Nuova Riveduta:

Efesini 6

Genitori e figli
1 Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. 2 Onora tuo padre e tua madre (questo è il primo comandamento con promessa) 3 affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra.
4 E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'istruzione del Signore.

Servi e padroni
5 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6 non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di buon animo, 7 servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini, 8 sapendo che ognuno, quando abbia fatto qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore, servo o libero che sia.
9 Voi, padroni, agite allo stesso modo verso di loro astenendovi dalle minacce, sapendo che il Signore vostro e loro è nel cielo e che presso di lui non c'è favoritismo.

L'armatura del cristiano
10 Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; 12 il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. 13 Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. 14 State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; 15 mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; 16 prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. 17 Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi, 19 e anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo, 20 per il quale sono ambasciatore in catene, perché lo annunci francamente, come conviene che ne parli.

Saluti
21 Affinché anche voi sappiate come sto e quello che faccio, Tichico, il caro fratello e fedele servitore nel Signore, vi informerà di tutto. 22 Ve l'ho mandato apposta perché abbiate conoscenza del nostro stato ed egli consoli i vostri cuori.
23 Pace ai fratelli e amore con fede, da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che amano il nostro Signore Gesù Cristo con amore inalterabile.

C.E.I.:

Efesini 6

1 Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. 2 Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento associato a una promessa: 3 perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra. 4 E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell'educazione e nella disciplina del Signore.
5 Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo, 6 e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volontà di Dio di cuore, 7 prestando servizio di buona voglia come al Signore e non come a uomini. 8 Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo sia libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene.
9 Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che per loro come per voi c'è un solo Signore nel cielo, e che non v'è preferenza di persone presso di lui.
10 Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. 11 Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. 12 La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
13 Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. 14 State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15 e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. 16 Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; 17 prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. 18 Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, 19 e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, 20 del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.
21 Desidero che anche voi sappiate come sto e ciò che faccio; di tutto vi informerà Tìchico, fratello carissimo e fedele ministro nel Signore. 22 Ve lo mando proprio allo scopo di farvi conoscere mie notizie e per confortare i vostri cuori.
23 Pace ai fratelli, e carità e fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro Gesù Cristo, con amore incorruttibile.

Nuova Diodati:

Efesini 6

1 Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. 2 «Onora tuo padre e tua madre», questo è il primo comandamento con promessa, 3 «affinché tu stia bene e abbia lunga vita sopra la terra». 4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'ammonizione del Signore. 5 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6 non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di buon animo, 7 servendo con amore, come a Cristo e non come agli uomini, 8 sapendo che ciascuno, schiavo o libero che sia, se avrà fatto del bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore. 9 E voi, padroni, fate lo stesso verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il loro e vostro Signore è in cielo e che presso di lui non c'è alcuna parzialità.

L'armatura di Dio
10 Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi dell'intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo, 12 poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti. 13 Perciò prendete l'intera armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare ritti in piedi dopo aver compiuto ogni cosa. 14 State dunque saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15 e avendo i piedi calzati con la prontezza dell'evangelo della pace, 16 soprattutto prendendo lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. 17 Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, 18 pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, 19 e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell'evangelo, 20 per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare.

Tichico portatore dell'epistola, saluti finali
21 Ora, affinché anche voi sappiate come sto e ciò che faccio, Tichico, il caro fratello e fedele ministro nel Signore, vi informerà di tutto; 22 ve l'ho mandato proprio a questo scopo, affinché veniate a conoscenza del nostro stato e consoli i vostri cuori. 23 Pace ai fratelli e amore con fede da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che amano il Signor nostro Gesù Cristo con sincerità.

Riveduta 2020:

Efesini 6

Figli e genitori
1 Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, poiché ciò è giusto. 2 “Onora tuo padre e tua madre” (questo è il primo comandamento con promessa) 3 “affinché tu stia bene e abbia lunga vita sulla terra”.
4 E voi, padri, non provocate a ira i vostri figli, ma allevateli in disciplina e in ammonizione del Signore.

Servitori e padroni
5 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne, con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6 non servendo per essere visti, ma come servi di Cristo. Fate la volontà di Dio di buon animo, 7 servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini, 8 sapendo che ognuno, quando abbia fatto qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore, servo o libero che sia.
9 Voi, padroni, fate altrettanto a loro astenendovi dalle minacce, sapendo che il Signore vostro e loro è nel cielo e che presso di lui non c'è favoritismo.

La completa armatura di Dio
10 Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. 11 Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo, 12 poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. 13 Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e, dopo aver compiuto tutto il vostro dovere, restare in piedi. 14 State dunque saldi, avendo preso la verità a cintura dei fianchi, essendovi rivestiti della corazza della giustizia 15 e calzati i piedi della prontezza che dà l'evangelo della pace; 16 prendendo oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. 17 Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio, 18 pregando in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni sorta di preghiere e suppliche; vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi 19 e anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell'evangelo, 20 per il quale io sono ambasciatore in catene, e affinché l'annunci francamente, come conviene che ne parli.

Saluti finali
21 Ora, affinché anche voi sappiate come sto e quello che faccio, Tichico, il caro fratello e fedele ministro del Signore, vi farà sapere tutto. 22 Ve l'ho mandato apposta, affinché abbiate conoscenza del nostro stato ed egli consoli i vostri cuori.
23 Pace ai fratelli e amore con fede, da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che amano il nostro Signore Gesù Cristo con amore incorruttibile.

La Parola è Vita:

Efesini 6

1 
Figli, ubbidite ai vostri genitori, perché è stato Dio stesso che ha stabilito la loro autorità su di voi, e questa è senz'altro una regola giusta. 2 «Onora tuo padre e tua madre», questo è il primo dei dieci comandamenti di Dio accompagnato da una promessa. 3 E questa è la promessa se onorate vostro padre e vostra madre, «avrete una vita lunga e ricca di benedizioni sulla terra».
4 Ed ora un suggerimento per voi genitori. Non esasperate i vostri figli, allevateli piuttosto con amore e disciplina, con suggerimenti e consigli che vengono dal Signore.
5 Servi, ubbidite ai vostri padroni, cercando di fare del vostro meglio, con premura e rispetto, come se serviste Cristo stesso. 6 Non lavorate sodo soltanto quando il padrone vi guarda per poi battere la fiacca quando è lontano. Lavorate con impegno e serenamente tutto il giorno, come se lavoraste per Cristo, e non per gli uomini, facendo la volontà di Dio con tutto il vostro cuore. 7  8 Ricordatevi, schiavi o liberi che siate, il Signore vi ripagherà per ogni buona azione che fate.
9 E voi, padroni, fate altrettanto verso i vostri schiavi. Non maltrattateli e ricordatevi che voi stessi siete schiavi di Cristo, e in cielo avete lo stesso padrone che hanno loro, un padrone che non fa differenze personali.

La vostra forza viene soltanto da Dio.
10 Per ultima cosa voglio ricordarvi che dovete prendere forza dal Signore, dalla sua potenza straordinaria. 11 Indossate tutta l'armatura di Dio per poter resistere a tutte le manovre e ai tranelli del diavolo. 12 Infatti, noi non combattiamo contro persone in carne e ossa, ma contro spiriti senza corpo, contro potenti esseri diabolici, prìncipi malvagi delle tenebre, che dominano questo mondo; e contro gli spiriti maligni che sono nel mondo invisibile dello spirito.
13 Perciò, servitevi di ogni parte dell'armatura di Dio per poter far fronte al nemico nel giorno della lotta, e per poter restare in piedi, dopo aver compiuto tutto il vostro dovere.
14 Ma per far questo avete bisogno della forte cintura della verità, della corazza della giustizia di Dio 15 e dei sandali che vi rendono veloci a predicare il Vangelo della pace di Dio. 16 In tutte le battaglie servitevi dello scudo della fede, con cui potete spegnere le frecce infuocate di Satana. 17 Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito Santo, che è la parola di Dio. 18 Pregate sempre: chiedete a Dio il suo aiuto in ogni occasione e in tutti i modi, lasciandovi guidare dallo Spirito Santo. Supplicatelo, ricordandogli le vostre necessità, e continuate a pregare con convinzione per tutti i cristiani.
19 Pregate anche per me e chiedete a Dio di darmi le parole giuste per far conoscere la verità del suo messaggio. 20 Ora sono ambasciatore in catene per aver predicato questo messaggio da Dio, ma pregate che possa continuare a parlare coraggiosamente di lui anche qui in prigione, come è mio dovere.
21 Tìchico, il nostro caro fratello e collaboratore fedele nel lavoro del Signore, vi dirà tutto. 22 Ve l'ho mandato apposta, perché sappiate come stiamo e vi sia d'incoraggiamento.
23 Cari fratelli cristiani, che Dio Padre e il nostro Signore Gesù Cristo vi diano pace, amore e fede.
24 La grazia sia con tutti quelli che amano sinceramente il nostro Signore Gesù Cristo.Paolo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Efesini 6

1 Figliuoli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, poiché ciò è giusto. 2 Onora tuo padre e tua madre (è questo il primo comandamento con promessa) 3 affinché ti sia bene e tu abbia lunga vita sulla terra. 4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli, ma allevateli in disciplina e in ammonizione del Signore. 5 Servi, ubbidite ai vostri signori secondo la carne, con timore e tremore, nella semplicità del cuor vostro, come a Cristo, 6 non servendo all'occhio come per piacere agli uomini, ma, come servi di Cristo, facendo il voler di Dio d'animo; 7 servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini; 8 sapendo che ognuno, quand'abbia fatto qualche bene, ne riceverà la retribuzione dal Signore, servo o libero che sia. 9 E voi, signori, fate altrettanto rispetto a loro; astenendovi dalle minacce, sapendo che il Signor vostro e loro è nel cielo, e che dinanzi a lui non v'è riguardo a qualità di persone.

L'armatura di Dio
10 Del rimanente, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua possanza. 11 Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro le insidie del diavolo; 12 poiché il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono ne' luoghi celesti. 13 Perciò, prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e dopo aver compiuto tutto il dover vostro, restare in piè. 14 State dunque saldi, avendo presa la verità a cintura dei fianchi, essendovi rivestiti della corazza della giustizia 15 e calzati i piedi della prontezza che dà l'Evangelo della pace; 16 prendendo oltre a tutto ciò lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio; 18 orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi, 19 ed anche per me, acciocché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell'Evangelo, 20 per il quale io sono ambasciatore in catena; affinché io l'annunzî francamente, come convien ch'io ne parli.

Tichico latore dell'epistola. Saluti finali
21 Or acciocché anche voi sappiate lo stato mio e quello ch'io fo, Tichico, il caro fratello e fedel ministro del Signore, vi farà saper tutto. 22 Ve l'ho mandato apposta affinché abbiate conoscenza dello stato nostro ed ei consoli i vostri cuori. 23 Pace a' fratelli e amore con fede, da Dio Padre e dal Signor Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che amano il Signor nostro Gesù Cristo con purità incorrotta.

Ricciotti:

Efesini 6

1 O figliuoli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perchè questo è giusto. 2 Onora tuo padre e tua madre, ecco il primo comandamento nella promessa, 3 perchè tu abbia bene e abbia lunga vita sulla terra. 4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli, ma allevateli nella disciplina e negli ammonimenti del Signore. 5 O servi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore nella semplicità del vostro cuore come a Cristo, 6 non servendo solo all'occhio come chi vuol piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di cuore, 7 servendo con buona volontà come a Dio non come ad uomini, 8 sapendo che ciascuno se fa il bene, bene riceverà dal Signore, schiavo o libero che sia. 9 E voi, padroni, fate lo stesso coi servi, astenendovi dalle minacce, sapendo che il Padrone loro e di voi è nei cieli, e non è appo lui accettazione di persone.

Armatura del cristiano
10 Del resto, fratelli, siate forti nel Signore e nel potere della forza di lui. 11 Rivestitevi dell'armatura di Dio per potere affrontare le insidie del diavolo, 12 poichè non è la nostra lotta col sangue e colla carne, ma contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria. 13 Per questo prendete l'armatura di Dio affinchè possiate resistere nel giorno cattivo e, compiuto il vostro dovere, restar in piedi. 14 Saldi dunque, cingendo i vostri lombi nella verità e indossando la corazza della giustizia, 15 e calzando i piedi nella preparazione che dà il Vangelo della pace; 16 in ogni cosa impugnando lo scudo della fede, su cui possiate spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 E prendete su anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; 18 con ogni preghiera e supplicazione, pregando in ogni tempo in ispirito, e vegliando allo stesso fine con incessante perseveranza e supplicazione a pro dei santi tutti 19 e per me, affinchè nell'aprir bocca siami concessa la parola per far conoscere francamente il mistero del Vangelo, 20 per il quale sono ambasciatore nei ceppi, sì che io possa in caso usare tutta la libertà di parola come è conveniente.

Conclusione
21 E affinchè sappiate anche voi le cose mie, e come me la passo, d'ogni cosa v'informerà Tichico il caro fratello e fedele ministro nel Signore, 22 che ho mandato a voi appunto a questo scopo che voi conosciate le cose nostre e perchè conforti i vostri cuori. 23 Pace ai fratelli e amore con fede da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che, senza lasciarsi corrompere, amano il Signore nostro Gesù Cristo. Così sia.

Tintori:

Efesini 6

Doveri dei figli, dei padri, dei servi e dei padroni
1 Figlioli, obbedite ai vostri genitori nel Signore; ciò è giusto: 2 «Onora il tuo padre e la tua madre» è il primo comandamento accompagnato da promessa: 3 affinchè tu sia felice e viva lungamente sulla terra». 4 E voi, padri, non irritate i vostri figlioli, ma allevateli nella disciplina e negli ammonimenti del Signore. 5 Servi, obbedite a quelli che secondo la carne vi sono padroni, con rispetto e timore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6 servendo non all'occhio quasi per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio, 7 e servendo con affezione, come se si trattasse del Signore e non di uomini, 8 ben sapendo che ciascuno, servo o libero che sia, riceverà dal Signore la ricompensa di ciò che avrà fatto di bene. 9 E voi, o padroni, fate altrettanto riguardo ad essi, astenendovi dalle minacce, ben sapendo che il padrone loro e vostro è nei cieli e che davanti ad esso non ci sono preferenze personali.

Le armi del cristiano nella lotta spirituale
10 Del resto, o fratelli, diventate forti nel Signore e nella sua virtù potente. 11 Rivestitevi dell'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo; 12 perchè non abbiamo da combattere colla carne o col sangue, ma contro i principi e le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro i maligni spiriti dell'aria. 13 Prendete quindi l'armatura di Dio, per poter resistere nel giorno cattivo, e, in tutto perfetti, restar vittoriosi. 14 State dunque saldi, cingendo il vostro fianco colla verità, vestiti della corazza della giustizia, 15 avendo i piedi calzati in preparazione al Vangelo di pace. 16 Prendete sopra tutto lo scudo della fede, col quale possiate estinguere tutti gli infocati dardi del maligno. 17 Prendete ancora l'elmo della saldezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio. 18 E pregate continuamente in spirito, con ogni sorta di preghiere e di suppliche, e nello stesso spirito vegliate pregando con incessante perseveranza per tutti i santi, 19 ed anche per me, affinchè quando parlo mi sia data la parola per manifestare francamente il mistero del Vangelo, 20 del quale sono un ambasciatore in catena, affinchè ne parli col coraggio che è conveniente.

La missione di Tichico
21 Ora, affinchè voi pure siate informati riguardo alle mie cose, a ciò che faccio, tutto vi notificherà Tichico, carissimo fratello e ministro fedele nel Signore. 22 Ve l'ho mandato appunto per farvi conoscere le mie cose e perchè egli consoli i vostri cuori.

Saluti finali
23 Pace ai fratelli e carità e fede da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che, senza lasciarsi corrompere, amano il Signore nostro Gesù Cristo. Così sia.

Martini:

Efesini 6

I figliuoli ubbidiscano ai genitori, e i servi ai padroni: e vicendevolmente si ricordino dei loro doveri i genitori inverso de' figliuoli, e i padroni verso dei servi; esorta ad imbracciare l'armatura di Dio (di cui ne spiega le parti), per rtsistere a' nemici spirituali, e domanda, che preghino per lui.
1 Figliuoli siate ubbidienti a' vostri genitori nel Signore: imperocché ciò è giusto. 2 Onora il padre tuo, e la madre tua, che è il primo comandamento, che ha promessa: 3 Affinchè tu sii felice: e viva lungamente sopra la terra. 4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli: ma allevateli nella disciplina, e nelle istruzioni del Signore. 5 Servi, siate ubbidienti ai padroni carnali con riverenza, e sollecitudine, nella semplicità del cuor vostro, come a Cristo: 6 Servendo non all'occhio, quasi per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio, 7 Con amore servendo, come pel Signore, non come per gli uomini: 8 Essendo a voi noto, come ognuno, o servo, o libero, riceverà dal Signore tatto quel, che avrà fatto di bene. 9 E voi padroni, fate altrettanto riguardo ad essi, ponendo da parte l'asprezza: non ignorando, che il vostro, e il loro padrone è ne' cieli: e che egli non è accettator di persone. 10 Del resto, fratelli, siate forti nel Signore, e nella virtù potente di lui. 11 Rivestitevi di tutta l'armatura di Dio, affinchè possiate resistere alle insidie del diavolo: 12 Imperocché non abbiam da lottare con la carne, e col sangue, ma co' principi, e colle potestà, co' dominanti dì questo mondo tenebroso, con gli spiriti, maligni dell'aria. 13 Per questo prendete tutta l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo, e preparati in tutto sostenervi. 14 State adunque cinti i vostri lombi con la verità, e vestiti della corazza di giustizia, 15 E calzati i piedi in preparazione? al vangelo di pace: 16 Sopra tutto date di mano allo scudo della fede, col quale possiate estinguere tutti gli infuocati dardi del maligno: 17 E prendete il cimiero della salute, e la spada dello spirito (che è la parola di Dio), 18 Con ogni sorta di preghiere, e di suppliche orando continuamente in ispirito: e in questo stesso vegliando con tutta perseveranza pregando pei santi tutti. 19 E per me, affinchè a me data sia la parola, onde aprir con fidanza la mia bocca per manifestare il mistero del vangelo: 20 Del quale sono ambasciadore io alla catena, affinchè con fidanza io ne parli, come si conviene. 21 Or affinchè voi pur siate informati delle cose mie, di quel, ch'io mi faccia, il tutto saravvi notificato da Tichico carissimo fratello, e ministro fedele nel Signore: 22 Il quale ho spedito a voi a questo stesso fine, perché siate informati delle cose mie, ed egli consoli i vostri cuori. 23 Pace a' fratelli, e carità, e fede da Dio Padre, e dal Signore Gesù Cristo. 24 La grazia con tutti coloro, i quali incorrotti amano il Signor nostro Gesù Cristo. Così sia.

Diodati:

Efesini 6

1 Figliuoli, ubbidite nel Signore a' vostri padri e madri, perciocchè ciò è giusto. 2 Onora tuo padre, e tua madre (che è il primo comandamento con promessa), 3 acciocchè ti sia bene, e tu sii di lunga vita sopra la terra. 4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli; ma allevateli in disciplina, ed ammonizion del Signore. 5 Servi, ubbidite a' vostri signori secondo la carne, con timore, e tremore, nella semplicità del cuor vostro, come a Cristo. 6 Non servendo all'occhio, come per piacere agli uomini; ma, come servi di Cristo, facendo il voler di Dio d'animo; 7 servendo con benivoglienza, come a Cristo, e non come agli uomini; 8 sapendo che del bene che ciascuno, o servo o franco ch'egli sia, avrà fatto, egli ne riceverà la retribuzion dal Signore. 9 E voi, signori, fate par pari inverso loro, rallentando le minacce; sapendo che il Signore, e vostro, e loro, è ne' cieli; e che dinanzi a lui non v'è riguardo alla qualità delle persone.
10 NEL rimanente, fratelli miei, fortificatevi nel Signore, e nella forza della sua possanza. 11 Vestite tutta l'armatura di Dio, per poter dimorar ritti, e fermi contro alle insidie del diavolo. 12 Poichè noi non abbiamo il combattimento contro a sangue e carne; ma contro a' principati, contro alle podestà, contro a' rettori del mondo, e delle tenebre di questo secolo, contro agli spiriti maligni, ne' luoghi celesti. 13 Perciò, prendete tutta l'armatura di Dio, acciocchè possiate contrastare nel giorno malvagio; e dopo aver compiuta ogni cosa, restar ritti in piè. 14 Presentatevi adunque al combattimento, cinti di verità intorno a' lombi, e vestiti dell'usbergo della giustizia; 15 ed avendo i piedi calzati della preparazione dell'evangelo della pace. 16 Sopra tutto, prendendo lo scudo della fede, col quale possiate spegnere tutti i dardi infocati del maligno. 17 Pigliate ancora l'elmo della salute; e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. 18 Orando in ogni tempo, con ogni maniera di preghiera, e supplicazione, in Ispirito; ed a questo stesso vegliando, con ogni perseveranza, ed orazione per tutti i santi.
19 E per me ancora, acciocchè mi sia data parola con apertura di bocca, per far conoscere con libertà il misterio dell'evangelo. 20 Per lo quale io sono ambasciatore in catena; acciocchè io l'annunzii francamente, come mi convien parlare. 21 OR acciocchè ancora voi sappiate lo stato mio, e ciò che io fo, Tichico, il caro fratello, e fedel ministro nel Signore, vi farà assapere il tutto. 22 Il quale io ho mandato a voi a questo stesso fine, acciocchè voi sappiate lo stato nostro, e ch'egli consoli i cuori vostri. 23 Pace a' fratelli, e carità con fede, da Dio Padre, e dal Signor Gesù Cristo. 24 La grazia sia con tutti quelli che amano il Signor nostro Gesù Cristo, in purità incorruttibile. Amen.

Commentario completo di Matthew Henry:

Efesini 6

1 INTRODUZIONE A EFESINI CAPITOLO 6

In questo capitolo,

I. L'apostolo procede nell'esortazione ai doveri relativi che aveva iniziato nel primo, in particolare insiste sui doveri dei figli e dei genitori, e dei servi e dei padroni, Efesini 6:1-9.

II. Esorta e dirige i cristiani su come comportarsi nella guerra spirituale contro i nemici delle loro anime; e all'esercizio di diverse grazie cristiane, che egli propone loro come altrettanti pezzi di armatura spirituale, per preservarli e difenderli nel conflitto, Efesini 6:10-18.

III. Abbiamo qui la conclusione dell'epistola, in cui egli si congeda da loro, raccomandandosi alle preghiere degli Efesini credenti, e pregando per loro, Efesini 6:19-24.

Ver. 1.

Qui abbiamo ulteriori indicazioni riguardanti i doveri relativi, in cui l'apostolo è molto particolare.

I. Il dovere dei figli verso i genitori. Venite, figli, ascoltatemi, io vi insegnerò il timore del Signore. Il grande dovere dei figli è quello di obbedire ai loro genitori (Efesini 6:1), essendo i genitori gli strumenti del loro essere, Dio e la natura hanno dato loro l'autorità di comandare, in sottomissione a Dio; e, se i figli saranno obbedienti ai loro pii genitori, saranno in modo equo per essere pii come sono. L'obbedienza che Dio esige dai loro figli, in loro favore, include una riverenza interiore, così come le espressioni e gli atti esteriori. Obbedisci nel Signore. Alcuni lo prendono come un limite e lo comprendono così:

"per quanto è compatibile con il tuo dovere verso Dio".

Non dobbiamo disubbidire al nostro Padre celeste in obbedienza ai genitori terreni; poiché il nostro obbligo verso Dio è anteriore e superiore a tutti gli altri. Lo prendo piuttosto come una ragione:

"Figli, obbedite ai vostri genitori; perché il Signore ha comandato

obbedisci loro dunque per amore del Signore, e con

un occhio a lui".

Oppure può trattarsi di una particolare specificazione del dazio generale:

"Obbedisci ai tuoi genitori, specialmente in quelle cose che

relazionarsi con il Signore. I tuoi genitori ti insegnano le buone maniere,

e in questo devi obbedire loro. Ti insegnano cos'è

per la tua salute, e in questo devi obbedire loro, ma il

Le cose principali in cui devi farlo sono le cose

che appartiene al Signore".

I genitori religiosi ordinano ai loro figli di osservare le vie del Signore, Genesi 18:19. Essi comandano loro di essere trovati sulla via del loro dovere verso Dio e di prestare attenzione a quei peccati più gravi per la loro età; Specialmente in queste cose devono fare in modo di essere obbedienti. C'è una ragione generale data: perché questo è giusto, c'è un'equità naturale in esso, Dio lo ha ordinato, e si addice altamente ai cristiani. È l'ordine della natura che i genitori comandano e i figli obbediscono. Benché questo possa sembrare un detto duro, tuttavia è un dovere, e deve essere fatto da coloro che vogliono piacere a Dio e approvarsi a lui. A riprova di ciò, l'apostolo cita la legge del quinto comandamento, che Cristo era così lontano dal progettare di abrogare e abrogare che venne a confermarla, come appare dalla sua rivendicazione, Matteo 15:4, ecc. Onora tuo padre e tua madre == (Efesini 6:2), onore che implica riverenza, obbedienza, sollievo e mantenimento, se necessario. L'apostolo aggiunge, che è il primo comandamento con promessa. Da ciò nasce qualche piccola difficoltà, che non dobbiamo trascurare, perché alcuni che invocano la liceità delle immagini portano questo come prova che non siamo vincolati dal secondo comandamento. Ma non c'è alcun tipo di forza nell'argomento. Il secondo comandamento non ha una promessa particolare; ma solo una dichiarazione o affermazione generale, che si riferisce all'intera legge di Dio che mantiene la misericordia per migliaia di persone. E poi con questo non si intende il primo comandamento del decalogo che ha una promessa, perché non ce n'è un altro dopo di esso che l'abbia, e quindi sarebbe improprio dire che è il primo; Ma il significato potrebbe essere questo:

"Questo è un comandamento primo o supremo, e ha un

promettere; è il primo comandamento del secondo

tavolo, e ha una promessa".

La promessa è: Che tu possa stare bene, ecc., Efesini 6:3. Osservate: Mentre la promessa nel comandamento si riferisce alla terra di Canaan, l'apostolo mostra con ciò che questa e altre promesse che abbiamo nell'Antico Testamento relative alla terra di Canaan devono essere intese più in generale. Affinché tu non pensi che solo gli ebrei, ai quali Dio diede la terra di Canaan, fossero vincolati dal quinto comandamento, egli qui gli dà un ulteriore significato, affinché possa essere bene per te, ecc. La prosperità esteriore e la lunga vita sono benedizioni promesse a coloro che osservano questo comandamento. Questo è il modo per stare bene con noi, e i bambini obbedienti sono spesso ricompensati con la prosperità esteriore. Non che sia sempre così; Ci sono casi di tali bambini che incontrano molte afflizioni in questa vita: ma ordinariamente l'obbedienza viene ricompensata in questo modo, e, dove non lo è, viene compensata con qualcosa di meglio. Osservare

1. Il vangelo ha le sue promesse temporali, così come quelle spirituali.

2. Sebbene l'autorità di Dio sia sufficiente per impegnarci nel nostro dovere, tuttavia ci è permesso di avere rispetto per la ricompensa promessa: e,

3. Sebbene contenga qualche vantaggio temporale, anche questo può essere considerato come un motivo e un incoraggiamento alla nostra obbedienza.

II. Il dovere dei genitori: E voi padri, == Efesini 6:4. O, voi genitori,

1.

"Non provocate l'ira dei vostri figli. Anche se Dio ha

dato il tuo potere, non devi abusare di quel potere,

ricordando che i vostri figli sono, in un

modi, pezzi di voi stessi, e quindi dovreste

essere governati con grande tenerezza e amore. Non essere

impaziente con loro, non usare severità irragionevoli

e non impongano loro rigide ingiunzioni. Quando si

ammoniscili, quando li consigli, quando li rimproveri

farlo in modo tale da non provocarli a

ira. In tutti questi casi, comportatevi con prudenza e saggezza

con loro, cercando di convincere i loro giudizi e

lavorare sulla loro ragione".

2.

"Allevateli bene, nel nutrimento e nell'ammonimento del

Signore, nella disciplina del giusto e del compassionevole

e nella consapevolezza di quel dovere che Dio

richiede loro e attraverso il quale possono diventare migliori

lo conosceva. Dai loro una buona istruzione".

È grande dovere dei genitori fare attenzione nell'educazione dei propri figli:

«Non solo allevarli, come fanno i bruti, badando

provvedere ad essi; ma allevateli nel nutrimento e

ammonizione, in modo adeguato alle loro

ragionevoli. No, non solo allevateli come uomini,

nell'educazione e nell'ammonizione, ma come cristiani,

ammonimento del Signore. Che abbiano un religioso

educazione. Istruiscili a temere di peccare; e informare

e li eccitano a tutto il loro dovere

verso Dio".

III. Il dovere dei servi. Anche questo si riassume in una parola, che è: obbedienza. È il più grande su questo articolo, come sapendo che c'era il più grande bisogno di esso. Questi servi erano generalmente schiavi. La servitù civile non è in contraddizione con la libertà cristiana. Quelli possono essere gli uomini liberi del Signore che sono schiavi degli uomini.

"I vostri padroni secondo la carne == (Efesini 6:5), che

cioè, che hanno il comando dei vostri corpi, ma non di

le vostre anime e le vostre coscienze: Dio solo ha il dominio

su questi".

Ora, per quanto riguarda i servi, egli esorta:

1. Che obbediscano con timore e tremore. Devono riverire coloro che sono sopra di loro, temendo di dispiacerli e tremando per timore di incorrere giustamente nella loro ira e indignazione.

2. Che siano sinceri nella loro obbedienza: Nella semplicità di cuore; non pretendendo obbedienza quando progettano la disobbedienza, ma servendole con fedeltà.

3. Dovrebbero avere un occhio su Gesù Cristo in tutto il servizio che svolgono ai loro padroni (Efesini 6:5-7), servendo come al Signore, e non agli uomini; cioè, non solo agli uomini o principalmente. Quando i servitori, nell'adempimento del dovere del loro posto, hanno un occhio rivolto a Cristo, ciò conferisce un onore alla loro obbedienza e un'accettabilità in essa. Il servizio reso ai loro padroni terreni, con un occhio a lui, diventa un servizio accettevole anche a lui. Avere un occhio su Cristo significa ricordare che egli li vede ed è sempre presente con loro, e che la sua autorità li obbliga ad adempiere fedelmente e coscienziosamente i doveri del loro stadio.

4. Non devono servire i loro padroni con il servizio degli occhi == (Efesini 6:6), cioè solo quando l'occhio del loro padrone è su di loro; ma devono essere altrettanto coscienziosi nell'adempimento del loro dovere, quando sono assenti e fuori mano, perché allora il loro Signore in cielo li vede: e quindi non devono agire come compiacenti per gli uomini- come se non avessero alcun riguardo per il piacere a Dio e si approvassero verso di lui, se possono imporsi ai loro padroni. Osservate: Un costante riguardo al Signore Gesù Cristo renderà gli uomini fedeli e sinceri in ogni condizione della vita.

5. Ciò che fanno devono farlo con gioia: Facendo la volontà di Dio dal cuore, servendo i loro padroni come Dio vuole, non a malincuore, né per costrizione, ma per un principio di amore verso di loro e le loro preoccupazioni. Questo è farlo con buona volontà == (Efesini 6:7), che renderà il loro servizio facile per se stessi, gradito ai loro padroni e accettevole al Signore Cristo. Ci dovrebbe essere buona volontà verso i loro padroni, buona volontà verso le famiglie in cui si trovano, e soprattutto la prontezza a compiere il loro dovere verso Dio. Osservare, servire, compiuto con coscienza e con riguardo a Dio, anche se si tratta di padroni ingiusti, sarà considerato da Cristo come un servizio reso a se stesso.

6. Che i servi fedeli confidino in Dio per il loro salario, mentre fanno il loro dovere nel suo timore: sapendo che qualunque cosa buona == (Efesini 6:8), per quanto povera e meschina possa essere, considerata in se stessa, - la stessa riceverà dal Signore, cioè, per una metonimia, la ricompensa della stessa. Anche se il suo padrone sulla terra lo trascurasse o lo maltrattasse, invece di ricompensarlo, egli sarà certamente ricompensato dal Signore Cristo, sia che sia schiavo o libero, sia che sia un povero servo o un uomo libero o padrone. Cristo non considera queste differenze degli uomini al presente; né lo farà nel giudizio grande e finale. Tu pensi,

"Un principe, o un magistrato, o un ministro, che fa il suo

qui, sarà sicuro di ricevere la sua ricompensa in cielo:

ma in che capacità sono io, un povero servo, di,

raccomandandomi al favore di Dio".

Ebbene, Dio ti ricompenserà altrettanto certamente per la più meschina fatica che viene fatta con senso del dovere e con un occhio a se stesso. E che cosa si può dire di più appropriato sia per coinvolgere che per incoraggiare i servitori al loro dovere?

IV. Il dovere dei comandanti:

"E voi, padroni, fate loro le stesse cose (Efesini 6:9);

cioè, agisci allo stesso modo. Sii giusto con loro,

come ti aspetti che dovrebbero essere per te: mostra il simile

buona volontà e preoccupazione per loro, e fai attenzione qui

per approvare voi stessi davanti a Dio".

Osservate, i Padroni hanno l'obbligo di adempiere al loro dovere verso i loro servi come i servi devono essere obbedienti e rispettosi verso di loro.

"Sopportazione, minaccia; ανιεντες-moderazione

minacciando e rimettendo i mali con cui

minacciarli. Ricordati che i tuoi servi sono fatti

dello stesso stampo con voi stessi, e perciò siate

non tirannico e imperioso su di loro, sapendo che

anche il tuo Maestro è nei cieli:"

alcune copie leggono, sia il tuo che il loro Padrone.

"Avete un Maestro a cui obbedire che fa di questo il vostro dovere; e

tu e loro non siete che compagni di servizio per quanto riguarda

Cristo. Sarai punibile da lui, perché il

negligenza del proprio dovere, o per aver agito in contrasto con esso, come

qualsiasi altro di condizione più meschina al mondo. Tu sei

perciò di mostrare favore agli altri, come sempre vi aspettate

per trovare il favore di lui; e non sarai mai una partita

per lui, anche se tu sei troppo duro per i tuoi servi".

Né c'è rispetto per le persone con lui; un padrone ricco, ricco e dignitoso, se è ingiusto, imperioso e violento, non è un briciolo quanto più vicino all'essere accettato da Dio per le sue ricchezze, ricchezze e onore. Egli chiamerà padroni e servi a rendere conto in modo imparziale della loro condotta gli uni verso gli altri, e non risparmierà i primi perché sono più avanzati, né sarà severo verso i secondi perché sono inferiori e meschini nel mondo. Se sia i padroni che i servi considerassero la loro relazione e il loro obbligo verso Dio e il conto che devono presto dargli, starebbero più attenti al loro dovere reciproco. Così l'apostolo conclude la sua esortazione ai doveri relativi.

10 Ver. 10.

Ecco un'esortazione generale alla costanza nella nostra condotta cristiana e all'incoraggiamento nella nostra guerra cristiana. La nostra vita non è forse una guerra? È così; perché lottiamo con le comuni calamità della vita umana. La nostra religione non è molto più una guerra? È così; perché lottiamo contro l'opposizione delle potenze delle tenebre e con molti nemici che vorrebbero tenerci lontani da Dio e dal cielo. Abbiamo nemici contro cui combattere, un capitano per cui combattere, uno stendardo sotto cui combattere e certe regole di guerra con le quali dobbiamo governarci.

"Infine, fratelli miei" == (Efesini 6:10), resta ancora che

vi dedicate al vostro lavoro e al vostro dovere di cristiani

soldati".

Ora è necessario che un soldato sia di cuore forte e ben armato. Se i cristiani sono soldati di Gesù Cristo,

I. Devono fare in modo di essere forti di cuore. Questo è prescritto qui: Sii forte nel Signore, ecc. Coloro che hanno tante battaglie da combattere e che, nel loro cammino verso il cielo, devono disputare ogni passo, a forza di spada, hanno bisogno di molto coraggio. Siate dunque forti, forti per il servizio, forti per la sofferenza, forti per combattere. Che un soldato sia sempre così ben armato senza, se non ha in un buon cuore, la sua armatura gli sarà di scarsa utilità. Notate che la forza spirituale e il coraggio sono molto necessari per la nostra guerra spirituale. Siate forti nel Signore, sia per la sua causa che per il suo bene, o piuttosto per la sua forza. Non abbiamo abbastanza forza per noi. Il nostro coraggio naturale è come la perfetta vigliaccheria, e la nostra forza naturale come la perfetta debolezza; ma tutta la nostra sufficienza è da Dio. Nella sua forza dobbiamo andare avanti e andare avanti. Con le azioni della fede, dobbiamo attingere alla grazia e all'aiuto dal cielo per permetterci di fare ciò che da noi stessi non possiamo fare, nel nostro lavoro cristiano e nella nostra guerra. Dovremmo spronarci a resistere alle tentazioni confidando nell'onnisufficienza di Dio e nell'onnipotenza della sua potenza.

II. Devono essere ben armati:

"Rivestitevi della completa armatura di Dio == (Efesini 6:11), servitevi

di tutte le difese e le armi adeguate per respingere

tentazioni e stratagemmi di Satana: prendi e

esercita tutte le grazie cristiane, tutta l'armatura,

che nessuna parte sia nuda ed esposta al nemico".

Osservate, Coloro che vogliono approvare se stessi per avere la vera grazia devono mirare a tutta la grazia, all'intera armatura. È chiamata l'armatura di Dio, perché Egli la prepara e la dona. Non abbiamo un'armatura nostra che sia un'armatura di prova in un momento difficile. Nulla ci potrà sostituire se non l'armatura di Dio. Questa armatura è preparata per noi, ma dobbiamo indossarla; Cioè, dobbiamo pregare per la grazia, dobbiamo usare la grazia che ci è stata data, e tirarla fuori in azione e in esercizio quando c'è l'occasione. La ragione per cui il cristiano dovrebbe essere completamente armato è che egli possa essere in grado di resistere alle insidie del diavolo, che possa essere in grado di resistere e di vincere, nonostante tutti gli assalti del diavolo, sia di forza che di frode, tutti gli inganni che egli ci impone, tutte le insidie che ci tese, e tutte le sue macchinazioni contro di noi. L'apostolo lo amplia qui, e mostra:

1. Qual è il nostro pericolo, e che bisogno abbiamo di indossare questa intera armatura, considerando che tipo di nemici abbiamo a che fare: il diavolo e tutte le potenze delle tenebre: Poiché non lottiamo contro carne e sangue, ecc., Efesini 6:12. Il combattimento per il quale dobbiamo essere preparati non è contro i comuni nemici umani, non solo contro uomini composti di carne e sangue, né contro la nostra natura corrotta singolarmente considerata, ma contro le diverse schiere di diavoli, che hanno un governo che esercitano in questo mondo.

(1.) Abbiamo a che fare con un nemico subdolo, un nemico che usa astuzie e stratagemmi, come Efesini 6:11. Ha mille modi di sedurre le anime instabili: per questo è chiamato serpente per sottigliezza, un serpente antico, esperto nell'arte e nel mestiere di tentare.

(2.) È un nemico potente: principati, potenze e governanti. Sono numerosi, sono vigorosi, e governano in quelle nazioni pagane che sono ancora nelle tenebre. Le parti oscure del mondo sono la sede dell'impero di Satana. Sì, stanno usurpando principi su tutti gli uomini che sono ancora in uno stato di peccato e ignoranza. Quello di Satana è un regno di tenebre; mentre quello di Cristo è un regno di luce.

(3.) Sono nemici spirituali: malvagità spirituale nelle alte sfere, o spiriti malvagi, come alcuni la traducono. Il diavolo è uno spirito, uno spirito malvagio; e il nostro pericolo è maggiore da parte dei nostri nemici, perché non sono visti e ci assalgono prima che ce ne accorgiamo. I diavoli sono spiriti malvagi, e principalmente infastidiscono i santi con la malvagità spirituale, l'orgoglio, l'invidia, la malizia, ecc. Si dice che questi nemici siano in luoghi elevati, o in luoghi celesti, così si dice, prendendo il cielo (come si dice) per l'intera estensione, o diffondendosi dall'aria tra la terra e le stelle, essendo l'aria il luogo da cui i diavoli ci assalgono. O il significato può essere,

"Lottiamo per i luoghi o le cose celesti";

Così alcuni degli antichi lo interpretano. I nostri nemici si sforzano di impedire la nostra ascesa al cielo, di privarci delle benedizioni celesti e di ostacolare la nostra comunione con il cielo. Ci assalgono nelle cose che appartengono alle nostre anime e si sforzano di deturpare l'immagine celeste nei nostri cuori; e quindi dobbiamo stare in guardia contro di loro. Abbiamo bisogno di fede nella nostra guerra cristiana, perché abbiamo nemici spirituali con cui lottare, così come di fede nella nostra opera cristiana, perché abbiamo la forza spirituale da recuperare. Così vedi il tuo pericolo.

2. Qual è il nostro dovere: prendere e indossare l'intera armatura di Dio, e poi mantenere la nostra posizione e resistere ai nostri nemici.

(1.) Dobbiamo resistere, == Efesini 6:13. Non dobbiamo cedere alle lusinghe e agli assalti del diavolo, ma opporci ad essi. Si dice che Satana si erga contro di noi, == 1Cronache 21:1. Se egli si erge contro di noi, noi dobbiamo opporci a lui; stabilire, e mantenere, un interesse nell'opposizione al diavolo. Satana è il malvagio, e il suo regno è il regno del peccato: opporsi a Satana è lottare contro il peccato. affinché possiate resistere nel giorno malvagio, nel giorno della tentazione o di qualsiasi grave afflizione.

(2.) Dobbiamo mantenere la nostra posizione: e, dopo aver fatto tutto, resistere. Dobbiamo decidere, per grazia di Dio, di non cedere a Satana. Resistergli, ed egli fuggirà. Se diffidiamo della nostra causa, o del nostro capo, o della nostra armatura, gli diamo un vantaggio. Il nostro compito attuale è quello di resistere agli assalti del diavolo e di distinguerlo; e allora, avendo fatto tutto ciò che spetta ai buoni soldati di Gesù Cristo, la nostra guerra sarà compiuta e saremo infine vittoriosi.

(3.) Dobbiamo stare armati; e questo è qui più ampio. Ecco un cristiano in armatura completa: e l'armatura è divina: armatura di Dio, armatura di luce, == Romani 13:12. Armatura di giustizia, == 2Corinzi 6:7. L'apostolo specifica i particolari di questa armatura, sia offensiva che difensiva. La cintura o cintura militare, la corazza, gli schinieri (o scarpe da soldato), lo scudo, l'elmo e la spada. È osservabile che, tra tutti, non ce n'è nessuno per la schiena; Se voltiamo le spalle al nemico, rimaniamo esposti.

[1.] La verità o la sincerità è la nostra cintura, Efesini 6:14. Fu profetizzato di Cristo (Isaia 11:5) che la giustizia sarebbe stata la cintura dei suoi fianchi e la fedeltà la cintura delle sue reni. Ciò di cui Cristo è stato cinto tutti i cristiani deve essere cinto di questo. Dio desidera la verità, cioè la sincerità, nelle parti interiori. Questa è la forza dei nostri lombi; e cinge tutti gli altri pezzi della nostra armatura, e quindi è menzionato per primo. Non conosco religione senza sincerità. Alcuni lo comprendono della dottrina delle verità del vangelo: dovrebbero aderire a noi come la cintura fa con i lombi, Geremia 13:11. Questo tratterrà dal libertinaggio e dalla licenziosità, come una cintura trattiene e trattiene nel corpo. Questa è la cintura del soldato cristiano: non cinto da questo, egli non è benedetto.

[2.] La giustizia deve essere la nostra corazza. La corazza protegge i parametri vitali, protegge il cuore. La giustizia di Cristo imputata a noi è la nostra corazza contro le frecce dell'ira divina. La giustizia di Cristo impiantata in noi è la nostra corazza per fortificare il cuore contro gli attacchi che Satana fa contro di noi. L'apostolo lo spiega in 1Tessalonicesi 5:8, Rivestirsi del pettorale della fede e dell'amore. La fede e l'amore comprendono tutte le grazie cristiane, perché per la fede siamo uniti a Cristo e per l'amore ai fratelli. Esse dedurranno una diligente osservanza del nostro dovere verso Dio e un giusto comportamento verso gli uomini, in tutti gli uffici della giustizia, della verità e della carità.

[3.] La risoluzione deve essere come gli schinieri alle nostre gambe: e i loro piedi calzati con la preparazione del vangelo della pace, == Efesini 6:15. Calzari, o schinieri di rame, o simili, facevano anticamente parte dell'armatura militare (1Samuele 17:6): il loro uso era per difendere i piedi dalle trappole per il fiele e dai bastoni affilati, che erano soliti essere posati di nascosto sulla strada, per ostacolare la marcia del nemico, coloro che vi cadevano sopra erano inadatti a marciare. La preparazione del vangelo della pace significa uno stato d'animo preparato e risoluto, per aderire al vangelo e rispettarlo, che ci permetterà di camminare con passo costante nella via della religione, nonostante le difficoltà e i pericoli che possono presentarsi. È chiamato il vangelo della pace perché porta ogni sorta di pace, pace con Dio, con noi stessi e gli uni con gli altri. Può anche essere inteso per ciò che prepara per l'intrattenimento del Vangelo, vale a dire, il pentimento. Con questo i nostri piedi devono essere ferrati, perché vivendo una vita di pentimento siamo armati contro le tentazioni di peccare e i disegni del nostro grande nemico. Il Dr. Whitby pensa che questo possa essere il senso delle parole:

"Affinché tu possa essere pronto per il combattimento, sii calzato con il

vangelo della pace, sforzati di farlo in modo pacifico e tranquillo

mente che il Vangelo richiede. Non essere facilmente irritabile,

non incline a litigare, ma mostra ogni gentilezza e ogni

longanimità a tutti gli uomini, e questo certamente ti preserverà

da molte grandi tentazioni e persecuzioni, come fecero coloro che

scarpe di ottone i soldati da quelle trappole per fiele",

ecc.

[4.] La fede deve essere il nostro scudo: Soprattutto, o principalmente, prendere lo scudo della fede, == Efesini 6:16. Questo è più necessario di tutti loro. La fede è tutto in tutto per noi nell'ora della tentazione. Il pettorale protegge i parametri vitali; Ma con lo scudo ci giriamo in ogni direzione. Questa è la vittoria sul mondo, anche sulla nostra fede. Dobbiamo essere pienamente persuasi della verità di tutte le promesse e le minacce di Dio, e tale fede è di grande utilità contro le tentazioni. Considerate la fede come l 'evidenza di cose che non si vedono e la sostanza di cose sperate, e sembrerà di ammirevole utilità a questo scopo. La fede, in quanto accoglienza di Cristo e dei benefici della redenzione, in quanto derivante da Lui la grazia, è come uno scudo, una sorta di difesa universale. Il nostro nemico, il diavolo, è qui chiamato il malvagio. Egli stesso è malvagio, e si sforza di renderci malvagi. Le sue tentazioni sono chiamate dardi, a causa del loro volo rapido e indiscernibile, e delle profonde ferite che danno all'anima; Dardi infuocati, per allusione ai dardi velenosi che erano soliti infiammare le parti che ne erano ferite, e quindi erano così chiamati, come i serpenti con punture velenose sono chiamati serpenti infuocati. Le tentazioni violente, con le quali l'anima viene incendiata dall'inferno, sono i dardi che Satana ci lancia. La fede è lo scudo con cui dobbiamo spegnere questi dardi infuocati, con il quale dovremmo riceverli, e renderli così inefficaci, affinché non ci colpiscano, o almeno non ci facciano del male. Osservate, la Fede, ha agito sulla parola di Dio e applicando quella, ha agito sulla grazia di Cristo e migliorandola, spegne i dardi della tentazione.

[5.] La salvezza deve essere il nostro elmo (Efesini 6:17); cioè, la speranza, che ha per oggetto la salvezza; così 1Tessalonicesi 5:8. Il casco fissa la testa. Una buona speranza di salvezza, ben fondata e ben costruita, purificherà l'anima e la preserverà dall'essere contaminata da Satana, e conforterà l'anima e la preserverà dall'essere turbata e tormentata da Satana. Ci tenterebbe alla disperazione; ma la buona speranza ci fa confidare in Dio e gioire in lui.

[6.] La parola di Dio è la spada dello Spirito. La spada è una parte molto necessaria e utile dell'arredamento di un soldato. La parola di Dio è molto necessaria, e di grande utilità per il cristiano, al fine di mantenere la guerra spirituale e di avere successo in essa. È chiamata la spada dello Spirito, perché è opera dello Spirito ed egli la rende efficace e potente, e più affilata di una spada a doppio taglio. Come la spada di Golia, non c'è niente di simile; con essa assaltiamo gli assalitori. Gli argomenti delle Scritture sono gli argomenti più potenti con cui respingere la tentazione. Cristo stesso resistette alle tentazioni di Satana con, è scritto, == Matteo 4:4,6,7,10. Questo, essendo nascosto nel cuore, preserverà dal peccato (Salmi 119:11), e mortificherà e ucciderà quelle concupiscenze e corruzioni che sono latenti lì.

[7.] La preghiera deve allacciarsi su tutte le altre parti della nostra armatura cristiana, Efesini 6:18. Dobbiamo unire la preghiera a tutte queste grazie, per la nostra difesa contro questi nemici spirituali, implorando l'aiuto e l'assistenza di Dio, a seconda dei casi: e dobbiamo pregare sempre. Non come se non dovessimo fare altro che pregare, perché ci sono altri doveri della religione e delle nostre rispettive posizioni nel mondo che devono essere compiuti al loro posto e a loro tempo; ma dovremmo mantenere tempi costanti di preghiera, ed essere costanti con essi. Dobbiamo pregare in ogni occasione, e tutte le volte che le nostre necessità e quelle degli altri ci chiamano a farlo. Dobbiamo sempre mantenere una disposizione alla preghiera e dobbiamo mescolare le preghiere giaculatorie con altri doveri e con gli affari comuni. Sebbene la preghiera fissa e solenne possa talvolta essere inopportuna (come quando si devono svolgere altri doveri), tuttavia le pie giaculatorie non possono mai esserlo. Dobbiamo pregare con tutte le preghiere e le suppliche, con tutti i tipi di preghiera: pubblica, privata e segreta, sociale e solitaria, solenne e improvvisa; con tutte le parti della preghiera: confessione dei peccati, richiesta di misericordia e ringraziamento per i favori ricevuti. Dobbiamo pregare nello Spirito; il nostro spirito deve essere impiegato nel dovere e dobbiamo farlo per la grazia del buon Spirito di Dio. Dobbiamo vigilare su di essa, sforzandoci di mantenere i nostri cuori in una cornice di preghiera, e cogliendo tutte le occasioni, e migliorando tutte le opportunità, per il dovere: dobbiamo vigilare su tutti i movimenti del nostro cuore verso il dovere. Quando Dio dice: "Cercate la mia faccia, i nostri cuori devono obbedire", Salmi 27:8. Dobbiamo farlo con tutta la perseveranza. Dobbiamo attenerci al dovere della preghiera, qualunque cambiamento ci possa essere nelle nostre circostanze esteriori, e dobbiamo continuare a farlo finché viviamo nel mondo. Dobbiamo perseverare in una preghiera particolare; non tagliarla corta, quando i nostri cuori sono disposti ad allargarsi, e c'è tempo per farlo, e le nostre occasioni lo richiedono. Dobbiamo anche perseverare nelle richieste particolari, nonostante alcuni scoraggiamenti e repulsioni presenti. E dobbiamo pregare con supplica, non solo per noi stessi, ma per tutti i santi; poiché siamo membra gli uni degli altri. Osservate: Nessuno è tanto santo e in così buone condizioni in questo mondo, che non abbia bisogno delle nostre preghiere, e dovrebbe averle. L'apostolo passa quindi alla conclusione dell'epistola.

19 Ver. 19.

Qui

I. Desidera le loro preghiere per lui, Efesini 6:19. Avendo menzionato la supplica per tutti i santi, egli si mette nel numero. Dobbiamo pregare per tutti i santi, e in particolare per i fedeli ministri di Dio. Fratelli, pregate per noi, affinché la parola del Signore corra e sia glorificata. Osservate per che cosa egli vorrebbe che pregassero in suo favore:

"Affinché mi sia data parola; affinché io possa essere

allargato dalle mie attuali restrizioni, e così ho la libertà

per propagare la fede di Cristo; affinché io possa avere la capacità

esprimermi in modo adeguato e conveniente; e

per aprire la mia bocca con franchezza, cioè per poter

trasmetti tutto il consiglio di Dio, senza alcun vile timore,

vergogna, o parzialità".

Far conoscere il mistero del Vangelo; alcuni lo comprendono di quella parte del Vangelo che riguarda la chiamata dei Gentili, che fino ad allora, come un mistero, era stata nascosta. Ma l'intero vangelo era un mistero, finché non fu reso noto dalla rivelazione divina; ed è opera dei ministri di Cristo pubblicarlo. Osservate, Paolo aveva una grande padronanza del linguaggio; lo chiamavano Mercurio, perché era l'oratore principale (Atti 14:12), eppure voleva che i suoi amici chiedessero a Dio il dono della parola per lui. Era un uomo di grande coraggio, e spesso si distinse per questo; eppure voleva che pregassero affinché Dio gli desse coraggio. Sapeva bene cosa dire come qualsiasi uomo; ma egli desidera che preghino per lui, affinché egli parli come deve parlare. L'argomento con cui egli fa valere la sua richiesta è che per amore del vangelo egli era un ambasciatore in catene, == Efesini 6:20. Fu perseguitato e imprigionato per aver predicato il Vangelo; sebbene, ciò nonostante, rimase nell'ambasciata affidatagli da Cristo, e persistette nel predicarla. Osservare

1. Non è una novità che i ministri di Cristo siano in catene.

2. È difficile per loro parlare con coraggio quando questo è il loro caso.

3. I ministri migliori e più eminenti hanno bisogno delle preghiere dei buoni cristiani e possono trarne vantaggio; e quindi dovrebbero desiderarli ardentemente. Avendo così desiderato le loro preghiere,

II. Egli raccomanda loro Tichico, Efesini 6:21,22. Gli mandò questa epistola, affinché potesse farli conoscere ciò di cui le altre chiese erano informate, vale a dire, come faceva e cosa faceva; come fu usato dai Romani nelle sue catene, e come si comportò nelle sue attuali circostanze. È desiderabile per i buoni ministri sia che i loro amici cristiani conoscano il loro stato, sia che conoscano la condizione dei loro amici; poiché in questo modo possono aiutarsi meglio l'un l'altro nelle loro preghiere. - E che egli possa confortare i loro cuori, dando un resoconto delle sue sofferenze, della causa di esse, e del temperamento della sua mente e del suo comportamento sotto di esse, da impedire che venissero meno alle sue tribolazioni e persino da servire loro materia di gioia e di ringraziamento. Dice loro che Tichico era un fratello amato e un fedele ministro nel Signore. Era un cristiano sincero, e quindi un fratello in Cristo: era un fedele ministro nell'opera di Cristo, ed era molto caro a Paolo, il che rende l'amore di Paolo per questi Efesini cristiani ancora più evidente, in quanto ora dovrebbe separarsi da un amico così buono e caro per il loro bene, quando la sua compagnia e la sua conversazione devono essere state particolarmente piacevoli e utili per lui. Ma i servitori fedeli di Gesù Cristo sono soliti preferire il bene pubblico ai propri interessi privati o personali.

III. Conclude con i suoi auguri e le sue preghiere per loro, e non solo per loro, ma per tutti i fratelli, Efesini 6:23,24. La sua benedizione abituale era: Grazia e pace; eccolo, pace ai fratelli, e amore con fede. Per pace dobbiamo intendere ogni sorta di pace: pace con Dio, pace con la coscienza, pace tra di loro: e tutta la prosperità esteriore è inclusa nella parola, come se egli avesse detto:

"Desidero la continuazione e l'aumento di ogni felicità

tu".

E amare con fede. Questo spiega in parte ciò che egli intende nel versetto seguente per grazia; non solo la grazia nella fonte, o l'amore e il favore di Dio, ma la grazia nei ruscelli, la grazia dello Spirito che fluisce da quel principio divino, la fede e l'amore che includono tutto il resto. È la continuazione e l'incremento di questi che egli desidera per loro, nei quali erano già iniziati. Segue, da Dio Padre, ecc. Tutta la grazia e le benedizioni derivano ai santi da Dio, attraverso il merito e l'intercessione di Gesù Cristo nostro Signore. La benedizione di chiusura è più estesa della prima; poiché in questo egli prega per tutti i veri credenti di Efeso, e dappertutto. È indubbio carattere di tutti i santi che amano nostro Signore Gesù Cristo. Il nostro amore per Cristo non è accettabile, a meno che non sia sincero: infatti non c'è cosa come l'amore per Cristo, checché ne facciano gli uomini, dove non c'è sincerità. Si possono leggere le parole: La grazia sia con tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo nell'incorruttibilità, che perseverano nel loro amore per lui, in modo da non esserne corrotti da esche o seduzioni di sorta, e il cui amore per lui non è corrotto da alcuna concupiscenza opposta, o dall'amore per qualsiasi cosa a lui dispiacente. La grazia, cioè il favore di Dio, e ogni bene (spirituale e temporale), cioè il prodotto di esso, sono e saranno con tutti coloro che amano così il nostro Signore Gesù Cristo. Ed è, o dovrebbe essere, il desiderio e la preghiera di ogni amante di Cristo che possa essere così per tutti i suoi fratelli cristiani. Amen, così sia.

Commentario del Nuovo Testamento:

Efesini 6

1 c) Le relazioni fra genitori e figliuoli: Efesini 6:1-4.

Figliuoli, ubbidite ai vostri i genitori, poichè gli è giusto

È giusto non «perchè conforme alla legge di Dio», come intesero Teodoreto ed il Calvino; ma perchè in cotesta obbedienza sta l'essenza, la base delle relazioni che passano tra figliuoli e genitori. Dice lo Eadie: Cotesta ubbidienza la natura l'esige, la Scrittura l'ordina, il figliuol di Dio la esemplifica». (Cfr. Colossesi 3:20).

2 «Onora tuo padre e tua madre» è il primo comandamento accompagnato da promessa

È la citazione del quinto comandamento Esodo 20:12; Deuteronomio 5:16. L'apostolo, che ha già affermato il precetto «giusto» perchè basato sul diritto naturale, mette qui, a base del medesimo precetto, la autorità ispirata della Parola di Dio. Quel dire è il primo comandamento accompagnato da promessa ha creato qualche difficoltà. Già Origene menzionava cotesta difficoltà relativa al valore di cotesto primo: «Primo» per rispetto a che? A tutti gli altri comandamenti mosaici? O per rispetto ai precedenti comandamenti del Decalogo? Origene, dico, rispondeva così: «Tutti quanti i comandamenti del Decalogo sono «primi» nel senso che furono «i primi» dati dopo l'esodo dall'Egitto». Ma v'è una risposta migliore di cotesta da dare. Questo comandamento è «il primo» che sia accompagnato da promessa, per rispetto agli altri precedenti del Decalogo. Va bene che anche il secondo comandamento ha una promessa; ma lo si osservi bene; codesta promessa è del tutto generica, e non è fatta in modo speciale dipendere dall'osservanza del precetto stesso. Naturalmente la prima soluzione del problema che si presenta alla mente, è questa: Questo è il primo comandamento con promessa della seconda tavola della legge. Ma disgraziatamente Filone e Giuseppe Flavio ci dicono che gli ebrei non dividevano i precetti nelle due tavole, come facciamo noi. Essi mettevano cinque comandamenti per tavola; di guisa che il nostro, invece d'essere come per noi il primo della seconda tavola, era l'ultimo della prima.

3 «Affinchè tu sia felice e viva lungamente sulla terra»

L'apostolo cita, secondo la Septuaginta, Esodo 20:12; ma omette, nella sua citazione, queste parole: «sulla buona la terra, che il Signore Iddio tuo ti dà. Il senso e la portata della promessa, per Israele, son cose chiare, trasparenti. La terra che il Signore Iddio dà al suo popolo, è la terra di Canaan; la promessa è fatta «collettivamente» al popolo, e significa questo: Onora tuo padre e tua madre; la tua ubbidienza Liliale sarà il termometro della tua vita religiosa e della tua vita morale; e s'ella sarà sempre quel che Dio vuole che sia, ti preserverà dalle aberrazioni e dai delitti che attirano sul capo dei colpevoli i tremendi giudici di Dio, e ti darà di viver felice e lungamente in quel paese che fu il sogno dei tuoi antenati. Questo dico è per Israele, ed è chiaro. Ma nell'ambito cristiano qual'è il valore di cotesta promessa? Cercar di spiegare la promessa volatilizzandola nel crogiuolo della interpretazione allegorica, come fecero Girolamo e l'Aquinate e qualche moderno l'Olshausen e lo Schrader che dissero: Canaan è tipo del cielo; e la felicità promessa qui e la felicità dell'«al di là» e cosa semplicemente assurda. La promessa qui non è una fantasmagoria; è un qualcosa di reale, di attuale, di profondamente vero, in un senso «collettivo» ed in un senso «individuale». Il senso «collettivo» è il Moro che lo ha scultoriamente ritratto, in questa frase: Patriam florere diu, ubi liberorum sit erga parentes reverentia. Ed è un fatto: La patria ove la pietà filiale è coltivata, è sempre in fiore. L'applicazione «individuale della promessa è il Rev. J. Aitken che l'ha colta magistralmente nel suo bel libro: «The abiding law». Ecco le sue parole: «La vita che comincia col circondare d'un rispetto sincero la prima autorità che incontra sul suo cammino; la vita che trova la propria educazione all'ombra d'un felice santuario domestico, e che ha nei genitori ch'ella rispetta ed ama un tale incoraggiamento alla virtù che non è superato se non dall'incoraggiamento che le viene dall'amore di Dio, è una vita che ha dalla sua ogni vantaggio fisico e morale; è una vita che ha «la promessa della vita presente» e «la promessa della vita a venire». Il giovine «che si fa beffe d'un padre e che disdegna d'obbedire ad una madre» Proverbi 30:17 ha già messo il piede in quella «via larga» che «mena alla distruzione», ed è ruinato per il tempo e per l'eternità. I figliuoli che ubbidiscono ai loro genitori, per correttezza d'istinto, per squisitezza di sentimento e per grazia di Dio hanno drizzato i loro primissimi passi in quella «via stretta», che così nell'al «al di qua» come nell'«al di là», «mena alla vita».

4 E voi, padri, non irritate i vostri figliuoli, ma allevateli in disciplina e in ammonizione del Signore

Cfr. Colossesi 3:21; Proverbi 19:18; Deuteronomio 6:7,20-25; Salmi 78:4.

E voi...

L'apostolo, con una rapida transizione, accentua il fatto che il dovere non è tutto dal lato dei figliuoli. «E voi, padri...»

E perchè «i padri» soltanto, e non anco le madri?...» «La disciplina», risponde lo Eadie, «è specialmente cosa dei padri, e sono loro che corrono il rischio di amministrarla esorbitando e lasciandosi trasportare dal loro malumore. La raccomandazione dell'apostolo non s'addirebbe tanto alle mamme le quali invece, se mai, corrono il rischio di sciupare i loro figliuoli per eccessiva indulgenza e per esuberanza di tenerezza». Per quanto tutto questo sia vero, forse è più corretto lo spiegare la cosa così. Egli parla ai «padri» perchè considera le madri come soggette ai mariti Efesini 5:22,24,33, i quali sono delle mogli i rappresentanti responsabili.

Non irritate i vostri figliuoli.

Cfr. Colossesi 3:21. E i figliuoli si irritano quando son trattati duramente, in modo sragionevole, o per ragioni che sanno tropo di parzialità e di favoritismo. Il figliuolo irritato, «si perde d'animo» Colossesi 3:21; lo spirito di piacere ai suoi genitori in lui si spenge; e spento come sia, l'ubbidienza cessa d'essere un sentimento filiale; ella diviene l'atto meccanico dell'individuo che si sottomette e si curva, perchè ha spavento della verga.

Ma allevateli in disciplina e in ammonizione del Signore.

La παιδεια, che rendiamo per disciplina, quantunque possa anche significare «correzione», «castigo» in senso speciale 1Corinzi 11:32; 2Corinzi 6:9, qui ha il significato largo, comprensivo, di «disciplina» «educazione», che troviamo anche in 2Timoteo 2:25; Tito 2:12.

L'ammonizione,

νουθεσια, è qualcosa di più limitato, di più determinato dello «educare»: è l'«ammonizione», è «la istruzione formale»; è, come dice il termine stesso, un «porre nella mente» un qualcosa di specifico.

Del Signore è genitivo che va unito ad ambedue i sostantivi: «disciplina» e «ammonizione». Il Signore qui, non è Dio, ma è Cristo. E il genitivo significa: «In quella disciplina e in quell'ammonizione, che vengono dal Signore; che son cosa del Signore; o che il Signore stesso amministra ed ispira».

5 d) Le relazioni fra padroni e schiavi: Efesini 6:5-9.

Schiavi, ubbidite a quelli che vi son padroni secondo la carne, con tintore e tremore, nella semplicità, del cuor vostro, come a Cristo.

Il mondo secondo la carne designa una relazione tutta materiale ed esterna (1Corinzi 1:26; 2Corinzi 5:16 ecc.): «A quelli che vi son signori di una signoria che è soltanto dell'ambito del corpo». Onde il Crisostomo ne inferiva questo pensiero: La tirannia di cotesti padroni non era dunque che un «dispotismo temporale e di breve durata».

Con timore e tremore

(Cfr. 1Corinzi 2:3; 2Corinzi 7:15; Filemone 2:12). È modo che descrive graficamente la condizione dell'animo di colui che compie il dover suo con sollecitudine ansiosa.

Nella semplicità del cuor vostro

è l'opposto della «doppiezza d'animo, di cuore», propria di colui che fa e dice, come lo schiavo dovea purtroppo sentirsi spinto a fare e a dire: «Par che lavori, ma non lavoro!...».

Come a Cristo.

Ubbidite, cioè, ai vostri padroni secondo la carne... con lo stesso spirito col quale, servireste a Cristo.

6 Non servendoli soltanto quando v'hanno gli occhi addosso come se aveste da piacere agli uomini, ma da schiavi di Cristo, che fanno di buon cuore la volontà di Dio

Il termine scultorio οφθαλμοδουλεια «schiavitù dell'occhio» non si trova nel greco classico; nel Nuovo T. è soltanto qui e in Colossesi 3:22 ed è evidentemente una creazione di Paolo.

7 Serviteli con affezione, come se si trattasse del Signore e non degli uomini.

Con affezione;

rendendovi ben conto di questo fatto: che Colui che in realtà servite, non è un tiranno; è Cristo; un Signor buono e generoso. Il vostro servigio, esternamente, rimarrà un servigio fatto agli uomini; ma il suo motivo ed il suo spirito sia: Cristo! È per questo modo che anche il servizio più umile può diventare un sacrificio a Dio.

8 Ben sapendo che ognuno, schiavo o libero che sia, del bene che avrà fatto riceverà la retribuzione dal Signore.

9 E voi, padroni, fate altrettanto per «quel che concerne loro

Cfr. Colossesi 3:25 o Colossesi 4:1. È quel che il Calvino chiama: «Jus analogum»; il «diritto d'analogia».

Astenetevi dalle minacce, ben sapendo che il Padrone e vostro e loro è nel cielo e che per lui non v'è preferenza personale.

La «minaccia» è stata sempre l'arma del padrone di schiavi. Or l'apostolo non dice: «Rallentate codeste minacce!» «Modificate il vostro modo di fare! No: egli dice addirittura: «Smettetela!» Lo Eadie ricorda che la «Lex Petronia» avea già proibito ai padroni di buttare a piacere loro gli schiavi alle belve; e che Catone avea detto: «Homines tamen esse memento» «Ricordatevi che i vostri schiavi son pur degli uomini!..;» ma niuno s'era mai sognato di esclamare in faccia a cotesti padroni, «Smettetela!» La parola προσωπολημψια che significa «parzialità», «preferenza. personale», non è del greco classico; si trova soltanto nel Nuovo T. Romani 2:11; Colossesi 3:25; Giacomo 2:1 e negli scrittori ecclesiastici.

Riflessioni

1. A ben valutare la raccomandazione che l'apostolo dà ai coniugi Efesini 5:22-33, bisogna, dice il Reuss, ricondursi al tempo in cui egli viveva. L'antichità in genere, e l'Oriente in ispecie, assegnavano alla donna un luogo secondario nella famiglia e non la consideravano altrimenti, si può dire, che come la prima fra le serve del padrone di casa. La predicazione evangelica, dando alla questione religiosa una base indipendente dalle condizioni sociali Galati 3:28, dovea necessariamente condurre ad un mutamento considerevole nelle relazioni domestiche e far penetrare l'idea della uguaglianza là dove le abitudini e perfino le leggi aveano fatto largo al dispotismo, che spesso e volentieri era dispotismo addirittura brutale. Ed è appunto in cotesta predicazione che sta una delle cause principali del grande progresso e dello incivilimento delle nazioni cristiane. Tuttavia, pur proclamando cotesta uguaglianza dei sessi dal punto di vista religioso, un pensatore come Paolo non potea disconoscere che ciascun sesso avea ricevuto dal Creatore un compito od un ambito speciale nella famiglia; e sapeva bene che sconvolgere cotest'ordine di natura per mezzo d'una specie di emancipazione rivoluzionaria, sarebbe stata cosa fatale. Ora, la esperienza quotidiana insegna chiaramente che gli uomini sono purtroppo facilmente inclinati a lasciarsi trascinare da un estremo all'altro; e non deve quindi far meraviglia se nella Chiesa primitiva scorgiamo certe velleità di sconfinata indipendenza fra delle donne che, dopo aver capito che l'antico regime doveva essere abolito, non sapevano lì per lì porsi sulla diritta via del dovere. Ed è a più riprese che Paolo (1Corinzi 11:2 seg.: 1Corinzi 14:34; cfr. 1Timoteo 2:12 seg. ecc.) si trova costretto a parlar di questo soggetto in modo da, farci intravedere quali gravi imbarazzi e malanni nascessero da un malinteso, volontario o involontario che fosse. Questo ci spiega il come sia che l'apostolo, mentre da un lato esorta i mariti all'amore, insista così sulla sottomissione quando parla alle mogli (Reuss).

2. «Mariti, amate le vostre mogli, nel modo che anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei! Efesini 5:25», dice l'apostolo. Quale ideale è questo che Paolo propone all'affetto dei mariti! Il Meyer osserva qui giustamente: «È impossibile di concepire per la vita coniugale un ideale più sublime di questo che, nel tempo stesso ch'è così sublime, sgorga immediatamente dalle viventi profondità della coscienza cristiana, e diventa quindi capace di pratica applicazione in tutte le concrete relazioni sociali». Il commento del Crisostomo, poi, a questo punto, è squisito: «Hai tu veduta la misura della ubbidienza? Odi adesso la misura dell'amore. Vorresti tu che tua moglie ti ubbidisse come la Chiesa ubbidisce a Cristo? Abbi tu cura di lei come Cristo ha cura della Chiesa; e se fosse necessario che tu dessi la tua vita per lei, o che tu fossi fatto a pezzi cento volte, o che tu soffrissi qualsiasi cosa, fallo. E se cotesto tu l'hai già sofferto, ricordatelo; tu non hai fatto quel che ha fatto Cristo; che tu l'hai fatto per una alla quale tu eri già unito; mentr'Egli l'ha fatto per colei che l'avea reietto e che l'odiava... Egli se la trasse ai piedi non per via di minacce, non per ispaventi o per qualcosa di simile; Egli se la trasse ai piedi per la sua gran sollecitudine».

3. «Questo mistero è grande», dice l'apostolo Efesini 5:32. E la Vulgata traduce: «Sacramentum hoc magnum est». E non è il solo passo in cui la Vulgata traduca erroneamente per sacramentum la parola mistero ( μυστηριον) di San Paolo (Vedi Efesini 1:9; 3:3,9; Colossesi 1:27; 1Timoteo 3:16; Apocalisse 1:20). E non v'ha dubbio che fu l'autorità di questo passo così malamente tradotto e interpretato, che determinò il titolo alla dignità sacramentale che la Chiesa Romana volle conferita al matrimonio. Si quis dixerit, matrimonium non esse vere et proprie unum ex septem legis evangelicae sacramentis a Christo domino nostro institutum, sed ab hominibus in ecclesia inventum, neque gratiam conferre, anathema sit (Conc. Trident. Sess. 24, cap. 1). In una enciclica del 1832 (citata dallo Eadie) si trova questo passo: «Il matrimonio, secondo l'espressione di S. Paolo, è un gran sacramento in Cristo e nella Chiesa». Gregorio XVI non avea badato alla enfatica espressione di Paolo: «Io parlo (non del matrimonio, ma) di Cristo e della Chiesa!» Efesini 5:32. E codeste sbadataggini, se si capiscono in un semplice mortale che ammette la possibilità di prendere un marrone esegetico, mal si capiscono in un papa che, quando tratta ufficialmente l'esegesi, pretende di essere infallibile. Il marrone esegetico papale, del resto, non sono io che l'ho rilevato; l'hanno rilevato dei dottori, che nella Chiesa di Roma vanno per la maggiore. Ecco il cardinal Cafetano, per esempio, che, commentando il nostro passo paulino, dice: «Non habes ex hoc loco, prudens lector, a Paulo conjugium esse sacramentum. Non enim dixit esse sacramentum, sed mysterium». E nello stesso modo, Estio. E anche Erasmo: «Neque nego matrimonium esse sacramentum, sed an ex hoc loco doceri possit proprie dici sacramentum quemadmodum baptismus dicitur, excuti volo». Quant'è alla soluzione del problema se il matrimonio debba o no considerarsi come un sacramento, ella dipende interamente dalla definizione che si dà del sacramento stesso. Se per «sacramenti» s'hanno da intendere unicamente delle istituzioni che Gesù ha create, o delle istituzioni che, pur avendo esistito prima, hanno però ricevuto da Gesù un significato nuovo, specificamente cristiano, è un fatto che il matrimonio non è un sacramento. Il matrimonio è Dio che l'ha istituito Genesi 2:21-24. Gesù trovò dunque il matrimonio già in vigore, e ne accetta apertamente l'origine divina Marco 10:6-8. Anche a prendere la definizione di Agostino: «Il sacramento è un segno visibile di una grazia invisibile», vi sarebbe sempre luogo a domandarsi se proprio il matrimonio s'avesse a chiamare un sacramento. Un «segno visibile!» Ma il matrimonio non è un «segno»; non è un «simbolo»; è un fatto; è un contratto sociale che la religione sancisce. E poi: quale sarebbe mai la «grazia invisibile» nascosta sotto il velame del segno matrimoniale? Io, cotesta «grazia invisibile» la discerno a traverso il simbolo dell'acqua battesimale; la discerno sotto il velame del «pane» e del «vino» della comunione; ma, confesso la verità, non la so discernere in un fatto, che per me non ha assolutamente nulla di simbolico. E non basta. Bisogna andar adagio con questi «segni visibili di una grazia invisibile»; perchè, se ad ogni rito o ad ogni cerimonia che sia, o che racchiuda il segno di un qualcosa di spirituale s'ha da dare la dignità sacramentale, i sacramenti non saranno più nè due nè sette, ma s'avranno addirittura a contare a dozzine. E per finire; nello anatema tridentino (Sess. 24 cap. 1) va osservato che il Concilio dà il matrimonio come un sacramento a Christo domino institutum. Il che evidentemente costituisce un marrone conciliare, che ben s'accompagna col marrone papale del '32: marroni ambedue che non sarebbero forse mai stati presi, se Girolamo non avesse cominciato lui col fare un sacramento di quel «mistero» a proposito del quale Paolo, quasi avesse il presentimento di quel che sarebbe poi successo, esclamò nel passo efesino: «Badate!... Io parlo qui non del matrimonio, ma di Cristo e della Chiesa!».

4. La seconda specie di relazioni domestiche messe dall'apostolo sotto la sanzione dei principi evangelici, è quella delle relazioni che passano fra figliuoli e genitori e fra genitori e figliuoli Efesini 6:1-4. L'antichità regolava codeste relazioni affermando l'autorità assoluta del padre e imponendo così ai figliuoli una sottomissione tutta legale e paurosa. Paolo non vuole, no, che si vada all'estremo opposto; ma domanda una educazione cristiana che sia seria e dolce ad un tempo; ed una ubbidienza che sia spontanea, gioiosa e che venga dal cuore (Reuss).

5. Della schiavitù e delle sue relazioni con l'Evangelo avremo a riparlare a proposito della lettera a Filemone. Qui intanto, a proposito di Efesini 6:5-9, riproduco soltanto a larghi tratti alcune osservazioni dello Eadie. La schiavitù esisteva in tutte le città della Ionia e dell'Asia minore; e in parecchie di codeste città, gli schiavi eran più numerosi dei liberi. Si sa che il più degli artigiani e dei manifattori si trovava nella classe degli schiavi; ed è certo che moltissimi di codesti schiavi accettarono l'Evangelo e divennero membri delle chiese primitive; infatti, Celso (vedi Origene, Contra Cetsum, I. 3) diceva che i più attivi propagatori del cristianesimo si trovavano fra i tessitori, i ciabattini, i purgatori di panni, fra la gente rustica e illetterata. Ma il cristianesimo non s'impose per via di rivoluzioni; non prese addirittura d'assalto le forme che trovò di vita sociale. Se avesse fatto così, avrebbe finito con l'affogare nel sangue la religione bambina. L'Evangelo compiè una ben più nobile impresa. Non si trasse sdegnosamente in disparte, rifiutando di parlare allo schiavo finch'egli non avesse conquistata la propria libertà; no; andò a cercare lo schiavo: lo prese per mano; gli sussurrò parole d'affetto, e gli dette una libertà che le catene non potevano menomare, nè la tirannia poteva strozzare. Aristotele avea descritto lo schiavo come nient'altro che un εμψυχον ὁργανον; uno «stromento con un'anima»; la legge romana gli avea detto ch'egli non poteva aver diritti di sorta (quia nullurn caput habet), perchè non era una persona; ma l'Evangelo lo introduceva nelle simpatie di una nuova fratellanza: lo richiamava alla dignità delle nature immortali, e gli accendeva nel cuore la sacra fiamma della speranza di una libertà gloriosa ed eterna. Prima, gli aveano insegnato che al povero schiavo niuna altra speranza di liberazione rimaneva, fuor di quella che dava la tomba; ora, imparava a spinger lo sguardo oltre la tomba; e nella gioia della comunione con Cristo, e nel gaudio di quella gloriosa libertà dei figliuoli di Dio ch'era per lui un'arra della libertà completa che l'aspettava nella casa del Padre, sentiva meno pesanti le inique catene del suo sciagurato servaggio. Ma il cristianesimo non si limitava a codesto; egli proclamava, al tempo stesso quei grandi principi, che dovevano gradualmente condurre all'abolizione della schiavitù. E si dovette infatti al cristianesimo ed alla sua influenza, se, nello stesso impero romano, nel giro di tre secoli dal tempo del quale parliamo, la schiavitù non era altro che un triste ricordo del passato.

10 4) LA CHIESA MILITANTE O LA COLLETTIVITÀ DEI CREDENTI CHE NON È CHIAMATA SOLTANTO AD EVOLVERSI E PROGREDIRE, MA CHE È ANCHE CHIAMATA A LOTTARE: Efesini 6:10-20.

Del resto, fortificatevi nel Signore e nella sua forza onnipotente

L'apostolo sta per terminare. Con questo del resto egli suole cominciare le sue formule di conclusione 2Corinzi 13:11; Galati 6:17; Filippesi 4:8; 2Tessalonicesi 3:1).

11 Rivestitevi della completa armatura di Dio, perchè possiate resistere alle insidie dei diavolo

L'originale dice:

Rivestite la panoplia di Dio;

vale a dire, «la panoplia che Dio provvede». Il termine «panoplia» (greco πανοπλια) si trova nel Nuovo T. anche in Luca 11:22 e significa l'intera armatura, la grave armatura del soldato a piedi, il quale si chiamava «oplite» ( ὁπλιτης). L'armatura completa consisteva di questi differenti attrezzi: Scudo, elmo, corazza, gambieri, spada e lancia. L'apostolo pensa evidentemente all'armatura completa del soldato romano; ma si serve di codesta armatura con tutta libertà. Nell'applicazione sua, per esempio, omette la «lancia» e aggiunge la «cintura» ed i «calzari», che sebbene non facessero, a rigore di termini, parte della panoplia, pure erano pel soldato delle cose di prima necessità.

12 Poichè non abbiamo a combattere contro carne e sangue, ma contro i principati, contro le podestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti maligni che son nei luoghi celesti.

Il modo: contro carne e sangue vuol dire semplicemente: «contro un nemico di questo mondo, contro un nemico mortale, e quindi debole e relativamente temibile»; non abbiamo a combattere, a parità di forza, contro un nemico mortale, ma contro un nemico formidabile, contro degli spiriti che dispongono di forze spaventose; ragione di più per indossare la panoplia che Dio fornisce a chi la desidera e gliela domanda. Per i principati e le podestà vedi Efesini 1:21.

Contro i dominatori di questo mondo di tenebre.

Evidentemente qui si tratta di dominatori del misterioso mondo degli spiriti. Gesù chiamo Satana «il principe di questo mondo» (Giovanni 14:30); e l'apostolo in 2Corinzi 4:4 lo chiama «l'iddio di questo secolo». La stessa potenza che in cotesti passi è attribuita a Satana, qui l'apostolo attribuisce agli spiriti che a lui fanno corona.

Contro gli spiriti maligni che son nei luoghi celesti.

L'originale dice: nei celesti; ed è espressione che abbiamo già trovata in Efesini 1:3,20; 2:6; 3:10. La difficoltà qui sta non nella espressione in se, ma nel fatto della presenza di questi «spiriti maligni nei luoghi celesti». Alcuni interpreti, per uscire dalla difficoltà, hanno proposto di leggere il testo: ὑπονρανιοις (sotto i cieli) invece di επουρανιοις (nei cieli). Ad Erasmo ed al Beza, per esempio, sorrideva cotesta lezione; e Lutero traduceva addirittura: unter dem Hinimel, «sotto il cielo». Ma la lezione ordinaria ( επουρανιοις) è lezione sicura e non la si può così accomodare al gusto degli interpreti. Lo Eadie spiega il passo così: « Τα επουρανιοις sono i «luoghi celesti» occupati dalla Chiesa Efesini 1:3; 2:6; ed è in cotesti luoghi che si svolge il combattimento. Gli spiriti maligni hanno invaso la Chiesa; cercano con ogni mezzo di macchiarla, di dividerla, di mondanizzarla, di sconvolgerla; tentano continuamente di trascinare i membri di lei nel peccato e nella apostasia; contrastano sempre contro tutto ciò che è buono; ed è per questo che i credenti debbono impegnare con loro la lotta, «nei luoghi celesti». Quant'è a me, io accetto l'opinione dell'Abbott, il quale dice: Nel Libro dei segreti di Enoch, che è precristiano e che forse risale al 30 av. C., si trova uno schema di sette cieli che, nelle sue linee più salienti, combina con lo schema immaginato da S. Paolo. Il Paradiso v'è situato nel terzo cielo, come in 2Corinzi 12:2-3; poi, v'è ammessa la presenza del male in qualche parte dei cieli. Il Charles mette in evidenza anche degli altri punti di contatto fra la «Lettera agli efesini» e il «Libro dei segreti di Enoch» (per es.3:10; 4:10,25). E anche nel passo nostro non v'è difficoltà ad ammettere che si trovi un'eco di coteste speculazioni.

13 Perciò, prendete la completa armatura di Dio, affinchè possiate tenere il campo nel mal giorno, e restare in piè dopo aver tutto superato.

L'apostolo entra nel dettaglio dell'armatura spirituale. Il mal giorno è il giorno in cui ferve la mischia; il giorno in cui il conflitto è più acuto; il giorno in cui il cristiano può dire col suo Salvatore: «Questa è l'ora vostra e la potenza delle tenebre» Luca 22:53.

14 State dunque saldi, «avendo la verità a cintura dei fianchi, essendo rivestiti della corazza della giustizia, avendo i piedi, calzati delle buone disposizioni che dà l'evangelo della pace.

Per la verità a cintura dei fianchi cfr. Isaia 11:5. La cintura era una parte necessaria alla divisa militare, e serviva a rendere svelti e rapidi i movimenti del soldato; occasionalmente serviva anche a reggere la spada o la faretra. La verità qui non e la verità oggettiva dell'evangelo, che e la spada di Efesini 6:17, ma è la verità in senso soggettivo di sincerità, di integrità di carattere e di convinzione profonda che le cose credute sono realmente «le cose grandi di Dio». Il Reuss inclina a dare qui a questo termine il senso ebraico di «fedeltà», di «costanza», di «adesione tenace».

Rivestiti della corazza della giustizia.

Cfr. Isaia 11:5; 59:17. La giustizia qui è quella rettitudine del carattere, che è la miglior difesa del cuore contro gli attacchi del maligno. È il carattere santificato e nuovo che si produce soltanto nella comunione con Cristo.

15 I piedi calzati delle buone disposizioni che dà l'evangelo della pace.

Letteralm. «Avendo i piedi calzati con la preparazione dell'evangelo della pace»; traduzione che non si sa molto quel che voglia significare. Cfr. Isaia 52:7. L'idea qui si connette con le caligae o coi «sandali» dei guerrieri antichi. I piedi calzati a cotesto modo, sono il simbolo della alacrità, della prontezza nei movimenti, dello zelo, del fuoco coi quali il cristiano si slancia alla pugna. Qui non si tratta di «preparazione a predicare l'evangelo»; perchè l'apostolo si rivolge a tutti i cristiani indistintamente. Ecco perchè, a rendere il pensiero dell'apostolo, io traduco, con parecchi moderni:

I piedi calzati delle buone disposizioni,

o dello zelo, o dell'ardore, col quale uno difende la Causa di Dio; disposizioni, zelo, ardore, che son cose non della carne, ma cose che l'Evangelo produce; quell'Evangelo che è il buon annunzio della pace, o che mette in contatto con quel Gesù, che assicura la pace con Dio e degli uomini fra loro.

16 Prendete sopra tutto lo scudo della fede, mediante il quale potrete spegnere i dardi infocati del maligno

Lo scudo della fede; vale a dire: lo scudo che è la fede.

I dardi infocati

alludono ai malleoli antichi ch'eran dei fasci di giunchi legati a foggia di martello, intrisi di zolfo e di pece e lanciati a dar fuoco alle navi. Per la fede che vince il mondo, vedi 1Giovanni 5:4-5; per il maligno, Matteo 5:37; 6:13; 13:19; Giovanni 17:15.

17 Prendete anche «l'elmo della salvezza» e «la spada dello spirito»,

vale a dire «la Parola di Dio».

Per l'elmo della salvezza vedi Isaia 59:17. In 1Tessalonicesi 5:8, l'elmo è la speranza della salvezza»; qui è la salvezza; la salvezza non in senso oggettivo, ma in senso soggettivo; nel senso, cioè, di possesso, di certezza della salvazione. Il cristiano che non si limita a dir vagamente, come molti fanno: «Si, spero d'esser salvato», ma dice: «Io so in chi ho creduto e son quindi certo della mia salvezza», è il cristiano ben preparato, che non ha nulla da, temere dal «mal giorno».

La spada dello Spirito

(cfr. Isaia 49:2) equivale a dire: «la spada, che lo Spirito fornisce e mette in grado di usare». La «Parola di Dio» è la Bibbia. Vedi Ebrei 4:12. Come la spada che lo Spirito fornisce debba esser usata e possa esser usata trionfalmente, è Gesù che ci ha insegnato a tutti con l'esempio Matteo 4:1-12.

18 Pregate in ogni tempo, mediante lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni

Per l'in ogni tempo, vedi Luca 21:36; 1Tessalonicesi 5:17.

Mediante lo Spirito.

È lo Spirito che c'insegna, come dobbiamo pregare, e quel che dobbiamo chiedere (Romani 8:26; cfr. Giuda 20) che vuol dire: «Pregando nell'atmosfera, sotto la ispiratrice influenza, in pieno possesso della divina energia dello Spirito Santo».

Con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni.

La προσευχη è «preghiera in genere»; è addirittura una definizione della preghiera: ευχη, voto, desiderio, espresso ad alta voce, con fiducia; προσ verso... τον θεον (Dio): «Desiderio ardente che sulle ali della fede va verso Dio». La δεησις è la preghiera specifica, che nasce dal bisogno profondamente sentito della mancanza δεω d'un qualche cosa di speciale. Quindi traduco: «preghiere» e «supplicazioni».

Con ogni sorta di...

Vale a dire: Pubbliche e private; segrete e domestiche; orali e non espresse a parole... tutte le forme, insomma, che la preghiera e la supplicazione possono assumere.

Vegliate a cotesto fine con ogni perseveranza ed orazione a pro di tutti i santi e in favore mio.

Per la «vigilanza», vedi Marco 13:33,35; Luca 21:36.

19 Affinchè, quand'apro la bocca, mi sia data la parola per far conoscere francamente il mistero dell'evangelo, per il quale io sono ambasciatore in catena

Per il mi sia data la parola vedi Matteo 10:19-20; Marco 13:11; Luca 21:14. Per il mistero dell'evangelo, vedi Efesini 1:9.

20 Per l'io sono ambasciatore in catene, cfr. Colossesi 4:2. «Per far conoscere francamente il mistero dell'evangelo; e gli è per il fatto ch'io proclamo cotesto evangelo, ch'io mi trovo qui nella condizione di un ambasciatore in catene», Altri, come il Reuss, per esempio, dà alla frase quest'altro giro: «Per far conoscere francamente il mistero dell'evangelo, del quale, malgrado queste catene, io son pur sempre un ambasciatore».

affinchè, dico, io ne parli coraggiosamente, com'è doveroso che io ne parli.

Riflessioni

1. L'impero del male, come lo concepisce e lo descrive l'apostolo, ci dà una idea scultoria dell'immane pericolo a cui ci troviamo moralmente esposti ad ogni piè sospinto Efesini 6:11-12. A capo dell'impero sta il diavolo Efesini 6:11; 2:2; 4:27; sotto di lui è una misteriosa gerarchia Efesini 6:12; 3:10, cfr. Efesini 1:21, che domina il mondo. La natura di cotesti nemici di Dio e nostri è «spirituale» Efesini 6:12; quindi, temibile quant'altra mai. Il loro carattere è scolpito in questo termine: «malignità» Efesini 6:12,16. Il loro metodo di lotta: il tradimento; l'«insidia» Efesini 6:11.

2. E due cose sono da notare con arra, relativamente a questa lotta; la prima ch'essa è lotta «individuale»; «a tu per tu»; è lotta in cui ogni cristiano è impegnato; la seconda che si tratta di una lotta «attuale», d'ogni giorno, d'ogni ora, d'ogni momento. «Vegliate, dunque» dice il Maestro Luca 21:36.

3. L'uomo, abbandonato a se stesso ed alle proprie forze, non ha speranza alcuna di vincere: è perduto. Chi lo mette in grado di vincere è Dio, che lo fornisce d'un'«armatura completa»; d'un'armatura, cioè, che, coprendolo tutto quanto, rende inaccessibili al nemico e invulnerabili anche i punti più deboli di lui, i quali, appunto perchè più deboli, sarebbero anche più esposti d'ogni altro ai dardi infocati del maligno Efesini 6:13 seg..

4. «Pregate e vegliate!» Efesini 6:18 dice l'apostolo; e nelle sue parole è distinta l'eco ciel solenne: «Vegliate e pregate» di Gesù ai suoi nel Ghetsemane Matteo 26:41. Le due cose si corrispondono e si completano. Il «vegliare» è dell'uomo; è della sentinella che non dorme ma vigila, pronta e decisa a non lasciarsi sorprendere dall'astuzia e dall'assalto del nemico. Il «pregare» è anche dell'uomo; ma dell'uomo che, conscio della propria debolezza, cerca in Dio il suo consiglio, la sua forza, il suo rifugio. Molti «vegliano» senza «pregare»; e son quelli che fanno troppo a fidanza con le loro forze e reputano inutile il cercare l'aiuto di Dio; e quando arrivano alla coscienza della loro debolezza... è troppo tardi; sono alla mercè del nemico. Altri «pregano» senza «vegliare»; e sono i mistici, non del sano misticismo di San Paolo, ma del misticismo morboso di chi, pregando, cammina ad occhi chiusi sull'orlo dei precipizi. E codesta gente poi si maraviglia se si trova a mal partito! Gesù e l'apostolo non dicono: «Vegliate» soltanto; o soltanto: «Pregate!» Essi dicono: «Vegliate e pregate!» (Gesù); o, «Pregate e vegliate»! (San Paolo).

5. L'apostolo raccomanda ai suoi lettori la preghiera d'intercessione, l'«orazione a pro di tutti i santi» Efesini 6:18. La lotta, ho detto più sopra, è lotta individuale; a tu per tu col maligno; ma il cristiano non è una monade perduta nell'immensità del tutto; noi siam tutti membra gli uni degli altri e membra di un corpo unico che è il corpo mistico di Cristo. La caduta di uno può condurre alla caduta d'un altro e forse di molti; la vittoria d'uno può tenere molti altri lontani dal pericolo di cadere. Il conflitto di cui parla l'apostolo e nel quale siamo tutti impegnati, è cosa che tutti concerne. L'umiliazione dell'uno è una umiliazione per la Chiesa e una sconfitta del Regno di Dio; la vittoria dell'uno è una vittoria della Chiesa ed è un passo innanzi che il Regno di Dio fa verso il suo glorioso compimento. Questa solidarietà nella lotta, nel pericolo, nella sconfitta, nel trionfo, implica naturalmente questa solidarietà nella preghiera, per la quale i cristiani si tengono a vicenda in quell'assoluta subordinazione a Dio in cui sta il segreto d'ogni vittoria morale.

21 

LA CONCLUSIONE

UNA RACCOMANDAZIONE, IL SALUTO E LA BENEDIZIONE DELL'APOSTOLO

Efesini 6:21-24

La «conclusione» della lettera ha due parti:

a) LA RACCOMANDAZIONE DI TICHICO: Efesini 6:21-22.

b) IL SALUTO E LA BENEDIZIONE: Efesini 6:23-24.

a) La raccomandazione di Tichico: Efesini 6:21-22.

Ora, affinchè, anche voi sappiate quello che mi concerne personalmente e quel chi io faccio, Tichico, il diletto fratello e fedel ministro del Signore, vi farà tutto conoscere.

Tichico, il latore della lettera è mentovato in Atti 20:4 come compagno di Paolo dalla Macedonia in Asia. Il poco che sappiamo di lui si desume da qualche fuggevole allusione: 2Timoteo 4:12; Tito 3:12; Colossesi 4:6 che commentiamo studiando la lettera ai colossesi.

22 V'e l'ho mandato apposta, affinchè abbiate conoscenza, della condizione nostra e consoli i cuori vostri.

Cfr. Efesini 3:13.

23 b) Il saluto e la benedizione: Efesini 6:23-24.

Pace ai fratelli e amore unito a fede, da Dio Padre e dal Signor Gesù Cristo:

L'«amore», qui è l'«amor fraterno»; ma l'apostolo non dice: «amore e fede», come se le due cose potessero star separate, indipendenti l'una dall'altra; no, egli dice: «amore unito a fede»; l'amore inseparabile dalla fede e che è della vera fede la bella e santa caratteristica (cfr. Galati 5:6).

24 La grazia sia con tutti quelli che amano il nostro Signor Gesù Cristo d'un amore incorruttibile:

Qualcuno, come il Soden, connette lo αφθαρσια con χαρις e intende: «grazia con immortalità» o «grazia immortale»; ma è far violenza alla costruzione naturale della frase. Altri interpreta lo εν αφθαρσια: «con sincerità». Ma l' αφθαρσια è più di «sincerità» è proprio «incorruttibilità» (cfr. Romani 2:7; 2Timoteo 1:10 e per l'aggettivo «incorruttibile», vedi Romani 1:23; 1Timoteo 1:17; 1Corinzi 15:52). Si tratta dunque d'un amore che non può corrompersi, che non può perire. E questa parola «incorruttibile», riferita ad un amore spirituale ed eterno, «corona degnamente», dice l'Alford, «questa lettera gloriosa».

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Efesini 6

1 Capitolo 6

I doveri dei bambini e dei genitori Ef 6:1-4

Di servi e padroni Ef 6:5-9

Tutti i cristiani devono indossare un'armatura spirituale contro i nemici della loro anima Ef 6:10-18

L'apostolo desidera le loro preghiere e conclude con la sua benedizione apostolica Ef 6:19-24

Versetti 1-4

Il grande dovere dei figli è quello di obbedire ai genitori. Questa obbedienza comprende la riverenza interiore e gli atti esteriori, e in ogni epoca la prosperità ha accompagnato coloro che si sono distinti per l'obbedienza ai genitori. Il dovere dei genitori. Non siate impazienti; non usate una severità irragionevole. Trattare con prudenza e saggezza i figli; convincere i loro giudizi e lavorare sulla loro ragione. Allevateli bene, sotto una giusta e compassionevole correzione e nella consapevolezza dei doveri che Dio richiede. Spesso questo dovere viene trascurato, anche tra i professori del Vangelo. Molti mettono i figli contro la religione; ma questo non giustifica la disobbedienza dei figli, anche se può essere un'occasione terribile. Dio solo può cambiare il cuore, eppure dà la sua benedizione alle buone lezioni e agli esempi dei genitori, e risponde alle loro preghiere. Ma coloro la cui principale preoccupazione è che i figli siano ricchi e realizzati, qualunque sia il destino della loro anima, non devono aspettarsi la benedizione di Dio.

5 Versetti 5-9

Il dovere dei servi si riassume in una parola: obbedienza. I servi di un tempo erano generalmente schiavi. Gli apostoli dovevano insegnare a servi e padroni i loro doveri, in modo da ridurre i mali, finché la schiavitù non sarebbe stata sradicata dall'influenza del cristianesimo. I servi devono riverire coloro che li comandano. Devono essere sinceri, non fingere obbedienza quando intendono disobbedire, ma servire fedelmente. Devono servire i loro padroni non solo quando il loro padrone li guarda, ma devono essere rigorosi nell'adempimento del loro dovere, quando egli è assente e fuori dai piedi. Il costante rispetto per il Signore Gesù Cristo renderà gli uomini fedeli e sinceri in ogni posto di lavoro, non a malincuore o per costrizione, ma per un principio di amore verso i padroni e le loro preoccupazioni. Questo rende il servizio facile, gradito ai padroni e accettabile al Signore Cristo. Dio ricompenserà anche il lavoro più umile fatto per senso del dovere e con lo scopo di glorificarlo. Ecco il dovere dei padroni. Agite allo stesso modo. Siate giusti con i servitori, come vi aspettate che essi lo siano con voi; mostrate la stessa benevolenza e sollecitudine nei loro confronti, e fate attenzione a rendervi graditi a Dio. Non siate tirannici e prepotenti. Avete un Maestro a cui obbedire, e voi e loro non siete che compagni di servizio rispetto a Cristo Gesù. Se padroni e servi considerassero i loro doveri nei confronti di Dio e il resoconto che dovranno rendergli tra poco, sarebbero più attenti ai loro doveri reciproci e le famiglie sarebbero più ordinate e felici.

10 Versetti 10-18

La forza e il coraggio spirituali sono necessari per la nostra guerra e la nostra sofferenza spirituale. Chi vuole dimostrare di avere la vera grazia, deve puntare a tutta la grazia e indossare l'intera armatura di Dio, che Egli prepara e dona. L'armatura cristiana è fatta per essere indossata; e non ci si può togliere l'armatura finché non si è fatta la propria guerra e non si è terminato il proprio percorso. Il combattimento non è contro i nemici umani, né solo contro la nostra natura corrotta; abbiamo a che fare con un nemico che ha mille modi per abbindolare le anime instabili. I diavoli ci assalgono nelle cose che appartengono alla nostra anima e lavorano per deturpare l'immagine celeste nei nostri cuori. Dobbiamo decidere, per grazia di Dio, di non cedere a Satana. Resistiamo e lui fuggirà. Se cediamo, lui prenderà piede. Se diffidiamo della nostra causa, della nostra guida o della nostra armatura, gli diamo un vantaggio. Vengono descritte le diverse parti dell'armatura dei soldati con armi pesanti, che dovevano sostenere gli assalti più feroci del nemico. Non c'è niente per la schiena; niente per difendere chi si volta indietro nella guerra cristiana. La verità, o sincerità, è la cintura. Questa cinge tutti gli altri pezzi della nostra armatura e viene menzionata per prima. Non ci può essere religione senza sincerità. La giustizia di Cristo, imputata a noi, è una corazza contro le frecce dell'ira divina. La giustizia di Cristo impiantata in noi fortifica il cuore contro gli attacchi di Satana. La risoluzione deve essere come un guanto o una corazza per le nostre gambe; e per stare in piedi o per marciare su sentieri accidentati, i piedi devono essere rivestiti con la preparazione del Vangelo della pace. Le motivazioni all'obbedienza, in mezzo alle prove, devono essere tratte da una chiara conoscenza del Vangelo. La fede è tutto in un'ora di tentazione. La fede, in quanto affidamento su oggetti invisibili, ricezione di Cristo e dei benefici della redenzione, e quindi derivazione della grazia da lui, è come uno scudo, una difesa in ogni modo. Il diavolo è il malvagio. Le tentazioni violente, con cui l'anima viene incendiata dall'inferno, sono i dardi che Satana ci scaglia contro. Inoltre, pensieri duri su Dio e su noi stessi. La fede, applicando la parola di Dio e la grazia di Cristo, spegne i dardi della tentazione. La salvezza deve essere il nostro elmo. Una buona speranza di salvezza, un'aspettativa scritturale di vittoria, purificherà l'anima e le impedirà di essere contaminata da Satana. Al cristiano armato per difendersi in battaglia, l'apostolo raccomanda una sola arma d'attacco; ma è sufficiente, la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. Essa sottomette e mortifica i desideri malvagi e i pensieri blasfemi quando sorgono all'interno; e risponde all'incredulità e all'errore quando assaltano dall'esterno. Un solo testo, ben compreso e giustamente applicato, distrugge subito una tentazione o un'obiezione e sottomette l'avversario più temibile. La preghiera deve fissare tutte le altre parti della nostra armatura cristiana. Ci sono altri doveri della religione e delle nostre posizioni nel mondo, ma dobbiamo mantenere i tempi della preghiera. Anche se l'orazione solenne può non essere opportuna quando si devono compiere altri doveri, le preghiere brevi e pie, fatte di getto, lo sono sempre. Dobbiamo usare pensieri santi nel nostro corso ordinario. Un cuore vano sarà vano nella preghiera. Dobbiamo pregare con tutti i tipi di preghiera, pubblica, privata e segreta, sociale e solitaria, solenne e improvvisa, con tutte le parti della preghiera: confessione dei peccati, richiesta di misericordia e ringraziamento per i favori ricevuti. E dobbiamo farlo con la grazia di Dio Spirito Santo, in dipendenza e secondo il suo insegnamento. Dobbiamo mantenere le richieste particolari, nonostante gli scoraggiamenti. Dobbiamo pregare non solo per noi stessi, ma per tutti i santi. I nostri nemici sono potenti e noi siamo senza forza, ma il nostro Redentore è onnipotente e nella potenza della sua forza possiamo vincere. Per questo motivo dobbiamo agitarci. Non abbiamo forse trascurato di rispondere quando Dio ci ha chiamato? Pensiamo a queste cose e continuiamo a pregare con pazienza.

19 Versetti 19-24

Il Vangelo era un mistero finché non è stato reso noto dalla rivelazione divina; ed è compito dei ministri di Cristo dichiararlo. I ministri migliori e più eminenti hanno bisogno delle preghiere dei credenti. In particolare si dovrebbe pregare per coloro che sono esposti a grandi difficoltà e pericoli nel loro lavoro. Pace ai fratelli e amore con fede. Per pace si intende ogni tipo di pace: pace con Dio, pace della coscienza, pace tra di loro. E la grazia dello Spirito, che produce fede e amore e ogni grazia. Egli desidera queste cose per coloro in cui sono già iniziate. E ogni grazia e benedizione viene ai santi da Dio, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. La grazia, cioè il favore di Dio, e tutti i beni, spirituali e temporali, che ne derivano, sono e saranno per tutti coloro che amano sinceramente il Signore Gesù Cristo, e solo per loro.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Efesini 6

1 Questo capitolo Efesini 6 comprende i seguenti argomenti:

(1) Un'esortazione ai figli a obbedire ai genitori, con la promessa della benedizione che sarebbe derivata dall'obbedienza; Efesini 6:1.

(2) Un'esortazione ai padri a manifestare un carattere tale che i figli possano obbedire loro adeguatamente e ad educarli in modo appropriato; Efesini 6:4.

(3) Il dovere dei servitori; Efesini 6:5.

(4) Il dovere dei padroni verso i loro servi; Efesini 6:9.

(5) Un'esortazione a indossare l'intera armatura di Dio, con una descrizione del soldato cristiano e della panoplia cristiana; Efesini 6:10.

(6) Il dovere della preghiera, e specialmente della preghiera per lo stesso apostolo, affinché possa parlare con franchezza per la causa del suo Maestro; Efesini 6:18.

(7) Nella conclusione Efesini 6:21 , li informa che se volessero fare qualche domanda sulla sua condizione, Tichico, che ha trasmesso questa lettera, potrebbe informarli della sua situazione; e poi chiude l'Epistola con le solite benedizioni.

Bambini - τέκνα tekna Questa parola di solito indica coloro che sono giovani; ma è qui usato, evidentemente, per indicare coloro che erano sotto la cura e il governo dei loro genitori, o coloro che non erano maggiorenni.

Obbedite ai vostri genitori - Questo è il primo grande dovere che Dio ha imposto ai bambini. È, fare ciò che i loro genitori comandano loro di fare. Il Dio della natura indica che questo è dovere; poiché l'ha impressa nelle menti di tutti in ogni epoca; e l'Autore della rivelazione lo conferma. È particolarmente importante:

(1) Perché da essa dipende il buon ordine di una famiglia, e quindi della comunità; nessuna comunità o famiglia è prospera dove non c'è la dovuta subordinazione nella famiglia.

(2) Perché da esso dipende il benessere del bambino; è della massima importanza che a un bambino venga presto insegnato l'obbedienza alla "legge", poiché nessuno può essere prospero o felice se non è così obbediente.

(3) Perché il bambino non è ancora competente; a “ragionare” su ciò che è giusto, o qualificato a dirigere se stesso; e, mentre questo è il caso, deve essere soggetto alla volontà di qualche altra persona.

(4) Perché il genitore, per età ed esperienza, è da ritenersi qualificato per dirigere e guidare il figlio. L'amore che Dio ha impiantato nel cuore di un genitore per un figlio assicura, in generale, l'amministrazione di questo governo interno in modo tale da non ferire il bambino. Un padre non abusa della sua autorità, a meno che non sia sotto una forte passione o l'eccitazione dell'ubriachezza. Ama troppo il bambino.

Desidera il suo benessere; e il porre il bambino sotto l'autorità del genitore è più o meno la stessa cosa riguardo al benessere del bambino, come lo sarebbe dotare il bambino in una volta di tutta la saggezza e l'esperienza del genitore stesso.

(5) È importante, perché il governo della famiglia è concepito per essere un'imitazione del governo di Dio. Il governo di Dio è ciò che sarebbe un perfetto governo di famiglia; e abituare un bambino ad essere obbediente a un genitore, è concepito per essere un metodo per condurlo ad essere obbediente a Dio. Nessun figlio che è disobbediente a un genitore sarà obbediente a Dio; e quel bambino che è più obbediente a un padre ea una madre avrà più probabilità di diventare un cristiano ed un erede del cielo.

E si può osservare, in generale, che nessun bambino disobbediente è virtuoso, prospero o felice. Tutti prevedono la rovina di un simile bambino; e la maggior parte dei casi di delitto che conducono al penitenziario, o alla forca, iniziano per disobbedienza ai genitori.

Nel Signore - Cioè, per quanto i loro comandamenti concordano con quelli di Dio, e non oltre. Nessun genitore può avere il diritto di chiedere a un bambino di rubare, mentire, imbrogliare o aiutarlo a commettere un omicidio o a fare qualsiasi altra cosa sbagliata. Nessun genitore ha il diritto di proibire a un bambino di pregare, leggere la Bibbia, adorare Dio o fare una professione religiosa. I doveri ei diritti dei figli in questi casi sono simili a quelli delle mogli (vedi le note su Efesini 5:22 ); e in tutti i casi si deve obbedire a Dio piuttosto che all'uomo.

Quando un genitore, invece, si oppone a un figlio; quando esprime una riluttanza che un bambino frequenti una chiesa particolare, o faccia una professione di religione, tale opposizione dovrebbe in ogni caso essere una ragione sufficiente per il bambino di fermarsi e riesaminare l'argomento. dovrebbe pregare molto, e pensare molto, e domandare molto, prima che, in ogni caso, agisca contro la volontà di un padre o di una madre; e, quando lo fa, dovrebbe dichiarare loro, con grande dolcezza e gentilezza, che crede di dover amare e servire Dio.

Perché questo è giusto - È giusto:

(1) Perché è così nominato da Dio come un dovere;

(2) Perché i figli hanno un debito di gratitudine verso i loro genitori per ciò che hanno fatto per loro;

(3)Perché sarà per il bene dei bambini stessi e per il benessere della società.

2 Onora tuo padre e tua madre - vedi Esodo 20:12; confronta le note su Matteo 15:4.

Qual è il primo comandamento con promessa - Con una promessa annessa. La promessa era che i loro giorni sarebbero stati lunghi nel paese che il Signore loro Dio avrebbe dato loro. Non è da supporre che l'osservanza dei primi quattro comandamenti non sia accompagnata da una benedizione, ma non viene promessa alcuna benedizione particolare. È vero, infatti, che c'è una “dichiarazione generale” annessa al secondo comandamento, che Dio avrebbe mostrato misericordia a migliaia di generazioni di coloro che lo amavano e che osservavano i suoi comandamenti.

Ma questa è piuttosto una dichiarazione riguardo a tutti i comandamenti di Dio che una promessa annessa a quel comandamento specifico. È una certezza che l'obbedienza alla legge di Dio sarebbe seguita con benedizioni per mille generazioni, ed è data in vista del primo e del secondo comandamento insieme, perché si riferivano in modo particolare all'onore che era dovuto a Dio. Ma la promessa nel quinto comandamento è una "promessa speciale". Non si riferisce all'obbedienza a Dio in generale, ma è una particolare assicurazione che coloro che onorano i loro genitori riceveranno una particolare benedizione come risultato di tale obbedienza.

3 Che ti stia bene - Questo si trova nel quinto comandamento come riportato in Deuteronomio 5:16. L'intero comandamento così com'è registrato è: “Onora tuo padre e tua madre, come il Signore tuo Dio ti ha comandato; affinché i tuoi giorni si prolunghino e tu vada bene nel paese che il Signore tuo Dio ti dà». Il significato qui è che sarebbero più felici, utili e virtuosi se obbedissero ai loro genitori che se disubbidissero loro.

E tu possa vivere a lungo sulla terra - Nel comandamento riportato in Esodo 20:12 , la promessa è "affinché i tuoi giorni possano essere lunghi sulla terra che il Signore tuo Dio ti dà". Questo si riferiva alla terra promessa, la terra di Canaan. Il significato senza dubbio è che ci sarebbe stata una provvidenza speciale, che avrebbe assicurato a coloro che erano obbedienti ai genitori la lunghezza dei giorni.

La lunga vita era considerata una grande benedizione; e questa benedizione è stata promessa. L'apostolo qui dà alla promessa una forma più generale, e dice che l'obbedienza ai genitori era sempre connessa con la lunga vita. Possiamo notare qui:

(1) Quella lunga vita è una benedizione. Offre uno spazio più lungo per prepararsi all'eternità; permette all'uomo di essere più utile; e fornisce un'opportunità più lunga per studiare le opere di Dio sulla terra. Non è improprio desiderarlo; e dovremmo usare tutti i mezzi in nostro potere per allungare i nostri giorni, e per preservare e proteggere le nostre vite.

(2) È ancora vero che l'obbedienza ai genitori favorisce la durata della vita, e che coloro che sono più obbedienti nella prima infanzia, a parità di altre condizioni, hanno la migliore prospettiva di vivere a lungo. Ciò si verifica perché:

a) i figli obbedienti sono salvati dai vizi e dai delitti che accorciano la vita. Nessun genitore comanderà a suo figlio di essere un ubriacone, un giocatore d'azzardo, uno spendaccione, un pirata o un assassino. Ma questi vizi e delitti, derivanti nella maggior parte dei casi dalla disobbedienza ai genitori, accorciano tutti la vita; e quelli che li commettono presto sono certi di una tomba precoce. Nessun bambino che disobbedisce a un genitore può avere alcuna "sicurezza" di non cadere vittima di tali vizi e crimini.

(b) L'obbedienza ai genitori è connessa con abitudini virtuose che favoriscono una lunga vita. Renderà un bambino laborioso, sobrio, sobrio; lo porterà a frenare e governare le sue passioni selvagge; lo condurrà a formare abitudini di autogoverno che lo salveranno nella vita futura dalle insidie ​​del vizio e della tentazione.

(c) Molte vite si perdono presto disobbedendo a un genitore. Un bambino disobbedisce a un padre ed entra in un negozio di teatro; o va per mare; o diventa il compagno dei malvagi - e può naufragare in mare, o il suo carattere sulla terra può naufragare per sempre. Di bambini disobbedienti forse non ce n'è uno su cento che raggiunga mai una vecchiaia onorata.

(d) Possiamo ancora credere che Dio, nella sua provvidenza, veglierà su coloro che sono obbedienti a un padre ea una madre. Se guarda un passero che cade Matteo 10:29 , non si dimenticherà di un bambino obbediente; se conta i capelli della testa Matteo 10:30 , non farà caso al ragazzino che lo onora obbedendo a un padre ea una madre.

4 E voi padri - Un comando rivolto in particolare ai "padri", perché sono a capo della famiglia, e il suo governo è particolarmente impegnato con loro. L'obiettivo dell'apostolo qui è mostrare ai genitori che i loro comandi dovrebbero essere tali da poter essere facilmente obbediti, o del tutto ragionevoli e appropriati. Se ai bambini viene richiesto di "obbedire", è ragionevole che i comandi del genitore siano tali da poter essere obbediti, o tali da non scoraggiare il bambino nel suo tentativo di obbedire.

Questa affermazione è in accordo con quanto aveva detto Efesini 5:22 della relazione tra marito e moglie. Era dovere della moglie obbedire - ma era dovere corrispondente del marito manifestare un carattere tale che sarebbe stato piacevole cedere all'obbedienza - così amarla, che il suo desiderio conosciuto le sarebbe stato legge.

Allo stesso modo è dovere dei figli obbedire a un genitore; ma è dovere di un genitore esibire un tale carattere, e mantenere un tale governo, che sarebbe opportuno che il figlio obbedisse; non comandare nulla di irragionevole o sconveniente, ma educare i suoi figli alle vie della virtù e della pura religione.

Non provocare i tuoi figli all'ira - Cioè, con comandi irragionevoli; per inutile severità; dalla manifestazione della rabbia. Quindi governali, e così puniscili - se la punizione è necessaria - affinché non perdano la loro fiducia in te, ma ti amino. L'apostolo qui ha colpito proprio il pericolo a cui i genitori sono più esposti nel governo dei loro figli. È quello di inacidire il loro carattere; di far sentire loro che il genitore è sotto l'influenza della rabbia, e che è giusto che lo siano anche loro. Questo è fatto:

(1) Quando i comandi di un genitore sono irragionevoli e severi. Lo spirito di un bambino allora si irrita ed è “scoraggiato”; Colossesi 3:21.

(2) Quando un genitore è evidentemente “eccitato” quando punisce un figlio. Il bambino allora sente:

(a) Che se suo "padre" è arrabbiato, non è sbagliato che sia arrabbiato; e,

(b)Il fatto stesso di rabbia in un genitore accende la rabbia nel suo seno - proprio come fa quando due uomini stanno litigando.

Se si sottomette nel caso, è solo perché il genitore è il "più forte", non perché ha "ragione", e il figlio nutre la "rabbia", mentre cede al potere. Non c'è principio del governo dei genitori più importante del fatto che un padre debba controllare il proprio carattere quando infligge una punizione. Dovrebbe punire un bambino non perché è "arrabbiato", ma perché è "giusto"; non perché sia ​​diventata una questione di “contesa personale”, ma perché Dio richiede che lo faccia, e lo richiede il benessere del bambino.

Nel momento in cui un bambino sembra che un genitore lo punisca sotto l'influenza della rabbia, in quel momento è probabile che anche il bambino si arrabbi - e la sua rabbia sarà adeguata come quella del genitore. Eppure, quante volte la punizione viene inflitta in questo modo! E quante volte il bambino sente che il genitore lo ha punito semplicemente perché era il "più forte", non perché era "giusto"; e quante volte la mente di un bambino è lasciata con una forte convinzione che gli è stato fatto del male per la punizione che ha ricevuto, piuttosto che con il pentimento per il male che ha fatto lui stesso.

Ma allevali - Mettili sotto tale disciplina e istruzione che conoscano il Signore.

Nel nutrimento - ἐν παιδεία en paideia. La parola usata qui significa "addestramento di un bambino"; quindi educazione, istruzione, disciplina. Qui significa che devono educare i loro figli in modo tale che il Signore approvi; cioè, devono educarli alla virtù e alla religione.

E ammonimento - La parola usata qui - νουθεσία nouthesia significa letteralmente, "messa in mente", quindi avvertimento, ammonimento, istruzione. Il senso qui è che dovevano metterli in mente del Signore - della sua esistenza, delle sue perfezioni, della legge e dei diritti sui loro cuori e sulla loro vita. Questo comando è positivo, ed è conforme a tutti i requisiti della Bibbia sull'argomento.

Nessuno può dubitare che la Bibbia ingiunga ai genitori il dovere di sforzarsi di educare i propri figli nelle vie della religione e di fare in modo che il grande scopo di questa vita sia quello di prepararli per il cielo. È stato spesso obiettato che i bambini dovrebbero essere lasciati su argomenti religiosi per formarsi le proprie opinioni quando sono in grado di giudicare da soli. Gli infedeli e gli irreligiosi si oppongono sempre o trascurano il dovere qui prescritto; e la supplica comunemente è che insegnare la religione ai bambini è renderli prevenuti; distruggere la loro indipendenza mentale; e impedire loro di giudicare con la stessa imparzialità su un argomento così importante come dovrebbero. In risposta a ciò, e in difesa dei requisiti della Bibbia sull'argomento, possiamo osservare:

(1) Che lasciare che un bambino cresca senza alcuna istruzione religiosa, è più o meno come permettere che un giardino menti senza alcuna cultura. Un giardino del genere sarebbe stato presto invaso da erbacce, rovi e spine, ma non prima, o più certamente, di quanto lo farebbe la mente di un bambino.

(2) Le persone istruiscono i propri figli in moltissime cose, e perché non dovrebbero nella religione? Insegnano loro come comportarsi in compagnia; l'arte dell'agricoltura; il modo di creare o utilizzare strumenti; come fare soldi; come evitare le arti dell'astuto seduttore. Ma perché non si dovrebbe dire che tutto ciò tende a distruggere la loro indipendenza, ea renderli prevenuti? Perché non lasciare le loro menti aperte e libere e lasciare che si formino i propri giudizi sull'agricoltura e sulle arti meccaniche quando le loro menti sono mature?

(3) Le persone inculcano i propri sentimenti nella religione. Un infedele di solito non è "molto" ansioso di nascondere le sue opinioni ai suoi figli. Le persone insegnano con l'esempio; da osservazioni incidentali; dalla “trascuratezza” di ciò che considerano di nessun valore. Un uomo che non prega, insegna ai suoi figli a non pregare; chi trascura il culto pubblico di Dio, insegna ai suoi figli a trascurarlo; chi non legge la Bibbia, insegna ai suoi figli a non leggerla.

Tale è la costituzione delle cose, che è impossibile per un genitore non inculcare le proprie opinioni religiose sui propri figli. Poiché è così, tutto ciò che la Bibbia richiede è che le sue istruzioni siano corrette.

(4) Inculcare le verità della religione non significa rendere la mente ristretta, prevenuta e indisposta a percepire la verità. La religione rende la mente candida, coscienziosa, aperta alla convinzione, pronta a seguire la verità. Superstizione, bigottismo, infedeltà e "tutti" errori e falsità rendono la mente ristretta e prevenuta.

(5) Se un uomo non insegna la verità ai suoi figli, altri insegneranno loro "l'errore". Il giovane scettico che il bambino incontra per strada; l'astuto infedele; l'odiatore di Dio; lo straniero senza scrupoli; “sarà” insegnerà al bambino. Ma non è meglio che un genitore insegni al figlio la “verità” piuttosto che uno sconosciuto gli insegni l'errore?

(6) La religione è la più importante di tutte le materie, e "quindi" è della massima importanza che i bambini su quella materia insegnino la verità. Di chi può Dio così giustamente richiedere questo come di un genitore? Se si chiede “in che modo” un genitore deve allevare i suoi figli nell'educazione e nell'ammonimento del Signore, rispondo:

Inculcando direttamente le dottrine ei doveri della religione, proprio come fa qualsiasi altra cosa che ritenga di valore.

Mettendoli nella scuola domenicale, dove può avere la garanzia che verrà loro insegnata la verità.

“Conducendoli” – non semplicemente “mandandoli” – al santuario, perché siano ammaestrati nella casa di Dio.

Per esempio, tutto l'insegnamento è senza valore senza quello.

Con la preghiera per l'aiuto divino nei suoi sforzi e per la salvezza delle loro anime.

Questi doveri sono chiari, semplici, facili da eseguire e sono tali che un uomo "sa" che dovrebbe svolgere. Se trascurato, e l'anima del bambino è perduta, un genitore ha un conto molto spaventoso da rendere a Dio.

5 Servi - οἵ δοῦλοι hoi douloi. La parola qui usata denota colui che è tenuto a prestare servizio ad un altro, sia che tale servizio sia libero o volontario, e può quindi denotare sia uno schiavo, sia uno che si obbliga a prestare servizio ad un altro. È spesso usato in questi sensi nel Nuovo Testamento, così come altrove.

Non si può dimostrare che la parola qui significhi necessariamente "schiavi"; tuttavia, se esistesse schiavitù tra coloro ai quali questa lettera è stata scritta - come non c'è dubbio che sia così - è una parola che si applicherebbe a coloro che si trovano in questa condizione; confronta le note su 1 Corinzi 7:21; Galati 3:28 , nota.

Sul tema generale della schiavitù e sulla dottrina della Scrittura a riguardo; vedi note su Isaia 58:6. Sia che le persone a cui si fa riferimento fossero schiavi, sia che fossero coloro che si erano impegnati a rendere una servitù volontaria, le indicazioni qui fornite erano ugualmente appropriate. Non era disegno della religione cristiana produrre una rozza rottura dei legami che uniscono l'uomo all'uomo, ma insegnare a tutti a compiere rettamente i propri doveri nei rapporti in cui il cristianesimo li trovava, e a modificare gradualmente i costumi della società, e produrre in definitiva la prevalenza universale di ciò che è giusto.

Sii loro obbediente - Questa è la direzione uniforme nel Nuovo Testamento; vedi 1 Pietro 2:18; 1 Timoteo 6:1; note 1 Corinzi 7:21.

L'idea è che dovessero mostrare in quella relazione l'eccellenza della religione che professavano. Se potevano essere resi liberi, dovevano preferire quella condizione a uno stato di schiavitù 1 Corinzi 7:21 , ma mentre la relazione rimaneva, dovevano essere gentili, mansueti e obbedienti, come divennero cristiani. Nel luogo parallelo in Colossesi Colossesi 3:22 , si dice che dovevano obbedire ai loro padroni “in ogni cosa.

Ma evidentemente questo è da intendersi con le limitazioni implicite nel caso di mogli e figli (vedi le note su Efesini 5:24; Efesini 6:1 , ndr), e un padrone non avrebbe il diritto di comandare ciò che era moralmente sbagliato.

