon 'aleehon), e la misteriosa parola aD; xh (hatzeda) aveva occupato una posizione prima, non dopo rma. La parola adx nell'aphel in siriaco significa "guardare con fermezza". Questa interpretazione della parola mostra che il traduttore aveva davanti a sé un documento in cui ci si poteva aspettare significati siriaci. Teodozione rende l'ultima frase: "Se veramente (eij ajlhqwv) Sadrac, Mesac e Abednego, non adorate i miei dèi, e davanti all'immagine d'oro che ho eretto non vi prostrate?" -una costruzione che mostra una pedissequa sequela dell'aramaico. Il senso qui è davvero lo stesso di quello della Versione Autorizzata. La Pescitta rende la parola iniziale di quest'ultima parte del versetto, "in verità", una traduzione con cui Girolamo è d'accordo. Il professor Bevan suggerisce un'altra lettura, aDzah, seguita da Behrmann. Purtroppo, il significato di aD; Za è molto dubbioso. La traduzione comune è "di uno scopo stabilito". Così Furst, Gesenius, Winer, tra i lessicografi, e Bertholdt, Ewald, Aben Esdra, Wordsworth, tra i commentatori; Keil, Kliefoth, Kra-nichfeld, ritengono che significhi "con intenzioni malvagie". Si suggerisce anche che possa significare "in scherno". La lettura suggerita dal professor Bevan e sostenuta da Behrmann non è da pensare; si appellano a Teodozione, ma quando questa parola ricorre nel capitolo precedente (vers. 5), Teodozione traduce ajpesth, il che rende evidente che adza (azda) non significava "verità" per lui. Si può dire di più per la Peshitta, solo che, sebbene azda sembri significare "verità", la traduzione non è la stessa in Daniele 2:5 e nel presente versetto. Se ci deve essere un cambiamento di lettura, è preferibile quello indicato dalla traduzione dei Settanta. Il traduttore dei Settanta ha già avuto adx, e non c'è nessuna prova che Teodozione non l'abbia avuto. Il cambiamento nella disposizione delle parole è una variazione più semplice di qualsiasi altra, e mantiene la parola nel suo significato siriaco; altrimenti saremmo inclini a seguire i lessicografi e a tradurre "di uno scopo prefissato". Se prendiamo il punto di vista di questa parola sopra indicata, possiamo immaginare Nabucodonosor che guardava fisso quei giovani che avevano osato opporsi a lui, sperando, forse, di vederli allontanarsi dal suo sguardo, come aveva visto fare a tanti dei re che aveva conquistato. Se questo è corretto, dà un punto a ciò con cui i giovani iniziano la loro risposta nel versetto 16. Se prendiamo la traduzione più comune, vediamo la generosità del re. Pieno di rabbia e furia com'è, darà loro l'occasione per dire che è stato per inavvertenza che non hanno obbedito al suo decreto. Questo è pienamente confermato dal versetto successivo. Se Nabucodonosor era pieno di rabbia per il crimine contro gli dèi, stava comunque attento che l'invidia dei caldei non gli impedisse di dare agli ebrei che gli erano stati accusati la possibilità di difendersi. Fu questa equità mentale che, nonostante i suoi scoppi di rabbia capricciosa, attirò l'affetto di coloro che lo circondavano a Nabucodonosor

Vers. 14-18.

Principio illuminato dal fuoco

"O Nabucodonosor, noi non stiamo attenti", ecc. (vers. 16-18). Delinea le caratteristiche principali di questa storia dei martiri intensamente interessante; e poi...

I PRINCIPIO RELIGIOSO. E qui, per non muoverci nella nebbia, apriamo, passo dopo passo, ciò che deve essere detto

1.) Principio. Che cos'è.9; Un principio è letteralmente una prima cosa, un inizio, una causa. La sorgente sul fianco della montagna, da cui il possente fiume. La radice dell'albero. I "Principia" di Newton. Il principio dell'universo, il Primo, è Dio

2.) Principio religioso. L'idea essenziale nella parola. "Religione" è quella del vincolante. (Vedi l'etimologia.) La religione distingue ciò che lega l'uomo a Dio: nomina il legame che lega la terra al cielo. Il principio della religione è che alla radice dell'essere dell'uomo; Quel principio di cose nell'anima che determina la vita esteriore: parola, azione, contegno, abitudine, condotta

3.) I due tipi. A rigor di termini, gli inizi della religione possono essere in due sfere completamente diverse. Possono essere oggettivi o soggettivi. Ci sono inizi con Dio e inizi nell 'uomo

(1) I principi oggettivi della religione costituiscono la rivelazione esterna di Dio. Quella rivelazione è l'espressione del suo amore. Rigorosamente considerata, questa è la sorgente e la radice di tutto il resto. Da questo punto di vista, il primo principio della religione non è altro che Dio stesso

(2) I principi soggettivi della religione. Questi sono gli effetti dell'obiettivo. Sono inizi nell'uomo; da cui procede tutto ciò che è distintamente morale e spirituale

(a) La verità nella mente. Di moda per denigrare l'importanza della verità, ma non può essere legittimamente negata, è vitale

(b) Sentimenti che rispondono alla verità

(c) Direzione da parte della coscienza secondo verità e risposta alle emozioni

(d) Volizione obbediente all'autorità regale della coscienza

1.) La forma attuale. I principi religiosi da noi assumeranno forme evangeliche. La nostra posizione è diversa da quella dei tre. Loro al crepuscolo; siamo nel fuoco del mezzogiorno. La verità venne da Dio, per loro attraverso Mosè e i profeti; per noi, per mezzo di Gesù Cristo. Loro sono partiti dal Sinai, noi dal Calvario. Iniziamo con la fiducia in un Cristo personale - che è il nostro primo principio soggettivo - poi seguiamo la verità, l'emozione, l'imperativo morale, l'obbedienza

2.) Momento di principio. Impossibile esagerare la sua importanza. Ciò che un uomo è in linea di principio, che l'uomo è tutto

II ADESIONE AD ESSO. Un esempio sublime. Illustrazione e illuminazione del principio religioso

1.) La tentazione di abbandonare il principio. Nota cosa dovevano fare. Piegare il ginocchio a un'immagine della potenza mondiale, forse di Bel, forse del re stesso. Tutto il Sinai protestò contro di esso. Ma vedi le tentazioni. Leggere la loro forza alla luce della nostra stessa natura

(1) Piegare il ginocchio era una cosa da un apice. Il significato morale delle piccole cose; Ad esempio, firmare il nome di un altro è un falso. Per permettere ai persiani di passare le Termopili!

(2) Tutto il mondo lo farebbe

(3) La gratitudine si è spostata verso l'obbedienza. Daniele 2:48,47

(4) Speranza. Più favore in futuro

(5) Paura. La fornace calda, il destino certo

(6) È probabile che la vista sia più dominante della fede. La fede vede come attraverso la nebbia

2.) La decisione

(1) Costruito lentamente. Forse la decisione è stata presa all'istante, ma è stata gradualmente costruita in solidità e forza. L'immagine non si è alzata in un giorno. Oro da raccogliere. Piani. Stime. I lavoratori ottengono. Il lavoro vero e proprio. Tutto questo richiederebbe tempo. Ammira le imponenti rovine degli scantinati ancora a Dora. Qualche avviso del festival. È il momento di consultarsi con gli amici, soprattutto con l'Amico celeste. (Vedi l'ammirevole sermone di Giovanni Foster in "Lectures", vol

(2.) p. 42, a cura di Bohn.)

(2) La vittoria morale è avvenuta prima dell'evento. Molto prima della prima nota della musica la decisione era stata presa e la vittoria era stata ottenuta. Lo sfarzo del giorno era diventato familiare con la meditazione. Ogni vittoria morale è segreta e anticipativa. (Esempio nella vita comune: i tedeschi furono praticamente vittoriosi prima di attraversare il Reno nel 1870-71.) Così sarà con il cristiano e la morte. (Vedi 'Sermons' di Robertson, vol. 3:190, 195, "Vittoria sulla morte").

(3) Una volta presa, la decisione era irreversibile

1.) L'atto. La maestà morale dei tre tra milioni. Solo. Ma non da soli. Daniele. Simpatizzanti. Angeli. Dio. Tutti lì con loro

2.) La loro dipendenza. Questi santi militanti si trincerarono dietro due linee

(1) Dio. Ebrei era:

(a) Esistente

(b) Il loro proprio Dio: "Il nostro Dio".

(c) L'oggetto del loro servizio. Eterno

(d) Giustizia capace di liberare

(e) Certamente, lo sarebbe. Ma se tutto questo non fosse così, allora:

(2) Ineffabile grandezza di questa posizione morale. Che Dio non liberi, non sia in grado, non sia solo un oggetto immaginario di servizio, non sia il loro Dio, perché in realtà non esiste. Allora c'è qualcosa dietro e più in profondità del suo trono. Il diritto è giusto per sempre. La nostra visione di Dio può essere oscurata; il nostro senso del diritto quasi mai. Questo è chiaro:

(a) Se c'è un Dio, non può essere giusto chinarsi su una cosa

(b) Se non c'è, l'uomo è uomo, e tuttavia non può inchinarsi a una cosa del genere. In mezzo a tutte le tentazioni della vita, tenete presente che c'è un Dio; e anche se (per amor di discussione) non c'è, c'è ancora un'anima; e nell'anima un concetto di giustizia assoluta, incondizionata, eterna

3.) Il risultato della decisione

(1) Per quanto riguarda se stessi

(a) Libertà dall'ansia. "Non stiamo attenti".

(b) Silenzio. Nessun rumore. Nessuna scusa. Nessuna difesa elaborata

(c) Salvezza. Nel fuoco, ma fuori dal fuoco; per il Salvatore lì

(2) Per quanto riguarda gli altri. Chi può fare una stima?

(a) Sugli ebrei. Obbediente al Sinai, ma in posizioni più oscure di quella dei tre

(b) Sui pagani

(c) Sulla Chiesa universale, quando e dove viene raccontata la storia di questo eroismo.

15 Ora, se siete pronti a sentire in quel momento il suono della cornetta, del flauto, della cetra, del salterio, della dulcimera e di ogni sorta di musica, vi prostrerete e adorerete la statua che io ho fatto; ebbene; ebbene; ma se non vi prostrerete, in quella stessa ora sarete in mezzo a una fornace di fuoco ardente; e chi è quel Dio che vi libererà dalle mie mani? Le differenze tra il testo dei Settanta e quello massoretico non sono grandi. L'ultima frase è resa "ma se non lo è, sappiatelo". Inserisce l'epiteto "golden" dopo "image". L'inserimento di "know ye" rende la frase più facile, ma non è da accettare. Qui, come in precedenza, "midst" è omesso. La Teodozione è molto vicina al massoretico, ma concorda con la Settanta nell'omissione di "midst" e nell'inserimento di "golden". La Pescitta è in accordo ancora più stretto con il testo massoretico, tranne che per quanto riguarda gli strumenti musicali: p'santerin, come negli altri casi, è omesso. Da ciò sembra chiaro che la festa della dedicazione di questo nuovo idolo del re babilonese durò diversi giorni. Nabucodonosor, desideroso di salvare quegli ebrei, è pronto a perdonare la loro prima incapacità di obbedire al suo comando se, probabilmente all'alba del giorno seguente, fossero disposti a prostrarsi e adorare questa immagine d'oro che aveva eretto in onore del suo dio. Quest'ultima frase non sembra in perfetta armonia con il tono della prima parte del versetto. Non c'è stato alcun riferimento nella conversazione come riferito a nessun altro dio per spiegare la richiesta di Nabucodonosor: "Chi è quel Dio che ti libererà dalle mie mani?" Inoltre, all'inizio c'è un evidente desiderio di dare a questi funzionari ebrei una via di fuga, ma nell'ultima frase c'è disprezzo e rabbia espressa. Il fatto è che, mentre la semplice struttura dello Shemitic si presta alla narrazione diretta, il lettore non deve supporre che, sebbene i discorsi siano riportati nell'oratio recta, essi registrino o pretendano di registrare gli ipsissima verba più di quanto non lo sarebbero se i discorsi fossero stati registrati nell'oratio obliqua di lingue più occidentali. Si presume che vengano registrati solo i principali capi della conversazione. Questi stessi scossoni e salti sono di per sé prove indirette della verità del documento con cui abbiamo a che fare. Sarebbe stato facile inserire una domanda e una risposta per superare la pausa. Solo uno che registra i fatti sarebbe indipendentemente da questo. L'atteggiamento mentale espresso da queste ultime parole di Nabucodonosor è naturale per un pagano, e specialmente per i monarchi di tipo assiro. Le parole di sfida di Sennacherib 2Re 18:33 sono esattamente nella stessa frase: "Ha forse alcuno degli dèi delle nazioni liberato il suo paese dalla mano del re d'Assiria?" La conquista di Gerusalemme con le sue armi fu considerata da Nabucodonosor come una dimostrazione che l'Iddio d'Israele era inferiore agli dèi di Babilonia. Per Nabucodonosor questa convinzione non contraddiceva minimamente la sua precedente dichiarazione, Daniele 2:47, che questo stesso Dio era "un Dio di dèi e un Signore di re". Gli Ebrei potevano essere grandi come Rivelatori di segreti, ma non in grado di rivelare, nel senso che erano chiaramente inferiori agli dèi di Babilonia, come gli eventi delle recenti campagne avevano abbondantemente dimostrato. È questa dichiarazione, con l'idea che vi sta dietro dell'imitazione di Geova, che dà all'evento narrato in questo capitolo la sua importanza

Excursus sugli strumenti musicali in questo capitolo

Si suppone che i nomi degli strumenti musicali che ricorrono nel quinto, settimo, decimo e quindicesimo versetto di questo capitolo forniscano una prova dimostrativa della tarda data di Daniele. Così il canonico Driver, per nulla un critico estremo, dichiara che, mentre "l'ebraico e l'aramaico permettono" una data tarda, queste parole greche "esigono" che la data di Daniele sia collocata più tardi del periodo della potenza siriana. Le parole in questione sono: qathros, pesanterin, sum-phonya. Il primo di questi, swOrtq (qath' ros), sembra essere stato trasferito dal greco kiqariv (kiqara), dalla sua somiglianza con la forma più antica, kiqariv, che ricorre in Omero: possiamo dedurre che la parola, se presa in prestito dal greco, fu presa in prestito in un periodo antico. Il canonico Driver, in vista dei rapporti tra la Grecia e Babilonia, non avrebbe addotto questa parola come prova della recente data di Daniele. I rapporti tra Babilonia e la Grecia erano abbastanza grandi da rendere almeno non impossibile la trasmissione di questo nome. È stato dimostrato, inoltre, dal professor Whitehouse, che la parola deriva probabilmente dall'Oriente; infatti, egli si fissa sulla Fenicia come sua fonte. Bisogna osservare che egli sostiene che, pur essendo originariamente fenicio, la forma che assume in Daniele dimostra che è venuto all'autore di Daniele dal greco

La parola potrebbe essere stata modificata dalla sua forma più antica a quella più recente, per il bene dei lettori. Una delle ipotesi di coloro che si oppongono all'antichità del Libro di Daniele è che rNOKi (kinnor) sia la parola che sarebbe stata usata da un autentico scrittore aramaico del periodo di Daniele, in quanto kinder e qitharos (o qathros) rappresentano uno stesso strumento; ma, sfortunatamente per questo, nella Pescitta abbiamo entrambi i termini, uno dopo l'altro

Le altre parole, ay; nwOpmWs, sumfwnia, e μyriTensp (pesanterin), che si suppone siano equivalenti a yalthrion, sono su un piano diverso

In primo luogo, chiunque abbia studiato gli scritti apocalittici, deve vedere quanto siano particolarmente soggetti all'interpolazione. Non ce n'è quasi uno che non sia in gran parte e ovviamente interpolato. Nessuno può negare che ciò sia avvenuto. Daniele. Le aggiunte apocrife sono troppo note perché qualcuno possa sostenere l'opinione opposta. Quando, inoltre, si comincia a confrontare il testo massoretico con le versioni più antiche, la Septuaginta, la Pescitta e quella della Teodozione, vediamo subito che i cambiamenti che il testo ha subito non si sono limitati a grandi interpolazioni, ma in tutto il resto ci sono parole e frasi in cui le versioni differiscono dal testo massoretico e l'una dall'altra. Il testo, in particolare da cui è stata tratta la traduzione dei Settanta, deve aver presentato molte e importanti differenze verbali rispetto a quello adottato dai Massoreti. Anche Teodozione, sebbene la sua versione concordi più strettamente con il testo massoretico di quanto non lo sia la Septuaginta, differisce da esso in modi e in un grado che a volte possono essere spiegati solo supponendo che il testo che aveva davanti non fosse identico a quello adottato dai Massoreti. L'ipotesi che Teodozione sia stata modificata dalla Settanta è stata azzardata, e in alcuni casi può avere una parvenza di probabilità, ma in altri casi è priva di ogni ombra di probabilità. La Pescitta è un'altra fonte di varie letture. Le sue varianti sono indipendenti da una delle altre due versioni. In alcuni capitoli queste variazioni sono più marcate che in altri, ma in ogni caso sono abbastanza numerose da rendere molto rischioso qualsiasi accento sulle singole parole. Sebbene queste variazioni siano note e documentate, non c'è alcuna garanzia che non si siano verificate variazioni anche prima che i tipi di testo si separassero l'uno dall'altro. In un caso come questo, anche se non sarebbe scientifico, sulla base di questa incertezza, procedere a modificare il testo in ciò che sembra avere più senso, è altrettanto antiscientifico attribuire un peso probatorio a singole parole

Ma, inoltre, nessuna parola è, sotto un certo aspetto, meno evidente dei termini musicali. Vengono cambiati e modificati con una libertà applicata a poche altre cose. Così abbiamo "cornetta-a-pistone" che figura anche come "cornopeo", due parole simili l'una all'altra nel suono, dello stesso significato, ma di derivazione molto diversa. Passano da un paese all'altro con maggiore libertà rispetto alla maggior parte degli altri termini. Dedurre, quindi, che lo scrittore di Daniele scrisse sotto la dominazione greca, perché certi termini musicali greci ricorrono nel presente testo massoretico, è estremamente avventato e, a nostro avviso, sarebbe universalmente considerato tale, se non ci fosse uno scopo da guadagnare supponendo che le prove tratte da essi fossero soggette a nessun dubbio. I critici del Nuovo Testamento ci hanno insegnato a sospettare di quelli che vengono chiamati documenti tendenz, cioè documenti che hanno un pregiudizio prepotente verso una parte di una controversia: esiste una cosa come un giudizio tendenz. Il giudizio dei critici riguardo al valore probatorio di questi termini musicali è un giudizio di tendenz, che dovremmo dire è ancora più sospettabile del contenuto di un documento di tendenz

Anche la storia dell'argomento della presunta presenza di termini greci in Daniele è istruttiva. Il numero di termini greci che Hitzig e alcuni critici precedenti videro era grande. A poco a poco hanno dovuto abbandonare tutti tranne quelli che venivano nella lista degli strumenti musicali qui. Di questi solo quattro potevano essere rivendicati come veramente greci. Tuttavia, uno di questi doveva presto andarsene, jang; a.C; Si sosteneva che derivasse dal Sambukh. Si è scoperto che questa parola greca deriva in realtà da una fonte orientale, probabilmente assira. Inoltre, è stato riconosciuto dal canonico Driver, come sopra affermato, che non si può porre molta enfasi sullo sdotq (kiqara), visto che è uno strumento di data così antica in Grecia, che potrebbe facilmente essere andato alla deriva verso est, nome e cosa, fino a Babilonia. La questione è ulteriormente complicata dal fatto che la parola, con ogni probabilità, non è greca, tanto per cominciare, ma orientale, probabilmente fenicia. Per quanto riguarda le parole rimanenti - sumphonya e pesanterin - si sostiene che esse siano di origine greca, e che, mentre i rapporti babilonesi con la Grecia non sono negati, l'origine di queste parole è ritenuta tardiva, in ogni caso, nel senso in cui appaiono in questo passo. Così, si dice che pesanterin sia il greco yalthrion, e si dice inoltre che yalthrion non è un termine applicato agli strumenti musicali fino a tarda ora, essendo Aristotele e Teofrasto i primi autori che usano la parola. Che questa parola pesanterin derivi da yalthrion si suppone sia dimostrato da un argomento che mostra che la lettera greca y si risolve, passando in aramaico, in p e s; secondo, che l può essere cambiato in n, e che ion diventa non di rado yA Anche se tutti questi punti sono ammessi, non ne consegue che pesanterin derivi da psalterion; Sebbene yA rappresenti talvolta ione, molto più frequentemente è semplicemente il segno del plurale; e mentre p può essere a volte la prima metà di y risolta, rappresenta anche a volte l'articolo copto pe. Anche se non è impossibile che santer possa rappresentare le lettere rimanenti del nome dello strumento greco, saptwre ha un significato anche in copto; può significare un coro, "coloro che cantano su uno strumento". Questo, quindi, dimostrerebbe che più pesanti potrebbero significare coloro che cantano in accompagnamento agli strumenti precedentemente nominati. A conferma di ciò c'è il fatto che nel Basso Egitto, ai giorni nostri, esiste uno strumento musicale chiamato santeer. Quando si ricorda il grande rapporto che esisteva tra l'Assiria e l'Egitto quando Esarhaddon e Assur-Bani-Pal avevano il possesso dell'Egitto - il primo dei quali teneva spesso la sua corte a Babilonia - che le parole egiziane arrivassero a Babilonia non sarebbe straordinario. Ammettiamo prontamente che la possibilità non è la prova dell'attualità, ma indebolisce la forza dell'altro argomento, che pure proviene semplicemente dalla possibilità

Una questione preliminare deve essere risolta prima di dedurre qualcosa dall'origine di questa parola pesanteria. Fa davvero parte del testo originale? In questo terzo capitolo di Daniele ci sono quattro elenchi distinti di quelli che pretendono di essere strumenti musicali. E questi sono disposti in modo tale che il lettore si aspetta che siano identici. Ciascuno di questi può quindi essere considerato come manoscritti separati. Abbiamo ulteriori tre antiche versioni, come già accennato, oltre al testo massoretico: la Settanta datata intorno al 200 a.C.; Teodozione e la Pescitta, datata intorno al 150 d.C.; il testo massoretico, essendo fissato da qualche parte intorno al 600 d.C., e rappresentato da manoscritti, il più antico dei quali risale al X secolo: il Qri e il K'thib rappresentano due forme di lettura. Di queste autorità, l'ultima è il testo massoretico

Per cominciare con il testo massoretico, la prima cosa che incontriamo è che, mentre nel quinto, decimo e quindicesimo versetto, la parola è yrtnsp, nel settimo verso è yrmnsp. Questo non è così insignificante come sembra a prima vista, perché t e f non sembrano essere stati pronunciati allo stesso modo in origine, non più di quanto non lo siano i greci q e t. Ma inoltre, è un canone riconosciuto della critica che quando un passaggio ha molte variazioni di lettura in diversi manoscritti, ciò solleva il sospetto che provenga dal margine del testo. Questa variazione di f e t in una parola è un esempio simile a quello di parole variabili nel caso di un passaggio; Una lettera variabile è, nel caso di una parola, una nota che trasmette sospetto

Quando ci rivolgiamo alle versioni, troviamo che mentre i greci - la Settanta e la Teodozione - ce l'hanno, la parola è del tutto omessa dalla Pescitta siriaca. Se fosse caduto nel testo dal margine, sarebbe stato molto probabile che lo avesse fatto prima nelle versioni greche, e poi avrebbe trovato la sua strada nel testo massoretico in seguito. Quindi il valore positivo delle prove delle versioni greche è relativamente piccolo, sebbene il loro valore negativo sia considerevole. D'altra parte, la parola non è affatto presente nella Peshitta, che ha avuto origine al di fuori della sfera della dominazione greca. Stando così le cose, ci permettiamo di sostenere che la parola pesanterin non appartiene al testo autentico di Daniele

Il caso contro aynpmws è ancora più forte. Riguardo a questa parola c'è una divergenza tra il Q'ri e il K'thib. Quindi possiamo considerare questo come un caso in cui abbiamo venti manoscritti. Se ora esaminiamo le prove fornite da questi, troveremo che le prove della presenza di aybpmws nel testo originale sono molto deboli. Nel K'thib, che rappresenta in generale il testo migliore, abbiamo sumphonya solo in due casi, in un caso abbiamo siphonya, nel quarto caso niente di niente. Nel Q'ri abbiamo tre casi di sumpboaya. Quando ci rivolgiamo ai testi greci, troviamo che la symphonia ricorre nella Settanta in due casi, nella Teodozione solo in un caso. Quando ci rivolgiamo alla Peshitta, non abbiamo un caso di sumphonia, ma abbiamo in tutti i casi la tsiphoaia, una forma simile a quella che troviamo nel decimo verso del testo massoretico. Se, dunque, prendiamo insieme questi vari casi e li riammiamo, troviamo otto casi di sinfonia, cinque casi di sifonia e sette casi di nulla. Poiché la parola come la conosciamo ora è distintamente greca, l'evidenza delle versioni greche, sebbene forte negativamente, è debole positivamente. Con questo intendiamo dire che una parola greca messa a margine potrebbe facilmente scivolare nel testo della Settanta, e quindi nella recensione palestinese - il Massoretico. Inoltre, l'argomento contro la sumfonia si rafforza quando confrontiamo i casi in cui si verifica con quelli in cui non si verifica. Se guardassimo la questione a priori, i casi in cui una parola verrebbe molto probabilmente omessa è in una ripetizione conversazionale di un tale elenco di strumenti. Ma il caso più sostenuto dell'occorrenza di questa parola è nell'offerta fatta da Nabucodonosor, che se ancora avessero ceduto, sarebbero stati perdonati. La parola in questione ricorre qui nei due testi rappresentati dal Massoretico nella Settanta e nella Teodozione. Non appare nella Peshitta, il suo posto è rappresentato dalla tzipbonia, come abbiamo detto sopra. D'altra parte, il luogo in cui potremmo trovare più facilmente una nota marginale come la sumfonia è proprio l'ultima occorrenza di un elenco che si ripete frequentemente. Ma, ancora una volta, il luogo in cui dovremmo certamente aspettarci di trovare ogni parola di un tale elenco, dato con scrupolosa esaustività, è quello che pretende di essere la registrazione di un proclama. Ma in Teodozione la parola in questione non è presente nel suo resoconto della proclamazione. Nel settimo versetto, dove il proclama viene ripetuto per mostrare l'obbedienza ricevuta, la parola sumphonya è assente nel testo massoretico e nelle versioni. Inoltre, accanto alla registrazione di un proclama è probabile che si ripeta accuratamente tutte le parole di un tale elenco, c'è il luogo in cui un caso viene fondato su questo proclama. Questo, ancora una volta, è un caso in cui la sumphonya non ricorre se non nel Q'ri. Quando coloro che stanno per accusare Nabucodonosor, i tre Ebrei, gli ripetono la sua proclamazione, secondo le versioni greche omettono del tutto la parola davanti a noi, secondo il K'thib e la Pescitta inseriscono un'altra parola del tutto. A noi sembra conclusiva l'argomento che la parola in questione non faceva parte del testo originale di Daniele

Non possiamo lasciare questa domanda senza soffermarci su alcuni altri aspetti. Sembra che i rapporti tra i popoli ellenici e l'Assiria siano stati considerevoli. Sappiamo da Strabone, 13:2. 3, sotto il titolo di Lesbo, che Antimenida, fratello del poeta Alceo, era nell'esercito babilonese al tempo in cui Nabucodonosor era re. Strabone cita Alceo, jAntimenidan on fhsin jAlkaiov Babulwnioiv summacointa: "combatté insieme ai Babilonesi come loro alleati". Gli assiri si impossessavano di Cipro, un'altra fonte di influenza ellenica. I Sargonidi successivi, Esarhaddon e Assur-bani-pal, quelli che avevano la relazione più stretta con Babilonia, avevano anche la supremazia in Egitto, e ora sappiamo da Flinders Petrie e altri, nei resoconti che ci hanno dato delle loro esplorazioni a Dapine, che c'era, prima del tempo della potenza babilonese, una colonia greca di antica data. Per rispondere a questa tesi si insiste sul fatto che le parole in questione sono molto più tarde del tempo di Nabucodonosor. Certamente ammetteremo che il primo esempio di yalthrion è in Aristotele, ma la data della parola non deve essere limitata dalla sua occorrenza in Aristotele (Arist., 'Problem.,' 19:23. 2). Ricorre in una definizione di trigono come un salterio triangolare, un modo di parlare che implica che "salterio" era già una designazione relativamente comune. Non potremmo definire un "tricordico" come un pianoforte in cui ogni nota è prodotta da tre fili della stessa lunghezza tesi allo stesso grado di tensione, a meno che i pianoforti non siano relativamente comuni. Il fatto che non si verifichi prima è probabilmente dovuto al fatto che la parola è iniziata forse come un localismo, e poi è diventata comune in letteratura. Così, molte delle frasi denunciate come americanismi recenti sono dimostrate, da un'indagine più attenta, che sono vecchi provincialismi che hanno raggiunto un rango letterario, o in ogni caso semi-letterario, in un nuovo paese. Quindi, anche se fosse provato che la psanterina è di origine greca, e che appartiene al testo originale di Daniele, il che è più che dubbio, non sarebbe tuttavia una grande fatica immaginare che il nome e lo strumento siano passati a Babilonia prima della data tradizionale di Daniele

Il caso della sumphonya è ancora più debole. Anche se si ammettesse che si trovasse nel testo di Daniele, e inoltre che si trattasse di una parola greca, non sarebbe uno strumento fino a una data molto più tarda di quanto si pretende che Daniele sia stato scritto. Eppure il canonico Driver pone l'accento principale della sua argomentazione sul fatto che nel passaggio che abbiamo davanti significa uno strumento, e in questo punto di vista è sostenuto dal signor Bevan. L'intera enfasi di questa affermazione dipende in realtà da un passaggio di Polibio (Polib., 26:10), in cui si afferma che la parola in questione significhi uno strumento musicale di qualche tipo. L'opinione che la parola che abbiamo davanti nel passaggio significhi uno strumento musicale può essere mantenuta solo leggendo la parola che precede sumfwnia come keration, non keramion, e sull'ulteriore presupposto che keranion significhi uno strumento musicale, di cui non c'è alcuna prova. È vero che kerav significa non solo il corno di un animale, ma anche un corno musicale; È anche vero che keration è il diminutivo di kerav; ma non si deve presumere che tutti i sensi della parola originale siano mantenuti dal diminutivo. "Lancia" è il nome dato sia a uno strumento medico che a un'arma usata dalla cavalleria: non ne consegue che essendo "una lancetta" uno strumento medico, sia anche un'arma militare. Non c'è certamente alcun esempio a sostegno dell'affermazione che non c'è mai stato un uso del genere. Naturalmente potrebbe essere usato come corno per bere. Se si adotta la lettura keramion, il significato assegnato a sumfwnia perde anche la limitata plausibilità che aveva. Questo punto di vista è stato presentato anni fa dal Dr. Pusey, eppure il Canon Driver e il Professor Bevan hanno ripetuto le loro affermazioni esplose senza il minimo tentativo di rispondere alle contro-argomentazioni. Se un difensore di Daniele si fosse reso colpevole di qualcosa di simile, la sua ignoranza sarebbe stata derisa e le sue argomentazioni sarebbero state sbattute fuori dal tribunale

Ma c'è un'altra domanda: sifonia è la stessa parola di sumfwnia? Che la m (m) possa scomparire e che l'upsilon del greco possa essere rappresentato da yod in aramaico, non è impossibile, ma il fatto che, da un lato, ci sia la parola greca sifwn, dall'altro ci sia la parola aramaica orientale tzgphonia, getta seri dubbi su questo. Riguardo a x, Strack (Lehrbuch, p. 15) dichiara che è scambiato x con s prima dei suoni t, e alla fine delle parole; da ciò deduciamo che tziphonia non può essere derivato etimologicamente da sumphonya. D'altra parte, siphonya può facilmente essere il prodotto di tzi-phonia, attraverso l'intervento del greco sifwn, e forse dell'ebraico pWs (suph), "una canna". Cambiamenti altrimenti impossibili sono resi possibili quando portano a una parola con un suono intelligibile. C'è un verbo pWs, sia caldeo che ebraico, che, tuttavia, non sembra avere alcuna stretta relazione con pWs, "una canna", o avere alcun significato musicale. È usato nel Caldeo biblico per l'adempimento di una profezia, Daniele 4:30 in Caldeo Targumico "avere una fine", "cessare". Onkelos, Levitico 26:20 Lo stesso verbo con lo stesso significato ricorre in siriaco. Luca 9:54 Questa è un'ulteriore prova che tziphonia è la forma originale della parola. Trasferendo la parola in caldeo, le diedero una forma intelligibile a coloro che usavano quella lingua. Se il siriaco era la lingua in cui Daniele fu scritto, allora il significato della parola in quella lingua è importante. Castelli - con quale autorità non sappiamo - dà il significato di tzephonya, una parola quasi identica a quella che ci sta davanti, come tibia, tuba

Nel complesso, non solo l'autenticità della parola è estremamente dubbia, ma anche se si ammettesse che ci fosse una parola lì, non è affatto certo che fosse una parola connessa con il greco sumfwnia. Poiché gli assalitori dell'autenticità di Daniele hanno posto l'accento su queste parole e, come abbiamo visto, queste parole offrono solo prove dubbie, possiamo considerare di avere il diritto di esigere da loro di abbandonare la loro opposizione, o di mostrare ragioni per cui non lo fanno

16 Vers. 16-18. - Sadrac, Mesac e Abed-nego, risposero e dissero al re: O Nabucodonosor, non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda. Se è così, il nostro Dio che serviamo può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e ci libererà dalla tua mano, o re. Ma se no, sappi a te, o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto. La versione dei Settanta differisce in diversi punti lievi da quella massoretica. "E Sadrac, Mesac e Abed-nego risposero e dissero al re Nabucodònosor: "O re, non abbiamo bisogno di risponderti riguardo a questo comando, perché il nostro Dio nei cieli è l'unico Signore, che noi temiamo, che può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e ci libererà dalle tue mani, e allora ti sarà manifesto che non serviamo né i tuoi dèi, né adoriamo la statua d'oro che tu hai eretto". In questa versione vediamo che il sedicesimo verso concorda con il massoretico: nei versi successivi ci sono notevoli differenze. Sembra che il traduttore dei Settanta abbia letto una parte di ltd (dehal) invece di yjlp (paleheen). Non possiamo essere certi che Kuriov rappresenti il perché, qui, dal fatto che il manierismo del traduttore si esprime in una preferenza per la resa μyhla di Kuriov. La Settanta ha twn ceirwn invece di thv ceirov. Non è improbabile che l'originale fosse duale, ma il duale era praticamente scomparso dal greco ellenistico. Sembra esserci un riferimento al credo dell'ebreo Deuteronomio 6:4 e a Salmi 115:3 ; parlare di Dio come "Dio del cielo" ricorre nel capitolo precedente, versetto 18, e nel versetto 28 Daniele parla del suo Dio come "nei cieli". Per quanto adatto, la prima parte deve ancora essere messa da parte come aggiunta. La seconda parte di questa diversa proposizione si trova nella Teodozione, e di essa parleremo tra poco. Ci sono molte altre differenze meno importanti sulle quali non dobbiamo indugiare. La Teodozione ha, come la Septuaginta, ejn oujranoiv, e come la Settanta ha la connessione enclitica gar, invece della connessione un po' brusca del Massoretico, sebbene la frase "nei cieli" abbia quindi il sostegno delle due. La versione della Pescitta è in una certa misura il risultato dell'inizio brusco del diciassettesimo versetto come appare nel Massoretico. La Pescitta rende la frase di apertura: "nostro Signore è misericordioso". Come nella Settanta, così nella Peshitta, la parola μgtpi (pith'gam) è presa come "decreto", ma miltha la precede, che deve essere resa "materia del decreto". Altrimenti non c'è nulla che valga la pena di essere notato nella versione della Pescitta di questi versetti. Girolamo inizia il diciassettesimo verso con "ecce entre", che non è tanto una differenza di lettura dal massoretico quanto una differenza di resa dall'Autorizzato. È chiaro che la punteggiatura massoretica implica qualcosa di mancante. egli in aramaico biblico significa "se" e ytya "è", cioè "se sarà". Ci si sente inclini a pensare che, soppresso, ci fosse un'affermazione equivalente a "se gli piacesse", manifestando così la disponibilità a sottomettersi alla volontà di Dio. Secondo il massoretico, ciò che segue asserisce semplicemente la capacità di Geova, "il nostro Dio che noi adoriamo", di liberare i suoi servitori dalla fornace di fuoco ardente, e persino dalla mano del grande re stesso; ma non c'è alcuna affermazione che li libererà. La versione dei Settanta presenta un aspetto diverso, come anche la Teodozione e la Peshitta. L'atteggiamento mentale del massoretico è molto diverso dallo stato d'animo dei tempi successivi. Le versioni, tranne Girolamo, dichiarano che Dio li libererà dalla mano di Nabucodonosor. Se avevano ricevuto questa rassicurazione da Dio, in un certo senso c'era meno testimonianza a Dio che se non l'avessero ricevuta. Il testo del Massoretico è qui da preferire. È implicito anche nel significato del versetto seguente. Anche se Dio non li ha liberati, la loro determinazione è comunque ferma: non adoreranno gli dèi del re, né adoreranno l'immagine d'oro che egli ha eretto. A volte sembra che, anche ai nostri giorni, dovremmo essere i migliori per l'avvento di Sadrac, Mesac e Abednego. C'è ancora la richiesta che il popolo di Dio adori l'immagine d'oro sotto forma di ricchezza. I ministri di Dio, ci viene detto, non devono denunciare i torti del mondo, per timore che i ricchi siano offesi. La ricchezza non è l'unica forma dell'immagine d'oro che gli uomini possono essere chiamati ad adorare; Il soffio dell'applauso popolare può chiamarli a denunciare ingiustamente i datori di lavoro sotto pena di essere licenziati o sottoposti a riprovazione. Non è il lato che è importante, ma il motivo; La causa dei poveri può essere invocata ingiustamente come quella dei ricchi

Coraggiosa negligenza

I tre ebrei diedero un esempio di decisione senza esitazione e di intrepida prontezza, che può offrire una salutare lezione a noi che viviamo in mezzo alla cavalleria cavillosa e alla timida convenienza di un'epoca meno semplice

PER UNA SANA COSCIENZA IL DOVERE DELLA FEDELTÀ A DIO È CHIARO E INDISCUTIBILE. I tre ebrei non avevano alcun dubbio sul loro dovere, né alcun desiderio di riconsiderare la loro decisione. Era chiaro e definitivo

1.) Il dubbio e il mistero sono più interessati ai problemi di interesse meramente intellettuale. Quando arriviamo alla regione della moralità, troviamo una luce più chiara e un terreno più solido. Dio ci ha dato una rivelazione che è chiara per quanto riguarda il nostro dovere, anche se può essere oscura su punti speculativi. Salmi 119:105

1.) I doveri più importanti sono i più chiari. Il sofisma può trovare qualche scusa per la sua perplessità tra le complessità della morale minore; ma quanto più ci avviciniamo ai doveri fondamentali, tanto meno c'è spazio per l'incertezza. Il dovere della fedeltà a Dio è il più grande di tutti i doveri, ed è il dovere su cui ci si può interrogare di meno

2) Quando il dubbio invade i centri vitali della morale, ciò può generalmente essere considerato come un segno che la coscienza non è in uno stato sano. Tale dubbio è come il daltonismo o l'incapacità di discriminare tra i suoni musicali più elementari. Sostiene un organo difettoso, perché è contrario alla testimonianza generale di una sana esperienza. Pertanto, mentre il dubbio intellettuale può essere irreprensibile, il dubbio morale su questioni di dovere fondamentale è un segno di depravazione murale

II QUANDO IL DOVERE È CHIARO, L'AZIONE DOVREBBE ESSERE TEMPESTIVA. Conoscendo il loro dovere, i tre ebrei non avevano alcun desiderio di ritardare l'esecuzione di esso

1.) Non c'è nulla che tenda ad oscurare la semplice convinzione del dovere quanto l'esitazione nel metterla in pratica. Tale esitazione offre l'opportunità per una falsa casistica; dà il tempo di far sorgere domande a cui non si dovrebbe mai pensare; reagisce sulla coscienza e, attraverso il sentimento di incertezza nell'azione, tenta la mente all'incertezza nel pensiero.

2.) Ogni momento di ritardo nell'esecuzione della decisione della coscienza indebolisce la forza di quella decisione. L'impulso della coscienza non è mai così forte come quando viene chiaramente riconosciuto per la prima volta. Un dovere trascurato sembra ammettere un rinvio indefinito, e così il vigore della coscienza è demoralizzato e dissipato

3.) Una volta che conosciamo il nostro dovere, è sbagliato ritardare l'esecuzione di esso, anche se siamo sicuri che alla fine lo eseguiremo. L'obbedienza tardiva è un segno di indifferenza. La sincera fedeltà implica un'azione tempestiva

III NON C'È BISOGNO DI TEMERE LE CONSEGUENZE QUANDO SIAMO SULLA VIA DEL DOVERE. I tre ebrei erano incerti sull'esito della loro importante decisione. Ma il pericolo e il mistero del futuro non li spaventarono. Avevano buoni motivi di sicurezza

1.) Dio libererà i suoi servi fedeli dal pericolo più grande se ciò è coerente con il diritto e i più alti fini del bene

2.) Anche se i suoi fedeli servitori possono soffrire per un certo tempo, Dio farà certamente in modo che alla fine non subiscano alcun danno reale Salmi 34:19 ; Romani 8:28

3.) Agisce peggio, è meglio fare il bene e soffrire che fare il male ed essere a proprio agio. La giustizia è meglio della felicità

IV CI SONO MOMENTI IN CUI È MEGLIO FARE IL NOSTRO DOVERE SENZA TENTARE DI SPIEGARLO O DIFENDERLO. I tre ebrei pensarono che fosse inutile o inutile prendere qualsiasi difesa della loro condotta. Confessarono il loro dovere senza esitazione, ma non sentirono il bisogno di preparare una risposta all'accusa dei loro nemici. Ci sono momenti in cui una difesa della nostra condotta è inutile:

1.) Perché non sarebbe compreso; perché i nostri motivi di condotta possono essere incomprensibili a coloro in cui siamo in potere

2.) Perché una decisione avversa è chiaramente decisa e non sarà influenzata da motivi contrari. Queste due considerazioni, senza dubbio, spinsero nostro Signore a tacere durante il suo processo. Matteo 27:14

3.) A volte fa male alla nostra causa difenderla . Le scuse spesso suggeriscono domande a cui non si pensava in precedenza. Spesso è più saggio vivere semplicemente la calunnia con una tranquilla persistenza in ciò che crediamo sia giusto, il nostro primo dovere è piacere a Dio, non agli uomini

Vers. 16-18.

Il triumvirato della Chiesa

Nulla era più lontano dai pensieri di questi giovani della notorietà pubblica, tanto meno della fama mondiale. Non fecero altro che compiere quello che sembrava un semplice dovere; e non chiedevano altro che di poter servire il loro Dio nella quieta oscurità. Quando la tentazione parlava dalle labbra regali, dicevano tranquillamente "No", perché la lealtà al Re dei re aveva un diritto precedente e supremo

LA LEALTÀ A DIO RESISTE ALLE USURPAZIONI DELL'AUTORITÀ UMANA. «In questa faccenda», affermarono, non si preoccupava loro di rispondere al re. Non avevano una risposta che potesse essere appetibile per l'arroganza imperiosa. In tutte le altre questioni erano pronti a rendere onesta obbedienza e servizio doverosa. Ma "in questa faccenda", riguardo all'amore e all'adorazione dovuti a Dio, non c'era altra via d'uscita che quella di ubbidire a Dio piuttosto che all'uomo. Chiaramente Geova aveva detto: "Non farai alcuna immagine scolpita, né ti prostrerai davanti ad essa", ed essi avevano risposto: "Tutto ciò che il Signore ci ha comandato, noi lo faremo". Era un abuso dell'autorità umana, un'usurpazione delle prerogative della Divinità, stabilire forme di credenza o oggetti di culto. Questa è una tirannia, offensiva sia per Dio che per gli uomini. Solo uno spirito di meschina sottomissione si sottometterà silenziosamente a tale arroganza. Il coraggio virile seguirà la semplice regola di Gesù Cristo: "Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio".

II LA LEALTÀ A DIO È LA FIDUCIA NEL SUCCESSO DIVINO. Nel vero servizio di Dio impariamo a conoscerlo, e una maggiore conoscenza porta a una fede più forte. L'obbedienza è la porta principale per il tempio della verità divina. Più ci avviciniamo a Dio, più chiara è la visione della sua potenza e della sua grandezza, e più forte è la nostra certezza di avere un interesse per la sua amicizia. Non sappiamo chi è Dio se non siamo sicuri che Egli è in grado di proteggerci bene in ogni emergenza. Ma la fede di questi uomini era ancora più forte. Credevano che Dio li sostenesse in questa decisiva decisione e che sarebbe apparsa, in qualche modo, in modo da rivendicare la loro onesta fedeltà. Come sarebbero stati liberati, non lo sapevano, ma erano ben sicuri che diecimila mezzi di soccorso erano a disposizione di Dio, e che avrebbero potuto lasciare il piano della campagna al loro comandante in capo

III LA LEALTÀ A DIO È UN PRINCIPIO DEL TUTTO ALTRUISTICO. Certo, benché questi Ebrei fossero, che la liberazione sarebbe venuta; eppure, anche se fosse stato altrimenti, non avrebbero cambiato la loro linea di condotta. Sia che il cielo sia il risultato di una pia lealtà alla verità, o che non lo sia, gli uomini rinnovati non possono agire diversamente da quello che fanno. Che i filosofi argomentino nel modo più plausibile che vogliono, non possono persuadere la coscienza che l'obbligo morale è una fase dell'interesse personale. Un brav'uomo non persegue la virtù per il bene di ciò che può ottenere, per quanto remota sia l'aspettativa. Tuttavia, la bontà di Dio ha decretato che la virtù, la fede, la santità, portino prima o poi i frutti di un'abbondante gioia. E così questi campioni della verità divina dichiararono coraggiosamente al re che, qualunque cosa fosse accaduta, fuoco o libertà, dolore o gioia, non avrebbero avuto alcuna complicità con gli idoli. Comprerebbero la verità ad ogni costo; non lo venderebbero a nessuno. Potrebbero morire, ma non osano peccare.

19 Allora Nabucodònosor fu furioso e il suo volto cambiò aspetto contro Sadrac, Mesac e Abed-Nego. Perciò parlò e ordinò che si scaldasse la fornace sette volte di più di quanto si fosse soliti riscaldare. Il testo della LXX è praticamente lo stesso del massoretico, con la sola eccezione che il "uno" è omesso in quanto inadatto all'idioma greco. La teodozione differisce maggiormente da quella massoretica: "la fornace" doveva essere riscaldata "sette volte, fino a quando non fosse perfettamente riscaldata (ewv ouj eijv telov ejkkah)". La Peshitta, che mantiene il termine "uno", traduce "uno su sette tempi", una traduzione che sembra avere poco senso, dato che l'idioma siriaco è lo stesso di quello che ci ha preceduto. Il cambiamento di volto, da quello di soddisfazione nel vedere un favorito, a quello di rabbia, è un fenomeno perfettamente naturale, ma forse ancora più marcato tra queste razze allora dominanti in Oriente che tra noi. Non era certo innaturale che, pagano com'era, pieno di fede nel misterioso potere di bene o di male che poteva essere esercitato sull'impero se qualcuno degli dèi fosse stato offeso, Nabucodonosor si fosse infuriato. Il risultato è che la calma con cui aveva precedentemente parlato con i tre lo abbandona, e la forma del suo volto cambia, il suo volto si distorce per la rabbia. Si può notare, di passaggio, che la parola qui usata, ish'tanni (yNiTvai), è l'unico caso in cui l'ethpael ricorre in Daniele; in tutti gli altri casi la forma è hithpael, con la h invece della a. Stando così le cose, si è inclini ad attribuire la peculiarità al cambiamento degli scribi. C'è qui una differenza tra il Q'ri e il K'thib, quest'ultimo legge ishlannu, che concorda per attrazione con anapolu, "faccia", che, come in ebraico, è plurale. Per esprimere la sua ira, ordina che la fornace sia riscaldata sette volte più calda che mai. La parola qui tradotta "solito essere" fa in realtà parte del verbo hzj (hezuh), "vedere".

Behrmann lo rende così: "Siebenmal so stark zu heizen als man ihn heizen gesehen hatte" - "ordinò che fosse riscaldato sette volte più caldo di quanto lo si fosse mai visto riscaldato". Non possiamo supporre che i Babilonesi impediscano qualsiasi mezzo per misurare il calore di quella quantità; è semplicemente un numero tondo, osserva Hitzig sulla ricorrenza di "sette", come se aiutasse a sollevare una presunzione contro l'autenticità del libro. Il fatto che i Babilonesi riconoscessero sette pianeti, e sette dèi dei pianeti, uno per ciascuno, potrebbe essere facilmente preso come una prova della sua autenticità. La probabilità è che nella fornace sia stato messo nella fornace una quantità di combustibile molto maggiore di quanto non fosse mai stato fatto prima

Vers. 19-27.

Il Salvatore nel fuoco

"La forma del quarto" (ver. 3). Un abbozzo degli ulteriori sviluppi della storia introdurrà bene i seguenti argomenti

IO IL SALVATORE DELL'IMMAGINAZIONE DEL RE. "Come un figlio degli dèi". Il re non conosceva certo la dottrina ebraica del Messia, e anche se lo fosse, l'appellativo di "Figlio di Dio" non gli sarebbe stato familiare. Il liberatore per lui era forse un angelo, ma sicuramente un visitatore dall'invisibile

II IL VERO LIBERATORE. "L'Angelo di Geova", l'Angelo-Dio dell'Antico Testamento, il Signore Gesù, in quelle epifanie temporanee e speciali che precedettero la grande Epifania dell'Incarnazione. Questo "scendere per consegnare" non è isolato. Perciò le altre emergenze dall'eternità al tempo del Signore dovrebbero gettare luce su questo; ad esempio due apparizioni ad Agar. Genesi 16:21:19-21 Due nella vita di Abramo. Genesi 17:, 19:, 22 Diversi casi nella storia di Giacobbe. Genesi 28:10-22; 31:11-13; 32:24-32; 48:15,16 Atti il roveto ardente , Esodo 3.; set.; anche, Esodo 23:20-25; 13:20-22; 14:19,20; 40:33- #1Re 8:10,11; 2Cronache, 7:1-3 Lo stesso augusto Personaggio era al Sinai. comp. Esodo 24 ed Esodo 33:11-20 con Galati 3:17 Diverse manifestazioni, anche, nella vita nel deserto di Israele Numeri 12:5; 14:1-21; 16:19,42; 20:6 ; Esodo 33:3 Così nella vita di Giosuè. Giosuè 5:13; 6:5 Vedi ulteriori epifanie in Giudici 2:1-5; 6:11-24; 13; #1Re 8:9-11, Isaia 63:8,9. (Sul significato di questi passaggi, vedi "Mediatorial Sovereignty", di George Steward, vol

(1.) pp. 111-137; Dr. Pye Smith, 'Prime linee di teologia cristiana', pp. 248-251.) "L'Angelo di Geova" non è altro che Jahvè stesso manifestato nella Persona del Signore Gesù. La dottrina della Trinità è l'unica spiegazione adeguata. Ciò che Robert Hall ha detto dell'Essere Divino è perfettamente vero per la dottrina della Trinità: "Inspiegabile in sé, spiega tutto il resto; Getta una chiarezza su ogni questione, spiega ogni fenomeno, risolve ogni problema, illumina ogni profondità e rende l'intero mistero dell'evidenza tanto semplice quanto altrimenti perfettamente inintelligibile, mentre rimane esso stesso un'oscurità impenetrabile. Di seguito sono riportate le ragioni per credere che il Signore Gesù fosse presente in questo fuoco:

1.) Era già probabile che lo fosse. Tenendo conto delle apparizioni antecedenti, osservate che il tempo della Cattività fu un'epoca critica nella storia del regno di Dio; il luogo-Babilonia, il grande teatro per la manifestazione del Divino. Il male si scontrava con la coscienza. I fedeli erano impotenti. Spettava a Cristo liberarlo

2.) Manterrebbe una promessa vecchia di mille anni. Levitico 26:14-44

3.) L'effetto morale dell'epifania sarebbe grande: sugli ebrei, sui pagani; tutto fino alla fine dei tempi

III LO STESSO SALVATORE ORA

1.) Il Signore Gesù può essere presente con noi nel fuoco della nostra tribolazione. Questo dipende dal fatto che gli diamo il benvenuto o meno. Ebrei attende di venire da noi nei nostri dolori. Diversa è l'intensità del fuoco con santi diversi, con gli stessi in momenti diversi

2.) La sua presenza è un sollievo

3.) Sarà la liberazione finale e la salvezza perfetta.

Vers. 19-23.

Il breve regno della violenza

È coerente solo con gli schizzi del carattere di Nabucodonosor che ci hanno fornito, credere che non fosse un uomo crudele per natura; né era un idolatra così rigido da opporsi all'adorazione di Geova. Ebrei era ostinato, eccitabile, facilmente infiammabile; ed era troppo facilmente sviato dai vili disegni degli altri. Per il momento cedette all'eccitazione della passione. Il suo orgoglio autocratico era stato ferito e non avrebbe tollerato alcuna resistenza

VEDO LA VIOLENZA CHE CHIAMA IN CAMPO TUTTE LE SUE FORZE, Il re è "pieno di furore". La sua compostezza interiore è disturbata. La sua stessa pelle cambia tonalità. Il sangue sale e si ritira con strana rapidità. Ogni muscolo e nervo viene allungato alla massima tensione. Una vera e propria follia si è impadronita dell'uomo. La ragione è sopraffatta come da una tempesta improvvisa. La saggezza, la sagacia, il giudizio, la dignità, sono affogati in un diluvio di sentimenti incontrollabili. Povero! Che oggetto di pietà! Ebrei è veramente posseduto da un demone, "incendiato dall'inferno".

II VEDIAMO CHE LA VIOLENZA SUPERA IL SUO STESSO FINE. Il re comandò che la fornace fosse riscaldata sette volte, a causa dell'indipendenza degli ebrei calunniati. Questo era un suggerimento di crudeltà sfrenata. Ma in realtà gioverebbe alle vittime innocenti, in quanto accorcerebbe le loro sofferenze. Eppure la ragione aveva abbandonato il re ed era fuggita in petti più umili. La sua violenza sfrenata era la debolezza stessa. La forza fisica è destinata a venir meno

III VEDIAMO LA VIOLENZA FERIRE I SUOI STESSI AMICI. Come i Madianiti, quando furono inseguiti da Gedeone nella notte, uccisero involontariamente i loro stessi compagni, così le armi che la violenza di Nabucodonosor stava affilando ferivano coloro che le maneggiavano. L'ordine di giustiziare gli eroi ebrei fu assegnato ai più potenti veterani della Caldea. Molto probabilmente avevano istigato il re in questa condotta spudorata ed erano fin troppo felici di compiere fino in fondo l'atto crudele. C'è sempre debolezza nella fretta. La giustizia è sempre calma, perché il tempo è dalla sua parte. Attende le sue conquiste con dolce compostezza. Ma ora questa crudele smania di distruggere, per timore che il re dovesse cedere, questa impazienza, è fatale per i superbi capitani. Cercando di uccidere gli altri, la loro spada si trasforma nel loro stesso petto. La fiamma materiale è viva con il discernimento giudiziario, ha imparato dal suo Creatore chi uccidere e chi salvare. "In verità c'è un Dio che giudica sulla terra!"

IV VEDIAMO LA VIOLENZA APPARENTEMENTE TRIONFANTE. Dio non è ancora apparso a favore dei suoi avvocati offesi. Ecco! Sono legati, e non sono presenti mani angeliche! Ecco! vengono gettati nel forno ardente; cadono proprio in mezzo ai carboni ardenti! La giustizia non ha forse abbandonato la nostra terra? Ora che la violenza scuota la testa e scuota la lingua! Come è davvero forte e giubilante! Quanto sono eloquenti le sue provocazioni: "Dov'è ora il loro vantato Dio? Che giova ora in tutte le loro preghiere? Questi modelli di pietà... dove sono ora? Non avevamo forse previsto la loro sconfitta? Ah, così lo vorremmo!" -D

20 E ordinò agli uomini più potenti che erano nel suo esercito di legare Sadrac, Mesac e Abed-Nego, e di gettarli nella fornace di fuoco ardente. La prima frase potrebbe essere resa più correttamente: "Gli ebrei comandavano guerrieri, guerrieri potenti, nel suo esercito". Le versioni greche presumono che la ripetizione di gubereen sia equivalente al superlativo; quindi la LXX lo rende andrav ijscurotatouv; e Theodotion, andrav ijscurouv ijscui'. La Pescitta omette il primo gubreen. D'altra parte, Teodotiun omette la frase "che erano nel suo esercito". L'azione di Nabucodonosor in questo rivela una delle contraddizioni così spesso manifestate dal politeismo. Gli Ebrei potrebbero essere pronti ad ammettere che nessun accumulo di potere umano potrebbe eguagliare il potere divino, ma è ovvio che questi uomini potenti furono scelti a questo scopo, affinché, nonostante il potere divino, la sentenza reale potesse essere eseguita. Tale autocontraddizione non è peculiare di Nabucodonosor né di Babilonia. Molti uomini, professando d'essere cristiani e riconoscendo che Dio vede e conosce tutte le cose, e che l'ira di Dio è infinitamente più grave del disprezzo o della "cattiva volontà" degli uomini, tuttavia commettono il peccato segretamente, per nasconderlo a Dio. Hitzig indica che pensa che queste non fossero le normali guardie del corpo del re, ma in realtà le migliori truppe della provincia in cui si svolgeva la festa. È evidente che le truppe a cui si fa riferimento non sono quelle tabbaheen di cui Arioch era il comandante, altrimenti ci saremmo aspettati che venissero menzionate. Sappiamo che c'erano diverse classi di soldati nell'esercito assiro, con diversi tipi di armi e armature. Con ogni probabilità qualcosa di simile prevalse nell'esercito babilonese. Non è impossibile che un corpo possa essere specializzato come gli uomini di maggiore forza fisica. Questi uomini sono impiegati per legare questi tre ebrei per gettarli nella fornace di fuoco ardente

21 Allora questi uomini furono legati nelle loro tuniche, nelle loro calze, nei loro cappelli e nelle loro altre vesti, e furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. La LXX omette la complessità delle vesti e traduce: "Così questi uomini furono legati, con i loro sandali e i loro cappelli sul capo, con le loro altre vesti, e furono gettati nella fornace di fuoco ardente". Sembrerebbe che karbelatheon non fosse nel testo prima del traduttore o che fosse stato omesso da lui. Quest'ultima ipotesi sembra azzardata da adottare senza un buon fondamento. Non abbiamo motivo di accusare il traduttore dei Settanta di questa pratica. La teodozione presenta anche segni di omissione. ylib; rs non è tradotto, ma semplicemente traslitterato, sarabaroiv. Con questa parola Schleusner dice: "Vestis Medica sou Babylonica ad genus pertingens". Aquila, potrebbe non essere,d, traslittera anche, saraballa. La traduzione di Teodozione è: "Allora quegli uomini furono legati nelle loro tuniche, cappelli e calze, e furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente". La Pescitta fa come Teodozione, anti traslittera con il cambio di uno stinco di pelliccia a samech, per quanto riguarda la prima parola, e invece di leboosheen, "indumenti", ha qoobe' een, che è reso da Castelli pileus, o g,lea, un "berretto militare", o un "elmo". Ebrei dice erroneamente che qoob'o è usato per tradurre karbelathElon; La parola usata per questo è nihtho. Non abbiamo bisogno di entrare in una discussione dei vari indumenti qui menzionati. Si deve osservare che, al tempo della Settanta e dell'originale della versione edita e rivista da Teodozione, il lamento dei termini era perduto, cosa difficilmente possibile nella supposizione critica che la data di Daniele sia il 168 a.C., se, come sembra necessario supporre dal prologo greco dell'Ecclesiastico, era già stato tradotto in greco, al più tardi, nel 130 a.C. Il punto messo in evidenza dal fatto che queste vesti sono menzionate è per mostrare la potenza di Dio manifestata su di esse. Erano tutti di materiale infiammabile, quindi con questo si dava enfasi al miracolo. Ma, inoltre, mostra che furono presi così com'erano, senza la possibilità di indossare abiti appositamente medicati, se ciò si poteva immaginare (ma si veda Longman's, agosto 1894, riferimento a South Sea Yarns' di Basil Thomson)

22 Vers. 22, 23."Perciò, poiché l'ordine del re era urgente e la fornace era molto calda, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che presero Sadrac, Mesac e Abed-nego. E questi tre uomini, Sadrac, Mesac e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. La resa delle versioni greche sembra aver sofferto dell'interpolazione del Cantico dei Tre Santi Fanciulli: i versetti che abbiamo davanti sono stati modificati per preparare l'introduzione del canto. La LXX si traduce così: "Poiché l'ordine del re era urgente, e la fornace si riscaldava sette volte più di prima, gli uomini che erano stati nominati, dopo averli legati e portati avanti alla fornace, li gettarono dentro. Allora la fiamma che ardeva nella fornace uscì e uccise gli uomini che avevano legato quelli intorno ad Azaria, ma essi stessi furono preservati". Teodozione rende: "Poiché la parola del re era urgente, e la fornace era troppo riscaldata, e questi tre uomini caddero legati nella fornace di fuoco ardente, e caddero in mezzo alla fornace. e andavano intorno, cantando lodi a Dio, benedicendo il Signore". Non c'è nulla qui, si può notare, riguardo l'uccisione di coloro che legavano i tre amici; c'è anche da notare l'aggiunta: "Camminando e cantando lodi a Dio e benedicendo il Signore". Anche la Pescitta soffre, anche se in misura minore. La traduzione con esso è: "Perciò il comandamento del re era urgente, e la fornace ardeva oltremodo, e uccise gli uomini che accusavano Sadrac, Mesac e Abednego. E questi tre uomini, Sadrac, Mesac e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace del grande fuoco". Qui si aggiunge un prodigio: non furono bruciati coloro che gettarono gli ebrei nel fuoco, ma i loro accusatori. Dobbiamo discutere separatamente il Canto dei Tre Santi Bambini. La fornace implicita è quella riempita dall'alto, ma con una porta laterale. I testimoni della verità del monoteismo e della suprema Divinità di Geova furono portati in cima a questa fornace e gettati in mezzo al combustibile. Non abbiamo nulla a che fare con il modo in cui il miracolo della loro conservazione è stato compiuto, abbiamo solo a che fare con la narrazione come data. Il fatto che coloro che li portarono e li gettarono dentro furono uccisi è una prova positiva della ferocia del calore. Il fatto affermato nel ventitreesimo versetto, che caddero in mezzo alla fornace, esclude qualsiasi supposizione che siano fuggiti essendo al riparo dalla ferocia del calore. Separando le due parti dell'aggiunta apocrifa a questo capitolo, il canto di Azaria dal canto unito dei tre, abbiamo un'affermazione che "l'angelo del Signore scese nel forno insieme ad Azaria e ai suoi compagni, e tolse la fiamma del fuoco dal forno, e fece in mezzo come se fosse stato un vento umido e sibilante; così che il fuoco non li toccò affatto, non li ferì né li turbò". Questa abbondanza di dettagli sul metodo con cui fu compiuto il miracolo è la prova di un'epoca successiva. Lasceremo comunque la discussione sulla data di questa aggiunta a più tardi

24 Allora il re Nabucodònosor, preso da stupore, si alzò in fretta, parlò e disse ai suoi consiglieri: «Non abbiamo forse gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». Essi risposero e dissero al re: «È vero, o re!». Le versioni greche soffrono in questo versetto anche dell'interpolazione del canto. La LXX rende così: "E quando il re li udì cantare lodi, e si fermò e li vide vivi, allora il re Nabucodonosor si stupiì e si alzò in fretta e disse ai suoi amici: Non abbiamo forse gettato tre uomini nel fuoco legati? e dissero al re: "In verità, o re". La teodozione non differisce seriamente da questa: "E Nabucodonosor li udì cantare lodi, si maraviglionò, si alzò in fretta e disse ai suoi capi: Non abbiamo forse gettato tre uomini in mezzo al fuoco legato? ed essi risposero: "In verità, o re". La Pestita è: "Allora il re Nabucodonosor fu stupito, si alzò tremante, rispose e disse ai suoi capi: Non erano forse tre uomini che abbiamo gettato in mezzo alla fornace del fuoco ardente e legati? ed essi risposero al re: "È vero, o re". Come si vedrà, la Pescitta si discosta meno dalla Massoretica rispetto alle versioni greche. Il Volgo non merita di essere osservato. L'azione del re è introdotta bruscamente nel testo massoretico. Questa brusca bruschezza fu probabilmente l'occasione delle interpolazioni fatte a questo punto. Si può osservare che le interpolazioni, nonostante gli sforzi dei redattori per ammorbidire la transizione, aumentano la difficoltà. La teodozione li fa immediatamente camminare e lodare Dio. Il traduttore dei Settanta, sebbene ometta il camminare, implica l'elogio. Non ci è chiaro se le circostanze fossero della natura di un autodafé che Nabucodonosor stava onorando con la sua presenza, proprio come Filippo II partecipò al rogo degli eretici a Madrid. Il rifiuto di adorare il dio al quale aveva eretto l'immagine d'oro era un atto non solo di eresia, ma anche di tradimento del tipo più nero. La parola haddabereen, tradotta "consiglieri", deriva da alcuni dal persiano hamdaver (Behrmann e V Bohlen). Gesenius lo deriverebbe da rbd, "fare", quindi "leader"; spiega la prima sillaba dell'articolo ebraico. La prima interpretazione è impossibile, come ben dimostra Bevan (in loco). L'ipotesi di Gesenius è difficile da sostenere, in quanto implica un passaggio da una lingua all'altra. Moses Stuart considera il sostantivo come derivato dall'aphel, dove la h appare al posto della a. Questo non è privo di esempi paralleli, ad esempio dlma. Il parallelo di apalu di Fuller, usato insieme a pal per "figlio" in assiro, mostra l'abitudine di introdurre sillabe iniziali per aiutare la pronuncia. Il traduttore dei Settanta probabilmente lesse habereen; Da qui la resa filoi. Nell'incertezza sul significato della parola. la lettura della LXX può essere considerata quantomeno come una possibile via d'uscita dalla difficoltà. Alcune ulteriori scoperte, a Babilonia o altrove, potrebbero permetterci di decidere. La presenza insieme al re, a questa esecuzione, degli alti funzionari dell'impero, era adatta a dargli tutta la solennità di un "atto di fede", ma allo stesso tempo, la loro presenza dava un segnale di significato al miracolo

Vers. 24-27.

I frutti inaspettati della persecuzione

Appena la furiosa tempesta nella mente di Nabucodonosor ebbe esaurito la sua piccola forza, seguì la calma della stanchezza. Il tiranno si trasforma in servo e appare come un docile bambino. Qualcosa ha prodotto una strana impressione su di lui: forse l'improvviso incendio dei suoi stessi ufficiali, forse l'inflessibile forza d'animo dei tre ebrei, forse la reazione naturale di un'eccitazione esasperata. Abbandonando la pompa regale, egli stesso si reca nella fornace ardente, per poter discernere il naufragio della vita umana operato da una violenza sciocca. Uno spettacolo inaspettato lo attende

LA PERSECUZIONE È INNOCUA PER I SANTI. La loro esperienza non è sempre uniforme. Raramente Dio segue esattamente lo stesso corso due volte. La vita corporea degli oppressi non è sempre preservata. Eppure, in ogni caso, è vero che non viene fatto loro alcun danno reale. Spesso...

"La persecuzione li ha trascinati verso la fama, e li ha inseguiti fino al cielo".

In questa occasione la fiamma materiale, sebbene infiammata sette volte, non era così vendicativa e mortale come l'ardente furia del re. Gli Ebrei avevano chiamato al suo servizio uno degli elementi più distruttivi della natura, ma esso non gli ubbidì. La fiamma non fece loro alcun male: fece loro del bene. Consumò le loro curve; non bruciava i loro vestiti. Ha dato loro la libertà

Ha portato loro nuove esperienze. Ha messo un nuovo scettro nelle loro mani e li ha resi re della natura. Erano uomini più potenti che mai. Li ammise nella nuova società e portò un angelo nella loro cerchia. Dio stesso diede loro nuove prove della sua presenza, della sua tenera sollecitudine per loro e della sua potenza infinitamente sufficiente. Ora è evidente che il fuoco non ha alcuna proprietà divorante propria. È una proprietà data e mantenuta da Dio. Tutte le forze della natura sono come i manuali di un organo toccato da una mano divina. Mediante la fede in Dio questi uomini "estinsero la violenza del fuoco".

II LA PERSECUZIONE DEI SANTI OFFRE L'OCCASIONE PER L'INTERPOSIZIONE MIRACOLOSA DI DIO. Ogni opposizione sollevata contro Dio non fa che far emergere le maggiori risorse della sua onnipotenza. L'oppressione di Satana sulla nostra razza diede spazio al miracolo della redenzione. La creazione è un miracolo, perché prima non c'era nulla di simile. La Provvidenza, che non è altro che un continuo atto di creazione, è un miracolo. Ammettendo che ci sia un Dio, non c'è nulla di irragionevole nel miracolo. Ogni volta che Dio si compiace di operare, se i metodi ordinari falliscono, vengono immediatamente introdotti metodi straordinari. Nessuna occasione è più adatta per l'introduzione del miracolo della persecuzione. Dio si è identificato con il suo popolo, e l'ingiuria fatta a loro è risentita come l'offesa fatta a lui. Né dobbiamo pensare solo al miracolo operato sulla fiamma materiale o sui corpi viventi di questi uomini. Questa è una visione ristretta del miracolo. C'era un arbitrio miracoloso manifestato anche nella mente, nel temperamento e nella condotta di questi ebrei oppressi. Non era naturale che si sottomettessero all'ingiustizia umana senza dire una parola. Non era naturale, ma soprannaturale, che non mostrassero alcuno spirito vendicativo né indulgessero in alcun linguaggio di trionfo personale. La loro modestia e l'oblio di sé erano miracolosi quanto la loro fede. Con la fine della persecuzione giunse la fine della visita dell'angelo

III LA PERSECUZIONE SOPPORTATA CON PAZIENZA PRODUCE CONVINZIONE NEGLI EMPI. Il re stesso fu sopraffatto dallo stupore. Gli ebrei non potevano credere all'evidenza dei suoi occhi. Gli ebrei potevano a malapena fidarsi della sua memoria. Perciò chiamò in suo aiuto i suoi principi e consiglieri. Ebrei fa appello ai loro ricordi. Ebrei richiede loro di vedere, indagare e comprendere da soli questi strani fatti. In loro presenza il re stesso (non un deputato) supplica questi Ebrei feriti di uscire dalla fiamma mistica. Ebrei prega coloro che poco fa ha crudelmente condannato. Il re li definisce non fanatici, miscredenti, traditori, ma "servi dell'Iddio altissimo". Sì, di quel Dio che per un po' di tempo aveva disprezzato. La prova del soccorso divino e della protezione soprannaturale è completa, innegabile, schiacciante. E, con candore d'animo, Nabucodonosor si arrende all'evidenza.

