Galati 2
1 INTRODUZIONE A GALATI 2
In questo capitolo l'apostolo procede con il racconto di se stesso, e dà un resoconto di un altro suo viaggio a Gerusalemme, dove ebbe una conversazione con il capo degli apostoli; in cui approvavano il suo ministero, gli permettevano l'incarico e lo prendevano in comunione con loro, ma non gli davano nuove istruzioni, né aggiungevano alla sua luce e conoscenza spirituale; da cui risultava che il Vangelo da lui predicato non era secondo gli uomini, né ricevuto dagli uomini, come aveva affermato nel capitolo precedente; e fa anche un resoconto del suo incontro con Pietro ad Antiochia, e di come lo rimproverò per alcune pratiche giudaizzanti; che lo porta ad affermare la dottrina della giustificazione per fede, in opposizione alle opere della legge; che è il grande punto che aveva in mente di stabilire in questa epistola, e che egli rivendica dall'accusa di licenziosità. Inizia con il racconto di un altro suo viaggio a Gerusalemme, le cui circostanze racconta, come il tempo in cui, quattordici anni fa; le persone che prese con sé come suoi compagni, Barnaba e Tito Galati 2:1 ciò che lo spinse a ciò, una rivelazione di Dio; e l'affare che faceva quando vi giunse, comunicò il Vangelo, e ciò non ad alcuno, ma a coloro che erano di reputazione, e non pubblicamente ma privatamente; il suo fine era, affinché potesse sembrare quanto successo avesse avuto nel suo ministero, e non avesse lavorato invano, Galati 2:2 segue poi una narrazione di un evento particolare relativo a Tito che è descritto come uno dei suoi compagni, e dalla sua nazione, un greco; e che, sebbene fosse una persona incirconcisa, tuttavia gli apostoli e gli anziani di Gerusalemme non lo obbligarono a farsi circoncidere, il che dimostrava che erano dello stesso pensiero dell'apostolo su questo punto, Galati 2:3 e la ragione di ciò era a causa dei falsi maestri, affinché non potessero dar loro alcun appiglio; che sono descritti per il loro carattere, falsi fratelli, per il loro modo privato di entrare tra i santi, e per i loro fini e punti di vista, che erano di spiare la loro libertà cristiana e portarli in schiavitù, Galati 2:4 a cui l'apostolo si oppose, e non volle cedere per il minimo spazio di tempo; a tal fine, affinché la verità del Vangelo rimanesse con i Gentili, Galati 2:5 e quanto agli apostoli, sebbene fossero uomini di grande carattere e reputazione, l'apostolo non l'avrebbe sminuita; eppure non gli aggiunsero nulla, egli non ricevette nulla da loro, Galati 2:6 ma, d'altra parte, in parte perché videro che come il Vangelo da predicare ai Giudei era affidato a Pietro, così lo stesso Vangelo da predicare ai Gentili era affidato a Paolo; e in parte a causa della stessa efficacia e successo nel ministero dell'uno come nel ministero dell'altro; come anche perché hanno percepito quali doni di grazia sono stati elargiti all'Apostolo; diedero a lui e a Barnaba la destra della comunione, come segno del loro reciproco accordo, e come appartenenti alla stessa società, Galati 2:7-9 né diedero a lui e a Barnaba nulla di incarico, ma solo per ricordare i poveri, ai quali era abbastanza avanti da se stesso, Galati 2:10 dopo di che segue un racconto di un'opposizione fatta dall'apostolo a Pietro, il che avvenne ad Antiochia, e in faccia a lui, e non senza ragione, Galati 2:11 Poiché, mentre qualche tempo prima mangiava con i Gentili, il che era in lui lodevole, in seguito ritirò la conversazione con loro, spinto ad essa dal timore dei Giudei convertiti, Galati 2:12 e tale era la forza del suo esempio, che altri Giudei, che prima non si faceva scrupolo di mangiare con i Gentili, si separò allo stesso modo, e anche lo stesso Barnaba, compagno di Paolo, Galati 2:13 per cui vedendo che questo non era camminare secondo il Vangelo di Cristo, e con quell'integrità e rettitudine che si addiceva a tali persone, l'apostolo rimproverò pubblicamente Pietro e si lamentò con lui; in parte a causa della sua precedente conversazione con i Gentili, sebbene egli stesso fosse un Giudeo, e quindi era assurdo e contraddittorio in lui obbligare i Gentili a vivere come facevano i Giudei, Galati 2:14 e in parte a causa della sporgenza che lui e Pietro e altri che erano Giudei, e non peccatori dei Gentili, aveva della dottrina della giustificazione; che non era per le opere della legge, ma per la fede in Cristo; poiché a questo fine avevano creduto in Cristo per essere giustificati non dall'uno, ma dall'altro; la quale dottrina è confermata da un passo citato in Salmi 149:2 Galati 2:5,16 e mentre si potrebbe obiettare che questa dottrina della giustificazione gratuita ha aperto una porta alla licenziosità, l'apostolo risponde ad essa con un orrore di essa, Galati 2:17 e osservando che ciò avrebbe edificato ciò che aveva distrutto, Galati 2:18 inoltre, egli sostiene il contrario dal suo essere morto alla legge, per poter vivere per Dio, Galati 2:19 e dalla sua crocifissione con Cristo, e del vecchio uomo con le sue opere; e dal fatto che Cristo vive in lui, e dal suo vivere per fede su di lui, Galati 2:20 e per l'ulteriore conferma che la dottrina della giustificazione è per fede, e non per opere, egli suggerisce, se fosse altrimenti, sia la grazia di Dio sarebbe frustrata e resa nulla, sia la morte di Cristo sarebbe vana, Galati 2:21
Versetto 1. Quattordici anni dopo salii di nuovo a Gerusalemme,
Cioè, o dopo che a Dio piacque di chiamarlo con la sua grazia, e di rivelare in lui il suo Figlio; o piuttosto dopo essere stato a Gerusalemme per vedere Pietro, con il quale rimase quindici giorni, e poi andò in Siria e in Cilicia; così che fu diciassette anni dopo la sua conversione che intraprese questo viaggio verso Gerusalemme di cui qui parla; e sembra che si riferisca al tempo in cui lui e Barnaba andarono dalla chiesa di Antiochia dagli apostoli e dagli anziani riguardo alla questione, se la circoncisione fosse necessaria per la salvezza, Atti 15:1,2 che concorda completamente con il racconto che l'apostolo dà qui di questo viaggio, e che non fece da solo, ma