Secondo la carne - Questo ha lo scopo, evidentemente, di limitare l'obbligo all'obbedienza. Il significato è che avevano il controllo sul "corpo, la carne". Avevano il potere di comandare il servizio che il corpo poteva rendere; ma non erano signori dello spirito. L'anima riconosceva Dio come suo Signore, e al Signore dovevano essere soggetti in un senso più alto che ai loro padroni.

Con timore e tremore - Con riverenza e con timore di offenderli. Hanno autorità e potere su di te e dovresti aver paura di incorrere nel loro dispiacere. Qualunque cosa possa essere vera sulla correttezza della schiavitù, e qualunque possa essere il dovere del padrone di liberare lo schiavo, sarebbe più per l'onore della religione per il servo svolgere il suo compito con mente disponibile che essere contumace e ribellioni.

Poteva fare di più per l'onore della religione sottomettendosi pazientemente anche a ciò che sentiva essere sbagliato, piuttosto che essere punito per ciò che sarebbe stato considerato una ribellione. Si può aggiungere qui che si presumeva che i servi sapessero leggere. Queste indicazioni erano rivolte a loro, non ai loro padroni. A che cosa servirebbero istruzioni come queste indirizzate agli schiavi americani - che nessuno sa leggere?

Nell'unicità del tuo cuore - Con un desiderio semplice e sincero di fare ciò che dovrebbe essere fatto.

Quanto a Cristo - Sentendo che, rendendo un servizio adeguato ai tuoi padroni, in effetti stai servendo il Signore e che stai facendo ciò che gli sarà gradito; vedi le note a 1 Corinzi 7:22. La fedeltà, in qualunque situazione ci troviamo nella vita, è un servizio gradito al Signore. Un cristiano può servire in modo accettabile il Signore Gesù nella condizione di un servitore, come se fosse un ministro del Vangelo o un re su un trono. Inoltre, alleggerirà molto il fardello di una tale situazione e faciliterà le fatiche di una condizione umile, ricordare che allora stiamo "servendo il Signore".

6 Né con il servizio visivo - Cioè, non con il servizio reso solo sotto l'occhio del maestro, o quando il suo occhio è fisso su di te. L'apostolo ha qui messo in guardia su uno dei mali della servitù involontaria che esiste ovunque. È che lo schiavo di solito obbedisce solo quando l'occhio del padrone è su di lui. Ci si può fidare dell'uomo libero che accetta di lavorare per un salario stabilito quando il padrone è fuori vista; ma non lo schiavo.

Di qui la necessità, dove ci sono schiavi, di avere “autisti” che li assistano e che li costringano a lavorare. Questo male è impossibile da evitare, tranne dove prevale la vera religione - e l'ampia prevalenza della vera religione renderebbe lo schiavo in libertà. Tuttavia, finché esiste la relazione, l'apostolo ingiunge al servo il dovere di compiere il suo lavoro coscienziosamente, come rendere servizio al Signore.

Questa direzione, inoltre, è di grande importanza per tutti coloro che sono impiegati al servizio degli altri. Sono tenuti a compiere il loro dovere con la stessa fedeltà, come se l'occhio del datore di lavoro fosse sempre su di loro, ricordando che se l'occhio dell'uomo può essere distolto, quello di Dio non lo è mai.

Come piacere agli uomini - Come se fosse l'oggetto principale per compiacere le persone. L'obiettivo dovrebbe essere piuttosto quello di compiacere e onorare Dio.

Ma come servi di Cristo - vedi le note su 1 Corinzi 7:22.

Fare la volontà di Dio dal cuore - Cioè, Dio richiede operosità, fedeltà, coscienziosità, sottomissione e obbedienza in quel grado di vita. Rendiamo un servizio gradito a Dio quando, secondo la sua volontà, svolgiamo i servizi che ci vengono richiesti nella situazione della vita in cui possiamo essere collocati, per quanto umili possano essere.

7 Quanto al Signore, e non agli uomini, cioè dovrebbe considerare la sua sorte nella vita come ordinata dalla Divina Provvidenza per qualche saggio e buono scopo; e finché non gli sarà permesso di godere della sua libertà in modo tranquillo e pacifico (note, 1 Corinzi 7:21 ), dovrebbe svolgere i suoi doveri con fedeltà, e sentire che stava rendendo un servizio gradito a Dio.

Questo lo avrebbe riconciliato con molte delle difficoltà della sua sorte. La sensazione che “Dio” abbia ordinato le circostanze della nostra vita, e che abbia dei fini saggi e buoni a cui rispondere, ci rende contenti; anche se possiamo sentire che il nostro prossimo potrebbe farci un'ingiustizia. Era questo principio che rendeva i martiri così pazienti sotto i torti fatti loro dalle persone; e questo può rendere paziente e sottomesso anche uno schiavo ai torti di un padrone.

Ma non pensi un padrone, perché uno schiavo pio mostra questo spirito, che, quindi, lo schiavo sente che il padrone ha ragione a negare la sua libertà; né supponga, poiché la religione esige che lo schiavo sia sottomesso e obbediente, che perciò approvi ciò che fa il padrone. Lo fa non più di quanto sancisse la condotta di Nerone e di Maria, perché la religione esigeva che i martiri non resistessero e si lasciassero condurre al rogo.

Uno schiavo coscienzioso può trovare la felicità nel sottomettersi a Dio e nel fare la sua volontà, proprio come può fare un martire coscienzioso. Ma questo non sanziona il torto, né del proprietario di schiavi né del persecutore.

8 Sapendo che qualunque cosa buona - Qualunque cosa un uomo faccia, è giusta, per questo sarà adeguatamente ricompensato. Non importa quale sia il suo rango nella vita, se adempie al suo dovere verso Dio e l'uomo, sarà accettato. Un uomo in stato di servitù può vivere in modo da onorare Dio; e, vivendo così, non dovrebbe essere molto sollecito della sua condizione. Un master potrebbe non riuscire a rendere una ricompensa adeguata a uno slave.

Ma, se il servo è fedele a Dio, lo ricompenserà nel mondo futuro. È in questo modo che la religione renderebbe tollerabili i mali della vita, insegnando a coloro che sono oppressi ad ascoltare le loro prove con spirito paziente ea guardare al futuro mondo della ricompensa. La religione non approva la schiavitù. È l'amico dei diritti umani. Se avesse piena influenza sulla terra, restituirebbe ad ogni uomo la libertà, e impartirebbe a ciascuno i suoi diritti.

Christianity nowhere requires its friends to make or to own a slave. No one under the proper influence of religion ever yet made a man a slave; there is no one under its proper influence who would not desire that all should be free; and just in proportion as true religion spreads over the world, will universal freedom be its attendant. But Christianity would lighten the evils of slavery even while it exists, and would comfort those who are doomed to so hard a lot, by assuring them that there they may render acceptable service to God, and that they soon will be admitted to a world where galling servitude will be known no more.

Se possono non avere la libertà qui, possono essere contenti se sentono che gli uomini hanno fatto loro del male, possono sentire che il bene sarà fatto loro da Dio; se i loro padroni non li ricompensano per i loro servizi qui, lo farà Dio; e se non possono godere della libertà qui, saranno presto ricevuti nel mondo della perfetta libertà - il paradiso.

9 E, signori, lo scopo di questo è assicurare ai servitori un trattamento adeguato. È evidente, da ciò, che c'erano nella chiesa cristiana coloro che erano "maestri"; e l'interpretazione più ovvia è che fossero i proprietari di schiavi. Alcune di queste persone si convertirebbero, come lo sono ora. Paolo non disse che non potevano essere cristiani. Non disse che avrebbero dovuto escluderli subito dalla comunione.

Non li accusò di rimproverarli, né usò un linguaggio duro e severo nei loro confronti. Insegnò loro il loro dovere verso coloro che erano sotto di loro e stabilì principi che, se seguiti, avrebbero portato alla fine alla libertà universale.

Fai loro le stesse cose - τὰ αὐτὰ ta auta. Le “stesse cose”, qui sembrano riferirsi a quanto aveva detto nei versetti precedenti. Erano, per mostrare ai loro servi lo stesso spirito che aveva richiesto ai servitori di mostrare loro: la stessa gentilezza, fedeltà e rispetto per la volontà di Dio. Aveva richiesto ai servi di agire coscienziosamente; ricordare che l'occhio di Dio era su di loro, e che in quella condizione di vita dovevano considerarsi servi di Dio e principalmente a lui responsabili.

Le stesse cose che l'apostolo farebbe sentire ai padroni. Dovevano essere fedeli, coscienziosi, giusti, fedeli agli interessi dei loro servitori e ricordare che erano responsabili nei confronti di Dio. Non dovevano approfittare del loro potere per opprimerli, punirli irragionevolmente o supporre che fossero liberati dalla responsabilità riguardo al modo in cui li trattavano. Nel passaggio corrispondente in Colossesi ( Colossesi 4:1 ), questo è: "Maestri, date ai vostri servi ciò che è giusto ed eguale"; vedere la nota su quel luogo.

Minaccioso tollerante - Margine, "moderatore". La parola greca significa "rilassare, sciogliere"; e poi, per "omettere, cessare da". Questo è evidentemente il significato qui Il senso è che dovevano essere gentili, affettuosi, giusti. Ciò non significa che dovessero rimettere la punizione dove era meritata; ma l'obiettivo è quello di proteggersi da ciò a cui erano così tanto esposti nelle loro condizioni: un carattere irritato e insoddisfatto; una disposizione a governare con il terrore piuttosto che con l'amore.

Dove esiste questo stato infelice della società, varrebbe la prova di coloro che sostengono la relazione dei padroni, per vedere se non sarebbe “possibile” governare i loro servi, come qui consiglia l'apostolo, mediante l'esercizio dell'amore. La gentilezza, la fiducia e il timore del Signore non potrebbero sostituire le minacce e le percosse?

Sapendo che anche il tuo Maestro è in paradiso - Margine, "Alcuni leggono, sia il tuo che il loro". Molti mss. avere questa lettura; vedi Mulino. Il senso non è materialmente intaccato, oltre che, secondo il margine, l'effetto sarebbe di far sentire al padrone e al servo che, nel senso più importante, si trovavano su un'uguaglianza. Secondo la lettura comune, il senso è che i maestri dovrebbero ricordare che erano responsabili nei confronti di Dio, e che questo fatto dovrebbe avere la possibilità di influenzarli in modo appropriato. Questo farebbe in due modi:

(1) Dal fatto che l'ingiustizia verso i loro servi sarebbe stata poi punita come meritava - poiché non c'era rispetto delle persone con Dio.

(2) Li porterebbe ad agire verso i loro servitori come vorrebbero che Dio li trattasse. Niente sarebbe stato più adatto a fare questo della sensazione di avere un Maestro in comune e che presto sarebbero stati al suo bar.

Né c'è rispetto per le persone con lui - vedi questa espressione spiegata nelle note su Romani 2:11. Il significato qui è che Dio non sarebbe influenzato nella distribuzione di ricompense e punizioni, per quanto riguarda il rango o la condizione del padrone o dello schiavo. Non avrebbe mostrato alcun favore a quello perché era un maestro; non avrebbe negato nessuno all'altro perché era uno schiavo.

Tratterebbe entrambi secondo il loro carattere. In questo mondo occupavano diversi gradi e condizioni; al suo bar sarebbero stati chiamati a rispondere davanti allo stesso Giudice. Ne consegue:

(1) Che uno schiavo non deve essere considerato un "bene mobile", o una "cosa" o una "proprietà". Lui è un uomo; un uomo redento; un uomo immortale. È uno per il quale Cristo è morto. Ma Cristo non è morto per "bene mobili" e "cose".

(2) Il padrone e il servo nei loro grandi interessi sono allo stesso livello. Entrambi sono peccatori; entrambi moriranno presto; entrambi si ridurranno allo stesso modo in polvere; entrambi staranno al tribunale di Dio; entrambi rinunceranno al conto. L'uno non sarà ammesso in cielo perché è un maestro; né l'altro sarà gettato all'inferno perché è schiavo. Se entrambi sono cristiani, saranno ammessi in un paradiso dove le distinzioni di rango e colore sono sconosciute.

Se il padrone non è cristiano e il servo lo è, colui che si è considerato superiore al servo in questa vita, vedrà “lui” salire al cielo mentre lui stesso sarà gettato all'inferno.

(3) Considerazioni come queste, se hanno la loro giusta influenza, producono due effetti:

(a) Alleggeriranno il giogo della schiavitù mentre continua, e anche se può essere difficile rimuoverlo subito. Se il padrone e lo schiavo fossero entrambi cristiani, anche se il rapporto continuasse, sarebbe piuttosto un rapporto di fiducia reciproca. Il maestro diventerebbe il protettore, il maestro, la guida, l'amico; il servo sarebbe diventato il fedele soccorritore, rendendo servizio a colui che amava e al quale si sentiva legato dagli obblighi della gratitudine e dell'affetto.

(b) Ma questo stato di sentimento porterebbe presto all'emancipazione. C'è qualcosa di sconvolgente nei sentimenti di tutti, e di mostruoso per un cristiano, nell'idea di tenere in schiavitù “un fratello cristiano”. Finché lo schiavo è considerato un "bene mobile" o un semplice pezzo di "proprietà", come un cavallo, così a lungo le persone si sforzano di accontentarsi della sensazione che possa essere tenuto in schiavitù.

Ma nel momento in cui si sente che è un "fratello cristiano" - un compagno di viaggio redento per l'eternità, un coerede della vita - quel momento un cristiano dovrebbe sentire che c'è qualcosa che viola tutti i principi della sua religione nel trattenerlo come uno schiavo; nel fare un "bene" di ciò per cui Cristo è morto, e nel comprare e vendere come un cavallo, un bue o un asino, figlio di Dio ed erede della vita. Di conseguenza, la prevalenza del cristianesimo eliminò presto il male della schiavitù nell'impero romano; e se prevalesse nella sua purezza, presto lo bandirebbe dalla faccia della terra.

10 Infine, fratelli miei, siate forti nel Signore: Paolo aveva ora indicato agli Efesini i doveri che dovevano svolgere. Aveva considerato i vari rapporti di vita che sostenevano e gli obblighi che ne derivavano. Non ignorava che nell'adempimento dei loro doveri avrebbero avuto bisogno di forza dall'alto. Sapeva che avevano nemici grandi e potenti e che per affrontarli avevano bisogno di essere vestiti con la panoplia del soldato cristiano.

Conclude, quindi, esortandoli a mettere su tutte le forze che potevano per affrontare i nemici con cui dovevano lottare; e all'inizio della sua esortazione ricorda loro che solo con la forza del Signore potevano sperare nella vittoria. Essere “forti nel Signore” è:

(1)Essere forte o coraggioso nella sua causa;

(2) Sentire che è la nostra forza e fare affidamento su di lui e sulle sue promesse.

11 Indossa l'intera armatura di Dio - L'intera descrizione qui deriva dalle armi di un antico soldato. Le varie parti di quelle armi - che costituiscono "l'intera panoplia" - sono specificate in Efesini 6:14. La parola resa “armatura intera” πανοπλίαν panoplian, “panoplia”), significa “armatura completa”, offensiva e difensiva; vedi Luca 11:22; Romani 13:12 nota; 2 Corinzi 6:7 nota. “L'armatura di Dio” non è quella che Dio indossa, ma quella che ha provveduto al soldato cristiano. Il significato qui è:

(1) Che non dobbiamo fornire nella nostra guerra le armi che le persone impiegano nelle loro gare, ma quelle che Dio fornisce; che dobbiamo rinunciare alle armi che sono carnali e indossare quelle che Dio ha ordinato per il conseguimento della vittoria.

(2) Dobbiamo indossare "l'intera armatura". Non dobbiamo andare armati in parte con ciò che Dio ha stabilito, e in parte con le armi usate dalla gente; né dobbiamo indossare solo "una parte" dell'armatura, ma il "tutto". Un uomo ha bisogno di “tutta” quell'armatura se sta per combattere le battaglie del Signore; e se gli manca "una" delle armi che Dio ha stabilito, la sconfitta può essere la conseguenza.

Affinché possiate resistere - I nemici sono così numerosi e potenti, che se non rivestiti con l'armatura divina, la vittoria sarà impossibile.

Contro le astuzie del diavolo - La parola resa “ astuzia ” ( μεθοδεία methodeia), significa propriamente ciò che si traccia con “metodo”; ciò che è "metodizzato"; e poi ciò che è ben disposto: arte, abilità, astuzia. Si verifica nel Nuovo Testamento solo in Efesini 4:14 , e in questo luogo.

È opportunamente reso qui come "astuzie", che significa astuti dispositivi, arti, tentativi di ingannarci e distruggerci. Le astuzie “del diavolo” sono le varie arti e stratagemmi che impiega per trascinare le anime alla perdizione. Possiamo incontrare più facilmente la forza aperta che l'astuzia; e abbiamo bisogno delle armi dell'armatura cristiana per far fronte ai tentativi di attirarci in un laccio, quanto per affrontare la forza aperta.

L'idea qui è che Satana non conduce una guerra aperta. Non incontra faccia a faccia il soldato cristiano. Avanza di nascosto; si avvicina nelle tenebre; impiega l'astuzia piuttosto che il potere, e cerca piuttosto di ingannare e tradire che di vincere con la semplice forza. Da qui la necessità di essere costantemente armati per incontrarlo ogni volta che si fa l'attacco. Un uomo che deve vedersela con un nemico visibile, può sentirsi al sicuro se si prepara ad incontrarlo in campo aperto.

Ma ben diverso è il caso se il nemico è invisibile; se ci ruba furtivamente e furtivamente; se pratica la guerra solo con agguati e sorprese. Tale è il nemico con cui dobbiamo fare i conti - e quasi tutta la lotta cristiana è una guerra contro gli stratagemmi e le astuzie. Satana non appare apertamente. Egli si avvicina a noi non in forme ripugnanti, ma viene a raccomandarci qualche dottrina plausibile, a esporci qualche tentazione che non ci repellerà subito. Presenta il mondo in un aspetto seducente; ci invita a piaceri che sembrano innocui e ci conduce all'indulgenza fino a quando non siamo arrivati ​​così lontano da non poterci più ritirare.

12 Perché noi lottiamo - greco, "Il wrestling per noi"; o, "Non c'è per noi una lotta con carne e sangue". C'è indubbiamente qui un'allusione agli antichi giochi della Grecia, una parte degli esercizi in cui consisteva nella lotta; vedi le note a 1 Corinzi 9:25. La parola greca usata qui - πάλη palē - denota una "lotta"; e poi una lotta, lotta, combattimento. Qui si riferisce alla lotta o al combattimento che il cristiano deve sostenere: la guerra cristiana.

Non contro carne e sangue - Non con le persone; vedi le note su Galati 1:16. L'apostolo non intende dire che i cristiani non avessero nemici tra gli uomini che si opponevano loro, poiché erano spesso esposti a feroci persecuzioni; né che non avessero nulla a che fare con le inclinazioni carnali e corrotte della loro natura, il che era vero di loro allora come lo è ora; ma che la loro principale controversia era con gli spiriti invisibili della malvagità che cercavano di distruggerli. Erano la fonte e l'origine di tutti i loro conflitti spirituali, e con loro la guerra doveva essere mantenuta.

Ma contro i principati - Non c'è dubbio che l'apostolo qui alluda agli spiriti maligni. Come buoni angeli, erano considerati divisi in ranghi e ordini, e avrebbero dovuto essere sotto il controllo di un potente capo; vedi le note su Efesini 1:21. È probabile che l'allusione qui sia ai ranghi e agli ordini che sostenevano prima della loro caduta, qualcosa di simile che possono ancora conservare. La parola "principati" si riferisce ai principali governanti o capi.

Poteri - Coloro che avevano potere, o ai quali veniva dato il nome di "poteri". Milton rappresenta Satana mentre si rivolge agli angeli caduti in un linguaggio simile:

“Trono, dominazioni, principati, virtù, poteri.”

Contro i governanti delle tenebre di questo mondo - I governanti che presiedono alle regioni dell'ignoranza e del peccato di cui abbonda la terra, confrontano note su Efesini 2:2. “L'oscurità” è un emblema di ignoranza, miseria e peccato; e nessuna descrizione potrebbe essere più accurata di quella di rappresentare questi spiriti maligni come governanti su un mondo oscuro.

La terra - oscura, e miserabile e ignorante e peccatrice - è proprio un dominio come vorrebbero, o come causerebbero; e la degradazione e il dolore del mondo pagano sono proprio come gli spiriti immondi e maligni si diletterebbero. È un vasto e potente impero. È stato consolidato da secoli. È sostenuto da tutta l'autorità del diritto; da tutta l'onnipotenza del perverso principio religioso; da tutto il rispetto per l'antichità; da tutto il potere delle passioni egoiste, corrotte e vili. Nessun impero è stato così esteso, o è durato così a lungo, come quell'impero delle tenebre; e niente sulla terra è così difficile da distruggere.

Eppure l'apostolo dice che fu su quel regno che dovevano fare la guerra. Contro questo doveva essere eretto il regno del Redentore; e questo doveva essere vinto dalle armi spirituali che specifica. Quando parla della guerra cristiana qui, si riferisce alla contesa con i poteri di questo regno oscuro. Considera ogni cristiano come un soldato per fargli guerra in qualunque modo possa e ovunque possa attaccarlo.

La contesa quindi non era primariamente con le persone, o con le tendenze corrotte interne dell'anima; era con questo regno vasto e oscuro che era stato istituito sull'umanità. Non considero quindi questo passaggio come un riferimento primario alla lotta che un cristiano sostiene con le proprie propensioni corrotte. È una guerra su larga scala con l'intero regno delle tenebre nel mondo. Tuttavia, nel mantenere la guerra, la lotta sarà con quelle parti di quel regno con cui veniamo in contatto e che effettivamente racconteremo:

(1) Alle nostre propensioni peccaminose - che fanno parte del regno delle tenebre;

(2) Con le cattive passioni degli altri - il loro orgoglio, ambizione e spirito di vendetta - che fanno anch'essi parte di quel regno;

(3)Con le cattive abitudini, leggi, opinioni, impieghi, piaceri del mondo - che sono anche una parte di quel regno oscuro;

(4)Con errore, superstizione, falsa dottrina - che fanno anch'essi parte di quel regno; e,

(5)Con la malvagità del mondo pagano - i peccati delle nazioni ottenebrate - anche una parte di quel regno. Ovunque entriamo in contatto con il male, sia nei nostri cuori che altrove, lì dobbiamo fare la guerra.

Contro la malvagità spirituale - Margine, "o spiriti malvagi". Letteralmente, "Le cose spirituali della malvagità"; ma l'allusione è senza dubbio agli spiriti maligni e alle loro influenze sulla terra.

In luoghi elevati - ἐν τοῖς ἐπουράνιοις - "nei luoghi celesti o celesti". La stessa frase ricorre in Efesini 1:3; Efesini 2:6 , dove è tradotto, “nei luoghi celesti.

La parola ( ἐπουράνιος epouranios) è usata di coloro che abitano in cielo, Matteo 18:35; Filippesi 2:10; di quelli che vengono dal cielo, 1 Corinzi 15:48; Filippesi 3:21; dei corpi celesti, il sole, la luna e le stelle, 1 Corinzi 15:40.

Quindi il neutro plurale della parola è usato per indicare i cieli; e poi i cieli “inferiori”, il cielo, l'aria, rappresentati come sede degli spiriti maligni; vedi le note su Efesini 2:2. Questa è l'allusione qui. Si suppone che gli spiriti maligni occupino le alte regioni dell'aria e quindi esercitino un'influenza nefasta sugli affari dell'uomo.

Quale fosse l'origine di questa opinione non è necessario chiederlo qui. Nessuno può "dimostrare", tuttavia, che non è corretto. È contro tali spiriti, e tutte le loro influenze maligne, che i cristiani sono chiamati a contendere. In qualunque modo si manifesti il ​​loro potere, sia nel prevalere del vizio e dell'errore; di superstizione e arti magiche; di infedeltà, ateismo o antinomismo; di cattive usanze e leggi; di mode e opinioni perniciose, o nelle corruzioni dei nostri stessi cuori, dobbiamo fare la guerra a tutte queste forme di male, e non cedere mai nel conflitto.

13 Nel giorno malvagio - Il giorno della tentazione; il giorno in cui vieni aggredito violentemente.

E dopo aver fatto tutto, stare in piedi - Margine, "o superare". La parola greca significa elaborare, effettuare o produrre; e poi lavorare, porre fine, vincere. Robinson, Lessico. L'idea sembra essere che dovessero vincere o sconfiggere tutti i loro nemici, e quindi rimanere saldi. L'intera lingua qui è presa dalla guerra; e l'idea è che ogni nemico doveva essere sottomesso, non importa quanto numeroso o formidabile potesse essere. Si poteva cercare sicurezza e trionfo solo quando ogni nemico era stato ucciso.

14 Resisti quindi - resisti a ogni attacco - come fa un soldato in battaglia. In che modo dovessero farlo, e come dovessero essere armati, procede a precisare l'apostolo; e nel farlo dà una descrizione dell'antica armatura di un soldato.

Avere i lombi cinti - La "cintura, o fascia", era sempre per gli antichi una parte importante del loro abbigliamento, in guerra come in pace. Indossavano abiti larghi e fluenti; e divenne necessario cingerli quando viaggiavano, o correvano, o lavoravano. La cintura era spesso riccamente ornata ed era il luogo dove portavano i loro soldi, la loro spada, la loro pipa, i loro strumenti per scrivere, ecc.

; vedi le note su Matteo 5:38. La "cintura" sembra a volte essere stata una cintura di ferro o acciaio, e progettata per mantenere ogni parte dell'armatura al suo posto, e per cingere il soldato da ogni lato.

Con verità - Potrebbe non essere facile determinare con assoluta precisione la somiglianza tra le parti dell'armatura specificate in questa descrizione e le cose con cui vengono confrontate, o determinare con precisione perché ha paragonato la verità a una cintura e "la giustizia ” a un pettorale, piuttosto che al motivo per cui avrebbe dovuto scegliere un ordine diverso, e paragonare la giustizia a una cintura, ecc.

Forse di per sé non ci può essere stata una ragione speciale per questa disposizione, ma lo scopo potrebbe essere stato semplicemente quello di specificare le diverse parti dell'armatura di un soldato e di confrontarle con le armi che i cristiani dovevano usare, anche se il confronto dovrebbe essere fatto un po' a caso. In alcuni casi, tuttavia, si nota un significato particolare nei confronti che vengono effettuati; e potrebbe non essere improprio dare suggerimenti di questo tipo man mano che andiamo avanti.

L'idea qui può essere che, come la cintura era il rinforzo, o il sostegno del corpo, così la verità è adatta a sostenerci e a cingerci di costanza e fermezza. La cintura manteneva tutte le parti dell'armatura al loro posto, e conservava fermezza e consistenza nella veste; e così la verità può servire a dare consistenza e fermezza alla nostra condotta. «Grande», dice Grozio, «è il lassismo della menzogna; la verità lega l'uomo.

La verità preserva un uomo da quelle visioni lassiste della morale, del dovere e della religione, che lo lasciano esposto ad ogni assalto. Rende l'anima sincera, ferma, costante e sempre in guardia. Un uomo che non ha una visione coerente della verità, è proprio l'uomo che l'avversario può attaccare con successo.

E avendo sul pettorale - La parola qui resa “pettorale” θώρἀξ thōrax denotava la “corazza”, lat.: lorica, o cotta di maglia; cioè l'armatura che copriva il corpo dal collo alle cosce, e consisteva di due parti, una che copriva il davanti e l'altra il dietro. Era fatto di anelli, o sotto forma di scaglie, o di piastre, così fissate insieme da essere flessibili, e tuttavia proteggere il corpo da una spada, una lancia o una freccia.

È indicato nelle Scritture come una "cotta di maglia" 1 Samuele 17:5; un "habergeon" Nehemia 4:16 , o come un "pettorale". Ci viene detto che la cotta di maglia di Golia pesava cinquemila sicli di ottone, o quasi centosessanta libbre. Era spesso formato da lastre di ottone, adagiate l'una sull'altra, come le squame di un pesce. I seguenti tagli daranno un'idea di questo antico pezzo di armatura.

Di giustizia - Integrità, santità, purezza di vita, sincerità di pietà. La corazza difendeva le parti vitali del corpo; e l'idea qui può essere che l'integrità della vita e la rettitudine del carattere siano necessarie per difenderci dagli assalti di Satana, come la cotta di maglia era per preservare il cuore dalle frecce di un nemico. Fu l'integrità incorruttibile di Giobbe e, in un senso più alto, dello stesso Redentore, che li salvò dalle tentazioni del diavolo.

Ed è altrettanto vero ora che nessuno può affrontare con successo il potere della tentazione se non è giusto, come un soldato non potrebbe difendersi contro un nemico senza una simile cotta di maglia. La mancanza di integrità lascerà un uomo esposto agli assalti del nemico, proprio come lo sarebbe un uomo la cui cotta di maglia fosse difettosa, o una parte della quale fosse mancante. Il re d'Israele fu colpito da una freccia scagliata da un arco, tirata a sorte, “tra le giunture dei suoi finimenti” o “corazza” (margine), 1 Re 22:34; e molti uomini che pensano di indossare l'armatura "cristiana" sono colpiti allo stesso modo.

C'è qualche difetto di carattere; alcuni mancano di integrità incorruttibile; un punto incustodito - e quello sarà sicuramente il punto di attacco del nemico. Così Davide fu tentato di commettere gli enormi crimini che macchiano la sua memoria, e Pietro di rinnegare il suo Signore. Così Giuda fu assalito, per mancanza dell'armatura della giustizia, per la sua avarizia; e così, per mancanza di incorruttibile integrità in un solo punto, molti ministri del Vangelo sono stati assaliti e sono caduti. Si può aggiungere qui che abbiamo bisogno di una giustizia che solo Dio può dare; la giustizia di Dio nostro Salvatore, per renderci perfettamente invulnerabili a tutte le frecce del nemico.

15 E i tuoi piedi calzati - C'è senza dubbio qui un'allusione a ciò che era indossato dall'antico soldato per proteggere i suoi piedi. Il greco è, letteralmente, "avere i piedi fasciati"; cioè, avendo legato le scarpe, o sandai, o qualunque cosa fosse indossata dall'antico soldato. La protezione dei piedi e delle caviglie consisteva di due parti:

(1) I sandali, o scarpe, che probabilmente erano fatti in modo da coprire il piede, e che spesso erano muniti di chiodi, o armati di punte, per rendere salda la presa nel terreno: o.

(2) Con “ciccioli” che erano montati sulle gambe, e progettati per difenderle da ogni pericolo. Questi "ciccioli", o stivali 1 Samuele 17:6 , erano fatti di bronzo ed erano in uso quasi universale tra i Greci e i Romani.

Con la preparazione - Preparati con il vangelo della pace. Il senso è che il soldato cristiano deve essere preparato con il vangelo della pace ad affrontare attacchi simili a quelli contro i quali il soldato antico intendeva proteggersi con i sandali o gli schinieri che indossava. La parola resa “preparazione” - ( ἑτοιμασία hetoimasia) - significa propriamente prontezza, attitudine, prontezza; e l'idea, secondo Robinson (Lexicon), è che dovevano essere sempre pronti ad andare a predicare il vangelo.

Taylor (Fragments to Calmet's Dic., No. 219) suppone che significhi: “I tuoi piedi calzano con la preparazione del Vangelo; non ferro, non acciaio - ma indagine paziente, indagine calma, assidua, laboriosa, duratura; o con un “fermo appoggio” nel vangelo della pace”. Locke suppone che significhi "con la disponibilità a camminare nel vangelo della pace". Doddridge suppone che l'allusione sia a "schinieri", e lo spirito raccomandato è quel temperamento pacifico e benevolo raccomandato nel Vangelo e che, come gli stivali indossati dai soldati, li porterebbe al sicuro attraverso molti ostacoli e prove che potrebbero essere opposti a loro, come un soldato potrebbe incontrare spine aguzze che si oppongono al suo progresso.

È difficile determinare il significato esatto; e forse tutti gli espositori hanno sbagliato nel tentare di spiegare il riferimento a queste parti dell'armatura con qualche cosa particolare nel Vangelo. L'apostolo si figurava un soldato, vestito nel modo consueto. I cristiani dovevano assomigliargli. Una parte della sua veste o preparazione consisteva nella copertura e nella difesa del piede. Era per preservare il piede dal pericolo, e per assicurare la facilità della sua marcia, e forse per renderlo saldo in battaglia.

I cristiani dovevano avere i principi del vangelo della pace - il vangelo pacifico e puro - per facilitarli; per aiutarli nelle loro marce; per renderli saldi nel giorno del conflitto con i loro nemici. Non dovevano essere forniti di armi carnali, ma del pacifico vangelo del Redentore; e, sostenuti da ciò, avrebbero continuato la loro marcia per il mondo. I principi del Vangelo erano di fare per loro quello che gli schinieri e i sandali con le punte di ferro facevano per il soldato: prepararli per la marcia, renderli saldi nei loro passi e far parte della loro difesa contro i loro nemici.

16 Soprattutto - Ἐν πᾶσιν En pasin. Non “soprattutto” per importanza o valore, ma “sopra” tutto, come un soldato tiene il suo scudo per difendersi. Costituisce una protezione su ogni parte del suo corpo, in quanto può essere girato in ogni direzione. L'idea è che come lo scudo copriva o proteggeva le altre parti dell'armatura, così la fede aveva un'importanza simile nelle virtù cristiane.

Lo scudo - nota, Isaia 21:9. Lo scudo era solitamente di legno chiaro. o un orlo di ottone, e coperto di parecchie pieghe o spessori di pelle robusta, che fu preservata dalla frequente unzione. Era tenuto dal braccio sinistro, ed era assicurato da cinghie, attraverso le quali passava il braccio, come si può vedere nelle figure allegate. La superficie esterna dello scudo è stata resa più o meno arrotondata. Oggetto dal centro al bordo, ed è stato lucidato liscio, o unto con olio, in modo che le frecce o le freccette si staccassero o rimbalzassero.

Della fede - Sulla natura della fede si vedano le note su Marco 16:16. La fede qui è fatta per occupare un posto più importante dell'una o dell'altra delle altre grazie cristiane. Ha, a tutto il carattere cristiano, lo stesso rapporto che lo scudo ha con le altre parti dell'armatura di un soldato. Protegge tutti, ed è indispensabile alla sicurezza di tutti, come nel caso dello scudo.

Lo scudo era un ingegnoso congegno con il quale si potevano parare colpi e frecce, e l'intero corpo poteva essere difeso. Potrebbe essere fatto per proteggere la testa, o il cuore, o gettato dietro per affrontare tutti gli attacchi lì. Finché il soldato aveva il suo scudo, si sentiva sicuro; e finché un cristiano ha fede, è al sicuro. Viene in suo aiuto in ogni attacco che gli viene fatto, non importa da quale parte; è difesa e custode di ogni altra grazia cristiana; e assicura la protezione di cui il cristiano ha bisogno in tutta la guerra spirituale.

Con cui potrete spegnere tutti i dardi infuocati dei malvagi - O meglio, "del malvagio" - τοῦ πονηροῦ tou ponērou. L'allusione è senza dubbio al grande nemico del popolo di Dio, chiamato, per eminenza, il “malvagio”; confronta 2 Tessalonicesi 3:3.

Il signor Locke lo rende: "Dove puoi ricevere, e quindi rendere inefficace", ecc. Sembra una piccola incongruenza nell'idea di "spegnere" i dardi con "uno scudo". Ma la parola "spegnere", qui, significa solo che sarebbero stati "spenti" lanciati "contro" lo scudo, come farebbe una candela lanciata contro qualsiasi cosa. “I dardi infuocati” che si usavano in guerra erano piccoli, esili pezzi di canna, che venivano riempiti di materiale combustibile e dati alle fiamme; o dardi attorno ai quali veniva avvolto del materiale combustibile, e che venivano incendiati, e poi sparati “lentamente” contro un nemico.

Lo scopo era di far conficcare la freccia nel corpo, e aumentare il pericolo per l'incendio; o, più frequentemente, quei dardi venivano lanciati contro navi, forti, tende, ecc., con l'intenzione di dar loro fuoco. Erano di uso comune tra gli antichi. Arriano (Exped. Alexan. 11) cita le πυρφορα βελη purphora belē, le armi da fuoco; Tucidide (II.

C. 75), i πυρφοροι ὀΐστοι purphoroi oistoi, le frecce infuocate; e Livio si riferisce ad armi simili all'uso comune in guerra; lib. xxi. C. 8. Con i “dardi infuocati dei malvagi”, Paolo qui si riferisce, probabilmente, alle tentazioni del grande avversario, che sono come dardi infuocati; o quelle furiose suggestioni del male, e l'eccitazione al peccato, che può scagliare nella mente come dardi infuocati. Sono - pensieri blasfemi, incredulità, tentazione improvvisa di fare il male, o pensieri che feriscono e tormentano l'anima. Al riguardo, possiamo osservare:

(1)Che vengono all'improvviso, come frecce scagliate da un arco;

(2)Provengono da zone inaspettate, come frecce scagliate all'improvviso da un nemico in agguato;

(3)Perforano, penetrano e tormentano l'anima, come farebbero le frecce in fiamme;

(4)Infiammano l'anima e accendono le peggiori passioni, come i dardi infuocati fanno con una nave o un campo contro cui vengono inviati.

L'unico modo per incontrarli è lo "scudo della fede"; confidando in Dio e facendo affidamento sulle sue graziose promesse e aiuti. Non è per nostra forza; e, se non abbiamo fede in Dio, siamo del tutto indifesi. Dovremmo avere uno scudo che possiamo girare in qualsiasi direzione, sul quale possiamo ricevere la freccia e da cui può essere spenta.

17 E prendi l'elmo - L'elmo era un berretto di cuoio spesso, o ottone, montato sulla testa, e di solito era coronato da un pennacchio, o cresta, come ornamento. Il suo uso era quello di proteggere la testa da un colpo di spada, o mazza da guerra, o ascia da battaglia. I tagli mostreranno la sua forma abituale.

Della salvezza - Cioè, "della speranza della salvezza"; poiché così è espresso nel luogo parallelo in 1 Tessalonicesi 5:8. L'idea è che una fondata speranza di salvezza ci conserverà nel giorno del conflitto spirituale e ci proteggerà dai colpi che un nemico potrebbe sferrare. L'elmo difendeva la testa, parte vitale; e così la speranza della salvezza difenderà l'anima e la custodirà dai colpi del nemico. Un soldato non combatterebbe bene senza una speranza di vittoria. Un Cristiano non poteva contendere coi suoi nemici, senza la speranza della salvezza finale; ma, sostenuto da ciò, che cosa ha da temere?

E la spada - La spada era una parte essenziale dell'armatura di un antico soldato. Le sue altre armi erano l'arco, la lancia o l'ascia da battaglia. Ma, senza spada, nessun soldato si sarebbe considerato bene armato. L'antica spada era corta, e di solito a doppio taglio, e somigliava molto a un pugnale.

Dello Spirito - Che lo Spirito Santo fornisce; la verità che ha rivelato.

Qual è la parola di Dio - Ciò che Dio ha detto - la sua verità e le sue promesse; vedere le note su Ebrei 4:12. Fu con quest'arma che il Salvatore incontrò il tentatore nel deserto; Matteo 4. È solo da questo che ora si può incontrare Satana. L'errore e la menzogna non ridurranno la tentazione; né possiamo sperare nella vittoria, se non siamo armati di verità. Impara, quindi:

Che dovremmo studiare la Bibbia, per poter capire qual è la verità.

(2)Dovremmo avere a disposizione i testi delle Scritture, come fece il Salvatore, per far fronte alle varie forme di tentazione.

(3)Non dovremmo dipendere dalla nostra ragione o fare affidamento sulla nostra saggezza.

Un solo testo della Scrittura è meglio per incontrare una tentazione, di tutta la filosofia che contiene il mondo. Il tentatore può ragionare, e ragiona anche in modo plausibile. Ma non può resistere a un comando diretto e positivo dell'Onnipotente. Se Eva avesse semplicemente aderito alla Parola di Dio, e avesse sollecitato il suo comando, senza tentare di “ragionare” su di essa, il sire sarebbe stato salvo. Il Salvatore Matteo 4:4 , Matteo 4:7 , Matteo 4:10 , incontrò il tentatore con la Parola di Dio, e fu sconfitto.

Quindi saremo al sicuro se aderiamo alle semplici dichiarazioni della Bibbia e ci opponiamo a una tentazione con un comando positivo di Dio. Ma, nel momento in cui lo lasciamo, e iniziamo a parlare con il peccato, in quel momento ce ne andiamo. È come se un uomo gettasse via la sua spada e usasse le sue mani nude solo per incontrare un avversario. Quindi,

(4) Possiamo vedere l'importanza di educare i giovani allo studio accurato della Bibbia. Non c'è nulla che possa fornire loro una sicurezza migliore nella vita futura, quando la tentazione viene su di loro, che avere a disposizione un testo pertinente della Scrittura. La tentazione spesso ci assale così all'improvviso da soffocare ogni “ragionamento”; ma basterà un testo della Scrittura per scacciare da noi il tentatore.

18 Pregare sempre - Sarebbe bene per il soldato che va in battaglia pregare - pregare per la vittoria; o pregare che possa essere preparato per la morte, se dovesse cadere. Ma i soldati spesso non ne sentono la necessità. Per il soldato cristiano, invece, è indispensabile. La preghiera corona con successo tutti gli sforzi leciti e dà una vittoria quando nient'altro lo farebbe. Non importa quanto sia completa l'armatura; non importa quanto possiamo essere abili nella scienza della guerra; per quanto coraggiosi possiamo essere, possiamo essere certi che senza la preghiera saremo sconfitti.

Solo Dio può dare la vittoria; e quando il soldato cristiano esce completamente armato per il conflitto spirituale, se guarda a Dio con la preghiera, può essere sicuro di un trionfo. Questa preghiera non deve essere interrotta. È essere sempre. In ogni tentazione e conflitto spirituale dobbiamo pregare; vedi note su Luca 18:1.

Con ogni preghiera e supplica - Con ogni tipo di preghiera; la preghiera nell'armadio, la famiglia, l'incontro sociale, la grande assemblea; la preghiera alle ore consuete, la preghiera quando siamo particolarmente tentati, e quando ci viene voglia di pregare (vedi le note, Matteo 6:6 ) la preghiera sotto forma di supplica per noi stessi, e sotto forma di intercessione per gli altri. Questa è, dopo tutto, la grande arma della nostra armatura spirituale, e per questo possiamo sperare di prevalere.

“Trattenendo la preghiera, smettiamo di combattere;

La preghiera fa risplendere l'armatura cristiana,

E Satana trema quando vede.

Il santo più meschino in ginocchio”.

Nello Spirito - Con l'aiuto dello Spirito Santo; o forse può significare che non deve essere solo preghiera della forma, ma quando lo spirito e il cuore l'accompagnano. La prima idea sembra, tuttavia, essere quella corretta.

E osservando ciò - Guardando per opportunità di pregare; vigilare sullo spirito di preghiera; vigilando su tutte quelle cose che ostacolerebbero la preghiera; vedi il Matteo 26:38 , nota, 41, nota; confronta 1 Pietro 4:7.

Con tutta la perseveranza - Mai scoraggiarsi e scoraggiarsi; confronta note, Luca 18:1.

E supplica per tutti i santi - Per tutti i cristiani. Dovremmo fare questo:

(1) Perché sono nostri fratelli, anche se possono avere una pelle, una lingua o un nome diversi.

(2) Perché, come noi, hanno il cuore incline al male e hanno bisogno, con noi, della grazia di Dio.

(3) Perché nulla tende tanto a farci amare gli altri ea dimenticare le loro colpe, quanto a pregare per loro.

(4) Perché la condizione della chiesa è sempre tale da aver grande bisogno della grazia di Dio. Molti cristiani sono sviati; molti sono freddi o tiepidi; molti sono in errore; molti sono conformati al mondo; e dovremmo pregare che diventino più santi e si dedichino di più a Dio.

(5) Perché ogni giorno molti cristiani sono soggetti a qualche speciale tentazione o prova, e sebbene possa essere a noi sconosciuto, tuttavia le nostre preghiere possono giovargli.

(6) Perché ogni giorno e ogni notte molti cristiani muoiono. Possiamo riflettere ogni notte mentre ci stendiamo per riposare, che mentre dormiamo, alcuni cristiani sono tenuti svegli dalla prospettiva della morte e ora stanno attraversando la valle oscura; e ogni mattina possiamo riflettere che "oggi" qualche cristiano morirà, e dovremmo ricordarlo davanti a Dio.

(7) Perché presto moriremo, e sarà per noi un conforto ricordare che abbiamo spesso pregato per i santi morenti, e se possiamo sentire che stanno pregando per noi.

19 E per me - Paul era allora prigioniero a Roma. Aveva particolarmente bisogno delle preghiere dei cristiani:

(1) Che potesse essere sostenuto nelle sue afflizioni; e,

(2) Che potesse essere in grado di manifestare lo spirito che dovrebbe e di fare il bene come ne aveva l'opportunità. Impara quindi che dobbiamo pregare per il prigioniero, il prigioniero, l'uomo in catene, lo schiavo. Ci sono in questa terra (gli Stati Uniti) circa diecimila prigionieri - mariti, padri, figli, fratelli; o mogli, madri, figlie. È vero, sono i figli del “crimine”, ma sono anche i figli del dolore; e in entrambi i casi o in entrambi hanno bisogno delle nostre preghiere.

Ci sono in questa terra non lontano da tre milioni di schiavi - e hanno bisogno delle nostre preghiere. Sono figli della sventura e di molti torti; sono sprofondati nell'ignoranza e nel bisogno e noi; sono sottoposti a prove, ed esposti alle tentazioni ai vizi più bassi. Ma molti di loro, confidiamo, amano il Redentore; e che lo facciano o no, hanno bisogno di interessarsi alle preghiere dei cristiani.

Quell'espressione mi può essere data: a Paolo, sebbene prigioniero, fu permesso di predicare il Vangelo; vedi le note, Atti degli Apostoli 28:30.

Che io possa aprire audacemente la mia bocca - Era a Roma. Era quasi solo. Era circondato da moltitudini di malvagi. È stato esposto alla morte. Tuttavia desiderava parlare con coraggio nel nome del Signore Gesù e invitare i peccatori al pentimento. Un cristiano in catene e circondato dai malvagi può parlare con coraggio e "può" avere speranza di successo - poiché Paolo non fu un predicatore infruttuoso anche quando era prigioniero a Roma; vedi le note su Filippesi 4:22.

Il mistero del vangelo - note, Efesini 1:9.

20 Per cui sono ambasciatore in obbligazioni - In catene (vedi margine); o in reclusione. C'è qualcosa di particolarmente toccante in questo. Era "un ambasciatore" - inviato per proclamare la pace in un mondo perduto. Ma ora era in catene. Un ambasciatore è un personaggio sacro. Nessun affronto più grande può essere dato a una nazione che mettere a morte i suoi ambasciatori, o anche gettarli in prigione. Ma qui Paolo dice che fu assistito all'insolito spettacolo di un ambasciatore preso, legato, rinchiuso, imprigionato; un ambasciatore che dovrebbe avere i privilegi concessi a tutte queste persone, e avere il permesso di andare ovunque pubblicando i termini della misericordia e della salvezza. Vedi la parola “ambasciatore” spiegata nelle note a 2 Corinzi 5:20.

Quello in esso - Margine, o "di ciò". Greco, ἐν αὐτῷ en autō - "in esso"; cioè, dice Rosenmuller, nel Vangelo. Significa che nel parlare il vangelo potrebbe essere audace.

Posso parlare audacemente - Apertamente, chiaramente, senza paura; vedi le note su Atti degli Apostoli 4:13; Atti degli Apostoli 9:27 , nota; Atti degli Apostoli 13:46 , nota; Atti degli Apostoli 14:3 , nota; Atti degli Apostoli 18:26 , nota; Atti degli Apostoli 19:8 , nota; Atti degli Apostoli 26:26 , ndr.

Come dovrei parlare - Sia in obbligazioni che in libertà. Paolo sentiva che il Vangelo doveva essere sempre parlato con semplicità e senza timore dell'uomo. È notevole che non abbia chiesto loro di pregare per poter essere rilasciato. “Perché” non lo sapeva non lo sappiamo; ma forse il desiderio di liberazione non era così vicino al suo cuore quanto il dovere di proclamare il Vangelo con audacia Può essere molto più importante che compiamo il nostro dovere rettamente quando siamo afflitti, o siamo nei guai, piuttosto che dovremmo essere rilasciato.

21 Ma affinché anche voi possiate conoscere i miei affari, possiate comprendere la mia condizione, i miei sentimenti e in cosa sono impegnato. Per loro non poteva che essere un argomento di profondo interesse.

E come faccio - greco, "Cosa faccio; è così che lavoro.

Tychicus - Tychicus era della provincia dell'Asia, in Asia Minore, di cui Efeso era la capitale; vedi Atti degli Apostoli 20:4. Non è improbabile che fosse di Efeso, e che fosse ben noto alla chiesa del luogo. Portò anche la lettera ai Colossesi Colossesi 4:7 , e probabilmente la Seconda Lettera a Timoteo; 2 Timoteo 4:12.

Paolo propose anche di mandarlo a Creta per succedere a Tito; Tito 3:12. Aveva molta fiducia in: Paolo, ma non si sa quando si convertì, né perché fosse ora a Roma. I greci ne parlano come di uno dei settanta discepoli, e lo nominano vescovo di Colofone, nella provincia dell'Asia.

22 Chi ti ho mandato - Le chiese dove Paolo aveva predicato, proverebbero un grande interesse per il suo benessere. Era prigioniero a Roma, ed era dubbio quale sarebbe stato il risultato. In questa situazione, ritenne opportuno inviare un messaggero speciale per dare informazioni sulla sua condizione; dire cosa si faceva a Roma; chiedere le preghiere delle chiese; e per amministrare loro consolazione nelle loro varie prove.

Lo stesso sentimento, riguardo all'ambasciata di Tichico, è espresso nella Lettera ai Colossesi, Colossesi 4:7. Non piccola parte della consolazione che avrebbe impartito loro si sarebbe trovata in queste preziose lettere che portava loro dall'apostolo.

23 Pace ai fratelli - L'epistola si chiude con i consueti saluti. L'espressione “pace a te” era la forma comune di saluto in Oriente (vedi nota Matteo 10:13; nota Luca 24:36; nota Romani 15:33; cfr. Galati 6:16; 1 Pietro 5:14; 3 Giovanni 1:14 ), ed è ancora il "salam" che viene usato - la parola "salam" che significa "pace".

E amare con fede - Amore unito con fede; non solo desiderando di avere fede, ma la fede che ha operato per amore.

Da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo - Il Padre e il Figlio sono considerati ugualmente autori di pace e di amore; confronta le note su 2 Corinzi 13:14.

24 La grazia sia, ... - nota, Romani 16:20.

Quell'amore nostro Signore Gesù Cristo - vedi le note su 1 Corinzi 16:22.

In sincerità - Margine, "con incorruzione". Con un cuore puro; senza dissimulare; senza ipocrisia. Non potrebbe esserci chiusura dell'Epistola più appropriata di un simile desiderio; non ci sarà nulla di più necessario per noi, quando giungeremo alla fine della vita, della consapevolezza di amare sinceramente il Signore Gesù Cristo. Per scrittore e lettore possa questa essere ugualmente l'inestimabile consolazione allora! Meglio, molto meglio allora sarà l'evidenza di tale sincero amore, di tutte le ricchezze che la fatica può guadagnare, di tutti gli onori che il mondo può concedere - della più splendida dimora, o della più vasta fama.

La sottoscrizione di questa epistola, come quelle apposte alle altre epistole, non ha alcuna autorità, ma in questo caso vi sono tutte le ragioni per credere che sia corretta. Confronta le note alla fine della Lettera ai Romani e 1 Corinzi.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Efesini 6

1 INTRODUZIONE A EFESINI 6

In questo capitolo l'apostolo prosegue con le sue esortazioni ai doveri relativi e domestici, e considera quelli dei figli e dei genitori, e dei servi e dei padroni; e poi esorta i santi in generale alla costanza e alla perseveranza nell'esercizio della grazia, e nell'adempimento del dovere nella forza di Cristo, e con l'uso dell'armatura di Dio da lui descritta; li supplica di pregare per lui; espone le ragioni dell'invio di Tichico, che portò loro questa epistola, e la chiude con il suo saluto apostolico. Inizia con i doveri dei figli verso i loro genitori, che sono la sottomissione e l'obbedienza a loro, l'onore, il timore e la riverenza verso di loro; gli argomenti che vi si addicono sono tratti dalla luce della natura e della ragione, dal comando di Dio e dalla promessa ad esso annessa, Efesini 6:1-3. Seguono poi i doveri dei padri verso i loro figli, che sono esortati a non usarli con troppo rigore, e così provocarli all'ira, ma ad allevarli in modo religioso, affinché possano servire il Signore, Efesini 6:4. Poi osserva i doveri dei servi verso i loro padroni, che sono la sottomissione e l'obbedienza, che devono essere compiuti con riverenza verso di loro, con semplicità di cuore, come verso Cristo, non con servizio agli occhi, come per piacere agli uomini, ma con cuore e con buona volontà, come se facesse la volontà di Dio, e come se fosse per il Signore, e non gli uomini; al che sono incoraggiati da una promessa di ricompensa che viene data senza rispetto per la schiavitù o la libertà, Efesini 6:5-8. E i padroni, sono esortati a fare ciò che è giusto e giusto verso i loro servi, e a non terrorizzarli con minacce; al che sono spinti dalla considerazione di avere un padrone in cielo, che non ha riguardo alla qualità delle persone, Efesini 6:9. Da qui l'apostolo passa a un'esortazione generale ai santi a comportarsi con fermezza e costanza di mente, sebbene avessero molti nemici, e questi potenti e potenti, e più che all'altezza di loro; confidando nella potenza e nella forza di Cristo, e facendo uso di tutta l'armatura di Dio, che egli consiglia loro di prendere, affinché possano resistere e resistere nei momenti peggiori, Efesini 6:10-13, le cui diverse parti enumera, come la cintura della verità, la corazza della giustizia, i calzari del Vangelo della pace, lo scudo della fede, per mezzo del quale si spengono i dardi infuocati di Satana, l'elmo della salvezza, la spada dello Spirito la parola di Dio, e la preghiera spirituale di ogni sorta per tutti i santi, accompagnata con veglia e perseveranza, Efesini 6:14-18, l'ultima parte dell'armatura spirituale menzionata, porta l'apostolo a supplicare gli Efesini di pregare per lui, affinché potesse predicare liberamente e coraggiosamente il Vangelo; che egli loda per la natura misteriosa e il soggetto di esso, per il suo carattere di ambasciatore per esso, o per Cristo, la somma e la sostanza di esso, e per il suo essere in schiavitù per esso; il che dimostrava quanta grande stima ne avesse e quanto fosse sinceramente preoccupato di predicarlo senza paura, Efesini 6:19,20. E poi aggiunge che le ragioni del suo invio di Tichico, che egli descrive per la sua relazione con lui come un fratello, e il suo affetto per lui, e per il suo ufficio di ministro, e la sua fedeltà in esso, erano che potessero conoscere le sue circostanze, in quale stato e condizione si trovasse, sia per quanto riguarda le cose temporali che spirituali, e affinché i loro cuori potessero essere confortati da lui, Efesini 6:21,22. E l'epistola si conclude con il saluto dell'apostolo; e le persone salutate sono i fratelli di questa chiesa, e tutti coloro che amano sinceramente Cristo Gesù; e le benedizioni desiderate sono la pace, l'amore, con la fede e la grazia; le persone da cui sono desiderati sono Dio Padre e il Signore Gesù Cristo, Efesini 6:23,24.

Versetto 1. Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, ecc.] Le persone il cui dovere è questo, "bambini", sono tali di ogni sesso, maschio e femmina, e di ogni età, e di ogni stato e condizione; e sebbene la progenie vera, legittima e immediata degli uomini possa essere principalmente rispettata, tuttavia non esclude i figli spuri, quelli adottati e i generi; e le persone a cui è dovuta l'obbedienza da parte loro, non sono solo i genitori reali e immediati, sia il padre che la madre, ma coloro che sono nella stanza dei genitori, come i patrigni, le matrigne, i tutori, le nutrici, ecc. e tutti coloro che sono in linea ascendente, come i nonni, le nonne, ecc. a questi, i bambini dovrebbero essere soggetti e obbedienti in tutte le cose lecite, giusto, e buono; in tutto ciò che non è peccaminoso e illecito, per mezzo della parola di Dio; e nelle cose indifferenti, quanto in esse sta e anche nelle cose difficili da eseguire: e questa obbedienza dovrebbe essere cordiale e sincera, e non solo verbale, e nell'aspetto e nell'apparenza, né mercenaria; e dovrebbe essere unito con gratitudine e gratitudine per i favori passati: e dovrebbe essere "nel Signore"; il che può essere considerato sia come una limitazione dell'obbedienza, che dovrebbe essere in cose che sono gradite alla mente e alla volontà del Signore; o come argomento ad esso, perché è il comandamento del Signore, ed è gradito ai suoi occhi, e contribuisce alla sua gloria, e perciò dovrebbe essere fatto per amor suo.

perché questo è giusto; sembra essere giusto alla luce della natura, con la quale gli stessi pagani l'hanno insegnata; ed è giusto per ragione che così dovrebbe essere; ed è giusto per la legge di Dio, che non comanda altro che ciò che è santo, giusto e buono.

2 Versetto 2. Onora tuo padre e tua madre, ecc.] Questo spiega chi sono i genitori e indica alcuni rami dell'obbedienza a loro dovuti; poiché non solo devono essere amati, temuti e riveriti, le loro correzioni devono essere sottoposte, le offese contro di loro devono essere riconosciute, i loro temperamenti devono essere sopportati e le loro infermità coperte; ma devono essere onorati con il pensiero, la parola e il gesto; devono essere molto stimati e stimati; si deve parlare a loro, e di, molto onorevolmente, e con grande venerazione e comportarsi in modo molto rispettoso; e devono essere sollevati, assistiti e mantenuti in modo confortevole quando sono anziani e in circostanze necessarie; e che può essere principalmente progettato. Così gli ebrei spiegano כבוד, "l'onore" dovuto ai genitori, con, ecc. מאכיל, "dare loro da mangiare, da bere" e "vestire", sciogliere le loro scarpe e condurli fuori e dentro. Confronta con questo 1 Timoteo 5:4,17; vedi Gill in "Mt 15:4";

che è il primo comandamento con promessa: è il quinto comandamento del Decalogo, ma il primo che ha una promessa annessa: è considerato dai Giudei il più pesante dei più importanti comandamenti della legge; e la ricompensa che gli viene conferita è la lunghezza dei giorni, come segue.

3 Versetto 3. Che possa essere bene per te, ecc.] In questo mondo, e in quello che verrà; vedi Deuteronomio 5:16. Gli ebrei dicono:

"Ci sono quattro cose che, se uno le fa, ne mangia il frutto in questo mondo, e la parte capitale rimane per lui nel mondo a venire; e sono questi, אב ואם כיבוד; "onorare il padre e la madre", fare atti di beneficenza, fare la pace tra un uomo e il suo prossimo, e imparare la legge, che risponde a tutti".

E tu puoi vivere a lungo sulla terra: la lunghezza dei giorni è di per sé una benedizione, e sebbene i giorni degli uomini non possano essere prolungati oltre il proposito e il decreto di Dio, e sebbene i figli obbedienti non vivano sempre a lungo, tuttavia la disobbedienza ai genitori porta spesso i giudizi di Dio sui bambini, in modo che non muoiano di una morte comune, 2 Samuele 18:14 Proverbi 30:17. Su queste parole in Deuteronomio 32:47, gli ebrei hanno questa parafrasi;

"Poiché è la tua vita, זה כיבוד אב ואם, "questo è onorare il Padre e la Madre; e per mezzo di questa cosa prolungherete i vostri giorni", questa è la beneficenza".

Si può osservare che le parole in questa parte promissoria non sono le stesse del decalogo, dove si trovano così: "affinché i tuoi giorni siano prolungati sul paese che l'Eterno, il tuo Dio, ti dà", Esodo 20:12, riferendosi al paese di Canaan; poiché la legge nella sua forma, in cui fu emanata da Mosè, riguardava solo il popolo dei Giudei; Perciò per conformarsi a questa legge e alla promessa che essa prometteva agli altri, l'Apostolo ne altera il linguaggio.

4 Versetto 4. E voi, padri, non provocate l'ira dei vostri figli, ecc.] Né con le parole; con comandi ingiusti e irragionevoli; con un linguaggio contumelioso e di rimprovero; con frequenti e pubblici rimproveri, e con espressioni indiscrete e appassionate: né con i fatti; preferire l'uno all'altro; negando loro il necessario per vivere; non permettendo loro un'adeguata ricreazione; con colpi severi e crudeli e con usi disumani; non dando loro un'istruzione adeguata; da un'impropria disposizione di essi nel matrimonio; e spendendo profusamente i loro beni, e non lasciando loro nulla: non se non perché i genitori possano, e debbano correggere e rimproverare i loro figli; né sono responsabili verso di loro per la loro condotta; tuttavia dovrebbero stare attenti a non provocarli all'ira, perché ciò allontana le loro menti da loro, e rende inutili le loro istruzioni e correzioni, e li spinge a pratiche peccaminose; l'ira lascia entrare Satana e porta a peccare contro Dio; e in verità è difficile nel migliore degli uomini essere adirati e non peccare; vedere Colossesi 3:21. I padri sono particolarmente menzionati, essendo i capifamiglia, e tendono ad essere troppo severi, come le madri troppo indulgenti.

Ma allevateli nella disciplina e nell'ammonimento del Signore; istruendoli nella conoscenza delle cose divine, dando loro il buon esempio, avendo cura di evitare che cadano in cattive compagnie, pregando con loro e per loro, introducendoli nella casa di Dio, per mezzo della grazia, per assistere al culto pubblico; tutto ciò che, sotto la benedizione divina, può essere loro molto utile; l'esempio di Abramo è degno di essere imitato, Genesi 18:19, e il consiglio del saggio merita attenzione, Proverbi 22:6.

5 Versetto 5. Servi, siate obbedienti a coloro che sono i [vostri] padroni, ecc.] L'apostolo si dilunga sul dovere dei servitori, come pure lo inculca frequentemente nelle sue epistole; perché, in generale, erano più rozzi e ignoranti, e si prendevano meno cura di istruirli; erano inclini ad essere impazienti e stanchi del giogo; e lo scandalo era come se sorgesse dai servi nei primi tempi del cristianesimo attraverso alcuni libertini, e la licenziosità dei falsi maestri, che insinuavano che la servitù fosse incompatibile con la libertà cristiana: le persone esortate sono "servi", servi schiavi e servi salariati; che devono essere soggetti e obbedire ai loro "padroni", di ogni sesso, maschi o femmine, di ogni condizione, poveri o ricchi, credenti o non credenti, di buon o cattivo umore, gentili o perversi: quali sono i loro padroni

secondo la carne; o padroni carnali, come la rende la versione latina della Vulgata; anche se sono uomini non rigenerati, e sono in uno stato di natura, e si preoccupano solo delle cose della carne, tuttavia devono essere obbediti nei loro comandi legittimi; o nelle cose che riguardano la carne, come la rende la versione araba; nelle cose temporali, che riguardano il corpo e questa vita temporale; non nelle cose spirituali e religiose, o che appartengono alla coscienza, e che sono contrarie ad esse: o secondo la tua carne, come la rende la versione etiope; a significare che essi sono solo padroni dei loro corpi, non delle loro coscienze; e che il loro potere si estende solo alle cose corporee, e non può durare più a lungo che mentre sono nella carne; vedi Giobbe 3:19 ; e l'obbedienza deve essere resa a loro

con paura e tremore; con grande umiltà e rispetto, con riverenza verso di loro, e dando loro onore, con attenzione a non offenderli, con sottomissione ai loro rimproveri e correzioni e con timore della punizione; ma più specialmente con il timore di Dio, essendo da ciò influenzato e costretto all'obbedienza;

nell'unità di cuore; con prontezza e allegria, senza ipocrisia e dissimulazione, e con ogni integrità e fedeltà:

come a Cristo; essendo conforme alla sua volontà, e ciò che contribuisce alla sua gloria, e serve ad adornare la dottrina di Dio nostro Salvatore in tutte le cose.

6 Versetto 6. Non con l'assistenza oculistica, come compiacenti per gli uomini, ecc.] Non fare altro che quando è sotto l'occhio del padrone, e poi fingere molta diligenza e operosità, per ingraziarsi i suoi affetti, e trascurare i suoi affari quando è assente; mentre dovrebbero assistere al suo servizio in sua assenza, così come in sua presenza, e quindi cercare di compiacerlo, il che è lodevole.

Ma come servi di Cristo; agire in maniera simile ai servi di Cristo, che non piacciono agli uomini; o come se essi stessi servissero Cristo, come in effetti lo sono, quando fanno ciò che è la volontà di Cristo.

facendo la volontà di Dio di cuore; intendendo non la volontà di Dio in senso religioso, ma in senso civile, concedendo un'obbedienza allegra e cordiale ai propri padroni.

7 Versetto 7. Con buona volontà che fa servizio, ecc.] Ai loro padroni; non a malincuore, con cattiva volontà; non altrimenti, né più a lungo di quando sono costretti a farlo; ma di mente pronta e con uno spirito allegro, che si dilettano nel loro lavoro e considerano un piacere servire i loro padroni; come un Israelita che non è venduto, che fa il suo lavoro ברצונו, "con la sua buona volontà", e secondo la sua propria mente; facendo ciò che fanno

come al Signore, e non agli uomini; non solo perché è la volontà degli uomini, ed essi sono comandati da loro, e per piacerli, ma perché è la volontà del Signore, ed è gradita ai suoi occhi.

8 Versetto 8. Sapendo che qualunque cosa buona faccia un uomo, ecc.] Secondo la volontà di Dio, secondo i giusti princìpi del suo cuore e in vista della gloria di Dio,

lo riceverà dal Signore; cioè, ne riceverà il frutto e il vantaggio, in una via di grazia,

sia che [sia] schiavo o libero; un servo o un uomo libero, un padrone o un servo.

9 Versetto 9. E voi padroni fate loro le stesse cose, ecc.] Questo non si riferisce al servizio e all'obbedienza, ma alla semplicità di cuore, alla benevolenza, all'umanità e al rispetto per Cristo e la volontà di Dio, e al fare cose buone, e all'adempimento del loro dovere, come vorrebbero che i loro servitori facessero il loro; il cui dovere, se maestri religiosi, è, per quanto riguarda le loro anime, di istruirle e usarle agli esercizi religiosi, di pregare con loro e per loro, di dare loro il buon esempio, di evitare che cadano in cattive compagnie e di concedere loro il tempo appropriato per i doveri religiosi; e per quanto riguarda i loro corpi e le preoccupazioni esteriori, fornire loro cibo sufficiente e vestiario adeguato, o dare loro il giusto salario, prendersi cura di loro quando sono malati o zoppi, e mostrare loro compassione e umanità, incoraggiare coloro che sono prudenti, fedeli e laboriosi, e correggere i disubbidienti, ed espellere gli incorreggibili:

sopportazione minacciosa; non che non possano in alcun senso minacciare, ma non sempre, né troppo spesso, né troppo, e con grandi cose in occasioni leggere; né dovrebbero essere troppo premurosi per eseguire le loro minacce, specialmente quando i loro servitori si pentono e si correggono; dovrebbero quindi sopportarli e perdonarli; e così la versione siriaca lo rende "perdona le loro offese": questo si oppone a ogni duro rigore e cattivo uso, sia con le parole che con i colpi. E questa è una regola data dagli Ebrei, che un padrone non dovrebbe moltiplicare il clamore e l'ira, ma dovrebbe parlare a lui (il suo servo) a bassa voce, e in modo calmo, ed egli ascolterà le sue obiezioni, o argomenti e ragioni:

sapendo che anche il tuo padrone è nei cieli; intendendo Cristo, che impiega, provvede e usa bene tutti i suoi servi, e verso il quale i padroni devono essere responsabili per il loro uso dei servi; perché egli è il padrone comune dei padroni e dei servi; e così l'esemplare alessandrino, e la versione latina della Vulgata, leggono: il loro e il tuo padrone: e il luogo della sua dimora è menzionato, per distinguerlo dai padroni terreni; e tanto più per muovere ed eccitare i padroni al loro dovere, poiché essendo in cielo veglia e prende nota di tutte le loro azioni, come il Dio onnisciente; ed essendo onnipotente, ha il potere di perorare e vendicare la causa del ferito:

né c'è rispetto per le persone presso di lui; come se fossero di questa o dell'altra nazione, Giudei o Gentili; sia in questo, o in quello stato e condizione, o in tali e tali circostanze della vita; sia padroni che servi, schiavi o liberi, o che siano servi cananei o ebrei; tra i quali gli ebrei facevano la differenza, e permettevano che si usasse il rigore per l'uno, ma richiedevano che si mostrassero misericordia e gentilezza all'altro; e così erano i rispetto delle persone.

10 Versetto 10. Infine, fratelli miei, ecc.] Questa è la conclusione delle esortazioni dell'apostolo, in cui egli si rivolge ai santi come ai suoi fratelli; appellativo che egli usa, non semplicemente come un modo familiare di parlare tra gli Ebrei, ma riguardo a loro come persone rigenerate, e della stessa famiglia e casa di Dio con lui; E li chiama così, per mostrare la sua umiltà, e come prova del suo affetto per loro, e con l'intenzione di incoraggiarli al loro dovere, come segue:

sii forte nel Signore e nella potenza della sua potenza; a cui si rivolge, in parte a causa delle cose a cui prima si è esortato, che non potrebbero essere eseguite con le proprie forze; e in parte rispetto ai loro molti e potenti nemici di seguito menzionati, contro i quali non avevano né forza né potere proprio; e perciò l'apostolo addita loro il Signore Gesù Cristo, nel quale sono forza, potenza e potenza, sì, forza eterna, per renderli capaci di compiere il loro dovere e di combattere contro ogni nemico, peccato, Satana e il mondo; perché, sebbene siano deboli e forti in se stessi, e non possano fare nulla da se stessi, e senza Cristo, tuttavia, poiché in lui c'è una forza, che è loro comunicabile, possono aspettarsela da lui e contare su di essa; ed essi possono giungere ad esso, o rafforzarsi in esso, e per mezzo di esso, meditando su di esso, pregando per esso, confidando in Cristo nelle sue vie, esercitando fede in lui, e per mezzo dello Spirito, che li fortifica da lui con potenza nell'uomo interiore.

11 Versetto 11. Indossa l'intera armatura di Dio, ecc.] Non quello di cui Dio stesso a volte si riveste e che usa contro i suoi nemici; ma ciò che ha provveduto al suo popolo e lo fornisce; i cui particolari sono poi menzionati: ed è chiamato "l'armatura di Dio", perché è preparata da lui per il suo popolo, ed è donata loro da lui; e perché è per sua natura divina e spirituale, e non carnale; e perché è provveduto per combattere le battaglie del Signore, ed è usato in esse; e perché l'efficacia di esso viene da lui, e l'esecuzione che fa è dovuta a lui: ed è intero, completo e perfetto; e tutto è utile, e non c'è parte da trascurare, ma tutto va preso e "indossato"; che non è fare e fornire questa armatura, ma prenderla, come in Efesini 6:13 ; come già pronto e provveduto, e di aspettarsi e prepararsi per la battaglia, e di farne uso; e questo suppone che i santi siano in uno stato di guerra, e che abbiano il carattere di soldati, e abbiano nemici con cui combattere, e quindi dovrebbero essere equipaggiati con un'armatura adeguata e adatta, per affrontarli:

affinché possiate essere in grado di resistere alle insidie del diavolo; che è il grande nemico di Cristo e del suo popolo, ed è un nemico molto potente e astuto; affinché si indossi tutta l'armatura di Dio, che è a prova di tutta la sua potenza e astuzia, per opporsi a lui, opporsi a lui e combattere, e ottenere la vittoria su di lui, che nella questione è sempre ottenuta dai credenti; poiché non solo mantengono la loro posizione nella forza di Cristo, e con l'uso delle loro armature confondono i suoi disegni e confondono tutte le sue arti e i suoi stratagemmi, ma sono più che vincitori per mezzo di colui che li ha amati.

12 Versetto 12. Poiché non lottiamo contro la carne e il sangue, ecc.] Le versioni siriaca, araba ed etiopica, e alcune copie, leggono "tu", invece di "noi". Questa è una ragione per cui i santi dovrebbero essere forti nel Signore, e perché dovrebbero indossare l'intera armatura di Dio, e prepararsi per la battaglia, poiché i loro nemici sono quelli che qui descrivi: non "carne e sangue"; uomini mortali fragili, come quelli contro cui si è lottato nei giochi olimpici, ai quali allude l'apostolo. Poiché questa lotta, come dice Filone l'ebreo, riguardo alla lotta di Giacobbe, non è del corpo, ma dell'anima; vedi Matteo 16:17; Galati 1:16 ; e il significato è, non solo con gli uomini, perché altrimenti i santi hanno un conflitto con gli uomini, con gli uomini profani, e combattono contro di loro, rendendo testimonianza contro le loro enormità, e sopportando pazientemente i loro rimproveri, e vincendoli con una costante adesione a Cristo, e un esercizio di fede su di lui, che ottiene la vittoria sul mondo; e con gli uomini eretici, e mantengono un conflitto con loro, osservando e osservando la prima apparizione dei loro errori ed eresie, e dichiarando contro di loro, e usando argomenti della Scrittura per confutarli, e rigettando gli ostinati e gli incorreggibili dalla comunione della chiesa: eppure non lottano solo contro questi,

ma contro i principati, contro le potenze; con i quali non si intendono i magistrati civili, o i governatori romani, sebbene questi siano talvolta chiamati così, Tito 3:1, e si può dire che fossero i governanti delle tenebre di questo mondo, o del mondo pagano oscuro, e fossero in luoghi elevati, e fossero di spiriti malvagi e maligni, contro il popolo di Cristo; tuttavia questi non possono essere opposti alla carne e al sangue, o agli uomini, poiché erano tali essi stessi; e benché fossero nei luoghi celesti, non nei luoghi celesti; e la connessione con il versetto precedente mostra il contrario, il nemico è il diavolo e l'armatura spirituale; pertanto i diavoli sono qui designati, che sono descritti dal loro potere, governo e governo, vedi Gill su "Efesini 1:21", sia in questa clausola, sia nella seguente:

e contro i dominatori delle tenebre di questo mondo; cioè, sugli uomini malvagi che sono in esso, che sono in uno stato di tenebre stesso; e così Satana è chiamato il principe, e dio del mondo, Giovanni 12:31 2 Corinzi 4:4. Gli ebrei usano proprio questa parola, lo fa qui l'apostolo, dell'angelo della morte; che è chiamato tenebre; e il diavolo è chiamato da loro, שׁר שׁל חושׁך, "il principe delle tenebre"; e menzione è fatta da loro di חשׁוכי עלמא, "le tenebre del mondo"; da cui l'apostolo sembra aver preso queste frasi, come se fossero di uso comune tra gli ebrei; che le usano anche per i governatori civili, e lo rendono, come qui, "i governanti del mondo", e dicono che significa monarchi, come quelli che governano da un capo all'altro del mondo: alcune copie, e la versione etiopica, omettono la frase, di questo mondo. Ne consegue,

contro la malvagità spirituale nelle alte sfere; o spiriti malvagi, come i diavoli, impuri, superbi, bugiardi, ingannevoli e maliziosi; che si può dire che si trovano in "luoghi alti" o "celesti"; non in luoghi super celesti, o nei cieli più alti, nel terzo cielo, dove sono Dio, gli angeli e i santi; ma nei cieli aerei, dove risiede il potere o la banda dei diavoli, e dove sono sopra di noi, sopra le nostre teste, e ci guardano contro ogni vantaggio; e quindi dovremmo avere addosso la nostra armatura, ed essere pronti ad affrontarli; e così le versioni siriaca ed etiopica lo rendono "sotto" o "sotto il cielo"; e la versione araba, "nell'aria".

13 Versetto 13. Perciò prendete per voi tutta l'armatura di Dio, ecc.] Questa è una ripetizione dell'esortazione in Efesini 6:11 ; la quale ripetizione sembra necessaria a causa dei molti potenti nemici menzionati nel versetto precedente, e serve a spiegare cosa si intende indossandola: e induce l'apostolo a dare un resoconto delle diverse parti di questa armatura: il fine di prenderla è più o meno lo stesso di prima,

affinché possiate resistere nel giorno malvagio; cioè, affinché possiate essere in grado di resistere alle insidie e agli stratagemmi di Satana, contro il suo potere e la sua potenza, di opporvi ai suoi piani e di resistere alle sue tentazioni: e così la versione siriaca lo rende "affinché possiate essere in grado di incontrare il maligno"; per affrontarlo e dargli battaglia, essendo equipaggiato con tutta l'armatura di Dio; sebbene le copie greche, e altre versioni, leggano: "nel giorno malvagio"; in cui abbondano il peccato e l'iniquità, prevalgono l'errore e l'eresia, Satana è molto occupato, vengono prove e afflizioni, sorge persecuzione a causa della parola e i giudizi di Dio sono sulla terra.

e avendo fatto tutto per resistere; o avendo vinto, avendo sbaragliato il nemico, ergervi a vincitori; o meglio, aver preso e indossato l'intera armatura di Dio, per resistere e resistere al nemico.

14 Versetto 14. Alzatevi dunque, ecc.] Mantieni la tua posizione, non abbandonare l'esercito, la chiesa di Cristo, né la sua causa; Continuate nella stazione in cui siete posti, mantenete il vostro posto, state di guardia, state di guardia.

avere i fianchi cinti di verità; con ciò si intende il Vangelo e le diverse dottrine di esso; vedere Efesini 1:13; 4:15 ; e avere i lombi cinti con esso, mostra che dovrebbe essere vicino e vicino ai santi, e non se ne è mai allontanato; e che è un mezzo per tenerli vicini a Dio e a Cristo, e per rafforzarli contro gli assalti e gli attacchi di Satana; ed è di grande utilità nel conflitto spirituale dei cristiani con i loro nemici; la cintura è una parte dell'armatura, e così considerevole che a volte può essere messa per il tutto, Isaia 5:27 ; E qui è menzionato in primo luogo:

e indossando la corazza della giustizia; in allusione a Isaia 59:17, che non significa opere di giustizia compiute dagli uomini, sebbene queste siano un recinto quando sono usate correttamente contro i rimproveri e le accuse del nemico, come lo furono da Samuele, 1 Samuele 12:3, ma piuttosto le grazie della fede e dell'amore, 1 Tessalonicesi 5:8, sebbene la fede abbia un altro posto nell'armatura cristiana, menzionato in seguito; perciò sembra meglio comprendere questo della giustizia di Cristo, la quale, essendo imputata da Dio e ricevuta per fede, è una protezione contro le accuse e le accuse di Satana, ed è una sicurezza da ogni ira e condanna.

15 Versetto 15. E i tuoi piedi calzati con la preparazione del Vangelo della pace.] Il Vangelo è così chiamato, perché fa sì che gli uomini siano di temperamento e di comportamento pacifici, e dà pace alle menti afflitte: dirige la via verso la pace eterna e proclama la pace fatta dal sangue di Cristo; e ha un diritto molto migliore a questo nome, e a questo epiteto, di quanto non ne abbia la legge, che è spesso chiamata "pace" dagli ebrei: la "preparazione" di essa non designa una prontezza o prontezza a predicare il Vangelo, o a riceverlo, o a professarlo, o a dare ragione di fede in esso, o a sopportare il biasimo e la persecuzione per esso; né quella prontezza di cui il Vangelo è un mezzo, come per ogni opera buona, per la guerra spirituale, per il cammino del cristiano verso il cielo, o per il cielo stesso: ma la parola ετοιμασια significa una "base", o fondamento; e così è usato dagli interpreti dei Settanta in Zaccaria 5:11 ; e qui disegna una conoscenza ferma e solida del Vangelo, poiché proclama la pace per mezzo di Gesù Cristo, che fornisce un fondamento sicuro per il soldato cristiano su cui poggiare il piede e rimanere saldo; essendo che per lui, come la scarpa lo è per il piede, la sua base o fondamento: e per i piedi essere "calzati con", non significa che la conversazione esteriore sia conforme al Vangelo, sebbene tale passeggiata e conversazione sia molto bella e sicura, e tale possa camminare e combattere con intrepidezza: ma disegna la posizione costante e salda dei credenti nella fede del Vangelo, e così lottando e lottando per esso, senza esserne sposti, affinché possa continuare con loro. Le scarpe o gli stivali, che a volte erano di ferro, e a volte di ottone, sono annoverati tra le armature dei soldati.

16 Versetto 16. Soprattutto, prendendo lo scudo della fede, ecc.] Il che si può comprendere sia della grazia della fede, che è come uno scudo d'oro, prezioso, solido e sostanziale; e come uno scudo di uomini potenti, per mezzo del quale si fanno cose potenti, e con il quale il credente non solo respinge, ma vince il nemico. Gli ebrei dicono che il pentimento e le buone opere sono come uno scudo contro la vendetta divina: o piuttosto dell'oggetto della fede, ciò di cui la fede si serve come scudo; così Dio stesso è uno scudo, Genesi 15:1 ; le sue perfezioni divine, come la sua potenza, fedeltà, verità e immutabilità, che avvolgono i santi come uno scudo, e si oppongono per fede alle tentazioni di Satana; anche l'amore e il favore di Dio, Salmi 5:12 ; e in particolare Dio nella sua parola, Proverbi 30:5, che è uno scudo contro le false dottrine e le astuzie di Satana. Inoltre, Cristo è uno scudo, Salmi 84:11 ; e la fede fa sorgere da lui come scudo, la sua persona, il suo sangue, la sua giustizia e il suo sacrificio; che sostiene e si oppone a tutte le accuse e le obiezioni di Satana; e chi è la protezione dei santi e la sicurezza dall'ira di Dio, dalla giustizia divina e dalla morte eterna. Si dice che i discepoli dei saggi siano תריסון, "uomini protetti", che, come dice la Glossa, combattono nella guerra della legge; ma non sono come i discepoli di Cristo, che indossano lo scudo, e combattono il combattimento della fede: e questo è "soprattutto" da considerare, come la parte più utile dell'armatura cristiana; o "con tutti, "Con il resto, questo deve essere preso, e in nessun modo deve essere trascurato; e deve essere usato "in tutti"; in ogni tentazione di Satana, in ogni conflitto con quel nemico, o con qualsiasi altro.

con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati degli empi; del malvagio, Satana; che fu il primo malvagio e il tentatore degli altri alla malvagità; ed è enfaticamente il malvagio, essendo la malvagità stessa; e le sue tentazioni sono "dardi infuocati": possono essere paragonati a "dardi", perché a volte arrivano all'improvviso e rapidamente e fitti e veloci, sono molto numerosi, e dove si conficcano sono molto fastidiosi e dolorosi; vedi Genesi 49:23,24. E si può dire che sono "ardenti", perché servono a infiammare la mente e a eccitare al peccato, come la lussuria, l'ira, la vendetta e simili; e se non fossero respinti, sarebbe l'occasione di portare a roghi eterni. L'allusione è a βελεσι πεπυρωμενοις, "i dardi infuocati", lanciati dai nemici nelle città e sulle case, per bruciarle. Si fa menzione anche di גירי דאשׁא, "dardi infuocati", con gli ebrei, e di Satana che lancia un dardo a Davide: da questi costumi e modi di parlare, l'apostolo prende in prestito le sue frasi; e suggerisce che lo scudo della fede è utile per spegnere i dardi infuocati delle tentazioni di Satana, in modo che non possano avere l'influenza maligna per cui sono stati progettati; il che è fatto principalmente dalla fede che tratta il sangue di Cristo. E c'erano modi per spegnere i dardi infuocati a cui si alludeva; che era fatto da pelli e pelli di bestie bagnate, o unte con allume.

17 Versetto 17. E prendi l'elmo della salvezza, ecc.] Intendendo o Cristo stesso, il Salvatore; e così la versione araba lo rende "l'elmo del Salvatore": o la salvezza stessa, di cui egli è l'autore, e una speranza ben fondata di essa; vedere 1; Tessalonicesi 5:8; l'allusione è a Isaia 59:17 ; e una tale speranza di salvezza per mezzo di Cristo è una difesa del capo contro le false dottrine; perché l'elmo è un pezzo di armatura per la testa; ed è un erettore del capo nei momenti di difficoltà, afflizione e angoscia; e copre il capo nel giorno della battaglia, quando è impegnato con Satana, nemico delle anime.

e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; la parola di Dio è paragonata a una "spada", per i suoi due tagli, la legge e il Vangelo; l'uno condanna per il peccato e taglia il cuore per questo, e l'altro abbatte tutta la bontà dell'uomo; e le Scritture in generale sono una spada affilata, per convincere del peccato, per rimproverarlo e minacciare con ira e rovina, per confutare l'errore e l'eresia, e per respingere le tentazioni di Satana, e saranno usate nella distruzione dell'anticristo: e questa parola può essere chiamata "la spada dello Spirito", perché non è carnale, ma di natura spirituale; ed è usato dall'uomo spirituale; e perché lo Spirito Santo, come lo esprime qui la versione etiopica, ne è l'autore; e che egli fornisce ai santi, e insegna loro come farne uso, e lo rende potente ed efficace. Così gli ebrei dicono, le parole della legge sono come una spada, e parlano di חרב תורה "la spada della legge"

18 Versetto 18. Pregando sempre con ogni preghiera e supplica nello spirito, ecc.] L'ultima arma è la preghiera, e comprende ogni sorta di preghiera, mentale e vocale, pubblica e privata; e ogni ramo di esso, come deprecazione dei mali, richieste di cose buone e ringraziamento per misericordie: e che dovrebbe essere usato sempre: questo si oppone a coloro che non pregano affatto, o che hanno pregato, ma l'hanno lasciato; o che pregano solo nell'angoscia, e ciò suggerisce che un uomo dovrebbe pregare tutte le volte che ne ha l'opportunità; e in particolare, che ne faccia uso nei momenti di oscurità, di abbandono e di tentazione: e questo, quando viene eseguito correttamente, viene eseguito "nello Spirito"; con il cuore, l'anima e lo spirito impegnati in esso; è sostenuta con cuore sincero, spirito retto e senza ipocrisia; in modo spirituale, con fervore, sotto l'influenza e con l'assistenza dello Spirito di Dio.

E vegliando su di esso; o alla parola, come direzione per la preghiera, o alla preghiera stessa; per avere l'opportunità di pregare per l'assistenza dello Spirito nella preghiera, per una risposta ad essa, e per rendere grazie per le benedizioni quando vengono concesse; e contro ogni dipendenza da esso, e contro le tentazioni di Satana, e le nostre corruzioni riguardo ad esso,

con ogni perseveranza; in esso, nonostante ciò che Satana e un cuore incredulo possono suggerire in senso contrario:

e supplica per tutti i santi; di ogni nazione, età, sesso e condizione, in ogni luogo e di ogni denominazione. Così Cristo insegnò ai suoi discepoli a pregare, dicendo: Padre nostro, suggerendo che non dovevano pregare solo per se stessi, ma per tutti i figli di Dio.

19 Versetto 19. E per me, ecc.] Questo dimostra la grande umiltà dell'apostolo, e il senso che aveva della grandezza dell'opera del ministero; e che è dovere delle persone pregare per i loro ministri; e che nessun uomo è perfetto in questa vita; e che i membri più superiori hanno bisogno dell'assistenza di quelli inferiori; Poiché questa richiesta è fatta dall'Apostolo non per dissimulazione, o per fingere umiltà e modestia; ma nella sincerità del suo cuore, e da un vero senso del suo bisogno di nuove provviste di doni e di grazia, per renderlo adatto all'opera e al servizio di Cristo:

affinché mi sia data la parola, o "che la parola", intendendo non l'oggetto del ministero, la parola del Vangelo, la parola della fede, della verità e della riconciliazione, poiché ciò gli è stato affidato, a meno che non intendesse un aumento di luce e di conoscenza in esso, ma piuttosto la facoltà di esprimerlo liberamente e appropriatamente, e ciò che viene comunemente chiamato elocuzione; non parlando con le parole seducenti della saggezza dell'uomo, ma con le parole dello Spirito Santo: oppure un'opportunità di predicare la parola, e la libertà di farla, come segue;

affinché io possa aprire la mia bocca con franchezza; o "all'apertura della mia bocca"; la frase è rabbinica. Gli ebrei dicono che quando Mosè venne a scrivere quel passo, "facciamo l'uomo a nostra immagine", ecc. Genesi 1:26, disse davanti al Signore del mondo, perché dai פתחון פה, "apertura della bocca", agli eretici? cioè un'occasione per loro di parlare, obiettare a noi, e di rimproverarci e convincerci riguardo a una pluralità di persone nella Divinità: e poco dopo dicono:

"Dovunque tu פתחון פה, "un'apertura della bocca agli eretici", troverai una risposta al suo fianco, o insieme ad essa."

Ora l'apostolo desiderava che avesse qualcosa da dire, da obiettare, da rimproverare e convincere gli ebrei increduli; affinché potesse fare questo con audacia, con ogni fedeltà, con coraggio, intrepidezza e con libertà di parola; o "apertamente" e "pubblicamente", come lo rende la versione siriaca:

far conoscere il mistero del Vangelo; o le misteriose dottrine di esso, come le dottrine di una trinità di persone, dell'unione delle due nature in Cristo, della giustificazione per la sua giustizia, della rigenerazione per mezzo del suo Spirito e della sua grazia, dell'unione dei santi con Cristo e della comunione con lui, della risurrezione dei morti, ecc., che sono chiamati misteri, perché sono stati nascosti fino a quando non sono stati rivelati; E sebbene rivelati, il "modus" e la "ratio" di essi non devono essere presi in considerazione. Ora l'opera dell'apostolo era di far conoscere questi misteri, di provarne la verità con la parola di Dio e di difenderli contro gli oppositori; e per poter fare questo, implora le preghiere dei santi.

20 Versetto 20. per il quale sono ambasciatore in obbligazioni, ecc.] Il carattere che l'apostolo aveva era quello di un ambasciatore; ed egli era un ambasciatore di e per Cristo, al suo posto e al suo posto; lo rappresentava, era stato inviato da lui, e da lui affidato il Vangelo; glielo diede, e l'incarico di predicarlo, e gli fornì le qualifiche per esso; come la scienza e la fedeltà, la saggezza e la prudenza, il coraggio e la grandezza d'animo; e fece sì che la sua ambasciata avesse successo: ed era principalmente un ambasciatore presso i Gentili, che mostrarono grande condiscendenza in Cristo per mandarlo da loro, e vile ingratitudine nei disprezzatori e nei rigettatori del Vangelo, di cui era ambasciatore; perché l'ambasciata su cui sono inviati i ministri di Cristo, è l'ambasciata del Vangelo della pace: il loro compito è dichiarare che gli uomini sono per natura nemici di Dio; che la pace è fatta per il sangue di Cristo per costoro; con i quali mezzi sono resi utili per conciliare le menti degli uomini con la via della salvezza di Dio e per portarli a sottomettersi al suo governo e alle sue leggi: e quando aggiunge, "in catene", o "in catena", intende dire che si trovava in tali circostanze, non per un crimine, ma per il Vangelo, di cui era ambasciatore; e quindi non si vergognava dei suoi legami, o catene, ma piuttosto se ne gloriava; e ne fa menzione per impegnare persone a considerare lui come ambasciatore e la sua ambasciata; perché un ambasciatore, specialmente un ambasciatore di Cristo, che viene con il suo Vangelo, e più specialmente che soffre per esso, deve essere ricevuto, ascoltato e onorato.

Affinché in esso io possa parlare con franchezza come devo parlare; cioè, l'apostolo supplica i santi di pregare per lui, affinché, essendo stato ambasciatore del Vangelo, e in catene, potesse parlare in esso, o piuttosto di esso con franchezza e libertà; affinché potesse avere sia la libertà dai suoi legami, sia la libertà nella sua anima, sia la libertà di parola; e che potesse usare intrepidezza nel trasmettere il suo messaggio, come divenne ambasciatore di Gesù Cristo.

21 Versetto 21. Ma affinché anche voi possiate conoscere le mie cose [e] come faccio, ecc.] Sia i suoi affari temporali che spirituali; come che era in catene, e come era sostenuto sotto di esse, e di che utilità erano per gli altri; come predicò nella casa che aveva preso in affitto, e con quale successo; e quali fratelli ministranti aveva con sé per assisterlo; e in quale condizione era la chiesa di Roma dove si trovava ora: la vita e le azioni dell'apostolo avrebbero portato la luce, e ciò che fece era degno di imitazione, e doveva essere sia piacevole che utile da conoscere; e il resoconto che invia, per mezzo di un messaggero qui di seguito nominato, del quale dà il seguente carattere, affinché il credito possa essere più facilmente dato al suo parente:

Tichico, fratello diletto e fedele ministro nel Signore, vi farà conoscere ogni cosa. Questo Tichico era dell'Asia, che accompagnò l'apostolo nei suoi viaggi, e andò con lui a Roma, da dove lo mandò in diversi luoghi per raccontare il suo caso, e per conoscere lo stato delle chiese, Colossesi 4:7,8 2 Timoteo 4:12 Tito 3:12. Lo chiama "un fratello amato": era un "fratello", perché era partecipe della stessa grazia, era della stessa famiglia e casa di Dio, ed era della stessa funzione, essendo ministro del Vangelo, ed era un "amato": era amato da Dio e da Cristo, e da tutti i santi che lo hanno conosciuto, e specialmente un fratello amato dall'apostolo Paolo; e dove c'è fratellanza, ci deve essere amore: lo definisce anche "fedele ministro nel Signore"; era un "ministro" nell'opera e nel servizio del Signore, nelle cose che lo riguardavano; fu uno dei suoi nominatori, qualificati e inviati; ed egli predicò Cristo, e lui fu crocifisso; ed era "fedele", al suo Signore o padrone, nel cui nome ministrava, al Vangelo che ministrava e alle anime degli uomini a cui ministrava; e un carattere più grande non poteva benissimo averlo; e quindi non c'è bisogno di dubitare che egli avrebbe fedelmente riferito tutte le cose riguardanti l'Apostolo, e ciò che diceva poteva essere considerato vero.

22 Versetto 22. Che vi ho mandato per lo stesso scopo, ecc.] Il che dimostra la grande preoccupazione che l'apostolo aveva per le chiese, essendo disposto ad informarle di tutto ciò che poteva essere per il loro uso e servizio:

affinché possiate conoscere i nostri affari; temporali e spirituali, e non solo gli affari dell'apostolo, ma anche gli affari di coloro che erano con lui, che erano coinvolti nella stessa causa comune:

e [affinché] egli possa confortare i vostri cuori; sia per tale relazione, sia per il ministero del Vangelo verso di loro: i credenti in Cristo sono talvolta sconsolati, a causa del peccato innato, delle tentazioni di Satana, del nascondimento del volto di Dio, delle afflizioni e delle persecuzioni, delle proprie sofferenze e di quelle degli altri; ed è compito dei ministri di Cristo confortarli; il loro compito è quello di parlare loro comodamente; e sono qualificati per questo, dalle comodità interiori nelle loro anime; il Vangelo che predicano, e il messaggio che portano, è di natura confortevole; lo Spirito di Dio agisce per mezzo di loro e con loro come consolatore; e davvero triste è lo stato di Sion, o chiesa di Cristo, quando non ha consolatori.

23 Versetto 23. Pace ai fratelli, ecc.] I membri della chiesa di Efeso, che si trovavano in una relazione spirituale l'uno con l'altro; intendendo tutta la prosperità esteriore e interna, temporale, spirituale ed eterna; specialmente la pace della coscienza sotto l'aspersione del sangue di Cristo, e una visione della pace fatta con Dio da quel sangue:

e amare con fede da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo; cioè, si desidera un aumento di queste grazie, e del loro esercizio; perché altrimenti questi fratelli avevano entrambe queste grazie, la fede e l'amore; vedere Efesini 1:15 ; che vanno insieme; la fede opera per mezzo dell'amore, e l'amore scopre la fede, ed entrambi sono imperfetti; la fede ha qualcosa che le manca, e l'amore tende a raffreddarsi e ad aver bisogno di essere ravvivato e accresciuto; e questi, e il loro aumento, vengono da Dio Padre, che è il Dio di ogni grazia, e da Gesù Cristo, nel quale è ogni pienezza di grazia; e queste cose sono ugualmente desiderate dall'uno come dall'altro, e mostrano una pluralità di persone nella Divinità, e l'uguaglianza di Cristo con il Padre; e tale augurio esprime il grande amore e affetto dell'apostolo per i fratelli, e indica le cose di cui hanno bisogno; e che, essendo richiesto, ci si poteva aspettare che fosse apprezzato.

24 Versetto 24. Grazia a tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo, ecc.] Cristo è l'oggetto dell'amore, ed è un oggetto amabile: deve essere amato per la bellezza della sua persona e per le eccellenze trascendenti che sono in lui; a motivo della sua idoneità e pienezza come Salvatore; e per il suo grande amore mostrato alla sua chiesa e al suo popolo; e a causa dei rapporti che egli ha con loro, e della comunione che hanno con lui: l'amore per Cristo è una grazia dello Spirito, ed è in tutti i credenti; e sebbene sia imperfetto, e talvolta freddo, durerà per sempre; dovrebbe essere universale e superlativa; tutto Cristo è da amare, ed egli deve essere amato sopra ogni cosa: e si manifesta in un valore per il suo Vangelo, e le verità di esso; nella stima delle sue ordinanze e nel rispetto dei suoi comandi; nel separarsi da tutti per Cristo, quando richiesto; e nel sopportare tutto per amor suo; in un compiacimento per la sua compagnia e presenza, e in una preoccupazione per la sua assenza, e in un disagio fino a quando non sarà goduto di nuovo: dovrebbe essere fervente, e costante, e cordiale, e, come qui detto,

in sincerità; di cuore, e con tutto il cuore, e senza ipocrisia; non solo a parole, ma con i fatti e nella verità; che appare quando è amato, come già osservato: e l'apostolo augura "grazia" a tutti questi sinceri e cordiali amanti di lui; con ciò si può intendere una nuova scoperta della grazia gratuita, dell'amore e del favore di Dio in Cristo per loro; e una nuova provvista di grazia dalla pienezza di essa in Cristo; e una misura più grande della grazia dello Spirito per portare avanti la buona opera iniziata in loro; così come una continuazione del Vangelo della grazia di Dio con loro, e un aumento dei doni spirituali. La grazia può essere collegata con la parola tradotta "sincerità", ed essere resa "grazia con incorruttibilità": o grazia incorruttibile, come la vera grazia è un seme incorruttibile; o "grazia con immortalità": e così l'apostolo desidera non solo la grazia qui, ma la felicità e la gloria eterne nell'aldilà; e poi chiude l'epistola con un Amen, come conferma e asseverazione della verità delle dottrine in essa contenute, e come espressione del suo sincero desiderio che le diverse petizioni in essa contenute potessero essere esaudite, e della sua fede e fiducia che sarebbero state adempiute.

L'abbonamento,

scritto da Roma agli Efesini da Tichico, sembra essere giusto; perché che questa epistola sia scritta agli Efesini, mostra l'iscrizione; e che sia stata scritta quando l'apostolo era a Roma, appare da Efesini 3:1 4:1 6:20 ; e che sia stata inviata da Tichico, sembra molto probabile da Efesini 6:21,22.

Commentario del Pulpito:

Efesini 6

1 Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. Il primo dovere dei figli è l'obbedienza, e "nel Signore", cioè in Cristo, questo dovere è confermato. L'ejn Kuriw qualifica non "genitori", ma "obbedire", e indica che l'elemento o la vita che anche i bambini conducono in comunione con Cristo rende tale obbedienza più facile e più graziosa. Il dovere stesso si basa sui primi principi della moralità: "perché questo è giusto". È un obbligo che si basa sulla natura stessa delle cose e non può cambiare con lo spirito del tempo; Non è in alcun modo modificato da quello che viene chiamato lo spirito di indipendenza nei bambini

Versetti 1-4.-

Doveri dei figli e dei genitori

Deve essere stato un giorno interessante nella Chiesa di Efeso quando si seppe che nell'assemblea pubblica sarebbe stata letta una lettera pastorale dell'amato e venerabile apostolo alle cui fatiche era stata seguita una tale benedizione. Sia che l'adunanza si tenesse al mattino presto o a tarda sera, ogni cristiano avrebbe fatto ogni sforzo per essere presente, e anche mentre camminavano verso il luogo dell'adunanza, una certa vivacità di modi e l'entusiasmo nell'espressione mostravano che si aspettava qualcosa al di là del comune. Coloro che dovevano passare davanti al grande tempio di Diana non gettavano alcuno sguardo indugiante dietro di sé, né pensavano al contrasto tra quel magnifico santuario dell'idolatria e l'umilissimo edificio dove era adorato il vero Dio, dal quale tutte le cose erano state create. Nemmeno i bambini si attardarono a sbirciare la splendida gloria del tempio, perché i loro genitori avrebbero detto loro che alla loro riunione sarebbe stata letta una lettera del grande apostolo, che ora non poteva venire da loro perché uomini malvagi lo avevano imprigionato, ma che ancora li ricordava tutti, come avrebbe mostrato la sua lettera. Ricordando l'interesse che, come il suo Maestro, l'apostolo aveva avuto per i giovani, sarebbe interessante chiedersi se la lettera da leggere non conterrebbe qualche passo per loro, e, se lo facesse, quale sarebbe il suo tenore? Forse i più attenti di loro avrebbero cominciato a sentirsi stanchi mentre venivano letti i cinque sesti della lettera, ma non c'era ancora una parola per loro. Ma alla fine arriva il messaggio; e quando arriva sembra che non si tratti solo di loro, ma sia rivolto a loro; l'apostolo li guarda in faccia e dice: «Bambini». E quando il boccone dei bambini viene tirato fuori, forse non è proprio quello che si aspettavano. Non è un boccone zuccherato, né è particolarmente affettuoso nei suoi termini. Non è una bella storiella o un'allegoria poetica, che li porta nei regni del mondo dei sogni; è solo un requisito semplice e pratico: "Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore". Forse anche gli ascoltatori più anziani sono rimasti piuttosto sorpresi, e certamente ora ci sono molti che si sarebbero aspettati un consiglio più spirituale. Si sarebbero aspettati che dicesse qualcosa ai bambini su Gesù, o sulla preghiera, o sul tentativo di insegnare ai pagani che li circondavano; ma non parla di nessuna di queste cose. Probabilmente contava che, se i figli erano a posto con i genitori, sarebbero seguite altre cose; se avessero obbedito ai loro genitori, e i loro genitori li avessero allevati nella disciplina e nell'ammonimento del Signore, la benedizione di Dio si sarebbe posata sui loro sforzi e tutto sarebbe andato bene. Ma se l'apostolo non parlava ai bambini alla maniera moderna, è tanto più importante notare e meditare sul messaggio che effettivamente dà loro

I DOVERE DEI BAMBINI

1. Obbedire

1. Per onorare i loro genitori. Le ragioni sono:

1. è giusto;

2. è un comandamento;

3. è il primo dei comandamenti con una promessa;

4. Questa promessa dà l'aspettativa di lunga vita e prosperità

In uno dei migliori libri della Chiesa primitiva, scritto da uno dei suoi più grandi uomini - "Le Confessioni" di Sant'Agostino - c'è un capitolo in cui egli confessa umilmente la sua disobbedienza da ragazzo, trascurando le sue lezioni e andando a vedere giochi e spettacoli in contrasto con i desideri dei suoi genitori. Molto tempo dopo, quando divenne cristiano, il pensiero lo ossessionò e lo afflisse fino a quando, confessandolo e imponendolo a Gesù, ottenne la misericordia e il perdono di Dio. La lunga vita tra gli ebrei era un segno del favore divino, e sembra che sia stata un emblema della vita a venire. Non dobbiamo contare in tutti i casi su un adempimento letterale della promessa ebraica; Ma possiamo essere certi che uno spirito d'onore verso i nostri genitori tende a rendere la nostra sorte terrena migliore e più luminosa, e avrà un certo riconoscimento anche nella vita che sta per venire

II DOVERE DEI GENITORI

1. Negativamente. Non provocare o irritare i propri figli. Ma:

2. Positivamente, per allevarli nel nutrimento e nell'ammonimento del Signore. Nell'Antico Testamento, Samuele, e nel Nuovo Testamento, Timoteo, sono esempi di bambini allevati in questo modo. Il comandamento del Signore è: "Alleva per me questo fanciullo, e io ti pagherò il tuo salario". Quali risultati infinitamente preziosi dipendono dall'esecuzione di questi due precetti! Ogni famiglia cristiana ben addestrata è un vivaio di tutto ciò che tende a benedire il mondo; mentre le famiglie disordinate e non cristiane sono focolai di vizio e di male. La preghiera del salmo centoquarantaquattresimo non è mai fuori moda: "Affinché i nostri figli siano come piante cresciute nella loro giovinezza; le nostre figlie come pietre angolari, levigate a somiglianza di un palazzo.... Felice è che le persone che si trovano in un caso del genere; Felice è quel popolo il cui Dio è il Signore".

OMELIE DI T. CROSKERY

Versetti 1-3.-

I doveri dei figli verso i genitori

C'è una bella e appropriata semplicità nel consiglio qui rivolto ai bambini. I loro doveri sono fondati sulla natura. Derivano il loro essere dai loro genitori; sono nutriti da loro; sono addestrati da loro per i doveri della vita

IL LORO DOVERE È RIASSUNTO IN UNA SOLA PAROLA: "OBBEDIENZA". Ma include quattro elementi importanti

1. Amore. Questo è un sentimento istintivo, ma non è meno un dovere comandato, perché è la sorgente di ogni obbedienza cordiale. Rende l'obbedienza facile. Tuttavia non dobbiamo amare i nostri genitori più del Signore; dobbiamo piuttosto amarli nel Signore

2. Onore. Questa è solo un'altra forma di obbedienza: "Onora tuo padre e tua madre". I figli non devono mai dare fuoco ai loro genitori; Deuteronomio 27:17 "Il figlio onora suo padre"; Malachia 1:6 "Ti alzerai davanti al capo canuto e onorerai la faccia del vecchio Levitico 19:32 In verità Dio ha dato il suo onore ai genitori. Forse non sempre siamo chiamati a obbedire ad essi, ma dobbiamo sempre onorarli. "Ascolta tuo padre che ti ha generato, e non disprezzare tua madre quando sarà vecchia" Proverbi 23:22 Questo onore è unito alla riverenza: "Abbiamo avuto padri della nostra carne che ci hanno corretto, e noi li abbiamo riveriti" Ebrei 12:9

1. Gratitudine. È nostro dovere ricambiare i nostri genitori, 1Timoteo 5:4 e il nostro Signore implica che dobbiamo fare loro del bene Matteo 15:4 Dobbiamo ricordarci del loro amore, della loro cura, della loro preoccupazione per noi. Giuseppe provvide a suo padre Giacobbe nella vecchiaia, e le donne dissero a Naomi di Boaz: «Egli sarà per te un ristoratore della tua vita e un nutrimento della tua vecchiaia».

2. Sottomissione. «Figli, ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa», cioè in tutte le cose che rientrano nella sfera dell'autorità di un genitore. Se i genitori comandano ai loro figli di rubare, mentire o commettere idolatria, non devono essere ubbiditi. A loro si deve obbedire "nel Signore". Ci sono diverse ragioni per rendere naturale l'obbedienza

1 I genitori sanno più dei loro figli; perciò "il figlio saggio ascolta l'istruzione di suo padre" Proverbi 13:1 Il figlio deve dare per scontata gran parte della sua conoscenza sulla sola autorità di suo padre

2 L'abitudine all'obbedienza è buona come disciplina. Fa anche bene alla salute di un bambino, poiché un'obbedienza saltuaria e oziosa spezza il suo temperamento e nuoce alla sua salute

3 I bambini non sono in grado di guidare se stessi, perché "la stoltezza è legata nel cuore del bambino" Proverbi 22:15

4 La società trae beneficio dalla dovuta subordinazione della vita familiare

II IL MOTIVO DELL'OBBEDIENZA ASSEGNATO IN QUESTO PASSAGGIO È SEMPLICEMENTE "PERCHÉ QUESTO È GIUSTO". È giusto

1 secondo la luce della natura;

2 secondo la Legge di Dio. "È gradito al Signore Colossesi 3:20

È incorporato nel Decalogo, e occupa il primo posto tra i doveri della seconda tavola, ed "è il primo comandamento con la promessa", la promessa di una lunga vita. Ciò implica

1 che il quinto comandamento è ancora vincolante per i cristiani di questa dispensazione;

2 che la lunga vita è da desiderare;

3 che la disobbedienza ai genitori tende ad accorciare la vita. Ci possono essere bambini indevoti che vivono fino a tarda età e bambini obbedienti che muoiono giovani, ma la promessa rimane nel suo scopo generale. È come il detto: "La mano del diligente arricchisce", eppure le persone diligenti hanno sentito l'amarezza della povertà. I figli sono quindi giustificati a considerare prima il comando di Dio, e poi la ricompensa della ricompensa. - T.C

OMELIE DI R.M. EDGAR Versetti 1-4.-

Educazione cristiana

Dopo aver mostrato come Cristo santifica l'unione matrimoniale e dà ai mariti l'ideale della devozione, l'apostolo procede in questa sezione a mostrare la relazione che dovrebbe esistere tra figli e genitori. Egli indirizza i figli al quinto comandamento e alla promessa che esso contiene, e invita i padri a offrire ai loro figli un'educazione cristiana invece della provocazione. La sezione suggerisce:

I QUALIFICHE DEI GENITORI. E qui ritorniamo alla sezione precedente. È quando mariti e mogli sono legati come Cristo alla Chiesa, quando l'amore altruistico è accolto da un'obbedienza reverenziale, che i genitori sono qualificati per educare i figli. È sicuramente significativo anche il fatto che sul padre sia posto il fardello dell'educazione. Perché corre il pericolo di provocare i bambini con la severità, e quindi non è naturalmente così comprensivo come la madre. Inoltre, se il padre cristiano tiene Cristo davanti a sé come il suo grande Ideale, allora la paternità divina regola la sua coscienza ed egli nutre i piccoli di conseguenza

II L'EDUCAZIONE STESSA. I figli non devono essere provocati, ma "nutriti nel castigo e nell'ammonimento del Signore" Revised Version. La prima di queste parole paideia potrebbe significare, come suggerisce Harless, "educazione in generale" allgemeine Begriff; ma è meglio limitarla alla disciplina, fatta di ordine e di azione, sotto la quale crescono i bambini, mentre la seconda parola nouqesia indicherà l'educazione per parola. "Lo stesso spirito", dice Monod, in loco, "che ai nostri giorni rilassa l'obbedienza filiale, intenerisce la potestà paterna; L'abuso dell'indipendenza tra gli inferiori e l'oblio dell'autorità tra i superiori, marciano di pari passo. I genitori che hanno saputo guardarsi da un eccessivo rigore, sia per una questione di principio che di temperamento, cadono di solito nell'eccesso contrario; Il castigo è bandito dalla loro casa, e per quanto riguarda le punizioni corporali in particolare, è considerato più frequentemente come segno di un cuore duro o di uno spirito di bassa nascita. Opponiamo a questi pregiudizi Proverbi 13:24; 22:15; 23:13,14; 29:17. Con la verga non intendiamo solo la punizione corporale, ma semplicemente che non bisogna escluderla, confronta Proverbi 23:14 e che ci sono alcuni casi in cui nient'altro può bastare. Per il resto, ecco il principio che dovrebbe guidare i genitori cristiani in tal caso: impiegare la disciplina del carattere più dolce possibile , ma sufficiente a reprimere il peccato". Che questa attenta disciplina sia integrata da un'attenta istruzione e i figli saranno fedelmente "nutriti" per il Signore

III L'OBBEDIENZA EVOCATA

Versetti 1-3. I figli devono obbedire ai loro genitori; Devono onorare il padre e la madre. Ci deve essere riverenza nell'obbedienza. Questo sarà assicurato se i genitori sono qualificati per essere simili a Dio. Dovrebbe, tuttavia, essere reso anche quando i genitori sono lontani dall'essere perfetti. La lealtà dei figli non deve essere determinata dal carattere dei genitori; In quanto governanti naturali, i genitori hanno diritto all'obbedienza anche se non la meritano moralmente. L'obbedienza non fa eccezione. Né alcuna maggioranza obbliga a cessare. La nostra obbedienza come "cari figli" di Dio dovrebbe essere il modello della nostra obbedienza filiale. Siamo leali ai nostri genitori, proprio come ci sentiamo obbligati ad essere leali al nostro Padre nei cieli!

IV LA BENEDIZIONE CHE ACCOMPAGNA

versetto 3. Tutti i comandamenti di Dio portano benedizioni nel loro petto. Nel loro rispetto c'è una grande ricompensa Salmi 19:11 Ma il quinto comandamento ha ad esso associata questa benedizione temporale della longevità. I bambini obbedienti, per una legge divina, vivono più a lungo di quelli disubbidienti. Il dottor Crosby si spinge fino ad affermare che questa legge della longevità ha solo "un' eccezione apparente: dove l'anima stessa preferisce lasciare questo mondo per un mondo migliore, e dove, quindi, la lettera della promessa cede al suo spirito, e Dio, invece di continuare il santo sulla terra, lo porta alla dimora desiderata in cielo. Dove questa eccezione non si verifica, dobbiamo credere che chiunque muoia prima della vecchiaia abbia trascurato questo comando". Ora, il cristianesimo, nel promuovere l'educazione e nell'evocare l'obbedienza, sta finora assicurando la longevità dei suoi figli. Possiamo vedere che l'unità delle famiglie cristiane deve, ceteris paribus, favorire la salute e la longevità. In questo modo l'assicurazione di Bushnell potrebbe avverarsi del "potere sovrappopolato della stirpe cristiana". -R.M.E

OMELIE DI R. FINLAYSON Versetti 1-4.-

I doveri dei figli e dei genitori

I DOVERE DEI BAMBINI. "Figli, obbedite ai vostri genitori".

1. Sfera in cui deve avvenire l'obbedienza. "Nel Signore". E' stato detto in Efesini 5:21, per determinare il carattere di tutta la sottomissione che c'è tra gli esseri umani, che si deve essere "nel timore di Cristo". Ciò deve essere interpretato nel senso che, in ogni caso, Cristo deve essere considerato come l'autorità dietro il visibile davanti al quale coloro che sono sottoposti devono inchinarsi. Il marito, abbiamo visto, rappresenta Cristo per quanto si può dire per la moglie. E così i genitori rappresentano Cristo per i figli. E solo allora i figli possono obbedire nel Signore quando considerano i loro genitori come posti sopra di loro nel Signore. Nel battesimo i genitori riconoscono che i loro figli appartengono al Signore in quanto stanno sopra di loro. E, in conformità a ciò, i figli guardino ai loro genitori come se stessero al loro posto di Cristo, e obbediscano loro come se obbedissero a Cristo

2. Fondamento naturale del dazio. "Perché questo è giusto". C'è una relazione fondata nel profondo della natura tra i genitori e coloro ai quali hanno dato l'essere. A questo si associa un affetto che è una delle cose più belle della nostra natura. La forza dell'affetto dei genitori qualifica i genitori per essere posti in autorità sui loro figli. E l'affetto filiale porta i figli a guardare ai genitori come alla fonte naturale dell'autorità di sempre.

3. Conferma scritturale. "Onora tuo padre e tua madre". Questo è il quinto comandamento, ed è più ampio nella sua portata dell'obbedienza ai genitori. Contenuto del quinto comandamento

1 I figli devono onorare i genitori trattandoli con il dovuto rispetto. I figli devono rispettare i genitori a causa della loro età superiore . Ci è comandato di alzarci davanti al capo canuto e di onorare il volto del vecchio. I bambini Cantici devono mostrare riverenza ai loro genitori a causa della loro età. E quegli anni sono associati a risultati superiori. Una grande nave che parte per un'altra terra deve essere guidata con cautela fuori dal molo e oltre le altre navi nel porto o nel fiume, oltre la sbarra e, forse, attraverso il canale, fino a quando non è in mare aperto. A tal fine è necessario impiegare uomini di particolare conoscenza, affinché la nave non raggiunga i banchi di sabbia o gli scogli. I bambini Cantici, nella loro inesperienza, nella loro ignoranza delle secche e delle rocce e dell'arte marinaresca, hanno bisogno di essere pilotati dalla saggezza superiore dei loro genitori fino a quando non sono in mare aperto della vita. Ed è giusto che pensino a se stessi con umiltà, e trattino con rispetto coloro che sono nominati loro guide. Ci sono alcuni segni naturali con cui ciò può essere dimostrato: la prontezza a cedere loro il posto, a dare loro il posto migliore, a tacere quando parlano, un tono di deferenza e allo stesso tempo di fiducia e una certa cortesia nel rivolgersi che non è in contrasto con la familiarità. Quando Salomone sul suo trono vide avvicinarsi sua madre per quanto fosse inferiore a lui in una sola relazione, si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei e le fece sedere un seggio alla sua destra. Sarebbe bene che i figli che a volte sono inclini ad essere sgarbati con i genitori prendessero esempio dal re saggio. "Maledetto chi pone la luce per mezzo di suo padre o di sua madre". "L'occhio che si fa beffe di suo padre e disprezza l'obbedienza a sua madre, i corvi della valle lo coglieranno e le giovani aquile lo mangeranno", cioè qualcosa di terribile si impadronirà di colui che osa prendere in giro i suoi genitori

2 I figli devono onorare i loro genitori mostrando loro gratitudine. Quanto sono imposti ai figli un obbligo verso i genitori! C'è stato un tempo in cui erano completamente indifesi, non potevano né camminare né parlare e, se non fosse stato per le cure dei genitori, sarebbero morti. E le cure dei genitori per loro non cessano presto. Come hanno bisogno di essere osservati, di essere tenuti lontani dal pericolo! E quando sono malati, come hanno bisogno di essere curati giorno e notte! La madre ha bisogno di lavorare tutto il giorno in casa a volte quando non è forte per mantenere le cose giuste per loro. E il padre ha bisogno di uscire e lavorare per poter fornire loro un riparo, un vestiario, un cibo e un'istruzione. I bambini non sono in grado di conoscere tutti i sacrifici che i loro genitori fanno per loro, e la quantità di pensieri che vengono loro dedicati, e le preghiere che vengono fatte per loro. Ma essi ricevono ogni giorno i segni della loro gentilezza, e dovrebbero riceverli, non come se ne avessero diritto, ma con sentimenti di gratitudine sempre freschi. Non avranno mai sulla terra amici migliori, benefattori più grandi, di quelli che Cristo ha dato loro nei loro genitori. E lascia che apprezzino il dono

3 I figli devono onorare i loro genitori essendo loro obbedienti. Questo è il punto su cui l'apostolo pone l'accento come se riassumesse il comando. Non c'è nulla con cui i figli possano ricompensare meglio tutti i guai che i loro genitori hanno avuto a causa loro se non con la loro obbedienza. Questo è il fiore più bello che ci possa essere nel loro carattere da bambini. È vero per loro come per coloro che non sono usciti dallo stato infantile che sono creature impulsive e inclini ad afferrare la gratificazione presente, senza pensare se sia per il loro bene o no. I genitori, preferendo la loro felicità futura alla gratificazione presente, devono imporre loro dei comandi, e i comandi dovrebbero essere percepiti come facili come provenienti da coloro che allo stesso tempo stanno accumulando gentilezza su di loro. I bambini dovrebbero essere pronti a obbedire. Non dovrebbero aspettare di essere minacciati. Non dovrebbero cedere con rancore. Non dovrebbero pensare di opporre le loro volontà non istruite e i loro rozzi desideri alle volontà disciplinate e ai giudizi maturi dei loro genitori. Che onorino i loro genitori dando loro ogni obbedienza

4 I figli devono onorare i loro genitori aiutandoli. Ci sono piccoli servizi che, fin dalla più tenera età, i bambini possono rendere ai genitori. Dovrebbero essere contenti anche di lasciare il loro gioco per fare una commissione per loro. Non dovrebbero essere riluttanti a fare le cose in casa per alleviare una madre oberata di lavoro. A volte i genitori malati sono stati gettati sui loro figli, e allora si è visto cosa possono fare le piccole mani. Alcuni genitori hanno una lotta molto dura, e i bambini possono sollevarli da molte cure e risparmiare loro non poche spese prendendosi cura di ciò che richiede denaro per sostituirlo. Ci sono alcuni bambini che pensano solo ora a molto che possono ottenere dai loro genitori non pensate se i loro genitori possono permetterselo, o devono volerlo dare. I bambini che desiderano onorare i loro genitori non vorranno volere per loro, e penseranno a quanto possono risparmiare ai loro genitori in termini di lavoro e spese

5 I figli devono onorare i loro genitori riponendo fiducia in loro. Genitori e figli sono amici, e non c'è nulla su cui l'amicizia si basi più della fiducia. I genitori sono tenuti a sapere tutto ciò che fanno i loro figli, ed è sbagliato che i bambini nascondano loro qualcosa. Se desiderano intraprendere qualcosa, chiedano il consenso ai genitori. Non si faccia nulla su cui non vorrebbero che gli occhi dei loro genitori si posassero. Se hanno fatto del male, si facciano avanti con franchezza e confessino le loro colpe e chiedano perdono. Ma non ci sia occultamento, né artificio, né falsità. I bambini che praticano l'inganno sui loro genitori tendono a formare un carattere secondo uno dei tipi più detestabili. Tutti arriveranno a guardarli con diffidenza

6 I bambini devono onorare i loro genitori seguendo le loro istruzioni. I figli devono trarre pieno vantaggio dalle disposizioni prese dai genitori per la loro educazione, ma il loro dovere non finisce qui. Devono prestare orecchio ai loro genitori quando parlano con loro, specialmente di argomenti seri. Dovrebbero amare ascoltare la storia di Cristo e del suo amore. Non dovrebbero distogliere l'orecchio quando i loro genitori dicono loro quali disposizioni devono coltivare, quali tentazioni devono evitare, quale compagnia devono tenere, quali libri devono leggere; quando dicono loro di essere rispettosi, sinceri, onesti, gentili e soprattutto rispettosi del loro Padre nei cieli. "Figlio mio, ascolta l'istruzione di tuo padre e non abbandonare la legge di tua madre. Poiché essi saranno un ornamento di grazia per il tuo capo e catene al tuo collo". Promessa annessa al quinto comandamento. "Che è il primo comandamento con la promessa, affinché tu sia felice e tu possa vivere a lungo sulla terra". Non è più la terra di Canaan ad essere menzionata, come lo era quando la promessa fu fatta per la prima volta. L'intera terra non solo la celeste Canaan deve essere considerata come la terra della promessa ficcanaso per il popolo di Dio. La promessa non è da intendersi come garanzia assoluta di lunga vita ai figli rispettosi. Ci sono infatti alcuni che muoiono nell'infanzia e che non sono stati meno esemplari di coloro che ottengono la benedizione di una vita più lunga. "I buoni muoiono per primi", si dice, e c'è del vero nel detto. Alcuni che sono stati portati via precocemente hanno mostrato una singolare dolcezza e una maturità superiore alla loro età. Tuttavia, è vero a parte altre considerazioni che possono emergere che una lunga vita è promessa ai bambini che onorano il padre e la madre. E possiamo vedere come Dio nella sua ordinaria provvidenza opera per questo fine. Coloro che sono rispettosi dei loro genitori probabilmente cresceranno buoni membri della società. Non è probabile che pongano fine prematuramente alla loro vita in litigi vergognosi o con il crimine. Non è probabile che accorcino i loro giorni con l'intemperanza o con l'ozio. È anche probabile che crescano buoni membri della Chiesa e che la loro vita possa essere prolungata a causa della loro utilità. Quando la vita di Pietro era in pericolo, si pregava incessantemente la Chiesa a Dio per lui. E la sua vita fu risparmiata a causa del suo valore sentito. Cantici se interessiamo le persone a noi, con i servizi resi loro, i loro auguri e le loro preghiere possono andare a prolungare i nostri giorni per noi

II DOVERE DEI GENITORI. Ci si rivolge ai padri; Anche le madri avrebbero potuto essere affrontate. Ma una sola classe viene menzionata: sono quelli che rappresentano le altre

1. Negativamente. "E, padri, non provocate ad ira i vostri figli". I genitori non hanno il diritto di agire come vogliono nei confronti dei loro figli. Essi sono responsabili verso colui che li ha posti sopra i loro figli, e sono tenuti ad agire nel suo spirito. I genitori provocano l'ira dei loro figli quando danno loro un senso di torto

1 Per eccesso di comandamento. I genitori hanno il diritto di esigere dai loro figli, ma ci sono dei limiti a ciò che deve essere loro richiesto. Ammassare comando su comando, proibizione su proibizione, non significa raggiungere il fine che si prefigge. Quando il requisito è superiore a quello che può essere ragionevolmente eseguito, diventa vessatorio. I bambini perdono il senso della loro capacità di obbedire e, sotto costrizione, sono provocati all'ira

2 Con una colpa irragionevole. È vero che i bambini hanno bisogno di una grande quantità di incoraggiamento. E dove è meritato, dovrebbe essere elargito liberamente. Donarlo dove non è meritato significa incoraggiare l'irrealtà. I guasti almeno i più gravi, dove sono numerosi devono essere affrontati. Ma bisogna prestare estrema attenzione a non imputare mai la colpa immeritatamente o provvisoriamente ai bambini. Non ci dovrebbe essere alcun accenno di colpa a meno che non ci sia un terreno sicuro su cui basarsi. Infatti, se i bambini sono colpiti da un senso di ingiustizia, allora, provocati all'ira, sono inclini a pensare che potrebbero anche fare le cose che sono loro attribuite

3 Con la passione. I bambini possono capire uno scoppio di indignazione per qualche grave offesa, e ne traggono vantaggio. Ma sono anche veloci da capire. Quando i loro genitori perdono il controllo di se stessi e puniscono oltre ciò che l'offesa merita. Questo deve essere accuratamente evitato, perché la passione provoca la passione; Il padre passionale fa un figlio passionale

2. Positivamente. "Ma nutrili nel castigo e nell'ammonizione del Signore". Tale nutrimento deve essere inteso come una pianta tenera ha bisogno. Se deve essere portato a una certa perfezione, allora deve essere adatto per quanto riguarda il suolo, l'esposizione, la temperatura, il nutrimento, la protezione dagli insetti, le sue particolari abitudini. Ai genitori cantici vengono date dei figli delle piante tenere da allevare, a volte eccezionalmente tenere, ma tenere in ogni circostanza. Devono tenerli lontani dalle tempeste e dalle esplosioni che li farebbero appassire. Anche il loro sviluppo intellettuale ha bisogno di grande cura, affinché non crescano rachitici. E specialmente deve essere prestata cura di nutrire i loro poteri spirituali

1 Questa educazione deve avere un carattere distintamente cristiano. Gli apparecchi menzionati sono descritti come "del Signore". Cioè, sono tali strumenti che coloro che agiscono per conto di Cristo dovrebbero usare. Devono essere usati per fini cristiani. Devono essere usati verso i bambini che vengono addestrati come cristiani. I genitori devono educare i loro figli come coloro che Cristo ha affidato loro la cura. Devono addestrarli per Cristo. Devono indottrinarli con la verità cristiana. Devono cercare di collegarli, non solo a se stessi, ma attraverso se stessi a Cristo. Devono cercare che tutto il loro essere possa essere soggetto a Cristo e centrato intorno a Cristo

2 Gli elettrodomestici cristiani

a Castigo. È difficile apparentemente impossibile ottenere parole in lingua inglese per rappresentare le due parole che sono nell'originale greco. Esse devono essere distinte in generale come disciplina per potere e disciplina per ragione. Questa distinzione è effettuata nelle parole che sono usate nella traduzione riveduta "castigo e ammonimento", ma con un'indebita limitazione del significato. La prima parola è più che disciplina per punizione; La punizione è accidentale, o ciò a cui si può ricorrere solo occasionalmente nella disciplina. Si tratta piuttosto di tutto quel lavoro che un genitore dà ai suoi figli in virtù del potere esecutivo magistrale che gli è posto. Ha certe regole con le quali addestra i suoi figli, e ha il potere di farle rispettare. La prima lezione che deve insegnare loro è che lui è il loro padrone. E così sono, all'inizio, puramente nella sua forte presa. Invano è tutta la loro resistenza. Non appena riescono a pronunciare le parole a parole devono usarle in preghiera. Sono passivi nella sua mano, ed egli può farli dire ciò che vuole, fa loro osservare la semplicità, la moderazione, le buone maniere nel mangiare, affinché non imparino a sfruttare troppo i piaceri della tavola. Fa loro dire "la grazia prima della carne", affinché possano imparare presto da chi provengono tutte le comodità della tavola. Li fa frequentare le lezioni, affinché sappiano che devono lavorare e non essere oziosi. Li fa scegliere in quanto alle loro compagnie, affinché non si lascino andare a cattive compagnie. Fissa certe ore per la casa, perché imparino l'ordine e la puntualità. Non chiede loro se andranno in chiesa, ma li fa andare in chiesa con lui. Questo è il tipo di esercitazione che si intende qui, e quando è necessaria deve essere sostenuta da castighi o da una punizione giudiziosa per il bene

b Ammonizione. Anche questa è una parola di significato troppo ristretto. La parola greca significa generalmente un appello alla ragione. Questo inizia in una fase successiva, cioè quando l'intelletto comincia ad aprirsi. Non è necessario che un genitore spieghi sempre a un figlio le ragioni della sua procedura. Ma è importante che, di regola, i bambini abbiano spiegato loro il male della condotta che viene loro chiesto di evitare e i vantaggi della condotta che sono invitati a seguire. E se mostrano una tendenza a qualche condotta malvagia, è giusto che vengano rimproverati o rimproverati. L'importanza di un appello alla ragione è che ha in vista l'emancipazione dei figli dalla potestà genitoriale. Deve venire il momento in cui devono abbandonare i loro genitori ed essere gettati sulle proprie responsabilità e risorse. Ed è della massima importanza che, quando vanno nel mondo e incontrano le sue tentazioni, siano fortificati con le buone abitudini e le ragioni che hanno in mente per un corso di sobrietà, di operosità e di pietà. I genitori, quindi, dovrebbero sentire la loro responsabilità riguardo alla giusta educazione dei loro figli. Questa responsabilità è grande in vista del male che è così naturale per loro, e in vista del cattivo esempio da cui sono circondati. Dovrebbero fare in modo di essere prima di tutto cristiani essi stessi, conducendo una vita cristiana prima dei loro figli. Devono specialmente vedere che sono cristiani nei metodi che usano con i loro figli.