25 Gli Ebrei risposero e dissero: Ecco, io vedo quattro uomini sciolti che camminano in mezzo al fuoco, e non hanno avuto alcun male; e l'aspetto del quarto è simile a quello del Figlio di Dio. Le versioni greche non presentano molto degno di nota, solo che entrambe inseriscono molka, "re", invece del pronome, e omettono "rispose". Dal fatto che il versetto 24 termina con malka, potrebbe essere stato eliminato dal testo Masse-retie. L'inserimento di hn ('ana), "risposto", può essere dovuto alla frequente ricorrenza di questa frase. La Pescitta omette "quattro", altrimenti concorda con il Massoretico. L'espressione "il Figlio di Dio" è chiaramente sbagliata; la traduzione corretta è: "L'aspetto del quarto è come un figlio degli dei". Insieme alle tre vittime della sua superstizione si vedeva una quarta figura, simile a una delle figure raffigurate sulle pareti del suo palazzo come appartenenti ai semidei. Questo è il culmine dello stupore del re. Era stupefacente vedere quegli uomini liberi che erano stati a est nella fornace legati; ancor più vederli camminare, e nessuno mostrava segni di aver ricevuto alcun danno; Ma la cosa più maestosa di tutte è la visione della quarta figura, come un figlio degli dei. Non dobbiamo interpretare questo secondo le righe ebraiche, come fa il signor Bevan, e comp. Genesi 6:2. Ebrei sa che l'uso nel Tar-gums è quello di mantenere il plurale ebraico in μyA quando si intende "Dio", come nella versione Peshitta del passaggio a cui si riferisce. Come nella maggior parte delle mitologie pagane, non c'erano solo dei, ma semidei, di diverse classi. Il dio Nabucodonosor particolarmente venerato, Silik-Moulou-ki (Marduk), era considerato figlio di Hea. C'era anche un dio del fuoco, che era associato a questi. Il suggerimento del dottor Fuller, che qui in bar non abbiamo la parola per "figlio", ma piuttosto una forma tronca di questo dio del fuoco, Iz-bar, è degno di considerazione. È impossibile dire se la visione di un essere divino da parte di Ibis sia stata concessa a coloro che stavano intorno a Nabucodonosor così come a lui stesso. Mentre dovremmo guardarci dall'attribuire al monarca babilonese l'idea che questa apparizione fosse quella della Seconda Persona della Trinità cristiana, noi stessi siamo liberi di sostenere questo, o di sostenere che fu un angelo a rafforzare questi servi di Dio nella fornace. La Settanta rende bar-cloheen di aggelov. Theodotion ha uiJw Qeou

La presenza divina

IO , DIO È CON IL SUO POPOLO NELLE SUE PROVE

1.) Ebrei non impedisce loro di cadere nell'angoscia, ma li aiuta quando sono dentro, il che è meglio per i fini disciplinari dell'afflizione

2.) Dio non manda semplicemente aiuto nelle difficoltà. Ebrei viene lui stesso. Mosè non era soddisfatto della promessa della guida di un angelo. Esodo 33:2 Gli Ebrei cercarono e ottennero la certezza che la presenza di Dio sarebbe andata con Israele. Esodo 33:14 Gesù Cristo promette la sua presenza permanente. Matteo 28:20 Questo è più che la presenza universale naturale di Dio. È una vicinanza di simpatia, un rapporto attivo, una manifestazione speciale del suo Spirito. Giovanni 14:23

3.) La presenza di Dio nelle difficoltà implica la sua perseveranza con noi mediante simpatia. Ebrei è afflitto nelle nostre afflizioni. Isaia 63:7 Gesù si è caricato delle nostre sofferenze Isaia 53:4 ; Matteo 8:17 Quando prendiamo il giogo di Cristo, siamo aggiogati a lui, ed egli sopporta con noi. Matteo 11:27

II LA PRESENZA DI DIO NELLE DIFFICOLTÀ È UNA GARANZIA DELLA SICUREZZA PRESENTE E DELLA LIBERAZIONE FINALE. Il segreto della salvezza dei tre ebrei nella fornace si vede nella quarta presenza, come "un Figlio di Dio".

1.) La presenza di Dio assicura la sicurezza presente. Con la sua simpatia ci aiuta a sopportare i guai. Con la sua forza spirituale in noi egli accresce la nostra forza. Applicate questo alla sopportazione della sofferenza e alla resistenza alla tentazione. Isaia 43:2

2.) La presenza di Dio assicura la liberazione finale. Dio non ci aiuta solo a sopportare il problema. Ebrei trova una via d'uscita affinché, anche se la attraversiamo, non vi rimarremo

III LA PRESENZA DI DIO NELLE DIFFICOLTÀ È UN'AMPIA COMPENSAZIONE PER LA LORO SOPPORTAZIONE. Le tempeste schiariscono l'aria e rivelano la prospettiva lontana. L'affanno avvicina l'eterno e svela l'invisibile. Questa vicinanza di Dio è la fonte della nostra vita più santa e della nostra gioia più profonda. Vale la pena entrare in una fornace ardente per incontrare Cristo lì. Il cielo è la presenza di Dio. La fornace dell'afflizione diventa un paradiso quando egli manifesta in essa la sua presenza

DUE LEZIONI PRATICHE

1.) Sii fedele. I tre ebrei erano fedeli a Dio. Perciò Dio si è manifestato a loro. Dio non è presente in ogni fornace della prova. Ebrei arriva quando siamo leali e fiduciosi. Se viviamo senza Dio nella prosperità, non possiamo aspettarci che Egli ci visiti nelle avversità. Geremia 11:14

2.) Sii senza paura. Se stiamo seguendo Cristo, non dobbiamo temere problemi. La certezza della presenza divina dovrebbe farci innervosire per affrontare la prova più dura. Salmi 23:4 Il coraggio cristiano è un dovere che dipende dalla fede nella presenza e nell'aiuto di Dio. Giovanni 14:1,18 Questa fede è il segreto della grande differenza tra la fortezza degli stoici, che spesso sfociava nella disperazione e nel suicidio, e il coraggio del cristiano, che si traduce in paziente e speranzosa sottomissione

26 Allora Nabucodònosor si avvicinò all'imboccatura della fornace di fuoco ardente, parlò e disse: "Sadrac, Mesac e Abed-Nego, servi dell'Iddio altissimo, venite e venite qui". Allora Sadrac, Mesac e Abed-Nego uscirono di mezzo al fuoco. Le variazioni della Versione dei Settanta qui presenti sono insignificanti. Invece di "parlarono e dissero", rende "li chiamarono per nome" e omette la seconda ripetizione dei nomi e il pleonastico "vieni qui"; invece di "Dio Altissimo", ha "Dio degli dèi Altissimo". La Teodozione è in più stretto accordo con il testo massoretico; L'unica differenza è che "spake" è omesso. La Pescitta e la Vulgata sono in esatto accordo con il Massoretico. La distinzione tra qpn e hta è "uscire" e "uscire". È ben reso nel nostro Verb-ion autorizzato. solo che non c'era bisogno di mettere "qui" in corsivo. Come accennato in precedenza, questo dimostra che la forma della fornace non è dissimile dalla nostra: aperta in alto, ma con una porta ai lati. Fu a questa porta laterale che il re si avvicinò. Il fatto che Nabucodonosor riconosca che Geova è "l'Iddio Altissimo" non implica alcun riconoscimento della sua suprema Divinità, non più di quanto un re di Francia riconoscesse la supremazia del capo del Sacro Romano Impero. quando nelle credenziali del suo ambasciatore l'imperatore era chiamato Dominus urbis et orbis. Era semplicemente una questione di ciò che potremmo chiamare etichetta religiosa per rivolgersi agli dèi della classe superiore come "dio degli dèi" e "dio altissimo". in Daniele 2:47 Nabucodonosor aveva già dichiarato che il Dio di Daniele era "Dio degli dèi". Non è impossibile che per i babilonesi 'illa'a potesse avere l'apparenza di un nome proprio

27 I principi, i governatori, i capitani e i consiglieri del re, radunatisi, videro quegli uomini, sui cui corpi il fuoco non aveva alcun potere, né era bruciato un capello del loro capo, né le loro tuniche erano cambiate, né l'odore del fuoco era passato su di loro. Le versioni non presentano variazioni di importanza. A questo punto, tuttavia, possiamo confrontare l'elenco degli ufficiali con quello che troviamo all'inizio di questo capitolo, nella vers. 2 e 3. Troviamo che la parola haddabereen occupa lo stesso posto nell'elenco di gedabreen, tradotta "tesoriere", da cui si potrebbe essere inclini a pensare che h abbia preso il posto di g, un cambiamento non impossibile. È piuttosto probabile che la parola debba essere considerata come collettiva, equivalente a "funzionari del tribunale", per evitare la ripetizione delle lezioni rimanenti. Che questi funzionari avessero o meno visto il compagno che i tre testimoni della verità avevano con loro nella fornace, essi, in ogni caso, erano ora in grado di testimoniare il fatto che i tre amici erano fuggiti. e "aveva spento la violenza del fuoco". Ebrei 11:34 Questo evento era tanto più importante per i Babilonesi in quanto per loro il fuoco era un dio in alto nel pantheon. Il Dio d'Israele si manifestò così tanto più grande di Iz-bar, che poteva liberare i suoi servi anche quando si trovava proprio nell'elemento in cui Iz-bar aveva il suo potere. Il fatto che anche le loro "mantelle" - qualunque fossero queste vesti - non furono bruciate, e nemmeno un capello bruciato, mentre le corde che erano state usate per legarli furono consumate, sottolinea la loro liberazione, e mostra che era opera di un potere superiore, che poteva discriminare e limitare la liberazione. Le corde furono consumate, ma le vesti dei suoi servi furono preservate anche dall'odore del fuoco. I Babilonesi avevano conquistato la città di Geova, avevano incendiato il suo tempio, e avevano fatto questo per il potere di Marduk, così pensavano; ma qui Bel-Marduk era stato apertamente sfidato da tre adoratori di Geova. Erano stati scagliati contro l'elemento stesso di Iz-bar, il servo e alleato di Marduk, ma il fuoco non era stato in grado di nuocergli o di rivendicare l'onore di Bel-Marduk. Ciò che mise in risalto ciò fu che il fuoco che risparmiò i servitori di Geova uccise i devoti di Bel-Marduk, che erano ansiosi di mostrare la loro riverenza per Marduk portando questi adoratori di Geova alla fornace. Un tale miracolo, così compiuto davanti a tutti gli alti dignitari dell'Impero Babilonese, sarebbe stato molto utile per attenuare qualsiasi riferimento provocatorio alla debolezza della Divinità di Geova, com'è dimostrato dalle rovine di Gerusalemme. Geova si era mostrato come il supremo Rivelatore dei segreti quando aveva permesso a Daniele di raccontare a Nabucodonosor il suo sogno. Ebrei si manifestò ora come Maestro del più potente degli elementi: il fuoco. In questo modo gli ebrei potevano mantenere indiscussa la loro fede

28 Allora Nabucodònosor parlò e disse: «Benedetto sia il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-Nego, che ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi che hanno confidato in lui, hanno mutato la parola del re e hanno dato i loro corpi perché non servissero e non adorassero alcun dio se non il loro Dio. La Settanta e la Peshitta, invece di "cambiare la parola del re", hanno "disprezzato la parola del re", leggendo, fWv, "disprezzare", invece di anv, "cambiare". La Teodozione concorda con la massoretica, come fanno le altre due versioni. Possiamo considerare questo come l'inizio del decreto reale che revocava praticamente ciò che era stato promulgato in precedenza, omettendo solo l'enunciazione dei titoli del monarca. La formulazione è alquanto particolare: "Benedetto sia il loro Dio, di Sadrac, di Mesac e di Abednego". Potrebbe indicare che alcune parole nel contesto immediato sono state omesse; in altre parole, che l'editore, citando il decreto, si è sforzato, per quanto possibile, di condensare senza modificare le parole del documento. Bertholdt si sbaglia nel sostenere che questa affermazione è che il Dio dei tre Ebrei è degno di essere benedetto. Tutto ciò che Nabucodonosor riconosce in questo versetto è che Geova esiste davvero, che è potente, e che gli ebrei fecero bene a continuare nell'adorazione del loro Dio nazionale. Troviamo che il bar-eloheen del versetto 25 è ora considerato da Nabucodonosor come un angelo, o, come dovremmo piuttosto tradurlo, "messaggero". Non abbiamo bisogno di importare idee ebraiche nella dichiarazione del monarca babilonese. Era del tutto in accordo con le sue nozioni mitologiche che un grande Dio come il Dio degli Ebrei potesse avere un messaggero, che era il suo strumento per la liberazione dei suoi servi. La lettura dei Massoreti, "cambiati", è da preferire a "disprezzati". Per uno come Nabucodonosor, rigido all'ostinazione nelle sue opinioni, che qualsiasi cosa lo costringesse a cambiare non solo le sue opinioni, ma anche a modificare un decreto, era una cosa strana, e una cosa che avrebbe ritenuto degna di essere raccontata. Agisce nello stesso momento, potrebbe sentire che ha bisogno di una giustificazione. D'altra parte, uno come Nabucodonosor non avrebbe fatto pubblicità al fatto che qualcuno aveva "disprezzato" la sua "parola". Va osservato che Nabucodonosor riconosce non solo la liberazione come una prova della verità della Divinità di Geova, ma anche la disponibilità con cui i suoi servitori erano pronti a offrire i loro corpi per essere bruciati. Le prove che costrinsero Nabucodonosor a riconoscere la potenza di Geova furono sostanzialmente le stesse che convertirono l'impero romano. Tuttavia, dobbiamo ripetere ancora una volta Nabucodonosor riconobbe in Geova solo il Dio degli Ebrei, e nella grassezza dei tre Ebrei solo una specie di patriottismo religioso, che egli poteva allo stesso tempo comprendere e rispettare senza avere la minima fede nel monoteismo, o anche solo la comprensione di tale nozione

Vers. 28-30.

Le salvezze dimostrano il Salvatore

"Non c'è nessun altro Dio che possa liberare in questo modo" (ver. 29). Spiega il vero stato d'animo del re. Gli ebrei non riconobbero che Geova fosse l'unico Dio, né gli comandarono di essere adorati. Gli Ebrei dichiararono solo che era in grado di salvare i suoi servi come nessun altro avrebbe potuto fare, e comandarono che non ci fosse insulto al suo Nome. Curiosa commistione di tolleranza e intolleranza. Così lentamente gli uomini imparano i principi delle religioni e della libertà ecclesiastica. (Matthew Henry è pieno e bravo in questa sezione.) Ma il testo può essere usato come punto di partenza per un buon sermone missionario. Le illustrazioni saranno abbondanti in proporzione alla nostra conoscenza della migliore letteratura missionaria, non solo quella che appare in forma così frammentaria nelle riviste, ma anche di trattati completi ed esaustivi, di cui ora ce ne sono molti. Lo schema che segue è meramente suggestivo. e dovrebbe essere affrontato in modo selettivo; perché il tutto sarebbe troppo per un solo discorso

I MALI DA CUI L'UOMO GRIDA PER LA LIBERAZIONE

1.) Interno

(1) L'oscurità dell'intelletto nelle questioni morali

(2) Emozione sminuita, fuori luogo, perversa

(3) Torpore di coscienza (ad esempio lo straordinario fariseismo dei cinesi al di fuori del vangelo, in contrasto con la sua paura e il suo dolore quando era guidato dallo Spirito convincente al senso del peccato)

(4) Terrore della coscienza risvegliata, che solo il Vangelo può placare

(5) Paralisi della volontà; cioè pura incapacità (cioè morale) di fare la cosa che vorremmo. "Approvo il bene, ma perseguo il male". Romani 7

2.) Esterno

(1) Individuale. Forse la maggior parte dei dolori e degli scoraggiamenti della vita rientreranno in questa classificazione

(a) Limitazione. Quasi tutte le forme di dolore rientrano in questa categoria; ad esempio la debolezza della giovinezza, la debolezza, la malattia, le privazioni, i lutti, gli scoraggiamenti, la debolezza dell'età, ecc

(b) Deformazione. Battaglia della vita. Lavoro della vita

(c) Morte imminente

(d) Imperfezione di carattere; cioè della manifestazione esterna del bene all'interno

(2) Sociale. Ci sono mali che ci ricadono nei rapporti con i nostri simili. Questi derivano dall'estrema difficoltà di comportarci moralmente, correttamente, in relazione ai nostri compagni (vedi "Righteousness a Personal Relation", in "Christianity and Morality" di Wace, p. 37, molto suggestivo). Di qui molti dolori. Di qui anche molti peccati; torti in famiglia; ingiusta sottomissione delle donne; schiavitù; crudeltà; negligenza nell'assistenza alla sofferenza; violazioni del quinto, sesto, settimo, ottavo, nono e decimo comandamento; guerra, ecc. Di qui anche tutte le tirannie politiche e le persecuzioni religiose. Nessuna libertà, uguaglianza, umanità, unità o vera indipendenza

I LIBERATORI SI DIMOSTRARONO INCOMPETENTI. Tutte le religioni che hanno decaduto dalla purezza della rivelazione primordiale, e in proporzione all'estensione della loro partenza. Può essere necessario qui contrapporre la facile e irriverente supposizione che ogni religione sia un'evoluzione del genio di ogni razza, e congeniale ad esso, e che conduca alla sua elevazione morale

Ad esempio, il contrasto tra l'idea relativamente pura, che il popolo della Nuova Guinea ha, di un Grande Spirito e gli orrori della loro vita cannibale. Sicuramente questi non possono essere lasciati a quella religione così come si sono evoluti. Nel mostrare l'incompetenza a liberare dal male, i religiosi del mondo devono essere classificati, e poi l'incompetenza di ciascuno deve essere dimostrata in relazione ai mali sopra elencati. Si suggerisce la seguente classificazione:

1.) Indifferentismo; cioè qualsiasi sistema negativo che ignora la natura religiosa dell'uomo

2.) Politeismo

3.) Panteismo

4.) Mero teismo; ad esempio il movimento Brahmo-Samaj in India. Il suo fallimento nell'affrontare il peccato e i dolori degli uomini è abbondantemente provato (vedi i suoi organi letterari in India)

5.) L'ateismo in tutte le sue forme moderne; ad esempio l' agnosticismo, il positivismo

6.) Forme impure di cristianesimo. Si noti che anche in Russia il vuoto lasciato dalla Chiesa greca è così profondo che ci sono quindici milioni di dissidenti che l'imperialismo cerca di schiacciare. Non sarebbe difficile dimostrare che la perversione romana del cristianesimo si è dimostrata incompetente, e giusta in proporzione al suo declino dalla verità primitiva

III IL SALVATORE ONNIPOTENTE. L'intera storia del regno di Cristo, i fatti delle missioni moderne, la nostra esperienza, dimostrano la competenza di Cristo di colmare il vuoto della necessità dell'uomo e di sollevare il peso dal suo cuore sovraccarico; Ad esempio, per illuminare la mente, per dirigere, purificare ed elevare le emozioni, per risvegliare e poi calmare la coscienza, per giustificare la volontà. E così con le altre forme di male schierate in alto. Esponi tutto questo in dettaglio e dimostra che "non c'è nessun altro Dio che possa liberare in tal modo". -R

Vers. 28-30.

Inversione totale della ruota della fortuna

Durante questa crisi epocale, nessun cambiamento era passato oltre le convinzioni, le risoluzioni o il carattere di questi uomini pii, tranne l'avanzamento in forza e coraggio che era sempre in corso. Ma sulla loro condizione esteriore era imminente un grande cambiamento. Una rivoluzione silenziosa stava procedendo fuori di loro

I UN CAMBIAMENTO NEL POSTO ACCORDATO A DIO. Questo era l'obiettivo principale della resistenza dei giovani ebrei, che Geova potesse essere riconosciuto come supremo. Questa quieta sopportazione per Dio aveva completamente annullato l'effetto del gigantesco idolo, del suo imponente rituale e della sua musica pomposa. La verità viene avanzata in modi più silenziosi. Questa donazione regale di idolatria era stata la pubblica contumacia di Geova; ma tre modesti giovani, sostenuti dalla grazia divina, erano più che all'altezza di tutto il maestoso cerimoniale stabilito dal re. Agisce come capo della nazione, Nabucodonosor rinnega pubblicamente la sua fede religiosa. Per un po' il suo linguaggio era: "Chi è quel Dio che ti libererà dalle mie mani?" Ora il suo linguaggio è: "Benedetto sia il Dio degli Ebrei, che ha liberato

i suoi servi che hanno confidato in lui!"

II UN CAMBIAMENTO NELLA REPUTAZIONE DEI MARTIRI. Nabucodonosor aveva considerato deboli e indegni gli uomini accusati di contumacia. Gli ebrei avevano considerato le loro convinzioni come scrupoli spregevoli. Ora le sue opinioni hanno improvvisamente subito un cambiamento completo. Gli ebrei apprezzano la loro nobiltà; egli applaude la loro leale costanza verso Dio. Gli Ebrei percepiscono una bellezza gloriosa nel loro carattere, alla quale prima era cieco. Ebrei confessa che la loro tranquilla fermezza era più potente e più maestosa della sua rabbia tirannica. La loro paziente forza d'animo lo ha affascinato. Ebrei li pone sul piedistallo della considerazione regale e rende omaggio alla loro virtù superiore. Dice bene il proverbio: "Coloro che mi onorano, io li onorerò". I martiri sono canonizzati e venerati come santi

III UN CAMBIAMENTO È L'EDITTO REALE. Ma poco fa il decreto reale era stato: "Siano degradati gli adoratori di Geova, scacciati come cani!" Ora un nuovo editto emana: "Che ogni popolo, nazione e lingua che proferisca qualche cosa di male contro il Dio dei Giudei sia fatto a pezzi, e le loro case siano ridotte a letamaio". Il tono e il linguaggio del re avevano subito un completo cambiamento. Questo equivaleva quasi a un miracolo. L'abrogazione del decreto del re era considerata impossibile. I re d'Oriente si vantavano dell'osservanza della loro parola, qualunque fosse il costo. Ma c'è una notevole diminuzione dell'orgoglio in Nabucodonosor, e questa nuova legge sarà una protezione per tutti gli ebrei contro le bestemmie dei loro padroni stranieri

IV UN CAMBIAMENTO NELLA CONDIZIONE ESTERIORE DEI SOFFERENTI. Il loro conseguimento è rimosso. Non solo vengono riportati al loro posto precedente, ma vengono promossi a cariche più alte. Proprio come un'onda gonfia, che si infrange sulla spiaggia del mare, si ritira per un momento, ma solo per raccogliere nuova forza, e poi sale più in alto sulla riva di qualsiasi punto che abbia ancora raggiunto; così questa degradazione transitoria non fu che il passo mistico verso un onore più alto. Dalle fauci infuocate della morte si elevarono improvvisamente alla dignità della vita principesca. Il sentiero verso la fama immortale passa attraverso la valle della sofferenza. "È attraverso molte tribolazioni che dobbiamo entrare nel regno". La croce era la via del Salvatore verso il suo trono di mediatore; e se soffriamo con lui, "anche noi saremo glorificati insieme". Il fuoco della sofferenza non distrugge il cristiano; affina e purifica. Ebrei esce dalla fornace come oro ben lucidato, il vero merito, prima o poi, trova il suo vero livello.

29 Perciò io do un decreto: Ogni popolo, nazione e lingua che proferisce qualche parola ingiuriosa contro il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-Nego, sia fatto a pezzi e le sue case siano ridotte in letamaio, perché non c'è altro Dio che possa liberare in questo modo. Le versioni concordano con il testo massoretico qui, solo che tutti mettono il crimine, "dire qualcosa di sbagliato", più fortemente di quanto lo troviamo nella recensione massoretica, hlv è modificato dai Massoreti in Wlv, "erroneo", mentre la Settanta rende, ov an blasfhmhsh. Theodotion, h (d'accordo con glwssa) ejan eiph blasfhmian. La Pescitta rende "bestemmiare". Hitzig ha suggerito che il K'thib qui è da preferire al Q'ri, sostenendo che hlv significa "parola", mentre Wlv significa in realtà "inavvertenza". Certamente, se fossimo sicuri che il significato che dà a hlv sia corretto, e che tutte le versioni lo supportino, daremmo la preferenza ad esso. Bisogna tuttavia tenere presente che, nelle nozioni del paganesimo, la mancanza di rispetto intenzionale non era presa in considerazione nei confronti degli dei. L'intenzione dell'adoratore era di ben poco conto in una questione del genere; poteva anche desiderare di essere particolarmente rispettoso verso la divinità che adorava; Ma se, per inavvertenza, ometteva qualcosa, o faceva qualcosa che non era secondo la regola, tutta la buona volontà e il rispetto nella sua mente erano nulla: l'ira della divinità insultata si riversava in piena misura, a meno che qualche altra divinità non considerasse l'azione in questione come un onore speciale per lui. Era l'azione esterna, la mera forma di parole, la questione importante per il politeista. L'idolatria è per sua stessa natura una malattia mentale e morale; È altrettanto assurdo aspettarsi azioni logicamente concatenate da un adoratore di idoli riguardo alle sue divinità, quanto aspettarsi lo stesso da un pazzo riguardo alla sua mania. Dobbiamo stare attenti a non immaginare che il decreto fosse contro la bestemmia come crimine contro Geova. Principalmente era contro le parole che, suscitando l'ira di Geova, avrebbero potuto recare danno all'impero. Nabucodonosor non era geloso dell'onore di Geova, ma della sicurezza della supremazia babilonese. La punizione minacciata, si può osservare, è la stessa di quella decretata contro i magi a causa della loro incapacità di raccontare il sogno e la sua interpretazione. A questo proposito, in Daniele 2:5 la Settanta rende la frase: "Sarete presi d'esempio e i vostri beni saranno messi a disposizione del tesoro del re". Questo cambiamento, come abbiamo sostenuto, era dovuto a una differenza di lettura, non a qualche obiezione alla durezza della frase. L'obiettivo della punizione era di rimuovere completamente dalla terra il malfattore e ogni suo ricordo, affinché la divinità offesa non avesse alcuna scusa per visitare il regno di Babilonia con giudizi. La ragione, "perché non c'è nessun altro dio che possa liberare in questo modo", non deve essere esagerata. Tutto ciò che si afferma è che nessun altro dio è stato in grado di liberare i suoi adoratori dal regno stesso del dio del fuoco, e quindi si deve sostenere che il suo potere di offesa è altrettanto grande; quindi tutti devono evitare di farlo arrabbiare; ma non c'è alcun culto prescritto. I principi Lagidi, quando Gerusalemme era nelle loro mani, ordinarono che fossero offerti sacrifici per loro daffy. Nabucodonosor non fa nulla del genere; Il suo decreto è semplicemente negativo

30 Allora il re promosse Sadrac, Mesac e Abed-nego, nella provincia di Babilonia. La Settanta rende qui: "Così, dunque, il re diede autorità a Sadrac, Mesac e Abed-nego, e li nominò governanti di tutta la provincia". Sembra che ci sia stata una leggera differenza di lettura, probabilmente hashlayt invece di hatzlah, e le'nol medee-meh invece di la'mdeenath Babel. Sembra difficile decidere quale di queste due letture sia la preferibile; forse, nel complesso, la massoretica è la più semplice. La versione di Teodozione è considerevolmente interpolata: "Allora il re promosse Sadrac, Mesac e Abednego nella provincia di Babilonia, e li rese grandi, e li ritenne degni di avere autorità su tutti i Giudei del suo regno". La prima parte concorda con il testo massoretico e con la LXX nel senso; Ma l'ultima clausola è un'aggiunta molto più tarda. La Pescitta è d'accordo con la Massoretica. L'esatto significato di halzlah è "rallegrare", "dare ricompense a", e quindi non è in conflitto con la recensione massoretica del versetto conclusivo del capitolo precedente: "E Daniele chiese al re, e pose Shadrac, Meshac e Abednego, a capo degli affari della provincia di Babyhm". Si deve osservare che nel deutero-Isaia Isaia 43:2 sembra esserci un riferimento a questo evento: "Quando camminerai nel fuoco, non sarai bruciato, né la fiamma si accenderà su di te". La liberazione dall'Egitto, il passaggio del Mar Rosso, l'ingresso in Canaan e il passaggio del Giordano sono menzionati nella prima parte di questo versetto: "Quando passerai attraverso le acque, io sarò con te, e attraverso i fiumi non ti sommergeranno". È certamente naturale supporre che la liberazione dei tre Ebrei dalla fornace di Nabucodonosor sia il riferimento storico di quest'ultimo

Excursus sul Canto dei Tre Santi Bambini

Quando lo studioso dell'aggiunta apocrifa al Libro di Daniele passa dalla considerazione di Susanna e degli Anziani, e di Bel e del Drago, con le loro molteplici assurdità e manifesti segni di un' origine greca, a quella del Canto dei Tre Santi Bambini, sente di essere entrato in un'atmosfera diversa. Ebrei non ha fatto altro che esaminare casualmente l'intera composizione chiamata "Il canto dei tre santi bambini", quando scopre che è in due parti distinte. L'intera struttura dei due canti indica un'origine ebraica. Il carattere delle due divisioni è molto diverso. Il primo è l'intercessione, e procede da una sola persona; il secondo è liturgico e pretende di essere l'espressione congiunta dei sentimenti di tutti e tre. In entrambi ci sono molteplici echi di salmi precedenti. In alcuni casi le frasi vengono imitate, in altri casi adottate con qualche leggera modifica. Atti nello stesso tempo, non ci sono in nessuna parte alcun segno evidente di origine greca, come si può trovare nella Storia di Susanna, con il suo gioco di parole che vale solo in greco, o nelle sue visioni greche della storia come si vede nella Storia di Bel e il drago. Quando gli esempi di traduzione dall'ebraico erano così numerosi come lo erano al tempo in cui Ben Sira scese in Egitto, e quando i traduttori avevano adottato di comune accordo uno stile speciale, non si può negare che non solo si sarebbero potute formare un centinaio di frasi dalla versione greca del Salterio ebraico, ma anche lo stile poteva essere imitato, anche quando le parole e i sentimenti erano originali. Tuttavia, poiché lo scopo e l'ambizione degli ebrei in Egitto erano piuttosto di mostrare la stretta somiglianza che c'era tra le opere dei padri della loro razza e i saggi della Grecia, l'attività imitativa dei falsari letterari ebrei era diretta più a questo che a suggerire semplicemente un originale ebraico di ciò che avevano composto. Non abbiamo alcun esempio indubitabile di salmi composti in greco a imitazione della traduzione dei Salmi del Salterio originale. Abbiamo certamente i salmi che vanno a formare il Salterio di Salomone; ma si ammette generalmente che questi siano stati composti in ebraico e tradotti da quello in greco. Tuttavia, ci sarebbe ancora un dubbio. L'unico modo è quello di esaminare questo canto, o meglio questi canzoni, per vedere se contengono tracce di traduzioni da originali ebraici

Come base di indagine, abbiamo le due versioni greca e la Peshitta. In posizione subordinata abbiamo la Vulgata e la versione di Paulus Tellensis. La prima cosa che si osserva, in un confronto casuale tra le due versioni greche, è che sono molto più strettamente imparentate, e si assomigliano molto più strettamente per quanto riguarda queste canzoni, che per quanto riguarda il resto del libro. Anche la somiglianza della Pescitta con Beth è stretta, ma ci sono ancora punti di differenza

Se prendiamo la frase introduttiva, vediamo una notevole variazione, maggiore di quella che si verifica altrove. La Settanta inizia così: "Allora Azaria, stando in piedi, pregò così e, aperta la bocca, si rivolse al Signore con i suoi compagni in mezzo al fuoco, fatto ardere dai Caldei in modo eccessivo, e disse". La teodozione è più semplice: diamo la traduzione ordinaria: "Allora Azaria si alzò e pregò in questo modo, e aprendo la bocca in mezzo al fuoco, disse". La Pescitta dice: "E Azaria si alzò e aprì la bocca per benedire in mezzo al fuoco, poi aprì la bocca e pregò, e disse così". Tutte queste versioni hanno l'aspetto di essere un'unione di due versioni dello stesso faticoso. Nelle versioni greche la prova della reduplicazione è offerta dall'outwv che si verifica a metà della frase, invece che naturalmente alla fine, per introdurre il discorso a cui si fa riferimento Nel siriaco, che evita ciò, è evidenziato ancora di più dalla ripetizione del verbo pethah, "aprire." Ma questa reduplicazione delle versioni implica un originale di cui c'erano già due letture

Un fenomeno simile è presentato dal versetto iniziale del Cantico di Azaria. Come reso dai LXX è: "Benedetto sei tu, o Signore Dio dei nostri padri, e il tuo Nome è degno di essere lodato e glorificato per sempre". La Teodozione, nella lettura preferita da Tischendorf, fa concordare Aijnetov con Qeov. La Pescitta ha cambiato l'ordine: "Il tuo Nome è esaltato e lodato nei secoli". La "e" presente nelle due versioni greche è mancante. Nel versetto successivo la Settanta rende: "Tu sei giusto in tutto quello che ci hai fatto, e tutte le tue opere sono veraci, e le tue vie rette, e tutti i tuoi giudizi sono veritieri". La teodozione omette "a noi" nella prima frase, e nell'ultima ha "verità" invece di "vero". Quando ci rivolgiamo alla Peshitta, troviamo una ragione per la somiglianza del secondo membro della seconda e della quarta frase. "Tu sei giusto in tutto ciò che ci hai fatto, e tutte le tue opere sono in verità (b" qooshtha), e le tue vie rette, e tutti i tuoi giudizi sono fedeli (meheemnin)." In ebraico, come in siriaco, questo contrasto poteva essere mantenuto, ma era più difficile per l'ellenista, che aveva, forse, poche parole a sua disposizione. Il seguente versetto della LXX recita così: "Tu hai fatto giudizi di verità riguardo a tutto ciò che hai fatto venire su di noi, e sulla tua città santa, la città dei nostri padri, perché in verità e giudizio hai fatto tutte queste cose a causa dei nostri peccati". L'unica differenza tra la Teodozione e questa è l'omissione di sou, "tuo". La traduzione della Pescitta non evidenzia molta differenza da quella delle versioni greche: "Perché nel giudizio della verità è ciò che hai fatto a noi, e in tutto ciò che hai fatto venire su di noi e sulla città santa dei nostri padri, su Gerusalemme, perché con giustizia (b'c'anootha) hai fatto venire su di noi tutte queste cose". Prenderemo solo il prossimo versetto, e concluderemo l'esame versetto per versetto del Cantico di Azaria. La traduzione dei Settanta reca le tracce di essere stata tradotta da un dialetto semitico da uno che non aveva un ampio vocabolario in greco. "Poiché abbiamo peccato in ogni cosa e abbiamo trasgredito per allontanarci da te, e abbiamo peccato in ogni cosa, e non abbiamo obbedito, né osservato, né osservato i comandamenti della tua legge, né abbiamo fatto come ci hai comandato, affinché le cose andassero bene per noi". La teodozione è esattamente la stessa. La Pescitta è diversa: "Poiché siamo debitori del peccato (hoobin dehitin), malvagi davanti a te, e ci siamo allontanati da te, e abbiamo agito contro le tue parole, e abbiamo peccato contro di te in ogni cosa, e non abbiamo ascoltato i tuoi precetti, e non li abbiamo osservati, e non abbiamo fatto nulla di ciò che tu hai comandato, per stare bene con noi". Il senso qui è evidentemente lo stesso, ma c'è stata una differenza, se non di testo, almeno di apprensione di uno stesso testo. Il siriaco non poteva essere stato fatto dal greco, né il greco dal siriaco; Devono aver avuto una fonte comune. Sarebbe impossibile dire con assoluta certezza che questa fonte debba essere stata ebraica; Ma la probabilità va in quella direzione. L'aramaico non si presta naturalmente alla poesia come l'ebraico. Qualunque poesia abbiamo di autori ebrei in epoca pre-cristiana che non sia in greco, è stata in ebraico

Stabilito questo, in ogni caso con riserva, il punto successivo è esaminare le canzoni, e vedere se esse danno qualche prova nel loro contenuto dello sfondo. In primo luogo, per quanto riguarda il Cantico di Azaria, se diamo per scontato che sia stato scritto in ebraico, ne consegue quasi necessariamente che è stato composto in Palestina. La prossima domanda che deve essere considerata è l'oggetto della composizione. Doveva essere collocato qui? È stato scritto fino a questa situazione? O è stato scritto per qualche altro scopo, e messo qui semplicemente perché qualcuno lo ha ritenuto adatto? La prima cosa che riguardiamo questa questione sono i nomi che questi tre Ebrei portano. Nella parte aramaica, che appartiene al massoretico Daniele, sono chiamati con i loro nomi babilonesi; in questa parte i loro antichi nomi ebraici sono ripresi dal primo capitolo. Questo di per sé è un'indicazione che questa parte non è stata scritta per il luogo in cui è stata messa. Inoltre, se questo primo frammento salmico fosse stato scritto per questo luogo, sarebbe stato messo in bocca ad Anania. La disposizione dei nomi in ebraico può essere stata semplicemente secondo l'alfabeto ebraico, ma istintivamente si dà al primo nominato una certa precedenza. Perciò nella Pescitta questo è chiamato: "'La preghiera di Hananiah e dei suoi compagni". Per la scelta di Azaria invece, ci deve essere stato un motivo. La ragione più semplice sembrerebbe essere che esisteva già un inno sacro scritto da un certo Azaria, e qualche editore successivo, vedendo questo, e sapendo che c'era un Azaria qui, gli diede il merito di esso, e poiché questo evento era la crisi della sua storia, dichiarò che era stato composto in riferimento a questo evento. Azaria era un nome piuttosto comune tra gli ebrei; ci sono diciotto esempi di esso riportati nel "Dizionario della Bibbia" di Smith. Non è certo così comune dopo la cattività, eppure c'era un capitano nell'esercito dei Maccabei chiamato con questo nome, come si è detto sopra

Quando rivolgiamo la nostra attenzione alla canzone stessa, troviamo ciò che ci conferma nelle nostre conclusioni: che non è stata scritta per questo luogo, ma è stata scritta come espressione naturale di sentimenti prodotti da circostanze molto diverse da quelle narrate nel capitolo che ci precede. Se confrontiamo questo con la preghiera di Daniele, che troviamo nel cap. 9, vediamo la differenza sottolineata tra le circostanze dei prigionieri a Babilonia e quelle presupposte dal Cantico di Azaria. Se ci rivolgiamo al tredicesimo e al quattordicesimo versetto del cantico (versetti 37, 38), "Poiché noi, o Signore, siamo divenuti inferiori a qualsiasi nazione, e siamo tenuti sotto questo giorno in tutto il mondo a causa dei nostri peccati. Né c'è in questo momento un principe, né un profeta, né un capo, né un olocausto, né un sacrificio, né un'oblazione, né un incenso, né un luogo per sacrificare davanti a te e trovare misericordia", Si noterà che la diminuzione del numero della nazione, o la restrizione del suo territorio, e l'umiliante posizione in cui è stata posta, è il punto della lamentela di Azaria. Il dolore di Daniele è che sono stati spinti in altri paesi: twOxra μv μtjDhi rvea, "in tutti i paesi dove li hai cacciati". Nel primo caso, abbiamo una nazione umiliata nella sua stessa terra; nel secondo, una nazione mandata in certi paesi definiti, e lì ri-predicava senza avere né patria né capitale. Ancora, è detto nell'inno che abbiamo davanti: "Non c'è né principe, né profeta, né capo". Va notato che la parola qui è "principe", non "re" (nazista, non melek). Nell'originale ebraico c'era probabilmente un gioco di parole sulle parole, lo-nasi' v'lo-nabi', né principe né profeta". Infatti, al tempo di Daniele, la profezia non era cessata, e per tutto il tempo della storia ebraica si sapeva che c'erano stati profeti durante il tempo dell'esilio. C'era, in ogni caso, Ezechiele presso il fiume Chebar, e anche se prendiamo la data della Settanta per l'inaugurazione di questa immagine d'oro, o diciamo che era il diciottesimo anno di Nabucoduezzar, Geremia era ancora vivo e profetizzava. Quanto ai "principi", essi erano ancora a Gerusalemme, se consideriamo rigorosamente il diciottesimo anno, ma se consideriamo che si conta secondo il calcolo babilonese, e quindi che Gerusalemme era già caduta, c'erano ancora "principi", sebbene prigionieri. Inoltre, Conia, il precedente re, era ancora in vita, come lo era anche Sedechia. se ci rivolgiamo a Daniele, egli dichiara la ragione della caduta di Gerusalemme e della cattività del popolo, perché i re, i principi e il popolo si erano rifiutati di dare ascolto alla parola del Signore pronunciata dai profeti. Daniele implica l'esistenza di profeti, principi e re. se non necessariamente nel presente attuale, tuttavia nell'immediato passato, che, storicamente genuino o meno, si adatta all'ambientazione. Nel Cantico di Azaria non c'è alcun riferimento a un re; C'è un riferimento a "un principe" (Nasi', non sar, che di solito è "uno dei tanti"). A conferma di ciò, non c'è solo il gioco di parole, se si tratta di nasi', ma anche il fatto che la parola usata in entrambe le versioni greche è arcwn, che è la rappresentazione più comune di hast' nella Septuaginta. Questo era il titolo del capo del Sinedrio, e portato di solito dal sommo sacerdote, Si può anche notare che, mentre si dice che i "sacrifici" e le "offerte" sono cessati, non c'è menzione dei "sacerdoti". Se questo cantico fu scritto in un'epoca in cui il "principe" era il capo dei sacerdoti, questa omissione sarebbe spiegabile. Prendendo questo come guida, dovremmo fissare la data della composizione del Cantico di Azaria in un momento in cui il sommo sacerdozio era in sospeso, cioè durante la lotta dei Maccabei, dal momento in cui Epifane profanò definitivamente il tempio fino alla sua riconsacrazione da parte di Giuda Maccabeo. Quando guardiamo allo stato del tempio come implicito in questo Cantico di Azaria rispetto alla preghiera di Daniele, Daniele parla del santuario come di una desolazione, e per connessione è implicito che anche Gerusalemme fosse una desolazione; Ma nel canto che abbiamo davanti non c'è posto per il sacrificio o l'offerta. Gli ebrei sono esclusi dal tempio, non c'è posto per loro, ma il luogo in sé non è una desolazione

Se, di nuovo, ci rivolgiamo all'ottavo versetto del Cantico di Azaria, troviamo ancora ulteriori prove delle circostanze esterne in cui fu composto. "E tu ci hai dati nelle mani di nemici iniqui, dei più odiosi abbandonatori di Dio, e di un re ingiusto, e del più malvagio di tutto il mondo." Le due versioni greche sono qui in assoluto accordo; il siriaco qui, come altrove, presenta segni della sua origine indipendente: "E tu ci hai dati nelle mani dei signori dell'inimicizia, degli uomini malvagi che sono lontani da te, e della dimora di un regno malvagio, il più miserabile di tutta la terra". La struttura della seconda metà di questo indica, come ci sembra, che qualcosa è stato frainteso nel documento originale. Alcune parole che significano "in potere di" sono state interpretate come "luogo di dimora", che ha reso necessario il cambiamento di "re" in "regno". Se poi assumiamo che le versioni greche siano corrette, troviamo uno stato di cose che si adatta esattamente al periodo che abbiamo suggerito sopra. Il modo di parlare del loro oppressore - "un re ingiusto, il più malvagio di tutta la terra" - è molto diverso da qualsiasi cosa nell'Antico Testamento. Quando Ezechia prega Dio di essere liberato dal potere di Sennacherib, benché avesse biasimato il Dio vivente, non dichiara di essere malvagio. Sennacherib è denunciato come orgoglioso e crudele, ma non come malvagio. Questo implicherebbe una certa dose di empietà, di cui nessuno dei monarchi assiri poteva essere accusato, e meno di tutti poteva essere accusato Nabucodonosor. Tale affermazione è in completo antagonismo con il carattere dato a Nabucodonosor in Daniele. Non era affatto una descrizione innaturale di Efifane. Sembra che gli Ebrei non credessero in divinità di alcun tipo. La sua persecuzione degli ebrei aveva con ogni probabilità un motivo di politica o di vendetta. Nabucodonosor non aveva mai tentato di perseguitare la religione nel senso ordinario della parola. I funzionari della sua corte potevano e si aspettavano di seguirlo nell'adorazione

Un'altra cosa da osservare sono coloro che si sono allontanati da Dio - ajpostastwn - reheeqeen nella Peshitta. C'erano certamente molti "apostati" al tempo della conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, ma non erano apostati per le divinità di Babilonia. Gli "altri dèi" che gli israeliti erano inclini ad adorare erano quelli delle nazioni che li circondavano. Questa apostasia non aveva nulla a che fare con la sottomissione a tradimento ai principi babilonesi. Per quanto possiamo dedurre la politica del periodo dalle profezie di Geremia, il partito idolatrico era patriottico per quanto riguardava la sua resistenza a Babilonia, sebbene fosse sempre incline a civettare con l'Egitto. Nel caso che abbiamo davanti, i nemici nelle cui mani giunsero i santi erano "apostati". Se, tuttavia, ci rivolgiamo al Primo Libro dei Maccabei 1:43, troviamo che "anche molti degli Israeliti acconsentirono alla sua religione (di Epifane), e sacrificarono agli idoli, e profanarono il sabato". Quando ci rivolgiamo a 2; Maccabei, se possiamo fidarci, scopriamo che Giasone, avendo acquistato il sommo sacerdozio, incoraggiò le usanze elleniche e inviò persino denaro a Tiro per un sacrificio a Melkarth. Questi diedero accesso a Epifane e lo sostennero nelle sue crudeltà. Possiamo facilmente capire come uno zelante ebreo del tempo dei Maccabei considerasse questi "apostati" come nemici più grandi dei seguaci pagani di Epifane

Per quanto ne sappiamo, a partire da poco dopo il ritorno dall'esilio fino al periodo della dominazione dei Seleucidi, il sommo sacerdote era nasi' e capo del popolo. Dopo il periodo dei Maccabei fino al periodo erodiano, il capo del popolo era il sommo sacerdote. Atti la morte di Erode il Grande, la precedente relazione è stata ripresa. Anche durante il regno di Erode c'era un principe, nelle sembianze del re. La menzione di un principe, senza alcuna menzione di un re, esclude tutto ciò che segue Giovanni Ircano. L'affermazione che non c'era più un principe, si spegne per tutto il periodo successivo all'assunzione del sommo sacerdozio da parte di Giuda Maccabeo. Siamo quindi condotti da un altro verso a fissare la data di questo Cantico di Azaria come il cuore del periodo Maccabeo

Il versetto seguente porta la sua testimonianza alla data che abbiamo visto il motivo di fissare sopra. Le versioni greche sono qui unanimi, e danno il verde: "E ora non possiamo aprire la nostra bocca, siamo diventati una vergogna e un obbrobrio per i tuoi servi e per quelli che ti adorano". Il siriaco ha una leggera differenza nella prima frase, "Non sta a noi aprire la bocca davanti a te". Questo, tuttavia, non influisce sul riferimento principale del versetto. Il significato del versetto è che l'apostasia diffusa del popolo lo rese un biasimo e una vergogna per coloro che servivano il Signore e lo temevano altrove. L'unico momento in cui coincise con una grande persecuzione e conseguente apostasia, quando c'erano grandi comunità che temevano il Signore e che potevano scandalizzarsi per l'apostasia degli ebrei di Palcstein, fu il periodo dei Maccabei, quando c'era l'enorme comunità ebraica di Babilonia, e l'altrettanto grande comunità dell'Egitto e di Cirene, per non parlare delle comunità minori e solo minori dell'Asia Minore. Da tutti questi motivi, quindi, ci azzardiamo a supporre che questa composizione debba essere datata come appartenente alla lotta dei Maccabei

Il canto liturgico messo in bocca a tutti e tre ha l'accorgimento di fissare la sua data. Un attento esame sembra mostrare che potrebbe essere stato scritto per l'occasione. Un ebreo dei tempi successivi potrebbe facilmente occupare la sua mente nell'immaginare quale sarebbe stata la forma probabile che un canto di lode avrebbe preso in bocca agli uomini che si trovavano in quella posizione. Visto in questa luce, nel complesso merita qualche lode. Se questi martiri cantassero, di cui non c'è una sola parola nel testo autentico di Daniele, sarebbe naturalmente un salmo. Se non avessero preso il centotrentaseiesimo, con il suo ritornello liturgico, allora qualcosa di modellato su di esso sarebbe certamente il loro canto. Per quanto diffusa sia questa canzone, c'è un senso di estasi in essa che si adatta allo stato d'animo dei martiri innalzati dalla Divina dimora al di sopra del dolore o della paura della morte. Sembra che questa sia stata l'aggiunta originale, perché il ventiduesimo versetto di questa parte (vers. 46 nella versificazione continua della Vulgata e della Settanta) si adatta allo stato delle cose menzionato nel versetto 21 del capitolo. Sembra infatti una versione amplificata ed esagerata della ventiduesima strofa. Il Cantico di Azaria, quindi, è probabilmente un'inserzione di data successiva rispetto all'interpolazione del canto congiunto. Sebbene il suo inserimento sia di data successiva, non è improbabile che fosse stato composto per un po' di tempo prima del suo inserimento

Quei versetti di collegamento - dal quarantaseiesimo al cinquantesimo, secondo la Vulgata - ci sono pervenuti in tre diverse versioni. La versione della LXX è la più lunga: "Le guardie del re che li gettarono nella fornace ardente, non cessarono di far bruciare la fornace (kaiontev thminon), e quando gettarono i tre una volta per tutte nella fornace, e la fornace era molto ardente a causa del calore settuplo: e quando li gettarono dentro, coloro che li avevano gettati dentro erano al di sopra di loro; ma quelli di sotto di loro alimentavano la fornace con nafta, stoppa, pece e legna piccola. Le fiamme della fornace salirono a quarantanove cubiti, e passò attraverso e bruciò quelli dei Caldei che trovò intorno alla fornace. E un angelo del Signore scese nella fornace insieme ad Azaria e ai suoi compagni, e scacciò la fiamma di fuoco dalla fornace, e provocò in mezzo alla fornace come un vento umido e sibilante; e il fuoco non li toccò affatto, né li rattristò né li turbò". La versione della Teodozione è più breve per questo, in quanto non fornisce la situazione relativa di coloro che gettarono i tre Ebrei nella fornace, e di coloro che la alimentarono con combustibile. La versione siriaca è nel complesso in accordo con Teodozione, ma ha un resoconto diverso del carburante gettato dentro, e menziona anche che gli accusatori furono divorati. Il quarantanovesimo versetto, nella Peshitta, differisce considerevolmente dalle altre versioni: "Allora l'angelo della rugiada scese con Hanania, Azaria e Misael in mezzo alla fornace di fuoco". Il resto del passaggio concorda, come abbiamo detto, con Teodozione, ma le differenze sono sufficienti a dimostrare una differenza di origine. Si deve osservare che i tre nomi sono dati nella loro forma ebraica, ma in un ordine diverso da quello in cui ricorrono nel primo capitolo, un fatto che dà maggiore plausibilità all'opinione sopra affermata, che quando il Cantico dei Tre Ebrei fu originariamente interpolato, il Cantico di Azaria non fu inserito

Quando passiamo alla canzone dei tre, e la guardiamo un po' da vicino, ci sono quelle che sembrano essere tracce di un processo. Dal cinquantaduesimo verso al cinquantaseiesimo compreso in tutte le versioni, troviamo la Divinità indirizzata. "Benedetto sei tu", è l'inizio di ogni verso; e la seconda parte di ogni versetto termina con: "Essere lodato e glorificato sei tu per sempre" o, come rende il siriaco, "Essere lodato sei tu ed essere esaltato sei per sempre". La parte seguente dell'inno è un discorso rivolto a tutte le creature viventi per lodare Dio: ogni versetto inizia con "Benedici il Signore" e conclude: "Lodate ed esaltate il suo Nome in eterno". Se questa differenza può essere considerata come indicante una differenza di origine, la seconda è la più debole e più diffusa, e quindi è probabile che sia la formazione secondaria

Non c'è bisogno di soffermarci su questo con un certo grado di cautela: le differenze consistono principalmente nelle trasposizioni delle successive convocazioni liturgiche. Nel complesso, la Settanta è la più lunga

I fenomeni che abbiamo davanti hanno una certa attinenza con la questione della data di Daniele. Se abbiamo ragione nella nostra supposizione della data del Cantico di Azaria, allora la sua esclusione dal Daniele canonico - scritto come quasi certamente era in Palestina, e composto in lingua ebraica o aramaica - prova che il canone è stato fissato in una data precedente, e, implicitamente, colloca Daniele almeno fino a quella data precedente, e mostra che allora era comunemente noto, e di conseguenza elimina l'origine Maccabea di Daniele. Inoltre, nel passaggio di RAPC 1Ma 2:59, dove il morente Mattatia esorta i suoi figli al valore, si riferisce alla liberazione dei tre dalla fornace e li chiama con i loro nomi ebraici. Ciò induce a supporre che all'epoca, in ogni caso, in cui fu scritto Primo Maccabeo, il canto dei tre fosse non di rado aggiunto al canonico Libro di Daniele. Possiamo cercare fra noi di vedere quanti associano l'episodio della fornace ardente ai nomi di Anania, Misael e Azaria, in paragone con quelli che lo ricordano, quando menzioniamo i nomi babilonesi Sadrac, Mescec e Abed-nego. Se potessimo affermare che questo ci dà le stesse parole usate dal sacerdote morente, potremmo allora collocare la data di questo canto fino al 200 a.C.: ma non per insistere su questo, il Primo Libro dei Maccabei deve essere stato scritto non più tardi del 100 a.C. Allora, a quel tempo, il Libro di Daniele era stato così popolare e aveva goduto di una tale voga che vi era già stato aggiunto almeno il germe di questo canto. Questa aggiunta deve essere stata fatta così tanto tempo prima che anch'essa era diventata popolare. Sarà molto difficile immaginare che tutti questi processi possano aver avuto luogo tra il 168 a.C. e il 100 a.C.

Illustratore biblico:

Daniele 3

1 CAPITOLO 3

Daniele 3:1-30

Nabucodonosor, il re, fece un'immagine d'oro.

Idoli giganteschi:

Non siamo privi di conferme storiche della narrazione circa l'esistenza di giganteschi idoli d'oro tra i Babilonesi. Erodoto scrive che ai suoi giorni c'era a Babilonia un'immagine idolatrica d'oro alta dodici cubi; e, ciò che è ancora più notevole, un'altra autorità, parlando ovviamente della stessa statua, menziona che ogni straniero era obbligato ad adorarla prima che gli fosse permesso di entrare in città. Diodoro Siculo menziona un'immagine trovata nel tempio di Belo a quaranta piedi di altezza, che alcuni pensano fosse la stessa dell'immagine d'oro di Nabucodonosor. Altre immagini di grandezza quasi parallela sono citate nella storia. Il Colosso di Nerone era alto centodieci piedi. Il Colosso di Rodi era alto settanta cubiti, ed era considerato una delle sette meraviglie del mondo. Secondo la storia classica, ci vollero tredici anni per costruire questo colosso; e quando fu abbattuto da un terremoto, tanto grande era il suo peso, arò il terreno e si seppellì sotto terra. Questi fatti storici dimostrano che tali immagini non erano insolite e che non era impossibile costruirle con l'arte antica. I Colossi di Nerone e di Rodi non erano, tuttavia, d'oro; né supponiamo che l'immagine di Nabucodonosor fosse d'oro massiccio. Doveva essere cavo o di legno e ricoperto d'oro. Non sembra che gli antichi abbiano fatto solo piccole immagini di oro massiccio. Le proporzioni di questa immagine sono fuori ordine, a meno che non si comprenda l'altezza per includere lo spessore del piedistallo, cosa che mi sembra dovremmo fare. (W. A. Scott, D.D.)

2 CAPITOLO 3

Daniele 3:2

Allora Nabucodonosor, il re, mandò a radunare i principi, i governatori.

Società:

La società, l'unione dei molti per l'interesse di tutti, sembra essere sempre stata l'oggetto principale della cura e della protezione di Dio. La sua provvidenza, nell'ordine della natura, è manifestamente diretta a radunare gli uomini, a legarli gli uni agli altri con i potenti vincoli della reciproca responsabilità e con gli incancellabili sentimenti della giustizia e dell'umanità. Nella legge rivelata o scritta, Dio ha fatto progredire insieme la religione e la società. Egli, in un certo senso, li ha amalgamati l'uno con l'altro. Nel definire i nostri obblighi nei confronti di Lui, Egli ha definito i nostri impegni reciproci l'uno verso l'altro. Tutti i precetti del decalogo tendono all'utilità generale dell'umanità. Lo scopo del Vangelo è di fare di tutti gli abitanti del mondo un solo popolo, di quel popolo una sola famiglia; e di infondere in quella famiglia una sola aspirazione: "Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, affinché siano uno come noi". E possiamo affermare di Gesù Cristo in riferimento alla società, ciò che ha affermato di se stesso in riferimento alla legge antica, che "non è venuto per distruggere, ma per dare compimento". Infatti, i rapporti che intratteniamo tra di noi danno origine a quattro descrizioni di dovere, essenziali per la felicità dell'umanità e per la tranquillità della condizione sociale. I doveri politici, che sono le fondamenta della società; doveri magisteriali, che ne sono la sicurezza; doveri caritatevoli, che sono i suoi vincoli; doveri convenzionali, che sono le sue elambigue. Ora, è solo la religione che impone e santifica questi doveri, e, quindi, essa sola protegge realmente gli interessi della società. Ora, l'errore di tutti gli altri dannoso per la società, e tuttavia un errore molto comune, è quello di immaginare che le varie condizioni esistenti nel mondo non siano altro che il risultato del caso o della necessità, che non sia necessario riferirsi alla saggezza divina per spiegare il fatto che i nostri bisogni una volta accertati, è perfettamente naturale che noi cerchiamo nell'industria degli altri quelle risorse che non possiamo scoprire in noi stessi, che questo scambio di servizi ha prodotto quella varietà di condizioni in cui è divisa la società, e che, indipendentemente dalla Provvidenza, la natura ha conferito autorità al padre di famiglia, la forza ha dato il governo ai re. L'adulazione ha creato l'influenza dei grandi, la pubblica sicurezza ha suggerito l'ufficio del magistrato, il lusso e l'appetito sono stati i genitori di tutte le arti eleganti. Un padre (e questo è il titolo con cui si compiace di essere chiamato) dimenticherebbe i suoi figli e lascerebbe le loro prospettive future incerte e vacillanti? No; e, perciò, la religione ci mostra la Sua provvidenza diretta a soddisfare abbondantemente i nostri bisogni e persino i nostri lussi. E come? Ebbene, per mezzo di quella varietà di condizioni sociali, di cui Lui solo è l'Autore. Quale altro Essere, infatti, se non Colui che, dalla discordia degli elementi, ha suscitato l'armonia dell'universo, potrebbe legare e incorporare tante influenze opposte, e dirigerle verso un solo fine? Quale altro Essere se non Colui che, per mezzo di pochi granelli di sabbia, arresta la furia delle onde, potrebbe disciplinare tante passioni furiose e fissare i limiti invisibili che non possono oltrepassare? Tuttavia, non posso negare che vi sia un'obiezione speciosa che spesso viene sollevata a questa verità fondamentale; e cioè la grande disuguaglianza di condizioni tra gli uomini. "Perciò", si può dire, "perché dalla stessa argilla sono fatti vasi d'onore e vasi di disonore? Perché quell'immensa distanza che separa un uomo dall'altro? Perché tanti godimenti e tanta libertà da una parte, e tante privazioni e tanta schiavitù dall'altra? È Dio che accetta le persone?" Che cosa Gli chiedi di fare? Che Egli dovrebbe stabilire la completa uguaglianza tra noi? Supponiamo che lo abbia fatto, e ora notiamo le conseguenze. Siamo tutti ugualmente indipendenti, ugualmente potenti, ugualmente grandi, ugualmente ricchi. E ora diteci quale vantaggio ci sarebbe questa indipendenza. Dovremmo essere in grado di provvedere a tutti i nostri propri bisogni, e non dovremmo avere bisogno di rivolgerci ad altri per aiutarci nel nostro bisogno? A che ci gioverebbe il nostro potere? A quale uso potremmo applicarlo? A che ci gioverebbe la nostra grandezza? Attirerebbe verso di noi una sola particella di omaggio o di rispetto? A che ci sarebbero utili le nostre ricchezze? Come potremmo impiegarli? Quella completa uguaglianza, una volta stabilita, durerebbe a lungo? La nostra ambizione continuerà ad essere soddisfatta? Sopporterebbe pazientemente così tanti eguali? Non aspirerebbe al dominio? E quale restrizione sarebbe applicabile per controllarlo? Dovremmo essere tutti rivali, e continuamente in uno stato di guerra civile. Una volta stabilita questa completa uguaglianza, chi di noi si impegnerebbe a coltivare la terra, a soddisfare i bisogni più urgenti, a procurarsi le necessità ordinarie della vita? Quale legge, quale autorità ci sarebbe per costringerci a farlo? Periremmo in conseguenza della nostra grandezza e abbondanza; Non avremmo ottenuto altro che superfluità inutili mentre avevamo bisogno di cibo e riparo. In breve, rendere gli uomini tutti ugualmente fortunati non è che un altro termine per renderli tutti ugualmente infelici. Ci deve essere un capo di stato, affinché lo stato possa sfuggire all'inflizione di molti tiranni; ci devono essere grandi uomini, "principi e governatori", per proteggere i deboli; ci devono essere guerrieri "e capitani" per difendere il paese; ci devono essere magistrati, "giudici", "consiglieri e sceriffi", per prevenire l'ingiustizia e punire il crimine; ci devono essere i ricchi, "i tesorieri", per impiegare il lavoro e per ricompensarlo; Ci devono essere i poveri e i bisognosi, perché gli inconvenienti che la povertà comporta servano da sprone all'indolenza e da monito all'accidia. La società poggia su questi diversi stati come su contrafforti che la sostengono. Ora, sarebbe del tutto superfluo da parte mia dimostrarvi che il lavoro è la condizione in cui esiste la società, che sotto certi aspetti anche le stesse agitazioni politiche sono meno pericolose dell'apatia e dell'accidia, che la felicità consiste nella comprensione reciproca che dovrebbe esistere tra le varie classi, le quali, agendo di concerto e dipendendo l'una dall'altra per uno scambio di buoni uffici, si incontrano attraverso strade diverse che convergono verso lo stesso centro. Ebbene, è solo la religione che impartisce un vero impulso a questa attività, con l'accento particolare che pone sull'adempimento coscienzioso dei vari doveri sociali, doveri così peculiari di ogni condizione separata, che ogni individuo è tenuto ad adempierli personalmente, così essenziali, che essi occuperanno il primo posto nell'esame. che nell'ultimo grande giorno il Sovrano Giudice istituirà, così indispensabili che la loro assenza implica anche un'assenza di pietà, poiché "senza santità nessuno vedrà il Signore". La politica umana vigila con la stessa attenzione sugli interessi della società? Si alza per protestare con uguale severità contro quegli spettatori indifferenti che raccolgono abbondantemente nel campo in cui non hanno seminato? Della vasta moltitudine di uomini di cui è composta la società, quanti pochi la servono per motivi diversi dall'ambizione o dall'emolumento! L'amore della gloria spinge i primi, la sete delle ricchezze influenza i secondi. Fortunatamente la natura condanna fin dalla nascita il maggior numero di loro a lottare e a faticare. E ora osservate la gloria distintiva della nostra santa fede. Non contenta di imporre l'adempimento dei vari doveri sociali, essa stabilisce anche il modo in cui tali doveri dovrebbero essere adempiuti. Non è forse un servizio alla società il fatto che la religione imponga che i doveri dello Stato siano adempiuti con intelligenza? "Abbondate in conoscenza e in ogni diligenza". E chi può non sentire quanto fatale per gli interessi della società sarebbe l'influenza di coloro che sono al potere se privi delle conoscenze necessarie? Se fossero guerrieri, nonostante il loro valore e la loro intrepidezza, a quali pericoli non esporrebbero il loro paese? O non è un servizio alla società che la religione imponga che i doveri dello Stato siano adempiuti con decoro? "Studia per stare tranquillo, per fare i fatti tuoi e per lavorare con le tue mani, per camminare onestamente verso quelli che sono fuori". O la religione non conferisce alcun beneficio alla società quando ingiunge che il motivo dell'azione quando serviamo i nostri simili debba essere il desiderio di piacere a Dio, "non indolente negli affari, ferventi nello spirito, al servizio del Signore?" Nessun altro motivo sarebbe abbastanza puro né abbastanza nobile da elevarci al di sopra delle considerazioni umane e del nostro interesse personale. Se il cristianesimo fosse praticato universalmente anche lì solo dove è professato, se tutta l'umanità regolasse la propria condotta secondo le massime del Vangelo, e si preoccupasse di essere guidata solo da motivi celesti; con Dio che dispone tutto secondo la sua sapienza, regola tutto con la sua volontà, anima tutto con il suo Spirito, arricchisce tutto con la sua liberalità, santifica tutto con la sua grazia, sostiene tutto con la sua potenza, alla vista di uno stato di società come questo, che non sarebbe tentato di esclamare con Balaam, mentre contemplava l'accampamento d'Israele, "Quanto sono belle le tue tende, o Giacobbe, e le tue tende, o Israele?" (J. Jessopp, M.A.)

4 CAPITOLO 3

Daniele 3:4-5

A voi è comandato, o genti.

L'importanza dell'imperativo:

Non possiamo fare a meno di questa parola "comando" nella nostra educazione religiosa. È una parola divina. Sarebbe istruttivo ripercorrere la storia di questo termine e studiarne il significato nelle varie relazioni che esso assume. La Bibbia è piena di comandamenti; nella Genesi 49 Signore comanda, nell'Apocalisse 100 'è una voce che comanda; e Gesù, Gesù misericordioso, mite, paziente, tenero, comanda: Egli dice: "Vi do un nuovo comandamento". In che modo, allora, Gesù può dare dei comandi? A causa di ciò che Egli è. Dio può dare comandi perché è Dio; e non solo, ma essendo Dio, Egli conosce la natura umana, e può affrontarla nei suoi termini, e secondo la linea dei suoi istinti e delle sue necessità. Quando Egli tuona i Suoi comandamenti, non c'è nulla che offenda la costituzione mentale o morale su cui la voce che comanda cade con autorità ineffabile. Il comando risveglia qualcosa che sta già dormendo nella natura. Dobbiamo avere i nostri doveri in prima istanza sotto forma di comandi, ma solo Dio può dire quali comandi non sono arbitrari, ma sono naturali, e operano nella linea dell'istinto e dell'intenzione divina. Ciò che è un comandamento per un uomo è un compito facile per un altro. Alcune nature dure e quasi impenetrabili richiedono di essere comandate, stimolate, risvegliate; e altri ascoltano la parola del Signore e si rivolgono ad essa con un'obbedienza che sembra comprenderla tutta prima che sia pienamente pronunciata. Molti hanno addolcito l'amarezza della loro sorte con un uso ampio e appropriato delle promesse, dimenticando che ogni promessa ha dietro o vicino ad essa un comando corrispondente. Non si è mai permesso che lo stato d'animo imperativo cadesse in disuso nella Bibbia; è: "Figlio, dammi il tuo cuore"; è: "Amatevi gli uni gli altri"; è: "Ascolta le mie parole e mettile in pratica". Noi tracciamo, quindi, la linea di demarcazione tra l'autorità umana e la sovranità divina, tra un decreto arbitrario e un comando che è in armonia con la saggezza e l'amore di Dio, e in armonia con la peculiarità della costituzione e della capacità umana. (Joseph Parker, D.D.)

5 CAPITOLO 3

Daniele 3:5

Il suono della cornetta, del flauto, dell'arpa.

Strumenti musicali orientali:

Gli strumenti qui elencati sono per lo più ancora in uso al giorno d'oggi, ma alcuni di essi sono diventati obsoleti. La cornetta è una tromba in ottone prodotta nel paese e utilizzata nella musica marziale. Esistono diversi tipi di flauto, sia singolo che doppio. L'arpa non è più in uso, né il "salterio", che è uno strumento simile dello stesso tipo; Sono stati sostituiti dall'OOD, che dà un suono più ricco ed è più portatile. Il "sackbut" è una tamboora, una sorta di chitarra, di varie forme e dimensioni; Nella sua forma più completa e perfetta è lungo tre piedi e nove pollici, ha dieci corde di filo sottile e quarantasette registri. Si suona con un plettro, ed è spesso intarsiato con madreperla e legni pregiati. Spesso, tuttavia, è di dimensioni più piccole e materiali meno costosi. Il "dulcimer" è un kanoon, o santûr. Il "kanoon" è l'originale del nostro pianoforte, essendo entrambi probabilmente derivati dalla lira e dall'arpa, da cui il pianoforte fu inizialmente chiamato clavicembalo. Questo strumento consiste in una scatola profonda due pollici e di forma irregolare, la sua lunghezza massima è di trentanove pollici e la sua larghezza di sedici. Ci sono solo ventiquattro note e, come il pianoforte, ogni nota ha tre corde, che sono accordate con un tasto. La cassa di risonanza si trova sotto le corde, ed è perforata e ricoperta di pelle di pesce dove poggia il ponte. L'esecutore posa lo strumento sulle ginocchia e colpisce le corde con l'indice di ciascuna mano, a cui è fissato un plettro di corno. Un'altra forma di questo strumento, chiamato "santûr", è un doppio kanoon, e si avvicina ancora di più al nostro pianoforte; le corde sono di filo metallico, e solo doppie; Vengono colpiti con martelli di legno tenuti in mano. Quando viene utilizzato in processione, questo strumento viene sospeso al collo per mezzo di una corda. (H. J. Van Lennep, D.D.)

La religione del cerimoniale:

Tutti i capi colorati sono altrettante visioni di bellezza? C'è forse un po' di religioso nello squillo delle trombe di bronzo e nel battito dei tamburi militari? La maggior parte delle persone che vediamo riunite intorno a grandi panorami sarebbero volentieri a casa, ad ascoltare la voce di un bambino, di un amico o di un uccello. Le immagini esterne riempiono l'anima? È sufficiente avere un Dio dipinto? Che meraviglia se cominciamo ad adorare le cose che si vedono? Questa linea di condotta sembrerebbe essere naturale, e sembrerebbe essere in grado di giustificarsi con un sano ragionamento di tipo preliminare. Chi non potrebbe, ignorando altre divinità, adorare il sole? A volte sembra quasi essere Dio! Quanto sono numerose le sue fasi, quanto è molteplice l'apocalisse in cui mostra le sue innumerevoli ricchezze; ora così pallido, come se fosse stanco, un occhio semichiuso nel sonno di cui aveva bisogno a lungo, a lungo ritardato; e poi in pompa magna, ogni raggio, per così dire, vivo, e tutto il cielo stupito e deliziato da questa visione di gloria, come se nascosta in quella fonte di fiamme e di calore giacessero diecimila volte diecimila estati, e diecimila volte diecimila autunni purpurei, con tutte le loro generosità di frutti e fiori e benevolenza, per il sostentamento e l'alimentazione degli uomini; poi perso tra le nuvole, dove, anzi, sembra che si diverta a dipingere mille accademie con un solo sguardo dei suoi occhi; guarda come riempie le nuvole e sembra modellarle, o cadere nella loro forma, facendole bruciare e scintillare e scintillare, e le investe di colori inimmaginabili e intrasferibili; uno spettacolo meraviglioso, glorioso! Chi non potrebbe scoprire il suo capo in presenza di tanta gloria, e dire: Certo, questa è almeno la porta che si apre sui palazzi di Dio. Adorare la natura sembrerebbe giusto in certi stadi di sviluppo. Dio l'ha fatto; Dio ha fatto l'erba verde e il fiore che arrossisce; le grandi colline, scalinate verso altezze che l'uomo non ha mai scalato; Dio ha fatto le valli e i monti; E che cosa dicono queste fontane all'orecchio che ascolta? Solo il vero ascoltatore può dirlo; l'uomo volgare non sente nulla in quello spruzzo d'acqua, ma l'anima raffinata vi sente melodie e canti, musiche religiose e accenni di altra musica che potrebbe piacere all'orecchio di Dio. Man mano che cresciamo in saggezza, in capacità, in comprensione, in simpatia, chiudiamo gli occhi sull'universo e diciamo che per noi non è più un'immagine da cercare a scopo di adorazione; ma vediamo all'interno, attraverso un'introspezione divinamente diretta, il vero altare, il vero santuario, il vero centro di un'adorazione accettabile. Così cresciamo dal naturale allo spirituale, e quando abbiamo ottenuto la misura della nostra crescita diciamo: "Dio è uno Spirito"; Se conserviamo ancora l'immagine, è come se dovessimo conservare un simbolo, che ci era utile prima di vedere la cosa significata. Se la nostra religione è nel colore, nella forma, nell'atteggiamento estetico e nel movimento, la nostra religione sicuramente non porterà a nulla; ma se la nostra pietà vive nell'eternità, se si nutre dell'onnipotenza e della grazia di Dio, come mostra la Croce di Cristo, allora rimarrà per sempre. (Joseph Parker, D.D.)

