Nuova Riveduta:

Efesini 5

1 Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; 2 e camminate nell'amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.
3 Come si addice ai santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; 4 né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. 5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli. 7 Non siate dunque loro compagni; 8 perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce 9 - poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità - 10 esaminando che cosa sia gradito al Signore. 11 Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; 12 perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. 13 Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; 14 poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto: «Risvègliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce».
15 Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; 16 recuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. 17 Perciò non siate disavveduti, ma intendete bene quale sia la volontà del Signore. 18 Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, 19 parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; 20 ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; 21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

Mogli e mariti
22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. 24 Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, 27 per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. 29 Infatti nessuno ha mai odiato la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. 33 Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

C.E.I.:

Efesini 5

1 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, 2 e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
3 Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; 4 lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! 5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è roba da idolàtri - avrà parte al regno di Cristo e di Dio.
6 Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio sopra coloro che gli resistono. 7 Non abbiate quindi niente in comune con loro. 8 Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; 9 il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 10 Cercate ciò che è gradito al Signore, 11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, 12 poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. 13 Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. 14 Per questo sta scritto:
«Svègliati, o tu che dormi,
déstati dai morti
e Cristo ti illuminerà
».
15 Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; 16 profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. 17 Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. 18 E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, 19 intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.

Nuova Diodati:

Efesini 5

1 Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi, 2 e camminate nell'amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio come un profumo di odore soave. 3 Ma come si conviene ai santi, né fornicazione, né impurità alcuna, né avarizia siano neppure nominate fra di voi; 4 lo stesso si dica della disonestà, del parlare sciocco e della buffoneria, le quali cose sono sconvenienti, ma piuttosto abbondi il rendimento di grazie. 5 Sappiate infatti questo: nessun fornicatore o immondo o avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni. 8 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce, 9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, 10 esaminando ciò che è accettevole al Signore. 11 E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprovatele, 12 perché è persino vergognoso dire le cose che si fanno da costoro in segreto. 13 Ma tutte le cose, quando sono esposte alla luce, divengono manifeste, poiché tutto ciò che è manifestato è luce. 14 Perciò la Scrittura dice: «Risvegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te». 15 Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, 16 riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. 17 Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore. 18 E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito, 19 parlandovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo; 21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

I doveri domestici
22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, ed egli stesso è Salvatore del corpo. 24 Parimenti come la chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per santificarla, avendola purificata col lavacro dell'acqua per mezzo della parola, 27 per far comparire la chiesa davanti a sé gloriosa, senza macchia o ruga o alcunché di simile, ma perché sia santa ed irreprensibile. 28 Così i mariti devono amare le loro mogli, come i loro propri corpi; chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno infatti ebbe mai in odio la sua carne, ma la nutre e la cura teneramente, come anche il Signore fa con la chiesa, 30 poiché noi siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa. 31 «Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due diverranno una sola carne». 32 Questo mistero è grande; or lo dico in riferimento a Cristo e alla chiesa. 33 Ma ciascuno di voi così ami la propria moglie come ama se stesso; e similmente la moglie rispetti il marito.

Riveduta 2020:

Efesini 5

1 Siate dunque imitatori di Dio, come suoi cari figli; 2 camminate nell'amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, quale profumo di odor soave.
3 Ma come si addice a dei santi né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia sia neppure nominata fra voi; 4 né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti, ma piuttosto rendimento di grazie. 5 Poiché voi sapete molto bene che nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, poiché è per queste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli. 7 Non siate dunque loro compagni, 8 perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, 9 poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, 10 esaminando che cosa sia accetto al Signore. 11 Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, anzi piuttosto denunciatele, 12 poiché è vergognoso perfino parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. 13 Ma tutte le cose, quando sono riprese dalla luce, diventano manifeste, poiché tutto ciò che è manifesto è luce. 14 Perciò dice:
Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo t'inonderà di luce”.
15 Guardate dunque con diligenza come vi comportate, non da stolti ma da saggi, 16 riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. 17 Perciò non siate disavveduti, ma intendete bene quale sia la volontà del Signore. 18 Non v'inebriate di vino, porta alla dissolutezza, ma siate ripieni dello Spirito, 19 parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore, 20 ringraziando sempre di ogni cosa Dio Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo e 21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

I doveri coniugali
22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo. 24 Ma, come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei, 26 per santificarla, dopo averla purificata lavandola con l'acqua della Parola, 27 per farla comparire davanti a sé gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come i propri corpi. Chi ama sua moglie ama sé stesso. 29 Poiché nessuno odiò mai la sua carne, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la Chiesa, 30 poiché noi siamo membra del suo corpo. 31 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e s'unirà a sua moglie, e i due diverranno una stessa carne. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla Chiesa. 33 Ma d'altronde, anche fra voi, ciascuno individualmente così ami sua moglie, come ama sé stesso, e altresì la moglie rispetti il marito.

La Parola è Vita:

Efesini 5

Il vostro scopo: piacere a Dio.
1 Seguite l'esempio di Dio in tutto ciò che fate, proprio come un figlio amato imita il proprio padre. 2 Siate pieni di amore per gli altri, seguendo l'esempio di Cristo che ci ha amato e ha dato la sua vita per noi, offrendola a Dio come un sacrificio per i nostri peccati. E Dio lo ha gradito, perché quell'atto d'amore è stato per lui come un dolce profumo.
3 Fra voi, che appartenete a Dio, non si devono neppure nominare certi peccati sessuali, né l'impurità, né l'avarizia; che nessuno possa accusarvi di cose del genere! 4 Lo stesso vale per ciò che è disonesto, sciocco o triviale non sono cose per voi. Ricordatevi invece della bontà di Dio e ringraziatelo continuamente.
5 Di una cosa potete essere certi: il Regno di Cristo e di Dio non apparterrà mai a chi è spudorato, vizioso, avaro, (perché l'avaro è un idolatra ama e adora le cose attraenti di questa vita più di Dio). 6 Non fatevi ingannare da quelli che cercano di scusare questi peccati, perché tutti quelli che li commettono attirano sopra di sé l'ira terribile di Dio. 7 Perciò non frequentatela neppure la gente di questo genere! 8 Perché, anche se una volta il vostro cuore era nel buio più completo, ora è pieno della luce del Signore, ed il vostro comportamento lo deve dimostrare! 9 Grazie a questa luce che è dentro di voi, dovete fare soltanto ciò che è bene, giusto e vero.
10 Imparate ciò che piace al Signore, 11 e non prendete parte, insieme con certi individui, agl'inutili piaceri del male e delle tenebre; condannateli apertamente piuttosto! 12 Perché è una vergogna soltanto parlare delle cose che quella gente fa di nascosto! 13 Ma quando queste cose sono apertamente condannate e messe in piena luce, si manifestano per quello che realmente sono, perché tutto quello che si manifesta è luce. 14 Per questo Dio dice:
«Svegliati, sorgi dai morti,
tu che dormi,
e Cristo ti darà la luce».
15 Perciò fate attenzione a come vi comportate; questi sono giorni cattivi. Non siate stupidi, ma saggi, approfittando di ogni occasione per fare del bene. 16  17 Non agite senza riflettere, ma cercate invece di capire e di fare ciò che vuole il Signore. 18 Non bevete troppo vino, che porta al vizio; siate invece pieni di Spirito Santo e guidati da lui.
19 Parlate molto fra voi del Signore; intrattenetevi con salmi, inni e canti spirituali, cantando con tutto il cuore al Signore. 20 Ringraziate continuamente di tutto il nostro Dio e Padre nel nome del nostro Signore Gesù Cristo.

Regole per una famiglia felice.
21 Per il rispetto che dovete a Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri. 22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore, 23 perché il marito è capo della moglie, come Cristo è capo della Chiesa, che è il suo corpo. Egli ha dato la sua vita per essere il Salvatore della Chiesa! 24 Così voi mogli dovete obbedire volentieri in tutto ai vostri mariti, proprio come la Chiesa obbedisce a Cristo.
25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa fino a sacrificare la sua vita per lei, 26 per renderla santa e pura, purificata dall'acqua della Parola; 27 per farla comparire alla sua presenza gloriosa, senza la minima macchia, né la più piccola ruga o altre cose del genere, ma santa e senza difetti. 28 È così che i mariti dovrebbero trattare le proprie mogli, amandole come il proprio corpo, una parte di se stessi. Dato che moglie e marito sono un solo essere, chi ama sua moglie ama se stesso! 29 Nessuno ha mai odiato il proprio corpo, anzi, ognuno di noi se ne prende cura in tutti i modi, proprio come Cristo si prende cura del proprio, la Chiesa, di cui noi tutti facciamo parte.
30  31 Che il marito e la moglie sono un solo corpo è dimostrato dalle Scritture che dicono: «Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola». 32 So che è difficile da capire, ma sono convinto che queste parole si riferiscono anche a Cristo e alla Chiesa.
33 Perciò ripeto: l'uomo deve amare sua moglie come ama se stesso; e la moglie deve rispettare suo marito.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Efesini 5

1 Siate dunque imitatori di Dio, come figliuoli suoi diletti; 2 camminate nell'amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, qual profumo d'odor soave. 3 Ma come si conviene a dei santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppur nominata fra voi; 4 né disonestà, né buffonerie, né facezie scurrili, che son cose sconvenienti; ma piuttosto, rendimento di grazie. 5 Poiché voi sapete molto bene che niun fornicatore o impuro, o avaro (che è un idolatra), ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Niuno vi seduca con vani ragionamenti; poiché è per queste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli. 7 Non siate dunque loro compagni; 8 perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce 9 (poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà e giustizia e verità), 10 esaminando che cosa sia accetto al Signore. 11 E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele; 12 poiché egli è disonesto pur di dire le cose che si fanno da costoro in occulto. 13 Ma tutte le cose, quando sono riprese dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. 14 Perciò dice: Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi da' morti, e Cristo t'inonderà di luce. 15 Guardate dunque con diligenza come vi conducete; non da stolti, ma da savî; 16 approfittando delle occasioni, perché i giorni sono malvagi. 17 Perciò non siate disavveduti, ma intendete bene quale sia la volontà del Signore. 18 E non v'inebriate di vino; esso porta alla dissolutezza; ma siate ripieni dello Spirito, 19 parlandovi con salmi ed inni e canzoni spirituali, cantando e salmeggiando col cuor vostro al Signore; 20 rendendo del continuo grazie d'ogni cosa a Dio e Padre, nel nome del Signor nostro Gesù Cristo; 21 sottoponendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

La vita cristiana nella famiglia
22 Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come al Signore; 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo. 24 Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli esser soggette a' loro mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell'acqua mediante la Parola, 27 affin di far egli stesso comparire dinanzi a sé questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti debbono amare le loro mogli, come i loro proprî corpi. Chi ama sua moglie ama se stesso. 29 Poiché niuno ebbe mai in odio la sua carne; anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la Chiesa, 30 poiché noi siamo membra del suo corpo. 31 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e s'unirà a sua moglie, e i due diverranno una stessa carne. 32 Questo mistero è grande; dico questo, riguardo a Cristo ed alla Chiesa. 33 Ma d'altronde, anche fra voi, ciascuno individualmente così ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

Ricciotti:

Efesini 5

1 Fatevi dunque imitatori di Dio, come figli bene amati, 2 e vivete amandovi come anche Cristo amò noi, e diede se stesso per noi, oblazione e sacrificio a Dio, profumo di soave odore. 3 Fornicazione poi e qualsiasi impudicizia o avidità di possedere, non si nominino neppure tra voi, come conviene ai santi, 4 e così non disoneste parole, o buffonerie, o scurrilità che non convengono, ma piuttosto azioni di grazie. 5 Poichè questo dovete tenere a mente, che ogni adultero o impudico o avaro, che vuol dire idolatra, non ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Niuno v'inganni con vuoti discorsi, poichè per tali cose viene l'ira di Dio sui figli ribelli. 7 Non fatevi dunque consoci di costoro, 8 poichè una volta eravate tenebre ma ora siete luce nel Signore; e come figli della luce dovete vivere, 9 giacchè il frutto della luce è in ogni bontà e giustizia e verità, 10 esaminando quel che è accetto al Signore; 11 e non prendete parte alle opere infeconde delle tenebre, ma anzi riprendetele, 12 perchè quel che si fa in segreto, è turpe anche il dirlo, 13 e le cose condannate son tutte messe in chiaro dalla luce, poichè tutto quello che è manifestato è luce. 14 Onde dice: «Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti» e Cristo ti darà luce. 15 Perciò state bene attenti a come vi portate; non da insipienti, 16 ma da saggi; valendovi del tempo opportuno, perchè i giorni son cattivi. 17 Perciò non siate imprudenti, ma cercate di capire qual è la volontà di Dio. 18 Nè inebriatevi di vino, nel che vi è la dissolutezza, ma siate ripieni dello Spirito Santo, 19 trattenendovi con salmi, inni, e canti spirituali, cantando e salmodiando di cuore al Signore, 20 rendendo sempre grazie per tutto, nel nome del Signor nostro Gesù Cristo, a Dio Padre, 21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

Doveri della famiglia cristiana
22 Le donne siano soggette ai loro mariti, come al Signore, 23 perchè l'uomo è capo della donna come anche Cristo è capo della Chiesa, egli il salvatore del corpo di lei; 24 or come la Chiesa sta soggetta a Cristo, così anche le donne ai mariti, in tutto. 25 E voi, o mariti, amate le vostre mogli, così come Cristo amò la Chiesa e diè se stesso per lei 26 nel fine di santificarla, purificandola col lavacro dell'acqua mediante la parola di vita, 27 per far comparire egli stesso davanti a sè gloriosa la Chiesa, affinchè sia senza macchia, senza ruga o altra cosa siffatta, ma anzi santa e immacolata. 28 Così anche i mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi; chi ama sua moglie ama se stesso; 29 giacchè nessuno ha odiato mai la sua carne, ma la nutre e la circonda di cure come Cristo fa alla Chiesa, 30 giacchè noi siamo membra del corpo di lui; 31 per questo abbandonerà l'uomo suo padre e sua madre e s'unirà strettamente colla moglie sua e saranno due in una carne sola. 32 Grande è questo sacramento; - io dico a riguardo di Cristo e della Chiesa. - 33 Così dunque ciascun di voi ami la propria moglie così come se stesso, e la donna rispetti l'uomo.

Tintori:

Efesini 5

Il cristiano deve imitare Dio e Cristo evitando l'impurità, i seduttori e le opere delle tenebre
1 Siate dunque imitatori di Dio come figlioli diletti, 2 e vivete nell'amore, come Cristo che ci ha amati e ha dato per noi se stesso a Dio in olocausto come ostia di soave odore. 3 La fornicazione, l'impurità di qualsiasi sorta, l'avarizia non si senta neppur nominare tra voi, come a santi si conviene. 4 Non oscenità, non discorsi sciocchi, non buffonerie, tutte cose indecenti; ma piuttosto il rendimento di grazie. 5 Perché, sappiatelo bene, nessuno che sia fornicatore, e impudico, o avaro (che è un idolatra) ha l'eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani discorsi, perchè a causa di questi vien l'ira di Dio sugli increduli. 7 Dunque non vi associate con loro. 8 Una volta eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Vivete come figli della luce. 9 Or frutto della luce è tutto ciò che è buono, giusto e vero. 10 Esaminate ciò che piace al Signore 11 e non vogliate prendere parte alle opere infruttuose delle tenebre, anzi condannatele; 12 perchè le cose da essi fatte in segreto sono vergognose anche a dirsi, 13 ma tutte queste cose, che sono da riprovarsi, sono messe in chiaro dalla luce, essendo luce tutto ciò che si manifesta. 14 Per questo è detto: Alzati tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo t'illuminerà.

Virtù cristiane
15 Guardate adunque, fratelli, di condurvi cautamente: non da stolti, 16 ma da prudenti, riscattando il tempo, perchè i giorni sono cattivi; 17 quindi non siate imprudenti, ma studiate bene quale sia la volontà di Dio. 18 E non vi ubriacate col vino, sorgente di lussuria, ma siate ripieni di Spirito Santo. 19 Conversate tra di voi con salmi, inni e canti spirituali, cantando e salmeggiando di tutto cuore al Signore, 20 ringraziando sempre Dio e Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo per ogni cosa.

Virtù familiari Doveri dei coniugi
21 Sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Le donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, 23 perché l'uomo è capo della donna, come Cristo è capo della Chiesa, egli salvatore del corpo di lei. 24 Or come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le donne devono star soggette ai loro mariti in ogni cosa. 25 Voi, uomini, amate le vostre mogli come anche Cristo amò la Chiesa, dando se stesso per lei, 26 per santificarla, purificandola col lavacro di acqua, mediante la parola di vita, 27 affinchè la Chiesa gli potesse comparire davanti gloriosa, senza macchia, senza grinze, senza altre cose del genere, ma santa ed immacolata. 28 Così appunto i mariti devono amare le loro mogli, come i propri corpi; chi ama la sua moglie ama se stesso. 29 Or nessuno ebbe mai in odio la propria carne, anzi la nutre e la circonda di cure, come anche Cristo fa per la Chiesa, 30 giacchè noi siamo membra del corpo di lui, della sua carne, delle sue ossa. 31 Per questo l'uomo abbandonerà il padre e la madre e starà unito alla sua moglie, e i due diverranno una stessa carne. 32 Questo sacramento è grande, io però parlo riguardo a Cristo ed alla Chiesa. 33 Ma ciascuno di voi in particolare ami la sua moglie come se stesso, e la moglie porti rispetto al marito.

Martini:

Efesini 5

Gli esorta ad imitare Cristo, tenendosi lontani da ogni vizio, e scelleraggine, ed occupandosi nelle buone opere. Le mogli siano soggette ai mariti; i mariti amino le mogli, come Cristo amò la Chiesa.
1 Siate adunque imitatori di Dio, come figliuoli benamati: 2 E camminate nell'amore, conforme anche Cristo ha amato noi, e ha dato per noi se stesso a Dio oblazione, e ostia di soave odore. 3 E non si senta neppur nominare tra voi fornicazione, o qualsisia impurità, o avarizia, come a' santi si conviene: 4 Né oscenità, né sciocchi discorsi, o buffonerie, che son cose indecenti; ma piuttosto il rendimento di grazie. 5 Imperocché voi siete intesi, come nissun fornicatore, o impudico, o avaro, che vuoi dire idolatra, sarà erede nel regno di Cristo, e di Dio. 6 Niuno vi seduca con vane parole: imperocché per tali cose viene l'ira di Dio sopra i figliuoli contumaci. 7 Non vogliate adunque aver società con essi. 8 Conciossiachè una volta eravate tenebre: ma adesso luce nel Signore. Camminate da figliuoli della luce. 9 Or il frutto della luce consiste in ogni specie di bontà, nella giustizia, e nella verità: 10 Disaminando voi quello, che sia accetto al Signore: 11 E non vogliate aver parte alle opere infruttuose delle tenebre, che anzi riprendetele. 12 Imperocché le cose, che da coloro sì fanno di nascosto, sono obbrobriose anche a dirsi. 13 Ma tutte le cose, che sono da riprovarsi, son messe in chiaro dalla luce: dappoiché tutto quello che manifesta (le cose), è luce. 14 Per la qual cosa dice: levati su tu, che dormi, e risuscita da morte, e Cristo ti illuminerà. 15 Badate adunque, o fratelli, di camminar cautamente: non da stolti. 16 Ma da prudenti: ricomperando il tempo: perché i giorni sono cattivi. 17 Per questo non siate imprudenti: ma intelligenti dei voleri di Dio. 18 E non vi ubbriacate col vino, nei quale è lussuria: ma siate ripieni di Spirito santo, 19 Parlando tra di voi con salmi, e inni, e canzoni spirituali, cantando, e salmeggiando co' vostri cuori al Signore, 20 Rendendo sempre grazie per ogni qualunque cosa a Dio, e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo. 21 Subordinati gli uni agli altri nei timore di Cristo. 22 Le donne siano soggette a' loro mariti, come al Signore: 23 Conciossiachè l'uomo è capo della donna: come Cristo è capo della Chiesa: ed egli è Salvatore del corpo suo. 24 Quindi siccome la Chiesa è soggetta a Cristo, così ancora le donne a' loro mariti in tutto. 25 Uomini amate le vostre mogli, come anche Cristo amò la Chiesa, e diede per lei se stesso, 26 Affine di santificarla, mondandola colla lavanda di acqua mediante la parola di vita, 27 Per farsi comparir davanti la Chiesa vestita di gloria, senza macchia, e senza grinza, od altra tal cosa, ma che sia santa, ed immacolata. 28 Così anche i mariti amar debbono le loro mogli, come i corpi proprj: Chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Conciossiachè nissuno odiò mai la propria carne, ma la nudrisce, e ne tiene conto, come fa pur Cristo della Chiesa: 30 Perché siamo membra del corpo di lui, della carne di lui, e delle ossa di lui. 31 Per questo l'uomo abbandonerà il padre, e la madre sua, e starà muto alla sua moglie: e i due saranno una carne. 32 Questo sacramento è grande, io però parlo riguardo a Cristo, ed alla Chiesa. 33 Per la qual cosa anche ognun di voi ami la propria moglie, come se stesso: la moglie poi rispetti il marito.

Diodati:

Efesini 5

1 Siate adunque imitatori di Dio, come figliuoli diletti. 2 E camminate in carità, siccome ancora Cristo ci ha amati, e ha dato sè stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio, in odor soave.
3 E come si conviene a santi, fornicazione, e niuna immondizia, ed avarizia, non sia pur nominata fra voi; 4 nè disonestà, nè stolto parlare, o buffoneria, le quali cose non si convengono; ma più tosto, ringraziamento. 5 Poichè voi sapete questo: che niun fornicatore, nè immondo, nè avaro, il quale è idolatra, ha eredità nel regno di Cristo, e di Dio. 6 Niuno vi seduca con vani ragionamenti; perciocchè per queste cose vien l'ira di Dio, sopra i figliuoli della disubbidienza. 7 Non siate adunque loro compagni. 8 Perciocchè già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate come figliuoli di luce 9 (poichè il frutto dello Spirito è in ogni bontà, e giustizia, e verità), 10 provando ciò che è accettevole al Signore. 11 E non partecipate le opere infruttuose delle tenebre, anzi più tosto ancora riprendetele. 12 Perciocchè egli è disonesto pur di dire le cose che si fanno da coloro in occulto. 13 Ma tutte le cose, che sono condannate sono manifestate dalla luce; perciocchè tutto ciò che è manifestato è luce. 14 Perciò dice: Risvegliati, tu che dormi, e risorgi da' morti, e Cristo ti risplenderà. 15 Riguardate adunque come voi camminate con diligente circospezione; non come stolti, ma come savi; 16 ricomperando il tempo, perciocchè i giorni sono malvagi. 17 Perciò, non siate disavveduti, ma intendenti qual sia la volontà del Signore. 18 E non v'inebbriate di vino, nel quale vi è dissoluzione; ma siate ripieni dello Spirito; 19 parlando a voi stessi con salmi, ed inni, e canzoni spirituali, cantando, e salmeggiando col cuor vostro al Signore. 20 Rendendo del continuo grazie d'ogni cosa a Dio e Padre, nel nome del Signor nostro Gesù Cristo.
21 Sottoponendovi gli uni agli altri nel timor di Cristo. 22 MOGLI, siate soggette a' vostri mariti, come al Signore. 23 Poichè il marito è capo della donna, siccome ancora Cristo è capo della Chiesa, ed egli stesso è Salvatore del corpo. 24 Ma altresì, come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le mogli debbono esser soggette a' lor mariti in ogni cosa. 25 Mariti, amate le vostre mogli, siccome ancora Cristo ha amata la Chiesa, e ha dato sè stesso per lei; 26 acciocchè, avendola purgata col lavacro dell'acqua, la santificasse per la parola; 27 per farla comparire davanti a sè, gloriosa, non avendo macchia, nè crespa, nè cosa alcuna tale; ma santa ed irreprensibile. 28 Così debbono i mariti amare le loro mogli, come i lor propri corpi: chi ama la sua moglie ama sè stesso. 29 Perciocchè niuno giammai ebbe in odio la sua carne, anzi la nudrisce, e la cura teneramente, siccome ancora il Signore la Chiesa. 30 Poichè noi siamo membra del suo corpo, della sua carne, e delle sue ossa. 31 Perciò, l'uomo lascerà suo padre, e sua madre, e si congiungerà con la sua moglie, e i due diverranno una stessa carne. 32 Questo mistero è grande; or io dico, a riguardo di Cristo, e della Chiesa. 33 Ma ciascun di voi così ami la sua moglie, come sè stesso; ed altresì la moglie riverisca il marito.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Efesini 5

1 Capitolo 5

Esortazione all'amore fraterno Ef 5:1-2

Ammonimenti contro diversi peccati Ef 5:3-14

Indicazioni per un comportamento contrario e per i relativi doveri Ef 5:15-21

I doveri di mogli e mariti sono imposti dalla relazione spirituale tra Cristo e la Chiesa Ef 5:22-33

Versetti 1-2

Poiché Dio, per amore di Cristo, vi ha perdonato, siate dunque seguaci di Dio, imitatori di Dio. Assomigliategli soprattutto nel suo amore e nella sua bontà perdonante, come fa chi è amato dal Padre celeste. Nel sacrificio di Cristo trionfa il suo amore, e noi dobbiamo considerarlo pienamente.

3 Versetti 3-14

Le passioni immonde devono essere estirpate. Questi peccati devono essere temuti e detestati. Qui non ci sono solo ammonimenti contro gli atti di peccato grossolani, ma anche contro ciò che alcuni possono rendere leggero. Ma queste cose sono così lontane dall'essere proficue, che inquinano e avvelenano gli ascoltatori. La nostra allegria dovrebbe mostrarsi come quella dei cristiani, in ciò che può tendere alla gloria di Dio. L'uomo bramoso fa del suo denaro un dio; ripone nei beni mondani la speranza, la fiducia e il piacere che dovrebbero essere solo in Dio. Coloro che si abbandonano alle concupiscenze della carne o all'amore del mondo non appartengono al regno della grazia e non arriveranno al regno della gloria. Quando i più vili trasgressori si pentono e credono al Vangelo, diventano figli dell'obbedienza, dai quali l'ira di Dio viene allontanata. Osiamo fare luce su ciò che provoca l'ira di Dio? I peccatori, come uomini al buio, vanno non si sa dove e non si sa cosa. Ma la grazia di Dio ha operato un potente cambiamento nell'anima di molti. Camminate come figli della luce, come aventi conoscenza e santità. Le opere delle tenebre sono infruttuose, a prescindere dal profitto che possono vantare, perché finiscono con la distruzione del peccatore impenitente. Ci sono molti modi per favorire o partecipare ai peccati altrui: con l'encomio, il consiglio, il consenso o l'occultamento. Se partecipiamo ai peccati degli altri, dobbiamo aspettarci di partecipare alle loro piaghe. Se non rimproveriamo i peccati degli altri, abbiamo comunione con loro. Un uomo buono si vergognerà di parlare di ciò che molti uomini malvagi non si vergognano di fare. Dobbiamo non solo vedere e sapere che il peccato è peccato, e in qualche misura vergognoso, ma vederlo come una violazione della legge santa di Dio. Sull'esempio dei profeti e degli apostoli, dobbiamo invitare coloro che sono addormentati e morti nel peccato a svegliarsi e ad alzarsi, affinché Cristo dia loro la luce.

15 Versetti 15-21

Un altro rimedio contro il peccato è la cura o la prudenza, perché altrimenti è impossibile mantenere la purezza del cuore e della vita. Il tempo è un talento che Dio ci ha dato e che viene speso male e perso quando non viene impiegato secondo il suo disegno. Se abbiamo perso il nostro tempo in passato, dobbiamo raddoppiare la nostra diligenza per il futuro. Di quel tempo che migliaia di persone in punto di morte riscatterebbero volentieri al prezzo del mondo intero, quanto poco gli uomini pensano e a quali inezie lo sacrificano quotidianamente! Gli uomini sono molto inclini a lamentarsi dei tempi cattivi; sarebbe bene che questo li stimolasse maggiormente a riscattare il tempo. Non siate sprovveduti. L'ignoranza dei nostri doveri e la trascuratezza delle nostre anime dimostrano la più grande follia. L'ubriachezza è un peccato che non va mai da solo, ma trascina gli uomini in altri mali; è un peccato che provoca molto Dio. L'ubriaco offre alla sua famiglia e al mondo il triste spettacolo di un peccatore indurito al di là di ciò che è comune e che si affretta verso la perdizione. Quando siamo afflitti o stanchi, non cerchiamo di risollevare il nostro spirito con bevande forti, che sono odiose e dannose e finiscono solo per far sentire ancora di più il dolore. Cerchiamo invece, con una preghiera fervente, di essere riempiti di Spirito e di evitare tutto ciò che può rattristare il nostro benefico Consolatore. Tutto il popolo di Dio ha motivo di cantare di gioia. Anche se non cantiamo sempre, dovremmo sempre ringraziare; non dovremmo mai mancare la disposizione per questo dovere, come non manca mai la materia per farlo, durante tutto il corso della nostra vita. Sempre, anche nelle prove e nelle afflizioni, e per ogni cosa, essendo soddisfatti del loro intento amorevole e della loro buona tendenza. Dio impedisce ai credenti di peccare contro di lui e li impegna a sottomettersi l'uno all'altro in tutto ciò che ha comandato, per promuovere la sua gloria e adempiere ai loro doveri reciproci.

22 Versetti 22-33

Il dovere delle mogli è la sottomissione ai mariti nel Signore, che include l'onorarli e l'obbedirli, a partire da un principio di amore verso di loro. Il dovere dei mariti è amare le loro mogli. L'amore di Cristo per la Chiesa è un esempio, sincero, puro e costante, nonostante i suoi fallimenti. Cristo ha dato se stesso per la Chiesa, per santificarla in questo mondo e glorificarla nell'altro, per donare a tutti i suoi membri un principio di santità e liberarli dalla colpa, dall'inquinamento e dal dominio del peccato, grazie agli influssi dello Spirito Santo, di cui l'acqua del battesimo era il segno esteriore. La Chiesa e i credenti non saranno senza macchia né ruga finché non giungeranno alla gloria. Ma solo coloro che sono santificati ora, saranno glorificati in seguito. Le parole di Adamo, citate dall'apostolo, si riferiscono letteralmente al matrimonio; ma hanno anche un senso nascosto, relativo all'unione tra Cristo e la sua Chiesa. Si trattava di una sorta di tipo, di somiglianza. Ci saranno fallimenti e difetti da entrambe le parti, nello stato attuale della natura umana, ma questo non altera la relazione. Tutti i doveri del matrimonio sono inclusi nell'unità e nell'amore. E mentre adoriamo e ci rallegriamo dell'amore condiscendente di Cristo, facciamo in modo che i mariti e le mogli imparino i loro doveri reciproci. In questo modo si preverrebbero i mali peggiori e si eviterebbero molti effetti dolorosi.

Commentario del Pulpito:

Efesini 5

1 Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati. Queste parole sono strettamente connesse con le precedenti. In Efesini 4:32 aveva esortato l'esempio di Dio in una questione molto importante; Ora lo sollecita in un senso più generale e su un altro terreno. Dobbiamo perdonare gli uomini perché Dio ci ha perdonati, tutti lo ammettono; ma inoltre, dobbiamo imitare il nostro Padre nel suo perdono e nel suo spirito amorevole, perché i figli amati dovrebbero sempre imitare, e sempre si sforzeranno di imitare, ciò che c'è di buono in un Padre amato. L'amore che perdona è una delle grandi glorie del nostro Padre; è stato reso particolarmente attraente ai nostri occhi, perché è stato esercitato da lui verso di noi; Ogni considerazione, quindi, dovrebbe indurci a mostrare lo stesso spirito

Versetti 1-14.-

Il cammino adatto ai figli della luce: nessuna comunione con i peccati della carne

La spaventosa diffusione del vizio sensuale a Efeso indusse naturalmente l'apostolo a soffermarsi enfaticamente su di esso come uno dei peggiori stracci del vecchio, uno straccio da gettare via completamente e per sempre. Ma, in verità, ci sono poche comunità pagane in cui il vizio sensuale non fiorisce quando gli uomini hanno il potere di indulgere in esso. È singolare quanto sia universale il peccato in connessione con l'indulgenza irregolare e disordinata degli appetiti corporei. Sembrerebbe che Dio abbia fatto di questo una questione speciale di prova, perché quando questi appetiti prendono il sopravvento, portano a terribili eccessi e, portando malattie sia sulla mente che sul corpo, vendicano il peccato a cui sono stati spinti. Prima tentano gli uomini a peccare e poi, come se fossero in spietata beffa, li flagellano per aver peccato. Troviamo qui:

DENUNCIATI I PECCATI DELLA CARNE, con un corrispondente peccato dello spirito: la cupidigia Versetti 3, 4

II MOTIVI PER CUI I CRISTIANI DOVREBBERO RINUNCIARE A TALI PECCATI

1. NESSUNA persona del genere ha alcuna eredità nel regno di Dio Versetto 5

2. L'ira di Dio viene, è presente e visibile, per tali cose su uomini molto malvagi Sodoma e Gomorra, Cananei, ecc. Versetto 6

3. Appartengono al mondo delle tenebre e i cristiani sono figli della luce Versetto 8

4. I cristiani, in quanto viventi nello Spirito, devono produrre il frutto dello Spirito Versetto 9

5. Dovrebbero accertare e seguire solo ciò che è gradito a Cristo Versetto 10

III MOTIVI PER CUI TALI PECCATI DOVREBBERO ESSERE RIPRESI DAI CRISTIANI

1. Sono così malvagi che è peccato anche solo parlarne Versetto 12

2. Il vero carattere di tali peccati è visto dalla luce che penetra su di essi Versetto 13

3. La luce ha la tendenza a trasformarsi Versetto 13, e lasciando entrare la luce che mostra l'odiosità del peccato puoi essere il mezzo per cambiare il peccatore; mentre rimproveri puoi anche migliorarlo

4. È per questo scopo che la Chiesa ha la luce: quando la luce le viene portata, il suo Signore la chiama a svegliarsi e a risplendere Versetto 15. Tali precetti e considerazioni hanno una portata più ampia di Efeso e dei suoi boschetti. I peccati della carne prosperano anche nei paesi cristiani. Giovani! prendete a cuore queste cose; temete Dio e osservate i suoi comandamenti, e non lasciatevi ingannare da alcuno dei sofismi che ascoltate; perché quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne, con gli affetti e le concupiscenze

OMELIE DI T. CROSKERY. versetto 1.-

"Seguaci di Dio".

Questo è l'alto destino dei figli di Dio

IO IL DOVERE QUI COMANDAVA. "Siate miei imitatori". Si tratta di fare

1 ciò che Dio fa;

2 perché lo fa;

3 mentre lo fa

Il punto speciale dell'imitazione qui è il dovere di mostrare uno spirito di perdono l'uno verso l'altro

II PERCHÉ DOVREMMO IMITARE DIO

1. Perché siamo i suoi "cari figli". Chi dovrebbero imitare i figli se non il loro padre? I credenti hanno fatto esperienza della saggezza, dell'amore e della potenza del loro Padre, ed è solo un istinto d'amore filiale imitare un tale Padre

2. Perché siamo stati originariamente creati a sua immagine, Genesi 1:26 e sebbene quell'immagine sia stata rovinata dal peccato, deve essere rinnovata nel processo di un'esperienza cristiana Efesini 4:23

3. La santità consiste nell'imitazione di Dio. "Perché sta scritto: Siate santi, perché io sono santo" 1Pietro 1:16

4. La prospettiva di una perfetta somiglianza con Dio nel giorno dell'apparizione del nostro Signore 1Giovanni 3:2

III MEZZI PER L'ADEMPIMENTO DI QUESTO DOVERE

1. Pregate incessantemente, specialmente per una misura più piena della sua grazia, per una più ampia rivelazione del suo amore, per una comprensione più profonda della sua verità

2. Vivere continuamente come se fossi sotto il suo occhio Salmi 139:6,7

3. Considera come altri lo hanno seguito 1Corinzi 11:1

OMELIE di R.M. Edgar Versetti 1-16.-

L'amore e l'ira di Dio che impongono la moralità

Paolo sta ancora lavorando per l'unità della Chiesa e chiede quel cammino vigilante e puro da parte degli Efesini che solo può promuoverla. Di conseguenza egli fa pesare su di loro i motivi affini dell'amore e dell'ira di Dio. E qui possiamo notare, di passaggio, che le morali che hanno cercato di lavorare da sole senza l'aiuto delle sanzioni divine si sono dimostrate praticamente impotenti. Nessuna "morale indipendente" ha finora reso un servizio apprezzabile al mondo. Abbiamo ancora bisogno di essere messi in ombra dal Divino. Paolo, inoltre, inizia con l'amore, per poi passare al fatto dell'ira divina. E...

L 'AMORE DI DIO, PATERNO E FRATERNO, DEVE SPINGERCI ALL'AMORE RECIPROCO

Versetti 1, 2. Gli Efesini sono esortati a seguire il loro Padre Divino come cari figli. L'amore costante del Padre celeste illumina tutti i bambini nel loro cammino e rimprovera la loro mancanza d'amore. Il primo motivo di questa sezione è, quindi, l'amore paterno, una chiamata ai figli di Dio ad essere amorevoli come il loro Padre nei cieli. Ma il secondo motivo viene dall' amore fraterno di Cristo, che lo ha portato per riguardo verso di noi a "dare se stesso per noi, offerta e sacrificio a Dio per odore di soave odore" Revised Version. Il sacrificio di sé, ci viene insegnato qui, era un'offerta molto preziosa agli occhi del Padre. Nella croce il Padre vide per la prima volta l'obbedienza perfetta portata fino al punto e nell'articolo della morte. Se da un lato Gesù si rese conto dell'ira del Padre sulla croce, perché Sostituto dei peccatori, dall'altro fu contemplato dal Padre con la massima compiacenza. Il sacrificio di sé è pienamente apprezzato dal nostro Padre nei cieli. Ora, se Dio considerava con infinita gioia il sacrificio di sé dell'unigenito Figlio per amore dei suoi fratelli, non c'è modo in cui possiamo deliziare il nostro Padre tanto quanto seguendo le orme del Fratello Maggiore ed essendo pronti a sacrificarci per amore verso i fratelli. Che spirito questo avrebbe infuso nella nostra vita ecclesiale! Harless nota che in questo passaggio Cristo è realmente rappresentato sia come Sacerdote che come Vittima. Allo stesso modo possiamo deliziare la mente di Dio nell'essere vittime e sacerdoti nelle nostre relazioni amorevoli con i fratelli

II L'IRA DI DIO È UNA REALTÀ VERSO GLI AVIDI E GLI IMPURI

Versetti 3-7. L'idea che Dio non si arrabbierà con gli uomini malvagi deve essere respinta da tutte le menti, la giusta indignazione contro certe forme di male è un'esperienza di carattere imperativo e santo. Dovremmo perdere la nostra riverenza per un Dio che non si è adirato con i peccatori. Era tanto più necessario affermare questa verità ad Efeso, poiché si supponeva che le divinità del paganesimo fossero devote a crimini come l'impurità e la cupidigia. L'Olimpo era riempito, dall'immaginazione impura degli uomini, da un insieme di uomini e donne che erano per la maggior parte adatti ai penitenziari e alle prigioni di stato. La moralità non ha ricevuto alcun sostegno dalla mitologia. Ma il pensiero che un Dio così amorevole come il nostro Padre celeste sia adirato con gli avari e gli impuri, e permetta alla sua ira di ardere contro di loro, è senz'altro calcolato per svezzare gli uomini da tali peccati. Sembra che al tempo di Paolo ci fossero insinuazioni che l'ira divina contro l'impurità e la cupidigia fosse mitica, proprio come tale insinuazione prevale attualmente. Ma sicuramente la terribile punizione che questi peccati comportano nell'ordine della natura parla allo spirito dell'uomo della realtà dell'ira divina. Non tutti i miglioramenti della scienza possono far sì che gli uomini possano peccare impunemente; Gli impuri sono maledetti nella natura stessa delle cose con una maledizione grave, e gli avari soffrono per necessità nelle loro anime pizzicate e avari. Dio è un Dio adirato contro coloro che amano il peccato, e la nostra unica via di condotta è abbandonarlo. Hapless e Olshausen credono che la parola qui tradotta "cupidigia" significhi in questo contesto "intemperanza", il desiderio non dell'oro, ma della gratificazione carnale, il fare del ventre un dio, e quindi un'idolatria. Naturalmente, se si prende questo senso di pleonexia, si accorda meglio con il contesto e rende più enfatico l'appello di Paolo alla purezza. In questi giorni dell'ira divina guadagniamo quanto dovremmo? Come amore-dolore di Dio, come l'ha chiamato uno scrittore, è sicuramente adatto a far rispettare la moralità

III PAOLO MOSTRA INOLTRE CHE LE OPERE DELLE TENEBRE SONO INFRUTTUOSE. Versetti 8-11. Egli dice agli Efesini che una volta erano nelle tenebre, e hanno fatto queste opere delle tenebre. Ma essi sono venuti alla luce che il nostro radioso Signore ha gettato sul nostro cammino. Devono camminare, di conseguenza, come figli della luce, ricordando che il frutto della luce così nella Versione Riveduta è in ogni bontà, rettitudine e verità. In tal modo avrebbero dimostrato ciò che è gradito al Signore. Così facendo non avrebbero avuto alcuna comunione con le infruttuose opere delle tenebre, ma piuttosto le avrebbero rimproverate. Ora, sostenendo che le opere delle tenebre sono "infruttuose", Paolo sostiene la moralità sulla base della convenienza. Egli ha già applicato le sanzioni divine, ma non esita a sostenerle mostrando che ciò che Dio vuole è buono. La legge naturale avalla i precetti divini. Ma questo è molto diverso dalla posizione che la legge naturale può assicurare l'obbedienza quando è isolata. Tutta l'esperienza lo smentisce. L'utilitarismo non è una base sufficientemente ampia per una sana moralità. Ma l'opportunità della rettitudine morale è un argomento importante a suo favore

Prima o poi un uomo che commette atti di oscurità scopre di aver commesso un errore

IV MA È UNA VITA PURA CHE LI RIMPROVERERÀ REALMENTE

Versetti 12-14. A volte le persone superficiali pensano che descrizioni accurate delle azioni delle tenebre possano disgustare le persone. Ma questo è Satana che consiglia di nuovo all'uomo di diventare più saggio mangiando il frutto proibito. L'opinione di Paolo è che è una vergogna parlare e quindi pensare a ciò che viene fatto dal peccatore in segreto. Tutta la curiosità pruriginosa che si nutre come mosche di una turpe corruzione è del diavolo. Il vero piano, quindi, è di non menzionare tali questioni. Che siano sepolti nell'oblio, ma che i cristiani si sveglino da ogni sonno letargico, e risorgano dalla corruzione della morte spirituale, e vivano puramente alla luce di Cristo. Così saranno riprovate le opere delle tenebre. Tutto quello che dobbiamo fare allora è portare la luce, e l'oscurità e le sue azioni saranno condannate davanti a noi. Gli Efesini non devono indulgere in conversazioni scandalose con il pretesto di sconfiggere coloro che compiono le azioni oscure; ma cammineranno nella luce di Cristo e saranno puri, ed ecco, i peccatori si nasconderanno davanti a loro

V IL TEMPO PUÒ ESSERE RISCATTATO DA UNA VITA SANTA

Versetti 15, 16. C'è stata qualche discussione sull'esatto significato di "tempo" in questo passaggio. Sventurato è chiaramente dell'opinione - nel quale, come nella maggior parte delle questioni, è seguito dal suo discepolo francese, M. Monod - che "opportunità" der rechte Zeitpunkt esprime al meglio ton. Di conseguenza Paolo è ansioso che nei giorni malvagi, come quelli in cui sono caduti gli Efesini, siano abbastanza vigilanti e saggi da "riscattare ansiosamente la loro opportunità" e fare del loro meglio per la loro età. Questo è attraverso una vita santa. Non c'è altro modo di comprendere i tempi e di compiere il nostro corso in essi. Si vedrà così che Paolo si appella agli Efesini, sia con l'amore che con l'ira di Dio, con l'opportunità e la potenza di una vita pura, a camminare in modo degno della loro alta chiamata. In questo modo egli si aspetta di arruolarli nel grande esercito di anime unite e fraterne che si stanno radunando attorno a Gesù, nostro Re e Capo. Che tutti noi rispondiamo al suo appello! -R.M.E

OMELIE di R. FINLAYSON Versetti 1-14.-

Cosa imitare ed evitare

I L'IMITAZIONE DI DIO E DI CRISTO

1. L'imitazione di Dio. "Siate dunque imitatori di Dio, come figli diletti". La forza dell'esempio è abbondantemente riconosciuta. Quanto soffre la maggior parte di noi per il basso livello di opinione e pratica di cui siamo circondati? D'altra parte, tutti noi abbiamo sentito cosa significa entrare in contatto con qualcuno che è elevato al di sopra dello standard comune. Con la sua forza di principi, i suoi sentimenti generosi e i suoi nobili sforzi si accende la nostra aspirazione. Vorremmo essere quello che lui è. La cosa meravigliosa qui è che Dio ci pone il che è di conseguenze molto maggiori sotto l'influenza del suo stesso esempio. Questo è l'unico luogo in cui siamo chiaramente chiamati a imitare Dio. Ma la stessa verità è espressa da Cristo quando dice: "Affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Voi dunque sarete perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste". Paolo ci ha appena esortato a imitare Dio nel suo perdono. Questa imitazione di Dio procede su ciò a cui si è accennato prima: il nostro essere fatti secondo l'immagine divina. Procede in base a ciò a cui ci si riferisce qui: Dio è nostro Padre, e come tale ci comunica una natura affine. Ma per questa natura affine a Dio, non dovremmo avere di lui più concezione di quanto ne abbiano i bruti. "L'idea di Dio, sublime e terribile com'è, è l'idea della nostra stessa natura spirituale purificata e allargata all'infinito. La Luce infinita ci sarebbe stata nascosta per sempre, se raggi affini non fossero spuntati e non si fossero accesi dentro di noi. Appartiene alla dignità della nostra natura il nostro essere partecipi della natura divina che ci possa essere proposta come nostra somiglianza finale con Dio. È stato progettato in modo che ci debba essere un perpetuo dispiegamento e ampliamento dei nostri poteri ed eccellenze spirituali. Tutti i nostri desideri, speranze, sforzi, devono essere in questa direzione. Dobbiamo essere riempiti con i pensieri Divini, riforniti con l'energia Divina, svaniti con l'amore Divino. Come un bambino coglie il tono stesso di suo padre, così noi dobbiamo cogliere il tono del nostro Padre celeste. C'è una ragione per cui siamo ansiosi di imitare Dio. Noi siamo i suoi figli prediletti. Oh, l'amore che ci è stato concesso! Figliolanza incamerata e poi ripristinata. Che contraddizione, essere bambini particolarmente amati e non cercare la somiglianza con Dio! Ma questo porta all'altro pensiero

2. L'imitazione di Dio è anche l'imitazione di Cristo. "E camminate nell'amore, come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi, offerta e sacrificio a Dio per odore di soave odore". Cristo è presentato per l'imitazione nel suo amore. Non dobbiamo capire che l'amore era un attributo più distintivo di Cristo che di Dio. Perché l'amore è il più grande attributo di Dio. Ma dobbiamo capire che Cristo è stato soprattutto la manifestazione dell'amore di Dio. Nell'amore di Cristo vediamo cos'è l'amore di Dio. E imitare Cristo nel suo amore è il modo migliore per imitare Dio. E come si manifesta l'amore? L'egoismo si manifesta nell 'isolamento. L'amore, d'altra parte, si manifesta nell' avvicinabilità. E questa fu la forma che prese l'amore di Cristo. Ci ha amati così tanto da entrare nelle condizioni umane, da diventare uno di noi stessi. E questo per quanto meraviglioso non era l'estensione del suo approccio con noi. Perché, entrando nella nostra natura, si è poi gettato nella nostra posizione, è diventato il nostro Rappresentante. E ha presentato davanti a Dio per noi l'offerta di una vita perfetta. In particolare, nella sua morte, egli presentò il sacrificio che aveva la piena virtù espiatoria per il nostro peccato. E questa presentazione di se stesso come un'offerta e un sacrificio a Dio con l'amore che l'ha suggerita era per un odore di un odore dolce. Più grato dell'olfatto era l'incenso che il Sommo Sacerdote portava con sé nel santo dei santi, era per il cuore di Dio l'incenso della sua vita e del suo sacrificio che Cristo portò con sé in cielo. È un incenso che sale continuamente davanti a Dio con accoglienza. L'amore che ha spinto a questo e lo ha portato a compimento è qui proposto per la nostra imitazione. Ma come dobbiamo pensare di copiare un tale modello? E anche mettere giù un bambino per copiare un capolavoro di un Raffaello o di un Angelo? Ma prendiamo in considerazione queste cose

1 Egli ha provveduto affinché lo imitiamo. Dobbiamo essere grati a Dio che, in mezzo a molti cattivi esempi ed esempi imperfetti di uomini buoni, ci ha dato un esempio perfettamente buono. Egli ci ha mostrato che una vita del più alto altruismo non è impraticabile nella nostra umanità. Se questo fosse stato tutto, l'effetto sarebbe stato solo quello di riempirci di disperazione. Ma l'apostolo non ci incoraggia a imitare Cristo senza indicare il suo sacrificio di espiazione. Poiché la sua espiazione è stata accettata per noi, anche la sua vita perfetta è stata accettata, come quella che con la grazia assistenziale possiamo ora sperare di perseguire

2 Rispetto all'esempio di Dio, l'esempio di Cristo è più circostanziale. Sappiamo che Dio è amore, ma in Cristo vediamo, in molte condizioni, come opera l'amore. Ci sono molti dettagli su cui possiamo soffermarci e da cui possiamo ottenere aiuto per quanto riguarda i dettagli della nostra vita

3 È un esempio facilmente comprensibile dalla sua familiarità. Era un esempio perfetto, ma non nel senso di essere separato da noi, ma piuttosto nel senso di essere così vicino a noi da essere facilmente comprensibile. Era il momento...

"Quando la verità, incarnata in un racconto, è entrata da porte umili."

4 Era un esempio accompagnato dal più forte incentivo all'imitazione. Non si trattava solo di insegnarci la ragionevolezza di una buona ira, e di esemplificarla, ma ci poneva sotto l'obbligo infinito di morire per noi, e poi, avendo ottenuto questo immenso vantaggio, si fa avanti e ci chiede di imitarlo

5 Dobbiamo imitarlo nel suo amore camminando nell'amore come ha fatto lui. Ciò non implica alcuna tensione innaturale, ma, nei percorsi ordinari della vita, possiamo trovare una sfera sufficiente per l'esercizio e la crescita dell'amore. Dobbiamo imitare Cristo in modo speciale nel carattere missionario del suo amore. Dobbiamo sentire i peccatori come bisognosi di salvezza. E noi dobbiamo sacrificare molto affinché possano essere promossi quei fini per i quali egli è morto e ai quali è rivolto il suo cuore. Scegliamo, dunque, Cristo come nostro Modello con tutta l'energia della nostra volontà. E seguiamolo, non come forse abbiamo fatto, con un proposito debole e arrendevole, ma nella piena convinzione che nel seguirlo imiteremo al meglio Dio

II COSE DA CONDANNARE

1. Le cose che non devono essere nominate. "Ma la fornicazione e ogni impurità o cupidigia non siano neppure nominate fra voi, come si conviene ai santi". L'apostolo indica qui un fatto che a volte viene dimenticato, che c'è una sfera di ciò che non deve essere nominato. Ci sono, per esempio, libri scritti in cui si dicono cose blasfeme contro il Salvatore. C'è questa ragione per non leggere questi libri o per non ripetere le espressioni blasfeme in essi contenute, che si attaccano e inquinano l'immaginazione. L'apostolo Cantici insegna che i santi devono essere così colti nella loro sensibilità, da avere una tale delicatezza di sentimenti, da non parlare o alludere a cose connesse con la fornicazione e l'impurità. Prendersela con loro in una conversazione indica una grossolanità mentale, uno stato inquinato dell'immaginazione. Questo è il cerchio appropriato, che sia la famiglia, o la chiesa, o il quartiere, da cui il nome stesso di tali cose è bandito. Siamo sorpresi che la cupidigia sia classificata, come qui, tra le cose che non devono essere nominate. È un peccato di cui si dicono cose strane nel Nuovo Testamento. Si dice che l'amore per il denaro sia la radice di tutti i tipi di male. L'apostolo insegna qui che i santi devono avere una tale sensibilità da essere respinti dalla sola menzione della cupidigia, come quella che contaminerebbe le loro labbra. Pensate a una comunità educata fino a quello stato di raffinatezza

1. Le cose che non si addicono. "Né sporcizia, né chiacchiere stolte, né scherzi, che non si addicono, ma piuttosto rendere grazie". Ci sono cose, insegna l'apostolo, che devono essere condannate per il fatto che sono inappropriate o che non conducono a un buon fine. Con il primo menzionato dobbiamo intendere, specialmente, ciò che è scurrile nel parlare. Se distinguiamo il parlare stolto da altri difetti di parola che sono menzionati in questa Epistola, dobbiamo limitarci a ciò che è insensato nel parlare. Gli sciocchi hanno un modo di parlare con sfrenato disprezzo per ciò che è razionale, come se i loro poteri razionali fossero stati dati loro per essere giocati. La parola tradotta "scherzo" è talvolta usata in senso buono. E Barrow ha dimostrato che c'è un'arguzia che non deve essere condannata, ma che è adatta a dare un innocuo piacere alla conversazione, a esporre le cose vili e vili al dovuto disprezzo, a rimproverare alcuni vizi e a rivendicare alcune persone, a confutare errori che non meritano una solida confutazione, a respingere l'ingiusto rimprovero e l'obbrobrio. e per controbilanciare l'uso improprio di esso. "Sono i cattivi oggetti o le cattive aggiunte, che rovinano la sua indifferenza e innocenza: è l'abuso di essi a cui poiché tutte le cose piacevoli sono pericolose e tendono a degenerare in esche di intemperanza ed eccesso è molto responsabile, che lo corrompe, e sembra essere il motivo per cui in termini così generali è proibito dall'apostolo". "Ogni scherzo profano, tutto ciò che parla in modo dissoluto e arbitrario di cose sante, facendo di tali cose materia di scherno e scherno, giocando e scherzando con esse, è certamente proibito come pratica intollerabilmente vana e malvagia". "Sono anche proibiti tutti gli scherzi ingiuriosi, ingiuriosi, scurrili, che causano o tendono inutilmente alla disgrazia, al danno, alla vessazione o al pregiudizio in qualsiasi tipo del nostro prossimo". "Ci sono alcuni momenti e circostanze di cose in cui si tratta e si addice agli uomini di essere seri nella mente, seri nel contegno e semplici nei discorsi". A ciò che l'apostolo condanna come non conveniente, egli si oppone a rendere grazie. C'è una convenienza nel rendimento di grazie in ogni momento "rendere sempre grazie", come è detto nel ventesimo versetto; ma dobbiamo capire che c'è una singolare convenienza nella presente connessione. Il ringraziamento è un discorso messo a frutto al meglio che implica sia serietà che gioia. Sia così, direbbe l'apostolo, ed esso rettificherà e santificherà ogni parola

2. Le cose che non sono sicure. "Poiché questo voi sapete con certezza: che nessun fornicatore, né impuro, né avaro, che sia idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio." L'apostolo è fiducioso, dichiarando ciò che era attestato dalla loro propria coscienza o conoscenza pratica del regno. È il regno, non solo di Dio, ma di Cristo e di Dio, vale a dire, un regno particolarmente associato alla croce di Cristo, in cui Dio mostra la sua profonda avversione per il peccato punendolo in suo Figlio. Un regno che è governato da Colui che ha versato il suo sangue affinché il peccato fosse eliminato, non può accogliere in esso quelli che peccano e non intendono rinunciare ai loro peccati. Con il loro stesso antagonismo con tutto lo spirito, la legge, i fini del regno, essi chiudono la porta contro se stessi. Siamo di nuovo sorpresi che l'uomo avido appaia in tale compagnia, e inoltre qui è scelto per un'osservazione speciale. "Né l'avido, che è idolatra". C'è idolatria negli altri peccati, cioè il piacere sensuale è messo al posto di Dio. E questa può essere la luce in cui l'apostolo vede i devoti del piacere come esclusi dall'eredità nel regno. Ma l'avido è presentato come idolatra per preminenza. Cristo aveva già detto: "Non potete servire a Dio e a mammona". L'avido non è colui che apprezza il denaro e cerca di servire Dio con esso. Ma, secondo il pensiero qui, egli è uno che idolatra il denaro, lo apprezza in se stesso e non per i fini di Dio, vi pone i suoi affetti, confida in esso; e, essendo tale il suo rapporto con esso, allora è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per lui entrare nel regno di Dio. È vero per l'uomo avido, come non è vero per gli altri, che può continuare nel suo peccato senza incorrere nell'obbrobrio degli uomini, e in parte per la difficoltà di tracciare la linea esatta tra l'amore giusto e quello sbagliato del guadagno senza sospettare se stesso che esso si stia impossessando di lui, e così senza i controlli che hanno gli altri indurito nel suo peccato, possiamo capire come egli debba essere chiamato per preminenza l'idolatra. Avvertimento. "Nessuno vi inganni con parole vuote, poiché a causa di queste cose l'ira di Dio viene sui figli della disubbidienza. Non siate dunque partecipi con loro". Sembra che ci fossero apologeti del vizio che, con le loro rappresentazioni, cercavano di indurre i cristiani di Efeso a tornare alle usanze dei Gentili. Una delle loro rimostranze era che, oltre ad essere piacevole, era sicuro fare queste cose. Gli apologeti del vizio sono pronti a dire questo e molte altre cose ancora. Ma "nessuno vi inganni con parole vuote". Tali parole non hanno come contenuto la verità eterna. "Poiché a causa di queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza". I figli della disubbidienza sono coloro che nel loro amore per il peccato disobbediscono al vangelo di Cristo, per mezzo del quale solo c'è liberazione dall'ira. Rifiutando la misericordia di Dio, come possono sfuggire alla Sua ira? Non solo ora giacciono sotto giudizi ordinari o condanna, ma devono ancora essere trattati per questi stessi peccati. "Secondo la loro durezza e il loro cuore impenitente, essi fanno tesoro per se stessi dell'ira nel giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio". Spetta quindi a coloro che considerano la loro sicurezza non portare alcuna considerazione superiore, checché ne dicano gli apologeti, rifiutare di essere partecipi dei disobbedienti

3. Le cose che sono oscure

1 Essi sono in cammino per essere separati dal loro stato precedente. "Un tempo eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore: camminate come figli della luce". Erano stati allevati nelle tenebre pagane. Era quello in cui vivevano, si muovevano e avevano il loro essere. E così, per appropriazione, era più o meno incorporata nella loro natura. Ma ora, vivendo e muovendosi ed essendo nel Signore, cioè nella luce in contrasto con le tenebre pagane, ed essendo illuminati da lui attraverso il suo vangelo e il suo Spirito, essi erano luce. Ed essendo questo il loro stato, c'era una chiamata a camminare come figli della luce. Dobbiamo camminare sotto l'incitamento del frutto glorioso dell'illuminazione cristiana. "Poiché il frutto della luce è in ogni bontà, giustizia e verità." La triade filosofica è il vero, il buono e il bello. La triade cristiana come data qui, e con la quale dovremmo avere familiarità, è il buono, il giusto e il vero. Il bene, o eccellenza del cuore, viene prima di tutto, perché questo è il primo in Dio. Segue poi il diritto, o riguardo alla coscienza, al principio eterno. E, infine, c'è il vero, o il riguardo alla realtà, non solo nei fatti, ma nel pensiero compreso il perfetto nella forma. Siamo bravi a custodire uno spirito d'amore; siamo giusti nel compiere il nostro dovere; siamo fedeli nel conformarci alle forme divine di pensiero, avendo queste tre in noi, allora si può dire che la bellezza del Signore nostro Dio è su di noi. Dobbiamo camminare sulla via della prova di ciò che è gradito a Cristo. "Provando ciò che è gradito al Signore". Non è quello che dicono gli apologeti del vizio; è ciò che dice Cristo. È ciò che deve essere messo alla prova. È implicito che abbiamo i mezzi per mettere alla prova tutte le cose in questa luce. Ci sono molte cose che, messe alla prova da noi, dobbiamo rifiutare. Nella nostra coscienza cristiana si rivelano sbagliate. Ci sono altre cose che vediamo essere buone, non solo alla luce convincente della verità, ma nella nostra esperienza benedetta nel farle. Sentiamo di avere l'approvazione del Maestro, possiamo anche ora udire le sue parole: "Ben fatto, servo buono e fedele". La nostra posizione, quindi, deve essere la separazione dalle tenebre. "E non avere comunione con le opere infruttuose delle tenebre". Il frutto della luce è uno, un glorioso ammasso indivisibile. Le opere delle tenebre sono molte. Il frutto della luce è adatto a incitarci. Le opere delle tenebre dovrebbero scoraggiarci. Sono infruttuosi. Non producono nulla che sia degno del nome di frutto, ma solo vergogna e morte

2 Devono assumere una posizione aggressiva nei confronti delle tenebre. "Ma piuttosto anche rimproverarli". Non dovevano passarli sotto silenzio o trovare scuse per loro, ma esporli alla riprovazione di coloro che li compiono. Come l'oscurità era aggressiva verso di loro, così essi erano come la luce anche per la loro stessa sicurezza ad essere aggressivi verso l'oscurità. Dovevano elevare i Gentili alla loro posizione. Si aggiunge, per mostrare il clamoroso bisogno di rimprovero: "Poiché è una vergogna anche solo parlare delle cose che sono fatte da loro in segreto". Viene aggiunto ulteriormente, come dimostrazione dell'uso o della fine del rimprovero: "Ma tutte le cose, quando sono riprese, sono rese manifeste dalla luce". "Tutti questi peccati segreti sono deposti nel loro vero carattere morale, svelati e portati a scrupolo davanti alla coscienza morale, dalla luce della verità cristiana, che è all'opera nel tuo rimprovero; per mezzo della luce, dico, è reso manifesto, perché, si aggiunge, 'tutto ciò che è reso manifesto è luce', ha cessato di avere la natura delle tenebre, ed è ora dell'essenza della luce". E così, che ci fosse un emendamento o no, avrebbero fatto un'incursione nel territorio delle tenebre, facendo risaltare alla luce le azioni oscure

3 Devono assumere questa posizione aggressiva in coerenza con la chiamata di Dio al risveglio. "Perciò egli dice: Svegliati, tu che dormi, e risuscita dai morti, e Cristo risplenderà su di te." Le parole sono Isaia 60:1,2, e ricevono dall'apostolo un adattamento cristiano

a È una chiamata al figlio delle tenebre. È descritto come addormentato e morto, cioè nel peccato. Egli è insensibile all'importanza infinita delle cose spirituali ed eterne

b È un invito a svegliarsi e ad alzarsi. "Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti". Non lascia solo il figlio della notte. Si avvicina al dormiente e gli ordina di svegliarsi, di essere morto e di risuscitare. E nel suo stesso appello c'è un potere di risveglio, di vivificazione

c È una chiamata a cui è allegata una promessa. "E Cristo risplenderà su di te." Come se si dicesse: "Il sole è già sorto e riverserà su di te i suoi raggi illuminanti". Cantici mentre dormiamo e siamo morti nel nostro peccato, è vero che il Sole di giustizia è alto a splendere su questo nostro mondo, e noi dobbiamo levarci e cogliere i suoi raggi. Altri uomini sono in piedi e fanno il loro lavoro sotto la luce di questo Sole; perché dovremmo essere addormentati e morti nel peccato?

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 1.-

"Imitatori di Dio".

I COME È POSSIBILE PER NOI ESSERE IMITATORI DI DIO. È vano cercare di imitare Dio se ogni somiglianza con Dio è al di là della nostra portata. Ma non è così. Mentre la teologia speculativa ha fatalmente successo nell'ingrandire la distanza tra l'uomo e Dio, la rivelazione pratica ci avvicina sempre di più a Dio

1. Siamo come Dio per natura. Dio è spirito, e noi siamo esseri spirituali. Come ha insegnato Channing, tutti gli spiriti appartengono a una sola famiglia. Dio ci ha fatti a sua immagine. Il nostro lavoro è quello di far rivivere quell'immagine dove è stata oscurata e di portarla a somiglianze più elevate

2. Possiamo imitare Dio in modi molto piccoli. Poiché lui è infinito e noi siamo finiti, non dobbiamo dedurre che ogni somiglianza comune sia impossibile. La piscina più piccola può avere un'immagine perfetta del sole

3. Siamo suscettibili di crescita e miglioramento indefiniti. Poiché ora siamo tristemente diversi da Dio, non ne consegue che potremmo mai assomigliargli. "Non è ancora stato reso manifesto ciò che saremo. Noi sappiamo che, se egli si manifesterà, noi saremo simili a lui" 1Giovanni 3:2 Dio si è rivelato a noi. Non possiamo imitare ciò che non conosciamo. I misteri della natura divina devono sempre giacere al di là della nostra vista. Tuttavia, sappiamo qualcosa di reale su Dio. Noi infatti abbiamo visto Cristo, e chi vede Cristo vede Dio Giovanni 14:9

II SOTTO QUALI ASPETTI DOBBIAMO DIVENTARE IMITATORI DI DIO. Non possiamo raggiungere la sua energia onnipotente né la sua insondabile saggezza. Tuttavia possiamo imitare il metodo di questi attributi divini nell'esercizio delle corrispondenti qualità umane. Ma la somiglianza con Dio che è sia la più importante che la più raggiungibile è la somiglianza morale e spirituale nel carattere e nella condotta. Considera in particolare in quali punti abbiamo più bisogno di essere come Dio

1. Purezza

2. Verità

3. Donazione generosa. Ci sono uomini che si aggrappano sempre a se stessi, e altri che distribuiscono all'estero. Questi ultimi sono simili a Dio, che irradia sempre benedizioni

4. Tolleranza. In nulla abbiamo più bisogno di imitare Dio che nella sua gentilezza con i peccatori, nella sua pazienza longanime e nella sua misericordia che perdona

5. Amore. Questo è il più vicino al cuore e all'essere stesso di Dio, perché Dio è amore. Colui che ama i suoi simili più ampiamente e calorosamente è simile a Dio vedi Versetto 2

III PERCHÉ DOVREMMO ESSERE IMITATORI DI DIO

1. È il nostro dovere naturale. Niente di meno di questo soddisferà le rivendicazioni del diritto. Non basta seguire gli uomini migliori e conformarci con la massima correttezza alle pie mode dei tempi, e nemmeno obbedire alla nostra coscienza. Dobbiamo fare in modo che la nostra condotta sia in armonia con la coscienza di Dio. Il dovere è infinito, un'ascesa incessante verso regioni di santità sempre più elevate. Non possiamo raggiungere subito l'apice della perfezione, e non siamo colpevoli di non fare ciò che va oltre le nostre attuali forze. Ma siamo colpevoli se miriamo a qualcosa di meno della perfezione e se mai ci accontentiamo di uno stadio inferiore di progresso. "Voi dunque sarete perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli" Matteo 5:48

2. Abbiamo l'obbligo di gratitudine di diventare imitatori di Dio. La parola "quindi" richiama la nostra attenzione su questi obblighi. Rimanda alle parole precedenti, in cui siamo esortati a perdonarci l'un l'altro, proprio come Dio ci ha perdonati in Cristo

3. La nostra più alta beatitudine si troverà nella nostra somiglianza con Dio. Egli è sempre benedetto. Tutto ciò che non è divino deve essere in definitiva fonte di dolore e di morte. Sebbene l'imitazione di Dio inizi con la fatica e il sacrificio, cresce nella pace più profonda e nella più ricca letizia

IV IN CHE MODO POSSIAMO DIVENIRE IMITATORI DI DIO

1. Adorazione. Gli dèi pagani sono rappresentazioni oggettive, e persino esagerazioni mostruose, della natura dei loro devoti. Tali dèi non possono avere una buona influenza morale. Ma Dio, come è rivelato in Cristo, è infinitamente al di sopra di noi, ed è pieno di meravigliosa bellezza e attrattiva. Quando guardiamo la sua gloria con rapita devozione, veniamo trasformati nella sua somiglianza. Tutti noi imitiamo, consciamente o inconsciamente, ciò che ammiriamo. Quando vediamo un grande quadro, desideriamo dipingere; Quando ci piace la buona musica, desideriamo produrla; Quando vediamo azioni nobili siamo spinti a emularle

2. Meditazione. Come si dice che San Francesco abbia ricevuto le piaghe di Cristo sulla sua persona con un'intensa meditazione su di esse, noi possiamo ricevere la somiglianza spirituale di nostro Signore - una somiglianza più proficua - contemplando e dimorando nello spirito della sua vita. Allora anche noi avremo la somiglianza di Dio. Colui che è più vicino a Dio nella preghiera e nella comunione cresce come Dio

3. Azione obbediente. Dobbiamo compiere opere divine di santità e carità se vogliamo avere il carattere che genera l'abitudine di tali azioni. Tutto questo Dio lo integrerà e vivificherà con l'ispirazione del suo Santo Spirito soffiando in noi la sua stessa vita e somiglianza

V CON QUALE SPIRITO DOBBIAMO DIVENTARE IMITATORI DI DIO. "Come figli amati". Così i figli amati venerano e imitano i loro genitori. Qui non c'è posto per l'orgoglio spirituale. Perché quando perdiamo lo spirito di bambino, ci allontaniamo dall'imitazione di Dio. Coloro che imitano Dio nel modo più vero sono i più semplici e simili ai bambini, e quello spirito di fiducia in un genitore amorevole che è la più alta influenza educativa nel figlio, deve essere in noi se vogliamo essere buoni imitatori di Dio. - W.F.A

2 E cammina nell'amore. Riprendendo l'esortazione di Efesini 4,1. Lasciate che la vostra vita ordinaria sia trascorsa in un'atmosfera d'amore. Bevilo dal cielo, come le piante bevono al sole; irradiarlo dagli occhi e dal viso; che mani e piedi siano attivi nel servizio; Lasciate che gli sguardi, le parole e le azioni siano immersi in esso. Come anche Cristo ci ha amati. Il passaggio dal Padre al Figlio come nostro esempio non è un nuovo punto di partenza; perché il Figlio rivela il Padre, l'amore del Figlio è la controparte di quello del Padre, reso visibile a noi nel modo più adatto ad impressionarci. Sebbene l'amore di Cristo, come quello di suo Padre, sia eterno, l'aoristo è usato per denotare quello specifico atto d'amore che è immediatamente visibile. E ha dato se stesso per noi. La frase paolina Galati 1:4 2:20; Tito 2:14; 1Timoteo 2:6 semplice, ma molto completo: "se stesso": tutto ciò che era come Dio, tutto ciò che divenne come uomo, un completo abbandono di sé, un olocausto completo. "Per noi", non solo per nostro conto, ma nella nostra stanza dopo i verbi di dare, morire, ecc.; questo, in verità, è implicito nell'idea immediatamente successiva di un sacrificio, che, sia per la mente ebraica che per quella pagana, trasmetteva l'idea di una vita data nella stanza di un altro. Un'offerta e un sacrificio a Dio. Offerta e sacrificio sono quasi sinonimi, ma il primo probabilmente include l'intera carriera terrena di Cristo incarnato: la sua vita santa, l'esempio benedetto, l'insegnamento misericordioso, la compagnia amorevole, così come la sua morte espiatoria, che è più precisamente la qusia, il sacrificio. L'offerta e il sacrificio erano presentati a Dio, per soddisfare la sua giustizia, adempiere le esigenze della sua legge e glorificare il suo governo santo e giusto. Per un sapore profumato. Allusione al sacrificio di Noè di ogni bestia pura e di ogni pollame: "il Signore sentì un odore soave", cioè, l'intera transazione, non solo l'offerta, ma lo spirito con cui fu offerta allo stesso modo, era grata a Dio. Tutta l'opera di Cristo, e lo spirito meraviglioso con cui si offrì, furono grati al Padre e procurarono benedizioni salvifiche a tutti coloro che per fede fanno propria l'offerta

Il sentiero dell'amore

Siamo tenuti ad amarci l'un l'altro

QUESTO ERA IL GRANDE DOVERE DELLA LEGGE. "Tutta la Legge si adempie in una sola parola, anche in questa: Amerai il prossimo tuo come te stesso" Galati 5:14 "Il fine del comandamento è l'amore" 1Timoteo 1:5 Tutto il nostro dovere verso il prossimo si riassume nell'amore. L'amore fornisce la forza motrice a tutti i giusti rapporti con i nostri simili

II QUESTO ERA IL NUOVO COMANDAMENTO DI CRISTO: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri" Giovanni 13:34 L'amore così recentemente ingiunto ha alcune caratteristiche importanti

1. Deve essere l'amore per le azioni, non per le parole. "Non amiamo a parole, né con la lingua, ma con i fatti e nella verità" 1Giovanni 3:18

2. Deve essere ardente. "Sopra ogni cosa abbiate fervente carità fra voi" 1Pietro 4:7,8

3. Deve essere altruistico. "Anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli" 1Giovanni 3:16

4. Dovrebbe essere un amore ben guidato e controllato. "Ti prego così, che il tuo amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni giudizio" Filippesi 1:9

1. Dovrebbe essere un amore costante come quello di Cristo. "Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" Giovanni 13:1

2. Dovrebbe essere una prova decisiva per quanto riguarda la nostra condizione agli occhi di Dio. "Chi ama il proprio fratello dimora nella luce e non c'è motivo d'inciampo in lui" 1Giovanni 2:10 "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli" 1Giovanni 3:14

3. Deve essere un amore raccomandato dagli esempi più alti. "Dio è amore". "Se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri". Dobbiamo "camminare nell'amore, come anche Cristo ci ha amati". "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono anche in Cristo Gesù" T.C Filippesi 2:5

Il modello dell'amore cristiano

"Come anche Cristo ci ha amati, e ha dato se stesso per noi in offerta e in sacrificio a Dio per un odore soave". Gesù è stato un esempio di amore nella sua vita, perché andava in giro ogni giorno facendo del bene Atti 10:38 Ma è alla sua sofferenza di morte che l'apostolo ci indica per l'illustrazione più sublime e impressionante del suo amore. Le parole suggeriscono molti pensieri pregnanti

IO CHE HO OFFERTO SE STESSO? Era Cristo, l'unigenito Figlio di Dio. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" Giovanni 15:13 "Chi mi ha amato e ha dato se stesso per me" Galati 2:20 È stato l'amore che ha spinto il dono di se stesso: eterno, infinito, libero

II CHE COSA HA OFFERTO? Si. Non il sangue degli altri, tanto meno il sangue dei tori e delle capre. Era l'offerta del corpo di Cristo Ebrei 10:10

III PER CHI? Per noi, quando eravamo ancora nemici, Romani 5:10 Che sia morto al nostro posto o semplicemente per il nostro beneficio, è determinato dal contesto, che lo rappresenta mentre si dà "un'offerta e un sacrificio". Questo linguaggio segna il carattere distintamente sostitutivo della morte di Cristo, proprio come egli stesso è descritto altrove come "un riscatto per molti".

IV A CHI SI OFFRÌ? A Dio. Cioè, con il disegno che Dio potesse accettare il sacrificio. Dio si compiaceva della morte e dell'espiazione di Suo Figlio

V IN CHE MODO? "Come offerta e sacrificio". Il termine "offerta" si applica ai sacrifici propiziatori, così come alle offerte volontarie Ebrei 10:18,14 La parola aggiuntiva, "sacrificio", segna il carattere chiaramente propiziatorio della sua offerta Ebrei 7:27

VI CON QUALE RISULTATO? "Per un sapore profumato." Questa frase è applicata sia alle offerte propiziatorie che a quelle volontarie, come, ad esempio, agli olocausti di Noè Genesi 8:21 Il sacrificio di Cristo era gradito a Dio, che poteva d'ora in poi manifestare il suo carattere "come giusto e giustificatore di colui che crede in Gesù". L'intero passaggio ci insegna:

1. L'infondatezza di quella teologia che vede nelle sofferenze di Cristo non un sacrificio propiziatorio, ma l'amore, la fede e la sottomissione del Figlio di Dio, come esempio per l'uomo. Questa visione è del tutto unilaterale

2. L'infondatezza di quella teologia che vede nelle sue sofferenze una mera manifestazione d'amore, senza quell'elemento di giustizia che ha reso necessarie queste sofferenze. Se solo l'amore poteva salvare, perché avrebbe dovuto soffrire o morire? È l'amore espiatorio che è l'elemento di consolazione per l'uomo

3. L'infondatezza di quella teologia che vede la potenza redentrice di Cristo nella sua nascita piuttosto che nella sua morte, come se l'evento di Betlemme fosse trascendentalmente più importante dell'evento del Golgota

4. Che nell'amore di Cristo non c'è semplicemente una forza di argomento o di motivo, ma una vera e propria regola o misura dell'amore che dovremmo esercitare gli uni verso gli altri nei legami del vangelo.

Il sacrificio di Cristo

IL SACRIFICIO DI CRISTO È STATO VOLONTARIO. Ha dato se stesso. Disse che aveva il potere, il diritto e la capacità, di dare la sua vita Giovanni 10:18 Se il sacrificio di Cristo non fosse stato il dono gratuito di se stesso, sarebbe stato come i sacrifici umani dei pagani: un'azione spaventosa in coloro che lo uccisero e di nessuna importanza per nessun altro. L'essenza del sacrificio, tutto ciò che gli dava un'efficacia propiziatoria, era la disponibilità del Sofferente che offriva se stesso. Dio non si compiace del dolore e della morte. Ciò di cui si compiace è la devozione, la fedeltà e l'amore che sopportano il dolore e la morte nell'adempimento di una missione disinteressata e nobile

II IL SACRIFICIO DI CRISTO È STATO OFFERTO A DIO. Cristo non era semplicemente un martire della verità, né solo un sofferente per la causa dell'umanità. Il calice che bevve gli fu dato dal Padre suo. La sua perseveranza nell'agonia mortale fu nella sottomissione alla volontà di Dio. Il Getsemani interpreta il Calvario. Rivela un elemento essenziale del sacrificio di Cristo che è stato troppo trascurato nelle nostre teologie: l'obbedienza di Cristo. San Paolo vide le tinte quando disse che Cristo divenne "obbediente fino alla morte". Così la croce era un altare e la crocifissione un'offerta a Dio

III IL SACRIFICIO DI CRISTO ERA GRADITO A DIO. Nel linguaggio primitivo si dice che quando il fumo del sacrificio di Noè salì al cielo "Dio sentì un odore soave", letteralmente "un sapore di soddisfazione", cioè era accettevole a Dio. Il sacrificio di Cristo è descritto come "un odore di soave". Un tale atto di fedeltà a Dio e di amore all'uomo non poteva che essere gradito a Dio. Così il sacrificio diventa una propiziazione; diventa il mezzo attraverso il quale Dio guarda con favore a coloro per i quali viene offerta

IV IL SACRIFICIO DI CRISTO È STATO FATTO IN NOSTRO FAVORE. "Per noi." Gli uomini avevano spesso offerto sacrifici per se stessi, per esprimere la propria devozione e per espiare i propri peccati. È ormai consuetudine che si parli di fare un sacrificio presente per assicurarsi un vantaggio futuro. Ma il sacrificio di Cristo non era per i suoi interessi. Era il Pastore che dava la sua vita per le pecore, l'Amico che dava la sua vita per i suoi amici. Suo era il dolore, nostro è il guadagno; Sua è la croce della morte, nostra la corona della vita

V IL SACRIFICIO DI CRISTO È STATO CAUSATO DAL SUO AMORE PER NOI. "Anche Cristo ti ha amato". Non c'era alcuna necessità che Cristo morisse. Il dovere ordinario non avrebbe richiesto il sacrificio, perché, sebbene vi entrassero la fedeltà e l'obbedienza, questi elementi erano conseguenti alla libera intrapresa di un'opera d'amore da parte di Cristo. Cristo come uomo era posseduto da un grande amore della sua specie che lo costringeva a morire per il mondo; Cristo, come Figlio di Dio e "immagine della sua sostanza" Ebrei 1:3 è morto perché era pieno dell'amore del Padre per i suoi figli perduti

VI IL SACRIFICIO DI CRISTO DOVREBBE CONDURCI A CAMMINARE NELL'AMORE

1. In cambio del Suo amore. L'amore dovrebbe ispirare l'amore. Se lo farà, mostreremo il nostro amore a Cristo amando i nostri fratelli

2. Nel respirare il suo Spirito. Il cristianesimo non si sta semplicemente appropriando dei frutti dell'opera di Cristo. Sta seguendo le sue orme. I cristiani sono chiamati ad essere imitatori di Dio, specialmente così come si manifesta in Cristo. L'imitazione di Dio deve quindi consistere principalmente in un esercizio dell'amore come quello di Cristo. L'amore per noi lo ha portato a sottomettersi alla crocifissione. Ci chiede semplicemente di camminare nell'amore. - W.F.A

3 Versetti 3-21.-IL CAMMINO ADATTO AI FIGLI DELLA LUCE

Ma. Un altro dei notevoli contrasti di questa Epistola; i fumi della lussuria sono doppiamente odiosi a contatto con il dolce profumo dell'offerta di Cristo. La fornicazione e ogni impurità, o cupidigia. La combinazione della cupidigia con i peccati della carne, che ricorre più volte negli scritti dell'apostolo 1Corinzi 5:11; Efesini 5:3; Colossesi 3:5 è piuttosto inaspettato. La pleonexia, la cupidigia, significa il desiderio di avere di più, il che è particolarmente vero per i peccati sensuali; ma non è accoppiato con loro da un kai, ma disgiunto da una h che indica qualcosa di un'altra classe. Nella mente dell'apostolo, la sensualità era inseparabile dall'avidità, dal desiderio innaturale di avere di più, dall'insoddisfazione per ciò che era abbastanza; da qui il vicinato dei due vizi. Non sia neppure nominato fra voi, come si conviene ai santi. La pratica di tali peccati era fuori questione; ma anche parlarne, come materia di conversazione ordinaria, era inadatto ai santi; la stessa conversazione dei cristiani doveva essere pura. L'esortazione riguarda i cristiani nelle loro relazioni sociali; Se l'Apostolo avesse trattato del dovere dell'individuo, avrebbe esortato a non ammettere mai tali peccati nemmeno nei pensieri o nell'immaginazione

Versetti 3-5.-

Avvertenze contro impurità di ogni tipo

I peccati qui descritti erano comuni tra i pagani e non ricevevano un controllo adeguato dalle loro guide morali. In effetti, il vecchio mondo pagano li considerava come cose indifferenti. Sono, per la maggior parte, peccati contro noi stessi, come i peccati condannati nei versetti precedenti sono peccati contro il nostro prossimo. Devono essere condannati per molti motivi

IO SONO ESPLICITE VIOLAZIONI DELLA LEGGE DIVINA Esodo 20:14

II SONO DISONORATORI PER DIO E PER LA SUA SANTITÀ. La corruzione che c'è nel mondo a causa della concupiscenza è incompatibile con la natura divina 2Pietro 1:4

III ESSI OSTACOLANO IL DISEGNO DEL VANGELO DI CRISTO, che è "purificare un popolo a se stesso"; Tito 2:14 "per purificarci da ogni impurità della carne e dello spirito" 2Corinzi 7:1 Gesù soffrì nella carne perché morissimo alla carne 1Pietro 4:1

IV ESSI RATTRISTANO LO SPIRITO SANTO, il cui ufficio è di santificarci Efesini 4:29,30 "Quella pura e santa colomba non abiterà in una gabbia di uccelli impuri e sporchi."

V ESSI DISONORANO IL CORPO, che è il tempio del Santo 1Corinzi 6:18 Lo devastano e lo disonorano Proverbi 5:11

VI COMBATTONO CONTRO l'anima in tutti i sensi del termine, contro la sua vita, le sue aspirazioni, la sua felicità 1Pietro 2:11 Oscurano persino il giudizio e l'intelligenza Osea 4:11 Nessun tipo di peccato indurisce così tanto il cuore

VII PROVOCANO LA COCLEA DI DIO Colossesi 3:5,6; Geremia 5:7; Efesini 5:6 "Poiché l'ira di Dio viene sui figli della disubbidienza." Essi sottopongono i trasgressori al giudizio di Dio, poiché "i fornicatori e gli adulteri Dio giudicherà Ebrei 13:4 E li tengono lontani dal cielo 1Corinzi 6:9; 5 Questi peccati di impurità non devono neppure essere nominati tra i santi, che devono essere puri nel pensiero, puri nel cuore, puri nel parlare, puri nella vita. "Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, affinché gli obbediate nelle sue concupiscenze" Romani 6:12 A questo scopo dobbiamo:

1. Evita tutte le occasioni che inducono all'impurità:

1. l'ozio; Ezechiele 16:49

2. compagnia malvagia; Proverbi 7:25 e

3. tutti gli altri peccati Proverbi 1:25

4. Fai un patto con i nostri occhi Giobbe 31:1

1. Veglia sui nostri pensieri Malachia 2:16

2. Deliziati nella Parola di Dio Proverbi 2:10,16

3. Continuate a pregare. - T.C Salmi 119:37

Versetti 3-5.-

Avvertimento contro la concupiscenza

È singolare trovare la cupidigia, che spesso è il peccato della rispettabilità, collegata a peccati di grossolana impurità. In realtà nasce dall'egoismo, come questi altri peccati. Ha la sua origine nella stessa radice empia

CONSIDERO LA NATURA DELLA CUPIDIGIA. È l'amore smodato per le ricchezze, che si manifesta in diversi modi

1. Nell'ansiosa ansia di raggiungere la ricchezza, senza rispetto né per la gloria di Dio né per il nostro bene spirituale

2. In una peccaminosa acquisizione di ricchezze mediante estorsione o frode 1Re 21:2,13; Proverbi 10:2 28:8

3. Nella riluttanza a usare le nostre ricchezze per buoni fini 1Timoteo 6:17,18

II IN CHE MODO LA CONCUPISCENZA DEVE ESSERE CONSIDERATA "IDOLATRIA"? È fare dei nostri beni un dio e rendere loro l'omaggio dei nostri cuori. Tutti gli elementi essenziali dell'idolatria sono inclusi in questa disposizione mondana. L'uomo avaro trasferisce nelle ricchezze l'amore, il desiderio, la gioia, la fiducia e il lavoro che Dio esige per sé. Il suo peccato è tanto più grande quanto più sa che il suo dio non è un dio. L'avvertenza del testo è applicabile

1 a tutti coloro i cui pensieri corrono più sulla terra che sul cielo; Luca 12:22,25,29

2 a tutti coloro il cui benessere dipende dai successi mondani; Luca 12:19

3 a tutti coloro che rimpiangono il tempo che viene speso nei doveri religiosi Amos 8:5

Il peccato di cupidigia dev'essere quindi evitato gelosamente

1 perché è odioso a Dio "l'avido che il Signore aborrisce"; Salmi 10:3

2 perché è distruttivo per noi stessi, distogliendo i nostri cuori da Dio, 1Giovanni 2:15 riempiendo i nostri cuori di afflizione e di preoccupazione, 1Timoteo 6:9,10 e tenendoci fuori dal regno di Dio Versetto 5. Valutiamo dunque il mondo nel suo vero valore, meditiamo molto sulla paterna sollecitudine del nostro Dio Luca 12:31,32; Matteo 6:25,26 agisci con fede secondo le promesse, Ebrei 13:5 e ricorda il terribile marchio di idolatria che si basa sulla cupidigia. È un pensiero solenne che il più comune di tutti i peccati è il più grave agli occhi di Dio. Eppure non c'è nulla nella condanna di questo peccato che giustifichi la teoria dell'ultramondanità, o la negligenza dei doveri della vita comune.

OMELIE DI D. THOMAS

Versetti 3-7.-

La cupidigia è tra i peggiori crimini umani

"Ma la fornicazione e ogni impurità o cupidigia non siano nominate una sola volta fra voi, come si conviene ai santi; né sporcizia, né chiacchiere stolte, né scherzi, che non sono convenienti, ma piuttosto rendimento di grazie. Voi infatti sapete questo: che nessun prostitutore, né immondo, né avaro, che sia idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con parole vane, perché a causa di queste cose l'ira di Dio si abbatte sui figli della disubbidienza. Non siate dunque partecipi con loro". L'argomento che ricaviamo da queste parole è che la cupidigia è tra i peggiori crimini umani

Ci sono tre peccati tra i quali la cupidigia è posta nel testo: la licenziosità sfrenata, la "fornicazione" e la "prostituzione" - la rivoltante indecenza; la sporcizia", ciò che è così impuro e impuro da risvegliare il disgusto universale; e il discorso immorale, il discorso frivolo, non veritiero, osceno, profano. Questi sono peccati confessati di enorme portata. Tutte le anime vere si ritraevano da esse, tutte le menti pure vi rinunciano come una degradazione della razza e un'offesa a Dio Onnipotente. Ma badate che tra queste c'è la cupidigia. È classificato con loro come attinente a loro in viltà morale. Più di questo, è additato come peggiore di questi: "un uomo avido, che è un idolatra". Che cos'è l'idolatria? Tenendo tutto ciò che è più vicino al cuore di Dio. L'"uomo avido" ama il denaro più di ogni altra cosa, e il denaro è il suo dio. Noi qui in Inghilterra siamo molto zelanti per la conversione degli idolatri pagani. Creiamo e sosteniamo organizzazioni costose, ma non c'è idolatria più reale, più potente, più schiacciante dell'idolatria che prevale in tutta l'Inghilterra. Quale dio nel paganesimo è servito più seriamente e costantemente di quanto Mammona sia servito in quest'isola? Prima dell'introduzione del cristianesimo in questo paese c'erano molti idoli qui. "In Scozia sorgeva il tempio di Marte; in Cornovaglia, il tempio di Mercurio; a Bangor, il tempio di Minerva; a Malden, il tempio di Vittoria; a Bath, il tempio di Apollo; a Leicester, il tempio di Giano; a York, dove ora sorge San Pietro, il tempio di Bellona; a Londra, sul sito della Cattedrale di St. Paul, il tempio di Diana; e a Westminster, dove l'Abbazia innalza la sua veneranda pila, un tempio di Apollo". Ma ora Mammona ha un tempio dappertutto, un tempio su ogni collina e in ogni valle, in ogni chiesa e casa

Mammona ha detto all'Inghilterra: "Non avrai altri dèi all'infuori di me", e l'Inghilterra risponde di cuore: "Amen".

II È QUI CLASSIFICATO TRA I PEGGIORI CRIMINI, IN QUANTO ESCLUSO DAL REGNO DI DIO. "Poiché voi sapete questo, che nessun prostitutore, né impuro, né avaro, che sia idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio." Da questo passaggio si può dedurre:

1. Che il cielo è un regno. C'è una regola e un ordine lì

2. Che il cielo è un regno divino. "Regno di Cristo e di Dio". Cristo regna lì. Egli è in mezzo al trono; il suo Spirito anima tutto; il suo Spirito riempie tutti di adorante stupore e adorazione. Cristo regna come Dio lì. Basileia tou Cristou kai Qeou. Cristo e Dio. I cieli sono un regno governato, non da una partnership divina, è governato da Dio in Cristo

3. Che il cielo esclude i personaggi malvagi di ogni tipo. Con quanta chiarezza e forza questo è dichiarato nella Scrittura! - "Le opere della carne sono manifeste, che sono queste; Adulterio, fornicazione, impurità, lascivia... di cui vi ho già detto, come vi ho anche detto in passato, che coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di Galati 5:19-21 "Fuori ci sono cani, stregoni, fornicatori, omicidi, idolatri e chiunque ama e fa menzogne". Con gli esclusi ci sarà l' uomo avido. Sì, anche se è stato membro di una Chiesa cristiana, anche se colto nell'intelletto, casto nei sentimenti e raffinato nei modi, anche se un eloquente predicatore del vangelo della benevolenza, non troverà alcuna ammissione in quel mondo. Sarà "senza". Con chi? Avrà un posto riservato per sé? No, con i dannati comuni

III È QUI CLASSIFICATO TRA I PEGGIORI CRIMINI RIPUGNANTI ALLA NATURA DIVINA. "Poiché a causa di queste cose viene l'ira di Dio". Paolo dice, nella sua lettera ai Romani, che "l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini". Il suo profondo, fermo, immutabile antagonismo contro le ingiustizie di ogni tipo è chiaramente rivelato nel vangelo di Gesù Cristo. Ma c'è forse un peccato più ripugnante alla natura divina della cupidigia, che è idolatria? Quale peccato l'Onnipotente ha denunciato con maggiore frequenza e forza di quello dell'idolatria? Ma perché la cupidigia dovrebbe essere così ripugnante per l'Onnipotente?

1. Perché implica una reale appropriazione delle benedizioni della Provvidenza. La volontà di Dio è che tutto ciò che un uomo, sia per fortuna che per industriosità, ottiene dei beni di questo mondo, sia speso per il progresso della verità e la promozione generale della felicità umana. Ma l'uomo avido si appropria di tutto per viziare i propri appetiti, gratificare la propria vanità e promuovere i propri fini egoistici e ambiziosi

2. Perché implica una totale perversione della sua stessa natura spirituale. I poteri dell'anima non sono dati per accumulare ricchezze materiali, né gli affetti per amarla. Al contrario, sono stati dati per raccogliere elementi della più alta conoscenza, e per amare e servire l'Infinito supremamente in tutti. L'anima è stata creata per avere Dio, non il denaro, come soggetto dominante del pensiero e oggetto dominante dell'amore

3. Perché implica la promozione della miseria nell'universo. Nulla è più ripugnante per il cuore dell'amorevole Dio della miseria. La causa della felicità universale è sua, ma l'uomo avido è necessariamente un promotore di miseria nella sua anima, di miseria nella sua cerchia, di miseria attraverso la creazione. L'ordine di Dio è che nessuno viva per se stesso, che tutti lavorino per il bene comune; In questo modo solo il bene dell'universotto può essere servito, la sua beatitudine può essere promossa e il suo ordine può essere mantenuto. Ogni uomo che si pone come proprio fine nel lavoro e nella vita si oppone a tutte le disposizioni di Dio. Fa quello che può per creare dissonanze nelle sue armonie, miasmi nella sua atmosfera, veleno nei suoi flussi. Non c'è da meravigliarsi, quindi, che l'"ira di Dio" sia contro "l'uomo avido". -D.T

4 e sporcizia; aijscrothv, sottintendendo che tali cose sono vergognose, brutte, ripugnanti, l'opposto di kalov, belle, attraenti. E le sciocchezze o gli scherzi, che non si addicono. Questo si capirebbe bene nella sensuale e frivola Efeso, un tipo di discorso leggero, beffardo, scherzoso, condito da doppi sensi e allusioni oscene, molto pernicioso nel suo effetto morale. Non c'è motivo di supporre che l'apostolo intendesse condannare ogni gioco dell'umorismo, che è un dono divino, e che con moderazione ha il suo posto utile come mezzo per rinfrescare e rinvigorire lo spirito; Fu lo scherzo associato alla baldanza che attirò il suo rimprovero. Ma piuttosto un ringraziamento. Eujcaristia è in qualche modo simile nel suono a eujtrapelia, scherzo: la ragione per mettere l'uno in opposizione all'altro non è molto evidente; il significato sembra essere che, invece di dare sfogo a sentimenti vivaci in discorsi frivoli e scherzi, è meglio che i cristiani lo facciano aprendo i loro cuori in ringraziamento a Dio per tutta la sua bontà

Avvertimento contro la parola sconveniente

"Né sporcizia, né chiacchiere stolte, né scherzi, che non siano convenienti, ma piuttosto rendimento di grazie".

I CI SONO TRE TIPI DI DISCORSO POCO EDIFICANTE

1. "Sporcizia". Questo termine, sebbene si riferisca tanto agli atti quanto alle parole, indica specialmente quell'oscenità della parola che è così disgustante per il senso morale dell'uomo. È la prova di un cuore corrotto - poiché «la bocca parla dall'abbondanza del cuore» - e, più di ogni altra cosa, rende la lingua «un fuoco, un mondo di iniquità», perfino «incendiata dall'inferno».

2. "Parlare in modo sciocco". Questo è il discorso di cui risponderà molte parole oziose nel giorno del giudizio Matteo 12:36 È più che un semplice pettegolezzo casuale; è il discorso degli stolti che è follia e peccato; include "il discorso corrotto" Efesini 4:29 È un discorso senza scopo, insensato, frivolo. Il nostro discorso dovrebbe essere pieno di ragione e di propositi, e luminoso di felici suggestioni

3. "Scherzo". L'apostolo non condanna la piacevolezza che conferisce tanta grazia e gioia alla conversazione, ma l'arguzia che si allea con la lascivia, traboccante di doppi sensi e tendente alla demoralizzazione

II IL GIUDIZIO DELL'APOSTOLO SU QUESTO TIPO DI DISCORSI. "Che non sono convenienti".

1. Non lo sono di per sé, perché il carattere di scorrettezza si attacca essenzialmente a ciascuno di essi

2. Non lo sono negli oratori, che incorrono in un rimprovero ancora più profondo e si preparano un giudizio più grave

3. Non lo sono per gli ascoltatori, che, sebbene possano essere divertiti per il momento, non ne traggono profitto, ma piuttosto sono degradati da tale conversazione

III IL GIUSTO USO DELLA LINGUA. "Ringraziamento". L'allegria cristiana dovrebbe esprimersi non in buffoneria o leggerezza, ma in ringraziamento e lode. Abbiamo molto di cui essere grati nella nostra sorte quotidiana, e il pensiero della gentilezza indulgente che supplisce a tutti i nostri bisogni dovrebbe reprimere qualsiasi cosa che assomigli a discorsi sciocchi o scurrili. Il linguaggio della gratitudine servirà grazia agli ascoltatori. - T.C

5 Questo lo sapete bene; un appello alla propria coscienza, fatto con fiducia, come al di là di ogni dubbio. che nessun fornicatore, né impuro, né avaro, che sia idolatra, abbia alcuna eredità nel regno. La cupidigia, il peccato di impurità del fratello gemello, è denunciata come idolatria. Sta adorando la creatura più che il Creatore, dipendendo da vaste riserve di sostanza terrena al posto del favore e della benedizione di Dio. Deve ricevere la condanna dell'idolatra; Invece di ereditare il regno, deve morire di morte. La condanna in questo versetto non è futura, ma presente: non avrà, ma avrà eredità, ecc . Efesini 1:11,18 La concupiscenza dell'avidità supera se stessa; perde tutto ciò che vale veramente la pena di avere; può avere questo e quello... terre, case e beni... ma non ha un briciolo nel regno. Di Cristo e di Dio. I due sono uniti nel modo più stretto, come uguali, il che implica la divinità di Cristo e la sua unità con il Padre nell'amministrazione del regno

6 Nessuno vi inganni con parole vuote. Nessuno, sia pagano che cristiano nominale: il pagano che difende una vita di piaceri come l'unica cosa che si può avere con un pizzico di bene; il cristiano che mitiga i peccati piacevoli, dicendo che i giovani devono avere uno sfogo per i loro sentimenti caldi, che gli uomini d'affari devono metterci tutta la loro anima, e che la vita deve essere rallegrata da un po' di allegria e allegria. Al contrario di ciò che l'apostolo ha stabilito Versetto 5, tali parole sono vuote, prive di ogni solidità o verità. Poiché a causa di queste cose l'ira di Dio viene sui figli della disubbidienza. I sofismi sono spazzati via da un fatto terribile: l'ira viene, sta arrivando e verrà anche nella vita futura. Si presenta sotto forma di punizione naturale, la natura vendica le sue leggi infrante da malattie mortali; anche sotto forma di delusione, rimorso, desolazione dell'anima; e in forma di giudizi, come quello che accadde a Sodoma e Gomorra, o la spada che non si allontanò mai dalla casa di Davide

L'ira divina sulla disubbidienza

Era necessario che l'apostolo indicasse la vera natura e il vero fine dell'impurità in tutte le sue manifestazioni. "Nessuno vi inganni con parole vane".

NON È UN'ESPERIENZA INSOLITA PER GLI UOMINI MALVAGI NON VEDERE LA MALVAGITÀ DELLE LORO AZIONI. I pagani consideravano la purezza morale come una cosa indifferente, e molte delle loro guide morali attenuavano alcune delle peggiori caratteristiche della sensualità pagana. Essi sostenevano, come alcuni hanno sostenuto nei tempi moderni con una malvagia leggerezza di propositi, che le lattine di impurità hanno la loro origine e la loro giustificazione nella costituzione stessa della nostra natura, che non sono incompatibili con molte virtù sociali e che non sono dannose per gli altri. È uno degli effetti accecanti del peccato che gli uomini non vedono il loro peccato "per l'ignoranza che è in loro, a causa della cecità del loro cuore" Efesini 4:18

II È UN ERRORE SUPPORRE CHE L'IRA DI DIO SIA LIMITATA ALLA VITA PRESENTE, e sia semplicemente implicata attraverso la connessione stabilita dal governo divino tra il peccato e la sofferenza. C'è una tale connessione scritta nella costituzione fisica dell'uomo. I peccatori spesso in questa vita ricevono in se stessi "la ricompensa del loro errore che è dovuta" Romani 1:27 L'ubriacone è punito qui con la salute cagionevole, con la perdita di sostanza, reputazione e felicità. Ma non dobbiamo supporre che le leggi della Provvidenza che assicurano questi risultati esauriscano la pienezza dell'ira divina contro il peccato. La Scrittura ci dice chiaramente che i peccati di impurità comportano l'esclusione "dal regno di Cristo e di Dio" Versetto 5; che egli giudicherà i fornicatori e gli adulteri, Ebrei 13:5 e che "gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi avranno la loro parte nello stagno che brucia con fuoco e zolfo" Apocalisse 21:8

-T. E

7 Non siate dunque partecipi con loro. Se siete partecipi dei loro peccati, dovete esserlo anche delle loro punizioni. Rifiutate quindi ogni associazione. I tuoi istinti naturali indietreggiano dalla collaborazione nella punizione; Lascia che i tuoi istinti spirituali si allontanino dall'associazione nel peccato

Separazione dal male

L'apostolo consiglia ai credenti di non essere partecipi dei peccatori. Cioè, nei loro peccati, non nella loro punizione. Siamo qui insegnati...

I CHE È POSSIBILE PER I CREDENTI PARTECIPARE AI PECCATI DEGLI ALTRI. Possono farlo essendo conniventi con loro, non controllandoli o punendoli, non facendo cordoglio per loro, così come commettendoli effettivamente. È un disonore per Dio, un'esca per gli altri, un danno per noi stessi, stare sulla via dei trasgressori

II CHE I CREDENTI DOVREBBERO MANTENERE UN CAMMINO MOLTO SEPARATO NEL MONDO. Coloro che hanno pronunciato il nome di Cristo devono allontanarsi dall'iniquità 2Timoteo 2:19 Il grido per loro è sempre: "Uscite di mezzo a loro e separatevi" 2Corinzi 6:17 Non c'è un posto comune per Cristo e per la Fede nella Chiesa. Questo non favorisce la nostra separazione dalla società; perché Gesù, che era "separato dai peccatori", era sempre in società per guadagnare gli sballati a Dio. Il nostro cammino deve ancora essere tanto separato quanto circospetto, per poter stare lontani dalle piaghe che si abbatteranno su un mondo condannato. - T.C

8 Un tempo eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Un altro "ma" espressivo. Per rendere il contrasto più enfatico, non si dice: "Voi eravate nelle tenebre, ma ora siete nella luce", ma "eravate le tenebre stesse, e ora siete la luce stessa", e quest'ultima è spiegata con la solita formula: "nel Signore". C'era un celebre filosofo di Efeso, Alessandro, che era chiamato "La Luce", ma non da quella fonte era venuta la luce. L'idea di dare luce è anche coinvolta nel loro essere luce. "Alzati, risplendi, perché la tua luce è venuta". Camminate come figli della luce. Un'altra immagine espressiva, che denota una stretta connessione con la luce, come se fossero realmente nati da essa; quindi la loro vita dovrebbe esserne piena. La figura che collega le tenebre con il peccato e la luce con la purezza, comune a tutte le lingue, è alla base dell'esortazione

L'oscurità si trasformò in luce

Come motivo per non cadere nei vizi da cui erano sfuggiti, l'apostolo ricorda loro le tenebre della loro condizione pagana

IO , UNA VOLTA ERANO L'OSCURITÀ STESSA. "Voi eravate a volte tenebre". La frase è molto impressionante, perché indica un'oscurità morale e intellettuale. Un cuore duro è sempre legato a una comprensione accecata. I due agiscono e reagiscono l'uno sull'altro, diventando alternativamente causa ed effetto. Gli uomini non si preoccupano di trattenere la conoscenza di Dio nei loro pensieri, e Dio, nel giudizio, li affida a una mente reproba. Le nature più illuminate del mondo antico erano quindi le "tenebre" stesse. Atene, l'occhio della Grecia, incise su un altare la confessione della sua ignoranza. L'espressione "oscurità" suggerisce tre pensieri

1. C'è paura nell'oscurità: la paura dei nemici, la paura della morte, la paura degli agenti indefiniti. Il paganesimo era pieno di paure. La morte era uno spettro oscuro e terribile

2. C'è disagio nell'oscurità. La luce, il suo contrario, è il simbolo della gioia

3. C'è pericolo nell'oscurità. I nemici usano le notti per i loro atti di violenza. Inciampiamo in una notte buia; cadiamo giù per i precipizi; Prendiamo una strada sbagliata. Com'è espressivo il termine applicato ai pagani!

II ESSI SONO SEMINANO "LUCE NEL SIGNORE". La conversione ha operato un cambiamento radicale nell'intelletto e nel cuore. I credenti sono ora luce "in comunione con il Signore" 1Giovanni 1:3 C'è qualcosa di più che far balenare nella mente umana la conoscenza della verità; c'è il rinnovamento di quella mente nell'amore della verità che conosce. Altrimenti la luce tormenterebbe e non conforterebbe. Ma i credenti, così doppiamente forniti, possono ben essere chiamati "luce nel Signore". La luce del sole non scende direttamente sul mondo; almeno, viene al servizio degli uomini riflessa da mille oggetti che la ricevono sulla loro superficie; allo stesso modo il mondo vede la gloria del Sole di giustizia riflessa nei milioni di santi che sono "luci nel Signore".

III IL DOVERE DEI CREDENTI IN QUESTE CIRCOSTANZE: "CAMMINARE COME FIGLI DELLA LUCE". Cioè, come coloro che sono in stretta connessione con esso

1. Poiché la luce significa gioia, i credenti camminano nella gioia di una speranza sicura e di una purificazione perpetua. "Se camminiamo nella luce, come egli è nella luce... il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato" 1Giovanni 1:7

2. Camminiamo di giorno e quindi non dovremmo inciampare. "Le tenebre sono passate, e ora risplende la vera luce" 1Giovanni 2:8 Dobbiamo tenere lo sguardo fisso sulla retta via del dovere, ed evitare le strade secondarie che conducono alle tenebre e alla rovina

3. Se camminiamo nella luce, dobbiamo riconoscere chiaramente la comunione di tutti i viaggiatori a Sion. "Se camminiamo nella luce... siamo in comunione gli uni con gli altri". Stiamo andando per la stessa strada, ispirati dalle stesse speranze, incontrando le stesse difficoltà, arrivando infine alla stessa casa.

Versetti 8-10.-

Vita cristiana

"Poiché un tempo eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore: camminate come figli della luce, poiché il frutto dello Spirito è in ogni bontà, giustizia e verità, provando ciò che è accettevole al Signore". Questi versetti ci presentano la vita cristiana nella sua trasformazione, obbligo e dimostrazione

I TRASFORMAZIONE. Un vero cristiano è colui che è stato trasformato dalle tenebre alla luce. Il linguaggio figurativo implica:

1. Un passaggio dall'immoralità alla santità. L'"oscurità" è l'emblema della depravazione. "Coloro che sono ubriachi si ubriacano di notte". Le orribili legioni dell'inferno ottengono le loro vittorie più terribili nell'oscurità e nel silenzio della notte. La "luce" è simbolo di purezza

2. Un passaggio dall 'ignoranza alla conoscenza. L'oscurità offusca la nostra vista e ci nasconde il mondo in cui viviamo. L'uomo in uno stato non rigenerato è nel mondo morale come un uomo a mezzanotte. La "luce" è un simbolo di intelligenza

3. Un passaggio dalla tristezza alla gioia. L'oscurità è deprimente. Anche le creature irrazionali sentono il suo potere abbattente. Il peccato è tristezza; La vera religione è gioia. Ci viene detto che "non c'è notte in cielo". Significa che non c'è immoralità, ignoranza, dolore. Com'è grande il cambiamento che ha avuto luogo in un vero cristiano!

II OBBLIGO. Due compiti sono qui indicati

1. Camminare nella luce. "Camminate come figli della luce". Non tornare nell'oscurità. No, non rimanere nel crepuscolo dell'esperienza cristiana, ma vai sempre più lontano nel giorno. Lasciate le valli, scalate le colline e venite più direttamente sotto i larghi raggi del giorno. Camminare nella luce significa camminare in modo intelligente, sicuro e gioioso

2. Compiacere Dio. Poiché il nono versetto è tra parentesi, l'ultima frase dell'ottavo versetto dovrebbe essere letta con la decima: "Camminate come figli della luce, provando ciò che è accettevole, gradito al Signore". "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, per provare qual è la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" Romani 12:2 L'espressione "gradito" a Dio getta una luce verso l'alto su Dio e verso il basso sull'uomo

1 Rivela Dio. Indica

a la sua suscettibilità morale. Egli non è indifferente alla condotta morale delle sue creature. Indica

b la sua misericordia che perdona. L'uomo, pur essendo peccatore, può, mediante la sua infinita misericordia, rendersi a lui accetto

2 Rivela l'uomo

a Indica il fine più alto del suo essere. Quale scopo più alto può avere una creatura se non quello di piacere al Creatore?

b Indica la più alta beatitudine del suo essere. Il sorriso del Creatore è il cielo della creatura

III DIMOSTRAZIONE. L'uomo cristiano sviluppa nella sua vita alcune cose gloriose. "Il frutto dello Spirito 'luce' è in ogni bontà e giustizia e verità". Dimostra nella sua vita:

1. La beneficenza divina . "In tutta bontà." È pieno di amore sociale, tenero, compassionevole, altruista

2. Giustizia divina . È un uomo di inflessibile onestà, di incrollabile rettitudine. In lui "si adempie la giustizia della Legge".

3. La realtà divina . I suoi pensieri, le sue simpatie, le sue azioni, sono in armonia con le eterne realtà dell'essere. Non è né un visionario né un ipocrita. I suoi pensieri sono veri, la sua vita è sincera

CONCLUSIONE. Quale dono infinito è il vangelo per l'umanità! Come è gloriosa la trasformazione che produce! Quanto è giusto l'obbligo che impone! Quanto è grande il potere che conferisce!, il potere di dimostrare nella nostra vita il bene, il giusto e il vero.-D.T

9 Poiché il frutto della luce si manifesta in tutta la bontà, la giustizia e la verità. L'esortazione è confermata da questa affermazione di ciò che è il risultato naturale della luce: la bontà, la disposizione che conduce alle buone opere; la rettitudine, la rettitudine o integrità, che è la più attenta contro ogni disordine e ingiustizia, e rende a tutti ciò che è dovuto, e specialmente a Dio, le cose che sono di Dio; e la verità, che significa un riguardo per la verità in ogni forma e modo: credendo, riverendolo, parlandolo, agendo secondo esso, sperando e rallegrandosene, essendo sincero e onesto, non falso o sleale

Il frutto della luce

Si mostra o si vede in tutte le forme di "bontà, giustizia e verità". Il bene, il giusto, il vero, possono essere realizzati solo attraverso la luce che fluisce dal Sole della giustizia, "la vera luce" che "ora risplende". L'apostolo dice il frutto, non i frutti, della luce, come per mostrare che ci vogliono tutti e tre i colori per fare questa luce. Il cristianesimo sarebbe molto imperfetto; manifestazione di Dio se uno solo di questi elementi mancasse alla vera luce

IO BONTÀ. Se ne parla altrove come di un frutto dello Spirito, Galati 5:22 e quindi non è mera beneficenza, perché ha la sua fonte nel principio religioso. Questa eccellenza, nei suoi vari aspetti di gentilezza e generosità, è accesa dalla luce che illumina l'intelletto

II GIUSTIZIA. La luce che comunica alla mente la conoscenza della rettitudine infonde anche l'amore della rettitudine negli affetti. Questo principio ha il dovuto senso dell'obbligo divino e sottomette il credente in ogni relazione della vita alla guida della Legge Divina

III VERITÀ. Questa è un'emanazione diretta della luce. È la verità religiosa, che opera in ultima analisi alla verità del carattere in tutte le forme genuine della vita cristiana.

10 Provando ciò che è gradito al Signore. Una regola generale applicabile a tutta la passeggiata. Dimostrare è accertare con la prova e l'esperimento. Tutta la nostra camminata dovrebbe essere diretta a scoprire quali cose piacciono a Cristo, rifiutando immediatamente tutto ciò che non lo è e aggrappandoci a tutto ciò che è. Non dobbiamo seguire la tradizione del nostro popolo e non dobbiamo avere una visione vaga del dovere; Dobbiamo dimostrare la questione, metterla alla prova. Perché la suprema regola pratica della vita del cristiano deve essere quella di piacere a Cristo

La prova sperimentale della volontà del Signore

Poiché il nono versetto è una parentesi, l'apostolo afferma che è camminando come figli della luce che siamo in grado di provare "ciò che è gradito al Signore".

CONSIDERO IL VERO CRITERIO DI GIUDIZIO RIGUARDO A CIÒ CHE È GIUSTO E CIÒ CHE È SBAGLIATO. Il credente non deve scoprirlo in ciò che gli è gradito, ma in ciò che è gradito al Signore. È il Signore Gesù Cristo che è il Signore della coscienza per regolare tutti i nostri pensieri e tutte le nostre azioni. Egli ha una suprema signoria sulla nostra vita così come sulla nostra morte: "Perché se viviamo, viviamo per il Signore". Egli non è quindi solo Salvatore ed Esempio, ma Direttore del suo popolo in tutte le questioni della vita religiosa. Nelle situazioni difficili, quindi, la vera casistica della vita è chiedersi: questa azione sarà gradita a Cristo?

CONSIDERO LA PROVA SOGGETTIVA DI QUESTA VOLONTÀ DIVINA. I credenti sono capaci, nella luce chiara in cui camminano, di scoprire la retta via. È attraverso la loro trasformazione mediante il rinnovamento della loro mente che essi "provano qual è la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" Romani 12:2 Allo stesso modo apprendiamo che "se uno vuol fare la sua volontà, conoscerà la dottrina se è da Dio" Giovanni 7:17 La luce ammessa nell'intelletto contribuisce a conquistare gli affetti, e, conquistati gli affetti, spalancano le porte per l'ingresso di altra luce. Conoscere la legge che si ama e amare la legge che si conosce è la migliore condizione in cui l'essere umano possa trovarsi. È l'unione della chiara luce nell'intelletto con la perfetta purezza di cuore che distingue il regno della redenzione nel suo trionfo pratico finale.

11 e non avere comunione con le opere infruttuose delle tenebre. Il punto di questa esortazione è nell'aggettivo "infruttuoso". Le opere delle tenebre sono infruttuose; Non producono bontà, non danno luogo a nessuna soddisfazione, a nessun risultato morale che sia "una gioia per sempre"; o, se hanno frutto, è vergogna, rimorso, disperazione. Mettete a confronto questo con i frutti della giustizia che rinnovano, soddisfano e producono gioia. Ma piuttosto anche rimproverarli. Non accontentatevi di un atteggiamento passivo nei loro confronti, ma prendete l'aggressività e smascherate la loro malvagità, sia in pubblico che nella cerchia domestica. Bisogna elevare una testimonianza contro le vie che sono così vergognose e che abbattono l'ira di Dio

Versetti 11-13.-

Separare e rimproverare il vero atteggiamento verso le opere delle tenebre

Così l'apostolo descrive il dovere dei cristiani in riferimento alle opere malvagie

I IL CARATTERE DI QUESTE OPERE. "Opere infruttuose delle tenebre". Spuntano dalle tenebre, si dilettano nelle tenebre, conducono all'oscurità eterna. Non sono naturalmente infruttuosi, perché sono paurosamente prolifici di risultati, ma, alla luce di Dio, sono infruttuosi, perché molto dissimili dai frutti della luce, che sono la bontà, la giustizia e la verità. Essi non hanno "alcun frutto per la santità", con la fine della vita eterna Romani 6:22

II IL DOVERE DI SEPARARSI DA ESSI. Questo è un titolo negativo. I cristiani devono stare lontani da ogni opera malvagia. Non ci deve essere comunione con l'oscurità. L'amicizia del mondo può essere acquistata solo a costo dell'amicizia del Padre Giacomo 4:4

III IL DOVERE DI RIMPROVERARE LE OPERE O LE TENEBRE. Questo deve essere fatto con l'obiettivo di produrre una coscienza della colpa e del male. L'atteggiamento cristiano deve essere aggressivo verso tutte le forme di peccato. Il rimprovero deve essere impartito

1 con le labbra, usando ogni chiarezza, ma con prudenza e mansuetudine, in modo da guadagnare i Gentili alla verità;

2 con le nostre vite, che, con la loro santa separazione, dovrebbero dimostrare la follia e il peccato del mondo. Un uomo santo è una visibile riprensione del peccato

IV IL MOTIVO DI QUESTO ATTEGGIAMENTO DI SEPARAZIONE E DI RIMPROVERO. L'efferatezza dei peccati e la necessità di renderli manifesti alla coscienza del peccatore

1. I peccati sono

1 fatto in segreto,

2 e sono troppo vergognosi per essere menzionati

Tali peccati avrebbero naturalmente evitato la luce del giorno, perché "chiunque fa il male odia la luce", Giovanni 3:20 e non potevano essere affidati alla lingua senza il rischio di contaminare gli altri

2. Eppure non sono irrimediabili. La luce della verità divina deve essere lasciata cadere su di loro, affinché possano essere corretti. "Tutte le cose che sono riprovate sono rese manifeste dalla luce". C'è una connessione necessaria nella Scrittura tra la verità e la santità, e la verità deve essere applicata prima agli ignoranti e ai malvagi, affinché possa far posto all'agente santificante dello Spirito. Il cannocchiale di verità tenuto in mano dal rimprovero concentrerà la luce dal cielo sulla coscienza del peccatore in modo che egli la veda piena di tutte le concupiscenze senza nome, e quella stessa luce accenderà un fuoco per consumarle, a meno che il peccatore, amando le tenebre, non si allontani dalla luce sgradita. Perciò i cristiani ricordino il dovere di un pio e prudente rimprovero, che può non solo svergognare il peccato, se non metterlo a tacere, ma condurre il peccatore dalle tenebre alla luce, dal regno di Satana al regno del caro Figlio di Dio.

Versetti 11-14.-

1; Due mondi di una stessa razza

"E non avere comunione con le opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprendile. Perché è una vergogna anche solo parlare di quelle cose che si fanno di loro in segreto. Ma tutte le cose che sono riprovate sono rese manifeste dalla luce, perché tutto ciò che si manifesta è luce. Perciò egli dice: Svegliati tu che dormi e risorgi dai morti, e Cristo ti darà la luce". Il testo può essere considerato come un ritratto di due mondi distinti di uomini su questa terra: il mondo dei malvagi e il mondo dei Cristi. Qui abbiamo...

IO IL MONDO DEGLI UOMINI MALVAGI. Le caratteristiche di questi uomini sono qui indicate

1. Sono inutili. Le loro opere sono "le infruttuose opere delle tenebre". Gli uomini empi vivono nelle tenebre morali. Il sole, che da solo rivela le cose come sono nel mondo spirituale, non risplende nei loro cieli. Tutta la luce che hanno sono i lampi elettrici di un'atmosfera impura. Lavorano nell'oscurità e le loro opere sono "infruttuose". Questo è "infruttuoso " di bene. Il terreno sterile per quanto riguarda la sua capacità di produrre frutti è spesso fertile per la sua capacità di produrre erbacce nocive ed erbe velenose; così l'anima empia, è infruttuosa in bontà, ma prolifica in delitto

2. Sono clandestini. "Che vengono fatti di loro in segreto". Sebbene ci possa essere qui un'allusione agli abominevoli misteri che venivano celebrati in Grecia sotto il paravento della notte e della segretezza, essa descrive il carattere generale di una vita peccaminosa. Tutto è segreto. Il peccato è necessariamente ipocrita; parla con voce falsa; Funziona sotto le mascherine. Più corrotta è l'anima umana, più subdola e clandestina. Il bene da solo può permettersi di essere insipido e aperto

3. Sono vergognosi. "Poiché è una vergogna anche solo parlare di queste cose". Il paganesimo ha sempre abbondato e abbonda ancora di iniquità senza nome Romani 1:24-32 Ma il peccato in tutte le sue forme è una cosa vergognosa. È essenzialmente vergognoso, disdicevole e ignominioso. Un uomo deve solo pensarci con calma, alla luce della coscienza e di Dio, per far arrossire la sua guancia. Il peccato è una vergogna

1. Sono assonnati. "Perciò egli dice: Svegliati tu che dormi". Un'anima peccatrice è sonnolenta in senso morale. È inconsapevole del suo ambiente morale: è pieno di sogni illusori; un giorno dovrà essere risvegliato a un senso della realtà. A differenza del sonno naturale, il sonno morale non rinfresca e rinvigorisce, ma indebolisce e distrugge

2. Sono mortali. "Risuscita dai morti". Dappertutto la Bibbia rappresenta il peccato come uno stato di morte. L'anima peccatrice è come un cadavere. È odioso e vittima di forze esterne. Questo è il mondo degli uomini malvagi che ci circondano. È inutile, clandestino, vergognoso, assonnato, mortale

II IL MONDO DEGLI UOMINI CRISTIANI. Questi sono rappresentati dai cristiani di Efeso, gli uomini ai quali l'apostolo scrive. Questo mondo ha un'opera che ha a che fare con l'altro: il mondo oscuro della malvagità che li circonda. Ed è qui indicato. Cos'è?

1. Separazione. "Non avere compagnia". Ciò non significa, naturalmente, che i cristiani non debbano avere rapporti o rapporti con gli empi. Questo non potrebbe essere, e non dovrebbe essere, se potesse. Significa che non devono avere alcuna identificazione spirituale con loro, né pensieri, scopi o sentimenti simili. Che, come Cristo, devono essere "separati dai peccatori". Moralmente distaccato come la lampada dall'oscurità. "Vi ho scritto di non stare in compagnia, se qualcuno che è chiamato fratello è fornicatore, o avaro, o idolatra, o oltraggiatore, o ubriacone, o ladro, con lui non mangiare" 1Corinzi 5:11 "Perciò uscite di mezzo a loro," ecc. 2Corinzi 6:14-18

2. Rimprovero. "Ma piuttosto rimproverarli". Rimproverateli con le labbra. In nome della purezza e della verità smascherate e denunciate la loro malvagità. Rimproverali con la vita. Lasciate che la vita sia in così grande contrasto con tutto ciò che è peccaminoso, che possa essere un rimprovero permanente

3. Illuminazione. "Tutte le cose che sono riprovate sono rese manifeste dalla luce". Tenete la luce del Vangelo in mezzo a una «generazione perversa e perversa».

4. Rianimazione. "Sveglia tu che dormi e risorgi dai morti". Tuono nell'orecchio del dormiente; Parla di vita nel cuore dei morti. C'è una luce viva per tutti in Cristo. "Cristo ti darà la luce". "Egli è la Luce del mondo". L'idea di questo versetto sembra essere che, se i cristiani useranno tutti i loro sforzi per convertire gli uomini, possono aspettarsi che Cristo risplenda su di loro e li benedica. La "luce" che viene da lui è una luce che vivifica l'anima. "L'ora viene, anzi è già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno udita vivranno" Giovanni 5:25 Elia risuscitò i morti, così fecero gli apostoli. Anche noi, nel grande Nome di Dio, possiamo risuscitare i morti, le anime morte. La resurrezione di un'anima è un'opera molto più grande della resurrezione di un corpo. Suoniamo lo squillo della tromba del Vangelo sui cimiteri morali, e le tombe si apriranno e le anime dei morti torneranno in vita.