OMELIE di d. thomas Versetti 1-4.-

I bambini e i loro genitori

"Figli, ubbidite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. Onora tuo padre e tua madre; che è il primo comandamento con promessa; affinché tu sia felice e tu possa vivere a lungo sulla terra. E, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'ammonizione del Signore". Nel paragrafo precedente l'apostolo aveva trattato dei doveri relativi dei mariti e delle mogli; Qui egli rivolge l'attenzione ai relativi doveri dei genitori e dei figli

I IL DOVERE DEI BAMBINI. Queste parole ci portano a considerare la natura e la ragione dell'obbligo che i figli hanno nei confronti dei genitori

1. La natura. Il dovere è:

1 "Obbedienza". "Figli, obbedite ai vostri genitori". Questo dovere ha i suoi limiti. Quando, ad esempio, il comando è impraticabile, non è vincolante. Quando il genitore fa richieste che superano le capacità del figlio, è un tiranno, e il figlio è libero da questo obbligo. O quando il comandamento è moralmente sbagliato, quando si scontra con i diritti della coscienza e con le pretese di Dio, l'obbedienza ad esso non è un dovere, ma sarebbe un peccato. Il dovere è l'obbedienza resa in spirito cristiano. "Nel Signore". Qualsiasi condotta verso i genitori, verso l'umanità in generale, o verso il grande Dio, che non sia ispirata dall'amore a Cristo, non ha in sé alcuna virtù . Tutti gli atti per essere accettevoli a Dio devono essere compiuti nel nome e nello spirito del suo benedetto Figlio

2 "Onore". "Onora tuo padre e tua madre". Cioè, riverirli. Ciò implica, ovviamente, che sono degni di onore. Ahimè, spesso è dovere dei figli aborrire e disprezzare il carattere dei loro genitori, a causa della sua falsità, intemperanza, dissolutezza e crimine. Paolo suppone che i genitori siano ciò che il loro rapporto con i figli e con Dio richiede: puri, generosi e nobili. Tali genitori devono essere onorati. Non onorarli è disonorare Dio

2. Il motivo. Qual è la ragione di questa obbedienza e riverenza?

1 Perché è giusto. "Perché questo è giusto". La natura ne insegna la rettitudine. Nella mente di ogni bambino è inculcata la sensazione di dover obbedire e riverire i suoi genitori. Questo sentimento di obbligo in una forma o nell'altra è universale. La Bibbia insegna la rettitudine di esso. Fu incisa dal dito di Dio sulle tavole di pietra; è stato inculcato nell'insegnamento ed esemplificato nella vita di Gesù Cristo

2 Perché è conveniente. "Affinché tu stia bene e tu possa vivere a lungo sulla terra". Da essa dipende una vita felice e lunga. I figli che sono incuranti dei loro doveri filiale saranno indifferenti a tutti gli altri, e saranno resi inclini a cadere in quelle abitudini di depravazione che renderanno la loro vita una miseria, e ridurranno i loro giorni sulla terra

II IL DOVERE DEI GENITORI. Il dovere dei genitori è qui esposto in due forme, negativamente e positivamente

1. Negativamente. "Padri, non provocate ad ira i vostri figli". Il temperamento di un bambino è di momento trascendente; è ciò che determina il suo carattere e il suo destino. Agire in base a quel temperamento nei suoi primi anni in modo da irritarlo e inasprirlo significa fare un danno incalcolabile. Contro questo male è dovere dei genitori guardarsi strenuamente. Piccole interferenze, banali divieti, rimproveri incessanti e uno spirito irritabile, sono le cose nella condotta dei genitori che "provocano i figli all'ira".

2. Positivamente. "Ma allevateli nella disciplina e nell'ammonimento del Signore". Allena le loro facoltà, fai emergere i loro poteri latenti, insegna loro a pensare con precisione, ad amare con purezza, ad agire con destrezza e prontezza. Fate questo ammonendoli "nel Signore". Che le lezioni di istruzione e di avvertimento siano tratte dall'esistenza, dalla vita, dal carattere e dagli insegnamenti del Signore. Le facoltà del bambino non possono essere sviluppate senza Dio. L'educazione secolare è una contraddizione in termini; è un solecismo grande quanto una vegetazione senza sole. Lasciate che i genitori guardino bene alla mente dei loro figli. L'agricoltore che trascura la cultura dei suoi campi vedrà presto i suoi acri invasi da spine e rovi ed erbacce nocive; e il genitore che trascura la cultura di suo figlio scoprirà presto mali molto più orribili e disastrosi. Il seguente articolo della pittoresca penna dell'intelligente vecchio Fuller sarà letto con interesse e profitto sull'argomento: "Il buon genitore. Egli mostra loro, nella sua pratica, ciò che seguire e imitare; e, negli altri, ciò che evitare e cosa evitare. Infatti, sebbene ' le parole dei saggi siano come chiodi piantati dai maestri delle assemblee', Ecclesiaste 12:11 tuttavia, certo, i loro esempi sono il martello per conficcarli, per afferrarli più profondamente. Un padre che ha frustato suo figlio per aver bestemmiato, e ha giurato mentre lo frustava, ha fatto più male con il suo esempio che bene con la sua correzione. Egli non accoglie e non abbraccia i primi saggi di peccato nei suoi figli. Le erbacce sono considerate erbe aromatiche all'inizio della primavera: le ortiche vengono messe nel minestrone e le insalate sono fatte con gemme di sambuco. Così i padri affettuosi amano i giuramenti e le chiacchiere sfrenate dei loro figlioletti, e si compiacciono di sentirli dispiacere a Dio. Ma il nostro saggio genitore istruisce i suoi figli nella pietà e con la correzione fa esplodere in loro i primi germogli di profanità. Chi non userà la verga su suo figlio, suo figlio sarà usato come una verga su di lui. Permette ai suoi figli il mantenimento in base alla loro qualità. Altrimenti li renderà vili, li farà conoscere cattive compagnie e trucchi scioccanti; e questo li fa eccedere il prima possibile quando arrivano alle loro tenute. Si osserva dei cammelli che, dopo aver viaggiato a lungo senza acqua attraverso deserti sabbiosi, implentur, cum bibendi est occasio, et in praeteritum et infuturum "quando trovano un'opportunità, si riempiono sia per il passato che per l'avvenire"; e così questi eredi assetati la inzuppano quando arrivano ai loro mezzi, i quali, mentre i loro padri erano in vita, potrebbero non toccare la parte superiore del loro denaro, e pensano che non ne sentiranno mai il fondo quando saranno morti. Nella scelta di una professione, è guidato dall'indole di suo figlio, la cui inclinazione è il più forte vincolo a un mestiere. Ma quando misero Abele a coltivare la terra e mandarono Caino a pascolare le pecore, Giacobbe per cacciare ed Esaù per abitare in tende; portare alcuni a scuola e altri da essa; Commettono una violenza sulla natura, e prospererà di conseguenza. Eppure non esaurisce suo figlio quando fa una scelta indegna al di sotto di se stesso, o piuttosto per facilità che per uso, per piacere piuttosto che per profitto. Se suo figlio si dimostra selvaggio, non lo respinge fino a questo punto, ma segna il luogo in cui si accende. Con la madre di Mosè, egli non permette che suo figlio affondi o nuoti così, ma lascia che uno stia da lontano a guardare ciò che ne sarà di lui Esodo 2:4 Egli sta attento, mentre si estingue il suo lusso, non sta in balia di smettere la sua vita, anzi, perché le loro anime che si sono spezzate e si sono esaurite nella loro giovinezza, si sono dimostrate più sane per questo in seguito. Lo spinge al matrimonio piuttosto con argomenti tratti dal suo bene che dalla sua autorità. È uno stile troppo principesco perché un genitore qui presenti possa "volere e comandare"; ma, certo, può volere e desiderare. Gli affetti, come la coscienza, devono essere guidati piuttosto che attirati; Ed è da temere che chi si sposa dove non ama, amerà dove non si sposa. Egli non dà il suo pane ai suoi figli per poi andare da loro a prendere un pezzo di pane. Tiene le redini anche se in modo approssimativo nelle sue mani; e mantiene, per premiare il dovere e punire l'indebito. Eppure, nelle buone occasioni, per l'avanzamento dei suoi figli, egli si allontanerà da una parte dei suoi mezzi. Vile è la loro natura che non avrà i suoi rami tagliati finché il suo corpo non sarà abbattuto; e non lasceranno andare nulla dei loro beni, come se ciò presagisse la loro morte rapida; mentre non ne consegue che colui che si toglie il mantello debba subito andare a letto. Sul letto di morte lascia in eredità la sua benedizione a tutti i suoi figli. Né si rallegra tanto di lasciare loro grandi porzioni come onestamente ottenute. Solo il denaro ottenuto bene e legalmente è denaro buono e legale. E se lascia i suoi figli giovani, principalmente nomina Dio come loro custode; e, accanto a lui, si preoccupa di nominare sorveglianti previdenti. Il bravo bambino. Egli riverisce la persona del suo genitore, il vecchio, il povero e il perverso. Come il genitore lo ha portato con sé quando era un bambino, egli partorisce con il suo genitore se due volte è un figlio; né la sua dignità al di sopra di lui annulla il suo dovere verso di lui. Quando Sir Thomas More era Lord Cancelliere d'Inghilterra, e Sir John suo padre uno dei giudici del King's Bench, a Westminster cadeva implorando la sua benedizione in ginocchio. Egli osserva i suoi comandamenti legittimi e mette in pratica i suoi precetti con ogni obbedienza. Non posso, quindi, scusare Santa Barbara dall'indebito e dall'aver causato la propria morte. La questione è questa: suo padre, essendo pagano, ordinò ai suoi operai, costruendo la sua casa, di fare due finestre in una stanza. Barbara, conoscendo il piacere di suo padre; in sua assenza ordinò loro di farne tre, affinché, vedendoli, potesse contemplare meglio il mistero della Santissima Trinità. Penso che due finestre avrebbero potuto anche sollevare le sue meditazioni, e la luce che scaturiva da entrambe le avrebbe giustamente ricordato lo Spirito Santo che procedeva dal Padre e dal Figlio. Suo padre, infuriato per il suo ritorno, venne così a conoscenza della sua religione e la accusò davanti al magistrato, cosa che le costò la vita. Avendo dunque praticato egli stesso, egli porta i precetti dei suoi genitori sulla sua posterità. Perciò tali istruzioni sono paragonate da Salomone Proverbi 1:9 a frontetti e catene non a un vestito, che serve solo uno, e si consuma rapidamente, o passa di moda, che hanno in sé un vero valore duraturo, e sono lasciati in eredità a un'altra epoca. Gli stessi consigli osservati sono catene alla grazia che, trascurate, si rivelano cavezze per strangolare i bambini indevoti. È una cicogna per i suoi genitori e lo nutre nella sua vecchiaia. Non solo se suo padre è stato un pellicano, ma anche se è stato uno struzzo per lui, e lo ha trascurato nella sua giovinezza. Lo confina non molto lontano in una breve pensione, che gli viene perduta se viene in sua presenza, ma mostra pietà a casa, e impara come San Paolo 1 Timoteo 5:4 a ripagare il suo genitore. Eppure il debito intendo solo il capitale, senza contare gli interessi non può essere pagato completamente. E perciò si unisce a suo padre, per accettare in buon valore il suo massimo sforzo. Un Dio così bambino di solito ricompensa con una lunga vita in questo mondo. Se gli capita di morire giovane, vive a lungo quel che vive bene; e il tempo speso male non è vissuto, ma perduto. Inoltre, Dio è migliore della sua promessa, se gli prende un lungo contratto di affitto, e gli dà una proprietà di maggior valore. Per quanto riguarda i bambini disobbedienti: se preservati dal patibolo, sono riservati alla graticola, per essere torturati dalla loro stessa posterità. Uno si lamentava del fatto che mai padre aveva avuto un figlio così indebito come lui. "Sì," disse il figlio, con meno grazia che verità, "mio nonno l'aveva." Concludo questo argomento con l'esempio di un pagano, che farà vergognare la maggior parte dei cristiani. Pomponio Attico, pronunciando l'orazione funebre alla morte di sua madre, protestò che, vivendo con lei settantasette anni, non si era mai riconciliato con lei, se nuncquam matre in gratiam rediisse, perché non era mai accaduto tra loro il minimo barattolo che avesse bisogno di riconciliazione. -D.T

2 Onora tuo padre e tua madre che è il primo comandamento con una promessa. L'esortazione, basata sulla morale naturale Versetto 1, trova qui conferma nel Decalogo. "L'onore" è più alto dell'obbedienza Versetto 1; è la considerazione dovuta a coloro che, per disposizione divina, sono al di sopra di noi, e ai quali è dovuta la nostra più rispettosa considerazione. Padre e madre, anche se non del tutto su un piano di uguaglianza nella loro relazione reciproca, Efesini 5:22 sono uguali come oggetti di onore e obbedienza ai loro figli. Qui si presume che siano cristiani; dove uno era un cristiano e non l'etere, il dazio sarebbe stato modificato. Ma in questi succinti versetti l'apostolo stabilisce le regole generali e non complica le sue esortazioni con eccezioni. L'ultima parte del versetto contiene un motivo speciale per il precetto; È il primo comandamento con una promessa allegata. Ma evidentemente l'apostolo intendeva di più, perché come nel Versetto I aveva affermato il dovere di essere uno della religione naturale, così qui intende aggiungere che anche questo fa parte della volontà rivelata di Dio, è uno dei comandamenti, ma è ancora il primo comandamento con una promessa. Si può forse dire che questo fa appello non alla parte superiore, ma a quella inferiore della nostra natura, al nostro egoismo, non alla nostra bontà; ma non è un appello a una parte della nostra natura escludendo il resto; è un appello a tutta la nostra natura, perché fa parte della nostra natura aspettarsi che alla fine la virtù sarà premiata e il vizio punito. Nel caso dei bambini è difficile guardare lontano; Le ricompense e le punizioni, per essere influenti, devono essere alla portata della visione, per così dire; Perciò è molto conveniente che, scrivendo loro, l'Apostolo ponga l'accento su una promessa che ha avuto il suo speciale adempimento nella vita che ora è

3 affinché tu sia felice e tu possa vivere a lungo sulla terra. Una libera traduzione alla maniera dell'apostolo della ragione annessa al quinto comandamento, "affinché i tuoi giorni siano lunghi nel paese che l'Eterno, il tuo Dio, ti dà". Mentre il Decalogo era un'espressione della volontà di Dio su questioni di obbligo morale e inalienabile, aveva qua e là un elemento ebraico locale. Nell'attuale disinvoltura l'apostolo abbandona ciò che è specialmente ebraico, adattando la promessa in spirito a un'area più ampia. La speciale promessa di lunga vita nella terra di Canaan si traduce in una promessa generale di prosperità e longevità. Come prima, non dobbiamo supporre che l'apostolo escluda le eccezioni. La promessa non è per ogni individuo; Molti bambini buoni e obbedienti non vivono a lungo. Ma la tendenza generale dell'obbedienza ai genitori è verso i risultati specificati. Dove si trova l'obbedienza ai genitori, di solito si trovano insieme ad essa la temperanza, la padronanza di sé, l'operosità, i modi di vivere regolari e altre abitudini che tendono alla prosperità e alla longevità. Nelle famiglie cristiane c'è comunemente l'affetto, l'unità, la preghiera, l'aiuto reciproco, la fiducia in Dio, la fiducia in Cristo e tutto ciò che rende la vita dolce e sana. Lo spirito della promessa si realizza in tali modi, e può essere altrettanto nelle speciali misericordie concesse a ciascuna famiglia

4 E, o padri, non provocate ad ira i vostri figli. "Padri" include le madri, alle quali appartengono così tanto l'amministrazione pratica della casa e l'educazione dei figli. Il primo consiglio sull'argomento è negativo, e probabilmente ha riguardo a una comune abitudine pagana, contro la quale i cristiani dovevano stare in guardia. L'irritazione dei bambini era comune, a causa della perdita di pazienza e della violenza nel rimproverarli, a causa di trattamenti capricciosi e instabili e di comandi irragionevoli; ma più specialmente cosa che è ancora così comune perché i genitori si arrabbiavano violentemente quando i figli, forse sconsideratamente, li disturbavano o li infastidivano, piuttosto che quando facevano deliberatamente del male. Tutto questo l'apostolo depreca. Ma allevateli nell'educazione e nell'ammonimento del Signore. Le parole paideia e nouqesia non sono facilmente definibili in questo contesto; si pensa che la prima denoti la disciplina dell'addestramento, con le sue ricompense e punizioni appropriate; la seconda, l'istruzione. Entrambi devono essere "del Signore", come egli ispira e approva. Instillare sani princìpi di vita, addestrare alle buone abitudini, ammonire e proteggere dai pericoli morali, incoraggiare la preghiera, la lettura della Bibbia, andare in chiesa, osservare il sabato; prendersi la briga di lasciare che avessero buone compagnie, e specialmente trattare con loro in preghiera e con fervore, in modo che possano accettare Cristo come loro Salvatore e seguirlo, sono alcune delle questioni incluse in questo consiglio

Doveri dei genitori

Essi sono qui espressi sommariamente, prima in forma negativa e poi in forma positiva

CI DEVE ESSERE UN'ISTRUZIONE. "Addestra il fanciullo nella via che deve seguire". I genitori non devono permettere che crescano senza istruzione, come suggeriva Rousseau, perché non insegnare la religione è insegnare l'empietà e l'infedeltà; Non insegnare la verità è insegnare l'errore

1. In quali princìpi?

1 Nei principi della Parola Divina, che sono in grado di rendere i più giovani "sapienti per la salvezza" 2Timoteo 3:15 "Desiderate il latte sincero della Parola, per mezzo di esso" 1Pietro 2:2 Questo è il consiglio per i bambini

2 Insegna loro che sono peccatori

3 Condurli a Cristo come Salvatore, e pregare che il Signore possa porre le Sue mani di potere e benedizione sui piccoli, come fece quando era sulla terra

4 Addestrarli alle abitudini di pietà, di andare in chiesa e di agire religiosamente

2. In che modo?

1 Precoce, come Timoteo;

2 gradualmente; Deuteronomio 6:6-9

3 pazientemente; Deuteronomio 6:20-23

4 amorevolmente;

5 con l'esempio: il tuo esempio e gli esempi delle Scritture;

6 in preghiera

II CI DEVE ESSERE DISCIPLINA

1. I bambini manifestano presto una natura corrotta ed egoista, perché la stoltezza è legata nei loro cuori; quindi hanno bisogno di correzione Ebrei 12:9

2. I genitori devono isolarli con la loro autorità personale dal male o dai cattivi compagni o dalle tentazioni al male

1. I genitori devono usare la disciplina con la dovuta discrezione; non devono "provocare ad ira i figli, per non scoraggiarsi"

1. con comandi irragionevoli;

2. per eccessiva gravità;

3. Dalle esibizioni di rabbia

III INCORAGGIAMENTI O MOTIVI PER IL FEDELE ADEMPIMENTO DEL DOVERE DEI GENITORI

1. La promessa: "Insegna al fanciullo la via che deve seguire, e quando sarà vecchio non se ne allontanerà" Proverbi 22:3

2. Avremo gli interessi dell'eternità assicurati presto nella vita

3. Li tratterremo così da molte follie e abitudini peccaminose che altrimenti sarebbero il peso e la maledizione della loro vita dopo la morte

4. Promuoveremo la nostra felicità e il nostro benessere nella vecchiaia

5. Modelleremo i destini delle generazioni future.

5 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne. C'erano molti schiavi nella Chiesa primitiva, ma, per quanto ingiusta fosse la loro posizione, l'apostolo non poteva fare a meno di consigliarli all'obbedienza, essendo questa la via migliore per realizzare infine la loro emancipazione. Le parole di Cristo erano particolarmente gradite a coloro che "faticano e sono oppressi" e, come troviamo da Celso e da altri, la Chiesa primitiva era molto ridicolizzata per il gran numero di persone non istruite nel suo ambito. Con paura e tremore. Comp. 1Corinzi 2:3; Filippesi 2:12, da cui si vedrà che questa espressione non denota un terrore servile, ma una grande ansia morale per timore di venir meno al dovere. Probabilmente era un'espressione proverbiale. Nell'unicità del vostro cuore, come a Cristo. Non con una parvenza di obbedienza, ma con sincerità interiore, sapendo che è tuo dovere; e anche se è fastidioso, farlo piacevolmente, come se Cristo lo richiedesse, e tu lo stessi facendo a lui

Versetti 5-9.-

Doveri dei servi e dei padroni

I DOVERE DEI SERVI. Riconosciuti come membri costitutivi della Chiesa e, per quanto poco stimati dall'uomo, come grandemente considerati da Dio. In Cristo tutti sono fratelli, perché tutti sono fratelli di Cristo, quindi gli uni degli altri

1. Il dovere dei servi è l'obbedienza. Qualità dell'obbedienza

1. Con timore e tremore vedi Esposizione;

2. nell'unità di cuore;

3. come a Cristo e non agli uomini;

4. non con l'uso dell'occhio, ma come servi di Cristo;

5. facendo di cuore la volontà di Dio;

6. Con buona volontà

7. La ricompensa di un buon servizio. Tutto il bene che farete, lo riceverete dal Signore, ed egli vi ricompenserà. Siamo inclini ad essere gelosi di questa dottrina. Sembra minare la grazia gratuita. Ma no; La salvezza è tutta per grazia; Ma una caratteristica della grazia è che, quando la si riceve e si agisce in base ad essa, essa genera, per così dire, un altro dono di grazia. Se per grazia il servo obbedisce nel Signore, seguirà un ulteriore atto di grazia; L'obbedienza resa sarà ricompensata e benedetta. Meglio questo sicuramente di qualsiasi somma di ricompensa terrena! "Dio non è ingiusto da dimenticare" l'opera fedele di coloro che lo ricordano sopra ogni altra cosa

II DOVERE DEI COMANDANTI

1 Fai loro le stesse cose, osserva i loro diritti e fa' come vorresti fosse fatto a te;

2 Evita di minacciare. Ragioni di ciò

a Anche tu hai un Maestro, Uno in cielo, che sovrintende a tutto ciò che fai;

b non c'è rispetto per le persone con lui. Uno dei grandi problemi del giorno è come impregnare le relazioni tra padrone e servo con lo spirito cristiano, e realizzare lo scopo di passaggi come questo. Non ci riferiamo in particolare al servizio domestico, perché un servo, entrando in una casa, diventa in un certo senso un membro della famiglia, ed è quindi costretto a entrare nell'ordine familiare. La difficoltà risiede principalmente nel caso di grandi gruppi di uomini che lavorano sotto un unico datore di lavoro. Il problema è troppo intricato per essere discusso qui. Ma sia i padroni che gli uomini devono guardarsi dall'offendere Cristo con uno spirito amaro e irragionevole. Le occasioni per glorificare Dio mediante la manifestazione di un nobile spirito cristiano possono diventare occasioni per far uscire l'egoismo del cuore carnale. Eppure, per quanto complicata sia la questione, è probabile che la vera soluzione sarebbe raggiunta da tutti gli uomini cristiani se lo spirito di questo testo fosse messo in pratica, se sia i padroni che gli uomini cercassero di fare tutto come al Signore e non agli uomini, e di stimare la sua approvazione la ricompensa più alta a cui potrebbero guardare

Versetti 5-8.-

Doveri degli agenti

È interessante riflettere sul fatto che il Nuovo Testamento dedica più spazio all'istruzione dei servi che all'istruzione dei genitori o dei figli, dei mariti o delle mogli. I servi, o piuttosto gli schiavi, erano una classe numerosa e interessante nelle città dell'Asia Minore, spesso molto più numerosi degli uomini liberi, e molti di loro avevano abbracciato il vangelo con grande cordialità. C'erano ovvie ragioni per una minuziosità studiosa nei consigli dati a una tale classe

IL LORO DOVERE È RIASSUNTO NELLA SOLA PAROLA "OBBEDIENZA". Il cristianesimo non attacca bruscamente le relazioni esistenti nella vita, ma cerca di migliorarle e santificarle. Nei suoi appelli agli schiavi come ai padroni, seminò il grano-seme, piccolo come un granello di senape, che crebbe in un raccolto di emancipazione nelle epoche che dovevano vedere la piena potenza del vangelo. L'obbedienza era quindi il dovere degli schiavi, o servi, "in tutte le cose", Colossesi 3:22, cioè in tutte le cose incluse nella sfera della legittima autorità di un padrone, non contrarie alla Legge di Dio, o al vangelo di Cristo, o ai dettami della coscienza. È esposto prima in forma negativa, poi in forma positiva

1. Negativamente. "Non con il servizio agli occhi, come per piacere agli uomini". Questa parola è coniata dall'apostolo per l'occasione. Il servizio oculistico è un lavoro fatto solo per compiacere l'occhio, ma che non può sopportare di essere messo alla prova, o può essere un buon lavoro fatto solo quando l'occhio del padrone è sul lavoratore. Questo era un vizio peculiare della schiavitù. Ma entra in tutte le forme di servizio. Il lavoro disonesto deve essere evitato tanto quanto le parole disoneste. Una bugia recitata è disonorevole quanto una detta. Non ci deve essere un mero adempimento superficiale dei doveri umani

2. Positivamente

1 "Con timore e tremore". Non per riguardo alla frustata del padrone, ma con un desiderio ansioso e tremulo di fare il nostro dovere fino in fondo. L'obbedienza deve essere resa "con ogni timore", 1Pietro 2:18 cioè, con il timore di incorrere nei giusti rimproveri dei loro padroni, e "come timorando Dio" Colossesi 3:22

2 "Con semplicità di cuore, come a Cristo". Nella semplicità e sincerità di spirito, senza dissimulazione o ipocrisia. C'è una grande tentazione di doppiezza in coloro che sono sottoposti alla volontà altrui, specialmente se il servizio è fastidioso o irragionevole. Lascia che ci sia un solo desiderio di fare il tuo dovere

3 "Con buona volontà che serve ", non a malincuore, o mormorando, o per forza, ma con allegria e alacrità, "cercando di piacergli in ogni cosa", affinché possano ottenere la loro buona volontà Tito 2:9

II I MOTIVI DI TALE OBBEDIENZA

1. Il comando di Dio qui rivolto a tutti i servi

2. La padronanza del Signore, poiché sono "i servi di Cristo" e "rendono servizio come al Signore e non agli uomini". Qui c'è la forza limitante dell'amore del Signore. Come questo motivo addolcisce, santifica, nobilita l'opera! Il lavoro viene svolto non per un salario, non per costrizione, ma "per il Signore", e quindi diventa parte della nostra adorazione. È così che il Signore ha sposato l'opera della terra con l'adorazione del cielo

3. Le ricompense di questo servizio: "Sapendo che qualunque cosa buona uno faccia, la stessa riceverà,.., sia che sia schiavo o libero". Qualunque delusione si mescoli con il servizio degli uomini, il Signore avrà in serbo una ricca ricompensa per l'operaio fedele. Egli non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro d'amore, perché "dal Signore riceverete la ricompensa dell'eredità" Colossesi 3:24

4. L'onore del Vangelo. Il suo Nome e la sua dottrina saranno bestemmiati da uno spirito contrario 1Timoteo 6:1; Tito 2:10

5. L'esempio di Cristo stesso. Egli "prese su di sé la condizione di un servo", poiché "non è venuto per essere servito, ma per servire". Egli ha sempre fatto le cose che piacevano a Dio, e ci ha dato un esempio affinché dovessimo seguire le sue orme. - T.C

Versetti 5-9.-

Il trattamento cristiano della schiavitù

Il trattamento della schiavitù da parte del cristianesimo è uno dei temi più interessanti. Poiché il cristianesimo non predicava una guerra servile, cioè non proponeva l'emancipazione con la forza, si immaginava che fosse un connivente nel complotto egoistico contro le libertà dell'uomo. Ma il cristianesimo si limita ai mezzi spirituali. È per mezzo di uno spirito che rigenera l'umanità. La forza e gli strumenti meccanici possono servire ai suoi scopi, il giudizio può avere luogo in conseguenza dell'egoismo e del peccato degli uomini, ma gli strumenti del cristianesimo non sono carnali, ma spirituali, e così potenti attraverso Dio da abbattere le roccaforti diaboliche. Si può dimostrare che la legislazione mosaica, così come i giudizi divini ai tempi dell'Antico Testamento, erano ostili alla schiavitù. Ma ora ci occupiamo della politica di Paolo riguardo agli schiavi. Supponiamo, quindi, che egli avesse sostenuto la rivolta e l'emancipazione immediata. Gli schiavi sarebbero stati separati dai loro padroni e si sarebbe creato un abisso tra loro che non sarebbe stato colmato per generazioni. Il cristianesimo sarebbe stato il disgregatore invece dell'unificatore dell'umanità, e i mali della separazione sarebbero stati eccessivi. Non era meglio infondere un nuovo spirito nel servizio e nella maestria? Non era meglio portare entrambi in una luce divina, e così assicurare il padrone e gli schiavi che dimoravano insieme in unità? Di conseguenza il cristianesimo disse al padrone e allo schiavo che erano entrambi imparentati con l'unico Padrone in cielo, e così li rese uno. L'emancipazione vera e propria è stata il risultato dello spirito cristiano

IO LEGO E LIBERO MI È STATO DETTO DI UN PADRONE COMUNE IN CIELO

Versetti 7-9. Allo schiavo veniva quindi chiesto di guardare oltre il suo padrone terreno verso il suo celeste. Poteva essere posseduto da un padrone sulla terra, ma un padrone in cielo gli disse che non era suo, ma comprato a caro prezzo, e così obbligato a servirlo con il suo corpo che era di Dio. Questo elevò subito la vita a un nuovo livello e infuse nel servizio uno spirito religioso. Lo schiavo cristiano divenne proprietà cosciente di Gesù. Ma allo stesso tempo, sentiva che questa schiavitù a Dio era "libertà perfetta", che essere lo "schiavo" di Dio significava essere allo stesso tempo il suo "uomo libero". Fu così emancipato spiritualmente. Ancora una volta, al padrone fu dato di capire che aveva un padrone in cielo, ed era schiavo di Dio. Perciò la sua vita spirituale gli diede l'ideale di ciò che è l'autorità, quando il suo spirito è amore. Amorevolmente trattato da Dio lassù, egli ebbe sempre più davanti a sé un modello di padronanza, e il suo rapporto con i suoi schiavi fu necessariamente modificato

II FU ASSICURATO LORO CHE NON AVEVA RIGUARDO PER LE PERSONE

Versetto 9. Qui fu inferto un colpo ai pregiudizi di casta dell'epoca. Qui le persone venivano elevate alla luce della giustizia eterna e viste nella loro innata uguaglianza. Ora, se Dio non teneva conto delle distinzioni personali in modo da tracciare una linea di demarcazione tra il vincolo e il libero, se le distinzioni praticate dagli uomini non avevano alcun valore per lui, la verità tendeva ad annientare le distinzioni. Ecco un grande Livellatore davanti al quale l'alto e il basso, il ricco e il povero, lo schiavo e il libero, erano assolutamente indistinguibili. È questa verità primaria che tutti gli uomini hanno uguali diritti davanti al Supremo che ha portato nel tempo tutti gli uomini ad avere uguali diritti davanti alla legge illuminata, come per esempio in Gran Bretagna, e che ha assicurato l'emancipazione degli uomini dal significato, senza distinzioni. Il metodo adottato dal cristianesimo è stato quindi quello di portare alla luce del volto di Dio distinzioni insignificative, e quando gli uomini si rendono conto che egli le trascura, alla fine sono sicuri di vederlo allo stesso modo. È con la ragione, non con la forza, che si compie l'emancipazione

III FU CHIESTO LORO DI SERVIRSI L'UN L'ALTRO PER AMORE DEL MAESTRO SUPERIORE. Il servizio reciproco per amore di Dio era l'ideale posto davanti ai padroni e agli schiavi dal vangelo. Poiché Dio stesso si è incarnato, "non per essere servito, ma per servire". È venuto per mostrare che "è meglio dare che ricevere". È venuto per consacrare il servizio, per glorificare la devozione al bene altrui. Quando padroni e schiavi imparano questo, i loro rapporti contrarranno una cordialità e si aiuteranno a vicenda in un grado altrimenti impossibile. Il vangelo ha così spento Tiranni con la luce abbagliante dell'insospettata giustizia di Dio. C'era saggezza nell'accordo. Un'altra politica avrebbe disorganizzato la società e portato mali più grandi di quelli esistenti. Onesimo torna da Filemone per essere un figlio nella sua casa piuttosto che uno schiavo, e per aiutare il suo padrone nel suo progresso verso il comune padrone in cielo. Aspettando pazientemente nella sua libertà spirituale e facendo la sua parte, può assicurarsi che l'emancipazione politica sarà realizzata a suo tempo.

Versetti 5-9.-

I doveri dei servi e dei padroni

I DOVERE DEI SERVI. "Servi, siate obbedienti a coloro che sono i vostri padroni secondo la carne". I Revisori hanno mostrato buon senso nel mantenere qui i "servi" e nel mettere i "servi" ai margini. Infatti, sebbene "legame" la stessa parola sia nell'ottavo versetto distinto da "libero", tuttavia il pensiero richiede una modifica del significato. Sarebbe pedante tradurre nel sesto versetto "servi di Cristo" o altrove, "Paolo schiavo di Cristo", perché la schiavitù è l'idea che escludiamo dal servizio di Cristo. E questo uso più ampio della parola è favorito dal fatto che la parola non viene usata per "padroni", il che trasmette l'idea di un'autorità dispotica. Inoltre, i principi enunciati non si riferiscono esclusivamente agli schiavi. Sono tali che avrebbero avuto forza se questa forma perversa di servizio non fosse mai esistita. E' giusto, quindi, usare una parola che copre tutte le forme di servizio. È vero che a causa dell'attuazione dei principi apostolici, e in generale dell'influenza del cristianesimo i tempi sono molto cambiati. Non c'è quasi più la schiavitù da una parte e l'assolutismo dall'altra. I rapporti tra padroni e servi sono di natura più libera e dipendono dalla ragionevolezza di entrambe le parti. Stando così le cose, c'è da augurarsi non che l'interesse personale o l'interesse di classe governino questi rapporti, ma i principi qui esposti dall'apostolo

1. Il fondamento del dovere. "Con timore e tremore, con semplicità di cuore, come a Cristo".

1 Il maestro è rappresentativo di Cristo. Quattro volte i servi lo ricordano. L'esortazione apostolica ne è satura. Un rappresentante molto indegno era il despota della casa o del possessore di schiavi nella concezione stessa della cosa, a parte le qualità personali. Ma l'apostolo non lo stigmatizza come un usurpatore, un pretendente, e non chiama gli schiavi a sollevarsi e a liberarsi del suo dispotismo. Strano a dirsi avendolo principalmente nella sua mente, lo considera come legittimamente occupante del posto di Cristo. Vale a dire, sotto tutto quel possesso di schiavi qualunque cosa fosse c'era ancora una rappresentazione, una vera rappresentazione, dell'autorità di Cristo, davanti alla quale lo schiavo doveva inchinarsi. E questo andava alla radice della questione. Era più decisivo e penetrante che se avesse chiesto loro di riconciliarsi con il male della loro posizione, sulla base del fatto che Cristo aveva sofferto un male maggiore quando era nel mondo. Rifiutò di considerare la relazione come annullata dall'incidente del dispotismo; nel padrone secondo la carne chiunque egli fosse vide una rappresentazione reale dell'autorità di Cristo, e li invitò a rendergli obbedienza come a Cristo. Non tutti possono essere padroni. Ai fini disciplinari, alcuni sono servi e altri sono padroni, e alcuni sono sia servi che padroni. Nell'alto e nel medioevo c'erano uomini che si lasciavano trasportare da una frenesia di obbedienza. Quelle parole: "Io sono in mezzo a voi come uno che serve" sembravano mettere un brutto segno sullo stato padrone e indicare lo stato di servo non solo come il più sicuro, ma anche come il più grande, il più simile a Cristo dei due. E così si misero sotto i superiori, implorarono in nome di Cristo di essere governati, e pensarono di avvicinarsi a Cristo quando svolgevano i doveri più umili. Bisogna capire che lo stato che porta la benedizione presso Cristo è quello sia di padrone che di servo che non è ricercato da sé, ma in cui Cristo ritiene opportuno metterci

2 La disposizione appropriata verso il maestro come rappresentante di Cristo. "Con paura e tremore". Lo schiavo doveva temere e tremare davanti al suo padrone, non perché quel suo padrone dispotico fosse in grado di metterlo in catene o di togliergli la vita, ma perché rappresentava un'autorità superiore sostenuta da un potere illimitato, che era in grado di trattare con lui, e lo avrebbe trattato giustamente, per dovere trascurato. Stando così le cose, il dazio rimane invariato. L'operaio deve temere e tremare davanti al suo padrone, il domestico deve temere e tremare davanti alla sua padrona, non perché il padrone o la padrona siano nati meglio, o abbiano più ricchezze, o abbiano un titolo perché in questo c'è poco da causare paura e tremore, ma perché lui o lei rappresenta un'autorità in cielo con cui in nessun caso si deve scherzare. "Nell'unicità del tuo cuore". Vale a dire, il servo deve dare la realtà, e non la parvenza di servizio. E l'unico motivo su cui questo può essere completamente assicurato è considerando il suo servizio come fatto a Cristo

1. Guasto da evitare. "Non nel senso del servizio visivo, come compiacenti per gli uomini". La parola tradotta "servizio per gli occhi" sembra essere stata coniata dall'apostolo, ed è sorprendentemente descrittiva. Il servo dell'occhio è colui che prende la regola della sua azione dall'occhio del suo padrone. Il suo obiettivo o motivo come espresso nella parola "compiacenti per gli uomini" è quello di ottenere credito per qualsiasi cosa faccia. Una persona del genere può lavorare con una volontà quando pensa che l'occhio del padrone è su di lui, e si aspetta che ciò gli venga attribuito. Anche in questo caso il principio è sbagliato. Lo avrebbe portato a "screditare" il suo lavoro quando pensava che l'occhio del suo padrone non fosse su di lui, e che non sarebbe stato fatto soffrire per questo. Si potrebbe garantire cosa che non può essere che l'occhio del padrone sia sempre rivolto al servo, e che il servo abbia sempre il merito di ciò che fa, eppure il lavoro svolto in base a un tale principio qualunque esso sia l'economia politica, da un punto di vista cristiano è radicalmente sbagliato

2. Eccellenza positiva da ricercare

1 In relazione al lavoro. "Ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio". I servi di Cristo devono applicare i principi di Cristo al loro lavoro. Secondo l'insegnamento dell'apostolo, il pensiero di un servo non deve essere questo: quanto poco lavoro può cavarsela; né questo, in primo luogo sebbene sia una considerazione importante - qual è la volontà del suo padrone; ma questa: qual è la volontà di Dio, cioè che cosa Dio si aspetta da lui in quantità, in eccellenza, da rendere al suo padrone. Avendo scoperto questo, deve fare il suo lavoro, non con spirito di fatica, ma con un vero, forse ardente, amore per esso, come è detto qui... " dal cuore". Per fare la volontà di Dio in questo modo può talvolta richiedere non poco coraggio cristiano. In questi giorni ci sono sindacati, associazioni tra gli operai, con lo scopo di proteggere i loro diritti. Sebbene ineccepibili in linea di principio, tuttavia come altre combinazioni possono talvolta essere dominati dall'egoismo e agire in modo tirannico. E un operaio cristiano può trovarsi nella posizione di scegliere tra la volontà di Dio e l'incorrere nell'obbrobrio dei suoi compagni di lavoro. Se egli è degno del Maestro del suo padrone, non dedicherà, per compiacere i suoi compagni d'opera, un lavoro limitato e senza cuore, ma affronterà le conseguenze del suo dovere, dicendo: "Devo obbedire a Dio piuttosto che all'uomo".

2 In relazione al suo padrone. "Con buona volontà facendo servizio, come al Signore, e non agli uomini". Un servitore può non essere in grado di approvare del tutto il trattamento che riceve. Ciò che gli viene richiesto e ciò che egli rende allegramente, come se fosse la volontà di Dio può essere ingiusto. Ciò nonostante, essendo cristiano, deve mantenere buoni sentimenti verso il suo padrone. Deve sempre rispettarlo a causa della sua posizione. Più di questo, egli deve avere "buona volontà" verso di lui, quella buona volontà che come mostra la dossologia angelica è gran parte dell'essenza del vangelo. Ed egli non deve semplicemente avere buona volontà verso di lui come uomo, ma anche buona volontà verso di lui nella particolare relazione in cui è posto con lui come suo padrone. E deve avere questa buona volontà verso di lui, non per motivi mondani, né per motivi puramente razionali, né per motivi puramente teistici, ma specialmente per motivi cristiani. "Come al Signore", e non a un padrone da solo o fuori dalla relazione con il Signore. Vale a dire, egli deve avere buona volontà verso il suo padrone come se fosse in nessun modo retorico, ma di fatto il rappresentante del Signore, e quindi, si può dire, per amore del Signore, e inoltre, che i fini del Signore nella relazione per quanto lo riguarda possono essere serviti

3. Incoraggiamento al dovere. "Sapendo che qualunque cosa buona ciascuno faccia, la riceverà in cambio dal Signore, sia schiavo che libero". Lo schiavo, o servo, a cui ci si riferisce qui e molto comune allora era considerato non avere diritto a nulla. I suoi ricevimenti terreni erano molto scarsi, tranne che in frustate, quando cadde sotto il dispiacere del suo padrone. L'apostolo, quindi, deve essere inteso come colui che gli offre questo incoraggiamento poiché lo nomina in modo particolare, affinché non ci siano errori, che, se avesse svolto la sua opera in modo cristiano, allora sarebbe stato un ricevente, allo stesso modo dell'uomo libero, sarebbe stato un ricevente, se non sulla terra, almeno in cielo; avrebbe ricevuto dal Signore Gesù Cristo stesso. Colui che salvasse la sua anima così come quella dell'uomo libero, e mettesse entrambe sullo stesso piano di privilegio, avrebbe fatto in modo che nessun più piccolo lavoro fatto a un padrone terreno per il suo bene qui trascurato rimanesse senza ricompensa in cielo. E la stessa cosa si deve dire del servo libero , perché anche lui è particolarizzato. È vero che se egli è colpevole di servizio agli occhi, se "scampia" la sua opera, ciò sarà messo contro di lui in cielo, e ci sarà un giorno di resa dei conti per la sua cosa malvagia, per la sua cattiva opera; L'opera della sua vita ha perso in qualità, in misura da essa, e la sua ricompensa sarà inequivocabilmente ridotta: sarà tanto minore per quell'ozio del tempo del suo padrone, per quel lavoro senz'anima, per quel rancore nel suo cuore verso il suo padrone poiché su cose come queste sarà emesso il giudizio, da tali cose sarà influenzato il destino. Ma se, d'altra parte, un servo, anche nella posizione più umile, coglie la sua opportunità, e cerca di essere regolato nel suo lavoro dalla volontà di Dio, e nutre buona volontà per il suo padrone, allora, per incoraggiamento come prima in linea di principio, è reso indipendente da un elemento così variabile come un padrone buono o cattivo, il fatto che ottenga o non ottenga i suoi diritti; può sentire di avere a che fare con un Maestro con il quale non c'è disuguaglianza, e che farà in modo che qualsiasi cosa buona faccia, ciò che fa inosservato o ciò che fa sotto la minaccia dei suoi compagni di lavoro, sia ricompensato

II DOVERE DEI COMANDANTI

1. Dichiarazione positiva del dovere. "E, voi padroni, fate loro le stesse cose". Sebbene stiano in modo diverso nella relazione servo con padrone e padrone con servo, devono fare le stesse cose, i principi regolatori sono gli stessi

1 In relazione al lavoro. Come il servo cristiano deve essere regolato dalla "volontà di Dio" nell'opera compiuta, così il padrone cristiano deve essere regolato dalla volontà di Dio nell'opera richiesta. C'è ciò che negli equilibri divini è giusto tra loro. Non si può raggiungere con l'egoismo da una parte e l'egoismo dall'altra, che spesso si trasforma in una prova di forza. Se l'armonia deve essere raggiunta, può essere solo che entrambi, con disinteresse cristiano, accettino di portarsi in ciò che è richiesto e in ciò che è reso allo standard divino

2 In relazione al servo. Come ci deve essere "buona volontà" verso il padrone, così ci deve essere buona volontà verso il servo. Il padrone può non trovare il servo ciò che vorrebbe che fosse. Può darsi che debba rimproverarlo per il servizio oculistico o per il servizio negligente sotto i suoi occhi. Ma egli deve sempre avere buona volontà verso di lui, come gli è stato posto sotto da Cristo. Deve mostrare la sua buona volontà cercando di metterlo a suo agio nella sua posizione. Specialmente deve usare la sua influenza su di lui per il suo superiore benessere. Nel nome di Cristo, dunque, alla buona volontà si corrisponda la buona volontà. L'istruzione da sola è inefficace. A volte si è riscontrato che, con la diffusione dell'istruzione, c'è stato un inasprimento dei rapporti tra padroni e servi. E' sbagliato, però, come non pochi fanno, incolpare l'educazione per questo. Si può dire che, se queste relazioni non sopportano le influenze educative, allora non sono ciò che dovrebbero essere. E la conclusione da trarre non è che dobbiamo fare a meno dell'istruzione, ma che queste relazioni possono essere mantenute completamente solo dalla ragionevolezza e da autentici buoni sentimenti da entrambe le parti. E i cristiani non devono abbandonare il problema per disperazione, ma devono essere preparati a dimostrare al mondo che è possibile, secondo i principi cristiani, che padroni e servi lavorino insieme in armonia

1. Guasto da evitare. "E astenetevi dal minacciare". "Il troppo familiare minaccioso" è l'idea trasmessa in greco. Era la risorsa pronta di persone in possesso di un potere irresponsabile. Gli schiavi venivano costretti a lavorare per paura della frusta. E, sebbene i padroni non abbiano così tanto in loro potere ora, tuttavia non devono abusare del potere che hanno in genere c'è un vantaggio nelle loro circostanze rispetto ai loro servi. Sono coloro che sono carenti nella giusta gestione dei loro servitori, nel trattare con ragionevolezza, specialmente in quella buona volontà che è così necessaria alla gestione, che adottano il metodo goffo e rozzo della minaccia. Il potere deve talvolta essere messo in esecuzione contro i servi"; ma tenere minacce sopra le loro teste, trattarli con clamore, con insulti o con qualcosa di peggio, non è degno del padrone cristiano

2. Parola di avvertimento. "Sapendo che il loro Padrone e il tuo sono in cielo". Cristo è rappresentato come il Padrone dello schiavo. C'era un torto a parte qualsiasi trattamento duro che potesse ricevere nel fatto stesso di essere uno schiavo. Egli è rappresentato anche come il Padrone del padrone di schiavi, cioè dell'uomo che era così poco illuminato da tenere schiavi. Come Padrone di entrambi, avrebbe fatto in modo che le cose alla fine si sistemassero tra loro. Il padrone cristiano deve ancora essere influenzato a fare ciò che è giusto e appropriato dai suoi servi dalla considerazione che Cristo è il Padrone dei suoi servi così come il suo Padrone. E nel raddrizzamento che deve aver luogo, per ogni vantaggio che il padrone ha preso dal suo servo, per ogni parola dura e minacciosa che ha usato verso di lui, egli subirà una perdita eterna. "E non c'è rispetto di persone con lui" cioè con Cristo. C'è una vera e propria distinzione tra padrone e servo, proprietario e affittuario. Ciò che è avventizio può raccogliersi intorno ad esso, ma la cosa essenziale è che Cristo non ha ordinato l'uguaglianza qui, ma ha posto la sua autorità in alcuni, e ha assoggettato altri, e ha così dato origine a obblighi reciproci e prove e alla formazione del carattere in connessione con questi obblighi. Ma sebbene sia una vera distinzione, non deve essere portata al di là di ciò che c'è realmente in essa. Dopo tutto, è solo per durare attraverso l'attuale economia terrena. È destinato ad essere cancellato con altre distinzioni temporali. E intanto Cristo non rispetta una persona meno perché è servo, o più perché è padrone. Egli ha un uguale interesse per loro, in quanto entrambi inclusi nell'ambito della sua opera, come se lo avessero preso come loro Salvatore e Maestro. Ha un uguale interesse per loro nella relazione in cui si trovano l'uno con l'altro. E se fanno la loro parte ugualmente bene, uno nella posizione di servo e l'altro nella posizione di padrone, allora farà in modo che siano ugualmente ricompensati.

Versetti 5-9.-

I servi e i loro padroni

"Servi", ecc. Ci sono due pensieri alla base di questi versetti

1. L'esistenza di distinzione sociale, s tra gli uomini. Ci sono padroni e servi, governanti e sudditi. Queste distinzioni non sono fasi accidentali della società, ma derivano dalla costituzione delle cose. La diversità dei temperamenti, dei gusti, delle capacità e delle circostanze degli uomini dà origine a padroni e servi

2. L'unico spirito che deve governare gli uomini di tutte le distinzioni. Il ricco e il povero, il sovrano e il suo suddito, il padrone e il servo, hanno l'obbligo di essere animati dallo stesso spirito morale e controllati dalla stessa considerazione morale. "In ogni cosa si deve fare la volontà di Dio di cuore".

I IL DOVERE DEI SERVI. Il dovere dei servitori, naturalmente, è l'obbedienza. "Siate ubbidienti a coloro che sono i vostri padroni". Ma l'obbedienza è qui caratterizzata

1. È obbedienza nelle questioni corporali. "Secondo la carne". Il loro servizio è limitato a questioni secolari, cose che si riferiscono agli interessi materiali e temporali dei loro padroni. Dovevano dare i loro muscoli, le loro membra e le loro facoltà di artificio, ma non le loro anime. "Le coscienze e le anime sono state create per essere solo del Signore".

2. È l'obbedienza resa onestamente. "Con timore e tremore, nell'unicità del tuo cuore", "non con servizio visivo". Queste espressioni significano che non ci deve essere doppiezza, non ci deve essere doppio gioco, ma assoluta onestà in tutto. Un servo è tenuto ad essere onesto verso il suo datore di lavoro. Non ha il diritto di essere pigro o sprecone. Egli si è impegnato a dare, a certe condizioni stabilite, le sue energie e il suo tempo per promuovere gli interessi secolari del suo padrone

3. È obbedienza ispirata dallo spirito religioso. Devono considerarsi in ogni cosa come servi di Cristo, e sono tenuti a fare la "volontà di Dio di cuore". In tutto l'autorità di Cristo deve essere considerata suprema. Tutto ciò che viene fatto in parole o in azioni deve essere fatto tutto per la gloria di Dio

4. È l'obbedienza che, se veramente resa, sarà ricompensata da Dio. "Sapendo che qualunque cosa buona uno fa, la riceverà dal Signore. che sia schiavo o libero". Il servitore fedele può pensare che il salario che riceve dal suo padrone terreno sia ingiustamente inadeguato. Eppure il grande Maestro gli assegnerà finalmente un ampio risarcimento. Qualunque cosa buona abbia fatto, per quanto banale, alla fine incontrerà la sua ricompensa. La cosa buona deve essere premiata. La bontà porta sempre più la sua ricompensa

II IL DOVERE DEI PADRONI. Il modo in cui i padroni dovrebbero esercitare la loro autorità è qui indicato

1. Devono esercitarlo religiosamente. "Voi padroni, fate loro le stesse cose". "Le stesse cose", come abbiamo detto, non significano la stessa opera, ma gli stessi attributi spirituali. I servi devono essere onesti e rispettare la volontà di Dio in tutti; I padroni sono qui tenuti a fare "le stesse cose". Entrambi devono essere sotto il dominio dello stesso spirito morale

2. Devono esercitarlo magnanimo. "Sopportazione, minaccia". Sebbene il servo possa per caso, o, quel che è peggio, per intenzione, per omissione o per commissione, mettere a dura prova l'umore del suo padrone, il suo padrone dovrebbe astenersi dal minacciare. Dovrebbe mostrare il suo diritto di essere un padrone governando la sua anima. L'uomo che prende fuoco a ogni offesa, i cui occhi lampeggiano di rabbia e le labbra mormorano minacce, è una creatura troppo piccola per essere un padrone. Non ha alcuna licenza dal Cielo di governare né i bambini, né i servi o i cittadini, se non è magnanimo nell'anima

3. Devono esercitarlo in modo responsabile. "sapendo che anche il tuo Maestro è nei cieli." Sono sensibili a Dio per il modo in cui usano la loro autorità. Il padrone ha lo stesso Signore del servo, e alla fine devono stare insieme al grande tribunale. Per quel Maestro tutte le distinzioni sociali svaniscono in presenza del carattere morale. "Né c'è rispetto per le persone con lui". -D.T

Versetti 5-9.-

Servi e padroni

I primi predicatori del Vangelo furono saggi nel non provocare tentativi futili e fatali di una rivoluzione sociale denunciando la schiavitù. Ciononostante, essi gettarono le basi di quella rivoluzione e ne assicurarono la realizzazione pacifica e incruenta. La schiavitù non poté sopravvivere in modo permanente all'instaurazione del principio della fratellanza cristiana. Nel frattempo, nelle circostanze allora esistenti, il cristianesimo insegnava certi doveri necessari degli schiavi e dei padroni, le cui idee essenziali si applicano a gran parte dello stato attuale della società come è del tutto analogo a quello del primo secolo

I DOVERI DEI SERVI

1. I doveri

1 Obbedienza. La posizione di servizio, sia essa forzata come in schiavitù o liberamente accettata come tra noi, implica obbedienza. Infatti, quando la condizione di servizio è assunta volontariamente per il bene di un adeguato pagamento, il dovere è tanto più forte. Il servo disubbidiente commette un doppio peccato; è infedele al suo impegno e sta derubando il suo padrone di salari non guadagnati

2 Unità di cuore. Il servizio a metà è una semi-disobbedienza

3 Nessun servizio oculistico. Quanto è comune questa abitudine degradante e disonesta in tutti i ceti sociali, da quella della cameriera che è oziosa quando la sua padrona è via, a quella dello statista che lavora per ciò che conquisterà l'applauso della folla alla negligenza del vero benessere della nazione, o del predicatore che predica sermoni popolari per attirare l'attenzione della congregazione e nasconde verità impopolari di cui gli uomini hanno molto bisogno sentire!

4 Servire il Signore. Tutti noi dobbiamo servire Cristo nel nostro lavoro quotidiano. Questo consacra il compito più umile

2. La ricompensa. Una grossolana ingiustizia caratterizzava il trattamento degli schiavi nel vecchio mondo e quelli che erano tentati di servire in modo sleale. Questa ingiustizia non si vedrà alla grande resa dei conti. Lo schiavo sarà giudicato in modo equo come il suo padrone. Il lavoro più umile otterrà una ricompensa altrettanto alta quanto il più pretenzioso, se il motivo è altrettanto buono. Ecco un incentivo alla fedeltà nelle piccole cose

II I DOVERI DEI COMANDANTI. Era difficile insegnare a un padrone di schiavi il suo dovere. Eppure è giusto osservare che in molte famiglie il rigore della servitù era molto più addolcito, e si mantenevano relazioni più gentili e più umane di quelle che talvolta caratterizzano i nostri moderni rapporti commerciali tra operaio e datore di lavoro, rapporti dai quali tutta l'umanità sembra essere scomparsa. È interessante vedere che nel Nuovo Testamento un servo salariato è considerato peggiore di uno schiavo domestico, ad esempio Luca 15:17

1. I doveri

1 Equità. "Fate loro le stesse cose". I doveri sono reciproci. I padroni non hanno il diritto di aspettarsi dai loro servi più devozione ai loro interessi di quanta ne mostrino agli interessi dei loro servi

2 Gentilezza. "Evita di minacciare." È vigliacco usare il potere della borsa, come i vecchi padroni usavano la frusta, per ottenere un vantaggio sleale su un servo. Alla fine la simpatia e la cordialità geniale garantiranno il miglior servizio

2. I motivi

1 Servi e padroni hanno un Padrone comune. Entrambi sono ugualmente servitori di Cristo; entrambi devono rendergli conto della loro amministrazione

2 Cristo giudicherà senza rispetto per le persone. I vantaggi della superiorità sociale sono solo temporanei. Non saranno di alcuna utilità al giudizio di Cristo. - W.F.A

6 Non nello spirito del servizio visivo, come compiacenti per gli uomini; ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio

Esegetico dell'ultima esortazione, con una proposizione negativa e una positiva, secondo la pratica frequente dell'apostolo, comp. Efesini 2:8,19; 3:5; 4:14,15,25,28,29; 5:18,27,29; 6:4 Il servizio agli occhi e il piacere agli uomini si riferiscono solo a ciò che passerà nel mondo; I cristiani devono andare più in profondità, come vincolati al servizio di Cristo dalla grande pretesa della redenzione, 1Corinzi 6:20 e ricordando che "l'uomo guarda all'apparenza, ma il Signore guarda al cuore" 1Samuele 16:7 La volontà di Dio è il nostro grande standard, e la nostra preghiera quotidiana è: "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra". In cielo si fa "di cuore".

7 Con buona volontà servendo come al Signore e non agli uomini. Alcuni uniscono le ultime parole del versetto precedente a questa frase, "dal cuore con buona volontà", ecc., sulla base del fatto che non è necessario per il versetto 6, perché se fai la volontà di Dio, devi farlo dal cuore. Ma si può fare la volontà di Dio in un certo senso esteriormente e formalmente, quindi la clausola non è superflua nel Versetto 6, mentre, se si fa servizio con buona volontà, lo si fa sicuramente dal cuore, così che la clausola sarebbe più superflua qui. Gesù è il Signore supremo di ogni signore terreno, e il suo seguace non deve far altro che sostituirlo con la fede al suo padrone terreno per permettergli di servire con buona volontà

8 sapendo che tutto ciò che di buono ciascuno avrà fatto, lo riceverà dal Signore, sia schiavo che libero. La speranza della ricompensa è introdotta per integrare il motivo più disinteressato, e tale aggiunta è particolarmente utile nel caso degli schiavi come per i bambini, Versetti. 2, 3. Per lo schiavo la speranza della ricompensa è il futuro: è alla venuta del Signore che egli avrà la sua ricompensa

9 E, voi padroni, fate loro le stesse cose, astenendosi dalla minaccia. Comportatevi in modo corrispondente verso i vostri schiavi, come se l'occhio di Cristo fosse su di voi, e in effetti lo è; se mai sarete tentati di schiacciarli, o di frodarli, o di rimproverarli irragionevolmente e di rendere amara la loro vita, ricordate che c'è un Padrone sopra di voi, alle cui orecchie giungerà il loro grido. Se devono servirti come al Signore, devi esigere loro servizio come se tu fossi il Signore. Perciò astenetevi dal minacciare; influenzali con l'amore più che con la paura. sapendo che il loro e il tuo Maestro sono nei cieli e che non c'è riguardo per le persone presso di lui

Entrambi siete nella stessa relazione con il grande Signore, che è nei cieli e su tutti i commi. Efesini 1:20,21 Il fatto che siate più alti in condizione terrena di quanto essi non vi procureranno alcuna indulgenza o considerazione. Sarete giudicati semplicemente ed esclusivamente in base alle vostre azioni. La vostra responsabilità verso il Giudice e i vostri obblighi verso il Salvatore vi vincolano a un trattamento giusto e misericordioso. Se tali principi erano applicabili ai rapporti di lavoro forzato, non lo sono certamente meno ai rapporti di lavoro quando sono liberi

I doveri dei maestri

Avevano bisogno di essere istruiti così come i loro servitori; perché avevano nelle loro mani un potere irresponsabile e potevano essere indotti a usarlo severamente o crudelmente

I LORO DOVERI ERANO RECIPROCI. Dovevano " fare loro le stesse cose"-non gli stessi doveri che i servitori erano tenuti a fare, ma nello stesso modo, in obbedienza al comandamento di Dio, con la stessa semplicità di cuore e con la stessa cordialità e buona volontà. Dovevano dare ai loro servitori ciò che "era giusto ed equo". Dovevano trattarli con giustizia ed equità, con un pieno riconoscimento dei loro diritti. L'apostolo, però, esige qualcosa di più di una semplice cura; I padroni devono astenersi dalla minaccia che era una caratteristica troppo familiare della schiavitù. Non devono governarli con rigore o durezza, e nemmeno con manifestazioni di temperamento, ma con gentilezza, moderazione e gentilezza

II L'ARGOMENTO PER FAR RISPETTARE I DOVERI DEI PADRONI: "Anche il tuo Maestro è in cielo; né c'è rispetto per le persone con lui?" Egli è il giudice del padrone e del servo allo stesso modo, e non rispetterà né l'uno né l'altro a motivo della loro posizione nella vita, ma li ricompenserà giustamente secondo le loro opere. Sia i padroni che i servitori, perciò, dovrebbero avere un occhio alla presenza del loro grande Signore in cielo, dovrebbero cercare la sua gloria e pregare per la sua assistenza e accettazione. - T.C

10 Versetti 10-20.-LA GUERRA CRISTIANA

Finalmente. L'apostolo è giunto al suo ultimo passaggio, e con questa parola stimola l'attenzione dei suoi lettori e li prepara a un consiglio eminentemente pesante in se stesso, e a raccogliere il midollo e il midollo, per così dire, di ciò che precede. "Fratelli miei", A.V., è respinto da R.V., e dalla maggior parte dei commentatori moderni, per mancanza di prove esterne. Notiamo, tuttavia, che, mentre nei versetti precedenti aveva distribuito gli Efesini in gruppi, dando un consiglio appropriato a ciascuno, ora li riunisce di nuovo, e ha un consiglio conclusivo per tutti loro. Siate forti nel Signore e nella potenza della sua potenza. Confrontate con Efesini 3:16, dove è specificato il provvedimento celeste per ottenere forza, e con Efesini 4:30, dove siamo avvertiti contro una condotta che sprecherà quel provvedimento. La formula sempre ricorrente, "nel Signore", indica la relazione con Cristo in cui solo la forza può essere sperimentata . 2Corinzi 12:9 La forza è di Cristo, ma mediante la fede diventa la nostra forza. Come la macchina a vapore genera la forza dinamica, che le cinghie e le ruote comunicano con il macchinario inerte della fabbrica, così Cristo è la fonte di quella forza spirituale che attraverso la fede si comunica a tutto il suo popolo. Essere forti è il nostro dovere; Essere deboli è il nostro peccato. Forte fiducia, forte coraggio, forte resistenza, forte speranza. Che tutto possa essere avuto da lui, se solo la nostra comunione con lui fosse mantenuta con vigore ininterrotto

Versetti 10-20.-

La guerra cristiana

Anche nel linguaggio comune si parla di "la battaglia della vita". Anche per scopi ordinari dobbiamo lottare contro l'indolenza, le cattive concupiscenze, le tendenze disoneste e molte altre cose in noi stessi; e contro l'opposizione, i maltrattamenti, la tentazione da parte di altri e gli effetti deprimenti della prova e della delusione. Tutto il duro lavoro è una lotta; dobbiamo lottare contro il senso di monotonia, contro la sensazione di stanchezza, contro il desiderio di agio; e quando siamo malati, o deboli, o depressi, è spesso difficile mantenere la retta via del duro dovere e allontanarsi dalle lusinghe del piacere. Il suono del martello, il colpo della navetta, il passo attivo della massaia dall'alba alla vigilia della rugiada, raccontano spesso di battaglie e vittorie in sfere tranquille, che senza l' eclat hanno molta più gloria reale delle guerre ordinarie. Ma molto di più la vita cristiana è una battaglia. I principali nemici qui sono invisibili. È impossibile perseguire una vita senza scopo e spensierata ed essere cristiani. "Se qualcuno vuol venire dietro a me", disse Cristo, " rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Non solo essere un cristiano, ma un cristiano come questa epistola delinea; camminare in modo degno della vocazione con la quale siamo chiamati; di tendere sempre verso la misura della statura della pienezza di Cristo; crescere in Cristo verso quella condizione in cui saremo senza macchia o ruga o qualsiasi cosa del genere; avanzare così, nonostante schiere di nemici spirituali, che lavorano senza essere visti, minando e minando, la nostra vita cristiana, cercando di intrappolarci e renderci schiavi in ogni modo; -questo non può essere un compito facile; Si tratta di una vera e propria battaglia, che richiede una vigilanza costante e una cura incessante. Può sembrare strano che dovremmo essere esposti a tali nemici. Il nostro benedetto Signore non è forse esaltato al di sopra di ogni principato e potenza e di ogni nome che viene nominato, non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro? Non ha egli egli spogliato principati e potestà, facendone apertamente spettacolo? Non è egli Dirige tutte le cose verso la sua Chiesa? Perché, allora, non schiaccia tutti i suoi nemici? Senza dubbio perché ha propositi di disciplina da adempiere in relazione a questi nemici, perché, mentre è disposto a combattere nel suo popolo e per mezzo di esso, non ritiene giusto schiacciare i suoi nemici senza il loro strumento; in questo modo devono essere mantenute da loro abitudini di vigilanza, di preghiera e di attività; Ma tanto più grande sarà la loro gioia quando alla fine la vittoria sarà ottenuta e riceveranno la ricompensa di "colui che vince". Nel Medioevo si impiegavano certi mezzi grossolani per attirare l'attenzione sui formidabili nemici che assediavano il soldato cristiano. Sulle pareti delle chiese e di altri edifici ecclesiastici venivano dipinti degli affreschi, che rappresentavano le anime che a volte si vedevano uscire dai corpi morenti, mentre gli angeli da una parte e i diavoli dall'altra si sforzavano di ottenerle. I diavoli erano mostri grotteschi, orribili, ripugnanti, più assurdi che terribili. Era il modo di quell'epoca di incarnare verità che nella nostra epoca materiale tendono ad essere considerate ridicole come i demoni degli affreschi italiani. Ma ci sono spiriti del male che aleggiano intorno a noi, cercando di oscurare e pervertire la verità, di renderci ciechi ai frutti del peccato, di abbagliare i nostri occhi con la gloria della terra, di intrappolarci in sottili tentazioni, di riempire le nostre menti di dubbi, paure e malvagi presentimenti, attirandoci sull'orlo del precipizio, e pronti, se dovessero ottenere ciò che vogliono, a scoppiare nella loro risata amara e sprezzante, mentre ci vedono, attraverso le loro astuzie, affannarci nell'abisso della disperazione. Osserviamo:

1. La vera Fonte della forza: " Nel Signore" Versetto 10

2. Il vero amore da cercare. "Tutto l'amore di Dio" Versetto 11

3. I veri nemici da sconfiggere. Versetti 11,12. "Le astuzie del diavolo" e altri nemici spirituali invisibili

4. Il vero impiego e l'atteggiamento del guerriero cristiano: "Resisti ... e stare" Versetto 13

5. I vari pezzi dell'amour e il loro utilizzo. Versetti 14-18. "Chi è colei che guarda come il mattino, bella come la luna, limpida come il sole e terribile come un esercito con le bandiere?" Un esercito è composto da uomini che non solo hanno l'amore, ma sono stati addestrati a usarlo. Un esercito disarmato non può essere che cibo per l'artiglieria nemica, materiale per un terribile massacro. Lasciate che i cristiani professanti vedano che sono armati, e che stanno facendo buon uso del loro amore. La natura chiede a gran voce una facile agilità, una tregua con il mondo, il diavolo e la carne. In questo senso il nostro motto deve essere guerra, non pace; poiché in questo senso Cristo è venuto non per mandare la pace sulla terra, ma una spada

Il segreto della forza spirituale

Questa forza è necessaria sotto tutti i pesi, in tutti i conflitti e le tentazioni della vita, sotto i suoi dolori e le sue preoccupazioni: forza di cuore, forza di proposito, forza di volontà

IO "SII FORTE". Questo è un comando strano, tanto strano quanto lo sarebbe per un medico dire a un uomo debole: "Sii forte". È come il comandamento: "Rallegratevi nel Signore", ma sembra più difficile, per qualsiasi nostra volontà, accrescere la nostra forza che aumentare la nostra gioia. Tuttavia, poiché possiamo fare molto per regolare le nostre emozioni determinando quale insieme di pensieri ci impegnerà, possiamo ugualmente provvedere a un aumento della nostra forza ricorrendo direttamente al segreto e alla fonte di esso. La nostra obbedienza a questo comandamento si pone sullo stesso piano della nostra obbedienza agli altri comandamenti di Dio; E se continuiamo ad essere deboli, è più che la nostra sfortuna, è colpa nostra. Ma non c'è nulla di strano se consideriamo il segreto dell'origine di questa forza. Siamo consapevoli di un senso di debolezza, di mancanza di cuore, di disperazione, che di per sé ci squalifica di fronte al dovere, e ci rende una facile preda dell'avversario delle anime. È per venire incontro a questo bisogno che Dio si rivela a noi come il grande Datore di forza

II "FORTIFICATEVI NEL SIGNORE E NELLA POTENZA DELLA SUA POTENZA". La forza riversata in noi è la forza in Cristo, che scaturisce da una comprensione consapevole della continua presenza, amore e aiuto del Redentore. "La mia forza sarà resa perfetta nella debolezza". Una mosca è in grado di camminare sul soffitto di una stanza. La causa è da ricercare nel vuoto nel suo piede palmato causato dal suo stesso peso, ed è quindi in grado di aggrapparsi alla superficie liscia del soffitto. Cantici, la nostra sicurezza risiede anche nel nostro vuoto. Il soldato combatte con maggiore sicurezza quando è guidato da un generale che ha sempre avuto successo. Wellington calcolò che la presenza di Bonaparte alla testa di un esercito equivaleva a centomila baionette supplementari. Così comprendiamo l'invincibilità dell'esercito francese sotto la sua guida. Così il cristiano combatte con maggiore risolutezza perché Cristo è il Capitano della sua salvezza

III IL COMANDAMENTO IMPLICA UNA CONTINUA DIPENDENZA DAL SIGNORE. La forza non è data subito e in piena misura, ma secondo il desiderio, la capacità, la fede, il bisogno, il dovere, la prova. I nostri poteri più bassi, quelli del corpo, li otteniamo con la crescita, ed essi crescono con l'esercizio. Questa è la legge della nostra infanzia fisica, e nessun'altra è la legge del nostro essere spirituale. Il senso di debolezza ci obbliga a riparare ogni giorno di nuovo da lui per avere nuove provviste. "Egli dà forza agli indeboliti; a quelli che non hanno forza egli accresce la forza". -T.C

Versetti 10-24.-

La panoplia cristiana

Dopo aver trattato la morale cristiana con tanta attenzione e aver mostrato come il cristianesimo eleva l'individuo, la famiglia e lo schiavo, Paolo procede, alla fine di questa notevole epistola, a parlare dei nemici e delle braccia di un cristiano. La vita è vista come una battaglia, i nemici sono molteplici. Non è contro la carne e il sangue che combattiamo. Lasciamo al mondo la guerra carnale. Noi combattiamo contro "i principati, contro le potenze, contro i dominatori del mondo di queste tenebre, contro le schiere spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti" Revised Version. Questi nemici sono di carattere spirituale, falsi principi e i loro sostenitori, siano essi uomini in carne e ossa o demoni nella loro potenza invisibile. Cantici che il cristiano si trova di fronte a un esercito molto serio, forse non in un ordine di battaglia molto rigoroso, eppure assalito insieme in un potere sconcertante. Come si fa a resistere all'assalto di così tanti? C'è un solo modo: diventare "forti nel Signore e nella forza della sua potenza" Revised Version. E, sia benedetto il suo Nome, egli ci ha fornito una panoplia completa. Dobbiamo indossare l' armatura completa , per poter resistere a tutte le astuzie del diavolo. Traduciamo le cifre nella loro semplicità

IO , IL CRISTIANO, DEVO ESSERE COMPATTATO DALLA VERITÀ

Versetto 14. Nella guerra orientale e occidentale, la cintura o cintura è importantissima. Lega il soldato in un'unità e lo fa sentire compatto e fermo. Ora, la verità, con la quale si intende la verità di Dio nell'uomo, non la veridicità dell'uomo, è ciò che dà compattezza a tutto il nostro essere. Quando Gesù si realizza come la "verità" incarnata alhqeia, la stessa parola di qui, Giovanni 14:6, quando si sente che dimora in noi, allora diventiamo un'unità e una forza che altrimenti non potremmo essere. Le nostre potenze disperse sono unite nel timore di Dio Salmi 86:11

II IL CRISTIANO È PROTETTO NUTRENDO UNO SPIRITO DI GIUSTIZIA

Versetto 14. Anche qui è la "giustizia" divina che entra in noi e permea il nostro essere. Ora, non c'è una protezione per noi nel nostro contatto con gli altri come questo spirito di equità, il desiderio di fare ciò che è giusto tra uomo e uomo. Se siamo in grado di lasciare che la giustizia regni in tutti i nostri rapporti, l'ostilità degli uomini e dei diavoli servirà a ben poco. Significa essere "simili a Dio" in tutti i nostri atteggiamenti, e nulla può farci del male

III IL CRISTIANO FARÀ PROGRESSO SOLO INTRATTENENDO UNO SPIRITO EVANGELISTICO

Versetto 15. Qui abbiamo lo spirito pubblico che viene a garantire il progresso. Il cristiano ha cessato di essere egocentrico. Non può vivere una vita egoistica. Deve essere un missionario. Il vangelo della pace deve essere inviato in tutto il mondo. Nel far ciò deve avere una parte. Egli fa progressi dando libero gioco alla forza centrifuga evangelica. Non siamo mai così al sicuro come quando la sicurezza degli altri è diventata la nostra grande preoccupazione

IV IL CRISTIANO SPEGNE TUTTI GLI ASSALTI DI SATANA CON IL POTERE DELLA FEDE

versetto 16. Ora, i dardi infuocati di Satana appartengono alla regione dei sensi. Fa appello alla passione. Ci assale attraverso gli appetiti. Ma la fede lo vince, e nient'altro può farlo. Che cosa dobbiamo intendere per "fede"? Non assenso alle proposizioni; non una semplice realizzazione, facoltà, che ci assicura di cose invisibili; ma una fiducia estesa al personale e divino Salvatore che governa su tutte le cose. Questa lealtà a un Sovrano invisibile ci permette di vedere attraverso le astuzie dell'acerrimo nemico, ci permette di vedere quanto siano stretti i limiti di Satana e quanto siano ampi l'ordine e gli interessi del regno del nostro Salvatore. Veniamo così trasportati nelle relazioni più ampie del mondo spirituale, e le tentazioni attraverso i sensi e la passione si spengono ai nostri piedi. Mentre viviamo della fede in colui che governa l'universo e abita in noi, Satana si trova sconfitto

V IL CAPO DEL CRISTIANO È COPERTO DALLA CERTEZZA DELLA SALVEZZA

Versetto 17. Si è supposto che uno spirito vittorioso renda gli uomini negligenti sul campo di battaglia. Ma è così? Se i soldati si credono destinati alla vittoria, tenderanno ogni nervo per rendersi tali. Il rossore della vittoria nel loro cuore dà forza nella lotta. Ora, lo è, quando abbiamo la certezza della vittoria attraverso la nostra dimora, Signore, che possiamo fare cose valorose per lui. Supponiamo che un soldato vada in battaglia con la testa scoperta e senza elmetto che la protegga, la sua ansia riguardo a se stesso distruggerà la sua forza di combattimento. Ma dategli il suo piekelhaube, ed egli passerà alla lotta libero dalla cura di sé e con l'unica idea di fare del suo meglio per vincere la battaglia. Cantici è con la certezza a cui la fede è destinata a condurci

VI IL CRISTIANO BRANDISCE, COME UNICA ARMA OFFENSIVA, LA PAROLA DI DIO

Versetto 17. Questa è la spada con la quale egli deve giacere intorno a sé. La Bibbia è un'arma meravigliosa. Ferisce gli uomini e i diavoli al cuore. Entra nelle articolazioni e nel midollo. Non c'è un tale discernitore dei pensieri e degli intenti del cuore degli uomini. Ora, quando consideriamo che la forza è solo il preliminare alla ragione - gli individui o le nazioni combattono prima e poi ristabiliscono la pace con una pretesa di principio - vediamo che ciò che il cristianesimo fa è attenersi strettamente alla sfera della ragione e rifiutare ogni seduzione nel campo della forza bruta. La dottrina della non resistenza è il più alto di tutti i tributi alla ragionevolezza del cristianesimo. Il cristiano, quindi, che padroneggia più completamente la Parola di Dio sarà il più potente tra i suoi simili. Perché, dopo tutto, questa Parola ispirata è più avanti di ogni sapienza umana. È la corona e l'anticipazione del genio umano. Se l'abbiamo padroneggiata nello spirito, siamo in anticipo sui tempi e capiremo cosa possiamo fare meglio per la nostra generazione

VII IL CRISTIANO È SEMPRE IN PREGHIERA, E SPECIALMENTE PER I SUOI SIMILI

Versetti 18-24. La lotta in cui un cristiano è impegnato non è per le sue mani. È una lotta per una causa comune, e nella lotta non siamo mai soli. È una lotta per la maggior parte in ginocchio. Ma quando combattiamo, non è solo per le benedizioni personali o principalmente, ma per le benedizioni da conferire anche agli altri. Il nostro giardino è meglio curato quando possiamo pensare anche ad altri giardini. Perciò Paolo afferma di interessarsi alle preghiere degli Efesini, credendo che combatteranno meglio la loro battaglia se si ricorderanno di lui. E così, mentre l'Epistola si chiude, vediamo come il cristianesimo ci emancipa da noi stessi, e ci fa pregare con un grande spirito pubblico e con lo sguardo rivolto al bene comune.

Versetti 10-20.-

Panoplia di Dio. Conclusione dell'epistola

"Infine, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Nel concludere l'Epistola, l'apostolo ricade in una forma di espressione che aveva usato nel primo capitolo. Lì mostrò di avere una grande ammirazione per la forza della potenza del Padre che egli operò in Cristo", e ciò fu dimostrato dal fatto che Cristo fu risuscitato dallo stato dei morti "molto al di sopra di ogni governo, autorità, potenza e dominio". Qui la sua ammirazione è con poche variazioni per la forza della sua del Signore potenza. Egli vede che è al comando di tutti coloro che sono in Cristo, e la sua ingiunzione è che, poiché è al loro comando, dovrebbe essere effettivamente comunicato a loro per renderli forti, e veramente invulnerabili, come dovrebbero essere i servi del Signore. Egli pone ora la sua esortazione sotto l'aspetto speciale della panoplia per il conflitto cristiano che viene presentata a lungo. "Rivestitevi della completa armatura di Dio".

HO BISOGNO DELLA PANOPLIA DI DIO. "Affinché possiate resistere alle insidie del diavolo". "Le astuzie del diavolo" indica il fatto che il nostro avversario non lavora con metodi aperti. Egli non basa la sua causa sulla sua assoluta ragionevolezza. Piuttosto, egli è consapevole della sua indifendibilità nella ragione, consapevole anche di essere stato conquistato da Cristo; e quindi ricorre a modi per far credere agli uomini di avere la ragione dalla loro parte, quando in realtà sono sotto l'illusione dell'errore. Non abbiamo le cose che ci vengono presentate nel loro vero carattere. Ci sono visioni illusorie della vita che ci vengono presentate. Ci sono errori con i quali siamo intenzionati, nelle nostre letture, nei nostri rapporti con gli uomini, o dal nostro stesso cuore, il cui pericolo è che si accordino con le nostre inclinazioni naturali. Che cosa sono queste se non le astuzie del diavolo? E qui sta la necessità di essere armati come guerrieri, in ogni punto, con l'armatura di Dio

II CONFERMA TRA PARENTESI DELLA NECESSITÀ

1. Negativamente. "Perché la nostra lotta non è contro la carne e il sangue". La lotta serve a richiamare l'idea di un incontro personale ravvicinato, ma per il resto, a seconda del contesto, dobbiamo pensare non al semplice lottatore, ma al guerriero armato contro il guerriero armato. "Quando il greco incontra il greco, allora arriva il tiro alla fune". Nelle contese, da cui è tratto il linguaggio apostolico, c'era una certa uguaglianza tra i combattenti. Era l'uomo che si confrontava con la propria carne e il proprio sangue, e poteva sperare, nella lotta per la vita o la morte in cui si era impegnato, di uscirne vittorioso. Ma tali condizioni uguali non esistono nella guerra spirituale in cui ci impegniamo. Non ci troviamo di fronte a esseri come noi; Non è la nostra carne e il nostro sangue che ci contraddistinguono

2. Positivamente. "Ma contro i principati, contro le potenze, contro i governanti del mondo di queste tenebre, contro le schiere spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti". Per mostrare la necessità di essere adeguatamente armati, l'apostolo fa un'audace descrizione dei nemici con cui dobbiamo combattere. Per quanto riguarda il loro rango, sono potenti capi tribù principati e potenze. In quanto al loro dominio, è "questa oscurità", che è in tutto il mondo. Quanto alla loro essenza, non sono gravati dall'argilla, ma sono spiriti. In quanto al loro numero, sono eserciti, immense moltitudini. Per quanto riguarda il loro carattere, sono malvagi, la loro indole inveterata è quella di cercare di operare la nostra rovina. Per quanto riguarda il loro ritrovo, come è stato precedentemente accennato piuttosto che insegnato dogmaticamente come l'aria, così qui sono i luoghi celesti o superterrestri. L'effetto generale della descrizione è che, noi stessi uomini, siamo impari nel dover combattere contro poteri sovrumani

III ULTERIORE RACCOMANDAZIONE DELLA PANOPLIA. "Pertanto prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e, dopo aver fatto tutto, stare in piedi". Il giorno malvagio non deve essere visto come una stagione speciale di tentazione. Può essere più o meno così, ma per noi è sempre il giorno della tentazione. Veniamo aggrediti anche quando siamo impegnati con cose sante. Siamo assaliti da quei nostri formidabili nemici che sono sempre occupati. Dobbiamo, quindi, prendere l'intera armatura di Dio, per poter essere in grado di resistere agli assalti che ci vengono fatti e, dopo aver fatto tutto ciò che riguarda il conflitto, stare in piedi e non essere lasciati prostrati sul campo

IV LE PARTI DELLA PANOPLIA

1. La cintura. "Alzati dunque, dopo esserti cinto i fianchi di verità". Nel prepararsi al conflitto, la prima cosa che il guerriero dovette fare fu di cingere la sua veste sciolta e fluente, affinché le sue energie non fossero disperse, ma raccolte in un'unità. La cintura che lega le energie del combattente cristiano è la verità. Verso la fine dell'XI secolo, grandi moltitudini, conosciute come Crociati, si cingevano per andare a liberare il santo sepolcro dal possesso dei Saraceni. Non era la cintura della verità che li legava; poiché Dio non ha mai voluto che spendessero le loro energie in quella forma. E non era un obiettivo che li trattenesse da flagranti irregolarità nel perseguirlo. L'obiettivo che il combattente cristiano deve avere davanti a sé non è quello di avere in sé un semplice romanzo, ma una verità, una verità vincolante. Si può dire che questa verità è collegata alla tomba di Cristo, ma non in modo meramente realistico. È imperativamente richiesto, ora che Cristo ha vinto sulla croce, e che la conquista è stata attestata da una tomba vuota, che nel suo Nome le anime siano liberate ovunque. E il combattente cristiano non si cinge per entrare in possesso di qualche luogo sacro o di qualche sacra reliquia, ma per aiutare gli uomini che si trovano nell'attuale colpa e schiavitù del peccato verso la loro liberazione

2. Il pettorale. "E dopo aver indossato la corazza della giustizia". L'idea nella giustizia è quella di una giusta relazione con la Legge di Dio. La giustizia indossata come un piatto sul cuore deve essere intesa piuttosto come la mente consapevole del diritto. Il combattente cristiano deve essere geloso di se stesso con una gelosia divina. Egli non deve avere nulla a che fare con l'insincerità, ma deve studiare la realtà. Non deve avere motivi egoistici, ma deve essere completamente disinteressato. Non deve avere sentimenti di malizia riluttante, ma deve essere giusto e compassionevole. Deve essere particolarmente acceso dal desiderio di glorificare Dio. Si può dire che l'uomo che è consapevole di ciò ha la giustizia come una corazza

1. I sandali. "E dopo aver calzato i tuoi piedi con la preparazione del vangelo della pace' Il combattente cristiano, essendosi cinto nella causa della verità, e non essendo consapevole di alcun sentimento indegno, è il prossimo a indossare i sandali del vangelo. È ciò mediante il quale egli è in grado di portare il buon messaggio. Perché anche questo appartiene al lavoro del campo di battaglia. Si mette le scarpe per la guerra santa. Ma in quella guerra non sempre si avvicina al suo avversario. Ci sono momenti in cui deve inseguire un vantaggio. Anzi, si può dire che il suo grande compito sia quello di far arrivare il suo messaggio, di gridare ad alta voce affinché i prigionieri di Satana possano udire. Il messaggio che egli deve trasmettere è un messaggio di pace. Egli combatte, non per il gusto di combattere, ma perché i tempi di pace possano essere inaugurati. E mentre pensa al suo messaggio, ed entra nello spirito di esso, i suoi sandali diventano prontezza, alacrità secondo l'idea qui; Diventa veloce e accelera con il suo messaggio

2. Lo scudo. "Prendete lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno". Mentre il guerriero cristiano corre veloce con il suo messaggio di pace, gli vengono lanciati dardi infuocati. Quando qualcuno è eminente nel conflitto cristiano, è probabile che Satana susciti contro di lui dei traduttori. Coloro che non credono nel disinteresse sono sicuri di capire che egli sta servendo se stesso. Coloro che non credono seriamente nella religione sono sicuri di far circolare cattive notizie su di lui. È peggio quando, nell'intensità stessa del suo sentimento spirituale, è esposto alle tentazioni delle sue concupiscenze. O può darsi che il suo stesso successo lo esponga alla tentazione dell'orgoglio spirituale. Cantici fu quando colui che era stato vittorioso in molti conflitti spirituali fu tentato si dice che Satana lo abbia provocato di contare il popolo. E il dardo lanciato contro di lui fece effetto, e fu abbastanza infuocato nelle sue conseguenze. Ciò che il combattente cristiano deve fare, quando viene così assalito, non è certo sottovalutare la forza che gli viene esercitata, ma è anche per fede stimare correttamente la forza che viene messa al suo servizio. Che cosa può fare contro i principati e le potenze e i dardi infuocati che lanciano per la sua distruzione? Se guarda a se stesso, non può fare nulla. Ma egli distoglie lo sguardo dalla potenza che ha posto Cristo al di sopra di tutti i principati e le potestà, e la pone come uno scudo tra lui e i dardi infuocati, e in esso il loro fuoco si spegne, la loro forza si perde

3. Il casco. "E prendi l'elmo della salvezza". L'elmo non è, come in 1Tessalonicesi 5:8, la speranza della salvezza, ma la salvezza stessa, cioè la salvezza goduta. Il cristiano ha un importante pezzo di armatura difensiva nell'assicurazione della salvezza. Il Signore rimproverò Satana e incoraggiò Giosuè il sommo sacerdote, Zaccaria 3:2 additandolo come uno dei suoi salvati. Quando si può pensare alla grazia che va verso di lui nel cambiamento della sua posizione per tutta l'eternità, ci si può sentire trionfanti; Ha la salvezza come un elmo sul suo capo

4. La spada. "E la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio." La Bibbia è la spada dello Spirito. Fornita è dallo Spirito; poiché fu sotto l'ispirazione dello Spirito che la Parola fu scritta. E, come lo Spirito ispirò gli uomini a scriverla, così solo lui può permettere agli uomini di farne un giusto uso. A questo possiamo applicare le parole dell'inno:

"Dio è il suo interprete, e lo renderà chiaro".

Nella tentazione del nostro Signore, ciò che Satana fece fu travisare il carattere del Padre, mettere una glossa sulla Scrittura. E ciò che nostro Signore, nell'affrontare la tentazione, fece fu di confrontarlo con la pura verità, e la verità opposta ai suoi inganni. Ed era così abile nell'uso di questa spada che poteva fissare la particolare Scrittura che si adattava all'occasione. E anche il combattente cristiano non deve solo vedere la verità, ma la verità per l'occasione, la verità che uccide i suoi dubbi, che smaschera gli errori con cui Satana vorrebbe circondare la sua distruzione. E deve essere in grado di farlo in connessione con qualche parola sicura e incisiva della Scrittura. Questa è l'arma offensiva, l'arma che porta la guerra contro l'avversario. Questo combattente cristiano che è stato descritto è ciò che ogni cristiano è destinato ad essere. La Chiesa militante deve avere in ciascuno dei suoi membri un combattente. E l'apostolo pone l'accento sul fatto che ognuno prenda l' intera armatura e non solo alcune delle sue parti. Nessuno, per esempio, è un combattente degno che non sente alcuna responsabilità nel portare il messaggio del Vangelo. Se vogliamo avere la forza che il nostro Capitano vedrebbe in noi, dobbiamo usare tutti i pezzi dell'armatura cristiana

V CIÒ CHE ACCOMPAGNA L'USO DELL'ARMATURA CRISTIANA

1. La preghiera. "Con ogni preghiera e supplica, pregando in ogni tempo nello Spirito". Non dobbiamo pensare a "tutta la preghiera" come a un'arma separata. Dobbiamo piuttosto pensarlo come ciò che condiziona il giusto uso di tutta l'armatura. Senza preghiera non possiamo prepararci al conflitto, ma siamo ingombri come di vesti larghe. Senza la preghiera non possiamo avere quella purificazione dei motivi, quella rettifica della vita, che il conflitto richiede. Senza la preghiera non possiamo essere veloci nel portare il Vangelo. Senza preghiera non avremo fede per respingere i dardi del nemico. Senza la preghiera non saremo in grado di alzare il capo nella certezza della nostra salvezza. Senza la preghiera saremo incapaci nell'uso della Parola. L'uso costante e la preghiera, dunque, impediranno che l'elmo si smusserà, la spada non si arrugginisca. Ma:

1 La preghiera non deve essere una semplice ripetizione. "E nella preghiera", dice nostro Signore, "non usare vane ripetizioni, come fanno i pagani". Se siamo intenzionati ad avere la nostra richiesta da Dio, essa si ripresenterà ancora e ancora, e sotto nuovi aspetti. La preghiera è usare argomenti con Dio e, mentre la nostra mente lavora sui nostri bisogni, troveremo sempre nuovi motivi su cui insistere con la nostra richiesta. Così, mentre dobbiamo pregare per noi stessi e pregare per gli altri supplica, deve essere tutta preghiera e supplica, cioè cioè deve avere quella varietà che proviene da un'abbondanza di vita, dal pensiero e dal sentimento attivi, e non quell'identità che viene dall'assenza di vita

2 La preghiera non deve essere irregolare. L'apostolo insegna che deve essere connesso con tutte le stagioni per vitalizzarle, per riscattarle dall'inutilità. È vero che non siamo sempre in vena di pregare; ma osserviamo il tempo stabilito. La preghiera è uno dei mezzi con cui dobbiamo entrare nello stato d'animo di lotta. E se ci atteniamo al nostro piano per un senso del dovere anche se i nostri sentimenti sono freddi, e quando arriva il momento di cadere in ginocchio davanti a Dio, allora possiamo aspettarci la liberazione dai nostri stati d'animo non spirituali

3 La preghiera non deve provenire da se stessi. "Pregare nello Spirito", è detto qui, e c'è la stessa associazione in Giuda 1:20. La preghiera è dipendenza, e noi abbiamo l'influenza dello Spirito su cui fare affidamento nella preghiera. Possiamo pregare rettamente, sotto l'impulso dello Spirito, solo quando lo Spirito intercede davvero per noi. E, quindi, dovremmo guardare allo Spirito per mettere i giusti desideri dentro di noi e per darci le giuste parole

2. Con le petizioni per noi stessi dobbiamo fondere le petizioni per gli altri. "E vegliando su di esso con ogni perseveranza e supplica". L'apostolo sta qui portando avanti il suo pensiero in un canale speciale. Mentre dobbiamo stare attenti ad essere perseveranti nel pregare per noi stessi, dobbiamo essere particolarmente perseveranti nel pregare per gli altri. E il motivo di ciò può essere che le nostre preghiere tendono ad essere caratterizzate dall'egoismo. Possiamo continuare a pregare per noi stessi; Ma troppo presto rinunciamo a pregare per gli altri. Contraiamo ingiustificatamente e a nostro danno il cerchio della preghiera

1 Cerchio di supplica. "Per tutti i santi". Questo non è il cerchio più estremo; poiché è detto in 1Timoteo 2:1, "per tutti gli uomini". Ma qui l'apostolo presenta la questione sotto un aspetto speciale. È questo che il combattente deve ricordare i suoi compagni di combattimento. Ogni combattente ha le sue difficoltà peculiari, i suoi punti deboli. Ma, se sente la lotta di essere duro per se stesso, questo dovrebbe metterlo in simpatia con tutti gli altri, per i quali a modo loro è difficile anche questo. Ed egli dovrebbe manifestare quella simpatia supplicando Dio di rendere la loro armatura splendente, di sostenerli, di dar loro per vincere il giorno, ovunque siano nominati per combattere

2 Membro speciale di quel cerchio. "E per me".

a Desidera che offrano per lui una preghiera speciale. "Affinché mi sia data la parola aprendo la mia bocca, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo". Vale a dire, l'audacia di esprimersi, ogni volta che era chiamato ad aprire la bocca nella predicazione del vangelo. Questa fu la grande impresa dell'apostolo, che poté predicare il vangelo. E qui ne scopre il segreto. Lo mise chiaramente davanti alla sua mente e fece in modo che gli altri si interessassero al suo scopo, così che lo aiutarono con le loro preghiere

b Motivo speciale per la preghiera. "Per cui sono un ambasciatore in catene; affinché in esso io possa parlare con franchezza, come devo parlare". Motivo del suo ufficio. Si cingeva per salvare le anime, vegliava strettamente sul suo cuore. Era pronto a proclamare il messaggio di pace. E mentre correva da un posto all'altro, gli furono lanciati addosso i dardi infuocati. Satana aizzò i Giudei contro di lui; Gli uomini dicevano che era pazzo. Ma egli interpose lo scudo della fede; Alzò la testa in segno di perdono. E usò la spada dello Spirito contro molte eresie che minacciavano la pace e la prosperità della Chiesa. Era di grande importanza che a un tale ambasciatore fosse conservato il coraggio del suo ufficio. A causa della sua posizione, in quel momento era in catene, era in una condizione, quindi, in cui il suo coraggio sarebbe stato particolarmente attaccato. Giovanni Battista, nell'oscurità della sua prigione, cedette ai dubbi sulla missione di Cristo. La libertà dell'apostolo non era così limitata. Affinché la libertà che aveva potesse essere ben usata da lui, affinché potesse parlare con franchezza come doveva parlare, avrebbe voluto che ne facessero l'argomento delle loro preghiere per lui.

Versetti 10-20.-

Militanza dell'anima

"Infine, fratelli miei, fortificatevi nel Signore", ecc. L'oggetto di queste parole è la militanza dell'anima, e portano alla nostra attenzione i nemici dell'anima , la forza dell'anima , le armi dell'anima e la religiosità dell'anima

IO , I NEMICI DELL'ANIMA. "Non lottiamo contro carne e sangue". Il passaggio insegna le seguenti cose in relazione agli antagonisti delle anime:

1. Sono personalità spirituali. Sono spirituali, non "carne e sangue". Essi esistono separatamente dalla materia, separati da tutte le incarnazioni animali. Sono personalità. Non possiamo accettare l'interpretazione di coloro che ritengono che Paolo parli qui solo di principi malvagi. Se la lingua significa qualcosa, qui sono indicati gli agenti personali. Il ragionamento a priori rende probabile l'esistenza di tali esseri; l'esperienza umana e la Bibbia pongono la loro esistenza al di là di ogni ragionevole dubbio

2. Sono personalità malvagie. "Malvagità spirituale" o, come dice il margine, "spiriti malvagi". Non sono in sintonia con Dio; sono in ostilità amara e pratica verso tutto ciò che è divino, benevolo e felice

3. Sono personalità diverse. Differiscono nella loro marca e nel loro rango; Non sono tutti della stessa natura e misura di facoltà, né dello stesso rango nell'universo. Ci sono "principati", "governanti" e "poteri" tra di loro. Alcuni, rispetto ad altri, possono essere come le vespe per gli avvoltoi, come le zanzare per i draghi

4. Sono principati organizzati. Essi sono sotto un solo capo, qui chiamato il "diavolo". "Affinché possiate resistere alle insidie del diavolo". C'è un intelletto gigantesco che gestisce e dirige il tutto: colui che ha sedotto i nostri progenitori, colui con cui Cristo ha combattuto nel deserto, il Satana di Dio, l'Apollione dell'uomo. Questi foraggi degli spiriti maligni non sono lasciati a se stessi; sono saldati insieme da un intelletto maestro, "Il diavolo con il diavolo dannato e la ferma concordia si tengono". Sono gestiti con la forza e la frode, tutti. Il passaggio suggerisce che sotto il suo controllo agiscono:

1 Astutamente. Da qui l'espressione, le "astuzie del diavolo". Tutti i suoi movimenti sono astutamente metodici, perché questo è il significato della parola "astuzia". Questi spiriti maligni ci attaccano in agguato; Ci assecondano furtivamente e furtivamente

2 Nell'oscurità. "I governanti delle tenebre di questo mondo." Dove regnano? Dove l'ignoranza diffonde la sua oscurità: nella fredda regione dell'ateismo, dove le energie mentali sono intorpidite, e nel regno tropicale della superstizione, dove l'anima è agitata in un'agonia di paura e spaventata dalle orribili forme delle sue stesse creazioni. In mezzo ai tetri recessi dell'ignoranza innalzano il loro trono; Attraverso i distretti dell'oscurità intellettuale si aggirano in cerca della loro preda. Essi regnano dove la depravazione offusca il cuore, dove la passione è più forte del principio, i sensi dell'anima, l'amore del mondo più dell'amore di Dio; Che si trattasse dei distretti del paganesimo o della vita civile, nei mercati degli affari, nei templi della devozione o nelle scene fiorite dell'allegria e del piacere. Si trincerano tra le stanze segrete di un'immaginazione impura, infestano l'atmosfera di inquinamento, la impregnano con il loro spirito, inducendolo a stimolare lo zelo ingiusto degli egoisti, ad accendere le passioni dei carnali e a gonfiare la vanità degli ambiziosi e dei superbi. Essi regnano dove il dolore e la sofferenza oscurano tutto. Si dilettano nell'infelicità. La miseria degli indigenti, i sospiri degli afflitti, i gemiti degli oppressi e le agonie dei moribondi gratificano la loro natura maligna

II LA FORZA DELL'ANIMA. "Infine, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella potenza della sua potenza". L'anima ha bisogno di una forza tremenda per affrontare con successo questi potenti spiriti del male. Qual è la forza richiesta? Non è niente di meno che Divino. Significa essere forti nel Signore e nella potenza della sua potenza. Ma quale tipo di forza divina è richiesta, poiché la forza di ogni tipo viene dal Signore? È muscoloso? No. Sansone, con la sua forza fisica erculea, cadde sotto questi spiriti; Un genio del male lo toccò e il gigante cadde come un bambino. È mentale? No. Gli uomini del più grande intelletto e del più alto genio non sono stati in grado di stare un momento davanti a questi spiriti. Non è con questa "potenza o questo potere" che le anime possono stare davanti a queste schiere infernali. È la forza morale

1. La forza della fede nell'Assoluto. La fede in ciò che non cambia, che è vero per l'uomo in quanto uomo, che è indipendente dai tempi e dalle circostanze: la fede nell'Eterno. Con questa fede gli uomini partecipano all'onnipotenza di Dio, compiono meraviglie e sfidano l'universo. Gli uomini, attraverso questa fede, hanno "sottomesso i regni", ecc

2. La forza dell'amore per il sommo bene. L'amore, quando è attaccato anche ai fragili e agli imperfetti, dà forza all'anima: forza per innervare una madre per i servizi più difficili, forza per preparare un patriota ai tuoni della battaglia. Ma quando è centrato sull'eterno Bene, la sua forza è mille volte superiore; Dà all'anima un potere che "non viene mai meno", un potere che "sopporta ogni cosa".

3. Un attaccamento invincibile al diritto. "Essere forti nel Signore" significa essere forti nella simpatia per il giusto. Significa preferire il giusto con l'inferno al torto con il cielo. È solo questa forza morale che ci permetterà di "resistere alle insidie del diavolo" e di combattere con successo contro la schiera della malvagità. Questa forza rende l'uomo più che un conquistatore, gli permette di gloriarsi nella tribolazione e di gridare trionfalmente nell'agonia della morte

III LE ARMI DELL'ANIMA. La panoplia è qui descritta. Si compone di due parti: gli strumenti difensivi e quelli offensivi

1. Gli strumenti difensivi. Cos'è la difensiva? "La verità". Questa è la cintura che cinge i lombi con forza e lega insieme tutte le altre parti della panoplia in modo da proteggere tutte le parti vitali. "Giustizia". Questo è il "pettorale". L'uomo che manca di integrità non può offrire alcuna difesa efficace al nemico; L'uomo disonesto è vulnerabile in ogni momento. "Il vangelo della pace". Questo, come lo stivale del vecchio conquistatore romano, rende il soldato fermo nel suo passo e terribile nell'eco del suo passo. "Fede". Questo è lo "scudo", che protegge tutto il corpo. La fede, non nei credi, ma in Cristo, è il vero scudo della soldatessa morale. La "salvezza", cioè la speranza della salvezza. Questo è il "casco". Come l'elmo custodiva la testa del soldato romano, la speranza della salvezza protegge l'anima. Venga la disperazione, e la testa dell'anima sarà ferita e l'intero sistema in pericolo

2. L'offensiva. Qual è l'offensiva? "La spada dello Spirito". La vera anima non deve solo mantenere la sua posizione, mantenere la sua posizione, mantenere il suo territorio, ma avanzare, estendere i suoi confini, perseguire un'invasione; è conquistare tutte le altre anime a Cristo, e l'arma è la "Parola di Dio". Questa è la spada con la quale il soldato cristiano deve tagliarsi la strada da un'anima all'altra attraverso il mondo intero: "Poiché la Parola di Dio è viva e potente, e più tagliente di qualsiasi spada a doppio taglio", ecc. Ebrei 4:12 La Parola di Dio è la verità che uccide l'errore, l'amore che uccide l'egoismo, il diritto che uccide l'ingiustizia, La felicità che uccide la miseria del mondo

IV LA RELIGIOSITÀ DELL'ANIMA. La religiosità, cioè una dipendenza cosciente da Dio, sta alla base di ogni vera militanza dell'anima. Un uomo non può fare nulla di giusto o di successo nella milizia spirituale se non è religioso nello spirito stesso del suo essere. La religiosità è l'unico terreno in cui le facoltà spirituali dell'uomo possono crescere in vigore eroico. Nel materialismo appassiscono; nel mero intellettualismo sono solo scheletrici nel migliore dei casi; nella religiosità sono come l'albero piantato presso i fiumi d'acqua: le loro radici sono nell'Eterno, bevono in esse la vita stessa di Dio. La religiosità, in una parola, è la fonte che fornisce i muscoli e l'istinto che dà l'abilità nella vera guerra morale. Insegna alle nostre "mani per la guerra e alle nostre dita per combattere". Questa religiosità è qui descritta dall'apostolo con queste parole: "Pregando sempre con ogni preghiera e supplica nello Spirito, e vegliando ad essa con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi", ecc. Queste parole sono così fedeli all'originale e così ovvie nel loro significato che non richiedono un esame minuzioso. Essi ci mostrano come si deve esprimere questa religiosità nell'anima del vero soldato spirituale; Ed è per farlo:

1. Nella preghiera. "Pregando sempre con ogni preghiera", o, come ha detto Ellicott, "con ogni preghiera e supplica pregando sempre nello Spirito". Le parole ci insegnano:

1 Che la preghiera sia completa. "Con ogni preghiera e supplica". Tutti i tipi di preghiera, espressa ed eiaculatoria, privata e sociale. La preghiera non è tanto un servizio quanto uno spirito, non è tanto un atto quanto un sentimento. Perciò ci viene comandato di "pregare incessantemente". La coscienza della dipendenza da Dio, che è l'essenza stessa della preghiera, dovrebbe scorrere come una corrente viva attraverso tutta la nostra vita. Tutta la nostra vita dovrebbe essere una litania ininterrotta

2 Che la preghiera deve essere Divina. "Nello Spirito". Cioè, sotto l'influenza dello Spirito Divino, che deve intercedere per noi con gemiti che non possono essere espressi. Non c'è vera preghiera che non sia dettata da questo Spirito. La grande cura dell'uomo dovrebbe essere quella di aprire la sua anima al Divino. Se un uomo vuole che il suo corpo brami sano il cibo, deve bere il più possibile l'aria fresca di Dio; e se vuole che la sua anima brami il cibo spirituale, deve soffiare nella sua natura spirituale il respiro del Divino

3 Che la preghiera deve essere vigilante. «E vegliare fino a lì». L'anima ha i suoi umori morali. Ha stagioni favorevoli per la cultura, condizioni meteorologiche per il lancio in profondità. Il suo dovere è quello di osservare questi stati d'animo, osservare i movimenti dello Spirito Divino sul cuore. Vegliate, come fece Elia sul Carmelo, per i segni promettenti nei cieli

4 Che la preghiera sia perseverante. "Con tutta la perseveranza". Dobbiamo essere istantanei nella preghiera. Il nostro Salvatore insegnò il dovere della preghiera importuna nella parabola del "giudice ingiusto". L'importunità è necessaria, non per influenzare l'Eterno alla misericordia, ma per preparare giustamente i nostri cuori a ricevere i suoi doni

1. Nella preghiera per il bene in generale. "Per tutti i santi". L'apostolo non voleva che pregassero solo per se stessi. Colui che prega esclusivamente per

2. Lui stesso non prega mai. Le sue preghiere non sono che il soffio dell'egoismo. Paolo esigeva che pregassero per "tutti i santi"-santi di ogni grado intellettuale, di ogni posizione sociale, di ogni setta ecclesiastica, di ogni scuola teologica, di ogni regno e di ogni tribù. Perché per tutti i santi? Perché tutti i santi sono membri del grande esercito che combatte contro il nemico comune, contro i "principati del male", ecc. Più forza, coraggio, abilità, ogni membro di un esercito possiede, meglio è per la causa, più è probabile la vittoria ai cui vantaggi tutti partecipano. La battaglia del cristianesimo è una battaglia comune, una battaglia contro l'errore, il torto e la depravazione ovunque. Tutti i santi sono impegnati in esso e dovrebbero essere pregati per loro

3. In preghiera per i ministri del Vangelo in particolare. "E per me, affinché mi sia data la parola". Perché Paolo desidera che preghino per lui? È per poter essere liberato dal carcere? No. Era ora, ci dice, un "ambasciatore in obbligazioni". Le catene tintinnanti della prigione pendevano pesantemente su di lui, e non ci si sarebbe chiesti se la sua prima richiesta fosse stata rivolta agli Efesini per pregare per la sua liberazione corporale. Ma non lo fa. È troppo assorbito dalla causa di Cristo e dalla felicità universale per questo. Ciò per cui pregava era che potesse essere messo in grado di predicare il Vangelo in modo appropriato e con successo. "Affinché io apra la mia bocca con franchezza, per far conoscere il mistero del vangelo", cioè il vangelo che una volta era un mistero. La predicazione del Vangelo era il grande strumento di Dio per restaurare il mondo all'intelligenza, alla dignità e alla felicità, e per questo desiderava farlo nel modo più efficace . Ci sono diverse cose notevoli in queste parole

1 Paolo era un ambasciatore dal cielo, il messaggero di Dio inviato a proclamare la restaurazione dell'umanità perduta. La più grande commissione di questo

2 L'ambasciatore di Dio dal cielo in catene. Meraviglioso che il grande Re, la cui parola avrebbe potuto far tremare Roma in mille pezzi, avesse permesso che il suo ambasciatore fosse in catene. Ma è così; e avremo presto una spiegazione

3 L'ambasciatore di Dio dal cielo in catene, perdendo ogni idea delle proprie sofferenze personali, nel desiderio di aiutare la sua razza. Benché fosse prigioniero a Roma, gli fu permesso di predicare Atti 28:30,31 E come prigioniero voleva assolvere quell'alta missione nel modo più efficace . Per questo prega. Un vero ministro del vangelo ha il diritto di chiedere le preghiere dei cristiani per lui in particolare. Come un generale dell'esercito, ha la posizione di maggiore responsabilità, il compito più arduo. Il fallimento in lui può cambiare le sorti della battaglia a favore del nemico. La preghiera, quindi, è una qualifica necessaria dell'appartenenza spirituale al soldato. La vittoria non può essere ottenuta senza di essa

"Trattenendo la preghiera, smettiamo di combattere; La preghiera fa risplendere l'armatura del cristiano; E Satana trema quando vede il santo più debole in ginocchio".

Anche il grande Comandante di tutte le legioni dei buoni riconobbe il grande potere della preghiera durante le sue lotte su questa terra. "Credi tu che io non possa ora pregare il Padre mio, ed egli mi darà subito più di dodici legioni di angeli?" Come se avesse detto: "Con un solo soffio di preghiera potrei portare in mio aiuto i potenti battaglioni dell'eternità". -D.T

Forza divina

Mentre l'Epistola volge al termine, San Paolo dà enfasi alla requisizione della forza divina scegliendola per un'ultima parola di esortazione. I principi dottrinali dei primi capitoli conducono ai doveri pratici dei successivi, e questi diversi doveri al bisogno della forza divina con cui adempierli di fronte agli assalti del male

I CRISTIANI SONO ESORTATI AD ESSERE FORTI. La forza spirituale è decisione di carattere e forza di volontà. La religione è incentrata sulla nostra volontà e sul nostro carattere. A meno che non ci sia forza, fermezza, determinazione ed energia, allora tutto il nostro pensiero elaborato e tutti i nostri bei sentimenti sono inutili

1. Una chiara fede nel Vangelo non è sufficiente. Possiamo credere intellettualmente, ma se siamo troppo deboli per agire secondo le nostre convinzioni, questo non conta nulla

2. I sentimenti d'amore verso Cristo sono vani se non ci ispirano al servizio fedele e al sacrificio

3. La fiducia passiva in Cristo non ci gioverà a meno che non abbiamo anche la fede attiva che mette avanti la forza spirituale nell'obbedienza alla sua volontà. Non dobbiamo solo fuggire verso il rifugio in Cristo. Dobbiamo andare a combattere in campo aperto. E allora non solo dobbiamo essere dotati di armatura divina, ma prima di tutto dobbiamo essere resi forti noi stessi. Prima viene l'esortazione ad essere forti, e solo in secondo luogo quella di armarsi nella panoplia divina. È solo l'uomo forte che può indossare questa armatura

4. È nostro dovere essere forti. La debolezza non è semplicemente una calamità da lamentare. È un peccato di cui pentirsi. Ci porta a cadere in tentazione e a venir meno al nostro dovere

II LA FORZA SPIRITUALE È UN'ISPIRAZIONE DIVINA. Non possiamo essere forti semplicemente volendo esserlo. Un desiderio non trasformerà il corpo debole dell'invalido nella robusta struttura di un uomo sano, né un desiderio darà all'anima debole la fissità del carattere e l'energia della volontà. Il corpo deve acquisire forza attraverso una dieta nutriente, aria tonificante, esercizio fisico, ecc. La forza spirituale di Cantici nasce dal nutrirsi di Cristo nella fede e nella preghiera

1. C'è forza in Cristo. Egli è il Leone della casa di Giuda

2. Cristo mette in campo quella potenza. La forza è la forza nell'esercizio. La quercia è forte, ma passiva, e quindi non può fare nulla per noi. Il cavallo, anche se meno forte, mette in azione la sua potenza, e così lavora per noi. La grande potenza di Cristo non è una semplice forza latente. Scorre in energia

3. Questa forza ci è data dalla nostra unione con Cristo. "Siate forti nel Signore". Dobbiamo, perciò, essere in Cristo per poter avere questa forza, e quanto più stretta diviene la nostra unione con Cristo, tanto più vigorosamente saremo provvisti della sua forza. - W.F.A

11 Rivestitevi di tutto l'amore di Dio. Incatenato a un soldato, la mente dell'apostolo si rivolgeva naturalmente al tema dell'amore e della guerra. Indossa l'amore, perché la vita è un campo di battaglia; non una scena di dolce godimento e agio, ma di duro conflitto, con nemici dentro e fuori; rivestitevi dell'amore di Dio, da lui provveduto per la vostra protezione e anche per l'aggressione, perché è buono, adatto al vostro uso, Dio ha pensato a voi e ha mandato il suo amore per voi; rivestitevi dell' intero amore di Dio, perché ogni parte di voi ha bisogno di essere protetta, e avete bisogno di armi adatte per assalire tutti i vostri nemici. affinché possiate resistere alle insidie del diavolo. Il nostro principale nemico non ci impegna in una guerra aperta, ma si occupa di astuzie e stratagemmi, che devono essere guardati e preparati con particolare cura

Versetti 11, 12.-

La panoplia divina: la sua necessità e il suo disegno

I cristiani hanno una guerra spirituale sulla terra 2Timoteo 4:7 Devono combattere per Dio, 1Samuele 25:28 per la verità, Giuda 1:3 e per se stessi Apocalisse 3:11

IO L'ARMATURA DIVINA. È così chiamata perché Dio provvede ad ogni singola parte di essa. È amore per l'offesa così come per la difesa, "forgiato su nessuna incudine terrena e temperato da nessuna abilità umana". L'amore di Roma - il celibato, la povertà, l'obbedienza, l'ascetismo - è per la fuga, non per il conflitto. Questa armatura divina non ci è richiesto di fornirla, ma semplicemente di indossarla, e la sua efficacia dipende interamente dal potere di colui che l'ha creata

II IL SUO SCOPO. "Affinché possiate resistere alle insidie del diavolo". Il grande nemico della Chiesa è il diavolo, un tentatore sovrumano più vecchio dell'uomo. Questo linguaggio implica

1 l'esistenza personale di Satana;

2 il suo possesso di immense risorse di astuzia e astuzia;

3 il suo potere di iniettare il male nelle menti dei santi;

4 il suo grande fine di distruggere le anime degli uomini e l'intero ordine morale del mondo;

5 la possibilità di resistere alle sue insidie nella forza dell'armatura divina,

III LA SUA NECESSITÀ. Questo equipaggiamento divino è indispensabile in vista delle file serrate del male che sono coalizzate contro di noi sotto la guida di Satana. Il nostro conflitto non è con l'uomo debole. È con gli spiriti caduti. Il linguaggio dell'apostolo implica

1 che questi spiriti hanno una propria gerarchia di ordini diversi;

2 che la loro attività maligna si esercita nel mondo degli uomini sotto un regno di tenebre;

3 che il loro carattere morale è la malvagità;

4 e che, poiché Satana è il principe del potere dell'aria, sembrano avere la loro dimora o la scena della loro attività nell'atmosfera che circonda la nostra terra

Abbiamo bisogno, quindi, di essere forti e valorosi in questa guerra,

1 perché stiamo lottando per la nostra vita;

2 perché, sebbene i nostri nemici siano forti, il nostro Capitano è ancora più forte;

3 perché nient'altro che la vigliaccheria può perdere la vittoria; Giacomo 4:7

4 perché, se vinciamo, cavalcheremo trionfalmente verso il cielo. - T.C 2Timoteo 4:7,8

12 Poiché non lottiamo contro la carne e il sangue. Il nostro conflitto non è con gli uomini, qui denotati da "carne e sangue", che di solito è un simbolo di debolezza, denotando quindi che i nostri avversari non sono deboli mortali, ma potenze di un ordine molto più formidabile. Ma contro i principati, contro le potenze. Le stesse parole di Efesini 1:21 ; perciò l'articolo determinativo è preceduto, come denota ciò che già conosciamo: poiché sebbene tutti questi, sia malvagi che buoni, siano stati posti sotto Cristo Capo, non sono stati posti sotto le membra, ma i malvagi tra loro combattono contro queste membra con tanta più ferocia da non poter assalire il Capo. Efesini 2:2 "Governanti del mondo" denota l'estensione del dominio di questi nemici invisibili: il termine è applicato solo ai governanti dei tratti più estesi; non c'è parte del globo a cui non si estenda la loro influenza, e dove il loro dominio oscuro non si manifesti. Luca 4:6 "Questa oscurità" denota in modo espressivo l'elemento e i risultati del loro dominio. Osservate il contrasto con i servi di Cristo, che sono figli della luce, equivalente all'ordine, alla conoscenza, alla purezza, alla gioia, alla pace, ecc.; mentre l'elemento del diavolo e dei suoi servi è l'oscurità, equivalente alla confusione, all'ignoranza, al crimine, al terrore, alla lotta e a tutta la miseria. Contro le schiere spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti. Il significato naturale, anche se messo in dubbio da alcuni, è che queste schiere di malvagità hanno la loro residenza in luoghi celesti, o che questi luoghi sono la scena del nostro conflitto con loro. Quest'ultimo sembra più conforme al contesto, poiché "nei luoghi celesti" non denota una località geografica qui più di quanto non lo sia in Efesini 1:3 e Efesini 2:6 . Quando si dice che "ci siamo seduti con Cristo nei luoghi celesti", l'allusione è all'esperienza spirituale del suo popolo; in spirito sono alla porta del cielo, dove i loro cuori sono pieni di pensieri e sentimenti celesti; L'affermazione che ora abbiamo davanti è che, anche in tali luoghi, in mezzo alle loro esperienze più ferventi o ai loro servizi più sublimi, sono soggetti agli attacchi degli spiriti della malvagità

Il nemico

La vita cristiana è una guerra. Per condurre con successo questo dobbiamo capire la natura dei nemici con cui dobbiamo combattere, perché le armi e le armature dovranno essere scelte in base al carattere dell'attacco che ci viene fatto

I LA NATURA DEL NEMICO

1. Considerato negativamente

1 Non rilevante. L'immaginazione ha dato al tentatore una forma materiale, ad esempio nelle leggende di Sant'Antonio, perché è molto più facile lottare con il nemico più spaventoso che può essere visto e toccato che con un nemico invisibile e intangibile. Ma il nostro nemico non è di carne e sangue. La sottomissione del mondo fisico è facile in confronto al compito di sconfiggere questo nemico invisibile

2 Non umano. È già abbastanza difficile pensare all'influenza ostruzionistica e allettante degli uomini cattivi. Ma abbiamo qualcosa di peggio a cui resistere. Veniamo attaccati da un esercito ultraterreno. La marea nera del peccato infernale si abbatte sulle rive del nostro mondo umano e ci colpisce con i suoi spruzzi incandescenti

2. Considerato positivamente

1 Spirituale. Il fatto che la parola "immateriale" abbia finito per significare "irrilevante" è una prova lampante della nostra mentalità terrena. Il mondo spirituale è il mondo più reale. Questi nemici spirituali sono i nemici più veramente esistenti che possiamo mai incontrare. La nostra esperienza di essi è negli attacchi spirituali, cioè nelle tentazioni

2 Dominante. Essi sono "governanti del mondo", sono in luoghi "celesti" o alti. Quando San Paolo scrisse questa epistola, il male era al primo posto nel mondo. Non è forse sovrano anche in molte regioni ora? Dobbiamo cacciare le forze che tengono il campo e prendere d'assalto la cittadella

II IL CARATTERE DELLA GUERRA, L'ARMATURA MEDIEVALE È INUTILE DI FRONTE AI PROIETTILI DI FUCILE. Le vecchie mura del castello non sono una protezione contro l'artiglieria moderna. Né i cannoni moderni respingeranno i gas nocivi. Le schiere di Sennacherib erano impotenti di fronte a quell'invisibile angelo di Dio, la pestilenza. Cantici, il nemico nella guerra cristiana, determina il carattere dell'armatura e delle armi e le tattiche da perseguire

1. Negativamente

1 La forza fisica non ci servirà. La forza di Sansone non serve a nulla contro la tentazione. Il denaro, le risorse materiali, l'abilità scientifica, sono inutili. Questa è l'era del vapore, dell'acciaio e dell'elettricità. Ma queste cose non ci aiutano a sottomettere l'avidità, la lussuria e l'ostinazione

2 L 'influenza umana è vana. Discussioni, minacce e promesse; influenze dell'autorità e della simpatia; fa appello alla ragione, ai sentimenti e alla coscienza; Questi metodi che colpiscono i nostri simili non toccano i terribili nemici contro cui dobbiamo lottare

2. Positivamente

1 Sono necessarie armature e armi spirituali , cioè la verità, la giustizia, la preparazione del vangelo della pace, la fede, la salvezza, la Parola di Dio, la preghiera Versetti 14-18

2 Questi devono essere ottenuti da Dio. Essi costituiscono "l'intera armatura di Dio". Non c'è nulla nell'arsenale delle risorse umane, fisiche o intellettuali, che sia adeguato per affrontare i terribili nemici spirituali della nostra guerra. Il guerriero cristiano dev'essere un uomo di forza divina cinto da grazie divine.

