Nuova Riveduta:

Efesini 3

Mistero della vocazione degli stranieri
1 Per questo motivo io, Paolo, il prigioniero di Cristo Gesù per voi stranieri... 2 Senza dubbio avete udito parlare della dispensazione della grazia di Dio affidatami per voi; 3 come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole. 4 Leggendo, potrete capire la conoscenza che io ho del mistero di Cristo. 5 Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, così come ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui; 6 vale a dire che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il vangelo, 7 di cui io sono diventato servitore secondo il dono della grazia di Dio a me concessa in virtù della sua potenza. 8 A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunciare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo 9 e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose; 10 affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, 11 secondo il disegno eterno che egli ha attuato mediante il nostro Signore, Cristo Gesù; 12 nel quale abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui.
13 Vi chiedo quindi di non scoraggiarvi a motivo delle tribolazioni che io soffro per voi, poiché esse sono la vostra gloria.

Preghiera di Paolo per gli Efesini
14 Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, 15 dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, 16 affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, 17 e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell'amore, 18 siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo 19 e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
20 Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, 21 a lui sia la gloria nella chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.

C.E.I.:

Efesini 3

1 Per questo, io Paolo, il prigioniero di Cristo per voi Gentili... 2 penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro beneficio: 3 come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero di cui sopra vi ho scritto brevemente. 4 Dalla lettura di ciò che ho scritto potete ben capire la mia comprensione del mistero di Cristo. 5 Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: 6 che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo, 7 del quale sono divenuto ministro per il dono della grazia di Dio a me concessa in virtù dell'efficacia della sua potenza. 8 A me, che sono l'infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, 9 e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l'adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell'universo, 10 perché sia manifestata ora nel cielo, per mezzo della Chiesa, ai Principati e alle Potestà la multiforme sapienza di Dio, 11 secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, 12 il quale ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui. 13 Vi prego quindi di non perdervi d'animo per le mie tribolazioni per voi; sono gloria vostra.
14 Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, 15 dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, 16 perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. 17 Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, 18 siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, 19 e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
20 A colui che in tutto ha potere di fare
molto più di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che già opera in noi,
21 a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù
per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

Nuova Diodati:

Efesini 3

Il mistero della vocazione dei gentili, e l'apostolato di Paolo
1 Per questa ragione io, Paolo, sono il prigioniero di Cristo Gesù per voi gentili, 2 se pure avete sentito della dispensazione della grazia di Dio, che mi è stata affidata per voi; 3 come per rivelazione egli mi ha fatto conoscere il mistero, di cui prima ne scrissi in breve. 4 Nel leggere questo, voi potete capire quale sia la mia intelligenza del mistero di Cristo, 5 che non fu fatto conoscere nelle altre età ai figli degli uomini, come ora è stato rivelato ai santi apostoli e ai suoi profeti per mezzo dello Spirito, 6 affinché i gentili siano coeredi dello stesso corpo e partecipi della sua promessa in Cristo mediante l'evangelo, 7 di cui sono stato fatto ministro, secondo il dono della grazia di Dio che mi è stata data in virtù della sua potenza. 8 A me, il minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare fra i gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, 9 e di manifestare a tutti la partecipazione del mistero che dalle più antiche età è stato nascosto in Dio, il quale ha creato tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo; 10 affinché, per mezzo della chiesa, nel tempo presente sia manifestata ai principati e alle potestà, nei luoghi celesti, la multiforme sapienza di Dio, 11 secondo il proponimento eterno che egli attuò in Cristo Gesù, nostro Signore, 12 in cui abbiamo la libertà e l'accesso a Dio nella fiducia mediante la fede in lui. 13 Per la qual cosa vi chiedo che non vi scoraggiate a causa delle mie tribolazioni che soffro per voi, il che è la vostra gloria.

Preghiera di Paolo per gli Efesini
14 Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra, 16 perché vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell'uomo interiore, 17 perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede, 18 affinché, radicati e fondati nell'amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza, 19 e conoscere l'amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio. 20 Or a colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo, 21 a lui sia la gloria nella chiesa in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen.

Riveduta 2020:

Efesini 3

La vocazione dei Gentili e l'apostolato di Paolo
1 Per questa ragione io, Paolo, il carcerato di Cristo Gesù per voi, o Gentili... 2 senza dubbio avete udito della dispensazione della grazia di Dio che mi è stata affidata per voi; 3 come, per rivelazione, mi sia stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole; 4 leggendole, potete capire la conoscenza che io ho del mistero di Cristo. 5 Questo mistero, nelle altre epoche, non fu fatto conoscere ai figli degli uomini nel modo che ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui, 6 vale a dire che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l'evangelo, 7 del quale io sono stato fatto ministro, in virtù del dono della grazia di Dio a me concessa secondo la virtù della sua potenza. 8 A me, dico, che sono il minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di recare ai Gentili la buona notizia delle imperscrutabili ricchezze di Cristo 9 e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il creatore di tutte le cose, 10 affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, 11 conforme al proponimento eterno che egli ha mandato a effetto nel nostro Signore, Cristo Gesù, 12 nel quale abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui.
13 Vi chiedo, perciò, che non veniate meno nell'animo a causa delle tribolazioni che io patisco per voi, poiché esse sono la vostra gloria.

Preghiera di Paolo per gli Efesini
14 ...Per questa ragione io piego le ginocchia davanti al Padre, 15 dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, 16 perché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, 17 e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, 18 affinché, radicati e fondati nell'amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo 19 e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.
20 Ora a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo, 21 a lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.

La Parola è Vita:

Efesini 3

1 
Io Paolo, servo di Cristo, sono qui in prigione per voi, per aver predicato che voi pagani fate parte della famiglia di Dio. 2 Senza dubbio già sapete che Dio mi ha affidato questo speciale incarico di parlarvi del Vangelo. Come vi ho già accennato brevemente in precedenza, Dio stesso mi ha rivelato questo suo piano segreto, e cioè che anche i pagani erano inclusi nella sua grazia. 3  4 Vi dico queste cose, perché sappiate fino a che punto sono al corrente del mistero che riguarda Gesù Cristo. 5 In passato Dio non rivelò mai a nessuno il suo piano così chiaramente come lo ha rivelato ai giorni nostri, per mezzo dello Spirito Santo, agli apostoli e ai profeti. 6 E questo è il segreto: i pagani erediteranno insieme con i Giudei tutte le benedizioni di Dio. Tutti, sia Giudei che pagani, sono invitati ad appartenere alla sua Chiesa, e tutte le promesse di Dio, che si avverano in Gesù Cristo, valgono sia per i Giudei che per i pagani, quando accettano il suo Vangelo, di cui io sono diventato ministro. 7 Per grazia di Dio, e per la sua potenza, mi è stato donato il meraviglioso privilegio di parlare a tutti di questo piano.
8 A me, proprio a me che sono l'ultimo di tutti i cristiani, Dio ha dato questa grazia: di portare ai pagani la buona notizia degli infiniti tesori che possono trovare in Cristo; 9 e di spiegare a tutti che Dio è anche il loro Salvatore, proprio come, fin dai tempi dei tempi, aveva programmato con amore e in segreto, lui, il Creatore di tutte le cose. 10 E per quale ragione? Per dimostrare, per mezzo della sua Chiesa composta da Ebrei e pagani, a tutte le potenze del cielo gli infiniti aspetti della sua sapienza. 11 Fin dai tempi dei tempi questo era lo scopo di Dio, che egli ha raggiunto per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.
12 Uniti a Cristo, ora possiamo presentarci a Dio senza paura, sicuri di essere ben accolti, perché abbiamo fede in lui.
13 Perciò, vi prego, non lasciatevi scoraggiare a causa delle sofferenze che devo patire adesso per voi, anzi, dovete esserne orgogliosi! 14 Quando penso alla saggezza di Dio e allo scopo del suo piano, cado in ginocchio davanti al Padre, a lui che è Padre di ogni famiglia, sia in cielo che in terra.
15  16 Lo prego che, per mezzo della sua immensa e gloriosa potenza, vi dia la straordinaria forza interiore dello Spirito Santo, e 17 che Cristo abiti sempre più nei vostri cuori e viva dentro di voi per mezzo della fede. A lui chiedo che restiate profondamente radicati e fondati nell'amore.
18 Così voi, insieme con tutti i credenti, potrete conoscere e capire fino in fondo l'ampiezza, la lunghezza, la altezza e la profondità dell'amore di Cristo che supera qualsiasi umana conoscenza. Allora, finalmente, sarete ripieni di Dio stesso.
19  20 Sia gloria a Dio ché, per mezzo della sua straordinaria potenza che agisce dentro di noi, può fare molto di più di quanto noi oseremmo soltanto chiedere o pensare, infinitamente di più di ciò che domandiamo, desideriamo e speriamo.
21 A lui sia gloria nella Chiesa e in Gesù Cristo, in ogni momento e per sempre. Amen.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Efesini 3

La vocazione dei Gentili e l'apostolato di Paolo. Preghiera di Paolo per gli Efesini
1 Per questa cagione io, Paolo, il carcerato di Cristo Gesù per voi, o Gentili... 2 (Poiché senza dubbio avete udito di quale grazia Iddio m'abbia fatto dispensatore per voi; 3 come per rivelazione mi sia stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole; 4 le quali leggendo, potete capire la intelligenza che io ho del mistero di Cristo. 5 Il qual mistero, nelle altre età, non fu dato a conoscere ai figliuoli degli uomini nel modo che ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di Lui; 6 vale a dire, che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d'un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l'Evangelo, 7 del quale io sono stato fatto ministro, in virtù del dono della grazia di Dio largitami secondo la virtù della sua potenza. 8 A me, dico, che son da meno del minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di recare ai Gentili il buon annunzio delle non investigabili ricchezze di Cristo, 9 e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose, 10 affinché nel tempo presente, ai principati ed alle potestà, ne' luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, 11 conforme al proponimento eterno ch'Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore, Cristo Gesù; 12 nel quale abbiamo la libertà d'accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui. 13 Perciò io vi chieggo che non veniate meno nell'animo a motivo delle tribolazioni ch'io patisco per voi, poiché esse sono la vostra gloria). 14 ...Per questa cagione, dico, io piego le ginocchia dinanzi al Padre, 15 dal quale ogni famiglia ne' cieli e sulla terra prende nome, 16 perch'Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d'esser potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, 17 e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, 18 affinché, essendo radicati e fondati nell'amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo, 19 e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché giungiate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio. 20 Or a Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo, 21 a Lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, ne' secoli de' secoli. Amen.

Ricciotti:

Efesini 3

Rivelazione del mistero
1 In grazia di questo io Paolo, il prigioniero di Cristo Gesù per voi Gentili..., 2 poichè avete udito certo il compito che la grazia di Dio a me data mi ha affidato rispetto a voi, 3 e come per rivelazione fu da me conosciuto il mistero, come ho prima scritto in breve, 4 per cui potete, leggendo, capire l'intelligenza che ho nel mistero del Cristo, 5 il quale nelle altre età non fu conosciuto dai figli degli uomini, così com'ora è stato rivelato ai santi apostoli di lui e profeti nello Spirito, 6 e ciò è a dire che i Gentili sono coeredi e da formare unico corpo e compartecipi della promessa di Cristo Gesù mediante il Vangelo. 7 del quale io son diventato ministro, per dono della grazia di Dio, a me concessa per l'efficacia della sua virtù. 8 A me che sono meno che l'infimo di tutti i santi fu data questa grazia di recare ai Gentili la buona novella della imperscrutabile ricchezza di Cristo, 9 e mettere a tutti in luce, qual sia la traduzione in atto dell'arcano nascosto da secoli in Dio creatore di ogni cosa, 10 affinchè ora fosse nota ai Principati e alle Podestà dei cieli, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, 11 secondo la determinazione eterna, che Egli ne fece in Cristo Gesù Signor nostro, 12 in cui abbiamo libero accesso a Dio, con piena fiducia mediante la fede in lui. 13 Per questo io vi chiedo di non perdervi d'animo nelle afflizioni che ho per voi, le quali sono la vostra gloria. 14 In vista di ciò io piego le ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 da cui ogni famiglia e nei cieli e sulla terra prende nome, 16 affinchè dia a voi, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere per mezzo dello Spirito di lui fortemente corroborati nell'uomo interiore, 17 e faccia sì che Cristo dimori nei vostri cuori per mezzo della fede, e voi radicati e fortificati in amore, 18 siate resi capaci di comprendere con tutti i santi, qual sia la larghezza e la lunghezza e l'altezza e la profondità, 19 e intendere quest'amore di Cristo che sorpassa ogni scienza, affinchè siate ripieni di tutta la pienezza di Dio. 20 E a lui che può far tutto, ben al di là di quel che noi domandiamo, o pensiamo, secondo la virtù che opera in noi, 21 a lui, sia la gloria nella Chiesa, e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen.

Tintori:

Efesini 3

Il mistero della vocazione dei Gentili rivelato da S. Paolo
1 Ecco perchè io Paolo sono prigioniero di Cristo per voi Gentili. 2 Certamente siete stati informati del ministero che la grazia di Dio mi ha affidato per voi, 3 come per rivelazione mi fu notificato questo mistero, come sopra vi ho esposto brevemente, 4 ma in modo che leggendo possiate intendere la conoscenza che ho del mistero di Cristo. 5 Il qual mistero nelle età passate non fu conosciuto dai figlioli degli uomini nella maniera che ora è stata rivelata dallo Spirito ai santi apostoli di Cristo ed ai profeti: 6 che cioè i Gentili sono coeredi con noi e parte dello stesso corpo, e partecipano con noi alla promessa di Dio in Cristo Gesù mediante il Vangelo, 7 del quale io sono stato fatto ministro per dono della grazia di Dio, che m'è stata largita secondo l'efficacia della potenza di lui. 8 A me, il minimo dei santi, è stata concessa questa grazia di evangelizzare tra i Gentili le incomprensibili ricchezze di Cristo, 9 e di illuminare tutti riguardo all'attuazione del mistero asceso da secoli in Dio, il quale ha creato ogni cosa, 10 affinchè dai principati e dalle potestà sia conosciuta per mezzo della Chiesa la multiforme sapienza di Dio, 11 secondo il disegno eterno che egli ha mandato ad effetto per mezzo di Cristo Gesù Signor nostro, 12 in cui abbiamo la fiducia di poterci avvicinare con tutta confidenza a Dio per mezzo della fede in lui. 13 Quindi vi chiedo di non perdervi d'animo a motivo delle tribolazioni ch'io soffro per voi e che sono la vostra gloria.

Paolo prega perchè gli Efesini fermi nella fede, conoscano il grande amore di Gesù
14 A questo fine piego le mie ginocchia dinanzi al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 da cui ogni famiglia e nei cieli e sulla terra prende nome, 16 perché vi conceda, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere mediante lo Spirito a lui potentemente corroborati nell'uomo interiore, 17 in modo che Cristo abiti per la fede nei vostri cuori, e voi, radicati nella fede, fondati nella carità, 18 possiate, con tutti i santi, comprendere quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, 19 anzi possiate conoscere ciò che supera ogni scienza, la stessa carità di Cristo, in modo che siate ripieni di tutta la pienezza di Dio. 20 A lui, che può fare ogni cosa al di là di quanto possiamo domandare o pensare, mediante la virtù che opera in noi, 21 a lui sia gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutto le generazioni di tutti i secoli. Così sia.

Martini:

Efesini 3

Paolo insegnò questo mistero rivelato a' profeti, ed agli Apostoli, che i Gentili erano fatti partecipi per Gesù Cristo delle promesse di Dio, cui egli prega, affinchè corrobori nello Spirito, e radichi nella carità gli Efesini, perchè pienamente comprendano i divini misterj.
1 Per questa cagione io Paolo (sono) il prigioniero di Cristo Gesù per voi gentili, 2 Se pur siete stati informati del ministero della grazia di Dio, che fa a me conceduto per voi: 3 Conciossiaché per rivelazione fu a me notificato questo mistero, conforme ho scritto brevemente di sopra: 4 Dal che potete in leggendo conoscere la scienza, che io ho del mistero di Cristo: 5 Il quale non fu conosciuto nell'altre età da' figliuoli degli uomini nella maniera, che ora è stato rivelato ai santi Apostoli di lui, e a' profeti dallo Spirito, 6 Che le genti sono coeredi, e dello stesso corpo, e consorti della promessa di lui in Cristo Gesù mediante il vangelo: 7 Del quale son io stato fatto ministro per dono della grazia di Dio, la quale è stata conferita a me secondo l'efficacia, della potenza di lui. 8 A me menomissimo di tutti i santi o stata data questa grazia di evangelizzare tralle genti le incomprensibili ricchezze di Cristo, 9 E di disvelare a tutti, quale sia la dispensazione del mistero ascoso da secoli in Dio, che ha create tutte le cose: 10 Onde adesso per mezzo della Chiesa sia conosciuta dai principati, e dalle potestà ne' cieli la moltiforme sapienza di Dio, 11 Secondo la determinazione eterna, che egli ne fece in Cristo Gesù Signor nostro: 12 In cui abbiamo fiducia, ed accesso (a Dio), confidanza per mezzo della fede di lui. 13 Per la qual cosa io vi chieggo, che non vi perdiate d'animo per le tribolazioni, che io ho per voi: le quali sono vostra gloria. 14 A questo fine piego le mie ginocchia dinanzi al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, 15 Da cui tutta la famiglia e in cielo, e in terra prende nome, 16 Affinchè conceda a voi secondo l'abbondanza della sua gloria che siate corroborati in virtù secondo l'uomo interiore per mezzo del suo Spirito, 17 Che Cristo abiti ne' cuori vostri mediante la fede: essendo voi radicati, e fondati nella carità, 18 Perché possiate con tutti i santi comprendere, quale sia la larghezza, la lunghezza, e l'altezza, e la profondità: 19 Ed intendere eziandio quella, che ogni scienza sorpassa, carità di Cristo, affinchè di tutta la pienezza di Dio siate ripieni. 20 E a lui, che è potente per fare tutte le cose con sovrabbondanza superiore a quel, che domandiamo, o comprendiamo, secondo la virtù, che sfoggiatamente opera in noi: 21 A lui gloria nella Chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le generazioni di tutti i secoli. Così sia.

Diodati:

Efesini 3

1 PER questa cagione io Paolo, il prigione di Cristo Gesù per voi Gentili; 2 (Se pure avete udita la dispensazion della grazia di Dio, che mi è stata data inverso voi. 3 Come per rivelazione egli mi ha fatto conoscere il misterio; siccome avanti in breve scrissi. 4 A che potete, leggendo, conoscere qual sia la mia intelligenza nel misterio di Cristo. 5 Il quale non fu dato a conoscere nell'altre età a' figliuoli degli uomini, come ora è stato rivelato a' santi apostoli, e profeti d'esso, in Ispirito; 6 acciocchè i Gentili sieno coeredi, e d'un medesimo corpo, e partecipi della promessa d'esso in Cristo, per l'evangelo. 7 Del quale io sono stato fatto ministro, secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata data, secondo la virtù della sua potenza. 8 A me, dico, il minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia d'evangelizzar fra i Gentili le non investigabili ricchezze di Cristo; 9 e di manifestare a tutti, quale è la dispensazion del misterio, il quale da' secoli è stato occulto in Dio, che ha create tutte le cose per Gesù Cristo; 10 acciocchè nel tempo presente sia data a conoscere ai principati, e alle podestà, ne' luoghi celesti, per la chiesa, la molto varia sapienza di Dio, 11 secondo il proponimento eterno, il quale egli ha fatto in Cristo Gesù, nostro Signore. 12 In cui noi abbiamo la libertà, e l'introduzione in confidanza, per la fede d'esso. 13 Per la qual cosa io richieggo che non veniate meno dell'animo per le mie tribolazioni, che soffro per voi; il che è la vostra gloria.)
14 Per questa cagione, dico, io piego le mie ginocchia al Padre del Signor nostro Gesù Cristo; 15 dal quale è nominata tutta la famiglia, ne' cieli, e sopra la terra; 16 ch'egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d'esser fortificati in virtù, per lo suo Spirito, nell'uomo interno; 17 e che Cristo abiti ne' vostri cuori per la fede. 18 Acciocchè, essendo radicati, e fondati in carità, possiate comprendere, con tutti i santi, qual sia la larghezza, e la lunghezza, e la profondità, e l'altezza, 19 e conoscer la carità di Cristo, che sopravanza ogni conoscenza; acciocchè siate ripieni fino a tutta la pienezza di Dio. 20 Or a colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare infinitamente sopra ciò che noi chieggiamo, o pensiamo; 21 a lui sia la gloria nella Chiesa, in Cristo Gesù, per tutte le generazioni del secolo de' secoli. Amen.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Efesini 3

1 Capitolo 3

L'apostolo espone la sua carica, le sue qualifiche e la sua chiamata ad essa Ef 3:1-7

Anche i nobili scopi a cui risponde Ef 3:8-12

Prega per gli Efesini Ef 3:13-19

E aggiunge un ringraziamento Ef 3:20-21

Versetti 1-7

Avendo predicato la dottrina della verità, l'apostolo era prigioniero, ma prigioniero di Gesù Cristo; oggetto di una protezione e di una cura speciali, mentre soffriva per lui. Tutte le graziose offerte del Vangelo e le liete novelle che esso contiene provengono dalla ricca grazia di Dio; è il grande mezzo con cui lo Spirito opera la grazia nelle anime degli uomini. Il mistero è il proposito segreto e nascosto della salvezza attraverso Cristo. Questo non è stato mostrato così pienamente e chiaramente nelle epoche precedenti a Cristo, come ai profeti del Nuovo Testamento. Questa era la grande verità resa nota all'apostolo, che Dio avrebbe chiamato i Gentili alla salvezza mediante la fede in Cristo. I doni della grazia divina sono accompagnati da un'efficace azione della potenza divina. Come Dio ha designato Paolo all'ufficio, così lo ha qualificato per esso.

8 Versetti 8-12

Coloro che Dio promuove a impieghi onorevoli, li rende bassi ai loro stessi occhi; e dove Dio dà la grazia di essere umili, lì dà ogni altra grazia necessaria. Come parla di Gesù Cristo, delle ricchezze inestimabili di Cristo! Anche se molti non sono arricchiti di queste ricchezze, quanto è grande il favore di averle predicate tra noi e di averle offerte! E se non ne siamo arricchiti è colpa nostra. La prima creazione, quando Dio ha fatto tutte le cose dal nulla, e la nuova creazione, in cui i peccatori sono diventati nuove creature per mezzo della grazia che li converte, vengono da Dio per mezzo di Gesù Cristo. Le sue ricchezze sono imperscrutabili e sicure come sempre, ma mentre gli angeli adorano la sapienza di Dio nella redenzione della sua Chiesa, l'ignoranza degli uomini egoisti e carnali considera il tutto una stoltezza.

13 Versetti 13-19

L'apostolo sembra essere più preoccupato che i credenti non si scoraggino e non si affloscino di fronte alle sue tribolazioni, piuttosto che per quello che lui stesso ha dovuto sopportare. Chiede benedizioni spirituali, che sono le migliori. La forza dello Spirito di Dio nell'uomo interiore; la forza nell'anima; la forza della fede, per servire Dio e fare il nostro dovere. Se la legge di Cristo è scritta nei nostri cuori e l'amore di Cristo vi è diffuso, allora Cristo vi abita. Dove abita il suo Spirito, lì abita Lui. Dovremmo desiderare che i buoni affetti siano fissi in noi. E quanto è desiderabile avere un senso fisso dell'amore di Dio in Cristo nelle nostre anime! Con quanta forza l'apostolo parla dell'amore di Cristo! L'ampiezza mostra la sua estensione a tutte le nazioni e a tutti i ceti; la lunghezza, che continua in eterno; la profondità, che salva coloro che sono sprofondati negli abissi del peccato e della miseria; l'altezza, che li innalza alla felicità e alla gloria celesti. Coloro che ricevono grazia per grazia dalla pienezza di Cristo, possono dirsi riempiti della pienezza di Dio. Questo non dovrebbe soddisfare l'uomo? Deve forse riempirsi di mille sciocchezze, pensando così di completare la sua felicità?

20 Versetti 20-21

È opportuno concludere sempre le preghiere con le lodi. Aspettiamoci di più e chiediamo di più, incoraggiati da ciò che Cristo ha già fatto per le nostre anime, certi che la conversione dei peccatori e il conforto dei credenti saranno a sua gloria, nei secoli dei secoli.

Commentario del Pulpito:

Efesini 3

1 Versetti 1-13.- DIGRESSIONE SULL'AMMISSIONE DEI GENTILI AL REGNO DI DIO

Per questa causa. Il riferimento non è semplicemente all'ultima dichiarazione o illustrazione, ma all'intera visione del proposito di Dio verso i Gentili spiegata in Efesini. L'apodosi non interviene fino al versetto 14, all'inizio del quale si ripete questa proposizione congiuntiva. Io, Paolo, il prigioniero di Cristo Gesù per voi, Gentili. Egli si presenta per far conoscere i sentimenti che erano stati suscitati nella sua anima verso di loro dalla considerazione dei privilegi appena ampliati, specialmente per farli conoscere le preghiere che offriva per loro vedi Versetti, 14-19, e apparentemente con lo scopo indiretto di indurli a offrire preghiere simili per se stessi. Per giustificare questa presentazione di se stesso, introduce delicatamente il fatto di essere un prigioniero per loro conto. Ciò che lo aveva portato a Roma, ciò che lo aveva spinto ad attrarre Cesare, era la sua predicazione del Vangelo ai Gentili; infatti, l'occasione immediata del suo arresto a Gerusalemme fu il sospetto che egli avesse condotto Trofimo, un Efesino, uno di loro, nel tempio Atti 21:29 Con questa allusione alla condizione in cui lo aveva portato il suo rispetto per loro, concilia la considerazione comprensiva di ciò che seguirà

Versetti 1-13.-

Il proposito di Dio riguardo ai Gentili

Questo passaggio è una parentesi dopo il Versetto 1, un riferimento alla storia personale di Paolo. Contiene la spiegazione di tutta la sua carriera, il segreto del suo meraviglioso zelo. Perché era prigioniero? In generale, per i Gentili. Perché per loro? Perché il proposito divino riguardo a loro era stato rivelato a lui, e per mezzo di lui al mondo, e l'inimicizia dei Giudei verso tale scopo aveva portato Paolo in cattività. Guardando il passo nel suo insieme, può mostrarci come Paolo trovò compenso per la sua cattività nei privilegi connessi al suo ufficio di apostolo dei Gentili. Questa compensazione consisteva principalmente in tre cose

La preziosa intuizione che ottenne nella gloria del proposito divino in riferimento ai Gentili, dandogli un'alta concezione della generosità di vasta portata di Dio

1. C'è un alto piacere intellettuale nella scoperta di qualsiasi grande verità

2. Un profondo piacere emotivo nello scoprire una verità di grande beneficio per l'umanità

3. Un piacere ancora più grande nel ricevere una tale verità direttamente da Dio. Questa verità non implicava un caso di livellamento verso il basso, ma di livellamento verso l'alto. Anche se gli Ebrei, come nazione, non dovevano più occupare un palco più alto dei Gentili, tuttavia tutti dovevano essere invitati ad essere ugualmente vicini a Dio, e se qualcuno avesse rifiutato l'invito, la colpa e la perdita sarebbero state tutte loro

II Le qualifiche notevolmente elevate che gli furono date per il suo ufficio vedi Versetto 7: grande amore, fede, coraggio, perseveranza, speranza; grande intuizione intellettuale; grande potere spirituale. Altri si spaventarono Marco, Dema, ecc.; Paul continuò. Lo spirito umano era spesso depresso, ma Dio lo confortava. La spina nel fianco era fastidiosa, ma "la mia grazia ti basta".

III Il grande onore e privilegio di essere chiamato a un'opera così benedetta. L'opera ebbe gloria sulla terra e gloria in cielo

1. Sulla terra. Egli predicò ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo. Egli proclamò le sue ricchezze di grazia e le mostrò imperscrutabili. Egli non solo li ha proclamati, ma in un certo senso li ha impartiti, li ha messi in contatto con gli Efesini, in modo che ne traessero beneficio, attraverso la benedizione dello Spirito Santo

2. In paradiso. Il Vangelo ha aspetti di benedizione al di là di questo mondo. Porta lezioni importanti ai principati e alle potenze. Mostra la multiforme saggezza di Dio, mostra come tutte le classi e le varietà dell'umanità sono portate a Dio dalla croce di Cristo, assimilando tutti i caratteri, superando tutte le alienazioni, demolendo tutti i lamenti di separazione e costruendo tutti insieme in Cristo Gesù. Una grande conclusione. In ogni senso il successo del vangelo è molto glorificante per Dio; illustra le sue perfezioni; glorifica suo Figlio; educa gli stessi angeli; e così porta avanti il grande proposito di Dio nella creazione dei mondi. "A lui sia la gloria in Versetto, Amen".

OMELIE DI T. CROSKERY. versetto 1.-

"Il prigioniero di Gesù Cristo".

L'apostolo si riferisce spesso alla sua vita in prigione, e qui si presenta alle Chiese come "un ambasciatore in catene" Efesini 6:20

ERA UN PRIGIONIERO MOLTO FAMOSO. Forse non era considerato di grande conto dai suoi carcerieri romani, che non potevano sapere nulla del segreto della sua grandezza; ma visto alla luce della storia cristiana, Paolo è il più illustre degli uomini. Ha fatto più di ogni altro apostolo per plasmare la teologia della cristianità occidentale, che, a sua volta, ha lasciato l'impronta più profonda sulla civiltà del mondo. Il mondo non sarebbe oggi quello che è se Paolo di Tarso non fosse vissuto. La sua influenza è sopravvissuta a lungo all'impero di Roma, che lo tenne prigioniero. Noi simpatizziamo con i dolori della prigione dei grandi. Ahimé! che i migliori degli uomini, "dei quali il mondo non era degno", hanno trascorso tanti giorni e anni faticosi in prigione!

II NON FU PRIGIONIERO PER UN CRIMINE O PER LA VIOLAZIONE DELLE LEGGI ROMANE, MA COME EFFETTO DELL'ODIO INSOPPIENTE DEGLI EBREI. Fu il suo ministero presso i Gentili che attirò su di lui l'ira vendicativa dei suoi connazionali e li portò ad accusarlo davanti ai magistrati romani. Il sospetto che egli avesse condotto Trofimo, un efeso, nel tempio di Gerusalemme aveva in effetti una relazione immediata con il suo primo arresto. "Egli fu allo stesso tempo prigioniero di Cristo, prigioniero dei Giudei, prigioniero dei Romani, prigioniero dei Gentili: prigioniero di Cristo, come sofferente per il suo vangelo; il prigioniero degli ebrei, come sofferente per la loro accusa; il prigioniero dei Romani, come sofferente per la loro condanna; il prigioniero dei Gentili, come sofferente per le sue fatiche per la loro salvezza". La sua prigionia fu quindi un onore più grande del suo rapimento nel terzo cielo

LA SUA PRIGIONIA EBBE I SUOI VANTAGGI PROVVIDENZIALI. Proprio come Giovanni Huss ebbe il tempo di scrivere, durante la sua prigionia nella fortezza sul Reno, parole che infiammarono i cuori dei suoi compatrioti secoli dopo il suo martirio a Costanza, e come l'anno di prigionia di Martin Lutero nella Wartburg gli permise di dare le Scritture alla Germania nella lingua del popolo, così l'apostolo Paolo fu in grado, nel tempo libero della sua prigionia romana, di liberarsi di quelle belle epistole di la cattività - ai Filippesi, agli Efesini, ai Colossesi, a Filemone - che hanno contribuito in larga misura all'edificazione e al conforto della Chiesa. Teneva ancora in mano i fili di cento interessi e sentiva nella sua prigione di Roma il pulsare di migliaia di cuori cristiani in tutte le parti dell'Asia e dell'Europa

LA VITA CARCERARIA È QUASI NECESSARIAMENTE TRISTE, A CAUSA DEL SUO ISOLAMENTO DAI RAPPORTI UMANI, DELLA SUA SOLITUDINE, DELLA SUA SOSPENSIONE DEL LAVORO ATTIVO E ABITUALE, E DELLE SUE CONDIZIONI GENERALMENTE DURE. Deve essere stata una dura prova per l'apostolo sottomettersi a un'inattività forzata, mentre il mondo era dappertutto, in un senso così triste, "maturo per la mietitura". Sembrerebbe che, a un certo punto, la simpatia dei cristiani asiatici gli sia venuta meno; 2Timoteo 1:15 e c'era un'inspiegabile indifferenza per i suoi bisogni che caratterizzava i parenti degli stessi cristiani romani, i quali sostenevano che non c'era da aspettarsi molto dal loro affetto. Cantici, la sua esperienza in prigione deve aver avuto i suoi momenti bui

V SEGNATE LO SPIRITO CON CUI L'APOSTOLO VISSE QUESTA ESPERIENZA-PRIGIONE. La solitudine di una vita del genere genera spesso uno spirito morboso, che getta una colorazione più scura nei pensieri del prigioniero. Eppure le Epistole della cattività respirano un bellissimo spirito di coraggio cristiano e di rassegnazione, per non parlare della gioia assoluta. Confrontate le lettere dell'apostolo con quelle di Cicerone, Seneca e Ovidio nel loro esilio, e vediamo a colpo d'occhio i diversi effetti del cristianesimo e del paganesimo sulla felicità dell'uomo. Come prigioniero di Gesù Cristo, abbondava nelle consolazioni del suo Divino Maestro, mentre deve essere stato molto incoraggiato dalle visite di discepoli come Epafrodito, Epafra e altri, che gli portavano le preghiere e le beneficenze delle Chiese

VI DOBBIAMO RICORDARE I PRIGIONIERI NELLE NOSTRE PREGHIERE, COME "LEGATI CON LORO". La maggior parte dei prigionieri ai nostri giorni sono in prigione per delinquenza, ma dovremmo ricordare che sono uomini, che sono nostri fratelli, che devono sentire la loro separazione dalla moglie, dai figli e dalla casa tanto intensamente quanto noi. Forse, se non fosse stato per la grazia restrittiva, saremmo stati nella loro posizione. Ma siamo tenuti a ricordare specialmente nelle nostre preghiere coloro che soffrono per la causa di Cristo, e specialmente coloro che sono impegnati in un grande servizio per il Signore. - T.C

OMELIE DI R.M. EDGAR

Versetti 1-13.-

La morte dello spirito tribale

L'apostolo, dopo aver affermato l'unità tra Giudei e Gentili nell'unico tempio spirituale, procede in questa parentesi ad affermare l'aspetto del vangelo che viene così presentato. Equivale, infatti, alla morte del sentimento tribale e all'incoraggiamento di quel vasto cosmopolitismo che è stato promosso dal sistema cristiano. Paolo, naturalmente, si rallegrava della sua origine ebraica e di tutti i privilegi che aveva ereditato. Ma dopo la sua conversione a Cristo, la ristrettezza era scomparsa, ed egli prese la sua posizione davanti al mondo come apostolo e apologeta delle genti, sperando in una stessa elevazione di carattere per loro come per se stesso

FACCIO NOTARE COME PAOLO ERA PREPARATO PER QUESTO CAMPIONATO DEI GENTILI. versetto 8. Era venuto per nutrire una profonda umiltà di spirito. Si considerava "inferiore al minimo di tutti i santi". Nell'esperienza di Paolo si è osservato che c'è un progresso. In primo luogo egli parla di se stesso come "il più piccolo degli apostoli, che non è degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio" 1Corinzi 15:9 In secondo luogo, come in questo passaggio che abbiamo davanti, egli si considera non solo come poco degno del nome di apostolo, ma come il più piccolo di tutti i santi. Avendo in primo luogo classificato tutti gli apostoli al di sopra di lui, ora egli pone tutti i santi al di sopra di lui. Poi, in terzo luogo, si pone al di sotto di tutti gli altri peccatori e dichiara: "Questa è una parola fedele e degna di ogni accettazione: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori; di cui io sono capo" 1Timoteo 1:15 Ora, questo esprime una rivoluzione completa nel pensiero farisaico. Senza dubbio Paolo aveva imparato a giudicarsi severamente quando giunge a conclusioni come queste. Ora, il cristianesimo assicura questo apparente paradosso morale di stimarsi l'un l'altro meglio di se stesso Filippesi 2:3 "Con l'umiltà", come ha detto A. Monod nella sua "Spiegazione", "il cristiano è portato a giudicare se stesso severamente, mentre la carità viene in suo aiuto facendolo giudicare favorevolmente di un altro. Ognuno, inoltre, leggendo nel proprio cuore e non in quello degli altri, percepisce solo in se stesso quella profondità del peccato che ne è l'aspetto peggiore, anche se meno visibile, e può sempre sperare che con gli altri, qualunque siano le apparenze, questa profondità, nascosta ai suoi occhi, sia migliore che con lui". Questa umiliazione personale, dunque, è la preparazione che Paolo riceve per il suo grande ruolo di ascensore dei Gentili. È... quando siamo personalmente umiliati che siamo esaltati nel cuore e nella speranza, e diventiamo i servitori volontari dell'umanità

II LA STIMA DI PAOLO DEL SUO UFFICIO. versetto 8. Era una "grazia" che gli era stata data da Dio di predicare tra i Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo. La sua idea era che fosse la corona e il culmine del privilegio umano essere messo a capo di una tale commissione. Ha magnificato il suo ufficio. Non vedeva nulla di paragonabile ad esso nei privilegi degli uomini. Avrebbe approvato le parole di un grande predicatore moderno quando dichiarò agli studenti per l'ufficio ministeriale: "Non c'è carriera che possa essere paragonata per un momento ad essa nelle relazioni ricche e soddisfacenti in cui porta un uomo con i suoi simili, nella profonda e interessante intuizione che gli dà della natura umana. e nella possibilità della migliore cultura per il proprio carattere .... Rallegriamoci gli uni con gli altri perché in un mondo in cui ci sono molte cose buone e felici da fare per gli uomini, Dio ci ha dato il meglio e il più felice, e ci ha resi predicatori della sua verità".