12 Poiché le cose che vengono fatte da loro in segreto è una vergogna anche solo parlarne. I boschi di Efeso erano noti per la vergogna della lussuria. Parlare di tali azioni non era solo sbagliato, ma vergognoso; così estrema è la delicatezza che il cristianesimo favorisce. Non ci si può preoccupare troppo, da parte dei genitori, dei maestri di scuola e di altri, di promuovere questa prelibatezza tra i giovani, di escludere dalla conversazione il più debole tocco di ciò che è disdicevole

13 Ma tutte le cose, quando sono riprese, sono rese manifeste dalla luce. Come, per esempio, quando nostro Signore rimproverò l'ipocrisia dei farisei - le loro pratiche non erano sembrate prima ai discepoli molto malvagie, ma quando Cristo gettò su di loro la pura luce della verità, si manifestarono nel loro vero carattere - apparvero e appaiono tuttora, odiose. Un giusto rimprovero pone il male in una luce che mostra il suo vero carattere. Perché tutto ciò che si manifesta è luce. Letteralmente, questa è un'ovvietà: tutto ciò che brilla non è più buio, ma luce. L'approccio più vicino a questo, moralmente, è che la luce ha un potere trasformante; quando la luce del vangelo risplende su qualcosa di oscuro o malvagio, lo trasforma in ciò che è luce o bene. Questo non è uniformemente vero; tutta la luce del cielo rivolta sull'inferno non lo renderebbe moralmente leggero; Ma è la proprietà generale e la tendenza della luce morale a trasformarsi. L'esortazione significherebbe quindi: Usa la tua luce per rimproverare ciò che è male o oscurità, poiché non solo il vero carattere del male sarà reso evidente, ma la tua luce avrà un potere trasformante. Ma se questo fosse il significato, dovremmo aspettarci alla fine del versetto, non fwv ejsti, ma fwv ginetai, per denotare questa trasformazione. La traduzione di A.V., che dà a faneroumenon un significato attivo "tutto ciò che rende manifesto è luce", è respinta dalla maggior parte dei grammatici, in quanto non coerente con l'uso della parola. Il significato che questa traduzione dà è questo: "La luce è l'elemento che rende tutto chiaro". Avremmo quindi in quest'ultima frase una proposizione, affermando come universale ciò che nella prima frase è affermato di un caso particolare; "Le cose riprovate sono rese manifeste dalla luce, poiché è solo la luce che rende le cose chiare". L'esortazione a rimproverare sarebbe quindi confermata dalla considerazione che l'unico modo per far apparire le cose immorali nel loro giusto carattere è quello di far entrare in esse la luce del vangelo. Il grande punto pratico è che i cristiani dovrebbero far entrare e diffondere la luce

14 Perciò egli dice: Svegliati tu che dormi e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Questo è evidentemente inteso a dare un ulteriore impulso agli Efesini a camminare come figli della luce; ma sorge una difficoltà riguardo alla fonte della citazione. Non c'è alcuna difficoltà con la formula, "egli dice", che, come la stessa espressione Efesini 4:8, deve chiaramente essere riferita a Dio. Ma tali parole non ricorrono nell'Antico Testamento. Il passo che si avvicina di più a loro è Isaia 60:1, "Alzati, risplendi; poiché la tua luce è venuta, e la gloria dell'Eterno si è levata su di te". La spiegazione più semplice e migliore non è che l'apostolo abbia citato da un libro perduto, ma che non intendesse dare le parole, ma solo lo spirito del passaggio. Questo è evidente dal fatto che introdusse la parola "Cristo". Bisogna ammettere che l'apostolo fa un uso molto libero delle parole del profeta. Ma l'idea fondamentale della profezia è che quando la Chiesa riceve la luce del cielo, non deve stare ferma, come se fosse addormentata o morta, ma deve essere attiva, deve servirsi della luce, deve usarla per illuminare il mondo. L'apostolo sostiene che la Chiesa di Efeso aveva la luce del cielo; Ella, quindi, non doveva dormire o bighellonare, ma germogliare come dalla tomba e illuminare il mondo. I cambiamenti che l'apostolo apporta alla forma della profezia sono notevoli, e mostrano che egli attribuì l'autorità dell'ispirazione al suo spirito e alla sua sostanza, piuttosto che alla sua forma e lettera precise

Il suono della tromba del Vangelo

Poiché è la luce che si manifesta, ci deve essere una voce di slancio per svegliare il dormiente, affinché la luce della vita possa essere riversata pienamente su di lui

IO LA PERSONA A CUI SI RIVOLGEVA. "Tu che dormi." Il sonno è una figura adatta per descrivere il peccatore

1. Vive in un mondo irreale, pieno di sogni e fantasie, del tutto inconsapevole del mondo reale che lo circonda. Il peccatore sogna sicurezza e pace. Egli è carnalmente sicuro Romani 13:10; 1Tessalonicesi 5:6 Può anche camminare nel sonno

2. È completamente indifeso contro il pericolo. Se avesse saputo del pericolo, non si sarebbe addormentato. Ha dunque bisogno di essere risvegliato

3. Il suo lavoro è completamente sospeso. Cantici: finché il peccatore dorme nella morte spirituale, non fa alcun bene, non ottiene alcun bene, non gli importa di nulla. La figura del testo è, quindi, molto espressiva

II IL COMANDO RIVOLTO AL DORMIENTE. "Svegliatevi... e risuscitare dai morti". La prima cosa è aprire gli occhi; ma non dobbiamo supporre che il peccatore abbia da sé il potere di aprirli, non più di quanto l'uomo con la mano secca avesse il potere di stenderla prima che Cristo dicesse: "Stendi la tua mano". È la luce che Cristo deve spargere su colui che dorme che lo sveglierà. Proprio come il sole nei cieli naturali, splendendo sull'occhio di chi dorme, lo sveglia, così i raggi del Sole di giustizia pongono fine al sonno della morte

1. Il grido: "Svegliati!" è la voce dell'amore. L'amore di una madre cullerà il suo bambino fino a farlo addormentare, ma se la casa è in fiamme, prenderà un'altra piega e farà sobbalzare il bambino dal suo sonno

2. Il grido: "Svegliati!" è la voce della saggezza. Il peccatore perde molto dormendo. Il ladro ruba di notte. Il seminatore di tara va nelle tenebre a seminare il suo seme. Se dormi fino alla morte, perdi tutto

3. Il grido è una voce di comando. Chi comanda? È lui che ti ha redento con il suo sangue prezioso

4. È una voce che hai sentito spesso: nei sermoni, nelle malattie, nei dolori, nelle calamità

III LA PROMESSA AL DORMIENTE. "E Cristo ti darà luce". La luce che viene da Cristo può raggiungere anche i morti: "L'ora viene, anzi è già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno udita vivranno" Giovanni 5:25 I morti non sono vivificati prima di aver udito la sua voce, ma la sua voce li fa udire e vivere. Cristo vi darà la luce per portarvi fuori dalla società dei morti nella compagnia dei figli della luce, perché vi ha già introdotti nella comunione del Padre e del Figlio. "Abbandoniamo dunque le opere delle tenebre e rivestiamo l'amore della luce". -T.C

versetto 14.-

Svegliarsi!

I UNA DESCRIZIONE. Qui ci si rivolge a un particolare tipo di uomo: "tu che dormi"; "I morti".

1. L'uomo sta dormendo. Il suo sonno è l'indifferenza spirituale. Che abbia o meno una fede astratta nella religione non è del minimo momento. Può essere ateo o può essere ortodosso degli ortodossi. Cantici: finché dorme, poco importa cosa avrebbe potuto fare se fosse stato sveglio. Il dormiente può avere gli occhi aperti su interessi secolari; Può avere un intelletto pronto nella speculazione o un'energia vigorosa negli affari. Eppure gli angeli che vedono che è inconsapevole delle più grandi realtà devono considerarlo come un sognatore o, nel migliore dei casi, come un sonnambulo irrequieto

2. Questo sonno è un segno di morte. È più che dormire. È innaturale e impossibile per un'anima in piena energia. Le percezioni spirituali devono essere state offuscate e i poteri spirituali paralizzati per ammettere questa cecità e torpore nei confronti delle cose divine

II UNA CHIAMATA. Svegliarsi! Su! Sorgere! Una voce forte disturba il dormiente

1. Dio chiama, a volte

1 nella provvidenza, svegliando l'anima incurante con lo shock di qualche cambiamento improvviso; e spesso

2 Nel Vangelo, poiché è dovere del predicatore parlare a note di tromba, non solo per insegnare agli attenti, ma anche per svegliare gli svogliati

2. È importante rispondere a questa chiamata, perché il sonno è

1 una peccaminosa negligenza del dovere;

2 una sciocca perdita di benedizioni: colui che dorme fino al giorno intero non vede mai la gloria dell'alba; e

3 Una condizione pericolosa: più a lungo un uomo dorme, più difficile sarà svegliarsi, e nel frattempo la morte e il giudizio possono essere su di lui

3. È possibile svegliarsi. Il sonno spirituale è in parte volontario e semicosciente. Come un uomo a volte sa che sta sognando, così può essere reso consapevole di essere spiritualmente addormentato e può svegliarsi se vuole. C'è anche un potere stimolante nella voce divina. All'uomo dà fastidio avere il suo riposo disturbato, ma come uno che sveglia chi dorme quando la sua casa è in fiamme, viene per la sua liberazione e farà bene a darsi da fare

III UNA PROMESSA. "Cristo risplenderà su di te". C'è qualcosa per cui svegliarsi. Cristo è la Luce del mondo. Il suo popolo è ora "luce nel Signore". Egli porta all'anima che si sveglia la verità, la purezza e la gioia. Quando la tempesta infuria e la notte oscura indugia, e svegliarsi è solo riprendere il peso del dolore e brancolare nell'oscurità senza speranza, un uomo ha qualche scusa per dormire. La disperazione può dormire. Ma il cristiano trova una mattina luminosa che risponde ai suoi occhi che si aprono. Non dobbiamo svegliarci solo per accendere una cattiva luce per noi stessi. Siamo ricompensati per il risveglio con l'incoraggiante luminosità di Cristo. Dobbiamo però scuoterci per goderne. Le persone che siedono nelle tenebre vedono la grande luce solo quando si svegliano e risorgono dai morti. - W.F.A

15 Badate dunque a come camminate rigorosamente. La costruzione è un po' particolare, combina due idee: vedi di camminare rigorosamente, ma considera bene il tipo di rigore. Non camminare in modo sciolto, senza principi fissi di azione; Ma assicurati che le tue regole siano del tipo vero. Molti sono severi se non sono saggiamente severi; Hanno delle regole, ma non delle buone regole. Non come poco saggi, ma altrettanto saggi. Questa traduzione mette in evidenza la forza di asofoi e sofui: "stolti" A.V è piuttosto forte, perché non è la follia assoluta che viene rimproverata, ma la facilità mentale, la mancanza di seria considerazione in una questione così infinitamente vitale, in modo da sapere cosa è veramente meglio

Versetti 15-21.-

Cammina con circospezione o rigorosamente

L'apostolo prosegue esortando una vita circospetta, saggia e sincera, strettamente conformata in ogni cosa alla volontà di Dio, modellata secondo quell'idea di sapienza che è esposta nel proverbio: "Il timore del Signore è il principio della sapienza". Nulla è più prezioso dei principi fissi per guidare la nostra vita. Una convinzione consolidata può essere di inestimabile valore; ad esempio, la convinzione che nulla può portare a un bene alla fine che sia contro la volontà di Dio. Ogni volta che la grandezza viene raggiunta in qualsiasi sfera della vita, è attraverso la forza di regole ben rispettate. Ogni grande autore, artista, uomo di Stato, deve il suo successo a certi principi d'azione ai quali si è rigidamente attenuto. È stato osservato che l'età puritana era un'epoca di convinzioni; La nostra è un'epoca di opinioni. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono le convinzioni, e soprattutto la convinzione che l'unica regola di vita vera, sicura e benedetta è quella di seguire implicitamente la volontà di Dio. Troviamo qui le regole per un'attenta vita cristiana,

1 a parte,

2 nella società cristiana

I APART

1. Cammina con circospezione, o rigorosamente, non con noncuranza

2. Cammina con saggezza, preoccupandoti di assicurarti di camminare in modo da raggiungere il grande fine

3. Riscatta il tempo o riacquista l'opportunità vedi Esposizione

4. Capire; cioè mettere a cuore e seguire la volontà di Cristo

5. Evita l'intossicazione e tutta l'eccitazione selvaggia e il piacere profano

6. Siate riempiti dello Spirito e delle sante e benedette emozioni che egli genera

II NELLA SOCIETÀ CRISTIANA

1. Coltiva il canto cristiano e intona nel tuo cuore la melodia al Signore

2. Lascia che il ringraziamento abbia un posto speciale nei tuoi esercizi

3. Sottomettetevi gli uni agli altri nel timore del Signore

Come i cristiani hanno non solo doveri, ma anche gioie che appartengono alla loro vita individuale, così hanno sia doveri che gioie che appartengono alla loro vita sociale. Ciò che è più caratteristico dei doveri sociali dei cristiani è la sottomissione reciproca; considerazione reciproca, di ciò che è dovuto l'uno all'altro, e ancor più del servizio amorevole che l'uno può essere in grado di rendere all'altro. Ciò che è più caratteristico delle loro gioie sociali è l'elemento di gratitudine in cui fioriscono; dovrebbero sempre vivere come coloro che in Cristo hanno ricevuto misericordie al di là di ogni calcolo; e dovrebbero fare abbondante uso del canto per dare espressione a tali sentimenti e per approfondirli nel far ciò. Questo elemento gioioso contribuisce notevolmente a dare luminosità alla vita sociale dei cristiani; non sentiranno la mancanza delle delizie più carnali a cui gli uomini del mondo danno tanta importanza, ma sentiranno che Dio mette la gioia nei loro cuori, più che nel tempo in cui il loro grano e il loro vino sono aumentati

Versetti 15, 16.-

La passeggiata circospetta

I LA SUA NECESSITÀ. Il dovere di riprensione implicava la necessità di circospezione in coloro che erano tenuti ad amministrarlo. Può essere poca cosa per i cristiani "essere giudicati secondo il giudizio dell'uomo", 1Corinzi 4:3, ma non possono permettersi di ignorare la forza dell'opinione pubblica. Dovrebbero "avere buona reputazione di quelli che sono fuori" 1Timoteo 3:7 È evidentemente in riferimento agli spettatori che viene dato il consiglio dell'apostolo. "Camminate con sapienza verso quelli che sono di fuori, riscattando il tempo" Colossesi 4:5 Quando consideriamo il numero dei nostri nemici, l'incostanza della nostra mente, la severità delle prescrizioni divine e la gelosia che il nostro Divino Maestro nutre per il suo popolo, è impossibile camminare in modo accettabile a meno che non camminiamo con circospezione

II LA NATURA DI QUESTA PASSEGGIATA. Dobbiamo 'camminare con circospezione, non come stolti, ma come saggi'.

1. Dobbiamo avere conoscenza della vera via Geremia 6:16; Matteo 7:14 non come lo stolto, che sbaglia la strada

2. Dobbiamo seguire la luce che cade sul nostro cammino, non come lo stolto, che si volge verso le tenebre, solo per inciampare in esse Proverbi 4:27

3. Dobbiamo prevedere i pericoli della via e provvedere contro di essi, non come "i semplici, che passano oltre e sono puniti" Proverbi 22:3

4. Lungo la strada dobbiamo avere il Signore come nostro Compagno, come "Enoc, che camminò con Dio" Genesi 5:22 Lo stolto cerca la compagnia degli stolti

5. Dobbiamo tenere in vista la fine del nostro cammino. "Ricevendo il fine della vostra fede, la salvezza delle anime vostre" 1Pietro 1:9

III L'APPLICAZIONE DI QUESTO PRINCIPIO ALL'USO PROFICUO DELLE OPPORTUNITÀ. "Riscattando il tempo, perché i giorni sono cattivi". Non ci può essere un camminare saggio o prudente senza la dovuta considerazione sia del valore del tempo sia dell'importanza di utilizzare le nostre opportunità per fare del bene

1. La natura di questa redenzione del tempo. Non è il semplice sforzo di salvare le fugaci ore della nostra vita dall'ozio, dalla vanità, dalla distrazione o dall'eccessiva devozione agli affari, ma lo sforzo di afferrare le opportunità per fare il bene, di sfruttarle al meglio, di non permettere che nessuna distrazione del piacere o della vita ostacoli il loro giusto impiego. Gesù, nella sua estrema giovinezza, era ansioso di occuparsi "degli affari del Padre suo" Luca 2:49 Dobbiamo fare del bene a tutti gli uomini "secondo che ne abbiamo l'opportunità" Galati 6:10 Dobbiamo fare del bene ai nostri stessi nemici, sull'esempio di quel Padre che "fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sui buoni" Matteo 5:45 Dobbiamo usare le nostre opportunità anche per ricevere il bene, dando ogni diligenza per rendere sicura la nostra vocazione e la nostra elezione 2Pietro 1:10

1. Motivi per riscattare il tempo. "Perché i giorni sono cattivi". Non è perché i nostri giorni sono pochi, anche se anche questo è un ottimo motivo

1. Abbiamo già perso molto tempo; 1Pietro 4:3

2. non sappiamo quanto tempo ci rimane ancora Giacomo 4:14 ;

3. Dobbiamo rendere conto di tutto il nostro tempo e le nostre opportunità

La ragione addotta dall'apostolo è il male dei giorni. Non si deve perdere tempo se si vuole che il male venga contrastato in modo rapido ed efficace. L'apostolo non accenna alla natura del male. Eppure è lecito supporre che quei giorni fossero cattivi, non in se stessi, ma a causa della malvagità e della follia dell'uomo

1 È il male del peccato, piuttosto che il male della punizione, che si intende

2 Fa parte del male che gli uomini non lo vedano affatto

3 Fa parte del male che non facciano cordoglio per esso

4 Fa parte del male che non faranno nulla per rimuoverlo

C'è, quindi, una ragione in più perché i cristiani si dimostrino in tutte le stagioni e sfere d'azione per contrastare il male dei giorni. - T.C

Versetti 15-21.-

Esortazione a esercitare sapienza riguardo al nostro modo di camminare

"Guardate dunque attentamente come camminate, non come insensati, ma come saggi". L'oggetto a cui dobbiamo guardare è questo: come camminiamo; in altre parole, la condotta della nostra vita. Riguardo a questo dobbiamo stare attenti. A volte ci sono dei pali per indicare dove portano le diverse strade, in modo che i viaggiatori non si perdano. Osservandoli attentamente, possono risparmiarsi molti problemi e ritardi. Cantici diventa ogni viaggiatore verso l'eternità conoscere la strada che sta intraprendendo, che sia la stretta o la larga. Ci sono dei pali del dito eretti da Dio nella Parola con i quali possiamo accertarci di questo e metterci a posto se dobbiamo prendere la strada sbagliata per il nostro dolore. Ma, visto che molti non fanno uso di questi pali non li guardano affatto, o solo con noncuranza, e quindi mostrano grande follia, l'esortazione prende la forma sia negativa che positiva. "Non così poco saggio, ma altrettanto saggio". La parola tradotta "con cura" può anche essere tradotta "precisamente", e suggerisce questo, che non dobbiamo solo guardare alla correttezza generale della nostra condotta, ma dobbiamo guardarla fino ai più piccoli dettagli. È solo esaminandolo attentamente nei dettagli, senza alcuna conclusione scontata nella nostra mente, ma cercando sinceramente Dio che ci scruti e ci scopra ciò che può essere modificato in meglio, che possiamo essere in grado di metterlo in evidenza in una qualche bellezza di concezione nel suo insieme. Ci sono due cose riguardo alle quali dobbiamo esercitare saggezza

I TEMPO. "Riscattando il tempo, perché i giorni sono cattivi". La giusta gestione del nostro tempo è ciò a cui dobbiamo prestare particolare attenzione. L'esortazione è di redimere il tempo, cioè il tempo che ci è stato assegnato sulla terra, in cui adempiere i propositi Divini. Letteralmente, come indicato a margine, dobbiamo acquistare l'opportunità. L'idea è che ogni momento ha il suo dovere assegnato. Facendo il dovere nel momento, facciamo un acquisto dell'opportunità, la trasformiamo in un guadagno. Ci teniamo al passo con i tempi; Evitiamo la successiva collisione dei compiti. Mentre non facendo il dovere in questo momento, contraiamo il debito, rimaniamo indietro. Invece di essere i liberi padroni del nostro tempo, diventiamo debitori servili di esso. Dobbiamo essere come mercanti che afferrano ogni vantaggio che sta percorrendo. I mercanti, che viaggiano da un posto all'altro, non ottengono un vantaggio ad ogni angolo. Devono fare i conti con una quantità di fatica infruttuosa. Ma come mercanti celesti, siamo in questa posizione invidiabile, che ogni momento arriva carico di opportunità d'oro. E noi dobbiamo rendere i nostri momenti che passano ricchi di tutti i guadagni di una buona vita

1. Buona pianificazione. Se vogliamo riscattare il tempo nei suoi giorni, allora dobbiamo anticiparli con sagge disposizioni economiche. Dobbiamo vederli arrivare, e sapere come se Dio vuole dobbiamo riempirli. La luce che abbiamo ricevuto dai giorni passati dobbiamo metterla in un piano praticabile per i giorni a venire. Per l'eccellenza di un piano giornaliero è essenziale che si proporzione correttamente tra i vari doveri della vita in modo che nessuno sia tralasciato o non abbia il proprio posto. Dobbiamo mantenere la giusta proporzione tra i nostri impegni più severi e quelli più leggeri. A ciascuno conviene avere un compito, un compito definito, un compito che metta a dura prova le sue energie. E se non lo ha per necessità di procurarsi il pane quotidiano, dovrebbe averlo per necessità di stabilirsi. Ma non è bene che l'arco sia sempre teso, e, se ci arrangiamo bene, troveremo il tempo e lo troveremo buono anche per svolgere il nostro compito per rilassarci nel divertimento sociale

Dobbiamo anche mantenere la giusta proporzione tra i nostri doveri religiosi e quelli secolari. Quest'ultimo, come disposizione generale, deve occupare gran parte del nostro tempo. Sei a uno è la proporzione indicata nel comando. Ma in ogni vita ben pianificata si troverà molto tempo per i doveri religiosi. Ogni giorno deve iniziare con un riconoscimento di Dio. Può sembrare utopico aspettarsi le devozioni mattutine di uno che deve essere al lavoro alle sei. Eppure basta un po' di sonno o la sera precedente per assicurare a Dio il tempo necessario. E certo questo non è troppo aspettarsi da un cristiano nell'interesse di una vita ben ordinata. Le devozioni mattutine da sole non renderanno la giornata buona. Solo quando queste saranno state coscienziosamente impegnate si sentirà l'obbligo di far sì che il lavoro della giornata sia in armonia con esse. La serata può essere utilizzata per l'auto-miglioramento e per il ministero degli altri. E il giorno deve finire, come è cominciato, con Dio. È solo con tale pianificazione in nome di colui che non è l'autore della confusione che possiamo aspettarci di essere come mercanti che accumulano una grande fortuna

2. Una buona pianificazione seguita da risolutezza nell'esecuzione. C'è una ragione data per riscattare il tempo: "Perché i giorni sono cattivi". La terra stessa ha preso un incarnato dalla degenerazione dei suoi abitanti. E così i nostri giorni sono malvagi, e non come sarebbero stati in condizioni normali

1 I giorni sono cattivi, perché molti di essi sono già perduti. Abbiamo conosciuto la degenerazione dei giorni nella nostra esperienza. Abbiamo perso molte buone opportunità. Questo pensiero dovrebbe agire come un potente stimolo per noi. L'apostolo dà vendetta come l'ultimo e il coronamento di una tristezza secondo Dio. "Sì, che vendetta!", dice. Dobbiamo vendicarci di noi stessi per aver dato così tanta della nostra preziosa forza e del nostro tempo al nostro avversario. L'operaio sa cosa significa recuperare il tempo perduto. Quando rimane indietro con la sua storia di lavoro, deve lavorare più ore o applicarsi con doppia energia quando lo fa. Quindi, poiché i nostri giorni sono stati spesi male in passato prima della conversione e anche dopo la conversione, dobbiamo lavorare con energia raddoppiata in futuro

2 I giorni sono cattivi a causa delle molte tentazioni che portano. Nei nostri momenti di calma tristi per il passato pensiamo di trascorrere il nostro tempo in un certo modo che ci sembra buono. Ma le circostanze non sono del tutto con noi. In un mondo in cui il male ha ottenuto una tale presa, dobbiamo rendere conto al fatto che siamo sollecitati dall'esterno più o meno urgentemente a deviare dal nostro piano. E ciò che rende la sollecitazione molto da temere è che siamo indeboliti dal nostro passato. Se avessimo superato gli ostacoli man mano che procedevamo, oggi saremmo stati in una posizione più libera e più forte. Ma dobbiamo trascinare con noi i nostri antecedenti, come un vecchio debito. Abbiamo un tempo non digerito, che giace come un peso sulle nostre energie attuali. E sebbene, con il pentimento e il perdono, ci venga impartito un senso di libertà e di speranza, tuttavia c'è ciò che deve essere vinto con l'abitudine malvagia. L'unico modo di conquista è quello di affrontare rigorosamente tutte le interruzioni del dovere, man mano che si presentano, come coloro che vogliono vedere il tempo riscattato, e non le sue perdite aggiunte

3 I giorni sono cattivi perché sono pochi. Abbiamo tempo per rimediare di fronte a grandi tentazioni e poco tempo per rimediare. Se avessimo mille anni da vivere, la situazione cambierebbe. Sarebbe un periodo relativamente lungo in cui recuperare ciò che abbiamo perso in trenta, cinquanta o settant'anni. Ma quando i giorni sono cattivi in questo senso, che non possiamo calcolare su un solo giorno come il nostro, c'è sicuramente una ragione urgente per rimediare senza indugio alle nostre perdite. Se tutti gli interessi della vita fossero riuniti in un solo momento, se ci dicessimo che dall'uso che facciamo di quel momento dipende la nostra futura felicità o miseria, con quanta urgenza dovremmo essere chiamati a usarlo correttamente! Ciò che è in realtà l'accordo differisce poco da quello. Viviamo davvero di momento in momento, senza sapere quale sarà l'ultimo. Com'è saggio, dunque, cercare di trarre da ogni momento che passa un guadagno eterno! Inferenza in cui c'è una ricorrenza all'esortazione generale e un passaggio al secondo particolare. "Perciò non siate stolti, ma comprendete qual è la volontà del Signore". L'insegnamento qui è che Cristo è il Signore del nostro tempo. Egli ha la sovrana nomina del tempo della nostra venuta qui e del tempo della nostra partenza di qui. Tutte le nostre imprese sono condizionate da questo: "Se il Signore vuole". Egli ha diritti sovrani sul nostro tempo. A Lui dobbiamo le primizie del nostro tempo, come dobbiamo le primizie della nostra sostanza. Da Cristo otteniamo l'intero progetto della nostra vita. La giusta gestione del nostro tempo, quindi, è capire qual è la volontà del Signore, ciò che Cristo vuole che facciamo. Cercando la mente di Cristo riguardo all'impiego del nostro tempo, possiamo aspettarci di ottenere da lui la forza necessaria per superare tutti gli ostacoli del nostro tempo, e per fare il lavoro di ogni giorno nel suo giorno, secondo quanto richiede il dovere del giorno

II VINO

1. Dissuasivo dalla falsa eccitazione. "E non ubriacatevi di vino, in cui c'è tumulto". È evidente dal linguaggio qui impiegato che il vino bevuto a quei tempi era inebriante. Il consiglio apostolico deve essere considerato come ancora più applicabile alle bevande di qualità inebrianti più forti, che vengono prodotte oggi. Ha la sua applicazione alla coppa inebriante del mondo in ogni sua forma: all'ebbrezza della lettura di romanzi, all'ebbrezza dell'acume negli affari, all'ebbrezza dell'eccitazione politica. Questo consiglio non è inappropriatamente collegato con il consiglio precedente sulla giusta gestione del tempo. Perché è quando il tempo non è adeguatamente riempito, quando è insipido, monotono o quando è pieno di cattive azioni, che c'è la tentazione di andare dietro a una forma o all'altra di eccitazione terrena. Non si può dire che l'uso del vino sia proibito da questo precetto. Ma c'è certamente una nota di allarme che è risuonata in relazione ad esso. Accanto ad essa è stata issata la bandiera rossa del pericolo. "Non ubriacarvi di vino". L'ubriachezza è il desiderio febbrile, la brama morbosa, di bere. L'uomo con i suoi nobili poteri diventa un appetito enorme, sempre alla ricerca e mai soddisfatto. È una morsa in cui tutte le classi rischiano di cadere. Se gli oziosi si mettono a bere per alleviare la noia dell'esistenza, gli esasperati vi si dedicano per ricostituire le forze esaurite. I giovani vi si dedicano per amore all'eccitazione, mentre gli anziani e i debilitati vi si dedicano per dare nuovo tono al loro sistema. Gli uomini di natura grossolana vi si dedicano perché sono incapaci di piaceri superiori, e gli uomini di fine sensibilità vi si dedicano perché è fonte di ispirazione per l'intelletto. Gli uomini di tendenze sociali vi si dedicano perché aiuta la buona compagnia; E la cosa più triste è che le donne vi si dedicano in privato, a causa di una struttura particolarmente sensibile e delle disuguaglianze di sentimento. Si tratta di un vizio, quindi, che si deve dire di natura particolarmente affascinante e pericolosa. E che nessuno pensi di essere fuori pericolo. Molti di coloro che sono caduti non erano come fallire all'inizio. Per un po' di tempo non bevvero affatto, e i loro amici speravano in loro che si sarebbero dimostrati uomini temperanti. E quando in alcuni casi con altri ambienti sociali cominciavano a farne un qualche uso, sembrava che lo stessero prendendo in modo perfettamente innocente o necessario, fino a quando non si formava il gradimento, e non potevano fare a meno di una certa e crescente quantità di bevanda. Ora, si osservi per quale motivo l'apostolo condanna l'ubriachezza. È nella linea del suo pensiero che dobbiamo esercitare saggezza riguardo al nostro modo di camminare. Dove, dice, è una rivolta. L'ubriachezza è una follia. C'è una forma di esso a cui questa descrizione è particolarmente applicabile, quella che è nota come delirium tremens. Ma anche nel suo funzionamento ordinario ha una stretta somiglianza con la follia. Toglie agli uomini la forza di guida della ragione, la padronanza di sé, il loro autocontrollo, e li porta a fare di se stessi quelle esibizioni di cui nei loro momenti di calma si vergognerebbero. "Riot", che è la parola impiegata nella traduzione riveduta, è definita da Johnson come "festa selvaggia e dissoluta".

"Quando la sua ostinata rivolta non ha freni, quando la rabbia e il sangue caldo sono i suoi consiglieri, quando i mezzi e le maniere sontuose si incontrano".

1 La parola "tumulto" indica i modi prodighi dell'ubriacone. L'ubriacone è prodigo dei suoi mezzi

" Cantici, insensato di spese, che non saprà né come mantenerle, né cessare il suo flusso di tumulto".

Spende per l'autoindulgenza ciò che, se salvato, non solo aumenterebbe il comfort della sua casa, ma farebbe anche molto bene. L'ubriacone è prodigo del suo tempo, e quindi viola il precetto precedente. L'occasione d'oro, che potrebbe impiegare per informare la sua mente o istruire i suoi figli, la spreca nell'osteria. L'ubriacone è prodigo della stoffa di cui è fatta la sua corporatura. Spreca le sue forze fisiche, gli toglie la lucidità di mente, la fermezza di mano e il vigore generale, induce malattie e morte prematura violando ancora una volta il precetto precedente gettando via anni che nei sentieri della temperanza sarebbero stati suoi. L'ubriacone è prodigo del suo valore verso i suoi simili, come l'uomo temperante è conservatore sotto questo aspetto. Quando il generale indiano vide il disastro in agguato sulle armi del suo paese, perché, ahimè! in caso di emergenza i suoi reggimenti furono trovati infatuati dall'alcol, "Chiamate i santi di Havelock!" esclamò; «non sono mai ubriachi, e Havelock è sempre pronto». L'ubriacone è prodigo dei suoi migliori sentimenti. Smorza i suoi sentimenti di casa. Non apprezza la compagnia di sua moglie e dei suoi figli; non studia la loro felicità; anzi, può vedere che mancano per poter essere soddisfatto. Egli indebolisce la sua sensibilità spirituale. E per sua moglie il pensiero più terribile può essere, non che sia messa da parte o che i figli siano trascurati, ma che per il suo idolo egli si stia spogliando del suo Dio

2 La parola "sommossa" indica i modi rumorosi dell'ubriacone. Gli uomini sotto eccitazione sono naturalmente dimostrativi, e l'ubriacone è particolarmente rumoroso e per questo insensato nelle sue dimostrazioni. C'è il rumore delle risate ubriache. "Come il crepitio delle spine sotto una pentola, così 'vuoto e di breve durata' è il riso dello stolto". C'è il rumore delle canzoni degli ubriachi. C'è il canto del suo genere, che accompagna il bere di Isaia 24:8 Nel canto conviviale gli uomini si raccontano a gran voce della loro libertà dalle preoccupazioni, della loro bontà d'animo anche se ci possono essere spettri di povertà, di cuori spezzati, nelle loro case; o possono andare fino al fondo dell'indelicato e del profano. Ma come tutta questa ilarità è fuori luogo! "Trasformerò", è detto nel profeta Amos, "le vostre feste in lutto e tutti i vostri canti in lamento". E c'è l'eco di questo in Giacomo: "Siate afflitti e fate cordoglio e piangete, il vostro riso si muti in lutto e la vostra gioia in tristezza". C'è il rumore delle risse tra ubriachi. C'è spesso, sotto l'eccitazione dell'alcol, una combattività nelle parole e una combattività nei fatti. "Chi ha contese? Chi ha chiacchiere? Chi ha ferite senza motivo? Quelli che si attardano a lungo al vino". Non si può dire che l'apostolo prenda una decisione a favore dell' astinenza totale. Egli non consiglia mai l'astinenza totale come un dovere in sé o in relazione ai suoi tempi. Agisce allo stesso tempo, non dà alcuna decisione avversa all'astinenza totale. E sappiamo che altrove egli stabilisce un principio di convenienza che, a certe condizioni, fa dell'astinenza totale un dovere cristiano. Molte brave persone pensano che queste condizioni esistano nel nostro paese in questo momento. Essi sentono che il male dell'intemperanza è salito a tal punto da essere un vizio nazionale minacciando la nostra stessa posizione come nazione, e desiderano starne alla larga il più possibile. Sentono che ci sono persone in pericolo nella loro casa, o nella cerchia dei loro conoscenti, o nella congregazione cristiana con cui sono collegati; e desiderano proteggerli meglio che possono. Sentono di essere in pericolo e desiderano stare in guardia. E coloro che per ragioni come queste possono sacrificare la loro gratificazione meritano ogni onore. Vediamo che nello scoraggiamento del bere la nostra influenza è debitamente dalla parte della temperanza, che non stiamo facendo nulla per ostacolare gli altri nella loro lotta spesso dolorosa verso la virtù e la felicità

2. Persuasivo alla vera eccitazione. "Ma siate ripieni di Spirito". L'apostolo non proibisce ogni eccitazione; piuttosto all'eccitazione che egli nega come falsa sostituirebbe una vera eccitazione

1 Possiamo essere ubriachi di vino; dobbiamo essere riempiti non possiamo mai essere ubriachi con lo Spirito. C'è un avvertimento connesso con l'uso del vino, ma non c'è alcun avvertimento connesso con il ricevere le inebrianti influenze dello Spirito. Qui il nostro appetito è incoraggiato: "Siate ripieni di Spirito". Non possiamo mai essere troppo abbandonati all'appetito spirituale; non potrà mai crescere in noi fino a una forza pericolosa. Nella nostra carnalità sappiamo troppo poco di cosa significhi essere gioiosamente eccitati nella nostra natura più elevata. Cowper ci dice come deve essere morto di gioia se non gli era stata data una forza speciale per sopportare le rivelazioni divine. E Jonathan Edwards racconta come si sentiva come rapito e inghiottito da Dio. Senza dubbio un tale stato finora ordinario fu il fondamento delle comunicazioni soprannaturali che Giovanni ricevette a Patmos. Non si pensi che questo sia troppo alto. Ci deve essere qualcosa di questa pura eccitazione sperimentata in noi, se vogliamo essere curati dall'amore per la falsa eccitazione. Non disprezziamo le altre cure; Ma questa è la migliore cura per l'ubriachezza, questo è il positivo più efficace che dobbiamo mettere al suo posto

2 Le manifestazioni di eccitazione del vino sono sconvenienti; le manifestazioni di eccitazione da parte dello Spirito sono pure e amabili

a Canto. Si sa come trarre vantaggio dal suono armonioso per incoraggiare gli uomini ad andare in battaglia con "la briscola stridula, il tamburo che stimola lo spirito, il piffero che penetra le orecchie". È anche noto come usarlo come ausiliario al servizio della superstizione, della baldoria e del vizio. E Dio, nella sua infinita sapienza, ha ritenuto opportuno servirsi della stessa strumentalità. Nell'antico tempio ebraico quattromila leviti, un'intera quarta divisione, erano impiegati in relazione al servizio di lode. Dio ha ispirato e permesso agli uomini di scrivere salmi e inni per il santuario; e ha anche permesso agli uomini di comporre musica adatta per loro. Il canto di parole musicali, con o senza accompagnamento strumentale, ha un potere meraviglioso nel suscitare emozioni, nel risvegliare ricordi dolci e lieti, e persino nell'eccitare l'immaginazione in una certa vaghezza e immensità che appartiene ai suoni. Come in una conchiglia premuta all'orecchio si dice che si ode il suono dell'oceano da cui proviene, Cantici nelle dolci note della musica possiamo udire un suono come dalle rive eterne

"Tu, Signore, sei il Padre della musica: da te sussurri sono dolci suoni".

In uno stato d'animo elevato come qui supposto diamo naturalmente espressione ai nostri sentimenti nel canto. "C'è qualcuno allegro? che canti la lode".

a Cantare insieme. "Parlandoci l'un l'altro in salmi, inni e cantici spirituali". Gli uomini, sotto l'eccitazione dello Spirito, si dilettano a cantare canzoni spirituali distinte dalle canzoni dell'ubriacone. Sotto di esso arrivano i salmi nella loro grande posizione storica. E vengono anche gli inni, cioè i canti diversi dai salmi, che si usano in lode. Dobbiamo parlarci l'un l'altro per mezzo di questi. Plinio riporta che i primi cristiani erano soliti riunirsi prima dell'alba in un giorno fisso per evitare la persecuzione e recitare un inno tra di loro a turno a Cristo come a Dio. Lutero fece avanzare notevolmente la causa della Riforma con i suoi inni, che venivano cantati ai focolari del popolo. Come possiamo così infondere l'uno nell'altro lo spirito di fiducia, di coraggio, di speranza! Dopo esserci incoraggiati nella Roccia della nostra forza, ci volgiamo e così parliamo ai nostri simili, l'uno agli altri, o una parte all'altra.

"O genti, riponete sempre la vostra fiducia in lui; Davanti a lui aprite il vostro cuore: Dio è il nostro alto rifugio".

b Cantare con il cuore. "Cantando e innalzando melodie con il cuore al Signore". Cantare insieme può occupare solo una piccola parte del nostro tempo. Ma nei nostri altri impegni possiamo essere così pieni di fiducia, così liberi da preoccupazioni, da cantare con il cuore. E il canto che cantiamo tutto il giorno è impostato sul Nome di Cristo, per l'opera della redenzione

"Ci sono in questa bassa e stupefacente marea di cure umane e di crimini, presso i quali dimorano le melodie dell'eterno rintocco; Che portano la musica nel loro cuore attraverso il vicolo oscuro e il mercato litigioso, svolgendo il loro compito quotidiano con i piedi più indaffarati perché le loro anime segrete sono una sacra tensione ripetuta?"

b Ringraziamento. "Rendendo sempre grazie per ogni cosa, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, a Dio, sì, al Padre". Questa è un'altra bellissima manifestazione di eccitazione spirituale. Nei nostri stati d'animo più elevati ci rivolgiamo naturalmente a Dio con gioiosa gratitudine. Il ringraziamento al quale l'ubriacone deve essere estraneo, perché abusa della sua misericordia, come il canto, deve scorrere come un filo d'oro attraverso tutta la nostra vita. Nel profondo del nostro cuore possiamo essere sempre grati, anche se il linguaggio della gratitudine non può essere sempre sulle nostre labbra. Dobbiamo ringraziare Dio perché un brivido gioioso dello Spirito può attraversare il nostro essere, meglio del vino. Dobbiamo ringraziare Dio per le innumerevoli misericordie

"Ogni giorno che ritorna aleggiano intorno a noi nuove misericordie mentre preghiamo; Nuovi pericoli passati, nuovi peccati perdonati, nuovi pensieri di Dio, nuove speranze del cielo".

Dobbiamo ringraziare Dio anche per le nostre afflizioni, che sono benedizioni sotto mentite spoglie, perché, anche se, in quanto sono cattive, dobbiamo essere riconciliati con esse, tuttavia dobbiamo ringraziare Dio per ciò che è buono in esse, cioè il disegno misericordioso, il conforto che l'accompagna, il beneficio che ne deriva. E come riceviamo tutto solo per mezzo di Cristo, così dobbiamo rendere grazie al Padre nel Nome di Cristo

c Soggezione. "Sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo". Sembra strano che questo debba essere menzionato come una delle manifestazioni dell'elevazione spirituale. Non possiamo che pensarla in questo modo. Come gli uomini sotto l'eccitazione del vino sono inclini ad essere auto-assertivi, inebrianti, così sotto l'eccitazione dello Spirito abbiamo un tale fondo di gioia in noi stessi che siamo contenti di cadere in ogni posizione di sottomissione in cui Dio ci mette. Seguono i particolari di questa soggezione; qui ci interessa solo notare il sentimento particolare che vi è associato, cioè il timore di Cristo. Sappiamo che da tutta la gioia della sua prima visita al tempio da giovane, dalla gioia di essere lì per gli affari di suo Padre, poté scendere ed essere sottomesso ai suoi genitori. E sappiamo che, in mezzo a tutta l'estasi della trasfigurazione, egli poteva ancora pensare di sottomettersi alla volontà del Padre nella sua morte. Poiché, dunque, riveriamo Cristo e temiamo di offenderlo, cerchiamo con tutto ciò che sperimentiamo dell'eccitazione superiore di essere soggetti gli uni agli altri.

Versetti 15-21.-

2; Due mondi di una razza

"Guardate dunque di camminare con prudenza, non da stolti, ma da saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. Perciò non siate insensati, ma comprendete qual è la volontà del Signore. E non ubriacarvi di vino, in cui è eccesso; ma siate ripieni di Spirito; parlate a voi stessi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e innalzando melodie nel vostro cuore al Signore; rendendo sempre grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel Nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Dio". Tutti questi versetti devono essere ricondotti sotto lo stesso titolo dei versetti discussi nel nostro precedente articolo, vale a dire: Due mondi di una sola razza. Questi versetti continuano ad indicare i doveri che spettano al mondo degli uomini cristiani. I doveri, di cui abbiamo discusso in precedenza, erano la separazione, il rimprovero, l'illuminazione e la rianimazione; i doveri che dobbiamo ora notare sono la coerenza cristiana, la santa eccitazione e il culto sociale

I COERENZA CRISTIANA. "Guardate dunque di camminare con circospezione, non da stolti, ma da saggi". I versetti insegnano che camminare in stretta armonia con il credo cristiano implica:

1. Saggezza. "Non come sciocchi, ma come saggi". Una condotta incompatibile con il credo cristiano che professiamo è estremamente stolta

1 Danneggia la nostra stessa natura morale

2 Travisa il vangelo di Cristo

3 Insulta l'onniscienza di Dio

L'ipocrisia è in ogni modo poco saggia

2. Diligenza. "Riscattare il tempo": "Comprare opportunità". Com'è il tempo di essere riscattati? Non riconquistando una parte del passato. Il passato è irrimediabilmente scomparso. Non da rimpianti inoperanti riguardo al torto del passato. Non per meri desideri sentimentali che il futuro possa essere migliore. E allora?

1 Deducendo le vere lezioni morali del passato

2 Con una profonda e devota determinazione ad evitare tutti i mali del passato

3 Volgendo ogni circostanza della nostra vita a un giusto resoconto spirituale

"Perché i giorni sono cattivi", dice Paolo. I tempi in cui Paolo scrisse erano corrotti; I nostri tempi sono corrotti. Ci sono diverse cose che rendono i nostri tempi malvagi

1 Una laicità dominante. Quanto è mercenaria la nostra epoca!

2 Formalismo religioso. Le forme di religione abbondano dappertutto; Il vero spirito è raro. La "lettera" sta uccidendo lo "spirito".

3 Razionalismo scettico. La filosofia del mondo, come viene chiamata, è per la maggior parte antiteistica, antisoprannaturale, anticristiana. Questi elementi riempiono l'atmosfera sociale con i funghi morali che rendono i nostri "giorni" malvagi. Poiché i nostri giorni sono carichi di tanti mali, dobbiamo essere diligenti; Dovremmo cogliere ogni opportunità per schiacciare il torto e promuovere il giusto

3. Inchiesta. "Comprendere qual è la volontà del Signore". Dio ha una volontà riguardo a noi, ed è nostro dovere sforzarci di comprenderla, e a questo scopo dobbiamo indagare su di essa

II SANTA ECCITAZIONE. "Non ubriacate di vino, che è eccessivo; ma siate ripieni di Spirito". Questo versetto suggerisce diverse riflessioni

1. L'uomo ha un desiderio istintivo di eccitazione. Le parole evidentemente implicano questo. Paolo presume che i suoi lettori debbano essere eccitati, nel dire loro cosa dovrebbero e cosa non dovrebbero trovarlo. L'eccitazione è una necessità della nostra natura. L'anima ne ha una profonda fame

1 L'osservazione lo dimostra. Guardate la società, sia come appare sulla pagina della storia, sia come vi circonda ora in tutte le attività della vita, e troverete che l'amore per l'eccitazione spiega gran parte di tutta la sua irrequietezza, dei suoi divertimenti e delle sue fatiche

2 La coscienza lo dimostra. Tutti sono consapevoli di questo impulso. La monotonia e la stagnazione diventano intollerabili. Desideriamo un battito cardiaco più veloce, una passione più calda e più piena. Sì, l'uomo ha una fame innata di eccitazione. Da qui la popolarità di teatri sensazionali, sport, libri, scene, musica, sermoni

2. L 'uomo ricorre a espedienti impropri per l'eccitazione. "Non ubriacarvi di vino". Il vino stimola l'eccitazione. Accelera il polso, riscalda il sangue, accende le passioni. Quindi agli uomini piace. Lo usano, non per il gusto di intossicarsi, ma per eccitazione. Bere vino è solo uno dei tanti espedienti impropri per l'eccitazione. L'ubriachezza è qui un tipo di tutto ciò che stimola impropriamente i sensi e accende le concupiscenze

1 C'è il sensualismo. Quanti cercano l'eccitazione in una gratificazione smodata di mere propensioni animali!

2 C'è il gioco d'azzardo. Quante migliaia di persone ricorrono all'ippodromo, alla borsa, al tavolo da biliardo, per l'eccitazione!

3 C'è letteratura immorale. Racconti deliziosi, narrazioni sporche e storie d'amore sensazionali; -questi sono avidamente ricercati perché fanno risplendere l'immaginazione con fuochi impuri

III CULTO SOCIALE. "Parlando a voi stessi", ecc. Questi versetti dal diciannovesimo al ventunesimo mostrano che cosa si intende per essere "ripieni di Spirito".

1. Alti rapporti spirituali con l'uomo. "Parlando a voi stessi con salmi, inni e cantici spirituali". Parlare agli uomini delle cose più alte nelle più alte forme di linguaggio: la poesia. L'euforia sfocia sempre nella poesia

2. Devota comunione con Cristo. "Cantando e innalzando melodie nel tuo cuore al Signore". L'anima riversa le sue devozioni in dolci melodie all'orecchio divino

3. Riconoscimento riconoscente dei favori divini. "Rendendo sempre grazie per ogni cosa a Dio".

4. Devozione divina al bene comune. " Sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Dio". Tutto questo è implicito nell'essere "ripieni di Spirito"? E non c'è abbastanza eccitazione qui? Essere riempiti con lo Spirito significa essere riempiti con le idee dello Spirito; E quali idee entusiasmanti sono le sue! Con i propositi dello Spirito; e quali propositi ispiratori sono i suoi! Con l'amore dello Spirito; e che immensità di impulsi eccitanti c'è in quell'amore!

Il valore del tempo

IO TUTTO IL TEMPO HA UN ALTO VALORE. Coloro che ammazzano il tempo distruggono uno dei migliori talenti che Dio ha dato loro e lo derubano di un sacro incarico che ha prestato loro

1. Il tempo non è di nostra proprietà. Siamo servi e dobbiamo rendere conto al nostro Signore dell'uso che facciamo delle sue ore

2. Bisogna occuparsi di grandi preoccupazioni. Non solo l'arte è lunga mentre la vita è breve, ma il dovere è grande, le esigenze di servizio sono molte e i bisogni dei nostri simili sono numerosi. In questo mondo di fatica, lotte e dolore, ogni momento è prezioso per qualche buona azione di misericordia o per qualche solida opera di verità

3. Il tempo perso è irrecuperabile. Non possiamo riscattare il tempo che è stato sprecato. Una diligenza pentita può riportare indietro l'eredità che è stata sperperata in una follia stravagante; un'attenta attenzione può riportare la salute sprecata; Ma il tempo una volta passato è andato per sempre

4. Il tempo può essere reso di valore crescente. Un'ora vale di più nell'uso di un uomo che in un giorno con un altro uomo

II LE OPPORTUNITÀ SPECIALI HANNO UN VALORE SPECIALE. San Paolo ci esorta a comprare "le stagioni". Non tutto il tempo ha lo stesso valore. Ci sono momenti di particolare preziosità. Guai a chi, per negligenza o negligenza volontaria, li lascia sfuggire! Nel momento in cui la corda galleggia vicino all'uomo che sta annegando, deve essere afferrata o muore. Colpisci il ferro finché è caldo. Semina il seme in primavera se vuoi raccogliere il raccolto in autunno

1. La gioventù ha le sue opportunità d'oro che appartengono a nessun'altra età. I giovani in particolare dovrebbero sfruttare al meglio la propria stagione

2. La virilità ha il suo tempo di vigore per un lavoro che sarà oltre le forze della vecchiaia. L'uomo saggio cercherà occasioni di utilità affinché la sua parola sia "a suo tempo".

III IL VERO VALORE DEL TEMPO PUÒ ESSERE OTTENUTO SOLO A UN COSTO. Dobbiamo comprarlo prima di poterlo utilizzare

1. Dobbiamo riflettere su come possiamo utilizzare al meglio il nostro tempo e cercare le giuste opportunità. Per mancanza di debita considerazione c'è una spaventosa mancanza di economia di energia e di tempo

2. Dobbiamo sacrificare il nostro piacere nel rinunciare al tempo che siamo tentati di dedicare a noi stessi, al nostro divertimento o al nostro riposo, al servizio di Dio. Colui che dà a Dio solo i suoi momenti di svago, quando è stanco e stanco del suo lavoro egoistico, non fa che una misera offerta

3. Dobbiamo mettere fuori più energia per rendere il nostro tempo più prezioso. Pochi di noi lavorano sugli argomenti più alti a piena pressione. I più occupati potrebbero fare più bene se, quando non riescono ancora a trovare il tempo per servire Cristo, trovassero il tempo. - W.F.A

16 Riscattare il tempo, perché i giorni sono cattivi; oppure, comprando per voi stessi l'opportunità, l'idea è quella di un mercante che, conoscendo il valore di un articolo e il buon uso che ne può fare, lo compra. L'opportunità è l'opportunità di diffondere la luce e di agire in base ad essa; e la ragione addotta, "perché i giorni sono cattivi", indica che, a causa della prevalenza del male, c'è molto bisogno della luce su cui il cristiano ha il controllo. Si può anche suggerire che la prevalenza del male è atta a raffreddare l'amore e diminuire lo zelo del cristiano; da qui la necessità di uno speciale zelo di spirito in materia: egli deve attendere avidamente la sua opportunità

17 Perciò non siate stolti, ma comprendete qual è la volontà del Signore. Il "perciò" si riferisce a tutto l'argomento precedente: perché siete figli della luce, perché la luce è così preziosa e così indispensabile, perché tutte le vostre circostanze richiedono tanta cura e serietà. "Non saggio" equivale a insensato; "comprendere", sia per conoscere che per prendere a cuore, come nella parabola del seminatore: "Quando uno ascolta la parola del regno e non la comprende", cioè non la considera o non la pondera, "allora viene il maligno", ecc. La volontà del Signore è la grande regola della vita cristiana; Sapere e comprendere questo nel senso più profondo, è camminare con saggezza e camminare con sicurezza

La giusta comprensione del dovere

Ciò è necessario per le sue prestazioni efficienti

I UNWISDOM. Il pensiero dell'apostolo si rivolge all'errata applicazione o alla cattiva direzione dei nostri poteri. "Non siate irriflessivi e insensati". È un peccato contro la nostra natura razionale, contro la nostra alta chiamata, contro il Signore, non usare le nostre facoltà intellettuali in relazione suprema con la volontà del Signore

II L'IMPORTANZA DI UNA VERA CONOSCENZA DELLA VOLONTÀ DEL SIGNORE. La religione è una questione di conoscenza oltre che di sentimento. La conoscenza fornisce la base del sentimento. Sebbene la Scrittura ci dica di non appoggiarci alla nostra comprensione, ci dice di amare con conoscenza e con ogni giudizio. La conoscenza è necessaria sia per stimolare che per regolare l'amore. Dobbiamo conoscere i nostri doveri, i pericoli, le tentazioni, rispetto ad ogni condizione di vita in cui siamo posti dalla Divina Provvidenza. È la volontà del Signore Gesù Cristo che fornisce il vero standard di azione ad ogni cristiano. La direzione della nostra vita dev'essere determinata dai suoi precetti. - T.C

Versetti 17-21.-

Ispirazione, spirituale e spirituale

Seguendo le sue esortazioni riguardo alla vita santa, Paolo passa ora all'argomento della comprensione della volontà del Signore. Così facendo egli si imbatte nella necessità che la natura umana sente di eccitare di qualche tipo, e, mettendo in guardia gli Efesini contro la bassa eccitazione del vino, loda l'alta eccitazione dello Spirito, con tutte le sue piacevoli manifestazioni. In altre parole, egli parla di ispirazione, ma condanna ciò che è spirituale mentre loda ciò che è spirituale. Abbiamo quindi suggerito:

HO BISOGNO DI QUALCHE STIMOLO AL DI LÀ DI NOI STESSI

Versetti 17, 18. Ciò è evidente dal fatto che ognuno ha bisogno di un po' di eccitazione, come si dice, per mantenersi in movimento, qualcosa che "interrompa il nostro stato d'animo tranquillo e ordinario con qualche sentimento più vivace, che ci fa vivere più consapevolmente e in modo più rapido di quanto facciamo in comune". Lo sentiamo tutti. Ora, questo dimostra che non siamo autosufficienti, non importa quanto desideriamo esserlo, ma abbiamo bisogno di una mano dall'esterno della nostra personalità. Nega il cibo e noi periremo. Negateci ogni stimolo, e per necessità andremo in pezzi. L'intera questione si presenta, quindi, su dove otterremo lo stimolo di cui abbiamo bisogno

II LO STIMOLO DEL VINO È ACCOMPAGNATO DA PERICOLO

versetto 18. Questa è un'ispirazione che viene attraverso il senso. Ora, tutti noi abbiamo bisogno di uno stimolo attraverso i nostri sensi. Il cibo è uno stimolo di questo tipo. Un pasto ben digerito fa sì che la vita si muova sempre più velocemente di quanto farebbe il digiuno. Ma l'ispirazione vinosa porta alla "rivolta" Revised Version, ed è incompatibile con quell'unità della Chiesa per la quale il Vangelo chiama. Dovremmo astenerci da uno stimolo così pericoloso, poiché il suo effetto è stato ostile all'unità dello spirito. Ma qui potremmo estendere la precauzione a tutte quelle eccitazioni di natura sensuale che esauriscono e ritardano lo spirito. Come dice Robertson, "Il vino non è che un esemplare di una classe di stimolanti. Tutto ciò che inizia dall 'esterno appartiene alla stessa classe. Lo stimolo può essere fornito da quasi ogni godimento dei sensi. L'ubriachezza può derivare da qualsiasi cosa in cui c'è eccesso: dall'eccessiva indulgenza nella società, nel piacere, nella musica e nel piacere di ascoltare l'oratoria, anzi, anche dall'eccitazione dei sermoni e delle riunioni religiose. Il profeta ci parla di coloro che sono ubriachi e non di vino". Arnold, allo stesso modo, basa su questo passaggio gli avvertimenti contro l'eccesso di esercizio fisico, l'eccesso di esercizio intellettuale, l'eccesso anche nelle nostre ore di lavoro, l'eccesso, in una parola, nella misura in cui milita contro la sobrietà cristiana

III L'ISPIRAZIONE DALL'ALTO NON PUÒ AVERE ALCUN ECCESSO DI ACCOMPAGNAMENTO

Versetti 18, 19. Possiamo essere riempiti con lo Spirito, e non ne risulta alcuna rivolta, nulla che possa fare altro che promuovere la gloriosa unità. Perché, come mostra Arnold, il Vangelo e le ispirazioni di Dio "eccitano e calmano allo stesso tempo", così che l'anima è mantenuta in santo equilibrio, e l'ispirazione ha la sua manifestazione naturale

1. Ci sarà armonia nel canto sociale. La poesia e la musica diventeranno tributarie dell'unità dello spirito. Lo Spirito Santo permeerà con la sua presenza armonizzante la lode sociale

2. La lode offerta al Signore sarà sentita. Non sarà una forma di lode, ma il cuore stesso che sale al cielo

3. Il Ringraziamento sarà fortemente promosso. In mezzo a molteplici misericordie, il nostro Dio in cielo attende da noi una costante gratitudine. E, in realtà, se comprendiamo il suo amore saremo spinti a rendere grazie "sempre di ogni cosa", nel Nome del nostro Signore Gesù Cristo

4. E l'ispirazione promuoverà la sottomissione reciproca nel timore di Cristo così Versione Riveduta. Così avviene che un popolo ispirato si dimostra un popolo lodato e unito. Quale armonia realizza la società piena di Spirito! È il cielo iniziato in basso. Ciò di cui abbiamo bisogno, quindi, è una Pentecoste. Se lo Spirito Santo si compiace di riempirci, allora le nostre discordie svaniranno e i nostri cuori batteranno all'unisono. È per ispirazione che l'unità della Chiesa sarà assicurata. - R.M.E

18 E non inebriatevi di vino, dove è la dissolutezza. L'ubriachezza è suggerita perché è un'opera delle tenebre; è nemica della vigilanza e della serietà, e induce tutti coloro che vi si arrendono ad agire in modo poco saggio. È l' aspetto sociale dell'ubriachezza che l'apostolo ha in mente: l'inebriante influenza del vino in compagnia, che dà una scarica di buon umore. Aswtia, da a-e swzw, l'opposto di risparmio, spreco, dissolutezza, o il processo di dissoluzione, che implica la perdizione. Detto del figliol prodigo, "vita dissoluta"; l'abitudine che manda tutto al naufragio e alla rovina. Ma siate ripieni dello Spirito. Invece di ricorrere al vino per rallegrarvi e animarvi, spalancate i vostri cuori allo Spirito Santo, perché venga e li riempia; cercate la gioia che lo Spirito suscita quando vi fa sedere con Cristo nei luoghi celesti, affinché, invece di riversare i vostri sentimenti gioiosi in canti baccanali, possiate farlo in inni cristiani

Avvertimento contro l'ubriachezza

Il tremendo peccato dell'intemperanza deve aver avuto una grande presa su una città commerciale come Efeso. Era necessario che i cristiani si guardassero da un vizio così insidioso

IO DISONORA LA LEGGE DI DIO Romani 13:13

II TURBA LA RAGIONE DELL'UOMO

III METTE IN PERICOLO LA SALUTE DEL CORPO

IV FERISCE L'ANIMA Osea 4:11

V SPRECA LA SOSTANZA E TENDE A MENDICARE Proverbi 23:21

VI CONSUMA TEMPO PREZIOSO E DETERIORA IL CARATTERE DEL LAVORO

VII È LA CAUSA DI ALTRI PECCATI. Come il giuramento, la contesa, la dissolutezza Proverbi 23:19

VIII È INADATTO AI DOVERI RELIGIOSI

IX TIENE LE ANIME FUORI DAL REGNO DI DIO 1Corinzi 6:9 Perciò i cristiani dovrebbero evitarlo, astenendosi del tutto dal bere inebrianti per motivi di convenienza cristiana, e usando la loro influenza per salvare gli altri dal suo fascino rovinoso. - T.C

Versetti 18-21.-

Il vero antidoto all'ubriachezza

C'è qui un vero contrasto tra la pienezza del vino e la pienezza dello Spirito. C'è un'intensità di sentimento prodotta in entrambi i casi. "C'è un'intensità di sentimento prodotta stimolando i sensi; un altro, vivificando la vita spirituale interiore. L'uno inizia con impulsi dall'esterno, l'altro è protetto da forze dall'interno. L'uno tende alla rovina, l'altro alla salvezza. La pienezza dello Spirito "manterrà l'anima santa, il corpo casto, e renderà il cristiano idoneo al servizio di Dio sulla terra e adatto alla fruizione e al godimento di Dio in cielo". L'euforia provocata dallo Spirito trova una triplice espressione

I NEI SALMI, NEGLI INNI E NEI CANTI SPIRITUALI

1. Le feste pagane erano notevoli per i canti di baldoria ubriaca. L'eccitazione dei fedeli trovava sfogo nel canto. Similmente i cristiani devono esprimere la loro euforia nei canti. "I cuori e gli spiriti degli uomini buoni sono pieni di allegria e di gioia spirituali; sono allegri nel Signore come i peccatori nella loro concupiscenza; È quindi lecito e lodevole per loro esprimere la loro allegria e dare sfogo alla loro gioia spirituale cantando".

2. C'è una felice varietà in tali canzoni adattate ai vari stati d'animo dei cantanti. Abbiamo i Salmi di Davide; abbiamo gli inni composti da uomini pii come Zaccaria e Simeone; e abbiamo le composizioni, per le assemblee pubbliche, di coloro che sono ispirati dallo Spirito Santo 1Corinzi 14

3. Ci deve essere un'armonia in queste canzoni tra il servizio artistico della voce e la melodia interiore del cuore. Altrimenti lo spirito e il significato dell'esercizio scompariranno

4. Il canto è sempre stato un potente strumento per promuovere la diffusione della vera religione Riforma, periodi di risveglio

5. Il canto qui ingiunto era per i rapporti sociali come pure per le pubbliche assemblee di adorazione. I cristiani dovrebbero esercitare i loro doni del canto per fini spirituali

II NEL RENDERE GRAZIE. Il cuore che è pieno di Spirito trabocca di gratitudine

1. A chi devono essere resi grazie. "A Dio, sì, al Padre". A Dio come Padre del Signore nostro Gesù Cristo, e perciò Padre nostro in lui

1 Perché solo da lui abbiamo qualcosa di buono; Giacomo 1:17

2 perché solo per mezzo di lui siamo preservati dal male; Salmi 121:7

3 perché egli solo è buono in se stesso Luca 18:19

2. Come dovremmo rendergli grazie?

1 Con l'umile confessione della nostra indegnità Genesi 32:10 ; Efesini 3:8

2 con l'umile riconoscimento della sua misericordia Proverbi 3:6; Salmi 145:1-9

3 migliorando ogni cosa alla sua gloria; Proverbi 3:9

4 camminando davanti a lui in ogni cosa gradita

3. Per cosa dobbiamo ringraziarlo? "Per ogni cosa".

1 Per le nostre misericordie, per aver risparmiato misericordia, per aver recuperato misericordia, per le misericordie ricevute e attese. Non puoi aspettarti una benedizione in loro a meno che tu non ne sia grato; e quanto più siete grati per le misericordie ricevute, tanto più c'è motivo per voi di aspettarvi di più

2 Per tutte le provvidenze: per la prosperità o l'avversità, per la salute o la malattia. Le afflizioni possono essere mescolate con la misericordia e possono essere il mezzo per ravvivare le nostre grazie Salmi 119:67

1. Quante volte dobbiamo ringraziarlo? "Sempre." Deve essere continuo. Il cuore deve essere mantenuto in una cornice di costante gratitudine e non spendersi a semplici intervalli in atti di devoto ringraziamento

2. Per mezzo di chi devono essere resi accettevoli a Dio i nostri ringraziamenti?

"Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo". Siamo autorizzati ad usare questo Nome come garanzia per aspettarci l'accettazione dei nostri servizi così come il pieno godimento di tutte le misericordie spirituali

III SOTTOMISSIONE RECIPROCA. L'effetto del pieno godimento dello Spirito è quello di produrre uno spirito umile e amorevole tra i cristiani

1. Il dovere della sottomissione reciproca. Questo principio, che è incompatibile con un egoismo inverso o con una superiorità presuntuosa, ha effetti grandi e felici. Riduce l'attrito della vita umana e contribuisce notevolmente al suo comfort e alla sua pace. Non ha nulla in comune con il temperamento servile e ossequioso che è un tale disonore per la virilità. Accondiscenderemo reciprocamente gli uni verso gli altri. "Nella modestia di mente ciascuno stimi l'altro più di se stesso" Filippesi 2:3 "Siate sottomessi gli uni agli altri e rivestitevi di umiltà" 1Pietro 5:5 Non siamo unità isolate nella società. "L'uguaglianza essenziale degli uomini e la loro reciproca dipendenza pongono le basi per l'obbligo della reciproca sottomissione".

2. L'elemento o la sfera in cui tale dovere deve essere mantenuto. "Nel timore di Cristo". Questo non è terrore, ma la solenne riverenza con cui ci inchiniamo all'autorità del nostro Divino Signore. La nostra sottomissione si fonda sulla nostra riverenza per lui, sulla nostra paura di offenderlo con le nostre arie di supposizione o autorità, sul nostro supremo rispetto per la sua santa volontà. Così il cristianesimo eleva i doveri, le civiltà e le comodità più comuni della vita sociale nella sfera più alta, collegandoli con la suprema signoria di Cristo sui suoi santi.

L'ubriachezza e il suo antidoto

IO IL PECCATO. È stato l'errore di alcuni dei primi sostenitori della temperanza soffermarsi troppo sugli argomenti economici contro l'ubriachezza, trascurando quelli che sono forniti dalla religione. Che la dissipazione distrugga la posizione di un uomo nel mondo è abbastanza chiaro e triste. Ma non è l'interesse personale mondano che ne viene principalmente oltraggiato. Il peccato dell'ubriachezza è la sua grande condanna. È un peccato contro Dio e contro l'uomo

1. Profana il tempio dello Spirito Santo

2. Non è adatto all'uomo per la sua missione nel mondo

3. Provoca una brutale scortesia verso gli altri, derubando la famiglia del pane quotidiano per amore di una grossolana autoindulgenza, portando povertà e tristezza, miseria e terrore sulla casa, e dando ai figli un'orribile eredità di malattie e tendenze costituzionali allo stesso vizio

4. Apre la porta ad altri vizi. Invece di addurre l'intossicazione come scusa per un crimine commesso nella follia dell'alcol, si dovrebbe far sentire a un uomo che la malvagità di mettersi in una tale condizione è stata aggravata dai terribili risultati

II LA TENTAZIONE. Per rimediare al terribile male dobbiamo considerare come sorge

1. Dalle usanze della socievolezza. Il bere è stato considerato un accompagnamento quasi necessario di rapporti amichevoli

2. Dalla mancanza di occupazione mentale. Gli uomini che trascorrono ore insieme in una notte d'inverno, senza alcuna istruzione per fornire cibo alla mente, ricorrono al bicchiere come all'unico sollievo disponibile dalla noia del non fare nulla

3. Il desiderio o la stimolazione nervosa. Questa è la vera sete del bevitore eccessivo. Ciò che viene chiamato "umore basso", derivante da una cattiva salute generale, o da una debilitazione nervosa, o da un disturbo, o come conseguenza naturale di una precedente indulgenza, crea il desiderio di stimolanti. All'inizio di questo secolo, Lord Jeffrey citò una dichiarazione di un medico di Liverpool, riguardo ad alcuni dei più prosperi mercanti di quella città. «Mi informa», disse il lord avvocato, «che pochi dei più ricchi vivono fino a cinquant'anni, ma muoiono di una specie di atrofia. Mangiano troppo, fanno poco esercizio e, soprattutto, non hanno eccitazione nervosa". Questa condizione induce all'indulgenza in stimolanti nervosi

III L'ANTIDOTO. Dobbiamo avere un antidoto se vogliamo rimediare al male. La mera astinenza negativa senza nulla che la sostenga e la incoraggi è impossibile su larga scala e nei casi peggiori. San Paolo, con un lampo di ispirazione rivela la cura. "Siate ripieni dello Spirito". Queste sono parole vecchie. Eppure si leggono in modo strano nel presente contesto: tanto poco sono stati ascoltati da riformatori sociali zelanti, ma privi di immaginazione e privi di spiritualità. Dobbiamo pregare per lo Spirito di Dio, che Cristo ci assicura sarà dato a tutti coloro che lo chiedono Luca 11:13 Come si può combattere l'ubriachezza?

1. Contrasta il desiderio di stimolazione nervosa. È di per sé uno stimolo spirituale puro e vitalizzante, che infonde allo stesso tempo riposo ed energia

2. Fornisce interesse e occupazione. Perché lo Spirito di Dio è l'ispirazione del pensiero e della potenza

3. Purifica ed eleva i rapporti sociali. Coloro che sono pieni di Spirito riscontreranno che "cantare e fare melodia nel loro cuore" è un accompagnamento più congeniale dei rapporti sociali che bere bevande forti. - W.F.A

19 Parlandosi. Letteralmente, questo denoterebbe il canto antifonale, ma questa è piuttosto un'idea artificiale per tempi così semplici. Sembra qui che denoti una persona che canta un inno, poi un'altra un'altra, e così via; e sembra che le adunanze fossero per il godimento sociale cristiano piuttosto che per l'adorazione pubblica di Dio. Nell'Epistola ai Colossesi si dice: "Insegnarsi e ammonirsi l'un l'altro con salmi", e questo ha più l'idea di culto pubblico; e se è appropriato esprimere sentimenti gioiosi nelle riunioni sociali relativamente private dei cristiani, è appropriato fare lo stesso nel culto pubblico unito. Nei salmi, negli inni e nei canti spirituali. Il significato preciso di questi termini non è facilmente visibile; "salmi" dovremmo naturalmente applicare ai salmi dell'Antico Testamento, ma la mancanza dell'articolo rende il significato più generale, equivalente a "canti con il carattere dei salmi"; inni, canti che celebrano le lodi dell'Essere Divino, Padre, Figlio e Spirito Santo; "canti spirituali" o odi di un cast più generale, meditativo, storico, orticario o didattico. Ma questi devono essere "spirituali", come lo Spirito Santo ci guiderebbe ad usare e userebbe con noi per il nostro bene. Le due clausole corrispondono: "siate ripieni di Spirito"; "Parlare in cantici spirituali". Ricevi lo Spirito, versa lo Spirito; i vostri canti siano effusioni emesse dai vostri cuori con l'aroma dello Spirito Santo. Cantando e intonando melodie con il cuore al Signore; cioè al Signore Gesù. Alcuni hanno sostenuto che mentre adontev denota il canto, yallontev significa colpire lo strumento musicale. Ma yallw è usato così frequentemente in un senso più generale, che qui difficilmente può essere ristretto a questo significato. Il grande pensiero è che questo servizio musicale non deve essere solo musicale, ma un servizio del cuore, nel rendere il quale il cuore deve essere in uno stato di adorazione

Culto cristiano

Abbiamo qui non solo un quadro interessante del culto come era condotto nella Chiesa primitiva, ma anche indicazioni apostoliche per il culto cristiano che possono essere applicate a tutti i tempi. Consideriamo alcuni degli aspetti principali di questo culto

IO È PURO. Il contesto mostra che questo punto era di particolare interesse nelle circostanze che si verificarono quando l'Epistola fu scritta. Le pure e semplici osservanze dell'assemblea cristiana di Efeso dovettero essere in netto contrasto con le orge tumultuose che caratterizzavano le feste pagane. In quelle cerimonie pagane si riconoscevano accompagnamenti all'ebbrezza e alla licenziosità. Invece di indulgere nell'ubriachezza, i cristiani cercano di essere riempiti con lo Spirito; Abbandonando le pratiche immorali, si dedicano all'adorazione sociale cantando e suonando melodie nel loro cuore. I pagani separavano la morale dalla religione. Per i cristiani nessuno dei due è possibile senza l'altro. Il culto cristiano deve essere offerto nella bellezza della santità. La condotta cristiana è purificata ed elevata dall'ispirazione del culto

II È SPIRITUALE. Dobbiamo fare melodia con il nostro "cuore". Il cuore non rappresenta solo né principalmente i sentimenti, ma in generale la vita interiore. L'adorazione deve iniziare qui, altrimenti la musica più ricca e il canto più dolce saranno una vuota presa in giro. Qualunque siano le nostre forme di adorazione, dobbiamo costantemente ricordare che il Dio spirituale può essere veramente adorato solo in spirito, con pensieri interiori e sentimenti di devozione

III È EMOTIVO. La religione non è solo sentimento. Si basa su convinzioni e si sviluppa in azioni. Ma la religione non dispensa dalle emozioni. Tocca tutta la nostra natura, la parte emotiva con il resto. Fa grande uso dei sentimenti come sorgenti di influenze attive e simpatiche. Dovremmo nutrire sentimenti di amore e adorazione. Nel culto questo elemento della religione trova il suo naturale scopo ed esercizio

IV È GIOIOSO. Invece di riti cupi e sacrifici cruenti, i cristiani hanno musica e canti nel loro culto. Vivono sotto un vangelo e dovrebbero riecheggiare la buona novella dell'amore di Dio. Stanno andando da un Padre e dovrebbero avvicinarsi a lui con felice fiducia in casa. Seguono Cristo, che dona la sua gioia al suo popolo Giovanni 15:11

V È VOCALE. Inizia nel cuore, ma non vi rimane nascosto. Il sentimento profondo sgorga naturalmente in un'espressione forte. L'emozione religiosa è incoraggiata e assistita da un'espressione adeguata. Di tutte le parti della religione, il ringraziamento dovrebbe essere il meno riservato

VI È MUSICALE. "Fare melodia". Non possiamo rendere troppo bello il servizio della lode, perché dobbiamo offrire a Dio ciò che c'è di meglio nella forma e nella sostanza, e perché la musica del canto aiuta il sentimento che esprime. Il canto sciatto è un segno di indifferenza e irriverenza

VII È CONGREGAZIONALE. "Parlandosi l'un l'altro." Questa è probabilmente un'allusione al canto congregazionale antifonale. Ma qualunque sia il metodo adottato, e anche se un coro può prendere la sua parte nel servizio, è chiaramente intenzione di San Paolo che tutto il popolo canti, e che così uno esorti e incoraggi l'altro. Non possiamo lodare Dio per procura

VIII È RIVOLTO A DIO IN CRISTO. "Al Signore". Plinio scrive che i cristiani del suo tempo si riunivano al mattino presto per cantare inni a un solo Cristo. Non dobbiamo cantare semplicemente per il nostro diletto o cultura spirituale, o semplicemente per attirare e interessare altri, ma principalmente per rivolgerci a Dio e a Cristo in lode e comunione.

20 Rendendo sempre grazie per ogni cosa; essendo questo non solo un dovere cristianissimo, ma un modo eccellente per mantenere il cuore in buon tono, per mantenere alti i sentimenti felici: il dovere non è occasionale, ma "sempre", e non solo per le cose prima facto piacevoli, ma "per tutte le cose" vedi Giobbe 2:10; Romani 8:28 Nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, a Dio, al Padre. Dio Padre è l'Oggetto proprio del ringraziamento, come della preghiera in generale; ma i ringraziamenti devono essere dati nel Nome di Cristo. Cioè, per mezzo di colui che ha introdotto l'economia della grazia, per la quale riceviamo la benedizione per l'ira, per la sofferenza otteniamo la ricompensa, per la miseria la gloria; per cui, in breve, l'intero aspetto della vita viene illuminato, e anche le prove e i dolori più grandi si trasformano in vere benedizioni

Ringraziamento

Ci sono tre punti in questa esortazione al ringraziamento che catturano la nostra attenzione, cioè il tempo, gli obiettivi e il metodo

HO IL TEMPO DEL RINGRAZIAMENTO. C'è un tempo per ogni cosa. Quando, quindi, è la stagione del Ringraziamento? Sempre. Come dobbiamo pregare incessantemente vivendo in costante comunicazione con Dio, così uno spirito di gratitudine deve pervadere tutta la nostra vita ed esprimersi con la luminosità e il colore che dà ad ogni azione Salmi 34:1 Se il contesto limita l'applicazione delle parole di San Paolo al culto pubblico Versetto 17, l'ampiezza della loro incidenza è ancora molto significativa. Ogni assemblea cristiana dovrebbe essere gioiosa di lode, in ogni preghiera la supplica dovrebbe essere mescolata con il rendimento di grazie Filippesi 4:6 Ci sono momenti in cui questo è difficile, ad esempio in difficoltà e in stati d'animo di depressione spirituale. Ma la difficoltà diminuirebbe se pensassimo meno ai nostri sentimenti e più ai doni e alle opere della bontà di Dio. La religione moderna è troppo soggettiva, e quindi fluttua con le varie fasi della nostra esperienza. Il ringraziamento dovrebbe chiamarci fuori da noi stessi per contemplare e lodare Dio. Sotto la nube più oscura un cuore grato avrà innumerevoli motivi di gratitudine. Ma lasciamo che il nostro ringraziamento sia onesto. Se non ci sentiamo grati, non cerchiamo di forzare l'espressione di gratitudine

II GLI OGGETTI DEL RINGRAZIAMENTO. "Tutte le cose".

1. Benedizioni personali. Mentre ringraziamo Dio per i doni comuni a tutta l'umanità, la nostra gratitudine sarebbe più calorosa e genuina se riflettessimo sulle prove speciali della sua bontà nella nostra vita

2. Nuove benedizioni. Se il ringraziamento deve essere perpetuo, deve trovare costantemente nuovo cibo per la gratitudine. Questa, di tutte le parti dell'adorazione, non dovrebbe essere una semplice ripetizione di vecchi e logori pensieri. Le nostre idee su questo punto sono troppo ristrette dalla convenzionalità. Se stiamo attenti a dire grazie prima della carne, perché non dovremmo essere ugualmente pronti a ringraziare Dio per un buon libro, una visita allegra o una passeggiata ristoratrice?

3. Cose che non possiamo vedere come benedizioni. La gratitudine per i problemi è difficile da realizzare. È possibile solo attraverso la fede. Ma se crediamo che Dio ci sta benedicendo in loro, dovremmo ringraziarlo come si ringrazierebbe un chirurgo per aver persino amputato un arto per salvare la vita del suo paziente

III IL METODO DEL RINGRAZIAMENTO,

1. Dovrebbe essere offerto a Dio nostro Padre. È un parlare direttamente a Dio. Poiché Egli è il Padre delle misericordie, la sua paternità dovrebbe essere l'attributo che più ci viene in mente quando lo lodiamo. Non stiamo rendendo adulazione a un monarca lontano che la rivendica come condizione per risparmiare le nostre vite; stiamo esprimendo il nostro amore e la nostra genuina devozione al nostro Padre. Non ci dovrebbe essere, quindi, alcuna abiezione imbarazzante nella nostra adorazione. Dovrebbe essere allegro e fiducioso

1. Il ringraziamento deve essere dato nel Nome di Cristo;

1. riconoscendo che le benedizioni di Dio ci giungono per mezzo di Cristo; e

2. ricevendoli e apprezzandoli nello spirito di Cristo. - W.F.A

21 Sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo. L'ultima delle esortazioni participiali che dipendono dall'esortazione generale del Versetto 15 a camminare rigorosamente, la maggior parte dei commentatori la collega con i tre participi immediatamente precedenti parlare, cantare, ringraziare, ma non sono in grado di trovare un collegamento di connessione. Meglio connettersi con Versetto 15. La sottomissione reciproca fa parte di un cammino saggio e circospetto, cioè del riconoscimento reciproco dei diritti degli altri e dei nostri obblighi di servirli. In un certo senso siamo tutti servi, cioè siamo tenuti a servire gli altri; il padre stesso è, in questo senso, servo di suo figlio. Cantici nella Chiesa cristiana siamo tutti in un certo senso servi "Per amore servitevi gli uni gli altri", Galati 5:15; Matteo 20:26-28; Giovanni 13:15,16 Questo punto di vista è in armonia con lo spirito umile del vangelo. L'orgoglio ci porta a esigere rigorosamente dagli altri ciò che immaginiamo che ci dobbiano; umiltà, per dare agli altri ciò che Cristo insegna che dobbiamo a loro. L'uno sentimento è quello di essere scoraggiati, l'altro esercitato e rafforzato. Nei versetti seguenti abbiamo questo precetto scomposto nei suoi filamenti costituenti. La lettura di R.V., "nel timore di Cristo", ha più autorità di A.V., "nel timore di Dio". Ci riporta alla mente il meraviglioso esempio di Cristo in questo clemente di carattere comp. Luca 2:51; Ebrei 5:8 La riverenza verso di lui dovrebbe ispirarci con lo stesso spirito Filippesi 2:5-8

22 #Efesini 6:9. - ESORTAZIONE AI DOVERI RELATIVI

Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti, come al Signore. Sebbene il cristianesimo esprima ed elevi la donna, non la libera dal dovere di sottomissione comp. 1Pietro 3:1-6 La relazione con il marito si intensifica per far rispettare il dovere: "i vostri mariti", toiv ijdioiv ajndrasi: come diciamo noi, "ha abbandonato il proprio figlio". Il "come a" denota un dovere parallelo: come è vostro dovere essere soggetti a Cristo, così anche ai vostri mariti vedere il versetto successivo

Versetti 22-33.-

Doveri delle mogli e dei mariti

L'apostolo Pietro, nella sua Prima Epistola, dopo essersi soffermato sui privilegi dei credenti, li esorta vivamente a condurre la loro condotta onesta o leale tra i Gentili, esemplificando, con la purezza e la bellezza della loro vita, l'eccellenza dei principi e dei privilegi del Vangelo; e poi si dirama in tre casi o relazioni che offrono spazio a questo modo di vivere: quello dei sudditi ai loro governanti, quella dei schiavi ai loro padroni, quella delle mogli ai loro mariti e quella dei mariti alle loro mogli. Benché Pietro e Paolo si muovessero in orbite diverse, tuttavia, grazie alla forza delle convinzioni che avevano in comune e alla guida dello Spirito Santo in entrambi, furono portati a imporre applicazioni meravigliosamente simili dei grandi principi del Vangelo. Paolo, come Pietro, presenta tre relazioni, la sola differenza è che, al posto della relazione dei sudditi con i loro governanti, egli ha quella dei figli con i loro genitori, e il corrispondente dovere dei genitori verso i loro figli. Abbiamo la prova più evidente che il cristianesimo ha lo scopo di purificare ed elevare i comuni rapporti di vita. Gran parte del frutto visibile della vera religione sta nel fatto che essa ha creato sudditi migliori, coniugi migliori, figli migliori, servitori migliori. I pagani erano colpiti dall'eccellenza delle donne cristiane. La madre di Crisostomo si guadagnò l'opinione d'oro rimanendo vedova dal suo ventunesimo anno. "Che donne hanno questi cristiani!" fu l'esclamazione di alcuni. Le donne cristiane erano missionarie meravigliose nei primi secoli con la loro vita devota, pura e sincera; molti furono i pagani che, "senza la Parola, furono vinti dalla conversazione della moglie". Queste vite sono doppiamente benedette: benedette in se stesse e benedette nella loro influenza sul mondo

I IL DOVERE DELLA MOGLIE. Sottomissione al marito come al Signore Versetto 22. Ragioni di ciò

1. Il marito è il capo della moglie Versetto 23

2. C'è un parallelo tra il marito e Cristo Versetto 23

3. Anche per quanto riguarda la potenza salvifica di Cristo, il parallelo vale in misura limitata, anche se molto limitata Versetto 23

4. Il parallelo è abbastanza stretto da richiedere la sottomissione della moglie Versetto 24

II IL DOVERE DEL MARITO. Amare sua moglie. Ciò viene applicato:

1. Considerando ciò che Cristo ha sentito e fatto per la sua Chiesa

1 Amava la Chiesa Versetto 25

2 Egli diede se stesso per lei Versetto 25. E lo scopo per cui lo ha fatto

a Il suo scopo immediato Versetto 26

b Il suo scopo ultimo Versetto 27

2. Considerando la vicinanza della relazione della moglie con il marito come la sua stessa carne. Questa relazione è considerata

1 naturalmente Versetti. 28, 29;

2 simbolicamente Versetto 30

La Chiesa presa da Cristo; donata a Cristo. La relazione del marito con la moglie sostituisce in un certo senso le relazioni della natura. Anche la relazione della Chiesa con Cristo fa lo stesso Versetto 31. Ma l'argomento è misterioso Versetto 32. Eppure un obbligo pratico è molto chiaro Versetto 33

La costituzione della Chiesa, come quella della società naturale, comporta doveri reciproci. Nulla può essere completo a meno che ciascuna parte non faccia la sua parte. Mentre la donna è sottomessa, il marito ama per la sua parte. L'uno bilancia l'altro. È dovere della moglie essere sottomessa anche se il marito non ama, e dovere del marito amare anche se la moglie non è sottomessa; ma quanto diventano duri, difficili, quasi impossibili, tali doveri! Se il marito nega l'amore, fa un torto alla moglie e sovverte completamente la relazione tra loro. Si osservi sempre che, mentre Dio ha unito marito e moglie, ha unito l'amore del marito alla sottomissione della moglie; ciò che Dio ha dunque congiunto, l'uomo non lo separi

Versetti 22-24.-

I doveri delle mogli

Nell 'adempiere i relativi doveri l'apostolo ci ricorda che la religione si impadronisce di tutte le possibili condizioni e chiamate degli uomini. La religione è la grande grazia formativa per gli uomini. Siamo collocati in uno schema di relazioni curiosamente vario, in cui i due principi dell'unione e della soggezione sono splendidamente fusi. Le tre relazioni in cui questi principi sono visti in azione sono peculiari della vita familiare. Si parla prima della moglie, poi dei figli, poi dei servi. La religione completa la vita della famiglia in una bella completezza. Considera-

I DOVERI DELLE MOGLI. Sono tutti riassunti in un'unica parola: sottomissione. È singolare che l'apostolo non comandi alla moglie di amare il marito come al marito è comandato di amare la moglie. Il suo amore è comandato altrove, Tito 2:4 ma non qui. È stato osservato che ciò che è istintivo non viene imposto, ma solo ciò che è necessario per santificare e dirigere i nostri istinti. Il marito deve essere il capo; eppure non gli è comandato di governare; ma gli è comandato di amare, come mezzo per assicurare la sottomissione o la sottomissione da parte della moglie. Ella, ancora, ama più naturalmente e più appassionatamente dell'uomo; il suo amore non è oggetto di comando, è dato per scontato; E l'apostolo le comanda di obbedire e onorare suo marito come la migliore espressione di questo amore. Jeremy Taylor dice: "Lui la governa con l'autorità, lei lo governa con l'amore; lei deve in ogni modo piacergli, e lui non deve in alcun modo dispiacergli". Il suo grande dovere, quindi, è la sottomissione. Vediamo di cosa si tratta

1. Non è servitù. Non è come l'obbedienza dei servi ai padroni, e nemmeno come quella dei figli ai genitori. È una sottomissione che riconosce il governo del marito come giusto, tenero e saggio

1. È un'obbedienza saggia e amorevole. Le mogli devono "essere ubbidienti ai loro mariti" Tito 2:5 Sara è citata da un altro apostolo come esempio di questa obbedienza 1Pietro 3:1-6 Era necessario sottolineare questo dovere in un momento in cui il cristianesimo dava alla donna una nuova posizione di dignità e privilegio, e in cui poteva esserci stata la tentazione da parte delle mogli cristiane che avevano mariti non credenti di affermare su di loro un'autorità incompatibile con l'istituzione originale del matrimonio. Non ci deve essere una doppia autorità nella famiglia. Il vangelo li ha resi entrambi "eredi insieme della grazia della vita", come ha reso "sia il maschio che la femmina uno in Cristo", eppure, anche in materia religiosa o ecclesiastica,

2. non era quello di usurpare l'autorità sull'uomo, ma di "stare in silenzio" 1Timoteo 2:12

3. È un'obbedienza entro certi limiti, sebbene alle mogli sia imposto di essere soggette ai loro mariti "in tutto", cioè in tutto ciò che rientra nella sfera dovuta all'autorità di un marito, poiché non devono obbedirgli in nulla di contrario a Dio e alla sua Legge. Devono obbedire a Dio piuttosto che all'uomo

4. È un'obbedienza modellata nelle sue condizioni e nel suo spirito sulla sottomissione della Chiesa a Cristo. "Come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli siano in ogni cosa verso i loro mariti". Ciò implica che l'obbedienza della moglie non deve essere forzata o finta, ma scaturisce naturalmente dal suo affetto per il marito, dalla sua dipendenza da lui e dal suo riconoscimento dei giusti motivi della sua superiorità

5. Implica paura o riverenza. "La moglie abbia riverenza per il marito" Versetto 33, non disprezzandolo in cuor suo, come disprezzava Mical, 2Samuele 6:16 ma, come Sara, chiamando suo marito "signore" 1Pietro 3:6 La casta conversazione della moglie deve essere "unita alla paura" per affermare il proprio potere

II I MOTIVI DI TALE AFFERMAZIONE

1. L'autorità riconosciuta del marito nell'istituzione originaria del matrimonio. "Il capo della donna è l'uomo" 1Corinzi 11:3 La sua obbedienza, quindi, pur essendo un dovere religioso, ha il suo fondamento nella natura

1 L'uomo fu formato per primo. "Adamo fu formato per primo, poi Eva" 1Timoteo 2:13

2 L'uomo non è stato creato per la donna, ma la donna per l'uomo 1Corinzi 11:9

3 La donna fu la prima a trasgredire. "Non Adamo fu sedotto, ma la donna che era stata sedotta commise la trasgressione" 1Timoteo 2:14

4 La donna è la "gloria dell'uomo", ma "l' uomo è immagine e gloria di Dio" 1Corinzi 11:7

1. La sua posizione di dipendenza. Essendo il "vascello più debole", lei ha bisogno di protezione, mentre lui la supera di gran lunga in quelle qualità che le danno il diritto di comandare. Eppure la sua superiorità sotto questi aspetti è coerente con la sua inferiorità rispetto alla donna per gentilezza, pazienza, simpatia, amore, delicatezza di sentimenti

2. L'idoneità delle cose. Deve "essere soggetta al proprio marito". Questa frase espressiva indica la vicinanza, l'esclusività e la specialità della relazione. È quindi un grande danno togliere il sesso alla donna negando o trascurando la superiorità dell'uomo

3. La somiglianza del rapporto con quello tra la Chiesa e Cristo. "Come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli siano in ogni cosa verso i loro mariti". Come Cristo è la Fonte dell'autorità e della direzione della Chiesa, come esercita sia con mitezza che con dolcezza, così lo è il marito con la moglie. Essa è tenuta, quindi, a dargli l'obbedienza che la Chiesa dà a Cristo, limitata, naturalmente, dalla natura della relazione e dall'autorità di Dio. Non deve identificare le pretese di suo marito con Cristo, come se il suo Salvatore potesse sostituire o indebolire la giusta autorità di suo marito su di lei. Una moglie religiosa ama e onora suo marito tanto più per l'intensità del suo amore per Cristo. Anche la sua stessa obbedienza, modellata sull'obbedienza della Chiesa a Cristo, diventa tributaria della sua influenza sul marito. Il cristianesimo ha elevato la donna a un posto elevato, ma senza privarla del sesso. Il vecchio scrittore pagano, Libanio, potrebbe benissimo esclamare: "Oh quante donne hanno questi cristiani!" -T.C

Versetti 22-33.-

Ciò che i mariti e le mogli devono a Cristo

Nell 'esortare gli Efesini alla purezza e all'entusiasmo della vita, Paolo è naturalmente condotto all'istituzione familiare e alle relazioni che vi si trovano. Nel mondo pagano i rapporti tra uomini e donne erano degradanti. Come dice Pressense, nel suo libro più suggestivo, "La Famille Chretienne", "Non si trovava nella famiglia pagana né la purezza né l'amore. Atti nel momento in cui Gesù Cristo venne, aveva raggiunto l'ultimo grado di degrado, e si possono applicare alla famiglia stessa quelle parole del Vangelo: 'Egli è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto'". In questo passaggio degli Efesini abbiamo un'idea di ciò che Cristo ha fatto per la famiglia. Egli ha fatto del matrimonio il simbolo eletto del suo rapporto con la Chiesa, e così la vita familiare è elevata a una luce divina e spirituale. La considerazione di Cristo per il suo popolo regola la considerazione che il marito deve mostrare alla moglie; e la lealtà del popolo di Cristo al loro Maestro indica la lealtà che la moglie dovrebbe mostrare al marito. I mariti e le mogli devono quindi a Cristo la purificazione dei loro parenti e la santificazione della casa!

IO GESÙ HA LASCIATO LA SUA DIMORA CELESTE PER UNIRSI ALLA SUA SPOSA, LA CHIESA

Versetto 31. È evidente che il parallelo tra il figlio che lascia il padre e la madre per potersi unire a sua moglie, e Gesù che lascia il seno del Padre per unirsi alla sposa, la Chiesa, è ciò che è nella mente dell'apostolo. Dice di parlare di Cristo e della Chiesa Versetto 32. E in nessun modo più bello si può presentare l'abnegazione di Gesù nel lasciare il cielo. Il cielo era stato da tutta l'eternità la felice dimora dell'unigenito Figlio. Si era sdraiato nel seno del Padre e aveva goduto di una beatitudine ineffabile. Ma venne l'idea del matrimonio, e il Padre favorì l'idea del Figlio. Spuntò il mattino in cui Gesù doveva lasciare la fattoria e andare a conquistare la sua sposa. Gli angeli potrebbero essersi meravigliati di quel passo e aver dubitato della sua saggezza. Ma il passo è fatto. La casa è rimasta, e non potrà mai più essere quella di una volta. A suo tempo sarà affidata a una sposa, la moglie dell'Agnello, composta di una moltitudine che nessun uomo può contare, anime felici, tutti e ciascuno nella più profonda unità con il Figlio. Noi non apprezziamo abbastanza il magnifico disegno di Dio nel matrimonio del suo unico Figlio, o la condiscendenza del Figlio nel formare un'alleanza come quella che ha fatto. Poiché nessuna condiscendenza nei matrimoni terreni può illustrare più che debolmente la condiscendenza del Divin Figlio nel prendere una sposa umana. I principi possono sposare i poveri, ma la differenza tra la povertà e la ricchezza principesca non è nulla in confronto alla differenza tra la natura umana e ciò che è divino. Ma d'altronde non era pura la natura umana su cui egli riponeva il suo amore; Era peccaminosa, perduta, rovinata. Immaginate un principe, per puro quanto distinto dall'amore appassionato, che sceglie una povera donna abbandonata, e provvede alla sua educazione, alla sua salute e alla sua elevazione nel pensiero e nei sentimenti, finché alla fine può sposarla onestamente e darle parte delle sue glorie e della sua casa; - questa non è che una debole immagine di ciò che Gesù, il Figlio di Dio, ha fatto scegliendo come sposa la razza umana rovinata. Decise di conquistare la sua sposa, e così prese su di sé la natura umana senza peccato, e dispose l'unione della natura umana un tempo peccatrice, ma santificata attraverso la grazia, con se stesso

II LA CURA DI GESÙ PER LA CHIESA È L'IDEALE A CUI I MARITI DOVREBBERO TENDERE NEL PRENDERSI CURA DELLE LORO MOGLI. Versetti 25-33. Questa è l'idea di Paolo in tutto questo passaggio. Notiamo l'ordine del pensiero

1. Cristo ha amato la Chiesa. Questo amore sovrano e tuttavia disinteressato ha condotto a tutta la storia della devozione di Cristo. Il suo grande cuore riconobbe le possibilità dell'amore quando si manifestava alle anime perdute, e decise di realizzarle

2. Ha dato se stesso per questo. Qui c'era l'amore eroico. Nella natura delle cose, i mariti non possono darsi alla morte per le loro mogli e poi godere della loro fiducia. Ma Cristo ha potuto donare se stesso per la Chiesa e poi entrare in unione con essa. Ma sicuramente dimostra che un marito che ama veramente sua moglie dovrebbe essere pronto a morire per lei

3. Il suo sacrificio di sé era per assicurare la santificazione della Chiesa. La Chiesa era naturalmente contaminata, peccatrice, degradata; ma tutta la storia della devozione di Cristo dimostra che egli aveva in vista la nostra santificazione. Mentre riponeva il suo amore sulle anime peccatrici, odiava il nostro peccato e provvide il sangue per purificare il nostro peccato. E la santificazione che Cristo assicura per la sua sposa è quella di essere perfetta. Deve essere senza "macchia, né ruga, né alcuna cosa del genere"; deve essere "santa e senza macchia". In altre parole, la santificazione deve essere completa. E non è questo per mostrare che i mariti che sono fedeli alle loro mogli dovrebbero mantenere salda la loro santificazione come una stella davanti a loro? Se un marito fa tutto ciò che è in suo potere per promuovere la santità di sua moglie, essa non potrà mai essere vittima di alcuna empia concupiscenza, ma la santificazione caratterizzerà ogni relazione

4. L'amore così profuso per la moglie è l'amore del "sé migliore" di un uomo. Per incoraggiare questa galante e santa devozione alle donne, Paolo mostra ulteriormente la compensazione. Il marito e la moglie sono uno, proprio come Cristo e la Chiesa sono uno. Amando sua moglie, un uomo ama veramente se stesso. È l'amore per se stessi che si distingue dall'egoismo. È l'amore di un uomo "io migliore". Non ci si aspetta che un uomo odi la propria carne, ma che la nutra e la custodisca; l'autoconservazione impone una tale condotta; allo stesso modo i mariti dovrebbero amare le loro mogli, amandole come se fossero realmente le loro "metà migliori", o meglio, "sé migliori", e sentendosi sicuri che i veri interessi di un uomo risiedono tutti nella direzione di una tenera considerazione verso sua moglie. Sembra quindi che Gesù abbia fornito il vero ideale della devozione. Non andiamo ai cavalieri con la cintura o ai racconti cavallereschi per le nostre idee sulla devozione alle nostre mogli, ma ai piedi della croce, per poter vedere in Gesù il nostro Esempio perfetto!

III L'AMORE REVERENZIALE DELLA CHIESA PER CRISTO È L'IDEALE DELLA DEVOZIONE CONIUGALE

Versetti 22-25. Se Paolo avrebbe chiamato i mariti alle altezze della consacrazione mediante l'esempio di Cristo, avrebbe chiamato anche le mogli a un corrispondente ritorno di devozione reverenziale. La Chiesa, nel suo amore e nella sua obbedienza a Cristo, è il modello della devozione coniugale. Ora, questo ci porta a considerare come Cristo governa nella sua Chiesa. Non è un dispotismo sconsiderato, ma una regola d'amore intelligente e premurosa. I suoi auguri sono espressi con infinita tenerezza. Non c'è furia nei suoi comandamenti. La Chiesa sente e scopre che non sono dolorosi. E così i credenti sono leali al Signore di cuore. Nulla è così piacevole come obbedirgli. Supponiamo, quindi, che un tale spirito caratterizzasse i rapporti della moglie con il marito; che vedeva in ogni suo desiderio espresso il risultato dell'amore, e gli obbediva nella convinzione che l'obbedienza era il suo privilegio oltre che il suo dovere, - quali case edeniche uomini e donne avrebbero posseduto sulla terra! E qui può essere bene notare un fatto messo in evidenza nel volume di Pressense già citato, ed è questo, che il Nuovo Testamento è evidentemente entrato in molti più dettagli sulla famiglia che sulla costituzione della Chiesa. Il motivo è ovvio. La battaglia della fede si vince attraverso la famiglia. La famiglia è l'unità di Dio. La Chiesa non è che una famiglia allargata; Il cielo, ancora una volta, è solo una famiglia ancora più allargata. Dio come Padre adombra tutto! Se il cristianesimo assicura una famiglia santa; se conquista le famiglie dalla mondanità alla santità di vita; -allora potrà davvero alzare la testa sicura che la redenzione si sta avvicinando. Le case cristiane sulla terra, il paradiso restaurato, queste sono davvero le creazioni che cerchiamo; e al di là delle ombre sorge una casa immobile e statelier nella "casa del Padre con le sue numerose dimore" preparata per il ricevimento della sposa. La famiglia sulla terra è santificata affinché la famiglia in cielo possa essere preparata; la dimora celeste non è che la perfezione di quella terrena, se questa è cristiana fino al midollo. - R.M.E

Versetti 22-23.-

Dazi relativi

I DOVERE DELLE MOGLI. "Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti".

1. Motivo di assoggettamento

1 Il marito rappresenta Cristo per la moglie. "Come al Signore". L'originale della posizione di marito si trova in Cristo. È in questo personaggio che appare nel salmo quarantacinquesimo, nel Cantico dei Cantici e in altre parti della Scrittura. Egli è l'impersonificazione assoluta dell'idea il Marito per preminenza; E ciò che troviamo nella famiglia umana sulla terra è solo una debole copia dell'originale. È anche vero che il marito non è in famiglia a suo nome. Egli deriva la sua autorità da Cristo. Egli è lì come rappresentante di Cristo. Lui è lì come se ci fosse Cristo. Ciò che dunque la moglie ha il dovere di rendere al marito, non deve renderlo a lui semplicemente, ma a lui come rappresentante di Cristo

2 Ha il suo fondamento nella natura. La relazione naturale. "Poiché il marito è il capo della moglie". Non è implicito in ciò che il marito sia superiore alla moglie in tutte le qualità, ma solo che egli è superiore a lei in quelle qualità che gli si addicono per essere capo. Soprattutto la sua forza superiore e la sua fiducia in se stesso lo contraddistinguono per assumere la parte principale. Egli è il marito, o la banda della casa, ciò che la tiene indivisa e la tiene in piedi. Deve mettersi tra sua moglie e il mondo, per proteggerla dal suo bagliore e dal suo male. Mentre lei è la custode della casa, lui deve uscire e lavorare per lei, per poter provvedere al suo sostentamento e al suo benessere. È quindi conveniente che lei si appoggi a lui e si lasci guidare da lui. L'analogia cristiana. "Come Cristo è anche il Capo della Chiesa". L' autorità è una grande dottrina per la Chiesa, già insegnata in questa Epistola. Come la moglie, nella sua debolezza e diffidenza verso se stessa, si appoggia al marito, così la Chiesa, nella sua debolezza e nella sua insufficienza sentita, deve appoggiarsi a Cristo. I poteri mondani possono essere ostili, ma lei non può mai essere privata della protezione del suo Capo. Protetta da lui, non deve essere dettata da nessuno, ma deve prendere la legge, pura e semplice, dalle sue labbra. Nell'analogia c'è una differenza importante. "Essere se stesso il Salvatore del corpo". Deve essere accaduto molto raramente che si sia fatta moglie colei che si è salvata da una tomba d'acqua o da un'altra forma di morte. Ma è vero che Cristo ha fatto di colei una sposa che ha liberato dalla distruzione eterna. Egli è il Salvatore del corpo, cioè della Chiesa. Ciò rende peculiare la sua autorità senza analogie nel tipo terreno e gli conferisce una presa particolare sull'obbedienza della Chiesa

2. Modalità e portata della sottomissione

1 Modo. "Ma" cioè, sebbene Cristo sia più che Protettore, è anche Salvatore della Chiesa "come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano ai loro mariti". L'ideale che le si pone davanti è che, come la Chiesa si comporta verso Cristo, così lei deve comportarsi verso suo marito. Ha questo vantaggio per quanto elevato che, entrando nello spirito della sua relazione con suo marito, dovrebbe essere grandemente aiutata a sottomettersi come anche suo marito, in qualche svantaggio, deve sottomettersi a Cristo

2 Estensione. "In tutto". Il limite necessario qui è... in tutto ciò che egli, agendo nel Nome di Cristo, ha il diritto di aspettarsi da lei. Se egli le avesse imposto qualcosa di peccaminoso o puramente arbitrario e tirannico, lei sarebbe stata giustificata a resistergli appellandosi da lui a Cristo. Ma se è nel suo diritto, e ciò che lui giudica importante, allora anche quando lei non può dare la sua approvazione dovrebbe essere disposta a cadere nel suo accordo

II DOVERE DEI MARITI. Mariti, amate le vostre mogli. Come il marito eccelle nelle qualità che governano, così lei eccelle nelle qualità amabili

"Per la morbidezza e la dolce grazia attraente".

Se si può dire che lui ha più potere, si può dire che per il suo sentimento puro e modesto, la sua profonda tenerezza e devozione lei ha più influenza

1. Maniera. Analogia cristiana. "Come anche Cristo ha amato la Chiesa". Dobbiamo pensare all'amore di Cristo qui solo sotto l'aspetto speciale in cui l'apostolo lo presenta, vale a dire. il suo amore coniugale, o amore per le nozze

1 La sua devozione alla sua sposa. "E diede se stesso per questo" o "lei", come nell'originale. "Israele servì per moglie, e per moglie mandrò le pecore". Anni di servitù che dovette dare per Rachel; eppure gli sembrarono pochi giorni, per l'amore che le portava. Era un prezzo duro quello che doveva pagare per lei; ma qui leggiamo di ciò che era infinitamente più difficile, di Uno che doveva dare se stesso per la sua sposa. Dovette dimenticare se stesso nell'umiliazione, nel dolore e nella morte per lei, eppure, per quanto ciò fosse difficile oltre ogni immaginazione, sembrava che non fosse nulla, per l'amore che le portava

2 Scopo della sua devozione

a Scopo immediato processo di santificazione. "Affinché egli la santificasse, dopo averla purificata mediante il lavacro del battesimo. L'acqua con la Parola. Il linguaggio è preso dall'ordinanza di fatto è indicato che la Chiesa ha bisogno di purificazione. Il battesimo si basa sul presupposto che tutti noi siamo per natura contaminati dal peccato. Dice questo: "Siamo tutti come una cosa impura". La Chiesa era in questo stato di impurità quando il Figlio la scelse per la sua sposa. A questo si applicano le parole: Egli l'amava disgustosamente per poterla rendere bella. Certamente deve essere lavata come lo era la sposa prima del matrimonio, per essere adatta ad associarsi con la più alta purezza. Il fatto benedetto è anche additato che c'è ciò che ha potere purificatore. "Con il lavaggio dell'acqua", è detto qui. È l'acqua usata nel battesimo che dobbiamo pensare, e quell'acqua in ciò che significa, cioè le influenze purificatrici dello Spirito. Come l'acqua lava la contaminazione dai vasi, dalla persona, così lo Spirito lava la contaminazione morale dai nostri cuori. Questo lavaggio dell'acqua deve essere accompagnato dalla Parola. Lo Spirito infatti non può purificare da solo, ma solo per mezzo di ciò che la Parola rivela, specialmente il sangue di Cristo che si dice purifica da ogni peccato

b Scopo remoto risultato della santificazione. "Affinché egli potesse presentare la Chiesa a se stesso, una Chiesa gloriosa, che non avesse macchia, né ruga, né alcuna cosa del genere; ma che sia santo e senza macchia". Con ciò dobbiamo intendere che Cristo deve avere nella Chiesa una sposa di incomparabile bellezza. Quando il processo di purificazione sarà stato completato, la Chiesa sarà gloriosa "gloriosissima" è il linguaggio del salmo quarantacinquesimo, e l'effetto della descrizione qui, più gloriosa di qualsiasi sostanza materiale, più gloriosa del sole nei cieli. Non ci sarà più macchia o traccia della sua precedente contaminazione. Non ci saranno rughe o segni che appaiono dell'età in arrivo come ad esempio venire a una sposa ordinaria. Per renderlo più enfatico, si aggiunge che non ci sarà nulla del genere, nulla che possa rovinare la sua bellezza. Ma la descrizione procede ancora; Ella sarà santa. La sua bellezza poiché non sarà imperfetta o sbiadita non sarà esteriore, ma sarà la bellezza della santità. E lei sarà senza macchia, così trascendentemente abbellita che aggiungere alla sua bellezza sarebbe nelle cose che sono meno

"A dorare l'oro raffinato, a dipingere il giglio, a gettare un profumo sulla violetta."

Attualmente la sposa del Figlio ha molte macchie, molte rughe la sua purificazione deve ancora continuare, la sua bellezza ha bisogno di essere messa in risalto, ma sta arrivando il momento nel proposito divino che non può fallire, nel concepimento di Cristo che deve essere realizzato in cui sarà una sposa adatta per lui. Ed è allora che, come si dice qui, deve presentarla a se stesso. tie è di non lasciare a nessun altro diciamo, assistenti angelici di presentarla, ma deve prenderla in mano nonostante il doppio carattere in cui gli richiede di agire. E fatto questo il matrimonio è un fatto compiuto, allora, come è detto nel profeta Sofonia, egli si rallegrerà di lei con gioia, riposerà nel suo amore; Egli gioirà di lei con il canto. Questo, dunque, è l'ideale che viene presentato ai mariti. È ciò che non avremmo potuto osare di metterci davanti. Sarebbe sembrato un linguaggio volgare congiungere le cose così lontane. Ma così ci è stato dettato dallo Spirito di ispirazione: "Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa". Il marito deve possedere, amare e manifestare devoto amore verso sua moglie. E se la sua è la posizione di autorità, tuttavia egli un amore che richiede tutto è anche il suo deve dimenticare se stesso nei servizi resi a lei. E specialmente gli viene insegnato dall'alto modello che non deve coccolare sua moglie o stare attento a come compiacere sua moglie, come Paolo pone nel caso degli sposati, ma deve considerarla come data a lui per un fine più alto, e cercare che possa possedere tutta la bellezza spirituale

2. Terra. "Così anche i mariti devono amare le proprie mogli come i propri corpi". Il fondamento del dovere è che la moglie è una sola carne con il marito. Ci sono due punti non immediatamente collegati, ma sollevati in seguito che lo dimostrano. La prima è che la donna ha derivato il suo essere dall'uomo. Eva fu tolta da Adamo, e Adamo usò riguardo a lei il linguaggio: "Questo è ora osso delle mie ossa, e carne della mia carne". Il secondo punto è che, nell'unione matrimoniale, si dice che l'uomo e la donna diventano una sola carne. "Per questo motivo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie; e i due saranno una sola carne". La moglie, dunque, essendo una sola carne con il marito, entra in azione a sostegno del dovere del marito il principio dell'autoconservazione. "Chi ama la propria moglie ama se stesso, perché nessuno ha mai odiato la propria carne; ma lo nutre e lo custodisce". L'analogia cristiana. "Come Cristo, anche la Chiesa". Cristo concede alla Chiesa una cura per l'affidamento; E questo non è solo bello, ma è completamente naturale. Per:

1 La Chiesa è una sola carne con Cristo per derivazione. "Perché siamo membra del suo corpo". Il suo essere spirituale proviene da Cristo tanto quanto l'essere fisico di Eva lo era da Adamo

2 La Chiesa diventa una sola carne con Cristo nell'unione matrimoniale. Qui vengono citate le parole della cerimonia nuziale con l'aggiunta del commento: "Questo mistero è grande, ma io parlo riguardo a Cristo e alla Chiesa". Il linguaggio, "una sola carne", ha una stranezza nella sua applicazione a un'unione matrimoniale ordinaria, ma l'apostolo è attento a farci sapere che lo usa in riferimento all' unione mistica di Cristo e della Chiesa senza alcuna distorsione, perché questo è l'archetipo, o modello originale di tutto il matrimonio, e, dobbiamo credere, era nella mente divina quando le parole furono pronunciate in Paradiso. Penseremo al Figlio che lascia la casa di suo Padre e si unisce alla sua sposa in carne umana? Ma non dobbiamo come alcuni hanno fatto curiosare in esso; perché è un mistero, e dobbiamo semplicemente afferrare il grande fatto che indica che l'unione tra Cristo e la Chiesa è così intima che egli la ama come ama se stesso

III RICAPITOLAZIONE ordine dei compiti invertito. Dovere del marito. "Tuttavia , per non insistere sui punti mistici dell'argomento, amate anche separatamente ciascuno la propria moglie, proprio come se stesso". È ancora una volta un ideale di realizzazione molto difficile. Che cura si unisce alla sua autorità! E questo per essere simile a Cristo in quella cura che ora egli concede alla sua Chiesa, e che un giorno porterà a un risultato maturo? Dovere della moglie. "E la moglie veda che teme il marito". Egli può essere personalmente carente in confronto a lei di quelle qualità che gli si addicono per essere capo, ma ciò nondimeno lei deve mostrargli deferenza per quanto riguarda la posizione che egli ricopre. Nel precetto qui si suppone che egli abbia un valore cristiano che è ciò che il rappresentante di Cristo dovrebbe avere, qual è l'ornamento della sua posizione. E anche quando una moglie cristiana non può guardare al valore cristiano di suo marito, tuttavia deve conservare la riverenza verso di lui, mentre allo stesso tempo cerca di conquistarlo a Cristo. Qui si possono imparare due lezioni

1. Il matrimonio è un'ordinanza cristiana. Non si tratta, infatti, di essere elevato come avviene dai cattolici romani al rango di sacramento cristiano, ma non si deve nemmeno ridurlo a una mera disposizione civile. È qui associato al più sublime pensiero cristiano. Questo, e la presenza di Cristo alle nozze di Cana di Galilea, gli conferiscono un carattere completamente cristiano e gettano intorno ad esso un'aureola cristiana della natura più luminosa

2. Non si deve entrare in modo leggero, ma in modo cristiano. L'uomo e la donna devono appartenere al Signore prima di appartenere l'uno all'altra, e devono entrare nello stato matrimoniale per potersi aiutare l'un l'altro ad essere più interamente del Signore. Un cristiano non è libero di sposare qualcuno che non è cristiano anche nella speranza di renderlo cristiano. Un cristiano anche tra i cristiani deve cercare dal Signore

"E ora, prima della parola che diciamo che il legame non deve spezzare l'uomo, vorremmo conoscere la tua mente. Signore, sia data ad entrambi la dolce convinzione che tu stesso in cielo il sacro vincolo si è intrecciato".

È in questo spirito che dovrebbe essere contemplato. Senza questo non ci può essere alcuna sicurezza per la felicità o per Cristo che viene onorato in connessione con l'unione formata, R.F

Versetti 22-33.-

Matrimonio ideale

"Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti, come al Signore. Poiché il marito è il capo della moglie, come Cristo è il capo della Chiesa, ed egli è il salvatore del corpo. Perciò, come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli siano sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa; per poterla santificare e purificare con il lavacro dell'acqua mediante la Parola, per presentarla a se stesso come una Chiesa gloriosa, che non ha macchia, né ruga, né alcuna cosa del genere; ma che sia santo e senza macchia. Cantici dovrebbero che gli uomini amino le loro mogli come i loro stessi corpi. Chi ama sua moglie ama se stesso. Poiché nessuno ha mai odiato la propria carne; ma la nutre e la custodisce, come il Signore la Chiesa, perché noi siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne. Questo è un grande mistero: ma io parlo di Cristo e della Chiesa. Tuttavia, ciascuno di voi in particolare ami così sua moglie come se stesso; e la moglie bada di riverire suo marito". L'argomento di questo passaggio è il matrimonio ideale; o, l'idea di Dio dello stato matrimoniale. Man mano che la esaminiamo, le nostre convinzioni si approfondiranno sul fatto che l'idea divina è sviluppata solo molto parzialmente, se non del tutto, nelle alleanze matrimoniali della società moderna. Che cos'è il matrimonio? Non rientra nei limiti del nostro scopo o del nostro spazio entrare in una discussione completa sul grande tema del matrimonio umano. I nostri lettori troveranno una trattazione molto dotta ed esaustiva di questa questione nel "Dizionario della Bibbia" del Dr. William Smith. Le nostre osservazioni devono essere limitate interamente a quelle fasi dell'argomento che il passaggio in esame suggerisce. Da tutte le parti si ammette che il matrimonio, cioè l'unione di un uomo con una donna, è un'ordinazione divina. Alcuni filosofi vedono il principio del matrimonio che attraversa tutta la natura, non solo nella distinzione sessuale di tutti gli animali, ma nella forma sessuale di tutti i tipi di vita vegetale. Ma la Bibbia è la nostra autorità. L'istituzione divina del matrimonio è insegnata chiaramente, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento. Nelle prime pagine del volume divino leggiamo queste parole: "E il Signore Dio disse: Non è bene che l'uomo sia solo; Farò di lui un aiuto che gli sia conveniente". E nel Nuovo Testamento abbiamo queste parole dalle labbra del Figlio di Dio stesso: "Non avete letto che colui che li fece da principio li creò maschio e femmina, e disse: Per questo motivo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne? perciò non sono più due, ma una sola carne. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" Matteo 19:4-6 Cosa insegna il testo riguardo al matrimonio? Insegna...

Che il matrimonio implica una regalità morale da parte del marito. Qui alle mogli viene comandato di sottomettersi ai loro mariti "come al Signore". Il marito è qui chiamato il "capo della moglie, come Cristo è il capo della Chiesa", e l'apostolo conclude il paragrafo dicendo: "Veda la moglie di riverire il marito". L'idea di supremazia, quindi, da parte del marito si manifesta in tutto il brano. Ma qual è la regola? Non la regola della forza muscolare superiore o della potenza intellettuale. Una tale regola sarebbe dispotismo e niente di meno. Qui l'apostolo insegna che il dominio del marito dovrebbe essere simile a quello che Cristo detiene sulla Chiesa

1. Il marito deve governare con l'influenza morale. In che modo Cristo governa la Chiesa? Non con la forza, ma con l'amore; dalla regalità del suo carattere, dalla sublimità dei suoi pensieri, dalla grandezza divina dei suoi scopi. La Chiesa si inchina amorevolmente alla sua autorità, a motivo della supremazia della sua eccellenza. Così il marito deve governare la moglie, perché "il marito è il capo della moglie, come Cristo è il capo della Chiesa". È solo quando la moglie vede nel marito la vera grandezza morale che può inchinarsi lealmente al suo scettro e sentire un'amorevole riverenza nel suo cuore

2. Il marito deve governare per fini benefici

1 La regola è di essere riparatrice. "Egli è il Salvatore del corpo". Questo si riferisce a Cristo. La Chiesa è il suo corpo; Egli è per essa ciò che l'anima è per il corpo: lo spirito sempre presente, animatore e controllante. Cantici, il grande scopo del marito, dovrebbe essere quello di salvare sua moglie, salvarla da tutto ciò che è meschino e grossolano, da tutto ciò che decina il carattere o affligge l'anima. La sua vera elevazione, e non la gratificazione della sua vanità, o del suo orgoglio, o dei suoi appetiti inferiori, dovrebbe essere il suo scopo principale

2 Questa regola deve essere universale. "In tutto". Deve estendersi a tutta la vita domestica. Infatti, una vera regola morale sul cuore si estenderà a "tutto" nella vita della donna

3 La regola è di essere altruisti nello spirito. "Mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa". L'amore del marito dovrebbe essere quello della più alta cavalleria, un amore che non si tira indietro davanti a nessun sacrificio per benedire e nobilitare il partner di sua scelta. Deve essere dello stesso tipo di quello che ha spinto Cristo a dare se stesso per la salvezza del mondo. Sì, e deve avere anche lo stesso grande scopo: cioè la perfetta purificazione della sua sposa da tutto ciò che è moralmente corrotto. Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa; Per quale motivo? "Affinché egli la santifichi e la purifichi con il lavacro dell'acqua mediante la Parola, affinché si presenti come una Chiesa gloriosa, senza macchia, né ruga, né alcunché di simile; ma che sia santo e senza macchia". Si dice che la lucciola non brilli mai dopo essere diventata genitore. Alcune donne perdono la lucentezza di ogni delicatezza e raffinatezza sotto l'influenza degli uomini che chiamano i loro mariti. Lo scopo del vero marito dovrebbe essere quello di rendere il carattere di sua moglie un carattere "glorioso", "senza macchia né macchia". Guardate e ammirate questa immagine divina di un vero marito! Il matrimonio in cui non c'è un tale marito non è un vero matrimonio. È un'empia presa in giro. Quando una donna nella cerimonia del matrimonio nelle Chiese è chiamata a obbedire a un uomo più piccolo di intelletto, più ristretto nelle simpatie e inferiore nel carattere morale a lei, è chiamata a fare violenza alla sua natura, a fare ciò che, di fatto, le leggi eterne della mente le proibiscono di compiere con sincerità e verità. Chi può ammirare lo spregevole? Chi può riverire il meschino? L'uomo dovrebbe apparire come un uomo moralmente regale ai suoi occhi, altrimenti non è affatto un vero marito

II Che il matrimonio implica AMABILITÀ MORALE DA PARTE DELLA MOGLIE. "Cantici gli uomini dovrebbero amare le loro mogli come i loro stessi corpi". Se la moglie deve essere amata, deve essere amabile, perché è impossibile per la mente umana amare ciò che è moralmente inbello come lo è credere a una contraddizione matematica. Ci sono donne che sono moralmente orribili, e dalle quali tutte le nature virili devono ribellarsi con disgusto. Qual è il vero amabile in una moglie? Bellezza personale? Questo può affascinare l'occhio per un breve periodo, ma non ha il potere di generare stima morale. Genio geniale o risultati scintillanti? No; Questi possono affascinare la fantasia, ma non evocano mai il vero germe dell'amore virile. Che cos'è l'amabile? Il testo suggerisce due dei suoi elementi

1. Una simpatia vitale con lo spirito di un vero marito. "Cantici dovrebbero che gli uomini amino le loro mogli come i loro corpi. Chi ama sua moglie ama se stesso. Poiché nessuno ha mai odiato la propria carne; ma la nutre e la custodisce, come il Signore la Chiesa". Il vero marito che abbiamo descritto: è un uomo regale, che governa con l'influenza morale per fini benefici nello spirito dell'amore altruistico; e la vera moglie deve avere una tale vitale simpatia per quel suo alto spirito morale da fare dei "due una sola carne". Le sue mete sono elevate, il suo spirito è simile a Cristo, ed essendo tutto il cuore di lei in vitale accordo con il suo, essi sono "non più due, ma una sola carne". Dio, non i sacerdoti o i cancellieri, li ha uniti

2. Un potere di carattere centralizzatore nell'amore. Ci deve essere in lei quel fascino e quell'incantesimo di spirito morale che attirerà l'affetto di suo marito da tutti gli altri oggetti più cari, e li concentrerà su di sé. "Per questo motivo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne". Dovrebbe scoprire in lei virtù così numerose e forti da attirare le sue simpatie anche dai suoi parenti più stretti e centrarle su di lei, sentendo di poter riporre in lei la sua massima fiducia e di concederle il suo amore più eletto

CONCLUSIONE. È ovvio che il mondo abbonda di matrimoni spuri. L'idea popolare del matrimonio è un'unione legalizzata di un uomo con una donna. Anche se l'unione può essere formata da semplici impulsi sensuali e considerazioni egoistiche, è comunque chiamata matrimonio. Sebbene sia formato, non solo senza alcuna idoneità relativa tra le parti congiunte, ma con una dolorosa discrepanza di carattere, età, salute, educazione, è ancora chiamato matrimonio. Sebbene sia formato senza alcun elemento di eccellenza morale come fondamento, e senza amore reciproco per la virtù - semplicemente perché non esiste alcuna virtù reciproca - tuttavia è chiamato matrimonio. La donna può essere priva di ogni alta qualità, immersa nella sensualità e nell'orgoglio, eppure all'altare l'uomo le promette il suo amore; e l'uomo può essere un'anima piccola, sotto ogni aspetto inferiore alla donna, eppure all'altare lei gli promette riverenza e obbedienza. Nulla è più dannoso per un paese della corruzione dell'istituzione matrimoniale. La legge d'Inghilterra, ahimè, unisce bruti e demoni così come i santi

"Poiché il matrimonio è una questione di maggior valore che quella di essere trattato con l'avvocatura: per che cosa è forzato il matrimonio, se non un inferno, un'epoca di discordia e di continue lotte? mentre il contrario genera felicità, ed è un modello di beatitudine celeste".Shakespeare.

-D. E

Versetti 22-33.-

Mariti e mogli

IL CRISTIANESIMO CONSACRA ED ELEVA L'UNIONE DI MARITO E MOGLIE

1. Il cristianesimo sancisce il matrimonio. San Paolo, sebbene non sia un uomo celibe, non disdegna il matrimonio. È vero che egli lo scoraggia in circostanze temporanee e difficili, 1Corinzi 7:1, ma è anche vero che egli insegna chiaramente, non solo la liceità, ma soprattutto la dignità del matrimonio cristiano in sé. La visione ascetica del celibato come uno stato più santo del matrimonio non si trova nel Nuovo Testamento. "Il matrimonio sia onorato fra tutti" Ebrei 13:4

1. Il cristianesimo eleva il matrimonio. San Paolo lo paragona all'unione di Cristo con la sua Chiesa. Egli non prende la relazione matrimoniale per illustrare quell'unione, un'illustrazione che era familiare ai profeti nello spiegare la relazione di Dio con Israele. Egli fa il paragone in modo opposto, prendendo l'unione di Cristo e della Chiesa come l'unione vera e perfetta, e quindi come il tipo di ciò che il matrimonio dovrebbe essere, cioè

1. Stretta unione e

2. L'unione spirituale

Inoltre, si deve osservare che il cristianesimo eleva il matrimonio

1 dando alle donne un'uguaglianza religiosa con gli uomini: uomini e donne hanno uguali privilegi nel Vangelo; e

2 Inculcando purezza, giustizia, gentilezza e altruismo

II L'ALTA CONCEZIONE CRISTIANA DEL MATRIMONIO PONE GRANDI RESPONSABILITÀ SU MARITI E MOGLI. Cura e sforzo sono necessari per realizzare un ideale così magnifico come la copia umana dell'unione mistica di Cristo e della Chiesa. Si deve prestare particolare attenzione ai seguenti requisiti:

1. Simpatia reciproca. Non è giusto che mariti e mogli, dividendo la vita domestica in reparti separati, non si interessino l'uno delle cure e delle opere dell'altro. Il marito dovrebbe mostrare simpatia per le speranze, le paure, le gioie e i problemi della moglie, e la moglie per i progetti, i successi e le delusioni del marito

2. Fiducia reciproca. Questo è essenziale per la simpatia reciproca. Non ci dovrebbero essere segreti tra marito e moglie. Certo è un errore che un marito nasconda il suo problema alla moglie per il desiderio di risparmiarle il dolore, e altrettanto che la moglie faccia lo stesso nei confronti del marito. La separazione così provocata è un male più grave del dolore che si previene

3. Tolleranza reciproca. Ognuno deve essere preparato a incontrare i difetti dell'altro. Ma ciascuno sarebbe meno irritato da questi difetti se il marito pensasse piuttosto a ciò che la moglie deve sopportare in lui piuttosto che a ciò di cui può essere infastidito in lei, e se la moglie riflettesse allo stesso modo sui propri fallimenti

4. La consacrazione del matrimonio attraverso l'unione con Cristo. Un matrimonio veramente cristiano di questo tipo è al sicuro dal naufragio. È triste vedere quanto raramente si realizzi l'idea cristiana del matrimonio; ma ci si può aspettare poco di meglio finché gli uomini e le donne non mirano sempre a una vita più alta di quella che è ora prevalente nella società: una vita di unione spirituale con Cristo.

23 Poiché il marito è il capo della moglie, come anche Cristo è il capo della Chiesa. La donna fu fatta per l'uomo, 1 Timoteo 2:13 mostra il proposito divino che l'uomo dovesse essere il capo e il centro della casa, e che la posizione della moglie, in quanto moglie, dovesse essere di subordinazione. Parallelamente a questa disposizione c'è la relazione di Cristo con la Chiesa. Almeno a parole, tutti ammettono l'autorità di Cristo e la subordinazione della Chiesa a lui. La famiglia cristiana, a un livello molto più basso, dovrebbe dare l'esempio della stessa relazione. Essere lui stesso salvatore del corpo. Questo non è detto per contrasto, ma ancora per via parallela. La stessa salvezza di Cristo dovrebbe trovare un'analogia nel marito cristiano. Il marito dovrebbe essere il protettore, il guardiano, il liberatore sempre vigilante e abnegato della sua famiglia, anche se il suo potere salvifico non potrà mai avvicinarsi all'alto livello di Cristo. Un marito incurante di questi obblighi cessa praticamente di avere qualsiasi diritto sulla sottomissione della moglie e della famiglia. Il paragone stesso tra il marito e il Salvatore implica che, sebbene ci sia una certa analogia, c'è un contrasto ancora maggiore. Questo è implicito nella prima parola del versetto seguente. Tra le righe leggiamo questo pensiero: "Non che il parallelo tra la funzione salvifica di Cristo e quella del marito si estenda alle cose più alte".

24 Ma esiste fino al punto di far rispettare questa esortazione : come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli siano per i loro mariti in tutto. Che ci sia una sottomissione in un caso parallela a quella nell'altro, perché tale è la volontà e il proposito divino. Qualsiasi sottomissione dovuta al marito deve essere modificata da ciò che è dovuto a Dio, poiché come il marito può non esigere per sé, così la moglie non può dargli ciò che è di Dio: la volontà di Dio è suprema su tutto. Delle tre volontà che possono essere in collisione, vale a dire. Di Dio, del marito e della moglie, il dovere della moglie è di prenderli in quest'ordine, avendo riguardo prima a quello di Dio, poi a quello di suo marito e infine a quello di lei

25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Il dovere del marito verso la moglie è rafforzato da un altro parallelo: dovrebbe corrispondere all'amore di Cristo per la Chiesa. Questo parallelo ripristina l'equilibrio; se dovesse sembrare difficile per la moglie essere sottomessa, lo spirito d'amore, l'amore simile a Cristo, da parte del marito rende facile il dovere. Cristo non si limitò a compatire la Chiesa, o semplicemente a desiderare il suo bene, ma l'amò; la sua immagine era impressa sul suo cuore e il suo nome inciso sulle sue mani; desiderava averla come compagna, desiderando un ritorno del suo affetto, l'instaurazione di una simpatia tra lei e lui. E diede se stesso per lei cfr. Versetto 2, mostrando che la felicità e il benessere di lei gli erano più cari dei suoi: la vera prova di un amore profondo e vero

Versetti 25-33.-

I doveri dei mariti

Come i doveri delle mogli sono compresi nell'unico dovere della sottomissione, i doveri dei mariti sono compresi nell'unico dovere dell'amore. L'ingiunzione è significativamente ripetuta tre volte, come ad indicare che era essenzialmente necessaria per correggere o qualificare il suo senso di sovranità o superiorità su di lei. Consideriamo tre punti

LE CARATTERISTICHE DELL'AMORE DI UN MARITO

1. È peculiare nella sua natura, a differenza dell'amore del genitore o del figlio, dell'amico o del vicino. "Egli amerà sua moglie come se stesso".