8 CAPITOLO 3

Daniele 3:8-9

O re, vivi in eterno.

L'Immagine d'Oro allestita:

Queste ultime parole, "O re, vivi in eterno", furono intese da coloro che le pronunciarono come l'espressione della più grossolana e servile adulazione, e furono senza dubbio considerate dal monarca al quale erano rivolte come l'effusione spontanea di una lealtà reverenziale e devota

(I.) Prima, quindi, le parole di questo saluto, "O re, vivi in eterno", furono, per bocca dei Caldei, pronunciate manifestamente con un duplice scopo; per dissimulare la malignità dei cortigiani e per adulare la presunzione, se non per imporre la credulità del re. Ora, non ci prendiamo la responsabilità di determinare se questi Caldei avessero una qualche nozione di uno stato di esistenza dopo la morte, o se sì, quali fossero queste nozioni; ma possiamo a malapena concepire che coloro che credevano che la Divinità fosse della sostanza dell'argento e dell'oro potessero avere una concezione ragionevole dell'essenza spirituale, della parte immateriale e intellettuale dell'uomo. A giudicare da ciò, non avrebbero potuto sperare in nulla di più, e non avrebbero potuto sperare nulla di meglio dopo la morte, se non quello di essere risolti nel loro elemento primordiale di polvere, e diventare uguali come i bruti che periscono. Il loro saluto, quindi, deve essere stato il culmine dell'assurdità, perché mostrava a prima vista ciò che per loro era una perfetta impossibilità: la violazione di una legge fondamentale e universale del nostro essere. Sapevano che il re non poteva, nel corso della natura, "vivere per sempre"; sapevano che, come gli antichi monarchi delle nazioni deponevano ciascuno nella propria casa, così l'ampio territorio di Nabucodonosor doveva presto contrarsi nella stretta bara. Ma lusingavano i superbi, per tradire gli innocenti; Divinizzarono un tiranno macchiato di sangue e capriccioso, per condannare a morte tre stranieri e prigionieri inoffensivi, che odiavano. Ora, questa è una vera e propria ritrattistica del mondo in ogni epoca. Esalta l'oppressore e calpesta l'innocente. Possiamo quindi considerare Nabucodonosor, in questa fase della sua carriera, come un perfetto esemplare del favorito di questo mondo, il corteggiato, l'invidiato, l'ammirato, l'adorato. L'universo giaceva prostrato ai suoi piedi. Questo, quindi, è un esemplare e un campione della menzogna del mondo. Promette agli empi ciò che non potrà mai dare, e minaccia i servi del Signore con la perdita di ciò che non può togliere; così che, mentre inganna Nabucodonosor nell'infatuazione di credere che egli, poiché era un monarca sugli uomini, potesse diventare un fabbricante di dèi, lega mani e piedi i servi dell'unico vero e vivente Dio, e li getta nella fiamma divorante, perché non temono coloro che possono solo uccidere il corpo, ma temete piuttosto Colui che è l'arbitro della vita e della morte, e che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nell'inferno

(II.) E ora allontaniamoci dall'umiliato re di Babilonia, per tracciare l'importanza pratica dell'argomento su di noi. È vero che nella nostra epoca e nel nostro paese la persecuzione per amore della religione è cessata, e con essa i miracoli di un tempo hanno operato una strana liberazione, e le consolazioni spirituali e i sostegni che sospendevano le leggi della natura, e sostenevano il confessore sotto il flagello e il martire tra le fiamme: ma non c'è cambiamento nell'inimicizia della carne contro lo Spirito, o nell'odio del mondo verso Dio. È vero che l'oppressore non ha più al comando la fornace di fuoco ardente, né la spaventosa fossa dei leoni; Ma il maligno fa ancora quello che può, anche se non può più fare quello che vorrebbe. Se l'arma del mondo non è più la crudeltà, è la contumelia; Se non è più tortura, è ridicolo. "Vivete per sempre", queste parole sono un memoriale della nostra immortalità, e dovrebbero invitare tutti a considerare, in base ai principi stabiliti nelle Sacre Scritture, se colui che è nato per l'eternità vive anche per essa. Ora, noi, come questi figli intrepidi e devoti del fedele Abramo, non possiamo allo stesso tempo inchinarci davanti all'idolo d'oro e adorare il Dio vivente; Dobbiamo essere altrettanto decisi nel nostro servizio con loro. "Esaminate voi stessi", dunque, "se siete nella fede; Metti alla prova il tuo io". (T. Dale, M.A.)

12 CAPITOLO 3

Daniele 3:12-18

Essi non servono i tuoi dèi, né adorano la statua d'oro che tu hai eretto.

L'immagine d'oro:

Nell'ultimo capitolo leggiamo di un'immagine che Nabucodonosor vide in visione. In questo capitolo la nostra attenzione è rivolta a un'immagine reale che quel monarca eresse in onore dei suoi dei. Questa immagine è stata realizzata in oro. Non possiamo supporre che l'intera struttura sia consistita interamente di quel metallo. Per quanto ricco fosse Nabucodonosor, né lui né nessun altro principe possedeva tanta ricchezza disponibile quanto sarebbe stata necessaria per costruire una figura d'oro massiccio di dimensioni uguali a quella menzionata in questo passo. Dovremmo supporre che la struttura consistesse in un piedistallo o fusto sormontato da un'immagine, che l'immagine propriamente detta fosse fatta d'oro, che il piedistallo fosse formato da un materiale più vile, e che l'altezza si riferisca esclusivamente all'elevazione dell'immagine da terra, e non alla sua dimensione. Questa immagine "fu eretta nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia". Alcuni suppongono che Dura fosse il nome di un'estesa pianura nelle vicinanze della capitale. Altri, di alta autorità nella geografia scritturale, sono dell'opinione che si trattasse di un recinto all'interno della città adiacente al tempio di Belo. Dal passaggio stesso saremmo disposti a dedurre che doveva essere fuori dalla città e a una certa distanza, perché se si trovava all'interno delle mura di Babilonia non c'era bisogno di affermare, come si fa qui, che era "nella provincia di Babilonia". Varie opinioni sono state nutrite riguardo al fine che Nabucodonosor aveva in mente nell'erezione di questa immagine. Alcuni sono dell'opinione che egli volesse rivendicare per sé un posto tra gli dèi, e che l'immagine sia stata eretta come simbolo esteriore della sua divinizzazione. Nabucodonosor era evidentemente un aspirante. Non vediamo alcuna ragione per supporre che Nabucodonosor intendesse con questa immagine, pubblicamente, dichiaratamente e formalmente, rivendicare per sé gli onori divini. Se questa fosse stata la sua intenzione, senza dubbio sarebbe stata chiaramente annunciata nel proclama con il quale si ingiungeva ai suoi sudditi di renderle culto. Il rifiuto dei tre bambini di adorare l'immagine è descritto dai loro accusatori come un rifiuto di adorare gli dei del re. È quindi evidente dalla testimonianza di tutte le parti coinvolte in questa faccenda, che l'immagine fu eretta in onore degli dèi del re. In tutte le epoche e in tutti i paesi la cui storia politica ci è nota, la religione è stata degradata a motore di Stato e strumento di tirannia. Perciò coloro che si professano atei hanno asserito che la religione è una semplice invenzione dei governanti per tenere l'umanità in soggezione. Questa affermazione è autodistruttiva. Il fatto che i governanti si servissero della religione come mezzo per sostenere e rafforzare il loro governo, implica evidentemente che la religione esisteva in precedenza, e che vi ricorrevano come strumento di politica a causa della grande influenza che avevano percepito che possedeva sulle menti degli uomini. L'uniformità nazionale in materia di religione è sempre stata l'idolo dei politici. La conformità alla religione stabilita è stata una delle prove più comuni di lealtà. Non c'è dubbio che nell'erigere questa immagine Nabucodonosor aveva in mente un fine simile. Non fu eretto semplicemente in segno di riverenza verso i suoi idoli, ma anche, possiamo immaginare, come espediente politico per rafforzare e consolidare il suo governo, promuovendo l'uniformità della religione tra i suoi sudditi. A lui sembrerebbe probabilmente che questo passo non solo fosse giustificato dalle ragioni ordinarie a favore dell'uniformità, ma richiesto dallo stato particolare dell'impero babilonese. Gran parte di quell'impero era stato acquisito di recente. Era composto da molte nazioni, Giudei, Egiziani, Moabiti, Ammoniti, Siri, Edomiti. I posti sotto il suo governo e i posti nel suo esercito sarebbero stati occupati da persone provenienti da tutti questi paesi. Unire un regno così variamente composto, e ottenere l'ascendente permanente sui paesi così recentemente acquisiti, nulla sembrerebbe più probabile che portare tutti i suoi sudditi ad essere di una sola religione. La religione, sia di un individuo che di una nazione, è l'anello di congiunzione più permanente tra il presente e il passato. La religione esercita una potente influenza nella formazione del carattere; Finché dunque queste varie nazioni avessero conservato una diversità di opinioni, non sarebbero mai state completamente amalgamate in un unico impero. Eretta l'immagine, Nabucodonosor ordinò a tutti coloro che erano sotto di lui, principi, governatori, capitani, giudici, tesorieri, sceriffi e tutti i capi delle province, di venire alla sua dedicazione. Essendo stato convocato, "Un araldo gridò ad alta voce: A voi è comandato, o popoli, nazioni e lingue, che in quel tempo udrete il suono del corno, del flauto, dell'arpa, del salterio, del salterio, del dulcimer e di ogni sorta di musica, vi prostriate e adoriate la statua d'oro che il re Nabucodonosor ha eretto; e chiunque non si prostrerà e non adorerà sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente". In questa proclamazione ci sono due cose: primo, il comandamento di prostrarsi e adorare l'immagine; che si estendeva a tutte le persone specificate, senza eccezioni. In secondo luogo, la pena denunciata contro coloro che sono stati rifiutati. Visto alla luce della legge divina, questo annuncio era molto tirannico. È stato un violento oltraggio ai diritti più sacri degli esseri umani. Ma con questa proclamazione, Nabucodonosor si costituì dittatore supremo nella religione per tutto il suo regno; in tal modo usurpò le prerogative della Divinità, interponendo la sua autorità tra la coscienza della creatura e la volontà del suo Creatore. Comandare ai suoi sudditi di prostrarsi e adorare l'immagine, significava trasformare la legge, il baluardo della libertà, in un motore di oppressione. Ma quanto più odiosa e detestabile appare la sua condotta quando pensiamo alla terribile pena annessa al proclama! In questo caso, le leggi penali sono sempre criminali, agli occhi di Dio. È sempre sbagliato tentare di propagare la religione con la forza. È contrario alla natura della religione. È contrario alla natura dell'uomo. È molto sciocco e inopportuno dal punto di vista politico. Tentare di propagare la religione con la forza significa fare della forza il criterio del diritto, che si oppone alla natura dell'uomo come essere ragionevole e all'adorazione di Dio come servizio ragionevole. E cosa c'è di più sciocco? Sta tentando di rendere impossibile l'impresa. La forza non può raggiungere la mente. La forza può rendere i codardi, può rendere i dissimulatori, può rendere gli ipocriti e gli apostati, ma non ha mai fatto e non potrà mai fare un convertito. Che cosa può dunque essere più inopportuno in un governo che perseguitare gli uomini perché aderiscono alla loro religione? Il successo di una tale misura non è forse il memoriale dell'ignominia di una nazione? Infatti, quando le persone sono così indotte a prostrarsi e ad adorare ciò che credono essere sbagliato, non proclamano forse che stanno sacrificando la loro integrità, che stanno violando la loro coscienza, che sono servitori del tempo e apostati, e che sono uomini nei cui principi non si può fare alcuna dipendenza, quando l'interesse e il dovere sono disgiunti. La legge promulgata da Nabucodonosor era molto tirannica in se stessa, molto irragionevole in se stessa e molto inopportuna in termini di politica. L'ordine di Nabucodonosor fu accolto con la massima sollecitudine. Che spettacolo deplorevole era questo, vedere i governanti di una grande nazione piegarsi davanti alla tirannia, vedere esseri razionali e immortali rendere omaggio a una figura formata di materiali inanimati, vedere le creature di Dio adorare una creazione dell'uomo! Eppure, con tre eccezioni, l'intera massa riunita si prostra, e la adora come un solo uomo. Le tre eccezioni erano gli eccellenti compagni di Daniele, Sadrac, Mesac e Abed-nego. Non intimoriti dalla presenza del re, non sedotti dai terrori della fornace di fuoco ardente, rifiutarono di prostrarsi e di adorare l'immagine d'oro che il re Nabucodonosor aveva eretto. Questo atto era giustificato ed esigibile dalla legge morale. Nel secondo comandamento è scritto: "Non farti alcuna immagine scolpita", ecc. Nel trambusto di quella vasta scena, il re di Babilonia non vide la loro negligenza. Ma i re dispotici sono sempre circondati da servi che, in tal caso, sono pronti a recitare la parte di spie e informatori. "Allora si avvicinarono certi caldei e accusarono i Giudei". Incapaci di spiegare la loro condotta in base a qualsiasi principio noto della politica di corte, cercarono con artificiose insinuazioni di rappresentare la loro condotta al re nella luce più odiosa, Nabucodonosor probabilmente si sentiva orgoglioso del bello spettacolo che le pianure di Dura presentavano quel giorno. Il suo spirito, possiamo immaginare, si levò dentro di lui con l'ondata della musica e gli applausi dei fedeli. Il suo orgoglio sarebbe stato lusingato dal pensiero di essere il signore di quell'assemblea di governanti. Questa informazione, quindi, gli giunse addosso come un fulmine a ciel sereno da un cielo senza nuvole. E come si comportarono questi Giudei quando il loro Dio fu così insultato, e si impose l'alternativa di inchinarsi davanti all'immagine o di bruciare nella fornace? Si sono licenziati come uomini. Da questo passaggio si possono dedurre molte lezioni preziose, in particolare per quanto riguarda il modo in cui dovremmo adottare e lo spirito con cui dovremmo aderire a una professione di religione. Ci sono poche cose in cui gli uomini agiscono con maggiore frivolezza che riguardo alla solenne questione di fare una professione di religione. Ci sono molti che si innamorano di ciò che è più popolare. Altri aderiscono a ciò che è più alla moda tra le classi superiori della società, e preferiscono camminare sulla via larga della distruzione con gli uomini alla moda piuttosto che sulla via stretta della vita senza di loro. Quante volte le leggi umane hanno imposto ciò che la legge divina proibisce? Quante volte il popolo di Dio è stato perseguitato perché non era disposto a rendere a Cesare ciò che è di Dio? Ci sono stagioni in cui non è facile obbedire a Dio piuttosto che all'uomo. Potrebbe portare rovina alle nostre fortune e vituperio ai nostri nomi. Potrebbe esporci a una morte violenta e prematura. Ma anche in questi casi dovremmo dare la nostra vita piuttosto che separarci dalle nostre convinzioni di coscienza. In una tale emergenza il coraggio naturale "verrà meno e verrà meno". Il formalista diventerà un codardo; l'ipocrita diventerà un apostata; e nessun uomo può stare in piedi con sicurezza se non colui che ha fiducia nel carattere divino, e sulla base di questa fiducia è in grado di rassegnarsi implicitamente alla gestione divina. (William White.)

Pia gioventù:

In primo luogo abbiamo una religione di Stato che perseguita il popolo per le sue opinioni religiose e lo minaccia di morte se non si conforma ai suoi decreti. La seconda cosa che ci colpisce sono le misure adottate per rendere popolare la religione del re e convincere il popolo ad abbracciarla. Queste misure erano duplici. Erano seducenti e minacciosi. Erano diretti ai gusti sensuali e alle paure naturali dell'uomo. Se le voluttuose ondate di musica di tutti i tipi di strumenti non potevano far sì che il popolo venisse meno e adorasse Bel, perché allora la fornace doveva fare il suo lavoro? E non abbiamo nulla di simile ai nostri tempi? Il re desiderava che questi giovani si conformassero al suo decreto, ma non dimostrò loro la verità della sua religione. C'erano molti argomenti lusinghieri che questi giovani avrebbero potuto addurre contro la convinzione della loro precedente educazione e a favore dell'obbedienza all'ordine del re, che non insistevano, né sembravano aver permesso di avere nemmeno un momento di riflessione. Avrebbero potuto dire, ma non lo fecero, che era loro dovere obbedire al re e adorare l'immagine, perché questa era la religione stabilita dell'impero. Scelsero di obbedire a Dio piuttosto che all'uomo. Dio solo è il Signore della coscienza. Questi giovani avrebbero potuto anche insistere - ma non lo fecero - che era più opportuno inchinarsi e adorare l'immagine. Marco la loro situazione. Erano prigionieri nelle mani di un monarca orientale assoluto, che poteva staccare loro la testa da un momento all'altro, e nessuno chiedeva mai perché o percome. Erano, inoltre, promossi a posti di potere, dove potevano, forse, fare molte cose gentili per i loro connazionali sofferenti. Ricordavano il loro vecchio Catechismo ebraico, che aveva insegnato loro che Dio aveva detto loro: "Non ti prostrerai davanti ad alcun dio idolatra, e non li adorerai". Nella Santa Parola di Dio viene chiaramente insegnato che il diritto è sempre vero espediente. Potrebbe non sembrare così; Ma alla fine si troverà sempre così. Né questi tre giovani ebrei insistettero sul fatto di essere costretti a ubbidire al comandamento del re perché avevano grandi obblighi personali verso di lui. Aveva mostrato loro molta gentilezza e li aveva onorati; ma il loro dovere verso Dio era più forte della gratitudine verso il re. I datori di lavoro, i genitori, gli insegnanti e i benefattori possono imporvi grandi obblighi personali; ma devi seguire la tua coscienza in materia di religione. "Chi ama il padre o la madre più di me non può essere mio discepolo". Né insistevano sul fatto che sarebbero passati di moda e segnati per la loro singolarità, se non avessero adorato questa immagine d'oro. La singolarità assunta per il gusto di essere singolare o famosa è spregevole e indica una mente debole; ma essere singolari come risultato necessario del non peccare come fanno gli altri, è degno di un cristiano. Quando il dovere ci richiede di essere singolari, allora non dobbiamo esitare. Non preoccuparti che la moltitudine sia contro di te, se Dio è con te. "Se i peccatori ti adescano", dice Dio, "non acconsentire". "Non seguire la moltitudine per fare il male". Né questi giovani sollecitarono la terribile punizione a cui erano esposti disubbidendo al comandamento del re. C'è qualche giovane qui che dice a se stesso: "Io vorrei diventare cristiano; Desidero salvare la mia anima; ma se lo faccio, devo rinunciare a questo o a quel piacere; Devo chiudere il mio negozio la domenica e smettere di fare le mie passeggiate sul lago nel giorno del Signore?" E se ti costasse tutti questi piaceri salvare la tua anima? Non sarebbe meglio essere gettati nella fornace ardente piuttosto che avere sia il corpo che l'anima gettati all'inferno per sempre? "Che giova all'uomo se guadagna il mondo intero e perde la propria anima?" I tuoi privilegi sono maggiori di quelli di Sadrac, Mesac e Abed-nego. Il Vangelo vi ha dispiegato la sua grazia, la sua gloria e la sua ricchezza. Come si può dunque scampare se si trascura una salvezza così grande? Ma perché, secondo voi, questi giovani si sono rifiutati di obbedire al decreto reale?

1.) Non potevano obbedire ad esso a causa della forza delle loro impressioni religiose

2.) La coerenza del carattere e della professione proibiva loro di adorare gli idoli. Erano ebrei. Avevano dichiarato che Geova era il loro Dio. Non potevano obbedire al re senza rinnegare il Dio dei loro padri. Quale soddisfazione sarebbe stata, pensate, per i loro pii genitori, che nelle loro case di Gerusalemme si erano presi tanta cura per istruirli nella legge e nell'adorazione del vero Dio, se avessero visto con quanta fermezza i loro figli si attenevano ai princìpi che avevano inculcato con tanti timori, e lacrime e preghiere? Non permettete mai a voi stessi di assorbire alcun credo o di fare qualcosa che non sia compatibile con la vostra nascita, educazione, privilegi e destino

3.) Questi giovani ebrei rifiutarono, perché erano sostenuti dalla speranza della liberazione. "Quando passerai per le acque, io sarò con te; e non ti sommergeranno attraverso i fiumi. Quando camminerai attraverso il fuoco non sarai bruciato, e le fiamme non si accenderanno su di te". Credevano che Dio avrebbe fatto cooperare tutte le cose per il loro bene. Le lezioni speciali dalla fornace ardente di Dura ai giovani del XIX secolo sono:

(I.) Nel cortese ma fermo rifiuto di questi giovani ebrei, abbiamo un modello per loro in circostanze meno dolorose. Quando la provvidenza di Dio chiamerà i martiri, allora Egli darà la grazia sufficiente per la crisi. Il principio, tuttavia, deve essere ben stabilito, che se arriva il giorno in cui ti viene richiesto di rinunciare alla tua libertà o alla tua libertà religiosa, o di perire sul campo di battaglia o sul rogo, preferiresti fermamente quest'ultimo. Il punto fondamentale, nei nostri tempi di libertà dalla persecuzione, è quello di diventare i veri seguaci di Cristo. Non mancano autori e maestri pubblici che sostengono che questi giovani avrebbero dovuto conformarsi ai desideri del re, perché la religione di Bel era la religione stabilita dell'impero. Come sudditi leali, avrebbero dovuto abbracciare la stessa religione professata dal loro re. Questa è la vecchia dottrina effeminata tarlata, che il governo o il re è il capo della chiesa e il custode delle coscienze del popolo. Questo non è l'insegnamento della Bibbia. Il Regno di Gesù Cristo non è di questo mondo; né ha dato ad alcun potere umano l'autorità di emanare leggi per Lui. Le Scritture sono l'unica regola di fede. Il mormonismo prevale nello Utah; se vado al Lago Salato, devo diventare mormone? Il brahminismo è la religione stabilita in certe parti dell'India e della Cina, gli inglesi e gli americani che vi si recano devono diventare indù? Se vivi a Costantinopoli, devi quindi diventare un maomettano? Se vivi a Parigi, è giusto che tu diventi un infedele, un papista o un socialista; o se in Germania, un panteista o un protestante, semplicemente perché uno di questi può essere il credo stabilito o prevalente intorno a te? È mostruoso supporre che il dovere di un uomo verso il suo Creatore debba essere deciso secondo un criterio come questo. L'unica autorità vincolante per la coscienza è l'autorità di Dio. È l'elemento più potente della vita sociale o individuale. Può essere gettato sui flutti della furia popolare, o gettato nella fornace sette volte riscaldata della persecuzione, o essere calpestato in polvere dal tallone di ferro del dispotismo; ma è assolutamente imperituro. "I suoi sono gli anni eterni di Dio". Né possono morire coloro che cadono per la sua grande causa

(II.) Come giovani cristiani avete, quindi, la grande consolazione di sapere che i più grandi sforzi degli uomini più potenti sono assolutamente inutili contro il Vangelo di Cristo. Tutta la potenza della terra e dell'inferno non può bruciare una sola verità dalla parola di Dio; né tutti i papi e le assemblee, i gabinetti e gli eserciti del globo possono aggiungere alla Bibbia una sola dottrina o precetto necessario per la salvezza

(III.) Impara allora, e sebbene questa lezione sia stata insegnata in precedenza, devo ripeterla, che la vera convenienza è il vero principio. "La strada del dovere è la via della sicurezza". "L'onestà è la migliore politica". Fu così con Giuseppe. Fu così per Daniel e i suoi tre amici. È sempre stato così per i grandi e per i buoni. Qualunque cosa Dio vi chiami a fare o a soffrire, non temete di obbedire. Egli sarà con te in qualsiasi cosa ti chiami. Se ti chiama ad entrare nella fornace ardente, non esitare un momento. Egli sarà con voi, e vi sosterrà o vi libererà, o lo farà condurre al vostro bene superiore e futuro. (W. A. Scott, D.D.)

L'immagine d'oro di Nabucodonosor:

Nel secondo capitolo, che precede immediatamente la storia dell'idolo d'oro, abbiamo il racconto di una visione profetica concessa a Nabucodonosor, e in cui venivano prefigurati i destini dei quattro grandi imperi secolari la cui fondazione succedette alla fondazione del regno d'Israele, e precedette la fondazione del cristianesimo. Ora, in questa visione si deve notare che questi imperi erano esposti al re sotto le sembianze di una grande statua o immagine. E spiegando il significato di questa strana e tremenda apparizione, Daniele si rivolge al re così: "Tu sei questa testa d'oro". Ora, c'è una circostanza nella descrizione dell'idolo d'oro eretto nella pianura di Dura nel prossimo capitolo che ha molto perplesso i commentatori, ed è stata usata da alcuni critici per gettare discredito sull'intera narrazione. Questa circostanza è l'assoluta sproporzione dell'idolo. Supponendo che si trattasse di una figura umana, come possiamo immaginare una statua che rappresenta una figura umana alta sessanta cubiti e larga solo sei? una statua, la cui altezza è esattamente dieci volte la sua larghezza? Ora, a me questa mostruosa sproporzione sembra alludere subito a una diversa concezione di ciò che era l'idolo. Credo che fosse una rappresentazione dell'immagine che il re aveva visto poco prima nel suo sogno profetico. Ma, badate bene, non di tutta quell'immagine. Le altre parti della terribile apparizione erano state spiegate da Daniele come denotanti altri regni meno esaltati per natura, meno gloriosi nell'aspetto di quello del monarca babilonese. Era "la testa d'oro". Di conseguenza, l'immagine che egli eresse nella pianura di Dura era, credo, una rappresentazione non dell'intera immagine della visione, ma semplicemente della testa d'oro, elevata su un piedistallo dello stesso metallo, abbastanza alta da esporla completamente a tutta la moltitudine convocata per adorarla. L'immagine della pianura di Dura era, in altre parole, l'immagine del sogno profetico, per quanto riguardava l'io di Nabucodonosor; era la rappresentazione di se stesso come il più potente sovrano che il mondo avesse mai visto, o che avrebbe mai visto; e l'adorazione che esigeva per essa era una deificazione del mero potere mondano e della grandezza della sua stessa persona. Questa ipotesi apparirà meno sorprendente quando ricorderemo che i re orientali erano spesso - anzi, generalmente - considerati come emanazioni della Divinità, incarnazioni dei Suoi attributi; e si avvicinavano esattamente con le stesse forme di adorazione che erano usate per la Divinità che rappresentavano o incarnavano. E in questo caso, la rappresentazione della sovrumana potenza e grandezza del re potrebbe effettivamente sembrare autorizzata dalla visione profetica da cui Nabucodonosor l'aveva adottata. Visto in questa luce, possiamo subito capire perché tutti i grandi funzionari dell'impero, i principi, i capitani, i giudici, gli sceriffi e tutti i governanti delle province si riunirono per la sua dedicazione - del popolo in generale non si dice nulla - e perché una punizione così straordinaria e terribile fu denunciata a coloro che avrebbero rifiutato di prostrarsi davanti ad essa. Il funzionario che non adorerebbe la rappresentazione consacrata del potere e del posto del proprio monarca nella storia del mondo potrebbe giustamente, secondo le nozioni orientali, essere considerato un traditore. Nient'altro che la slealtà poteva rifiutare l'adorazione richiesta. Perché non dovrebbe mostrare a tutti i suoi ufficiali di stato le rivelazioni fattegli dalla Divinità e spiegate dal maestro dei maghi? Perché non esigere che gli onori divini siano tributati alla rappresentazione divinamente rivelata del suo grande posto nei destini del mondo, nella storia della razza umana? Supponendo che questa concezione del nesso tra la visione del secondo capitolo e l'idolo del terzo capitolo sia corretta, quanto significativo non ci dà un indizio della propensione del cuore umano a trasformare in veleno anche i benefici di Dio! Nabucodonosor di Babilonia, come il faraone d'Egitto, era stato reso il destinatario di una conoscenza sovrumana, anche se su scala molto più grande di quella del faraone. Egli era stato favorito dalla rivelazione dei destini non di un solo regno, ma di ogni potere secolare, qualunque esso fanno, prima dell'avvento del Cristo. Ma, invece di prestare attenzione all'impressionante avvertimento, invece di una salutare lezione di umiltà, di una convinzione della nullità di ogni mero potere mondano, era stato così gonfio di sentirsi dire che era il primo e il più grande di quei poteri temporali che sarebbero stati così presto distrutti dal grande potere spirituale, come a convertire l'emblema stesso dell'avvertimento in un emblema di empietà audace e blasfema. Dio interviene per miracolo, non in tutti i casi in cui tale interposizione potrebbe sembrare desiderabile, ma solo in casi particolari e critici, casi che segnano epoche e decidono grandi destini. Ora, questo era il caso preminente dei tre giovani nella fornace di fuoco ardente. Il popolo di Dio era stato completamente soggiogato dal potente autocrate di Babilonia. Se i tre ebrei fossero periti nella fornace destinata ad annientare tutti coloro che non avrebbero reso onore divino all'incarnazione del potere umano, la causa di Dio avrebbe forse potuto essere perduta; Il suo popolo si sarebbe scoraggiato a tal punto che nessun rimanente avrebbe mantenuto la verità. Ecco, quindi, un degno caso per l'interposizione divina

1.) Individualmente apprendiamo dal comportamento dei tre ebrei davanti al terribile re di Babilonia, che non abbiamo nulla a che fare con l'opportunità quando è in gioco il principio. Come sarebbero stati plausibili se fossero stati consultati l'espediente! Non erano politici. Chiedevano semplicemente: Dio ha proibito al Suo popolo di inchinarsi e adorare gli idoli, o non lo ha fatto? Se Egli ha, nessun ragionamento può rendere giusto ciò che Egli ha detto essere sbagliato. E poiché il comando era chiaro e diretto, sentivano che la loro obbedienza ad esso doveva essere chiara e diretta. Lasciamo che questo magnifico esempio di eroica fermezza nel sentiero del dovere ci insegni quella semplice ma difficile lezione su come dire NO quando siamo tentati o minacciati per farci fare ciò che siamo consapevoli essere sbagliato. L'uomo che ha imparato questa lezione può attraversare la fornace ardente di questo mondo senza bruciature, illeso, senza che nemmeno l'odore della sua fiamma passi su di lui; poiché Camminerà accanto a Colui che ha anche vinto la tentazione, Colui la cui forma sarà davvero "la forma del Figlio di Dio!"

2.) Le stesse considerazioni si applicano con maggiore forza e su scala più ampia al caso della Chiesa di Cristo sulla terra e di ogni sua parte. La storia di quella chiesa è una delle più strane e tristi mai scritte dalla passione umana e dall'errore umano nel corso del tempo. Come le stesse consolazioni di Dio, le dolci ordinanze del Vangelo, siano state trasformate, dall'astuzia dell'avversario di Dio e dalla feroce ristrettezza di vedute dell'uomo, in fruste di scorpioni, con le quali lo zelo senza amore e l'orgoglio arrogante hanno flagellato generazione dopo generazione, sanno troppo bene coloro che sanno qualcosa della storia del cristianesimo. (C. P. Reichel, D.D.)

È vero?:-

Se vorrete diventare seguaci del Signore Gesù Cristo, sarà bene che ne rendiate conto il costo. Era consuetudine di nostro Signore invitare gli uomini a considerare ciò che il suo servizio poteva comportare. La sua dichiarazione frequente era: "Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me". Se contiamo sulla comodità in questa guerra, rimarremo gravemente delusi; Dobbiamo combattere se vogliamo regnare. Una ragione di ciò è che il mondo, come Nabucodonosor, si aspetta che tutti noi seguiamo le sue mode e obbediamo alle sue regole. Il dio di questo mondo è il diavolo, ed egli pretende un'obbedienza implicita. Il peccato, in una forma o nell'altra, è l'immagine che Satana erige e che ci chiede di servire. La tirannia del mondo è feroce e crudele, e coloro che non adoreranno la sua immagine scopriranno che la fornace di fuoco ardente non si è ancora raffreddata. Il flauto, l'arpa, il sacco e il salterio del mondo devono suonare invano per voi. Una musica più nobile deve incantare le tue orecchie e farti sfidare le minacce del mondo. Il vero credente deve prendere posizione, ed egli deve decidere che obbedirà a Dio piuttosto che all'uomo. L'amore del mondo e l'amore di Dio non si mescoleranno più dell'olio e dell'acqua. Tentare una fusione di questi due significa portare confusione nel tuo cuore e nella tua vita. Come Sadrac, Mesac e Abed-nego dissero a Nabucodonosor, così i veri credenti diranno al mondo: "Non serviremo i tuoi dèi, né adoreremo la statua d'oro che hai eretto". Ora, se puoi rifiutarti di peccare, se puoi rifiutarti persino di parlare con l'iniquità, per te è bene. Se vi distinguete per la verità e la rettitudine, la vostra coscienza approverà la vostra posizione, e questo di per sé non è di poco conforto. Sarà una cosa nobilitante per la tua virilità aver dimostrato la sua forza, e tenderà a renderla più forte. Forse alcuni di voi diranno: "Non ci prostreremo davanti agli dèi del mondo, ma adoreremo Dio solo; noi seguiremo Cristo, e nessuno al di fuori". Questa è una decisione coraggiosa; Non te ne pentirai mai se lo rimarrai fino alla fine. Siamo lieti di sentirvi parlare così; Ma è vero? "È vero?" È molto bello professare, ma "È vero?".

(I.) Seguace di Cristo, sii pronto alla domanda: "È vero?"

1.) Non pensare di vivere inosservato, perché una luce feroce batte intorno a ogni cristiano. Sarai sicuro di incontrare qualcuno o un altro che rispetti o di cui hai paura, che ti chiederanno: "È vero?" Nabucodonosor era un grande personaggio per questi tre uomini santi; Era il loro signore dispotico, il loro datore di lavoro, il loro amico influente. Nelle sue mani riposavano le loro libertà e le loro vite. Era inoltre il loro benefattore, perché li aveva posti in alto ufficio nel suo impero. Molti giovani cristiani sono messi alla prova da questa tentazione. Molti vantaggi mondani si possono ottenere ingraziandosi certi uomini empi che sono come i piccoli Nabucodonosor; E questo è un grande pericolo. A loro viene ordinato di fare il male da qualcuno che è il loro superiore, il loro datore di lavoro, il loro patrono. Ora arriva il test. Sopporteranno l'ora del processo? Dicono di poterlo sopportare, ma è vero? Nabucodonosor parlò in tono perentorio, come se non riuscisse a credere che un qualsiasi mortale sulla terra potesse avere la presunzione di contestare la sua volontà. Non può concepire che uno impiegato sotto il suo patrocinio oserà resistere ai suoi ordini; chiede indignato: "È vero?" Non ci crederà! Deve essere stato male informato! Incontrerete persone così abituate ad essere obbedite che troveranno difficile che non vi affrettiate a realizzare i loro desideri. Il padre infedele dice al suo ragazzo: "Giovanni, è vero che vai in un luogo di culto contro la mia volontà? Come osi metterti a fare il punto di essere migliore di tuo padre e di tua madre?" Spesso gli uomini empi professano di non credere nella conversione dei loro compagni di lavoro. È vero, Giovanni, che sei diventato religioso? Un bel tipo! È vero? Insinuano che tu sia fuori di testa, che il tuo ingegno sia andato a raccogliere la lana e che tu sia l'imbroglione dei fanatici. Non sarai in grado di attraversare la vita senza essere scoperto; Una candela accesa non può essere nascosta. C'è la sensazione tra alcune brave persone che sarà saggio essere molto reticenti e nascondere la loro luce sotto il moggio. Hanno intenzione di starsene bassi per tutto il tempo di guerra, e di uscire quando le palme vengono distribuite. Sperano di viaggiare verso il Paradiso per i vicoli secondari e di nascondersi nella gloria sotto mentite spoglie. Com'è stato Shadrach? Mesac e Abed-Nego salirono al fronte quando fu dato l'ordine del re? Non riuscivano a trattenersi. Erano uomini pubblici, posti a capo delle province, ed era necessario che dessero l'esempio. Siate certi, miei fratelli cristiani, che in un momento o nell'altro, nelle vite più tranquille, arriverà il momento di prendere una decisione aperta. Verranno giorni in cui dovremo parlare o dimostrare di essere traditori del nostro Signore e della Sua verità

2.) Per essere pienamente preparati a rispondere alle domande degli oppositori, agite in base a valide ragioni. Siate pronti a rendere ragione della speranza che è in voi con mitezza e timore. Siate in grado di mostrare perché credete in Dio, perché adorate il Signore Gesù Cristo, perché confidate nel Suo sacrificio espiatorio e perché fate di Lui il regolatore della vostra vita. Chiedi al Signore di aiutarti ad andare al lavoro con le ragioni bibliche a portata di mano; poiché queste sono le migliori ragioni, e hanno un'alta autorità su di esse; in modo che quando ti viene posta la domanda: "È vero?" tu possa essere in grado di dire: "Sì, è vero, ed è per questo che è vero. Atti del genere in quel momento Dio si è rivelato a me nella Sua grazia, e ha aperto i miei occhi ciechi per vedere le cose in una vera luce". Quando la mente è stabilizzata, è più probabile che il cuore sia fermo. Conosci il tuo dovere e gli argomenti a tuo favore, ed è più probabile che tu sia saldo nell'ora della tentazione

3.) Successivamente, fai attenzione a procedere sempre con profonda sincerità. La professione superficiale finisce presto in una completa apostasia. Solo il lavoro del cuore resisterà al fuoco. Abbiamo bisogno di una religione con cui possiamo morire

4) Fatto questo, abituati ad agire con solenne determinazione davanti a Dio su ogni questione che riguarda la morale e la religione. Molte persone molto rispettabili non sono autosufficienti, ma dipendono dall'assistenza degli altri. Sono come le case che i nostri costruttori londinesi costruiscono così in fretta in lunghe file; Se non si fossero aiutati a tenersi in piedi l'un l'altro, sarebbero caduti tutti insieme, perché nessuno di loro poteva stare in piedi da solo. Quanto c'è di religioso nella società per azioni, in cui ipocriti e formalisti si tengono d'occhio l'un l'altro. Dove le cose non vanno così male, c'è ancora troppo poco radicamento personale nella fede. Così tante persone hanno una religione "appoggiata". Se il loro ministro, o qualche altra persona di spicco, venissero portati via, il loro muro di fondo sarebbe scomparso e sarebbero caduti a terra. Oggi abbiamo bisogno di porre la nostra faccia come una pietra focaia contro il peccato e l'errore. Dobbiamo decidere nel nostro cuore ciò che faremo, e poi rimanere fedeli al nostro scopo. Felice chi osa essere nel giusto con due o tre. Ancora più felice è colui che starà nel giusto, anche se la scelta due o tre dovesse abbandonarla. Colui che può stare da solo è davvero un uomo; ogni uomo di Dio dovrebbe essere tale

5.) Ancora una volta, quando la tua determinazione è formata, agisci nella luce dell'eternità. Non giudicare la situazione dalla minaccia del re e dal calore della fornace di fuoco ardente, ma dal Dio eterno e dalla vita eterna che ti attende. Non lasciarti affascinare dal flauto, dall'arpa e dal sacco, ma ascolta la musica dei glorificati. Gli uomini ti guardano accigliati, ma tu puoi vedere Dio che ti sorride, e quindi non ti commuovi. Può darsi che tu venga liberato dalla tua situazione a meno che tu non riesca a strizzare l'occhio al torto e ad essere lo strumento dell'ingiustizia. Accontentatevi di perdere il posto piuttosto che perdere la pace. Ora sono sicuro che questi bravi uomini credevano nell'immortalità, altrimenti non avrebbero mai osato la violenza delle fiamme. Questi uomini coraggiosi sfidarono l'ira di un tiranno infuriato perché videro Colui che è invisibile e ebbero rispetto per la ricompensa della ricompensa. Anche tu devi venire a vivere molto in futuro, altrimenti perderai la principale fonte di forza sacra. Dio ci renda campioni della Sua santa causa! L'eroismo può essere operato in noi solo dallo Spirito Santo. Cedendo umilmente tutta la tua natura al potere del Divino Santificatore, sarai fedele al tuo Signore fino alla fine

(II.) Ma ora, in secondo luogo, se non si può dire che sia vero, che cosa accadrà? Se, stando dinanzi all'Iddio che scruta il cuore in questo tempo, non potete dire: "È vero", come dovreste agire? Se non puoi dire di prendere la croce di Cristo e di essere disposto a seguirLo a tutti i rischi, allora ascoltami e impara la verità

1.) Non fare affatto una professione. Se non è vero che rinunciate agli idoli del mondo, non professate che sia così. Non è necessario che un uomo professi di essere ciò che non è; è un peccato di supererogazione, un superfluo di cattiveria

2.) Se hai fatto una professione, eppure non è vera, sii abbastanza onesto da lasciarla; perché non può mai essere giusto mantenere una frode. Una falsa professione è un crimine, e perseverare in essa è un peccato presuntuoso. Tornerete dunque alle vostre vecchie abitudini?

3.) Sono sicuro che lo farai se non puoi rispondere alla domanda del mio testo; ma ricordate che così facendo dovrete smentire la vostra coscienza. Molti di voi, che non sono ancora fermi nelle loro risoluzioni, conoscono il giusto. Non riuscirete mai a togliere dai vostri occhi quella luce che ha brillato in essi dalla parola di Dio. Non potrai mai più peccare così a buon mercato come gli altri; sarà l'ostinazione e l'ostinazione nel tuo caso

4.) Ricorda anche che cedendo alla paura dell'uomo stai umiliando te stesso. Verrà un giorno in cui l'uomo che si è vergognato di Cristo sarà egli stesso svergognato; Si chiederà dove può nascondere la sua testa colpevole

5.) Se la tua dichiarazione di fede in Gesù e l'opposizione al peccato non sono vere, faresti meglio a ritirarla e a tacere; poiché con una pretesa infondata disonorerete la causa di Dio e farete sì che il nemico prenda in giro un vituperio contro il Suo popolo. Se Sadrac, Mesac e Abed-Nego si fossero presentati davanti a Nabucodonosor e avessero fatto un compromesso, ciò avrebbe disonorato il nome del Signore. Supponiamo che avessero detto: "O re, noi crediamo in Geova, ma sappiamo a malapena cosa fare nelle nostre particolari circostanze. Desideriamo piacerti, e temiamo anche il pensiero della fornace di fuoco ardente, e quindi dobbiamo cedere, anche se ci addolora molto". Ebbene, avrebbero gettato vergogna sul nome di Israele. Oh, non parlare di principi, e poi intascare i tuoi principi perché sono fuori moda, o ti costeranno perdita e discredito. Se farete questo, sarete i nemici del Re dei re

6.) Voglio che ricordiate anche che se rinunciate a Cristo, se lo abbandonate in obbedienza ai comandamenti del mondo, state rinunciando alla vita eterna e alla beatitudine eterna. Forse ci pensi poco stanotte, a causa della tua attuale follia; Ma tra non molto la penserete diversamente. Presto potresti sdraiarti su un letto malato a guardare nell'eternità, e allora la tua stima della maggior parte delle cose subirà un grande cambiamento

(III.) Ma ora, in terzo luogo, consideriamo ciò che segue, se è vero. Spero che molti qui possano mettere le mani sul loro cuore e dire tranquillamente: "Sì, è vero; Siamo decisi a non inchinarci davanti al peccato, qualunque cosa accada".

1.) Ebbene, allora, se è vero, ho questo da dirti: ditelo quando vi sarà richiesto. Dichiara la tua determinazione. Questo lo rafforzerà in te stesso e sarà il mezzo per sostenerlo negli altri. È vero?

2.) Allora accetta con gioia la prova che ne deriva. Non indietreggiare davanti alle fiamme. Fissate nelle vostre menti che, per grazia divina, nessuna perdita, né croce, né vergogna, né sofferenza, vi farà fare il codardo. Di', come i santi bambini: "Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda". Non si rabbrividirono davanti al re e non gridarono: «Ti supplichiamo, non gettarci nella fornace ardente. Consultiamoci, o re, con te, per poter concordare i termini. Potrebbe esserci un modo per farti piacere, e tuttavia mantenere la nostra religione". No; Risposero: «Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda». Puoi perdere molto per Cristo, ma non perderai mai nulla per Cristo. Puoi perdere per il tempo, ma guadagnerai per l'eternità; La perdita è transitoria, ma il guadagno è eterno

3.) Se è vero che sei disposto a seguire Cristo in questo modo, conta sulla liberazione. Nabucodonosor può metterti nel fuoco, ma non può trattenerti lì, né può farti bruciare dal fuoco. Il nemico ti getta in un balzo, ma il fuoco scioglierà i tuoi legami e camminerai in libertà tra i carboni ardenti. Guadagnerai con le tue perdite, ti rialzerai con le tue cadute. Molti uomini prosperi devono la loro attuale posizione al fatto che erano fedeli quando svolgevano umili lavori. Fate il bene per amore di Cristo, senza considerare alcuna conseguenza, e le conseguenze saranno abbastanza giuste. Se ti prendi cura della causa di Dio, Dio si prenderà cura di te

4.) Se difenderai Gesù, e il giusto, e il vero, e il puro, e il temperante, e il buono, non solo sarai liberato, ma farai un grande bene. Questo Nabucodonosor era un povero pezzo di merce; Eppure fu costretto a riconoscere il potere di questi tre uomini decisi e santi. L'uomo che può nascondere i suoi principi, e nascondere le sue convinzioni, e fare un po' di male, non è nessuno. È una pappa nel porridge; non insaporirà nulla. Ma chi fa ciò che crede giusto; e non può esserne scacciato: questo è l'uomo. Non puoi scuotere il mondo se lasci che il mondo scuota te; Ma quando il mondo scopre che hai della grinta in te, ti lasceranno in pace. Nabucodonosor fu costretto a sentire l'influenza di questi uomini. (C. H. Spurgeon.)

I giovani ebrei:

(I.) La singolare condotta di questi giovani. Ci sono tre uomini in piedi, quando tutti si inchinano, che osano disobbedire all'ordine del re, che conoscono un'autorità più alta di quella di qualsiasi potentato terreno. Buon per noi se abbiamo imparato a giudicare le nostre azioni in modo diverso dalla voce popolare e dall'esempio popolare. Se la nostra domanda non è ciò che dice la moltitudine, ma ciò che dice il Signore

(II.) La singolare prova di questi giovani ebrei. La punizione che Nabucodonosor pronunciò contro coloro che avessero disubbidito al suo decreto fu che sarebbero stati gettati in una fornace di fuoco ardente. Sembra che questa forma di punizione fosse comune a Babilonia. Geremia parla di "Sedechia e Achab che il re di Babilonia arrossì nel fuoco". Che fosse così, è del resto evidente dal fatto che la fornace doveva essere riscaldata "sette volte più di quanto non fosse solito essere riscaldata". Fu di fronte a una condanna così terribile, quindi, che questi giovani decisero di rimanere fedeli al loro Dio, che rifiutarono di conformarsi all'idolatria da cui erano circondati. Che prova della loro fede; e quale forte fede deve essere stata la loro che ha permesso loro di fronte a tutto ciò di rimanere "saldi e incrollabili". "Quand'anche li uccidesse, confideranno in Lui". Nabucodonosor, sfortunatamente, non è il solo che ha avuto la presunzione di dettare una religione ai suoi simili, e ha cercato di far rispettare il suo comando con la rigida logica delle fiamme. Non molto tempo fa abbiamo visitato la città vecchia di St. Andrews, e abbiamo visto dove Patrick Hamilton e George Wishart hanno sofferto in mezzo agli incendi "per la Parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo: il fetore delle fascine infetta tante persone quante ne ha soffiate". E, mentre volgiamo lo sguardo sul continente europeo, molti spettacoli simili si presentano alla vista. Ora in Francia è uno Shuch, in Boemia un Huss; e la Spagna non ha forse ultimamente raccolto il raccolto che ha seminato quando re e nobili si riunivano e guardavano con occhio impietoso i seguaci di Cristo che soffrivano tra i mucchi ardenti?

(III.) La singolare liberazione di questi giovani ebrei (W. R. Inglis.)

Il processo infuocato:

Non poco sautamente una vecchia matrona scozzese una volta osservò: "È facile pronunciare la quarta richiesta del Padre Nostro, quando c'è pane in abbondanza in casa". Se, tuttavia, non si ha provvista e non si hanno i mezzi per procurarsi un boccone, è necessaria una forte fede per presentare correttamente la supplica. Allo stesso modo, si può affermare che è facile confessare Cristo quando non si attribuiscono pene e punizioni alla dichiarazione di credere in Lui. Molto probabilmente i sicuri di sé e i vanagloriosi fallirebbero in un tale periodo di prova; mentre i miti e i ritirati sarebbero stati sopportati, perché costretti da una debolezza sentita ad appoggiarsi al braccio dell'Onnipotente. È stato spesso e giustamente detto che la grazia morente non viene data fino all'ora della morte; né la grazia dell'umile franchezza nella causa del Signore è pienamente conferita, finché non si presenti un'occasione che ne richieda l'esercizio. Sembra che siano passati ventitré anni da quando Daniele fu elevato alla posizione di sovrano dell'intera provincia di Babilonia, e i suoi tre amici speciali nominati governatori di distretti subordinati. Nel frattempo, l'impero aveva sperimentato molta prosperità in tutti i settori. Si crede che Nabucodonosor abbia vinto in quegli anni non pochi regni confinanti con il suo. L'Egitto era caduto sotto il suo dominio, esattamente come Geremia aveva profetizzato; e a ovest o a sud della Caldea non c'era nessuno abbastanza forte da contestare la sovranità del re di Babilonia. Dimenticando la lezione che gli era stata insegnata dal suo sogno riguardo all'immagine composta, cominciò a immaginare che al suo dio-idolo Bel, o Baal, fosse dovuto interamente il suo grande successo. Evidentemente senza chiedere consiglio a Daniele, si propose di costringere tutti quelli che erano sotto il suo governo a rendere omaggio a questo idolo. Poiché molte nazioni erano state costrette a sottomettersi a lui, era deciso che anche loro adorassero il suo dio. Dov'era Daniele in questo periodo? Forse aveva già detto al suo padrone che doveva essere esonerato dall'assistere alla dedicazione dell'immagine; e poiché il re non poteva correre il rischio di perdere i suoi servigi, la sua assenza fu permessa. Forse egli era presente al monarca durante l'adorazione dell'idolo, e si rifiutò di inchinarsi davanti ad esso; ma la sua grande influenza impediva a chiunque di osare accusarlo. Ma molto più probabile è che fosse assente dalla capitale e impegnato a distanza in relazione a qualche affare urgente dello Stato. Può anche essere stato mandato via di proposito dal re, e quindi non aver avuto l'opportunità di prendere parte con i suoi fratelli alla loro protesta contro l'idolatria. Se fosse stato presente, possiamo ben giudicare che sarebbe stato al loro fianco, come se fosse colpevole come loro, o, se non fosse stato accusato egli stesso, avrebbe fatto tutto il possibile per loro favore presso Nabucodonosor. Il monarca era molto eccitato. Fece condurre immediatamente Sadrac, Mesac e Abed-Nego davanti a lui. Chiaramente ripeté il suo comando, che dovevano inchinarsi al suo idolo, o morire

(I.) Dovremmo preferire la sofferenza al peccato. Inginocchiarsi davanti all'immagine d'oro nella pianura di Dura sarebbe stata un'aggravante trasgressione da parte di qualsiasi figlio di Giacobbe. Sapevano bene che non c'era altro Dio che il Dio d'Israele, e il primo e il secondo comandamento della legge morale proibivano severamente un tale atto. Meglio correre il rischio della punizione minacciata che, cedendo, disonorare il loro Creatore e gettare via le loro anime. Meravigliosamente questi confessori di Geova furono liberati dal fuoco divorante; poiché il Signore, che essi onoravano, aveva grandi propositi da servire con la loro conservazione. Supponiamo, tuttavia, che fossero stati ridotti in cenere, sarebbero stati perdenti per la loro fedeltà? Certo che no! Solo prima avevano raggiunto il riposo che rimane al popolo di Dio. Uno dei primi confessori del Signore Gesù fu convocato alla presenza dell'imperatore di Roma e minacciato di esilio se avesse osato rimanere cristiano. «Non puoi bandirmi», fu la nobile risposta, «perché il mondo è la casa del Padre mio». "Ma io ti toglierò la vita," disse l'Imperatore. "No, ma tu non puoi, sire, perché la mia vita è nascosta con Cristo in Dio". "Ti priverò dei tuoi tesori," continuò l'imperatore. "Non ho tesori che tu possa afferrare", fu la risposta, "perché il mio tesoro è in cielo e il mio cuore è lì". "Ma io ti scaccerò di mezzo all'uomo, e non avrai più amici." «No, che tu non possa», rispose l'audace e fedele testimone, «perché ho un Amico in cielo, dal quale non puoi separarmi. Ti sfido. Non c'è niente che tu possa fare per farmi del male." Dove il rischio di perdita è di gran lunga inferiore rispetto ai casi a cui abbiamo appena fatto riferimento, è sempre molto meglio soffrire che peccare. Il ragazzo di stoffe dell'Irlanda del Nord, che non voleva aiutare il suo datore di lavoro a truffare un cliente, e di conseguenza era stato mandato alla deriva, non era un perdente per la sua integrità. Proprio per questa circostanza divenne ministro del Vangelo, e in seguito raggiunse una posizione eminente nella sua professione. C'è poca probabilità che qualcuno di noi sarà esposto a una prova così infuocata come quella dei tre ebrei a Babilonia. Possiamo, tuttavia, dover affrontare molte piccole persecuzioni, se seguiamo fedelmente l'Agnello e dimostriamo con la nostra vita che siamo Suoi

(II.) Facciamo attenzione a non inchinarci davanti all'immagine d'oro eretta tra di noi. Non solo in Gran Bretagna, ma in ogni terra sotto il sole, questo idolo alza la testa. Coloro che adorano nel suo santuario probabilmente abbracciano di gran lunga il maggior numero di ogni tribù, tribù e nazione. "Non avrai altri dèi dinanzi a me", dice Geova. Eppure nello stesso tempio di Dio questo idolo è eretto dai suoi devoti, e folle di adoratori piegano devotamente il ginocchio. Non c'è bisogno di una dolce musica di sackbut, o di salterio, o di arpa, per indurre gli uomini ad adorare. Questa idolatria è persino considerata rispettabile. In America questo idolo è irriverentemente conosciuto con il nome di "The Almighty Dollar"; Da noi si chiama semplicemente ricchezza o denaro. Un mercante, che conosceva a fondo varie classi della comunità, era solito affermare come sua seria opinione che l'amore per il denaro rovina forse più anime che anche solo una bevanda forte. Come altri peccati, questo culto di mammona non dimora mai da solo. A tempo debito diventa il genitore fecondo di molte cose vili, che, alla fine, si svilupperanno in scorpioni, per tormentare l'anima che le ha nutrite. Com'è confortante sapere che la ricchezza imperitura e inalienabile può essere ottenuta semplicemente per l'accettazione. "Il dono di Dio è la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo". (Rivista originale della secessione.)

La fornace ardente:

Quanto tempo dopo gli eventi registrati nell'ultimo capitolo ebbe luogo l'allestimento di questa grande immagine, è impossibile dirlo. Si presume, tuttavia, che siano trascorsi diversi anni. La costruzione di questa enorme immagine al dio prediletto di Nabucodonosor, probabilmente il dio delle battaglie, era molto probabilmente per celebrare e commemorare, con adeguato splendore, il trionfo finale delle sue armi su tutte le nazioni della terra (v. 4). La profonda impressione suscitata nella sua mente dal ricordo e dall'interpretazione del suo terribile sogno da parte di Daniele sembra essere svanita, poiché lo troviamo erigere un'immagine d'oro e richiedere a tutti i suoi sudditi di adorarla. Questo fu un atto tirannico di uniformità, destinato a consolidare la religione e la politica dell'impero. Non sappiamo dove si trovassero Daniele, Ezechiele e altri eminenti israeliti in quel tempo, né fino a che punto la massa degli ebrei prigionieri si attenne a questo decreto; ma sembra che i tre giovani principi, che con Daniele erano stati fedeli nel rifiutare di mangiare la carne del re, e che erano stati successivamente elevati ad alte cariche politiche nella provincia di Babilonia, si rifiutarono, o almeno fallirono, di rendere omaggio all'idolo

(I.) Il furore di Nabucodonosor. Nabucodonosor era al culmine del suo potere; Aveva introdotto una grande statua, sotto forma di un'immagine del suo dio della battaglia, per celebrare la sua sovranità universale; Sembra che il suo decreto di obbedienza universale al suo Dio, che era anche un atto di omaggio a se stesso, sia stato generalmente obbedito. La defezione di questi principi dall'obbedienza sembra avergli ricordato che, dopo tutto, c'erano quelli che guardavano oltre di lui e più in alto del suo dio immaginato per un vero re. Non c'erano che due strade aperte per lui. O deve riconoscere immediatamente il diritto degli Ebrei alla loro libertà religiosa o deve sopprimerli. Fare la prima cosa significherebbe disdire e disfare tutto ciò che era implicato nella grande celebrazione ora in corso; mentre, applicando sommariamente il decreto di uniformità, specialmente alle persone degli alti ufficiali di stato, pensava di poter aumentare il suo potere, e con un colpo di severità portare tutti i suoi sudditi alla sottomissione. Ci sono diversi punti di prova che la sua coscienza era risvegliata così come la sua rabbia. Quando rifiutiamo di obbedire alla coscienza, siamo sempre inclini a andare su tutte le furie e a fare ciò che la coscienza ci proibisce con dieci volte più violenza. Questo re di Babilonia è solo il tipo di tutte le potenze mondiali che gli sono succedute, che si sono infuriate contro la fede degli eletti di Dio, e hanno cercato di distruggere quella fede con la violenza

1.) L'arresto dei tre principi. "Poi portarono questi uomini davanti al re". Quante volte da allora i figli della fede sono stati accusati e portati davanti ai re e ai loro magistrati, per rendere conto della loro fede e rispondere della loro disobbedienza a qualche decreto empio e tirannico pronunciato allo scopo di distruggere la "fede una volta trasmessa ai santi". Lo stesso mezzo di cui i re pagani si servono per sopprimere la fede, è reso lo strumento di Dio per la sua diffusione universale

2.) L'alternativa spaventosa. Sembra che il re, dopo tutto, avesse molto rispetto per questi principi e desiderasse segretamente trovare una via di fuga per loro. La loro vista e il ricordo del loro fedele servizio e dei particolari segni del favore divino che erano stati loro concessi per un momento calmarono la sua rabbia

3.) La vana vanteria del re. "E chi è quel Dio che vi libererà dalle mie mani?" Questo vanto ci ricorda il discorso di Faraone a Mosè: "Chi è Geova perché io debba ubbidire alla sua voce per lasciar andare Israele? Non conosco Geova, né lascerò andare Israele". Esodo 5:2. Anche della provocatoria proclamazione di Sennacherib a Ezechia e a Gerusalemme: "Chi sono essi fra tutti gli dèi dei paesi che hanno liberato il loro paese dalla mia mano, affinché l'Eterno liberi Gerusalemme dalla mia mano?" (2; Re, 18:35). Eppure Dio distrusse il faraone e mise un uncino nel naso di Sennacherib, con il quale lo ricondusse nella sua città con l'ignominia, per morire miseramente per mano dei suoi figli. Come sono vuote le vanterie, com'è illimitata la stoltezza degli uomini che sfidano Geova a litigare!

(II.) La difesa dei principi

1.) Non attento a rispondere. "O Nabucodonosor, non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda". Lo Spirito Santo aveva già sussurrato nei loro cuori l'istruzione che Gesù diede in seguito ai Suoi discepoli? "Quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete parlare, perché in quella stessa ora vi sarà dato ciò che dovrete dire". Matteo 10:19. Con quanta calma quei giovani stavano lì davanti al re! Dio risponderà per noi quando arriverà l'emergenza. L'argomento non servirà contro il tuo potere arbitrario su di noi, né contro l'ingiustizia del tuo decreto tirannico

2.) La loro confessione di fede. "Il nostro Dio che serviamo". Nel dare la loro risposta, annunciarono chiaramente che credevano nell'unico e vero Dio, e che servivano Lui. Questa era la loro giustificazione per non inchinarsi all'idolo che il re aveva eretto, né adorare alcuno dei suoi dèi. La loro fede non era speculativa, ma reale. Ha dominato le loro vite e ha assicurato il loro lieto servizio. La piena potenza della fede non sempre si manifesta fino a quando non arriva il momento del bisogno, ma, una volta che sorge l'emergenza, la fede balza alla ribalta e si afferma

3.) La loro fiducia in Dio. "Se è così, il nostro Dio può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e ci libererà dalla tua mano, o re". Notate questo, che sebbene la loro fede fosse assoluta riguardo a Dio stesso e alla loro relazione con Lui, tuttavia non era assoluta quanto alla loro liberazione dalla fornace ardente, ma solo alla capacità di Dio di liberarli

4.) Pronto a morire. Se il peggio fosse arrivato al peggio, erano pronti a morire

(III.) Nella fornace e di nuovo fuori. Dio non promette ai Suoi santi l'immunità dalla sofferenza in questo mondo; dall'altro, ci dice che ci ha scelti in una fornace di afflizione

1.) I principi vengono gettati nella fornace

2.) Un terribile avvertimento. Ora accadde una cosa strana. Mentre i tre uomini che portavano questi principi alla fornace si avvicinavano alla porta aperta per gettare giù le loro vittime indifese, un improvviso scroscio d'aria mandò fuori un volume di fiamme che li uccise sul posto. Sembrava che Dio stesse avvertendo in quel momento che era una cosa pericolosa toccare i Suoi santi o far loro del male

3.) Lo stupore del re. Poco tempo fa era in preda a una rabbia furiosa; Ora lo vediamo tremare di stupore di paura. Non solo la rapida morte che colpì i suoi tre potenti uomini lo spaventò, ma mentre guardava nelle fiamme furiose vide uno spettacolo meraviglioso. Ecco un fatto su cui non aveva contato. Con una forza misteriosa i giovani «avevano spento la violenza del fuoco» Ebrei 11,34, ed erano accompagnati dalla presenza di un altro uomo, che sembrava averli sotto la sua protezione. Non è necessario per noi tentare alcuna discussione su questo meraviglioso miracolo di liberazione. Che ci fosse un quarto uomo effettivo e oggettivo nella fornace con i tre principi, e che quel quarto fosse proprio il Figlio di Dio disceso in una forma corporea temporanea, come forse l'angelo del Signore, o se il re ebbe una visione, non ha alcuna importanza materiale. Che ci sia stato un miracolo è chiaro dal fatto della salvezza dei principi nella fiamma. Non c'è nulla di impossibile nella verità letterale di tutta la questione. "Poiché gli occhi dell'Eterno sono sopra i giusti, e i suoi orecchi sono aperti alle loro preghiere, ma la faccia dell'Eterno è contro quelli che fanno il male. E chi è colui che vi farà del male, se siete seguaci di ciò che è buono?" 1Pietro 3:12, 13. (G. F. Pentecost, D.D.)

Tre non conformisti:

(I.) L'oggetto empio che offendeva la loro coscienza. Era come un despota orientale orgoglioso e arrogante, con un esercito sempre vittorioso, a segnalare un grande trionfo, innalzando una grande immagine colossale. Era più di un memoriale, era una divinizzazione di se stesso. Questi monarchi babilonesi non si accontentavano di essere re e nemmeno sacerdoti, dovevano essere dèi, l'oggetto della venerazione del loro popolo. Li aiutava a mantenere il loro tallone di ferro sul collo dei loro sudditi e ad alimentare la propria vanità

(II.) L'odio naturale dei loro nemici. Questa era la loro occasione. Avevano guardato e aspettato questo. Non c'è da meravigliarsi che se ne siano impadroniti con avidità. Non c'è amore tra i figli delle tenebre per i figli della luce. I salvati della croce hanno sempre la loro croce da portare. Ci sono compagni di bottega e soci che non tardano mai a fare di te il bersaglio di tutta la loro milza e a riversare su di te tutta la malizia della loro anima. Le alte cariche che questi giovani ricoprivano nello Stato li esponevano alla maggiore veemenza della persecuzione. È il modo in cui il mondo alimenta l'ostilità contro coloro che sono al di sopra di loro e cerca un'opportunità per rovesciarli. Ci sono uomini che si intrufoleranno al potere sopra le vostre teste, se non ci sarà altro modo. Eppure è meglio perseverare con Cristo che andare da soli senza di Lui

(III.) La porta di fuga rifiutata. Quando i loro accusatori ebbero presentato l'accusa al re, sembra che ci sia motivo di credere che la prima ondata di rabbia del re fu per la sensazione della sua possibile perdita: non poteva sopportare di pensare che tre dei suoi governanti più capaci fossero stati così sciocchi da esporsi alla morte. Poteva permettersi di perdere tutta una serie di tali accusatori meglio che perdere un giovane ebreo. Forse, inoltre, l'astuto re vide attraverso la loro gelosia troppo velata. In ogni caso, il re offrì loro una via di fuga. Le sue parole in effetti suggeriscono ciò che chiamiamo piacevolmente diplomazia: "Dite solo che avete commesso un errore, non avete compreso bene il significato del mio editto, e farò ripetere l'intera cerimonia per il vostro bene, poi potrete inchinarvi e salvarvi". Molti di noi sarebbero caduti in quella trappola; Era un compromesso così ingegnoso. C'è voluta una grande decisione di carattere per rispondere correttamente. Un giorno l'ufficiale andò da Bunyan nella sua prigione, sul ponte di Bedford, e disse: "Ora, Bunyan, se vuoi andare libero, puoi farlo; C'è solo una piccola condizione imposta, ed è che tu ti astenga dal predicare". "Se è così," rispose Bunyan, "allora non posso andarmene libero, perché non appena arriverò laggiù, mi alzerò e predicherò Cristo." Quell'unica condizione era la condizione impossibile. Avete le vostre battaglie da combattere, forse le questioni non sono così chiare come nei casi che abbiamo davanti, ma prego che possiate essere veloci a discernere il giusto dallo sbagliato, e veloci a fare il giusto

(IV.) Ora, un grande coraggio morale come questo deve nascere da grandi convinzioni. Con Sadrac, Mesac e Abed-nego, le convinzioni valevano la pena di essere vissute e per le quali valeva la pena morire. Per questi giovani Dio era più grande, più alto del re. Dio era il primo, il re il secondo. La loro prima considerazione non erano le loro prospettive, ma il loro dovere. Non ha lo spirito martire che agisce con indifferenza. Quando non ci si inchina all'editto del mondo, non ci si aspetta di essere accreditati con convinzioni di coscienza, si attribuisce la questione all'ostinazione. Quando Giovanni Bunyan si rifiutò di tacere, si ostinò. Quando questi ebrei si rifiutarono di adorare gli idoli, furono ostinati. Così dicono i loro persecutori, ma la posterità ha accordato loro giustizia, e l'ha dichiarata un atto di coscienza; uno spirito di fedeltà a Dio

(V.) Tre cose che hanno creato la loro nobile condotta

1.) Hanno fatto della religione una cosa personale. Non si trattava di uno Stato o di una comunità, ma di un'individualità realizzata; e la responsabilità personale verso Dio. Nessun'altra religione degna di questo nome se non una religione personale. Nessun altro salverà la tua anima

2.) Si erano pentiti verso Dio e avevano riposto la loro fiducia in Lui. Si erano convertiti dal male con la mente e con il cuore e si erano messi a cercare la rettitudine

3.) Antepongono le cose eterne a quelle temporali. Vedevano il mondo nella sua vera luce e lo prendevano secondo la sua vera stima. L'eterno resiste, il temporale passa. (F. Giacomo.)

Devozione al principio:

(I.) Avevano delle convinzioni. Non erano semplicemente israeliti di nome; credevano nel Dio d'Israele. Non ci sarebbe da stupirsi se, così lontani da casa e in condizioni così avverse, il ricordo della loro religione ancestrale fosse gradualmente cessato e la loro devozione si fosse affievolita. Ma la loro pietà era più di un'eredità, a quanto pare; Prima del loro trasporto, era stato radicato nel cuore, nella coscienza e nella vita. Se la religione è una mera questione di forma, può essere cambiata con la stessa facilità con cui si cambia il proprio mantello; ma quando si impossessa dell'anima, si tiene in compagnia di un uomo per sempre. Da qui l'importanza delle convinzioni. Credevano in Dio, nelle verità che Egli aveva rivelato loro, nelle responsabilità morali che Egli aveva loro imposto. La parola "credenza" è, da alcuni, derivata dal sassone by-lifian, cioè la cosa di cui viviamo

(II.) Erano fedeli alle loro convinzioni. Furono chiamati a passare attraverso una prova molto dura. Il giorno della dedicazione dell'immagine d'oro era vicino. Cosa dovrebbero fare?

1.) Potrebbero evitare ogni problema unendosi alle acclamazioni della folla e prostrandosi davanti all'immagine d'oro

2.) Potrebbero prostrarsi per una mera questione di forma, dicendo: "Dopo tutto, la religione è del cuore; e Dio saprà che interiormente siamo devoti a Lui". Ma il compromesso, in una questione di giusto o sbagliato, è il sotterfugio dei deboli e degli indegni

3.) L'unica alternativa era rimanere in casa quel giorno. Perché no? Allora dovranno essersi detti l'un l'altro: "Siamo tre codardi". Dio voleva che andassero nella pianura di Dura a predicare un sermone sulla pietà eroica

(III.) Dio si prese cura di loro. Si prende sempre cura dei suoi. Ecco una sicura parola di promessa: "Non ti lascerò né ti abbandonerò mai". (D. J. Burrell, D.D.)