III L'ELEVAZIONE MORALE CHE IL VANGELO SI PROPONE DI CONFERIRE AI GENTILI. versetto 6. Fino al tempo del Signore l'idea tribale ha prevalso. Gli ebrei erano una tribù, e la loro politica era, come sarebbe ancora la loro politica, la supremazia della tribù. Ma Cristo propose non di portare la tribù ebraica alla supremazia orgogliosa, ma, al contrario, di portare tutte le altre tribù al loro livello di privilegio, e di unire i popoli del mondo in una sola. Fu lui che per primo toccò la chiave della comprensività cosmopolita e ordinò al ristretto spirito tribale di cessare. Parlava di molti coniatori da oriente e da occidente per sedersi con Abramo, Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli Matteo 8:11 Parlava di attirare "tutti gli uomini" a sé una volta che fosse stato innalzato sulla croce Giovanni 12:32 Parlava di Gerusalemme che cessava di essere l'unico centro della vera adorazione, e di veri adoratori che adoravano il Padre in qualsiasi luogo Giovanni 4:21-24 Tutte le nazioni dovevano essere discepolate dai suoi servi Matteo 28:20 In queste ampie e nobili vedute per l'umanità gli undici non entrarono molto rapidamente o completamente. Senza dubbio Pietro aveva inaugurato la Pentecoste dei Gentili nella casa di Cornelio; ma ricadde nella ristrettezza pochi anni dopo ad Antiochia. Era riservato, quindi, a Paolo, la mente più potente della schiera apostolica, di cogliere lo spirito cosmopolita del suo Maestro e di difendere i Gentili contro tutti i pregiudizi del mondo ebraico. È stato ipotizzato che non avrebbe scelto la nomina se fosse stata lasciata a se stesso. Ma, per quanto possiamo giudicare, non mostrò alcuna ristrettezza una volta che si fu umiliato ai piedi di Cristo sulla via di Damasco. Lì egli cessò di essere il patriota di una tribù e divenne, nel senso più ampio e più degno, un cittadino del mondo e un campione dei diritti dell'uomo universale. C'è sicuramente qualcosa di grandioso in questa idea di elevare le comunità emarginate alle associazioni più alte e più sante. Non c'è disprezzo per nessuna tribù, ma per estendere pietà e compassione a tutti. La porta d'oro del privilegio è spalancata per tutti. L'impresa missionaria è la migliore e più nobile politica che gli uomini si siano prefissati seriamente di portare avanti!

IV LA LEZIONE COSÌ OFFERTA AL MONDO CELESTE. Versetti 10-12. L'idea di Paolo è che gli angeli celesti guardano con rapito interesse e profitto ciò che sta accadendo nella Chiesa. I movimenti degli uomini al di fuori della Chiesa hanno, naturalmente, il loro interesse; ma è l'introduzione dei diversi popoli della terra nella gloriosa unità della Chiesa di Dio che colpisce così tanto l'attenzione del mondo celeste. La società divina che si sta radunando attorno a Gesù è la manifestazione più istruttiva dei propositi di Dio che il mondo celeste possa contemplare. Come ha detto Jonathan Edwards nel suo sermone sul Versetto 10, gli angeli beneficiano della salvezza degli uomini,

1 vedendo in esso una grande e meravigliosa manifestazione della gloria di Dio;

2 per mezzo di Gesù Cristo, come Dio-Uomo, divenendo il loro Capo. Possiamo essere certi che la storia del mondo appare agli immortali in modo molto diverso da quello che appare nelle pagine della storia mortale. Vediamo il calpestio degli eserciti e delle battaglie sulla pagina grafica, e un resoconto più o meno intelligente delle cause diverse e concomitanti; Con quale più piena perspicacia e apprezzamento il mondo celeste guarda dall'alto in basso le vicissitudini del tempo! In mezzo alle politiche contrastanti dei diversi Stati e nazioni, l'impresa missionaria appare come l'unica politica coerente e unificatrice. L'elevazione dei popoli del mondo a un tutto consacrato , a una famiglia potente, a un tutto organico, è sicuramente degna di un Dio. E questo è ciò che la Chiesa esibisce; è per questo che Paolo ha sofferto, è per questo che dobbiamo lottare anche noi nelle nostre rispettive sfere. - R.M.E

OMELIE di R. FINLAYSON Versetti 1-13.-

L'apostolato di Paolo presso i Gentili: introduzione

L'apostolo ha in mente di pregare per i cristiani di Efeso. C'è un duplice terreno su cui procede

1. Cosa è stato detto su di loro. "Per questa causa". Egli li ha descritti in tre modi: come incorporati nella Chiesa. La sua ultima dichiarazione indicava che sarebbero stati incorporati. Erano, quindi, oggetti di intercessione, come non lo erano stati i loro antenati pagani

2. La sua relazione con loro. Egli non stava all'esterno, ma nella più stretta relazione con loro, tale da portare con sé l'obbligo da parte sua di pregare per loro

1 Egli aveva una relazione con loro per mezzo del comune Maestro, essendo il prigioniero di Cristo Gesù. "Io, Paolo, il prigioniero di Cristo Gesù". Non era l'unico di cui si potesse dire questo, ma "Paolo il prigioniero" era ben noto a loro. In effetti, fu un Efeso, di nome Trofimo, a metterlo innocentemente nei guai. Era prigioniero di Cesare; ma chi era Cesare se non la mano di Cristo in questa faccenda? Egli riconobbe il fatto che era principalmente per volontà di Cristo che egli era un prigioniero. Essendo Cristo al di sopra di Cesare in potenza, e quindi in grado di ordinarlo diversamente, era strano all'apparenza umana che un lavoratore come Paolo fosse in quel momento così limitato nelle sue energie. Ma colui che ha occhi simili a una fiamma di fuoco vi ha visto più profondamente di chiunque altro. Un buon risultato che scaturì dalla sua prigionia fu che fu in grado di dedicarsi di più alla composizione. Vedete qui come si è alzata davanti alla mente del prigioniero di Cristo una gloriosa concezione della sua Chiesa, per la quale ci sarà il massimo beneficio per la fine dei tempi

2 Egli fu prigioniero di Cristo Gesù per conto loro, i Gentili. "A favore di voi Gentili". I suoi compatrioti increduli che nel loro orgoglio spirituale erano per l'esclusione dei Gentili erano stati i suoi più acerrimi nemici, ed erano, infatti, accusabili inerti delle autorità romane della sua prigionia. Soffriva per la sua liberalità nel cercare di includerli, come era la volontà di Cristo, all'interno della Chiesa. Potrebbe, quindi, benissimo pretendere di scrivere loro, e ci si aspettava che offrisse preghiere in loro favore. Ma, avendo menzionato questo motivo della sua preghiera per loro, egli si allontana dalla sua preghiera e non procede con la frase che ha iniziato fino al quattordicesimo versetto, dandoci una parentesi che, per lunghezza e peso insieme, non è superata. Passaggio al soggetto del suo apostolato. "Se è vero che avete udito". I Gentili, per i quali egli soffriva, difficilmente potevano ignorare, se avessero goduto o meno del suo ministero, del fatto che egli era apostolo dei Gentili. E se i cristiani di Efeso avessero udito più particolarmente della questione della rivelazione, come probabilmente avevano fatto, poiché Paolo lavorò due anni tra loro, tuttavia non sarebbe in contrasto con l'uso dire: "Se è vero che avete udito", riferendosi a un fatto ben noto, e riferendosi ad esso nel senso di chiamarli all'autoesame del tempo in cui lo udirono e della persona da cui provenivano. chi udirono

IL SUO APOSTOLATO ERA DI DISPOSIZIONE DIVINA. "Della dispensazione". Non era un suo ordine, ma era la dispensazione di Dio. Fu stabilito che egli sarebbe stato un ministro per predicare ai Gentili Versetti 7, 8. Questo è in accordo con il suo modo di vedere le cose nel primo capitolo. Colui che ha l'amministrazione degli eoni ha anche la nomina di tutti coloro che prestano servizio nella sua casa, sia ordinari che straordinari

II PER IL SUO APOSTOLATO FU FAVORITO CON LA CONOSCENZA DI UN MISTERO. "Di quella grazia di Dio che mi è stata data per te". Non aveva motivo di guardare a una cosa del genere, ma in vista del suo agire come loro apostolo fu così favorito

1. Era un mistero che gli fu comunicato per rivelazione. "Come ciò per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero." Tie non lo ricevette di seconda mano, né fu una sua scoperta, ma gli fu comunicato immediatamente e in modo soprannaturale. Questa era la garanzia che la conoscenza fosse certa e approfondita. Il fatto rivelatogli alla conversione della S.M., che doveva portare il Nome di Cristo davanti ai Gentili, può solo aver dato origine a perplessità sul modo. Possiamo pensare che la rivelazione a cui si fa riferimento sia giunta a lui, non senza una preparazione di riflessione da parte sua, durante il suo ritiro in Arabia. E deve essere stato di grande aiuto per lui nelle sue perplessità conoscere con fiducia e tempestività i princìpi in base ai quali Dio doveva procedere con i Gentili

2. Era un mistero della sua conoscenza di cui aveva già dato loro testimonianza. "Come ho scritto prima in poche parole." Il riferimento è evidentemente a questa stessa Epistola, specialmente al primo capitolo, in cui fa parte del "mistero" di riassumere tutte le cose in Cristo, che i Gentili sono messi sullo stesso piano degli ebrei nell'essere fatti "eredi" della fiducia in Cristo. Era il mistero di Cristo, cioè come il grande Riconciliatore. Aveva scritto in breve; ma il loro interesse avrebbe compensato la sua brevità, ed egli afferma che, in ciò che aveva detto, aveva dato loro l'opportunità, quando avrebbero dovuto "leggere", di percepire la sua comprensione del mistero. E così, comunicando loro ciò che aveva ricevuto immediatamente da Dio, avrebbero avuto la soddisfazione di vedere da sé qual era la verità

3. Era un tempo in cui gli altri erano favoriti con la rivelazione del mistero così come lui. "Che nelle altre generazioni non fu fatto conoscere ai figli degli uomini, come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti nello Spirito". "Figli degli uomini" ha una certa associazione con l' incapacità. Essendo solo figli degli uomini, non ci si poteva aspettare che conoscessero il mistero di se stessi. E le generazioni precedenti di loro si erano trovate in una posizione di svantaggio. Non erano stati assolutamente esclusi dal beneficio della rivelazione. Eppure, in tutto ciò che era stato loro favorito, nelle promesse connesse con l'ammissione dei Gentili, era rimasto un mistero, fino all'epoca epoca cristiana. E l'apostolo Paolo, con evidente entusiasmo, pensa a se stesso come in compagnia di apostoli e profeti, sui quali in quel tempo era venuto l'inflatus dello Spirito, e che ebbero il privilegio di fare comunicazioni di benedetta importanza per i Gentili

4. Quali erano i contenuti del mistero. "Vale a dire, che i Gentili sono coeredi, e membra maggese del corpo, e partecipi della promessa in Cristo Gesù per mezzo del vangelo." C'è un recupero di un thread precedente qui, per il quale siamo stati preparati dal suo riferimento a ciò che aveva scritto in precedenza. "Sono stati resi un'eredità". Avevano la "caparra" di una "eredità". Erano "possedimenti di Dio stesso". C'era qualcosa di nuovo o materia di rivelazione nel fatto che fossero così coeredi. Questo infatti era qualcosa che andava oltre l'estensione della grazia per loro. Indicava la loro relazione con l'antico Israele: gli ebrei o i credenti tra loro non erano gli unici successori di Israele. Ma anche i credenti gentili erano eredi serviti. Erano nella vera linea teocratica. Il prestigio di quel popolo, le grandi cose che il Signore aveva fatto per loro, erano loro. E anche le loro erano le lezioni della loro apostasia. Loro erano le loro Scritture. "Compagni membri del corpo" è anche un recupero di un filo precedente. Poiché egli ha già scritto dell'"unico corpo" Efesini 2:16 : Questo non era stato chiaro alle generazioni precedenti. Essi non avevano contemplato una così stretta commistione di elementi gentili ed ebrei. Non ci doveva essere alcun muro divisorio? La loro identità di ebrei doveva essere completamente persa? Sì, quella era la forma che doveva assumere la misericordia verso i Gentili. E c'erano loro nella Chiesa di Efeso, alcuni di loro Giudei e alcuni di loro Gentili, ma tutti membri del corpo di Cristo. "E partecipi della promessa in Cristo Gesù per mezzo del vangelo". "Partecipi della promessa" è propriamente la frase parallela. Ma c'è una ragione per collegare le parole rimanenti in particolare, se non esclusivamente, con questa. Perché la promessa cioè alle generazioni precedenti si riferisce alle stesse benedizioni offerte dalla venuta di Cristo nel vangelo. C'è quindi un recupero di un filo precedente dal secondo capitolo, dove si dice che Cristo venne e predicò il vangelo di pace ai Gentili così come agli Ebrei. E qui c'era molto da rivelare per gli apostoli e i profeti del mistero. Perché fu così completamente "riempiendo" i tipi, e presentando il vero sacrificio più che sufficiente per il peccato, che tutte le precedenti restrizioni poterono essere eliminate. Gli uomini non avevano più bisogno di essere circoncisi o di salire a Gerusalemme, ma potevano partecipare liberamente alle benedizioni della salvezza semplicemente credendo in Cristo

IL FATTO DI ESSERE UN MINISTRO DEL VANGELO PER I GENTILI LO RIEMPÌ DI UN SENSO DELLA SUA INDEGNITÀ. "Di lui sono stato costituito ministro, secondo il dono di quella grazia di Dio che mi è stata data secondo l'opera della sua potenza. A me, che sono il più piccolo di tutti i santi, è stata data questa grazia di predicare ai Gentili". Paolo finge l'umile titolo di "ministro" letteralmente, "uno che corre alla chiamata di un altro", ma usato generalmente per indicare un servo. Era un servitore di un ordine particolare. Gli fu data la grazia di predicare ai Gentili. Fu lì che trovò il suo lavoro, dove fu incaricato di seguire il Maestro. Il dono di questa grazia così definita gli fu dato in un modo particolare, "secondo l'azione della sua potenza". "La menzione della potenza di Dio si fonda sulla circostanza che Paolo vede nel suo cambiamento di cuore, da nemico ad amico di Cristo, un atto di onnipotenza". È un esercizio di potere che richiede la nostra adorazione. Più grande del lampo, del rombo del tuono, fu la potenza che trasformò Saulo in Paolo, il persecutore in predicatore. E' il potere che è stato esercitato dopo lo stesso esempio, in particolare nel caso di Bunyan. È il potere al quale la Chiesa può costantemente rivolgersi per l'innalzamento di uomini che svolgano la sua opera. È il potere a cui possono essere indirizzati i più grandi peccatori per la loro conversione a Dio. Nell'ingrandire la potenza divina, Paolo si umilia. Ma non è così che il suo sentimento di umiltà che nessuno ha bisogno di coltivare più dei ministri trova un'espressione adeguata. Ma di fronte alla grandezza della sua vocazione, egli si umilia ancora di più. "A me, che sono il più piccolo di tutti i santi". Vi si impiega, per esprimere il suo significato, ciò che è sia un comparativo che un superlativo. Non c'era esagerazione in questo per l'apostolo che, sebbene potesse rivendicare calorosamente la sua posizione apostolica quando ce n'era l'occasione, tuttavia aveva la sensazione della propria nullità 2Corinzi 12:11 Appartiene a un'esperienza cristiana più superficiale della sua, fare tali paragoni. Per uno che ha sentito la propria totale viltà davanti a Dio, pensare di istituire un confronto nel valore personale, nella posizione spirituale tra se stesso e i suoi compagni cristiani, è assolutamente ripugnante per lui. Egli ripudia il pensiero; Egli è il meno piccolo di tutti i santi. Non c'è dubbio che coloro che hanno senza fingere il sentimento più profondo di umiltà sono in realtà i migliori santi e i migliori campioni della fede. Non è vero che una carriera di vagabondaggio come quella dell'apostolo nel suo caso si trattava di errare in presunzione per trent'anni sia necessaria al più profondo sentimento di umiltà. Perché abbiamo abbastanza male nei nostri cuori per portare all'umiliazione. Ma si può dire che coloro che hanno avuto tali peregrinazioni e successive lotte sono i più propensi rispetto alla loro opportunità a eccellere nella conoscenza della corruzione dei loro cuori. L'apostolo ci fornisce qui una ricca espressione: "ditelo ai santi". Chi sono coloro che formano questo ordine? Certamente nessuno del genere umano a cui non sia stato spruzzato su di sé il sangue di Cristo. Certamente più di coloro che sono stati appositamente "santi" dagli uomini. Includono molti "nascosti" sulla terra

"Ma certo da molte valli nascoste, da molti angoli rurali impensati, si leva per quel mondo orgoglioso la preghiera prevalente dei santi".

Tra loro ci sono i "santi edredoni" in cielo, sia angeli che uomini. Hanno tutta la loro cerchia d'influenza nell'universo di Dio. Dobbiamo guardare a "Gesù, l'Autore e Perfezionatore della nostra fede", ma dobbiamo anche ottenere rafforzamento, incitamento, cattolicità, dalla "comunione dei santi".

IV L'ARGOMENTO DELLA SUA PREDICAZIONE AI GENTILI ERANO LE IMPERSCRUTABILI RICCHEZZE DI CRISTO. Le benedizioni del Vangelo sono paragonate dal nostro Signore all'oro: "Ti consiglio di comprare da me dell'oro". E, in accordo con ciò, questa descrizione di quelle benedizioni è come "le imperscrutabili ricchezze di Cristo". Non ce ne sono di più alti come non c'è nulla di più alto nei metalli dell'oro e, se li contiamo come gli uomini contano l'oro, sono inestimabilmente preziosi. Quali sono le benedizioni del Vangelo? C'è prima di tutto la pace, non la pace degli esseri non caduti, ma la pace di coloro che sono stati peccatori e ora sono riconciliati: il dolce senso del peccato perdonato, la sensazione benedetta che la colpa che gravava su di noi è stata rimossa, e che ora non c'è più nulla tra noi e un Dio santo. E chi può dire la preziosità di questa benedizione? L'uomo che ha questa pace può sentirsi più ricco di Creso. È una pace che ci rende indipendenti dal mondo, che il mondo non può dare e che il mondo non può togliere. È una pace che supera ogni intelligenza, che ha una dolcezza misteriosa e indicibile, così che chi ha provato una volta ciò che è non vorrebbe mai perderla. Un'altra benedizione è la comprensione spirituale. L'uomo che sa si trova su un piano diverso dall'uomo che non sa. Pensate a uno che ha tutta la luce della scienza moderna, in confronto al cinese che si trova solo dove erano i suoi antenati due o tremila anni fa. Pensate a uno che ha tutta la luce che il cristianesimo ha gettato sulle questioni più alte, in confronto al feticista il cui oscuro oggetto di riverenza è una pietra inconsapevole. Come sarebbe stato oscuro il mondo in questo giorno se non fosse stato per l'alba dall'alto che ci ha visitati! Ma, insieme a quella luce esteriore che risplende ampiamente, c'è per tutti coloro che la cercano e la abbracciano una luce interiore dello Spirito Santo. Bartimee cieche, noi crediamo in Cristo, e riceviamo la vista. E che ricchezza è avere perspicacia spirituale, avere il velo tolto da Dio e dalla verità, non essere sotto illusione, essere liberati da ogni errore e vedere le cose chiaramente alla luce di Dio! Una terza benedizione, ma molto ampia, è il sentimento di santità. Che gabbia di uccelli impuri fa il peccato dei nostri cuori! Ma il vangelo introduce un cambiamento radicale di sentimenti. "Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte." E non è forse d'oro avere un buon sentimento, un sentimento in cui non c'è alcun elemento peccaminoso, ma solo il grano sottile della santità; di avere la più devota riverenza e il più tenero amore verso Dio; di avere il dovuto rispetto e tenero amore verso i nostri simili? L'uomo che si sente bene in tutto e per tutto ha le sue ricchezze nell'anima, lì è un banchetto perpetuo. Possiamo considerare queste benedizioni come riassunte in Cristo. Infatti, come si dice che Cristo non solo ha il pane della vita, ma è lui stesso il pane della vita, così possiamo dire che egli non solo ha ricchezze imperscrutabili da elargire, ma è lui stesso la ricchezza imperscrutabile. Egli è il vero Oro, è prezioso in ogni qualità del suo essere come l'oro, e, avendolo come la Porzione delle nostre anime, dobbiamo necessariamente avere ricchezze imperscrutabili

V UN OBIETTIVO A CUI MIRAVA L'APOSTOLO NELLA SUA PREDICAZIONE AI GENTILI. "E per far vedere a tutti qual è la dispensazione del mistero". Egli stesso ha compreso il mistero, avendolo ottenuto per rivelazione. Ed egli aveva dato loro i mezzi per percepire la sua comprensione di esso, e quindi per comprenderlo da se stessi. Ma una verità così preziosa non doveva essere confinata in un'area così ristretta. Aveva una certa ambizione illimitata nel predicare il Vangelo. Era quello di far sì che tutti gli uomini vedessero la graziosa disposizione che era stata introdotta di recente, e la vedessero in modo da essere indotti ad approfittarne. In un'altra occasione il suo linguaggio fu: "Affinché tutti i Gentili possano udire". In entrambi i casi è il linguaggio dell'entusiasmo. Fu l'ardente desiderio del suo cuore, di far vedere a tutti gli uomini, che lo fece andare non senza difficoltà da una terra all'altra. Non era libero di stabilirsi in un solo posto. Quando ebbe stabilito un centro di luce evangelica a Efeso, doveva andare altrove. Il mondo era un luogo oscuro, ed egli doveva stabilire in esso tanti centri di luce adatti quanti Dio gli avrebbe permesso di stabilire durante il corso stabilito

VI UN DUPLICE ULTERIORE SCOPO SERVITO DALLA PREDICAZIONE DEL VANGELO AI GENTILI

1. Più immediatamente gli uomini hanno dimostrato loro la sovranità divina. "Che da tutti i secoli è stato nascosto in Dio che ha creato tutte le cose". È perché ha creato tutte le cose che ha la disposizione di tutte le cose. Non c'è assolutamente nulla che egli non possa piegare alla sua volontà. Fu nell'esercizio della sua sovranità che, all'inizio dei tempi, egli non rivelò tutta l'ampiezza del suo proposito. Giaceva nascosto in se stesso. E per secoli le sue vie furono oscure, e la grande maggioranza degli uomini fu lasciata alla propria naturale ignoranza e incapacità. Durante queste epoche egli si riposò nei suoi pensieri riguardo agli uomini, nelle sue ragioni di procedura, nei suoi modi di lavorare. Ma c'era del mistero. La grandezza del suo proposito fu sovranamente nascosta sotto una nuvola fino a quando, con la venuta di Cristo e la predicazione del vangelo a tutti gli uomini, esplose chiaramente

2. Gli angeli vedono dalla Chiesa la multiforme sapienza di Dio. "Affinché ora ai principati e alle potenze che sono nei luoghi celesti sia fatta conoscere per mezzo della Chiesa la multiforme sapienza di Dio, secondo l'eterno proposito che egli si è proposto in Cristo Gesù, nostro Signore". La Chiesa è la comunità di cui, come si dice nel primo capitolo, Cristo è il Capo. L'interesse per questa comunità è qui rappresentato come esteso agli angeli. Essi sono qui designati dal lato del loro potere e rango come i principati e le potenze. Nel centotreesimo salmo è detto: "Lui i suoi angeli, che eccellono in forza". In quale relazione sia loro attribuito il rango o il dominio, non abbiamo i mezzi per saperlo, come non abbiamo l'indagine del mondo celeste che essi, qui è sottinteso, hanno del mondo terreno. Ma dobbiamo capire che l'apostolo, nell'altezza del suo pensiero, cogliendo questo come se fosse ad onore della Chiesa, che attira l'attenzione degli abitanti dei "luoghi celesti", coloro che non hanno mai conosciuto nessun'altra dimora, che, fin dal primo istante della loro esistenza, hanno vissuto alla presenza di Dio. Essi sono stati contemporanei dell'uomo durante tutta la sua storia. Infatti, quando la terra fu incorniciata, "le stelle del mattino cantavano insieme e i figli di Dio gridavano di gioia". Dobbiamo pensare a loro come testimoni dell'innocenza e della caduta dell'uomo, e come a coloro che sono stati messi al corrente dell'introduzione della grazia nella promessa. E la Legge che aveva un lato di separazione era per la "disposizione degli angeli". E gli angeli annunciarono in modo molto significativo la nascita del Salvatore. Ma non era solo per il nostro bene che erano così legati alla nostra storia. Sembra che, sebbene nei luoghi celesti, avessero solo una conoscenza limitata della redenzione. Non avevano prescienza; Hanno dovuto aspettare come noi l'evolversi degli eventi. Ciò che era mistero per noi quanto all'inclusione dei Gentili lo era anche per loro, essendo nascosto ad entrambi in Dio. Essi non riuscivano a capire quale sarebbe stato lo sviluppo delle cose sotto il Vangelo. Ma sono stati istruiti dagli eventi. Ora , per mezzo della Chiesa, è stata fatta conoscere la multiforme sapienza di Dio. La Chiesa non doveva essere un'istruttrice, ma piuttosto materiale per l'istruzione di Dio nel soggetto della sua multiforme sapienza. C'era materiale da trovare altrove, in cui gli angeli si dilettavano a studiare la multiforme sapienza di Dio. Fu quando i mondi furono portati nello spazio che gridarono di gioia. Che campo si aprì alla loro contemplazione! "O Signore, quanto sono molteplici le tue opere! con sapienza li hai fatti tutti". L'idea semplice di una casa è quella che ha muri, porte, finestre e tetto; Ma in quale molteplicità, in quale ricchezza di struttura, può essere attratta dalla mente creativa dell'architetto! Il lavoro di un architetto è molteplice in proporzione alla molteplicità delle parti e alla varietà che può introdurre in queste; e la sua abilità si vede nel combinare queste parti, in tutta la loro molteplicità e varietà, in un'unità. Con quale molteplicità di parti Dio ha a che fare nella struttura materiale delle cose! e quale varietà introduce, in modo che nessuna foglia sia esattamente uguale all'altra! e come non solo ci siano adattamenti che possono essere studiati da soli come una colonna, o un pezzo di traforo su di essa, può essere fatto uno studio, ma questi sono compresi in adattamenti più ampi, e il pensiero divino è così onnicomprensivo che nel risultato non c'è confusione ma la massima semplicità! Questa è una sfera per l'ostentazione di una saggezza multiforme. Possiamo aspettarci una maggiore varietà man mano che saliamo più in alto. Che molteplicità nella vita degli esseri razionali! "E Dio", dice Leibnitz, "ha le qualità di un buon Governatore così come di un grande Architetto". Si può supporre che gli angeli contempleranno prima la multiforme sapienza di Dio in se stessi, nelle loro alte e varie dotazioni, nel modo in cui il loro benessere eterno è stato loro assicurato senza che dovessero passare attraverso l'esperienza del peccato, e nella parte assegnata a ciascuno e a tutti nel grande piano. Non è egli chiamato il Signore degli eserciti, come raduna l'innumerevole esercito degli angeli? Hanno una molteplicità che va ben oltre la nostra concezione, eppure egli può disporne con la stessa facilità con cui un ufficiale può fare con una piccola parte di un esercito. Li chiama, come chiama le stelle, con i loro nomi; Nessuno è trascurato, non uno fuori posto. La multiforme sapienza di Dio si vede anche nel modo in cui i milleduecento milioni di uomini sulla terra vengono trattati in un solo momento. Il problema qui è stato complicato dall'ingresso del peccato. Molteplici sono le fasi del peccato, e molteplici sono i metodi con cui egli cerca di sloggiare gli uomini dal loro peccato. Ma questo molteplice problema del mondo dell'umanità è da lui risolto più facilmente di quanto il problema di una singola famiglia sia affrontato da noi. Ma è nella Chiesa che si deve vedere in modo evidente la multiforme sapienza di Dio. E, in primo luogo, si deve vedere in quel punto generale riguardante la Chiesa che l'apostolo ha considerato, cioè l'inclusione dei Gentili dopo che erano stati così a lungo esclusi. Può sembrare che l'esclusione di qualcuno dai privilegi della Chiesa fosse un riflesso della sapienza divina. Non è stato sacrificare i loro interessi se non si è fatto uno sforzo per la loro salvezza insieme a quella degli altri? Ma il problema era molto più grande di così. Se ci fosse sempre stata una comprensione di tutte le nazioni, il risultato sarebbe stato probabilmente l'estinzione della religione. Non dobbiamo pensare che Cristo sarebbe potuto venire, e il suo vangelo essere promulgato, in qualsiasi momento. Se la dispensazione del Vangelo fosse stata introdotta al tempo dell'elezione di Abrahamo, possiamo supporre che sarebbe stata gettata via. Colui al quale mille anni sono come un giorno doveva guardare non al massimo bene degli uomini allora, ma al massimo bene degli uomini per tutti i tempi. E così ordinò un lungo periodo di preparazione, sia negativa nel far emergere ciò che gli uomini non potevano fare, sia positiva nel modo di insegnare per tipo e di agire provvidenzialmente. E non portò Cristo nel mondo finché non vide come la sua verità poteva avere una presa salda ed essere proclamata ampiamente alle nazioni. E sebbene il vangelo abbia ancora molto da fare, si trova in una posizione tale che ora non può essere perduto. Ma questa era solo una parte di uno scopo più ampio. "Secondo l'eterno proposito che egli si propose in Cristo Gesù, nostro Signore". Dobbiamo portare dentro l'intero proposito di Dio riguardo alla Chiesa. Questo proposito si propose nell'eternità. Era uno scopo che attraversava i secoli. In Cristo egli vedeva la Chiesa nella completezza della sua idea, in tutto il suo sviluppo. E, con questo chiaro davanti alla sua mente, poteva pazientemente attendere attraverso i secoli il più completo dispiegarsi del suo proposito. Come Cristo è chiamato la Sapienza di Dio, così possiamo aspettarci di vedere nella sua Chiesa una sapienza molteplice come Lui. Che elemento nel piano della redenzione, che il Redentore fosse un Essere Divino nella natura umana! Come si riconciliano la giustizia e la misericordia nella sua croce! Come viene perdonato il peccato mentre Dio allo stesso tempo manifesta la sua detestazione per esso! Quanto sono molteplici i modi attraverso i quali gli uomini sono introdotti nella Chiesa! Quale sarà l'aggiustamento finale delle cose è un mistero per noi, come lo è senza dubbio per gli angeli. Ma ci troviamo in questa posizione che, in ciò che ci è già stato mostrato della multiforme sapienza di Dio, possiamo guardare con speranza alla riconciliazione finale

VII RITORNO AL PRIVILEGIO DELLA POSIZIONE CRISTIANA. "Nel quale abbiamo baldanza e accesso in fiducia mediante la nostra fede in lui". Cristo era l'Oggetto della loro fede. Comprendendo per fede ciò che egli era, il provvedimento da lui preso, il grande amore che portava loro, essi ebbero lo spirito di figli. In Galati 3:26 è detto: "Voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù". Cioè, abbiamo la posizione dei bambini. Qui il pensiero è, abbiamo la disposizione dei bambini

1. Lo spirito di audacia. Avevano uno stato d'animo libero, gioioso, come se avessero un interesse per Cristo. Furono liberati dal timore dell'ira. Non erano del numero di coloro che, per paura della morte, furono per tutta la vita soggetti alla schiavitù

2. Nella vicinanza a Dio nel Dio-Uomo avevano lo spirito di fiducia. Ebbero quella fiducia che Adamo aveva perduto. Avevano la fiducia a cui Paolo altrove dà un'alta espressione: "Poiché io sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore".

VIII ESORTAZIONE GUARDANDO INDIETRO AL PRIMO VERSETTO. "Perciò vi chiedo di non venirvi meno di fronte alle mie tribolazioni per voi, che sono la vostra gloria". Egli suppone che essi si sarebbero preoccupati per le sue tribolazioni, come quelle che avevano sopportato per loro. Come si poteva portare avanti la causa di Cristo, quando uno strumento così importante giaceva prigioniero a Roma? Ma egli volle che non venissero meno, adducendo la considerazione che queste sue tribolazioni erano la loro gloria. Se egli si fosse dimostrato infedele ai loro interessi, e si fosse ritirato dalle persecuzioni, ciò sarebbe stato un discredito nei suoi confronti come un discredito nei confronti del Fondatore della Chiesa, e in tal caso essi sarebbero stati tentati di disperare del cristianesimo. Ma, poiché egli era rimasto fedele a loro di fronte alle persecuzioni, ciò recava loro onore, ed era adatto ad avere un effetto confermante ed elevante su di loro come Chiesa.

OMELIE di d. thomas Versetti 1-13.-

Aspetti del vero ministero evangelico

"Per questa ragione io, Paolo, il prigioniero di Gesù Cristo per voi, Gentili, se avete udito parlare della dispensazione della grazia di Dio che mi è stata data per voi, come per rivelazione egli mi ha fatto conoscere il mistero; come ho scritto prima in poche parole, per cui, quando leggerete, potete comprendere la mia conoscenza del mistero di Cristo che in altre epoche non fu resa nota ai figli degli uomini, come è ora rivelata ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito; affinché i Gentili fossero coeredi e dello stesso corpo e partecipi della sua promessa in Cristo mediante l'evangelo, di cui io sono stato costituito ministro, secondo il dono della grazia di Dio che mi è stata data mediante l'opera efficace della sua potenza. A me, che sono il più piccolo di tutti i santi, è data questa grazia, che io predichi fra i Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo; e per far vedere a tutti qual è la comunione del mistero, che fin dall'inizio del mondo è stato nascosto in Dio, che ha creato tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo, affinché ora ai principati e alle potenze che sono nei luoghi celesti sia conosciuta dalla Chiesa la multiforme sapienza di Dio, secondo l'eterno disegno che egli si è proposto in Cristo Gesù, nostro Signore, nel quale abbiamo fiducia e accediamo con fiducia mediante la fede in lui. Perciò desidero che non vi scoraggiate di fronte alle mie tribolazioni per voi, che è la vostra gloria". Omileticamente, l'intero passaggio, in cui ci sono molte digressioni e molte espressioni complicate, può essere considerato come l'esibizione di un vero ministro del vangelo sotto tre aspetti: come soggetto di sofferenza vicaria, come destinatario di idee divine e come messaggero di misericordia redentrice

I IL SOGGETTO DELLA SOFFERENZA VICARIA. Paolo parla di se stesso come di un "prigioniero di Gesù Cristo per voi Gentili", e nel tredicesimo versetto dice: "le mie tribolazioni per voi". Come apostolo, le sofferenze di Paolo furono grandi; altrove ne dà un breve catalogo Corinzi, ecc.; Ma tutte le sue grandi sofferenze come apostolo erano vicaria, erano per gli uomini che si sforzava di aiutare. "Tutto per voi Gentili". Offriamo tre osservazioni riguardo alle sue sofferenze per procura, come un vero ministro del vangelo

1. Erano intensi. Quale angoscia mentale è implicata nell'espressione: "Poiché vorrei essere maledetto da Cristo per i miei fratelli, miei parenti secondo la carne"! Secondo Dean Alford, il dottor Wordsworth, il professor Plumptre, Jowett e i nostri migliori critici, questo significa un desiderio così angosciante per la salvezza degli uomini che spingerebbe i più terribili sacrifici per realizzarlo. In un altro luogo egli rappresenta il suo stato d'animo come un' angoscia da parto. "Soffro di nuovo per il parto". E ancora: "Soffro afflizione, come un malfattore, fino ai legami". E di nuovo dice: "Io sopporto ogni cosa per gli eletti, affinché ottengano la salvezza che è in Cristo Gesù" 2Timoteo 2:9 Ogni vero ministro del vangelo sa qualcosa di questa intensa sofferenza spirituale per gli altri. Quali sollecitudini, delusioni, lotte dell'anima ha! Cantici era il desiderio anche di Mosè per il bene degli altri, che disse: "Se vuoi perdonare i loro peccati, e se no, ti prego, cancellami dal tuo libro che hai scritto" Esodo 32:32

2. Erano volontari. La società umana è organizzata in modo tale che una certa quantità di sofferenza vicaria si abbatte su tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro scelta, e persino contro la loro scelta. Gli innocenti soffrono per i colpevoli, i bambini soffrono a causa dei peccati dei loro genitori. La generazione presente geme sotto i fardelli del passato. Ma le sofferenze vicarie di Paolo, come ministro, erano volontarie, egli vi entrava liberamente. L'amore di Cristo lo ha "costretto" a mettersi al posto degli uomini sofferenti, a sentire con loro e per loro. Perciò dice: "Chi è debole e io non sono debole? chi si è offeso, e io non brucio?" 2Corinzi 11:29

3. Erano simili a Cristo. Mentre ci sono punti che distinguono le sofferenze vicarie di Cristo, sia nella loro natura che nella loro quantità, dalle sofferenze vicarie di quelle dei suoi ministri, tuttavia ci sono punti di accordo che sono degni della nostra attenzione. Che tale corrispondenza esista è suggerito dalla somiglianza del linguaggio delle Scritture con cui entrambi sono esposti. Entrambi sono rappresentati come sopportati per i peccatori e per effettuare la loro salvezza. Infatti, Paolo parla di tutta la sua vita come di un sacrificio Filippesi 2:17 Due punti di analogia sono particolarmente degni di nota

1 Entrambi parteciparono a un intenso dolore a causa dei peccati umani. Il dolore di Cristo a causa del peccato fu intenso, agonizzante e di portata insondabile. "O Gerusalemme, Gerusalemme", ecc. Paolo partecipò in una certa misura a questo sentimento. "Dei quali vi dico, anche piangendo, sono nemici della croce di Cristo". In verità, le sofferenze vicarie di tutti i veri ministri partecipano a questo. Anche quelli dell'Antico Testamento lo sentivano. Geremia dice: "Oh, se i miei occhi fossero fontane d'acqua", ecc.! e il salmista: "Ho visto la via dei trasgressori e ne sono stato rattristato".