2. È unico, esclusivo e indiviso nel suo oggetto; perché il marito deve dedicare alla sua unica moglie tutto l'affetto della sua vita. "Rallegrati con la moglie della tua giovinezza" Proverbi 5:18,19 Questo fatto è la condanna della bigamia e della poligamia

3. Deve essere premuroso e tenero, escludendo ogni amarezza. "Mariti, amate le vostre mogli e non siate amareggiati contro di loro" Colossesi 3:19 I mariti devono "abitare con le loro mogli secondo conoscenza"; 1Pietro 3:7 cioè, con la dovuta considerazione della loro condizione di "vaso più debole", e con la disposizione a nascondere o sopportare le loro debolezze o infermità. Deve essere un amore che renderà superfluo per il marito comandare a sua moglie. La controparte evangelica di "Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti", non è "Mariti, comandate alle nostre mogli", ma "Amate le vostre mogli".

4. Deve essere reciproco. L'amore della moglie è presupposto, anche se altrove è espressamente comandato Tito 2:4 : "Il marito la ami come lei ama lui". La giusta fiducia e simpatia della vita coniugale sono impossibili senza l'affetto reciproco. Tutti i matrimoni di convenienza o di interesse personale sono quindi condannati. L'amore deve essere la base del matrimonio

5. Deve essere costante e duraturo, nonostante tutte le debolezze o le mancanze della moglie

II I METODI IN CUI QUESTO AMORE DEVE TROVARE ESPRESSIONE

1. Nel provvedere al sostentamento temporale di una moglie. Il marito deve 'nutrire e avere cura' di sua moglie. Chi non provvede ai propri è peggiore di un increduloVersetto 1Timoteo 5:3

2. Deve consultare la sua felicità e il suo piacere; perché "chi è sposato abbia cura di piacere a sua moglie" 1Corinzi 7:33

3. Deve proteggere la sua vita, il suo onore, il suo buon nome; poiché essa è "il vaso più debole". Deve "rendere onore alla moglie" 1Pietro 3:7

4. Deve cercare il suo benessere spirituale. Egli pregherà per lei e con lei, ricordando che ella è erede con lui della grazia della vita, "perché le vostre preghiere non siano impedite".

III LE RAGIONI DI QUESTO COMANDO

1. La legge originaria del matrimonio. "Per questo motivo l'uomo lascerà suo padre e sua madre, e si unirà a sua moglie, e i due diverranno una sola carne". L'unione implica una tale identificazione di interessi, proprietà e relazioni con il mondo da renderli quasi una persona

2. La moglie è l'altro sé del marito. Ella non è solo una sola carne con lui, ma è il suo stesso corpo. "Nessuno ha mai odiato la propria carne", tranne i fanatici della devozione ascetica

3. L'aiuto, il conforto e la benedizione che lei gli porta. Gli viene data come "aiuto"; è la sua compagna. "Eppure ella è la tua compagna e la moglie del tuo patto" Malachia 2:14 Il cuore del marito "confida in lei" Proverbi 12:4

4. Lei è il vaso più debole. Uno spirito cavalleresco dovrebbe circondarla con lo scudo dell'amore protettore

5. Lei è "la gloria dell'uomo" 1Corinzi 11:7 -il suo onore, ornamento e delizia

6. La sua unione con Lei è tipica dell'unione beata che esiste tra Cristo e la Chiesa. Tutto l'amore, il sacrificio di sé e il servizio che Cristo ha profuso per la Chiesa forniscono il tipo del dovere di un marito verso sua moglie. - T.C

Versetti 25-32.-

L'unione tra Cristo e la Chiesa

L'apostolo unisce, con un'esposizione dei doveri della vita coniugale, un'affermazione molto impressionante della natura dell'unione tra Cristo e la Chiesa. Questa affermazione è estremamente importante, del tutto indipendentemente dal fatto che fornisca un'illustrazione del fondamento e della misura dell 'affetto di un marito per sua moglie. Ci sono tre verità qui esposte riguardo all'unione di Cristo e della sua Chiesa

IO, CRISTO, È IL CAPO DELLA CHIESA E IL SALVATORE DEL CORPO. Egli non solo salva la Chiesa, ma la governa; egli non solo l'ha redenta con la sua morte espiatoria, ma ne è il continuo Preservatore e Direttore, la sua vita è la vita stessa del suo popolo: "Poiché io vivo, anche voi vivrete".

II CRISTO PREPARA LA CHIESA PER SE STESSO COME SUA SPOSA IMMACOLATA

1. Il linguaggio implica che la Chiesa era originariamente impura, infatti, come il bambino trovatello del profeta esposto il giorno della sua nascita, "a disgusto della sua persona" Ezechiele 16 Se non lo fosse stata, non ci sarebbe stato bisogno della gloriosa purificazione di Cristo

2. Fu attraverso la sua morte che Cristo progettò di santificare il suo popolo. " Diede se stesso" per loro Versetto 25. Il linguaggio è chiaramente sacrificale. Il dono comportava una morte di angoscia indicibile, eppure egli non si sottrasse ad essa nel suo amore ineffabile. È la morte che assicura la nostra santità ultima, perché ci riconcilia con Dio e ci assicura il dono dello Spirito Santo. Noi siamo redenti dalla maledizione della Legge, affinché "possiamo ricevere la promessa dello Spirito" Galati 3:13,14

3. L'applicazione dell'espiazione. "Affinché egli la santifichi e la purifichi con il lavacro dell'acqua mediante la Parola; " o, piuttosto, "affinché, dopo averla purificata, la consacrasse". La Chiesa è così messa a parte come la sua sposa, "la moglie dell'Agnello". È così che Cristo santifica il suo popolo con il suo sangue, Ebrei 10:10; 13:11,12 non semplicemente per espiazione, ma per consacrarlo a sé. Il mezzo strumentale della santificazione della Chiesa è "il lavacro dell'acqua per mezzo della Parola". Questo indica chiaramente il battesimo, che altrove è descritto come "il conca della rigenerazione", ma è il battesimo inseparabilmente legato con "la Parola". Qual è il significato spirituale di questo battesimo? Non rigenera né assicura la remissione dei peccati. È vero che è chiamato "il conca della rigenerazione", Tito 3:5 e che la remissione dei peccati è collegata ad esso. "Alzati, sii battezzato e lava i tuoi peccati" Atti 22:16 Ma la Scrittura non attribuisce al battesimo più di quanto non lo sia alla Parola di Dio. Il battesimo purifica dal peccato come fa la Parola. Noi siamo salvati dalla verità, generati dalla verità, santificati dalla verità. Ma questo linguaggio non implica che la Parola rigeneri chiunque la ascolti, o che possieda un potere magico di operare risultati salvifici. "La fede viene dall'udire e l'udire viene dalla Parola di Dio"; Romani 10:17 ma molti che ascoltano non credono. D'altronde, la salvezza, come nel caso dei bambini, non è legata indissolubilmente alla Parola. Storicamente, sappiamo dai casi di battesimo riportati nel Nuovo Testamento che la fede ha preceduto il battesimo. Quindi il battesimo non può rigenerare. Noi crediamo, però, che il battesimo sia un segno e un sigillo dell'alleanza di grazia, senza credere che esso abbia di per sé un potere rigenerante. Il Signore collega le benedizioni della salvezza con una ricezione credente del battesimo, proprio come fa con un'accettazione credente della Parola. Poiché qui l'apostolo sta parlando dell'effetto del battesimo sulla Chiesa, non su coloro che sono estranei alle sue benedizioni

4. Il disegno del Signore in questa purificazione della Chiesa. "Affinché egli possa presentarsi come una Chiesa gloriosa, che non abbia macchia, né ruga, né alcuna cosa del genere; ma che sia santo e senza macchia".

1 Questo si riferisce evidentemente al tempo della seconda venuta di nostro Signore, quando egli deve essere ammirato in tutti coloro che credono. Non può riferirsi alla Chiesa in questo mondo, che, anche nei suoi stati migliori, ha molte macchie e molte rughe

2 Implica che il Signore stesso presenterà la sua Chiesa "come suo possedimento acquistato", ed egli e nessun altro riceverà la Chiesa come sua sposa a se stesso

3 La condizione della Chiesa sarà quella di una gloria immacolata. Non avrà né macchie di peccato né di errore che guastano la sua bellezza né rughe di decomposizione, ma sarà "santa e senza macchia".

5. È stato l'amore a suggerire e dirigere l'intero processo che deve avere un risultato così glorioso. "Come Cristo ha amato anche la Chiesa".

III CRISTO E LA CHIESA SONO UNA SOLA APPARTENENZA. "Noi infatti siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa" Versetto 30

1. Questo non si riferisce all'incarnazione, perché l'assunzione della natura umana ha unito il nostro Salvatore a tutta la razza umana. Questa appartenenza si applica solo ai credenti

2. Né si riferisce, come dicono i romanisti, alla Cena del Signore, nella quale, partecipando alla sua carne, noi siamo carne della sua carne

3. Significa comunità di vita, come quella che collegò Eva nella sua creazione con la carne di Adamo. Altrove si dice che siamo stati salvati dal suo, Efesini 2:15 dal suo sangue, Efesini 2:13 dal suo corpo, Romani 7:4 dal corpo della sua carne; Colossesi 1:22 e la sua carne è chiamata la nostra vita, e descritta come essenziale per la vita eterna. "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita" Giovanni 6:53,54 C'è, senza dubbio, un grande mistero qui, e quindi la relazione tra Cristo e la sua Chiesa può ben essere chiamata così Versetto 32.

Versetti 25-27.-

Il trattamento di Cristo della sua Chiesa

S. Paolo descrive il modo in cui Cristo trattò la sua Chiesa come un'illustrazione del modo in cui i mariti dovrebbero comportarsi con le loro mogli. Ma quella visione del mondo spirituale che è l'ideale del matrimonio terreno è così attraente che attira l'attenzione dell'apostolo per se stessa. Potrebbe benissimo fare lo stesso con noi

IO CIÒ CHE CRISTO HA FATTO PER LA CHIESA. Siamo indirizzati per la prima volta all'opera di Cristo per la Chiesa nel passato. Lo amava e si dava per esso

1. Cristo ha amato la Chiesa. Amava il mondo intero, ma aveva un amore particolare per coloro che si fidavano di lui e gli obbedivano, un amore simile a quello che c'è tra lui e Dio, un amore di simpatia e di fiducia che non poteva essere dato al mondo che non si fidava di lui e non gli obbediva ed era amato solo con l'amore della misericordia

2. Cristo ha amato la Chiesa prima che la Chiesa fosse degna del suo amore. Il suo amore dà inizio al processo di purificazione della Chiesa. Non ama perché il suo popolo è santo, ma lo rende santo perché lo ama

3. L'amore di Cristo per la sua Chiesa lo ha portato a donarsi per essa. Il suo amore non era un sentimento ozioso. Ha ispirato il suo sacrificio di se stesso. Quel sacrificio, dunque, è la grande prova del suo amore. Con tutto ciò che soffre, conferma il suo amore alla Chiesa. Il linguaggio di San Paolo può sembrare implicare che Cristo non sia morto per il mondo intero, ma solo per la Chiesa. D'altra parte, però, si deve osservare che San Paolo insegnò che Cristo alla fine avrebbe radunato il mondo intero nella sua Chiesa Efesini 1:10

II CIÒ CHE CRISTO STA FACENDO ALLA CHIESA

1. Lo sta purificando . Il battesimo spirituale della Parola, cioè l'insegnamento della verità cristiana, è il metodo. Ma Cristo è nella verità, e sta attivamente purificando le anime del suo popolo. Pertanto si noti

1 non dobbiamo aspettare di essere puri prima di cercare Cristo e diventare membri della sua Chiesa, ma dobbiamo piuttosto venire nel nostro peccato, pentendoci e desiderando l'emendamento attraverso la sua grazia, affinché, dopo essere venuti a lui, egli possa purificarci; e

2 saremo purificati se entreremo nella Chiesa di Cristo, perché Cristo non permetterà che rimaniamo nella condizione imperfetta in cui ci ha inizialmente ammessi. La vita cristiana è un processo di santificazione

2. Cristo nutre e custodisce la sua Chiesa Versetto 29. Egli nutre il suo popolo con il pane che è il suo corpo. Egli veglia su di loro e li tratta con dolcezza e gentilezza, e con la sua grazia rafforza e fa progredire la loro vita spirituale. Così Cristo non ha compiuto un'opera compiuta e un sacrificio. Egli sta ora portando avanti il duplice processo di purificazione e di nutrimento della Chiesa

III CHE COSA FARÀ CRISTO CON LA CHIESA

1. Lo renderà glorioso. I cristiani non devono ricevere la semplice liberazione, ma la gioia e la gloria. La Chiesa non deve solo ricevere benedizioni; Ella stessa deve essere innalzata in santità e gloria. Lei deve essere

1 "senza macchia", ogni macchia di peccato svanisce; e

2 "senza rughe", tutti i segni dell'età, la stanchezza e la difficoltà scompaiono

2. Cristo presenterà la Chiesa a se stesso. Egli sta preparando la sua sposa per le grandi nozze dell'Agnello. Il fine di tutto è che, essendo prima redenti da Cristo e poi purificati e rafforzati, i cristiani possano essere in ultima analisi; uniti a lui in eterna beatitudine. - W.F.A

26 Affinché egli la santificasse, dopo averla purificata mediante il lavacro dell'acqua con la Parola. L'obiettivo immediato di Cristo era quello di purificarla, e a questo fine egli usò la Parola come agente purificatore, lavandola per mezzo di essa. Qui si vede la differenza tra l'amore egoistico e quello disinteressato: un amante egoista si prende cura di sua moglie nel proprio interesse, come Sansone, desidera averla semplicemente perché gli piace, e, nel suo conversare con lei, pensa non al suo bene, ma al proprio godimento; Ma l'amore di un amante altruista lo costringe a cercare il suo bene, a non fare nulla che possa ferirla e danneggiarla in alcun modo, ma a fare tutto ciò che crede possa far progredire il suo benessere, specialmente nel senso più alto. Egli la trova contaminata, comp. Ezechiele 16 e il suo grande strumento di purificazione è "la Parola" comp. Giovanni 15:3 17:5 -la Parola in tutto il suo potere di ricerca, umiliazione, rimprovero, correzione, informazione, stimolazione, ristoro, consolazione. Non c'è un'allusione esplicita al battesimo, tw loutrw tou udatov è spiegato da ejn rJhmati, "la Parola" è il grande medium santificante, e il battesimo una figura 1Pietro 3:21

27 Per presentarsi glorioso alla Chiesa. Il fine ultimo, a cui Versetto 26 è introduttivo. Cristo dà e prende la sposa; egli la presenta a se stesso, il giorno delle sue nozze è in stato di gloria, Apocalisse 21:2 e tutto l'addestramento di questa vita è progettato per renderla adatta a quella condizione. Alla fine diventa gloriosa attraverso l'assimilazione a se stesso 2Corinzi 3:18; Giovanni 17:22 Non avere macchia, né rughe, né cose del genere. L'idea è quella di un corpo perfettamente libero da macchia, tipico di un'anima perfettamente liberata dal peccato, di un carattere perfezionato in tutta grazia e bontà. ma che sia santo e senza macchia. La stessa verità espressa in forma positiva, che nella frase precedente è espressa in negativo. Nulla potrebbe denotare più chiaramente la perfezione del carattere: il pieno sviluppo del carattere, con qualsiasi varietà possa derivare dalle differenze nei doni naturali e nella costituzione, o trasmettere un'idea più gloriosa del destino dell'umanità redenta. Essere, per così dire, la sposa di Cristo è un alto destino in punto di condizione; ma sarebbe infelice se il carattere non corrispondesse alle condizioni; questo accordo, tuttavia, è assicurato, perché la Chiesa deve essere santa e senza macchia

28 Così anche i mariti devono amare le proprie mogli come i propri corpi. Qui viene introdotta una nuova illustrazione per gettare luce sul comportamento del marito verso la moglie, e l'outwv sembra riferirsi non a ciò che precede, ma a ciò che segue cfr. in Versetto 33. Chi ama la propria moglie, ama se stesso. Sua moglie è parte di se stesso, per cui non amarla come se stesso non è solo un peccato contro la legge, ma un peccato contro natura

29 Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, ma la nutre e la custodisce, come anche Cristo la Chiesa. Odiare la propria moglie è irrazionale come odiare la propria carne, e come, d'altra parte, gli uomini nutrono e curano costantemente la loro carne, proteggendola dal male, cercando di guarirla quando viene ferita, e in generale per promuovere il suo benessere e il suo benessere, così i mariti dovrebbero agire verso le loro mogli. Anche in questo aspetto del caso, l'occhio acuto dell'apostolo trova un'analogia tra il rapporto della moglie con il marito e quello della Chiesa con Cristo, ampliato nel verso successivo

30 Poiché noi siamo membra del suo essere corpo, della sua carne e delle sue ossa le ultime sette parole sono omesse in molti manoscritti e nella R.V. Il riferimento è alla formazione originaria della donna come narrata in Genesi 2. Il suo stesso nome indicava che era stata "presa dall'uomo". Gli fu tolta e data a lui. Cantici la Chiesa è presa da Cristo e a lui donata. Preso dal suo corpo, scaturito dalla sua incarnazione, dalla sua crocifissione e risurrezione, la progenie spirituale della sua umanità, e poi dato a lui, per essere il suo servo, anzi, al di sopra di un servo, il suo compagno, amico e confidente per sempre. Se non fosse stato per il corpo di Cristo Ebrei 10:5, la Chiesa non avrebbe potuto esistere. Nessuna sposa degna del Re del cielo sarebbe potuta nascere dalla terra. Come Eva venne dal costato aperto di Adamo, così figurativamente la Chiesa scaturisce dal costato trafitto di Gesù

31 Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne

Citato in sostanza da Genesi 2:24. Sembra che sia stato introdotto semplicemente per mostrare la vicinanza della relazione tra l'uomo e la moglie; è tale da sostituire, in un certo senso, quello tra genitore e figlio. L'apostolo come appare dal versetto successivo ha in vista, allo stesso tempo, la verità parallela: la vicinanza della relazione tra Cristo e la Chiesa; anch'essa in un certo senso sostituisce le relazioni della natura comp. Luca 14:26; Matteo 12:50

32 Questo mistero è grande, ma parlo in riferimento a Cristo e alla Chiesa. La questione a cui si fa riferimento è la relazione tipica tra il matrimonio tra marito e moglie e l'unione di Cristo e della Chiesa. È chiamato mistero, e non è detto, come si dice di un altro mistero, menzionato prima, Efesini 3:5 che è stato completamente spiegato. Un po' di luce è stata gettata su di esso, ma questo è tutto. È implicito che c'è qualcosa di misterioso in molte delle relazioni tra le cose naturali e le cose spirituali, ma che nella profondità e nella grandezza del sub-jeer, il mistero connesso con la relazione matrimoniale è preminente: è "un grande mistero" L'analogia del vento con lo Spirito Santo; il germogliare delle piante per la risurrezione; i suoni malinconici della natura fino al prevalere del peccato; e molte altre analogie, presentano vaghe ombre di verità, le cui forme chiare e piene non possiamo vedere. Quando spunterà il giorno e "le ombre fuggiranno", queste cose appariranno in una luce più chiara

33 Tuttavia, ciascuno di voi ami separatamente la propria moglie, proprio come se stesso. Il "tuttavia" si riferisce alla parte irrisolta del mistero: qualunque cosa possa essere misteriosa, non c'è mistero su questo, sul dovere di ogni marito di amare la propria moglie proprio come se stesso: questo, come si è già dimostrato, è chiaro da molte considerazioni. E la moglie veda che ha paura del marito. Non certo con la paura servile di chi è terrorizzato e tremante a causa di un essere più forte, ma con il santo rispetto dovuto a colui al quale, per volontà di Dio, si trova in una relazione subordinata. La relazione di Sara con Abramo può ancora essere indicata come indicante il vero ideale della relazione della moglie con il marito

Illustratore biblico:

Efesini 5

1 CAPITOLO 5

Efesini 5:1

Siate dunque seguaci di Dio, come cari figli.

Imitatori di Dio: - L'apostolo ci esorta a dare e a perdonare. Se siete imitatori di Dio, date, perché Egli dà sempre

(I.) Considerate il precetto qui esposto: "Siate imitatori di Dio, come figli limpidi". 1. Noto su questo precetto, in primo luogo, che esso ci chiama al dovere pratico. In questo caso non ci può essere alcun cavillo sul carattere troppo spirituale, sentimentale o speculativo del testo; non ci può essere alcun dubbio sul carattere eminentemente pratico dell'esortazione: "Siate imitatori di Dio, come cari figli", perché essa indica l'azione. "Siate imitatori", cioè, non solo meditate su Dio e pensate di aver fatto abbastanza, ma continuate a copiare ciò che studiate

(2.) Successivamente, questo precetto ci tratta come bambini, ci tratta come ciò che siamo; e se siamo modesti di cuore, saremo grati che sia formulato così com'è. Se non siete Suoi figli non potete imitarlo, e non desidererete nemmeno di farlo

(3.) Osservate poi che, mentre ci umilia così, questo precetto ci nobilita; poiché che cosa meravigliosa è essere imitatori di Dio! È un onore essere il più umile seguace di un tale Leader. C'è stato un tempo in cui gli uomini si gloriavano nello studio di Omero, e le loro vite erano addestrate all'eroismo dai suoi versi marziali. Alessandro portò con sé l'Iliade in uno scrigno tempestato di gioielli, e la sua vita militare scaturì in gran parte dalla sua imitazione dei guerrieri della Grecia e di. La nostra è un'ambizione di gran lunga più nobile di quella che si diletta nelle battaglie; desideriamo imitare il Dio della pace, il cui nome è amore. Nei secoli successivi, quando gli uomini cominciarono ad essere una razza meno selvaggia, e le contese di pensiero furono condotte dalla classe di menti più istruita, migliaia di uomini si gloriarono d'essere discepoli del potente Stagirita, il famoso Aristotele. Regnò supremo sul pensiero degli uomini per secoli, e gli studenti lo seguirono servilmente fino a quando ne sorse uno più grande, e liberò la mente umana con una filosofia più vera. Ancora oggi, tuttavia, i nostri uomini colti rimangono copisti, e si può vedere una moda nella filosofia così come nell'abbigliamento. Alcune di queste imitazioni sono così infantili da essere deplorevoli. Non è un onore imitare un cattivo esempio. Ma, oh, diletto, colui che cerca di imitare il suo Dio ha davanti a sé una nobile impresa: egli si alzerà come su ali d'aquila. O angeli, quale compito più felice potrebbe esservi posto davanti? 4. Mentre ci nobilita, questo precetto ci mette alla prova.

(1) Mette alla prova la nostra conoscenza. Chi non conosce Dio, non può assolutamente imitarlo.

(2) Mette alla prova il nostro amore. Se amiamo Dio, l'amore ci costringerà a imitarlo. Cresciamo volentieri un po' come ciò che amiamo.

(3) Mette alla prova la nostra sincerità. Se un uomo non è veramente un cristiano non si preoccuperà della sua vita; ma in materia di copia ravvicinata un uomo deve stare attento; Una cura vigile è implicita nell'idea dell'imitazione.

(4) Ci mette alla prova per quanto riguarda il nostro spirito, sia esso della legge o del vangelo. "Siate imitatori di Dio, come figli limpidi": non come gli schiavi potrebbero imitare il loro padrone, controvoglia, temendo lo schiocco della sua frusta; ma imitatori amorevoli e volenterosi, come lo sono i bambini. Tu non spingi i tuoi figli a imitarti; Lo fanno anche nei loro giochi. Guarda come il ragazzo cavalca il suo cavallo di legno e la ragazza imita la sua nutrice. Si vede il ragazzino del ministro che cerca di predicare come suo padre; e tutti voi ricordate l'immagine della bambina con una Bibbia davanti a sé e un vecchio paio di occhiali sul naso, che diceva: "Ora sono la nonna". Ci copiano con la forza della natura: non possono farci niente. Tale sarà la santità del vero cristiano. La santità deve essere spontanea, o è spuria

(5.) Mentre ci mette alla prova, questo precetto ci aiuta molto. È un'ottima cosa per un uomo sapere ciò che deve fare, poiché allora è condotto su un sentiero pianeggiante a causa dei suoi nemici. Che aiuto avere una carta chiara e una vera bussola! Le creature non possono imitare il loro Creatore nei Suoi attributi Divini, ma i bambini possono imitare il loro Padre nei Suoi attributi morali. Con l'aiuto del Suo Spirito Divino possiamo imitare il nostro Dio nella Sua giustizia, rettitudine, santità, purezza, verità e fedeltà

(6.) Un'altra benedizione è che ci sostiene nella nostra posizione; perché se facciamo una cosa perché imitiamo Dio, se qualcuno solleva un'obiezione, non ci disturba, tanto meno ci confondiamo. Colui che segue Dio non si preoccupa di ciò che gli empi pensano del suo modo di vivere

(7.) Questo precetto è molto utile per noi. Non conosco nulla che ci renderebbe così utili ai nostri simili come questo. Ho sentito di un ateo che ha detto di poter superare ogni argomento tranne l'esempio della sua devota madre: non avrebbe mai potuto rispondere. Un cristiano genuinamente santo è un raggio della gloria di Dio e una testimonianza dell'essere e della bontà di Dio. 8. Un'imitazione ravvicinata di Dio renderebbe la nostra religione onorevole. Gli empi potevano ancora odiarlo, ma non potevano deriderlo

(II.) In secondo luogo, vi invito, cari amici, mentre siamo aiutati dallo Spirito di Dio, a soppesare l'argomento. L'argomento è questo: "Siate imitatori di Dio, come cari figli". In primo luogo, da bambini. È tendenza naturale dei figli imitare i genitori: tuttavia ci sono delle eccezioni, perché alcuni figli sono l'opposto dei loro padri, forse mostrando i vizi di un antenato più remoto. Absalom non imitò Davide, né Roboamo fu una ripetizione di Salomone. Nel caso dei figli di Dio è necessario che siano come il loro Padre; perché è una regola negli spirituali che il simile genera il suo simile. Io dico a chiunque porti qui il nome di cristiano e professi di essere un figlio di Dio: o sii come tuo Padre o rinunci al tuo nome. Ricordate la vecchia storia classica di un soldato dell'esercito di Alessandro che si chiamava Alessandro, ma quando la battaglia infuriava tremava. Allora Alessandro gli disse: «Come puoi portare il nome di Alessandro? Lascia cadere la tua codardia o lascia cadere il tuo nome". Sii come Cristo, o non essere chiamato cristiano. L'argomento, quindi, è che se siamo bambini dovremmo imitare il nostro Padre; ma è anche detto "come cari figli". Leggetelo come "figli amati". Non è questo un argomento tenero ma potente? Quanto Dio ci ha amati in quanto ci permette di essere Suoi figli

(III.) Successivamente, desidero suggerire incoraggiamenti

(1.) Dio vi ha già fatti Suoi figli. L'opera più grande Egli stesso ha fatto per te; ciò che rimane non è che il tuo ragionevole servizio

(2.) Dio ti ha già dato la Sua natura. A voi non resta che lasciare che la nuova natura agisca a modo suo

(3.) Il Signore ti ha dato il Suo Spirito benedetto per aiutarti

(4.) Il Signore ti permette di comunicare con Lui. Se dovessimo imitare un uomo, e tuttavia non potessimo vederlo, troveremmo un lavoro duro; ma in questo caso possiamo avvicinarci a Dio. Conosci la storia persiana dell'argilla profumata. Uno gli disse: "Argilla, da dove viene il tuo delizioso profumo?" Rispose: "Prima non ero altro che un pezzo di argilla comune, ma rimasi a lungo in dolce compagnia come una rosa finché ne bevvi la fragranza e mi profumai anch'io".

(IV.) Alcune deduzioni

(1.) Dio è pronto a perdonare coloro che Lo hanno offeso

(2.) Dio è un esempio per noi, quindi manterrà sicuramente la Sua parola. Egli deve essere fedele e leale, perché vi è stato ordinato di imitarlo

(3.) Un'altra deduzione, solo un accenno, è che, se vi viene detto di essere "imitatori di Dio, come cari figli", allora potete contare sul fatto che il Signore è un caro Padre

(4.) Infine, quando il testo dice: "Siate imitatori di Dio", ci invita a continuare a imitarlo finché viviamo: perciò concludo che Dio sarà sempre per noi ciò che è. (C. H. Spurgeon.)

Il dovere dei credenti di imitare Dio:

(I.) Ci viene richiesto di imitare Dio

(1.) Siamo stati originariamente creati a immagine e somiglianza divina; ed è disegno di Dio riportarci ad essa

(2.) Diverse cose devono precedere questo.

(1) Dobbiamo essere convinti del peccato.

(2) Dobbiamo essere perdonati e purificati.

(3) Dobbiamo avere lo spirito di adozione che ci è stato conferito

(3.) Ci sono alcuni punti grandi e importanti in cui non assomiglieremo mai a Dio, in cui sarebbe empietà anche solo tentarlo.

(1) Non gli assomiglieremo mai nella forma.

(2) Né nella Sua indipendenza.

(3) Né nella Sua maestà e grandezza

(4.) Ci sono ancora diversi punti in cui possiamo, e dobbiamo, assomigliare a Dio.

(1) Nella conoscenza. Il Signore è un Dio di conoscenza; e il Suo popolo deve essere un popolo saggio e comprensivo. È la volontà e il piacere di Dio che noi esaminiamo, indaghiamo ed esploriamo; e più conosciamo la verità e la saggezza, più ci avviciniamo al Suo infinito intelletto e comprensione.

(2) Nella purezza del cuore.

(3) Nell'amore della verità.

(4) Nella giustizia e nella rettitudine di mente.

(5) Nella misericordia, nella beneficenza, nella longanimità.

(6) In tranquillità.

(7) In amore.

(8) Nella santità

(II.) Il modo in cui ciò deve essere realizzato

(1.) C'è la parte di Dio in questa faccenda. Deve darci la grazia; e ha promesso di farlo

(2.) La nostra parte.

(1) Dobbiamo lottare con le passioni malvagie e i principi della nostra natura corrotta.

(2) Dobbiamo mirare a questa imitazione.

(3) Dobbiamo guardare al nostro Modello: il Signore Gesù Cristo.

(4) Dobbiamo usare i mezzi designati della grazia. (James Stratten.)

Seguaci di Dio: - Primo, se siamo seguaci di Dio, abbiamo perfetta fiducia in Lui, "sappiamo in chi abbiamo creduto". Poi, se siamo Suoi seguaci, dobbiamo aspettarci di essere condotti a volte su un sentiero di dolore e di prova. D'altra parte, se siamo seguaci di Dio, dobbiamo aspettarci di passare attraverso il deserto della tentazione e dell'abnegazione. Ancora una volta, ci viene chiesto di essere seguaci di Dio, "come cari figli". Cosa implica questo? Sicuramente significa obbedienza, semplicità, purezza. Allora, seguire Dio, come cari figli, significa purezza. Il bambino che esce con il padre lo sente un privilegio e un onore, e così viene lavato e pulito, e indossa i suoi abiti migliori. Fratelli miei, se siamo seguaci di Dio, ci sforzeremo di mantenerci puri. (H. J. Wilmot-Buxton, M.A.)

Seguendo Dio:

(I.) Il dovere imponeva: "Siate seguaci di Dio". La parola "seguace" non significa semplicemente uno al seguito, un servitore. Significa di più: un imitatore. Viene applicato a coloro che impersonano gli altri e si appropriano del loro aspetto, delle loro maniere e della loro andatura. Dalla parola originale abbiamo la nostra traduzione inglese, "mimic", che, sebbene spesso usata in un senso ridicolo, qui deve essere intesa in un significato molto solenne e importante. In che cosa possiamo dunque imitare Dio? 1. Nel carattere. Nella misura in cui ci viene rivelato, possiamo imitare il carattere di Dio

(2.) Nel desiderio. Possiamo essere spinti dagli stessi desideri che azionano l'Onnipotente

(3.) Nel sentimento. Dio odia il peccato. Seguire è più che professare. Sta mettendo in pratica i principi della vita cristiana. Deve essere

(1) invariabile;

(2) perseveranza;

(3) fedeli;

(4) sincero

(II.) La supplica con cui viene sollecitata: "come cari figli". 1. I bambini seguiranno i loro genitori con amore e rispetto

(2.) I bambini seguiranno i loro genitori per il desiderio di ottenere la loro approvazione

(3.) I figli seguono i genitori per adattarsi e prepararsi, da grandi, alla stessa sfera e posizione di vita. Lo stesso vale per il cristiano. Egli attende con ansia il periodo della sua maturità in cui sarà come il Padre suo che è nei cieli. (Analista del predicatore.)

Il dovere di imitare Dio: illustriamo lo spirito con cui l'esortazione che abbiamo davanti deve essere obbedita

(1.) Lo spirito, quindi, con cui tali uomini dovrebbero conformarsi all'esortazione è, in primo luogo, lo spirito di riverenza e di umile sottomissione alla legge divina

(2.) Ma, osservo, che lo spirito espresso nel testo, lo spirito con cui dovremmo conformarci all'esortazione, è lo spirito di grata, gioiosa osservanza della volontà di Dio, come figli cari e amati. L'amore dei figli per un padre terreno è sempre unito all'ammirazione per le virtù del padre e al desiderio di imitarlo

(3.) In ultimo luogo, lo spirito in cui l'esortazione dovrebbe essere obbedita è lo spirito di umile dipendenza per la grazia di Dio per aiutarci. Lo spirito o disposizione dei bambini è lo spirito della debolezza e della dipendenza consapevoli. (P. McFarlan, D.D.)

I cristiani devono assomigliare a Dio:

(I.) In cui dobbiamo assomigliare a Dio. Il contesto menziona una cosa in particolare, vale a dire, perdonare e perdonare i torti fatti da altri. Non dobbiamo però limitare i nostri pensieri solo a questo. Nella Scrittura siamo spinti a seguire Dio in due cose: nella santità e nella misericordia. Ebbene, allora, diciamo ora la questione

(1.) Negativamente. Questo seguire e assomigliare a Dio non risiede nelle Sue perfezioni naturali, ma in quelle morali. Dio non dice: Siate forti, come sono forte io, o: Siate felici, come sono felice io; ma: Siate santi, come io sono santo; misericordioso, come io sono misericordioso. La nostra perdita a causa del peccato è più in punto di bontà che di potenza e conoscenza

(2.) Positivamente. Le eccellenze più importanti sono

(1) La sua santità.

(2) La sua bontà. "Dio è amore". 2. Egli ci ha dato l'esempio di Cristo, o Dio nella nostra natura, che è venuto per questo fine e scopo, affinché noi, che non possiamo scandagliare l'imperscrutabile profondità della Divinità, possiamo vedere le perfezioni divine risplendere nella natura umana di Cristo, che era il carattere e l'immagine espressa della Sua gloria divina Ebrei 1:3 : Cristo era "santo, innocuo, immacolato, separato dai peccatori" Ebrei 7:26. Coloro che non possono guardare direttamente il sole possono vederne il movimento in una bacinella d'acqua. Per esprimere un'immagine, ci deve essere una similitudine o somiglianza, e un mezzo di deduzione o di trasmissione della somiglianza

(II.) Quale provvedimento Dio ha preso affinché possiamo essere suoi seguaci

(1.) Egli ci ha dato la Sua Parola per imprimere la Sua immagine sulla nostra anima

(2.) Egli ci ha dato l'esempio di Cristo, o Dio nella nostra natura

(3.) Egli ci ha dato il Suo spirito per trasformarci a somiglianza di Cristo 2Corinzi 3:18. Nessun altro è in grado di rinnovarci all'immagine di Dio, essendoci nel cuore dell'uomo una tale avversione, che non può essere curata dai nostri nudi pensieri

(III.) Dimostro il punto con queste ragioni

(1.) Questa immagine di Dio era la nostra gloria ed eccellenza primitiva. "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza". Genesi 1:26

(2.) Questo è l'effetto della nostra nuova creazione e rigenerazione; infatti è detto [2Pietro 1:4] che "a noi sono state date promesse grandissime e preziose, affinché per mezzo di esse siate partecipi della natura divina". Niente di più simile a Lui come la nuova creatura

(3.) Questo è ciò che speriamo sarà completato in cielo, e quindi deve essere tentato qui. "Noi saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è" 1Giovanni 3:2; Salmi 17:15. Il cielo che cerchiamo è una visione che apre la strada all'assimilazione, e un'assimilazione a Dio che apre la strada alla completa soddisfazione e benedizione in Lui

(4.) Non dobbiamo omettere l'argomento del testo: "come cari figli"; in cui due cose sono considerevoli.

(1) La relazione;

(2) L'amore che lo accompagna

(1.) La relazione. Voi siete bambini. I bambini di solito assomigliano ai loro genitori, sia per natura, nei lineamenti del loro viso, sia per istituzione ed educazione, nella qualità delle loro menti. Può fallire lì, ma qui è sempre valido; poiché nessuno è figlio di Dio se non quelli che sono simili a Lui

(2.) L'amore che accompagna e accompagna questa relazione: "come cari figli".

(1) C'è stata una grande quantità di amore mostrato nel darci la nostra nuova natura nella rigenerazione, e nel portarci in una relazione così stretta con Lui come quella dei bambini 1Giovanni 3:1.

(2) C'è un grande amore e tenerezza verso coloro che sono in questa relazione. Essi sono i Suoi "cari figli", e lo sapranno dal Suo modo paterno di trattare con loro.

(3) Più siamo simili a Dio, più Gli siamo cari e più amabili ai Suoi occhi; in modo che tu non sia solo amato, ma amabile.

(4) Il nostro principale culto di Dio consiste nell'imitazione; non solo nella contemplazione o nell'ammirazione, o nella pura lode e adorazione, ma nell'imitazione, quando studiamo di essere come Lui. Ora a questo scopo

1.) Ottenere una giusta concezione di Dio

(2.) Stimate queste cose come amabili. Non possiamo né lodare, né amare, né imitare ciò che non stimiamo. La santità è la gloria di Dio? E lo disprezzerete negli altri, o trascurerete di ottenerlo voi stessi? 3. Desiderate che Dio cambi la vostra natura, affinché possiate portare l'immagine del Celeste 1Corinzi 15:49

(4.) Lamenta le tue imperfezioni e avvicinati ogni giorno di più al tuo Modello. (T. Manton, D.D.)

Imitatori di Dio in sapienza e potenza:

(I.) L'imitazione della sapienza di Dio. È scritto - faccio un esempio - è scritto: "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre"; Coloro dunque che studiano il Figlio sotto l'insegnamento del Padre, imitano nel modo più diretto Dio stesso in materia di conoscenza. Ancora, possiamo imitare Dio nella conoscenza della natura umana

(II.) L'imitazione di Dio in potenza. Questo sembrerebbe, come l'altro, quasi un precetto incomprensibile fino a quando non cominciamo a meditarlo più ponderatamente. Allora dobbiamo essere colpiti da diversi passaggi della Scrittura che rappresentano la potenza come una delle doti cristiane caratteristiche, come quando San Paolo dice: "Non avete ricevuto uno spirito di timore, ma avete ricevuto, quando siete diventati cristiani, uno spirito di potenza"; o nostro Signore, "affinché riceviate potenza, in quanto lo Spirito Santo è sceso su di voi"; o ancora San Paolo: "Io posso ogni cosa", o, più letteralmente, "Ho forza per ogni cosa, in Cristo che mi rende potente"; o San Giovanni nei versi iniziali dell'Apocalisse, "Egli ci ha fatti re"; "Io vi costituisco un regno come il Padre mio ha stabilito per me". Dobbiamo respingere completamente la prima idea di potere come un'ascendenza egoistica o personale su una moltitudine di sudditi o inferiori. Se lo esaminiamo, troveremo che il potere in cui dobbiamo essere imitatori di Dio consiste in due cose: l'una un potere su noi stessi e l'altra un'influenza sugli altri, entrambe ugualmente dovute alla stessa causa: l'aiuto e la forza sempre presenti dello Spirito Santo. Stiamo sempre fraintendendo e sbagliando a chiamare il potere. La cerchiamo, ci sembra di vederla, in una forma o nell'altra della forza personale. Chiamiamo potente un uomo che con la forza dell'intelletto, o dell'eloquenza, o della posizione, può sopraffare i suoi avversari, affascinare i suoi ascoltatori, o far inchinare una nazione a lui. In tutte queste operazioni di potere sarebbe ridicolo, sarebbe irriverente vedere un approccio, per quanto infinitamente lontano, all'imitazione di Dio. Ma è diverso quando entriamo in un conflitto di successo, per quanto insignificante possa sembrare la forma di esso, con l'unico nemico di Dio, che è il potere del male. E ancora una volta, e infine, l'imitazione della potenza di Dio nella conquista di un peccato si trasforma nell'imitazione della potenza di Dio nell'esercizio dell'influenza. Quella meravigliosa parola influsso, che è il fluire in un'anima di qualcosa di misterioso da un'altra anima, non è forse la più alta delle operazioni e della potenza di Dio? Non è forse questo che risveglia i morti dal sonno della morte? Non è forse questo che ha trasformato Saulo di Tarso nel beato apostolo ed evangelista san Paolo? Non è forse ciò che anche in questi ultimi giorni della terra conduce ogni giorno qualche nuovo ribelle malvagio alla graziosa ubbidienza di Gesù Cristo? Non è forse proprio l'affluire dello Spirito Santo nello spirito che è nell'uomo? E c'è forse un esercizio della potenza di Dio così meraviglioso? (Dean Vaughan.)

Seguendo come bambini: - Questa figura di seguito può essere tratta da una qualsiasi delle diverse fonti. Un soldato segue il suo capo; e talvolta nella Sacra Scrittura il seguito è indicato da quella cifra. Anche gli scolari, secondo il metodo orientale di istruzione, in cui l'insegnante passeggia in un giardino ombreggiato, seguono il loro istruttore. Il Rabbino, in Palestina, con un gruppo di discepoli, si spostava di villaggio in villaggio, insegnando al popolo; e quindi anche questa è una figura scritturale. Ma l'immagine che abbiamo qui è quella di bambini piccoli che seguono i loro genitori; E nessun quadro potrebbe essere più affascinante di quello che sorge all'immaginazione di chiunque sia stato benedetto nella casa della sua infanzia: la figura di bambini piccoli che guardano la loro madre, le corrono dietro se esce dalla stanza, piangono per lei, si aggrappano a lei, chiedono di essere sollevati da lei, dipendenti, cercano la loro piccola libertà sempre alla portata del suo occhio. Ora, dobbiamo "seguire Dio come cari figli"; ed Egli, quindi, deve essere per noi necessariamente un Padre, altrimenti non possiamo seguirlo come figli. Se, secondo la nostra concezione, quindi, Egli è un Dio del destino, i cui decreti sono coercizioni incerte: se la nostra concezione di Dio è quella di uno in cui è tutto il potere, e tutta la volontà, e una giusta volontà, è impossibile per noi seguire un tale ideale di Dio come cari figli. Oppure, se per la nostra immaginazione Egli è intellettualizzato in un Dio astratto di perfetta purezza, con una tale repulsione per il male, la discordia e il peccato che non può tollerarlo per un momento nell'universo, ma siede cosciente della Sua purezza eterna, esigendo inesorabilmente la purezza in tutti, non potete seguire un tale aspetto di Dio come cari figli. Un bambino può seguire una madre sorridente o un padre benigno; ma non si può persuadere un bambino a seguire un estraneo dalle sopracciglia severe, né nessuno che si trovi nell'atteggiamento di un giudice, il cui viso è vestito di cipiglio. I bambini fuggono da un volto del genere. Non è in natura che dovrebbero esserne attratti. Possiamo seguire Dio con la venerazione, con un'emulazione adorante; ma deve essere in modo tale che i cari figli possano seguirlo. Perché ci sono, o ci sono stati, non dubito che ci siano stati, per ognuno di noi, momenti in cui la bontà di nostra madre e la superiorità di nostro padre hanno agito su di noi, e ci è stato fatto sentire quanto siamo inferiori a loro; e noi li ammiriamo, e ci rallegriamo di quella grandezza che ci fa sentire quanto siamo inferiori. E così, un amorevole figlio di Dio può gioire del suo senso di umiliazione e inferiorità, perché ama Dio; e dall'amore possono venire la venerazione, l'umiliazione e la prostrazione dell'anima. L'intero sistema con il quale gli uomini sono intesi, attraverso il senso della propria peccaminosità, ad essere umili e prostrati davanti a Dio, non solo è sprezzante per l'idea suprema di virilità, ma è degradante per il senso dell'uomo; E gli uomini che guardano continuamente alle loro imperfezioni e ai loro peccati, e li studiano, e, per così dire, li cuociono nella loro coscienza, e vivono di un perpetuo senso della loro inferiorità, questi uomini non sono di mente sana. Non è così che vivono i cari figli a casa. Non glielo permettereste. Per quanto poco abbiate della natura divina in voi, siete consapevoli che questo potrebbe non essere l'aspetto appropriato dell'esperienza dei bambini a casa; e che, se ti amano e sentono il calore del tuo amore, non possono per sempre dimorare in una coscienza morbosa della loro debolezza, delle loro imperfezioni e delle loro malefatte. Ci deve essere la progenie della speranza, della fede, della fiducia e dell'amore, altrimenti il bambino non può essere un caro bambino a casa. E ancor meno la paura è compatibile con il seguire Dio come cari figli. C'è una paura filiale. Non c'è niente di più sollecito dell'amore. Il bambino, ansioso di compiacere, guarda con attesa per vedere se il suo compito è piaciuto al padre o alla madre. Il bambino che impara a scrivere, o che studia arte, e, facendo degli schizzi, li porta all'insegnante o al genitore, arriva con una specie di trepidante apprensione per timore che non vengano approvati. Questo è onorevole. Questo ha l'approvazione dell'affetto stesso, ed è nobilitante. Ma la paura dell'ira, la paura della punizione, la paura della nostra sofferenza e della nostra perdita, è ammirevole solo in gradi molto remoti, e occasionalmente, quando altri motivi falliscono. Eppure, c'è una paura filiale, una paura dell'amore, che non solo è ammissibile, ma è onorante ed edificante. (H. W. Beecher. Due modi di imitare Dio: ci sono due modi di imitare una persona: l'uno fa di quella persona il nostro modello, l'altro il nostro esempio. Il primo compie le azioni esatte, vive allo stesso modo, si veste degli stessi colori, senza riguardo per le diverse circostanze; E questo porta sempre all'errore. L'altro modo è quello di assorbire lo stesso spirito, di avere lo stesso carattere, e quindi fare ciò che il nostro esempio avrebbe fatto nelle nostre circostanze. Non si dice quasi nulla di ciò che Cristo ha fatto da ragazzo, o di come ha vissuto, per timore che ne facciamo solo un modello. Ma ci viene mostrato il Suo spirito di obbedienza, di bontà e di crescita, affinché possiamo prenderlo come nostro esempio. (S. T. S. Nonich.)

Imitatori di Dio: - Letteralmente: "Divenite dunque imitatori di Dio, come figli diletti". Queste parole possono essere considerate come indicanti il grande oggetto soggettivo della nostra vita. Lo scopo di Dio riguardo a noi è di conformarci all'immagine del Suo Figlio benedetto. Il nostro scopo riguardo a noi stessi nella nostra vita e nella nostra conversazione dovrebbe essere quello di diventare "imitatori di Dio come cari figli". L'uomo è stato originariamente creato a immagine di Dio; ma osservate, a Sua immagine potenzialmente piuttosto che realmente, proprio come il bambino è l'immagine dell'uomo, o, come potremmo dire, la ghianda contiene potenzialmente l'immagine della quercia, in quanto contiene in sé ciò che si svilupperà nella quercia. L'uomo è stato reso innocente e puro, e fin qui a immagine di Dio. Ma gli attributi e le qualità positive che sono la gloria suprema di Dio, e per mezzo dei quali la Sua gloria deve risplendere attraverso l'umanità, non potevano essere mostrati fino a quando l'uomo non fosse stato sottoposto a una prova. Gesù Cristo non solo è morto, ma ha vissuto, ha vissuto una vita di perfetta e completa obbedienza, per poter portare con quella vita alla nostra vista l'immagine di Dio mostrata in un uomo veramente perfetto. Così l'immagine divina perduta nella Caduta è stata restituita all'umanità in tutta la sua completezza di bellezza morale nell'Incarnazione, e mentre la contempliamo impariamo ad ammirarla e ad innamorarcene. In quella rivelazione abbiamo l'opportunità di vedere sia ciò che Dio è sia ciò che l'uomo è stato da Lui progettato per diventare. Come ci siamo sforzati di mostrare, quindi, abbiamo bisogno di avere l'opportunità di conoscere l'oggetto da imitare, per imitarlo; E poi, quando questo ci viene concesso, dobbiamo studiarlo attentamente. Non si possono imitare le produzioni di un grande pittore se non si presta tutta la propria attenzione allo stile di quel pittore. Non è sufficiente che tu abbia un'idea generale delle caratteristiche del suo genio; devi studiare i dettagli delle opere d'arte procedendo dalla sua matita; e solo quando ti sei fatto conoscere le varie peculiarità del suo stile e le caratteristiche della sua opera, sei in grado di diventare un imitatore di quel pittore. E come per la pittura, così per ogni altra arte: lo sappiamo tutti. Amici miei, è così anche per la nostra vita spirituale. Se vogliamo diventare imitatori di Dio, come cari figli, dobbiamo prima avere davanti a noi un modello in una forma tale da poterlo comprendere, e poi dobbiamo studiare il modello che ci viene posto davanti. E abbiamo motivo di ringraziare Dio perché il modello divino è stato abbassato alla portata delle nostre limitate facoltà di contemplazione. Se Dio non si fosse mai incarnato, e se Gesù non fosse sceso per mostrarcelo, saremmo stati lasciati a sterili speculazioni sul carattere e sugli attributi divini, come lo erano gli antichi filosofi pagani. "Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che vi dico non le dico da Me Stesso; ma il Padre che abita in me, egli compie le opere". E questa è sicuramente la vera risposta a quella triste dottrina dell'incomprensibilità dell'Assoluto, predicata qualche tempo fa da un eminente pensatore tra noi, un filosofo cristiano di non poca reputazione, una dottrina che, se portata al suo ultimo e pratico svolgimento, deve essere distruttiva allo stesso modo di ogni vera religione e moralità. Questo autore ha avanzato che, poiché Dio è assoluto, è inconoscibile dal finito, e poiché è inconoscibile, quindi le Sue qualità morali possono essere di natura totalmente diversa da tutto ciò che intendiamo con i termini impiegati per indicarle; che la "giustizia" di Dio, per esempio, può essere una cosa totalmente diversa da ciò che intendiamo come giustizia, e la Sua bontà una cosa totalmente distinta da ciò che intendiamo come bontà, e così via con ogni attributo morale in particolare. Questa posizione, come ho detto, mi sembra sovversiva di ogni vera moralità, mentre colpisce alla radice ogni religione ragionevole. Infatti, se le qualità di Dio sono di natura diversa da ciò che intendo con i termini impiegati, perché i più grandi criminali non potrebbero essere più vicini al livello della perfezione divina dei più degni dell'umanità? E come è possibile per me ammirare, amare e, soprattutto, fidarmi di un Essere della natura dei cui attributi morali non conosco praticamente nulla? L'ateismo stesso era un sollievo rispetto alla possibilità di avere a che fare con un Dio così sconosciuto. Ma la risposta a una tale spaventosa deduzione di una logica spietata si trova nel fatto che le perfezioni dell'Assoluto ci vengono presentate in forma concreta nella Persona di Gesù Cristo. Quando lo guardiamo, vediamo che cos'è Dio, e che cosa Egli desidera che pensiamo e sappiamo di Lui. E qui troviamo che le perfezioni morali di Dio sono identiche a quelle qualità che riconosciamo come tali, e alle quali aspiriamo; che la giustizia di Dio è la stessa che intendiamo con la parola giustizia; che l'amore, la purezza, la verità, la fedeltà, che consideriamo attributi della Divinità, sono gli stessi in genere, anche se più pieni in grado, di quelle virtù che portano questi nomi tra noi. Osserviamo infatti che queste cose non sono mai state così perfettamente manifestate come nella vita, nel carattere e nell'insegnamento di colui che ci ha rivelato completamente l'immagine di Dio. Lasciatemi dire, quindi, che non preoccupatevi perché Dio sembra così vasto che non potete comprenderLo, o perché i Suoi attributi sono così infiniti che la vostra immaginazione non può cimentarsi con essi. Non permettete a voi stessi di perdere la presa sulla Personalità Divina nel tentativo di riconoscere la Sua infinità. Ma per conoscere da vicino questo modello, e per essere in grado di imitarlo, abbiamo bisogno non solo di averlo, ma di studiarlo. E di qui la necessità della contemplazione attenta e scrupolosa del Cristo dei Vangeli. Ma avere il Modello e studiarlo non è tutto ciò che è necessario per rendere la nostra imitazione di Dio in Cristo tutto ciò che dovrebbe essere. Dobbiamo stare attenti non solo a imitare l'unico vero Modello, ma a imitarlo nel modo giusto. E il vero metodo evangelico di imitazione ci viene indicato in queste suggestive parole: "Siate imitatori di Dio, come cari figli". È nella natura delle cose che il figlio debba imitare il suo genitore. È un dato di fatto, i bambini per la maggior parte imitano i loro genitori. Il figlio di un falegname probabilmente non sarà mai più felice di quando può procurarsi un martello e qualche chiodo e fare più rumore possibile con essi, mentre si sforza di imitare l'abilità del genitore, anche se con scarso successo. Il figlio del soldato sceglierà naturalmente la spada o la pistola giocattolo o un tamburo rumoroso per il suo giocattolo. Il figlio dell'ecclesiastico si diletterà a rivolgersi a una congregazione immaginaria, o forse a una congregazione di sedie e sgabelli, con molta veemenza, anche se senza grande intelligenza. Ma perché moltiplicare le illustrazioni? È un fatto che tutti conosciamo, che il figlio imita il genitore, non perché sia costretto a farlo, ma perché trova piacere nel farlo, e questo solo perché è, come diciamo noi, il figlio di suo padre . Potremmo imparare molto da questo. Il figlio riceve una certa disposizione dalla sua relazione ereditaria con il genitore, e questa disposizione ha la tendenza a manifestarsi nella sua condotta futura. Quanto è importante, quindi, che nella nostra esperienza personale dovremmo vegliare su tutto ciò che dentro di noi sembra provenire da Dio, vegliare su di esso con la stessa cura che l'orticoltore impiegherebbe per qualche bel fiore, qualche raro e bellissimo esotico nella sua serra. Queste sante aspirazioni e questi istinti più puri di cui siamo coscienti sono stati introdotti nella nostra natura dalla grazia divina; non vengono dalla terra, hanno la loro dimora nel cuore stesso di Dio Stesso; e quindi, in quanto teneri esotici, hanno bisogno di essere custoditi e protetti contro il freddo respiro delle gelate di questo nostro mondo invernale, che ucciderebbero e distruggerebbero se possibile ogni fiore del Paradiso. Fate subito posto a tutto ciò che avete ragione di credere provenga da Dio, e rispondete subito a quegli impulsi e istinti interiori che sono di origine divina. Questi sono i motivi della filiazione, e arrendendoci ad essi adempiremo la direzione del nostro testo: "Siate imitatori di Dio, come cari figli". Ma c'è qualcosa di più di questo che ci suggeriscono le parole. Non è solo che ci sono certi istinti ereditari che discendono dal padre al figlio, ma è anche la tendenza dello stretto rapporto che esiste tra il figlio e il padre a rafforzare questi istinti e a svilupparli in abitudini di vita. In primo luogo, questa relazione suscita di solito da parte del bambino un sentimento di ammirazione per il padre. Un ragazzino pensa naturalmente che suo padre sia l'uomo più grande del mondo. Se la regina d'Inghilterra fosse stata introdotta nella sua casa, l'avrebbe considerata una persona del tutto inferiore ai suoi genitori. Non c'è nessuno più grande agli occhi di un bambino come suo padre o sua madre; ed è bene che sia così. E se siamo figli dell'Iddio Altissimo, non è ancora più naturale che tutto il nostro essere sia sotto l'influenza di un sentimento di ammirazione per il grande Padre degli spiriti, dal quale abbiamo derivato originariamente la nostra esistenza, e dal quale abbiamo ricevuto quella nuova vita spirituale, quella vita in virtù della quale viviamo davvero? Questo sentimento di ammirazione fornisce un ulteriore stimolo a quegli istinti di imitazione a cui ho già accennato. Con quale interesse guarda il bambino mentre suo padre si dedica al suo lavoro ordinario. Che meraviglia di abilità gli sembra tutto questo! E questa ammirazione spinge quelle piccole mani inesperte a tentare un'imitazione, per quanto debole. Non posso fare a meno di pensare che è possibile per noi esibire nella nostra esperienza spirituale qualcosa di simile a un'imitazione servile di Dio, quando ci sforziamo di imitarlo solo perché pensiamo che sia nostro dovere farlo, e possiamo portare la punizione su noi stessi se non ci sforziamo di adempiere a questo compito che ci è stato assegnato. Questa imitazione servile deve condurci nella regione della mera legalità, e quando questo è il caso, la nostra imitazione sarà una parodia piuttosto che una copia; poiché quando questo è il nostro motivo, una caratteristica essenziale di una vera imitazione sarà necessariamente assente: l'elemento di gioiosa spontaneità che rende l'imitazione così particolarmente gradita agli occhi del grande Padre. Se dunque desideriamo la vera imitazione di Dio, facciamo in modo di imitarlo come figli e come figli cari. Ma, come ho detto, l'imitazione richiede di essere eseguita nei minimi dettagli, e dobbiamo studiare l'opera imitata in tutte le sue varie parti se vogliamo produrre qualcosa che le assomigli veramente. Nel presente passaggio, tuttavia, San Paolo richiama l'attenzione su alcune delle caratteristiche più importanti del carattere divino, rispetto alle quali dobbiamo essere imitatori di Dio; e ci limiteremo a una brevissima considerazione di questi. Per prima cosa parla di quella gentilezza e tenerezza che erano così caratteristiche di Gesù Cristo: "Siate benigni", dice, "gli uni verso gli altri, di cuore misericordioso". Non è sufficiente che ci asteniamo dall'essere scortesi. Non c'è quasi nulla nella vita di Gesù che ci impressioni di più. Mentre attraversa il mondo, in mezzo a tutte le sue immagini e i suoi suoni nauseanti, sembra non perdere mai la Sua rapida sensibilità. La prossima caratteristica del carattere di Dio qui menzionata è la Sua divina prontezza a perdonare: "Perdonatevi gli uni gli altri, come Dio vi ha perdonati per amore di Cristo". Questo ci porta al terzo punto in cui San Paolo ci insegna qui a imitare Dio come ci è stato rivelato in Gesù; ed è la caratteristica più grandiosa di tutte nel carattere divino che ci viene presentata qui. Anzi, piuttosto è l'elemento comune in cui si incontrano tutte le altre perfezioni; perché "Dio è amore". «Camminate nell'amore», esclama l'apostolo, «come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e in sacrificio a Dio di soave odore». La gentilezza è presente nella nostra vita e ha a che fare principalmente con il nostro modo di agire e la nostra condotta esteriore; ma l'amore è del cuore, il suo dominio è all'interno, dove ci solleva dal nostro egoismo innato e sviluppa il Divino. È il calore geniale di quel sangue vitale che sgorga dal cuore di Dio nel nostro, e ci fa vivere davvero! Dell'amore non possiamo dire meno di quanto ne ha detto san Giovanni: "Chi abita nell'amore abita in Dio e Dio in lui"; perché "Dio è amore". È l'essenza stessa della Divinità, e colui che ne possiede la maggior parte imita Dio al meglio. Cammina nell'amore. Ebbene, come lo faremo? Come diventeremo imitatori di Dio sotto questo aspetto? Non possiamo creare l'amore con un semplice sforzo della nostra volontà; ma possiamo esporci a influenze favorevoli al suo sviluppo; possiamo favorirla e amarla, o possiamo controllarla e ostacolarla, una cosa che temo facciano troppi cristiani. Gli istinti d'amore esistono naturalmente in coloro che sono nati da Dio, perché ereditiamo le caratteristiche del Padre; e la disposizione a provare un nuovo amore per tutti coloro con cui abbiamo a che fare è un esempio di quell'imitazione ereditaria di cui ho già parlato. Ma l'amore cresce e si sviluppa con l'esercizio. Se, invece di frenare questi impulsi precoci, li incoraggiamo e continuiamo ad amare, non "con le parole o con le lingue, ma con le opere e nella verità", la nostra disposizione ad amare sarà rafforzata dalle azioni e dalle parole amorevoli compiute o pronunciate in obbedienza agli istinti dell'amore. Possiamo promuovere l'amore negativamente anche stando attenti agli istinti ristretti dell'egoismo, o a tutto ciò che tende a renderci egocentrici, perché la carità non cerca il suo; E cercare il nostro è strangolare la vita dell'amore sul nascere. È anche bene sforzarsi sempre di guardare il lato più bello del carattere umano, perché la maggior parte degli uomini ha un lato più bello, e negli uomini cristiani questo è l'elemento divino. La menzione del dono di Cristo di se stesso ci porta all'ultimo punto qui menzionato in cui è possibile per noi imitare Dio. Diventiamo imitatori di Dio nel sacrificio di noi stessi. Perché il sacrificio di sé, meraviglioso a dirsi, sembrerebbe essere la legge della benevolenza divina. Siate imitatori di Dio in questo. L'egoismo non è un attributo della Divinità, sebbene per Lui esistano tutti. Egli compie la Sua volontà nelle Sue creature rendendole partecipi della Sua stessa beatitudine, e niente di meno di questo Lo soddisferà. Gli uomini cercano la grandezza nell'autoaffermazione, nell'imporre le proprie fortune e nell'avanzare del proprio status sociale. Ma il segreto divino della vera grandezza risiede nell'abnegazione e nell'oblio di sé, nell'abbandono volontario e gioioso dei nostri diritti, comodità e piaceri per il bene degli altri. (W. H. Aitken, M.A.)

2 CAPITOLO 5

Efesini 5:2

E camminate nell'amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e in sacrificio a Dio.-

Camminando nell'amore:

(I.) Da queste parole traggo qualcosa di calcolato per toccare il cuore

(1.) Ci sono molti dei nostri simili che hanno trovato poco amore da parte dell'uomo. Per loro questo sarebbe stato un posto freddo e triste. Per loro l'amore di Dio, rivelato nel vangelo, giunge come una cosa strana e sorprendente. Trasforma la vita quando viene completamente realizzato e abbracciato

(2.) Ci sono altri che hanno conosciuto il valore dell'affetto umano e l'hanno perso. Una nuvola oscura si è posata sulle loro case e sui loro cuori, un tempo felici. Il vangelo annuncia che tutto ciò che hanno perduto, e molto di più, possono ritrovarlo in Cristo. Quando qualcuno non solo lo udrà, ma lo afferrerà, non solo lo capirà, ma lo proverà, allora la vita assumerà un nuovo aspetto e, sotto l'influenza di Cristo, tutta l'anima si espanderà

(II.) Trovo qui qualcosa per soddisfare la coscienza. Che cosa dovremmo fare in presenza dei nostri peccati, se non avessimo una verità come questa in cui confidare?

(III.) Trovo qui qualcosa per regolare la vita

(1.) Cammina nell'amore come in un'atmosfera di sole splendente, immergendo la tua anima nella consapevolezza dell'amore di Dio per te. È il tuo privilegio, lascia che sia la tua gioia

(2.) Cammina nell'amore come un abito. È uno spettacolo bellissimo vedere un uomo vestito di umiltà. È uno spettacolo incoraggiante quando si guarda un servo di Gesù nell'armatura della luce e un adoratore di Dio nelle vesti della salvezza. È uno spettacolo glorioso quando vedi un sant'uomo che indossa zelo per un mantello. Ma al di sopra di tutte queste cose rivestitevi della carità o dell'amore, perché è il vincolo della perfezione. In questo mondo di dolore il cristiano dovrebbe distinguersi per amore. Era la caratteristica principale di Cristo; dovrebbe essere preminente nei seguaci di Cristo

(3.) Camminate nell'amore, come il sentiero stabilito in cui Dio vuole che i Suoi figli siano trovati. Il cammino dell'amore vi condurrà in vie che non avreste mai pensato di trovare. Spesso si allontana dalle strade più affollate della vita e attraversa scene in cui il dolore e la vergogna sono scomparsi dalla vista per piangere e sforzarsi di dimenticare. Ma ci sono alcune delle esperienze più acute della gioia umana che si possono trovare in questo umile sentiero. Stare in piedi, per esempio, in presenza della disperazione, e guardare come la speranza ricomincia a illuminare gli occhi di un fratello; sussurrare qualche santa verità all'orecchio del dolore, e poi ricevere la ricca ricompensa di un sorriso di gratitudine; mettere la tazza di acqua fredda sul labbro inaridito, e poi ascoltare il gorgoglio di una nuova gioia come un povero sofferente che beve ciò che rinfresca l'anima e il corpo - oh, Questo avviene solo nei vicoli e nelle passeggiate secondarie del sentiero dell'amore. A volte il sentiero scende nelle regioni più oscure della prova e della tentazione, quando il credente stesso ha bisogno di compassione; e non conosco nulla di più dolce, nulla di più rassicurante, che in un'ora così di dolore sperimentare la simpatia che Cristo mostra nella tenerezza della Sua intuizione di tutti i nostri bisogni, e sentire che il mondo è migliore di quanto pensassimo che fosse, quando un fratello viene nel calore del suo cuore rigenerato e testimonia che non tutto è freddo, Non tutto è sterile. Ma a volte il cammino dell'amore si eleva tra gli altipiani della grazia e della pietà, e poi, quando saliamo da un'altezza all'altra del grande mistero della redenzione di Dio, mentre guardiamo in basso e indietro a tutto il modo in cui la bontà e la misericordia ci hanno seguito tutti i giorni della nostra vita, mentre guardiamo intorno alla vastità e alla varietà e alla bellezza e alla beatitudine per le quali nostro Padre ci ha dato un occhio e cuore, e mentre guardiamo in alto in quella nuvola sopra di noi e su quei mondi più grandi di gloria che ci permettono di pensare che cosa deve essere l'universo e che cosa può fare il grande Governatore di quell'universo, perché allora il cammino dell'amore si eleva in una sublimità che un uomo può sentire ma non può descrivere, e il culmine sulla terra è raggiunto, e oltre ad esso non può andare più nulla finché questa nostra anima alata non avrà spezzato la corda d'argento che la legava al corpo, e trovato l'espansione delle sue penne d'ala che la farà librare alla presenza di Dio, dove sono pienezza di gioia e piaceri per sempre. È un grande mondo luminoso che è ancora noto a pochi. Alcuni sono sbarcati sulle sue rive, un grande continente di gioia. Conoscono solo la frangia di fiori e frutti che la ricerca di pochi giorni ha trovato. Ma attraversa in lungo e in largo la terra, vaga tra le sue colline e le sue valli, bevi le profonde fonti dell'amore, nuota sui suoi mari interiori, e non tornerai mai più ai ritrovi del peccato e alle vie della vergogna, perché l'amore dell'alto, del più puro e del più perfetto inghiottirà ogni passione più meschina, e assorbire ogni luce più debole, e la passione, il privilegio, la prerogativa, il piacere del peccatore salvato dalla grazia, è camminare nell'amore. (Giovanni Richardson.)

Il dovere di camminare nell'amore: - La dottrina è che Cristo ha mostrato tanto amore nel dare se stesso per un sacrificio propiziatorio a Dio per noi, che in tal modo tutti i veri cristiani sono tenuti a camminare nell'amore

(I.) Permettetemi di aprire l'esempio e il modello che ci viene qui presentato. E lì comincio

1.) Con il principio: "Anche Cristo ci ha amati". Fu questo che lo spinse e lo inclinò a un'impresa così strana come morire per i nostri peccati

(2.) L'atto: "Egli ha dato se stesso per noi". Dove hai il donatore, il regalo e le parti interessate.

(1) Il Donatore, Cristo. Ha assunto volontariamente un corpo. e poi si separò dalla Sua vita per questo uso.

(2) Il Dono era Lui stesso. Ed entrambi messi insieme mostrano che Cristo era sia Sacerdote che Sacrificio; come Dio Sacerdote, come uomo il sacrificio: "Offrì se stesso a Dio per mezzo dello Spirito eterno" Ebrei 9:14.

(3) Le parti interessate: "per noi".

(II.) La natura del dovere da ciò dedotto, o che cosa significhi "camminare nell'amore". Camminare nell'amore non significa un atto o due, ma il tenore perpetuo della nostra vita; Tutta la nostra vita dovrebbe essere un esercizio d'amore. Ma a quale amore si riferisce? O l'amore per Dio e per Cristo, o l'amore per gli uomini? Rispondo: non posso escludere totalmente il primo, per queste ragioni

(1.) L'amore per gli uomini ha poco valore se non scaturisce dall'amore per Dio

(2.) Perché è un prodotto genuino di questo grande amore di Cristo per noi: "Noi lo amiamo perché egli ci ha amati per primo" (1 Giovanni 4:19. a Dio stesso; noi respingiamo la Sua propria trave e fiamma su di Lui prima e poi su tutto ciò che Gli appartiene

(3.) Perché non solo il miglioramento diretto dell'amore di Cristo, ma così tanto della vita cristiana dipende dall'amore di Dio, che non dovrebbe essere escluso quando ne parliamo 2Corinzi 5:14, 15. Il senso di questo amore deve certamente operare in noi un grande fervore d'amore verso Dio, che possa livellare e orientare tutte le nostre azioni alla sua gloria, e farci studiare per piacergli. Ebbene, allora, se la prendiamo in questo senso, come possiamo camminare nell'amore? Rispondo

1.) Che l'amore deve essere alla base di tutte le nostre azioni e doveri, che tutta la nostra religione non sia altro che un atto d'amore: "Tutte le vostre cose siano fatte con carità" 1Corinzi 16:14. Se preghiamo, agiamo cercando l'amore; se lodiamo Dio, agiamo l'amore che si diletta; se ubbidiamo a Dio, agiamo l'amore che piace

(2.) Camminiamo nell'amore, tutto non sarà nient'altro; ma continuiamo costanti fino alla morte nella professione della fede cristiana; poiché l'amore cristiano puro e veemente scaccia ogni paura nel pericolo. Se amiamo Cristo, correremo tutti i rischi per amor Suo

(III.) Vengo ora a mostrarvi come siamo tenuti a farlo dall'esempio dell'amore di Cristo. E qui vi mostrerò che è sia un motivo che un modello

(1.) È un motivo per eccitarci ad amarlo, perché la cosa grande che è notevole nel dono di Cristo come sacrificio per noi è l'amore. Puoi concepirlo in base a queste considerazioni.

(1) Soffrire per un altro è più che fare o agire per lui, perché in ciò c'è più abnegazione.

(2) Soffrire la morte per un altro è il più grande obbligo che possiamo imporgli Giovanni 15:13.

(3) Questa è la più alta espressione di amore per gli amici, ma Cristo lo ha fatto per i nemici, per l'empio mondo peccatore Romani 5:7, 8.

(4) Soffrire per le colpe di un altro è la massima condiscendenza.

(5) Perché non è degno che ciò si debba fare tra gli uomini, che l'innocente debba subire la pena capitale per il colpevole. Questo è stato l'atto meraviglioso della grazia di Dio trovare un sacrificio così strano e insolito per noi.

(6) Che Egli soffra per tali fini, o che i benefici che ne derivano siano così grandi, come la remissione dei peccati e la vita eterna.

(7) Che, rispetto alla fine, Dio e Cristo ne trassero tanto piacere ( Isaia 53:10)

(2.) È un modello che dovremmo imitare.

(1) Nella realtà di esso (1Giovanni 3:18) .

(2) Nella sua gratuità. Egli non è stato indotto ad essa da alcuna apertura da parte nostra, ma solo dal Suo stesso amore Efesini 5:25.

(3) Nella costanza di esso. Non si scoraggiò quando si trattò di spingere la picca Giovanni 13:1.

(4) Nell'abnegazione e nella condiscendenza di esso Matteo 20:28. Ma poiché non possiamo perseguire tutto, due cose vi raccomanderò per questo amore di Cristo. (a) Il tipo dell'amore; era l'amore per le anime. (b) La grandezza e il grado di questo amore. Dobbiamo essere pronti a dare la nostra vita per la Chiesa di Dio. Utilizzo 1. Questo amore di Cristo deve essere fermamente creduto

(2.) Deve essere applicato strettamente per il nostro bene e beneficio, fino a quando non ne siamo debitamente influenzati, in modo da rendere adeguati ritorni a Dio; in parte dedicandoci a Lui ( Romani 12:1), e in parte rendendo le nostre offerte di ringraziamento di carità verso gli altri ( Ebrei 13:17). (T. Manton, D.D.)

La natura, le proprietà e gli atti di carità:

(I.) "Amare il nostro prossimo" implica che dovremmo apprezzarlo e stimarlo: questo è necessario, perché l'affetto segue l'opinione; che non è amabile, che è del tutto spregevole; o nella misura in cui è tale.

(II.) Amare il nostro prossimo implica un sincero e sincero desiderio del suo benessere, e del bene di ogni genere, nella debita proporzione: perché è una proprietà dell'amore, che avrebbe il suo scopo più degno di se stesso, e di conseguenza che dovrebbe raggiungere il miglior stato di cui è capace, e persistere saldamente in esso; essere bella e paffuta, fiorire e prosperare senza diminuzione o decadimento; Questo è evidente riguardo a qualsiasi altra cosa (un cavallo, un fiore, un edificio o qualsiasi cosa simile) che fingiamo di amare: perciò la carità dovrebbe disporci ad essere così afflitti dal nostro prossimo. Dovremmo augurargli un prospero successo in tutti i suoi disegni e una comoda soddisfazione dei suoi desideri; Dovremmo augurargli con alacrità d'animo di raccogliere i frutti della sua operosità e di godere della migliore sistemazione della sua vita.

(III.) La carità implica una compiacenza o una deliziosa soddisfazione per il bene del nostro prossimo; Ciò è conseguente alla proprietà precedente, poiché quella gioia deriva naturalmente da eventi graditi al nostro desiderio. La carità ha un buon occhio, che non è offeso o abbagliato dallo splendore della virtù del suo prossimo, o dallo splendore della sua fortuna, ma guarda l'uno o l'altro con fermezza con piacere, come uno spettacolo molto delizioso.

(IV.) Corrispondentemente, l'amore per il nostro prossimo implica condoglianze e commiserazione per i mali che gli stanno accadendo: poiché ciò che amiamo, non possiamo senza dispiacere vedere giacere in una cattiva condizione, sprofondare nel decadimento o in pericolo di perire; Così, per una mente caritatevole, il cattivo stato di qualsiasi uomo è uno spettacolo molto sgradevole e doloroso. C'è forse qualcuno che è caduto in disgrazia? la carità tiene basso il capo, è imbarazzata e smarrita, partecipando alla sua vergogna; C'è qualcuno deluso dalle sue speranze o dai suoi sforzi? la carità grida, ahimè, come se fosse essa stessa sconfitta; C'è forse un uomo afflitto da dolore o da malattia? la carità guarda triste, sospira e geme, viene meno e langue con lui; C'è un uomo pizzicato da un forte desiderio? la carità, se non può soccorrere, condoglierà; Arrivano cattive notizie? La carità lo ascolta con orecchio riluttante e cuore triste, anche se non particolarmente interessato ad esso. La vista di un naufragio in mare, di un campo disseminato di cadaveri, di un paese desolato, di case bruciate e città distrutte, e di simili calamità che colpiscono l'umanità, toccherebbe le viscere di qualsiasi uomo; ma il solo racconto di essi toccherebbe il cuore della carità. Non permette a un uomo di godere con comodità o agio degli alloggi del proprio stato, mentre altri prima di lui sono in difficoltà; non può essere allegra finché un uomo in presenza è triste; non può sembrare felice mentre il suo vicino sembra infelice: ha una parte in tutte le afflizioni che vede o di cui sente parlare, secondo quell'esempio in San Paolo dei Filippesi: "Avete fatto bene, che avete comunicato con (o partecipato) alle mie afflizioni"; e secondo quel precetto: "Ricordati di quelli che sono in catene, come legati con loro".

(V.) È generalmente una proprietà dell'amore appropriarsi del suo oggetto; nell'apprensione e nell'affetto abbracciandolo, possedendolo, godendo come proprio; così la carità fa del nostro prossimo il nostro, impegnandoci a presentare il suo caso e le sue preoccupazioni come nostre; in modo che eserciteremo su di loro gli stessi affetti dell'anima (gli stessi desideri, le stesse speranze e paure, le stesse gioie e dolori), come riguardo al nostro interesse più prossimo e più particolare. Così la carità allarga le nostre menti al di là delle considerazioni private, conferendo loro un interesse universale e riducendo tutto il mondo al limite delle loro cure affettuose; cosicché l'io di un uomo è una parte molto piccola e insignificante della sua considerazione.

(VI.) È una proprietà dell'amore influenzare l'unione, o la massima approssimazione che può essere al suo oggetto.

(VII.) È una proprietà dell'amore desiderare un affetto reciproco; poiché questo è il possesso più sicuro e l'unione più salda che si fonda sulla cospirazione volontaria nell'affetto; e se apprezziamo una persona, non possiamo non apprezzare la sua buona volontà e la sua stima. La carità è la madre dell'amicizia, non solo perché ci spinge ad amare gli altri, ma perché attrae gli altri ad amarci; disponendoci a influenzare la loro amicizia, e con mezzi obbligativi a procurarcela.

(VIII.) Quindi anche la carità dispone a piacere al prossimo, non solo con un comportamento inoffensivo, ma anche con un comportamento servizievole; con una pronta compiacenza e conformità alla sua moda, al suo umorismo, al suo desiderio nelle questioni lecite, o in modo conforme al dovere e alla discrezione.

(IX.) L'amore per il nostro prossimo implica la prontezza in ogni occasione a fargli del bene, a promuovere e promuovere il suo beneficio in ogni genere.

(X.) Questa è davvero una proprietà della carità, far sì che un uomo rinneghi se stesso, trascuri il proprio interesse, sì disprezzi tutti i riguardi egoistici a beneficio del suo prossimo. Per colui che è animato dalla carità, il suo bene non è buono, quando è in competizione con il bene più considerevole di un altro; Nulla gli è così caro, da cui volentieri non si separerà per tali considerazioni. XI. È una proprietà dell'amore non basarsi su distinzioni e buoni rispetti; ma di essere condiscendente e disposto a svolgere gli uffici più umili, necessari o utili per il bene del suo amico. Colui che ama veramente è un servo volontario, e si abbasserà volentieri a qualsiasi impiego per il quale il bisogno o il considerevole beneficio di colui che ama lo chiama. Così le anime più grandi e gli esseri più gloriosi, i più dotati di carità, sono disposti con la massima prontezza a servire i loro inferiori. XII. La carità regola il nostro modo di agire, il nostro comportamento, la nostra conversazione verso il nostro prossimo, implicando un buon uso e un trattamento equo di lui in tutte le occasioni; poiché nessuno tratta ciò che ama in modo sgarbato o rude, in modo da mettere in pericolo la perdita, il danno, il danno o l'offesa di esso. Perciò il linguaggio della carità è dolce e dolce, non ferisce il cuore, né irrita l'orecchio di alcuno con cui un uomo conversa; come la lingua di cui il saggio dice: "Le parole dei puri sono parole piacevoli"; quelli che sono "dolci per l'anima e salute per le ossa"; e, "Le parole di un uomo saggio sono graziose". Tali sono le proprietà della carità. Ci sono anche molti atti particolari, che hanno un'alleanza molto stretta con esso

(1.) È un atto di carità appropriato trattenere l'ira sulla provocazione, o reprimere i suoi movimenti; a risentirsi per le offese e le scortesie o per niente, o con molta calma e mitezza

(2.) È un vero atto di carità rimettere le offese, sopprimendo tutti i disegni di vendetta e non serbando alcun rancore

(3) È un dovere, coerente con la carità, mantenere la concordia e la pace; di astenersi dalla contesa e dalla contesa, insieme con le fonti di esse, l'orgoglio, l'invidia, l'emulazione, la malizia

(4.) Un'altra pratica caritatevole è quella di essere sinceri nelle opinioni e miti nelle censure, riguardo al nostro prossimo e alle sue azioni

(5) Un'altra pratica caritatevole è quella di comportarsi con le infermità del nostro prossimo; secondo quella regola di San Paolo: "Noi che siamo forti dobbiamo portare le infermità dei deboli e non piacere a noi stessi"; e quel precetto: "Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo". 6. È un atto di carità astenersi dall'offendere o scandalizzare i nostri fratelli. (I. Barrow, D.D.)

L'amore di Cristo: - Ma come appare che Cristo ci ama? 1. Con espressioni amorose. Leggete i Suoi canti d'amore e vedete con quanta affetto Egli espone la bellezza del Suo amato Cantici 4:1; 3, ecc.)

(2.) Dai suoi pensieri. I pensieri e gli affetti sono cause reciproche. I pensieri danno vita all'affetto, e l'affetto genera pensieri. I pensieri di Cristo su di noi sono molti e alti. Ha avuto pensieri d'amore per noi dall'eternità, e da allora non siamo mai stati fuori dalla Sua mente Isaia 49:15

(3.) Ma questa fiamma, dov'è, non può essere confinata al petto e ai pensieri, ma scoppierà in azione. E così ci appare l'amore di Cristo, attraverso ciò che Egli ha fatto per noi. Ci ha resi ricchi, belli, onorevoli, potenti, sì, uno con Lui

(4.) L'amore di Cristo appare da ciò che ci ha dato; I suoi pegni d'amore. Tutto ciò che abbiamo, per essere o per il nostro benessere, scaturisce dal Suo amore. Esamina il cielo e la terra e tutte le cose che sono in essi; e tutto ciò che su basi certe sembra buono, chiedetelo con fiducia a Cristo; Il suo amore non lo negherà. Ma non siamo ancora giunti all'altezza dell'amore di Cristo. Questi favori indicibili, inconcepibili, imperscrutabili non sono che ruscelli o gocce d'amore; Cristo ci ha dato la fonte, l'oceano: queste non sono che scintille e raggi; Ci ha dato il sole, l'elemento dell'amore. L'amore di Cristo ci interessa della gloriosa Trinità. E ora, che cosa c'è in cielo e in terra che l'amore di Cristo non abbia fatto nostro? 5. Prendi una stima dell'amore di Cristo dalle Sue sofferenze. Pensate a come e a cosa Egli soffre per noi, con noi, per noi.

(1) Il suo amore lo fa soffrire pazientemente molte cose per noi.

(2) Questo amore lo rende disposto a soffrire con noi. "In tutte le nostre afflizioni Egli è afflitto".

(3) Il suo amore lo ha reso disposto a soffrire per noi. Ma inoltre, per esporre questo amore di Cristo, considerate alcune proprietà con cui lo Spirito lo descrive

(1.) Cristo ci ama liberamente. Ci ha amati quando noi non avevamo né amore né bellezza per attirare i suoi affetti

(2.) È immutabile Giovanni 13:1. Nessun atto di scortesia o slealtà da parte nostra può non superarlo

(3.) È un amore incomprensibile Efesini 3:19

(1.) Considera chi ama. Quanto è inadatto, indegno, sgradevole.

(1) Com'è impotente! L'uomo non può fare nulla per impegnarsi o meritare amore, nulla per compiacere o onorare un tale amante; ed era così considerato quando Cristo aveva intenzioni d'amore, quindi è ammirevole.

(2) Com'è povero! Non c'è una povertà come quella dell'uomo.

(3) Come deforme! La povertà da sola non può ostacolare l'amore, soprattutto se c'è bellezza; Ma chi può amare la deformità?

(4) Quanto odiato! Non solo odioso, ma odiato; odiato da tutti. Chi amerebbe colui che nessuno ama, che non ha amici, che non può incontrare al mondo altro che nemici? L'intera creazione è in inimicizia con l'uomo. Non può incontrare nessuna creatura, ma nutre un odio segreto, e sarebbe pronto a manifestarlo al comando di Dio. Che meraviglia che Cristo ami ciò che tutti odiano!

(5) Che inimicizia! L'uomo non è solo odioso e odiato, ma odia Cristo, con un odio tale da escludere ogni amore dal petto di qualsiasi creatura; un odio così esteso, che egli odia Cristo e tutto ciò che è Suo, tutto ciò che è simile a Lui; tutti i Suoi uffici, specialmente ciò che è più glorioso, il Suo ufficio regale; tiene Cristo fuori dal Suo trono come per se stesso, e lo farebbe negli altri.

(6) Come si è impegnato con i suoi nemici mortali, il peccato e Satana. Chi amerà uno per una moglie che è sotto contratto con un altro, ha dato il suo cuore e la sua sé in suo possesso, e ha continuato a lungo a farlo? Tale è lo stato di un uomo, sposato al peccato, in combutta con Satana, e porta frutto, non a Dio, ma a loro. Ecco la meraviglia dell'amore di Cristo, che si fissa sulla peggiore delle creature, l'uomo, sì, e sul peggiore degli uomini sotto certi aspetti.

(7) Quanto potente. "A lui è stato dato ogni potere in cielo e in terra" Matteo 28:18, che come Mediatore; ma come Dio, Egli è uguale a Suo Padre, e quindi onnipotente.

(8) Quanto assoluto. La sovranità di Cristo rende il Suo amore una meraviglia

(2.) Come Cristo ama l'uomo.

(1) Cristo ama gli uomini più di quanto i migliori degli uomini amino gli uni gli altri.

(2) Cristo ama l'uomo più di quanto l'uomo ami se stesso. L'amore di Cristo è più dell'amor proprio nell'uomo; quindi è meraviglioso.

(3) Cristo ama l'uomo più di quanto ami gli angeli, sotto diversi aspetti. È evidente in questa distinzione che il Suo amore ha fatto tra entrambi caduti a causa del peccato. Nessuno degli angeli caduti ha gustato o gusterà mai del Suo amore; ma innumerevoli schiere di uomini sono restituite al Suo favore.

(4) Cristo ama l'uomo più del cielo e della terra, più del regno dei cieli, più di tutti i regni della terra e della gloria di entrambi, più di tutto il mondo.

(5) Cristo ama l'uomo come se stesso, per certi aspetti di più. Cristo ama l'uomo più di se stesso, in quanto uomo. Non dico Cristo come Dio, o assolutamente; ma come uomo, e per certi aspetti. Egli li fa avanzare allo stesso livello di se stesso, per quanto l'uomo ne è capace. Egli concede loro tutte le cose che Lui stesso lava, in quanto sono comunicabili. Le stesse nature. Egli è costituito dal Divino e dall'umano, e così fa l'uomo in un certo senso. Affinché Cristo potesse essere come loro, prese la natura umana; affinché siano come Lui, Egli comunica la natura divina 2Pietro 1:4. Non che sia del tutto uguale, ma che gli assomiglia di più. Cristo non ha forse ottenuto molta gloria mediante l'opera della redenzione? Non è stata questa l'amministrazione più gloriosa di cui il mondo sia mai stato testimone? Sì. Eppure la gloria che il Figlio di Dio ottenne in questo modo fu per Lui un vantaggio insignificante, in confronto ai benefici così acquistati per l'uomo. Il Figlio di Dio non avrebbe perduto nulla, se avesse voluto questo; ciò non aggiungeva alcun grado di gloria a ciò di cui godeva dall'eternità. Egli era infinitamente glorioso prima della fondazione del mondo, e nulla può essere aggiunto a ciò che è infinito. (D. Clarkson, B.D.) Il sacrificio di Cristo: - 1; Egli ha dato. I regali sono espressioni d'amore. Giudichiamo l'amore dalla qualità o dal valore del dono. Ora, che cosa ha dato Cristo? 2. Ha dato se stesso, niente di meno che se stesso; e questo è di più, incomparabilmente di più, che se avesse dato per noi tutti gli angeli del cielo, tutti i tesori della terra; più che se avesse dato tutte le opere delle sue mani. La piccola polvere della bilancia è nulla per l'universo, e l'universo è come nulla in confronto al Figlio di Dio

(3.) Come si è dato? Non ha dato se stesso come siamo soliti dare noi, né si è dato come dona altre cose. Egli ha dato Se stesso, non nel modo comune di dare; ma, come mostra il testo, il Suo dare era un'offerta di Se Stesso. "Ha fatto se stesso in offerta per noi". Ma poi... 4. In che modo Egli ha dato Se stesso in offerta per noi? Ci sono diversi tipi di offerte menzionate nelle Scritture. Offerte che non erano sacrifici. Tali erano le persone e le cose che erano state consacrate o dedicate a Dio per il servizio del tabernacolo e del tempio. Così i vasi e gli utensili dati e messi da parte per il servizio e l'amministrazione sotto la legge sono chiamati offerte ( Numeri 7:10), e quelle offerte sono specificate (ver. 13, ecc.). Caricatori, ciotole e cucchiai d'argento; e non solo le cose, ma le persone sono chiamate offerte quando sono messe a parte; poiché così il ministero legale ( Numeri 10:10, 11; 13). L'altro tipo di offerte erano i sacrifici, come quelli che venivano offerti per essere consumati e distrutti, e per essere privati della vita, se erano cose che avevano vita. Così che c'è una grande differenza tra queste offerte: le prime erano offerte per essere conservate, le seconde erano offerte per essere uccise o consumate. Perché questa è la vera nozione di sacrificio; È un'offerta consumata quotidianamente. E tale offerta era Cristo, un'offerta tale che era un sacrificio, come mostra il testo. Ha dato se stesso per essere sacrificato per noi. "Fu condotto come un agnello al macello". Cristo ha offerto se stesso in sacrificio di espiazione per il suo popolo. Per darvi distintamente l'evidenza che la Scrittura offre per questa grande e fondamentale verità, prendetela in questi diversi

(1.) "Offrì se stesso" Ebrei 7:27 ; "Offrì se stesso" Ebrei 9:14; 28

(2.) "Offrì se stesso in sacrificio" 1Corinzi 5:7; Ebrei 9:26.

(1) La persona che offriva doveva essere un sacerdote; era l'ufficio peculiare del sacerdote sotto la legge Ebrei 5:1. Così Cristo, per poter offrire questo sacrificio, fu chiamato a quell'ufficio, e fatto sommo sacerdote (vers. 5, 6, 10).

(2) Le cose offerte dovevano essere stabilite da Dio, altrimenti non sarebbe stato un vero e accettevole sacrificio, ma un culto della volontà.

(3) Ciò che era stato offerto in sacrificio doveva essere distrutto. Questo è essenziale per un sacrificio; È un'offerta consumata quotidianamente. Quelle cose che avevano vita, per essere offerte in sacrificio, furono uccise e il loro sangue versato; e le altre parti di essi, oltre al sangue, furono bruciate, in tutto o in parte. Così Cristo fu sacrificato; La Sua morte e il Suo sanguinamento sulla croce risposero all'uccisione e allo spargimento di sangue dei sacrifici levitici, e le Sue sofferenze corrispondevano ai roghi dei sacrifici Ebrei 13:12, 13 ; Le sue sofferenze fuori dalla porta sono qui presentate come la risposta al rogo dei sacrifici fuori dall'accampamento.

(4) La persona a cui furono offerti era Dio, e Lui solo

(3.) Si offrì in sacrificio di espiazione.

(1) Ha sofferto. Era un uomo di dolori e sofferenze; Tutta la Sua vita fu uno stato di umiliazione, e la Sua umiliazione fu una sofferenza continua. Ma vicino e nella sua morte è stato reso perfetto attraverso le sofferenze; c'era l'estremo delle sue sofferenze, lì divenne un sacrificio perfetto Ebrei 2:9, 10; 5:9.

(2) Ciò che ha sofferto è stato un castigo; era ciò che il peccato meritava e la legge minacciava.

(3) In terzo luogo, Egli ha sofferto questo al posto nostro.

(4) Il sacrificio pacificò, placò, il Signore fece espiazione, ritirò la sua ira. (Ibidem)

Il sacrificio di Cristo:

(I.) Il sacrificio di Cristo era volontario. Non c'era costrizione esterna esercitata su Cristo a cui Egli non avrebbe potuto resistere con successo; ma con tutto il concorso della sua volontà, si è consegnato

(II.) Il sacrificio di Cristo era vicario. Era nella stanza e nel luogo degli altri, di tutti noi. Le sue sofferenze, anche se volontarie, erano, in questo senso, necessarie per raggiungere il fine che aveva in vista

(III.) Il sacrificio di Cristo era di infinita valenza e sufficienza. Ha dato se stesso

(IV.) La dedizione sacrificale di Cristo per l'uomo era perfettamente gradita al Padre. (Dott. Drummond.)

Il sacrificio di Cristo: Consideriamo...

(I.) L'interposizione di Cristo a favore del Suo popolo: "Egli ha dato se stesso per noi, un'offerta e un sacrificio a Dio". 1. È rappresentato come il nostro Sacerdote. L'offerta dei sacrifici, senza dubbio, ha avuto la sua origine nelle prime epoche del mondo. Questo modo di adorare può essere fatto risalire non solo all'epoca in cui si dava la legge dal Sinai, ma anche ai giorni degli antichi patriarchi. La sua origine divina non è meno evidente della sua antichità. Leggiamo, infatti, della pratica, prima di leggere del precetto che la ingiunge; ma dal primo, possiamo ragionevolmente dedurre il secondo. Poiché, dunque, l'offerta dei sacrifici era ordinata dal Sommo Legislatore ed era praticata nella Chiesa fin dall'inizio, per quale scopo era stabilita? Che cosa potrebbe spingere l'eterna Maestà a richiedere che l'oblazione sacrificale costituisca, per così tante ere, una parte essenziale del Suo culto? Fratelli miei, voi conoscete la sublime spiegazione. Voi sapete che doveva prefigurare l'offerta, nella pienezza dei tempi, per mezzo di Gesù Cristo

(2.) Cristo è anche rappresentato come il sacrificio del Suo popolo. Contempliamo, dunque, questo stupendo sacrificio. In esso vediamo un sacrificio perfettamente adatto e infinitamente prezioso allo stesso tempo. Cristo, dico, donando se stesso, ha dato un sacrificio che era perfettamente adatto. Essendo indipendente, la sua vita era interamente a sua disposizione; essendo partecipe della carne e del sangue, era alleato del Suo popolo, ed era quindi qualificato a dare soddisfazione nella stessa natura che aveva offeso; e, essendo allo stesso tempo concepito e nato soprannaturalmente dalla Vergine, era esente dalla pena che la giustizia divina aveva attribuito alla violazione del primo patto, e immacolatamente puro, ed era quindi del tutto adatto ad essere un vero e proprio sacrificio nella stanza del suo popolo. Ma il sacrificio che Cristo diede non solo era perfettamente adatto, ma era anche infinitamente prezioso; perché, notate la forza di quella meravigliosa espressione: "Egli ha dato se stesso". Non è stato semplicemente il Suo sangue, o la Sua vita, o astrattamente la Sua natura umana, ma Lui stesso che ha dato un'offerta e un sacrificio per noi. Procediamo ora a considerare:

(II.) La soddisfazione e la gioia con cui questa interposizione di Cristo a favore del Suo popolo è considerata da Dio. Il suo sacrificio è per Lui "per un odore soave". In questa espressione l'allusione è chiaramente al vino e all'olio, o meglio, ai preziosi profumi che si soleva spruzzare sui sacrifici sotto la legge, per contrastare l'odore offensivo di quel servizio sanguinario. L'apostolo rappresenta la fragranza di tali dolci profumi che sorgono a Dio dal sacrificio propiziatorio del Suo diletto Figlio, per indicare la suprema soddisfazione e il piacere che Egli ha in quel sacrificio. Quando la magnifica opera della creazione fu terminata, si raffigura Geova che si riposa da tutta l'opera che ha fatto e la osserva con gioia. Ma da nessuna parte della creazione, pur conservando la sua purezza e la sua bellezza originarie, gli sorge una fragranza così dolce e grata come dall'altare del sacrificio del Salvatore. Se indagate su quali basi quel sacrificio è così peculiarmente e supremamente delizioso per Dio, le seguenti considerazioni possono servire a illustrare l'argomento: È un sacrificio per disposizione di Dio stesso; è di per sé un sacrificio di valore ed efficacia trascendenti; ed è in conseguenza di queste cose il mezzo di salvezza e felicità eterna per innumerevoli migliaia di Sue creature immortali, e la fonte di gloria per Lui nel più alto dei cieli. (W. Duncan.)

L'amore redentore di Cristo:

(I.) L'amore di Cristo, come fonte della nostra redenzione

(II.) Il sacrificio di Cristo, come mezzo attraverso il quale la nostra redenzione è stata compiuta

(1.) Da queste parole è evidente che eravamo incorsi in una punizione che avremmo dovuto sopportare personalmente, se l'amore di Cristo non lo avesse indotto a interporsi in nostro favore

(2.) Ma il testo lascia intendere che Gesù Cristo si è interposto in nostro favore e "ha dato se stesso per noi". 3. Il nostro testo lascia intendere che è stata la persona di Cristo a rendere efficace il suo sacrificio, e ciò perché "ha dato se stesso per noi". La Sua sostituzione era accettabile a Dio e disponibile per la salvezza dell'uomo

(4.) Il testo lascia intendere che questa offerta e questo sacrificio erano accettevoli al Padre al quale erano stati presentati, poiché si dice che per Lui fosse "di soave odore"

(III.) Camminare nell'amore, come l'effetto che questa redenzione è destinata a produrre

(1.) Camminiamo nell'amore per Cristo

(2.) Camminiamo nell'amore per i cristiani

(3.) Camminiamo nell'amore per tutta l'umanità. (J. Alexander.)

Il sacrificio di Cristo, un profumo soave:

(I.) In primo luogo, consideriamo che, come offerta e sacrificio, olocausto e olocausto, il Signore Gesù Cristo è specialmente "un odore soave" per Dio

(1.) Considera la dignità della Sua persona

(2.) Guardate la purezza del Suo sacrificio. Guardate la fede che non ha mai ceduto; guarda la pazienza che non si è mai esaurita; guarda il coraggio che non si è mai tirato indietro; guarda l'amore che non ha mai sprecato; guardate lo zelo per Dio che era sempre in fiamme; Guardate la tenerezza per i peccatori poveri, periti, perduti e rovinati

(3.) Guardate l'opera stessa, guardate coloro per i quali Egli era tutto questo

(II.) Ma osservate le molte prove che sono state date e sono ancora date, che questo sacrificio è "un odore soave" davanti a Dio. Quattromila anni prima che quel sacrificio fosse offerto, venne fuori la prima promessa in tutta la sua fragranza. Da dove viene quel grido di vittoria: "È compiuto"? Perché la pietra è stata rotolata via? Perché il corpo è asceso? perché il Conqueror è salito? perché lo Spirito è disceso? perché, nel giorno di Pentecoste, i timidi divennero coraggiosi, i bestemmiatori si presentarono come veri penitenti davanti a Dio? Perché tutto questo? Perché il sacrificio saliva come un "odore soave", e uno Spirito discendente era il segno dell'infinita ed eterna approvazione di Dio per esso. Ma, amati, forse ora il suo sapore è passato. Sono passati più di 1.800 anni da quando è stato offerto. Da allora i regni sono sorti e caduti. Ma la fragranza di quell'offerta non è in alcun modo scomparsa. Non ha perso un briciolo della sua accettazione davanti a un Dio santo. Ma, amati, c'è un altro punto in riferimento a questo dolce sapore: esso getterà la sua fragranza per tutta l'eternità. Riempie il cielo con il suo odore

(III.) E ora consideriamo alcuni aspetti pratici del nostro argomento

(1.) In primo luogo, se tutto questo è vero, allora quanto è terribile lo stato di quell'uomo, che può udire di questa espiazione e trovare fragranza in tutto il resto tranne che in quell'unica cosa che è fragrante davanti a Dio! Le cose che Dio odia può dilettarsi

(2) Permettetemi di rivolgere una parola di tenera cautela a coloro la cui coscienza è stata risvegliata dallo Spirito benedetto a provare una vera preoccupazione per la salvezza. Se vanno ad altri sacrifici, devono ancora cercare la dolcezza altrove. (J. H. Evans, M.A.)

Il sacrificio di Cristo:

(I.) Il disegno dell'interposizione del Salvatore. "Ha dato se stesso in sacrificio per noi". Ci aveva già dato molte cose. Ci aveva dato il sole per rallegrarci, l'aria per sostenerci, la pioggia per rinfrescarci, e aveva fatto nascere e germogliare la terra; e alla fine ci ha dato se stesso. Egli ha dato Se stesso per noi molto prima della Sua incarnazione; e "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, fatto da donna, fatto sotto la legge, per riscattare quelli che sono sotto la legge, affinché ricevessimo l'adozione di figli".

(II.) L'accettabilità del sacrificio. "Un'offerta e un sacrificio a Dio, per un profumo soave". Tornate al tempo del diluvio. Qui veniamo informati che "Noè costruì un altare al Signore" e offrì sacrifici; "E l'Eterno sentì un odore soave e disse: "Non maledirò più la terra per amore degli uomini". Così Dio si rallegrò del sacrificio di Suo Figlio e disse: "Questo è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". Puoi riconciliarti con un servo e farlo entrare in un posto nella tua casa; Tuttavia, potrebbe non essere facile ammetterlo a un posto nei tuoi affetti. Ma non potremo mai essere così cari a Dio come quando siamo rivestiti della giustizia di Cristo e aspersi del Suo prezioso sangue

(III.) I principi che Lo hanno mosso. "Ci ha amati e ha dato se stesso per noi". Ciò che non può essere conosciuto perfettamente può essere conosciuto in modo preminente

(1.) Il Suo amore è magnificato nel Suo dono

(2.) È magnificato nella grandezza delle Sue sofferenze

(3.) È magnificato perché Egli conosceva ogni parte delle Sue sofferenze prima di impegnarsi a soffrire

(4.) Magnifica il Suo amore perché non eravamo degni del suo esercizio

(5.) Magnifica il Suo amore perché non ha aspettato che gli fosse chiesto. Lo ha fatto non solo senza il nostro deserto, ma senza il nostro desiderio

(6.) Magnifica il Suo amore con il numero di benedizioni che ne derivano

(IV.) Dobbiamo ora trarre alcune deduzioni da questo argomento

(1.) Che cosa è ingiunto? "Cammina nell'amore." Sforzati di eccellere in esso. Leggiamo di uomini che camminano con orgoglio. Egli è altero; si pavoneggia mentre cammina; Risponde rudemente a quelli sotto di lui. L'orgoglio è la sua regione; è l'aria in cui respira. Così è per l'amore: non solo dovete camminare nell'amore, ma vivere in esso

(2.) Per chi è ingiunto questo? Deve essere esercitato verso se stesso

(3.) A chi è ingiunto questo? "Cammina nell'amore." Era per gli Efesini. Ma sei irreprensibile qui? 4. Come si impone? "Camminate nell'amore, come anche Cristo ci ha amati".

(1) Come modello del nostro amore. Perciò il nostro amore deve assomigliare al Suo. E non dovete esercitare abnegazione? Il suo amore era un amore costante; Il tuo deve essere mutevole e variabile?

(2) Ma l'apostolo intende dire che dobbiamo fare dell'amore di Cristo il motivo e il modello del nostro. "Noi lo amiamo, perché Lui ci ha amati per primo". Con questo motivo siate indotti a presentare i vostri corpi "un sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio, che è il vostro ragionevole servizio". (W. Jay.) L'amore di Cristo: - Come Dio è incomprensibile nella Sua eternità, nella Sua potenza, nella Sua immensità, nella Sua conoscenza e nella Sua sapienza, così è nel Suo amore

(1.) La prima cosa che ci colpisce di meraviglioso in questo amore di Dio è che esso abbia come oggetto i peccatori

(2.) Un'altra cosa che è incomprensibile nell'amore di Cristo per i peccatori è che tra gli uomini, tutti ugualmente perduti e indifesi, dovrebbe scegliere un certo numero come suo oggetto e lasciare tutto il resto sotto la condanna e la depravazione, come lo erano prima

(3) Una terza caratteristica dell'amore di Cristo è il suo grado di intensità, che non ha eguali

(4.) Poiché questo amore non ha avuto origine nel tempo, ma, dall'eternità, le delizie del Figlio erano con i figli degli uomini; così non avrà mai fine

(5.) L'amore di Cristo per il Suo popolo è manifestato dalla rivelazione che Egli ha fatto per la loro istruzione; da tutte le istituzioni della Sua Chiesa per la loro edificazione; e da tutte le dispensazioni della Sua provvidenza, sia afflittive che prospere. Ma, soprattutto, l'amore di Cristo verso il Suo popolo eletto è dimostrato dal dono del Suo Spirito, il Consolatore, di dimorare con loro per sempre

(6.) Infine, l'amore di Cristo per i Suoi discepoli è un amore tenero e condiscendente. Li tratta come una madre con un bambino; li porta nel suo seno e li guida dolcemente sulla retta via. (A. Alexander, D.D.)

La volontarietà della morte di Cristo: il Suo amore era antecedente al Suo spargimento del Suo sangue, e al nostro essere lavati in esso. L'amore rende piacevole qualsiasi opera

(I.) Proposizioni per spiegarlo

(1.) Il fatto che il Padre lo costituisca un sacrificio non pregiudica la Sua volontà nell'intraprendere. Si dice che il Padre lo mandi e lo liberi Giovanni 3:34; Romani 8:32. Si dice che il Padre lo libera, perché si suppone che il primo moto di redenzione sorga dalla volontà e dal moto del Padre; eppure l'amore di Cristo è stato la sorgente di tutte le azioni di mediazione, e il Suo ha preso su di Lui la nostra natura; e perciò non si dice meno che si dona, come si dice che il Padre lo dà a noi e per noi. Il suo fidanzamento fu un atto di scelta, libertà e affetto

(2.) La necessità della Sua morte non mette in discussione la sua volontarietà. Molte cose sono volontarie che tuttavia sono necessarie; Ci sono necessità volontarie. Dio è necessariamente ma volontariamente santo

(II.) In cui appare questa volontarietà della morte di Cristo

(1.) Egli si offrì volentieri nel primo consiglio sulla redenzione per stare al nostro posto

(2.) L'intero corso della Sua vita manifesta questa volontà. La Sua volontà rimase in piedi fino a questo punto della bussola per tutta la Sua vita. Molti entrano nelle liste con difficoltà per ignoranza, ma la disponibilità del nostro Salvatore non può essere attribuita né all'ignoranza né alla dimenticanza

(III.) Perché questa volontarietà era necessaria

(1.) Da parte del sacrificio stesso. Egli era al di sopra di ogni obbligo verso quell'opera che ha intrapreso così liberamente per noi. Né poteva essere scavalcato da nulla contro il Suo stesso consenso

(2.) Necessario da parte della giustizia

(3.) Necessario per quanto riguarda l'accettazione. Il consenso di Cristo era necessario quanto l'ordine di Dio. Invano avevamo sperato nel beneficio di una redenzione forzata

(IV.) Utilizzo

(1.) La via della redenzione mediante un sacrificio era necessaria

(2.) La morte di Cristo per noi è stata molto giusta da parte di Dio. Cristo si sottomise volontariamente, Dio poteva giustamente addebitarGli come un debito dovuto

(3.) Com'era meraviglioso l'amore di Cristo! 4. Quanto volentieri dovremmo allora separarci dai nostri peccati per Cristo, e fare il nostro dovere verso di Lui! (S. Charnock, B.D.)

L'amore di Cristo visto nel Suo dono migliore:

(I.) Cristo che si dona per noi, è il massimo che Egli possa dedicare al nostro servizio e al nostro uso. Egli impiega, per l'uso e il servizio di coloro che confidano in Lui, tutte le cose. Egli ha tutte le cose sotto i suoi piedi, tutte le cose che sono in cielo e sulla terra. Se Cristo vede che un angelo può servire uno dei Suoi discepoli, dà a qualche angelo l'incarico di servire quel discepolo. Ecco un caso di sé che viene dato. Non solo la borsa; non solo la mano, o l'occhio, o l'orecchio, in un servizio occasionale; ma tutto l'essere. E, in questo senso, Cristo dona ai suoi discepoli se stesso. Donandosi per noi, Cristo ci dona tutto ciò che appartiene alla sua natura originaria; le qualità divine della Sua natura di Dio manifestato; La Sua conoscenza, la Sua saggezza, la Sua potenza; tutto ciò che è implicato nella Sua bontà, ed Egli dona le qualità della Sua natura nata da donna, come il Verbo fatto carne. Ad esempio, la Sua simpatia. Inoltre, donando se stesso per noi, Cristo ci dona tutto ciò che appartiene alla sua posizione di Signore di tutti

(II.) Ma, fratelli, Egli diede Se stesso per uno scopo speciale: "un'offerta e un sacrificio a Dio per un odore soave". Egli ha dato Se stesso per noi: che cosa deve essere? Se avessimo voluto solo insegnare, Egli avrebbe dato se stesso come maestro. Se avessimo voluto solo guidare, Egli si sarebbe dato a noi come leader. Ma un uomo affamato vuole qualcosa di più che un'istruzione sul cibo, o informazioni sulla digestione, o un'istruzione sulle leggi della vita e della morte; e un criminale che è sotto una condanna a morte vuole qualcosa di più che discussioni su ricompense e punizioni, o su governi umani e leggi umane; E se si deve fare qualcosa per l'uomo peccatore, devi fare qualcosa di più che presentargli un maestro. Se sei malato, non mandi a chiamare il tuo assistente medico per darti, accanto al tuo letto di malattia, una lezione di anatomia o fisiologia. Vuoi che il medico faccia qualcosa per te e che ti dica qualcosa. E Cristo ha dato Se Stesso non per essere il mio maestro, o principalmente la mia guida, ma, in prima istanza, ha offerto Se Stesso per essere un sacrificio

(III.) Ora, "qui sta l'amore"; non l'amore per se stessi, ma l'amore per se stessi; Non l'amore che è chiuso dentro l'uomo, come l'acqua in una fontana sigillata, ma l'amore che sgorga da un essere come l'acqua da una sorgente aperta. "Qui sta l'amore"; Non l'amore compiacente, l'amore di piacere per l'altro perché quell'essere è delizioso, ma l'amore benevolo. "Qui sta l'amore"; amore non meritato; ma amore immeritato. "Qui sta l'amore"; Non un amore atteso, ma un amore sorprendente. "Qui sta l'amore"; non l'amore per l'amicizia, ma la misericordia, la compassione e la pietà. "Qui sta l'amore"; Non un amore ordinario, ma un amore ineguagliabile, un amore al quale non c'è paragone, e al quale non potrà mai esserci. Fratelli, ci sono solo altre due cose che voglio dirvi

(1.) Questo amore di Cristo è il nostro rifugio. Il cuore di Cristo è il rifugio di cui abbiamo bisogno

(2.) L'amore di Cristo è il nostro rifugio, ma questo amore è anche il nostro modello. Dobbiamo amare come Gesù ha amato. Non mi meraviglio se si dice che questo è impossibile. Sembra impossibile, e sarebbe assolutamente impossibile, se ci fosse richiesto di raggiungere subito tale amore, ma dobbiamo crescere in esso. Se tu non conoscessi la quercia, e ti venisse indicato un albero adulto, e se poi ti mostrasse una ghianda, e ti dicessero che da quella piccola cosa sarebbe spuntato il monarca della foresta, non crederesti a questa affermazione, o diresti: "Se ciò accadrà sarà certamente un miracolo", (S. Martin, D.D.)

Il sacrificio profumato:

(I.) Che nella Sua opera di redenzione l'amore altruistico di Cristo ha raggiunto il suo culmine, il suo ultimo e più alto punto

(II.) Che questo amore sacrificale di Cristo non era destinato a produrre alcun cambiamento in Dio, ma piuttosto a influenzare le relazioni e i destini della nostra umanità

(III.) Che in questo amore altruistico di Cristo c'era qualcosa di particolarmente accettevole e gradito a Dio

(IV.) Che è solo quando l'uomo è portato a sostituire la sua dipendenza da Dio attraverso la mediazione di Gesù Cristo come Aiuto e Redentore della nostra razza, che egli può elevarsi al godimento della grande salvezza. (R. Ferguson, LL.D.)

L'accettabilità della morte di Cristo: - Il sacrificio di Cristo fu accettevole a Dio ed efficace per gli uomini

(I.) Premetterò due cose per spiegarlo

(1.) Dio non era assolutamente obbligato ad accettarlo per noi. Avrebbe potuto rifiutare ogni sacrificio tranne quello dell'offensore

(2.) Come l'accettazione di esso dipendeva dalla volontà del Legislatore e del Rettore, così la sua accettabilità dipendeva dalla volontà del Redentore. Il merito della Sua morte non dipendeva dal Suo semplice morire, o dalla parte penale in quella morte, ma dalla Sua volontaria obbedienza in essa, in congiunzione con la dignità della Sua persona; senza questo, avrebbe potuto espirare la sua anima senza essere una vittima

(II.) Che questo sacrificio sia accettevole a Dio ed efficace per noi apparirà in diverse proposizioni

(1.) Dio si compiaceva della sua progettazione e aspettativa

(2.) Le più alte perfezioni della natura di Dio hanno avuto una gloria particolare da questo sacrificio. Tutte le Sue perfezioni, non scoperte prima ai figli degli uomini, sono glorificate puntualmente secondo le Sue intenzioni e le Sue risoluzioni per la loro scoperta. Non c'è un apice della Sua natura che doveva essere fatto conoscere ai figli degli uomini, ma che non sia svelato in questo sacrificio alla loro vista in una gloria più grande di quella che le creature erano in grado di mostrarGli

(3.) Confrontate questo sacrificio con il male per il quale Egli fu sacrificato, e che aveva invaso i diritti di Dio, e il dolce profumo di esso apparirà, così come la sua efficacia

(4.) È così accettevole a Dio, che è un sacrificio sufficiente per tutti, se tutti lo accettassero, e con una fede ferma lo supplicassero.

(5.) Gli effetti di questo sacrificio mostrano la sua accettabilità agli occhi di Dio. Come l'effetto della disobbedienza di Adamo dimostra l'oscurità e la forza del suo peccato, così il frutto di questo sacrificio ne evidenzia l'efficacia. Che cosa ha reso questo sacrificio accettevole a Dio ed efficace per noi? 1. La dignità della sua persona

(2) Come la dignità della persona, così la purezza del sacrificio lo rende fragrante a Dio ed efficace per noi

(3.) Le grazie esercitate in questo sacrificio lo resero fragrante nel racconto di Dio.

(1) La sua obbedienza.

(2) La sua umiltà Filippesi 2:8.

(3) La sua fede. Questa risoluzione di fiducia la portò con sé, e questa risoluzione la mantenne - "Riporrò la mia fiducia in lui" Ebrei 2:13, citato da Salmi 18:2.

(4) Per quanto riguarda la piena compensazione fatta a Dio con questo sacrificio, e l'equivalenza di esso a tutte le richieste di Dio. La sua obbedienza era pienamente responsabile di fronte alla legge: la sua risposta attiva alla parte percettiva e la sua passiva la punizione.

(5) Per quanto riguarda la gloria Cristo con il suo sacrificio ha portato a Dio. La gloria di Dio era quella a cui mirava e quella che perfezionava. Bisogni che devono essere fragranti per Dio che ha compiuto il trionfo di tutti i Suoi attributi

(III.) Utilizzo

(1.) Se questo sacrificio è accettevole a Dio, allora è un'oblazione perfetta

(2.) Tutte le dottrine papali di soddisfazione, e tutte quelle che si basano sulla nostra giustizia e sulle nostre grazie innate, devono essere abbandonate

(3.) È una cosa disperata rifiutare questo sacrificio, che è così dolce per Dio.

(1) È un grande peccato.

(2) Finirà in una grande miseria

(4.) Amministra la questione del conforto al credente. È un conforto per un ospedale malato che i governatori scelgano e accettino un medico in grado di curare ogni malattia; Non è meno confortante per un'anima colpevole che ci sia un sacrificio sufficiente per espiare ogni peccato.

(1) Se una volta è accettevole a Dio, allora è accettevole per sempre; Se una volta è dolce, è sempre dolce. Dio non può essere ingannato nelle Sue stime, né cambiare il Suo valore di esse, né il sacrificio può mai diventare rumoroso.

(2) Da ciò nasce il perdono dei peccati.

(3) Quindi, dunque, non ci può essere condanna per coloro che sono in Cristo.

(4) Ecco un motivo sufficiente per la pace della coscienza. Solo questo può dare riposo al nostro spirito, trasformare le nostre paure in speranze e i nostri dolori in canzoni.

(5) Il suo è un pieno motivo di attesa di tutte le benedizioni necessarie. Coloro che credono, lo applichino continuamente e lo implorino. (S. Charnock, B.D.)

3 CAPITOLO 5

Efesini 5:3

Ma la fornicazione e ogni impurità o cupidigia non sia nominata una sola volta fra voi, come si conviene ai santi.-

Il peccato dell'impurità: - Considera l'odiosità di questo peccato

(I.) Per la sua natura intrinseca

(1.) Questo peccato, per quanto ripugnante agli occhi di Dio e della natura umana trasformata dalla Sua grazia, è tuttavia molto seducente per la natura inferiore decaduta dell'uomo. Come freno ad esso, Dio ha instillato in noi il nobile senso della vergogna, in modo che il cristiano, che non è tornato come un cane al suo vomito, aborre tutto ciò che è impudente.

(1) Pensieri. Come vi vergognereste profondamente se i vostri simili potessero percepire i vostri pensieri e desideri impuri, anche se involontari! Felice è colui che, quando solo i pensieri gli attraversano la mente, ascolta la voce ammonitrice della natura.

(2) Parole. San Stanislao svenne all'udire, per caso, un'espressione di significato ambiguo. Anche la virtù ordinaria arrossirà confusa per le beffe dell'immodestia; Solo l'abituale spudoratezza riderà di loro.

(3) Atti. Non è forse tutta la natura in subbuglio? Chi è così vile da commettere azioni impure davanti ai testimoni? Eppure, quando sei solo, il Dio Onnisciente e i santi angeli testimoniano le tue azioni

(2.) Ripugna alla natura superiore dell'uomo. L'uomo, immagine e somiglianza del Dio Uno e Trino, con la sua impurità insulta

(1) Dio Padre, che ha creato le nostre membra in onore;

(2) Dio il Figlio, di cui siamo membra;

(3) Dio lo Spirito Santo, di cui il nostro corpo è il tempio

(3.) È un abominio davanti a Dio

(II.) Le sue conseguenze

(1.) Rovina della felicità terrena. La lascivia opera distruzione

(1) sul corpo;

(2) Sul benessere temporale

(2.) Rovina dell'anima.

(1) La facoltà di ragionamento è indebolita.

(2) La volontà diventa pervertita.

(3) La conversione diventa quasi impossibile

(3.) Dannazione eterna.

(1) Riflettete sulla perdita delle gioie eterne, dove nulla di contaminato può entrare.

(2) Rifletti sui tormenti dell'inferno. Sodoma e Gomorra sono un esempio ammonitore. Gli impuri sono minacciati con "la loro parte nel lago che brucia con fuoco e zolfo". (Le Jeune.) Peccati proibiti:

(I.) Per fissare il senso. Primo: Il modo e il grado di proibizione - "Non sia nominato nemmeno una volta fra voi". Penserete che questo sia troppo rigido; E come può essere rimproverato se non viene nominato? Ma consideriamo il senso

(1.) L'apostolo parla così per esprimere il culmine dell'avversione; perché non nomineremo cose che detestiamo assolutamente. "Non lasciate mai che queste pratiche disgustose ottengano il minimo ammettere tra voi". 3. Alcuni peccati sono più contagiosi di altri; La sola menzione di essi può ravvivare e stimolare i loro movimenti in un cuore non mortificato. E l'impurità e la fornicazione sono di questa natura, perché tendono immediatamente a piacere alla carne; altri peccati più remotamente

(4.) C'è un nome di queste cose che è molto peccaminoso, e ciò in due modi.

(1) Quando è fatto in un modo così rozzo e volgare, o in un linguaggio volgare, che invita piuttosto che rimproverare il peccato.

(2) Quando cerchiamo di attenuare le azioni immonde con nomi belli e plausibili, e così parliamo di queste cose con tolleranza ed attenuanti, e non con estremo disprezzo. In secondo luogo, la ragione: "Come si conviene ai santi"; cioè cristiani o credenti; Tutti loro sono santi, o dovrebbero essere santi

(1.) Alcuni lo sono solo per dedizione e professione esteriore; come mediante il battesimo sono appartati per Dio come popolo puro e santo

(2.) Altri sono santi per rigenerazione interna, come santificati e rinnovati dallo Spirito Santo Tito 3:5. Ora, queste cose sono contrarie alla disposizione e allo spirito dei santi, o alla natura santa, nuova e divina che viene messa in essi.

(II.) Quale purezza e purezza di cuore appartiene ai cristiani. Nella Scrittura sono dappertutto descritti da essa: "Ti mostrerai puro con i puri" Salmi 18:18 ; "Voi siete mondi per la parola che vi ho annunziata" Giovanni 15:3 ; "Certo, Dio è buono con Israele, anche con quelli che hanno cuore puro" Salmi 73:1 ; "Separatevi dall'impuro, e io vi accoglierò" 2Corinzi 6:17 ; e in altri luoghi. Vediamo quali obblighi abbiamo di essere puri e puri

(1.) Siamo consacrati al servizio di un Dio santo

(2.) Noi professiamo la santissima fede; questo obbliga anche noi, sia che ci atteniamo alle leggi di Dio, che sono la regola del nostro dovere, sia alle promesse di Dio, che sono la carta delle nostre speranze

(3.) A causa della nostra attuale comunione con Dio e del servizio a Dio.

(III.) L'impurità speciale che c'è in tali peccati, così che la santità deve essere abbandonata, altrimenti questi vizi sono così opposti alla santità. Quale impurità speciale c'è in quei peccati? 1. Contaminano il corpo e sono contrari alla dignità del corpo, in quanto è un membro di Cristo, un tempio dello Spirito Santo o uno strumento da usare per la gloria di Dio ( 1Corinzi 6:18)

(2.) L'impurità corrompe e contamina la mente; poiché lo trasforma dal vero piacere al falso, e ciò lo procura alle condizioni più basse di un vero peccato contro Dio. Che bisogno abbiamo di operare nei cristiani un maggiore orrore della fornicazione e dell'impurità, perché è un peccato comune e grave

(1.) È un peccato comune; E allora è il momento di gridare forte e di non risparmiare, quando le persone, sia single che sposate, rendono così poca coscienza di questo dovere

(2.) È un peccato grave. Cercheremo di toccarli nella parte più tenera che ci è rimasta, cioè la paura. "Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri" Ebrei 13:4. Gli uomini pensano che sia poca cosa soddisfare la natura, ma Dio li scoprirà qui e nell'aldilà. In un solo giorno caddero ventitremila persone per questo peccato 1Corinzi 10:8. È inadatto a ogni sacro dovere. Le cose sante e sacre non possono mai essere ricevute seriamente dalle menti e dai cuori sensuali. Attenzione ai giovani che non sono ancora stati presi nella trappola. Tenetevi a grande distanza e grande orrore per questo peccato. Pertanto, per prima cosa, evita le occasioni Proverbi 5:8. Consiglio a tutti i cristiani. In ogni occasione, pensate a cosa diventeranno i santi. Lasciate che la coscienza della vostra dedizione a Dio sia sempre nel vostro cuore. (T. Manton, D.D.)

Le concupiscenze peccaminose devono essere aborrite: quando Venezia era nelle mani degli Austriaci, quei tiranni stranieri sciamavano dappertutto, ma i Veneziani li odiavano fino all'ultimo grado, e mostravano la loro inimicizia in tutte le occasioni. Quando gli ufficiali austriaci si sedevano a uno qualsiasi dei tavoli della piazza di San Marco, dove i veneziani si dilettavano nelle sere d'estate a mangiare i loro gelati e a bere il loro caffè, la compagnia si alzava e si ritirava immediatamente, dimostrando con la loro ritirata di aborrire i loro oppressori. In questo modo ogni vero cristiano tratterà i suoi peccati innati; Egli non sarà felice sotto il loro potere, non tollererà il loro dominio, non mostrerà loro favore. Se non può espellerli, non li asseconderà. (C. H. Spurgeon.)

Il male della cupidigia: Guardatevi dalla crescente cupidigia, perché, di tutti i peccati, questo è uno dei più insidiosi. È come l'insabbiamento di un fiume. Quando il torrente scende dalla terraferma, porta con sé sabbia e terra, e deposita tutte queste alla sua foce; in modo che a poco a poco, a meno che i conservatori non lo guardino attentamente, si ostruirà e non lascerà alcun canale per navi di grande peso. Con il deposito giornaliero, crea impercettibilmente una barra pericolosa per la navigazione. Molti uomini, quando cominciano ad accumulare ricchezze, cominciano nello stesso momento a rovinare la loro anima; e quanto più ne acquisisce, tanto più blocca la sua liberalità, che è, per così dire, la bocca stessa della vita spirituale. Invece di fare di più per Dio, fa di meno; più risparmia, più vuole; e più vuole da questo mondo, meno si preoccupa del mondo a venire. (Ibidem)

Più o meno nel periodo in cui l'apostolo Paolo denunciava il peccato (di cupidigia) nella sua Epistola a Timoteo, Seneca denunciava lo stesso male e componeva la sua Etica; ma, quasi a mostrare l'impotenza dei suoi stessi precetti, "fu accusato di aver accumulato le più ampie ricchezze", circostanza che, anche se non l'apparente, fu senza dubbio la vera causa per cui alla fine cadde vittima della gelosia di Nerone. (Harris.)