con Barnaba, e prese con me anche Tito; Barnaba è menzionato nel racconto di Luca come andato con lui in questo periodo, ma Tito non lo è; il quale, sebbene non fosse stato inviato dalla chiesa, tuttavia l'apostolo avrebbe giudicato opportuno e prudente prenderlo con sé, il quale era stato convertito da lui, era un ministro del Vangelo e rimaneva incirconciso; e piuttosto poteva scegliere di averlo con sé, in parte per poter essere confermato nella fede che l'apostolo gli aveva insegnato; e in parte perché potesse essere una testimonianza vivente dell'accordo tra i principi e la pratica dell'apostolo; e affinché, avendo lui e Barnaba, potesse avere un numero competente di testimoni per testimoniare le dottrine che predicava, i miracoli che operava e il successo che lo accompagnava tra i Gentili; e di raccontare, al loro ritorno, ciò che accadde tra lui e gli anziani di Gerusalemme; poiché per bocca di due o tre testimoni tutto è stabilito
2 Versetto 2. E sono salito per rivelazione,
Non fu mandato a chiamare dagli apostoli a Gerusalemme, né andò da se stesso, né solo per il voto della chiesa di Antiochia, ma per rivelazione divina; non una rivelazione fatta alla chiesa, o dai profeti lì, ma da Dio stesso a lui; ebbe un impulso segreto dallo Spirito di Dio, e gli fu dato un intimato avvertimento, che era volontà di Dio che salisse in quel momento; il che non è in alcun modo incompatibile con il suo essere inviato dalla chiesa, ma gli servì come conferma, che ciò che essi determinarono era giusto, e secondo la mente di Dio:
e comunicò loro il Vangelo che io predico fra i pagani; quello stesso Vangelo, che egli aveva predicato e continuava a predicare ai pagani; relativi alla libera e completa remissione dei peccati mediante il sangue di Cristo, alla giustificazione mediante la sua giustizia senza le opere della legge, e alla libertà da tutti i rituali e la schiavitù della dispensazione mosaica: poiché come il Vangelo che egli predicava era tutto d'un pezzo, uniforme e coerente, così egli non predicava un solo tipo di dottrina ai Gentili, e un altro agli ebrei; ma le stesse verità che erano l'oggetto del suo ministero nel mondo dei Gentili, che erano un Cristo crocifisso, e la salvezza solo per mezzo di lui, egli le comunicò, le presentò ed espose alla considerazione degli anziani e degli apostoli a Gerusalemme; non allo scopo di dare o ricevere istruzioni, ma di confrontare insieme i loro sentimenti e principi; che, così potrebbe sembrare, c'era una completa armonia e accordo tra loro; e questo non lo fece pubblicamente, a tutta la chiesa, almeno all'inizio, e specialmente all'articolo della libertà cristiana, che rispetta la libertà degli ebrei credenti, dal giogo della legge; poiché non erano ancora in grado di sopportare questa dottrina; potevano facilmente convenire che i Gentili non erano obbligati ad essa, ma non potevano pensare di esserne liberi; Perciò l'Apostolo, con grande prudenza, non lo dichiarò in pubblico:
ma privatamente a coloro che erano rinomati; o "che sembravano essere", cioè persone un po' molto considerevoli; non solo nella loro opinione, o solo nell'apparenza, ma nella realtà, sembravano essere, ed erano colonne nella casa di Dio; in particolare intende Giacomo, Cefa e Giovanni allora in grande stima presso i santi, e meritatamente onorati e rispettati da loro, essendo essi fedeli operai nella parola e nella dottrina; così i dottori ebrei chiamano uomini di grande stima, חשׁובים, che "sembrano essere", o "sono considerati", una parola a cui la frase qui usata risponde: questi erano uomini spirituali, capaci di giudicare di tutte le cose spirituali; uomini in piena età, i cui sensi erano esercitati per discernere tra la verità e l'errore; ed erano persone molto adatte perché l'apostolo presentasse lo schema del suo ministero, e le varie verità su cui insisteva in esso: queste le incontrava "privatamente", o "separatamente", e "singolarmente", come si può tradurre; o conversava con gli apostoli da solo, e tutti insieme, in qualche casa privata; o separatamente, uno per uno, nelle loro case, e lì liberamente e familiarmente parlavano con loro delle diverse dottrine del Vangelo; e in particolare questo, della libertà dalla legge: il suo fine in essa era, come egli dice,
per timore che in qualche modo io corressi, o avessi corso invano, il che è detto, non riguardo a se stesso, come se avesse nutrito qualche dubbio sulle dottrine che aveva predicato, e avesse bisogno di qualche conferma in esse da esse, perché era pienamente sicuro della loro verità, e assicurava gli altri della stessa; o che metteva in dubbio l'accordo degli apostoli con lui; o che la sua fede dipendesse in qualche modo sulla loro autorità; ma riguardo agli altri, e la sua utilità tra loro. I falsi dottori avevano insinuato che la sua dottrina era diversa da quella degli apostoli a Gerusalemme, e così si sforzarono di pervertire il Vangelo che predicava, e di rovesciare la fede di coloro che lo ascoltavano; e se ciò fosse stato fatto apparire, con ogni probabilità avrebbe reso vane le sue fatiche passate e ne avrebbe impedito l'utilità futura: alcuni leggono queste parole come un interrogatorio: "Corro in qualche modo o ho corso invano?" No; dal racconto che presentò alla chiesa, agli anziani e agli apostoli, sia in privato che in pubblico, Atti 15:4,12 appariva chiaramente quale successo accompagnò il suo ministero, quanti sigilli ne aveva, quante anime si convertirono sotto di esso e quante chiese furono fondate per mezzo suo; poiché per "correre" qui non si intende la condotta cristiana che egli ha seguito, in comune con gli altri credenti, che risiede nell'esercizio della grazia e nell'adempimento del dovere; ma il corso del suo ministero, che egli svolse con grande attività, applicazione, diligenza e costanza, fino a quando non lo ebbe terminato