Sulla condotta di Sadrac, Mesac e Abed-nego:

Sadrac, Mesac e Abed-nego erano tre giovanissimi, adoratori del vero Dio in un paese pagano. Furono esposti a molte persecuzioni e afflizioni a causa della loro religione, eppure furono in grado di agire con fedeltà e prudenza "in mezzo a una generazione perversa e perversa". Il vero cristiano sarà obbligato ad arginare il torrente circostante; ci sarà, ci dovrà essere, opposizione; se fosse del mondo, il mondo amerebbe i suoi; Ma poiché egli non è del mondo, ma è stato scelto dal mondo, il mondo lo odierà. Ora immaginiamo una persona, e specialmente un giovane, come lo erano le tre persone menzionate nel testo, in tali circostanze. Quanto è difficile e penosa l'adempimento del dovere! Quanto c'è bisogno di un esempio animatore, o di un consiglio affettuoso e fedele, per impedire a tale persona di offendere la coscienza e di dimenticare i suoi obblighi verso il suo Redentore! Essere fedeli dove gli altri sono infedeli, adorare veramente Dio in una famiglia, in una parrocchia, in un quartiere, in cui quasi tutti intorno a noi cospirano per dimenticarlo. Può essere compiuta solo con l'aiuto di Colui che è allo stesso tempo un Consolatore e un Santificatore. Dalla narrazione risulta che il re Nabucodonosor eresse un'immagine d'oro e comandò a tutti i suoi sudditi di prostrarsi e adorarla. Allo stesso modo, ai giorni nostri, il peccato nelle sue varie forme è un idolo che il mondo si compiace di servire. Per natura siamo i suoi schiavi e devoti; e non è fino a quando non abbiamo imparato, come questi tre giovani, a uscire dal mondo e ad adorare il vero Dio, che cominciamo a sentire il peso di questo servizio. Nuovi idoli sono costantemente presentati per confermare il peccatore nella sua schiavitù e per tentare il vero cristiano dalla sua fedeltà a Dio. Babilonia abbondava sicuramente di idoli a sufficienza; tuttavia ne deve essere istituito uno nuovo per l'occasione; e così il mondo varia sempre le sue tentazioni. Qualunque sia l'ultima usanza malvagia, l'ultimo nuovo modo di peccare, ci si aspetta che gli uomini la seguano. Così, non appena fu dato il comando, "principi, giudici, governatori, capitani, tesorieri, sceriffi, consiglieri e governanti", con il popolo in generale, tutti di comune accordo accorrevano ansiosamente al rito idolatrico. Solo queste tre persone sono menzionate per non aver rispettato l'ordine, una prova che anche il cristiano più giovane non dovrebbe vergognarsi della religione, o rifiutarla; vale a dire, perché possono essere pochi intorno a lui che pensano seriamente come lui. Tutti i ricchi, i saggi di questo mondo, gli allegri, gli splendidi, dovrebbero essere contro una religione seria; se si aggiungessero mille nuove esche e lusinghe per sedurci da esso; se pericoli e persecuzioni insospettati spuntassero da un momento all'altro sul nostro cammino; tuttavia possiamo imparare dall'esempio che abbiamo davanti una lezione di fede, di costanza e di fiducia in Dio. Questi tre giovani, scopriamo, non hanno cercato il martirio o la persecuzione; non prorompevano in violente invettive contro altre persone; Non offendevano volontariamente, insegnando così un'altra lezione molto utile e importante. Il cristiano non deve influenzare nulla che possa giustamente abbattere l'opposizione del mondo. Egli dovrebbe, per quanto è in lui, vivere in pace con tutti gli uomini, ma quando ciò è impossibile, e l'offesa sorge interamente dalla parte del mondo che non ama la sua sincera pietà, senza essere in grado di mettere in discussione il suo carattere o la sua condotta, egli può imparare dall'esempio che abbiamo davanti come agire in modo da glorificare Dio e conservare la propria pace mentale. Ecco dunque questo illustre esempio! Risoluti e decisi per Geova, questi tre martiri si avvicinarono al luogo memorabile. La vita o la morte era l'alternativa. Nessuna via di fuga umana era aperta davanti a loro. Così tentati di vacillare, da una parte, dal timore dei tormenti e della morte, potevano anche essere allettati, dall'altra, dalla speranza di una ricompensa. Potrebbero anche essere pronti a sostenere che il sacrificio è stato solo piccolo. Questi e vari altri ragionamenti potevano naturalmente entrare nelle loro menti; e, se la fede non fosse stata potentemente esercitata, senza dubbio avrebbe vinto la loro risoluzione. Ma questa grazia divina ha potuto, in mezzo a tutti, preservarli. Se questa grazia divina esistesse in pieno vigore nelle nostre menti, anche il cristiano più giovane e timido sarebbe in grado di resistere a tutti gli artifici del mondo, della carne e del diavolo; e di dire con Giosuè dell'antichità: "Scegliete oggi chi volete servire; ma quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore". Invece di vergognarci o di aver paura di confessare il nome di un Redentore crocifisso, e di vivere come si conviene ai Suoi fedeli discepoli, dovremmo usare il linguaggio deciso davanti a noi; e, riponendo tutta la nostra fiducia nel braccio di sostegno di un Padre tutto misericordioso, dovremmo imparare a fare tutto, e a sopportare tutto, piuttosto che abbandonare la causa del nostro Redentore. Ci sono quattro cose che spesso sono potenti ostacoli sul cammino del giovane cristiano; vale a dire, le lusinghe del piacere, i comandi dell'autorità, il timore della persecuzione e le speciose sollecitazioni dell'amicizia e della gentilezza. Tutto ciò è accaduto nel caso in esame; e in misura molto maggiore di quanto di solito, o addirittura mai, avvenga nell'epoca presente

1.) Hanno superato, in primo luogo, le lusinghe del piacere. Che scena festosa si presentava davanti a loro! La "cornetta, il flauto, l'arpa, il sackbut, il salterio, il dulcimer e ogni sorta di musica" univano le loro note persuasive per indurli a peccare. Il piacere assunse tutte le sue forme più vincenti e seducenti per corteggiarne l'accondiscendenza. Eppure, sebbene in mezzo alla salute e alla giovinezza, rifiutarono costantemente di unirsi alla folla per fare il male; consideravano il biasimo di Cristo migliore di tutte le esche avvelenate del mondo. Erano, senza dubbio, considerati da coloro che li circondavano come persone cupe e precise, che inveivano contro ciò che gli altri consideravano piaceri innocenti, ma sapevano da che parte si erano schierati; conoscevano anche la potenza e l'amore del loro Genitore celeste, e non temevano il risultato

2.) Né, di nuovo, i comandi dell'autorità potevano tentarli a commettere questo peccato. Erano stranieri e prigionieri in terra straniera; la mano del potere era su di loro; erano rappresentati come persone faziose, come nemici allo stesso tempo del governo e della religione del paese; Nabucodonosor, un monarca dispotico, si infuriò contro di loro, eppure essi rimasero saldi. Sapevano che la prima autorità a cui obbedire è Dio

3.) Il terrore della persecuzione, lo abbiamo già visto, lo hanno anche vinto virilmente; né resistettero meno alle speciose sollecitazioni della gentilezza e dell'amicizia. Molti giovani cristiani, che avrebbero potuto sfidare tutti i terrori di un'aperta persecuzione, hanno ceduto a questa tentazione, e hanno rovinato per sempre la loro anima, a causa di quell'amicizia con il mondo che è inimicizia contro Dio. Non così questi illustri sofferenti. Benché avessero ricevuto innumerevoli benignità da Nabucodonosor, e fossero in procinto di riceverne molte di più; sebbene nutrito dalla sua munificenza e carico dei suoi favori; Eppure, quando la religione doveva essere il sacrificio, non volevano, non osavano farlo. Il risultato è ben noto; Dio ha operato un miracolo in loro favore; La sua presenza era con loro nel fuoco; mentre i loro persecutori erano consumati nell'atto stesso di gettarli tra le fiamme, una terribile prova del pericolo di opporsi alla causa o al popolo di Dio. Nemmeno le vesti di questi confessori trionfanti erano bruciate; Nella fornace non si consumava nulla tranne i loro legami. Divennero più liberi di quanto non fossero prima di essere gettati nelle fiamme; e allo stesso modo il cristiano, al giorno d'oggi, che porta risolutamente la croce del suo Redentore, trova spesso che quanto più è perseguitato a causa della giustizia, tanto più gode della libertà e della felicità nella sua mente. Le sue catene sono consumate nel fuoco, ed egli è spesso reso più audace e perseverante nella causa di Dio, dagli stessi sforzi che vengono fatti per vincere la sua costanza. (Osservatore cristiano.)

I tre testimoni nelle pianure di Dura:

(I.) Le lezioni insegnate dalla narrazione dei Santi Bambini

1.) Quanto alla realtà della fede

(1) Ha portato alla costanza. Erano perfettamente rispettosi, eppure assolutamente determinati sulla loro condotta

(2) Ne risultò una corretta valutazione dei loro doveri di lealtà verso il loro sovrano e di devozione verso il loro Dio

(3) Ne risultò una perfetta fiducia che Dio li avrebbe custoditi e sostenuti

2.) Per quanto riguarda la ricompensa della fede. Nelle loro speranze non furono delusi; perché avevano la presenza di Dio che li ha salvati. Isaia 43:2; 63:9.)

(II.) Applicazione della narrazione ai nostri tempi. La pianura di Dura è un'immagine del mondo; Nabucodonosor e la sua immagine riversano l'adorazione di mammona a cui l'umanità è chiamata per comune consenso e con ogni espediente. Ma i veri servi di Dio rifiutano; non possono servire Dio e mammona

1.) La scelta richiede una fede profonda e duratura, che:

(1) Osa essere singolare; e...

(2) È coraggioso, costante, perseverante e senza paura. Sadrac, Mesac e Abed-nego non solo furono preservati, ma furono anche il mezzo per promuovere la causa della vera religione nel regno di Babilonia; E così si troverà che è il caso di coloro che soffrono per la verità. (F. Thorne.)

Il rifiuto di adorare, l'immagine d'oro:

A volte, e giustamente, è stato osservato che la verità è molto più meravigliosa della finzione. Nella storia dei singoli uomini sono certamente accaduti eventi che nessuna narrazione fittizia può avvicinare

(I.) In primo luogo, si osservi, il mandato del potere imperiale che era stato emesso. La persona da cui era stato emanato il mandato a cui ora si fa riferimento era Nabucodonosor, il monarca del vasto e splendido impero di Babilonia. Ora, nel mandato che abbiamo davanti c'era un peccato atroce e presuntuoso; e cercheremo di notare gli elementi di cui consisteva quel peccato atroce e presuntuoso. E noi osserviamo...

1.) Che si è trattato di un'usurpazione tirannica oltre i giusti limiti dell'autorità civile. Il monarca di Babilonia non aveva, né nessun altro monarca o persona investita di posizione mondana o di potere mondano, il diritto di controllare o tentare di influenzare in alcun modo le professioni religiose e il comportamento religioso dei suoi sudditi. I governi umani furono creati per disposizione divina, affinché i monarchi potessero ordinare le cose correttamente nella loro capacità secolare o politica; e il loro legittimo potere di ingerenza si estende solo agli atti palesi che sono socialmente benefici, da un lato, o che sono socialmente perniciosi e dannosi, dall'altro. L'obbedienza a comandi ragionevoli a questo riguardo è un obbligo; ma l'obbedienza ai comandi che tentano di controllare l'opinione e la coscienza non è affatto un obbligo

2.) Ancora una volta, osserverete di questo mandato, che era un'audace empietà contro la maestà e le pretese dell'unico vero Dio. Senza dubbio ricordate subito la legge che quel Creatore aveva promulgato nei primi tempi, in denuncia diretta dell'apostasia di cui si parlava, pronunciata dalla Sua stessa voce e scritta dal Suo stesso dito: "Non avrai dèi all'infuori di Me". "Non ti farai alcuna immagine scolpita", ecc

3.) Ancora una volta, noterete di questo mandato, che è stato un crudele oltraggio agli impulsi della benevolenza e dell'umanità. Minacciare gli uomini che, se non si fossero prostrati e non avessero adorato un'immagine d'oro, sarebbero stati gettati in una fornace di fuoco per sopportare le peggiori e più strazianti agonie che la struttura umana possa subire, era, in verità, selvaggio al di là di ogni espressione. E qui non possiamo fare a meno di osservare un'illustrazione dell'acutezza del potere dispotico in tutti i periodi del tempo

(II.) Il modo in cui fu trattato questo mandato imperiale

1.) E per prima cosa, noterai che c'era fermezza. Siamo "valorosi per la verità che è sulla terra"; E che sia il nostro costante obiettivo, che essendo "seguaci di coloro che mediante la fede e la pazienza ereditano le promesse", possiamo indulgere alla luminosa speranza di essere infine uniti nella loro gloria

2.) E ancora, osserverai, che oltre alla fermezza c'era anche la mansuetudine. Non c'era un'ebollizione di autosufficienza o di rabbia; c'era rispetto per la dignità e la posizione regale, c'era sopportazione, c'era tranquillità, c'era prontezza a soffrire; Resistettero al torto, ma non si ribellarono alla punizione. È sempre importante, nel difendere i diritti della coscienza e della verità religiosa, che allo stesso modo la mitezza si mescoli con il coraggio e la dolcezza con la risolutezza. La mancanza di questo spirito tra coloro che hanno invocato il diritto della coscienza e della verità ha spesso inflitto un profondo danno alle migliori e più sante cause. C'è stata l'indulgenza di un rozzo dogmatismo e di una veemenza; Non di rado si è fatto ricorso all'uso della forza, al combattimento di battaglie e al tentativo di vendicarsi; e anche quando la vendetta avrebbe inferto profondamente sia la libertà che la religione, e avrebbe tristemente ritardato e ritardato il tempo del loro progresso e l'era della libertà finale

(III.) I principi su cui si è fondato il trattamento di tale mandato e su cui è stato giustificato. Osserverete, nell'analisi del racconto, che erano principi degni dell'occasione, e che giustificavano ampiamente la linea di condotta che era stata perseguita

1.) Osservate, c'era la convinzione del loro dovere e della loro responsabilità verso Dio. Il loro linguaggio è: "il nostro Dio che serviamo". Essi erano dotati di riverenza e di amore verso di Lui, e questi principi, associati alla relazione che incarnavano, impedivano per necessità morale che potessero essere colpevoli dell'evidente empietà di adorare pubblicamente, in presenza di immense masse, una cosa scolpita dall'arte e dall'ingegno dell'uomo, creata dalle basse passioni dell'uomo per i vili e i cattivi disegni dell'uomo. Nel principio enunciato in questo modo, osserverete, essi presero il terreno più alto sotto le più alte influenze: la religione, impartita e preservata dallo Spirito di Dio. E questo è l'unico degno dell'occasione in cui i diritti della coscienza e della verità devono essere rivendicati

2.) Ancora una volta, noterete anche, c'era fiducia nella potenza e nella prontezza di Dio a liberare. Abbiamo visto che il monarca di Babilonia lanciò questa sfida: "Chi è quel Dio che ti libererà dalla mia mano?" Ed essi risposero: «Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda. Se è così, il nostro Dio che serviamo può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, ed egli ci libererà dalla tua mano, o re". Facciamo tesoro della fiducia ora. Teniamolo a cuore per noi stessi e sappiamo che "nulla ci separerà dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, il Signore". Custodiamolo in nome della causa che ci è cara quanto i nostri spiriti immortali: la causa della gloria del Redentore nella salvezza dell'uomo e nella conversione del mondo; E non siamo mai colpevoli nemmeno di sognare un'epoca come quella in cui la Chiesa sarà in pericolo. I falsi sistemi, che hanno usurpato il nome, possono essere in pericolo, ma la vera chiesa mai. Può il trono dell'eterno Padre essere in pericolo?

(IV.) I risultati in cui è stato fatto produrre il trattamento così giustificato e giustificato. Osserverete qui ciò che una singolare combinazione di circostanze richiede dalla narrazione il nostro riguardo. Il risultato immediato fu l'inflizione della punizione. "Allora Nabucodonosor fu pieno di furore, e la forma del suo volto cambiò contro Sadrac, Mesac e Abed-nego; perciò parlò, e ordinò che si scaldasse la fornace sette volte più di quanto si fosse soliti riscaldare". Osservate il metodo con cui quella liberazione fu compiuta. Infine, dovete osservare le caratteristiche per le quali questa liberazione si è distinta. Fu compiuta per mezzo del Figlio di Dio; e le sue caratteristiche richiedono di essere notate. Era, come noterete, indiscutibilmente attestato. Non c'era nulla di equivoco nel modo in cui la liberazione era conosciuta. E questo indica solo un principio generale nelle interposizioni divine: che quando Dio si interpone per il benessere e la liberazione del Suo popolo, non c'è nulla di incerto; non c'è una tale mescolanza di strumenti secondari da non essere in grado di separare o di discernere l'interferenza del potere della grande Causa Prima; c'è sempre qualcosa in ogni evento con cui una mente devota e illuminata è in grado di pronunciare: "Dio è qui; qui sta l'opera di Dio". Ed è un fatto delizioso nella storia della chiesa ora, come lo sarà negli annali della chiesa nel tempo a venire, che ovunque Dio intervenga per il benessere del Suo popolo, Egli compie la Sua opera completamente. Osserviamo ancora una volta che la liberazione produsse una vasta impressione pubblica. L'impressione, come fu immediatamente prodotta, è notata negli ultimi versetti del capitolo: "Nabucodonosor parlò e disse: Benedetto sia il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-Nego, che ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi che avevano confidato in lui, ha cambiato la parola del re e ha consegnato i loro corpi, affinché non servissero né adorassero alcun dio se non il loro proprio Dio. Perciò io do un decreto, che ogni popolo, nazione e lingua che pronunci qualcosa di male contro il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-nego, sia fatto a pezzi e le loro case siano ridotte in letamaio; perché non c'è altro Dio che possa liberare in questo modo. Quindi il re promosse Sadrac, Mesac e Abed-Nego, nella provincia di Babilonia". Il decreto manifestò una potente impressione nella mente del monarca. Alcune lezioni più speciali

1.) E, in primo luogo, impariamo dalla narrazione che abbiamo davanti il valore della pietà primitiva

2.) Ancora una volta, impariamo anche l'immensa importanza della decisione per Dio nelle circostanze più difficili. Se l'esempio di questi giovani ebrei in questa crisi fosse mancato, anche se la loro pietà personale fosse rimasta intatta, quale male ne sarebbe stato il conseguente! Se si fossero inchinati con qualche debolezza mentale, o se fossero stati assenti lontano con qualche pretesto o scusa plausibile, come sarebbe stato diverso il risultato! Non una voce che si levasse per Dio in mezzo a quella vasta assemblea, e l'onore di Dio profondamente e dolorosamente compromesso in quella nazione e in altre nazioni per secoli!

3.) E poi, finalmente, apprendiamo la follia dell'opposizione al popolo e alla causa di Dio. Non può essere ostacolata dalle lusinghe o dall'opposizione del mondo; si erge in alto in mezzo al naufragio degli imperi, e non soffre in mezzo alla furia delle nazioni contendenti; cavalca il turbine e dirige la tempesta, e non cesserà mai la sua manifestazione finché non stabilirà un impero limitato solo dai limiti dell'universo, e che termina solo con la distruzione del mondo. Bada di non opporti a ciò, individualmente o per combinazione, che è indistruttibile. "Colui che siede nei cieli riderà, e l'Eterno vi farà schernire"; e così sarà, finché "perirete lungo la via quando la sua ira si accenderà solo un po'". (J. Parsons.)

I tre ebrei a Babilonia:

È davvero uno spettacolo triste e terribile vedere un grande monarca e i personaggi che rappresentano la popolazione di un grande impero, con forse una numerosa folla di gente comune, riuniti per un tale scopo. Pensate a cosa dovrebbe essere l'uomo sulla terra! Riflettete che lo stato giusto sarebbe stato che tutta l'umanità fosse intelligente e solenne adoratrice del vero Dio, di Lui solo; lo stato semplicemente giusto, al di sotto del quale la scena diventa uno spettacolo di orrore e di miseria, perché manca il principio vitale di ogni bene. Pensate, dunque, a quel grande impero, a quella prodigiosa moltitudine di spiriti umani (e quasi tutto il resto dell'umanità essendo sprofondato ugualmente in basso) pronti a prostrarsi in adorazione di una figura di metallo, dalle mani degli artefici. Guardateli in queste prostrazioni, in tutto il mondo, e dite: "L'uomo non è caduto!" Tra quello stato, e quello semplicemente, semplicemente, giusto, che terribile differenza! Nell'incalcolabile massa umana di un intero mondo idolatrico, ci viene mostrato qua e là un individuo, o una minuscola combinazione di individui, piccole particelle lucenti, esemplari di quello che sarebbe stato il giusto stato del mondo. Ma se essi fossero esemplari di nient'altro che di ciò che era giusto, allora, quale potere del pensiero può stimare, quale linguaggio descrivere, quella condizione della sostanza generale, da cui risplendono per contrasto? Lo stato giusto del sole è quello di essere un globo pieno di radianza; che, sebbene ci siano alcuni piccoli punti e punti più deboli, dovrebbe essere in effetti un luminare completo e glorioso. Immaginate, dunque, se potete, questo fulgore si estinse e si trasformò in oscurità, su tutto il suo volto glorioso, eccettuato qua e là un punto minuscolo, che emetteva un raggio luminoso come una piccola stella. Che fenomeno orribile! e se continuava così, la rovina totale del sistema. Ma così, nella storia che abbiamo davanti, vediamo la condizione della razza umana, di cui quell'impero era una provincia così grande. Vediamo tre uomini veri e fedeli nel grande principio essenziale, in mezzo all'innumerevole schiera che è stata affondata, degradata e perduta, su ciò che è la questione supremamente essenziale per l'uomo. In altri paesi pagani, invece, nella stessa epoca, non ce n'era uno. A Babilonia, pochi. Osservate, è del tutto nella natura delle cose che il male prevalente debba avere l'ambizione di prevalere completamente. E qui si doveva essere messi alla prova, se qualcuno avesse osato rifiutare di essere idolatri, in conformità con tutta la grande assemblea. La storia del disegno da parte del monarca sarebbe curiosa se potessimo conoscerla. Come dovrebbe concepire un progetto del genere. Non c'erano dèi a sto per tutti i culti e le offerte per i quali il popolo poteva risparmiare tempo e denaro? La cosa meno strana in questo caso, era forse (perché era uomo) che egli dimenticasse ciò che aveva appreso per esperienza del Dio di Daniele, sebbene, per sua stessa confessione a quel tempo, "un Dio di dèi" e superiore a tutti quelli conosciuti nel suo impero o nel mondo. Ma, allora, il nuovo dio doveva superare tutti loro e anche quel Dio? Se no, che bisogno c'è? E cosa si può dire? E che cosa lo avrebbe fatto eccellere in questo modo? È un'ipotesi di alcuni uomini dotti (Grozio) che potrebbe essere concepito come l'atto di divinizzazione, o piuttosto di esprimere e proclamare la divinizzazione del padre defunto. In ogni caso, un fattore molto importante nella faccenda era l'importanza del monarca. Spettava a lui mostrarsi signore anche della religione dei suoi sudditi. Spettava a lui costituire un dio per loro, se gli piaceva. Poi c'è stato il processo; Un esame del pubblico, o piuttosto dei tesori reali, dell'oro raccolto e calcolato, della consultazione e dell'impiego di artefici, delle operazioni della fucina, delle frequenti dichiarazioni o ispezioni dei progressi, forse le notizie che circolavano in tutto l'impero dei grandi affari che si stavano svolgendo. È molto probabile che il mandato imperiale ai grandi uomini di tutte le province fosse stato inviato qualche tempo prima, fissando il tempo; e che l'idolo fu eretto solo immediatamente contro il giorno stabilito. Questa grande assemblea fu convocata per l'atto di dedicazione. I grandi uomini erano stati convocati come una sorta di rappresentanti di tutto il popolo dell'impero. Forse nessuno di loro è venuto meno per qualche principio di coscienza contro l'idolatria. E per quanto riguarda la condotta volentieri accondiscendente dell'assemblea, si è un po' disposti a meravigliarsi che il re abbia preparato un espediente di persuasione, come quello che egli indica, per far rispettare il suo comando, cioè la fornace, che era preparata e ben visibile vicino alla stazione del monarca e dell'idolo. Certamente non era stato abituato a sperimentare alcuna disobbedienza ai suoi comandi. Perché, allora, un tale argomento di persuasione a portata di mano? Questo potrebbe essere per mera pompa dispotica, per impressionare il terrore al solo pensiero di una cosa come la disobbedienza. Ma si può sospettare che questo sia stato fatto per istigazione di coloro che odiavano Daniele e i suoi tre amici. La loro fede era stata avvertita di un altro monarca e anche di un altro fuoco! una giusta paura di chi, e di cui, vincerà ogni altra paura. "Non temere quelli che possono uccidere il corpo, ma dopo ciò non hanno più nulla da fare; ma temete Colui che può far perire il corpo e l'anima nell'inferno". Erano certi di essere sul posto, senza che i loro nemici usassero alcuna forza. Fu loro assicurato che, nel caso presente, non si doveva permettere un grande giorno trionfale all'idolatria e all'empio orgoglio del potere, non disturbato almeno da una protesta in nome dell'Onnipotente. Era per loro, quando il loro eterno Signore stava per essere disonorato, sgattaiolare via in una vile impunità? E, inoltre, dovevano dare al loro popolo, in cattività lì, la lezione e l'esempio di tradire, anche negativamente, la loro religione, l'unica vera sulla terra? Conoscevano il loro dovere e si impegnavano a compierlo. Sembra che questo dovere sia stato devoluto solo a loro. Potrebbe sorgere una domanda riguardo ai numerosi altri Giudei allora presenti a Babilonia: che ne fu di loro? Furono messi in disuso in questa grande occasione? È stato congetturato, in risposta, che, poiché questo doveva essere l'atto solenne e primario di sanzionare, autorizzare, stabilire il nuovo culto, la gente comune potrebbe, in questo primo caso, essere esclusa dal conto come ritenuta priva di peso; che erano solo gli uomini principali dell'impero ad essere ricercati, o ritenuti di qualche valore a questo scopo. C'erano, dunque, tre uomini venuti a terra con la spaventosa vocazione di sfidare l'autorità, il potere e l'ira di un alto potentato: l'indignazione di tutti i suoi potenti signori e la rabbia di un fuoco divorante. Ammiriamo l'eroica devozione di noi stessi in tutte le altre situazioni: siamo euforici alla vista, per esempio, di Leonida e della sua piccola banda che prendono tranquillamente posizione alle Termopili di fronte a innumerevoli legioni. Ma qui c'era una posizione ancora più nobile, assunta da uomini che erano adatti a prenderla, perché erano sicuri di non abbandonarla. Possiamo supporre la massima calma, il modo più non ostentato in questi tre uomini; che appartiene alla vera e propria forza d'animo invincibile. E non ebbero occasione di cominciare con la parata, di fare un fiorire di zelo prematuro! Esibizione sufficiente per arrivare presto! Dovevano essere "resi spettacolo a Dio, agli angeli e agli uomini". Non c'era nulla che potessero aver bisogno di dire; Era passato il tempo per la consultazione, l'interrogatorio o l'esortazione reciproca. Erano nel posto sbagliato, se c'era ancora qualcosa da decidere. Ma pensate al breve intervallo di suspense e di silenzio tra la conclusione del proclama dell'araldo e la prima nota della musica di segnalazione! Quali sarebbero state le loro sensazioni nell'attesa che colpisse? Pensa all'intensità dell'ascolto! Quanto si può dire che l'anima viva in tali momenti, quando non è stupita e stupita! E sotto quale detta, con quale convinzione, stavano compiendo così sottomesso, almeno in apparenza, l'atto più solenne che gli esseri umani, che gli esseri creati possano fare? Il semplice dettame di una creatura, che un giorno sarebbe diventato polvere. Così questa assemblea orgogliosa, numerosa e signorile riconobbe che né i loro corpi né le loro anime erano loro. Ma così riconobbero anche i tre uomini che rimasero in piedi. I loro corpi e le loro anime non erano loro da arrendersi, né a un monarca né a un idolo. Appartenevano a un altro Potere; e a Lui i loro corpi, se così avesse stabilito, dovevano essere offerti in sacrificio su quell'altare che ardeva pienamente ai loro occhi. Sarebbe forse proprio all'estremo del possibile, se dovessimo supporre in loro una padronanza di sé così perfetta da potersi guardare intorno con rammarico e compassione su questo vasto campo di umanità prostrata e degradata. Ma non ebbero molto tempo per guardare; C'erano occhi vigili su di loro, anche se non sembra quelli del re stesso. Le sue devozioni furono interrotte, e trasformate in sorpresa e indignazione, dagli accusatori di questi tre uomini. Questi accusatori capivano bene la loro professione. E poi, con l'appellativo vero dei cortigiani sicofanti, mettono la presunta empietà sotto forma di slealtà. Era contro di lui che veniva commesso il reato, più che contro il dio. "Non ti hanno considerato, o re!" E quest'arte molto efficace non è mai stata dimenticata dagli odiatori e dai persecutori dei manifestanti in nome della vera religione. I tre dissidenti di Babilonia ricevettero immediatamente l'ordine di entrare alla presenza reale, e il potentato, impotente di fronte alla "rabbia e al furore" che lo agitavano, mostrò ancora qualche residuo di una disposizione ragionevole. La verità dell'accusa non doveva essere messa in dubbio; ma espresse il suo stupore per la loro condotta, come ciò che stentava a credere contro di loro. Non dovette aspettare a lungo la loro decisione. "Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda"; il che significa: "Non abbiamo alcun pensiero o deliberazione da dare all'alternativa; Non ci rimane alcuna domanda o esitazione; non cerchiamo evasioni o ritardi; La nostra decisione è assoluta, perché il nostro dovere è chiaro". Alcuni dotti critici hanno dato, come più esattamente espressivo del senso dell'originale, una costruzione alterata dei due versetti insieme, così: "Se il nostro Dio, che è in grado di liberarci, ci libererà o no, sia noto a te", ecc.; togliendo così l'apparente espressione della loro certezza che Egli li avrebbe liberati. Non possiamo sapere fino a che punto si aspettassero una straordinaria interposizione divina, ma questa costruzione della loro risposta li mostra in un carattere ancora più elevato, più completo, di magnanimità e devozione. Nell'estremo della furia, ordinò che il fuoco fosse aumentato a un'intensità corrispondente. "Sette volte più caldo": un'espressione che non ha un significato numerico stretto, ma che significa la massima intensità possibile, per mezzo del carburante più efficace che si potesse fornire in fretta. Il nostro martire, Ridley, consumandosi lentamente sul rogo, implorò seriamente: "Dammi più fuoco, più fuoco!" Legare questi tre uomini era un atto molto superfluo. Ma aveva un certo aspetto giudiziario; e li ha esposti più formalmente nel carattere di criminali e vittime. Ed ora la consumazione, la sanzione suprema, sembrerebbe essere aggiunta all'istituzione e all'autorità della nuova divinità e del culto mediante un sacrificio umano. Ma la questione non era così finita. Avrebbe potuto finire così senza l'accusa del Divino Governatore del mondo, riguardo a questi Suoi fedeli servitori; perché Egli ha il diritto di esigere un martirio assoluto, una vera e propria donazione della vita per la Sua causa, e spesso l'ha richiesta. Ma, in questo caso, se fosse finita così, sarebbe apparsa a tutto l'impero come un completo trionfo e una sanzione ottenuta all'idolatria. Ci sarebbe stata, tra i grandi uomini dell'assemblea, molta autocompiacimento per il fatto che non erano fanatici così pazzi e disperati. I nemici personali di questi tre uomini (e molti di questi devono aver avuto, che li odiavano per la loro incorruttibile virtù pubblica), anche questi avevano ora il loro momento di viva soddisfazione. Ma i capi e i signori idolatri non avevano tutta la gioia per se stessi, che in quel momento, su quel campo, l'esultanza più animata di tutte, ardeva tra le fiamme della fornace! È al di là delle nostre facoltà concepire le prime sensazioni degli uomini, improvvisamente immersi in mezzo a una vasta massa di fuoco, della più furiosa intensità, nei loro corpi vivi e suscettibili, che anche una scintilla avrebbe ferito, eppure non provano alcun dolore, nessun terrore. Possiamo immaginare uno stupore momentaneo, ma rapidamente cambiato in una piena consapevolezza di squisita delizia. E' al di là del nostro potere, tuttavia, portare un fatto del genere alla nostra comprensione. Considerate che è secondo le leggi e le relazioni naturali che si produce il piacere, cioè la condizione costituita del piacere umano. Ma quando, in un raro caso, per volontà e azione divina, il piacere deve sorgere da un perfetto e stupendo capovolgimento di quelle leggi naturali, siamo spogliati da ogni potere e mezzo per stimare quel piacere. Sembra che l'attenzione di Nabucodonosor fosse rimasta fissa sul recipiente di fuoco, forse con un po' di trepidazione per ciò che aveva fatto; possibilmente con un certo grado di dubbio, o di suspense di aspettativa, riguardo alle conseguenze. Sembra che sia stato il primo a percepire che la sua furia e il destino che aveva assegnato erano frustrati. E con quella prontezza di onestà che appare evidente nel suo carattere, fu il primo a proclamarla. Nabucodonosor li chiamò ad alta voce perché uscissero. Aveva l'autorità per farlo? Avrebbe potuto lasciare alla discrezione del loro splendido visitatore e socio il compito di condurli fuori quando avesse giudicato il momento opportuno. Questa volta, erano chiaramente al di fuori della giurisdizione del monarca. Quanto al monarca, quello spazio di fuoco era come un tratto di un altro mondo. E inoltre, non potevano avere alcun desiderio di farsi avanti. Era la regione più sublime e deliziosa in cui avessero mai abitato fino ad allora. I tre uomini uscirono dal fuoco per lunghi atti, lasciando partire il loro compagno celeste, come l'angelo di Manoah, che ascese nella fiamma. Erano guardati dall'assemblea stupita e umiliata dei grandi; e l'effetto del fuoco non era passato sulle loro vesti o sui loro capelli. (J. Foster.)

La fornace ardente; o, Vero Principio esemplificato:

L'uomo è un adoratore. Se non ci fosse un Dio davanti al cui santuario egli possa piegare le ginocchia, si farebbe oggetto di adorazione. Abbiamo un esempio notevole di questo nella narrazione che abbiamo davanti. Qual era il disegno del despota babilonese nell'erezione di questa colossale immagine? A questa domanda si potrebbero dare due risposte diverse. Era inteso sia come un'espressione della sua gratitudine verso la divinità che immaginava lo avesse così grandemente prosperato sul campo di battaglia, sia come una rappresentazione di se stesso sotto il titolo di "Figlio Divino" a lungo atteso, o sovrano universale del mondo. Il fatto che abbia convocato tutti i grandi ufficiali dell'impero per essere presenti alla sua inaugurazione è una chiara prova che non si trattava di un idolo ordinario. Non è probabile che egli abbia ordinato a tutti gli ufficiali di lasciare il loro lavoro e i loro posti di servizio solo per aggiungere alla magnificenza e allo splendore di una scena ordinaria. L'orgoglioso monarca aveva in mente qualcosa di molto più importante; Desiderava assicurarsi l'omaggio dei suoi principali ufficiali e, attraverso di loro, quello dei suoi numerosi sudditi. Poi, la terribile punizione minacciata in caso di disobbedienza al mandato reale è un'ulteriore prova della grande importanza che il despota babilonese attribuiva a questa cerimonia. Questa minaccia era in perfetta armonia con il dispotismo della Caldea e con lo spirito di quell'epoca ottenebrata. Ma nonostante la gravità della minaccia, i tre ebrei furono trovati fedeli ai loro principi e osarono opporsi all'empietà del re. Come potevano rendere omaggio a un idolo? Ogni principio della loro religione, ogni sentimento del loro cuore, si rivoltava contro il pensiero stesso. Non elargiscono l'onore dovuto al loro Dio al loro monarca

(I.) I veri principi sono stati messi a dura prova. Ogni principio prima o poi sarà messo alla prova. C'è una fornace ardente che metterà alla prova i principi e i motivi di ogni cuore. La prova nel caso dei giovani ebrei era particolarmente severa

1.) Dovevano opporsi alla volontà di un potente benefattore

2.) Hanno dovuto incorrere nell'odio di un pubblico eccitato

3.) Dovevano rinunciare agli onori e agli emolumenti dell'ufficio

4.) Hanno dovuto affrontare la morte in una delle sue forme più terribili

(II.) Vero principio nobilmente mantenuto

1.) Il loro comportamento calmo. La vera pietà possiede un dolce potere sostenitore

2.) La loro forte fede. La loro lingua era la lingua della fede; il linguaggio di un cuore pio che confida fermamente nella fedeltà del Cielo. La loro fede si impadronì di due cose. La potenza di Dio: "Il nostro Dio può liberarci dalla fornace di fuoco ardente". E anche la Sua volontà: "Ed Egli ci libererà dalla tua mano, o re". Questi due elementi costituiscono la base della vera fede. Ti fidi di quella persona perché credi che sia capace e disposta a farti amicizia

3.) La loro inflessibile determinazione. "Ma se no, non serviremo i tuoi dèi, né adoreremo l'immagine d'oro."

(III.) Il vero principio alla fine trionfa. Diversi punti molto importanti sono stati guadagnati da questo glorioso trionfo del vero principio

1.) L'empia ambizione del monarca fu frenata

2.) La personalità vivente del "Divin Figlio" è stata stabilita. Le divinità dei Gentili erano creazioni della loro fantasia. Probabilmente Nabucodonosor non aveva fede in loro. Ma la persona che vide nella "fornace ardente" non era un mito, ma una persona realmente vivente. Il Dio di Shadrach e dei suoi compagni era una persona vivente, non un oggetto immaginario. Non adoriamo un'idea, ma un Dio che ha un cuore per amarci e un braccio per salvarci

3.) La fede dei deboli e degli incerti è stata confermata. La loro amara afflizione aveva quasi spinto i poveri prigionieri ebrei alla disperazione? L'avvenimento nella pianura di Dura avrebbe ravvivato la loro speranza e li avrebbe riempiti di meraviglia e gratitudine. Molti esiliati sconsolati sarebbero stati grandemente incoraggiati, la loro fede rafforzata e le braci del suo amore religioso che si erano spente si sarebbero incendiate

4.) Il benessere degli ebrei prigionieri fu efficacemente promosso. Il loro trattamento degli esuli sarebbe stato più umano e generoso; e naturalmente ne deducevano che il popolo il cui Dio si sarebbe così interposto in loro favore non doveva essere disprezzato

5.) L'onore del vero Dio è stato grandemente accresciuto. Quanto è preziosa l'essenziale pietà! Possiede un potere sostenitore. Fa scendere sull'anima la più ricca benedizione di Dio. Sii fedele ad esso. Lasciate che i suoi principi viventi siano esemplificati nella vostra vita. (J. H. Hughes.)

Tre eroi:

Babilonia, dove gli ebrei furono condotti prigionieri da Nabucodonosor, era un paese pagano e idolatrico, una circostanza che deve essere stata molto angosciante per il fedele popolo di Dio, e aggiunse molta amarezza all'angoscia della loro condizione di schiavitù. Fu una prova abbastanza pesante per quel popolo particolare vedere la loro bella città di Gerusalemme distrutta, il loro paese trasformato in un deserto ululante e desolato, e trascinati via dalla loro amata patria in un clima strano e ostile. Sarebbe stato un po' di sollievo per loro, tuttavia, se, nella terra del loro esilio, avessero trovato un popolo le cui simpatie e pratiche religiose erano state in armonia con le loro, o anche se la loro sorte fosse stata gettata su qualche isola deserta e disabitata, dove, come Giovanni a Patmos, avrebbero potuto adorare il loro Dio senza permesso o impedimento. Ma quanto deve essere stato terribilmente fastidioso, almeno per i riflessivi e i devoti tra loro, dimorare in mezzo a un popolo completamente dedito all'idolatria! Quale fosse l'effetto morale delle idolatrie prevalenti dei Caldei sugli ebrei in esilio, in generale, non appare, probabilmente fu sfavorevole. Tuttavia, è molto gratificante apprendere che c'erano alcuni uomini a Babilonia che non contaminavano le loro vesti, ma si mantenevano immacolati dalla corruzione circostante

(I.) Impariamo che la pietà eminente può essere mantenuta in mezzo alle prove più dure. A volte siamo tentati di credere che l'uomo sia la creatura delle circostanze esterne, che il suo carattere sia formato per lui, non da lui; e che, di conseguenza, non può essere virtuoso, poiché non è responsabile. La narrazione che abbiamo davanti è calcolata per mostrare l'erroneità di questa nozione, e per stabilire il fatto importante che la libertà della mente umana non è distrutta, né l'azione morale dell'uomo messa da parte, da nessuna circostanza in cui egli possa essere posto, salvo e ad eccezione di quelle che implicano la perdita della ragione, o l'eclissi dell'intelletto. È vero, infatti, che siamo spesso influenzati dalle circostanze: le nostre abitudini troppo spesso riflettono la forma e il colore di quelle circostanze da cui siamo di volta in volta circondati. È bene quando si permette a tali circostanze che favoriscono la crescita della pietà e della pietà di esercitare la loro santificante influenza sul nostro carattere. Ma, alla forza delle circostanze malvagie, quelle circostanze che di per sé tendono a favorire lo sviluppo dell'empietà e del peccato, non dobbiamo, in alcun modo, cedere. Siamo responsabili del nostro carattere. Dobbiamo, ognuno di noi, rendere conto di se stesso a Dio. Non dimentichiamo mai che il nostro Dio ci ha resi agenti liberi e responsabili; che molto ragionevolmente ci tiene tenuti a compiere ogni nostro dovere costantemente e senza esitazione; e all'ultimo giorno non ammetteremo alcuna scusa per l'infedeltà di cui ci siamo resi colpevoli in questa vita. "Molti uomini si lamentano delle loro disgrazie e desiderano che il loro posto sia cambiato, per poter vivere più facilmente cristianamente. Se un uomo non può essere cristiano nel luogo in cui si trova, non può essere cristiano in nessun luogo". La vita cristiana è sempre stata, e deve essere, una vita di abnegazione e di croce; e la futura gloriosa ed eterna ricompensa del Cielo è per loro, e solo per loro, che, attraverso la buona e la cattiva notizia, hanno seguito l'Agnello dovunque Egli vada. I tre pii ebrei - Sadrac, Mesac e Abed-nego - furono messi in mezzo a prove più dure - come pochi ai nostri giorni - eppure si dimostrarono fedeli al loro Dio. Per essere obbedienti al loro Dio dovevano resistere alle tentazioni più potenti, per affrontare i pericoli più formidabili

1.) Dovettero ribellarsi all'autorità reale. "Il re Nabucodonosor era quello che si direbbe un uomo di grandi idee e di vaste imprese. Il grande impero che aveva conquistato e consolidato comprendeva molte nazioni diverse, con diverse divinità e diverse forme di servizio religioso. Vedendo che tutte queste nazioni gli obbedivano come un re ed erano soggette al suo dominio assoluto, gli sembrò ragionevole che il suo dio partecipasse al suo trionfo e che, come c'era un solo civile, così ci dovesse essere una sola obbedienza religiosa. Egli, quindi, decise di erigere una vasta immagine d'oro del suo dio nella pianura di Dura, e che, a un segnale dato da bande musicali, tutte le persone riunite insieme nella vasta pianura al momento della dedicazione si prostrassero e adorassero questa immagine". La religione del Cielo non è affatto contraria, ma assolutamente favorevole, all'obbedienza civile. Gli uomini buoni sono sempre stati i sudditi più veri e i cittadini migliori; E il prevalere della pietà tra un popolo è la migliore garanzia per la stabilità del trono che si basa sulla giustizia, e la sicurezza più sicura per l'efficace attuazione di tutte le leggi che sono giuste e buone. Ma come la sfera del governante civile è limitata, così lo sono gli obblighi del suddito. Il senso morale non può essere vincolato dall'atteggiamento del Parlamento; La volontà non può essere forzata dalla spada del magistrato. Era un detto di Napoleone Bonaparte: "Il mio governo finisce dove inizia quello della coscienza". Sarebbe stato bene se tutti i governanti civili avessero riconosciuto questo principio. Molto spargimento di sangue sarebbe stato risparmiato. Quando le leggi degli uomini si armonizzano con le leggi di Dio, non ci può essere alcuna difficoltà da parte dell'uomo buono per quanto riguarda il dovere nei loro confronti. Ma se si tenta di costringere all'obbedienza a leggi diametralmente opposte alle leggi di Dio, allora non può rimanere alcun dubbio su come l'uomo buono debba agire. Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che all'uomo. Nobili uomini! non erano rivoluzionari spericolati, non erano politici fanatici; ma uomini che capivano fino a che punto erano tenuti a onorare l'uomo; e che ben comprendevano e sentivano profondamente che non c'era considerazione che potesse, in alcun modo, liberarli dal loro obbligo di servire Dio solo

2.) Hanno dovuto agire sfidando l'usanza popolare. Grande spettacolo morale! L'eroismo più vero questo! Qui non c'è nessuno dei vostri miserabili servitori del tempo che non osi differire dalla moltitudine facendo il bene, qui non c'è nessuno dei vostri doveri religiosi compromettenti con un'apparenza profana di conformarsi al mondo. Non seguivano cattive usanze, per timore di essere considerate singolari. Disprezzavano la religione alla moda, ed erano abbastanza grandi e buoni, sebbene ebrei, da rimanere fedeli al Dio dei loro padri di fronte a una nazione di idolatri. Non è stata un'azione coraggiosa? I guerrieri non hanno mai fatto una cosa così nobile. Gli eroi più orgogliosi della Terra non hanno mai vinto tali allori, non hanno mai meritato una tale fama! Se vuoi essere grande nel senso più alto e migliore, osa essere buono. Se c'è uno spettacolo più spregevole di un altro, è quell'anima meschina che si vede timidamente, vigliaccamente accovacciarsi a un'usanza popolare che nella sua coscienza sa essere sbagliata, e seguire ignobilmente una moltitudine per fare il male. Ci vuole poco coraggio morale, pubblicamente e fedelmente, per attenersi al dovere quando è popolare farlo. È una cosa relativamente facile portare il nome cristiano e attendere alle ordinanze cristiane quando e dove è di moda farlo. Ma osare essere singolari, schierarsi dalla parte del "popolo particolare", sopportare il disprezzo del mondo, fare ciò che pochi hanno solo il cuore e la coscienza per fare, ciò richiede una pietà pura, nessuna devozione banale, più che un tiepido amore per Dio e la Sua causa. Al giorno d'oggi le tentazioni di rinunciare e di ignorare del tutto la religione non sono quelle che i martiri conoscevano. Il nostro pericolo viene da un'altra parte. I nostri pericoli giacciono nascosti sotto quelle pretese religiose che trovano il favore generale. Al giorno d'oggi è di moda essere religiosi. Solo gli infedeli e "gli arabi della nostra città" sono irreligiosi ora. È una vergogna non appartenere a una chiesa o a un'altra. La richiesta è di qualcosa di più autentico: una religione contraffatta è troppo diffusa. La forma della pietà è abbondante. Il suo potere è davvero raro. Gli uomini saranno religiosi; ma sono molto più ansiosi di guadagnare il mondo che di salvare le loro anime. Mentre servono Dio in un certo modo, i loro cuori vanno avanti dietro alla cupidigia. La consuetudine è, come lo è sempre stata, il nemico severo e inflessibile di ogni cristianesimo serio, spirituale e completo. In genere gli uomini hanno poca simpatia per la religione sincera e purificatrice della vita di Gesù Cristo. Per loro "gli affari sono affari", e la religione non ha il diritto di mostrare il suo volto nei magazzini o nelle officine, nei conti o in borsa. La morale rigorosa non pagherà; Non possono permettersi di fare il bene. I loro vicini ricorrono ai "trucchi del mestiere", imbrogliano, dicono bugie e ingannano; e così devono fare, o tanto vale che abbandonino subito gli affari. È tutta una sciocchezza parlare con loro dell'applicazione delle regole cristiane alle chiamate secolari. Sarebbe perfettamente rovinoso! E poi, per quanto riguarda gli usi sociali e le abitudini domestiche, che cosa c'entra la religione con queste cose? Va benissimo cantare e pregare, e anche andare in chiesa. Ma non pensereste mai di diventare puritani e di far sì che la religione si rivolga all'abbigliamento, alle nostre case e ai nostri divertimenti! Lo "stile" deve essere mantenuto. Le apparenze devono essere preservate. Non dobbiamo essere considerati cattivi, ecc. Così migliaia di persone parlano e si scusano per il più completo conformismo al mondo vertiginoso e indifferente. Lo ripeto, colui che sarà fedele al suo Dio in questi giorni, deve avere il coraggio di infrangere le usanze sacrileghe, deve essere abbastanza coraggioso da differire dagli altri. Colui che si ferma a chiedersi: Che cosa fanno gli altri? oppure: Quali sono le opinioni e le pratiche religiose degli altri? non può essere un vero discepolo del Signore Gesù Cristo. Il tuo Salvatore esige da te una fedeltà completa e senza compromessi alla verità e all'equità. Egli ti chiede di prendere la Sua volontà come la tua regola; e Egli vi sottometterà così completamente alla Sua autorità, che, qualunque cosa facciate, sia che mangiate o beviate, dovete fare tutto alla Sua gloria!

3.) Hanno dovuto resistere alle esigenze dell'interesse personale. Fu a un costo severo, un sacrificio immenso, che furono preparati ad adempiere i loro obblighi verso il Dio vero e vivente (v. 6). Da ciò sembrerebbe che la morte bruciata viva fosse una punizione molto antica per "eresia". Era una punizione consueta tra i babilonesi. Geremia, denunciando i falsi profeti, Acab e Sedechia, predisse che sarebbero stati messi a morte dal re di Babilonia: "E di questi sarà tolta una maledizione da tutta la cattività di Giuda che è in Babilonia, dicendo: L'Eterno ti renda come Sedechia e come Achab, che il re di Babilonia arrostì nel fuoco". Vedete, quindi, quanto è terribile la minaccia con cui Nabucodonosor cercò di promuovere l'adorazione del suo dio. Che dura prova della santa fermezza di questi tre pii ebrei (v. 13, 15) . Vi sareste chiesti se, in tali circostanze, avessero tremato e si fossero proposti un modo temporeggiante per sfuggire a una punizione così terribile? Ah, le minacce non possono intimidirli. Questa nobile risposta ci ricorda ciò che Agostino riferisce di Cipriano, che quando i cortigiani lo persuasero a conservare la sua vita - perché fu con grande riluttanza che l'imperatore lo dedicò alla morte - quando gli adulatori di tutte le parti lo esortarono a riscattare la sua vita negando il cristianesimo, egli rispose: "Non ci può essere deliberazione in una questione così sacra". Così i nostri tre eroi dichiarano che non sono in alcun modo preoccupati di rivendicare la loro condotta, o di deliberare sull'opportunità del passo che stavano facendo. "La nostra coscienza è tenuta a servire solo il Dio del cielo, e Lui solo lo adoreremo, nonostante tutte le conseguenze". Ma molti possono, come Pietro, vantarsi grandiosamente di quanto coraggiosamente agiranno. Nulla li farà smuovere dalla loro fermezza cristiana fino a quando non verrà la crisi, fino a quando non arriverà l'ora del sacrificio di sé, dell'azione pronta e di abnegazione, allora verranno meno e cadranno. Non così i tre pii ebrei. Non erano nessuno dei tuoi eroi parlanti. Le loro gesta erano gloriose quanto le loro parole. Non siamo forse troppo dediti al tempo? Non siamo spesso dissuasi dal mettere fedelmente in pratica le nostre convinzioni dal timore di perdere l'amicizia di qualcuno, o di incorrere nel suo cipiglio? dal timore di soffrire per la perdita di certi emolumenti mondani, o di perdere certi vantaggi sociali? La nostra devozione a Cristo è caratterizzata da tutta quell'energia virile, da quel coraggio indomito che supera ogni barriera e che vince ogni difficoltà?

(II.) Impariamo quali sono le fonti e gli incoraggiamenti del vero eroismo morale

1.) Tutte le cose sono possibili a coloro che credono. Ecco il segreto del loro eroismo. Non era un coraggio animale naturale, non era stoica insensibilità, non era indifferenza per la vita, non era l'amore per la distinzione o l'ambizione per la fama, era la fede in Dio

2.) Dio è sempre presente con il suo popolo fedele (v. 21-25) . Non abbiamo motivo di supporre che Nabucodonosor pensasse che la quarta persona fosse Gesù Cristo, il Figlio di Dio; Di lui non doveva sapere nulla. "Un solo angelo", dice Calvino, "fu mandato a questi tre uomini; Nabucodonosor lo chiama Figlio di Dio, non perché lo pensasse Cristo, ma secondo l'opinione comune tra tutti gli uomini che gli angeli sono figli di Dio, poiché una certa divinità risplende in loro, e quindi chiamano gli angeli generalmente figli di Dio. Secondo questa consuetudine dice Nabucodonosor, il quarto uomo è simile al figlio di un dio". Senza dubbio Nabucodonosor riconobbe l'interposizione divina in quello che gli sembrò un angelo; Dio era solito interporsi visibilmente a favore del Suo popolo, per il ministero degli angeli e in altro modo visibile, e in modo straordinario per effettuare liberazioni per loro; e, senza dubbio, fu Dio che apparve in forma umana con i tre Ebrei nella fornace ardente, per confortarli, sostenerli e liberarli, e per convincere i loro nemici che erano sotto la protezione del Cielo, e, quindi, al sicuro. Non cerchiamo alcuna manifestazione palpabile della presenza divina che ci accompagni nelle nostre prove. Non ci aspettiamo alcuna liberazione miracolosa dalle mani dei nostri nemici. Ciononostante, Dio ha promesso di essere con noi per aiutarci e soccorrerci, in modo che possiamo esclamare trionfalmente: "Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?" "L'uomo nel giusto con Dio dalla sua parte è la maggioranza, benché sia solo, poiché Dio è moltitudinario al di sopra di tutte le popolazioni della terra". Affinché tu possa dire con franchezza: "Dio è il nostro rifugio", "Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica".

3.) L'influenza sociale della fedeltà senza compromessi al dovere da parte del popolo di Dio è potente (v. 28, 29). Vediamo qui il funzionamento naturale di una vita veramente coerente. "Voi siete il sale della terra", ecc. Matteo 5:13-16 ; "Il seme santo è il ceppo della terra" Isaia 6:13. «Un uomo dovrebbe comportarsi nel mondo come farebbe un arancio se potesse camminare su e giù per il giardino, facendo oscillare il profumo da ogni piccolo incensiere che tiene in aria». Ah, quanti di noi lo fanno? Quanti di noi raccomandano al mondo la religione che possediamo con una vita inflessibile e coerente?

4.) Onori illustri coroneranno la fedeltà del popolo di Dio (v. 30) . (Giovanni Williams.)

Il potere della pietà giovanile:

La storia di questi tre giovani ci insegna le seguenti lezioni

1.) I figli di genitori rispettabili possono essere ridotti a circostanze umili

2.) I bambini privati della protezione dei genitori a volte crescono nel mondo e prosperano

3.) La religione è la migliore preservazione dei giovani quando sono separati dai loro genitori e amici

4.) Gli effetti della prima educazione religiosa sono generalmente buoni. La pietà di questi giovani era molto vigorosa. Considerate il potere della pietà di questi giovani

(I.) Il suo principio. Era l'attaccamento al vero Dio

1.) Il loro attaccamento a Dio era naturale e, quindi, forte. L'uomo è stato creato per Dio. Ciò che è innaturale è debole. La conformazione innaturale del corpo è accompagnata da debolezza e dolore. Il corpo privato dei mezzi naturali di sostentamento diventa presto debole. L'esercizio innaturale degli affetti sociali li spreca. È così con i poteri morali. L'idolatria non è naturale per l'uomo. È la debolezza. Non può ragionare; Non può distinguere tra materia e mente. Non ha comunione con i mondi spirituali; affonda lo spirito; deruba Dio del Suo diritto e l'uomo della felicità. Dio è per l'uomo tutto ciò che la sua natura vuole

2.) Il loro attaccamento era individuale

3.) Il loro attaccamento era uniforme

(II.) Le sue manifestazioni. È meraviglioso, se consideriamo

1.) La loro mancanza di mezzi religiosi. Senza culto pubblico, protezione dei genitori esposta al fanatismo, esempio, società di idolatri

2.) La forza della loro tentazione

3.) La tenerezza della loro età. Erano poco più che ventenni

4.) Il loro numero era piccolo. Ce n'erano solo tre. Ma se uno fosse in vita, la morte

(III.) Le sue impressioni su coloro che vi hanno assistito

1.) Il re ammirava il loro carattere

2.) Ha richiamato l'attenzione su di esso

3.) Dio benedetto

4.) Li ha promossi. (Caleb Morris.)

Lo Spirito Martire:

Questo episodio dei tre Giudei a Babilonia è una rivelazione dello spirito martire, e così, secoli dopo, lo scrittore cristiano dell'Epistola agli Ebrei 51 incluse nel suo grande elenco di eroi della fede, come coloro che "spensero la violenza del fuoco". Erano i campioni di una causa che da allora è stata spesso contestata nella storia delle nazioni, e in nessuna forse più aspramente della nostra. Erano i diritti di coscienza che affermavano, mentre stavano calmi e fiduciosi davanti al re furioso. Mostrarono ciò che gli uomini possono fare sotto il dominio di un principio elevato. La vita, che era nel suo fiore degli anni, le dignità dell'ufficio e i dolci del potere, che erano stati assaggiati, erano pronti a deporre per amore della coscienza. Nessun sofisma li ha accecati sul vero punto in questione; Non potevano inchinarsi a quell'idolo pagano, nemmeno per il re. Affrontarono la prova e ne uscirono vittoriosi; Sarebbero stati ugualmente vittoriosi se i loro corpi fossero stati carbonizzati nella fornace. Il loro era lo spirito intrepido che è stato manifestato dai martiri o "testimoni" di tutte le epoche. La risposta che diedero al re di Babilonia ha trovato molte eco sul rogo o sul blocco. Tali, ad esempio, furono le parole pronunciate dal giovane martire scozzese sul patibolo (Hugh M'Kail, 1666). "Anche se fossi giudicato e condannato come un ribelle tra gli uomini, tuttavia spero, anche per questa azione, di essere accettato come leale davanti a Dio". (P. H. Cacciatore.)

I tre giovani ebrei:

Per il difficile compito di agire in base a un principio religioso fisso, l'esempio è più utile del precetto

(I.) Questi giovani, per salvarsi la vita, non avrebbero commesso nemmeno un singolo atto di idolatria (v. 12) Se non fossero stati veri servitori di Dio, avrebbero facilmente acquietato le loro coscienze con scuse come queste

1.) Tutti obbediscono al comando

2.) Dopotutto, è stato un atto politico piuttosto che religioso

3.) Se non rispettavano il mandato reale, la loro condotta poteva essere fraintesa. Ma gli uomini di principio religioso non si chiedono se saranno fraintesi, ma qual è il loro dovere verso Dio

(II.) Si rifiutarono di discutere sul corso del dovere (v. 16) . Il nostro rifiuto persino di discutere la condotta del dovere, quando è chiaramente e istintivamente riconosciuto dalla coscienza, è una prova di fermezza e costanza religiosa

(III.) Confidavano implicitamente nella speciale provvidenza di Dio del Suo popolo (v. 17) . Quando la nostra presa sulla verità divina sta diminuendo o si sta indebolendo, ci affidiamo al braccio della carne e a espedienti inutili. Esempi: Asa e i medici 2Cronache 16:12 ; Israele e i carri d'Egitto ( Isaia 31:1) . Coloro che hanno il cuore fermo, e che si dimostrano fedeli nell'ardente prova della prova, ripiegano sulle loro linee interiori di rigidità. Si rendono conto del fatto che il Signore regna e sovrintende personalmente all'ordine degli eventi, in modo che l'ira dell'uomo sia contenuta, e anche che Dio vigila con gelosia sul Suo popolo

(IV.) Non considerarono le conseguenze della loro costanza (v. 18) . Dio non si è impegnato a fare sempre un miracolo o a fare qualcosa di insolito per liberare il Suo popolo. Di norma, non dobbiamo aspettarci tali interposizioni. Se fossimo perfettamente certi di tale aiuto, a che varrebbe la nostra ricerca della verità? Fu un miracolo di grazia per i tre giovani rimanere costanti quanto un miracolo della provvidenza il fatto che fossero tenuti al sicuro nella fornace ardente. Determinare la nostra condotta, del tutto indipendentemente dalle conseguenze che ne possono derivare, mostra il valore della nostra vita religiosa

(V.) Hanno onorato Dio davanti al mondo, e Dio ha onorato loro in modo speciale. Come i compromessi empi e le codarde negazioni conducono alla vergogna e alla confusione, così il coraggio incrollabile e l'agire secondo i principi religiosi portano alla felicità e all'onore. Ciò è illustrato nel caso di specie

1.) Sono protetti in modo sicuro dal minimo danno nella fornace ardente. Gli stessi elementi sono fatti per rispettarli (v. 24, 25, 27)

2.) Il Figlio di Dio li benedice con la Sua compagnia (v. 25; Isaia 43:2; Proverbi 18:10

3.) Il loro persecutore, Nabucodonosor, conferisce loro maggiore onore (v. 30; Proverbi 16:7. La nostra religione è una religione di moda, forma, educazione, o di realtà e di principio? Se la prima è la prima, allora nei momenti di prova cadremo; in quest'ultimo caso, saremo mantenuti saldi per grazia di Dio. I cristiani dovrebbero essere preparati ad affrontare un'ardente prova di tentazione in un certo periodo della loro carriera. Questo rafforzerà e purificherà la loro fede. (C. Neil, M.A.)

I non conformisti di Babilonia:

L'adorazione dell'eroe è l'unica forma di religione, se mi permettete di chiamarla così, che lega il mondo intero. Osate le grandi cose, guardatele in faccia, e subito sarete sicuri della corona d'alloro. Ciò che il mondo deve decidere è il più alto tipo di coraggio. Alcuni tipi di eroi ti vengono subito in mente. C'è il tipo di soldato, per esempio. Si precipiterà in mezzo a una tempesta d'uva e si fermerà per primo sul parapetto del nemico, coperto di ferite. O qui ce n'è un altro, c'è il pompiere. Si precipiterà attraverso il fumo soffocante e il caldo torrido, e ne uscirà subito con la vita che ha salvato dalle fiamme. O qui c'è la guardia costiera. Nuoterà tra le onde bollenti, con una corda tra i denti, fino alla nave che si è arenata. Nobili tipi di coraggio tutti loro, eroi degni di croci e di onori. Ma c'è una cosa da dire riguardo a tutti questi: tutti hanno un forte incentivo all'eroismo: lo sguardo e l'applauso degli spettatori. Ma se volete sapere chi sono i veri eroi degli uomini, chiedete chi sono quelli che osano fare il bene, semplicemente perché è giusto, sicuri di non ricevere alcun applauso dal mondo, certi solo di disapprovazione, di essere soli. Essere onesti quando l'onestà è la migliore politica, avere ragione quando le linee generali di giusto e sbagliato sono segnate e riconosciute da tutti gli uomini, questo è un bene; ma osare di essere onesto, buono e sincero quando non è la migliore politica, quando non è popolare, raccomandami a un uomo di questo tipo come il più alto eroe. Ed è di tale eroismo che gli uomini nel nostro testo ne sono un esempio. L'immagine d'oro. Nessuna figura emerge dalla nebbia dei tempi antichi più chiaramente definita di Nabucodonosor. Egli occupa un grande spazio nella Scrittura, e le biblioteche dissotterrate dell'Oriente sono piene delle testimonianze della sua gloria. Quando era ancora solo principe ereditario, aveva spazzato in trionfo la Siria e la Palestina, infliggendo una dura sconfitta all'Egitto. Più grande delle sue vittorie all'estero fu la conquista della magnifica città di Babilonia, con le sue mura e i suoi templi colossali, che può essere giustamente chiamata sua creazione. A una certa magnificenza e generosità di carattere univa una vasta arroganza, un temperamento ingovernabile e una crudeltà vendicativa; Eppure era così religioso che tutti i racconti delle sue azioni sono attribuiti al suo Dio. Qual è il significato di questo decreto? Senza dubbio, in primo luogo, si trattava in gran parte di questioni politiche, un metodo, non poco saggio, per unire i molti elementi diversi del suo impero disperso, e assicurare la propria supremazia. Ma non è difficile capire che il dio di Nabucodonosor era, dopo tutto, solo una deificazione di Nabucodonosor stesso. Il vero uomo viene fuori con frasi come queste: "Non è questa la grande Babilonia che ho costruita?" "Chi è quel Dio, che può liberarti dalle mie mani?" Sì, l'immagine, ricoperta d'oro, che brilla al sole lì, è un'immagine eretta al successo e alla gloria umana. È il potere mondano trionfante. Uomini e donne, l'immagine di Dura è ancora con noi. Non è più incarnato nella forma esteriore dell'idolo o del re. È lo spirito del mondo, lo spirito della gloria terrena, della ricchezza, del successo; ed è un giusto spirito signorile, torreggiante, come l'immagine di Nabucodonosor, in alto, e adorno anche, come essa, d'oro scintillante. Ha ancora un fascino; raccoglie ancora in sé tutta la musica, l'arte e la raffinatezza, tutto ciò che delizia i sensi e rende facile l'omaggio dei suoi adoratori; ma è arbitrario e capriccioso come sempre. Nessuna religione o morale può controllarlo. Il suo primo comandamento è: "Non avrai altri dèi all'infuori di me"; E nonostante tutta la sua bellezza e raffinatezza, è crudele, oh, mortalmente crudele. Resisti, e si sta gonfiando di rabbia. Resisti ancora, e si apre la fornace, non più la fornace di legna o di pece. Abbiamo cambiato tutto questo. I tempi sono raffinati, ma ha ancora la sua inimicizia mortale, affilata come sempre. Se non è più una fornace, ha lo sberleffo e il disprezzo e l'ostracismo sociale. L'immagine lampeggia, la musica risuona, il re sta a guardare, e in un attimo la vasta assemblea è prostrata come un campo di grano davanti a un'improvvisa tempesta. La porpora scita, il lino bianco fine, tutto bacia la polvere. Proprio così, proprio così. Sempre dove lo spirito del mondo è innalzato, il potere mondiale è caduto di comune accordo. Il carattere, la religione, tutto questo non conta nulla. Ricchezza, ostentazione, rango, gloria, questi sono i tuoi dèi, o Israele. Che tipo di uomo è colui che ci chiedi di adorare? Dicono che abbia spezzato il cuore di sua moglie; non importa, "chinate il capo"; e subito tutta la moltitudine fa il suo salaam universale. Qui arriva un altro splendido equipaggiamento. Cappello! È detto: Chi è? Che cosa ha fatto? Ha fatto la sua fortuna. Dicono che abbia tolto i suoi milioni dalla fogna. Che importa? È un uomo ricco. Chinate il capo; e di nuovo c'è un riconoscimento universale dell'antica immagine di Dura. Il nostro dio è il Successo. Questa è la sua grande Babilonia che egli ha costruito. E così, quando la musica suona, la scena di Dura si ripete in ogni epoca, e l'immagine d'oro è ancora venerata da tutti. Non da tutti! Grazie a Dio, ci sono ancora degli eroi. Vediamo cosa dovettero fare. Erano giovani uomini, ci viene detto, in piedi sulla soglia stessa della vita. Sì, e quando mai la vita è così dolce? Quand'è che l'erba è così verde, e il sole così luminoso, e quella luce sulla terra e sul mare così piacevole? Quando è così difficile voltargli le spalle e lasciarla tutta? E non solo la vita era davanti a loro, ma, guardate, una vita così piena di vantaggi. Non direbbero: "Dio, perdona per una volta. Troviamo troppo il rumore della moltitudine, l'ira del re e le lusinghe della musica. Dio ci perdoni?" Avevano un ottimo precedente per questo. Voi ricordate che, quando Naaman l'Arameo fu guarito, disse al profeta, prendendo per sé il Dio del profeta in questa cosa: «L'Eterno perdoni al tuo servo che quando il mio padrone entrerà nella casa di Rimmon per adorarvi e si appoggerà alla mia mano, e io mi inchinerò nella casa di Rimmon; quando mi prostrerò nella casa di Rimmon, l'Eterno perdoni al tuo servo in questo". E il profeta disse: "Va' in pace". E non c'era forse un profeta che dicesse a quegli uomini che il loro peccato era molto piccolo, e che potevano andarsene in pace? C'era più alto del re quel giorno. "Perseverarono come se vedessero colui che è invisibile". Ma non abbiamo ancora toccato tutta la loro altezza di eroismo. Seguiamo la narrazione. La lingua dell'invidia si mette subito in fiamme. Vedrete che la lingua invidiosa è la lingua dei Caldei, e non c'è da meravigliarsi di ciò quando troverete nel capitolo che precede che abbiamo la narrazione di una vittoria sui Caldei per mano di Geova. Non possono sopportare di essere così umiliati, di prostrarsi. Si possono sentire parole taglienti come queste: "Dritto!" «Chi sono loro per doversi erigere da soli, davvero!» «Più santo di tutti gli altri!» Proprio così, proprio così. Adori con me? No; Hai il coraggio di essere diverso. Come ti permetti? Chi sei tu per farti credere che io ho torto e tu hai ragione? E il re lo seppe e si gonfiò d'ira. Non ti meravigli del re? Ma poco fa aveva detto una verità: "Il vostro Dio è un Dio di dèi e un Signore di signori". Eppure gli conveniva dimenticare. La precedente interferenza del Dio degli dèi era stata del tutto in linea con la sua politica. "E se il Dio degli dèi e il Signore dei signori mi interpreteranno i miei sogni e mi daranno soddisfazione, ebbene, non ho nulla da obiettare al fatto che Egli sia il Dio degli dèi; ma se Egli interferisce con la mia signoria, se mi fa scendere dal mio piedistallo e dalla mia immagine d'oro, eretta alla mia gloria, ah! chi è dunque quel Dio che libererà dalla mia mano?" Questa è la morale del mondo, il dio del mondo. Conoscevano Dio. Beh, avevano la loro risposta. "Oh, Nabucodonosor, non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda. Se è così, il nostro Dio, che noi serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e ci libererà dalla tua mano, o re. Ma se no, sappi a te, o re, che non serviremo i tuoi dèi, né adoreremo la statua d'oro che hai eretto". "Ma se no." Uomini e donne, mi chiedo se vedete l'incredibile eroismo di queste tre parole. Che cosa significa? Ah! Ecco cosa significa. La religione paga. L'onestà è la migliore politica. Se non vai avanti in questo mondo, lo farai nell'altro. Se sei buono, c'è il Paradiso; Se sei cattivo, c'è l'inferno. È meglio essere buoni. Ma se tutta quella tua disposizione per la ricompensa del bene e la punizione del male fosse sconvolta stasera, dove sarebbe la tua moralità? Ti conviene essere un uomo onesto. Tu hai la reputazione dei tuoi simili. Ma quella speranza al di là - ma se no, se non ci dovesse essere alcuna ricompensa per la tua bontà, se non ci fosse il Cielo a sostenerti, se non c'è l'inferno a terrorizzarti, nient'altro che il diritto - questo è giusto, che sia una ricompensa o no. Mi chiedo se saresti abbastanza audace da dire: "Se no, sappi a te, o re, che non serviremo i tuoi dèi, né adoreremo l'immagine d'oro che hai eretto". Ma accadono cose meravigliose. Con sorprendente potenza drammatica ci viene messa davanti in questa narrazione. "Allora Nabucodonosor si meravigliò, si alzò e disse: "Ecco! Vedo quattro uomini sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, e l'aspetto del quarto è simile al Figlio di Dio". Ah, qualunque sia l'interpretazione che si fa di quel versetto, su tutta la dottrina la storia è vera per tutti i tempi. La verità vive nella fornace. Era una grande cosa che questi uomini avevano atteso con ansia quando dissero: "Il nostro Dio può liberarci dalla fornace e ci libererà". Era una cosa fantastica, ma chi degli uomini ha mai pensato a questa cosa di gran lunga più grande: "Il nostro Dio può liberarci nella fornace". Questi uomini andarono liberi; nulla fu bruciato se non i legami che i loro simili avevano imposto su di loro. La lezione di tutto ciò è questa, che la verità - anzi, lasciatemi dire questo, per parlare nel linguaggio del Nuovo Testamento - la verità, come lo è in Gesù, la devozione a Cristo, è una cosa delimitata dal mondo da una linea così netta come lo era ai tempi di Nabucodonosor - e per i giovani uomini - sì, e i vecchi, da una parte viene la stessa scelta, il signore che si porta ogni vantaggio mondano, circondandosi ancora di cornetta, flauto, arpa, salterio e dulcimer, e ogni sorta di musica, con la fornace non lontana, reclama la vostra fedeltà; e al suo fianco c'è il vostro Signore e Maestro, che vi chiede di testimoniare e di essere fedeli a Lui, alla Sua Persona, alla Sua espiazione, alla Sua risurrezione, a tutto ciò che Egli è e a tutto ciò che ci ha dato; e ti ha chiesto: "Che cosa farai oggi?" Ah! il mondo dice: "Non c'è bisogno di essere così acuti; cerchiamo di avere nozioni ariose e credenze mal definite; abbiamo un ampio margine, in cui sia lecito ora inchinarsi alla statua d'oro, e ora inchinarsi a Geova". No, no. Acuta - acuta è ancora la linea di demarcazione - l'adorazione lì, Cristo qui; La musica lì, la fornace qui... e per la vostra scelta. Dio ti aiuti in quel giorno in cui le due forze lotteranno per la tua fedeltà! Io dico: Dio ti aiuti a dire: "Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda. Se è così, l'Iddio che serviamo è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente, e ci libererà. Ma se no, non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che hai eretto". (W. J. Macdonald.)