2 Entrambi partecipavano a un'intensa ansia per la salvezza dell'uomo. Riportare l'uomo alla conoscenza, all'immagine e alla comunione di Dio era l'unico grande obiettivo di Cristo. Per questo lavorò, per magro agonizzò, sanguinò e morì. Il grande obiettivo di Paolo era quello di essere sottile. "Poiché , quand'anche fossi libero da tutti gli uomini, tuttavia mi sono fatto servo di tutti, per poter guadagnare di più. E per i Giudei divenni come un Giudeo, per guadagnare i Giudei; a quelli che sono sotto la legge, come sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; a quelli che sono senza legge, come senza legge non essendo senza legge a Dio, ma sotto la legge a Cristo, per guadagnare quelli che sono senza legge. Io mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; io sono stato fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo alcuni" 1Corinzi 9:19-22 E in un altro passo dice: "Io sono contento tutti in ogni cosa, non cercando il mio profitto, ma il profitto di molti, affinché siano salvati" 1Corinzi 10:33 la mia posizione è che questa sofferenza intensa, volontaria, simile a quella di Cristo, vicaria, non solo caratterizza sempre la storia di ogni autentico ministro di Cristo, ma è una qualifica essenziale per l'ufficio. Paolo sentiva che la sua grande efficienza nell'opera dipendeva dalla sua vicinanza a Cristo nella quantità delle sue sofferenze per procura. Che cos'altro intendeva quando disse: "Io , Paolo, mi rallegro delle mie sofferenze per voi, e colmo ciò che è dietro le afflizioni di Cristo nella mia carne per amore del suo corpo, che è la Chiesa"? Colossesi 1:24

II IL DESTINATARIO DELLE IDEE DIVINE. "Per rivelazione egli mi ha fatto conoscere il mistero", ecc. Le verità del Vangelo che Paolo dovette proclamare ai Gentili non derivavano da alcuna fonte umana. Non erano le deduzioni della sua ragione o le intuizioni della sua anima, ma gli erano state rivelate da Dio. "Non l'ho mai ricevuto da un uomo", disse, "né mi è stato insegnato, se non per rivelazione di Gesù Cristo" vedi Atti 16 Abbiamo un resoconto di questa rivelazione data da Patti stesso. È la gloria dell'uomo che può ricevere idee dal grande Dio stesso. Egli ha ciò che nessun'altra creatura sotto il cielo possiede: la capacità di accogliere i pensieri dell'Infinito. È essenziale per un vero ministro che faccia questo

Egli non può offrire alcun aiuto spirituale all'umanità se non lo fa. Le sue idee non hanno il potere di aiutare la sua razza. Le idee per illuminare, elevare e benedire le anime devono venire da Dio. Quindi ciò che Paolo diede ai Gentili, ci dice, venne per rivelazione. Due osservazioni sono suggerite dal passaggio in relazione all'idea

1. Era stato a lungo nascosto. Lo chiama il mistero: "Il mistero che in altre epoche non è stato fatto conoscere". Era un mistero non nel senso di incomprensibilità, ma nel senso di non essere scoperto. Non era stato rivelato, e quindi sconosciuto alle generazioni passate. L'intero vangelo era una volta un mistero; era nella mente di Dio come un'idea non rivelata all'universo

2. Era molto grandioso. L'idea particolare a cui l'apostolo si riferisce qui è questa, che i Gentili dovevano partecipare alla salvezza del vangelo, e unirsi in un solo corpo con gli Ebrei. "Affinché i Gentili siano coeredi e dello stesso corpo, e partecipi della sua promessa in Cristo per mezzo del vangelo". Grande idea questa! Che i poveri Gentili divenissero "eredi" della stessa eredità degli Ebrei, membri dello stesso grande "corpo" spirituale degli Ebrei, partecipi della stessa grande "promessa" degli Ebrei. L'idea che Paolo ebbe da Dio era l'unione di tutte le razze del mondo in una grande confederazione spirituale

3. Era estremamente antico. "Fin dal principio del mondo è stato nascosto in Dio". Questa era l'idea che Paolo ci dice essere stata rivelata a lui e ai santi apostoli e profeti dallo Spirito. Ogni vero ministro del vangelo è il destinatario delle idee divine

III IL MESSAGGERO DELLA MISERICORDIA REDENTRICE. Qui Paolo parla di se stesso come del "ministro" delle cose che gli sono state rivelate. "Di che sono stato fatto ministro", ecc. Ciò che riceveva doveva comunicarlo. Il brano indica alcune cose riguardo a un vero messaggero di misericordia redentrice

1. La designazione divina all'ufficio. "Sono stato fatto ministro, secondo il dono della grazia di Dio che mi è stata data mediante l'efficace esercizio della sua potenza". L'ufficio di un vero ministro è un dono di grazia, un dono di grazia, che giunge all'anima mediante l'efficace azione della potenza di Dio. Paolo sentiva di essere diventato un messaggero di queste verità, non per la sua ricerca o per i suoi meriti, ma per la grazia di Dio. Né per la sua inclinazione nativa, ma per l'efficace azione della potenza di Dio, riferendosi, senza dubbio, all'energia divina nella sua conversione. Ogni uomo deve sperimentare questa energia divina prima di poter diventare un vero messaggero di misericordia redentrice. Dio deve operare in lui prima che egli possa operare per mezzo di lui

2. Lo spirito umile dell'ufficio. "A me, che sono il meno piccolo di tutti i santi, è data questa grazia". L'espressione significa, che sono incomparabilmente il più piccolo di tutti i santi, che non sono degni di essere annoverati tra loro. Il ricordo della sua condotta passata e la solenne grandezza dell'opera a cui era chiamato lo impressionarono profondamente con il senso della propria indegnità. L'umiltà è essenziale per questa grande opera; È quando un uomo sente la sua debolezza che è veramente forte nel ministero della verità. Un profondo senso della nostra insufficienza è essenziale per renderci sufficienti per questo di tutti gli uffici il più grande e importante. Colui che si sente il "più piccolo di tutti i santi" diventerà il più grande di tutti i predicatori

1. Il grande argomento dell'ufficio. Qual è il grande tema del predicatore del vangelo? Fatti scientifici, speculazioni filosofiche, teorie teologiche? No; "le imperscrutabili ricchezze di Cristo". La parola "imperscrutabile" ricorre solo in un altro punto del Nuovo Testamento, Romani 11:33, dove è resa "oltre la conoscenza". Al di là della scoperta, non tanto nel senso del mistero, quanto nel senso dell'inesauribilità. È un oceano le cui profondità sono insondabili e la cui larghezza e lunghezza si estendono all'infinito. Queste "imperscrutabili ricchezze" di Cristo, a differenza delle ricchezze materiali, soddisfano l'anima, nobilitano l'uomo, durano in eterno

2. Il carattere illuminante dell'ufficio. "Per far vedere a tutti gli uomini qual è la comunione del mistero". L'idea è di illuminare tutti riguardo alla misericordia redentrice di Dio, i Gentili così come gli Ebrei. L'opera di un vero ministro del vangelo è quella di far vedere agli uomini le cose divine, di portarle davanti ai loro occhi e di indurli a guardarle con serietà e fermezza

3. Il portamento angelico dell'ufficio. "Affinché ora ai principati e alle potenze che sono nei luoghi celesti sia conosciuta dalla Chiesa la multiforme sapienza di Dio". Diversi pensieri sono impliciti in questo passaggio

1 Che ci sono nell'universo una gradazione di intelligenze angeliche. "Principati e potenze nei luoghi celesti".

2 Che è di grande importanza che studino la multiforme sapienza di Dio

3 Che la Chiesa cristiana offre loro una grande opportunità per studiare questo glorioso argomento. La Chiesa è l'effetto, la manifestazione e l'organo della multiforme o diversificata sapienza di Dio

4 Che l'uso della Chiesa per questo scopo era secondo l'eterno piano di Dio. "Secondo l'eterno proposito che egli si propose in Cristo Gesù, nostro Signore".

4. Gli alti privilegi dell'ufficio. "Nel quale abbiamo baldanza e accediamo con fiducia mediante la fede in lui". "L' accumulo di sostantivo in questa frase", dice Hedge, "l'audacia, l'accesso, la fiducia, mostra che il. re non era una parola che potesse esprimere ciò che Paolo sentiva in vista della completa riconciliazione degli uomini con Dio attraverso la mediazione di Gesù Cristo". I privilegi di un vero ministro del vangelo, come indicato in Versetti. 12, 13, sono:

1 Accesso libero e senza paura al grande Dio

2 Il sostegno divino nelle varie prove della vita

"Perciò desidero che non veniate meno di fronte alle mie tribolazioni per voi, che è la vostra gloria" Paolo era ora prigioniero a Roma, eppure sentiva quel sostegno interiore che gli permetteva di esortare i santi di Efeso a non venir meno o a non scoraggiarsi per causa sua. Questo, in breve, è il punto di vista che questo passaggio presenta di un vero ministro del vangelo. Egli è un uomo di sofferenza vicaria, un destinatario di idee divine, un messaggero di misericordia redentrice. Dove sono i predicatori che rispondono a questo schizzo? Lasciate che questi uomini riempiano i nostri pulpiti, e la conversione della nostra Inghilterra non sarà molto lontana; e quando tutta l'Inghilterra diventerà una vera Chiesa, il mondo intero sarà rapidamente conquistato a Cristo.

OMELIE DI W.F. ADENY versetto 1.-

"Il prigioniero di Cristo Gesù".

S. Paolo scrive dalla sua prigione romana, con le irritanti costrizioni della sua reclusione costantemente intorno a lui. C'è un pathos nella situazione che deve muovere la simpatia del lettore; Eppure c'è in essa una dignità e persino una gloria che ci fanno sentire che l'occasionale riferimento dell'Apostolo ai suoi legami è principalmente un motivo per dare maggior peso e solennità alle sue persuasive esortazioni

IO , IL FEDELE SERVITORE DI CRISTO, POSSA DIVENTARE PRIGIONIERO DELLA SUA CAUSA. San Paolo fu chiamato all'apostolato da una posizione mondana di grande influenza e di brillanti prospettive. Era l'uomo più dotato e più devoto della Chiesa cristiana. Nessuno lavorò più assiduamente e nessuno ottenne un successo più marcato. Eppure si è arrivati a questo, che il grande, onorato apostolo giace incatenato in una prigione romana, la sua vita alla mercé del "ragazzo pazzo" Nerone. La fine si sarebbe potuta aspettare in questa forma. "Il discepolo non è da più del suo padrone, né il servo da più del suo padrone." Se il Signore è stato crocifisso, ci stupiremo che il servo sia in prigione? Ancora alcuni sono perplessi e delusi, non per aver sofferto queste grandi difficoltà, ma per aver dovuto portare una croce per Cristo. Il cristianesimo è la religione della croce per il cristiano come per Cristo

IL CRISTIANESIMO LIBERALE PUÒ METTERE IN PERICOLO LA LIBERTÀ DEL SUO AVVOCATO. San Paolo era prigioniero "a favore di voi Gentili". Sappiamo, dalla storia degli Atti, che fu a causa dell'inimicizia degli Ebrei che l'apostolo fu accusato davanti al governo romano, e che questa inimicizia fu suscitata dalla gelosia che provavano per il fatto che egli predicava il vangelo ai Gentili e sosteneva il diritto dei Gentili all'uguaglianza con gli Ebrei. San Paolo era il predicatore del cristianesimo più liberale del suo tempo, e quindi fu gravemente frainteso e osteggiato più aspramente. Coloro che si sentono chiamati a predicare punti di vista più liberali di quelli sanzionati dalle opinioni prevalenti dell'epoca possono aspettarsi opposizione, ma possono imparare il dovere del coraggio e della fedeltà alla verità, e possono essere incoraggiati pensando ai soli che soffrono nella stessa causa nei giorni passati, quando le opinioni più ampie e le dottrine più libere erano contrastate più vigorosamente di quanto non possano esserlo ora. I nobili campioni del cristianesimo liberale, da San Paolo a Maurizio, hanno ottenuto vittorie sostanziali da cui noi traiamo profitto

III È MEGLIO ESSERE PRIGIONIERI PER CRISTO E PER LA VERITÀ LIBERALE CHE ESSERE IN LIBERTÀ SENZA CRISTO E IN UNA RISTRETTEZZA POCO CARITATEVOLE. Dopo tutto, il prigioniero di Roma è più da invidiare che da compatire. Egli era il prigioniero di Cristo, e Cristo era con lui nella sua schiavitù. La Sua era la vera benedizione di coloro che sono perseguitati a causa della giustizia. San Paolo era il campione della libertà in opposizione alle restrizioni dell'ebraismo, e questa vera libertà spirituale non poteva essere distrutta da catenacci e sbarre

"I muri di pietra non fanno una prigione, né le sbarre di ferro una gabbia."

Il sognatore immortale godeva di grande libertà nella prigione di Bedford quando viaggiava fino alle alture di Beulah e quasi fino alle porte della città celeste

IV IL PRIGIONIERO CHE SOFFRE PER UNA BUONA CAUSA PONE GRANDI OBBLIGHI SU TUTTI COLORO CHE NE BENEFICIANO. San Paolo si appella silenziosamente alla sua prigionia come motivo di preghiera Versetto 14 e di esortazione Efesini 4:1 Le sofferenze dei grandi martiri della libertà del passato spingono noi, che siamo entrati nell'eredità guadagnata con la loro fatica e morte, di essere fedeli a un così grande deposito, di camminare in modo degno di esso usando la nostra libertà come un'opportunità per il più alto servizio d'amore, e di preservarla da tutte le usurpazioni e di trasmetterla ai nostri figli liberi da nuove restrizioni di dogma teologico o di dominio ufficiale.

2 Se avete udito parlare della dispensazione della grazia di Dio. Qui inizia la digressione. Le parole, "se avete udito", ecc., non denotano un'incertezza, ma sono un delicato ricordo. Senza dubbio ne avevano sentito parlare quando era a Efeso e, come egli osserva nel Versetto 3, ne aveva già scritto brevemente. La grazia è qui usata in un senso più ristretto rispetto a Efesini 1:2 - nel senso di favore divino, onore, privilegio - lo stesso che in Versetto 8, "A me ... Questo favore è dato". Che mi è stato dato per te. La grazia o favore che si intende è quella per cui Paolo fu costituito apostolo delle genti. Benché si sentisse profondamente allontanato dalla predicazione ai suoi connazionali, Atti 22:18 accettò con benevolenza la nuova sfera che gli era stata assegnata, e magnificò il suo ufficio Romani 11:13

Versetti 2-5.-

Privilegi dispensazionali dei Gentili

L'apostolo ricorre a un argomento già trattato in poche parole" nel primo capitolo - parole che chiede loro di leggere, affinché possano comprendere pienamente il suo significato - riguardo alla nuova posizione dei Gentili nel regno di Dio. La loro posizione era determinata da una dispensazione, cioè da una disposizione organizzata in tutte le sue parti in relazione allo spazio e al tempo; poiché Dio opera per ordine nella grazia così come nella natura. Considera-

IO L'ORIGINE DI QUESTA DISPENSAZIONE. "La grazia di Dio mi è stata data per te". Fu un atto di favore divino scegliere l'apostolo come la persona attraverso la quale "il mistero" della dispensazione doveva essere, non solo rivelato, ma applicato nei suoi effetti redentori ai pagani di Efeso. Non era l'onore o l'autorità che vi era implicata che la rendeva preziosa ai suoi occhi; era il privilegio di far conoscere le imperscrutabili ricchezze di Cristo. Così, come un buon amministratore dei misteri di Dio, era la delizia della sua vita dispensarli in tutta la loro misericordiosa molteplicità alla famiglia di Dio

II IL MISTERO CHE AVVOLSE LA DISPENSAZIONE PER SECOLI

1. È chiamato "il mistero di Cristo", non perché ne sia l'Autore, ma perché ne è il Centro o il Soggetto; poiché includeva molto di più della verità che i Gentili erano concittadini dei santi. Cristo è il Mistero della pietà, in quanto è Dio manifestato nella carne, ma lo è enfaticamente come "Cristo, la Speranza della gloria" per i Gentili Colossesi 1:27

2. Esso è stato nascosto per secoli ai figli degli uomini, sia Giudei che Gentili. Un mistero è o qualcosa che è stato nascosto, forse per secoli, e che probabilmente non sarebbe mai stato scoperto se la voce della rivelazione non lo avesse proclamato, o qualcosa che, anche quando è rivelato, trascende la capacità delle facoltà umane di comprenderlo. Ora, l'Incarnazione è un mistero in questo duplice senso; ma la chiamata dei Gentili, come parte del "mistero di Cristo", è un mistero solo nel primo senso. Gli ebrei sapevano da sempre che i Gentili avrebbero condiviso le benedizioni del regno del Messia, e l'apostolo Paolo cita le predizioni dell'Antico Testamento per dimostrare il fatto; Romani 9:25-33 ma non si sapeva che i Gentili sarebbero stati inclusi nella cerchia del privilegio religioso mediante il completo sacrificio della teocrazia ebraica e la ricostituzione della religione su una base perfettamente nuova, progettata equamente per tutta l'umanità, sotto la quale le vecchie distinzioni tra Giudeo e Gentile sarebbero state eliminate. Non ci doveva essere più spazio per il particolarismo ebraico. La dispensazione che doveva portare il mondo ai suoi ultimi destini doveva essere universale come quella contenuta nella prima promessa fatta ai nostri progenitori

3. La rivelazione del mistero. Cantici, per quanto riguardava una missione presso i Gentili, fu rivelata per la prima volta all'apostolo Paolo al momento della sua conversione, poiché quando Cristo gli apparve durante il suo viaggio verso Damasco, disse: "Io sono apparso a te per questo, per fare di te un ministro e un testimone... liberandoti dal popolo e dai pagani, ai quali ora ti mando, per aprire i loro occhi e convertirli dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio" Atti 26:16-18 Ma l'esibizione più completa del privilegio dei Gentili si fa in questa gloriosa Epistola come altrove. Fu una rivelazione fatta dal Signore stesso Galati 1:12 Ma fu fatta specialmente agli "apostoli e ai profeti", entrambi appartenenti alla nuova dispensazione, l'unica classe di uomini ispirati ad essa collegati che ricevettero informazioni speciali dallo Spirito Santo, che scruta le cose profonde di Dio, riguardo al nuovo sviluppo del regno. La rivelazione era, in verità, una rivelazione di fatti oltre che di verità. La chiamata dei Gentili fu resa manifesta dalla discesa dello Spirito su Cornelio e dall'ampio successo del Vangelo tra i Gentili, cosicché la logica dei fatti rafforzò magnificamente le rivelazioni più formali degli "apostoli e dei profeti".

4. La sostanza della rivelazione. "Che i Gentili sono coeredi, e dello stesso corpo, e partecipi della sua promessa in Cristo per mezzo del vangelo." Questi sono i tre punti del privilegio dei Gentili. Essi non dovevano ricevere le benedizioni del regno del Messia fondendosi come proseliti nella vecchia teocrazia, che doveva dimorare in tutto il suo ristretto ritualismo

1 I Gentili sono coeredi. Il possesso per eredità implica le idee di diritto, certezza e inalienabilità. Tutto ciò che è coinvolto nei benefici del patto di grazia è la nostra eredità. Ora, i Gentili sono "eredi di Dio e coeredi di Cristo" così come gli Ebrei, solo perché sono "figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù". Non possono essere eredi a meno che non siano figli; Non possono essere bambini se non hanno fede. E poiché hanno fede, sono la progenie di Abramo. "E se siete di Cristo, allora siete progenie di Abramo, ed eredi secondo la promessa" Galati 3:29 L'interesse dei Gentili per l'eredità può essere recente, ma è intero e al di là di ogni cavillo. Giudei e Gentili hanno una parte uguale di tutte le benedizioni dell'eredità

2 I Gentili sono dello stesso corpo. Questo segna una relazione più intima. Erano tutti Giudei e Gentili allo stesso modo, battezzati in un solo corpo da un solo Spirito, e così fusi in un solo stato-Chiesa, con Cristo come Capo di entrambi. Ma mentre erano così, come membri di un solo corpo, partecipi di una vita comune, il Gentile non era lì con il permesso del Giudeo, o il Giudeo con il permesso del Gentile. Entrambi furono ugualmente battezzati in esso dallo Spirito. L'unione in un solo corpo cancella tutte le precedenti distinzioni di carattere o di cultura, e tutte le varietà nel privilegio dispensazionale; perché non c'è scisma nel corpo. La parte giudaica della Chiesa al tempo dell'apostolo combatté strenuamente contro la dottrina dell'unico corpo

3 I Gentili sono partecipi della promessa. Questo si riferisce non tanto alla promessa di redenzione fatta per la prima volta ad Adamo, ripetuta ad Abramo e incarnata in molte predizioni dell'Antico Testamento, quanto alla promessa dello Spirito, che ci permette di realizzare tutte le benedizioni implicate in questa prima promessa. Questa fu, in verità, la benedizione di Abramo che scese sui Gentili Galati 3:14 Si realizzò in modo evidente quando, secondo le parole dell'apostolo Pietro, "lo Spirito Santo scese su di loro come su di noi". Non c'è promessa del nuovo patto che non sia ugualmente sicura per i Gentili e per gli Ebrei. Tutti e tre i punti del privilegio dei Gentili, che espongono apparentemente la relazione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e sono rappresentati in una sorta di climax spirituale, sono realizzati mediante l'unione con Cristo, reso noto a noi nel vangelo. La salvezza è centrata, come suo fondamento oggettivo, in Cristo Gesù, e il vangelo è il mezzo attraverso il quale viene applicata soggettivamente ai peccatori e all'umanità.

3 Come questo, per rivelazione, mi fu fatto conoscere il mistero. Il mistero, come si dirà in seguito Versetto 6, non era il vangelo in sé, ma la sua destinazione tanto ai pagani quanto agli ebrei; sebbene, come appare in seguito, questa pienezza di benedizione sia in realtà la grande gloria del vangelo. Il mistero, ciò che è noto solo agli iniziati, non denota qui una cosa oscura nella sua natura, ma solo qualcosa che era stato nascosto alla vista. Erano solo gli iniziati che ora sapevano che Dio aveva progettato il vangelo sia per i Gentili che per gli Ebrei. Paolo era stato iniziato "per rivelazione", non per la sua propria facoltà di riflessione, non per il suo studio della Scrittura, non per comunicazione da parte di uomini eterei, ma per una comunicazione speciale da parte di Dio Galati 1:12 Come ho scritto prima in poche parole. Dove? In un'altra epistola? No; ma nella prima parte di questa Epistola Efesini 1:9 2:18, ecc. Se si dice che le allusioni in questi luoghi all'argomento in questione sono piuttosto vaghe e generiche, l'apostolo lo ammette virtualmente: ne ha scritto "in poche parole"; ma, poiché è una verità grande e gloriosa, ritorna ad essa per ampliarla e metterla in una luce più brillante

4 In base al quale, quando leggerete, comprenderete la mia conoscenza del mistero di Cristo. A proposito di ciò, cioè di ciò che ho scritto prima: per renderlo più intelligibile, scrivo ora sull'argomento in modo più completo, in modo che tu possa vedere che il tuo insegnante è completamente informato su questa materia del mistero in Cristo, questo scopo un tempo nascosto ma ora rivelato della sua grazia

5 Che non è stato fatto conoscere ai figli degli uomini nelle altre generazioni. Sebbene non si tratti di un nuovo scopo, la conoscenza di esso è nuova. Abramo, Davide e i profeti, per quanto conoscessero Cristo e la pienezza della benedizione in lui per tutte le famiglie della terra, non conoscevano la piena estensione della grazia di Dio per i Gentries, non sapevano che il muro di mezzo doveva essere completamente abbattuto e che ogni disuguaglianza sarebbe stata rimossa. Questo potrebbe sembrare gettare qualche dubbio sulla realtà di questa dottrina; ma Dio lo tenne segreto di proposito, e coloro per mezzo dei quali ora lo ha rivelato sono degni di ogni riguardo. Come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti nello Spirito. Non è rivelata solo a Paolo, sebbene egli abbia il privilegio di annunciarla ai Gentili, ma all'intero corpo dei "santi apostoli e profeti". La designazione di "santi apostoli" è rara; è usato qui per magnificare l'ufficio, per mostrare che coloro che il Capo della Chiesa aveva riservato per sé erano strumenti adatti a ricevere una rivelazione così importante. I "profeti" qui sono senza dubbio profeti del Nuovo Testamento, vedi Efesini 2:20 il contrasto è con "figli di uomini di altre generazioni". Si può fare riferimento all'esperienza e al decreto del Concilio di Gerusalemme, guidato dallo Spirito Santo, vedi Atti 15:28

6 Che i Gentili siano coeredi - eredi con gli Ebrei della stessa eredità vedi Efesini 1:11 - e membra del corpo questa figura è ripetuta e applicata in, Efesini 4:4,16,25 e partecipi della promessa in Cristo Gesù attraverso il vangelo - la promessa ad Abramo: "In te e nella tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra". Essi non ottengono questa benedizione indirettamente attraverso gli Ebrei, o diventando Ebrei, ma direttamente, come Gentili; e divengono coeredi, confratelli e partecipi "in Cristo Gesù", godendo in lui di tutti i privilegi, in uno stato di unione e comunione con lui. A questo stato essi sono invitati e ammessi attraverso il vangelo; Ricevendo la buona novella, essi accedono a queste benedizioni. Romani 10:15,18 Questa dichiarazione di uguaglianza religiosa tra Giudei e Gentili è forte, chiara, completa; tanto più notevole che Paolo stesso aveva pregiudizi giudaici così forti; solo uno di più cara perspicacia e di sommo coraggio poteva proclamare la verità con tanta enfasi; non c'è da meravigliarsi se molti Giudei credenti, meno illuminato e meno coraggioso, rifuggiva dalle sue affermazioni come troppo forti

7 Di cui io sono diventato ministro, non sono cresciuto gradualmente fino all'ufficio, ma sono diventato, in un dato momento e luogo, un ministro, un diakonov, un servitore. Secondo il dono della grazia di Dio. L'ufficio di servire Cristo era un dono, molto immeritato da parte di Paolo, che era stato un persecutore e un ingiurioso, ma che scaturiva dalla grazia gratuita di Dio, la sua sovrana, immeritata misericordia. che mi è stato dato secondo l'azione della sua potenza. Questo denota il modo del dono; il dono stesso, l'apostolato dei Gentili, sarebbe stato poco se non fosse stato accompagnato dalla potenza divina. L'ufficio spirituale senza potere spirituale è miserabile; ma nel caso di Paolo c'era il potere oltre che l'ufficio; non solo il potere di operare miracoli, come alcuni hanno sostenuto, ma oltre a questo, il potere dell'intuizione spirituale nel significato della Scrittura: potere di esposizione, potere di dimostrazione, potere di persuasione comp. 1Tessalonicesi 1:5; Atti 14:1; 1Corinzi 4:7, ecc. Paolo riconobbe con gratitudine che tutta la potenza del suo ministero era di Dio, non la sua 1Corinzi 3:6,7

8 A me, che sono il più piccolo di tutti i santi, non solo degli apostoli e dei profeti, ma anche di tutti i credenti: una profonda espressione di umiltà, fondata non solo sulla sua carriera di persecutore, ma sulla sua coscienza del peccato, della ribellione innata contro la Legge di Dio, delle fonti di desiderio illecito nella sua carne Romani 7:18; 1Timoteo 1:13-15 che lo fa sentire se stesso, nel cuore e nell'essenza, il capo dei peccatori. Il senso del peccato di solito non è proporzionato agli atti di trasgressione esteriore, ma alla comprensione delle sorgenti del male nel proprio cuore, e della vera natura del peccato come antagonismo diretto al Dio santo. È stata data questa grazia. La terza volta in questo capitolo parla del suo ufficio come di un frutto della grazia, mostrando che, nonostante fosse prigioniero a causa di esso, e tutti i pericoli che comportava, 2Corinzi 11:24-27 fu sopraffatto dall'immeritata bontà di Dio nel conferirgliela. Era sostanzialmente il posto di un missionario straniero, con a malapena un conforto umano! Predicare tra i pagani le imperscrutabili ricchezze di Cristo; eujggelisasqai, evangelizzare, annunciare la buona novella. La forza dell'euj non è data nella "predicazione", ma l'idea è ampiamente trasmessa dalle parole che seguono. L'equilibrio dell'autorità per toiv eqnesi, "ai Gentili", e ejn toiv eqnesi, "tra i Gentili", è quasi uguale; il significato è davvero lo stesso

Eqnov, pagano, era un nome quasi offensivo, eppure a quel nome l'apostolo associa le più alte benedizioni di Dio. Le imperscrutabili ricchezze di Cristo; Due parole attraenti, ricche e imperscrutabili, che trasmettono l'idea che le cose più preziose siano infinitamente abbondanti. Di solito le cose preziose sono rare; la loro stessa rarità ne aumenta il prezzo; Ma qui ciò che è più prezioso è anche illimitato: ricchezze di compassione e di amore, di merito, di potere santificante, consolante e trasformante, tutto senza limiti e capace di soddisfare ogni desiderio, brama e brama del cuore, ora e sempre. Il pensiero di avere tali ricchezze da offrire a tutti gli faceva considerare il suo ufficio come il più glorioso, lo elevava molto al di sopra del punto di vista dal quale il mondo lo disprezzava, e lo riempiva di adorante gratitudine a Dio per averglielo conferito

Le imperscrutabili ricchezze di Cristo

"Ricchezze" una parola attraente. Il cuore umano balza verso di loro. Incessanti delusioni della maggior parte di coloro che li seguono. Qui le ricchezze che la tignola e la ruggine non corrompono, né i ladri sfondano per rubare

1. Ci sono in Cristo ricchezze imperscrutabili di compassione. Caso del perduto, giusto oggetto di pietà. La pietà di Cristo è sconfinata. La pietà umana spesso spenta da grande malvagità, fastidio, ripugnanza. Non così di Cristo! Pietà per il ladro sulla croce, Saulo, i Corinzi e altri grossolani peccatori

2. Ricchezze imperscrutabili di merito. Il suo sangue ci purifica da ogni peccato. Egli è "in grado di salvare fino all'estremo tutti quelli che vengono a Dio per mezzo di lui": Agostino, Bunyan, Lord Rochester, John Newton e simili

3. Ricchezze imperscrutabili di grazia santificante. C'era bisogno di un grande cambiamento per far sì che gli uomini si riunissero per il regno dei cieli. Ciò include la grazia per illuminare, guidare, rafforzare e restaurare dalla declinazione

4. Ricchezze imperscrutabili di grazia consolatrice . Non c'è dolore a cui siamo soggetti per il quale il Vangelo non abbia un conforto; nessuna ferita per la quale non c'è balsamo. La Terza Persona, "il Consolatore", è inviata da Cristo

5. Ricchezze imperscrutabili della grazia glorificante. Può provvedere alla piena soddisfazione e al godimento infinito di ogni anima per sempre e eVersetto "Non avranno più fame, né sete; … perché l'Agnello in mezzo al trono li pascerà; " "Chi ha il Figlio ha la vita"; "Chi vince erediterà ogni cosa, e io sarò il suo Dio, ed egli sarà mio figlio".

Versetti 8, 9.-

L'alto privilegio dell'apostolo

Molto spesso egli si riferisce, con una sorta di grata umiltà, al favore divino nell'assegnarlo al servizio del Vangelo

NOTO IL CONTRASTO TRA LA SUA CHIAMATA E IL SUO SENSO DI NULLITÀ PERSONALE. "Meno del più piccolo di tutti i santi". L'espressione è estremamente enfatica, essendo un comparativo formato su un superlativo. Non poté mai dimenticare la sua parte nella morte di Stefano e le sue feroci persecuzioni contro la Chiesa di Dio. Questo era il peccato che, sebbene perdonato da Dio, non poteva mai essere perdonato da lui stesso. Ma era anche consapevole della propria debolezza e peccaminosità, come sappiamo dalla frase molto vigorosa: "Dei peccatori io sono il capo", che usa come uomo attualmente credente. Questo linguaggio di umiliazione è un segno di vera santità. I santi più alti sono di solito i più distinti per la loro umiltà. Il termine con cui si descrive implica che ci sono santi nel regno di Cristo: pochi, meno, minimi; Non che ci sia alcuna differenza nel loro titolo, ma una differenza nello stesso tempo nella loro consapevolezza della propria indegnità e nel grado della loro conformità a Colui che era allo stesso tempo "mite e umile". Ora, mentre la coscienza della propria indegnità si manifesta in netto contrasto con l'alta funzione alla quale è stato chiamato nella grazia di Dio, egli non esita ad affermare la sua autorità come ambasciatore di Cristo nei termini più forti, ma sempre con la convinzione di chi attribuisce tutto il suo successo, non ai suoi meriti, ma al "dono della grazia di Dio? La sua chiamata all'apostolato implicava la sua conversione, e la sua conversione avvenne "mediante l'opera efficace della potenza di Dio".

II CONSIDERA IL SUO MESSAGGIO AI GENTILI. "Le imperscrutabili ricchezze di Cristo". Leggiamo di ricchezze di grazia e ricchezze di gloria, ma la pienezza di tutte le benedizioni divine è in lui

1. L'apostolo non specifica cosa è incluso nelle ricchezze di Cristo". Chi era ricco per noi, si è fatto povero, affinché "per mezzo della sua povertà siate diventati ricchi" 2Corinzi 8:9 Noi vediamo la fonte di tutte le ricchezze: è in lui stesso. Ma la Scrittura mostra che, mentre in lui c'era tutta la pienezza della Divinità corporalmente, con il vero disegno di riempirci infine di tutta la pienezza di Dio, "le ricchezze di Cristo" sono sparse su tutto il sentiero di un credente, dal suo punto di partenza nella conversione fino a quando si perde nelle glorie dell'eredità eterna. Egli è ricco d'amore, ricco di compassione, ricco di misericordia, ricco di grazia, ricco di pace, ricco di promesse, ricco

2. in ricompensa, ricco di tutte le benedizioni del nuovo e migliore patto, come deve essere perché è "fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione, redenzione".