13 Perciò assorbite tutto l'amore di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio. Alcuni hanno cercato di attribuire un tempo specifico al "giorno malvagio" dell'apostolo, come se fosse l'uno o l'altro dei giorni specificati nell'Apocalisse; ma più probabilmente si tratta di una frase generica, come "il giorno dell'avversità" o "il giorno della battaglia", che indica un giorno che ricorre spesso. Infatti, ogni giorno in cui il maligno ci piomba addosso in forza è il giorno del male, e la nostra ignoranza del momento in cui tale assalto può essere sferrato è ciò che rende così necessario per noi essere vigilanti. E aver fatto tutto, per resistere. "Avendo fatto pienamente", o "completato", è il significato letterale di katergasamenoi, che si riferisce non solo alla preparazione per la battaglia, ma anche al combattimento. Il comandamento di essere "forti nel Signore" è giustamente associato al nostro "aver fatto tutto", perché appoggiarsi alla forza onnipotente implica lo sforzo di mettere avanti la forza con il nostro proprio strumento; quando la forza di Dio viene a noi, ci costringe a "fare tutto" ciò che può essere fatto da noi o attraverso di noi, comp. Salmi 144:1; Filippesi 2:12,13 Noi non siamo chiamati a fare semplicemente il bene dei nostri vicini, e neppure a fare il bene nel complesso, ma a fare tutto, a non lasciare nulla di incompiuto che possa contribuire al successo della battaglia; allora saremo in grado di stare in piedi, o di rimanere saldi

Versetti 13-17.-

Tutta l'armatura di Dio

I CRISTIANI HANNO BISOGNO DI ESSERE ARMATI. Aldershot non può fare a meno di Woolwich. L'esercito deve essere equipaggiato prima di poter scendere in campo. Il cavaliere deve indossare la sua cotta di maglia e sguainare la spada se vuole fare uso della sua abilità marziale e del suo valore. Cantici la Chiesa deve essere preparata per il grande conflitto con l'incredulità, la mondanità e l'immoralità. Il singolo cristiano deve essere armato per affrontare la tentazione e ottenere un trionfo. Molti giovani soldati cristiani sanguigni sono caduti vergognosamente precipitandosi nella mischia senza la dovuta preparazione

II L'ARMATURA RICHIESTA DEVE ESSERE DIVINA. "Armatura di Dio".

1. Provveduto da Dio. Non possiamo forgiare la nostra armatura. I nostri propositi, come armi fatte in casa, tradiranno sicuramente un po' di debolezza e goffaggine. L'armatura cristiana consiste nelle grazie date da Dio. Al pellegrino fu data la sua armatura nella casa "Bella".

2. Simile a Dio. Una corazza d'acciaio non è una protezione contro una coppa avvelenata. Il carattere delle nostre difese deve essere spirituale e santo, come il carattere di Dio, in modo che possiamo essere in grado di resistere a grandi nemici spirituali

III È NECESSARIO ASSICURARSI UN'ARMATURA COMPLETA. "L'intera armatura." Siamo attaccabili in ogni parte della nostra natura. È inutile essere solo a mezze braccia, perché il subdolo tentatore è sicuro di puntare il suo dardo nel punto più vulnerabile. Siamo tutti inclini a fare molto affidamento sulle grazie preferite e a fortificarci contro certi peccati selezionati

Dove ci riteniamo più sicuri, è probabile che siamo più esposti agli attacchi. Non sarà sufficiente essere sani su tutti i punti tranne uno. Si diceva che Achille fosse vulnerabile solo sul tallone. Ma questo è bastato. Il suo unico punto debole gli era fatale. Dio conosce sia la varietà di nemici che dobbiamo affrontare sia le diverse suscettibilità della nostra stessa costituzione, e ha fornito di conseguenza un'armatura completa

IV L'ARMATURA CRISTIANA È VARIA È GENTILE

1. Difensivo

1 Dobbiamo prima essere sostenuti e cinti da una salda presa delle verità eterne della fede. La debolezza della convinzione è una fonte fatale di debolezza. Essendo la verità la cintura, non dobbiamo abbracciarla, ma deve circondarci, cioè non dobbiamo accontentarci di tenere la verità, dobbiamo lasciare che la verità ci sostenga

2 Il nostro cuore deve essere protetto dalla giustizia. Una coscienza malvagia, con il peccato non pentito, non perdonato e non emendato, è fatale per la fermezza futura

3 Dobbiamo essere attivi nel diffondere il vangelo della pace

4 Dove non abbiamo sufficiente forza di resistenza nelle nostre persone, confidiamo nella grazia difensiva di Dio. Se dunque la corazza della giustizia è sottile, lo scudo della fede tenuto davanti ad essa può ancora proteggerci

5 La salvezza in parte assicurata, in tutto e per tutto promessa, ci aiuterà a tenere la testa eretta con calma fiducia

2. Offensivo. Non dobbiamo solo resistere all'urto dei colpi del nemico, ma dobbiamo rispondervi. Le armi necessarie sono fornite dall'armeria divina

1 La Parola di Dio. Questa è la spada dello Spirito, perché lo Spirito di Dio l'ha ispirata e ora le dà un taglio e una potenza penetrante. Cristo usò questa spada nella sua tentazione. Resistiamo al male soffermandoci sulle verità divine

2 Preghiera. Nel giardino Cristo pregò e Pietro dormì; nella casa di Caifa Cristo fu fedele e Pietro cadde. - W.F.A

14 State dunque in piedi, avendo la verità cinta intorno ai vostri fianchi. Il "prendere posizione" nel versetto 13 denota la fine del conflitto; questo "prendere posizione" è all'inizio. Ovviamente, ci deve essere una posizione ferma all'inizio, se ci deve essere alla fine. A tal fine, dobbiamo allacciare la cintura intorno ai nostri lombi, cioè la verità, qui usata in senso ampio, che denota onestà; sincerità della professione in opposizione a ogni falsità, leggerezza, ipocrisia; e allo stesso modo l'elemento della "verità in Gesù", Efesini 5:21 la sostanza della rivelazione evangelica. Dobbiamo cingerci di verità, ejn ajlhqeia, stabilendoci in quell'elemento, avvolgendolo intorno a noi; Ejn ajlhqeia, letteralmente, "cinto di verità". e dopo aver indossato la corazza della giustizia. Comp. Efesini 5:24, per almeno un elemento della giustizia: la giustizia operata in noi dallo Spirito Santo secondo l'immagine di Cristo. Ma non è escluso un uso più ampio del termine: l'intera giustizia che deriviamo da Cristo: la giustizia imputata e la giustizia infusa

Versetti 14-17.-

La panoplia divina nelle sue parti separate

L'equipaggiamento spirituale del cristiano è qui descritto in dettaglio: la cintura, la corazza, i sandali, lo scudo, l'elmo e la spada

LA VERITÀ È LA CINTURA, COME LA RETTITUDINE È LA CORAZZA. "Avere i lombi cinti di verità". Come la cintura o la cintura tenevano l'armatura al suo posto, dando forza e vivacità all'azione, così la verità agisce in relazione alla giustizia, alla fede e alla pace. Se mancasse la verità, non ci potrebbe essere nessuna di queste cose, e nulla di simile a Cristo o nobile. La verità qui non significa verità di dottrina, come si riferisce di nuovo alla Parola di Dio, e nemmeno sincerità nel senso di veridicità, ma la verità appresa soggettivamente, cioè la conoscenza e la fede della verità. È la comprensione cosciente della verità che dà al cristiano una fiducia illimitata nel suo conflitto con il male. L'errore, come principio di vita, dissolve la forza e i nervi per la grande lotta contro il peccato. La verità è la nostra giusta cintura, perché combattiamo per un Dio di verità, Tito 1:2 e contro Satana, il padre della menzogna, Giovanni 8:44 Senza di essa siamo senza spirito, senza cuore e deboli

II IL PETTORALE. "Avendo sulla corazza della giustizia". Il soldato romano lo indossava per proteggere il suo cuore, il centro della vita fisica. Qui il pettorale del cristiano è chiamato "la giustizia", evidentemente in allusione a Isaia 59:17, dove Geova riveste "la giustizia come una corazza, e un elmo di salvezza sulla sua testa". Difficilmente può significare rettitudine morale, che, dopo tutto, non sarebbe che una misera guardia contro i rimproveri della coscienza o gli assalti di Satana. Questa giustizia è ciò che l'apostolo Paolo desiderava per se stesso: "la giustizia di Dio per mezzo della fede" Filippesi 3:8,9 È enfaticamente "la giustizia", così perfetta che soddisfaceva ogni esigenza della Legge, ed è perfettamente a prova di tutti gli assalti dall'interno o dall'esterno. Non mostriamo al tentatore il petto nudo della nostra giustizia, ma piuttosto la giustizia di Dio stesso, imputata a noi e ricevuta per fede. Questo pettorale fu acquistato da Cristo a caro prezzo; nessuno è suo soldato che non l'abbia indossato; senza di essa, Dio stesso combatterà contro di te; se ce l'hai, sei sicuro del trionfo finale Romani 8:31,32

III SANDALI. "Avendo i piedi calzati con la preparazione del Vangelo della pace". Le gambe del soldato romano erano coperte di schinieri, e sotto di questi c'erano i sandali, o caligae. La rapidità di fanteria era di grande importanza nei movimenti militari. I cristiani devono mostrare una prontezza, una rapidità, un'alacrità di movimento, nel fare la volontà di Dio. Questa preparazione è l'effetto del Vangelo della pace, che ci ispira severità e coraggio, e ci libera da quei dubbi che generano debolezza. Il guerriero impreparato è soggetto ad attacchi improvvisi e segreti. Il cristiano dovrebbe essere sempre pronto ad avanzare contro il nemico, a obbedire al suo grande Capitano, a combattere, a soffrire e a morire per la causa di Dio e della verità

IV LO SCUDO. "Soprattutto, prendendo lo scudo della fede". Lo scudo copriva tutto il corpo, così come l'armatura stessa. La fede è uno scudo nella guerra spirituale. È quella fede di cui Cristo è l'Oggetto, allo stesso tempo "la sostanza delle cose che si sperano e l'evidenza delle cose che non si vedono", quella fiducia che difende l'intelletto dall'errore, il cuore dalla debolezza o dalla disperazione, la volontà dalla rivolta contro il comando divino. È, in una parola, "la vittoria che vince il mondo" 1Giovanni 5:4,5 Il suo servizio speciale è "spegnere tutti i dardi infuocati del malvagio. Satana riversa le sue frecce infuocate sull'anima del cristiano, sia sotto forma di suggestioni blasfeme, sia di pensieri empi, sia di oscura disperazione; ma la fede rende l'anima impenetrabile a tali missili distruttivi, perché ricade sulla Parola divina e comprende la misericordia di Dio, i meriti di Cristo e l'aiuto dello Spirito

V IL CASCO. "E prendi l'elmo della salvezza". L'elmetto protegge la testa, la parte più esposta del corpo, permette al soldato di tenerla sollevata senza il timore di ferirsi e di osservare con calma i movimenti del nemico. La salvezza, e non la mera speranza di essa, 1Tessalonicesi 5:8 è l'elmo che copre il capo, è la nostra vera difesa contro il diavolo. Ti renderà attivo in tutti i doveri, coraggioso in tutti i conflitti, allegro in tutte le condizioni e costante fino alla fine della vita

VI LA SPADA. "E la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio." Le altre parti dell'armatura erano difensive; questo è sia offensivo che difensivo

1. La Parola di Dio è una spada, perché trafigge come una spada nel, Ebrei 4:12 perché trafigge tutti i travestimenti dell'errore, perché mette a nudo le "astuzie" del diavolo. Essa è stata esercitata da Cristo stesso nella sua grande tentazione. È ancora l'unica arma di offesa del santo. Sia che la tentazione sia l'ateismo, l'empietà, la disperazione, l'incredulità, la cupidigia, l'orgoglio, l'odio o la mondanità, la leggenda: "È scritto" si rivela chiaramente sul manico di questa spada

2. È la spada dello Spirito, perché egli ne è l'Autore, l'Interprete e colui che la rende efficace per la sconfitta di tutti i nemici. - T.C

15 e dopo aver calzato i vostri piedi con la preparazione dell'evangelo della pace. La metafora diventa un po' difficile da seguire; i piedi devono essere calzati o armati come con sandali militari, e il sandalo è l'eJtoimasia, o preparazione di, o causato da, il vangelo della pace. L'idea sembra essere che la mente debba essere stabilizzata, preservata dalla paura e dal turbare, per mezzo della buona notizia della pace, la buona notizia che siamo in pace con Dio; e "se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" Il sandalo romano era dotato di chiodi che afferravano saldamente il terreno, anche quando era in pendenza o scivoloso; Perciò la buona notizia della pace ci mantiene retti e fermi

16 Prendendo lo scudo della fede. Il quxeov era un grande scudo oblungo che copriva gran parte del corpo, non l'ajspiv, più piccolo e più rotondo. La fede, nel suo senso più ampio, costituisce questo scudo: la fede in Dio come nostro Padre, in Cristo come nostro Redentore, nello Spirito come nostro Santificatore e Rafforzatore, la fede in tutte le promesse, e specialmente in quelle promesse che troviamo in Apocalisse 2 e Apocalisse 3. "a colui che vince" comp. promessa a Efeso, Apocalisse 2:7 Con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. I "dardi infuocati" erano armi con la punta di materiali infiammabili, tizzoni, costruite in modo curioso, adattate per essere incendiate. Metaforicamente, le considerazioni si insinuavano nella mente infiammando la lussuria, l'orgoglio, la vendetta, o etere sentimenti malvagi, emanazioni del grande tentatore, il maligno. Che tali considerazioni sorgano talvolta all'improvviso nella mente, contro il desiderio deliberato, a volte anche nel mezzo di santi esercizi, è l'esperienza dolorosa di ogni cristiano, e deve renderlo grato per lo scudo su cui sono spente. Un atto di fede in Cristo, ponendo l'anima consapevolmente alla sua presenza, ricordando il suo amore espiatorio e la sua grazia, e le promesse dello Spirito, estinguerà queste tentazioni ardenti

17 E prendi l'elmo della salvezza. Questo è il Salmi che copre il capo 140:7 In 1Tessalonicesi 5:8 leggiamo: "Indossare l'elmo per la speranza della salvezza". La gloriosa verità che siamo salvati Efesini 2:5,8 di cui ci siamo appropriati, su cui ci siamo riposati, di cui ci siamo rallegrati, proteggerà anche una parte così vitale come il capo, ci preserverà dalla resa intellettuale e dal dubbio razionalistico. E la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio. La spada fornita dallo Spirito, la Parola ispirata da lui e impiegata dallo Spirito, perché egli ci illumina a conoscerla, la applica a noi e ci insegna a usarla sia in modo difensivo che offensivo. Nostro Signore, nel suo conflitto con Satana, e anche con gli scribi e i farisei, ci ha insegnato come quest'arma deve essere usata, e con quale effetto meraviglioso. Anche Paolo, basandosi sulle Scritture e provando da esse "che questo Gesù che io vi annunzio è il Cristo", o tornando all'Antico Testamento l'autore del centodiciannovesimo salmo, mostrandoci come l'anima deve essere nutrita, vivificata, fortificata e confortata dalla Legge di Dio, indica il molteplice uso della spada, e mostra con quanta serietà dovremmo studiare e praticare questo esercizio con la spada, per il nostro bene e per il bene degli altri

18 Con tutte le preghiere e le suppliche che pregano. La metafora dell'armatura è ora abbandonata, ma non l'idea del conflitto, perché ciò su cui si insiste ora è della massima importanza per il successo della guerra. Sebbene la preghiera sia virtualmente compresa nella maggior parte delle esortazioni precedenti, ora è specificamente ingiunta, e in una grande varietà di modi; "ogni preghiera e supplica", equivalente a ogni forma di essa, ad esempio giaculatoria, segreta, parlata, domestica, sociale, congregazionale. Agisce in tutte le stagioni. Nessun periodo della vita dovrebbe essere privo di essa: giovinezza, mezza età, vecchiaia, tutti lo esigono; nessuna condizione di vita: avversità, prosperità, sole, desolazione, sotto dolorosa tentazione, sotto doveri importanti, sotto pesanti prove, sotto tutte le mutevoli circostanze della vita, personale, sociale, cristiana. Vedi l'inno-

"Va', quando s'illumina il mattino; Vai, quando il mezzogiorno è luminoso; Va', quando il giorno declina; Vai, nel silenzio della notte."

Nello Spirito, perché la vera preghiera è spirituale, e non è vera preghiera a meno che per mezzo dello Spirito Santo il cuore non sia riempito di desideri e aspirazioni verso il cielo, cambiando la nostra preghiera da una forma fredda a realtà sentite. L'abito ordinario dell'anima dovrebbe essere quello di pregare, rendersi conto della presenza di Dio e cercare la sua grazia e guida. E vigilare su di essa, cioè "verso" la spiritualità, contro la formalità, come anche contro l'oblio e la negligenza della preghiera. Forse c'è anche l'idea di aspettare la risposta , come si aspetta una risposta quando si è spedita una lettera. In tutta perseveranza; ciò è particolarmente necessario per rendere trionfante la preghiera, come nel caso della madre siro-fenicia, o in quello di Monica, madre di Agostino, e di molti altri. E la preghiera per tutti i santi, essendo questo uno dei grandi obiettivi per i quali i santi sono radunati nell'"unico corpo", la Chiesa, affinché possano essere sostenuti e portati avanti, nella guerra e nel lavoro, con la preghiera reciproca, preservati da scivolamenti e infermità, e da peccati capitali, e messi in grado a tutti di "camminare in modo degno della vocazione con la quale sono chiamati".

Versetti 18-20.-

"Pregare sempre".

Ecco una parte dell'amore del cristiano che non aveva nulla di corrispondente nella panoplia del soldato romano. La preghiera arriva senza alcuna figura. Ci viene insegnato che, anche quando ogni arma spirituale è preparata e diretta contro il nemico spirituale, tutto è vano senza un appello diretto a Dio. Quando Giacobbe, in attesa di un attacco da parte di Esaù, ebbe completato i preparativi della sua famiglia e delle sue greggi, rimaneva la parte più importante dei suoi preparativi: un'altra guerra doveva essere intrapresa, doveva lottare con l'angelo per la sua benedizione. Cantici nel conflitto cristiano, anche quando i lombi sono cinti di verità, il cuore protetto dalla corazza della giustizia, i piedi calzati di pace, il capo coronato dall'elmo della salvezza, la persona protetta dallo scudo della fede, e quando le mani afferrano e brandiscono la spada dello Spirito, c'è un altro dovere che è del tutto indispensabile: la preghiera: "Pregando sempre con ogni preghiera", ecc. Questo è in accordo con l'intero tenore della Bibbia: Enoc, camminare con Dio; Abramo, che intercede per Sodoma; Mosè, che supplica sul monte; Elia, che prega per la pioggia; Davide, Ezechia, Daniele, Simeone, Anna, il nostro benedetto Signore nel Getsemani, tutti ci mostrano che i combattenti devono sempre pregare e non venir meno. L'anima è così rafforzata e incoraggiata; raggiunge le promesse e si posa su di esse; sente che Dio è con lui; "Coloro che sperano nel Signore rinnovano le loro forze; montano con le ali come aquile; corrono e non si stancano; camminano e non sono deboli? La preghiera richiesta è contrassegnata da sei caratteristiche

1. Colletto. Con tutte le preghiere e le suppliche, di ogni genere: segrete, giaculatorie, domestiche, sociali, pubbliche

2. Incessante. Agisce in tutte le stagioni:

1 in ogni momento o periodo della vita, giovinezza, virilità, età;

2 in relazione a ogni impiego, ricreazione, prova, misericordia, impresa, sia grande che piccola;

3 come un'abitudine costante dello spirito, pensare a Dio, dipendere da lui, lavorare per lui

1. Spirituale. "Nello Spirito" - in dipendenza dal suo aiuto e dal suo potere ispiratore, in opposizione alla mera forma o rima di "pater nosters".

2. Vigile. Vedi Esposizione.

3. Perseverare vedi Esposizione

4. Completo. "Per tutti i santi", e specialmente per i servitori di Dio nel Vangelo, gli uomini che stanno portando il peso e il calore della battaglia. Gli uomini possono ridicolizzare la preghiera; possono farsi beffe di un uomo che prega, di una famiglia che prega, di una nazione che prega; Ma lo spettacolo è davvero sublime. Quando Pere Hyacinthe, tenendo una conferenza sull'immoralità pubblica del suo paese, fece risuonare i corridoi di Notre Dame con la sua eloquenza, non trovò motivo di deridere la preghiera. Disse che lo commosse scoprire che l'Inghilterra e gli Stati Uniti non si vergognavano di pregare nel tempo della calamità e di rendere grazie nell'ora della liberazione. Dio, dopo tutto, è il Governante fra le nazioni, e il suo governo di buona volontà è valido. "Quelli che mi onorano io li onorerò, ma quelli che mi disprezzano saranno disprezzati".

Il dovere della preghiera

Non dobbiamo considerare la preghiera come una settima arma, ma piuttosto come l'esibizione dello spirito con cui l'armatura divina deve essere assunta e la guerra deve essere condotta. È facile intuire l'intima relazione che esiste tra la preghiera e ogni singola parte dell'armatura del cristiano

1. Deve essere preghiera di tutti i tipi: pubblica e privata, orale e mentale, formale ed eiaculatoria

2. Deve essere preghiera spirituale: "Nello Spirito", perché "Egli intercede per i santi con gemiti inesprimibili" Romani 8:26 Dobbiamo "pregare nello Spirito Santo" Giuda 1:20

3. Deve essere preghiera perseverante: "In ogni momento; in ogni stagione adatta. Dobbiamo coltivare una struttura abituale di preghiera

4. Deve essere preghiera vigilante: "Vigilando su di essa". Dobbiamo stare attenti all'inosservanza, vigilare sulle occasioni di preghiera, vigilare sulle risposte alle preghiere

5. Deve essere la preghiera di intercessione: "Per tutti i santi". È molto completo nel suo carattere. Si basa sulla comunione dei santi. Abbiamo ogni motivo celeste per continuare a pregare. Non abbiamo motivo di aspettarci la benedizione senza di essa Ezechiele 36:37 È un mezzo per ottenere tutte le benedizioni, temporali e spirituali Matteo 7:7; 21:22; Giacomo 1:5 È di per sé il dovere più celeste che possiamo compiere. - T.C Filippesi 3:20

Versetti 18-20.-

La vera preghiera

Le armi e i combattimenti di cui ai versetti precedenti devono essere accompagnati dalla preghiera. La preghiera è necessaria quanto l'azione. La parte di Mosè sul monte era importante almeno quanto quella di Giosuè sulla pianura. Considerate il carattere e l'oggetto della vera preghiera

1. IL CARATTERE DELLA VERA PREGHIERA

1. Serietà. Che suono di veemente intensità risuona attraverso le parole dell'apostolo! Ecco un uomo che crede nella preghiera ed è molto ansioso di ottenerla. Sarebbe meraviglioso se alcune preghiere venissero esaudite. Quando la preghiera non tocca il cuore del supplicante, come può toccare il cuore di Dio? Una preghiera tiepida non può portare alcuna benedizione dal cielo perché è troppo debole anche per raggiungere il cielo

2. Spiritualità. Dobbiamo pregare nello Spirito. I nostri pensieri devono essere spirituali e dobbiamo cercare l'ispirazione dello Spirito di Dio per dare luce e vita alla nostra preghiera Romani 8:26

3. Indipendenza dalle circostanze ostacolanti. "In tutte le stagioni". La preghiera è sempre opportuna. Ma non sempre siamo inclini a pregare. Eppure, quando meno desideriamo pregare, la preghiera è la cosa più necessaria

4. Vigilando, affinché le nostre preghiere siano adeguate all'occasione, affinché possiamo discernere la risposta divina e possiamo essere spronati a una rinnovata serietà di fronte ai pericoli e alle necessità dei tempi

5. La preghiera sincera sarà la preghiera perseverante. È necessario, poiché a volte Dio ritarda la sua risposta per mettere alla prova la nostra fede

II GLI OGGETTI DELLA VERA PREGHIERA

1. A nome di tutti i santi. Dobbiamo pregare per tutta l'umanità, ma specialmente per coloro che sono della famiglia della fede. La fraternità cristiana va vista nella preghiera. La preghiera reciproca è il più grande vincolo di unione nella Chiesa

2. Per chiunque sia in difficoltà. San Paolo, l'"ambasciatore in catene", cerca le preghiere dei suoi amici. A Roma può trovare conforto nelle preghiere dei cristiani in Asia. Sarebbe bene se, invece di condannare il nostro fratello quando cade davanti alla tentazione, pregassimo per lui mentre è in essa

3. Per la diffusione del Vangelo. San Paolo non è tanto ansioso che si preghi per alleviare la sua dura prigionia e per essere liberato dalle mani dei suoi nemici, quanto che la grazia sia fedele e audace nella sua dichiarazione del mistero del vangelo, una nobile richiesta che dimentica di sé. Se la Chiesa in patria credesse di più nell'efficacia della preghiera e la praticasse più seriamente, il missionario all'estero avrebbe più successo nella sua opera. - W.F.A

19 E per me. Marco l' idea non sacerdotale; lungi dall'avere una riserva di grazia per tutti i Galati, Paolo aveva bisogno delle loro preghiere affinché, dall'unica riserva vivente, gli fosse data la grazia necessaria. Affinché mi sia data parola, all'apertura della mia bocca, per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo. Con tutta la sua pratica nella predicazione, sentiva che ogni esempio di retta espressione era un dono... "può essermi dato", specialmente quando erano coinvolte grandi questioni, "nell'apertura della mia bocca". Aprire la bocca denota un atto autorevole di insegnamento comp.; Matteo 5:2 In tali occasioni egli desiderava specialmente la franchezza, non la veemenza tempestosa, ma la serietà, l'intrepidezza nel far conoscere la destinazione del vangelo, un tempo segreto, ora destinato a tutti. Efesini 2 L'audacia era necessaria perché il messaggio era così odioso per alcuni e così spregevole per altri

Versetti 19, 20.-

Preghiera per un ambasciatore in obbligazioni

L'apostolo sente il bisogno delle preghiere dei santi, perché apprezza veramente la difficoltà e l'importanza del suo lavoro

IO LA BENEDIZIONE CHE CHIEDE. Non è una benedizione temporale, e nemmeno la liberazione dalla prigionia, che egli possa predicare più ampiamente il Vangelo. È semplicemente perché "gli sia data la possibilità di esprimersi" per predicare il mistero del Vangelo con franchezza. Ciò implica:

1 che il coraggio era necessario per la dichiarazione di un vangelo che era un'offesa per il mondo;

2 che anche un apostolo dipendeva da Dio per la semplice espressione

II UN DOPPIO ARGOMENTO PER RIVELARE UN INTERESSE AFFETTUOSO NELLE LORO PREGHIERE

"Per il quale sono ambasciatore in obbligazioni".

1. Era un ambasciatore. L'apostolo non dimentica mai la dignità del suo ufficio. Sa di essere il rappresentante di un grande Re, anche se è murato nelle prigioni romane. I ministri sono gli ambasciatori di Cristo. "Noi siamo ambasciatori di Cristo, come se Dio vi supplicasse per mezzo nostro; vi preghiamo in vece di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" 2Corinzi 5:20

2. Era un ambasciatore in obbligazioni. Gli ambasciatori dei sovrani terreni vengono con pompa e splendore. Le loro persone sono sacre e inviolabili; Toccarli è dichiarare guerra. Ma questo ambasciatore di Cristo è in prigione e afflitto. Coraggioso ambasciatore in titoli! Egli è degno delle preghiere dei santi. - T.C

20 Per il quale sono un ambasciatore in catene. In tal modo non solo fisicamente indifeso, ma in pericolo di essere sottomesso alla mansuetudine, l'effetto ordinario della prigionia, e quindi ridotto a uno spirito che non si addice al portatore di un grande messaggio del Re dei re. Che in esso - cioè, in materia di esso, del Vangelo - io possa parlare con franchezza, come dovrei parlare

21 Versetti 21, 22.-MISSIONE DI TICHICO

ma affinché anche voi sappiate le mie cose come me. Avendo fatto riferimento alla sua prigionia, pensò che fosse naturale che gli efesini desiderassero maggiori informazioni su di lui, su come avesse fatto o se la fosse cavata durante la sua prigionia

Tichico, il fratello amato e fedele ministro nel Signore

Non si sa nulla di più di lui se non che con Trofimo era un uomo, Atti 20:4 che accompagnò Paolo durante il viaggio dalla Macedonia all'Asia, e fu inviato da lui a varie Chiese Colossesi 4:7; 2Timoteo 4:12; Tito 3:12 Le due qualità per le quali è notato, l'amabilità e la fedeltà, non solo sono servite a imbalsamare il suo nome, ma mostrano che aveva molto del carattere di Paolo

Ti farà conoscere tutte le cose

Versetti 21, 22.-

Tichico

Molti uomini d'onore nella Bibbia hanno brevi biografie, ma sono molto espressive, Non si sa nient'altro di Tichico tranne che era un uomo dell'Asia. Ma vediamo qui che:

1. Si dedicò al servizio di Cristo Versetto 21

2. Fu fedele in quel servizio

3. Era il compagno di lavoro di altri uomini devoti

4. Con il suo spirito amorevole assicurò il loro amore

5. Era comprensivo, amichevole, di cuore tenero, adatto ad essere impiegato in una missione di conforto Versetto 22

6. La sua memoria continua imbalsamata e profumata per queste due qualità: fedeltà al suo padrone e benevola simpatia per i suoi fratelli uomini. La sua breve biografia è piena di istruzioni per i servi di Cristo. Era altruista, non mondano, poco ambizioso; sarebbe una benedizione per la Chiesa se la base dei suoi ministri indistinti e degli altri lavoratori fosse come lui. Dopo tutto, poche iscrizioni su una lapide sarebbero più desiderabili per il ministro di Cristo di questa: "Ha servito il suo Maestro e ha amato i suoi fratelli".

Versetti 21, 22.-

La missione di Tichico a Efeso

L'apostolo mostrò la sua affettuosa sollecitudine per la Chiesa di Efeso, non solo scrivendo loro un'epistola, ma inviando un ministro per informarli sulla sua condizione e sulle sue fatiche come prigioniero, e per confortare i loro cuori nelle varie prove. Era un grande segno d'amore e di fiducia mandare un messaggero così lontano, perché Efeso era a molte centinaia di miglia di distanza da Roma

IO , IL MESSAGGERO, ERO TICHICO. Sappiamo poco di lui, tranne ciò che è raccontato in diversi passi della Scrittura. "Tichico l'ho mandato a Efeso", 2Timoteo 4:12 probabilmente in riferimento a questa stessa missione. Era un asiatico, che rimase fedele all'apostolo in mezzo a molte diserzioni; Atti 20:4 "un fedele ministro nel Signore", nonché "un fratello diletto" dell'apostolo, uno che conosceva a fondo tutte le sue cose e che era del tutto in armonia con tutti i suoi scopi. Con quanta forza l'apostolo influenzò tutte le Chiese con i suoi messaggeri scelti! Riflettevano i suoi sentimenti, intensificavano l'impressione prodotta dal suo lavoro diretto, perpetuavano il rapporto cordiale che lo legava a tutte le Chiese

II IL DISEGNO DEL SUO VIAGGIO. Era duplice

1. Per far conoscere agli Efesini le sue circostanze come prigioniero a Roma. C'erano molte cose in quella prigionia che gli Efesini sarebbero stati ansiosi di sapere, oltre allo stato della sua salute e del suo spirito. Vorrebbero sapere di quali facilitazioni godesse ancora per garantire il suo lavoro, anche come prigioniero; come il Vangelo si stava diffondendo nella grande capitale del mondo; come il partito giudaico stava influenzando la sua legittima influenza come apostolo; e quali erano le prospettive della sua liberazione dalla prigione

2. Per confortare gli Efesini, non solo con minuziose informazioni orali riguardo a queste questioni, ma con le lezioni più elevate del vangelo. Come fedele ministro nel Signore, Tichico fu capace di rendere un grande servizio nello spiegare e nel far rispettare le lezioni dell'afflizione. È compito dei ministri confortare i cuori dei credenti che, sia ad Efeso che altrove, possono soffrire per la persecuzione, per le tentazioni di Satana, per la morte spirituale. È una cattiva condizione della Chiesa quando è senza tali consolatori. - T.C

Versetti 21-24.-

Affari dell'apostolo

1. Perché non entra in loro. "Ma affinché anche voi sappiate le mie cose, come faccio io, Tichico... ti farà conoscere ogni cosa". Sapeva che sarebbero stati ansiosi di avere un resoconto dei suoi affari. Avrebbe dato loro un resoconto scritto se non fosse stato per il fatto che Tichico, il latore della sua lettera per loro, sarebbe stato in grado di dare loro e anche ad altri, è implicito un resoconto più dettagliato con il passaparola. Abbiamo già notato l'assenza del personale in questa Epistola cattolica. L'unica eccezione è l'introduzione del nome di Tichico, che viene introdotto per spiegare l'assenza di dettagli su di lui. Nell'Epistola ai Colossesi, insieme allo stesso riferimento a Tichico, ci sono numerosi saluti

2. Favorisce l'ipotesi che si tratti di una lettera circolare destinata a un cerchio di cui Efeso era il centro, che nessuna sia congiunta con l'apostolo nell'inviare saluti l'apostolo da solo può essere stato conosciuto da tutte le Chiese, e nessuna sia individuata come oggetto speciale per il saluto come nell'unica Chiesa di Colosse

3. Qualifiche di Tichico. "Il fratello diletto e fedele ministro nel Signore". In Atti 20:4, è classificato come asiatico. Se non apparteneva, quindi, alla stessa città Trofimo a lui associato era un efeso apparteneva alla stessa provincia, a coloro ai quali trasmetteva la lettera. Più importante del suo paese era il suo carattere cristiano, per il quale l'apostolo garantisce. Egli limita la sua considerazione alla sfera cristiana dove Cristo nomina e anima, e, all'interno di quella sfera, Tichico era sia un fratello amato che un ministro fedele. Aveva quelle qualità di cuore che gli univano gli uomini, un elemento importante in una missione, aveva anche quelle qualità di coscienza che, come lo rendevano adatto ad essere affidato al Vangelo, lo rendevano anche adatto al servizio speciale che gli era richiesto

4. Dichiarazione definitiva dell'oggetto della sua missione. "Io vi ho mandato proprio per questo scopo, affinché conosciate la nostra condizione e confortiate i vostri cuori". Un servitore della Chiesa, egli era, in prima istanza; ma fu mandato da Paolo per questo incarico speciale. Non doveva solo comunicare loro informazioni riguardo a Paolo, ma anche riguardo ai suoi compagni a Roma. Mediante ciò che comunicava, confortava i loro cuori. Per l'esatta portata di ciò non ci resta che congetturare. Avrebbe potuto dire loro che la salute di Paolo e di un compagno di prigionia come Aristarco non soffriva a causa della loro prigionia. Potrebbe essere in grado di riferire che non solo Paolo, ma tutti loro, rimanevano saldi nella fede di Cristo. Potrebbe essere in grado di annunciare una maggiore libertà nella predicazione del vangelo. Egli potrebbe specialmente essere in grado con il fervore apostolico comunicato di riferire la predicazione di Paolo, e di presentare lui stesso il vangelo come mezzo di conforto

DOPPIA BENEDIZIONE

1. Prima benedizione. "Pace ai fratelli e amore con fede, da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo". La fonte da cui si invoca la benedizione è come all'inizio dell'epistola Dio Padre e il Signore Gesù Cristo. Lì è data sia la Prima Causa che la Seconda Causa. Spetta a Dio Padre a chi può appartenere più di Lui? benedire i suoi figli. Cristo è la Causa Seconda, per mezzo della quale Dio ha creato i mondi, per mezzo della quale ha anche redento e benedetto il suo popolo. Egli è, quindi, invocato anche come Fonte di benedizione

1 Prima benedizione. "Pace ai fratelli". Dobbiamo intendere qui la "pace", come all'inizio dell'Epistola, nel senso di libertà dall'inquietudine, come essere sotto l'amorevole cura di Dio. Può significare la libertà dalla persecuzione, se Dio lo ha amorevolmente predisposto. Può anche significare libertà dai dissensi interni, se Dio ritiene opportuno concederlo. C'è una limitazione nell'ambito della benedizione rispetto al linguaggio della benedizione successiva. Non dobbiamo intenderlo come pace per tutta la Chiesa di Cristo, ma piuttosto pace per i fratelli ai quali, a loro volta, l'Epistola doveva essere inviata

2 Seconda benedizione. "E amare con fede". L'apostolo come ha sempre fatto presuppone la fede, ma non come una quantità fissa. Piuttosto, egli lo invoca nei suoi gradi più alti e, allo stesso tempo, invoca l'amore come suo concomitante. L'amore non rimanga indietro, ma tenga il passo con la fede. Se ci rivolgiamo con fede a Dio come nostro Padre e a Cristo come nostro Salvatore, dobbiamo anche rivolgerci affettuosamente ai fratelli. Che ci sia l'amore in tutta la sua bellezza per manifestare la realtà e l'attività della nostra fede

2. Seconda benedizione. "La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro Gesù Cristo in incorruttibilità". La benedizione. "Grazia." Questo deve essere inteso come in altri luoghi. Che ci sia il fluimento della compassione divina. Che ci sia ogni manifestazione appropriata del favore divino. La portata della benedizione. Per quanto riguarda la sua forma, è cattolica. Esclude l'egoismo e le gelosie confessionali, e abbraccia l'intero cerchio che Cristo riconosce. Per quanto riguarda la questione, ci sono due cose che vengono sottolineate

1 La grande caratteristica del cristiano è l'amore per il Signore Gesù Cristo. Il cristiano è colui che interpellato dal Salvatore può dire con Pietro: "Signore, tu conosci ogni cosa; tu sai che ti amo". L'affetto che Dio ha messo nella natura del figlio, del genitore, tale nel suo carattere personale, nella sua tenerezza, nella sua forza deve essere il nostro affetto per Cristo. Un affetto virtuoso distinto dall'affetto naturale che abbiamo verso i fratelli, purificato ed elevato, deve essere il nostro affetto verso il Maestro. Il fondamento dell'affetto virtuoso è la bontà morale, e specialmente una forma di essa, vale a dire. santa benevolenza. Amiamo un uomo che, oltre ad essere coscienzioso, è pieno di buona volontà universale. Cantici amiamo Cristo perché con ogni dovere è la perfezione di ogni altruismo e benevolenza verso gli uomini. Nel valutare il suo carattere come oggetto del nostro amore dobbiamo tener conto del suo rango nell'universo, cioè che era il Figlio di Dio. Se un re e uno dei suoi sudditi entrassero volontariamente in schiavitù allo scopo di riscattare il loro paese, il sacrificio sarebbe considerato maggiore da parte del re che da parte del suo suddito. Potrebbe esserci lo stesso patriottismo; ma c'è qualcosa da attribuire al rango. Cantici tutto ciò che Cristo è stato e ha fatto è accresciuto in proporzione all'altezza da cui è disceso. Non era semplicemente l'amore per l'uomo in una posizione umana, ma l'amore che ha fatto una discesa infinita per ardere nell'anima umana di Cristo. Dobbiamo anche tenere conto della funzione pubblica in cui ha agito. Non stava dando l'aiuto che noi personalmente possiamo darci gli uni gli altri. Ma egli era il Cristo, il Rappresentante costituito di tutto il genere umano. Aveva tutti i nostri interessi nelle sue mani. Il suo carattere viene fuori in tutta la sua vita. Egli dimostrò una benevolenza universale: "Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori". Era chiamato l'Amico dei peccatori. Amava gli uomini al di là del loro ambiente esteriore e delle loro capacità naturali; Li amava come peccatori bisognosi di salvezza. Soprattutto il suo personaggio viene fuori alla fine. Egli è andato soffrendo il deserto del peccato sotto quello che si chiama il nascondiglio del volto del Padre. E non fu solo l'intrepida fiducia in Dio, ma l'inestinguibile amore per gli uomini, che lo sostenne lì. Egli è sceso per noi negli abissi più bassi per esperienza i più terribili, per portarci con sé verso le vette

2 Un elemento indispensabile è indicato nel nostro amore per Cristo. "In incorruttibilità". C'è un amore spurio per Cristo, che si fonda sulle sue sofferenze senza riferimento al loro significato spirituale. "Ho pianto quando le acque sono passate sulla sua anima". Tale amore, come non è ben fondato, lo è anche transitorio. Il pensiero culminante di questa grande Epistola cattolica è che il nostro amore per Cristo è avere un'immortalità, un'incorruttibilità. Come c'era un principio immortale nel suo amore per noi, così ci deve essere un principio immortale nel nostro amore per lui. Ne avrà, in quanto si fonda sulla vera eccellenza di Cristo. Quanto più pura e chiara è la nostra concezione della sua trascendente benevolenza e beneficenza, tanto più il nostro amore avrà di una bellezza immortale e sempre dispiegata.

Versetti 21-24.-

Tipi di virtù trascendenti

"Ma affinché anche voi sappiate", ecc. In questi versetti abbiamo tre tipi di virtù trascendenti: un tipo di amicizia elevata, un tipo di benevolenza spirituale e un tipo di cattolicità cristiana

IO UN TIPO DI AMICIZIA ELEVATA. Paolo qui fa due cose che mostrano la purezza e il valore della sua amicizia

1. Presenta un uomo nobile ai suoi amici. Alcuni sono molto ansiosi di tenere per sé i loro amici e, se possibile, di monopolizzare i loro pensieri e i loro cuori; e altri, se presentano un amico, solo quelli di tipo inferiore. Paolo presenta Tichico, "un fratello diletto e ministro fedele". Non puoi conferire un beneficio più grande ai tuoi amici che raccomandare alla loro fiducia un uomo nobile; Il dono di un tale uomo a loro è più prezioso dei possedimenti signorili o dei regni potenti

2. Introduce un uomo nobile alla loro amicizia interamente a proprio vantaggio. Ci sono quelli che presentano gli uomini ai loro amici per il gusto di ottenere qualcosa per loro, ma non è così in questo caso. Paolo non chiede loro di fare nulla per Tichico; né chiede loro di inviargli alcun favore per mezzo di Tichico. Egli manda Tichico a servirli in due modi

1 Per soddisfare le loro ansie come amici. Naturalmente sarebbero ansiosi di sapere qualcosa sugli "affari" dell'uomo che visse e lavorò nella loro città per tre anni, e al cui collo caddero in lacrime i loro padri quando disse loro addio. Vorrebbero sapere come se la passò questo loro padre in Cristo, ora prigioniero a Roma. Per soddisfare il desiderio naturale dei loro cuori, ora manda Tichico; Avrebbe raccontato a tutti loro. Mi sarebbe piaciuto vedere Tichico consegnare questa lettera, e aver ascoltato le mille domande ansiose

2 Promuovere la loro felicità come cristiani. "E per confortare i vostri cuori" Paolo conosceva bene le prove a cui era esposta la Chiesa di Efeso, sia da parte degli ebrei che dei pagani. Sapeva che volevano conforto. La lettera che inviò era piena di pensieri confortanti, ed egli sapeva che un fratello amorevole come Tichico avrebbe applicato abilmente ed efficacemente il balsamo guaritore. Ecco che...

II UN TIPO DI BENEVOLENZA SPIRITUALE. Il cuore di Paolo si spegne in auguri. E che cosa desiderava egli per i suoi fratelli di Efeso? Nessun favore secondario, ma le più alte benedizioni di Dio Padre e del suo benedetto Figlio

1. La pace divina. "Pace ai fratelli". Marco, da dove viene la pace: "Da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo". C'è una pace che non viene da quella fonte, una pace che viene dal diavolo, un ristagno morale dell'anima, qualcosa come la quiete di quell'atmosfera torbida che nutre e preannuncia i tuoni, i fulmini e gli uragani che seminano devastazione per mare e per terra. La pace di Dio è:

1. La pace di una coscienza che approva

2. Pace di sicurezza consapevole

3. La pace degli affetti concordi

4. Pace delle attività armoniose

5. Una congiunzione di amore e fede. "Amate con fede". C'è un amore e anche una fede che non sono del Cielo. L'amore divino e la fede sono sempre uniti in un uomo buono. La fede divina "opera per amore", opera per amore come l'operaio lavora per il sole. Queste sono le benedizioni che la benevolenza spirituale desidera per gli uomini, e sono in verità i germi di ogni bene. Dammi questi, e non ne voglio più. Da essi fiorirà il mio Paradiso; Sono le nebulose che un giorno mi circonderanno con il più luminoso dei cieli. Date alla razza tutto questo, e presto tutti i crimini, le sofferenze, le discordie, le miserie, cesseranno

III UN TIPO DI CATTOLICITÀ CRISTIANA. "La grazia sia con tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù": amatelo puramente, amatelo realmente, amatelo come deve essere amato. Ovunque si trovino, in qualsiasi paese, di qualsiasi tribù o regno, felicità per loro. Il linguaggio delle sette moderne è: Grazia a tutti coloro che sono Battisti, Metodisti, Indipendenti, Episcopaliani, ecc. Il linguaggio della vera cattolicità cristiana è: "Grazia a tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo", di tutti i credi o di nessun credo, Chiese o nessuna Chiesa

CONCLUSIONE. Qui si concludono le nostre riflessioni su questa meravigliosa Epistola. La nostra passeggiata attraverso questa sezione del grande giardino della verità, i cui aromi hanno rinfrescato, la cui bellezza ha incantato e i cui oggetti hanno sfidato i nostri pensieri e suscitato la nostra devota ammirazione, è ora terminata. Se gli altri seguiranno le nostre orme con occhi più acuti e sensi più fini, più inclini a scoprire il bello e il buono, saranno in grado di scoprire da soli, e rivelare agli altri, molto più di quanto abbiamo fatto noi. Quando abbiamo iniziato il nostro cammino avevamo paura di incontrare alcuni di quei cupi dogmi calviniani che certi teologi ci hanno assicurato essere lì, ma non abbiamo mai incontrato la loro ombra. Non ci sono erbacce teologiche e cardi qui. Tutto è libero e fresco come la natura, adatto all'anima umana come la luce agli occhi e il respiro ai polmoni.

OMELIE di W.F. Adeney Versetti 1-4.-

Bambini e genitori

Il cristianesimo purifica ed eleva la vita familiare. È sommamente naturale, ordinato e ragionevole nel trattare gli affari interni. Nel Nuovo Testamento incontriamo frequenti allusioni alle famiglie e alle famiglie. L'ordine e la salute della casa sono chiaramente riconosciuti come di primaria importanza. Ciò si vede nel trattamento delle relazioni parentali

I DOVERI DEI FIGLI VERSO I GENITORI

1. I doveri

1 Obbedienza. Una condizione di sottomissione è necessaria e giusta per l'infanzia. Ai bambini deve essere insegnato a riverire un'autorità al di sopra di loro e a cedere la loro volontà a una volontà superiore. Così viene instillato il primo principio di quella che, dopo la vita, deve essere la relazione fondamentale con Dio. I bambini dovrebbero obbedire, per il gusto stesso dell'obbedienza, a ordini per i quali al momento non vedono alcuna ragione e dai quali non possono prevedere buoni risultati. Ma c'è un limite all'obbedienza. "Obbedisci ai tuoi genitori nel Signore". Quando i genitori comandano ciò che è chiaramente contrario alla volontà di Cristo, la disobbedienza diventa un dovere

2 Onore. Non basta obbedire nei fatti, l'amore e la riverenza devono essere trovati nel cuore dei bambini. È molto dannoso per i bambini perdere il rispetto per i loro genitori. Essi stessi sono degradati quando questo è il caso

2. I motivi per i quali tali obblighi nei confronti dei genitori sono fatti rispettare

1 È giusto. Questo viene prima di tutto. È un appello alla coscienza. Nessuna ubbidienza o onore può valere quando solo motivi bassi ed egoistici spingono ad assolvere il dovere filiale

2 È redditizio. A lungo andare, il principio che sta alla base dell'antica promessa del quinto comandamento è abbondantemente esemplificato. La vita familiare è la radice dell'ordine sociale. Quando questo è corrotto, sarà sconvolto. Le buone abitudini domestiche sono le salvaguardie del miglior tipo di conservatorismo. Le rivoluzioni più spaventose sono quelle che iniziano nel focolare familiare

II I DOVERI DEI GENITORI VERSO I FIGLI. Il rapporto familiare è reciproco, così come i doveri dei genitori e dei figli. È molto irragionevole aspettarsi che i figli adempiano la loro parte di doveri domestici se i genitori, che hanno una conoscenza e un'esperienza molto più grandi e il cui esempio è l'istruttore più potente dei loro figli, falliscono nel loro. Per i severi padri romani la visione cristiana del dovere dei genitori era nuova Anche ora è troppo poco considerata

1. Il dazio negativo. "Non provocare ad ira i tuoi figli". Pur applicando rigorosamente i comandi necessari, i genitori dovrebbero stare molto attenti a non far gravare sui figli pesi inutili. L'obbedienza è già abbastanza difficile nelle migliori circostanze. Specialmente è desiderabile non provocare l'irritazione infantile con maniere frettolose e dure, quando un metodo più saggio e più gentile potrebbe essere più efficace per assicurarsi l'ubbidienza e il rispetto

2. Il dazio positivo. "Nutriteli nel castigo e nell'ammonimento del Signore". Il genitore è il tutore spirituale dei suoi figli. Non può delegare ad un altro la responsabilità di cui Dio un giorno gli chiederà conto. Nel prendersi cura della salute, della felicità e delle prospettive mondane dei loro figli, ecc., i genitori sono spesso meno ansiosi riguardo al punto più essenziale, il benessere spirituale della loro famiglia. Si ricordi che il primo requisito per addestrare i figli a Cristo è che i genitori siano essi stessi suoi discepoli. - W.F.A

22 Io vi ho mandato proprio per questo, affinché conosciate la nostra condizione e confortiate i vostri cuori. Questo serve a spiegare l'assenza di ricordi personali, allusioni e messaggi nell'Epistola. Tichico, che aveva tutta la sua fiducia, raccontava loro tutto a voce. Le parole conclusive mostrano che Paolo non fu per soddisfare alcun semplice sentimento personale che Paolo comandò a Tichico di fare questa comunicazione; Ma sapendo quanto provassero per lui, credeva che sarebbe stato di conforto sapere come se la cavava. Per i pagani l'idea della prigionia era sempre dolorosa e terribile; era bene che imparassero come i cristiani potevano gloriarsi nelle tribolazioni Romani 5:3 Tichico, il fratello diletto, era evidentemente adatto ad applicare agli Efesini questa confortante veduta del suo stato

23 Versetti 23, 24.-BENEDIZIONE DI CHIUSURA

Pace ai fratelli. C'è una doppia invocazione di benedizione: ai fratelli e a tutti coloro che amano il Signore. "I fratelli" deve significare i membri della Chiesa a cui ci si rivolge, con particolare riferimento all'amalgama in un solo corpo di Giudei e Gentili, o all'unica famiglia in cui erano fratelli, La pace è l'eco di Efesini 1:2, e denota il desiderio dell'apostolo per la continuazione tra loro della pace con Dio alla quale erano stati ammessi, così come la prevalenza della pace in tutti i sensi. E amare con fede. "L'amore" nel senso più ampio del termine Efesini 3:17,19 è l'amore di Cristo per loro, il loro amore per Cristo e il loro amore reciproco; e l'amore è unito alla fede, perché la fede è la compagna dell'amore, sono in relazione più stretta l'uno con l'altro. La fede in Cristo lo accoglie così come gli viene offerto, in tutto il suo amore e la sua bontà; vede il suo volto amorevole e si trasforma nella stessa immagine. Da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo comp. Efesini 1:2

Versetti 23, 24.-

La benedizione

Le ultime gocce dell'Epistola sono della rugiada del cielo

I LA BENEDIZIONE PER I FRATELLI

1. Il suo contenuto

1. Pace

2. Amore

3. Fede

4. La sua fonte. "Dio Padre e il Signore Gesù Cristo".

II LA BENEDIZIONE PER TUTTA LA CHIESA. La grazia, somma e sostanza dell'Epistola, "l'Epistola della grazia". Con questo ha cominciato, con quello finisce. Ma la parola è molto più ricca dopo l'esposizione dell'Epistola. È stato collegato con due eternità, passata e futura. E con l'infinità dei tre uno Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, l'anima del lettore è stata esercitata e ampliata fino alla sua massima estensione, nel tentativo di comprenderla; Ma è incomprensibile. E ora, con tutta questa pienezza di significato aggiunta, ricade sul capo di tutti coloro che amano il Signore Gesù in incorruttibilità. Questo tesoro, moltiplicato, approfondito, allungato, innalzato all'infinito, invoco su di voi, dice l'apostolo, nel nome di Dio. Privilegio benedetto del ministro che può farlo. Profonda responsabilità delle persone a cui viene fatta. Grande importanza della benedizione di chiusura nel servizio pubblico; tendenza a pensarlo come una mera forma di chiusura. Contiene l'essenza stessa di ogni benedizione. Sia ricevuto con riverenza, meditato seriamente, accettato con gioia

Versetti 23, 24.-

Doppia benedizione apostolica

L'apostolo termina l'Epistola con una benedizione rivolta prima ai fratelli di Efeso e poi a tutti i veri amanti del Signore Gesù Cristo

I BENEDIZIONE ALLA FRATELLANZA

1. Pace. Non si tratta di semplice concordia - "la pace alla quale furono chiamati in un solo corpo" - ma di tutto ciò che è implicito nel favore di Dio, riposo dello spirito sotto l'aspersione del sangue di Cristo, flusso continuo di benedizioni spirituali

2. Ama con fede. Cioè, un amore unito alla fede, non l'amore e la fede come due benedizioni distinte. La loro fede era un fatto realmente esistente; L'Apostolo volle che vi fosse l'amore, come caratteristica e scopritore della fede

3. La piena benedizione è attribuita a Dio Padre e al Signore Gesù Cristo. Tutte le grazie scaturiscono dal Padre e dal Figlio nella potenza dello Spirito Santo, perché Dio Padre è insieme il Dio della pace e il Dio dell'amore, e Gesù è la nostra stessa Pace, nel quale c'è pienezza di grazia e di amore

II BENEDIZIONE A TUTTI I VERI AMANTI DI CRISTO. L'Epistola si conclude, così come inizia, con la grazia e la pace. L'apostolo implora il favore di Dio su tutti coloro che amano Cristo con sincerità

1. Cristo è degno del nostro amore. Egli dovrebbe essere l'Oggetto supremo del nostro amore, a causa della bellezza del suo carattere, a causa del suo amore sconfinato per il suo popolo, a causa della sua opera come nostro Mediatore

2. L'amore di Cristo è una prova della nostra religione. Colui che lo ama ha trovato grazia agli occhi di Dio e si ergerà in alto nel favore divino. Se non lo amiamo, siamo anatema; perché non amiamo Dio, non amiamo l'uomo, non amiamo noi stessi. Se lo amiamo, abbiamo la grazia dello Spirito, e apprezzeremo il suo vangelo, la sua Parola, la sua causa, il suo popolo, e gioiremo alla sua presenza

3. L'amore deve essere sincero, libero da quegli elementi di decadenza o cambiamento che ne opererebbero la distruzione. Deve essere senza ipocrisia, non solo a parole, ma con i fatti e nella verità

4. L'apostolo augura grazia a tutti questi amanti di Cristo, affinché possano avere nuove scoperte del suo amore, un godimento più pieno della sua persona e una maggiore provvista di tutti i doni spirituali. Amen. - T.C

24 Egli conceda grazia a tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo nell'incorruttibilità. Come la grazia fu la prima parola, così è l'ultima, cfr. Efesini 1:2 non per denotare qualcosa di essenzialmente diverso dalle benedizioni invocate nel versetto precedente, ma per varietà, e affinché la parola preferita possa essere, sia qui che prima, al posto di preminenza. L'espressione è particolare: amare il Signore Gesù Cristo ejn ajkaqarsia. La parola denota, specialmente nell'uso di Paolo, ciò che è immutabile e permanente. L'amore che contraddistingue i veri cristiani non è un bagliore passeggero, come la nuvola mattutina e la rugiada mattutina, ma un'emozione duratura. In nessun luogo possiamo avere un'idea più vivida di questo amore incorruttibile che nei versetti finali di Romani 8, "Sono persuaso che né la morte né la vita", ecc

Le note di un vero cristiano

Questa benedizione differisce dalle benedizioni con cui tutte le altre Epistole di San Paolo si chiudono sotto un aspetto, cioè, mentre in ogni altra occasione si usa la seconda persona, qui la benedizione è descritta in terza persona. Altrove leggiamo: "Grazia a voi", ecc. Qui e qui solo leggiamo: "La grazia sia con tutti loro", ecc. Questa variazione è in linea con il carattere cattolico dell'intera Epistola, che si preoccupa molto dell'unità della Chiesa. È un rimprovero alla ristrettezza dei cristiani che si preoccupano solo della prosperità della propria comunità, e si sforzano persino di conquistare aderenti di altre denominazioni cristiane o considerano la prosperità delle congregazioni vicine con la gelosia di un commerciante per un negoziante rivale. Quanto è miseramente basso, gozzo, mondano e non simile a Cristo il cristianesimo competitivo dei nostri giorni! San Paolo prega per una benedizione su tutti i veri cristiani. Così facendo descrive il carattere essenziale di tali uomini: essi "amano il nostro Signore Gesù Cristo in incorruttibilità". La questione è stata così tanto abusata e fraintesa che è altrettanto importante sottolineare ciò che non è necessario quanto ciò che è necessario

QUALI COSE NON SONO NECESSARIE NEGLI UOMINI AFFINCHÉ POSSANO ESSERE CONSIDERATI VERI CRISTIANI

1. Distintivi esterni di unità. Non abbiamo bisogno di parlare lo stesso shibboleth, praticare le stesse abitudini esterne, ecc. Il test è interno

2. Accordo nell'opinione teologica. Gli uomini possono amare il Signore Gesù Cristo mentre differiscono profondamente su molti punti della dottrina

3. Uniformità del rituale. L'amore può esprimersi in varie voci, dagli alleluia urlanti di una folla di revivalisti di strada all'elaborato inno di un coro di una cattedrale. Se c'è l'amore, abbiamo tutto ciò che è essenziale

4. Unità dell'ordine ecclesiastico. Un uguale amore per Cristo si può trovare nelle Chiese che osservano la più grande varietà di disciplina. L'orgoglioso fanatismo dell'ortodossia dovrà essere grandemente umiliato quando molti settari disprezzati dimostreranno il loro diritto a un posto più alto nel banchetto nuziale perché hanno posseduto un amore più caloroso per il loro Signore

II CIÒ CHE È RICHIESTO IN TUTTE LE PERSONE CHE DEVONO ESSERE CONSIDERATE COME VERI CRISTIANI. Per "lasciare il nostro Signore Gesù Cristo nell'incorruttibilità".

1. Il primo elemento essenziale è l'attaccamento personale a Cristo. Il nostro assenso a un credo, l'esecuzione diligente degli esercizi devozionali e la connessione con una comunità ecclesiale non contano nulla se non siamo in relazione vivente con Cristo. Che cosa pensate di Gesù? Come lo considera l'affetto della tua anima? Queste sono le domande principali

2. Questo attaccamento deve essere un attaccamento d' amore. Una fredda devozione al dovere coscienzioso ma spietato non sarà sufficiente. Fortunatamente, Cristo ispira amore nei suoi discepoli con la sua meravigliosa amabilità, il suo amore per loro, il suo grande sacrificio di se stesso

3. Questo amore deve essere incorrotto. Un amore corrotto è un amore che viene abbassato da pensieri egoistici. Se amiamo solo per quello che siamo, ricevere il nostro amore è, ovviamente, inutile. Se, quindi, ci rivolgiamo a Cristo solo nell'egoistica ansietà di essere liberati dai guai per assicurarci certi benefici, se questo è il segreto del nostro apparente calore di devozione, la cosa è una presa in giro. Amano con incorruttibilità coloro che amano in modo puro, senza riserve, semplicemente. L'idea implica anche una permanenza della devozione. Non si tratta di una semplice emozione passeggera, suscitata, forse, da un inno sentimentale, ma di un affetto profondo e forte che dura più a lungo del tempo e persiste in tutti i nostri diversi stati d'animo, e si manifesta nell'azione e, quando l'occasione lo richiede, nel sacrificio.

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Illustratore biblico:

Efesini 6

1 CAPITOLO 6

Efesini 6:1-4

Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto.-

Genitori e figli:

(I.) Doveri dei figli nei confronti dei genitori

(1.) I figli devono ai loro genitori un affetto e una considerazione interiori. La loro obbedienza dovrebbe scaturire dall'amore, dalla gratitudine e dalla stima

(2.) I figli devono onorare i loro genitori con segni di rispetto esteriori

(3.) I figli devono obbedire ai giusti comandi dei loro genitori

(4.) I figli non solo devono obbedire agli espliciti comandi dei genitori mentre sono sotto la loro autorità, ma devono ricevere con decoroso e umile riguardo le istruzioni, i consigli e i rimproveri che possono ritenere opportuno comunicare in seguito

(5) I figli ricordino e, se ce n'è l'occasione, ricompensino anche i favori ricevuti dai genitori

(II.) Doveri dei genitori nei confronti dei figli

(1.) I genitori devono istruire i loro figli nelle dottrine e nei doveri della religione

(2) I genitori non devono accontentarsi di dare ai loro figli buone istruzioni; ma si sforzano, con argomenti, esortazioni e rimproveri, di formare la loro vita secondo le loro istruzioni

(3.) I genitori devono regolare i divertimenti dei loro figli

(4.) I genitori dovrebbero mantenere l'adorazione di Dio nelle loro case

(5.) Lascia che i genitori diano il buon esempio ai loro figli in tutto. (J. Lathrop, D.D.)

Bambini cristiani:

(I.) Il precetto

(1.) Osserva le persone a cui è rivolto il comandamento: i "bambini". 2. Osservate ciò che è comandato come dovere speciale dei figli in riferimento ai genitori: "obbedire" e "onorare". 3. La limitazione del precetto: "nel Signore". La fortezza del genitore è qui, quando dice: "Devo averti obbediente, perché sono responsabile davanti a Dio per il fatto che tu lo sia". E il forte incoraggiamento del bambino è nello stesso pensiero: "Ubbidendo ai miei genitori, faccio ciò che è gradito a Dio, e lo faccio perché il Signore me lo ordina".

(II.) La sanzione

(1.) Obbedire ai genitori è giusto.

(1) La loro età, esperienza, conoscenza, li autorizza all'obbedienza dei loro figli.

(2) L'amore dovrebbe spingere i figli a ubbidire ai genitori

(2.) C'è una promessa annessa all'obbedienza. Dio si impegna a dare la Sua benedizione. (James Cohen, M.A.)

I nostri padri e le nostre madri: - Ora questo breve testo è un messaggio per noi sul nostro dovere verso di loro

(I.) Nota a chi devi obbedire e onorare. I tuoi "genitori", il tuo "padre e tua madre".

(II.) Che cosa significa onorarli e obbedire loro

(1.) Dobbiamo rispettarli e riverirli. Dovremmo considerarli come coloro al cui amore e governo Dio stesso ci ha affidati. Ho letto di due figli che hanno salvato i loro anziani genitori sacrificando tutto ciò che possedevano e a rischio della propria vita. La città era in fiamme, e loro erano nel mezzo di essa; avevano l'oro in cantina e i piatti nell'armadio; ma uno prese il padre sulle spalle e l'altro la madre, e corsero per le strade roventi e le case cadenti, finché furono fuori dalle mura! Quei ragazzi amavano i loro genitori con un amore perfetto. Com'è diverso per i miserabili pagani che lasciano perire i loro vecchi padri e le loro vecchie madri! Il signor Moffat, un missionario africano, trovò una povera donna sotto un albero; Era un semplice scheletro e i lupi assetati di sangue ululavano intorno a lei! Ha detto che i suoi figli si erano stancati di lei perché era malata; Erano stati via alcuni giorni, e lei doveva sedersi lì fino alla morte

(2.) Onorare e obbedire ai nostri genitori significa che dobbiamo fare tutto ciò che li rende felici, anche se essi non ce lo impongono

(3.) Onorarli e obbedire significa che dobbiamo fare tutto ciò che ci dicono. I loro comandi devono essere leggi per noi. Un soldato riceve l'ordine di fare questo e quello dal suo ufficiale: può essere di portare una lettera attraverso il paese del nemico, può essere di prendere il posto di un compagno che è stato appena colpito da un colpo di pistola, ma sa che non può esitare un momento; Se si fosse rifiutato, il suo carattere di soldato sarebbe scomparso e sarebbe stato espulso dall'esercito. Ma quale diritto ha un ufficiale su un soldato, rispetto a quello di un genitore su un figlio?

(III.) Fino a che punto dobbiamo onorare e obbedire ai nostri genitori (vedere Colossesi 3:20. Dobbiamo obbedire ai nostri genitori in tutto, nella misura in cui i loro comandi concordano con quelli di Dio, e non oltre; Se ci chiedessero di rubare, mentire, imbrogliare o fare qualcosa di sbagliato, non saremmo chiamati a obbedire a loro. Ma, cari figli, è improbabile che i vostri amati genitori vi chiederanno mai di fare qualcosa del genere; e in tutti gli altri casi sei tenuto a obbedire loro. Insisto su quel "tutti", perché molti ragazzi e ragazze sceglieranno e sceglieranno tra i doveri come farebbero tra le mele; faranno ciò che è facile e piacevole per loro. Ora, mi sembra che le cose difficili siano solo la prova dell'obbedienza. Alcune cose non sono affatto un test. Supponiamo che un padre dica a suo figlio: "Corri a comprarti una dozzina di crostate di lamponi"; non un ragazzo su cento che non corresse al negozio più in fretta che le sue gambe potevano portarlo; Ma nonostante tutto ciò, poteva essere un ragazzo disobbediente nel cuore. Ora, mettiamolo alla prova di nuovo; «Smetti di giocare e porta questo biglietto dal dottore per me». Guardatelo ora! Finge di non sentire, o lo addolora al fratello minore, o va su tutte le furie, o dice apertamente: "Padre, non posso". Ma se, invece di questo, gridasse subito: "Padre, sarò pronto in un minuto", e si infilasse la giacca, e se ne andasse saltellando per la strada con una faccia sorridente, lo segnerei nel mio portafoglio come un ragazzo completamente obbediente

(IV.) Perché devi onorarli e obbedire loro

(1.) Perché Dio ci ha detto di farlo. E Dio è così saggio e buono che qualsiasi cosa ci ordini di fare dovrebbe essere fatta senza esitazione; Il suo comando e la nostra obbedienza ad esso dovrebbero susseguirsi l'un l'altro con la stessa rapidità con cui il tuono segue il lampo

(2.) Perché dobbiamo, sotto Dio, la nostra esistenza a loro

(3.) Perché sono i nostri superiori. Se, appena nasciti, fossimo forti e saggi come loro; Allora sarebbe diverso: ce la caveremmo da soli: ma guardate com'è. Veniamo al mondo la più indifesa delle creature, molto più indifesa di un agnello, perché può stare in piedi da solo, molto più indifesa di un pollo, perché può procurarsi il proprio cibo. Eccoci lì, incapaci di fare una sola cosa per noi stessi; non sappiamo assolutamente nulla; Non abbiamo una particella di esperienza! Quando un ragazzo sale su una barca per la prima volta, tutto gli è strano. Che cosa dovremmo pensare di lui se dichiarasse che sarebbe partito per la Nuova Zelanda, così com'era? Dovremmo gridare: "Sei pazzo!". Ma se si fosse imbarcato su una grande nave sotto un capitano provato e abile, allora non ci sarebbe stato alcun pericolo. Ora, i nostri genitori sono capitani provati e abili; hanno navigato sull'oceano agitato della vita in molte direzioni; capiscono tutto dei suoi venti, delle sue maree e delle sue correnti; hanno scandagliato qui, e ancorato là; Hanno segnato rocce in un punto e secche in un altro, e vortici in un altro. Hanno percorso per anni la pericolosa strada della vita; hanno imparato le giuste svolte e le migliori locande; conoscono i luoghi dove si annidano i ladri e si aggirano le bestie feroci; sanno quali frutti possono essere mangiati e quali sono velenosi; sanno chi sono compagni sicuri e chi trarrà in travia: in altre parole, avendo letto così tanto, e ascoltato tanto, e visto tanto, e sofferto tanto, sono in grado di guidarci; possono dirci come evitare ciò che è dannoso e come proteggere ciò che è prezioso; Possono addestrarci "nella via per la quale dobbiamo andare". 4. Perché sono i nostri amici più cari e più cari

(5.) Perché ci farà bene. È il "primo comandamento con promessa"; e la promessa è: "I tuoi giorni saranno lunghi nel paese che l'Eterno, il tuo Dio, ti dà". Senza dubbio questo si riferiva più particolarmente ai bambini ebrei, perché, come abbiamo visto, quelli di loro che erano disubbidienti venivano lapidati a morte, e quindi i loro giorni erano brevi nel paese; mentre quelli di loro che erano obbedienti continuavano a vivere. Ma molti cristiani pensano che questa promessa sia ancora adempiuta per i figli e le figlie obbedienti. E, di fatto, vivono più a lungo. Poiché i figli disubbidienti cadono presto nelle vie malvagie e tra compagni malvagi, e rovinano la loro salute, e giungono a una fine prematura. "Gli empi non vivranno la metà dei loro giorni". Così avvenne per i figli di Eli; così fu per Absalom; così è stato per molti giovani che ho conosciuto. D'altra parte, quanto è diverso con il bambino obbediente; Ha la lode dei suoi genitori, che è una fonte di gioia che scorre sempre! Ha le loro preghiere più ferventi! "L'odore del loro figlio è per loro come l'odore di un campo che il Signore ha benedetto". Spesso, quando lo abbracciano, le loro viscere lo bramano, quando dicono: "Dio ti sia propizio, figlio mio!" Oppure: "Dio ti dia della rugiada del cielo e della grassezza della terra, e grano e vino in abbondanza". Un'infanzia irreprensibile sboccia in una graziosa virilità! (J. Bolton, B.A.)

Obbedienza filiale: - I figli devono rendere ai loro genitori

1.) L'obbedienza dell'amore

(2.) L'obbedienza della riverenza. È "onora tuo padre e tua madre". Ci può essere molto amore, molto affetto e molta vera obbedienza, eppure a volte ho visto una deplorevole mancanza in questa venerazione per i genitori. Se guardo nella Parola di Dio, vedo il principio esposto. Vedo Giuseppe, nel quarantaseiesimo giorno della Genesi, che si incontra con il suo vecchio padre, Giuseppe che era il prossimo sul trono del Faraone, un grand'uomo in Egitto, con migliaia di persone ai suoi ordini: eppure trovo, nel ventinovesimo versetto: "Giuseppe preparò il suo carro, salì incontro a Israele suo padre, a Goschen e si presentò a lui; ed egli cadde al collo e pianse per un bel po' di tempo". E se passo ad un altro passo, è ancora più sorprendente: nel caso di Betsabea e Salomone. Si trova nel secondo capitolo del Primo Libro dei Re, e nel diciannovesimo versetto. Betsabea andò dunque dal re Salomone per parlargli in favore di Adonia. E il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, si mise a sedere sul suo trono e fece sedere un seggio per la madre del re; e si sedette alla sua destra". 3. L'obbedienza della gratitudine

(4.) L'obbedienza della sottomissione. (J. H. Evans, M.A.)

Risultato fatale della disobbedienza: - Molti anni fa, un ministro viveva in una casetta vicino a delle colline rocciose molto alte, che si alzavano bruscamente dalla valle sottostante. Aveva due figli, che non erano obbedienti come dovrebbero essere i ragazzi. Si credevano più saggi del padre e spesso trattavano i suoi comandi con disprezzo. Ora questo buon ministro sapeva che le scogliere non erano molto sicure per i ragazzi su cui avventurarsi. Erano troppo perpendicolari e avevano troppo pochi posti per i piedi, per essere scalati o discesi da chiunque senza grande rischio di vita o di arti. Fece notare questo pericolo ai suoi figli e disse loro ripetutamente: "Assicuratevi di non avventurarvi mai giù per la parete delle scogliere". Si vede che questo era un buon consiglio, e i ragazzi avrebbero dovuto prestarvi la dovuta attenzione. Ma mi dispiace di essere costretto a dirvi che questi ragazzi erano ostinati e hanno disobbedito. Hanno detto "sì" al loro padre quando ha dato loro questo comando, e poi sono usciti e lo hanno infranto. Molti uccelli costruivano i loro nidi nelle buche tra le rocce, e questi ragazzacci si avventuravano giù alla ricerca delle loro uova. Lo facevano così spesso senza incontrare alcun contrattempo, che diventavano audaci nella loro disobbedienza e spesso ridevano del padre perché era così particolare e vecchio e nebbioso. Un giorno, però, questi ragazzi non tornarono a casa per cena. I genitori si chiesero dove fossero, ma non cercarono fino all'ora del tè. Poi la mancata comparsa dei ragazzi li turbò. Mandarono in giro per il villaggio a chiedere di loro, ma non erano stati visti da mezzogiorno, quando furono congedati da scuola. Il pastore e sua moglie erano ora molto allarmati. Inviarono messaggeri in ogni direzione. Il cuore del loro buon padre tremava di paura per il timore di essere precipitati dalle scogliere. Scese in una gola che conduceva alla valle sottostante e lì, con suo sgomento, li trovò infreddoliti, straziati e morti! La loro disubbidienza aveva dimostrato la loro distruzione

La radice del cielo, o dell'inferno, colpì nella stanza dei bambini: tutti i vizi e i delitti possono essere fatti risalire alla stanza dei bambini. Le fondamenta della riverenza sono state poste seriamente, o pericolosamente indebolite, fin dai primi anni. Nel primo atto di disobbedienza il bambino si impegna in una discesa verso il basso. L'affermazione della propria volontà in un atto disubbidiente, è una prova sufficiente che le potenze delle tenebre hanno prevalso per gettare le fondamenta dell'inferno nella giovane anima. I genitori che tollerano, o trascurano dolcemente la disobbedienza dei loro figli, tollerano ciò che costituisce l'inizio di ogni male e la radice del male eterno. I figli a cui è permesso di prendere in giro l'autorità del padre e della madre, con ogni probabilità cresceranno per prendere in giro l'autorità di Dio. Disonorando i loro genitori, hanno già disonorato Dio. Essi si sono disonorati, hanno compromesso il loro senso morale, hanno dato il loro consenso agli spiriti maligni come loro alleati e si sono imboccati la via che li conduce alla distruzione. I bambini dovrebbero essere costretti a obbedire molto prima che possano capire perché dovrebbero obbedire. I loro cuori dovrebbero battere, i loro muscoli crescere e i loro nervi vibrare e giocare, sotto la necessità dell'obbedienza. Fin dall'inizio, la loro libertà dovrebbe essere libertà nell'obbedienza. Non appena riescono a capirlo, si dovrebbe insegnare loro che la riverenza per i genitori, che si manifesta con l'obbedienza senza esitazione, è il comandamento di Dio. E i figli che ubbidiscono ai loro genitori perché Dio lo comanda, sono sulla retta via per la quale non inciamperanno. Sarà "bene per loro", sia per il tempo che per l'eternità. Essi sono nella "Via per la quale devono andare", la Via che conduce alla vita eterna, "e quando saranno vecchi non se ne allontaneranno". Hanno cominciato a fare "bene". Il fondamento di Dio è in loro, sussisterà in eterno ed essi saranno edificati in eterno. "Figli, ubbidite ai vostri genitori, nel Signore, perché questo è giusto". È giusto, non perché è comandato; Ma è comandato perché è giusto, ed è giusto perché è essenzialmente buono, sicuro e prospero. Nella legge e nell'ordinanza della creazione di ogni figlio, Dio ha provveduto alla riverenza dei padri e delle madri. I genitori sono tenuti al segreto del Suo consiglio creativo, affinché nessun figlio possa ricevere la sua esistenza immediatamente da Sé, ma da Lui, attraverso di loro. I bambini irriverenti e disubbidienti, quindi, fanno violenza alla sorgente e al suolo stesso della loro stessa natura; rompono il patto che Dio ha fatto con i figli obbedienti; si tagliano fuori da ogni parte delle Sue promesse; essi sciolgono la loro connessione con tutti gli spiriti e gli angeli benedetti e danno promesse a Satana. (J. Pulsford.)

L'obbedienza di una figlia: - Un missionario stava passando per le strade di Londra, e vide una bambina che giaceva addormentata sui gradini nella notte, con la pioggia che le batteva sul viso, la svegliò e disse: "Bambina mia, che cosa fai qui?" "Oh!" rispose lei, "mio padre mi ha cacciata fuori, e io aspetto che si addormenti, e poi entro." Poi raccontò la storia dell'ubriachezza di suo padre. Quella notte, dopo che suo padre si era addormentato, tornò indietro e si sdraiò in casa. La mattina si alzò presto per preparare il pasto, e suo padre si voltò, svegliandosi dalla sua scena di ubriachezza e dissolutezza, e vide la sua bambina che preparava la colazione, e le disse: "Maria, perché rimani con me?" "Oh!" disse, "padre, è perché ti amo". «Ebbene», disse, «perché mi ami quando tutti mi disprezzano? E perché rimani con me?" "Ebbene", disse, "padre, ti ricordi che quando la mamma stava morendo, mi disse: 'Maria, non abbandonare mai tuo padre; il demone del rum un giorno se ne andrà, e sarà molto buono e gentile con te, e il mio ultimo consiglio è: non abbandonare tuo padre'; e non lo farò mai, padre, non lo farò mai. La mamma ha detto che non devo, e non lo farò mai».

Una prova eccellente: - Un giorno, l'inverno scorso, mentre guidavo lungo la strada con la mia slitta, un ragazzino di sei o sette anni mi fece la solita domanda: "Per favore, posso cavalcare?" Gli risposi: "Sì, se sei un bravo ragazzo". Salì sulla slitta; e quando gli chiesi di nuovo: "Sei un bravo ragazzo?" alzò lo sguardo piacevolmente e disse: "Sì, signore". "Puoi provarlo?" «Sì, signore.» «Da chi?» «Ebbene, per mia madre», disse prontamente. Ho pensato tra me e me, ecco una lezione per ragazzi e ragazze. Quando un bambino sente e sa che la madre non solo lo ama, ma ha fiducia in lui o in lei, e può dimostrare obbedienza, sincerità e onestà, per mezzo della madre, è abbastanza al sicuro. Quel ragazzo sarà una gioia per sua madre finché vivrà

Obbedienza e carattere: - Una volta un commerciante fece un annuncio sui giornali del mattino per un ragazzo che lavorasse nel suo negozio, facesse commissioni e si rendesse generalmente utile. La mattina dopo il negozio era affollato di ragazzi di tutte le età e taglie che cercavano di ottenere il posto. Il negoziante voleva un solo ragazzo e, poiché non sapeva come trovare quello giusto in mezzo a una folla così numerosa, pensò che doveva trovare un piano per diminuire il numero dei ragazzi ed essere sicuro di prenderne uno buono. Così li mandò via tutti finché non ebbe potuto riflettere un po' sulla questione. Il giorno dopo i giornali contenevano questo annuncio: "Cercasi, un ragazzo che obbedisce a sua madre". E tra la folla che c'era il giorno prima, quanti pensate siano venuti a prendere quel posto? Solo due. Qualunque di questi due scegliesse il negoziante, possiamo essere certi che si sarebbe dimostrato un bravo ragazzo. Gesù piaceva a Suo Padre nei cieli per tutto il tempo in cui obbediva a Sua madre sulla terra. E così è sempre. I ragazzi che imparano a obbedire a casa sono i ragazzi che saranno più desiderati per i posti negli affari, e che saranno più utili e di successo in essi. (Dott. Newton.)

Come allevare i figli: - Il defunto dottor Henry Ware, quando una volta un genitore gli chiese di redigere una serie di regole per il governo dei bambini, rispose con un aneddoto: "Il dottor Hitchcock", disse, "si era stabilito a Sandwich; e, quando fece il suo primo scambio con il ministro di Plymouth, dovette passare attraverso il bosco di Plymouth, un deserto di nove miglia, dove i viaggiatori si perdevano quasi sempre, e spesso uscivano dal punto di partenza. Il dottor Hitchcock, entrando in questo labirinto tanto temuto, incontrò una vecchia e le chiese di dargli alcune indicazioni per attraversare il bosco in modo da arrivare a Plymouth, piuttosto che a Sandwich. "Certamente," disse, "ti racconterò tutto con il massimo piacere. Continuerai a destra fino a quando non arriverai a un po' di strada nel bosco e arriverai in un punto in cui si diramano diverse strade. Allora devi fermarti a riflettere, e prendere quello che ti sembra più probabile che ti faccia uscire nel modo giusto." Il dottor Ware ha aggiunto: "Ho sempre seguito il consiglio della degna e ragionevole vecchia signora nell'allevare i miei figli. Non credo che nessuno possa fare di meglio: in ogni caso, io non posso". Il buon senso, senza dubbio, è spesso migliore di tutte le regole stabilite; ma il fatto è averlo

Alcune anni fa, un nativo della Groenlandia venne negli Stati Uniti. Faceva troppo caldo per lui lì; Così decise di tornare a casa e prese un passaggio su una nave che andava da quella parte; ma morì prima di tornare e, mentre stava morendo, si rivolse a quelli che gli stavano intorno e disse: "Salite sul ponte e vedete se riuscite a vedere il ghiaccio". "Che cosa strana!", direbbe qualcuno. Non era affatto una cosa strana. Quando quell'uomo era un bambino la prima cosa che vide, dopo sua madre, fu il ghiaccio. La sua casa era fatta di ghiaccio. La finestra era una lastra di ghiaccio. Era cullato nel ghiaccio. L'acqua che bevve era ghiaccio sciolto. Se mai si è seduto a un tavolo, era un tavolo di ghiaccio. Il paesaggio intorno alla sua casa era ghiacciato. Le montagne erano di ghiaccio. I campi erano pieni di ghiaccio. E quando divenne un uomo, aveva una slitta e dodici cani che lo facevano correre per cinquanta miglia al giorno sul ghiaccio. E per ventiquattr'ore si chinava su un buco nel ghiaccio per conficcare la lancia nella testa di qualsiasi foca che vi si trovasse. Era sempre stato abituato a vedere il ghiaccio, e sapeva che se i suoi compagni sulla nave avessero potuto vedere il ghiaccio, sarebbe stata la prova che lui era vicino a casa. Il pensiero del ghiaccio era l'ultimo pensiero nella sua mente, poiché era la prima impressione che vi si faceva. Le prime impressioni sono le più profonde. Quelle cose che sono instillate nel cuore dei bambini durano per sempre e per sempre

La vita dei bambini in Cristo: - A volte incontro uomini e donne che mi dicono che non riescono a ricordare il momento in cui hanno cominciato ad amare, a confidare e a obbedire a Cristo, così come non riescono a ricordare il momento in cui hanno cominciato ad amare, a fidarsi e a obbedire ai loro genitori. Se avessimo una fede più vivida e più devota nella verità che ogni famiglia cristiana è, secondo l'idea e il proposito di Dio, una parte del regno dei cieli, questa felice esperienza sarebbe più comune. La legge di Cristo è la regola della condotta umana nell'infanzia così come nell'età adulta; e come nel regno di Cristo la grazia precede la legge, la grazia di Cristo è vicina a un bambino nei suoi primissimi anni per permettergli di osservare la legge, e la prima vita morale del bambino può essere una vita in Cristo. Il rapporto di Cristo con gli uomini non può essere semplicemente un rapporto di autorità. La Sua autorità è l'autorità di Colui che ha assunto la nostra natura ed è morto per i nostri peccati. Egli è il nostro Principe per essere il nostro Salvatore. Queste verità sono assunte nel precetto che i figli devono "obbedire" ai loro genitori "nel Signore". Ogni bambino, indipendentemente dalla sua scelta e prima che sia capace di scegliere, è circondato dalle leggi di Cristo. È altrettanto vero che ogni bambino, indipendentemente dalla sua scelta e prima che sia capace di scegliere, è circondato dalla protezione e dalla grazia di Cristo in questa vita, ed è l'erede delle benedizioni eterne nella vita a venire. Cristo è morto ed è risorto per la corsa. I figli possono "obbedire" ai loro genitori "nel Signore", prima di essere in grado di comprendere qualsiasi dottrina cristiana; possono adempiere ogni dovere infantile, sotto l'ispirazione dello Spirito di Dio, prima di aver sentito se lo Spirito di Dio è stato dato; possono vivere nella luce di Dio prima di sapere che la vera luce viene sempre dal cielo. E come gli uomini e le donne, che si affidano consapevolmente a Dio per poter fare la Sua volontà, si appropriano della grazia di Dio e la fanno più pienamente propria osservando i Suoi comandamenti, così le virtù quasi inconsce dei bambini devoti rendono la vita di Cristo più completamente loro. Come Cristo stesso, che nella sua infanzia fu soggetto a Giuseppe e Maria, man mano che avanzano in statura avanzano in sapienza e in grazia davanti a Dio e agli uomini. Questa è la vita cristiana ideale. (R. W. Dale, LL.D.)

Doveri contrastanti: - Le difficoltà dell'obbedienza sono di solito maggiori negli anni travagliati tra l'infanzia e l'età adulta; e non di rado queste difficoltà aumentano piuttosto che diminuire quando durante questi anni la vita religiosa comincia ad essere attiva. A un ragazzo o a una ragazza di quindici anni la scoperta di Dio sembra talvolta dissolvere tutte le relazioni umane. L'ordine terreno svanisce nella gloria dell'infinito e del Divino. C'è anche un'improvvisa realizzazione della sacralità e della dignità della vita personale, e qualsiasi autorità si frapponga tra l'anima individuale e Dio è percepita come un'usurpazione. Agisce in questa fase dello sviluppo della vita superiore: il primo comandamento è anche l'unico comandamento che ha una qualche autorità reale. "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" sembra esaurire tutti i doveri umani, e la vita non ha posto per obblighi inferiori. Ho una profonda simpatia per quei giovani che stanno cercando, e stanno cercando senza successo, di aggiustare quelle che sembrano loro le pretese contrastanti del visibile e dell'invisibile, della terra e del cielo. Devono ricordare che viviamo in due mondi, che entrambi appartengono a Dio; e che non fuggiamo dall'ordine inferiore quando ci viene rivelata la gloria delle cose eterne e divine. Dobbiamo ancora arare, seminare e mietere; per costruire case; lavorare il ferro, l'ottone, l'argento e l'oro. Il vecchio mondo con il suo giorno e la sua notte, il suo sole e le sue nuvole, la sua pioggia e la sua neve, il suo caldo e il suo freddo, è ancora la nostra casa. Nelle cose visibili e temporali dobbiamo fare la volontà dell'invisibile ed eterno Dio, ed essere disciplinati per la nostra perfezione e gloria finale. Come Dio determinò le leggi dell'universo fisico, così determinò i limiti della vita umana e le condizioni in base alle quali il dovere umano deve essere assolto. La famiglia, lo Stato e la Chiesa sono istituzioni divine, e gli obblighi che esse creano sono radicati nella volontà di Dio. La famiglia e lo Stato appartengono all'ordine naturale, ma non sono meno divini nella loro origine della Chiesa, né le loro pretese su di noi sono meno sacre. Nella famiglia i genitori per disposizione divina esercitano l'autorità, e i figli sono sotto l'obbligo divino di obbedienza. I fini per i quali esiste la famiglia sono vanificati se non si esercita l'autorità da una parte, se dall'altra non si concede l'obbedienza; così come i fini per i quali esiste lo Stato sono vanificati se i governanti non affermano e non fanno rispettare la legge, se i sudditi la violano abitualmente. I figli devono obbedire ai loro genitori, "perché questo è giusto"; diritto, secondo la costituzione naturale e l'ordine delle cose umane; diritto, secondo le leggi della morale naturale; giusto, secondo la coscienza naturale e indipendentemente dalla rivelazione soprannaturale. Ma nell'adempimento di questo dovere naturale la vita soprannaturale deve essere rivelata. I figli devono obbedire ai loro genitori "nel Signore", nello Spirito e nella forza di Cristo. L'obbedienza ai genitori fa parte del servizio che Cristo ci reclama; è una grande provincia della vita cristiana. (Ibidem)

L'estensione dell'autorità dei genitori: - Non è sufficiente che i figli obbediscano ai loro genitori in quelle cose che avrebbero un obbligo al di fuori dell'autorità dei genitori. Essere sinceri, onesti, gentili, moderati, coraggiosi, laboriosi, sono doveri, che un genitore li imponga o meno. Essi possono essere sanzionati e sostenuti dall'autorità dei genitori, ma l'adempimento di doveri di questo tipo non può essere una prova di obbedienza filiale; Un figlio può dimetterli senza alcun riguardo per l'autorità dei suoi genitori. È quando il genitore esige obbedienza in cose che non sono né giuste né sbagliate in se stesse, o che appaiono al figlio né giuste né sbagliate in se stesse, che l'autorità dei genitori è riconosciuta in modo inequivocabile. Un genitore può esigere obbedienza in cose di questo genere per il bene del figlio stesso, per il bene della sua salute, per il suo vigore intellettuale e della sua crescita, per il bene della sua sicurezza morale o per il suo futuro successo nella vita. Prima che venga esercitata l'autorità dei genitori, il figlio è libero; ma in seguito, che il bambino capisca o meno la saggezza della richiesta, è tenuto a obbedire. Oppure la potestà genitoriale può essere esercitata per il bene della famiglia in generale. Le norme intese a garantire l'ordine della casa, a prevenire la confusione, a ridurre i problemi e a ridurre le spese, sono spesso percepite dai giovani come estremamente fastidiose. I regolamenti sembrano essere irragionevoli e non avere altro scopo se non quello di porre restrizioni vessatorie alla libertà personale. A volte, senza dubbio, sono davvero poco sagge e inutili. Ma i bambini non sono i giudici più competenti; E in ogni caso sono i genitori, non i figli, ad essere responsabili di stabilire le regole. I genitori possono essere poco saggi nell'imporli; Ma i bambini sono più che imprudenti se sono irrequieti sotto di loro e li spezzano volontariamente. Sottomettersi a restrizioni che sono considerate convenienti e ragionevoli è una misera prova di obbedienza; La vera prova della virtù filiale si ha quando c'è una leale sottomissione a restrizioni che sembrano superflue. Ci sono meno difficoltà quando un figlio è tenuto a rendere un servizio personale a un genitore. L'obbligo è così ovvio che, a meno che il bambino non sia intensamente egoista, la pretesa sarà accolta con allegria e sottomissione. L'affetto, la gratitudine e un certo orgoglio di poter contribuire all'agio o al benessere di un genitore, renderanno l'obbedienza un piacere. Essere utili soddisfa uno dei desideri più forti di una natura generosa e nobile, e questa soddisfazione è tanto più completa quanto più l'atto di servizio implica un vero lavoro e un vero sacrificio di godimento personale. (Ibidem)

Il dovere di obbedienza ai genitori, che è un dovere naturale, un dovere che deriva dalla costituzione naturale della vita umana, era imposto ai tempi degli ebrei da un comandamento divino. E questo comandamento aveva un posto di speciale dignità nella legislazione ebraica; Era "il primo comandamento con promessa". Paolo non pensava ai Dieci Comandamenti come se fossero separati dal resto delle leggi che Dio ha dato al popolo ebraico, altrimenti avrebbe detto che questo era l'unico comandamento che veniva rafforzato dall'assicurazione di una speciale ricompensa all'obbedienza. Voleva dire che di tutte le leggi ebraiche questa era la prima ad avere una promessa ad essa collegata. La promessa era una promessa nazionale. Non era una garanzia che ogni bambino che obbediva ai suoi genitori sarebbe sfuggito alle malattie e alla povertà, sarebbe stato prospero e avrebbe vissuto fino a una buona vecchiaia; Era una dichiarazione che la prosperità, la stabilità e la permanenza della nazione dipendevano dalla riverenza dei figli per i loro genitori. La disciplina della famiglia era intimamente legata all'ordine, alla sicurezza e alla grandezza dello Stato. I bambini cattivi sarebbero cattivi cittadini. Se ci fosse una mancanza di rispetto per l'autorità dei genitori, ci sarebbe una mancanza di rispetto per l'autorità pubblica. Se ci fosse disordine in casa, ci sarebbe disordine nella nazione; e il disordine nazionale porterebbe alla distruzione della vita nazionale. Ma se i figli onorassero i loro genitori, la nazione eletta sarebbe prospera e manterrebbe il possesso del paese che ha ricevuto dalle mani di Dio. La grandezza della promessa annessa a questo comandamento, il fatto che fosse il primo comandamento ad avere una promessa collegata ad esso, rivelava la stima divina degli obblighi del dovere filiale. E anche se le istituzioni ebraiche sono scomparse, la rivelazione del giudizio di Dio riguardo all'importanza di questo dovere rimane. E la promessa con cui è stato sancito è la rivelazione di una legge universale. La famiglia è la cellula germinale della nazione. Se i figli onorano i loro genitori, uomini e donne saranno educati a quelle abitudini di ordine e di obbedienza che sono la vera sicurezza della pace pubblica, e sono tra gli elementi più necessari della supremazia commerciale e militare; Saranno disciplinati all'autocontrollo e avranno la forza di resistere a molti dei vizi che sono la causa della corruzione e della rovina nazionale. (Ibidem)

L'onore è più dell'obbedienza: - Il comandamento citato da Paolo richiede che i figli "onorino" i loro genitori; L'"onore" include l'obbedienza e qualcosa di più. Possiamo obbedire perché abbiamo paura delle punizioni della disobbedienza; e in tal caso l'obbedienza, per quanto esatta, sarà riluttante, senza allegria e senza grazia. Possiamo obbedire sotto il terrore, o possiamo obbedire per motivi di interesse personale. Possiamo pensare che l'uomo a cui siamo costretti a sottometterci non sia in alcun modo superiore a noi, che sia nel migliore dei casi nostro pari, e che sia un mero incidente a dargli autorità su di noi. Ma i bambini sono tenuti a ricordare che i loro genitori sono i loro superiori, non i loro pari; che devono "onorare" la dignità dei genitori così come obbedire ai comandi dei genitori, che l'onore è fondersi con l'obbedienza e renderla libera e bella. Il figlio che onora i suoi genitori darà una vera deferenza al loro giudizio e ai loro desideri quando non c'è un comando definito e autorevole; rispetterà anche i loro pregiudizi; nasconderanno cavallerescamente le loro infermità e i loro difetti; si risentiranno vivamente di qualsiasi denigrazione delle loro pretese di considerazione; si risentiranno ancora più acutamente di qualsiasi attacco al loro carattere. In una famiglia in cui questo precetto è obbedito, i genitori saranno trattati con uniforme cortesia. C'è una tradizione che ogni volta che Jonathan Edwards entrava in una stanza dove erano seduti i suoi figli, questi si alzavano come si sarebbero alzati all'ingresso di un visitatore. Forme di rispetto di questo tipo sono estranee alle maniere moderne; ma lo spirito di cui erano l'espressione sopravvive ancora nelle famiglie ben educate, intendo nelle famiglie che ereditano e conservano le buone tradizioni, qualunque sia il loro rango sociale di appartenenza. Né è solo ai genitori che i figli dovrebbero mostrare questo spirito di considerazione e rispetto; i fratelli e le sorelle dovrebbero mostrarselo l'un l'altro; e sia tra i ricchi che tra i poveri può essere presa come un segno sicuro di volgarità, ereditata o acquisita, se la cortesia è riservata agli estranei, e non ha posto nella vita della famiglia. I bambini devono "onorare" i loro genitori, e se onorano i loro genitori è probabile che siano cortesi l'uno con l'altro. (Ibidem)

Dovere dei genitori verso i figli: - Paolo aveva una sensibile simpatia per i torti che i bambini a volte subiscono, e un forte senso delle loro pretese di considerazione. I figli devono "obbedire" e "onorare" anche i genitori irragionevoli, capricciosi e ingiusti; Ma è dovere dei genitori non essere irragionevoli, capricciosi o ingiusti. A volte i genitori mancano di cortesia verso i bambini così come i figli verso i genitori, parlano loro in modo rude, violento, offensivo, e così infliggono ferite dolorose al loro rispetto di sé. I genitori a volte ricorrono con crudele iterazione alle colpe e alle follie dei loro figli, colpe e follie di cui i figli già si vergognano, e che sarebbe non solo gentile, ma solo dimenticare. I genitori sono talvolta colpevoli di una brutale mancanza di considerazione; Alludono scherzosamente a difetti personali verso i quali i figli sono profondamente sensibili, ricordano loro in tono beffardo i fallimenti con i quali sono stati profondamente umiliati, parlano cinicamente di attività per le quali i loro figli hanno un interesse passionale o romantico, e con disprezzo e disprezzo dei compagni e degli amici che i loro figli ammirano e amano con entusiasmo. A volte i genitori sono tirannici, ostacolano intenzionalmente i piani dei figli, interferiscono inutilmente con i loro piaceri e impongono loro sacrifici irragionevoli e infruttuosi. I genitori che desiderano essere amati, onorati e ubbiditi allegramente dovrebbero prendere a cuore l'avvertimento dell'apostolo: "Non provocare ira i tuoi figli". Segue poi il precetto positivo: "Ma nutrili nel castigo e nell'ammonizione del Signore". Questo copre l'intero campo dell'educazione cristiana

(1) Il precetto implica una fede reale e seria da parte dei genitori che i loro figli appartengono a Cristo e sono sotto la cura di Cristo. I figli sono sudditi di Cristo e devono essere addestrati all'obbedienza leale alla Sua autorità. Le loro prime impressioni di Dio dovrebbero rassicurarli che Dio li ama di un amore infinito ed eterno, e che li ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo

(2.) L'educazione a cui l'apostolo sta pensando è pratica piuttosto che speculativa; Ha a che fare con la vita e il carattere, piuttosto che con la conoscenza. L'ordine della vita di un bambino è determinato dai suoi genitori, e deve essere determinato sotto l'autorità di Cristo, in modo che il bambino possa essere educato a tutte le virtù cristiane. Nei primi anni dell'infanzia questa formazione sarà, in un certo senso, meccanica. Il bambino non saprà perché certi atti e abitudini gli sono richiesti, o perché altri atti e abitudini sono proibiti. Non ci sarà alcun appello alla coscienza o alla ragione del bambino; La coscienza dei genitori e la ragione dei genitori si assumeranno la responsabilità di guidare la condotta del figlio

(3.) Se è dovere di un figlio obbedire, è dovere dei genitori governare. Non ci può essere obbedienza dove non c'è autorità; e se un bambino non è disciplinato all'obbedienza, subisce una perdita morale che difficilmente potrà mai essere completamente riparata negli anni successivi. La vita religiosa e quella morale sono danneggiate dall'allentamento della regola dei genitori. L'obbedienza all'autorità personale dei genitori ci disciplina a obbedire all'autorità personale di Dio

(4.) I bambini dovrebbero essere addestrati a cedere il proprio piacere e la propria comodità al piacere e alla comodità degli altri. I genitori che si sono sacrificati senza riserve per la soddisfazione dei loro figli sono a volte amaramente delusi dal fatto che i loro figli crescano egoisti. Si meravigliano e si sentono addolorati che la loro devozione non riceva risposta, che i loro figli non siano così ansiosi di servirli come lo sono stati loro per servire i loro figli. D'altra parte, i genitori che con uguale affetto hanno fatto di se stessi, e non dei figli, il centro della vita familiare, sembrano essere stati più fortunati. Non egoisticamente, duramente o tirannicamente, ma con fermezza e coerenza, hanno chiesto ai loro figli di assumere una posizione secondaria. Il benessere dei bambini e i loro piaceri erano ampiamente provveduti, ma i bambini non erano indotti a pensare che tutto in casa dovesse cedere il passo a loro, che tutti i sacrifici dovessero essere fatti dai loro genitori, nessuno da soli. Erano stati addestrati a servire, e non solo a ricevere servizio. Questa sembra essere la disciplina più vera dello spirito e del carattere cristiano

(5) In relazione agli elementi superiori della vita cristiana, a quegli elementi che sono distintamente cristiani e spirituali, dipende più dal vero carattere dei genitori che da qualsiasi altra cosa. In relazione a questi, il potere dell'influenza personale è supremo. Se i genitori obbediscono veramente alla volontà di Cristo come loro legge suprema, se accettano i Suoi giudizi sulle vicende umane e sui fini della vita umana, se vivono sotto il controllo del mondo invisibile ed eterno, i figli lo sapranno e probabilmente cederanno alla sua influenza. Ma se i genitori, sebbene animati dalla fede religiosa, non sono completamente cristiani, se alcune delle loro abitudini di pensiero e di condotta più evidenti non sono penetrate dalla forza dello spirito e dell'insegnamento di Cristo, i figli sono in grande pericolo; è probabile che cedano a ciò che è vile e mondano nella vita dei loro genitori come a ciò che è divino. (Ibidem)

Genitori e figli: la vita familiare ha la sua origine da Dio. È impossibile occupare una posizione più sacra di quella di padre o di madre. E questo perché la più alta rivelazione di Dio ce lo presenta come un Genitore. Egli è il Padre degli uomini. In ogni famiglia, dunque, dove abbonda l'amore e regna l'autorità santa, c'è un riflesso di Dio. Inoltre, secondo una legge del nostro Creatore, i figli sono un dono

(I.) Cercate di stimare il valore dei figli. Sono uomini e donne in erba

(II.) Cercate di capire i loro caratteri individuali. A tal fine è necessario uno studio attento. Una famiglia è un piccolo mondo: ogni suo membro ha una personalità propria

(III.) Cerca di apprezzare il potere della tua influenza. Questo non può essere esagerato, soprattutto negli anni formativi dell'infanzia. Imparano sempre da noi e sono influenzati da noi. Non possiamo fare nulla e non dire nulla se non ciò che lascia una sorta di impressione sui loro giovani personaggi. Noi siamo i loro libri, e ci studiano con gli occhi più acuti, e ci riproducono con una precisione ridicola

(IV.) Cerca di riconoscere i limiti della tua autorità

(1.) È limitato dalla volontà di Dio

(2.) È limitato nel tempo. (Wm. Braden.)

Educazione religiosa:

(I.) La natura di questo dovere

(1.) I genitori sono tenuti a impartire ai loro figli l'istruzione o la saggezza del Signore Gesù

(2.) I genitori devono sottoporre i loro figli alla disciplina del Signore Gesù

(II.) L'importanza di questo dovere. Ciò può essere dimostrato da

1.) Lo stato delle prospettive dei bambini stessi

(2) Le circostanze e le prospettive della Chiesa di Cristo. La speranza della Chiesa nel futuro dipende sempre dalla generazione nascente

(3.) Lo stato e le necessità del mondo in generale

(III.) Il temperamento coerente e cristiano con cui questi doveri devono essere adempiuti. (Giovanni Hannah, D.D.)

Genitori cristiani:

(I.) Cautela

(1.) Evita la durezza e la severità del comportamento

(2.) Non sovraccaricare la necessità dell'obbedienza

(3.) Evita l'abitudine di trovare costantemente difetti

(II.) Avvocato

(1.) Esaltate la Parola di Dio. Questo deve essere la base, il fondamento, la regola e la guida di tutto. Il grande stendardo del bene e del male

(2.) Esaltate Cristo

(3.) Esaltate lo Spirito di Dio

(4.) Mantieni una santa gelosia del mondo. (James Cohen, M.A.)

Il nutrimento e l'ammonimento del Signore:

1.) La prima cosa da considerare è la base della cultura: il Signore. Far comprendere appieno a un bambino che cosa questo significhi è l'Alfa e l'Omega dell'educazione cristiana. Addestrare i figli dell'antichità alla «educazione e all'ammonimento del Signore» significava insegnare loro a comprendere il significato e l'importanza delle grandi verità spirituali che il Vangelo aveva portato nel mondo

(2.) La domanda successiva riguarda il metodo della cultura, che è descritto con il termine significativo "il nutrimento e l'ammonimento del Signore". Alcuni hanno supposto che nel doppio termine ci sia un riferimento alla doppia parentela, e che descriva la fusione dell'influenza virile e femminile nella regola e nella cultura della casa. Ma l'originale non sembra affatto così. La nostra versione riveduta dice: "Nutrili nel castigo e nell'ammonizione del Signore". Così che la parola nutrire nella Versione Autorizzata nell'originale ha un significato più severo; e si riferisce alla disciplina che passa attraverso la correzione; mentre l'ammonizione suggerisce consiglio, consiglio, rimprovero, esortazione e tutte le influenze intellettuali e morali con cui un'anima giovane può essere addestrata per il suo lavoro. È meraviglioso come gli influssi paterni e materni si mescolino in Cristo; il nutrimento più tenero, la correzione più ferma, il castigo più severo, in cui nessun bambino potrà mai mancare l'amore. (J. B. Brown, B.A.)

Insegnamento religioso dei giovani: - I termini tradotti, "nutrire e ammonire", erano parole molto familiari ai Greci. Erano orgogliosi del loro sistema educativo e, visti da un punto di vista morale, avevano ragione di esserlo; I loro piani erano mirabilmente costituiti per lo sviluppo del corpo, la cultura dell'intelletto e l'affinamento del gusto aristocratico nella società. Ma tra l'uomo e Dio c'era la più grande mancanza: la mancanza vitale era quella che qui viene supplita dall'apostolo quando usò queste parole, e disse: "Nella nuzione e nell'ammonimento del Signore"; perché è solo il cristianesimo che tocca la molla principale della nostra natura, che mette tutte le sue parti in armonia con se stesse, e restituisce, nel suo insieme, l'uomo all'amicizia e alla comunione di Dio

(I.) Guardate alcuni degli incoraggiamenti che impariamo nello sforzo di portarli al Signore

(1.) Troverei incoraggiamento nella credenza generale in un "Dio presente". Si può dire che questo sia il punto di partenza di un'educazione religiosa

(2.) Abbiamo nei bambini una relativa tenerezza di coscienza

(3.) C'è nei bambini un apprezzamento relativamente rapido dell'amore di Cristo. Per un bambino non è così difficile credere in quel completo abbandono di sé per il bene degli altri che si è manifestato nella Croce di Gesù Cristo. Egli può comprendere più a fondo in quella prima parte della sua vita, anche di quanto non possa farlo in un periodo successivo, quando le ombre del mondo sono proiettate su quella Croce, può apprezzare l'amore che ha spinto a donarsi per noi, e può ricambiarlo molto più che in qualsiasi altro periodo successivo della sua esistenza

(II.) I mezzi da utilizzare a tale scopo

(1.) Istruzione. È la conoscenza, non l'ignoranza, la madre della nostra devozione. Dobbiamo quindi cercare di illuminare l'intelletto, di presentargli quei grandi oggetti di fede su cui l'anima riposa

(2.) Esempio. L'istruzione della famiglia non è né migliore né peggiore della condotta dei suoi membri: se le lezioni sono alte e la condotta bassa, l'effetto sarà basso; Se le lezioni sono imperfette, ma la condotta eccellente, l'effetto sarà eccellente

(3.) Questi mezzi devono essere applicati e sostenuti in potenza dalla preghiera. (C. M. Birrell.)

Genitori e figli: - Un genitore è legato a suo figlio da un legame che non può essere reciso. Egli può delegare una parte di quel lavoro in cui è sicuro, intenzionalmente o involontariamente, di avere una parte così grande, a tutori e governatori, ma non con ciò si spoglia della sua responsabilità. Questa relazione è inalterabile. Non è nemmeno influenzato dalla condotta del bambino. Il legame è indistruttibile e il dovere è duraturo quanto il legame

(I.) La natura e l'entità dell'influenza dei genitori. È evidente che non c'è relazione in cui un uomo eserciti tanto potere per il bene o per il male. Non c'è nessun altro da cui il bambino riceva tante idee, impressioni e abitudini, che sono più durature, come dai suoi genitori. Le opinioni che un uomo ha, il partito con cui si identifica, le amicizie che coltiva e la particolare linea di condotta che osserva, tutto si imprime nella mente di suo figlio; e le sue opinioni su di essi sono influenzate in parte dai sentimenti che prova per suo padre, e in parte dalle opinioni che essi hanno avuto sul carattere e sulla vita di suo padre. La capacità di osservazione del bambino si risveglia molto presto, e dal momento in cui viene risvegliata alla coscienza, ogni giorno aggiunge qualcosa alla sua riserva sempre crescente. Le parole e gli sguardi, così come le azioni, hanno il loro effetto; e così, inconsciamente a se stessi, i genitori educano costantemente i loro figli, educandoli quando non hanno alcuna considerazione del lavoro serio che stanno facendo; quando vanno per la via della vita secondo il loro corso abituale senza ricordare che ci sono giovani occhi ansiosi che osservano ogni movimento, e giovani orecchie che ascoltano che bevono ogni parola che viene pronunciata, e giovani cuori impressionabili che vengono addestrati al bene o al male da ciò che passa davanti a loro

(II.) Lo spirito e il modo in cui questa responsabilità dovrebbe essere adempiuta

(1.) Per rendere l'influenza inconscia che un uomo esercita una benedizione, l'unica cosa che è necessaria è un principio cristiano di tono elevato. La potenza che esce dall'uomo sarà secondo lo spirito che è in lui

(2.) Nel lavoro diretto di formazione, il primo essenziale è che tu debba porre chiaramente davanti alla tua mente l'oggetto che hai in vista.

(1) Naturalmente l'educazione di un uomo cristiano deve essere religiosa e distintamente cristiana. E non solo questa istruzione deve essere data, ma deve essere data con saggezza, in modo che la lezione religiosa non sia considerata come un semplice compito

(3) L'esercizio dell'autorità è un altro dei mezzi con cui un genitore può adempiere al suo dovere. L'unico potere sulla terra che è di diritto divino nel suo. È essenziale per il giusto governo della famiglia e la giusta disciplina del bambino. Al principio della sua vita gli si presenta l'idea, così necessaria perché tutti si rendano conto, che in questo mondo nessuna volontà umana è destinata ad essere assoluta e suprema, e che la prima lezione - che ognuno deve imparare - è quella difficile ma necessaria dell'obbedienza

(3.) A nessun genitore cristiano sarà necessario ricordare che deve pregare per e con i suoi figli. (J. G. Rogers, B.A.)

Gesù Cristo il modello, il mezzo e il fine dell'educazione dei genitori: "Nella disciplina e nell'ammonizione del Signore". Il Signore fa salire i Suoi discepoli; Li prende alla loro nuova nascita e li educa; Li istruisce e li istruisce, ma fa di più, li fa salire; Egli forma e sviluppa un carattere devoto; Egli li conforma, con la disciplina e l'addestramento, all'immagine divina; Egli conduce i suoi discepoli alla vera virilità dell'anima e della vita. C'è un nutrimento e un ammonimento che il Signore adotta e che può, con immenso vantaggio, essere imitato da ogni genitore. Il Signore esorta, ammonisce e trattiene. C'è nutrimento e c'è ammonimento nell'allevare i discepoli di Cristo da parte del loro Signore. Non è come Eli, che fu accusato di grande negligenza, perché non trattenne i suoi figli quando si resero vili. Il Signore Gesù Cristo trattiene i Suoi discepoli. Quando peccano, Egli li corregge, ma non sempre li rimprovera, né trattiene la Sua ira per sempre. Lascia che alcune colpe si logorino e altre che muoiano sotto le influenze indirette; ma si preoccupa che ogni difetto subisca un'influenza distruttiva. Il Signore insegna e addestra in parte con il Suo esempio. Quindi, quando si parla di Lui sotto le sembianze di un Pastore, si dice di Lui che Egli precede i Suoi discepoli, guidandoli, mostrando loro il sentiero per il quale devono camminare, mostrandoli, non solo con le Sue labbra, ma mostrandoli con i Suoi stessi passi. Inoltre, il Signore unisce a sé, con la fiducia e l'amore, coloro che alleva. La sua influenza su di loro non avviene solo attraverso l'intelletto e la ragione, non semplicemente attraverso le facoltà intellettuali, ma attraverso il cuore. Che spettacolo malinconico è nelle famiglie, vedere i bambini crescere come radici nella terra arida. Non hanno nulla in casa, e nulla in casa ha presa su di loro; Non c'è nulla di congeniale, solo perché non c'è nulla di geniale, perché il geniale della prima infanzia sarà sempre congeniale. Fratelli, parlando della "nutrienza e dell'ammonimento del Signore" menzionati nel testo, possiamo davvero chiamarli la nutrimento e l'ammonimento che il Signore adotta. Non diciamo che Paolo ebbe questo pensiero quando scrisse; pensiamo che ne avesse un altro, che cercheremo ora di darvi: ma ancora il pensiero che ora suggeriamo è inseparabilmente associato a quello che ora suggeriremo, e quindi le osservazioni che abbiamo fatto ci sembrano del tutto pertinenti. E se volete allevare bene i vostri figli, guardate come il Signore vi alleva, e imitate il vostro Educatore celeste. Ma, parlando dal punto di vista testuale, "il nutrimento e l'ammonimento del Signore" è ciò che il Signore dirige, è ciò che ha il Signore per soggetto e il Signore per oggetto. "Padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'ammonimento del Signore", significa: Lasciate che la vostra istruzione e la vostra formazione abbiano l'insegnamento del Signore, gli avvertimenti del Signore, le dottrine del Signore, come loro mezzi, e il Signore stesso come loro fine. Il Signore sia il fine dell'educazione; e che le risorse del Signore siano i mezzi dell'educazione. E noterete anche che entrambi i genitori sono incaricati, poiché la parola "padri" è usata qui, non nel senso specifico, ma nel senso generico: così che possiamo leggere il passo: "Voi genitori, educate i vostri figli nella disciplina e nell'ammonimento del Signore". Era il giorno in cui la madre non aveva nulla, o molto poco, a che fare direttamente con l'istruzione e l'educazione. Ma non appena la posizione della moglie e della madre fu migliorata e raddrizzata, non appena ella si trovò al suo giusto posto accanto al marito e al padre, allora il padre cominciò ad affidarle un'indebita parte di responsabilità nell'educazione dei figli. E cosa vediamo ora? Vediamo in molti casi la madre fare tutto il lavoro, e il padre trascurarlo nel modo più grave e peccaminoso. Questo non è giusto. In primo luogo c'è qualcosa che è dovuto alla madre e alla moglie; Perché dovrebbe portare un peso più grande di quello che è in grado di sopportare? Nel prossimo posto c'è qualcosa dovuto ai bambini. Guardate, inoltre, il pericolo comune per i genitori che qui viene riconosciuto: l'abuso di potere. Il potere di un genitore è molto grande; e c'è ben poco da controllare; anche lo Stato fa poco qui, a meno che l'abuso di potere non sia straordinario. Il potere di un genitore è, come non c'è bisogno di ricordarvi, quasi illimitato. Vede che il testo riconosce il pericolo di un abuso di questo potere? "Padri, non provocate ad ira i vostri figli". Il potere, più di ogni altra cosa, tenta alla crudeltà; è una cosa estremamente pericolosa da possedere, e nessun uomo ragionevole la desidererà mai; preferirà chiedere a Dio di dargliene ben poco, piuttosto che desiderare di possederlo. Coloro che hanno una giusta visione del potere non saranno mai ambiziosi per esso: ma piuttosto, come alcuni degli antichi profeti (come Geremia, per esempio), tremeranno nel prenderlo anche quando Dio lo metterà nelle loro mani. Spesso vediamo il potere rendere crudeli le nature più tenere e feroci le nature più gentili. Quante volte le donne sono state rese crudeli da un aumento dell'autorità e dell'influenza! C'è pericolo per i genitori di capriccio e durezza; di dare ordini, precetti e proibizioni, per mantenere la loro posizione e per sostenere la loro autorità. E questo è il senso delle parole: "Padri, non provocate l'ira dei vostri figli, ma allevateli". Il bambino deve essere nutrito; non deve essere guidata, deve essere amata; Non deve essere forzato. L'incitamento e l'impulso che possono angosciare e scoraggiare il bambino, sono chiaramente vietati nel testo. La forza del contrasto deve manifestarsi a te in un momento. Il fatto di allevarli nella disciplina e nell'ammonizione del Signore è posto in contrasto con il provocarli all'ira. I difetti del bambino devono essere corretti; Tuttavia, la correzione deve essere amministrata in modo da non far sprofondare il bambino nello sconforto, o spingerlo alla disperazione, da non svezzare il cuore del bambino né dal padre né dalla madre. E l'istruzione richiesta deve essere contrassegnata, come avrete visto nel corso di queste osservazioni, dalle seguenti caratteristiche. Il Signore Gesù, il Figlio di Dio, deve essere il suo fine. I figli devono essere allevati per il Signore; per i sudditi del Suo regno; Questo deve essere il fine ultimo. L'insegnamento di Cristo deve essere il mezzo dell'educazione. I precetti e le proibizioni che devono regolare la condotta generale devono essere presi dalle labbra di Cristo e devono essere consegnati al bambino nel nome di Cristo. Le risorse di Cristo devono essere il sostegno dell'educazione. Il genitore non dovrebbe essere in grado di fare questo lavoro da solo; ma sono messe a sua disposizione le imperscrutabili ricchezze di Cristo; e se non può nutrire i suoi figli con ciò che ha, può nutrirli con le ricchezze del suo Maestro e Signore. L'istruzione richiesta è quella di avere l'esempio di Cristo come suo standard: il genitore deve "allevare" come Cristo alleva i Suoi seguaci. E si tratta di avere l'temperamento di Cristo come suo spirito: l'educatore deve essere mite e modesto di cuore. (S. Martin, D.D.)

L'incarico del padre:

(I.) I doveri che i genitori hanno nei confronti dei figli

(1.) I bambini sono deboli e indifesi e totalmente incapaci di prendersi cura di se stessi; e da qui nasce il primo dovere che i genitori hanno loro: quello di nutrirli e vestirli

(2.) I bambini sono ignoranti e senza comprensione; quindi non dovrebbero solo essere nutriti, ma istruiti. Ai bambini dovrebbe essere insegnato

(1) Presto. 2) Familiarmente.

(3) Affettuosamente.

(4) Ampiamente

(3.) I bambini sono indisciplinati, e quindi devono; essere governato

(4.) I bambini sono inclini al male, e quindi devono essere trattenuti

(II.) Gli obblighi che i genitori hanno nell'esercizio di tali doveri

(1.) Dovrebbero farlo per il loro bene. A credito dei propri personaggi

(2.) Dovrebbero farlo per il bene dei loro figli

(3.) Dovrebbero farlo per il bene della società

(4.) Dovrebbero farlo per amor di Dio. Conclusione:1. Scopri quanto gli apostoli fossero attenti nell'istruire i loro convertiti, non solo in materia di fede, ma anche in regole di condotta che scendevano fino ai doveri più particolari della vita domestica

(2.) La praticabilità di un'educazione religiosa

(3.) Quanto è terribile la responsabilità dei genitori. (Quaderno di schizzi teologici.)

Il dovere dei genitori cristiani:

(I.) Il legame che lega il genitore al figlio. È uno dei legami più toccanti di tutti. Ma vedete la profonda responsabilità che vi è connessa, per non parlare della vicinanza, della tenerezza e dell'immutabilità del legame, delle mie ossa, della mia carne e del mio sangue

(II.) Ma osserva l'esortazione che è qui data. Atti a prima vista sembra una sorta di strana esortazione ai genitori, "a non provocare all'ira i figli". Eppure c'è in esso un amore infinito e una saggezza infinita; a causa dell'amore che i genitori hanno per i loro figli. Osservate che non sono esortati ad amare i loro figli; Questa non è l'esortazione che viene loro rivolta. Si suppone che amino i loro figli; eppure, pur amando i loro figli, possono 'provocarli ad ira'. Perché ci può essere, e spesso c'è, una manifestazione d'amore che li "provoca all'ira". Oh! amati, lo fa un sistema di restrizioni perpetue, infinite, non richieste, austere; una restrizione perpetua, in cui c'è una dimenticanza pratica del dovere del genitore di rendere felici i suoi figli. Attenzione a un sistema in cui si trovano continuamente difetti. Questo risulta dall'altro; se ci fosse un sistema di restrizione perpetua in tutte le cose. Ma ora veniamo a quello che è il precetto che abbiamo davanti. "Ma", dice, invece di farlo, "allevali nella disciplina e nell'ammonizione del Signore". "Portateli su": la stessa parola ricorre nel ventinovesimo versetto del capitolo precedente; È lo stesso di "nutrire". Implica tutta la tenerezza, tutto il sentimento con, tutto il sentimento per, tutta la cura, tutta la gentilezza e tutto l'amore. "Allevateli": come nutrite la vostra carne, prendendovi cura della sua vita, del suo benessere e del suo vero benessere, così "allevateli". "Allevateli nella disciplina e nell'ammonimento del Signore". Ecco due punti da considerare. Qui, prima di tutto, si tratta di allevarli, istruirli nella verità divina; e poi c'è l'educarli alle cose divine. Prima di tutto, per istruirli nella verità divina. E anche questo, non in modo dittatoriale, come un maestro di scuola insegna le sue lezioni; ma come un padre dovrebbe insegnare ai suoi figli. Un "buon ministro" è colui che è "nutrito nelle parole della fede e della buona dottrina". Nutrito, a poco a poco, così come è in grado di sopportarlo. Oltre a questo, carissimi, c'è nell'educazione - e difficilmente ci può essere, credo, un errore più grande di quello di supporre che l'istruzione nella verità, e l'educazione, significhino le stesse cose - c'è nell'educazione l'"allevare" un bambino in quei principi nei quali è stato istruito dalla Parola di Dio. (J. H. Evans, M.A.)