3 Versetto 3. Ma né Tito che era con me, essendo greco,
C'era un tale accordo tra l'apostolo, e i suoi compagni apostoli a Gerusalemme, anche riguardo a questo articolo della necessità della circoncisione, e di altri rituali della legge di Mosè, per la salvezza; quel Tito che aveva portato con sé, un suo intimo compagno nei suoi viaggi, un compagno d'opera con lui nel ministero, e ora sul posto, sebbene fosse un Gentile, una persona incirconcisa, eppure non era nemmeno lui
Gli anziani non insistevano su di essa, né insistevano su di essa come appropriata e necessaria; la consideravano come una cosa indifferente, lo lasciavano alla sua libertà e non facevano uso di metodi coercitivi per costringerlo ad essa; sì, erano dell'opinione, come dichiararono Pietro e Giacomo nel sinodo: che un tale giogo non fosse posto sul collo dei discepoli e che coloro che si erano convertiti a Dio di mezzo ai Gentili non fossero turbati da queste cose
4 Versetto 4. E ciò a causa di falsi fratelli,
Questa è la ragione per cui gli anziani non insistettero sulla circoncisione di Tito, perché non si sottomise ad essa, e perché l'apostolo non volle ammetterla: se fosse stata lasciata come una cosa indifferente, o se fosse stata mossa per soddisfare alcune menti deboli, avrebbe potuto essere rispettata, come nel caso di Timoteo; ma questi uomini insistevano su di esso come necessario per la salvezza; erano uomini astuti, astuti, disegnatori; avrebbero potuto guadagnare il loro punto in un caso del genere; Se avessero avuto un tale precedente in un momento simile, quando questa questione era in discussione, ne avrebbero fatto grande uso nelle chiese dei Gentili, per cui non fu affatto giudicato appropriato e conveniente. Questi uomini sono descritti come "falsi fratelli": avevano il nome, ma non la grazia, che dà diritto al carattere di "fratelli"; si chiamavano cristiani, ma in realtà erano ebrei: a capo di questi, si dice che ci sia Cerinto, quell'arci-eretico . Sono ulteriormente descritti come tali,
che sono stati portati dentro senza saperlo, che sono entrati di nascosto; nelle chiese, nel ministero, nelle case private, dove si trovavano gli apostoli; o piuttosto nel sinodo pubblico, dove furono convocati insieme su questo articolo della necessità della circoncisione per la salvezza. Le loro opinioni, i loro scopi e i loro fini erano:
per spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù; con ciò si intende che non una libertà di peccare, che non è una libertà cristiana, è contraria a Cristo, allo Spirito di Cristo, al principio della grazia nei credenti e alle dottrine del Vangelo; ma una libertà dal peccato; non l'essere di essa, ma il dominio e la potenza di condanna di essa: quel ramo della libertà cristiana che l'apostolo qui principalmente progetta è la libertà dalla legge, sia la legge morale, come nelle mani di Mosè, sia come un patto di opere, sebbene non dall'obbedienza ad essa come nelle mani di Cristo, e come regola di camminata e conversazione; ma dall'ubbidire ad esso, per ottenere per mezzo di esso la vita, la giustizia e la salvezza, e dalla maledizione e dalla condanna di esso; e principalmente la legge cerimoniale, la circoncisione e tutti gli altri rituali di essa, e il libero uso di tutte le cose indifferenti, purché siano assicurate la gloria di Dio e la pace dei credenti deboli. Si dice che questa libertà si ha "in Cristo", perché Cristo ne è l'autore; è ciò con cui Cristo rende libero il suo popolo; e quelli che sono stati liberati da lui, sono veramente liberi; ed è ciò di cui essi godono essendo in lui; Poiché, essendo uniti a lui, vengono a partecipare a tutti i benefici della grazia che vengono da lui, e questo tra gli altri. Ora, il disegno di questi falsi insegnanti che si intromettevano segretamente tra gli apostoli, gli anziani e i fratelli, era di fare le loro osservazioni su questa libertà, di obiettare ad essa e, se possibile, di irrompere in essa, e distruggerla, e così guadagnare un altro punto, che segue:
affinché ci riducano in schiavitù; alla legge morale, dirigendo le anime a cercare la giustificazione e la salvezza per mezzo delle sue opere, che necessariamente induce uno spirito di schiavitù, genera in uno stato di schiavitù e vi coinvolge; e alla legge cerimoniale, impegnandosi all'osservanza della circoncisione, quel giogo di schiavitù, e del giorno, dei mesi, dei tempi e degli anni, e altri elementi miserabili, che naturalmente portano a un tale stato
5 Versetto 5. Al quale abbiamo dato posto per sottomissione,
Non intendendo gli apostoli, gli anziani e i fratelli di Gerusalemme, che non insistevano sull'osservanza dei rituali della legge come necessari, ma erano tutti dell'opinione che i Gentili dovessero esserne liberi; ma i falsi dottori con i quali combattevano, e non volevano minimamente cedere, per essere sottomessi alle loro imposizioni, né permettere che altri si sottomettessero a loro,
No, non per un'ora; per il minor tempo possibile, sapendo quali vantaggi e miglioramenti ne sarebbero stati apportati, se avessero permesso l'uso di queste cose come necessario per un breve periodo, anche se si sarebbe poi convenuto di abbandonarle. Questo è un modo di parlare usato dagli ebrei, quando esprimevano la loro costante adesione a qualsiasi principio o pratica; di cui prendono il seguente esempio da Gamaliele:
"accadde a Rabban Gamaliele, che lesse la prima notte che si sposò; I suoi discepoli gli dissero: «Maestro, non ci hai insegnato che lo sposo è libero dalla lettura dello Shemà, cioè "ascolta, Israele", ecc. la prima notte? egli rispose loro: Non vi darò ascolto per far cessare da me il giogo del regno dei cieli, אפילו שׁעה אחת, "neppure un'ora"".