La prova del fuoco:

Il mondo incorona con l'eroica corona coloro che si sono distinti per valore nel campo della lotta carnale, "ma c'è qualcosa che ha provato le anime degli uomini più della volata di un fucile pronto a versare il suo contenuto nel petto non protetto di un soldato". Così ci sono stati eroi che non hanno mai messo in campo uno squadrone o hanno scoperto il petto all'acciaio di un nemico. L'adulazione e il cipiglio, le lusinghe e le segrete, la croce e il rogo, non hanno avuto il potere di distoglierli dalla destra

(I.) L'accusa. Nessuno può aspettarsi di sfuggire alla calunnia. Ma felice è l'uomo che può essere assalito solo a causa delle sue virtù, della sua adesione ai principi religiosi. E tale è la passione vile dell'invidia, che essa "appassisce alla gioia altrui e odia l'eccellenza che non può raggiungere", e quindi cercherà di elevarsi sminuendo la reputazione di un altro

(II.) Il processo. Il processo di questi giovani fu uno dei più straordinari a cui gli uomini siano mai stati sottoposti. Fu così come con il fuoco. Ora, la verità e la virtù sono sotto processo. Quale sarà il problema? Venite, angeli che eccellete in forza; Venite, tutto il mondo che è appeso nella speranza alla verità della religione, e attendete il risultato. "Ma se no, sappi a te, o re! che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto". La risposta illustra:

1.) Il dovere di piacere a Dio piuttosto che agli uomini. "Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda." Ma proprio qui si trova il testo in cui tanti falliscono. Gli uomini sono attenti a rispondere ai loro simili, piuttosto che a Dio, della loro condotta. L'opinione pubblica è la grande immagine d'oro davanti alla quale si prostrano in adorazione. Anche la moda erige la sua grande immagine d'oro e comanda a tutti di inchinarsi e adorarla. Si è trasformato in un aforisma: "Avreste dovuto tanto valeva andarvene fuori dal mondo quanto fuori dalla moda". Dio dice: "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente". C'è anche una grande immagine d'oro eretta sotto forma di costumi sociali prevalenti, in base alla quale le persone vengono messe alla prova se faranno bene o si conformeranno all'esempio della compagnia in cui si trovano

2.) La fiducia che Dio si sarebbe preso cura di loro se lo avessero onorato. "Il nostro Dio che serviamo può liberarci dalla fornace di fuoco ardente, ed egli ci libererà dalla tua mano". E la loro conoscenza del carattere di Dio li assicurò che nessun vero danno avrebbe potuto arrecare loro sulla via del loro dovere verso di Lui. Ma la loro risposta andò oltre; Se non l'avesse fatto, sarebbe mancato di un grande elemento di forza, che vedremo tra poco. Dissero: "Ma se Dio non ci libera, non serviremo i tuoi dèi". Se questo non fosse stato aggiunto, si sarebbe potuto dire: "Non c'è da meravigliarsi che siano così eroici, avendo l'assicurazione che Dio li avrebbe salvati dalla minacciata punizione; in altre parole, erano disposti a servire Dio purché fossero esenti dalla sofferenza; purché andasse bene con loro in questo mondo". Questo era il tipo di religione che i vicini di Giobbe pensavano che avesse: una religione mercenaria

3.) Abbiamo in questa risposta un'esibizione del vero principio come fondamento di una vita religiosa. Erano governati da principi. "La vera religione", dice Albert Barnes, "è un proposito determinato di fare il bene, quali che siano le conseguenze. Che si tratti di ricchezza o povertà, onore o disonore, vita o morte, la mente è fermamente fissata a fare il bene". Un uomo che ama ciò che è giusto, ed è determinato a fare ciò che è giusto perché ha nel profondo della sua anima il riconoscimento dell'eterna beatitudine della virtù, non è colui che vorrà portare deboli scuse per il conformismo mondano; perché non è giusto fare ciò che ha in mente dei dubbi. Colui che è seriamente intenzionato a salvare la sua anima non escogiterà deboli scuse per cedere alla tentazione. In definitiva, il principio, e non l'impulso, sarà la molla principale della sua attività religiosa. La vera religione è uno scopo determinato a vivere per Dio, qualunque cosa accada

(III.) Veniamo ora alla condanna e alla liberazione di questi giovani come proposizione generale finale del nostro argomento. Furono gettati nella fornace di fuoco ardente. Benché fossero stati così fedeli a Dio, Egli permise che fossero portati in questo luogo terribile. Ora Nabucodonosor può pronunciare il suo ghigno infedele: "Chi è quel Dio che ti libererà dalle mie mani?" Anche la fede stessa può essere messa alla prova fino a dire: "È vano servire Dio; È così indifferente ai nostri sforzi per compiacerLo, altrimenti è impotente contro il mondo". Ma non abbiate fretta di giudicare. Dio non li salvò dalla fornace, ma vi entrò con loro e lì li protesse. Quindi il Suo popolo può non essere esente dalle prove, ma ha la presenza di Gesù in queste prove. "Nel mondo avrete tribolazione", e attraverso la grande tribolazione entrerete nel Regno dei Cieli. Ma se vede che è necessario che affrontiamo quelle prove, ci darà dei benedici risarcimenti. E poi, se Egli ritiene opportuno metterci nella fornace per purificarci, santificarci e renderci idonei per la gloria, è perché sa che c'è qualcosa in noi che vale la pena di provare. Gli uomini non mettono le scorie nel crogiolo, cosa di nessun valore, e se ne stanno lì a vegliare su di esso. Allora, se sei nella fornace, c'è qualcosa in te che Dio apprezza, e attraverso questo processo lo svilupperà. "Hanno camminato in mezzo al fuoco e non hanno avuto alcun danno". Quanto è fedele alla storia del popolo di Dio in tutte le epoche del mondo: cammina in mezzo al fuoco e non bruciato. Da ciò apprendiamo che non sono le circostanze esteriori di un individuo che possono danneggiarlo. Il suo benessere dipende dallo stato interiore del cuore. Quindi il cristiano ha una fonte di consolazione che nessuna influenza terrena può deviare o ostacolare. Ma lo stesso fuoco che era innocuo per i servitori di Dio distrusse i loro nemici. Ed è così che quelle prove in cui i cristiani sono felici sono schiaccianti per quelli che non hanno fede in Dio. Non posso lasciare questo argomento senza un altro pensiero. Questi uomini furono chiamati fuori dalla fornace. E non era tutto; Furono promossi nel regno. Dal fuoco della prova a cui Dio ci sottopone, viene sempre uno stato di vita più elevato. Ma questo stato superiore è prodotto da quelle esperienze che ci sembrano così difficili. Ci innalziamo sul naufragio del terreno verso il Celeste. Dopo che furono ben provati, il re venne e chiamò questi giovani fuori dalla prova, fuori dalla fornace. Allora il re li promosse nella provincia di Babilonia. E così Dio, quando avrà visto che siamo stati sufficientemente provati e che siamo adatti per il mondo migliore, ci chiamerà fuori dalla fornace e ci promuoverà al regno della beatitudine eterna. (J. T. Murray.)

Tre nomi in cima all'elenco delle convocazioni:

Non avete visto ai vostri tempi uomini seriamente impressionati? Ma dopo un po' dimenticarono tutto, e alla fine divennero i più acerrimi oppositori della verità davanti alla quale sembravano inchinarsi una volta. Sappiamo, quindi, cosa aspettarci; che alcuni che sembrano pesci quasi sbarcati, scivoleranno comunque di nuovo nella corrente. Questo grande re di Babilonia era un monarca assoluto. La sua volontà era legge; Nessuno ha mai osato discutere con lui. Chi sarebbe diverso da un gentiluomo che potrebbe sostenere i suoi argomenti con una fornace ardente o con la minaccia di tagliarvi a pezzi e di trasformare la vostra casa in un letamaio?

(I.) Prima di tutto, quando pensiamo a questi tre coraggiosi ebrei, consideriamo le scuse che potrebbero aver fatto. Erano accusati dai Caldei, che da poco erano stati salvati dalla morte da Daniele e dai suoi tre amici. Il modo più sicuro per essere odiati da alcune persone è quello di metterle sotto un obbligo. Ma in questo caso l'ira dell'uomo era quella di lodare Dio. Avrebbero potuto dire a se stessi: "È perfettamente inutile resistere. Non possiamo lottare contro quest'uomo. Se ci sottomettiamo, lo facciamo controvoglia; e certamente, essendo costretti a farlo, saremo ben poco biasimati". E' una cattiva scusa, ma è una di quelle che ho sentito spesso dire. "Oh", dice un uomo, "dobbiamo vivere, sai; dobbiamo vivere". Non ne vedo davvero la necessità. Di nuovo, avrebbero potuto dire: "Siamo in un paese straniero, e non è scritto da uno dei nostri saggi: 'Quando sei a Babilonia, devi fare come fa Babilonia'? Naturalmente, se fossimo a casa nostra, in Giudea, non penseremmo a una cosa del genere". È Dio il Dio di quest'isola, e non il Dio del Continente? Ci ha mai dato il permesso di fare all'estero ciò che non possiamo fare a casa? È una scusa vile, ma abbastanza comune. Avrebbero anche potuto dire: "Siamo in carica"; e vedendo che erano a capo degli affari della provincia di Babilonia, avrebbero potuto trovare qualche difficoltà a staccare la loro religione privata dal loro dovere pubblico. Un uomo viene eletto in una sagrestia parrocchiale, o in un consiglio, o in un consiglio, e quando arriva a sedere in quel consiglio, sembra che abbia lasciato a casa la sua onestà. Non dico che sia sempre così, ma mi dispiace dire che è stato spesso così. Il funzionario ha appena indossato le vesti del suo ufficio che la sua coscienza è svanita. Ma, d'altronde, erano uomini prosperi. Essi andavano avanti nel mondo, e credo che Dio mandò questa prova a Sadrac, Mesac e Abed-nego, perché prosperavano. Avrebbero potuto dire: "Non dobbiamo buttare via le nostre possibilità". Tra i pericoli per gli uomini cristiani, il più grande, forse, è l'accumulo di ricchezza, il pericolo della prosperità. Possa Dio concederci di non trasformare mai la Sua misericordia in una scusa per peccare contro di Lui! Tu che sei ricco non hai più libertà di peccare che se fossi povero. Ancora una volta, inoltre, avrebbero potuto scusarsi così. L'esposizione di questa immagine non era del tutto un atto religioso. Era simbolico. L'immagine doveva rappresentare il potere di Nabucodonosor, e inchinarsi davanti ad essa significava, quindi, rendere omaggio politico al grande re. Non potrebbero farlo in sicurezza? Avrebbero potuto dire: "Siamo vincolati dal punto di vista politico". Oh, quante volte sentiamo parlare di questo! Ti viene detto di considerare la differenza tra giusto e sbagliato ovunque, tranne quando entri in politica; Quindi attieniti alla tua festa nella buona e nella cattiva sorte. Giusto e sbagliato svaniscono immediatamente. Lealtà al tuo leader: questo è il punto. Un balsamo molto calmante per la loro coscienza avrebbe potuto essere trovato in assenza di qualsiasi comando di rinunciare alla propria religione. Avrebbero potuto incoraggiarsi l'un l'altro a sottomettersi, dicendo: "Non siamo chiamati ad abiurare il nostro Dio". Non hanno bisogno di credere che l'idolo sia divino, né di confessare la minima fede in esso; nei loro cuori avrebbero potuto fare una riserva mentale mentre si inchinavano, e avrebbero potuto sussurrarsi l'un l'altro, e dire che era un diavolo, e non Dio. Avrebbero potuto scusarsi con la propria coscienza dicendo che si prostravano alla musica e non all'idolo, o che rendevano omaggio al re piuttosto che alla sua immagine. Qualsiasi cosa, infatti, servirà da scusa, quando il cuore è teso al compromesso; e, specialmente in questi giorni poco convinti, è molto facile trovare una ragione speciosa per un'azione falsa, se ad essa si attribuisce qualche beneficio temporale. La carità moderna produce una moltitudine di scuse per coprire i peccati. Un argomento più forte, tuttavia, avrebbe potuto essere assicurato dal fatto della sottomissione universale al decreto. "Tutti gli altri lo stanno facendo", avrebbero potuto dire. Anche se milioni di persone si inchinarono, cosa c'entrò questo? Vi chiedo di coltivare una personalità coraggiosa. Nel servizio di Dio, le cose non possono andare con il conteggio delle teste. Avrebbero potuto dire: "È solo per una volta, e non per molto. Dieci minuti o giù di lì, una volta nella vita, per compiacere il re; Un atto così banale non può fare alcuna differenza; In ogni caso, non basta sfidare la fornace ardente. Trattiamo l'intera faccenda come un enorme scherzo. Sarebbe ridicolo buttare via le nostre vite per una tale sciocchezza". Nemmeno per pochi minuti in una vita questi tre uomini coraggiosi avrebbero rinnegato il loro Dio. Che la loro fede ostinata sia la nostra! Un'altra scusa che avrebbero potuto inventare era: "Possiamo fare più bene vivendo che essendo gettati in quella fornace. È vero che, se veniamo bruciati vivi, rendiamo una rapida testimonianza alla fede di Dio; Ma se viviamo, quanto di più potremmo realizzare! Vedete, noi tre siamo ebrei, e siamo messi in alto ufficio, e ci sono molti poveri ebrei che sono prigionieri. Noi possiamo aiutarli. Abbiamo sempre visto giustizia per il popolo di Dio, i nostri connazionali, e sentiamo di essere elevati al nostro alto ufficio con lo scopo di fare del bene. Ora, vedete, se ci rendete bigotti e non ci lasciate cedere, troncherete le nostre opportunità di utilità". Se un atto di peccato decuplica la mia utilità, non ho il diritto di farlo; e se un atto di rettitudine dovesse sembrare suscettibile di distruggere tutta la mia apparente utilità, devo ancora farlo. Ma avrebbero anche potuto dire: "Davvero, questo è più di quanto ci si possa aspettare da noi". Ricordate ciò che Gesù disse alle folle che andavano con lui: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli e i suoi fratelli, E sorella, sì, e anche la sua stessa vita, non può essere mio discepolo. E chiunque non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo".

(II.) In secondo luogo, rassicuriamo i nostri cuori ammirando la fiducia che possedevano. Lo hanno espresso in modo molto chiaro e deciso. Avevano una fede definita, solida, quadrata

1.) Prima, dissero: "O Nabucodonosor, non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda". La parola "attento" lì, non ti dà il significato. Leggilo: "Non ci preoccupiamo di come risponderti". Risposero con molta attenzione; Ma non erano ansiosi della risposta. Non hanno deliberato. Non hanno esitato. Dissero: «Nabucodonosor, possiamo risponderti subito su questo punto».

2.) In secondo luogo, non hanno giudicato affatto loro di rispondere. Trovo che si possa leggere, come nella Versione Riveduta: "O Nabucodonosor, non abbiamo bisogno di risponderti in questa faccenda", che significa: "Non ti risponderemo. Non sta a noi rispondervi. Hai coinvolto un'altra persona nella lite". Poi notate cosa dicono. "Il nostro Dio che serviamo può liberarci dalla fornace di fuoco ardente".

3.) Dichiararono la loro fede nel Dio Onnipotente, sapendo che, se avesse voluto, nessun potente uomo di Babilonia avrebbe mai potuto gettarli in quella fornace. E aggiungono: "Ed egli ci libererà dalla tua mano, o re". Che fossero bruciati nel fuoco o no, erano sicuri che sarebbero stati liberati. Se qualcuno di voi si trova in grandi difficoltà e difficoltà, tentato di fare il male, anzi, spinto a farlo, e se fa ciò che è giusto, sembra che sarà un grande perdente e un grande sofferente; credi questo: Dio può liberarti. Egli può impedirti di dover soffrire ciò che supponi di dover soffrire; e se non lo impedisce, può aiutarti a sopportarlo e, in breve tempo, può trasformare tutte le tue perdite in guadagni, tutte le tue sofferenze in felicità. Il Signore ci ha aiutato in passato, ci sta aiutando nel presente e noi crediamo che ci aiuterà fino in fondo

Ma ecco il punto che voglio mettere in risalto - il terzo - la determinazione a cui erano arrivati. "Io", se Dio non ci libera affatto, "non sia noto a te, o re, che non serviremo i tuoi dèi, né adoreremo l'immagine d'oro che hai eretto". Linguaggio grandioso! Nobile determinazione!

1.) Non hanno imperniato la loro lealtà a Dio sulla loro liberazione. Non hanno detto, come fanno alcuni: "Servirò Dio se mi paga per farlo. Servirò Dio se Egli mi aiuterà in questo o quel momento". No, lo servirebbero per nulla; Il loro non era l'amore dell'armadio

2.) Decisero che avrebbero obbedito a Dio a tutti i costi. Camminiamo in questo sentiero eroico. Ma alcuni diranno: "È troppo difficile. Non ci si può aspettare che gli uomini amino Dio abbastanza da morire per Lui". No, ma c'è stato uno che ci ha amati abbastanza da morire per noi, e da morire mille morti in uno, per salvarci. Se Cristo ci ha amati così, dovremmo amarlo anche noi. "Beh", dice uno, "penso che sia impossibile. Non potevo sopportare il dolore". È possibile, perché molti l'hanno sopportato. Forse non sarete mai chiamati a un processo come questo; Tuttavia, se non puoi sopportare le piccole prove, come sopporteresti quelle grandi? Per permetterci di ottenere lo spirito di questi tre santi uomini, dobbiamo ottenere, in primo luogo, un chiaro senso della presenza divina. Se un uomo sente che Dio lo sta vedendo, non piegherà il ginocchio davanti a un idolo; né farà il male; poiché l'occhio di Dio è su di lui. Dobbiamo, poi, avere un profondo senso della legge divina. Vi ho già ricordato la legge. "Non avrai altri dèi all'infuori di me", ecc. Soprattutto, per mantenerci nel giusto, dobbiamo avere un potente senso dell'amore divino. Non obbediremo mai a Dio fino a quando per la Sua grazia non avremo nuovi cuori, e quei cuori saranno pieni d'amore per Lui attraverso Gesù Cristo. "Ma che cosa hanno fatto questi tre uomini?" dice uno; "Semplicemente non chinarono il capo, e furono gettati nella fornace ardente. Che cosa hanno fatto?" Hanno influenzato la loro età, la loro gente e tutti i tempi. Questi tre uomini influenzarono la città di Babilonia e l'intero impero babilonese. Certamente influenzarono il re Nabucodonosor. Questi tre uomini suscitano l'ammirazione del Cielo e della terra. Uno sciocco li avrebbe additati e avrebbe detto: "Ecco tre sciocchi: gentiluomini di alto rango, con grandi redditi, mogli e famiglie. Devono solo togliersi il cappello e possono vivere nella loro ricchezza; ma se non lo fanno, devono essere bruciati vivi; e non lo faranno. Saranno bruciati vivi. Sono sciocchi". Sì, ma il Figlio di Dio non la pensava così. Quando li udì in cielo parlare così al re Nabucodonosor, disse: "Uomini coraggiosi e coraggiosi! Lascerò il trono di Dio in Cielo per andare a stare al loro fianco"; e invisibilmente discese, finché dove i fuochi ardevano come un vasto rubino, dove la fiamma feroce aveva ucciso gli uomini che avevano gettato i tre confessori nella fornace di fuoco ardente, venne e si fermò. (C. H. Spurgeon.)

Il vero modo di trattare il peccato, e ciò che ne deriva:

Il vero modo di trattare il peccato è attraverso una religione di principio. E questo tipo di religione è splendidamente mostrata nelle Scritture. Sulla pianura di Dura deve essere innalzata un'immagine d'oro alta novanta piedi. È placcato, non solido, e non sono tutti gli idoli placcati? Ogni oggetto di culto, tranne Dio, è vuoto e ingannevole. Ebbene, il concorso è compiuto. L'immagine risplende. Il re è splendido sul suo trono. I più alti ufficiali del regno affollano la pianura. La musica esplode e si gonfia. E tutta la pianura è piena di adoratori prostrati. Solo che tre uomini sono ancora in piedi. Non sono caduti. Non adorano. Chi sono? Sono prigionieri ebrei di Gerusalemme. Hanno udito il comando più alto di quello del re: "Non avrai altri dèi all'infuori di me; non ti prostrerai davanti a loro e non ti prostrerai davanti a loro". Obbediranno a questo mandato più elevato. E lì stanno in mezzo all'ostia inginocchiata, erette, sole; con fermezza sui volti, con la fede nei loro cuori, con Dio sopra di loro, con tutto il mondo sotto i loro piedi. Qui, sicuramente, c'è una religione di principio. Non un entusiasmo passeggero; non semplicemente una professione decorosa e di bel tempo; non un sentimentalismo debole e ondeggiante, ma un principio di vita profondo, interiore, inamovibile, resistente, che tiene i possessori su percorsi retti e definiti, e li riveste di eroismo. Considerate il fondamento di tale religione di principio. La retta dottrina è uno dei suoi fondamenti. La dottrina è qualcosa che si insegna. A Sadrac, Mesac e Abed-Nego era stata insegnata la verità che Geova è supremo. C'è un'immensa importanza nella retta dottrina. La retta religione è la retta teologia applicata; la retta pratica è la retta dottrina eseguita; La vita retta è il credo giusto vissuto. Devi imparare la volontà di Dio prima di poter fare incrollabilmente quella volontà. La giusta determinazione è un altro dei fondamenti di una religione di principio. Non solo la dottrina giusta deve essere ricevuta, ma insieme a questa deve andare la determinazione a metterla in pratica a tutti i rischi. La dottrina non deve essere un seme, accuratamente incartato e deposto in qualche cassetto segreto; dev'essere un seme piantato, e aiutato verso l'alto a crescere, fiorire e fruttificare da tutte le brezze, e tutti gli acquazzoni, e tutta la luce del sole. La retta dottrina deve, attraverso la santa risoluzione, costringere l'azione a coincidere con se stessa. Considerate le prove di questa religione di principio. È tempestivo. Oh, lo spreco della vita, nel discutere il dovere! Oh, la debolezza dell'argomentazione e della controargomentazione! Oh, l'affanno dello spirito stordito dai rumori della disputa con se stesso. Oh, la chiarezza, la rettitudine e la forza della vita che, guardando a Cristo per la verità, fa coraggiosamente la verità immediatamente. Marco la grande prontezza di questi tre ebrei. "Siamo determinati e decisi; non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda, o re". Questa religione di principio è coscienziosa riguardo alle piccole questioni. (Wayland Hoyt, D.D.)

Intolleranza religiosa:

(I.) Ci troviamo di fronte a un esempio di intolleranza religiosa. La scena del testo è ambientata in una terra orientale. Sembrerebbe che la volontà del monarca fosse suprema. La sua parola era legge; Bisogna obbedirgli. E questa autorità non si limitava semplicemente agli affari di stato; Sembra che sia entrato anche nella regione della religione. Questo è sempre pericoloso. Poco importa quando succede; È quasi certo che sorgeranno problemi a meno che la libertà di pensiero e la libertà di coscienza non vengano completamente abbandonate. E' stata questa arrogante pretesa che ha tenuto per troppo tempo molti Stati d'Europa nelle catene dell'ignoranza e della superstizione. Fu questo che infiammò l'anima di Lutero e lo portò ad essere un riformatore. Affermiamo con enfasi che, a nostro giudizio, nessun uomo ha il diritto di frapporsi tra Dio e l'anima

1.) Ogni uomo dovrebbe essere libero di adorare Dio secondo la propria coscienza e le proprie luci

2.) La legge deve proteggere ogni uomo nel godimento di questa libertà, a condizione che egli non interferisca con il godimento degli stessi diritti e libertà da parte degli altri. La mia libertà d'azione deve essere limitata dai diritti e dalle libertà degli altri. Il re aveva il pieno diritto di erigere la sua immagine. Ma quando cercava di costringere gli altri a fare come lui, interferiva con le loro libertà, che avrebbero dovuto essere la misura della sua. La legge dovrebbe proteggerci tutti allo stesso modo nella nostra religione, se non interferiamo con i diritti del nostro prossimo

3.) Nessun uomo dovrebbe soffrire di invalidità civile a causa del suo credo religioso

4.) Nessun uomo dovrebbe avere la preferenza nelle questioni civili a causa della sua professione religiosa

(II.) Abbiamo un esempio di fedeltà religiosa

1.) Dobbiamo essere fedeli al nostro Dio, anche se dobbiamo stare da soli. Vivendo come facciamo in tempi in cui la religione è popolare, e frequentare il culto pubblico è rispettabile, non possiamo renderci pienamente conto di tutto ciò che significa stare soli per Dio

2.) Dobbiamo essere fedeli al nostro Dio, anche se questo ci fa sembrare infedeli agli uomini. Questi uomini avevano ricevuto molto in questo regno. Erano figli di popoli conquistati, uomini di una razza straniera e straniera, figli di prigionieri e prigionieri di guerra. Il favore reale li aveva risparmiati e salvati. Per quanto possa essere triste e doloroso apparire ingrati a coloro verso i quali siamo obbligati, non dobbiamo disonorare il nostro Dio. È meglio perdere l'amicizia dell'uomo che il favore di Dio

3.) Dobbiamo essere fedeli a Dio, anche se questo ci porta una perdita. Una religione che non costa nulla vale solo quello che costa. Mosè pensò forse a ciò che avrebbe guadagnato se avesse fatto causa comune con il suo popolo, che Dio voleva che liberasse? C'è da dubitare che qualcuno soffra mai molto a lungo andare per la fedeltà a Dio. (C. Leach, D.D.)

I martiri:

Gli uomini di questa stirpe sono di diritto nativo i capitani del grande esercito di Dio. Sono gli uomini inviati a guidarlo quando è stato formato, a radunarlo quando è stato distrutto e a ispirarlo con la loro condotta sul campo. Gli uomini che possono dire: Che io abbia successo o fallisca, come il mondo conta il successo o il fallimento, che io soffra o trionfi, che io muoia o viva, una cosa faccio, la volontà di Dio nella misura in cui mi è stata resa nota; e una cosa che non farò, la volontà del mondo, la carne e il diavolo, formano quel nucleo vivente di forza e valore nell'esercito di Cristo. La presenza di questi giovani ebrei alla corte caldea è un esempio cospicuo dell'interposizione visibile di una mano divina nel governo del mondo. L'ebreo era il testimone vivente della cura di Dio per il benessere politico degli uomini. Siamo inclini a sottovalutare l'influenza dell'ebreo sul mondo del suo tempo. Lo vediamo ristretto, egoista ed esclusivo, e trascuriamo facilmente la notevole influenza che ha esercitato nei momenti critici sui popoli circostanti. L'opera di Giuseppe in Egitto non è in realtà che un esempio dell'opera che quel popolo, volente o nolente, fu costretto a compiere per l'umanità. In Daniele probabilmente l'influenza culminò, fino a quando l'intero incarico fu letto da San Paolo. La crisi di cui parla Daniele è uno dei principali perni della storia universale

(I.) Studiamo lo spirito del martire come qui rivelato

1.) Questi uomini erano giunti alla condizione in cui la convinzione era passata al di là della portata della perturbazione o della domanda. Le colline eterne non erano così saldamente radicate come la fede nel Dio del Cielo, e l'essenziale benedizione di servirLo, erano radicate in quei giovani cuori. La lacerazione dell'intero sistema mondiale che li circondava non avrebbe distrutto nessuna delle loro più care credenze e speranze Salmi 46:1-5. Il loro Dio ha fatto il mondo e poteva creare nuovi mondi a Suo piacimento; ma Egli era lo stesso, di eternità in eternità, e la Sua parola doveva sussistere, qualunque altra cosa nell'universo potesse cadere

2.) Erano essi stessi di quel temperamento, ed erano giunti a quella forza e unità di carattere, che potevano dichiarare: Ci sono cose che non possiamo dire, ci sono cose che non possiamo fare, qualunque sia il costo; è assolutamente impossibile; stiamo qui; non possiamo fare altro, Dio ci aiuti. Dico che erano di quel temperamento, ed erano arrivati a quella forza e unità di carattere. Ci devono essere entrambi per fare tali martiri, testimoni del Dio del Cielo come questi. Se questo deve essere, deve essere. Dio ci aiuti; deve esserlo. Non possiamo parlare, non possiamo fare, questa terribile menzogna. "Ti sappia, o re, che non serviremo i tuoi dèi, né adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto".

3.) Deve dimorare in tutti gli spiriti martiri una fede incrollabile nella mano onnipotente di Dio. "Il nostro Dio che serviamo può liberarci". Il suo potere di governare ci è chiaro come la luce del sole. Potrebbe scegliere di aiutarci ora, e di farci bene. Egli può scegliere di lasciarci soffrire, ma nulla può scuotere la nostra fede nel Suo potere di salvare. Siamo sicuri che la Sua volontà deve essere fatta; La sua causa deve trionfare; I Suoi servitori, i Suoi soldati, devono essere incoronati. Potrebbe essere qui; potrebbe essere lì; non lo mettiamo in discussione; i tempi sono nelle Sue mani. Ma qua o là sarà, con la stessa certezza con cui Egli regna. Un uomo può dire con fermezza invincibile. Io non posso fare questa cosa, preferirò morire, anche quando lui crederà che la morte sia annientamento. Ma questa fede è essenziale per lo spirito gioioso del martirio cristiano; l'esultanza alla prospettiva di una morte di dolore e di vergogna che proruppe nelle parole: "Sono pronto ad essere offerto, e il tempo della mia partenza è vicino. Ho combattuto un buon combattimento, ho finito la mia corsa, ho conservato la fede: d'ora in poi mi è riservata una corona di giustizia, che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno". Per morire così, bisogna credere che ciò per cui si muore regnerà, e lui con esso, nell'eternità

(II.) Capiremo meglio il temperamento di questi uomini quando lo confronteremo con un racconto che descrive molto fedelmente la qualità di molte cose che vanno sotto il nome di vita religiosa Genesi 28:16-22. "Benedicimi, fai prosperare il mio viaggio, riportami a casa e io ti servirò", erano i termini dell'alleanza di Giacobbe alla Betel. Ma se la croce è pesante, l'abnegazione dura, la battaglia lunga e severa, il grido è: Perché mi hai fatto uscire? "Non è forse questo che ti abbiamo detto: Lasciaci stare per servire gli Egiziani?" Quanto grandiosamente accanto a questi termini di contrattazione risuona la chiara sfida del testo. Molti uomini entrano nel sentiero del pellegrinaggio nella convinzione che Dio renderà il loro cammino facile, piacevole, prospero, e finisce per essere così legato alla verità e alla giustizia che direbbe con tutta calma con questi uomini: "Sia noto a te, o re, che non serviremo i tuoi dèi, né adoreremo l'immagine d'oro che hai eretto". Non scoraggiatevi se nell'ora della prova trovate che la fede vacilla. Agisce l'inizio di una battaglia, quando i primi proiettili iniziano a picchiettare, il soldato più audace si ricompone. Quando il suo sangue è caldo, non pensa a loro più che alle gocce di pioggia estive. Prega il Maestro che la tua fede non venga meno

(III.) Diamo un'occhiata alla scuola in cui gli uomini vengono addestrati a un vigore e a un coraggio così divini che era volontà di Dio che praticassero in grandi cose. Erano risoluti sia contro le piccole accondiscendenze che contro le grandi. È un grande errore pensare che gli uomini possano saltare in un momento di grande eccitazione a un'altezza così gloriosa di forza e coraggio. Solo l'addestrata virilità cristiana può sopportare una tale tensione. Idoli! Il mondo ne è pieno. Anche gli idoli d'oro, e ogni giorno le folle si inchinano per adorare. Sei addestrato a dire: Che non posso fare, che quel trucco non posso praticare, che la menzogna non posso dire, che la lussuria non mi abbandonerò, che il successo mondano non mi aggrapperò a questo, anche se la vita fosse appesa ad esso. Non posso farlo; Dio mi aiuti! (J. B. Brown, B.A.)

Coraggio e fedeltà:

(I.) L'empietà di Nabucodonosor nell'erigere questo idolo e nell'usare i mezzi per costringere tutte le persone, specialmente i suoi prigionieri, a prostrarsi e adorarlo

(II.) Il coraggio esemplare e la fedeltà di questi uomini, nel resistere all'impetuosa passione del re, e nel subire tutti gli effetti della sua rabbia e della sua furia, piuttosto che cedere all'empietà di adorare il suo idolo

(III.) La felice uscita della loro costanza e il trionfo della loro fede in questo conflitto

(I.) Quanto all'idolo stesso, sebbene il testo sacro non dica nulla della sua forma, tuttavia penso che non si dubiti che sia stato fatto nella figura di un uomo; alcuni pensano che fosse destinato a Belo, il fondatore della famiglia reale babilonese; altri, per Nabopollasser, padre di questo re; ma una terza opinione è che fosse un modello di quell'immagine che Nabucodonosor aveva visto nel suo sogno, nel capitolo precedente, che poteva considerare come il genio del suo regno, e che, quindi, poteva sperare di rendere propizia a lui e ai suoi affari, dedicandogli questa magnifica statua, e per mezzo di essa gli offrivano onori e adorazioni divine. Questo, in verità, era abbastanza gradito alla teologia degli antichi Gentili, che così veneravano le loro divinità peculiari e tutelari. Ma era più imperdonabile in questo re che in altri, a causa del lungo commercio che aveva con gli ebrei, il che rende impossibile concepire che egli potesse ignorare questo primo e più grande articolo della loro religione, che non c'era che un solo Dio, e che doveva essere adorato in modo spirituale, senza alcuna somiglianza materiale. Conosceva bene Daniele e questi tre uomini, che aveva nominato per essere allevati nella sua corte e per essere idonei alle alte cariche del suo regno, alle quali li preferì rapidamente. Non starò ora a indagare fino a che punto possa essere lecito far rispettare la professione anche della vera religione con pene temporali. C'è uno zelo per Dio, che la Sua stessa parola approva nei magistrati e nei ministri; e c'è uno zelo senza conoscenza, che si esaurisce in una persecuzione criminale, per la quale San Paolo dice di aver ottenuto misericordia, perché ha agito per ignoranza 1Timoteo 1:13. Ma certo Nabucodonosor non poteva addurre questa scusa. Doveva conoscere bene la religione di questi uomini; aveva i più grandi obblighi verso il loro Dio, ed era vincolato a loro dalle leggi dell'ospitalità, e dal fedele servizio che possiamo giustamente supporre che gli rendessero nelle loro rispettive posizioni

Passiamo ora alla contemplazione del coraggio e della fedeltà esemplari di questi uomini, che resistettero all'impetuosa passione del re, e scelsero di soffrire tutti gli effetti della sua rabbia e del suo furore piuttosto che cedere all'empietà di adorare il suo idolo. Questo è un chiaro argomento che le loro speranze erano estese oltre questa vita; perché se avessero pensato che la fornace ardente avrebbe potuto porre fine alla loro esistenza, e che non sarebbe rimasto nulla di loro perché Dio li ricompensasse o li punisse in un altro stato, sono dell'opinione che si sarebbero inchinati a questa immagine piuttosto che bruciare per essa. Perché, per quanto alcuni affermino che la verità è tanto più bella e connaturale per l'anima dell'uomo che la menzogna, che un uomo saggio la preferirebbe anche per se stessa, sebbene non ci si aspettasse nulla dopo questa vita; tuttavia, se dovesse essere giustificata con l'estinzione totale di tutto l'uomo, e che al contrario il suo allontanamento da essa prolungherebbe la sua esistenza e la sua felicità, sono incline a pensare che in tal caso diventerebbe una regola di saggezza consentita, recedere dalla verità quando non potrebbe essere sostenuta senza soffrire la perdita dell'anima e del corpo per amore di essa. E questo era certamente il motivo per cui questi martiri del vero Dio abbandonarono così allegramente i loro corpi alle fiamme, sottomettendosi a Lui, per vivere o morire, come Egli riteneva più favorevole alla Sua gloria; fermamente convinta che, se il fuoco avesse dissolto i loro corpi, le loro anime sarebbero passate alla Sua presenza più immediata e sarebbero state rese partecipi delle Sue felicità immortali. Credo di non aver bisogno di dire molto per persuadere coloro che hanno una conoscenza competente delle sofferenze dei santi martiri, che molti di loro hanno dato la migliore prova che le consolazioni di Dio hanno superato di gran lunga i tormenti degli uomini nelle loro più estreme condizioni

(III.) la felice uscita della costanza di questi uomini e il trionfo della loro fede in questo conflitto. Il re infuriato aveva il potere di gettarli nel fuoco, ma non aveva il potere di farli bruciare dal fuoco. Il re, quando in questa occasione chiamò i suoi consiglieri, disse loro che la forma del quarto uomo era simile al Figlio di Dio. Con questo potrebbe voler dire che sembrava una persona molto augusta e maestosa; Un uomo simile a Dio, come diremmo noi. Questo è tutto ciò che l'espressione a volte importa. Ma poiché non poteva pensare che un uomo di carne e sangue potesse entrarvi e conservare i sofferenti in un modo così miracoloso, doveva piuttosto intendere che si trattava di un Essere Divino inviato dal cielo a questo scopo. A ciò si obietterà che non è credibile che Nabucodonosor sapesse qualcosa di questo Figlio di Dio, così da poter dire che questa persona era simile a lui. E possiamo facilmente ammettere che non lo fece; Eppure questa obiezione non rovescia affatto la nostra ipotesi. Perché il re potrebbe significare in generale che sembrava essere una persona divina; e questa persona potrebbe essere il particolare e unico Figlio di Dio, che con ogni probabilità apparve sulla terra in forma umana in qualche occasione molto prima della Sua incarnazione. (W. Reading M.A.)

(I.) Considerate la prova della loro obbedienza. Si deve ammettere che le cose buone in se stesse sono accresciute di valore dalle circostanze. Perché si lodava la generosità della vedova, mentre i ricchi venivano gettati nel tesoro? Ci è stato detto che hanno gettato via la loro abbondanza; ma lei, nella sua miseria, gettò tutto ciò che aveva. L'uomo che non si gonfia nel tempo della prosperità è l'uomo umile; Colui che non è abbattuto quando è in pericolo, e quando tutte le forze degli altri uomini vengono meno, questi è l'uomo coraggioso

1.) Potrebbero invocare l'autorità. Fu il loro sovrano a comandare loro di prostrarsi e adorare l'immagine, e gli uomini buoni devono essere sudditi leali. Sì, ma qui c'è una distinzione da fare: dobbiamo distinguere tra preoccupazioni civili e religiose, e dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che all'uomo. Ma questa condotta ha spesso dato ai servi di Dio un carattere di insubordinazione. Così Gesù fu accusato di sedizione, e Paolo d'essere tumultuoso

2.) Potrebbero invocare l'obbligo. Nabucodonosor aveva preso questi prigionieri tra gli Ebrei e li aveva elevati a cariche di fiducia e di emolumento. Nulla implora con tanta forza come la gentilezza; i favori attaccano il cuore, e gli uomini buoni sono sensibili agli obblighi. Non c'è prova più grande di quella di non essere in grado di fare un favore a un amico. "Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me": questa è la prova

3.) Potrebbero invocare l'universalità dell'esempio. Tutto intorno a loro cedeva; E perché dovrebbero essere singolari? La singolarità, per se stessa, mostra sempre una mente vana, e la singolarità nelle piccole cose scopre una mente debole. La decenza richiede che non ci distinguiamo nelle piccole cose; ma nelle cose importanti, dove un'anima deve essere perduta e Dio disonorato, lì dobbiamo essere "separati e non toccare la cosa impura". Un pesce morto nuoterà con la corrente; è vivo solo quello che può nuotare contro di esso. Fu così che Enoc camminò con Dio solo e in mezzo all'opposizione. Perciò Noè era un predicatore di giustizia in un mondo peccaminoso, e Mosè rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone. Non hai paura di essere unico nella maggior parte delle cose; Non hai paura di essere singolarmente saggio, singolarmente ricco, singolarmente felice! La migliore saggezza è quella "che viene dall'alto", e la migliore felicità è quella che è eterna. Quando sei chiamato a fare del bene, non chiedere mai cosa fanno gli altri, o cosa si dirà di te

4.) Osserva l'orrore della pena. A volte ti lamenti che le tue prove sono troppo per la tua virtù. "Oh", dite, "se continuiamo in questa particolare condotta, saremo" - ma ascoltiamo le vostre prove - "saremo esposti al rogo ardente, gettati nella fossa dei leoni". No, niente di simile. "Sarà privato della libertà"; Niente di simile. "Riduciti al bisogno"; Niente di simile. «No; ma per occuparci delle devozioni domestiche e familiari", vi sento dire, "dobbiamo alzarci un po' prima. Oh! ma, se non profaniamo il sabato e non apriamo i nostri negozi la domenica, perderemo alcuni dei nostri clienti. Se non ci conformiamo al mondo, saremo derisi". Eterno Dio! Questi sono i martiri della tua religione ai nostri giorni!

(II.) Il principio della loro obbedienza. Una condotta così provata, eppure così trionfante, deve aver avuto un principio che la sostenesse. Un uomo sotto l'influenza del principio non sarà sotto il controllo delle circostanze, né sotto l'influenza di un impulso momentaneo; Se un uomo buono sbaglia, agisce per principio. Ma cosa li ha armati? Possiamo trovare un principio uguale all'effetto prodotto? I servi di Dio hanno fatto grandi cose e hanno sofferto grandi prove; e proprio ciò che ha permesso loro di soffrire è ciò di cui alcuni hanno paura, cioè la fede. La fede non porta alla licenziosità. È solo mediante la fede che possiamo compiere buone opere. Ma la fede deve avere qualcosa a cui aggrapparsi, agire e lavorare. Nella fede di questi tre giovani c'erano tre cose su cui agire

1.) La potenza di Dio. "Il nostro Dio", dissero, "può liberarci". "Egli è il Creatore del cielo e della terra; Ha sospeso le leggi della natura, ha fatto nuotare il ferro e ha risuscitato i morti; ed Egli è in grado di fare molto più di tutto ciò che possiamo chiedere o pensare". Fu qui che gli ebrei fallirono; Chiesero: «Può Dio preparare una tavola nel deserto? Può Egli dare anche la carne?" Tutta la natura può cambiare; ma la Sua parola non può mancare: "Egli può trasformare l'ombra della morte in mattina".

2.) Riguardava l'indole di Dio. "Egli ci libererà dalla tua mano, o re!" Forse pensavano che fosse probabile che Dio avrebbe operato un miracolo in loro favore; forse ne avevano in mente qualche presentimento interiore; forse lo hanno concluso dalla Scrittura. Senza dubbio avevano letto nel libro dei Salmi: "Lo libererò e lo onorerò, e gli mostrerò la mia salvezza". Egli si è impegnato a liberare il Suo popolo nel giorno dell'angoscia, e lo farà, qui parzialmente o nell'aldilà completamente

3.) Riguardava un futuro indennizzo in un altro mondo. Che cosa! Persistevano ancora nella loro determinazione, anche se la conseguenza sarebbe stata una morte dolorosa? Sì; ma non avrebbero potuto considerarlo come un annientamento. Se non ci fosse stato un altro mondo, non sarebbero stati loro a sacrificare la vita; Il loro martirio, in questo caso, sarebbe stato una follia. Devono quindi aver creduto in uno stato di ricompensa futura. A meno che non portiamo la prospettiva di un futuro e della vita eterna sulla nostra condotta, cederemo alla tentazione; ed è per mancanza di questo che il mondo ci porta fuori strada. Quando pensiamo a un altro mondo, come appare infinitamente superiore alla vita presente!

(III.) Notate l'effetto della loro obbedienza. Come è andata a finire? Nel promuovere la gloria del Maestro che servivano e gli interessi della religione che professavano. Quando il popolo di Dio soffre nell'adempimento del proprio dovere, glorifica Dio e mostra come Egli può liberare coloro che confidano in Lui. Ne risultò il loro onore e il loro vantaggio. Rimasero non a lungo nella fornace; Ma quelli sono stati momenti d'oro. Oh, quale pace e gioia provarono in Dio! E quali santi propositi hanno preso mentre erano nella fornace? Per concludere:

1.) Siamo grati per la biografia delle Scritture, siamo grati di avere davanti a noi l'esempio di tanti uomini buoni che, attraverso la fede e la pazienza, ora ereditano le promesse

2.) Se siete i servi di Dio, la Sua grazia è necessaria per voi. È una fortuna per noi vivere sotto un governo paterno e non essere esposti alla furia e al capriccio dei tiranni

3.) Mentre gli infedeli ti ridicolizzano e i nemici di Cristo travisano la tua condotta, c'è qualcosa nella religione di Cristo che ti sosterrà; C'è una realtà in esso che non può essere trovata in nient'altro. (W. Jay.)

I tre giovani ebrei:

La Chiesa di Dio ha sofferto molte persecuzioni. Questo, sebbene di per sé un male, è stato produttivo di bene. Con la persecuzione è stata messa alla prova la sincerità dei professori religiosi, è stata scoperta l'ipocrisia degli ingannatori, le grazie degli uomini buoni sono state esercitate e migliorate

(I.) Le circostanze che hanno provocato l'indirizzo. Babilonia, la rinomata capitale dell'antico impero caldeo; un luogo non meno notevole per la sua magnificenza che per la sua idolatria. Nabucodonosor era un pagano; il patrono reale delle pratiche idolatriche; Un monarca molto potente e ambizioso. E l'obiettivo di questo imperioso principe fu raggiunto? Ha assicurato la conformità universale? No; Questi tre giovani, menzionati nel testo, osarono rifiutare. "Allora Nabucodonosor, nel suo furore e furore": compagni molto inadatti per un re! Quanto poco era qualificato quest'uomo per governare nazioni potenti, che non governava il proprio spirito! Questo verme della terra si mette in competizione con Geova! Egli sfida l'Altissimo, il Re del Cielo! Sfida il potere dell'Onnipotenza! È il sentimento di un infedele, gonfio di orgoglio e ardente di passione

(II.) Il temperamento d'animo scoperto nel discorso. Possiede una bellezza non comune ed è molto istruttivo

1.) Compostezza dignitosa. "Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda." Non c'era nulla di minimamente irrispettoso in questa frase; non erano indifferenti alla loro situazione, né disattenti al loro linguaggio e al loro comportamento; Suggerisce piuttosto che non erano perplessi riguardo alla risposta che avrebbero dovuto dare. Il re era estremamente agitato, ma non vediamo nulla di agitato in questi giovani; erano perfettamente raccolti e composti. Non cominciarono a declamare contro gli idoli di Babilonia, o contro l'iniquità di questo editto sanguinario. Notiamo qui l'influenza della vera religione; È lo stesso in tutte le epoche e in tutti i paesi. Nella misura in cui è posseduto, calma la mente; lo conserva imperturbabile; Essa sottomette quelle passioni rabbiose che turbano il petto di molti quando la loro volontà è ostacolata, quando la loro inclinazione è incrociata. Ti lamenti della mancanza di padronanza di te stesso e di padronanza del temperamento in presenza di coloro che ti insultano e ti perseguitano?

2.) Pietà decisa. Alla presenza di un monarca imperioso, che era dedito alla pratica dell'idolatria e deciso a ridurre tutto ciò che lo circondava allo stesso modo, questi giovani dichiarano esplicitamente "l'Iddio che serviamo". Sì, l'uomo che ama Dio nel suo cuore non si vergogna del suo attaccamento, né ha paura di dichiararlo in ogni occasione appropriata. La pietà decisa produce il coraggio cristiano; e questo non consiste nella maleducazione; non obbliga un uomo a intromettersi nei discorsi religiosi in ogni compagnia e in ogni momento; tuttavia, quando i suoi principi sono violentemente attaccati, quando l'onore di Dio e del Vangelo è insultato, il vero cristiano non sarà codardo, ma deciso e fermo. Implora Dio di rafforzare in voi questo principio celeste, di fortificare i vostri cuori e le vostre menti, di preservarvi dalla vergogna peccaminosa, di rendervi decisi e valorosi per la verità come è in Gesù

3.) Credere nella fiducia è notevolmente evidente. "Se è così, il nostro Dio che serviamo può liberarci dalla fornace di fuoco ardente; ed Egli ci libererà dalla tua mano, o re". Sembra che avessero la segreta aspettativa che, se Nabucodonosor fosse stato costretto a mettere in atto le sue minacce, il loro Dio, in qualche modo, li avrebbe liberati. Non siamo certi se avessero avuto qualche indizio di ciò dato loro dal Cielo. Confidarono nel Dio vivente e mediante la fede "perseverarono, come vedendo Colui che è invisibile!" Chiedetevi, qual è la natura, e quali sono i motivi della vostra fiducia? La vostra "speranza è in Dio"? Si basa sulla Sua verità e sulla certezza che Egli si assicurerà la Sua gloria? Ahimé! La fiducia dei più è facilmente scossa, e la fede vacilla ad ogni vento di prova

4.) Ferma risoluzione, in ogni caso, di obbedire a Dio piuttosto che all'uomo, Una varietà di considerazioni avrebbe potuto scuotere la loro costanza e portarli a una condiscendenza. Facciamo qui riferimento alla disposizione di molti professori di religione ai giorni nostri. Non avreste potuto superare questa difficoltà senza rischiare la vita? Non avreste temporeggiato un po'? Non avreste ceduto, e poi, con qualche espediente, sistemato le cose con la vostra coscienza? Sì, alcuni hanno risolto punti molto più difficili

(III.) I notevoli effetti che il discorso ha prodotto. Su Nabucodonosor furono effetti di una rabbia più violenta; Suscitò tutta la sua rabbia maligna, che appariva nello stravolgimento del suo volto; Era "pieno di furore, e la forma del suo volto era cambiata". Henry osserva: "Se gli uomini in preda alla passione guardassero i loro volti in uno specchio, arrossirebbero per la loro stessa follia e volgerebbero il loro dispiacere contro se stessi". Ma verrà il giorno in cui i superbi tiranni saranno chiamati a rendere conto, non solo delle crudeltà che essi stessi hanno praticato, ma anche di quelle che hanno istigato altri a commettere; e sarà una terribile resa dei conti". Questo argomento suggerisce alcune parole:

1.) Ai giovani. Il caso di questi giovani ebrei 6 trasmette istruzioni con particolare energia e dimostra la grande necessità di saldi principi religiosi. È vero che tu non vivi nella corte di Babilonia; ma voi vivete in un mondo peccaminoso, circondato dai nemici di Dio e delle vostre anime. Non è eretta un'immagine d'oro che vi è comandato di adorare; Ma ci sono altre insidie, una varietà di altre prove, che metteranno alla prova la tua sincerità e determineranno chi servirai. E voi, genitori, non ci meravigliamo che i giovani, al giorno d'oggi, siano così cedevoli alla vanità e al vizio; così contenti di nuotare con la corrente e di seguire le mode corrotte dell'epoca; perché cosa dovrebbe ostacolare? Cosa dovrebbe indurli a resistere? Le loro menti non hanno principi; non sono forniti di conoscenze religiose; e per mancanza di ciò, le loro coscienze hanno poco senso del male, i loro cuori non sono inclini al bene, sono lasciati senza alcun freno efficace

2.) Ai professori indecisi. Ce ne sono molti; e molti non sospettano se stessi finché non vengono processati. È facile seguire la religione mentre il mondo sorride; ma quando si acciglia, quando minaccia, quando insulta e perseguita, allora si scopre l'iniquità segreta delle moltitudini; I loro principi vengono abbandonati e i loro puntelli cedono. Ricordate, se la religione esige qualcosa, esige il cuore. Devi essere deciso, o non sei niente. È così che sei sviato dal fascino del mondo? Tu non sai nulla del Vangelo come dovresti sapere

3.) Ci si rivolge ai credenti afflitti e perseguitati. Per te questo argomento è di particolare incoraggiamento. Non c'è mai stata un'illustrazione più sorprendente, o un adempimento più esatto della promessa: "Quando camminerai nel fuoco, non sarai bruciato; né la fiamma si accenderà su di te". E a te Geova parla, come pure ai credenti di tutte le epoche: "Io sarò con te", "Io ti libererò".

4.) Ci sono persecutori qui? Questo argomento vi parla da vicino. E lasciate che vi ricordi la terribile fine di questi personaggi. Vedetelo nella morte di Erode, che fu divorato dai vermi; vedilo nella sorte del Faraone, che, con il suo esercito, affondò come piombo nelle acque potenti; e vedetelo nella condizione degradata di questo superbo monarca caldeo. Molti uomini sono oppressori, persecutori, nella loro stessa casa. La sua influenza, forse, non arriva molto più lontano; oppure può avere quel riguardo per la sua reputazione e per i suoi interessi mondani, che lo vincola a frenare la sua passione nei suoi rapporti generali con gli uomini. Ma guardatelo nella sua cerchia domestica; osservare il suo temperamento nella sua famiglia; quante volte la rabbia e la furia ribollono nel suo petto, l'ira distorce il suo volto, e persino Nabucodonosor non potrebbe essere più irragionevole in alcune delle sue richieste. (T. Kidd.)

Shadrac, Meshac e Abed-nego:

Consideriamo l'eroica costanza e la fedeltà di quei devoti servi di Dio, e cerchiamo di trarne materia per la nostra istruzione e incoraggiamento. Ora, riesco a malapena a concepire una prova di fede più dura di quella che questi uomini furono chiamati a subire, o di qualsiasi circostanza adatta a mettere la verità e la realtà dei loro principi a una prova più severa. Se fossero stati oggetto di una persecuzione implacabile per un po' di tempo prima, il loro caso sarebbe stato molto diverso. Le loro menti sarebbero state, in una certa misura, preparate per la spaventosa crisi che li attendeva. E' noto, infatti, come una lunga serie di afflizioni e di prove allenti tutti i legami che ci legano alla vita e togli l'amarezza della morte. Ma questa non era la condizione dei confessori audaci e santi che stiamo ora considerando. La loro condizione, il loro stato esteriore, era felice. Avrebbero potuto essere chiamati i figli della fortuna. La prosperità mondana aveva illuminato il loro cammino: erano stati promossi a incarichi di dignità e fiducia. Non è che mantenersi entro i limiti più stretti della ragione e della probabilità supporre che avessero tanto da collegare alla vita. Questa era un'alternativa terribile. E qui possiamo fermarci e chiedere: Oh! Come si sarebbe ritratta l'ipocrisia, come si sarebbe ritratta la vuota professione? - Come avrebbe voltato le spalle il semplice formalista? - Avevo quasi detto, come si sarebbe dimostrato inadeguato il credente debole e timido alla prova? Ma la grazia di Dio è stata magnificata in questi uomini. Il fuoco che consuma le scorie non fa altro che purificare l'oro. Il santo proposito era stato fissato. Non ci devono essere compromessi, né concessioni; La coscienza ha detto loro che l'atto era sbagliato. La sua voce era fondamentale. Ci sono quelli che si fanno beffe di quei sacri annali di martiri per la verità, e che vorrebbero attribuirli al fanatismo selvaggio, o all'ambizione di farsi un nome. Ma potrebbe essere così nel caso in esame? Quale motivo poteva spingerli a sorgere da considerazioni secolari? Non c'erano onori da ottenere da parte loro come martiri morenti, non c'erano interessi di nessuna parte da difendere. Non avevano il potere dell'esempio di altri prima di loro per stimolarli a cercare il nome glorioso di un martire. Oh, mi piacerebbe vedere come il fanatismo selvaggio, o l'entusiasmo acceso, o il fuoco di una falsa eccitazione, potrebbero resistere a una simile prova! No, dobbiamo far risalire il coraggio e la costanza inflessibili di questi uomini a una fonte più alta e più nobile. E ora era l'ora dell'attesa senza fiato; Ora ci si aspettava che le urla di agonia uscissero dalla fornace ardente. Ma no; tutto era silenzioso come la tomba. Non poteva essere che la morte avesse fatto il suo lavoro così presto. Quando, ecco, la misteriosa meraviglia! Che spettacolo è questo che irrompe alla vista del monarca? "Non sono stati tre gli uomini gettati nella fornace ardente?" - ma, ecco, vede quattro uomini che camminano; e il quarto è simile al Figlio di Dio! Ora, è delizioso vedere Dio che così apertamente onora la fedeltà dei Suoi servitori. Ma questa, come tutte le altre Scritture, è stata scritta per nostra istruzione; E non viviamo in un'epoca in cui la lezione che è opportuno impartire non è più necessaria. Non è perché le fiamme del martirio si sono spente, o la sua spada nel fodero, che, quindi, lo spirito, lo spirito intransigente dei martiri non è più necessario. No, in ogni epoca della Chiesa c'è una verità da mantenere con fedeltà senza compromessi; all'errore da contrastare con audacia senza esitazione. C'è sempre una richiesta di quell'unicità di intenti, di quella semplicità di scopo, che non si rivolge né a destra né a sinistra, quando si tratta degli interessi della verità. Questi sono tempi in cui i principi che erano così distinti in questi santi uomini sono più che mai necessari. È ben noto quanto dei sentimenti latitudinari siano ora all'estero. Sappiamo bene con quali argomenti plausibili si possono sostenere opinioni che sono tanto contrarie alla verità quanto la luce lo è alle tenebre. E non è una prova ordinaria di sincerità quella che attende i giovani, specialmente quando vengono gettati nella società di uomini che sono infinitamente superiori a loro in intelligenza, in conquiste letterarie e in abilità nell'argomentazione, per mantenere i loro principi con mansuetudine, ma con audacia. Il cristiano è certamente chiamato ad agire in modo coerente e deciso; mostrare chiaramente a chi appartiene; uscire allo scoperto ed essere separati; di essere "un'epistola vivente, conosciuta e letta da tutti gli uomini". L'amore per la verità di Dio è il suo carattere distintivo; e un compromesso della verità di Dio, o qualsiasi cosa che tenda a diminuire o a cancellare i segni di confine tra la verità e l'errore, avrà la sua riprovazione incondizionata. La verità di Dio è ciò che Egli ama più della vita stessa; E che la verità è semplice e una. Sarebbe bene chiedersi, di tanto in tanto: "Quali sacrifici facciamo per difendere la verità? Che cosa facciamo e che cosa soffriamo per la causa del nostro Divino Maestro?" Nessuno può dire fino a che punto gli interessi della vera religione possano essere promossi dal cristiano "mostrando, con una buona conversazione, la sua fede con mansuetudine di sapienza". Il credente è tenuto a promuovere la causa del suo Maestro, al massimo delle sue capacità, dei suoi mezzi e delle sue opportunità. Le lezioni silenziose di un santo esempio sono sempre potenti. Potreste essere fedeli "in mezzo a una generazione perversa e perversa". La trasgressione della croce non è ancora cessata; e il cristiano è chiamato a portare una croce. E sarebbe bene che, a volte, esaminassimo noi stessi sul soggetto delle nostre prove e dei nostri esercizi per amore di Cristo. Se non ne abbiamo, esaminiamo e cerchiamo diligentemente la causa; Badate che la nostra esenzione non sia dovuta a compromessi o concessioni errate, a inchinarci davanti all'immagine d'oro della convenienza. (D. Kelly, B.A.)

I non conformisti di Babilonia:

Abbiamo qui:

1.) Un esemplare di intolleranza religiosa. Dio solo è il "Signore della coscienza". La fede e l'adorazione di un uomo sono cose che si frappongono tra lui e il suo Creatore. Questa libertà è il mio diritto di nascita come uomo

2.) Come si può affrontare l'intolleranza religiosa. Questi tre giovani semplicemente si rifiutarono di fare ciò che Nabucodonosor aveva comandato; o, per dirla con parole moderne, hanno risposto alla sua ingiunzione con una "resistenza passiva". Non avrebbero tollerato alcuna scusa, nessuna casistica. Con la stessa fermezza e umiltà dovremmo ancora affrontare l'intolleranza

3.) Un'illustrazione del sostegno che Gesù dà ai Suoi seguaci, quando sono chiamati a soffrire per amor Suo. Questi giovani furono completamente liberati, proprio come Pietro fu portato fuori di prigione un giorno successivo. I servitori di Dio non sono sempre tirati fuori dalle tribolazioni, ma sono sempre sostenuti per mezzo di esse

4.) In materia di intolleranza religiosa, così come in alcune altre cose, l'opposto di ciò che è sbagliato non è sempre giusto. Nabucodonosor rinunciò al tentativo di costringere questi giovani. Andava bene; ma emanò un editto in riferimento a Geova che conteneva elementi non meno discutibili del suo comando di adorare l'immagine. Non aveva più diritto di stroncare gli uomini per aver parlato male di Geova di quanto non avesse il diritto di gettare alle fiamme Sadrac per non aver adorato la sua immagine. Entrambi gli editti erano ugualmente ingiustificabili. (W. M. Taylor, D.D.)

I tre testimoni nelle pianure di Dura:

Possiamo essere, e spesso siamo, sottoposti a prove simili per natura, anche se forse non per grado. Se, tuttavia, la fede e la costanza trionfarono in un caso così significativo come questo, e in circostanze in cui ci si poteva aspettare che la fragile natura umana cedesse, c'è molta più ragione per cui non dovrebbero cedere sotto assalti meno veementi e con maggiori vantaggi dalla loro parte. Preghiamo Dio perché la nostra forza sia all'altezza della nostra giornata. In compagnia dell'idolatria vediamo la tirannia e l'oppressione; Queste cose odiose si trovano sempre nell'unione. Osservate anche lo zelo con cui gli uomini che si lasciano guidare dagli inganni di Satana propagano i loro errori. E la causa della verità e della pietà dovrebbe essere sostenuta dall'influenza lecita, dalle ferventi preghiere; i santi esempi, di tutti in ogni stazione, sia alta che bassa... Quali sono le tentazioni con le quali siamo solitamente indotti a infrangere i comandamenti di Dio? Qualche piacere presente a cui si poteva benissimo rinunciare; qualche comodità di cui si potrebbe facilmente fare a meno; un guadagno di denaro che diventa una perdita quando viene ottenuto; un po' di conformità con l'umore di coloro che siamo soliti guardare con rispetto, ma il cui sorriso è acquistato a caro prezzo con il sacrificio dei principi e la perdita del favore di Dio. Indagate sui principi che hanno spinto questi campioni della verità. Era quel principio di fede che è tanto imposto su di noi nelle Sacre Scritture. È stato quel timore di Dio che è l'inizio della saggezza. "Perseverarono come vedendo Colui che è invisibile". In questa narrazione abbiamo, una dimostrazione molto vivida dell'opera pratica della fede. Molti non riescono a capire perché si debba dare tanta importanza alla fede. Nel caso di questi fedeli servitori di Dio vediamo ciò che la fede può fare. Ci eleva al di sopra del mondo e ci sostiene contro il dolore e le avversità. (H. J. Hastings, M.A.)

L'importanza di un vero credo:

Perché uomini come questi Giudei sotto la dispensazione dell'Antico Testamento, e i Cristiani ora e in ogni tempo, sono pronti a dare la vita e tutto per Dio? Perché la vera religione è l'unica cosa che illumina la coscienza, e la forma e la rafforza in modo da investirla di un vero potere nella guida della nostra vita. Quando gli uomini hanno sentito la loro volontà illuminata dalla conoscenza divina e santificata dalla presenza dello Spirito Santo, allora scelgono il servizio di Dio così fermamente e gioiosamente che nessun terrore terreno può scuoterli o smuoverli dalle loro sicure fondamenta. Questo, dunque, è ciò che la religione fa per noi. Ci riveste di potere. Sotto le false religioni la coscienza rimane in uno stato rudimentale, e sebbene approvi o condanni, e dica questo è giusto e quello sbagliato, agisce solo in modo debole e ignorante, ed è un controllore molto debole. E con così poco aiuto la vita degli uomini sprofonda nella meschinità. Ma la vera fede e lo Spirito Santo aiutano a edificare la coscienza e le danno prima di tutto la luce, per mezzo della quale distingue chiaramente il bene e il male; e, in secondo luogo, il potere, in modo che parli alla volontà con tutta l'autorità e dica: "Questo farai e lascerai questo incompiuto". La coscienza aveva deciso da tempo, per Shadrach e i suoi compagni, quale sarebbe stata la loro vita. E sotto la sua influenza non potevano abbandonare la fede che aveva illuminato la coscienza e le aveva dato questo potere; né potevano essere falsi verso quel Dio che era stato la loro pace e felicità, e che sapevano essere l'unico Governatore Onnipotente sia in cielo che in terra. (Dean Payne-Smith, D.D.)

Il dovere della professione religiosa:

All'inizio gli Ironside di Oliver Cromwell erano vestiti dappertutto, ma nella mischia con i cavalieri, a volte accadeva che un Ironside fosse colpito per errore dalla spada di uno dei suoi stessi fratelli, e così il generale disse: "Voi indossate giubbe rosse, tutti voi". Ciò che Cromwell aveva detto lo intendeva, e dovevano andare con le loro giubbe rosse, perché si ritiene essenziale in guerra che gli uomini siano riconosciuti con una sorta di reggimento. Ora, voi che siete di Cristo, non andate in giro come se vi vergognaste del servizio del vostro Maestro. Indossa le tue giacche rosse; Voglio dire, dichiaratevi cristiani riconosciuti. (C. H. Spurgeon.)

Cristiani invincibili:

La rosa di Gerico fiorisce in un ambiente in cui mancano tutte le cose in cui le piante si dilettano: nel caldo deserto, nelle fessure rocciose, lungo la strada polverosa e nel mucchio di rifiuti. Ancora di più, lo scirocco feroce lo strappa dal suo posto e lo scaglia lontano nell'oceano, e lì, spinto dalle tempeste e sballottato dalle onde di sale, vive e cresce ancora. Così dovrebbe crescere il cristiano in tutte le circostanze in cui può essere gettato: nel dolore, nelle difficoltà, nella sfortuna, nella sofferenza. In lui c'è una vita immortale, ed egli dovrebbe essere invincibile. (Segnale.)

17 CAPITOLO 3

Daniele 3:17-18

Se è così, il nostro Dio che serviamo è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente.

La nostra sicura difesa:

Queste anime erano sotto la tentazione più forte possibile di fare ciò che sarebbe stato un atto di totale infedeltà a Dio, e che sarebbe costato loro il rispetto di sé. Se avessero ceduto alla minaccia reale, avrebbero fatto ciò per cui non avrebbero mai potuto perdonarsi. Sarebbe stato un atto di ribellione e di vergogna. Non è solo per le grandi occasioni che dobbiamo essere preparati. Ancora e ancora ci si presenterà l'opportunità di una coraggiosa costanza, la tentazione di una concessione indegna o di una sottomissione che finirebbe nella vergogna. Dove troveremo la nostra difesa?

(I.) In assoluta convinzione. "L'Iddio che serviamo può liberarci", dicevano questi ebrei dissenzienti. Su questo non c'erano dubbi. Ricordavano ciò che Geova aveva fatto in passato, quali liberazioni aveva operato; e in risposta all'incredulità del re, risposero con l'assoluta convinzione del potere divino di salvare. Per noi è quasi tutto avere un senso profondo di alcune grandi certezze spirituali. Quando i mali incombono sulla nostra testa, quando le nostre prospettive sono minacciate, quando è in gioco la salute, la libertà o la vita, è davvero molto stare sulla roccia di alcune solide certezze. Dio è vicino a noi; Egli ci osserva e attende la nostra costanza con l'interesse e l'accettazione divini; Egli ricompenserà la fedeltà con il Suo amorevole favore; Non permetterà che accada il peggio, a meno che non sia giusto e bene che accada; Cristo ci compatirà se soffriremo, e scenderà con noi nelle acque più profonde in cui possiamo scendere. Se Dio è per noi, possiamo permetterci di avere il mondo contro di noi Matteo 10:28; Romani 8:31. È un forte baluardo nel giorno dell'assalto avere alcune convinzioni inespugnabili come queste nelle nostre anime

(II.) Una forte speranza. "Ed egli ci libererà dalla tua mano... ma se no"; in altre parole, abbiamo una speranza prevalente che il nostro Dio eserciterà il Suo potere in nostro favore. Il loro stato d'animo era questo: sapevano che Dio era con loro, ed era per loro, che si ricordava della loro preghiera e della loro fiducia; Questo era certo. Non potevano essere sicuri se Egli avrebbe giustificato la loro fede con un intervento miracoloso in loro favore, o impartendo la grazia divina per renderli capaci di rendere testimonianza alla verità come martiri. La loro forte speranza era che Egli li avrebbe liberati in tal modo. Ci è aperto agire e sentire così. Siamo in serio pericolo di disastro finanziario, o di essere attaccati da malattie, o di perdere la reputazione, o di grave lutto, o di grave delusione, o di fallimento sociale o professionale. Chiediamo la liberazione. Non sta a noi prescrivere al Signore della nostra vita come Egli interporrà per noi. Possiamo dire a noi stessi: "Dio ci darà il nostro desiderio, ma se non lo è", possiamo nutrire non una fiducia presuntuosa, ma una speranza che ci sostiene

(III.) Una risoluzione incrollabile: "Non serviremo i tuoi dèi", ecc. Anche se la loro speranza di liberazione corporea non fosse stata concessa, si sarebbero ritirati nelle certezze spirituali su cui avevano costruito, avrebbero deciso fermamente di non smentire le loro convinzioni, di non offendere il loro Dio, di non abbandonare la verità, di non deludere i loro compatrioti e i loro correligionari nell'ora della prova. Alla orgogliosa minaccia dell'imperioso e fiducioso monarca opposero l'inamovibile risoluzione delle anime rette che credevano in Dio; La loro determinazione era incondizionata, non indebolita dall'ombra di un dubbio, invincibile. Lasciate che i giovani vadano avanti per il conflitto della vita in questo spirito devoto, eroico, e anche a loro verrà la vittoria e la corona. (W. Clarkson, B.A.)