4 CAPITOLO 5

Efesini 5:4

Né sporcizia, né chiacchiere stolte, né scherzi, che non sono convenienti, ma piuttosto rendimento di grazie.-

Conversazione sconveniente: "Sporcizia", impurità di atti o di parole, "parlare stolto" e "scherzare", devono scomparire completamente come la cupidigia e i vizi più grossolani. Non sono "adatti"; Non si armonizzano con il carattere, le prerogative e il destino dei santi. "Parlare stolto" è il discorso di uno sciocco, di un uomo insensibile agli aspetti più gravi della vita umana. Le grandi scoperte di Dio e dell'eternità, delle nostre relazioni attuali con Dio e della nostra gloria futura, che ci sono giunte per mezzo di Cristo, esercitano il loro potere sulla mente come sul cuore e sulla condotta esteriore. Esse conferiscono una certa nobiltà intellettuale anche agli uomini incolti e semplici. Ispirano rispetto di sé e dignità. Come l'orgoglio del popolo romano fu giustamente offeso quando vide un imperatore scendere nell'arena con aurighi e gladiatori, così il sentimento più raffinato della Chiesa cristiana è giustamente offeso quando gli uomini cristiani si abbandonano alla buffoneria e fanno gli sciocchi. Questo "non si addice". Non dovrebbe avere posto tra i cristiani, e trovare piacere in tale follia è anche al di sotto della dignità di coloro che vivono vicino al trono di Dio. Condannando lo "scherzo" Paolo non intende insistere che la conversazione degli uomini cristiani debba essere sempre seria e seria. La mente ha bisogno di riposo così come il corpo. C'è un tempo per giocare e per lavorare. Il divertimento ha il suo posto legittimo nella vita intellettuale; e se la mente è sottoposta a uno sforzo incessante, la sua forza sarà infranta. I lampi luminosi dell'arguzia e i piacevoli bagliori di un umorismo gentile possono essere belli e innocui come il gioco della luce del sole tra gli alberi o sulle increspature di un ruscello di montagna. Lo "scherzo" che Paolo descrive come "non conveniente" è il tipo di conversazione che raggiunge la sua perfezione in una società civile, lussuosa e brillante che non ha fede in Dio, nessun rispetto per la legge morale, nessun senso della grandezza della vita umana, nessun timore di fronte al mistero della morte. In una società del genere, per la quale il mondo è la scena di una piacevole commedia in cui tutti gli uomini sono attori, una raffinata insincerità e una versatilità che non è mai arrestata da convinzioni forti e inamovibili sono l'oggetto dell'ammirazione universale. Le indecenze più turpi sono applaudite, se sono trasmesse sotto il sottile travestimento di una frase aggraziata, di un'allusione remota, di un'ambiguità ingegnosa. C'è una raffinatezza per la quale, non il vizio in sé, ma la grossolanità del vizio, è sgradevole, e che considera con uguale risentimento la rudezza della virtù. Questo è il tipo di "scherzo" che Paolo condanna così severamente. È distruttiva sia della fede che della morale. La lingua è stata creata per usi più nobili. (R. W. Dale, LL.D.)

Contro le sciocchezze e gli scherzi: - Si può allora domandare, quale sia la cosa di cui parliamo, o che cosa significhi questa facezia? Alla quale domanda potrei rispondere come fece Democrito a colui che chiese la definizione di un uomo: "È ciò che tutti vediamo e conosciamo"; chiunque sappia meglio di cosa si tratta per conoscenza, di quanto io possa informarlo con la descrizione. È davvero una cosa così versatile e multiforme, che appare in così tante forme, così tante posture, così tanti abiti, così variamente appresi da diversi occhi e giudizi, che non sembra meno difficile stabilirne una nozione chiara e certa, che fare un ritratto di Proteo, o definire la figura dell'aria fugace. A volte sta nell'allusione a una storia conosciuta, o nell'applicazione opportuna di un detto banale, o nel forgiare un racconto appropriato: a volte gioca con parole e frasi, approfittando dell'ambiguità del loro senso, o dell'affinità del loro suono; a volte è avvolto in un abito dall'espressione umoristica; a volte si nasconde sotto una strana similitudine; a volte è alloggiato in una domanda subdola, in una risposta intelligente, in una ragione bizzarra, in un'accorta allusione, nel deviare astutamente o nel rebattere abilmente un'obiezione; a volte è espresso in un audace schema di discorsi, in un'aspra ironia, in un'iperbole lussuriosa, in una metafora sorprendente, in una plausibile riconciliazione delle contraddizioni, o in acute sciocchezze; a volte una rappresentazione scenica di persone o cose, un discorso contraffatto, uno sguardo o un gesto mimico passa per esso; a volte una semplicità affettata, a volte una presuntuosa schiettezza gli dà l'essere; a volte nasce da un colpo fortunato su ciò che è strano, a volte da un'astuta manovra la questione ovvia per lo scopo; spesso consiste in non si sa che cosa, e sgorga da un po' di tempo che si sa dire come. I suoi modi sono inspiegabili e inspiegabili, essendo responsabili degli innumerevoli vagabondaggi della fantasia e dei meandri del linguaggio. È, in breve, un modo di parlare in modo semplice e chiaro (come la ragione insegna e dimostra le cose), che con una rozzezza piuttosto sorprendente nella presunzione o nell'espressione colpisce e diverte la fantasia, suscitando in essa un po' di meraviglia e suscitando in essa un certo piacere. Io

(1.) Non è assolutamente irragionevole o illegale tale facezia, che offre un innocuo divertimento e piacere alla conversazione. Perché il cristianesimo non è così duro, così invidioso, da impedirci continuamente l'innocente, e tanto meno il piacere sano e utile, di cui la vita umana ha bisogno o richiede

(2.) La facezia è ammissibile quando è lo strumento più appropriato per esporre cose apparentemente vili e vili al dovuto disprezzo. Quando gli spasmi sarcastici sono necessari per perforare la pelle spessa degli uomini, per correggere la loro stupidità letargica, per svegliarli dalla loro sonnolenta negligenza; allora possano essere applicati

(3.) Il discorso faceto in particolare può essere comodo per rimproverare alcuni vizi e riscattare alcune persone (come il sale per pulire e curare alcune piaghe). Di solito procura un accesso più facile alle orecchie degli uomini e produce un'impressione più forte sui loro cuori di quanto potrebbero fare altri discorsi. Molti che hanno la fronte brasata e il cuore temprato contro ogni colpa, non sono ancora a prova di derisione

(4.) Anche alcuni errori in questo modo possono essere confutati nel modo più appropriato e con maggior successo; tali che non meritano, e difficilmente possono sopportare una confutazione seria e solida

(5.) Questo modo è anche comunemente il miglior modo di difendersi contro l'ingiusto rimprovero e l'obbrobrio. Dare a un calunnioso oltraggioso una risposta seria, o fare un appello formale contro la sua accusa, sembra implicare che lo consideriamo molto o lo risentiamo profondamente; mentre con una piacevole riflessione su di essa intendiamo che la questione merita solo disprezzo, e che non ci prendiamo cura di essa. Così facilmente, senza cura o difficoltà, i colpi della malizia possono essere declinati o respinti. Questo modo può essere consentito in modo da controbilanciare e in conformità alla moda altrui. Sarebbe uno svantaggio per la verità e la virtù se ai loro difensori fosse impedito l'uso di quest'arma; poiché è specialmente per mezzo del quale i patroni dell'errore e del vizio li mantengono e li propagano

(7.) Inoltre, la giustificabilità di questa pratica in alcuni casi può essere dedotta da una parità di ragione, in questo modo: se è lecita (come dalle migliori autorità sembra chiaramente essere), nell'uso di schemi retorici, tensioni poetiche, involuzioni di senso in allegorie, favole, parabole e indovinelli, deviare dal modo chiaro e semplice di parlare; Perché la facezia, che deriva dagli stessi princìpi, diretta agli stessi fini, che serve a scopi simili, non può essere usata allo stesso modo senza colpa? 8. Aggiungerò solo che anticamente anche le persone più sagge e più gravi (persone di virtù più rigide e severe) influenzavano molto questo tipo di discorso, e lo applicavano a scopi nobili. 9. Infine, poiché non si può dimostrare che una tale sportività di ingegno e fantasia contenga una turpitudine intrinseca e inseparabile; poiché può essere usato in modo così pulito, bello e innocente, da non contaminare o scomporre la mente di chi parla, da non fare torto o danneggiare l'ascoltatore, da non derogare a nessun argomento degno di discorso, non può essere condannato in modo assoluto e universale; e quando non viene usato su materiale improprio, in modo inadatto, con misura eccessiva, in tempo indebito, per scopi malvagi, può essere permesso. Sono gli oggetti cattivi, o le cattive aggiunte, che rovinano la sua indifferenza e innocenza. II

(1.) Tutti gli scherzi profani, tutti i discorsi sciolti e sfrenati di cose sante (cose quasi legate a Dio e alla religione), facendo di tali cose questioni di scherzo e derisione, giocando e scherzando con esse, sono certamente proibiti, come una pratica intollerabilmente vana e malvagia. Sono proibiti anche tutti gli scherzi ingiuriosi, ingiuriosi, scurrili o ingiustificati che tendono alla disgrazia, al danno, alla vessazione o al pregiudizio in qualsiasi tipo del nostro prossimo (provocando il suo dispiacere, irritando la sua modestia, suscitando in lui la passione)

(3.) Sorvolo sul fatto che è molto colpevole essere faceti in questioni oscene e oscene

(4.) Tutti gli scherzi fuori stagione sono biasimevoli

(5.) Influenzare, ammirare o apprezzare altamente questo modo di parlare, sia in assoluto in sé, sia in confronto al modo serio e semplice di parlare, e quindi essere indotti a un uso smodato di esso, è biasimevole

(6.) L'ostentazione vanagloriosa in questo modo è molto biasimevole

(7) Infine, è nostro dovere non impegnarci mai in questo modo, per cui perdere o compromettere quella serietà, modestia e sobrietà di mente abituali, quella costante compostezza, gravità e costanza di comportamento, che si addicono ai cristiani. Dovremmo continuamente tenere la mente intenta alla nostra "alta vocazione" e al nostro grande interesse; sempre ben accordato, e pronto per l'esecuzione di sante devozioni. (I. Barrow, D.D.)

Impurità nel parlare:

(I.) Che i cristiani dovrebbero prendere grande coscienza, non solo delle loro azioni, ma anche delle loro parole; infatti, dopo che l'Apostolo li ebbe dissuasi da ogni impurità e sporcizia nella pratica, egli aggiunge: "Né sporcizia, né parlare stolto, né scherzare, che non siano convenienti". Dobbiamo prendere coscienza delle nostre parole per queste ragioni

(1.) Non siamo proprietari assoluti e possessori di noi stessi; Le nostre lingue non sono le nostre per parlare ciò che vogliamo. Esentate una facoltà o un membro dalla giurisdizione di Dio, e rinnegherete la Sua autorità e il Suo interesse per voi, e aprirete una diga per far entrare il peccato e la malvagità nel mondo. Non siamo lasciati a correre a caso nel nostro discorso ordinario, a dire e pronunciare ciò che riteniamo buono

(2.) Come abbiamo avuto le nostre lingue da Dio, così siamo responsabili davanti a Lui per l'uso che ne facciamo; e perciò non solo le nostre azioni saranno portate nel giudizio, ma anche le nostre parole e i nostri discorsi Matteo 12:36, 37

(3.) Le parole scoprono molto il temperamento del cuore di un uomo

(4.) Perché la nostra lingua è la nostra gloria: "Svegliati, mia gloria; svegliatevi, salterio e cetra" Salmi 57:8, "Il mio cuore si rallegra e la mia gloria esulta" Salmi 16:9. Confronta Atti 2:26 : "Il mio cuore si rallegra e la mia lingua si rallegra". Così Salmi 30,12 : "Perché la mia gloria canti a te e non taccia"; cioè, la mia lingua. Ma perché la nostra lingua è chiamata nostra gloria? Per un duplice motivo, entrambi pertinenti al caso in esame.

(1) Perché in tal modo possiamo esprimere le concezioni della nostra mente per il bene dell'umanità. Non ci è stato dato per quell'uso per il quale le lingue delle bestie brute le servono, solo per assaggiare carni e bevande, o per assaggiare il nostro cibo. No; ma per conversare tra loro. La parola è l'eccellenza dell'uomo al di sopra delle bestie.

(2) L'altra ragione per cui è chiamata la nostra gloria è perché in tal modo possiamo esprimere le concezioni della nostra mente, a gloria di Dio così come al bene degli altri: "Con ciò benediciamo Dio, sì, il Padre" Giacomo 3:9

(5.) Perché i nostri discorsi sono considerati da Dio, e quindi devi considerare, non solo ciò che è adatto a te di pronunciare e agli altri di ascoltare, ma ciò che è adatto a Dio di ascoltare

(6.) Perché il buon ordine delle nostre parole è un grande punto del cristianesimo, e depone a un buon grado di grazia Giacomo 3:2.

(II.) Nel rendere coscienza delle nostre parole, dovremmo prestare particolare attenzione alla sporcizia, al parlare stolto e allo scherzo

(1.) La sporcizia è quando parliamo di cose oscene in modo osceno senza alcun rispetto per la modestia e la gravità o sobrietà cristiana.

(1) È un peccato molto incompatibile con qualsiasi riverenza e timore di Dio: "Il timore dell'Eterno è puro" Salmi 19:9.

(2) È un dolore per lo Spirito Santo, poiché ostacola quella purezza e purezza di cuore che Egli vuole operare in noi Efesini 4:29, 30.

(3) Infetti gli altri e li corrompi con discorsi sporchi

(2.) La parola successiva è "parlare stolto". Questo ha così tanti rami, che è difficile contarli; come

(1) quando parlano di cose stolte;

(2) quando gli uomini parlano di cose serie in modo ridicolo e vano, e lo progettano per scherzo;

(3) discorsi sontuosi e superflui senza fine;

(4) discorso avventato;

(5) vanto personale. Ora, dimostrerò che è un peccato di cui si dovrebbe fare coscienza. (a) Perché non si adatta alla serietà della religione, che è la saggezza di Dio; (b) non si addice alla condizione mortificata dei cristiani sinceri; (c) perché esclude un discorso migliore, e quindi la conversazione con gli altri è resa inutile. L'omissione del bene è causata da esso. (d) Perché è un grande vuoto, che non abbiamo un buon tesoro dentro di noi Matteo 12:35, o non abbiamo nascosto la Parola nei nostri cuori Salmi 119:11, o non ci siamo presi cura che potesse dimorare in noi riccamente Colossesi 3:16

(3.) Veniamo ora al terzo peccato enumerato, "e scherzo". A questo punto dobbiamo precisare la questione. Tutti gli scherzi sono cristiani illegali e sconvenienti? Nell'uso di esso devono essere osservate tutte le circostanze dovute; come

1.) Nella questione. È un letamaio che deve essere un po' impuro per nutrirlo

(2.) Per il modo. Deve essere innocua per gli altri, non prendendo in giro i loro peccati o le loro miserie 1Corinzi 13:6

(3.) Per la misura. Non esagerare sprecando il tempo invano, soprattutto non abituando la mente alla leggerezza; Questa è scurrilità quando gli uomini si abituano a scherzi vani da non poter essere seri; possono essere tanto immortali quanto seri

(4.) Per il momento. Non quando Dio ci chiama al lutto o a occupazioni più serie, dovrebbe essere preso in mano

(5.) Il fine e l'uso non devono essere dimenticati. Il nostro grande fine è servire e glorificare Dio, e tutto ciò che facciamo deve avere rispetto per esso, ed essere proporzionato ad esso.

(III.) Un mezzo speciale per controllare tali peccati è considerare quanto essi si addicono erroneamente ai cristiani; Poiché l'Apostolo non dice altro, ma "non sono convenienti", o non sono d'accordo con quello stato di grazia al quale professiamo di essere chiamati. Per tre ragioni questo sarà valido

(1.) Perché ci sono quattro affetti che servono ad allontanarci dal peccato e a proteggerci dal peccato: la paura, la vergogna, il dolore e l'indignazione. La colpa del peccato provoca paura; la macchia, la vergogna; la scortesia, il dolore; inadeguatezza, indignazione. Risveglia questo, e il peccato non potrà avere un lungo intrattenimento nel cuore. Perciò è sufficiente per un cristiano serio: non è conveniente

(2.) L'inadeguatezza ci fa pensare alla nostra dignità, in quanto ammessi alla comunione con Dio. Perciò parlare di sporcizia con quella lingua che si deve usare per parlare di Dio e a Dio è una cosa molto indecorosa

(3.) Questo colpisce alla radice la tentazione. Molti pensano che la sporcizia, il parlare sciocco e lo scherzo siano una grande grazia per loro, e influiscono sulla reputazione dell'ingegno a tal punto che dimenticano l'onestà. No; Questi non sono un onore e una grazia, ma una macchia e una macchia.

(IV.) Che un cristiano non può desiderare l'allegria finché ha un motivo così abbondante per rendere grazie. (T. Manton, D.D.)

Parlare e scherzare stolti: "Parlare e scherzare stolti", di cui nulla è più comune al mondo, devono essere disprezzati da tutti i cristiani. Dovrebbero considerare se stessi come un nuovo ordine tra gli uomini. Cristo ci redime dalla superficiale allegria del mondo, che è l'allegria della follia, alla gioia della sapienza, che è la gioia di Dio, e che riempie il cielo, e riempirà l'eternità, di gioia e di canto. (J. Pulsford.)

È pericoloso scherzare con Dio, con la morte o con il diavolo, perché il primo non può né vuole essere deriso: il secondo si fa beffe di tutti gli uomini in un momento o nell'altro, e il terzo mette un eterno sarcasmo su coloro che lo conoscono troppo. (J. Beaumont.)

Gli scherzi troppo aspri non sono buoni; le pozioni amare non sono per la salute. Un uomo offensivo è il mantice del diavolo per far esplodere la contesa. (Ibidem)

Scherzi personali: - Chiunque scherzerà sarà come colui che fiorisce in uno spettacolo - può rivolgere la sua arma in ogni direzione, ma non mirare più a uno che all'altro. È molto pericoloso imbracare questo assenzio: alcuni nasi sono troppo delicati per sopportare l'odore. Alcune sono come case piastrellate, che possono far cadere una scintilla; altri ancora sono come paglia secca, che al minimo tocco si accende intorno alle tue orecchie. (Ibidem)

Uno scherzo dovrebbe essere tale che tutti possano unirsi alla risata che provoca; ma se si abbatte su uno della compagnia, come lo schiocco di una corda, interrompe la musica. (Owen Felltham.)

Male scherzare: - Solone, che era sempre disposto ad ascoltare e ad imparare, e nella sua vecchiaia più incline a tutto ciò che poteva distrarre e intrattenere, in particolare alla musica e alla buona compagnia, andò a vedere Tespi stesso esibirsi, come era costume degli antichi poeti. Quando la commedia fu finita, chiamò Tespi e gli chiese se non si vergognasse di dire tante menzogne davanti a un'assemblea così grande. Tespi rispose: "Non importava se parlava o agiva così per scherzo. Al che Solone rispose, colpendo violentemente il terreno con il suo bastone: "Se incoraggiamo scherzi come questo, li troveremo rapidamente nei nostri contratti e accordi". (Plutarco.)

È ben nota la storia della persona che invitò un gruppo di suoi amici che erano abituati a pronunciare il nome del Signore invano, e fece in modo che tutti i loro discorsi fossero annotati e letti loro. Ora, se non hanno potuto sopportare di sentire ripetere le parole che avevano pronunciato per poche ore, come potranno sopportare che tutto ciò che hanno pronunciato nel corso di un lungo corso di anni sia portato come prova contro di loro dal tribunale di Dio? (Scott.)

5 CAPITOLO 5

Efesini 5:5

Per questo noi sappiamo, che non c'è prostituta né immondo.-

L'idolatria dell'anima esclude gli uomini dal cielo: - Ci sono tredici atti di adorazione dell'anima; e dare uno di essi a qualcosa che non sia il Dio del cielo è pura idolatria, e quegli idolatri che lo danno

(1.) Stima. Ciò che apprezziamo di più lo rendiamo il nostro dio; perché la stima è un atto di adorazione dell'anima

(2.) Consapevolezza. Ciò di cui siamo più consapevoli lo rendiamo il nostro dio

(3.) Intenzione. Ciò che più intendiamo lo rendiamo il nostro dio; poiché essere più inteso è un atto di adorazione dovuto solo al vero Dio; poiché Egli, essendo il sommo bene, deve essere l'ultimo fine

(4.) Risoluzione. Ciò per cui siamo più decisi lo adoriamo come Dio

(5.) Amore. Ciò che amiamo di più, lo adoriamo come il nostro dio; Perché l'amore è un atto di adorazione dell'anima. Amare e adorare a volte sono una cosa sola. L'amore, quando è disordinato, è un affetto idolatrico

(6.) Fiducia. Ciò di cui confidiamo di più lo rendiamo il nostro dio; poiché la fiducia e la dipendenza sono un atto di adorazione che il Signore esige come dovuto solo a Lui

(7.) Paura. Se temi gli altri più di Lui, rendi loro quell'adorazione che è dovuta solo a Dio. 8. Speranza. Ciò che facciamo della nostra speranza lo adoriamo come Dio; perché la speranza è un atto di adorazione. Coloro che fanno della propria giustizia il fondamento della loro speranza, la esaltano al posto di Cristo e la onorano come Dio; e onorare qualsiasi cosa come Dio è evidente idolatria. 9. Desiderio. Ciò che desideriamo di più lo adoriamo come nostro dio; poiché ciò che è principalmente desiderato è il bene principale per lui che lo desidera; e ciò che egli considera il suo principale bene, lo fa suo dio. 10. Delizia. Ciò di cui ci rallegriamo e di cui ci rallegriamo, lo adoriamo come Dio; poiché il piacere trascendente è un atto di adorazione dovuto solo a Dio; e questa affezione, nella sua altezza ed elevazione, si chiama gloria. 11. Zelo. Ciò per cui siamo più zelanti lo adoriamo come il nostro dio; poiché un tale zelo è un atto di adorazione dovuto solo a Dio; perciò è idolatrico essere più zelanti per le nostre cose che per le cose di Dio. 12. Gratitudine. Ciò a cui siamo più grati, che adoriamo come Dio; perché la gratitudine è un atto di adorazione. 13. Quando la nostra cura e operosità è più per altre cose che per Dio. Nessun uomo può servire due padroni. Argomento 1. Questi idolatri non sono in patto con Dio. È solo il patto di grazia che dà diritto e titolo al regno. Coloro che non sono in patto non hanno diritto al cielo; e coloro che non ne hanno diritto né titolo, non avranno alcuna eredità in esso

(2.) Tali idolatri non sono ancora nati di nuovo, non sono ancora convertiti; e senza la nuova nascita, nessuna eredità nel regno; Eredi di questo regno sono solo coloro che sono nati da Dio, che sono nati di nuovo. Provate se siete colpevoli di questa idolatria dell'anima o no. E per stimolarvi a questo esame, permettetemi di premettere queste due cose, il pericolo e la segretezza di questo

(1.) Il pericolo. È un peccato che metterà in pericolo la tua perdita del cielo, la renderà estremamente difficile o del tutto impossibile. Se qualcuno dovesse parlarti di qualche persona maliziosa in agguato nella tua casa, con l'intenzione di ucciderti, o di dare fuoco alla tua casa, ecc. L'apostolo ti parla di qualcosa di più malizioso; ciò che è più pericoloso e più vicino a te; ciò che metterà in pericolo la perdita di un'eredità, di un regno

(2.) La sua segretezza richiede una ricerca diligente. Niente di più comune o di più nascosto. (D. Clarkson, B.D.)

Nessuna eredità per gli impuri nel regno di Dio.

1.) Che c'è un regno di Dio. Questa nozione implica, da parte di Dio, la Sua autorità sovrana e il Suo diritto di comandare; e da parte nostra, sia doveri che privilegi

(2.) Non c'è ingresso in questo regno se non entrando nel regno di Cristo

(3.) Il titolo o il diritto ai privilegi del regno di Cristo è per via ereditaria. "Se è figlio, è anche erede di Dio per mezzo di Cristo" Galati 4:7 ; e Romani 8:17, "Se è figlio, allora è erede, coerede di Cristo". 4. Dal tenore della dottrina cristiana appare chiaramente che la prostituzione e ogni impurità escludono gli uomini da questa eredità. Appare chiaramente da questi particolari

1.) Perché è contrario a quel patto con il quale tutti entrano nel regno di Cristo

(2.) A causa dell'espressa esclusione di Dio. Sicuramente sono esclusi da questa eredità quelli che Dio esclude e Cristo esclude 1Corinzi 6:9, 10

(3.) Dalla natura atroce del peccato. È un peccato di grande ateismo e di grande infedeltà

(4.) È idolatria. L'idolatria primaria è quando gli onori divini vengono dati a qualsiasi creatura. Ma in che senso la prostituzione e l'impurità sono idolatria? Perché per mezzo di essa gli uomini sono dediti a qualche cosa vile che preferiscono a Dio. "Amanti dei piaceri più che amanti di Dio" 2Timoteo 3:4, 5. Perché non hanno quello spirito che dovrebbe adattarsi a loro e farli incontrare per il cielo

(6.) Questa esclusione è così assoluta e perentoria che non ammette alcuna eccezione se non quella del pentimento sincero, che è insieme un cambiamento di cuore e di vita. Nessun altro pentimento è vero se non l'abbandono di questi peccati prima che essi lascino noi. Tre cose possono ingannarti

(1.) Qualche guaio per questi peccati mentre continui a commetterli

(2.) La prossima cosa che ti ingannerà è una debole resistenza o lotta contro il peccato, ma cresce in te

(3.) Ciò che vi ingannerà è la speranza di invocare misericordia di Dio sul vostro letto di morte; e così, dopo una vita impura, gli uomini sperano ancora di andare in cielo. (T. Manton, D.D.)

6 CAPITOLO 5

Efesini 5:6

Nessuno vi inganni con parole vane; poiché a causa di queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza.-

Un avvertimento e una commia:

(I.) Un avvertimento contro l'errore

(1.) Affinché non possiamo ingannare noi stessi. Vengono dati frequenti avvertimenti contro questa auto-adulazione 1Corinzi 6:9; 1Giovanni 3:7; 1Corinzi 15:33; Galati 6:7. Gli uomini fanno ciò che possono per vivere in modo sicuro e indisturbato nei loro peccati e per proteggere i loro cuori contro l'apprensione di ogni pericolo e punizione

(2.) Affinché non possiamo essere ingannati dagli altri. C'erano falsi maestri in quei primi giorni, che tolleravano i cristiani profani e licenziosi; Alcuni che insegnavano la fornicazione era una cosa indifferente, o almeno non era una cosa così grande, o non era così pericolosa

(II.) Una denuncia dell'ira di Dio 1. Il male denunciato: "Viene l'ira di Dio"; intendendo per "ira", punizione di Dio, che è adirato e dispiaciuto di questi peccati

(2.) La causa meritoria di procurare, "Per queste cose", fornicazione, impurità e simili peccati gravi. Dio non è severo con le mancanze e le fragilità ordinarie, ma questi peccati sono di un'altra natura

(3.) Le persone su cui viene questa vendetta; Essa si illuminerà sui "figli della disubbidienza".

(I.) Quali sono le parole vane o le finzioni con cui di solito induriscono i loro cuori? 1. Che Dio non li chiamerà a rendere conto, né li punirà per i loro peccati. Se pensate che non lo farà, è perché non ha il diritto, né il potere, né la volontà di farlo. Non si può dire che non c'è ragione, perché l'uomo è la Sua creatura, e quindi il Suo suddito. Non si può dire che non c'è potenza, perché la nostra vita è nelle Sue mani

(2.) Che Dio sarà misericordioso con loro; anche se peccano contro di lui, tuttavia scamperanno abbastanza bene; che non sarà severo contro le Sue creature. Ma voi riflettete solo su una parte della natura di Dio, la Sua misericordia, senza la Sua santità e la Sua giustizia, e così immaginate un'irragionevole indulgenza in Dio

(3.) Che sono cristiani e che per professione esterna hanno ricevuto la fede di Cristo. Ma il nome non ti salverà senza la potenza 2Timoteo 2:19

(4.) Che nessuno è perfetto, e che i santi più rari sono caduti in grandi colpe, e così sono persuasi che questi peccati gravi non sono altro che fragilità e infermità umane. Se Davide è caduto, perché non potrei farlo io? era una vecchia scusa al tempo di Salviano. Non sono forse stati astuti per questi peccati? E il loro pentimento non fu forse così notevole quanto la loro caduta? 5. Altri dicono di essere giustificati e di dipendere dalla giustizia di Cristo. Puoi, se ne hai diritto; ma "chi pratica la giustizia è giusto" 1Giovanni 3:7. Dove Cristo è fatto giustizia, è anche fatto santificazione 1Corinzi 1:30

(6.) Che se per il momento si trovano in uno stato ingiustificato, sperano di pentirsi alla fine, e allora lasceranno da parte i loro peccati e invocheranno a Dio per avere misericordia. Ma voi vivete nella disubbidienza a Dio per il momento, mentre lo Spirito Santo dice: "Oggi", ecc. Ebrei 3:7

(7.) Che fanno ammenda per un corso di peccato in un tipo abbondando in altri doveri. Ma Dio sarà obbedito in ogni cosa. Queste sono alcune delle tristi foglie di fico con cui gli uomini sperano di coprire la loro nudità, quelle fondamenta sabbiose su cui costruiscono le loro speranze.

(II.) Le ragioni per cui avviene che una tale grossolana auto-adulazione possa possedere le loro menti. Anche se è chiaro come mezzogiorno che coloro che vivono in gravi peccati saranno dannati, tuttavia i più profani hanno buoni pensieri sulla loro condizione

(1.) Le cause risiedono in se stesse; come

(1) L'amor proprio, che è molto parziale, e ripugna a pensare al male della nostra condizione ( Proverbi 16:2).

(2) Incredulità della Parola di Dio e delle promesse e minacce divine. L'incredulità e l'ostinata impenitenza vanno sempre insieme.

(3) Non prestare attenzione agli avvertimenti di Dio, o non sono colpevoli di espressa incredulità Matteo 22:5.

(4) Non applicazione: "Ecco! questo, l'abbiamo cercato; ascoltalo e conoscilo per il tuo bene" Giobbe 5:27, "Che diremo di queste cose?" Romani 8:31, "Nessuno si pentì della sua malvagità, dicendo: Che ho fatto?" Geremia 8:6. Ora, quando gli uomini non credono, né considerano, né applicano, non c'è da meravigliarsi se l'amore di sé lo porta; e nei più grandi pericoli dell'anima si lusingano di entrare in un paradiso degli sciocchi, per fare abbastanza bene anche se vivono nei loro peccati

(2.) Il diavolo si unisce al nostro amor proprio e ci addormenta nella nostra sicurezza carnale e nell'abuso della grazia Genesi 3:4, 5

(3.) Egli suscita strumenti, affinché, con gli incantesimi della falsa dottrina, possa impedire la vista del peccato e i timori del giudizio, e rafforzare le mani degli empi ( Geremia 23:17). Nessuno ti inganni

(1.) È sicuro che non sei giustificato mentre sei ancora nei tuoi peccati

(2.) Quanto Dio si preoccupa di raddrizzare Se stesso, l'onore della Sua provvidenza e la verità della Sua Parola, contro coloro che si lusingano nei loro peccati Deuteronomio 29:19, 20. Dovrebbe dissuaderci dai peccati volontari e atroci pensare all'ira di Dio che si abbatterà su coloro che vivono in essi. Primo: è un motivo potente; perché l'ira di Dio è molto terribile. Considerare

1.) L'intenzione di questa ira. È paragonato a un "fuoco consumante" Ebrei 12:29. È un fuoco che brucia non solo fino alla terra o alla superficie della terra, ma fino all'inferno più profondo Deuteronomio 32:22

(2.) Per quanto riguarda l'estensione; l'ira di Dio comprende tutti quei mali che sono il frutto del peccato, siano essi corporei o spirituali, nella vita o nella morte, o dopo la morte. In secondo luogo, è un motivo gentile. Questa è una questione se sia così o no; Diciamo quindi la questione

(1.) Dobbiamo principalmente evitare il peccato come peccato e come dispiacere a Dio Genesi 39:9

(2.) Dobbiamo astenerci da esso, poiché attirerà su di noi ira e giudizio. Così Dio insiste su questo argomento Ezechiele 18:30

(3.) La pœna damni, temere la punizione della perdita, è fuori discussione. Un uomo non può amare Dio e non temere di perdere il Suo favore

(4.) La pœna sensus, la punizione dei sensi, è necessaria anche per ravvivare gli uomini al loro dovere, e per custodire il loro amore, e per mostrare che Dio non fa poco conto del peccato 2Corinzi 5:11

(5.) L'effetto che deve produrre non è una paura tale da allontanarci da Dio, ma ci porta a Lui; non tormento, perplessità e angoscia disperata 1Giovanni 4:18, ma fuga e cautela

(6.) Le punizioni sugli altri sono per il nostro avvertimento. Quando i giudizi di Dio sono sugli altri per il peccato, la Sua mano deve essere osservata con grande riverenza; come Davide Salmi 119:119, 120. Per insegnarci in quale rango collocare i principi dell'obbedienza. Ci sono diversi principi da cui gli uomini sono agiti e influenzati

(1.) Alcuni sono falsi e marci; come consuetudine: "Come ho fatto per tanti anni" Zaccaria 7:3. Vanagloria: «Farsi vedere dagli uomini» Matteo 6,1. Rapine: "Per divorare le case delle vedove" Matteo 23:14. Invidia Filippesi 1:15, 16

(2.) Alcuni sono più tollerabili; come speranza delle misericordie temporali Osea 7:14

(3.) Alcuni sono molto buoni e sani; come quando i doveri sono compiuti per obbedienza a Dio, sotto l'impulso di una coscienza illuminata, senza l'inclinazione di un cuore rinnovato; poiché l'uomo rigenerato obbedisce non solo come gli è stato ordinato, ma anche come è incline. Il principio è sano nell'altro, ma il cuore non è adatto

(4.) Alcuni sono rari ed eccellenti; come quando amiamo Dio, non solo per la Sua benignità, ma anche per la Sua santità, e guardiamo alla nostra ricompensa per amor Suo, e amiamo la gloria di Dio al di sopra della nostra felicità, e possiamo subordinare la parte felice della nostra condizione eterna alla Sua gloria Romani 9:3. Che la loro condizione è quella di tutti i più miserabili coloro che non sono solo peccatori, ma testardi e ostinati nel loro peccato. L'ira di Dio si abbatte sui figli della disubbidienza

(1.) Chi sono i disubbidienti? Si può dire di due tipi: prima di tutto, gli uomini nella loro condizione naturale rispetto alla legge: "La mente carnale è inimicizia contro Dio; poiché non è soggetto alla legge di Dio, né può esserlo". Romani 8:7. E, in secondo luogo, di coloro che rifiutano il vangelo: "Con fuoco fiammeggiante, vendicandosi di quelli che non conoscono Dio e non ubbidiscono al vangelo" (2; Tessalonicesi 1:8). "Quale sarà la fine di coloro che non obbediscono al vangelo?" (1; Pietro 4:17), cioè coloro che non si sottometteranno a Dio, o saranno persuasi ad abbandonare i loro peccati. Ora, per quanto riguarda i peccatori disubbidienti

(1.) Sono schiavi del peccato Tito 3:3

(2.) Sono del partito del diavolo ( Efesini 2:2)

(3.) Sono ribelli a Dio Giobbe 24:13. (T. Manton, D.D.)

Figli della disobbedienza:

(I.) Chi sono i figli della disobbedienza

(1.) Coloro che non sono solo peccatori, ma peccatori testardi, ostinati e ignoranti; coloro che sono inclini a ogni male, e non solo sono indisposti, ma avversi a ogni bene

(2.) Questo bene deve essere determinato dalla luce della natura o dalla luce del vangelo.

(1) Gli uomini malvagi sono chiamati "figli della disubbidienza" perché si ribellano alla luce della natura Giobbe 24:13.

(2) Coloro che hanno udito il Vangelo e non si lasceranno persuadere ad abbracciare le offerte benedette fatte in esso, né si abbandoneranno all'obbedienza di Cristo. La loro condizione è più terribile, perché questi sono disperatamente malati e rifiutano il loro rimedio 1Pietro 4:17

(3.) Questa ostinazione e disobbedienza si aggravano.

(1) Dalla persona a cui si disobbedisce. Non è il nostro consiglio, ma quello di Dio

(2) Dal modo della persuasione, che è per mezzo della Parola e dello Spirito. Nella Parola ci sono i motivi più alti per sedurre, gli argomenti più forti per persuadere, i più grandi terrori per spaventare gli uomini dai loro peccati.

(3) Dalle numerose offerte. Dio ha chiamato spesso e a lungo: "Chi è spesso ripreso indurisce la sua cervice, sarà subito distrutto, e ciò senza rimedio" Proverbi 29:1. È pericoloso trascurare gli avvertimenti frequenti; Questi sono ostinati nei loro peccati.

(4) Dalle concomitanti dispense della provvidenza. Quando la nostra ostinazione e la nostra risoluta perseveranza nel peccato non saranno spezzate dalle afflizioni; come Faraone era Faraone ancora dal primo all'ultimo

(4.) Questa disobbedienza, più a lungo viene continuata, più aumenta.

(II.) La miseria della loro condizione. O è una questione di senso o una questione di fede; della vista, a causa dei giudizi presenti, o della preveggenza, a causa delle minacce della Parola

(1.) È questione di vista, poiché Dio infligge giudizi straordinari ai peccatori ostinati in questa vita, insegnare ai Suoi figli a guardarsi dai loro peccati. Questi giudizi sono sia spirituali che temporali

(2.) È questione di fede e lungimiranza. E così con questa ira di Dio si intende la distruzione eterna, che viene su di loro per la loro disubbidienza, che è un peccato della natura più alta, e una delle principali cause della loro dannazione. Atti di morte ne sentono i tristi effetti 1Pietro 3:19, 20.

(III.) Perché questo dovrebbe dissuadere il popolo di Dio dall'essere partecipe con loro. Qui chiederò

1.) Cosa significa essere partecipi con loro.

(1) C'è un senso principale, e qui principalmente inteso, che non dovremmo seguire il loro esempio.

(2) C'è un senso limitato della frase: "Non siate partecipi dei peccati altrui" (1 Timoteo 5:22). Lì significa non commettere gli stessi peccati, ma essere complici dei peccati degli altri. (a) Mediante consulenza 2Samuele 13:5. (b) Seducendo e seducendo ( Proverbi 1:10). (c) Acconsentendo 1Re 21:19. (d) Applaudendo o adulando e sminuendo il peccato Romani 1:32. (e) Connivenza, contraria al dovere del nostro luogo 1Samuele 3:13

(2.) Perché l'ira di Dio dovrebbe distoglierci da questo.

(1) A causa dell'imparzialità del giudizio di Dio.

(2) A causa della grandezza della Sua misericordia. Usare

1.) Per mostrarci che non dobbiamo essere spettatori oziosi dei giudizi di Dio sugli altri, ma osservatori giudiziosi e miglioratori di essi. Osserva qui

(1) L'uso di osservare le provvidenze di Dio sugli altri.

(2) Il modo in cui lo ha fatto. In primo luogo, l'uso e il beneficio dell'osservanza delle provvidenze di Dio è grande in questi particolari

(1.) Per curare l'ateismo Salmi 58:11

(2.) Per renderci più cauti nei confronti del peccato, affinché non ci immischiamo con esso

(3.) Per umiliarci e renderci più seri nel deprecare l'ira di Dio e nel chiedere il nostro perdono in Cristo. Vediamo che il peccato non rimane impunito. Ahimé! se Dio entrasse in giudizio con noi, chi potrebbe resistere? Salmi 143:2

(4.) Per renderci grati per le nostre misericordie e liberazioni da parte di Cristo, affinché, quando gli altri sono spettacoli della Sua ira, noi dovremmo essere monumenti della Sua misericordia e grazia. Se non fosse stato per la grazia del Signore che perdona e guarisce, saremmo stati in una condizione tanto brutta quanto la peggiore Romani 11:22. In secondo luogo, il modo di fare queste osservazioni. Questo è necessario dirlo, perché gli uomini sono inclini ad applicare male la provvidenza, e a sedere come un'inchiesta del coroner sulle anime dei loro vicini, e quindi piuttosto osservare le cose per censurare gli altri che per la propria cautela. Regole riguardanti l'osservanza delle provvidenze di Dio verso gli altri

(1.) Certo è che i giudizi sugli altri devono essere osservati. La Provvidenza è un commento alla Parola, e quindi è stupidità non prendersene atto. Coloro che non osserveranno la mano di Dio la sentiranno. Se non accettiamo l'avvertimento a distanza, e con l'astuzia e il rimprovero degli altri, non c'è altra via che noi stessi dobbiamo essere istruiti dall'esperienza. Colui che si immerge in una palude o in un pantano, dove altri hanno abortito prima di lui, è doppiamente colpevole di follia, perché non teme le minacce, né accetta l'avvertimento con il loro esempio e la loro punizione. Osservate che dobbiamo Amos 6:2

(2.) Questa osservazione deve essere a buon fine; non biasimare gli altri, questa è malizia; o giustificarci al di sopra di esse, cioè l'orgoglio e la presunzione, condannati da nostro Signore Cristo Luca 13:2-5

(3.) Nel fare l'osservazione dobbiamo stare attenti a non far parlare alla provvidenza il linguaggio delle nostre fantasie. (ibidem)

Effetti negativi delle cattive compagnie: - Siamo informati dai chimici che un granello di iodio darà colore a settemila volte il proprio peso d'acqua. Basta indulgere nelle cattive compagnie per comunicare gran parte del loro contagio al tuo essere morale. Se maneggi la pece a mani nude, essa ti attaccherà per giorni o settimane, quindi il legame che potresti creare con le cattive compagnie, ti inquinerà in un modo che un'intera vita potrebbe non essere sufficiente a rimuovere. (Giovanni Bate.)

Rimproverare le cattive compagnie: - L'Apocalisse Giovanni Elliot fu una volta chiesto da una donna pia che era irritata con un marito malvagio, e con le cattive compagnie che spesso infestavano la sua casa per causa sua, cosa avrebbe dovuto fare? "Prendi", disse, "la Sacra Bibbia nelle tue mani quando arriva una cattiva compagnia, e questo li caccerà presto fuori di casa". (K. Arvine.)

7 CAPITOLO 5

Efesini 5:7

Non siate dunque partecipi con loro.-

Comunione con i malfattori:

(I.) Illustra questa condivisione nella malvagità

(1.) Non opporsi, in molti casi, significa incoraggiare i trasgressori ed essere loro partecipi

(2.) Abbiamo una comunione più diretta con i malvagi quando li incoraggiamo con il nostro esempio

(3.) Coloro che provocano e incitano gli altri a compiere opere malvagie sono in comunione con loro.

(1) Ciò può essere fatto con la propagazione di opinioni licenziose, che confondono la differenza tra virtù e vizio.

(2) Ciò può essere effettuato anche con persuasioni dirette e lusinghe

(4.) Coloro che acconsentono esplicitamente ai peccatori e si uniscono effettivamente ai peccatori nelle loro opere malvagie, sono in comunione con loro

(5.) Confortare e sostenere i peccatori nella loro malvagità significa avere comunione con loro

(6.) Ci sono alcuni che si rallegrano dell'iniquità quando non hanno dato alcuna mano per compierla

(II.) Applicare gli argomenti dell'apostolo

(1.) Un argomento è tratto dalla luce superiore di cui godono i cristiani

(2.) Un altro argomento è tratto dalla grazia dello Spirito Santo, di cui i credenti sono i sudditi

(3.) L'apostolo ci insegna che le opere delle tenebre sono infruttuose

(4.) Questa è una comunione vergognosa

(5.) Se siamo in comunione con i peccatori nelle loro opere, dobbiamo condividere con loro la loro punizione. (J. Lathrop, D.D.)

I figli di Dio non dovrebbero essere partecipi con gli altri dei loro peccati: il midollo di questa verità sta nel sapere come e in quali modi possiamo essere in pericolo di essere partecipi dei peccati degli altri uomini

(1.) Praticando mali simili. L'apostolo sembra intendere particolarmente questo. Non commettere peccati simili; Non comportatevi come i figli della disubbidienza. Se siete loro imitatori, siete in un certo senso partecipi con loro; e così il Signore ti punisca giustamente per loro

(2.) Concordando. E questo in diversi modi.

(1) Escogitando. Quando il peccato è artificioso, c'è la concomitanza della testa, anche se non della mano. Così Davide fu colpevole della morte di Uria, sebbene Ioab fosse l'attore, e gli Ammoniti i carnefici 2Samuele 11:15. Così la dissimulazione di Rebecca di Giacobbe. Lei lo escogitò per sconfiggere Esaù, sebbene lui fosse l'attore. E se lui si arrabbiò per questo in tante avversità in seguito, lei ebbe la sua parte nel suo castigo. Chiunque faccia ciò che tu complotta, anche se la tua mano non vi è dentro, anche se non sei visto in esso, il Signore, che è il scrutatore dei cuori, caricherà il peccato sulla tua anima.

(2) Acconsentendo. Dove c'è consenso al peccato, c'è un concorso della volontà, anche se non dell'uomo esteriore. Questo consenso è sempre colpevole, sia che sia libero, così Saulo era colpevole della morte di Stefano Atti 8:1 ; o se fosse stato estorto, così Pilato era colpevole della morte di Cristo, sebbene i Giudei sembrassero prevaricarlo; o se fosse tacita, e non mostrasse altra via se non con il silenzio.

(3) Per inclinazione. Dove c'è un'inclinazione a un atto illecito, c'è un concorso del cuore, sebbene l'uomo esteriore non agisca.

(4) Con la gioia. Quando un uomo è contento che un atto illecito sia stato compiuto da altri, è d'accordo nell'affetto, anche se non nell'azione. Così Acab fu colpevole del sangue di Nabot.

(5) Con sentenza e votazione. Così Saulo era colpevole della morte dei cristiani Atti 26:10.

(6) Assistendo. Colui che contribuisce in qualche modo alla promozione del peccato, anche se non ne è l'attore principale, ne porta la colpa sulla sua anima. Così anche Saul fu colpevole della morte di Stefano Atti 7:58. Non lanciò pietre contro Stefano; Per quanto ci risulta dalla relazione, egli conservava solo i vestiti di coloro che lo lapidavano. Eppure, promuovendo questo peccato fino a quel momento, si rese colpevole di esso.

(7) Comunicando i piaceri o i profitti del peccato. Così i ruffiani sono colpevoli di prostituzione, e i ricevitori sono colpevoli di furto

(3.) Provocando i peccati degli altri. Quando diamo agli altri l'occasione di peccare, e questo può essere fatto in molti modi.

(1) Con il cattivo esempio. Un peccato di una persona esemplare può causare a molti. Quando i magistrati, o i ministri, o i genitori, o i padroni di famiglia, o chiunque sia eminente nel conto degli altri, si osmenta con ciò che è male, è un peccato pregnante, ha molti nelle viscere di esso. Un peccato può in questo modo portare con sé la colpa di molte migliaia di persone.

(2) Con l'uso offensivo di cose indifferenti. Non è meglio non andare così in alto, piuttosto che mettere in pericolo la rovina degli altri seguendoti?

(3) Per peccati scandalosi, sia in giudizio che in pratica; poiché questi non solo sono abominevoli in se stessi, e le occasioni di peccato negli altri con l'esempio, ma anche in un modo più pericoloso e terribile, rafforzando le mani dei peccatori e aprendo la loro bocca per bestemmiare.

(4) Provocando. Colui che dice o fa ciò che provoca un altro a peccare ne è almeno l'occasione. Perciò l'apostolo consiglia così spesso di guardarsi da questo Galati 5:26; Efesini 6:4.

(5) Intrappolando. Coloro i cui abiti, gesti, parole, sono come insidie, possono giustamente essere considerati occasioni di peccato, e quindi colpevoli di quelle iniquità in cui intrappolano gli altri.

(6) Inducendo gli altri in tentazione. Così Eva era colpevole, non solo del suo peccato, ma anche di quello di suo marito Genesi 3:6.

(7) Mostrando le opportunità di peccare. Così Giuda era colpevole di aver crocifisso Cristo mostrando agli ebrei 50 'opportunità di catturarlo e crocifiggerlo.

(8) Attribuendo materia di peccato agli altri, ciò che sanno o sospettano sarà peccaminosamente abusato, con ciò causano il loro peccato e partecipano alla loro colpa.

(9) Non rimuovendo le occasioni di peccato. Quando l'abbigliamento costoso diventa un'occasione di orgoglio, o un cibo delicato un'occasione di intemperanza, ecc. Coloro che hanno il potere, i magistrati, i genitori, dovrebbero ridurli a necessità, che abusano delle superfù, altrimenti rischiano di partecipare alla colpa altrui. Potrei esemplificare questo in molti particolari.

(10) Autorizzando. Quando questi sono messi in tale posto e ufficio, poiché non sono adatti, non qualificati per, coloro che sono strumentali nel chiamarli a ciò sono complici dei loro errori peccaminosi nella gestione di esso

(4.) Causando. Colui che è la causa del peccato altrui, vi partecipa non solo come accessorio, ma molte volte come principale. Ora, uno può essere la causa del peccato di un altro in molti modi.

(1) Comandando.

(2) Minacciando.

(3) Consigliando e persuadendo.

(4) Seducendo.

(5) Deridendo.

(6) Vantandosi del peccato.

(7) Assumendo altri per peccare.

(8) Tollerando i peccati degli altri. Colui che è un sostenitore dei peccati degli altri, è un partecipe del peccato degli altri uomini; e quello a volte di peccati passati, a volte di peccati futuri. Ora, potete tollerare i peccati degli altri, e così essere complici di loro, in molti modi.

(1) Difendendoli.

(2) Giustificando i peccati degli altri.

(3) Attenuando i peccati altrui.

(4) Raccomandando.

(5) Per connivenza.

(6) Per azienda.

(7) Rallegrandosi

(6.) Non ostacolando il peccato. Colui che non impedisce ad altri di peccare corre così il pericolo di partecipare ai loro peccati. Chi non impedisce agli altri di fare il male, fa il male da solo; è colpevole di, complice ad esso.

(1) Non punendo, censurando, correggendo, nello Stato, nella Chiesa, nelle famiglie.

(2) Non lamentandosi del peccato. Colui che non ha il potere di punire il peccato può lamentarsene con coloro che hanno il potere; e chi non si lamenta corre il pericolo di essere complice del peccato che nasconde. Confesso che ci sono molte tentazioni per impedire agli uomini di esercitare questo dovere. È considerato odioso essere un accusatore; finisce così, quando procede dal rancore, dalla malizia e dalla vendetta, e non dalla tenerezza alla gloria di Dio e dell'anima del tuo fratello; ma contro le tentazioni che possono impedirti di lamentarti dei peccati altrui, poni il pericolo del peccato a lui, a te e al comando di Dio; guarda con quanta severità e puntualità Egli lo ingiunge senza rispetto per le persone e i parenti, per quanto vicino e caro sia Deuteronomio 13:6, 8.

(3) Non rimproverando o ammonindo i peccatori. Chi non rimprovera, né ammonisce, secondo la qualità dei colpevoli, si rende colpevole con loro Levitico 19:17. Rimproverare un altro è un ufficio ingrato, e gli uomini carnali lo prendono come un'espressione di odio; ma guardate come il Signore ne giudica: "Chi non rimprovera il proprio fratello, lo odia in cuor suo".

(4) Non piangendo per esso. Chi non piange per i peccati altrui corre il pericolo di prenderne parte. Il lutto è un mezzo per ostacolare l'aumento del peccato; Colui che non si lamenta dei peccati altrui non fa quello che può per ostacolarli, e così può essere complice di essi.

(5) Non pregando contro i peccati degli altri. La preghiera è un mezzo sovrano per ostacolare il peccato. Colui che non prega contro di essa è complice di essa, non cercando di ostacolarla.

(6) Non fornendo mezzi con cui Bin possa essere ostacolato. Colui che nega agli altri i mezzi necessari per evitare il peccato, quando è suo dovere permetterli, è complice dei peccati degli altri non ostacolandoli; Ad esempio, come diciamo, colui che nega a un uomo il cibo, senza il quale la morte non può essere impedita, è complice della sua morte.

(7) Non applicando severe provvidenze per ostacolare il peccato. A volte il Signore parla dal cielo contro il peccato con notevoli atti di provvidenza. (D. Clarkson, B.D.)

8 CAPITOLO 5

Efesini 5:8

Poiché un tempo eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore: camminate come figli della luce.-

I figli della luce e i loro obblighi:

(I.) La degradazione da cui sono stati sollevati i credenti. Uno stato di miseria derivante dall'ignoranza di Dio e dalla disobbedienza alla Sua volontà

(II.) La nobiltà a cui i credenti sono stati promossi. La luce della verità ha brillato nei loro cuori e ha esposto alla vista tutte le abominazioni, tutta la depravazione che giaceva nascosta nelle buie stanze delle immagini all'interno. Hanno imparato a conoscere non solo se stessi, ma anche Dio e Gesù Cristo, "che conoscere è la vita eterna". Ora sono uniti al Signore e hanno un solo spirito. Cristo abita in loro ed essi in lui

(III.) I doveri che sono affidati a coloro che sono "luce nel Signore". 1. Essi sono tenuti a camminare come figli della luce; per dimostrare la loro discendenza, per mostrare a quale famiglia appartengono; agire secondo la luce elargita, la conoscenza raggiunta; per mantenersi immacolati dal mondo, non contaminati dal contagio circostante

(2.) Essi sono tenuti a "provare ciò che è accettevole al Signore", a provare ciò che Gli è gradito. Questo può essere conosciuto solo attraverso la rivelazione della Sua volontà, orale o scritta

(3.) È loro proibito ogni comunione con le opere infruttuose delle tenebre. (J. D'Arcy Sirr, D.D.) Il passato e il presente: un incentivo a camminare in modo accettabile:

(I.) Il loro stato precedente. "Tenebre": le tenebre del paganesimo. Tale era lo stato di tutti gli uomini per natura. Lo stato di natura è uno stato di "oscurità"; e posso dire di ogni uomo non rigenerato: "Tu sei tenebre". E se questo è vero per la nostra visione della natura nella sua forma migliore, che cosa diremo della vita del peccato? Oscurità totale! Tutto buio! Nostro Signore dice: "Chi cammina nelle tenebre non sa dove va"; e l'apostolo li descrive come "stelle erranti"; andando di male in peggio, e di peggio in peggio, da un peccato all'altro, da un errore all'altro. Ma c'è un'altra descrizione di questo stato di oscurità, oltre a questa: noi diciamo che uno stato di incredulità è uno stato di oscurità

(II.) La loro condizione attuale. "Luce." Un'espressione molto forte. Non è detto: "Avete un po' di luce"; Non è detto: "C'è una luce in te"; ma è dichiarato positivamente: "Voi siete la luce". Naturalmente, questo può essere preso solo in un senso modificato; perché quanto poca è la luce che hanno tutti i santi di Dio! Vediamo solo attraverso il "volto scoperto". "Vediamo come in uno specchio oscuro"; "Lo sappiamo in parte". Ahimé! quanto poco sappiamo della gloria del Salvatore nella Sua persona! Quanto poco sappiamo della perfezione del Salvatore! Quanto poco entriamo nella gloria del sangue espiatorio! Quanto poco entra la nostra anima nel "dolce odore" di quel sacrificio! e quanto poco ci rendiamo conto della perfezione di quella giustizia Perfetta, che è "per tutti e su tutti quelli che credono"! Quanto poco entra il nostro spirito nella pienezza profonda e ineffabile che c'è in Gesù! Eppure, sebbene la nostra luce sia così debole, è ancora "luce". Egli non disprezza mai quella luce che proviene dall'opera dello Spirito Santo nell'anima dell'uomo; per quanto debole, per quanto debole, non lo disprezza mai. Oh! per una parola di tenera cautela; non lo disprezzi mai nemmeno tu

(III.) L'esortazione. "Camminate come figli della luce". Se mi chiedete una semplice visione del loro "camminare come figli della luce", direi che prima di tutto è camminare nello splendore di quella luce: camminare nella luce del prezioso vangelo di Dio, camminare nella luce delle perfezioni di Dio, camminare nella visione realizzatrice della Sua misericordia che perdona, per camminare alla luce della Sua adozione, per camminare come giusti, giusti nella giustizia del Signore Gesù Cristo. "Certamente la luce è dolce, ed è piacevole vedere il sole". 2. Egli "cammina come un figlio della luce", amato, mentre cammina nella purezza di quella luce. Osservate, questa è una parte essenziale dell'argomento: è proprio l'argomento per il quale l'apostolo l'ha introdotto; "Voi eravate a volte tenebre, ma ora siete luce nel Signore: camminate come figli della luce (poiché il frutto dello Spirito è in ogni bontà, giustizia e verità), provando ciò che è accettevole al Signore". Miei cari ascoltatori, noi dobbiamo "camminare come figli della luce"-solo voi siate grati e grati per essere stati portati alla luce in questo modo. Essere portato alla luce, a uno che una volta era cieco, sarebbe stata una delle prime cose che avrebbe riempito il suo cuore di gioia. Che cosa eravate una volta? Sono persuaso anch'io, diletto, che se siamo "figli della luce", gioiremo che gli altri siano fatti "camminare nella luce" di quello stesso vangelo; Ci rallegreremo di diffondere, fin dove è in noi, quel Vangelo intorno a noi. (J. H. Evans, M.A.)

I peccatori non convertiti sono tenebre: - Ma che cosa significa essere nelle tenebre? Che cos'è questo stato di non convertiti che lo Spirito Santo chiama così spesso tenebre? Prendilo in questi quattro particolari. Essere nell'oscurità è

(1) essere nel peccato, opera delle tenebre;

(2) essere sotto Satana, il principe delle tenebre;

(3) sotto l'ira, frutto delle tenebre;

(4) vicino all'inferno, il luogo delle tenebre. La Scrittura per mezzo delle tenebre esprime ordinariamente alcune o tutte queste cose. Quando uno stato non convertito è chiamato oscurità, dobbiamo intendere con esso uno stato molto peccaminoso e miserabile. La miseria di uno Stato non convertito è così grande, che anche questa oscurità la scoprirà. Seguiamo un po' la metafora, per meglio discernerla

(1.) L'oscurità è scomoda. Lo stesso vale per lo stato di un peccatore non convertito. Chi non si stancherebbe della sua vita sulla terra, se la sentenza delle tenebre continue dovesse passare su di essa? Ahimé! Più miserabile è la tua condizione se non convertito, perché la mancanza di luce spirituale è una miseria più grande della mancanza di luce sensibile

(2.) L'oscurità è pericolosa. Colui la cui strada si trova vicino a lacci e fosse, che deve passare sopra precipizi, rocce, sull'orlo di pericolosi abissi, e non ha luce che lo guidi, ogni passo è il pericolo della sua vita. Non meno pericolosa è la via dell'uomo da quando il peccato è entrato nel mondo. Quante insidie ha teso Satana, tante fosse ha scavato, così vicino camminiamo fino all'orlo dell'abisso, che senza luce non possiamo fare un passo in sicurezza

(3.) L'oscurità fa paura. Leggiamo degli "orrori delle tenebre" Genesi 15:12. Che cosa c'è di più adatto a generare timori delle tenebre, quando i pericoli sono da ogni parte e nulla di visibile che possa dare fiducia! Quindi lo stato di natura. La condizione di un peccatore non convertito è una condizione di paura. È circondato da terrori da ogni parte; tali che, se ne fosse consapevole, distruggerebbe tutta la sua allegria e la sua allegria carnale. Coloro che il Signore ha illuminato per vedere la spaventosità di quello stato, si meravigliano che possano dormire tranquillamente, o trovare conforto in qualsiasi godimento, mentre non sono convertiti. Ma chi sono coloro che sono nelle tenebre? Come sapremo se siamo in questo stato di non convertiti? 1. Chi cammina nelle vie delle tenebre? I figli della luce non camminano nei sentieri delle tenebre. Potresti conoscere il tuo stato a modo tuo; le vie dell'empietà sono vie delle tenebre: così Salomone: "La via degli empi è tenebra" Proverbi 4:19. Colui che cammina in qualsiasi modo di malvagità conosciuta, sia essa ubriachezza, ecc., negligenza delle ordinanze, ecc., è nelle tenebre. "Dai loro frutti potete riconoscerli". 2. Coloro che desiderano discernimento spirituale. Chi ha occhi e non vede, è chiaro che è nelle tenebre; Cos'altro dovrebbe ostacolare la sua vista? Così coloro che hanno la stessa intelligenza, la stessa facoltà di vedere interiormente con gli altri, e tuttavia non percepiscono che nelle cose spirituali, che discernono coloro che sono illuminati in modo salvifico, è evidente che le tenebre spirituali coprono con ombra le loro anime

(3.) Coloro che non agiscono per Dio. Le cose di Dio sono lontane da ogni uomo non convertito; non vede, non sa come fare

(4.) Esortazione, a coloro che sono convertiti, portati fuori dal doloroso stato di oscurità; lascia che questo ti susciti alla gioia e alla gratitudine per la tua liberazione. (D. Clarkson, B.D.)

Luce nel Signore: "Poiché Dio che ha comandato ... non di noi". In questi giorni si sente molto parlare della luce elettrica. È molto più brillante delle lampade vecchio stile. L'altro giorno ne stavo guardando una, e notavo in particolare che le "candele", come vengono chiamate, sono solo brutti pezzi di carbone nero. Niente di più. Mentre li guardavo, non potei fare a meno di meravigliarmi che cose che per loro natura erano così nere, potessero, quando connesse con il misterioso potere che fa brillare la fiamma, emettere una luce così meravigliosa. In verità la luce non è in loro. È l'invisibile ma potente potere che opera in loro e attraverso di loro che permette loro di essere utili. Un piccolo difetto può interrompere la connessione e fermare la luce: scollegata per un istante dalla fonte, la luce si spegne all'istante e completamente

Il cambiamento di stato richiede un cambiamento di vita: - Nelle parole che abbiamo

1.) Un antecedente

(2.) Un conseguente, o un argomento e un'inferenza. Primo: l'antecedente, o l'argomento, è preso dal loro presente rispetto al loro stato passato, ciò che sono con ciò che erano

(1.) La grazia ricevuta - "Voi siete luce"; cioè, pieni della luce della sapienza e della santità. Ma può essere usata da un semplice uomo soggetto a tali imperfezioni?

(1) Non si nota tanto la loro perfezione quanto la perfezione della dispensazione a cui sono sottoposti. Non la loro perfezione, come se non ci fossero affatto tenebre in loro, ma la chiarezza del Vangelo che allora li guardava luminosi. C'è una differenza tra il vangelo e i credenti; Il Vangelo è una luce perfetta, ma noi la riceviamo solo in modo imperfetto.

(2) Rileva una buona misura e grado di partecipazione, ma non una completa fruizione. La partecipazione lo nota, perché altrimenti non potrebbe essere il mezzo che non siamo solo illuminati, ma la luce stessa; non la completa fruizione, poiché coloro che si dicono "luce nel Signore" sono attualmente chiamati "figli della luce"; il che riduce un po' l'espressione.

(3) Nota che abbiamo ricevuto la grazia, non solo per noi stessi, ma per il bene degli altri

(2.) L'autore di questa grazia - "Nel Signore"; cioè Cristo; poiché non c'è che "un solo Signore", come pure "un solo Dio e Padre di tutti" Efesini 4:5, 6 ; e qualunque bene abbiamo, lo abbiamo da Cristo e in Cristo.

(I.) Lasciate che vi parli dei due stati opposti, "oscurità" e "luce", e vi mostrerò che lo stato carnale è uno stato di oscurità, e lo stato rinnovato è uno stato di luce

(1.) La condizione carnale è una condizione di oscurità. Così l'apostolo dice agli Efesini: Voi eravate non solo tenebrosi, ma tenebre stesse, per la maggiore veemenza dell'espressione.

(1) L'oscurità dell'intelletto nell'ignoranza; sono incapaci di discernere tra il bene e il male, non sanno nulla della natura e della volontà del vero Dio. C'è un vero e proprio e apparente allontanamento da Dio.

(3) L'eterna miseria è l'origine e la fine di essa Matteo 25:30; 2Pietro 2:17) 2. La tenuta rinnovata è una tenuta di luce. La luce è una qualità pura e non mescolata, e implica sia la conoscenza, la santità e la felicità. La conoscenza, come scopre tutte le cose; la santità, poiché è pura e può risplendere sul letamaio più sudicio senza macchia; felicità, come è il sorriso del cielo sulla terra.

(II.) Che c'è un potente cambiamento operato in coloro che sono chiamati da una condizione all'altra

(1.) Hanno un principio diverso. Tutte le cose operano secondo la loro natura; come sale il fuoco e scende l'acqua; i pesci vanno all'acqua e le bestie si fermano sulla terraferma; è secondo la loro natura e quel principio di vita che hanno. I santi hanno una natura divina: "Per mezzo della quale siete stati resi partecipi della natura divina" 2Pietro 1:4

(2.) Come il principio interno della nostra operazione è diverso, così la regola esterna delle nostre conversazioni è molto diversa, cioè la volontà di Dio rivelata nella parola, che essi studiano per conoscere e obbedire: "Provando ciò che è accettevole al Signore" Efesini 5:10 ; "Non siate stolti, ma comprendete qual è la volontà del Signore" (ver. 17); "Affinché possiate provare qual è la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" Romani 12:2.

(III.) Che è bene confrontare spesso questi due stati, e considerare ciò che siamo per natura e ciò che siamo per grazia. Primo: che dovremmo riflettere spesso sulla nostra precedente triste condizione. Le ragioni ci sono per questo

(1.) Per magnificare le ricchezze della misericordia di Dio nella nostra liberazione da quella triste condizione. Ce ne meravigliamo di più quando li confrontiamo insieme 1Pietro 2:9

(2.) Affinché possiamo ammirare la Sua potenza nel cambiamento 1Corinzi 6:11

(3.) Per mantenerci umili 1Corinzi 15:9; 2Corinzi 12:7

(4.) Ci rende più compassionevoli verso gli altri, avendo una volta avuto una mente cieca e un cuore duro come loro Tito 3:2, 3

(5.) Ci rende più vigili. Un uomo che è sfuggito a una malattia pericolosa o a un eccesso sta molto attento a non cadervi di nuovo

(6.) Ci stimola a una maggiore fecondità per il tempo a venire. Ero forse così zelante per il peccato, e non farò forse tanto per Dio Romani 6:19)? Visto che siamo partiti così tardi, ripariamo il passo

(7.) Rende la nostra conversione più evidente e sensata, e così ci stimola alla gratitudine e alla lode. 8. Aumenta la nostra fiducia e le nostre speranze di vita eterna. Colui che potrebbe prenderci con tutti i nostri difetti, amarci, perdonarci, guarire la nostra natura e riconciliarci con Sé, non ci darà la vita eterna dopo che avremo cominciato a obbedirgli, ad amarlo e a servirLo nella nostra misura? Romani 5:9, 10). 9. Mette nelle nostre mani un argomento contro il peccato Romani 6:20, 21. Secondo: Dovremmo ricordare ciò che eravamo per natura, in modo da non negare ciò che siamo per grazia Romani 6:17.

(IV.) Questo cambiamento deve manifestarsi con una conversazione appropriata: "Cammina", ecc. I figli della luce possono riferirsi alla dispensazione a cui ci troviamo, o alla grazia che abbiamo ricevuto da essa

(1.) La dispensazione a cui ci troviamo, poiché coloro che vivono nella chiarezza della luce del Vangelo sono figli del giorno. Voi non siete della notte; camminate come figli della luce, che hanno la luce del Vangelo, o che diventano la santissima religione che Cristo ci ha insegnato.

(1) Alla luce tutte le imperfezioni vengono presto scoperte, e così i nostri peccati sono senza scusa; mentre le persone che non hanno il vangelo, o non predicano così pienamente, sono più scusabili. Gli uomini potrebbero invocare questo, che non sapevano di meglio; ma ora "non hanno alcun mantello per il loro peccato" Giovanni 15:22.

(2) Come sono senza peccato, così senza vergogna, quando peccano alla luce aperta: "Ogni mattina Egli porta alla luce il Suo giudizio; Egli non viene meno, ma l'ingiusto non conosce vergogna" Sofonia 3:5.

(3) I peccati sono più pericolosi e mortali: "E questa è la condanna: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre piuttosto che la luce, perché le loro opere sono malvagie" Giovanni 3:19

(2.) La grazia ricevuta da esso. (T. Manton, D.D.)

Tenebre e luce:

(I.) Questo versetto è tipico della religione cristiana. È l'appello che il predicatore agli ascoltatori cristiani deve fare in forme molto varie e in tempi diversi durante tutto il suo ministero. L'Avvento e la Quaresima, i tempi speciali stabiliti dalla Chiesa per farlo, al fine di garantire che ciò avvenga. Ma è un'opera per ogni tempo; E ogni missione o altro momento di risveglio è una forma di farlo

(II.) Le parole sono usate come simboli

(1.) Accendi una cosa buona; necessario per la nostra salute fisica; necessario per il nostro sostentamento con i frutti della terra; senza luce non potremmo vivere

(2.) Senza luce non potremmo lavorare. Possiamo mettere fuori la forza, ma non possiamo dirigerla

(3.) L'oscurità è una cosa cattiva, dannosa se continua, e distruttiva per la vita animale e vegetale. Nella notte si commettono delitti di violenza; è la loro casa congeniale

(III.) Luce significa quindi bontà e tenebre peccato

(1.) La luce per l'anima è quando tutti i suoi poteri sono diretti consapevolmente ai giusti fini, cioè a una vita santa, all'adorazione e alla gloria di Dio. L'oscurità, quando o non conosce quel fine giusto, o, conoscendolo, sceglie deliberatamente qualcos'altro come suo scopo

(2.) Contrasto sotto questi aspetti tra il mondo cristiano e quello pagano

(IV.) Serio e pratico. La domanda personale, la grande domanda per tutti noi

(1.) Sei nelle tenebre o nella luce? 2. Con tutti i tuoi privilegi cristiani dovresti essere nella luce. Dimostrate di esserlo con l'amore verso Dio, la vigilanza su voi stessi, la tenerezza di coscienza? Nessuna semplice parola sarà accettabile come prova. "Se mi amate, osservate i miei comandamenti". D'altra parte... 3. Qualunque sia la tua professione di religione e quali che siano i tuoi privilegi, se sei contento del peccato, sopportandolo volontariamente, non ansioso di vincerlo nella tua anima e nell'anima degli altri, allora sei ancora nelle tenebre

(4.) Non accontentarti di rimanere tale. Sforzatevi di spezzare la vostra catena con l'aiuto di Gesù. (S. J. Eales, M.A.)

Imparare a camminare: - Suppongo che tutti voi ragazzi e ragazze pensiate di saper camminare. Ridereste all'idea che vi insegnassero come usare le gambe ora, come lo eravate quando eravate bambini. Beh, vedremo. Tutti voi sapete camminare lungo le stradine di campagna e le autostrade, ma se doveste andare a Londra per la prima volta, scoprireste di non saper camminare. A volte ho visto un contadino in una delle strade affollate della City di Londra, che cercava di farsi strada, e ogni minuto si scontrava con un passeggero e si metteva in mezzo a un altro, finché la gente indaffarata della città era piuttosto arrabbiata con lui. C'è un modo particolare di camminare nelle strade affollate e, come ogni altra cosa, deve essere imparato. Ma c'è un altro tipo di camminata che deve essere imparata. Ne sentiamo parlare molto nella Bibbia. San Paolo ha molto da dire su come dovremmo camminare, e non scriveva ai bambini piccoli, ma agli uomini e alle donne adulti. Ora ci sono solo due strade su cui possiamo camminare. Una è la strada larga che conduce alla distruzione, la strada del diavolo. All'inizio sembra facile percorrerlo, ma diventa più difficile e più accidentato man mano che andiamo avanti, perché "la via dei trasgressori è dura". Sai qual è l'altra strada? La strada maestra del Re, lo stretto sentiero che conduce alla vita eterna, la via di Dio, di cui Egli dice: "Camminate in essa". Ecco alcune semplici regole per voi, figli miei, che vi mostreranno come dovete camminare nella vita come figli di Dio, come figli della luce

(1.) Quindi, mantieni la destra. Vedrete spesso queste parole stampate nelle strade affollate delle grandi città. La vostra coscienza vi dirà ciò che è giusto, e ogni volta che ci sono due modi per entrare, il giusto o lo sbagliato, assicuratevi di mantenere il giusto

(2.) La prossima regola che ti do è: tieni gli occhi aperti. Se dovessi camminare lungo una strada con gli occhi chiusi, presto inciamperesti o cadresti, o devieresti dalla retta via; ma se tieni gli occhi aperti, vedi i punti accidentati su cui potresti inciampare, e i luoghi fangosi dove potresti sporcare i tuoi vestiti di terra, e puoi vedere il palo del dito che ti indica la strada giusta. Ebbene, nel camminare lungo il sentiero della vita dovrai tenere gli occhi aperti. Ci sono luoghi pericolosi, sui quali inciamperai e cadrai, a meno che tu non li guardi attentamente; Ci sono tentazioni, come pozze fangose, che macchieranno la tua veste bianca e la renderanno sporca, a meno che tu non le eviti. Se tieni gli occhi aperti, vedrai la mano di Dio che ti dirige e scoprirai che Egli ha messo molti perni per mostrarti la via giusta. La Chiesa è un dito, la Bibbia è un altro, i vostri insegnanti vi stanno tutti indicando la strada giusta

(3.) Il mio prossimo consiglio per te è, spingi la tua strada. Ci saranno sicuramente difficoltà sul tuo cammino. Puoi fare una delle due cose, puoi aspettare che la difficoltà venga rimossa o puoi farti strada attraverso di essa. Nelle grandi città, dove ci sono grandi edifici pubblici, come banche e uffici, si vede spesso una pesante porta che conduce all'interno dell'edificio, e su di essa è scritta la sola parola "spingere". Ora, supponiamo che tu voglia entrare in quell'edificio; potresti tirare a quella porta per ore e non aprirla; Potresti suonare il campanello o chiamare qualcuno per aprire, ma tutti sarebbero troppo occupati per ascoltare. Ci sarebbe solo una cosa da fare, devi spingere, poi la porta si aprirebbe. Così è con tutte le difficoltà: "dove c'è la volontà c'è il modo"; Se spingi contro la porta che ti sta bloccando la strada, si aprirà

(4.) Prendi un altro consiglio, quando incontri il tuo nemico, combatti. Non intendo un nemico terreno, e non intendo combattere con i pugni. Mentre cammini lungo le strade della vita, il tuo nemico, il diavolo, si metterà spesso sul sentiero per farti del male, per sviarti, "Colui che resiste, saldo nella fede". Gli antichi greci, che erano i soldati più famosi dell'antichità, portavano uno scudo in battaglia. Perdere questo scudo e lasciarlo alle spalle, era la più grande disgrazia che potesse capitare loro. Quando un soldato veniva ucciso o gravemente ferito, i suoi compagni lo mettevano sullo scudo e lo portavano fuori dal combattimento. Ho letto di una madre greca che, mentre stava andando alla battaglia, disse a suo figlio: "O torna con il tuo scudo o su di esso". Ciò significava: "O vinci o muori". Figli miei, sarebbe molto triste per noi dover dire, dopo aver incontrato le tentazioni di peccare: "Sono tornato di nuovo, ma ho lasciato dietro di me il mio scudo". 5. Infine, prendi questa regola se vuoi camminare correttamente, fai attenzione agli incroci. Nelle strade di Londra a volte è molto difficile e pericoloso attraversare la strada. Se non stai molto attento, e non ci sei abbastanza abituato, potresti essere abbattuto e investito: oppure potresti prendere la strada sbagliata e perderti. Così è con la vita, dobbiamo attraversare un passaggio difficile molto spesso, e c'è una grande folla di tentazioni e peccati tutto intorno a noi, e se non stiamo molto attenti, saremo abbattuti e travolti da alcune di queste tentazioni. (H. J. Wilmot-Buxton, M.A.)

Camminate come figli della luce:

(I.) Prestare attenzione al carattere applicato agli eredi della grazia. "Figli della luce", in contrapposizione ai "figli delle tenebre". 1. A causa della loro estrazione celeste

(2.) Denota la loro illuminazione spirituale

(3.) Significa la purezza dei loro cuori

(4.) Si riferisce alla santità della loro condotta

(5.) Significa che hanno un'eredità di questa descrizione in cielo

(II.) L'esortazione dell'apostolo: "Camminate come figli della luce". 1. Risplendi nella tua condotta verso il tuo ministro. Tienilo in alta reputazione. Sottomettetevi a lui, pregate per lui. Ricevi i suoi consigli. Provvedere a lui

(2.) Brillate l'uno verso l'altro. Coltiva l'unanimità. Uno spirito di tolleranza. Aiutatevi a vicenda. Conservate un'alta stima gli uni per gli altri e cercate di aumentare il vostro affetto. Comportatevi gli uni verso gli altri con la più stretta fedeltà

(3.) Risplendi nella tua condotta verso tutti coloro che ti circondano nel mondo

(III.) Miglioramento

(1.) Sii circospetto

(2.) Sii umile

(3.) Prenditi cura di uno spirito implacabile

(4.) Sii costante nella tua professione

(5.) Prendi la Parola di Dio come tua guida

(6.) Pregate affinché il vostro ministro possa essere fedele. (Il pulpito.)

Luce nel Signore: la luce denota diverse cose nella Scrittura

(1.) Conoscenza spirituale. Luce e conoscenza sono termini della stessa portata 2Corinzi 4:6. Luce per scoprire Dio in Cristo in modo salvifico e per discernere spiritualmente le cose di Dio

(2.) Purezza e santità. Il peccato e la corruzione si esprimono con le tenebre, la santità e la purezza con la luce. In questo senso il Dio santissimo è chiamato Luce (1Gv 1,5), santità immacolata e perfetta, nel quale non c'è la minima impurità. E in riferimento a noi (versetto 7), una luce come questa è la vita, la vita spirituale, che consiste nei principi della santità e della purezza

(3.) Il favore di Dio, e le conseguenze di esso, la gioia e il conforto. Il favore di Dio, la manifestazione della Sua amorevole benignità, è spesso espresso dalla luce del Suo volto Salmi 4:6, il cui argomento è la gioia e la letizia (ver. 7). La luce e la gioia si spiegano a vicenda Salmi 97,11. Ciò che è luce nella prima frase è gioia nella seconda

(4.) Gloria e felicità. Il cielo, la sua sede, è descritto dalla luce 1Timoteo 6:16. È chiamata l'eredità Colossesi 1:12. Utilizzo 1. Se coloro che si convertono sono luce, ecc., allora coloro che non si convertono non sono luce nel Signore. Ciò segue necessariamente la regola dei contrari. Possono essere leggeri nell'aspetto, o rispetto alle doti naturali, o nelle realizzazioni morali, o nel conto degli altri, o nella loro presunzione e apprensione, ma non sono leggeri nel Signore; e questo mostra la miseria di uno Stato non convertito, ed è utile prenderne nota più particolarmente. Se non sono luce nel Signore

(1) non sono nel Signore. La frase implica l'unione; ma costoro sono senza unione, senza comunione con, senza partecipazione, senza speciale relazione con Lui; senza la Sua speciale protezione, senza il Suo speciale favore, senza il Suo misericordioso patto. Si può far loro notare che non hanno alcun interesse effettivo o diritto alle benedizioni, alle misericordie del patto.

(2) Vogliono la conoscenza salvifica di Dio in Cristo, non sono leggeri sotto questo aspetto. L'oscurità dell'ignoranza e dei malintesi è sul volto delle loro anime; il principe delle tenebre, il dio di questo mondo, ha accecato le loro menti 2Corinzi 4:3, 4. Sebbene possano conoscere gli uomini sotto altri aspetti, tuttavia per quanto riguarda la conoscenza spirituale, salvifica, sperimentale, efficace di Cristo e delle cose di Cristo, sono nelle tenebre.

(3) Vogliono il favore di Dio. Non sono sotto i raggi dell'amore divino, la luce del volto di Dio non risplende su di loro, e quindi non sono luce nel Signore. Coloro che non sono convertiti, vogliono ciò che è la vita e la gioia per l'anima convertita; ciò che addolcisce tutte le sue afflizioni e rende confortevoli tutti i suoi piaceri.

(4) Vogliono il lustro della santità. Questa è una cosa che concorre a rendere i convertiti leggeri nel Signore. Questa luce non brilla in nessun luogo della terra se non nei cuori e nelle vite di costoro; Coloro che non sono convertiti si mostrano estranei o nemici ad esso. Sono carnali, venduti sotto il peccato, non sanno ciò che appartiene a un santo stato d'animo; pensano che il cielo possa essere raggiunto senza rigore, santità, come richiede la Scrittura, e che le vite dei santi lì riportate resistano; deriderlo, deriderlo, insultarlo, sotto nomi odiosi; ripongono tutta la loro santità in alcune prestazioni o osservanze esteriori; I santi discorsi e le occupazioni sono per loro noiosi.

(5) Vogliono scoperte di gloria futura, non sono luce nel Signore; non hanno tanta luce da scoprirla a distanza; Non ci sono albeggi, non ci sono avvicinamenti, non ci sono apparizioni di quella luce benedetta. È mezzanotte con un peccatore che non è convertito. Ma come sapremo, chi è in questo stato, se siamo o no luce nel Signore? Per indirizzarvi qui, veniamo a... Uso 2, a titolo di esame. Da questo potete sapere se siete convertiti. Ogni convertito è luce nel Signore; quelli, dunque, che non sono luce nel Signore non si convertono; questi sono così congiunti, che chi conosce l'uno può concludere l'altro. Esaminate dunque se siete leggeri nel Signore, se volete sapere se siete convertiti. Al fine di osservare queste indicazioni:

(1) La luce è deliziosa.

(2) Finché c'è luce c'è calore. Il calore, come ci dicono i filosofi, è una proprietà inseparabile della luce celeste. Vediamo una concomitanza di questi nel fuoco; In effetti, ci può essere un'apparizione di luce dove non c'è calore, come nelle lucciole, ma dove c'è una luce reale, c'è un certo grado di calore più o meno. Coloro che sono luce nel Signore sono zelanti per il Signore, ansiosi di seguirlo, ardenti nell'amore per lui e nel desiderio di lui, ferventi nello spirito nel servirlo.

(3) La luce è progressiva. La luce dalla sua nascita cresce e aumenta, fino a raggiungere la sua piena forza, quando il sole è nel meridiano. Così è in mezzo a coloro che sono luce nel Signore, come dice Salomone Proverbi 4:18. Questa luce non è che una scintilla all'inizio, e spesso accompagnata da molto fumo, ma a poco a poco si trasforma in una fiamma. Costoro crescono nella grazia e nella conoscenza di Cristo; vanno di forza in forza, e da un grado di santità e di conoscenza spirituale all'altro; Questa luce prevale ogni giorno contro le tenebre dell'ignoranza e della corruzione, finché alla fine non è portata alla vittoria. C'è una crescita della conoscenza nella sua estensione; Scopre una verità dopo l'altra, svela un mistero dopo l'altro e disperde ogni giorno le nuvole dei malintesi. Nella sua chiarezza, vede le verità del Vangelo con sempre più prove, come la vista di quel cieco è stata restituita a poco a poco Matteo 8:23, 24. Nella fermezza di esso: stabiliti nella verità per una piena certezza. C'è una crescita nella spiritualità, nell'efficacia, nella sperimentalità, nella praticità della sua conoscenza. Questa luce ha ogni giorno un'influenza più spirituale e potente sul suo cuore, per spiritualizzarlo nei suoi movimenti, intenzioni, inclinazioni; sulla sua coscienza, per renderla tenera; sui suoi affetti, per accenderli a Dio e farli morire al mondo; sulla sua conversazione, per riformarla e abbellirla con atti più santi ed esemplari. C'è anche una crescita nella grazia, in ognuno che è luce nel Signore. Questa luce di santità risplende sempre di più, prevale contro i malumori interiori e gli aborti esteriori, abbatte l'interesse delle tenebre, cioè della carne e del mondo. Utilizzo 3. Consolazione per coloro che si convertono. Se sei un convertito, sei luce nel Signore, e questa luce scopre che la tua condizione è sicura, confortevole, gloriosa, durevole.

(1) Sicuro. Se puoi concludere con l'evidenza delle Scritture, a volte ero tenebre, ecc. Il Signore ti ha messo in una condizione sicura; Tu sei liberato da quelle paure e da quei pericoli a cui ti esponevano le tue precedenti tenebre.

(2) Confortevole. La luce e la gioia nella Scrittura sono messe l'una per l'altra; e Salomone ci dice: "La luce dei giusti esulta" Proverbi 13:9. Quale motivo hanno per rallegrarsi coloro che sono luce nel Signore; che sono in Lui, uniti a Lui, in alleanza con Lui, sotto i raggi del suo amore, sotto i dolci influssi del suo amore. Gentilezza!

(3) Durevole. Non al sicuro, a proprio agio, felice per un momento, ma per sempre; perché è luce nel Signore. Se la tua luce fosse in te, la morte o altre calamità potrebbero spegnerla; Se la tua luce fosse nel mondo e nei godimenti esteriori, potrebbe uscire da se stessa, poiché la luce di ciò non è che il crepitio delle spine; se la tua luce fosse nella malvagità, certamente si spegnerebbe Giobbe 18:5, 6. Ma che cosa può spegnere quella luce che è nel Signore? Luce in altre cose simili, vane e sbiadite; ma la luce nel Signore è come egli è, eterno. La conoscenza eterna, la gioia, la santità, la felicità sono la parte delle anime convertite; perché hanno tutte queste cose nel Signore.

(4) Glorioso. Nulla di visibile sulla terra è più glorioso della luce; e questi sono messi l'uno per l'altro nella Scrittura 1Corinzi 15:41. Che cos'è la loro gloria se non la loro luce? Coloro che sono convertiti hanno con ciò una doppia gloria, l'una in quanto sono luce, l'altra in quanto sono luce nel Signore, luce nel Signore della gloria. Egli è per loro una gloria, come un mantello di luce lo sarebbe per il nostro corpo; questo, e molto di più, è il Signore per un'anima convertita Isaia 60:19. (D. Clarkson, B.D.)

Camminate come figli della luce:

(I.) Che cosa significa essere figli della luce? Denota diverse cose

(1.) Discesa. Sono chiamati figli della luce coloro che sono del Padre della luce. Cristo, la luce del mondo, si forma in loro

(2.) Correttezza

(3.) Destinazione. 1Samuele 20:31, colui che è vicino, degno e destinato alla morte; così figli della luce, perché ordinati ad essa

(4.) Residenza. Essi dimorano nella luce

(5.) Costituzione. Le loro menti, i loro cuori, i loro affetti, sono di un temperamento leggero, cioè spirituale e celeste: luce spirituale nelle loro menti, santità nella loro volontà, gioia, delizia, speranze di gloria nei loro cuori

(6.) Obbligo. Coloro che si convertono sono in questo senso figli della luce, perché sono obbligati a camminare come coloro che sono illuminati dall'alto; camminare santamente, essere seguaci di Dio come cari figli. Hanno dei forti impegni, sono vincolati dal patto a camminare così

(II.) Che cosa significa camminare come figli della luce? 1. Camminare lontano dalle tenebre (ver. 11); dal peccato, che è l'opera, che è la causa di tutte quelle cose tristi che lo Spirito Santo esprime con le tenebre. "Quale comunione ha combattuto con le tenebre?" 2Corinzi 6:14. Ne parla come di una cosa assurda, incongrua, che coloro che sono luce si mescolino con le tenebre. Ogni grado di oscurità è contrario alla luce; Così ogni peccato, piccolo o grande, aperto o segreto, è opposto, contrario, del tutto indegno della relazione benedetta di un figlio della luce

(2.) Camminare con audacia; di essere qui seguaci di Dio come cari figli. Come seguaci di Dio? L'apostolo ci dice 1Pietro 1:15, 16, la luce della santità dovrebbe risplendere nei cinque di quelli che sono di Cristo; santità esercitata e diffusa. Camminare denota movimento e attività

(3.) Esemplare. I figli della luce devono camminare in modo da essere luce per gli altri, e questo in diversi particolari.

(1) Senza biasimo. In modo da non dare alcun motivo di offesa ai deboli, né causa di biasimo agli empi.

(2) Il loro camminare dovrebbe essere convincente. Dovrebbe scoprire e manifestare la peccaminosità di coloro che camminano nelle vie delle tenebre.

(3) Il loro camminare dovrebbe essere imitabile, cioè degno di essere imitato; in modo che le loro vie siano ordinate come un modello per gli altri; così risplendere, in modo che gli altri possano seguire la luce, non nell'affettazione di preminenza, o singolarità, in opinioni o pratiche ingiustificate; ma nella stretta sequela di Cristo, e camminando esattamente secondo la regola della santità.

(4) Il loro camminare dovrebbe essere un ornamento per la loro professione

(4.) Allegramente. Essendo figli della luce, sono figli della gioia. Quella è la loro parte, sono tutti Barnabasi, figli della consolazione, e devono camminare di conseguenza. Se ci si chiede come possiamo camminare come figli della luce? 1. Non camminare secondo l'opinione. Questo non può avere un fondamento migliore della vana opinione, che Mosè non seguì, quando "scelse piuttosto di soffrire", ecc., e "considerò l'obbrobrio di Cristo", ecc. Ebrei 11:25, 26. Non aveva rispetto per l'opinione comune, ma per qualcos'altro; né l'apostolo lo considerò, ma qualcosa di altra natura 2Corinzi 4:16-18

(2.) Segui pienamente la luce della Parola. Usatelo per scoprire tutta la volontà di Dio riguardo al dovere dei Suoi figli, affinché possiate adempiervi, e ordinare il cuore e la vita per mezzo di esso. Non rifiutarne nessuna parte, qualunque essa sia

(3.) Cammina al di sopra del mondo e delle cose terrene. I figli della luce sono rivestiti di sole; la luna, il mondo è sotto i loro piedi Apocalisse 12:1. Non ha un posto alto nelle loro menti o nei loro cuori; le ricchezze, i piaceri, gli onori e il rispetto sono gettati nei loro pensieri, e gettati via dai loro affetti, non sono il disegno della loro vita; Il mondo è il loro sgabello dappertutto, e serve, non comanda loro

(4.) Cammina al cospetto del cielo. I figli della luce sono i "figli del regno", eredi del cielo e della gloria, rigenerati in eredità, ecc. E questa è una delle ragioni per cui sono chiamati figli della luce, perché sono eredi dell'eredità dei santi nella luce. (Ibidem)

Luce nelle tenebre: mi trovavo in una stanza buia, per poter osservare l'effetto prodotto dall'uso di quella che si chiama appropriatamente "vernice luminosa". Un bel cartoncino, su cui erano stampate le parole "Confida nel Signore", era appoggiato sulla libreria e brillava chiaramente nell'oscurità. L'effetto mi ha abbastanza spaventato. Era la prima volta che vedevo questo effetto semplice ma interessante. Com'è straordinario che, se per qualsiasi causa la luce del sole o del giorno non si posava sulla carta, la sua luminosità diminuiva gradualmente, ma tornava quando l'azione del sole infondeva nuova luce! In verità, anche noi, se nascosti dal volto del nostro Signore, cessiamo di risplendere. "Voi siete luce nel Signore: camminate come figli della luce". (Henry Varley.)

Figli della luce: - Quel predicatore dal sangue profondo e dal sangue rosso, Sydney Smith, era solito spalancare le imposte al sole del mattino, dicendo: "Glorifichiamo la stanza!" Sia la coscienza che il temperamento lo portarono, inoltre, a insistere nell'inondare i luoghi oscuri del mondo morale con l'allegria, che è la luce del sole dello spirito. Così sosteneva costantemente la saggezza di quelle che chiamava "visioni brevi" della vita. Era ovvio, pensava, che la maggior parte delle nostre preoccupazioni e perplessità proveniva dall'anticipazione dei mali. Insisteva sul fatto che se fossimo felici ora, o almeno non infelici, o addirittura non sopraffatti dai problemi del momento, potremmo logicamente dedurre - anzi, dovremmo anche fare il dovere di supporre - che domani, o la prossima settimana, o il prossimo anno, avrebbe portato anche il suo equilibrio di compensazione e resistenza. Ogni dolore o pericolo sostanziale, era solito dire, era accompagnato da venti ombre, e la maggior parte di queste sono di nostra creazione

9 CAPITOLO 5

Efesini 5:9

Poiché il frutto dello Spirito è in ogni bontà, giustizia e verità

Il frutto dello Spirito:

1.) L'autore, lo Spirito Santo

(2.) I frutti delle Sue operazioni santificanti enumeravano: "Ogni bontà, giustizia e verità". Questa è la conversazione che si può chiamare "Camminare come figli della luce". 1. L'apostolo, per esempio, menziona alcune parti della vita santa, non per escludere, ma sottintendere il resto; perché c'è un segreto "e simili" compreso. Quando dice: "Questo è il frutto dello Spirito", non dovete pensare che sia tutto. Quando portiamo un campione di una merce ne portiamo un po' per mostrare la qualità del resto, non come se fosse tutto quello che avevamo da vendere: quindi si parla di queste grazie, ma non per escludere il resto

(2.) Egli fa esempi in quei casi che riguardano la seconda tavola, la gentilezza, la giustizia e la fedeltà, come è usuale in tali casi. Il mondo è il più capace di conoscere e approvare queste cose, ma suppone grazie più elevate; poiché tutta la nostra bontà, giustizia e verità devono venire dall'amore e dall'obbedienza a Dio, e dalla fede in Cristo, come loro vero e proprio principio, altrimenti non sono che virtù morali, non grazie cristiane Giobbe 1:1; Luca 23:50

(3.) Questi sono chiamati in combinazione. Non dobbiamo seguire l'uno in modo da trascurare l'altro

(4.) Osservo che c'è una nota di universalità unita alla parola bontà. "Ogni bontà", per mostrare questo è di primaria importanza, e che non dobbiamo essere buoni in una sola specie o specie, ma "fecondi in ogni opera buona" Colossesi 1:10. Un cristiano dovrebbe essere fatto di bontà; La sua stessa costituzione e il suo mestiere devono essere bontà

(5.) Osservo che questi sono chiamati frutto, non solo da un ebraismo, che sono soliti esprimere le opere di un uomo con il termine "frutto"; poiché l'uomo è, o dovrebbe essere, un albero di giustizia; ma c'è una distinzione: Galati 5:19, 22, ora le "opere della carne" sono manifeste, ma "il frutto dello Spirito"; così anche qui confrontate il testo con il versetto 11, "Opere infruttuose delle tenebre". Ma perché si chiama "frutto"? In parte per mostrarlo è il prodotto nativo e genuino dello Spirito nei nostri cuori, come il frutto che cresce su un albero; e in parte per mostrare che il peccato è un lavoro faticoso e inutile, ma la santità è frutto

(6.) Tutte queste grazie, e i doveri che ne conseguono, sono frutti dello Spirito

(7.) Parla di abitudini, non di atti. Quando l'anima è così costituita, è difficile fare altrimenti. 8. Questi sono attribuiti allo Spirito per due motivi.

(1) In parte a causa dell'incapacità dell'uomo di produrre queste cose da sé.

(2) E in parte perché tutti gli effetti hanno una tale somiglianza con lo Spirito. 9. Questo Spirito Dio ci ha mandato con la predicazione del vangelo. Noi riceviamo lo Spirito più abbondantemente mediante il Vangelo che mediante la legge, e lo riceviamo mediante la fede in Cristo. Fatto questo, vengo ora a proporre un punto particolare

(1.) Che lo Spirito che riceviamo mediante il Vangelo opera ogni bontà nei cuori dei credenti.

(I.) Che cos'è la bontà? RISPONDO: La bontà è morale o benefica

(1.) La bontà morale è tutto il nostro dovere richiesto dalla legge di Dio, qualunque cosa sia giusta ed equa per noi da compiere Deuteronomio 30:15

(2.) C'è la bontà benefica, che è un ramo della prima, e implica la prontezza a fare del bene agli altri al massimo delle nostre capacità; poiché ogni bene comunica di per sé Ebrei 13:16.

(II.) Che questo è il frutto e il prodotto dello Spirito mediante il vangelo. Primo: Che cosa fa il Vangelo per promuovere questa bontà nel mondo

(1.) Dalle leggi e dai precetti di esso, o dai doveri che richiede; ci richiede di essere buoni e di fare il bene.

(1) Essere buono; perché noi siamo stati fatti buoni prima di poter fare il bene Luca 6:45.

(2) Fare del bene, sia a Dio che agli uomini. (a) In quanto a Dio, il grande dovere è l'amore; che dovremmo amarlo e obbedirGli come nostro legittimo Signore e principale bene e felicità. (b) Fare del bene agli uomini Galati 6:10. Non possiamo rallegrarci di tutti, perché alcuni sono un'offesa alla nuova natura che è in noi; ma dobbiamo fare del bene a tutti, e cercare la loro felicità. Non possiamo compiacere i peccatori, ma dobbiamo fare loro del bene. Supponiamo che ci abbiano disonorato, ma i nemici non sono esclusi Matteo 5:44

(2.) Con le scoperte che fa. La prospettiva più grande, più vera e più completa della bontà di Dio verso l'umanità la abbiamo nel Vangelo. Lì "apparvero la bontà e l'amore di Dio, nostro Salvatore, verso gli uomini" Tito 3:4

(3.) Gli esempi che propone alla nostra imitazione, non quelli meschini e immacolati, come quelli che possiamo trovare tra i nostri simili, ma gli esempi alti e gloriosi di Dio e di Cristo stesso

(4.) Gli argomenti con cui impone questa bontà, o le ricompense e gli incoraggiamenti che offre, che è la benedizione suprema o il bene supremo. Secondo: su quali basi possiamo aspettarci che lo Spirito cooperi con questo

(1.) Perché Dio opera in modo congruo, come rispetto al soggetto su cui opera, così rispetto all'oggetto con cui opera. L'argomento è il cuore dell'uomo, e perciò Egli "ci tira con le corde di un uomo" Osea 11:4. L'oggetto è il vangelo, una buona parola, o la buona conoscenza di Dio, e quindi un mezzo adatto per operare la bontà in noi. Lì abbiamo buoni precetti e buone promesse, e un resoconto della meravigliosa bontà e dell'amore di Dio in Cristo; e "perciò il frutto del suo Spirito è in ogni bontà". 2. Lo Spirito produce questo effetto come testimonianza della verità del vangelo, che essendo una dottrina soprannaturale, doveva essere attestata dal cielo, affinché la verità di essa potesse essere conosciuta dalla potente potenza di Dio che l'accompagna, operando nei nostri cuori effetti adatti al tenore della parola. Qualunque dottrina possa cambiare l'anima dell'uomo e convertirla a Dio, è di Dio e appartiene a Dio

(3.) Affinché in tal modo Dio possa significare il Suo amore peculiare ed elettivo per il Suo popolo. Quando opera ogni bontà nei loro cuori per mezzo del Suo Spirito, essi giungono a discernere che Egli li ama di un amore speciale

(4.) Dio fa un'offerta della Sua grazia per invitarci a partecipare seriamente a questo vangelo. Egli non esclude nessuno dall'offerta, e quindi non dobbiamo escludere noi stessi. L'unico frutto scelto dello Spirito operato nei figli della luce è la rettitudine.

(I.) Che cos'è la giustizia? A volte è presa in gran parte come santità, per quella grazia che ci inclina a compiere il nostro dovere verso Dio e verso l'uomo; poiché c'è giustizia anche nella pietà, o nel rendere a Dio il suo onore e il suo culto Matteo 22:21. Più strettamente è presa per quella grazia che ci dispone e ci inclina a dare a ciascuno ciò che gli è dovuto, ed è un ramo di quell'amore e di quella carità che è la somma di tutta la seconda tavola Romani 13:7, 8. A prova che... Primo: Qual è l'ufficio e la parte del diritto e della rettitudine? Cercare la pace e il benessere delle diverse comunità e società in cui viviamo, o preferire il bene pubblico al nostro

(2.) Dare a ciascuno ciò che gli è dovuto; di usare un trattamento fedele in tutti i doveri che abbiamo verso gli altri, o in tutte le azioni in cui siamo impiegati e incaricati da altri

(3.) La fedeltà nelle nostre relazioni è un'altra parte della giustizia; poiché tutti questi rapporti implicano un diritto che è dovuto ad altri. Quindi dobbiamo essere giusti con i superiori e gli inferiori. Secondo: a che altezza il cristianesimo avanza queste cose

(1.) Perché deduce le cose da un principio superiore, il principio fisso di una natura rinnovata da Cristo. Ci sono tre cose in esso

(1) Un'altra natura messa in noi, un principio fisso;

(2) E questo per opera dello Spirito, e quindi è un principio soprannaturale;

(3) Questo operare in maniera benigna, mediante la fede in Cristo e l'amore verso Dio in Cristo, e quindi è un principio forte

(2.) Perché misura e dirige le cose secondo una regola più perfetta della legge di natura. La nostra regola è la Parola di Dio, che è una regola più pura e perfetta di gran parte della legge che rimane scritta nel cuore dell'uomo dopo la Caduta

(3.) Perché li rimanda a un fine più nobile, che è la gloria di Dio 1Corinzi 10:31.

(II.) Che questo è uno dei frutti dello Spirito. Deve essere necessariamente così, perché si adatta al Suo ufficio e alle operazioni personali. Lo Spirito deve essere la nostra guida, santificatore e consolatore. Come nostra guida, Egli dirige e illumina la nostra mente; come nostro santificatore, Egli cambia i nostri cuori; e come nostro consolatore, Egli pacifica, purifica e acquieta la nostra coscienza. Ora, questo frutto di rettitudine è conduttivo a tutti questi fini, o conforme a questi uffici.

(III.) È un frutto scelto dello Spirito

(1.) Perché contribuisce così tanto al bene della società umana

(2.) A causa delle molte promesse di Dio, sia per il mondo a venire che per la vita presente

(3.) Che per rendere un cristiano completo nel suo portamento verso gli uomini, alla bontà e alla giustizia deve essere aggiunta la verità. Permettetemi di informarmi qui

(1) Che cos'è la verità.

(2) Che deve essere reso coscienza dai figli della luce.

(3) Perché la verità deve essere aggiunta alla bontà e alla giustizia.

(I.) Cosa si intende per verità? Sincerità o rettitudine in tutti i nostri discorsi e rapporti con gli uomini. Ma poiché l'integrità della vita, e la rettitudine nei nostri commerci e nei nostri rapporti con gli altri, è un grande ramo della giustizia, quindi qui dobbiamo considerarla come l'opposto della falsità o della menzogna nel parlare; ma non escludendo né la sincerità divina, che ne è la radice: "Ecco, tu vuoi la verità nelle viscere" Salmi 51:6 ; o integrità interna e giustizia Geremia 5:1. La materia di una menzogna è la menzogna, la sua formalità è l'intenzione di ingannare; il segno esteriore è la parola. I gesti sono un segno attraverso il quale scopriamo la nostra mente, ma un segno imperfetto; Lo strumento speciale del commercio umano è la parola. Ora c'è una duplice menzogna: una menzogna a Dio e una menzogna agli uomini.

(II.) Perché deve essere resa coscienza dai figli della luce, o da coloro che sono "luce nel Signore"? Rispondo Per questi motivi:1. Perché è un peccato contrarissimo alla natura di Dio, che è la verità stessa; non è solo contrario alla Sua volontà, ma alla Sua natura: Tito 1:2, "Nella speranza della vita eterna, che Dio, che non può mentire, ha promesso prima che il mondo fosse". Egli può fare ogni cosa, ma non può mentire

(2.) Perché quando Dio si è incarnato, ed è venuto non solo a rappresentare la bontà della natura divina, ma anche la santità di essa come modello per la nostra imitazione, Gesù Cristo, questo Dio incarnato, era eminente per questa parte della santità, per la sincerità e la verità 1Pietro 2:22

(3.) Nulla ci rende più simili al diavolo, che è bugiardo fin dal principio e padre della menzogna Giovanni 8:44

(4.) È un peccato molto contrario alla nuova natura operata nei santi, e sembra offrirle più violenza di altri peccati

(5.) È un peccato molto contrario alla società umana

(6.) Mentire è un peccato molto odioso a Dio, e contro il quale Egli ha espresso gran parte del Suo dispiacere. La lingua bugiarda è annoverata tra le sei cose che Dio odia Proverbi 6:17

(7.) È un peccato vergognoso e odioso agli occhi degli uomini. Più un uomo ha un'onestà comune, più ne è lontano, specialmente più ha dello spirito di grazia Proverbi 13:5.

(III.) Perché questo deve essere aggiunto alla bontà e alla rettitudine

(1.) Perché non possono essere preservati senza di esso

(2.) La vita di bontà e rettitudine risiede nella verità, e quindi non possono essere esercitate completamente a meno che non si aggiunga la verità. La sincerità attraversa tutte le grazie. (T. Manton, D.D.)

Lo scopo del testo è quello di mostrare che c'è una connessione necessaria tra uno stato di grazia e una vita santa, che sono così uniti dalla nomina di Dio, e dalla natura delle cose, che non possono essere separati. Il ragionamento si fonda su quella massima fondamentale del cristianesimo pratico, che lo Spirito Santo, lo Spirito di luce, dimora, agisce e produce frutto in tutti i figli della luce, in tutti coloro che sono luce nel Signore. È attraverso la comunione del Suo Spirito che riceviamo le Sue influenze che ci rendono fecondi. Lo Spirito che unisce l'anima a Cristo, fonte di luce e di vita, partecipa immediatamente della luce e della vita, come una candela è accesa da una lampada accesa che la tocca; ma la candela, separata dalla lampada, continuerebbe a bruciare, come avente in sé ciò che alimenta la fiamma. Ma la creatura è vuota in se stessa, e perciò deve essere continuamente nutrita da Gesù Cristo, mediante la comunione del suo Spirito che mantiene il vincolo di unione tra Cristo e l'anima, e prende di Cristo e le dona. Così, se fosse possibile che lo Spirito si allontanasse completamente dal figlio della luce e l'unione si rompesse, in quel momento egli ritornerebbe alle sue tenebre di prima. Ora, il frutto dello Spirito, che dimora e agisce in tal modo nei figli della luce, è in tutta bontà, giustizia e verità; ne consegue necessariamente che coloro che sono luce nel Signore, cammineranno come figli della luce. Ora siamo... 2. Considerare ciò che si dice di questo frutto dello Spirito. "È in tutta bontà", ecc. C'è qui un'ellissi dell'accoppiamento. I nostri traduttori forniscono la parola "è". Alcune versioni forniscono la parola "consiste". Qualunque cosa venga fornita, questo sembra essere il senso, cioè che il frutto dello Spirito consiste in ogni bontà, ecc. Così leggiamo Colossesi 1:10 di essere fecondi in ogni opera buona. Il frutto dello Spirito non è solo in un po' di bontà, giustizia e verità - anche se molti si ingannano con frammenti e brandelli di queste cose - ma è in ogni bontà in se stessi e verso il prossimo; in ogni giustizia verso l'uomo; in tutta verità rispetto a Dio, al nostro prossimo e a noi stessi. E queste cose sono intrecciate l'una con l'altra, nel frutto dello Spirito. La bontà è vera, e non scaccia alcun tipo di rettitudine o giustizia, comunicativa o distributiva, remunerativa o punitiva. La giustizia è vera e buona; da giusti principi, motivi e fini. Così la verità, come è qui distinta, procede da un buon principio. Intanto, questa estensione del frutto dello Spirito va intesa non in senso giuridico, ma evangelico; di una perfezione di parti, non di gradi. Infine. Mostriamo come questi sono il frutto dello Spirito Santo nei figli della luce. Lo sono sotto tre aspetti

(1.) Egli li impianta nell'anima, dandole un'inclinazione e una propensione buone, giuste e vere, conformi alla santa legge, secondo che, "Io", dice il Signore, "metterò la mia legge nelle loro menti e le scriverò nei loro cuori; e io sarò per loro un Dio, ed essi saranno per me un popolo". 2. Egli conserva queste grazie quando viene impiantato ( 1Pietro 1:5), senza le quali si estinguono. E... 3. Egli li eccita, li vivifica e li porta all'azione, nel cuore e nella vita dei figli della luce (Cantico 4:16). (T. Boston, D.D.)

I frutti dello Spirito, lo stesso vale per le virtù morali: spiegherò brevemente l'importanza di queste tre parole, "bontà, giustizia e verità", e poi procederò a fare alcune osservazioni tratte dal testo.

(I.) Bontà. E di cosa si tratta, l'apostolo dà per scontato che tutti lo sappiano; Non va in giro a definirlo o a spiegarlo, ma si appella alla mente e alla coscienza di ogni uomo perché gli dica di cosa si tratta. Non è nulla di conteso e contestato tra gli uomini, che alcuni chiamano bene e altri male; ma ciò in cui l'umanità è d'accordo, e che è universalmente approvato dalla luce della natura, dai pagani come dai cristiani; è ciò che è sostanzialmente buono, e ciò che lo è indiscutibilmente. Consiste nei seguenti particolari, cioè l'obbedienza ai nostri superiori e governatori e una cura coscienziosa dei doveri dei nostri diversi parenti; l'amore sincero e la carità, la compassione, l'umiltà, la pace e l'unità, l'astensione dall'ira e dalla vendetta e il rendere il bene per il male; Questi sono esempi indiscutibili di bontà, e passano per correnti tra tutta l'umanità, sono da ogni parte concordati come buoni, e hanno un'approvazione universale tra tutte le parti e le professioni, per quanto grandi possano essere le loro differenze in altre questioni. Gli altri due frutti dello Spirito che sono aggiunti nel testo, "giustizia e verità", che rispettano allo stesso modo la nostra conversazione con gli uomini, specialmente nel modo del commercio, sono piuttosto parti o rami di bontà, che realmente distinti da essa. Procedo ora a fare alcune osservazioni

(1.) Che i "frutti dello Spirito" sono effetti reali e sensibili, che appaiono nelle disposizioni e nella vita degli uomini. L'apostolo qui parla di ciò che è visibile nella vita e nelle conversazioni degli uomini; infatti esorta i cristiani a "camminare come figli della luce"; Ora, camminare è una metafora che significa la conversazione e le azioni esteriori degli uomini. Perché la religione non è una cosa invisibile, che consiste nella mera credenza, nell'altezza della speculazione e nelle sottigliezze dell'opinione, o nell'astrusità del mistero. La Scrittura non lo pone in cose lontane dalla vista e dall'osservazione degli uomini, ma in effetti reali e visibili; tali che possono essere chiaramente discernibili, e persino sentite, nella conversazione degli uomini; non in nozioni astratte, ma in virtù sostanziali, e in un potere sensibile ed efficacia sulla vita degli uomini, in tutti gli esempi di pietà e virtù, di azioni sante ed eccellenti

(2.) Che questi "frutti dello Spirito", qui menzionati, "bontà, giustizia e verità", sono di natura eterna e immutabile, e di obbligo perpetuo e indispensabile

(3.) Che le virtù morali sono le grazie e i "frutti dello Spirito". Di modo che grazia e virtù non sono che due nomi che significano la stessa cosa. La virtù significa la natura assoluta e la bontà di queste cose; La grazia denota la causa e il principio per mezzo dei quali queste virtù sono lavorate e prodotte, e sono conservate e accresciute in noi; vale a dire, per il dono gratuito dello Spirito Santo di Dio a noi

(4.) Che poiché queste stesse cose che sono chiamate virtù morali, sono per loro natura le stesse delle grazie e dei "frutti dello Spirito", quindi non devono in alcun modo essere trascurate come conseguimenti bassi e meschini nella religione, ma devono essere considerate e stimate come una parte principale e sostanziale del cristianesimo. Essi sono chiamati "i frutti dello Spirito"; cioè, gli effetti naturali e genuini di quel potere e di quell'influenza divina sui cuori e sulla vita degli uomini, che accompagna la religione cristiana; o i felici effetti della religione cristiana operati negli uomini dall'immediata operazione e assistenza dello Spirito Santo di Dio, che è conferito a tutti i cristiani nel loro battesimo, e continuamente dimora e risiede in essi, se con peccati volontari non lo rattristano, e lo scacciano, e lo provocano a ritirarsi da loro. (L'arcivescovo Tillotson.)

Giustizia in tutte le cose: - Proprio come la qualità della vita può essere altrettanto perfetta nei più piccoli animalculae, di cui possono essercene milioni in un pollice cubo, e le generazioni possono morire in un'ora - proprio come perfetta nel più piccolo insetto come nel "colosso, il più grande nato dalla terra"; così la giustizia può essere completamente incarnata, perfettamente esposto, pienamente operativo nella più piccola azione che io possa compiere come nella più grande che uno spirito immortale possa essere messo a compiere. Il cerchio che è nell'occhio di un moscerino è un cerchio vero come quello che racchiude nel suo raggio tutte le stelle; e la sfera che fa una goccia di rugiada è una sfera perfetta come quella del mondo. Tutti i doveri sono gli stessi che vengono compiuti per lo stesso motivo; Tutti gli atti che non vengono fatti in questo modo sono peccati uguali. (A. Maclaren, D.D.)

10 CAPITOLO 5

Efesini 5:10

Provare ciò che è accettevole al Signore

La regola della vita del santo: - L'oscurità implica l'ignoranza, perché nell'oscurità profonda, dove nessun oggetto è riconoscibile, il movimento diventa impossibile; come, per esempio, nella piaga delle tenebre inviata sull'antico Egitto colpito, ci viene detto che nessuno si mosse dal proprio posto per tre giorni. Implica sofferenza e tristezza, ed è una delle immagini più familiari che usiamo inconsciamente per rappresentare i nostri momenti di dolore (stavo per dire, ripetendo inconsciamente l'immagine), i tempi bui della nostra vita. Ma implica anche depravazione e crimine, perché il male si nasconde nelle tenebre e ha una naturale simpatia per essa. Chi sono, dunque, coloro che l'apostolo dice essere tenebrosi? Sono essi i non istruiti e i non istruiti nella conoscenza umana, in contrasto con i saggi e gli eloquenti del mondo? Evidentemente no. La parola è applicata in modo palpabile a tutti coloro che non sono cristiani, coloro che egli descrive in un capitolo precedente della stessa lettera come morti nei falli e nei peccati. Al contrario, però, tutti gli uomini convertiti, tutti i veri cristiani, tutti i veri credenti in Cristo Gesù, non solo sono illuminati, ma sono luce. Che siano illuminati lo ammetteremo tutti prontamente, poiché Dio ha risplende nei loro cuori per dare la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Cristo Gesù. Ma la lezione speciale che qui viene impressa va oltre. È che sono luce, che c'è un potere positivo di luce piantato dentro di loro, capace sia di guidare se stessi che di riflettersi sugli altri. Non è la loro luce primariamente o meritoriamente, ma è la luce di Dio in Cristo

(I.) Chiedo la vostra attenzione sul principio in questione. È che la legge di una vita cristiana si trova in ciò che è gradito a Dio. In altre parole, il nostro carattere e la nostra condotta non devono essere regolati dalla lettera nuda e cruda della legge, ma da qualcosa di più. Il risultato della lezione è senza dubbio quello di elevare notevolmente il livello della nostra vita cristiana; e chi negherà che abbiamo bisogno di sollevarlo; chi non si renderà conto dell'abisso della differenza tra noi e gli apostoli, tra ciò che siamo, e quel modello di ciò che dovremmo essere, contenuto nella Parola di Dio?

(II.) Ma dal principio dobbiamo passare all'applicazione pratica. Come possiamo dimostrare ciò che è accettevole a Dio? Qual è, allora, il test? È almeno triplice

(1.) C'è la prova della Parola di Dio, quella regola sicura con la quale tutto il resto deve essere misurato. Ma non mi riferisco solo alla lettera della Parola, ai suoi precetti diretti, positivi. Non è necessario parlarvi di questi; Tutto ciò che comandano è ovviamente giusto, tutto ciò che vietano ovviamente è sbagliato. Ma intendo la prova indiretta della Parola. C'è forse un piacere, una ricerca o un'abitudine che ci porta a una più stretta armonia con lo Spirito e la mente di Dio? Allora è accettevole a Dio. Ci mette fuori sintonia con esso, e rende più difficile mantenere il comando chiaro? Allora non può essere gradito a Dio

(2.) La prova può essere trovata nell'effetto che un dato corso o abitudine ha sulle nostre abitudini di devozione, e sulla comunione amorevole dell'anima, attraverso la Parola e attraverso la lode e la preghiera, con il suo Padre che è nei cieli

(3.) Oltre a ciò, credo che ci sia in un'anima in uno stato di salute spirituale, dove la ragione segue l'insegnamento di Dio, dove gli affetti trovano in Lui un supremo diletto, e dove la coscienza è sensibile all'incoerenza, un senso istintivo di ciò che è giusto e sbagliato, un sentimento su cui nulla di disonorevole per Dio stona ed è in disaccordo, proprio come un'aspra discordia in mezzo a una dolce armonia può offendere l'orecchio che non è abbastanza abile per scoprirne la natura. (E. Garbett, M.A.)

Provare ciò che è accettevole al Signore:

(I.) L'atto: "provare". Per dimostrare di approvare e praticare

(II.) L'oggetto: "ciò che è gradito o accettevole al Signore". C'è una differenza tra le cose

(1.) Alcune cose dispiacciono completamente a Dio, come il peccato 2Samuele 11:27

(2.) Alcune cose non dispiacciono a Dio, come tutte le azioni naturali e indifferenti, che non sono proibite, ma permesse da Lui Ecclesiaste 9:7

(3.) Altre cose sono comandate da Lui come una legge positiva, ma non hanno alcuna bontà naturale in se stesse, mettendo da parte il comando di Dio

(4.) Ci sono alcune cose che piacciono di più a Dio, poiché le cose eminentemente buone sono a Lui accettevoli al più alto grado; come, per esempio, la fede in Cristo è gradita a Dio, ma una fede forte è più gradita di una debole, che ha bisogno di puntelli e stampelle Giovanni 20:29. Dimostrare ciò che è accettevole a Dio è un grande dovere che spetta ai figli della luce. Spiegherò questo punto con queste considerazioni

1.) Il nostro grande fine e scopo dovrebbe essere quello di piacere a Dio ed essere accettati da Lui

(2.) Facciamo piacere a Dio facendo ciò che Egli ha richiesto da noi nella Sua Parola. Ci sono certe cose evidenti alla luce della natura che appartengono al nostro dovere; questi non devono essere trascurati Michea 6:8. Le cose menzionate sono evidenti alla luce della natura. Che ci si debba comportare con giustizia verso gli uomini, e con riverenza e obbedienza alla maestà divina, è evidente dalla luce della natura, così come dalla Scrittura. Ma la rivelazione che Egli ha fatto del nostro dovere verso di noi mediante la Parola è più chiara, piena e certa

(3.) Se vogliamo conoscere la mente di Dio rivelata nella Sua Parola, dobbiamo usare la ricerca e la prova. Δοκιμάζοντες, "provare", nota grande diligenza e cura affinché possiamo conoscere la mente di Dio; perché ci importa molto, e spesso siamo spinti ad essa: "Provate ogni cosa, ritenete ciò che è buono" (1 Tessalonicesi 5:21). Se vediamo solo una moneta su cui è impressa l'immagine del re, la portiamo sulla pietra di paragone per vedere se è giusta: fatelo con dottrine e pratiche, portatele alla legge e alla testimonianza, vedete come sono d'accordo con la Parola di Dio 1Giovanni 4:1

(4.) Dobbiamo cercare e provare, per poter camminare come figli della luce. La notte era fatta per riposare; La luce non ci è data per il riposo e l'ozio, ma per il lavoro. (T. Manton, D.D.)

I credenti devono piacere a Dio: - L'attività di un cristiano sulla terra non è indipendente; egli non agisce per conto proprio, ma è un amministratore di Cristo. E se lo paragonassi a un commissionario che viene inviato all'estero dalla sua azienda con pieni poteri dal suo datore di lavoro per trattare affari per la casa che rappresenta! Non deve commerciare per se stesso, ma accetta di fare tutto in nome della ditta che lo commissiona. Riceve le sue istruzioni, e tutto ciò che deve fare è metterle in pratica, essendo tutto il suo tempo e il suo talento a disposizione dei suoi datori di lavoro. Ora, se quest'uomo si presta a una società di opposizione, o commercia per proprio conto, non è fedele ai suoi impegni, e deve assumersi la responsabilità dei suoi atti; ma finché agisce per la sua fermezza e fa del suo meglio, la sua condotta è facile e sicura. (C. H. Spurgeon.)

Tutta la consacrazione a Dio: - Quell'eminente ornitologo, M. Audubon, che produsse disegni e descrizioni accurate di tutti gli uccelli del continente americano, fece della perfezione di quell'opera l'unico scopo della sua vita. Per raggiungere questo obiettivo dovette guadagnarsi da vivere dipingendo ritratti e altri lavori; Dovette attraversare mari ghiacciati, foreste, canneti, giungle, praterie, montagne, fiumi in piena e paludi pestilenziali. Si espose a pericoli di ogni genere e subì difficoltà di ogni genere. Ora, qualunque cosa Audubon stesse facendo, stava lottando per raggiungere il suo unico obiettivo, la produzione della sua storia degli uccelli americani. Che stesse dipingendo il ritratto di una signora, pagaiando su una canoa, sparando a un procione o abbattendo un albero, la sua unica deriva era il suo libro degli uccelli. Aveva detto a se stesso: «Intendo scolpire il mio nome tra i naturalisti per aver prodotto un'opera ornitologica completa per l'America», e questa decisione lo divorava e sottometteva tutta la sua vita. Ha compiuto la sua opera perché vi si è dedicato totalmente. Questo è il modo in cui l'uomo cristiano deve fare di Cristo il suo elemento. Tutto ciò che fa dovrebbe essere subordinato a quest'unica cosa: "Per poter finire la mia corsa con gioia, per poter rendere la mia testimonianza a favore di Cristo, per glorificare Dio sia che io viva sia che muoia". (Ibidem)

11 CAPITOLO 5

Efesini 5:11

E non avere comunione con le opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprendile

Rinuncia alle vie malvagie: 1; Quelli in cui c'è la luce della grazia e la vera conoscenza, non deve camminare nelle opere malvagie, né comunicare in esse.

(1) Non avere comunione nel peccato non significa essere un agente nel peccato, in tutto, da solo o in parte con gli altri, né in misura maggiore né in grado di vivere in esso.

(2) Non essere complice dei peccati altrui; come (a) provocando al peccato. (b) Comandando. (c) Tramite consulenza. (d) Acconsentendo. (e) Con la negligenza per prevenire il peccato. (f) Non reprimendo il peccato quando è entrato. (g) Applaudendo il peccato. (h) Non testimoniando contro il peccato. (3). Non avere comunione con il peccato ci vincola a evitare l'apparenza del male.

(4) Ci obbliga ad allontanarci da esso con disprezzo

(2.) Le vie del peccato non portano alcun bene a coloro che camminano in esse

(3.) Coloro che camminano nella luce devono rimproverare e convincere coloro che camminano nel male. (Paul Bayne.)

Il dovere e il modo del rimprovero cristiano:

(I.) Il popolo di Dio, i Suoi figli, sono una luce che riprende. Essi sono chiamati dalle tenebre a una luce meravigliosa, per poter riflettere la luce di Colui che li ha "chiamati dalle tenebre alla Sua meravigliosa luce". Ma, amati, c'è un'altra qualità nella luce, ce ne sono molte altre, ma questa è particolarmente da notare, cioè che c'è una qualità investigativa e una di rimprovero nella luce. Non conosciamo la bellezza di un oggetto, ma come la luce lo dispiega; non conosciamo i suoi difetti, non ne vediamo i difetti, ci sono sconosciuti senza la luce; ma la luce li rivela. Il popolo del Signore è chiamato in modo particolare a stare in piedi; non semplicemente come luce riflettente, non semplicemente come luce diffusa, ma come luce di rimprovero, che riprende le "tenebre" che li circondano. Tutto ciò che c'è in un credente che gli è peculiare in quanto credente, è una luce che rimprovera il mondo. È la vita che ha, la vita di fede? È una luce di rimprovero per il mondo. Se guardiamo all'amore del credente, o a ciò che egli ama; ama Cristo. In questo amore di Cristo vedremo che egli è una luce di rimprovero per il mondo. Ma soprattutto lo vediamo nella qualità della felicità di un credente. Quando un figlio di Dio è messo in grado dallo Spirito di Dio di realizzare chiaramente la sua adozione; quando può alzare lo sguardo con umile speranza e fede fiduciosa, e dire: "Padre mio!", quando sa qualcosa del potere di questa verità, che la comunione con Dio, la sottomissione a Dio e l'obbedienza nelle vie di Dio sono l'elemento più alto del vero godimento; quando gli parla di pace e lo calma in mezzo a tutte le sue tribolazioni, e asciuga le sue lacrime - oh! Che luce di rimprovero è spesso questa per il mondo che giace nelle tenebre. Dice: "Vedo gli effetti; Vedo un principio reale, non so da dove venga, ma vedo una quantità positiva di felicità, non ho mai visto nulla di simile prima. Ho visto un uomo ricco, ma la sua ricchezza non lo rendeva felice; Ho visto un uomo in povertà, ma la sua povertà non lo rendeva infelice; L'ho visto in salute, non ha visto alcun fulgore in salute se non quando è stato in grado di 'vivere per Dio'; L'ho visto nella malattia, e nella malattia l'ho visto in pace, ha conosciuto quella gioia, quella 'pace che sopravanza ogni intelligenza'; L'ho visto nella morte, l'ho visto quando è stato chiamato a morire, 'pronto a partire' - 'a me vivere', ha detto, 'è Cristo, morire è guadagno'; e l'ho visto nell'ultimo articolo della morte, ma la morte non aveva pungiglione, egli fu in grado di elevarsi al di sopra di essa mediante la fede in Cristo Gesù, e dire: 'O morte! Dov'è il tuo pungiglione? O tomba! dov'è la tua vittoria?' ”

(II.) Ma, osservate ora, in secondo luogo, essi sono posti in mezzo a queste infruttuose opere di tenebre. Ah! Cari ascoltatori, non abbiamo che povere nozioni del peccato. Ogni peccato è ciò che merita l'ira di Dio; ha la morte per il suo salario, e l'eterna miseria, se non si pente, per la sua consumazione. Perciò, non limitate la vostra mente ai soli peccati grossolani, poiché tutti i peccati sono opera delle tenebre. Perché sono chiamati infruttuosi? Non ho dubbi che si riferisca in modo particolare a questa oscurità, come causa stessa della sterilità. Eppure, carissimi, i santi di Dio sono posti in mezzo a queste "infruttuose opere delle tenebre"; Perché? Il Signore Dio non avrebbe potuto liberarli e trasportarli subito alla loro dimora eterna? Non avrebbe potuto, nel caso dell'antico Israele, portarli subito in Canaan senza condurli attraverso il deserto desolato e ululante? Chi lo nega? Ma se chiedeste perché Egli non lo fa, lo vediamo tipicamente dispiegato nell'ottavo del Deuteronomio, al quindicesimo e al sedicesimo versetto: "Il quale ti ha guidato attraverso un deserto grande e terribile, in cui c'erano serpenti di fuoco, scorpioni e siccità, dove non c'era acqua; che ti ha fatto sgorgare acqua dalla roccia di selce; che ti ha nutrito nel deserto con la manna, che i tuoi padri non conoscevano, per umiliarti e metterti alla prova per farti del bene alla tua fine". Vedi, dunque, perché sono posti in mezzo a un mondo morente; vedi perché sono circondati da queste "infruttuose opere di tenebre"; Vedi il grande fine e l'oggetto, non è il risultato del caso, è l'appuntamento della saggezza infinita, della tenerezza, della bontà e dell'amore

(III.) Ma, carissimi, osservate ora l'esortazione che vi viene data: "Non siate in comunione con le opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprendetele". Ora, osservate, non è detto: "Non abbiate comunione con gli infruttuosi operatori delle tenebre", non incontrerete mai un precetto di questo tipo nella Parola di Dio, dobbiamo necessariamente uscire dal mondo se ci proviamo. Ma c'è di più di questo nel precetto: "ma piuttosto rimproverarli". Qui arriviamo a uno dei sentieri più difficili nel cammino del credente. Ci sono molti modi in cui il credente è chiamato di tanto in tanto a rimproverare le "opere delle tenebre". Diffondendo la verità. (J. H. Evans, M.A.)

Evitare le opere peccaminose: - Che i figli della luce vivano in un perfetto orrore per le opere infruttuose delle tenebre e si trovino a grande distanza da esse.