3. Le ricchezze di Cristo sono "imperscrutabili". La parola suggerisce l'idea della difficoltà di tracciare le orme. Chi può seguire le orme di Dio? Qualunque cosa del potere è potere infinito; qualunque cosa della saggezza è sapienza infinita; Qualunque cosa dell'amore sia amore infinito

1 Non possiamo tracciare l'estensione delle "ricchezze di Cristo". Possiamo applicare un doppio metro di misura, tenendo conto dell'altezza infinita delle fonti da cui è scaturita la sua salvezza, e degli abissi del peccato e della miseria a cui la salvezza ha dovuto scendere per raggiungere i suoi obiettivi. Eppure non abbiamo cercato le ricchezze di Cristo. Egli ha messo in campo per la nostra salvezza tutta l'invenzione della sua onnisciente sapienza, vi ha applicato le massime energie del suo potere onnipotente e ha profuso su di essa le straordinarie ricchezze della sua infinita bontà: né la misericordia è in contrasto con la giustizia, né l'amore con la giustizia, né la compassione per il peccatore con l'odio per i suoi peccati

2 Le ricchezze di Cristo sono imperscrutabili fino a quando non sono diminuite con l'uso o con il tempo. Chi può tracciare i limiti della loro applicazione? Milioni di persone hanno bevuto dell'"acqua dei pozzi della salvezza?", ma questi pozzi sono ancora inesauribili e inesauribili. I fiumi della terra possono esaurirsi; ci possono essere distese secche dove ora ci sono corsi d'acqua; ma le ricchezze di Cristo non possono mai venir meno, anche se migliaia di anime bisognose hanno attinto da esse e due volte altre diecimila verranno ad attingervi. La fonte di approvvigionamento è piena perché è libera, e libera perché è piena

3 Considerate il suo messaggio più ampio all'intero mondo dell'uomo. "E per far vedere a tutti la dispensazione del mistero, che fin dal principio del mondo è stato nascosto in Dio". L'obiettivo dell'apostolo era quello di illuminare sia l'Ebreo che il Gentile sulla vera natura della dispensazione che aveva sostituito così tanto ciò che era caro al cuore dell'Ebreo, affinché la vera gloria del Signore potesse risplendere, non come un semplice ministro della circoncisione, ma come l'unificatore di Giudei e Gentili, Legato e libero, maschio e femmina, nel proprio corpo. Il mistero è stato nascosto per secoli, ma ora è stato reso noto da apostoli e profeti. Vediamo come la rivelazione sia stata un movimento storico, soggetto alle consuete leggi dello sviluppo storico; poiché lo scopo redentivo "nascosto per secoli", si è sviluppato attraverso un processo graduale di crescita, finché nel cristianesimo è diventato un fatto completo. Faceva parte della disciplina dell'uomo passare attraverso tutti questi stadi di conoscenza imperfetta fino a quando "il giorno perfetto" spuntava sul mondo. Ma in tutte le epoche è stato "il mistero della redenzione", che risale alle epoche che risalgono alla creazione, "la creazione ha costruito la piattaforma su cui è stato rivelato lo strano mistero della redenzione". -T.C

"Meno del più piccolo di tutti i santi".

COLUI CHE È ALTAMENTE DOTATO DELLA GRAZIA DIVINA AVRÀ UN'OPINIONE MOLTO UMILE DI SE STESSO. San Paolo, l'apostolo più dotato, è profondamente consapevole della propria indegnità. Dobbiamo distinguere tra l'investitura della grazia e l'acquisizione del merito. Avere molta grazia significa solo essere molto favoriti. Quando un uomo cresce nella grazia, cresce nel potere dell'intuizione spirituale; E il risultato è duplice: egli ha una maggiore conoscenza del proprio vero stato e una migliore comprensione delle pretese di rettitudine. Così lo stendardo si eleva sempre al di sopra della sua testa in maggiori altezze di santità, mentre egli vede costantemente più chiaramente, liberato da ogni ipocrisia e autoinganno, la miserabile debolezza e peccaminosità del suo carattere

II COLUI CHE SI CONSIDERA PIÙ UMILE DI SE STESSO SARÀ IL PIÙ ADATTO PER IL SERVIZIO DI CRISTO. Non è che l'indegnità sia di per sé un'idoneità al servizio. Sia essere indegni che pensare di essere degni di sé significa essere doppiamente inadatti. Ma come Socrate pensava di poter essere considerato saggio solo perché sapeva di essere ignorante, mentre tutti gli altri Ateniesi erano inconsapevoli della loro ignoranza, il vero servo di Cristo è consapevole della peccaminosità che è comune a lui e a tutti gli altri, ma gli altri non ne sono così profondamente consapevoli. Questa umile consapevolezza dell'indegnità è utile per il servizio,

1 perché ci fa cercare la grazia indispensabile di Dio;

2 perché ci salva dal predicare noi stessi quando dovremmo predicare Cristo; e

3 perché ci costringe a dare a Dio tutta la gloria del successo.

"Le imperscrutabili ricchezze di Cristo".

Alcune ricchezze sono imperscrutabili perché inaccessibili, come i gioielli custoditi da sentinelle gelose, e le perle nelle grotte marine e le miniere d'oro di stelle remote. Alcune ricchezze sono imperscrutabili perché sono segrete, come un tesoro nascosto in un campo, e antichi documenti in geroglifici indecifrati; In questo senso un analfabeta trova imperscrutabile la ricchezza di una biblioteca, e un uomo non scientifico i magazzini di un museo. Senza dubbio ci sono grazie meravigliose in Cristo che sono ancora al di sopra e al di là della nostra portata, e misteri profondi che non possiamo scandagliare, e un valore spirituale in tutte le sue benedizioni che non può essere scoperto da chi non è spirituale. Ma non è in questo senso che le ricchezze di Cristo sono chiamate imperscrutabili. Le porte della sua camera del tesoro sono spalancate perché i più poveri possano entrare. Non c'è velo di mistero che impedisca a un bambino di vedere la bellezza che ha dentro. Le ricchezze di Cristo sono imperscrutabili semplicemente perché sono così abbondanti e così varie che nessun uomo potrà mai misurarne l'estensione, né contare il numero, né distinguerne tutte le forme. Per quasi diciannove secoli questo grande tesoro è stato saccheggiato da amici e nemici, da ricercatori affamati e da critici acuti, con il risultato che, come l'infinita ricchezza della natura - che è sentita come più incommensurabile ai nostri giorni, dopo le fruttuose fatiche dei più instancabili naturalisti, di quanto non lo sia mai stata - quando non fu scoperto un decimo di ciò che ora sappiamo - queste ricchezze di Cristo stupiscono, affascinano e travolgono con un senso sempre crescente della loro magnifica imperscrutabilità

LE RICCHEZZE DEL CARATTERE DI CRISTO SONO IMPERSCRUTABILI

1. Sono stati perquisiti da nemici intransigenti, prima da farisei amareggiati e sadducei derisori, poi da abili oppositori filosofici, come Celso e Porfirio, fino ai tempi del sarcasmo scintillante di Voltaire e della critica secca di Strauss. E il verdetto dell'umanità è nettamente contro coloro che trovano la colpa, confessando con Pilato: "Non trovo alcuna colpa in lui".

2. Queste ricchezze sono state ricercate anche da discepoli adoranti, alcuni con la profondità di sant'Agostino, altri con la semplicità di santa Francesca; e tutti i tipi di cristiani, in ogni epoca successiva, dichiarano senza esitazione di non stancarsi mai di adorare nuove meraviglie in quella vita di bellezza ultraterrena. Più i nostri occhi si aprono per discernere il valore spirituale, e più si studia il carattere di Cristo, più siamo stupiti e deliziati dalla visione della perfezione infinita

II LE RICCHEZZE DELLA VERITÀ DI CRISTO SONO IMPERSCRUTABILI. Cristo è la Verità e la Luce del mondo. Le idee di Platone possono essere misurate: la verità di Cristo non è in Versetto. Eppure due classi di persone negano la natura imperscrutabile delle ricchezze di questa verità

1. Coloro che dicono che il mondo ha superato il cristianesimo. Forse confondono i dogmi dei credi con la verità così com'è in Gesù. I primi sono necessariamente limitati, e alcuni di essi potrebbero dover dividersi e lasciare il posto a idee più grandi. Ma quest'ultimo è vivente, infinito ed eterno

2. Coloro che sono soddisfatti di sapere tutto. Di solito sono le persone che ne sanno di meno. Uno schema di dottrina liscio e rotondo comprende il loro universo. Poiché l'hanno modellata in una coerenza logica, presumono che nessuna verità possa trovarsi al di fuori di essa. Devono ancora imparare che il Verbo fatto carne, come il Verbo nella natura, è infinito

III LE RICCHEZZE DELL'AMORE DI CRISTO SONO IMPERSCRUTABILI. L'amore umano diminuisce comunemente di intensità in proporzione all'estensione dell'area su cui si diffonde; l'affetto familiare è più caloroso del nostro interesse per la più ampia cerchia di amici, e questo della filantropia generale, proprio come il fiume è profondo dove è stretto, ma diventa poco profondo quando le sue rive si aprono in larghezza. Ma la grazia di Cristo, profonda e larga come il mare, ha una vastità per tutti, insieme a una forte intensità per ciascuno. Cantici che nell'ultima grande assemblea, quando alcuni verranno da isole lontane e altri da valli nascoste, alcuni da città popolose e altri da deserti solitari, per confessare che la grazia di Cristo li ha raggiunti nella pienezza della sua potenza, non si troverà nessuno così remoto da essere stato irraggiungibile, così immeritevole da essere stato inimitabile, o così bisognoso da non aver potuto trovare nelle sue grandi ricchezze d'amore il soddisfacimento di ogni vero bisogno

IV LE RICCHEZZE DELLE BENEDIZIONI DATE DA CRISTO SONO IMPERSCRUTABILI. C'è ancora un'infelice abitudine tra alcuni di ascoltare solo le cattive notizie delle spie che raccontano dei giganti, e di fare orecchie da mercante alle spie che portano l'uva e i melograni, non c'è da stupirsi che questa abitudine porti a dipingere le benedizioni del cristianesimo con sfumature molto opache. Correttamente compreso, il vangelo offre una perla di grande valore, rivela tesori nascosti, spoglia gli stracci e porta alla luce la veste e l'anello migliori. Dalla prima grazia del perdono all'ultima grazia della pace nella morte, Cristo sta soffiando benedizioni sulla vita del cristiano, così che, quando riflette, è stupito di ciò che ha già ricevuto, e tuttavia impara ad accettare tutto questo solo come la caparra delle benedizioni della luce, della forza e della purezza, e la pace, che sono riservate alla sua futura eredità. - W.F.A

9 E per far vedere a tutti gli uomini qual è la dispensazione del mistero. Un altro ramo del suo ufficio, e un altro frutto della grazia di Dio nel conferirlo. Egli non doveva solo giovare all'uomo, ma anche rivendicare Dio. Per la "comunione del mistero" A.V., la R.V ha la "dispensazione del mistero", fondata sulla preferenza della lettura oijkonomia, per la quale c'è una grande preponderanza di autorità sulla koinwnia. La funzione dell'apostolo era quella di mostrare come questo mistero fosse stato dispensato, nascosto per lungo tempo e infine rivelato. che fin dall'inizio dei tempi è stato nascosto in Dio. Il consiglio stesso era stato pronunciato prima della fondazione del mondo; il suo occultamento era già stato pronunciato fin dall'inizio dei tempi, quando c'erano esseri intelligenti in grado di comprenderlo, siano essi angeli o uomini. Qualunque cosa gli angeli possano aver saputo dei piani divini, questa loro caratteristica non era nota fino a quando non fu rivelata alla Chiesa del Nuovo Testamento. Che ha creato tutte le cose. La ragione per aggiungere questa particolare designazione di Dio non è ovvia; probabilmente è per indicare la relazione della materia in questione con le opere più potenti di Dio. Non è una questione da poco; si collega con le più grandi operazioni di Dio; Ha un aspetto sommamente glorioso. Si potrebbe supporre che abbia relazioni soltanto con una razza e con un periodo di tempo; ma ha relazioni con "tutte le cose"; è un elemento integrante del piano di Dio. Le parole, di Gesù Cristo A.V., non si trovano in una grande preponderanza di autorità testuali

10 Con l'intento, indicativo dello scopo della straordinaria disposizione o dispensazione secondo la quale l'eterno proposito divino, che era stato nascosto fin dall'inizio dei tempi, era ora reso noto, che potesse essere fatto conoscere ai principati e alle potenze nei luoghi celesti, che potesse essere data una lezione agli angeli non caduti. Il loro interesse per il piano della redenzione dell'uomo è spesso citato in 1Pietro 1:12 Anche le più alte potenze del cielo hanno ancora molto da imparare riguardo a Dio. La dispensazione della grazia di Dio all'uomo è uno dei loro libri di lezioni. Il Dr. Chalmers mostra 'Discorsi astronomici' come ciò soddisfi l'obiezione che un sacrificio così terribile come la vita del Figlio di Dio non avrebbe potuto essere fatto per un povero pianeta; nei suoi atteggiamenti indiretti non sappiamo quali altri ordini di esseri abbiano tratto le lezioni più vitali da questa manifestazione degli attributi di Dio. Per quanto gli uomini possano disprezzare la salvezza di Cristo e tutto ciò che le appartiene, le intelligenze più elevate la guardano con profondo interesse. Dalla Chiesa la multiforme sapienza di Dio. Per mezzo della Chiesa, ora costituita, secondo il mistero rivelato, di Giudei e Gentili, tutti redenti dal sangue di Cristo e rinnovati dal suo Spirito, si manifesta agli angeli la multiforme sapienza di Dio. La precisa linea di pensiero è questa: Dio, fin dall'eternità, aveva lo scopo di mettere gli ebrei anti-gentili esattamente sullo stesso piano, ma lo nascose per molte epoche, fino a quando lo rivelò nell'età apostolica, quando nominò Paolo suo ministro per annunciarlo. Lo scopo di tutta questa disposizione era quello di illuminare i principati e le potenze del cielo nella multiforme sapienza di Dio. Come nella sua multiforme sapienza? In questo modo. Durante queste epoche preparatorie, quando i misericordiosi rapporti di Dio erano solo con gli Ebrei, tutti i tipi di false religioni si stavano sviluppando tra i pagani, e la loro influenza e i loro effetti diversificati stavano diventando evidenti in molti modi: le tendenze divergenti degli uomini, specialmente in materia religiosa, si stavano sviluppando; ma nella nuova svolta data alle cose dall'abbattimento del muro di mezzo in Cristo, la multiforme sapienza di Dio si è manifestata trasformando molti di questi elementi più diversi, unificandoli, edificandoli in un grande corpo spirituale, in un tempio santo, bellissimo, simmetrico. Quando tutte le cose sembrano volare in frantumi negli elementi più diversi e antagonisti, Dio dà una nuova svolta, per così dire, alla provvidenza, ed ecco! inizia a sorgere una gloriosa struttura simmetrica e armoniosa

Versetti 10, 11.-

La Chiesa, il mezzo dell'illuminazione angelica

Lo scopo divino nella dispensazione già descritta era quello di far conoscere agli angeli la multiforme saggezza di Dio

IO , GLI ANGELI, RICEVO ISTRUZIONE ATTRAVERSO LA CHIESA. Ciò implica:

1. Che gli angeli non sono onniscienti, perché hanno ancora qualcosa da imparare

2. Che gli angeli sono in comunicazione con la Chiesa sulla terra così come in cielo. Si rallegrano per la conversione dei peccatori; essi servono coloro che saranno eredi della salvezza; Ebrei 1:14 sono in relazione immediata con l'uomo individuale Matteo 18:10; Luca 15:10; 16:22 Gli apostoli si considerano "spettacoli per gli angeli" così come per gli uomini, negli insulti accumulati su di loro da un mondo ingrato 1Corinzi 4:9 L'apostolo Pietro fu liberato dalla prigione da un angelo. Gli angeli sono presenti nell'assemblea dei santi 1Corinzi 11:10 Essi sono associati ai redenti in cielo, Ebrei 12:22 in modo da ricavare molte informazioni riguardo al regno di Dio

3. Gli angeli desiderano una maggiore conoscenza delle vie di Dio con l'uomo. Ciò si potrebbe dedurre dal fatto che essi vengono particolarmente in primo piano in occasione di grandi momenti di svolta nella storia del regno di Dio, come la fondazione dell'antico e del nuovo patto, e l'umiliazione e l'esaltazione di Cristo. Ma essi sono espressamente rappresentati come desiderosi di "guardare" le grandi realtà della redenzione, 1Pietro 1:12 e qui sono istruiti nella multiforme sapienza di Dio per mezzo della Chiesa

II L'ISTRUZIONE TRASMESSA DALLA CHIESA È "LA SAPIENZA DI DIO MOLTO DIVERSIFICATA". È un fatto curioso che l'interesse degli angeli non sia nella potenza o nella bontà di Dio, ma nella sua sapienza, quasi a voler implicare che l'opera di redenzione rappresenti l'ordine più alto dell'intelligenza. È anche un grande onore per l'uomo ricevere per primo la conoscenza che gli angeli devono ricevere attraverso l'uomo. Ma gli angeli, per la loro età avanzata - perché possono avere migliaia di anni - hanno vantaggi che l'uomo di breve durata non possiede per paragonare la sapienza di Dio che si manifesta in epoche molto lontane. Ma la sapienza a cui ci si riferisce qui si concentra nella Chiesa, il corpo spirituale costituito in Cristo, e la sua varietà si manifesta nel piano originale di salvezza, nella scelta di un Redentore, nell'incarnazione, nell'espiazione, nell'applicazione della salvezza ai Gentili e agli Ebrei, nella diffusione della lingua greca, nel trionfo della legge romana, e in tutte le dispensazioni attraverso le quali la Chiesa è stata condotta verso il suo destino finale. Così la nostra terra, sebbene sia un semplice puntino nello spazio, diventa, agli occhi degli angeli, la più luminosa delle stelle; perché è la piattaforma di quella Chiesa che rispecchia "la multiforme sapienza di Dio".

III È LA CHIESA CHE È IL MEZZO DELL'ISTRUZIONE ANGELICA. Non specificamente la predicazione degli apostoli, né la predicazione umana, ma la Chiesa come esibizione nella sua lunga e travagliata storia della sapienza di Dio

IV QUESTA MOSTRA DEL MOLTEPLICE. LA SAPIENZA ERA COINVOLTA NEL PIANO ORIGINALE DI SALVEZZA. "Secondo l'eterno proposito che egli si propose in Cristo Gesù, nostro Signore". Il piano era fissato nel consiglio di pace; è stato eseguito in tutte le sue parti in e per mezzo di Gesù Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza; e trovò realizzazione storica nel progresso e nel regno di Dio, indipendentemente da tutte le limitazioni dispensazionali. - T.C

"La multiforme sapienza di Dio".

LA MULTIFORME SAPIENZA DI DIO SI MANIFESTA NELLA REDENZIONE DEL MONDO. Dio è il grande Pensatore. Tutta la nostra filosofia è il tentativo dell'uomo di enunciare alcune delle idee di Dio. Quale saggezza era necessaria per la creazione del mondo e l'ordinamento di tutte le cose, dai movimenti di una stella fino alla vita di una cellula! Quale sapienza è implicata nel governo del mondo, nel mantenere la vita e la gioia, nello sviluppare le risorse latenti dell'universo, nel far cooperare tutte le cose per il bene, nel governare grandi regni e vite individuali nella giustizia e nella misericordia! Ma per la redenzione è necessaria una saggezza superiore. È più difficile rigenerare che creare, riconquistare il Paradiso che formarlo all'inizio

1. Per quest'opera sono necessarie non solo la potenza e la bontà di Dio, ma anche la sua sapienza. Predicare può essere stolto, ma il vangelo predicato è la saggezza di Dio. La più alta intellettualità è stata esercitata nell'operare la redenzione del mondo

2. San Paolo vede questo soprattutto nell' ampiezza dei risultati: nell'inclusione di Gentile con Giudeo. L'alta saggezza è ampia, e la carità liberale richiede molta intelligenza. La completezza non dovrebbe essere una questione di sentimenti vaghi. Per essere efficace deve essere fortificato da una saggezza matura

3. Questa saggezza è molteplice. Dio ha molti interessi da considerare, molte forze contrastanti da affrontare e molte questioni a cui provvedere. Pertanto

1 uomini diversi possono avere punti di vista diversi, eppure tutti hanno ragione

2 Molti scopi possono essere perseguiti nella redenzione al di là di ciò che possiamo vedere, e così molti processi che a noi sembrano privi di significato trovano il loro fine. L'acqua non viene presa dalla ruota del mulino semplicemente perché possa trovare il suo corso più vicino al fiume; né il cristiano è condotto su un sentiero interrotto perché quella è la via più vicina al cielo

II LA MULTIFORME SAPIENZA DI DIO È FATTA CONOSCERE ATTRAVERSO LA CHIESA ALLE INTELLIGENZE PIÙ ALTE. La Chiesa è la manifestazione di una sapienza che era nascosta prima che apparisse il cristianesimo. La verità si spiega con l'illustrazione, e la Chiesa è un'illustrazione concreta della sapienza divina. Non è nel pensiero e nell'insegnamento della sapienza divina da parte dei cristiani, ma nella loro stessa esistenza come tale, che la sapienza di Dio si rivela. Essere un'anima redenta significa essere una prova di quella saggezza, proprio come per uno che era stato inguaribilmente malato essere un uomo sano doveva essere una prova vivente del potere di guarigione di Cristo. Questa rivelazione fu fatta ad altri mondi e intelligenze superiori

1. Dio si prende cura di mondi diversi dal nostro; altrove si svolgono processi di educazione con creature di cui Dio si interessa

2. Siamo chiamati a ministrare istruzione ad altri mondi. Il servizio è reciproco; gli angeli sono spiriti tutelari per gli uomini, gli uomini sono testimoni istruttivi della saggezza redentrice per gli angeli. Quindi il più basso può aiutare il più alto. Un angelo può imparare lezioni da un uomo, come un uomo può trovare istruzione in un insetto. Le nostre vite, quindi, sono legate ad altri mondi. Ciò che ci accade ha un altrove a che fare. Questo pensiero può aiutarci ad affrontare qualche mistero della vita. Come nel caso di Giobbe, ciò che è umanamente inintelligibile può essere spiegato quando si vede che gli esseri di un'altra sfera vengono istruiti attraverso la nostra esperienza

3. Se le intelligenze più elevate "desiderano esaminare" queste cose e vedono in esse la multiforme sapienza di Dio, certamente noi uomini dovremmo trattare le opere di redenzione con profonda riverenza e considerare il loro studio come degno del nostro pensiero più elevato.-W.F.A

11 Secondo l'eterno proposito che egli si propose in Cristo Gesù, nostro Signore. L'apostolo è sempre ansioso che noi colleghiamo queste operazioni di Dio con la profondità, la deliberazione e l'orrore di un decreto eterno, e che così le confrontiamo nella nostra mente con molte, anche le più importanti opere dell'uomo, che sono spesso determinate, da parte sua, da un evento passeggero o da un'altra causa insignificante. Il verbo in questa frase è ejpoihse, che egli ha fatto, ed è stato dibattuto se denoti la formazione originale del proposito, o l'esecuzione di esso sotto Cristo. Con A.V e R.V, preferiamo il primo. L'obiettivo dell'apostolo è quello di indicare che il proposito esisteva dall'eternità; Ma, d'altra parte, il significato di "compiuto" o "eseguito" difficilmente può essere sostenuto da &retype. La formula di chiusura, "in Cristo Gesù", è perfettamente applicabile alla formazione eterna del proposito; È l'indicazione che ritorna costantemente dell'elemento in cui l'intero schema della grazia ha avuto il suo inizio, il suo progresso e la sua fine

12 In cui abbiamo la nostra audacia e il nostro accesso. ParjrJhsia significa letteralmente "audacia" o "libertà di parola", ma qui è usato in un senso più ampio per mancanza di moderazione, facilità di sentimento, comodo possesso di sé, nel nostro accesso a Dio. Contrasta con Adamo che si nasconde tra gli alberi del giardino, e i perduti che invocano i monti perché cadano su di loro, e le rocce li coprano. Il "noi" in questo versetto include sia gli ebrei che i gentili. L'"accesso", o introduzione, vedi Efesini 2:18 è come quello del sommo sacerdote nel santo dei santi: abbiamo l'audacia di entrare nel più santo di tutti Ebrei 10:19 in fiducia attraverso la fede in lui. La fiducia di essere accolti e accettati quando entriamo alla presenza di Dio scaturisce dalla nostra fede in Lui. Crediamo in lui come la Propiziazione, come la nostra Pace, come il Riconciliatore, e andiamo davanti a Dio con fiducia. La clausola, "mediante la fede in lui", influenza l'intero versetto. E, come prima, abbiamo all'inizio del versetto, "nel quale" - un'espressione che denota generalmente la nostra unione con Cristo, e alla fine, "attraverso la fede di lui" - una specificazione dello strumento con cui l'unione di selce si forma e con cui opera

Lo spirito nuovo dell'accostamento a Dio

Come effetto dell'opera di redenzione, ci troviamo in una nuova relazione con Dio, che ci dà diritto a un accesso continuo a Lui, libero, illimitato e fiducioso

IO ABBIAMO L'AUDACIA E L'ACCESSO A DIO. C'è un parlare aperto, intrepido, che scaturisce da una mente fiduciosa in se stessa e forte nella giustizia della causa che abbraccia; ma la libertà di parola a cui ci si riferisce qui si basa su un vero apprezzamento della nostra relazione con Cristo e della sicurezza di cui gode il credente in mezzo a tutti i suoi tremori e dubbi. Il nostro Dio è davvero un fuoco consumante, eppure il credente può avvicinarsi a lui senza timore servile, semplicemente perché Cristo è la via di accesso, e il cuore è stato asperso da una cattiva coscienza attraverso il suo sangue

II È IN CRISTO CHE ABBIAMO QUESTA DISPOSIZIONE MUTATA NELLA PREGHIERA. Egli è morto affinché noi potessimo avere "la baldanza di entrare nel luogo santissimo". Vediamo nella sua espiazione non un mezzo per liberarci dai legami di Dio, ma la più forte di tutte le ragioni per gettarci nei legami di Dio come il miglior Amico che abbiamo in tutto l'universo. La nostra sicurezza dall'ira di Dio è nel seno di Dio. È Gesù che ci dà udienza con Dio, dissipando allo stesso tempo dalla mente dell'adoratore quelle suggestioni che vorrebbero limitare o restringere le ricchezze dell'amore di Dio

III È ATTRAVERSO LA FEDE IN CRISTO CHE RAGGIUNGIAMO QUESTO NUOVO TEMPERAMENTO DI AUDACIA. È per la fede di cui Cristo è sia l'Oggetto che l'Autore, scoprendoci la dignità della sua persona, l'efficacia della sua opera, la sicurezza del suo amore, che siamo capaci di accostarci con gioia a Dio. È così che abbiamo fiducia nei nostri approcci a Dio. Il sacrificio di Cristo, poiché ha dato infinita soddisfazione a Dio, è atto a ispirare nell'anima del credente una fiducia perfetta. Egli vede che non c'è più bisogno di nulla per assicurare la sua eterna accettazione, ed è così portato a calpestare con audacia l'ingresso nel santuario della presenza di Dio. Egli è in pace con Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo. Egli ha fiducia riguardo al suo interesse per l'amore di Dio, riguardo alla potenza e alla fedeltà di Dio nell'adempiere le sue promesse, e riguardo alla continuità della fornitura di grazia necessaria per la sua salvezza finale

GLI EFFETTI DI QUESTA AUDACIA E DELL'ACCESSO A DIO SONO DI RENDERCI SUPERIORI A TUTTE LE AFFLIZIONI DELLA VITA. L'apostolo supplica gli Efesini, per questo motivo, di non perdersi d'animo a causa delle afflizioni che gli erano capitate a causa loro. Il filosofo cinico rappresenta la maggior parte di coloro che si riconciliano facilmente con le disgrazie dei loro amici, ma il cristianesimo non solo ingiunge ma mantiene un temperamento più nobile. Cantici era stretto il rapporto che esisteva tra l'apostolo e i santi di Efeso, che le sue afflizioni si erano abbattute su di loro quasi come la realtà di un'esperienza personale. Non dovevano scoraggiarsi per le sue tribolazioni, che erano, dopo tutto, il prezzo pagato per la sua intransigente affermazione dei loro diritti di Gentili. - T.C

Audacia cristiana

L 'AUDACIA È UNA GRAZIA CRISTIANA. Il vangelo distrugge le vecchie e cupe religioni del terrore. Dissipa anche la paura naturale delle anime colpevoli alla presenza del Dio santo. Porta libertà e coraggio. È essenzialmente la fede virile dell'età adulta del mondo

II QUESTA AUDACIA SI MANIFESTA NEL NOSTRO ACCESSO FIDUCIOSO A DIO. Il cristiano non deve avvicinarsi a Dio nelle circostanze che hanno reso così nobilmente patriottico il coraggioso ingresso della regina Ester alla presenza del re Assuero. Vediamo Dio come nostro Padre in attesa di essere misericordioso. È indegno di temere. La nostra preghiera non dovrebbe essere il grido di misericordia del prigioniero, ma la lieta richiesta del bambino. Nota:

1. L'audacia cristiana è sprecata se non la usiamo per avvicinarci a Dio

2. Questa audacia non è una scusa per l'irriverenza

III L'AUDACIA CRISTIANA SI SPIEGA CON LA NOSTRA RELAZIONE CON CRISTO

1. Cristo dissipa i nostri terrori ignoranti rivelando la paternità di Dio. Non ci resta che familiarizzarci con lui per lui in pace Giobbe 22:21

2. Cristo ci dona l' amore perfetto che scaccia la paura

3. Cristo ci riconcilia con Dio, e così rimuove ogni motivo di ragionevole allarme. Perché, mentre noi non siamo riconciliati e non perdonati, il coraggio è una follia, e il terrore più selvaggio è la condizione ragionevole di coloro la cui coscienza è risvegliata e che si rendono conto del loro spaventoso pericolo. Ma per mezzo di Cristo siamo perdonati e riconciliati con Dio. È ingrato, dopo essere stati così benedetti, amare le vecchie paure

IV L'AUDACIA CRISTIANA SI GODE ATTRAVERSO LA FEDE IN CRISTO

1. La fede è necessaria per portarci in quelle relazioni con Cristo che rendono la nostra audacia giusta e giustificabile. Senza fede non siamo redenti, e anche se non siamo redenti non abbiamo alcun motivo per essere audaci in Cristo

2. La fede è necessaria per permetterci di realizzare la nostra condizione libera e sicura attraverso Cristo. Finché non confideremo in Cristo, non oseremo avvicinarci a Dio con una fiducia che si fonda sulle nostre relazioni con Cristo. Così la codardia spirituale è un segno di incredulità. Colui che confida più fortemente godrà della massima libertà di accesso a Dio. - W.F.A

13 Perciò vi prego di non venirvi meno di fronte alle mie tribolazioni per voi. Una richiesta molto delicata e commovente, che non fossero troppo angosciati da ciò che egli stava soffrendo per loro comp. Epafrodito, Filippesi 2:26 Paolo sapeva che la compassione era così forte che ciò che soffriva da lui era da loro sopportato con simpatia. Due espressioni denotano che le sofferenze furono grandi: "Le mie tribolazioni per voi", una parola che esprime una sofferenza intensa e prolungata; "che non vi scoraggiate", o che non vi perdiate d'animo, come se il potere del male avesse avuto il sopravvento. Che è la tua gloria. Vale a dire, il carattere o la capacità dell'apostolo di Gesù Cristo per i Gentili, in cui soffro tribolazione, è di una dignità così eccelsa da riflettere gloria su di voi. Prendi questo punto di vista sulle mie sofferenze; Soffro perché detengo un ufficio così glorioso, e la gloria di quell'ufficio si riflette su di te

14 Versetti 14-21.-PREGHIERA PER IL LORO ARRICCHIMENTO SPIRITUALE

Per questa causa. Terminata la digressione, l'apostolo riprende il filo spezzato a ver

1. Dobbiamo cercare la "causa" negli Efesini

2. Vedendo che i Gentili hanno ora gli stessi privilegi degli Ebrei; vedendo che mediante la fede in Cristo i Cristiani Gentili sono stati portati il più vicino possibile a Dio, e hanno altrettanto diritto alle buone cose del patto; -Prendo ora i passi da specificare per metterli in grado di possedere effettivamente queste buone cose. Da un lato, l'apostolo vide gli Efesini credenti ancora relativamente poveri e bisognosi; D'altra parte, vedeva tutte le riserve spirituali fornite per loro: la questione era come mettere in contatto l'uno con l'altro. Per questo, egli dice, piego le mie ginocchia davanti al Padre. Un modo enfatico di denotare la preghiera; ma non una preghiera incidentale, occasionale, ispirata da qualche sentimento passeggero; l'atteggiamento "piega le ginocchia" denota una preghiera deliberata cfr., Daniele 6:10 facendone un affare, accostando a Dio con riverenza e santo timore, con tutte le solennità adatte all'occasione di fare una richiesta specifica e importante. Nell'A.V è "al Padre del nostro Signore Gesù Cristo". La R.V, alcuni dei manoscritti più antichi e i commentatori più recenti omettono queste ultime parole, che si suppone siano state prese da Efesini 1:3. Su basi interne, l'omissione dei cordioli sembra dare il miglior senso, si parla del nostro avere accesso al "Padre", e quando l'apostolo procedette a mostrare come si avvalse di quel privilegio, non è probabile che abbia usato più di quell'espressione. Inoltre, c'è una connessione così stretta tra pate e patria in Versetto 15, che è probabile che non siano state molto separate come le usò l'apostolo

Versetti 14-21.-

Preghiera per l'arricchimento spirituale. qualità già notate come appartenenti alla preghiera di Paolo

1 introduzione;

2 petizioni;

3 dossologia

Questa preghiera è notevole per tre parti in questa preghiera:

I INTRODUZIONE

1. L'atteggiamento: "Piego le ginocchia"; umiltà, serietà

2. La designazione di Dio: "il Padre", il carattere con cui Cristo ci ha insegnato ad avvicinarci a Dio nella preghiera, e che ci dà il massimo incoraggiamento

3. Il nome della famiglia deriva da Dio, costituendo un'ulteriore giustificazione. Ciò che porta il Nome di Dio dev'essere per lui oggetto di particolare interesse

II LE PETIZIONI. Tre centri di domanda, secondo la grazia

1 dello Spirito,

2 del Figlio, o

3 del Padre è invocato in modo speciale

1. versetto 16: connesso con lo Spirito

1 La supplica: "essere fortificati con forza dal suo Spirito nell'uomo interiore", la regione dove siamo più deboli e dove la potenza dello Spirito è più necessaria

2 La misura o lo standard del dono: "secondo le ricchezze della sua gloria", come, per esempio, quelle ricchezze come esibite nel firmamento stellato, o in qualsiasi altra scena che mostri l'illimitata profusione di Dio

2. Versetti 17-19: connessi con il Figlio

1 A dimora. "Affinché Cristo abiti nei vostri cuori mediante la fede", che denota residenza permanente e interesse, da assicurare con una fede che sempre guarda a lui e si riposa su di lui

2 Stabilità e forza. "Quell'essere radicato e fondato nell'amore", avere la stabilità e la forza del carattere cristiano che viene dall'amore; cioè l'amore di Cristo ricevuto e goduto, e uno spirito d'amore verso di lui e il suo popolo esercitato

3 Comprensione, con tutti i santi, delle molteplici dimensioni della capacità di Cristo di benedire vedi Esposizione

4 La conoscenza dell'"amore di Cristo, che sopravanza la conoscenza", perché la conoscenza interiore, sperimentale, di quell'amore è la più forte di tutte le dinamiche spirituali

3. versetto 19: connessi con il Padre. "Ricolmo di tutta la pienezza di Dio". Il cuore rinnovato ha la capacità di ricevere le cose di Dio, di essere immerso, per così dire, nella sua pienezza e riempito da lì. Questo non può mai essere pienamente raggiunto; Man mano che le nostre capacità aumentano, c'è di più da godere

III LA DOSSOLOGIA

1. L'Essere lodato. Visione dell'infinità divina, perché molto è stato chiesto e più pensato; eppure, come lo spazio e il tempo, la capacità di Dio di benedire si estende infinitamente oltre. La benedizione è nella direzione di ciò che è già stato conferito: "Secondo la potenza che opera in noi".

2. L'attribuzione offerta

1 L'offerta: "gloria"-la lode, il credito, la gloria di tutta l'opera di grazia, con tutte le sue benedizioni e il suo compimento finale

2 La sfera: "nella Chiesa" - qualcosa di diverso dalla gloria della creazione e della provvidenza; la gloria connessa con la storia della Chiesa, la gloria della redenzione

3 Il medium: "in Cristo Gesù", in unione vitale per il quale la Chiesa ha ricevuto tutte le sue benedizioni

4 La durata: "mondo senza fine", perché la storia della redenzione non diventerà mai obsoleta, e le canzoni della redenzione saranno per sempre fresche e vive. "Cose gloriose sono dette di te, o città del nostro Dio!" "Quanto sono belle le tue tende, o Giacobbe, e le tue dimore, o Israele! Benedetto chi ti benedice, e maledetto chi ti maledice!"

