Nuova Riveduta:

Galati 1:6

Rifiuto di un altro vangelo
Ga 3:1-5; 4:9-20; 5:1-12
Mi meraviglio che così presto voi passiate da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo a un altro vangelo;

C.E.I.:

Galati 1:6

Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo.

Nuova Diodati:

Galati 1:6

Incostanza dei Galati; Paolo rivendica l'autorità divina del suo apostolato e della sua dottrina
Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo,

Riveduta 2020:

Galati 1:6

Nessun altro vangelo
Io mi meraviglio che così presto voi passiate da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo.

La Parola è Vita:

Galati 1:6

Mi meraviglio di voi! Dio vi ha chiamato a ricevere la grazia, la vita eterna che vi dà per mezzo di Cristo, e voi così presto vi allontanate da lui per seguire un'altra «via per il cielo», che però non porta affatto in cielo!

La Parola è Vita
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Riveduta:

Galati 1:6

L'apostolo deluso per la incostanza dei Galati
Io mi maraviglio che così presto voi passiate da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo.

Martini:

Galati 1:6

Mi stupisco, come così presto fate passaggio da colui, che vi chiamò alla grazia di Cristo, ad un altro vangelo:

Diodati:

Galati 1:6

IO mi maraviglio che, sì tosto, da Cristo che vi ha chiamati in grazia, voi siate trasportati ad un altro evangelo.

Commentario:

Galati 1:6

I. PARTE APOLOGETICA

L'APOSTOLO DEL VANGELO DELLA GRAZIA E DELLA LIBERTÀ

Galati 1:6-2:21

Prima di dare alle chiese di Galazia l'insegnamento dottrinale richiesto dal loro stato, Paolo sente il bisogno di distruggere i falsi concetti insinuati circa il suo apostolato dagli intrusi giudaizzanti. Egli si proclamava bensì apostolo di Cristo ma, dicevano essi, non era del numero dei Dodici ch'erano stati con Gesù; il suo apostolato non poteva essere che di seconda mano e quindi senza vera autorità. S'egli predicava la salvazione per fede senza obbligo di osservanze legali, lo faceva di testa sua, senza la sanzione dei Dodici e per smania di popolarità presso le chiese etnico cristiane. Non era dunque necessario dargli retta.

Da coteste insinuazioni Paolo si difende nella prima parte della Lettera che ha carattere apologetico-personale e che si può dividere in quattro Sezioni:

Nella Sez. Ia, Galati 1:6-10, Paolo esprime il doloroso stupore provato alla notizia che i Galati stavano abbandonando l'evangelo della grazia da lui predicato per dare ascolto ai perturbatori giudaizzanti i quali alteravano il vero ed unico evangelo della grazia di Dio, incorrendo nella maledizione.

Nella Sezione IIa, Galati 1:11-24, Paolo dichiara aver ricevuto direttamente da Dio l'evangelo ch'egli ha predicato e di non averlo imparato dagli apostoli coi quali non aveva avuto relazione prima d'entrare nella sua attività missionaria.

Nella Sezione IIIa, Galati 2:1-10, egli fa un passo di più, narrando come alla Conferenza di Gerusalemme la sua missione apostolica ed il modo in cui la compieva, avevano avuto l'approvazione cordiale degli apostoli più rinomati.

Nella Sez. IVa, Galati 2:11-21, ricorda come la coscienza dell'assoluta verità dell'evangelo della grazia e della libertà, gli abbia imposto il dovere di riprendere pubblicamente in Antiochia l'apostolo Pietro quand'egli, per timore dei giudaizzanti, veniva colla sua condotta, a compromettere la verità.

Paolo è per tal modo, come nota lo Schlatter, divenuto apostolo senza gli altri apostoli, il suo apostolato ha incontrato il consenso degli apostoli, ed egli ne ha mantenuta l'autorità e l'indipendenza anche contro un apostolo quando questi si allontanava dalla retta via.

Sezione A. Galati 1:6-10

LO STUPORE DI PAOLO DI FRONTE ALLA INCIPIENTE DEFEZIONE DEI GALATI.

