Nuova Riveduta:

Galati 1:8

Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema.

C.E.I.:

Galati 1:8

Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!

Nuova Diodati:

Galati 1:8

Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto.

Riveduta 2020:

Galati 1:8

Ma, anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema.

La Parola è Vita:

Galati 1:8

Che Dio maledica chiunque, me compreso, predichi un modo per essere salvati diverso da quello di cui vi ho parlato; anche se fosse un angelo sceso dal cielo a predicarvi un Vangelo diverso, sia maledetto per sempre!

La Parola è Vita
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Riveduta:

Galati 1:8

Ma quand'anche noi, quand'anche un angelo del cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che v'abbiamo annunziato, sia egli anatema.

Martini:

Galati 1:8

Ma quand'anche noi, o un Angelo del cielo evangelizzi a voi oltre quello, che abbiamo a voi evangelizzato, sia anatema.

Diodati:

Galati 1:8

Ma, quand'anche noi, od un angelo del cielo, vi evangelizzassimo oltre a ciò che vi abbiamo evangelizzato, sia anatema.

Commentario:

Galati 1:8

Ma se anche noi, se anche un angelo venuto dal cielo vi annunziasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema.

Il ma si spiega così: Ci sono di quelli che vogliono sovvertire l'evangelo, ma l'evangelo della salvazione non è cosa che dipenda dall'uomo e che possa essere alterata secondo il capriccio di una qualsiasi creatura. L'evangelo è verità divina, inviolabile, è l'annunzio veridico e fedele di ciò che Dio ha fatto e vuol fare per la salvazione del mondo per mezzo di Cristo. Quindi, come l'uomo non può mutare il piano eterno di Dio, nè i fatti compiuti, non è neanche in poter suo l'alterare la verità relativa a questi fatti. Qualora lo tenti, egli commette un delitto di lesa verità e, di lesa divinità, alterando la verità inviolabile di Dio. Incorre perciò nella maledizione divina. Questa sentenza di maledizione l'apostolo non esita a pronunziarla su se stesso, sui suoi collaboratori che possono ritenersi inclusi nel noi, e perfino sopra gli angeli del cielo, nel caso puramente ipotetico ch'egli od un angelo si rendessero colpevoli di pervertire l'evangelo eterno. Esso è superiore a tutte le creature celesti e terrestri. Il greco ha qui una preposizione ( παρ ὁ) ch'è stata tradotta in due modi:... vi evangelizzasse oltre a ciò... ovvero contro a ciò... La Vulgata porta: praeterquam quod... e Diodati: "oltre a ciò". Le versioni moderne preferiscono: "contro" (Weitzsaeker, Segond, Revised, Sinodale fr., Crampon, Revel ecc.) Anche traducendo: "oltre a ciò", il contesto mostra che non potrebbe trattarsi mai di fare qualche aggiunta innocente al vangelo apostolico, ma si tratterebbe sempre di un andare oltre il limite fissato, aggiungendo alle condizioni di salvezza divinamente stabilite, altre condizioni specificamente diverse da quelle e quindi a quelle contrarie. Ma l'uso della preposizione παρα nel N. T. giustifica il senso più grave di "contro a ". In Romani 16:17 si parla di chi commette scandali «contro ( παρα) alla dottrina che avete imparata». Così Atti 18:13, "contro la legge" Romani 1:26 "l'uso contro natura" Romani 4:18 "contro speranza credette". Sia anatema: è chiaro che non si tratta qui di una semplice sentenza di scomunica o di esclusione dalla chiesa, in questo senso la formula non occorre nel N. T. ma soltanto nel linguaggio ecclesiastico posteriore di qualche secolo, D'altronde non si potrebbe parlare di scomunicare un angelo. C'è chi interpreta: Sia un tale da voi tenuto per "interdetto", per una persona da evitare. Cfr. Romani 16:17; 2Giovanni 1:10-11: "non lo salutate ". Ma anche questo non risponde all'uso del N. T. nè alla solennità del contesto. La parola anatema vale una cosa appesa in alto, come le offerte votive di cui si adornavano i templi. Scritto coll'e lungo ( η) ha conservato questo senso anche nel N. T. Luca 21:5. Scritto coll'e breve (ε) come lo è generalmente nella LXX e nel N. T. designa una cosa votata a Dio ma per esser sacrata a distruzione e risponde all'interdetto ebraico (chérem) di Levitico 27:28-29; Deuteronomio 7:26; Giosue 6:21. Vedi anche note Romani 9:3; 1Corinzi 12:3; 1Corinzi 16:22. Il senso qui sarebbe: Sia un tale maledetto. L'imprecazione racchiude una vera e propria sentenza colla quale l'apostolo, quale ambasciatore di Cristo che ha ricevuto la podestà di sciogliere e legare, dichiara sacrato alla maledizione divina chiunque pervertisce scientemente l'evangelo di Cristo. Così 1Corinzi 16:22 dichiara anatema chi avendo conosciuto Cristo non ha affetto per lui.

Riferimenti incrociati:

Galati 1:8

Ga 1:9; 1Co 16:22; 2Co 11:13,14; 1Ti 1:19,20; Tit 3:10; Ap 22:18,19
Ga 3:10,13; Ge 9:25; De 27:15-26; Gios 9:23; 1Sa 26:19; Ne 13:25; Mat 25:41; 2P 2:14
Mar 14:71; At 23:14; Rom 9:3; 1Co 12:3; 16:22

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