La fede vittoriosa sul timore dell'uomo:

Gli esempi della vittoria della fede sui terrori del mondo sono utili ai credenti nel loro stato militante. La vittoria della fede narrata nel nostro testo apparirà brillante quando ricorderemo il numero dei combattenti, la situazione in cui si trovarono, il modo in cui furono assaliti e la forza e il terrore dell'opposizione con cui combatterono

(I.) Daremo un breve resoconto degli uomini illustri, i cui nomi sono nel testo, e la loro lode nella chiesa. Per quanto riguarda il numero, erano solo tre; un piccolo numero di persone si presentasse al Signore, Dio d'Israele, contro l'idolatria del re, della corte e dell'impero di Babilonia. Per nazione e professione erano Israeliti, che erano stati portati a Babilonia durante la cattività del loro paese. Erano della tribù di Giuda, e si crede comunemente che appartenessero alla stirpe del re, o famiglia reale. Erano in luoghi di potere e di fiducia in Babilonia

(II.) Daremo un resoconto della testimonianza che questi uomini illustri hanno tenuto e grazie alla quale hanno vinto. Non era una testimonianza della loro stessa inquadratura. Il Signore Dio d'Israele lo redimò e lo scrisse e comandò che fosse osservato. "Egli stabilì una testimonianza in Giacobbe e stabilì una legge in Israele, alla quale comandò ai nostri padri di farla conoscere ai loro figli". Quel ramo della testimonianza per il quale questi testimoni principeschi si presentarono, non solo era stato scritto su tavole di pietra dal dito di Dio; ma, secondo la Sua promessa, era scritta nei loro cuori. Era stato messo nell'arca della Sua testimonianza, che ora era andata perduta; ma fu anche messo nelle loro menti dal Suo Spirito Santo, dal quale non poteva essere cancellato. "Voi siete i miei testimoni, dice l'Eterno, e i miei servi che io ho scelto, affinché possiate conoscermi e credermi, e comprendere che io sono; prima di me non fu formato alcun Dio, né ve ne sarà dopo di me". "Non temete e non abbiate timore: siete anche i miei testimoni. C'è un dio accanto a me? Sì, non c'è nessun dio, io non ne conosco nessuno". "Io sono il Primo e l'Ultimo, e fuori di Me non c'è Dio". Il motivo inserito nella legge soddisfaceva la coscienza di ogni pio Israelita: "Poiché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso". Incoraggiati e intimoriti dalla ragione sovrana in essa, i testimoni principeschi entrarono nella pianura con l'audacia della fede, si presentarono davanti a un monarca altero senza meditare il terrore, e parlarono con la dignità di uomini che temevano Colui che non avrebbe dato la Sua gloria a un altro, né la Sua lode a un'immagine d'oro nella pianura di Dura. Senza dubbio conoscevano i Salmi di Davide e le profezie di Isaia. Nei Salmi di Davide ci sono questi passaggi: "Il Signore è grande e degno di grande lode, è da temere più di tutti gli dèi, perché tutti gli dèi delle nazioni sono idoli, ma il Signore ha fatto i cieli". "Confusi siano tutti coloro che servono immagini scolpite, che si vantano di idoli". "Perché dovrebbero dire i pagani: Dov'è ora il loro Dio? Ma il nostro Dio è nei cieli, ha fatto tutto quello che ha voluto. I loro idoli sono l'argento e l'oro, opera di mani d'uomo. Hanno la bocca, ma non parlano; Hanno occhi, ma non vedono. Hanno orecchi, ma non sentono; I nasi ce l'hanno, ma non puzzano. Hanno le mani, ma non maneggiano; Hanno i piedi, ma non camminano, non parlano per la gola. Coloro che li fanno sono simili a loro; così è chiunque confida in loro". Nelle profezie di Isaia troviamo questi e molti altri passaggi della stessa importanza. "Non hanno alcuna conoscenza che abbia eretto il legno della loro immagine scolpita, e pregano un dio che non può salvare". "Spercorrono oro dalla borsa e pesano l'argento sulla bilancia; e assumi un orafo, ed egli ne fa un dio; cadono, sì, adorano. Lo portano sulle spalle, lo portano e lo mettono al suo posto, ed egli sta in piedi; non si allontanerà dal suo posto; Sì, uno griderà a lui, ma egli non potrà rispondere, né salvarlo dalla sua angoscia. Ricordatevi di questo e mostratevi uomini, ricordatelo di nuovo, o trasgressori. Io sono il Signore, e non c'è nessun altro, non c'è dio all'infuori di Me". Sotto quella dispensazione, a Babilonia, come a Gerusalemme, i credenti vivevano secondo la parola

(III.) Cercheremo di dare un resoconto del loro modo di mantenere la testimonianza stabilita, che ricevevano, credevano e mantenevano. I testimoni, nel sostenere la loro testimonianza per l'onore del Dio d'Israele, si comportarono:

1.) Con discrezione. Nabucodonosor, nella sua altezzosità e bigottismo, aggiunse all'idolatria la maleducazione e l'insolenza, e sfidò empiamente la potenza del Dio d'Israele: "Chi è quel Dio che ti libererà dalle mie mani?" I testimoni, tuttavia, non lo chiamano né tiranno, né idolatra, né oppressore, anche se, in realtà, era tutte e tre le cose. Al contrario, si esprimono con discrezione e dolcezza: "O Nabucodonosor!" "O re!" Nella loro lingua non danno occasione di irritazione, né a nessun cortigiano di accusarli di disprezzare il dominio

2.) Con compostezza e presenza di spirito. Né la rabbia né la paura li disturbavano. La pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, regnava nei loro cuori. La causa in cui apparivano non aveva bisogno dell'ira dell'uomo per sostenerla; e il timore di Dio, che è un principio calmo e composto, fortificava le loro menti contro il timore dell'uomo

3.) Con fiducia nel Dio vivente, come Dio e loro Dio. Lungi dal vergognarsi di Lui e della testimonianza che Egli aveva stabilito in Israele, essi riconoscono la Sua correttezza in loro, e il loro interesse per Lui, davanti a una numerosa e splendida convocazione dei Suoi nemici. Se il loro riconoscimento è un vanto, è un vanto nel Signore, che è un esercizio di fede

4.) Con fermezza. Questo significava rimanere saldi nella fede e abbandonare se stessi come gli uomini

5.) Con rettitudine. Nulla di storto, né perverso, né ingannevole, appare nella loro condotta. Se avessero consultato la carne e il sangue, si sarebbero potute suggerire ragioni per attenuare qualche deviazione dall'integrità. Ma la carne e il sangue non furono consultati. I testimoni erano davvero Israeliti, nella cui condotta non c'era frode. Lezioni:

1.) Il comportamento meschino e scortese del potente potentato, che progettò e autorizzò le solennità criminali di quel giorno memorabile. La vendetta brillava nei suoi occhi, con una ferocia che ricordava la fiamma della sua fornace. Questo era poco virile, poco saggio, poco regale, empio: "Cessate dall'uomo, il cui respiro è nelle sue narici".

2.) Osservate la violenza della superstizione armata di potere. Nulla lo soddisferà se non la coscienza o la vita di uomini retti e santi. Si sarebbe potuto pensare che il re e la corte di Babilonia si sarebbero potuti accontentare dell'obbedienza di quella grande assemblea, senza perseguire tre dissenzienti di una nazione diversa e di una religione diversa

3.) Osservate le alternative angoscianti a cui sono stati ridotti i fedeli testimoni di Dio

4.) Osservate la bontà di Dio nel sostenere i Suoi testimoni in tali situazioni estreme. Chi erano questi tre testimoni? Di per sé erano deboli e timorose come gli altri uomini. Come furono preservati dallo svenimento e dal disonorare, con indegne obbedienze, la testimonianza per la quale apparivano? Il Signore si presentò con loro e disse: «Non temete, perché io sono con voi; non ti sgomentare, poiché io sono il tuo Dio: ti rafforzerò, ti aiuterò, ti sosterrò con la destra della mia giustizia". "Fortificati con ogni forza secondo la sua gloriosa potenza, dal suo Spirito nell'uomo interiore", rimasero saldi, respinsero l'ira del re e il terrore della sua fornace, e ottennero una gloriosa vittoria: "Il popolo che conosce il suo Dio sarà forte e compirà imprese".

5.) Osservate la saggezza di contare, prima che le tentazioni e le prove assalgano la nostra fede, le spese per mantenere salda la nostra professione fino alla fine

6.) Osservare la natura e l'efficacia della fede in Dio:

(1) La natura della fede in Dio, che è ricevere e riposare sulla concessione che Egli fa di Se stesso a noi come Signore nostro Dio

(2) L'efficacia della fede in Dio. L'efficacia di questo principio è potente. Per mezzo di essa, uomini deboli e timidi hanno resistito fino al sangue, lottando contro il peccato. (A. Shanks.)

Assoluta fiducia in Dio:

Viene qui presentato un caso in cui potrebbe esserci un'alternativa, e un altro caso in cui potrebbe non esserci alternativa. "In caso contrario." C'è ciò che può accadere e c'è ciò che non può accadere. Che il nostro Dio ci libererà o meno - e su questo c'è un dubbio - "non serviremo i tuoi dèi, o re", su questo non c'è dubbio. La fiducia dei giusti in Dio non è mai mal riposta. Ma questa fiducia nei giusti deve essere assoluta, in nessun modo distintiva. Deve essere in Dio stesso, non in Dio che fa per loro questo o quello. Non devono esigere nulla da Lui; devono fidarsi di Lui semplicemente. Questa è la parola che ci viene dalla storia della fornace ardente. La morte bruciata era una punizione babilonica. I martiri di Dio sono a volte lasciati a soffrire. La fede in Dio - non nella liberazione di Dio, ma in Dio stesso - va oltre ogni destino terreno; raggiunge fino a Lui. Se solo riusciamo a vedere la forma del "Quarto", nessuna fornace che potremmo mai dover attraversare continuerà a mantenere il suo calore. Vicino a noi, se ci sforziamo di essere fedeli al nostro Padre e al Suo amore, possiamo vedere il Figlio stesso di Dio. C'era uno che disse, e lo disse a tutti i Suoi veri servitori, qualunque fosse la loro condizione e in qualunque epoca vivessero: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Se la conoscenza di Colui che ha detto ciò ci sarà concessa soltanto, per la misericordia di Dio; se siamo in grado di afferrare il fatto di Cristo e della Sua salvezza; non con l'ombra di una fantasia, ma con una presa forte e reale; poi la pianura di Dura, o la fornace ardente, i tranquilli pascoli della vita, o il terreno accidentato e rotto, il camminare liberi illesi, o il consumare le fiamme: ci sarà una portata nelle nostre anime al di là di essi. Conoscendo Dio, confideremo assolutamente in Lui. E allora, per quanto riguarda i cambiamenti e le contorsioni di questa vita misteriosa - in cui tutti dobbiamo prendere, certamente la nostra parte a scacchi, forse la nostra parte dolorosa - avremo superato o l'ansiosa speranza o la snervante paura. Quanto alle afflizioni della vita, con parole di speranza possiamo dire: "Egli ci libererà; ma se no". Inevitabilmente il punto è aperto, e la fiducia della fede assume, e accetta il dubbio, e lo oltrepassa; ma per quanto riguarda la morte, e le condizioni oltre la morte, non c'è alternativa per l'umile e sincero credente in Cristo da ammettere. Che cosa disse lui, il più nobile di tutti gli uomini cristiani, quando giunse ai confini di questa valle e guardò le sue tenebre, sapendo che doveva passarvi immediatamente, che cosa disse? "Ora sono pronto per essere offerto, e il tempo della mia partenza è vicino... D'ora in poi mi è riservata una corona di giustizia, che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno". San Paolo parla qui in modo molto positivo. Ammette che non è possibile un secondo caso. Non c'è spazio qui per il "ma, se no". Questo può essere adatto alla vita della nostra vita terrena. Il credente in Dio è qui sicuro di Dio, ma non è sicuro di ciò che Dio farà di lui. Dio non si è impegnato in nessuna cosa terrena, tranne il Suo amore su tutto. Dio ci rende tutti simili a San Paolo in questo; e la vita può essere allegra e allegra con noi, o anche temperata e calma, ma se non lo è, almeno quando "camminerò attraverso la valle dell'ombra della morte non temerò alcun male, perché tu sei con me". La forma del Quarto sarà lì, ed Egli non è (come disse il Re di Babilonia) "come il Figlio di Dio", è il Figlio di Dio. (M. Wright, M.A.)

Fermezza nell'ora della prova:

Questi ebrei si trovarono di fronte a un dilemma perfetto. La vita e la morte sono ora presentate per la loro scelta: la vita con tutte le sue benedizioni se si conformassero, la morte in tutti i suoi terrori se dovessero rifiutare l'obbedienza. Se si fossero consultati con la carne e il sangue, nel formare la loro determinazione o nel formulare la loro risposta, quale moltitudine di argomenti convincenti e plausibili si sarebbero potuti trovare per giustificare la loro obbedienza. Non era loro richiesto di rinunciare al Dio al quale erano stati fino ad allora devoti-di scongiurare il Suo nome, di abbandonare la Sua adorazione e di professare il dio di Nabucodonosor come il solo Dio vivente e vero. Non era richiesta una professione del genere; tutto ciò che era necessario era un atto esteriore di omaggio, che avrebbe potuto essere fatto con un segreto disconoscimento dell'immagine come dio, e una protesta mentale agli occhi del Cielo che non possedevano ancora altro che il Dio dei loro padri, e non adoravano altro che l'invisibile Geova. Ma questi uomini, con un precedente rifiuto, avevano già innalzato la loro testimonianza contro l'idolatria di cui erano stati testimoni; e la loro obbedienza ora, dopo una tale testimonianza, non poteva essere considerata sotto altra luce che come un atto di costrizione involontaria, in cui il loro sentimento di costrizione distruggeva la loro colpa. Una moltitudine di considerazioni deve naturalmente essersi suggerita come palliativa del crimine. Ma non fu dato alcun segno di ritrattazione, non apparve alcun segno di irresolutezza. Si rivolsero al re in termini calmi, ma intransigenti. Il principio che animava questi giovani era uno scrupoloso riguardo per la volontà di Dio e una profonda fiducia nella Sua potenza e nelle Sue promesse. L'idolatria era un peccato proibito e denunciato da Dio come una deroga all'onore che era dovuto al Suo nome. Sfidando la punizione che li minacciava, decisero di attenersi alla linea del dovere, disdegnando i sotterfugi che la carnalità avrebbe suggerito. L'applicazione di questa storia è ben lungi dall'essere remota. C'è poca probabilità, infatti, che qualcuno di voi debba mai trovarsi in circostanze così critiche. Ma potreste essere soggetti a dettature tiranniche da un'altra parte, anche da quel mondo in cui abitate, e da quei padroni che dimorano dentro di voi: le vostre concupiscenze, i vostri appetiti, le vostre passioni. Spesso si presenta la tentazione di farvi deviare dal sentiero della rettitudine. Potresti incontrare molti che ridicolizzeranno la tua fede, e altri che ridicolizzeranno la tua pratica, se ciò è strettamente conforme alla fede che professi. Ma non abbiamo tanto bisogno di mettervi in guardia contro gli altri, quanto di mettervi in guardia contro voi stessi. Ci sono tiranni dentro di te che ti costringerebbero a fargli riverenza. Il denaro, i piaceri sensuali, le vanità, ecc., tutti hanno qualcosa dentro di te a cui fanno appello. (J. Glason.)

Coraggio nella migliore delle cause:

Questo è uno dei più ammirevoli esempi di forza d'animo e magnanimità. Il comportamento di questi uomini era allo stesso tempo rispettoso e inflessibile, libero da qualsiasi cosa che si avvicinasse a un'ingiuria o a un'espressione risentita, ma allo stesso tempo del tutto privo di paura. Quanto mirabilmente la loro risposta è in armonia con le istruzioni che il nostro Signore diede ai suoi discepoli: "Quando sarete condotti davanti a re e governanti... In quell'istante vi sarà dato ciò che dovrete dire". Quanti e quanto gloriosi sono stati i trionfi che questo principio divino di una fede realizzante nella grazia e nella provvidenza di Dio ha, in tutti i tempi e in tutti i paesi, permesso al Suo popolo, per quanto debole in se stesso, di realizzare. Nell'esempio che abbiamo davanti, ha ispirato ai giovani ebrei una libertà dall'angoscia perfettamente sublime. Come fa arrossire la loro magnanima risposta quella tiepida e pusillanime professione di religione di cui tanti di noi si accontentano, che rifiuta il più banale sacrificio o la più insignificante rinuncia a se stessa al servizio di Dio, e rifugge spaventata anche dall'ombra del pericolo! Non corriamo il pericolo di essere chiamati a resistere fino al sangue, lottando contro il peccato. Il nostro pericolo attuale risiede nella direzione opposta: di essere completamente sopraffatti dalla facilità e dall'effeminatezza della raffinatezza moderna, nel rischio di essere inghiottiti dall'accidia spirituale e dall'autoindulgenza. Il nostro pericolo nasce principalmente dall'interno, da quella cupidigia che è l'idolatria. È quando è chiamato a sottoporsi a prove infuocate che il cristiano retto può, con la più incrollabile fiducia, sperare nella speciale protezione e sostegno del suo Signore. In ogni tentazione, per quanto feroce o terribile, Egli aprirà una porta di scampo, o ci darà la grazia di sopportare la prova. Non c'è fuoco così intenso da vincere il suo amore. (W. F. Vance, M.A.)

Coscienziosità:

In quale difficile situazione si trovarono questi tre giovani! Non scherzavano con la loro coscienza. Confrontate il loro comportamento con lo spirito accomodante mostrato da Naaman il Siro. Le persone che sono quindi solo parzialmente coscienziose sono molto inclini a mostrare questo spirito accomodante ogni volta che sono associate a coloro che sono del tutto irreligiosi. Nelle varie questioni della vita quotidiana, i coscienziosi, i semicoscienziosi e gli incoscienziosi sono spesso obbligati a trattare gli uni con gli altri. È contrario al buon senso, così come a tutta la modestia cristiana, che il cristiano si spinga avanti nei momenti e nei luoghi in cui non è chiamato per la differenza di principio tra se stesso e un altro che è cristiano solo di nome; ma sembra che sia dovere di tutti i cristiani, quando sono coinvolti negli affari di questo mondo con gli empi, essere pronti a rendere testimonianza alla verità, ogni volta che le circostanze richiedono tale testimonianza. Uno spirito accomodante può essere peccaminoso. Se avessimo più rispetto per la coscienza, considerandola niente meno che Dio stesso ci parla, non cercheremmo ansiosamente fino a che punto potremmo spingerci senza peccato, facendo in modo che la coscienza ceda il passo alla nostra convenienza. (W. H. Nanken, M.A.)

La fornace ardente:

I tre giovani, Anania, Misael e Azaria, che il re di Babilonia chiamò Sadrac, Mesac e Abed-nego, non andarono alla fornace ardente con la profezia che sarebbero stati preservati, come fece Davide quando avanzò contro Golia. Davide dichiarò: «Oggi il Signore ti darà nelle mie mani». I tre Ebrei a Babilonia non avevano tale prospettiva. Andarono alla fornace ardente senza la garanzia di alcuna liberazione. Il loro coraggio di fede era maggiore di quello di Davide nel caso a cui si allude. La fede di questi tre viene messa in risalto quando consideriamo che la fornace ardente era una realtà in prospettiva per loro. Se Dio avesse rivelato loro che non dovevano essere toccati dalle fiamme, la loro fede si sarebbe basata sulla Sua parola di liberazione; ma ora si basava sul Suo carattere di saggezza, verità e amore. Era una fede più alta e più grande della semplice fede in una speciale liberazione promessa. Era una piena, implicita fiducia che Dio avrebbe fatto ciò che era meglio e non avrebbe mai abbandonato i Suoi servitori. Non è, quindi, nel miracolo che troviamo la nostra lezione oggi. Un tale miracolo potrebbe non essere mai più compiuto. Uomini sinceri e santi come Sadrac, Mesac e Abed-nego non sono stati miracolosamente salvati dalla tortura fisica e dalla morte, e nessun santo di Dio ha il diritto di aspettarsi un tale intervento. La nostra lezione è più profonda di questo. L'esclamazione dei tre non fu: "Il Signore ci libererà dalla forza del fuoco", ma: "Il Signore può liberarci dal fuoco". E qui c'è una grande differenza. Qui è implicita una conoscenza spirituale del carattere di Dio come il Dio del Suo popolo, poiché la frase implicita è: "E Colui che è così capace farà per noi ciò che è meglio"; e che questa sia la frase implicita la conosciamo da ciò che segue: "ed Egli ci libererà dalla tua mano, o re". Hanno la certezza che Dio darà loro la liberazione dall'ira del re, anche se potrebbe essere togliendoli dal corpo. C'è una grande, eterna liberazione davanti a loro. La lezione, dunque, che dobbiamo imparare legittimamente da questi eroi della fede è di non preoccuparci dei Nabucodonosori e delle fornaci ardenti che sono sul nostro cammino, e ciò non perché saranno rimossi, ma perché l'Onnipotente Dio, il nostro Dio, dirige tutto, e ci darà la grande liberazione. Nelle nostre basse vedute delle cose siamo tentati di dire: "Ebbene, questo è molto insoddisfacente; Non c'è alcun incoraggiamento qui. Sarebbe molto meglio se ci venisse la promessa che il fuoco non ci brucerà, che non soffriremo né sofferenze né avversità, e che avremo tutto il riposo davanti a noi. Perché Dio non può fare questo?" Ebbene, certamente potrebbe, per quanto ne sia delle capacità, ma che ne sarebbe allora del Suo amore, poiché è certamente vero che il Padre corregge chi ama?

1.) Il primo punto, quindi, nella nostra lezione dai tre Ebrei è avere fede in Dio come nostro Dio. C'è uno strano malinteso sulla fede, sulla fede cristiana, in alcune menti. Sembra che considerino una cieca fiducia che certe cose accadranno. Metti solo la tua mente su un evento, e sii perfettamente sicuro che arriverà, e arriverà. Non c'è un granello di fede cristiana in tale presunzione, ma il vero nemico e l'ostacolo della fede. La fede cristiana è fede in Dio, nel Suo carattere, nella Sua volontà, nelle Sue promesse, come rivelate in Gesù Cristo Suo Figlio. La fede cristiana ha Dio come oggetto e sicurezza. Tiene tutte le cose soggette alla Sua santissima volontà e sa che tutte le cose sono dirette da quella volontà per il bene dell'anima. Non cerca di indicare la condotta di Dio, ma si accontenta di quella condotta, qualunque essa sia. Chiede a Dio doni speciali, ma desidera la saggezza infinita di Dio per decidere riguardo al dare, perché una vera fede riconosce umilmente la miopia umana e sa bene che il desiderio umano potrebbe essere molto dannoso se esaudito. Qui sta la differenza radicale tra il credente e il mondo. Egli è in comunione con Dio, e la grazia di Dio è il suo conforto e la sua difesa, mentre il mondo resiste alla grazia e non ha alcuna promessa divina né alcuna esperienza celeste su cui riposare

2.) Il secondo punto della nostra lezione dai tre Ebrei è che la fede implica il servizio. "Il nostro Dio che serviamo può liberarci", è l'esclamazione dei tre eroi. Questo mette completamente da parte una fede speculativa, che è la fede comune di tanti che sono chiamati cristiani. L'ortodossia nell'opinione non è fede. Ci deve essere un'azione corrispondente al credo. Come non ci può essere vera fede senza servizio attivo, così, naturalmente, non ci può essere certezza di fede. Il cristiano che non bada pigramente ad altro che al suo attuale benessere terreno non guarderà mai con compostezza le fornaci ardenti. Ora, il servizio del Signore è l'uso dei mezzi divini della grazia per noi stessi e per gli altri. La Sua grazia sta operando sulla nostra terra per il Suo grande scopo di salvezza, ed Egli ci sceglie per essere Suoi collaboratori. Il campo è il cuore umano, il nostro cuore e il cuore degli altri. Come servitori di Dio ci adotteremo premurosamente a questo lavoro assegnato. È in questo modo che la nostra fede crescerà fino a raggiungere proporzioni di potenza vittoriosa che non temono né Nabucodonosor né la sua fornace ardente. Senza tale servizio non possiamo esprimere una tale crescita. La salvezza non viene dall'esterno e per magia. È attraverso una vita che ha la fede come motore. I tre ebrei stavano semplicemente recitando la loro vita di fede quando si rifiutarono di inchinarsi all'idolo del re. Era l'operazione naturale di una vita devota. Servivano il Signore. Quella era la posizione della loro anima. Vivevano in conformità con quel servizio. «La cosa è perfettamente chiara. Tutta la nostra vita ci guida. Noi non adoreremo il tuo idolo, e la fornace di fuoco ardente non è un argomento". Questo è il modo in cui un'anima al servizio del Signore risponderà sempre a un invito a peccare, anche quando una minaccia lo accompagna. La ragione per cui così tanti cristiani cedono è perché non servono Dio. Portano il nome di Cristo e servono se stessi e il mondo. Non hanno coraggio perché non hanno fede

3.) Il terzo punto della nostra lezione dai tre Ebrei è che il servizio di Dio va contro le esigenze del mondo. Quindi ci deve essere una collisione. Un uomo che servirà Dio si scontrerà con il mondo. Nabucodonosor non era che un esemplare del mondo. Il mondo insisterà su una qualche forma di idolatria di tutti, e minaccerà la fornace ardente per la disobbedienza. Il mondo odia Dio e non riconoscerà le Sue richieste esclusive. Le usanze politiche, commerciali e sociali eserciteranno una pressione tirannica sull'anima, e il cristiano nel nome del suo Dio dovrà resistere. La fornace ardente ha forme diverse. Più è risoluto, più ira ha il mondo e più caldo sarà il fuoco. Allora c'è l'opportunità per il cristiano di trionfare nella sua fede e di gustare la gloria della sua posizione come davanti a Dio. L'inganno, la violazione del sabato, l'impurità, la frode, la menzogna, l'intrigo, a cui le usanze dell'epoca attirano il cristiano, sono tutte forme di idolatria, perché sono rivolte di Dio contro gli dèi della cupidigia, dell'ambizione o della carnalità. Ora, non c'è altro trattamento di questi da parte della resistenza divina, ma positiva, aperta, senza compromessi, ad ogni costo. L'unica posizione, quindi, del cristiano che sarebbe in pace con Dio e con se stesso è la posizione dei tre Ebrei: la posizione della fede. Lì è afflitto da dubbi, ansietà o rimorsi. Sa che Dio sarà con lui, anche se sarà una valle di ombra di morte quella che deve attraversare. Troverà l'inesprimibile conforto della presenza divina e sentirà ad ogni passo la forte mano del suo Dio che lo sostiene. Non gli mancheranno gli amici terreni in una compagnia così eccelsa. In contrasto con questo fermo credente c'è colui che teme l'opposizione del mondo e si sforza di calmarla e sottometterla. Questo viene sempre fatto rinunciando a Dio per il mondo. Questo cristiano è il più miserabile di tutti gli uomini. Diventa peggiore della fornace ardente nelle torture della sua coscienza, nella sua incapacità di fare del mondo qualcosa di soddisfacente, nel suo disprezzo di sé e nella sua prospettiva cupa e vuota. (H. Crosby.)

La fornace ardente:

Fu nel diciottesimo anno di Nabucodonosor, secondo la Settanta, che egli eresse questa immagine d'oro nella pianura di Dura. Se questa data è corretta (e non sembra esserci motivo di screditarla), è stata fatta per celebrare la recente distruzione di Gerusalemme e la sottomissione di vari nemici di Babilonia dall'India all'Etiopia

(I.) Il segreto della lealtà è una fiducia semplice e indisturbata in Dio. Naturalmente, non ci può essere lealtà senza fede; nessuno all'uomo, nessuno a Dio. Ciò che ci colpisce nel caso di questi giovani ebrei è che la loro fiducia era così serena. E ora, quando viene loro addosso l'accento dell'ordine del re, non sono presi in guardia; Non sono sopraffatti dalla sorpresa o dallo sgomento. Confidano in Dio. Credono alla Sua parola. Ma il braccio su cui si appoggiavano era onnipotente. La saggezza a cui confidavano la loro via era illimitata. Geova si prese cura di loro. Li aveva conservati; Li avrebbe conservati nel tempo a venire. Il coraggio più vero è il più calmo. Pietro e Giovanni guardarono in faccia il Sinedrio e rivolsero loro semplicemente la domanda: "Se è giusto dare ascolto a voi più che a Dio, giudicatelo". Paolo, chiamato in giudizio davanti ai re romani e ai governatori ebrei, si allontana dalla propria difesa per una denuncia tecnica, per consegnare il messaggio di cui il suo padrone lo aveva incaricato. Una fidelizzazione così basata è pronta per qualsiasi emergenza. Non è una tensione; è solo una confidenza. Non si entra nell'eroismo; è inconscio di essere eroico. Durante il periodo della guerra civile, si parlò molto dello straordinario coraggio dell'ammiraglio Farragut nel farsi legare all'albero maestro mentre passava i forti sotto il fuoco di Mobile. In risposta a un interrogante in seguito, ha detto: "Non riesco a capire perché facciano così tanto della mia salita sulla cima principale. Non era niente di speciale quello che facevo a Mobile, e non ero affatto frustato lì. Quando andavo in azione, o in qualsiasi momento di pericolo, andavo sempre lassù, perché sentivo il dovere di essere dove potevo controllare tutto di persona, ed essere visto da tutti gli uomini, e dare loro l'esempio di condividere i loro rischi". Il vero coraggio non promette, né si atteggia, né spiega. Va avanti tranquillamente e agisce. Non si preoccupa di rispondere

(II.) la prova di lealtà è permessa da Dio. Né è in contraddizione con la costanza della Sua cura per il Suo popolo che sia così. Il Signore può fare di meglio per i Suoi che proteggerli da tutte le avversità. Anche i loro doni e le loro grazie spirituali meritano qualcosa di meglio nelle Sue mani che proteggerli. Chiedono la coltivazione, l'opportunità dello sviluppo, il privilegio della crescita. La protezione dal male cessa oltre un certo punto di essere una gentilezza. È più da rafforzare che da proteggere. Gli alberi che crescono sempre nella foresta, protetti dall'asprezza dei venti, mai costretti a combattere la tempesta, crescono verso la luce, ma non allargano i loro rami sopra la terra o le loro radici sotto. Se la barriera con la quale uno di essi è stato protetto dai venti fosse rimossa all'improvviso, il primo colpo di tempesta la abbatterebbe. Non è rinforzato contro di esso. Sta in piedi, non perché è forte, ma perché è sostenuto. Ma sul fianco della montagna cresce la quercia, o il cedro. Da un alberello le brezze hanno giocato con lui, ed esso si è piegato ma ha resistito. E, allo stesso modo, di quale forza di disciplina, di quale opportunità di coraggio, di quale sviluppo di forza sarebbero privati la Chiesa e il Cristiano dei nostri giorni, se, con prove più delicate ma non meno penetranti, la loro lealtà non fosse continuamente messa alla prova

(III.) il sostegno della lealtà è promesso e assicurato. "Come i tuoi giorni, così sarà la tua forza". "La mia forza ti basterà". "Certamente sarò con te".

(IV.) La rivendicazione della lealtà è certa. (Sermoni del club del lunedì.)

La fornace ardente e la sua lezione:

Le stelle sono visibili nell'oscurità e gli eroi sono visti nella persecuzione e nei guai. Se questi uomini fossero sempre rimasti in mezzo alla pace e alla tranquillità di Canaan, sarebbero forse periti senza lasciare nemmeno i loro nomi nelle pagine della storia. Non si tratta di un caso singolare e isolato. Tutta la storia, sia secolare che sacra, ne è piena. L'oscurità antidiluviana fece risplendere Noè. La schiavitù egiziana fece risplendere Mosè. Il cattolicesimo romano fece risplendere Lutero. L'oscurità nazionale dell'Inghilterra fece risplendere Cromwell. La gloria principale dell'uomo è l'obbedienza a Dio. Ogni lettore trova un fascino nella cattività babilonese. C'è qualcosa che affascina e delizia l'anima dell'uomo, e ha una potente influenza sulla sua vita. La saggezza, la ricchezza, l'autorità, la schiavitù e l'idolatria che si affollano l'una sull'altra nella narrazione con le loro luci e le loro ombre, possono essere tutte strappate dalla pagina, ma rimane il potere che muove il petto dell'uomo. Prendete quell'unico segreto, e tutte le cose auguste e abbaglianti saranno prive del loro fascino e del loro potere. Possiamo separarci dalla saggezza del mago e dalla ricchezza del re; ma noi manteniamo con tenace la fiducia incrollabile di Sadrac, Mesac e Abed-nego. Sorvoliamo su tutto il resto e ci aggrappiamo a questo, perché è la gloria principale dell'uomo e il suo bene più duraturo. L'imponente arte del mago, la lungimiranza dell'astrologo, la facile parola dell'indovino, possono essere grandiose; ma quel potere che questi tre prigionieri possiedono, che permette loro di sfidare il re e vivere per Dio, è di gran lunga più glorioso. Le ricchezze del re arricchirono solo il corpo e lasciarono l'anima povera come prima; sarebbero durati solo pochi anni, e poi sarebbero svaniti per sempre. Ma la fede dei prigionieri arricchì "l'uomo interiore" di una vita e di una beatitudine che sarebbero durate per tutte le ere nascoste dell'eternità. La gloria principale dell'uomo non è la grandezza esteriore, ma una forte fiducia in Dio; Perché è un potere di aiutare in mezzo alle preoccupazioni della vita, in mezzo all'esperienza della morte e alle possibilità sconosciute del futuro. Questo è stato verificato da tutta la storia e dall'esperienza. Il palazzo del faraone laggiù è adornato con tutte le arti e la magnificenza della terra. Pecore e buoi, grano e vino, potenza e abbondanza sono da ogni parte. Tutto ciò che si può desiderare di rendere la vita gioiosa e allegra è vicino. Servi e soldati senza numero aspettano di eseguire i suoi ordini. Ma noi non desideriamo nessuna di queste cose; Li passiamo tutti come privi di valore. Desideriamo ardentemente lo spirito e la fede dello schiavo Giuseppe. Perché l'umile obbedienza dello schiavo, e non la grandezza esteriore del re, è la gloria principale dell'uomo

1.) Il valore di questa fede si vede nel fatto che ha dato ai prigionieri l'audacia di esprimere le loro convinzioni

2.) Il valore di questa fede si vede in quanto preparava i prigionieri alle avversità e alle sofferenze

3.) Il valore di questa fede si vede nel fatto che ha assicurato ai prigionieri una nobile vittoria. Dio si schierò al fianco dei Suoi servitori, confondette i loro avversari e diede loro una gloriosa vittoria. All'inizio poteva sembrare che i nemici di Dio vincessero, ma Geova ritardò solo la vittoria del Suo popolo affinché, quando sarebbe venuta, potesse essere più marcata e distinta. Combattere contro Dio, e contro il popolo di Dio, significa sempre sconfitta e rovina alla fine. Il faraone e il suo esercito furono sepolti in una tomba d'acqua mentre inseguivano gli israeliti. (J. Hubbard.)

La fornace ardente:

Sadrac, Mesac e Abed-Nego erano uomini integri, contro i quali nessuno poteva muovere un'accusa, se non per quanto riguarda il loro Dio. Ma solo a causa della loro adesione alla causa divina, furono gettati nella fornace di fuoco ardente

1.) Con questo possiamo ricordarci ciò che è importante tenere sempre in mente, affinché per l'adesione a Dio possiamo essere esposti a grandi difficoltà e pericoli. Atti degli Apostoli all'inizio fu predetto che "ci sarebbe stata inimicizia fra il seme del serpente e il seme della donna", e nessuna predizione si è mai adempiuta in modo più sorprendente. Coloro che sono nati secondo la carne hanno sempre perseguitato coloro che sono nati secondo lo Spirito. Quali ingiurie sono state fatte in tal modo alla chiesa!

2.) Sebbene questi giovani fossero minacciati dal pericolo, sebbene tutto ciò che era loro caro fosse in pericolo, tuttavia aderirono apertamente a Dio. Non finsero una scusa per assentarsi dalla dedicazione. Non si accontentarono di aderire a Dio nel loro cuore, mentre si inchinarono davanti all'idolo con i loro corpi. Quando furono accusati, non fecero ricorso ad alcun travestimento specioso o a una sottile ambiguità. E, anche se tutto ciò che è simile all'ostentazione deve essere evitato come peccato, dobbiamo rendere apertamente la nostra testimonianza a Dio, qualunque difficoltà possiamo incontrare. Non è sufficiente che desideriamo il bene della causa di Dio nei nostri cuori, non è sufficiente che desideriamo e preghiamo per il suo trionfo, non è sufficiente che le diamo aiuto segreto, mentre rimaniamo apertamente tra i suoi nemici. Quando qualcuno riconosce che una causa è buona, e si tira indietro dal confessare il proprio attaccamento, a causa dell'odio in cui può incorrere, o del pericolo a cui può essere esposto, questa è la prova inequivocabile che il timore e il favore dell'uomo hanno più effetto sulla loro mente del timore e del favore di Dio. Cristo non si vergognava di possederci pubblicamente. Dio e gli angeli, gli uomini e i diavoli, lo videro morire pubblicamente per noi sulla croce. E ci vergogneremo mai di confessarlo davanti agli uomini!

3.) La loro adesione a Dio non era solo aperta, ma anche risoluta. Nulla di simile all'esitazione, o alla suspense, appare nella loro condotta. Le loro menti sembrano risolute come se tutti gli incentivi fossero stati dalla parte del dovere, risolute come se l'adesione a Dio fosse stata la via del progresso, invece di condurre, come avvenne, a una fornace ardente. "Sia noto a te, o re, che non serviremo i tuoi dèi né adoreremo la statua d'oro che hai eretto". Dobbiamo stare attenti a tutto, come l'esitazione, l'esitazione e l'esitazione. Uno stato d'animo esitante, vacillante, indeciso, è descritto nella Scrittura con il linguaggio del disprezzo. Perché fermarvi tra due opinioni? se Jahvè è Dio, allora sceglietelo voi, ma se Baal è Dio, allora scegliete lui

4.) L'adesione di Sadrac, Mesac e Abed-nego a Dio fu salda. Molti sono audaci quando il pericolo è lontano, che vengono meno quando si avvicina l'ora della prova. Ma questi giovani erano risoluti e irremovibili. Non solo dichiararono la loro risoluzione di soffrire tutto, ma si sottomisero addirittura ad essere gettati nella fornace quando questa fosse stata riscaldata sette volte. "Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita". Molto dipende dalla fermezza dei soldati nel giorno della battaglia, dalla questione del conflitto e dal destino del loro paese. Aderire apertamente, risolutamente e fermamente alla causa della gloria di Dio, nonostante tutte le prove e le difficoltà, non è cosa facile. Coloro che sono chiamati a tale lavoro farebbero bene a calcolare il costo e a considerare le loro capacità. È Dio solo che può insegnare le mani per questa guerra e le dita per questa lotta. E ha promesso di farlo. Non ha egli detto: "Non temere, perché io sono con te; Non ti sgomentare, perché io sono il tuo Dio. Io ti rafforzerò, ti aiuterò, ti sosterrò con la destra della mia giustizia. La mia grazia ti basta, e la mia forza sarà perfezionata nella tua debolezza". Queste promesse si mantennero, nel caso dei Suoi tre testimoni, nelle pianure di Dura. Quando li chiamò a un lavoro più che ordinario, li fornì di una forza più che ordinaria. Dio non solo sostenne i Suoi tre servi nella prova a cui erano esposti; Egli, a tempo debito, li ha liberati. Questa liberazione fu sotto molti aspetti miracolosa e, nella misura in cui ciò avvenne, non siamo autorizzati ad aspettarci che una tale interposizione sarà fatta in nostro favore. Ma il modo della loro liberazione era per molti aspetti simile al metodo ordinario di Dio di interporsi per la Sua chiesa e il Suo popolo

(1) Questa liberazione fu opportuna. Si è svolto nel momento migliore. Nell'esercizio della sapienza infinita, Jahvè discerne e coglie il momento critico, e anche se il Suo popolo può pensare che Egli stia per venire a lungo, Egli non arriverà mai troppo tardi

(2) Questa liberazione era di un tipo tale che non poteva essere stata concepita in anticipo. E il modo in cui Dio libera la Sua chiesa e il Suo popolo è, in generale, del tutto diverso da quello che chiunque avrebbe potuto concepire in precedenza

(3) La liberazione di questi tre bambini ebbe luogo immediatamente dopo che la loro fiducia in Dio e la sottomissione alla Sua volontà erano state pienamente messe alla prova. Si mettono nelle mani di Dio

(4) Questa fu una liberazione simile a quella di Dio. Si è rivelata opera di Dio. Tutta la potenza e l'ingegnosità dell'universo creato non avrebbero potuto salvare questi giovani dopo che erano stati così a lungo in quella terribile fornace. Benché non fosse stata loro concessa alcuna manifestazione visibile della Divinità, il fatto della loro preservazione nel fuoco avrebbe dimostrato che le braccia dell'Iddio Onnipotente erano state intorno a loro. Tutte le liberazioni pure e sante provengono da Dio, e generalmente recano su di esse l'impronta della Sua mano. Il liberatore dei tre figli era uno nella forma del Figlio di Dio

(5) La loro liberazione, quindi, venne da un Dio in Cristo. E tutte le liberazioni dei santi vengono da un Dio in patto, e vengono attraverso la seconda persona nell'adorabile Trinità. Egli non è solo il Salvatore dell'anima, è anche "il Salvatore d'Israele, e il suo aiuto nel tempo dell'avversità".

(6) Liberando la Sua testimonianza dalla fornace, Dio rivendicò la loro condotta. Egli mostrò che, rifiutando di obbedire a Nabucodonosor, essi avevano fatto ciò che Egli aveva approvato. Quanto li ha onorati in mezzo ai loro nemici, quando li ha così visibilmente considerati Suoi amici, e ha alterato le stesse leggi della creazione per loro! E nel liberare coloro che avevano sofferto per la Sua causa, Dio generalmente rivendica la loro testimonianza e rende onore ai loro nomi

(7) In breve, questa fu una liberazione molto meravigliosa. Ha offerto una notevole dimostrazione del potere, della saggezza e dell'amorevole gentilezza del Signore. "Questa è opera del Signore, e meravigliosa ai nostri occhi". E nelle più grandi opere di liberazione di Dio, c'è in generale qualcosa di così sovrumano, qualcosa di così simile a Dio, da riempire di ammirazione ogni osservatore serio. Quali cose meravigliose ha fatto a favore del Suo popolo! Quanto è benedetto quel popolo il cui Dio è il Signore! Egli può portarli "attraverso il fuoco e attraverso l'acqua al luogo ricco". Ed Egli farà le dispense peggiori e più severe che li affliggono, per promuovere l'onore dei loro nomi e il benessere eterno delle loro anime. (William White.)

I tre ebrei nella fornace:

"Non sono un ipocrita. Non faccio professione di religione", vale a dire che ti vanti della tua aperta e costante inimicizia verso Dio. Questo non è il peggio. Questa empietà di conversazione, che sentiamo ogni giorno, se significa qualcosa, insinua, naturalmente, che una professione di religione non può mai essere fatta sinceramente, che non esiste una cosa come la vera pietà; e dimostra che le persone che parlano così non sono solo peccatori nella loro vita, ma infedeli nel loro cuore. Vorrei solo che questi cinici studiassero la narrazione che abbiamo davanti. Si dice che nessuno possa entrare al cospetto di quella statua incomparabile, l'Apollo Belvidere, senza ergersi istintivamente, senza sentire la propria forma dilatarsi e diventare subito più alta e più nobile; e c'è da compatire l'uomo che può contemplare la grandezza morale di questi giovani eroi senza essere consapevole, non so quale, elevazione del cuore e dei propositi. Un'anima vera abbandonerà la storia di tale intrepida lealtà a Dio e alla coscienza con un nuovo vestito di fede e speranza

(I.) Nello spiegare le lezioni del testo, cominciamo con la narrazione, analizziamo questo passaggio nella storia della nostra razza. E, in primo luogo, chi può guardare la scena qui ritratta senza arrossire per la degenerazione e la corruzione della nostra razza? Lo spettacolo presenta un panorama brillante. Il mattino è luminoso, e il sole orientale sta accendendo una fiamma in tutta la pianura di Dura, mentre i suoi raggi sono riflessi dall'argento, dall'oro e dai diamanti, in cui sono rivestiti principi, satrapi, pari, tutta l'aristocrazia ingioiellata di quella magnifica corte. In alto su un trono di stato reale, splendido con sfarzo e splendore barbarico, siede il monarca caldeo. E dal centro di questo corteo orientale e imponente, si libra in alto, scintillante e abbagliante, l'immagine colossale, il cinismo di ogni occhio, attirando l'ammirazione e l'omaggio di quella moltitudine innumerevole. Lo spettacolo è grandioso; ma che esibizione della natura umana! Da ogni parte vedo la terra tappezzata del verde più tenue, smaltata di una rigogliosa rigogliosità di fiori variegati e profumati. Fontane fresche sgorgano nei boschetti e ruscelli trasparenti mormorano nella valle. Respiro profumi deliziosi. Sono rinfrescato dagli zefiri più balsamici. Il cielo e la terra si rallegrano della loro bellezza. Dalla natura mi rivolgo all'uomo, e cosa trovo? Ricordate, qui non c'è una folla di ignoranti e brutali, ma il monarca e i suoi patrizi, tutta la saggezza, la raffinatezza, l'onore dell'impero. Che cosa vediamo apertamente e altezzosamente mostrato in tutti loro? L'idolatria, l'ostilità verso Dio, l'egoismo, la crudeltà, la malizia più vendicativa. In questa innumerevole schiera che diversità di talento, gusto e carattere; ma quelle passioni detestabili regnano in ogni seno. E questa depravazione sgorga da una fonte inesauribile nel cuore umano. In tutta questa moltitudine ci sono solo tre uomini che adorano il vero Dio, e che cosa hanno fatto? Chi hanno ferito? È una semplice presa in giro parlare di libertà se la mente e la coscienza non sono libere. Le persone, i beni, la vita dei suoi sudditi sono a disposizione assoluta dell'autocrate caldeo. Questo, però, non basta. Il suo mandato imperiale controllerà la loro religione, incatenarà le loro anime. I fini del governo sono temporali, non spirituali. Il Salvatore possedeva l'onnipotenza, ma non la usò per imporre la Sua religione con misure che non avevano alcuna relazione con la verità della Sua dottrina. Egli disse: "Ogni potere in cielo e in terra mi è stato dato, andate a insegnare a tutte le nazioni".

(II.) La condotta di questi Ebrei, e l'esempio che Dio qui propone di quella costanza e decisione di carattere, senza la quale non possiamo essere fedeli né alla verità, né a Gesù, né a noi stessi. La decisione di carattere non deve mai essere confusa con l'ostinazione. La fermezza temperata dalla dolcezza, questo è ciò di cui abbiamo bisogno, se vogliamo essere veri cristiani. Più studierete la condotta del Redentore, più ammirerete l'impareggiabile combinazione di queste virtù in Lui. Non è affatto raro incontrare persone che si piacciano alla fermezza e alla decisione; quando in realtà è mera, pura, vera e propria testardaggine che essi tradiscono - una perversa, ostinata pertinacia - in cui non c'è più forza morale di quanta ce ne sia nel peso morto che fissa una pesante e inerte massa di roccia alla terra. L'altra qualità, la gentilezza, è più amabile, ma non è quasi mai unita alla più alta energia. C'è morbidezza, tenerezza, dolcezza d'animo; Ma il personaggio è effeminato. La fermezza temperata dalla gentilezza: questa è la vera decisione del carattere; non la rigida, inesorabile, durezza di ferro dell'albero morto, che non può piegarsi senza spezzarsi; né la debolezza dell'osier che si piega e rimane piegato; ma il vigore innato, elastico, della giovane quercia, che non fa che diventare più eretta, e affonda le sue radici più profondamente nella terra, cedendo a ogni brezza e assecondando ogni pressione. Qual è il primo elemento nella vera decisione del carattere? È un'adesione inflessibile e controllante alla volontà di Dio in tutte le cose e in ogni tempo. Qual è l'elemento successivo nella vera decisione del carattere? È uno spirito armato e intrepido nell'affrontare il pericolo, nell'affrontare le responsabilità della nostra stazione. Quanto siamo inclini a sottrarci al dovere. Questi ebrei erano uomini di uno spirito diverso. Atti per primi, infatti, siamo tentati di chiedere: Perché sono venuti a terra? Ma, per non far notare che la codardia non avrebbe potuto giovare a nulla, non può mai giovare a nulla per la causa di Dio, era forse per uomini come loro avere paura? Era questo il tempo in cui i servitori dell'Altissimo dovevano essere vili? Qui non è una questione da poco; Una grande anima non si preoccuperà mai di piccole cose. Dio e la Sua gloria stanno per essere oltraggiati. Il terzo elemento nella decisione del carattere nasce da quelli appena indicati. È un coraggioso disprezzo delle conseguenze. Nel momento in cui cominciamo a pensare all'opportunità, a chiederci tremante: quale sarà, se siamo fedeli, l'effetto sul nostro interesse, sulla nostra posizione o sulla nostra reputazione? In quel momento ce ne siamo andati, siamo caduti. E tutta questa strenuità di propositi è perfettamente calma, come la vera forza è sempre calma. Uomini e fratelli, una semplice fiducia in Dio è l'ingrediente più essenziale nella sublimità morale del carattere. Eleva l'uomo al di sopra di tutta la terra e lo equipaggia per sopportare qualsiasi cosa e per affrontare tutto. Se Dio è per lui, chi può essere contro di lui? Quanto siano indispensabili l'energia e il coraggio per il cristiano, non c'è bisogno che ve lo dica. Ti sarebbe utile? devi essere deciso; La pietà non basta; Devi avere una reputazione di pietà. Non disonorereste la vostra professione? Dovete essere decisi. Ma, ora, come possono questa fermezza e fortezza essere intessute e sostenute in esseri così deboli e incostanti? Io rispondo: Per fede, e per fede soltanto; Da qui l'esortazione: "Aggiungi alla tua fede la virtù", cioè il coraggio. La fede è la fonte da cui deve scaturire questa grazia che comanda e da cui deve essere alimentata; e con quale coraggio invincibile, quale intrepido disprezzo del pericolo e della morte, non ispira forse una semplice fiducia in Dio a questi giovani eroi? Osservate la nobile singolarità degli Ebrei. Né si trattava di un entusiasmo passeggero, di quegli impulsi improvvisi che possono spingere uno spirito generoso a fare sacrifici eroici, di cui poi può pentirsi. Poiché è dato loro lo spazio per riconsiderare la loro determinazione, il re si lamenta con loro; ma sono inamovibili

(III.) Il risultato di questa prova infuocata; e imprimere in te la grande lezione che insegna. L'espressione, "di quanto fosse solito essere", mostra che questa fornace era il luogo di punizione per i criminali; ed è probabile che il suo pavimento fosse ora un letto delle orribili ceneri lasciate dalle precedenti esecuzioni. È il metodo di Dio quello di far sì che la malizia di coloro che perseguitano il suo popolo si ritorca su se stessi. "L'empio è preso al laccio nell'opera delle sue proprie mani". E che cos'è tutto questo se non il tipo di un cristiano, quando è chiamato a passare attraverso il fuoco, tremando, forse, davanti alla fornace, ma poi, con adorante stupore e gratitudine, esclama: "Mio Dio, quanto è buono per me essere stato afflitto?" Non è tutto. Non solo questa fornace è una sorta di paradiso per questi nobili giovani, ma guardate come glorificano Dio in questo giorno della loro visitazione. Testimoni che testimoniano dall'eternità. Poiché il luogo in cui si trovano non appartiene a questa terra. Testimoni che guardano con sublime disprezzo il re e tutta la pompa e l'equipaggiamento del suo potere. Testimoni che non si lodano. Un cristiano non si arroga mai alcuna forza o merito; Egli attribuisce tutta la sua salvezza, dal primo all'ultimo, alla grazia sovrana. Infine, i testimoni la cui testimonianza è decisiva al tempo stesso e per sempre. Non è con le parole, non con la predicazione, né con le forme, che dobbiamo onorare Dio e la Sua verità; è mediante la nostra fedeltà "affinché gli uomini vedano le nostre buone opere e glorifichino il Padre nostro che è nei cieli". Lezioni:

1.) E, in primo luogo, lasciamo che questa narrazione rafforzi la nostra fede e costanza. Il segreto della forza cristiana è un segreto di Pulcinella; è una graziosa abitudine di confidare in Dio in ogni momento. Il canto dei Tre Santi Bambini è uno dei Libri Apocrifi. L'uomo che ha scritto quella bellissima composizione, se non ha ispirato se stesso, aveva il potere di ispirare gli altri. Niente può essere più toccante di tutta la storia, che vi raccomando

2.) Quanto è amabile la religione di Gesù Cristo. Per l'anima fedele è veramente vero che "tutto il cammino verso il cielo è il cielo". Anche quando tutto è luminoso, quanto è necessaria questa religione per l'uomo. Ma voi portate croci e fate sacrifici per Gesù e per la Sua causa? Se no, gli stai preferendo un idolo, e quale deve essere la fine? (R. Fuller.)

18 CAPITOLO 3

Daniele 3:18

che non serviremo i tuoi dèi.

Decisione cristiana:

Sadrac, Mesac e Abed-Nego erano tre uomini molto giovani, adoratori del vero Dio, che vivevano in un paese pagano! Furono esposti a molte persecuzioni e afflizioni a causa della loro religione, eppure furono in grado di agire con fedeltà e prudenza "in mezzo a una generazione perversa e perversa". La religione, quando è genuina e attiva, ecciterà inevitabilmente l'odio o il disprezzo del mondo. Il vero cristiano sarà obbligato ad arginare il torrente; ci sarà, ci dovrà essere, opposizione; Se egli "fosse del mondo, il mondo amerebbe i suoi; ma poiché egli non è del mondo, ma è stato scelto dal mondo, per questo il mondo lo odia". Quanto è difficile, spesso e dolorosa, l'adempimento del dovere! Quanto bisogno c'è di qualche esempio animatore, o di un consiglio affettuoso, fedele e saggio, per impedire a tale persona di offendere la coscienza e di dimenticare i suoi obblighi verso il suo misericordioso Salvatore! Essere fedeli in una famiglia, in un quartiere in cui quasi tutti intorno a noi cospirano per dimenticare Dio, essere seri in una religione dove i nostri amici, i nostri colleghi e le nostre connessioni sono negligenti e indifferenti, abbandonare il peccato, il mondo e la tentazione, dove tutto ci invita ad amarli e a seguirli, non è un compito facile. Può essere compiuta solo con l'aiuto di quello Spirito Santo, che è allo stesso tempo un consolatore e un santificatore. Nabucodonosor, non soddisfatto dei suoi dèi esistenti, comandò a tutti i suoi sudditi di prostrarsi e adorare una nuova immagine che aveva eretto. Allo stesso modo, il peccato nelle sue varie forme è un idolo che il mondo si compiace di servire. Per natura siamo i suoi schiavi e devoti; e non è fino a quando non ci è stato insegnato dallo Spirito ad adorare Dio in verità, e a rinunciare alle vanità del mondo, che cominciamo a sentire il peso di questo servizio. Nuovi idoli sono costantemente presentati per confermare il peccatore nella sua schiavitù e per tentare il vero cristiano dalla sua fedeltà a Dio. Qualunque sia l'ultima usanza malvagia, l'ultimo nuovo modo di peccare, ci si aspetta che gli uomini la seguano. Dovrebbero tutti i ricchi, i saggi di questo mondo, i gai, gli splendidi essere contro una religione seria; se si aggiungessero mille nuove esche e lusinghe per sedurci da esso; se pericoli e persecuzioni insospettati dovessero sorgere in ogni momento sul nostro cammino, potremmo tuttavia imparare dall'esempio che abbiamo davanti una lezione di fede, costanza e fiducia in Dio, ed essere incitati, dal misericordioso sostegno dato ai Suoi servitori dell'antichità, a impegnarci a Lui come un fedele Creatore, sapendo che con la "tentazione Egli ci farà anche una via per scampo". Il cristiano non deve influenzare nulla che possa provocare l'opposizione del mondo; se egli vive in modo santo, giusto e irreprensibile, come dovrebbe fare, e se dimostra nella sua vita e nella sua condotta la fede, la speranza, la devozione di un vero discepolo di Cristo, l'opposizione sorgerà quasi inevitabilmente senza che egli la cerchi. Egli dovrebbe, per quanto risieda in lui, se è possibile, vivere "in pace con tutti gli uomini". Alcuni degli ostacoli più potenti sul cammino del giovane cristiano sono le lusinghe del piacere, i comandi dell'autorità, il timore della persecuzione e le speciose sollecitazioni dell'amicizia e della gentilezza. Sono ben consapevole che si può abusare di questo principio. L'entusiasmo può immaginare, e l'ipocrisia può fingere, un incarico divino per gli eccessi più selvaggi; e si può fare resistenza su questioni molto insignificanti e insignificanti. Ma il principio esiste nonostante ciò. I principi più chiari e preziosi sono suscettibili di essere abusati. Sapevano che la prima autorità a cui obbedire è Dio; e che, sebbene tutte le altre autorità dovessero entrare in competizione con questa, tuttavia quella era il loro Maestro, proprio quel Messia che apparve per il loro sostegno e conforto camminando in mezzo alle fiamme divoranti. Molti giovani cristiani, che avrebbero potuto sfidare tutti i terrori di un'aperta persecuzione, hanno ceduto a questa tentazione e, se non per sempre, hanno rovinato la loro anima, almeno guastato la loro pace presente e messo in pericolo la loro anima per amore di quell'amicizia con il mondo "che è inimicizia contro Dio". Non così questi eroici sofferenti. Se, dunque, diamo valore alla nostra anima, se apprezziamo l'anima degli altri, se apprezziamo la causa di Colui che merita tutto il nostro amore e la nostra gratitudine, siamo decisi: "saldi, inamovibili". Ma ricordate che la decisione cristiana viene esercitata riguardo a questioni di reale importanza, e quando il comandamento di Dio è chiaro e distinto. Tra i semplici uomini mondani una certa robustezza di spirito si manifesta spesso nelle questioni di indifferenza, così come nelle questioni di momento. Una fermezza come questa è una mera ostinazione nativa del carattere. Agisce allo stesso tempo nelle questioni di momento reale, la decisione cristiana si manifesta con imperturbabile prontezza e perseveranza. E questo fu il caso in cui queste persone nella pianura di Dura furono chiamate ad agire. Fu sferrato un attacco al fondamento stesso di ogni vera religione. Si trattava quindi di un caso che richiedeva imperiosamente la decisione che mostravano. Tutto ciò che è prezioso per i principi religiosi, così come tutto ciò che è straordinario per le sanzioni religiose, richiedeva loro di agire come fecero. La vera decisione cristiana tiene lo sguardo rivolto all'eterna legge di Dio. L'uomo di vera fermezza cristiana non ammette il pensiero di un compromesso con il peccato o con l'errore. La politica dell'uomo sarà sempre ristretta, a meno che non abbracci considerazioni tratte dall'eternità. Colui che consulta la sua convenienza e i suoi interessi temporali, che è stato controllato una volta dalla legge di Dio e un'altra dalla volontà dell'uomo, imparerà troppo tardi di aver agito secondo un piano da non ammettere nelle transazioni con l'Eterno. Tenta davvero un compito difficile; quello di unire il servizio di Dio e quello di mammona. Non c'è nulla nel tuo comportamento come un compromesso con il peccato e l'errore? Le richieste di Cristo sono tutte accolte con gioia e soddisfatte con prontezza? Non c'è forse una fusione tra il servizio di Dio e il servizio del mondo? (H. Irwin, B.A.)

La scelta dell'Altissimo:

Queste parole rappresentano la grande sfida del cuore umano contro il destino malvagio. Coloro che credono nell'origine naturalistica della coscienza dimenticano che le sue più grandi conquiste non sono state in linea con il sentimento popolare, ma in dispetto di esso. Sono state le vittorie delle minoranze piuttosto che delle maggioranze. Eppure nessun sacrificio del genere è mai fallito o può fallire. I tre bambini ebrei sono una figura degli eroi morali del mondo. Non discutevano su ciò che si doveva fare in materia di coscienza. Si dice spesso che i primi pensieri sono i migliori. Ho solo due cose da dirvi che derivano da questo testo. La prima è che il supremo bisogno spirituale del momento è una morale strenua, e la seconda è che non c'è morale degna di questo nome che non nasca nel conflitto. Potreste pensare che sia strano se dico che il supremo bisogno spirituale del momento è una strenua moralità. Che cosa ha a che fare la moralità con la spiritualità? Tutto. Non c'è verità spirituale che non abbia un rapporto morale e ponga l'uomo che la riceve sotto un obbligo morale. È una spiritualità a buon mercato che non richiede alcuna coscienza. Non voglio identificare la morale con la spiritualità, ma dichiaro che non possono mai essere separate. Oggi ci troviamo di fronte a due atteggiamenti apparentemente contrastanti della mente moderna nei confronti del cristianesimo. In primo luogo vediamo davanti a noi l'ammirazione per il valore etico del cristianesimo, per il carattere del suo Fondatore, per l'ideale che Egli ha stabilito, ma insieme a ciò si accompagna una diffidenza molto considerevole e diffusa nei confronti dei suoi dogmi. Egli è degno non solo di essere imitato, ma del più completo omaggio che il cuore di un uomo possa rendere. Cristo sta più in alto, Cristo sta al primo posto, Cristo è il mio Dio. Ma su questo non mi preoccupo di contestare in questo momento. Penso che Cristo non si preoccupi tanto di ciò che diciamo su chi Egli sia, ma sia molto preoccupato dell'obbedienza che Gli rendiamo. Oggi c'è bisogno di calore di devozione e di entusiasmo morale per le cose più alte che, dopo tutto, ci stanno vicino ogni giorno. La povertà in queste cose porta al pessimismo. Ogni verità spirituale pone questa esigenza morale. Il modo migliore per voi giovani uomini di trovare la verità su Cristo, su Dio, sul Cielo, è quello di essere buoni. Il buono e il vero sono in definitiva uno. Fai una buona azione e l'universo ti risponderà con il suo "Ben fatto". Ognuno di voi si inchina davanti a un ideale morale scritto nel suo cuore. Potreste dimostrarvi infedeli ad essa, ma se obbedite fedelmente ad essa, essa vi condurrà verso la luce. Chiunque o qualunque cosa abbia realizzato quell'ideale dentro di te è il tuo Dio, e il tuo Dio ti fa le Sue richieste non semplicemente a volte di tanto in tanto, ma sempre e ovunque. Il bisogno più grande, ripeto, del giorno d'oggi, è il bisogno di una strenua forma di moralità. Fate uomini che non abbiano paura di rendere omaggio alla coscienza, e farete quel tipo di carattere che Cristo stesso si compiace di onorare. Ma per arrivare al mio secondo punto, non c'è bontà che valga la pena di avere che non nasca nel conflitto. Fate una distinzione tra ciò che è moralmente bello e ciò che è moralmente sublime. Confido che tutti voi abbiate letto il saggio di Edmund Burke su "Il sublime e il bello". Ricorderete che egli dichiara che un ingrediente del sublime è un sentimento simile alla paura, paura in presenza di un terrore sconosciuto di un'esperienza che potrebbe arrivare. Ora, giovani uomini, ciò che è moralmente bello può non contenere nulla di quel particolare ingrediente. Il moralmente sublime va alla formazione del carattere, e a lungo andare non può essere diverso dal moralmente bello. Non c'è niente di più accattivante dell'innocenza dell'infanzia. L'infanzia è l'ideale? No, ma l'essere bambini lo è. Passerai dal moralmente bello al moralmente sublime. Cominciate con l'essere come bambini se volete arrivare al carattere di Cristo. Se attraversi il moralmente sublime, devi essere pronto a incontrare Apollyon nella Valle dell'Umiliazione e i demoni nell'oscurità della Valle dell'Ombra della Morte. La semplicità, la naturalezza, la trasparenza del carattere, l'assenza di arroganza, sono caratteristiche del bambino. È notevole ma splendido pensare che dentro ci sono proprio le cose che il mondo sta arrivando a chiedere all'età adulta. Provalo tu stesso. Esamina la tua virtù e vedi se hai ottenuto queste qualità. Questa non è la virtù che si conquista facilmente. Il falso accento della religiosità oggi la dice lunga sull'umiltà dove l'umiltà non c'è, e un uomo può arrivare a quella condizione pericolosa quando, come è stato giustamente detto, è orgoglioso della propria umiltà. Fare ciò che si vuole non è una grande virtù agli occhi di Dio. Ci troviamo ogni giorno di fronte alla scelta tra il superiore e l'inferiore, l'immagine d'oro o la fornace ardente. A volte arriva una grande crisi nella vita. Dobbiamo scegliere tra Dio e Mammona, la coscienza o un guadagno momentaneo. In tali crisi sembriamo abbandonati a noi stessi, ma non siamo mai veramente abbandonati a noi stessi. Nell'ora più buia c'è al nostro fianco quell'Amico sconosciuto. La maggior parte di noi vuole che Dio ci salvi prima che arrivi la crisi. Lo fa molto raramente, ma ci salva dall'altra parte di questa strenua attività con la quale il carattere viene sconfitto, guadagnato e conquistato. Quando Dio ci chiama a una crisi, ci porta a un conflitto. È come se ci fosse una sbarra da attraversare, e dall'altra parte, e solo dall'altra parte, c'è l'acqua ferma e la sicurezza. Dio non dà i Suoi soccorsi da questa parte. È un'azione malvagia che tratterrebbe un uomo da ciò con cui si conquista la sua virilità. Qui c'è l'opportunità nelle grandi crisi della vita: avventurarsi per il giusto e lasciare il futuro a Dio. Supponendo, dunque, che in questa casa di preghiera ci sia un uomo che mi ascolta e che si trovi faccia a faccia con la fornace di fuoco ardente, gli direi: Fai di quest'uomo umile il tuo ideale. Non fare attenzione alla tua risposta. I primi pensieri sono i migliori in casi come questo. "Il nostro Dio può liberarti" dalla fornace di fuoco ardente, ma se no, se no? Allora non inchinatevi. Lasciate il futuro a Lui. Alcuni di voi sono immediatamente tentati di scendere a compromessi con l'ideale. Guarda cosa stai facendo. Stai mettendo in pericolo qualcosa di più alto di quanto tu sappia, allontanando da te, forse, la grande opportunità di Dio. La fedeltà è sempre rivendicata. C'è una grandezza nella vittoria morale. Se così non fosse, il mondo di Dio sarebbe fatto in modo errato. Nessun uomo che abbia mai provato il valore della giustizia ha avuto motivo di rimpiangere la sua scelta. Ascoltate il richiamo del bene inflessibile. Abbiate il coraggio di fidarvi e obbedire. (R. J. Campbell, M.A.)

Carattere contro circostanze:

Il regno babilonese è all'apice della sua potenza e prosperità. Il grande Nabucodonosor è diventato un potente e potente potentato. La sua stessa parola è legge in tutto quel vasto regno. È abituato a una stretta obbedienza in tutti gli affari di stato. Poiché i suoi sudditi sono sotto un controllo così perfetto; Poiché non osano opporsi ai suoi piani né ostacolare i suoi propositi, egli pensa che comanderà loro quale sarà la loro religione. Ci sono molte religioni nel regno del re Nabucodonosor; Ci sono molti dèi ai quali si fa il sacrificio; molte immagini di pietra davanti alle quali il popolo si inchina. Ma Nabucodonosor cambierà quest'ordine di cose. Farà un'immagine di grande statura. Arriva il giorno. Si è radunata una grande moltitudine. La statua viene svelata con grande sfarzo e ostentazione. Un'altra vittoria per Nabucodonosor! Grande è il re dei Babilonesi! Potente è il monarca dei Caldei! Meraviglioso è il potere che esercita sui suoi sudditi; perché anche la loro religione è soggetta al suo comando. Ma che notizia è questa che sente? Che strano rapporto è questo che porta il suo corriere? "Ci sono tre uomini nel tuo regno, o re", dice il messaggero, "che non hanno obbedito al tuo mandato regale, né si sono inchinati al tuo comando". "Tre uomini in tutto il mio regno che osano disobbedire! Tre sudditi in tutto il mio regno che ignorano il mio comando! Chi sono? Sono forse generali di guerra che si sono insuperbiti? Sono uomini ricchi che sono diventati influenti? Sono forse politici famosi quelli con cui c'è il potere, che osano così resistere al re? Parlate, messaggeri, i loro nomi! Chi sono?" "Né ricchezza, né potere, né stirpe reale sono loro, ma sono tre prigionieri portati dalla Giudea che osano resistere al tuo stesso editto. Sadrac, Mesac e Abed-nego; questi uomini, o re, non ti hanno considerato e non hanno adorato la statua d'oro che tu hai eretto". Allora Nabucodonosor ordinò che i tre colpevoli fossero portati davanti a lui. Racconta loro della legge che hanno infranto e ripete loro la pena in cui sono incorsi. Una pena spaventosa, una condanna a morte di esecuzione terribile. Ma darà loro un'altra possibilità. Il nostro testo fa parte della risposta che i prigionieri ebrei diedero al re nell'ora del processo

1.) Questi Israeliti erano fedeli ai loro principi, nonostante le difficoltà e di fronte all'opposizione. Erano leali e leali a Babilonia come lo erano sempre stati a Gerusalemme. Hanno mantenuto la loro religione pura e incontaminata come prigionieri come hanno sempre fatto come cittadini liberi. Le circostanze erano tremendamente contro di loro, ma erano il tipo di uomini che non cedevano alle circostanze. L'opinione popolare era fortemente contraria a loro, ma erano il tipo di uomini che non sono influenzati da un'opinione pubblica sbagliata. Avevano grinta e grazia; coraggio e pietà

2.) Ci sono molte persone che sono abbastanza buone finché sono circondate da buone influenze, ma allontanatele da quelle influenze e mettetele in tentazione e cadono. Alcuni uomini, che sono ottimi cittadini a Gerusalemme, perdono tutta la loro pietà non appena scendono a Babilonia. Gli uomini che possiedono decisione di carattere e fermezza di intenti sono gli uomini che stanno dove cadono gli altri. I giovani vengono qui nella nostra città dalle loro case di campagna. Alcuni avanzano a posizioni di responsabilità e onore; altri sprofondano in vite degradate e basse. Qual è la differenza? La differenza non sta nelle circostanze che circondano questi uomini, ma nel carattere che possiedono

3.) Quel giovane è al sicuro, ovunque lo mettiate, che ha il coraggio consacrato, la determinazione divina, l'eroica devozione ai principi, che questi tre giovani avevano. Per dire che cosa ne sarà di un uomo, indagate non tanto su ciò che lo circonda, ma guardate l'uomo stesso e vedete come è fatto. Quando quel giovane lascia la tua casa per andare in una città lontana, non guardare tanto alla reputazione di quella città quanto al carattere di quel giovane, se vuoi leggere il suo futuro. Giovani uomini, nella vostra vita verranno ore difficili; Nelle vostre esperienze saranno spinte circostanze spiacevoli. Ma non avrete esperienza più difficile e non sarete messi in nessuna circostanza più difficile di quella dei tre prigionieri della Giudea. E scoprirono che l'Iddio che adoravano in casa e al quale erano fedeli all'ora dell'ira di Nabucodonosor, non li abbandonò nell'ora del furore di Nabucodonosor, ma in mezzo alla fornace ardente fu con loro, e li liberò sani e salvi da ogni male. Il loro Dio è il tuo Dio. Colui che ha dato loro la forza di resistere ti darà la forza di vincere. (C. G. Mosher.)

Tre martiri ebrei:

Questo spirito persecutore è di una data molto antica nella storia della follia umana. Che la convocazione del re sia accolta con un'obbedienza generale non è molto meraviglioso. Abituati come i principi e i nobili assiri erano stati all'adorazione degli idoli, non c'è da stupirsi che essi obbedissero immediatamente e implicitamente al mandato reale. Non era che aggiungere un altro al calendario degli dèi della Caldea, e gratificare quella passione per la varietà degli oggetti di culto che è caratteristica dello spirito di idolatria

(I.) Osservando la condotta di questi confessori ebrei, la prima circostanza che ci colpisce è che essi non hanno corteggiato questa opportunità di manifestare il loro zelo e la loro costanza. L'erezione dell'immagine d'oro non era il lavoro di un giorno. Ci vollero molti preparativi e la scena che doveva essere rappresentata nella pianura di Dura era conosciuta in lungo e in largo per tutto il paese. Ma in mezzo a tutta la preparazione di questa nuova esibizione di follia umana, di questo insulto alla Maestà del Cielo, Sadrac, Mesac e Abed-nego non sentirono il dovere di interferire. Era sufficiente che essi esprimessero la loro testimonianza alla fede dei loro padri quando erano legittimamente chiamati a farlo, e mostrassero la loro avversione per l'idolo quando veniva comandato di inchinarsi davanti ad esso. Erano preparati al martirio, ma non lo corteggiarono; Erano pronti a sfidare e sfidare la rabbia del tiranno, ma non cercarono prematuramente di provocarla. Questo zelo lungimirante, che corteggia l'opposizione e cerca il biasimo, non fa parte del carattere cristiano; e uscire dalla sfera in cui la Provvidenza lo ha posto per censurare gli errori che prevalgono nel mondo, o per fare un'affermazione inopportuna delle sue opinioni e dei suoi sentimenti, va oltre la sfera del dovere legittimo, e fa sì che si parli male del suo "bene". Se il cristiano aderisce al sentiero chiaro e ovvio del dovere, e cerca di condurre una vita santa e irreprensibile, incontrerà difficoltà sufficienti per esercitare la sua fede e pazienza, e sufficienti opportunità di provare e mostrare la forza e il vigore dei suoi principi, senza andare oltre la sfera della sua chiamata ordinaria, o corteggiare pubblicità e distinzioni non necessarie

(II.) La superiorità di questi martiri ebrei rispetto al fascino del piacere merita la nostra prossima considerazione. Un piccolo esame della loro storia vi convincerà che erano in quel periodo della vita in cui le attrattive con cui Nabucodonosor introdusse la sua immagine d'oro avevano il più grande potere sulle menti illuminate e colte. Non erano, per quanto la storia ci precede testimonia, i piaceri grossolani e ripugnanti del mero sensualismo, con cui si celebrava l'introduzione dell'immagine d'oro nel numero delle divinità caldee. Piaceri di una descrizione più raffinata e attraente erano offerti per allettare e ingannare i principi e i nobili di Babilonia. Tutto il fascino della musica orientale fu impiegato per raccomandare questa scena di follia idolatrica e per soffocare ogni indagine sulla saggezza e la correttezza della misura. Ma questi prigionieri ebrei erano superiori all'attrazione. È probabile che altre piacevoli attrazioni accompagnassero i poteri della musica in questa memorabile occasione; ma, di qualunque descrizione fossero, e qualunque passione si rivolgessero, non avevano il potere di sopprimere o estinguere quel timore di Dio che era il sentimento dominante e padrone delle loro anime. Ci dicono di stare in guardia contro l'influenza seducente anche del piacere innocente. "Il flauto e il dulcimer, il salterio e il sacco, la cornetta e l'arpa" erano di per sé innocenti strumenti di delizia e, impiegati al servizio di Dio, avrebbero riempito Shadrach e i suoi compagni di gioia santificata; ma, prostituiti a scopo di idolatria e di peccato, le loro note erano dissonanti, e perdevano per questi santi uomini tutto il loro potere di piacere. E così ci insegnano come devono essere valutati i piaceri, che sono in se stessi innocenti e suscettibili di essere resi ministri del nostro miglioramento. Il peccato non è mai così insidioso come quando viene accompagnato da quei piaceri che in se stessi sono innocenti. Non lasciate mai che il vostro gusto per qualsiasi godimento, che di per sé può essere innocuo, vi riconcili con scene o indulgenze a cui la colpevole ingenuità degli uomini può averlo associato. I nostri godimenti preferiti devono essere visti con gelosia ed evitati quando li vediamo prostituiti a scopo di iniquità

(III.) Nel mantenere la loro fedeltà, questi pii ebrei resistettero a tutte le influenze della gentilezza e dell'amicizia. In tutte le province erano considerati i favoriti del potente monarca, e molti occhi invidiosi si rivolsero all'eminenza che avevano raggiunto. Erano quindi legati al re dai vincoli della gratitudine e dalla prospettiva di favori futuri. Gli uomini che temevano Dio così sinceramente e profondamente non potevano mancare di rendere ogni legittimo onore al re. Ma la questione che ora li poneva riguardava interessi più alti del favore di un monarca e di tutto l'onore e la ricchezza che poteva concedere. Simili sacrifici di interesse mondano per i principi religiosi - del senso di gratitudine per il senso del dovere - sono spesso richiesti ai fedeli servitori di Dio; E dove il principio religioso e il senso del dovere hanno una giusta presa sul cuore, questi sacrifici sono fatti senza esitazione o riluttanza. Questi confessori ebrei avrebbero volentieri conservato il favore e l'amicizia del re di Babilonia; ma quando questi non poterono essere mantenuti se non a spese della loro coerenza religiosa e sacrificando i loro interessi immortali, furono disposti a rinunciarvi

Quando ammiriamo questa superiorità rispetto all'influenza della gentilezza e dell'amicizia nella causa della religione, la fermezza e la magnanimità con cui hanno affrontato la morte nella sua forma più crudele meritano una misura ancora più alta della nostra considerazione. In quel momento di estremo pericolo, il sentimento di autoconservazione, l'onnipotente e istintivo amore per la vita, avrebbero potuto sussurrare, e senza dubbio sussurrarono, qualche scusa alla coscienza per obbedire all'ordine del re. Queste sono le considerazioni che accrescono la fede e la fortezza di questi confessori. Rivolgiamo ora, in conclusione, la nostra attenzione al modo in cui il Cielo ha onorato la loro fede e la loro costanza nell'ora della prova. (J. Johnston.)