Io mi stupisco che così presto voi passiate da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, ad un altro evangelo,

Paolo entra in materia bruscamente come chi ha il cuore pieno d'una preoccupazione cui gli preme di dare sfogo; ed invece dell'espressione di gratitudine a Dio, solita a trovarsi nelle altre epistole, comincia coll'espressione del doloroso stupore in cui l'ha immerso la notizia inaspettata e in parte per lui incomprensibile della defezione dei Galati dall'evangelo della grazia. Ciò lo stupisce tanto più che i Galati avevano accolto con entusiasmo il vangelo ed il suo araldo quando si era recato la prima volta da loro Galati 4:13-16, e che Paolo, dopo una sua seconda visita più recente, li aveva creduti raffermati nella fede (cfr. Atti 18:23). Così presto, s'intende: in così breve spazio di tempo, così presto dopo l'arrivo tra voi dei perturbatori giudaizzanti. Varii interpreti ricordano, a proposito della facilità dei Galati a lasciarsi trascinare dai nuovi dottori, la descrizione che Giulio Cesare fa del carattere mutabile dei loro progenitori delle Gallie: «Come nell'intraprendere le guerre è alacre e pronto l'animo dei Galli, così è la lor mente cedevole e per nulla resistente alle avversità... È debolezza dei Galli l'essere mutevoli nelle deliberazioni da prendere e amanti di novità». All'elemento dell'atavismo nazionale nel carattere va aggiunta la inesperienza di neofiti imperfettamente istruiti del Vangelo, poco capaci di misurare la portata religiosa di certi insegnamenti e di mantenersi all'altezza della religione dello Spirito. Il presente: voi passate, o "vi lasciate trasportare", indica che la cosa sta avvenendo, ma non è ancora un fatto compiuto irrimediabilmente; e Paolo spera di arrestare colla sua lettera quel movimento, facendo loro comprendere com'esso implichi l'abbandono del vangelo della grazia. Essi, senza rendersene ben conto, stanno passando da Colui che li ha chiamati mediante la grazia di Cristo, ad un evangelo diverso. L'autore della chiamata nel N. T. è, quasi senza eccezione, Dio Padre (Galati 1:15; 1Tessalonicesi 5:24; 2Tessalonicesi 2:14; Romani 8:30 ecc.).

L'espressione: chiamati εν χαριτι χριστου (lett. nella grazia di Cristo, ovvero: colla grazia di Cristo), non significa che li ha chiamati ad esser partecipi della grazia di cui Cristo è mediatore, ma che Dio li ha chiamati a salvezza mediante l'annunzio della grazia, non in base alla pratica di riti o di opere legali, ma in base alla grazia procurata in Cristo e accettata con fede. «La grazia di Cristo, dice Sieffert, è qui considerata come quella il cui annunzio nella predicazione del vangelo è stato il mezzo della lor chiamata». Se ora essi abbandonano il terreno della grazia e vengono a considerare le pratiche legali come condizione di salvezza, passano ad un evangelo diverso da quello di cui Dio si è servito per chiamarli a se. Il greco ha qui, Galati 1:6-7, due aggettivi: ἑτερος e αλλος che sono di solito resi nella versione italiana con la parola altro, ma di cui il secondo significa semplicemente: uno di più aggiunto agli altri, mentre il primo include l'idea di diversità: un altro di genere diverso. Così 2Corinzi 11:4: «So chi viene predica... un evangelo diverso ( ἑτερον) da quello che avete ricevuto...». Così qui: «passate ad un evangelo diverso, che però non è un altro» non è un evangelo di più, oltre l'unico vero, ma è semplicemente l'alterazione di questo.

Riferimenti incrociati:

Galati 1:6

Mar 6:6; Giov 9:30
Ga 3:1-5; 4:9-15; 5:4,7; Sal 106:13; Is 29:13; Ger 2:12,13
Ga 5:8; 1Co 4:15; 2Te 2:14; 2Ti 1:9; 1P 1:15; 2P 1:3
At 15:11; Rom 5:2; 1Ti 1:14; 2Ti 2:1; Ap 22:21
Rom 10:3; 2Co 11:4

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