Versetti 14-21.-

La fratellanza cristiana: la seconda preghiera di Paolo

Dalla nobile idea dell'elevazione dei pagani a privilegi uguali a quelli degli Ebrei, l'apostolo procede ad una seconda preghiera per i convertiti di Efeso, nella quale egli si eleva ad un'elevazione di pensiero ancora maggiore. Prostrandosi davanti al Padre di tutti, egli contempla un'unità familiare che abbraccia sia il cielo che la terra, e prega che i suoi amici di Efeso possano sperimentare un'illuminazione e una forza interiori tali da essere membri adatti alla potente famiglia. Il pensiero principale è, quindi, la fratellanza cristiana, che abbraccia gli angeli come gli uomini. I seguenti pensieri sono suggeriti dalla preghiera:

LA FRATELLANZA CRISTIANA DEVE ESSERE REALIZZATA NELLA DEVOZIONE DAVANTI A UN PADRE COMUNE. Versetto 14. Le parole "del nostro Signore Gesù Cristo" non si trovano nei manoscritti più antichi, e sono giustamente omesse nella Versione Riveduta. Questo spiana il terreno per la comprensione del nome della famiglia. La parola per "famiglia" patria è etimologicamente connessa con pathr, così che è Dio Padre che fornisce il patronimico a "ogni famiglia in cielo e sulla terra". Tutti si radunano intorno ai piedi di un Padre comune, e realizzano nella loro devozione la vera fratellanza. Non pensiamo abbastanza a quanto si ottiene quando mettiamo in ginocchio gli uomini di tutto il mondo con il Padre Nostro sulle labbra. Quando diciamo di cuore: "Padre nostro, che sei nei cieli", i nostri cuori sono diventati veramente uno. Per quanto possiamo litigare prima di procedere alla preghiera, se la nostra preghiera al Padre infinito è vera, siamo entrati per mezzo di essa in vera fratellanza. La contesa non può sopportare "la luce del volto" del grande "Pacificatore".

LA FRATELLANZA CRISTIANA È ASSICURATA ATTRAVERSO LA PRESENZA DI UN SALVATORE COMUNE. Versetti 16, 17. Perché lo Spirito Santo, entrando nel cuore dei figli di Dio, li rende capaci di accogliere il Fratello maggiore come un Ospite. Cristo abita in ognuno di noi. Egli viene a cenare con noi e per permetterci di cenare con lui Giovanni 14:21; Apocalisse 3:20 Cristo dentro di noi diventa l'elemento unificante. Egli è l'Ospite di tutti e di ciascuno. Come Essere Divino, Egli può pervadere tutti i cuori e assicurare la fratellanza. La fratellanza è realizzata e sostenuta da un Cristo interiore. Prendendo possesso della nostra natura, Gesù la modella secondo i suoi scopi di grazia e assicura la fratellanza essenziale tutt'intorno

LA FRATERNITÀ CRISTIANA SI INTENSIFICA ATTRAVERSO LA GRADUALE COMPRENSIONE DEL MERAVIGLIOSO AMORE DI CRISTO. Versetti 18, 19. Gesù, con la sua dimora, diventa l'oggetto e l'istigatore del nostro amore. Siamo "radicati e radicati nell'amore". La vita egoistica e senza amore è cessata, e la vita amorevole e devota è iniziata. Questo è essenziale per la comprensione dell'amore di un altro. Come dice Robertson, "Devi amare per capire l'amore: un atto di carità ci insegnerà più dell'amore di Dio di mille sermoni". Solo i cuori amorevoli, quindi, possono apprezzare il meraviglioso amore di Cristo. Supera la conoscenza degli uomini naturali e non amorevoli. L'amore è una rivelazione solo per l'amore. Ma ora, supponendo che l'amore di Cristo sia iniziato in noi, allora il suo meraviglioso amore diventa oggetto di contemplazione senza fine. La sua larghezza e lunghezza, la sua profondità e altezza, presentano un problema per la nostra santa comprensione, che non può mai essere esaurito. "Il credente - dice A. Monod - che è stato rappresentato poc'anzi come radicato e fondato nell'amore del Signore, è qui rappresentato come avvolto da ogni parte da questo amore, che si estende in tutte le direzioni intorno a lui oltre i limiti della visione. Sospesi nel seno stesso dell'amore infinito, come la terra nel seno dello spazio, si guarda davanti a sé, dietro di lui, sopra di lui, sotto di lui, per cogliere la giusta misura di questo amore che lo ha salvato, ma tutto finisce per dimostrare l'impossibilità di misurarlo. L'ampiezza? Alla sua destra e alla sua sinistra, l'immensità. La lunghezza? Davanti a lui e dietro di lui, l'immensità. La profondità? Sotto i suoi piedi, l'immensità. L'altezza? Sopra la sua testa, ancora immensità". Qui, dunque, nell'amore infinito di Cristo c'è materiale per lo studio eterno, e la fraternità si rende conto di aver iniziato un progresso eterno verso "la pienezza di Dio". Quando comprendiamo l'amore di Cristo, ci troviamo proporzionalmente "partecipi della natura divina" e riempiti della pienezza divina. Questa è la meta infinitamente lontana; Questa è la linea retta a cui la nostra orbita iperbolica si avvicina continuamente, anche se destinata a non raggiungerla mai. E man mano che ci avviciniamo alla perfezione e alla pienezza di Dio, diventiamo più uniti nella fratellanza cristiana

LA FRATELLANZA CRISTIANA RIMANE INTATTA DAL CAMBIAMENTO DEI MONDI. Versetto 15. La famiglia dell'amore, che si raduna regolarmente intorno ai piedi del Padre celeste, non può essere disgregata dalla morte o dal cambiamento dei mondi. Il cielo con i suoi santi aggiunge gli angeli, la terra con le sue anime sofferenti e sante, queste costituiscono solo una cerchia familiare, e sono pervase dall'unico Cristo e dall'unico spirito cristiano. È questo pensiero che toglie alla morte il suo pungiglione e la fa apparire solo come una sublime emigrazione. La maggior parte si trova nella casa del Padre lassù; è la minoranza che rimane sulla terra; E i nostri santi morti sono semplicemente passati alla maggioranza e ci aspettano in mezzo a compagnie più perfette. "La morte, in breve", dice Martineau, "sotto l'aspetto cristiano, non è che il metodo di colonizzazione di Dio; il passaggio da questa madrepatria della nostra razza al mondo più nuovo e più nuovo della nostra emigrazione. Che dire se nessun altro passaggio è permesso a tutti i viventi, e non possiamo scoprire né con l'occhio né con l'orecchio alcuna traccia di quel ricettacolo sconosciuto di vita vivida e più gloriosa? Cantici potrebbero, gli abitanti di qualsiasi altra sfera, lamentarsi del nostro povero mondo. Intensamente come brucia di vita, per quanto il nostro pensiero diventi vertiginoso per il frastuono delle sue passioni ardenti e le grida dei suoi molti guai, eppure dalla stazione più vicina che l'universo di Dio offre, anzi, a poche miglia oltre i suoi confini, tutta la sua forte forza, le sue città affollate, la fretta e il fermento senza fiato delle sue nazioni, Tutta l'apparizione e il coro dell'umanità, è immobile e immobile come la morte; raccolto tutto e perso entro la circonferenza di un disco oscuro o illuminato. E per quanto silenziosi appaiano quei cieli di mezzanotte, ben può esserci, tra i loro punti di luce, qualcuno che frema del bagliore delle nostre generazioni perdute e immortali; occupato dai movimenti della flotta e dalle felici energie dell'esistenza più vivide delle nostre; dove, mentre ci avviciniamo, potremmo cogliere le terribili voci dei potenti morti, e i toni più dolci, uditi di recente nell'ultimo dolore e tristezza, dei nostri defunti".

V LA FRATELLANZA CRISTIANA È SOSTENUTA DALLA CERTEZZA DELL'INCOMPARABILE POTENZA DI DIO. Versetti 20, 21. Nella dossologia l'apostolo aggiunge un altro pensiero per arrotondare e completare il suo glorioso tema. Egli desidera attribuire gloria a Dio; ma quale attributo formerà la sostanza della dossologia? L'attributo del potere. Ma non il potere fisico che si ottiene nell'universo dei sensi, ma il potere spirituale che si ottiene nel "mondo della mente". E così guarda in alto e dichiara che il potente Dio è "in grado di fare molto di più di tutto ciò che chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in noi". Nel mondo dei sensi egli non lavora al massimo delle sue forze, né c'è alcuna ragione per cui dovrebbe. L'universo fisico parla del suo potere "eterno", ma non necessariamente del suo potere "infinito" Romani 1:20 È nel dominio dello spirito che egli compie i suoi chef-de'ouvre. E un tale pensiero è senz'altro adatto a sostenere le aspirazioni della fratellanza cristiana! - R.M.E

Versetti 14-19.-

Una preghiera a favore dei cristiani di Efeso

IO IL SUPPLICANTE. "Per questo motivo piego le mie ginocchia". Egli ha spiegato chi era, Paolo, nella notevole parentesi che si conclude con il tredicesimo versetto. Nel riprendere la frase, così a lungo interrotta, ricade naturalmente sulle prime parole: "Per questa causa". Così assunto, ha solo il significato che aveva prima, il pensiero tra parentesi è portato avanti nella parola "io". Egli descrive se stesso come un supplicante dalla postura naturale nella preghiera. L'unica ragione per cui ci può essere una posizione eretta nella preghiera ha un riferimento ristretto. C'è giustificazione nello stare in preghiera al capezzale o davanti a una congregazione, se l'inginocchiarsi interferisce con l'edificazione che è la considerazione più alta. Salomone fu in grado di combinare la posizione inginocchiata con l'edificazione nella sua preghiera della dedicazione; poiché, posto su un pulpito di bronzo, "si inginocchiò in ginocchio davanti a tutta la congregazione d'Israele, e stese le mani verso il cielo". Inginocchiarsi è l'atteggiamento dell' umiltà, e abbiamo motivo di umiliarci davanti a Dio come creature davanti al nostro Creatore, come peccatori davanti al nostro Giudice. È l'atteggiamento di una sincera supplica. "E il suo compagno di servizio si gettò ai suoi piedi e lo supplicò". Cantici dovremmo, come se implorassimo per la nostra vita, inginocchiarci davanti a Dio

II COME CI SI RIVOLGE A DIO. "Al Padre, dal quale ogni famiglia in cielo e sulla terra prende nome". Nel greco c'è un passaggio come dal Padre alla paternità, solo che il passaggio nel pensiero non è all'idea astratta della paternità, ma alla sua rappresentazione concreta in una famiglia. Dio ha istituito la relazione tra padre e figlio tra gli uomini. E sebbene gli angeli non si sposino né siano dati in matrimonio, sembrerebbe dal linguaggio qui che ci sia un certo raggruppamento di loro anche nelle famiglie. Fino a che punto questo possa scendere, non abbiamo i gemiti della conoscenza. Ma in una famiglia entra l'idea di un capo con una certa subordinazione al capo. Entra anche l'idea di un affetto speciale che esiste tra i membri di una stessa famiglia. Ora, l'intera concezione ha la sua origine in Dio. È da Dio che ogni famiglia in cielo e sulla terra prende nome. Troviamo che il Padre e il Figlio esistono dall'eternità. "Io fui costituito fin dall'eternità, dal principio, né mai fu la terra Quando stabilì le fondamenta della terra, allora fui presso di lui, come uno allevato con lui: e ogni giorno ero il suo diletto, gioendo sempre davanti a lui". E gli angeli e gli uomini sono stati costituiti secondo questo modello, affinché possano essere familiarizzati con la verità della paternità di Dio, e affinché sappiano in quale intima relazione egli vorrebbe che stessero con lui. E dove la famiglia è così "chiamata" come Dio, come si conviene adorarlo come il Dio delle famiglie, e specialmente come il Dio della nostra famiglia!

III LA MISURA SECONDO LA QUALE SI CHIEDE LA BENEDIZIONE. "Che egli ti conceda, secondo le ricchezze della sua gloria". C'è una certa aspettativa di favori e donazioni da parte delle persone in base al loro rango e ricchezza. C'è uno stile di donazione che è noto come principesco. L'apostolo suppone che la gloria di Dio, che trascende infinitamente ogni gloria umana, che è infinitamente ricca nell'incontro di tutte le perfezioni, che tutta questa gloria significhi un potere infinito di benedire, a cui le sue creature possono guardare. La sua concezione di Dio è sublime, che egli concede secondo le ricchezze della sua gloria. Egli concede, non come un essere dai poteri limitati, ma come se stesso. Egli è glorificato nell'elargire grandi benedizioni al suo popolo. Colui che è uscito da Dio e ha conosciuto la gloria di Dio, ha detto: "Finora non avete chiesto nulla".

"Tu stai andando da un re; Grandi petizioni con te portano; Poiché la sua grazia e la sua potenza sono tali, nessuno può mai chiedere troppo".

IV LA PREGHIERA IN CINQUE DOMANDE. Queste richieste si susseguono in ordine naturale, e noi siamo portati avanti dal punto in cui inizia il nostro bisogno fino al punto in cui tutto è soddisfatto. È una preghiera adatta ai cristiani, da usare spesso, anche come Padre Nostro. Prima richiesta: "Affinché possiate essere fortificati con potenza per mezzo del suo Spirito nell'uomo interiore". La destinazione della forza è l'uomo interiore. Per così dire, va oltre l'uomo esteriore e raggiunge l'uomo interiore. L'uomo esteriore "decade", l'uomo interiore ha bisogno di essere "rinnovato di giorno in giorno". L'apostolo tocca dove inizia il nostro bisogno, cioè in un'inerzia nell'uomo interiore. Non siamo disposti a sforzarci spiritualmente. L'esterno ha troppa influenza nella nostra vita e contribuisce al nostro indebolimento interiore. Abbiamo bisogno di forza per contrastare la nostra inerzia e per liberarci da una vita troppo esteriore. Ora, c'è tutta la forza in Dio. Questo fa parte delle ricchezze della sua gloria. E il suo Spirito è l'agente mediatore tra la sua forza e la nostra debolezza. E quello che dobbiamo chiedere a Dio di fare per noi è che, attraverso il suo Spirito, infonda forza nella nostra debole natura interiore. Seconda richiesta - "Che Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede". Le provviste di forza che riceviamo da Dio attraverso lo Spirito trovano la loro strada nella nostra fede per la sua maggiore attività. Questa fede è un esorcismo della mente rivolta in modo speciale a Cristo per noi, Cristo in ciò che era ed è ancora come la nostra Garanzia. Il risultato è la presenza di Cristo nei nostri cuori. Noi abitiamo dentro di noi come suggerisce l'"uomo interiore"; ma dentro di noi lontano in quanto siamo abita Cristo. Egli abita nei nostri cuori l'uomo interiore visto dal lato degli affetti, dove riceve il nostro amore e la nostra adorazione. Come dimorare all'interno, siamo presenti in ogni movimento esteriore; e così Cristo, come abitante in noi, è al centro stesso del nostro essere, e diventa così intrecciato con esso da essere presente in tutta la nostra vita, da pensare nei nostri pensieri, da parlare nelle nostre parole, da agire nelle nostre azioni. "Io vivo, ma non io, ma Cristo vive in me". E chiediamo a Dio nuove provviste di forza affinché, con una nuova fede, possiamo avere una nuova esperienza della presenza di Cristo nei nostri cuori e della nostra vita. Terza richiesta: "Che voi, essendo radicati e fondati nell'amore". Se l'amore è "la legge finale della creazione", è anche il suo primo principio. Se è il fine per cui tutte le cose esistono, è anche il principio da cui tutte le cose sono scaturite. L'amore può essere definito come il desiderio di dare. È stato nel desiderio di donare che siamo stati creati, con tutta la nostra capacità di godere. Se, dunque, il nostro essere deve essere ricondotto all'amore, è chiaramente necessario che noi siamo radicati e fondati nell'amore. E questo, ci viene insegnato qui, è possibile solo con la nostra fede in Cristo. Perché l'amore è in Cristo, come Cristo in noi. Come credere, quindi, significa radicare e radicare noi stessi in Cristo, così deve significare radicarsi e radicarsi nell'amore, scendere nel substrato eterno di tutto l'essere. E chiediamo provviste della forza divina affinché, attraverso una fede vigorosa, questo radicamento e radicamento nell'amore possa andare avanti nella nostra vita. Quarta domanda: "Siate forti per comprendere con tutti i santi qual è l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e per conoscere l'amore di Cristo che sorpassa la conoscenza". Il radicamento e il radicamento nell'amore è la nostra qualifica per comprendere la sua più grande manifestazione. I cuori freddi non possono fare nulla qui. Il cuore stesso dell'apostolo è in un tale splendore che l'amore di Cristo sale davanti a lui come se fosse un corpo nello spazio che ha dimensioni di larghezza, lunghezza, altezza e profondità. Non dobbiamo supporre che egli fosse così matematico da associare idee diverse a queste dimensioni. L'uso che servono è quello di fissare e trattenere la mente sulla grandezza dell'amore di Cristo. La grandezza dell'amore di Cristo appare in due cose

1. È concesso agli immeritevoli. In che modo è stato possibile che Cristo ci amasse? Non che ci fosse in noi una bontà con cui potesse avere simpatia. Perché noi eravamo l'opposto di quello che era lui. Come descritto in questa Epistola, abbiamo camminato secondo il corso di questo mondo; Vivevamo nelle concupiscenze della nostra carne, facendo i desideri della carne e della mente. Era

2. Non che egli sottovalutasse ciò che eravamo, perché vedeva la nostra depravazione in tutta la sua ampiezza, lunghezza, altezza e profondità. Si può solo affermare come un fatto grande e inspiegabile che, nella piena visione di ciò che eravamo, egli era irresistibilmente attratto verso di noi nell'amore salvifico

3. È concesso nel sacrificio di se stesso. Per gratificare il suo amore per la nostra salvezza, egli non solo ha dovuto mettere da parte la sua gloria divina, ma anche scendere nella nostra natura e, in quella natura, soffrire la vergogna e la morte. Non è l'amore ordinario quello che ci vuole per spingere una persona a sacrificare la propria vita per un'altra. «Pelle per pelle», disse l'arciingannatore, «sì, tutto ciò che un uomo ha lo darà per la sua vita». "Amore", disse lo Sposo al suo Amato, "l'amore è forte come la morte, molte acque non possono spegnere l'amore, né le inondazioni possono sommergerlo; Anche se un uomo desse tutte le sostanze della sua casa per amore, sarebbe completamente disprezzato". E Cristo falsificò la vile insinuazione del suo avversario, e confermò la dichiarazione d'amore del suo Sposo. Il suo amore si dimostrò più forte della morte, sebbene quella morte fosse diecimila morti in una, avendo in sé la maledizione della Legge infranta. Questo è l'amore del nostro Amato; e allora non dire più: "Che cos'è il tuo Amato più di ogni altro amato?"

"Perché più debole del pallido raggio della stella prima del bagliore del mezzogiorno del giorno c'è tutto l'amore che l'uomo può conoscere, tutto ciò che nel petto d'angelo può risplendere, paragonato, o benedetto Signore, al tuo, eterno, infinito, divino".

Dobbiamo cercare di comprendere con tutti i santi la grandezza di questo amore. Infatti, secondo l'Apostolo, questo è sacro avere la mente aperta a un certo senso della sua grandezza, e non dobbiamo renderla più ristretta di così. Dobbiamo cercare di "comprendere", insieme agli altri, le dimensioni di questo amore; Ma dobbiamo anche cercare di conoscerla da noi stessi, vale a dire, di averla nella nostra esperienza. Possiamo avere una certa "apprensione" della sua infinità; Ma la nostra conoscenza sperimentale di esso è necessariamente limitata. La realtà, essendo infinita, supera sempre la nostra conoscenza. Ma dobbiamo chiedere a Dio che, essendo radicati e fondati nell'amore, possiamo conoscere di più questo meraviglioso amore di Cristo. Quinta richiesta: "Affinché possiate essere ripieni di tutta la pienezza di Dio". Qui l'apostolo indica la meta verso la quale dobbiamo essere benedetti. Ora abbiamo un po' della pienezza di Dio. Attraverso l'intervento dello Spirito, abbiamo riversato in noi dalla pienezza divina forza, luce, purezza, amore, pace, gioia; e questi in noi sono della stessa specie che sono in Dio. Attendiamo con ansia il momento in cui saremo riempiti da questa fonte, fino a quando saremo capaci. Nel frattempo avremmo avuto più conoscenza dell'amore di Cristo, che apre la fonte della pienezza divina.-R.F

Versetti 14-19.-

Preghiera di intercessione

"Per questo motivo piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale prende nome l'intera famiglia in cielo e sulla terra, affinché egli vi conceda, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere fortificati con forza mediante il suo Spirito nell'uomo interiore; affinché Cristo abiti nei vostri cuori mediante la fede; affinché voi, essendo radicati e fondati nell'amore, possiate comprendere con tutti i santi qual è l'ampiezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza; e di conoscere l'amore di Cristo, che sopravanza la conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio". In tutto il brano abbiamo la filantropia cristiana e la preghiera. L'apostolo, che era un filantropo del più alto tipo, qui prega non per se stesso, ma per gli altri; e prega, non per mere benedizioni secondarie e non essenziali, ma per benedizioni supreme e vitali. Atteniamoci a questa sua preghiera di intercessione. Un vero ministro è un vero filantropo e, come Cristo, non solo soffrirà per procura per gli altri, come abbiamo visto, ma intercederà sempre per gli altri. La preghiera di intercessione è il tipo di preghiera più raro e più elevato. In risposta alle obiezioni che vengono sollevate contro di essa, quattro fatti devono sempre essere tenuti presenti

1. È un istinto di amore sociale.L 'amor proprio spinge l'uomo a pregare per se stesso, l'amore sociale spinge l'anima a rivolgersi al Cielo per conto degli altri. Cosa c'è di più naturale per una madre amorevole pregare per un bambino sofferente, un pastore amorevole per il suo popolo, un cittadino amorevole per il suo paese? Ciò che è naturale è divino

2. È una disciplina dell'anima. Nulla esercita un'influenza più grande sull'anima della realizzazione della presenza divina nella preghiera; questo la vivifica e la santifica. Nella preghiera di intercessione, tuttavia, c'è questo, e qualcosa di più; C'è il togliere l'anima dal cerchio di se stessa e ampliarla con sincere e amorevoli simpatie per gli altri. L'intercessione eleva lo spirito alla comunione con quel Dio che si prende cura di tutti

3. È un evidente dovere cristiano. Non solo ci viene comandato nella Scrittura di pregare per gli altri, ma abbiamo gli esempi più alti: Mosè, Abramo, Paolo, Cristo

4. È stato coronato da un meraviglioso successo. La Bibbia abbonda di esempi. "Pietro... fu tenuto in prigione, ma la Chiesa pregò incessantemente Dio per lui. E quando Pietro fu tornato in sé, disse: Ora so con certezza che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode... E venne a casa di Maria... dove molti erano radunati a pregare". Questo è solo un esemplare,

"Che cosa sono gli uomini migliori delle pecore o delle capre, che nutrono una vita cieca nel cervello, se, conoscendo Dio, non alzano le mani di preghiera, sia per se stessi che per coloro che li chiamano amici?"

Osserva in questa intercessione:

IO , IL DIO HA INVOCATO. Chi è?

1. È un Padre. "Piego le mie ginocchia davanti al Padre". Nel Nuovo Testamento si rivela la paternità di Dio. Cristo parla di lui come del Padre, e nella sua preghiera ideale ci si rivolge a lui come al "Padre nostro". In questo personaggio Paolo si rivolge a lui. Vediamo una buona ragione per questo

1 Rende l'Oggetto della preghiera intelligibile alla mente. Creatore Infinito, Sovrano universale, Proprietario assoluto e Disponente; Quale mente finita può comprendere questi caratteri? Ma un Padre tutti lo sanno; La paternità ha catturato le prime attenzioni, suscitato i primi sentimenti, dato il via ai primi pensieri. Un bambino capisce cos'è un padre

2 Rende l'Oggetto della preghiera attraente per la mente. Creatore, Sovrano, Giudice; Sono attraenti? In nessun modo. Essi intimoriscono, confondono, respingono. Ma la paternità è attraente. Il bambino salta gioiosamente tra le braccia del padre. Invece di una paura imbarazzante, c'è l'amore filiale e la fiducia illimitata

3 Rende l'oggetto della preghiera trasformativo per la mente. Chi ha un tale potere trasformativo come il genitore? La paternità plasma tutti i caratteri, modella la storia. I figli imitano naturalmente il padre che amano. Non sono queste buone ragioni per cui dovremmo guardare a Dio come a un Padre, e rivolgerci a lui come tale?

1. Egli è il Padre di tutte le intelligenze sante. "Di cui tutta la famiglia". O ogni famiglia, ogni razza in cielo o in terra. L'espressione deve essere limitata alla creazione intelligente, perché egli non potrebbe essere giustamente chiamato il Padre dell'irrazionale; dobbiamo andare oltre, e dire che l'espressione deve essere limitata alle razze sante della sua creazione intelligente, perché egli non sarebbe il Padre dei ribelli e dei profani. Esiste una relazione familiare tra tutte le intelligenze sante, e Dio è il Padre di tutti-Padre di tutti gli angeli non caduti e degli uomini redenti. E sebbene "Padre del nostro Signore Gesù Cristo" possa essere fuori dal suo posto in questo passaggio, tuttavia esprime un fatto ovunque rivelato, che Dio è il Padre del Redentore dell'uomo, così come di tutti gli altri santi nell'universo. Che famiglia è quella di Dio! - amorevole, immenso, sempre moltiplicante, armonioso e sempre benedetto

2. Egli è il Padre che possiede un'abbondanza illimitata. Paolo parla delle "ricchezze della sua gloria". Qual è la gloria di Dio? Non la sua potenza, non la sua saggezza, non la sua ricchezza, non il suo dominio, ma la sua bontà. Quando Mosè pregò: "Ti prego, mostrami la tua gloria", quale fu la risposta? "Farò passare davanti a te tutta la mia bontà ", come se avesse detto: "La mia bontà è la mia gloria". E questa sua bontà è inesauribile. "Le ricchezze". È più alto di tutti i cieli; è più profondo di tutti gli inferni. I suoi maestosi flutti rotolano sotto tutte le Gehenne

II IL BENE INVOCATO. Quali benedizioni cercò?

1. Forza divina dell'anima. "Essere fortificati con forza dal suo Spirito nell'uomo interiore".

1 Ogni uomo ha un "uomo interiore": l'ego morale del suo essere. È questo uomo interiore che interessa l'umanità a Dio, al dovere, all'immortalità

2 Questo uomo interiore vuole la forza morale. È indebolita, è schiacciata dal peccato. È schiavo dell'appetito; è "carnalmente venduto al peccato". Vuole la forza per elevarsi alla sua vera signoria sul corpo e alla sua giusta relazione con Dio e il suo universo. Quanto è moralmente debole l'"uomo interiore", la stessa resistenza dell'umanità!

3 Questa forza morale deve venire da Dio. Colui che vivifica tutte le cose, deve vivificare quest'uomo interiore, ora morto nei falli e nel peccato. Non può trovare aiuto in nessun altro modo; il suo grido è: "O miserabile uomo che sono! Chi può liberare da questa schiavitù e dalla morte?"

1. L'inabitazione di Cristo. "Affinché Cristo abiti nei vostri cuori mediante la fede". Non c'è alcun mistero riguardo alla presenza di Cristo. Il cuore che lo ama supremamente lo considera come il suo ospite costante. Come l'autore vive nello studente amorevole, come il genitore vive nel figlio amorevole, così allo stesso modo, ma in grado più elevato, Cristo vive nei suoi discepoli amorevoli. I suoi pensieri sono i loro pensieri, il suo Spirito è la loro ispirazione, il suo carattere è il sole stesso che vivifica, illumina e abbellisce il loro essere

1. Stabilità dell'amore. "Che voi, essendo radicati e fondati nell'amore". C'è un amore per Cristo che non è radicato né fondato; È un sentimento passeggero che, come una bolla, viene vomitato nel flusso delle circostanze. L'amore del cristianesimo autentico è un amore radicato. Radicati non in qualcosa che può cambiare e decadere, ma nell'immutabile eccellenza di Dio. Oh, che tutte le fibre dell'uomo interiore siano conficcate nel carattere divino e radicate in Dio! Allora, e non prima di allora, l'anima sarà come l'albero "piantato presso i fiumi d'acqua", ecc. Una religione il cui amore non è radicato è senza

1. la vita,

2. crescita,

3. frutta,

4. Permanenza

1. La comprensione dell'amore. "Affinché possiate comprendere con tutti i santi che cosa sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza; e di conoscere l'amore di Cristo, che sopravanza la conoscenza". L'amore di Cristo è

2. intellettualmente incommensurabile; "Chi, con la ricerca, può scoprirlo?" Eppure, sebbene superi la conoscenza dell'intelletto, c'è un senso in cui può e deve essere conosciuta, conosciuta come una questione di coscienza, conosciuta come un potere che tutto controlla. "L'amore di Cristo ci costringe; perché così giudichiamo", ecc

3. Il raggiungimento della perfezione divina. "Affinché possiate essere riempiti di tutta la pienezza di Dio", affinché possiate essere riempiti della pienezza di Dio. L'idea è che tu possa "essere perfetto come Dio è perfetto". Questo è lo standard che ci viene presentato; dobbiamo essere santi, proprio come Dio è santo. Per quanto questo sia infinitamente elevato, nulla di più basso soddisferà le brame della nostra natura morale o il pieno dispiegarsi del nostro essere in continuo progresso. Il cielo ci ha predestinati ad essere conformi all'immagine di Dio Romani 8:29 Questa fu la preghiera di intercessione di Paolo. Cerchiamo quella filantropia divina che lo ha reso un tale mediatore tra Dio e l'uomo. Il sacerdozio di questa filantropia è ciò che vogliamo. Saluta tutti gli altri! Sono empi impostori, intrusi profani. Il sacerdozio della filantropia cristiana è l'unico sacerdozio divino nell'universo.

La paternità universale di Dio

I LA NATURA DELLA PATERNITÀ DI DIO

1. Dio è la Fonte del nostro essere. Egli non solo ci ha creati come ha creato le rocce. Noi non siamo fabbricati, ma generati da Dio. Ha soffiato la sua vita in noi

2. Dio ci ha formati a sua immagine. C'è una somiglianza di natura tra bambino e genitore. Tutti gli spiriti appartengono alla stessa famiglia e hanno una somiglianza comune con Dio

3. Dio è strettamente imparentato con noi. Per tutta la vita il padre è strettamente legato ai suoi figli per natura e per le conseguenti pretese e doveri. Dio è nostro Padre ora; non ci ha semplicemente chiamati all'esistenza nel passato. Egli ha sempre e necessariamente la relazione paterna con noi

II L'ESTENSIONE DELLA PATERNITÀ DI DIO. Da Dio "ogni famiglia in cielo e sulla terra prende nome"; poi Dio è il Padre di ogni famiglia. La sua paternità è universale

1. Raggiunge tutti gli esseri spirituali. Di quali ordini, quanti e quanto siano diversi, sono del tutto al di là della nostra speculazione. Ma nessuno è così remoto, così particolare, così elevato o così basso da non entrare nella relazione paterna di Dio

2. Si occupa individualmente di ogni ordine separato di esseri. "Ogni famiglia". Le famiglie si distinguono e così anche le loro case. Dio guarda i suoi figli con interesse personale

3. Non viene distrutto da una condotta malvagia. Ci sono esseri decaduti, ordini e famiglie che sono degradati nel peccato. Ma questi non fanno eccezione alla paternità universale. Nonostante la vergognosa corruzione di alcune famiglie, Dio è ancora Padre di tutti. Davide non cessò di essere il padre del ribelle Absalom. Il figliol prodigo poteva alzarsi e andare da suo padre. Il peggior peccatore, quando torna in sé, può dire: "Padre mio". Ciò deriva necessariamente dalla natura stessa della paternità. I tre fatti dell'origine della vita, della comunità di natura e della stretta relazione non possono mai essere annientati. Per un padre ignorarli significa per lui diventare un genitore innaturale

III LE CONSEGUENZE DELLA PATERNITÀ DI DIO

1. In Dio

1 Egli manifesterà un interesse paterno per ogni famiglia. Nella scelta dell'ebreo non può dimenticare il gentile. Nel benedire il cristiano non può trascurare i pagani. I cristiani, come gli ebrei, hanno stupidamente pensato di appropriarsi di Dio. Ma le razze meno illuminate non sono state trascurate da Dio. Non si è lasciato senza testimonianza in terre pagane. Tutte le religioni, nella misura in cui contengono una qualche verità, sono ispirate e poggiano sulle rivelazioni divine. Dio visita tutti i suoi figli. La ricerca di Dio nell'oscurità dei ricercatori remoti è una vaga risposta alla voce di Dio che essi sentono nella loro coscienza

2 Dio ha diritti su tutti gli uomini, e nessuno ha il diritto di rinnegare suo Padre. Dio giudicherà tutti e castigherà giustamente i figli disubbidienti che hanno rifiutato di ammettere le sue pretese

3 Dio desidera benedire tutti i suoi figli e accoglierà sempre i penitenti

2. In noi

1 Dovremmo ricordare che, come esseri spirituali, siamo imparentati. Se gli uomini sono simili agli abitanti di altri mondi, molto più sono molto legati gli uni agli altri. Da qui i nostri doveri di fratellanza verso le nazioni straniere e verso le razze selvagge

2 Dovremmo avere coraggio e fiducia nel nostro approccio a Dio. San Paolo nomina la paternità universale di Dio nel prefazio di una preghiera.

Versetti 14-19.-

Il grande mistero dell'amore di Cristo

L'obiettivo speciale della preghiera di San Paolo per gli Efesini è che la loro conoscenza possa essere ampliata, e l'unica direzione in cui egli desidera per loro l'aumento della conoscenza è riguardo all' amore di Cristo. Questo è il tema più meraviglioso e più vitale della meditazione cristiana; può essere giustamente contemplato solo con l'aiuto spirituale; ma il vero intendimento di esso sarà fecondo in ricche benedizioni

IL GRANDE MISTERO DELL'AMORE DI CRISTO. Tutto in Cristo è meraviglioso, ma niente di più del suo amore. La folla era stupita dai suoi poteri miracolosi. Gli acuti antagonisti erano confusi di fronte alla sua superlativa saggezza; Ma i suoi amici e discepoli furono soprattutto e sempre più toccati dalla dolcezza, dalla bontà, dalla simpatia, dal sacrificio di sé e dall'amore che riempirono la sua vita. Questo "supera la conoscenza" sotto molti aspetti

1. Carattere

1 Disinteresse che equivale all'estremo dell'abnegazione. Cristo non ha mai cercato il proprio piacere. Viveva interamente per gli altri. Misurate il suo sacrificio di sé con la profondità della discesa dalla gloria del Figlio unigenito all'agonia e alla vergogna della croce

2 Intensità. La fatica, la sofferenza e l'energia feconda dell'amore di Cristo lo rivelano

3 Resistenza. È sostenuta da una pazienza infinita, come la longanime bontà di Dio, come "la misericordia del Signore" che "dura in eterno". Cristo sta a lungo alla porta e bussa

2. Completezza

1 Estendendosi a tutto il mondo. Gli oggetti del nostro affetto sono necessariamente in numero limitato. Chi può comprendere un amore che abbraccia gli ebrei e i gentili, i greci e i barbari, e ogni uomo, donna e bambino del mondo?