(I.) Per l'oggetto. Abbiamo un'espressione generale e illimitata: "Le infruttuose opere delle tenebre". Ma quali siano possiamo dedurre dal contesto: "Impurità, fornicazione, malvagia concupiscenza", ecc; e ( Romani 13:12, 13) l'apostolo calcola altre cose. Queste e simili pratiche pagane sono quelle che l'apostolo intende

(1.) Sono chiamate "opere delle tenebre" per queste ragioni

(1) Perché sono compiute da uomini nella loro condizione carnale, che sono privi dello Spirito di Dio, e di ogni conoscenza salvifica della Sua volontà.

(2) Perché sono suggeriti dalle tentazioni del diavolo, che è il principe delle tenebre e il dominatore delle tenebre di questo mondo; e perciò chiamò "le sue concupiscenze" Giovanni 8:44 ; "le sue opere" 1Giovanni 3:8.

(3) Perché non possono sopportare la luce, ma cercano il velo e il velo del segreto. C'è una triplice luce.

(1) Naturale. Si ribellano a questa luce Giobbe 24:13.

(2) Luce spirituale, la luce della Parola di Dio: "Poiché chiunque fa il male odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprese" Giovanni 3:20.

(3) C'è un'altra luce, e che può essere chiamata pratica, o la luce di una santa conversazione: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli" Matteo 5:16.

(4) Perché questi uomini sono condannati alle tenebre eterne; perché se vivono e muoiono in questi peccati senza pentimento, sono inevitabilmente gettati nelle tenebre più complete, dove c'è pianto e stridore di denti

(2.) Si dice che questi siano infruttuosi da un μείωσις, cioè dannato; come Ebrei 13:17, "Questo non vi giova". Il significato è doloroso e pernicioso; Tuttavia, l'espressione è enfatica. Queste opere non solo non producono frutti buoni, ma certamente producono frutti cattivi e alla fine provano amarezza. Il mero male, in quanto male, non può essere l'oggetto della scelta; C'è qualche frutto o beneficio atteso in tutto ciò che facciamo, ma il peccato non manterrà mai la sua parola per noi.

(1) Non risponde alle aspettative; il peccatore cerca più contentezza e soddisfazione di quanta ne goda: "E che giova colui che ha faticato per il vento?" Ecclesiaste 5:16. È un'impresa infruttuosa; così che la stessa esperienza è sufficiente a confutarlo; e questa è una delle ragioni per cui gli oggetti di peccato sono detestati quando ne siamo sazi 2Samuele 13:15.

(2) Non ha valore; il profitto non controbilancerà la perdita, né il piacere il dolore Matteo 16:26.

(II.) Gli atti del nostro dovere al riguardo; e sono due

(1.) Che non dobbiamo avere comunione con loro nel male. Per capirlo, dobbiamo considerare quanti modi abbiamo comunione con loro.

(1) Se facciamo le stesse cose che fanno gli altri.

(2) Se siamo complici dei peccati degli altri, cosa che possiamo essere in molti modi. (a) Se consigliamo, persuadiamo, adeschiamo o adeschiamo altri a peccare. Queste sono le esche di Satana, che essendo esse stesse prese al laccio attirano altri nella rete. (b) Comandando ciò che è male. Questo è il peccato di coloro che hanno potere sugli altri; come Davide comandò a Ioab di porre Uria in prima linea nella battaglia più accanita, e di ritirarsi da lui, affinché potesse essere colpito e morire 2Samuele 11:15. (c) Acconsentendo, anche se non siamo gli attori principali; come Acab 1Re 21:19. (d) Istigando, aiutando e assistendo nella trasmissione del peccato; come Gionadab aiutò Amnon a trovare un'occasione per soddisfare la sua lussuria su sua sorella Tamar 2Samuele 13:5. (e) Applaudendo, approvando o lodando il peccato, che è l'aspetto degli adulatori Romani 1:32. (f) Con la negligenza per prevenire il peccato: "Io giudicherò la sua casa per sempre, per l'iniquità che egli conosce; perché i suoi figli si sono fatti vili, ed egli non li ha trattenuti" 1Samuele 3:13. affinché un'omissione colpevole ci renda complici del loro peccato

(2.) L'altro dovere è: "Ma piuttosto rimproverarli". Ora possiamo rimproverarlo con le opere o con le parole.

(1) Con l'opera, o con l'esempio di una vita santa; come "Noè condannò il mondo" Ebrei 11:7.

(2) Con la parola, quando può essere fatto con profitto; come dice l'apostolo dell'infedele, quando entra nelle assemblee cristiane, "è condannato da tutti e giudicato da tutti" 1Corinzi 14:24 ; vale a dire, poiché vi ascolta dottrine contrarie alla sua pratica.

(III.) Le ragioni del punto

(1.) Perché ci dovrebbe essere una differenza ampia e sensibile tra i figli della luce e i figli delle tenebre

(2.) Questa differenza è scoperta da quelle azioni che sono proprie di entrambi gli stati; poiché le azioni sono conformi al loro principio, e nelle azioni questa differenza deve essere espressa, o come è visibile? Entrambi mostrano l'influenza di un potere invisibile, sia i figli di Dio che i figli del diavolo, i figli della luce e i figli delle tenebre

(3.) Questa distinzione deve essere mantenuta da parte dei pii, e così vistosamente sostenuta, che possano convincere o convertire i malvagi

(4.) I figli di Dio sono adatti e preparati per questo, per astenersi dal peccato 1Giovanni 3:9

(5.) Gli inconvenienti che seguiranno sono grandi se i figli di Dio dovessero avere comunione con le opere infruttuose delle tenebre; la nostra pretesa comunione con Dio sarà interrotta 1Giovanni 1:6, 7. Per insistere sui due doveri nel testo

(1.) "Non avere comunione con le opere infruttuose delle tenebre"; cioè, non unirti o partecipare ai peccati del mondo carnale, anche se sembrano essere autorizzati da pratiche volgari e comuni. A tal fine ricordate

(1) Non devi fare come fanno gli altri, ma fare come Dio richiede.

(2) Amate Dio, amate la Sua legge e amate il Suo popolo, e l'infezione sarà prevenuta. Amate Dio Salmi 97:10.

(3) Dobbiamo evitare ogni amicizia e familiarità non necessaria e volontaria con uomini malvagi Salmi 26:4; Proverbi 12:11.

(4) La tua felicità risiede nella comunione con Dio, e questo non possiamo averlo, abbiamo comunione con le opere infruttuose delle tenebre 1Giovanni 1:6, 7

(2.) "Ma piuttosto rimproverateli", con le opere e le parole.

(1) Con l'atto, di cui si è parlato prima; come Davide convinse Saul 1Samuele 24:17.

(2) A parole. È un dovere che il mondo non può sopportare, ma noi dobbiamo adempierlo Proverbi 15:12. (T. Manton, D.D.)

Una volta mio padre fece scavare un pozzo a due irlandesi, che scavarono per circa cinque giorni e poi furono pagati un po' di soldi e se ne andarono a bere per circa una settimana. Quando tornarono, pronti per il lavoro, scoprirono il pozzo e chiesero una candela. Presero la candela e le legarono una corda intorno e la calarono nel pozzo, e quando fu vicina al fondo tremolò e si spense, e Pat disse: "Non possiamo andare laggiù, c'è la morte laggiù". Ed essi se ne andarono, presero delle sterpaglie secche e accesero un fuoco nel pozzo, e tu abbassasti di nuovo la candela, ed essa ardeva bene. Prima di entrare in alcuni luoghi, miei cari amici, posate la vostra luce, cioè il vostro Dio, il vostro predicatore e la vostra Bibbia e vedete come appaiono. (S. Jones.)

Il male deve essere evitato: al pilota di un tagliatore di tasse degli Stati Uniti fu chiesto se conosceva tutti gli scogli lungo la costa dove navigava. Egli rispose: "No; è solo necessario sapere dove non ci sono rocce". Queste parole suggeriscono una profonda verità morale e spirituale. Sermoni, conferenze e libri abbondano sulle tentazioni che si trovano lungo il corso della vita dei giovani verso l'eternità. Su quelle più pericolose si innalzano le note solenni di ripetuto avvertimento

Definizione di fratellanza: - Che cos'è la fratellanza? E' più che simpatia, anche se questo è il nocciolo della questione. È la simpatia espressa o manifestata in modo tale da attirare gli altri verso di voi nei vincoli della fratellanza. La comunione è far sentire gli uomini come tuoi compagni; che sono tuoi fratelli; che sono imparentati con te; che sono una parte della tua persona, per così dire. (H. W. Beecher.)

Nella ribellione del 1798, i ribelli presero prigioniero un piccolo tamburino delle truppe del re, e chiesero che suonasse il tamburo per loro. Il ragazzino appoggiò il tamburo a terra e vi saltò dentro, frantumando la pergamena in atomi. «Dio non voglia», disse, «che il tamburo del re venga mai suonato per i ribelli». I furfanti punzecchiarono il piccolo eroe, ma non riuscirono a cancellare il ricordo di un'azione degna di un posto nei più nobili registri di coraggio, lealtà e fedeltà, un esempio che, se fosse imitato in senso spirituale dal cristiano, illustrerebbe al meglio l'adempimento dell'esortazione dell'apostolo. (R. J. McGhee, M.A.)

I cristiani devono mantenere il loro rango: Matthew Wilks una volta viaggiò in carrozza con un giovane nobile e una passeggera. Il nobile iniziò una conversazione inopportuna con il cocchiere e la donna. Il signor Wilks attirò la sua attenzione e disse: "Mio signore, mantenete il vostro rango!" Il rimprovero fu sentito e messo in pratica. Che il cristiano mantenga sempre il suo rango. (C. H. Spurgeon.)

I cristiani devono essere coerenti: - Una distinta signora cristiana stava recentemente trascorrendo alcune settimane in un albergo a Long Branch, e fu fatto un tentativo per indurla a partecipare a un ballo, in modo che l'affare potesse avere il prestigio conferito dalla sua presenza, dato che si trovava in alto nella società. Rifiutò tutte le insistenze dei suoi amici e alla fine un onorevole senatore cercò di convincerla a partecipare, dicendo: "Signorina B., questa è una faccenda del tutto innocua, e vogliamo avere l'eccezionale onore della sua presenza". «Senatore», disse la signora, «non posso farlo, sono cristiana. Non faccio mai nulla durante le mie vacanze estive, o dovunque io vada, che possa danneggiare l'influenza che ho sulle ragazze della mia classe della scuola domenicale". Il senatore si inchinò e: "Vi onoro; se ci fossero più cristiani come te, più uomini come me diventerebbero cristiani".

Le "infruttuose opere delle tenebre" da cercare nei nostri cuori: soffermarsi sulle opere delle tenebre che furono compiute nell'antica Grecia e a Roma sarebbe molto inutile. Quale penna oserebbe scrivere, quale occhio sopporterebbe di leggere, le cose che si fanno tutto l'anno a Parigi e a Londra? Nessun abitante del villaggio ha bisogno di vagare dal proprio villaggio per trovare opere che non sopportano la luce. In verità non abbiamo bisogno di andare dove esploriamo, non abbiamo bisogno di lasciare la nostra porta; Potremmo trovare nel nostro petto più che sufficiente per umiliarci. Ciascuno di noi si sieda immobile e vegli per un po' nella casa silenziosa del suo spirito: vi troverà cose che faranno pensare all'avversione di sé e lo rivestiranno di vergogna davanti a Dio. Non solo il regno dei cieli, ma anche il regno delle tenebre è molto vicino a noi, e viene senza essere osservato. Vegliamo e preghiamo, affinché possiamo avere la grazia e la forza sufficienti per rinnegare l'immaginario interiore, con cui cerca di affascinare e contaminare il cuore. Non siamo in comunione con i pensieri che essa suscita in noi. Trasciniamo le spine davanti alla luce di Dio, affinché possano essere rese manifeste e riprovate lì. (J. Pulsford.)

Il cristiano come riformatore:

(I.) Negativo. "Non avere compagnia". 1. Non è incluso ogni tipo di rapporto con i malfattori; poiché ci è comandato di rimproverare, e questo implica qualche rapporto. Inoltre, siamo esortati a fare del bene a tutti gli uomini, quando ne abbiamo l'opportunità

(2.) Non sono proibiti tutti i rapporti amichevoli anche con peccatori grossolani. Il nostro Salvatore sedeva a tavola con pubblicani, peccatori e farisei; e Paolo istruisce i cristiani su come comportarsi quando vengono invitati a un banchetto da un non credente

(3.) Tutti i rapporti d'affari non sono interdetti. In 1Corinzi 10:25 viene dato il permesso e persino il consiglio

(4) L'adempimento dei doveri relativi che derivano dal rapporto di famiglia non è incluso nel divieto

(5.) Il legame civile con governi malvagi non è proibito. La sottomissione ai governanti è permessa e diretta dal precetto di Paolo, in Romani 13:1. Giuseppe ricoprì l'incarico sotto il despota d'Egitto. Daniele fece la stessa cosa sotto i re di Babilonia e di Persia, e mentre lo faceva fu salutato dall'angelo con il titolo di "benamato". 6. Non è proibito ogni legame ecclesiastico con i malfattori

(II.) Avendo visto che ci sono alcune cose che non devono essere intese come la comunione proibita, indaghiamo in che cosa consiste

(1.) Include chiaramente la commissione diretta del peccato

(2.) Si verifica nel sostegno di altri nella commissione di torti, quando li impieghiamo o forniamo loro i mezzi per qualche scopo iniquo

(3.) L'iniquità è condivisa quando il torto è giustificato come giusto; quando è dolce come detto amaro, e agrodolce; quando l'oscurità si chiama luce, e la luce l'oscurità

(4.) La stessa cosa avviene quando gli uomini sostengono il torto nel complesso. Questo viene fatto cercando di produrre una sottovalutazione del torto stesso; o sollecitandone la necessità o l'opportunità, come se la Provvidenza ci costringesse a peccare

(III.) Consideriamo ora il nostro dovere positivo come imposto nel testo. Un corretto intendimento della parola "riprendere" ci fornirà un indizio che ci guiderà a questo fine. Il termine implica un appello alla comprensione del malfattore, per convincerlo dimostrando che la sua condotta è di malvagità e follia, per risvegliare il suo senso di giustizia e non per irritare la sua sensibilità all'obbrobrio e al disprezzo. (E. C. Pritchett.)

Influenza delle cattive compagnie: ciò che impari dalle cattive abitudini e nella cattiva società non lo dimenticherai mai, e sarà una fitta duratura per te. Vi dico in tutta sincerità, non come nell'eccitazione della parola, ma come confesserei e avrei confessato davanti a Dio, darei la mia mano destra stasera se potessi dimenticare ciò che ho imparato nella società malvagia, se potessi strappare dalla mia memoria le scene a cui ho assistito, le operazioni che hanno avuto luogo davanti a me. Non si può, credo, togliere l'effetto di un solo pensiero impuro che si è depositato e albergato nel cuore. Puoi pregare contro di essa, e con la grazia di Dio puoi vincerla, ma essa, per tutta la vita, ti causerà amarezza e angoscia. (J. B. Gough.)

La cattiva compagnia è come un chiodo conficcato in un palo, che, dopo il primo e il secondo colpo, può essere estratto con poca difficoltà; ma una volta piantato fino alla testa, le tenaglie non possono afferrarlo per tirarlo fuori, ma ciò può essere fatto solo distruggendo il legno. (Sant'Agostino.)

Condotta cristiana in compagnia mondana: - Un pio ufficiale dell'esercito, viaggiando attraverso il paese di Mahratta, fu chiesto dal giudice D--, un gentiluomo religioso, di accompagnarlo a un pranzo pubblico, al quale ci si aspettava che si riunisse l'ufficiale comandante del distretto, con tutto il suo staff e vari altri personaggi pubblici. «Ho espresso il desiderio di essere scusato», dice l'ufficiale, «perché non mi piacevano questi divertimenti e non pensavo che ne si potesse ricavare molto né di piacere né di profitto». La sua risposta fu: "Anche se sento il dovere di partecipare a un'occasione del genere, certamente ne provo poco piacere come voi. Ma c'è un modo in cui mi rendo conto di poter essere presente a tali riunioni, e tuttavia non riceverne alcun danno. Mi sforzo di concepire per me stesso il Signore Gesù seduto dall'altra parte del tavolo, e di pensare a ciò che Egli vorrebbe che io facessi e dicessi, quando mi trovassi in una situazione del genere, e finché riesco a mantenere vivo questo pensiero nella mia mente, scopro di essere libero dal pericolo".

Uno storico antico, menzionando le leggi che Caronda diede ai Thuriani, dice: "Egli promulgò una legge in riferimento a un male, sul quale i legislatori precedenti non si erano soffermati: quello di tenere cattive compagnie. Poiché egli concepiva che la morale dei buoni fosse talvolta del tutto rovinata dalla loro conoscenza dissoluta; che il vizio fosse attinto, come una malattia infettiva, a diffondersi e ad estendere il suo contagio, egli ingiunse espressamente che nessuno dovesse impegnarsi in alcuna intimità o familiarità con persone immorali; nominato affinché si potesse esibire un'accusa per aver tenuto cattive compagnie; e ha imposto una pesante multa a coloro che ne sono stati condannati".

Il figlio della luce e le opere delle tenebre:

(I.) Ciò che è proibito". "Amicizia". Questo può essere prodotto in diversi modi

(1.) Commettendo personalmente i peccati descritti, o unendosi ad altri per commetterli

(2.) Insegnando la cattiva condotta, sia con parole semplici che con semplici deduzioni

(3.) Costringendo, comandando o tentando; mediante minaccia, richiesta, persuasione, induzione, costrizione, corruzione o influenza

(4.) Provocando, eccitando la rabbia, l'emulazione o lo scoraggiamento

(5.) Trascurando di rimproverare, specialmente da parte dei genitori e dei padroni che abusano del loro ufficio, e permettendo mali noti in famiglia

(6.) Consigliando, consigliando o guidando con l'esempio

(7.) Acconsentendo, accettando e cooperando. 8. Essendo connivente con il peccato: tollerandolo, nascondendolo e prendendolo alla leggera. 9. Lodando, approvando, difendendo e scusando il torto già commesso; e combattendo contro coloro che lo smascherano, lo denunciano e lo puniscono

(II.) Ciò che è comandato. "Rimprovera". 1. Rimprovero

(2.) Condannato

(3.) Convertire

(III.) Perché mi è stato comandato? È mio dovere in particolare essere libero dai peccati degli altri uomini

(1.) Come imitatore di Dio e caro figlio (ver. 1)

(2.) Come uno che è un erede del regno di Dio (vers. 5, 6)

(3.) Come uno che è uscito dalle tenebre per entrare in una luce meravigliosa nel Signore (ver. 8)

(4.) Come uno che porta frutto, sì, il frutto dello Spirito, che è in ogni bontà, giustizia e verità (ver. 9)

(5.) Come uno che non sarebbe associato a ciò che è vergognoso o stolto (vers. 12, 15). Se la nostra comunione è con Dio, dobbiamo abbandonare le vie delle tenebre

(IV.) Cosa può derivare dall'obbedienza al comando. Anche se non potessimo vedere alcun buon risultato, tuttavia il nostro dovere sarebbe abbastanza chiaro; ma ne possono derivare molti benefici

(1.) Saremo liberi dalla complicità con le opere delle tenebre

(2.) Saremo onorati nella coscienza degli empi

(3.) Possiamo così guadagnarli al pentimento e alla vita eterna

(4.) Glorificheremo Dio con il nostro cammino separato e con la perseveranza divina con cui vi aderiamo

(5.) Possiamo così stabilire gli altri in santa non conformità al mondo. Usiamo il testo come monito per i professori mondani. Prendiamolo come un consiglio nella nostra conversazione con gli empi. (C. H. Spurgeon.)

Un membro della sua congregazione aveva l'abitudine di andare a teatro. Il signor Hill andò da lui e disse: "Questo non andrà mai bene, un membro della mia Chiesa ha l'abitudine di frequentare il teatro!" Il signor Tal dei tali rispose che doveva essere sicuramente un errore, poiché non aveva l'abitudine di andarci. Anche se era vero, di tanto in tanto andava a fare uno sfizio. «Oh!» disse Rowland Hill, «allora lei è un ipocrita peggiore che mai, signore. Supponiamo che qualcuno diffonda la notizia che ho mangiato carogne, e io risponda: 'Beh, non c'è nulla di sbagliato in questo; Non mangio carogne tutti i giorni della settimana, ma ogni tanto mangio un piatto per uno sfizio!" Ebbene, direste voi: "Che appetito cattivo, disgustoso e sudicio ha Rowland Hill, per dover andare a fare un bocconcino a carogne!" La religione è il vero piacere del cristiano, Cristo è il suo godimento". (Charlesworth's "Vita di Rowland Hill.")

Rimproverando i malfattori: - In un'occasione, viaggiando nella posta di Portsmouth, Andrew Fuller fu molto infastidito dalla conversazione profana di due giovani che sedevano di fronte. Dopo un po' di tempo, uno di loro, notando la sua gravità, gli si avvicinò con aria impertinente, chiedendogli, con un linguaggio scortese e indelicato, se al suo arrivo a Portsmouth non dovesse indulgere in un modo che corrispondeva evidentemente alle loro intenzioni. Il signor Fuller, abbassando le sue ampie sopracciglia e guardando in faccia l'interlocutore, rispose in tono misurato: "Signore, sono un uomo che teme Dio". A malapena fu pronunciata una parola durante il resto del viaggio. (Memorie di Andrew Fuller.)

12 CAPITOLO 5

Efesini 5:12

Poiché è una vergogna anche solo parlare di quelle cose che si fanno di loro in segreto.

Azioni peccaminose: - Le pratiche dei pagani non convertiti sono esposte da un doppio marchio

1.) Ne fanno in segreto

(2.) È un peccato parlare di loro, c'è una tale turpitudine e sporcizia in loro. affinché in queste parole si possa osservare

(1) Qualcosa che riguarda il senso e l'apprensione che gli uomini hanno del peccato.

(2) Qualcosa che riguarda i peccati segreti. Per prima cosa osserverò che ogni senso del bene e del male, del bene e del male, non è completamente estinto nel cuore dell'uomo; poiché qui i Gentili increduli, sebbene facessero cose abominevoli, tuttavia le facevano in segreto, il che mostra in loro alcune reliquie della coscienza naturale e della vergogna

(1.) Naturalmente apprendiamo una differenza tra virtù e vizio, bene e male; perché noi consideriamo l'uno colpevole e malvagio, e l'altro onesto e lodevole

(2.) Questa apprensione è suscitata nel modo più sensato dai nostri affetti di vergogna e di paura

(3.) Questa apprensione produce effetti diversi nei pii e nei malvagi. Abbiamo un esempio nel testo. Nei non convertiti produce ipocrisia, nei convertiti timidezza e orrore del peccato. Negli Efesini pagani non convertiti produsse ipocrisia; Cercavano di nascondere ciò che non volevano evitare. Sebbene le cose fossero abominevoli e avessero su di esse i segni dell'avversione e dell'improvvidenza della natura, tuttavia le commisero in segreto; Come molti cuori di uomini lo rimproverano, egli continua ancora nei suoi peccati, e se può commetterli segretamente, senza essere visto dagli altri, essi si credono sani e salvi, e per il momento fuori dai colpi di fucile. Ma qui c'è un altro tipo di uomini suggeriti nel testo; L'Apostolo, e coloro che la pensano come lui, tutti figli della luce, che aborrono queste opere di tenebre, si vergognano di menzionare ciò che gli altri non si vergognano di praticare. Ai non credenti non è rimasta che una scintilla di coscienza; Sanno che le loro pratiche sono abominevoli, ma le praticano in segreto. Questi sono così lontani dal commettere queste cose, che considerano una vergogna parlarne, o sentirne parlare da altri, che non si può fare senza arrossire

(1.) Per mostrarci il male del peccato. Due cose nel testo lo scoprono.

(1) È un atto di tenebre. Fatto in segreto.

(2) Vergognoso parlarne. Molto più vergognoso recitarlo

(2.) Mostra quanto siano impudenti e disperati nel peccato, e quanto abbiano superato il cuore di un uomo, e perduto tutti i sentimenti di coscienza, che "dichiarano i loro peccati come Sodoma, e non li nascondono" Isaia 3:9. Gli uomini non crescono a questa impudenza all'inizio, ma a diversi gradi perdono l'apprensione del male del peccato

(1.) Satana ci suggerisce qualche peccato, al quale ci trova per natura inclini e che cerca plausibilmente di insinuare come proficuo e piacevole Giacomo 1:14

(2.) Questa proposta, se non viene subito respinta, genera nelle nostre menti un certo diletto. È dolce nella sua bocca, ed egli lo nasconde sotto la lingua

(3.) Il diletto muove la concupiscenza o la concupiscenza, e attira e impegna il nostro consenso Giosuè 7:21

(4.) Questo spinge e spinge la volontà all'azione: "E la concupiscenza, quando ha concepito, produce il peccato" Giacomo 1:15

(5.) L'atto che è compiuto, a meno che il peccatore non sia corretto da Dio, o risvegliato dal Suo Spirito, genera sicurezza: "Il peccato, quando è finito, genera la morte" Giacomo 1:15

(6.) La sicurezza ci invita a continuare nel peccato, come anche a non prendere coscienza degli altri peccati Deuteronomio 29:19, 20

(7.) Questa perseveranza e il vivere nel peccato ne toglie la vista e l'odio, e produce durezza di cuore e cecità di mente (Ebrei 3:13).

(8.) Questa indurimento ed eccedenza, questa cecità e durezza di cuore, è dapprima parziale, riguardo a questo o quel peccato; ma alla fine generale, riguardo a tutti i peccati; e questo genera quell'orribile impudenza che gli uomini hanno superato ogni vergogna

(2.) Che è la follia e la follia dei peccatori che conoscono la sporcizia del peccato a commetterlo segretamente, e si credono al sicuro se possono sfuggire all'occhio dell'uomo. Lo dimostrerò

1.) Dal male dei peccati segreti; sebbene essere un peccatore audace e aperto sia per certi aspetti più odioso che essere un peccatore segreto e privato, a causa del disonore verso Dio, dello scandalo degli altri e dell'impudenza del peccatore stesso.

(1) Perché sono più contrari alla conoscenza e alla convinzione.

(2) A questo peccato segreto, e con sicurezza, è annesso l'Ateismo. L'ateismo è o una negazione di Dio o un disprezzo di Dio.

(3) Più la malvagità è segreta, più studiosa e premeditata; Più deliberazione c'è in un peccato, più grande è il peccato.

(4) Molte volte ci coinvolge ancora di più nel peccato; E così, cercando di coprire un solo peccato, ne incontriamo molti.

(6) I peccati segreti commessi spesso portano grandi mali e inconvenienti su chi li commette. Citerò solo quei due menzionati in Giobbe 24:14; 15:2. È follia e follia, perché Dio ama scoprirlo. Ce lo dice il nostro Signore Luca 12:2.

(1) Qui Dio scopre i peccati segreti e li porta alla luce, come ha scoperto Acan nel suo sacrilegio.

(2) Atti 49 grande giorno della resa dei conti e del giudizio finale: "Metterò in ordine i tuoi peccati davanti a te" Salmi 50:21 ; e 1Corinzi 4:5. Ci insegna a prendere coscienza dei peccati segreti, siano essi peccati di omissione o peccati di commissione, o di natura mista, quando viene fatta una cosa che per la materia è buona, ma un difetto nel modo o nel fine. Esortazione, per spingerti a tre doveri

(1.) Abbi più cura di ottenere il perdono dei tuoi peccati che quelli nascosti: "Chi nasconde il suo peccato non prospererà; ma chi confessa e abbandona il suo peccato avrà misericordia" Proverbi 28:13. Cerchiamo di nascondere i nostri peccati al mondo, a noi stessi e a Dio

(2.) Studiate di più per approvarvi davanti a Dio che per essere nascosti agli uomini. La semplicità e la sincerità di Dio saranno il nostro conforto 2Corinzi 1:12

(3.) Umiliatevi, non solo per i peccati aperti, ma anche per quelli segreti Salmi 19:12. (T. Manton, D.D.)

Peccato per la vista: c'è un museo a Napoli in cui sono collocate le moltitudini di cose curiose che si trovano nelle due antiche città, Pompei ed Ercolano, quando furono scavate. Si scoprì che c'erano cose troppo ripugnanti, troppo orribili perché gli occhi cristiani potessero contemplarle. Questi sono stati collocati in una stanza a parte e le persone non sono autorizzate ad entrarvi senza un permesso speciale delle autorità. Pensate a quale doveva essere la condizione della società quando sporcizia di questo tipo veniva esposta senza arrossire davanti a tutti gli occhi, per le strade, sui muri delle camere, davanti ai bambini fin dalla loro più tenera infanzia. (S. Baring-Gould, M.A.)

I vecchi peccati richiedono pazienza: mi sento addolorato quando sento o leggo di persone che possono alzarsi e parlare di ciò che facevano prima di convertirsi, proprio nel modo in cui un vecchio marinaio parla dei suoi viaggi e delle sue tempeste. No, no; vergognatevi delle vostre concupiscenze passate nella vostra ignoranza, e se dovete parlarne a lode e gloria di Cristo, parlate con il fiato sospeso, con lacrime e sospiri. La morte, il marciume, la corruzione, sono tutti giustamente lasciati in silenzio, o, se esigono una voce, che sia solenne e lugubre come una campana. (C. H. Spurgeon.)

13 CAPITOLO 5

Efesini 5:13

Ma tutte le cose che vengono riprovate sono rese manifeste dalla luce.-

La luce del cristianesimo che rimprovera il mondo: - Nel testo abbiamo

1.) Un'affermazione: "Ma tutte le cose che sono riprovate sono rese manifeste dalla luce". 2. La prova di ciò: "Poiché tutto ciò che manifesta è luce". 1. Un'affermazione o una proposizione, in cui devono essere considerate due cose.

(1) Qualcosa presunto; che la dottrina del cristianesimo è la vera luce o prova con cui le cose devono essere giudicate. Il modo del paganesimo, confrontato con esso, mostra che questa è la luce: "La tua parola è una lampada ai miei passi e una luce sul mio sentiero" Salmi 119:105 ; così Proverbi 6:23; Proverbi 15:31.

(2) Ciò che si afferma è che tutte le cose che sono riprovate e respinte sono rese manifeste dalla luce. La luce scopre se stessa, e tutte le cose che differiscono da essa; chi scopre la verità scopre anche l'errore e la menzogna; Ciò che manifesta ciò che è giusto manifesta anche ciò che è sbagliato

(2.) La prova è tratta dalla natura comune di tutta la luce, naturale e sensibile, o spirituale e intellettuale: "Tutto ciò che rende manifesto è luce". La luce naturale rende manifeste le cose che le sono proprie; Così fa la luce spirituale le cose che appartengono alla sua sfera, le cose moralmente buone o cattive. Che la luce del cristianesimo, che risplende nella Parola di Dio e nella vita e nelle azioni dei cristiani, è un grande mezzo per rimproverare e convincere il mondo. Che questa luce risplenda nelle loro parole e nelle loro azioni.

(1) La dottrina che professano, sostengono e a cui aderiscono. C'è una luce nella Parola di Dio che non solo mostra la retta via che conduce alla vita eterna e alla vera felicità, ma confuta qualsiasi condotta contraria.

(2) Santità di vita. La luce ha il suo potere quando è esposta nelle nostre parole, ma molto di più quando risplende nella nostra vita per l'illuminazione e la convinzione del mondo Matteo 5:16

(3.) Questo è dunque ciò di cui dobbiamo prendere coscienza, affinché la nostra luce possa essere una luce di rimprovero per il mondo malvagio e carnale; e che per questi motivi

(1) A causa dei nostri numerosi e grandi obblighi.

(2) A causa dei numerosi benefici che ne derivano. Ci informa di diverse verità

(1.) Che sebbene alla luce della natura abbiamo un certo senso della turpitudine del peccato, tuttavia non ne abbiamo una perfetta conoscenza; la luce del cristianesimo ci dà che

(2.) Ci informa che un senso generale della vergogna del peccato non spezzerà il potere e la forza di esso. Per convincerci a prendere la luce. È una vergogna ignorare il nostro dovere necessario. Se a un uomo si chiede se sa dipingere o intagliare, può rispondere senza vergogna: "Sono ignorante; che l'abilità non è necessaria; ma se ignora come amare, piacere e servire Dio, allora è brutale, come il cavallo o il mulo, che non ha intelligenza. (T. Manton, D.D.)

La luce rimprovera il peccato: - Un governatore coloniale delle Bahamas, che stava per tornare in Inghilterra, si offrì di usare i suoi buoni uffici per procurare dal governo nazionale qualsiasi favore i coloni potessero desiderare. La risposta unanime fu sorprendente quanto la richiesta della testa di Giovanni Battista in un destriero: "Dite loro di abbattere i fari; Stanno rovinando la prosperità di questa colonia". (La gente era un demolitore.) (W. C. Chiesa.)

14 CAPITOLO 5

Efesini 5:14

Perciò egli dice: Svegliati tu che dormi e risorgi dai morti, e Cristo ti darà la luce.-

Un appello alle anime addormentate:

(I.) Il carattere di coloro a cui ci si rivolge

(1.) Se ti permetti di praticare la malvagità conosciuta, la tua coscienza è addormentata

(2.) Se vivi nella consueta negligenza dell'autoesame, sei in uno stato di sonno

(3.) Se non sei mai stato in alcun modo colpito da un senso della tua colpa e della tua dipendenza dalla misericordia di Dio in Cristo, sei tra coloro che dormono

(4.) Se non hai conflitti con il peccato e la tentazione, sei in uno stato di sonno

(5.) La prevalenza di una disposizione sensuale e carnale è un segno di morte spirituale

(6.) La stupidità sotto gli avvertimenti della parola e della provvidenza di Dio, indica uno stato dell'anima che la Scrittura paragona al sonno

(II.) Applicare l'invito

(1.) Questo risveglio deve supporre e implicare una convinzione del tuo peccato e un senso del tuo pericolo

(2.) Questo risveglio dal sonno, e la risurrezione dai morti, implica un pentimento del peccato e un volgersi a Dio

(3.) Coloro che si sono svegliati dal sonno e sono risuscitati dai morti sperimenteranno le proprietà e manterranno gli esercizi di una vita santa e spirituale

(III.) L'incoraggiamento: "Cristo ti darà luce", risplenderà su di te e ti illuminerà

(1.) Questo può essere inteso come una promessa di perdono e di vita eterna al tuo pentimento

(2.) Le parole significano ulteriormente la graziosa attenzione di Dio alle anime risvegliate, quando inquadrano le loro azioni per volgersi a Lui. La chiamata è: Svegliati, risorgi dai morti, ripara al Salvatore. Non dire: "Non siamo in grado di discernere la via". Cristo risplenderà su di voi e vi darà luce. Non dire: "Non siamo in grado di alzarci e camminare". Egli vi incontrerà con la Sua grazia. Alzati, Egli ti chiama. Egli guiderà i tuoi passi. (J. Lathrop, D.D.)

Svegliatevi:

(I.) Immagini dello stato del peccatore

(1.) Dormire. Questo stato, anche se di solito benigno e ristoratore, è talvolta di grande pericolo. Il viaggiatore che dorme esposto a un gelo eccessivo, il marinaio che dorme sull'albero, sono esempi

(2.) Oscurità. Questo è emblematico dell'ignoranza, dell'errore e dell'iniquità, e specialmente della mancanza di una prospettiva certa per il futuro

(3.) Morte. L'insensibilità, l'impotenza e l'immobilità del cadavere sono una terribile rappresentazione dello stato del peccatore

(II.) Rappresentazioni del bisogno del peccatore

(1.) Risveglio

(2.) Illuminante

(3.) Risurrezione alla vita. Il ministero di nostro Signore Gesù ci offre molti e sorprendenti esempi dell'esercizio di un potere divino in questi modi

(III.) Una rivelazione della speranza del peccatore

(1.) Un comando divino: Svegliatevi! sorgere! C'è qualcosa che l'uomo deve fare per poter godere delle benedizioni del Vangelo

(2.) Una promessa divina: Cristo ti illuminerà. (Mondo clericale.)

La Chiesa suscitò che:

(I.) Lo stato d'animo in cui un cristiano può talvolta entrare

(1.) Il suo carattere insidioso.

(1) Un cristiano può essere addormentato e non saperlo. Infatti, se lo sapesse, non si addormenterebbe.

(2) Un uomo che dorme può essere tenuto in ottimo aspetto dai suoi vicini. Possono essere nello stesso stato e le persone addormentate non sono molto attive nel rimproverarsi a vicenda.

(3) Chi dorme può aver fatto attenzione prima di andare a dormire per evitare che qualcuno entrasse a svegliarlo. C'è un modo per chiudere la porta del tuo cuore contro chiunque.

(4) Un uomo può fare molte cose mentre dorme che lo faranno sembrare come se fosse completamente sveglio. Per esempio, alcune persone parlano nel sonno, e molti professori parleranno proprio come se fossero le persone più attive, più serie, più gentili, più calorose di tutto il mondo

(2.) Qual è il male stesso? È un'incoscienza del proprio stato, e una negligenza di tale tipo da non volerne essere consapevoli. L'uomo dà tutto per scontato nella religione. Sembra anche che sia perfettamente inamovibile a tutti gli appelli. L'argomento migliore si perde su un uomo addormentato, e allora questo spirito addormentato si diffonde su tutto il resto. C'è una mancanza di cuore nel modo in cui tutto è andato avanti

(3.) Ora, due o tre parole su ciò che rende questo male dei cristiani addormentati molto peggiore.

(1) È questo: sono servi di Cristo, e non devono dormire. Se un servo è incaricato di svolgere un certo dovere, non lo continuate nel vostro servizio se si addormenta.

(2) È così brutto anche per noi essere addormentati, perché è abbastanza certo che il nemico è sveglio. Vi ricordate il sermone del vecchio Hugh Latimer, in cui dice che il diavolo è il vescovo più impegnato del regno.

(3) E intanto le anime si perdono

(4.) Cos'è che ci fa addormentare?

(1) Siamo inclini a sonnecchiare per il male della nostra natura.

(2) È facile mandare un uomo a dormire se gli si dà il cloroformio della cattiva dottrina.

(3) L'afosa somma della prosperità manda molti a dormire. La pienezza del pane è una forte tentazione.

(4) In alcune persone è l'ebbrezza dell'orgoglio.

(5) In altri è la mancanza di cuore che sta alla base di tutto ciò che fanno. Non sono mai stati intensi, non sono mai stati seri, e di conseguenza hanno così poco zelo che quello zelo va presto a dormire. Questa è l'era del Terreno Incantato. Colui che riesce ad attraversare questa età e a non dormire deve avere qualcosa di più che mortale in lui. Dio deve essere con lui, tenendolo sveglio. Non si può rimanere a lungo nell'aria soporifera di questo particolare periodo di tempo senza sentire che nelle cose spirituali si diventa lassisti, perché è un'epoca lassista - lassista nella dottrina, lassista nei principi, lassista nella morale, negligente in ogni cosa - e solo Dio può entrare e aiutare il Pellegrino a rimanere sveglio in questa Terra Incantata

(II.) Il messaggio di Cristo a quelli del Suo popolo che dormono

(1.) Gesù parla questo con amore. Non direbbe "svegliatevi", se non fosse la cosa più gentile che potrebbe dirvi. A volte l'amore di una madre culla il suo bambino fino a farlo addormentare, ma se c'è una casa in fiamme l'amore della madre prenderebbe un'altra espressione e lo sveglierebbe dal suo sonno; e l'amore di Cristo prende quella piega quando ti dice: "Svegliati! svegliarsi! svegliatevi!" 2. È la Sua saggezza e il Suo amore che glielo fa dire. Sa che stai perdendo molto dormendo

(3.) È anche una voce che dovresti possedere, perché è sostenuta dall'autorità della persona da cui proviene

(4.) È una voce che è stata ripetuta molto spesso. Cristo ha detto: "Svegliatevi! svegliatevi!" ad alcuni di noi molte centinaia di volte. Eri malato, vero, qualche mese fa? Quello era Cristo, per così dire, che ti scuoteva nel sonno e diceva: "Svegliati, mio diletto, svegliati dai tuoi sonni malsani!" 5. Un grido personale: "Tu". Non: "Svegliatevi tutti"; ma: "Svegliati!" Devo scegliervi uno per uno? 6. Lo mette in modo molto pressante al presente. "Svegliatevi! svegliati ora". Non tra qualche anno, ma ora. Questo momento

(III.) La promessa con cui Cristo ci incoraggia a svegliarci: "Cristo ti darà luce". Cosa significa questo? 1. Istruzioni

(2.) La luce della gioia. (C. H. Spurgeon.)

Cristo la Luce Spirituale:

(I.) I personaggi qui affrontati. "Addormentato", "morto": espressioni che si applicano allo stato naturale dell'uomo

(II.) Ma a costoro viene dato il grazioso invito: "Svegliati tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti darà luce". Questo invito, o comando, si divide molto naturalmente in due rami: la chiamata esterna del Vangelo e la chiamata interna dello Spirito Santo

(III.) La promessa che viene fatta: "E Cristo ti darà luce". Abbiamo già osservato che il peccato ha oscurato l'intelletto, depravato gli affetti e ci ha resi insensibili a ogni forma di valore morale. È dunque tutto il risultato della potenza divina illuminare l'intelletto, purificare il cuore e sottometterci all'obbedienza di Cristo. Concludendo il nostro discorso, osserviamo

1.) Che nessuno sarà in grado di insistere, fino all'ultima argilla, che è stato costretto a peccare, o impedito di abbandonarlo, dalle disposizioni provvidenziali di Dio

(2.) Né puoi dire di non avere mezzi e opportunità sufficienti per ottenere le benedizioni della redenzione

(3.) Nessuno potrà dire di aver cercato umilmente, seriamente e perseverantemente l'assistenza dello Spirito Santo, senza ottenerla

(4.) Né puoi invocare la tua incapacità di obbedire a Dio, come scusa per continuare nel peccato. (A. Gilmour.)

Il peccatore chiamò:

1.) Queste parole suppongono chiaramente che la persona a cui sono rivolte si trovi in uno stato di oscurità. Poiché "quelli che dormono", come osserva altrove l'apostolo, "dormono di notte". "Chi non segue Cristo cammina nelle tenebre", perché la luce della vita non risplende più sul suo tabernacolo

(2.) Il testo ci suggerisce chiaramente che il peccatore, o l'uomo del mondo, a cui si rivolge come a uno che dorme, è in uno stato di insensibilità. Infatti, appena il sonno si è impossessato di qualcuno, subito tutti i sensi sono chiusi in se stessi, ed egli non vede, non ode, non odora, non gusta né sente nulla. Presenta l'immagine più rifinita e bella davanti agli occhi di una persona addormentata; non ne vede più che se non ci fosse

(3.) Sembra dal testo che abbiamo davanti, che il mondo è in uno stato di illusione, perché tale è lo stato di coloro che dormono. E a che cosa può essere paragonata la vita di molti uomini in modo così appropriato, come a un sogno? "Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti darà luce." E in primo luogo, il penitente sincero, che realmente e veramente si converte dal peccato alla giustizia, e dal mondo a Cristo, passa dalle tenebre alla luce. In secondo luogo, il peccatore, mediante il pentimento, viene portato fuori da uno stato di insensibilità in uno di sensibilità. In terzo luogo, il penitente viene traslato da uno stato di illusione a un sano giudizio e a una retta apprensione delle cose, dalle ombre alla realtà: proprio come ci si sveglia dallo scenario romantico di un sogno, per contemplare tutte le cose come sono realmente, e per compiere il suo dovere in quella posizione in cui Dio lo ha posto. (Vescovo Horne.)

Dello stato di morte spirituale e della sua miseria: Primo: Lo stato miserabile del non rigenerato, rappresentato sotto le nozioni di sonno e morte; entrambe le espressioni significano la stessa cosa, sebbene con una certa varietà di nozioni. Il mondo senza Cristo e non rigenerato è in un sonno profondo; Uno spirito di sonno, di insensatezza e di sicurezza è caduto su di loro, sebbene siano immediatamente esposti all'ira eterna. Proprio come un uomo che dorme profondamente in una casa in fiamme, e mentre le fiamme consumanti lo circondano, la sua fantasia si diverte in un piacevole sogno; Questa è una somiglianza molto viva dell'anima non rigenerata. Eppure colui che dorme ha in sé il principio della vita intero, anche se i suoi sensi sono limitati e le azioni della vita sospese dal sonno. Affinché, quindi, non pensiamo che sia così solo per i non rigenerati, l'espressione è volutamente variata, e coloro che si diceva fossero addormentati, sono positivamente affermati come morti; Di proposito per informarci che non si tratta di una semplice sospensione degli atti e dell'esercizio, ma di una privazione totale del principio della vita spirituale, che è la miseria dei non rigenerati. Secondo: abbiamo qui il dovere di chi non è rigenerato, che è quello di svegliarsi dal sonno e risorgere dai morti. E l'ordine di questi compiti è molto naturale. Prima svegliati, poi alzati. Convinzioni sorprendenti e stimolanti lasciano il posto alla vita spirituale; fino a quando Dio non ci sveglierà con la convinzione della nostra miseria, non saremo mai persuasi a sorgere e a muoverci verso Cristo per avere rimedio e sicurezza. Secondo: Ma voi direte, se gli uomini non rigenerati sono uomini morti, a che scopo è persuaderli ad alzarsi e a rialzarsi? E che questo sia lo stato di tutte le persone senza Cristo e non santificate, innegabilmente, apparirà in due modi

(1.) Le cause della vita spirituale non hanno operato su di loro

(2.) Gli effetti e i segni della vita spirituale non appaiono in essi; e quindi sono nello stato e sotto il potere della morte spirituale

(1.) Se tutte le anime senza Cristo e non rigenerate sono anime morte, allora quanto poco piacere possono provare i cristiani nella società dei non rigenerati! Certamente non è un piacere per i vivi conversare tra i morti. Era un tormento crudele, inventato dal tiranno Mezenzio, legare insieme un uomo morto e uno vivo. Il piacere della società nasce dall'armonia degli spiriti e dalle speranze di reciproco godimento nel mondo a venire; Nessuno dei quali può addolcire la società dei pii con i malvagi in questo mondo

(2.) Quanto è grande e totalmente soprannaturale, meraviglioso e meraviglioso quel cambiamento che la rigenerazione opera sulle anime degli uomini! È un cambiamento dalla morte alla vita: "Questo Mio Figlio era morto ed è tornato in vita". La rigenerazione è la vita dai morti Luca 15:24. (J. Flavel.)

Convinzione: - La convinzione è il primo passo nella nuova vita. È essenziale per la conversione, come l'azione dell'inverno è necessaria per la crescita della primavera

(I.) La convinzione è prodotta dal potere della verità

(II.) La convinzione risveglia la coscienza colpevole

(III.) A volte la convinzione è transitoria. Un semplice gioco di parole sui sentimenti non può produrre un cambiamento permanente

(IV.) Ci sono casi di mezzi speciali utilizzati per produrre la condanna. La conversione di San Paolo

(V.) La convinzione è genuina quando si cerca la salvezza. Il carceriere di Filippi

(VI.) La convinzione a volte arriva troppo tardi per essere salvata. Baldassarre. Immersioni. (Il pulpito settimanale.)

Uomini addormentati e morti nei peccati, chiamati a svegliarsi:

(I.) Lo stato in cui ci troviamo qui per natura

(1.) Uno stato di sonno. Ciò implica

(1) Ignoranza.

(2) Insensibilità.

(3) Sicurezza, negligenza, noncuranza.

(4) Indolenza e pigrizia

(II.) L'esortazione data a tali. Dio ti chiama mediante la Sua Parola; per mezzo dei Suoi ministri, che Egli suscita, qualifica e manda, principalmente per questo fine; dalla Sua provvidenza, afflizione, salute, avversità, prosperità, malattia o morte di amici e parenti; dal Suo Spirito, che illumina la tua mente, risveglia e informa la tua coscienza

(III.) La graziosa promessa fatta a coloro che accettano l'esortazione. "Cristo ti darà"

1.) La luce della conoscenza riguardo alle cose divine

(2.) La luce del conforto e della felicità

(3.) La luce della vita. (I. Barrow, D.D.)

Il nostro stato naturale e il suo rimedio:

(I.) Ciò che il testo ci chiama a credere

(1.) Che il nostro stato naturale è uno stato di oscurità. La luce nel mondo esterno è l'elemento o il mezzo con cui vediamo altri oggetti. Le tenebre precludono la luce, non estinguendo i sensi, ma rendendoli inutili. Si possono affermare tre gradazioni, tre gradi di oscurità, in quanto influisce sull'anima e sulle sue percezioni.

(1) Ciò in cui l'anima non ha alcuna percezione degli oggetti spirituali o delle "cose di Dio", che sono, per lei, come se non lo fossero.

(2) Ciò in cui vede gli oggetti come esistenti, ma è cieco alle loro qualità distintive e alle proporzioni relative.

(3) Ciò in cui le qualità sono viste, ma non apprezzate; Si vede che esistono, ma non che siano eccellenti o il contrario. Non tanto l'oscurità della mente quanto quella del cuore, la cecità degli affetti rispetto agli oggetti spirituali

(2.) Uno stato di sonno. Questo è più che oscurità. L'uomo che dorme ha i sensi sigillati; non solo la vista, ma gli altri sensi. Gli oggetti esterni sono per lui come se non lo fossero. Tutto ciò che sta al di là di questa vita e dei suoi interessi è velato alla sua vista, e potrebbe anche non esserlo. Ma mentre i suoi sensi sono sospesi, la sua immaginazione è sveglia e attiva. Quanto più è insensibile a ciò che realmente lo circonda, tanto più prolifica è la sua fantasia per gli oggetti ideali. La sua vita non è che un sogno. Le sue illusioni possono essere di natura piacevole e gradevole; Questo non farà altro che rendere il risveglio più terribile. Uno di coloro che assistettero e sperimentarono un'esplosione tardiva racconta che quando si verificò stava dormendo, e che la sua prima sensazione fu piacevole, come se avesse volato nell'aria. Aprì gli occhi ed era in mare! Non potrebbe esserci qualcosa di analogo a questo nelle sensazioni del peccatore che muore con l'anima addormentata e si libra, come immagina, verso il cielo, ma si sveglia istantaneamente in mezzo al fragore delle tempeste e al fruscio delle onde sull'oceano dell'ira di Dio?

3. Uno stato di morte.

(1) La sospensione delle facoltà è permanente.

(2) Nessun potere di auto-rianimazione.

(3) L'intera cornice si affretta alla putrescenza

(4.) Uno stato di colpa. Alienazione dall'amore di Dio

(5.) Uno stato di pericolo. Esposti all'ira di Dio

(II.) Ciò che il testo ci chiama a fare. Il vero motivo dell'indifferenza degli uomini a questa questione è la loro incredulità. Non credono veramente a ciò che viene detto loro riguardo al loro stato per natura. Dove questa fede esiste realmente, si manifesta in paure ansiose, se non in sforzi attivi. Il primo impulso dell'anima è quello di spezzare l'incantesimo che la lega. Ma questo non può fare; di per sé è impotente. Perciò l'esortazione vi ha aggiunto la promessa necessaria: "Cristo ti darà luce". Il pentimento e la fede sono condizioni di salvezza; ma l'Autore della nostra salvezza è il Datore del pentimento, l'Autore e il Compitore della nostra fede. Dio ci perdona liberamente se ci pentiamo e crediamo, ma possiamo benissimo fare espiazione per i nostri peccati, così come pentirci e credere senza l'assistenza divina. Ma (ci si può chiedere) questa dottrina non tenderà a paralizzare gli sforzi del peccatore per la salvezza? E poi? Più la sua forza ipocrita è completamente paralizzata, meglio è. Nessun uomo può fidarsi di Dio e di se stesso allo stesso tempo. La tua autosufficienza deve essere distrutta, o ti distruggerà. Ma se, per paralisi dello sforzo, si intende un ristagno del sentimento e l'indifferenza al pericolo, rispondo che questa dottrina non ha alcuna tendenza ad alimentarlo. Supponiamo che si annunciasse all'improvviso a questa assemblea che una malattia mortale era appena apparsa e aveva cominciato a spazzare via migliaia di persone nel suo corso; e che l'unica possibilità di salvezza dipendeva dall'uso di un rimedio specifico, semplice e facile nella sua applicazione, e già alla portata di ogni individuo, che non aveva nulla da fare in qualsiasi momento se non usarlo, e proteggersi infallibilmente contro l'infezione. E supponete che, mentre le vostre menti si riposavano su quest'ultima certezza, essa fosse autorevolmente contraddetta, e il fatto annunciato, con prove da non contraddire, che questo specifico, semplice e infallibilmente riuscito, era al di là della portata di ogni persona presente, e poteva essere applicato solo da un potere superiore. Mi sono chiesto a voi stessi: quale di queste affermazioni produrrebbe serenità e quale allarme? Quale vi porterebbe a congiungere le mani in un'indolente indifferenza, e che vi spingerebbe a una lotta agonizzante per i mezzi di salvezza? Io parlo come a uomini saggi; giudicate voi quello che dico. Oh, amici miei, se c'è una cura per l'accidia spirituale e la falsa sicurezza, è una fede sincera nella necessità di un aiuto sovrumano. L'uomo che fa della sua impotenza un pretesto per continuare a peccare, checché ne dica, non crede veramente di essere impotente. Nessuno ci crede finché non lo conosce per esperienza

(1.) La luce dissipa quella cecità del cuore e degli affetti che ci impedisce di vedere le vere qualità degli oggetti spirituali. Ciò che prima sembrava ripugnante diventa amabile; ciò che era meschino è glorioso. Ciò che era piacevole o indifferente è ora visto come ripugnante. La bellezza della santità e la bruttezza del peccato si rivelano ora nei loro veri colori. E non è tutto. La luce che irradia su di noi non solo rettifica le nostre opinioni su ciò che abbiamo visto prima, ma ci mostra ciò che non abbiamo mai visto

(2.) La luce, dunque, è il rimedio; ma come lo otterremo? Deve essere data a noi. Se arriva, arriva come un regalo gratuito

(3.) Solo Cristo può darlo. Questo mondo, per il credente, è un labirinto oscuro e sconcertante, e nei suoi labirinti si perderebbe per sempre se non fosse che di tanto in tanto, a certe svolte del sentiero tortuoso, intravede il Calvario. Questi scorci possono essere transitori, ma alimentano le sue speranze, e spesso tornano inaspettatamente a rallegrare i suoi spiriti cadenti. A volte è pronto a disperare della sua fuga, a sdraiarsi nell'oscurità del labirinto e a morire. Ma mentre prende la decisione, una svolta inaspettata presenta una prospettiva lontana, e al di là di tutti gli altri oggetti, e al di sopra di essi, egli discerne la croce e Cristo su di essa. Guardate a Cristo allora! confida in Lui per avere la luce che dissipa le tue tenebre, che ti sveglia dal sonno e che ti risuscita dai morti. (J. A. Alexander, D.D.)

Cristo, il Datore di Luce: - Che il grande intento di Cristo nel vangelo è quello di chiamare le persone fuori dalla loro triste condizione a causa del peccato alla meravigliosa luce della Sua salvezza. Questa è la grande verità qui rappresentata; e per chiarirlo a te

(I.) Osservate quanto sia doloroso e pericoloso il caso attuale degli uomini carnali non rigenerati. Ci viene rappresentato sotto le nozioni di sonno spirituale e morte spirituale; di cui parlerò sia in generale che separatamente, e poi congiuntamente e insieme. Primo: Parlarne in generale, e separatamente

(1.) Essi dormono nel peccato, mentre i rigenerati sono risvegliati 1Tessalonicesi 5:5, 6. Ecco, dunque, la loro miseria al primo motivo, dormono nel peccato; ed è una grande miseria.

(1) Perché la loro insensibilità e sicurezza rendono gli altri loro peccati più pericolosi.

(2) Anche se dormono, la loro dannazione non dorme 2Pietro 2:3.

(3) Il sole è sorto e splende nelle loro finestre Romani 13:11

(2.) La nozione successiva è la morte spirituale; poiché ci viene ordinato di "Risuscitare dai morti", il che dimostra che questo sonno è mortale ( Efesini 2:1). Come siamo morti? Due vie

(1) Morti perché privi di vita spirituale;

(2) Morti come siamo privi del favore e della pace di Dio. Secondo: parliamo di questi termini congiuntamente; l'uno aiuta a spiegare l'altro. Quando sentiamo che l'uomo dorme nel peccato, forse potremmo essere inclini a essere presuntuosi che il cuore dell'uomo non sia così corrotto come lo è, e siamo pronti a dire di esso, come fece Cristo della fanciulla che Egli risuscitò alla vita: "Ella non è morta, ma dorme" Matteo 9:24. Perciò dobbiamo prendere l'espressione Altro per aiutarla. Non solo dormiamo nel peccato, ma siamo morti nei falli e nei peccati. Così, d'altra parte, quando sentiamo che siamo nello stato di morti, possiamo fraintendere l'opera di Dio nella conversione e spingere troppo in là il rigore di questa nozione, come se Egli operasse su di noi solo come ceppi e pietre; quindi dobbiamo prendere in considerazione l'altra espressione; dormiamo nei peccati. La vita naturale ci è ancora rimasta; c'è ancora ragione e coscienza su cui lavorare, anche se siamo completamente incapaci di fare qualsiasi cosa gradita a Dio; vale a dire

1.) Abbiamo ragione. Tu sei un uomo, e hai ragione, e quindi devi essere trattato per mezzo di esortazioni. Dio influenza tutte le cose secondo la loro inclinazione naturale, come illumina il mondo con il sole, brucia con il fuoco, così ragiona con l'uomo

(2.) Abbiamo coscienza (che è la ragione che applica le cose al nostro caso), e possiamo giudicare delle nostre azioni moralmente considerate rispetto alla ricompensa e alla punizione, e accusare o scusare come merita la natura dell'azione Romani 2:14, 15

(3.) Che abbiamo un naturale amor proprio e un desiderio di felicità Salmi 4:6, "Molti dicono: Chi ci mostrerà del bene?" Matteo 13:45, 46. Così, anche se siamo morti, in modo da non fare nulla in modo salvifico e accettabile, dobbiamo tuttavia ricordare che siamo anche addormentati, ignoranti, leggeri, negligenti, non miglioriamo la nostra ragione naturale, la nostra coscienza e i nostri desideri di felicità per scopi salvifici e non ci preoccupiamo delle cose. Entrambi insieme ci danno una giusta apprensione della nostra triste condizione per natura, che siamo corrotti, e quindi si dice che siamo morti; e insensati e sicuri, così si dice che siamo addormentati, incuranti del nostro pericolo e del nostro rimedio.

(II.) Il modo in cui ci siamo ripresi da questa miserabile proprietà

(1.) In generale, è per chiamata di noi. "Svegliatevi, levatevi" (vedere 1 Pietro 2:9; 2Tessalonicesi 2:14

(2.) Più in particolare, l'ordine di questa chiamata è stabilito nel testo, in queste due ingiunzioni, "Svegliati" e "Risorgi dai morti". Siamo ridotti e portati a casa da Dio in due modi: o

(1) Preparativamente e dispositivamente; o

(2) Formalmente e costitutivamente.

(III.) La prossima cosa è, in quale stato benedetto Cristo li chiama; Egli non solo li salva dal potere delle tenebre, ma "darà loro luce". Molte cose sono intese con la presente

(1.) Per luce si intende la luce viva dello Spirito, o una chiara conoscenza affettiva sia della nostra miseria che del nostro rimedio

(2.) La luce è posta per il favore di Dio, e la solida consolazione che ne scaturisce Salmi 4:6, 7

(3.) Implica la gloria e la felicità eterne, alle quali abbiamo diritto ora, e per le quali siamo preparati e adattati dalla grazia. Una tenera coscienza che veglia è una grande misericordia, mentre una coscienza morta e stupida è un giudizio pesante; poiché allora né la ragione né la grazia ci sono di alcuna utilità; non possiamo svolgere le funzioni di un uomo o di un cristiano mentre dormiamo. Primo: "Svegliati tu che dormi". Considerate questi motivi

1.) Si addice forse a qualcuno dormire nel tuo caso, mentre non sai che Dio è un amico o un nemico? sì, quando avete così tante ragioni per pensare che Egli sia un nemico per voi, perché voi siete nemici per Lui con le vostre menti nelle opere malvagie Colossesi 1:21

(2.) Tu dormi in quella nave che viene rapidamente trasportata verso l'eternità, e sei proprio all'ingresso in un altro mondo: "Che non venga all'improvviso e non ti trovi addormentato" Marco 13:36

(3.) Hai già dormito troppo tempo prezioso: "Il tempo passato della nostra vita ci basti" (1; Pietro 4:3)

(4.) Sei stato a lungo e spesso invocato. Se Dio non avesse cercato di svegliarti, avresti avuto la scusa migliore: "Fino a quando dormirai, o pigro? Quando ti sveglierai dal sonno? ancora un po' di sonno, un po' di sonno, un po' di incrocio delle mani per dormire". Proverbi 6:9, 10

(5.) Ora è il tuo tempo e la tua stagione: "Chi raccoglie d'estate è un figlio saggio; ma chi dorme nella mietitura è un figlio che fa vergogna" Proverbi 10:5. Perdere tempo è triste, ma perdere la stagione peggiore di tutte, e una stagione che porta profitto oltre che fatica, come fa il raccolto

(6.) Altri si prendono cura della loro anima e lavorano sodo per Dio; la loro diligenza dovrebbe risvegliarci Atti 26:7

(7.) Il diavolo è sveglio e tu dormirai? (1; Pietro 5:8). 8. Se la natura fosse ben sveglia, confuterebbe i tuoi corsi tanto quanto la religione. Secondo: "Risuscitate dai morti"; cioè, convertirsi a Dio; poiché la voce di Cristo non solo ci fa risvegliare, ma ci risuscita dai morti Giovanni 5:25. Guardati intorno, allora; Nutri seri pensieri di uscire da uno stato di peccato in uno stato di grazia. Prendi due motivi per accelerarti a questo

1.) Meglio non essere mai svegliati se continuiamo ancora nei nostri peccati, perché questo li aggrava Giovanni 3:19

(2.) Meglio non risorgere mai nell'ultimo giorno se non siamo risuscitati dalla morte del peccato.

(1) Non dire: È troppo presto; perché non potremo mai uscire abbastanza presto da un pericolo così grande.

(2) Non dire: "È troppo tardi", perché l'opera è ancora possibile, per quanto breve sia il tuo tempo nel mondo; e sarà colpa tua se non sarà fatta. (T. Manton, D.D.)

Si dice degli uccelli che costruiscono sui campanili, essendo abituati al continuo suono delle campane, il suono non li inquieta affatto; o come quelli che abitano vicino alla cascata del fiume Nilo (Nilo), il rumore dell'acqua li assorda a tal punto che non se ne curano. È così che la comunanza della morte altrui non è che una cosa formale: molti sono stati così spesso alla tomba, che ora la tomba è consumata dai loro cuori; sono andati così spesso alla casa del lutto, che sono diventati abituati alla morte; Considerano come una questione di consuetudine che gli uomini muoiano e siano sepolti, e quando la solennità è finita, anche i pensieri della morte sono finiti; Non appena la tomba è fuori dalla loro vista, la preparazione per la tomba è fuori dalla loro mente: allora vanno ai loro affari mondani, sì, a concupire e peccare, come se l'ultimo uomo che mai dovesse esistere fosse sepolto. (Caryl.)

Insensibile all'influenza divina: la persona di cui si parla qui si dice per la prima volta addormentata; e sicuramente questo dà l'idea di una persona che può essere circondata dal pericolo senza saperlo, può essere avvicinato dai nemici senza accorgersene, può avere il colpo dell'assassino diretto al suo cuore senza tentare di respingerlo. Allo stesso modo, coloro dai quali è più amato possono vegliare accanto al suo cuscino, ed egli è inconsapevole della loro presenza. "Un banchetto di cose grasse, un banchetto di vini sulle fecce, di cose grasse piene di midollo, di vini sulle fecce ben raffinati", può essere servito davanti a lui, ma il suo appetito non si risveglia; Le ricchezze e gli onori possono essere messi alla sua portata, ma la sua mano non è tesa per afferrarli. E perché? Perché sta dormendo. I suoi occhi sono chiusi, le sue orecchie sono intorpidite, i suoi sensi sono bloccati dal potere del sonno; e l'oblio del suo miglior interesse, e la disattenzione per gli oggetti esterni, si sono impadroniti di lui. E così è per l'uomo non convertito. È circondato da pericoli ai quali non presta attenzione; da nemici che non considera. L'assassino delle anime ha colpito il suo cuore e non ha opposto resistenza. Può essere attivo nelle faccende mondane e desideroso di oggetti mondani; ma non ha alcun desiderio, nessuna attività per le preoccupazioni spirituali. L'ira, e quella eterna, lo sta perseguitando anche ora; l'abisso senza fondo si è spalancato ai suoi stessi piedi ed è pronto a inghiottirlo; i tuoni della legge fanno risuonare le loro denunce contro di lui; e questo essere immortale rimane incurante e indifferente quando c'è solo un passo tra lui e lo stagno di fuoco. E c'è un occhio d'amore che veglia su di lui per sempre; c'è una voce di misericordia che fa appello alla sua anima; c'è la cena delle nozze dell'Agnello imbandita, ed egli è invitato ad essa; ci sono le imperscrutabili ricchezze di Cristo poste alla sua portata, con questa incoraggiante iscrizione: "Chiedete e riceverete"; eppure non ode la voce che grida: "Guardate a me e sarete salvati"; non vede la forma sanguinante che si frappone tra noi e il colpo della giustizia divina; il disgraziato affamato non si affretta a gustare il banchetto; La mano del mendicante non è tesa per afferrare i tesori sconfinati. Lui dorme; e non sente, non vede, non sente, non sa queste cose. Eppure spesso non è privo di forte sentimento rispetto alle cose di questo mondo; né privo di rispetto per le decenze della vita. Può trovare, o pensare di trovare, la felicità proprio in questa dimenticanza di Dio; anzi, a modo suo, può fare una professione di religione e avere una prospettiva sognante di salvezza da ricevere nell'aldilà. Pensa di poter ora dedicare le sue facoltà agli oggetti terreni e all'autoindulgenza, di poter offrire a Dio il servizio del labbro mentre le sue passioni e inclinazioni ricevono l'adorazione del cuore; e si lusinga di essere felice ora, e di essere felice alla Sua presenza eternamente, non convertito e separato dall'amore di Dio com'è. Ahimé! Quanto è illusorio questo sogno, che scaturisce dal sonno della sicurezza carnale. Quando per un momento pensa seriamente, si trova non veramente felice, e quando verrà quell'ora in cui il peccatore non risvegliato sarà chiamato alla presenza del suo Giudice, dove saranno tutte le gioie che egli ha promesso a se stesso, sia sulla terra che in cielo? "Sarà proprio come quando un uomo affamato sogna, ed ecco, mangia; ma egli si sveglia e la sua anima è vuota; o come quando un uomo assetato sogna, ed ecco, viene meno e la sua anima ha appetito". Le sue anticipazioni non erano che un sogno, fondato sull'illusione di sé, e che si concludeva con un'amara e irrimediabile delusione. (Vescovo Ryle.)

Luce: - È un notevole esempio della verità che i fenomeni materiali sono destinati a trasmetterci lezioni di realtà spirituali, che il linguaggio di uso comune per descrivere queste ultime è quello delle prime. Ad esempio, in questa frase abbiamo le espressioni "sonno", "morte", "luce". Tutte queste sono condizioni materiali o cose del genere. Probabilmente nessuna di queste espressioni simboliche per le cose spirituali è usata così frequentemente come quella della luce. Senza entrare nella controversa questione della fonte da cui è tratta questa citazione, sia che si tratti di un libero adattamento di un passo del libro del profeta Isaia sia che (come alcuni immaginano) di un frammento di qualche antico inno cristiano, possiamo riferirci a non pochi passi dell'Antico Testamento in cui una giusta condizione spirituale è descritta come una condizione di luce. Nel Nuovo Testamento, che è una registrazione dell'avvento di Colui che è la fonte della luce spirituale, questi passaggi sono ancora più numerosi. Egli è annunciato come l'Alba dall'alto che darà luce a coloro che giacciono nelle tenebre. Si dice che Egli sia una luce per illuminare i Gentili. Egli afferma per Sé stesso di essere la Luce del mondo. In Lui c'è la luce, e coloro che ricevono da Lui non sono più tenebre, ma "luce nel Signore", perché in Lui "le tenebre sono passate e ora risplende la vera luce". 1. La luce è stata la prima creazione di Dio. La sua prima parola scritta è: "Sia la luce". Da questa creazione di luce scaturisce tutta l'altra creazione, fino a quando non si giunge alla fine e l'uomo è fatto a immagine di Dio. Allo stesso modo la luce è la prima creazione del vangelo, che è la ri-creazione del mondo

(2.) La luce non ha bisogno di prove della sua presenza. Si dimostra valido. Per i ciechi, infatti, non esiste, e nessuna spiegazione di essa può fargliela capire. Ma a coloro che hanno occhi per vedere, la presenza della luce si manifesta subito. La luce del vangelo si raccomanda con la sua luce a coloro che possiedono una chiara vista spirituale

(3.) La luce è data affinché possiamo vedere dove siamo e in quale ambiente ci troviamo. Al di fuori del vangelo di Cristo non possiamo possedere alcuna vera visione della vita; Siamo sommersi da misteri irrisolti

(4.) La luce esiste non solo perché possiamo rallegrarci della rivelazione di cui è l'autore, ma perché possiamo camminare in essa

(5.) "Dio chiamò la luce giorno", e il giorno è dato per il lavoro. "L'uomo va al suo lavoro e al suo lavoro fino alla sera". "Devo compiere le opere di Colui che mi ha mandato, mentre è giorno, viene la notte in cui nessuno può operare". 6. L'oscurità è sempre infruttuosa (ver. 11) mentre la luce produce frutto. Il frutto della luce (poiché tale è la vera lettura del versetto 9, che è riconosciuto nella Versione Riveduta) è nella bontà, nella giustizia, nella verità. La luce è un elemento necessario nella formazione del frutto di un albero o di una pianta. Tale, se privato della luce, diventa sterile. Com'è vera l'immagine dell'anima umana su cui la Luce della Vita non risplende! (Canonico Vernon Hutton.)

Il Risvegliatore è in ogni dormiente: Dio non si farebbe beffe dell'uomo ordinandogli di "svegliarsi" dalla morte e di risorgere a una nuova vita, se il Risvegliatore non fosse nel mezzo della sua anima ad aiutarlo. Dio chiama l'uomo dal di dentro di sé. "La risurrezione e la vita" si agita in lui, dicendo: "Risorgi dai morti!" e l'uomo è già all'alba della vita celeste. Come l'alba punge il dormiente, e gli dice: Alzati! così viene l'ora in cui l'anima morta ode la voce del Figlio dell'uomo e, udendola, vive. La dolcezza dell'amore divino apre un nuovo giorno nell'uomo, e diecimila frecce silenziose penetrano e spaventano la sua anima. Sono gli sguardi di vita del Vivificatore, ai quali l'uomo interiore risponde, tremando nelle doglie della nuova nascita, e, allo stesso tempo, benedicendo Dio con indicibile gioia di essere vivo dai morti ed erede del cielo. Accade ogni giorno che, dopo che la luce è penetrata nella palpebra del dormiente, egli la riconosca per un momento, si giri, chiuda la palpebra e dorma di nuovo. Bada che, dopo che le frecce di Cristo, che sono più dolci della luce, non abbiano risvegliato l'anima tua, tu non continui a dormire nella morte. (J. Pulsford.)

Cristo nostra Luce: - Il motto dei Northcotes è: "La Croce di Cristo è la mia Luce".

C'è bisogno di una luce: un uomo è fuori in una notte buia come la pece, gli viene posta in mano una lampada per guidarlo nel suo viaggio. Invece, però, di approfittare della luce che la lampada offre, l'uomo dice: "Non ho bisogno di questa lampada; Conosco ogni passo del cammino; Confiderò nel mio giudizio. Quell'uomo, in un certo senso, fa del suo meglio; Si sforza di mantenere la strada battuta, e a questo scopo si muove con cautela e cautela. Ma quando fa un passo falso e cade in un fosso, o cade in un precipizio, nessuno si sogna di dire: "Poveretto! Non riusciva a trattenersi, faceva del suo meglio". L'uomo non ha fatto del suo meglio. Se avesse fatto del suo meglio, e non fosse stato avventato e temerario nel rifiutare di servirsi della lampada, sarebbe sfuggito alle ferite e ai lividi che ora lo opprimono. (P. Robertson.)

Cristo nostra Luce: Cristo è la nostra unica difesa per l'ultimo. Giovanni Holland, nel suo momento conclusivo, passò la mano sulla Bibbia e disse: "Venite, raccogliamo alcuni fiori da questo giardino". Appena era sera, disse alla moglie: "Hai acceso le candele?" «No», disse lei, «non abbiamo acceso le candele». «Allora», disse, «dev'essere lo splendore del volto di Gesù che vedo». (Dott. Talmage.)

15 CAPITOLO 5

Efesini 5:15

Guardate dunque di camminare con circospezione, non da stolti, ma da saggi.

Comportamento circospetto:

(I.) Il dovere: "Cammina con circospezione", cioè diligentemente, con attenzione. La frase ha un tale significato di cautela e precisione nella nostra conversazione cristiana, che assomiglia a quella che gli uomini usano quando camminano sulla cima di un precipizio o sulla cima di un edificio, dove un piccolo passo falso metterebbe in pericolo una caduta, e una caduta sarebbe fatale

(1.) Cammina con circospezione, affinché tu possa rimanere nell'ambito del tuo dovere. La religione non è una pianura estesa, in cui si può camminare in libertà e voltare in qualsiasi punto senza oltrepassarne i limiti; ma un sentiero stretto e angusto, in cui devi seguire una rotta costante senza deviare da una parte o dall'altra.

(1) Siate vigili per mantenere un senso di virtù e rettitudine.

(2) Siate attenti, affinché possiate conformarvi allo spirito dei comandamenti di Dio

(2.) Cammina con circospezione, affinché tu possa sfuggire alle insidie sul tuo cammino. La vostra più grande sicurezza risiede nella vigilanza e nella preghiera, per non entrare in tentazioni. Se ti incontrano, resistigli; ma la tua prima preoccupazione deve essere quella di evitarli

(3.) Cammina con circospezione, affinché tu possa comportarti saggiamente con gli aspetti della Provvidenza. La bellezza della religione, sì, della religione stessa, consiste in gran parte nella corrispondenza del vostro temperamento e del vostro comportamento con le vostre circostanze attuali. Nel giorno della prosperità gioisci, e nel giorno dell'avversità considera

(4.) Sii circospetto, per poter compiere ogni dovere a suo tempo e luogo

(5.) Cammina con circospezione, affinché il tuo bene non sia male di cui si parla

(II.) La ragione: "I giorni sono cattivi". Il cristiano, mentre abita sulla terra, può dire: "I giorni sono cattivi"

1.) Perché trova in sé molto disordine e corruzione

(2.) Perché è esposto a varie afflizioni

(3.) Perché ci sono molti avversari

(4.) Perché l'iniquità abbonda. C'è molto bisogno che egli 'cammini con circospezione'. (J. Lathrop, D.D.)

Consigli ammonitori:

(I.) La linea di condotta contro la quale ci viene consigliato. Non camminare come sciocchi. Gli empi camminano come stolti

1.) Poiché non hanno una regola di condotta

(2.) Poiché non hanno in vista alcun oggetto diretto o distinto

(3.) Mentre camminano, spesso presuntuosamente e senza paura del pericolo

(4.) Poiché agiscono senza riguardo per il loro reale benessere

(II.) Il corso che è raccomandato per la nostra adozione. - "Camminare con circospezione, come saggio". Ora, questo è proprio l'opposto del cammino degli sciocchi. Nel fare questo

1.) Dobbiamo camminare secondo una regola saggia

(2.) Dobbiamo possedere lo spirito di saggezza. Ora questo deve venire dall'alto (vedi Giacomo 3:17

(3.) Dobbiamo imitare gli esempi di sapienza riportati da Dio

(4.) Dobbiamo camminare e stare in compagnia dei saggi. (J. Burns, D.D.)

Camminando saggiamente:

(I.) In primo luogo, qui vediamo il vero carattere della famiglia di Dio. Essi sono chiamati figli della sapienza: "La sapienza è giustificata dai suoi figli". Non neghiamo che nella famiglia di Dio ci sia spesso una grande debolezza di carattere; che spesso commettono errori di dottrina; eppure, in confronto alla loro sapienza, non c'è sapienza sulla terra. Essi sono saggi nelle cose di Dio; sono saggi nelle preoccupazioni dell'eternità; E in confronto a quella sapienza, tutta la sapienza di questo mondo è follia. Questi sono coloro che conoscono Cristo; e conoscerlo è la vita eterna. Questi sono coloro che sanno cos'è il peccato. Questi sono coloro che conoscono il grande segreto della santità. Questi sono coloro che conoscono la via per un trono di grazia. Questi sono coloro che sanno dov'è il tesoro e la porta che vi si trova; che Gesù è il tesoro e che ha aperto la porta con il suo sangue prezioso. Questi sono gli uomini che sanno come affrontare i guai: quei guai che spaventano un uomo di mondo

(II.) Ma ora osservate, questi sono esortati a camminare saggiamente. Come ho detto prima, l'uomo saggio può spesso camminare in modo poco saggio. Lo vediamo nelle storie della Bibbia; lo vediamo nella biografia dei santi di Dio. "Badate di camminare con circospezione": esattamente. L'uomo mondano vive a caso. A volte lo guida la sua volontà, il suo capriccio, la sua fantasia, la sua passione; A volte guida se stesso, a volte altri lo guidano. L'apostolo esorta i saggi a camminare accuratamente; secondo la regola della Parola di Dio, secondo la regola di una coscienza illuminata e secondo la regola di un cuore filiale e amorevole. (J. H. Evans, M.A.)

Il cristiano esortò a una maggiore circospezione:

(I.) Il dovere del cristiano. Chiunque conosca la Bibbia sa che il termine camminare, applicato al cristiano, indica il suo temperamento e il suo comportamento abituale. La parola qui tradotta "con circospezione" nelle Scritture originali suggerisce piuttosto il termine "accuratamente", conforme a una regola prescritta; e i traduttori della Bibbia hanno adottato la parola "con circospezione", in quanto nessuno può camminare accuratamente, o correttamente, senza guardarsi attorno, e anche attentamente. È parte degli stolti essere incuranti, fare i loro passi senza cura, insensibili al pericolo che corrono

(1.) I cristiani dovrebbero camminare con giudizio; spinto dal principio piuttosto che dal sentimento

(2.) I cristiani dovrebbero camminare correttamente o accuratamente secondo la regola prescritta

(3.) I cristiani dovrebbero camminare con prudenza, consapevoli delle conseguenze

(4.) I cristiani dovrebbero avanzare con cautela, temendo il pericolo e guardandosi da esso

(5.) I cristiani dovrebbero camminare diligentemente, migliorando ogni occasione favorevole

(II.) Gli argomenti che lo rafforzano

(1.) Facciamo appello agli obblighi di una professione religiosa. Molti, infatti, sono chiamati cristiani, ma ci riferiamo a coloro che si professano non solo nominali, ma veri cristiani

(2.) Gli impegni solenni ed espliciti in cui molti hanno volontariamente assunto, presentano un secondo argomento. Certo, cristiani, le vostre azioni devono essere vincolanti

(3) L'ansia che i cristiani devono provare per il credito della religione e per l'onore del Salvatore è un motivo potentissimo che li spinge a una maggiore circospezione

(4.) Un riguardo alla sua relativa utilità è un'altra considerazione che spinge il cristiano a una maggiore vigilanza

(5.) Il danno positivo agli altri, che invariabilmente deriva da una professione religiosa palesemente incoerente

(6) Esortiamo il cristiano, come ultimo motivo per una maggiore circospezione, a tenere in debito conto i propri interessi personali. La sua pace, il suo conforto e persino la sua sicurezza sono ugualmente coinvolti in esso. (Ricordo congregazionale dell'Essex.)

Il cammino del cristiano: - Ragioni per dimostrare la necessità di questo cammino circospetto. Primo: abbiamo una regola severa, che non concede la minima concessione e indulgenza al peccato. Secondo: Che Dio santo abbiamo per nostro testimone, approvatore e giudice, che un giorno ci chiamerà a rendere conto! Terzo: Un grande obbligo verso la nostra stretta obbedienza, poiché siamo figli della luce

(1.) Sicuramente ci dovrebbe essere una grande e ampia differenza tra loro e i figli delle tenebre

(2.) Perché più luce e conoscenza un uomo ha, più è tenuto a prestare attenzione alle sue vie, affinché la sua pratica possa essere secondo la sua luce

(3.) Essi sono la luce del mondo Matteo 5:14; Filippesi 3:15. Dovrebbero essere una copia e un modello per gli altri per invitarli alla vita celeste con il rigore e la serietà delle loro conversazioni. A voi è posto lo stesso onore che è stato posto sulla stella a Betlemme, di essere guide a Cristo. Perciò dovete essere più esemplari, il che non può essere senza circospezione

(4.) Perché ci sono molte insidie e pericoli; Come in una scacchiera, difficilmente possiamo muoverci avanti o indietro ma siamo pronti per essere attaccati. In tutti gli affari, gli affari e le comodità di questa vita, siamo inclini ad abortire. sì, a volte ci può essere un laccio nei nostri doveri 1Timoteo 3:6. Ora, coloro che non sono circospetti sono sicuri di abortire. Chi ha gli occhi nella testa e si guarda attorno, può scampare Proverbi 1:17

(5.) La maggior parte dei cristiani ha solo un cuore debole, che è atto a condurli in qualche pratica disdicevole. Il nostro cuore è molto in pericolo, e quindi abbiamo bisogno di guardare a noi stessi 1Corinzi 10:12

(6.) Considera quante guardie Dio ha posto sull'uomo, che è incline a fuggire in ogni occasione. C'è una guardia esterna, il magistrato, che deve vegliare per il tuo bene Romani 13:4

(7.) Perché ci sono così tante spie su di noi, che possono fare un cattivo uso dei nostri fallimenti. Ne citerò tre: Satana, gli uomini malvagi e i fratelli deboli. Di rimprovero

(1.) Di coloro che si fanno beffe della severità e della camminata accurata. Questi si fanno beffe di ciò che è la gloria di quella religione che professano, di ciò a cui Dio mirava, di ciò che Cristo ha acquistato, di ciò che lo Spirito opera. Può un uomo tenersi troppo lontano dal peccato? Ma è precisione e scrupolosità affettuosa. Così sembravano le conversazioni dei cristiani agli antichi pagani (1; Pietro 4:3, 4)

(2.) Rimprovera coloro che pensano che gli uomini siano più gentili che saggi, che facciamo più rumore del necessario quando spingiamo gli uomini a una costante vigilanza e a una seria diligenza nella vita celeste. Oh, considera, noi abbiamo un cuore viscido e viviamo in mezzo alle tentazioni, e dobbiamo approvare noi stessi agli occhi di un Dio santo, che si aspetta di essere glorificato da noi

(3.) Una certa leggera severità come una cosa antiquata, poiché conoscono la loro libertà per Cristo. Ahimé! tutte le dottrine della grazia la rafforzano, non la diminuiscono Tito 2:11, 12. Ci sono alcune escoriazioni necessarie e alcune pratiche. Primo: Per le grazie che sono necessarie, come queste

1.) Vigilare e fare attenzione che nulla di sconveniente passi da noi. Coloro che sono avventati e intenzionali, e vivono a casaccio, non possono mai camminare con precisione: "Chi si affretta con i suoi piedi, pecca" Proverbi 19:2

(2.) Il timore di Dio: "Camminavano nel timore dell'Eterno e nella consolazione dello Spirito Santo" Atti 9:31. Questa è una grazia che non è mai fuori tempo Proverbi 23:17

(3) Diligenza, affinché possiamo rimuovere gli impedimenti del bene ed evitare occasioni di male, affinché tu possa fare un'accurata ispezione di tutta la tua vita e conversazione. Esaminate spesso le vostre vie, dove tendono Proverbi 4:26, 27

(4.) Una coscienza tenera. Rendete coscienza non solo dei peccati gravi, ma anche delle fughe minori. Non togliete consapevolmente la misura di un capello, né incorrete in alcun peccato, tanto meno vivete in esso, anche se mai così piccolo e proficuo nella stima del mondo Proverbi 7:2. L'occhio si offende con la minima polvere. In secondo luogo: aiuta attraverso la pratica

(1.) Fissa la tua fine; perché quando il fine è fissato, i mezzi possono essere più adatti; risplende per noi lungo tutto il cammino: "Se il tuo occhio è solo, tutto il tuo corpo è pieno di luce" Matteo 6:22 ; "I tuoi occhi guardino dritto e le tue palpebre guardino diritte davanti a te" Proverbi 4:25. Dovremmo badare a ogni cosa rispetto al nostro fine

(2.) Fai un resoconto del modo in cui cammini: "Ho riflettuto sulle mie vie e ho rivolto i miei piedi ai tuoi testimoni" Salmi 119:59; Lamentazioni 3:40

(3.) Cerca una buona guida. Pregate molto Dio affinché Egli vi guidi Proverbi 3:5, 6

(4.) Rinnovate il vostro patto, e impegnatevi spesso di nuovo in questo cammino rigoroso e santo, perché la forza dei precedenti propositi si esaurisce presto: "Ho giurato, e lo metterò in pratica, che osserverò i tuoi giusti giudizi" Salmi 119:106

(5.) Condire il cuore con principi rigorosi. (T. Manton, D.D.)

Camminare saggiamente: - Ci sono molti punti di follia da evitare

(1.) Non abbiate fretta di giudicare le provvidenze di Dio

(2.) Non deridere il peccato. Gli stolti si fanno beffe del peccato; che il peccato è l'unica cosa da temere

(3.) Non rivolgere i tuoi affetti alle cose del mondo

(4.) Non tardare a ricevere le verità della fede

(5.) Non essere stolto riguardo ai misteri. (J. Stratten.)

Camminando con prudenza: - Si diceva anticamente che tutte le strade portavano a Roma, perché era la capitale del mondo. E oggi, nella campagna più remota dell'Inghilterra, si trova una strada che porta a Londra. Ma non tutte le strade portano al cielo. Ad alcune persone sciocche piace credere di poter viaggiare come vogliono, eppure alla fine raggiungere il paradiso. Amano immaginare di potersi attenere a qualsiasi dottrina, per quanto falsa e stravagante, e di stabilire un vangelo tutto loro, e tuttavia trovare la via per il cielo. Pensiamo ad alcune delle regole secondo le quali dobbiamo camminare nella via stretta

(1.) Dobbiamo camminare umilmente. È una via stretta, ricordatelo, e se camminiamo con la testa sollevata dall'orgoglio, perderemo l'appoggio e scivoleremo fuori dal sentiero. Anche la porta è stretta o stretta. È come uno di quegli ingressi bassi e stretti che si possono ancora vedere nei vecchi edifici, e che un tempo erano comuni in tutte le nostre antiche città. Un viaggiatore non poteva passare attraverso quelle porte a meno che non chinasse la testa e chinasse le spalle

(2.) Se camminiamo lungo la via stretta, non dobbiamo sovraccaricarci. Ci sono alcuni fardelli che dobbiamo portare, ma il caro Signore, che ce li ha imposti, ci darà la forza di portarli. E' il fardello della creazione del mondo che ci ostacolerà. Vediamo un uomo che vuole camminare sulla retta via, che spera di passare attraverso la porta stretta, che si è talmente caricato di cose mondane da andare avanti barcollando, finché non è come uno che fugge da un naufragio, che cerca di nuotare a riva con tutte le sue borse di denaro, e viene affondato sul fondo dal loro peso. A volte le persone, tornando a casa dall'estero, portano con sé una quantità di merci di contrabbando, e i loro vestiti sono tutti imbottiti di lacci e altri attrezzi illeciti. Che succede? Vengono fermati davanti a un cancello stretto e spogliati di tutto il loro carico prima che sia loro permesso di tornare a casa. Così, fratelli miei, se volete oltrepassare la porta che conduce a casa, al riposo che rimane per il popolo di Dio, non dovete sovraccaricarvi con l'ingranaggio di questo mondo. (H. J. Wilmot-Buxton, M.A.)

Non è raro sentire persone lodate per il loro modo di vivere regolare e circospetto, cioè per quanto riguarda la loro dieta e l'esercizio fisico, e altre cose che appartengono alla loro salute fisica; mentre pochi sono notati, stimati e onorati per un tipo più elevato di regolarità e circospezione, come quella relativa alle loro anime immortali, e le preoccupazioni di una vita migliore. Qui molti si accontentano di essere negligenti e superficiali, e fanno del minimo del loro studio l'essere precisi

(I.) Comincio con il primo dovere osservabile, l'importante dovere generale che ci incombe: "Badate di camminare con circospezione". L'osservazione, quindi, su questa prima frase del testo è questa, che la vita di un cristiano è una vita della massima accuratezza ed esattezza. Un cristiano è uno che non è come gli altri uomini, supera la condizione comune dell'umanità

(1.) Questo camminare esatto e circospetto non è singolarità e affettazione. Non è un'opposizione fantastica agli usi comuni e ai costumi ricevuti dall'umanità, se sono in se stessi leciti e innocenti

(2.) Questa esattezza nel mio testo non favorisce nulla la paura e la superstizione troppo gentili, in cui molti pongono gran parte della loro religione. San Paolo ci dice che apparteneva alla setta religiosa più rigida, cioè quella dei farisei. Ma quel rigore e quell'esattezza furono in seguito sottovalutati da lui come insignificanti e infantili

(3.) Né questo dovere implica alcuna vanagloria farisaica e ostentazione di rigore. Quella setta orgogliosa e arrogante di cui sopra si gloriava della sua grande severità di vita, o piuttosto della sola apparenza di essa

(4.) Questa esatta vita non comporta alcun affettuoso rigore e austerità sul corpo, come alcuni hanno immaginato

(5.) Questo rigore o esattezza di vita non contiene in sé alcuna nozione di merito e di supererogazione

(6.) Questo camminare circospetto ed esatto non parla di perfezione completa e libertà assoluta da ogni peccato

(II.) Per favorirvi e farvi avanzare ancora in questa grande e pesante vicenda, procederò in prossimo luogo a dirvi positivamente in che cosa consiste questa esattezza o circospezione, che l'apostolo vi raccomanda

(1.) Si oppone all'ozio, alla neutralità e all'indifferenza, e di conseguenza è un atto di zelo e vigore cristiano. Deve scrollarsi di dosso ogni freddezza e indifferenza, e perseguire la religione con i più caldi sentimenti della mente, con il più ardente zelo e vivacità

(2.) Questo camminare rigoroso e accurato si oppone alla parzialità, e quindi denota obbedienza universale e rispetto per tutta la legge divina. Non c'è esattezza senza una regola o un quadrato, e questa è la Parola di Dio. Ora, questo rispetto universale alle leggi di Dio (in cui la circospezione cristiana è così evidente) esige da noi e ci obbliga strettamente a queste tre cose:

(1) Che ci asteniamo non solo dagli atti di peccato esteriori e visibili, ma che le concupiscenze interiori e i desideri nascosti del vizio siano attentamente sostenuti nelle nostre menti.

(2) Siamo obbligati, poiché vorremmo essere osservanti imparziali delle leggi di Dio, non solo a svolgere gli uffici visibili e pubblici della religione, e quelli che sono più facili in se stessi e più credibili e alla moda nel racconto del mondo, ma anche a essere consapevoli degli esercizi privati di devozione, come pregare Dio nei nostri ritiri.

(3) Il nostro rispetto universale per le leggi di Dio ci obbliga non solo ad astenerci da crimini grossolani e notori, e da reati che sono molto atroci ed enormi, ma anche a prendere coscienza di peccati minori e minori

(3.) Questo dovere cristiano di camminare con esattezza si oppone al fatto che diamo scandalo e offesa ai nostri fratelli, e di conseguenza ci raccomanda un comportamento cauto e cauto di noi stessi davanti a coloro con cui conversiamo. Questa è circospezione nella nozione vera e precisa della parola. Suppone che le persone si guardino intorno, e prendano buona nota delle cose, e valutino bene ciò che fanno, e davanti a chi agiscono

(4.) Questo dovere nel mio testo si oppone all'ipocrisia e alla formalità, e quindi ci impegna ad essere sinceri e cordiali in tutto ciò che facciamo

(5.) Colui che vuole assolvere se stesso ad essere un camminatore esatto, deve prestare più attenzione alle cose che sono sostanziali ed essenziali nella religione, piuttosto che a quelle che sono meramente circostanziali e accidentali. La religione non consiste nel puncto, la sua esattezza non è posta nelle cose meschine e meschine

(6.) Questa esattezza cristiana si oppone all'apostasia e all'inversione, e quindi ci obbliga a crescere ogni giorno di più in santità, ad abbondare nella grazia e a perseverare nelle vie del bene

(7.) Questa vita più accurata e rigorosa di un cristiano, non è altro che un mirare e sforzarsi di raggiungere la perfezione

(III.) Per eccitarti a questa esattezza e circospezione cristiana su cui ho insistito, ti prego che tu prenda in considerazione queste seguenti considerazioni:1. Pensate a quanto sono rigidi i principi e le regole del cristianesimo, e di conseguenza quali grandi miglioramenti erano intesi da essi. L'istituzione del vangelo, concepita per una perfezione più grande che mai, fu raggiunta dall'ebreo cerimonioso, o dal gentile più compiuto

(2.) Oltre alla dottrina del cristianesimo e al disegno e al proposito di Cristo in essa, posso unire la vita santissima, esatta ed esemplare del nostro benedetto Maestro, e su questa considerazione posso esortarvi a camminare con cautela e circospezione; poiché la vita di un cristiano non dovrebbe essere altro che una conformità alla vita di Cristo. Dobbiamo seguire le Sue orme e considerare le Sue azioni come il nostro modello

(3.) Considera quanto grande aiuto e assistenza Dio si compiace di offrirti, e concluderai che è ragionevole camminare con grande esattezza e rigore. I crudeli e spietati sorveglianti dell'Egitto spinsero gli Israeliti a fare mattoni, ma non vollero dare loro la loro concessione di ristrettezze. Non abbiamo a che fare con un padrone così duro

(4.) Pensa a quanti pericoli ti trovi sempre circondato, e ti preoccuperai di camminare con circospezione, di camminare con cautela, di vivere in modo ordinato e regolare. Questo mondo è circondato da insidie, assediato da varie tentazioni, e lo spirito delle tenebre, quel grande nemico di Dio e delle nostre anime, trama e trama sempre la nostra rovina

(5.) Metti davanti a te, e spesso rappresenta seriamente ai tuoi pensieri, le ricompense eterne del cielo. Non posso applicare la storia comune del Limner meglio di qui. Quel famoso artista era solito impiegare molto tempo per finire i suoi quadri e i suoi ritratti, mentre altri di quella professione si affrettavano a spedire e avevano presto fatto il loro lavoro. Gli si chiedeva perché fosse rimasto così a lungo al suo, e perché così curioso e preciso? diede questa breve risposta: "Dipingo per l'eternità", cioè faccio il mio lavoro affinché tutte le età future mi applaudano, mi prefiggo una ricompensa perpetua di fama. Abbiamo forse considerato che ogni linea che tracciamo nella nostra vita, ogni colpo che facciamo, ogni impresa che intraprendiamo, è per l'eternità; Se pensassimo seriamente a questo, dovremmo essere più precisi ed esatti, più laboriosi e laboriosi, in tutto ciò che facciamo. Noi siamo quelli che attingono e limano per l'eternità, lavoriamo per ciò che dura per la vita eterna; quindi non possiamo essere troppo lunghi e noiosi riguardo al nostro lavoro, non possiamo essere troppo diligenti e precisi al riguardo

(6.) Permettetemi di aggiungere un'altra considerazione, che una vita esatta ed esemplare è il modo migliore (se non l'unico) che si possa prendere per lavorare sugli altri, per emendare il mondo peccaminoso, per riscattare gli uomini dalle loro follie, per conquistarli ad abbracciare la religione e la santità, che non dubito che tu pensi sia un disegno che valga la pena di perseguire. (Giovanni Edwards, D.D.)

Saggezza cristiana o prudenza: - Avendo spedito il primo osservabile nel testo, che era il grande dovere che incombeva su di noi, cioè che "camminiamo con circospezione", procedo ora ai casi particolari di questo dovere, e sono "saggezza cristiana" e "redenzione del tempo". 1. Io dico, possiamo convincere in modo più eminente il mondo che abbiamo ottenuto la saggezza e la prudenza cristiana con il nostro essere di spirito umile e mite. Non c'è nulla di così sconveniente in una persona che professa la pietà come orgoglio

(2.) Fate una prova visibile del vostro camminare saggiamente essendo di un temperamento pacifico e tranquillo, amorevole e caritatevole, e questo, in primo luogo, tra di voi, in secondo luogo, verso tutti gli uomini. Che la vostra prima preoccupazione sia quella di non disonorare la religione litigando tra di voi

(3.) Sebbene tu debba mantenere una conversazione amorevole e socievole con il mondo, tuttavia la saggezza cristiana ti indirizza ad aborrire ed evitare ogni commercio intimo e amicizia con coloro che sai essere nemici professati della virtù e della pietà, e sono apertamente profani, e rifiutano di essere riscattati dalle loro pratiche abominevoli

(4.) Mostra la tua saggezza divina osservando rigorosamente la seconda tavola così come la prima. Il tuo dovere verso Dio non deve mai escludere ciò che devi al tuo prossimo, perché nell'adempiere a entrambi servi Dio

(5.) La tua prudenza si veda nella tua perfetta sconfitta della mentalità terrena e della cupidigia

(6.) Non camminate da stolti, ma da saggi, vivendo contenti e allegri in qualsiasi stato di vita piaccia alla Divina Provvidenza di mettervi. Servire Dio e gioire, è il motto di un cristiano. Ha imparato a vivere della fede, che è sempre accompagnata da gioia

(7) Scoprite la vostra prudenza e saggezza cristiana essendo sempre più severi e severi con voi stessi di quanto non lo siate con il prossimo. 8. Mostra la tua prudenza cristiana (e in ciò la tua circospezione) nell'essere cauto nell'uso di cose lecite e innocenti. 9. Facciamo in modo che la nostra cura spirituale e la nostra saggezza si vedano nel non renderci colpevoli dei peccati degli altri uomini. L'applicazione di tutti sarà in questi due particolari:1. Siate dissuasi da ogni apparenza di malvagità e vizio

(2.) Sii incoraggiato a una vita santa e devota. Pensate di avere motivo di essere dissuasi da ogni sorta di pratiche viziose su questa doppia considerazione:1. affinché non si parli male delle vie di Dio e di conseguenza Dio stesso non sia disonorato

(2.) Per evitare che gli altri siano indotti a imitare il tuo cattivo esempio. (Ibidem)

C'è una grazia a cui si pensa troppo poco, che, tuttavia, appartiene eminentemente a un uomo cristiano. Che nessuno ci pensi con leggerezza, come se fosse una semplice virtù pagana. Voglio dire, una cauta esattezza. È di questo che parla l'apostolo nel mio testo. Perché così sarebbe tradotto più letteralmente: "Guardate di camminare accuratamente, o esattamente". Ora, è certo che colui che vuole essere accurato nell'azione, deve prima essere un uomo accurato nel pensiero, e ciò specialmente nei pensieri su Dio. Se un uomo si permette di avere opinioni inesatte sulla religione, come possiamo meravigliarci che la vita, che dopo tutto non è altro che il riflesso della mente di ogni uomo, sia anch'essa imprecisa? Ora, in stretta connessione con questa accurata osservanza della verità, permettetemi sinceramente di imprimere su di voi la necessità dell'accurato adempimento dei doveri quotidiani del vostro armadio. Quattro cose che devi sempre fare quando sei nella tua stanza da solo con Dio: leggere Dio; leggere se stessi; per portare se stessi a Dio; e di portare Dio a sé. Lasciate che ognuno abbia il suo piccolo spazio; e che ciascuno sia fatto con esattezza di pensiero. Chi può meravigliarsi se tutte le irregolarità crescono in quella mente che non è disciplinata nei doveri spirituali? Oppure, quale profitto può esserci in una preghiera lanciata; o in pensieri confusi mentre leggete la Bibbia? Con questo fondamento, dunque, dell'esattezza della conoscenza della verità nelle vostre menti, e con preghiere molto misurate e puntuali, lasciate che un uomo vada avanti. Ma mentre egli procede, porti ancora con sé il pensiero che la vita esteriore segue sempre la vita interiore, e che, prima che ci possa essere correttezza di azione in qualsiasi questione, ci deve essere prima rigore di sentimento; e che, dopo tutto, in ogni cosa il movente è la considerazione determinante. Pertanto, in questo, come in ogni altra cosa, il cristiano deve custodire e studiare soprattutto ciò che è segreto e invisibile agli uomini. Deve abituarsi, con sforzi quotidiani, a pensare accuratamente. Deve essere sempre un uomo che tiene a freno il suo affetto. Deve sempre esercitarsi e abituare i suoi giudizi. Deve andare su e giù per le stanze del suo cuore, e mettere sempre in ordine il suo cuore. Deve "camminare con circospezione" con il suo uomo interiore. Deve fare un patto con i suoi occhi. Deve prevenire un desiderio crescente quando sorge per la prima volta. Deve castigare se stesso nei suoi pensieri interiori. Deve essere all'interno di ciò che desidera apparire al di fuori. (J. Vaughan, M.A.)

Prudenza cristiana: - L'uomo prudente, secondo la stima del mondo, è colui che cammina con circospezione, che attraversa la vita, come si suol dire, con l'ingegno, con gli occhi aperti a cogliere ogni occasione, pronto a spiegare le vele ad ogni vento, che non si impegna avventatamente, ma piuttosto se ne sta in disparte e studia gli altri, e usa i risultati a proprio vantaggio. La prudenza, o provvidenza, perché le parole sono le stesse, implica il potere di trascurare la tentazione pressante del presente, il pesante vantaggio del futuro, ciò che luccica e inganna, ciò che è solido ma meno attraente. Ora, tutto questo è la nostra guida e il nostro modello. Quello che loro fanno per vantaggi corruttibili, noi dobbiamo farlo per un incorruttibile. Ciò che fanno e a cui si sottomettono per un sé i cui interessi terminano qui, noi dobbiamo agire e soffrire per uno il cui benessere non è limitato dal tempo. Eppure, quanto siamo lontani dall'agire con la prudenza che fanno loro. Incuranti degli alti interessi che abbiamo davanti, lasciamo che il tempo voli e le opportunità passino inascoltate. Non studiamo l'aspetto dei giorni in cui viviamo, né ci chiediamo quale cura essi richiedano in modo particolare perché possiamo essere efficaci per il bene; e così il Vangelo sta perdendo terreno, e l'incredulità sta arrivando come una marea su di noi, e le vite degli uomini stanno perdendo il loro carattere cristiano, e devono seguire mali di grandezza incommensurabile, se non ci svegliamo in tempo alla saggezza spirituale. Prima di tutto vi ricorderò che noi cristiani non siamo mai stati concepiti per essere così negligenti e insensibili; che Cristo è venuto per redimerci e rinnovarci in ogni facoltà legittima e in ogni uso salutare di essa. La redenzione di Gesù Cristo è stata operata per comprendere l'intera natura dell'uomo e l'intera storia dell'uomo; non c'è progresso legale dell'umanità, non c'è invenzione salutare che non possa esistere; include nei suoi strumenti per la gloria di Dio, e trascurando i quali non perde spazio e forza per la sua opera; nessun sintomo dello stato degli spiriti degli uomini e della società, che essa non dovrebbe rendere conto dei suoi alti scopi. Dobbiamo camminare con circospezione, fratelli, sia nella fede che nella pratica. La credenza è uno stato mentale costituito dai risultati della persuasione e dall'influenza dell'abitudine. E quest'ultimo è molto influenzato dalla società in cui ci muoviamo nella vita. Così che qualsiasi carattere prevalente nelle opinioni e nei pensieri di un'epoca sarà sicuramente riprodotto più o meno nella credenza di ogni singolo uomo. Passiamo ora alla pratica. Anche qui, abbiamo più profondamente bisogno di camminare con cautela e circospezione, sia per quanto riguarda le buone che le cattive abitudini e influenze che ci circondano. Non c'è dubbio che viviamo in un'epoca di molto bene pratico. Le infermità, le miserie e le ignoranze dell'umanità sono più notate e curate che in qualsiasi epoca precedente. Abbiamo numerose istituzioni calcolate per insegnare agli ignoranti, per recuperare i caduti, per aiutare coloro che hanno bisogno di aiuto. Ebbene, allora, la nostra domanda oggi è: stiamo noi cristiani camminando con prudenza, riguardo a tutta questa macchina per il bene? Lo stiamo sfruttando al massimo per Dio e per la nostra felicità eterna? E se no, come possiamo farlo? Sforzati di fare ciò che puoi fare bene e di servire dove puoi servire con coscienza pura; ma non mirare ai doveri che puoi; non svolgere mai completamente, e in uffici che non puoi ricoprire in modo soddisfacente. Se camminiamo con circospezione, possiamo evitare di udire voci come queste che risuonano intorno a noi? Se non siamo stolti ma saggi, non li ammetteremo a un posto nei nostri consigli e nella formazione dei nostri piani di vita? (Dean Alford.)

Era la sicurezza del metodismo, e il segreto del suo successo, che nella sua prima ascesa tra il gruppo di uomini di Oxford che si unirono per la sicurezza in mezzo all'empietà e al vizio che prevalevano intorno a loro, impararono presto la lezione di combinare i due elementi e le condizioni di un giusto modo di vita cristiano; camminando con circospezione, rigorosamente secondo le regole, organizzando metodicamente e osservando rigidamente un piano definito di vita spirituale; e tuttavia lo fanno, non scioccamente, come se dovessero essere schiavi delle loro stesse disposizioni; ma; saggiamente, con un saggio buon senso e un riguardo intensamente cristiano per i giorni malvagi in cui era caduta la loro sorte, e per l'urgente necessità di riscattare il tempo, cogliendo e migliorando l'opportunità. Fu questo che rese il metodismo una potenza; non un nuovo rifugio e una casa per spiriti reclusi e anime malate del peccato e del mondo; ma una nuova fonte di benedetta influenza in un'epoca secca e fredda; un potente agente per la rinascita e la rigenerazione di un cristianesimo che era caduto e, ahimè! si arrese a quelli che furono giorni veramente malvagi. (R. S. Candlish, D.D.)

Condotta saggia della vita: - La vita è un viaggio in una fragile barca su un mare pericoloso, un mare bagnato da potenti correnti, soggetto a terribili tempeste, lacerato da scogliere affondate, delimitato da coste di ferro. Se il capitano è saggio e vigile, se il suo equipaggio è sotto il dovuto controllo, se le sue ancore sono forti, la sua carta corretta, la sua bussola vera, il suo vascello teso, può tranquillamente superare l'uragano e raggiungere in sicurezza il porto in cui si troverebbe. Ma, ah! Se la lascia alla deriva con marinai ammutinati, carta falsa, bussola danneggiata, vele strappate, timone incustodito, quale sarà la fine se non un relitto smantellato sulle acque impetuose, o un relitto desolato sulla spiaggia solitaria? La vita, con tutte le sue tremende realtà, è una cosa meno pericolosa? Se la nave dello stolto non sarà governata dal timone, non dovrà essere governata dalla roccia? (Arcidiacono Farrar.)

16 CAPITOLO 5

Efesini 5:16

Riscattare il tempo, perché i giorni sono cattivi.-

Sul riscatto del tempo:

(I.) Indicazioni

(1.) Dobbiamo riscattare il tempo pentendoci sinceramente del peccato e dedicandoci immediatamente alla grande impresa della vita

(2.) Dobbiamo riscattare il tempo considerando i vari modi in cui lo abbiamo sprecato, ed evitandoli per il futuro

(3.) Dobbiamo riscattare il tempo formando un piano saggio e giudizioso per regolare la nostra condotta, e aderendo fermamente e coscienziosamente ad esso. L'immortale Alfredo, uno dei migliori re che abbiano mai occupato il trono britannico, divideva il suo tempo in tre parti, destinando otto ore al sonno, alla ricreazione e ai pasti, otto agli affari pubblici e otto allo studio privato e alla devozione; e aderendo costantemente al suo piano, compì le opere e acquisì la saggezza che ha suscitato l'ammirazione dei posteri. Il dottor Doddridge adottò quasi lo stesso piano, e in questo modo fu in grado di educare tanti giovani, di predicare così frequentemente e di lasciare al mondo quei vari scritti che hanno illuminato le menti e aiutato la devozione delle moltitudini. Il colonnello Gardiner riservava sempre due ore al mattino alla devozione, e se le sue truppe dovevano marciare alle sei, si alzava alle quattro per comunicare con Dio e, come il suo Divino Maestro, prepararsi per compiti ardui con una fervente preghiera

(4.) Dobbiamo riscattare il tempo formando abitudini di attività e diligenza. Ci vuole un grande lavoro per migliorare il tempo man mano che viene: che cosa deve richiedere allora per riscattarlo? Se un agricoltore o un meccanico ha perso del tempo nel suo lavoro, lo riscatta con uno sforzo extra; allo stesso modo dovremmo riscattare il tempo che avremmo dovuto dedicare al servizio di Dio e alla preparazione per l'eternità

(II.) Motivi

(1.) Lo scopo misericordioso per il quale il tempo è concesso e la grandezza dell'opera che dobbiamo compiere

(2.) Perché il periodo in cui possiamo riscattare il tempo non solo è molto incerto, ma può essere estremamente breve. L'orafo raccoglie ogni particella d'oro. Il minimo che riesce a discernere lo ritiene troppo prezioso per essere perduto. Puoi, allora, soffrire volontariamente la perdita dei tuoi momenti preziosi, quando mondi su mondi non possono ricomprarne uno di nuovo? Molti di coloro che ora sono sul letto di morte o che stanno per entrare nell'eternità, si separerebbero molto volentieri da tutte le ricchezze che hanno accumulato e da tutta la fama che hanno acquisito per un altro anno o un altro mese. Mentre il tempo indugia per te, miglioralo. Metti coscienziosamente da parte le sue ore man mano che giungono ai fini più alti

(3.) Dovremmo riscattare il tempo a causa delle conseguenze eterne che deriveranno dall'uso che ne facciamo. Poiché il nostro tempo ci viene dato da Dio, Egli ci chiamerà a rendere conto del modo in cui lo abbiamo speso. Ogni giorno porta quindi con sé una terribile responsabilità. (Ricordo congregazionale dell'Essex.)

Redenzione del tempo: riscattare è reclamare con il prezzo, o recuperare con il lavoro, ciò che è stato perduto o alienato; o conservare con la prudenza ciò che è in pericolo. Una metafora tratta dalla pratica dei mercanti, che osservano le stagioni favorevoli della compravendita, dei profitti e della riparazione delle perdite, che tengono un conto regolare delle loro spese e dei loro guadagni, e spesso ispezionano i loro affari, per sapere se il loro interesse è in progresso o in declino

(I.) Qui si suppone che il tempo sia prezioso

(1.) È prezioso, perché abbiamo molti affari da fare; affari che riguardano non solo i nostri corpi, ma le nostre anime; non solo a questa vita, ma a tutta la durata della nostra esistenza

(2.) È prezioso, perché è breve e incerto; e il nostro lavoro deve essere fatto presto, o non potrà mai essere fatto

(3.) È prezioso, perché una parte, e con molti, la maggior parte di essa è già andata. Ciò che rimane aumenta di valore, man mano che si contrae in lunghezza. All'inizio non avevamo nulla da sprecare; Abbiamo bisogno di essere frugali ora

(II.) Dobbiamo riguadagnare il tempo che abbiamo perso. Il tempo passato, infatti, non può essere ricordato. Ogni momento, che vola via, è passato per sempre, e non tornerà più. Come il vento, passa e non torna più. Ma facciamo del nostro meglio per recuperare il tempo perduto, quando riflettiamo con dolore sulle follie passate e decidiamo di essere saggi in futuro

(III.) Dobbiamo usare prudenza per risparmiare, e diligenza per migliorare, il tempo che rimane. Invano pretendi di lamentarti della tua passata follia, a meno che tu non applichi il tuo cuore alla saggezza. La tristezza secondo Dio opererà in te la tua attenzione

(1.) Entra rapidamente nel tuo lavoro

(2.) Svolgi il tuo lavoro con diligenza

(3.) Guardati dalle cose che ti rubano il tuo tempo.

(1) Un'abitudine indolente è incompatibile con le azioni lodevoli. Crea difficoltà e pericoli immaginari e ingigantisce quelli reali. Indebolisce i poteri del corpo e stordisce l'energia della mente.

(2) Un umorismo versatile è attivo, ma richiede pazienza. Vola da un oggetto all'altro troppo rapidamente per appropriarsene o trattenerne. Si perde tempo, perché nulla viene perseguito in modo efficace.

(3) Un'eccessiva predilezione per la compagnia e il divertimento è la causa di molte perdite di tempo. I diversivi possono essere innocenti: ma allora devono essere (a) ben scelti; b) saggiamente programmato; c) utilizzato moderatamente.

(4) Fai ogni lavoro a suo tempo. Rispondete con discrezione alle chiamate del dovere, e risparmierete molto tempo e preverrete molte perdite. È così nei vostri affari mondani. Fai una buona disposizione delle sue parti, e prendi ogni parte nel suo ordine, e tu eseguirai il tutto con facilità e successo; mentre il tuo vicino imprudente, che lascia tutte le sue faccende in confusione e si impadronisce dei suoi affari man mano che capitano, e di solito dalla parte sbagliata, è sempre imbarazzato dalle preoccupazioni, a corto di tempo e deluso dal risultato. Questa attenzione alle stagioni non è meno necessaria nell'opera della vostra salvezza

(1.) La giovinezza è la stagione più promettente. Allora il lavoro è più facile e frequentato con il minor numero di ostacoli; e allora c'è la più bella prospettiva del concorso divino. Se quella stagione è passata per te, prendi il presente; perché il futuro è incerto, e la difficoltà del vostro lavoro e l'indisposizione a tentarlo aumenteranno con il ritardo

(2.) Il tempo della salute è più favorevole di un tempo di malattia; perché ora sei più capace di pensieri intensi e di applicazione perseverante, e più capace di dimostrare la tua sincerità

(3.) Ci sono alcune stagioni tenere, in cui la coscienza si risveglia, si impressionano sentimenti seri e si eccitano buoni propositi. Migliora queste stagioni

(4.) Ci sono stagioni amichevoli per compiti particolari. Per le vostre devozioni quotidiane, scegliete le ore in cui la vostra mente può essere più libera dalle occupazioni del mondo, affinché possiate occuparvi di Dio senza distrazioni. Se vuoi consigliare o rimproverare un amico, prenditi un momento in cui puoi parlargli in privato; quando senti la tua mente affettuosa, e pensi che la sua sia calma e tenera; quando puoi rivolgerti a lui in modo inoffensivo, e lui potrebbe sentirti spassionatamente. Anche nel fare opere di carità, osservare le opportunità

(5.) Dividi saggiamente il tuo tempo tra i tuoi vari doveri. Le cose lecite diventeranno in te criminali, se occuperanno il tuo tempo fino al punto di escludere altre cose di maggiore importanza. I doveri della religione sono coerenti tra loro e possono essere armonizzati nella pratica. Se interferiscono, è perché li getti nella confusione e il tuo tempo nel disordine. Distribuisci correttamente le tue stagioni e organizza le tue opere con prudenza, e scoprirai che c'è un tempo per ogni cosa. (J. Lathrop, D.D.)

Riscattare il tempo: Primo: nel dovere c'è l'atto e l'oggetto. Entrambe le cose devono essere spiegate

(1.) L'atto, l'acquisto; o, come lo rendiamo noi, "redentore". Ebbene, allora, qual è il significato di "riscattare il tempo" o comprare il tempo? Il termine è proprio dei contratti civili, ma qui è applicato moralmente.

(1) Nell'acquisto c'è un prezzo pagato; ci separiamo da una cosa per ottenerne un'altra; quindi dobbiamo separarci da qualsiasi cosa che non lo sia piuttosto che perdere tempo; come Proverbi 23:23, "Compra la verità e non venderla". Come i mercanti non hanno alcuna tariffa o prezzo se possono avere nelle loro mani le merci di cui possono trarre beneficio, così il tempo è un bene così prezioso, e così utile per noi per l'eternità, che non dovremmo stare sulle comodità, sui piaceri carnali e sulle comodità mondane, per poterlo acquistare.

(2) Ciò che viene acquistato appartiene al compratore; E così compra tempo per farlo tuo per vantaggi spirituali. Ma la nostra traduzione usa la parola "redimere", che implica un'altra metafora, vale a dire, il recupero di un'ipoteca, o il riscatto di ciò che è stato perduto o dato in pegno; e così nota la nostra precedente improvvida spreca del tempo. L'abbiamo, per così dire, ipotecato a Satana, al mondo e alla vanità, e ora dovremmo riscattarla dalle mani di questi accaparratori, e con la diligenza futura recuperare la nostra precedente negligenza

(2.) L'oggetto: "il tempo". La parola significa propriamente la stagione e l'opportunità, ma tuttavia è la parola usuale per indicare il tempo nelle Scritture, perché per un cristiano tutto il tempo è stagione. Il tempo in generale è breve: "Ma questo dico, fratelli, il tempo è breve" 1Corinzi 7:29. Ma la stagione o l'opportunità, che è il fiore del tempo, è più breve; quindi questo non deve essere ignorato: "Com'è dunque che ne abbiamo l'opportunità, facciamo del bene a tutti" Galati 6:10. Secondo: la ragione per cui questo dovere viene applicato: "Perché i giorni sono cattivi". 1. Per il significato della frase.

(1) Può essere compreso l'intero corso o razza della vita dell'uomo: Genesi 47:9. Il tempo in sé non è né buono né cattivo, ma per quanto riguarda gli accidenti del tempo, poiché è gravato da una varietà di vessazioni, preoccupazioni e miserie, così i nostri giorni possono essere chiamati cattivi. E in questo senso dobbiamo prendere quello del nostro Salvatore Matteo 6:34. Ogni giorno porta abbastanza male e abbastanza dolore da esercitarci. Perciò avevi bisogno di mettere da parte per una vita migliore, perché qui hai solo tristi giorni malvagi.

(2) Più propriamente e specialmente si riferisce ai tempi in cui scrisse l'apostolo, che furono duri e calamitosi, e pieni di pericolo, a causa della malvagità di coloro tra i quali vivevano. C'erano molti nemici allora, sia per la verità cristiana che per la pietà

(2.) La forza della conseguenza.

(1) Dato che gli altri invano sprecano il tempo, i cristiani dovrebbero stare più attenti a riscattarlo. Più i tempi sono peggiori, meglio saremmo dovuti, poiché l'acqua della fontana è più calda nei momenti più freddi e le stelle brillano di più nelle notti più buie.

(2) L'avversità rende gli uomini seri.

(3) In relazione ai pagani tra i quali vivevano, egli consigliò loro di riscattare il tempo Colossesi 4:5.

(4) Alcuni sono così cattivi e perversi, che vorrebbero privarvi della libertà, dei beni, sì, della vita stessa, e con essa di tutte le occasioni di fare e ricevere il bene. Voi portate la vostra vita nelle vostre mani, e la vita di molti dei preziosi strumenti di Dio è in pericolo; e quindi, prima che i mezzi e le opportunità siano completamente perduti, riscatta il tempo. Che è dovere dei cristiani guardare al dovuto miglioramento del tempo e della stagione. Trarrò fuori la forza dell'esortazione dell'apostolo in questo metodo.

(I.) La merce o la cosa da acquistare. La parola significa il tempo e la stagione, l'opportunità generale e particolare

(1.) Tempo.

(1) Se non avete già iniziato la conversione, non dovete ritardarla e lasciarla alle incertezze. Prima inizi a guadagnare tempo, migliore sarà l'affare che avrai; poiché ogni uomo avrebbe il massimo per il denaro che può, quindi prendi il mercato mentre è al meglio ( Ecclesiaste 12:1) .

(2) Una volta che sei stato ammesso nella proprietà evangelica, tutto il tuo tempo dovrebbe essere redento e speso per Dio Luca 1:75; Romani 6:10

(2.) La stagione: compratela, qualunque cosa vi costi. La stagione del ricevere il bene e del fare il bene.

(II.) L'uso che dobbiamo farne quando abbiamo preso questa merce nelle nostre mani. È un bene prezioso; Non dovresti mai lasciarlo andare se non per qualcosa di meglio di se stesso. Ci sono due grandi fini, la glorificazione di Dio e la salvezza delle nostre anime. Terzo: passerò ora agli incoraggiamenti all'affare per riscattare il tempo e la stagione. Primo: Lascia che ti spinga a riscattare il tempo

(1.) Troppo tempo è già stato speso 1Pietro 4:3

(2.) Dobbiamo rendere conto a Dio del tempo

(3.) Tuo è solo il tempo che viene speso bene, per piacere a Dio e fare il bene; perché quel tempo viene comprato e riscattato, che altrimenti è perduto per te. Perdiamo tutto quel tempo che non viene speso nell'amore e nel servizio di Dio

(4.) Il tempo non è nostro da disporre a nostro piacimento. Un cristiano, quando si arrende a Dio, cede tutto ciò che è suo a Dio. Il mio tempo non è il mio, ma quello di Cristo. È un sacrilegio derubare Dio di ciò che gli è consacrato

(5.) Il tempo è un bene prezioso, che vale la pena curare. Il diavolo lo apprezza; se può derubarvi del vostro tempo, può derubarvi delle vostre anime; perché quando la convinzione è forte, e tutti i tuoi pregiudizi sono abbattuti, e le sue opere sono prese, le scuse e le auto-lusinghe svaniscono. L'ultima cosa che è riluttante a lasciare andare è il tempo; il suo gioco è quello di imbrogliarti di oggi, e così del giorno dopo. Dio dice: "Oggi" ( Ebrei 3:13); e il diavolo dice: Non oggi, ma in un momento più conveniente; quando Felice si spogliò di Paolo Atti 24:25

(6.) Il tempo presente è il migliore: "Mi sono affrettato e non ho tardato ad osservare i tuoi comandamenti" Salmi 119:60. Ludovico Cappello ci racconta di un rabbino ebreo, al quale, interrogato su quando un uomo dovrebbe pentirsi, rispose: Un giorno prima della sua morte; cioè, attualmente, questo giorno; potrebbe essere l'ultimo al mondo: "Ecco, ora è il tempo accettevole; ecco, ora è il giorno della salvezza" 2Corinzi 6:2

(7.) Non hai tempo per capire cosa potrebbe essere utile per un buon uso. Non c'è momento in cui tu non goda di qualche benedizione che ti provochi a essere grato, o non abbia qualche peccato da mortificare, o qualche buona opera da fare. Abbiamo una grande mole di lavoro da fare in poco tempo. 8. Abbiamo molto lavoro da fare, quindi spendiamolo nelle questioni che più ci preoccupano. Tutti ci lamentiamo della brevità del tempo, eppure ognuno ha più tempo di quanto ne usi bene. Dovremmo piuttosto lamentarci della perdita di tempo che della mancanza di tempo. In generale, usa bene il tempo. Se è breve, non accorciarlo con la tua negligenza e l'improvviso uso improprio di esso. Una cosa che viene noleggiata per un po', è una perdita per noi se non viene utilizzata e impiegata; come un cavallo che viene contrattato se viene tenuto inattivo, o se il denaro viene preso a interesse. Così è con il tempo prestatoci da Dio per un po'; lo paghiamo caro se non lo usiamo, e non lo miglioriamo per Dio. È bello vedere quale vantaggio abbiamo del tempo ogni giorno. Quando si sentiva l'orologio battere, si poteva dire: "Ora ho un'altra ora di cui rispondere". 9. Il leggero prezzo che dobbiamo dare per il tempo. Tu non ti separi da nient'altro che da ciò che è meglio perdere che conservare; con un po' di sollievo della carne, di vano piacere che passa come il vento, di un po' di profitto mondano, che alla morte non ti servirà a nulla. Ora, questi non hanno alcun valore in confronto al tempo. 10. La necessità dovrebbe ravvivarci, perché ci sono molte cose che tendono a rubare e assorbire il nostro tempo, e quindi devono essere redente; come

(1) Pigrizia e pigrizia.

(2) Piaceri vani e peccaminosi e sport carnali.

(3) Distrazioni mondane.

(4) Compagnia vanitosa; Ci rubano un gioiello che non potranno mai restituire, che è il nostro tempo prezioso. Secondo: perché dobbiamo riscattare la stagione

(1.) Perché tutte le cose sono belle nella loro stagione. Si dice che l'uomo buono "è simile a un albero piantato presso i fiumi d'acqua, che fa il suo frutto nella sua stagione" Salmi 1:3. Ora, la frutta nella sua stagione è un carro che risponde a tutte le provvidenze Matteo 9:15

(2.) Perché la stagione potrebbe presto sfuggirci di mano Galati 6:10. Prendete e cercate tutte le occasioni per fare del bene. Prendere la stagione si riferisce alle necessità degli altri; cercare la stagione si riferisce alle nostre capacità e capacità; Entrambi insieme vincolano più forte il dovere su di noi. Non dobbiamo rimandare un beneficio. Alcuni sono come maiali, buoni a nulla finché non sono morti; Non si separeranno da nulla finché non saranno più in grado di usarlo. Così per esortare Ebrei 3:13. Così per servire il bene pubblico Atti 13:36. Coloro che hanno intenzione di fare del bene al mondo si impegnano in una guerra, e la perdita della nostra stagione non è una piccola parte della conquista del nemico

(3.) Questa è saggezza. Alcuni sono saggi in tempo, altri troppo tardi; come le vergini stolte; videro la necessità di portare l'olio nei loro vasi, ma era troppo tardi Matteo 25:10. Ma i pii fanno molto tempo prima che vada perduto

(4.) La lungimiranza e la provvidenza delle creature possono farci vergognare. Dio non insegnerà solo agli uomini negligenti tramite i Suoi profeti e messaggeri, ma anche tramite le Sue creature. C'è una grande quantità di moralità nascosta nel seno della natura, se avessimo l'abilità di scoprirla. In questa faccenda di redimere il tempo siamo mandati al pismire Proverbi 6:6, 8

(5.) La maggior parte delle calamità del mondo vengono per non aver osservato e migliorato la stagione Ecclesiaste 8:6.

(I.) Rimprovero a diverse specie di uomini

(1.) Di coloro che volontariamente spendono il loro tempo invano, o nel non fare nulla, o nel fare ciò che non dovrebbero, o nel fare il male

(2.) Rimprovera coloro che ritardano la loro conversione e ritornano a Dio; come gli invitati alla cena nuziale non hanno negato, ma ritardato Matteo 22

(3.) Rimprovero ai credenti decaduti, che non traggono il vantaggio successivo di riprendersi mediante il pentimento. Più a lungo il peccato persiste senza mortificare o non perdonare, più pericoloso è il tuo caso. Una candela, non appena la fiamma si spegne, aspira la luce e si riaccende; ma quando è diventato freddo e rigido, richiede più rumore

(4.) Rimprovera coloro che resistono alle stagioni speciali della grazia, quando le braccia di Dio sono più aperte per riceverci. (T. Manton, D.D.)