La ragione per cui l'apostolo, e gli altri con lui, erano così risoluti e pertinaci in questa faccenda era:
affinché la verità del Vangelo rimanga con voi; con i Galati in particolare, e con tutti i Gentili in generale, che altrimenti sarebbero stati in pericolo di esserne completamente allontanati, almeno di essere adulterati e mescolati con i riti mosaici e le invenzioni degli uomini; mentre il desiderio dell'apostolo era che il Vangelo potesse essere continuato con loro in modo genuino, sincero e non mescolato, in opposizione alle ombre della legge e alle false dottrine degli uomini
6 Versetto 6. Ma di questi, che sembravano essere un po',
Non i falsi fratelli, ma gli apostoli Giacomo, Cefa e Giovanni che erano חשׁובים, "uomini di grande stima": alti nell'opinione di tutti gli uomini buoni; non che fossero considerati più umani, come Simon Mago dava per sé che era "un grande", e i suoi seguaci pensavano che fosse "la grande potenza di Dio"; perché una tale stravagante presunzione di quegli uomini non era mai stata presa in considerazione; né si pensava che fossero qualcosa quando non erano nulla, perché in realtà lo erano un po'; erano ministri di Cristo e amministratori dei misteri della grazia; essi erano gli ambasciatori del Signore e gli apostoli dell'Agnello. Ma l'apostolo dice:
qualunque cosa fossero; ποτε, "precedentemente", qualche tempo fa, che la nostra versione non esprime così pienamente,
non mi importa, Dio non accetta la persona di nessuno. Questo è detto non per offesa o disprezzo, ma per rivendicare se stesso, che i falsi maestri cercavano di diminuire, dando alti encomi agli apostoli a Gerusalemme. Sembra che abbiano rimproverato all'apostolo di essere un persecutore della chiesa prima della sua conversione, quando nulla di tale natura poteva essere imputato a questi uomini, e quindi non doveva essere messo allo stesso livello di loro: al che si può pensare che egli risponda in questo modo: che quanto a se stesso, è vero, era stato una persona dannosa per i santi; ed era pronto ad ammetterlo, per la propria umiliazione, e per illustrare la grazia di Dio nella sua conversione; e poiché questi uomini eccellenti, ciò che erano prima della loro conversione, non era un suo interesse; anche se, forse, allora era disposto a indagare sul loro carattere, si potevano trovare alcune imperfezioni in essi, così come nel suo; ma non è quello che lui e loro erano stati, ma quello che erano ora: avrebbe potuto osservare che erano persone precedentemente di una condizione di vita molto bassa, di occupazioni meschine, pescatori per lavoro e persone molto analfabete, quando fu allevato come scolaro ai piedi di Gamaliele; ma scelse di non fare tali osservazioni, sapeva che Dio non aveva riguardo alle persone, né era influenzato da tali circostanze esterne, ma sceglieva chi gli piaceva a un ufficio così alto; e che colui che da pescatori li aveva fatti apostoli, da persecutore lo aveva fatto anche lui. O forse questi falsi insegnanti gli avevano obiettato, che questi uomini di valore erano stati con Cristo fin dal principio, erano stati testimoni oculari della sua maestà, avevano udito le dottrine del Vangelo dalle sue labbra e avevano visto i suoi miracoli, avevano avuto una conversazione simile con lui, quando era un predicatore di data molto più tarda, e non potevano pretendere tali vantaggi, e quindi non dovrebbero essere uguali a loro: la sua risposta è che, quali che siano i privilegi di questo genere di cui hanno goduto, come non si può negare ma sono considerevoli, tuttavia ciò non ha importanza, né fa una grande differenza tra lui e loro; aveva visto anche Cristo, sebbene come uno nato fuori del tempo stabilito; avevano ricevuto da lui l'immediato incarico di predicare il suo Vangelo, ed erano stati nominati da lui apostoli così come loro, senza alcun rispetto di persone: e mentre si sarebbe potuto insistere sul fatto che questi uomini avevano nutrito sentimenti diversi da lui in precedenza, riguardo all'osservanza della legge, egli significa che non aveva nulla a che fare con ciò, Stavano davanti al loro padrone, al quale dovevano rendere conto, il quale, senza riguardo di persone, renderà a ciascuno secondo le sue opere.
perché quelli che sembravano essere un po' in conferenza non mi aggiungevano nulla; qualunque opinione avessero espresso in precedenza, nella loro conversazione con lui, quando comunicò loro il Vangelo che predicava loro, non vi trovarono alcun difetto; non si sono affrettati a correggerlo; né vi fecero alcuna aggiunta; lo schema delle verità che egli presentò loro, che era stato l'oggetto del suo ministero, era così completo e perfetto, e conteneva l'intero consiglio di Dio, che non avevano nulla da aggiungervi; il che dimostra l'accordo tra loro, che egli non ricevette da loro il suo Vangelo, la perfezione del suo ministero, e che non era un briciolo dietro di loro in conoscenza e doni
7 Versetto 7. Ma al contrario, quando videro che il Vangelo,
Giacomo, Cefa e Giovanni erano così lontani dal biasimare o correggere qualcosa nel ministero dell'apostolo, o aggiungervi qualcosa, che lo approvavano vivamente; e come segno del loro accordo con lui e Barnaba, diede loro la mano destra della comunione: le ragioni del loro fare sono inserite qui, e nel versetto seguente, e nel successivo a quello: la ragione qui data è, perché