Quando una signora disse una volta all'arcivescovo Sharpe che non avrebbe comunicato l'istruzione religiosa ai suoi figli fino a quando non avessero raggiunto l'età della discrezione, l'astuto prelato rispose: "Signora, se non insegnate loro, lo farà il diavolo!" (J. Whitecross.)

Educare i bambini: - Sii molto vigile su tuo figlio nell'aprile della sua comprensione, affinché il gelo di maggio non stronca i suoi fiori. Mentre è un tenero ramoscello, raddrizzalo; mentre è un nuovo vaso, condiscilo; Come lo farai tu, come lo troverai comunemente. La sua prima lezione sia l'obbedienza, e la seconda sarà ciò che vorrai. Insegnagli a lettere buone, al massimo delle tue capacità e delle sue capacità. Condisci la sua giovinezza con l'amore del suo Creatore e fai del timore del suo Dio l'inizio della sua conoscenza. Se ha uno spirito attivo, piuttosto rettificarlo che frenarlo; ma annovera l'ozio tra i suoi principali difetti. Man mano che il suo giudizio matura, osserva la sua inclinazione e offrigli una chiamata che non la attraverserà. I matrimoni forzati e le chiamate raramente prosperano. Mostragli sia la falciatura che l'aratro; e prepararlo anche al pericolo della scaramuccia, come possederlo con l'onore del premio. (F. Quarles.)

Correggendo i bambini: dirigendo l'attenzione di un bambino su un difetto, e dandogli così una dimora locale e un nome, spesso lo si può fissare in lui più saldamente; quando, attirando i suoi pensieri e affetti verso altre cose, e cercando di promuovere una grazia opposta, si sarebbe molto più propensi a sottometterla. Allo stesso modo una disposizione gelosa è spesso rafforzata quando se ne prende nota, mentre lo sforzo di nutrire uno spirito d'amore farebbe molto per scacciarla. (Lepre.)

Il tempo dell'educazione religiosa: Cogli l'opportunità finché dura, prima che il bambino si assuedi al male e si formi l'abitudine peccaminosa. Agisci come l'abile medico, che ti dice di richiedere assistenza medica mentre la malattia è nel suo stato incipiente, e di non indugiare fino a quando la malattia si è impadronita degli organi vitali ed è fuori dalla portata della medicina. Ora è il momento di applicare la medicina morale (perché c'è balsamo a Galaad, e lì c'è un medico), e lasciare che sia applicata in modo che agisca liberamente in questi giovani cuori, per la loro guarigione e salvezza. (Dott. R. Newton.)

La giovinezza è la stagione migliore per comunicare il sapere: se, per esempio, desiderate che vostro figlio impari un mestiere, lo mandate ad acquistarlo nel periodo della sua giovinezza; se le lingue devono essere padroneggiate, ammettete il vantaggio di averle iniziate da giovani; e così è per i mestieri e le professioni. Ora, gli uomini lo sanno, e agiscono di conseguenza nelle questioni relative a questa vita. E gli uomini di questo mondo saranno forse "più saggi nella loro generazione dei figli della luce"? Sicuramente il cristianesimo è una scienza, il cui interesse e la cui importanza sono incommensurabilmente superiori a tutti gli altri. Il cristianesimo è la scienza divina della salvezza umana. O! poi, cominciate a insegnare ai vostri figli questa scienza divina mentre sono ancora piccoli. (Dott. R. Newton.)

Le giuste abitudini devono essere inculcate nella giovinezza: se l'uomo viene addestrato fin dalla prima parte della vita alle giuste abitudini - abitudini di religione, abitudini di virtù, di verità, di rettitudine e di pietà - c'è da aspettarsi che queste abitudini, essendo veramente formate, crescano con la sua crescita e si rafforzino con la sua forza. Abbiamo visto questo principio più volte illustrato. Ad esempio, forse hai inserito dei caratteri nella tenera corteccia del giovane albero; E se torni all'albero nella stagione successiva, scopri che questi personaggi sono diventati più larghi e profondi di quando li hai messi lì. Così è con il carattere della verità impresso nella mente giovane e tenera. È stato osservato che un recipiente conserva generalmente il sapore del liquido con cui è stato condito per la prima volta finché rimane una parte del recipiente. Com'è vero che questa osservazione si applica alla costituzione mentale della gioventù! E quanto è importante, quindi, che abbia il condimento del giusto tipo, il condimento della vera pietà, dell'amore per Dio e dell'amore per l'uomo! Un illustre metafisico aveva osservato che "di tutti gli uomini che passano attraverso la vita, nove su dieci sono ciò che sono, virtuosi o viziosi, religiosi o irreligiosi, secondo la loro educazione durante il periodo dell'infanzia e della giovinezza". (Ibidem)

L'educazione religiosa dovrebbe iniziare presto: se tu sapessi con certezza che tra cinque anni il tuo ragazzo, che ora è un bambino, cadrà in un fiume profondo tutto solo, non aspetteresti che l'evento accada prima di prepararti ad affrontarlo. Iniziereste ora il processo che sarebbe la sicurezza allora. Tuo figlio non sa nuotare e tu non sei qualificato per insegnarglielo; ma subito tu stesso acquisiresti l'arte, per potergliela comunicare e per essere pronto ad affrontare l'emergenza. Ora, al di là di ogni avventura, vostro figlio, se sopravvive, sarà immerso in pochi anni in un mare di malvagità, attraverso il quale dovrà nuotare per salvarsi la vita. Nient'altro che i giusti princìpi morali, ricavati dalla Bibbia e indotti da un precoce addestramento in un'abitudine confermata, gli daranno la necessaria vivacità. Quindi, come vorreste preservare vostro figlio dall'affondare nel mare del peccato nella perdizione finale, siete tenuti a qualificarvi per addestrarlo nella via che dovrebbe seguire. (W. Arnot, D.D.)

Addestramento a non aspettare anni di discrezione: - Thalwell pensava che fosse molto ingiusto influenzare la mente di un bambino inculcando qualsiasi opinione prima che fosse giunto ad anni di discrezione per scegliere da solo. Gli mostrai il mio giardino e gli dissi che era un giardino botanico. "Come?" disse; "È coperto di erbacce". «Oh», risposi, «è solo perché non è ancora giunto alla sua età di discrezione e di scelta. Le erbacce, vedete, si sono prese la libertà di crescere, e hanno pensato che fosse ingiusto da parte mia pregiudicare il terreno verso le rose e le fragole. (S. T. Coleridge.)

Devozione precoce a Dio: - È dell'ultima importanza condire le passioni di un bambino con la devozione, che raramente muore in una mente che ne ha ricevuto una tintura precoce. Sebbene possa sembrare estinto per un po' dalle preoccupazioni del mondo, dal calore della giovinezza o dalle lusinghe del vizio, generalmente scoppia e riscopre se stesso non appena la discrezione, la considerazione, l'età o le disgrazie hanno portato l'uomo a se stesso. Il fuoco può essere coperto e sovrapposto, ma non può essere completamente spento e soffocato. (Addison.)

Obbedienza ai genitori:

(I.) Un comando urgente. Fai il tuo dovere verso tuo padre e tua madre. Questo può essere inteso come coloro che occupano il posto di un genitore: un nonno o una nonna, o uno zio o una zia, o un amico o un tutore. Cercherò di far emergere lo spirito di questo comando in alcune brevi osservazioni

(1.) Onora i tuoi genitori. Le nostre parole ai nostri genitori dovrebbero essere rispettose: dovremmo onorarle nel nostro parlare. Sono stupito e addolorato nel sentire come alcuni bambini parlano ai loro padri e alle loro madri, nel sentire le risposte impertinenti, irrispettose e impudenti che a volte danno loro. I nostri sguardi e gesti devono essere rispettosi. Vedete quel piccoletto che è stato trovato da ridire o non ha ottenuto ciò che voleva? Che faccia mette, che malvagità si manifesta in quelle labbra imbronciate, che vendetta e sfida c'è in quell'occhio di fuoco, che cipiglio sul suo giovane viso! Ma non dice nulla; Forse non osa. Vorrei che tu ricordassi che il tuo occhio e le tue labbra possono peccare, così come la tua lingua e la tua mano. Le nostre azioni, la nostra condotta generale e il nostro comportamento nei loro confronti, dovrebbero essere rispettose. Possiamo fare cose che sono giuste in se stesse, in modo molto irrispettoso, scortese, offensivo. Dove c'è qualche infermità, quando, per esempio, un genitore è sordo, o zoppo, o malato, o maleducato, è molto probabile che ciò avvenga. Facciamo ciò che ci viene chiesto o desiderato, ma lo facciamo con una grazia molto cattiva. Lo stesso si può dire del modo in cui riceviamo e trattiamo le loro istruzioni, può essere negligente, senza cuore. Poi c'è la vergogna dei nostri genitori, quando sono poveri, quando non sono così istruiti come noi. Non fu così per Giuseppe, uno dei primi principi d'Egitto, quando presentò il suo vecchio padre pastore al re, e ne fu orgoglioso come se fosse stato re anche lui

(2.) Obbedisci ai tuoi genitori. Non basta render loro rispetto, in generale: bisogna obbedirli. Dire "No" a un genitore significa andare direttamente contro la legge di Dio. E non possiamo scegliere a quali comandi obbedire e a quali no. E così passerò a dire qualcosa sul tipo di obbedienza che dovrebbe essere resa.

(1) La nostra obbedienza dovrebbe essere senza discussione. Alcuni bambini hanno il pessimo trucco di chiedere una ragione per tutto.

(2) La nostra ubbidienza dovrebbe essere pronta. La cosa chiesta dovrebbe essere fatta immediatamente. Molto dipende da questo. Un genitore non dovrebbe mai richiedere di ripetere il suo comando. Aspettare una seconda offerta è quasi rifiutare. Spesso possiamo imparare importanti lezioni dagli animali inferiori, e non ultimi dai cani, che, se ben addestrati, si distinguono per la loro obbedienza. Lasciate che vi racconti una storia che mette in evidenza in modo sorprendente il vantaggio di una pronta obbedienza. C'era un cane che stava diventando vecchio e sordo, appartenente a uno degli ufficiali di una stazione ferroviaria. Un giorno il cane stava avanzando tranquillamente tra le due linee di ferrovia, quando apparve il treno espresso e, emettendo il suo fischio acuto, si precipitò avanti, come avete visto fare "l'espresso". Il povero cane non sentiva alcun suono, il treno era dietro di lui, non c'era modo di avvertirlo in tempo per uscire dalla linea e sembrava che non ci fosse altro da fare se non che il povero bruto doveva essere ucciso sul posto. Il suo padrone, tuttavia, con un noto segno con il dito, ordinò al cane di sdraiarsi; in un attimo si sdraiò a terra; e in meno tempo di quello che ho impiegato per raccontare la storia, il treno gli era passato sopra e lo aveva lasciato illeso. La sua pronta obbedienza gli salvò la vita.

(3) La nostra obbedienza dovrebbe essere allegra. Dovrebbe essere "non per costrizione, ma volontariamente". L'obbedienza obbligatoria non è un'obbedienza retta. Non dovremmo obbedire imbronciati, chiarendo che facciamo la cosa solo perché dobbiamo

(3.) Ama i tuoi genitori. Non è sufficiente rendergli omaggio esteriormente, impegnarsi a obbedire loro: devi amarli. Essi ti amano, e nulla li soddisferà se non il tuo amore in cambio. Una volta una povera donna venne da me, quasi con il cuore spezzato, e mi raccontò questa storia. Aveva fatto visita a sua figlia, una giovane serva, in una buona situazione. Quando la figlia aprì la porta e vide chi c'era, le gettò uno scellino, come se fosse stata una mendicante, disse che aveva paura che la padrona venisse e chiuse la porta in faccia alla madre, lasciandola barcollare sotto il rifiuto. Mi sembra di vedere ancora quella madre, mentre mi dice: "Che cosa era per me il denaro di mia figlia, quando avevo perso il suo amore?" 4. Sii gentile con i tuoi genitori. Se li ami davvero, sarai gentile con loro. Anticipa i loro desideri e fai loro una piacevole sorpresa. Potrei citare molti bei esempi di gentilezza verso i genitori. Ho sentito parlare di un capo indiano d'America che fu fatto prigioniero con suo figlio e, con pesanti catene alle membra, fu gettato in prigione. Il capo di cui è prigioniero, non ha figli e desidera adottare il ragazzo come suo figlio. Tira fuori ricchi ornamenti per i polsi e le caviglie, come quelli che gli indiani amano indossare, e gli dice di scegliere quello che gli piace. Uno dopo l'altro il ragazzo li prende in braccio e li guarda; ma i suoi pensieri tornano a suo padre nella sua prigione, e per lui rinuncia a tutto. «Poiché mi lasci la mia scelta», la sua risposta è, «preferirei indossare come quello che indossa mio padre»: una catena! Guardate quel giovane, rispettabile e ben istruito, che non è stato in grado di ottenere denaro altrimenti, e ora si offre di arruolarsi come soldato, purché riceva una buona taglia. Cosa significa il ragazzo? Il vecchio padre è in carcere per debiti: il figlio farebbe di tutto per farlo liberare; Gli viene chiesta la taglia e, sebbene possa costargli molti anni di stenti e pericoli, si precipita alla famosa cella, prende suo padre tra le braccia e gli dice che è libero! O guarda in questa umile casa. Su un letto giace un uomo malato, così indifeso che sua moglie non può fare altro che servirlo. Non può uscire per lavarsi o lavorare. La gente si chiede come vivono, perché non ricevono alcun aiuto parrocchiale. Vedi quella bambina di dodici anni? Come vanno agilmente le sue dita! Ogni mattina si alza alle quattro; Non è altro che cucire, cucire, cucire con lei, tutto il giorno. Lei è il piccolo sostentamento della famiglia

(5.) Dai valore ai tuoi genitori. Beh, potreste. Non troverai mai più quelli come loro. Non li avrai a lungo. Premiali finché li hai. E qui permettetemi di dire una parola per i genitori anziani. Quando un padre o una madre invecchiano, il dovere di sostenerli, mostrarli gentilezza e sopportarli diventa sempre più vincolante

(II.) Una promessa preziosa: "Che tu sia felice e tu possa vivere a lungo sulla terra". Posso solo accennare a questo

(1.) Dio dice: L'obbedienza Gli sarà gradita. È implicito nella promessa che Dio lo approverà

(2.) Dio dice: Sarà una benedizione per te stesso. "Ti andrà bene: vivrai a lungo", ecc. (J. H. Wilson.)

Consigli per l'educazione:

(I.) La prima cosa su cui invitiamo la vostra attenzione è il metodo migliore per comunicare la conoscenza religiosa

(1.) Ora, tra le prime regole che daremmo per la comunicazione della conoscenza religiosa ai bambini, diremmo, evitare di portare davanti a loro tutti i punti della dottrina astratta. Non crediate che sia necessario che voi portiate alla loro attenzione un qualsiasi sistema di divinità, in quanto un sistema. Fate attenzione a imprimere nella loro mente quei fatti morali che conducono alle dottrine, piuttosto che enunciare le dottrine e poi dimostrarle con i fatti

(2) C'è un'altra direzione, che ritengo molto importante, per quanto riguarda l'istruzione dei giovani; e cioè, che in tutte le nostre affermazioni di verità, e in tutte le nostre illustrazioni di dottrina, dovremmo stare attenti che ogni illustrazione che impieghiamo sia il più circoscritta, il più confinata, il più ristretta possibile nella sua portata

(3.) C'è un'altra direzione generale che daremmo riguardo all'inculcazione della conoscenza religiosa; e cioè, che dovremmo fare tutto il possibile per incoraggiare l'abitudine all'indagine, alla riflessione e alla ponderatezza morale

(II.) Passiamo ora alla seconda parte del nostro argomento, dove le osservazioni, è ovvio, si applicheranno sia a quelli di età più avanzata, sia ai bambini. Intendiamo le regole dell'offerta per convincerli a una pratica religiosa

(1.) La prima regola che vorremmo dare è questa: che tu faccia apparire il servizio di Dio un servizio delizioso

(2.) Un'altra direzione è che tu acquisisca l'abitudine di trasformare gli eventi passeggeri in un racconto spirituale

(3.) Un'altra direzione è che vi sforziate di scoprire la loro prima e più forte tendenza al male

(4.) Un'altra direttiva che vorremmo dare, è che tu somministri la riprensione secondo i principi biblici e in uno spirito biblico

(5.) Un'altra direzione è che incoraggiate i piccoli inizi del buon lavoro. Due indicazioni pratiche per voi stessi, in conclusione, concluderanno il nostro argomento. Primo, lasciate che le vostre esortazioni siano rafforzate dall'esempio; In secondo luogo, lasciate che il vostro esempio sia santificato dalle vostre preghiere. (D. Moore, M.A.)

Richieste dei genitori:

(I.) Innanzitutto, permettetemi di indirizzare la vostra attenzione sulla natura delle rivendicazioni dei genitori

(1.) In primo luogo, quindi, le pretese dei genitori richiedono implicitamente; obbedienza finché il figlio è a carico del genitore

(2.) In secondo luogo, le pretese dei genitori richiedono una deferenza affettuosa e reverenziale in ogni periodo della vita

(3) In terzo luogo, i diritti dei genitori si estendono al sostegno in tempi di debolezza, malattia e vecchiaia

(II.) In secondo luogo, quindi, consideriamo l'autorità con cui queste pretese vengono fatte rispettare

(1.) In primo luogo, sono applicati dalle decisioni della legge morale. Voi sapete che uno dei più importanti e spesso ripetuti antichi comandamenti consegnati da Mosè alla nazione ebraica era questo: "Onora tuo padre e tua madre". 2. In secondo luogo, questo dovere è imposto dai principi e dai precetti della dispensazione del Nuovo Testamento. Così, quando il Salvatore venne, la testimonianza riguardo a Lui fu che Egli "scese e fu sottomesso ai Suoi genitori". 3. In terzo luogo, è rafforzato dalla natura e dalle pretese della società umana. La società non è che un aggregato di individui, e gli uomini sono proprio quello che sono a casa loro

(4) In quarto luogo, esso è rafforzato dall'importante legame che questo dovere ha con la formazione del carattere individuale. Ogni individuo che si è distinto come un figlio eccellente, diventerà un buon padre, un buon marito, un buon amico, un buon membro della società, in qualsiasi luogo si trovi

(5.) In ultimo luogo, è imposto dai più forti comandi di gratitudine

(III.) Consentitemi, quindi, in terzo luogo, di notare alcune di quelle restrizioni da cui queste rivendicazioni sono limitate

(1.) Prima, quindi, sono modificati dalle pretese della religione. Il Vangelo sotto ogni aspetto è supremo. La nostra fedeltà alla Divinità è più alta e più importante della nostra fedeltà a tutte le forme di vita domestica e sociale

(2) In secondo luogo, è limitato dalle leggi della società di cui l'individuo può essere membro, e dai principi di una morale immutabile, ogni individuo sente che la società in generale è di gran lunga più importante, e quindi ha un diritto maggiore, della cerchia domestica. Di conseguenza, se una legge in sé legittima o necessaria per l'esistenza sociale impone qualcosa, l'autorità genitoriale non la controcompensa

(3) In terzo luogo, le loro rivendicazioni sono marcate e modificate dagli usi e dalle costituzioni della società. Tutti i nostri accordi interni partecipano, in misura maggiore o minore, della natura del diritto. In molti paesi sapete che i bambini sono, o sono stati, considerati di proprietà dei loro genitori. Finché il genitore sopravvive, è impossibile per lui detenere proprietà di qualsiasi tipo, o comandare i servizi, ad eccezione di quelli subordinati e secondari, di qualsiasi agente. E' stato impossibile che si dedicassero a questa o quella impresa, se non su suggerimento e determinazione della volontà del genitore. In realtà sono schiavi, schiavi completi; corpo, anima e spirito considerati come beni e beni mobili del genitore. Riteniamo che ciò sia contrario alla legge eterna; che non è giusto che esista la schiavitù in qualsiasi forma; e di conseguenza non ci sentiremmo essenzialmente vincolati da un principio come questo, solo per conto suo, se non ci fosse un'altra legge sopravvenuta che ci imponga il dovere in quelle circostanze. In Oriente, per esempio, e tra gli ebrei, fino a quando un giovane non raggiungeva i trent'anni, questo controllo parentale era più completo; Si estendeva al castigo fisico che il genitore doveva esigere, mentre era considerato il crimine più alto resistere o opporsi a quel castigo, per quanto condignante, afflittivo o umiliante potesse essere. In circostanze come queste, sentiamo che i nostri sentimenti si rivolterebbero

(4) In ultimo luogo, queste pretese sono modificate dal carattere e dal comportamento individuale. Non intendo dire che una condotta impropria da parte del genitore vizi essenzialmente, e tanto meno distrugga, le pretese che il genitore ha di obbedienza e riverenza. Ma intendo dire che c'è una legge di natura che, agendo invariabilmente, se non distrugge, modificherà grandemente quelle pretese, nelle risposte con cui saranno soddisfatte. Se la coscienza non è controllata, se l'intelletto non è convinto, nel momento stesso in cui ciò avviene le pretese dell'individuo sono in gran parte modificate. Ora, è proprio così nella cerchia domestica. Se il tuo esempio sarà contrario alla rettitudine e alla verità, ne seguiranno due cose: primo, la tua autorità sarà viziata, perché tutta la vera obbedienza, come quella connessa con l'affetto e la riverenza, deve essere assicurata, in misura maggiore o minore, dall'azione dell'influenza morale; Ma un padre corrotto non può esercitare tale influenza, e di conseguenza non può essere assicurata da lui la piena e vera obbedienza. La forma esteriore può rimanere, ma la vita e il potere interiori devono mancare. Ne seguirà una seconda cosa; L'esempio parla più forte delle parole: ci saranno due autorità, due comandamenti. Inoltre: se i tuoi comandi saranno indebitamente severi, se per di più saranno manifestamente intesi a garantire esclusivamente il tuo interesse, se sapranno di egoismo in ogni espressione e in ogni richiesta, forse potrai ottenere l'obbedienza, ma non potrai ottenere l'amore. (J. Aldis.)

Istruzione religiosa per i bambini: - La scienza matematica prospererebbe se Euclide e i Principia cessassero dagli studi della nostra gioventù? L'attenzione pubblica del popolo sui suoi governanti prospererebbe se si astenesse dall'esaminare l'intelligenza quotidiana e dal conversare degli affari pubblici? La religione prospererà se la Parola di Dio non viene studiata e i suoi argomenti non vengono trattati? Se in quella stagione in cui i nostri giovani di prima famiglia e di ambizione preparano le loro menti a guidare gli affari, con corsi di disciplina precoce nelle scuole pubbliche, e quelli di secondo rango sono ammessi alle varie professioni della vita, se allora non ci si prende la briga di attirare la loro attenzione sugli scritti sacri e di imprimere principi di pietà e virtù nelle loro menti, Come ci si può aspettare che la religione abbia anche solo una possibilità? Non si può sempre imparare; La giovinezza serve per l'apprendimento, la virilità per l'azione e la vecchiaia per godere dei frutti di entrambi. Chiedo: Perché, quando il futuro avvocato studia Blackstone o Lyttleton; il futuro medico, Ippocrate e Sydenham; il futuro economista, Smith e Malthus; il futuro statista, Locke e Sydney; ciascuno di essi per prepararsi a occupare una posizione rispettabile nel mondo presente - Perché il futuro immortale non studia contemporaneamente i due Testamenti di Dio, al fine di prepararsi per il mondo a venire, nel quale ognuno di noi ha un interesse più prezioso? Se l'immortalità non è altro che l'evocazione dei preti per ingannare il mondo, allora lasciatela passare, e i nostri libri andranno al vento come le foglie della sibilla; ma se l'immortalità non è né il sogno di appassionati entusiasti, né l'inganno di astuti preti, ma la rivelazione del giusto Dio; allora abbiamo la letteratura e la scienza, e la pratica per il lungo stadio successivo del nostro essere, così come per il tempo presente, che non è che il suo portico. Queste suppliche sono rivolte agli uomini che credono nell'immortalità; Perciò giustifica la tua fede e mostra la tua gratitudine pensando e preoccupandoti delle grandi preoccupazioni di quell'immortalità in cui credi. (Irving.)

I bambini dovrebbero guardare a Gesù: i figli devoti sono opera di Dio, creati da Gesù Cristo, e se vogliamo essere il mezzo per condurre i bambini alla vera pietà, dobbiamo invitarli a guardare al nostro Salvatore Gesù. Io dico a Lui, non a Lui. Alcuni che hanno a che fare con l'istruzione religiosa dei bambini, richiedono loro di guardare a Cristo invece che a Lui. C'è una grande differenza tra queste cose. Il bambino guarda la regina, quando va a vederla procedere in pompa magna per aprire il Parlamento; ma guarda a sua madre, quando si affida a lei per soddisfare i suoi bisogni quotidiani. Guardiamo la statua, diciamo di Jenner, o di Abernethy; Ma ci rivolgiamo al nostro assistente medico per consigli e guarigione. Guardiamo Pitt o Fox, come ora stanno davanti a noi in marmo o pietra; ma ci rivolgiamo al Primo Ministro di turno per la conduzione dei nostri affari nazionali. Noi cristiani sappiamo da noi stessi che non è guardando Gesù, come in un grande spettacolo, che siamo salvati; ma guardando a Lui, come a un amorevole Redentore personale; quindi, quando si parla ai figli del Figlio di Dio, è importante parlare di Lui, non come di un Essere da guardare, ma come di un Essere da guardare. (Samuel Martin, D.D.)

Trattamento dei bambini: - C'è in tutte le cose e in tutte le anime un elemento che dovrebbe essere piuttosto placato che stimolato. È un bene che la forza sia lì, per nutrire e ravvivare tutte le potenze. Latente e sotto comando, è inestimabile; Ma quando assume autorità e si eleva all'auto-manifestazione, è dannosa e distruttiva. I genitori, quindi, devono astenersi accuratamente dal provocare l'elemento malvagio che è nei loro figli. Mostrate loro con il loro esempio come il potere dell'ira può essere subordinato alla loro energia e allegria, e allo stesso tempo tenuto sotto perfetto controllo. Quando, invece di possedere la vostra anima nella pazienza, vi perdete in un fermento di eccitazione, subite una grave perdita di dignità agli occhi dei vostri figli. La forza della tua autorità è scomparsa. Come possono i figli onorare con il cuore ciò che è privo di onore? Come possono riverirti, se perdi la tua maestà? Dio vi chiama all'alto e benedetto ufficio di rappresentare Lui e il cielo ai vostri figli. C'è nei vostri figli non solo l'elemento adirato che proviene da voi, ma anche uno spirito di grande dolcezza da parte del loro Padre Celeste. Lo Spirito di Gesù è il seme di Dio, ed è seminato in tutta la razza. Nessun figlio di Adamo è interamente la progenie del serpente: "la progenie della donna" è in ogni uomo che viene al mondo. "La manifestazione dello Spirito è data ad ogni uomo per il suo profitto." Lo Spirito di Gesù è lo Spirito essenziale dell'umanità, senza il quale la salvezza sarebbe impossibile. Genitori e insegnanti, rivolgetevi a questo terreno divino nei vostri figli. (J. Pulsford.)

Una lezione per i genitori: "Oh, mamma, non prendere la mia bella scopa per spazzare le scale, ti prego, non farlo!" Bessie lo fece con tono stridulo, mentre danzava nell'atrio e si trovò improvvisamente davanti a sua madre, che riteneva di aver trovato un ottimo strumento nella forma della nuova scopa di sua figlia. Era un regalo per Bessie da parte del vecchio fabbricante di scope dietro l'angolo, e poiché si era dato molto da fare per fabbricarla, era insolitamente buono e piacevole da usare per chiunque. Come si potrebbe supporre, il suo principale merito per un bambino di sei anni era il suo manico dipinto allegramente. L'aveva sempre tenuta tra i suoi tesori e ora era inorridita di trovarla in uso, come una scopa comune. Il lavoro che la signora Allen aveva preparato per quel giorno fu sufficiente per tre giorni. C'era una torta da fare e tutto doveva essere messo in perfetto ordine per la compagnia per il tè. L'ordine perfetto, nella mente di quella donna meticolosa, significava una grande quantità di lavoro. Senza l'aiuto di una ragazza inesperta, non c'era un momento da perdere. Così lavorò in fretta e furia, senza badare alla protesta di Bessie, se non per dire: "Stai zitta, bambina; Sarai ascoltato per le strade". «Voglio la mia scopa, ti prego, mamma», insistette Bessie. "Che bambina egoista! Vergogna!» disse la madre, bruscamente, spazzando vigorosamente allo stesso tempo. «Oh, non usarla così forte, mia cara scopa», supplicò Bessie, con le lacrime che le rigavano le guance. «Lo rovinerai tu, mamma; lo farai davvero". «Se te lo rovino, te ne procurerò un altro. Togliti di mezzo da me adesso, presto!" «Un'altra scopa non va bene» singhiozzò Bessie, sempre più eccitata a questa proposta. «Voglio tenerlo per sempre, perché il vecchio signor Strong l'ha fatto per me, e gli piaccio. Non si userà, lo metterò via» e, balzando su per le scale, strinse le braccia intorno al tesoro. La pazienza della madre era ormai del tutto esaurita. Strappò con rabbia la scopa dalle mani di Bessie, poi l'afferrò e la portò su per le scale e la spinse nella stanza in modo non gentile, ordinandole di restare finché non l'avesse chiamata. Bessie non era una bambina difficile da gestire, né sua madre era una donna dura. Ci volle solo un po' di tatto amorevole da parte sua, e la bambina sarebbe stata felice di prestare la scopa. Ma, povera madre, si era lasciata innervosire, stancare e scaldare per il tanto servizio, e così dimenticò che stava oltraggiando un innato senso di giustizia che il Signore stesso aveva posto nel cuore del bambino, dimenticando anche che era stato scritto: "Non provocare l'ira dei tuoi figli". Le sue preoccupazioni, le sue preoccupazioni, e l'intrattenimento degli amici, assorbirono a tal punto la signora Allen che prestò alla sua bambina solo poche attenzioni durante il resto della giornata. Fu solo la sera che scoprì che Bessie aveva la febbre bruciante e si lamentava di un mal di gola. Si ricordò allora con una fitta che la bambina, di solito amabile, era stata irritabile tutto il giorno, il che avrebbe dovuto farla sospettare che qualcosa non andasse. Per tutta la notte guardarono la piccola mentre si agitava e gemeva, mormorando parole in delirio che trafiggevano il cuore della madre come un coltello, perché si trattava solo di una piccola scopa, di suppliche pietose: "Ti prego, mamma, ti prego, non farlo"; poi, aggrottando le sopracciglia bianche, gridava: "È mio, dico; Non devi prendere la mia scopa!" La migliore abilità medica e l'assistenza infermieristica più tenera non potevano servire. Per due giorni combatterono contro la terribile malattia e poi si riunirono intorno alla cara per darle l'ultimo bacio. Pensavano che non avrebbe mai più parlato, ma gli occhi azzurri si aprirono all'improvviso; guardarono amorevolmente quella di sua madre, e Bessie disse: "Mamma, addio! Puoi prendere la mia piccola scopa: puoi tenerla per sempre... perdona Bessie perché era cattiva"; e poi la dolce bocca fu alzata per un bacio. Un istante dopo il bacio della madre cadde sulle labbra immobili. Vi meravigliate che per molti anni dopo lo spettacolo più straziante e straziante per lei in tutto il mondo sia stata una piccola scopa? Oh, care madri, è bene essere brave governanti e intrattenere magnificamente i propri amici; ma mentre andiamo in giro, non carichiamo noi stessi di un tale peso di preoccupazioni moleste da non avere il tempo di essere giusti, teneri e pazienti anche con i piccoli capricci e le fantasie dei nostri cari. Quando verremo a deporli fino al loro ultimo sonno, il nostro dolore sarà abbastanza acuto senza le pugnalate che la memoria infliggerà con crudele fedeltà. Allora non una parola dura o un'azione ingiusta saranno dimenticate. (Globo cristiano.)

Repressione e ricerca di colpe: la vita per alcuni bambini è un perpetuo "non fare". Di recente le nostre condoglianze sono state raccolte per Freddie, un ragazzino di cinque anni, che era stato tenuto in casa durante una lunga tempesta. Sua madre, una donna gentile, sedeva tranquillamente a cucire, mentre chiacchierava con un'amica. «Non farlo, Freddie» disse, mentre il manico della frusta del bambino batteva un leggero tatuaggio sul tappeto. La frusta cadde. Un castello di blocchi si alzò e cadde con uno schianto. «Non fare rumore, Freddie.» Il ragazzo si voltò verso la finestra, le dita irrequiete che disegnavano vaghe immagini sul vetro umido. «Non segnare la finestra, Freddie», interruppe la madre; e «Non entrare nell'atrio», aggiunse, mentre lui apriva la porta per fuggire. I "non fare" continuavano a brevi intervalli. A distanza di atti 50 'ometto, sedendosi con aria pateticamente rassegnata, rimase perfettamente immobile per circa un minuto. Poi, con un lungo sospiro, domandò: «Mamma, c'è qualcosa che posso fare?» A volte il "non" sembra una mera espressione meccanica, non ascoltata dal bambino e non imposta dal genitore. "Non farlo, mia cara"; e la bambina, rigirando le belle incisioni sul tavolo di un'amica, si ferma un istante. La madre continua a parlare con l'amica, la bambina riprende la sua occupazione, e non se ne fa caso, se non che, dopo un po', il divieto viene ripetuto con noncuranza, solo per essere ignorato. Una madre smemorata fa un figlio smemorato. L'autorità è indebolita da comandi reiterati. (Età cristiana.)

Il dottor Leonard Bacon una volta predicò un sermone su quello che chiamava il lato opposto del Quinto Comandamento: il dovere dei genitori di essere degni di onore. Il bambino nasce al mondo con questo diritto. I suoi occhi puri guardano i suoi anziani, per esempio. La sua anima attende da loro l'impulso e l'ispirazione. Guai a quel genitore che, per carattere indegno, fa inciampare uno di questi piccoli; Sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e che fosse annegato nelle profondità del mare. (Unione Cristiana.)

5 CAPITOLO 6

Efesini 6:5

Servi, ubbidite a coloro che sono i vostri padroni secondo la carne, con timore e tremore, con semplicità di cuore, come a Cristo.-

Un sermone ai servitori: - Comprendete la vostra chiamata come servi di Cristo. Voi siete i Suoi servi prima di essere i padroni terreni, e ogni lavoro che fate, ogni dovere che adempite, ogni comando a cui obbedite, è veramente obbedienza a Lui. Egli dice: fate questo e questo, per le labbra del padrone terreno; fatelo con coraggio, allegria, a fondo; è fatto per Me, non per Lui. Tutto ciò che è umile in quel caso svanisce dalle tue attività quotidiane. Dietro il padrone umano c'è un Maestro superiore; non c'è umiliazione nemmeno nella schiavitù a Lui

(I.) Sii fedele per amore di Cristo tuo Signore. Voglio dire, sii fedele alla fiducia riposta in te; ripagalo con una stretta fedeltà, un'onestà incorruttibile e una costante devozione agli interessi della casa affidati alla tua custodia

(II.) Sii diligente. Dona al tuo servizio l'energia che daresti a Cristo; mettilo sul terreno più alto e più solido. Dai il meglio di te, perché è l'opera del Signore che stai facendo; è il "Ben fatto" del Signore che state vincendo; è il salario del Signore che riceverai alla fine

(III.) Sii paziente. Molti comandi possono sembrare irragionevoli; Molti temperamenti con cui hai a che fare, irritabili e arroganti. Portalo in una regione più alta. Vedete fino a che punto il pensiero di Cristo vi permetterà di fare e di sopportare. Siate sempre più pronti a obbedire che a mettere in discussione, a lavorare piuttosto che a litigare, a sottomettervi che a ribellarvi; e farai bene. E non pensare sempre che puoi migliorare te stesso; Sii paziente e "piuttosto sopportare i mali che hai, piuttosto che fuggire da altri che non conosci".

(IV.) Sii allegro. Nulla rende la luce del sole sulla terra come l'allegro e gioioso adempimento del dovere. Non abbiamo mai imparato la lezione della vita finché non siamo in grado di cantare ai nostri compiti e sorridere mentre cantiamo. Fate in modo che il vostro studio quotidiano assuma un aspetto allegro mentre svolgete il vostro dovere, e che renda la vostra vita un servizio volontario e gioioso al vostro Re celeste

(V.) Siate certi che la vostra fatica non sarà vana nel Signore. Nessuna opera compiuta per Cristo manca mai di una benedizione. (J. B. Brown, B.A.)

Rispettivi doveri dei padroni e dei servi:

(I.) Consideriamo i doveri dei servi, così come ci sono rappresentati nella Scrittura

(1.) Il primo punto, quindi, che viene applicato in ogni passaggio relativo a questo argomento, è l'obbedienza ( Colossesi 3:22 ; Tito 2:9; 1Pietro 2:18. Tale obbedienza non si basa su una semplice legge o consuetudine dell'uomo, ma sulla chiara parola di Dio Onnipotente. Non ci può essere alcuna vergogna nel mantenere il posto di un servo. Può esserci vergogna in ciò a cui il Signore Gesù Cristo stesso, il Signore della gloria, si è sottomesso? Filippesi 2:6-8; Ebrei 5:8. Ma di che tipo dovrebbe essere la vostra ubbidienza? L'apostolo vi ha insegnato che per quanto riguarda la sua estensione dovrebbe essere universale. "Obbedisci in ogni cosa ai tuoi padroni", cioè in tutte le cose che non sono contrarie alla legge superiore del tuo celeste Maestro: in tutto il resto obbedisci prontamente e senza limitazioni Filippesi 2:14. Nelle piccole cose così come nelle grandi. Come i servi devono mostrare obbedienza ai loro padroni in tutte le cose lecite, così devono mostrarla con riverenza e mansuetudine, o, come è espresso nel testo, "con timore e tremore", per non scandalizzarli

(2.) Un altro dovere di un servo è quello di aggiungere alla sua obbedienza uno sforzo costante per compiacere. Lasciate che i vostri servizi siano visti come scaturiti non solo dalla necessità o dall'interesse, ma dall'attaccamento di un cuore volenteroso

(3.) Un terzo dovere è la stretta fedeltà e l'onestà. Un servo infedele è di per sé un termine di profondo rimprovero. Deve molto a coloro al cui servizio entra. È al riparo sotto il loro tetto; Condivide le comodità della loro casa, è posto al di fuori della portata del bisogno, mangia del pane del suo padrone e beve della coppa del suo padrone. Molto gli è confidato. I beni del suo padrone sono posti sotto la sua cura e sono giustamente richiesti dalla sua mano

(II.) I doveri di un padrone (vedi Colossesi 4:1

(1.) Un padrone è tenuto per giustizia a rispettare pienamente i termini del suo accordo, a dare al suo apprendista l'istruzione necessaria nella sua attività e a pagare al suo servo il salario pattuito ( Deuteronomio 24:14, 15 ; Giacomo 5:4

(2.) La legge dell'equità può essere considerata come vincolante per un padrone alla gentilezza, alla tolleranza e alla preoccupazione per le anime dei suoi servitori. Gli ordina di mostrare gentilezza, e quindi si estende oltre la rigida regola della giustizia. La ragione e la coscienza sono i suoi arbitri

(III.) Mutuo sono gli obblighi sotto i quali padroni e servi sono posti l'uno verso l'altro. Molto importanti sono i loro rispettivi doveri, e ognuno di loro può veramente glorificare Dio nella sfera che gli è stata assegnata. Ma quali sono i motivi, qual è il principio che può produrre tali frutti benedetti? Si riassume nella considerazione: Voi avete entrambi un Maestro in cielo. "Voi non appartenete a voi stessi"; "Voi siete comprati a prezzo", sì, il prezioso sangue di Cristo. Servi l Quanto potente è questo motivo premuto su di voi! "Siate obbedienti a coloro che sono i vostri padroni... nell'unicità del vostro cuore, come a Cristo; non con il servizio agli occhi, come compiacenti per gli uomini; ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio; facendo servizio di buona volontà, come al Signore, e non agli uomini". Quanto siete felici, se siete veramente diventati servi di Cristo. Allora sarà il tuo principale desiderio e sforzo adornare la dottrina di Dio, tuo Salvatore, in tutte le cose. Ed ecco, come la vera religione può nobilitare ogni stadio! Maestri! "Anche il tuo Signore è nei cieli; né c'è rispetto per le persone presso di Lui". Voi e i vostri servi siete conservi del Signore; voi siete membri dello stesso corpo: la Sua Chiesa; dovete stare rapidamente insieme davanti al Suo seggio del giudizio. (E. Blencowe, M.A.)

Servi e padroni: - Paolo prende le istituzioni della società così come sono, e definisce i doveri di coloro che riconoscono l'autorità di Cristo. Egli insegna che lo Stato è un'istituzione divina così come la Chiesa. Il governo politico è necessario per l'esistenza della società umana; Un cattivo governo è meglio di nessun governo. I governatori potevano essere ingiusti; ma i cristiani, senza autorità o potere politico, non sono responsabili dell'ingiustizia, né sono in grado di porvi rimedio. Il governo stesso è sancito da Dio, e la sottomissione fa parte del dovere che il popolo cristiano ha nei Suoi confronti. Anche le istituzioni domestiche e industriali sono necessarie per l'esistenza della società. Per la costituzione divina della vita umana dobbiamo servirci l'un l'altro in molti modi, e se il servizio deve essere efficace deve essere organizzato. Nei tempi apostolici la schiavitù esisteva in ogni parte dell'impero romano. Era una forma di organizzazione domestica e industriale creata dalla condizione sociale del mondo antico. Fu la crescita della storia e delle relazioni reciproche delle razze sotto l'autorità romana. Agli uomini di Stato pratici di quei tempi sarebbe sembrato impossibile organizzare la vita domestica e industriale delle nazioni in qualsiasi altro modo, come sembra impossibile agli uomini di Stato moderni organizzare il commercio su un principio diverso da quello della concorrenza. I cristiani non erano responsabili della sua esistenza e non avevano il potere di abolirla. Il loro vero dovere era quello di considerare come, come padroni e schiavi, dovevano fare la volontà di Cristo. Paolo trasfigura l'istituzione. Egli applica ad essa il grande principio che sta alla base di tutta l'etica cristiana; Cristo è il vero Signore della vita umana; qualunque cosa facciamo, dobbiamo farla per Lui; siamo tutti Suoi servitori. Gli schiavi vivono agli occhi di Dio. Devono fare il loro lavoro per Lui. Tutto ciò che è duro, tutto ciò che è ignominioso, nella loro condizione terrena si illumina improvvisamente della gloria delle cose divine ed eterne. «Servi, siate obbedienti a coloro che sono i vostri padroni secondo la carne, con timore e tremore» - con quello zelo che è sempre vivamente preoccupato di non fare abbastanza - «con semplicità di cuore», senza un duplice scopo, ma con un desiderio onesto e sincero di fare bene il vostro lavoro «come a Cristo». Questo li riscatterà dal vizio comune degli schiavi; se accettano i loro compiti come da Cristo, e cercano di essergli fedeli, non saranno diligenti e attenti solo quando i loro padroni li osservano, "in quanto a servizio dell'occhio, come compiacenti degli uomini", ma saranno sempre fedeli "come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di cuore". Non nutriranno alcun risentimento contro i loro padroni terreni e non li serviranno semplicemente per evitare la punizione, ma, considerando il loro lavoro come un lavoro per Cristo, lo faranno allegramente con vera gentilezza per coloro che devono servire, "con buona volontà facendo servizio, come al Signore e non agli uomini". I loro padroni terreni possono negare loro le giuste ricompense del loro lavoro, possono non riconoscere la loro integrità e il loro zelo, possono trattarli duramente e crudelmente; ma come servi di Cristo non mancheranno la loro ricompensa; devono lavorare, "sapendo che qualunque cosa buona ciascuno faccia", quella stessa cosa "la riceverà di nuovo dal Signore, sia schiavo che libero". Nessuna opera buona sarà dimenticata; Le ricompense che sono trattenute sulla terra saranno conferite in cielo. I padroni devono agire verso i loro servi con lo stesso spirito e sotto il governo delle stesse leggi divine. "Voi padroni, fate loro le stesse cose". Come gli schiavi sono messi in guardia contro i vizi speciali del loro ordine, e incaricati di fare il loro lavoro, non con riluttanza, ma "con buona volontà", "non nel senso del servizio visivo, come compiacenti degli uomini", ma "con il cuore", così i padroni sono messi in guardia contro il vizio speciale di cui i padroni erano abitualmente colpevoli; Non devono essere rudi, violenti e ingiuriosi, ma devono 'astenersi dal minacciare'. Viene loro ricordato che la loro autorità è solo subordinata e temporanea; il vero Padrone dei loro schiavi è Cristo, e Cristo è anche il loro Padrone; Non lascerà nessun torto senza rimedio. Davanti ai tribunali terreni uno schiavo potrebbe appellarsi invano per ottenere giustizia, ma "non c'è rispetto per le persone presso di Lui". (R. W. Dale, LL.D.)

Relazione del Vangelo con la schiavitù: - Questi precetti possono essere accolti con l'obiezione che la schiavitù era una tirannia crudele, e che nessun dovere morale poteva essere creato da relazioni sociali che erano un oltraggio ai diritti umani e alle leggi divine; i padroni avevano un solo dovere, e uno solo: emancipare i loro schiavi; gli schiavi erano gravemente oppressi. e non avevano alcun obbligo morale verso i loro padroni. Ma l'obiezione è insostenibile. Le peggiori ingiurie possono essermi inflitte da un individuo o dallo Stato, ma non ne consegue che io sia liberato dagli obblighi né verso l'uomo né verso la comunità che mi fa un torto. Potrei essere ingiustamente imprigionato, imprigionato da una legge iniqua o da un giudice corrotto; ma può essere mio dovere osservare le regole del carcere; Non dovrei essere affatto in prigione, ma stando lì potrebbe essere mio dovere non cercare di fuggire né disturbare l'ordine del luogo. E sebbene un uomo non debba essere affatto uno schiavo, può avere obblighi morali verso coloro che lo tengono in schiavitù. Così, d'altra parte, posso essere un carceriere, e posso avere sotto la mia custodia prigionieri che, a mio avviso, non hanno commesso alcun crimine, e tuttavia può essere mio dovere tenerli al sicuro. Prendiamo un caso estremo: il direttore di una prigione può essere pienamente convinto che un uomo a lui affidato che è stato condannato all'impiccagione per omicidio è innocente del crimine, ma se dovesse lasciar fuggire l'uomo sarebbe colpevole di una grave violazione della fiducia. Possiamo dire della schiavitù ciò che Giovanni Wesley disse della tratta degli schiavi, che "è la somma di tutte le scelleratezze", eppure una rivolta servile può essere un crimine grande e flagrante. Finché esiste l'istituzione e un miglioramento reale e permanente nell'organizzazione della società è impossibile, è dovere dello schiavo sopportare pazientemente i suoi torti. Si possono facilmente immaginare circostanze in cui la posizione di un padrone, se fosse un cristiano, sarebbe sotto certi aspetti più difficile di quella di uno schiavo. Alcune delle miserabili creature che egli possiede possono aver perso, o non aver mai posseduto, l'energia, la previdenza, la fiducia in se stessi, l'autocontrollo, necessari per una vita di libertà. Nell'organizzazione della società può non esserci posto per loro tra i cittadini liberi. Emanciparli significherebbe privarli di una casa, abbandonarli alla fame, costringerli a una vita criminale. In tali circostanze un padrone cristiano potrebbe ritenere suo dovere mantenere la sua autorità per il bene della società e per il bene degli schiavi stessi; ma avrebbe deciso di usare il suo potere con tutta la gentilezza e la gentilezza che l'odiosa istituzione gli permetteva. Ma si può ulteriormente obiettare che non ci sono indicazioni nel Nuovo Testamento che gli apostoli videro l'odiosità dell'istituzione, o desiderarono la sua scomparsa. Certamente non l'hanno denunciata. Suppongo che se a Paolo fosse stato chiesto il suo giudizio su di esso, avrebbe detto che la schiavitù faceva parte dell'ordine di questo attuale mondo malvagio. Se gli fosse stato chiesto più da vicino se lo riteneva giusto o no, probabilmente avrebbe risposto che in un mondo che aveva dimenticato Dio ed era in aperta rivolta contro di Lui, tutte le relazioni tra uomo e uomo erano necessariamente gettate nel disordine. Non fu solo la schiavitù a violare la vera e ideale organizzazione della società umana; l'intera costituzione del mondo era malvagia; e nessuna grande e reale riforma era possibile senza la rigenerazione morale e religiosa della razza. Quando giunse l'età dell'oro, e l'amore e la potenza di Cristo avranno ottenuto una vittoria finale sul peccato umano, l'ordine del mondo sarebbe cambiato. Sotto il regno di Cristo, la tirannia, la schiavitù, la guerra e la povertà sarebbero sconosciute. Nel frattempo, e nella condizione attuale dell'umanità, l'opera della Chiesa cristiana non era quella di assalire le istituzioni, ma di cercare di rendere i singoli uomini fedeli a Cristo. Il piano di Cristo non era quello di effettuare una rivoluzione esterna, ma di cambiare la vita morale e spirituale della razza. Siamo felicemente liberi dalla maledizione e dal crimine della schiavitù; ma anche l'ordine sociale dell'Inghilterra, che siamo abituati, molto sconsideratamente, a chiamare un paese cristiano, non realizza perfettamente l'ideale della giustizia sociale. Non ci sono schiavi tra noi, ma ci sono decine di migliaia di cristiani che sentono, e hanno il diritto di sentire, che la loro sorte è molto dura. Sono pagati in modo inadeguato per il loro lavoro; Sono mal nutriti, mal vestiti, mal alloggiati. Non sono mai liberi dall'ansia, sono sempre sull'orlo della miseria e della rovina. Non hanno alcuna speranza di migliorare la loro condizione. Se con l'abnegazione e la lungimiranza sono in grado in tempi buoni di risparmiare un po' dal loro misero salario, la malattia, la depressione del commercio e la perdita del lavoro spazzano via presto il loro piccolo magazzino. Devono sopportare un trattamento duro e scortese da parte di uomini al cui controllo non possono sfuggire. Ma la loro posizione non è peggiore della condizione degli schiavi nei tempi apostolici, e dovrebbero decidere con l'aiuto di Cristo di obbedire alla legge apostolica. Che facciano il loro lavoro faticoso e mal retribuito come lavoro per Cristo. Che guardino a Lui al di sopra e al di là dei loro padroni terreni; non nutrono alcun risentimento contro gli uomini che li trattano in modo rude e tirannico, ma "con buona volontà rendendo servizio come al Signore e non agli uomini". Non cedano mai alla vile tentazione di lavorare male perché sono pagati male; il loro vero salario non arriva loro il venerdì sera o il sabato mattina; sono servi di Cristo, ed Egli non dimenticherà la loro fedeltà. I padroni non sono ancora fuggiti dal loro vecchio vizio. La loro posizione di potere incoraggia un temperamento arbitrario e dispotico, e coloro che impiegano pochi uomini sembrano essere in pericolo tanto quanto coloro che impiegano centinaia e migliaia di persone. Devono essere non solo giusti, ma anche cortesi. Devono ricordare che i rapporti tra il padrone e i suoi operai, tra il mercante e i suoi impiegati, tra il commerciante e i suoi aiutanti, sono accidentali e temporanei. Hanno tutti un solo Maestro in cielo, e per Lui la questione suprema in riferimento alla vita di ogni uomo non è se egli sia ricco o povero, se governi o serva, ma se con la giustizia, l'operosità, la temperanza e la gentilezza egli stia cercando di fare la volontà di Dio. La grande rivelazione che ci è giunta per mezzo di Cristo ha abolito la schiavitù; dovrebbe elevare tutta la nostra vita sociale e industriale alla luce stessa di Dio, e riempire le opere, i magazzini e le botteghe di questa grande città con lo spirito stesso che dà bellezza e santità ai palazzi del cielo. (Ibidem)

«Robert», disse un uomo, strizzando l'occhio sornione a un impiegato di sua conoscenza, «devi darmi una buona misura; il tuo padrone non è dentro." Robert guardò solennemente in faccia l'uomo e rispose: "Il mio padrone è sempre dentro". Il Maestro di Robert era il Dio che tutto vede. (Nuovo Manuale di illustrazione.)

Il servizio volontario del cuore: - Non c'è né bene né male morale in un'opera che non sia la mia - non intendo per me né alcun bene o male morale. Un lavoro che io stesso non compio può essere lodevole o disonorevole per qualcun altro, né lo è per me. Prendi un esempio. In Piazza San Marco, a Venezia, a certe ore la campana dell'orologio viene suonata da due figure di bronzo grandi come il vero, che brandiscono martelli. Ora, a nessuno è mai venuto in mente di rendere grazie a quegli uomini di bronzo per la diligenza con cui hanno suonato le ore; Certo, non possono farci niente, sono spinti dalle macchine, e battono le ore per necessità. Alcuni anni fa uno straniero si trovava in cima alla torre e incautamente si avvicinò troppo a uno di questi uomini di bronzo; Era giunto il momento di battere l'ora, fece cadere lo straniero dal merlo della torre e lo uccise; Nessuno ha detto che l'uomo di bronzo dovesse essere impiccato; nessuno glielo ha mai imputato. Non c'era né il bene morale né il male morale, perché non c'era volontà nella preoccupazione. Non era un atto morale, perché nessuna mente e nessun cuore vi davano il consenso. Amos io per credere che la grazia riduca gli uomini a questo? Vi dico, signori, che se pensate di glorificare la grazia di Dio con una tale teoria, non sapete quello che fate. Scolpire blocchi e spostare tronchi è poca gloria, ma questa è la gloria della grazia di Dio, che senza violare la volontà umana, Egli realizza tuttavia i Suoi propri propositi, e trattando gli uomini come uomini, conquista i loro cuori con l'amore, e conquista i loro affetti con la Sua grazia. (C. H. Spurgeon.)

I doveri dei domestici:

(I.) I doveri che hanno verso se stessi:1. Religione

(2.) Rispetto per la verità

(3.) Sobrietà

(4.) Castità

(5.) Frugalità. Questi doveri li devono in parte ai padroni, ma con la loro inadempienza danneggiano solo se stessi.

(II.) Quelli che devono ai loro datori di lavoro:1. Rispetto e onore per loro come superiori

(2.) Obbedienza

(3.) Buon umore

(4.) Fedeltà: per quanto riguarda la loro proprietà, il loro tempo e la loro reputazione

(5.) Diligenza

(6.) Gratitudine per la gentilezza.

(III.) Quelli che devono l'uno all'altro: la pace, la moderazione, la gentilezza. (J. A. James.)

Servi cristiani: - I servitori cristiani di Efeso, che per primi lessero questa lettera dell'apostolo, erano, probabilmente, molti di loro schiavi. Alcuni, senza dubbio, erano servi salariati; ma forse la maggior parte era in uno stato di assoluta schiavitù ai padroni pagani

(I.) Esaminiamo, in primo luogo, i precetti e le istruzioni date ai servi. E si è colpiti da questo: non c'è nessun suggerimento lanciato, nessun suggerimento che venga offerto, circa il fatto che sia giusto o necessario lasciare la propria occupazione per servire Cristo e promuovere la Sua causa nel mondo. Non è un pensiero infrequente, specialmente nella mente dei giovani uomini, quando vengono portati al Signore, che devono abbandonare la loro occupazione mondana e dedicarsi interamente ed esclusivamente al ministero nelle cose sante. E ora notiamo i particolari che l'apostolo menziona espressamente perché un servitore cristiano si occupi

(1.) Osservate il primo comandamento è l'obbedienza: "Servi, siate ubbidienti ai vostri padroni secondo la carne". 2. Inoltre, in questa parte precettiva del suo discorso, notate in secondo luogo, come egli imponga una completa devozione agli interessi del suo padrone. Questo apparirà nel rendere manifesta la vostra completa fidatezza e fedeltà. Non parlo di mera onestà; L'apostolo intende molto di più, quando parla di "mostrare ogni buona fedeltà". C'è una cosa come cercare di affrontare la routine quotidiana con lo spirito di un mercenario, che non farà più del dovuto; che ha bisogno di essere ben curato, o lascerà molto trascurato. Ben diverso è lo spirito di un servo cristiano: egli farà del suo meglio per compiacere il suo datore di lavoro; ma ha uno scopo più alto. Che modello di ciò fu Eleazaro, servo di Abramo, e Giacobbe nella casa di Labano, e Giuseppe nella sua cattività, prima, nella casa di Potifar, e poi nella sua prigione: il suo padrone "lasciò tutto ciò che aveva in mano a Giuseppe; non sapeva cosa avere, se non il pane che mangiava". Nessun termine potrebbe dare più enfaticamente l'idea di una perfetta libertà da ogni cura, prodotta e mantenuta dalla perfetta certezza di capacità, assiduità e rettitudine incorruttibile

(II.) Ma procediamo a notare, in secondo luogo, il motivo che l'apostolo sostiene come principio governante, il motivo dominante di un servo veramente cristiano: "Come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio dal cuore". "Qualunque cosa facciate, fatela di cuore, come al Signore e non agli uomini"; "poiché voi servite il Signore Cristo". E ancora: "Affinché possiate adornare" - voi servi, semplici, umili, inosservati, che avete poco da distinguervi agli occhi del mondo - "affinché possiate adornare la dottrina di Dio, nostro Salvatore, in ogni cosa". In una parola, che alla radice di tutto ci sia la pietà: "Mettete sempre il Signore davanti a voi". 1. Ora, in primo luogo, che principio comprensivo è questo! Ci ricorda quei meravigliosi trionfi dell'abilità meccanica con cui lo stesso motore può essere applicato per sollevare le masse più pesanti, o per guidare con la massima delicatezza, come con il debole colpo di un bambino, il più sottile perno al suo posto. Così con questo principio di fare tutto come per il Signore

(2.) E poi, in secondo luogo, quanto è nobilitante ed elevato un motivo! L'arcangelo supremo non conosce nulla di più alto

(3.) E poi, in terzo luogo, quanto è consolante e confortante questo motivo per l'umile cristiano! "Io sono povero e bisognoso, ma il Signore si prende cura di me", possa dire. "Non c'è bisogno di essere in alto rango per servire il Salvatore".

(III.) E poi, in terzo luogo, non dimentichiamo la promessa ad essa allegata. "Sapendo che qualunque cosa buona uno faccia, la riceverà dal Signore, sia che sia schiavo o libero". Oh! Quante volte questo si manifesta anche qui in questa vita! Molte sono le case in cui il pio servo è stato il primo a introdurre il vangelo, e con la sua "paziente perseveranza nel fare il bene", ha dimostrato la sua realtà e potenza. (J. Cohen, M.A.)

6 CAPITOLO 6

Efesini 6:6

Non con il servizio agli occhi, come per piacere agli uomini; ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio.-

Questa esortazione è rivolta ai "servi", cioè a coloro che servono, qualunque sia la loro posizione di servi, sia nella posizione di schiavi come ai tempi di Paolo, sia che si tratti di servi salariati come ai nostri giorni, o di mercanti, medici, avvocati, ministri o giovani, che, per una remunerazione di qualsiasi tipo, impegnarsi a servire i singoli o il pubblico. A tutti costoro l'esortazione del nostro testo è che dovrebbero adempiere ai loro doveri, "non con servizio visivo, come compiacenti per gli uomini, ma con timore e tremore, in semplicità di cuore, come a Cristo". Ma l'esortazione del nostro testo ha un'applicazione molto più ampia. È ugualmente applicabile ai "padroni", a coloro che sono serviti, così come a coloro che servono. Infatti, subito dopo essersi rivolto ai "servi", o "schiavi", Paolo disse (vers. 9): "E voi padroni, fate loro le stesse cose". Paolo aveva "la stessa regola per i padroni e per i servi. E ne diede la ragione, dicendo: "Voi padroni, fate loro le stesse cose, sapendo che anche il vostro Signore è in cielo" - o, come a margine, "sapendo che il vostro e loro Signore è in cielo; né c'è rispetto per le persone presso di Lui".

(I.) Il modo in cui dovremmo adempiere ai nostri doveri verso i nostri simili

(1.) Negativamente: come non dovrebbe essere fatto. «Non con il servizio oculistico». Questa è una parola che Paolo coniò e coniò nella zecca reale della sua mente ardente e onesta. Non mi risulta che sia mai stato sentito prima. Ma è una parola così vera e grafica che racconta il suo significato. Il "servizio oculistico" è un servizio fatto solo per compiacere l'occhio, ma che non può sopportare di essere messo alla prova; Oppure è un servizio buono e reale, ma dato solo quando l'occhio di un padrone lo vede. "Non con il servizio per gli occhi" è felicemente associato a quell'altra parola, "non come piacenti agli uomini". Perché i "servi degli occhi" si preoccupano solo di "piacere agli uomini". La regola del loro dovere non è ciò che è giusto e onorevole, e nemmeno ciò che ci si può ragionevolmente aspettare da loro, ma solo quanto piace agli occhi dei loro datori di lavoro. Tutto il resto viene trascurato e lasciato incompiuto, se solo il fallimento nel servizio non sembra essere in essi. Quanto c'è di bello per gli occhi e per gli uomini in tutte le classi! 2. La descrizione positiva del nostro dovere: come dovrebbe essere compiuto: "Con timore e tremore, con semplicità di cuore, come a Cristo". "Con paura e tremore". Da altre parti della Scrittura in cui si trova questa espressione, è chiaro che non significa "con timore" della punizione, come lo schiavo teme la frusta, né "con tremore" davanti agli uomini, come lo schiavo trema davanti al suo padrone, ma che significa con desiderio ansioso e tremulo di fare il nostro dovere. E come questa "ansia" di adempiere al nostro dovere è l'opposto del "servizio agli occhi", così anche "Nella semplicità di cuore verso Cristo" è l'opposto o il contrario di "come compiacenti per gli uomini". "Non come piacere agli uomini", ma "con semplicità di cuore, come a Cristo".

(II.) Il motivo per cui Paolo ci chiama all'adempimento dei nostri ordinari doveri terreni. Egli ci esorta a santificare, a santificare, a nobilitare i nostri doveri terreni, compiendoli "non come agli uomini, ma come al Signore". Ora, considera questo motivo

(1.) Osservate, è rivolto ai discepoli di Cristo, a coloro che lo conoscevano e lo possedevano come loro "Signore"; ai comprati con il sangue, ai redenti, ai rinnovati discepoli di Cristo; a coloro che, credendo in Lui, sono stati perdonati per tutte le trasgressioni passate, e sono rinati dal Suo Santo Spirito. Non è ora la Legge con la sua frusta e le sue ricompense che esorta gli uomini in generale e dice: "Fate questo e vivete", fatelo o morite. È Cristo il Salvatore che parla ai Suoi salvati e dice: "Voi vivete, fate dunque questo, vivete per mezzo di me, fatemi questo". 2. Marco come questo motivo addolcisce, santifica, nobilita il nostro lavoro terreno. Diventa quindi parte della nostra adorazione. Animato da un tale pensiero, lo scolaro si dedica diligentemente e gioiosamente al suo compito. L'impiegato non ha bisogno dell'occhio di un altro padrone su di lui per tenerlo al suo lavoro. Il commerciante esegue con cura i suoi ordini fino all'ultimo punto, quando sente di lavorare non solo per gli uomini, ma per Cristo. Il mercante non vende più merci spurie o adulterate, quando sente di vendere, non agli uomini, ma al Signore stesso. Il ministro, il medico, l'avvocato, non si accontentano più di un adempimento formale o superficiale del dovere. Il creditore, presentando il suo conto, non chiede più di quanto sia realmente dovuto, e il debitore lo paga fedelmente. Ed ora, in conclusione, potete capire perché l'apostolo rivolse specialmente e formalmente questa esortazione ai servi, anzi, agli "schiavi". L'esortazione è ugualmente applicabile ai maestri. Perché, allora, Paolo si rivolse principalmente e formalmente agli schiavi? C'era saggezza e tenerezza in questo. Paolo vide e compativa l'inquietante sorte di schiavi. Non poteva spezzare le loro catene, ma cercava di indorarle e alleggerirle. Disse loro che potevano rendere piacevole il loro fastidioso compito "facendolo al Signore". Egli addolciva la loro sorte mostrando loro che il Signore non li disprezzava e che li avrebbe "ricompensati per il bene" che avrebbero potuto fare. Fu una cosa tenera e commovente per Paolo chinarsi prima ad asciugare il sudore dalla fronte degli schiavi. Ma è stato anche saggiamente e ben fatto. Infatti, quando così, imponendo agli schiavi di obbedire, si era guadagnato l'orecchio e aveva propiziato il cuore dei loro padroni, rivolgendosi a loro poteva dire con potenza: «E voi padroni, fate loro le stesse cose, sapendo che anche voi avete un padrone nei cieli», il quale esige da voi la stessa obbedienza. Paolo non poteva emancipare gli schiavi; Ma in quell'appello ai padroni egli seminò il grano, piccolo come un granello di senape, che ha prodotto il raccolto dell'emancipazione in ogni terra in cui il Vangelo è giunto in potenza. (W. Grant.)

Servizio visivo: - Vidi due ragazzi al lavoro che indirizzavano buste - o meglio, uno era al lavoro, mentre l'altro, con la penna in mano, guardava fuori dalla finestra. Il loro datore di lavoro era seduto lì vicino; E quando ha attirato la mia attenzione ha sorriso. «Quale dei due ragazzi è l'operaio migliore, e il più apprezzato, secondo te?» mi chiese a bassa voce. «Quello al lavoro, suppongo», risposi. «No, signore; Quel ragazzo che ora guarda dalla finestra, lo fa perché pensa che non ci sia nulla di male in questo, lo fa, vedete, sotto i miei occhi. D'altra parte, mentre il mio occhio è su di loro, l'altro ragazzo è il più laborioso; ma trovo che in mia assenza non fa nulla. Così, vedete, egli aggiunge l'inganno alla sua colpa. Non mi fiderei di lui fuori dalla mia vista". «Mi sembra che nessuno dei due valga molto». «Certo», fu la risposta immediata, «un ragazzo che si occupasse sempre dei suoi doveri sarebbe la cosa migliore; ma un ragazzo che presta solo un servizio visivo, di cui non ci si può fidare per lavorare senza guardare, non deve essere tollerato". L'uomo che aveva detto questo aveva visto gran parte del mondo; sapeva di cosa parlava

La ricompensa del servizio: - Arriva sulle nostre rive un povero scalpellino. I tempi sono così brutti a casa che a malapena riesce a guadagnarsi il pane sufficiente da mangiare; e con un intero anno di economia riesce a mettere insieme quel tanto che basta per pagare un passaggio di guida in questo paese. Arriva, senza casa e senza conoscenti, e atterra a New York, e vaga per Brooklyn e cerca lavoro. Si vergogna di mendicare il pane; eppure ha fame. I cortili sono tutti pieni; ma, tuttavia, poiché è un esperto scalpellino, un uomo, per carità, dice: "Ebbene, ti darò un po' di lavoro, abbastanza per permetterti di pagare il tuo vitto". E gli mostra un blocco di pietra su cui lavorare. Cos'è? Una delle tante parti che devono formare un ornamento. Qui c'è solo un querl o una felce, e c'è un ramo di quello che probabilmente sarà un fiore. Si mette al lavoro su questa pietra e la modella con molta pazienza. Scolpisce quel pezzo di felce, mettendoci tutta la sua abilità e il suo gusto. E a poco a poco il maestro dice: "Ben fatto", e lo porta via, e gli dà un altro blocco, e gli dice di lavorare su quello. E così lavora su questo, dal sorgere del sole fino al tramontare dello stesso, e sa solo che si sta guadagnando il pane. E continua a mettere tutta la sua abilità e il suo gusto nel suo lavoro. Non ha idea dell'uso che si farà di quei pochi steli che ha intagliato, fino a quando, un giorno, camminando lungo la strada, e guardando la facciata della Galleria d'Arte, vede le pietre su cui ha lavorato. Non sapeva a che cosa servissero; Ma l'architetto lo fece. E mentre se ne sta a guardare il suo lavoro su quella struttura che è la bellezza di tutta la strada, le lacrime scendono dai suoi occhi, e dice: "Sono contento di averlo fatto bene". E ogni giorno, passando di lì, dice a se stesso, esultante: "L'ho fatto bene". Non disegnò il progetto né pianificò l'edificio, e non sapeva nulla dell'uso che si sarebbe dovuto fare del suo lavoro; ma si prese la briga di tagliare quegli steli; e quando vide che facevano parte di quella magnifica struttura, la sua anima si rallegrò. Cari fratelli, anche se l'opera che state facendo vi sembra piccola, metteteci il cuore; fai del tuo meglio ovunque tu sia; e a poco a poco Dio vi mostrerà dove ha posto quell'opera. E quando lo vedrete stare in quella grande struttura che Egli sta costruendo, gioirete di ogni singolo momento di fedeltà con cui avete operato. Non lasciate che l'apparente piccolezza di ciò che state facendo ora smorfizi la vostra fedeltà. (H. W. Beecher.)

7 CAPITOLO 6

Efesini 6:7-8

Con buona volontà che serve come al Signore e non agli uomini.-

L'onore di servire: - Non è possibile che un uomo possa guardare a tutte le disuguaglianze della vita umana, e alle varietà di condizioni da cui derivano un tale malcontento, una tale difficoltà, una tale ingiustizia e un tale tormento, e dire: "Non sono un servo di queste cose; Sono un servo del mio Dio; e dovunque Egli mi metta, io starò per amor Suo. Qualunque sia l'esperienza di quella posizione, la prenderò come si addice a un figlio di Dio"? Una povera donna si lava per vivere e ha un gregge di bambini da mantenere; e sta a lei spaccare la legna, attingere l'acqua, lavare i panni, strofinare il sapone, e mettere l'azzurro, e spingere il ferro; E per che cosa fa tutte queste cose? Qual è lo stimolo che le permette di svolgere con gioia tutti questi doveri? È il pensiero di quei cari bambini. Non c'è un'ora in cui non pensi: "Sto lavorando per i miei cari". Le è difficile alzarsi alle quattro del mattino, ma pensa ai suoi figli, ai pasti caldi, al fuoco piacevole e alla luce allegra che sarà in grado di fornire loro; e questi pensieri sono la sua consolazione. Qualunque cosa faccia, la fa per i suoi figli. Ora, vedendolo in questa sfera più umile e in questo esempio più basso, non potete ingrandirlo e portarlo in alto, e pensare che un uomo possa arrivare a uno stato in cui pensa che il mondo, la natura, la vita, la società umana, tutti gli eventi infiniti in cui il tempo e le esperienze degli uomini sono spezzati, sono di Dio, e che dalla vasta e potente mescolanza si stanno sviluppando le qualità finali, e dicono: "Farò ogni cosa per l'onore e la gloria di Dio, e sia che mangi o beva, lavori o riporsi, vada o rimanga, sia che io sia nella prosperità o nell'avversità (e più nell'avversità, perché, essendo questo più difficile da sopportare, mostra più virilità), sono figlio di Dio; e amarlo, ed essere amato da lui, tutte queste cose sono facili e nobili per me"? (H. W. Beecher.)

I frutti della vita: - Avete sentito parlare del vecchio musicista sordo che era solito sedersi al crepuscolo e far rotolare dal suo strumento le sinfonie e le armonie più meravigliose che sembravano scorrere fino alla fonte e al centro di tutte le cose, e che, emergendo, portavano su di esse dolci tesori di melodia. Benché non ne sentisse una sola nota, essa veniva riversata, e riversata nell'oscurità e nel silenzio, a volte per selezionare orecchie in ascolto. Siamo come musicisti che suonano nell'oscurità che sono sordi ai suoni che producono nella condotta umana e che si estendono chiaramente all'altra vita. I frutti della vita non si riconoscono qui; ma risuonano, e risuonano per sempre. Qualunque cosa tu faccia, ecco l'approvazione del Signore per essa: "Sapendo che qualunque cosa buona uno faccia, la riceverà dal Signore, sia che sia schiavo o libero". (Ibidem)

Il nostro motto: - Notate bene che lo Spirito Santo non ci ordina di lasciare le nostre stazioni per servire il Signore. Il nostro grande Capitano non vorrebbe che tu sperassi di ottenere la vittoria lasciando il tuo posto. La grazia non trapianta l'albero, ma gli ordina di oscurare la vecchia casa di casa come prima, e di portare buoni frutti dove sono. La grazia non ci rende ultraterreni, anche se ci rende ultraterreni. La grazia ci rende servi di Dio mentre siamo ancora servi degli uomini; ci permette di fare gli affari del cielo mentre ci occupiamo degli affari della terra

(I.) Il nostro argomento inizia con questa riflessione, che se d'ora in poi viviamo, viviamo per il Signore, o se moriamo, moriamo per il Signore, questa consacrazione influenzerà grandemente tutta la nostra opera

(1.) Dovrai vivere con un solo occhio alla gloria di Dio. Il Signore Gesù è un Maestro molto avvincente. Avrà tutto o niente. Come nessun cane può seguire due lepri contemporaneamente, o le perderà entrambe, certamente nessun uomo può seguire due obiettivi opposti e sperare di ottenere l'uno o l'altro

(2.) Per servire il Signore dobbiamo vivere con santa attenzione. Nel servizio di Dio dobbiamo usare grande cura per fare del nostro meglio, e dobbiamo provare una profonda ansia di piacerGli in ogni cosa. C'è un mestiere chiamato macchiatura della carta, in cui un uomo getta colori sulla carta per fare comuni decorazioni murali, e con processi rapidi acri di carta possono essere rapidamente finiti. Supponiamo che il macchiatore di carta rida di un artista eminente perché ha coperto un così poco spazio, dopo aver punteggiato e ombreggiato un pezzettino del suo quadro per ore insieme, tale ridicolo sarebbe di per sé ridicolo. Ora, il modo di religione del mondo è il modo di macchiare la carta, il modo di imbrattare; Ce n'è in abbondanza, e si fa in fretta; ma la via di Dio, la via stretta, è una questione attenta: ce n'è ben poca, e costa pensiero, fatica, vigilanza e cura. Eppure vedi quanto è preziosa l'opera d'arte quando è fatta, e quanto a lungo dura, e non ti meraviglierai che un uomo vi dedichi il suo tempo; anche così la vera pietà è accettevole presso Dio, e dura per sempre, e quindi ben ripaga lo sforzo sincero dell'uomo di Dio. Il pittore di miniature deve stare molto attento a ogni tocco e tinta, perché molto poco può rovinare il suo lavoro. Che la nostra vita sia pittura in miniatura; "Con timore e tremore" si compia

(3.) Inoltre, se d'ora in poi il nostro desiderio è di vivere "come il Signore e non gli uomini", allora ciò che facciamo deve essere fatto con il cuore. "Nell'unicità del tuo cuore", dice il contesto; e di nuovo nel sesto versetto: "Come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio". Il nostro lavoro per Gesù deve essere il risultato del terreno del cuore. Il nostro servizio non deve essere svolto come una questione di routine; Ci deve essere vigore, potenza, freschezza, realtà, entusiasmo e calore in esso, altrimenti non sarà buono a nulla

(4.) Sotto soggezione. Fare la volontà di Dio, non la nostra. La libertà di un cristiano sta in quella che oserei chiamare una schiavitù assoluta di Cristo; non diventiamo mai veramente liberi finché ogni pensiero non è sottomesso alla volontà dell'Altissimo

(5.) Ancora una volta, dobbiamo fare tutto questo sotto il senso della supervisione divina. Si noti che nel versetto 6 si dice dei servi: "Non con il servizio degli occhi, come per piacere agli uomini". Che cosa meschina e meschina è per un uomo fare bene il suo lavoro solo quando è osservato. Tale supervisione è per i ragazzi a scuola e per i semplici mercenari. Non si pensa mai di guardare uomini di spirito nobile. Ecco un giovane apprendista che deve copiare un quadro: il suo padrone sta sopra di lui e guarda ogni riga, perché il giovane scapestrato diventerà negligente e rovinerà il suo lavoro, o si dedicherà ai suoi giochi se non sarà ben curato. Qualcuno si sognava quindi di supervisionare Raffaello e Michele Angelo per tenerli al loro lavoro? No, il maestro artista non ha bisogno di occhio che lo spinga

(6.) Un altro pensiero, ed è questo. Se d'ora in poi vogliamo servire il Signore, e non gli uomini, allora dobbiamo guardare al Signore per la nostra ricompensa, e non agli uomini. «Sapendo», dice l'ottavo versetto, «che qualunque cosa buona uno faccia, la riceverà dal Signore, sia che sia schiavo o libero». Salario! È questo il motivo di un cristiano? Sì, nel senso più alto, poiché i più grandi santi, come Mosè, hanno "avuto rispetto per la ricompensa della ricompensa", e sarebbe come disprezzare la ricompensa che Dio promette al Suo popolo se non avessimo alcun rispetto per essa

(II.) Se questo testo diventasse l'ispirazione della nostra vita, eleverebbe grandemente il nostro spirito

(1.) Ci solleverebbe al di sopra del lamentarci della durezza della nostra sorte o della difficoltà del nostro servizio. Quali meraviglie possono fare gli uomini quando sono influenzati dall'amore entusiasta per un leader! Le truppe di Alessandro marciarono a piedi per migliaia di chilometri e sarebbero state completamente stanche se non fosse stato per il loro zelo per Alessandro. Li ha guidati alla conquista e alla conquista. La presenza di Alessandro era la vita del loro valore, la gloria della loro forza

(2.) Questo eleva il cristiano al di sopra dello spirito di risparmio. I servitori di Cristo si dilettano a dare tanto da essere considerati uno spreco, poiché sentono che quando a giudizio di altri hanno agito in modo stravagante per Cristo, hanno solo cominciato a mostrare l'amore del loro cuore per il Suo caro nome

(3.) Questo ci eleva al di sopra di ogni vanto del nostro lavoro. «Il lavoro è abbastanza buono?» chiese uno al suo servitore. L'uomo rispose: "Signore, è abbastanza buono per il prezzo, ed è abbastanza buono per l'uomo che sta per averlo". Proprio così, e quando "serviamo" gli uomini possiamo forse giudicare correttamente in questo modo, ma quando veniamo a servire Cristo, c'è qualcosa di buono per Lui? 4. Si eleva al di sopra di quel desiderio di riconoscimento che è una malattia di molti. È un triste difetto di molti cristiani il fatto di non poter fare nulla a meno che non lo venga detto a tutto il mondo

(5.) Esso eleva al di sopra dello scoraggiamento che a volte deriva dalla censura umana. L'usignolo incanta l'orecchio della notte. Passa uno sciocco e dichiara di odiare questi rumori che distraggono. L'usignolo continua a cantare, perché non è mai passato per la testa o per il cuore del piccolo menestrello che stesse cantando per i critici; canta perché Colui che l'ha creata le ha dato questa dolce facoltà

(6.) Anche questo ti eleverà al di sopra delle delusioni del non successo, sì, anche del tipo più triste

(7.) Questo ci solleva al di sopra della delusione nella prospettiva della morte. Presto dovremo smettere di lavorare, così ci dicono gli uomini, e noi siamo inclini ad agitarci per questo. 8. Sì, e questo ci eleva al di sopra dell'influenza mortificante dell'età e delle infermità che derivano dal moltiplicarsi degli anni

(III.) Concludo dicendo che se entriamo nello spirito stesso di questo discorso, o addirittura lo superiamo, se d'ora in poi vivremo solo per Gesù, in modo da non conoscere mai il piacere fuori di Lui, né avere tesoro da Lui, né onore se non nel Suo onore, né successo se non nel progresso del Suo regno, anche allora non avremo fatto più di quanto Egli meriti dalle nostre mani. Perché, prima di tutto, siamo creature di Dio. Per chi dovrebbe vivere una creatura se non per il suo Creatore? In secondo luogo, noi siamo le Sue nuove creature, siamo i nati due volte dal cielo; Non dovremmo noi vivere per Colui dal quale siamo stati generati per la gloria? (C. H. Spurgeon.)

9 CAPITOLO 6

Efesini 6:9

E voi, padroni, fate loro le stesse cose, astenendosi dal minacciare.-

Trattamento dei servitori: - Un gruppo di amici che partono insieme per un viaggio, scoprono presto che è meglio per tutte le parti che, mentre sono sulla strada, uno della compagnia serva gli altri; un altro cavalchi in avanti per cercare alloggio e divertimento; un terzo porti il portmanteau; un quarto si prenda cura dei cavalli; un quinto porti la borsa, condurre e dirigere il percorso; Senza dimenticare, tuttavia, che, come erano uguali e indipendenti quando sono partiti, così tutti devono tornare di nuovo ad un livello alla fine del loro viaggio. La stessa considerazione e rispetto; la stessa tolleranza, clemenza e riservatezza nell'uso del loro servizio; la stessa mitezza nell'impartire i comandi; lo stesso studio per rendere il loro viaggio comodo e piacevole, che colui che aveva la sorte di dirigere gli altri, per comune decenza si riterrebbe obbligato ad osservare verso di loro, dovremmo mostrare a coloro che, nella fusione delle parti della società umana, si trovano in nostro potere, o dipendono da noi. (Arcidiacono Paley.)

Maestri:

(I.) La loro posizione, di relativa superiorità, era limitata e temporanea.

(II.) Il loro dovere: devono essere giusti, gentili, tolleranti le minacce.

(III.) La loro responsabilità: verso Cristo loro Maestro in cielo, che giudica senza parzialità. (Il dottor J. Lyth.)

Gentilezza verso i servitori: - Il celebre conte di Chesterfield ha lasciato, per sua volontà, lasciti a tutti i suoi servi servi, pari a due anni di salario ciascuno, considerandoli "come i suoi sfortunati amici, uguali per nascita e inferiori solo per fortuna". Giovanni Claudio, quando era sul letto di morte, così si rivolse al figlio, il quale, con un vecchio servitore, era inginocchiato davanti a lui: "Ricordati di questo domestico; Poiché apprezzi la mia benedizione, bada che non voglia nulla finché vive". (Aneddoti di Baxendale.)

Sopportando la minaccia: - Una volta, quando ero una ragazza molto giovane, rimasi colpita dai modi e dalle parole di una brava donna. Si sedette ondeggiando avanti e indietro con uno sguardo perplesso sul suo dolce viso. Stava pensando a come sbarazzarsi di un fastidio meschino. Alzandosi, suonò il campanello. Un servitore entrò in modo rumoroso. "Sarah, puoi sederti." La ragazza si gettò imbronciata su una sedia, distogliendo il viso. «Mi dispiace dover trovare da ridire su di te, Sarah». «Oh, ma non è necessario, perché sono abbastanza abituato a sentirti rimproverare.» «Non credo di averti mai rimproverato. Cerco di guardarmi da quel peccato. Ti ho mai rimproverato?" «Beh, signora, non per dire di sgridare come fanno alcuni, ma lei mi dice delle cose e mi fa vergognare di me stessa». «Voglio essere gentile con te, povera ragazza, perché sei una straniera in una terra straniera. Stavo per chiedervi di cercare di essere più gentili con i bambini. È passata un'intera settimana dall'ultima volta che si è visto un sorriso sul tuo viso. Ora, devo perdere la mia brava ragazza o tenerla?" Sarah abbassò lo sguardo e disse: "Penso, signora, se faccio bene il mio lavoro, potrei sembrare una tomba se mi va bene". «Non vedi che la mia bambina coglierà i tuoi modi scontrosi. No, Sarah, devi essere una ragazza allegra e piacevole se vuoi restare; e ora voglio che tu decida per me". «Rimarrò, signora». E mentre le lacrime le riempivano gli occhi, aggiunse: "Voi siete la migliore padrona del mondo". Passarono gli anni e Sara rimase una serva allegra finché un ragazzo saggio la prese in moglie e molte lacrime caddero per la perdita della fedele serva. Chi conterà il valore delle parole pronunciate in modo appropriato? (Globo cristiano.)

10 CAPITOLO 6

Efesini 6:10

Infine, fratelli miei, siate forti nel Signore e nella potenza della Sua potenza.-

Perché ci vuole forza: - C'è una buona ragione per cui nelle Scritture ci viene così spesso consigliato di 'essere forti'. Il carattere cristiano ha due lati. Smettiamo di fare il male. Impariamo anche a fare bene. Ma fare bene è impossibile se non siamo forti. Le forze del male sono molte e potenti. La vita è breve. L'amore per la facilità è profondamente radicato. A meno che non siamo forti, non effettuiamo nulla. Le nostre vite saranno solo fasci di propositi mai realizzati, raccolte di desideri impotenti che non si realizzano mai in nulla. (Dott. Giovanni Hall.)

Forza morale: - Spesso ci vuole un uomo più coraggioso per dire "No", piuttosto che prendere la Porta del Cashmere a Delhi. Il coraggio perfetto consiste nel fare senza testimone tutto ciò che potremmo fare se tutto il mondo ci stesse a guardare. Una povera mugnaia del nord dell'Inghilterra era stata indotta dall'insegnamento del suo ecclesiastico a diventare una comunicante regolare, e per questo dovette sopportare ogni tipo di persecuzione, principalmente da parte dei membri della sua stessa famiglia. Non solo tentarono ogni tipo di insulto per vessarlo, ma bestemmiarono anche il Santissimo Sacramento stesso. Atti dell'ultimo anno la povera ragazza andò dal suo ecclesiastico, dicendo: "Che cosa devo fare? Non posso sopportarlo ancora a lungo". E le ricordò il dolore del suo Salvatore, e come quando fu oltraggiato "non aprì la bocca". Atti dell'ultima volta, un giorno, questa vera eroina di vita umile cadde morta di malattia cardiaca, e quando le tolsero il vestito, trovarono un pezzo di carta cucito all'interno, su cui c'erano queste parole: "Non ha aperto la bocca". Aveva riportato la sua vittoria, e ora riposa "dove gli empi cessano di turbare e gli affaticati riposano". Chiunque può risentirsi per un'offesa, ci vuole un uomo coraggioso per sopportarla pazientemente. (H. J. Wilmot-Buxton, M.A.)

L'umiltà dell'apostolo: "Fratello" è una parola di uguaglianza; chiamandoli "fratelli", egli si rende uguale a loro, sebbene egli stesso fosse uno dei membri principali del corpo di Cristo, uno dei suoi occhi, un ministro della Parola, un ministro straordinario, un apostolo, un padre spirituale di molte anime, un fondatore di molte Chiese famose, sì, il piantatore di questa Chiesa a Efeso; e sebbene molti di coloro ai quali scriveva fossero uomini poveri, meschini, artigiani, tali che lavoravano con le loro mani per vivere; e molti anche servi e servi; eppure, senza eccezione di alcuno, li definisce e li conta tutti suoi fratelli, e così si rende uguale a quelli della specie inferiore. Guardate la sua umiltà. Infatti, se l'intaccare i titoli di superiorità, come Rabbi, Dottore, Padre, è una nota di arroganza (come lo è, e quindi Cristo sotto questo aspetto ha tassato gli scribi e i farisei), allora prendere e dare titoli di umiltà è una nota di umiltà. Simili note di umiltà si possono spesso notare sia in altre Epistole di questo apostolo, sia nelle Epistole di altri apostoli, sì, e anche in tutti i profeti. Ben sapevano che, nonostante ci fossero diversi ufficiali, luoghi e gradi esteriori, tra i cristiani; eppure tutti avevano un solo Padre, ed erano membri di un solo e medesimo Corpo, e per quanto riguarda la loro condizione spirituale tutti uno in Cristo Gesù. (William Gouge.)

Del coraggio e della risoluzione cristiana, per cui è necessario, e come ottenuto: - Il cristiano, di tutti gli uomini, ha bisogno di coraggio e risoluzione. In verità, non c'è nulla che egli faccia come cristiano, né possa fare, che non sia un atto di valore. Uno spirito codardo è al di sotto del dovere più basso di un cristiano Giosuè 1:7 : "Sii forte e molto coraggioso, per pote" - cosa? combatteranno contro quelle nazioni bellicose? No, ma "affinché tu abbia cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha comandato". Ci vuole più prodezza e grandezza d'animo per obbedire fedelmente a Dio, che per comandare un esercito di uomini; essere cristiano, che essere un capitano. Cosa sembra meno che per un cristiano pregare? ma questo non può essere fatto bene senza uno spirito principesco; come si dice che Giacobbe si comportasse come un principe, quando non faceva altro che pregare; per cui uscì dal campo con lo stendardo di Dio. Infatti, se si chiama quella preghiera che una persona carnale compie, niente di più povero e vile. Costui è un grande estraneo a questa impresa, come il soldato codardo lo è alle gesta di un valoroso capotribù. Il cristiano nella preghiera si avvicina a Dio, con un'umile audacia di fede, e lo afferra, lotta con Lui; sì, non lo lascerà andare senza una benedizione, e tutto questo di fronte ai suoi propri peccati, e alla giustizia divina, che lo ha lasciato volare dalla bocca infuocata della legge; mentre l'audacia dell'altro nella preghiera non è che il figlio, o dell'ignoranza nella sua mente, o della durezza nel suo cuore; per cui non sentendo i suoi peccati e non conoscendo il pericolo, si precipita al dovere con una fiducia cieca, che presto viene meno quando la coscienza si sveglia, e gli dà l'allarme che i suoi peccati sono su di lui, come i Filistei su Sansone: ahimè! poi, in preda allo spavento, il povero disgraziato getta a terra la sua arma, vola alla presenza di Dio con Adamo colpevole e non osa guardarlo in faccia. In verità, non c'è alcun dovere in tutto il corso di un cristiano di camminare con Dio, o di agire per Dio, ma è costellato di molte difficoltà, che sparano come nemici attraverso le siepi al cristiano, mentre sta marciando verso il cielo: così che è messo a disputare ogni centimetro di terreno mentre procede. Sono solo poche anime di spirito nobile, che osano prendere il cielo con la forza, che sono adatte a questa chiamata. Per un'ulteriore prova di questo punto, si vedano alcuni servizi in cui ogni cristiano si impegna

(1.) Il cristiano deve proclamare e perseguire una guerra inconciliabile contro i peccati del suo cuore; Quei peccati che sono rimasti più vicini al suo cuore devono ora essere calpestati sotto i suoi piedi

(2.) Il cristiano deve camminare singolarmente, non secondo le sembianze del mondo Romani 12:2

(3.) Il cristiano deve continuare il suo cammino verso il cielo in mezzo a tutti gli scandali che vengono gettati sulle vie di Dio, dall'apostasia e dalle immonde cadute dei falsi professori

(4.) Il cristiano deve confidare in un Dio che si ritira Isaia 50:10. Ciò richiede una santa audacia di fede

(5.) Il credente deve perseverare nel suo corso cristiano fino alla fine della sua vita; Il suo lavoro e la sua vita devono uscire di scena insieme. Questo aggiunge peso a ogni altra difficoltà della chiamata del cristiano. Abbiamo conosciuto molti che sono andati sul campo, e hanno apprezzato il lavoro di un soldato per una battaglia o due, ma presto ne hanno avuto abbastanza, e sono tornati di corsa a casa; ma pochi possono sopportarlo come un commercio costante. Molti sono presto impegnati in sacri doveri, facilmente persuasi a intraprendere una professione di religione, e altrettanto facilmente persuasi a demetterla; come la luna nuova, che brilla un po' nella prima parte della notte, ma tramonta prima che la metà della notte sia passata; professori leggeri nella loro giovinezza, la cui vecchiaia è avvolta in fitte tenebre di peccato e malvagità. Oh, questo perseverare è una parola dura! questo prendere la croce ogni giorno, questo pregare sempre, questo vegliare notte e giorno, e non deporre mai i nostri vestiti e le nostre armature; Intendo indulgere a rimettere e a non piegarci nella nostra santa attesa di Dio, e camminare con Dio; questo allontana molti rattristati da Cristo; Eppure questo è il dovere del Santo di fare della religione il suo lavoro quotidiano, senza alcuna vacanza da un capo all'altro dell'anno. Questi pochi esempi sono sufficienti a mostrare quale bisogno ha il cristiano di risoluzione. Segue l'applicazione

(1.) Questo ci dà quindi una ragione per cui ci sono così tanti professori e così pochi cristiani; così tanti vanno in campo contro Satana e così pochi ne escono vincitori; Perché tutti hanno il desiderio di essere felici, ma pochi hanno il coraggio e la determinazione di affrontare le difficoltà che incontrano nel loro cammino verso la felicità

(2) Esortiamo, dunque, voi cristiani a lavorare per questa santa risoluzione e prodezza, che è così necessaria per la vostra professione cristiana, che senza di essa non potete essere ciò che professate. I timorosi sono nella desolazione di coloro che marciano per l'inferno Apocalisse 21:1, 27. I violenti e valorosi sono coloro che prendono il cielo con la forza; I codardi non hanno mai conquistato il paradiso. Non dire, hai sangue regale che scorre nelle tue vene e sei generato da Dio, a meno che tu non possa dimostrare la tua genealogia con questo spirito eroico, per osare essere santo a dispetto degli uomini e dei diavoli. L'aquila mette alla prova i suoi piccoli al sole; Cristo mette alla prova i Suoi figli con il loro coraggio, che osano guardare il volto della morte e del pericolo per amor Suo Marco 8:34, 35. Ora, cristiano, se intendi resistere così coraggiosamente a ogni opposizione, nella tua marcia verso il cielo, come faresti bene a elevare il tuo spirito con pensieri così generosi e nobilitanti per l'anima, così in modo speciale guarda che i tuoi principi siano ben adatti, altrimenti il tuo cuore sarà instabile; E un cuore instabile è debole come l'acqua, non può eccellere in coraggio. Due cose sono necessarie per fissare i nostri principi

(1.) Un giudizio stabilito nella verità di Dio. Colui che non sa bene per cosa o per chi combatte, può essere presto persuaso a cambiare schieramento, o almeno a rimanere neutro. Si possono trovare quelli che vanno per professori, che a malapena possono rendere conto di ciò che sperano, o in chi sperano; eppure i cristiani devono essere pensati, anche se corrono prima di conoscere il loro compito; o se hanno dei principi su cui basarsi, sono così instabili che ogni vento li soffia giù, come tegole sciolte dal tetto di una casa. Lo zelo cieco è presto costretto a una vergognosa ritirata, mentre la santa risoluzione, costruita su saldi principi, solleva la testa come un sasso in mezzo alle onde. "Quelli che conoscono il loro Dio saranno forti e faranno prodezze" Daniele 11:32

(2.) Un obiettivo sincero al giusto fine nella nostra professione. Che un uomo non sia mai così esperto nelle cose di Cristo, se il suo scopo non è retto nella sua professione, che i principi dell'uomo pendano molto liberi; non si avventurerà molto, né lontano, né più lontano, né più di quanto possa salvare il proprio palo. Un ipocrita può mostrare un po' di metallo a portata di mano, un po' di coraggio per un momento nel vincere alcune difficoltà, ma alla fine si mostrerà una giada. Colui che ha un falso fine nella sua professione, finirà presto la sua professione, quando sarà pizzicato su quel dito del piede dove si trova il suo grano; Voglio dire, chiamato a negare che il suo cuore cattivo mirasse a tutto questo tempo; Ora il suo cuore gli viene meno, non può andare oltre. Oh, presta attenzione a questo occhio malinconico per il nostro profitto, piacere, onore o qualsiasi cosa al di sotto di Cristo e del cielo; perché ti toglieranno il cuore, come dice il profeta del vino e delle donne; cioè, il nostro amore; e se il nostro amore ci viene tolto, non rimarrà nulla per Cristo. (W. Gurnall, M.A.)

Forza nel Signore: - Il significato del testo è - Siate forti come possono essere coloro che sono legati a Dio in Cristo

(1.) Il nostro arruolamento. Siamo stati presi nell'esercito di Cristo, per combattere sotto la Sua bandiera. Non cavalieri erranti solitari; ma un esercito assediato schierato sotto lo stendardo di un capitano. Questo ci impedisce di pensare troppo a noi stessi. Più ci dimentichiamo di noi stessi, meglio è. Il soldato in un esercito non combatte per se stesso. Combatte come uno dei tanti, per una causa comune. È disposto a morire, da parte sua, a vedere il suo posto occupato e ad essere dimenticato, a condizione che la vittoria sia ottenuta dal suo comandante. Questo è ciò che tocca tutti noi nella vita di un soldato; e ci tocca per primo perché è immagine della vera legge divina per ciascuno. Perdere se stessi nella causa, ed essere zelanti, perseveranti, coraggiosi, al servizio del Re e del Regno, è la gloria di un soldato di Gesù Cristo, come del soldato di professione

(2.) Questo sentimento della comunità del nostro servizio può essere rafforzato molto pensando ai nostri nemici comuni. Ci sono malvagità e oscurità nel mondo, di natura spirituale, e da combattere come nemici spirituali. La vittoria deve essere conquistata sul male; sull'ignoranza e la stupidità; su errori maligni e false opinioni; sul vizio e sulla miseria. Questi sono i servi del diavolo, sempre attivi e invadenti, che abbiamo l'incarico di respingere. La nostra lotta contro questi nemici deve essere fatta in comune. I mali sono sociali, o meglio antisociali. Ogni uomo è ostacolato o aiutato da tutti i suoi vicini. Non possiamo, se lo vogliamo, combattere da soli. Nessuno vive o muore per se stesso. Non sappiamo chi possiamo aiutare con una verità, o chi possiamo ostacolare con una menzogna. Ricordiamoci che i nostri nemici sono i nemici dei nostri fratelli, e che i suoi nemici sono i nostri, e che tutte le vittorie sul male sono un guadagno comune. (J. Ll. Davies, M.A.)

Cristiani forti: - Un soldato debole e codardo è un oggetto pietoso, ma un cristiano debole e codardo lo è ancora di più. Non voglio dire che dobbiamo essere rumorosi e violenti e litigiosi nella nostra religione. Nessuna di queste cose è una prova di forza. Un gigante del potere è sempre il più gentile, avendo la mano d'acciaio nel guanto di seta. Perciò più un cristiano è forte, più umilmente si comporta. Uno scrittore dell'epoca dice molto sinceramente: "Se il mondo vuole duchi di ferro e uomini di ferro, Dio vuole santi di ferro".

(I.) Siate forti nella fede. Sii abbastanza sicuro di crederci; Sii abbastanza chiaro in ciò in cui credi, e poi mostra la tua fede con forza. La nostra fede non è costruita sulla sabbia, ma su una torre. Non si fonda su parole come... forse, suppongo, spero. No, il Credo della Chiesa dice: "Io credo". Siate pronti a rendere ragione della fede che è in voi

(II.) Sii forte nella tua lingua. Quando Lord Nelson stava per affrontare la sua ultima battaglia, desideravano che coprisse, o mettesse da parte, gli scintillanti ordini di vittoria che adornavano il suo petto. Ma l'eroe rifiutò, e forse il suo rifiuto gli costò la vita. Ebbene, non nascondiamo mai i segni della nostra professione di soldati cristiani; anche se dobbiamo soffrire, sappiano gli uomini che portiamo nei nostri corpi i segni del Signore Gesù

(III.) Sii forte nel sacrificio di te stesso per Gesù. Non dobbiamo dimenticare la nostra croce. Lasciate che vi racconti le storie di due semplici domestiche che, in circostanze molto diverse, hanno dato la loro vita per la vita di bambini piccoli. La scena del primo racconto era in America, quasi venticinque anni fa; quello del secondo piano è stato a Londra, abbastanza di recente. Una giovane ragazza inglese aveva preso servizio in una famiglia che andava in America, e il suo compito speciale era quello di affidare i tre figli orfani di madre del suo padrone vedovo. In un freddo giorno di dicembre si imbarcarono tutti su un grande battello a vapore del Mississippi diretto all'estremo nord-ovest. Giorno dopo giorno attraversavano a vapore il fiume in piena, dove già si vedevano pezzi di ghiaccio, oltre rive scure e cupe, fiancheggiate da foreste solitarie. Una notte, verso la fine del viaggio, la ragazza aveva visto i suoi assistiti, due ragazze e un ragazzo, addormentati al sicuro, e ora, quando tutti gli altri passeggeri si erano ritirati, stava leggendo nel salone. Improvvisamente il silenzio fu rotto da un grido terribile, che disse ai passeggeri spaventati che il piroscafo era in fiamme. Il capitano fece subito correre il vascello verso la riva e ordinò alla gente di fuggire come meglio potevano, senza aspettare di vestirsi. La fedele serva aveva chiamato il suo padrone e poi aveva portato i bambini dai loro letti al ponte affollato. Rapidamente il vascello in fiamme toccò la riva fangosa e il padre depose i bambini tremanti e il servo su uno dei grossi rami che sovrastavano il fiume. Alcuni altri passeggeri, quindici in tutto, raggiunsero altre diramazioni, gli altri affondarono con il piroscafo in fiamme. Ma quale speranza poteva esserci per i bambini, appena strappati dai loro letti caldi, e ora esposti nudi all'amara notte di dicembre? Il padre non aveva vestiti per coprirli e, mentre parlava di un altro piroscafo che sarebbe passato la mattina dopo, aveva poche speranze che i suoi figli resistessero. Allora la serva dichiarò che, se possibile, avrebbe tenuto in vita i piccoli. Aggrappata nell'oscurità ai rami ghiacciati, si spogliò dei propri vestiti, tranne l'indumento sottile accanto al corpo, e avvolse i bambini tremanti. Trascorsero così le lunghe ore buie di quella terribile notte. Non so quali preghiere siano state dette, ma so che Gesù, che ha sofferto il freddo e la fame per noi, ha reso quella serva forte per sacrificarsi. Durante la notte uno dei bambini morì, ma al mattino, quando arrivò la prima luce, le bambine erano ancora vive. Poi, quando il suo lavoro fu terminato, le membra gelide della coraggiosa ragazza allentarono la presa, un sonno mortale cadde su di lei e si gettò silenziosamente nel fiume impetuoso sottostante. Di lì a poco giunse un piroscafo e i due bambini per i quali era morta erano salvi. Solo di recente c'è stato un grande incendio a Londra. Nella casa in fiamme c'erano marito e moglie, i loro figli e una serva. I genitori perirono tra le fiamme, ma il servo apparve alla vista della folla sottostante, incorniciato, per così dire, nel fuoco, da una finestra ardente. Gridò forte la folla eccitata, invitando la ragazza a salvarsi. Ma pensava agli altri. Gettando un letto dalla finestra, fece segno a quelli di sotto di stenderlo. Poi, precipitandosi nella stanza in fiamme, portò uno dei figli dei suoi datori di lavoro e lo lasciò cadere sano e salvo sul letto. Le fiamme si fecero più feroci, ma di nuovo questa umile eroina affrontò il fuoco e salvò gli altri bambini. Allora gli spettatori, applaudendo a gran voce, la pregarono di salvarsi. Ma le sue forze erano esaurite, vacillò nel salto e fu così ferita che presto la morte la colse. Fratelli miei, nessuno innalzerà un grande monumento a Emma Willoughby e Alice Ayres, che sono passate, l'una attraverso l'acqua, l'altra attraverso il fuoco, per amore di Cristo. Ma certamente nella grande Casa di Dio dalle molte dimore i loro nomi sono scritti in lettere d'oro

(IV.) Sii forte nel combattere la battaglia. Voi sapete che la vita è un grande campo di battaglia. Rivestitevi, dunque, di tutta l'armatura di Dio. State, come soldati di Cristo, fianco a fianco, spalla a spalla, con il volto rivolto al nemico. Quando Napoleone si ritirò da Mosca e il grosso del corpo fu passato, i cosacchi a cavallo si aggiravano intorno ai ritardatari che, sopraffatti dal freddo e dalla stanchezza, non potevano fare altro che farsi strada lentamente nella neve. Molti francesi stanchi caddero così sotto le lance cosacche. Di lì a poco una banda di questi feroci cavalieri vide un oggetto scuro sulla pianura innevata e si precipitò verso di esso. Si trovarono faccia a faccia con un piccolo corpo di francesi che si erano formati in un quadrato per resistere loro, con le baionette alla carica. I cosacchi cavalcavano in tondo, cercando un punto debole per l'attacco, ma non ne trovavano. Atti di lunghezza caricarono la piazza, e la trovarono formata da cadaveri congelati. I francesi erano morti mentre aspettavano il nemico. Fratelli, che la morte ci trovi a combattere la buona battaglia. "Siate forti nel Signore". (H. J. Wilmot-Buxton, M.A.)

La forza cristiana: la forza cristiana è un argomento che deve essere sottolineato. I cristiani non sono sempre stati forti. I santi medievali, con i loro digiuni e flagelli, i loro visi pallidi e le loro forme emaciate, nonostante molto di bello nella loro vita, non erano forti. Fu una falsa concezione della vita cristiana che li spinse alla immaginata sicurezza del chiostro, mentre la voce del grande Capitano chiamava i suoi soldati, allora come oggi, a combattere l'eterna battaglia contro il peccato e l'egoismo nel bagliore del giorno e in mezzo alle tentazioni del mondo. E ai nostri giorni quante biografie religiose non sono altro che un noioso resoconto di vite che non erano in alcun modo forti. Non c'è da stupirsi che l'opinione del giovane medio sulla vita religiosa sia che non è una cosa molto attraente; in ogni caso, come carente di un'umanità ampia, forte, allegra. Eppure la forza e il buon senso - la forza robusta e il buon senso maschile - sono sempre state le caratteristiche del vero cristianesimo. Sono le caratteristiche di Cristo stesso. Quanto forte e intrepido è lo spirito con cui è sempre andato al cuore e al cuore della religione! Guai a voi, formalisti! Oppure guardate di nuovo la vita del grande apostolo. La Sua religione non era forte e maschile, sana e pratica. Studiate il modo in cui Egli affrontò le questioni controverse del Suo tempo, come la schiavitù, o il matrimonio misto, o le carni offerte agli idoli, o la circoncisione, o la questione più ampia della relazione tra Giudei e Gentili; e troverete che Egli non manca mai di dividere il nocciolo dal guscio, l'essenziale dall'accidentale, l'eterno dal temporale. Troverete quella libertà, quell'amore per la verità e una simpatia cattolica di grande cuore proprio dalla fibra e dal tessuto del suo insegnamento. E così dovrebbe essere ora. Così è ora, con tutti i veri santi di Dio. La natura umana non è una cosa povera, ma una cosa grande, grande nella sua origine, perché a Sua immagine Dio ci ha creati: grande nelle sue realizzazioni, perché gli uomini hanno vissuto e vivono vite eroiche per la potenza di Cristo; grande nel suo destino, perché un giorno saremo come Cristo e Lo vedremo così com'è. (W. M. Furneaux, M.A.)

Forte nella preghiera: "Sii forte nel Signore" significa Sii forte nella preghiera: e mai l'avvertimento è stato più necessario che ai nostri giorni. Viviamo in un'epoca di vapore ed elettricità, di attività e di trambusto, di spintoni e di contatti ravvicinati: un'epoca che non è nulla se non è pratica: un'epoca che a malapena nasconde il suo disprezzo per una vita di contemplazione. Siamo tutti tentati di immaginare che le ore che dedichiamo alla preghiera e alla meditazione siano ore sprecate: siamo tanto più tentati di pensarlo, perché da ogni parte ci sono uomini seri, che lavorano con zelo per la causa dell'umanità, che non pretendono nemmeno di essere in alcun senso uomini di preghiera. Eppure è mia profonda convinzione che ogni vita, per quanto fedelmente spesa al servizio degli altri, cade incommensurabilmente al di sotto di ciò che potrebbe essere, se non fosse ispirata dalla preghiera. Qualche settimana fa mi sono trovato di fronte alla più grande creazione dell'arte umana, la Madonna di San Sisto di Raffaello. Su un cavalletto al mio fianco c'era una copia finita. Era il lavoro di un bravo artista. Ogni linea, ogni piega del drappeggio, ogni sfumatura e sfumatura di colore, sembrava una fedele riproduzione del grande capolavoro. Eppure mancava qualcosa. Il qualcosa di anonimo che costituisce il genio divino dell'originale era evaporato e perito nella copia. Fratelli miei, è così anche per la vita di un uomo che prega e per la vita di un uomo che non prega. Tutti conosciamo uomini i cui volti, quando li guardiamo, sono trasparenti di una purezza radiosa: sentiamo che la luce sui loro lineamenti è un riflesso della luce che cade sul volto del loro Angelo che contempla sempre il volto del Padre loro che è nei cieli: sentiamo che alla loro presenza respiriamo un'atmosfera più pura, che ci manda via più forti nel coraggio e nello scopo: sentiamo che hanno una forza che gli altri non hanno, perché sono uomini di preghiera. Essi escono ogni mattina per il lavoro della giornata, ristorati e rinvigoriti dalla preghiera: hanno imparato a volgersi, di tanto in tanto, durante la giornata, al volto del loro Maestro. Nella misura in cui ci alleniamo, in ogni momento di dubbio e di difficoltà, di prova e di tentazione, anzi, in ogni piccolo atto della vita quotidiana, a contemplare quel Volto così utile nella sua forza calma, così dolce nella sua purezza radiosa, condurremo una vita nobile, che sarà davvero "forte nel Signore". (Ibidem)

Il bisogno del coraggio cristiano: il valore cristiano e il coraggio spirituale sono una grazia necessaria

(1.) A causa della nostra indisposizione, timore, ottusità e arretratezza a tutti i doveri santi e buoni. Quale cristiano non trova in se stesso questo per dolorosa esperienza? Quando pregava, ecc., c'era in lui non so quale paura; La sua carne pende all'indietro, come un orso quando è attirato al rogo

(2.) A causa di quelle molte opposizioni che siamo sicuri di incontrare.

(1) Il mondo.

(2) Il diavolo. (William Gouge.)

Tutta la forza da Dio: la forza e il valore con cui siamo in grado di combattere la battaglia del Signore, sono nascosti nel Signore, e possono essere ottenuti da Lui. Il Signore ha così riservato tutta la forza in Sé, e vuole che noi siamo forti in Lui, per due motivi:1. per la Sua gloria, affinché nel momento del bisogno potessimo volare a Lui e in ogni ristrettezza gettarci su di Lui; e, essendo preservato e liberato, riconoscilo nostro Salvatore, e di conseguenza gli rendi tutta la lode

(2.) Per il nostro conforto, affinché in tutte le angosce possiamo essere più fiduciosi. Possiamo noi essere molto più audaci nel Signore che in noi stessi. Essendo la potenza di Dio infinita, è impossibile che essa possa essere accoppiata da una potenza avversa, che al massimo è finita. Se la nostra forza fosse in noi stessi, anche se per un po' di tempo potrebbe sembrare sufficiente, ci sarebbe tuttavia il timore della decadenza; ma essendo in Dio, ci riposiamo su un'Onnipotenza, e così abbiamo un sostegno molto più sicuro alla nostra fede. (Ibidem)

La potenza di Dio è potentissima: la potenza di Dio, nella quale dobbiamo confidare, è una potenza potentissima e forte, una potenza in grado di proteggerci contro la potenza di tutte le altre potenze. Secondo la grandezza di Dio c'è la Sua potenza: infinita, incomprensibile, ineffabile, inconcepibile. Come un vento impetuoso che spinge tutto davanti a sé; come un torrente rapido e forte, contro il quale nessuno può nuotare; come un fuoco ardente e fiammeggiante che consuma e divora tutto, così è la potenza di Dio. Tutto ciò che gli sta davanti, e gli si oppone, non è che pula davanti a un vento impetuoso, o giunchi davanti a una corrente impetuosa, o stoppia davanti a un fuoco ardente; poiché ogni altra potenza, sebbene alla nostra debolezza non sembri mai così potente, non può essere che finita, essendo la potenza delle creature, e quindi una potenza limitata, sì, una potenza dipendente subordinata a questa potenza della potenza, della sua potenza che è onnipotente, e quindi non c'è proporzione tra loro

(1.) Un forte sostegno è questo alla nostra fede, e un buon motivo per farci confidare completamente nella potenza di Dio, senza vacillare o dubitare, nonostante la nostra debolezza, o la potenza dei nostri avversari

(2.) Non è questione di presunzione, essere sicuri della vittoria, essendo forti in questa potente potenza, perché è la potenza di Dio Onnipotente. (Ibidem)

Il beneficio della fiducia in Dio:

1.) Eliminerà la paura senza causa Neemia 6:11; Proverbi 22:13

(2.) Renderà audace in apparente pericolo Salmi 3:6; Proverbi 28:1

(3.) Essa riacquisterà lo spirito dell'uomo, anche se per l'occasione dovesse essere ferito, colpito e sventato; così, anche se all'inizio non prevaleva, tuttavia lo faceva rialzare e riprendere la battaglia Giosuè 8:3; Giudici 20:30. (Ibidem)

La guerra di un cristiano: - Alcune osservazioni generali sulla guerra di un cristiano

(I.) È per sua natura onorevole

(1.) Quanto a ciò a cui si oppone. Peccato. Satana. Peccatori, &c

(2.) A cosa mira. La gloria di Dio. La salvezza delle anime

(3.) Per quanto riguarda le parti che sono con lui. Dio. Angeli. Santi

(II.) È molto misterioso. Come

1.) Gli agenti principali in esso sono invisibili

(2.) Nessuno lo vede o lo capisce se non per esperienza

(3.) I suoi nemici alla fine promuovono la sua vittoria. Lavoro. Paolo. "Ma vorrei che comprendeste, fratelli", ecc. Filippesi 1:12

(4.) Le sue armi possono essere utilizzate da migliaia di persone contemporaneamente

(5.) Muore per conquistare ed essere incoronato

(III.) È il più importante

(1.) Che Cristo o Satana siano superiori

(2.) Se sarà salvato o perduto

(IV.) La sua armatura è completa

(V.) I suoi nemici sono condannati e praticamente sconfitti

(1.) Peccato

(2.) Satana

(3.) Morte. (H. J. Foster.)

L'esortazione apostolica:

1.) Fratelli"

(1) Come generato dallo stesso Padre spirituale.

(2) In quanto avente diritto agli stessi privilegi.

(3) Come aventi le stesse caratteristiche spirituali

(2.) "Sii forte".

(I.) La natura dell'esortazione. Visto descrivendo un soldato cristiano forte nel Signore, ecc. Come deve fare lui

1.) Con la colpa del peccato accumulato Salmi 51:1, ecc.)

(2.) Con un corpo di peccato insito Romani 7:1, ecc.)

(3.) Con le tentazioni di Satana 2Corinzi 12:7, 9

(4.) Con grandi prove esteriori Giobbe 1:1, ecc; Atti 20:23, 24

(5.) Con la morte.

(II.) Il modo in cui il Signore fa sì che il Suo popolo sia come Egli esorta

(1.) Mostrando loro l'importanza della loro situazione. Come fatto per l'eternità. Come responsabili davanti a Dio. "Né c'è creatura che non sia manifesta ai Suoi occhi", ecc. Ebrei 4:13. Come chiamati a glorificare Dio

(2.) Dando loro la sensazione di non poter fare nulla

(3.) Mostrando che nel Mediatore è tutto ciò che vogliono

(4.) Insegnando loro a pregare per avere forza

(5.) Dando loro la conoscenza che Egli dimora in loro

(6.) Mostrando loro ciò che ha fatto in precedenza per loro e per gli altri. (Ibidem)

Forza nel Signore: - Che cosa rende le cose più forti nel mondo materiale: gli alberi, le rocce, le montagne? Una legge che chiamiamo la legge della loro gravitazione. Cioè, sono sotto una legge che attira prima le parti l'una verso l'altra, e poi tutte insieme in un unico centro. È la stessa legge che fa entrambe le cose, che li attrae l'uno verso l'altro, e quindi verso un punto comune. Da qui la loro fermezza; da qui la loro fissità; da qui la loro forza. E come è nel mondo naturale, così è nel mondo spirituale. Ci deve essere, e deve essere sentito, un grande principio pervadente e vincolante. Questo principio deve legarci completamente, e deve legarsi a un centro profondo e nascosto. E questo principio è l'amore del Signore Gesù Cristo. Dio voleva che per il mondo morale fosse ciò che la legge di gravitazione è per il mondo materiale. Forse il fine principale della legge materiale doveva essere un'illustrazione dello spirituale. Tutti noi dobbiamo seguire l'attrattiva di Cristo. Quindi ognuno di noi deve tendere a Cristo, e tutti attingere al Cristo che vediamo gli uni negli altri. E se tutti attingessimo a un solo Cristo comune, e al Cristo che vediamo l'uno nell'altro, dovremmo avere la vera forza, dovremmo essere "forti nel Signore". C'è un'altra verità che la natura insegna. Se desidero dare intensità di forza a qualcosa, diciamo alla luce, la riduco in un punto focale. E così Dio ha costituito la mente umana, è "forte" solo quando è concentrata. E per soddisfare questa necessità del nostro essere, Dio ha provveduto un grande oggetto che tutto assorbe, verso il quale tutto l'uomo deve convergere. C'è bisogno che dica cos'è quell'oggetto? È la Sua gloria. Per questo siamo stati creati, per questo siamo stati redenti, per questo siamo stati santificati. E per quanto viviamo proprio per questo, siamo efficienti e siamo felici. Dividi il tuo fine: vivi per molti fini, e immediatamente i talenti vengono sprecati, le energie sprecate, l'uomo è snervato. Ma sii un uomo di una sola cosa, deciso a un solo scopo, e rimarrai stupito di scoprire quanto diventerai "forte". Ma, oltre a questo, c'è una roccia di forza profonda e misteriosa, che non devo tralasciare dal calcolo. Ed è essenziale, molto essenziale, perché nessun uomo può essere "forte" se non ce l'ha. La vite e i tralci la adombrano, la Cena del Signore la incarna, ogni ufficio spirituale la promuove, intendo l'unione reale che c'è tra l'anima e Cristo. Avrei paura di dire una cosa del genere se Dio non l'avesse dichiarata nei termini più chiari: l'effettiva unità dello spirito di un credente con lo spirito del Signore Gesù, Lui in noi e noi in Lui, perché questa è la forza. La forza, dunque, scorre sempre, proprio come l'olio sgorgava dai due ulivi, che sono il carattere sacerdotale e regale di Gesù, la grazia sufficiente per la mente umana, la forza per le necessità di ogni giorno, la vita nascosta, la potenza innata di Dio in un uomo. Dovete sempre realizzare e amare l'unione con lo Spirito con certi atti-atti di pio pensiero-santa tenerezza-frequente partecipazione alla Cena del Signore-comunione segreta e preghiera abituale. (J. Vaughan, M.A.)

Forza contro la tentazione: - Alla vigilia di uno dei più movimentati conflitti navali dell'Inghilterra, Nelson appese in alto alla testa d'albero quell'ammonimento ispiratore, che fu letto con un brivido di sentimento eroico dalla sua flotta: "L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere". Non meno sorprendente e stimolante, come rivolto ai giovani uomini del nostro paese, dovrebbe essere l'emozionante ammonimento che ci viene da un leader più grande, e in una crisi più importante: "Siate forti nel Signore".

(I.) La forza richiesta

(1.) Non è principalmente la forza fisica. C'è stato un tempo in cui questo era un elemento primario nella stima di un uomo, né possiamo dubitare che oggi sia sottovalutato

(2.) Né la direzione del testo si applica specificamente alla forza intellettuale. Questo non è privo di importanza, anche se senza scopi morali è un gigante cieco, e con scopi perversi è un gigante ostinato

(3.) Ma molto più importante di questo è la forza morale. Anche qui qualcosa dipende dalla dotazione originaria. Ci sono alcuni la cui natura morale sembra fatta di cera. Purtroppo, non c'è nulla in essi come la selce da cui sparare. Il diavolo li modella a suo piacimento, come una donna impasta la sua pasta. Una forte tentazione li porta via, come un turbine fa con la piuma di un cardo. Eppure, a volte, dove ne siamo testimoni, non è tutto dovuto alla natura. Sarebbe una calunnia nei suoi confronti dirlo. C'è una grandezza morale, non necessariamente religiosa, che noi ammiriamo, perché è forte. Può essere la grandezza pagana, può essere una forza pagana, ma si basa sulla base di un carattere forte, e l'elemento morale di essa costringe il nostro applauso. Ci fu forza, quando Socrate disdegnò di fuggire dalla prigione e scelse piuttosto di bere la cicuta fatale. Ci fu forza, quando Joseph Reed, di memoria rivoluzionaria, avvicinato da tangenti d'oro britannico, rispose nobilmente: "Sono povero, molto povero, ma povero come sono, il re di Gran Bretagna non è abbastanza ricco per comprarmi". Ma quanto più nobile e invidiabile di questo è la forza del principio religioso, la forza in Dio. Non è necessariamente forte nei muscoli, nell'intelletto, nella strategia; ma è forte nella resistenza all'assalto morale, alle tentazioni che, in sembianze vincenti e in una forza più che carnale, attirerebbero l'anima alla perdizione. La vera battaglia della vita è con Satana, le sue arti e i suoi seguaci, e il vero eroe è colui che vince in questo conflitto

(II.) Ma da dove verrà questa forza? "Siate forti nel Signore", è la risposta. (E. H. Gillett.)

La forza nella sofferenza: A. B. era una giovane donna che risiedeva ad Acton al tempo in cui io ero una studentessa per il ministero. Era gravemente afflitta, paralizzata, storpia, sorda e mezza cieca. La sua vita fu trascorsa in una sola camera, per la maggior parte su un divano, ma la cerchia della sua influenza aveva un ampio raggio. Di fronte alle schiaccianti infermità, manteneva uno spirito di serena e allegra contentezza che nessuna nuova avversità poteva spezzare. Quando le sue forze fisiche si ripresero un po', riempì la sua stanza, non di lamenti o lamenti, ma di canti di gratitudine; Quando l'ondata di vitalità fisica si affievolì di nuovo, la lode tacita giaceva in un sole tranquillo sul viso pallido ma sorridente. Quando le dita intorpidite recuperarono per alcuni giorni una parte della loro antica agilità, fu felice di riprendere il delicato lavoro di ricamo con cui si guadagnava il pane. Quando non poteva fare altro che soffrire, la sua anima coraggiosa brillava di immutata pazienza. Anche tra le donne non ne ho mai conosciuta un'altra così forte nella grazia, in "amore, gioia, pace, longanimità, mansuetudine, bontà, fede, mansuetudine, temperanza". E quale fosse, secondo voi, la sua spiegazione di questa nobile e bella forza? Me lo diede una sera, dopo che l'avevo osservata attraverso un parossismo di tortura nevralgica: "Egli dà forza ai deboli, e a coloro che non hanno forza aumenta la forza". (W. Boschi.)

Il segreto della forza: - Molte piccole luci di cera, che da sole bruciano debolmente, quando vengono messe in una torcia o in una candela emettono una fiamma luminosa e splendente; molte campane a guscio, che tintinnano insieme per il piacere dei bambini, quando vengono fuse e fuse in una grande campana colpiscono l'orecchio con un suono più solenne e terribile; e molti fili singoli, che si spezzano al minimo tocco, quando attorcigliati insieme formano un cavo forte, che può resistere alla furia e alla violenza di una tempesta. Così è con la mente; più è dispersa e divisa attraverso una molteplicità di oggetti, più è debole; e quanto più è fissato su un solo oggetto, tanto più maschili e forti sono le sue operazioni, sia per il bene che per il male. (W. Spurstowe.)

La potenza della potenza di Dio: - Quale sia la potenza della potenza di Dio, lo sappiamo molto bene. Le montagne tremano e le rocce si sciolgono davanti ad essa; il mare lo sente, e vola; Jordan viene respinto. Gli eserciti sono sconfitti e tagliati fuori da un'esplosione nella notte. Il mondo stesso è stato prodotto da questa potenza, in un istante, e può essere distrutto in un altro. Tutta la potenza creata, se opposta a quella del Creatore, appassisce e cade, come una foglia in autunno, quando viene scossa dal vento tempestoso e dalla tempesta. È "nel potere di questa potenza" che l'apostolo esorta ad essere "forti". Ma com'è questo: "Hai un braccio simile a Dio; o puoi tuonare con una voce come Lui?" Eppure San Paolo non ci ingiungerebbe mai di cercare ciò che non si può ottenere. Il nostro Redentore è Onnipotente; Egli è con noi mediante il Suo Spirito e la Sua forza è la nostra. Guardate i Suoi apostoli nel loro stato naturale; ignoranti e timorosi di tutto: guardateli "rivestiti di potenza dall'alto"; conoscendo tutto il consiglio di Dio e osando proclamarlo in tutte le nazioni della terra. Durante le persecuzioni della Chiesa nel suo stato infantile, molti del sesso debole, ricevendo forza e coraggio dall'alto, nell'ora della prova, sopportarono pazientemente tutti i tormenti che la malizia degli uomini e dei diavoli poteva inventare. Trionfarono gloriosamente: "Ora sono incoronati e ricevono palme dal Figlio di Dio che hanno confessato nel mondo". La promessa di assistenza nel momento del bisogno è per tutti noi: per noi, per i nostri figli e per quanti il Signore nostro Dio chiamerà. Da Te, benedetto Gesù, impariamo il nostro dovere: a Te dobbiamo rivolgerci, e alla Tua grazia onnipotente, per avere la forza di adempierlo. Non in noi stessi, ma in Te, e nella potenza della Tua potenza, siamo forti. Senza di Te non possiamo fare nulla: con Te possiamo fare ogni cosa. È questa considerazione che sola può sostenerci, quando consideriamo i nemici che dobbiamo incontrare. (Vescovo Horne.)