Riscattare il tempo: - Letteralmente conformarsi a questa esortazione dell'apostolo, non è in nostro potere. Potremmo fermare prima le rivoluzioni dei globi del cielo e arrestare il sole nel suo corso, piuttosto che ricordare gli anni passati, i giorni che sono passati, o anche il momento che ora è svanito. Ma affrettando il nostro passo nella nostra condotta cristiana, e aumentando la nostra operosità in ogni buon lavoro, possiamo, in qualche modo, recuperare le perdite del tempo passato, e compensare il nostro precedente ritardo e spreco di vita. Questo è il dovere a cui esorta l'apostolo; e un dovere molto solenne è su di noi esseri erranti e responsabili. Per scaricarlo, abbiamo motivazioni tanto forti quanto possono influenzare la mente umana. Il tempo in sé è il dono di Dio, prodotto per noi dal Suo continuo arbitrio; e, quindi, da non sprecare o abusarne. È per il potere della Divinità che siamo sostenuti nell'essere. Ancora: l'importanza e la grandezza degli affari della vita danno un valore infinito ad ogni momento di essa. Evidentemente, esercitare la fede e mostrare obbedienza, purificare la nostra natura e acquisire abitudini divine, in vista di un'esistenza immortale oltre la tomba, è l'obiettivo principale del nostro essere attuale. Ancora una volta: Dovremmo essere spinti a obbedire all'esortazione dell'apostolo dalla solenne considerazione che siamo responsabili del nostro tempo. La vita è il primo, il più grande e il più meraviglioso talento che ci viene affidato. Né ci viene dato solo per il nostro sport. È qualcosa che dobbiamo usare per il nostro beneficio e per la gloria del nostro Creatore. E questo mi porta ad osservare, inoltre, che dovremmo essere impegnati in questo dovere, ed eccitati a una grandissima fedeltà in esso, dal senso della bontà di Dio nel prolungare ancora i nostri giorni. Infine, dobbiamo essere indotti ad aderire immediatamente a questa esortazione apostolica, riflettendo sull'incertezza della vita; e che più a lungo rimandiamo il dovere, più complicato e arduo sarà il compito. (Il vescovo Dehon.)

Il vescovo Morton, di Durham, visse fino a tarda età (novantotto anni), e pochi uomini fecero un uso migliore del loro tempo, perché non era mai ozioso. Spesso si alzava per le sue devozioni e studiava prima delle quattro, anche dopo aver raggiunto i sessant'anni; eppure raramente andava a letto prima delle dieci, e allora aveva sempre un servitore che gli leggeva qualche libro fino al momento in cui il sonno lo raggiungeva. Quando viaggiava in carrozza, faceva attenzione a non perdere quel tempo dallo studio, portando sempre con sé una parte della sua biblioteca. (Memorie del vescovo Morton.) "Poiché non si può sorpassare Time, il modo migliore è sempre quello di essere qualche minuto prima di lui."

Riscattare il tempo:

(I.) Il valore e il potere del tempo. La stima di Dio è molto alta. L'unico dono lo fa con parsimonia alle sue creature. Milioni di fiori, gemme sulle dita della Natura, che bruciano su ogni paesaggio. Ma non così Dio dà il tempo: solo un momento alla volta, e mai quello fino a quando il precedente non è stato ripreso. Inoltre, possiamo vedere il potere del tempo nelle vite degli uomini che si sono fatti strada dall'oscurità alla fama. Hanno raggiunto il loro successo interamente impiegando con perseveranza i momenti liberi sprecati dagli altri. E il tempo è irreparabile; Una volta che te ne sei andato non puoi ricordarlo, il tuo dolore non è mai stato così profondo e il tuo rimpianto non è mai stato così non finto

(II.) L'importanza del riscatto e come farlo. Tempo equamente dato a tutti; Quindi tutti hanno la stessa responsabilità. Colui che ha un'anima per essere salvato dalla morte eterna non ha bisogno di avere un solo momento di ozio. Chi ha un cielo da conquistare, ha abbastanza da fare per occupare tutto il suo tempo. Riscattano il loro tempo chi lo impiega

1.) Nell'acquisire conoscenze utili

(2.) Nel fare del bene agli altri

(3.) Nell'impiegarlo allo scopo di ottenere un sostentamento onesto

(4.) Nella preghiera e nell'autoesame per migliorare il cuore

(5.) Nel cercare la salvezza e sforzarsi di fare la volontà di Dio. Ci sono diverse tentazioni di perdere tempo che dovremmo evitare

(1.) Le lusinghe ai piaceri e ai divertimenti peccaminosi

(2.) Lettura di romanzi

(3.) Tentazioni all'ambizione, passare il tempo nell'auto-esaltazione

(4.) Dissipazione

(5.) Nei piani selvaggi e visionari

(6.) Lussuosa indulgenza nel vestire, mangiare, bere e dormire troppo. Decidi, quindi, di riscattare il tuo tempo

1.) Utilizzarlo utilmente

(2.) Impiegarlo metodicamente

(3.) Con un occhio al giorno del giudizio di Dio che lo impiega, salvando ogni opportunità dalle catene dell'accidia, dell'agio e dell'apatipatia. (G. T. Dunney, M.A.)

Riscattare il tempo: - Che cosa significa lì il "tempo"? Come possiamo in qualche modo "riscattare" questo "tempo"? Si può rispondere alla domanda considerando il nostro stato e la nostra relazione con il presente e con i mondi invisibili. Il "tempo" è stato definito come "la considerazione della durata, la sua misura, come stabilita da certi periodi e segnata da certe misure". Il tempo non è che un frammento dell'eternità, e noi ne otteniamo l'idea migliore, forse, dalle rivoluzioni dei corpi celesti, come il sole, la luna e le stelle, anche se è difficile rendere più chiara con la filosofia l'idea intuitiva che tutti abbiamo delle sue relazioni e della sua natura fugace. L'idea più chiara del tempo può essere data a una mente riflessiva, da chi si trova sulle rive di un fiume possente; egli vede le acque che scorrono scivolare in un volume potente, prendendo carnagione da tutte le cose intorno; Osserva la bolla galleggiante, le foglie cadute, i rami sparsi degli alberi, o le varie barche o gli esseri viventi costantemente portati via; Rimane rapito nella contemplazione, non sapendo cosa c'è sopra o cosa c'è sotto la sua visione, ma trova tutta la vita e il tempo eroici raffigurati, vividamente, e tutto passa rapidamente nel vasto oceano dell'eternità. Il tempo, però, si riferisce solo all'uomo. Per il Dio onnisciente tutti i periodi, gli esseri, le circostanze e le stagioni sono presenti e simili. Questo risulta dalla perfezione della natura divina. Ma il tempo ha una relazione e un'importanza importante per l'uomo. Significa il periodo della sua vita; le sue opportunità di fare il male o il bene; una fiducia e un talento affidati alle sue cure. Nell'esortazione dell'apostolo è incarnata una bella metafora, tratta dalla pratica dei mercanti intraprendenti, che cercano diligentemente il momento giusto per comprare e vendere; e che negano se stessi, o si separano facilmente dal proprio mero piacere per amore del guadagno o della proprietà. La saggezza e l'abilità si combinano così con la perseveranza nell'ottenere i migliori prodotti per il miglior mercato e profitto. Così il cristiano prende per il ciuffo il vecchio Padre Tempo, e usa ogni opportunità legale per promuovere la propria felicità spirituale e il benessere eterno dei suoi simili: questo è ciò che il cristianesimo esige positivamente; e questo è ciò che il vero cristiano si diletta a fare

(I.) Il commerciante riscatta o migliora il tempo. Lo vediamo impiegare saggiamente il suo capitale, e lo troviamo diligentemente attento a tutti i suoi interessi mondani, organizzando tutti i suoi affari e regolando tutti gli affari del traffico in modo che sappia come si trova nel mondo. Che lezione può imparare il cristiano da lui! Non dovrebbe egli sapere in quale stato si trova davanti a Dio? Non dovrebbe egli esaminare attentamente se le sue preoccupazioni spirituali sono al sicuro, in declino o in miglioramento?

(II.) L'agricoltore riscatta o migliora il tempo. Guardate con quanta cura prepara il seme e il terreno, all'inizio e alla fine della stagione. La sua vigilanza è sempre viva, le sue preoccupazioni non cessano mai, mentre cerca la rugiada, l'aria e la luce del cielo per benedire i suoi campi con abbondanza e gioia. Ecco, di nuovo, una lezione per il cristiano. Perché seminare la verità divina nella mente e fare il bene nel mondo non è altro che agire come fa l'agricoltore nei suoi campi. Seminate la diffusione e costantemente i semi della santa verità. Afferra il tempo e riscattalo dal mondo a Dio

(III.) Il filosofo, lo studente o lo statista riscatta o migliora il tempo. Nessun uomo è mai salito a un'eminenza che non abbia saggiamente impiegato il tempo. Il nostro ristretto spazio di giorni è così breve, che dobbiamo fare tesoro dei suoi momenti. È la massima saggezza usare il tempo come dono di Dio. Ecco lo studente pallido con i suoi libri; Spesso alla lampada di mezzanotte saccheggia tomi di morti antichi o illustri: vedete, anche se la sobria luce del pensiero si posa sulla sua guancia, anche se la febbre frenetica gli riempie le vene e può arrossire la sua fronte umida, tuttavia non si stanca mai nella ricerca di importanti conoscenze. Così il filosofo esamina, con la scienza e la ragione, i misteri della natura, e con nobile perseveranza trae qualche segreto alla luce del pieno giorno della conoscenza; E così il saggio statista studia le complicate reti della vita politica o morale, e penetra con l'occhio acuto della sagacia le correnti sotterranee del governo umano e i cuscinetti dell'azione morale. Nessuno studioso dei libri, della natura o degli uomini, è soddisfatto se non aggiunge quotidianamente alle sue riserve di conoscenza. Quindi è un economista del tempo. Se anche un solo giorno non ha dato alcun frutto di avanzamento alla sua speranza, egli sospira per l'occasione perduta ed esclama, con l'imperatore romano: "Ho perso un giorno!" Eppure ha solo assaggiato, non esaurito, le sorgenti della conoscenza! Altri campi possiedono un tesoro intellettuale; le altre Alpi dominano un cielo più puro! La filosofia più pura, lo studio più nobile, la più alta arte di governo, sono quelli che il cristiano è invitato a spendere la sua vita per padroneggiare e acquisire!

(IV.) Il cristiano riscatta o migliora il tempo. Possiamo vedere questo dalla vita di un figlio di Dio coerente. Egli non vive per se stesso, ma per Colui che è morto per lui ed è risorto. Tutti i suoi pensieri e le sue azioni sono regolati dal criterio della verità divina. A questa sacra prova si riferiscono la disciplina del suo cuore e i doveri della vita. (J. G. Angley, M.A.)

Consigli ammonitori per l'anno che si chiude:

(I.) L'argomento a cui siamo diretti. Questo è il "tempo". 1. Considera il suo vero carattere

(2.) Considera il suo valore

(3.) Considerate la breve parte che viene assegnata al nostro servizio

(4.) Considera la giusta applicazione del tempo

(II.) Il corso consigliato. Riscattare: recuperare, riacquistare. Questo possiamo farlo in un certo senso

1.) Risparmiando tutto il tempo che possiamo

(2.) Apprezzando l'attività e la diligenza

(3.) Considerando prima gli argomenti più importanti

(III.) I motivi assegnati: "Perché i giorni sono cattivi". 1. Sono incerti nel loro numero

(2.) Sono giorni di tentazione e di peccato

(3.) Essi possono essere interrotti da infermità e malattia. (J. Burns, D.D.)

Motivi per riscattare il tempo:

1.) Riscatta il tempo, perché il tempo è molto prezioso. Niente è così prezioso come il tempo. Non tutto l'oro dell'universo, non tutti i tesori delle ere, possono comprare un solo momento

(2.) Riscatta il tempo a causa delle conseguenze importanti che dipendono dal nostro uso di esso. Queste conseguenze sono un'eternità di dolore, o un'eternità di beatitudine

(3.) Riscatta il tempo, perché il tempo è breve. Quali sono le vite più lunghe? "I miei giorni", dice Giobbe, "sono più veloci di un palo: sono passati come le navi veloci; come l'aquila che corre verso la sua preda". "Che cos'è la tua vita?" dice San Giacomo; "Non è che un vapore che appare per un po' di tempo e poi svanisce". Il tempo è poco e il lavoro che dobbiamo fare è grande. Quanto è importante "riscattare il tempo". 4. Riscatta il tempo, perché quando è passato non può essere recuperato. Se ci capita di perdere un tesoro prezioso, questo può essere ritrovato anche se sepolto nelle profondità del mare. Non è così con il tempo. Non tutte le suppliche dell'eternità riporteranno indietro un solo istante di tempo. È un vascello frantumato in mille pezzi che non potrà mai essere riparato; è come acqua versata sulla terra che non può mai più essere raccolta

(5.) L'ultima ragione per cui esorterò a riscattare il tempo, è che non è il nostro. Guai a quel servo ozioso che trascura di migliorare e di commerciare con i talenti che gli sono stati dati per trafficare. (J. J. S. Bird, B.A.)

L'uso dell'opportunità: l'apostolo ci ordina di "comprare" dal mercato ciò che non potremo mai più acquistare a buon mercato, ciò che, in realtà, non potremo mai più comprare a nessun prezzo. La lezione è: sfrutta l'opportunità e usala a fondo finché ne hai. Vai a leggere il vecchio strano mito della Sibilla Cumana. Scrisse le sue predizioni sulle foglie e le depose all'ingresso della sua caverna. Coloro che la consultarono furono costretti a esercitare la massima cura e cautela, per timore che il vento impetuoso prendesse le foglie, le disperdesse e le spostasse, distruggesse la loro disposizione, rompesse il loro legame e trasformasse i chiari oracoli in enigmi inesplicabili. Quella è stata una lezione mitologica su come cogliere le opportunità. Ancora, secondo la nota leggenda romana, una Sibilla giunse al palazzo di Tarquinio

(II.) con nove volumi, per i quali chiedeva un prezzo elevato. La sua offerta fu rifiutata, se ne andò e bruciò tre dei libri preziosi. Tornando, offrì i restanti sei, ma chiese per loro lo stesso prezzo che aveva chiesto per i nove. Di nuovo la sua proposta fu respinta, e di nuovo partì e diede alle fiamme altri tre volumi. Ancora una volta tornò, portando gli ultimi tre e rifiutando per loro una somma inferiore a quella con cui tutto si sarebbe potuto comprare un tempo. Tarquinio, sorpreso da questa strana condotta della spietata Sibilla, si consigliò con i suoi auguri, e comprò i libri, che si rivelarono i inestimabili "Versi sibillini"; Ma la possibilità di acquistare quegli inestimabili volumi gemelli era persa per sempre. "Compra opportunità!" I tuoi privilegi non saranno mai più offerti così a buon mercato. Ogni volta che la Sibilla della vita viene da noi, i suoi preziosi tesori diminuiscono di numero e aumentano relativamente di valore. Ogni volta ha meno da offrire e chiede un prezzo più alto per ogni opportunità che rimane. Così arriva la severa e implacabile Sibilla del Tempo, fino a quando lei stessa scompare, e il Tempo e le sue opportunità non ci sono più! (A. T. Pierson.)

Riscattare il tempo:

1.) In primo luogo possiamo essere esortati a riscattare il nostro tempo dal potere dell'indolenza. Coloro che hanno fatto molto nel mondo hanno imparato la felice arte di riscattare questi frammenti, proprio come l'orafo stende il grembiule e salva tutta la limatura d'oro, che, poco in se stessa, quando viene messa insieme forma qualcosa di grande valore

(2.) Ancora una volta, possiamo essere esortati a riscattare il tempo dalla sua errata applicazione. Si dice di un uomo saggio che, trovandosi in compagnia di alcuni dotti amici e filosofi, dalla cui compagnia si era aspettato un grande profitto, ma trovando che la loro occupazione era il gioco e i loro discorsi insignificanti, tirò fuori le sue tavolette e per un'ora o due annotò le loro parole, che poi lesse loro: al che si vergognarono così tanto che gettarono via le carte e cercarono di passare il tempo con più profitto

(3.) Ma un terzo punto da considerare è il riscatto di una parte maggiore del nostro tempo per le preoccupazioni immediate dell'anima e il servizio del nostro Dio. (W. H. Lewis, D.D.)

Riscattare il tempo:

(I.) In queste parole abbiamo una figura molto espressiva, sia della condizione in cui si trovano le nostre ore per natura, sia di quella in cui per grazia dovrebbero essere. Il tempo è rappresentato come in cattività. Ci è stato ordinato di riscattarlo come dalla schiavitù. Quelle ore che ci sono date per la prova dei nostri cuori, per l'esercizio delle nostre anime mediante la grazia per la salvezza; Quelle ore sono troppo comunemente schiave della ricerca di meri oggetti mondani. Sono devoti al servizio di Mammona, carichi delle catene di cure tormentose, disonorati nella vile indulgenza del piacere sensuale o nella vana ricerca di frivoli divertimenti

(II.) Molte ragioni potrebbero essere addotte con forza per riscattare così il tempo. Potremmo obiettare che è scarso, distribuito a noi in singoli momenti, versato per così dire goccia a goccia, come un dono prezioso, di cui sarebbe troppo per noi possedere più di una particella in una volta. Ma la ragione speciale data da San Paolo è che "i giorni sono cattivi". I brutti tempi non sono tempi per l'indolenza, la stravaganza o il divertimento. "I giorni sono malvagi". Perciò lavorate di più nel vostro lavoro spirituale. "I giorni sono malvagi". Godete dunque meno dei piaceri terreni, affinché possiate godere di più della beatitudine in cielo nell'aldilà

(III.) Ora avete visto come il tempo è in cattività, e cosa si intende per redimerlo. Avete udito anche la forza dell'argomento dell'apostolo per cui dovreste mai lavorare in questo modo. In ciò che rimane, esporrò alcune semplici regole pratiche per farlo

(1.) Una regola molto importante per riscattare il tempo è questa, che eviti tutto lo spreco, e quindi sfrutta al massimo il tempo che hai

(2) Accanto a una diligente frugalità del tempo viene la giusta assegnazione delle sue parti, la giusta proporzione dei suoi diversi impieghi

(3.) E osserva inoltre che queste cose, per quanto appropriate al loro posto, non devono assorbire, come sono inclini a fare, troppo del nostro tempo

(4.) Infine, in tutti questi sacri uffici, e in tutti i doveri della vita, siate vigilanti. Il tempo scorre dolcemente, ma rapidamente. Se vuoi rimanerlo per sempre, guarda. (C. Girdlestone, M.A.)

Sul tempo del riscatto:

(I.) Cosa dobbiamo riscattare. Ore

(1.) La sua natura. Differisce dall'eternità come lo spazio differisce dall'infinito

(2.) Il suo valore

(II.) Cosa implica il tempo di redimere e come questo può essere fatto. La parola usata allude all'usanza dei mercanti e dei commercianti, che acquistano gli articoli che sanno essere di valore, e ciò che sanno di poter utilizzare per un buon conto. Ma dove possiamo guadagnare tempo? Dove si può incontrare? Nelle mani del peccato, impiegato malvagiamente e follemente. Atti, a che prezzo possiamo comprarlo? Per ricomprarla dalle mani del peccato, dobbiamo separarci dai nostri peccati, dalle nostre concupiscenze e passioni; dalle mani dei divertimenti, dei piaceri, dell'ambizione mondana

(III.) Per quale scopo il tempo dovrebbe essere riscattato. Non per accumularlo come gli avari fanno con il loro oro, né per spenderlo per noi stessi; ma affinché possiamo usarla per il nostro profitto spirituale ed eterno, per la nostra istruzione, conversione, rinnovamento, per la gloria di Dio e per il bene degli altri

(IV.) La ragione di questo consiglio e la saggezza di prenderlo. (J. Benson, D.D.)

Redenzione del tempo:

(I.) Cosa rende così estremamente importante riscattare il tempo? 1. Il suo legame con l'eternità. Il tempo è il seme dell'eternità

(2.) È passato così tanto tempo e non può essere ricordato. Una regina inglese morente gridò: "Un mondo di soldi per un centimetro di tempo!" 3. A causa del valore del lavoro che ci è dato da fare in esso. Che cosa si direbbe di un contadino che ozia mentre i suoi campi sono incolti, o di un generale occupato in sciocchezze quando il nemico è nell'accampamento? 4. La ragione speciale data nel testo: "Perché i giorni sono cattivi".

(II.) Marco come si può realizzare questa redenzione del tempo

(1.) Portate l'esercizio della responsabilità davanti a Dio. Iniziate con una preghiera sincera. Cerca di conoscerne il valore e di ottenere la forza per adempiere il dovere. Dobbiamo iniziare con Dio se vogliamo prosperare. Anche tutta la nostra forza messa al volante non la sposterà; Il lavoro si romperà perché la potenza è insufficiente. Ma Dio ci darà ciò di cui abbiamo bisogno Deuteronomio 33:25; 2Corinzi 12:9; Filippesi 4:13, 19

(2.) Avendo cominciato a condurre una nuova vita nell'esercizio della preghiera, e nella vita che la preghiera ci fa vivere, ricordate un'altra regola importante, cioè tenere davanti a noi il grande fine della vita. O siamo peccatori persi nel peccato o salvati per grazia. Se siamo perduti nel peccato, l'opera che ci è stata data da fare è: "Credere", ecc. Guardiamo al Salvatore come all'oggetto del nostro amore e a Lui come alla fonte della nostra forza. Uno porta la luminosità e l'altro la potenza

(3.) Un'altra regola che dobbiamo ricordare come peccatori redenti e salvati, è la nostra responsabilità, e l'unico oggetto della nostra vita, cioè: "Per me vivere è Cristo", ecc. Volgiamo i nostri occhi su di Lui. Se permettiamo che i nostri cuori si allontanino da quel centro, diventiamo immediatamente creature paralizzate, che non vivono per alcun oggetto o valore terreno. In conclusione, ricordiamoci, nell'esercizio di questa vita, che Colui che è morto per noi ha diritto al meglio del nostro tempo e di tutto il nostro cuore. (Charles Bridges, M.A.)

Il valore del tempo: - Era un detto di Carlo V: "Ho speso il mio tesoro, ma per potermi riprendere; Ho perso la mia salute, ma che possa averla di nuovo; ma ho perso un gran numero di soldati coraggiosi, ma non potrò mai più averli". Così altre benedizioni temporali possono essere perdute e recuperate di nuovo; ma, se il termine della vita in cui dovresti lavorare per il cielo è una volta perduto, è oltre ogni recupero; Non potrai mai avere un'altra stagione di grazia per la tua anima. (T. Watson.)

Il tempo, la sua perdita e la sua redenzione:

(I.) Come si perde il tempo

(1.) Dall'ozio

(2.) Con divertimenti eccessivi

(3.) Con discorsi inutili

(4.) Per l'attaccamento esclusivo alle attività mondane

(5.) Con la malvagità positiva

(II.) In che modo il tempo deve essere redento? 1. Proteggendosi dalla sua perdita

(2.) Agendo secondo una regola o un metodo

(3.) Prestando particolare attenzione alle parti del nostro tempo che sono più preziose

(4.) Essendo abitualmente impegnati a fare del bene

(III.) Perché è il tempo di essere redenti? 1. Perché è breve e incerto

(2.) Perché il lavoro da svolgere in esso è importante

(3.) Perché i giorni sono cattivi. (G. Brooks.)

La redenzione del tempo:

(I.) Perché il tempo dovrebbe essere riscattato

(1.) È la cosa più scelta e preziosa del mondo

(2.) Una volta superato, non ritorna mai più

(3.) Deve essere contabilizzato un giorno

(4.) La brevità e l'incertezza della vita umana

(5.) A causa del lavoro che dobbiamo fare e della difficoltà di farlo

(6.) Perché abbiamo già perso una parte così grande del tempo che ci è stato concesso

(II.) Come può essere riscattato

(1.) Osserva un metodo nella distribuzione del tuo tempo

(2.) Sii moderato nelle tue ricreazioni

(3.) Tagliare, per quanto può, le visite non necessarie

(4.) Esamina, ogni sera, come hai trascorso la giornata. (Vescovo Horne.)

C'era una volta un giovane calzolaio, che si interessò così tanto alla politica, che la sua bottega era piena di lettini, che parlavano, discutevano e disputavano su una cosa e sull'altra dalla mattina alla sera; e spesso trovava necessario lavorare fino a mezzanotte per recuperare le ore perse in chiacchiere durante il giorno. Una notte, dopo che le sue imposte erano chiuse ed era occupato sulla panchina, un ragazzo, passando, mise la bocca sul buco della serratura e disse maliziosamente: "Calzolaio, calzolaio, lavora di notte e corre di giorno". «Se mi avessero sparato una pistola all'orecchio», disse, «non avrei potuto essere più sorpreso. Lasciai perdere il mio lavoro, dicendo a me stesso: 'Vero, vero; ma non avrai mai più questo da dire di me." Non l'ho mai dimenticato. Per me era la voce di Dio, ed è stata una parola opportuna per tutta la mia vita. Imparai da essa a non lasciare fino a domani il lavoro di oggi, o a rimanere ozioso quando avrei dovuto lavorare. Da quel momento ho voltato pagina". Questo calzolaio era Samuel Drew, che in seguito scrisse su "Immortalità e immaterialità dell'anima". Investimenti saggi: - Dall'anno 218 all'anno 212 a.C. per l'antica Roma i giorni erano cattivi. Un invasore feroce e bellicoso era nel paese; l'esercito del Commonwealth era stato sconfitto due volte da lui con terribili perdite; e, infine, venne un giorno in cui l'orgoglioso popolo romano soffrì l'umiliazione di vedere la propria capitale ridotta in uno stato d'assedio. L'esercito di Annibale era accampato contro di esso. Fuori dalle mura, dove i bambini avevano giocato e i cittadini si erano rilassati, gli stendardi stranieri ondeggiavano al vento. Proprio nel luogo in cui, nei giorni di sicurezza e di pace, si era tenuta l'affollata fiera e le bancarelle allegre avevano esercitato il loro vivace commercio, sentinelle straniere sfidavano il passante. Fu mentre le cose erano in questo stato che il senato romano fece un passo notevole. Misero all'asta pubblica un pezzo di terra fuori dalle mura su cui in quel momento si trovava la tenda del generale invasore, e il terreno fu immediatamente acquistato da un senatore. Ora vedrete subito la saggezza dell'azione del senato. Vi accorgerete che non si sarebbe potuto sferrare un colpo più politico o da statista. Quale sarebbe infatti il risultato immediato di tale azione? Ebbene, per dare cuore e speranza a ogni uomo, donna e bambino entro le mura della città. I loro capi, direbbe il popolo, erano evidentemente poco turbati da ciò che era accaduto. Evidentemente consideravano l'azione di Annibale come una semplice spavalderia. Il nemico non avrebbe mai messo piede entro le porte: ben presto sarebbe stato costretto a togliere l'assedio e a ritirarsi in fretta. In realtà, questo è esattamente ciò che è successo. Ma perché ne parlo ora, e che cosa ha a che fare tutto questo con il "riscattare il tempo"? Ebbene, ci fornisce un'ottima illustrazione di ciò che l'apostolo intende quando usa queste parole. Poiché l'espressione "riscattare il tempo" può essere tradotta più accuratamente con "comprare l'opportunità, perché i giorni sono malvagi". Ora questo è proprio quello che ha fatto il Senato. L'opportunità (una grandissima opportunità) era nelle mani del nemico. Il prestigio del vincitore in due sanguinosi scontri; dell'assediante di una città forte e orgogliosa, era tutto dalla sua parte. Poi, con un colpo da maestro, i Padri Romani "comprarono l'opportunità", per così dire, da Annibale; glielo strappò dalle mani e si assicurò una vittoria morale. (J. B. C. Murphy, B.A.)

L'acquisto di opportunità: - Una traduzione migliore sarebbe: "Comprare l'opportunità, perché i tempi sono duri". Ma nessuna semplice traduzione può trasmettere pienamente l'idea che San Paolo aveva nella sua mente. L'immagine o parabola suggerita dai greci è questa. Qui si trova un mercante saggio e diffidente, desideroso di traffico e guadagno spirituale. Come Milton, è caduto in tempi malvagi; sui "tempi cattivi", come direbbero gli uomini d'affari. Le giornate trascorrono lentamente, portandogli pochi mezzi di cultura morale, rare occasioni in cui può barattare con i suoi talenti e farli di più. Ma, alla fine, mentre la carovana del Tempo avanza in ritardo, tra i prigionieri al suo seguito egli scorge un'opportunità che il suo cuore ha a lungo desiderato. Gli salta addosso, lo afferra, lo riscatta, cioè paga un prezzo per esso e lo fa suo. Sembra che questa sia stata la concezione, l'immagine, nella mente dell'apostolo. E così definisce l'atteggiamento cristiano nei confronti del Tempo. I suoi giorni e le sue ore sono per la maggior parte schiavi della vanità e della corruzione. Dobbiamo guardarli mentre passano, desiderosi e pronti a liberarli dalla loro schiavitù, a liberarli dedicandoli al servizio di Dio e dell'uomo, per acquistare qualsiasi preziosa opportunità che possano portare con sé, qualunque cosa ci costi. Ci sono molte ragioni per cui dovremmo assumere e mantenere questo atteggiamento

(1.) Le opportunità sono fin troppo inclini a sfuggire senza essere riconosciute. Anche il più saggio di noi è a malapena abbastanza saggio da riconoscere le sue opportunità finché non sono passate. Di solito le nostre giornate sono monotone e monotone. Non c'è abbastanza differenza tra loro per risvegliare l'attenzione e ispirare speranza. Le nostre giornate, inoltre, ci vengono per lo più mascherate, cosicché, anche quando ci offrono una grande opportunità, non ne riconosciamo la grandezza in quel momento, e quindi non la cogliamo e non la miglioriamo come faremmo se ne conoscessimo il valore. Il corso della nostra vita è spesso svoltato da apparenti sciocchezze, che supponiamo siano del tutto incapaci di influenzarla seriamente. Quando si verificano le crisi della nostra vita, quando ci si presentano le grandi opportunità, che si presentano così raramente, ci vengono nascoste da una moltitudine di incidenti e avvenimenti sussidiari. Se non ci fosse Dio al di sopra di noi, che governa anche gli accidenti della vita per il nostro bene, e che mette in pratica i consigli della Sua volontà anche quando lasciamo che la nostra volontà vada alla deriva sulla marea del caso o si spinga davanti alle onde dell'impulso, che ne sarebbe di tutti noi? 2. Queste opportunità, per quanto critiche, una volta scomparse, non possono mai essere ricordate. L'occasione, una volta perduta, non potrà mai essere ricordata. Dice Platone: "È abbastanza chiaro, abbastanza chiaro, che se una persona lascia passare il momento giusto per qualsiasi lavoro, non torna mai più. Perché la cosa da fare non sceglie, immagino, di ritardare il tempo libero di chi lo fa". Le nostre passate negligenze dovrebbero dare nuova forza e urgenza all'ingiunzione apostolica: "Riscatta il tempo", e rendere più pronta e vigorosa la nostra obbedienza ad essa. Oggi possiamo ascoltare la voce divina alla quale ieri eravamo sordi. Oggi possiamo rinunciare a quelle passioni e concupiscenze dannose a cui si sarebbe dovuto rinunciare molto tempo fa. Oggi possiamo cominciare a cogliere le occasioni che si presentano, e a compiere il dovere che abbiamo spesso pensato di fare, e abbiamo anche parlato di fare, ma non abbiamo fatto

(3.) Ma se ci prefiggiamo di cogliere e riscattare le opportunità presenti, dovremo ricordare che esse devono essere riscattate solo a un certo prezzo. Secondo San Paolo queste opportunità erano come prigioniere che i giorni conducevano in catene; E per riscattare un prigioniero dobbiamo pagare un prezzo. Non possiamo avvalerci di alcuna occasione per servire Dio e l'uomo se non quando ci spingiamo al lavoro e al sacrificio di noi stessi. E queste opportunità sacre, come i libri sibillini, aumentano di prezzo e diminuiscono ogni volta che ci rifiutiamo di acquistarli. Se oggi è difficile domare la passione e le voglie del desiderio irregolare, lo sarà domani se lasciamo le ore di oggi inalterate. Se oggi ci costerebbe molto fare ciò che sappiamo essere la volontà del Signore, ci costerà di più ogni giorno che trascuriamo il nostro dovere

(4.) Infine, l'apostolo ci avverte che quando i tempi sono duri, dovremmo essere più ansiosi di riscattare le opportunità che ci portano. I tempi duri e cattivi, infatti, portano opportunità di un valore speciale, non solo perché scarse, ma anche perché hanno un grande valore intrinseco. Anzi, di più, i tempi duri, i tempi dolorosi, i tempi di tentazione e di difficoltà, sono essi stessi opportunità di valore preminente. Allora, se mai, abbiamo la possibilità di mostrare di che stoffa siamo fatti, di mettere alla prova e provare la sincerità, l'autenticità della nostra vita religiosa. Troppo spesso dimentichiamo che ogni provocazione, torto, perdita, disagio, è un'opportunità per essere riscattati; che è inviato da Dio anche se viene dagli uomini; che Egli incarichi la nostra forza per mettere alla prova il nostro carattere, per insegnarci ciò che siamo veramente, per svegliarci da qualsiasi illusione in cui siamo caduti riguardo a noi stessi. (S. Cox, D.D.)

Parsimonia del tempo: è il consiglio della ragione, così come dell'ispirazione, che ordina agli uomini di fare con le loro forze tutto ciò che la loro mano trova da fare. Il valore del tempo è ciò che pochi uomini imparano adeguatamente; e il numero di coloro che imparano a migliorarlo nel miglior modo possibile è ancora più piccolo. Una volta fu chiesto al dottor Johnson come mai i padri cristiani, e altri voluminosi autori dei tempi passati, trovassero mai il tempo di riempire così tanti grandi fogli con i prodotti delle loro penne. "Niente di più facile," disse; e poi procedette a fare un calcolo, con il quale dimostrò che un autore che non avesse scritto più di una pagina di ottavo in un giorno sarebbe stato facilmente in grado, in trenta o quarant'anni, di produrre opere estese come quelle di Girolamo, Crisostomo, Agostino, Lutero, Calvino o Baxter. Il signor Gladstone è una delle migliori illustrazioni viventi della verità delle sue stesse parole, rivolte agli studenti dell'Università di Edimburgo in qualità di Lord Rettore. Disse loro: "La parsimonia del tempo vi ripagherà nell'aldilà con un'usura di profitto superiore ai vostri sogni più ottimisti; mentre il suo spreco ti farà diminuire, sia nella statura intellettuale che in quella morale, oltre la tua più oscura resa dei conti. (Età cristiana.)

Il tempo velato: la propria vocazione non è mai una possibilità lontana. È sempre il semplice giro di doveri che viene con il passare delle ore. Qualcuno ha immaginato i giorni come se venissero da noi con il volto velato, portando nelle mani solo i doni più comuni; ma quando sono passati oltre il nostro ricordo, le figure drappeggiate sono diventate radiose, e i doni che abbiamo rifiutato si sono rivelati tesori adatti alle case dei re. Nessun giorno è un luogo comune, se solo avessimo gli occhi per vederne lo splendore. Non c'è dovere che ci venga in mano, per quanto familiare, che non ci porti la possibilità di un servizio regale. C'è l'opportunità per le persone più comuni di rendere belli i loro anni. C'è spazio nelle relazioni comuni della vita per l'eroismo più nobile. (Ibidem)

Occasioni sprecate: se una ragazza che prima di colazione aveva passeggiato nei parchi o nei pascoli arrivasse carica di mazzi di primule e di viole, di primule per braccialetti, di margherite per spille e di denti di leone per orecchini, non la rimproverereste, né pensereste che abbia perso una splendida occasione: che cosa c'era di meglio di questi bei fiori? Ma ora, se ogni sassolino nel suo vagabondaggio fosse stato un diamante, o un topazio, o un'ametista, eppure fosse arrivata con nient'altro che questi fiori appassiti, che cosa le diresti allora? Non vorreste; esclamare: "Sciocca, stupida ragazza! hai perso una fortuna; hai disprezzato tesori"? E che cosa diremo di noi stessi se ci occupiamo delle vanità mondane, o se ci affanniamo comunque nell'ozio, quando Dio ha disseminato il nostro cammino di ciò che dovrebbe arricchirci per il cielo? Avremmo potuto accumulare la sapienza, che è al di sopra delle ricchezze, avremmo potuto guadagnare il favore di Dio; avremmo potuto adornarci di virtù e di grazie; avremmo potuto imitare Maria nella sua scelta; ma abbiamo lasciato che l'intero treno scivolasse accanto a noi senza afferrare una sola gemma. (Anon.)

Definizione del tempo: - Il tempo è un continuo sovraccarico di momenti, che cadono l'uno sull'altro ed evaporano. (Richter.)

Economia di tempo: quanti minuti hai a disposizione? Cinque, dieci, quindici? Si può fare molto con loro. Abbiamo sentito parlare di un giovane che ha letto una storia dell'Inghilterra mentre aspettava i suoi pasti in una pensione; Abbiamo sentito parlare di un matematico che si dice abbia composto un'opera elaborata durante una visita con sua moglie, durante l'intervallo tra il momento in cui lei iniziò a congedarsi dai suoi amici e il momento in cui ebbe finito le sue ultime parole. (E. P. Hood.)

Impiego del tempo: - «Noi tutti ci lamentiamo», dice il filosofo Seneca, «della brevità del tempo; eppure abbiamo più di quanto sappiamo cosa fare. La nostra vita è spesa o a non fare nulla, o a non fare nulla per lo scopo, o a non fare nulla di ciò che dovremmo fare. Ci lamentiamo sempre che i nostri giorni sono pochi e ci comportiamo come se non ci fosse fine". Alfredo il Grande fu uno dei monarchi più saggi, migliori e benevoli che abbiano mai dominato lo scettro di questo regno; E il suo esempio è altamente memorabile. Ogni ora della sua vita aveva il suo peculiare compito assegnato. Divise il giorno e la notte in tre parti di otto ore ciascuna; e sebbene molto afflitto da un disturbo molto doloroso, dedicava solo otto ore al sonno, ai pasti e all'esercizio; dedicando i restanti sedici, una metà alla lettura, alla scrittura e alla preghiera, e l'altra agli affari pubblici. Questo grand'uomo era così assennato che il tempo non era una sciocchezza da dissipare, ma un ricco talento affidato a lui, di cui doveva rendere conto al grande Dispensatore di esso! Gli storici ci dicono che la regina Elisabetta, tranne quando era impegnata in affari pubblici o domestici, e negli esercizi necessari per la conservazione della sua salute e del suo spirito, era sempre impiegata sia nella lettura che nella scrittura; nella traduzione da altri autori, o in composizioni proprie. Gassendi, il celebre filosofo, è stato forse uno degli studenti più duri che siano mai esistiti. Di solito si alzava alle tre del mattino e leggeva o scriveva fino alle undici, quando riceveva le visite dei suoi amici. In seguito, alle dodici, preparò un pranzo molto snello, durante il quale non bevve altro che acqua, e si sedette di nuovo ai suoi libri alle tre. Lì rimase fino alle otto; e dopo aver mangiato una cena molto leggera, si ritirò a letto alle dieci. Tra gli antichi indiani c'era un gruppo di uomini chiamati gimnosofisti, che avevano una grande avversione per l'accidia e l'ozio. Quando la tavola fu apparecchiata per i loro pasti, i giovani riuniti furono interrogati dai loro padroni in quale compito utile fossero stati impiegati dall'ora del sorgere del sole. Uno, forse, si presentò come un arbitro, e riuscì con la sua prudente gestione a comporre una differenza tra amici. Un secondo aveva obbedito ai comandi dei suoi genitori. Un terzo aveva fatto qualche scoperta con la propria applicazione, o aveva imparato qualcosa su istruzione di un altro. Ma colui che non aveva fatto nulla per meritare un pranzo fu cacciato fuori di casa senza pranzo e costretto a lavorare mentre gli altri godevano dei frutti della loro domanda. (Knowles.)

La stagione della misericordia: non trascurare le stagioni della misericordia, il giorno della grazia, perché l'opportunità facilita la grande opera della tua salvezza; è molto più facile farlo in una tale stagione di quanto non possa esserlo in seguito: un'impressione si fa facilmente sulla cera, quando si scioglie, ma rimani finché non si è indurita, e se metti il peso maggiore sul sigillo, non lascia la sua impronta su di essa. Così come è per il cuore, c'è una stagione in cui Dio lo rende morbido e arrendevole, in cui gli affetti sono scongelati e sciolti sotto la Parola; la coscienza è piena di senso e di attività, la volontà palpabile: ora è il momento di mettersi in moto con lo Spirito; C'è ora una burrasca dal cielo, se la prendi, e se no, non si ferma per l'uomo, né aspetta i figli degli uomini: trascurare la stagione è la perdita dell'anima. (J. Flavel.)

Opportunità: il tempo è meritatamente annoverato tra le più preziose misericordie di questa vita; e ciò che lo rende così prezioso sono le stagioni comode e le opportunità di salvezza che ci sono concesse in essa. L'opportunità è il punto d'oro del Tempo. Se il tempo è un anello d'oro, l'opportunità è il ricco diamante che gli conferisce sia il suo valore che la sua gloria. (Ibidem)

Che la saggezza di un cristiano si scopra in modo eminente nel salvare e migliorare tutte le opportunità in questo mondo, per quel mondo che deve venire: - Dio appende le grandi cose dell'eternità ai piccoli fili dei tempi e delle stagioni in questo mondo: ciò può essere fatto, o trascurato in un giorno, che può essere il fondamento della gioia o del dolore per tutta l'eternità. C'è un pizzico di opportunità che dà successo e facilità ai grandi e importanti affari dell'anima, così come del corpo; venire prima di esso significa cercare l'uccello prima che si schiuda; e inseguirlo, è cercarlo quando è fuggito. (Ibidem)

Il mistero del tempo: quel grande mistero del Tempo, se non ce ne fosse un altro; l'inimitabile, silenzioso, mai riposante essere chiamato Tempo, che rotola, impetuoso, veloce, silenzioso come una marea oceanica che tutto abbraccia, su cui noi e tutto l'universo nuotiamo come esalazioni, come apparizioni che sono e allora non sono. Questo è per sempre, letteralmente, un miracolo, una cosa che ci rende muti; perché non abbiamo una parola per parlarne. (Carlyle.)

Il tempo, un tesoro: - Un filosofo italiano ha espresso nel suo motto: "Che il tempo era il suo tesoro"; una proprietà, invero, che non produrrà nulla senza coltivazione, ma che ripagherà sempre abbondantemente le fatiche dell'industria, e soddisferà i desideri più vasti, se nessuna parte di essa sarà lasciata andare devastata per negligenza, per essere invasa da piante nocive, o disposti per lo spettacolo piuttosto che per l'uso. (Dott. Johnson.)

Riscatto del tempo: i nostri momenti scivolano via silenziosamente e insensibilmente; il ladro ruba non più inosservato dalla casa saccheggiata. E i runagate non si fermeranno mai? No: ovunque ci troviamo, per quanto impiegati, il tempo segue il suo corso incessante. Anche se siamo svogliati e dilatanti, il grande misuratore dei nostri giorni incalza, continua ad andare avanti, nella sua instancabile carriera, e fa girare le nostre settimane, e mesi, e anni di distanza. Non è dunque sorprendentemente strano sentire la gente lamentarsi della noia del loro tempo, e di quanto esso pesi sulle loro mani? Vederli escogitare una varietà di divertenti artifici per accelerare il suo volo e liberarsi del suo fardello? Ah! Mortali sconsiderati! Perché hai bisogno di sollecitare il torrente a capofitto? Le tue giornate sono più veloci di una posta che, portando dispacci di ultima importanza, perlustra la strada con velocità incessante. Passano come le navi agili, che hanno il vento nelle ali, e sfiorano la pianura acquosa. Si affrettano verso il loro periodo con la rapidità di un'aquila, che si lascia dietro il soffio tempestoso, mentre fende l'aria e sfreccia sulla sua preda. Ora il giorno è passato, quanto sembra breve! Quando il mio occhio attento lo vide in prospettiva, mi sembrò uno spazio molto considerevole. I minuti si affollavano dopo i minuti, e le ore si alternavano alle ore, mostravano un'ampia corrente d'aria e mi lusingavano con una più lunga progressione di piaceri. Ma a uno sguardo retrospettivo, quanto meravigliosamente è cambiato il caso! Il paesaggio, ampio e spazioso, che una calda fantasia disegnava, portato alla prova della fresca esperienza, si restringe in una spanna, proprio come le rive svaniscono, e le montagne si riducono a un punto, quando il marinaio, circondato dal cielo e dall'oceano, getta il suo ultimo sguardo sulla sua terra natale. Con quanta chiarezza scopro ora l'imbroglio! Che non si imponga mai più sulla mia incauta immaginazione! Trovo che non ci sia nulla che dimori da questa parte dell'eternità. Una lunga durata, in uno stato di esistenza finita, è mera illusione. Ascoltare! Che suono è quello? In una situazione del genere ogni rumore emette un allarme. Solenne e lento irrompe nell'aria silenziosa. È il rintocco dell'orologio, destinato, si potrebbe immaginare, a ratificare tutte le mie serie meditazioni. Mi sembra che dica, Amen, e ponga un sigillo a ogni suggerimento di miglioramento. Mi dice che è trascorsa un'altra parte del tempo che mi è stato assegnato. Uno lo chiama "la campana delle mie ore passate". È la parola d'ordine per la vigilanza e l'attività. Grida all'orecchio della ragione: "Riscatta il tempo. Cogli le tempeste favorevoli dell'opportunità. Oh! prenderli mentre respirano; prima che vadano irrimediabilmente perduti. La durata della vita si accorcia continuamente. I tuoi minuti sono tutti in volo, e si affrettano a scomparire. Tu sei al limite dell'eternità, e fai progressi incessanti verso lo stato che stai contemplando. Possa l'ammonimento penetrare profondamente in una mente attenta e obbediente! Possa insegnarmi quell'aritmetica celeste, di contare i miei giorni; e applicando il mio cuore alla saggezza! (Hervey.)

Il tempo che fugge: rifiutando di sentire nulla da me, o di prendere qualcosa dal medico, rimase in silenzio, per quanto gli improvvisi dardi di dolore glielo permettessero, finché l'orologio non batté l'orologio. Allora esclamò con veemenza: "Oh! Ore! Ore! è giusto che tu colpisca così il tuo omicida al cuore. Come mai sei fuggito per sempre! Un mese! Oh, per una sola settimana! Non lo chiedo per anni, anche se un'età fosse troppo poca per il molto che devo fare. Tanto peggio. È perduto! È andato per sempre!" (Vita di Rochester.)

Valore del tempo: - Come ogni filo d'oro è prezioso, così lo è ogni minuto di tempo. (J. Mason.)

Frammenti di tempo: - Come nel denaro, così nel tempo, dobbiamo guardare principalmente alle porzioni più piccole. Prenditi cura del pence, e le libbre si prenderanno cura di se stesse. Prenditi cura dei minuti e le ore e gli anni si prenderanno cura di se stessi. L'oro non si trova in California per la maggior parte in grandi masse, ma in piccoli grani. Viene setacciato dalla sabbia in minuscole particelle che, fuse insieme, producono i ricchi lingotti che eccitano la cupidigia del mondo. Così i pezzi di tempo che ci sono di più, i brandelli, le cianfrusaglie del tempo messi insieme, possono formare un'opera molto grande e bella. Hale scrisse le sue "Contemplazioni" quando era nei suoi circuiti. Il dottor Mason Good tradusse Lucrezio nella sua carrozza, mentre, come medico, cavalcava di porta in porta. Uno dei cancellieri di Francia scrisse un volume voluminoso negli intervalli successivi dell'attesa quotidiana del pranzo. Doddridge scrisse la sua "Esposizione" principalmente prima di colazione. Kirke White studiava greco, ripassava i nomi e i verbi, mentre andava e tornava da uno studio legale. Burney imparò il francese e l'italiano mentre andava a cavallo. Franklin gettò le basi del suo meraviglioso bagaglio di conoscenze durante la cena e la sera, mentre lavorava come garzone di un tipografo. Nel Palazzo dell'Industria c'erano diversi curiosi esemplari d'arte, realizzati da umili individui in quei frammenti di tempo che potevano assicurarsi dalle loro occupazioni regolari. Oh, la preziosità dei momenti! Nessun oro o gemma può essere paragonato a loro. Eppure tutti li hanno; mentre alcuni si arricchiscono in tal modo, altri si lasciano in povertà. La ricchezza del tempo è come l'oro nella miniera, come la gemma nel ciottolo, come il diamante nell'abisso. La miniera deve essere lavorata; il terreno di ciottoli e levigato, l'abisso scandagliato e cercato. (J. Stoughton.)

Il valore del tempo: il tempo è il carico della vita, con il quale alcuni uomini commerciano e fanno fortuna, e altri lasciano che si ammuffiscano o si sprechino nella stravaganza. Il tempo è il libro della vita, da cui alcuni estraggono una meravigliosa saggezza; mentre altri lo lasciano scoperto, e poi muoiono sciocchi. Il tempo è l'albero della vita, dal quale alcuni raccolgono frutti preziosi, mentre altri giacciono alla sua ombra, e muoiono di fame; Il tempo è la scala della vita, per cui alcuni si elevano all'onore, alla fama e alla gloria; e alcuni si calano negli abissi della vergogna, della degradazione e dell'ignominia. Il tempo sarà per noi quello che, con l'uso che facciamo del tesoro, lo faremo; un bene o un male, una benedizione o una maledizione. (Ibidem)

Il tempo come si vede nella vecchiaia: io che prima sperperavo intere giornate, ora marito ore e minuti; così, quando il bicchiere comincia a scarseggiare, non spenderò ciò che resta in sciocchezze. Agisce la fine della lotteria della vita, i nostri ultimi minuti, come i biglietti lasciati nella ruota, salgono di valore; Non hanno forse tanto valore, in se stessi, come quelli che li hanno preceduti, ma siamo pronti, con grande ragione, ad apprezzarli di più. (Vescovo Atterbury.) La brevità del tempo

Il tempo è a portata di mano; è una favola;

È un vascello a vela;

È un'aquila sulla sua strada,

sfrecciando sulla sua preda;

È una freccia nel suo volo,

Deridendo lo sguardo che lo insegue;

È un fiore appassito di breve durata;

È un arcobaleno su una doccia;

È un raggio momentaneo

Sorridere in un giorno d'inverno;

È il rapido corso di un torrente;

È un'ombra; è un sogno;

È l'ultima veglia della notte,

Morire alla luce del sorgere della luce;

È una bolla; è un sospiro;

Preparati, o uomo, a morire

(Quarles.)

Redenzione e miglioramento del tempo:

(I.) Per mostrare in generale cosa significa riscattare il tempo

(II.) Per mettervi davanti il modo particolare di riscattare il tempo

(III.) Per offrirti le ragioni di ciò. E per quanto riguarda quella particolare ragione o motivo qui addotto dall'apostolo, ne parlerò da solo, quando avrò inviato questa parte dei miei discorsi sulle parole

(IV.) Vi presenterò quelle deduzioni pratiche che questa dottrina offre

(I.) La prima cosa che mi impegno è di darvi un resoconto più generale di questa ingiunzione apostolica e di farvi conoscere che cosa significhi riscattare il tempo

(II.) Devo proporvi il modo particolare di riscattare il tempo; e questo non si può dire con parole minori e più esaurienti di queste, che ci preoccupiamo di passare bene ogni giorno; e se mi chiedete come si deve fare questo, rispondo: Si può fare nel modo più efficace questi tre modi

(1.) Iniziando bene ogni giorno

(2.) Procedendo in esso di conseguenza

(3.) Concludendolo in modo simile

(4.) Ricorda di essere cauto riguardo ai tuoi svaghi. Nessun uomo può pretendere di riscattare il suo tempo se non è estremamente attento qui. Grano gran parte del tempo è speso da alcune persone in sport e passatempi sciocchi, come li chiamano

(5.) Aggiungo questo come un altro ottimo modo per riscattare il tempo; Bada di ritirarti molto spesso dal mondo, di abbandonare ogni compagnia e di essere solo. L'azienda divora il tempo eccessivamente, e i vostri più grandi custodi dell'azienda sono i peggiori manager del tempo

(6.) Quando andate all'estero, abbiate cura di questo, di non mescolarvi con compagni malvagi; sii molto circospetto riguardo alle persone con cui conversi; Non pensare mai di poter riscattare il tempo, se si è negligenti di questo particolare, perché si perde una meravigliosa quantità di tempo (e la persona troppo spesso) in una società inutile e peccaminosa

(7.) Se volete riscattare il tempo, non occupatevi di cose meschine e insignificanti, ma fate attenzione alle cose grandi e degne. 8. Per riassumere tutto in poche parole, fai in modo che la tua grande cura impieghi tutto il tempo che hai, e questo molto bene. Non si tralasci nessuna opportunità di fare il bene. Come ti ho mostrato come dovresti iniziare e continuare ogni giorno della tua vita; quindi resta, che vi faccio sapere cosa significa concludere bene la giornata. E questo deve essere fatto

1.) Con una seria riflessione e meditazione. Siediti sul serio e ricorda i passaggi del giorno passato. Che ogni sera sia la verifica delle azioni della giornata

(2.) Concludete la giornata con solenni atti di pentimento

(3.) Sforzatevi, per quanto in voi dite, di fare la vostra pace con l'offesa Maestà del cielo, implorando umilmente il perdono dei vostri peccati attraverso la soddisfazione e l'espiazione di Cristo Gesù il Redentore. Eppure ora sarà necessario dirvi che il lavoro non è ancora finito. La religione si prende cura della notte così come del giorno. Non si deve pensare che la notte sia stata fatta tutta per dormire. A volte può essere migliorato per gli stessi pii fini che è il giorno. Il santo salmista è il nostro modello qui, egli "si ricordò di Dio sul suo letto e lo meditò nelle veglie notturne" Salmi 63:6. E così professa di sé: "Quando mi sveglio, sono ancora con te" Salmi 139:18. Ma vorrei darvi un'ulteriore visione di questo dovere, informandovi di questo, che ci sono alcune stagioni e opportunità particolari della nostra vita, che devono essere migliorate e redente in modo più speciale. Così i giorni della giovinezza devono essere assicurati con una diligenza più che ordinaria, perché l'intero seguito della vita di un uomo dipende molto spesso da essi. Inoltre, i giorni della salute del corpo sono un'altra stagione speciale, che ci impegniamo a migliorare al massimo. Raccomando anche questo ai vostri pensieri, che il giorno della pace e della prosperità e la fruizione delle buone cose di questa vita sia un'altra occasione propizia per compiere il nostro dovere con grande alacrità e vigore, e per non tralasciare nulla che possa tendere al nostro benessere eterno. Ma, soprattutto, il giorno della grazia, e dell'offerta di Dio dei mezzi per essa, è un periodo che dovete attendere con la massima cura. Come fai a sapere che questa santa Colomba, come quella di Noè, se la lasci andare da te ancora una volta, potrebbe non tornare mai più da te? Gerusalemme perse il suo giorno, si lasciò sfuggire l'occasione, e questo fece sì che Gesù misericordioso piangesse su di lei e piangesse la sua distruzione

(III.) Secondo il metodo che ho proposto, procedo a mostrarvi quanto sia ragionevole riscattare il tempo. Troverete che questa è una performance più razionale quando avrete considerato queste cose seguenti

(1.) L'inestimabile valore del tempo

(2.) La brevità e l'incertezza di esso

(3.) L'impossibilità di ricordarlo

(4.) Il fine e il disegno di Dio che ce lo affida

(5.) Dobbiamo renderne conto. Ho letto di Amasis, un re egiziano, che diede un ordine, che ogni uomo dovesse una volta all'anno dare un particolare resoconto di come trascorreva il suo tempo e in che modo viveva. Fratelli miei, viene un giorno in cui tutti voi dovrete rendere conto del vostro tempo; Tutto il tuo tempo deve essere contato per il grande e generale audit del mondo

(IV.) Procedo all'applicazione di tutto ciò che è stato detto; Prendilo in questi tre particolari

(1.) Devono essere rimproverati coloro che hanno speso male il loro tempo

(2.) Imploriamo Dio di perdonarci l'errore del nostro tempo

(3.) Siate esortati per il futuro a redimerlo. (Giovanni Edwards, D.D.)

Peggiori sono i tempi, meglio è:

1.) La ragionevolezza di questa proposizione apparirà, riguardo a Dio, che si compiace di stare al nostro fianco nei momenti peggiori, e quindi siamo obbligati a difenderlo

(2.) Per quanto riguarda coloro tra i quali viviamo, ci preoccupiamo nei momenti peggiori di guardare con la massima attenzione alla nostra vita e alle nostre conversazioni. Perché in una stagione come questa possiamo avere una felice opportunità di convertire gli altri e di riformare il mondo con il nostro comportamento esemplare

(3.) Per quanto riguarda noi stessi, nei momenti cattivi ci preoccupiamo di camminare con rigore e circospezione, e di essere molto precisi nella nostra vita. Perché

(1) Con ciò dimostriamo a noi stessi che abbiamo in noi la verità e la vita della grazia. Sì, la vera bontà e la vera virtù sono sempre esaltate e rese più vigorose dalla corruzione e dalla malvagità dei tempi. C'è un antiperistasi morale o religioso così come uno fisico. C'è una repulsione nei corpi, per cui sia il caldo che il freddo sono resi più forti e attivi dal contenimento del contrario da ogni parte. Quindi c'è qualcosa di simile da vedere in coloro che sono veramente e sinceramente buoni, quando sono circondati da contrari, quando vivono in mezzo al vizio e sono circondati da uomini malvagi; la loro virtù diventa più vigorosa e forte; il vero spirito di zelo e il fuoco d'amore sono più caldi in loro nelle stagioni più acute e più fredde; Le loro grazie sono più infiammate e accresciute dall'opposizione, che è la più grande testimonianza che possa essere della vera energia vitale della grazia salvifica in loro.

(2) Quando i giorni sono cattivi, cioè pericolosi e calamitosi, non sappiamo per quanto tempo ci sarà permesso di presentarci per la religione, non sappiamo quanto presto potremo essere stroncati dai suoi implacabili avversari, almeno essere privati dell'opportunità di fare quel bene che attualmente è in nostro potere fare. Perciò dovremmo essere più che un semplice agitatore, e radunare tutte le nostre forze, e fare il nostro ultimo sforzo per così dire, perché non possiamo dire se non che potrebbe davvero rivelarsi così.

(3) Questo è l'unico modo per procurarvi un'arca, un rifugio, un santuario nei giorni dell'indignazione di Dio. Quando i tempi non sono solo peccaminosi, ma anche calamitosi, quando i giudizi di Dio sono sparsi sulla terra, dovete prepararvi a riceverli con una vita e una condotta irreprensibili. In questo potete essere incoraggiati dall'esempio dei più eminenti servitori di Dio, che si sono sforzati di essere notevolmente virtuosi e buoni in tempi di pietà generale; e questa loro singolare pratica è presa in considerazione e lodata dallo Spirito Santo nelle Scritture. Lot abitava in una città grande e molto popolosa, ma dove c'erano pochissimi uomini giusti, eppure non fu corrotto da quei malvagi tra i quali dimorò. Giobbe era perfetto e retto nella terra di Uz. Il luogo della sua abitazione è notevole. Non c'è da meravigliarsi di essere buoni in buona compagnia, ma Giobbe temeva Dio e fuggiva il male in un paese dove erano pochi quelli che avevano la vera conoscenza di Dio e camminavano nelle sue vie, il che ridonda all'eterno onore di questo sant'uomo. Elia rimase saldo e incrollabile in mezzo a un popolo che era quasi sommerso dall'idolatria; egli aveva per il vero Dio tanto grande quanto essi avevano per il loro falso, il che era davvero molto grande. Leggiamo di Giuseppe e Mosè alla corte del faraone (perché tutti i re egiziani a quei tempi erano faraoni). Leggiamo di Abdia alla corte di Achab, di Daniele in quella di Nabucodonosor, e di credenti nella casa di Erode, e persino di santi nel palazzo di Nerone. Giuseppe d'Arimatea, sebbene fosse un consigliere appartenente al concistoro del sommo sacerdote, non acconsentì al consiglio e all'azione degli altri consiglieri e sommi sacerdoti che avevano architettato la morte del nostro Salvatore Luca 23:51. (Ibidem)

Miglioramento del tempo: - Boyle osserva "che i granelli di sabbia si disperdono facilmente, ma abili artefici li raccolgono, li fondono e li trasmutano in vetro, di cui fanno specchi, lenti e telescopi. Ciò nonostante, i cristiani vigilanti migliorano le parentesi del tempo, impiegandole nell'autoesame, negli atti di fede e nella ricerca della santa verità; per mezzo del quale divennero specchi per le loro anime e telescopi che rivelavano il cielo promesso". I gioiellieri risparmiano le spazzate dei loro negozi perché contengono particelle di metallo prezioso. I cristiani, che hanno comprato ogni momento con il sangue di Cristo, dovrebbero stare meno attenti al tempo? Sicuramente le sue minuzie dovrebbero essere più preziose dei granelli d'oro o della polvere di diamanti. (S. Coley.)

Valore del tempo: - Melantone annotava il tempo da lui perduto per poter così rianimare la sua industria e non perdere un'ora. Uno scultore italiano mise sulla sua porta un'iscrizione che intimava che chiunque fosse rimasto lì avrebbe dovuto unirsi alle sue fatiche. «Abbiamo paura», dissero alcuni visitatori di Baxter, «di intrometterci nel vostro tempo». «Certo che lo sai», rispose il divino turbato e schietto. Il tempo era il patrimonio da cui questi grandi lavoratori, e tutti gli altri lavoratori, ricavarono una ricca eredità di pensieri e di azioni per i loro successori. (Sorride.)

Valore del tempo: - Si racconta che il duca di Wellington prese un appuntamento con un dignitario della città per incontrarsi a una certa ora sul London Bridge. Il dignitario era in ritardo di cinque minuti e, trovando l'orologio del duca in mano e arrabbiato, supplicò: "Sono solo cinque minuti, vostra grazia". «Solo cinque minuti!» rispose lui; "Cinque minuti di mancanza di puntualità mi avrebbero fatto perdere una battaglia". La volta successiva il magnate della città si preoccupò, come pensava, di andare sul sicuro. Quando il duca comparve, lo salutò piuttosto trionfante: "Vede, vostra grazia, questa volta ero cinque minuti prima di lei". «Dimostra quanto poco si conosca il valore del tempo», disse il vecchio feldmaresciallo. "Sono qui per il momento. Non posso permettermi di sprecare cinque minuti". (Domenica a casa.)

Il tempo si allungò: una volta fu chiesto a una venerabile signora la sua età. «Novantatrè», fu la risposta. "Il Giudice di tutta la terra non significa che avrò alcuna scusa per non essere preparato ad incontrarLo".

Sul muro esterno di una delle torri della cattedrale di Beverley c'è un vecchio quadrante pittoresco con la pregnante leggenda: "Ora, o quando?" Una domanda semplice che pone, silenziosamente, ma continuamente - al mattino, a mezzogiorno, al tramonto del sole - a tutti gli abitanti di quel luogo, a tutti gli stranieri che vi vengono, a tutti i passanti; Una domanda semplice, ma profonda nella sua suggestività

Il tempo e la sua perdita: "Ci avete fatto perdere un'ora intera", disse un gentiluomo a un ragazzo mentre entrava in una stanza dove si riuniva un importante comitato. "Chiedo scusa, signore, è impossibile," disse il giovane, tirando fuori l'orologio; "Sono in ritardo di soli cinque minuti". «Verissimo», rispose l'altro, «ma siamo in dodici qui, e ognuno di noi ha perso cinque minuti; Quindi fa un'ora". (Thain Davidson.)

Tempo da non perdere in frivoli divertimenti: Sulla strada per Marengo, Napoleone si fermò sulla porta della bottega del barbiere e chiese alla sua ex padrona di casa se si ricordava di un giovane ufficiale di nome Bonaparte che un tempo era stato acquartierato nella sua famiglia. «Certo che lo so, ed era un detenuto molto sgradevole. O era sempre chiuso nella sua stanza" (allo studio), "o se usciva non si degnava mai di parlare con nessuno". "Ah! «mia buona donna», replicò Napoleone, «se avessi passato il mio tempo come voi volevate che mi avessi, non sarei stato al comando dell'esercito d'Italia».

Tempo risparmiato dal sonno: - Il generale Henry Lee una volta disse al capo: "Siamo stupiti, signore, della grande quantità di lavoro che svolgete". Washington rispose: "Signore, mi alzo alle quattro, e gran parte del mio lavoro è fatto mentre gli altri dormono".

Valore del tempo: - Una mattina, mentre Benjamin Franklin era occupato a preparare la sua nuova carta per la stampa, un lettino entrò nel negozio e passò un'ora o più a guardare i libri, ecc. Alla fine, prendendone uno in mano, chiese il prezzo. "Un dollaro". «Un dollaro!» disse. «Non puoi prenderne di meno? No, davvero; Questo è il prezzo". Era quasi trascorsa un'altra ora, quando il lettino disse: «Il signor Franklin è in casa?» «Sì, è in tipografia». "Voglio vederlo". Il ragazzo informò immediatamente il signor Franklin che c'era un signore nel negozio che aspettava di vederlo. Franklin fu presto dietro il bancone, quando il lettino, libro in mano, gli si rivolse così: «Franklin, qual è il minimo che puoi prendere per questo libro?» "Un dollaro e un quarto". «Un dollaro e un quarto! Ebbene, il tuo ragazzo qui ha detto che potrei averlo per un dollaro. È vero», disse Franklin, «e avrei potuto permettermi di prendere un dollaro piuttosto che essere portato via dall'ufficio». Il lettino sembrò sorpreso e, volendo porre fine al colloquio che aveva creato, disse: «Suvvia, signor Franklin, qual è il minimo che potete prendere per questo?» "Un dollaro e mezzo". «Un dollaro e mezzo! Perché l'hai offerto tu stesso per un dollaro e un quarto!" «Sì», disse Franklin, «e avrei fatto meglio a prenderlo piuttosto che un dollaro e mezzo adesso!» Il lettino pagò il prezzo e si mise ai suoi affari (se ne aveva), e Franklin tornò alla tipografia

Valore del tempo: - Il signor W.M.F. Round racconta come, nel 1871, essendo impegnato in una serie di schizzi di eminenti francesi, scrisse a Carlyle, chiedendo il nome di un'autorità, e chiese che una sola riga fosse racchiusa in una busta diretta. In risposta ricevette quattro pagine di informazioni preziose. Qualche tempo dopo, il signor Round si trovava a Londra, o, piuttosto, a Cheyne Row, e vide per la prima volta il suo benefattore. Era in compagnia di un amico che conosceva Carlyle, e che gli disse che il signor Round era troppo modesto e grato per sconfinare nel suo tempo, al che il signor Carlyle fece la seguente osservazione caratteristica: "Nessun uomo può violare il mio tempo se viene per qualcosa, o che può portarmi via qualcosa di utile. Solo coloro che vengono per il meno di niente di guardarmi sono sgraditi. Entra".

17 CAPITOLO 5

Efesini 5:17

Perciò non siate insensati, ma comprendete qual è la volontà del Signore.-

Sull'eccellenza e l'utilità delle verità contenute nel Vangelo: - La volontà di Dio, che determina l'intera portata dei nostri obblighi, si rivela principalmente a noi nelle dottrine e nei precetti morali che sono trasmessi nelle Sacre Scritture. È opportuno, quindi, spiegarvi, dal pulpito, questi oracoli divini, mostrandovi, in primo luogo, la loro superiore eccellenza a tutte le altre istruzioni; In secondo luogo, gli inestimabili vantaggi che sono in grado di produrre per assicurare la vostra pace e felicità.

(I.) Poiché l'uomo è stato creato per essere eternamente felice nella chiara e perfetta conoscenza delle infinite perfezioni dell'Essere Divino, c'è naturalmente nella mente di ogni individuo un'insaziabile sete di conoscenza. Ma, miei cari amici, se la sapienza umana è indiscutibilmente un acquisto prezioso e prezioso, certamente la conoscenza di quelle verità su cui la religione invita la nostra attenzione deve essere incomparabilmente più stimabile. Eppure, per quanto inconcepibile possa sembrare, è una verità innegabile che molti di noi, mentre si dedicano alla ricerca di conquiste inferiori con instancabile applicazione, dedicheranno a malapena un momento, senza riluttanza, all'acquisizione di una competenza in quella scienza sublime e nobile che la fonte di tutta la conoscenza riversa così generosamente davanti a loro. Che deplorevole degrado delle nostre facoltà mentali!

(II.) Il valore, inoltre, e l'eccellenza di qualsiasi scienza, è generalmente, e molto giustamente, stimata dalla sua utilità, dalla sua tendenza a promuovere i nostri interessi e vantaggi. Per questo motivo le arti che sono calcolate per accrescere la comodità e la felicità della società, le arti che tendono a coltivare e abbellire la vita umana, sono tenute in particolare considerazione e incoraggiate da ogni segno di approvazione pubblica. Considerando, quindi, le dottrine del cristianesimo da questo punto di vista, scopriamo, a prima vista, che esse sono eminentemente superiori a ogni altra conoscenza che possa essere acquisita. Le informazioni che essi impartiscono riguardano tutto ciò che ci è caro e interessante nel tempo e nell'eternità. Ci forniscono armi per la nostra difesa contro ogni nemico che cerca la nostra distruzione e ci assicurano contro ogni pericolo che ci circonda. (J. Archer.)

La saggezza è necessaria per camminare accuratamente: - Quella saggezza e una buona comprensione della volontà di Dio sono necessarie per camminare con precisione o per una pronta obbedienza.

(I.) Prima di darvi le ragioni, lasciate che vi dica il punto così come si trova nel testo

(1.) Che ogni uomo che ha una coscienza tenera sia accurato ed esatto nella sua obbedienza a Dio, non accontentandosi di una leggera tintura di cristianesimo, ma guardando in ogni ruscello e girandolo, affinché non possa in nessun punto mancare e mancare nel suo dovere. Ora, questo non può avvenire senza molta saggezza e conoscenza; perciò qui, quando l'apostolo li esorta a "camminare con circospezione", subito aggiunge: "Non da stolti, ma da saggi". 2. Non abbiamo una regola sicura da seguire se non la volontà di Dio

(3.) Questa volontà ci è rivelata nella Sua Parola. Lì il nostro dovere e la nostra felicità sono chiaramente dichiarati Salmi 119:105

(4.) Dobbiamo comprendere a fondo questa parola, altrimenti come conosceremo il nostro dovere? Proverbi 19:2). 5. Questa comprensione non deve essere oziosa, ma ridotta all'uso e alla pratica. La prontezza a servire Dio alla maniera di Dio ci porta più presto alla conoscenza della volontà di Dio. La Parola non ci è stata data per mettere alla prova l'acutezza del nostro ingegno nel discutere, ma la prontezza della nostra obbedienza nel praticare

(6.) Questa riduzione di ciò che sappiamo alla pratica è la nostra saggezza. La conoscenza non è mai giusta, ma quando la saggezza va di pari passo.

(II.) Le ragioni per cui ai cristiani è richiesta molta saggezza e una buona comprensione

(1.) Affinché possano assomigliare a Dio e scoprire le Sue perfezioni al mondo

(2.) Affinché ci possa essere una dovuta impressione della Sua parola su di noi, che è tutta sapienza; e se lo comprendiamo e lo miglioriamo, deve necessariamente renderci anche saggi; poiché l'impronta è conforme alla natura del sigillo; e così la nuova creatura deve necessariamente essere la creatura più saggia da questa parte del cielo

(3.) Il grande pericolo dell'ignoranza, o i mali che derivano dalla mancanza di saggezza spirituale.

(1) A noi stessi. La nostra adorazione non è altro che un'affettuosa superstizione, una cieca devozione a un Dio sconosciuto, una mera congettura guidata dall'abitudine e da alcuni scopi devoti Giovanni 4:22. Il nostro zelo non è che una furia selvaggia Romani 10:2.

(2) Agli altri. Non c'è modo di prevenire i problemi nella Chiesa o gli scandali nel mondo se non abbiamo saggezza e comprensione spirituali

(4.) L'incredibile gioia e pace che genera nelle nostre anime.

(1) La semplice conoscenza della volontà di Dio è molto dilettevole, e produce molto più piacere alla mente di quanto un epicureo possa trovare nei suoi più squisiti godimenti sensuali.

(2) La pace che l'accompagna

(5.) Le proprietà di questa conoscenza e saggezza ne mostrano la necessità.

(1) Perché si impiega per le cose più alte, conoscere la natura e la volontà di Dio, ciò che Egli è, e come deve essere goduto.

(2) Queste cose sono molto utili e proficue Giovanni 17:3

(1.) È di rimprovero a diversi tipi di persone che vivono nell'ignoranza, o tollerano l'ignoranza con diversi pretesti.

(1) Che non appartenga a coloro che scavano nelle miniere della conoscenza; lo lasciano agli impiegati e agli uomini di cultura.

Altri hanno una conoscenza poco generale e tradizionale della religione comunemente professata tra noi, e ne parlano a memoria dopo gli altri, ma in genere non guardano oltre l'esterno di essa.

(3) Alcuni limitano la loro conoscenza a poche verità ovvie, e per altre cose lasciano ai predicatori il compito di cercare più accuratamente la mente di Dio, e si accontentano di vedere con gli occhi degli altri uomini.

(4) Alcuni pensano che l'ignoranza sia la madre della devozione, e che gli uomini smettano di essere buoni quando diventano più consapevoli

(2.) È spingerci ad acquisire questa conoscenza e comprensione della volontà di Dio. L'apostolo parla ai figli della luce; E nessuno di noi sa così tanto, ma potremmo sapere di più.

(1) Lavora per ottenere una conoscenza più completa dei misteri celesti, specialmente di quelli che sono necessari alla salvezza Ebrei 5:12, 13.

(2) Ottieni una conoscenza più chiara. La pienezza si riferisce all'oggetto, o alle cose conosciute; chiarezza verso la materia o la facoltà che conosce.

(3) Ottenete una conoscenza più certa, o una conoscenza più confermata nella verità Atti 2:36; Giovanni 4:42; 17:8.

(4) Ottieni una conoscenza più distinta. Le verità sono meglio conosciute nella loro cornice e dipendenza. Una conoscenza confusa è sempre insoddisfacente; Non è finché non vediamo come una verità concorda con un'altra, come le tende del tabernacolo erano fissate da anelli; fino a quando non saremo in grado di "confrontare le cose da spirituale a quelle spirituali" 1Corinzi 2:13.

(5) Acquisisci una conoscenza più sperimentale. La maggior parte del cristianesimo non è solo da credere, ma da sentire 1Giovanni 5:10

(6.) Ottieni una conoscenza più pratica. La conoscenza è per l'uso, non per una speculazione oziosa. Come un galante e un medico entrano in un giardino, uno guarda il colore e la bellezza, l'altro la virtù e l'uso delle erbe e dei fiori: "Se queste cose sono in voi e abbondano, fanno di voi che non sarete né sterili né infruttuosi nella conoscenza di Cristo" 2Pietro 1:8. "Chi dice: Io lo conosco e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui" 1Giovanni 2:4. Un cristiano pratico è più pronto a servire e piacere a Dio ogni giorno. (T. Manton, D.D.)

Comprendere la volontà di Dio è vera sapienza: che questa sia la vera sapienza appare così

(1.) Ci porta a quello stato d'animo di cui Dio si compiace Isaia 66:2; Romani 7:7-11

(2.) Indica un certo modo di sfuggire alla miseria dovuta a noi peccatori 1Giovanni 5:11-13; Ebrei 6:17, 18

(3.) Dà quella visione di Dio che ci spinge ad amarlo e a donarci a Lui 1Giovanni 4:9, 10, 19

(4.) Rimuove la paura della morte e della tomba

(5.) Offre il miglior terreno di sottomissione alle prove della vita

(6.) Pone le più forti restrizioni al peccato, che è la nostra disgrazia e miseria

(7.) Ci mostra che tutti i nostri nemici sono sotto il controllo divino. 8. Mette nelle nostre mani le migliori armi di difesa 2Corinzi 10:4, 5). 9. Ci assicura che presto Dio sistemerà tutte le cose 2Tessalonicesi 1:6-10. Se è così, quanto sono stolti e ingrati i negligenti e i disprezzatori di questa volontà di Dio? Preghiamo e studiamo per conoscere questa volontà di Dio. (H. Foster.)

Valore della saggezza: - Se le montagne fossero perla, se ogni sabbia del mare fosse un diamante, non sarebbe paragonabile alla saggezza. Senza saggezza l'uomo è come una nave senza pilota, in pericolo di spaccarsi sugli scogli. Il prezzo della saggezza è superiore ai rubini. Il rubino è una pietra preziosa, trasparente, di colore rosso fuoco. Si narra che uno dei re dell'India indossasse un rubino di quella grandezza e splendore da poter essere visto da esso al buio; ma la saggezza getta un colore più scintillante del rubino; ci fa risplendere come angeli. (J. Watson.Otto segni di follia: - Se vuoi conoscere quelli che sono più saggi della sobrietà, li riconoscerai da questi segni:

1.) Hanno tutto il discorso, ovunque vengano, come pappagalli

(2.) Disprezzano gli altri, come i farisei

(3.) Disprezzano coloro che dicono loro la loro colpa, come Abner

(4.) Saltano con Cesare, come gli erodiani

(5.) Si voltano con il tempo, come Dema

(6.) Cercano il proprio credito screditando gli altri, come i nemici di Paolo

(7.) Amano ascoltare la propria lode, come Erode. 8. Sopra ogni cosa avrebbero avuto la loro volontà, come Gezabele. Ogni volta che questi otto marchi si incontrano, c'è un uomo saggio e uno sciocco; un uomo saggio nella sua presunzione e uno sciocco nelle prove: questi sono i saggi del nord e i filosofi d'Inghilterra. (Henry Smith.)

Sottomissione alla volontà di Dio: - C'è un passaggio memorabile nella storia di San Francesco che può gettare luce su questo argomento. La grande regola dell'ordine da lui fondato era l'implicita sottomissione al superiore. Un giorno un monaco si dimostrò refrattario. Deve essere sottomesso. Per ordine di San Francesco fu scavata una fossa abbastanza profonda da contenere un uomo; Il monaco vi fu messo dentro, i frati cominciarono a spalare la terra, mentre il loro superiore, in piedi, guardava severo come la morte. Quando la muffa ebbe raggiunto le ginocchia del miserabile, san Francesco si chinò e, fissando gli occhi su di lui, disse: "Sei già morto? La tua volontà è morta? Cedi?" Non ci fu risposta; Giù in quella tomba sembrava che ci fosse un uomo con una volontà di ferro come la sua. Il segnale fu dato e la sepoltura proseguì. Quando alla fine fu sepolto fino al centro, al collo, alle labbra, san Francesco si chinò ancora una volta per ripetere la domanda: "Sei già morto?" Il monaco alzò gli occhi verso il suo superiore, per vedere negli occhi freddi e grigi che erano fissi su di lui nessuna scintilla di sentimento umano. Morto alla pietà e a tutte le debolezze dell'umanità, San Francesco era pronto a dare il segnale che doveva terminare la sepoltura. Non era necessario; il ferro si piegò; fu vinto; il funerale fu interrotto; la sua volontà cedeva a quella più forte, il povero fratello disse: "Sono morto". Non sarei morto come questi monaci per nessun uomo. La mente e la ragione che ho ricevuto da Dio Onnipotente devono piegarsi implicitamente e ciecamente davanti a nessuna autorità umana. Ma la sottomissione che rifiuto all'uomo, Gesù, la do a Te, non strappata da me dal terrore, ma conquistata dall'amore; il risultato, non della paura, ma della gratitudine. (T. Guthrie, D.D.)

18 CAPITOLO 5

Efesini 5:18

E non ubriacarvi di vino in eccesso; ma siate ripieni di Spirito.-

Il peccato e la follia dell'ubriachezza: questo precetto segue in modo molto naturale ciò che egli ha detto sulla necessità della saggezza. Perché anche un uomo saggio, quando è ubriaco, diventa uno stolto; La luce della ragione e della coscienza è spenta, e gli impulsi ciechi della sua natura fisica sono lasciati senza controllo. Alcuni uomini bevono in eccesso per indebolire la loro sensibilità ai problemi, per diminuire il dolore di ricordi angoscianti o paure angoscianti. Con loro agisce come un oppiaceo. Ma Paolo pensava a coloro che bevono in eccesso perché l'intossicazione, almeno nelle sue fasi iniziali, dà loro eccitazione. Esalta l'attività sia del loro intelletto che della loro emozione. Il pensiero diventa più vivido e più rapido. I colori dell'immaginazione si fanno più brillanti. Tutta la loro natura fisica diventa più animata. Il fiume della vita, che era sprofondato e si era mosso lentamente, improvvisamente si alza, diventa un'inondazione impetuosa e straripa dagli argini. Questo è il tipo di bere che tradisce gli uomini nella violenza e nella dissolutezza. "Non ubriacarti di vino", perché nell'ubriachezza c'è "tumulto", dissolutezza, liberazione da ogni restrizione morale. Il desiderio di una vita più piena e ricca, di ore in cui ci eleviamo al di sopra di noi stessi e superiamo i limiti normali e consueti dei nostri poteri, è un desiderio naturale. Paolo indica come dovrebbe essere soddisfatto: "Non ubriacatevi di vino in cui è tumulto, ma siate pieni di Spirito". Abbandona i peccati che rendono impossibile per il puro e giusto Spirito di Dio concederti la pienezza della Sua ispirazione; mantieni aperti i canali attraverso i quali i ruscelli che sgorgano dalle fonti divine ed eterne possano trovare la loro strada nella tua natura; e allora la monotonia ottusa della vita sarà spezzata, e verranno ore di generosa eccitazione. Le nuvole grigie si spezzeranno e gli splendori del cielo saranno rivelati; La terra comune sarà riempita per un po' di tempo di una grande gloria. Armonie come non sono mai giunte all'orecchio mortale raggiungeranno l'anima. Le limitazioni che ci vengono imposte in questa condizione mortale sembreranno per un po' scomparire. La vostra visione delle cose eterne avrà un'acutezza soprannaturale. La vostra gioia in Dio sarà un'anticipazione della vita benedetta oltre la tomba. E, ripensando a queste ore perfette, direte che non possiamo dire se fossimo nel corpo o fuori dal corpo. Ma alcuni uomini bevono, non tanto per amore dell'eccitazione personale, quanto per amore della buona compagnia. Non bevono mai molto quando sono soli; e quando sono in compagnia bevono in eccesso perché, all'aumentare del calore dell'ebbrezza, sembra scongelare e sciogliere ogni riserva; la conversazione scorre più liberamente e diventa più franca; la mente tocca la mente più da vicino; Vite che erano state isolate l'una dall'altra si fondono e fluiscono in un canale comune. L'isolamento perpetuo è intollerabile quanto la monotonia perpetua. Non siamo stati fatti per vivere una vita separata e solitaria. Questo è il segreto della nostra gioia nell'ascoltare un grande oratore che si rivolge a una grande assemblea. Se fosse possibile per lui toccare le stesse vette di eloquenza quando parla solo a noi, saremmo meno commossi. Ci piace perdere la nostra individualità nella folla; condividendo il loro pensiero, il nostro pensiero diventa più vivido; Condividendo le loro passioni, la nostra passione diventa più intensa. È difficile spiegare il mistero; ma ne siamo consapevoli; Il flusso povero e stretto della nostra vita sfocia nel mare aperto, e il grande orizzonte, e i venti liberi, e le potenti maree diventano i nostri. Tutti abbiamo provato la stessa gioia ascoltando in mezzo alla folla un grande cantante o un grande coro. Il desiderio di questa vita più ampia nella società di altri uomini è naturale quanto il desiderio di eccitazione; e Paolo dice ai cristiani di Efeso che invece di cercare di soddisfarlo bevendo con altri uomini, dovrebbero soddisfarlo con l'adorazione comune e con il canto sacro. (R. W. Dale, LL.D.)

L'ubriachezza, sebbene in generale vietata tra i pagani, era ammessa nei loro baccanali, come espressione di gratitudine al dio che dava loro il vino. Questo rito pagano l'apostolo sembra avere qui in mente

(I.) La natura e l'entità di questo vizio. Vari gradi di intemperanza: il grado più alto è un'indulgenza tale da sospendere l'esercizio delle facoltà mentali e corporee. Ma c'è il peccato anche in gradi minori. Se per l'indulgenza del tuo appetito, rendi il tuo corpo inadatto al servizio della mente, o la tua mente al servizio di Dio; sprecate così le vostre sostanze, da defraudare la vostra famiglia di un mantenimento, o i vostri creditori dei loro debiti; diventare schiavo di un'abitudine sensuale e affascinato da una compagnia dissoluta; sei distolto dai doveri della religione o dagli affari della tua vocazione mondana; risvegliare desideri criminali ed eccitare passioni colpevoli; stupisci la tua coscienza, spegni i sentimenti dell'onore e bandisci i pensieri del futuro; Ti viene addebitata una franchigia penale

(II.) La colpa e il pericolo di questo vizio

(1.) È un ingrato abuso della munificenza di Dio

(2.) Spoglia l'uomo della sua dignità nativa e lo affonda sotto i bruti

(3.) È dannoso per il corpo, così come per la mente

(4.) Consuma la sostanza degli uomini

(5.) Distrugge la coscienza

(6.) Genera altri vizi: concupiscenze impure, passioni rabbiose, linguaggio profano, maniere insolenti, ostinazione del cuore e disprezzo del rimprovero

(7.) Ha effetti molto deplorevoli sulle famiglie.

(1) Sovverte l'ordine e il governo.

(2) Scoraggia la devozione.

(3) Distrugge la pace e la tranquillità interna.

(4) Reca angoscia alla famiglia. 8. La Scrittura abbonda dei più solenni avvertimenti contro questo peccato. 9. Bisogna rinunciare a questo peccato, altrimenti la sua fine sarà la morte. (J. Lathrop, D.D.)

Essere riempiti con lo Spirito, la migliore difesa contro un peccato che lo tormenta:

(I.) L'avvertimento solenne. Quelli a cui ci si rivolge qui erano i santi di Dio. Eppure avevano bisogno di questa esortazione. Il migliore dei santi deve essere messo in guardia contro il peggiore dei peccati. Ci sono i semi di tutto il male in loro. Nessuna precedente costanza di cammino, nessuna esperienza profonda, nessuna santa conoscenza di Dio, nessun quasi cammino con Dio, può dare loro la minima sicurezza. Ma oltre a questo, ci sono tentazioni costituzionali. Alcune persone sono costituzionalmente tentate all'ira, alcune sono tentate alla vanità, alcune sono tentate alla mondanità nel suo eccesso di follia, alcune sono tentate alla falsità, e oh! Ci sono alcuni che sono tentati di ubriacarsi costituzionalmente. Ma oltre a questo, ci sono anche circostanze che spesso mettono un uomo in pericolo qui. Noè era, per quanto ne so, stanco e stanco come un agricoltore; e anche per la sua inesperienza degli effetti, fu sopraffatto dall'ubriachezza. Troviamo che nel caso di Lot, nel suo ritiro segreto, c'era nelle sue circostanze qualcosa che lo esponeva al pericolo

(II.) Osservate ora, in secondo luogo, l'esortazione, l'esortazione incoraggiante: "Siate ripieni di Spirito". Immagino che ci sia nell'espressione ciò che implicherebbe il potere dello Spirito di riempire l'anima dell'uomo. O meglio, l'espressione è: "Cercate di essere riempiti nella vostra intelligenza, nei vostri ricordi, nelle vostre coscienze, nella vostra volontà, nei vostri affetti, cercate di essere 'riempiti dello Spirito'. Ora permettetemi di indicare alcune delle benedizioni che derivano da questa comunicazione della "pienezza dello Spirito", in tutte le Sue sante influenze, alla nostra anima. Prima di tutto, guardiamolo come lo Spirito di sapienza e di rivelazione. Così lessi nel primo degli Efesini e nel diciassettesimo versetto. Guardate l'apostolo Pietro prima del giorno di Pentecoste. Quanto oscura era la sua percezione dell'Espiazione, quanto poco vedeva ciò per cui Gesù era venuto nel mondo! Parlo con alcuni uomini, molti dei quali, non dubito, sono veramente convertiti a Dio; eppure Cristo è sullo sfondo, vedo così poco di Lui. Parlano di Dio; c'è qualcosa nel loro credo che è così ebraico; parlano molto di più di Dio, che di Dio in Cristo. C'è così poco della grande opera dell'Incarnato, così poco di realizzare la forza dell'alleanza "ordinata in ogni cosa e sicura". Oh! carissimi, essere riempiti con lo Spirito di sapienza è la saggezza più alta. Ma guardiamo l'argomento da un altro punto di vista. Trovo che nell'undicesimo capitolo degli Atti degli Apostoli, e nel ventiquattresimo versetto, si dice di Barnaba: "Era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede". Così, quando siamo riempiti con lo Spirito Santo, siamo riempiti di fede. Ah! Chi può descrivere la benedizione che deriva dall'essere riempiti di fede? Vedere tutto alla luce del volto di Dio; vedere tutto alla luce della pienezza di un Salvatore. (J. H. Evans, M.A.)

Il vino Divino: - Dicendo: "Non ubriacatevi di vino, in cui è tumulto, ma siate ripieni di Spirito", San Paolo riconosce un pressante appetito umano, o bisogno. Egli non solo percepisce la necessità di una sana letizia di cuore nei suoi discepoli, ma ammette l'incoraggiamento di stati d'animo speciali o stagioni di allegria. È impossibile per chiunque stare sempre allo stesso livello spirituale. Ci sono misteriosi alti e bassi del barometro mentale. L'anima ha i suoi periodi di alta e bassa pressione. Siamo soggetti a molte influenze che non possiamo comandare. Eppure ce ne sono alcuni a nostra disposizione. L'apostolo indica una "elevazione" di cui siamo gli agenti coscienti, quando ci prefiggiamo di contrastare la depressione o di accendere un fremito più fresco di allegria. Questo è un desiderio legittimo. È riconosciuta dalla Chiesa stessa nella nomina dei giorni di ringraziamento e dei servizi speciali, quando siamo chiamati a mostrare la nostra gioia in una tensione più vivace. Apparentemente ci sono due mezzi distinti per indurre l'allegria. Uno è materiale, o corporeo: l'altro mentale, o spirituale; e la lezione che abbiamo davanti è che si è temporanei, imperfetti; l'altro finalmente efficace, essendo eterno. San Paolo cita il vino come esempio del primo. O è uno stimolante transitorio, legittimo nel suo uso moderato, o supera il limite, portando all'eccesso, o alla rivolta. Ci sono diversi tipi di sollievo "materiale" che eccitano, attutiscono, regolano le nostre funzioni corporee. E questo offre l'illustrazione più ovvia di ciò che l'apostolo qui intende insegnare. Non può, ad esempio, affogare davvero la cura noiosa. La cura è dura a morire. Uno stimolante materiale può fare molto, può aiutare la natura a superare una crisi. Ma l'uomo ha problemi di mente come di corpo. E questi presentano costantemente difficoltà, complicazioni, che sconcertano il prescrittore di farmaci. Chi servirà un'anima malata? Sotto la superficie della scienza benefica ci sono piaghe e dolori che non sono stati causati da alcuna grave offesa o negligenza contro le leggi della salute. Esse sono nate dalla percezione che la coscienza sia stata sfidata, o forse sono cresciute da qualche seme di dubbio che distrae, da qualche difficoltà apparentemente insolubile, sociale, intellettuale, che fa piangere tutto il giorno chi le sente. Chi dirà i problemi e gli ostacoli oltre i quali vogliamo essere aiutati, o al di sopra dei quali vogliamo essere sollevati da qualche influenza gentile ed esilarante? È nel soddisfare questo desiderio che dobbiamo arrivare a comprendere le due grandi fonti dell'allegria. Solo lo Spirito di Dio può soddisfare le necessità dello spirito dell'uomo. C'è qualcosa di speciale in questo dono di rafforzamento, guarigione e incoraggiamento. È il succo della vera vite, il vino nuovo del regno dei cieli. Qui raggiungiamo il grande potere trasformatore del mondo. La conoscenza di questo è il sostegno e il recupero della vita dell'uomo. Egli non rifiuta, né pretende di disprezzare, gli accessori materiali di questa esistenza. Non mette da parte la farina di grano perché Cristo è il vero Pane. Egli non vede nulla di sbagliato nell'uso retto di ogni creatura di Dio. Ma la sua gioia più intima e sicura, i suoi stati d'animo di esultanza sicuri e fiduciosi, provengono dallo Spirito, il misterioso Spirito di Dio, che è il dono speciale di nostro Padre per noi Suoi figli sulla terra. In questo sta la vera galleggiabilità della vita. (Harry Jones, M.A.)

Non il vino, ma lo Spirito:

(I.) Il divieto. So che ci vuole molto coraggio e molta fermezza di propositi in molti casi per rifiutare gli incentivi e negare la tentazione di indulgere nel bere eccessivamente. Per esempio, ci viene detto che è di moda bere; se non bevi liberamente non sei un uomo di mondo; sei uno strano misantropo asociale; Non sei adatto a mescolarti con la società. Non dirò che la moda non ha posto; So che la moda ha un posto; ma la moda non ha il diritto di immischiarsi nella morale. Inoltre, dico, dopo tutto, non è di moda essere ubriachi: dico, dopo tutto, che sebbene i casi di ebbrezza siano deplorevolmente numerosi, i casi di sobrietà, grazie a Dio, lo sono molto di più. D'altra parte, ancora, si dice che bere liberamente sia quasi un passaporto necessario per una conoscenza del mondo. Come le persone abusano del linguaggio!

(II.) L'ingiunzione

(1.) Per essere "ripieni di Spirito", dobbiamo essere consapevoli della grandezza di questa benedizione.

(1) Lo Spirito è la grande promessa della dispensazione del Nuovo Testamento.

(2) Il dono dello Spirito compensa ampiamente l'assenza della presenza corporea di Cristo

(2.) Questo suppone, inoltre, che abbiamo un gusto per la benedizione

(3.) Per essere "ripieni di Spirito", devi fargli posto

(4.) Per essere "ripieni di Spirito", devi essere il soggetto dello stesso ardente desiderio che è espresso in molte parti della Scrittura

(5.) Per essere "riempiti dello Spirito", dobbiamo arrenderci alla Sua influenza, dobbiamo arrenderci alla guida del Suo libero arbitrio. (J. E. Beaumont, D.D.)

Un avvertimento contro l'intemperanza:

(I.) Le questioni messe in contrapposizione l'una all'altra, che sono sia cose che azioni. Le cose sono il "vino" e lo "Spirito": le azioni, l'essere "ubriachi di vino" e "ripieni di Spirito". Primo: Le cose: queste due cose sono messe in contrapposizione

1.) Per controllare la tentazione. Il piacere sensuale che gli uomini trovano nel vino li attira all'eccesso. Ci sono piaceri più alti che dovrebbero coinvolgere gli uomini, vale a dire, la gioia della fede e il piacere della santità

(2.) Per mostrare la differenza tra le sacre società o riunioni dei fedeli e le feste dissolute dei pagani in onore dei loro idoli

(3.) A causa dell'analogia tra il vino e lo Spirito; sono spesso proposti nella Scrittura come corrispondenti, o come aventi una certa somiglianza nelle loro operazioni; come il vino rallegra ed esalta gli spiriti: "Rallegra il cuore dell'uomo" Salmi 104:15 ; così lo Spirito riempie l'anima e la esalta. Solo in questa pienezza non c'è eccesso: «Bevi abbondantemente, o carissimo» (cant. 5:1). E in questa allegria non c'è dissolutezza; quando siamo riempiti con lo Spirito, non si tratta di una gioia corruttrice, ma di una gioia perfettiva, tale da fortificare il cuore: «La gioia dell'Eterno è la vostra forza» (Nee 8:10). Ma che cosa significa essere riempiti dello Spirito? La frase è presa in due modi

(1) O per essere riempiti dei doni dello Spirito; o

(2) con le grazie dello Spirito.

(1) I doni dello Spirito: "E tutti furono ripieni di Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro la parola" Atti 2:4.

(2) Essere riempiti delle grazie dello Spirito. E qui dobbiamo considerare i Suoi tre uffici, poiché Egli è la nostra guida, santificatrice e consolatrice.

(II.) L'incoerenza dell'uno con l'altro; essere ubriachi di vino è incompatibile con l'essere riempiti con lo Spirito

(1.) Coloro che sono riempiti dall'uno agiscono secondo un principio contrario

(2.) Questo principio contrario ha una tale influenza su di loro, che lo Spirito del Vangelo non ha posto in loro.

(1) La loro vista è accecata 2Corinzi 4:4.

(2) La delizia e il gusto dell'anima sono corrotti Filippesi 3:19.

(3) La loro forza è indebolita, e non possono resistere ad alcuna tentazione. (T. Manton, D.D.)

Il peccato dell'intemperanza: - C'è nel vizio dell'intemperanza quel tipo di dissolutezza che non tollera freni, che sfida tutti gli sforzi per riformarla e che sprofonda sempre più in basso nella rovina senza speranza e impotente. Questo tremendo peccato è tanto più da evitare quanto più la sua presa è così grande sulle sue vittime, che con il rimorso periodico c'è l'ebbrezza periodica, e quando la repulsione di una testa palpitante e una depressione nauseante passano; Una nuova tentazione eccita nuovi desideri, e la coppa fatale è di nuovo ambita e prosciugata, mentre il carattere, la fortuna e la vita sono rischiati e persi nella gratificazione di un appetito di tutti gli altri, il più brutale nella forma e brutante nel risultato. Ci sono pochi vizi da cui c'è meno speranza di guarigione: i suoi ritrovi sono così numerosi e la sua presa è così tremenda. Poiché Efeso era una città commerciale e un porto marittimo trafficato, la sua ricchezza portò a un lusso eccessivo, e Bacco era il rivale di Diana. Le donne di Efeso, come le sacerdotesse di Bacco, danzarono intorno al carro di Marco Antonio al suo ingresso in città. L'ubriachezza era davvero un'epidemia in quei tempi e in quei paesi. Alessandro Magno, che morì in sacrificio a Bacco e non a Marte, offrì un premio a colui che poteva bere più vino, e trenta dei rivali morirono nell'atto della competizione. Platone si vanta dell'immensa quantità di liquore che Socrate poteva bere illeso; e il filosofo Senocrate ricevette una corona d'oro da Dionigi per aver ingoiato un gallone a un sorso. Catone perse spesso il senno per la sua scelta di Falerno. (J. Eadie, D.D.)

L'ubriachezza da evitare:

(I.) Devo entrare nella desortazione, o proibizione, dell'apostolo: "Non ubriacarti di vino". Per la giusta comprensione di cui premetto questo, che il vino è una delle buone creature di Dio che Egli ha dato per l'uso degli uomini. E l'ha data per questi tre considerevoli scopi

(1.) Agli abitanti di quei luoghi dove cresce, per una parte della loro bevanda ordinaria. Poiché Dio ha costituito la natura del corpo dell'uomo in modo tale che egli ha bisogno di bevande oltre che di cibo

(2.) Il vino è stato dato per amarci e ristorarci quando siamo deboli e languenti

(3.) Come il vino viene dato per curare gli infermi e gli svenimenti, così allo stesso modo per rallegrare e deliziare i sani e i sani. È lecito berlo non solo per necessità, ma a volte per piacere. Il vino, senza dubbio, ci è stato dato dal nostro benevolo Benefattore per deliziare il gusto e rinfrescare il palato, specialmente quando il dolore e l'angoscia intasano la mente e cominciano a opprimerla e appesantirla. Come il bere, così si può abusare della sobrietà. Gli uomini possono fare questi mali astenendosi dal bere smodatamente, cosa che non potrebbero mai essere in grado di fare se bevessero in modo stravagante. Generalmente i più astuti esecutori di malizia sono quelli che non sono dediti all'intemperanza: e la loro stessa sobrietà li rende più capaci di fare del male. Eppure non posso dire che questo tipo di uomini sia completamente libero dall'ubriachezza; perché è possibile che siano ubriachi anche della loro sobrietà, cioè della presunzione di essa; possano essere inebriati dall'orgoglio e dall'arroganza, o dal dispetto e dalla malizia, o da un'inebriante fiducia nel successo nelle loro malvagie imprese. Possono, come dice il profeta, "barcollare, ma non con bevande inebrianti, ed essere ubriachi, ma non con vino". Ciò che rende questo peccato è, in primo luogo, il non frenare il nostro desiderio e appetito stravaganti, di cui ho parlato prima, e, in secondo luogo, l'effettiva gratificazione e soddisfazione dei nostri desideri. Il che mi porta alla prossima cosa osservabile, cioè la ragione della desortazione apostolica, espressa in quelle parole: "in cui è l'eccesso": come dire: Non ubriacarsi di vino, perché c'è uno strano eccesso che lo accompagna. Questo è il vero significato di questa clausola del testo. Ora, nell'ubriachezza c'è un eccesso non solo formale, ma causale (per parlare nella lingua delle scuole). È sia l'eccesso in sé, sia la causa e l'origine di molti altri eccessi

(1.) Il primo male dell'ubriachezza è il danno che viene fatto al corpo da essa

(2.) Questo è un vizio che danneggia non solo i corpi, ma anche gli stati degli uomini. Un ubriacone è uno spendaccione: il bevitore stravagante è prodigo e prodigo

(3.) Un modo stentato di bere danneggia il nome e la reputazione, non meno dei corpi e delle proprietà degli uomini

(4.) L'intemperanza della lingua di solito accompagna quella del cervello. L'ubriachezza prima mette in moto la lingua, e poi presto la fa correre troppo veloce

(5.) L'ira e la furia, il massacro e lo spargimento di sangue, sono i frutti maledetti dell'ubriachezza. "La bevanda inebriante è furiosa", dice Salomone Proverbi 20:21

(6.) La lussuria e la dissolutezza, la prostituzione e la fornicazione, sono i frequenti accompagnatori del bere straordinario

(7.) Tra i terribili effetti e le conseguenze del bere stravagante non si deve omettere questo, che l'anima e tutte le sue facoltà ne sono corrotte e corrompite. Le false nozioni vengono bevute con il vino: si nutrono apprensioni indebite e sconvenienti. Sentiamo cosa dicono gli uomini per bere

(1.) È buona natura e amicizia, dicono, sedersi e bere, fino a quando non possono più bere

(2.) Dicono che è per compagnia e per amore della buona compagnia che a volte bevono fino alla moderazione

(3.) Altri difendono in questo modo le loro sorse smodate; Siamo persone ben educate, non possiamo essere così scortesi e maleducati da rifiutare il nostro bicchiere quando arriva il nostro turno

(4.) Alcuni giustificano la loro ubriachezza dicendo: "È per mettere da parte la malinconia". 5. Ci sono quelli che difendono il loro bere smodato, specialmente di vino, per la sua utilità, per esaltare le loro parti e renderle spiritose

(6.) C'è un'altra scusa addotta da alcuni uomini, che, sebbene non valga la pena di rispondere, tuttavia per poter rimuovere tutte le pretese degli uomini che bevono, dirò qualcosa ad essa. Non sono ubriaconi comuni, dicono, e quando eccedono nel bere, non spendono, come gli altri, il loro denaro, ma si ubriacano gratis. Non possono permettersi di indulgere a un vizio così costoso, ma colgono queste opportunità solo quando possono avere del vino a spese di altri

(7.) C'è un'altra grande obiezione o pretesa degli ubriaconi ancora dietro, che è questa, capita che siano in compagnia di queste persone che li impegnano a bere salute, e questi vanno spesso in giro, e avendo l'obbligo per loro di impegnare il loro prossimo prossimo, e di bere coppa per coppa, a volte sono infelicemente sopraffatti dal liquore che si presenta loro così velocemente. In ultimo luogo, sto per offrirvi alcuni mezzi e aiuti appropriati con i quali potrete estirpare efficacemente questo odioso vizio. Sono come questi:1. Soppesate questo esplicito comandamento di Dio nel testo: "Non ubriacate di vino, in cui è eccesso". 2. Considera i terribili guai che vengono denunciati contro questo peccato. Leggi con tremore Isaia 5:11

(3.) Considera che questo vizio è condannato anche da coloro che ne sono colpevoli. Non c'è un ubriacone che respira ma che una volta o l'altra è colpito dal suo stesso verdetto, emette una sentenza contro se stesso

(4.) Affinché tu possa farlo, impara ad assaporare i piaceri della religione e della santità. Conoscete l'eccellenza della virtù e della bontà, comprendete il valore intrinseco di queste

(5.) Affinché tu possa liberarti di questo abominevole vizio e soffocare il tuo eccessivo piacere nel bere intemperante e in quell'allegria che lo accompagna, siediti e pensa seriamente alle angosce e alle miserie in cui si trovano i tuoi fratelli, in una parte o nell'altra del mondo

(6.) Affinché tu possa effettivamente abbandonare questo vizio, fai attenzione a evitare tutte le occasioni in cui lo si verifica. (Giovanni Edwards, D.D.) Cristiani invitati a partecipare liberamente allo Spirito:

(I.) Cosa dobbiamo intendere per essere "pieni di spirito". 1. Con "lo Spirito, lo Spirito di verità, di vita, di grazia, di potenza, di sapienza e di rivelazione, del Padre e del Figlio, noi siamo battezzati, spesso chiamato lo Spirito Santo, lo Spirito eterno" qui, si intende quell'Agente Divino, nel cui nome, così come in quelli della santità, il Consolatore, lo Spirito di Dio, di Cristo. Ma osservate, non si intendono qui i Suoi doni straordinari, che in nessuna epoca sono necessari alla salvezza, e furono principalmente elargiti nei primi tempi, per il bene degli altri; ma le Sue influenze ordinarie, che sono necessarie per la salvezza (vedere versetti 19-21; Galati 5:22, 23

(2.) L'espressione "riempito con" o per mezzo dello "Spirito" suppone che ci sia una quantità sufficiente nello Spirito benedetto, e nelle Sue influenze, per riempire le nostre anime, per soddisfare tutti i nostri bisogni, per soddisfare i nostri desideri e aiutare le nostre infermità. Siamo nelle tenebre e abbiamo bisogno di illuminazione, istruzione e direzione; Egli è lo Spirito della luce, della verità, della sapienza. Abbiamo bisogno di consolazione; Egli è il consolatore. Importa la nostra partecipazione alle Sue influenze e ai Suoi frutti in modo ampio e abbondante; non proprio "senza misura"; in questo tempo Cristo aveva solo lo Spirito: né da ammettere alcun aumento; così difficilmente avremo lo Spirito in cielo. Ma in modo da avere ogni potere e facoltà dell'anima soggetta all'autorità e sotto l'influenza dello Spirito; che le Sue influenze siano rese più potenti e operanti in noi, producendo i loro effetti propri e genuini; come maggiore luce, vita, potenza, purezza, conforto, fede forte, speranza pienamente assicurata e confermata, amore fervente, mansuetudine e pazienza uniformi, piena conformità a Dio e comunione stretta e costante con Lui; riempiendoci di tutta la Sua pienezza Colossesi 1:9-11; Efesini 3:14-21; Giovanni 7:37 ; facendoci gustare grande dolcezza e diletto in Lui, per aspirare alla piena perfezione Filippesi 3:13, 14

(II.) Perché questo è fatto una questione di esortazione per noi. A causa di

1.) Il desiderio di essere riempiti con lo Spirito

(2.) La sua raggiungibilità

(3.) Qualcosa che incombe su di noi, al fine di esso. Dobbiamo fare uso dei mezzi previsti

(III.) Gli obblighi che incombono su di noi, come cristiani, per mirare ad essere riempiti con lo spirito. La chiara rivelazione che abbiamo riguardo al Suo libero arbitrio, al di là di tutto ciò che è stato dato nelle epoche precedenti della Chiesa, ci impone forti obblighi di desiderare di essere riempiti della Sua influenza. La dignità della Sua persona dovrebbe renderci ambiziosi nei confronti di un tale ospite, quando Egli è disposto a dimorare con noi. Egli non è altro che lo Spirito di Dio, come la nostra anima è lo spirito dell'uomo 1Corinzi 2:11. La sua relazione con Cristo ci obbliga Romani 8:9; Galati 4:6. La nostra relazione con Cristo sarà dimostrata e manifestata nel modo più chiaro dal Suo Spirito che dimora con noi Romani 8:9; 1Corinzi 12:12, 13. Così saremo vasi d'onore, santificati e resi adatti all'uso del Maestro. (Anon.)

Ripieni di Spirito: - Il comandamento "siate ripieni di Spirito" è praticamente un'ingiunzione a pregare con più fervore per una maggiore comunicazione spirituale e ad apprezzare quelle influenze già godute. Non solo dovevano possedere lo Spirito, ma dovevano essere riempiti con lo Spirito, come vasi pieni fino a traboccare, con lo Spirito Santo. Questo è il contrasto. Gli uomini sono inebriati dal vino, e cercano di "riempirsi" di esso: ma non ci riescono. Il vino non può soddisfare la loro aspettativa, non possono vivere abitualmente sotto il suo potere; i suoi fumi sono addormentati e si bramano nuove indulgenze. L'euforia che bramano può essere provata solo periodicamente, e ancora e ancora devono vuotare la coppa di vino per liberarsi dallo sconforto. Ma i cristiani sono "riempiti" dello Spirito, le cui influenze non sono solo potenti, ma piene di soddisfazione per il cuore dell'uomo. È una sensazione di bisogno, un desiderio di fuggire da se stesso, un desiderio ardente di qualcosa che si sente fuori portata, una sete ansiosa e irrequieta di godere, se possibile, di un po' di felicità e di un allargamento del cuore, che di solito porta all'intemperanza. Ma lo Spirito riempie i cristiani e dà loro tutti gli elementi di allegria e di pace-autentica elevazione e libertà mentale-superiorità rispetto a tutte le influenze deprimenti e godimento raffinato e permanente. Naturalmente, se sono così pieni di Spirito, non provano alcun appetito per gli stimolanti degradanti e materiali. (J. Eadie, D.D.)

Se c'è un solo vizio che un uomo desidera espellere dal suo carattere, o da quello di un altro, può raggiungere il fine in modo definitivo e completo, e solo, lasciando entrare la grazia corrispondente. Il peccato, in ogni forma della sua indulgenza, deve essere considerato come un'ebbrezza. Introduca dunque nei vasi sanguigni della sua anima un controstimolante. Che si inebri d'amore, di gioia e di pace, il frutto, per così dire, della Vera Vite, e non ci sarà possibilità di intrusione da fonti inferiori, perché non ci sarà posto per loro. E dallo stesso principio consegue che il cristiano deve rivolgersi sempre di più alle fonti spirituali man mano che la vita va avanti. Le capacità spirituali si allargano con il tempo. E la stessa quantità di devozione non li riempirà ora come li riempiva un anno fa. Deve pregare di più, cercare di più la pietà, desiderare di più i doni migliori. La tendenza del cristiano esperto è spesso quella di rilassare le abitudini devozionali e vivere di una grazia che è passata. Ha raggiunto un livello elevato e la sua religione è diventata, come gli sembra, auto-agente. Ma la stagnazione è tanto più pericolosa in quanto è elevata. Non c'è misura più piccola per la grazia che deve essere in lui di questa: deve essere riempito dello Spirito. Si defrauda di ciò che potrebbe possedere e mette in pericolo tutto ciò che ha cercando di vivere con meno. L'eccedenza deve essere costituita dalla terra. E ogni minuscola fessura lasciata non riempita dal bene deve, secondo la legge contro il vuoto, essere riempita da qualcosa di peggio, qualcosa che deve adulterare e può rovinare alla fine tutto. (H. Drummond.)

Non gli spiriti, ma "lo Spirito": la mente umana non può essere vuota. Se non ha la luce della vera saggezza, avrà la luce degli errori. Le esche carnali non sono le tentazioni con cui vengono catturati gli uomini superiori. Le loro comprensioni devono essere lusingate. Devono essere ingannati dai fatti, e la scienza delle cose deve rendere evidenti i loro sensi. Sarete i leader nel mondo del pensiero, "sarete come dèi", aprirete gli occhi degli uomini alla realtà delle cose. Attenzione alla bevanda forte dell'intellettualità legata ai sensi. Né essere ubriaco dell'etere magnetico ammaliante dello spiritismo. "Lo Spirito" fortificherà sia la tua comprensione che il tuo cuore contro tutti gli spiriti, sia del mondo visibile che di quello invisibile. "Lo Spirito" è la nostra unica ispirazione sicura. C'è, inoltre, non solo una potenza più calma, ma una maggiore varietà nell'unico Spirito di Dio, che in tutti gli spiriti che conducono prigioniera l'anima umana. Dio non si risparmia nel ministero di una sana eccitazione. Ogni nuovo mattino è un'eccitazione geniale e deliziosa. Le stagioni sono un ciclo di emozioni in continua evoluzione. La tradizione e il matrimonio sono gioia dal cielo, in coppe terrene. La vita familiare è il vino della comunione di Dio tutto l'anno. Ogni pasto è un'emozione piacevole. I giorni di nascita e le feste sono indulgenze speciali e celebrazioni dell'eccitazione della vita domestica. La gloria verdeggiante della terra, i cieli tranquilli e le opere dei nostri divini poeti e musicisti, sono eccitazioni degne del cielo. Il vangelo delle nostre speranze eterne è la festa che corona tutto; e la congregazione in chiesa, composta in parti uguali di amici e di estranei, è una meraviglia di fratellanza e una gioia purissima d'amore. Quanta dolcezza, quale serena letizia, quale varietà di ispirazione ci deve essere in quell'Unico Spirito, da cui scaturiscono tutte le nostre innocenti e nobili eccitazioni. I martiri trovarono un'intensità di spirito vivificante sul confine tra la vita sulla terra e la vita in cielo; non solo provando che "la morte è abolita", ma che tutte le gioie della nostra vita terrena non sono che povere ombre che precedono le nostre eterne delizie umane. Lasciate cadere i vostri fardelli, dimenticate le vostre fatiche e i vostri dolori, e libratevi al di sopra delle torbide pianure della mortalità, in un'euforia divina. (J. Pulsford.)

I cristiani devono essere ripieni di Spirito:

(I.) Le ragioni per cui i cristiani sono così strettamente tenuti ad essere riempiti di Spirito

(1.) Affinché possiamo rispondere ai grandi e ricchi preparativi di grazia che l'infinito amore di Dio ha fatto per noi per merito di Cristo e le promesse del Vangelo

(2.) A causa della loro necessità.

(1) Se si tratta di coloro che professano solo il cristianesimo, ma non sono ancora veramente convertiti a Dio, corrono il pericolo di essere riempiti di uno spirito peggiore, se non riempiti con lo Spirito di Dio.

(2) Per coloro che sono rigenerati e hanno ricevuto lo spirito del vangelo e non del mondo, c'è bisogno di un'ulteriore provvista dello Spirito di Gesù Cristo Filippesi 1:19

(3.) Affinché la gloria e l'eccellenza della nostra religione possano apparire.

(II.) Il mezzo per cui veniamo ad essere riempiti con lo Spirito. Certamente

1.) Viene da Dio, che è l'autore di tutta la grazia: "E tutte le cose sono da Dio, che ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo" 2Corinzi 5:18

(2.) Che Dio lo fa per mezzo di Cristo, la Scrittura testimonia anche: "Che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore" Tito 3:6

(3.) Che questo stato d'animo sia operato in noi dallo Spirito o Spirito Santo che è disceso dal cielo, è evidente anche nelle Scritture. 4, Esso ci è dato dal vangelo, perché quello è chiamato "la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù" Romani 8:2

(5.) Il Vangelo opera in due modi

(1) Moralmente;

(2) Potentemente

(6.) Se qualcuno ha questa potenza e questo Spirito del Signore Gesù, è solo il favore di Dio; se qualcuno lo vuole, è da molto tempo per se stesso

(7.) Uno dei mezzi è la preghiera. Cristo ci ha insegnato a pregare per lo Spirito Luca 11:1-13. Nessuno è più paterno di Dio; nessun dono è così necessario come lo Spirito. (T. Manton, D.D.)

19 CAPITOLO 5

Efesini 5:19

Parlando a voi stessi con salmi, inni e canti spirituali.-

Musica sacra:

(I.) Il design della musica in generale. Cantare non è meno naturale per l'umanità che parlare. Sono naturalmente disposti a parlare, perché desiderano comunicare i loro pensieri, e sono naturalmente disposti a cantare, perché desiderano comunicare i loro sentimenti. Parlare è il linguaggio naturale dell'intelletto, e cantare è il linguaggio naturale del cuore. Usiamo sempre le parole per esprimere i nostri pensieri, ma non sempre usiamo le parole per esprimere i nostri sentimenti. Questi possiamo esprimerli in modo chiaro e forte con suoni semplici. Quante volte lo vediamo esemplificato nel caso dei bambini piccoli! Prima di essere in grado di parlare, o anche solo di comprendere una sola parola, possono esprimere la loro gioia e il loro dolore, il loro amore e il loro odio, e tutta la varietà dei loro sentimenti, semplicemente variando i toni della loro voce. Questo linguaggio del cuore cresce con ogni persona, e sarebbe comunemente usato come il linguaggio dell'intelletto, se non fosse trattenuto dalla forza dell'esempio o dal senso del decoro. Di conseguenza, troviamo che la musica è sempre stata molto più in uso tra quelle persone, che sono state lasciate a seguire i meri dettami della natura, che tra gli altri che sono stati governati dai costumi e dai costumi della società civile

(II.) Il design della musica sacra in particolare. La musica generale diventa particolare quando viene applicata a uno scopo particolare. Il primo scopo a cui l'umanità applica naturalmente la musica è quello di rallegrare ed elogiare i propri spiriti. Lo scopo di un altro tipo di musica è quello di ispirare gli uomini con uno spirito di coraggio, forza d'animo e patriottismo. Questa è la musica dell'esercito. Ma il grande scopo della musica sacra è quello di risvegliare ed esprimere ogni santo affetto del cuore verso Dio

(III.) Indaghiamo ora che cosa è necessario per rendere la musica sacra la più utile nel culto religioso

(1.) Che la musica sacra dovrebbe essere costruita con grande semplicità

(2) È sommamente appropriato che la musica sacra sia collegata alla poesia, al fine di promuovere la devozione privata e pubblica. I suoni melodiosi hanno solo un'operazione meccanica sulla mente; ma quando sono uniti a un linguaggio appropriato, producono un effetto morale. L'apostolo comanda ai cristiani non solo di cantare, ma di cantare in salmi, o inni, o canti spirituali. Questo è sempre appropriato nella musica devozionale, che ha un riferimento immediato a Dio, che è l'unico oggetto appropriato del culto religioso. Come sarebbe assurdo, per esempio, celebrare il giorno della nascita di Washington con la sola musica, senza alcuna ode o inno adatto all'occasione! E quanto sarebbe più assurdo celebrare il carattere, le opere e le vie di Dio, con la sola musica, senza usare alcun salmo o canto spirituale, per mettere in vista quegli oggetti grandi e gloriosi! Non ci può essere affetto religioso senza la percezione di un qualche oggetto religioso. Bisogna vedere una parte del carattere divino o della condotta divina, al fine di esercitare un giusto affetto verso Dio. E poiché l'unico scopo della musica sacra è quello di eccitare o esprimere affetti devoti e santi verso l'Essere Divino, dovrebbe sempre essere collegato con un linguaggio significativo e appropriato, sia in prosa che in poesia

(3.) La musica sacra non dovrebbe essere solo collegata alle parole, ma adattata al loro senso, piuttosto che al loro suono. Quando la musica è adattata al semplice suono delle parole, non può servire ad altro scopo che a compiacere l'orecchio; Ma quando è adattato al significato proprio di un salmo o di un inno, non solo piace all'orecchio, ma colpisce il cuore. È qui che sia i compositori che gli esecutori di musica sacra sono più inclini a fallire. Quante volte sembra che i compositori prestino più attenzione al suono che al senso delle parole che mettono in musica! 4. La musica sacra non potrà mai produrre il suo miglior effetto se non fu eseguita con vera sincerità. Ci deve essere una perfetta armonia tra la musica, le parole e il cuore. (N. Emmons, D.D.)

Come possiamo innalzare melodie nei nostri cuori a Dio cantando i salmi:

1.) I cantanti. Cristiani

(2.) La canzone stessa. Tre divisioni.

(1) Salmi. - Sono le composte del santo Davide.

(2) Inni. - Sono i canti di alcuni altri uomini eccellenti registrati nelle Scritture, come Mosè, Heman, Asaf, ecc.

(3) Canti spirituali. - Sono odi di altri uomini santi e buoni non menzionati nelle Scritture, come il canto di Ambrogio, Nepote e altri

(3.) Alcuni sostengono che questi diversi discorsi menzionati nel testo, rispondano alla distinzione ebraica dei salmi. Ma posso aggiungere: tutte queste diverse specie menzionate non sono forse per prefigurare l'abbondanza e la gioia che è riservata ai santi entro il velo, quando si uniranno in concerto con gli angeli gloriosi nel cantare i loro perpetui alleluia al loro glorioso Creatore? 3. Il modo di cantare. Il nostro testo dice: "fare melodia"; con gioia interiore e tripudio dell'anima; Se la lingua fa la pausa, il cuore deve fare l'elevazione

(4.) Il maestro del coro, il precettore. Cioè, il "cuore". 5. La fine del dovere: "Verso il Signore". Il nostro canto non deve servire al nostro guadagno, o al nostro lusso, o alla nostra fantasia; ma nostro Signore. Essendo così aperte le diverse parti del testo, possono essere riunite in questa divina ed eccellente verità: Nell'ordinanza del canto, non dobbiamo fare rumore, ma musica; e il cuore deve innalzare melodie al Signore. In questo servizio dobbiamo studiare più per fare il cristiano che il musicista. Dobbiamo cantare i salmi di Davide con lo spirito di Davide.

(I.) Mostreremo l'autorità divina di questa ordinanza.

(II.) Mostreremo la dolcezza di esso.

(III.) La pratica universale di esso.

(IV.) Mostreremo gli onori che Dio ha posto su questa ordinanza.

(V.) E poi veniamo al caso principale.

(VI.) E fare domanda.

(I.) Per il primo: Mostreremo l'autorità divina di questa ordinanza

(1.) Dal precetto della Scrittura E qui abbiamo diversi comandi imposti su di noi, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento. Davide, che tra i suoi titoli onorevoli ottiene questo, di essere chiamato «il dolce cantore d'Israele» 2Samuele 23,1, si invoca spesso: «Canterò lodi al nome dell'Eterno altissimo» Salmi 7,17. E a volte chiama gli altri: "Cantate a Lui, cantategli salmi, parlate di tutte le Sue meraviglie" 1Cronache 16:9. Anzi, a volte Egli chiama tutta la terra a unirsi a questo dovere: "Cantate al Signore, voi tutta la terra; mostra di giorno in giorno la Sua salvezza" 1Cronache 16:23; Salmi 68:32. E il santo Ezechia, egli propagò questo servizio 2Cronache 29:30. Anzi, ai loro tempi, quando la maestà reale era alloggiata in Giuda, i cantori erano un ufficio particolare a cui si ingiungeva costantemente di cantare le lodi del Signore 1Re 10:12. E Giosafat "nominò cantori" 2Cronache 20:21. No, e Asaf, Heman, Jeduthun ed Ethan, uomini eminenti e santi, furono impiegati in questo sacro servizio 2Cronache 5:12. Ma perché dovrei accendere una candela a mezzogiorno? Così questo servizio armonioso era il più consueto e il più accettabile ai tempi della legge

(2.) Da Scrittura-argomento. E io tirerò fuori solo un'asta da tutta la faretra. Userò un argomento tra i tanti, che è questo, vale a dire, troviamo sempre questo dovere di cantare salmi collegato e unito ad altri doveri morali Salmi 95:1, 6; Giacomo 5:13

(3.) Dal modello delle Scritture. Mosè scrive entrambi un salmo, cioè il novantesimo; e canta una canzone sacra, e Esodo 15 ne è la registrazione. Così Davide tripudia nella pratica di questo delizioso servizio Salmi 104:33

(4.) Dalla Scrittura-profezia. Diverse profezie nell'Antico Testamento riguardanti questa ordinanza nel Nuovo. Così in Salmi 108:3 ; al che Mollero osserva che in quel testo Davide riversa fervide preghiere e desideri ardenti per il regno di Cristo. E così i teologi osservano che il primo e il secondo versetto di Salmi 100 sono profetici: "Fate grida di gioia all'Eterno, voi tutti paesi. Servite il Signore con gioia, venite davanti alla sua presenza con il canto". A ciò si può aggiungere quella pregnante profezia riportata in Isaia 52:8

(II.) Possiamo notare la dolcezza di questo dovere. Il canto è il giubileo dell'anima, la nostra ricreazione spirituale, il grido del cuore, l'accordatura dei nostri alleluia, il conforto più dolce di un'anima santificata

(1.) Il canto è la musica della natura ( Isaia 44:23 ; Salmi 65:13

(2.) Il canto è la musica delle ordinanze. Agostino riferisce di se stesso, che quando arrivò a Milano e udì il popolo cantare, pianse di gioia

(3.) Il canto è la musica dei santi.

(1) Hanno adempiuto a questo dovere nel loro maggior numero Salmi 149:2.

(2) Nelle loro più grandi difficoltà ( Isaia 26:19) .

(3) Nel loro volo più grande ( Isaia 42:10, 11.

(4) Nelle loro più grandi liberazioni ( Isaia 65:14.

(5) Nella loro più grande abbondanza

(4.) Il canto è la musica degli angeli Giobbe 38:7; Luca 2:13

(5.) Il canto è la musica del cielo ( Apocalisse 15:8)

(III.) La pratica universale di questo dovere. È stato praticato

1.) Da tutte le varietà di persone.

(1) Da Cristo e dai suoi apostoli Matteo 26:30.

(2) Da principi pii 2Cronache 29:30.

(3) Governatori degni 2Cronache 5:12.

(4) Santi profeti Salmi 146:2; Deuteronomio 32.

(5) Il corpo del popolo. Come il canto non è troppo basso per i re, quindi non c'è troppa scelta per i sudditi. Tutta la folla a volte si impegnava nell'armonia: "Allora Israele cantò questo canto" Numeri 21:17. La voce del popolo può fare melodia, come gli uccelli minori contribuiscono alla musica del boschetto, le loro note cinguettanti riempiono l'armonia

(2.) In tutte le età. Questo servizio di canto a Dio fu presto iniziato nel mondo. Mosè, il primo scrittore delle Scritture, cantò un canto e scrisse un salmo, come abbiamo accennato prima. Al tempo dei Giudici, Debora e Barak cantavano un canto trionfale Giudici 5:1, 2, ecc.). Al tempo dei re di Giuda, i leviti cantavano le lodi di Dio nel santuario. Un po' prima della cattività, troviamo la Chiesa che loda Dio nel canto Isaia 35:2. Al tempo della cattività, Israele non dimenticò i canti di Sion, anche se erano a Babilonia Salmi 126:2. Dopo il loro ritorno dalla prigionia, li troviamo presto a tornare a questo gioioso servizio Neemia 7:1. Il loro lungo esilio non aveva bandito questo dovere. Verso la fine della profezia del loro profeta, la Chiesa è di nuovo impegnata in questa parte dell'adorazione di Dio Sofonia 3:15, 17

(3.) In tutti i luoghi. Mosè loda Dio cantando nel deserto, per tutto l'Esodo 15. Davide esercita questo dovere nel tabernacolo Salmi 47:6 ; Salomone nel tempio 1Re 10:12 ; Giosafat nell'accampamento 2Cronache 20:21 ; Cristo e i Suoi apostoli in una camera particolare Matteo 26:30 ; e Paolo e Sila in una prigione scomoda Atti 16:25. Possiamo dire del canto, come l'apostolo parla della preghiera: "Io voglio", egli dice, "che si preghi dappertutto, alzando mani sante" (1; Timoteo 2:8)

(4.) In tutte le condizioni.