videro che il Vangelo dell'incirconcisione era stato affidato a me, come il Vangelo della circoncisione era stato affidato a Pietro; con "l'incirconcisione e la circoncisione" si intendono i Gentili e gli Ebrei; vedi Romani 2:26,27 3:30 per il Vangelo dell'uno e il Vangelo dell'altro, non si progettano due Vangeli, perché c'è un solo Vangelo e non un altro. Paolo non predicò un solo Vangelo ai Gentili incirconcisi, e Pietro un altro ai Giudei circoncisi; ma lo stesso Vangelo è stato predicato da entrambi, ed è così chiamato rispetto alle diverse persone a cui è stato predicato da questi apostoli. L'apostolo Paolo fu ordinato ministro dei Gentili e predicò principalmente in mezzo a loro, anche se non solo a loro. Pietro era principalmente impiegato tra i Giudei, sebbene anche, quando ne aveva l'opportunità, a volte predicasse ai Gentili: tuttavia, l'argomento di entrambi i loro ministeri era il Vangelo, che si dice sia stato "affidato" a loro, come un deposito depositato nelle loro mani, non da un uomo, ma da Dio; la cui gestione richiedeva prudenza e fedeltà, e che si vedevano eminentemente in questi buoni amministratori dei misteri di Dio. Essendo stati osservati dagli apostoli a Gerusalemme, essi si accordarono affinché una parte adempisse il suo ministero tra i Gentili e l'altra tra gli Ebrei
8 Versetto 8. Poiché colui che ha operato efficacemente in Pietro,
La versione siriaca lo rende "colui che esortò Pietro a"; la versione araba è: "colui che ha rafforzato Pietro"; si intende lo Spirito di Dio, che riempì Pietro di doni così eminenti, e lo ispirò con tanto zelo e risolutezza
all'apostolato della circoncisione, per adempiere al suo ufficio di apostolo tra i Giudei, e che per mezzo di lui compì opere meravigliose per confermarlo, come guarire l'uomo che era zoppo fin dalla nascita, colpire a morte Anania e Saffira per aver detto menzogne, e risuscitare Gazzella dai morti, e comunicare doni miracolosi mediante l'imposizione delle sue mani; e che lo stesso Spirito ha anche reso efficaci i suoi ministeri per la conversione di un gran numero di anime, fino a tremila per un sermone
Egli era potente in me verso i pagani. Lo Spirito di Dio operò in lui e per mezzo di lui, come in Pietro; lo riempì di doni straordinari per l'adempimento della sua opera tra i Gentili e lo ispirò con uguale zelo, costanza e intrepidezza di mente; ha operato per mezzo di lui altrettanti miracoli per confermare la sua missione; come colpire il cieco Elima lo stregone, guarire lo storpio a Listra, risuscitare Eutico dai morti, con molti altri segni e prodigi operati da lui tra i Gentili, per la potenza dello Spirito di Dio, per mezzo del quale divennero obbedienti con parole e opere. Lo stesso Spirito accompagnò anche il Vangelo da lui predicato, alla conversione di moltitudini, per cui molte chiese famose furono fondate e sorte tra i Gentili; e questa è un'altra ragione che indusse gli apostoli di Gerusalemme a prendere Paolo e Barnaba in associazione con loro
9 Versetto 9. E quando Giacomo, Cefa e Giovanni
Queste sono le persone che sono state sempre progettate, anche se finora non nominate. Giacomo era il fratello di nostro Signore, il figlio di Alfeo, che scrisse l'epistola che porta il suo nome, fece quel famoso discorso nel sinodo di Gerusalemme, Atti 15:13, presiedette in quella chiesa, era un uomo di grande santità, e molto stimato dai santi, ed ebbe una buona reputazione di quelli che erano fuori. Cefa è Simon Pietro. Questo nome gli è stato dato da Cristo, Giovanni 1:42 e in lingua siriaca significa "pietra", come fa Pietro in greco, a cui nostro Signore allude, Matteo 16:18. Giovanni era l'evangelista, e lo stesso che scrisse le epistole, era il discepolo prediletto, e che sopravvisse a tutti gli altri:
che sembravano pilastri; non come la versione araba, "che si credevano tali", ma erano stimati tali dagli altri, e molto giustamente. Erano colonne tra gli apostoli di altissima fama e di massima eminenza tra loro; essi erano i principali degli apostoli; perché, sebbene fossero tutti nello stesso ufficio, e avessero la stessa commissione, e fossero impiegati nello stesso lavoro, tuttavia c'erano alcuni che facevano una figura maggiore di altri, come questi, e per questo sono chiamati colonne; erano più appariscenti, e da osservare e da notare rispetto agli altri; erano le colonne della chiesa, poste nel punto più alto, e i suoi ornamenti; vedi Proverbi 9:1Re 3:12. Sono chiamati così per la loro costanza e stabilità nella predicazione del Vangelo, e per la sofferenza per amore di Cristo; erano costanti e irremovibili nella sua opera, né potevano essere scossi o dissuasi da essa dalle minacce, dai rimproveri e dalle persecuzioni degli uomini; ed erano il mezzo per sostenere gli altri che erano deboli di mente, e per difendere e mantenere le verità del Vangelo; e furono erette, come Geremia, come una città difesa, una colonna di ferro e mura di bronzo contro tutti i nemici di Cristo e del suo Vangelo; ed erano, come si dice che sia la chiesa, "la colonna e il fondamento della verità". L'apostolo può avere rispetto per i titoli di questo tipo che venivano conferiti ai dottori ebrei. Si dice,
"quando R. Jochanan ben Zaccai si ammalò, i suoi discepoli entrarono per fargli visita; e quando li vide, cominciò a piangere; i suoi discepoli gli dissero: "lampada d'Israele", עמוד הימיני, "la colonna destra", ecc. Perché piangi?"
Così si dice che un altro dei loro rabbini [ e] è
"uno dei muri, ועמודי, "e pilastri" della scuola."