2 Compresi gli argomenti meno invitanti. Amiamo coloro che ammiriamo o coloro verso i quali siamo attratti da qualche attrazione, simpatia o relazione. Cristo ama gli uomini vili, spregevoli e corrotti, la gente remota e oscura - "la moltitudine oscura" e coloro che sembrano ancora meno amabili - la grande massa di persone tristi e prive di interesse

3. Oggetti. Questi sono i più alti e puri. Un amore basso indulge, coccola e rovina cercando debolmente di compiacere i suoi oggetti. L'amore di Cristo spesso ci dà dolore, esige sac, trice, ci lascia perplessi e ci turba. Cerca la redenzione, la purificazione e la più alta gloria degli uomini

II IL MODO PER CONOSCERE L'AMORE DI CRISTO. Essa "supera la conoscenza". Tuttavia, anche se non possiamo comprenderlo, possiamo comprenderlo, come chi non può vedere le torri coperte di nuvole della montagna può esplorarne la base, come chi non può mai definire un oceano illimitato può familiarizzarsi con le sue acque e le baie vicine. Ora, la conoscenza che possiamo avere del mistero supremo dell'amore di Cristo non può essere ottenuta semplicemente leggendo la storia del Nuovo Testamento, né con una qualsiasi quantità di discussioni teologiche. È spirituale, comprensiva, interiore e si ottiene attraverso la grazia divina. San Paolo prega per i mezzi per ottenerlo. Sono tre, in gradazioni successive, una che porta all'altra

1. Forza spirituale. Questo significa avere vita, vigore ed energia nella natura interiore. Finché le facoltà spirituali sono morte, o addormentate, o si muovono solo languidamente, non possono elevarsi per afferrare le grandi cose divine. Un'ispirazione dello Spirito di Dio, che si misura solo "dalle ricchezze della sua gloria", fornirà questa forza

2. Il Cristo che dimora in lui. Il primo atto della natura spirituale risvegliata ed energizzata è quello di ricevere Cristo attraverso la fede. Mentre Egli è solo al di fuori di noi, non possiamo né conoscerlo, né suggerirlo, né amarlo

3. Il nostro amore per Cristo. Quando per fede riceviamo Cristo nei nostri cuori, impariamo ad amarlo. Solo allora possiamo capire il suo amore. È vero che "noi lo amiamo perché egli ci ha amati per primo"; tuttavia, il senso vago e stupefacente dell'amore di Cristo che conquista i nostri cuori a lui è una percezione povera rispetto a ciò che sperimenteremo quando lo guarderemo con gli occhi illuminati dell'amore. Solo l'amore può capire l'amore

III LA BEATITUDINE SPIRITUALE CHE SCATURISCE DALLA CONOSCENZA DELL'AMORE DI CRISTO. Questo significa "essere riempiti di tutta la pienezza di Dio". Gli uomini hanno cercato l'unione con Dio con la devozione ascetica, con la contemplazione mistica, con la grazia sacramentale; perché tutte le anime spiritualmente risvegliate hanno sentito un vuoto che solo Dio può riempire. Il segreto che il sacerdote e il pietista hanno cercato invano viene qui rivelato. Comprendendo l'amore di Cristo siamo portati in connessione simpatica con colui nel quale dimora corporalmente la pienezza della Divinità, e attraverso la sua mediazione riceviamo le grazie e le glorie della natura divina. - W.F.A Giovanni 17:21

15 Da cui prende nome l'intera famiglia in cielo e sulla terra. Cantici A.V., ma R.V. ha "ogni famiglia", sostenendo, senza dubbio, che la mancanza dell'articolo - pasa patria non pasahJpatria - richiede questo senso. Ma come in Matteo 2:3; Luca 4:13, Atti 2:36, 7:22 e Efesini 2:21 ; Quindi, qui, pasa senza l'articolo può denotare la totalità della cosa; pasa patria corrispondente a pasa oijkodomh. E questo sembra più in accordo con lo scopo del passo, perché qui l'apostolo non sta distribuendo in gruppi, ma radunando in uno. Ma qual è il significato preciso dell'affermazione, e per quale motivo viene introdotta? L'apostolo riconosce che tutti i santi, sia in cielo che in terra, formano una sola famiglia, e poiché l'intera famiglia deriva il suo nome da Dio, così Dio può aspettarsi e fare appello a prendere piena e corrispondente provvidenza per i bisogni delle sue varie sezioni. L'appello implicito non è al fatto che la famiglia è la famiglia di Dio, ma al fatto, meno importante in sé ma che in realtà include l'altro, che prende il nome da lui. Tra gli uomini, si sarebbe tenuti enfaticamente obbligati a interessarsi di coloro che non solo sono suoi parenti, ma portano il suo stesso nome. Ora, quella parte della famiglia che è ospitata in cielo è gloriosamente provvista; L'apostolo procede a intercedere per la parte ancora sulla terra. Come l'intera famiglia prende il nome dallo stesso Padre, è ben visibile agli occhi di tutti come di Dio, così ci si può ben aspettare che la parte più bisognosa, debole, esposta e tentata della famiglia sarà trattata in ogni modo degno di suo Padre

"Che i santi sulla terra si uniscano per cantare con quelli che sono andati in gloria; Poiché tutti i servi del nostro Re, in terra e in cielo, sono uno. "In lui abitiamo una sola famiglia, in una sola chiesa in alto, in basso; Anche se ora diviso dal ruscello, lo stretto ruscello della morte".

"La famiglia in cielo e in terra".

La preghiera dell'apostolo, che include un riferimento all'interesse di tutta la famiglia dell'universo sotto il Padre benedetto, è una delle più ferventi, complete e sublimi che si possano trovare in tutta la Scrittura. Consideriamo la forza e la bellezza dell'espressione "la famiglia in cielo e in terra". Il riferimento principale è alla Chiesa di Dio, ma include anche gli angeli, che si fondono con i santi in un'unica famiglia; poiché "tutti sono fratelli". La Chiesa è la famiglia di Dio sotto molti aspetti

IO È COSÌ NEL LEGAME CHE LEGA INSIEME TUTTI I MEMBRI. Una famiglia ha la sua costituzione nella natura, non nella somiglianza di opinioni, o interessi, o gusti. Non possiamo scegliere chi saranno i nostri fratelli o sorelle. Ci sono relazioni nella vita umana in cui possiamo entrare o non entrare a nostro piacimento, come le associazioni politiche, le borse di studio letterarie, i legami sociali di vario genere. La famiglia non è di questo carattere. Ora, la Chiesa è una famiglia diversa da queste associazioni meramente volontarie, perché è fondata da Dio stesso, nella quale noi abbiamo il nostro posto per la sua stessa grazia di adozione, e una volta che siamo lì, le nostre relazioni con tutto ciò che è interno ed esterno sono determinate, non da noi stessi, ma dalle leggi della vita familiare. Noi diventiamo "figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù" Galati 3:26 Ci possono essere membri in questa famiglia che possono non riconoscerci affatto come membri della Chiesa, ma noi siamo comunque membra, con legami che non hanno fatto nulla per creare e che non possono sciogliere con la loro esclusività o il loro fanatismo. Eppure tutti i membri sono realmente legati l'uno all'altro dal vincolo di una vita comune, poiché vivono della fede in Cristo Gesù e di un amore comune; poiché la fede opera mediante l'amore e non opera mai senza di esso. Gesù dice: "Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati". Cioè, dobbiamo amare con un amore pratico, umile, generoso, paziente, gentile, onnicomprensivo e duraturo come l'amore stesso di Cristo

II LA CHIESA È UNA FAMIGLIA PER LA SUA UNITÀ. C'è un solo Padre nella famiglia divina, che unisce in sé la perfezione dell'affetto paterno e materno. C'è una sola Chiesa sulla terra, "un solo corpo", come c'è una sola fede, un solo battesimo, una sola speranza. Dovunque c'è unione con Cristo, c'è appartenenza al suo corpo, la Chiesa. La presenza dello Spirito Santo è il vincolo dell'unità nella Chiesa. Ne consegue, quindi, che i credenti devono essere uniti nella fede, nell'amore e nell'obbedienza

III LA CHIESA COME FAMIGLIA AMMETTE GRANDI DIVERSITÀ. Ci sono grandi diversità di affetto, di temperamento, di carattere, nella stessa famiglia, che contribuiscono, anzi, alla pienezza e alla felicità della sua vita. La completezza della famiglia dipende, infatti, dalla bella fusione dei suoi elementi maschili e femminili. Ora, la Chiesa in modo simile, sebbene una, esiste sotto grandi diversità di forma e di condizione. Ci sono, in primo luogo, le due grandi divisioni della Chiesa in membri celesti e terreni. È un errore dire, come fanno alcuni, che la Chiesa è composta solo da santi viventi, come se i morti cessassero nella sua unità. Dio non pone membra nel corpo perché possano morire di nuovo a causa di esso; egli è il Dio non dei morti, ma dei viventi; e se tali membra non sono nel corpo, sono senza Capo, cioè senza Gesù Cristo, che è l'unico Capo del corpo. Può "l'intero corpo" crescere fino alla misura della statura di un uomo perfetto senza includere la crescita dell'intera Chiesa di Dio? Poi, ancora, ci sono le diversità delle dispensazioni. I credenti di ogni epoca, indipendentemente dalla dispensazione sotto la quale hanno vissuto, sono membri della famiglia divina. La via della salvezza era sempre la stessa Romani 4 L'unico Agnello di Dio che tolse il peccato dell'uomo fu "immolato fin dalla fondazione del mondo" Apocalisse 8:8 La varietà delle dispensazioni segna le fasi successive della vita familiare. Poi, ancora, ci sono le diversità di opinione che sono esistite all'interno della Chiesa di Dio senza distruggere la sua unità; e infinite diversità di carattere e di temperamento, tutte governate più o meno dalla grazia soggiogante di Dio; e le diversità di sorte, servizio ed evento, illustrate nella carriera dei membri di questa famiglia

IV LA CHIESA È UNA FAMIGLIA CON UN ULTIMO RADUNO E UNA CASA PER TUTTI I SUOI MEMBRI SEPARATI. C'è una casa di "molte dimore", che il nostro Salvatore ha preceduto per preparare Giovanni 14:2 - "i luoghi santi fatti senza mano d'uomo", la grande metropoli del governo morale di Dio, "dove salgono le tribù, le tribù del Signore", da ogni regno della terra, da ogni epoca dei tempi. Lì gli angeli si mescoleranno con i santi e si scambieranno esperienze dell'amore di Dio. La paternità di Dio è così vista come un legame nuovo e amorevole tra diversi ordini di esseri. Famiglia felice, i cui nomi sono scritti in cielo! Famiglia felice, i cui ranghi sono intatti, i cui cuori sono uno! Finalmente riuniti a casa, per essere per sempre con il Signore e per sempre gli uni con gli altri!

16 che egli ti conceda, secondo le ricchezze della sua gloria. Viene messo in vista lo standard o la misura del dono divino

"Ricchezze della sua gloria" è un'espressione più enfatica di "gloriosa ricchezza", anche se sostanzialmente identica nel significato. La norma di Dio nel dare è liberale, generosa, traboccante. Un'immagine delle ricchezze della sua gloria si vede nei cieli stellati, che proclamano allo stesso tempo l'immensa ricchezza e l'incomparabile gloria di Dio. O nella splendida apparenza di un tramonto autunnale, dove l'intero cielo è punteggiato di nuvole illuminate in un mare di gloria. Nella preghiera, è utile per noi stessi e glorificante a Dio riconoscere la sua munificenza, ricordare che egli ci dà un Re 2Samuele 24:23 per essere fortificati con forza dal suo Spirito nell'uomo interiore. L'uomo interiore è la sede dell'influenza, ma da noi è il segno della debolezza spirituale. La maggior parte degli uomini può escogitare di ordinare adeguatamente la propria condotta esteriore; Ma chi ha il controllo dell'uomo interiore? La fede, la fiducia, l'umiltà, l'amore, la pazienza e le simili grazie che appartengono all'uomo interiore, sono ciò in cui siamo più deboli e ciò che abbiamo meno potere di rendere forte. In questa stessa regione si cerca che gli Efesini possano essere rafforzati con forza dallo Spirito. Il dono dello Spirito è disponibile proprio a questo scopo per tutti coloro che glielo chiedono

Una preghiera per la forza spirituale

Questa bella supplica suggerisce diversi punti interessanti

IO È UNA PREGHIERA PER I SANTI. Non è per la loro conversione, ma perché abbiano la vita ancora più abbondante. Il desiderio dell'apostolo era di fare degli uomini cristiani eminenti, di vivificarli nella razza celeste, di promuovere in loro una crescita nella grazia e nella conoscenza che avrebbe contribuito alla loro robustezza spirituale

II LA BENEDIZIONE RICERCATA È CONSIDERATA COME UN DONO GRATUITO, "CHE EGLI TI CONCEDESSE ... da rafforzare". Ogni vera preghiera si basa sul presupposto che non possiamo aspettarci nulla da Dio se non come un dono gratuito per mezzo di Gesù Cristo. Ci deve essere un senso di indigenza insieme a uno spirito di totale dipendenza dal Signore, in modo che il credente possa rendersi conto della dolcezza della promessa: "Il mio Dio supplirà a ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria in Cristo Gesù" Filippesi 4:19

III LA BENEDIZIONE È LA FORZA SPIRITUALE. "Rafforzato con forza nell'uomo interiore." Non è una preghiera per la forza fisica, che è una questione di poco tempo agli occhi di Dio, sebbene sia spesso fatta oggetto di stolte vanterie tra gli uomini; né per la forza intellettuale, che è un fattore molto più importante nella vita umana; ma per "la forza nell'uomo interiore". Questo non deve essere confuso con "l'uomo nuovo". È piuttosto "l'uomo nascosto del cuore"; 1Pietro 3:4 l'uomo "creato secondo Efesini 4:24 in giustizia e santità; il principio interiore della vita spirituale; la personificazione della nostra vita intellettuale e spirituale, con i suoi impulsi, i suoi sentimenti, le sue lotte. Questa è la sfera, la direzione, la destinazione, della forza per cui si prega. È una preghiera affinché Dio ci renda eminenti in grazia e bontà, affinché le nostre anime possano prosperare ed essere in salute come i nostri corpi, affinché possiamo essere in grado di lottare con tutti i nostri nemici spirituali, di resistere alle tentazioni, di sopportare le afflizioni, di adempiere ai doveri della nostra chiamata cristiana. Se ne avremo la forza, saremo in grado di seguire la via dei comandamenti di Dio Isaia 40:31 La nostra forza fisica si rinnova di giorno in giorno con il cibo e il riposo. Cantici è la nostra forza spirituale rinnovata ogni giorno dal Pane della vita; e così l'apostolo poté dire di se stesso: "Tutto posso in Cristo; che mi fortifica".

IV LA FONTE DI QUESTA FORZA È LO SPIRITO DI DIO. "Per lo Spirito". Ecco la Fonte dell'energia spirituale. Lo Spirito rafforza il credente conducendolo alla pienezza della grazia che è in Cristo, spargendo l'amore di Dio nel suo cuore, applicando le promesse del vangelo, facendo delle Scritture le fonti di quella "gioia del Signore che è la nostra forza", e facendoci così andare di forza in forza fino a quando alla fine ci troviamo davanti a Dio in Sion. È facile vedere, infatti, che la Fonte della forza è nello Spirito; perché tutte le nove grazie dello Spirito - amore, gioia, pace, longanimità, mansuetudine, bontà, fede, mansuetudine, temperanza Galati 5:22 - sono altrettanti fattori di questa potenza interiore. Promuovono la libertà e l'efficienza della vita

V LA MISURA DI QUESTA FORZA. "Secondo le ricchezze della sua gloria". L'apostolo lo chiede in misura non limitata; Lo chiede nella misura della ricchezza di quella gloria che si vede nei suoi attributi fusi e armoniosi. Dio agirà all'altezza della dignità delle sue infinite perfezioni. "Apri bene la tua bocca e io la riempirò, dice l'Eterno; " "Chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa". C'è una fonte inesauribile di misericordia a cui possiamo attingere a piacere nelle esigenze supreme della nostra vita

VI CONSIDERI L'IMPORTANZA DELLA BENEDIZIONE RICHIESTA. C'è felicità nella forza, c'è miseria nella debolezza; C'è efficienza nella forza, c'è futilità nella debolezza

1. La nostra utilità dipende da grandi riserve di forza spirituale. Se siamo deboli, che cosa possiamo fare di buono nel mondo? "Voi siete il sale della terra; ma se il sale ha perso il suo sapore, con che cosa sarà salato? D'ora in poi non serve a nulla".

2. Glorifichiamo Dio con questa forza più piena. Non basta avere abbastanza grazia per portarci in cielo; dobbiamo abbondare nei frutti della giustizia a lode e gloria di Dio. Preghiamo dunque con fervore affinché possiamo diventare "forti nel Signore e nella potenza della sua potenza" e che il nostro uomo interiore possa essere rinnovato giorno dopo giorno, anche se il nostro uomo esteriore mostra segni di debolezza e decadenza. - T.C

17 affinché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede. Invertendo l'ordine consueto, la preghiera inizia Versetto 16 chiedendo la benedizione della Terza Persona della Divinità; ora abbiamo un gruppo di richieste connesse con la Seconda Persona. Il primo di questi è per la presenza di Cristo nei loro cuori, in contrapposizione a semplici visite occasionali o influenze di Cristo; Lo strumento attraverso il quale si ottiene questa benedizione è la loro fede. Cristo esercita in loro una forza costante, sia nei movimenti attivi che in quelli passivi del cuore, dando il senso del perdono e dell'accoglienza, plasmando la volontà, addolcendo le emozioni, illuminando e confermando la coscienza, purificando tutte le sorgenti e i principi dell'azione. Questo per essere assicurati dalla loro fede, aprendo la porta, ricevendo Cristo in tutta la sua pienezza, riposando e vivendo su di lui, credendo alle sue promesse e desiderando la sua seconda apparizione. Affinché voi, essendo stati radicati e fondati nell'amore. Due immagini sono combinate per rendere l'idea enfatica: quella di un albero e quella di un edificio, che denotano ciò che è sia il punto di partenza che il sostegno della vita del cristiano, cioè l'amore. In che senso? L'amore di Cristo è specificato in seguito Versetto 19, ma questo può essere come un ramo preminente di quel molteplice amore che influisce sulla vita cristiana: l'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; l'amore dei fratelli gli uni verso gli altri; e l'amore reciproco suscitato nel credente dalla ricezione di questo amore. Evidentemente è implicito che la vita cristiana può iniziare e fiorire solo in una tale atmosfera di amore; Come il sole caldo è necessario per iniziare e far avanzare la vita di una pianta, così l'amore è necessario per iniziare e portare avanti la vita dell'anima. L'esperienza dell'amore divino è un grande potere vivificante e propulsivo. "Uno sguardo di Dio, un tocco del suo amore, libererà e allargherà il cuore, in modo che possa rinnegare tutto e separarsi da tutto e fare una rinuncia totale a tutto per seguirlo" Arcivescovo Leighton

La presenza di Cristo nei credenti

"Affinché Cristo abiti nei vostri cuori mediante la fede". Sia che consideriamo questa clausola della preghiera come rappresentativa del risultato, o dello scopo, o della fonte della forza spirituale di cui si è parlato nella frase precedente, essa è in stretta relazione con essa. Il suo significato è perfettamente chiaro

IO , L'ABITANTE, CRISTO. C'è una triplice idea suggerita dal termine

1. Il credente è considerato come un tempio o una casa da abitare divinamente. In origine è una casa in rovina, da restaurare come un bellissimo tempio del Signore. A giudicare dall'analogia del restauro di una casa in rovina, la prima operazione è una pulizia dai rifiuti; il secondo, l'apertura delle finestre per far entrare l'aria pura del cielo e l'accensione di un fuoco sul focolare; la terza è una chiusura ovvero tutte le crepe o le aperture nei muri attraverso le quali il vento o l'aria trovano accesso; e il quarto è l'arredamento delle stanze con quegli oggetti di comodità che il nostro gusto e i nostri mezzi ci permettono di procurarci. Allo stesso modo, quando il Signore prende dimora nel cuore del peccatore, il processo, anche se non successivo in termini di tempo, include, in primo luogo, l'applicazione del sangue di Cristo al "cuore asperso da una cattiva coscienza"; in secondo luogo, l'apertura delle finestre dell'intelletto per spostare l'atmosfera contaminata dei pensieri dell'uomo, e l'accensione del fuoco dell'amore divino nel cuore; terzo, la vigile chiusura di quelle vie nell'anima attraverso le quali il peccato trova così facilmente accesso; e quarto, il fornire all'anima le grazie necessarie dello Spirito

2. La dimora è qui attribuita a Cristo. Altrove è attribuito allo Spirito Santo: "Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" 1Corinzi 3:16 Allo stesso modo è attribuito al Padre: "Chi abita nell'amore dimora in Dio e Dio in lui" 1Giovanni 4:16 Queste diverse forme di espressione trovano la loro soluzione nella dottrina della Trinità. Chi ha visto il Figlio ha visto il Padre, e il Figlio ha il Padre; poi, ancora, chi ha il Figlio ha lo Spirito di Cristo: "Lo Spirito di Dio abita in voi. Ora, se uno non ha lo Spirito di Cristo, non è dei suoi. E se Cristo è in te... lo Spirito è vita a causa della giustizia" Romani 8:9,10 Perciò, quando l'apostolo parla di Cristo che abita nei nostri cuori, si riferisce alla presenza dello Spirito, perché Cristo abita nel suo popolo per mezzo del suo Spirito. Ma c'è una distinzione nei modi di questa inabitazione: il Padre abita in noi per mezzo dell'amore; 1Giovanni 4:16 il Figlio per fede; Efesini 3:17 lo Spirito giace nascosto nel cuore, operando la fede in un caso contro l'amore nell'altro

3. Implica un'abitudine di vita costante. Cristo non viene come un forestiero o come un viandante, che si allontana per indugiare la notte, ma come un abitante costante. Qui sta la nostra sicurezza per la continuazione, il potere, il conforto di questa vita

II LA SEDE DELLA DIMORA: IL CUORE. Questo è il vero santuario. La parola significa la sede della conoscenza religiosa così come del sentimento. Così Cristo siede al centro della vita spirituale, lui stesso la vera Vita di quella vita, Galati 2:20 che controlla tutti i suoi impulsi e movimenti. Gli oggetti che più desideriamo li custodiamo nel cuore. Il cuore si stanca di molte cose, ma non può mai stancarsi di questo Divino Visitatore, che può parlare con voce imperiosa quando l'anima è turbata da suggestioni di peccato. "Se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore" 1Giovanni 3:20 Il Signore è il supremo Possessore del cuore "ora asperso da una cattiva coscienza".

III I MEZZI SOGGETTIVI DELL'INABITAZIONE: LA FEDE. Questo non deve essere considerato semplicemente come il mezzo della nostra giustificazione, o come la radice della nostra vita spirituale, ma come il suo principio che lo sostiene continuamente, secondo l'insegnamento dell'apostolo: "Io vivo; ma non io, ma Cristo abita in me, e la vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio" Galati 2:20 Questa è la fede che opera per mezzo dell'amore, che purifica il cuore, che vince il mondo. È il principio della comunione spirituale; è ciò per mezzo del quale ci rendiamo conto della presenza, dell'eccellenza, della potenza di Cristo in noi; è ciò che irradia tutta la grazia e la pace attraverso il cuore del credente. - T.C

La presenza reale

Nessuna grande illusione potrebbe raggiungere un'ampia influenza a meno che non fosse la contraffazione o la perversione di una verità preziosa, e a meno che non promettesse di soddisfare un desiderio profondo e naturale. La dottrina della presenza reale è una patetica testimonianza del desiderio dell'anima di avere comunione personale con Cristo, e della verità che egli entra nella vita del suo pestello

LA PRESENZA DI CRISTO È REALE. Non è sufficiente che egli sia con noi solo quando "il coro invisibile" dei grandi defunti è vicino; cioè nella nostra memoria e nella sua influenza. Non ci accontentiamo di avere il suo spirito tra noi nel senso in cui lo spirito di Platone e lo spirito di Shakespeare sono ancora con coloro che leggono il Fedone e l'Amleto. Cristo ha promesso di essere personalmente presente con i suoi discepoli Matteo 28:20 Egli è salito al cielo, non per essere rimosso da noi, ma affinché, passando dal mondo materiale a quello spirituale, entrasse in contatto più stretto con le nostre anime

II LA PRESENZA DI CRISTO È NEI NOSTRI CUORI. Egli ci tocca attraverso i nostri pensieri e i nostri affetti. Lì risiede il nostro vero sé, ed è al nostro vero sé che Egli viene. Egli fa sentire la sua presenza con le verità che ispira, l'amore che suscita e la forza che infonde, proprio come la presenza del sole si sente nel seme quando comincia a germogliare nella sua oscura tomba sotto la terra. In questo modo Cristo è ancora più vicino a noi di quanto non lo fosse a Zaccheo quando sedeva alla mensa del pubblicano, o a Giovanni quando il discepolo prediletto si appoggiava al seno del suo Maestro

III LA PRESENZA DI CRISTO È PERMANENTE. Egli viene "non per soggiornare", rimane con noi. Egli è con noi quando, occupati a fare la sua volontà, non pensiamo al Signore stesso, come il padrone è tra gli operai che per il momento sono troppo diligenti per guardarlo. Egli è con noi nelle ore della notte spirituale in cui non stiamo godendo della comunione con lui, come un amico può essere al nostro fianco nell'oscurità, vicino anche se non scoperto. Egli è con noi nella nostra stanchezza quando non abbiamo la forza e il cuore per pregare, come la madre guarda il suo bambino malato mentre giace gemendo e del tutto inconsapevole della sua dolce allattatura

IV LA PRESENZA DI CRISTO SI GODE ATTRAVERSO LA FEDE. Egli non è in ogni cuore; perché ci sono anime senza Cristo. Né è pienamente presente con ciascuno del suo popolo; perché è a nome dei veri cristiani che San Paolo prega per avere la forza di ricevere Cristo. Egli è vicino a noi nella misura in cui la nostra fede è vigorosa per afferrarlo. Non possiamo mettere le dita nelle impronte delle unghie. Dobbiamo fidarci della presenza invisibile. Non dobbiamo cercare alcun secondo senso, alcuna intuizione mistica; poiché questo è camminare per vista come se vedessimo il nostro Signore con i nostri occhi corporali. La fede è pura fiducia in ciò di cui non abbiamo alcuna apprensione diretta. Mediante questa fede riceviamo Cristo. - W.F.A

18 Possa essere reso forte per comprendere con tutti i santi. L'argomento da comprendere non è solo al di là della capacità naturale dell'uomo, ma al di là della forza ordinaria della sua capacità spirituale. La fatica da afferrare ha bisogno di una speciale forza del cuore e dell'anima; il cuore ha bisogno di essere allargato, le "mani delle braccia" mentali devono essere rese forti Genesi 49:24 Ma il conseguimento non è impossibile: è l'esperienza di "tutti i santi"; tutti i figli di Dio sono in grado di afferrare qualcosa di questo comp. 2Corinzi 4:3-6 Qual è la larghezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza. Non essendo stato dato alcun genitivo, è stato difficile stabilire quali siano queste dimensioni che devono essere ritenute applicabili. Alcuni pensano che l'amore di Cristo nella frase seguente debba essere inteso; Ma certamente quando questo è fatto oggetto di una parte separata della preghiera, e non è nel genitivo ma nel caso oggettivo, governato da un verbo proprio, questa spiegazione non deve essere intrapresa. Altri, con più ragione, pensano che l'idea di un tempio fosse nella mente dello scrittore, come certamente lo era in Efesini 2:21,22, e che siano le dimensioni del tempio che aveva qui nei suoi occhi, la preghiera è che gli Efesini possano comprendere la vastità e la gloria di quel tempio spirituale che è costituito da tutti i credenti, e in cui Dio dimora per mezzo dello Spirito. Anche questo, tuttavia, non priverebbe la costruzione di brusche, e si adatterebbe male al contesto, in cui il tenore della preghiera dell'apostolo è che una profusione di benedizioni divine possa essere goduta dagli Efesini. Se un genitivo deve essere fornito, non possiamo forse concepire che l'apostolo abbia avuto nella sua visione l'intera provvidenza che Dio ha fatto in Cristo per il bene del suo popolo, in modo che le dimensioni fossero quelle del magazzino del vangelo, l'immensa riserva di cui la Chiesa è piena? "Ampiezza" potrebbe denotare la molteplicità di quella disposizione; "lunghezza", la sua durata eterna; la sua "profondità" potrebbe essere rappresentata dalla profondità dell'umiliazione di Cristo; e la sua "altezza" dall'altezza della condizione alla quale il suo popolo deve essere innalzato. Comprendere questo, comprenderne l'esistenza e la ricchezza, significa allargare la nostra fede, allargare le nostre aspettative; È attraverso questa comprensione che "tutti i santi" hanno ottenuto i loro bisogni soddisfatti, e le loro anime sono state riempite come di midollo e di grassezza

L'amore, radice e fondamento della conoscenza spirituale

"Affinché voi, radicati e fondati nell'amore", possiate comprendere e conoscere l'amore di Cristo. L'effetto della presenza di Cristo nei credenti è quello di radicarli e di fondarli profondamente nell'amore: l'amore è la radice dell'albero della vita in un caso, e le fondamenta del tempio o della casa nell'altro; perché l'anima, che contempla sempre Cristo in essa, si trasforma a sua somiglianza. L'apostolo intende dire che i santi di Efeso sarebbero cresciuti nella conoscenza di quell'amore crescendo a somiglianza di quell'amore. "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio; A chi è mansueto guiderà il giudizio, a chi è mansueto insegnerà la sua via". Le verità di Dio sono da loro discernibili spiritualmente. C'è una profonda filosofia in questa materia. Gli uomini non possono comprendersi se non nella misura in cui hanno in sé gli elementi radicali delle stesse esperienze. Capisco cosa intendi quando dici di avere caldo o freddo, perché ho avuto sensazioni di caldo e freddo in me stesso. Così persone di temperamento o cultura o opportunità diverse tendono a fraintendersi. Un uomo volgare non può capire un uomo di grande raffinatezza. Un uomo pratico del mondo, che è oggi ciò che era ieri, e sarà domani ciò che è oggi, non potrà mai comprendere l'uomo di genio poetico, i cui spiriti vanno e vengono come le maree, oggi al culmine dell'estasi sentimentale, domani negli abissi della disperazione. Ci deve essere, quindi, somiglianza di temperamento o di esperienza per promuovere una vera comprensione. Così possiamo vedere come solo l'amore può comprendere l'amore. Anche nelle nostre intimità mondane, non è la rapidità di percezione, ma la forza della simpatia o dell'affetto che ci permette di capire i nostri amici. "L'occhio acuto dell'amore può penetrare attraverso travestimenti impenetrabili a un esame più freddo".

È così che la conoscenza di Dio non deve essere compresa con un semplice esercizio dell'intelletto; deve essere raggiunta attraverso l'amore: "Chi non ama non conosce Dio; perché Dio è amore" 1Giovanni 4:8 Così avviene che possiamo conoscere l'amore di Cristo in modo giusto nella misura in cui abbiamo ciò che gli assomiglia nei nostri cuori, e che l'amore è lì in virtù della sua propria presenza per mezzo dello Spirito. "Il Cristo della Bibbia si manifesta e, secondo le leggi della natura umana, può manifestarsi solo alla propria immagine formata nel cuore". Così è possibile leggere un nuovo significato nella bella frase dell'ispirazione: "Occhio non vide, né orecchio udì, né entrarono in cuore d'uomo le cose che Dio ha preparate per quelli che lo amano" 1Corinzi 2:9 Nostro Signore ha detto in modo suggestivo: "Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà la dottrina se essa è da Dio". Ci sono condizioni morali e intellettuali nel percorso di tutta la conoscenza estesa. - T.C

Versetti 18, 19.-

La comprensione dell'amore di Cristo

La vera scienza per i santi è "l'amore di Cristo".

CONSIDERO QUESTO AMORE COME RAPPRESENTATO NEL PASSAGGIO per quanto riguarda la lunghezza, la larghezza, l'altezza e la profondità

1. Queste dimensioni sembrano implicare l'infinito. È stato suggerito che l'apostolo parli come se si trovasse in un centro, essendo lui stesso l'oggetto di questo amore, avvolto da un'atmosfera d'amore che si estende infinitamente sopra, sotto, intorno. Egli prega perché tutti i santi possano stare, per così dire, al centro dello stesso amore avvolgente. Che cos'è ciò che ha così il suo centro ovunque si trovi un santo? Il centro dello spazio infinito è ovunque ci troviamo; Perché noi portiamo questo centro con noi, non importa dove andiamo. Cantici è con l'amore infinito di Cristo, che circonda i santi con la sua vasta e sconfinata distesa. Ogni santo dovrebbe sentirsi al centro di quell'amore, come se fosse l'unico oggetto della sua cura guidante, purificatrice, confortante. L'affetto umano ha i suoi limiti, perché non può elargire i suoi tesori più ricchi a più esseri contemporaneamente. Non così il cuore di Gesù, che ha posto per milioni e milioni di santi

1. Ma l'amore di Cristo si vede nella sua preminenza dal punto di vista del tempo. Non solo ama milioni di persone, ma il suo affetto per noi dura moltissimo. Pensiamo con gratitudine all'affetto dei genitori che ha brillato nella nostra vita prima di qualsiasi momento che la nostra memoria possa ricordare, e molto prima che fossimo consapevoli della sua esistenza. Apprezziamo di più il

2. Amicizie che durano più a lungo. Ma che cos'è tutto l'amore terreno per l'amore eterno di Cristo, che ci aveva nel suo cuore secoli prima della nostra nascita, e aveva un regno preparato per noi prima della fondazione del mondo? Ma il suo amore è tanto duraturo quanto antico. L'affetto umano spesso viene meno a causa di incomprensioni, collisioni di interessi, variazioni di ricerca, così che c'è spesso un doloroso senso di incertezza riguardo al futuro; ma anche quell'affetto difficilmente può renderci incolti, come a un vero soccorso o conforto, per tutta la vita sconosciuta che ci attende oltre la tomba. C'è Uno, tuttavia, che è lo stesso ieri, oggi e in eterno; sulla continuazione del cui amore possiamo contare con sicurezza nel tempo e per tutta l'eternità. Se ci ama ora, ci amerà sino alla fine. Che cosa, dunque, ci separerà da un tale amore?

3. Ma questo amore potrebbe essere considerato da un altro punto di vista: pensate alla sua intensità. Misuriamo la sua intensità con i suoi sacrifici, le sue sofferenze, i suoi pesi; ma dobbiamo ricordare che nel cuore di Cristo batteva più di una semplice sensibilità umana. Egli si pianta nel cuore stesso dell'ingratitudine, della ribellione e dell'incredulità di questo mondo, esposto a tutto il suo odio, vendetta, impurità, profanità; e muore per questo stesso mondo, "il giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio".

II È UN AMORE DESTINATO AD ESSERE OGGETTO DI COMPRENSIONE E DI CONOSCENZA. L'apostolo prega affinché i santi di Efeso possano comprenderne le dimensioni e "conoscere l'amore di Cristo, che sopravanza la conoscenza". C'è una differenza tra i due termini. Non vogliamo semplicemente conoscere l'amore di Cristo, di cui la comprensione assoluta è al di là della nostra portata, ma conoscerlo, realizzarlo come un nostro possesso, avere una conoscenza sperimentale della sua preziosità. Tale amore può essere oscurità per l'intelletto, ma è luce solare per il cuore; troppo meraviglioso per noi da comprendere, ma non troppo ricco per goderne. "In una parola, conoscere l'amore di Cristo, è la forza nella debolezza; è pazienza nella tribolazione; è la forza per vivere; è la speranza di morire; è il cielo che ha portato il pagliaccio sulla terra; è il cielo che dimora nell'anima".

III IL GRANDE SCOPO E IL RISULTATO DI QUESTO AMORE REALIZZATO. "Affinché siate riempiti di tutta la pienezza di Dio".

1. La pienezza di Dio è l'ordine che Dio possiede, e quindi incapace di essere contratto nelle dimensioni di un cuore umano. Eppure quella pienezza - la pienezza della perfezione divina, che si dice dimori in Cristo corporalmente - è la misura stessa in cui dobbiamo essere riempiti. Dobbiamo essere perfetti come è perfetto il nostro Padre nei cieli; dobbiamo venire "al

2. l'uomo perfetto, nella misura della statura della pienezza di Cristo; " siamo effettivamente predestinati ad essere conformi all'immagine di quel Figlio di Dio che è lo Splendore della gloria del Padre e l'Immagine espressa della sua persona

3. Dobbiamo essere riempiti di quella pienezza. L'apostolo non dice che lo raggiungeremo in questa vita, o che, se lo raggiungeremo nell'aldilà, la distanza tra Dio e noi non sarà ancora inferiore all'infinita. Immergi un vaso vuoto nell'oceano, esso viene riempito e riempito con la pienezza delle acque che lo circondano da ogni parte. Quel vaso vuoto è la nostra anima. Può accogliere la pienezza di Dio nella sua misura di autocontrollo. Il paragone, per essere più precisi, esige che il vascello in questione sia di materiale espandibile, come una spugna che, giacendo avvizzita sulla roccia, diventa sempre più grande man mano che viene affondata nell'abisso, fino a fondersi nella pienezza stessa del mare. Così le nostre anime secche e inaridite, piene dell'amore di Cristo, si espandono gradualmente nella pienezza stessa di Dio

4. Effetti di questo riempimento fino alla pienezza di Dio. Una è che, con un pozzo così pieno e traboccante, i nostri vasi non devono mai essere vuoti. Potresti chiedere troppo poco; non puoi chiedere troppo: perché la pienezza stessa di Dio fluisce sempre in te. Non si può esaurirlo con nessuna frequenza o ricorrendovi ricorrere. Studiate sempre più l'amore di Cristo, che, come un arco, si erge tanto più saldo da ogni pietra supplementare con cui è appesantito. Un altro effetto è che, nella misura in cui vieni riempito con la pienezza di Dio, c'è spazio per la perdita nel cuore per il peccato, o la paura, o il dubbio, o il dolore. La pienezza, come l'amore perfetto, "scaccia la paura". Come in un ricevitore esausto, più l'aria viene estratta, più saldamente la macchina afferrerà la superficie su cui si trova, così tanto più che la colpa e la palude; sono tratti dal cuore del credente, tanto più si attarderà alla forza onnipotente su cui riposa. I nostri cuori si rallegrino, perciò, della pienezza di Dio. - T.C

19 e di conoscere l'amore di Cristo, che sopravanza la conoscenza. L'amore qui è evidentemente l'amore di Cristo per noi, e questo può essere ben specificato come una questione speciale di preghiera. La conoscenza dell'amore di Cristo, nel senso di un'esperienza personale e interiore di esso - la sua gratuità, la sua tenerezza, la sua profondità, la sua pazienza - è la grande dinamica del Vangelo. Questo amore si trasforma in forza spirituale. Come la brezza gonfia le vele e spinge avanti la nave, così l'amore di Cristo riempie l'anima e la muove nella direzione della volontà di Dio. Ma nella sua pienezza supera la conoscenza; È infinita, non può essere afferrata dall'uomo mortale, e quindi presenta sempre nuovi campi da esplorare, nuove profondità da esplorare. affinché possiate essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio, cioè affinché possiate essere riempiti di grazia spirituale e di benedizioni in misura corrispondente a tutta la pienezza di Dio. Sebbene il finito non possa essere paragonato all'infinito, ci può essere una corrispondenza tra loro secondo la capacità di ciascuno. C'è una pienezza di realizzazione di grazia in ogni credente avanzato che corrisponde a tutta la pienezza di Dio; ogni parte della sua natura è fornita dalla fonte divina e, per quanto può una creatura, presenta l'immagine della pienezza divina. Nella natura umana di Cristo questa corrispondenza era perfetta: "In lui abitava corporalmente tutta la pienezza della Divinità"; nell'anima del credente ci può essere un movimento progressivo verso questa pienezza. Non si può concepire una visione più alta della dignità della natura dell'uomo, e dei gloriosi privilegi conferitigli dal Vangelo, del fatto che egli è suscettibile di tale conformità a Dio. Chi può concepire che l'uomo abbia raggiunto una tale capacità attraverso un semplice processo di evoluzione? "Cantici Dio ha fatto l'uomo a sua immagine"; e in Cristo l'uomo è "rinnovato in giustizia e santità a immagine di colui che lo ha creato".