11 CAPITOLO 6

Efesini 6:11

Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate resistere alle insidie del diavolo.-

Armeria di Dio: - Sulle rive del Tamigi si erge una vecchia e cupa fortezza, ben nota a tutti come la Torre di Londra. In quella fortezza, con le sue memorie romane e normanne, dei Plantageneti, dei Tudor e degli Stuart, c'è una meravigliosa collezione di armi e armature. Mentre guardi a quelle testimonianze di epoche passate, ti sembra di leggere capitoli della Storia d'Inghilterra. Una cotta di maglia ricorda l'assalto dei Normanni su per la collina di Hastings e la sanguinosa battaglia di Senlac. Laggiù la potente spada a due mani riporta alla mente l'incontro dei severi baroni a Runnymead e la firma della grande Carta. Ci sono armi che raccontano di Crecy e di Poitiers, dove gli uomini fuggirono davanti all'armatura di zibellino del Principe Nero. Ecco, due, ci sono armi che ci ricordano le fatali guerre delle due rose, l'orribile massacro di Flodden e la battaglia di Bosworth, dove una corona è stata persa e vinta. Ci sono splendidi ornamenti che ci riportano al campo del Panno d'Oro; e robuste corazze che portavano il colpo della spada del cavaliere e della picca puritana, a Naseby e Marston Moor. Ma oggi vi condurrei in un'altra armeria, dove le armi e le armature raccontano di battaglie ancora più feroci e di vittorie ancora più brillanti; dove possiamo non solo guardare l'armatura degli altri, ma possiamo sceglierne alcune per noi stessi. Questo arsenale è di Dio, e ricorda la storia della sua Chiesa militante qui sulla terra, le battaglie e i trionfi dei soldati della Croce. O grande e gloriosa armeria di Dio! Entriamo lì e scegliamo le nostre armi. Ma, prima, assicurati di avere una battaglia da combattere. Ci sono troppi di noi a cui piace il nome di cristiano senza la sua responsabilità. Questi desiderano essere soldati di Cristo, ma non in servizio attivo. La battaglia può essere a volte più feroce che in altre, ma fino alla fine dobbiamo combattere. Non dimenticate mai che il vero servizio di Gesù nel mondo significa durezza, significa vigilanza, significa rinuncia a se stessi, significa, prima di ogni altra cosa, lottare. Venite dunque, oggi, nell'armeria e scegliete le vostre armi; chiedi a Gesù di darti tutta l'armatura di Dio. Getta via ogni armatura non provata e senza valore, in cui hai confidato. Di' con Davide: "Non posso andare con questi, perché non li ho provati". Ti fidi della tua rispettabilità? Le frecce affilate della tentazione lo trafiggeranno e feriranno la tua anima! allora il buon nome in cui hai confidato sarà disonorato e disonorato. Che pettorale indossi? L'ipocrisia? Tu non hai mai commesso un peccato grave, dici, non sei come alcuni dei tuoi vicini. C'è subito il peccato grave, la convinzione di essere migliori degli altri. Il diavolo colpirà attraverso quella corazza con la stessa facilità con cui lo farà con una di carta. "Chi pensa di stare in piedi, stia attento a non cadere". O uomo del mondo, che cammini tra i sapienti del mondo, la cui sapienza non viene da Dio, cingi la tua armatura. Bada di avere la corazza della giustizia, del retto operare. Che le armi dei falsi, dei furfanti e degli ingiusti colpiscano lì e siano smussate. Bada che la cintura della verità non si allenti e senti che non osi dire una bugia. O fratelli e sorelle, che in un modo o nell'altro siete fortemente tentati, siate tra coloro che combattono. Una volta, quando Davide stava per andare a combattere, non aveva una spada e gli mostrarono quella con cui aveva colpito la testa del gigante. Allora Davide disse: "Non ce n'è uno come questo, dammelo". Tu hai una spada del genere, e puoi fidarti di essa. Ricordate quella preghiera con la quale avete vinto quella tentazione gigantesca, quel pensiero impuro, quella passione rabbiosa, quell'azione sbagliata? Provi di nuovo. Di': "Non c'è niente di simile, dammelo". E, infine, abbiate sulla mano destra, come un guanto di sfida, una ferma determinazione, una ferma risoluzione di attenervi a ciò che è giusto, e con l'aiuto di Dio di andare avanti fino alla fine. (H. J. Wilmot-Buxton, M.A.)

L'armatura cristiana:

(I.) Spiega la natura dell'armatura cristiana

(1.) È un'armatura per ogni parte, tranne la parte posteriore, che non è provvista di difesa, per mostrare che il cristiano non deve mai lasciare il campo, ma affrontare i suoi nemici

(2.) L'armatura è di ogni tipo, offensiva e difensiva, sia per proteggere il cristiano, sia per infastidire i suoi nemici

(3.) È un'armatura che è stata provata

(4.) Questa armatura è spirituale ed è destinata solo a scopi spirituali. È chiamata "l'armatura della luce", in allusione forse all'esercito luminoso e scintillante dei Romani, e per mostrare che è per ornamento oltre che per difesa. È anche "armatura di giustizia", destinata solo a persone giuste e a propositi giusti; Non può quindi essere asservita ad atti di violenza e di oppressione. È fornita da un Dio giusto, e la Sua parola giusta è la regola per usarla Romani 13:12; 2Corinzi 6:7

(5.) È chiamata "l'armatura di Dio", per denotare la sua eccellenza e utilità trascendente, e che è fornita dalla Sua grazia speciale

(II.) Considera la necessità di indossare l'intera armatura di Dio

(1.) Siamo in uno stato di guerra, esposti a innumerevoli nemici: e se non siamo chiamati a combattere, non dovremmo aver bisogno di essere armati

(2.) Siamo naturalmente impreparati per questa lotta, non avendo mezzi di difesa, e quindi abbiamo bisogno di indossare l'armatura di Dio. Dobbiamo essere equipaggiati dall'arsenale di Dio, perché nessuna nostra arma sarà in grado di difenderci

(3.) Indossare questa armatura implica che ne vediamo il nostro bisogno e che la usiamo per gli scopi previsti. Anche se non siamo salvati per i nostri sforzi, tuttavia non possiamo nemmeno essere salvati senza di essi. Non possiamo sforzarci troppo in questa guerra, né dipendere troppo poco dai nostri sforzi

(4.) L'armatura spirituale non è progettata per l'esibizione, come le armi che sono appese in alcune case, ma per l'uso, e quindi deve essere indossata

(5.) Dobbiamo stare attenti a prendere per noi l'armatura "intera" di Dio, perché una parte di essa non servirà a nulla. Tale è la varietà delle tentazioni di Satana e delle lusinghe del mondo che tutto ciò è appena sufficiente per la nostra difesa; e se una parte fosse lasciata incustodita, potrebbe essere inflitta una ferita mortale. Egli è anche più potente di noi, e noi non possiamo competere con lui, a meno che non indossiamo l'intera armatura di Dio e riponiamo la nostra fiducia nel Suo santo nome. (B. Beddome, M.A.)

La guerra cristiana:

(I.) Il pericolo a cui siamo esposti. Come in altri casi, così in questo: il nostro pericolo più grande sta nel non sentire il nostro pericolo, e quindi nel non essere preparati ad affrontarlo

(1.) Osserva il nemico con cui dobbiamo combattere. Egli nutre un odio inveterato contro di noi e non cerca niente di meno che la nostra distruzione e il nostro rovesciamento eterno

(2.) Egli è più potente di noi; e, a meno che non abbiamo aiuto dall'alto, non possiamo competere con lui

(3.) Un nemico astuto

(4.) Invisibile

(5.) Vicino a noi

(6.) Quel che è peggio, ha un partito forte dentro di noi

(7.) Dalla questione di questa guerra dipendono tutte le nostre speranze

(II.) L'armatura che ci è stata fornita

(1.) In generale, questa armatura è la grazia del Vangelo

(2.) Un'armatura intera o perfetta, sufficiente a difenderci in ogni parte

(3.) L'uso che se ne deve fare è che possiamo essere in grado di resistere e affrontare il nemico

(III.) La necessità di indossare questa armatura, o di portarla per noi. L'armatura non serve a nulla, a meno che non venga usata

(IV.) L'incentivo a fare questo. Affinché possiamo "resistere nel giorno malvagio", ecc. (Quaderno di schizzi teologici.)

I mezzi per essere sicuri: 1; I cristiani sono soldati. La nostra vita è una guerra. La Chiesa qui è militante. Dio ha così disposto il nostro stato sulla terra per gravi ragioni.

(1) Tanto più per manifestare la Sua pietà, potenza, provvidenza e verità nel mantenere la promessa. Le difficoltà in cui siamo portati in questo mondo, le promesse che Dio ha fatto per liberarci e le molte liberazioni che abbiamo, mostrano che Dio ha pietà di noi nelle nostre angosce, che è provvidente e attento al nostro bene, e saggio nel disporre il male al bene; che Egli è in grado di liberarci, e fedele nel farlo.

(2) Per dare prova dei doni che Egli elargisce ai Suoi figli. Il valore di un soldato non è noto se non in guerra.

(3) Per svezzarli meglio da questo mondo

(2.) Le grazie dello Spirito di Dio servono per la salvaguardia e la difesa.

(1) Chi le vuole deve cercarle.

(2) Coloro che li possiedono devono usarli

(3.) L'armatura del cristiano è l'armatura di Dio.

(1) È fatto da Dio, anche in cielo.

(2) È prescritto da Dio, proprio nella Sua Parola.

(3) È dato da Dio, sì, dal Suo Spirito.

(4) È gradito a Dio, sì, alla Sua volontà

(4.) È un'armatura spirituale; quindi adatto per la difesa contro i nemici spirituali

(5.) È un'armatura completa, sufficiente in ogni modo.

(1) Sufficiente per difenderci in ogni parte.

(2) Sufficiente a respingere e respingere ogni assalto e ogni dardo dei nostri nemici spirituali

(6.) I cristiani dovrebbero essere sempre ben forniti e ben preparati con le grazie dello Spirito di Dio. Devono sempre averli a portata di mano per usarli e farne prova. Come le arrugginite arrugginite ai lati delle mura, come il fuoco soffocato dalla cenere, come il denaro che si insinua nei forzieri, così sono le grazie dello Spirito di Dio se non vengono impiegate. Sebbene in se stessi non siano mai così eccellenti, tuttavia per noi e per gli altri sono infruttuosi e inutili, senza un giusto uso di essi

(7.) La potenza di ogni grazia santificante deve manifestarsi nella vita di un cristiano. 8. L'assistenza di Dio e l'impegno dell'uomo sono uniti. Senza la potente potenza di Dio l'uomo non può fare nulla; a meno che l'uomo non indossi l'intera armatura di Dio, Dio non farà nulla. (William Gouge.)

Il fine e il beneficio dell'armatura cristiana:

(1.) Non c'è nessuna speranza, non c'è possibilità di rimanere al sicuro, senza armatura spirituale

(2.) Coloro che indossano l'armatura di Dio e la usano come dovrebbero, sono al sicuro e sicuri, e così possono essere al sicuro

(3.) Coloro che sono senza armatura non possono avere speranza di resistere.

(1) Senza questa armatura siamo nudi, e siamo esposti a ogni dardo e colpo dei nostri nemici spirituali; e non siamo in grado di liberarci dal potere del diavolo più di quanto un povero agnello sciocco o un capretto da un leone ruggente o da un orso famelico.

(2) Trascurando di usare questa armatura fornita da Dio, provochiamo Dio a gettarci in potere dei nostri nemici, e a dare loro potere su di noi

(4.) Coloro che usano la loro armatura sono sicuri di stare in piedi. (Ibidem)

La guerra spirituale: - Che una tale guerra sussista, e stia continuando, ci è detto nel testo, in cui l'armatura di Dio e le astuzie del diavolo sono poste in opposizione l'una all'altra. Cristo invade il regno di Satana, armando i Suoi servi; e Satana non lascia nessuna arte inesplorata per mantenere il suo dominio e frenare il progresso del conquistatore

(I.) Dell'occasione della guerra. Questo fu in parte il successo di Satana sui nostri progenitori; e in parte la gelosia di Dio per il Suo onore, e la Sua pietà per l'uomo caduto

(II.) I disegni dell'uno e dell'altro. Satana non ha perso nulla dell'orgoglio, della rabbia e della malizia di uno spirito apostata, quindi non può smettere di peccare. La sua vendetta e la sua ribellione contro Dio sono implacabili; per quanto tremi davanti al Figlio di Dio, non si sottometterà a Lui; la sua orgogliosa malizia non è affatto diminuita; egli ruggisce contro il governo di Dio, cercando chi possa divorare. Egli lavora incessantemente per sconfiggere il regno del Redentore e per insediare i suoi contro di esso

(III.) Dov'è la sede dell'azione? Nei nostri cuori. Lì il diavolo ha un diritto naturale, e da lì Cristo lo spodesterà. Satana, con la Caduta, rovinò l'originaria purezza della natura dell'uomo, e introdusse anche una triste contaminazione in entrambe le parti di noi, anima e corpo; rendendo l'uno orgoglioso e l'altro carnale. Distruggere quest'opera del diavolo, restituendoci l'immagine di Dio, togliendo il nostro orgoglio e spiritualizzando i nostri affetti, è compito di Cristo

(IV.) Consideriamo il modo in cui si è svolto. Le armi di Satana sono carnali; quelle di Cristo, spirituali. Quelle di Satana sono cose mondane, con le quali egli si sforza di gratificare l'orgoglio o di nutrire l'indulgenza. Gesù, d'altra parte, viene con la parola di verità e la potenza dello Spirito

(V.) La questione di questa guerra, da una parte e dall'altra. Questo sarà il trionfo del Redentore e la confusione dell'avversario. (S. Walker, B.A.) Cristo contro

Satana:

(I.) Dobbiamo considerare il metodo dell'assalto di Cristo al regno di Satana nel cuore di un peccatore, al fine di liberarlo dalla mano del nemico; e anche le astuzie che il diavolo usa per deludere il tentativo del Redentore e per mantenere il peccatore al suo servizio. Mentre apro questo punto, si vedrà evidentemente come il diavolo combatta a tutti gli svantaggi; che egli deve erigere la menzogna contro la verità, e temporale contro i motivi eterni; che non può prevedere l'esito di un passo che fa, mentre tutti i suoi passi sono chiaramente visti e previsti, in tutte le loro conseguenze, dal Redentore; che, sebbene Satana non abbia il minimo potere o forza per opporsi a un Suo movimento, può facilmente ritorcere su di sé tutti i consigli di Satana; in una parola, che nei confronti di Gesù, Satana è un nemico povero, cieco, debole, insignificante. Che cosa, allora, gli dà tanto successo? Non è né il suo potere, né la sua vigilanza, né la sua astuzia; che cosa sono questi riguardo alla potenza, alla cura e alla saggezza del Redentore? No, peccatori, è la vostra ostinazione; È solo questo che gli dà vantaggio. Ora, affinché io possa chiaramente esporvi il metodo dell'attacco di Cristo contro Satana nel cuore di un peccatore, e le macchinazioni di Satana per deluderne il successo, vi deve essere mostrato lo stato in cui Cristo trova il peccatore; I suoi metodi con lui; e il controcomplotto di Satana per sconfiggerli

(1.) Lo stato in cui Cristo trova il peccatore. Nel peccato-commettere peccato, nemico di Dio, della pietà e degli uomini pii

(2.) I metodi che Cristo usa con il cuore del peccatore, al fine di spodestare Satana del suo dominio su di esso. Lo Spirito opera per mezzo della Parola e imprime efficacemente nel cuore i vari motivi che la Parola contiene

(3.) Le astuzie di Satana per deludere le convinzioni che il Redentore, mediante la Parola e lo Spirito, ha fatto sul cuore di un peccatore.

(1) Può cercare di catturare la parola della convinzione eccitando la presunzione. Se la costituzione è calda, e un uomo è naturalmente audace e robusto (non come molti altri, inclini a temere in qualsiasi grande impresa), quando lo Spirito ha cominciato a risvegliare l'anima, con i terrori del Signore, a un forte desiderio di fuggire dall'ira a venire, l'opera della religione lo farà, Naturalmente, non sembra una cosa così difficile come se ne parli. Satana, quindi, corrisponderà a queste opinioni. Il peccatore sembrerà a se stesso come se avesse già vinto.

(2) Un altro tipo di peccatori risvegliati può essere continuamente spaventato, come quelli di cui abbiamo parlato sono audaci e resistenti. Quando questi si saranno risvegliati, il nemico, molto probabilmente, lavorerà con loro per scoraggiarli e per tormentarli con la paura, finché non cedano. Con questi ingrandisce ogni cosa, e gonfia le colline di talpe fino alle montagne nella loro apprensione.

(3) Se il nemico non può prevalere per mezzo della presunzione o della paura, egli cercherà, con i piaceri o le preoccupazioni del mondo, di catturare l'impressione che Cristo ha fatto sul cuore del peccatore con la Parola e lo Spirito. Questi sono i suoi sottili stratagemmi contro l'anima di un peccatore. Quando ci sono alcuni moti di insentita preoccupazione per il giudizio e l'ira a venire, il diavolo sa come trarre vantaggio dal piacere e dalla cura mondana su coloro che ha tenuto in soggezione per l'amore dell'uno o dell'altro. Può sostenere che il piacere è innocuo e che la cura è necessaria, finché, con l'intrattenimento dell'uno e la sollecitudine dell'altro, la graziosa convinzione è eliminata.

(4) L'ultima astuzia del diavolo per mantenere il peccatore risvegliato per il suo servizio, è un tentativo di trattenerlo dal trono della grazia

(II.) Sto ora, in secondo luogo, più direttamente con il disegno del testo, per descrivervi le astuzie del diavolo contro Cristo nelle persone dei credenti, con le quali egli si sforza di scuotere la loro costanza e di renderli inutili alla causa in cui sono impegnati; e similmente l'armatura che Cristo ha preparato per la loro difesa, così come per renderli idonei a servire con successo sotto di Lui contro il regno delle tenebre. Satana ha molte astuzie per coloro che credono, e sono passati a Gesù; se non può riportarli indietro, li molesterà, porrà sbarre sulla loro strada, cercherà di renderli meno fruttuosi e meno utili al regno di Gesù Cristo. Per resistere ad essi dobbiamo indossare

1.) Verità o sincerità

(2.) Giustizia; cioè, la pratica di tutta la santità

(3.) La preparazione del Vangelo, o fermezza, prontezza e costanza in tutti i casi

(4.) Fede, cioè, nelle promesse di Dio in Cristo. Questo deve essere messo al di sopra o al di sopra di tutto, perché la fede conserva tutte le altre grazie

(5.) La speranza della salvezza

(6.) La Parola di Dio

(7.) Preghiera. 8. Vigilanza. 9. Supplica per tutti i santi. Allora il cristiano è preparato per tutte le insidie del diavolo. Tutte queste cose egli deve rivestirsi, non eccettuata una, perché l'una e l'altra di queste cose non possono che preservarci da questa e da quell'astuzia con cui il diavolo ci assedierà. (Ibidem)

L'armatura cristiana:

1.) Una chiamata alle armi. La vita religiosa è talvolta chiamata "pace nel credere". Ma non dimentichiamo che in nessun luogo di questo mondo c'è pace che non sia stata realizzata in un conflitto ostinato, che non sia ora il raggiungimento di un valoroso servizio per la verità. I soldati della croce non si arruolano per entrare subito nell'ospedale, o sedersi intorno alla porta della tenda di un sutler. C'è da temere che in questo nostro giorno facile si ponga troppa enfasi sulla parte emotiva e sperimentale della pietà. Troppi giovani principi se ne vanno nella pericolosa terra degli Zulu per curiosità o per semplice amore per l'avventura. C'era una volta (così ci viene detto) un poeta inglese, che si posizionò in un'alta torre per poter assistere a una vera battaglia. Sembra che abbia avuto una grande prosperità, perché il mondo non ha ancora finito di lodare la sua descrizione in versi dell'impetuoso inizio, del tumulto e della carneficina, "da parte di Iser che rotola rapidamente". Ora, nessuno ha bisogno di sperare di familiarizzare con le solenni realtà della vita semplicemente guardandola da un campanile protetto, come fece Campbell sul campo di Hohenlinden. Non possiamo farne una poesia. Ci sono terribili certezze di esposizione, e necessità di attacco, che disdegnano le figure e i ritmi della mera musica. E, inoltre, siamo combattenti, non spettatori; Siamo all'inizio e lo shock è a portata di mano. "Non c'è scarico in quella guerra". 2. È meglio evitare subito ogni confusione e accertare chi sono i nostri avversari; in particolare, chi guida l'ospite. Qui l'apostolo parla chiaramente, se solo la gente ascoltasse: "Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate resistere alle insidie del diavolo". "Due regni", disse Ignazio di Loyola, "dividono il mondo; il regno dell'Emmanuele e il regno di Satana". Tutta la Bibbia lo ammette; ma da nessuna parte si può trovare nemmeno un solo testo che suggerisca che Cristo e il diavolo sono in condizioni di parità. Satana è un essere creato; Aveva un Fattore, e ora ha un governante. Al momento egli conduce solo una guerra consentita per un periodo limitato. I suoi attacchi sono ben chiamati "astuzie", perché evita i campi aperti e si comporta meglio in imboscate e complotti segreti. C'è una forza terribile nell'espressione "il diavolo e i suoi angeli"; perché ci mostra che Satana non è solo nella sua opera. È il principe demone di un clan diabolico. Ho visto da qualche parte un'immagine in cui era rappresentata un'anima umana nel suo momento di conflitto. Era come se il mondo invisibile fosse stato reso visibile per un attimo dalla rara abilità dell'artista. Lì, intorno all'uomo provato e ansioso, si riunirono questi emissari di Satana. Forme tenui ed eteree brillavano luridamente da ogni lato. Si poteva vedere l'allettante offerta di una corona sopra la sua testa; ma avrebbe dovuto esaminare abbastanza da vicino prima di poter scoprire come ogni lingotto d'oro intrecciato nel diadema fosse attorcigliato in modo da nascondere un demone in agguato tra le pieghe. Poi si vedeva appena un serpente con gli occhi demoniaci attorcigliato sul fondo del calice dal quale era invitato a bere. Sussurri volgari risuonavano da entrambe le orecchie. C'erano fuochi funesti di lussuria negli sguardi di coloro che cercavano la sua compagnia. Un bellissimo angelo si avvicinò; ma uno scheletro della morte poteva essere rintracciato sotto le vesti bianche che aveva rubato. Non posso dire che sia stata una foto gradita; Ma certamente c'era una lezione in questo. Tra i critici rumorosi che si pronunciavano allegramente sulle sue caratteristiche, notai che c'era un uomo pensieroso che si voltò e pianse. Forse sapeva cosa significava

(3.) Non c'è difesa contro tutto questo? Certo, ogni cristiano ricorda l'armatura che Paolo elenca in dettaglio: "Pertanto, prendete con voi", ecc. (C. S. Robinson, D.D.)

Un'esortazione e un argomento: - Le parole contengono un'esortazione rafforzata da un argomento

(I.) L'argomento - "Che posiate", ecc. Nel trattare l'argomento considereremo: Il diavolo è colui che colpisce un altro con la calunnia, o falsa accusa. Riguardo a questo essere, osservate

1.) È molto infelice

(2.) Una volta era felice

(3.) Il peccato lo ha reso infelice

(4.) È molto potente, malizioso e vigile

(5.) Nella sua persona e nel suo libero arbitrio, generalmente, invisibile

(6.) Ha molti associati. Astuzie: le arti usate da un comandante per trarre vantaggio dal suo nemico. Questi consistono in

1.) Nell'assumere caratteri falsi

(2.) Nell'adattarsi all'età, al temperamento, alle relazioni e alle circostanze del tentato

(3.) Nella scelta degli strumenti appropriati per realizzare i suoi scopi

(4.) Nel dare nomi falsi al bene e al male. Zelo per la persecuzione

(5.) Nel causare divisioni nella Chiesa

(6.) Nascondendoci ciò che solo può farci bene. Capacità di opporsi a loro. Ciò implica

1.) Conoscenza di loro 2Corinzi 2:11

(2.) Potere di opporsi ad essi

(II.) L'esortazione - "Rivestitevi", ecc. Riflessioni:

(I.) Un soldato cristiano è un oggetto meraviglioso. In relazione ai suoi nemici e alla sua difesa.

(II.) Quanto è piacevole la nostra prevalente infedeltà a Satana.

(III.) L'esperienza dei credenti dimostra la verità del testo. (H. J. Foster.)

La guerra cristiana: - San Paolo era un guerriero nato. La maggior parte di noi è ciò che siamo per ordine delle circostanze. Qua e là uno è ciò che è per ordinazione della natura. Era il genio di Paolo ad essere bellicoso, e la sua vita sarebbe stata un'epopea, vissuta ovunque. Anche nell'Eden avrebbe fatto ciò che il suo grande antenato aveva trascurato di fare, si sarebbe opposto alle insidie del diavolo. "La sua vita", dice Martineau, "fu una battaglia, dalla quale, negli intervalli della buona battaglia, le sue parole si levarono come canti di vittoria". Convertire un uomo simile era l'impresa suprema del Vangelo. Egli è il trofeo superlativo della Chiesa cristiana. Paolo è il miracolo del cristianesimo, una di quelle prove incontestabili del cristianesimo che lascia la mente appagata. Si trattava più di trasformare Saul in Paolo che di trasformare l'acqua in vino. Il potere che potrebbe fare il primo non sarebbe in perdita per fare il secondo. La qualità marziale di questo vecchio Napoleone della croce si rivela in ciò che fa e nel modo in cui lo fa, e in ogni curva e svolta della vita. Il racconto del suo spostamento qua e là si legge come le cronache di un Alessandro. Ha sfidato le difficoltà come Annibale e ha afferrato i dettagli con l'onniscienza e l'onnipresenza del primo imperatore. Le sue visite erano invasioni, le sue lettere, dispacci di guerra e tutta la sua campagna per tutta la vita. Si nota con quanta facilità e abitualità il suo pensiero si immerga nelle forme del campo. «È l'unico uomo che io conosca», disse Cassaubon, «che non scrivesse con le dita, la penna e l'inchiostro, ma con il cuore, la passione e i nervi scoperti». Questo è Paolo, il Napoleone della croce, il belligerante con la maglia e l'elmo del vangelo della pace. E questo impulso marziale, dico, è dappertutto nelle sue lettere e si dichiara incessantemente. E' scritto nel nostro testo: "Rivestitevi della completa armatura di Dio". E l'intero passaggio che segue è nella stessa vena. La verità deve essere la cintura, la giustizia la corazza, la preparazione del vangelo di pace i sandali, la fede lo scudo, la salvezza l'elmo e la Parola di Dio la spada. Non c'è bellezza negli occhi di Paolo, ma la guerra è nei suoi occhi e tutto ciò che vede diventa il riflesso del suo occhio, prende il colore del suo pensiero. E ora è proprio questo spirito bellicoso di Paolo che aiuta a spiegare la sua eminenza nella Chiesa apostolica. Quando Dio scelse Paolo ("Egli è per me un vaso eletto", disse Dio), quando Dio scelse Paolo, lo scelse per quanto riguarda l'opera da compiere e per quanto riguarda l'idoneità di Paolo a compierla. Egli scelse gli Ebrei come Suo popolo invece dei Cinesi o delle Indie Orientali, perché c'era qualcosa negli Ebrei che era adatto al Suo scopo. La sua scelta di Paolo fu una scelta appropriata, perché Paolo era un uomo adatto, e continuò in un certo senso ad adattare Paolo, perché Paolo era già nativamente adattabile. E un elemento della sua attitudine era la sua combattività. Una Chiesa combattente, una Chiesa militante, belligerante, potrebbe essere umanamente sostenuta nientemeno che da un apostolo combattente, un apostolo militante, bellicoso. San Giovanni aveva visioni della Chiesa trionfante, ed era, nel suo temperamento e nel suo spirito, una sorta di rappresentazione e profezia della Chiesa trionfante. San Paolo rappresenta la Chiesa del presente, la Chiesa sul campo, la Chiesa in armatura, e l'apostolo dello spirito armato è giustamente il campione storico della Chiesa in armatura. E noi guadagneremo in molti modi contemplando il servizio cristiano sotto l'aspetto e l'immagine di Paolo. Il cristianesimo è per sua stessa natura e intento una crociata. Il nostro è un vangelo di pace, ma è tutt'altro che un vangelo di pace, e più è espresso in modo scritturale, più tradisce la sua animosità verso tutto ciò che in spirito contraddice il vangelo; Poiché più la luce è brillante, più differisce dalle tenebre e più grande e rapida è l'incursione che compie nelle tenebre. Il cristianesimo è per sua natura bellicoso, e la pace del Vangelo giunge solo come frutto della battaglia e come conseguenza della vittoria. «Che comunione c'è tra la luce e le tenebre?», chiese Paolo. Tra la santità e il peccato c'è un'inimicizia mortale, che scomparirà solo con lo sterminio dell'uno o dell'altro dei belligeranti. La tranquillità morale del mondo non è ottenibile con nessuna politica di compromesso. La diplomazia non ha alcun ruolo da svolgere qui. "Rivestitevi della completa armatura di Dio". L'appello è per i soldati, non per i diplomatici, per i reggimenti, non per le ambasciate. La vittoria va combattuta, non negoziata. Naturalmente c'è cortesia in guerra come altrove. C'è una considerazione dovuta agli uomini in quanto tali, siano essi malvagi o meno, ma non c'è alcuna considerazione dovuta alla malvagità. La malvagità deve essere maneggiata senza guanti e designata senza eufemismi. L'atto e l'attore devono essere discriminati. I due giacciono un po' distanti l'uno dall'altro nel pensiero di Dio. Il Salmista disse a Geova: "Tu eri un Dio che li ha perdonati, anche se ti sei vendicato delle loro invenzioni". La cortesia verso un uomo malvagio è cristiana; La cortesia verso la malvagità è poltroneria e forse diabolismo. Tutta questa irresolutezza rimanda la vittoria, non la vince. Prima o poi l'intera questione deve essere risolta dall'arbitrato della spada. Ci sono casi in cui non c'è modo di sfuggire a Waterloo. La competizione tra il bene e il male è un esempio di questo tipo. Possiamo addomesticare il peccato e vestirlo in termini di elegante latinità, ma prima o poi quello stesso peccato dovrà essere proscritto senza pietà e cacciato come un fuorilegge. Tratteremo con tutta la meravigliosa tenerezza del Vangelo gli uomini e le donne che sono furbi, sì, che sono adulteri, ma dobbiamo ricordare che l'onestà e la disonestà, la purezza e l'impurità, sono in una lotta implacabile, e che la giustizia o il peccato devono scomparire prima che ci possa essere pace sulla terra. Vogliamo, quindi, il coraggio delle nostre convinzioni per permetterci di nominare le cose secondo il loro vero carattere, di affermare le cose come sono, di trattare le cose come sono, e di rifiutare eroicamente ogni quartiere a tutto ciò che rifiuta di essere condotto prigioniero alla sottomissione a Cristo. Come soldati del Signore vogliamo una grande donazione di testardaggine santificata. Amico mio, ci sono solo due lati di questa controversia, il lato di Cristo e il lato dell'anticristo. Non si può stare da entrambe le parti. "Nessuno può servire a due padroni", disse Cristo. Da che parte stai? Se non stai promuovendo la pietà, la stai ostacolando. Se non si costruisce il cristianesimo, lo si sta distruggendo. "Chi non è con me è contro di me". (C. H. Parkhurst, D.D.)

Scopo e funzione di una vita cristiana: - Questa è una visione generale dello scopo e della funzione di una vita cristiana. Noterete che, come qui rappresentato, un cristiano non è l'eredità di un quieto possesso. Entriamo in una campagna. Noterete, inoltre, che si tratta di un conflitto che deve essere combattuto, non con le armi fisiche. "Noi lottiamo non contro la carne e il sangue" - il cui significato è che non si tratta di una qualità fisica - «ma contro i principati e la malvagità spirituale nei luoghi celesti» - i posti più alti nei governi umani. Non combattiamo dunque con la spada o con la lancia, ma indossiamo l'armatura di Dio: ragione, coscienza, purezza, coraggio e fede. E queste qualità, non perché sviluppate sotto l'ispirazione della vita umana ordinaria, ma come derivano dallo Spirito di Dio stesso, sono le armi con cui entriamo in guerra. Ed è, per come la intendo io, l'insegnamento comprensivo qui - o il riconoscimento, se non l'insegnamento speciale - che quando diventiamo cristiani, entriamo in quella grande battaglia mondiale, lunga nel tempo, in cui i sentimenti morali della razza sono schierati contro le passioni. E la domanda è: chi controllerà l'immensa macchina di questo mondo? Sarà forse controllata dagli appetiti, dall'avarizia, dall'egoismo nelle sue varie forme? O le vaste macchine del mondo saranno ispirate e controllate dalla ragione superiore degli uomini e dai loro sentimenti morali? Questa è la vera battaglia nella sua dichiarazione più completa. E noi siamo entrati in quel conflitto non appena siamo entrati nel servizio del Signore Gesù Cristo. Tutto questo mondo deve essere riorganizzato. Lo scopo del cristianesimo è quello di riorganizzare il globo e di dedurre leggi, massime, politiche e principi dai sentimenti morali. In altre parole, si dimostrerà che ogni elemento della vita umana, individuale, sociale e civile, può essere perseguito meglio dall'ispirazione del sentimento religioso che dall'ispirazione di un sordido sentimento secolare. Si dimostrerà che la verità è migliore dell'inganno, sempre e in ogni circostanza. L'onore sarà dimostrato essere migliore dell'infedeltà agli obblighi, e sempre. Verrà il giorno in cui Dio, il bene superno, che ha organizzato il mondo perché lo servisse nella virtù e nella vera pietà, farà apparire a tutta la terra e a tutto l'universo che Egli è dalla parte della rettitudine, dalla parte della purezza, della provvidenza e della legge naturale, e, Altrettanto il diritto nazionale, il diritto sociale e commerciale e il diritto industriale sono dalla parte dei sentimenti morali, e non dalla parte delle passioni e degli appetiti. C'è ora una suprema incredulità in questo. Sebbene, in pratica, gli uomini non ci ragionino, forse, su di esso, c'è l'impressione quasi universale che, mentre gli uomini sono in questo mondo, e svolgono i loro doveri, devono essere come i fabbricanti di mattoni, che devono lavorare nella terra; e che, quando hanno finito di lavorare nella sporcizia, allora devono pulire e andare in chiesa. Gli uomini pensano: "Finché sono nel mondo e faccio affari, devo svolgere i miei affari secondo la via del mondo; e poi, quando avrò compiuto il sacrificio necessario per il mondo, dovrò lavarmi e andare in chiesa, ed essere cristiano". Il primo passo nel piano di lavoro di questa grande campagna alla quale siamo chiamati - vale a dire, di rigenerare, riformare il mondo - è la riforma del carattere individuale, fino a quando le sue forze supreme saranno forze morali. Non vedete che la metà dei mali della società deriva dalle condizioni fisiche? Non vedete che se la società fosse più onorevole, più giusta nelle sue organizzazioni, gran parte di ciò che voi chiamate peccato scomparirebbe da sé, che non è altro che l'attrito causato dal funzionamento delle macchine? Ma la domanda ritorna: "Come si fa a riorganizzare la società?" Nella Parola di Dio si presume che la condizione indispensabile di ogni riforma nell'organizzazione della società sia quella di procedere alla conversione primaria del cuore individuale. Perciò il vangelo, quando dichiara che "il campo è il mondo" e quando intraprende la conversione del mondo, in modo che la società umana agisca secondo la più alta ragione e sentimento morale concepibile nelle sue operazioni, dice: "Predica il vangelo ad ogni creatura". Ed è per questa semplice ragione che la forza con cui dobbiamo organizzare la società deve essere la forza dell'individuo rigenerato. La nostra battaglia non si compie per la nostra salvezza. Noi siamo i soldati di Dio per trasformare questo mondo. La mera diffusione tecnica del Vangelo è di per sé un grande guadagno, ma è solo l'inizio dell'opera. Il vangelo si diffonde, per quanto riguarda la sua diffusione tecnica, nei continenti, ma il vangelo si diffonderà in un altro modo. Significa scendere nella società, così come giacere sulla superficie di essa. Come credo, è quello di risiedere nella disposizione e trasformare i processi di essa. E il primo passo che un uomo fa quando diventa cristiano, dopo la rigenerazione del suo cuore, è quello di portare con sé quelle forze rigeneratrici. Ovunque vada, quella luce deve risplendere; Ed è brillare negli affari, risplendere nell'amore, nel piacere, nella ricchezza, negli onori, in tutto. Ovunque vada, deve portare la potenza trasformatrice dello Spirito di Dio, in modo da fare la sua parte come uno dei soldati dell'esercito del Signore

(1.) Gli uomini sono chiamati dalla religione a una riforma personale, e poi alla riforma di tutto il mondo in cui vivono. Voi dovete portare lo spirito di Cristo in ogni relazione della vita, e diventare un testimone, e un martire, se necessario, in essa. Un bambino, cominciando ad amare Cristo e desiderando testimoniare per Cristo, torna a casa dai suoi genitori non convertiti, e dai fratelli e dalle sorelle che sono ostinati e ribelli, e cerca lì di mettere in pratica la legge dell'amore. Il suo carattere, piuttosto malato, è spesso perduto. Ahimè, di tutte le cose che perdiamo, nulla si ritrova con tanta certezza come il nostro temperamento! Il bambino torna a casa, e il suo umore è spesso disturbato, spesso agitato; eppure, significa essere un testimone di Cristo. E dice nel suo piccolo cuore: "Io amo Cristo; e intendo dire che tutto ciò che farò gli piacerà". Vi si legge: "Nell'onore di preferirvi l'un l'altro"; e cerca, in casa, di preferire la felicità dei suoi fratelli e sorelle. Si rifiuta di unirsi ai piccoli inganni che gli appartengono. Si rifiuta di nascondere, quando viene interrogato, le loro piccole peculate. Di conseguenza, si tratta di un dolore dispettoso. E il bambino piccolo non è abbastanza grande per sapere nulla delle grandi leggi della società e delle grandi leggi della natura. Appena convertito, si impegna a vivere affinché la parte migliore di sé si governi da sola; e poi si impegna affinché, nelle sue piccole compagnie, la parte migliore di essa regni sempre nella sua condotta. Ora, nessun bambino può intraprendere questo senza avere l'epitome dell'esperienza di ogni cristiano in tutto il mondo

(2.) La religione non deve essere egoista, nemmeno se è l'egoismo della più alta qualità. Non abbiamo il diritto di essere cristiani semplicemente per il fatto che salveremo le nostre anime. Salveremo le nostre anime, ma entrare nella religione come una mera assicurazione dell'anima è egoismo. Non abbiamo il diritto di entrare nella religione solo perché in questo modo dovremmo ottenere gioia. L'uomo che entra nella religione deve seguire Dio. E che cosa pensò, quando prese la corona, ogni raggio della quale era più luminoso dello splendore di mille soli, e la depose accanto? Che cosa pensò quando, spogliandosi del potere, del gusto e della facoltà, chinò il capo e, trascinandosi nel cielo, divenne un uomo e, come un uomo, umiliò se stesso e divenne obbediente fino alla morte, sì, alla morte di croce? La morte più odiosa e devastante che l'ingegno dell'uomo avesse sviluppato: tutto questo si era combinato nel punto centrale della croce, come segno e simbolo della degradazione; e quella fu la morte che scelse, per potersi identificare con gli uomini, e non vergognarsi di chiamarli fratelli. "Seguirò il mite e umile Gesù tagliando la mia conoscenza con le preoccupazioni volgari del mondo sporco. Diventerò un cristiano eletto e mi isolerò da queste cose". Puoi essere un seguace di Cristo? Religione significa lavoro. Religione significa lavoro in un mondo sporco. Religione significa pericolo: colpi dati, ma anche colpi presi. Religione significa trasformazione. Il mondo deve essere pulito da qualcuno; e non siete chiamati da Dio se vi vergognate di strofinare e strofinare. Credo che debba ancora venire il giorno in cui tutte le macchine della società saranno controllate dalla verità, dalla purezza, dal dovere sublime. Vi invito ad essere soldati in quella grande guerra che sta per realizzare questa vittoria. (H. W. Beecher.)

Satana e la sua guerra:

(I.) Il carattere del grande avversario. San Paolo qui lo chiama il diavolo. In altre parti della Bibbia si parla di lui anche come Abaddon, Belzebù, Belial, il Drago, il Maligno, l'Angelo dell'Abisso, il Principe di questo Mondo, il Principe del Potere dell'Aria, Satana, Apollione e il Dio di questo Mondo. Sebbene esseri caduti, essi, come gli Angeli della Luce, "eccellono ancora in forza" Salmi 103:20, e sono molto "più grandi in potenza e potenza" 2Pietro 2:11 di qualsiasi altro figlio degli uomini

(II.) La natura dei suoi dispositivi. Essendo stato un tempo puro e santo, l'Arcangelo perduto si rende conto della grandezza della sua caduta; e il dolore, l'ira e la vendetta, tutto concorre a renderlo l'acerrimo nemico di tutto ciò che è buono. Quindi, tutte le sue arti sono dirette a un fine, cioè ad allontanarci da Dio e a compiere la nostra rovina. E molto meraviglioso e riuscito è il modo della sua guerra. Agendo secondo la regola della convenienza, egli non inizia mai i suoi assalti con una contraddizione diretta della verità, ma con un'ammissione qualificata delle sue affermazioni, sembra essere d'accordo con la sua vittima, mentre si sta solo preparando a piombare su di lei in un quartiere incustodito. Si potrebbe ragionevolmente supporre che colui che si è avventurato a fare la guerra in cielo sia un condottiero abile ed esperto, la cui astuzia e audacia lo renderebbero un pericoloso nemico sulla terra. "Le astuzie del diavolo" sono contrassegnate da tutte quelle caratteristiche che dimostrano che egli è un nemico più infido e mortale. Le sue forze sono sparse per il mondo, occupate nell'esecuzione dei suoi comandi, e tutte le nostre debolezze vengono spiate e presentate le corrispondenti lusinghe. I naturalisti riferiscono che quando il camaleonte si allunga sull'erba per catturare mosche e cavallette, assume un colore verde per evitare di essere scoperto; e che il polipo si trasformi nel colore cupo della roccia, sotto la quale si nasconde, affinché il pesce possa venire alla sua portata senza sospetto di pericolo. E così il diavolo, stendendo la sua rete per i cristiani incauti, si trasforma nella forma che meno sospettano, e li seduce con tentazioni più gradite alla loro natura

(III.) I mezzi con cui le sue pericolose astuzie possono essere respinte. La nostra forza è la debolezza perfetta, ma il Signore buono e misericordioso è pronto ad "aprire la Sua armeria" Geremia 1:15 e ad equipaggiare coloro che riconoscono la loro impotenza e cercano la Sua grazia sostenitrice. Questa armatura è data per l'uso, e se ci aspettiamo qualche beneficio da essa non dobbiamo tardare a "indossarla". (J. N. Norton, D.D.)

I Romani erano abituati a chiamare "impedimenta" il bagaglio di cui era gravato il loro esercito, perché il trasporto di questo bagaglio ritardava il loro progresso; così, sebbene il Maligno non possa distruggere il soldato dell'esercito della salvezza, può infastidirlo e gettare su di lui tanti scoraggiamenti da paralizzare grandemente le sue energie e impedire il suo progresso verso l'alto. Queste fatiche del diavolo sono gli "impedimenti" delle schiere spirituali, per mezzo dei quali il credente è portato a fermarsi, a deviare dalla sua condotta in avanti, a dormire al suo posto e a cedere allo scoraggiamento, fino a quando non è lontano dal compiere le alte conquiste che erano alla sua portata, e alla fine è richiamato lontano dalla scena della sua guerra con molte delle sue gloriose aspirazioni insoddisfatte, con tristi rimpianti per tanto lavoro di vita da lasciare incompiuto. Ahimé! Le astuzie del diavolo! (J. Leyburn, D.D.)

Che il peccato è più astuto che violento: - Ma pensate per un po' a che cosa sia la vita dell'empio! Posso solo paragonarlo a quella famosa invenzione diabolica dell'Inquisizione dei tempi antichi. "Avevano come punizione fatale per gli eretici, quello che chiamavano il "Bacio della Vergine". C'era in un lungo corridoio l'immagine della Vergine. Allungò le braccia per accogliere il suo bambino eretico; Aveva un bell'aspetto e il suo vestito era ornato d'oro e di orpelli, ma appena la povera vittima le fu tra le braccia, il macchinario all'interno cominciò a funzionare, e le braccia si chiusero e premevano sempre più forte il disgraziato al suo petto, che era incastonato con coltelli, pugnali, lancette, rasoi e tutto ciò che poteva tagliarlo e strapparlo. finché non fu fatto a pezzi nell'orribile abbraccio; e tale è la vita dell'empio. Si erge come una bella vergine, e con un sorriso stregato sembra dire: "Vieni al mio seno, nessun luogo è così caldo e beato come questo"; E poi di tanto in tanto comincia a incrociare le braccia dell'abitudine intorno al peccatore, ed egli pecca ancora e ancora, porta miseria nel suo corpo, forse, se cade in qualche forma di peccato, punge la sua anima, fa dei suoi pensieri una cassa di coltelli per torturarlo, e lo riduce in polvere sotto la forza delle sue stesse iniquità. (C. H. Spurgeon.)

Lotta riuscita: - Imita il tuo antico lottatore, che, deposte le sue vesti e i suoi ornamenti, e tutto il coraggio del suo abbigliamento, entra nudo nell'arena, le membra e il corpo lucenti di olio scivoloso; chiudendo con un antagonista, le cui mani, scivolando sulle untuose membra, non afferrano saldamente, lo solleva per scagliarlo nella polvere, e portare via la palma: l'onore si guadagna, meno con la sua forza che con la sua saggia precauzione. Se prevenire è meglio che curare, la precauzione è meglio del potere; perciò un uomo buono deve sempre vegliare e pregare per non entrare in tentazione; la sua preghiera, quella che nostro Signore ci ha insegnato: "Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male". (T. Guthrie, D.D.)

La resistenza assicura la vittoria: Sapete come Giovanni Bunyan rappresenti la povera mente debole nella caverna del Gigante Slaygood. Il gigante lo aveva raccolto per strada e lo aveva portato a casa per divorarlo a suo piacimento; ma il povero Debole di Mente disse che aveva una consolazione, perché aveva sentito dire che il gigante non avrebbe mai potuto raccogliere le ossa di un uomo che fosse stato portato lì contro la sua volontà. Ah! E così è. Se c'è un uomo che è caduto nel peccato, ma il suo cuore grida contro il peccato, se dice: "Signore, io sono in cattività ad esso; Sono schiavo di esso; Oh, se potessi esserne libero!", allora il peccato non avrà più potere su di lui, né lo distruggerà, ma egli sarà liberato presto. (C. H. Spurgeon.)

"Le astuzie del diavolo": il colonnello Stewart, con Gordon, fu per mesi assediato a Khartoum, poi prendendo dieci navi da quel luogo, bombardò Berbero e disperse tutti i ribelli. Nove delle navi erano tornate sane e salve; Stewart, rimasto indietro per ispezionare, stava tornando nel decimo, con una quarantina di uomini a bordo, quando il vascello andò a sbattere contro uno scoglio. Alcuni dei nemici, con il pretesto dell'amicizia, si offrirono allora di condurli sani e salvi attraverso il deserto. Stewart fu ingannato e si fidò di loro; ma appena sbarcarono, l'intero gruppo fu massacrato fino a un uomo

12 CAPITOLO 6

Efesini 6:12

Noi infatti non combattiamo contro sangue e carne, ma contro i principati.-

I nemici invisibili dell'uomo: - Non sembra, filosoficamente parlando, un'ipotesi un po' violenta decidere che l'uomo sia realmente l'essere più alto dell'universo creato, o, almeno, che tra l'uomo e il suo Creatore non ci siano gradazioni con diverse colorazioni morali della vita intermedia? Non sarebbe piuttosto ragionevole supporre che la serie graduale degli esseri viventi, graduata com'è così delicatamente, che noi tracciamo dal più basso degli zoofiti fino all'uomo, non si interrompa bruscamente con l'uomo, che continui oltre, anche se potremmo non essere in grado di seguire i passi invisibili della continua ascesa? Certamente, sostengo, la ragionevole probabilità propenderebbe in questa direzione, e la rivelazione non fa che confermare e rivelare queste anticipazioni quando scopre alla fede, da una parte, le gerarchie degli angeli benedetti, e dall'altra, come in questo passo della Scrittura, le corrispondenti gradazioni degli spiriti maligni, dei principati e delle potestà, che hanno abusato della loro libertà, e che lavorano incessantemente per danneggiare e distruggere l'ordine morale dell'universo. Due grandi settori della vita morale tra gli uomini sono sorvegliati, ciascuno di essi, al di là della sfera della vita umana, da esseri di maggiore potenza, maggiore intelligenza, maggiore intensità di propositi, dell'uomo nel mondo degli spiriti. Questi esseri spirituali, buoni e cattivi, agiscono sull'umanità con la stessa chiarezza, certezza e costanza con cui l'uomo stesso agisce sulle creature inferiori che ci circondano, ed è così che "noi lottiamo non contro carne e sangue, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori delle tenebre di questo mondo, contro la malvagità spirituale nei luoghi celesti". La nostra esperienza, fratelli miei, non lo conferma, almeno qualche volta nelle nostre ore più buie? Non abbiamo mai saputo che cosa significhi, come diciamo noi, essere trascinati da un impulso improvviso, essere spinti, non sappiamo perché, qua e là in consapevole umiliazione e vergogna davanti a un forte e travolgente impeto di passione? Anche noi non abbiamo mai visto un'altra legge nelle nostre membra, che combatte contro la legge della nostra mente e ci rende schiavi della legge del peccato che è nelle nostre membra? E che cos'è tutto questo, in fondo, se non sentirci nell'abbraccio e nella morsa di un altro potere che, per il momento, ci ha sopraffatti e ci tiene sottomessi? Potremmo non essere in grado di discernere la sua forma; potremmo non essere in grado di definire i limiti precisi e la natura del suo potere; Possiamo disperare di decidere che cosa forniamo al terribile risultato con il nostro fondo di passione perversa, e che cosa egli aggiunge con il soffio caldo di una fornace più intensa. Ma allora i processi più ordinari delle nostre funzioni vitali sfidano l'analisi, per quanto possiamo essere certi della loro realtà. No, credimi, non è una semplice disposizione, inseparabile dalle condizioni del pensiero umano, a personificare, a esteriorizzare la passione che ha popolato l'immaginazione della cristianità di demoni. E si potrebbe dire che la spaventosa epidemia che ha devastato Londra quest'autunno è stata essa stessa una creazione della fantasia umana, che non ha avuto in sé alcuna esistenza reale, che non è stata la vera causa di nessuna vera malattia negli individui che vi hanno soccombuto. La nostra immaginazione può, senza dubbio, fare molto; Ma ci sono dei limiti alla sua attività, e i fatti superiori sono tanto al di là di essa quanto lo sono i fatti della natura. Le gare di cui parla san Paolo non dovevano essere combattute solo sulle grandi scene della storia. San Paolo parla di lotte più umili, meno pubbliche, ma certamente non meno tragiche, le lotte che si combattono, prima o poi, con più o meno intensità, e con i risultati più divergenti, intorno e dentro ogni anima umana. È dentro di noi, fratelli miei, che incontriamo ora, come si incontrarono i primi cristiani, l'inizio dei principati e delle potestà. È resistendo ad essi, sì, ad ogni costo, scacciandoli da noi nel nome di Cristo, scacciando da noi gli spiriti della falsità, dell'accidia, dell'ira e del desiderio impuro, che noi contribuiamo veramente con la nostra piccola parte alla questione della grande battaglia che infuria ancora, come infuriava allora, e che infurierà tra il bene e il male finché non venga la fine, e i combattenti incontrino le loro ricompense. (Canone Liddon.)

La guerra santa:

(I.) I nemici. Nemici spirituali. Il nostro pericolo nasce da

1.) Il vantaggio che trovano in questo mondo. Per molti aspetti è loro proprio

(2.) Le nostre inclinazioni naturali

(3.) Il loro numero: Legione

(4.) La loro potenza

(5.) La loro invisibilità

(6.) La loro astuzia

(7.) La loro malignità

(II.) L'armatura

(1.) Gli articoli in cui consiste. Nessuno prevedeva il retro. Colui che fugge è completamente indifeso e sicuramente perirà

(2.) La sua natura: divina.

(1) Nominato da Dio.

(2) Provveduto da Dio

(3.) L'appropriazione di esso. È necessario applicarlo ai vari scopi per i quali è stato fornito. Ci sono alcuni che lo ignorano; Questi non possono 'prendersela a se stessi', e 'periscono per mancanza di conoscenza'. Ci sono altri che lo sanno, ma lo disprezzano; non ne fanno mai uso; la loro religione è tutta speculazione; "sanno queste cose", ma "non le fanno"; Essi credono, e "i diavoli credono e tremano". 4. L'interezza dell'applicazione: "L'intera armatura". Ogni parte è necessaria. Un cristiano può essere considerato per quanto riguarda i suoi principi, per quanto riguarda la sua pratica, per quanto riguarda la sua esperienza, per quanto riguarda il suo benessere e per quanto riguarda la sua professione; e oh! Quanto è importante in ciascuno di essi che nessuno di essi sia lasciato in lui esposto e indifeso. Egli deve 'stare completo in tutta la volontà' del suo Padre celeste; Egli deve essere "perfetto e integro, senza mancare di nulla". Niente di meno: questo deve essere il nostro obiettivo

(III.) Il successo. Tre domande sono qui per rispondere a queste domande. Il primo riguarda la postura; Che cosa intende l'apostolo con "stare in piedi"? È un termine militare; e "stare in piedi" è l'opposto di cadere. Si dice che un uomo "cade" quando viene ucciso in battaglia; E lo fa letteralmente. Si oppone alla fuga. Spesso leggiamo della fuga davanti al nemico nelle Scritture: questo non può essere "in piedi". Si oppone al cedere o al trattenersi; e così l'apostolo dice: "E non fate posto al diavolo". Ogni centimetro che cedi lui guadagna, e ogni centimetro che guadagna tu perdi; Ogni centimetro che guadagna favorisce il suo guadagno di un altro centimetro, e ogni centimetro che perdi favorisce la tua perdita di un altro centimetro. Il secondo riguarda il periodo; cosa intende l'apostolo quando dice: "Rimanete nel giorno malvagio"? Tutto il tempo della guerra del cristiano può essere chiamato così in un certo senso, e in un senso molto vero; ma l'apostolo si riferisce anche ad alcuni giorni che sono giorni particolarmente cattivi". I giorni di sofferenza sono tali. I giorni in cui vivevano i poveri martiri erano "giorni cattivi"; non potevano confessare e seguire Cristo senza esporre la loro sostanza, la loro libertà e la loro vita; ma essi "si presentarono nel giorno malvagio" e "si rallegrarono d'essere ritenuti degni di subire vergogna per il suo nome". Ci sono "giorni malvagi" moralmente considerati, periodi pericolosi, in cui "l'iniquità abbonda e l'amore di molti si raffredda", in cui molti possono "allontanarsi dalla fede e darsi a vane chiacchiere". La terza riguarda la preminenza del vantaggio ottenuto; "Rimanete nel giorno malvagio e, dopo aver fatto tutto, rimanete in piedi". Alcuni servitori di Dio sono stati sventati dopo vari successi, e sono diventati esempi toccanti per mostrarci che non siamo mai fuori dalla portata del pericolo finché siamo nel corpo e nel mondo. La battaglia di Eylau, tra francesi e russi, fu un conflitto terribile; Più di cinquantamila perirono. Entrambe le parti hanno rivendicato la vittoria. Che cosa deve fare, allora, lo storico? Da fare? Perché, domanderà, chi ha tenuto il campo? E questi erano i francesi, mentre i russi si ritirarono tutti. Oh, fratelli miei! è il tenere il campo fino all'ultimo - vedere tutti gli avversari ritirati - che significa renderci "più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati". È questo che dà decisione alla battaglia. Alcuni hanno vinto, e poi, ahimè! Sono stati superati. Che cos'è ottenere il successo e cederlo alla fine? I Romani venivano spesso messi sotto scacco; Spesso incontravano una sconfitta; ma poi nel complesso ci riuscirono, "e dopo aver fatto tutto, rimasero in piedi". Di Gad è detto: "Una truppa lo vincerà, ma alla fine vincerà". E questo sarà il caso di ogni vero cristiano. Ciò che viene da Dio ricondurrà sicuramente a Dio. (W. Jay.)

La guerra del soldato cristiano:

(I.) I nemici con i quali, come soldati cristiani, siamo chiamati a lottare

(1.) Alcolici

(2.) Spiriti malvagi

(3.) Spiriti formidabili.

(1) A causa della loro forza.

(2) A causa delle loro armi.

(3) A causa della loro vasta influenza

(4) A causa delle loro astuzie

(II.) In che modo siamo istruiti a contendere con loro

(1.) Nell'armatura di Dio.

(1) Tutto questo deve essere messo in scena.

(2) Dobbiamo conservarlo fino a quando la nostra guerra non sarà finita.

(3) Dobbiamo prenderlo e usarlo ogni volta che veniamo aggrediti

(2.) Nello spirito della preghiera e della vigilanza

(3.) Nell'esercizio di una ferma resistenza. Lascia che la tua resistenza sia

(1) Presto. Agisce al primo approccio del nemico.

(2) Coraggioso.

(3) Instancabile. Finché non conquisterai

(III.) Le ragioni per le quali dovremmo essere indotti a contendere in tal modo

(1.) Perché gli oggetti più importanti dipendono da questa contesa.

(1) La tua fermezza;

(2) la tua libertà;

(3) la tua gloria;

(4) La tua vita eterna

(2.) Perché la vittoria è certa per i fedeli soldati di Cristo.

(1) Vittoria sul mondo;

(2) vittoria sul peccato;

(3) vittoria su Satana;

(4) vittoria sulla tribolazione;

(5) Vittoria sulla morte

(3.) Perché la vittoria sarà accompagnata da una certa gloria.

(1) Un glorioso riposo da ogni dolorosa fatica e contesa;

(2) gloriosa esenzione da ogni male penale;

(3) gloriosi onori;

(4) un trono glorioso, una corona, un regno. (Quaderno di schizzi teologici.)

L'esistenza degli spiriti maligni: contro l'esistenza degli spiriti maligni, contro la possibilità che essi esercitino un'influenza maligna sulla vita morale e spirituale dell'umanità, non è mai stato addotto nulla, per quanto ne so, che abbia in sé una qualche forza. Sembra che alcuni suppongano di aver detto abbastanza per giustificare la loro incredulità quando hanno recitato le leggende grottesche e incredibili, le superstizioni mostruose e infantili sul diavolo che hanno così saldamente afferrato l'immaginazione e le paure dell'Europa nel Medioevo; o quando hanno illustrato la storia e lo sviluppo di leggende e superstizioni analoghe tra razze selvagge o semi-civilizzate. Ma potevano giustificare l'ateismo con una linea di ragionamento esattamente simile. Le mitologie della Grecia e della Scandinavia sono incredibili; I loro elementi originali e centrali non sono evidentemente altro che il prodotto dell'immaginazione sotto l'eccitazione delle glorie e dei terrori, della maestà e della bellezza dell'universo visibile. Ma poiché queste mitologie sono incredibili, rifiuterò io di credere nel Dio vivente, il Creatore dei cieli e della terra, il Dio che ama la giustizia e odia l'iniquità? Gli attributi e le gesta attribuite a Kali, la dea nera e macchiata di sangue, con la sua collana di teschi umani, mi riempiono di orrore e di feroce disgusto; ma questo orrore, questo disgusto, c'è forse una ragione per negare la mia fede alla rivelazione dell'amore infinito di Dio nel Signore Gesù Cristo? Molte cose false, infantili, terribili sono state immaginate e credute sui poteri invisibili e divini; ma questo non prova che non ci sia Dio. Molte cose mostruose e assurde sono state immaginate e credute sugli spiriti invisibili e maligni; Ma questo non prova che non ci sia il diavolo. Trecento anni fa gli uomini ricevettero storie popolari su apparizioni grottesche e maligne di spiriti maligni senza prove e senza indagine. Era abitudine dell'epoca credere in queste cose; gli uomini credevano, in assenza di tutte le solide ragioni per credere. E ora non crediamo, senza prove e senza indagine, a ciò che Cristo stesso e i Suoi apostoli ci hanno detto riguardo al diavolo e alle sue tentazioni. È abitudine dell'epoca non credere in tali cose; Non crediamo, in assenza di solide ragioni per non credere. Non ci interessa indagare la questione. Andiamo con la folla. Pensiamo che non tutti possano sbagliarsi. Consideriamo con grande compiacimento il contrasto tra la nostra chiara intelligenza e la superstizione dei nostri antenati. Ma quando siamo sfidati a dichiarare le nostre ragioni per rifiutare di accettare ciò che Cristo ha rivelato su questo argomento, non abbiamo nulla a cui rispondere se non che altre persone rifiutano di accettarlo; E i nostri antenati si scusavano altrettanto bene per aver accettato le superstizioni del loro tempo: tutti le accettavano. Non è del tutto chiaro se ci sia un buon motivo per il nostro autocompiacimento; La fede dei nostri antenati era razionale quanto la nostra incredulità

(1.) L'argomento è dichiaratamente difficile, oscuro e misterioso; Ma non c'è nulla di incredibile nell'esistenza di potenze invisibili e malvagie, dalla cui ostilità siamo in serio pericolo. Dai la facoltà della vista ai ciechi, ed essi vedranno il sole e le nuvole e la luna e le stelle, della cui esistenza non avevano saputo nulla se non per sentito dire; dare una nuova facoltà alla razza umana, e potremmo scoprire che siamo circondati da "principati" e "potenze", alcuni dei quali leali a Dio e splendenti di una gloria divina; alcuni di loro in rivolta contro di Lui, e segnati dai lampi dell'ira divina. Le obiezioni morali all'esistenza degli spiriti maligni difficilmente possono essere sostenute in presenza dei crimini di cui la nostra razza si è resa colpevole. Ci possono essere altri mondi in cui gli abitanti sono malvagi come i più malvagi di noi; Non possiamo dirlo. Possiamo essere circondati - non possiamo dirlo - da creature di Dio, che odiano la giustizia e odiano Dio con un odio più feroce di quello che ha mai bruciato nei cuori dei più dissoluti e blasfemi della nostra razza. E potrebbero sforzarsi di realizzare la nostra rovina morale, in questa vita e nella vita a venire

(2.) Nostro Signore insegnò chiaramente l'esistenza degli spiriti maligni Matteo 13:19; 39; Luca 10:18; 31; Giovanni 12:31; Matteo 25:41. Inutile dire che, mentre parlava la lingua, pensava ai pensieri del Suo paese e del Suo tempo; perché era impossibile che Egli confondesse le ombre con le realtà di quel mondo invisibile e spirituale che era la Sua vera casa e che era venuto a rivelare all'uomo. Né possiamo credere che Cristo stesso sapesse che gli spiriti maligni non esistevano, e tuttavia consapevolmente e deliberatamente si è adattato al modo comune di parlare di loro. L'argomento fu oggetto di un'attiva controversia tra sette ebraiche rivali, e nell'usare il linguaggio popolare Cristo si schierò con una setta contro l'altra. È inconcepibile che Egli abbia sostenuto opinioni controverse che sapeva essere false. E ancora: Egli è venuto a predicare la buona novella; possiamo supporre che, se il terrore popolare degli spiriti maligni non avesse avuto fondamento, Egli avrebbe deliberatamente favorito una tale falsità? 3. L'insegnamento di Cristo su questo punto è sostenuto da tutti gli apostoli Giacomo 3:7; 2Corinzi 4:4; 11:14; Efesini 4:26; 1Pietro 5:8; 1Giovanni 2:13, 14; 3:8; 10; 12; 5:18, 19, ecc.)

(4.) L'insegnamento di Cristo e dei Suoi apostoli è confermato dalla nostra esperienza religiosa. Ci vengono pensieri malvagi che sono estranei a tutte le nostre convinzioni e a tutte le nostre simpatie. Non c'è nulla che li giustifichi nelle nostre circostanze esterne o nelle leggi della nostra vita intellettuale. Li aborriamo e li respingiamo, ma ci vengono addosso con crudele insistenza. Vengono da noi nei momenti in cui la loro presenza è più odiosa; attraversano e disturbano la corrente della devozione; si addensano come nuvole spesse tra le nostre anime e Dio, e improvvisamente oscurano la gloria della giustizia e dell'amore divini. A volte siamo perseguitati e tormentati da dubbi che abbiamo deliberatamente affrontato, esaminato e concluso essere assolutamente privi di forza, dubbi sull'esistenza stessa di Dio, o sull'autorità di Cristo, o sulla realtà della nostra redenzione. A volte le aggressioni assumono un'altra forma. I fuochi malvagi che pensavamo di aver spento vengono improvvisamente riaccesi da mani invisibili; Dobbiamo rinnovare la lotta contro le forme di male morale e spirituale che pensavamo di aver completamente distrutto. C'è un Potere, non noi stessi, che contribuisce alla giustizia; la luce cade su di noi che sappiamo essere luce dal cielo; nei momenti di stanchezza la forza ci viene dall'ispirazione che sappiamo essere divina; siamo protetti nei momenti di pericolo da una presenza e da una grazia invisibili; ci sono momenti in cui siamo consapevoli che fluiscono in noi correnti di vita che devono avere le loro fonti nella vita di Dio. E ci sono giorni bui e malvagi in cui scopriamo che c'è anche un potere, non noi stessi, che fa peccare. Noi siamo in guerra, il regno di Dio sulla terra è in guerra, con il regno delle tenebre. Dobbiamo combattere "contro i principati", ecc. E quindi abbiamo bisogno della forza di Dio e "dell'armatura di Dio". Gli attacchi di questi formidabili nemici non sono incessanti; Ma poiché non possiamo mai dire quando potrebbe arrivare "il giorno malvagio", dovremmo essere sempre preparati ad esso. Dopo settimane e mesi di felice pace, ci piombano addosso senza preavviso e senza alcuna causa apparente. Se vogliamo "resistere" ad essi, e se, dopo una grande battaglia in cui non abbiamo lasciato nulla di intentato o di incompiuto per la nostra difesa e la distruzione del nemico, dobbiamo ancora "resistere", stare con le nostre forze inesaurite e le nostre risorse intatte, pronti per un altro e forse più feroce combattimento, dobbiamo "essere forti nel Signore e nella forza della Sua potenza, " e dobbiamo "prendere tutta l'armatura di Dio". (R. W. Dale, LL.D.)

La natura della contesa: lotta. Esso denota

1.) Che i nostri nemici ci mirano personalmente

(2.) La vicinanza delle parti l'una all'altra

(3.) La durezza della lotta, παλη

(4.) La continuazione di esso. Il tempo presente. (H. J. Foster.)

Gli angeli malvagi:

(I.) Qui vengono presentati esseri i cui attributi sono molto spaventosi

(1.) Esseri reali, che possiedono un ordine angelico di esistenza

(2.) Esseri profondamente e spaventosamente caratterizzati dal male

(3.) Esseri che possiedono ampio potere e autorità sul mondo

(II.) Gli esseri qui presentati sono impegnati in un conflitto attivo e maligno contro gli interessi degli uomini redenti

(1.) Notate il modo in cui viene condotto tale conflitto. Questi principati, ecc., combattono contro i figli di Dio per mezzo dei loro pensieri; come quei pensieri possono essere influenzati indipendentemente dagli oggetti esterni, o come quei pensieri possono essere influenzati dai pensieri e dalle passioni di altri uomini; e dai vari eventi e avvenimenti che stanno accadendo in questo mondo sublunare e terrestre. Con questo potere e questa strumentalità si intende condurre a principi, azioni e abitudini che sono incompatibili con il mantenimento del carattere cristiano

(2.) Marco, lo spirito con cui viene condotta quella guerra. È esattamente quello che ci si potrebbe aspettare dal carattere e dagli attributi dei principati, delle potenze e dei governanti contro i quali combattiamo. È, ad esempio, condotto con sottigliezza e astuzia. Troviamo che si dice che Satana si trasformi in un angelo di luce. Quindi, di nuovo, leggiamo che "le macchinazioni di Satana" e "i governanti di Satana" sono "il serpente antico". È, inoltre, condotta con crudeltà. Perciò leggiamo che Satana era "l'avversario"; leggiamo dei suoi dardi infuocati; e ci viene detto che "va in giro come un leone ruggente che cerca chi possa divorare". È, ancora una volta, condotta con perseveranza. Tutte le affermazioni che vengono sollecitate riguardo alla sottigliezza da una parte, e alla crudeltà dall'altra, mostrano che c'è un lavoro incessante, che è perfettamente invariato e incessante da parte loro, per realizzare i grandi disegni che hanno in vista riguardo al carattere e al destino finale dell'anima

(3.) Osservate per quale scopo è progettato il conflitto. Che ci possa essere un fallimento da parte dei redenti, nel loro carattere, nella loro coerenza e nelle loro speranze; e questo, sotto l'impulso di un risultato oscuro e spaventoso, che riguarda sia Dio che l'uomo. Per quanto riguarda Dio, si intende che il proposito del Padre debba essere pregiurato; che l'espiazione del Figlio sarebbe stata inefficace e che l'influenza dello Spirito sarebbe stata ostacolata. E, per quanto riguarda l'uomo, si intende che la sua vita sia priva di onore, di conforto e di pace; che la sua morte fosse una scena di agitazione, di dolore e di oscurità; che il suo giudizio sarebbe stato un evento di condanna minacciosa e amara; che la sua eternità sarebbe stata la dimora del tormento e del dolore; e che sugli spiriti, che un tempo avevano la prospettiva della redenzione, sarà pronunciata quella terribile sentenza: "Andatevene, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli".

(III.) La conoscenza, da parte degli uomini redenti, di un tale conflitto, dovrebbe, immediatamente, legare su di te quelle impressioni pratiche che sono essenziali per la loro perseveranza e vittoria

(1.) La natura dei mezzi di conservazione.

(1) Un tentativo costante e diligente, nella forza del Dio vivente, di vivere in conformità pratica con le dottrine e i precetti del Vangelo.

(2) Vigilanza.

(3) Preghiera

(2.) L'effetto che questi mezzi, se usati correttamente, assicureranno. Che il guerriero cristiano, combattendo contro questi nemici potenti e invisibili, inseguirà ancora e, sebbene debole, vincerà ancora. (J. Parsons.)

L'astuzia dei nostri nemici invisibili: la grande arte di questi invisibili governanti del mondo consiste nel non dare mai l'impressione di essere contro di noi. Si nascondono nei nostri affetti e perorano i nostri desideri. E, come se provenissero da una considerazione del tutto materna per la nostra debolezza e da una calda preoccupazione per il nostro godimento, fanno sembrare che le richieste di Dio siano irragionevoli e che la via per il cielo sia fredda e proibita. Seduti nel calore dei nostri cuori, ragionano calorosamente per il nostro piacere, e poi ci lusingano che ragioniamo bene. Siamo presi dalle "astuzie", succhiamo il miele lusinghiero e non sappiamo che veniamo avvelenati fino alla seconda morte. Questi spiriti sono troppo per noi. Le loro roccaforti sono nei nostri cuori. Prima di poterci opporre con successo a coloro che si sono rivestiti dell'armatura della nostra vita, dobbiamo indossare "l'armatura di Dio". Gesù è l'unico uomo che abbia mai prevalso in questa guerra. Venne all'incontro, non nel calore della natura, né con i ragionamenti della natura; ma rivestito di verità e purezza, ingenuità e amore perfetto. Dobbiamo "rivestirci di Cristo". (J. Pulsford.)

I nostri nemici spirituali: - L'apostolo mette in risalto i terribili nemici che i cristiani sono chiamati ad affrontare

(1.) La loro posizione. Non sono subalterni, ma nemici di rango potente, la nobiltà e i capi tribù del mondo degli spiriti

(2.) Il loro ufficio. Il loro dominio è questa oscurità in cui esercitano l'influenza imperiale

(3.) La loro essenza. Non ingombrati da una struttura animale, ma da "spiriti". 4. Il loro carattere: "malvagio". Il loro appetito per il male supera solo la loro capacità di produrlo. (J. Eadie, D.D.)

Ogni parte doveva essere protetta contro l'avversario: - È riferito dai poeti di Achille, il capitano greco, che sua madre, avvertita dall'oracolo, lo immerse - essendo un bambino - nel fiume Lete, per prevenire qualsiasi pericolo che potesse derivare dalla guerra di; ma Paride, il suo nemico inveterato, comprendendo anche dall'oracolo che era impenetrabile su tutto il corpo, tranne il tallone o una piccola parte della gamba, per cui sua madre lo teneva quando lo immergeva, ne approfittava, gli sparava al tallone e lo uccideva. Così ogni uomo è, o dovrebbe essere, armato di quella panoplia, l'intera armatura di Dio. Perché il diavolo sarà sicuro di colpire la minima parte che troverà disarmato; se è l'occhio, sfreccerà verso quella finestra con la presentazione di un oggetto osceno o di un altro; se è l'orecchio, egli spalancherà quella porta con cattivi consigli; se la lingua, che sarà trasformata in un mondo di malizia; se i piedi, saranno veloci a spargere sangue, ecc

Nella battaglia di Crecy, nel 1346, il principe di Galles, trovandosi pesantemente pressato dal nemico, mandò a dire a suo padre per chiedere aiuto. Il padre, guardando la battaglia da un mulino a vento e vedendo che il figlio non era ferito e che avrebbe potuto vincere la giornata se avesse voluto, mandò a dire: "No, non verrò. Che il ragazzo vinca i suoi speroni, perché, se Dio vuole, desidero che questo giorno sia suo con tutti i suoi onori". Giovanotto, combatti la tua battaglia, fino in fondo, e avrai la vittoria. Oh, è una battaglia che vale la pena combattere! Due monarchi dell'antichità combatterono un duello, Carlo

(V.) e Francesco, e la posta in gioco erano regni, Milano e Borgogna. Combatti con il peccato e la posta in gioco è il paradiso o l'inferno. (Dott. Talmage.)

13 CAPITOLO 6

Efesini 6:13

Perciò prendete con voi tutta l'armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e, avendo fatto tutto per resistere.

San Paolo giaceva in prigione a Roma, come egli stesso dice, legato con una catena, "per la speranza di Israele", al soldato romano che lo sorvegliava giorno e notte. Impiegava le sue ore di prigione scrivendo, prima alle Chiese asiatiche di Efeso e Colosse, al proprietario di schiavi cristiano Filemone e, in un secondo momento, alla Chiesa macedone di Filippi. Era molto naturale che il suo linguaggio, come i suoi pensieri, fosse colorato, qua e là, dagli oggetti che lo circondavano, e troviamo che mentre scriveva questa epistola circolare agli Efesini, il suo occhio si era effettivamente posato sul soldato a cui era incatenato. Nell'abito del legionario romano, vide il simbolo dell'abito soprannaturale che si addice al cristiano. La cintura ornata o balteus legata intorno ai lombi a cui la spada era comunemente attaccata, sembrava all'apostolo ricordare l'interiore riconoscimento pratico della verità che è la prima necessità nel carattere cristiano. La corazza di metallo suggeriva la rettitudine morale o la rettitudine che permette a un uomo di affrontare il mondo. I robusti sandali militari parlavano di quella prontezza a marciare per la causa di quel vangelo la cui somma e sostanza non era la guerra, ma la spiritualità, prima ancora che la pace sociale. E poi il grande scudo di legno ovale oblungo, rivestito di pelli, copriva quasi tutto il corpo del portatore, ricordandogli la fede cristiana, sulla quale le tentazioni del Maligno, come le antiche frecce, puntate, come spesso erano, con sostanze infiammabili, si accendevano innocue e perdevano la loro punta mortale; e allora l'elmetto del soldato, rivolto verso l'alto verso il cielo, era una figura naturale della speranza cristiana rivolta a un mondo più alto e migliore; e poi la spada al suo fianco, con la quale ha ottenuto la salvezza e la vittoria nel giorno della battaglia, e che, noterete, è l'unica arma aggressiva menzionata in tutto questo catalogo, che cos'era se non l'emblema di quella Parola di Dio che ottiene tali vittorie sui campi di battaglia della coscienza, perché trafigge, fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e del midollo, ed è colui che discerne i pensieri e le intenzioni del cuore, ed è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. Così cinto, così vestito, così ferrato, così sorvegliato, così coperto, così armato, il cristiano potrebbe ben affrontare i suoi nemici. Era, in verità, più che all'altezza di loro, e poteva tranquillamente attendere il loro arrivo. (Canone Liddon.)

La cavalleria della vita cristiana: - A quell'epoca lo sforzo militare era la forma più efficace dell'attività umana. Roma si era fatta, non proprio un secolo prima, la padrona del mondo civilizzato, e questo non con il suo commercio, non con la sua diplomazia, ma con le sue armi. In un'epoca del genere, quindi, una tale metafora avrebbe rapidamente conquistato la sua strada verso l'orecchio popolare; ma avrebbe anche attrato il pensiero e il temperamento caratteristici dell'apostolo che lo impiegava. La costante esposizione al pericolo, la costante necessità di sforzo, la generosa indifferenza alla sofferenza personale, la generosa simpatia per le esperienze di ogni compagno, e la sensazione di essere solo un'unità, uno solo nell'immensa organizzazione di un esercito serrato che avanzava costantemente verso il suo obiettivo - l'istinto della disciplina, in completa armonia con l'istinto della sincerità personale e del coraggio - tutte queste caratteristiche della vita di un soldato lo rendevano il benvenuto la concezione dell'apostolo della carriera e del carattere cristiano: "Tu dunque sopporti la durezza come un buon soldato di Gesù Cristo"; "Smettete come uomini; sii forte"; "Nessun uomo che fa la guerra si immischia negli affari di questa vita". I precetti superiori dell'esercito ricorrono costantemente nelle Epistole apostoliche. San Paolo non discute la teoria della guerra, il suo antagonismo con la vera mente di un Dio santo, con i veri interessi, il vero ideale della vita umana. Egli lo considera un dato di fatto solo nel mondo, com'era diciannove secoli fa, come è in questo momento, ahimè! e così lo consacra; ne consacra il lato più alto e più elevato, facendone un'ombra, non della cavalleria cristiana, ma della cavalleria della vita cristiana. Il soldato differisce dal mercante o dal contadino, in quanto ha a che fare con un antagonista. Si differenzia dal pilota ai giochi, in quanto il suo antagonista non è semplicemente un concorrente, ma un nemico serio. È stato questo che ha fatto sì che la metafora della concezione dell'apostolo corrispondesse così esattamente ai fatti reali, al caso reale della vita cristiana. Il cristiano non sta semplicemente facendo il meglio dei suoi materiali, non è semplicemente impegnato in una lotta per i successi spirituali, è, prima di ogni altra cosa, impegnato in una lotta dura e terribile con nemici implacabili; Le forze schierate contro di lui sono tali da costringerlo a non risparmiare alcuno sforzo e a non trascurare alcuna precauzione se vuole sfuggire alla sconfitta. (Ibidem)

L'armatura cristiana: - Il codice militare del soldato cristiano. Una gara spirituale, quindi armi spirituali; Armatura intera per resistere alle insidie del diavolo

(I.) Inserimento attivo. Prendere

1.) Verità: non mera informazione.

(1) La verità è interiore, verso se stessi. Nessun autoinganno, né vanità, né presunzione.

(2) Verso l'esterno, verso gli altri. Candore, franchezza, verità della parola e della vita. Le cose più sublimi sono queste: (a) Semplice sincerità di carattere a casa. (b) Una mente potente che rivendica la verità in presenza di nemici. (c) Il martire suggella tranquillamente la verità con il suo sangue

(2.) Giustizia. Questo significa verità verso Dio, giustizia, equità, onestà, fedeltà Michea 6:8. È una corazza, in primo piano, da portare luminosa e alta, e vista da tutti

(3.) Prontezza: come quella di Israele che lascia l'Egitto, o di un soldato in campo

(4.) La fede: uno scudo, quindi una protezione. Come Dio, nostro rifugio, forza, nostro aiuto. Spegne tutti i dardi infuocati, ecc. Non è facile avere una tale fede; Provateci, comunque

(II.) Armamento passivo. Le seguenti sono esteriori, esterne, non nell'anima

(1.) La salvezza è l'elmo

(2.) La parola di Dio è la spada. (W. M. Johnston, M.A.)

I soldati di Cristo devono stare: - Negli eserciti delle nostre grandi nazioni, mentre la diserzione è punita con pesanti punizioni, il ritiro è permesso a certe condizioni. C'è un esercito, tuttavia, in cui il pensionamento non è mai sanzionato, nemmeno nel caso del veterano più anziano; e, rivolgendosi ai soldati di quell'esercito, l'apostolo scrive: "Dopo aver fatto tutto, per stare in piedi. Alzatevi dunque".

(I.) La proibizione implicata nel precetto. Il conflitto non può essere né abbandonato né sospeso. Sono vietati:1. Sonno indolente o addirittura stanco

(2.) Fuga vigliacca o addirittura politica

(3.) Una resa traditrice, o addirittura scoraggiante. Il tradimento è apostasia; Lo sconforto è sfiducia peccaminosa

(4.) La dichiarazione di una tregua, o anche una domanda per essa. C'è la fine della guerra, ma non c'è tregua. Il nostro Comandante in Capo non mostrerà mai alcun favore al nemico, e il soldato di Cristo non ha realmente bisogno della cessazione del conflitto

(5) La rinuncia a una posizione militare fino a quando la guerra non sia abbastanza finita. Gli ordini al singolo soldato suonano così: "Fino alla morte"; e fino alla morte la guerra non è compiuta. La morte è infatti l'ultimo nemico

(II.) Cosa richiedono queste parole? 1. Richiedono un distinto e solenne riconoscimento del fatto che il tempo della nostra vita sulla terra è un tempo di guerra, "un giorno malvagio". Ci sono periodi durante i quali l'asprezza del conflitto è notevolmente aumentata, e tali stagioni sono particolarmente "il giorno del male", ma ogni giorno è un giorno di battaglia

(2.) Essi ci richiedono di essere sempre posseduti dalla convinzione di essere personalmente chiamati a questa buona battaglia. La vera vocazione di ogni credente è il conflitto; e a questa regola non c'è una sola eccezione

(3.) Esigono l'onestà e la virilità di fronte ai nostri nemici. Alcuni che si professano cristiani voltano le spalle ai loro nemici spirituali con disprezzo. Hanno speculato e teorizzato sull'azione satanica, fino a quando non hanno cancellato le dottrine di Dio riguardanti i diavoli dal loro credo. Hanno flirtato e fatto compromessi con il mondo, fino a quando loro e il male che c'è nel mondo sono stati messi dalla stessa parte. Hanno modificato e modellato il loro linguaggio riguardo alla depravazione umana, fino a quando non dimora nella loro carne, secondo la loro opinione, nulla di male. E così, negando l'esistenza dei nemici, hanno voltato loro le spalle. Altri cristiani professanti guardano ai nostri nemici spirituali più come spettatori che come guerrieri. Sono visti come oggetti di interesse spirituale e come soggetti di ricerca religiosa, piuttosto che come nemici con cui hanno personalmente a che fare. Per stare in piedi, nel senso del testo, è necessario che affrontiamo i nostri nemici, non che li contempliamo; molto meno per disprezzarli; ma per combatterli

(4.) Il testo richiede che avendo preso il campo lo manteniamo. Non possiamo ritirarci nelle file di coloro che si rifiutano di combattere: dobbiamo resistere. La posizione militante deve essere mantenuta per tutta la vita. Possiamo essere deboli; ma deve resistere. Potremmo essere stanchi; ma deve resistere. Potremmo avere paura; ma deve resistere. Potremmo essere sconfitti in qualche singolo combattimento; ma deve resistere. Potremmo vedere gli altri cadere intorno a noi; ma deve resistere. Molti potrebbero abbandonare la nostra causa; Ma dobbiamo resistere. La costernazione può diffondersi nell'esercito del Signore degli Eserciti; Ma dobbiamo resistere. Può sembrare che tutte le cose siano contro di noi; Ma dobbiamo resistere. Il giorno del trionfo finale può sembrare molto ritardato e, con il cuore debole, stanco e dolorante, possiamo gridare: "Fino a quando, Signore? per quanto tempo?" Ma dobbiamo resistere. La misura del conflitto e del servizio che ci viene assegnato può sembrare eccessiva, ma dopo aver fatto tutto, dobbiamo resistere. "Alzatevi dunque." Ciò richiede,

(5) che siamo pronti per l'attacco o la difesa. Stare in piedi disarmati, non è stare in piedi. Stare nudi con un'armatura, non è stare in piedi. Stare in un certo senso impreparati, è non stare in piedi. Dopo aver fatto tutto, i tuoi nemici resistono. Satana ha fatto molto; eppure resiste. Il mondo - quello temporale, quello sensuale e quello sociale - ha fatto molto; Eppure è in piedi. La carne ha fatto molto; Eppure è in piedi. L'Anticristo e l'errore, e il peccato in ogni forma, hanno fatto molto; eppure stanno in piedi. Nessun nemico è ancora veramente ucciso. Nuovi nemici vengono continuamente condotti sul campo e i vecchi nemici si mostrano in nuove forme. Ho letto; "Getsemani!" "Calvario!" Calvario? Chi ha combattuto lì? Il tuo capitano, solo; perché tutti i suoi soldati lo abbandonarono e fuggirono. Con "Calvario" e "Getsemani" sul tuo stendardo, per essere coerente, devi stare in piedi. Alzatevi dunque! Ora i tuoi ordini sono, Stand. Ancora un poco, e l'ordine sarà: Ritirati. Venite, soldati fedeli, ereditate il regno preparato per voi; e ricevi la corona della gloria che non appassisce. (S. Martin, D.D.)

Il manuale di un cavaliere cristiano:

1.) Che tipo di cuore e coraggio deve avere una persona del genere, per presentarsi al posto della recensione

(2.) Chi è il suo capitano in capo, a cui deve prestare attenzione

(3.) Che tipo di equipaggiamento deve avere, e qual è la migliore armeria, il miglior arsenale

(4.) Chi sono i suoi peggiori nemici

(5.) Come dovrebbe e deve abituarsi alla sua armatura

(6.) Quale regime severo deve eseguire

(7.) Infine, cosa deve aspettarsi, se si comporta in modo cavalleresco. (Herberger.) Come è l'equipaggiamento con l'intera armatura di Dio

1.) Così indispensabile

(2.) Così accessibile

(3.) Così glorioso. (Rautenberg.)

La ragione per cui dobbiamo essere ben armati: Più siamo in pericolo, più dobbiamo essere vigili

(2.) La nostra guerra spirituale è una guerra dolorosa, feroce e pericolosa

(3.) Tutti devono combattere questo combattimento spirituale

(4.) I nostri nemici sono più che carne e sangue.

(1) I nemici spirituali sono terribili.

(2) Nessuna prodezza esteriore può spaventarli

(5.) Il diavolo è il nostro principale nemico, in tutti i nostri conflitti, sia con la carne e il sangue, sia con i nemici spirituali

(6.) Coloro che sono inquieti con ciò che la carne e il sangue possono fare, non potranno mai opporsi ai principati

(7.) I nostri nemici spirituali hanno un dominio.

(1) Dio lo permette.

(2) Eppure è usurpazione da parte di Satana. 8. Come i nostri nemici spirituali hanno un dominio, così hanno il potere di esercitare lo stesso. Il Signore soffre questo per le seguenti ragioni.

(1) Affinché la Sua potenza Divina potesse essere più manifesta.

(2) Affinché ci possa essere una prova più grande del coraggio dei Suoi santi e dei Suoi figli.

(3) affinché Egli possa eseguire la più dolorosa vendetta sugli empi. 9. Il dominio di Satana è solo in questo mondo. 10. Gli uomini ignoranti e malvagi sono vassalli di Satana.

(1) Non gli resistono, ma si arrendono a lui.

(2) Non sono soggetti a Cristo. 11. I nemici delle nostre anime sono di una sostanza spirituale.

(1) Invisibile.

(2) Al corrente di ciò che facciamo o parliamo. 12. I diavoli sono estremamente malvagi. 13. I diavoli sono molti di numero. 14. Le cose principali per le quali i diavoli combattono contro di noi, sono le questioni celesti. (William Gouge.)

L'intera armatura:

(I.) Il giorno a cui si riferiva: "Il giorno malvagio". "Giorno" un emblema appropriato, un misto di luce e oscurità, sole e tempesta, gioia e tristezza. Certi mali in questo giorno a cui tutti siamo soggetti

(1.) Giorno malvagio di afflizione. I nostri corpi contengono i semi di innumerevoli malattie

(2.) Il giorno malvagio della tentazione

(3.) Giorno malvagio di persecuzione

(4.) Malvagio giorno della morte

(II.) Il consiglio fornito

(1.) Ci abbiamo raccomandato l'armatura divina. La guerra del Signore deve essere condotta con le armi del Signore

(2.) Dobbiamo avere l'intera armatura di Dio. Ogni parte è vulnerabile, e ogni parte, quindi, deve essere difesa

(3.) L'intera armatura deve essere portata a noi

(III.) I motivi sollecitati. "Affinché possiate essere in grado", ecc.

(1.) Affinché non possiamo essere distrutti dai mali di questa vita. "Resistere." 2. Che appariamo vittoriosi alla presenza del Signore Gesù Cristo. "Dopo aver fatto tutto, alzati." Grande completezza nelle parole: "Fatto tutto". Applicazione:1. Che i credenti ricordino giustamente il loro stato attuale. Questo è il tuo giorno malvagio, aspettati e preparati per i guai

(2.) Esamina la tua armatura; è l'armatura divina? intero, e intero? 3. Lascia che la grazia ti sostenga, dipende interamente da essa

(4.) Lascia che la gloria ti animi. Pensa al giorno in cui, dopo aver fatto tutto, rimarrai in piedi. (J. Burns, D.D.)

L'intera armatura di Dio: - 1 È molto caratteristico di Paolo che egli debba dare il primo posto alla "verità". Sta pensando alla verità riguardo a Dio e alla volontà di Dio che ci viene da Dio stesso attraverso la Sua rivelazione in Cristo e attraverso l'insegnamento dello Spirito; poiché tutti gli elementi della forza cristiana sono rappresentati in questo passaggio come doni divini. La verità di cui ci si appropria e fatta nostra dà energia, fermezza e decisione alla vita e all'azione cristiana, ci solleva dall'intreccio e dalla distrazione che derivano dall'incertezza e dal dubbio, ci dà il pieno controllo di tutto il nostro vigore. È come la forte cintura dell'antico soldato che lo sosteneva, lo rendeva consapevole della sua forza, teneva la sua armatura al suo posto e le impediva di interferire con la libertà della sua azione

(2.) Egli dà il secondo posto alla "giustizia". Nei conflitti della vita cristiana siamo al sicuro, solo se pratichiamo ogni virtù personale e privata, e adempiamo con fedeltà ogni dovere sia verso l'uomo che verso Dio. La "giustizia" è la difesa e la garanzia della giustizia. L'uomo onesto non è toccato dalle tentazioni della disonestà; L'uomo verace non è toccato dalla tentazione della menzogna; le abitudini dell'industria sono una solida difesa contro le tentazioni all'indolenza; Un cuore puro si risente con disgusto e disprezzo ai primi approcci della tentazione all'impurità

(3.) Paolo dà il terzo posto a ciò che descrive come "la preparazione del vangelo della pace". Quando abbiamo ricevuto con fede sincera la grande certezza mediante la remissione dei peccati per mezzo di Cristo, siamo liberati dalle ansietà e dalle paure più gravi. Siamo fuggiti dalla preoccupazione per il passato e siamo liberi di dedicare tutte le nostre forze ai doveri del presente e del futuro. La scoperta che Dio è in pace con noi ci dà fiducia e ci ispira prontezza ed elasticità di spirito. Non siamo semplicemente pronti, siamo desiderosi di ogni opera buona

(4.) Il quarto posto è dato alla "fede". Ci sono mille pericoli contro i quali la fede nella giustizia, nell'amore e nella potenza di Dio è la nostra unica protezione. Quando la miseria del mondo ci opprime, o siamo schiacciati dalla miseria della nostra vita personale, pensieri terribili su Dio squarciano ogni difesa e si fissano nella nostra stessa carne, torturandoci e riempiendo le nostre vene di febbre ardente. Ci contorciamo nella nostra agonia. Se per caso sentiamo parlare delle "ricchezze imperscrutabili" della grazia di Dio, lo ascoltiamo, non solo senza conforto, ma a volte con una passione di incredulità. "Grazia!" esclamiamo, "dov'è la prova di ciò? C'è pietà in Lui, giustizia, verità?" In queste ore di angoscia siamo come soldati feriti dai "dardi" con la stoppa infuocata attaccata a loro, o con le loro punte di ferro rese roventi, che si usavano nelle guerre antiche. Saremmo stati al sicuro se, quando "il giorno malvagio" fosse arrivato, ci avesse trovati con una fede forte e invincibile in Dio; Questa sarebbe stata una difesa perfetta; E a parte questo non possiamo avere alcuna protezione sicura

(5.) Il quinto posto è dato alla "salvezza". Siamo insicuri a meno che non facciamo completamente nostra la grande redenzione che Dio ha compiuto per noi in Cristo. Se abbiamo concezioni meschine e ristrette della redenzione divina, o se pensiamo che dipenda principalmente da noi stessi se vogliamo assicurarci "gloria, onore e immortalità", saremo come un soldato senza "elmo", non protetto contro i colpi che possono essere mortali. Ma se abbiamo una vivida apprensione della grandezza della redenzione cristiana, e se la nostra speranza di raggiungere un futuro glorioso è radicata nella nostra coscienza dell'infinita potenza e grazia di Dio, saremo al sicuro

(6.) Ma tutte queste sono armi di difesa. Non abbiamo armi per attaccare e distruggere il nemico? Le stesse tentazioni e gli stessi dubbi sono forse quelli di tornare incessantemente e di tornare con la loro forza immutata? L'elmo, lo scudo, la corazza, la cintura, possono essere una protezione per noi stessi; ma noi apparteniamo a un esercito, e stiamo combattendo per la vittoria del regno divino e per la completa distruzione dell'autorità e del potere delle "schiere spirituali della malvagità" sugli altri uomini; Non è sufficiente che si provveda alla nostra sicurezza personale. Dobbiamo combattere il nemico con "la Parola di Dio". Le promesse divine non servono solo a respingere i dubbi, ma a distruggerli. I precetti divini non devono solo essere una protezione contro le tentazioni, ma anche infliggere loro una ferita mortale, e così impedire che ci turbino di nuovo. La rivelazione dell'infinita pietà di Dio per il dolore umano, e della Sua infinita misericordia per il peccato umano, delle infinite benedizioni conferite agli uomini da Cristo in questo mondo, e dell'infinita giustizia e gloria che Egli conferisce nel mondo a venire - la "Parola" Divina alla razza umana - è l'unico potere con cui possiamo sperare di ottenere una vittoria reale e duratura sui peccati e sulle miserie dell'umanità. (R. W. Dale, LL.D.)

In piedi al sicuro: - Lo stemma dell'Isola di Man è la figura di tre gambe armate e speronate, con il motto: "Quocunque jeceris, stabit". Per diversi secoli l'isola, che si ergeva solitaria in mezzo all'oceano, fu un campo di battaglia per le nazioni contendenti. Inglesi e irlandesi, sassoni e danesi, qui si sforzavano di dominare. Lo stemma sembra riferirsi a un risultato di ciò nel carattere coraggioso degli isolani. Veloci e forti, erano pronti ad attaccare, coraggiosi nella lotta e pronti a seguire rapidamente il nemico in ritirata. Il motto dà la stessa idea: "Gettalo dove vuoi, starà". (Da "Forti e liberi.")

L'Apocalisse J. Thain Davidson disse a un pubblico di giovani: "Non c'è coraggio così nobile come quello che resiste al diavolo ed è valoroso per Cristo. ' Mettetevi sulla panoplia di Dio'. Cromwell indossava sotto la veste una cotta di maglia; Lo indossava sia che fosse al campo, sia che fosse in tribunale, sia che si trovasse nelle camere. Non avrebbe mai potuto sapere quando il pugnale gli sarebbe stato puntato contro, quindi era sempre pronto. Sia tu allo stesso modo fornito. I dardi infuocati dei malvagi possono volare verso di te dove meno sospetti il pericolo; quindi, state sempre in guardia. E possa il Signore liberarvi dal male e preservarvi al sicuro nel Suo regno celeste, al quale sia gloria ora e per sempre. Amen".

Non c'è santo esente da pericoli: - Sapete, ho notato che i giovani che sono spesso esposti a gravi tentazioni sono generalmente preservati dal cadere nel peccato; ma ho notato che altri, sia vecchi che giovani, le cui tentazioni non erano particolarmente gravi, sono stati generalmente quelli che sono stati i primi a cadere. In effetti, è una cosa deplorevole dover dire, ma è tristemente vero che nel periodo della vita in cui si potrebbe contare, dal fallimento delle passioni, la tentazione sarebbe meno vigorosa, proprio quel periodo è segnato più di ogni altro dalle trasgressioni più solenni tra il popolo di Dio. Mi pare di aver sentito dire che molti cavalli cadono ai piedi di una collina perché il conducente pensa al pericolo passato e alla necessità di tenere le redini con una presa salda meno pressante in quanto stanno per riprendere il loro cammino e ricominciare a salire. Così è spesso per noi, quando non siamo tentati da un pericolo imminente, siamo più tentati da una rilassatezza indolente. Penso che sia stato Ralph Erskine a dire: "Non c'è diavolo così cattivo come nessun diavolo". La peggiore tentazione che ci sorprenda è, per certi aspetti, preferibile al fatto che siamo lasciati soli del tutto senza alcun senso di cautela o stimolo a vegliare e a pregare. Rimani sempre sulla tua torre di guardia e sarai sempre al sicuro. (C. H. Spurgeon.)

Dobbiamo combattere fino alla fine: un uomo può naufragare a meno di una nave dal faro. La moglie di Lot non era lontana da Zoar, eppure perì miseramente. Vicino alla cima del Monte Washington c'è un rude tumulo di pietre che segna il punto in cui una giovane donna, che è stata sorpresa dall'oscurità (senza una guida), è morta per l'esposizione e lo spavento nervoso! La povera ragazza era a un tiro di pistola dalla cabina del "tiptop"; la sua luce festante era proprio dietro le rocce; eppure quella breve distanza le costò la vita! Così, mio caro amico, potresti finalmente essere ritrovato morto, proprio fuori dalla porta della casa di tuo Padre. Mentre la sua ospitale porta d'amore è aperta, affrettatevi ad entrare! Stai perdendo la parte migliore di questa vita, e tutta la vita a venire, mentre ti allontani così incautamente da Gesù. (Theodore L. Cuyler, D.D.)

Il dovere del soldato: - La nostra guerra è contro le potenze e i domini. Questa linea di pensiero è quella del testo, ed è di questo che parlerò. Chiunque raggiunga la condizione dell'uomo è chiamato a combattere incessantemente con se stesso. Noi siamo fatti non di materiali inconciliabili, ma di materiali che non sono conciliabili se non come risultato di un grande allenamento e di una grande disciplina. Siamo nati per primi alla carne; e la nostra forza predominante risiede nella direzione dei nostri appetiti e passioni animali. Ma dopo un po' arriviamo a un regno superiore: quello degli affetti; E ad ogni bambino deve essere insegnato come fare il conflitto contro l'egoismo, contro lo scippo avaro, contro la combattività e contro l'uso dannoso da parte di coloro che lo circondano. E mentre nella società c'è un conflitto apparente al di fuori del bambino, il vero conflitto del bambino è quello che è dentro di lui, cioè ciò che deve determinare la questione se la ragione o la passione debbano predominare in lui; la questione se la generosità o l'egoismo ispireranno la sua condotta; la questione se in lui regni l'avidità o la benevolenza verso gli altri. Ognuno di noi è consapevole che ad ogni passo del nostro cammino dentro di noi e nella nostra sfera ci viene imposta la necessità di una vigilanza perpetua. Siamo sopraffatti dalla nostra natura inferiore, a causa della negligenza, o dell'indolenza, o dell'indulgenza, o dell'entusiasmo eccessivo, o del desiderio troppo ardente; e ci troviamo a ricordare continuamente, con vergogna e contrizione, la vittoria della carne sullo spirito, dell'uomo animale sull'uomo spirituale e dell'egoismo sulla generosità. Non solo c'è questo conflitto individuale in ogni uomo, ma ad ogni passo dell'ambizione, in ogni linea di aspirazione, ci arriva esattamente lo stesso elemento di conflitto. Nessun uomo raggiunge facilmente l'età adulta. Nessun uomo si erge in una virtù approvata e rivendicata, in qualsiasi direzione, che non sia stato obbligato a ritagliarsi con uno sforzo personale. Ogni uomo che è costruito con abilità, e esperienza, e integrità, e potere di realizzazione, si è costruito con ripetuti colpi su colpi, addestramento su addestramento, sforzo dopo sforzo, con molte sorprese, rovesciamenti e sconfitte intermedie, e tutto il tempo con una varia esperienza di guerra interiore. Non appena in una certa misura ci siamo allenati dentro di noi, entriamo in una lotta corrispondente con tutte le condizioni di vita che ci circondano. E in una sfera più ampia siamo chiamati a un conflitto come cittadini e membri del grande corpo politico. Ora, nel condurre questo conflitto multiforme, tutti i metodi noti alla gladiazione reale e alle reali procedure militari esterne sono riprodotti nel conflitto invisibile che si svolge negli uomini. Nulla è più frequente in guerra del tentativo di una parte di ingannare l'altra, e così di vincere, per così dire, con un gioco di prestigio, o con l'astuzia di una migliore comprensione, coloro che si oppongono a loro, risparmiando la forza o economizzandola; E certamente nulla è più certo che il grande nemico che ci fa la guerra spiritualmente ci rovescia con l'inganno, per così dire soffiandolo su di noi, soffiandolo attraverso di noi, accecandoci gli occhi e cogliendoci alla sprovvista. Nulla è più comune in guerra delle sorprese; perché in molti casi un forte è preso da un assalto in avanti e inaspettato che non potrebbe essere preso con un approccio prolungato e graduale. Così nella guerra spirituale; Quanti di noi non si rendono conto del pericolo fino a quando non si è presentato su di noi! Quante volte quel nostro ardente avversario, un temperamento incontrollato, si è scagliato contro di noi e ci ha trascinati via prima che ci accorgessimo della sua presenza! Quante volte siamo stati attirati da piaceri insidiosi fino a svegliarci in mezzo alla prigionia! Quante volte i nostri migliori sentimenti sono stati rovesciati dagli assalti delle nostre inclinazioni malvagie! Così, inoltre, fa parte della guerra militare attirare il nemico in un'imboscata, dandogli la speranza della vittoria mentre viene raggiunto dalla sconfitta. E quante volte siamo portati in agguato dai nostri avversari spirituali! Quante volte siamo distratti dal sentiero della virtù da qualcuno che sembra buono! Ci lusinghiamo di occupare una posizione di vantaggio e di andare avanti verso il successo, fino a quando, nel mezzo dell'ebbrezza del nostro vantato trionfo, ci accorgiamo che le fatiche si chiudono intorno a noi, e siamo prigionieri invece che vincitori. (H. W. Beecher.)

Se dividi gli uomini in due classi, ce n'è una che vuole essere stimolata. Il pericolo di questi viene dalla pigrizia o, per usare un'espressione più sassone, dalla pigrizia. L'altra classe, essendo eccitata e nervosamente sviluppata, è intensa, energica e attiva. Ora, impegnarsi ad applicare ad entrambe queste classi gli stessi passi della Scrittura sarebbe un errore fatale. Dire a una grande parte degli uomini: "Alzatevi" sarebbe proprio la cosa che vorrebbero. Stare in piedi gli si addice perfettamente. D'altra parte, eccitare e stimolare alcuni uomini è come gettare benzina su un fuoco che è già troppo caldo. Nel caso di uomini che sono spinti in uno stato di intensa attività, i cui errori risiedono nella mancanza di pace e di riposo, la stimolazione o l'eccitazione sono proprio ciò di cui non c'è bisogno. Paolo li mette qui insieme, e dà solo un tipo di uomini da lasciar stare: quelli che hanno fatto tutto. La figura è militare. Si riferisce agli uomini che si sono preparati per una campagna, che sono andati fin dove le circostanze lo permettono, che si sono forniti di armamenti e che si sono armati in ogni punto. Arriva una crisi in cui non possono fare di più; e l'apostolo dice: "Quando avrai la tua armatura dalla testa ai piedi, e sarai energico, e pronto per il combattimento, allora alzati e aspetta"; Perché aspettare è produttivo quanto lavorare, specialmente dove lavorare non lo è affatto. Ora, non è a coloro che sono indolenti, non è a coloro che sono indulgenti con se stessi, che parlo questa mattina, ma alla grande classe di lavoratori volenterosi che sono intrappolati nelle esigenze della vita, e il cui vero problema è che non possono lavorare; che non possono andare avanti; che non possono riuscire nell'esecuzione di scopi utili e onorevoli. Questa mattina mi rivolgo a coloro che sono costretti a stare in piedi. Voi che vivete sul serio, con immensa portata, con fecondità e con energia ben diretta! Desidero richiamare la vostra attenzione sul fatto che, moralmente considerato, c'è un vasto raccolto da mietere con la non-energia; che gli uomini energici, non facendo nulla, possano essere più utili a se stessi e alla società di quanto potrebbero essere altrimenti; e che la più grande disgrazia che possa capitare a un uomo non è necessariamente quella di essere portato in condizioni in cui non può muoversi: perché quando un uomo è disposto, sì, ansioso, ardente di andare avanti, ma non può, allora è in una posizione in cui può raggiungere certe virtù e certi frutti di bontà che difficilmente ci si potrebbe aspettare di raggiungere in qualsiasi altro momento. Ci sono tesori rari per gli uomini che, nella provvidenza di Dio, con o senza il loro pensiero, sono portati a un punto in cui l'unica cosa che rimane loro è di stare in piedi, cinti in un'armatura completa, pronti e disposti a fare, ma incapaci. Agli occhi di Dio, il rifiuto della forza di un uomo può essere altrettanto nobile delle più illustri manifestazioni di energia. Quando hai avuto successo, e prosperità, e considerazione sociale, se il tuo successo si trasforma in sconfitta, e la tua prosperità se ne va, e le tue relazioni sociali si interrompono, impara come stare sufficiente in te stesso senza queste cose. Impara prima come essere un uomo con la simpatia; e poi imparare ad essere un uomo senza simpatia. Impara prima come essere un uomo attraverso problemi audaci, esecutivi ed efficaci; E poi imparare a essere un uomo senza la capacità di colpire, o senza la capacità, se colpisci, di realizzare qualsiasi cosa. Impara, con Mosè, a colpire la roccia e a vedere l'acqua scorrere; poi impara a colpire la roccia e non vedere l'acqua uscire; e poi impara un'altra cosa: che la roccia ti colpisca e che non scorrano lacrime dai tuoi occhi. Lasciate che ci sia questo doppio taglio nel vostro potere di usare voi stessi. Impara come andare e come fermarti; come raggiungere e come fallire; come intraprendere un'impresa e come rimanere inattivi. Impara ad avere, ad essere un uomo, e ad essere altrettanto virile quando non hai. Imparate, come l'apostolo, ad abbondare e a soffrire la mancanza. Disse che poteva fare ogni cosa, e che Cristo lo rafforzava. Radunò la sua virilità in modo da sentirsi a casa nel palazzo o in prigione; così che si sentiva a casa in città tanto quanto tra i barbari nel deserto; così che era a casa sua quando parlava la sua lingua in Giudea, così come quando predicava sul colle di Marte e nei palazzi dei Cesari a Roma. In questo grande spirito di Cristo Gesù egli sentiva di poter fare ogni cosa, sia che fossero piacevoli o spiacevoli, andando e trattenendosi; realizzando e sconfiggendo, senza sentirsi abbassato, né in alcun senso scoraggiato, né reso infelice, ma prendendo tutte le cose nella più grande disposizione della vera virilità. Questa è la concezione del Nuovo Testamento, e non è forse una dottrina che abbiamo bisogno di predicare? Un uomo dovrebbe vivere sulla terra in modo da sentire le onde infrangersi sull'altra riva. Un uomo dovrebbe vivere qui, in modo che, sebbene non possa capire le parole, possa udire il mormorio delle voci dei giusti resi perfetti. Un uomo dovrebbe vivere in questo mondo in modo tale che, sebbene non possa ora entrare nel regno, tuttavia, quando è aperto, vede attraverso e ha un senso del potere dell'invisibile e dell'eterno che lo rende il monarca e il padrone del visibile e del presente. In primo luogo, quindi, per quanto riguarda gli usi di ciò, permettetemi di dire, brevemente, che non c'è nulla che maturi la natura di un uomo tanto quanto l'autocontrollo prolungato; e che non c'è nulla che deteriori un uomo più e prima dell'autoindulgenza. Ora, un uomo che può stare in piedi nella povertà con grande dolcezza e contentezza; chi non crede necessario dire a tutti: "Una volta ero in condizioni migliori"; che presume di essere ciò che è in ragione di ciò che c'è in sé; che non offre scuse per la povertà, e che sta in piedi, dopo la perdita di tutte le cose, in equilibrio, grande, libero, con fede radiosa, dicendo: "Signore, sto oggi e domani, e fino alla fine, per la fede che è in me" - che l'uomo è un vangelo vivente nella comunità, anche se può pensare tra sé e sé: "Sono stato strappato, e cinto da ogni parte; e nessuno si cura più di me". Sono passato accanto a giardini recintati; Sono passato accanto a giardini circondati da siepi così fitte che non riuscivo a vedere attraverso di esse; ma sapevo cosa stava crescendo dall'altra parte dal profumo che c'era nell'aria, anche se non riuscivo a vederlo. Un uomo può essere angusto, confinato e oscuro; eppure può riempire l'aria con la più dolce e divina fragranza di una nobile virilità. Uomini che sono nell'angoscia, donne che sono in squisito dolore, voi di un affetto diviso, voi di un cuore crocifisso, voi che il tempo e il mondo hanno saccheggiato, voi su cui Cristo ha posto il Suo marchio, e che sentite le vostre teste coronate trafitte di spine, dopo aver fatto tutto, state in piedi. Non potete vegliare con Lui un'ora? Poiché il Sofferente è il tuo amante, non sarai Suo con la sofferenza oltre che con la gioia? Resistete, dunque, e fino alla fine. (Ibidem)

Veglia e attesa: c'è un mondo di vita cristiana nella semplice paziente attesa, nella semplice sopportazione cristiana; e se dovessi richiamare la vostra attenzione, con varie enumerazioni, su coloro che rientrano nel raggio della vostra osservazione e della vostra conoscenza; e se voi andiate in giro a fare un inventario di loro, famiglia per famiglia, Penso che sareste sorpresi, e che la sorpresa crescerebbe in voi, nel vedere quanto grande sia il numero di persone in ogni comunità che hanno bisogno non del vangelo dell'attività, ma del vangelo della paziente attesa, che hanno bisogno di considerare la loro sfera religiosa non come una sfera di impresa e di realizzazione, ma semplicemente come una sfera di resistenza e di conquista stando in piedi. In primo luogo, ci sono molti che sono chiamati, nella provvidenza di Dio, a sopportare cose che sono irrimediabili per ragioni fisiche. Ci sono guai che non entrano mai nei giornali (e quindi sono peculiari!); come quando si nasce con un segno sul viso, essendo altrimenti avvenente. Quel marchio deve essere portato per tutta la vita. Nessun bisturi da chirurgo, niente, può rimuoverlo. Dovunque vada, uomo, donna e bambino, guardandolo, lo guardano a pietà. Tu che sei attraente, tu che sei semplice, tu che puoi passare, attirando solo ammirazione, o non attirando alcuna attenzione (il che è ancora meglio), non sai nulla di cosa significhi essere obbligato a dire a te stesso, all'inizio: "Ebbene, devo stare in disparte da tutti i miei simili. Sono un uomo segnato. Nessuno si avvicinerà a me e non si fermerà a guardare e dirà: 'Chi è costui? Che cos'è?' Sarà così per tutta la mia vita". Byron è nato con i piedi torti, o lo è stato presto; e ciò ha influito per tutta la sua vita sulla sua indole. Rendeva amaro il suo orgoglio; lo rendeva invidioso; lo faceva arrabbiare; ma la sua amarezza, la sua invidia, la sua rabbia, non servirono a nulla; Ha dovuto portare quella caviglia sconvolta per tutta la vita. Ha funzionato su di lui. Non so come prenderlo, ora che sono vecchio, dicono; ma so che se, all'inizio, avessi dovuto affrontare questo, non sarebbe stata una cosa da poco. A dire il vero, se un uomo torna a casa dalla guerra con una spalla sola, c'è onore in questo, così com'è. Tutti ti rispettano e ti permettono di andare in povertà; Eppure ci può essere un senso dell'onore che sarà una sorta di equivalente anche per questa disgrazia. Ma, per averlo congenito; che fosse un semplice incidente, senza alcun patriottismo; essere mozzati di una gamba o di un braccio; Essere marcato in un modo che ti distingua dai tuoi simili e ti renda un eremita nel mondo, un individuo senza coesione in quegli aspetti che ti uniscono agli altri, questa è una questione per la quale non c'è rimedio. Cosa potete fare? Niente. Sopportalo, sopportalo. E scoprirai quanto è facile sopportarlo, perché tutti ti diranno: "Mio caro amico, devi essere paziente e sopportarlo". Ciononostante, ecco un vangelo per costoro: Alzatevi! Alzarsi! Perché? Perché è la volontà di Dio. E ogni uomo che ti guarderà, vedendo che hai questa grande afflizione contro la quale nessuna lotta può rimuovere, dirà: "Ecco come sta in piedi, simile a Cristo!" Guardate un'altra classe molto numerosa di uomini - più grande di quella di cui ho parlato - che vengono alla vita, con una lodevole ambizione, desiderosi e intenzionati a spendere ed essere spesi per il bene del loro paese, della loro specie, della loro età e, forse, del loro Dio. Spetta a loro attraverso l'erudizione assolvere se stessi, e con grandi conquiste e progressi in costante aumento sono già notati, e i loro poteri dispiegati mostrano che non sono eredi insignificanti del futuro; ma una certa debolezza o graduale malattia dell'occhio non solo chiude loro tutti i libri, ma esclude la natura, ed essi diventano ciechi. E ora, nell'ora in cui viene pronunciata la parola: "Devi accontentarti, mio giovane amico; nessun chirurgo può aiutarti; sei cieco; devi essere cieco": in quell'ora, quale rivoluzione istantanea c'è nella vita! Che cambiamento c'è in ogni aspettativa! Che spreco! Eppure è irrimediabile. E quest'uomo andrà ora a scalciare contro i pungiglioni e a lamentarsi? Cederà egli allo sconforto? Questo è un caso in cui entra in gioco il vangelo dello stare in piedi; e in tutta la pienezza dell'autorità divina Cristo dice a ciascuno di loro: "Figlio mio, io che ho indossato la corona e ho dato la vita stessa per te, ho bisogno di qualcuno nel pieno della giovinezza e dell'aspettativa, per mostrare al mondo come si evolve il carattere cristiano in tali circostanze. Dopo aver fatto tutto, avendo acquisito il potere di usare la tua vista con grande efficienza, ora che se n'è andata da te, alzati e sii contento". La malattia arriva nell'aldilà. Gli uomini iniziano le loro professioni. L'aratro è messo nel solco, e la forte volontà, come buoi ben spezzati, trae coraggiosamente il suo proposito; e, proprio quando sono giunti a quell'apertura in cui l'onore e il successo universalmente riconosciuto stanno per coronare la loro legittima impresa, si deteriorano in salute. Diventano invalidi. Impara come, dopo aver fatto tutto, stare fermo, essere paziente e aspettare fino alla fine. È una cosa nobile per un uomo, con un'ambizione castigata, trattenuta entro i dovuti limiti da una ragione saggia, aspirare a conquiste; e, quando si dimostra la potenza da raggiungere, è ancora più eroico per un tale uomo, se è la volontà di Dio, piegare le ali e stare fermo, e lasciare che quelle conquiste passino. Quando si pensa a quanti, a causa delle repulsioni commerciali e delle infelicità degli affari, sono stati fermati a metà carriera, e gli è stato proibito di andare avanti, non solo, ma sono stati rigettati sul fondo, non si tratta forse di un dispiacere? Eppure, penso che, in circostanze come queste, alcune delle più nobili manifestazioni del cristianesimo siano state mostrate e contemplate. Gli uomini si sono accontentati della povertà e dell'oscurità, per poter ereditare se stessi; E se dovessero esprimere i loro pensieri più intimi, che rivelazione sarebbe! E ci sono molti uomini che, rimanendo bassi nell'attenzione umana - fallimenti, come li guarda il mondo - sono nondimeno i più alti nella saggezza di Dio, avendo appreso il vangelo, prima dell'attività e poi della passività. Avendo fatto tutto, hanno imparato a stare in piedi. Come nelle relazioni della vita esteriori, così nelle moltitudini dell'interiore. Spesso i bambini sono costretti ad aspettare pazientemente i genitori. Non voglio dire che il padre sia un ubriacone e che il figlio lo aspetti a lungo e pazientemente, anche se questo è nobile; ma i ragazzi se ne sono andati tutti, e la vecchia fattoria del Vermont è dura di terra e piena di rocce; e il figlio più giovane di casa è evidentemente un figlio di genio, più di tutti loro. Uno si è arricchito nell'Illinois; un altro governa in una contea del Missouri; un altro è andato in India e lì sta raccogliendo una fortuna; e l'ultimo figlio, sebbene in lui ci siano i moti del genio, dice: "Non posso lasciare i vecchi. Mio padre e mia madre non hanno nessun altro su cui appoggiarsi". E così, senza parole, senza iscrizioni, nel silenzio della sua stessa anima eroica, dice: "Starò qui. Tutto ciò che è in me che posso usare qui, lo userò per amore di mio padre e per amore di mia madre". Eppure quanti camerieri silenziosi ci sono! Quanti sono quelli che hanno gridato nell'armadio, notte e giorno: "Per quanto tempo? O Signore, fino a quando?" Eppure non ci fu nessun applauso, né nessun comando, tranne: "Dopo aver fatto tutto, state in piedi", e stanno in piedi finché Dio non li chiama. Quali sono, allora, quelle considerazioni o motivi che ci aiutano a fare queste cose che sono così difficili al servizio del Signore Gesù Cristo? Noi siamo Suoi servitori, non per professione, ma perché facciamo, sopportiamo e soffriamo, come ha fatto Lui che ha portato e sofferto. Ascoltate dunque: "Siate obbedienti". A chi è stato detto questo? Agli schiavi, la classe di uomini più maledetta della terra; subordinati, resi mero piacere dai loro padroni, negati ad ogni singolo sbocco la piena espressione della crescente virilità. Qualunque cosa tu faccia, fallo con tutto il cuore. Siate uomini gloriosi, se siete schiavi. Ma qual è il movente? Dice il servo: "Il mio padrone non lo capirà. Non mi proporrà al mondo. Qualunque cosa io guadagni, egli mieterà". Ma l'apostolo dice che voi siete servi di Dio. "Con buona volontà facendo servizio, come al Signore, e non agli uomini; sapendo che qualunque cosa buona uno faccia, la riceverà dal Signore, sia schiavo che libero". Portate con voi la pienezza di quel pensiero di Dio, che siete consacrati al Signore Gesù Cristo, seguendo la Sua provvidenza, seguendo la Sua conoscenza personale e il Suo amore per voi stessi, credendo che fin dalla vostra infanzia siete stati oggetto del pensiero e della cura paterna di Cristo, in confronto ai quali la cura parentale ordinaria è povera e pallida. (Ibidem)

Il conflitto del cristiano:

(I.) Gli uomini combattono con ciò che si oppone ai loro interessi reali o immaginari. Non possiamo tollerare nulla che interferisca con ciò che crediamo sia il nostro vantaggio o il nostro bene. C'è sempre una disposizione a lottare con una cosa del genere, e a sottometterla o rimuoverla. Questo si vede nella vita quotidiana. Quanto sono vari i presunti interessi degli uomini; alcuni di loro nobili e altri ignobili; alcuni di loro meritevoli e altri inutili. Sembra che si creda che il suo bene principale consista nell'acquisizione delle ricchezze mondane; e quali sforzi fa, quali conflitti affronta con le difficoltà esterne, le prove e le delusioni per ottenerle. Combatte con le circostanze, lotta con gli ostacoli, fino a quando, forse, vince e ottiene il suo scopo. Un altro ha l'anima tesa al piacere, al mero godimento sensuale o sensuale del suo essere, e pensa che l'interesse della sua virilità risieda lì. Quali cambiamenti farà, quali misure adotterà, quali sacrifici sopporterà per raggiungere i suoi desideri e per immergere la sua anima nelle sue delizie. Combatte con le barriere del tempo e dello spazio, fino a superarle. Un altro è infiammato dal più nobile entusiasmo per la conoscenza, e quante volte abbiamo sentito parlare della sua ricerca in difficoltà, così che colui che trova il suo godimento o il suo interesse in quella direzione, lotterà con ostacoli e ostacoli esterni, e persino combatterà con le leggi che dovrebbero governare il suo sistema fisico, per poter scalare i ripidi gradini della letteratura. o riposare nei pergolati della scienza. Un altro piega ancora la sua mente agli affari e prostra la sua virilità al santuario del commercio. E se la salute è perduta, quali sforzi e mezzi vengono utilizzati per riconquistare questa suprema benedizione temporale. Ci sarà una lotta con il clima, con la località e con tutte le circostanze della residenza, al fine di sottomettere la malattia e raggiungere la convalescenza. È quindi naturale per gli uomini combattere in questo modo con tutto ciò che sembra interferire con il loro vantaggio o ostacolare i loro interessi; e in proporzione al valore stimato e all'importanza dell'interesse o del vantaggio in questione, sarà l'acutezza del conflitto, l'ardore di resistenza o di aggressione, e la forza del desiderio di superare la difficoltà della posizione. Non è nella natura umana che un uomo sia stoico e passivo quando la sua prospettiva è oscurata, il suo interesse assalito o la sua felicità in gioco. Questa verità generale ci aiuterà ad avanzare per considerare il conflitto più alto in cui possiamo impegnarci

(II.) Gli interessi più alti dell'uomo sono attaccati e messi in pericolo, e quindi egli dovrebbe combattere. Questi interessi più alti non risiedono nell'acquisizione delle ricchezze mondane, né nel raggiungimento della saggezza umana. Esse consistono nel suo rapporto con Dio, con la legge morale e con uno stato futuro. E questi interessi sono costantemente attaccati. La nostra relazione con l'Essere Divino è assalita dal diavolo. Tale è la sua ostilità verso Dio, che il suo scopo più alto è quello di assicurare la nostra disubbidienza, slealtà e ribellione, affinché Geova possa essere disonorato e sfidato, e che noi possiamo essere spiritualmente distrutti. Il nostro rapporto con la legge morale è assalito dalla carne, che ci spinge alla trasgressione, al disordine morale e all'obbedienza servile, indebolendo così la nostra sensibilità spirituale, degradando i nostri affetti spirituali e degradando la nostra natura morale. Il nostro rapporto con lo stato futuro è assalito dal mondo, che ci acceca con le sue mode e le sue follie, le sue pompe e i suoi sfarzi, alle glorie del cielo e alle grandi realtà della vita a venire. La sua tendenza è quella di portarci a dimenticare il futuro nel presente, a dimenticare l'eterno nel temporale e nel transitorio, a dimenticare lo spirituale nel carnale e nel materiale. Così, dico, siamo assediati, quindi i nostri veri interessi sono in pericolo, e la nostra sicurezza richiede un conflitto. È vero che Satana è il nostro principale nemico, e che usa il mondo e la carne nei suoi assalti alla nostra virilità; ma è bene guardarli separatamente per poter vedere il nostro pericolo e prepararci a combattere. Eppure, ahimè! Quanti sono dalla parte del diavolo, dalla parte del mondo e della carne, trascinati dalla concupiscenza degli occhi, dalla concupiscenza della carne e dall'orgoglio della vita. Non vedono dove risiedono i loro veri interessi e non combattono. Ansiosi, può essere, di superare gli ostacoli al successo materiale e alla prosperità temporale, tuttavia essi confondono la vera "battaglia della vita".