Shadrach, Meshach e Abed-nego, o Decisione nella religione:

La decisione del carattere non appare mai più veramente grande di quando viene mostrata nella sfida al pericolo e nel disprezzo della morte

(I.) Osservando il carattere distintivo della decisione religiosa, come è illustrato in questa storia:

1.) Sembra essere elevato nel suo principio. È abbastanza evidente che in questo caso non è stato esercitato per gratificare un semplice impulso di sentimento. Non scaturiva da un folle desiderio di influenzare la singolarità, né da una mera determinazione di opporsi all'autorità del re. No; ma era una nobile presa di posizione in difesa dei diritti della coscienza, era una ferma resistenza a una richiesta ingiusta, era un'alta determinazione a obbedire a Dio piuttosto che all'uomo. Se Nabucodonosor avesse comandato a Sadrac e ai suoi compagni di svolgere un servizio difficile, ma legittimo, crediamo che lo avrebbero compiuto; ma desiderosi com'erano di ubbidirgli, non osavano farlo, con il rischio certo di disubbidire a Dio - sapevano che Geova aveva pretese infinitamente più alte sulla loro obbedienza di qualsiasi re terreno - sapevano che nel decalogo era stato loro espressamente e solennemente comandato di evitare il peccato di idolatria, e nemmeno l'imperioso mandato di un Nabucodonosor, né le più feroci manifestazioni del suo dispiacere potevano farli deviare dal loro dovere, o scuotere la loro costanza verso il Re dei re. Dico che la loro decisione, in questa materia, è stata nobile nei suoi principi. Era così, perché si basava su un intelligente senso del dovere. La ragione, il giudizio e la coscienza erano schierati dalla parte del principio; mentre tutto ciò che la ricchezza mondana poteva offrire, e tutto ciò che il potere mondano poteva infliggere, erano schierati dalla parte della convenienza. Non era nobile da parte di questi uomini, in tali circostanze, rimanere saldi nei loro principi? Ma, ancora una volta, la loro decisione era nobile in linea di principio, perché era un'affermazione dell'inalienabilità del diritto dell'uomo di pensare e di agire da solo in ogni questione di religione. Che diritto aveva il re babilonese di emanare leggi in materia di religione? Come monarca di un regno terreno, è vero, aveva una giurisdizione temporale sui suoi sudditi, e aveva il pieno diritto di esercitarla. Ma si percepisce che Nabucodonosor non era contento di questo. Abituato a brandire lo scettro di ferro del dispotismo sui corpi degli uomini, desiderava invano controllare anche i loro spiriti. Ma Nabucodonosor doveva ancora imparare una lezione molto importante, doveva ancora imparare che c'è un potere nello spirito dell'uomo di spezzare le catene che lo renderebbero schiavo, doveva ancora imparare la supremazia della coscienza e il potere del principio religioso di permettere all'uomo di spingersi verso il suo obiettivo anche in vista della morte stessa

2.) Vorrei far notare che la decisione religiosa, come è illustrata in questa storia, sembra avere il carattere di una fermezza senza compromessi. In tutta la condotta di Shadrach e dei suoi compagni non appare il minimo indizio di un desiderio di sistemare le cose o di effettuare un compromesso tra principio e convenienza. Ma, più avanti, seguiamoli alla presenza del re altezzoso, davanti al quale furono presto trascinati per l'accusa dei loro nemici assetati di sangue; E qui, quanto è suggestiva la scena. Guardateli confrontarsi con tutto ciò che è più adatto a intimidire e spaventare la natura umana. Ancora una volta, se li seguiremo fino all'ultima e più spaventosa prova della loro costanza, vedremo l'intransigente fermezza della loro decisione religiosa. Ma anche questo barbaro mandato non scosse la loro costanza. Videro la furia del re, udirono il suo crudele comando, ma rimasero impassibili

(II.) Il momento importante della sua manifestazione. Richiede solo una limitata conoscenza storica dello stato del mondo al tempo in cui Shadrach, Meshac e Abed-nego furono chiamati a recitare la loro parte su di esso, per sapere che era un periodo di grande degradazione mentale e di degradazione morale. Sembrava che in quel periodo ci fosse una concentrazione di sforzi da parte delle potenze delle tenebre per spegnere l'ultima scintilla di religione vitale che ancora rimaneva sulla terra, e con un disperato atto di politica per immergere in un'oscurità ancora più profonda un mondo già troppo spaventosamente ottenebrato, e Shadrach e i suoi compagni sembrano essere stati gli strumenti designati nelle mani di Dio per sconfiggere questa politica infernale, e di preservare questa scintilla rimasta dall'estinzione totale. Non fu forse una stagione critica, quando, davanti a un universo riunito, furono chiamati a combattere il potere confederato delle tenebre e a rivendicare l'offesa maestà di Geova? Spettava a questi uomini, con la loro condotta, mostrare se l'intera famiglia dell'uomo dovesse essere pubblicamente condotta prigioniera dal diavolo secondo la sua volontà, o se, ergendosi coraggiosamente come testimoni di Dio, l'opera delle tenebre dovesse essere arrestata e Satana privato del suo trionfo. E qui permettetemi di chiedere, prima di passare, se l'attuale periodo di tempo non sia quello che richiede in modo preminente la manifestazione di una decisione religiosa da parte dei sedicenti servi di Dio

(III.) I benefici risultati derivanti dalla decisione religiosa, come illustrato nella storia che abbiamo davanti. Se l'opportunità lo avesse permesso, ci saremmo soffermati sulle conseguenze benefiche derivanti da questa decisione per gli individui stessi che l'hanno esercitata. Non era solo una manifestazione della loro coerenza e una prova della realtà della loro religione, ma assicurava loro il rispetto del re e apriva la strada a un'esaltazione e a un onore mondano ancora maggiori. Potremmo ancora approfondire l'effetto di questa decisione sulla mente degli Ebrei prigionieri a Babilonia. Senza dubbio, quelli degli Ebrei che si fossero inchinati davanti all'immagine, a causa di una politica che serviva il tempo, si sarebbero vergognati della loro condotta incoerente e colpevole, mentre quelli che lo avessero fatto per esitazione e debolezza cosciente sarebbero stati ispirati da una nuova energia e zelo. Avremmo anche potuto mostrarvi a lungo il possente cambiamento che questa manifestazione di decisione tendeva ad effettuare nelle vedute e nei propositi dell'orgoglioso re di Babilonia; e, senza dubbio, anche nelle opinioni e nei propositi di coloro da cui era circondato. Oh! ricordiamoci sempre che con Sadrac, Mesac e Abed-nego siamo chiamati a presentarci davanti a un mondo empio come testimoni di Dio, e che, come Suo popolo professante, ogni nostra azione ha un'influenza diretta o indiretta sul destino del mondo. Se siamo fedeli alla nostra fiducia, alla nostra religione sarà dato un marchio di realtà che convincerà i più riluttanti e convertirà il mondo; ma se siamo infedeli, il regno delle tenebre sarà perpetuato e Satana trionferà. Permettetemi di concludere con il linguaggio di un noto scrittore: "Di questo, cristiani, potete stare certi che non potete rimanere neutrali. Ogni momento che vivi stai testimoniando a favore o contro la religione. Ad ogni passo che fai, calpesti corde che vibreranno per tutta l'eternità. Ogni volta che ti muovi tocchi i tasti i cui suoni riecheggeranno su tutte le colline e le valli del Cielo, e risuoneranno attraverso tutte le oscure caverne e le volte dell'inferno. In ogni momento della vostra vita state esercitando un'enorme influenza che si ripercuoterà sugli interessi immortali delle anime che vi circondano. Stai dormendo, mentre tutta la tua condotta esercita una tale influenza?" (G. W. Pegg.)

Principio religioso attivo:

(I.) Il principio per il quale ci battiamo dovrebbe essere vero. Questa dovrebbe essere la nostra prima considerazione. Lo standard di giusto o sbagliato è la Bibbia. Questi giovani non dovevano ora indagare se l'idolatria fosse permessa o no. Sebbene la rivelazione della volontà divina, che essi avevano, non fosse così piena e chiara come quella di cui siamo favoriti, fu abbastanza decisiva su questo argomento, ed essi lo sapevano. Anche noi dovremmo avere familiarità con le Scritture, in modo che quando ci viene proposta una linea di condotta possiamo essere in grado di dire immediatamente se dobbiamo o meno seguirla

(II.) I veri principi dovrebbero essere mantenuti contro ogni opposizione

(III.) La verità dovrebbe essere mantenuta nello spirito dell'amore. Questo è di grande importanza, ed è spesso trascurato. Ma se veniamo meno nello spirito e nei modi:

1.) Danneggiamo la nostra causa davanti agli uomini; che presto si accorgono della nostra incoerenza e danno un piccolo prezzo alle nostre esortazioni di cattivo umore

2.) Ci priviamo dell'aiuto Onnipotente; senza il quale i nostri sforzi più sinceri saranno vani

(IV.) Ci sono abbondanti incoraggiamenti per noi a mantenere così i giusti principi. Questi giovani furono incoraggiati dalla certezza che la potenza e la bontà di Dio erano state esercitate in loro favore. Sapevano che Dio era "capace" e li avrebbe liberati dalla mano del re

(V.) Gloriosi risultati seguiranno al costante mantenimento del giusto principio. Nel caso che ci sta davanti, i confessori stessi sono stati preservati e onorati, e il Dio che hanno servito è stato glorificato. (Edward Thompson.)

Testimoni della verità:

Questa scena è una delle più sublimi e maestose che la mente umana possa concepire. Da un lato è rappresentato il potere umano nella sua forma più grandiosa e travolgente. Dall'altra parte abbiamo tre uomini che si tengono in disparte e si rifiutano di unirsi all'atto per cui tutti gli altri sono soddisfatti. Ecco il contrasto tra la grandezza spirituale e la grandezza umana. Ognuno completo e il più alto del suo genere

1.) Ci chiediamo che cosa abbia dato a questi tre uomini il potere di resistere alla volontà di questo grande monarca, e di rimanere saldi anche se erano soli in mezzo a un mondo riunito? E la risposta è ovvia. Era semplicemente perché sentivano l'importanza della verità di cui testimoniavano. Sapevano che stavano sostenendo la vera religione contro la falsa

2.) Ecco, dunque, la lezione che la scena ci insegna; che ci siamo imposti il dovere di testimoniare la verità; e che per essere in grado di testimoniare la verità, dobbiamo avere una percezione interiore del valore della verità a cui dobbiamo testimoniare. Ci viene detto in particolare nella Scrittura che questo è uno dei nostri grandi doveri come servitori di Dio. A tutta la nazione ebraica erano affidati gli oracoli di Dio. Quando Sadrac, Mesac e Abed-Nego testimoniarono, come fecero in questo modo sorprendente, la verità dell'unità e della natura spirituale di Dio, e contro l'adorazione degli idoli, adempirono ai loro doveri speciali come ebrei e fecero ciò per cui Dio aveva mandato il popolo ebraico nel mondo. E anche a noi cristiani viene detto nella Scrittura che dobbiamo essere testimoni della verità, come dovevano essere gli ebrei, sebbene di una verità più alta di quella che avevano gli ebrei. Nostro Signore stesso aveva questo come uno dei Suoi grandi uffici Giovanni 18:37. e gli apostoli 1Giovanni 1:1-8. E tutti i cristiani sono investiti in una certa misura di questo ufficio di testimoniare la verità della rivelazione cristiana Matteo 5:16

3.) E come ai cristiani viene imposto l'ufficio, così si trovano in un mondo che mette alla prova severamente quell'ufficio, e si oppone a grandi tentazioni e esercita un'influenza schiacciante contro l'adempimento di quel dovere. La scena descritta nel Libro di Daniele è davvero simbolica. La grande Babilonia che si era vestita di maestà in quell'occasione, e aveva eretto il suo idolo d'oro, è caduta, ma c'è un'altra Babilonia che continua ancora, e continuerà sempre fino a quando Cristo verrà di nuovo in giudizio. Imponente e carnalmente maestoso, grande e sublime come sempre. Andiamo dove vogliamo, ci segue. E quale potente influenza esercita sulle nostre menti, la stessa influenza che mise alla prova la fede di Sadrac, Mesac e Abed-nego nella pianura di Dura. Senza dubbio sentivano la forza dominante di quel grande spettacolo, e avevano i sentimenti e le debolezze naturali degli uomini. Era l'influenza del mondo visibile a cui resistevano

4.) Essendo dunque tale l'ufficio che i cristiani hanno, e tali le tentazioni sotto le quali devono esercitarlo, qual è, di fatto, il modo in cui questo dovere viene adempiuto? Troviamo cristiani che mostrano con la loro vita, e con gli obiettivi che perseguono qui, la loro fede nell'eternità, testimoniando la grande verità della dispensazione del Vangelo, che nostro Signore mediante la Sua risurrezione dai morti ha portato alla luce la vita e l'immortalità? O non troviamo che la grande regola di tutte le azioni adottate da loro è quella di fare come fanno gli altri, di pensare come pensano gli altri e di mirare a ottenere ciò che tutti gli altri si sforzano di ottenere? Vale a dire, la grande massa del popolo non fa esattamente la stessa cosa che avrebbero fatto Sadrac, Mesac e Abed-nego, se alla proclamazione dell'araldo, e al suono della musica, si fossero prostrati e avessero adorato l'immagine d'oro?

5.) L'ufficio di testimonianza, tuttavia, della verità divina, rifiutato com'è dalla generalità, come se fosse qualcosa di più di quanto ci si possa aspettare dagli uomini, è un privilegio oltre che un dovere, e porta, se è fedelmente eseguito, grandi ricompense a coloro che lo eseguono. Non possiamo concepire nulla di più sublime del trionfo dei tre grandi testimoni di questo capitolo. È uno dei grandi trionfi della fede, uno di quei grandi anticipatori del trionfo finale del bene sul male, che la Scrittura ha registrato per nostro incoraggiamento. (Mosè, Elia, ecc.) Gli uomini furono legati, la fornace fu riscaldata, ecc. (Descrivi il risultato.) La forza di tutta la terra svanì in un attimo, alla presenza di Colui che camminava in mezzo al fuoco e la cui forma era simile al Figlio di Dio

6.) Ecco infatti un trionfo di quella fede che rende testimonianza alla verità; e, come ho detto, questa scena è simbolica. È la figura di una verità profonda che vale ora e che possiamo applicare a noi stessi. Gli uomini conoscono la verità, ma non ne daranno testimonianza. Eppure, possiamo azzardarci a dire, e con certezza, che mai, in nessuna occasione, da alcuno dei più umili servitori di Dio, questo ufficio di testimonianza della verità fu eseguito senza ricompensa. Nelle avversità un compagno; nel fuoco cammina con lui il Figlio di Dio. (Canonico Mozley.)

La fede vittoriosa sul timore dell'uomo:

(I.) Riguardo all'oggetto della nostra fede. Mediante questi sacri scritti noi sappiamo e riconosciamo che Egli è il Signore nostro Dio in Cristo

1.) Egli è il Signore, il cui solo nome è Geova

(1) La sua esistenza. Quando Mosè chiese il suo nome, fu fatta questa rivelazione: "Io sono colui che sono", il che significa che Egli è l'Colui che esiste, che è, che era e che deve venire, senza variabili o ombre di svolta. La certezza della Sua esistenza è un alto conseguimento nella vita di fede, ed è essenzialmente necessaria per adorarlo e glorificarlo come Dio. Questo lo deduciamo dalle ripetizioni di queste solenni parole: "Voi conoscerete che io sono il Signore"; e dalle parole dell'apostolo: "Chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che H.o è il rimuneratore di coloro che diligentemente lo cercano".

(2) La sua gloria. L'eccellenza del Suo essere, la sapienza, la potenza, la santità, la giustizia, la bontà e la verità, è la gloria in Lui che la fede vede, crede, riconosce, ammira e adora. Nell'esercizio di essa, i credenti a volte gioiscono di uno dei Suoi attributi, e a volte di un altro, poiché questi sembrano adatti alle loro tentazioni e prove. I tre testimoni davanti al re di Babilonia riposavano nella sua potenza, nella sua bontà e nella sua sovranità; "Il nostro Dio, che noi serviamo, può liberarci". Ma la fede abbraccia tutte le sue eccellenze, come la gloria rivelata e trascendente del suo grande oggetto

2.) L'oggetto della fede è il Signore "nostro Dio". Egli dice all'orecchio del Suo popolo: "Non ti sgomentare, perché io sono il tuo Dio"; e udendo il Suo discorso, dicono: "Questo Dio", che parla nella Sua santità, è "il nostro Dio". Avreste un esempio? Ne vedrete uno nel diciottesimo Salmo: "Il Signore è la mia roccia, la mia fortezza e il mio liberatore; mio Dio, mia forza, nel quale confiderò; il mio scudo, il corno della mia salvezza e la mia alta torre".

3.) L'oggetto della fede è il Signore nostro Dio in Cristo. Nella fede dei peccatori questa considerazione di Lui è essenzialmente importante. Senza un mediatore di rettitudine, espiazione e riconciliazione, non possiamo avere rapporti con Lui nel credere. "Per mezzo di Cristo noi crediamo in Dio, che lo ha risuscitato dai morti, affinché la nostra fede e la nostra speranza siano in Dio." Questa considerazione dell'oggetto della fede non è peculiare del Nuovo Testamento. Sebbene la sua rivelazione fosse relativamente oscura, il primo credente, e tutti quelli che seguirono, l'ebbero davanti a sé, e la videro veramente. Dio era allora, come lo è ora, in Cristo. I testimoni di Babilonia videro e credettero in lui come in Cristo; e nella fornace ne avevo una prova sensibile

(II.) Riguardo al fondamento della fede. Il terreno su cui stiamo in piedi e costruiamo nella fede è il registro o la testimonianza di Dio, che si rivela a noi come il Signore nostro Dio in Cristo. Questo registro, la testimonianza, o testimone, la fede crede che sia vero, riceve come buono, riposa come sicuro e si basa con l'appropriazione, secondo il suo indirizzo con la piena certezza della sua stabilità. La verità è che la fede non può né reggersi né costruire su nessun altro terreno. A meno che non abbiamo la Sua testimonianza davanti a noi, non possiamo glorificarLo nel credere. Sarebbe presuntuoso, e non credere, chiamarlo nostro Dio per qualsiasi altro motivo. Anche se la fede dei credenti non li fissa sempre sullo stesso passo, essi si basano sempre su qualche passo della testimonianza rivelata. Non cambiano mai terreno, ma non sempre costruiscono nello stesso punto. Nella Testimonianza, che è il fondamento della fede, c'è un ordine che non deve essere trascurato, poiché in base ad esso deve essere regolato l'esercizio della fede. L'Oggetto glorioso, davanti alla legge, dice: "Io sono il Signore tuo Dio"; e nel corpo del comandamento particolare, che si rivolse ai Suoi testimoni nella pianura di Dura per una testimonianza, Egli lo ripete, dicendo: "Io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso". Dopo aver ascoltato questa graziosa dichiarazione dal Suo trono, la fede procede e avanza coraggiosamente la sua affermazione, dicendo: "Questo Dio è il nostro Dio". In questo stesso ordine i testimoni procedono, e aggiungono alla loro fede la virtù

3.) Riguardo all'esercizio della fede. Nell'esercizio della fede c'è:

(1) La conoscenza del suo glorioso Oggetto, nella concessione rivelata che Egli fa di se stesso in Cristo, come il Signore nostro Dio. La vera fede include la vera conoscenza di esso, l'unico Dio vivente e vero. E questi testimoni compresero ciò che affermarono, quando dissero: "Dio nostro, che noi serviamo". Conoscevano il loro Dio, comprendevano la concessione che Egli aveva fatto loro di se stesso e credevano che, ricevendola, non stavano ponendo il loro sigillo su una menzogna

(2) Nell'esercizio della fede c'è la persuasione che la concessione divina è fedele e vera. La persuasione è operata nel cuore dallo Spirito di fede, e si fonda sulla concessione nella parola di fede

(3) Nell'esercizio della fede c'è la convinzione che a tutti, ai quali essa è rivelata e conosciuta nella parola di verità, è garantito e comandato di crederla e di riceverla. Questa convinzione è chiara e, credendo, appare e opera nella mente con tutta la forza e la bellezza della verità. I termini della sovvenzione sono senza limitazioni

(4) L'esercizio della fede include la fiducia, o il riposo del cuore, nella concessione, sia in quanto è fedele e veritiera, e degna di ogni accettazione. "Il Signore è il mio Dio; secondo la Sua parola". I dubbi si disperdono, le paure fuggono, la tempesta nella coscienza si placa, e nel cuore spuntano la pace e la gioia, che superano ogni comprensione. Da queste discussioni, riguardanti l'oggetto, il fondamento e l'esercizio della fede, deduciamo:

1.) Che credere in Dio è un esercizio giustificato e autorizzato in tutte le estremità. Garantibile, perché consentito; autorizzato, perché è comandato

2.) Che l'azione gratuita, che è il motivo della fede, proceda su un riscatto trovato e su un'espiazione compiuta. In essa regna la grazia. Il regno della grazia, tuttavia, è un'amministrazione giusta

3.) Deduciamo l'immoralità dell'incredulità. Da molti nella chiesa visibile l'incredulità non è considerata un'immoralità. La disciplina non può mettervi le mani sopra, né i ministri possono fare altro che gridare contro di essa. È, tuttavia, un'immoralità clamorosa, negare la verità di Dio nella Sua parola, disprezzare l'amorevole gentilezza del Salvatore del mondo, resistere allo spirito di santità e affogare nella distruzione e nella perdizione moltitudini di anime preziose. (A. Shanks.)

Eroismo cristiano:

Il servizio di Cristo esige un eroismo del tipo più vero e più alto. Questo mondo è radicalmente ostile a Cristo e alla Sua religione, e nessun discepolo, in qualsiasi epoca o paese, può essere, in ogni cosa e in ogni tempo, fedele al suo Maestro, nel pieno senso del termine, e non incontrare opposizione e ostacoli che richiederanno il più alto tipo di eroismo per essere affrontati e superati. Gli esempi dell'eroismo più sublime non mancano nella storia della chiesa. Noi abbiamo questo in Noè, nella costruzione dell'Arca; in Abramo, nel sacrificio di Isacco; in Daniele; nei tre dignitari ebraici; in Paolo e negli altri discepoli; nella lunga serie dei profeti, dei martiri e dei testimoni della verità, e nella vita di missionari come Brainerd, Martyn, Carey, Judson, Morrison e Harriet Newell. E nel grande albo d'onore, letto nell'ultimo giorno, si troveranno i nomi di innumerevoli migliaia di veri eroi, le cui gesta non sono mai state riconosciute sulla terra, uomini e donne, che, nella vita umile, o in posizioni private, lontano dall'osservazione degli uomini, hanno eroicamente sopportato e lavorato per il Maestro, e hanno vinto una corona luminosa come qualsiasi altra indossata da un santo martire! Non c'è mai stato più bisogno di eroismo cristiano che in questo momento

(I.) Dal pulpito. L'ondata del cambiamento, dell'errore insidioso e seducente, della mondanità e della declinazione spirituale, sta salendo alta e batte paurosamente contro le vecchie fondamenta della fede, della spiritualità e di una vita devota. Il pulpito di oggi è assalito da influenze più potenti e pericolose che se fossimo in mezzo a una persecuzione ardente. Stare saldi per Dio e per la verità, e "la semplicità che è in Cristo", per innalzare alto il vessillo della giustizia e combattere senza compromessi contro il peccato e l'errore in ogni forma, richiede l'eroismo degli apostoli e dei martiri. Volesse Dio che i nostri pulpiti dappertutto, in città e in campagna, rispondessero alla domanda

(II.) In tutti i ceti della vita cristiana privata. Questo è un giorno che mette a dura prova la fedeltà del cuore a Cristo. Oh, ci sono così tanti falsi cristi nel mondo, falsi standard di dovere, esperienze contraffatte, "spiriti bugiardi e seducenti", esempi malvagi e declinazioni, e così tanta "conformità al mondo", e adorazione di "mammona", e abbassamento del livello del discepolato, che per soddisfare tutte le esigenze dei simili a Cristo e del servizio di Cristo ci vuole più eroismo di quanto non farebbe affrontare il rogo! Ahimè, quanto poco ne vediamo, in confronto!

(III.) Nella grande opera missionaria, alla quale Dio sta chiamando il Suo popolo

(IV.) Nel mercato degli affari. Terribile è la tensione qui, e quanti falliscono e cadono nell'orribile naufragio e nella pioggia del carattere, molti di loro, anche, portando il nome di Cristo; e tutto perché non hanno la vera virilità, il vero coraggio, per affrontare la tentazione e il disastro, non hanno eroismo sufficiente per vivere secondo i principi della rettitudine

(V.) Nella vita pubblica, nella politica, in tutti i posti d'onore e di fiducia. Qui si richiede eroismo, e un eroismo di stampo autentico. Abbiate il coraggio di fare il bene, anche se l'ufficio è perduto, o l'elezione è fallita, o è arrivata la povertà, o il clamore ha assalto. Fare bene è vincere! Fare o essere conniventi con il torto è perdere, sempre! (J. M. Sherwood.)

e non adorare la statua d'oro che hai eretto.

Fermezza in mezzo ai pericoli:

Al comando del re, i tre giovani ebrei uscirono dal fuoco senza bruciarsi. Le stesse scene, che differiscono solo per i dettagli minori, sono state viste più di una volta sulla terra. Tutto il mondo è un'ampia pianura di Dura, in cui è eretta un'immagine d'oro. Il Dio del Cielo proclama la Sua volontà sovrana. Divinità rivali hanno messo in piedi le loro pretese infondate. Tutti hanno la loro giusta proporzione di adoratori abietti

1.) L'uomo del mondo si inchina davanti all'immagine d'oro. Adora ciò che gli sembra più vicino. La popolarità, il potere e il posto sono al primo posto nei suoi pensieri. Fa del mondo un idolo. Nulla è "reale" ai suoi occhi che non possa essere coniato in denaro, e che non lo aiuti nei suoi piani ambiziosi

2.) Il cristiano ha pieno spazio per l'esercizio dello spirito determinato manifestato dai giovani ebrei, in un cammino coerente con Dio. "Tutti quelli che vivranno piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati". Se sei ciò che dovresti essere, nessun grado di prudenza e di riserbo ti libererà del tutto dall'opposizione e dalla malizia di un mondo empio. Sembra, a prima vista, una sorte difficile; Ma ha le sue benedizioni. (Giovanni N. Norton.)

19 CAPITOLO 3

Daniele 3:19-28

Che riscaldassero la fornace sette volte di più di quanto fosse solito essere riscaldata.

La fornace ardente:

(I.) La persona che ha causato la sua realizzazione. Questo despota orientale era allora all'apice della sua gloria. Era il padrone riconosciuto del mondo. Lo sfarzo e lo sfarzo di quel raduno religioso non sono mai stati superati. Con profondo timore reverenziale, «si fermarono davanti all'immagine che Nabucodonosor aveva eretto» (v. 4)

(II.) Le persone che furono gettate in questa fornace di fuoco ardente, e perché. Questi erano Sadrac, Mesac e Abed-nego, "i tre bambini ebrei", che furono portati a Babilonia in cattività nel 606 a.C. Erano di nascita reale. Si fecero notare per la prima volta rifiutando di mangiare la "carne del re". Perché furono gettati nella fornace ardente? Perché si rifiutavano di fare ciò che avrebbe offeso il Dio vivente. Ascolta la risposta data da quegli Ebrei: «Ti sappia, o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto» (v. 18). Qual è la nostra risposta? Osservate, c'è una grande parola in questo versetto ora citato. È la parola "non"! "Non serviremo i tuoi dèi"! Oh questa parola, "non"! Com'è grandioso!

1.) Contiene tutta la decisione del v. 16. Lì dicono: "Non ci preoccupiamo di risponderti in questa faccenda". "Non c'è bisogno di parlare di questo argomento, o re. Sei deciso su cosa fare; lo siamo anche noi!" Decisione gloriosa! Non c'è mai un "non" dove c'è la minima esitazione o discussione con il peccato

2.) Questa parola "non" contiene tutta la fede del v. 17. "Se è così, il nostro Dio che serviamo può liberarci dalla fornace ardente". Questo è ciò che il grande Paolo disse una volta: "L'Eterno mi libererà da ogni opera malvagia e mi preserverà per il suo regno celeste" 2Timoteo 4:18. Com'è glorioso un simile affidamento!

3.) Il "non" davanti a noi contiene il coraggio più profondo. Quel giorno era popolare inchinarsi all'immagine; L'"Araldo" chiacchierone proclamò la punizione del non adorare. Eppure gli uomini coraggiosi parlarono con coraggio. Con decisione, fede e coraggio, possiamo resistere da soli ai mali dei nostri giorni. Poiché Shadrach e i suoi amici dissero "no", furono gettati nel fuoco

(III.) La Persona che li ha liberati, e perché. Era Dio Onnipotente (v. 28) . Perché? Perché «hanno confidato in lui» (v. 28). Questo è il versetto a cui si fa riferimento in Ebrei 11:33, 34 : "Colui che per mezzo del fuoco soggiogò i regni"! È la fede che vince il mondo. La fede è la potente forza morale dell'epoca. Gli Apostoli dissero al Signore, e anche noi dovremmo farlo: "Accresci la nostra fede" Luca 17:5. Osservare:

1.) La completezza di questa liberazione: «Nemmeno un capello del loro capo fu bruciato» (v. 27). Così Dio salva sempre: è completo, o non lo è affatto

2.) Furono gettati nella fornace "legati", ma ben presto camminarono tra le fiamme "sciolti" (v. 24, 25). Oh, come Satana ha cercato di legarci nelle nostre afflizioni, ma nel dolore più grande: quando la fornace è stata riscaldata "sette volte", abbiamo avuto sia la libertà che la gioia. "Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi" Giovanni 8:36

(IV.) Le persone che hanno beneficiato della fornace ardente, e perché

1.) I tre Ebrei furono beneficiati dal ricevere un'altra meravigliosa prova del potere della grazia; essendo promosso a un rango ufficiale più alto nel regno (v. 30) . Questo è stato il risultato della decisione, della fede e del coraggio

2.) Nabucodonosor fu benefico dall'essere riportato alla conoscenza di Dio che, anni prima, aveva professato (cap. 2:47)

3.) Senza dubbio la grande folla che quel giorno aveva adorato l'immagine d'oro ne fu benefica. Tutti videro che il vero Dio era Colui che gli Ebrei adoravano. Decidere per il Signore Gesù è il modo migliore per conquistare i malvagi alla Sua adorazione e al Suo servizio. (Alfred W. Momento.)

Persecuzione religiosa:

In questo capitolo abbiamo un caso toccante di un tentativo di punire gli uomini per aver sostenuto certe opinioni e per aver agito in conformità con esse. Quando leggiamo di un caso di persecuzione come questo, ci viene in mente di porci alcune domande

1.) Che cos'è la persecuzione? È il dolore inflitto, o qualche perdita, o svantaggio nella persona, nella famiglia o nell'ufficio, a causa del fatto di avere certe opinioni. Ha avuto due oggetti. Uno per punire gli uomini che hanno certe opinioni, come se il persecutore avesse il diritto di considerare questo come un'offesa contro lo Stato; e l'altro un punto di vista professato per recuperare coloro che sono fatti soffrire e per salvare le loro anime. Per quanto riguarda il dolore o la sofferenza che comporta la persecuzione, non è rilevante quale tipo di dolore sia inflitto per costituire una persecuzione. Qualsiasi sofferenza fisica; qualsiasi privazione del comfort; l'eventuale esclusione dalla carica; qualsiasi trattenimento di uno di essi al pubblico rimprovero; o qualsiasi forma di ridicolo, costituisce l'essenza della persecuzione. Si può aggiungere che non poche delle invenzioni più distinte per infliggere dolore, e conosciute come raffinatezze di crudeltà, sono state originate in tempi di persecuzione, e probabilmente sarebbero state sconosciute se non fosse stato allo scopo di impedire agli uomini il libero esercizio delle opinioni religiose. L'Inquisizione è stata molto eminente in questo; e tra le mura di quella temuta istituzione è probabile che l'ingegno umano si sia esaurito nell'escogitare i modi più raffinati di infliggere la tortura alla struttura umana

2.) Perché è stato permesso? Tra i motivi possono esserci i seguenti:

(1) Mostrare il potere e la realtà della religione. Sembrava desiderabile sottoporlo a ogni tipo di prova, per dimostrare che la sua esistenza non poteva essere spiegata se non supponendo che provenisse da Dio. Se gli uomini non fossero mai stati chiamati a soffrire a causa della religione, sarebbe stato facile per i nemici della religione sostenere che c'erano poche prove che essa fosse autentica, o che avesse valore, poiché non era mai stata provata Giobbe 1:9-11. Così com'è, è stato sottoposto a ogni forma di prova che uomini malvagi potessero escogitare, e si è dimostrato adatto ad affrontarle tutte. L'opera dei martiri è stata ben fatta, e la religione, nei tempi del martirio, ha dimostrato di essere tutto ciò che è desiderabile che sia

(2) Al fine di promuoverne la diffusione nel mondo. "Il sangue dei martiri" è stato "il seme della Chiesa"; ed è probabile che la religione nei tempi passati abbia dovuto gran parte della sua purezza, e della sua diffusione, al fatto che è stata perseguitata

(3) Per preparare i sofferenti a un posto elevato in Cielo. Coloro che hanno sofferto persecuzioni hanno avuto bisogno di prove come gli altri, perché tutti i cristiani ne hanno bisogno, e le loro sono arrivate in questa forma. Alcuni dei tratti più belli del carattere cristiano sono stati messi in evidenza in relazione alla persecuzione, e alcune delle più trionfali dimostrazioni di preparazione per il Cielo sono state fatte sul rogo

3.) Quali sono stati gli effetti della persecuzione?

(1) È stato il punto fermo che la religione cristiana non può essere distrutta dalla persecuzione

(2) L'effetto è stato quello di diffondere la religione che è stata perseguitata. Il modo in cui le sofferenze inflitte sono state sopportate ha dimostrato che in esse c'è realtà e potere. (Giovanni Cumming, D.D.)

Nella fornace ardente:

Nota gli insegnamenti del miracolo

(I.) Solo chi vive al di sopra del mondo può permettersi di lasciarlo o di perderlo. L'uomo che ha benedizioni temporali senza comunione con Dio non può permettersi di disobbedire alle leggi o ai costumi del mondo Ebrei 11:14

(II.) I mezzi presi per estinguere la verità saranno usati per estendere la sua influenza. Il carceriere di Filippi, non contento di picchiare i suoi prigionieri, li gettò nella prigione interna, ma in questa prigione entrerà, e cadendo in ginocchio, implorerà l'aiuto dei suoi prigionieri. Gli stessi mezzi presi in quella città dai magistrati per far tacere Paolo e Sila portarono ad essere più stimati e, di conseguenza, a ricevere maggiore attenzione nelle parole che avevano pronunciato

(III.) Una speciale interposizione della Provvidenza in una vita non garantirà l'esenzione da un destino ordinario in un altro periodo. Pietro fu salvato dalla spada di Erode, ma subì il martirio in età avanzata

(IV.) I servi di Dio che sono stati pubblicamente condannati saranno pubblicamente giustificati. Il Figlio di Dio fu pubblicamente condannato e giustiziato come un malfattore dagli Ebrei, ma un giorno essi Lo riconosceranno come loro Signore con "Ecco, questo è il nostro Dio; noi lo aspettiamo" Isaia 25:9. (Schemi di un ministro londinese.)

24 CAPITOLO 3

Daniele 3:24

Allora il re Nabucodonosor si meravigliò.

Lo stupore di Nabucodonosor mentre guardava nella fornace ardente:

Considerate le cause del suo stupore

(I.) Era stupito dal numero che vide nella fornace: "Ecco! Vedo quattro uomini; e la forma del quarto è simile al Figlio di Dio!" Alcuni hanno immaginato che con l'espressione "Figlio di Dio" Nabucodonosor intendesse un figlio di Giove, o di Baal, o di qualche altra divinità pagana; ma certamente è molto più ragionevole supporre che per la potenza di Dio, che "provoca l'ira dell'uomo a lodarlo", e del quale leggiamo: "Chi siede nei cieli riderà", il re fu costretto a pronunciare una grande verità nonostante la furia del suo spirito e le tenebre della sua anima. Non sembra chiaro che Jahvè stava allora trattando Nabucodonosor essenzialmente nello stesso modo in cui aveva, secoli prima, trattato Balaam, quando fece lodare la sua opposizione e quando, nonostante "la follia del profeta", fu costretto, invece di maledire Israele, a pronunciare la parola, sotto un potere a cui non poteva resistere, alle verità che non comprendeva, quando parlò della venuta di "una stella da Giacobbe", e proclamò: "Lo vedrò, ma non ora: Lo vedrò, ma non vicino"? Possiamo non riconoscere, alla luce della Scrittura, il quarto nella fornace come "il Messaggero dell'alleanza" di cui leggiamo: "In tutte le loro afflizioni egli fu afflitto e l'angelo della sua presenza li salvò"; "la Parola" che doveva essere "fatta carne e venire ad abitare in mezzo agli uomini, unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità"? La causa dello stupore del re, nel vederne quattro nella fornace, diventa per noi illustrativa di una verità preziosa: che Dio, il nostro Salvatore, è con il Suo popolo nella fornace dell'afflizione. "Il Signore ama i giusti". Uomo amorevole, li prepara per la casa; e l'afflizione, "se necessario", è uno dei mezzi preparatori impiegati da Colui "il cui fuoco è in Sion e la Sua fornace in Gerusalemme". Ma nemmeno gli altri sono esenti da prove. Il mondo ha le sue fornaci. Non era forse Caino in una fornace quando disse: "Il mio castigo è più grande di quanto io possa sopportare"? Non era forse Baldassarre, quando, con le ginocchia tremanti e l'anima terrorizzata, tremava davanti alla scritta sul muro: "Sei pesato sulla bilancia e trovato mancante"? Non era forse Giuda, quando, gettando a terra i trenta sicli d'argento, come se bruciasse non le dita ma l'anima, uscì e si impiccò? E moltitudini che ora vagano nelle vie del peccato sono nelle fornaci dell'afflizione. Ma quando i servi del Signore sono nella fornace dell'afflizione, sono nella fornace che è "a Gerusalemme", e in essa non sono soli. Colui che controlla e regola il suo calore, e può, a Suo piacimento, tirarli fuori da esso, è con loro in esso, come "la consolazione di Israele, il suo Salvatore, nel tempo dell'avversità". "non ti lascerà senza conforto." "Ecco! Io sono con te tutti i giorni"; "La mia grazia ti basta."

(II.) Un'altra causa dello stupore del re era questa: "Non hanno fatto alcun male". Com'è illustrativo della preziosa verità che il popolo di Dio non riceve alcun danno nella fornace dell'afflizione! Così sembra che si sentisse il salmista quando disse: "Il Signore ti preserverà da ogni male, preserverà l'anima tua". Avere scoperte di errori nel giudizio, di inganno nel cuore, di presunzione nello spirito e di molteplici deficienze precedentemente inosservate nel nostro carattere e nella nostra vita, può essere molto umiliante e doloroso per un certo periodo, ma lungi dall'essere dannoso per l'anima; poiché tali sono alcuni dei risultati espressamente intenzionali dell'afflizione santificata che, non danneggiando nessuna delle grazie cristiane, dà nuovo vigore alla fede, nuovo fulgore alla speranza, nuovo ardore ai santi affetti e un tono di nuova devozione a tutto lo spirito e alla vita. Certamente, quindi, conviene al popolo di Dio, in mezzo alle varie prove della vita, "confidare e non aver timore", e così "glorificare nel fuoco" il loro patto Dio e Padre

(III.) Che il re abbia visto nella fornace "quattro uomini sciolti, mentre illesi", era un'altra causa di stupore. Non solo il potere, ma anche il pensiero, la discriminazione e l'influenza che dirigeva agivano tra le fiamme. Colui che "dirige il Suo lampo fino ai confini della terra", Signore di tutti gli elementi, il Dio della natura e delle leggi della natura, fece sì che il fuoco agisse solo nella direzione e per i fini che Egli voleva. Ha agito, ma solo per bruciare le catene. Questo motivo di stupore illustra un'altra preziosa verità: che l'afflizione santificata brucia le catene, le catene del peccato, di Satana e del mondo. I figli di Dio, che si impigliano di nuovo in legami di vario genere, sono spesso posti dalla mano infallibile di un Padre fedele e amorevole nella fornace dell'afflizione; e a tempo debito, essendo bruciati i legami, essi sono condotti fuori dalla fornace per sentire di nuovo, e spesso molto più di prima, "la gloriosa libertà dei figli di Dio".

(IV.) Un'altra causa dello stupore del re sembra essere stata questa: il loro comportamento nella fornace - "camminare in mezzo al fuoco", così calmo, padrone di sé, gioioso. Com'è illustrativo di un'altra preziosa verità, che il popolo di Dio non solo è sostenuto, ma è anche in grado di essere "gioioso nella tribolazione". Prima che la moltitudine di spettatori stupiti se ne andasse, devono sicuramente aver fissato gli occhi molto intensamente per alcuni istanti sul re, sulla fornace e sui tre fedeli servitori di "un grande Dio". Facciamo lo stesso

1.) Il re. Qual è ora lo stato della sua mente? Una cosa che disse fu questa: "Non c'è nessun altro Dio che possa liberare in questo modo". "È vero, o re." Ma c'è qualche altro dio che può liberare? Dov'erano i tuoi dèi, o Babilonia, quando alcuni dei loro seguaci che si rinnegavano, quegli "uomini potenti", venivano bruciati vivi anche fuori della fornace? Purtroppo Nabucodonosor non rivolse a un razionale e giusto racconto quell'opportunità significativamente favorevole di esaminare pienamente la domanda: "Che cos'è la verità"? E non molto tempo dopo lo si vide mangiare l'erba con le bestie dei campi! Che lezione sull'importanza di migliorare ogni stagione di opportunità particolarmente favorevoli, ogni giorno di visita particolarmente misericordiosa

2.) La fornace. Leggete come in lettere di luce tra le glorie che si placano, lezioni come queste: "La via del dovere è la via della sicurezza"; "Come i miei giorni, così sarà la mia forza"; "Coloro che onorano" Dio, Egli "onorerà"; "Beati tutti coloro che ripongono la loro fiducia in Lui".

3.) I tre provati che sono venuti fuori come oro

(1) Sono giovani, noi leviti, non sacerdoti, ma giovani uomini che sono stati impegnati in affari secolari e in posizioni di grande esposizione a molte lusinghe e tentazioni, giovani uomini rappresentativi

(2) La misura dell'utilità di quei tre giovani non sarà mai pienamente conosciuta fino a quando il tempo non sarà più

(3) Avendo glorificato Dio nei fuochi, nessuno poteva dire, dal loro aspetto, che erano stati vicino alla fornace. (Giuseppe Elliott.)

25 CAPITOLO 3

Daniele 3:25

Ecco, vedo quattro uomini sciolti, che camminano in mezzo al fuoco.

Consolazione nella fornace:

Il racconto della gloriosa audacia e della meravigliosa liberazione dei tre santi bambini, o piuttosto campioni, è ben calcolato per eccitare nelle menti dei credenti la fermezza e la fermezza nel sostenere la verità nei denti della tirannia e nelle stesse fauci della morte. Che i giovani in particolare, poiché si trattava di giovani, imparino dal loro esempio sia in materia di fede nella religione, sia in materia di integrità negli affari, a non sacrificare mai la loro coscienza. Avere una coscienza pulita, indossare uno spirito ingenuo, avere un cuore privo di offesa, è una ricchezza più grande di quella che le miniere di Ofir potrebbero produrre o il traffico di Tiro potrebbe vincere. Meglio una cena a base di erbe dove c'è l'amore che un bue in stallo e la contesa interiore con esso. Un grammo di tranquillità del cuore vale una tonnellata d'oro; E una goccia di innocenza è meglio di un mare di lusinghe

(I.) Il luogo dove spesso si trova il popolo di Dio. Nel testo ne troviamo tre in una fornace ardente e, per quanto questo possa essere letteralmente singolare, non è una cosa straordinaria dal punto di vista spirituale, perché, a dire il vero, è il luogo abituale in cui si trovano i santi. Gli antichi leggevano della salamandra che viveva nel fuoco; lo stesso si può dire del cristiano senza alcuna favola. È piuttosto sorprendente quando un cristiano non è sotto processo, perché per i vagabondi in un deserto il disagio e la privazione saranno naturalmente la regola piuttosto che l'eccezione. È attraverso "molta tribolazione" che ereditiamo il regno

1.) In primo luogo, c'è la fornace che gli uomini accendono. Come se non ci fosse abbastanza miseria nel mondo, gli uomini sono i più grandi tormentatori per i loro simili. Gli elementi in tutta la loro furia, le bestie feroci in tutta la loro ferocia, la carestia e la pestilenza in tutti i loro orrori, non si sono dimostrati nemici dell'uomo, come lo sono stati gli uomini stessi. L'animosità religiosa è sempre il peggiore di tutti gli odi, e incita alle azioni più diaboliche; La persecuzione è spietata come la morte e crudele come la tomba. Atti volte il cristiano sente il calore della fornace della persecuzione aperta. Un'altra fornace è quella dell'oppressione. Nella fornace di ferro d'Egitto i figli d'Israele furono costretti a fare una dura schiavitù in mattoni e in malta; e senza dubbio molti servitori di Dio si trovano in una posizione in cui sono poco meglio che schiavi. C'è anche la fornace della calunnia

2.) In secondo luogo, c'è una fornace che Satana soffia con tre grandi mantici: alcuni di voi ci sono stati. È difficile da sopportare, perché il principe della potenza dell'aria ha una grande padronanza degli spiriti umani; Egli conosce i nostri punti deboli e può colpire in modo da tagliarci al massimo. Soffia sul fuoco con il soffio della tentazione. Poi aziona il secondo mantice di accusa. Sibila all'orecchio: "I tuoi peccati ti hanno distrutto! Il Signore ti ha abbandonato completamente! Il tuo Dio non sarà più misericordioso!" Allora egli ci assedierà con insinuazioni di bestemmia; perché, mentre tormenta come con insinuazioni, ha un modo di pronunciare cose turpi contro Dio, e poi di gettarle nei nostri cuori come se fossero le nostre

3.) E in terzo luogo, c'è una fornace che Dio stesso prepara per il Suo popolo. C'è la fornace del dolore fisico. Una fornace ancora peggiore, forse, è quella del lutto. Allora, in aggiunta a ciò, si affolleranno su di noi le perdite e le sofferenze materiali. L'attività che pensavamo avrebbe arricchito, si impoverisce

4.) Il contesto ci ricorda che a volte il cristiano è esposto a prove molto particolari. La fornace era riscaldata sette volte più calda; era abbastanza caldo quando riscaldato una volta; ma suppongo che Nabucodonosor avesse pece e catrame, e ogni sorta di combustibili gettati dentro per farlo divampare con maggiore veemenza. In verità, a volte sembra che il Signore si comporti così con il Suo popolo. È un calore particolarmente feroce quello che li circonda, ed essi gridano: "Certo, io sono l'uomo che ha visto l'afflizione, posso avere la precedenza su tutti gli altri nel regno del dolore".

5.) Non mi piace lasciare questo punto senza osservare, anche, che questi santi campioni erano impotenti quando furono gettati nella fornace. Furono gettati in legami; e anche molti di noi sono stati legati, così che non potevamo alzare la mano o il piede per aiutare noi stessi. Bella situazione in cui trovarsi! Chi non rabbrividisce! Certamente nessuno di noi lo sceglierebbe; ma noi non abbiamo scelta, e come abbiamo detto con Davide: "Tu sceglierai la mia eredità per me", se il Signore decide di sceglierla per noi tra i carboni ardenti, è il Signore, che faccia ciò che gli sembra bene. Dove Geova pone i Suoi santi sono in realtà al sicuro, anche se in apparenza esposti alla distruzione

(II.) Cosa perdono lì. Guardate il testo e vi sarà chiaro che hanno perso qualcosa. Sadrac, Mesac e Abed-nego persero qualcosa nel fuoco: né i loro turbanti, né le loro cappotte, né le loro calze, né un capello del capo o la barba, no; E allora?

1.) Perché, hanno perso i loro legami lì. Osservate: "Non abbiamo forse gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco? Ecco, vedo quattro uomini sciolti, che camminano in mezzo al fuoco". Il fuoco non li ferì, ma spezzò i loro legami. Benedetta perdita questa! Le perdite di un vero cristiano sono guadagni in un'altra forma. Ora, osservate attentamente questo, che molti dei servitori di Dio non conoscono mai la pienezza della libertà spirituale finché non sono gettati in mezzo alla fornace. Devo mostrarvi alcuni dei legami che Dio scioglie per il Suo popolo quando è nel fuoco dell'odio umano? A volte Egli spezza le corde della paura dell'uomo e del desiderio di compiacere l'uomo. Quando la persecuzione infuria, è meraviglioso la libertà che dà al figlio di Dio. Mai lingua più libera di quella di Lutero! Mai bocca più coraggiosa di quella di Giovanni Knox! Mai discorso più audace di quello di Giovanni Calvino! Mai un cuore più coraggioso di quello che pulsava sotto le costole di Wickliffe!

2.) Ancora una volta, quando Satana ci mette nella fornace, è spesso il mezzo per rompere i legami. Quanti cristiani sono legati dai vincoli delle cornici e dei sentimenti; i legami della dipendenza da qualcosa di interiore, invece di riposare su Cristo il grande Sacrificio. Le tentazioni feroci possono essere come le onde che infrangono il marinaio su una roccia: possono spingerci più vicino a Cristo. È un vento cattivo che non porta bene a nessuno; ma il vento peggiore che Satana può mandare soffia il bene cristiano, perché lo spinge più vicino al suo Signore. La tentazione è una grande benedizione quando perde i nostri legami di fiducia in noi stessi e di fiducia in strutture e sentimenti

3.) Quanto alle afflizioni che Dio manda, non sciolgono forse i nostri legami? I dubbi e le paure sono più comuni per noi nel bel mezzo del lavoro e degli affari che quando siamo messi da parte dalla malattia

(III.) Cosa fanno i santi lì. "Ecco, vedo quattro uomini sciolti, che camminano in mezzo al fuoco". Camminare! Stanno camminando - è un simbolo di gioia, di agio, di pace, di riposo - non svolazzano come fantasmi inquieti, come se fossero spiriti disincarnati che attraversano la fiamma; ma camminando con passi veri, calpestando i carboni ardenti come se fossero rose, e annusando le fiamme sulfuree come se non emanassero altro che profumo aromatico. Enoc "camminò con Dio". È il passo del cristiano, è il suo passo generale; a volte corre, ma il suo passo generale è camminare con Dio, camminare nello Spirito; E vedete che questi bravi uomini non hanno affrettato il passo, e non lo hanno rallentato: hanno continuato a camminare come facevano di solito; Avevano la stessa santa calma e la stessa pace mentale di cui godevano altrove. Il loro camminare mostra non solo la loro libertà, la loro agio, il loro piacere e la loro calma, ma mostra la loro forza. I loro tendini non erano spezzati, camminavano. Questi uomini non avevano un'andatura zoppicante, camminavano, camminavano in mezzo al fuoco

(IV.) Cosa non hanno perso lì. Il testo dice: "E non hanno fatto alcun male". Non hanno perso nulla lì

1.) Ma possiamo dire di loro per primo, che le loro persone non sono state ferite. Il figlio di Dio non perde nella fornace nulla di sé che valga la pena di conservare. Non perde la sua vita spirituale, che è immortale; Non perde le sue grazie, le raffina e le moltiplica, e il loro luccichio si vede meglio alla luce di una fornace

2.) Il cristiano non perde lì le sue vesti. Vedete i loro cappelli, e le loro calze, e i loro cappotti non erano bruciati, né c'era odore di fuoco su di loro; e così per il cristiano: la sua veste è l'abito splendido che Cristo stesso ha fatto nella sua vita, e che ha tinto nella porpora del suo sangue. Come non è ferito dall'età, né dalla tignola, né dal verme, né dalla muffa, così non può essere toccato dal fuoco. So che tu temi quella fornace - chi non lo farebbe? - ma coraggio, coraggio, il Signore che permette che quella fornace si riscaldi ti preserverà in essa, perciò non ti sgomentare!

(V.) Chi era con loro nella fornace. Ce n'era un quarto, ed egli era così luminoso e glorioso che persino gli occhi pagani di Nabucodonosor potevano discernere in lui uno splendore soprannaturale. "Il quarto", disse, "è simile al Figlio di Dio". Non so dire quale aspetto avesse assunto Cristo, che fosse riconoscibile da quel monarca pagano; ma suppongo che sia apparso in un certo grado di quella gloria in cui si mostrò al suo servo Giovanni nell'Apocalisse. Dovete entrare nella fornace se volete avere a che fare con Cristo Gesù nel modo più stretto e più caro. Ogni volta che il Signore appare, è al Suo popolo quando si trova in una posizione militante. Il pensiero più ricco di cui un cristiano può forse vivere è questo, che Cristo è nella fornace con lui. So che ai mondani questo sembra un povero conforto, ma d'altronde se non avete mai bevuto questo vino non potete giudicarne il sapore. Che cosa dev'essere dimorare con bruciature eterne! Il cuore batte forte al pensiero dei tre poveri uomini che furono gettati in quella fornace di Nabucodonosor, con la sua pece fiammeggiante e il bitume che si protende verso l'alto i suoi filamenti di fiamma, come se volesse incendiare i cieli; Eppure quel fuoco non poteva toccare i tre bambini, non consumava fuoco. Ma, siate avvertiti, c'è Uno che è "un fuoco consumante", e una volta lasciatelo divampare d'ira, e nessuno può liberarvi. Egli vi chiama a lasciare i vostri peccati e a guardare a Lui, e allora non morirete mai, né si accenderà su di voi la fiamma dell'ira perché la sua potenza è stata spesa su di Lui, ed Egli ha sentito la fornace dell'ira divina, e ha calpestato i carboni ardenti per ogni anima che crede in Lui. (C. H. Spurgeon.)

I due aspetti della vita:

Ora, ciò che voglio dedurre dal passaggio come illustrazione è questo: che ci sono due aspetti della vita: uno che è qui descritto, come Nabucodonosor lo descrisse ai suoi consiglieri, e come essi riconobbero che era; e l'altro come appare all'occhio della fede, che ci è rappresentato da questo re, che aveva gli occhi aperti per vedere ciò che apparentemente i suoi consiglieri non vedevano. I tre uomini, quindi, gettati nella fornace del fuoco, possono essere presi come esempi di vita quotidiana ordinaria; ciò che Nabucodonosor stesso fu in grado di percepire può essere considerato come quell'interpretazione e glorificazione dei fatti ordinari della vita quotidiana che la Bibbia, quale religione, e che enfaticamente il cristianesimo è in grado di gettare su tutte le circostanze della nostra esistenza qui. Ora, questo può essere preso come un modello di tutte le circostanze della vita. C'è l'ordinario, il luogo comune, il dato di fatto, il modo prosaico di guardare tutto; e per come sono così guardate le cose, mostrano molto simili alle caratteristiche naturali di questa città in una delle nostre noiose e nebbiose mattine di novembre. Non c'è nulla da deliziare, non c'è poesia, non c'è luce in loro; sembrano tutti noiosi, morti e plumbei. Ma, poi, c'è un altro aspetto, ed è tale che il re aveva gli occhi aperti per percepire; E si osserva che ciò che vide era qualcosa di totalmente diverso da ciò che le cose erano agli occhi dei suoi consiglieri, e da ciò che erano come lui pensava che dovessero essere. Disse: «Ecco, vedo quattro uomini». Ce n'è un altro lì. Questi uomini non sono soli; non sono lasciati alle prese con la violenza della fiamma; hanno un amico con loro; e, inoltre, come sono stati legati legati, così ora si accorge che sono sciolti. Li vede anche camminare in mezzo al fuoco. Osservate che erano lì esposti a tutte queste fiamme potenti. Li lasciò scendere dentro, ma loro camminavano nel fuoco e non avevano avuto alcun male. Così è per la vita cristiana. Il cristiano non è liberato dalla tentazione; Non è uno di quelli che non sono mai esposti alla prova; non vi è alcuna esenzione operata a suo nome; ha la sua sorte con altri uomini; prende le sue parti con altri uomini; e a volte la sua sorte e la sua parte sono peggiori di quelle degli altri uomini, o almeno così sembrano. Eppure egli è in grado di camminare in mezzo al fuoco. Ora ci sono quelle persone che hanno sempre una visione banale e concreta della vita, e sono le persone noiose. Non conosco gente così noiosa, così difficile da frequentare, come quelli che vedono sempre le cose nella loro luce opaca e grigia, esattamente come sono; mentre coloro che possono gettare nel luogo comune e nell'ordinario il fascino di un'esistenza divina e di una vita superiore, che possono gettare la poesia sulla scena, queste sono le persone che sono interessanti, quelle sono le persone che sanno con chi è una gioia e un privilegio stare. Poi, ancora, osservate che molto spesso potremmo trovarci in mezzo al pericolo e non saperlo. Chi può dire da quanti pericoli è stato preservato? È del tutto possibile che molti di noi di tanto in tanto camminino su difficoltà e pericoli di cui non hanno alcuna nozione, e probabilmente non scopriamo mai di essere stati preservati dalle difficoltà e dai pericoli. Non è forse il caso di molti di noi? O, d'altra parte, è possibile per noi camminare in mezzo al pericolo e sapere che siamo in mezzo al pericolo, come questi uomini sapevano di essere; e allora a volte non siamo consapevoli di quella protezione invisibile e invisibile che è vicina a noi. Ora voglio che impariate a vedere questo, a crederci. Noi, come cristiani, camminiamo per fede e non per visione, e non ci dovrebbe essere nessuna emergenza e nessuna prova in cui il cristiano si trovi in cui si senta lasciato solo; dovrebbe sempre sapere che c'è qualcuno lì con lui, un amico potente, il più forte dei forti, e che la forma di quell'invisibile è come il Figlio di Dio. Oh, è solo la Parola di Dio, è solo il potere della religione, è solo la verità del cristianesimo e la presenza della grazia di Dio, che può così gettare nell'ordinario, nel torpore e nel banale la luce della gloria del Sole di Giustizia, che riempie ogni cosa d'oro, e fa risplendere tutto come della luce della gloria del Cielo. Questo, e solo questo, può rendere la vita gloriosa; questo, e solo questo, può temprare il vostro cuore affinché possiate resistere a ogni opposizione e a tutte le prove, e possiate abbandonarvi come uomini nel giorno del Signore. Alla domanda: "Non abbiamo gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?" si poteva rispondere solo in un modo: "Vero, o re!" Ma fu la grazia di Dio, fu il mistero della promessa di Dio e la presenza di Dio che permisero a quel grande re di dire: "Ecco, vedo quattro uomini sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, e non hanno fatto alcun male; L'odore del fuoco non è passato su di loro. Non aveva il potere di danneggiarli o ferirli perché c'era con loro Uno che era più potente delle fiamme, e la forma di quel quarto Potente era simile al Figlio di Dio". Ora, è una cosa molto notevole che in questo Libro del Profeta Daniele, il quarto e ultimo dei quattro grandi profeti, abbiamo un così straordinario assaggio, se così posso dire, del futuro Vangelo di Gesù Cristo. Ma quando qui il re dice: "Il quarto è come quello del Figlio di Dio", è impossibile, e noi stessi vediamo che è impossibile, che egli possa intendere una di quelle persone che sono chiamate con una figura retorica "figli di Dio". Deve significare il Figlio di Dio, che è, per eminenza ed eccellenza, l'unigenito Figlio di Dio, colui che è fatto a immagine di Dio e a somiglianza di Dio, che è di Dio e da Dio, e che si trova nell'esatta relazione con Dio che un bambino ha con suo padre. Tale, dunque, è la glorificazione che viene offerta ad ogni cristiano per tutte le prove della vita. La vita, senza dubbio, per tutti nelle circostanze più vantaggiose, ha il suo aspetto noioso. Tutti sappiamo cosa significhi percorrere una strada che non ha varietà, che non è altro che monotona dall'inizio alla fine, e sentiamo l'effetto di tale viaggio sul nostro spirito. La vita offre questi viaggi per tutti noi, anche nelle circostanze più favorevoli. Ciò che vogliamo non è che queste circostanze siano modificate, perché può darsi che non saranno mai modificate, e certamente quando sentiamo maggiormente la loro monotonia, non è così probabile che vengano modificate, ma ciò che vogliamo è qualcosa che ci renda a prova della loro ottusità e monotonia, qualcosa che ci dia la forza di affrontarle. qualcosa che getterà la luce del giorno eterno sulle tenebre e le tenebre del mattino steso sui monti, e accenderà per noi con esso un giorno glorioso in cui e attraverso il quale possiamo camminare di ora in ora con la presenza di Colui la cui forma è simile a quella del Figlio di Dio. Ora, avete questa presenza del Figlio di Dio con voi? Sono abbastanza sicuro che lo vuoi. Sono sicuro che non c'è nessuno il cui cuore non desideri ardentemente un amico. A volte un amico solitario vale per noi una miniera di ricchezza, e se ne abbiamo uno di questi possiamo considerarci ricchi. Ora, c'è un tale amico per ognuno di noi nella persona del Figlio di Dio, che è anche il Figlio dell'uomo, "così pietoso trovato". Quel Figlio dell'uomo e Figlio di Dio è molto vicino a ciascuno di noi; e se vogliamo vederlo, dobbiamo avere gli occhi aperti come si aprirono gli occhi di questo grande re. È solo mediante la fede che possiamo contemplarLo. Non ci è stato detto che questi tre uomini sapessero che ce n'era un quarto con loro. Gli fu dato solo di vedere quel quarto, e gli fu dato solo di riconoscere in Lui la forma "simile a quella del Figlio di Dio". Il Figlio di Dio può essere con noi ora. Egli è con noi ora, perché ha promesso di essere con noi. Ciò che vogliamo rendere forti è sapere che Egli è con noi, e sentire che la forma di quel Figlio di Dio è davvero la forma del Figlio dell'uomo, che è stato crocifisso per noi, che è risorto dai morti per noi, e che ora siede alla destra di Dio, per intercedere per noi. Ma pregate affinché i vostri occhi possano essere aperti, affinché in ogni bisogno che avete in questa vita, in ogni prova e tentazione, possiate mai sentire che il Figlio di Dio e il Figlio dell'uomo sono con voi. (Dean Stanley.) E la forma del quarto è come il Figlio di Dio.

Follia del politeismo e del panteismo:

Non ci può essere confidenza né ferma fiducia dove gli uomini suppongono che ci sia una moltitudine di dèi. Perché un dio può dover cedere a un altro, o può trovare il suo potere limitato dal dominio di un altro. Gli antichi Greci credevano che ci fossero litigi, faide e divisioni tra gli abitanti del loro Olimpo, e che una divinità potesse dover sacrificare gli interessi dei suoi devoti per ottenere qualche concessione per altri favoriti. Felice fu l'Israele dell'antichità nella fede in un solo Dio, e molte furono le opere di eroismo compiute nella forza di questa convinzione. Né ci può essere pace mentale e calma fortezza dove l'unico dio è la mera somma dell'essere dell'universo. Per il panteista Dio non è una persona, onnisciente, onnipresente, onnipotente, che vede e conosce e si interessa a tutto ciò che fa. Per lui Dio è una potenza cieca, il mero aggregato del funzionamento della natura e dell'uomo, di cui egli stesso fa parte, e nei quali sarà infine assorbito. Una tale deità non ha un'esistenza separata, un'azione separata, una conoscenza separata, una volontà personale, una sfera speciale di doveri. L'uomo può vedere, ma il dio, che è la mera somma di tutto il vedere umano e animale, non vede da solo. L'uomo può lavorare, e la natura può impiegare le sue energie fisiche e vegetative, ma la somma di tutto questo lavoro non può fare nulla. Qualunque cosa sia, non ha nemmeno un'esistenza per sé e in sé, e non può ispirare alcuna speranza, non può dare all'uomo alcun coraggio nel pericolo, nessuna consolazione nel dolore, nessuna forza per agire rettamente. Un tale dio è un nome, e non un essere, e non esiste una responsabilità verso di lui. E l'assorbimento in lui alla morte significa semplicemente la cessazione di avere un'esistenza separata. Nella vita siamo la parte che agisce, pensa, dà energia al dio panteistico, essere assorbiti in lui alla morte significa cadere nell'incoscienza. Né nel politeismo né nel panteismo c'è alcuna nobiltà di pensiero, o qualcosa che renda l'uomo migliore e lo aiuti a diventare simile a Dio sulla terra. È la responsabilità verso un Giudice onnipotente, onnisciente e giusto che eleva l'uomo alla vera altezza della sua dignità, come essere dotato da Dio di libero arbitrio e di coscienza; e la risposta alla domanda sul perché Dio abbia fatto questo mondo così com'è, e abbia posto l'uomo in una posizione così piena di difficoltà, si trova nel pensiero che solo portando il peso della responsabilità l'uomo può essere reso idoneo al servizio di Dio in Cielo. Qui, sulla terra, gli uomini si elevano in valore morale e influenza sociale per responsabilità giustamente assunte; e l'intera dottrina di un giudizio futuro, e delle ricompense e punizioni eterne, ha per un grande scopo quello di imprimere nelle menti degli uomini il senso che sono responsabili verso un giusto Giudice per tutto ciò che pensano, dicono e fanno. Fu questo senso di responsabilità verso un Dio personale che diede a questi tre martiri ebrei 49 loro grande coraggio, la loro forza di resistere a un monarca dispotico, la loro calma e gioia nell'ora della sofferenza. (Dean Payne-Smith, D.D.)

Il Figlio di Dio nella fornace ardente:

Le parole conclusive non dovrebbero essere "il Figlio di Dio", ma "un Figlio di Dio". Nabucodonosor era un pagano, ignorante degli alti insegnamenti religiosi degli Ebrei, e certamente non conosceva la dottrina cristiana della seconda Persona della Trinità. La quarta figura nella fornace lo colpì come Divino nella sua bellezza, maestà, gloria, una forma divina

(I.) Una rivelazione in una fornace ardente. Sia che l'apparizione sorprendente fosse un angelo, o Cristo prima della Sua incarnazione, o qualsiasi altro modo di manifestazione divina, era in ogni caso una rivelazione di Dio

1.) Dio ha solo bisogno di essere rivelato per essere visto. Egli esiste sempre; Lo si vede a rari intervalli. Non è più esistente quando è visto che quando non è visto. Il velo nasconde la sua luce, ma non la spegne. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che il velo venga sollevato. Allora il Dio sempre presente sarà riconosciuto

2.) Dio si rivela nella fornace ardente dell'afflizione. La scrittura invisibile inizia ad apparire quando viene tenuta davanti al fuoco. I personaggi improvvisamente brillano nella loro vera luce in stagioni di tempesta, terrore e dolore. Dio si rivela nei momenti critici di agonia e di bisogno

3.) La rivelazione nella fornace ardente è vista dal mondo esterno. I tre giovani non sono i soli ad essere favoriti dalla gioiosa visione della presenza celeste. Anche Nabucodonosor vede l'aspetto meraviglioso. Infatti, è solo lui che è espressamente dichiarato di aver osservato questa figura aggiuntiva nella fornace. Dio fu rivelato per mezzo dei fedeli Giudei, ma affinché il mondo pagano potesse contemplarlo. La visione di Dio nella passione di Cristo è aperta allo sguardo del mondo e può catturare l'attenzione di coloro che sono ciechi di fronte alla rivelazione quotidiana del Divino nella natura. Questo fatto non potrebbe forse essere una spiegazione del mistero della sofferenza? Abbiamo una visione troppo ristretta e personale della missione del dolore. Ha fini più grandi e più larghi del vantaggio privato del sofferente. Non potrebbero gli altri essere chiamati a sopportare il dolore affinché attraverso le fiamme che si accendono intorno alle loro anime la luce di Dio possa risplendere sui loro simili?

(II.) La comunione divina nelle difficoltà umane

1.) Dio è con il Suo popolo nelle loro difficoltà. Non guarda solo dal Cielo. La pietà per la serena altitudine della perfetta beatitudine può solo aggravare la tortura di coloro che si contorcono nella camera di tortura dell'afflizione. Ma ci viene detto di Dio che in tutte le afflizioni del Suo popolo Egli è afflitto. Cristo è venuto nel mondo per soffrire con gli uomini. Era con Santo Stefano nella sala del consiglio, con San Paolo nella prigione di Filippi

2.) La confortante presenza divina dipende dalla fedeltà del popolo di Dio. Ci sono problemi in mezzo ai quali non osiamo aspettarci di vedere lo splendore rallegrante del volto del nostro Salvatore. Se Egli appare in essi, la nostra coscienza ci dice che deve essere con uno sguardo di dolore o di rabbia, e una voce che dice: "Che cosa fai qui?" I guai che ci portiamo addosso con l'indifferenza incurante o la colpevole disobbedienza alla volontà di Dio non invitano a nessuna confortante comunione divina

3.) La presenza divina nei guai è una sicurezza contro ogni danno reale. Le crudeli fiamme giocano sulle loro potenziali vittime in modo innocuo come le foglie della foresta. Assicurati la presenza di Cristo e tutto andrà bene. (W. F. Adeney, M.A.)