20 Versetti 20, 21.- DOSSOLOGIA. Lo studio e l'esposizione delle straordinarie ricchezze della grazia di Dio dà vita a un'esplosione di lode verso la Fonte Divina di tutta questa misericordia, passata, presente e futura. A colui che può fare molto di più di tutto ciò che possiamo chiedere o pensare. Pensando a Dio è come se pensassimo allo spazio: per quanto lontano possano arrivare le nostre concezioni, c'è ancora l'infinito al di là. Paolo aveva chiesto molto in questa preghiera, e i pensieri possono sempre viaggiare oltre le parole, eppure l'eccesso della potenza di Dio al di là di entrambe era infinito. Questo eccesso è denotato da un doppio termine di abbondanza poihsai uJpenta e uJperekperissou, come se l'apostolo volesse riempire le nostre menti con l'idea dell'assoluta infinità della potenza della grazia in Dio. Secondo la potenza che opera in noi, che non è altro che la potenza "che egli ha operato in Cristo, quando lo ha risuscitato dai morti" Efesini 1:20 La potenza che è effettivamente all'opera in noi deve essere esercitata solo un po' di più per compiere prodigi di santificazione e conferirci un'immensa forza spirituale. A lui sia la gloria nella Chiesa in Cristo Gesù, nei secoli dei secoli. Amen. A Dio è dovuto tutto il merito del piano della grazia e dell'opera della grazia come si compie nel suo popolo "Non delle opere, perché nessuno si glori»; perciò la Chiesa riconosca questo, e ami cordialmente e apertamente a Dio ciò che gli è dovuto. Che questo sentimento sia universalmente incoraggiato e amato nella Chiesa, e che trovi nelle funzioni ecclesiastiche occasioni adatte per prorompere nel canto e nella preghiera. Ancora una volta la formula preferita dell'apostolo viene "in Cristo Gesù", per indicare che questo atto di adorazione deve essere fatto in connessione immediata con l'opera e la persona di Cristo; poiché è lui che ha realizzato l'intera condizione delle cose da cui scaturisce l'atto di adorazione. E questa attribuzione di lode non è transitoria; questa visione del carattere e delle azioni divine non diventerà mai obsoleta o sostituita da altre visioni; Esso reclamerà per sempre le loro cordiali attribuzioni, letteralmente, a tutte le generazioni dell'epoca dei secoli

Versetti 20, 21.-

Una grande dossologia

L'apostolo aveva esaurito tutte le forme di supplica, e ora si getta sull'infinità stessa di Dio, che è stata in grado di fornire più di quanto i pensieri o i desideri degli uomini potessero suggerire nella sfera della preghiera

I IL TEMA DELLA DOSSOLOGIA. Non è un'astratta attribuzione di gloria a Dio; è un luogo pieno di speranza e di incoraggiamento per la Chiesa, la capacità di Dio di fare grandi cose per il suo popolo. C'è una sorta di climax nel linguaggio impiegato: Dio è in grado di fare ciò che chiediamo o pensiamo; Egli è in grado di fare al di sopra di tutto ciò che chiediamo o pensiamo; anzi, abbondantemente al di sopra di esso; anzi, eccedenti abbondantemente più di tutto ciò che chiediamo o pensiamo; E il nostro pensiero è molto più ampio del nostro chiedere. Due cose ci rendono forti nella preghiera: un profondo senso di bisogno e una forte speranza di rifornimento. Forse difficilmente ci azzarderemo a chiedere qualche benedizione, ma dovremmo considerare che dobbiamo avvicinarci a Dio per i nostri meriti o per i meriti di Cristo. Se preghiamo per la benedizione in base ai nostri meriti, non possiamo essere troppo limitati nel nostro chiedere; ma se per i meriti di Cristo, non dobbiamo disonorare Dio chiedendo piccole cose su una così ampia base di incoraggiamento. Abbiamo, infatti, una carta bianca messa nelle nostre mani da Cristo, dicendo: "Chiedete quello che volete, e vi sarà fatto". Dobbiamo chiedere fino alla nostra facoltà di pensare, e ben al di là di essa; poiché "Dio dà liberalmente e non rinfaccia?" "Mettimi alla prova ora... se non vi aprirò le cateratte del cielo e non vi riverserò la benedizione, non ci sarà più posto per riceverla". Ma Paolo dice semplicemente che Dio è "in grado" di farlo; Che dire della sua volontà di farlo? Ricordiamo, parlando della restaurazione finale degli ebrei da parte di Dio, Paolo dice: "E anche essi, se non rimangono ancora nell'incredulità, saranno innestati; perché Dio può innestarli di nuovo". Cioè, lo saranno, perché Dio è in grado di farlo. Pertanto, non avremo mai chiesto troppo fino a quando non avremo chiesto oltre la capacità di Dio

II LA MISURA DELLA POTENZA A CUI SI FA RIFERIMENTO. "Secondo la potenza che opera in noi". Non si tratta di un'onnipotenza astratta o intrinseca, tale da suggerire semplicemente una possibilità che potrebbe non passare mai in realtà. È un potere effettivamente esercitato a beneficio della Chiesa di Dio. È in funzione anche prima che abbiamo iniziato a chiedere o a pensare; è "l'immensa grandezza della sua potenza per noi che crediamo"; è la gloriosa e incomparabile potenza di Dio, non solo irreversibilmente impegnata, ma irrevocabilmente in opera. La cosa principale che Dio fa per noi è ciò che fa in noi. "Secondo la potenza che opera in noi". C'è una potenza che opera per noi, in virtù della cui suprema disposizione "tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio"; ma c'è una potenza che opera in noi, volere e fare secondo il suo beneplacito, che perfeziona ciò che ci riguarda, impedendoci di cadere, in modo che possiamo essere presentati irreprensibili davanti alla presenza della sua gloria

III IL DEBITO DI GLORIA DOVUTO A UN TALE DIO. "A lui... sii la gloria". Che cosa non gli renderemo? Non è forse un'opera gloriosa quella che ha fatto? Non possiamo renderlo glorioso, ma possiamo dire quanto sia glorioso nella sua graziosa e potente amministrazione. "Tua è la gloria", disse Cristo. A lui appartiene tutta la gloria. Molte cose gloriose esistono nella creazione. Il sole è glorioso, le stelle sono gloriose, anche una stella differisce da un'altra stella in gloria; ma è Dio che alimenta i loro meravigliosi fuochi. Essi appartengono a Geova. "Nessuna carne si glorierà alla sua presenza", e l'unico modo per non gloriarsi davanti a lui è gloriarsi in lui. "Chi si gloria, si glori nel Signore".

IV LA SFERA O LA SCENA DI QUESTA GLORIA. "A lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù". "Il luogo o la sfera è la Chiesa, il teatro esteriore in cui questa gloria si manifesta davanti agli uomini"; e "Cristo Gesù è" il ministro di questa gloria a Dio, il ministro del vero tabernacolo che il Signore ha eretto, e non l'uomo, dal quale la gloria in questione è presentata con accettazione. Infatti, è in Lui che Dio manifesta la gloria delle sue perfezioni come Dio di grazia e di salvezza; è per mezzo di Lui che risplende nei nostri cuori per darci la luce della conoscenza della gloria di Dio. Così le benedizioni discendono attraverso Cristo alla Chiesa, proprio come tutto il servizio della Chiesa sale a Dio per mano di Gesù Cristo

V IL PERIODO DI QUESTA GLORIA. "A tutte le generazioni dell'età dei secoli". Un'espressione cumulativa di grande forza. Questa gloria deve essere data a Dio durante tutte le epoche del tempo. "Il suo Nome durerà per sempre; gli uomini saranno benedetti in lui; tutte le nazioni lo chiameranno beato; " "Farò in modo che il tuo nome sia ricordato in tutte le generazioni". Il flusso del tempo scorre nel mondo senza fine, ma la gloria continuerà per tutte le ere dell'eternità. "Benedizione, onore, gloria e potenza siano a colui che siede sul trono, e all'Agnello per sempre e eVersetto Amen".

VI LEZIONI DA TRARRE DA QUESTA DOSSOLOGIA. Non siamo più poveri nelle suppliche maledette; Non limitiamoci a chiedere a disonore della sua grazia sovrabbondante. Lasciamoci incoraggiare a chiedere dal ricordo delle benedizioni che abbiamo già ricevuto. Dimostriamo una gratitudine più marcata per tutte le nostre misericordie. L'estensione dei nostri obblighi e la perfezione della santità a cui ci legano non sono forse molto al di là delle nostre capacità di comprenderli o apprezzarli? e non dovrebbero lasciarci con la stessa domanda di sconcertata gratitudine: "Che sorta di persone dovremmo essere?" -T.C

Versetti 20, 21.-

Dossologia

IO COME DIO È GLORIFICATO. "Ora a colui che può fare molto di più di tutto ciò che chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in noi". Adoriamo Dio come può fare per noi in risposta alle nostre preghiere. Ci si aspetta da noi che chiediamo, cioè che desideriamo realmente la benedizione ed esprimiamo il desiderio. Ma, al di là di tutto ciò che chiediamo, c'è ciò che pensiamo, cioè ciò che ci viene in mente riguardo a ciò che dovremmo desiderare ed esprimere. Ora, Dio è in grado di fare soprattutto ciò che chiediamo o pensiamo. E non solo, ma l'apostolo è così colpito dalla sproporzione tra il nostro chiedere e il nostro pensare, e la capacità divina, che deve aggiungere l'espressione: "sovrabbondantemente ". E poi vuole che guardiamo alla nostra risposta, non secondo le nostre povere domande e pensieri, ma secondo il potere che opera in noi, tutta la cui esperienza è adatta ad aumentare la nostra aspettativa

II IN QUALE SFERA È GLORIFICATO. "A lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù". Dobbiamo lodare Dio per ciò che è stato fatto per la Chiesa e per ciò che è stato donato alla Chiesa. E la gloria che tu mi hai dato, io l'ho data a loro; che siano uno, come noi siamo uno; io in loro e tu in me, affinché siano perfetti per essere uno solo; affinché il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati, come tu hai amato me. Padre, quello che mi hai dato, io voglio che, dove sono io, siano anch'essi con me; affinché contemplino la gloria che tu mi hai dato, perché mi hai amato prima della fondazione del mondo". È solo in Cristo che c'è la Chiesa, e che è ciò che è essendo il ricettacolo della gloria di Cristo, e quindi è solo in Lui che possiamo lodare Dio per la Chiesa

III IL TEMPO DURANTE IL QUALE EGLI DEVE ESSERE GLORIFICATO. "A tutte le generazioni, nei secoli dei secoli". Letteralmente è: "a tutte le generazioni dell'età dei secoli". Ci sono generazioni che compongono un'epoca; Poi ci sono le ere che costituiscono la grande età. Viene suggerito il periodo di tempo oltre la nostra concezione ristretta che Dio ha per completare il suo proposito riguardo alla Chiesa; e anche il periodo di tempo successivo, durante il quale la dossologia a tutto volume sarà cantata a Dio. Spetta a ciascuno di noi aridire il nostro "Amen".

"Per tutta l'eternità a te innalzerò un canto gioioso; Perché oh, l'eternità è troppo breve per pronunciare tutte le tue lodi."

-R. E

Versetti 20, 21.-

Lode esultante

"Or a colui che può fare molto di più di tutto ciò che chiediamo o pensiamo, secondo la potenza che opera in noi, a lui sia la gloria nella Chiesa per mezzo di Cristo Gesù in tutti i secoli, nei secoli dei secoli. Amen". Il brano ci porta a considerare il tema della lode esultante. L'adorazione è lode; È un servizio più alto della preghiera. È, in verità, il fine più alto e la risposta più completa alla preghiera. Nei versetti precedenti Paul Trays; Qui loda . Passa dal chiedere all'adorare. Il passaggio ci porta a considerare la lode religiosa in relazione all'Oggetto, alla Chiesa, al Redentore e alle epoche

I In relazione all'OGGETTO. Egli è qui rappresentato nella sua assoluta e relativa capacità di aiutare l'uomo

1. Nella sua capacità assoluta . "Egli è in grado di fare molto più di tutto ciò che chiediamo o pensiamo".

1 Gli uomini possono chiedere molto. Possono chiedere secoli di beatitudine, paradisi di bellezza e di beatitudine

2 Possono pensare ad altro. L'immaginazione trascende i desideri. Chiediamo solo ciò che desideriamo; ma possiamo concepire un universotto di cose che non è mai entrato nel cuore per desiderare. Ma la capacità divina di dare è "molto più abbondante" al di là del potere di chiedere o di pensare, anzi, è "al di là di tutte le cose": tutte le cose che sono mai state. È più grande dell'universo. Tutte le cose che mai saranno; il possibile con Dio sarà sempre più grande del reale. Quanto è grande la capacità di Dio di aiutare! Che Dio ci dà il Vangelo da amare, adorare e adorare! Eppure, strano a dirsi, per quanto finiti siamo, nessun Dio di tipo più meschino potrebbe eguagliare la misura delle nostre anime

2. Nella sua capacità relativa. "Secondo la potenza che opera in noi". Per quanto infinita sia la sua capacità di aiutare, la sua potenza di aiutarci è determinata dalla natura e dalla misura di quelle aspirazioni e brame spirituali che il potere della sua grazia dentro di noi ha prodotto. A meno che non desideriamo la conoscenza, egli non può illuminarci; purezza, non può purificarci; Perdonate, non può perdonarci; forza spirituale, non può rafforzarci. La nostra contrattazione morale limita il suo potere di aiutarci. Le sue comunicazioni saranno secondo la nostra ricettività. Come l'indolenza dell'agricoltore limita quelle influenze fruttifere della natura che gli darebbero un raccolto d'oro; come la stolida ignoranza e la vile sensualità del popolo limitano l'influenza del vero riformatore per elevare milioni di persone nella scala sociale e politica; come l'ottusità o l'ozio dell'allievo limitano il potere di un grande insegnante di arricchirlo con i tesori della conoscenza; così la contrattazione morale del cuore limita il potere del Santo. Egli non può fare molte opere potenti per noi, a causa della nostra incredulità. È "secondo la potenza che opera in noi" che la potenza di Dio di aiutarci è determinata

II In relazione alla CHIESA. "Nella Chiesa", ecc. La Chiesa è una schiera di uomini redenti, parte dei quali è in cielo e parte in varie parti della terra. Perché Paolo sceglie la Chiesa per lodare e adorare il grande Dio? Perché la Chiesa ha un obbligo speciale in tal senso. Tutte le cose in cielo e sulla terra, dalla più bassa alla più alta creatura, dovrebbero lodare il loro Creatore. "Tutto ciò che ha respiro lodi il Signore". Ma il dovere delle anime redente di farlo trascende in urgenza quello di tutti gli altri. Egli non solo li ha creati e preservati, ma li ha redenti, e li ha redenti non con "cose corruttibili" - come argento e oro - ma con il "prezioso sangue di Gesù Cristo". Per loro il suo unigenito Figlio si incarnò, soffrì, sanguinò e morì. Per loro lo Spirito Santo è in costante opera. "Tutte le cose cooperano al loro bene". Nessuno ha impegnato così tanto l'attenzione divina come loro; nessuno è stato destinatario di tali misericordie divine come loro; Nessuno è così profondamente indebitato come loro. I loro alleluia dovrebbero essere più fervidi, più entusiasti, più incessanti di quelli che riecheggiano attraverso le gerarchie del cielo

III In relazione al REDENTORE. "Per Cristo Gesù". Perché Paolo dovrebbe identificare l'opera della Chiesa con Cristo? Perché egli attribuisce gloria all'Eterno per mezzo di lui o in lui? Si possono suggerire due ragioni

1. Per mezzo di Cristo l'uomo è fatto vedere la gloria di Dio. Egli è il Rivelatore della gloria morale di Dio per l'anima. "Noi contemplammo la sua gloria", dice l'apostolo, "la gloria come dell'unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità". Egli stesso è "lo Splendore della gloria del Padre". Dove se non in Cristo l'uomo può vedere la gloria morale di Dio; la gloria non del mero intelletto, del potere o della bontà esteriore che hai nella natura, ma la gloria della tenerezza, della misericordia, della tolleranza, della purezza, della rettitudine, della fedeltà, della compassione illimitata? Dove non c'è Cristo, non si vede la gloria di Dio

2. Per mezzo di Cristo l'uomo è portato alla simpatia con la gloria di Dio. "Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre, ha rifulso nei nostri cuori, per dare la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo". È Lui che ispira, appassiona e trasporta l'anima con la gloria di Dio. L'adorazione umana deve essere sempre in relazione con Cristo. "Ci ha amati e ha dato se stesso per noi".

IV In relazione alle AGES. "In tutte le epoche, nel mondo senza fine. Amen". Ciò implica:

1. Che Dio sarà preVersetto Se non fosse per sempre, l'adorazione non sarebbe preVersetto Egli è eterno. "Di eternità in eternità tu sei Dio?" Egli abita l'eternità". "Un giorno per lui è come mille anni, e mille anni come un giorno".

2. Che la Chiesa sia predispostaI redenti non cesseranno mai di esistere. Devono vivere di generazione in generazione, attraverso le ere infinite

3. Che le ragioni della lode saranno preVersetto L'infinita eccellenza di Dio, la sua relazione redentrice e paterna con la Chiesa, e le comunicazioni del suo amore sono le grandi ragioni della lode, e queste saranno per sempre

CONCLUSIONE. Che destino sublime è quello dei redenti! La vera lode religiosa è il cielo dell'anima. È quello in cui tutte le "potenze trovano un dolce impiego". È ciò che porta l'intero uomo spirituale all'interno del bagliore e del sole della paternità di Dio. La lode non è il "servizio del canto", come viene chiamata; è lo spirito della vita. È solo quando tutte le attività del nostro essere risuonano in un solo salmo trionfante e successivo che il nostro destino si realizza.

Commentario del Nuovo Testamento:

Efesini 3

1 2) LA PREGHIERA DELL'APOSTOLO: Efesini 3:1-21.

a) Il preludio della preghiera o il misterio che cessa d'esser tale da che Paolo, per ispeciale incarico di Dio, l'ha dichiarato: Efesini 3:1-13.

Ecco perchè io, Paolo, carcerato di Gesù Cristo a motivo di voi, o pagani...

«La tesi fondamentale della vocazione dei pagani e del grande scopo umanitario dell'Evangelo che deve tare scomparire le antiche distinzioni e inimicizie nazionali, ricorda naturalmente all'apostolo la parte ch'egli stesso ha avuta nella rivendicazione di cotesto principio. Egli è con giusto orgoglio e al tempo stesso con profonda umiltà, perchè a Dio solo attribuisce la gloria d'un compito così fatto, che l'apostolo viene a parlare del suo ministerio del quale egli e stato fin da principio incaricato dalla grazia di Dio, con questa missione speciale ed espressa: di rendersi l'interprete ufficiale di una verità prima ignorata, ma pur tanto eterna quanto è eterno il decreto di Dio di salvare gli uomini per mezzo di Cristo. Il brano che ci sta dinanzi, non è che un'amplificazione di questa idea semplicissima: Questa verità (relativa alla partecipazione alle dispensazioni della sua grazia alla quale Dio ha chiamato i pagani), questa verità ch'io vi ho adesso esposta in poche parole, sono io che ho avuto lo speciale incarico di recarla a conoscenza del mondo; ed è per aver fedelmente adempiuto a cotesta missione, ch'io mi trovo oggi in prigione (Reuss)».

Ecco perchè io, Paolo...

Questo nome, venerato in seno alle chiese, messo qui a questo modo, dovea toccare una corda delicata nel cuor dei lettori (Cfr. 2Corinzi 10:1; Galati 5:2; Colossesi 1:23; 1Tessalonicesi 2:18; Filemone 9).

Carcerato di Gesù Cristo

(Cfr. Efesini 4:1; 2Timoteo 1:8; Filemone 9). Egli non è un prigioniero di Cesare, ma un prigioniero di Cristo; in quanto non è per aver violato le leggi dell'impero ch'egli si trova in carcere, ma per aver adempiuto la missione che Cristo gli ha affidata.

A motivo di voi, o pagani...

Quello che esponeva l'apostolo alla furia dei giudei, alla persecuzione, e che l'avea tratto anche adesso in carcere, non era la sua predicazione in genere, ma era la sua predicazione ai pagani Atti 21:21,28; 22:22; 25:11; 28:16. E qui l'apostolo apre una parentesi che ci conduce sino alla fine del Efesini 3:13, dove egli riprende il filo dell'interrotto discorso: «Ecco perchè, dico, io piego le mie ginocchia ecc. Efesini 3:14».

2 (Poichè avete udito l'incarico che la grazia di Dio m'ha affidato a pro' vostro.

Questo avete udito pare escludere in modo categorico che l'apostolo scriva ad una chiesa ch'egli stesso abbia personalmente evangelizzata. Ma di questo nella Introduzione. L'incarico; letteralm. la economia, la dispensazione. «Che la grazia di Dio m'ha affidato a pro' vostro». L'incarico ha la sua ragione ultima, nella grazia di Dio. L'apostolo non se l'era meritato, nè il mondo pagano n'era degno. Fu la grazia di Dio che scelse lui per cotesto incarico e che gli rivelò il mistero di cui parlerà adesso; e ciò non perchè si godesse egoisticamente tanta luce, ma perchè di cotesta luce e facesse parte ad altri...

a voi

Galati 1:15; 2:8; Atti 22:21.

3 E come il mistero è venuto a mia conoscenza per via di rivelazione

E qui, per l'intelligenza del brano, convien che badiamo bene al senso paulino di questo termine: mistero.

«Mistero», nel senso paulino, è una verità rivelata di recente. In questo senso, l'Evangelo nel suo insieme è «un mistero»; e «un mistero» sarà questo o quest'altro elemento particolare dell'Evangelo. Qui, per esempio, si tratta appunto d'uno di cotesti elementi particolari; si tratta, cioè, della vocazione dei pagani che le età precedenti ignoravano e non intravedevano neppure. Se si ponga mente a tutto questo, il brano sarà sgombro d'ogni difficoltà. In che consista cotesto «mistero», l'apostolo ci dirà fra poco Efesini 3:6. Qui egli spiega il Efesini 3:2 e dice in qual modo la luce si sia fatta per lui, relativamente al «mistero».

Per via di rivelazione.

E qui vedi Galati 1:12.

Nel modo che più sopra v'ho esposto in poche parole.

Il Crisostomo, il Calvino e altri hanno supposto che qui l'apostolo si riferisca ad una lettera ch'egli avrebbe mandata ai suoi lettori precedentemente a questa. Ma è un errore; la traduzione nostra rende esattamente il pensiero del testo e toglie ogni equivoco: Qui si tratta di quello che l'apostolo ha detto più sopra, in questa medesima lettera, relativamente alla vocazione dei pagani.

4 Le quali leggendo, voi potete capire l'intelligenza, ch'io ho del mistero di cristo

Per mistero non ho bisogno di dire che cosa qui l'apostolo intenda; l'ho già detto poc'anzi: è il fatto, ignorato dagli antichi ma ora reso manifesto, della vocazione dei pagani; ed è chiamato il mistero di Cristo

perchè cotesta vocazione si effettua per l'intervento di Cristo (Efesini 2:11 e seg.); intervento che è, la conditio sine qua non, di cotesto fatto; perchè senza là venuta e senza l'opera di Cristo, cotesta vocazione non sarebbe stata possibile.

5 Il qual mistero

(il qual fatto, cioè, della vocazione dei pagani),

nelle altre età, i mortali non l'han conosciuto nel modo che oggi, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di Dio

I mortali, ho tradotto; il testo dice letteralmente: «i figliuoli degli uomini»; espressione ebraica, che nell'Antico T. significa semplicemente «uomini», «mortali» (Vedi Marco 3:28 cfr. con Matteo 12:31).

Gli apostoli e i profeti di Dio sono gli apostoli, nel senso incontestato che tutti sappiamo; e i profeti nel senso di profeti del Nuovo T. come in Efesini 2:20. «L'oggi... e stato rivelato ai santi apostoli e profeti ecc.» impone cotesta interpretazione; e diciamo «gli apostoli e profeti di Dio,» perchè il contesto Efesini 3:2 richiede che «a Dio» si riferisca il pronome αυτου dell'originale. Sul fatto di questo chiamare santa una categoria d'uomini alla quale egli stesso appartiene, tornerò nelle «riflessioni». Qui mi preme di toglier di mezzo una difficoltà che potrebbe sorgere. Come mai l'apostolo che al vers. Efesini 3:3, al vers. Efesini 3:8 ed altrove afferma che questa dottrina specifica della vocazione dei pagani è specialità sua, come mai, dico, qui può affermare che «il mistero della vocazione dei pagani» è stato rivelato alla collettività «degli apostoli e dei profeti» del Nuovo T.? La difficoltà parve così grave al Reuss, da indurlo a supporre che la seconda parte di questo versetto 5 potess'essere una chiosa di qualche copista o di qualche lettore. Ma io non so proprio dove la difficoltà si trovi. La dottrina della vocazione dei pagani è una specialità di Paolo; è a lui ch'è stata da prima rivelata. Quando egli ne parla coi colleghi, essi rimangono incerti e dubbiosi, a cotesto proposito. Però, finiscon poi con l'accettare la dottrina tale e quale l'apostolo l'ha esposta, e l'han fatta loro molto tempo prima che Paolo scriva la lettera che commentiamo (Cfr. Atti 15; Galati 2:7 e seg.). E che v'è di strano se Paolo scrive nel passo nostro: «Cotesto mistero, oggi, per mezzo dello Spirito è stato rivelato ai santi e profeti di Dio?...»

6 Vale a dire, che i pagani sono (nostri) coeredi

eredi, cioè, nello stesso modo che noi giudei credenti, della eredità promessa alla fede 1Pietro 1:4.

Che fanno parte (con noi) del medesimo corpo.

Il corpo, qui, è la collettività ideale dei credenti; è il corpo mistico che ha Cristo per capo e i credenti per membra 1Corinzi 12:12 seg. I pagani non sono una escrescenza in cotesto «corpo»; non ne fanno parte come una sostanza estranea; essi ne fanno parte in modo che l'elemento addizionale pagano non vi si distingue affatto dall'elemento originale giudaico.

E sono con noi compartecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante quel vangelo del quale io son divenuto ministro.

E sono con noi (giudei credenti) compartecipi della promessa. La promessa non e qui alcuna promessa speciale; è la promessa della salvazione; di una parte nel regno del Alessia. Esser partecipi della promessa equivale ad essere incorporati nel numero di quelli ai quali la promessa era stata fatta.

In Cristo Gesù, dice il testo; non «mediante», Cristo Gesù. Cristo Gesù non fu soltanto il mezzo della salvazione, ma fu nella sua persona, in Lui, che la salvazione diventò un fatto compiuto ed universalmente benefico.

Ministro; letteralm. diacono, vale a dire; servo.

Paolo, come apostolo, non si pavoneggiava nel manto della dignità dell'ufficio; non sfruttava il senso di ammirazione suscitato dagli effetti dei suoi doni miracolosi; egli agiva; serviva, con grande abnegazione, con mirabile slancio e con zelo ardente.

7 Il che è il dono della grazia di Dio che n'è stato fatto per il suo potente intervento

La grazia è il contenuto, la sostanza del dono. E la «grazia di Dio» che ha preso forma concreta in questo «dono» di cui l'apostolo parla, non è altro, evidentemente, che, come in Efesini 3:2, il privilegio di annunziare l'Evangelo ai pagani.

Per il suo potente intervento.

Ho reso così la frase del testo, che letteralm. dice: «secondo l'energia della sua potenza». È una frase che esprime la profonda coscienza che l'apostolo ha, di questo fatto: che la sua missione come apostolo dei pagani non è a se stesso ch'egli la deve; ma egli la deve al potente intervento di quella grazia di Dio che fece di un giudeo, un cristiano; di un bestemmiatore, un santo; di un fariseo, un apostolo; di un persecutore, un missionario. Noti il lettore l'accumularsi di termini, intesi tutti a rendere scultoria l'assenza d'ogni merito umano e l'onnipotenza dell'intervento divino nella chiamata di Paolo: «dono», «grazia», «m'è stato fatto», «energia», «potenza».

8 Sì, è a me, che son da meno del minimo di tutti i santi, che è stata data questa grazia di evangelizzare, fra i pagani, la incommensurabile ricchezza di Cristo

«Da meno del minimo di tutti i santi» o «il minore del minimo di tutti i santi» è il modo più esatto di rendere questo ελαχιστοτερος che è una interessante combinazione di un superlativo con un comparativo. I santi qui sono i credenti in genere Efesini 3:1. In 1Corinzi 15:9 ei si pone a contrasto coi suoi colleghi nel ministerio; qui invece il paragone ch'egli stabilisce, è fra se ed i cristiani in genere.

La incommensurabile ricchezza di Cristo.

Le inesauribili benedizioni di cui è fonte il Salvatore. La salvazione resa accessibile alla umanità intera è infinitamente cosa più grande di tutto quello che potè esser promesso e accordato per l'addietro ad un piccolo popolo privilegiato. E pensando a tutto questo e all'immensità dei nuovi orizzonti su cui la grazia di Dio diffonde la sua luce e al valore intrinseco dei nuovi beni da codesta grazia mediante l'Evangelo universale largiti, che Paolo chiama «incommensurabile» la «ricchezza di Cristo» Romani 11:33 dov'è la stessa espressione che qui, e 1Corinzi 13:9-12; Filemone 3:10.

9 E di mettere in luce in che consista questa dispensazione il cui mistero era da secoli nascosto in Dio, il Creatore dell'universo

Che cosa sia il mistero, s'è visto a Efesini 3:6:

la vocazione dei pagani,

verità prima ignorata ed ora fatta palese. La dispensazione o letteralm., la «economia» è l'ordine, la disposizione del piano che dovea condurre a render codesta vocazione un fatto storico, compiuto. Codesta missione, codesta dispensazione. codesta economia fu affidata a Paolo Efesini 3:2. Il mistero, o la vocazione dei pagani, fu da secoli nascosto in Dio; altri traduce: «dal principio»; altri «da ogni eternità». Il greco ha: απο των αιωνων; espressione che non si trova che qui e in Colossesi 1:26.

il creatore dell'universo.

La menzione della creazione qui a questo punto e in quest'ordine d'idee è un punto interrogativo a cui si è variamente risposto. Chi, l'ha presa per una mera espressione di reverenza (Hodge). Chi, per un accenno al diritto assoluto che Dio ha di far come meglio gli aggrada (Alford). Chi, per un'affermazione, dell'onnipotenza di Dio (Ellicott). Chi, per la espressione di questo fatto: Dio, come Creatore dell'universo ha necessariamente un piano, secondo il quale, nell'oceano del tempo si evolvono poco a poco tutti i fatti ch'egli avea meditati nella sua mente eterna. Or quand'Egli trasse l'universo dal non essere all'essere, anche il fatto della vocazione dei pagani faceva parte dell'ineffabile suo schema creatore (Eadie). Secondo me, il modo più semplice e più naturale di spiegare la cosa, è questo: Colui che è il «Creatore» di tutte le cose, è perfettamente libero di tener nascosto il suo consiglio quanto vuole, e di rivelarlo quando più gli piaccia. Questo accenno alla creazione è una implicita risposta a chi fosse tentato di domandare: «E perchè tener questo «mistero» così nascosto da secoli?...».

10 Affinchè oggi, finalmente, i principati e le potestà nei cieli imparassero a conoscere, per mezzo della Chiesa, la svariatissima sapienza di Dio.

L'affinchè non si riferisce a quel che precede immediatamente, ma a tutto il precedente contesto generale. L'apostolo non ha voluto dire: «Il mistero è stato da secoli nascosto in Dio... affinchè oggi, finalmente, ecc.», ma ha voluto dire invece: «A me è stata data questa grazia di evangelizzare... Efesini 3:8 e di mettere in luce in che consista questa dispensazione Efesini 3:9, affinchè oggi, finalmente, i principati ecc. Efesini 3:10.

I principati e le potestà

Qui la fantasia degli espositori antichi s'è sbrigliata. E chi ha visto in «questi principati» e in queste «potestà» le autorità terrene in generale; chi i rettori giudei, in ispecie; chi i sacerdoti pagani; chi le autorità della Chiesa; e tutto questo per non ammettere il grandioso concetto dell'apostolo, che la sapienza di Dio, come si estrinseca nell'opera della redenzione, è oggetto di ammirazione anche in mezzo alle intelligenze celesti. Per quel che concerne i «principati e le potestà», vedi Efesini 3:21. Per il nei cieli, ch'è locale, vedi Efesini 1:3,20.

Per mezzo della Chiesa.

La chiesa, che è la riunione, la collettività dei salvati, è la maestra delle intelligenze celesti. Ella non è un'idea, un'astrazione, ma un glorioso fatto concreto che con la propria esistenza è prova e dimostrazione di quella sapienza divina che si estrinseca in un piano di salvazione che non abbraccia nè pochi nè molti, ma che abbraccia tutti. «La svariatissima sapienza di Dio», dice l'apostolo, perchè è una sapienza che si estrinseca in una immensa varietà di forme e di modi, che rimane pur sempre ineffabilmente armonica e perfetta.

11 In questo proposito eterno ch'Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore Cristo Gesù.

Coteste lezioni della svariatissima sapienza di Dio date alle intelligenze celesti relativamente alla vocazione dei pagani non sono un qualcosa di accidentale, d'impreveduto, un capriccio della Chiesa, no, esse erano in armonia e facean parte di quel piano, di quel proposito eterno che Dio ha mandato ad effetto nel Signor nostro Cristo Gesù; vale a dire, assicurando la salvazione a tutti, mediante la fede in quel Messia (Cristo) che ha preso forma e corpo nella persona storica di Gesù di Nazaret. Noto qui di volo che qualcuno rende il προθεσιν των αιωνων dell'apostolo in questo modo, che a dir la verità mi tenta: «In questo proposito dei secoli...» o «In questo proposito, che va a traverso le età, e ch'egli ha mandato ad effetto ecc.

Ha mandato ad effetto;

ho tradotto:

Il quale egli ha fatto,

dice invece il Diodati. I due modi sono ugualmente corretti, per quel che concerne la frase greca, che vuol dire «formare un proposito» e «mandare ad effetto un proposito», il secondo modo di tradurre, che è il nostro, è preferito da Teodoreto, dal Grozio, dallo Holzhausen, Ball'Olshausen, dal Meyer, dallo Stier, dal De Wette ecc. L'altro modo è preferito dal Calvino, dal Beza, dal Bengel, dal Meier ecc. io mi decido per il «mandare ad effetto» perchè tutto il ragionamento dell'apostolo qui s'aggira non intorno al proposito eterno concepito da Dio, ma intorno al proposito eterno mandato finalmente ad effetto nella persona storica di Gesù. E mi domando se non è a bello studio, e per accentuare codesta idea del proposito «mandato ad effetto», che l'apostolo dice:... «nel nostro Signore il Cristo, il promesso Messia, apparso storicamente in Gesù di Nazaret.

12 Al quale dobbiamo la libertà d'accostarci a Dio, con piena fiducia mediante la fede in lui

Cfr. Efesini 2:18.

Con piena fiducia;

non con timore e tremore, ma con la certezza che non saremo nè respinti, nè rimandati con le nostre preghiere inesaudite.

13 Quindi è ch'io vi chieggo di non perdervi d'animo a motivo delle afflizioni ch'io patisco per voi

Il testo è suscettibile anche di quest'altra interpretazione: «Io prego ch'io non abbia a perdermi d'animo...» ma non è interpretazione che armonizzi con quel che sappiamo del carattere di Paolo. Ei non era uomo da venir così presto e così per poco meno nell'animo Romani 5:3; 2Corinzi 12:10; Colossesi 1:24; Cfr. Romani 8:38-39. Invece, è naturale ch'egli temesse che qualcuno dei convertiti dal paganesimo potesse sentirsi scosso a vedere di quali persecuzioni l'apostolo era vittima perchè predicava la dottrina di cui qui si tratta, e che concerneva appunto cotesti convertiti; vale a dire, la partecipazione dei pagani alle benedizioni del regno messianico.

A motivo delle afflizioni ch'io patisco per voi,

in quanto io sono l'apostolo vostro, l'apostolo dei pagani (Cfr. Filippesi 2:17).