(III.) Solo il cristiano realizza i veri interessi dell'umanità, e quindi combatte soltanto. Questa, infatti, fratelli miei, è la grande differenza tra lui e l'incredulo, o il semplice uomo del mondo. Non può essere cristiano chi non combatte. Non può essere al sicuro chi non combatte. Non può ancora aver realizzato o compreso gli interessi più alti del suo essere se non vede il pericolo e non combatte. Non può stare dalla parte del Signore chi non resiste al diavolo e non lotta contro il peccato

(IV.) Questo conflitto è spirituale e deve essere combattuto nell'anima. È manifestamente spirituale, perché sorge dalla natura e dalle necessità del nostro essere spirituale e morale. Non si tratta di lottare con le semplici difficoltà esteriori e le circostanze fisiche, ma con ciò che ha introdotto nel mondo ogni sofferenza e miseria, che fa della vita dell'uomo un pellegrinaggio di dolore verso la tomba. Il conflitto è con il peccato, sia che si presenti sotto forma di tentazione satanica, influenza mondana o concupiscenza carnale. Quindi l'anima è l'arena, e la battaglia deve essere combattuta dentro di sé

(V.) La questione di questo conflitto è certa, e sarà gloriosa. Sulla sua discendenza non c'è dubbio; La vittoria è sicura per tutti coloro che perseverano

(1.) C'è un glorioso Comandante e Capitano. Cristo non è solo saggio e abile, capace di far fronte all'astuzia e di affrontare la potenza dei nostri nemici; ma Egli stesso ha vinto e conquistandoli ha distrutto il loro potere. "Il principe di questo mondo è stato scacciato". "Siate di buon animo", dice il Salvatore, "io ho vinto il mondo". 2. Ci sono armi spirituali sufficienti; l'armatura che Dio ci ha fornito, adattata ai vari aspetti del conflitto e ai vari stratagemmi dei nostri nemici

(3.) E c'è la vittoria promessa: "Il Dio della pace schiaccerà Satana sotto i nostri piedi" Romani 16:20. La carne può essere "crocifissa" e il mondo può essere "vinto". Cristo ha vinto per tutti i soldati della Croce che servivano sotto di Lui, e così per mezzo di Colui che ci ha amati saremo più che vincitori. (James Spence, M.A.)

Stare nel giorno malvagio: - Ci sono, tuttavia, periodi di prove speciali che si verificano lungo tutta la marcia del soldato pellegrino che egli può considerare in modo particolare come il "giorno malvagio". 1. Tra questi riconoscerete senza dubbio i momenti di sconforto spirituale. Tutti i credenti sono soggetti a più o meno fluttuazioni nella loro esperienza religiosa. Le differenze costituzionali danno tono al carattere religioso

(2.) Un tempo di declino spirituale e di mondanità nella Chiesa può anche essere considerato come un "giorno malvagio". Lo spirito di pietà nella Chiesa è sempre molto al di sotto del giusto standard, ma ci sono momenti in cui scende ancora più in basso del livello ordinario. Quante volte il Dio d'Israele rimproverò e castigò il Suo popolo antico per la sua ribellione, disobbedienza, idolatria e ingratitudine; e la Chiesa ora, purtroppo, assomiglia troppo a quella della dispensazione precedente e più oscura. C'è una stagione invernale a Sion così come nel mondo naturale, e questi inverni sono a volte lunghi e tetri. Si vedono pochi fiori e frutti, pochi giorni di sole; prevale un torpore universale, e sotto le raffiche agghiaccianti si trovano persino i soldati della Croce a dormire ai loro posti; L'Esercito della Salvezza sembra quasi congelato nella sua marcia in avanti

(3.) Ancora più male di questo, tuttavia, è il giorno in cui il credente effettivamente si allontana e cade nel peccato aperto

(4.) Un periodo di assenza dalla tua casa, o di cambiamento del tuo luogo di dimora, può anche rivelarsi un "giorno malvagio". Anche nella nostra religione, siamo creature delle circostanze molto più di quanto la maggior parte di noi sia solita credere

(5.) Passa ora al sondaggio del "giorno malvagio" in cui prevale la falsa dottrina

(6.) Non dobbiamo tralasciare di rivolgere la nostra attenzione anche al giorno malvagio del rimprovero e della persecuzione

(7.) Infine, non possiamo considerare il giorno della morte come un giorno malvagio sotto certi aspetti? (J. Leyburn, D.D.)

È una cosa nobile per un uomo, con un'ambizione castigata, trattenuta entro i dovuti limiti da una ragione saggia, aspirare a conquiste, e, quando si dimostra la potenza da raggiungere, è ancora più eroico per un tale uomo, se è la volontà di Dio, piegare le ali e stare fermo, e lasciamo che quei risultati passino. Mi meraviglio che un po' della vecchia musica sia stata lasciata morire. Mi sono sempre chiesto perché quella canzone, "The Captive Knight", sia dovuta andare in disuso. Un crociato di ritorno, attraversando un territorio ostile, fu catturato da un nobile e gettato in una prigione del castello. Dopo un po', in un mattino luminoso, sente il suono di una musica lontana, che si avvicina sempre di più; e presto si vede il bagliore delle lance; e a poco a poco appaiono gli stendardi; e finalmente vede avvicinarsi uomini che riconosce come suoi vecchi compagni, con i quali ha affrontato la guerra in mille battaglie. Man mano che si avvicinano sempre di più, egli può distinguere i loro volti; e li chiama dalla sua torre, ancora e ancora; ma la musica copre il suono della sua voce, e passano all'infinito, e infine l'ultima scompare, le bandiere non brillano più, e la musica si spegne nel suo orecchio, ed egli è lasciato solo a perire nella sua prigione! Ci sono migliaia di cavalieri prigionieri in questo mondo che vedono passare i loro compagni con le glorie e gli onori della vita, mentre sono in prigione e non possono muoversi; e a loro giunge il messaggio del nostro testo: "Dopo aver fatto tutto, state in piedi". Stai fermo, sii paziente e sii virile e nobile stando fermo, come vorresti essere stato nel conseguimento e nel conseguimento. (Ibidem)

Il pericolo della reazione: - Finché scopriamo che il pericolo e la sconfitta possono essere più vicini proprio nell'ora in cui la vittoria sembra completa, finché vediamo che gli uomini che hanno vinto nelle più grandi tentazioni possono vivere per cadere preda della più meschina - finché c'è spazio per il messaggio, "Dopo aver fatto tutto, fratelli, badate di stare in piedi".

(I.) Prima, quindi, prendiamo la classe di casi a cui si addice l'ammonizione

(1.) Penso, quindi, in primo luogo, che possiate guardare il testo in relazione alla professione religiosa, cioè al riconoscimento pubblico che un'anima fa di Cristo, alla sua decisione apertamente espressa di portare il suo nome, di portare la sua croce e di sostenere la sua causa. Ma non tutto si vince, anche se questo si vince, e "avendo fatto tutto", in questa faccenda, guardate di "stare in piedi". 2. Quindi, ancora una volta, potremmo applicare il testo al caso della realizzazione religiosa. Sarebbe piacevole credere che la vita cristiana sia sempre una vita di progresso, che si dispiega sempre, con il passare degli anni, dal bene in ciò che è meglio, e da ciò che è meglio in ciò che è meglio, fino a quando il Maestro dice a ciascuno alla fine di esso: "Ben fatto, servo buono e fedele, sei stato fedele fino alla morte". Ma non c'è uno sviluppo così necessario o infallibile come questo. Il mistero sta qui, che anche dove la santificazione ha effettivamente avuto luogo, ci sono casi permessi in cui la potenza e le conquiste della grazia sembrano piuttosto diminuire che aumentare con il tempo. La vita sembra assottigliarsi e deteriorarsi man mano che si avvicina la fine. Carica delle tradizioni di una buona battaglia che è stata combattuta bene e vinta valorosamente, ricca di ricordi di un servizio che è stato coraggiosamente reso e significativamente posseduto, una vita del genere è stata dopo tutto lasciata finire nell'insignificanza, nell'egoismo, nell'irritazione o peggio

(3.) O, ancora, prendiamo il caso dei privilegi religiosi. E non c'è illustrazione migliore a questo punto di quella offerta dai periodi di Comunione; poiché il giusto uso e godimento di questi implica che le tentazioni sono state resistite, le rese compiute e le vittorie ottenute. Così, nel prepararvi per il servizio contemplato, vi siete messi a esaminare voi stessi e la vostra vita; e così facendo hai ottenuto una vittoria su te stesso. Prendendo parte al servizio stesso, le vostre perplessità sono state rimosse, la vostra fede è stata confermata e il vostro amore è stato suscitato, fino a quando avete sentito di poter afferrare la verità e di appoggiarvi a un Cristo che osserva la verità, e così facendo avete ottenuto una vittoria sul dubbio. Gli affari della vita sono stati messi a tacere, le preoccupazioni della vita sono state escluse, la tentazione della vita è stata ritirata, mentre tu rivolgi la tua preoccupazione a Colui che si prende cura di te; e, proprio nell'esperienza, hai vinto il mondo. Prendo una stagione come questa nella sua forma più pura e più elevata, e suppongo che il cuore abbia tratto da essa il meglio che i suoi piaceri e le sue lezioni possono dare, nell'elevazione dei sentimenti, nella santificazione della vita. E qui possiamo dire, come prima, che l'anima in un certo senso ha "fatto tutto". "Sia così", è il messaggio del testo per voi, "ora bada a te stesso, affinché, dopo aver fatto tutto, rimanga in piedi". ”

(II.) E ora passiamo dai casi adatti all'ammonizione, alle ragioni su cui si basa l'ammonizione. E chiediamoci un po' perché è particolarmente necessario che coloro che hanno fatto tutto in questo modo, in termini di professione religiosa, di realizzazione religiosa e di privilegio religioso, siano avvertiti: "Badate di stare in piedi". Fratelli, l'ora del trionfo ha i suoi pericoli per l'azione di una legge molto naturale. C'è il pericolo della reazione nella grazia, come c'è il pericolo della reazione nella maggior parte delle altre sfere

(1.) Per prima cosa, è così facile presumere l'entità della nostra vittoria, e quindi la tendenza alla sicurezza

(2.) È anche facile presumere la permanenza di ciò che è stato fatto, e quindi la tendenza all'accidia

(III.) E ora, segnaliamo alcuni dei consigli pratici con cui l'ammonimento può essere accompagnato

(1.) Orologio; questa è una salvaguardia: "Beato chi teme sempre!" Paura, che nel fremito del successo la testa cominci a vacillare e i piedi comincino a vacillare, e si dimostri vero per una vittoria spirituale, come vale continuamente per i successi temporali, che la prosperità degli incauti li uccida. E la paura, non solo nel giorno in cui un conflitto passato ti ha esaltato, ma nel giorno in cui, come a volte accade, un conflitto passato ti ha depresso

(2.) E lavorare, oltre a guardare. Poiché ti sei impegnato in un tipo di attività cristiana, e l'hai portata a termine con successo, guadagnandoti la gratitudine dei tuoi simili nella Chiesa, l'approvazione della tua coscienza, il "ben fatto" del tuo Dio, non considerarti assolto, ma volgi subito il tuo volto verso un altro, qualunque cosa ti sia più vicina nella Provvidenza; e se non c'è nulla nelle vicinanze, allora andate a cercarlo diligentemente

(3.) E, infine, pregare. Non si compia alcun compito, non si vinca la tentazione, non si raggiunga la grazia, senza che ciò si traduca in un aumento della preghiera. (W. A. Gray.)

Il guerriero cristiano:

(I.) In primo luogo, dobbiamo considerare il cristiano che resiste: "Affinché possiate resistere nel giorno malvagio". "Nel giorno malvagio". Questa espressione può essere intesa per l'intero corso della nostra vita militante qui sulla terra; come se l'intero periodo della nostra permanenza qui potesse essere descritto come una lunga e nuvolosa giornata. Troviamo che si formò il patriarca Giacobbe quando disse: "Pochi e malvagi sono stati i giorni della mia vita". Nel presente brano, tuttavia, è meglio, forse, prendere il significato dell'apostolo in un senso più ristretto. Visse in tempi difficili. Questa stessa lettera era datata da una prigione; e nel quinto capitolo lo troviamo esortare i suoi convertiti di Efeso a camminare con circospezione, adducendo come ragione che devono riscattare il tempo, "perché i giorni sono malvagi". 1. Ma notiamo più in particolare alcuni di quei passaggi della nostra vita che, a meno che non siamo ben fortificati con la nostra armatura cristiana, si riveleranno un giorno malvagio per noi. Così c'è il giorno della malattia. In un certo senso questo è sempre un giorno malvagio. Potrebbe non essere così alla fine, ma deve essere così nella nostra prima esperienza

(2.) Ancora una volta, il giorno dell'avversità è un giorno malvagio. Anche questo è un giorno che metterà alla prova il temperamento di ogni parte della nostra armatura spirituale

(3.) Così anche il giorno della tentazione è un giorno malvagio. La tentazione è un male doloroso in se stessa; ma lo è di più per il male che sviluppa e porta alla luce. Ci sono mali nel cuore di tutti noi che non conosciamo fino a quando la tentazione non ce li scopre

(4.) Ancora una volta: tra i giorni malvagi contro i quali dovremmo fornire questa armatura spirituale, possiamo ben supporre che l'apostolo intenda il giorno della nostra morte

(II.) Ma arriviamo alla seconda parte del nostro testo, che ci pone davanti il cristiano conquistatore: "Dopo aver fatto tutto, per stare in piedi". Questo ci mostra, in primo luogo, che la religione non è una cosa speculativa, non una mera questione di credi e dottrine, ma un sistema di principi su cui agire, un lavoro prestabilito da compiere. "Stare in piedi." Questa espressione può essere interpretata in due o tre modi. In primo luogo, si può dedurre che con questa armatura saremo in grado di rimanere saldi nella nostra professione cristiana fino alla fine dei nostri giorni; che come soldati della Croce staremo con le nostre bandiere fino all'ultimo, resistendo ai cristiani, conquistando i cristiani, anche sull'ultimo campo di tentazione e sul letto di morte stesso. In questo atteggiamento troviamo Paolo che si rappresenta a Timoteo, quando vede che l'ora della sua partenza è vicina. Ancora, con l'espressione "stare", l'apostolo intende senza dubbio che il cristiano vincitore sarà ritenuto degno di stare dinanzi al Figlio dell'Uomo. In questo senso egli scrive ai Colossesi: "Che siate perfetti e completi nella volontà di Dio". Ora, senza aver sopportato la durezza, e fatto il lavoro, e indossato l'armatura del soldato cristiano, è certo che nel grande giudizio non potremo mai resistere. Ancora una volta: l'espressione dell'apostolo può essere interpretata come la nostra posizione di spiriti glorificati alla presenza di Dio. Colui che rimane saldo nella lotta e viene assolto nel giudizio, avrà, come ricompensa delle sue fatiche e come ricompensa della vittoria, di stare eternamente nella gloria. "Va' per la tua strada fino alla fine, perché ti riposerai e starai nella tua sorte alla fine dei giorni". (D. Moore, M.A.)

14 CAPITOLO 6

Efesini 6:14

State dunque in piedi, avendo i fianchi cinti di verità e rivestiti della corazza della giustizia.

Il dovere dei soldati cristiani:

1.) Dobbiamo essere di mente coraggiosa e coraggiosa contro tutti i nostri nemici.

(1) Il Signore è con noi e non ci verrà meno.

(2) Noi combattiamo nel Suo nome e nella Sua potenza, mentre i nostri nemici combattono nel Suo.

(3) La nostra battaglia è giustissima, e noi combattiamo per una giusta causa.

(4) Combattiamo con nemici rovinati, le cui armi sono smussate, il cui potere è limitato

(2.) Dobbiamo stare attenti a rimanere al nostro posto, dove il nostro Signore ci ha posti.

(1) Dio ha assegnato a ciascuno il suo posto distinto.

(2) Ognuno sarà chiamato a rendere conto dei doveri che appartengono alla sua particolare vocazione.

(3) L'ordine in cui ciascuno è posto è la bellezza stessa della Chiesa e del corpo di Cristo; come i diversi luoghi di più membra sono la grazia di un corpo naturale.

(4) Le grazie che Dio ci concede (fede, amore, obbedienza, pazienza, saggezza, ecc.) si esercitano e si manifestano al meglio nelle nostre chiamate particolari.

(5) Nei nostri luoghi distinti abbiamo la promessa di protezione del Signore, ma non al di fuori di essi

(3.) Dobbiamo essere vigilanti e stare in difesa contro il nostro nemico

(4.) Dobbiamo perseverare. (W. Gouge.)

Il cristiano in guardia: - Come deve stare il cristiano in guardia?

(I.) Costantemente. La lampada di Dio nel tabernacolo doveva "ardere sempre" Esodo 27:20 e 30:8); cioè, sempre di notte, senso che è favorito da molti altri luoghi. E prego, che cos'è la nostra vita in questo mondo se non una notte oscura di tentazione? Bada, Cristiano, che la tua candela non si spenga in nessuna parte di questo tempo oscuro, affinché il tuo nemico non ti piombi addosso in quell'ora. Egli può trovarti, ma tu non gli resisti nell'oscurità; se una volta che il tuo occhio è chiuso in un sonno spirituale, tu sei un buon bersaglio per la sua ira; E sappi che non puoi stare a lungo fuori dalla tua guardia, ma il diavolo lo sentirà

(II.) Universalmente

(1.) Osserva tutto il tuo uomo. L'onesto guardiano gira intorno e circonda tutta la città. Egli non limita la sua cura a questa o quella casa. Così tu vegli su tutto il tuo uomo. Un poro nel tuo corpo è una porta abbastanza larga da far entrare una malattia, se Dio lo comanda; e qualsiasi facoltà della tua anima, o membro del tuo corpo, di far entrare un nemico che possa mettere in pericolo il tuo benessere spirituale. Ahimè, quanti pochi fanno girare l'orologio! Qualcuno non è sorvegliato, o un membro del corpo non è considerato. Chi è scrupoloso in uno, lo troverai sicuro nell'altro; possa tu porre una guardia alla porta delle tue labbra, affinché nessuna comunicazione impura offenda gli orecchi degli uomini; ma come è custodita la "veglia del Signore" alla porta del tempio del tuo cuore? 2Cronache 23:6. Non è forse contaminato dalla lussuria? Forse tieni la mano fuori dalla borsa del tuo prossimo, e il piede dall'andare a fare una commissione ladra a casa del tuo prossimo; ma il tuo cuore invidioso non gli rimprovera ciò che Dio gli permette? 2. Guarda tutto. Non ci sia parola o opera tua su cui tu non stia attento. Sarai giudicato da loro, fino alle tue parole e ai tuoi pensieri oziosi; e non vuoi tu prenderti cura di loro?

(III.) Saggiamente

(1.) Inizia dal giusto fine del tuo lavoro, cristiano, ponendo la tua principale cura riguardo a quei principali doveri verso Dio e verso l'uomo, nella Sua legge e nel Suo vangelo, nella Sua adorazione e nel tuo corso quotidiano, che quando hai fatto, non trascurare le circostanze. Se un padrone, prima di uscire, ordina a un servo di badare a suo figlio e di sistemare magnificamente la sua casa per il suo ritorno, quando ritorna ringrazierà il suo servo per aver spazzato la sua casa e averla riordinata, come gli ha ordinato, se trova suo figlio, per sua negligenza, caduto nel fuoco, e da esso uccisi o storpiati? No, certo, lasciò con sé il bambino come suo compito principale, al quale l'altro avrebbe dovuto cedere, se non fosse stato possibile fare entrambe le cose. Ultimamente c'è stato un grande zelo tra noi, riguardo ad alcune circostanze del culto; ma chi guarda al bambino piccolo, i doveri principali del cristianesimo, intendo. C'è mai stato meno amore, carità, abnegazione, spirito celeste o potere della santità in uno dei suoi diversi cammini, che in questa nostra triste epoca? Ahimé! Questi, come il bambino, corrono il grande pericolo di perire nel fuoco della contesa e della divisione, che uno zelo perverso per le cose minori ha acceso tra noi

(2.) Assicurati di essere più vigile del normale su te stesso in quelle cose in cui ti trovi più debole e sei stato più spesso sventato. La parte più debole della città ha bisogno della guardia più forte, e nei nostri corpi la parte più tenera è la più osservata e tenuta più calda. E mi sembrerebbe strano se la tua stoffa di grazia fosse così forte e persino che tu non ti accorgessi presto da quale parte abbia più bisogno della riva, inclinandola in un modo più che nell'altro. Il tuo corpo non è così sodo, ma trovi che questo umorismo abbonda troppo, e che quella parte impazzisca più velocemente di un'altra; e così puoi tu nell'anima tua. Ebbene, prendi consiglio in questa cosa, e ciò che trovi più debole, osserva con la massima attenzione. (W. Gurnall, M.A.)

Nel momento critico della battaglia di Waterloo, quando tutto dipendeva dalla fermezza dei soldati, un corriere dopo l'altro continuava a precipitarsi al cospetto del duca di Wellington, annunciando che, a meno che le truppe in un punto importante non fossero state immediatamente sostituite o ritirate, dovevano cedere di fronte all'impetuoso assalto dei francesi. Con tutte queste parole il Duca inviò lo stesso messaggio che commuoveva lo spirito: "Rimanete saldi!" «Ma noi periremo!» protestò l'ufficiale. «Resta fermo!» rispose di nuovo il capo dal cuore di ferro. «Ci troverete là!» replicò l'altro, mentre galoppava via con fiero. Il risultato dimostrò la verità della sua risposta, perché ogni uomo di quella brigata condannata cadde, combattendo coraggiosamente al suo posto. Cingere di verità.

La cintura della verità:

1.) Diversi tipi di verità.

(1) Verità di giudizio. Quando il giudizio di un uomo è d'accordo con la Parola di Dio, che è la pietra di paragone della verità

(2) Verità di cuore. Quando un uomo cerca di approvare se stesso davanti a Dio, il ricercatore di tutti i cuori, e di essere accettato da Lui.

(3) Verità di parola. Accordo della parola della bocca di un uomo, sia con la sua mente che con ciò che dice.

(4) Verità dell'azione. Trattare in modo chiaro, fedele e affinato in tutte le cose

(2.) Il tipo di verità qui menzionato abbraccia tutti questi rami

(3.) L'adeguatezza del confronto della verità con una cintura.

(1) La verità è il miglior ornamento della religione.

(2) La forza più grande

(4.) Ragioni per desiderare la verità.

(1) La sua eccellenza. (a) Ci rende simili a Dio. (b) È una sorta di perfezione in tutte le grazie cristiane.

(2) La sua necessità. Senza di essa, nessun'altra grazia può essere di alcuna utilità.

(3) Il beneficio della verità. La minima misura di grazia, condita con essa, è accettevole a Dio e così vantaggiosa per noi

(5.) Il diavolo cercherà di strapparci la verità

(6.) Più la verità viene osteggiata, più velocemente dovremmo aggrapparci ad essa. Facciamo di questo e di altri pezzi di armatura spirituale, come gli uomini fanno con i loro mantelli, che coprono i loro corpi; Se il vento soffia forte contro di loro, saranno tanto più veloci e vicini a tenere i loro mantelli. Ciò nonostante, più Satana si sforza di privarci delle nostre vesti spirituali, più dovremmo essere attenti e costanti nel mantenerle. In particolare, per questa cintura di verità, è tanto più alto da rendere conto a noi, che siamo i fedeli soldati del Signore, quanto meno ne viene fatto il conto da parte del maggior numero di persone. (William Gouge.)

La cintura: - La cintura sembra essere stata destinata a tre scopi

(1.) Legare le vesti, che erano di una descrizione sciolta e fluente, e che avrebbero ostacolato il guerriero

(2.) Per dare sostegno ai lombi, in mezzo alle fatiche della guerra o della fatica

(3.) Per difendere il cuore, ecc. La cintura militare è stata progettata appositamente per questo

(I.) La natura e l'importanza della cintura. Ora osservate, è la "verità" che è raccomandata

(1.) Ci deve essere verità dottrinale nell'intelletto e nel giudizio, in opposizione all'errore

(2.) C'è la verità sperimentale del vangelo, in opposizione alla mera formalità nella religione

(3.) C'è la verità della professione in opposizione alla neutralità temporeggiatrice

(4.) C'è la verità della sincerità, in opposizione all'astuzia e alla dissimulazione

(II.) Consideriamo i mezzi necessari da impiegare nell'attuazione della raccomandazione del testo. Se volessimo avere i nostri lombi cinti, ecc.

1.) Prendiamoci cura di essere arricchiti con le verità della santa Parola di Dio

(2.) Manteniamo ben visibile davanti a noi il modello divino di verità

(3.) Dobbiamo pregare per l'aiuto costante dello Spirito di verità. (J. Burns, D.D.)

Stai in piedi, cinto di verità: "Stai in piedi". Essendo ripetuto dal versetto 13, richiede attenzione. Viene messo in opposizione

1.) Voltare le spalle come un codardo

(2.) Alla rottura, come un soldato disordinato

(3.) All'impetuosità avventata

(4.) A un indolente sdraiato. «Cingetevi intorno.» I guerrieri avevano larghe cinture, in cui venivano messe piastre di ferro, ottone o argento per la difesa. "Con la verità".

(I.) Della dottrina.

(II.) Di sincerità.

(I.) Mostra come le dottrine della verità rafforzano la mente dei credenti contro i loro nemici

(1.) Il peccato è il peggiore dei mali. Questa dottrina nel cuore ha portato gli uomini ad astenersi dai piaceri più seducenti. Giuseppe. Rifiutare i più grandi onori. Muse. Per affrontare i pericoli più grandi. I martiri. Rinunciare alle attività più redditizie. Zaccheo. Sottoporsi alle prove più grandi Michea 7:8, 9

(2.) La giustificazione è gratuita per grazia, attraverso la redenzione di Cristo

(3.) Cristo ha vinto tutti i nemici del Suo popolo

(4.) Dio ha promesso di essere con il Suo popolo, di sostenerlo attraverso tutte le sue prove e di renderlo più che vincitore

(5.) C'è uno stato di eterno riposo, felicità e gloria, preparato per gli eletti di Dio.

(II.) Mostra come la verità della sincerità rafforza la mente contro i nemici. Per quanto riguarda i nostri errori nella vita. "Ho sbagliato, ma non intenzionalmente". Per quanto riguarda la nostra ipocrisia. "Ho l'ipocrisia, ma la odio". Per quanto riguarda il nostro amore per Cristo, anche se abbiamo peccato contro di Lui. "Tu sai che ti amo". Quanto alle calunnie dei nostri nemici. "Benedico Dio che non sono veri". Osservazioni:1. Le vere dottrine di Dio non sono indifferenti, o semplicemente speculative. È indifferente? È speculazione, se così e così? 2. Un formalista ipocrita è la mera carcassa di un cristiano

(3.) Il beneficio dell'udire, come quello del mangiare, si può vedere nelle nostre rispettive chiamate. (H. J. Foster.)

Sincerità cristiana: - Il posto così assegnato dall'apostolo alla verità nell'armatura spirituale merita la nostra attenzione. Come l'intero abito del guerriero vero e proprio, per quanto adatto al combattimento, sarebbe inutile, anzi, lo porterebbe solo alla sconfitta, senza la cintura che deve tenere tutto insieme, così sarà per il guerriero spirituale, se non è cinto di verità. Quest'unica qualità è necessaria, affinché il suo carattere cristiano possa rimanere unito e essere di qualche servizio nell'opera che deve svolgere. Mediamo oggi su questo fatto e applichiamolo ai nostri tempi e ai nostri doveri. È ovvio che la parola verità, come qui usata, non significa verità nell'oggetto, cioè la verità del vangelo, le verità della redenzione, ma verità nel soggetto, cioè ciò che comunemente chiamiamo veridicità, una qualità nell'uomo stesso. E questa "veridicità", o "essere veritiero", è predicata di lui non solo nelle cose ordinarie, ma in quanto è un cristiano, in quelle cose che lo rendono un guerriero cristiano. La cintura della panoplia del guerriero sarebbe naturalmente una cintura adatta alla guerra; della forza, del materiale e del modello del resto della sua armatura... Non ci sbaglieremmo forse di molto, se chiamassimo l'intero sistema dei pensieri di molti uomini un elaborato e abile occultamento della verità. Il detto dell'astuto diplomatico, che "ci sono state date parole per nascondere i nostri pensieri", potrebbe essere portato ancora più lontano; potremmo aggiungere: "e pensieri per nasconderci". C'è in molti uomini un profondo abisso in cui non osano guardare con fermezza; un abisso tra il suo presente e il suo futuro, sul quale troppo spesso tesse una rete di auto-lusinghe e convenzionalità, false e note per essere false; e questo continua per giorni e anni, finché, come colui che ripete lo scherzo di un altro fino a immaginarlo suo, l'anima si inganna in una specie di mezza convinzione che la miserabile finzione sia vera; ha chiuso saldamente i suoi occhi così a lungo, che si rifiutano di aprire; e l'uomo si siede ingannato da se stesso, con le debolezze ignorate, i peccati dimenticati, i pericoli da cui non si difende. E così il tempo vola via, e la terribile forma dell'eternità si avvicina e si allarga, mentre l'uomo sventurato gioca con la verità, si vanta di virtù che non ha mai posseduto, si congratula con se stesso per la salvezza dalle colpe in cui cade ogni giorno, attore compiuto in una vita, che alla fine Dio gli dimostra non essere un palcoscenico, ma una dura realtà: non c'è posto per travestire le immagini, ma una disciplina al servizio della verità. Oh, che cosa farà un tale uomo, quando Dio gli dirà per la prima volta: "Il mondo non è più per te, né tu per il mondo; finora ti sei velato in modo ammirevole, ora devi vederti ed essere visto come sei"? Dove porterà per propiziazione l'elaborata inutilità di una vita, dove la studiata cecità di anni di luce, dove la condanna auto-ricercata delle provvidenze mal utilizzate e delle opportunità di emendamento disprezzate? Come potrà egli, tormentato dal dolore, o paralizzato dal terrore, o confuso dall'importunità delle cose di questo mondo, richiamare quel dolce Spirito di verità, che è stato lo sforzo della sua vita a scacciare? O amici miei, siamo sinceri, siamo fedeli a noi stessi! E nello sforzo, non dimentichiamo quanto sia sottile l'autoinganno. Permettetemi di concludere ricordandovi il grande motivo della verità, che dovrebbe essere sempre davanti a noi come cristiani. Serviamo Colui che è "il Padre della Luce, presso il quale non c'è mutevolezza, né ombra di volgimento". Davanti a Lui tutte le cose sono nude e aperte. Nessuna menzogna, per quanto elaborata e abilmente escogitata, può sfuggirgli; tutti questi non solo sono visti da Lui ora, ma un giorno saranno messi a nudo senza risparmio dal Suo tribunale, e per sempre svergognati. E ancora: "Egli ci ha generati di sua volontà mediante la parola di verità". Fu la parola indagatrice e penetrante della Sua verità che per prima si aprì a noi stessi e diede inizio alla nostra nuova vita nello Spirito. In armonia con la parola di quella verità deve essere condotta tutta la nostra vita spirituale. Il nostro benedetto Signore, di cui siamo per acquisto del Suo sangue, è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità; E ognuno di noi è qui per lo stesso scopo. (Dean Alford.)

La cintura della verità:

(I.) Ora, qui, la prima cosa che richiede la nostra attenzione è l'atteggiamento del cristiano militante: "stare in piedi". Abbiamo la stessa parola nell'ultimo versetto, ricorderete, ma evidentemente non usata nello stesso senso o nella stessa connessione; poiché in quel caso il riferimento era evidentemente alla perseveranza finale del cristiano, che stava vittorioso sull'ultimo campo di tentazione, che stava irreprensibile in mezzo alle purezze immacolate dello stato celeste, che stava nella sua sorte di gloria, onore e immortalità alla fine dei giorni. Ma qui la parola si riferisce non a una guerra finita, ma a una guerra appena iniziata; e l'apostolo vuole mostrarci come il soldato deve comportarsi quando va a "combattere sotto la bandiera di Cristo contro il peccato, il mondo e il diavolo", e comincia dicendogli di "stare in piedi". 1. L'espressione deve essere presa per prima, senza dubbio, in contrapposizione alla vigliaccheria, allo svenimento, a una ritirata disonorevole e ingloriosa. "Coloro che resistono, saldi nella fede". 2. Ancora: questa esortazione a "stare in piedi" si oppone a tutte le irregolarità e al disordine, e alla licenza ingiustificata da parte del soldato cristiano. Se un uomo lotta per il dominio, non sarà incoronato a meno che non si sforzi legalmente". Ci sono regole fisse per questo grande conflitto, e dobbiamo rispettarle. Qui, quindi, abbiamo un'altra regola per la nostra guerra cristiana. Non dobbiamo solo rimanere saldi, ma dobbiamo stare al nostro posto, rimanere fedeli ai doveri di quel luogo. "Ognuno dimori nella chiamata nella quale è chiamato". Tradisce sempre un'impazienza di disciplina militare quando preferiremmo fare il lavoro di qualcun altro piuttosto che il nostro

(3.) E poi, ancora una volta, possiamo interpretare il significato della parola "stare" in contrapposizione all'accidia, alla negligenza e alla sicurezza carnale. Stare in piedi è l'atteggiamento di un uomo sveglio, vigilante, preparato per l'arrivo del nemico alla sera, al mattino, o al canto del gallo, o a mezzogiorno. Ogni soldato cristiano è una sentinella

(II.) Ma passo alla seconda parte di questa posizione militare, in cui abbiamo anche una parte importante dell'armatura difensiva del soldato. "Stai dunque in piedi con i fianchi cinti di verità". Il termine, forse, deve essere preso piuttosto in riferimento a un comportamento di rettitudine e sincerità indissolubili, a un onesto cammino davanti a Dio e agli uomini, a nutrire quotidianamente le nostre anime con il pane azzimo della sincerità e della verità. Ma qui è necessario definire di quale tipo di sincerità parla l'apostolo; perché non si deve dimenticare che c'è una naturale veridicità e sincerità di carattere che può essere indossata da un uomo che non ha mai indossato un pezzo dell'armatura cristiana in vita sua, una sincerità di animo nobile e di cuore aperto che disprezzerebbe la meschinità della menzogna e detesterebbe la parvenza stessa dell'inganno. E, fratelli, non si pensi che io parli in modo sprezzante di questa qualità. Come qualità naturale, non c'è qualità più bella. Ma è pur sempre una qualità naturale, e niente di più. Se gli viene data una direzione spirituale, o se in esso si innesta un principio spirituale, può produrre il frutto della sincerità evangelica. Ma al momento è un semplice incidente dell'uomo naturale; non avendo né la grazia di Dio per fonte, né la gloria di Dio per scopo. È una cintura di ornamento per il mondo, ma non una cintura di forza per la battaglia. Qual è, dunque, la cintura con la quale l'apostolo voleva che ci fasciassimo i lombi? Ebbene, è la cintura dell'integrità e della rettitudine del Vangelo; la semplicità di un occhio solo e di un cuore solo per Dio; quella sincerità di spirito simile a quella di Natanaele, che non cerca né scuse, ma che ci ordina di arrenderci sinceramente, completamente, senza riserve a Dio e al Suo servizio: la nostra volontà di obbedire, le nostre mani di lavorare, la nostra vita di glorificare, i nostri cuori di amare, le nostre labbra di lodare. "La nostra allegrezza è questa", dice l'apostolo, "che con semplicità e santa sincerità, non con sapienza carnale, ma mediante la grazia di Dio, abbiamo avuto la nostra conversazione nel mondo". Ma l'analogia della cintura orientale ci farebbe cercare un uso speciale in questa parte dell'abbigliamento cristiano. La cintura era usata per la forza, e per mezzo di essa i lombi venivano trattenuti, rinvigoriti, e il soldato era adatto al combattimento o alla marcia. Così, anche, con la grazia della sincerità cristiana; stabilisce, rafforza, stabilizza il cristiano in tutto il suo corso. Mantiene le braccia sciolte e vaganti dell'anima fissate su un oggetto uniforme e invariabile, legando gli affetti con unità di intenti e con un legame di forza. Fratelli, un cuore diviso, come un regno diviso, non ha in sé alcuna forza. "L'uomo dalla mente doppia è instabile in tutti i suoi modi". Ma poi ho detto che la cintura era una parte attraente e aggraziata dell'abbigliamento orientale; e questo suggerirebbe l'idea che la sincerità cristiana abbia un posto tra le parti più attraenti del carattere cristiano. E la Scrittura supporta questa visione. Non c'è, forse, grazia spirituale a cui il Cielo guardi con più approvazione; nessuna a cui siano collegate promesse più complete. Perché Caleb fu scelto per l'onorevole distinzione di entrare nella terra promessa, se non perché seguiva il Signore pienamente e con cuore perfetto? Perché il nome di Natanaele è giunto fino a noi con una lode così marcata, ma che "era veramente un Israelita, nel cui spirito non c'era frode"? Ed ora, avendo visto la grande importanza di questa parte dell'armatura cristiana, ogni volta che per grazia ci è stato permesso di indossarla, cerchiamo di accertare il nostro possesso di questa grazia, esaminando alcune delle sue caratteristiche pratiche. Così, se i nostri lombi sono cinti di verità, ci sarà qualcosa di uniforme nella nostra vita religiosa. La condotta di un cristiano è una in tutte le sue parti. La sua vita è una grande unità. Un'altra caratteristica di questa verità evangelica sarà un grande esame di coscienza nell'ordinamento dei nostri esercizi religiosi; e si vedrà nell'onestà con cui cerchiamo quali siano i nostri desideri e ci sforziamo di dimostrare la loro conformità alla volontà di Dio. Troppi di noi, c'è da temere, parlano a Dio con un cuore doppio e non veritiero. E, infine, sarà una certa caratteristica del nostro possedere questa cintura evangelica, che siamo veramente seri riguardo alla questione della nostra salvezza. Un uomo sincero deve essere un uomo serio; sincero con Dio, serio con se stesso. (D. Moore, M.A.)

La cintura della verità: Preparatevi con la "verità", perché l'energia e il potere della religione si trovano lì. La parola "verità" mi sembra, qui, avere tre significati. La realtà, cioè la sincerità del carattere; la solidità e la correttezza della dottrina; veridicità di lingua e rettitudine di vita. Permettetemi di iniziare con la realtà. Il reale in ogni cosa è "il vero" in ogni cosa. Dovete avere grandi vedute della "verità"; devi avere una visione pratica della "verità"; Devi avere opinioni personali sulla "verità". La trama della "cintura" deve essere di tutta la "verità" di Dio. E che cos'è "tutta la verità di Dio"? Ora, poiché quella "verità" si trova nella Divinità, nella Santissima e Santissima Trinità, è così: Dio Padre, amando di un amore eterno, ed eleggendo con la Sua grazia, dona i peccatori a Gesù. Gesù, con uguale amore, muore per riconciliarli con Dio e acquista per loro la vita eterna. Poi, salendo al cielo, Gesù dona allo Spirito Santo, affinché Egli, santificandoli, li renda adatti al cielo che Gesù ha già dato loro. Così la "verità" giace racchiusa nelle province e negli attributi della Trinità. Questa, dunque, è la "verità" di Dio. Ora, rimangono pochissime parole perché la "verità" dell'uomo possa scaturire dalla "verità" di Dio. Perché questo è il grande argomento della "verità": "verità" nel pensiero, "verità" in parola, "verità" in atto, che Dio è "verità". Perché se non sei "vero", non sei come Dio. E se non sei come Dio, non dimorerai mai con Lui. Ora, dovete iniziare ad essere fedeli a voi stessi. Non devi né influenzare ciò che non senti, né nascondere ciò che fai. Non stimola né dissimula il tuo amore e la tua felicità. Devi essere un uomo che mette in atto una convinzione sul posto. E tu devi mantenere gli impegni solenni che hai preso, tra Dio e il tuo cuore, in modo molto sacro. Dovete trattare con tenerezza la vostra coscienza. E non devi nasconderti da te stesso, ma confessare il vero stato dei tuoi sentimenti. Devi continuamente ricordare a te stesso "chi sei", cosa sei, dove stai andando! E tu devi amare le piccole scintille del sentimento divino, pensieri che vengono come fili dal cielo; e purificare i tuoi desideri; e osservare e curare sempre la vita interiore. E per l'uomo il credente deve essere uno che può permettersi di essere un uomo trasparente. Nulla di nascosto; niente di vuoto; niente di falso; Niente superficie. (J. Vaughan, M.A.)

La cintura del cristiano: - Qui si fa un'allusione alla cintura militare, o cintura. Rispondeva a due estremità. In primo luogo, impediva agli altri indumenti di essere d'intralcio; in secondo luogo, rinforzava e rafforzava i lombi, attorno ai quali era cinto. In una parola, rendeva tutto compatto e solido. Un sincero e sincero attaccamento alla verità ha un effetto simile sulla mente. L'uomo che ne è in possesso è subito deciso nella sua scelta e nelle sue misure. Sa quello che deve fare, e si mette prontamente all'opera, senza impedimenti o impedimenti. Un uomo di mente doppia, che è guidato a volte dai principi, a volte dall'interesse, è instabile e dilatorio in tutti i suoi modi. Ha così tanti dubbi e difficoltà, e speranze, e paure, che non può muoversi e agire con spirito e prontezza, più di chi è ingombrato da una lunga veste fluente, nelle cui pieghe sono impigliate le braccia e i piedi in ogni momento. Le risoluzioni formate da un tale sono deboli e deboli, subito scosse e dissolte da ogni nuova considerazione che gli si presenta. Non fa nulla, o ciò che è peggio di niente, essendo generalmente, alla fine, per mancanza di forza e di fermezza, trascinato a fare ciò che non dovrebbe fare. Se conosce la verità, è facilmente persuaso ad abbandonarla per qualcos'altro. Un soldato di questa casta non sarà che una figura spregevole nel campo cristiano. Soprattutto, dunque, tenete la verità vicino a voi, aderite ad essa irremovibilmente, e "la verità vi farà liberi"; Liberi di parlare, liberi di agire, liberi - se ce ne fosse l'occasione - di soffrire. (Vescovo Horne.)

Potere e bellezza della sincerità: - Ho notato viaggiando, che quando una con il viso rugoso e consumato entra in macchina, non c'è un posto libero per lei; e ho notato che se arriva una giovane e fiorente, dagli occhi radiosi e dal viso molto bello, non c'è nessuno in macchina che non abbia un posto per lei. La bellezza vince la sua strada. E se è così nella vita esteriore, che non è che una semplice ombra dell'interiore, quanto più lo è nell'interiore! E nulla è più bello del dovere svolto in circostanze avverse. Una volta che una persona sia conosciuta per questo, gli uomini non imporranno volontariamente le loro mani su di lui per fargli del male. Se, in tutte le circostanze di oppressione che suscitano turbolenti lotte in mezzo a noi, gli uomini rendessero bene per male, fossero umili e benevoli, e facessero il loro lavoro con sincerità, bellezza e verità, vincessero contro il mondo, vincerebbero contro tutto l'inferno. Avendo sulla corazza della giustizia.-

La corazza della giustizia:

1.) La giustizia che qui si intende. Una potente opera dello Spirito di Dio nei rigenerati, per mezzo della quale si sforzano di approvare se stessi davanti a Dio e agli uomini, compiendo ciò che la legge di Dio richiede

(2.) La somiglianza della giustizia con una corazza. Protegge le parti vitali e preserva un uomo dall'essere ferito a morte o ucciso direttamente

(3.) Come si riveste la giustizia. Mediante la giusta pratica del vero pentimento

(4.) I benefici della rettitudine.

(1) Ci impedisce di essere feriti moralmente; Finché conserviamo un vero proposito e un fedele sforzo ad esso rispondente, non ci daremo mai a commettere peccato.

(2) Porta grande certezza della nostra efficace chiamata e unione spirituale con Cristo, sì, anche della nostra eterna elezione e salvezza. Applicazione:1. Impariamo cos'è la vera giustizia, che non confidiamo in una corazza contraffatta e non ci trafiggiamo mentre pensiamo di essere al sicuro

(2.) Familiarizziamo noi stessi con l'uso, il fine, la bellezza, il beneficio e la necessità della giustizia, affinché possiamo essere più desiderosi di ottenerla se non la abbiamo; o, se ce l'abbiamo, i più attenti a tenerlo stretto e vicino a noi

(3.) Che si faccia un esame quotidiano della nostra vita passata, affinché di tutta la nostra precedente ingiustizia possiamo veramente e sonoramente pentirci; e con le vere prove della nostra precedente giustizia, la nostra coscienza può essere confortata nel giorno della prova

(4.) Ci sia un santo proposito per il tempo a venire, di camminare nella via della giustizia, senza voltarsi né a destra né a sinistra. Per una migliore esecuzione di questo santo proposito

(1) Rivestite la giustizia con tutte le sue parti.

(2) Rimuovi tutti gli impedimenti all'inizio e non lasciare posto al diavolo.

(3) Non stancarti, ma sii costante. (William Gouge.)

Il pettorale:

(I.) La natura della corazza del guerriero cristiano: "Giustizia". Ora, quella rettitudine che è vitale e salvifica, può essere considerata sotto tre aspetti; ci deve essere

1.) Rettitudine relativa

(2.) Rettitudine di principio

(3.) I frutti della giustizia.

(1) Ci deve essere l'omaggio supremo e cedente, la venerazione, l'amore e l'obbedienza a Dio.

(2) Ci deve essere obbedienza alla legge di equità, come rispetta i nostri simili

(II.) La protezione che offre. Questa giustizia è di importanza essenziale e vitale

1.) Quando esposto alle accuse di Satana

(2.) Questa corazza dà pace alla mente, rimuovendo le condanne della coscienza

(3.) Questo preserverà nell'ardente prova dell'ultimo giorno

(III.) Come si deve ottenere questa corazza di giustizia. Ora, questo deve essere ottenuto mediante la fede nel Signore Gesù Cristo. (J. Burns, D.D.)

La corazza del cristiano:

(I.) La cifra impiegata. Le pelli delle bestie erano probabilmente il primo materiale utilizzato per proteggere il corpo del soldato. Questi furono presto abbandonati per la cotta di maglia, di cui esistevano vari tipi. C'era la corazza egiziana, o stemma di maglia, fatta di file orizzontali di piastre metalliche, ciascuna larga circa un pollice, e fissate insieme da spilli di ottone. C'era l'ebraico "Shiryon", o stemma di maglia, fatto di ottone, modellato con squame, o di cuoio ricoperto di squame di bronzo. E c'era la corazza greca e romana, composta dapprima di pezzi di corno, fissati come piume su camicie di lino, ma poi di scaglie metalliche. A volte, inoltre, la corazza era composta di anelli agganciati l'uno all'altro: e talvolta di due piastre solide, una per il petto e l'altra per la schiena, e unite da fasce sulle spalle. Sul lato destro del corpo le placche erano unite da cerniere; e a sinistra erano fissati per mezzo di fibbie. Tale era l'antica corazza o stemma. Copriva e proteggeva l'intero corpo del guerriero, dal collo alla coscia, e talvolta anche alle ginocchia. Perciò è un emblema appropriato di ciò che protegge il cristiano da tutti gli attacchi dei suoi nemici, quando e da qualunque parte essi vengano.

(II.) La cosa significava: "Giustizia". La Sacra Scrittura parla di due tipi di giustizia

(1.) Una giustizia che è della legge.

(1) Le leggi di Dio devono essere perfettamente obbedite, sia nella lettera che nello spirito.

(2) Questa obbedienza deve essere resa personalmente dall'uomo che vuole avere la giustizia.

(3) Questa perfetta obbedienza personale deve essere costante e per tutta la vita

(2.) Una giustizia che si ottiene dalla fede in Gesù Cristo.

(1) Imputato.

(2) Lavorato. La giustizia imputata è la base della giustizia indotta. Dove l'uno non è, l'altro non può essere. Fino a quando non siamo venuti a Cristo, e non siamo trovati in Lui, la santità è impossibile per noi. La santità del cuore e della vita è la corazza del cristiano

(III.) Come, o in che senso, la giustizia è una corazza per il cristiano

(1.) È una prova della sua filiazione, che dà al soldato cristiano fiducia nella sua lotta con tutti i suoi nemici spirituali

(2.) È una difesa contro gli attacchi dei nemici. (A. C. Price, B.A.)

La corazza della giustizia:

(I.) Ora, in primo luogo, qual è la giustizia di cui parla l'apostolo? Certamente, non è la rettitudine della legge. No, ma che questa sarebbe un'ottima copertura, se potessimo ottenerla. Né, ancora, la giustizia di cui l'apostolo parla qui deve essere identificata con la giustizia evangelica, o quella che è da Dio per fede, ciò che è la causa giustificante dell'accettazione di un peccatore, e il suo atto di proprietà a una parte nel patto cristiano. Osservate, dunque, che la giustizia che costituisce la corazza del credente è il frutto dello Spirito, un principio della mente rinnovata, uno di quei doni buoni e perfetti che discendono dal Padre della luce. Questo, infatti, deriverebbe dal fatto che l'armatura di cui fa parte è l'armatura di Dio, e, quindi, non potrebbe essere di acquisizione o invenzione umana. Tuttavia, ciò che solo Dio può dare, possiamo migliorarlo quando ci viene dato; e quella parte della nostra arma difensiva che consiste nell'impiantare nel cuore le giuste disposizioni, può, se mantenuta luminosa dall'uso quotidiano e rafforzata dalla preghiera quotidiana, far risplendere la luce delle nostre buone opere davanti agli uomini e gettare uno splendore spirituale su tutta l'armatura di Dio

(1.) Ora, in questa prospettiva, diciamo, in primo luogo, che i doveri esteriori della religione fanno parte della corazza cristiana

(2.) Ma, inoltre, questa corazza di rettitudine è una corazza di santi princìpi nella condotta generale della vita. "Come Colui che vi ha chiamati è santo, così siate santi in ogni sorta di condotta". Più evidentemente, tuttavia, questa giustizia del cristiano dovrebbe risplendere fra quelli della sua stessa casa

(3.) Ancora una volta, con la corazza della giustizia l'apostolo intende una corazza di santi affetti. In questo senso abbiamo, nell'usare la parola nell'Epistola ai Tessalonicesi, il "rivestirsi della corazza della fede e dell'amore".

(II.) Ma passo alla seconda cosa proposta, che era quella di mostrare la necessità della corazza come parte della copertura difensiva del cristiano. Pertanto, è necessario come protezione per le parti più vitali e a rischio. La corazza nell'equipaggiamento militare copriva l'immediata sede della vita. Non era per un braccio o un membro inferiore dove una ferita poteva essere guarita, ma per una parte del corpo dove una ferita sarebbe stata accompagnata da conseguenze fatali. Quindi, la giustizia che qui ci viene raccomandata dall'apostolo è quella di proteggere una parte vitale. È quello di proteggere quegli ingressi da cui procedono i problemi della vita. Osservate, dunque, che vi mettete su questa corazza, perché gli assalti di Satana sono sempre diretti contro ciò che è la vita stessa dell'anima. Satana non combatte con le semplici forme di pietà, non ha alcuna competizione con coloro che si accontentano di un nome per vivere, non si preoccupa di disturbare la pace di coloro che riposano nell'esemplarità della loro condotta e nella rettitudine della loro vita. La sua guerra è con la santità pratica. Ancora una volta, l'uso di questa corazza è necessario come segno riconosciuto della nostra professione cristiana; come qualcosa per cui ci distinguiamo dagli uomini del mondo. Inoltre, questa corazza è necessaria per darci fiducia nell'ora dell'angoscia e del pericolo. Tali, fratelli, possono servire per una descrizione della corazza del cristiano. La ragione, forse, per cui è entrato così presto nel racconto dell'apostolo della nostra armatura spirituale, è che ogni soldato cristiano dovrebbe essere avvertito fin dall'inizio della severità intransigente e della natura santa di quel servizio in cui è entrato; affinché gli fosse insegnato che nessuna destrezza che potesse mostrare, nessun maneggiare altre armi, nessuno zelo che potesse scoprire nel combattere le battaglie del Dio vivente, avrebbe mai compensato la mancanza di quella santità sia nel cuore che nella vita, senza la quale nessuno vedrà il volto di Dio. Fratelli, Dio può perdonare il peccato, ma Dio non può considerare il peccato, non può considerare un uomo negligente nei confronti dei santi doveri, non influenzato da santi principi, del tutto estraneo ai santi affetti, e tuttavia si chiama con il nome di cristiano. (D. Moore, M.A.)

La corazza del cristiano: - La corazza, come suggerisce il nome, era una piastra di ferro, o di ottone, per fissare il petto, e, di conseguenza, il cuore, e altre parti vitali, contenute al suo interno. Come l'attaccamento alla verità era chiamato cintura, così con una corazza è rappresentato l'amore per la giustizia, la coscienza dell'integrità, in breve, ciò che chiamiamo una buona coscienza, "una coscienza priva di offesa", come l'apostolo parla altrove, "verso Dio e verso l'uomo". Una buona coscienza, quindi, diciamo, è una corazza; dà una santa fiducia in Dio, che spezza la forza di quelle tentazioni che sorgono dalle paure e dai terrori del mondo, dalla malizia, dall'orgoglio e dall'invidia dell'umanità. Conserva il cuore integro e sano, qualunque cosa di questo genere possa assalirlo. È come una casa calda e confortevole, in cui un uomo si ritira; dove trova buone provviste e buona compagnia; e sente la tempesta all'esterno, che si abbatte invano su di essa. (Vescovo Horne.)

Il pettorale: - Il pettorale greco era un mezzo corsetto, originariamente fatto di canapa attorcigliato in piccole corde e strettamente intrecciato insieme, ma nei miglioramenti dell'arte era costruito in ferro, ottone e altri metalli, resi così duri da sfidare assolutamente qualsiasi delle armi di guerra offensiva allora conosciute. Plutarco dice "che Zoilo un artefice, avendo fatto dono di due brigandini di ferro (corazze di pettorali) a Demetrio Poliorcete, per un esperimento della loro durezza, fece scoccare una freccia da un motore chiamato catapulta, posto a circa ventisei passi di distanza, che era così lontano dal perforare il ferro che a malapena lo rovesciò o fece la minima impressione su di esso". Il metallo era di solito anche molto lucidato, in modo da riflettere la luce, e quindi abbagliare gli occhi e incutere terrore nel cuore di un nemico. Perciò uno scrittore classico, parlando di uno schierato in completa panoplia, dice che:

"Vestito con la sua scintillante corazza apparve,

Spaventoso con scaglie di ottone".

Voi percepite quanto opportunamente un tale pezzo di armatura illustri la parte formidabile e protettiva della panoplia di cui il credente è qui rivestito. La giustizia è la corazza del soldato cristiano, e una difesa sicura è essa contro "le insidie del diavolo". (J. Leyburn, D.D.)

15 CAPITOLO 6

Efesini 6:15

-E i vostri piedi calzati con la preparazione del vangelo della pace. Scarpe della preparazione del vangelo della pace:

1.) La grazia particolare che qui si intende. La grazia stessa è compresa nella parola "preparazione". Implica un arredamento che il vangelo della pace procura e prepara; o un cuore fermo, risoluto e preparato dal vangelo della pace, per andare a Dio attraverso tutte le difficoltà. Ora, la grazia stessa, che così calma l'anima, la considero pazienza; poiché è, senza dubbio, la deriva e lo scopo dell'apostolo di armare il soldato cristiano contro l'afflizione e l'afflizione con questo particolare pezzo di armatura spirituale qui intesa: ma quale grazia vi si addice tanto quanto la pazienza? 2. L'adeguatezza della metafora. Il pezzo di bardatura a cui è qui assomigliata la pazienza, è quello con cui sono coperti i piedi o le gambe di un soldato; perché qui si esprimono i piedi, e la metafora dell'essere ferrati implica altrettanto. Per "piedi" intende anche le gambe: i pezzi di armatura propri di questo scopo sono chiamati schinieri o finimenti per le gambe; Sono anche chiamati scarpe e stivali da soldato. La metafora può essere generalmente presa per tutte le scarpe, o in particolare per gli schinieri. Sappiamo tutti che l'uso delle scarpe è quello di proteggere i nostri piedi da pietre taglienti, zolle dure, ecc.; poiché i nostri piedi sono naturalmente teneri, tanto che se andiamo all'estero scalzi, ogni pietra dura li ferisce, ogni bastone appuntito e ogni spina pungente li trafigge; quindi siamo abituati a non avventurarci all'estero scalzi. Se qualcuno è così temerario da avventurarsi, presto si stancherà e si siederà e non andrà oltre, oppure tornerà indietro. Ma se indossiamo buoni stivali o scarpe, allora ci riteniamo ben recintati, e così con audacia e coraggio andiamo avanti, qualunque cosa sia. Per applicare questo: pietre, bastoni, spine e simili, non sono più gravi per i nostri piedi nudi, di quanto le tribolazioni, le croci e le afflizioni lo siano per il nostro cuore nudo e la nostra anima. Ora, dunque, questo mondo, attraverso il quale dobbiamo passare al cielo, essendo una via molto dura e accidentata, sassosa e spinosa, piena di ogni sorta di afflizioni, se le nostre anime sono nude e nude, non recintate con pazienza, e così adatte e ben preparate a sopportare tutte le croci, non oseremo mai entrare in questa via difficile, o almeno non sopportare di resistere in esso. Ma se le nostre anime saranno completamente possedute da una sana e vera pazienza, allora passeremo attraverso tutte le afflizioni di questo mondo con coraggio intrepido

(3.) Come si procura la pazienza. Per "il vangelo della pace". Il Vangelo prepara i nostri cuori dichiarando

(1) Che nulla ci farà del male.

(2) Che tutte le cose si volgano al nostro bene. (William Gouge.)

Piedi ferrati: - La sicurezza di un alpinista dipende dall'essere ben ferrato. Per questo motivo le guide svizzere indossano scarpe pesanti, con punte affilate nelle suole. In una luminosa mattina di luglio [dice Theo. L. Cuyler], un famoso scienziato inglese partì con due gentiluomini per salire il Piz Morteratsch, una ripida e alta montagna di neve in Svizzera. Pur essendo alpinisti esperti, portarono con sé Jenni, la guida più audace di quel distretto. Dopo aver raggiunto la cima del Morteratsch, ripresero il passo indietro, e presto arrivarono su un ripido pendio coperto di neve sottile. Erano legati insieme con una robusta corda, che era legata alla vita di ciascuno. "Seguite attentamente i miei passi, signori," disse Jenni; "perché un passo falso qui potrebbe far partire la neve, e mandarci giù in una valanga." Aveva appena parlato che l'intero campo di neve cominciò a scivolare lungo il fianco ghiacciato della montagna, trascinando con sé gli sfortunati alpinisti a una velocità terribile. Davanti a loro c'era un pendio più ripido, e alla fine un precipizio. I tre uomini più in alto erano quasi sepolti nella neve vorticosa. Sotto di loro c'erano le fauci della morte. Tutto dipendeva dall'avere un punto d'appoggio. Jenni gridò ad alta voce: «Fermo, fermo!» e con energia disperata conficcò i suoi stivali chiodati di ferro nel ghiaccio solido sotto la neve in movimento. A pochi metri dal precipizio, Jenni si aggrappò con i piedi e riuscì a sollevare il gruppo in piedi, quando pochi secondi in più li avrebbero trascinati nell'abisso. Questa fuga mostra il valore di essere ben calzati quando ci si trova in luoghi pericolosi, soprattutto per i giovani. Nessun ragazzo è preparato per l'arrampicata ruvida a meno che non sia ben calzato con i principi cristiani

I cristiani devono essere saldi, attivi, in movimento, in progresso, in ascesa; quindi i loro piedi sono accuratamente provveduti. Sono deboli di se stessi e hanno bisogno di protezione; Anche la loro strada è accidentata; quindi hanno bisogno della scarpa che la grazia fornisce

(I.) Esaminiamo le scarpe

(1.) Provengono da un Creatore benedetto. Colui che è abile in tutte le arti e sa per esperienza ciò che si vuole, poiché Egli stesso ha percorso le vie più dure della vita

(2.) Sono fatti di materiale eccellente: "la preparazione del vangelo di pace". Ben stagionato, morbido nell'usura, che dura a lungo.

(1) Pace con Dio per quanto riguarda il passato, il futuro, il presente.

(2) Pace di piena sottomissione alla mente e alla volontà divina.

(3) Pace con la Parola e tutti i suoi insegnamenti.

(4) Pace con il proprio io interiore, la coscienza, le paure, i desideri, ecc.

(5) Pace con i fratelli nella Chiesa e nella famiglia.

(6) Pace con l'umanità Romani 12:18

(3.) Essi sono tali che nessuno può fare se non il Signore, che manda il Vangelo e prepara la pace

(4.) Sono i calzari che indossava Gesù, e tutti i santi

(5.) Sono tali che non si consumeranno mai; sono vecchi, eppure sempre nuovi; possiamo indossarli a tutte le età e in tutti i luoghi

(II.) Proviamoli. Osserva con piacere

1.) La loro perfetta forma fisica. Sono fatti per adattarsi a ciascuno di noi

(2.) Il loro eccellente appiglio: possiamo calpestare con santa audacia i nostri alti luoghi con queste scarpe

(3.) Le loro capacità di marcia per il dovere quotidiano. Nessuno si stanca o ha i piedi doloranti quando viene calzato in questo modo

(4.) La loro meravigliosa protezione contro le prove lungo la strada Salmi 91:13

(5.) La loro piacevolezza di usura, che dà riposo a tutto l'uomo

(6.) Il loro adattamento al duro lavoro

(7.) La loro resistenza al fuoco e all'acqua ( Isaia 43:2 ). 8. Le loro qualità di combattimento

(III.) Guardiamo i scalzi intorno a noi

(1.) Il peccatore non è calzato. Eppure scalcia contro i pungiglioni. Come può sperare di compiere il pellegrinaggio celeste? 2. Il professore è trasandato, oppure indossa scarpe strette. Le sue belle pantofole saranno presto consumate. Non ama il Vangelo, non conosce la sua pace, non cerca la sua preparazione. (C. H. Spurgeon.)

La scarpa del vangelo: - Nessuno può fare una scarpa al piede della creatura, così che egli cammini piano su una via difficile, se non Cristo; Può farlo a pieno contenuto della creatura. E come lo fa? In verità, non c'è altro modo che appoggiandolo; o, se volete, di allinearlo con la pace del Vangelo. E se la via fosse incastonata di pietre taglienti? se questa scarpa si frappone tra il piede del cristiano e loro, non si sentono molto. È la scarpa del soldato che si intende, la quale, se è giusta, deve essere della fattura più robusta, essendo destinata non tanto alla raffinatezza quanto alla difesa. La scarpa del Vangelo non ti entrerà al piede finché quel piede sarà gonfio di qualsiasi umorismo peccaminoso (intendo qualsiasi pratica ingiusta o empia). Questo male deve essere eliminato con il pentimento, altrimenti non potrai indossare la scarpa della pace. Gli ebrei dovevano mangiare la loro pasqua con i fianchi cinti, i calzari ai piedi e il bastone in mano, e tutto in fretta Esodo 12:11. Quando Dio nutre il cristiano con le comodità presenti, deve avere questa scarpa del vangelo; Non deve sedersi come se stesse banchettando a casa, ma stare in piedi e mangiare anche mentre prende un pasto di corsa in una locanda lungo la strada, disposto ad andarsene non appena si sarà un po' riposato per il suo viaggio. Il professore presuntuoso, che ha un'alta opinione di sé, è un uomo ferrato e preparato, pensa; Ma non con la scarpa gospel giusta. Chi non può sopportare la lunghezza del suo piede, come può da solo adattarvi una scarpa? La tua scarpa, cristiano, non è ancora addosso? Non sei ancora pronto a marciare? Se l'hai tu, che cosa hai da temere? Non puoi temere che una pietra possa ferire il tuo piede con una suola così spessa? (William Gurnall.)

La ferratura di Paolo: - Paolo fu ferrato così: "Sono persuaso, nulla mi separerà dall'amore di Dio" Romani 8:38. "Tutte le cose, lo so, cooperano al bene di coloro che sono amati da Dio" Romani 8:28. E questo arredamento lo faceva percorrere allegramente vie così dure, in cui piogge di afflizioni cadevano fitte come chicchi di grandine. Questo fa sì che i figli di Dio, sebbene non nella lettera, ma in qualche modo, calpestino la vipera e il basilisco; sì, per sfidare le vipere e non ricevere alcun male; mentre, se i piedi sono un po' nudi per l'assenza di questa pace, qualsiasi cosa ci fa male all'intelligenza. (Paul Bayne.)

Le scarpe della pace:

1.) La prima è che devi sempre avere la "pace" - una "pace preparata" - sotto i tuoi piedi, come i "ferri" che calpesti - portandola con te, come la base su cui stai in piedi. Questo è ciò che vogliamo: avere la "pace" di Dio come fondamento, una cosa sicura e ferma sotto di noi. Non qualcosa che dobbiamo raggiungere con certezza; ma un fatto, un punto di riposo. "Cristo è mio! L'inimicizia è sparita! Sono perdonato!" Come sarà forte il tuo passo! Come è tranquillo il tuo viaggio! come calmo il tuo portamento, con questo sentimento: "Cammino nella mia santa fiducia". "I miei piedi sono calzati con la preparazione del vangelo della pace". 2. La prossima cosa nell'illustrazione è che devi "andare", non solo "in pace", ma come pacificatore

(3.) Ma potresti avvicinarti ancora di più a Lui. Come servitore della Croce, ti è stato assegnato l'alto compito di portare le anime a Cristo. (J. Vaughan, M.A.)

I sandali del soldato cristiano:

(I.) In primo luogo, per quanto riguarda la parte dell'armatura di cui si parla. La copertura per le gambe, nell'equipaggiamento militare, sarebbe più familiarmente intesa con il nome di "schinieri", e il rappresentante più adatto alle nostre menti sarebbe quello di un alto stivale militare, fatto di acciaio o ottone snodato

(1.) Avendo così dato un'occhiata alla portata della metafora dell'apostolo, diamo un'occhiata alla parola che egli impiega nella sua illustrazione. Così, noterete, egli dice che è "la preparazione del vangelo". Il Vangelo: la buona novella, l'incoraggiamento e l'attesa a lungo di informazioni dalla corte del cielo. "Ora", dice l'apostolo, "ecco una preparazione per voi. Viaggiatore cristiano, stai andando in un pellegrinaggio faticoso; Soldato cristiano, stai per entrare in un'ardua guerra; Confortatevi l'un l'altro con queste parole, prendete con voi come compagno e conforto di tutte le vostre prove il glorioso vangelo del Dio benedetto, queste notizie dal grande Padre dei vostri spiriti, notizie di misericordia, notizie di riconciliazione, notizie di sicura simpatia e sostegno in tutte le vostre prove, finché per grazia sarete più che vincitori. Questa deve essere la tua preparazione, questo il tuo soggiorno e la tua posizione

(2.) Ma l'adeguatezza di questa parte del riferimento dell'apostolo apparirà ulteriormente quando esamineremo la prossima espressione: "Il vangelo della pace". Primo, della pace con Dio. Questo è importantissimo per il guerriero cristiano. Se stessimo per intraprendere un lungo viaggio, o se stessimo lasciando le nostre coste natie per imbarcarci in qualche spedizione all'estero, quanto sarebbe pesante il pensiero che non tutto è a posto e felice a casa. Un uomo di Dio, in visita al capezzale dei feriti e dei moribondi all'ospedale di Scutari, fu invitato da uno, che sentiva di avere le ore contate, a scrivere una lettera al padre. Il visitatore obbedì; e dopo aver concluso, chiese al moribondo con quali parole dovesse sottoscriverlo: "Il tuo figlio rispettoso e affettuoso?" «No, no», disse il moribondo, «non è doveroso; Non sono mai stato un figlio rispettoso; Il pensiero che più angoscia la mia anima in questo momento è che la mia disobbedienza e la mia scortesia hanno quasi spezzato il cuore di mio padre. Lo cito per mostrare quanto sia essenziale per la felicità del soldato cristiano, che egli vada avanti con un senso di riconciliazione nel suo spirito, che senta che il suo Padre celeste lo guarda con un volto piacevole, che il suo cuore sia confortato dalla risposta della pace. L'apostolo sapeva che nessun soldato poteva combattere felicemente, o combattere bene, mentre c'era questo carico di peccato non perdonato che giaceva alla sua porta

(3.) Ma l'espressione può essere presa in riferimento a un'altra parte della preparazione al vangelo ugualmente necessaria per il soldato cristiano, vale a dire, che dovremmo avere pace gli uni con gli altri. "Guardate di non cadere per strada", fu il consiglio di Giuseppe ai suoi fratelli

(II.) Procediamo alla nostra seconda domanda: perché che cosa è questa parte dell'equipaggiamento del soldato appositamente progettata per prepararci? 1. Beh, in primo luogo, ha lo scopo di prepararci a un servizio attivo e perseverante. Gli Israeliti dovevano essere ben calzati, perché avevano davanti a loro un viaggio di quarant'anni nel deserto; Eppure alla fine di quel periodo, ci viene detto, "le loro scarpe non invecchiarono, né il loro piede si gonfiò". 2. Ancora: questa parte della nostra copertura cristiana può essere progettata per prepararci a pericoli nascosti e insospettati. La raffinata crudeltà della guerra antica, come ho detto, consisteva nel nascondere trappole un po' sotto la superficie della terra. Abbiamo alcune notevoli allusioni a queste cose nei Salmi. "Per la via che ho percorso mi hanno segretamente teso delle trappole". "I superbi mi hanno teso un laccio e hanno steso una rete lungo la strada; Mi hanno preparato dei gin". "Nel modo in cui mi hanno teso dei lacci, il loro stesso piede è stato preso". 3. Ancora una volta: una parte di questa preparazione al Vangelo è quella di prepararci a sopportare dure afflizioni. L'antico soldato era preservato dai suoi schinieri da qualsiasi ferita mortale; ma questo non gli impedì di incontrare spesso quelle insidie nascoste e, nell'affrontarle, di sopportare molte sofferenze e dolori. (D. Moore, M.A.)

Pronti, pronti: abbiamo qui un'immagine a figura intera di un soldato romano, dalla testa ai piedi. Le armi offensive sono per lo più omesse, ad eccezione della spada; La corazzatura difensiva è descritta in modo elaborato e minuzioso. E i piedi non devono essere lasciati fuori; Gli stivali di un soldato sono una delle parti più importanti del suo equipaggiamento, come tutti i generali sanno bene, e la scarpa militare di un soldato romano era pesante, con grandi chiodi, come le punte degli stivali di un alpinista, con i quali poteva ottenere una buona presa sul terreno e resistere tenacemente contro qualsiasi forza che potesse essere portata contro di lui. Così dice Paolo: "I vostri piedi siano calzati con la preparazione", come dice la nostra Bibbia, o piuttosto la "preparazione" che suggerirebbe meglio il vero significato. La preparazione è un atto, ma qui si intende uno stato, non un atto. "Preparazione", o prontezza, o alacrità, o qualche parola del genere darebbe il significato. E questa "preparazione", questa condizione di essere pronti per qualsiasi tensione e tensione di antagonismo che possa abbattersi su un uomo all'improvviso, deve essere tratta dal "vangelo della pace". Naturalmente, nella mente dell'apostolo, anche se forse non se ne ricordava lui stesso, scorrono le parole di Isaia: "Come sono belli sui monti i piedi di colui che porta la buona novella, che annuncia la pace". Ma egli lega insieme le due idee di "vangelo" e "pace", senza riguardo per la loro posizione nel passaggio originale. E il suo pensiero è proprio questo: chiunque abbia tutto il suo essere spirituale basato sul vangelo che porta la pace, con il suo messaggio e i suoi doni, sarà quindi pronto per qualsiasi allarme e assalto improvviso, pronto per qualsiasi dovere e qualsiasi circostanza che possa essere piombata su di lui inaspettatamente, come un fulmine da un cielo sereno. Il cristiano deve quindi stare in piedi, essendo preparato nella base stessa del suo essere, perché possiede il vangelo nel suo cuore, che vi porta la pace

(I.) Ora, la prima cosa che mi colpisce di queste parole come molto belle e significative è la combinazione delle due idee antagoniste di guerra e di pace. È l'equipaggiamento del soldato che proviene da questo vangelo di pace. L'apostolo pensa evidentemente che il possesso nella nostra anima di quella pace interiore che proviene dal grande messaggio e dall'opera di Gesù Cristo sia la migliore preparazione per la lotta. "Se vuoi la pace, preparati alla guerra", dice il vecchio motto pagano e malvagio. Se volete la guerra e la vittoria, assicurate la pace nei vostri cuori, è l'articolo di fede cristiano. Le due cose non sono compatibili, un riposo centrale e una superficie increspata. Il gelo di una notte d'inverno si conficca nel terreno, ma il cuore del globo è un fuoco. E ci possono essere, tutt'intorno a noi, che toccano e influenzano la superficie del nostro essere, distrazioni sufficienti, distrazioni di circostanze, di dolori, di difficoltà, molte cose che sono in inimicizia con la gioia e con la tranquillità, e tuttavia giù nelle profondità, che sono il vero uomo, ci può essere una quiete come di una valle senza sbocco sul mare che "non ode i venti forti quando chiamano". I tuoi piedi possono essere calzati per tutta la guerra, con la prontezza che deriva dal possesso di una pace generale. I nemici possono assaltare il piccolo castello, ma al centro del mastio può esserci una stanza tranquilla, con muri spessi e tende, dove non arriva mai alcun rumore di guerra

(II.) E, poi, guardate l'altro pensiero di come questo possesso di un cuore reso tranquillo perché è abbastanza sicuro della sua armoniosa amicizia con Dio, e perché non soffre delle tristi emozioni delle passioni e delle concupiscenze, rende un uomo pronto a tutto, pronto per la marcia, pronto per la lotta. Pronti per la marcia. Che cos'è che ci impedisce di essere preparati per qualsiasi nuovo dovere che possa presentarci, o per qualsiasi nuova circostanza che possa richiedere la nostra perseveranza, se non una cosa: che la nostra volontà non è stata sottomessa alla Sua; e un'altra cosa: che non abbiamo "imparato a stare liberi in questo mondo", come dicevano gli antichi puritani. Ora, chiunque abbia nel profondo del suo cuore il riposo che deriva dal possesso del vangelo della pace, avrà anche queste due cose. Egli avrà una volontà che è piegata e inchinata a quella di Dio, e non si atterrà con una presa così disperata alle cose di questo presente. E così, quando arriveranno nuovi compiti, sarà pronto per loro, e quando le nuove circostanze emergeranno dall'oscurità non lo coglieranno di sorpresa, e sarà pronto, secondo il motto della vecchia famiglia scozzese, "Pronto! Pronto!" I suoi piedi saranno calzati con l'alacrità, la prontezza di comprendere e di accettare qualsiasi nuova circostanza che gli possa capitare

(III.) Come si può accrescere e rendere abituale questa preparazione? Non dimenticate, cari fratelli, che queste parole, così come sono nell'originale, sono un comandamento che ci viene ordinato di indossare questi calzari da marcia. Sta a noi determinare fino a che punto avremo la pace che prepara e il Vangelo che porta la pace. (A. Maclaren, D.D.)

Preparazione: Che cosa sia questa preparazione, apparirà meglio considerando la parte per cui è progettata; e cioè il piede, l'unico membro del corpo ad essere ferrato; e il pezzo di armatura a cui viene paragonato, e cioè la scarpa del soldato, che, se giusta, deve essere della fattura più robusta, essendo non tanto destinata alla raffinatezza quanto alla difesa; e ciò è così necessario, che per mancanza di esso, il soldato, in alcuni casi, è invalido al servizio; come quando è chiamato a marciare lontano su strade difficili, e quelle possono essere, cosparse di pietre taglienti; Fino a quando rimarrete se non ferrati, senza ferirvi o affondare? o se la strada è buona, ma il tempo è cattivo, e i suoi piedi non sono protetti dall'umidità e dal freddo, non sono così lontani dalla testa, ma il freddo che vi è entrato può arrivare a quello; sì, porta una malattia di tutto il corpo che lo terrà a letto quando sarà nel campo; Tanti sono quasi i più superati che gli uccisi negli eserciti. Ora, ciò che il piede è per il corpo, la volontà lo è per l'anima. Il piede porta tutto il corpo e la volontà l'anima; sì, tutto l'uomo, anche il corpo e l'anima. Voluntas est locomotiva facultas; andiamo dove ci manda la nostra volontà. E ciò che la scarpa è per il piede, quella preparazione, o se si vuole una prontezza e un'alacrità, lo è per la volontà. L'uomo i cui piedi sono ben calzati non teme la strada, ma passa nella buona e nella cattiva sorte; immondi o belli, pietre o pagliuzze, sono tutti uguali per chi è ben ferrato; mentre l'uomo scalzo, o snellamente ferrato, si ritrae quando sente l'umidità, e strilla quando si posa su una pietra appuntita. Così, quando la volontà e il cuore di un uomo sono pronti a fare qualsiasi lavoro, l'uomo è come ferrato e armato contro tutti i problemi e le difficoltà che deve affrontare nel compierlo. Dicono che gli irlandesi camminano così leggeri sul terreno, che corrono su alcune paludi, in cui qualsiasi altra quasi si conficcherebbe o affonderebbe. Un cuore preparato e pronto, ne sono certo, lo farà in senso spirituale; Nessuno può camminare dove può correre: egli non fa nulla delle afflizioni, sì, delle persecuzioni, ma va cantando su di esse. Davide non è mai così allegro come nella caverna Salmi 57:1, 11 ; E come mai è arrivato così? "Il mio cuore è pronto, il mio cuore è preparato (dice), canterò e loderò". Se il cuore di Davide non fosse stato calzato con questa preparazione, non gli sarebbe piaciuto così bene il modo in cui si trovava; Lo avreste fatto cantare un'altra melodia e l'avreste sentito litigare con il suo destino, o litigare con la sua professione, che lo aveva messo in tanti guai e lo aveva spinto lontano dai piaceri della corte di un principe, per nascondersi sottoterra in una caverna da coloro che cacciavano per la sua preziosa vita. Avrebbe speso il suo fiato piuttosto a compatire e a lamentarsi di se stesso, che a lodare Dio. Un cuore impreparato, che non è ben soddisfatto del suo lavoro o della sua condizione, si tira indietro; e sebbene possa essere portato a sottomettersi ad esso con molta fatica, tuttavia non è che come un cavallo affondato su una strada sassosa, che soffre ad ogni passo, e spesso si allontanerebbe dal sentiero se il morso e la frusta non lo trattenessero dentro. Ma perché si chiama "preparazione del vangelo della pace"? Perché il vangelo della pace è il grande strumento con cui Dio opera la volontà e il cuore dell'uomo in questa prontezza e preparazione a fare o soffrire ciò a cui Egli chiama. Il compito che ci siamo prefissati, quando predichiamo il vangelo, è quello di creare un "popolo volenteroso" Salmi 110:1, 7. "Per preparare un popolo preparato per il Signore" Luca 1:1.80. Come il capitano è mandato a battere il tamburo in una città, a chiamare una compagnia che si arruolerà volontariamente per seguire le guerre del principe, e sarà pronto a scendere in campo, e a marciare con un preavviso di un'ora; così il vangelo viene a chiamare i cuori degli uomini ai piedi di Dio, a stare pronti per il Suo servizio, qualunque cosa costi loro; Ora fa questo perché è un "vangelo di pace". Essa porta la gioiosa novella della pace conclusa tra Dio e l'uomo mediante il sangue di Gesù e questo è così gradito alla coscienza tremante dei poveri peccatori, che prima scioglievano i loro giorni dolorosi in una spaventosa attesa del giudizio e nell'ardente indignazione del Signore per divorarli come suoi avversari, che non appena la notizia di una pace conclusa tra Dio e loro risuona nelle loro orecchie con la predicazione del vangelo, ed è certamente confermato come vero nella loro coscienza dallo Spirito, che è mandato dal cielo per sigillarlo a loro, e dare loro un po' di dolce soffio di esso, spargendone il senso nelle loro anime; Ma all'istante appare in loro una nuova vita, che coloro che prima erano così timorosi e timidi di ogni piccolo problema, da sussultare al pensiero di essi (sapendo che non avrebbe potuto portare loro buone notizie), sono ora calzati con la preparazione del Vangelo della pace, in grado di uscire sorridenti per affrontare le più grandi sofferenze che sono, o può essere in cammino verso di loro, e dire loro senza paura, come una volta Cristo fece con coloro che venivano con spade e bastoni per attaccarlo: "Chi cercate?" "Giustificati per fede, siamo in pace con Dio", dice l'apostolo Romani 5:1. E questo, quanto potentemente opera!-sì, "per farli gloriare nelle tribolazioni". Le parole aperte offrono questi due punti

(1.) È nostro dovere essere sempre preparati e pronti ad affrontare qualsiasi prova e sopportare qualsiasi difficoltà che Dio possa riservarci nella nostra guerra cristiana

(2.) La pace che il vangelo porta e parla al cuore renderà la creatura pronta a guadare qualsiasi prova o difficoltà che incontra nel suo corso cristiano. (W. Gurnall, M.A.)

Il guerriero cristiano deve marciare, perché la sua carriera non è altro che una battaglia e una marcia, e una marcia e una battaglia; egli deve sempre mantenersi in ordine di marcia, e deve essere sempre pronto a marciare in un attimo, perché i suoi piedi devono essere legati con scarpe di velocità. E da dove deve derivare questa prontezza? Dal "vangelo della pace", o la pace è la sostanza del vangelo. Perché il possesso della pace con Dio crea una beata sicurezza del cuore e conferisce alla mente una particolare e continua rapidità di azione e di movimento. Non c'è nulla che possa sconcertarlo o confonderlo, o dividere e ritardare le sue energie. (J. Eadie, D.D.)

16 CAPITOLO 6

Efesini 6:16

Soprattutto, prendendo lo scudo della fede con il quale potrete spegnere i dardi infuocati degli empi

La fede, la grazia madre: "Al di sopra di tutto", cioè su tutte le altre grazie, perché la fede è la prima grazia e il fondamento di tutte le altre vere grazie. Eppure l'apostolo, in questo passo, assegna un ufficio particolare alla fede, cioè che nell'esercizio di essa, il credente deve spegnere i dardi infuocati dei malvagi

(1.) Con i timori suscitati nella mente del credente, Satana cerca di infastidirlo; ed è molto occupato nel suo lavoro, e spesso troppo di successo

(2.) Un altro dei dardi infuocati di Satana è il dubbio o il sospetto

(3.) Di nuovo, con i dardi infuocati dei pensieri profani Satana tenta i servi di Cristo. (S. Walker, M.A. La preminenza della fede: - Quel pezzo della panoplia ora portato alla luce è di particolare importanza, come il linguaggio dell'apostolo sembrerebbe designare. "Soprattutto" lo scudo deve essere assicurato, qualunque altra parte possa essere trascurata. Non che l'apostolo intenda in alcun modo denigrare altre parti della panoplia. Ogni pezzo di armatura non solo possiede qualità peculiari per il suo posto appropriato, ma tutte sono necessarie per la completezza dell'insieme. Tuttavia, sebbene la cintura, la corazza, i sandali, l'elmo e la spada non possano essere completamente dispensati, né il loro posto possa essere sostituito da alcun sostituto, un pezzo della panoplia può essere dotato di una preminenza sugli altri, a causa delle sue peculiari relazioni con tutti loro e con l'intero uomo cristiano. Ora, è questa la posizione che comprendiamo che l'apostolo assegna allo scudo della fede. Ci sono ragioni speciali per la sua preminenza, che lo portano a ingiungere al soldato della Croce, "soprattutto", di indossare questo pezzo di armatura. Perché, in primo luogo, la fede può essere chiamata una grazia elementare del carattere cristiano. È quell'atto della mente con cui veniamo arruolati nell'esercito della salvezza. "Chi crede sarà salvato". Volendo questo non possiamo essere accettati, "perché senza fede è impossibile piacere a Dio". "Chi si accosta a Dio deve credere che Egli è, e che Egli è il rimuneratore di coloro che diligentemente Lo cercano". La filiazione nella famiglia spirituale è conferita anche a coloro che credono. Ora, se per fede siamo salvati, se piaccia a Dio, se ci accostiamo a Lui con accettazione, se siamo adottati come Suoi figli, non dobbiamo meravigliarci del linguaggio dell'apostolo quando dice: "Soprattutto, prendendo lo scudo della fede". Anche la fede deve essere presa "al di sopra di tutto", perché dà nutrimento e forza a tutte le altre grazie. È l'anello di congiunzione tra il soldato e il suo Divino Maestro; È il legame di unione tra la vite e i tralci, attraverso il quale viene fornita quell'influenza vitale attraverso la quale il frutto viene prodotto e maturato. La fede è anche una grazia che, "al di sopra di tutto", onora Dio in grandezza. È ciò che porta l'anima ad abbandonare ogni altra fiducia e a riposare esclusivamente sul braccio divino come suo aiuto. Lo scudo è uno strumento senza il quale nessun soldato antico sarebbe stato considerato adeguatamente equipaggiato per la battaglia. Gli antichi scudi erano solitamente fatti di legno, ricoperti di ottone o di qualche altro metallo. In rari casi erano interamente di rame, o anche d'oro, come quelli di Salomone. Dello scudo c'erano due varietà; uno un articolo più piccolo e leggero che potesse essere facilmente maneggiato, in modo da proteggere qualsiasi parte della persona. Questa descrizione era comunemente usata dalla cavalleria. L'altro era così grande da nascondere efficacemente il soldato. Costituiva una protezione completa, era generalmente in uso tra i fanti, e da questo deriva senza dubbio l'immagine dell'apostolo. Questo scudo metallico poteva sfidare i "dardi infuocati", o frecce, che, prendendo fuoco nel loro volo, avrebbero perforato e consumato un semplice tessuto di legno. Un materiale incombustibile e indistruttibile da tali dardi era indispensabile per la sicurezza. Il guerriero il cui scudo era di bronzo poteva stare dove la tempesta ardente stava cadendo più fitta, e avanzare all'assalto senza temere di essere ferito. Sii certo, lettore, che nelle disposizioni della grazia ti viene offerto uno scudo impenetrabile e imperituro, che può essere portato ovunque nella tua marcia, che coprirà tutta la tua panoplia e te stesso, offrendoti una protezione completa contro le piogge di dardi infuocati scagliati contro di te da questo mondo o dal mondo invisibile. Questo strumento è fornito in quella grazia a cui l'apostolo assegna una posizione "al di sopra" di tutti; è lo scudo della fede. Un ufficio fondamentale della fede, quindi, è quello di trasferire al soldato cristiano l'opera meritoria che il Capitano della sua salvezza ha compiuto in suo favore, e di farglielo come scudo. Quanto semplice, eppure quanto adatto e glorioso pezzo di armatura, dunque, abbiamo qui! Il Sinai può far lampeggiare i suoi lampi e far rotolare i suoi tuoni profondi, le porte dell'inferno possono sfogare la loro rabbia; Satana e i suoi alleati possono scagliare le loro tempeste di dardi infuocati; ma l'umile soldato della Croce continuerà a mantenere indenne il suo cammino verso il cielo, perché per grazia divina ha preso per sé lo scudo della fede, con il quale è in grado di spegnere tutti i dardi infuocati degli empi

(2.) La fede svolge un altro dei suoi importanti uffici come scudo, presentando al suo possessore sia le cose temporali che quelle eterne in qualcosa del loro valore reale e relativo

(3.) Questo scudo del guerriero cristiano svolge anche il suo ufficio proteggendo il soldato contro il potere diretto della tentazione

(4.) Lo scudo della fede serve anche a uno scopo molto importante, preparando il soldato spirituale per grandi imprese. (J. Leyburn, D. D.)

Lo scudo della fede: - Il vescovo Wilson (di Calcutta) descrivendo la sua presentazione ai Signori di Jeypore, dice: "Erano in abiti splendidissimi, ciascuno con il suo scudo rotondo, la spada e il pugnale. Pregai di guardare uno dei loro scudi; Me ne hanno fatto un regalo all'istante. Risposi che ero un ministro di pace; e prendendo il mio testamento greco, e porgendolo loro, disse: "Quello è il mio scudo".

Lo scudo della fede: - Come gli Spartani, ogni cristiano nasce guerriero. Il suo destino è quello di essere assalito; è suo dovere attaccare

(I.) Esponi la metafora

(1.) La fede, come uno scudo, ci protegge dagli attacchi. Diversi tipi di scudi erano usati dagli antichi, ma c'è un riferimento speciale nel nostro testo al grande scudo che a volte veniva impiegato. Credo che la parola tradotta "scudo" a volte significhi una porta, perché i loro scudi erano grandi come una porta. Coprirono completamente l'uomo. Ricordate quel versetto dei Salmi che colpisce esattamente l'idea: "Tu, Signore, benedici il giusto, lo circondi con favore come con uno scudo". Come lo scudo avvolgeva l'intero uomo, così noi pensiamo che la fede avvolga l'intero uomo e lo protegga da tutti i proiettili che possono essere puntati contro di lui. Ricorderete il grido della madre spartana a suo figlio quando uscì per combattere. Disse: "Bada di tornare con il tuo scudo, o su di esso". Ora, poiché intendeva dire che poteva tornare sul suo scudo morto, ciò dimostra che spesso usavano scudi abbastanza grandi da essere una bara per un uomo morto, e di conseguenza abbastanza grandi da coprire il corpo di un uomo vivo. Uno scudo come questo è inteso nel testo. Questo è l'esempio che abbiamo davanti. La fede protegge tutto l'uomo. Che l'assalto di Satana sia contro il capo, che egli cerchi di ingannarci con nozioni incerte in teologia, che ci tenti a dubitare di quelle cose che sono veramente accettate tra noi; una piena fede in Cristo ci preserva contro pericolose eresie e ci permette di mantenere salde quelle cose che abbiamo ricevuto, che ci sono state insegnate, che abbiamo imparato e che abbiamo fatto nostre con l'esperienza. L'instabilità nelle nozioni generalmente scaturisce da una debolezza di fede. Un uomo che ha una forte fede in Cristo, ha una mano che afferra così tanto le dottrine della grazia, che non potreste sganciarla e fare quello che volete. Sa in cosa ha creduto. Capisce ciò che ha ricevuto. Non poteva e non voleva rinunciare a quella che sa essere la verità di Dio, anche se tutti i piani che gli uomini escogitano dovessero assalirlo con la loro arte più traditrice. Mentre la fede custodirà il capo, proteggerà anche il cuore. Quando si presenta la tentazione di amare il mondo, allora la fede fa pensare al futuro e alla fiducia nella ricompensa che attende il popolo di Dio, e permette al cristiano di stimare il biasimo di Cristo una ricchezza più grande di tutti i tesori d'Egitto, e così il cuore è protetto. Poi, quando il nemico fa il suo taglio al braccio della spada di un cristiano, per impedirlo, se possibile, di servire in futuro, la fede protegge il braccio come uno scudo, ed egli è in grado di fare imprese per il suo Maestro, e di andare avanti, ancora vincendo, e vincendo, nel nome di Colui che ci ha amati. Supponiamo che la freccia sia puntata ai suoi piedi, e che il nemico tenti di farlo inciampare nella sua vita quotidiana, cerchi di ingannarlo nella rettitudine del suo camminare e della sua conversazione. La fede protegge i suoi piedi ed egli rimane saldo nei luoghi scivolosi

(2.) La fede, come uno scudo, riceve i colpi che sono destinati all'uomo stesso. C'erano da aspettarsi dei colpi; Il conflitto non deve essere evitato; ma che lo scudo della fede porti il taglio e la spinta

(3.) La fede è come uno scudo, perché ha bisogno di essere forte. Un uomo che ha uno scudo di cartone può sollevarlo contro il suo nemico, la spada lo attraverserà e raggiungerà il suo cuore. O forse nel momento in cui la lancia è ferma, e il suo nemico si sta avventando su di lui, pensa che il suo scudo possa preservarlo, ed ecco che è frantumato fino a rabbrividire, e il sangue sgorga dalla fontana ed egli è ucciso. Colui che vuole usare uno scudo deve fare attenzione che sia uno scudo di prova. Colui che ha la vera fede, la fede degli eletti di Dio, ha un tale scudo che vedrà le scimitarre dei suoi nemici tremare mille volte ogni volta che colpiscono i loro capi. E quanto alle loro lance, se solo una volta vengono a contatto con questo scudo, si spezzeranno in mille schegge, o si piegheranno come canne quando vengono premute contro il muro: non possono perforarlo, ma saranno esse stesse spente o spezzate in pezzi. Voi direte: Come possiamo dunque sapere se la nostra fede è una fede giusta, e il nostro scudo è forte? Una prova è che deve essere tutto d'un pezzo. Uno scudo composto da tre o quattro pezzi in questo caso non servirà a nulla. Quindi la tua fede deve essere tutta d'un pezzo; deve essere la fede nell'opera compiuta di Cristo; non devi avere fiducia in te stesso o in alcun uomo, ma riposare tutto e tutto in Cristo, altrimenti il tuo scudo non servirà a nulla. Allora la tua fede deve essere forgiata dal cielo, altrimenti il tuo scudo certamente ti verrà meno; devi avere la fede degli eletti di Dio, che è dell'opera dello Spirito Santo che la opera nell'anima dell'uomo. Allora devi fare in modo che la tua fede sia quella che poggia solo sulla verità, perché se c'è qualche errore o falsa nozione nel modellarla, quella sarà una giuntura in essa che la lancia può trafiggere. Dovete fare attenzione che la vostra fede sia conforme alla Parola di Dio, che dipendiate dalle promesse vere e reali, dalla parola sicura della testimonianza e non dalle finzioni, dalle fantasie e dai sogni degli uomini. E soprattutto, dovete ricordare che la vostra fede è fissata nella persona di Cristo, perché nient'altro che una fede nella persona divina di Cristo come "Dio sopra ogni cosa, benedetto per sempre", e nella Sua propria virilità quando, come Agnello della Pasqua di Dio, fu sacrificato per noi: nessun'altra fede sarà in grado di resistere ai tremendi urti e agli innumerevoli attacchi che dovrete ricevere nella grande battaglia della vita spirituale. Guarda il tuo scudo, amico

(4.) Ma per passare oltre - poiché non dobbiamo soffermarci a lungo su un particolare - la fede è come uno scudo perché non serve a nulla se non è ben maneggiata. Uno scudo ha bisogno di essere maneggiato, e così anche la fede. Era un soldato sciocco che, quando andò in battaglia, disse di avere uno scudo ma era a casa. Quindi ci sono alcuni professori sciocchi che hanno una fede, ma non ce l'hanno con loro quando ne hanno bisogno. Ce l'hanno con sé quando non ci sono nemici. Quando tutto va bene per loro, allora possono credere; Ma proprio quando arriva il momento critico, la loro fede viene meno. Ora c'è un'arte sacra nel saper maneggiare lo scudo della fede. Lasciate che vi spieghi come può essere.

(1) Lo gestirai bene se sarai in grado di citare le promesse di Dio contro gli attacchi del tuo nemico. Il diavolo disse: "Un giorno sarai povero e morirai di fame". «No», disse il credente, maneggiando bene lo scudo, «ha detto: "Non ti lascerò mai, né ti abbandonerò"; ti sarà dato del pane e la tua acqua sarà sicura". "Sì", disse Satana, "ma un giorno cadrai per mano del nemico". "No", disse la fede, "perché sono persuasa che colui che ha iniziato in me un'opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo". "Sì", disse Satana, "ma la calunnia del nemico ti rovescerà". «No», disse Faith. "Egli fa l'ira dell'uomo per lodarlo; egli trattiene il resto dell'ira". "Sì", disse Satana, mentre scagliava un'altra freccia, "tu sei debole". "Sì", disse Faith, maneggiando il suo scudo, "ma 'la mia forza si rende perfetta nella debolezza'. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie infermità, affinché la potenza di Cristo riposi su di me". "Sì", disse Satana, "ma il tuo peccato è grande". "Sì", disse la fede, mantenendo la promessa, "ma Egli è in grado di salvare fino all'ultimo coloro che vengono a Dio per mezzo di Lui". "Ma," disse di nuovo il nemico, sguainando la spada e sferrando un colpo tremendo, "Dio ti ha respinto." "No", disse la fede, "Egli odia mettere via; Egli non rigetta il Suo popolo, né abbandona la Sua eredità". «Ma io ti avrò, dopotutto», disse Satana. "No", disse la fede, scagliando i proiettili nelle fauci del nemico, "Egli ha detto: 'Io do alle mie pecore la vita eterna, ed esse non periranno mai, né alcuno le strapperà dalla mia mano'. " Questo è ciò che io chiamo maneggiare lo scudo.

(2) Ma c'è un altro modo di gestirlo, non solo con le promesse, ma con le dottrine. "Ah", dice Satana, "che cosa c'è in te perché tu debba essere salvato? Tu sei povero, debole, meschino e stolto!" La fede si alzò, maneggiando lo scudo dottrinalmente, questa volta, e disse: "'Dio ha scelto le cose vili di questo mondo, e Dio ha scelto le cose che sono disprezzate, sì, e le cose che non sono, per ridurre a nulla le cose che sono'; poiché 'non sono chiamati molti saggi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili'. 'Dio non ha forse scelto i poveri di questo mondo, ricchi nella fede, ed eredi del regno che ha promesso a coloro che lo amano'?" «Sì», disse, «se Dio ti avesse scelto, ma dopo tutto potresti certamente perire!» E poi, Christian, maneggiando di nuovo dottrinalmente il suo scudo di fede, disse: "No, credo nella perseveranza finale dei santi, poiché non è scritto: 'Il giusto manterrà la sua via, e chi ha mani pulite si rafforzerà'?" "Quelli che mi hai dato, li ho conservati, e nessuno di essi è andato perduto", e così via. Così, comprendendo bene le dottrine della grazia, non c'è una sola dottrina che non possa a suo modo servire alla nostra difesa contro i dardi infuocati dei malvagi. Allora, il soldato cristiano dovrebbe saper maneggiare lo scudo della fede secondo le regole dell'osservazione. "Sì", dice il nemico, "la tua fiducia è vana e la tua speranza sarà presto distrutta". "No", disse la fede, "sono stato giovane e ora sono vecchio, eppure non ho visto i giusti abbandonati". "Sì, ma tu sei caduto nel peccato e Dio ti lascerà". "No", dice la fede, "perché ho visto Davide, ed egli è inciampato, ma il Signore lo ha certamente tratto fuori dall'orribile fossa e dall'argilla fangosa". Usare questo scudo nel modo di osservare è molto utile quando si segna il modo in cui Dio ha trattato con il resto del Suo popolo; poiché come Egli tratta con uno, così tratterà con gli altri, e tu puoi gettare questo nei denti del tuo nemico. "Ricordo le vie di Dio. Richiamo alla memoria le Sue opere antiche. Io dico che Dio ha forse rigettato il Suo popolo, ha forse abbandonato uno dei Suoi eletti? E poiché non l'ha mai fatto, alzo il mio scudo con grande coraggio e dico che non lo farà mai; Egli non cambia; come non ha abbandonato nessuno, non abbandonerà me".

(3) Poi c'è un altro modo benedetto di maneggiare questo scudo, e questo è sperimentalmente. Quando potrai volgere lo sguardo, come il Salmista, alla terra del Giordano e degli Ermoniti, dal colle Mizar, quando potrai tornare a quei giorni antichi, e richiamare alla memoria il tuo canto nella notte, quando il tuo spirito potrà dire: "Perché sei abbattuta, o anima mia, perché sei inquieta dentro di me. Spera in Dio, perché io lo loderò ancora". Ebbene, fratelli, alcuni di noi possono parlare di liberazioni così tante che non sappiamo dove finire; Sappiamo a malapena da dove cominciare. Oh! quali meraviglie ha fatto Dio per noi come Chiesa e come popolo! Egli ci ha portati attraverso il fuoco e attraverso l'acqua. Gli uomini hanno cavalcato sopra le nostre teste, ma finora tutte le cose hanno cooperato per il nostro bene. La sua gloria è apparsa in mezzo a tutte le nefandezze e calunnie degli uomini a cui siamo stati esposti. Maneggiamo dunque il nostro scudo, secondo le regole dell'esperienza passata, e quando Satana ci dirà che Dio ci deluderà alla fine, rispondiamo: "Ora tu menti, e io te lo dico in faccia, perché ciò che il nostro Dio era nel passato, lo sarà nel presente e nel futuro, e così via fino alla fine". Giovani soldati di Cristo, imparate bene l'arte di maneggiare il vostro scudo

(5.) Infine, per la questione della figura. Lo scudo nei tempi antichi era un emblema dell'onore del guerriero, e più specialmente in tempi successivi rispetto a quelli di Paolo. Nell'era della cavalleria, il guerriero portava il suo stemma sullo scudo. Ora, la fede è come uno scudo, perché porta la gloria del cristiano, lo stemma del cristiano, lo stemma del cristiano, la croce del suo Salvatore

(II.) Far rispettare l'esortazione. Se mandaste un servo a fare una commissione, e gli diteste: "Prendi il tal dei tali, e il tal dei tali, e il tal dei tali, ma soprattutto ora pensa a questa e a quest'altra cosa", non capirebbe che dovrebbe trascurare qualcuna, ma percepirebbe che c'è un'importanza in più attribuita a una parte della sua missione. Quindi sia con noi. Non dobbiamo trascurare la nostra sincerità, la nostra rettitudine o la nostra pace, ma soprattutto, cosa più importante, dobbiamo fare in modo che la nostra fede sia giusta, che sia vera fede e che copra tutte le nostre virtù dall'attacco. Non c'è rispetto in cui la fede non ci sia utile, quindi, tutto ciò che tralasciate, fate attenzione alla vostra fede; Se dimenticate tutto, state attenti soprattutto a prendere lo scudo della fede. E poi, di nuovo, ci viene detto soprattutto di prendere lo scudo della fede, perché la fede preserva da ogni sorta di nemici. I dardi infuocati dei malvagi! Si riferisce a Satana? La fede gli risponde. Si riferisce agli uomini malvagi? La fede resiste loro. Si riferisce al proprio io malvagio? La fede può superare questo. Si riferisce a tutto il mondo? "Questa è la vittoria che vince il mondo, sì, la nostra fede". Non importa chi possa essere il nemico; Che la terra sia tutta in armi, questa fede può spegnere tutti i dardi infuocati dei malvagi. Soprattutto, dunque, prendete lo scudo della fede.

(III.) Infine, ho una parola o due da dire a mo' di conclusione a qualche povero peccatore che sta venendo a Cristo, ma che è molto irritato dai dardi infuocati del malvagio. Ricordate come Giovanni Bunyan nel suo "Cammino del Pellegrino" rappresenti Christiana e la Misericordia, e i bambini che vengono a bussare al cancello. Quando bussarono alla porta, il nemico, che viveva in un castello lì vicino, mandò fuori un grosso cane, che abbaiò contro di loro a una tale velocità che Mercy svenne, e Christiana osò solo bussare di nuovo, e quando riuscì a entrare, tremò tutta. Atti nello stesso tempo nel castello c'erano uomini che sparavano dardi infuocati a tutti coloro che vi entravano; e la povera Mercy aveva una gran paura a causa dei dardi e del cane. Ora, in genere accade che quando un'anima viene a Cristo, il diavolo la perseguita. Per quanto egli senta il bisogno di un Salvatore, e sia pronto a riporre la sua fiducia in Cristo, sarà vero di lui come del povero bambino indemoniato: mentre stava per venire, il diavolo lo ha gettato giù e lo ha sbranato. Ora, povero peccatore tentato, non c'è nulla che possa portare gioia e pace nel tuo cuore se non la fede. Oh, che tu possa avere la grazia questa mattina per cominciare a usare questo scudo. (C. H. Spurgeon.)

Lo scudo della fede:

1.) Che cos'è la fede. Credere che una cosa sia vera. La fede di cui si parla qui è una credenza della verità di Dio.

(1) Ogni anima fedele, ogni vero credente, dà un pieno assenso nella sua mente alla verità del vangelo.

(2) Con l'assenso della mente va il consenso della volontà

(2.) La somiglianza tra la fede e uno scudo. Uno scudo è un recinto generale per tutto il corpo, in particolare per le parti principali, la testa e il cuore. L'uso di esso è quello di evitare colpi di ogni tipo. Così la fede difende l'uomo intero da ogni sorta di tentazioni lanciate contro di lui da uno qualsiasi dei suoi nemici spirituali, la carne, il mondo o il diavolo

(3.) Come si produce la fede.

(1) Esteriorità significa: la parola e i sacramenti.

(2) Interiorità significa: lo Spirito santificante di Dio

(4.) Come deve essere provata la fede. Per le sue cause e per i suoi effetti.

(1) Cause. (a) Illuminazione. (b) Rimorso e dolore del cuore.

(2) Effetti. (a) Vergogna per il male che è stato fatto. (b) Una vera e completa risoluzione di entrare in un nuovo corso. (c) Un rinnovamento del dolore, ogni volta che se ne presenta l'occasione

(5.) Come si deve conservare la fede.

(1) Con un uso coscienzioso e costante dei mezzi che Dio ha stabilito.

(2) Con la preghiera fedele e cordiale per la benedizione di Dio su quei mezzi

(6.) Come la fede può essere ben usata. Riposando sulle promesse di Dio. (William Gouge.)

Lo scudo della fede:

(I.) Dobbiamo prima considerare la fede nella sua natura. "Soprattutto". La nostra prima impressione sarebbe che l'apostolo intendesse dare alla fede la preminenza su tutte le altre grazie del carattere cristiano; che egli intendeva, infatti, presentarla come la grazia di tutte le grazie, l'eccellenza di tutte le eccellenze, ciò che, se conservato, compenserebbe la perdita di tutte le altre parti della nostra preparazione spirituale. Lo scudo è quello che nelle guerre antiche il soldato si vantava di conservare fino all'ultimo. "Torna a casa morto sul tuo scudo", disse la madre spartana al figlio, "piuttosto che tornare a casa vivo senza di esso". 1. Ed ora, nel considerare la natura di questa fede, osservate, in primo luogo, che essa è la fede del cuore, distinta da ogni fede puramente intellettuale

(2.) Ancora, questa fede è una fede di appropriazione, cioè è una facoltà mediante la quale facciamo nostre tutte le promesse. La fede è la forza sostenitrice della nostra vita rigenerata

(3) Perciò diciamo inoltre che, nel descrivere la natura di questa fede, dobbiamo considerarla come una fede o unione e comunione con Cristo

(II.) Ma veniamo poi a considerare la fede nel suo esercizio, o gli usi spirituali di questo scudo di fede. Pertanto, il suo uso principale è quello di difendere l'anima in tutti i punti. Il grande vantaggio dello scudo per l'antico guerriero consisteva nel fatto che si trattava di una difesa mobile; che non era fissato né alla testa né ai piedi, né alle spalle né alla vita, ma era tenuto sul braccio, in modo da interporre resistenza a qualsiasi parte che potesse essere esposta al pericolo. Nelle guerre antiche questo scudo era fatto così grande da coprire quasi un lato della persona. Da qui l'espressione nei Salmi: "Il Signore benedirà il giusto, lo circonderai con grazia come con uno scudo". La fede, dunque, è quell'arma dell'anima che si muove a volontà e, quando l'occasione lo chiama, difende tutte le parti e le forze dello spirito provato e tentato. Quindi, la facoltà di ragionare è l'oggetto dell'attacco di Satana? Il credente è tentato da duri pensieri di Dio, da difficoltà nelle vie della Sua provvidenza, da cose difficili da comprendere nella Scrittura, o da qualche misterioso operato, forse, riguardo alla sua stessa anima? La fede gli offre lo scudo, gli ricorda che al momento sappiamo solo in parte; che quando ciò che è perfetto sarà venuto, allora ciò che è in parte sarà eliminato. O l'avversario si rivolge alla coscienza del figlio di Dio? Il peso del peccato è forse troppo intollerabile perché egli possa portarlo, o la sua gravità troppo grande perché la misericordia del Cielo possa perdonarla? La fede può interporre lo scudo, e sulla sua superficie levigata vediamo la luminosa soprascritta scritta: "Cristo ha il potere di salvare fino all'ultimo tutti coloro che vengono a Dio per mezzo di lui". O, ancora una volta, è la volontà perversa e ribelle che viene assalita da Satana, così che nello spirito di quella ribellione che è "come il peccato di stregoneria" sembriamo quasi decisi a liberarci completamente dal giogo di Cristo, o a non poter tagliare la mano destra, o a cavare l'occhio destro, o ad alzare il coltello sacrificale per uccidere quello che ci sembrava il caro figlio della promessa? Lo scudo della fede viene di nuovo in soccorso, e intorno ad esso, dappertutto, sono scritte testimonianze benedette: "I suoi comandamenti non sono gravosi"; "Le vie della sapienza sono vie di piacevolezza"; "Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero". 3. Un altro uso dello scudo cristiano è quello di preservare la forza delle altre grazie dell'anima. Lo scudo non serviva solo a difendere diverse parti della persona del soldato, ma, come ho detto, era destinato a proteggere altre parti dell'armatura stessa. Molti pettorali sarebbero stati trafitti, e molti elmi avrebbero tremato in pezzi, se non fosse stato per l'ulteriore interposizione dello scudo. Allo stesso modo, nella nostra guerra spirituale, tutte le altre grazie di carattere cristiano sono mantenute nella loro integrità ed esercitate dalla forza della fede

(III.) E poi veniamo, in ultimo luogo, a considerare la fede nei suoi risultati vittoriosi: "Con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati degli empi". "Dardi infuocati": l'allusione è a piccoli tizzoni di fuoco, che nell'antica guerra venivano attorcigliati in forma di frecce o dardi, e in questo modo sparati dall'arco in mezzo alle file del nemico. Non è difficile capire perché la tentazione dovrebbe essere descritta sotto un'immagine come questa. Un dardo ferisce all'improvviso; così come la tentazione. Un dardo viene lanciato da una mano invisibile; Quindi, per la maggior parte, lo sono le tentazioni. Un dardo può perforare l'apertura più piccola, può penetrare anche tra le giunture dell'imbracatura; così anche la tentazione. L'occhio, l'orecchio, la più piccola insenatura o via d'accesso all'anima, possono ammettere una ferita mortale ammettendo uno di questi dardi infuocati dei malvagi. In che modo, dunque, la fede ci permette di spegnere questi dardi? Perché, in primo luogo, insegnandoci a vigilare contro il primo approccio della tentazione, a guardarci dall'inizio del peccato, a stare attenti ai suoi progressi furtivi, a preservare con vigilanza inassopita tutte quelle fonti di pensiero e di sentimento da cui provengono i problemi della vita

(2.) Un altro modo in cui la fede ci permette di spegnere questi dardi dell'avversario è preparando il cuore a resistergli. Un dardo infuocato sarebbe pericoloso a seconda della superficie su cui dovesse cadere

(3.) Ancora, la fede ci rende vittoriosi sulle tentazioni, ponendoci davanti il guadagno e la perdita di cedere ad esse. Ed ora, fratelli, per concludere, permettetemi di rivolgere la vostra attenzione all'unica domanda pratica: come si può accertare il vostro possesso di questa fede vittoriosa? Rispondo, con la stessa legge che accerta tutte le altre realtà, e che dichiara: "Dai loro frutti le riconoscerete". (D. Moore, M.A.)

Lo scudo:

(I.) Il pericolo specificato

(1.) L'autore di questo pericolo. "I malvagi". 2. I mezzi che impiega. È rappresentato come un arciere. Le sue tentazioni si abbattono sul cristiano.

(1) All'improvviso come dardi e frecce.

(2) Silenzioso e invisibile come freccette.

(3) Pericoloso come le freccette.

(4) Numerosi, e vari come freccette

(II.) Il pezzo o l'armatura difensiva consigliata. Ora, la fede è uno scudo

1.) Alla vita spirituale del cristiano. "Noi viviamo nella fede nel Figlio di Dio". 2. È uno scudo per tutte le grazie dell'anima. Come è la nostra fede, così sarà la nostra speranza, il nostro amore, la nostra umiltà e il nostro coraggio. Le grazie possono esistere solo se sono difese e sostenute dalla fede

(3.) È lo scudo del cristiano nella sofferenza e nella morte

(III.) L'efficienza di questo scudo è affermata. "Con il quale sarete in grado di spegnere tutto il fuoco", ecc. Mediante la fede, tutte le tentazioni di Satana sono resistite e superate con successo

(1.) La fede nella veridicità e nella fedeltà divina ha successo contro tutte le tentazioni di diffidenza, ecc

(2.) La fede nelle promesse divine ha successo contro le tentazioni allo sconforto

(3.) La fede nella giustizia e nella santità divina ha successo contro tutte le tentazioni della presunzione

(4.) La fede nel Mediatore Divino ha successo contro tutte le insinuazioni e le accuse del malvagio. (J. Burns, D.D.)

Lo scudo cristiano:

(I.) Lo scudo, come la maggior parte di voi sa, è un pezzo di armatura mobile: può essere in un luogo in un momento, e in un altro in un altro: in breve, il suo scopo è quello di difendere l'uomo nella sua interezza. Prenderemo prima di tutto la testa. L'uomo solleva lo scudo sul braccio per difendere la testa. E perché questo dovrebbe essere necessario per un guerriero cristiano? Quali possono essere quei "dardi infuocati" che possono toccare la testa del cristiano? Non c'è stato momento nella storia del campo cristiano in cui, credo, questa parte sia stata attaccata più frequentemente di quanto non lo sia oggi. Agisce ogni volta che la testa è stata fatta oggetto di attacco da parte di Satana che ha manomesso le nostre facoltà di ragionamento, e ha indotto gli uomini a rinunciare alla rivelazione, e ad accettare solo ciò che la ragione può suggerire; cosicché, invece di rendersi conto della verità che la mente di Dio è infinita e la nostra mente è limitata, gli uomini vorrebbero abbattere Dio e renderlo uno come loro. Così vengono avanzate una varietà di obiezioni, tutte tendenti a far sì che l'uomo rifiuti la Sua Bibbia. Poi prendete un'altra parte: il cuore dell'uomo. Questo viene attaccato quando le nostre coscienze vengono attaccate. Probabilmente siete tutti consapevoli della duplice natura degli attacchi che Satana fa su di noi per indurci al peccato. Prima di tutto, come con Eva, ci porterà a pensare che il peccato non sarà punito; Poi, essendo riuscito a trascinare le persone a commettere il peccato, lo segue quasi invariabilmente con un altro attacco, che è quello di far credere agli uomini che il loro peccato è così grave da non poter essere perdonato. Ora, questo è ciò che intendo quando dico che la coscienza viene attaccata. Poi prendi il seno. E qui dovrei spiegarmi dicendo che mi riferisco a circostanze come queste, quando Satana ci suggerisce pensieri malvagi; non l'effettiva commissione di azioni malvagie; quando nel nostro petto ci sono pensieri di carattere impuro, pensieri di carattere infedele, come, per esempio, l'idea che la Bibbia non sia vera. Allora possiamo passare oltre e prendere i piedi. Ecco una grande tentazione per noi, fratelli. Queste cose gli tornano in mente: "Se faccio un'audace professione di Cristo, che cosa non potrei sopportare da essa?" ma il vero cristiano "cammina per fede"; i suoi piedi sono protetti dallo scudo; "Egli cammina per fede e non per visione". C'è un'altra parte a cui mi riferirò, intendo le braccia. Ciò influirà sulla condizione dell'uomo che è tentato di lavorare solo o principalmente per la carne che perisce. Soprattutto il pover'uomo è molto provato in questo modo

(II.) Ora dobbiamo indagare, in secondo luogo, quale sarà il risultato dell'uso di questa parte della nostra armatura. In una parola, è la fiducia, una maggiore fiducia nella guerra del cristiano.

(III.) Ora, essendo avanzato fino alla natura di questo pezzo di armatura, dopo avervi mostrato quale sarà il risultato del suo uso, accresciuta fiducia nel nostro conflitto cristiano, e avendo posto la domanda, se lo avete o non lo avete, e sono abbastanza sicuro che ci sono alcuni tra noi che non hanno questo scudo, ma spero che tutti noi siamo desiderosi di ottenerlo: chiediamoci, in secondo luogo, dove possiamo procurarcelo e come possiamo procurarcelo? (H. M. Villiers, M.A.)

Protezione contro i dardi del diavolo: - Le parole sono un'esortazione per argomentazione. "Freccette". Le tentazioni sono così chiamate: quando arrivano all'improvviso. Come sono tanti. Come ci colpiscono in diverse parti. Poiché il nemico è spesso invisibile. "Ardente." Come infiammano e disordinano l'anima. Tutti. Uno inestinguibile è fatale. "Del malvagio". Questo denota

1.) Che la natura e lo scopo di Satana è la malvagità

(2.) Che tutti gli strumenti sono sotto un'unica direzione. Prendete lo scudo della fede - «Sopra ogni cosa» - Mostrate come la fede ha la capacità di estinguersi, ecc.

(I.) Come vede la loro natura maligna.

(II.) Come si applica al sangue dell'aspersione

(III.) Come vede il Salvatore che intercede. "E l'Eterno disse: Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di averti", ecc. Luca 22:31, 32.

(IV.) Mentre realizza la gloria futura. "Ora la fede è la sostanza delle cose che si sperano", ecc. Ebrei 11:1.

(V.) Mentre si aggrappa alla forza e alle vittorie di Cristo. (H. J. Foster.)

I dardi del diavolo: - I dardi sembrano essere assalti satanici improvvisi e terribili - tali suggerimenti al male, tali impulsi inspiegabili a dubitare o bestemmiare, tali orribili insinuazioni sul carattere divino e sul proprio stato, che spesso distraggono le persone, specialmente di temperamento nervoso. La biografia di Lutero e Bunyan offre esempi appropriati. Ma lo scudo della fede deve essere usato per respingere tali dardi, e se viene portato su di essi, preserva intatto il guerriero cristiano. La sua fiducia in Dio gli impedisce di essere ferito o di cadere prigioniero nelle mani dei suoi spietati nemici. Qualunque cosa accada non lo muove; La sua fede lo salva dallo sconforto e dalla sconfitta. (J. Eadie, D.D.)

17 CAPITOLO 6

Efesini 6:17

E prendi l'elmo della salvezza.

L'elmo:

(I.) Descrivi l'elmo del guerriero

(1.) L'oggetto della speranza. Salvezza

(2.) L'origine e la fonte di questa speranza. È una grazia dello Spirito e l'effetto di un cuore rinnovato

(3.) La base e il fondamento della speranza.

(1) Le promesse del Padre.

(2) L'opera del Figlio.

(3) Gli influssi dello Spirito

(II.) I vantaggi che ne trae

(1.) Si anima per la guerra

(2.) Sostiene nelle sofferenze

(3.) Ci metterà in possesso della vittoria e della ricompensa. Applicazione:1. Coltivate e preservate questa speranza di salvezza

(2.) Come è la tua speranza, così sarà il tuo conforto e la tua gioia

(3.) Rivolgiti a coloro che non hanno una buona speranza. (J. Burns, D.D.)

La speranza della salvezza: - Egli (Knox) ha lottato duramente per un'esistenza, lottando con papi e principati, nella sconfitta, nella contesa, nella lotta per tutta la vita, remando come uno schiavo di galera, vagando in esilio. Una lotta dolorosa; Ma l'ha vinta. «Hai speranza?» gli chiesero all'ultimo momento, quando non riusciva più a parlare. Sollevò il dito, indicò verso l'alto con il dito, e così morì. (T. Carlyle.)

L'elmo della speranza: nessuna armatura potrebbe essere completa senza una protezione per la testa. Questo grande membro dominante, la cittadella stessa dell'intelligenza e dell'energia vitale, è troppo importante per essere lasciato incustodito. Quindi, fin dai tempi più remoti, l'elmo è stato in uso tra tutte le nazioni marziali. Il campione dei Filistei aveva un elmo di bronzo sul capo, come pure il re d'Israele che comandava gli eserciti del Dio vivente. Anche i Persiani e gli Etiopi indossavano questo berretto marziale nel giorno della battaglia, così come i bellicosi Greci. L'elmo di quest'ultimo era solitamente fatto di pelli, rese dure e impermeabili alle armi allora in uso; ma l'elmo di ottone scintillante o di ferro del guerriero ebreo sembra il tipo più adatto di quel pezzo di panoplia che l'apostolo pone nell'armatura del soldato cristiano. Con questo casco di bronzo o di ferro sulla testa, il guerriero ebreo poteva stare in piedi illeso sotto i colpi della spada brandita, o uscire illeso in mezzo alla tempesta di frecce. Con la sua "abbagliante luminosità, i suoi orribili dispositivi di gorgoni e chimere e i suoi pennacchi annuenti che sovrastavano il terribile cono", il suo elmetto incuteva terrore nei cuori dei suoi nemici. Perciò l'apostolo molto appropriatamente, quando ci indica la panoplia, designa l'elmo come un pezzo di armatura che il soldato cristiano deve indossare. Nella lettera ai Tessalonicesi, la natura di questo elmo è rivelata in modo più speciale, dove siamo esortati a prendere per elmo "la speranza della salvezza". La speranza, dunque, è l'elmo del soldato cristiano; e come di solito c'era scolpita sull'antico elmo una sola parola o frase come motto, così il soldato della croce doveva aver inciso sul suo stemma, come emblematico e descrittivo dello spirito della sua guerra, la parola "Speranza". Quanto appropriatamente questo breve motto espone la sua convinzione circa il risultato finale dei suoi conflitti! Questa buona speranza di salvezza è l'elmo della panoplia evangelica. Speranza! Com'è bella quella parola! Com'è espressivo e suggestivo! Come la speranza dipinge il futuro di colori vivaci e gioiosi! Come parla nell'ora del dolore e della prova, del distacco della tempesta e del sole che verrà! Permettetemi però di avvertirvi di stare in guardia dal ricorrere a false speranze nel vostro cammino verso l'eternità. Bada di non legare sulla fronte un elmo come la spada del nemico può tagliare in due, o attraverso il quale le sue frecce possono entrare per devastare la cittadella della vita. Starete attenti, per esempio, dal prendere per elmo la speranza di un futuro pentimento. Un rifugio comune è questo per i mondani che hanno imparato il Vangelo. Dovete anche stare attenti a non portare come elmo la speranza di essere salvati dalla mera misericordia generale di Dio. Né dobbiamo passare da questa parte dell'argomento senza avvertirvi di non portare per elmo la speranza di essere salvati perché siete in connessione con la Chiesa visibile. La speranza del cristiano ha a che fare con cose migliori di quelle che sono confinate entro i limiti del tempo, o che traggono il loro valore solo dalla stima che viene loro data da una semplice mente terrena e visciale. Ma la speranza del credente poggia su basi più solide, si eleva più in alto, si aggrappa a migliori comodità e corre sulle orme del soldato pellegrino con la prospettiva di gioie molto più luminose a venire, di quel semplice principio comune che rallegra l'umanità universale nella sua marcia dalla culla alla tomba. La speranza del credente è stata ben definita come quella grazia "per la quale, per mezzo di Cristo, egli attende e attende tutte le cose buone della promessa che non ha ancora ricevuto". L'elmo della speranza e lo scudo della fede sono intimamente connessi. I due pezzi di armatura sono uniti insieme e servono l'uno all'altro per uno scopo, proprio come la loro posizione sembrerebbe separarli. La speranza e la fede sono grazie sorelle dello Spirito. La fede è in un certo senso il ministro della speranza. Se non avessimo fede nelle cose avvenire, come potremmo sperare in esse? La speranza non ha a che fare con le cose presenti, "poiché ciò che l'uomo vede, perché spera ancora? Ma se speriamo che ciò non veda, allora lo aspettiamo con pazienza". Ora, "la fede è la sostanza delle cose che si sperano". La fede siede a casa a ricevere la promessa, mentre la speranza guarda dalla grata per l'avvicinarsi della benedizione. La fede ci racconta la storia delle cose buone in riserva, e poi la speranza le attende silenziosamente e serenamente. Esaminiamo le qualità dell'elmo della salvezza. La speranza del credente è ben fondata; a differenza di quei rifugi di menzogne su cui è stata richiamata la vostra attenzione. Anche la speranza del soldato cristiano è ragionevole. "Siate sempre pronti", dice l'apostolo, "a dare ragione a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi". Si suppone che il guerriero spirituale sia un essere sociale; si unisce ad altri nella marcia dalla città della distruzione alla Nuova Gerusalemme; e si deve presumere che questi guerrieri viandanti, nel mezzo dei loro lunghi viaggi e delle loro veglie notturne, a volte si interroghino l'un l'altro sulle loro opinioni e sui motivi per cui si sono arruolati nel servizio. La speranza del soldato cristiano ha anche un buon obiettivo in vista. Quanto sono vani gli oggetti che richiamano le speranze del mondano. La differenza tra la speranza del cristiano e quella del peccatore è mondiale in questo, che il cristiano ha nella sua vista oggetti che sono sempre reali, che non deludono mai e che sono di valore immortale. Allora, ancora una volta, la speranza del soldato cristiano è salda. "La quale speranza", dice Paolo, "abbiamo come un'àncora dell'anima, sicura e salda". Ammettiamo liberamente che, in pratica, la speranza del cristiano non è sempre così salda come dovrebbe essere, o come potrebbe essere. Le speranze della maggior parte dei credenti sono estremamente fluttuanti. Le infermità della nostra natura fisica hanno molto a che fare con l'escludere la luce della speranza dall'anima. Noi siamo esseri di una duplice organizzazione, e l'uomo fisico e quello spirituale hanno una relazione intima. Un corpo malato o stanco può rendere la mente opaca e offuscata. Ma queste fluttuazioni temporanee della speranza del credente non la distruggono. Dobbiamo solo osservare ancora che l'elmo della speranza è rafforzato e illuminato dall'esperienza. "Anche noi ci gloriamo della tribolazione", dice l'apostolo, "sapendo che la tribolazione produce pazienza; e pazienza; e sperimentare la speranza; e la speranza non fa vergognare". È nella natura dell'esperienza di successo infondere fiducia. (J. Leyburn, D.D.)