(1) In un momento di allegria e di gioia interiore. L'apostolo Giacomo 101 comanda allora di trarre vantaggio dal canto dei salmi Giacomo 5:13. La gioia può eccitare, non deve soffocare, questo dovere.

(2) In un tempo di afflizione. Paolo e Sila cantarono in prigione, un luogo di dolore e di reclusione Atti 16:25. Una catena poteva legare i loro piedi, ma non la loro lingua; Mentre gli altri dormono, cantano e trasformano la loro prigione in una cappella.

(3) In un momento di paura. Quando alcuni insistevano con Lutero sui pericoli in cui si trovava la Chiesa, e su quale nuvola nera incombeva su Sion, egli chiedeva che fosse cantato il Salmo 46 ; E pensava che il Salmo fosse un incantesimo contro ogni paura. E poiché questo salmo è chiamato "il salmo di Lutero", il suo sacro incantesimo contro le paure invasive

(5.) Da tutti i sessi. Miriam canta un canto a Dio, così come a Mosè #Esodo 15:21). Rivet osserva bene: "Dio è il Signore di entrambi i sessi". Le donne, sebbene siano rimosse per comando apostolico dalla cattedra o dal pulpito, tuttavia non sono escluse dal coro, per unirsi a quell'armonia dove le lodi di Dio sono elevate

(IV.) E ora veniamo a parlare di quell'onore che Dio ha posto su questo dovere celeste. E questo apparirà in tre cose; cioè

1.) Dio ha onorato questo dovere con apparizioni gloriose. Questo lo troviamo registrato in 2Cronache 5:13

(2.) Con vittorie eminenti 2Cronache 20:21, 22

(3.) Con evidenti miracoli Atti 16:25, 26.

(V.) E ora vengo al caso principale, come possiamo fare melodia nei nostri cuori a Dio cantando i salmi

(1.) Dobbiamo cantare con intelligenza. Non dobbiamo farci guidare dalla melodia, ma dalle parole del salmo; Dobbiamo badare alla questione più che alla musica, e considerare ciò che cantiamo, così come il modo in cui cantiamo

(2.) Dobbiamo cantare con affetto. L'amore è l'adempimento di questa legge. È un notevole detto di Sant'Agostino: "Non è il pianto, ma l'amore, che risuona alle orecchie di Dio". La graziosa bambina canta una canzone cattiva; ma delizia la madre, perché c'è amore da entrambe le parti

(3.) Dobbiamo cantare con vera grazia. Questo ci ammonisce l'apostolo Colossesi 3:16. È la grazia, non la natura, che addolcisce la voce a cantare. Dobbiamo tirare fuori le nostre spezie, le nostre grazie, in questo dovere

(4.) Dobbiamo colpire con grazia eccitata. Non solo con la grazia abituale, ma con l'eccitato e l'attuale. Lo strumento musicale non delizia se non quando viene suonato. L'orologio deve essere tirato in ballo prima che possa guidare il nostro tempo; l'uccello non si compiace nel suo nido, ma nelle sue note; I rintocchi fanno musica solo mentre sono in movimento. Imploriamo quindi lo Spirito di "soffiare sul nostro giardino, affinché ne escano gli aromi", quando ci accingiamo a questo gioioso servizio Cantici 4:16. Dio ama la grazia attiva nel dovere; che l'anima sia pronta a essere tagliata, quando si presenta a Dio in qualsiasi culto

(5.) Dobbiamo cantare con gioia spirituale. In effetti, il canto non fa che rendere articolata la gioia; è solo la trasformazione dei lingotti in moneta; come il profeta parla a questo scopo Isaia 65:14. Il canto è solo la gioia trionfante di un cuore misericordioso, un'estasi più dolce

(6.) Dobbiamo cantare con fede

(7.) Dobbiamo cantare nello Spirito. 8. Purifica il tuo cuore. 9. Trascurare non la preghiera preparatoria

(1.) Coloro che disprezzano questa ordinanza non considerano i fini sacri di questo dovere; cioè

(1) I salmi sono cantati per istruzione.

(2) I salmi sono cantati per ammonire.

(3) I salmi sono cantati per lode e ringraziamento

(2.) Né tali considerano i rari effetti di questo dovere, cioè di cantare al Signore: e sono

(1) Il canto può addolcire una prigione. Così Paolo e Sila indulsero la loro schiavitù con questo servizio Atti 16:25.

(2) Il canto può prepararci alle sofferenze. Quando Cristo fu pronto per essere offerto, cantò un inno con i suoi discepoli: Cristo cena e canta, poi muore.

(3) Il canto alleggerisce ed esalta l'anima

(3.) Né questi considerano le dolci lusinghe che ci attirano a questo dovere. E se indaghiamo che cos'è che ci spinge a rallegrarci in Dio cantando, ve lo dirò

(1) Lo Spirito buono. Questo principio celeste ci guida a questo dovere e ci aiuta in esso.

(2) Il cuore gioioso. Il canto sacro è sia il segno che lo sfogo della gioia. Il bambino soffre, e poi piange; Il santo è sorpreso dalla gioia, e allora scoppia in un canto.

(3) Un senso di obbedienza. Cantare lodi al Signore è un dovere che i santi non sanno come agitare o tremare.

(I.) Questo controlla coloro che si fanno scrupolo di questa ordinanza. Sicuramente questo deve procedere dal maligno, trasformandosi in un angelo di luce.

(II.) Che questo controlli coloro che sospendono e trascurano questa ordinanza celeste.

(III.) Questo controlla anche coloro che formalizzano in questo dovere; che recitano una parte, non un dovere. Fanno rumore, e non musica; e provocano più gli occhi che le orecchie di Dio. Bernard pone due condizioni per il canto grato

(1.) Dobbiamo cantare in modo puro, badando a ciò che cantiamo; né dobbiamo agire o pensare nient'altro; non ci devono essere pensieri vani o vagabondi; nessuna dissonanza tra la mente e la lingua

(2.) "Dobbiamo cantare strenuamente, non pigramente, non assonnati o superficiali".

(IV.) Interessiamoci a Cristo. Se non siamo in Cristo, siamo certamente stonati. Il canto di un peccatore è naturale, come il canto di un uccello. Ma il canto di un santo è musicale, come il canto di un bambino. Siamo accolti in Cristo in questa offerta d'amore. Perciò entriamo in Cristo: Egli può alzare la nostra voce nel canto a un'elevazione piacevole.

(V.) Eleviamo ogni tanto i nostri cuori alla santa contemplazione. Pensiamo alla musica della camera nuziale. Non ci saranno corde incrinate, suoni sgradevoli, voci aspre, nulla che possa attenuare o rimettere la nostra melodia; Non ci saranno salici a cui appendere le nostre arpe. (J. Wells, M.A.)

La musica nella Bibbia: - Questo non è che uno delle centinaia di passaggi in cui gli scrittori ispirati, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, si soffermano sulla sacralità della musica. "Vi si troverà gioia e letizia", dice Davide della Sion redenta, "rendimento di grazie e voce di melodia". La musica è, nella parabola di nostro Signore, il segno appropriato di gioia per il figliol prodigo che ritorna. "Se c'è allegria", dice San Giacomo, "che canti i salmi". Non solo i salmi che abbiamo appena cantato, ma non è esagerato dire che anche tutta la Bibbia risuona di musica. C'è una musica celeste in esso e una musica terrena. Poiché proprio nel principio, quando fu fatta la terra, ci è detto che "le stelle del mattino cantavano insieme, e tutti i figli di Dio gridavano di gioia". E anche all'inizio del vangelo, quando il vangelo fu rivelato, c'era con l'angelo araldo "una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli, pace in terra, benevolenza verso gli uomini". E come la musica è la più antica, così è l'ultimo scorcio che abbiamo del cielo, quando, prima che la sua cortina azzurra si chiudesse per sempre agli occhi mortali, vediamo miriadi di angeli che gridano Alleluia; e "gli arpisti che suonano le loro arpe", e i redenti nelle loro innumerevoli moltitudini come con "il suono di molte acque, e come con voce di grande tuono", "cantando il cantico di Mosè e dell'Agnello". E così, anche, dal primo all'ultimo, c'è nella Bibbia un'abbondanza di musica terrena. Nel quarto capitolo della Genesi, ci sono i primi strumenti inventati da Jubal, "il padre di tutti quelli che maneggiano l'arpa e l'organo". Nel trentunesimo capitolo della Genesi 100 'è il primo coro, quando Labano dice che avrebbe mandato via Giacobbe con allegria e con canti, con il tamburo e con l'arpa. E dopo ciò l'intera Bibbia freme di canzoni. C'è Miriam con i suoi tamburi scossi dalle onde che hanno affogato i nemici di Dio. Ci sono le trombe d'argento delle lune nuove e dei solenni giorni di festa. C'è Davide con i suoi salmi, ora tristi come il lamento su Saul, e Gionata perduto sui monti di Gelboe; ora estatici come i peani che narrano del trionfo del Signore. Ci sono i leviti nelle loro vesti bianche sui gradini del tempio, l'uno dei quali canta ad alta voce: "Oh, rendi grazie al Signore", e l'altro risponde come con una tonante antifona: "perché la sua misericordia dura in eterno". Gli esuli tornano a casa da Babilonia con fiumi di musica; i discepoli prorompono in inni dopo la Pentecoste; nostro Signore e i Suoi apostoli cantano un inno prima di quell'ultima passeggiata sotto gli ulivi verso il Giardino del Getsemani; Paolo e Sila, con la schiena sanguinante per le verghe romane, trasformano la loro prigione in un odeum, e Dio dà loro canti nella notte. Anche nelle Epistole, fin da questi primi tempi del cristianesimo, troviamo più di un frammento dei primi inni cristiani. E infine, l'Apocalisse, come disse Milton, "mette a tacere gli atti maestosi della sua terribile tragedia, e conclude appropriatamente l'intero volume della Scrittura con un coro di sette alleluia e sinfonie armoniose". (Arcidiacono Farrar.)

Musica in natura: - C'è, in verità, poco di ciò che può essere accuratamente chiamato musica in natura, perché la musica è la prerogativa divina degli esseri umani e angelici, e la natura fornisce solo gli elementi rozzi della musica, i diamanti grezzi, per così dire, del suono. Possiamo, infatti, dire che i venti di Dio fanno musica sotto la cupola azzurra del Suo tempio, "non fatta da mani d'uomo"; una musica, dolce a volte e soave come il fruscio delle ali d'angelo, o strana come quando spazza le brughiere selvagge e mescola i molteplici mormorii delle campane appassite dell'erica, o terribile come quando ruggisce tra i pini mughi. E si può dire che il mare fa musica; ora nelle increspature che lampeggiano sulla spiaggia, ora nello scoppio dei suoi flutti tempestosi. E si può dire che il tordo e l'usignolo fanno musica, o l'allodola quando diventa un granello che canta nel paradiso estivo. E così i poeti hanno cantato della musica della natura; ma, fratelli miei, la musica non è in queste cose esteriori; dove ci suonano come musica è perché ne stiamo "facendo melodia" nei nostri cuori; felice per noi se quella melodia sarà sempre "al Signore". È così che Davide dice: "Lodate l'Eterno sulla terra, voi draghi e tutti gli abissi; fuoco e grandine, neve e vapori, vento e tempesta, adempiendo la Sua parola", ecc. Eppure Davide sapeva che la musica del cielo e della terra era in se stessa un profondo silenzio. Era solo la musica del cosmo, la musica che la bellezza e l'ordine dell'universo risvegliavano nel cuore dell'uomo, e nessuno l'aveva mai udita, sebbene la leggenda ebraica dicesse che Mosè fu sostenuto unicamente da quella musica delle sfere quando trascorse quei quaranta giorni sul monte di Dio. (Ibidem)

La musica nella vita: l'uomo che fa melodia nel suo cuore al Signore la farà nella sua vita. "Fare melodia". Cos'è la melodia? Non è forse la disposizione delle note, la sequenza degli stessi suoni o di suoni diversi, che si susseguono in modo da darci piacere? Se non ci sarà melodia nei vostri cuori, non ci sarà vera musica, né musica natalizia, né musica quaresimale, né musica pasquale, nel vostro culto. Credetemi, possiamo essere in grado di fare poca musica, o nessuna, con le nostre mani o con la nostra voce; ma oh! Che musica possiamo fare della dolce, solenne, sacra vita umana di ciascuno di noi! E quanto è bella una vita musicale; ma quanti di noi lo rovinano!

"Com'è acida la musica dolce quando il tempo è spezzato

E nessuna proporzione è stata mantenuta".

Lo stesso vale per la musica della vita degli uomini. Quando "rompiamo il tempo"? Quando non c'è ritmo, non c'è un ordine dovuto, non c'è una sequenza regolata nella nostra vita; quando "la gioventù spericolata fa un'età triste"; quando sprechiamo, sprechiamo, contaminiamo, buttiamo via i nostri primi anni e non siamo mai più in grado di essere ciò che una volta avremmo potuto essere; quando abbiamo pause improvvise e traviamenti, e interruzioni e fermamenti nella sana continuità dei propositi retti e delle azioni rette; soprattutto, quando sacrifichiamo il vasto futuro al presente fugace; Quando vendiamo la nostra eternità per un'ora... ah! poi si rovina la melodia; perché noi 'rompiamo il tempo'. E quando non c'è "nessuna proporzione"? Non è forse quando una passione malvagia o un desiderio vile ci sottomette e ci domina completamente, eleva al di sopra di tutti la sua voce dominante e urlante, fa della nostra vita un egoismo sciocco e pignolo, o un vaso aspro e agonizzante? Ah! Che musica spezzata c'è nel carattere individuale di molti di noi. Quando le volontà e gli affetti indisciplinati degli uomini peccatori si accaparrano nella loro vita ciascuno i suoi diversi strumenti, o quando posano le loro mani contaminate e furiose sulle corde sacre; il piacere, con il suo sottocanto corrotto; l'orgoglio, con i suoi piatti tintinnanti; l'odio, con la sua tromba feroce; malizia, con il suo piffero penetrante per le orecchie. Quanta orribile discordia c'è nella vita dell'ubriacone, dell'imbroglione, del giocatore d'azzardo, del dissoluto! Avete tutti sentito parlare di quel punto sulle corde del violino, che, se toccato, produce una dissonanza aspra e stridente chiamata nota di lupo. Ahimé! Quante volte sentiamo nella nostra vita, e nella vita degli altri, quell'orribile e stridente nota di lupo, la nota di lupo dell'invidia, dell'odio virulento, della vile ed egoistica lussuria, proveniente dallo strumento a corde di quella che dovrebbe essere la vita sacra di un uomo! Solo, fratelli miei, se nei vostri cuori c'è melodia per il Signore, potete fare della vita e della morte e per sempre un unico, soave, canto grandioso. Perché le potenzialità della musica sono ovunque. Il cuore di ognuno di voi è un'arpa di Dio. Cediamola alla musica delle passioni furiose, e vi disgusterà e vi farà inorridire; ma sia spazzato dallo Spirito Santo di Dio, ed emetterà suoni divini e solenni. E infine, per la musica della vita, l'armonia non è meno necessaria della melodia. Dobbiamo imparare il coro unito non meno dell'inno individuale. I suoni della nostra vita non devono essere solo dolci in se stessi, ma devono essere subordinati l'uno all'altro. Se la melodia è la giusta sequenza, l'armonia non è forse la dovuta interrelazione dei suoni? la combinazione di suoni diversi emessi contemporaneamente, ma così correlati tra loro da darci piacere? Un musicista ostinato, uno che si preoccupa solo di sentire la propria voce, uno che per negligenza o per vanità introduce la sua variazione eccentrica o speciale, uno la cui voce suona sempre falsa o cade piatta, non rovina forse l'armonia e rovina così il coro? Dove non c'è la pace di Dio nella vita, dove l'egoismo regna al posto dell'abnegazione, dove l'orgoglio si afferma a spese della considerazione, dove la violenza supera le barriere della legge, lì, per la musica del dolce e solenne coro della vita, ci sono le stridenti discordie dell'anarchia e di un inferno anticipato. Come gli orribili rumori della guerra spezzano l'unità e rovinano il coro delle nazioni, così le liti, gli odi, le invidie, l'egoismo dei singoli uomini, rovinano il coro di Dio della società umana. Sono questi che ci tengono fuori sintonia con il cielo. Quando il soffio dello Spirito Santo di Dio soffia attraverso l'organo delle nobili nature, allora, in verità, il mondo ode una musica tanto divina quanto rara; ma quando un uomo non ha nulla da offrire a quell'alta influenza dello Spirito Santo di Dio se non i "flauti di paglia" di un'individualità che egli ha degradato con l'egoismo e con scopi meschini, allora tutta la sua vita diventa un "canto magro e appariscente". Non ci può essere armonia in noi stessi, non ci può essere armonia nelle società in cui non c'è melodia nella nostra vita individuale. Solo con l'auto-repressione, con l'obbedienza, con l'umiltà, con la purezza, con la comune simpatia, possiamo ottenere quella musica che un giorno sarà quando il suono di ogni voce, di ogni strumento nella grande orchestra di comunità umane di Dio sarà dominato dalla nota chiave divina, per così dire tristemente dall'ultimo accordo dell'amore celeste. Così, e solo così, ognuno di noi può sperare di unirsi a quel coro, visibile e invisibile...

"I nobili vivi e i morti immortali

La cui musica è la gioia del mondo".

Ma tutti noi possiamo sforzarci di essere come Cristo, e Cristo è la musica del mondo. In Lui solo la musica, il coro, l'adorazione trovano il loro significato. Solo all'unisono con Lui puoi sperare in una melodia individuale o in un'armonia. Il tempo della musica perfetta, il tempo in cui queste dissonanze che sentiamo tutt'intorno a noi cesseranno di esistere in tutto il mondo, quel tempo non è ancora. Possiamo sperare che un giorno lo sarà. Possiamo sperare che Colui che è morto per il mondo, non sappiamo come, in un modo o nell'altro, alla fine ricomporrà la musica spezzata della vita. È nella natura del male perire, è nella natura del bene vivere per sempre; essa partecipa, e solo essa partecipa, dell'eternità di Dio. (Ibidem)

Che la gioia trabocchi nel canto: la gioia in Dio apre mille porte contemporaneamente. Ci sono porte nel cuore, porte nella mente, porte nei nervi e nei muscoli del corpo, e porte nell'atmosfera, che possono essere aperte alla marea di dolce influenza del Cielo, o chiuse contro di essa. L'incredulità e la tristezza chiudono le porte: la speranza e la gioia le aprono. Ma le porte sono molto segrete, e quando il cielo si riversa dentro, sia sulle anime nelle loro camere, sia sulle congregazioni, nessuno sospetta come, o per quali canali, sia arrivata la marea. La gioia in Dio, di una sola anima in privato, può scatenare una benedizione che correrà intorno a tutta la terra nella sua missione di conforto, e porterà nel suo sguardo l'alba a innumerevoli cuori tristi. Nel mondo, la vita divina trova abbastanza prosa; ma in se stesso, ogni figlio di Dio è un nuovo poema divino e tempio della salmodia. L'intelletto non è sempre in grado di apprezzare la melodia che viene fatta al Signore, nelle stanze più intime dell'anima. L'intelletto lo giudica male e lo chiama gemito, perché non ha orecchio per ascoltare la musica più pura del cuore. "Beati coloro che piangono". Dio gioisce con il canto, e riposa nel Suo amore, su coloro che sono in lutto. Nel grido più amaro del Suo diletto: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?", il Padre sente la mezzanotte cantare al mattino a tutti i cuori spezzati. (J. Pulsford.)

Thomas Fuller sulla sua voce: - Il vecchio Thomas Fuller, che era noto tanto per la sua bizzarria quanto per la saggezza delle sue osservazioni, aveva una voce difettosa; ma non rifiutò di lodare per questo motivo. «Signore», disse, «la mia voce è per natura aspra e inintonabile, ed è vano prodigare qualsiasi arte per migliorarla. Può il mio canto dei salmi essere gradito ai tuoi orecchi, ciò che è sgradevole ai miei? Eppure, sebbene non possa cantare con l'usignolo o cinguettare con il merlo, preferirei chiacchierare con la rondine piuttosto che stare completamente in silenzio. Ora ciò che la mia musica vuole in dolcezza, che abbia un senso. sì, Signore, crea in me un cuore nuovo, per fare melodia, e sarò contento della mia vecchia voce, finché a suo tempo, essendo ammesso nel coro del cielo, mi sarà conferita un'altra voce più armoniosa". Quindi sia con noi. Cantiamo sempre con lo stesso spirito, con la stessa gioia e speranza

Cantare salmi un'ordinanza evangelica:

1.) Un dovere prescritto, e cioè "cantare salmi". 2. È amplificato e esposto nelle sue parti o rami necessari, verso l'esterno e come ricompensa.

(1) La parte esteriore; lì abbiamo-(a) L'argomento, "salmi e inni e canti spirituali". (b) Le azioni che ne sono consapevoli: (i) Parlare; (ii) canto.

(2) La parte interiore, "Innalzare melodie nei vostri cuori al Signore". Dottrina: Che il canto dei salmi è un'ordinanza dell'adorazione di Dio sotto il Vangelo.

(I.) Prima di venire a dimostrarlo, lasciatemi osservare qualcosa dalle parole, per fissare e affermare il dovere. Osservate che il canto dei salmi è fatto per essere un frutto dell'essere riempiti con lo Spirito.

(II.) Avendo così esposto il dazio come ci è qui raccomandato, dimostrerò qui

1.) Che si tratta di un dovere chiaro e insindacabile

(2.) Che è un dovere delizioso

(3.) Che è un dazio molto redditizio. È un'ordinanza redditizia.

(1) Sottomette le concupiscenze e le passioni della carne con la diversione o dirigendoci verso un piacere più puro e sicuro. La gioia spirituale è la migliore cura della carnale, perché manteniamo pura la nostra gioia, e le nostre delizie sono sicure e salutari.

(2) Ci ispira forza d'animo, coraggio e costanza nella lotta per la verità; perché il canto dei salmi è la nostra esultanza in Dio.

(3) È utile, poiché il salmo non solo sostiene ciò che la parola letta fa, ma rimane e fissa il cuore sulla meditazione dolce e vivace di ciò che cantiamo. Usa 1. Per mostrarci che Dio buono serviamo, che ha fatto della nostra gioia una grande parte del nostro lavoro. Dio è molto per il piacere e la santa gioia del Suo popolo. Utilizzo 2. Per mostrare quanto trascuriamo il nostro profitto quando ci occupiamo leggermente di questa ordinanza. È un mezzo, come lo sono altri doveri, non un compito; e un mezzo per rendere la nostra vita santa e confortevole; Perciò non disprezziamolo. Le stesse grazie che sono necessarie per altre parti del culto, di cui facciamo maggior conto, sono necessarie anche qui. (T. Manton, D.D.)

Natura e ufficio della musica sacra:

(I.) Il disegno del culto pubblico può essere appreso dalla parola "culto" stessa. I buoni etimologi concordano sul fatto che sia composto dal sostantivo "valore" e dal suffisso "nave", che formano la nave-valore; contratto, "adorazione". Il verbo "adorare", di conseguenza, significa attribuire valore. Giovanni descrive un atto di adorazione, quando rappresenta gli anziani che si prostrano davanti al trono e dicono: "Tu sei degno, o Signore, di ricevere gloria, onore e potenza". Il culto consiste essenzialmente in emozioni sante ispirate nell'anima dalla contemplazione di Dio. L'adorazione è completa quando queste emozioni sono espresse nella forma più naturale e adatta

(1.) C'è nella costituzione della nostra natura una necessità per l'espressione dell'emozione. Non possiamo sottomettere l'espressione più di quanto possiamo sottomettere l'emozione

(2.) L'adorazione udibile è ingiunta

(3.) Abbiamo l'esempio divino. Gesù pregò in modo udibile. Ha cantato con i suoi discepoli durante la Santa Cena

(4.) Abbiamo esempi forniti dagli apostoli nei loro scritti, e nei documenti degli storici della Chiesa primitiva, e degli scrittori profani

(5.) Abbiamo l'esempio continuo della Chiesa primitiva per secoli, e l'ininterrotta osservanza del culto vocale da parte della Chiesa universale fino ad oggi

(6.) C'è, tuttavia, una ragione per l'adorazione udibile che è l'unica decisiva. Senza preghiera e lode udibili, non ci può essere adorazione sociale

(II.) Quale ruolo svolge la musica in questo culto? Abbiamo visto che l'adorazione è l'espressione a Dio di santi affetti. La musica è la più alta forma di espressione emotiva, e quindi diventa uno strumento necessario di adorazione. Il bambino canta con la stessa naturalezza con cui parla, spesso canta prima di poter parlare. L'uomo dappertutto si è fatto l'arte del canto, per quanto rozzo e imperfetto. L'emozione religiosa è la più alta che riempie l'anima. La sua fonte ispiratrice è il più grande, il più sublime, l'unico perfetto, l'infinito oggetto di contemplazione. Il sentimento religioso, quindi, richiede la forma più espressiva di enunciazione. L'adorazione che consiste nel parlare a Dio dei nostri affetti più alti e più santi, deve avere il servizio del canto

(III.) L'adorazione sociale è l'espressione a Dio di affetti comuni da parte di adoratori uniti, e l'espressione di sentimenti da parte di uno verso l'altro

(1.) La preparazione è necessaria per il corretto impiego di questa parte del culto. Se non mediti su Dio così come è rivelato, la tua anima lo farà

(2.) I salmi e gli inni che cantiamo dovrebbero esprimere un pensiero corretto e un sentimento vero, e dovremmo usare quelli di questi che esprimono sinceramente i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Per rimediare al male del canto non veritiero, il libro degli inni dovrebbe essere fatto uno studio

(3.) La musica sacra dovrebbe essere semplice e familiare

(4.) Tutti i fedeli dovrebbero unirsi nel canto. (J. T. Duryea.)

Il canto del cuore: - Ma mentre crediamo che ci sia qualche espressione di gioia e di lode che Dio desidera in modo particolare, e che nella Sua Parola è chiamata "canto", tuttavia cadremo negli errori più gravi e fatali, a meno che non comprendiamo rigorosamente ciò che si intende principalmente con il termine. E qui il nostro testo ci aiuterà del tutto. Deve, in primo luogo, essere un'espressione di gioia che ha il cuore come fonte di espressione. "Suona melodie nel tuo cuore", dice Paolo. Ma questo "canto" non deve venire solo dal cuore, e anche da un cuore nuovo, ma deve anche venire da un cuore credente in uno stato particolare, uno stato di gioia. Il termine stesso indica il temperamento richiesto all'anima. Cantare implica gioia. "I riscattati dal Signore", dice il profeta, "torneranno e verranno a Sion con canti e gioia eterna sul capo". È vero, ci sono cose come i canti funebri; ma il cristiano non deve mai tentarli. La sua opera è costituita da "salmi, inni e canti spirituali". Ma, ancora di più, questo canto del cuore deve avere per tema costante e invariabile il suo Signore e Redentore. La musica è spesso molto varia. Spesso troverete pagine e pagine di appunti tutti diversi e il più possibile distinti l'uno dall'altro. Ci sono mille accordi, e corse, e combinazioni, e movimenti; eppure sono tutte variazioni di una breve aria, incluse forse in due o tre righe. Proprio così con il vostro Redentore. Deve essere il tuo tema, che attraversa tutte le variazioni degli affari, del piacere o delle cure domestiche. Ma, infine, in questa canzone dovete ricordare che è solo lo Spirito che può insegnarvi l'amore per la musica spirituale o la sua vera espressione. "L'uomo è nato per il dolore come le scintille volano verso l'alto". Quante lacrime, quanti mali, quanti peccati intorno a noi... oh! Che posto per le canzoni! Non il torrente di Babele, tutto fiancheggiato da salici, era un luogo così inadatto come questo mondo selvaggio, non coloro che condussero il prigioniero incatenato di Giuda dalla sua cara casa erano così irragionevoli nella loro richiesta di melodia, come lo sono gli uomini che possono aspettarsi canti dai figli di Adamo che sono afflitti dal peccato e dalle difficoltà. Come possiamo cantare il canto del Signore? Siamo in una terra straniera, e una terra di oscurità e dolore. Sì, noi stessi siamo senza voce e stonati come l'argilla opaca stessa. Il peccato ci ha tolto la facoltà di cantare, e il dolore ci ha tolto il cuore per la musica. Cosa possiamo cantare? Possiamo prendere in giro la canzone, è vero; Possiamo eccitarci a un'imitazione innaturale e baccanale della melodia. Paolo allude a qualcosa di questo genere, quando dice: "Non ubriacatevi di vino, in cui è eccesso; ma siate ripieni di Spirito; parlando a voi stessi con salmi, inni e cantici spirituali". Come se avesse detto: "Vai alla vera fonte della gioia; bevi lo spirito del canto da Colui che è il Signore della beatitudine; essere riempiti dello Spirito; ed evitare l'allegria falsa, eccitata e ubriaca del mondo. È solo musica creata dai fumi del vino, e condannata a morire in pianto e lamento". Che illusione è un rumore così semplice! Che contraffazione della musica del cuore! Avevamo intenzione di mostrarvi che questa musica non deve essere confinata al cuore, anche se deve iniziare lì. Devi lasciare che gli altri lo sentano e essere rallegrato dalla sua cadenza. "Parlando a voi", dice Paolo, "parlando con i vostri mezzi", dice Paolo, "nei salmi". Rende ancora più chiaro il suo significato in un passaggio parallelo. "Ammaestrandovi e ammonindovi gli uni gli altri con salmi, inni e cantici spirituali". Il tuo canto deve sempre essere progettato per influenzare gli altri. (D. F. Jarman, M.A.)

20 CAPITOLO 5

Efesini 5:20

rendendo sempre grazie di ogni cosa a Dio e al Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo

Gratitudine a Dio:

(I.) Il dovere qui unito è quello di rendere grazie. La gratitudine è un tale senso dei favori ricevuti da un benefattore e degli obblighi dovuti a lui, che ci dispone a fare riconoscimenti e ritorni appropriati

(1.) Un cuore grato conserva l'impressione delle misericordie passate

(2.) La gratitudine vede un vero valore nelle benedizioni di Dio

(3.) Il senso della nostra indegnità entra nell'essenza della gratitudine

(4.) Nell'esercizio della gratitudine, miglioreremo i favori di Dio fino ai fini per i quali Egli li concede

(5.) La gratitudine si diletta nell'esprimere i suoi sentimenti e sentimenti

(6.) La gratitudine studia un ritorno adeguato. La bontà di Dio dovrebbe condurci al pentimento. Quando ci viene mostrato favore, dovremmo imparare la giustizia. La Sua misericordia dovrebbe persuaderci a presentarci a Lui come sacrifici viventi. Il suo amore disinteressato dovrebbe risvegliare in noi sentimenti di benevolenza verso i nostri simili

(II.) Considera il carattere di quell'Essere al quale i nostri ringraziamenti devono essere sommamente diretti. Dio è il Padre dell'universo e il Datore di tutte le benedizioni che riceviamo e che contempliamo intorno a noi

(1.) A Lui dobbiamo rendere grazie; perché tutte le cose sono Sue

(2.) A Lui dobbiamo rendere grazie; poiché Egli ci ha dato ogni cosa riccamente per goderne

(3.) A Lui dobbiamo rendere grazie; perché la sua bontà è libera e disinteressata

(III.) Ci viene richiesto di rendere sempre grazie a Dio

(1.) Dovremmo essere sempre in un'abitudine di gratitudine, e in una prontezza per l'effettivo ringraziamento, ogni volta che la provvidenza ci chiama ad esso

(2.) Il ringraziamento dovrebbe trovare posto in tutti i nostri discorsi dichiarati a Dio

(3.) Tutti i favori speciali dovrebbero essere distintamente osservati e riconosciuti

(4.) Dovremmo essere grati in ogni condizione

(5.) Non dovremmo mai smettere di rendere grazie

(IV.) Le questioni per le quali dobbiamo rendere grazie. "Tutte le cose". Benedizioni personali. I benefici della società civile, Privilegi religiosi

(V.) Il mezzo per il nostro accesso a Dio in questo dovere: "Il nome di Gesù Cristo". Dio non ripone alcuna fiducia nei Suoi santi; i cieli non sono puri ai Suoi occhi. Quanto meno l'uomo che è un verme; l'uomo che è peccatore! Non siamo degni di parlarGli in lode per i benefici che riceviamo; tanto meno di chiedergli ulteriori benefici; meno di tutti per ricevere i benefici che chiediamo. Siamo, quindi, spinti non solo a pregare, ma anche a rendere grazie nel nome di Cristo. (J. Lathrop, D.D.)

Il dovere e la portata del ringraziamento: - Ci sono pochi doveri che la Bibbia impone in termini di un requisito così grande come il dovere del ringraziamento. Deve essere vero che per il cristiano le cause della gioia superano sempre le cause della malinconia; cosicché, nei tempi più oscuri e avversi, il cristiano ha più motivo di rallegrarsi che di essere abbattuto. In primo luogo esamineremo il nostro testo come se ingiungesse il ringraziamento come un dovere; in secondo luogo, come se proponesse "tutte le cose", senza alcuna eccezione, come oggetto di quel ringraziamento; "Rendendo sempre grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo".

(I.) Ora, non è necessario che noi parliamo a lungo del dovere di rendere grazie. Sembra che sia stato deciso in ogni epoca e da ogni nazione, che l'ingratitudine è una cosa così esecrabile, che non preoccuparsi dei benefici dimostra un'indegnità che squalifica per tutti i rapporti della vita. Eppure, per quanto strano sia, ci viene continuamente imposto lo spettacolo di uomini che arrossirebbero all'idea di essere considerati ingrati verso i loro simili, del tutto inconsapevoli di dover qualcosa a Dio e non toccati dagli innumerevoli benefici che ricevono in ogni momento dalle Sue mani. Come dobbiamo spiegare questo? Ci sono due ragioni, a nostro avviso, da dare per questo fenomeno. Il primo è l'ateismo pratico che perde di vista una causa prima e idolatra le cause seconde; Il secondo è la ripugnanza che c'è nella nostra natura nei confronti dell'essere stesso dipendente

(II.) Ma il dovere di rendimento di grazie sarà ancora più evidente quando dovremo considerare, in secondo luogo, l'argomento della gratitudine. L'apostolo ci comanda di rendere "grazie per ogni cosa"; e sarebbe facile, e sarebbe un'occupazione piacevole, portare davanti a voi un lungo e vasto catalogo di benefici, e chiamarvi a "lodare il Signore, poiché la Sua misericordia dura in eterno". 1. Guardate quindi, in primo luogo, alle piccole o quotidiane misericordie. Se applicaste un microscopio a una misericordia quotidiana, potreste scoprire in esso, come nell'atomo o nella goccia d'acqua, la stessa dimostrazione della presenza dell'Onnipotente, come nella sorprendente interposizione che ha segnato una grande crisi nella vostra vita; e, quindi, stai solo dando una triste prova della debolezza e della miopia della tua natura, se getti benefici sotto le divisioni del grande e del piccolo, in modo tale da ritenere troppo banale reclamare il tributo del tuo ringraziamento. Costa a Dio (se così si può dire) la stessa fatica di costruire il mondo come l'atomo, lo stesso amore di dare il respiro del momento e la dote dell'impero; e se è per l'amore dimostrato che rendiamo grazie, dobbiamo, quindi, la stessa somma, sia che l'esempio di misericordia sia raro e quasi ineguagliabile, sia che si tratti di un evento quotidiano e persino momentaneo. D'altra parte, dovrebbe essere evidente, a una minima riflessione, che i benefici comuni e quotidiani della vita sono di solito i più grandi e i più preziosi nella loro natura. Oh! È un cuore freddo e avvizzito quello che giace nel petto di quell'uomo, che ha bisogno di un miracolo prima di riconoscere una misericordia. La vita è un miracolo perpetuo. Ma deve, spero, essere soddisfatto di dover ringraziare Dio per ciò che gli uomini considerano piccole e quotidiane misericordie; non gli devi anche tu gratitudine per quelli che considerano mali? In caso contrario, saresti grato per il cibo, ma non per la medicina. Ma il "rendere sempre grazie per ogni cosa", è questo che vorremmo particolarmente attirare la vostra attenzione. Non abbiamo alcun timore che non rendiate grazie nelle grandi occasioni e per le vostre misericordie; Ciò che temiamo è l'abitudine di trascurare le cose piccole e quotidiane e di non sentirle motivo di lode. E poi, osservate le parole conclusive del nostro testo, "nel nome del nostro Signore Gesù Cristo". Le nostre preghiere e le nostre lodi devono essere presentate allo stesso modo in e attraverso questo nome onniprevalente. In se stessi sono deboli e contaminati, ma purificati con i suoi meriti si elevano con l'accoglienza e trovano grazia presso Dio. Il Signore Gesù Cristo è il nostro argomento per chiedere e dovrebbe essere il nostro incentivo per ringraziare. (H. Melvill, B.D.)

La divinità del ringraziamento cristiano, e il periodo e il modo in cui deve essere eseguito:

(I.) Consideriamo il dovere ingiunto - il rendimento di grazie - «Rendere sempre grazie per ogni cosa a Dio e al Padre». Egli è l'oggetto di ogni culto religioso, e a Lui sono sommamente dovuti tutti i nostri ringraziamenti. Dico supremamente, perché non è illecito rendere grazie agli altri. I bambini dovrebbero essere grati ai loro genitori; e i poveri e i bisognosi dovrebbero essere grati a coloro che offrono loro sollievo. Perché, sebbene gli uomini non siano che strumenti, sono strumenti, e sono strumenti volontari. Non si ringrazia mai il bue e il cavallo per i comandanti che si ottengono da loro, perché si sa che sono privi di conoscenza e di disegno; ma gli uomini sono influenzati da motivi e spinti da scelte; ma dobbiamo guardare al di sopra di loro a Dio, che è la fonte di ogni bene e di ogni beatitudine. Infatti, chi ha dato a questi strumenti la loro capacità? Chi li ha messi sulla nostra strada e alla nostra portata? Chi li ha dotati del potere di aiutarci e li ha ispirati con l'inclinazione a benedirci? "Egli fa risplendere il suo sole sui cattivi e sui buoni", "e i suoi sentieri perdono grasso". A questo punto si devono osservare due cose:

1.) Il ringraziamento è spesso confuso con la lode; ma sono distinguibili. Lodiamo le persone per l'eccellenza del carattere e della condotta. Rendiamo grazie per i favori ricevuti da loro e per gli obblighi che abbiamo nei loro confronti. L'essenza della lode è l'ammirazione; L'essenza del ringraziamento è la gratitudine

(2.) E avrete notato che, quando l'apostolo parla di ringraziamento, non intende solo l'uso delle parole: "Le parole non sono che aria". L'espressione verbale non è nulla, a meno che non procedano punti di vista e sentimenti corrispondenti, e le azioni corrispondenti la seguano. Non desiderereste che un uomo vi ringraziasse se fosse inconsapevole dei suoi obblighi. Se dovesse lodarti e applaudirti, e poi fare tutto ciò che è in suo potere per farti del male e per offenderti. E tuttavia quanta di questa ipocrisia Dio deve continuamente incontrare da parte delle Sue creature, e persino di molti professori di religione!

(II.) Come deve essere svolto questo dovere

(1.) Deve essere fatto nel nome di Cristo. È la Sua intercessione in nostro favore che rende accettate le nostre suppliche nell'Amato, e con il Suo molto incenso che purifica i nostri cuori. Perciò, come dice Pietro, "offriamo sacrifici spirituali accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo". E perciò, dice l'apostolo Paolo, "Offriamo continuamente per mezzo di lui i sacrifici di Dio, cioè il frutto delle nostre labbra, rendendo grazie al suo nome". 2. Ancora, come dobbiamo fare questo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, così dobbiamo farlo sempre. Che cosa intende dunque l'apostolo quando dice: "Noi dobbiamo rendere grazie di ogni cosa a Dio e al Padre per ogni cosa". Il ringraziamento dovrebbe sempre essere trovato nei nostri discorsi a Dio. Non dovete adorare e lodare Dio solo nella Sua casa, ma anche nella vostra. Non dovete adorarlo solo di sabato, ma durante la settimana: in verità, la settimana deve mostrare in voi ciò che il sabato fa per voi. Ed è proprio una povera devozione, che non sopravvive al santuario, e che viene spazzata via il lunedì mattina insieme alla polvere del luogo. Può anche intendere niente di meno che perseveranza; "Mantenendo salda la fiducia e salda la gioia della speranza sino alla fine"; non 'stancarsi di fare il bene' e non raffreddarsi dopo i primi fervori religiosi. Ora, affinché possiate avere questa cornice di preghiera - questa prontezza per il ringraziamento sempre - e sentire queste eccitazioni ad essa, ci sono tre cose essenzialmente necessarie

(1.) Il primo è un profondo abbassamento di sé. Troverai sempre gli orgogliosi ingrati

(2.) La seconda è: sarà necessario per voi, se volete vivere in questo stato d'animo di preghiera, stare attenti a osservare e sottolineare le amorevoli benignità del Signore. Secondo, come dice Davide, "Chiunque è saggio e osserverà queste cose, comprenderà anche l'amorevole benignità del Signore". E il signor Flavel osserva che "Colui che osserva le provvidenze non vorrà che le provvidenze osservino". 3. Il terzo è quello di tenere in memoria queste cose; perché, se vengono dimenticati, non possono più influenzarti o influenzarti; e perciò, dice Davide, "Benedici il Signore, anima mia, e non dimenticare tutti i suoi benefici". Prima coppia. - Dovete rendere grazie per le misericordie naturali e spirituali. Seconda coppia. - Dovete ringraziarlo per le misericordie ordinarie e straordinarie. Ci sono alcuni esempi notevoli dell'interposizione divina in loro favore, in un modo di provvidenza o di grazia. Questi sono come i giorni in rosso nel calendario della vita. Questi possono essere considerati come i capolavori della provvidenza, sia nella nostra protezione che nella nostra liberazione: sia nel nostro sostegno che nel nostro conforto. Agisce allo stesso tempo: non dobbiamo dimenticare che "le sue misericordie si rinnovano ogni mattina" e che "Egli ci riempie ogni giorno dei suoi benefici". Terza coppia. - Dovete ringraziare Dio per le misericordie positive e preventive. Da quanti mali sconosciuti e conosciuti sei stato preservato da quando hai avuto un essere! Quarta coppia. - Dovete rendere grazie per le misericordie pubbliche e private. Sei imbarcato su una nave, la cui sicurezza è anche la tua sicurezza. Quinta coppia. - Dovete benedire Dio per le benedizioni personali e relative. A quante vite, è legata tutta la tua vita! C'è la moglie che hai scelto, ci sono i figli del tuo amore. Sesto paio. - Dovete benedire Dio per le misericordie presenti e future. La settima e ultima coppia. - Devi rendere grazie a Dio per la tua dolcezza e per la tua amara misericordia. (W. Jay.)

Il dovere di ringraziamento:

(I.) La sostanza del dovere. - "Rendere grazie"; o, piuttosto, "essere grati". 1. Implica una giusta apprensione, e di conseguenza un'attenzione premurosa ai benefici conferiti. Perché colui che o ignora completamente i suoi obblighi, o li sbaglia, o li ignora con una visione superficiale e superficiale, non può in alcun modo esserne grato

(2) Questo dovere richiede una fedele conservazione dei benefici nella memoria, e di conseguenza frequenti riflessioni su di essi. Perché colui che non è più colpito da un beneficio di quanto non incorra nei sensi, e non si lascia trascurare, è ben lungi dall'essere grato; anzi, se crediamo al filosofo, è ingrato nel peggior e nel più alto grado. "Colui che falsamente nega di ricevere un beneficio, e colui che lo dissimula, e colui che non lo ripaga, è ingrato; ma il più ingrato di tutti è colui che lo dimentica". 3. Questo dovere implica una dovuta stima e valutazione dei benefici; che la natura e la qualità, la misura e la quantità, le circostanze e le conseguenze di esse siano ben spese; Altrimenti la gratitudine è come se non fosse nulla, o molto difettosa. Perché commensuriamo la nostra gratitudine non tanto all'intrinseca eccellenza delle cose, quanto alle nostre peculiari valutazioni di esse. In tal modo dobbiamo diligentemente esaminare e valutare giudiziosamente gli effetti della beneficenza divina, esaminando ogni parte e definendo ogni circostanza di essa: come coloro che contemplano una rara bellezza o un'immagine eccellente; alcuni lodavano le proporzioni esatte, alcuni i lineamenti aggraziati, alcuni i colori vivaci che vi si riconoscevano. Non c'è l'ultimo dei favori divini, che, se consideriamo la tenerezza condiscendente, la chiara intenzione, l'immeritata franchezza, l'allegra disinvoltura in essi espressa, non ha dimensioni più grandi della nostra comprensione, colori troppo belli e lineamenti troppo piacevoli perché la nostra vista debole possa discernere completamente; esigendo quindi la nostra più alta stima e il nostro più alto ringraziamento. Sono immensi, innumerevoli, inconcepibili e inesprimibili. Ma ancora... 4. "Ringraziare" significa che i benefici siano ricevuti con mente volenterosa, con buon senso, con affetto veemente

(5.) Questo dovere richiede il dovuto riconoscimento del nostro obbligo, il significato del nostro avviso, le dichiarazioni della nostra stima e la buona accettazione dei favori conferiti

(6.) Questo dovere richiede sforzi di compensazione reale e una soddisfacente contraccompenso di benefici, secondo la capacità e l'opportunità di chi lo riceve

(7.) La vera gratitudine per i benefici è sempre accompagnata dalla stima, dalla venerazione e dall'amore del benefattore

(II.) L'oggetto e il termine a cui deve essere diretto. A questo Dio, a questo grande, a questo nostro unico Benefattore, dobbiamo questo dovere più naturale e facile, questo giustissimo ed equo, questo dolcissimo e piacevole dovere di rendere grazie

(III.) Passo ora alla terza, la circostanza del tempo assegnato all'adempimento di questo dovere, espressa da quel termine universale e illimitato, "sempre". 1. Con ciò è richiesto che spesso meditiamo effettivamente, siamo sensibili, confessiamo e celebriamo la beneficenza divina. Se Dio si dimostra incessantemente misericordioso con noi, siamo in ogni ragione obbligati a confessarci frequentemente grati a Lui

(2.) "Rendere sempre grazie" può significare che nominiamo e osserviamo puntualmente certi tempi convenienti per adempiere a questo dovere; cioè, di meditare seriamente e di riconoscere affettuosamente la munificenza divina. Esempio del sacrificio giudaico, reso dai traduttori greci "il sacrificio continuo". Come quel sacrificio, offerto costantemente in un tempo stabilito, era quindi chiamato continuo, così forse noi, osservando costantemente alcuni opportuni ritorni di lode e di ringraziamento, possiamo dire "di rendere sempre grazie". 3. Ma più in là, "rendere sempre grazie" può significare una vigile partecipazione a questo dovere, come gli uomini conferiscono ai loro impieghi, di cui, sebbene l'effettiva persecuzione cessi, tuttavia il disegno procede continuamente; Proprio come diciamo, costui sta scrivendo un libro, o costruendo una casa, anche se al momento può essere occupato da qualche altro lavoro; perché il suo disegno non dorme mai e il suo proposito continua ininterrotto. Questo termine "sempre" implica necessariamente una disposizione pronta o un'inclinazione abituale a rendere grazie, sempre permanente in noi; che i nostri cuori, come lo fu quelli di Davide, siano sempre fissi, cioè adeguatamente preparati e fermamente decisi a ringraziare e lodare Dio

(5.) Infine: "rendere sempre grazie" significa che cogliamo prontamente ogni opportunità di esprimere effettivamente la nostra gratitudine: perché così in alcuni passi della Scrittura, ciò che è prescritto di fare continuamente, in altri è richiesto di essere fatto solo in tutte le occasioni. È vero che nessun momento è sfavorevole: in ogni momento riceviamo favori, e quindi in ogni minuto dobbiamo ringraziare. Dovremmo essere come quegli alberi che danno frutti (più o meno) continuamente; ma poi più gentilmente e più abbondantemente quando più potentemente coccolati dal calore celeste. Quando ci capita un beneficio fresco, raro, notevole; quando il prospero successo accompagna i nostri onesti sforzi; quando favori inaspettati cadono, per così dire, di loro spontanea volontà nei nostri petti

(IV.) La questione. - "Per ogni cosa". 1. Dobbiamo rendere grazie, non solo per i grandi e notevoli benefici, ma per i più piccoli e più ordinari favori di Dio: sebbene in verità nessuno dei favori di Dio sia in se stesso piccolo e insignificante. Gli uomini sono soliti benedire se stessi, se ricevono solo uno sguardo fugace dall'occhio di un principe; un sorriso di un grande personaggio; ogni esile accenno di riguardo da parte di colui che è in grado di fare loro del bene. Che cosa significa allora ricevere la minima testimonianza della Sua buona volontà, dal quale solo ci si può aspettare ogni cosa buona

(2.) Dobbiamo rendere grazie, non solo per i benefici nuovi e presenti, ma per tutto ciò che abbiamo in precedenza, tutto ciò che potremmo ricevere in futuro

(3.) Dovremmo benedire Dio, non solo per nuovi, rari, straordinari incidenti della provvidenza, ma per i benefici e le indulgenze comuni e quotidiane che ne derivano

(4.) Dovremmo rendere grazie, non solo per i benefici privati e particolari, ma anche per quelli pubblici, e per quelli che accadono agli altri

(5.) Siamo obbligati a rendere grazie, non solo per gli eventi piacevoli e prosperi della provvidenza, ma anche per quelli che sono avversi al nostro desiderio e sgradevoli al nostro senso naturale; per la povertà, la malattia, il disonore; per tutti i dolori e le tribolazioni, i disastri e le delusioni che ci capitano. Siamo tenuti a rendere grazie, non solo per il nostro cibo, ma anche per il nostro fisico (che, sebbene ingrato al nostro palato, è utile per la nostra salute): siamo obbligati, alla scuola della provvidenza, non solo per le buone istruzioni, ma anche per le opportune correzioni che ci sono concesse (per cui, sebbene i nostri sensi siano offesi, le nostre maniere sono migliorate)

(6). Infine, siamo obbligati a ringraziare Dio, non solo per i benefici corporei e temporali, ma anche (e ciò principalmente) per le benedizioni spirituali ed eterne. Concluderei con alcuni incentivi persuasivi all'esercizio di questo dovere.

(I.) In primo luogo, quindi, possiamo considerare che non c'è disposizione più profondamente radicata nella costituzione originaria di tutte le anime dotate di qualsiasi tipo di percezione o passione, dell'essere sensibili ai benefici ricevuti; essere benevolamente colpiti dall'amore e dal rispetto verso coloro che li mostrano; essere pronti con espressioni appropriate a riconoscerli e a cercare per loro una ricompensa competente. Anche il peggiore degli uomini conserva qualcosa di questa inclinazione naturale, e la stessa creazione bruta ne dà prova.

(II.) Il secondo obbligo verso questo dovere è giustissimo ed eguale; poiché siamo in ogni ragione debitori per ciò che ci viene dato gratuitamente, così come per ciò che ci viene prestato: poiché la gratuità del donatore, il fatto che non esiga la sua sicurezza, né esprima condizioni di rendimento, non diminuisce, ma piuttosto aumenta il debito: questo si è ampliato.

(III.) In terzo luogo, questo è un dovere dolcissimo e dilettevole: come il compimento procede dal buon umore e da un'allegra disposizione d'animo, così li nutre e li fomenta entrambi. La preghiera ci ricorda le nostre imperfezioni e i nostri desideri; confessione dei nostri misfatti e dei nostri cattivi deserti; Ma il ringraziamento non include nulla di inquieto o spiacevole, nient'altro che il ricordo e il senso di estrema bontà. Altre considerazioni possono essere brevemente aggiunte: cioè, che questo dovere è di tutti gli altri il più accettabile a Dio e vantaggioso per noi, inducendolo a dare di più, e qualificandoci a riceverlo. (I. Barrow, D.D.)

Il dovere di rendere grazie: - Che il ringraziamento a Dio è un dovere grande e necessario per tutti i cristiani.

(I.) Per aprire il dazio. Ecco - Primo: La sostanza, o l'atto di esso - "Rendere grazie". La lode si riferisce alle eccellenze di Dio, il ringraziamento ai benefici di Dio. C'è un duplice ringraziamento.

(1) A titolo di celebrazione o commemorazione, quando parliamo delle misericordie di Dio gli uni verso gli altri.

(2) Per mezzo dell'invocazione, dell'adorazione o del culto, quando li esprimiamo a Dio stesso. In secondo luogo, le circostanze dell'obbligo

(1.) Del tempo. "Sempre." Com'è possibile?

(1) Dobbiamo avere sempre un cuore preparato e disposto a rendere grazie.

(2) Non dobbiamo tralasciare le occasioni appropriate, ma dobbiamo farlo frequentemente e costantemente.

(3) "Sempre", cioè in tutte le condizioni, sia nelle avversità che nella prosperità

(2.) La questione per la quale dobbiamo rendere grazie: "Per ogni cosa". La stessa estensione della questione possiamo vederla in un luogo parallelo 1Tessalonicesi 5:18 : "In ogni cosa rendete grazie". Questa particella universale comprende tutti i tipi di misericordie, misericordie spirituali e temporali. Colui che non è grato per le più piccole misericordie si presta a una stupida negligenza e insensibilità delle più grandi misericordie: "Se dunque non siete stati fedeli nell'ingiusta ricchezza, chi affiderà alla vostra fiducia le vere ricchezze?" Luca 16:11. Proviamo prima con l'acqua e poi con il vino. Inoltre, tutti provenivano dallo stesso amore, dalle misericordie più grandi e più piccole Salmi 136:25. Le misericordie ordinarie sono la nostra dieta costante Salmi 68:19. Straordinarie misericordie sono i nostri cordiali in uno svenimento Salmi 77:10.

(4) Misericordia positiva e misericordia privativa. Libertà da tutti i peccati e i pericoli in cui potremmo essere caduti. Se sapessimo quanto il diavolo è occupato a farci del male, se non fosse per il senso della provvidenza di Dio intorno a noi, saremmo più grati a Dio. Non sappiamo quanti pericoli Dio abbia prevenuto.

(5) Dobbiamo anche rendere grazie per gli altri 2Corinzi 1:11. I figli di Dio si rallegrano l'uno della prosperità dell'altro e si interessano l'uno della misericordia dell'altro, come se fossero i loro Filippesi 2:27.

(6) Misericordie nella mano e misericordie nella speranza. Questo dimostra una fede forte, per lodare affettuosamente Dio per la misericordia nella speranza così come per la misericordia nella mano Salmi 31:19. Abramo, quando non aveva un piede nella terra di Canaan, costruì un altare e offrì offerte di ringraziamento a Dio Genesi 13:18 ; così i figli di Dio "gioiscono nella speranza della gloria di Dio" Romani 5:2; 1Pietro 1:8. Anche se non rendiamo semplicemente grazie per il male, tuttavia possiamo rendere grazie per il bene che si mescola con esso; vale a dire

(1) Per la miscela Giobbe 2:10. Egli toglie le opportunità di servizio, ma è una misericordia che le abbia continuate così a lungo.

(2) Per la mitigazione; avrebbe potuto andare peggio Esdra 9:13; Lamentazioni 3:39.

(3) Per il frutto e il profitto; se non è buono in se stesso, si trasforma in bene Romani 8:28; Salmi 119:71.

(4) Per l'ultima contesa, affinché Dio possa essere glorificato 1Pietro 4:14, e noi siamo stati ricompensati Matteo 5:12

(3.) L'oggetto a cui deve essere offerto questo culto religioso - "A Dio e Padre" (così Colossesi 3:17

(4.) Il modo o il mezzo: "Nel nome del nostro Signore Gesù Cristo". Perché il ringraziamento deve essere fatto nel nome di Cristo?

(1) Perché c'è più Dio scoperto in Cristo che altrove 2Corinzi 4:6. Nella creazione l'uomo è stato fatto simile a Dio, ma nella redenzione Dio è stato fatto simile all'uomo

(2) Cristo è l'unico Mediatore per trasmettere benedizioni a noi e i nostri servizi a Dio; poiché Egli è il nostro Sommo Sacerdote e Intercessore. Come nostro Sommo Sacerdote Egli ha procurato per noi tutte le nostre misericordie con la Sua oblazione; e per la Sua intercessione ce li porta ( Ebrei 8:2) .

(3) Egli ci ha richiesto questo dovere 1Tessalonicesi 5:18.

(4) Perché tutte le nostre misericordie vengono a noi come il frutto della morte di Cristo, come avvolte nelle sue viscere, come nuotanti nel suo sangue, come il frutto del suo acquisto.

(II.) Quanto è necessario, proficuo e divenire cristiani questo dovere

(1.) Quanto sia necessario un dovere appare

(1) Alla luce della natura. L'ingratitudine è considerata un peccato contro natura 2Timoteo 3:2, 3.

(2) Per la Sua espressa volontà rivelata nella Scrittura 1Tessalonicesi 5:18

(2.) Quanto sia necessario un dovere appare dal grande profitto che ne deriva.

(1) Per tenerci sempre in ricordo di Dio e di quella mano invisibile che ci tende tutte le nostre provviste.

(2) L'osservazione e il riconoscimento dei Suoi benefici genera in noi l'amore per Dio 1Giovanni 4:19.

(3) Incoraggia la nostra speranza

(3.) Quanto sia necessario un dovere appare perché previene molti peccati.

(1) Durezza di cuore e sicurezza nel godere delle benedizioni della comune provvidenza di Dio.

(2) Sopprime il mormorio, o quell'umorismo querulo, irritante, impaziente che si sfoga anche nelle nostre preghiere e lamentele, e inasprisce tutte le nostre comodità.

(3) Previene la diffidenza e le cure di cura Filippesi 4:6.

(4) Guarisce l'orgoglio spirituale quando consideriamo chi deve essere lodato per tutto il bene che è in noi. Coloro che hanno più degli altri sono più debitori alla grazia. Utilizzo 1. È un tale dovere? Attenzione agli impedimenti e ai nemici per la gratitudine.

(1) Un cuore orgoglioso.

(2) Una mente carnale. Utilizzo 2. Il nostro ringraziamento è giusto?

(1) Se il cuore si avvicina a Dio per ogni misericordia che riceviamo da Lui Salmi 96:8.

(2) Se genera un grande diletto in Dio Salmi 37:4.

(3) Se si tratta di un'obbedienza allegra e riconoscente Romani 12:1; Giovanni 14:15. (T. Manton, D.D.)

Il dovere di rendere grazie a Dio:

(I.) In primo luogo, vorrei che notaste che San Paolo parla di rendere grazie "a Dio e al Padre". La persona descritta sotto questi due titoli è naturalmente la stessa, ma i pensieri che appartengono ai due titoli sono molto diversi; si può dire che il nome di Dio testimonia principalmente la potenza, quello di Padre principalmente l'amore; è perché Dio ha permesso di essere chiamato "Padre nostro", che possiamo avvicinarci a Lui con la certezza della fede

(II.) Osservate poi che si deve rendere grazie al Padre "nel nome del nostro Signore Gesù Cristo". Questo getta una luce notevole sulla natura del ringraziamento. Il nostro sentimento naturale sarebbe (credo) questo, che se venissimo a chiedere un favore o una misericordia dalle mani di Dio, lo faremmo giustamente nel nome di Colui attraverso il quale solo le nostre richieste possono essere esaudite, ma che la stessa cosa difficilmente sarebbe valida, se venissimo a pagare il tributo di lode e di ringraziamento a Dio; Nel chiedere dovremmo sentire che abbiamo bisogno di un mediatore, nel dare (per quanto piccolo possa essere il nostro dono) dovremmo a malapena immaginare che esistesse lo stesso bisogno. Eppure, secondo San Paolo, la necessità è la stessa in entrambi i casi; anche i nostri ringraziamenti devono essere offerti per mezzo di Cristo; non rendiamo Dio nostro debitore con tali offerte; sia che chiediamo o che paghiamo il tributo, siamo noi che ci guadagniamo, e sia per uno scopo che per l'altro abbiamo bisogno della giustizia di Cristo, per rendere accettabile il nostro approccio al propiziatorio di Dio

(III.) Ma di nuovo; San Paolo nel testo dà un respiro molto ampio al ringraziamento, quando parla di "rendere grazie di ogni cosa". Tutte le dispensazioni di Dio dovrebbero essere considerate come gli atti di un Padre, e quindi come se richiedessero la nostra gratitudine. Conosco la difficoltà di realizzare questo stato d'animo; forse verrà un momento in cui saremo in grado di guardare indietro dal nostro luogo di riposo sulla via per la quale Dio ci ha guidati, e in cui saremo in grado di vederlo in tutte le sue svolte e torsioni (nella misura in cui sono state il risultato della guida di Dio, e non a causa della nostra perversità), e in tutti i suoi passaggi più oscuri, nelle sue parti più aspre come in quelle più lisce, era davvero "la via giusta", e tutto richiede la nostra gratitudine a Lui, che ci ha guidato per una via che non conoscevamo.

C'è un'altra espressione nel testo che merita di essere notata, e alla quale si applica un'osservazione simile a quella appena fatta sull'espressione "tutte le cose". San Paolo dice: "rendendo sempre grazie"; la parola "sempre" è sufficientemente forte e comprensiva in se stessa, e lo diventa ulteriormente per il fatto di essere unita alle parole "tutte le cose". "Rendere sempre grazie per ogni cosa" è ovviamente l'incarico più completo che si possa concepire per rendere grazie; e desidero sottolineare che la forza peculiare della parola "sempre" sembra essere questa, "in ogni circostanza". San Paolo non intende (credo) tanto imporre un corso incessante di ringraziamento, quanto metterci in guardia dal permettere che la nostra gratitudine dipenda dal nostro stato d'animo, o dalla prosperità o dall'avversità della nostra condizione esteriore. (Vescovo Harvey Goodwin.)

Misericordie comuni: - Il primo ringraziamento di una creatura redenta sarà sempre per Cristo. Ma la gratitudine cristiana si manifesta nel gioioso riconoscimento di tutti i doni, grandi e piccoli. E trova una nuova chiamata al suo esercizio nel fatto che i doni minori hanno la loro origine nell'amore che ci ha dato il più grande, ed è venuto a noi attraverso quel più grande se stesso. La gamma della gratitudine cristiana diventa, in questo modo, molto ampia. "Per ogni cosa", per le piccole misericordie come per le grandi misericordie, per il Vangelo in primo luogo, ma anche per la verità più umile che allarga la mente; per le cose del cielo e per quelle della terra; per tutto ciò che è legato alla nostra crescita e al nostro benessere; per l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, il fuoco che ci riscalda e la terra che è la generosa fonte di cibo per tutti noi. "Tutte le cose". Acquazzoni e ruscelli, fiori e alberi, uccelli e bestie e cose striscianti, l'ampio mare e le alte colline, il sole e la luce delle stelle, la luce e l'oscurità, le nuvole e gli arcobaleni, le lune crescenti e calanti, le stagioni e i giorni. "Per ogni cosa". Per le cose di disciplina come per quelle di nutrimento, per la fatica e la durezza che la fatica produce, per la fame e il freddo, per la malattia e il dolore, per la morte stessa, per la misericordia e anche per il giudizio, per le ricchezze e anche per la povertà, per la calma pacifica e anche per la tempesta purificatrice. "Per ogni cosa". Per gli amici e i privilegi e le leggi giuste e le libertà; per la nostra terra natale e i nostri ricordi di antenati eroici; per il principio cristiano e la Chiesa cristiana; per la vita, la forza e la ragione; per i nostri corpi fatti in modo spaventoso e meraviglioso; per il nostro posto nella società, le nostre opportunità di bene, i nostri mezzi di utilità, la nostra conoscenza, intuizione e crescita; e per la fede, la speranza e la carità in noi stessi e negli altri

(I.) In un paese come il nostro, non potevamo fare alcuna scelta di misericordie comuni in cui le benedizioni dell'occupazione fossero lasciate fuori. Siamo una nazione di lavoratori. Nei nostri uffici, officine e studi; Nei nostri mestieri, nelle faccende domestiche e nelle mansioni professionali, tutti dovremmo avere un certo impiego. Il lavoro stesso è una benedizione. È l'occupazione. E chiunque conosca la miseria dello Stato indicata con le parole "senza lavoro", conosce anche la grandezza della benedizione. Nei suoi risultati è peggio delle malattie fisiche. È la sicura distruzione del rispetto di sé e del coraggio. La gioia di vivere perisce alle radici, e la disperazione inizia il suo regno malvagio. Una delle benedizioni più dirette del lavoro è la sua salubrità. A parità di altre condizioni, sono gli occupati ad essere sani. L'ozio indebolisce sia la mente che il corpo. Movimento, attività, adempimento dei compiti: questa è la legge per ogni creatura creata da Dio. La negligenza di questa legge è la morte. Un altro elemento di questa benedizione del lavoro è la sua onorevolezza. Poiché il lavoro implica il servizio, è una dote benefica che sia onorevole. E questo è un attributo in tutto il lavoro, sia nel lavoro della mano che in quello della mente. Quando il nostro Creatore ci ha incaricati di lavorare, ha fatto del lavoro una delle dignità del Suo regno. L'operaio è uno dei nobili uomini di Dio. Le sue regine sono donne lavoratrici

(II.) L'ultima delle misericordie che mi sono impegnato a porvi davanti è casa. E comincerò nominando l'intimità di casa. A casa mia sono a mio agio, e libero di essere me stesso. Non sono né un mercante, né uno studente, né un artigiano, né un politico. Sono semplicemente un membro della cerchia familiare, un cittadino di "quel paese che ogni uomo ama". È un mondo le cui cortesie sono quelle dell'amore. Non esige alcuna etichetta se non quella che esprime il cuore. Quanto interamente ci circonda. Siamo nati in esso, moriamo in esso. Lo frequentiamo giorno e notte; Ci siamo dentro dall'infanzia alla vecchiaia. Ci alziamo al mattino e la troviamo piena di facce amichevoli; Ci ritiriamo per la notte in mezzo a un gruppo di persone più care che abbiamo. In ogni modo è un conforto per noi. È il nostro rifugio dalle intemperie, la nostra casa per banchetti, il nostro ospedale e luogo di riposo. Accanto alla sua familiarità, in materia di gratitudine, c'è l'isolamento della casa. Un anno sopra la mia capanna estiva c'era un ruscello di montagna, che visitavo spesso. Sorgendo in alto nelle cavità paludose delle montagne, si faceva strada attraverso ripide e frequenti immersioni verso il mare. A volte saltava da una rupe all'altra, azzuffandosi in modo confuso per le improvvise spaccature di roccia durante la sua marcia. A volte gettava le sue acque in massa su un ripiano inferiore con uno scontro rabbioso. Atti un punto è venuto trascinandosi lungo la parete della roccia scintillante dietro; in un'altra è caduto e ha sguazzato in fantastiche pozze all'interno del suo letto. Ma qua e là, nella sua discesa, giungeva a luoghi solitari, tranquille conche di pietra, dove tutta la turbolenza frettolosa e furiosa era giunta al termine. E il ruscello che saltava e si agitava più in alto, giaceva immobile come un bambino addormentato. Quello che quelle tranquille pozze erano per la vita di quel torrente di montagna, casa è per la vita ordinaria che conduciamo. L'una vita lotta e salta in avanti in un'inquietudine senza fine, l'altra dimora nella calma e nella pace. La casa è una benedizione così comune, e noi l'abbiamo conosciuta così bene per tutti i nostri giorni, che pochi si rendono conto della piena ricchezza di benedizioni che essa è nella nostra vita. Ma c'è una benedizione nella nostra casa più grande del suo isolamento o della sua comodità. C'è una delle migliori discipline della vita. La casa ha funzioni che puntano all'eternità. È una scuola per istruirci nella conoscenza di Dio. Una rivelazione di Dio più antica della Bibbia risplende nella casa. Le parabole del caminetto sono divine come quelle di Cristo. "Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quelli che lo temono". Quando impariamo i segreti di questa pietà nel cuore del nostro padre terreno, conosciamo Dio. L'amore di una madre è una scala di Giacobbe attraverso la quale saliamo all'amore di Dio. "Come uno che sua madre consola, così io consolerò voi". Ciò che ci circonda fin dall'infanzia è una visione e una profezia di Dio. (N. Macleod, D.D.)

Elogio nella morte: - James Hervey, quando il dottor Stonehouse lo vide per l'ultima volta, circa due ore prima che spirasse, insistette sul dottore nel modo più affettuoso per le sue eterne preoccupazioni, dicendogli "qui non c'è luogo di dimora". Stonehouse, vedendo la grande difficoltà e il dolore con cui parlava, desiderò di risparmiarsi. «No», disse, «dottore, no. Tu mi dici che ho solo pochi istanti da vivere. Oh, lasciami spenderli nell'adorare il nostro grande Redentore..." Poi si dilungava nel modo più sorprendente su queste parole di San Paolo: "Tutte le cose sono vostre". Poi si fermò un po' e, con grande serenità sul volto, citò quelle parole trionfali: "Signore, ora lascia che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza". Ecco, dottore, il mio cordiale. Che cosa sono tutti i cordiali per i moribondi in confronto alla salvezza di Cristo?" Nei suoi ultimi istanti esclamò due o tre volte: «Preziosa salvezza!» e poi, appoggiando la testa al lato della poltrona su cui sedeva, chiuse gli occhi e si addormentò. (Romaine.)

Lode in ogni momento: la lode è l'aiuto del credente nelle sue prove e il suo compagno dopo la prova. L'esercito di Giosafat cantò lodi prima della battaglia. Davide cantava lodi nella grotta; Daniele, quando gli fu tesa la trappola per la vita, pregava e ringraziava tre volte al giorno come al solito: e Gesù, quando voleva risuscitare Lazzaro, per primo elevava il suo cuore in ringraziamento al Padre; e prima di andare a cena, prima cantò un inno. Così è lode anche il nostro conforto dopo la prova. La musica è più dolce quando si ascolta sui fiumi, dove l'eco di essa è meglio rimbalzata dalle acque; e la lode per la pensosità, il ringraziamento per le lacrime, la benedizione di Dio sui fiumi dell'afflizione, fanno la musica più dolce alle orecchie del cielo. (A. Fuller.)

Un giorno di ringraziamento: - Una volta, una persona gettata su un'isola desolata, trascorse un giorno di digiuno e preghiera per la sua liberazione, ma non arrivò alcun aiuto. Allora gli venne in mente di celebrare un giorno di ringraziamento e di lode, e non appena l'ebbe fatto, gli fu portato sollievo. Vedete, appena cominciò a cantare della misericordia esercitata, l'esercizio della misericordia gli si rinnovò. Il Signore udì la voce della sua lode. (C. Nevins.)

Varietà di lodi: - Il salmista parla di cantare al nome del Signore, benedire, esaltare, ringraziare, esaltare. Proprio come lo stelo che è pieno di linfa getta molti rami, così il credente che è pieno di spirito di lode darà sfogo ad esso in molte forme diverse. (P. B. Potenza.)

La musica della vita cristiana: - Ogni vita cristiana è come un salmo. Proprio come in quei grandiosi antichi salmi ebraici si possono sentire voci diverse; come puoi sentire, ora la voce spezzata del cuore spezzato e contrito mentre singhiozza la sua confessione di peccato, e ora il dolce tubare come del bambino che si addormenta in perfetta pace sul seno di sua madre; proprio come puoi sentire, ora il sordo gemito dell'angoscia strappato dal cuore quasi sovraccarico di dolore, e ora lo scroscio delle risate, come di chi sta saltellando sul fianco della montagna, respirando l'aria pura di Dio e rallegrandosi del lieto sole di Dio; Come potete udire, ora il grido acuto di dolore come di un soldato che è stato colpito dagli arcieri, e ora le grida di trionfo che salgono dalle gole di coloro che sono stati vincitori nella battaglia; eppure in tutti i salmi, che scorrono come un accompagnamento, si può scorgere il senso perpetuo della vicinanza di Dio e dell'amore di Dio: così non mancheremo di trovare molte esperienze diverse nella vita cristiana, alcune gioiose e altre dolorose, molte voci in un solo salmo; Eppure, se quella vita è ciò che dovrebbe essere, l'accompagnamento di ogni esperienza sarà la musica di un cuore grato

(1.) La gratitudine è l'armonia della contentezza e dell'aspirazione

(2.) La gratitudine è l'armonia tra il profondo senso dell'obbligo e la gioia della libertà perfetta. (W.

(V.) Robinson, BA)

21 CAPITOLO 5

Efesini 5:21

Sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Dio. Sottomissione l'uno all'altro:

(I.) In primo luogo, osservate la necessità del precetto. L'orgoglio è il grande peccato che affligge la nostra natura decaduta. Nel nostro stato non rigenerato governa, regna e tiranneggia; E nel nostro stato rigenerato, ci tormenta, ci intrappola e ci tenta ancora in tutto ciò che facciamo. Alcuni sono orgogliosi del loro apprendimento e altri della loro ignoranza. Alcuni sono orgogliosi del loro intelletto e altri della loro stupidità. Ecco dunque la necessità del precetto. Che cosa porta gli uomini, amati, a quell'insubordinazione quanto ai ranghi nella società, che è così manifesta al giorno d'oggi? Che cosa porta gli uomini a demolire i loro superiori? Cosa spinge gli uomini a comportarsi in modo così inadeguato ai loro pari? Cosa fa sì che gli uomini guardino così dall'alto in basso i loro inferiori? È l'orgoglio dei nostri cuori.

(II.) Ma osservate, in secondo luogo, che non c'è solo una necessità per questo precetto, ma c'è una particolare convenienza in esso. A loro ci si rivolge come ai servi di Cristo. Che maestro! Ebbene, tutta la sua vita è stata una sottomissione; era la sottomissione all'opera e alla volontà di Dio. Osservate, anche nella Sua intercessione, nella Sua esaltazione alla destra di Dio, è secondo la volontà di Dio. E permettetemi di sottolineare ancora una cosa; non solo il nostro Signore fu una dimostrazione di sottomissione a Dio Suo Padre, ma fu sottomesso ai Suoi genitori. Più di questo, Egli era soggetto in un certo senso ai Suoi stessi discepoli. Leggete quel ventiduesimo capitolo del Vangelo di Luca. Oh! benedetta verità! Che possiamo avere la grazia di impararlo! "Ci fu anche una contesa fra loro, chi di loro dovesse essere considerato il più grande. Ed egli disse loro: I re dei Gentili li signoreggiano; e coloro che esercitano autorità su di loro sono chiamati benefattori. Ma voi non lo sarete, ma chi è il più grande tra voi, sia come il più giovane; e chi è capo, come chi serve. Che cosa è più grande colui che siede a tavola o colui che serve? Non è forse colui che si siede a tavola? ma io sono in mezzo a voi come colui che serve".

(III.) Ora vedi l'estensione del precetto. Sembra che molti dicano che significa sottomettersi ai "poteri costituiti": coloro che hanno l'autorità, coloro che hanno il potere. Ma non è questo il significato di questo passaggio; e non vedo alcun motivo per pensarlo così nemmeno per un momento. Lo accoglie, certamente; include necessariamente la sottomissione a coloro che sono al di sopra di noi; a colui che è il nostro superiore in età, il nostro superiore in posizione nella Chiesa, il nostro superiore in doni o il nostro superiore in grazia. Implica la sottomissione dalla moglie al marito; dai figli al genitore; e dal servo al padrone. Ma include di più; poiché include il dovere di sottomissione da ogni parte. È reciproco; è universale; non appartiene solo a un partito, ma appartiene a tutti; affinché ciascuno dei figli di Dio senta l'obbligo solenne di sottomettersi a coloro che lo circondano. Che cosa! Questo irrompe nelle diverse schiere degli uomini? In nessun modo. Questo porta il mondo nella confusione? I maestri rimangono ancora padroni; I servi rimangono ancora servi. Eppure, il comandamento "siate sottomessi ai poteri costituiti", "rendete onore a colui al quale l'onore è dovuto", è un precetto a cui dobbiamo obbedire. Qui, dunque, dobbiamo considerare il comportamento rispettoso e affettuoso ordinato e ingiunto da questa porzione della Parola di Dio a tutti, senza distinzione; a coloro che sono i nostri superiori, a coloro che sono nostri pari e a coloro che riteniamo inferiori a noi. Ma osservate, perché è aggiunto: "nel timore di Dio"? Non è questo un movente? L'autostima non è sufficiente per darci un movente? Quest'uomo ha molte infermità, infermità manifeste; ma quanto poco so quanta grazia riceve dal Signore, ora per ora. Forse dovrei prendere il mio posto ai suoi piedi, invece di metterlo ai miei piedi. Quanto poco so quanto presto potrebbe dover sopportare le mie infermità? Quanto presto dovrà prendere su di sé il mio fardello! Miei cari ascoltatori, ma il grande motivo qui è la sottomissione "nel timore di Dio". Tutte queste cose sono motivi; eppure questo motivo è particolarmente notato - "nel timore di Dio" - come sotto i Suoi occhi; ricordando: "Tu Dio mi vedi". (J.H. Evans, M.A.)

Condiscendenza reciproca: - Nelle parole osservare

1.) La connessione o la dipendenza; poiché la costruzione è continuata da quella clausola: "Siate ripieni di Spirito, sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Dio". La costruzione è la stessa. L'influenza dello Spirito è necessaria per i doveri dei nostri parenti, così come per i doveri del culto

(2.) La sostanza del dovere: "Sottomettetevi gli uni agli altri". L'esortazione è alla sottomissione reciproca, osservando l'ordine stabilito da Dio

(3.) Il modo di eseguire - "Nel timore di Dio"; cioè, in modo che si approvino davanti a Dio, che è l'autore di ogni ordine in ogni comunità e società dell'umanità; e a Lui dobbiamo rendere conto come nostro Giudice 1Pietro 1:17. Quella condiscendenza reciproca nei doveri dei nostri luoghi e delle nostre relazioni si addice molto a coloro che sono pieni dello Spirito.

(I.) Chiederò in che cosa consiste questa condiscendenza reciproca. RISPONDO: Può essere considerato rispetto al potere ecclesiastico, o civile, o economico

(1.) Per quanto riguarda il potere ecclesiastico, che deve essere determinato dalla natura di quella comunità per la quale serve

(2.) C'è il potere politico o civile, principalmente la grandezza e l'autorità nello Stato civile. Questa è l'ordinanza del Signore, e deve essere rispettata per amore di Dio 1Pietro 2:13, 14

(3.) C'è un potere economico; quello del marito, del genitore, del padrone. Ci sono dei doveri che appartengono a queste relazioni. Ebbene, allora, questa sottomissione consiste nell'adempiere ai doveri che dobbiamo a ciascun parente. Ma perché questo si chiama sottomissione?

(1) Perché i superiori hanno un debito di dovere nei loro confronti, così come gli inferiori, che in alcuni casi è difficile da adempiere. Questa sottomissione da parte del superiore risiede nell'adempimento fedele e amorevole del proprio dovere verso il più meschino sotto la sua responsabilità. Il marito deve avere cura della moglie in tutte le condizioni, malata e in salute; i padroni si abbozzino a fare del bene ai loro servi più umili e non li governino secondo passione e volontà; hanno anime da salvare o da perdere, così come i migliori della famiglia, e quindi devono aver cura di tutti loro, affinché possano servire il Signore, loro e tutta la loro famiglia; La loro condizione esteriore non ostacola in alcun modo il nostro dovere verso di loro.

(2) Perché questo dovere richiede o per i servizi più meschini per il bene comune; come quando un magistrato difende il povero contro il potente, e non disdegna di presentarsi per i suoi sudditi più umili Giobbe 31:34.

(3) Con ogni pazienza per sopportare le loro infermità.

(4) Quanto agli uguali, c'è il sottomettersi gli uni agli altri ( Romani 12:10 ; Filippesi 2:3. Conosciamo noi stessi meglio degli altri, vogliamo un po' di perfezione e di realizzazione che Dio ha dato loro. Dobbiamo parlare dei nostri doni con modestia, dei loro con carità; essere severi a casa, senza una domanda gelosa.

(5) Dobbiamo parlarci l'un l'altro per mezzo di istruzione e rimprovero Colossesi 3:16; Levitico 19:17. Ora è una sottomissione prenderla bene.

(II.) Le grazie che sono necessarie per questo, sottometterci gli uni agli altri. È necessario che siamo riempiti dello Spirito. Ma rispondo

1.) L'amore, che è il cemento della società umana; perché dove regna l'amore, ci sarà servizio reciproco e sottomissione Galati 5:13

(2.) L'umiltà, che è l'opposto della pignoleria, del disprezzo e del disprezzo 1Pietro 5:5

(3.) "Il timore di Dio", questo è nel testo. Ora questo "nel timore di Dio"

(1) Si noti la causa impulsiva, che l'obbedienza a questo precetto scaturisce da questa causa. È fatto in coscienza secondo il Suo comando, e allora è accettabile a Dio.

(2) Il timore di Dio è la regola e la misura di questa sottomissione. Come influenza, così lo limita ( Atti 5:29).

(3) Il timore di Dio è necessario, e un grande aiuto a questo dovere. (a) In parte per domare quella naturale ferocia che è nel cuore dell'uomo, affinché non possiamo rifiutare il giogo; poiché Nabal era "un tale figlio di Belial, che un uomo non poteva parlargli" 1Samuele 25:17

(2.) Per controllare il nostro orgoglio, affinché non ci vergogniamo di servire il nostro prossimo con amore

(3.) Per imbrigliare e frenare l'eccesso di potere.

(III.) Devo ora dimostrare che questo è un dovere indiscutibile

(1.) È richiesto nella Scrittura Galati 5:13

(2.) Lo dimostro con l'esempio. Prima darò l'esempio del nostro Signore Gesù Cristo Giovanni 13:3, 5

(3.) Ora vi darò le ragioni di questo dovere

(1.) Per prevenire il disprezzo. La natura umana è incapace di sopportarlo. Qualunque sia il nostro rango, non dovremmo disprezzare gli altri, ma riconoscere i doni di Dio in loro

(2.) Perché non c'è nessuno vivente a cui Dio permette di vivere solo per se stessi. Siamo tutti tenuti a promuovere il bene comune

(3.) Sottomettersi gli uni agli altri è necessario per soddisfare le necessità reciproche. Ci manca qualcosa che i più meschini hanno; Se loro hanno la forza per lavorare, gli altri hanno la saggezza e la condotta per governare. Ci deve essere una contemperazione; se alcuni sono idonei a servire, coloro che hanno ricchezze dovrebbero benedire Dio che Egli li ha messi in una condizione così capace da assumere il loro servizio; se alcuni hanno la saggezza di escogitare, altri hanno l'elocuzione di raccomandare un buon disegno; entrambi devono servirsi l'un l'altro nell'amore

(4.) A causa dell'uguaglianza; L'equità di questa sottomissione reciproca si basa su una doppia uguaglianza

(1.) L'effettiva uguaglianza di tutti gli uomini per natura

(2.) La possibile uguaglianza nel corso della provvidenza di Dio

(1.) Per mostrare quanto la religione cristiana sia amica delle società umane; poiché abbiamo dei doveri gli uni verso gli altri nelle nostre diverse stazioni. Non è dannoso né per i principi né per i sudditi, ma comanda a ciascuno di fare il bene secondo la sua vocazione

(2.) Dove il timore di Dio è radicato nel cuore di qualcuno, lo renderà tenero e attento al suo dovere verso l'uomo, e da un giusto principio e motivo, e in modo giusto, e per un giusto fine. (T. Manton, D.D.)

Quando un capo scozzese desiderava convocare il suo clan, in caso di emergenza, uccideva una capra e, facendo un crescione di qualsiasi legno leggero, ne bruciava le estremità nel fuoco e le spegneva nel sangue dell'animale. Questa era chiamata la "Croce di Fuoco" o la "Croce della Vergogna", perché la disobbedienza a ciò che il simbolo implicava deduceva l'infamia. Fu consegnata a un messaggero rapido e fidato, che corse a tutta velocità fino al villaggio successivo, dove la presentò alla persona principale, con una sola parola, sottintendendo il luogo dell'appuntamento. Colui che riceveva il simbolo era tenuto a mandarlo avanti, con uguale rapidità, al villaggio successivo; e così passò con incredibile rapidità per tutto il distretto che doveva fedeltà al capo. Atti di vista della Croce di Fuoco, ogni uomo capace di portare le armi era costretto a riparare immediatamente al luogo dell'appuntamento. Colui che non si presentò subì le estreme ferite del fuoco e della spada, come indicato dai segni insanguinati e bruciati su questo segnale bellicoso. (Sir Walter Scott.)

22 CAPITOLO 5

Efesini 5:22-24

Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti come al Signore.-

Relazione tra marito e moglie: - 1; Per la dultà - «Sottomettetevi». La sottomissione in generale da parte di Dio nota la subordinazione di una creatura a un'altra secondo la Sua saggia disposizione, come l'imperfetta alla più perfetta, e ciò per il bene di entrambi; poiché è così ordinato che in tutte le relazioni comodità e dovere vadano insieme. Da parte nostra è una pronta inclinazione a obbedire a questo ordine stabilito da Dio; poiché ogni creatura deve conoscere il suo posto ed essere contenta dell'ordine in cui Dio l'ha posta. Secondo questa ordinanza, la sottomissione è richiesta alla moglie nei confronti del marito; sebbene non sia soggetta come bambina ai loro genitori, tanto meno come serva ai loro padroni

(2.) Le persone: "Ai tuoi mariti". 3. Il modo in cui deve essere fatto: "Come al Signore", cioè Cristo.

(1) La regolamentazione del dazio; deve essere fatto volentieri e sinceramente, assomigliando a quella sottomissione che si compie a Cristo, la cui immagine, nel Suo governo sulla Chiesa, il marito porta nella sua superiorità sulla moglie.

(2) Può importare l'applicazione, la ragione e il motivo di questo dovere, perché Cristo lo ha comandato; e in virtù della legge di Cristo tutte le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti; che non annulla, ma conferma l'istituzione di Dio, poiché i suoi precetti non sono privativi, ma cumulativi.

(3) "Come per il Signore" implica una limitazione; Questa sottomissione deve essere in tutte le cose che appartengono all'autorità legittima e alla superiorità del marito; o almeno così sembra essere espresso: "Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti, come conviene nel Signore" Colossesi 3:18.

(4) Implica l'accettazione da parte di Cristo di questo dovere. Egli interpreta questa sottomissione e obbedienza come data a Se Stesso, e il contrario come ribellione contro Se Stesso; poiché è il servizio reso a Cristo, che può dare alla donna conforto contro tutte le scortesie e ritorni ingrati da parte del marito. Che le mogli devono considerare il loro dovere indiscutibile di essere sottomesse ai loro mariti. Lascia che ti mostri

(1) In che cosa consiste questa soggezione.

(2) Le ragioni e i motivi di esso.

(I.) In che consiste. Per parlarne brevemente, questa sottomissione risiede in due cose: nella riverenza e nell'obbedienza

(1.) Nella riverenza, che è sia interiore che esteriore.

(1) L'interno, nella dovuta stima del marito, che è il fondamento di ogni amore e sottomissione. Così è detto: "La donna riverisce il marito" Efesini 5:33. Se non altro, tuttavia in un umile riconoscimento del suo diritto per decreto di Dio; poiché la stima non è dovuta solo alle qualifiche personali, ma all'eminente dignità in cui Dio ha posto ogni creatura con cui abbiamo commercio; e se non possiamo riconoscere loro alcun valore in essi, tuttavia dobbiamo riconoscere Dio in loro, che ha posto su di loro la Sua immagine di superiorità, affinché possiamo adempiere meglio i nostri doveri verso di loro.

(2) La riverenza esteriore è sia nelle parole che nelle azioni

(2.) Obbedienza: che si manifesta in molte cose.

(1) nello studio per piacere piuttosto che per essere compiaciuti; poiché l'apostolo ci dice che "chi è sposato ha cura delle cose di questo mondo, per piacere al marito" 1Corinzi 7:34.

(2) Adempiendo i suoi comandi in tutte le cose lecite, e non contrarie al suo dovere verso Dio Tito 2:5.

(3) Sottomettendo la sua volontà al contento del marito, e i suoi desideri alla sua approvazione e concessione ( Genesi 3:16).

(4) Con pazienza sotto i suoi rimproveri. Così l'apostolo 1Timoteo 2:12. La mansuetudine e la quiete si esercitano principalmente per tenere a freno le nostre passioni, quando qualcosa cade in modo incoerente e contrario ai nostri desideri e alle nostre aspettative, e evitiamo tutte le contraddizioni inutili e le espressioni di malcontento. Ora, questo non solo è un guadagno sul marito, ma è molto gradito a Dio, che si compiace delle grazie che ha operato nel Suo popolo. Ma ora, al contrario, una cupezza e un'impazienza umoristiche sono molto sgradite a Dio e agli uomini, e distruttive per la società familiare Proverbi 13:19.

(5) Essendo per lui un conforto e un aiuto Genesi 2:18. La donna deve essere un aiuto, non un ostacolo; non il governatore, perché il diritto è originariamente nell'uomo, ma un aiuto nel governo, di metterlo in parte nel suo fardello e nelle sue preoccupazioni; un aiuto in ogni modo, per il conforto della società, per l'assistenza nel governo della famiglia.

(II.) Sui motivi e sui motivi

(1.) La legge di natura scritta dal dito stesso di Dio nel cuore degli uomini. Leggiamo di coloro che erano pagani, che promulgarono una legge e un decreto: "Che ognuno regni nella propria casa; e che tutte le donne rendano onore al marito, grandi e piccole" Ester 1:20, 22. In verità, sia nell'antichità che fino ad oggi, grande è il potere dei mariti sulle loro mogli in Persia. Ora, i pagani vedranno ciò che i cristiani non vedono? 2. L'ordinazione di Dio, a cui un cuore santo non osa disobbedire. Ora, Dio lo ha espressamente comandato nella Sua parola nel testo (così Colossesi 3:18

(3.) L'imperfezione naturale della donna. L'apostolo la chiama "il vaso più debole" (1; Pietro 3:7). Le capacità della mente non sono ordinariamente così forti in lei come nell'uomo; e hanno meno opportunità di quante ne abbia l'uomo di perfezionare le loro parti naturali; e non sono così capaci di provvedere a se stessi, la modestia non permette loro di andare su e giù per il mondo

(4.) Il modo e l'ordine della creazione. La donna è stata creata dopo l'uomo, dall'uomo e per l'uomo. Dio formò prima l'uomo, e poi la donna da lui, e per il bene dell'uomo (vedere 1Timoteo 2:13; 1Corinzi 11:8, 9

(5.) Dal fatto che la donna è la prima nella trasgressione; poiché questa è una parte della frase: "Egli regnerà su di te" Genesi 3:16

(6.) Gli inconvenienti che ne deriverebbero se questa sottomissione fosse tolta. Ci deve essere ordine in ogni società, senza il quale segue la divisione, e quindi la confusione; e una casa divisa non può reggersi. Utilizzo 1. È un rimprovero a diversi tipi

(1.) Di tutti quegli spiriti spumeggianti e profani che si fanno beffe della sottomissione delle donne e ne fanno una questione di sgradevole allegria. Vedete quanto questo sia sconveniente per i cristiani, in parte perché è un dovere richiesto da Dio

(2.) Rimprovera coloro che lo contestano con molteplici cavilli; ma non si deve permettere di ragionare contro un dovere chiaro e noto. Pertanto, per evitare queste controversie, consentitemi di trarre due conclusioni

(1) Da parte della moglie; Nessun privilegio di nascita, di parti, di allevamento, può esentarla da esso.

(2) Da parte del marito; nessuna infermità personale, nessuna natura avanzata, nessun errore nella religione 1Corinzi 7:13, lo priva di essa

(3.) Rimprovera coloro che non hanno motivo di sostenere che il loro umorismo imperioso e irritante li induce a vivere scontenti e disobbedienti in questa relazione.

(4) Rimprovera quei mariti che per la loro mancanza perdono la loro autorità e dignità, e sono essi stessi causa per cui il loro potere è diminuito o diminuito, sia per la loro intemperanza, comportandosi come bestie piuttosto che come uomini, che sono del tutto inadatti a giudicare ciò che è giusto e buono per la famiglia. È vero che il marito deve governare non con la paura, ma con l'amore. Egli è l'immagine di Cristo nel governo della Sua Chiesa, e la moglie non è una schiava, ma un aiuto adatto; Ma questo amore non dovrebbe essere un laccio per lui. Ed è vero che la moglie non deve essere disprezzata, perché Dio dice ad Abramo: "Ascolta la voce di Sara". Ma c'è una differenza tra l'ascoltare il buon consiglio, e l'ingoiare una tentazione, e l'essere spinti al male dall'imperiosità della donna. Utilizzo 2. Esorta le mogli a sottomettersi ai propri mariti

(1.) Gli impedimenti.

(1) Orgoglio.

(2) Un difetto del vero amore.

(3) Affettazione della vanità.

(4) Mancanza di abnegazione

(2.) Motivi.

(1) È più facile e sicuro obbedire che prescrivere e dirigere, e si trova più felicità nell'obbedienza che nei comandi; e nel caso in cui si trovi più sicuro; come Sefora, obbedendo al marito nel circoncidere il bambino, gli salvò la vita Esodo 4:26.

(2) È meglio dare al marito un'occasione di ringraziamento che di lamento; Giacomo 5:9.

(3) La tua pace, affinché le tue "preghiere non siano interrotte" 1Pietro 3:7.

(4) Onore a Dio. (a) Toglie il rimprovero del vangelo: "Obbedite ai loro mariti, affinché la parola di Dio non sia bestemmiata" Tito 2:5. Che non si possa pensare che la religione cristiana imponga nulla di contrario alle virtù morali. (b) Affinché i contraddittori possano essere guadagnati a Dio: "Voi mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, affinché, se alcuno non ubbidisce alla parola, anch'essi siano guadagnati senza la parola dalla condotta delle mogli" (1; Pietro 3:1). (T. Manton, D.D.)

L'obbedienza di una moglie: a Maria, moglie del principe Guglielmo d'Orange ed erede al trono inglese, fu chiesto che cosa sarebbe stato suo marito, il principe, se fosse diventata regina. Chiamò il marito e gli promise che avrebbe sempre governato; e chiese solo che egli obbedisse al comando di: "Mariti, amate le vostre mogli", come avrebbe dovuto fare lei: "Mogli, siate obbedienti ai vostri mariti in ogni cosa". (Le luci storiche di Little.)

I termini "marito" e "moglie" definivano: - Avete mai sentito spiegare la parola "marito"? Significa letteralmente "la banda della casa", il suo sostegno, la persona che la tiene unita, come una banda tiene insieme un covone di grano. Ci sono molti uomini sposati che non sono mariti, perché non sono la banda della casa. In verità, in molti casi, la moglie è il marito; Molto spesso è lei che, con la sua prudenza, la sua parsimonia e la sua economia, tiene insieme la casa. L'uomo sposato che, con le sue abitudini dissolute, spoglia la sua casa di ogni comodità, non è un marito; in senso legale lo è, ma in nessun altro; perché non è una banda di casa; Invece di tenere insieme le cose, le sparge tra i banchi dei pegni. E ora vediamo se anche la parola "moglie" non ha una lezione. Letteralmente significa un tessitore. La moglie è la persona che tesse. Prima che sorgessero le nostre grandi fabbriche di cotone e di stoffe, una delle principali occupazioni in ogni casa era la fabbricazione di vestiti: ogni famiglia faceva i propri. La lana veniva filata in filo dalle ragazze, che per questo venivano chiamate zitelle; Il filo veniva tessuto in stoffa dalla loro madre, che di conseguenza era chiamata la Tessitrice, o la Moglie: e un altro residuo di questa antica verità lo scopriamo nella parola "cimelio", applicata a qualsiasi vecchio mobile che ci è pervenuto dai nostri antenati, e che, sebbene possa essere una sedia o un letto, mostra che un tempo un telaio era un articolo molto importante in ogni casa. Così la parola "moglie" significa tessitore; e, come osserva bene Trench, "nella parola stessa è racchiuso un accenno di occupazioni serie, all'interno, a casa, adatte a colei che porta questo nome". (Anon.)

La sottomissione della moglie cristiana:

(I.) Gesù è il Capo della Sua Chiesa

(1.) Ma osservate, Egli è anche il suo Capo governante. Egli ha l'unica guida, direzione e controllo di lei

(2.) Ma Egli è anche il suo Capo protettore

(II.) La sottomissione che la Chiesa è ingiunta di dare al suo Capo, è il modello della sottomissione che le mogli cristiane sono comandate di dare ai loro mariti. Ma qual è la natura della sottomissione? So che ha il suo fondamento nell'affetto; ma tuttavia va oltre; Ha le sue basi nel principio di fedeltà. La Chiesa deve a Cristo la sua fedeltà. Lui è il suo legittimo Signore

(2.) Ma osservate, è la sottomissione della dipendenza. La Chiesa dipende essenzialmente dal Signore Gesù Cristo. Ecco, dunque, il vero principio di quella sottomissione, quella sottomissione, che il Signore ingiunge ad ogni moglie cristiana: fare affidamento sul potere, nella saggezza e nell'amore di suo marito e confidare in essi. Ricevere da lui ciò che provvede alla sua famiglia di tutte le cose necessarie; e di riceverlo docilmente anche da lui. A cercare la sua felicità nel suo sorriso e nella sua presenza; e di piangere la sua assenza, e di desiderare la sua apparizione. Andare da lui per un consiglio nelle difficoltà; rinunciare ai propri piaceri e rinunciare alla propria volontà

(III.) L'estensione e il limite di questa soggezione: "In ogni cosa". Non in alcune cose, ma in tutte le cose; "in tutto". Alcune di voi diranno, amate sorelle di Gesù: "Nelle cose piacevoli non trovo difficile". Sì, ma nelle cose dolorose. Alcuni di voi diranno: "Nelle grandi cose cederei". Sì, ma sottomissione nelle piccole cose; nelle piccole cose; in "tutto". Potreste dire: "Quando siamo soli insieme, non oso rifiutare; ma supponiamo che sia in pubblico, allora la mia volontà va in un'altra direzione". In pubblico ti viene comandato di sottometterti. "Sì", ma potreste dire, "nelle cose che si riferiscono a lui, naturalmente mi sottometto; ma nelle cose che mi riguardano, naturalmente posso agire per me stesso". Per te stesso? "In tutto", anche per quanto riguarda voi stessi. Eppure c'è un limite. Non c'è un limite? Sì, sia benedetto Dio, c'è un limite nel testo stesso che abbiamo davanti. Osservate il ventiduesimo versetto: "come al Signore"; non oltre. Agisci all'altezza, ma non andare oltre. (J. H. Evans, M.A.)

Doveri imposti alla moglie:

(I.) Soggezione. Guardare

1.) La creazione: la donna è stata creata dopo, da e per l'uomo

(2.) La caduta: la donna l'ha provocata

(3.) La storia della donna. Non tutto indica forse la sua subordinazione?

(II.) Riverenza

(1.) A parole: parlando di, a o davanti a suo marito

(2.) Nelle azioni.

(III.) Mansuetudine.

(IV.) Modestia: non adornarsi con l'abbigliamento.

(V.) Economia e ordine nella gestione della casa: libertà dalla stravaganza.

(VI) Attenzione a tutto ciò che riguarda il benessere e il comfort dei bambini, se ce ne sono. A questo scopo deve essere una custode in casa. (J. A. James.)

Ragione della sottomissione della moglie al marito: - Le parole contengono una ragione del precetto precedente, sia della materia che del modo del dovere. Perché sottomettersi ai loro "mariti"? Perché "come al Signore"? La ragione è data dalla somiglianza che il marito ha con Cristo nel governo della famiglia. In essi osservate tre cose

(1) Ciò che il marito è per la moglie.

(2) Che cosa è Cristo per la Chiesa.

(3) La somiglianza tra l'uno e l'altro: "Proprio come Cristo". C'è una similitudine, anche se non un'esatta uguaglianza nel caso. Nel trattare questa Scrittura dobbiamo prima parlare della relazione di Cristo con la Sua Chiesa, e poi della relazione del marito con la moglie; perché prima dobbiamo considerare il modello prima di poter affermare la somiglianza. Che Gesù Cristo è il Capo della Chiesa

(1.) Unità di natura tra Lui e la Chiesa; per la testa e le membra vestito. La Chiesa ha un Capo tale da essere conforme al resto dei membri. Lui e noi abbiamo una sola carne; e così la Divinità, che era a tanta distanza da noi, è abbassata nella nostra natura che potrebbe essere più vicina e alla portata del nostro commercio

(2.) Implica un'eminenza; poiché la testa è la parte più eminente del corpo. Come è il più nobile, così la natura lo ha posto più vicino al cielo. La situazione stessa obbliga in un certo senso le altre parti a mostrare la loro riverenza. Così Cristo è il Capo della Chiesa, infinitamente più prezioso della Chiesa, in quanto unigenito Figlio di Dio

(3.) La testa è il trono più illustre dell'anima; non solo la sede dei nervi e dei sensi, ma della memoria e dell'intelletto: così c'è in Cristo una pienezza di perfezione, che gli permette di svolgere tutti i doveri di un Capo verso un corpo così grande e necessario come lo è la Chiesa Colossesi 2:3

(4.) Implica l'autorità e il potere di governare. La Sua eccellenza gli dà l'idoneità, ma l'autorità, il diritto di governare e governare la Chiesa; di nominare i funzionari e di fare leggi che vincolino universalmente tutto il Suo popolo Matteo 28:18, 19

(5.) Implica una stretta unione tra Lui e la Chiesa, come quella che c'è tra il capo e le membra nel corpo naturale; la quale unione si realizza esternamente per mezzo della confederazione, o possedendo visibile il patto, e professando la fede in Cristo Gesù nostro Signore

(6.) Ne risulta una comunicazione di influenze

(7.) Implica simpatia per i Suoi membri; non c'è nessuno di loro ferito che non ridonda a Lui Atti 9:6. Utilizzo 1. Se Cristo è il Capo della Chiesa

(1) Allora non c'è nessun altro che possa usurpare e prendere su di sé questo onore.

(2) Nessuno può essere un capo politico che governa la Chiesa universale, se non Colui che è un Capo Mediatore, di vitale influenza per loro.

(3) Un capo ministeriale, universale, che darà la legge a tutte le altre chiese e società cristiane; e se non dipendono da Lui, saranno esclusi dai privilegi di una Chiesa cristiana. Utilizzo 2. Facciamo coscienza di quei doveri a cui questa relazione ci lega; perché se Cristo è il nostro Capo, dobbiamo sottometterci a Lui e vivere secondo le Sue leggi. Utilizzo 3. È conforto per coloro che sono in una relazione così stretta con Cristo. Egli non è solo un Capo che governa, ma un Capo che vivifica; dà vita, forza e crescita Efesini 1:22.

(II.) Vengo ora a trattare il secondo titolo, "Egli è il salvatore del corpo". Deve fare la parte di un Salvatore così come di un Capo; e il Suo dominio sulla Chiesa si esercita per procurarle il bene e la salvezza. Qui ti mostrerò

(1) La natura di questa salvezza;

(2) Il modo, o i diversi modi con cui Cristo lo compie. Primo: La sua natura sarà conosciuta con diverse distinzioni

(1.) La nozione di salvatore è doppiamente applicata: in primo luogo, a colui che conserva ciò che è già stato fatto, affinché non perisca e ritorni nel nulla, o a colui che recupera una cosa perduta da uno stato di perdizione

(2.) Che la salvezza è positiva e privativa

(3.) La salvezza è temporale o eterna.

(1) La salvezza temporale, quando siamo salvati dai pericoli inerenti alla vita presente. In questa nozione è presa, 1Pietro 3:20.

(2) Tuttavia, abbiamo una salvezza migliore da aspettare, oltre alle misericordie della provvidenza quotidiana, anche il godimento di Dio e di Cristo per tutta l'eternità; Questa è la salvezza e questa è la beatitudine. Questo è il fine della nostra fede 1Pietro 1:5. Meglio non saremmo mai nati se non ci interessasse questa salvezza

(4.) La salvezza eterna è iniziata o consumata. La salvezza iniziata è attribuita alla grazia che ci è stata concessa in questa vita; come la grazia della giustificazione o della santificazione

(5.) C'è un tipico salvatore e un vero Salvatore. Il popolo di Dio dell'antichità conosceva per lo più la salvezza tipica

(6.) Ci sono alcuni aiuti inferiori o strumenti subordinati che sono chiamati salvatori; ma il Salvatore, o l'autore originale di tutta la salvezza, è Cristo. Secondo: il modo, o i modi e i mezzi con cui Cristo lo compie

(1.) A titolo di soddisfazione, perché Egli ci salva dalla colpa del peccato, dalla maledizione della legge e dall'ira eterna di Dio, che sono i permessi e gli impedimenti della nostra salvezza, e non potrebbero essere altrimenti rimossi da noi. Così si dice che siamo salvati mediante il Suo sangue Romani 5:9

(2.) Per il Suo merito, perché Egli ci procura il favore di Dio, e il diritto a tutte quelle benedizioni che sono concesse ai figli di Dio

(3.) Per mezzo di efficacia e potenza, perché per mezzo del Suo Spirito Egli opera e opera in noi tutte quelle cose che appartengono alla salvezza. Utilizzo 1. Andiamo a Cristo per la salvezza se Egli è un Salvatore; perché questo è il Suo ufficio. Tutti gli uomini sarebbero salvati, perché allora non c'è più ricorso a Cristo? 2. Crediamo alla verità di questa salvezza, e quanto sia degna dei nostri pensieri più profondi 1Timoteo 1:15

(3.) Abbraccia questa salvezza alla maniera di Cristo e alle Sue condizioni

(4.) Non lasciate questa via finché non avete l'evidenza in voi stessi 1Giovanni 5:8, 10 ; ). (T. Manton, D.D.)

L'autorità suprema di Cristo:

(I.) Come Capo, Cristo è la vita della Chiesa. La testa e il cuore sono essenziali per la vita del corpo-quest'ultimo, centro del sangue; primo, centro nervoso. La mera vita animale è connessa con il cuore; Ma ogni appartenenza alla vita superiore dipende dalla testa. Paralizza il cervello e tutti i tratti caratteristici della vita dell'uomo vengono meno. Illustralo con l'antico modo di esecuzione, che separava la testa dal corpo. Mantenere la testa è conservare la vita; Perdere la testa è perdere la vita

(1.) Questo vale per ogni singolo membro della Chiesa. Nessuna vita come semplice membro; nessuna vita se non quando viene in relazione con la testa

(2) È vero per la vita unita della Chiesa. L'armonia che è nel corpo è assicurata solo attraverso la partecipazione comune alla vita del Capo

(II.) Come Capo, Cristo è la guida della Chiesa

(III.) Come Capo, Cristo porta la regola nella Sua Chiesa. Lui solo ha il diritto di fare le leggi per noi; e Lui solo ha il diritto, il potere di presiedere alla loro esecuzione. (Il pulpito settimanale.)

La grandezza di Cristo: la grandezza che l'apostolo raccomanda alle mogli cristiane è espressamente la grandezza di Cristo. È la Sua gloria e la Sua gioia essere sottomesso al Padre. "Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato". "Faccio sempre le cose che Gli piacciono". Non c'è nulla di servile nella mite sottomissione di una moglie al proprio marito. Al contrario: è la sua corona di bellezza. Le si consiglia di rivestirsi della dignità di Gesù. Inoltre, la donna che si è sposata saggiamente e che rispetta il proprio matrimonio, si riveste di autorità e cammina in libertà, proprio nella misura in cui è soggetta al marito. Il corpo non può in altro modo camminare in potenza e libertà, se non essendo soggetto alla propria testa. La terra è bella finché è direttamente soggetta al suo sole. Non appena entra nel sentiero dell'indipendenza, diventa fredda e cupa. Quanto più completa è la sua sottomissione, tanto maggiore è la sua libertà, e più canta e si rallegra. Allo stesso modo, le mogli riscontreranno che la sottomissione ai propri mariti è la legge stessa della loro libertà e gioia. Non solo la riverenza della moglie, ma anche il suo amore per il marito la spinge in questa direzione. Quando una moglie esita ad essere sottomessa al marito, deve perdere il senso di essere sua moglie. Con una linea d'azione indipendente, si separa virtualmente, afferma la sua autosufficienza e smette di rispettare la sua moglie. Se solo lo sapesse, il sentiero della sottomissione, stabilito da Dio per la moglie cristiana, è un'opportunità e un privilegio inestimabile. Lì troverà la condizione più favorevole possibile, per la crescita e lo sviluppo della sua eterna bellezza. In nessun caso consideri la sottomissione al marito come la sua fine nel tempo. È una cosa sacra. La sua radice è in Cristo, il suo fiore è nell'eternità. La saggezza nascosta, l'amore e la bellezza di Dio si incarnano nella sua mansuetudine quotidiana. "Il Signore innalza i mansueti". "Egli abbellisce i mansueti con la salvezza". La casa è l'impero della moglie, ed essa è esortata a regnare lì, non secondo una maniera volgare o mondana, ma secondo una maniera celeste. La sua sottomissione libera e amorevole è un mezzo perenne di grazia. Ella lo rende sì a suo marito, ma "come al Signore". Molte belle apparenze sono ingannevoli; ma il bel comportamento di una moglie cristiana è ancora più bello dentro che fuori. Gesù si nasconde sotto il velo del suo abito tranquillo. Con la sua obbedienza governa la sua casa. C'è un'aria di maestosità in lei. Salda nella pietà e padrona di sé, un'atmosfera di potere sconosciuto la circonda. Suo marito può, o non può, apprezzare la sua sovrana umiltà. Il Signore lo nota. Ai suoi occhi è un ornamento di grande valore. È profumato per gli angeli. I suoi mille atti privati, perduti nell'osservazione comune, sono scritti in cielo. Molte mogli eccellenti, sepolte nella più profonda oscurità, e insieme dolorosamente provate, stanno ancora dolcemente compiendo il loro corso. Il suo bel monumento, del tutto sconosciuto a lei sconosciuta, viene costruito alla presenza del Signore. Donna dal cuore puro! Non farà altro che fare del bene a suo marito "tutti i giorni della sua vita". Egli può "confidare in lei con sicurezza", come nell'anima più veloce della sua anima, nel cuore segreto del suo cuore. (J. Pulsford.)

Il modo di sottomettersi alla moglie: - Qui l'apostolo deduce la conclusione dall'argomento precedente. Nella proposta di questa conclusione due cose sono considerevoli

1.) Il modo in cui questa sottomissione deve essere eseguita: "Come la Chiesa è soggetta a Cristo". 2. L'estensione; illimitata, "In tutto": cioè in tutto ciò che è lecito e appartiene al suo dovere

(1) Affermiamo la natura della sottomissione della Chiesa di Cristo

(2.) Indicane le ragioni. Nell'affermare la sottomissione a Cristo dobbiamo considerare

(1) La fondazione;

(2) La natura;

(3) Le sue proprietà. Primo: Il fondamento è l'autorità di Cristo. Il sovrano primitivo è Dio; il sovrano per derivazione è Cristo il Mediatore, nella sua virilità unito alla seconda persona nella Divinità. Egli è il Signore, non come Creatore ma Redentore, il che tipo di autorità Gli è attribuita per merito e acquisto Romani 14:9. Riguardo ad esso osservate due cose

1.) Si aggiunge alla sovranità e al dominio precedenti, che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo avevano come Creatore. Questo nuovo dominio e sovranità non è distruttivo del primo, ma accumulativo

(2.) Questa autorità e questo dominio di cui il Redentore è in possesso sono comodi e vantaggiosi per noi; e il fine e l'effetto di tutto ciò fu la nostra cura e la nostra guarigione. Secondo: la natura di questa soggezione. Consiste di due cose

(1) Il nostro consenso volontario e cordiale a diventare sudditi a Cristo;

(2) La nostra effettiva obbedienza ai Suoi comandamenti. Terzo: Le proprietà di questa sottomissione e obbedienza

(1.) È una sottomissione e un'obbedienza volontarie: "Il tuo popolo sarà un popolo volenteroso nel giorno della tua potenza" Salmi 110:3. Si sottomettono volontariamente al Figlio di Dio come loro Profeta, Signore e Sovrano

(2.) È una riconoscente sottomissione e obbedienza. Il disegno di Dio nell'opera di redenzione era quello di porre le fondamenta della più alta gratitudine; perciò l'obbedienza al nostro Redentore deve essere un'obbedienza riconoscente. Una semplice legge, in quanto legge, richiede obbedienza; ma un beneficio, in quanto beneficio, richiede gratitudine. Unisci entrambe le nozioni insieme, e allora vedrai che è un'obbedienza riconoscente a cui siamo chiamati

(3.) Questa sottomissione deve essere costante fino alla morte Apocalisse 2:10

(4.) La nostra sottomissione deve essere doverosa e con grande riverenza

(5.) La nostra sottomissione deve essere universale e illimitata, avendo rispetto per tutti i Suoi comandamenti Salmi 119:6 e Colossesi 4:12. Non basta fare alcune cose richieste da Cristo, ma la Chiesa deve essere regolata da Lui in tutte le cose. Se volessimo accontentarci di un po' di Cristo, spediremmo presto i nostri affari. Il mondo cederà a un po' di Cristo; apprezzeranno il Suo nome quando trascureranno il Suo ufficio; abbracceranno la forma esteriore della Sua religione quando odieranno il potere: apprezzeranno, stimeranno e desidereranno i Suoi benefici, ma disprezzeranno le Sue leggi; si occuperanno dei doveri esterni, ma trascureranno gli atti di grazia privati o interiori; sembrerà che riconoscano i doveri generali, ma per quanto riguarda i particolari messi in discussione o aggrediti nell'epoca in cui vivono, desiderano essere scusati; ma un cuore misericordioso riverisce tutto ciò che porta su di sé l'impronta di Cristo, e in ogni cosa desidera sottomettersi a Lui.

(II.) Ne darò le ragioni; sebbene siano già evidenti nell'affermare la natura di questa soggezione, tuttavia aggiungerò di più

(1.) Perché l'obbedienza è la migliore impressione o impronta della nostra religione su di noi

(2.) Questa obbedienza è la qualifica di coloro che avranno beneficio da Cristo. Ciò è evidente nello stesso capitolo: "Egli è l'Autore della salvezza eterna per coloro che Gli obbediscono" (ver. 9). Al contrario, si minaccia vendetta su coloro che "non ubbidiscono al vangelo" (2; Tessalonicesi 1:8)

(1.) Considera a chi ti chiamiamo ad obbedire: Gesù Cristo, che

(1) Ha l'autorità sovrana di comandare, come ha dato buona prova nei giorni della Sua carne: poiché tutto il corso della natura gli ha obbedito Matteo 8:27.

(2) Questo Gesù è il vostro Salvatore, e non sarà forse il vostro Signore?

(3) È Cristo che ci ha posto una copia così perfetta, e per primo ha obbedito a se stesso, e ha messo il proprio collo sotto il giogo, affinché potessimo obbedirgli pazientemente durante la falciatura

(2.) Considera in che cosa dobbiamo obbedirgli; nelle cose giuste e uguali. Egli ci impone solo le leggi necessarie

(3.) Rifletti sul motivo per cui è necessaria questa obbedienza. Cristo non ci governa per il nostro male e la nostra rovina, ma per la nostra condotta. La Sua condotta e il Suo governo devono condurci alla vita eterna, e quando Gli disobbedite, abbandonate la vostra felicità. Utilizzo 1. Persuadere il popolo di Dio a vivere in un'obbedienza più perfetta ed esatta alla Sua volontà

(1.) È più perfido per voi disubbidire a Lui, che vi siete arresi con un serio patto fatto con Dio, rinunciando al peccato e dedicandosi alla volontà di Dio 1Pietro 1:14

(2.) Hai ricevuto lo Spirito santificante e hai iniziato quest'opera 1Pietro 1:22. Gli altri offrono violenza al loro dovere, ma tu alla tua natura

(3.) Tu fai professione di essere in relazione a Cristo come tuo Signore, e quindi dovresti vivere in stretta obbedienza alla Sua santa volontà Luca 6:46

(4.) Tu sai qual è la volontà di Dio più degli altri, e quindi, se la disobbedisci, sarai battuto con molte frustate Luca 12:47

(5.) Lo hai trovato un Salvatore; e quindi non dovresti attenerti ad obbedirGli come un Signore. Abbiamo visto lo schema; Cristo è il modello della preminenza del marito, la Chiesa è il modello della sottomissione della moglie. Ora è facile adattarsi a queste cose. Primo: Il marito è il capo della moglie

(1.) Come il capo è più eminente del resto delle membra del corpo, così c'è un'eminenza e una superiorità nel marito a causa del suo sesso! "Il capo della donna è l'uomo, il capo dell'uomo è Cristo e il capo di Cristo è Dio" 1Corinzi 11:3. L'uomo è superiore in dignità e autorità, come la testa è al di sopra del corpo

(2.) Come il capo ha potere sul corpo di governarlo e dirigerlo, così nota la sua autorità e il potere di governo

(3.) Come il capo è la sede dei sensi e dell'intelletto, così il marito dovrebbe essere dotato di una certa misura completa di conoscenza e prudenza 1Pietro 3:7. Utilizzo 2. Indicazioni per i mariti

(1.) Dovrebbero assomigliare a Cristo, di cui portano l'immagine

(1) In altre cose così come in punto di superiorità; santità. abnegazione, amore e ogni sorta di dovere.

(2) Nell'uso e nell'impiego della loro dignità e del loro potere adeguati ai fini della loro relazione. Cristo, che è il Capo della Chiesa, è anche il Salvatore del corpo

(2.) Se il marito, essendo il capo della moglie, porta l'immagine di Cristo, allora questa immagine non deve essere deturpata né disprezzata.

(1) Non essere deturpato dal marito con ordini impertinenti. Se vogliono avere quella sottomissione e quel rispetto da parte degli inferiori, devono portare avanti il loro governo con prudenza e amore. Allora è più una similitudine dell'autorità di Cristo sulla Chiesa; Cristo non grava la Sua Chiesa di leggi inutili.

(2) Non disprezzato dalla donna. A tutti i superiori è posto un pezzo dell'immagine di Cristo, quindi non devono essere disprezzati dai loro inferiori, per timore che disprezzino e disprezzino l'immagine di Dio. Se Giacobbe potesse dire: "Ho visto la tua faccia, come se avessi visto la faccia di Dio, e tu ti sei compiaciuto di me" Genesi 33:10 ; vide Dio nella Sua bontà e riconciliazione; Quindi qui. Secondo: la sottomissione della moglie: "Come la Chiesa è soggetta a Cristo". Dove osservare il modo

(1) Negativamente, non solo per la loro comodità, pace e credito, ma nella coscienza e nel rispetto di quella dignità che Dio ha posto su suo marito. Egli lo ha posto al di sopra di lei.

(2) Positivamente

(1.) Una giusta sottomissione, non una schiavitù

(2.) Sottomissione volontaria, non rancore

(3.) Una doverosa sottomissione. (T. Manton, D.D.)

25 CAPITOLO 5

Efesini 5:25-27

Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa.-

L'amore di Gesù per la Sua Chiesa:

(I.) La Chiesa eletta, oggetto dell'amore del Salvatore

(1.) Osservate ciò che questa Chiesa era per natura. Peccaminoso

(2.) Anzi, di più, questa Chiesa di Cristo è composta da persone che sono effettivamente contaminate dalle loro stesse trasgressioni

(3.) Il tipo di amore che Gesù dona alla Sua Chiesa è quello di un marito.

(1) Speciale.

(2) Costante.

(3) Il marito ama la moglie con un amore di cuore, con un amore vero e intenso. Non è un mero servizio verbale

(II.) L'opera che l'amore cerca di compiere nei suoi graziosi disegni. Poiché la Chiesa non è adatta a Cristo per natura, Egli ha deciso di renderla tale per grazia. Quando il testo dice: "Ha dato se stesso per essa per santificarla e purificarla", non si allude qui alla doppia cura del peccato? Ma qual è lo strumento esteriore di cui Cristo si serve? Il testo dice: "Con il lavacro dell'acqua per mezzo della Parola". La Parola di Dio ha un'influenza purificatrice

(III.) La persona amata così come viene perfezionata. "Glorioso." Che cosa deve essere una Chiesa gloriosa? C'è una lampada; beh, questo è molto luminoso, molto piacevole: ti piace averlo nella tua stanza; ma pensate a tutta Londra illuminata fino alla cima della croce di San Paolo, e che idea avete allora della luminosità. Ora, un cristiano glorificato è una lampada. Pensate, dunque, a tutto il cielo, con le sue cupole di gloria illuminate da diecimila volte diecimila schiere di spiriti comprati con il sangue, che Gesù Cristo ha assunto: una Chiesa gloriosa! Un fiore è molto dolce. Ne sento l'odore. Ma entro in alcuni vasti giardini d'inverno, nel giardino di qualche gentiluomo, di acri di estensione, e ci sono aiuole di fiori, l'azzurro, lo scarlatto e il giallo. Vedo la verbena, la calceolaria, il geranio e molti altri, tutti in ordine e in file. Oh, quanto è glorioso questo! Quei prati ondulati, quelle siepi ben tagliate, quegli alberi tenuti con tanta grazia, tutto cresceva in una tale rigogliosità. Un fiore è dolce, ma un giardino! un giardino! Chi può dire quanto sia dolce! Quindi, un santo glorificato è uno dei fiori di Dio, ma una Chiesa gloriosa è il giardino di Cristo. Una goccia d'acqua può essere molto preziosa per una lingua assetata, ma un fiume ne è pieno! I bambini sono contenti, quando per la prima volta nella loro vita navigano attraverso un laghetto, ma come sono sorpresi quando arrivano al mare profondo e ondeggiante, che sembra senza riva né fondo. Ebbene, sono così contento al solo pensiero della gloriosa Chiesa. Ma osservate ciò che si dice di lei. Deve essere "senza macchia, né ruga, né alcuna cosa del genere". "Senza macchia": è molto; Ma vedi che i punti possono essere tolti. Il viso viene lavato e la macchia esce. L'indumento viene pulito a fondo e vengono applicati alcuni prodotti chimici e acidi e le macchie possono essere rimosse

(IV.) E infine, la persona amata deve essere presentata. È detto: Egli deve "presentarla a se stesso". Ogni giorno Cristo presenta il suo popolo al Padre suo nella sua intercessione. (C. H. Spurgeon.)

L'amore di Cristo per la Chiesa:

(I.) Nell'affermare e definire questo amore, prenderò nota

1.) Della sua natura generale

(2.) Il grado

(3.) Gli effetti. Primo: la natura generale dell'amore è il diletto e la compiacenza del cuore nella parte amata, da cui deriva il desiderio del loro bene, e la ricerca e la promozione di esso al massimo delle nostre forze. Così il marito deve amare la moglie, affinché il suo cuore possa stringersi a lei e compiacersi di lei; come è detto: "Il giovane si dilettò nella figlia di Giacobbe" Genesi 34:19. In secondo luogo: Il grado

(1.) C'è un amore comune che appartiene ai credenti di entrambi i sessi, come fratelli e sorelle in Cristo Giovanni 13:34

(2.) È l'unico, che per certi aspetti eccede, che dobbiamo ai nostri genitori e ad altri parenti stretti ( Genesi 2:24)

(3.) Lo porta ancora più in alto. Dovrebbero "amare le loro mogli come i loro propri corpi; poiché chi ama sua moglie, ama se stesso" (ver. 28)

(4.) Come Cristo ha amato la Chiesa. Il marito per il suo modello di amore coniugale è riferito a Cristo, in parte per il grado del suo amore, e in parte per il tipo di esso. Terzo: gli effetti di esso

(1.) Deliziarsi della sua presenza e compagnia; non tollerando di essere separato da lei per lungo tempo, a meno che non sia per una causa necessaria. Coloro che trovano più piacere nel conversare all'estero che in patria certamente non si amano di cuore, anche se nessun atto sporco e proibito dovrebbe derivare da questa libertà che si prendono

(2.) Il secondo atto o effetto dell'amore è quello di dirigere e istruire in tutte le cose che appartengono a questa vita e a una migliore, poiché per questo è chiamato "un capo"; e l'ufficio del capo è quello di guidare il corpo

(3.) Nel provvedere a tutte le cose necessarie per loro che contribuiscono alla salute, al cibo e al vestiario, e ciò secondo la decenza e il decoro del loro patrimonio; poiché in questo imitano la cura e la provvidenza di Cristo, che ha provveduto ogni cosa per la Sua sposa; cibo per le loro anime, vesti di salvezza per coprire la loro nudità, grazia guaritrice per curare i loro mali. Così deve fare il marito per sua moglie

(4.) In cura per preservarla e difenderla. Come Abramo di Sara Genesi 20.

(II.) Vediamo ora per quali ragioni ciò viene imposto

(1.) L'ordine della creazione. Abbiamo già supplicato che la donna fosse sottomessa, che era fatta da uomo, dopo l'uomo e per l'uomo. Adesso sosteniamo lo stesso argomento per il dovere d'amore del marito verso di lei; poiché l'apostolo insiste su questo nello stesso capitolo 1Corinzi 11:11, 12

(2.) È una relazione d'amore, istituita da Dio proprio per quel fine e scopo

(3.) La ragione ci dirà quanto è tenuto ad amare il marito che ha in qualche modo abbandonato tutto il mondo, il padre e la madre, e tutti i suoi parenti, per unirsi a suo marito e condividere con lui in tutte le condizioni fino alla morte, sebbene fosse libera prima del contratto. Certamente la gratitudine comune suggerirà che per questo le è dovuta una ricompensa di vero affetto; altrimenti gli uomini sono ingrati, empi e privi di affezione naturale, che è il peggior carattere che si possa dare loro

(4.) Anche l'interesse e il comfort del patrimonio coniugale lo convinceranno. Mentre l'amore è mantenuto, tutte le cose procedono dolcemente; ma non appena l'amore viene meno, subito tutto è fuori ordine e sconnesso; perché quando una volta che cominciano a dissentire l'uno dall'altro, tutti i doveri matrimoniali vengono pugnalati al cuore. Utilizzo 1. Per rimproverare ciò che è contrario a questo amore, all'amarezza e alla durezza del portamento: "Mariti, amate le vostre mogli e non siate amareggiati con loro" Colossesi 3:19. Il fiele fu tolto dai sacrifici offerti a Giunone, come testimonia Plutarco. Questo è visto

1.) In parte in una disposizione perversa, quando gli uomini sono offesi per cause leggere o piccole provocazioni, e, come begli occhiali, rotti appena toccati

(2.) Con parole taglienti e un linguaggio contumelioso, che lascia nella mente un tale rancore e una tale avversità che non sono facilmente perdonabili. Certamente tali discorsi amari devono necessariamente distruggere ogni amore e generare una vita inquieta

(3.) Anche le azioni volgari mostrano questa amarezza.

(1) Quando il marito le toglie ogni comando nella famiglia, trattandola piuttosto come una schiava che come una consorte e compagna.

(2) Negazione dei beni di prima necessità.

(3) L'apice dell'amarezza è quando la passione e la rabbia procedono ai colpi. Utilizzo 2. Per persuadere a questo amore

(1.) Scegline uno che sia amabile. Prevenire è meglio che curare

(2.) Non sposarti finché non sei sicuro di poter amare completamente

(3.) Amate non come mariti nudi, ma come cristiani

(4.) Evita di offendere

(5.) Esercita pazienza. Prendi coscienza del tuo dovere, e Dio ti darà forza. Secondo: Ora vengo all'amore di Cristo; in cui abbiamo

(1) La persona che ama, cioè Cristo.

(2) Le persone amate: "La Chiesa".