Coteste afflizioni sono la vostra gloria.

E in qual modo? Le afflizioni che toccavano a Paolo in quanto egli era l'apostolo dei pagani, tornavano non ad onta ma a «gloria» delle chiese sorte dal paganesimo, in quanto codeste persecuzioni non soltanto erano la prova dei trionfi che il ministerio dell'apostolo riportava: ma mettevano al tempo stesso in evidenza la grandezza e la intangibilità dei privilegi che il paganesimo credente possedeva e che, per l'eroismo dell'apostolo, il fanatismo giudaico era oramai impotente a distruggere o a menomare.

Riflessioni

1. A proposito delle parole... le quali leggendo, voi potete capire l'intelligenza ch'io ho del mistero di Cristo Efesini 3:4, i critici che mettono in dubbio la genuinità della lettera, si ringalluzziscono ed esclamano: Sentite che boria! Cotesto dire è egli proprio convenevole alla dignità d'un apostolo? E come no?! E non è egli naturale che scrivendo a delle chiese alle quali egli non era noto di persona e in mezzo alle quali scorrazzavano dei dottori la cui dottrina era inquinata di paganesimo Efesini 5:11-14 e che minacciavano di creare uno scisma fra i cristiani convertiti dal giudaismo e quelli convertiti dal paganesimo, non e egli naturale, dico, che l'apostolo, il quale combatte appunto codesti errori e mette in evidenza la verace natura di quei privilegi ai quali i pagani son chiamati, ricordi ai suoi lettori che delle cose delle quali parla ei può parlare con autorità?

2. Anche quel «mistero... rivelato ai santi apostoli ecc. Efesini 3:5, vo' dire quel «santi apostoli...» modo per il quale Paolo viene a dare del santo a se stesso, ha dato e dà sui nervi a qualcuno. Naturalmente ciò avviene quando si dà al termine «santo» il significato che gli abbiamo appiccicato noi moderni, e si dimentica il significato ch'esso ha originalmente. Santo, originalmente vuol dire separato, messo a parte e consacrato a Dio. Così si hanno i «santi profeti» Luca 1:70; Atti 3:21. Tutti i cristiani sono in cotesto senso «santi» per vocazione, e Paolo usa spesso il termine in frasi che includono anche lui 2Corinzi 6:2; Colossesi 1:26. Ora s'egli chiama «santi» tutti quanti i cristiani, io non so per quale strano senso di delicatezza egli dovrebbe trattenersi dal chiamar così gli apostoli per il solo fatto che è un apostolo anch'egli!

3. Il «mistero», vale a dire, la vocazione dei pagani, «nelle altre età, dice l'apostolo, i mortali non l'han conosciuto nel modo che oggi, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di Dio» Efesini 3:5. E qui va tesoreggiato un elemento prezioso, relativamente alle relazioni che passano fra l'Antico ed il Nuovo T. Dice lo Eadie: «L'apostolo non sembra negare al mondo antico ogni conoscenza del «mistero»; soltanto, egli mette cotesta conoscenza ch'egli ne avea, e che quand'era nella sua pienezza pareva nient'altro che una specie d'incerta «chiaroveggenza», a confronto con la rivelazione completa e dei termini e del contenuto che di cotesto «mistero» è stata data ai moderni apostoli e profeti... Nell'Antico T., le allusioni alla vocazione dei pagani sono frequenti ma non complete; accennano al fatto, ma ne lasciano nell'ombra il metodo. Però, dopo la morte di Cristo, che abrogando la legge cerimoniale (o io direi più esattamente con Paolo: abrogando la legge), fu il gran mezzo che doveva unire giudei e pagani, una Chiesa senza distinzioni di razza non tardò a formarsi. La caratteristica speciale del Vangelo diventò questa: la salvazione d'uomini peccatori d'ogni razza; e l'incorporamento nella Chiesa di quelli che non erano israeliti, rivelato dallo Spirito a Pietro ed a Paolo, fu reso sempre più chiaro e intelligibile dai risultati della esperienza quotidiana, e dai frutti dell'opera missionaria Atti 11:17-18; 15:7,13.

4. «Di cotesto Evangelo io son divenuto diacono, servo», dice l'apostolo Efesini 3:7; ed è la sua gloria. Il termine diákonos non viene, come s'è detto spesso, da dià e kónis=«uno coperto di polvere»; ma viene da un'antica radice ( διακω) che significa; «m'affretto»; e diacono vale un «servo», in senso generico. Il «diacono», o ministro, o servo del Vangelo, non è uno che fornito di gradi accademici e rivestito d'una dignità ecclesiastica abbia legittimo diritto alla considerazione, all'ossequio ed all'incenso di quanti a lui s'avvicinano; il «diacono», o ministro del Vangelo è un servo che «s'affretta»; che non ha tempo da perdere in solleticamenti dell'io, perchè l'amore per le anime lo sospinge e la grande idea della causa di Cristo lo assorbe. L'assenza d'ogni amore per le anime e d'ogni ardente preoccupazione per il trionfo del Regno di Dio crea il vuoto nell'anima e nella coscienza del ministro del Vangelo: vuoto che Satana non tarda ad adocchiare ed a riempire di quella boria ecclesiastica, di quella vana ostentazione di autorità che è la negazione dello Spirito di Cristo.

5. Il pensiero del vers. Efesini 3:10 non va negletto: «E per mezzo della Chiesa che le intelligenze celesti imparano a conoscere la svariatissima sapienza che si estrinseca negli ineffabili propositi di Dio». Sul frontone della Chiesa sta dunque scritto: «Questo è il luogo delle rivelazioni di Dio»: «Questa è la scuola degli angeli». Or «la Chiesa» siamo noi; ma affrettiamoci a dirlo; non siamo già noi i professori degli angeli; Iddio li mena di conoscenza in conoscenza, nell'oceano sconfinato della sua «svariatissima sapienza»; noi non siamo che i mezzi, dei quali Ei si serve per impartire le sue lezioni. Il Nuovo T. ci dimostra come fin da principio gli angeli abbiano seguito l'opera redentrice, stadio dopo stadio, nella sua evoluzione, Matteo 1:20; 2:13,19; Luca 1:11,26 e seg.; Matteo 4:11; Luca 22:43; Matteo 28:2 e seg.; 1Timoteo 3:16; 1Pietro 1:12.

14 b) La preghiera: Efesini 3:14-19.

Qui l'apostolo riprende il corso delle idee interrotto dalla parentesi costituita dai vers. Efesini 3:2-13. In Efesini 3:1 egli avea detto: «Ecco perchè io, Paolo, carcerato di Gesù Cristo a motivo di voi, pagani...» e s'era interrotto; qui, riprende il discorso e dice: «Ecco perchè, dico, io piego le mie ginocchia dinanzi al Padre, ecc.».

Ecco perché, dico, io piego le mie ginocchia dinanzi al padre

La posizione ordinaria, nella preghiera, era quella di stare in piè Marco 11:25; Luca 18:11,13; ma l'inginocchiarsi è mentovato in 1Re 8:54; Daniele 6:10; Luca 22:41; Atti 7:60; 20:36; 21:5. Eusebio dice che l'uso d'inginocchiarsi era uso proprio dei cristiani (St. Eccl., V,5). Giustino Martire e Basilio veggono nell'atto dell'inginocchiarsi un simbolo della nostra caduta quando peccammo. Comunque sia, cotesta attitudine è una muta ma eloquente espressione di omaggio, di umiltà, di supplicazione. L'inciso:

del Signor nostro Gesù Cristo

alla fine del vers. Efesini 3:14 (vedi diodatina) è spurio e va cassato.

15 Dal quale ogni famiglia, nei cieli e sulla terra, trae il suo nome.

Le famiglie in terra sono le nazioni, con la loro fondamentale divisione in giudei e pagani; quelle nei cieli sono gli angeli considerati come appartenenti a tanti gruppi o a tante tribù.

Trae il suo nome.

C'è qui come un giuoco di parole: Iddio è il πατηρ; le famiglie in terra ed in cielo sono le πατριαι, termine classico, che significa «razza» o «tribù». Ma il senso profondo della cosa è questo: Dio è il padre di tutte quante le sue creature; specialmente degli angeli e degli uomini; e come i popoli della terra si compongono di famiglie numerose, ciascuna delle quali trae il suo nome da un capo o da un patriarca, così tutte le famiglie d'esseri intelligenti, in cielo ed in terra, traggono il nome loro da cotesto Padre unico ed universale. Atanasio ha qui un bel pensiero: Dio è «il Padre» nel senso vero ed assoluto; ogni paternità creata non è che un'ombra di cotesta realtà assoluta.

16 Perch'Ei vi dia, nelle ricchezze della sua gloria, d'esser potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore

Nelle ricchezze della sua gloria

o «secondo la sua gloriosa ricchezza» Romani 9:23. Ch'Ei vi dia non soltanto nella misura della sua «grazia» o della sua «potenza», ma ch'Ei vi dia nella misura di tutta quanta la sua gloriosa perfezione.

Nell'uomo interiore.

L'«uomo interiore» (Cfr. 1Pietro 3:4; Romani 7:22; 2Corinzi 7:16) non è l'«uomo nuovo», ma è la sintesi dell'intelletto, della volontà, di tutte quante le nostre facoltà morali. Quest'«uomo interiore», quando non è rigenerato, è schiavo della carne; vale a dire, degli appetiti che costituiscono la natura più bassa dell'uomo. Ha, quindi bisogno d'essere rigenerato; e quand'è rigenerato, va progressivamente rinnovandosi di giorno in giorno 2Corinzi 4:16, e diventando sempre più armonico col pensiero, con la volontà, col cuore di Dio. l'«uomo interiore», nei lettori della lettera, è rigenerato; ma come in tutti i credenti ha bisogno d'esser potentemente fortificato. E chi compie cotest'opera di rinvigorimento, che cioè, dà all'intelletto un'intuizione sempre più limpida e sicura delle realtà divine, rende la volontà capace di più pronte ed energiche decisioni per il bene, e riempie il cuore di santi affetti e di gloriose e sicure speranze, è lo Spirito di Dio.

17 E faccia sì che Cristo dimori nei vostri cuori mediante la fede

Che Cristo; non soltanto una formula di dottrina, per corretta che possa essere, ma Egli stesso, dimori nei vostri cuori Colossesi 1:27; Giovanni 14:23; Romani 8:9,11; Galati 2:20. «Dimori», vale a dire, non si limiti a delle apparizioni occasionali, ma abiti del continuo; e non nella mente soltanto, ma nei vostri cuori. Nell'io rinnovato, il tempio di Cristo è il cuore.

Mediante la fede;

quella fede che non è dunque l'adesione della mente ad una formula dottrinale, ma è il nostro contatto individuale con una persona vivente.

18 Affinchè, essendo radicati e fondati nell'amore

Il nesso tra questo passo e ciò che precede, è questo: «La dimora di Cristo nei loro cuori ha questo risultato: ch'essi sono saldamente radicati e fondati nell'amore; ed ha questa conseguenza: ch'essi sono messi in grado di capire con tutti i santi ecc...» Il radicati è dell'albero che tanto più è saldo, quanto più vaste e profonde ha le sue radici nel suolo; il fondati è invece della casa che, fondata su base sicura, resiste all'impeto della fiumana e all'imperversar della bufera Matteo 7:25. Qui, come in Colossesi 2:7 e in 1Corinzi 3:9, abbiamo un intreccio di metafore. Noi moderni non lodiamo lo scrittore che balza così d'immagine in immagine; ma gli antichi a questo proposito non andavano tanto per la sottile. Qualcuno si domanda com'è mai che Paolo, il quale altrove dice che «il fondamento» è la fede Colossesi 1:23; 2:7, quella fede che è la fonte dell'amore 1Timoteo 1:6, qui, invece, chiama l'amore, il fondamento. Prima di tutto io risponderei che non bisogna poi sempre pretendere di spremere da ogni immagine una formula dogmatica; e poi, a rigore di termini, qui non si tratta del fondamento; il fondamento, l'apostolo l'ha detto quale sia, in Efesini 2:20; qui si tratta piuttosto del modo di tenersi saldi ed immobili su cotesto fondamento. Di quale amore intende Paolo parlare? Qualcuno risponde: Dell'amore che Dio o che Cristo ha per noi (Crisostomo, Beza, Bengel). Altri invece: Dell'amore nostro per Cristo (Harless). Altri ancora: Dell'amore di Cristo per noi e dell'amor nostro per Cristo (Anselmo, Stier). Altri finalmente: Dell'amor fraterno esclusivamente (Meyer). Ora, se così fosse, non sarebbe mancato modo all'apostolo di ben definire e limitare il suo pensiero. Se dice εν αγαπη così senz'altro, ciò significa che l'apostolo intende parlare dell'amore in generale; di quell'amore che è il principio fondamentale del carattere cristiano, che nel mondo pneumatico è la forza motrice per eccellenza, che è l'atmosfera in cui il carattere cristiano si evolve e dà le sue foglie, i suoi fiori ed i suoi frutti.

Siate resi capaci di capire con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza...

di che cosa? E le risposte a questa domanda, abbondano.

1. Alcuni dei Padri rispondono: Del mistero della croce (Gregorio Nisseno, Girolamo, Agostino. E poi Anselmo e Tomaso d'Aquino). Essi videro qui l'allusione al sacramentum crucis, che Agostino così interpretò: l'amore (larghezza); la pazienza (lunghezza); l'umiltà (profondità); la speranza (altezza). E il pensiero è bello, ma troppo sottile. Dice bene il Calvino: «Haec subtilitate sua placent, sed quid ad Pauli mentem?»

2. Il Crisostomo, invece, assieme a parecchi altri. risponde: Del mistero della Redenzione di cui l'apostolo ha pii sopra parlato. Ma tre cose sono qui da notare; la prima, che per andare a pescare il fatto con cui si connetterebbe questo pensiero di Paolo, bisogna tornare nientemeno che ai vers. Efesini 3:4-10; la seconda, che cotesto nesso è impossibile da che l'apostolo col vers. Efesini 3:14 è entrato in un ordine di idee addirittura nuovo; la terza, che il «mistero» di cui Paolo parla in vers. Efesini 3:4-10 non è il mistero della Redenzione, ma è, come abbiamo visto, «la vocazione dei pagani».

3. Altri, come Erasmo ed il Grozio, per esempio, rispondono: Dell'amore di Dio. Di quell'amore, dice Erasmo, «che è così alto che va fino agli angeli; così profondo che va fino nell'inferno; che è così lungo e così largo, che abbraccia tutto quanto il mondo». E il Grozio commentava così il passo: «La bontà di Dio, nella sua larghezza, benefica tutti gli uomini; nella sua lunghezza, va per tutte le età; nella sua profondità, giunge all'uomo più in basso caduto; e nella sua altezza, lo trasporta alle più sublimi sommità della gloria». E il pensiero è stupendo; ma un qualche addentellato col contesto che lo giustifichi, dov'è?...

4. Il Bengel, lo Eadie ed altri rispondono: «Del tempio, di cui l'apostolo ha parlato in Efesini 2:21-22». «L'ideale di un tempio si moveva ancora dinanzi agli occhi della fantasia dell'apostolo, e a lui naturalmente suggeriva questa caratteristica immagine della sua preghiera» dice lo Eadie. E l'idea lì per lì piace. Ma poi, a riflettervi su bene, bisogna abbandonarla. In Efesini 2:21-22 l'apostolo ha introdotto l'immagine del tempio; da allora in poi l'abbandona, e non vi torna più sopra. È nel suo stile; di lanciare un'immagine; sfruttarla lì per lì per gli scopi suoi, e poi non tornarvi più sopra. Secondo lo Eadie, invece, l'apostolo continuerebbe «ad infinitum» ad applicare l'immagine così lontana. E poi: Tutto codesto agglomerarsi di espressioni del nostro passo, a che mira? Mira, evidentemente, a render grafica l'idea della immensità della cosa che si muove nella mente dell'apostolo. Ora, che l'apostolo fosse poi tanto preoccupato di rendere qui scultoria unicamente l'idea della vastità del tempio ideale composto della collettività dei credenti, non mi pare ammissibile.

5. Io, con l'Abbott e con altri, non vado tanto lontano a cercare la risposta alla nostra domanda; io la trovo nel vers. Efesini 3:19 che segue, e dico: Dell'amore di Cristo; vale a dire, dell'amore che Cristo ha per noi. E traduciamo quindi il passo, così: «Affinchè... siate resi capaci di capire con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza... affinchè, voglio dire, siate resi capaci di conoscere l'amor di Cristo che sorpassa ogni conoscenza». L'agglomeramento i termini in cui l'apostolo fa perfino entrare una proprietà di più di quelle che l'architettura consenta, non ci meraviglia. Quando l'apostolo ha l'anima piena di un soggetto e lo vuol comunicare, sovrabbonda in termini ed in immagini; non per fare sciupio di parole; ma perchè sente e par soffrirne, che il linguaggio umano è troppo povero ed inadeguato a significar le cose grandi di Dio (Cfr. 2Corinzi 4:17-18). Il pensiero dell'apostolo potrebb'essere fedelmente ed italianamente reso così: «... affinchè, con tutti i cristiani, siate messi in grado di afferrare in tutta la sua larghezza, lunghezza, profondità ed altezza, e di intendere per quanti egli sorpassi un intelletto l'amore di Cristo». Il con tutti i santi equivale a «con tutti i cristiani» Efesini 1:2.

19 affinchè, vo' dire, siate resi capaci di conoscere l'amor di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, e voi giungiate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio.

L'amore di Cristo,

qui è l'amore che Cristo ha per noi. La «conoscenza» però di qualunque genere che sia, non è lo scopo ultimo della vita cristiana; quindi l'apostolo aggiunge:

e voi arriviate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio.

E questo pensiero non è di facile interpretazione. Fra i molti modi d'intendere queste parole, i due seguenti mi paiono i più degni d'esser presi in considerazione.

Il 1o) che è dell'Alford, dell'Olshausen, dell'Ellicott, dell'Eadie prende il πληρωμα (pienezza) nel senso della pienezza che Dio possiede; della pienezza che è caratteristica di Dio. Ora, dice lo Eadie «tutta quanta la pienezza non è supponibile che si possa concentrare e che venga ad abitare in un cuore creato; ma nondimeno i credenti possono essere riempiti di cotesta pienezza. Un vaso piccolo può esser benissimo riempito col contenuto di un vaso di dimensioni più grandi. La comunicabile pienezza di Dio può versarsi in un cuore capace e pronto a riceverla, e lo può riempire. La differenza fra Dio ed il credente non sarà quindi di qualità, ma sarà di grado e di quantità. La pienezza di Dio è infinita; quella dei credenti è circoscritta dalle condizioni proprie della natura creata. La pienezza loro è per rispetto alla pienezza di Dio, quello che è la miniatura rispetto alla grandezza naturale della faccia o della figura che rappresenta», Il Reuss esprime la stessa cosa, ma in modo più chiaro e più pratico. Per lui la frase... «e voi giungiate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio» equivarrebbe a quest'altra: «E voi giungiate alla perfezione». La perfezione della vita cristiana, dice egli, dipende sempre dal grado del quale l'uomo si penetra (si riempie) dell'elemento divino; in altri termini, dal grado d'intimità della sua unione personale con Dio in Cristo».

Il 2o) è dell'Abbott, del Moule, del Meyer e di altri. Per questo modo il πληρωμα di Dio è la pienezza dei tesori di Dio; di quei tesori spirituali ch'Egli si compiace di comunicare ai santi, i quali sono «i partecipi della natura divina» 2Pietro 1:4. I credenti hanno tutti dei bisogni morali e spirituali. Non tutti hanno i medesimi bisogni; ma tutti hanno, più o meno, di cotesti bisogni. E ciascuno riceve da Dio di che soddisfare cotesti bisogni; e non in modo scarso, avaro; ma in modo pieno, intero, completo, perfetto. Dio dà a ciascuno nella misura della individuale capacità e dell'individuale bisogno; ed una chiesa in cui tutti gli individui siano così stati «riempiti» da Dio, è una chiesa che Paolo dice essere stata «ripiena di tutta la pienezza di Dio».

Riflessioni

1. Efesini 3:4 ci presenta l'apostolo in uno dei momenti epici della sua vita. E come sono sublimi codesti momenti! L'ultima parte di 2Corinzi 2 è il ricordo d'un campo di battaglia irto di difficoltà e di nemici. In mezzo a codesto campo sta eroicamente l'apostolo. A lui Dio ha detto: «La mia grazia ti basta»; e l'apostolo che sa che codesta grazia compie le sue meraviglie non nella, forza dell'uomo ma nella debolezza di lui, esclama, in uno dei suoi meravigliosi paradossi: «Quand'io son debole, è allora che sono forte». Una nave alessandrina è in rotta alla volta di Roma. Ha duecentosettantasei persone a bordo. La tempesta sorprende la nave, e per quattordici giorni i passeggeri digiuni, disperati, stanno sospesi fra la vita e la morte. A un tratto, mentre l'alba tarda ancora a spuntare, un uomo, sulla tolda del bastimento, s'erge in mezzo alla folla esterrefatta: «Io v'esorto a prender cibo; poichè neppure un capello perirà del capo d'alcun di voi» Atti 27:34. E così difatti avverrà. Chi parlava a cotesto modo era Paolo, il carcerato di bordo che la scorta militare conduceva a Roma. Anche il nostro passo ha il ricordo d'un momento epico della vita dell'apostolo. Qui l'apostolo non è imperterrito sul campo di battaglia: non è, calmo e sereno sulla tolda d'un bastimento che l'abisso sta per ingoiare; ma è nel fondo d'una prigione; in ginocchio appiè del trono del Padre; e quivi, dimentico di se, e di nient'altro preoccupato che del bene dei suoi fratelli nella fede, prega com'egli sa pregare, rapito nella visione di quella croce, nella quale soltanto sta per lui la certa speranza d 'ogni presente e d'ogni tuturo trionfo.

2. L'oggetto della preghiera dell'apostolo vale la pena qui di riassumere, per proporlo tale e quale alle preghiere nostre. Ecco che cos'è che l'apostolo domanda:

1) Il rinvigorimento dell'uomo interno mediante la comunicazione dello Spirito Santo 2Corinzi 4:16.

2) La presenza spirituale e permanente di Cristo nei cuori mediante quella fede che è non l'adesione dell'intelletto nostro a delle formule teoriche, ma la nostra unione personale con Cristo.

3) La intelligenza dell'amore infinito che Cristo ha avuto per gli uomini: di quell'amore che, per quanto la ragione s'affatichi a misurarne le «dimensioni», è tale che sorpassa pur sempre ogni intelletto.

4) La perfezione della vita cristiana (Reuss).

3. Da parte dell'uomo, il progresso nella intelligenza di cotesto infinito amore di Cristo dipende dall'amore Efesini 3:18. L'amor cristiano che non è un frutto della carne ma il primo dei frutti dello Spirito, o la sintesi di tutti gli altri frutti dello Spirito Galati 5:22, è «la radice e la base» del carattere dei figliuoli di Dio, da che ogni loro spiritual progresso dipende dalla esistenza e dall'attività di cotesto amore. «Ben prega colui che ben ama». Dice egregiamente il Reuss: «Il progresso nella nostra intelligenza dell'amore infinito di Cristo dipende dall'aver noi o no radice e fondamento nell'amore (per Cristo e per i fratelli); perchè non v'è che colui che fa la volontà del Pare che possa capire di cotesta volontà anche l'origine, il valore e la portata Giovanni 7:16. La scienza di Dio e dei suoi disegni è cosa così inesauribile che, se volessimo aspettare ad amare al giorno in cui potessimo dire di possederla tutta quanta, non vi arriveremmo mai. L'esperienza intima, la conoscenza acquistata per il tramite del cuore è il metodo migliore, è la via più sicura per giungere anche ad allargare gli orizzonti di quella intelligenza che rimarrà pur sempre cosa limitata 1Corinzi 13:9».

20 c) La dossologia: Efesini 3:20-21.

Or a Colui che può, secondo il potere che agisce in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo e capiamo, sia la gloria nella Chiesa, in Cristo Gesù, di generazione in generazione, nei secoli dei secoli. Amen.

Questa dossologia può esser considerata o come la chiusa della lettera (cfr. Romani 16:25), nel senso che l'apostolo, giunto qui, avrebbe avuto l'intenzione di fermarsi senz'andar più oltre; o come una formula conclusiva della preghiera che precede immediatamente. Ad ogni modo, in questa dossologia è evidentemente la chiusa solenne della prima parte della lettera. L'apostolo ha già domandato molto a Dio per quelli che gli stanno a cuore; ma egli sa che Dio può sempre dare molto ma molto più di quello che gli si domanda; perchè da un lato, l'uomo non sa neppure tutto quello che gli manca, e non domanda abbastanza; e dall'altro, i benefici di Dio sorpassano in ricchezza tutto quello che lo spirito dell'uomo può concepire. Ora, cotesti benefici sono i credenti che li godono; credenti, che costituiscono la Chiesa, fondata su Gesù Cristo ed animata dallo Spirito di lui; è quindi a lei che spetta di glorificare il supremo dispensatore della grazia, ora e sempre (Reuss). Questo per l'idea generale. E veniamo al dettaglio.

Colui che può... è Dio.

Secondo il potere che agisce in noi.

Di questo potere, in se e nei suoi risultati, l'apostolo ha ripetutamente parlato Efesini 1:19; 3:6. Si tratta della immanente energia dello Spirito nei credenti in Cristo.

21 La gloria nella Chiesa in Cristo Gesù.

La gloria è lo splendore della eccellenza morale. E a chi se non a Dio sarebb'ella tributata?

Nella Chiesa.

E dove la gli sarebb'ella tributata se non nella Chiesa che ne ha vedute tante e tante manifestazioni e la cui origine, la cui vita, le cui benedizioni e le cui speranze non son altro che degli esempi e delle estrinsecazioni di lei? E in qual modo la Chiesa tributerà ella a Dio cotesta gloria? Non lungi da Cristo; non semplicemente per amore di Cristo; ma in Cristo, in vivente, palpitante comunione con Cristo. I componenti la Chiesa tributano gloria a Dio con la profonda coscienza della loro intima comunione con lui e quindi, in. uno spirito di assoluta dipendenza da lui. Il luogo della dossologia è la Chiesa: l'inno dei credenti è nella Chiesa, un inno di gloria; e l'ispirazione dell'inno viene dalla comunione con Cristo.

Di generazione in generazione, nei secoli dei secoli.

I termini sono accumulati e la formula che ne risulta è un tentativo di esprimere in linguaggio umano il concetto di eternità. Abbiamo qui la combinazione di due frasi, che troviamo altrove separate: «Di generazione in generazione» Luca 1:50; cfr. Salmi 72:5; 102:25; «nei secoli dei secoli» Galati 1:5; cfr. 1Pietro 1:25; Ebrei 5:6; 6:20.

Amen.

È parola che vien dall'ebraico, dov'è un aggettivo verbale che vuol dire «fermo», «stabile» (dal verbo ebraico che significa sostenere, puntellare, fortificare e al Niph. esser fedele, sicuro, fededegno ecc.). Si trova nel Nuovo T. usato in quattro modi:

1) Come aggettivo; Apocalisse 3:14: «Queste cose dice l'Amen, il fedel testimonio e verace», ove le ultime parole spiegano la prima.

2) Come avverbio alla fine di una preghiera, d'un inno o d'una dossologia, com'è qui, e vale: Così sia o così è: Matteo 6:13; Romani 1:25; 9:5; Apocalisse 1:6; 5:14; 19:4; 1Corinzi 16:24; Ebrei 13:25 ecc.

3) Come avverbio al principio di una frase, di un discorso, a mo' di affermazione: «Sì», «veramente», «certamente», «in verità» ecc. Matteo 5:18; 16:28 cfr. con Luca 9: 27; Matteo 25:40; Luca 4:24-25. In Giovanni 3:3,5,11; 5:19; 8:51.

4) E nella stessa forma e nello stesso senso, ma molto raramente, in fine o a metà di frase: Apocalisse 1:7: «Sì, Amen»; «Sì, certo!» 2Corinzi 1:20: «Tutte le promesse di Dio sono in Gesù ed Amen»; «sono, cioè, certe di certezza assoluta e fedeli di una fedeltà incrollabile». L'uso dell'Amen è un uso che passò nella Chiesa dalla Sinagoga. Per cotest'uso, quando colui che leggeva o insegnava faceva delle solenni preghiere a Dio, gli astanti dicevano: Amen; e così facevano loro l'argomento della preghiera così pubblicamente espresso, e davano a cotesta preghiera il loro pieno assenso. Vedi 1Corinzi 4:16 cfr. Numeri 5:22; Deuteronomio 27:15 seg.; Neemia 5:13; 8:6.

Riflessioni.

1. Iddio può fare e fa per le sue creature «infinitamente al di là» di quel ch'esse possano domandare e capire Efesini 3:20. Hagar domanda poche gocce d'acqua e trova un pozzo Genesi 21:19; Saul cerca le asine di suo padre e trova una corona 1Samuele 9:3;10:1; Davide chiede del pane e riceve un regno 1Samuele 21:3. Il nostro Dio è un Dio onnipotente ed infinitamente buono. Impariamo a domandare delle cose grandi a un Dio grande com'è il nostro; e per grandi che siano le cose che chieggiamo, non dimentichiamo ch'Egli può fare e vuol fare ancora per noi molto al di là di quello che abbiamo chiesto e di quel che possiamo concepire.

Riferimenti incrociati:

Efesini 3

1 2Co 10:1; Ga 5:2
Ef 4:1; 6:20; Lu 21:12; At 21:33; 26:29; 28:17-20; 2Co 11:23; Fili 1:7; 1:13-16; Col 1:24; 4:3,18; 2Ti 1:8,16; 2:9; File 1:1,9; Ap 2:10
Ga 5:11; Col 1:24; 1Te 2:15,16; 2Ti 2:10

2 Ef 4:21; Ga 1:13; Col 1:4,6; 2Ti 1:11
Ef 3:8; 4:7; At 9:15; 13:2,46; 22:21; 26:17,18; Rom 1:5; 11:13; 12:3; 15:15,16; 1Co 4:1; 9:17-22; Ga 1:15,16; 2:8,9; Col 1:25-27; 1Ti 1:11; 2:7; 2Ti 1:11

3 Ef 1:17; At 22:17,21; 23:9; 26:15-19; 1Co 2:9,10; Ga 1:12,16-19
Ef 3:9; Rom 11:25; 16:25; Col 1:26,27
Ef 1:9-11; 2:11-22

4 Mat 13:11; 1Co 2:6,7; 13:2; 2Co 11:6
Ef 1:9; 5:32; 6:19; Lu 2:10,11; 8:10; 1Co 4:1; Col 2:2; 4:3; 1Ti 3:9,16

5 Ef 3:9; Mat 13:17; Lu 10:24; At 10:28; Rom 16:25; 2Ti 1:10,11; Tit 1:1-3; Eb 11:39,40; 1P 1:10-12
Ef 2:20; 4:11,12; Mat 23:34; Lu 11:49; 1Co 12:28,29; 2P 3:2; Giuda 1:17
Lu 2:26,27; Giov 14:26; 16:13; At 10:19,20,28; 1Co 12:8-10

6 Ef 2:13-22; Rom 8:15-17; Ga 3:26-29; 4:5-7
Ef 4:15,16; 5:30; Rom 12:4,5; 1Co 12:12,27; Col 2:19
Ga 3:14; 1G 1:3; 2:25

7 Ef 3:2; Rom 15:16; 2Co 3:6; 4:1; Col 1:23-25
Ef 3:8; Rom 1:5; 1Co 15:10; 1Ti 1:14,15
Ef 3:20; 1:19; 4:16; Is 43:13; Rom 15:18,19; 2Co 10:4,5; Ga 2:8; Col 1:29; 1Te 2:13; Eb 13:21

8 Prov 30:2,3; Rom 12:10; 1Co 15:9; Fili 2:3; 1Ti 1:13,15; 1P 5:5,6
1Cron 17:16; 29:14,15; At 5:41; Rom 15:15-17
Ef 3:2; Ga 1:16; 2:8; 1Ti 2:7; 2Ti 1:11
Ef 3:16,19; 1:7,8; 2:7; Sal 31:19; Giov 1:16; Rom 11:33; 1Co 1:30; 2:9; Fili 4:19; Col 1:27; 2:1-3; Ap 3:18

9 Mat 10:27; 28:19; Mar 16:15,16; Lu 24:47; Rom 16:26; Col 1:23; 2Ti 4:17; Ap 14:6
Ef 3:3-5; 1:9,10; 1Ti 3:16
Ef 1:4; Mat 13:35; 25:34; At 15:18; Rom 16:25; 1Co 2:7; 2Te 2:13; 2Ti 1:9; Tit 1:2; 1P 1:20; Ap 13:8; 17:8
Col 1:26; 3:3
Sal 33:6; Is 44:24; Giov 1:1-3; 5:17,19; 10:30; Col 1:16,17; Eb 1:2,3; 3:3,4

10 Eso 25:17-22; Sal 103:20; 148:1,2; Is 6:2-4; Ez 3:12; 1P 1:12; Ap 5:9-14
Ef 1:21; Rom 8:38; Col 1:16; 1P 3:22
Ef 1:3
Ef 1:8; Sal 104:24; Mat 11:25-27; Rom 11:33; 1Co 1:24; 2:7; 1Ti 3:16; Ap 5:12

11 Ef 1:4,9,11; Is 14:24-27; 46:10,11; Ger 51:29; Rom 8:28-30; 9:11; 2Ti 1:9

12 Ef 2:18; Giov 14:6; Rom 5:2; Eb 4:14-16; 10:19-22

13 De 20:3; Is 40:30,31; Sof 3:16; At 14:22; Ga 6:9; 2Te 3:13; Eb 12:3-5
Ef 3:1; 2Co 1:6; Fili 1:12-14; Col 1:24; 1Te 3:2-4

14 Ef 1:16-19; 1Re 8:54; 19:18; 2Cron 6:13; Esd 9:5; Sal 95:6; Is 45:23; Dan 6:10; Lu 22:41; At 7:60; 9:40; 20:36; 21:5
Ef 1:3

15 Ef 1:10,21; Fili 2:9-11; Col 1:20; Ap 5:8-14; 7:4-12
Is 65:15; Ger 33:16; At 11:26; Ap 2:17; 3:12

16 Ef 3:8; 1:7,18; 2:7; Rom 9:23; Fili 4:19; Col 1:27
Ef 6:10; Giob 23:6; Sal 28:8; 138:3; Is 40:29-31; 41:10; Zac 10:12; Mat 6:13; 2Co 12:9; Fili 4:13; Col 1:11; 2Ti 4:17; Eb 11:34
Ger 31:33; Rom 2:29; 7:22; 2Co 4:16; 1P 3:4

17 Ef 2:21; Is 57:15; Giov 6:56; 14:17,23; 17:23; Rom 8:9-11; 2Co 6:16; Ga 2:20; Col 1:27; 1G 4:4,16; Ap 3:20
Mat 13:6; Rom 5:5; 1Co 8:1; 2Co 5:14,15; Ga 5:6; Col 1:23; 2:7
Mat 7:24,25; Lu 6:48

18 Ef 3:19; 1:18-23; Giob 11:7-9; Sal 103:11,12,17; 139:6; Is 55:9; Giov 15:13; Ga 2:20; 3:13; Fili 2:5-8; 3:8-10; 1Ti 1:14-16; 3:16; Tit 2:13,14; Ap 3:21
Ef 1:10,15; De 33:2,3; 2Cron 6:41; Sal 116:15; 132:9; 145:10; Zac 14:5; 2Co 13:13; Col 1:4
Rom 10:3,11,12

19 Ef 3:18; 5:2,25; Giov 17:3; 2Co 5:14; Ga 2:20; Fili 2:5-12; Col 1:10; 2P 3:18; 1G 4:9-14
Fili 1:7
Ef 1:23; Sal 17:15; 43:4; Mat 5:6; Giov 1:16; Col 2:9,10; Ap 7:15-17; 21:22-24; 22:3-5

20 Ge 17:1; 18:4; 2Cron 25:9; Ger 32:17,27; Dan 3:17; 6:20; Mat 3:9; Giov 10:29,30; Rom 4:21; 16:25; Eb 7:25; 11:19; 13:20,21; Giac 4:12; Giuda 1:24
Eso 34:6; 2Sa 7:19; 1Re 3:13; Sal 36:8,9; CC 5:1; Is 35:2; 55:7; Giov 10:10; 1Co 2:9; 1Ti 1:14; 2P 1:11
Ef 3:7; 1:19; Col 1:29

21 Ef 1:6; 1Cron 29:11; Sal 29:1,2; 72:19; 115:1; Is 6:3; 42:12; Mat 6:13; Lu 2:14; Rom 11:36; 16:27; Ga 1:5; Fili 2:11; 4:20; 2Ti 4:18; Eb 13:21; 1P 5:11; Ap 4:9-11; 5:9-14; 7:12-17
Fili 1:11; Eb 13:15,16; 1P 2:5
Ef 2:7; 1P 5:11; 2P 3:18; Giuda 1:25

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