Un Figlio di Dio nel fuoco:

La critica scettica si è scagliata contro tutto questo, perché mostra troppo del meraviglioso per essere creduto. Ma con l'Onnipotente una cosa non è più difficile di un'altra. Può fare un sole cocente nei cieli con la stessa facilità con cui fa una margherita nel prato. Alcuni hanno insistito sul fatto che non era appropriato per la Divinità mostrare tali meraviglie qui. Ma chi può decidere che cosa si addice e che cosa non si addice a un Essere i cui pensieri nessun uomo può comprendere? E se consideriamo che milioni del Suo popolo eletto erano allora in schiavitù in quell'impero; che il grande scopo della loro presenza era quello di purificarli dalle loro idolatrie; che non esistevano ministeri ordinari a questo scopo; che qui c'era un popolo grande e potente che non conosceva Dio, privo di qualsiasi mezzo efficace per essere messo a conoscenza della Sua maestà e potenza superiori; e che qui ci fosse un'assemblea di tutti i loro capi e capi, che sarebbero stati così fatti vedere i Suoi segni, e diventare gli attestatori e gli araldi del miracolo in tutte le parti del potente regno, sembrerebbe certamente che ci fosse una ragione sufficiente per mettere in atto qui e ora, se in qualsiasi luogo o mai, le più grandi meraviglie del Dio del Cielo dovessero essere messe in atto. Chi può dire che non ci sia stata un'ampia occasione per una simile manifestazione dell'eterna onnipotenza? E guarda anche l'effetto. Dal trono uscì un decreto per "ogni popolo, nazione e lingua", recitando il prodigio, proclamando la maestà di Geova e proibendo, pena la morte, di parlare di "qualche cosa di male contro l'Iddio di Sadrac, Mesac e Abed-nego". E questi uomini furono da allora in poi promossi e onorati dall'impero come testimoni viventi del Dio vivente. (Joseph A. Seiss, D.D.)

Vere anime:

(I.) Immensamente provato. "Camminare in mezzo al fuoco".

(II.) Moralmente invincibile. Non tutta l'influenza del monarca e dei suoi ministri poteva infrangere il loro proposito, o renderli infedeli a Dio. Non puoi conquistare una vera anima

(III.) Essenzialmente illeso. "E non hanno fatto male". "Chi è che vi farà del male, se siete seguaci di ciò che è buono!" "Non temere colui che può uccidere il corpo".

(IV.) Divinamente accompagnato. "La forma del quarto è simile al Figlio di Dio". Che spettacolo per il monarca! Non ha forse risvegliato la sua coscienza, credete? Dio accompagna sempre il Suo popolo. "Ecco, io sono con te tutti i giorni". (Omilestico.)

Shadrac, Meshac e Abed-nego:

(I.) La loro tentazione

(II.) La loro fedeltà

1.) Rimasero soli (v. 7) . Non potrebbero cadere nella corrente e compiere l'atto esteriore con riserva interiore?

2.) Allora la terribile alternativa: "In quella stessa ora sarete gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente" Daniele 3:15. Niente di più calcolato per ispirare terrore. Ma, come san Policarpo, "preferivano il fuoco che dura un'ora e poi si raffredda, al tormento perpetuo del fuoco eterno". Allo stesso modo, i martiri cristiani, San Lorenzo e altri, erano preparati a subire terribili torture di ferro e fiamme piuttosto che perdere il favore di Dio rinnegando Cristo. Ma questi "tre figli" erano fedeli ai giorni dell'antico patto, quando l'amore di Dio per l'uomo non era stato reso noto da Cristo, né lo Spirito di Dio dimorava ancora personalmente tra gli uomini; Questo accentua il loro coraggio

3.) Quindi nota la loro prontezza a sopportare la tortura

(III.) Il loro salvataggio

1.) È stato miracoloso. Un vecchio scrittore enumera otto miracoli in questa lezione; ma, senza entrare in minuzie, il fatto che non siano stati consumati dalle fiamme poteva certamente essere dovuto solo all'intervento divino

2.) Era l'adempimento della profezia: "Quando camminerai nel fuoco, non sarai bruciato; né la fiamma si accenderà su di te" Isaia 43:2. "La fiamma", dice san Crisostomo, "liberò il prigioniero, e fu essa stessa legata dal prigioniero". La realtà dell'incendio era mostrata dalle catene fuse; e la morte di coloro che gettarono i tre bambini tra le fiamme; ma la promessa divina fu evidenziata dalla loro preservazione

3.) Il modo del salvataggio era attraverso lo strumento di un angelo: "La forma del quarto è come il Figlio di Dio"; "un figlio degli dèi" (R.V.), cioè un angelo. Alcuni antichi interpreti pensavano che qui si intendesse Cristo stesso (Tertulliano, Sant'Agostino), di cui Nabucodonosor aveva sentito parlare da Daniele, e quindi sarebbe classificato con le "teofanie"; ma San Girolamo dice: "In verità era un angelo". La presenza visibile dell'angelo era la prova per il re che la liberazione dei tre giovani era il risultato della protezione di Dio, e non da alcun inganno. Similmente, Dio liberò Gerusalemme dal potere degli Assiri per mezzo del ministero di un angelo 2Re 19:35 ; gli Apostoli dal carcere Atti 5:19; 12:7 ; e San Giovanni dal calderone dell'olio fiammeggiante

4.) La liberazione era completa. La completezza contraddistingue tutte le opere di Dio. Non ci sono mezze misure o espedienti imperfetti, solo le catene sono state distrutte, né le loro vesti, né i loro capelli bruciati, né l'odore del fuoco è passato su di loro (v. 27)

(IV.) Lezioni

1.) La tentazione può essere forte, ma la fedeltà alla coscienza dovrebbe essere più forte. La tentazione, anche se forte, non è mai opprimente o una scusa per il peccato 1Corinzi 10:13. I tre figli furono fedeli fino alla morte; erano, come San Giovanni martiri nel testamento Apocalisse 2:10

2.) Ciò che Nabucodonosor ha progettato è inconsciamente realizzato da moltitudini tra di noi. Si prostrano davanti all'immagine d'oro; adorano la ricchezza e fanno un dio "della ricchezza" dell'ingiustizia; e questa cupidigia "è idolatria" Colossesi 3:5; Efesini 5:5

3.) Ammiriamo e imitiamo il coraggio dei tre bambini nel disobbedire al mandato regale, e prendiamo le parti di Cristo e della Sua Chiesa, se mai l'obbedienza ai poteri del mondo dovesse comportare una violazione delle Leggi di Dio

4.) Gioiamo della liberazione divina. "L'angelo dell'Eterno si accampa intorno a quelli che lo temono e li libera" Salmi 34:7. La fornace di Nabucodonosor è un'immagine della "prova infuocata" della persecuzione, della passione sensuale e dell'afflizione; ma per coloro che sono fedeli, come i tre bambini, la tentazione e la tribolazione sono tempi di manifestazione divina, di raffinamento ed elezione, e di più completo abbandono di sé. "Ecco, io t'ho raffinato, ma non come l'argento; Io ti ho scelto nella fornace dell'afflizione" Isaia 48:10. (Il Pensatore.)

I tre bambini nella fornace:

Questa transazione è tipica. Espone la sicurezza dei santi di Dio nell'ora del loro più grande pericolo, insieme alla ragione di quella sicurezza. Il fuoco rappresenta la prova, la persecuzione, perché il fuoco consuma, divora, distrugge. Una fornace è l'immagine stessa della distruzione nella sua forma più selvaggia. Essere caduti legati in una simile fornace, e subito visti camminare lì liberi, è l'immagine più vivida possibile di una perfetta sicurezza in mezzo a un pericolo tremendo. La presenza di un compagno, e lui il Figlio di Dio, spiega il resto della meraviglia, perché spiega quella sicurezza che prima era semplicemente inspiegabile

1.) In ogni prova la vittoria è promessa alla fede; la stessa fede che nella pianura di Dura "spense la violenza del fuoco".

2.) Il fuoco della tentazione è illustrato dalla sicurezza dei tre bambini nella fornace. L'uomo è salvo, perché il Signore è con lui

3.) Qui ci viene insegnato a contemplare la sicurezza dei figli eletti di Dio in quel tremendo giorno in cui "il Signore Gesù sarà rivelato dal cielo con i suoi potenti angeli in un fuoco fiammeggiante". Dio Onnipotente ci preservi così nelle avversità; sii dunque con noi in mezzo alla tentazione; quindi assolveteci in quel giorno tremendo, anche per amore della Sua misericordia! (Anon.)

La Presenza Divina nel Fuoco:

Questa storia ha una suggestività di vasta portata. Rappresenta un conflitto spesso ripetuto. Essa si erge come l'immagine dell'uomo di fronte agli elementi feroci che gli si oppongono: l'uomo nella sua agonia, l'uomo nel suo eroismo, l'uomo, anche, nella sua consolazione. Non c'è bisogno di molta intuizione per percepire un aspetto dell'universalità della storia. L'uomo e il fuoco: questa è la vita. Troppo presto diciamo che l'uomo è gettato nel fuoco del dolore e della sofferenza. Ha bisogno di un po' di intuizione, o di qualche riflessione, per percepire l'altro aspetto della sua universalità. Se l'uomo e il fuoco devono essere descritti come vita, l'uomo e il fuoco e la presenza divina che cammina con l'uomo nel fuoco, questa è religione. È qualcosa che ci viene dato il potere di percepire un più grande dell'uomo con l'uomo nel fuoco. Guardate di nuovo l'uomo nel fuoco. Considero l'uomo prima di tutto come un essere intellettuale. È a causa della comprensione che le bestie non possiedono che arriva un'ulteriore acutezza alla sofferenza umana. Abbiamo memoria, abbiamo anticipazione; e da questi escono fuochi feroci per aumentare la nostra agonia. Il dolore, che giunge ai figli degli uomini, viene con un appello alla loro coscienza. L'uomo sa anticipare, e sa che il dolore che entra oggi nella sua vita è l'indicazione di qualcosa che vi sta operando, e vive nel costante timore che si ripeta. Dalla memoria e dall'anticipazione arriva l'agonia della retrospettiva e l'agonia della suspense. Per la legge stessa del nostro essere intellettuale soffriamo più delle bestie. Ma te ne separeresti? Anche se sapete che le capacità di cui siete dotati vi rendono capaci di una sofferenza più grande, non rinuncerete ai doni dolorosi. È proprio quando cresciamo nella scala dell'essere che il nostro potere di sofferenza cresce con esso. Siamo esseri ragionevoli, e poiché lo siamo soffriamo di più. Prendete l'uomo come un essere morale. Questi ebrei soffrirono a causa della loro fedeltà a una legge più alta della legge dell'autoconservazione. Perché un uomo coscienzioso deve soffrire? È solo perché è coscienzioso. Non può demoralizzarsi, e la legge interiore si afferma, e lo costringe ad affrontare il dolore più grande. Ma questo proclama la sua grandezza. Egli è il più grande perché è il testimone di una legge che è più grande, più vera, più profonda di tutte le leggi esterne che toccano il mondo fisico. In un altro modo, il suo senso del diritto lo fa soffrire. Deve fare il bene, anche se il mondo disapprova, perché la legge divina dentro di lui si sta affermando sulla legge esterna. La sua sofferenza scaturisce da questo: la sua capacità di comprendere la fedeltà che deve alla legge superiore. Prendete l'uomo come un essere spirituale. Gli uomini, nella storia della religione, hanno mostrato una coscienziosità spirituale. Ci sono cose che, anche se non sono sbagliate, sono sbagliate per loro. La causa è dentro di loro. Gli altri non riescono a capire. L'uomo ha riconosciuto una legge del suo essere, che è più profonda della legge del Decalogo. Tutto ciò che gli sembra trascinarlo verso il basso è sbagliato per lui, perché ostile alla sua vita migliore. Egli è afflitto da tutto ciò che ostacola lo sviluppo spirituale del suo essere. In tutto questo il Signore Gesù è il nostro modello. Marco Lui nella sua tentazione; Vedi Lo standard morale. La sofferenza mi sembra come la subpœna del Cielo, che costringe gli uomini a testimoniare il Divino che è dentro e sotto le leggi eterne del diritto e la manifestazione di una presenza simile al Figlio di Dio. Quale sarà la legge secondo la quale l'uomo passerà attraverso il fuoco e l'odore del fuoco non passerà su di lui? Quanti pochi, essendo entrati nel fuoco della vita, ne escono intatti, intatti, l'odore del fuoco non passa su di loro! Gli uomini non sono forse contaminati in modo che sappiate che hanno sofferto? Sono stati bruciati nel fuoco. Come sembrano nobili e grandi le poche anime che passano attraverso il fuoco e ne escono illese! Sono gli uomini che hanno tenuto testa alla battaglia! Qual è la legge? In ogni cosa universale c'è una legge. Gli uomini al fianco dei quali cammina il Figlio di Dio, che trionfano sull'ardore della fiamma, sono gli uomini che hanno avuto una vittoria precedente. La loro vittoria sul fuoco fu preceduta dalla loro vittoria sulla moltitudine. Non si sarebbero inchinati. Dobbiamo andare più indietro. Questi uomini sono stati prima vincitori su se stessi. L'uomo che è vittorioso su se stesso è l'uomo che è vittorioso sul mondo; E l'uomo che è vittorioso sul mondo è vittorioso sul fuoco che è nel mondo. Questa è la legge. Ma quando si è scoperta una legge, si è molto lontani dall'aver scoperto tutto ciò di cui si ha bisogno. Non è sempre facile mettere in atto la legge. Quale forza è all'opera dietro la legge? In mezzo al fuoco si rivelò una quarta figura, e la sua forma era simile al Figlio di Dio. In mezzo al fuoco c'era la presenza divina. La forza motrice era l'energia divina, la vita divina, la presenza divina. La legge del successo è l'autocontrollo, ma il potere di rendere effettiva la legge è nella presenza divina. La vita ha poco significato se non riconosco che ovunque si accenda il fuoco, lì c'è anche la presenza divina. Riconoscere questo fa parte della fede; Lavorare e vivere secondo questo è il potere della fede. Un'altra domanda a cui questa verità può rispondere. Siamo chiamati a soffrire, e chi risolverà il suo dolore? Il dolore è dato affinché il Divino possa essere reso manifesto. La croce doveva essere il simbolo dell'agonia del mondo, e anche della presenza divina. Coltiviamo, poi, l'autocontrollo come protesta contro la frivolezza della vita che distrugge il cuore, contro la sensualità della vita che corrompe la coscienza, contro la disonestà intellettuale che disturba la visione pura di ciò che la vita dovrebbe essere. Se lo faremo, non saremo soli. Colui che ha indossato la nostra natura ha camminato prima di noi sulle vie della sofferenza. Quando la fiamma si accenderà su di noi, Egli sarà con noi. (W. Boyd-Carpenter, D.D.)

Fuoco in piedi:

(I.) La loro preparazione per il giorno del processo. Non è arrivato alla sprovvista. Il dovere è facile quando non c'è un leone in mezzo. Nella narrazione vediamo solo i tre valorosi nel giorno del processo. Il loro cuore era fermo prima che arrivasse. Senza vacillare se ne andarono nella pianura di Dura. Essi resistettero al giorno malvagio perché erano ben preparati, ben equipaggiati per questo. I grandi uomini non sono conosciuti dal mondo finché non sono grandi. Perciò le prove devono venire su di noi; tentazioni taglienti. Riveleranno il nostro carattere, di che tipo è. Cerchiamo di essere ogni giorno uomini puri, altruisti, fiduciosi in Cristo, che imitano Cristo. Allora ogni giorno sarà una preparazione per il terribile tempo in cui la tentazione ci assalì come il fuoco; e noi staremo nel giorno malvagio

(II.) La condotta dei tre nel giorno del processo. Stavano in apparente isolamento. Fare il bene è più facile quando andiamo con la moltitudine. Ma quando siamo soli, allora è l'agonia. Da solo, ma non solo. Cristo è il creatore di grandi uomini, di grandi cuori. Egli sta rendendo coraggiosi molti giovani, che osano stare da soli in mezzo a terribili tentazioni di impurità

(III.) La loro liberazione nel giorno del processo. L'occhio del re è sulla fornace e ne vede un quarto, uno che sembra un figlio degli dèi. Ci identifichiamo con l'angelo Geova, il messaggero del patto. La presenza di Cristo può trasformare anche una fornace in paradiso. Il loro liberatore era forte. Egli sarà nostro e ci salverà, se lo cerchiamo, dal peccato, da ogni male, da tutto ciò che ci farà del male. Allora confida in Lui. (G. T. Coster.)

Un sermone ai pompieri:

Gli avvenimenti qui narrati si verificarono probabilmente nel diciottesimo anno di Nabucodonosor. Era appena tornato da una guerra trionfale, portando con sé il bottino delle nazioni soggiogate e innumerevoli prigionieri. Atti in questo frangente era incline a fare una pausa. Pensava che fosse giunto il momento di inaugurare una nuova era. Prima, però, deve essere certo della fedeltà di queste razze. Le fondamenta devono essere posate saldamente prima di procedere all'erezione della sovrastruttura su di essa. Così decise per la cerimonia che si svolse nella vasta pianura di Dura. Era noto per essere un uomo devoto a modo suo; un entusiasta adoratore del suo dio Merodac. La cerimonia non fu una semplice oziosa sfilata; Non era solo una questione di politica statale, era un atto di gratitudine, dovuto alla divinità a cui credeva di dovere le sue vittorie e il suo trono. È bene tenerlo a mente se vogliamo entrare nelle reali difficoltà sia del monarca che dei suoi monarchi ebrei recalcitranti. La linea di condotta a cui i tre ebrei si sentirono costretti fu considerata da Nabucodonosor come un'aperta ribellione e un insulto sia a se stesso che al suo dio. Questi ebrei avevano davanti a sé un'alternativa molto dolorosa e angosciante: o agire in opposizione alle loro convinzioni più profonde adorando un idolo, oppure sottomettersi a una morte orribile. Possiamo immaginare la loro reciproca ansietà, la loro conferenza e la loro preghiera. Quando fu fatto il rifiuto pubblico, il monarca si infuriò. Essere barbuto dai suoi stessi ufficiali in un momento simile, in presenza di una tale moltitudine, avrebbe messo alla prova la pazienza di uomini più pazienti di lui. Aveva un carattere passionale. Il re si sentì impegnato in una lotta con il Dio degli Ebrei

1.) Siamo inclini a lodare l'indomita risoluzione di questi giovani; ma noi dobbiamo andare dietro di loro, e realizzare la loro fiducia nell'invisibile Geova, e nelle promesse della Sua parola. Era questo che li rendeva virili. I tre giovani trovarono la loro strada in una posizione spirituale, che permise loro di sopportare l'ira del re, perché potevano vedere un Re più grande, anche se invisibile, dietro di lui

2.) In questo capitolo abbiamo un duello tra la potenza mondiale e il Signore Dio stesso. Abbiamo in essa la Chiesa di Dio quasi al suo punto più basso. Abbiamo il mondo in tutta la pienezza della sua potenza e in tutta l'insolenza della sua autorità. Possiamo sopravvalutare il valore di una testimonianza come questa della fedeltà di Dio? Togliete questa storia dei tre bambini dalla Bibbia, e quanto infinitamente grande sarebbe stata la perdita della chiesa!

3.) Un pensiero per noi stessi. In qualche modo potremmo tutti noi dover passare attraverso il fuoco. Ognuno di noi può essere provato dalle seduzioni dei suoi sensi; le insidie della vita lavorativa, le amare perdite e le sparizioni, o l'acuta agonia fisica che si protrae a lungo. Facciamo in modo di avere con noi, come possiamo avere, la presenza del Cristo personale, di Gesù il grande Sommo Sacerdote, l'Angelo dell'Alleanza. Allora passeremo attraverso la fiamma, ed essa non si addolcirà su di noi e non ci brucerà. Così, nel nostro piccolo, porteremo gloria a Dio e forza agli altri. (Gordon Calthrop, M.A.)

Sicurezza con il Maestro degli Elementi:

La fiamma riconobbe la presenza di Colui che l'aveva fatta e si inchinò riverente davanti al Figlio di Dio, come in altre occasioni lo possedevano le acque del mare, i venti lo udivano, e tutta la natura gli rispondeva e gli obbediva. La fiamma perse il suo potere di consumare, perché le fu comandato di non farlo da Colui che l'aveva accesa per principio. La natura è tutta docile nelle mani di Gesù. Egli è il Signore della creazione; Non ha che da parlare, e tutte le cose risponderanno in diecimila echi: "Parla, Signore, i tuoi servi ascoltano". Questi giovani ebrei, ci dice l'apostolo Paolo nella sua Epistola agli Ebrei, "spensero la violenza del fuoco" con la loro fede. (J. Cumming.)

Gesù con noi nell'ora dell'angoscia:

Tu non dovrai, cristiano, attraversare il fiume senza il tuo Padrone. Ricordiamo un vecchio racconto della nostra fanciullezza, di come il povero Robinson Crusoe, naufragato su una spiaggia straniera, si rallegrò quando vide l'impronta del piede di un uomo. Così è per il cristiano nella sua afflizione; egli non dispererà in una terra desolata, perché c'è l'impronta di Cristo Gesù su tutte le nostre tentazioni, le nostre tribolazioni. Continua a rallegrarti, cristiano; Tu sei in un paese abitato; il tuo Gesù è con te in tutte le tue afflizioni e in tutte le tue sofferenze. Non dovrai mai calpestare il torchio da solo. (C. H. Spurgeon.)

28 CAPITOLO 3

Daniele 3:28

Allora Nabucodònosor parlò e disse: «Benedetto sia il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-Nego, che ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servitori.

Lo spirito persecutore:

L'occasione di queste parole deve essere troppo nota per essere ripetuta in tutte le sue circostanze

(I.) La causa particolare del grande pericolo in cui questi uomini erano stati portati. Non servivano né adoravano alcun dio se non il loro Dio. Non c'è nessuno che abbia una qualche concezione di Dio, ma che non debba permettergli di essere infinito in tutti i suoi attributi. Ma l'infinito implica l'unità; e se questo essere è Uno, il culto divino deve essere dovuto a Lui solo. Questo fece sì che Dio proibisse agli ebrei di servire qualsiasi degli dèi delle nazioni vicine, sotto punizioni così severe. Come Dio mostrò la sua approvazione per il rifiuto di questi Giudei di adorare l'immagine con il miracolo che operò nella loro liberazione, così, non dubito, ma Egli ha mostrato così tante meraviglie nel liberare questa nazione così spesso per la sua costanza nello stesso rifiuto, sebbene, sotto tutti gli altri aspetti, molto indegna della più piccola delle Sue misericordie

(II.) Esamina le pretese della crudeltà religiosa. Esse lo sono, sia per promuovere la gloria di Dio o il bene del nostro prossimo. La crudeltà non è appropriata per nessuno di questi scopi. Per gloria di Dio si intende probabilmente il miglioramento di quella nozione di Dio che gli uomini hanno alla luce della natura; o facendo in modo che la Sua volontà rivelata sia più prontamente abbracciata da loro. Con l'umanità in uno stato di natura, la paura costringeva a riconoscere un essere superiore, quindi il loro culto era crudele e le loro maniere erano barbare. Quando cominciarono a stabilirsi nelle società, e quando rifletterono sulla causa prima dei benefici di cui godevano, e scoprirono la bontà di Dio, allora l'amore crebbe come principio della loro lieta obbedienza, e la loro adorazione fu incruenta e allegra, e le loro maniere innocenti e accattivanti. Il miglioramento della natura umana consiste nelle nozioni di bontà nel Divino. Ma se, quando gli uomini erano arrivati fin qui alla luce della natura, qualcuno si fosse alzato e avesse preteso di aver fatto violenza al suo prossimo, per un particolare mandato di Dio e per la sua gloria, allora l'amore avrebbe subito ceduto il posto alla paura, e la natura umana sarebbe tornata selvaggia e selvaggia. Prendete l'altra pretesa, che la violenza ha lo scopo di promuovere il Vangelo. Quanto è contraddittorio e assurdo questo! Questo significa raccomandare l'amore con l'odio, la misericordia con la crudeltà e il perdono con la distruzione. Ciò che distingue il Vangelo è il suo essere così mirabilmente disposto a generare amore e pace, giustizia e carità, tra tutti gli uomini. Qui il perdono si trasforma in beneficenza e l'umanità si esalta in carità. Qui le ferite vengono ricambiate con le preghiere e le maledizioni con le benedizioni. I farisei insegnavano che era lecito odiare i nemici. I cinici rinunciarono a tutta l'umanità. Gli stoici consideravano la compassione un'infermità. Tutte le altre sette erano carenti in questo particolare. Ma il cristianesimo ha migliorato la natura umana a somiglianza del Divino. I discepoli del nostro Signore dovevano distinguersi da tutto il mondo per il fatto che "si amavano gli uni gli altri". E quali esempi ci ha lasciato il grande Maestro? Gli uomini, dunque, oseranno imprigionare, impoverire e uccidere i loro fratelli nel nome di questo Gesù? Un'altra pretesa della crudeltà religiosa è che possa promuovere il bene del nostro prossimo. Questo è generalmente mascherato sotto la speciosa pretesa di zelo. Ma il vero zelo dovrebbe essere impiegato prima su noi stessi. Lo zelo è tanto necessario alla vita di devozione quanto il calore naturale lo è a quello del corpo. La religione deve essere un libero consenso dell'anima; può essere accettabile a Dio solo in quanto è volontaria. Come si può ottenere la piena convinzione se non con un uso gentile, un ragionamento calmo e il buon esempio? La volontà non può mai essere costretta a dare un assenso sincero, dopo tutta la violenza che può essere offerta. Inoltre, ogni errore, considerando la vanità dell'umanità, è di natura piacevole e tenera; Ci vuole una grande quantità di gestione e di indirizzo per far sì che le persone riconoscano di essere nel torto, specialmente in materia di religione. Il massimo che possiamo aspettarci dalla forza è una conformità esteriore. La violenza può estorcere la confessione dalla bocca, ma non impedirà le maledizioni, allo stesso tempo, nel cuore. Può spaventare le persone e spingerle a contraffare, ma non persuaderle a credere. Una ragione particolare contro l'avventatezza della crudeltà zelante è che il bene non dovrebbe soffrire con il male. Le vere cause della crudeltà religiosa sono:

1.) L'orgoglio e la superbia del potere

2.) Il tentativo di raccomandarci all'uomo piuttosto che a Dio

3.) L'opinione che tale violenza sia meritoria per l'espiazione dei peccati precedenti

(III.) Confrontate la liberazione menzionata nel testo con la nostra. Questi uomini confidavano in Dio. (J. Adams.)

Il processo infuocato:

Primo, l'idolatria è costosa. Il capitolo ci parla di un'alta statua e di un idolo d'oro eretti dal re di Babilonia. La superstizione e l'idolatria non saranno avari, non risparmieranno a spese; ma essere costoso e sontuoso per mantenere un culto inventato e superstizioso

1.) Nabucodonosor non deve avere un dio minuscolo e meschino; sei cubiti di larghezza, sessanta cubiti di altezza. Che cos'è questo per l'infinita immensità del nostro Dio, che riempie il Cielo e la terra?

2.) Deve essere anche di metallo, duraturo e durevole. Una finta imitazione dell'eternità del vero Dio

3.) Deve essere ricco e costoso, tutto d'oro battuto. "I loro idoli", dice Davide, "sono argento e oro". Può far vergognare noi cristiani, che siamo così vilmente poveri nel mantenere e abbellire l'adorazione del nostro Dio. In secondo luogo, l'erezione di questo idolo è fatta con la massima autorità. In terzo luogo, è fatto con grande pompa e solennità. In quarto luogo, è fatto con grande contenuto e universalità. Tutti i governatori e i principi delle province sono riuniti, tutti impegnati in questo culto idolatrico. Questo peccato di idolatria, è stato un male che si è diffuso eccessivamente. In quinto luogo, è imposto con tutta la severità e la severità; anzi, viene imposto al popolo con crudeltà e tirannia. Sangue, fuoco e persecuzione, sono i grandi promotori dell'idolatria. La crudeltà, questo è il marchio della chiesa maligna. Tali sono le imposizioni dell'idolatria; lontano dal temperamento del vero cristianesimo. Sesto, nonostante tutta questa violenza nel pressare, e questa grande generalità di sottomettersi a questa ingiunzione idolatrica, tuttavia, ecco alcuni, tre uomini, che negano la loro conformità e rifiutano di impegnarsi in questa empietà pubblica. Nella massima universalità e nel prevalere dell'empietà, Dio ha tuttavia alcuni che resistono alla superstizione e danno testimonianza alla Sua verità. San Paolo lo dice per un altro scopo, ma è vero anche in questo caso, Dio non lascia se stesso senza testimonianza. Settimo, su di loro la punizione della legge è inflitta in ogni estremo

1.) Anche se solo tre

2.) Essi, uomini di grande posizione e occupazione, posti dal re sugli affari della provincia di Babilonia, utili allo Stato

3.) Pacifico, non suscitatore di sedizione e tumulto

4.) Non bestemmiatori di questo dio appena creato, ma solo nudi rifiutatori, e ciò per amore della coscienza

Ecco la rabbia dell'idolatria. Bene, qual è il successo? Questo è straordinario e miracoloso. Dio cede il passo a questi uomini di sangue, lascia che facciano del loro meglio; Egli non salva questi tre santi uomini con il salvataggio o la prevenzione; Non li tiene lontani dal fuoco, ma li conserva in esso. Essi, come Mosè il suo roveto, bruciano, ma non si consumano. La voce del Signore divide le fiamme del fuoco. E questa liberazione, non è segreta, ma cospicua agli occhi e all'osservazione di Nabucodonosor. Così, dunque, questo passo della Scrittura ci riporta una solenne testimonianza data da Nabucodonosor a questa miracolosa liberazione di questi tre santi uomini. E questa, la sua testimonianza, apparirà in tre prove e manifestazioni di essa. In primo luogo, appare in una grata benedizione di Dio Onnipotente per questa graziosa liberazione (v. 28): "Benedetto sia il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-nego". In secondo luogo, appare in una severa ingiunzione e disposizione per la Sua gloria, che proibisce a tutti gli uomini, con una severa punizione, di bestemmiare o dire qualcosa di sbagliato contro il Dio di questi santi uomini (v. 29). In terzo luogo, appare in un'onorevole promozione e avanzamento di questi tre dignitari a posti di dignità e autorità nella provincia di Babilonia (v. 30). E qui abbiamo: Primo, l'azione di benedizione, insieme all'agente, Nabucodonosor. In secondo luogo, l'Oggetto o la Persona a cui egli attribuisce questa beatitudine, cioè il Dio di Shadrach, Meshac e Abed-nego, in terzo luogo, il beneficio per il quale Egli Lo benedice, cioè l'invio del Suo angelo per operare questa liberazione. E, in quarto luogo, i motivi riconosciuti per i quali Dio li ha liberati. Sono quattro:

(I.) Quia servi. Erano i Suoi servi

(II.) Quia confidentes. Perché hanno confidato in Lui

(III.) Costanti di quia. Erano risoluti e costanti nella loro santa professione. Cambiarono la parola del re

(IV.) Quia martyres. Hanno scelto di subire la morte per il loro Dio e la loro religione; preferirebbero morire piuttosto che disonorarLo. Essi consegnarono i loro corpi per non poter servire né adorare alcun dio se non il loro Dio. Non hanno amato la loro vita fino alla morte per poter essere fedeli a Lui. Veniamo al Primo, l'atto di benedizione e benedizione di Nabucodonosor, il riconoscimento riconoscente che Egli fa di questa grande liberazione. È molto udire lodi e benedizioni di Dio dalla bocca di un tale uomo. Ebbene, questa benedizione di Nabucodonosor contiene alcune scintille di umanità. Essere lieti e compiaciuti per aver salvato la vita degli uomini, per aver risparmiato spargimenti di sangue, tali ringraziamenti sono piacevoli. Per prendere nota più in particolare di questa benedizione e benedizione di Nabucodonosor, consideriamola in una duplice nozione

(I.) Vediamo cosa c'era di buono e di lodevole in esso

(1) Questa è una cosa lodevole. Non va avanti ostinatamente, né rinnova la sua persecuzione; Un miracolo lo ferma, ed egli desiste immediatamente. Non è, come lo sono stati altri tiranni persecutori, più infuriato per questa strana liberazione. Questa era l'empietà del Faraone

(2) Egli benedice Dio per questa liberazione; non litiga per il miracolo, come operato da qualche falsa divinità o per mezzo dell'inganno. Sappiamo che il Faraone e i suoi servitori, Ianne e Iambre, resistettero ai miracoli compiuti da Mosè; li contavano solo con trucchi di giocoleria e incantesimi, e non volevano cedere ad essi come operazioni divine. Così fecero i Farisei con i miracoli del nostro Salvatore; Scaccia i diavoli per mezzo di Belzebù, il principe dei diavoli. È pratica abituale degli infedeli mettere in discussione e denigrare le meravigliose opere di Dio. Ma questo re qui è più ingenuo; Ne parla con giustizia e riverenza

(3) Egli si accorge del miracolo, non si sforza di nasconderlo, non dà alcun comandamento che nessuno ne parli, ma è pronto a darne una testimonianza onorevole. La malizia ama e si sforza di oscurare e oscurare tali prove della potenza di Dio quando si rivolge contro di loro. Di tale spirito erano gli ebrei ostinati. Come si sono prefissati di soffocare la gloria della risurrezione di Cristo? Di': "Egli è stato rapito mentre noi dormivamo, i suoi discepoli hanno tolto il suo corpo dalla tomba; non si trattava di una risurrezione". Abbiamo visto cosa c'è di lodevole in questa benedizione; ma ha ancora i suoi difetti; qui a Nabucodonosor manca qualcosa, ci si sarebbe aspettati di più da lui

(1) Egli è molto contento della loro liberazione, ma non c'è alcun segno di dolore o di rimorso per la sua crudeltà verso di loro, nessuna confessione della sua colpa. Le prove miracolose della potenza di Dio dovrebbero generare in noi altri effetti oltre alla meraviglia e all'ammirazione; Dovrebbero farci riflettere su noi stessi e sui nostri peccati. Come fu con San Pietro quando Cristo compì un miracolo nella sua nave alla grande pesca dei pesci; che cosa disse Pietro? "Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore" Luca 5:8

(2) Benedice Dio e applaude il miracolo, e lì si ferma, ma non è attratto da esso a una conversione religiosa, a credere in quel Dio che ha operato cose così grandi per la liberazione dei suoi servi. Un uomo può essere molto colpito dalla gloria delle opere di Dio, e lodarle e magnificarle; ma se non ha altro lavoro su di noi, è perduto e versato. Cristo addebita questo difetto agli ebrei. Egli rimproverò le città, in cui la maggior parte delle Sue opere potenti erano stupefacenti, perché non si pentirono. Produssero ammirazione, ma non conversione

(3) Egli benedice Dio in favore di questi uomini, ma non in nome suo; Egli non benedice Dio che aveva miracolosamente impedito il suo malvagio disegno di distruggere questi uomini santi. È una grande misericordia di Dio impedirci di soffrire il male, ma è una misericordia più grande di Dio impedirci di fare il male, affinché le nostre intenzioni malvagie non si realizzino, San Paolo fa il suo riconoscimento di entrambe queste misericordie, sia nel liberarlo dal soffrire il male che nel preservarlo dal fare il male 2Timoteo 4:17. Abbiamo finito con la benedizione. Veniamo ora, in secondo luogo, alla Persona a cui è attribuita, l'Autore di questa liberazione; cioè il Dio di Sadrac, Mesac e Abed-nego. Vedete, egli attribuisce questa grande opera al giusto Autore, al vero Dio; non lo imputa a nessuna falsa divinità. È Lui che manda la liberazione al Suo popolo. È Lui che opera la salvezza in mezzo alla terra. Eppure, perché egli fa questo riconoscimento di Dio sotto questa espressione, il Dio di Sadrac, di Mesac e di Abed-nego? Questo discorso di Nabucodonosor:

(I.) Implica tre errori in lui

(II.) Implica tre verità in sé

(1) Concepiscilo come il discorso di un uomo ignorante, di uno che non aveva alcuna conoscenza del vero Dio se non su questa presente evidenza e manifestazione di Lui. Dio aveva altri titoli più antichi con i quali era conosciuto. Egli era il Dio del cielo, il Signore di tutta la terra, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; che è stato il Suo nome per sempre, questo è il Suo memoriale per tutte le generazioni Esodo 3:15

(2) Questo discorso, che procede da questo re, è il linguaggio dell'idolatria. Nabucodonosor ha i suoi dèi, vecchi e nuovi, e suppone che questi uomini abbiano un altro Dio per sé, e a lui piace molto

(3) Questo discorso, è il linguaggio di uno che persiste ancora nella sua infedeltà. Egli chiama questo grande Dio prodigioso il Dio di Sadrac, Mesac e Abed-nego; egli non lo chiama il suo dio, per tutte queste grandi prove della Sua divina maestà. Egli non abbandona e non getta via i suoi falsi dèi di un tempo. Questi sono gli errori in questo discorso di Nabucodonosor. Ma guardate questo discorso in sé, e così porta con sé un'indicazione di tre verità

(1) Ci mostra la stretta relazione che la religione ci dà con il nostro Dio, si appropria di Dio ai Suoi servi, lo fa essere il loro Dio in modo speciale. La pietà fa sì che Dio sia il nostro Dio e noi il Suo popolo

(2) Questo nome e l'appellativo che Egli è chiamato il Dio di questi tre uomini; è l'onore e la dignità di questa loro nobile confessione, nell'attenersi al Suo servizio, sebbene muoiano per esso. Avevano onorato il Suo nome, e ora Dio onora i loro nomi, li mette tra i Suoi titoli d'onore. Coloro che lo onorano saranno onorati da lui. Mentre i ribelli e i rinnegati saranno dimenticati, il loro nome sarà gettato via come vile. Tali degni come questi, i loro nomi non saranno cancellati dal Libro della Vita. Egli confesserà i loro nomi davanti a Suo Padre e ai Suoi santi angeli

(3) Questo titolo, il Dio di Sadrac, Mesac e Abed-nego, implica una nuova pretesa che Dio attribuisce a questi tre uomini per operare la loro liberazione; essi sono diventati Suoi servi, Egli è diventato il loro Dio, per diritto di soccorso e liberazione. Nuove liberazioni moltiplicano e rafforzano il titolo di Dio su di noi, come confessa Davide Salmi 116:16 : "Signore, in verità sono tuo servo, sono tuo servo e figlio della tua serva, tu hai sciolto i miei legami". Veniamo noi, in terzo luogo, al prossimo particolare, l'opera di questa liberazione mediante l'invio di un angelo

(I.) Che cos'è la misericordia?

(II.) Che cos'è il ministro e lo strumento? Come si fa? - per l'invio di un angelo

(I.) La grande opera qui è la liberazione e la liberazione di questi uomini da un male e dalla distruzione. Infatti, la liberazione è l'opera in cui Dio si diletta, mediante la quale Egli si farà conoscere per essere il vero Dio. Samuele ne fa la prova di un falso dio, "che non possono giovare né liberare" 1Samuele 12:21. E il profeta rimprovera Amazia per aver scelto quegli dèi che non potevano liberare il loro popolo dalle sue mani 2Cronache 25:15. E questa liberazione, è la più ammirevole

(1) a causa di una distruzione presente. Non è a titolo di prevenzione; Egli non li preserva dal pericolo, ma li salva da esso

(2) Perché era una liberazione da una terribile distruzione, da una morte tormentosa e crudele, dalla fornace ardente. Come è il pericolo, tale è la liberazione

(3) Poiché fu una liberazione totale, non fu fatto il minimo male, non perì un capello del loro capo

(II.) Per lo strumento, era l'invio e l'invio di un angelo

(1) Ammirate e glorificate la grande Maestà del nostro Dio, che ha i Suoi angeli gloriosi sempre presenti, inviando rapidamente la Sua volontà e i Suoi comandi. Nabucodonosor ha i suoi principi, i suoi governatori, i suoi capitani e i suoi consiglieri, tutti al suo servizio con grande pompa e magnificenza. Ahimè, che cos'è questo per l'Iddio di Sadrac, Mesac e Abed-nego? Egli ha le Sue legioni di angeli

(2) Vedi qui la sicurezza della chiesa. I santi angeli sono pronti a salvarli e liberarli

(3) Vedano i persecutori della chiesa contro chi combattono, contro un popolo che può essere salvato con la forza degli angeli. Dovrebbe incutere terrore nei persecutori più potenti. In quarto luogo, la quarta cosa notevole in questo riconoscimento di Nabucodonosor sono i motivi per cui egli asserisce perché Dio operò questa liberazione per questi tre uomini. Sono quattro:

(I.) Ecco, ora egli parla onorevolmente di questi uomini, li considera servi dell'Iddio Altissimo. Prima li stimava uomini faziosi, refrattari, turbolenti, tali da essere più saggi, per carità! E questa considerazione, che essi sono i Suoi servi; È un presunto motivo per cui vengono consegnati. Il suo fedele servizio; è una protezione sicura

1.) Ai Suoi servi Dio promette protezione

2.) I suoi servi, su questo titolo, implorano protezione

(II.) Poiché hanno confidato in Lui, perciò Egli li ha liberati. E la fede ha questa potenza prevalente presso Dio,

(1) Perché gli attribuisce la gloria della Sua attenzione e della Sua speciale cura su di noi

(2) Perché gli attribuisce la gloria della sua potenza, che Egli è abbondantemente in grado di salvarci. Questi tre uomini dissero con fiducia: "Il nostro Dio può liberarci" (v. 17). La fede si aggrappa alla forza di Dio; quando ogni aiuto viene meno, allora la fede si ripercuote su Dio. Questa fiducia nel qod è quindi prevalente

(3) perché ci trattiene solo dall'usare i mezzi di liberazione che Dio ci permette. L'infedeltà ci farà cambiare da soli in modi illegali

(4) Perché ci insegna a confidare in Lui senza limitazioni, senza prescrivere né il tempo né il modo, né il modo né il modo in cui Egli ci dovrebbe liberare; ma lascia tutto a Lui in una santa sottomissione. Il terzo motivo per cui Dio li ha liberati è:

(III.) Perché erano costanti nella loro religione. Ciò è espresso in queste parole: "Hanno cambiato la parola del re". Non si sarebbero lasciati sopraffare dal comando del re e così avrebbero peccato contro Dio. C'è un dovere più grande e una sicurezza più grande nell'obbedire a Dio piuttosto che all'uomo. Veniamo all'ultimo motivo che ha graziosamente inclinato Dio a operare questa liberazione; Cioè:

(IV.) Hanno consegnato i loro corpi per non poter servire né adorare nessun altro dio ma solo il loro proprio Dio. E la bontà di questo, la loro pia adesione a Dio, apparirà in due cose: in primo luogo, nel loro rifiuto assoluto di questo comandamento idolatrico. In secondo luogo, nel loro pronto a cedere alla punizione di esso in caso di rifiuto. In primo luogo, vedere la pienezza del loro rifiuto

(1) Non era loro imposto alcun rifiuto o rinuncia al proprio Dio, una rinuncia alla loro religione; ma solo era richiesto loro un riconoscimento congiunto di un altro dio con Lui

(2) La loro pietà appare nel fatto che non avrebbero compiuto nemmeno un atto di culto illecito e superstizioso, non si sarebbero arresi al re nel compiere un'azione idolatrica

(3) Rifiutano di fare qualsiasi adorazione corporea esteriore, di onorare questo idolo con un gesto esteriore inchinandosi o chinandosi ad esso

(4) Non sono mossi dall'esempio generale e dal concorso di tutti gli altri, possono accontentarsi di essere considerati singolari e sopportare il disprezzo e il rimprovero di una moltitudine dissenziente. No; il torrente e il torrente della pratica comune non li porteranno all'idolatria

(5) Non cederanno però, anche se per evitare e sfuggire a un pericolo imminente e mortale. Così, dunque, questi uomini non uniranno l'adorazione di un idolo insieme all'adorazione del loro proprio Dio, e ciò non in minima misura, né per evitare il più grande tormento? In primo luogo, questa verità è stata tipificata nella legge levitica Levitico 19, dove tutte le fusioni e le mescolanze di diverse religioni sono tipicamente proibite. In secondo luogo, questo fu rappresentato da quella distruzione che Dio portò su Dagon, l'idolo dei Filistei. In terzo luogo, questa mescolanza nella religione, per servire il Signore, e tuttavia, allo stesso tempo, per conformarsi al culto di qualsiasi altro dio; è contrario

(1) all'unità di Dio

(2) È contrario alla Sua sovranità. Egli è l'unico Sovrano, l'unico Potentato 1Timoteo 6:15

(3) Questa adorazione di qualsiasi altro dio, ma solo del vero Dio, è contraria alla totale sufficienza di Dio

(4) Questo unire altri dèi con il vero Dio, è opposto e contrario alla natura della religione, che ci conduce all'adorazione di un solo Dio. Dio comandò al Suo popolo di usare un solo altare in segno e testimonianza di un solo Dio da adorare. Da qui è che

(1) la religione ci pone un vincolo, ci lega strettamente all'adesione a un solo Dio

(2) La religione, è un patto, e sancisce il nostro servizio, la nostra forza, la nostra devozione solo al nostro Dio. Non possiamo servire Dio e Mammona. Abbiamo visto il rifiuto di questi uomini di adorare qualsiasi altro dio che non sia solo il loro Dio; Eppure una cosa rimane, cioè il loro pronto a cedere a subire la pena e a subire il martirio. Hanno consegnato i loro corpi, avrebbero subito la morte, piuttosto che commettere idolatria. E questo, il loro cedimento, ha in sé quattro cose:

(1) È passivo, si arrendono per essere messi a morte, non si sono precipitati sulla morte con la loro procura

2) La loro resa è sottomessa, essi si sono sottomessi, non si sono ostinatamente opposti e non hanno lottato contro di essa

(3) La loro resa fu plenaria e piena. Hanno ceduto i loro corpi; Non si accontentarono di subire qualche sofferenza minore, la perdita dei loro posti, che erano grandi nella provincia; ma impegnano la loro vita per l'onore del loro Dio

(4) La loro sofferenza, è volontaria. Cedere denota una separazione volontaria e una rinuncia alla propria vita. Erano passivi nell'incorrere nella morte, ma attivi nell'accettazione. (G. Stradling.)

29 CAPITOLO 3

Daniele 3:29

Non c'è nessun altro Dio che possa liberare in questo modo.

Il Grande Liberatore:

Queste sono le parole di un re pagano. Da questo punto di vista non sono meno graditi a noi, ma forse lo sono di più. La testimonianza di un santo ha, naturalmente, il suo valore speciale, ma la testimonianza di un peccatore ha un valore tutto suo, specialmente quando gli è stata imposta dalla potenza di Dio stesso. Questa testimonianza involontaria mi sembra che superi in valore la testimonianza di coloro da cui dovremmo aspettarci tale testimonianza. Potete star certi che Nabucodonosor non aveva pregiudizi a favore di Geova. Lo disse solo per forza, eppure lo disse con l'accento della convinzione. Non era una questione di teoria, ma di esperienza con lui. È anche vero che questa testimonianza è ben lungi dall'essere soddisfacente. Ci troviamo a desiderare che Nabucodonosor fosse andato molto oltre. Vorrei che avesse tralasciato queste ultime tre parole. Sarebbe stata una grande espressione: "Non c'è altro Dio che possa liberare". Ma supponiamo che avesse tralasciato altre tre parole, e avesse semplicemente detto: "Non c'è altro Dio", che miglioramento sarebbe stato. Oh, ma era un giovane principiante, devi ricordare; stava appena iniziando a cadere sotto l'influenza divina. Questa è una ripetizione dell'alfabeto, e lui lo fa meravigliosamente bene. Aspettate che Dio abbia finito con lui, e troverete che ha fatto un meraviglioso progresso. Leggete la sua testimonianza dopo essere stato umiliato dall'essere stato spinto nei campi a mangiare l'erba come il bue. Davanti a Dio e a voi avete finito con lui, egli può aver dato un resoconto simile a quello che fece Nabucodonosor verso la fine della sua carriera: "Ora io, Nabucodonosor, lodo, esalto e onoro il Re del cielo, tutte le cui opere sono verità e le sue vie giudizio; e quelli che camminano nell'orgoglio Egli è in grado di abbassarli".

(I.) Non c'è nessun altro Dio che possa liberare da un pericolo così schiacciante. Ci sono molte caratteristiche legate a questa custodia che la rendono speciale. Possiamo ampliare il significato della frase di Nabucodonosor

1.) Non c'è nessun altro Dio che possa liberare da tentazioni così forti. Cercate di mettervi nei panni di questi tre giovani

2.) Inoltre, questi uomini furono liberati dai loro accusatori, perché ricorderete che "certi Caldei si avvicinarono e accusarono i Giudei". Immagino che fossero alla ricerca di questa opportunità. Ora vedete, perché conoscete la fine della storia, come meravigliosamente gli ebrei furono liberati dalle mani di coloro che cercavano di inciampare e distruggerli. Ascoltatemi, se siete qui che, se raccontaste la vostra storia, dovreste dire: "Uno dei miei più grandi guai è che sono così osservato; mi circondano come api; Non ho riposo né pace! vogliono farmi inciampare, cogliermi in fallo nelle mie parole, coinvolgermi nei miei discorsi, se solo riuscissero a trovare un'occasione contro di me, e ho quasi paura che lo faranno». Vi scongiuro, non abbiate paura che ci riescano. Se hai paura, lo faranno; ma se semplicemente confidi in Dio e fai il bene, Egli ti libererà dalle mani dei tuoi accusatori. Non devi temere ciò che l'uomo può farti di te. "Se Dio è per te, chi sarà contro di te?"

3.) Ancora una volta, i santi bambini furono liberati dall'ira del re, e vi garantisco che fu un'ira di natura non ordinaria. Ci sono indizi che Nabucodonosor fosse un uomo imparziale, almeno fino a un certo punto. Ha dato a questi delinquenti l'opportunità di ritrattare, e fino a un certo punto sembra che li abbia trattati con un'umanità encomiabile. Ma quando si arrabbiava, non c'era da sbagliarsi. Ora leggete il seguito della storia. Il leone è diventato un agnello; Colui che stava per saltare su di loro dalla boscaglia ora rabbrividisce davanti a loro, intimidito e codardo. Colui che aveva bestemmiato il loro Dio ora lo loda; Colui che aveva minacciato di distruggerli ora li innalza nella provincia di Babilonia. Mi chiedo se c'è qualcuno presente che ha a che fare con coloro che cedono al cattivo umore. Ebbene, non sono molto sorpresa che tu ne abbia un po' paura, ma oh, se Dio è con te e tu con Lui, può far sì che l'ira dei Suoi nemici Lo lodi

4.) Anche questi giovani furono salvati dall'ardore del fuoco. Oh, come Dio libera gloriosamente! Possono fare del loro peggio: questo dà solo a Dio l'opportunità di fare del Suo meglio. Accumulino il combustibile, dicano falsamente ogni sorta di male contro di te per causa Sua. Dio è all'altezza di loro, e più che all'altezza dell'emergenza. Mi chiedo quale sia la difficoltà in cui ti affanni proprio ora. È il potere del peccato innato? "Non c'è nessun altro Dio che possa liberare in questo modo". Potreste vedere da ogni parte uomini e donne che sono stati liberati dal potere del peccato. Non pensate che i mari del dolore debbano travolgervi. Dio può trasformare il tuo sospiro in canto

(II.) Non c'è nessun altro Dio che libera con mezzi così meravigliosi. Pensate ai metodi che Dio impiegò in questo caso per liberare i Suoi servitori dalla loro estremità

1.) Prima di tutto ha ispirato la loro fiducia. Non li ammiravi e non ti rallegrava di loro mentre leggevamo la storia del loro comportamento davanti al re? Non erano minimamente intimiditi dalla sua augusta presenza, né spaventati dalla sua spaventosa minaccia. Ebbene, questo è il modo in cui Dio opera con i cuori degli uomini. Li sta preparando per la prova attraverso la quale stanno per passare. Dio non ci manda mai attraverso alcuna prova senza prima prepararci

2.) Non è stato anche Dio che li ha spinti a una confessione eroica della loro fede? Posso immaginare un uomo pieno nel suo cuore di santa audacia, eppure che non riesce a parlarne. Erano del tutto incuranti delle conseguenze. Eppure non erano soli, perché Dio era con loro

3.) Allora Dio li aiutò a una meravigliosa pazienza. Era lo spirito di pace e pazienza che li manteneva gentili e coraggiosi. "Non c'è nessun altro Dio che possa liberare in questo modo". Alcuni uomini possono farsi strada attraverso le difficoltà, ma gli uomini che Dio aiuta possono rimanere fermi e vedere la salvezza del Signore

4.) Si noti anche che Dio ha permesso che questi giovani fossero messi nella fornace. Dio lo ha permesso, ma solo con lo scopo che la Sua forza possa essere resa perfetta nella tua debolezza, e che possa infine portarti in un luogo ricco

5.) Ricordate, inoltre, che Nabucodonosor, con sua grande sorpresa, vide la forma di un quarto che camminava in mezzo alle fiamme. Non sapeva chi fosse. Ha usato un'espressione che, credo, è stata un po' fraintesa. Non aveva idea che potesse essere il caro Figlio di Dio, il nostro benedetto Salvatore. È improbabile che avesse mai sentito parlare di un tale Uno. In realtà disse: "La forma del quarto è simile a quella di un Figlio di Dio", e più tardi disse che Dio aveva mandato il Suo angelo per salvare i Suoi servi. Oh, se avesse potuto sapere quello che credo sia il fatto reale, che Gesù stesso, la seconda Persona della Trinità, si mise fianco a fianco con Sadrac, Mesac e Abed-nego, si sarebbe meravigliato infinitamente di più. Oh, questa è la meraviglia delle meraviglie, che nell'ora della nostra estremità, Cristo scende proprio verso di noi, cammina accanto a noi, ci tiene per mano e, con la Sua presenza, ci rallegra e ci salva. Oh, che Dio misericordioso è il nostro!

(III.) Non c'è nessun altro Dio che possa liberare in modo così straordinario. I suoi metodi sono notevoli e strani, ma la natura della consegna ci sorprende ancora di più

1.) Nessun altro Dio salva così prontamente. Non c'è alcun segno in tutta questa storia di un particolare allungamento del braccio divino. Non c'è alcuna manifestazione visibile e apparente della potenza divina. Non c'è, per esempio, l'improvviso scoppio di una tromba d'acqua per spegnere queste fiamme; nessun potente vento impetuoso a soffiare via il fuoco. Dio ha operato un miracolo, lo ammetto volentieri, ma le forze che ha impiegato erano silenziose e segrete. Dio spesso opera in questo modo. Speri che Egli ti libererà. Sì! ma non dettargli il modo della liberazione. Egli sa in ogni dettaglio ciò che è meglio, e noi siamo saggi a lasciarli tutti a Lui

2.) Puoi essere certo che Egli opererà in modo efficace. Non c'è nessun altro dio che compia la sua opera così accuratamente come il Dio degli Ebrei. La consegna fu così completa che il re ne rimase stupito. Immagino che le catene siano state forgiate fino al punto di resistenza più forte, ma sembra che il fuoco abbia concentrato tutta la sua forza sulle catene che il re aveva messo sui suoi prigionieri. Oh, accogliete i fuochi della persecuzione, e anche della tentazione, se il fine ultimo è quello di rendermi più libero di prima, di bruciare i legami che mi legavano. Ma su di loro il fuoco non aveva potere. E non tanto quanto l'odore del fuoco passava su di loro. C'è un'antica leggenda secondo la quale cantavano in mezzo alle fiamme. Non so se fu proprio così, ma so che non bruciarono nelle fiamme, perché Dio tolse la potenza dal fuoco, così che camminarono illesi. Tutto è possibile con il Cielo. (Thomas Spurgeon.)

30 CAPITOLO 3

Daniele 3:30

Poi il re promosse Sadrac, Mesac e Abed-Nego nella provincia di Babilonia.

Shadrac, Meshac e Abed-nego:

Ogni volta che sentiamo parlare della nomina di qualcuno a un posto di governo, la prima domanda che ci poniamo è: come ha fatto a ottenerlo? in generale, per accertare se abbiamo o meno a disposizione un interesse simile a quello che si è dimostrato vincente. E quindi è interessante indagare come questi uomini, Sadrac, Mesac e Abed-nego, vennero promossi nella provincia di quella Babilonia che, dopo tutto, non è così dissimile da questa Babilonia. Naturalmente, sappiamo come è successo, poiché lo abbiamo letto più e più volte nella lezione. Ma cerchiamo di metterci nella posizione di persone che non sapevano nulla di più del fatto di essere state promosse. Quale sarebbe la tua congettura sul modo in cui ottennero il favore reale? Mi permetto di dire che vi rendereste subito conto che la promozione è stata il risultato di un "taglio" di qualche tipo, o di quello che si chiama piacevolmente un "compromesso" sensato e saggio. Vedo lo spirito dappertutto. Il genio e l'uomo di principi in politica non è da nessuna parte, se non che vuole lavorare in una crisi. E, nella chiesa più saggia della terra, il diplomatico assertivo è tutto e il genio argomentativo non è nulla. L'uno è carico di onori; l'altro è riservato all'uso, da accendere e spegnere a seconda delle circostanze. Se dite: "Il miracolo ha fatto la differenza; lasciate che ci sia tutto il tempo che vi piace e il compromesso che volete al giorno d'oggi; tuttavia, se qualcosa di simile a ciò che leggiamo nel capitolo che abbiamo davanti è effettivamente accaduto anche ora, nessun governo - liberale o conservatore - potrebbe resistere alle pretese di uomini come Sadrac, Mesac e Abed-nego". Anche ammettendo ciò, cosa che non capisco nemmeno per un momento, chiedo che cosa abbia causato l'evento sorprendente che lei dice avrebbe dimostrato le loro pretese e assicurato la loro promozione? Non è disceso dal cielo come qualcosa per contrassegnare i suoi favoriti, e per terrorizzare il monarca pagano, e indurlo ad agire in uno spirito conciliante verso i sudditi di una potenza superiore. No; Che effetto ha avuto? Questo solo per quanto riguardava il re. Impressionò in lui il carattere degli uomini con cui aveva a che fare. La liberazione richiamò l'attenzione e attestò il carattere di questi uomini; ma fu il carattere così attestato che assicurò loro la promozione. Per capire i loro caratteri dobbiamo, credo, fare due cose:

1.) Dobbiamo sbarazzarci dell'idea molto diffusa che coloro di cui si parla con approvazione nella Bibbia fossero buoni come una cosa naturale, e respirassero ed esalassero pietà, virtù e abnegazione, nel corso ordinario delle cose; mentre, d'altra parte, coloro che sono condannati, essendo, per supposizione, nella stessa atmosfera, sono molto più imperdonabili di quanto dovremmo essere noi per non essere buoni! Non posso tentare di dimostrare l'assurdità di questa nozione; Posso solo ricordarvi che è assurdo. Ma oltre a sbarazzarci dell'idea che fosse facile per questi uomini fare ciò che facevano, penso che, per apprezzare il loro carattere, dobbiamo cercare di accertare come avrebbero potuto fare altrimenti - in vista della "promozione" - se fossero vissuti ai nostri giorni "illuminati". Come avrebbero potuto procedere a ragionare con la loro coscienza se avessero avuto il vantaggio della nostra conoscenza superiore? Avevano molte vie di fuga. Come sudditi leali, era loro dovere fare ciò che il re comandava; E, naturalmente, questo forte sentimento di lealtà sarebbe in qualche modo rafforzato dalla considerazione dell'alternativa del fuoco in caso di sua repressione! Questi uomini avrebbero potuto, quindi, ragionare su se stessi per conformarsi sulla base del fatto che avrebbero dovuto obbedire ai poteri costituiti; e la loro lealtà avrebbe potuto essere stimolata e confermata dalla contemplazione della fornace alternativa. Quando sento o leggo il caso di questi uomini citati come casi in cui "la Chiesa" si è opposta allo "Stato" e ha ricevuto la sanzione divina, e mi viene chiesto di considerare Shadrac, Meshac e Abed-nego come prototipi di moderni violatori della legge come dichiarato dai tribunali a cui si sono volontariamente sottomessi quando sono entrati nel ministero della Chiesa inglese, in virtù del quale mantengono la loro posizione e i loro emolumenti, e da cui possono ritirarsi quando vogliono, mi sento incapace di discutere con coloro che possono essere ingannati da questo errore. Il parallelo con Shadrach, Meshac e Aben-nego non è l'uomo che riceve una posizione o un emolumento, o entrambi, dallo Stato e dall'Establishment, e poi disobbedisce alla legge come dichiarata costituzionalmente dallo Stato; ma il dissenziente che rifiuta di adorare quella che considera l'immagine d'oro eretta dallo Stato, e che rifiuta la posizione e l'emolumento piuttosto che essere sotto il controllo dello Stato, o, in altre parole, della Camera dei Comuni. Se avesse ragione o torto è un'altra questione. Ma è intelligibile; può citare Sadrac, Mesac e Abed-nego, perché non riceve nulla dal re Nabucodonosor; ma se disobbedisco alla legge, non posso rivendicare il martirio in base a tale autorità scritturale. Io sono l'ufficiale riconosciuto di Nabucodonosor, e il mio dovere è quello di obbedire alla sua legge, che ho accettato con gli occhi aperti, o di cessare di essere sotto quella legge, cosa che posso fare quando mi piace. Dovete sopportarmi qui quando dico che il mio argomento non sarà toccato dicendo che questi erano uomini che servivano il vero Dio, e che fu chiesto loro di adorare un idolo. È stato chiesto loro sotto pressione di fare ciò che pensavano fosse sbagliato. Se abbiano giudicato correttamente o meno non è la questione. Erano uomini che non avevano alcun contratto con lo Stato. Ma mettendo da parte del tutto l'appello alla "lealtà", se mi avessero consultato sul modo migliore per gestire la loro coscienza in vista della discutibile fornace; Voglio dire, se mi avessero consultato come uno il cui unico compito era quello di tirarli fuori dalla difficoltà e tenerli lontani dal fuoco, avrei detto: "Guardala in questo modo; L'intera faccenda è una 'questione di forma'. Perché dovresti essere bruciato per una forma? Inchinati con il tuo corpo; Questo non è nulla; non ti prostrerai con il tuo cuore; Questo è tutto". Quale sarebbe la risposta a questa argomentazione sulla mera forma? Semplicemente questo: la forma non è nulla e il cuore è tutto; Ma l'associazione delle idee è tale, con esseri come noi, che quando una forma viene associata a un'idea, sarà questione di molto tempo e molto lavoro separarle. La bandiera britannica è in gran parte di lana, ma se la insulti, insulti la grande nazione che è idealmente associata ad essa. E così, se questi uomini si fossero inchinati lì per lì e poi - qualunque cosa ci fosse nel loro cuore - avrebbero semplicemente creato un'impressione sbagliata, sacrificato i principi o, per dirla in parole più semplici, agito una menzogna. Ancora, avrebbero potuto dire che avrebbero potuto "causare disturbo disubbidendo al comando reale", e che come servitori di Geova avrebbero dovuto 'promuovere la pace'. Qual è la risposta? Certamente la pace, ma non a prezzo di principio. Di nuovo, avrebbero potuto dire che "tutti andavano" e che avrebbero fatto meglio a non essere singoli. Dico che avrebbero potuto dire questo, perché non sarebbe un argomento. E alla ricerca di una risposta pratica in quest'epoca eminentemente pratica, vorrei sapere quante delle riforme di vario genere, di cui tutti siamo orgogliosi, sono state realizzate e attuate da uomini che non sono stati i soli per molte lunghe giornate. Ma avrebbero potuto avere una ragione ancora più sottile e raffinata per obbedire. Con questa sola accondiscendenza, avrebbero potuto dire in cuor loro e dirsi l'un l'altro: avrebbero dovuto "conciliare" il re, e così essere in grado di fargli del bene spirituale in seguito! Ma, dopo tutto, il meglio dei loro argomenti concepibili arriverebbe a questo. Devono riassumerlo in questa semplice domanda: "Farò forse del male affinché venga il bene?" Hanno detto "No". Ciò che era giusto lo sapevano; Non sapevano quale potesse essere il risultato, e non era una loro preoccupazione. L'obbedienza è il nostro mestiere. Il suo risultato, lo dico con tutta riverenza, è l'opera di Dio. Il nostro prossimo passo in genere lo rende abbastanza chiaro. Questa era la loro fede pratica, e questa doveva essere la nostra, se volevamo che la forma che cammina con noi in mezzo alle nostre prove infuocate, visibili o nascoste, fosse "la forma del Figlio di Dio". Questi uomini furono promossi al posto; perché? Perché avevano dimostrato d'essere "una potenza". E sarebbero stati "una potenza", nonostante Nabucodonosor e ogni altro re che sia mai vissuto prima o dopo, sia che avessero ottenuto i posti o no. Perché? Perché contro la regalità, contro l'opinione pubblica e di fronte alla morte, hanno agito secondo la loro coscienza e hanno confidato in quel Dio di cui sapevano che quella coscienza era la candela dentro di loro. L'alternativa che si presenta a Sadrac, Mesac e Abed-nego è essenzialmente la stessa che si presenta spesso a tutti, alti e bassi, giovani e vecchi. Tutti dobbiamo affrontarlo, non una, ma diecimila volte nella vita. E sappiamo che quando quel Libro sarà aperto, i morti, fra i quali un giorno voi ed io dovremo essere annoverati, saranno giudicati, come ora giudichiamo Sadrac, Mesac e Abed-nego, "secondo le cose che sono scritte in quel Libro". (J. C. Coghlan, D.D.)

Riferimenti incrociati:

Daniele 3

1 Dan 2:31,32; 5:23; Eso 20:23; 32:2-4,31; De 7:25; Giudic 8:26,27; 1Re 12:28; 2Re 19:17,18; Sal 115:4-8; 135:15; Is 2:20; 30:22; 40:19-31; 46:6; Ger 10:9; 16:20; Os 8:4; Abac 2:19; At 17:29; 19:26; Ap 9:20
Dan 3:30; 2:48; Est 1:1

2 Eso 32:4-6; Nu 25:2; Giudic 16:23; 1Re 12:32; Prov 29:12; Ap 17:2

3 Sal 82:1-8; At 19:34,35; Rom 1:21-28; 3:11; 1Co 1:24-26; Ap 13:13-16; 17:13,17

4 Dan 4:14; Prov 9:13-15; Is 40:9; 58:1
Os 5:11; Mic 6:16
Dan 4:1; 6:25; Est 8:9

5 Dan 3:10,15

6 Dan 3:11,15; Eso 20:5; Is 44:17; Mat 4:9; Ap 13:15-17
Dan 2:5,12,13; Mar 6:27
Ge 19:28; Ger 29:22; Ez 22:18-22; Mat 13:42,50; Ap 9:2; 14:11

7 Dan 3:10
Ger 51:7; At 14:16; 1G 5:19; Ap 12:9; 13:3,8,14; 17:8; 19:20

8 Dan 6:12,13; Esd 4:12-16; Est 3:6,8,9; At 16:20-22; 17:6-8; 28:22; 1P 4:3,4

9 Dan 3:4,5
Dan 2:4; 5:10; 6:6,21; Rom 13:7

10 Dan 3:4-7; 6:12; Eso 1:16,22; Est 3:12-14; Sal 94:20; Ec 3:16; Is 10:1; Giov 11:57; Ap 13:16,17
Eso 15:20,21; 32:18,19; 1Cron 15:16,28; 16:5,6; 25:1-6; 2Cron 29:25; Sal 81:1-3; 92:1-3; 149:3,4; 150:3-6; Am 6:5

12 Dan 2:49; 6:13; 1Sa 18:7-11; Est 3:8; Prov 27:4; Ec 4:4
At 5:28; 17:7

13 Dan 3:19; 2:12; Ge 4:5; 1Sa 20:30-33; Est 3:5,6; Prov 17:12; 27:3; 29:22; Lu 6:11
Mat 10:18; Mar 13:9; Lu 21:12; At 5:25-27; 24:24

14 Eso 21:13,14
Dan 3:1; 4:8; Is 46:1; Ger 50:2

15 Dan 3:10
Lu 4:7,8
Dan 3:17; Eso 32:32; Lu 13:9
Dan 3:28,29; 6:16,20; Eso 5:2; 2Re 18:35; 2Cron 32:15-17; Is 36:20; 37:23; Mat 27:43
Mat 10:19; Mar 13:11; Lu 12:11; 21:14,15; At 4:8-12,19; 5:29; 6:15; 24:10-13

17 Dan 4:35; 6:20-22,27; Ge 17:1; 18:14; 1Sa 17:37,46; Giob 5:19; 34:29; Sal 27:1,2; 62:1-6; 73:20; 115:3; 121:5-7; 18:10,11; Is 12:2; 26:3,4; 54:14; Lu 1:37; At 20:24; 21:13; 27:20-25; Rom 8:31; Eb 7:25

18 Giob 13:15; Prov 28:1; Is 51:12,13; Mat 10:28,32,33,39; 16:2; Lu 12:3-9; At 4:10-13,19; 5:29-32; Ap 2:10,11; 12:11
Eso 20:3-5; Lev 19:4

19 Dan 3:13; Prov 21:24; Is 51:23; Lu 12:4,5; At 5:33; 7:54
Dan 5:6; Ge 4:5,6; 31:2
Eso 15:9,10; 1Re 20:10,11; 2Re 19:27,28; Sal 76:10; Prov 16:14; 27:3,4
Dan 6:24; Lev 26:18,21,24,28
1Re 18:33-35; Mat 27:63-66

20 Dan 3:15; At 12:4,5; 16:23,25

22 Eso 12:33
Dan 6:24; Prov 11:8; 21:18; Zac 12:2,3; Mat 27:5; At 12:19

23 Dan 6:16,17; Sal 34:19; 66:11,12; 124:1-5; Ger 38:6; Lam 3:52-54; 2Co 1:8-10; 4:17; 1P 4:12,13

24 Dan 5:6; At 5:23-25; 9:6; 12:13
Dan 3:2,3
Dan 3:9,10,17; 4:22,27; 5:18; 6:7,22; 1Sa 17:55; At 26:13,27

25 Is 43:2
Sal 91:3-9; Mar 16:18; At 28:5; 1P 3:13
Dan 3:18,28; Giob 1:6; 38:7; Sal 34:7; Prov 30:4; Lu 1:35; Giov 19:7,8; Rom 1:4

26 Dan 3:17; 2:47; 6:20; Esd 5:11; At 16:17; 27:23; Ga 1:10; Ap 19:5
Ge 14:18
Gios 3:17; 4:10,16-18; Is 28:16; 52:12; At 16:37

27 Dan 3:2,3; 1Sa 17:46,47; 2Re 19:19; Sal 83:18; 96:7-9; Is 26:11; At 2:6-12; 26:26
Is 43:2; Eb 11:34
Mat 10:30; Lu 21:17,18; At 27:34

28 Dan 2:47; 4:34; 6:26; Ge 9:26; Esd 1:3; 7:23-28
Dan 3:25; 6:22,23; Ge 19:15,16; 2Cron 32:21; Sal 34:7,8; 103:20; Is 37:36; At 5:19; 12:7-11; Eb 1:14
1Cron 5:20; 2Cron 20:20; Sal 22:4,5; 33:18,21; 34:22; 62:8; 84:11,12; 146:5,6; 147:11; Is 26:3,4; Ger 17:7,8; 2Co 1:9,10; Ef 1:12,13; 1P 1:21
Esd 6:11; At 4:19
Rom 12:1; 14:7,8; Fili 1:20; Eb 11:37; Ap 12:11
Dan 3:16-18; Eso 20:5; Mat 4:10

29 Dan 6:26,27
Dan 3:15,17,28
Dan 2:5
Dan 6:27; De 32:31; Sal 3:8; 76:10

30 1Sa 2:30; Sal 91:14; Giov 12:26; Rom 8:31
Sal 1:3

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