(3) Il frutto del Suo amore: "Egli diede se stesso per esso", a una morte dolorosa e ignominiosa. Ci sono nozioni solenni con cui viene stabilita la morte di Cristo: un riscatto e un sacrificio. (a) Un riscatto: "E diede la sua vita in riscatto per molti" Matteo 20:28. (b) Come sacrificio, un sacrificio mediatore: "Quando farai dell'anima sua un'offerta per il peccato" Isaia 53:10; Efesini 5:2. Grande amore è stato, se consideriamo

1.) Il donatore, Gesù Cristo, Dio sopra ogni cosa, benedetto in eterno, al quale nulla può derivare da noi: "Piacque al Signore di schiacciarlo; Lo ha fatto soffrire. Egli vedrà il travaglio dell'anima sua e sarà saziato" Isaia 53:11. Quando previde quanto sarebbe costato e cosa avrebbe dato, disse: "Basta". 2. Il dono: Egli ha dato se stesso: "Noi non siamo stati redenti con argento e oro, ma con il prezioso sangue del Figlio di Dio" 1Pietro 1:18

(3.) "Per noi", che poi Egli chiamerà in una Chiesa Romani 5:6-8. Oh, benediciamo Dio per questo amore, e mostriamo la nostra gratitudine sia con le parole che con le azioni.

(1) In parole ( Apocalisse 5:9). Gli angeli, che sono gli spettatori, hanno sempre benedetto Dio per questo; E non saremo noi, che siamo le parti interessate?

(2) Con i fatti, consegnandoci a Lui Romani 12:1. (T. Manton, D.D.)

La gloria della Chiesa:

(I.) L'amore di Cristo per la sua Chiesa. L'amore che non ha in sé alcun elemento di male è sempre una cosa molto bella, tenera e impressionante. Che si tratti dell'amore del bambino per la sua bambola, o dell'amore dei bambini più grandi per il bambino, o dell'amore benedetto della madre per tutti i suoi figli, è sempre lo stesso squisito sentimento che dà gioia. È una rosa della stessa bellezza e fragranza, sia che fiorisca tra gli splendori dei giardini reali o nel cortile del contadino; È l'usignolo che canta nella notte la stessa canzone per il principe e il contadino. Chi può leggere senza aumentare la tenerezza nel suo cuore la storia della madre che, sorpresa da una terribile tempesta sulle Alpi, si sedette infine nella neve, scoprì il proprio tenero petto alla tempesta e avvolse con cura il suo mantello intorno al suo bambino? La tempesta infuriò e la povera madre, spogliata delle sue pesanti vesti, morì; Ma il bambino fu trovato vivo e salutò il suo liberatore con un sorriso. Ci sono atti di potere che suscitano applausi più fragorosi, ma non ce n'è nessuno che invochi di più ciò che c'è di più sacro nella nostra natura di queste esibizioni di cospicuo amore. Ma, per quanto cospicui e belli siano questi esempi, quando leggiamo questo testo, e altri con lo stesso effetto, sentiamo che l'amore di Cristo per la Sua Chiesa è qualcosa di trascendente, qualcosa di ineguagliabile. A volte pensiamo che la notte sia gloriosa, e così è, con la luna che risplende in tutto il suo splendore; Ma quando il sole sorge, la luna svanisce nella luce più intensa. Così l'amore di Cristo supera ogni altro amore. Il testo fa di questo amore solo questo semplice racconto: Egli ha amato la Chiesa "e ha dato se stesso per essa". Il resoconto è breve, ma è sufficiente; Sappiamo da esso che l'amore era infinito. La madre alpina fece molto, e soffrì molto per il suo bambino; ma c'era una piccola possibilità, e, quindi, una piccola speranza, che qualche buon monaco venisse da quella parte e salvasse in vita sia lei che il suo bambino; e anche se avesse formalmente deciso di morire per amore del bambino, non sarebbe stato che un sacrificio finito. Il padre fece molto per il suo ragazzo quando si precipitò nella casa in fiamme per salvarlo; ma quella era frenesia, l'estasi transitoria dell'amore, ed era per il suo ragazzo, non per un estraneo, tanto meno per un nemico. Ma l'amore di Cristo per la Sua Chiesa era un piano deliberato, non intrapreso in un'ora di frenesia, ma in un consiglio calmo nell'eterno sole del cielo, e fu eseguito attraverso lenti anni di persecuzione, affinché gli stessi uomini che lo laceravano con fruste, spine e chiodi, potessero essere lavati nel sangue che hanno versato, e venire così alla "comunione dei primogeniti".

(II.) Il carattere della Chiesa che Cristo ha così amato. La Chiesa è descritta nel testo con la parola generale "gloriosa": e più in particolare con i termini "purificarla e santificarla con il lavacro dell'acqua della Parola"; e "non avendo macchia né ruga, né alcuna cosa del genere, ma che sia santa e senza difetto". La Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo sulla terra ha un carattere glorioso

(1.) Ha un'origine gloriosa: è una figlia del cielo. Ella "non è nata da carne, né dalla volontà dell'uomo, ma da Dio". Suo Padre è uno Spirito, e questo bambino ha, sotto questo aspetto, il carattere di suo Padre. La sua bellezza non è materiale, come la bellezza di un fiore; È spirituale, come la bellezza degli arcangeli. La sua potenza non è materiale, come quella della quercia montana che, sebbene sfidi le tempeste di un secolo, alla fine svanisce per decadenza; la sua potenza è da Dio, ed è simile a Dio, non in estensione, ma in natura: è potenza spirituale, e sfida ogni tempo e cambiamento

(2.) Ha una storia gloriosa. A volte è stata una storia di persecuzioni, a volte di vittorie; ed è difficile dire quale virtù sia più evidente, la sua fedeltà nella persecuzione o la sua mansuetudine in trionfo

(3.) Ora finalmente la Chiesa è gloriosa in potenza, nella potenza che viene dalla ricchezza; nel potere che viene dal sapere e dalla letteratura; nel potere che viene dai numeri e dai numeri organizzati; nella potenza che deriva da molti edifici e splendide architetture; nel potere che deriva dall'eleganza, dalla ricchezza e dalla raffinatezza nella vita privata. Dio conceda che questo potere non decada per il disuso, né si trasformi in maledizione per essere pervertito! 4. La Chiesa è gloriosa nei suoi adattamenti universali

(III.) Il destino di questa Chiesa gloriosa e molto amata. Il mio testo dice: "Affinché Egli lo presenti a se stesso". La figura utilizzata è evidentemente quella di un matrimonio orientale. Lo sposo ha un'amica, chiamata paraninfa, il cui compito è quello di trovargli una sposa, di assicurarsi una presentazione, di prepararsi per le nozze e di essere molto presente la prima notte di nozze. San Paolo ha evidentemente in mente la figura del matrimonio. Ma Cristo deve essere la sua paraninfa, "per poterlo presentare a se stesso". Questa è la figura preferita di Cristo e dei suoi discepoli. Egli è lo Sposo e la Chiesa la sposa. Non sappiamo esattamente quando le nozze saranno celebrate, ma l'ingresso di questa gloriosa Chiesa sul suo glorioso destino di moglie dell'Agnello sarà un evento davanti al quale tutte le altre nozze saranno come il bagliore di una candela alla luce di un sole di mezza estate. Giovanni ebbe un assaggio della scena sublime nella sua meravigliosa visione di Patmos; E quando l'angelo aprì questa scena di magnificenza senza pari, questo destino di infinita vastità e di gloria indescrivibile, fu più di quanto lo spirito del veggente rapito potesse sopportare. Forse si è rivisto in quella Chiesa; lui, un giorno povero pescatore sulla spiaggia di Tiberiade, ora esiliato dalla sua terra natale, dovrebbe essere lì; il grido dell'arcangelo e la tromba di Dio dovrebbero salutare il suo orecchio: il cavaliere del "cavallo bianco", l'Uomo dal nome senza nome, con gli occhi "come una fiamma di fuoco" e "la veste intrisa di sangue", dovrebbe venire fino a lui; dovrebbe essere alla Sua meravigliosa cena di nozze. Era più di quanto potesse sopportare. Si prostrò adorante ai piedi dell'angelo; le visioni avevano così intensificato la gloria dell'angelo stesso che Giovanni pensò che fosse stato Dio. Ma l'angelo disse: «Guarda di non farlo, adora Dio». Questo, dunque, sarà il glorioso destino di questa gloriosa Chiesa: essa diventerà la sposa dell'Agnello. La cosa più pura sulla terra sposerà il Re dei re e il Signore dei signori. La sposa vivrà con suo marito e sarà sotto la sua protezione per sempre. (J. H. Bayliss.)

L'amore di Cristo per la Sua Chiesa:

(I.) Il fatto. "Cristo ha amato la Chiesa". Inizierei osservando che la Chiesa di Dio - la realtà di una vera Chiesa - è una cosa del tutto sconosciuta al mondo. Il mondo parla delle Chiese, della gloria di una Chiesa e della bellezza di una Chiesa; ma non sa che cosa sia una Chiesa; non ha una vera percezione di ciò che è una Chiesa di Cristo. Se c'è un barlume di luce su quel punto, per quanto lo vede, lo detesta, lo odia, lo disprezza. Riconosciamo pienamente che la Chiesa di Cristo è proprio come il suo Autore; non ha "né forma né bellezza" agli occhi del mondo, e "nessuna bellezza che gli uomini la desiderino"; e così, come Lui, è "disprezzato e rigettato dagli uomini". Non ha splendore esteriore; non ha gloria terrena; Non ha nulla in sé, per cui gli uomini dovrebbero guardarlo, guardarlo, inchinarsi davanti ad esso. Ma chi può descrivere, nonostante tutto, la sua vera gloria e l'amore che Gesù ha per essa? L'ha amata in tutta l'eternità. Il linguaggio sembra fallire del tutto nel descrivere l'amore che Gesù ha per la Sua Chiesa. Sembra esausto. Un'aquila "porta la sua covata sulle sue ali"? - non solo per istruirli, e non solo per nutrirli, ma per proteggerli, così che la freccia che li tocca deve toccarla, e passare attraverso di lei, prima che possano essere distrutti. Questa è la figura che manifesta il suo amore per la sua Chiesa. Un padre "ha pietà di suo figlio", quando gli altri riescono a malapena a sopportarlo, "ricordando che non è che polvere"? È la figura stessa che esprime l'amore di Gesù per la Sua Chiesa

(II.) La prova che Egli ha dato del Suo amore. Egli "ha dato se stesso per questo". 1. Chi è stato che ha dato se stesso. Non c'è una persona da poco, non c'è un individuo comune, non c'è un essere comune; ma il Figlio di Dio

(2.) Che cosa ha dato. Non erano le Sue semplici lacrime, né gemiti, né sospiri, sebbene il Signore Gesù fosse "un uomo di dolore e familiare con la tristezza". Ha dato se stesso, tutto se stesso. Egli ha dato la Sua Divinità, ha dato la Sua umanità; Ha dato tutta la Sua Persona come Dio-Uomo; tutto ciò che era nell'uomo da soffrire e tutto ciò che era in Dio da meritare. E questo lo diede gratuitamente

(3.) E ora osservate, per che cosa Egli ha dato Se Stesso. Lo troviamo nel primo capitolo dell'Epistola ai Galati: Egli "ha dato se stesso per i nostri peccati". Due o tre osservazioni, e chiudo. Ecco una porta di indicibile consolazione aperta per noi, in mezzo a un mondo di desolazione. Vedo il benedetto Gesù dare le prove più indicibili del suo amore. Ma si apre un'altra porta: è la porta dell'indagine solenne. Se la Chiesa di Dio gli è così cara, che cosa facciamo tu ed io per la Chiesa di Dio? (J. H. Evans, M.A.)

L'amore di Cristo per la Chiesa:

(I.) L'amore di Cristo per la Sua Chiesa. "Cristo ha amato la Chiesa". Che cos'altro se non l'amore avrebbe potuto scegliere, perdonare, purificare e redenre la Chiesa? Quale altro sentimento avrebbe potuto abbassarsi a tale colpa e innalzarla a tanta gloria? Come amore divino per una creatura così al di sotto di Lui, quale condiscendenza incomparabile c'è in essa! È l'amore per il peccatore, ma non tenta di scendere a compromessi con il suo peccato. "Cristo ha amato la Chiesa" e ha camminato in quella Chiesa nello splendore dell'amore. Pensieri d'amore si annidavano nel Suo cuore; parole d'amore indugiavano sulle Sue labbra; le opere d'amore volarono dal Suo braccio; e i suoi passi lasciarono dietro di sé l'impronta dell'amore. Gettava la sua morbida aureola sulla Sua culla a Betlemme, e orlava con i suoi dolci splendori l'oscurità della nube sotto la quale spirò sul Calvario. Diede sfogo ai suoi rimproveri e pathos ai suoi inviti. Era la calamita che lo guidava in tutte le sue peregrinazioni. Lo legò alla croce e lo tenne lì, e non il chiodo di ferro che gli trafisse le mani e i piedi. Gli fremeva nel petto e brillava nei suoi occhi. Sì: "Cristo... l'amore", disse il filosofo morente, "Gesù Cristo, l'amore, la stessa cosa".

(II.) Il sacrificio come espressione e risultato dell'amore. Al posto della Chiesa Egli morì, per liberarla dalla morte, la sentenza che così giustamente le era stata inflitta

(III.) Lo scopo più vicino del Suo amore e della Sua morte. Quella morte non solo influisce sul nostro stato, ma si ripercuote anche sul nostro carattere. È morto per santificare la Chiesa. Non solo Egli origina il cambiamento, ma lo sostiene; perché Egli "abita" dentro di noi. Ciò che inizia, lo alimenta e lo perfeziona ancora

(IV.) Il fine e il risultato ultimo. Con quale gioia e soddisfazione non contempleremo ora l'ulteriore scopo di queste disposizioni preliminari: "Affinché Egli possa presentarla a Sé stessa una chiesa gloriosa, senza macchia, né ruga, né alcuna cosa del genere". Com'è nobile un simile destino: perfetta restaurazione e felicità. La figura nuziale è ancora continuata, e l'allusione è alla presentazione della sposa al marito. Quella presentazione non ha luogo finché lui non riesce a guardarla con compiacimento. (J. Eadie, D.D.)

L'amore di Cristo per la Chiesa e il nostro dovere come membri di essa: - Che vasto campo di pensiero è racchiuso in queste poche parole! La Chiesa militante, che lavora, soffre, sulla terra? la Chiesa purificata, purificata, glorificata, in cielo! L'apostolo, con un solo sguardo, sembrò vedere tutto. E

(I.) In primo luogo, osservo, che dovremmo amare la Chiesa.

(II.) Ancora: non dovremmo solo amare la Chiesa, ma lavorare per essa. La parola stessa suggerisce l'idea di uno sforzo incessante e di un sacrificio di sé. Ma non basta amare la Chiesa e lavorare in suo favore, dobbiamo anche essere disposti a farlo... III. Di soffrire per questo. Non c'è grande difficoltà ad evitare spiacevoli divergenze con il mondo, se non facciamo nulla per contrastarlo e contrastarlo.

(IV.) Ancora una volta. Ogni vero figlio di Dio dovrebbe essere disposto, se necessario, a lottare per la Chiesa. (J. N. Norton, D.D.)

L'amore di Cristo per la Chiesa:

(I.) La condizione inquinata della Chiesa senza Cristo.

(II.) L'amore di Cristo per la Chiesa

(1.) La sua antichità Geremia 31:3

(2.) Un amore attivo e operante Galati 1:4

(3.) Un amore vero e sincero ( Osea 2:4)

(4.) Un amore totale e indiviso Giovanni 17:26

(5.) Un amore duraturo e costante Giovanni 13:1

(III.) Le prove di questo amore

(1.) Egli stabilì e perfezionò la Chiesa davanti a Dio 1Tessalonicesi 3:13

(2.) Portandola in uno stato di unione con la Sua persona 1Corinzi 6:15

(3.) Egli la giustifica completamente con il Suo sangue e la Sua giustizia:4. Egli la anima con la grazia del Suo Santo Spirito

(5.) Il suo amore opera costretta nel suo cuore

(6.) Lo fa per mezzo della Sua parola

(7.) Le amministrazioni dei ministri da Lui nominati. 8. In provvidenze notevoli, in alcuni momenti. 9. Da afflizioni dolorose agli altri. 10. Ma soprattutto per mezzo del Suo Spirito, in tutte le cose e per mezzo di tutte le cose

(IV.) Gli effetti di questo meraviglioso amore

(1.) Glorioso per la sua natura e il suo valore Malachia 3:17

(2.) Gloriosa per la stima in cui Dio la tiene ( Deuteronomio 32:9)

(3.) Gloriosa per la sua relazione Giovanni 17:22, 23

(4.) Gloriosa, perché è priva di macchie, rughe e il minimo segno di macchia. Questo appare da

1.) La sapienza che dirige-Cristo

(2.) La giustizia che giustifica - La

(3.) La perfezione della sua santificazione: Cristo

(4.) Con la sua completa ed eterna esenzione da ogni accusa di tutti i suoi nemici, anche da parte di Cristo. Inferenze

1.) Come questo demolisce completamente tutte le idee di merito umano

(2.) E assicura a Gesù Cristo tutta la gloria della nostra salvezza. (T. B. Baker.)

Il matrimonio e lo Sposo celeste: - Attenendoci alla disposizione degli argomenti nel testo, parleremo prima del dovere di obbedienza della moglie e poi del dovere di amore del marito.

(I.) "L'ordine è la prima legge del cielo". Ogni parte dell'universo conosce il proprio posto e svolge la propria funzione. Non ci può essere felicità tra gli uomini senza la dovuta subordinazione. Uno stato di società è impossibile senza questo. Perciò l'apostolo dice: "Sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Dio". Dalla conoscenza del vero posto di ciascuno e dalla resa da parte di ciascuno di ciò che è dovuto agli altri, dipende il benessere sia delle nazioni che delle famiglie. San Paolo, dopo aver stabilito il principio generale della sottomissione reciproca, lo illustra e lo fa rispettare nel caso delle mogli. Devono "sottomettersi ai loro mariti come al Signore". Questa sottomissione si basa sul fatto che Dio ha fatto dell'uomo il capo della donna. Qualunque cosa si possa dire - e molto si può dire giustamente dei diritti della donna - questo fatto dell'autorità dell'uomo rimane, e sempre lo sarà; stabilito sia dalla natura che dalla rivelazione, dalle opere di Dio e dalla Parola di Dio. Ci sono caratteristiche in cui la donna è molto superiore all'uomo. Resta il fatto che l'uomo, in quanto tale, è generalmente il più forte sia nel corpo che nella volontà. Questo indica dove dovrebbe risiedere l'autorità. Quando sono coinvolte due o più persone, si verificano occasioni in cui deve esserci la precedenza. Entrambi non possono andare per primi quando solo uno alla volta può andare. Quale sarà la legge? Tra le nazioni e nelle famiglie, autorità e potere devono andare insieme. Che cos'è infatti l'autorità senza il potere di farla rispettare? L'apostolo ispirato insiste come ulteriore argomento che l'uomo fu creato prima della donna, ma quella donna peccò davanti all'uomo. "Non permetto che la donna usurpi autorità sull'uomo. Poiché Adamo fu formato per primo, poi Eva. E Adamo non fu sedotto; ma la donna, ingannata, fu nella trasgressione" 1Timoteo 2:12, 13. La vera gloria di tutte le cose è il compimento del fine per il quale sono state progettate. L'onore più alto di ogni creatura vivente, degli uomini e degli angeli, è che ognuno occupi rettamente la propria sfera, sviluppi le proprie funzioni, e non miri ad essere qualcos'altro e a fare ciò che appartiene ad un altro. La donna, quindi, disonora e sfigura se stessa quando tenta di occupare il posto dell'uomo, scimmiottando il suo abbigliamento, le sue occupazioni o la sua autorità; proprio come un uomo si renderebbe spregevole se, mettendo da parte il suo abbigliamento e le sue funzioni, si vestisse con abiti femminili, influenzasse i costumi femminili e occupasse il suo tempo nei dettagli della casa e nelle cure della stanza dei bambini. L'edera ha la sua bellezza, poiché si attorciglia con grazia intorno alla quercia; ma se diventasse rigido e rigido, e scimmiottasse la robustezza e la forza dell'albero a cui si aggrappa, mentre non diventasse mai una quercia, perderebbe tutto il suo fascino speciale. Lascia che si aggrappi ancora lì, seguendo la crescita della quercia, appoggiandoti su di essa, trovando in essa la sua stabilità e la sua vita, mentre riveste la forza e l'asprezza della quercia con grazia e bellezza. Questa sottomissione non significa sottomissione, negazione dell'individualità di una donna, non avere un'opinione o un desiderio proprio, e sollecitarlo correttamente. Nessun vero uomo apprezzerebbe sua moglie per aver cessato di essere se stessa. Invece di una compagna e di una consigliera, sarebbe stata solo la sua eco o la sua ombra. E questa sottomissione sarà un piacere, quando sarà resa non solo da una considerazione delle leggi della natura, o dell'espresso precetto della Bibbia, ma da quell'amore che è il miglior legame e garanzia di ordine; quell'amore senza il quale non si dovrebbe formare il rapporto matrimoniale; quell'amore che rende l'obbedienza un lusso, e che è esso stesso l'adempimento della legge. D'altra parte, se i mariti amano le loro mogli come anche Cristo ha amato la Chiesa, l'autorità sarà spogliata di ogni austerità.

(II.) Se il marito deve mantenere la sua giusta autorità, così è anche lui, e in prima istanza, è tenuto a fare dell'amore di Cristo per la Chiesa il modello del suo. Altri motivi si aggiungono. L'amore per una moglie è amore per se stessi, e la negligenza o la scortesia verso di lei è innaturale da parte di un marito come se infliggesse una ferita al proprio corpo. "Chi ama sua moglie ama se stesso". Se il livello dell'obbedienza della moglie è alto, lo è anche quello dell'amore del marito: in entrambi i casi è Cristo, l'obbedienza come a Cristo; l'amore, come quello di Cristo. La relazione di Cristo con la Chiesa come Sposo celeste si vede nel Suo amore per la Chiesa, nel Suo dono alla Chiesa, nel Suo modo di trattare la Chiesa e nel Suo scopo ultimo verso la Chiesa

(1.) L'amore dello Sposo Celeste per la Chiesa. "Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa". L'amore è il fondamento, il cemento, la gloria del matrimonio. Non c'è vero matrimonio in assenza di esso. Quindi, l'amore di Cristo è l'origine e la causa duratura del Suo legame con la Chiesa.

(1) Considerate la generosità dell'amore di Cristo. Ci ha amati per primo. Ha amato il mondo ed è venuto a salvarlo. Egli ha amato ciascuno di noi e ci ha supplicato di essere riconciliati con Dio. Ci ha amati quando eravamo senza bellezza. Sebbene il rapporto matrimoniale non debba basarsi su semplici incantesimi esteriori che possono ingannare e devono presto decadere, tuttavia la bellezza è spesso in prima istanza la causa attraente di un affetto puro e duraturo. Ma Cristo ci ha amati quando eravamo deformati e contaminati dal peccato. A volte si fanno patti vili sotto il nome di matrimonio, solo per fini mercenari e mondani; e il marito non è scelto per se stesso, ma per la sua posizione; o una moglie, non per renderla felice ma per godere del suo patrimonio. Ma l'amore di Cristo non si manifestò ai ricchi, ai prosperi e ai felici; ma ai caduti, ai condannati, ai rovinati, ai miserabili.

(2) Il suo amore è perseverante. Ha continuato a corteggiarci a lungo mentre noi persistevamo nel rifiutarLo. Il suo amore non si stanca, non subisce alcuna reazione, non ha intervalli di indifferenza, non è distolto da altri oggetti, non si raffredda con gli anni, ma è immutabile, imperituro, eterno.

(3) Il suo amore è tenero. "Nessuno ha mai odiato la propria carne, ma la nutre e la custodisce, come il Signore la Chiesa". L'amore di Gesù è un amore che non si accontenta di fare grandi cose, ma che si compiace anche della tenerezza riguardo alle piccole cose. Quante volte un marito che può elargire grandi doni a una moglie, la rattrista per la mancanza di delicata simpatia e di gentile cura per il suo conforto nelle sciocchezze che compongono la vita,

(4) Il suo basso è fervente. A volte le persone sono avvertite di non amarsi troppo l'un l'altro, per timore di diventare idolatri, e quindi di vedersi sottrarre l'oggetto di un affetto così disordinato come punizione. Sciocchezza! La Bibbia non lo dice mai. Ahimé! Lo stato generale della società non ci impone di dirlo. Il pericolo sta dalla parte della carenza, non dell'eccesso. Bambini! Ama i tuoi genitori con devozione. Genitori! Amate i vostri piccoli con fervore. "Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi". Chi può capire questo? L'apostolo potrebbe ben parlare dell'"ampiezza, della lunghezza, della profondità e dell'altezza dell'amore di Cristo che sorpassa la conoscenza". L'amore di Cristo, così generoso, perseverante, tenero e fervente, deve essere il modello del nostro. "Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa". 2. Il dono dello Sposo. "Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa". Oro, gioielli e accessori costosi vengono dati a una sposa. Ma che cosa sono tutte queste cose in confronto allo sposo stesso, quando il matrimonio è un matrimonio d'affetto? Così Cristo diede se stesso; una donazione che trascende infinitamente tutto l'universo che c'è davanti. Nella fedeltà personale e nella devozione i mariti devono amare le loro mogli, "come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa". 3. Il trattamento dello Sposo nei confronti della Chiesa. "Affinché Egli la santifichi e la purifichi con il lavacro dell'acqua mediante la Parola". La più grande gloria dell'universo è Dio, e la nostra più grande gloria è la nostra somiglianza con Dio. Cristo non può fare per noi e in noi un'opera più grande che promuovere tale somiglianza. Egli fa questo mediante le influenze santificanti della verità mediante l'operazione dello Spirito Santo, che è paragonata alla purificazione del corpo mediante l'acqua. "Allora aspergerò su di voi acqua pura e sarete puri". Così, donandosi a sua moglie, il marito dovrebbe sempre vegliare e promuovere la sua salute e il conforto del corpo, la sua pace mentale, la purezza del suo cuore, il suo benessere religioso, spirituale ed eterno: "come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa, per poterla santificare e purificare". 4. Lo scopo ultimo dello Sposo. "Affinché Egli la presentasse a Sé stesso, una Chiesa gloriosa, che non avesse macchia, né rughe, né alcuna cosa del genere; ma che sia santo e senza macchia". Impariamo queste lezioni pratiche:1. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa. Come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli siano in tutto i loro mariti

(2.) I cristiani, la Sposa di Gesù, non frustrano il Suo proposito di grazia con il peccato volontario. Cercate la purificazione del Suo sangue espiatorio e il battesimo quotidiano del Suo Spirito Santo

(3.) Obbedisci a Cristo: "Come la Chiesa è soggetta a Cristo". Obbedisci alle sue leggi, onora la sua autorità, imita il suo esempio

(4.) Rallegrati in Cristo. Pensate al Suo amore. Rispondi ad esso. Esulta in esso

(5.) Aspettate con santa estasi le nozze celesti e "camminate in modo degno della vocazione alla quale siete chiamati". (Newman Hall, LL.B.)

Matrimonio e santità: il consiglio di Filippo Enrico ai suoi figli riguardo al loro matrimonio era: "Piacete a Dio, e piacete a voi stessi, e mi piacerete"; e il suo solito complimento ai suoi amici appena sposati: "Altri vi augurano ogni felicità. Ti auguro ogni santità, e allora non c'è dubbio che avrai tutta la felicità".

Matrimonio santificato: Apocalisse Robert Newton, l'oratore del pulpito wesleyano, e la sua sposa, iniziarono la loro vita coniugale ritirandosi due volte al giorno per pregare l'uno con l'altro e l'uno per l'altro. Hanno mantenuto questa pratica, quando l'occasione lo ha servito, fino alla fine della vita. Quando fu vecchio, il signor Newton osservò: "Nel corso di poco tempo, mia moglie ed io celebreremo il giubileo del nostro matrimonio; e non so se, durante i cinquant'anni della nostra unione, uno sguardo scortese o una parola scortese siano mai passati tra noi.

Un uomo non può amare troppo sua moglie: - Un signore che informava Rowland Hill della morte improvvisa della moglie di un ministro disse: "Temo che il nostro caro ministro amasse troppo sua moglie; e il Signore l'ha rimossa con sapienza". «Come, signore!» rispose il signor Hill, con la più profonda emozione, «può un uomo amare troppo una buona moglie? Impossibile, signore! a meno che non possa amarla più di quanto Cristo ami la Chiesa".

Lord Lawrence e sua moglie: - Quanto segue appare nella "Vita di Lord Lawrence", pubblicata dai signori Smith, Elder e Co.: "Lord Lawrence si sposò dopo il suo ritorno in Inghilterra, alla fine di una lunga e noiosa malattia, e fu avvertito che era la morte tornare in India. La sua risposta fu: "Se non posso vivere in India, devo andare a morire lì"; e la coppia di sposi salpò di conseguenza. Il matrimonio si rivelò molto felice. La signora Lawrence agì costantemente come consigliera e amanuense di suo marito, raramente si allontanava da lui e la sua compagnia divenne quasi indispensabile per lui. Si racconta una storia su di loro, molto tempo dopo, quando erano tornati per stabilirsi definitivamente in Inghilterra. Lady Lawrence aveva lasciato la stanza; e per due volte, nel giro di pochi minuti, il marito le chiese che ne fosse stato di lei. "Davvero, Giovanni," disse una delle sue sorelle, "sembrerebbe che tu non possa stare avanti per cinque minuti senza tua moglie." «È per questo che l'ho sposata», rispose lui, semplicemente».

"La Chiesa ha amato, lavato, presentato: una perla di rugiada non trattiene il sole, ma può contenere una scintilla della sua luce. Un bambino in riva al mare che cerca di catturare le onde mentre si precipitano in nuvole di spruzzi di cristallo sulla sabbia non può trattenere l'oceano in una minuscola conchiglia, ma può contenere una goccia d'acqua dell'oceano. E in questo senso l'apostolo esorta: "Amore, come anche Cristo ha amato".

(I.) L'amore di Cristo. Nell'amore umano percepiamo molto da ammirare, ma in quello di Dio c'è qualcosa che sfugge alla nostra presa quando ci sforziamo di scandagliarlo, e combatte la nostra concezione quando cerchiamo di scoprirlo. Dio solo conosce l'amore di Dio

(1.) L'amore divino è sovrano e supremo. Tutti gli attributi di Dio sono gloriosi, ma uno risplende al di sopra degli altri e sembra raccogliere in sé tutti gli altri, cioè l'amore. Dio è amore

(2.) La concretezza dell'amore di Cristo. Non era un semplice sentimento; lo portò a dare Se Stesso, il dono più prezioso che potesse essere offerto, per l'uomo. Cristo non era solo un predicatore, ma un sacrificio; Non solo ha parlato, ma è morto

(II.) Il disegno sublime dell'amore di Cristo. Cristo ha amato il mondo prima che ci fosse una Chiesa in esso, e ha deciso dalle stesse rovine della Caduta di costruire per Sé un Tempio degno di essere abitato da Lui stesso. Ti ricordi quando Edward

(I.) ricevette un giorno una ferita da un pugnale avvelenato, sua moglie, Eleonora, succhiò il veleno, rischiando la propria vita per salvare quella del marito. Anche così, quando l'umanità fu punta dal serpente ripugnante e mortale, il peccato, Cristo si fece avanti e si offrì volontario per estrarre il veleno, anche se lo sforzo Gli costò la vita. Ha sacrificato molto, al fine di mostrare il Suo amore per la razza che si era ribellata ed era stata contaminata dal peccato. E qui sta il mistero della pietà

(1.) Cristo ha amato la Chiesa perché aveva deciso di effettuare su di essa una potente trasformazione. Vide le possibilità della natura umana e il futuro splendente di cui era erede per la Sua grazia

(1.) Pulizia

(2.) Presentazione a se stesso. Egli ha cercato la Sua amata e l'ha redenta dalla schiavitù del peccato, l'ha redenta con un prezzo non inferiore a quello del Suo preziosissimo sangue. L'ha sposata e chiamata sua, anche qui e ora, vegliando su di lei con affetto affettuoso e soddisfacendo tutti i suoi bisogni. Ma il grandioso giorno della presentazione sorgerà di lì a poco: la gloriosa manifestazione della Chiesa, che è la Sua sposa. E come sulla terra c'è spesso giubilo e pompa che accompagnano la festa nuziale, così le nozze dell'Agnello saranno il segnale di una gioia indicibile e di splendori indicibili tra le file dell'esercito celeste. E, inoltre, come la sposa terrena è esaltata alla stessa dignità e gode delle immunità e delle ricchezze del marito, così la Chiesa condividerà gli onori e le glorie del suo Sposo e Signore. Impossibile! Lei dice che questo può essere il destino della Chiesa, spesso povera, disprezzata e perseguitata? Ah, fratelli, non appare ancora ciò che saremo; ma sappiamo che quando Egli apparirà saremo come Lui, perché Lo vedremo così com'è. Il giorno della presentazione non è ancora arrivato, il giorno della maturità, della perfezione e della fioritura; ma verrà! Quando il giardiniere seppellisce il bulbo freddo, ruvido, apparentemente morto nella muffa umida, potreste essere tentati nella vostra ignoranza di dire: "Ecco, ora, questo è stato messo da parte, e non se ne sentirà mai più parlare". Non c'è, tuttavia, molto da aspettare, prima che un magnifico fiore spunti dall'antiestetico bulbo, un fiore adatto per essere presentato, forse, nel palazzo della regalità stessa. Così è stato, e così sarà, con la Chiesa. Spesso è stata gettata giù, calpestata e disprezzata dalle nazioni, che pensavano di averla sepolta nell'oblio. Ma no, lei è mai risorta in una rinnovata vita e bellezza, come il bel fiore di cui ho parlato, e il tempo della sua presentazione passerà a poco a poco. Nulla può ostacolarlo. Colui che ha formato il Suo popolo per Se Stesso controlla tutte le influenze avverse e di buon auspicio; e avendo posto il suo cuore nei suoi eletti, essi saranno suoi per sempre. (J. W. Atkinson.)

Una Chiesa gloriosa:

(I.) La Chiesa è gloriosa anche adesso

(1.) Glorioso nelle sue fondamenta ( Efesini 2:20)

(2.) Glorioso nel suo avanzamento, sebbene le tempeste della persecuzione si siano abbattute su di esso, tuttavia l'edificio si alza. Come l'arca sulle acque selvagge, ha superato in sicurezza la furia di ogni tempesta fino ad ora, anzi, è stata sbarcata sul suo solido Ararat di riposo solo dalla forza stessa dell'onda rivoluzionaria

(3.) Glorioso nel suo impero in continua crescita

(4.) Glorioso nel potere, nel potere che viene dalla ricchezza, nel potere che viene dal sapere e dalla letteratura, nel potere che viene dai numeri e dai numeri organizzati, nel potere che viene da molti edifici e splendide architetture, nel potere che viene dall'eleganza, dalla ricchezza e dalla raffinatezza nella vita privata

(II.) La Chiesa sarà ancora più gloriosa nel giorno della presentazione

(1.) Glorioso in posizione, immunità e onore. Anche se ora spesso povera, disprezzata e perseguitata, sarà proclamata la moglie dell'Agnello e sarà innalzata per sedere con Cristo sul Suo trono

(2.) Glorioso in santità e purezza.

(1) Perfetto. Nessun "punto"

(2) Giovanile. Nessuna "ruga".

(3) Senza traccia di infermità terrena. Nessuna "macchia". 3. Glorioso nella beatitudine. Se è pura, deve anche essere felice; perché solo i puri possono essere veramente contenti. Il cielo è un luogo molto lieto e benedetto. I suoi alberi sono verdi per sempre. I suoi fiumi e i suoi mari sono limpidi come il cristallo. La sua musica è un'eterna sinfonia. La sua luce è più brillante del sole: è la luce della purezza e della beatitudine. (Ibidem)

Il modello dell'amore:

(I.) Come Cristo ha amato la Sua Chiesa

(1.) L'amore per la scelta e la considerazione speciale

(2.) L'amore per l'altruismo

(3.) L'amore per l'autocompiacimento

(4.) L'amore per la simpatia

(5.) L'amore per la comunione

(6.) L'amore per l'unità

(7.) L'amore per la costanza immutabile

(II.) Come ha dimostrato il Suo amore

(1.) Egli si è donato alla Sua Chiesa lasciando il cielo e incarnandosi per poter assumere la sua natura

(2.) Egli ha dato Se stesso per tutta la Sua vita sulla terra spendendo tutte le Sue forze per benedire la Sua amata

(3.) Egli ha dato se stesso nella morte; il riscatto per la Sua Chiesa

(4.) Egli ha dato Se stesso nella Sua vita eterna; alzarsi, ascendere, regnare, supplicare; e tutto per la Chiesa di Sua scelta

(5.) Egli ha dato Se stesso in tutto ciò che ora è come Dio e Uomo, esaltato al trono, per il beneficio infinito della Sua amata Chiesa

(III.) Come dovremmo pensarlo. Essa ci viene posta davanti come un amore che deve influenzare i nostri cuori. Dovremmo pensarci

1.) In un modo di gratitudine, meravigliandosi sempre di più di tale amore

(2.) In un modo di obbedienza, come la moglie obbedisce al marito

(3.) In un modo di riverenza. Guardare in alto per l'amore così grande, così celeste, così perfetto, così divino

(4.) In una via di santità. Gioire di essere come il nostro Santo Sposo

(5.) In una via d'amore. Affidando tutto il nostro cuore a Lui

(6.) In un modo di imitazione. Amare Lui e gli altri per il Suo bene. (C. H. Spurgeon.)

Amore coniugale: "Ogni cosa sia fatta nell'amore", dice l'apostolo. Se tutte le tue azioni verso gli altri, tanto più tutte le cose che riguardano tua moglie, fossero fatte con amore. I tuoi pensieri dovrebbero essere pensieri d'amore; i tuoi sguardi dovrebbero essere sguardi d'amore, le tue labbra, come il favo, non dovrebbero far cadere altro che dolcezza e amore; le tue istruzioni dovrebbero essere orlate d'amore; le tue rimostranze dovrebbero essere addolcite con l'amore; Il tuo portamento e tutta la conversazione verso di lei non dovrebbero essere che il frutto e la dimostrazione del tuo amore. Oh, come ha fatto Cristo, che è il tuo modello, ad amare la Sua sposa! La sua nascita, la sua vita e la sua morte non furono che uno stadio in cui l'amore più ardente che si possa immaginare, dal primo all'ultimo, fece la sua parte nella vita. Era un amore conosciuto, sconosciuto. Tiberio Gracco, il Romano, trovando due serpenti nel suo letto e consultandosi con gli indovini, gli fu detto che uno di loro doveva essere ucciso; eppure, se avesse ucciso il maschio, lui stesso sarebbe morto di lì a poco; se la femmina, sua moglie sarebbe morta. Il suo amore per sua moglie, Cornelia, era così grande che uccise il maschio, dice Plutarco, e morì rapidamente. (George Swinnock.)

La gloria finale della Chiesa:

(I.) Nel descrivere la condizione futura della Chiesa, l'apostolo ha evidentemente nella sua mente due stati precedenti di essa: il suo stato originale quando giaceva morta nei falli e nei peccati, e il suo successivo stato terreno, quando fu separato dalla massa degli empi e parzialmente redento

(II.) Indica le cause a cui deve essere attribuito. Di questi ne cita quattro

(1.) Il primo è l'amore di Cristo. Egli "amava la Chiesa". 2. Il prossimo è il sacrificio di Cristo. Egli "ha dato se stesso per questo". 3. Perciò l'Apostolo prosegue portando davanti a noi lo Spirito Santo come una terza fonte alla quale la Chiesa deve attribuire la sua futura santità

(4.) E in che modo lo Spirito Santo porta avanti questo processo di purificazione? Il testo ce lo mostra, e la sua risposta alla domanda ci ricorda il quarto mezzo della nostra santificazione: la Parola di Dio. "Il lavacro dell'acqua" è "mediante la Parola".

(III.) Dobbiamo ora passare al nostro ultimo punto: il grande fine per il quale tutti questi mezzi di santità sono messi in funzione. Si tratta, ci viene detto, di "santificare e purificare" la Chiesa. Ma perché la Chiesa deve essere santificata in questo modo? Qual è l'obiettivo ultimo a cui si mira in questa pulizia? Tutto termina in questo unico fine benedetto, affinché Cristo, nel grande giorno del Suo trionfo, possa "presentare la Chiesa a Sé una Chiesa gloriosa". Nulla disonore, fratelli, se non il peccato; Nient'altro che il peccato è veramente vergognoso. Ora togliete il peccato dall'anima, e avrete tolto da essa tutto ciò che può degradarla. Possiamo andare più lontano: la gloria principale di Dio è la santità di Dio. La Sua purezza è il Suo attributo più luminoso. La sua potenza e la sua immensità ci colpiscono di più, perché le nostre menti sono degradate, abbiamo perso la percezione di ciò che è più elevato nel suo carattere: la grandezza morale; ma sali in cielo, o piuttosto leggi la lingua del cielo come la troviamo nella Bibbia: in essa sono entrambe esaltate potenza e maestà, ma questo è l'unico grande argomento di adorazione in cielo, nel mondo stesso in cui tutta la grandezza divina si manifesta più pienamente: la purezza di Geova; e questo è il canto che, accanto al canto della salvezza, sale più costantemente nei suoi splendidi cortili: "Santo, santo, santo, Signore Dio degli eserciti". Non c'è da stupirsi, quindi, che la Chiesa sarà "una Chiesa gloriosa"; su di lei sarà messa l'immagine di Dio, risplenderà in lei l'immagine di Dio; quell'attributo della Divinità, che è la perfezione della Divinità, sarà la sua corona. (C. Bradley, M.A.)

La sposa di Cristo: - Che l'amore è l'iniziativa di tutto. Noi non lo abbiamo amato; ma Lui ci ha amati. Non lo abbiamo scelto noi; ma Lui ha scelto noi. Così come in seguito, nella copia, non si ama per primo l'uomo, ma la donna. L'amore dell'uomo è la causa; L'amore della donna ne è la conseguenza. L'amore della donna è l'amore riflesso. Ma il Suo amore era intenso. Non aveva inizio e non aveva limiti. È stato così grande che Egli ci ha davvero amati fino alla morte. Cristo, dunque, dopo averci amati, e scelti, e morti per noi, e ci ha dato la vita, ci ha preceduti per renderci adatti e degni dell'alta posizione a cui ci ha destinati. A questo scopo erano necessarie due cose. In primo luogo, dobbiamo essere sollevati dalla nostra vecchia contaminazione colpevole. Le nostre anime devono essere "lavate" dal passato. Gli ebrei facevano quello che chiamavano "il bagno nuziale". Così Cristo eliminò la colpa precedente, e le sue conseguenze, e i nostri peccati furono come se non fossero mai esistiti, perché furono cancellati! "Quando sono passato accanto a te e ti ho visto contaminato nel tuo sangue, ti ho detto: Quando eri nel tuo sangue: Vivi; sì, quando eri nel tuo sangue ti ho detto: Vivi... Allora ti ho lavato con acqua; sì, ho completamente lavato via il tuo sangue da te, e ti ho unto con olio". Di questo "lavacro" la conca del battesimo è l'emblema. Lo prefigura; ce lo assicura; è destinato ad essere il suo canale. Ma è evidente che il perdono dei peccati passati, e la rimozione delle loro macchie, non è tutto ciò che è necessario per la Chiesa, affinché possa essere "la sposa di Cristo". Ci deve essere anche una purezza e una santità reali e attuali. Ora arriva lo scopo finale. A cosa serve tutto questo? Amato; scelto; Perdonato; liberarsi di tutte le colpe passate; lavato; santificato; vestiti; abbellito: che cos'è la Chiesa? "Glorioso." «Una Chiesa gloriosa, che non ha» - cioè «non ha «come Dio ci vede in Cristo...» che non ha macchia, né ruga, né alcuna cosa del genere». Lei è "gloriosa", perché la gloria che Dio Gli ha dato, che è lo Spirito Santo, Cristo ci ha dato! Ella è "gloriosa", perché riflette il volto, l'unità e la gloria del suo Dio! Lei è "gloriosa", dai raggi di luce della bellezza celeste su di lei! Lei è "gloriosa", perché Dio è glorificato in lei! "Una Chiesa gloriosa!" E perché, ci chiediamo di nuovo, perché così glorioso? Affinché Cristo possa "presentarla a sé" - se stesso a se stesso - colui che l'ha fatta per sé, affinché possa goderne nei secoli dei secoli. (J. Vaughan, M.A.)

Lo stato finale dei redenti: - In questo versetto abbiamo l'ultimo fine della nostra redenzione da parte di Cristo, la perfezione e il compimento della nostra santificazione nella vita a venire. Nell'enunciare di cui prendere nota

1.) Della nostra vicinanza a Cristo, "perché Egli lo presenti a se stesso"; cioè, assumere o portarci a casa per vivere con Lui, e dimorare sempre alla Sua presenza

(2.) L'effetto di questa unione e vicinanza, che è

(1) Generalmente espresso: "Una Chiesa gloriosa". È un'allusione al coniuge di un re, o a un matrimonio reale Salmi 45:13.

(2) Particolarmente spiegato, o in cui consiste la gloria della Chiesa. (a) Negativamente, "Non avere macchie o rughe, o cose del genere". C'è una macchia nelle vesti, una ruga è nella carne; e poi seguono le parole generali: "O qualcosa del genere". Né con vesti immonde, né con carne raggrinzita, né ciechi, né zoppi. (b) Positivamente, "Ma che sia santo e senza difetto", perfettamente puro ed esente da difetto o colpa, poiché la parola significa entrambi; e l'allusione è a uno sposo che eccelle in bellezza e avvenenza. Che il fine ultimo della nostra redenzione è che possiamo essere presentati all'ultimo giorno gloriosi in purezza e santità

(1.) Del fine ultimo della nostra redenzione; e lì

(1) Del Suo amore, che Cristo non poteva saziarsi di farci del bene qui, ma avrebbe provveduto alla nostra gloriosa proprietà nell'aldilà.

(2) Che la nostra gloria nei cieli è il frutto della morte di Cristo, che ci ha procurato questa eredità eterna. Non è meritata dalla nostra santità, ma acquistata da Cristo.

(3) Implica che nessuno, tranne coloro che sono purificati dal sangue e dallo Spirito di Cristo, ha interesse in questo privilegio

(2.) Che entriamo in questa condizione eterna essendo presentati a Cristo; poiché nel testo è detto: "Affinché lo presenti a se stesso", cioè come la sposa allo sposo, affinché il matrimonio possa essere consumato. Nella Scrittura si parla di una triplice presentazione

(1) Uno fatto dagli stessi credenti Romani 12:1.

(2) È attribuito agli apostoli, o messaggeri di Cristo, che hanno un incarico; e quando avranno fatto il loro lavoro, presentaci a Dio come il frutto del loro lavoro 2Corinzi 11:2.

(3) Questa presentazione si applica a Cristo stesso. Ora, si dice che Cristo ci presenta in due modi: (a) a se stesso; (b) A Dio

(3.) Osservo nel testo che coloro che sono presentati a Cristo, e da Cristo a Dio, sono la Sua Chiesa, ed è una Chiesa gloriosa

(4.) Osservo che la gloria principale della Chiesa risiede nella sua purezza e santità. "Or a colui che ha il potere di preservarvi dalla caduta e di presentarvi irreprensibili davanti alla presenza della sua gloria" Giuda 24. Deve essere così; per

(1) Questa è la gloria di Dio: "Glorioso in santità" Esodo 15:11.

(2) Il peccato è la causa di tutta la nostra miseria; e quindi quando siamo completamente santi, la nostra miseria in cui siamo incorsi con la caduta di Adamo è allora alla fine. Fu il peccato la causa della separazione da Dio Isaia 59:2 ; Sal 17:15) .

(3) Allora siamo inadatti per il pieno godimento di Dio. La nostra gloria è iniziata dalla santità e sta ancora crescendo fino a una gloria ulteriore 2Corinzi 3:18

(5.) Questa purezza e santità saranno allora esattamente complete. Mentre siamo nel mondo, né tutta la Chiesa è perfetta, né i credenti particolari. Passiamo ora agli usi

(1.) Per esortarvi spesso a pensare a questa proprietà. Oh, se i nostri cuori fossero più esercitati riguardo a queste cose! 2. Miglioriamolo.

(1) Glorificare Dio e Cristo, che ci destinano tanta gloria.

(2) Che la lungimiranza di questa condizione ci conforti contro la nostra umiliazione nel mondo. Ora siamo oscuri, afflitti, poveri, disonorati nel mondo.

(3) Miglioratela fino alla santità. Bada che quest'opera sia cominciata, poiché il cielo non è che la perfezione di ciò che è iniziato in questa vita; e quando è iniziato, non arrenderti mai finché non avrai raggiunto questo stato perfetto. Più eminenza nella santità si ottiene, più si è gloriosi.

(4) Migliorarlo per l'amore del popolo di Dio; una lezione necessaria in questi giorni, quando fuggono dagli altri che sono in difficoltà, come il resto del branco dal cervo ferito Salmi 15:4.

(5) Miglioratela fino alla gratitudine a Cristo, perché abbiamo tutta la nostra santità da Cristo; dal primo all'ultimo, Egli è l'Autore e il Finitore; Egli ha acquistato e procurato lo Spirito di santificazione per noi Tito 3:5, 6. E anche questa gloriosa tenuta; Egli ha dato Se stesso non solo per santificare il Suo popolo, ma per glorificarlo. Il cielo è il frutto del suo sangue e del suo amore. "Egli ci ha amati e ci ha lavati dai nostri peccati con il suo sangue" Apocalisse 1:5. Prima l'ha acquistata per noi, e poi ce la comunica. (T. Manton, D.D.)

Una Chiesa santa e gloriosa:

(I.) Per quanto riguarda lo stato terreno. Qui la santità della Chiesa non è che comparativa e imperfetta: e questo sotto due aspetti; perché c'è un miscuglio di male e di bene, di pio e di empio, di veri credenti con gli insinceri e gli ipocriti; e poiché anche i buoni stessi, anche i migliori, sono solo parzialmente buoni, non sono mai completamente purificati da ogni contaminazione del peccato, sebbene siano redenti dalla sua pena e liberati dal suo dominio tirannico.

(II.) Veniamo così a trattare del secondo stato della Chiesa nel corso del suo santo progresso, quello a cui i fedeli sono rimossi quando lasciano questo mondo. Pochissimi sono gli avvisi di questo stato intermedio, tra la morte si aggiunge il giorno del giudizio; ma ci viene insegnato a considerarlo come un luogo di completa liberazione dai guai e dal peccato.

(III.) C'è, infatti, un altro stato, in cui la Chiesa sarà ancora più avanzata nella beatitudine; essendo stata resa perfetta in santità, sarà resa perfetta in felicità e gloria: e questo sarà il compimento della promessa nel testo: "Affinché Egli potesse presentarla a se stessa una Chiesa gloriosa. (J. Slade, M.A.)

La presentazione di una Chiesa gloriosa:

(I.) La prima riguarda la presentazione della Chiesa: "Perché Egli la presenti a se stesso". Ora, nella Scrittura, fratelli miei, troviamo una triplice presentazione dei credenti di cui si parla

(1.) La prima di queste presentazioni è ciò che chiamiamo personale; E questo è fatto da loro stessi. Di questo parla l'apostolo quando ammonisce i Romani, dicendo: "Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio, che è il vostro ragionevole servizio". Nell'esperienza di ogni credente c'è una scena solenne in cui egli ha riconosciuto le pretese di Dio; ha chiesto: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?" e ha detto, con risolutezza e zelo: Signore, io sono Tuo; Salvami. Altri signori all'infuori di Te hanno avuto dominio su di me; ma d'ora in poi solo per Te farò menzione del Tuo nome. A Te mi dedico. Il mio intendimento è Tuo, conoscerti; la mia volontà, di sceglierti; il mio cuore, per amarti; la mia coscienza per temerti; la mia memoria, per trattenerti. Tuoi sono i miei occhi, per contemplare la Tua gloria; le mie orecchie, per udire la Tua voce; la mia lingua, per mostrare la Tua lode; e i miei piedi, per camminare nelle tue vie. Tuo è il mio tempo, la mia sostanza e la mia influenza; e se avessi l'innocenza di Adamo in paradiso, la mansuetudine di Mosè, la fede di Abramo, la pazienza di Giobbe, il fervore di Paolo, la perfezione degli angeli, sarebbero egualmente, sarebbero più Tuoi, di queste povere offerte imperfette che ora presento

(2.) La seconda di queste presentazioni la chiamiamo ufficiale; e questi sono fatti dai ministri. Questo è ciò che l'apostolo intende quando nella sua seconda lettera ai Corinzi dice: "Io sono geloso di voi di una gelosia divina, perché vi ho sposati a un solo marito, per presentarvi a Cristo come una casta vergine". E ancora, nella sua Epistola ai Colossesi, dice: "Che noi predichiamo, avvertendo ogni uomo e insegnando a ciascuno in ogni sapienza; affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo Gesù". I ministri hanno un incarico. È, sforzarsi di portare le anime a Cristo

(3.) Il terzo lo chiamiamo Divino. E questo è qui inteso. E la presentazione qui riguarda senza dubbio un giorno futuro, quel giorno per il quale tutti gli altri giorni sono fatti; e che più di una volta è chiamato così enfaticamente "il giorno di Cristo". Questa presentazione è molto particolare, perché, vedete, è da e per lo stesso Essere. "Affinché Egli lo presenti a se stesso". È per mezzo di Lui, Egli lo presenta, ed è per Lui. Com'è possibile? Per mezzo di Lui, perché Egli li presenterà. Ma quando qui si dice che Egli "lo presenterà a Se Stesso", ciò implica una certa distanza o assenza presente, una mancanza di riconoscimento e di un riconoscimento presenti. E così, mentre sono a casa nel corpo, sono assenti dal Signore. In effetti, ora c'è una connessione e una comunione tra loro; ma la distinzione è piuttosto questa: Egli è ora con loro, d'ora in poi essi saranno con Lui. E poi, vedete dove saranno presentati con questa gioia immensa: "davanti alla presenza della Sua gloria": cioè, la Sua presenza gloriosa. Vedete anche in quale stato saranno presentati con immensa gioia davanti alla Sua presenza. Li presenterà "irriprovevoli".

(II.) Questo ci porta alla seconda parte del nostro argomento; che è la gloria della Chiesa. "Una Chiesa gloriosa, che non abbia macchia o rughe, o cose del genere". Qui Paolo ci dice che la Chiesa allora presentata sarà gloriosa; e ci ricorda anche in che cosa consisterà principalmente quella gloria. Dobbiamo riesaminare entrambi. Siete pronti a chiedere, forse: "La Sua Chiesa non è gloriosa ora?" Lo è. Non è davvero una Chiesa gloriosa agli occhi del mondo, poiché il mondo non li conosce; sono spesso, come il loro Signore, "disprezzati e reibiti dagli uomini": ma sono gloriosi agli occhi del Signore. Ma sebbene la Chiesa sia ora "gloriosa" e "più gloriosa dei monti di preda", tuttavia la sua gloria è ora parzialmente impedita e oscurata. Lo è per l'esiguità del suo numero. La sua gloria è ora parzialmente impedita e oscurata da mescolanze. I gigli sono tra le spine; Le zizzanie sono in mezzo al grano. Ora è anche parzialmente prevenuta e oscurata dalla loro condizione esteriore. Ora sono spesso poveri; allora "possederanno ogni cosa". Soprattutto, la gloria della Chiesa è ora in parte impedita e oscurata da infermità morali. In cui consisterà allora principalmente questa gloria della Chiesa. E secondo l'apostolo è questo: "Egli si presenterà come una Chiesa gloriosa, che non avrà macchia, né ruga, né alcunché di simile". Qui possiamo osservare molto brevemente quattro cose.

(1) Vediamo che ora hanno le loro imperfezioni.

(2) Vedete come queste imperfezioni sono espresse metaforicamente. Sono presentati come macchie e rughe. Non si notano macchie nere; e non si notano mai macchie nei volti grossolani e ripugnanti. No; Le macchie suppongono la bellezza e la bellezza nell'insieme. Le macchie sono coerenti con la bellezza; eppure lo sminuiscono. Ci sono deficienze che sono compatibili con la sincerità e con la vita di Dio nell'anima. Le rughe sono uno dei sintomi comuni dell'età o della debolezza.

(3) Vediamo che da tutte queste imperfezioni e difetti devono essere efficacemente e completamente liberati, quando sono "presentati davanti alla presenza della Sua gloria, con immensa gioia". Sì, "senza macchia né ruga", dice il testo, "o alcuna cosa del genere". Oh! la potenza della grazia divina!

(4) Allora vedrai, infine, che cosa raggiunge e porta a termine la loro gloria. Ebbene, è questo: che non avranno più "macchia o ruga, o qualcosa del genere". Cosa fa la differenza tra angeli e diavoli? La santità fa l'angelo; la mancanza di esso il diavolo. I diavoli possono possibilmente, e sono convinto che abbiano, conoscenza o talento; e Voltaire e Byron sarebbero stati sciocchi al fianco di alcuni di loro. Gli uomini malvagi hanno spesso più conoscenza e scienza degli uomini buoni; ma non ne fanno buon uso. E qual è la conseguenza? Perché li fa sprofondare ancora di più nella disgrazia e li degrada ancora di più

(1.) Liquidiamo queste note esplicative chiedendo prima se sarai trovato fra i santi, in questa gloria eterna? 2. Cristiani, bene dovrebbe la prospettiva che noi vi abbiamo aperto in modo imperfetto, animarvi e confortarvi

(3.) Allora dovrebbe calmarti sotto la rimozione di coloro che dormono in Gesù. Gesù disse ai suoi discepoli, che erano addolorati: «Se mi amate, vi rallegrereste perché ho detto: Io vado al Padre, perché il Padre mio è maggiore di me». 4. Allora, infine, come siamo legati al Salvatore che ci ha destinato tanta gloria, e ora ci prepara ad essa! (W. Jay.)

30 CAPITOLO 5

Efesini 5:30

Noi infatti siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa.-

Appartenenza al corpo di Cristo:

(I.) La natura dell'appartenenza al corpo di Cristo

(1.) I membri della Chiesa di Cristo lo sono nominalmente e professamente. La Chiesa è un'organizzazione visibile, "una città posta su un monte, che non può essere nascosta", "la luce del mondo", che deve risplendere ovunque esista. L'appartenenza al corpo di Cristo suppone che siamo stati battezzati e abbiamo l'abitudine di ricevere la santa comunione; anche che obbediamo alle leggi, ai regolamenti e alla disciplina che sono stati fatti per l'ordinato governo della Chiesa

(2.) Essere un membro del corpo di Cristo implica che lo siamo spiritualmente e sinceramente, nell'omaggio della nostra mente, nella devozione della nostra vita e nell'affetto del nostro cuore

(3.) Essere membro del corpo di Cristo implica il perdono e la rigenerazione

(II.) L'importanza di diventare membri del corpo di Cristo

(1.) L'appartenenza alla Chiesa visibile di Cristo è necessaria per l'esistenza e la perpetuità della Chiesa cristiana. Una Chiesa suppone naturalmente dei membri, proprio come il tutto suppone delle parti; ci devono essere membri, altrimenti non ci può essere la Chiesa

(2.) L'appartenenza alla Chiesa visibile di Cristo è necessaria per una corretta comprensione di alcuni passaggi molto importanti della Parola di Dio. La Bibbia non sa nulla della religione solitaria

(3.) L'appartenenza al corpo di Cristo è necessaria per il pieno e completo adempimento dei propri doveri religiosi.

(1) Simpatia.

(2) Edificazione reciproca

(4.) L'appartenenza al corpo di Cristo è necessaria in quanto può aiutarci ad aiutarci contro i nostri nemici spirituali

(5.) L'appartenenza al corpo di Cristo è necessaria per dare una prova del nostro attaccamento a Gesù Cristo e alla Sua causa

(6.) L'appartenenza al corpo di Cristo è necessaria se si considerano i benefici spirituali che ne derivano. (P. Cooper.)

Membri del corpo di Cristo:

(I.) La dottrina. Un argomento difficile, soggetto a false dichiarazioni e abusi

(1.) L'apostolo sta parlando solo dei credenti

(2.) Dobbiamo mettere da parte tutte le idee sensuali e carnali dalla considerazione di questo argomento. È un'unione spirituale quella di cui si parla qui

(3.) Dobbiamo allontanare dalla considerazione di questo argomento ogni ristrettezza mentale e fanatismo. Ora notiamo che il testo ci trasmette tre idee, come caratteristiche del rapporto in cui la Chiesa si trova con il Redentore, cioè:

(1) Unione;

(2) Dipendenza;

(3) Simpatia

(II.) Obblighi derivanti da tale relazione

(1.) Amore

(2.) Riverenza

(3.) Obbedienza. (Dott. Raffles.)

31 CAPITOLO 5

Efesini 5:31

Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne.-

Mariti e mogli: - Il matrimonio è la relazione più dignitosa, onorevole e utile in cui possiamo entrare

(1.) È un rapporto di simpatia reciproca

(2.) È un rapporto di sacralità reciproca. Non c'è autorità che possa costringere al matrimonio, e non c'è autorità che di per sé possa sciogliere il vincolo

(3.) È una relazione di reciproco onore 4. È un rapporto di responsabilità reciproca. (W. Braden.)

Il mistero del matrimonio:

(I.) Il consiglio che Dio diede riguardo al matrimonio di Adamo con Eva

(1.) Il Signore creò Adamo prima che pensasse a una moglie per lui

(2.) Tra tutte le cose create Dio non poté trovare un aiuto adatto ad Adamo

(3.) Dio, benedicendo Adamo, la benedisse in seguito perché fosse fatta.

(II.) La creazione della donna dall'uomo.

(III.) Il matrimonio stesso

(1.) Dio portò la donna ad Adamo

(2.) Quando fu portata, acconsentì e la possedette.

(IV.) Le conseguenze del matrimonio di Adamo

(1.) Un'unione

(2.) Una regola per tutti i tempi: che la moglie si aggrappi al marito. (T. Goodwin, D.D.)

Qualità di una buona moglie: - Un vecchio autore dice: "Una buona moglie dovrebbe essere come tre cose, a cui tre cose non dovrebbe assomigliare

(1.) Dovrebbe essere come una lumaca, da tenere in casa propria; ma non dovrebbe essere come la lumaca, per portare tutto ciò che ha sulla schiena

(2.) Dovrebbe essere come un'eco, per parlare quando le si parla; ma lei non dovrebbe essere come un'eco, per avere sempre l'ultima parola

(3.) Dovrebbe essere come un orologio cittadino, per tenere sempre il tempo e la regolarità; ma non dovrebbe essere come un orologio della città, parlare così forte che tutta la città possa sentirla.

32 CAPITOLO 5

Efesini 5:32

Questo è un grande mistero.-

È in un discorso sul matrimonio che l'apostolo introduce queste parole notevoli; ma non è necessario che le colleghiamo con il contesto originale; esse possono essere staccate da esso e trattate da sole come contenenti una grande e interessante verità. Basta osservare. L'apostolo Paolo è portato a riconoscere che qualcosa che aveva appena annunciato era molto misterioso; non tenta di negare o spiegare il mistero; la lascia in tutta la sua grandezza e in tutta la sua oscurità; ma poi aggiunge: "Parlo di Cristo e della Chiesa". Tanto da dire: "Non c'è motivo di sorprendersi che ci sia un mistero. Quando il discorso si sposta su argomenti come Cristo e la Chiesa, c'è da aspettarsi il mistero, il mistero non deve essere evitato". Ecco, dunque, che si apre davanti a noi un grande e importante argomento di discorso. Gli uomini ci obiettano che ci sono cose misteriose difficili da capire nel cristianesimo? Che cosa dobbiamo fare con questi obiettori? Dobbiamo attenuare i misteri e cercare di farli sembrare meno importanti, come se ce ne vergognassimo e sentissimo che il Vangelo sarebbe migliorato dalla loro assenza? Non è così. Dobbiamo piuttosto gloriarci, confessandoli e proclamandoli, ritenendoli una risposta sufficiente ad ogni obiezione che stiamo dicendo "riguardo a Cristo e alla Chiesa". Non sta a noi rendere la Scrittura meno misteriosa di quanto l'Onnipotente l'abbia fatta.

(I.) Guardate, per esempio, Cristo come se fosse nato da una vergine pura in una stalla a Betlemme. L'incarnazione del Figlio di Dio non è uno di quei fatti che perdono la loro misteriosità quando vengono esaminati e ponderati. La familiarità può davvero renderci meno consapevoli delle sue meraviglie; ma più ci consideriamo, più dobbiamo stupirci.

(II.) Ma l'apostolo menziona la Chiesa così come Cristo, e poiché è l'unione tra Cristo e la Chiesa, come tipizzata dal matrimonio, che lo ha portato ad esprimersi nelle parole del nostro testo, dobbiamo vedere brevemente se non c'è mistero - mistero da riconoscere con gratitudine, non da nascondere timidamente - riguardo ai veri credenti così come al loro Divino Signore. In effetti c'è un mistero. Che attraverso un sistema come quello cristiano si produca nei credenti quella santità senza la quale non ci può essere nulla dell'unità tra Cristo e la Chiesa che il matrimonio suppone, sembra infatti che questo non fosse stato previsto, e non è facile da spiegare. Non siamo affatto sorpresi che ci sia un grido così veemente sulle probabili tendenze del vangelo; che coloro che predicano come l'unico modo di salvezza, il fatto che si basa interamente sui meriti di un altro, dovrebbero spesso essere considerati come portatori di un principio che colpisce alla radice ogni energia morale. Ora, per concludere, confidiamo che comprenderete fino in fondo da quale punto di vista i misteri della Bibbia dovrebbero essere considerati dal cristiano. Questi misteri non devono essere nascosti o nascosti, come se il cristianesimo sarebbe il migliore per la loro rimozione; dovrebbero piuttosto essere gloriati e riconosciuti con gratitudine, come se il cristianesimo cadesse a pezzi se fossero portati via. È il tono che ammiriamo nel nostro testo, la franchezza della confessione, l'evitare ogni polemica. "Questo è un grande mistero". "Non tento di negarlo", dice l'apostolo; «Non voglio evitarlo. Come può esserci altro che mistero quando parlo 'di Cristo e della Chiesa'?" Ma, fratelli miei, ciò che è mistero ora potrebbe non esserlo sempre . "Ora vediamo attraverso uno specchio in modo oscuro, ma poi faccia a faccia. Ora sappiamo in parte, ma allora sapremo, così come siamo conosciuti". Deve essere che con le nostre attuali facoltà imperfette e capacità limitate siamo incapaci di comprendere gran parte della rivelazione che Dio ci ha dato di Sé, ma capiremo di più in seguito se persevereremo fino alla fine nel combattere il buon combattimento della fede. (H. Melvill, B.D.)

Cristo il marito della Chiesa: - C'è una storia nel Libro dei Martiri di Fox di una donna che, quando venne processata per la sua religione davanti al vescovo, fu minacciata da lui che le avrebbe tolto il marito. «Cristo», fu la sua risposta, «è mio marito». "Porterò via tuo figlio," disse. "Cristo", disse, "per me è meglio di dieci figli". "Ti spoglierò", disse, "di tutte le comodità esteriori". E di nuovo arrivò la risposta: "Sì, ma Cristo è mio, e voi non potete spogliarmi di Lui". (Aneddoti di Baxendale.)

La dignità del matrimonio: - Ogni benedizione del cristianesimo scaturisce dall'unione tra il Figlio di Dio e l'umanità. Questa unione è stata inaugurata quando Dio ha preso la natura umana e così l'ha fatta sua, quando si è fatto carne per noi e ha abitato in mezzo a noi; e continua nella sua intima unione con la Chiesa, che è il suo corpo. È per mezzo di questa unione che Cristo conferisce tutte le grazie

(1.) Nella sua unione con la Chiesa Dio si dona agli uomini, e gli uomini si donano a Dio. Il matrimonio dovrebbe corrispondere a questa idea Genesi 2:24

(2) Nelle relazioni tra Cristo e la Chiesa ammiriamo la perfetta unità. Questo dovrebbe caratterizzare anche il matrimonio cristiano

(3.) L'unità implica l'indissolubilità Matteo 19:6

(4.) Un'altra conseguenza dell'unità è la riconciliazione dell'autorità e dell'obbedienza

(5.) Tolleranza. Cristo sopporta pazientemente tutte le nostre imperfezioni, infermità e peccati. In modo simile le persone sposate dovrebbero portare i fardelli l'uno dell'altro, e così adempiere la legge di Cristo; come le membra di uno stesso corpo portano le infermità gli uni degli altri

(6.) Gli obiettivi da raggiungere con l'unione di Cristo e della sua Chiesa sono l'onore di Dio e la santificazione degli uomini. Gli obiettivi del matrimonio sono gli stessi: l'onore di Dio, la santificazione della coppia sposata, della famiglia e di altri che vedono le loro buone opere. (Vescovo W. E. Ketteler)

Vita della Chiesa: - La vera Chiesa di Cristo è in intima unione con Cristo stesso. Essa è indissolubilmente unita a Lui, vitalmente connessa con Lui, e, devo aggiungere, è interamente Sua proprietà, Sua serva. Quando è in condizioni sane e sane, è in profonda e attiva simpatia con Cristo in tutti i Suoi propositi e opere; e quando appare in tutta la sua bellezza e grazia, è in piena conformità alla mente di Cristo

(I.) L'amore reciproco della Chiesa. Questa è la grande caratteristica dei credenti: l'amore nell'esercizio attivo, l'amore espresso nelle parole e nelle opere. Per amare, ci deve essere conoscenza o conoscenza

(II.) Il culto della Chiesa. La sede del culto è il cuore. E il credente non può trascurare l'esercizio del culto privato o segreto. Allora, coloro che Dio ha posto nelle famiglie dovrebbero avere un altare domestico, attorno al quale si riunisca mattina e sera tutta la famiglia. Per quanto riguarda l'adorazione della casa di Dio, è vostro privilegio parteciparvi, e avete l'obbligo solenne di osservare le ordinanze del santuario

(III.) L'opera della Chiesa. Quest'opera è duplice: edificare i credenti e convertire i peccatori

(IV.) Le finanze della Chiesa

(V.) Il tono spirituale e il temperamento della Chiesa. (A. G. Maitland, M.A.)

Il dottor Payson, incontrando una signora irreligiosa il cui marito cercava di servire Dio, si rivolse a lei così: "Signora, penso che suo marito stia guardando in alto, facendo qualche sforzo per elevarsi al di sopra del mondo verso Dio e il cielo. Non devi lasciarlo provare da solo. Ogni volta che vedo il marito che lotta da solo in tali sforzi, mi viene in mente una colomba che cerca di volare verso l'alto mentre ha un'ala spezzata. Salta e svolazza, e forse si alza un po'; e poi si stanca, e cade di nuovo a terra. Se entrambe le ali cooperano, allora si monta facilmente".

Nella vita di William Hutton si narra che un giorno una contadina andò a trovarlo e gli disse che suo marito si comportava in modo scortese con lei e cercava altra compagnia, trascorrendo spesso le sue serate lontano da casa, il che la faceva sentire molto infelice; e, sapendo che il signor Hutton era un uomo saggio, pensò che avrebbe potuto dirle come sarebbe riuscita a guarire suo marito. "Il rimedio è semplice," disse; «ma non ho mai saputo che fallisse. Tratta sempre tuo marito con un sorriso". La donna ha ringraziato, ha lasciato cadere una cortesia e se n'è andata. Pochi mesi dopo servì il signor Hutton con un paio di bei polli, che lo pregò di accettare. Gli disse, mentre una lacrima di gioia e di gratitudine le brillava negli occhi, che aveva seguito il suo consiglio e che suo marito era guarito. Non cercava più la compagnia degli altri, ma la trattava con costante amore e gentilezza

Commentario del Nuovo Testamento:

Efesini 5

1 Fatevi dunque imitatori di Dio

La imitazione di Dio è limitata qui al dovere particolare che l'apostolo inculca (Cfr. Matteo 5:45,48). Clemente, nella Epistola a Diognete, dice: «Reagire contro uno che ci abbia recato del danno, è umano; non vendicarsi di lui è da filosofo; ma rispondergli con un beneficio, è cosa divina che rende gli uomini, in terra, seguaci del Padre che è nei cieli» (Ep. 193).

Da benamati figliuoli.

E un altro motivo che s'aggiunge ai molti che abbiamo già di essere imitatori di Dio. dobbiamo imitarlo non soltanto perchè Egli non si stanca di beneficarci, ma anche perchè siamo dei figliuoli suoi, e dei figliuoli amati d'un amor tenero, perfetto ed eterno. «Se Dio ci ha così amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» 1Giovanni 4:11.

2 Ed applicatevi ad amare, seguendo l'esempio di Cristo che anch'egli v'ha amati.

Letteralm. «E camminate nell'amore». E il modo nel quale deve affermarsi l'imitazione di Dio: amando; vivendo in modo che si vegga che l'amore è la regola della vita nostra. L'Iddio che siam chiamati ad amare, è amore 1Giovanni 4:8. Da chi impareremo ad amare come gli imitatori di Dio debbono amare? Da Cristo.

Seguendo l'esempio di Cristo che anch'egli v'ha amati

e v'ha detto: «Come v'ho amati io, anche voi amatevi gli uni gli altri» Giovanni 13:34.

E per noi ha dato se stesso a Dio in oblazione ed in sacrificio, qual profumo d'odor soave. In quest'oblazione e sacrificio

qualcuno ha voluto veder la distinzione fra offerte «incruente» (oblazioni) e offerte «cruente» (sacrifici); ma è distinzione che tanto il greco classico quanto il greco biblico non ammettono. Le due espressioni, son qui tolte ad imprestito da Salmi 40:6, citato in Ebrei 10:5, dove sono usate semplicemente ad abbracciare tutte quante le specie di offerte cerimoniali.

Qual profumo d'odor soave.

La frase è tolta dall'Antico T. (Cfr. Genesi 8:21; Levitico 1:9,13,17; 2:9,12; 3:5). In senso translato ella torna in 2Corinzi 2:14; e spiegata e ampliata, in Filippesi 4:18. L'immagine nacque, originalmente, dall'idea pagana che il profumo dei sacrifici arsi, dell'incenso e degli squisiti aromi orientali, saliva realmente fino agli dèi, i quali così partecipavano alla sacra festa, assieme agli adoratori. Il pensiero profondo che si nasconde sotto il velame dell'immagine, è questo: Che Dio gradì, e in modo tutto speciale, l'oblazione, il sacrificio che Gesù gli presentò quando se stesso offerse per noi. Che Paolo parla qui di Cristo come di un sacrificio offerto a Dio per noi, è un fatto; il negarlo sarebbe un negare la luce del sole. Ma, ecco il problema: Di qual sorta di sacrificio parla egli? Diciamolo pur subito. L'apostolo qui non parla affatto nè della natura nè del modo della espiazione. Delle relazioni che passano fra il sacrificio di Cristo e il perdono che Dio largisce, l'apostolo non si occupa affatto in questo passo. L'apostolo parla di Dio che in Cristo perdona, e di Cristo che addimostra l'amor suo dando se stesso. Egli si limita qui a presentare il sacrificio di Gesù sotto l'aspetto tutto speciale di una suprema dimostrazione d'amore tanto da parte del Padre quanto da parte del Figlio. E basta. Cercar quindi in questo passo una definizione della natura, della essenza della espiazione, e come taluno fa cercare addirittura la definizione dogmatica della dottrina della «sostituzione», è un cercare delle cose che il teologo non vi troverà mai, se non ce le mette da se. Il Reuss ha quindi ragione di dire: «Siccome l'idea del sacrificio non è in alcun modo sviluppata nel testo, non abbiamo alcun diritto di mettere sul conto dell'apostolo Paolo le definizioni, non del tutto scevre da contraddizioni, che le scuole hanno, a questo proposito, immaginate. Tutto quello che possiamo ritrarre dal nostro passo, si riduce ai due fatti seguenti:

1) Cristo ha versato il suo sangue per amore agli uomini;

2) è ugualmente per amore, che Dio ha gradito codesto sacrificio».

3 6. Impurità e castità: Efesini 5:3-14.

Nè fornicazione, nè alcuna impurità, nè cupidigia siano pur nominate fra voi, come si conviene a dei santi

Non a «dei santi» nel senso di gente arrivata a un grado speciale, raro, trascendentale di moralità. L'apostolo non conosce questa santa «aristocrazia» nell'ambito della vita cristiana; ma «come si conviene a dei cristiani», i quali, se son dei cristiani sul serio, debbono esser dei santi (Vedi Efesini 1:1).

4 Non parole disoneste, non buffonerie, non facezie scurrili, cose tutte sconvenienti, ma piuttosto azioni di grazia

Letteralmente «ma piuttosto rendimento di grazia» ( ευχαριστια). Molti commentatori, fra i quali Girolamo e Clemente Alessandrino, seguiti dal Calvino, dal Semler, dal Meier e da tanti altri, interpretano: «ma piuttosto parole graziose, pie, amabili» (Cfr. Colossesi 4:5); ma, come bene osserva il Reuss, l'uso costante della lingua Colossesi 3:15 è in favore della interpretazione nostra; e si capisce che un uomo i cui pensieri siano concentrati su quel che deve dire a Dio, non corra rischio che la sua lingua si perda in parole disoneste, in buffonerie o in facezie scurrili.

5 Chè, sappiatelo bene, niun impudico, niun impuro, niun avaro (che è un idolatra) ha parte nella eredità del regno di Cristo e di Dio

Per l'avaro che è un idolatra, cfr. Filippesi 3:19; Colossesi 3:5; (e Matteo 6:24).

6 Che niuno vi seduca con dei vani discorsi, perchè gli è per codeste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli

I severi principi del cristianesimo relativi alla condotta eran dei principi nuovi per la pluralità dei greci; e quelli che s'erano aggiunti alla Chiesa, erano senza dubbio spesso esposti ai motteggi ed alle sollecitazioni dei loro antichi correligionari; ecco perchè l'apostolo li mette in guardia contro la «seduzione dei vani discorsi» coi quali la licenza dei costumi era presentata loro come cosa indifferente.

L'ira di Dio.

Dalla nozione d'ira, quando sia applicata a Dio, convien che naturalmente eliminiamo tutto quello che inquina l'ira umana, il risentimento personale, l'agitazione morale che dà alle manifestazioni della indignazione il carattere di vendetta,. In Dio, che è il bene vivente ed assoluto, l'ira è la santa disapprovazione del male e la ferma risoluzione di distruggerlo. Ella non è cosa soltanto del futuro, come vuole il Meyer; nè è cosa soltanto del presente, come intende il Calvino. È cosa del presente e dell'avvenire. Ella viene e «verrà» sugli uomini ribelli; letteralmente «sui figliuoli della disubbidienza, o della ribellione». Per la qual'espressione, vedi Efesini 2:2.

7 Non vi associate dunque con cotestoro...

8 Poichè un tempo eravate tenebre; ma adesso siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce.

Letteralmente: «Camminate come figliuoli di luce».

9 Chè il frutto della luce consiste in tutto ciò che è buono, e giusto e vero

Letteralmente: «in ogni bontà e giustizia e verità»; vale a dire: «in ogni specie di bontà ecc.». Per l'allegoria delle «luce» e delle «tenebre» vedi 1Tessalonicesi 5:4 seg. Romani 2:19; 13:12 ecc. La stessa antitesi abbiamo trovata più sopra in Efesini 2:11; 4:17: I «frutti della luce» sono le qualità di colui che cammina nella luce, ossia che è illuminato dallo Spirito di Dio. «La bontà», dice il Reuss, «si riferisce qui alle disposizioni interiori; la giustizia, al valore degli atti; e la verità, alla sincerità delle convinzioni».

10 Esaminate ciò che è piace al Signore.

11 e non prendete parte di sorta nelle opere sterili delle tenebre; anzi, piuttosto riprovatele:

Esaminate... L'ubbidienza del cristiano non è frutto di una cieca, passiva, irriflessiva o tradizionale sottomissione, ma è un atto ragionevole e ragionato, che si basa sopra una chiara percezione ed un esame scrupoloso della legge e della volontà di Cristo Romani 12:2; Filippesi 1:10; 1Tessalonicesi 5:20.

Le opere delle tenebre son chiamate sterili;

e s'intende, sterili di frutti per la vita; dei frutti per la morte ne portano, purtroppo, ad esuberanza. Girolamo commentò così: «Vitia in semet ipsa finiuntur et pereunt; virtutes frugibus pullulant et redundant».

Riprovatele!

Il Reuss traduce: «Additatele con severità»; e altri: «Condannatele»!

12 Poichè fa vergogna soltanto il dire quello che codesta gente fa in segreto

13 Ma tutte coteste cose, quando son così riprovate, sono manifestate dalla luce; che tutto quello che è manifestato, diventa luce

Il Reuss così commenta questo brano: «L'apostolo ha raccomandato ai suoi lettori di non partecipare a coteste opere delle tenebre. Ed aggiunge subito. E v'ha qualcosa di meglio a fare; stimatizzatele! ditelo alto e forte l'orrore che v'ispirano (il verbo greco del testo significa ad un tempo «dimostrare» e «biasimare»). Che è gli eccessi delle passioni più vergognose (Romani 1:26 seg.) sono mali che fanno disgusto soltanto a pensarvi e che, uno si perita a parlarne. Ragion di più per non tacersi per parlar alto e forte, affin di confondere gli uni e di mettere in guardia gli altri; che (letteralmente) ciò che è a cotesto modo segnato a dito (e biasimato) è manifestato dalla luce (è messo in piena luce); e tutto ciò che è manifestato, è luce (vale a dire, non può più rimanere nascosto). L'apostolo vuol ricordare che v'hanno dei vizi che non son pericolosi che fin tanto che rimangono nell'ombra; e che quando siano messi in piena luce, non esercitano più alcun fascino, ma l'anno piuttosto disgusto». A voler quindi tradurre il brano in modo limpido e trasparente, si potrebbe dire, parafrasando un po': «Cercate di scoprire ciò che piace al Signore Efesini 5:10 e non prendete parte di sorta nelle opere delle tenebre, dalle quali niun bene può venire; al contrario, stimatizzatele! Efesini 5:11. Poichè ell'è cosa degradante il soltanto parlare delle cose che codesta gente fa in segreto Efesini 5:12. Tutte coteste azioni, quando siano stimatizzate, hanno il loro vero carattere reso manifesto dalla luce; dappoiché tutto quello che ha il suo vero e proprio carattere reso manifesto, è chiaro come la luce Efesini 5:13».

14 Per questo è detto: - Risvegliati, o tu che dormi - e risorgi dai morti - e t'illuminerà Cristo

Il senso di queste parole non è difficile in se. Si tratta evidentemente d'un appello energico rivolto a quelli che sono come immersi nel torpore mortale del peccato, perchè aprano finalmente gli occhi alla luce vivificante di Cristo. La difficoltà, dico, non è nel senso delle parole, nè nel nesso delle parole col contesto; la difficoltà, qui, è d'altra natura. Si tratta di una citazione:

Per questo è detto...:

Ma di dove l'apostolo citi, è addirittura, un mistero. Il passo è un fatto che, così com'è, non si trova nelle Scritture canoniche. Girolamo stesso l'ammette, dicendo: «Omnes editiones veterurn scripturarum ipsaque Hebraeorum volumina eventilans numquam hoc scriptum reperi». E allora? Allora la fantasia dei commentatori s'è sbrigliata. Non pochi moderni hanno creduto trovare l'originale della citazione in Isaia 60:1; citazione che sarebbe riprodotta dall'apostolo non verbalmente, ma nell'essenza, nella sostanza sua. Il male è che, invece, lo studio del testo dimostra che, se mai, in cotesto caso, si tratterebbe di una citazione che sarebbe simile all'originale, quanto alla forma; ma ciel tutto a lui dissimile, quanto alla sostanza. Altri hanno cercato l'originale della citazione in una combinazione di vari passi, quali Isaia 9:2; 26:19; 52:1; ma con poca fortuna. Quando le parole del profeta son così completamente mutate, non v'è più luogo a parlare di «citazione», e il per questo è detto è fuor di luogo. Il Meyer si sforza di conciliare il fatto che qui si tratta di una citazione da un libro canonico col fatto che nei libri canonici cotesta citazione non si trova, dicendo che Paolo, per un errore di memoria, cita qui il passo d'un apocrifo come se fosse un passo canonico. Ma l'apostolo conosceva di sicuro il suo Antico T. molto meglio di quello che il Meyer s'immagini. L'idea che si tratti della citazione da un qualche libro apocrifo, l'ebbe già Girolamo; e altri, messisi in questo diri zzone, hanno rincarato la dose, e hanno dato addirittura il nome del libro citato: per Epifanio era la Profezia di Elia; per Giorgio Syncello, un libro di Geremia; per il chiosatore marginale del Codice G, il libro di Enoc. Ma come si spiega quel Cristo nel passo di un apocrifo dell'Antico T.? E poi, l'impronta del passo, non è chi nol vegga, è impronta manifestamente cristiana. E non ci occupiamo delle stramberie che si son dette a questo proposito. La difficoltà è remossa se ammettiamo, come deve essere ammesso, che l'è detto non vuol sempre significare esclusivamente: «Dio dice», o: «nelle scritture è detto». La formula λεγει significa: Dice... È detto, in generale. E perchè non si tratterebbe qui di una citazione da qualche formulario liturgico o da qualche inno? Il carattere ritmico della citazione non accenna egli a cotesta soluzione del problema? Il Reuss ha un bel dire: «Cotesto libro di cantici della Chiesa primitiva non ha esistito che nella immaginazione di qualche commentatore moderno». Ma, in una Chiesa come la primitiva in cui troviamo abbondanza di profeti improvvisatori e di poeti, le espressioni liturgiche e gl'inni ispirati non dovevano mancare. Cfr. Efesini 5:18-19; Colossesi 3:16. Chi sa che l'apostolo non ci abbia qui dato un esempio di quei «salmi e di quegl'inni spirituali ch'erano ad un tempo degli «inni» e degli «ammaestramenti» e delle «esortazioni». L'idea che qui si tratti di una citazione liturgica è sostenuta dal Barry, dall'Ewald, dal Braune, dal von Soden e dall'Abbott. Anche 1Timoteo 3:16 ha probabilmente un'origine analoga.

15 7. Insensataggine e saviezza: Efesini 5:15-17.

Guardate dunque, con diligenza, com'è che vi conducete

Il dunque qui equivale a, «Per tornare a noi», «per tornare alla nostra esortazione». Letteralmente: «Come è che camminate».

16 Non da insensati, ma da gente savia; approfittando delle opportunità, perchè i tempi (lett. i giorni) sono cattivi.

Lo εξαγαραζομενοι τον καιρον che io rendo per «approfittando delle opportunità» è variamente tradotto. Il Diodati dice: «Ricomperando il tempo»; ma, disgraziatamente, il tempo non è merce che si possa comperare. L'idea inclusa nel termine originale, e questa «Comperare o riscattare dalle mani d'un altro, per conto proprio (forma media del verbo), non il tempo (che direbbe: τον χρονον), ma l'opportunità ( τον καιρον). L'idea è chiara: Si tratta di riscattare, di far sua, di cogliere l'opportunità, l'occasione che si presenta, per servircene a fine buono e pietoso. Insistere troppo sull'idea del «comperare» per fantasticare sul da chi la si deve comprare («dagli scellerati» secondo il Bengel e «dal diavolo» secondo il Calvino) o sul prezzo a cui la si deve comprare («a costo d'ogni cosa» dice il Crisostomo), è un arzigogolare sterile e vano.

Perché i tempi sono cattivi:

s'intende: moralmente cattivi; ragione più urgente che mai, quindi, di cogliere a volo l'opportunità che si presenta per seminare il buon seme.

17 Perciò non siate sconsigliati, ma capite bene qual sia la volontà del Signore.

Perciò,

non perchè «i tempi sono cattivi», ma perchè siamo esortati a condurci bene Efesini 5:15, non siate αφρονες. Lo αφρων è colui che non fa uso delle sue facoltà razionali.

18 8. Ebbrezza carnale e gioia spirituale: Efesini 5:18-20.

E non v'inebriate di vino; ciò porta alla dissolutezza

(Cfr. 1Tessalonicesi 5:7; Proverbi 20:1; 23:20).

Ciò porta alla dissolutezza.

Non è il vino che porta alla dissolutezza, ma l'eccesso del vino, l'«inebriarsi di vino che mena alla ασωτια, alla «dissolutezza». Se il termine va fatto derivare da σωζω con l' α privativo, in cotesta parola è tutto il quadro degli effetti tremendi della intemperanza: «una condizione che non lascia più speranza di salvezza». E difatti, l'aggettivo ασωτος si trova nei classici usato nel senso di «al di là dei limiti d'ogni possibile redenzione». E non è dir troppo. In cotesto vizio è tale un abbandono di tutto l'io alla mercè del demone della intemperanza, che ogni limite è rotto e che sembra vano ogni tentativo di correggere l'individuo che par fatalmente condannato a sempre più sprofondare nel fango e nell'abisso della miseria morale. Sono pochi i vizi che come cotesto lascino così poca speranza di guarigione.

Ma siate ripieni dello Spirito.

E qui il contrasto e il giuoco delle parole è evidente: «Non cercate la ebrietà del vino, ma cercate le sante ebbrezze dello Spirito». «Non v'inebriate di vino, ma siate ripieni dello Spirito».

19 Parlatevi gli uni gli altri con dei Salmi, con degli inni e dei cantici spirituali, cantando e salmodiando di tutto cuore al Signore

Parlatevi gli uni gli altri.

Plinio dice: «Carmen Christo quasi Deo dicere secum invicem» (Ep. X. 97). Il canto sacro antico era di questa natura antifonale. Niceforo Callisto, nella sua Storia XIII. 8, dice addirittura che cotesto modo di cantare era stato tramandato dagli apostoli. Il Salmo, originalmente vien da ψαλλειν «pizzicar la lira», ed era un canto sacro, cantato con accompagnamento di musica strumentale. Col tempo perdette cotesto significato specifico e rimase, così in generale, un componimento poetico, di carattere sacro. La espressione i Salmi serve anche talvolta a significare il «libro dei Salmi» Luca 20:42; Atti 1:20; 13:33. L'inno è pure un componimento poetico di carattere sacro, che ha per nota fondamentale la lode. Agostino definisce così l'inno: «Oportet ut, si sit hymnus, habeat haec tria, et laudem, et Dei, et canticum». L'«inno» nella sua struttura era più elaborato e più solenne dell'ode. I cantici spirituali (letteralm. le odi pneumatiche) erano la espressione improvvisa. di quello che il cor dettava dentro. Sono dette odi spirituali perchè pronunziate per impulso ed ispirazione dello Spirito. I «Salmi» rispondevano bene al bisogno del cuore ed alla mentalità dei convertiti dal giudaismo; gl'inni rispondano meglio al bisogno ed alla mentalità dei convertiti dal paganesimo. Le odi pneumatiche eran cose di natura tutta individuale e momentanea, che aleggiavano per le assemblee cristiane come tante immediate creazioni dello Spirito di Dio.

Cantando.

La caratteristica speciale della Chiesa primitiva è questa: il canto; vale a dire, la espressione di una «allegrezza ineffabile e gloriosa».

Di tutto cuore.

Non con le labbra soltanto, ma con sincerità e con tutta l'anima.

20 Rendete del continuo grazie d'ogni cosa a Dio e Padre

Una vita cristiana senza gratitudine è un fiore senza profumo. E la gratitudine del credente dev'esser continua; non che debba esser «continuamente» espressa a parole; è «il sentimento» della gratitudine, che deve aver la presidenza fra i sentimenti che albergano nel cuore del credente. Cotesta «gratitudine» dev'essere il diapason in mezzo al concerto dei sentimenti cristiani. E di ogni cosa conviene che il credente renda grazie. Non solo delle cose che gli recano piacere, ma anche di quelle che gli recano dolore ma che hanno pur tanta parte nella educazione morale del suo carattere.

A Dio e Padre.

A Dio, cioè, che è anche Padre; vale a dire «Padre nostro».

Nel nome del Signor Gesù Cristo.

Quando il cristiano prega nel nome del suo Signore, prega nella sua qualità di discepolo e con un sentimento di assoluta subordinazione a lui. Quando preghiamo nel nome di Cristo, noi contempliamo in fede Gesù, il nostro Sommo Sacerdote, supplichiamo il Padre nostro inginocchiati in ispirito appiè della croce, profondamente consci di questo fatto; che è soltanto perchè offerta dalle mani di Gesù che la nostra prece sarà gradita a Dio, e che è soltanto per le mani di Gesù che giungerà fino a noi la risposta del Padre.

Riflessioni

1. Cominciamo con una riflessione d'ordine generale. Fra le raccomandazioni dell'apostolo ve ne hanno alcune che fanno l'impressione d'essere tanto elementari, da parer quasi superflue; e ve ne hanno di quelle che fanno esclamare: E com'è possibile che dei cristiani che si trovano ancora nei primi entusiasmi della loro conversione, abbiano bisogno di cosiffatte raccomandazioni?... Non bisogna dimenticare, risponde bene il Reuss «che le predicazioni del genere di questa dell'apostolo eran cose presso che sconosciute in mezzo alla società pagana; e che fintanto che la Chiesa cercava fra gli adulti quelli che dovevano comporla, coteste raccomandazioni erano a cotesti adulti molto più necessaire di quel che non possano parere a noi, che noi viviamo in tempi ed in ambienti nei quali l'educazione domestica o prende in parte il loro posto, o per lo meno prepara loro il terreno.

2. L'apostolo comincia con l'inculcare il dovere della sincerità Efesini 5:25. Naturalmente, parlando come fa della falsità, l'apostolo stimmatizza ogni sorta di falsità voluta, cosciente; la falsità, cioè, definita da Agostino per «falsa significatio cum voluntate fallendi». La parola del cristiano, in tutte quante le sue relazioni, dev'essere: Sì Sì, no no» Matteo 5:37. Dalla grande immagine che i cristiani «sono membra gli uni degli altri», il Crisostomo trae argomento per una grafica analogia: «L'occhio non mentisca al piede, nè il piede all'occhio. Se v'è là una buca profonda con l'apertura nascosta da canne e da verdura in guisa da dare all'occhio l'apparenza di terreno sodo, l'occhio non farà egli uso del piede per accertarsi se sotto vi sia del vuoto o se si tratti di terreno stabile e resistente? E il piede dirà egli una bugia o dirà la verità com'è? E se l'occhio scoprisse un serpente o una belva, che farà? mentirà egli al piede?»

3. L'ira provocata dallo spettacolo della iniquità è santa, è un principio istintivo in chi vive nell'atmosfera della virtù, e non può esser quindi un peccato. Peccato diventa quando, avendo noi debolmente fatto dinanzi a lei una successiva serie di atti di dedizione, ella si fa nostra tiranna e ci signoreggia a capriccio. Se un nonnulla ci fa perdere il lume degli occhi, se ad ogni piè sospinto usciam dei gangheri e se quando nessun ci tocca noi arzigogoliamo ogni sorta d'insulti fantastici e diamo in escandescenze, è allora che pecchiamo. E guai se non ci liberiamo subito da cotesti sentimenti. Covati nell'animo, degenerano in inimicizia, in odio, in sete di vendetta. Quindi santa e giusta è la esortazione apostolica: «Il sole non tramonti sul vostro cruccio» Efesini 5:26; vale a dire: Quando il sole tramonti sia cessata l'ira vostra; onde il giorno del vostro cruccio sia anche il giorno della vostra riconciliazione.

4. La menzione del furto Efesini 5:28 dà all'apostolo occasione di formulare un gran principio di morale cristiana: L'astenersi dal male positivo, non è tutto; bisogna a codesta astensione aggiungere la pratica del bene opposto (qui: dare, invece di prendere) e prevenire così, con questa nuova abitudine, ogni tentazione o il pericolo di una ricaduta.

5. Ogni parola equivoca, ogni epiteto inteso a vituperare altrui, ogni frase che nasconda un sentimento d'invidia, di sprezzo, di frode, è parola ed è frase che non dovrebbe mai contaminare labbra cristiane Efesini 5:29-30. La parola del cristiano ha una missione sacra in questa breve ora che fugge, e che si chiama la vita: edificare. Non sempre nè a tutti i costi; ma, come ben diceva Girolamo: «Juxta opportunitatem foci, temporis et personae». E la parola «buona» del cristiano fa sempre del bene a chi l'ode. Può non sempre esser gradita, bene accetta a chi l'ode; e il cristiano non la deve aver questa preoccupazione del «piacerà?...» o: «non piacerà?...». Il cristiano dev'essere sempre onesto, sincero, retto, nel suo parlare; e se anche cotesto suo parlare dovesse spiacere a chi l'ode, non rimarrà neppur allora senza far qualche bene; perchè avrà dato, a chi l'ha udito, motivo a riflettere e pensare.

6. Dio è il prototipo, l'originale; Cristo è la espressione della immagine del Padre, e quindi l'esempio del suo popolo; il cristiano è la «imitazione» la riproduzione di cotesto esempio Efesini 5:1-2. Quello che di Dio è qui proposto alla imitazione cristiana è il perdono generoso. Ed a proposito di questo «perdono cristiano», il Crisostomo ha uno squisito commento. V'è una gran differenza, dic'egli, fra il perdono di Dio ed il nostro; che «se tu perdoni, anche l'altro ti risponderà perdonando; ma a Dio tu non hai perdonato nulla. E tu perdoni uno che è un servo come te; ma Dio perdona al suo servo, al suo nemico, a colui che l'odiava. Ed Egli non perdonò senza danno; ma perdonò col danno del Figliuol suo. Che è, per poterti perdonare, Egli sacrificò il Figliuolo; ma tu, benchè spesso tu vegga che il perdonare ti sarebbe cosa senza danno e senza costo, pur non perdoni!»

7. Nel brano Efesini 5:3-14 l'apostolo si riferisce in modo speciale ai due vizi di cui si è già precedentemente occupato Efesini 4:19, e che erano i più vistosi e i più sparsi nella società pagana: il libertinaggio e la cupidigia. Colossesi 3:5 seg. presenta una utilissima serie di paralleli. Codesti vizi, però, non sono morti; nè dentro nè attorno alle chiese; e dinanzi al dilagare del libertinaggio moderno, e dinanzi alla sfrenata libidine di ricchezze, di potere e di onori che miete migliaia e migliaia di vittime intorno a noi, le esortazioni e le raccomandazioni dell'apostolo sono purtroppo a proposito anche oggi ed assumono una solennità tutta eccezionale. Riflettiamoci sopra, e sul serio.

8. «Conducetevi... non da insensati, ma da gente savia Efesini 5:15». La «saviezza» a cui siam qui esortati, non è saviezza teorica; è saviezza pratica. Dice lo Eadie: Si tratta di quella saviezza «che ci mantiene sulla via della rettitudine, ci guida in mezzo alle tentazioni, e ci addimostra sempre coerenti nel cospetto di quelli che ci osservano. Non v'ha infatti insensatezza maggiore di quella di cui dà prova colui che stimmatizza un peccato, ch'egli stesso commette; che, per esempio, tona contro la bestemmia, e lardella di sagrati la propria filippica!».

9. Con Efesini 5:18 l'apostolo torna alle raccomandazioni speciali, che sono tutte quante unite per un intimo vincolo spirituale. All'ebrietà del vino contrappone le sante ebbrezze create dalla effusione dello Spirito di Dio. Della quale effusione tre effetti egli qui nota, come giustamente osserva il Reuss:

1) Il canto religioso propriamente detto, che serve alla mutua edificazione;

2) La musica sacra, in senso figurato; vale a dire gli accordi che riempiono di celesti armonie l'intimo del cuore e che portano le anime fino a Dio;

3) La preghiera dettata da un senso profondo di riconoscenza Efesini 5:18-20.

21 3) COME FAMIGLIE: Efesini 5:21-6:9.

a) La base della mutua sottomissione: Efesini 5:21.

Sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

Questo passo, per quanto strettamente connesso con quel che precede, dal punto di vista della costruzione, appartiene già ad un nuovo ordine d'idee e si connette naturalmente e logicamente con quel che segue. Si tratta qui di quella mutua sottomissione che è caratteristica speciale della vita cristiana, sia che si tratti della vera e propria subordinazione di certe classi a certe altre, sia che si tratti dei doveri che incombono a coteste classi. La base di cotesta sottomissione è il timore di Cristo; nella qual frase, φοβος, timore, non è terrore, spavento servile ma è quel sentimento alto, solenne, che l'autorità di Cristo ispira. Non è dunque di paura di Cristo che l'apostolo parla; egli parla di una rispettosa e reverente sottomissione a Cristo 2Corinzi 5:11; Atti 9:21; 1Pietro 2:18.

22 b) Le relazioni coniugali: Efesini 5:22-33.

Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come al signore,

Nei vostri doveri verso i vostri mariti, siate ispirate da codesto spirito di sottomissione «nel timor del Signore» Efesini 5:21. Il come al Signore riproduce il concetto di Efesini 5:21 e dà esplicitamente una sanzione religiosa ai doveri coniugali.

23 Poichè il marito è capo della donna, come anche Cristo è capo della Chiesa, del suo corpo, del quale Egli è il Salvatore

Il marito è capo della donna.

(Cfr. 1Corinzi 11:3).

Come anche Cristo è capo della Chiesa, del suo corpo, del quale Egli è il Salvatore.

Quest'ultimo inciso può essere inteso in due modi:

1) Come se continuasse il parallelo fra le relazioni di Cristo con la Chiesa, e le relazioni del marito con la moglie; e in questo caso, bisogna dare al termine Salvatore ( σωτηρ) un senso lato, molto più lato di quello che gli si dà di solito. Etimologicamente, la parola greca significa colui che rende qualcuno sano e salvo, che gli assicura la vita e gli procura la salute ed il benessere. In questo senso, il marito sarebbe il «conservatore», l'assicuratore del benessere» della moglie, nello stesso modo che Cristo è il «Conservatore», l'«Assicuratore del benessere «della Chiesa. Così interpretarono il Bucero, il Bullinger, lo Zanchio, Erasmo, il Grozio, il Beza, il De Wette, il Reuss. Ma in codesto senso il nel Nuovo T. non si trova e il parallelismo stiracchiato a codesto punto fa l'impressione d'esser cosa poco naturale.

2) Quest'altra interpretazione par più raccomandabile. L'apostolo, dopo avere stabilito il parallelo fra il primato del marito e quello di Cristo, sente subito quanto v'abbia di imperfetto in codesto parallelo; e s'affretta a mettere in rilievo il punto in cui il parallelo non regge più; e si esprime come se volesse dire: «Il marito è il capo di sua moglie, nello stesso modo che anche Cristo è il capo della Chiesa; quantunque la differenza che passa fra i due primati sia enorme; che è Cristo è egli stesso il Salvatore di quel corpo del quale è il capo; ma pure, nondimeno cotesta enorme differenza, nello stesso modo che la Chiesa è soggetta ecc. Efesini 5:24. «Habet quidem id peculiare Christus, quod est servator ecclesiae; nihilominus sciant mulieres, sibi maritos praesse, Christi exemplo, utcunque pari gratia non polleant» (Calvino).

24 Ma nello stesso modo che la Chiesa è soggetta a Cristo, debbon le mogli esser soggette ai mariti loro, in ogni cosa.

In ogni cosa,

si capisce, che rientri nell'ambito del dovere coniugale. Se il marito oltrepassi i limiti di cotest'ambito, o imponga cosa che offenda la coscienza, cessa, da parte della moglie, il dovere d'ubbidire. L'ubbidienza da parte della moglie, dice lo Eadie «sgorga, dall'affetto e dalla dolcezza stessa della natura della donna, che non è fatta per la virile, robusta indipendenza, ma sente la necessità di qualcuno che la sostenga e la protegga».

25 Mariti, amate le vostre mogli, nel modo che anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei

Il marito che tiranneggia il santuario domestico, tradisce la propria missione. Il suo regno non ha ragion d'essere, se non è un regno clamore. L'apostolo, nello stesso tempo che pone dinanzi agli occhi delle mogli l'esempio della Chiesa nelle sue relazioni con Cristo, pone dinanzi agli occhi dei mariti l'esempio di Cristo nelle sue relazioni con la Chiesa.

26 Affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell'acqua, mediante la Parola, per far comparire dinanzi a se codesta Chiesa, gloriosa, senza, macchia, senza ruga o alcuna cosa simile, ma santa e senza difetto.

Affin di santificarla.

Santificazione è mettere qualcuno o qualcosa da parte, per consacrarlo o consacrarla a Dio; e poi, e «render santo» è comunicazione, cioè, di un nuovo principio di vita divina, per cui il santificato, separato dal male e consacrato al bene, non più per se vive, ma per il suo Signore. Tutte queste idee sono incluse nel «santificarla» del testo.

Dopo averla purificata col lavacro dell'acqua.

Come nello ἁγιαζω (santificare) è l'idea positiva che ho definito, della «santificazione», qui nel καθαριζω (purificare) è l'idea negativa del «purificare» del «rimuovere tutto quello che contamina», dello «allontanare i peccati passati».

Col lavacro dell'acqua.

E qui l'allusione al «battesimo» è evidente; e non ebbe torto il Bengel di chiamar questo passo: «Insigne testimonium de baptisrno». Ma siccome il brano contiene una bella immagine nuziale, prim'ancora del battesimo io vedo in questo lavacro dell'acqua con cui la Chiesa è purificata per prepararsi alle nozze col suo mistico Sposo, un'allusione alle lavande antenuziali, a quel bagno che ( λουτρον νυμφικον) la sposa prendea sempre il giorno prima del matrimonio. Poi vien l'allusione al battesimo il quale è anch'esso un simbolo, eminentemente grafico, della purificazione Atti 2:38; 22.16; Ebrei 10:22. Anche altrove l'apostolo chiama il battesimo il «lavacro della rigenerazione» ( λουτρον παλιγγενεσιας); frase ch'egli s'affretta subito a spiegare con un: «vale a dire», il rinnovellamento dello Spirito Santo» Tito 3:5; Romani 6:3, perchè niuno abbia ad attribuire all'acqua battesimale una virtù che non ha.

Mediante la Parola.

Questo εν ῡηματι è variamente connesso con gli altri membri del passo. Chi lo connette col «santificarla» e intende: «Affin di santificarla con la Parola, dopo averla purificata.., ecc.» (Girolamo, Baumgarten, Winer, Meyer, Reuss, Oltramare); e il senso sarebbe buono; ma cotesto trasporto costassù di un inciso da un punto così lontano della frase, non è di buon gusto esegetico. Chi lo connette col «lavacro dell'acqua» e gli dà il senso di «per mezzo della Parola». E fra questi è Agostino col suo classico: «Detrahe verbum, et quid est aqua nisi aqua? Accedit verbum ad elementum, et fit sacramentum, etiam ipsum tanquam visibile verbum» (Tran. 80 in Joan. 3. Vol. III, pa.g.1840. Migne). Ma cotesto senso di «per mezzo» o «in un con» e simili non è senso che si convenga facilmente all' εν. Altri connettono pure l' εν ῡηματι col «lavacro dell'acqua», ma gli danno un altro significato; quello di: «per l'azione divina della Parola». E fra questi è Lutero con la sua interpretazione classica: «Verbum Dei quod in et cum aqua est» (Picc. Catech.); per significare che il sacramento del battesimo ha un'efficacia salutare e deriva l'efficacia sua dalla Parola sacramentale. Ma io stimo con l'Eadie che se l'apostolo avesse proprio voluto qui insegnarci che il battesimo deriva la sua efficacia dalla Parola, non si sarebbe limitato a dir così troppo laconicamente εν ῡηματι, ma si sarebbe espresso più ampiamente e quindi più chiaramente. Io col Bengel, con lo Harless, con lo Eadie e con altri, connetto l'inciso «mediante la Parola» col «purificata». «Dopo averla purificata col lavacro dell'acqua mediante la Parola, per far comparire ecc.» e intendo così: La Chiesa è purificata simbolicamente «nel lavacro battesimale» ed è purificata effettivamente «mediante la Parola». Il lavacro battesimale simboleggia il perdono dei peccati e la rigenerazione del cuore. E mentre cotesta purificazione ha il suo simbolo nell'acqua, ha nella Parola il mezzo per cui diventa un fatto reale. Così, per me, il ῡημα, la Parola, è il Vangelo; il dativo τω λουτρω (lavacro) è un dativo di modo, e l' εν dello εν ῡηματι (nella Parola) è un εν stromentale. Quella purificazione; infatti, che il battesimo simboleggia, e l'Evangelo che la rende una realtà; l'Evangelo, che convince di peccato, trasforma il cuore e dà un nuovo orientamento alla coscienza.

27 Per far egli stesso comparire dinanzi a se codesta Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o alcuna cosa simile, ma santa e senza difetto

Per far egli stesso comparire dinanzi a se codesta Chiesa...

o «Per presentare egli stesso a se codesta Chiesa». Si tratta della presentazione della sposa allo sposo 1Corinzi 11:2. Quell'egli stesso

mette l'accento sul fatto che Cristo, il quale dà se stesso per santificare la Chiesa, è anche colui che presenta a se stesso la sposa. E v'ha forse un altro che potrebbe presentargliela? Chi mai sarebbe da tanto? Questa presentazione è cosa che avviene già nella vita presente, ma che sarà più pienamente compiuta nell'«al di là». Qui dunque continua l'immagine nuziale. L'augusto Sposo non presenta a se la sposa, finch'ella non sia per cotesta presentazione degnamente preparata.

Gloriosa.

Per l'idea, vedi Apocalisse 19:7-8.

Senza macchia.

Il termine greco σπιλος (meglio σπιλος [con accento sull' ι]) significa fango, mota; quindi «macchia», e metaforicamente, onta.

Senza ruga.

Le rughe o le grinze della faccia sono segno di vecchiaia o di malattia. Per il santa ( ἁγια) vedi Efesini 1:1,4; e per il senza difetto o «immacolata» ( αμωμος) vedi Efesini 1:4.

28 In codesto stesso modo i mariti debbono amare la moglie loro, com'essendo i loro propri corpi. Chi ama sua moglie, se stesso ama.

Com'essendo i loro propri corpi.

Letteralm. «Come i loro propri corpi». Per il che non s'ha da intendere che i mariti debbano amare la moglie loro nel modo ch'essi amano il loro proprio corpo. Se fosse così, una ben povera cosa direbbe qui l'apostolo. L'amore che uno nutre, per il proprio corpo non è cosa di sentimento; è tutta cosa di ragione; è una legge di natura, che l'uomo ha da rispettare, e a cotesto si riduce il suo «dovere» per questo rispetto; ma l'amor coniugale ha la sua base non nella natura razionale ma nel, sentimento dell'uomo. Sta bene che la riflessione v'entra anche lei, e viene a proposito a rafforzare nell'individuo la coscienza del dovere; ma l'amor coniugale, che è eminentemente «altruistico», non potrà mai esser soltanto affar di «natura razionale» come l'amore ch'io porto al mio corpo, e che è eminentemente «egoistico». Altra cosa dunque, volle dire l'apostolo. Questa: «In codesto stesso modo (nel modo, cioè, che Cristo ha amato la Chiesa) Efesini 5:25 debbono i mariti amare la moglie loro. Ed è naturale, se pensate che la moglie è parte integrante del marito. La donna, difatti, è il «corpo» del marito, e il marito è il «capo» della donna». Quindi si capisce che chi ama sua moglie, non fa, in ultima analisi, che amar se stesso. E ad affermare sempre più enfaticamente cotesta «unità personale» della coppia coniugale, l'apostolo citerà, come vedremo, il noto passo genesiaco Efesini 5:31.

29 Chè niuno ebbe mai in odio la sua propria carne, ma la nutre, la circonda di tenere cure, nello stesso modo che Cristo fa per la Chiesa, perchè noi siamo membra del suo corpo.

Niuno ebbe mai in odio la sua propria carne.

Qui l'apostolo sostituisce la parola carne all'altra corpo; e così facendo, sempre ad accentuare il concetto della «unità» dei coniugi, mette il legame coniugale che unisce marito e moglie (capo e corpo), a parallelo col legame naturale che costituisce la persona umana (anima e carne). Tanto l'una quanto l'altra espressione equivale a dire: «Una parte di se stesso», «Cristo nutre la Chiesa, la sostenta con la sua Parola, la educa col suo Spirito, le dà il mezzo di crescere con la pienezza e la varietà dei suoi doni, la risveglia e la ravviva con la sua presenza, e, col suo braccio onnipotente la protegge da ogni danno e dalla distruzione» (Eadie).

30 Perchè noi siamo membra del suo corpo.

Parecchi manoscritti aggiungono qui: «della sua carne e delle sue ossa»; ma il numero e l'autorità di quelli che omettono coteste parole è preponderante, ed io son quindi per l'omissione; tanto più che le son parole che non si potrebbero spiegare che ricorrendo a delle strane stiracchiature. Evidentemente si tratta d'una noterella di qualche copista, al quale parve che il racconto genesiaco si potesse qui sfruttare non soltanto limitandosi come l'apostolo a Genesi 2:24, ma aggiungendo anche Genesi 2:23. Ma il copista non s'immaginava neppur per sogno i grattacapi che, con la sua trovata, avrebbe creato agli esegeti delle età posteriori. Il senso del siamo membra del suo corpo è trasparente. Siamo tali, in quanto siamo membra del corpo mistico che è composto di tutti i credenti; di quel corpo mistico che ha Cristo per capo.

31 Gli è per questo che l'uomo lascerà suo padre e sua madre per unirsi a sua moglie, e i due diverranno un'unica carne

Ed ecco la interpretazione di Girolamo: Il primo profeta Adamo questo profetò circa Cristo e la Chiesa: che il Signore e Salvator nostro avrebbe lasciato il suo Dio e sua madre, la celeste Gerusalemme; che sarebbe venuto in terra a motivo del corpo suo la Chiesa; che la Chiesa avrebb'egli tratta dal suo fianco e che a cagion di lei il Verbo sarebbe stato fatto carne». E così anche parecchi moderni, fra i quali l'Alford, lo Ellicott e il Meyer il quale anzi riferisce coteste parole alla seconda venuta di Gesù! E questo, diciamolo pur tutto d'un fiato, non è più commentare, ma è addirittura sognare o fantasticare. L'apostolo, in tutto questo brano, tratta del dovere dei mariti; l'idea delle relazioni fra Cristo e la Chiesa, non è l'idea principale; è un'idea incidentale, introdotta allo scopo di rinvigorire il precetto pratico che sta a cuore all'apostolo. Or io mi domando; come poteva l'apostolo trattare dei doveri del marito e dimenticare il passo genesiaco? Io non lo so concepire; come non so concepire che l'apostolo potesse qui citare le parole del passo genesiaco in altro senso, che non fosse il senso primo, semplice e naturale che hanno nel documento d'onde son tratte.

32 Questo mistero è grande - parlo di Cristo e della chiesa

Che cos'è questo mistero? E prima di tutto che vuol dire la parola mistero nel vocabolario paulino? L'ho già detto commentando Efesini 1:9. Per Paolo, mistero non è una cosa, o un detto che la tenebria renda impenetrabili, ma è una cosa rivelata, un fatto che fu fino ad ora tenuto nascosto, ma che adesso è dichiarato; è insomma un fatto che per lo passato fu come circondato da un velo, ma che oggi è completamente svelato. E a qual mistero allude egli l'apostolo? È evidente, dalle sue parole istesse, Ch'egli allude alla, unione mistica di Cristo con la Chiesa; a quella unione che se fu per lo passato «un mistero», oggi è circonfusa della luce gloriosa della rivelazione evangelica. Sulla traduzione che la Vulgata dà del passo «Sacramentum hoc magnum est; ego autem dico in Christo et ecclesia» conto di tornare nelle mie «riflessioni».

33 Così dunque ciascun di voi individualmente ami la propria moglie, nel modo che ama se stesso; e la moglie rispetti il marito

Lo Eadie fa qui un'osservazione giusta e profonda. Il sentimento che tanto nel marito quanto nella moglie è istintivo, l'apostolo non inculca; egli inculca quello che è necessario a dirigere e santificare cotesto istinto. La donna ama d'un amor profondo e che non muore; ma perchè impari a dare a cotesto amore il modo di permeare tutto l'ambito che gli è proprio, l'apostolo le dice: Rispetta tuo marito ed ubbidiscigli! L'uomo invece sente d'esser chiamato a governare; ma perchè impari in che consista la essenza e quali sieno i mezzi del suo governo, l'apostolo gli dice: Ama!

Riferimenti incrociati:

Efesini 5

1 Ef 4:32; Lev 11:45; Mat 5:45,48; Lu 6:35,36; 1P 1:15,16; 1G 4:11
Ger 31:20; Os 1:10; Giov 1:12; Col 3:12; 1G 3:1,2

2 Ef 3:17; 4:2,15; Giov 13:34; Rom 14:16; 1Co 16:14; Col 3:14; 1Te 4:9; 1Ti 4:12; 1P 4:8; 1G 3:11,12,23; 4:20,21
Ef 5:25; 3:19; Mat 20:28; Giov 15:12,13; 2Co 5:14,15; 8:9; Ga 1:4; 2:20; 1Ti 2:6; Tit 2:14; Eb 7:25-27; 9:14,26; 10:10,11; 1P 2:21-24; 1G 3:16; Ap 1:5; 5:9
Rom 8:3; 1Co 5:7; Eb 9:23; 10:12
Ge 8:21; Lev 1:9,13,17; 3:16; Am 5:21; 2Co 2:15

3 Ef 5:5; 4:19,20; Nu 25:1; De 23:17,18; Mat 15:19; Mar 7:21; At 15:20; Rom 1:29; 6:13; 1Co 5:10,11; 6:9,13,18; 10:8; 2Co 12:21; Ga 5:19-21; Col 3:5; 1Te 4:3,7; Eb 12:16; 13:4; 2P 2:10; Ap 2:14,21; 9:21; 21:8; 22:15
Ef 5:5; Eso 18:21; 20:17; Gios 7:21; 1Sa 8:3; Sal 10:3; 119:36; Prov 28:16; Ger 6:13; 8:10; 22:17; Ez 33:31; Mic 2:2; Mar 7:22; Lu 12:15; 16:14; At 20:33; 1Co 6:10; Col 3:5; 1Ti 3:3; 6:10; 2Ti 3:2; Tit 1:7,11; Eb 13:5; 1P 5:2; 2P 2:3,14
Ef 5:12; Eso 23:13; 1Co 5:1
Rom 16:2; Fili 1:27; 1Ti 2:10; Tit 2:3

4 Ef 4:29; Prov 12:23; 15:2; Ec 10:13; Mat 12:34-37; Mar 7:22; Col 3:8; Giac 3:4-8; 2P 2:7,18; Giuda 1:10,13
Rom 1:28; File 1:8
Ef 5:19,20; 1:16; Sal 33:1; 92:1; 107:21,22; Dan 6:10; Giov 6:23; 2Co 1:11; 9:15; Fili 4:6; Col 3:15-17; 1Te 3:9; 5:18; Eb 13:15

5 1Co 6:9,10; Ga 5:19,21
Ef 5:3; Eb 13:4
Ga 5:21; Col 3:5; 1Ti 6:10,17; Ap 21:8; 22:15

6 Ger 29:8,9,31; Ez 13:10-16; Mic 3:5; Mat 24:4,24; Mar 13:5,22; Ga 6:7,8; Col 2:4,8,18; 2Te 2:3,10-12; 1G 4:1
2Re 18:20; Ger 23:14-16
Nu 32:13,14; Gios 22:17,18; Sal 78:31; Rom 1:18; Col 3:6
Ef 2:2,3
Eb 3:19; 1P 2:8

7 Ef 5:11; Nu 16:26; Sal 50:18; Prov 1:10-17; 9:6; 13:20; 1Ti 5:22; Ap 18:4

8 Ef 2:11,12; 4:18; 6:12; Sal 74:20; Is 9:2; 42:16; 60:2; Ger 13:16; Mat 4:16; Lu 1:79; At 17:30; 26:18; Rom 1:21; 2:19; 2Co 6:14; Col 1:13; Tit 3:3; 1P 2:9; 1G 2:8
Is 42:6,7; 49:6,9; 60:1,3,19,20; Giov 1:4,5,9; 8:12; 12:46; 1Co 1:30; 2Co 3:18; 4:6; 1Te 5:4-8; 1G 2:9-11
Ef 5:2; Is 2:5; Lu 16:8; Giov 12:36; Ga 5:25; 1P 2:9-11; 1G 1:7

9 Ga 5:22,23
Sal 16:2,3; Rom 2:4; 15:14; 1P 2:25; 3G 1:11
Fili 1:11; 1Ti 6:11; Eb 1:8; 11:33; 1P 2:24; 1G 2:29; 3:9,10
Ef 4:15,25; 6:14; Giov 1:47

10 1Sa 17:39; Rom 12:1,2; Fili 1:10; 1Te 5:21
Sal 19:14; Prov 21:3; Is 58:5; Ger 6:20; Rom 14:18; Fili 4:18; 1Ti 2:3; 5:4; Eb 12:28; 1P 2:5,20

11 Ef 5:7; Ge 49:5-7; Sal 1:1,2; 26:4,5; 94:20,21; Prov 4:14,15; 9:6; Ger 15:17; Rom 16:17; 1Co 5:9-11; 10:20,21; 2Co 6:14-18; 2Te 3:6,14; 1Ti 6:5; 2Ti 3:5; 2G 1:10,11; Ap 18:4
Prov 1:31; Is 3:10,11; Rom 6:21; Ga 6:8
Ef 4:22; Giob 24:13-17; Giov 3:19-21; Rom 1:22-32; 13:12; 1Te 5:7
Ge 20:16; Lev 19:17; Sal 141:5; Prov 9:7,8; 13:18; 15:12; 19:25; 25:12; 29:1; Is 29:21; Mat 18:15; Lu 3:19; 1Ti 5:20; 2Ti 4:2; Tit 2:15

12 Ef 5:3; Rom 1:24-27; 1P 4:3
2Sa 12:12; Prov 9:17; Ec 12:14; Ger 23:24; Lu 12:1,2; Rom 2:16; Ap 20:12

13 Lam 2:14; Os 2:10; 7:1
Mic 7:9; Giov 3:20,21; 1Co 4:5; Eb 1:13

14 Is 51:17; 52:1; 60:1; Rom 13:11,12; 1Co 15:34; 1Te 5:6; 2Ti 2:26
Ef 2:5; Is 26:19; Ez 37:4-10; Giov 5:25-29; 11:43,44; Rom 6:4,5,13; Col 3:1
Giov 8:12; 9:5; At 13:47; 2Co 4:6; 2Ti 1:10

15 Ef 5:33; Mat 8:4; 27:4,24; 1Te 5:15; Eb 12:25; 1P 1:22; Ap 19:10
Eso 23:13; Mat 10:16; 1Co 14:20; Fili 1:27; Col 1:9; 4:5
2Sa 24:10; Giob 2:10; Sal 73:22; Prov 14:8; Mat 25:2; Lu 24:25; Ga 3:1,3; 1Ti 6:9; Giac 3:13

16 Ec 9:10; Rom 13:11; Ga 6:10; Col 4:5
Ef 6:13,15; Sal 37:19; Ec 11:2; 12:1; Am 5:13; Giov 12:35; At 11:28,29; 1Co 7:26,29-31

17 Ef 5:15; Col 4:5
De 4:6; 1Re 3:9-12; Giob 28:28; Sal 111:10; 119:27; Prov 2:5; 14:8; 23:23; Ger 4:22; Giov 7:17; Rom 12:2; Col 1:9; 1Te 4:1-3; 5:18; 1P 4:2

18 Ge 9:21; 19:32-35; De 21:20; Sal 69:12; Prov 20:1; 23:20,21,29-35; Is 5:11-13,22; Mat 24:49; Lu 12:45; 21:34; Rom 13:13; 1Co 5:11; 6:10; 11:21; Ga 5:21; 1Te 5:7
Mat 23:25; 1P 4:3,4
Sal 63:3-5; CC 1:4; 7:9; Is 25:6; 55:1; Zac 9:15-17; Lu 11:13; At 2:13-18; 11:24; Ga 5:22-25

19 At 16:25; 1Co 14:26; Col 3:16; Giac 5:13
Sal 95:2; 105:2; Mat 26:30
Sal 47:7,8; 62:8; 86:12; 105:3; 147:7; Is 65:14; Mat 15:8; Giov 4:23,24

20 Ef 5:4; Giob 1:21; Sal 34:1; Is 63:7; At 5:41; 1Co 1:4; Fili 1:3; 4:6; Col 1:11,12; 3:17; 1Te 3:9; 5:18; 2Te 1:3; 2:13
Giov 14:13,14; 15:16; 16:23-26; Col 3:17; Eb 13:15; 1P 2:5; 4:11

21 Ef 5:22,24; Ge 16:9; 1Cron 29:24; Rom 13:1-5; 1Co 16:16; Fili 2:3; 1Ti 2:11; 3:4; Eb 13:17; 1P 2:13; 5:5
2Cron 19:7; Ne 5:9,15; Prov 24:21; 2Co 7:1; 1P 2:17

22 Ef 5:24; Ge 3:16; Est 1:16-18,20; 1Co 14:34; Col 3:18-25; 1Ti 2:11,12; Tit 2:5; 1P 3:1-6
Ef 6:5; Col 3:22,23

23 1Co 11:3-10
Ef 1:22,23; 4:15; Col 1:18
Ef 5:25,26; At 20:28; 1Te 1:10; Ap 5:9

24 Ef 5:33; Eso 23:13; 29:35; Col 3:20,22; Tit 2:7,9

25 Ef 5:28; Ge 2:24; 24:67; 2Sa 12:3; Prov 5:18,19; Col 3:19; 1P 3:7
Ef 5:2; Mat 20:28; Lu 22:19,20; Giov 6:51; At 20:28; Ga 1:4; 2:20; 1Ti 2:6; 1P 1:18-21; Ap 1:5; 5:9

26 Giov 17:17-19; At 26:18; 1Co 6:11; Tit 2:14; Eb 9:14; 10:10; 1P 1:2; Giuda 1:1
Ez 16:9; 36:25; Zac 13:1; Giov 3:5; At 22:16; Tit 3:5-7; Eb 10:22; 1P 3:21; 1G 5:6
Giov 15:8; 17:7; Giac 1:18; 1P 1:22,23

27 2Co 4:14; 11:2; Col 1:22,28; Giuda 1:24
Sal 45:13; 87:3; Is 60:15-20; 62:3; Ger 33:9; Eb 12:22-24; Ap 7:9-17; 21:10-26
CC 4:7; Eb 9:14; 1P 1:19; 1:19; 2P 3:14
Ef 1:4; 2Co 11:2; Col 1:22,28; 1Te 5:23; Giuda 1:21; Ap 21:27

28 Ef 5:31,33; Ge 2:21-24; Mat 19:5

29 Ef 5:31; Prov 11:17; Ec 4:5; Rom 1:31
Is 40:11; Ez 34:14,15,27; Mat 23:37; Giov 6:50-58

30 Ef 1:23; Ge 2:23; Rom 12:5; 1Co 6:15; 12:12-27; Col 2:19

31 Ge 2:24; Mat 19:5; Mar 10:7,8; 1Co 6:16

32 Ef 6:19; Col 2:2; 1Ti 3:8,16
Sal 45:9-17; CC 1:1-8:14; Is 54:5; 62:4,5; Giov 3:29; 2Co 11:2; Ap 19:7,8; 21:2

33 Ef 5:25,28,29; Col 3:19; 1P 3:7
Ef 5:22; 1Re 1:31; Est 1:20; Eb 12:9; 1P 3:2-6

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