L'elmo della salvezza: l'elmo era necessario per completare l'immagine militare dell'apostolo; e la grazia che ne sarebbe stata simboleggiata, dovremmo supporre che fosse vitale per la prosperità dell'anima. E una tale grazia è la Speranza. Perché custodisce le parti vitali; ci permette di esibire un fronte intrepido nel giorno della battaglia; proibisce l'ingresso di qualsiasi timore indegno e vile; dicendoci nel bel mezzo dell'incontro spirituale: "Alzate il capo, perché la vostra redenzione si avvicina". E ora possiamo procedere con alcune altre vedute della speranza del cristiano. Per esempio, consideriamolo nella sua fonte, come avente Dio per suo Autore. E poi, considerate poi la forza della speranza, che ha Cristo come fondamento. Dobbiamo avere qualcosa a cui appendere una tale speranza, e questa speranza può giungere a noi solo attraverso un Mediatore. Ma prendete un altro punto di vista, le vittorie della speranza su tutte le difficoltà e gli impedimenti spirituali. Perciò è la speranza che ci rende vittoriosi nelle prove esterne. E così, allo stesso modo, la speranza ci rende vittoriosi su tutte le difficoltà e gli scoraggiamenti. "Considerate Colui che ha sopportato una tale contraddizione dei peccatori contro se stesso, affinché non vi stanchiate e non veniate meno nella vostra mente". Ancora una volta, la Scrittura nota come un attributo speciale della speranza, che dovrebbe permetterci di superare la vergogna, che dovrebbe eliminare tutti i rimpianti sciocchi, tutti i dubbi ingrati sul fatto che, nell'intraprendere la via cristiana, possiamo aver fatto una scelta giusta o no. "O Signore, fa' che io non mi vergogni della mia speranza, ", ha detto David. Non si vergogneranno quelli che sperano in me", disse il Signore per mezzo del suo profeta. "La speranza non fa vergognare, perché l'amore di Dio è sparso nel cuore per mezzo dello Spirito Santo che Egli ci ha dato". Ma considerate, infine, la beatitudine della speranza, che ha come fine la vita e l'immortalità. "Prendete l'elmo della salvezza", dice l'apostolo. Ora, la salvezza comprende l'intero cerchio della promessa divina, l'intero aggregato delle benedizioni promesse sia per la vita che è ora, sia per quella che deve venire. Include la salvezza dalla maledizione della legge, la salvezza dalla colpa del peccato, la salvezza dal potere della tomba, la salvezza dalla tirannia della morte spirituale ed eterna. (D. Moore, M.A.) La spada dello Spirito, che è la Parola di Dio.-

La spada dello Spirito:

(I.) Perché la Parola è chiamata spada, ecc.

(1.) Lo Spirito di Dio è l'Autore della Parola

(2.) È l'agente dello Spirito che rende efficace la Parola

(II.) Questa spada deve essere usata

(1.) Per respingere le tentazioni di Satana

(2.) Per aver effettivamente distrutto le opere di Satana.

(1) Dobbiamo mirare, in primo luogo, alla distruzione di queste opere in noi stessi.

(2) Le opere del diavolo, ovunque appaiano, devono essere oggetto della nostra opposizione e inimicizia

(3.) Nell'errore opposto

(4.) Nel cercare la conversione dei peccatori. (W. R. Taylor, M.A.)

L'arma dell'offesa del cristiano:

(I.) L'attitudine della similitudine che paragona la Bibbia a una spada

(1.) La spada è inutile finché è confinata nel fodero; e la Bibbia è inutile se rimane oziosa nell'intelletto

(2.) Questa spada è quella con cui il cristiano si difende e quella con cui abbatte tutti i suoi nemici

(II.) La correttezza della descrizione che designa la Bibbia come la spada dello Spirito

(1.) Lo Spirito ne ha dettato la composizione

(2.) Solo lo Spirito può dispiegare il suo significato. (H. Melvill, B.D.)

La spada:

(I.) La spada raccomandata. Osservare

1.) La spada stessa. È "la Parola di Dio". 2. La descrizione data di questa spada: "Spada dello Spirito".

(1) È la produzione dello Spirito: "Tutta la Scrittura è ispirata da Dio" (2; Timoteo 3:16. Vedere anche 2Pietro 1:19-21.

(2) È lo strumento di cui lo Spirito Santo si serve per realizzare i Suoi propositi.

(3) È per l'influenza dello Spirito che i credenti possono usare proficuamente la Parola di Dio

(II.) Quando la spada dello Spirito può essere impiegata

(1.) Gli assalti di Satana devono essere contrastati da esso

(2.) Gli attacchi del mondo devono essere vinti da esso

(3.) Quando i nostri cuori ci ingannerebbero.

(1) Con la sfiducia e lo sconforto.

(2) Quando si è in pericolo di autocompiacimento.

(3) Quando si è inclini all'indolenza

(III.) Alcune indicazioni per maneggiarlo efficacemente

(1.) Coltiva una conoscenza intima con esso

(2.) Mantieni questa spada lucida e luminosa. Questo deve essere fatto solo con un esercizio costante

(3) Cercate, con la preghiera costante, un rinnovamento della forza spirituale. Applicazione:1. Impara da questo a non fare la guerra con armi profane; come la ragione umana, come la passione umana

(2.) L'arma fornita è sufficiente

(3.) Usalo per tutti gli scopi spirituali. (J. Burns, D.D.)

La Parola di Dio:

(I.) La parola di Dio. Questo denota

1.) L'importanza dei suoi contenuti Salmi 119:18; Matteo 13:11

(2.) L'attenzione e la riverenza ad essa dovute ( Isaia 1:2)

(3.) Il pieno credito che richiede Giovanni 20:31

(II.) La spada dello Spirito

(1.) Poiché Egli ne è l'Autore 2Pietro 1:21

(2.) Poiché è il Suo strumento per salvare i peccatori

(3.) Poiché non ha potere senza il Suo intervento

(III.) Prendi questo. Impara ad usarlo sempre di più. Mostra come la Parola di Dio vince su tutti i nemici

(1.) Penetra la coscienza più segnata Atti 2:37

(2.) Mette a nudo i mali e i nemici nascosti dentro di sé Ebrei 4:12

(3.) Abbatte i muri dell'incredulità 2Corinzi 10:4

(4.) Taglia i tendini dell'errore

(5.) Respinge le tentazioni di Satana Matteo 4:1, ecc.)

(6.) Penetra le tempeste dell'afflizione Salmi 119:92

(7.) Disarma la morte. Questa spada ha quattro peculiarità

1.) Non decade con l'uso

(2.) Non può essere rotto

(3.) È adatto alla forza e alle capacità di tutti. "Poiché, quando per il tempo dovreste essere maestri, avete bisogno che qualcuno vi insegni di nuovo", ecc. Ebrei 5:12, 13

(4.) Migliaia di persone possono usarlo contemporaneamente. Un soldato cristiano è un terrore per le potenze delle tenebre. La distruzione di coloro che trascurano o rifiutano questa spada è inevitabile. (H. J. Foster.)

La spada dello Spirito:

(I.) La Scrittura è qui rappresentata come la Parola di Dio. E non è forse così nel senso più stretto? Non reca dappertutto segni evidenti che Dio ne è l'Autore? Sono apparsi, infatti, nel mondo uomini che hanno negato questo e si sono sforzati di dimostrarlo falso. Ma la Bibbia è sopravvissuta a tutti i loro assalti. E fino ad oggi continua ad essere ricevuto come la fonte incontaminata della verità divina. Infatti, le sue stesse prove interne, indipendentemente da ogni altra considerazione, devono sempre convincere ogni mente candida e senza pregiudizi che le sue pretese di essere la Parola di Dio sono giuste e ampiamente fondate. Tra queste evidenze, possiamo notare

1.) La grande antichità della sua storia

(2.) Le profezie dell'Antico Testamento, e il loro esatto compimento nel Nuovo, quale forte argomento abbiamo che la Bibbia è la Parola di Dio! Chi infatti può predire le cose future se non Dio stesso? 3. Troviamo molte dottrine rivelate nella Bibbia, alla cui conoscenza non avremmo mai potuto giungere con la sola luce della natura o della ragione

(4.) La stessa verità ci è confermata da una considerazione delle leggi che sono pubblicate nella Bibbia. Mai era stato in potere degli uomini formulare e promulgare leggi che potessero vincolare l'intera famiglia dell'uomo, o essere ugualmente adatte a tutte. Ma nelle Scritture troviamo leggi date a tutti gli uomini, ugualmente adatte a tutti, ovunque vivano e in qualunque circostanza possano essere. E non solo sono adatti a loro, ma anche vincolanti per loro

(5.) La Scrittura sembra essere la Parola di Dio dal concorso della sua testimonianza, o dalla sua unità con se stessa. Tutto ciò che è stabilito come verità in un luogo, non è né contraddetto né rovesciato in un altro

(II.) La Scrittura è rappresentata nel testo come "la spada dello Spirito". Ora, la spada, lo sappiamo, è uno strumento di guerra, con il quale il guerriero non solo difende se stesso, ma respinge e vince i suoi nemici. Quando, quindi, il cristiano è esortato a prendere in mano un tale strumento, è implicito che si trova qui in uno stato di guerra

(1.) Ma perché la Scrittura è chiamata la spada dello Spirito? Una ragione per cui è chiamata così potrebbe essere che è stata data per ispirazione dello Spirito. In effetti, è questa circostanza che lo rende così acuto e potente

(2.) Un'altra ragione per cui la Scrittura è chiamata la spada dello Spirito è che è lo strumento che lo Spirito Santo impiega per ferire la coscienza e distruggere la falsa pace di un peccatore. (D. Rees.)

La Bibbia la spada dello Spirito: - Edoardo VI aveva una grande stima per le Scritture. Quando, dunque, alla sua incoronazione, gli furono consegnate le spade, come re d'Inghilterra, di Francia e d'Irlanda, dopo averle ricevute, disse: "C'è ancora un'altra spada da consegnarmi"; al che i signori meravigliati: "Intendo", disse, "la sacra Bibbia, che è la spada dello Spirito e senza la quale non siamo nulla, né possiamo fare nulla".

Il potere della Bibbia: - Questo straordinario nome della Bibbia, "spada dello Spirito", ci insegna molto della via e della saggezza di Dio nei Suoi rapporti con i figlioli degli uomini. Che cosa diede agli ebrei 49 loro valore, la loro unità compatta, la loro meravigliosa tenacia e fortezza come testimoni di Dio sia nella grazia che nell'apostasia? La spada dello Spirito da sola. Che cosa c'era nelle mani della Chiesa apostolica che ha rovesciato i templi del paganesimo, ridotto in polvere i meravigliosi sistemi di superstizione, consacrati dal tempo e cementati dalla ricchezza, dall'interesse e dalla vittoria; e infine piantò la croce sul palazzo dei Cesari? Nient'altro che la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio. Guardate questi uomini! Sembrano poveri, disprezzati e abbandonati, ma sono gli eroi della fede e gli strumenti eletti di Dio! (W. Graham, D.D.)

La Parola di Dio paragonata a una spada:

(I.) Ha molte delle proprietà di una spada

(1.) Ha lo splendore della spada. È come il falcione fiammeggiante alla porta dell'Eden, che si voltò in ogni direzione per preservare il giardino dall'intrusione profana dell'uomo caduto. Così pure la Bibbia risplende davanti alle porte eterne del paradiso celeste, così che "non vi entrerà in alcun modo alcuno che contamini, né alcuno che produca abominio o faccia menzogne". 2. Ha anche l'acutezza di una spada. "Poiché la Parola di Dio è viva e potente, e più tagliente di qualsiasi spada a doppio taglio, penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito". Quando Giovanni vide il Figlio dell'uomo in visione, ci dice che "dalla sua bocca uscì una spada affilata a doppio taglio". Questo è un simbolo del potere penetrante dei taglienti rimproveri e delle denunce che uscivano dalle Sue labbra

(3.) La Parola di Dio è come una spada perché è appuntita. Le armi comuni possono colpire solo il corpo, ma questa dello Spirito penetra molto più in profondità, fino all'anima più intima

(4.) Si può aggiungere che una buona spada non si romperà facilmente. È così, e anche di più, con la buona spada del Signore. Spesso è stato colpito bruscamente da coloro che avrebbero parato il suo affondo o respinto il suo colpo. Spesso è caduto con una forza fendente sui cuori più dura della selce. Ma non è mai stato distrutto, né può esserlo. Assomiglia quindi a una spada nelle qualità di luminosità della lama, affilatura del filo, acutezza della punta e potenza di resistenza

(II.) Assomiglia anche a una spada in molti dei suoi usi

(1.) È un terrore per i malfattori. Quanti sono stati dissuasi dal peccato, vedendolo spazzare in cerchi minacciosi sul sentiero della trasgressione. Con quanta prontezza avrebbero corso nelle vie dell'iniquità se non fosse stato per le salutari restrizioni del Libro di Dio. Ha fatto balenare la convinzione come un fulmine e ha colpito l'anima fino alla sottomissione come un fulmine dal cielo

(2.) La Parola di Dio è anche come una spada nella sua energia di fendimento. "Divide l'anima e lo spirito". È "un discernitore dei pensieri e degli intenti del cuore". Taglia a destra e a sinistra, con doppio taglio, tra tutte le false speranze degli autoingannati, e le getta nella polvere

(3.) La spada dello Spirito demolisce le difese sotto le quali il peccatore si protegge. Le armi spirituali della nostra guerra sono "potenti, per mezzo di Dio, per abbattere le fortezze". 4. Inoltre, la spada dello Spirito sconfigge i nemici di Dio. Ogni volta che lo Spirito colpisce con esso, l'impero di Satana vacilla e le coste oscure dell'inferno tremano al colpo. Ovunque questa lama brunita sia guidata dalla mano dell'Onnipotenza, diffonde la luce sui luoghi oscuri della terra

(5.) La Parola di Dio è usata come una spada per difendere il Suo regno sulla terra. Riflessioni conclusive:1. Impariamo come i ministri del Vangelo dovrebbero armarsi

(2.) Impariamo che i cristiani devono sempre agire in base all'aggressivo

(3.) Impariamo che la Parola di Dio non è un'arma mortale, ma la spada dello Spirito

(4.) Impariamo dal nostro soggetto che Dio ha dei nemici nel mondo. Sapreste voi, miei ascoltatori, dove si trova quell'inimicizia verso Dio, contro la quale Egli combatterà con la spada della Sua bocca? Ahimé! Lo troverete fortificarsi fortemente in quel vostro cuore rivoltato e disobbediente. La tua anima si oppone a Dio. La tua unica sicurezza è nell'invio istantaneo

(5.) L'impenitente deve affrontare di nuovo la spada dello Spirito nel giorno del giudizio. Sarà la spada della giustizia al giudizio del gran giorno. Allora i suoi minimi avvertimenti sorgeranno in ricordo contro di te. La sua testimonianza ti convincerà di aver disprezzato i suoi rimproveri, e la tua terribile condanna è già pronunciata nelle sue minacce. Ah! Non c'è uno scudo? Sì, uno; e solo uno. Guardatelo sul braccio del Salvatore! Lascia che lo tenga sopra la tua testa. Allora la spada alzata perderà i suoi terrori. Puoi gridare ad alta voce con fiducia: "Ecco, o Dio, il nostro scudo; e guarda il volto del Tuo Unto!" (A. W. McClure.)

Uno dei cavalieri di Cromwell, un uomo zelantemente attaccato al suo partito, fu citato in giudizio dal ministro della parrocchia per le sue decime. Mentre la disputa era in corso, sir Giovanni immaginò che il parroco gli facesse la predica, come diceva lui, ogni domenica; al che si lamentò con il Protettore, che convocò il ministro a comparire davanti a lui. Il pover'uomo negò l'accusa, dicendo che non aveva fatto altro che il suo dovere, e aveva solo predicato in termini generali contro il vizio e l'immoralità, contro gli ubriaconi, i bugiardi, i ladri e i briganti, e aveva sfidato Sir Giovanni a fare qualche particolare allusione a se stesso. Dopo che Cromwell ebbe ascoltato attentamente entrambe le parti, congedò il cavaliere, con questo memorabile rimprovero: "Sir Giovanni vada a casa, e d'ora in poi viva in amicizia con il suo ministro; la parola del Signore è una parola che scruta, e temo che ora ti abbia trovato". (Paxton Hood.)

Potenza della Parola di Dio: "Qual è il significato di questo?" disse un ministro, entrando in una casa e prendendo una copia sbrindellata di una parte delle Scritture. "Non mi piace vedere la Parola di Dio usata così", perché, in effetti, il libro era stato strappato in due. «Oh, signore», disse il proprietario della mezza Bibbia, «non sgridate finché non sentite come è andata così. Questa era la Bibbia di mia madre; e quando è morta non ho potuto separarmene; e mio fratello non poteva separarsene; e l'abbiamo semplicemente tagliato in due; e la sua metà è stata la potenza di Dio per la salvezza della sua anima; e la mia metà della potenza di Dio per la salvezza alla mia". Quale cambiamento avvenne sul volto del brav'uomo dopo questa spiegazione più che soddisfacente! E se ne andò più che mai convinto che c'è un potente potere trasformante nella Parola di Dio

La spada dello Spirito: - Si deve supporre che tutti i veri cristiani ammettano la verità di quella massima militare - la migliore difesa è un attacco rapido. Quando il nostro Signore fu tentato nel deserto, non fece altro che citare semplicemente le Scritture. Fece pressione su Satana così vigorosamente che cominciò a citare anche lui le Scritture. Tre testi del Deuteronomio - un libro di cui gli scettici stanno facendo del loro meglio per sbarazzarsi oggi - hanno finalmente sconfitto l'avversario. Gesù avrebbe potuto usare qualsiasi altra forma di liberazione, ma scelse quella in modo che noi che dovevamo venire dopo potessimo sapere che il diavolo poteva essere certamente sconfitto con quello. Apollo era uno spadaccino esperto e abile; era "potente nelle Scritture". Avere in mano un'arma che è certa di perforare le scaglie di Apollyon ad ogni colpo, è di per sé sufficiente a rendere ognuno valoroso. Alla maggior parte di noi è stata raccontata la storia del bambino su una spada misteriosa che aveva nella sua costruzione una sorta di vita propria. È stato messo nelle mani di un codardo per operare la sua cura. Quando ha cercato di scappare, questo lo ha tenuto in prima linea nella battaglia. Ogni volta che tentava di lanciargliela via, si aggrappava alla sua presa. Ogni volta che cercava di sgattaiolare fuori dalla vista e nascondere la lama luminosa tra le pieghe della sua uniforme, di per sé saltava fuori dal fodero e iniziava a colpire il primo nemico che riusciva a toccare. A poco a poco, imparò a riporre fiducia in esso; perché si rendeva conto che non avrebbe mai potuto essere battuto finché quell'elsa invincibile fosse stata nella sua mano. Tale arma è questa "spada dello Spirito, che è la Parola di Dio". Combatterà da sé, vincerà da sé, e alla fine difenderà e libererà ogni uomo coraggioso che si fida di lui. «Ti combatterò», disse una volta un uomo dal pugno duro al santo Hewitson. «Benissimo», rispose tranquillamente, prendendo di tasca il Testamento; "aspetta solo che tiri fuori la mia spada." Mi sembra che questo sia ciò che ci interessa tanto nelle Bibbie private di veterani della Croce esperti e anziani. Segnati e consumati, recanti segni d'uso, cadono nelle nostre mani; Con quanta riverenza li guardiamo! Chiunque avrebbe toccato delicatamente la Bibbia di Whitefield e ne avrebbe sfogliato le pagine con tenerezza. Poi c'è la vecchia Bibbia di famiglia e la Bibbia di nostra madre. Tutto questo ci fa pensare a quei giorni in cui gli eroi scandinavi appendevano le loro spade storiche come simboli di prodezza tra le statue dei semidei nelle sale del Walhalla. (C. S. Robinson, D.D.)

La spada dello Spirito: E se fosse possibile raccogliere le spade di tutti i grandi e famosi principi e generali che siano mai vissuti; e se avessimo trovato la spada di Giulio Cesare, o di Alessandro, o dei grandi e potenti eroi dei tempi antichi e moderni? E se, prendendoli in mano, potessimo raccontare le potenti battaglie che sono state combattute, e pensare alle pianure di Maratona, e ad altri luoghi famosi dove illustri eroi hanno combattuto, e dove i soldati hanno sanguinato? Eppure ecco una spada per voi, popolo cristiano, che farebbe sembrare piccole tutte le altre spade: è "la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio". Voi chiedete: Che cosa ha fatto? Chiedi tra i nemici; e vi diranno cosa ha fatto. Vai dal nemico principale, il diavolo; Se potesse essere abbastanza onesto da rispondere alla domanda e dirvi ciò che ha fatto nei suoi domini nel mettere in rotta le sue forze, dovrebbe raccontare di potenti battaglie, e di atti di valore e di sangue, e di successi indescrivibili. Quali sono le tre caratteristiche principali del carattere di Satana? Io rispondo: superbia, malignità e inganno: il suo regno e la sua causa nel mondo sono stati mantenuti dall'orgoglio, dalla malignità e dall'inganno. Ma la spada dello Spirito è stata sguainata per opporsi a loro. Quanti peccatori orgogliosi e coraggiosi sono diventati umiliati e umiliati: come le passioni maligne dell'uomo sono state messe in rotta e fuggite da essa. Perché ha dato una chiara evidenza, che "il frutto dello Spirito era amore, gioia e pace"; Tutto ciò che era giusto, tutto ciò che era pacifico, tutto ciò che era vero, tutto ciò che era sacro, celeste e benedetto. Chiedete di nuovo a quei nemici del cristiano, del mondo e della carne. Bene è stato detto che "il mondo, la carne e il diavolo sono il triumvirato del diavolo"; e così sono; ma non possono resistere alla "spada dello Spirito, che è la Parola di Dio". (T. Mortimer, B.D.)

La Bibbia è una spada: - Ci sono molte cose in cui la Bibbia è come una spada

(1.) La Bibbia non è stata fatta da un solo uomo, e un solo uomo non può fare una spada. Mosè, possiamo dire, fece il manico; Giosuè, Samuele, Davide, i profeti, ecc., fecero la lama; e gli evangelisti e gli apostoli fecero il bordo e la punta taglienti, senza i quali, il resto non sarebbe di grande utilità

(2.) La Bibbia è come una spada perché ci è voluto molto tempo per renderla completa e adatta all'uso. Era destinato a durare

(3.) Come una spada è usata da un soldato in battaglia per uccidere i suoi nemici, così la Bibbia è in grado di uccidere il peccato, che è il più grande nemico di tutti. In che modo la Bibbia uccide il peccato? Raccontandoci l'amore di Dio

(4.) Perché San Paolo qui chiama la Bibbia la spada dello Spirito?

(1) Perché lo Spirito Santo ha insegnato agli uomini a scriverlo. Se tu fossi un mercante di spade e sapessi come preparare il ferro e trasformarlo in acciaio adatto a una spada, non faresti le spade con le tue mani, ma diresti agli operai cosa fare, e loro farebbero le spade. Ma quando le spade venivano fatte, venivano chiamate con il tuo nome.

(2) Perché lo Spirito Santo deve insegnarci come usarlo correttamente. Lezioni conclusive:1. Ricordate che Dio vi ha dato questa spada da usare. La Bibbia è una spada da combattimento. Ti è stato dato affinché tu possa uccidere il peccato con esso. Altrimenti il peccato ti ucciderà

(2.) Se questa spada dello Spirito fosse usata da tutti, non ci sarebbe bisogno di avere altre spade. Più la Bibbia viene usata per uccidere il peccato, meno lotte ci saranno. (W. Harris.)

La spada del guerriero cristiano: - La Bibbia è la spada del guerriero cristiano. Il fatto stesso che oggi abbiate la Bibbia è un argomento inconfutabile della sua divinità. Disprezzata e criticata, assalita da più di una legione di potenti nemici di ogni generazione, è ancora sopravvissuta agli attacchi della malignità, al naufragio degli imperi successivi e alla rovina di ogni altra produzione contemporanea a se stessa. Nella Parola di Dio, come spada della vostra guerra, vi viene fornito uno strumento di fattura celeste. Quest'arma, come potete anche percepire, è chiamata "la spada dello Spirito". Nel grande piano per conquistare i poteri delle tenebre, tutte le persone della Divinità sono unite. Cristo, il Capitano della Salvezza, acquistò l'efficace cooperazione dello Spirito Santo, il cui libero arbitrio è indispensabile per i trionfi della Croce. La comunicazione della volontà di Dio all'uomo è stata un'opera molto importante di questa Persona della Trinità. Lo Spirito prende "le cose che sono di Dio e ce le mostra". "La profezia non venne nei tempi antichi per volontà dell'uomo; ma i santi uomini di Dio parlarono sospinti dallo Spirito Santo". La Parola di Dio è stata indicata dallo Spirito. Questo appellativo appare ancora più appropriato, inoltre, se si ricorda che solo l'azione dello Spirito può dare alla Parola una tale efficacia da renderla un'arma disponibile. Di per sé, la Parola di Dio rimarrebbe lettera morta. A meno che non sia mosso dallo Spirito Santo, nessuno sarebbe disposto ad usarlo; e se così disposto, non sarebbe efficace nel mettere in fuga gli eserciti dell'avversario. "La mente naturale non discerne le cose dello Spirito, perché esse si discernono spiritualmente". Quanti sono quelli che hanno posseduto la Bibbia per tutta la vita, l'hanno avuta nelle loro case e l'hanno insegnata fin dall'infanzia, nei cui cuori il nemico non è ancora domato e che sono ancora condotti prigionieri dal diavolo secondo la sua volontà! Per costoro questa spada è sempre stata un'arma nel fodero. Perciò lo Spirito Santo deve accompagnare la verità, per darle potere ed energia. Deve aprire gli occhi dei ciechi spirituali per vedere l'eccellenza e l'utilità di quest'arma, e inclinare gli affetti a provare piacere nell'usarla per sconfiggere i poteri delle tenebre nell'anima e nel mondo esterno; Deve piegare la volontà alla determinazione e alla perseveranza nell'usarla per spingere avanti le aggressioni degli eserciti della luce. Senza questa agenzia, nessuno sarebbe mai disposto ad arruolarsi come soldato della Croce, e una volta arruolato, i loro miseri sforzi sarebbero infruttuosi. Un'arma molto importante è la spada del soldato cristiano, per promuovere i grandi fini della sua guerra. È lo strumento principale con cui si compie l'opera di estensione del regno. Alcuni dei suoi uffici a questo riguardo, possiamo esaminarli nel presente capitolo. La Parola di Dio è lo strumento primario, come abbiamo appena visto, con cui si conquistano reclute per gli eserciti della salvezza. Il Maestro usa effettivamente altri strumenti per fare conquiste alla Sua causa dalle file del nemico, ma questi sono tutti subordinati a quella della Parola. Il Capitano della Salvezza manda la Parola, tuonando le maledizioni del Sinai, sostenendo l'ira di un Dio adirato e scoprendo il male e la ripugnanza del peccato, mostrando il vessillo della Croce che parla di pace e macchiato di sangue, fino a quando, sotto la potenza dello Spirito, l'ostilità di coloro che sono stati Suoi nemici è domata, ed essi sono portati ai Suoi piedi come trofei volontari della Sua grazia. Così, mediante la verità le reclute sono guadagnate dal regno delle tenebre a quello del caro Figlio di Dio; e così anche la Parola di Dio mostra d'essere "la spada dello Spirito". La Parola di Dio è anche il grande agente nella santificazione del soldato cristiano. "Santificali mediante la Tua verità, la Tua parola è verità", era la preghiera del Salvatore per coloro che avevano creduto nel Suo nome e che Egli stava per lasciare in questo mondo; e la preghiera anche per tutti coloro che in seguito avrebbero creduto nel Suo nome. (J. Leyburn, D.D.)

Il braccio che brandisce la spada: - Si narra di una grande persona, che desiderando vedere la spada con la quale Scanderbeg aveva fatto imprese così grandi, quando la vide, rispose, non vedeva in quella spada una cosa così grande più di qualsiasi altra spada. "È la verità", disse uno, stando lì vicino; "Tu vedi la spada, ma non il braccio che la brandiva." Così, quando guardiamo le Scritture, la nuda Parola, sia stampata nelle nostre Bibbie che udibile dal pulpito, non troveremo nulla di simile in essa più che in altri scritti; ma quando consideriamo il braccio della potenza di Dio che si unisce ad esso, quando guardiamo l'operazione del Suo Spirito Santo che opera in esso, allora cambieremo i nostri pensieri e diremo: "Nec vox hominem sonat, O Deus certe!" o come fece Giacobbe di Betel, "Certamente, di un certo Dio, è in questa Parola!" (Spencer.)

La spada sguainata dallo Spirito: - La Parola di Dio è chiamata la spada dello Spirito. È lo strumento mediante il quale lo Spirito opera. Egli non ci dice nulla che sia fuori dagli atti; ma tutto ciò che è in esso lo manda a casa con chiarezza ed effetto sulla mente. Egli non ci rende saggi al di sopra di ciò che è scritto, ma ci rende saggi fino a ciò che è scritto. Quando un telescopio è diretto verso un paesaggio lontano, ci permette di vedere ciò che altrimenti non avremmo potuto vedere; ma non ci permette di vedere nulla che non abbia un'esistenza reale nella prospettiva che abbiamo davanti. Non presenta all'occhio alcuna immagine illusoria, né è una scena fantasiosa e fittizia che apre alla nostra contemplazione. L'occhio naturale non vedeva altro che terra blu che si estendeva lungo l'orizzonte lontano. Con l'aiuto del vetro irrompe su di esso un'incantevole varietà di campi, boschi, guglie e villaggi. Ma chi direbbe che il vetro ha aggiunto una caratteristica a questo assemblaggio? Non ci scopre nulla che non ci sia; Né da quella parte del libro della natura, che siamo impiegati a coltivare, mette in vista un singolo carattere che non sia realmente e precedentemente iscritto su di esso. E così dello Spirito. Egli non aggiunge una sola verità o un solo personaggio al libro dell'Apocalisse. Egli permette all'uomo spirituale di vedere ciò che l'uomo naturale non può vedere; ma lo spettacolo che Egli apre è uniforme e immutabile. È la Parola di Dio che è sempre la stessa; e colui al quale lo Spirito di Dio ha permesso di guardare la Bibbia con un discernimento chiaro e commovente non vede alcun fantasma passare davanti a lui; ma, in mezzo a tutte le stravaganze visionarie di cui è accusato, può, per ogni singolo articolo della sua fede e per ogni dovere della sua pratica, fare il suo trionfale appello alla legge e alla testimonianza. (T. Chalmers, D.D.)

La spada è sempre stata considerata una parte molto necessaria dell'arredamento del soldato, e quindi ha ottenuto un uso più generale in tutte le epoche e tra tutte le nazioni di qualsiasi altra arma. La maggior parte delle nazioni ha alcune armi particolari che le sono proprie; ma pochi o nessuno scende in campo senza una spada. Un pilota senza la sua carta, uno studioso senza il suo libro e un soldato senza la sua spada, sono ugualmente ridicoli. Ma al di sopra di tutto questo, è assurdo che uno pensi di essere cristiano, senza conoscenza della Parola di Dio, e senza una certa abilità nell'uso di quest'arma. Il nome usuale nella Scrittura per la guerra, è la spada: "Chiamerò la spada su tutti gli abitanti della terra", cioè, manderò la guerra. E questo perché la spada è l'arma di uso più universale in guerra, e anche quella con cui si fa la massima esecuzione in battaglia. Ora, un'arma del genere è la Parola di Dio nelle mani del cristiano. Sull'orlo di ciò i suoi nemici cadono, e le sue grandi imprese sono compiute: "Lo hanno vinto mediante il sangue dell'Agnello e la parola della loro testimonianza". (W. Gurnall, M.A.)

La spada dello Spirito: - Veniamo ora all'ultima parte dell'armatura del cristiano, o "la spada dello Spirito". Osserviamo, in primo luogo, l'adeguatezza della metafora qui impiegata dall'apostolo. Pertanto, la spada è un'arma comune a tutti i soldati, di qualsiasi grado o comunque impiegati. In una battaglia, ci possono essere alcuni senza l'elmo e altri senza gli schinieri; ma non ce ne sarà nessuno senza la spada. Così, allo stesso modo, la Parola di Dio deve essere messa nelle mani di ogni soldato cristiano. Il Capitano della nostra salvezza lo ha brandito per primo, e lo ha fatto usare dal subalterno più meschino che combatte sotto la Sua bandiera. In nessuna posizione, e in nessuna circostanza, il cristiano può essere salvato senza la sua spada. Ancora una volta, la spada è un'arma affilata e penetrante: con un solo colpo può entrare nella sede della vita. Così anche "la Parola di Dio è rapida e potente, e più tagliente di qualsiasi spada a doppio taglio, penetrando fino alla divisione delle giunture e del midollo, dell'anima e dello spirito, ed è discernente dei pensieri e delle intenzioni del cuore". Guardate quale effetto produsse questa spada il giorno di Pentecoste, quando Pietro si rivolgeva ai crocifissori del Signore della gloria: "Udito ciò, furono compunti nel loro cuore". Ed ora, per illustrare ulteriormente il significato dell'apostolo, rivolgiamo la nostra attenzione a due punti: primo, la nostra esperienza del potere della spada; e, in secondo luogo, i nemici che dobbiamo uccidere con la spada

(I.) In primo luogo, per quanto riguarda la nostra esperienza del potere di questa spada. Pongo questo come un prerequisito indispensabile per l'osservanza dell'ingiunzione apostolica. Perché l'apostolo non si rivolge a una schiera di reclute indisciplinate. Sta parlando ai soldati, ai credenti, ai veterani, che hanno avuto una certa esperienza dell'uso e della potenza delle armi che devono impiegare. Non riesco a vedere come un uomo possa usare la spada dello Spirito per resistere agli assalti del peccato, se non ha sentito il potere di quella spada di risvegliare in sé il senso del peccato

(II.) Ma vengo al nostro secondo punto, ovvero, i nemici che devono essere uccisi con la spada. Naturalmente, il grande nemico è Satana stesso, il padre della menzogna, al quale quindi deve essere contrastata la Parola di Verità. Ma, dunque, Satana ha sotto di sé un grande esercito di ingannatori e impostori, che sono sempre all'erta per sedurre le anime instabili; ed è solo con la potenza della Verità di Dio che saremo in grado di dissipare le illusioni che queste si accumulano intorno a noi. Ancora una volta, a fil di spada dobbiamo uccidere le false paure. Ogni cristiano sa, entrando al servizio del suo Maestro, che grandi prove sono fissate per lui; che l'ingresso legittimo e unico nel Regno dei Cieli avviene attraverso la porta della tribolazione; e che, sebbene il suo Maestro gli abbia dato un'armatura sufficiente a proteggerlo dal peccato, non gli ha dato alcuna armatura per assicurarlo contro la sofferenza. Ancora una volta, è alla spada dello Spirito che dobbiamo guardare per preservarci da tutte le false guide, dalla falsa influenza, dalla falsa dipendenza, sia che si tratti dell'esempio del mondo, della persuasione degli amici, della paura degli uomini o delle tendenze e dei desideri dominanti del nostro cuore. (D. Moore, M.A.)

18 CAPITOLO 6

Efesini 6:18-20

Pregando sempre con ogni preghiera e supplica nello Spirito

Preghiera e panoplia: i cristiani hanno una battaglia da combattere, un nemico da sconfiggere. Il nemico è così forte e astuto che nessuna forza umana può resistergli. Il cristiano deve essere rivestito con l'armatura di Dio. Inoltre, deve essere armato in ogni punto. Niente di meno che l'intera armatura di Dio gioverà. Non solo: l'armatura stessa ha valore solo in quanto è intera. Poco importa quando il soldato viene colpito, se solo cade. Inoltre, le qualità cristiane figurate in questo quadro di armatura completa possono esistere e prosperare solo in compagnia. La speranza non è nulla senza la fede; la prontezza non è nulla senza speranza; la giustizia viene solo dalla fede e non è nulla senza la verità; mentre la verità trova la sua massima espressione nella rettitudine. Poi, come il soldato, per quanto ben protetto, è inutile senza la sua spada; così la speranza cristiana, la verità, la fede e la giustizia ottengono la loro più alta sanzione, e vengono insegnati i loro usi appropriati, dalla sola Parola di Dio, la spada dello Spirito. La Parola di Dio e l'armatura di Dio sono necessarie l'una all'altra come gli ordini del capitano lo sono al soldato armato; in breve, questo passo della Sacra Scrittura ci sarà di scarsa utilità se non lo studiamo interamente, e non ci impadroniamo dell'unità di tutte le sue parti. Di conseguenza, non possiamo comprendere queste parole nel testo sulla preghiera se non vediamo come sono collegate a ciò che precede. La preghiera è il mezzo divinamente ordinato per il rapporto con Dio. In tutto ciò che precede non abbiamo alcun accenno al contatto personale del guerriero cristiano con il suo Divino Leader. Questo ci viene dato nella preghiera. Abbiamo la Parola di Dio per il soldato; ma nella preghiera abbiamo la parola del soldato con Dio, il contatto e la comunione tra soldato e generale; e non è senza scopo che la Parola di Dio e la preghiera sono qui riunite. La Parola di Dio raccoglie in sé, espone e interpreta la verità cristiana, la speranza, la fede, la giustizia, la prontezza; ma la Parola di Dio diventa una forza vivente, qualcosa con cui colpire e uccidere, solo attraverso il contatto vivente del cristiano con Cristo, e questo contatto è offerto solo dalla preghiera. Ora, nel nostro testo, l'apostolo descrive alcune delle leggi e delle caratteristiche della preghiera; e di questi parleremo nell'ordine in cui li collocherà

(I.) La varietà della preghiera. Tutte le preghiere sono essenzialmente le stesse, ma assumono modalità diverse, proprio come il tuo rapporto con un amico. Non si tratta solo di chiedere. A volte si tratta solo di uno scambio, senza alcuna supplica: parlare con Dio per il piacere della comunione; a volte un grido di aiuto acuto e breve, come il "Signore, salvami!" di Pietro quando si sentì affondare; a volte solo l'aspirazione del cuore a Dio senza una parola; a volte una simpatia di pensiero semicosciente con Dio; a volte una petizione formale e pubblica; a volte una lotta per salire su se stessi fino a Dio. Dobbiamo pregare con ogni preghiera, con ogni tipo di preghiera. Non è sempre l'uomo più devoto che prega più regolarmente o più formalmente, o più pubblicamente. A volte in una frase si condensa più preghiera di quanta se ne possa trovare in tutta una serie di incontri di preghiera. Non riesco mai a leggere senza emozione la storia del buon vecchio professore tedesco, che rimase seduto a studiare fino a notte inoltrata, e poi, spingendo stancamente da parte i libri, fu udito dall'occupante della stanza accanto dire, prima di sdraiarsi a riposare: "Signore Gesù, siamo agli stessi vecchi termini".

(II.) La tempestività della preghiera. "Pregare in ogni stagione"; questo include il contatto abituale della vita con Dio ovunque. La vita è piena di occasioni e di suggestioni di contatto con Dio, e il cristiano deve approfittarne. Tu vuoi Dio dappertutto; vuoi il Suo consiglio in ogni cosa; la tua gioia è incompleta, sì, vuota, senza la Sua approvazione e simpatia; il tuo dolore è insopportabile senza il Suo conforto; la tua attività manca del suo unico grande elemento di successo se Dio ne viene escluso; cadrai sicuramente sotto la tentazione come sei umano, se Dio non ti aiuta. Pregate, dunque, con ogni tipo di preghiera, in ogni stagione

(III.) L'elemento e l'atmosfera della preghiera: "Nello Spirito". Ciò che siamo, proviene in gran parte da ciò che ci circonda; Proprio come un cono ottiene gran parte del materiale per la combustione fuori dall'atmosfera. Una luce si spegne nel vuoto. Un cigno non può fare del suo meglio nell'aria, né un'aquila nell'acqua. Quindi il potere della preghiera dipende in gran parte dall'elemento in cui opera. L'unica preghiera efficace è "nello Spirito", cioè sotto l'impulso e la direzione dello Spirito di Dio Romani 8:26. Altrimenti, la preghiera è solo una prova di infermità, come la fioca combustione di una candela nell'aria viziata

(1.) Lo Spirito crea un cuore orante Romani 8:16. Non possiamo mai pregare veramente finché non possiamo pregare "Padre nostro!" 2. Lo Spirito suggerisce la sostanza della nostra preghiera

(3.) Lo Spirito rivela l'amore e la disponibilità di Dio, e così ci incoraggia a presentarGli i nostri numerosi e profondi bisogni

(4.) Lo Spirito comunica l'amore divino ai nostri cuori, e questo amore comunica calore ed entusiasmo alle preghiere

(5.) Lo Spirito si identifica così tanto con il nostro caso che intercede per noi. In altre parole, il cuore stesso di Dio intercede per noi; E la nostra supplica più potente è lì

(IV.) Vigilanza nella preghiera. "Essendo sveglio a ciò". 1. Veglia sulla preghiera. Tagliate quella grande conduttura che porta l'acqua dal bacino idrico alla città laggiù, e quanto tempo ci vorrà prima che la città sia in pericolo? La preghiera è il mezzo della comunione con Dio, e senza quella comunione non c'è vita cristiana. Non c'è vita senza Dio, e non c'è contatto con Dio senza preghiera; cosicché, se Satana può tagliare quella conduttura, la vita è in suo potere; E il pericolo è legato al tesoro, come sempre. Quindi la preghiera è una cosa da guardare, osservata come un'abitudine da incoraggiare con la pratica, come un piacere con cui il cristiano deve crescere in una dolce familiarità attraverso frequenti comunioni con Colui alla cui presenza è pienezza di gioia; come un dovere che egli trascura a rischio della sua vita spirituale

(2.) E dobbiamo vegliare dopo la preghiera, per vedere cosa ne è delle nostre preghiere. Sarebbe stato uno strano arciere che non guardava per vedere dove colpiva la sua freccia, uno strano mercante a cui non importava se la sua nave riccamente carica arrivasse o meno al suo porto

(3.) Questa osservazione deve essere persistente. Il conflitto con la tentazione dura tutta la vita; la necessità della preghiera non cessa mai; C'è sempre, quindi, bisogno di stare attenti

(V.) Gli oggetti della preghiera. La preghiera non deve essere egoistica. È la lingua del regno di Dio; e il regno di Dio è una comunità, una fratellanza. La preghiera è l'espressione della vita del regno di Dio, e questa vita è sociale. (Marvin R. Vincent, D.D.)

Pastore e popolo:

(I.) Il dovere del popolo

(1.) Preghiera costante.

(1) Privato. 2) Famiglia.

(3) Pubblico

(2.) Vigilanza abituale.

(1) Spirito.

(2) Lingua.

(3) Azioni

(3.) Perseveranza costante. Ciò si oppone a

(1) Indecisione.

(2) Tiepidezza.

(3) Sconforto

(4.) Affetto cristiano.

(1) Sincero.

(2) Ardente.

(3) Completo

(II.) L'ufficio del pastore - "Un ambasciatore": colui che ha ricevuto un incarico e ha un'autorità delegata. Come ministro, il mio dovere è

1.) Per istruirti con semplicità

(2.) Per supplicarti affettuosamente.

(1) Esibendo Cristo in tutta la bellezza del Suo carattere.

(2) Con l'esposizione della Sua opera in tutta la sua adeguatezza e sufficienza.

(3) Soffermandosi sull'opera dello Spirito Santo, l'energia per mezzo della quale l'anima è rinnovata e santificata, e resa matura per la felicità.

(4) Facendo conoscere l'amore sconfinato di Dio

(3.) Per avvertirti con fedeltà.

(1) Contro le dottrine erronee.

(2) Contro le pratiche malvagie.

(3) Di pericolo imminente

(4.) Per vegliare su di te con cura

(III.) Il testo mi offre anche l'opportunità di sollecitare le vostre preghiere

(1.) Pregate affinché io possa predicare fluentemente

(2.) Pregate affinché io possa predicare con franchezza

(3.) Pregate affinché io possa predicare correttamente

(4.) Pregate affinché io possa predicare con successo. Osservazioni conclusive: Da quanto detto non possiamo non osservare

1.) La connessione che esiste tra un ministero di successo e un popolo che prega

(2.) L'importanza di esemplificare tutte le grazie dello Spirito Santo. Qui c'è la preghiera, la vigilanza, la perseveranza, l'amore integrale; Tutti questi sono necessari e quanto sono importanti. (W. S. Palmer.)

Soggetti dell'intercessione:

(I.) Soggetti propri della preghiera

(1.) Le nostre esigenze personali

(2.) Le necessità di tutti i nostri fratelli in Cristo: "per tutti i santi". 3. I bisogni degli ambasciatori di Cristo: "per me".

(II.) Metodo corretto di preghiera

(1.) Varietà nel metodo: "tutte le preghiere", pubbliche e private, segrete e sociali, con confessione, supplica e ringraziamento

(2.) Frequenza: "in tutte le stagioni" (R.V.)

(3.) Cercare l'aiuto dello Spirito di Dio, "nello Spirito" Romani 8:15, 26

(4.) Vigilanza, affinché la stanchezza non ci sorprenda

(5.) Perseveranza Luca 18:1. (Ecclesiastico di famiglia.)

L'intercessione è la caratteristica del culto cristiano, il privilegio dell'adozione celeste, l'esercizio della mente perfetta e spirituale. Questo è l'argomento su cui ora dirigerò la vostra attenzione

(1.) In primo luogo, rivolgiamoci alle esplicite ingiunzioni della Scrittura. Per esempio, il testo stesso: "Pregando in ogni tempo con ogni preghiera e supplica nello Spirito, e astenendosi dal sonno per questo scopo, con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi". Osservate la serietà dell'intercessione qui inculcata; "in ogni tempo, con ogni supplica" e "fino alla perdita del sonno" (vedere anche Colossesi 4:2; 1Tessalonicesi 5:25; 1Timoteo 2:1, 2, 8; 2Tessalonicesi 3:1; 1Corinzi 14:3. Consideriamo poi l'esempio di San Paolo, che è del tutto in accordo con le sue esortazioni Efesini 1:16, 17; Filippesi 1:3, 4; Colossesi 1:3; 1Tessalonicesi 1:2. Gli esempi di preghiera, riportati nel libro degli Atti, sono dello stesso tipo, essendo quasi interamente di natura di intercessione, come quelli offerti in occasione di ordinazioni, cresime, guarigioni, missioni e simili Atti 13:2, 3; 9:4

(2.) Questa è la lezione che ci viene insegnata dalle parole e dalle azioni degli apostoli e dei loro fratelli. Né potrebbe essere altrimenti, se il cristianesimo fosse una religione sociale, come lo è in modo preminente. Se i cristiani devono vivere insieme, pregheranno insieme; e la preghiera unita è necessariamente di carattere di intercessione, in quanto viene offerta l'uno per l'altro e per il tutto, e per se stessi come uno del tutto

(3) Ma l'esempio di San Paolo ci apre una seconda ragione per questa distinzione. L'intercessione è l'osservanza speciale del cristiano, perché solo lui è in grado di offrirla. È la funzione dei giustificati e degli obbedienti, dei figli di Dio, "che non camminano secondo la carne, ma secondo lo Spirito"; non carnale e non rigenerato. "Dio non ascolta i peccatori"; Ce lo dice la natura; ma nessuno, tranne Dio Stesso, potrebbe dirci che Egli ascolterà e risponderà a coloro che non sono peccatori; poiché "quando abbiamo fatto tutto, siamo servi inutili e non possiamo pretendere alcuna ricompensa per i nostri servizi". Ma Egli ci ha benignamente promesso questa misericordia, nella Scrittura, come mostreranno i seguenti testi: Giacomo 5:16; 1Giovanni 3:22; Giovanni 15:7-15

(4.) La storia dei rapporti di Dio con Abramo ci offrirà un'ulteriore lezione, che deve essere sempre tenuta a mente quando si parla del privilegio dei santi sulla terra come intercessori tra Dio e l'uomo (vedere anche Esodo 20:12; Geremia 35:18, 19; Daniele 10:2, 14; Marco 9:29

(5.) Perché non dovremmo essere disposti ad ammettere ciò che è una così grande consolazione sapere? Perché dovremmo rifiutarci di dare credito al potere trasformante e all'efficacia del sacrificio del nostro Signore? Certamente non è morto per un fine comune, ma per esaltare l'uomo, che era della polvere del campo, nei "luoghi celesti". Egli è morto per conferirgli quel privilegio che implica o coinvolge tutti gli altri, e lo rende più simile a se stesso, il privilegio dell'intercessione. Questa, dico, è una prerogativa speciale del cristiano; e se non lo esercita, certamente non si è elevato alla concezione del suo vero posto tra gli esseri creati. Egli è fatto secondo il modello e nella pienezza di Cristo: egli è ciò che Cristo è. Cristo intercede in alto e intercede in basso. Perché dovrebbe indugiare sulla soglia, pregando per il perdono, chi è stato autorizzato a partecipare alla grazia della passione del Signore, a morire con Lui e a risorgere? Egli è già in grado di fare cose più elevate. La sua preghiera da allora in poi prende una portata più ampia, e non contempla solo se stesso, ma anche gli altri. Per concludere. Se qualcuno chiede: "Come posso sapere se sono abbastanza avanzato in santità per intercedere?", egli ha chiaramente frainteso la dottrina in esame. Il privilegio dell'intercessione è un incarico affidato a tutti i cristiani che hanno la coscienza pulita e sono in piena comunione con la Chiesa. Lasciamo a Dio le cose segrete: qual è il vero progresso di ogni uomo nelle cose sante e qual è il suo vero potere nel mondo invisibile. Due cose sole ci riguardano: esercitare il nostro dono e renderci sempre più degni di esso. (J. H. Newman, D.D.)

Preghiera:

1.) L'apostolo qui suppone che il nostro obbligo di preghiera sia così chiaro, che ogni mente razionale lo vedrà, e così importante, che ogni cuore pio lo sentirà. Perciò, invece di addurre argomenti per dimostrare il dovere, egli indica piuttosto il modo in cui dovrebbe essere adempiuto

(2.) La preghiera è di diversi tipi: sociale e segreta, pubblica e domestica, dichiarata e occasionale; E si compone di diverse parti: Confessione, Supplica, Intercessione, Ringraziamento

(3.) L'apostolo ci istruisce poi riguardo al modo in cui le nostre preghiere dovrebbero essere offerte.

(1) La prima cosa necessaria nella preghiera è la fede, o una visione credente del governo provvidenziale di Dio, e della saggezza e della bontà con cui è amministrato.

(2) I nostri desideri devono essere buoni e ragionevoli.

(3) L'attenzione della mente, la raccolta dei pensieri e il calore dell'affetto sono requisiti richiesti nella preghiera.

(4) Affinché le nostre preghiere siano gradite a Dio, devono essere accompagnate con giustizia agli uomini.

(5) La carità è una qualifica essenziale nella preghiera.

(6) Dobbiamo portare davanti al trono di Dio uno spirito mite e pacifico.

(7) Le nostre preghiere devono essere accompagnate dal senso del peccato e dal dolore per esso.

(8) Dobbiamo perseverare nella preghiera

(4.) L'apostolo qui ci insegna il dovere dell'intercessione per gli altri. La bontà di Dio è il fondamento della preghiera. Se Dio è buono con gli altri, così come con noi, c'è lo stesso terreno su cui offrire le nostre intercessioni sociali, come le nostre richieste personali. (J. Lathrop, D.D.)

La necessità della preghiera: - Qualunque possa essere il carattere degli altri militari, il soldato cristiano deve essere un uomo di preghiera. Questo apparirà sia dai suoi stessi bisogni, sia dal carattere del Capitano della sua salvezza. Tra i tuoi desideri possiamo indicare la tua debolezza. Hai una grande battaglia da condurre contro un grande nemico. Le schiere serrate di Maratona o di Waterloo, schierate in una lunga e splendida schiera, avrebbero potuto benissimo spaventare anche un soldato esperto il cui ufficio lo chiamava a sguainare la spada per quel disperato conflitto di battaglia; ma gli eserciti di Maratona e di Waterloo erano inezie in confronto ai principati e alle potenze con cui si deve lottare. E cosa sei contro un nemico così gigantesco? un nemico le cui legioni sono quasi innumerevoli, la cui abilità e lunga esperienza non hanno eguali tra tutte le creature di Dio, e le cui lunghe marce sono state contrassegnate da tali innumerevoli vittorie? Che cosa sei in te stesso se non polvere e cenere, se non un povero, debole, indifeso verme? nel vostro stato naturale, opportunamente descritto dall'ispirazione come "senza forza", e anche quando siete introdotti nel regno del caro Figlio di Dio, siete ancora costretti a dire: "In me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene": "quando vorrei fare il bene, il male è presente in me". Completamente imbecille per quanto riguarda la conquista delle tue passioni malvagie, come puoi con le tue forze resistere ai principati, alle potenze e alle insidie del diavolo? La necessità di pregare il soldato cristiano appare anche dalla sua ignoranza. Per quanto possa aver saputo e tristemente sentito delle astuzie del diavolo, non ha ancora appreso tutti i suoi stratagemmi. L'impero di Satana è un abisso profondo; È una scuola in cui, per quanto grande sia la tua esperienza, sarai comunque uno studente fino al giorno della tua morte. Per quanto riguarda molte delle astuzie di Satana e molti dei propositi della provvidenza e della grazia di Dio, noi siamo i bambini più veri. Queste considerazioni sono ulteriormente rafforzate dal carattere del Capitano della vostra salvezza. Lui è, prima di tutto, in grado di capire perfettamente i tuoi desideri. Come Dio, Egli è onnisciente. Considera, inoltre, che il Capitano della tua salvezza possiede un potere infinito. La forza e la capacità di portare a termine i loro scopi con tutte le creature è limitata. Alcuni possiedono questo attributo in misura maggiore di altri, ma con tutto ciò ha i suoi limiti. Ma il tuo Capo è Divino, e con Lui ogni cosa è possibile. Siamo ulteriormente incoraggiati a invocare Dio, nostro Salvatore, nel mezzo della nostra marcia spirituale, dal fatto che Egli ha un cuore della più tenera sensibilità e simpatia. Sei tentato, scoraggiato, addolorato, sofferente nella mente, nel corpo o nella proprietà? State lottando strenuamente contro i principati e le potenze di Satana, o contro le brame di carne e sangue? La battaglia sembra lunga, le probabilità molto contro di te, il risultato incerto e i tuoi aiutanti lontani? Soldato della Croce, i tuoi conflitti non sono invisibili né impietosi; il tuo Aiutante non è lontano; I tuoi dolori non saranno più grandi di quanto tu possa sopportare, né i tuoi nemici saranno troppo per te. Benché non visto dagli occhi mortali, Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla luce è molto vicino a voi; Egli ha un sentimento per le tue infermità e dichiara che non ti lascerà né ti abbandonerà mai. (J. Leyburn, D.D.)

Preghiamo sempre: - Riteniamo che la parola "sempre" nel testo non sia soddisfatta dal fatto che un uomo abbia stabilito orari per la preghiera - dal fatto che offra la preghiera ogni mattina e sera, ma che richieda una mente orante - una mente sempre adatta alla preghiera. Prega "sempre" chi sente il dovere e il privilegio di entrare in comunione con Dio in ogni momento e in ogni circostanza; non solo quando Dio lo castiga, ma quando lo incorona di amorevolezza; non solo nelle avversità, ma nella prosperità; chi ha voglia di esprimere quando agli occhi del mondo ogni desiderio sembra soddisfatto; che ha il desiderio di respirare tanto quando la sua "coppa trabocca" quanto quando, "affamato e assetato, la sua anima viene meno in lui". Egli prega "sempre", non, in verità, chi è sempre in ginocchio, o sempre impegnato in specifici atti di devozione, perché ciò sarebbe impossibile e, se possibile, incompatibile con i doveri stabiliti dalla vita; ma colui che porta uno spirito di preghiera in ogni occupazione e in ogni condizione; che non ha mai la sensazione che si tratti di un passaggio violento, in qualsiasi compagnia o in nessuna circostanza, rivolgersi a Dio, tanto veramente ha "Dio in tutti i suoi pensieri", tanto è pervaso tutto il treno e la corrente del suo essere con la coscienza che "da Lui, e per Lui, e per Lui, sono tutte le cose". Ma ci deve essere la vera religione, la religione del cuore, prima che ci possa essere questo "pregare sempre". Si osservi che ogni preghiera suppone un senso di bisogno da soddisfare, e la consapevolezza che il provvedimento può venire solo da Dio. In questo modo potete facilmente vedere come nella religione sia una prova di profondità e sincerità, che ci sia perseveranza nella preghiera. Giudicate voi stessi, la vostra religione, in base a una prova come questa. Un uomo veramente pio porta con sé una mente devota in ogni scena e in ogni occupazione. Non accontentarti finché non avrai - ciò che dovresti avere come creature cadute e rovinate in uno stato di pericolo - un costante senso di costante bisogno; così che in nessun momento non sai cosa chiedere, e nessuno è in perdita a chi chiederlo. Fino a quando non avrete questo, questo che vi condurrà a pregare in mezzo alla folla come in solitudine, questo che manterrà il cuore sempre seduto alla porta di Dio, lo spirito sempre proteso a relazionarsi con il cielo, la vostra religione è nel migliore dei casi quella dell'ipocrita o del formalista. Non vivete in un clima di preghiera, quello che un vero cristiano tesse intorno a sé e porta con sé. Siete ancora lontani da un conformismo come quello del nostro testo, "Pregando sempre con ogni preghiera e supplica nello Spirito". E qui vorremmo farvi notare che tale comunione costante e intima, come è indicata dal nostro testo, può aver luogo solo dove c'è gioia in Dio, e la sensazione che il Suo servizio è davvero "libertà perfetta". Questo è il segreto di un cristiano sempre pronto alla preghiera. Si compiace di Dio; trae la sua felicità da Dio. Dobbiamo ancora mettere insieme rapidamente alcune ragioni di questa incostanza nella preghiera, che è un grande segno di una religione difettosa. Non sei ora, forse, regolare nella preghiera; Ma avete avuto i vostri momenti di preghiera, momenti in cui avete svolto quel grande dovere con notevole cura, anche se a poco a poco vi siete rilassati, e poi forse l'avete omesso del tutto. Ora, come è potuto accadere? Come mai non siete arrivati al "pregando sempre con ogni preghiera e supplica nello Spirito"? Probabilmente hai smesso di pregare perché non eri disposto a smettere di peccare. La preghiera abituale e il peccato abituale non possono esistere a lungo insieme. Il peccato ti metterà a disagio nella preghiera, o la preghiera ti metterà a disagio nel peccato. Era un buon detto di alcuni vecchi teologi: "Pregare farà sì che un uomo smetta di peccare, o peccare farà sì che un uomo smetta di pregare". Non potrebbe essere questa la spiegazione del fatto che non "pregate sempre Dio"? C'era una passione preferita alla quale ti ostinavi a indulgere, anche mentre ti ostinavi a pregare. Forse - perché questo è possibile, questo è anche comune - forse avete assecondato la stessa passione contro la quale stavate pregando: la preghiera che serviva come una sorta di contentino per la coscienza, una finzione, che mentre avete fatto la cosa sbagliata, avevate il desiderio, anche se non il potere, di fare la cosa giusta. Non c'è da stupirsi, se di lì a poco hai smesso di pregare. Sii più onesto un'altra volta. Se sei segretamente determinato a continuare nel peccato, se non sei sinceramente desideroso di vincere quel peccato, non deridere Dio pregando contro quel peccato. E prendetela come regola generale, che la preghiera sarà solo a singhiozzo; che non ci sarà mai una tale abitudine di preghiera, una tale devozione dello spirito, da giustificare l'espressione: "pregando sempre con ogni preghiera e supplica nello Spirito", a meno che tu non sia in guerra con il peccato; a meno che non vi sforziate con ogni diligenza di mantenere sotto quelle cattive inclinazioni, la cui indulgenza, mentre rattrista lo Spirito di Dio, impedirà necessariamente, e alla fine metterà a tacere, la supplica. Perché qui dovete osservare un'altra grande ragione per cui, dove non c'è profondità nella religione, non ci sarà perseveranza nella preghiera. Dovresti sottolineare l'espressione nel testo, "supplica nello Spirito". La preghiera fervente, efficace, importuna è l'espressione dello Spirito di Dio, che intercede dentro di noi. Non è la nostra voce, "perché non sappiamo per che cosa dovremmo pregare come dovremmo"; Dobbiamo insegnarci a pregare, e la nostra preghiera costante dovrebbe essere per lo spirito di preghiera. Ma questo è ciò di cui l'ipocrita e il formalista sono ignoranti o immemori. Pregano con le loro forze; non hanno coscienza della loro incapacità per l'atto stesso in cui è loro dovere impegnarsi; non un'incapacità che li esonera dal dovere, ma un'incapacità che dovrebbe indurli a cercare l'aiuto divino per il suo adempimento. Pregare non dipendendo dallo Spirito Santo non è che nuotare nel vasto mare, dove non c'è nulla a cui aggrapparsi: alcune lotte disperate e poi un affondamento nella morte. Se, quindi, vuoi imparare a "pregare Dio sempre", tieni molto presente che lo Spirito deve aiutare le tue infermità. Quando vi inginocchiate per pregare, pregate per poter pregare; non procedere subito al ricordo e all'espressione di altri desideri; Limitatevi all'unica grande mancanza dello "Spirito di grazia e di supplica". Ottenuto ciò, pregherete "l'efficace fervida preghiera", anche se, come dice l'apostolo, può essere "con gemiti che non si possono esprimere"; Quella trattenuta, la tua preghiera non farà scendere alcuna benedizione dall'alto, per quanto fluente possa essere stata nell'espressione. (H. Melvill, B.D.)

I trionfi della vita di preghiera: - Recentemente mi sono trovato nella Cattedrale di St Paul e ho visto molti monumenti eretti agli eroi inglesi, sui quali era scritto un elenco delle loro vittorie. Ma quale monumento potrebbe contenere l'elenco dei trionfi ottenuti con la preghiera; Trionfi ottenuti nei salotti e nelle soffitte, nei palazzi e nei tuguri, nelle celle delle prigioni e nelle case di lavoro, nelle chiassose caserme e nelle navi sballottate, o nei divani d'ospedale bagnati di lacrime di agonia, nelle culle vuote e nelle tombe rifatte? Queste sono le vittorie ottenute sui campi di battaglia del dolore, della prova, della perdita, della tentazione, dove la lotta era più dura che a Maratona, o ad Austerlitz, o a Waterloo; vittorie della fede, vittorie ottenute con la preghiera. La storia della Chiesa di Cristo è la storia di questi trionfi. E fai attenzione a come preghi

(1.) Quindi, prega fedelmente, credendo che Dio può e ti risponderà, anche se, forse, non proprio come ti aspetti. Molte preghiere sono sprecate perché sono senza fede; coloro che le pronunciano stanno solo tentando un esperimento per vedere se Dio ascolterà e risponderà o meno

(2.) Quindi, prega con insistenza; non scoraggiatevi perché Dio non risponde subito

(3.) Poi, pregate sottomessi, sforzandovi di cedere la vostra volontà alla volontà di Dio

(4.) Successivamente, prega semplicemente. Alcune persone scelgono le parole più lunghe e difficili quando parlano con Dio. (H. J. Wilmot-Buxton, M.A.)

Il potere della preghiera: la preghiera, che è di suprema necessità sia per la nostra difesa che per la distruzione del regno delle tenebre, non può essere propriamente descritta come parte dell'armatura difensiva che dobbiamo indossare, o come una delle armi che dobbiamo maneggiare. È un appello alla forza divina e alla grazia divina. Parlare del "potere della preghiera", come se la preghiera stessa fosse una forza spirituale, è fuorviante. Nella preghiera, la debolezza umana invoca la protezione e il sostegno divini. Preghiamo perché la nostra posizione in relazione a Dio è una posizione di assoluta dipendenza. Senza di Lui non possiamo fare nulla. E nella vita spirituale nessun sistema di leggi secondarie si frappone tra Lui e noi. Nelle province inferiori della nostra attività siamo circondati dall'ordine immutabile dell'universo fisico; l'energia divina è volontariamente limitata dalle leggi naturali; senza alcun appello diretto a Dio possiamo comandare le forze fisiche con la conoscenza dei metodi fissi della loro azione. Ma la vita superiore è un miracolo perpetuo. Nell'universo spirituale la volontà divina opera liberamente, e noi abbiamo a che fare non con forze che agiscono sotto il vincolo di leggi fisse, ma con una volontà personale. Dio è la Fonte della nostra vita e della nostra forza; ma i ruscelli scorrono non sotto la costrizione della necessità, ma secondo la Sua libera volontà. Preghiamo quindi perché la vita e la forza siano nostre. La nostra dipendenza da Dio è costante, e quindi le nostre preghiere dovrebbero essere costanti. Con le possibilità e i cambiamenti della vita, le nostre necessità sono infinitamente varie, e le nostre preghiere dovrebbero essere altrettanto varie. Le nostre opportunità di preghiera non sono sempre le stesse; A volte dobbiamo pregare da soli, a volte possiamo pregare con gli altri; A volte le nostre preghiere devono essere brevi, a volte possono essere prolungate. Agisce in ogni momento, per pregare rettamente, dobbiamo avere l'illuminazione e l'aiuto misericordioso dello Spirito Divino. (R. W. Dale, LL.D.)

L'intercessione abituale per gli altri è uno dei correttivi più sicuri della tendenza a considerare la preghiera come derivante il suo valore e la sua importanza principale, non dal fatto che Dio ci ascolta quando preghiamo e ci dà ciò che chiediamo, ma dall'influenza che il pensiero devozionale, la confessione del peccato e della debolezza, il grato riconoscimento della bontà di Dio e la contemplazione della Sua eterna maestà e gloria si esercitano sulla nostra vita spirituale. Nessuno di noi può sfuggire del tutto allo stato d'animo prevalente del nostro tempo. Quelli di noi che pensano di essere meno influenzati dalle correnti di pensiero contemporaneo ne sentono il potere. La tendenza ad eliminare l'elemento soprannaturale dall'universo spirituale come da quello fisico sta influenzando tutta la vita della Chiesa. I cristiani possono capire che quando pregano i loro atti devozionali esercitano un'influenza riflessa sulla loro mente e sul loro cuore; ma aspettarsi una risposta diretta da Dio richiede una fede vigorosa; e a questa fede temo che molti di noi siano disuguali. Se gli uomini cristiani sono in difficoltà, sono consapevoli che il loro cuore è più leggero dopo averne parlato con Dio, proprio come il loro cuore è più leggero quando ne hanno parlato con un amico; e suppongono che questo tipo di sollievo sia tutto ciò che hanno il diritto di cercare. Essi pregano per una fede più forte, e suppongono che sia attraverso i loro pensieri su Dio e la Sua grande bontà, pensieri che sono resi più vividi dall'atto della preghiera, che la loro fede deve essere rafforzata. Oppure, se pregano affinché il loro amore per Dio diventi più ardente, immaginano che sia proprio per l'eccitazione di pregare per esso che si otterrà il risultato. Pensano che la loro preghiera sarà inefficace se, mentre pregano, il loro cuore non sarà inondato di emozione; Sono soddisfatti se l'emozione arriva e se, per usare le loro stesse parole, "si sentono meglio" quando la preghiera è finita. È senza dubbio vero che il pensiero religioso e la comunione con Dio purificano, rinvigoriscono e nobilitano l'anima; ma se quando preghiamo pensiamo solo o principalmente all'effetto della preghiera su noi stessi, invece di pensare al suo effetto nell'indurre Dio a concederci ciò per cui preghiamo, fraintendiamo la natura dell'atto. Quando tuo figlio viene da te affamato o assetato e ti chiede da mangiare o da bere, si aspetta che tu faccia qualcosa in risposta alla sua richiesta. Non suppone che il semplice atto di chiedere soddisfi la sua fame o plachi la sua sete; e così, quando chiediamo a Dio saggezza e forza spirituale, non dobbiamo immaginare che la semplice richiesta ci renderà più saggi e più forti. Dio ci insegna e Dio ci rafforza, in risposta alla nostra preghiera. (Ibidem)

Preghiera per gli altri: il dovere di pregare per gli altri è spesso inculcato nel Nuovo Testamento. È uno degli obblighi derivanti dalla grande legge che rende impossibile per chiunque di noi vivere una vita indipendente e isolata. Siamo membra di un solo corpo; se un membro soffre, tutte le membra soffrono con esso; Se un membro è forte e sano, tutti i membri condividono la salute e la forza. Non stiamo combattendo una battaglia solitaria. Noi apparteniamo a un grande esercito, e le fortune di un reggimento in una parte remota del campo possono darci una facile vittoria, o aumentare le possibilità della nostra sconfitta. Dobbiamo offrire supplica per "tutti i santi". (Ibidem)

Partecipare alle vittorie morali degli altri attraverso la preghiera: - Ci sono cristiani la cui vita è così lontana dall'eccitazione, dall'agitazione e dal pericolo, che sembra non avere alcuna opportunità di ottenere grandi vittorie morali; i loro poteri sono molto limitati e non sono assegnati a compiti di grande difficoltà e onore. Decidano di avere la loro parte nella giustizia dei loro compagni che affrontano i pericoli più feroci, e nella fama dei capi e degli eroi del grande esercito di Dio. Che preghino per "tutti i santi" e le loro preghiere daranno coraggio, resistenza e fedeltà invincibile a coloro che stanno lottando con tentazioni incessanti. Qualche fratello cristiano, che sotto lo stress di un cattivo commercio e di perdite inaspettate è quasi spinto alla disonestà, conserverà la sua integrità. Un giovane, che non è più protetto dalla benevola difesa di un focolare religioso, e che è circondato da compagni che cercano di drogare la sua coscienza, di eccitare le sue passioni e di trascinarlo nel vizio, rimarrà saldo nella sua fedeltà a Cristo. Una povera donna, tormentata dall'ansietà, logorata dalla mancanza di gentilezza, riceverà la forza di sopportare i suoi dolori con pazienza e si eleverà a una fede elevata nella giustizia e nell'amore di Dio. La passione febbrile per la ricchezza si raffredderà in qualche mercante cristiano, ed egli obbedirà alle parole di Cristo che lo ordinano di cercare prima il regno di Dio e la giustizia di Dio. Alcuni statisti cristiani avranno una visione più chiara delle cose divine ed eterne, e la visione gli permetterà di dominare gli impulsi dell'ambizione personale e di preoccuparsi solo di servire Cristo servendo lo Stato. Le anime sante diventeranno più sante. Un nuovo fervore accenderà in molti cuori già ardenti di zelo apostolico per la gloria di Dio e la salvezza degli uomini. Nuovi doni di saggezza e di parola saranno conferiti ad alcuni che già si distinguono per il loro potere spirituale e per le loro conquiste spirituali. Con una costante e sincera intercessione per "tutti i santi", coloro che vivono in luoghi tranquilli e oscuri possono condividere gli onori e le vittorie di tutti i loro compagni, possono avere una parte nella lode della loro parte nella lode della loro santità e una parte nella loro ricompensa finale. (Ibidem)

Vigilanza cristiana: - Nessuno è così propenso a mantenere una guardia vigile sul proprio cuore e sulla propria vita come coloro che conoscono il conforto di vivere in stretta comunione con Dio. Sentono il loro privilegio e avranno paura di perderlo. Avranno paura di cadere dalla loro alta condizione e di rovinare le loro comodità portando nuvole tra loro e Cristo. Chi parte per un viaggio con un po' di denaro con sé si preoccupa poco del pericolo e si preoccupa poco di quanto tardi viaggia. Colui che, al contrario, porta oro e gioielli, sarà un viaggiatore prudente; guarderà bene alle sue strade, ai suoi cavalli e alla sua compagnia, e non correrà rischi. Le stelle fisse sono quelle che tremano di più. L'uomo che godrà più pienamente della luce del volto di Dio sarà un uomo tremante di paura di perdere le sue benedette consolazioni e geloso di fare qualsiasi cosa per rattristare lo Spirito Santo. (Vescovo Ryle.)

Vegliando sulla preghiera: - Una madre manda una lettera al suo amatissimo figlio in India; e come attende il ritorno di una risposta! Un mercante investe una somma di denaro in qualche speculazione, e come osserva il successo del piano, e il rimborso del suo denaro con un interesse soddisfacente. Un contadino per la prima volta semina la sua terra con il grano, e come veglia per la lama, la spiga, il grano pieno nella spiga e il grano maturo da raccogliere nel fienile; così i cristiani, dopo aver inviato le loro preghiere al cielo, dovrebbero aspettare e attendere il ritorno delle risposte. (Giovanni Bate.)

Pregare sempre: - La preghiera, quindi, sebbene non sia una parte specifica dell'armatura cristiana, è una preparazione necessaria per la battaglia. È la lingua della guerra che deve radunare le forze disperse, schierarle nell'ordine stabilito, animando con la sua voce che stimola lo spirito tutte le facoltà e i poteri dell'anima; e, nei momenti di pericolo e di svenimento, suonare l'allarme nelle orecchie del cielo. Il vero soldato cristiano amerà la preghiera proprio come il patriota assente ama gli inni della sua patria natale

(I.) Consideriamo prima cosa significa questa espressione: "Pregare sempre". Come può il cristiano essere sempre in preghiera? 1. Ebbene, in primo luogo, l'espressione significa che ci dovrebbe essere una santa regolarità nelle nostre abitudini di preghiera

(2.) Ancora, per "pregare sempre" si intende che si prega in ogni condizione e circostanza della vita; cioè, nella malattia si dovrebbe pregare per avere pazienza, e nella salute si dovrebbe pregare per un cuore grato; nella prosperità dovresti pregare per non dimenticare Dio, e nelle avversità dovresti pregare affinché Dio non si dimentichi di te. Non è sufficiente cercare Dio solo nei momenti della nostra tribolazione, dobbiamo cercarlo nei momenti della nostra ricchezza

(3.) Inoltre: con "pregare sempre", senza dubbio, si intende che dovremmo fare di tutto una questione di preghiera

(4.) Ancora una volta. Con "pregare sempre", l'apostolo intende dire che la preghiera dovrebbe essere l'abitudine pervadente della vita del cristiano, che dovrebbe essere come un lievito che fermenta l'intera sostanza del nostro essere morale; una sentinella che veglia continuamente sui nostri momenti incustoditi; un recinto santificato che ci circonda con la protezione e la presenza di Dio. La preghiera, come Colui a cui è rivolta, non conosce nulla della nostra grandezza finita e delle nostre relazioni. Essi sono tutti persi di vista nella loro relazione con l'Infinito e l'Eterno, nella loro influenza sulla nostra preparazione per uno stato di esistenza eterna

(II.) Ma consideriamo, in secondo luogo, la forma comprensiva del precetto che è qui dato: "Con ogni preghiera e supplica". Le due parole qui scelte dall'apostolo sono, senza dubbio, a volte usate in modo intercambiabile nella Scrittura. Ma c'è una differenza etimologica tra loro, che suggerisce che consideriamo la preghiera come riferita alle richieste per un qualche bene da desiderare, mentre la supplica si riferisce alle richieste per i mali da evitare. Agendo in base a questa definizione, ci viene prima insegnato a "pregare con ogni preghiera", cioè con la preghiera per tutte le cose buone. E questa regola dovrebbe essere estesa anche a quelle benedizioni che a prima vista potremmo ritenere lecito chiedere a Dio senza limitazioni e senza riserve, intendo quelle che si riferiscono alla nostra felicità spirituale. "Con ogni preghiera e supplica" - cioè, come abbiamo supposto, con ogni deprecazione del male - con la preghiera, affinché le cose veramente dannose per noi possano essere tenute lontane. Ma qui, come nell'altro caso, Dio solo deve essere il giudice di ciò che è il male

(III.) Ma notate, in ultimo luogo, l'assistenza interna che ci viene insegnato a cercare nell'adempimento di questo dovere: "Pregando sempre con ogni preghiera e supplica nello Spirito". L'espressione è ovviamente la stessa che abbiamo nell'Epistola di Giuda: "Pregare nello Spirito Santo"; e si riferisce all'assistenza promessa di quell'Agente Divino quando "non sappiamo per cosa pregare come dovremmo". Pregare nello Spirito, quindi, significa pregare in quello spirito di grazia e di supplica che solo lo Spirito Santo può elardire, pregare in quello "spirito di adozione, con il quale gridiamo: Abbà, Padre!" E inoltre, per pregare nello Spirito si intende che dovremmo pregare con mente retta, che dovremmo pregare con fervore, che dovremmo pregare con la consapevolezza che c'è un Potere che ci assiste per aiutarci. Perché lo Spirito di Dio non solo origina i santi desideri, ma attua, mantiene, custodisce, mantiene vive tutte le influenze oranti nel cuore. Questo, fratelli, è il grande dovere con cui l'apostolo chiude la sua descrizione della nostra guerra spirituale. Egli non fa infatti della preghiera una parte dell'equipaggiamento spirituale, perché è la vita, la forza e la salvaguardia del tutto. Devi cingere la tua spada e pregare; devi allacciarti i sandali e pregare; Devi allacciare la tua corazza e pregare. In tutte le cose ci deve essere un'uscita simultanea di ciò che deve dare effetto a tutte le armi che impiegate nel vostro incontro spirituale. Nessuna preghiera, nessuna vittoria. (D. Moore, M.A.)

19 CAPITOLO 6

Efesini 6:19

E per me, affinché mi sia data parola.-

Ministri che dipendono dalle preghiere del popolo: - Venite ad ascoltarmi la domenica, e non ho nulla da dire che aggiunga vigore alla fede, o fervore all'amore, o che accresci la vostra conoscenza del dovere o di Dio. È chiaro che durante la settimana non ho avuto una chiara visione della verità spirituale, o che, se l'ho avuta, la visione è svanita. Sei naturalmente deluso, forse scontento. In parte è colpa mia. Ma non è possibile che la colpa sia tanto tua quanto mia? Se aveste pregato per me con fervore e fede, non sarebbe forse giunta a me la visione di Dio, la rivelazione della verità spirituale e il battesimo di fuoco? In assenza della tua intercessione, Dio potrebbe avermi dato la verità per me stesso, ma non per te. Supponiamo che, nel corso di poche settimane dopo che i cristiani di Efeso avevano ricevuto questa epistola, Paolo fosse stato chiamato a comparire davanti all'imperatore romano, e che il suo coraggio fosse venuto meno, o che, se il suo coraggio non fosse venuto meno, non gli fossero venute in mente parole sagge, vigorose e penetranti in difesa dell'onore di Cristo e nell'illustrazione della gloria della redenzione cristiana. I cristiani di Efeso, quando sentirono del suo fallimento, si sarebbero chiesti come fosse potuto accadere che il grande apostolo avesse perduto anche solo momentaneamente la sua impavidità e la sua potenza. Ma se avessero dimenticato di pregare che gli fosse data "parola" per "far conoscere con franchezza il mistero del vangelo", il fallimento dell'apostolo avrebbe potuto essere il risultato della loro negligenza. (R. W. Dale, LL.D.)

20 CAPITOLO 6

Efesini 6:20

Posso parlare con audacia.-

Predicazione audace:

1.) È necessaria una predicazione coraggiosa del vangelo, a causa di ciò che il vangelo è in sé. Non è altro che questo: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli; e sulla terra pace, buona volontà verso gli uomini". Ora, un tale messaggio non può e non deve essere consegnato con il dubbio e l'esitazione. Il predicatore che si alza in piedi per predicare il vangelo timidamente e scusandosi, spesso pensiamo quasi che sarebbe meglio che non lo predicasse affatto

(2.) È necessaria una predicazione coraggiosa del vangelo, a causa della tendenza dei tempi. Da ogni parte giunge il grido: "Parlaci di cose dolci e profetizza l'inganno". 3. Ci vuole coraggio, a causa dell'opposizione che viene offerta. In proporzione allo zelo e alla serietà con cui il vangelo viene proclamato, possiamo concludere che la virulenza dell'opposizione aumenterà. Il mondo intero sarà presto diviso in due campi. Si manifesterà in quale dei due Dio è. (J. B. Forrest.)

Audacia dei predicatori fedeli:

(I.) I ministri fedeli sentono di dover predicare il Vangelo con coraggio

(1.) Questo apparirà, se consideriamo che credono veramente che il vangelo sia vero

(2.) La loro conoscenza, così come la fede nel vangelo, porta alla loro mente la convinzione che dovrebbero predicarlo con coraggio

(3.) I ministri fedeli sentono il sacro obbligo del loro sacro ufficio, di predicare il Vangelo con coraggio

(II.) Perché desiderano che i cristiani preghino per loro affinché possano predicare il vangelo con coraggio poiché si sentono in coscienza obbligati a predicarlo

(1) Qui la prima ragione che si verifica è perché sono consapevoli della propria insufficienza a superare le difficoltà che si aspettano di trovare nel loro modo di predicare il vangelo con libertà e fiducia cristiana

(2.) Desiderano che i cristiani preghino per loro perché sentono la propria insufficienza a predicare il vangelo con successo. Anche se dovrebbero predicare la verità in modo chiaro e coraggioso come dovrebbero predicarla, tuttavia non possono avere successo. Possono parlare solo all'orecchio; Non possono parlare alla coscienza né al cuore.

(1) Sebbene il successo degli apostoli fosse in parte dovuto alla loro predicazione coraggiosa, tuttavia la loro predicazione coraggiosa deve essere attribuita in parte ai cristiani che pregavano perpetuamente per loro, affinché una benedizione divina potesse accompagnare i loro sforzi audaci e fedeli.

(2) Questo argomento insegna ai cristiani che possono fare molto per assistere i loro ministri nel loro lavoro laborioso e arduo.

(3) Poiché i ministri fedeli hanno bisogno e desiderano le preghiere dei loro conservi cristiani, è loro privilegio e dovere pregare per loro.

(4) Poiché i ministri fedeli desiderano e chiedono ai professori di religione di pregare per loro, devono essere estremamente ingrati e incoerenti, se, invece di soddisfare tale desiderio e richiesta ragionevole, si lamentano di loro per aver predicato con franchezza come dovrebbero predicare. (N. Emmons, D.D.)

Audacia ministeriale: - Un ministro, senza audacia, è come una lima liscia, un coltello senza filo, una sentinella che ha paura di sparare il fucile. Se gli uomini saranno audaci nel peccare, i ministri devono avere il coraggio di riprendere. (W. Gurnall, M.A.)

Quando fu offerta la libertà a Giovanni Bunyan, allora in prigione, a condizione di astenersi dalla predicazione, egli rispose continuamente: "Se mi lasci uscire oggi, predicherò di nuovo domani".

Mentre Agostino agiva come presbitero a Ippona, sotto Valerio, suo vescovo, fu nominato da lui per predicare al popolo, al fine di riscattarlo dai banchetti tumultuosi nei giorni solenni. Aprì le Scritture e lesse loro i rimproveri più veementi. Li supplicò, per l'ignominia e il dolore che si erano procurati addosso e per il sangue di Cristo, di non distruggersi, di avere pietà di colui che parlava loro con tanto affetto e di mostrare un certo riguardo al loro venerabile vecchio vescovo, il quale, per tenerezza verso di loro, lo aveva incaricato di istruirli nella verità. "Non li ho fatti piangere", dice, "piangendo prima su di loro, ma mentre predicavo le loro lacrime hanno impedito le mie. Allora ammetto che non riuscivo a trattenermi. Dopo aver pianto insieme, cominciai a nutrire grandi speranze per la loro correzione". Ora si discostava dal discorso che aveva preparato, perché l'attuale dolcezza delle loro menti sembrava richiedere qualcosa di diverso. Alla fine, ebbe la soddisfazione di trovare il male riparato da quel giorno stesso. (Milner.)

In un'occasione all'Apocalisse Frederick Robertson era stato chiesto di predicare in una chiesa in cui la congregazione era composta principalmente da coloro che Pope descrive come passati da "una giovinezza di scherzi" a "una vecchiaia di carte". Il suo testo era: "Non amate il mondo, né le cose del mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui". Il sermone fu molto impressionante ed eloquente, e audace nella sua denuncia. Tornato a casa, chiese a un signore se pensava di aver fatto bene a predicarlo. Il signore rispose: "Era molto vero, ma, considerando il carattere dell'ecclesiastico di cui occupavate il pulpito con cortesia, e il carattere della congregazione, non un sermone discreto. Avrebbe potuto essere altrettanto veritiero senza apparentemente sfidare sia il ministro che il popolo". «Hai proprio ragione», rispose lui; ma la verità era questa: portai con me due sermoni sul pulpito, incerto su quale predicare; ma proprio come mi ero fissato sull'altro, qualcosa sembrò dirmi: "Robertson, tu sei un vile, non osi dire qui ciò in cui credi"; e subito ho tirato fuori il sermone che hai udito, e l'ho predicato come l'hai udito".

Ambasciatore: Giovanni Basilowitz, lo zar di Russia, vedendo sir Jeremy Bowes, l'ambasciatore della regina Elisabetta, con il cappello in sua presenza, lo rimproverò così: "Non avete sentito, signore, della persona che ho punito per un tale insulto?" In effetti, lo aveva punito molto selvaggiamente, facendogli inchiodare il cappello alla testa. Sir Jeremy rispose: "Sì, signore; ma io sono l'ambasciatore della Regina d'Inghilterra, che non è mai stato a capo scoperto davanti a nessun principe. Io la rappresento, e sulla sua giustizia conto per farmi del bene se vengo insultato". «Un uomo coraggioso», rispose lo zar ai suoi nobili, «un uomo coraggioso questo, che osa agire e parlare così per l'onore del suo sovrano. Chi di voi lo farebbe per me?" (G. Ramsay.)

Un missionario coraggioso: - Alcuni dei capi indiani sono diventati i nemici aperti del Vangelo, il signor Elliot, a volte chiamato l'apostolo degli indiani d'America, quando si trovava nel deserto, senza la compagnia di nessun altro inglese, fu in varie occasioni trattato in modo minaccioso e barbaro da alcuni di quegli uomini; eppure il suo Onnipotente Protettore lo ispirò con una tale risoluzione che disse: "Io sono per l'opera del Grande Dio, e il mio Dio è con me; così che non temo né te né tutti i Sachim (o capi) del paese. Andrò avanti, e toccami se ne hai il coraggio." Lo sentirono e si allontanarono. (Aneddoti di Baxendale.)

23 CAPITOLO 6

Efesini 6:23

Pace ai fratelli e amore con fede

-Pace, amore e fede: -Non c'è prova migliore per un uomo delle cose che desidera per le persone che ama di più. Egli desidera per loro, naturalmente, il suo ideale di felicità. Cosa desideri di più per coloro che ti sono più cari? Voi genitori, educate i vostri figli, per esempio, in modo da assicurare, o da fare del vostro meglio per assicurare, non la prosperità esteriore, ma questi doni più alti; E per voi stessi, quando formate i vostri desideri, sono queste le cose che desiderate di più? "Rivolgi i tuoi affetti alle cose di lassù" e ricorda che chiunque abbia quella trinità di grazie - pace, amore, fede - è ricco e benedetto, qualunque altra cosa abbia o di cui abbia bisogno. E chi non le ha è miserabile e povero. La vita cristiana, nel suo vigore e nella sua eccellenza, è radicata nella fede. Questa fede si associa a se stessa, ed è inseparabilmente connessa con l'amore, e la fede e l'amore insieme scaturiscono in una profonda tranquillità riposante che nulla può spezzare. Ora consideriamo queste tre cose come le tre più grandi benedizioni che chiunque possa portare nel proprio cuore, e spremere dal tempo, dal dolore e dal cambiamento

(I.) Innanzitutto, la radice di tutto è una fiducia continua e crescente. Ricordate che questa preghiera o desiderio del mio testo è stato pronunciato in riferimento ai fratelli; vale a dire, a coloro che, secondo l'ipotesi, possedevano già la fede cristiana. E Paolo desidera per loro, e può augurare per loro, niente di meglio e di più che l'aumento e la continuità di ciò che già possiedono. La benedizione più alta che i fratelli possono ricevere è l'ampliamento e il rafforzamento della loro fede. Ora, nell'insegnamento cristiano si parla così tanto di questa "fede" che, immagino, come un sei pence consumato nella tasca di un uomo, la sua stessa circolazione da una mano all'altra ha consumato le scritte. E molti di noi, per la familiarità stessa della parola, hanno solo una vaga idea di ciò che significa. Potrebbe non essere inutile, quindi, ricordarvi, prima di tutto, che questa fede non è né più né meno che una cosa molto familiare che esercitate costantemente l'uno nei confronti dell'altro, vale a dire la semplice fiducia. Non c'è nulla di misterioso in esso, è semplicemente l'esercizio della fiducia, il cemento familiare che lega insieme tutte le relazioni umane e rende gli uomini fratelli e affini ai loro simili. La fede è fiducia, e la fiducia salva l'anima di un uomo. Poi, ricordate ancora che la fede che è il fondamento di tutto è essenzialmente la fiducia personale che si ripone in una persona, in Gesù Cristo. Quando afferri Cristo, il Cristo vivente, e non semplicemente la dottrina, per la tua, allora hai fede. Poi, ricordate ancora di più che questa personale manifestazione di fiducia, che è l'azione sia della volontà di un uomo che dell'intelletto di un uomo, verso la persona rivelataci nelle grandi dottrine del Vangelo, che questa fede, se deve valere qualcosa, deve essere continua. E, ancora di più, questa fede dovrebbe essere progressiva. Fratelli, è così per noi? Chiediamoci; chiediamoci; e poniamoci molto solennemente quest'altra domanda: Se la mia fede non cresce, come faccio a sapere che ha vita? E così permettetemi di ricordarvi, inoltre, che questa fede, l'uscita personale dell'intelletto e della volontà di un uomo verso il Salvatore personale rivelato nelle Scritture come sacrificio per i nostri peccati, e la vita del nostro spirito, che dovrebbe essere continua e progressiva, è il fondamento di ogni forza, beatitudine, bontà, in un carattere umano; e se lo abbiamo, abbiamo il germe di tutta l'eccellenza e la crescita possibili, non a causa di ciò che è in sé, perché in sé non è altro che l'apertura del cuore alla ricezione delle influenze celesti della grazia e della giustizia che Egli riversa verso il basso. E perciò questa è la cosa che un uomo saggio desidererà di più per sé e per coloro che gli sono più cari

(II.) E ora, poi, notate quanto sia inseparabilmente associato a una vera fede l'amore. L'uno è l'effetto che non si trova mai senza la sua causa; l'altra è la causa che non produce mai il suo effetto. Questi due sono intrecciati insieme dall'apostolo, come inseparabili nella realtà e inseparabili nel pensiero. E che sia così è abbastanza chiaro, e ne derivano alcune lezioni pratiche che desidero impartire ai vostri cuori e ai miei. Ci sono, quindi, qui, due principi, o piuttosto due lati di un pensiero; Non c'è fede senza amore, non c'è amore senza fede

(III.) E ora, infine, queste due grazie inseparabilmente associate della fede e dell'amore portano con sé, e conducono a, la terza: la pace. Sembra che l'apostolo abbia qui per i suoi fratelli un desiderio molto modesto e sobrio, che la cosa più alta e migliore che possa chiedere per loro è solo la quiete. Molto modesti per la gioia e l'eccitazione, nei loro cappotti di molti colori; Eppure la benedizione più profonda e più vera che ognuno di noi possa avere: la pace. Essa ci giunge per un solo sentiero, ed è il sentiero della fede e dell'amore. Questi due portano la pace con Dio, la pace nel nostro spirito più intimo, la pace dell'annientamento e della sottomissione, la pace dell'obbedienza, la pace del cessare dalle proprie opere e dell'entrare, quindi, nel riposo di Dio. La fiducia è pace. Non c'è tranquillità come quella di sentire: "Non sono responsabile di questo; Lui è; e mi riposo su di Lui". L'amore è pace. Non c'è riposo per i nostri cuori se non nel seno di qualcuno che ci è caro e nel quale possiamo confidare. Ma ah! Fratello, ogni albero in cui si annida la colomba prima o poi viene abbattuto, e il nido fatto a pezzi, e l'uccello vola via. Ma se ci rivolgiamo al Cristo immortale, la rivelazione perpetua dell'eterno Dio, allora, allora il nostro amore e la nostra fede ci porteranno riposo. L'abbandono di sé è pace. È la nostra volontà che ci turba. Il disturbo non viene dall'esterno, ma dall'interno. Quando la volontà si inchina, quando dico: "Avvenga dunque come vuoi Tu", quando nella fede e nell'amore cesso di lottare, di mormorare, di ribellarmi, di lamentarmi e di entrare nei Suoi amorevoli propositi, allora c'è pace. L'obbedienza è pace. Riconoscere una grande volontà che è sovrana, e inchinarmi ad essa, non perché è sovrana, ma perché è dolce, e dolce perché la amo, e amo Colui di cui è. Questa è la pace. E allora, quali che siano le circostanze esterne, ci sarà "la pace che sussiste nel cuore dell'agitazione senza fine"; e nel profondo della mia anima posso essere tranquillo, anche se tutto intorno a me può essere il tumulto della tempesta. (A. Maclaren, D.D.)

Pace cristiana: - Ci sono profondità nell'oceano che nessuna tempesta smuove mai; sono al di fuori della portata di tutte le tempeste che spazzano e agitano la superficie del mare. Ci sono alture nel cielo azzurro dove nessuna nuvola mai sale, dove nessuna tempesta infuria mai, dove tutto è sole perpetuo. Ognuno di questi è un emblema dell'anima che Gesù visita; ai quali parla la Sua pace, di chi dissipa il timore e di cui spegne la lampada della speranza

Amore e fede: la fede e l'amore sono come un paio di bussole. La fede, come un punto, si fissa su Cristo come centro; e l'amore, come l'altro, gira in tutte le opere di santità e giustizia

24 CAPITOLO 6

Efesini 6:24

La grazia sia con tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo con sincerità.-

Grazia e amore: tutto ciò di cui hai bisogno per renderti buono, saggio, umile, amabile, utile e felice, è compreso nella grazia del nostro Signore Gesù Cristo. Se ti preoccupi solo di te stesso e dei tuoi amici più stretti, e non anche degli altri, non è forse perché hai troppo poco della grazia di Gesù Cristo? O se mostri una predilezione per la tua Chiesa e un pregiudizio contro le altre Chiese, la grazia del Signore Gesù non allargherebbe il tuo cuore e correggerebbe l'unilateralità del tuo carattere? Se ti comporti con alterigia verso qualcuno, non è forse un segno che il tuo spirito è forte e la grazia di Cristo debole in te? La vostra impazienza, irritabilità e rabbia non danno forse prova della vostra mancanza di grazia? Se sei inquieto o abbattuto dalla sofferenza, una maggiore quantità della grazia di Gesù non produrrebbe in te una condizione esattamente opposta? Se abbandoni la tua lingua a parlare stolto, non significa forse che mancano la dignità e la saggezza che sono nella grazia del nostro Signore Gesù Cristo? Se cadi in qualsiasi vizio o peccato, non ti tratterrebbe una misura maggiore della Sua grazia? È chiaro, quindi, che la grazia di Cristo è precisamente ciò che vuoi, fare di te tutto ciò che devi essere. È tutto ciò che può metterti in relazione felicemente con Dio e vantaggiosamente con l'uomo. Una parola esprime l'intero cerchio dei tuoi desideri. Perché quell'unica parola, Grazia, rappresenta "la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù". È la virtù della Sua umanità perfettissima che opera in voi, l'unica cosa che radica, cresce e apre in noi ogni eccellenza e fascino di spirito e di carattere. (J. Pulsford.)

Amore per Cristo:

1.) L'amore per Cristo è la vita comune di tutti i veri cristiani. In qualsiasi altra cosa differiscano l'uno dall'altro, nei loro credi, nei loro modi di adorazione, in alcune delle loro concezioni di come la vita divina nell'uomo abbia origine, di come dovrebbe essere disciplinata e di come si manifesti, sono simili in questo: tutti amano il Signore Gesù Cristo. Le controversie e le divisioni della cristianità hanno contribuito notevolmente a distruggere l'unità della Chiesa; ma nell'amore di Cristo tutti i cristiani sono una cosa sola

(2.) E l'amore per Cristo è immortale. La passione religiosa che è creata dalle eccitazioni sensuali, sia che queste eccitazioni siano rivolte all'occhio o all'orecchio, sia che riscaldino il sangue o inebrino l'immaginazione, è transitoria. Ha in sé gli elementi della corruzione. Ma il vero amore per Cristo è radicato in tutto ciò che c'è di più profondo e divino nella natura umana. È immortale, perché appartiene a quella vita immortale che viene a noi per ispirazione dello Spirito di Dio. Non decadrà con il decadimento del vigore fisico. Trionferà sulla morte; e rivelerà la pienezza della sua forza e l'intensità del suo fervore in quei secoli senza fine che speriamo di trascorrere con Cristo nella gloria. (R. W. Dale, LL.D.)

Benedizione a coloro che amano Gesù:

(I.) Considerate per quali motivi Cristo ha diritto al nostro amore

(1.) Egli è una Persona Divina

(2.) I suoi uffici di mediatore gli danno diritto al nostro amore. Il senso dei nostri desideri aggiunge valore a un oggetto adatto a alleviarli. Gesù è il Salvatore di cui abbiamo bisogno

(3.) Cristo è un oggetto del nostro amore a causa della Sua gentilezza verso di noi

(II.) La sincerità è una qualifica essenziale del nostro amore per Cristo

(1.) Il nostro amore per Cristo deve essere reale, non preteso

(2.) Il nostro amore per Cristo deve essere universale; deve rispettare tutto il Suo carattere

(3.) L'amore sincero per Cristo è supremo

(4.) L'amore sincero è perseverante

(5.) Il vero amore per Cristo è attivo. Non un'opinione fredda e indolente di Lui; ma un riguardo così sensibile a Lui che interessa il cuore e influenza la vita

(III.) Come si scoprirà l'amore sincero per Cristo

(1.) Ci renderà attenti a piacerGli

(2.) Questo santo principio sarà accompagnato dall'umiltà

(3.) Se amiamo Cristo, seguiremo le Sue orme e cammineremo come Lui ha camminato

(4.) Il nostro amore per Lui ci animerà a promuovere il Suo interesse e ad opporci ai Suoi nemici

(5.) Questo principio si esprimerà in una devota partecipazione alle Sue ordinanze, specialmente alla Santa Comunione, il Sacramento del Suo amore

(6.) L'amore per Cristo ci farà desiderare la Sua riapparizione

(IV.) La benedizione connessa a questo temperamento. Si chiama "grazia", un termine di grande e glorioso significato. Comprende tutte le benedizioni che il Vangelo rivela ai figli degli uomini e le promesse ai fedeli in Cristo

(1.) Un grande privilegio contenuto in questa grazia è la giustificazione davanti a Dio

(2.) Un altro privilegio è la presenza dello Spirito Divino

(3.) Coloro che amano Cristo hanno libero accesso al trono della grazia, e la promessa che lì saranno ascoltati e accettati

(4.) Coloro che amano Cristo con sincerità riceveranno il dono di una felice immortalità. (J. Lathrop, D.D.)

Cattolicità cristiana:

(I.) I personaggi descritti

(1.) L'oggetto del loro amore: "Il Signore Gesù Cristo".

(1) Signore. detto essere "Signore di tutti".

(2) Gesù. Questo significa "Salvatore", e Gli è stato dato a causa della Sua missione e della Sua opera.

(3) Cristo. Significa "unto". L'unto Salvatore. Il Cristo ha predetto, promesso, atteso, finalmente rivelato

(2.) La natura del loro amore: "Amate il nostro Signore Gesù Cristo con sincerità". Ecco l'affetto e il tipo di affetto. Ora, l'amore a Cristo

(1) È sempre il risultato della fede nel Suo amore per noi.

(2) L'amore per Cristo è sempre un'emozione evidente.

(3) È sincero. Può essere reso "incorrotto", senza lega. Significa reale, in opposizione all'amore finto, intenso, in opposizione al languido, costante, in opposizione all'esitazione. Significa reale, in opposizione all'amore finto, intenso, in opposizione al languido, costante, in opposizione all'esitazione

(II.) L'affettuosa preghiera espressa

(1.) Tutti i santi del Signore Gesù richiedono questa grazia. Nessuno indipendente da esso

(2.) La grazia è provvista per tutti i discepoli di Gesù. "Dalla Sua pienezza siamo tutti usciti", ecc

(3.) Dovremmo cercare sinceramente nella preghiera che tutti possano possederlo. E ciò per i seguenti motivi:

(1) Tutti coloro che amano, ecc., sono amati da Dio e scelti da Lui.

(2) Sono tutti nostri fratelli e sorelle in Cristo.

(3) Siamo in circostanze di comune bisogno e dipendenza.

(4) Tutti abbiamo un solo Spirito,

(5) Siamo destinati a un'unica eredità comune. Applicazione:1. Vediamo la vera natura del cristianesimo apostolico. Una religione d'amore

(2.) Percepiamo le influenze infelici del settarismo. (J. Burns, D.D.)

Il potere dell'amore: - Questo è il culmine di una nobilissima Epistola; e non c'è lettera di Paolo che provenga dal centro stesso dell'amore divino con più ricchezza, potenza e brillantezza, e in cui egli deduce più chiaramente e più numerosamente le prove e i frutti di una vita veramente cristiana, come in questa agli Efesini. La concezione di una vita simile a quella di Cristo, i suoi frutti, le sue prove e le sue vittorie, non è esposta in modo più grandioso da nessuna parte. L'ultima nota di questa sinfonia è: "La grazia sia su tutti coloro che amano il Signore Gesù Cristo con sincerità", come se amare il Signore Gesù Cristo fosse allo stesso tempo il compimento a cui conducono tutti i doveri, e la fonte o l'ispirazione da cui scaturiscono tutti i doveri, in modo che comprendesse tutti i dettagli che aveva attraversato; e come se fosse una ripresa o un riassunto di tutto ciò che aveva detto prima

(1) Questo amore per Cristo, come una grande forza dell'anima, realizza ciò che è indispensabile per l'intera maturazione dell'anima umana, vale a dire, tutto ciò che la unisce nella simpatia vitale per Dio. L'anima umana, senza l'unione personale con Dio, è senza sole e senza estate, e non può mai fiorire né maturare. Portare questo ordine inferiore della creazione a un'unione divina, in modo che esso faccia il salto dalla sfera animale a quella spirituale, dalla condizione inferiore a quella superiore, è l'unico problema della storia. Non può essere fatto dalla ragione, sebbene la ragione sia largamente subordinata e sia ausiliaria. Ma la ragione, dominante, non può mai portare l'anima all'unione vitale con Dio. Né questo può essere fatto dalla coscienza. La coscienza ha potere: ma non il potere di creare simpatia. Nessun uomo sarà unito a Dio dalla coscienza; al contrario, gli uomini, più probabilmente, per la semplice coscienza, che suscita paura, saranno allontanati da Dio. Non può nemmeno essere fatto con il timore e la riverenza, che sono aggiunte, ma che, mentre danno tono e ombra ai sentimenti superiori, non danno loro alcun calore solare. Tendono ad abbassare e umiliare l'anima; non per ispirarlo ed elevarlo. Hanno il loro posto tra gli altri sentimenti. Né hanno trovato Dio, né hanno mai condotto un'anima a trovarLo, e ancor meno a unirsi a Lui. L'amore, come disposizione, come stato d'animo costante, ha una forza saldante che può portare l'anima a Dio, e fissarla lì. Trovandolo, può portare l'anima in comunione con Lui, in modo che ci sia un legame personale tra la natura divina e la natura umana. L'amore, dunque, è l'unico interprete tra Dio e l'uomo

(2.) L'amore, inoltre, è l'unico facile armonizzatore delle discordie interne dell'anima umana. Induce in noi un'atmosfera in cui tutti i sentimenti trovano la loro estate e quindi la loro maturità

(3.) L'amore è l'unica esperienza che mantiene l'anima sempre in un rapporto di simpatia e di armonia con i propri simili; e quindi è il principio più vero della società. Se la società si eleverà mai dalle sue passioni e dai suoi coinvolgimenti inferiori in una condizione pura e gioiosa, sarà per ispirazione di un amore divino. Questo da solo gli consentirà di convertire la conoscenza in beneficio

(4.) L'amore è quasi l'unico potere profetico dell'anima. È il principio fondamentale che ispira la speranza dell'immortalità. Nessun uomo ha mai amato sua moglie e l'ha seppellita, dicendo, con una certa compostezza: "Non c'è immortalità per lei". Nessun uomo ha mai portato il suo bambino nella tomba, anche se fosse uno che avrebbe potuto portare nel palmo della sua mano, che tutto nella sua natura non si fosse sollevato e non avesse detto: "Lasciamelo ritrovare". Nessun uomo ha mai amato con orgoglio un padre eroico e ha acconsentito che quel padre si estinguesse. La fiamma dell'amore, una volta splendente, nessuno può permettersi di credere che si spegnerà mai. L'amore, quindi, insegna all'anima a desiderare e a credere in una terra migliore. Se pensate che in questa diversa ma breve esposizione della potenza dell'amore, io abbia trasceso la buona ragione, ascoltate e vedete se ho eguagliato le dichiarazioni della Scrittura sullo stesso argomento. Se pensate che io sia stato stravagante, non è forse l'apostolo più stravagante? 1Corinzi 13.) Su tutti, dunque, che hanno appreso questo sacro segreto; su tutti coloro che sono stati studiosi del cristianesimo e del Signore Gesù Cristo, e hanno imparato ad amare Cristo in perpetuo, in modo permanente, su tutte queste "grazie" da Dio Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, e grazia da tutti gli uomini cristiani, in santa comunione. "La grazia sia con tutti coloro che amano il Signore nostro Gesù Cristo con sincerità!" La grazia sia su tutti i teologi che tendono a creare l'amore; su tutti i servizi che tendono a ispirare amore; su tutte le organizzazioni che tendono a promuovere l'amore. Nessuna grazia su nient'altro. Ciò che non tocca l'amore non tocca nulla di religioso che valga la pena di essere preso in considerazione, certamente non per cui valga la pena di soffrire. Attacchi violenti vengono fatti agli uomini, al fine di cambiarli; Ma questo non è il modo migliore per cambiarli, né per portarli in uno spirito di amore redentore. Poco si farà in questo mondo per cambiare gli uomini con le polemiche. Dobbiamo fare di noi e della Chiesa il capo che crediamo sia il capo del cristianesimo, cioè lo spirito d'amore. Dobbiamo intensificare questo sentimento. Se vogliamo tornare verso di essa, dobbiamo riformarci attraverso di essa. Dobbiamo creare un'atmosfera, dobbiamo creare un sentimento pubblico, tale che le chiese sentano la superiorità dell'amore sull'organizzazione, sull'ordinanza e sulla dottrina. (H. W. Beecher.)

Amore per Cristo: metti alla prova il tuo amore per Cristo con l'amore che hai per qualche caro amico, e ne troverai le prove, se "Lo ami con sincerità". 1. Se un uomo mi è molto caro, mi piace stare con lui. Non basta che io veda la finestra dove a volte appare; Voglio vederlo. Che cosa sono le ordinanze se non le grate, le finestre attraverso le quali Cristo si fa conoscere ed è visto dai Suoi santi e dai Suoi discepoli? Voi leggete la Parola di Dio; è il modo stabilito da Dio per trovarlo. Voi ascoltate la Parola di Dio; è il medium designato da Dio per vederLo. Pieghi il ginocchio in preghiera; è il mezzo designato da Dio per incontrarLo. Allora direi: "Amate il Signore Gesù Cristo con sincerità", perché nient'altro che Lui stesso potrà mai saziare le vostre anime

(2.) Se con qualche scortesia verso un caro amico lo abbiamo indotto a ritirarsi da noi, in modo da non vedere più il suo volto per un po' di tempo, lo cerchiamo e non possiamo riposare finché non lo abbiamo trovato. Miei cari ascoltatori, vedete la Chiesa di Dio, come si scopre nel quinto capitolo di quel prezioso libro: il Cantico dei Cantici. "Ho aperto al mio Amato; ma il mio Amato si era ritirato e se n'era andato; la mia anima venne meno quando parlò; L'ho cercato, ma non sono riuscito a trovarlo; L'ho chiamato, ma non mi ha risposto". Ma continuò a cercarlo finché non lo trovò. Non abbandonò la sua ricerca, finché non fu in grado di dire, nel terzo versetto del capitolo successivo: "Il mio Amato è mio: Egli pascola tra i gigli". Il vero amore non può riposare finché non lo ha trovato. Andiamo alle nostre devozioni familiari, cerchiamo il Signore in preghiera segreta, ci mescoliamo con i santi di Dio, ma non possiamo trovare riposo finché non lo abbiamo trovato

(3.) Osserva ancora: se ho un caro e amato amico, amo la sua somiglianza. Sebbene possa essere solo una povera e debole somiglianza, con molti difetti, tuttavia può esserci qualcosa in essa che mi ricorda lui; e lo amo perché lo amo. Così amo i santi di Dio. Non è che una povera somiglianza, una debole somiglianza; eppure vedo Cristo in esso. Vedo in essa qualcosa della Sua mansuetudine, della Sua tenerezza e del Suo amore: e sebbene non sia che una povera immagine, mi ricorda Lui; e lo amo per amor Suo. È il vero principio dell'amore fraterno

(4.) Sono consapevole anche di questo principio: se ho un caro e amato amico, mi preoccupo che gli altri lo amino, parlino e pensino bene di lui, e che i loro cuori siano attirati verso di lui. E così è per i figli di Dio. Osservate nel primo di Giovanni che non appena Andrea ebbe udito il potente richiamo, cercò Simone; E appena Filippo lo ebbe udito, cercò Natanaele. Esso stabilisce un principio e mostra la verità di ciò di cui sto parlando ora. Voi genitori che mi ascoltate, potreste vedere nel vostro caro figlio il crollo del suo cuore orgoglioso, l'umiliazione dello spirito e il ritiro nella preghiera; se solo vedeste quel caro amico inchinarsi davanti a Dio, sarebbe per voi più di mille mondi. (J. H. Evans, M.A.)

Una conclusione apostolica: - Questa conclusione apostolica è un promemoria di

(I.) Quella pace che scende solo dal cielo di Dio sulla nostra terra, nei nostri cuori.

(II.) Quell'amore, che è puro, santo, divino.

(III.) Quella fede che, inseparabile dall'amore, vivente e operante per mezzo di esso, nata da Dio, sola è gradita a Dio, sola dona a Dio la sua gloria, sola esalta l'anima a Lui.

(IV.) Quella grazia, per la quale, prima e sola, viene a tutti noi il vero, eterno, benedetto benedetto, che continua il nostro per pura misericordia e per l'eternità. (Passavant.)

Nei giorni di gloria della prosperità romana, quando i suoi mercanti vivevano nei loro palazzi di marmo sulle rive del Tevere, c'era una sorta di emulazione nella grandezza e nell'ornamento artistico delle loro dimore. I buoni scultori erano avidamente ricercati e impiegati. Ma i trucchi erano talvolta praticati allora come oggi; Così, se lo scultore trovava un difetto nel marmo, o scheggiava un pezzo per sbaglio, faceva preparare con cura una cera con cui riempiva la fessura, e la fissava con tanta cura da essere impercettibile. Con il passare del tempo, tuttavia, il calore o l'umidità influenzerebbero la cera e rivelerebbero la sua presenza lì. La conseguenza fu che quando furono stipulati nuovi contratti per opere d'arte su commissione, fu aggiunta una clausola secondo la quale dovevano essere sine cerâ, o senza cemento. Quindi abbiamo qui una parola-immagine di grande significato morale. (J. Tesseyman.)

Devozione con egoismo: Dio è nella bocca dell'ipocrita, ma il mondo è nel suo cuore, che egli si aspetta di guadagnare attraverso la sua buona reputazione. Ho letto di uno che offrì al suo principe una grossa somma di denaro per avere il permesso una o due volte al giorno di presentarsi alla sua presenza e dire solo: "Dio salvi vostra maestà!" Il principe, meravigliato di quella grande offerta per un favore così piccolo, gli chiese quale vantaggio gli avrebbe procurato. "O sire," disse, "questo, sebbene non abbia nient'altro da parte vostra, mi procurerà un nome nel paese per uno che è un grande favorito a corte, e una tale opinione mi aiuterà a fare di più alla fine dell'anno di quanto mi costi per l'acquisto." Così alcuni, con il nome che prendono per grandi santi, promuovono i loro interessi mondani, che sono alla base di tutta la loro professione. (W. Gurnall, M.A.)

Un secolo fa, nel nord dell'Europa, sorgeva un'antica cattedrale, su uno degli archi della quale era scolpito un volto di meravigliosa bellezza. Rimase a lungo nascosta, finché un giorno la luce del sole che filtrava da una finestra obliqua ne rivelò le ineguagliabili caratteristiche. E da allora, anno dopo anno, nei giorni in cui per una breve ora era così illuminato, le folle venivano ad aspettare, ansiose di scorgere solo di sfuggita quel volto. Aveva una storia strana. Quando la cattedrale fu costruita, un vecchio, distrutto dal peso degli anni e dalle cure, venne e pregò l'architetto di lasciarlo lavorare. Per pietà per la sua età, ma temendo che la vista debole e il tocco tremante potessero rovinare qualche bel disegno, il padrone lo mise a lavorare all'ombra del tetto a volta. Un giorno trovarono il vecchio addormentato nella morte, gli attrezzi del suo mestiere messi in ordine accanto a lui, l'astuzia della sua mano destra scomparsa, il volto rivolto verso quest'altro volto meraviglioso che aveva creato, il volto di uno che aveva amato e perduto nella prima età adulta. E quando gli artisti, gli scultori e gli operai di tutte le parti della cattedrale vennero a guardare quel volto, dissero: "Questa è l'opera più grande di tutte; L'amore ha fatto questo!" (Avvocato cristiano di St. Louis.)

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Riferimenti incrociati:

Efesini 6

1 Ge 28:7; 37:13; Lev 19:3; De 21:18; 1Sa 17:20; Est 2:20; Prov 1:8; 6:20; 23:22; 30:11,17; Ger 35:14; Lu 2:51; Col 3:20-25
Ef 6:5,6; Rom 16:2; 1Co 15:58; Col 3:16,17,23,24; 1P 2:13
Ne 9:13; Giob 33:27; Sal 19:8; 119:75,128; Os 14:9; Rom 7:12; 12:2; 1Ti 5:4

2 Eso 20:12; De 27:16; Prov 20:20; Ger 35:18; Ez 22:7; Mal 1:6; Mat 15:4-6; Mar 7:9-13; Rom 13:7

3 De 4:40; 5:16; 6:3,18; 12:25,28; 22:7; Ru 3:1; Sal 128:1,2; Is 3:10; Ger 42:6

4 Ge 31:14,15; 1Sa 20:30-34; Col 3:21
Ge 18:19; Eso 12:26,27; 13:14,15; De 4:9; 6:7,20-24; 11:19-21; Gios 4:6,7; 4:21-24; 24:15; 1Cron 22:10-13; 28:9,10,20; 29:19; Sal 71:17; 71:18; 78:4-7; Prov 4:1-4; 19:18; 22:6,15; 23:13,14; 29:15,17; Is 38:19; 2Ti 1:5; 3:15; Eb 12:7-10

5 Ge 16:9; Sal 123:2; Mal 1:6; Mat 6:24; 8:9; At 10:7,8; Col 3:22; 1Ti 6:1-3; Tit 2:9,10; 1P 2:18-21
File 1:16
1Co 2:3; 2Co 7:15; Fili 2:12; 1P 3:2
Ef 6:24; Gios 24:14; 1Cron 29:17; Sal 86:11; Mat 6:22; At 2:46; 2Co 1:12; 11:2,3
Ef 1:1-23; 1Co 7:22; Col 3:17-24

6 Fili 2:12; Col 3:22; 1Te 2:4
Ef 5:17; Mat 7:21; 12:50; Col 1:9; 4:12; 1Te 4:3; Eb 10:36; 13:21; 1P 2:15; 4:2; 1G 2:17
Ger 3:10; 24:7; Rom 6:17; Col 3:23

7 Ge 31:6,38-40; 2Re 5:2,3,13
Ef 6:5,6; 1Co 10:31

8 Prov 11:18; 23:18; Is 3:11; Mat 5:12; 6:1,4; 10:41,42; 16:27; Lu 6:35; 14:14; Rom 2:6-10; 2Co 5:10; Col 3:24; Eb 10:35; 11:26
Ga 3:28; Col 3:11

9 Lev 19:13; 25:39-46; De 15:11-16; 24:14,15; Ne 5:5,8,9; Giob 24:10-12; 31:13-15; Is 47:6; 58:3-6; Am 8:4-7; Mal 3:5; Col 4:1; Giac 5:4
Ef 6:5-7; Mat 7:12; Lu 6:31; Giac 2:8,13
Lev 25:43; 1Sa 15:17; Dan 3:6,15; 5:19,20
Sal 140:12; Ec 5:8; Mat 22:8,10; 24:48,51; Lu 12:45,46; Giov 13:13; 1Co 7:22
1Co 1:2; Fili 2:10,11
At 10:34; Rom 2:11; Col 3:25

10 2Co 13:11; Fili 3:1; 4:8; 1P 3:8
Ef 1:19; 3:16; De 20:3,4; 31:23; Gios 1:6,7,9; 1Sa 23:16; 1Cron 28:10,20; 2Cron 15:7; Sal 138:3; Is 35:3,4; 40:28,31; Ag 2:4; Zac 8:9,13; 1Co 16:13; 2Co 12:9,10; Fili 4:13; Col 1:11; 2Ti 2:1; 4:17; 1P 5:10

11 Ef 4:24; Rom 13:14; Col 3:10
Ef 6:13; Rom 13:12; 2Co 6:7; 10:4; 1Te 5:8
Ef 6:13; Lu 14:29-31; 1Co 10:13; Eb 7:25; Giuda 1:24
Ef 4:14; Mar 13:22; 2Co 2:11; 4:4; 11:3,13-15; 2Te 2:9-11; 1P 5:8; 2P 2:1-3; Ap 2:24; 12:9; 13:11-15; 19:20; 20:2,3,7,8

12 Lu 13:24; 1Co 9:25-27; 2Ti 2:5; Eb 12:1,4
Mat 16:17; 1Co 15:50; Ga 1:16
Ef 1:21; 3:10; Rom 8:38; Col 2:15; 1P 3:22
Ef 2:2; Giob 2:2; Lu 22:53; Giov 12:31; 14:30; 16:11; At 26:18; 2Co 4:4; Col 1:13
Ef 1:3

13 Ef 6:11-17; 2Co 10:4
Ef 5:6,16; Ec 12:1; Am 6:3; Lu 8:13; Ap 3:10
Mal 3:2; Lu 21:36; Col 4:12; Ap 6:17

14 Ef 5:9; Is 11:5; Lu 12:35; 2Co 6:7; 1P 1:13
Is 59:17; 1Te 5:8; Ap 9:9,17

15 De 33:25; CC 7:1; Abac 3:19; Lu 15:22
Is 52:7; Rom 10:15; 2Co 5:18-21

16 Ge 15:1; Sal 56:3,4,10,11; Prov 18:10; 2Co 1:24; 4:16-18; Eb 6:17,18; 11:24-34; 1P 5:8,9; 1G 5:4,5
1Te 5:19

17 1Sa 17:5,58; Is 59:17; 1Te 5:8
Is 49:2; Eb 4:12; Ap 1:16; 2:16; 19:15
Mat 4:4,7,10,11; Eb 12:5,6; 13:5,6; Ap 12:11

18 Ef 1:16; Giob 27:10; Sal 4:1; 6:9; Is 26:16; Dan 6:10; Lu 3:26,37; 18:1-7; 21:36; At 1:14; 6:4; 10:2; 12:5; Rom 12:12; Fili 4:6; Col 4:2; 1Te 5:17; 2Ti 1:3
1Re 8:52,54,59; 9:3; Est 4:8; Dan 9:20; Os 12:4; 1Ti 2:1; Eb 5:7
Ef 2:22; Zac 12:10; Rom 8:15,26,27; Ga 4:6; Giuda 1:20
Mat 26:41; Mar 13:33; 14:38; Lu 21:36; 22:46; Col 4:2; 1P 4:7
Ge 32:24-28; Mat 15:25-28; Lu 11:5-8; 18:1-8
Ef 6:19; 1:16; 3:8,18; Fili 1:4; 1Ti 2:1; Col 1:4; File 1:5

19 Rom 15:30; 2Co 1:11; Fili 1:19; Col 4:3; 1Te 5:25; 2Te 3:1; File 1:22; Eb 13:18
At 2:4; 1Co 1:5; 2Co 8:7
At 4:13,29,31; 9:27,29; 13:46; 14:3; 18:26; 19:8; 28:31; 2Co 3:12; 7:4; Fili 1:20; 1Te 2:2
Ef 1:9; 3:3,4; 1Co 2:7; 4:1; Col 1:26,27; 2:2; 1Ti 3:16

20 Prov 13:17; Is 33:7; 2Co 5:20
Ef 3:1; 4:1; 2Sa 10:2-6; At 26:29; 28:20; Fili 1:7,13,14; 2Ti 1:16; 2:9; File 1:10
Ef 6:19; Is 58:1; Ger 1:7,8,17; Ez 2:4-7; Mat 10:27,28; At 5:29; 28:31; Col 4:4; Fili 1:20; 1Te 2:2; 1G 3:16; Giuda 1:3

21 Fili 1:12; Col 4:7
At 20:4; 2Ti 4:12; Tit 3:12
Col 4:9; File 1:16; 2P 3:15
1Co 4:17; Col 1:7; 1Ti 4:6; 1P 5:12

22 Fili 2:19,25; Col 4:7,8; 1Te 3:2; 2Te 2:17

23 Rom 1:7; 1Co 1:3; Ge 43:23; 1Sa 25:6; Sal 122:6-9; Giov 14:27; Ga 6:16; 1P 5:14; Ap 1:4
Ga 5:6; 1Ti 1:3; 5:8; 2Te 1:3; 1Ti 1:14; File 1:5-7

24 1Co 16:23; 2Co 13:14; Col 4:18; 2Ti 4:22; Tit 3:15; Eb 13:25
Giov 21:15-17; 1Co 16:22
Mat 22:37; 2Co 8:8,12; Tit 2:7
Mat 6:13; 28:20

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