Il personaggio si accorda meglio con questi eminenti apostoli, che quando
percepito la grazia che mi era stata data; non intendendo tanto la grazia dello Spirito di Dio che fu operata in lui, o la buona opera della grazia sulla sua anima, con la quale la chiesa di Gerusalemme, e gli apostoli lì, erano stati messi a conoscenza alcuni anni prima; ma la grazia e l'alto favore dell'apostolato, che gli fu conferito, e tutti quei doni straordinari di grazia, per i quali era qualificato per l'adempimento di esso; e in particolare l'efficacia e il successo del suo ministero attraverso la grazia di Dio che lo accompagnava, ed era così visibile in esso:
diedero a me e a Barnaba le giuste mani della comunione; come segno di un patto o di un accordo tra di loro; Li presero, per così dire, in società con loro, li ammisero come apostoli nella loro società e diedero il loro pieno consenso, in particolare a questo articolo,
che noi, Paolo e Barnaba,
dovrebbe andare dai pagani, predicare tra i pagani;
ed essi, Pietro, e quelli che erano con lui,
alla circoncisione, e adempiono il loro ufficio tra i Giudei; e, per mostrare il loro comune accordo, usavano il rito di cui sopra; e la cui cerimonia era usata come tra le altre nazioni, così con i Giudei, quando venivano fatti patti, o si stipulava un'associazione; vedi Levitico 6:2 dove la frase, בתשׁומת יע, "nel mettere la mano, " e che noi rendiamo in comunione, è, sia da Onkelos, che da Jonathan ben Uzziel, reso בשׁותפות יכא, "in comunione della mano" o "dalla destra della comunione"; che è dato in segno del loro accordo e consenso ad essere partner insieme, a cui l'allusione sembra essere qui; o alla creazione di proseliti, ai quali "tendono la mano" per portarli sotto le ali della Shekinah, o in segno del loro essere proseliti
10 Versetto 10. Solo loro vorrebbero che ci ricordassimo dei poveri,
Non in senso spirituale, come alcuni hanno pensato, sebbene l'apostolo ne fosse molto consapevole; ma propriamente e letteralmente i poveri riguardo alle cose di questo mondo; e possa designare i poveri in generale, ovunque, nelle diverse chiese in cui dovrebbero essere chiamati a ministrare, e in particolare i poveri santi di Gerusalemme; che erano diventati tali, o per le frequenti calamità della nazione, e per la scarsità o scarsità di vettovaglie tra loro, e che colpivano l'intero paese; o piuttosto attraverso le persecuzioni dei loro connazionali, che li hanno depredati dei loro beni per professare il nome di Cristo; o può essere perché hanno dato tutte le loro sostanze in un unico patrimonio e fondo comune, come fecero all'inizio, e che ora era esaurito, e ciò in gran parte aiutando i predicatori che per primi diffusero il Vangelo tra i Gentili; così che era giusto che facessero loro un po' di ritorno, e specialmente per i favori spirituali che ricevettero da loro, come il Vangelo, e i suoi ministri, che uscirono per primi da Gerusalemme: il "ricordarsi" di loro non significa solo dare loro un aiuto effettivo secondo le loro capacità, che erano molto piccole, ma menzionando il loro caso alle diverse chiese gentili, e incitandole a un contributo liberale:
lo stesso che anch'io non vedevo l'ora di fare; come appare abbondantemente dalle sue epistole alle chiese, e specialmente dalle sue due epistole ai Corinzi. Ora, poiché gli apostoli di Gerusalemme non desideravano altro che questo, e non dissero una parola riguardo all'osservanza dei riti e delle cerimonie della legge, e non trovarono da ridire né aggiunsero al Vangelo che l'apostolo comunicò loro, era chiaro che c'era un intero accordo tra loro, in linea di principio e in pratica, e che non ha ricevuto il suo Vangelo da loro
11 Versetto 11. Ma quando Pietro giunse ad Antiochia,
La copia alessandrina, e altre, e le versioni latina della Vulgata, siriaca ed etiopica, invece di "Pietro", leggono "Cefa", che, secondo alcuni scrittori antichi, non è l'apostolo Pietro, chiamato Cefa da Cristo, ma uno dei settanta discepoli. Così Clemente dice che Cefa, di cui Paolo parla, che quando giunse ad Antiochia gli resistette in faccia, era uno dei settanta discepoli che avevano lo stesso nome dell'apostolo Pietro: e Girolamo dice che c'erano alcuni che erano di opinione, quel Cefa, di cui Paolo scrive che gli resistette in faccia, non era l'apostolo Pietro, ma uno dei settanta discepoli chiamati con quel nome: ma senza alcun tipo di fondamento; poiché la serie del discorso, e la connessione delle parole, mostrano molto chiaramente, che quello stesso Cefa, o Pietro, uno dei dodici discepoli menzionati, Galati 2:9, con Giacomo e Giovanni come colonne, è qui inteso. Il nostro apostolo si accorge per la prima volta di una visita che gli fece, tre anni dopo la sua conversione, Galati 1:18, quando il suo soggiorno con lui era solo di quindici giorni, e, per quanto sembra, c'era allora una completa armonia tra loro; quattordici anni dopo salì di nuovo a Gerusalemme e comunicò il suo Vangelo a Pietro e agli altri, quando anche loro furono perfettamente d'accordo; ma ora ad Antiochia c'era tra loro una discordia, che qui è narrata. Tuttavia, i papisti afferrano avidamente questo, per assicurarsi l'infallibilità dei vescovi di Roma, che pretendono di essere i successori di Pietro, per timore che, se l'apostolo apparisse biasimevole, e per essere rimproverati e contrastati, non potrebbero, con alcuna grazia, assumere un carattere superiore al suo: ma che Pietro l'Apostolo sia qui designato è così evidente, che alcuni dei loro migliori scrittori sono obbligati ad ammetterlo, e a rinunciare all'altro come a una mera presunzione. Non si sa con certezza quando Pietro giunse ad Antiochia; alcuni hanno pensato che fosse prima del concilio di Gerusalemme riguardo alla necessità della circoncisione per la salvezza, perché si pensa che dopo il decreto di quel concilio Pietro non si sarebbe mai comportato in un modo simile a quello che vi si riferisce; sebbene si debba osservare che quel decreto non riguardava gli ebrei, e la loro libertà dall'osservanza della legge, ma solo i gentili; in modo che Pietro e gli altri Giudei potessero, come è certo che fecero, nonostante ciò, conservare i riti e le cerimonie della legge di Mosè; e secondo la serie delle cose e l'ordine del racconto, sembra che sia dopo quel sinedrio, quando Paolo e Barnaba tornarono ad Antiochia, e vi rimasero con altri per un po' di tempo, durante il quale Pietro vi si recò; vedi Atti 15:30,35 e accadde la seguente contesa:
Gli resistetti in faccia, non in apparenza, ma solo in apparenza, come alcuni degli antichi hanno pensato, come se si trattasse di un artificio dell'apostolo, affinché i Giudei, avendo l'opportunità di udire ciò che si poteva dire a favore del mangiare con i Gentili, potessero essere convinti della convenienza di ciò, e non scandalizzarsi con esso: ma questo è per rendere l'apostolo colpevole del male di cui accusa Pietro, cioè la dissimulazione; no, l'opposizione era reale, e in tutta fedeltà e integrità; Non andava in giro come un portatore di storie, un sussurratore e un maldicente, ma lo rimproverava in faccia, gli parlava liberamente quello che pensava, gli resisteva audacemente, si sforzava onestamente di convincerlo del suo errore e di porre fine alla sua condotta; sebbene non gli resistesse come un nemico, né lo trattasse con maleducazione e maleducazione; o come Ianne e Iambre resistettero a Mosè, e i falsi maestri resistono alla verità; ma come amico e apostolo, e in maniera amichevole, eppure con ogni rettitudine: la sua ragione era:
perché era da biasimare; alcuni lo leggono, "fu biasimato" o "condannato", sia da altri, dai Giudei, per essere entrato in precedenza nella casa di Cornelio; Ma cosa c'entra questo con il caso in esame? o da coloro che sono venuti di recente da Giacomo ad Antiochia, per aver mangiato con i Gentili lì; Eppure questa non poteva essere una ragione per cui l'Apostolo gli resistesse, ma piuttosto una ragione per cui doveva stargli accanto; o fu condannato da se stesso, autocondannato, agendo contro i sentimenti della sua mente e ciò che aveva dichiarato nel concilio di Gerusalemme; sebbene sia meglio rendere la parola, da biasimare, che mostra che l'apostolo non si oppose a lui per amore dell'opposizione, avventatamente e senza alcun fondamento; c'era una giusta ragione per questo, aveva fatto ciò che era colpevole e di cui era biasimevole; e cosa fosse è menzionato nel versetto successivo
12 Versetto 12. Prima di ciò, infatti, alcuni erano venuti da Giacomo,
Il fratello del Signore, menzionato prima con Cefa e Giovanni che risiedevano a Gerusalemme, da dove venivano queste persone; e che si dice provengano da Giacomo, perché provenivano dal luogo e dalla chiesa dove egli si trovava, anche se, forse, non sono stati mandati da lui, né con la sua conoscenza. Erano tali che professavano la fede in Cristo; essi "giudaizzavano" i cristiani che credevano in Cristo, ma erano zelanti della legge. Ora, prima che queste persone venissero ad Antiochia,
lui, Pietro,
mangiarono con i Gentili; il che si deve intendere, non del mangiare alla mensa del Signore con loro, ma alle loro mense: egli sapeva che la distinzione delle carni era ora messa da parte, e che nulla era comune e impuro di per sé, e che ogni creatura di Dio era buona, e non poteva essere rifiutata se accolta con gratitudine; pertanto fece uso della sua libertà cristiana e mangiò tale cibo vestito in modo simile a quello dei Gentili, senza alcun riguardo per le leggi e le cerimonie dei Giudei; e in questo fece bene, perché con ciò dichiarò il suo senso delle cose, che la legge cerimoniale era abolita, che non solo i Gentili non erano obbligati ad essa, ma anche i Giudei erano stati liberati da essa, e che l'osservanza di essa era ben lungi dall'essere necessaria per la salvezza: tutto ciò concordava con la predicazione e la pratica dell'apostolo Paolo, e servì molto a confermare lo stesso, e per questo era da lodare: né questo è menzionato a titolo di biasimo, se non per amore di ciò che segue, che era biasimevole:
ma quando furono arrivati, si ritirò e si separò; non dalla chiesa, e dalla comunione di essa, perché allora si era reso colpevole di scisma, ma dalla conversazione privata con i pagani: non li visitava nelle loro case, e non si sedeva a tavola e mangiava con loro, come era solito fare; il che sosteneva una grande incostanza e instabilità, molto disdicevole che sembrava essere, ed era una colonna della chiesa di Dio, così come molta dissimulazione, perché sapeva meglio di quanto agisse; la sua condotta non concordava con i veri sentimenti della sua mente, che copriva e dissimulava; e che deve essere molto sconcertante per i Gentili credenti, vedere un uomo così grande comportarsi in modo tale verso di loro, come se fossero persone inadatte a conversare con loro, e come se l'osservanza dei riti e delle cerimonie ebraiche fosse necessaria per la salvezza. Ciò che lo indusse a fare un tale passo fu, il suo
temendo quelli che erano circoncisi, cioè i Giudei circoncisi, che professavano la fede in Cristo e che erano appena tornati da Gerusalemme, non perché temesse da loro alcun pericolo, perché maltrattassero la sua persona o gli togliessero la vita, ma temeva di essere oggetto della loro condanna e dei loro rimproveri, come aveva fatto in precedenza per andare da Cornelio e mangiare con lui e i suoi; o che non si offendano con lui e riportino una cattiva notizia di lui, come se non agissero secondo il suo carattere di apostolo della circoncisione. Questo lo portò a una tale condotta; così vero è quello dell'uomo saggio, che "il timore dell'uomo porta un laccio", Proverbi 29:25
13 Versetto 13. E gli altri Giudei dissimularono similmente con lui,
Non gli uomini che venivano da Giacomo, perché non hanno mai agito diversamente, e quindi non si può dire che dissimulassero; ma i Giudei che erano membri di questa chiesa ad Antiochia fin dal principio; o che venne con Paolo e Barnaba e vi si fermò con loro; vedi Atti 15:35 e che prima aveva mangiato con i Gentili, come Pietro; ma essendo sotto lo stesso timore e, influenzato dal suo esempio, nascose i loro veri sentimenti e agì esattamente il contrario di essi e della loro condotta precedente:
tanto che anche Barnaba si lasciò trasportare dalla loro dissimulazione; un uomo così buono com'era, pieno di fede e dello Spirito Santo; che era stato un compagno dell'apostolo Paolo nei suoi viaggi tra i Gentili, lo aveva grandemente aiutato a predicare loro il Vangelo, era stato un messaggero con lui al concilio di Gerusalemme, aveva ascoltato i dibattiti di quell'assemblea e la loro questione, era tornato con lui ad Antiochia ed era uno con lui sia nei principi che nella pratica; eppure l'esempio di Pietro e degli altri Giudei fu così forte che, come con un torrente impetuoso, fu trascinato via con esso, e non poté resistergli; Tale è la forza dell'esempio negli uomini che sono tenuti in grande venerazione e stima: per cui conviene a tutte le persone, particolarmente ai magistrati, ai maestri di famiglia e ai ministri del Vangelo, di stare attenti agli esempi che danno, poiché gli uomini di grazia e di buon senso ne sono molto influenzati
14 Versetto 14. Ma quando vidi che non camminavano rettamente,
O "non l'ha fatto bene"; o "non camminavano con il piede destro": si fermavano, come facevano gli ebrei dell'antichità, tra due opinioni, essendo in parte per Dio e in parte per Baal; così sembravano, secondo la loro condotta, che fossero in parte per la grazia e in parte per le opere della legge; sembravano essere per unire Cristo e Mosè, e la grazia del Vangelo, e le cerimonie della legge insieme; non camminavano in modo uniforme, entravano e uscivano, non facevano sentieri diritti per i loro piedi, ma tortuosi, per cui gli zoppi venivano sviati; Non hanno camminato in quella sincerità, con quella rettitudine e integrità d'animo, avrebbero dovuto fare:
né secondo la verità del Vangelo; sebbene le loro conversazioni morali fossero come si addice al Vangelo di Cristo, tuttavia la loro condotta cristiana non era conforme al vero, genuino e non mescolato Vangelo di Cristo; il quale, come esclude tutte le opere della legge, morali o cerimoniali, dall'attività della giustificazione e della salvezza, così dichiara una completa libertà dal suo giogo, sia agli Ebrei che ai Gentili. Ora, quando e non appena ciò fu osservato, l'apostolo, senza indugio, per timore che ne seguissero cattive conseguenze, pensò bene di opporsi ad esso e di opporsi direttamente ad esso:
Dissi a Pietro in presenza di tutti. La copia alessandrina, e altre, e le versioni latina della Vulgata, del siriaco e dell'etiope, leggono Cefa, come prima. Il rimprovero fu dato personalmente e principalmente a Pietro, sebbene Barnaba e altri si preoccupassero di lui, perché era il primo in essa, il principale aggressore, che con il suo esempio guidava gli altri; e questo fu dato pubblicamente davanti a Barnaba e agli altri Giudei che dissimulavano con lui, e per amor loro e per il suo; davanti ai Giudei che venivano da Giacomo per la loro istruzione e convinzione, e davanti a tutti i membri della chiesa di Antiochia, per la conferma di coloro che potevano essere sconcertati da tale condotta; né si trattava di una violazione della regola di Cristo, Matteo 28:15 poiché questa era un'offesa pubblica fatta davanti a tutti, e in cui tutti erano coinvolti, e quindi da rimproverare in modo pubblico: e che è stato fatto in questo modo esposto,
se tu sei un Giudeo; poiché Pietro era nato da genitori ebrei, allevato nella religione dei Giudei ed era obbligato ad osservare le leggi che erano state date a quel popolo:
vive alla maniera dei Gentili, e non come fanno i Giudei; cioè, aveva fatto così, aveva mangiato con i Gentili, e come facevano i Gentili, senza considerare le leggi e le cerimonie dei Giudei relative ai cibi e alle bevande; essendo meglio informato dallo Spirito di Dio, che queste cose non erano ora obbligatorie per lui, anche se era un Giudeo, al quale queste leggi erano state precedentemente fatte:
perché costringi i Gentili a vivere come i Giudei? gli chiede con quale coscienza, onore e integrità, con quale coerenza con i suoi princìpi e con la pratica precedente, potrebbe costringere, non con la forza, né, forse, nemmeno con persuasioni ed esortazioni, ma con il suo esempio, che era molto forte e potente, i Gentili, ai quali queste leggi non sono mai state date, e per osservare le quali non sono mai stati obbligati; come potesse, dico, fare uso di qualsiasi mezzo per impegnarli a rispettare i riti e le cerimonie ebraiche. L'argomento è molto forte e nervoso; poiché se egli, che era un Giudeo, si riteneva libero da questo giogo, e aveva agito di conseguenza, allora un Gentile, sul quale non era mai stato imposto, non doveva essere invischiato con esso: e in ciò che aveva fatto, o aveva agito bene o male; se avesse agito male mangiando con i Gentili, avrebbe dovuto riconoscere la sua colpa e tornare al Giudaismo; ma se ha ragione, dovrebbe procedere, e non intrappolare con tale condotta ineguale le menti dei credenti deboli
15 Versetto 15. Noi che siamo ebrei per natura,
Io, Paolo, e tu Pietro e Barnaba, e il resto dei Giudei ad Antiochia. Alcuni sono ebrei per grazia, in senso spirituale, come lo sono tutti coloro che sono di Cristo, che sono veri credenti in lui, che sono nati di nuovo, e hanno principi interni di grazia formati nelle loro anime, di qualsiasi nazione siano; vedi Romani 2:28,29; Apocalisse 2:9. Altri diventano Giudei essendo proseliti della religione giudaica: tali erano i Giudei, uomini pii, di ogni nazione sotto il cielo, che dimoravano a Gerusalemme, quando lo Spirito fu versato sugli apostoli il giorno di Pentecoste, Atti 2:5, ma questi di cui si parla qui erano tali che erano Giudei di nascita; nacquero così, discendettero da genitori Giudei, e fin dalla loro infanzia furono allevati nella religione giudaica, sotto la legge di Mosè e nell'osservanza di essa.
e non peccatori dei Gentili: רשׁעי אומות העולם, "i malvagi delle nazioni del mondo", come li chiamano gli ebrei. Non che anche gli Ebrei fossero peccatori sia per natura che per pratica, fossero coinvolti nella colpa del peccato, sotto il potere di esso, e contaminati da esso, come l'apostolo altrove dimostra più pienamente: né questo è detto riguardo alla vana opinione che gli Ebrei avevano di se stessi, come persone molto sante e giuste, i quali, nella loro stessa apprensione, non avevano bisogno né di pentimento né di remissione; e che consideravano i Gentili come molto empi e inadatti a conversare con loro: ma questo rispetta più particolarmente quella parte del carattere dei Pagani, che erano senza legge, e non erano sotto restrizioni, ma vivevano in ogni sorta di malvagità, senza speranza e Dio nel mondo, e quindi erano noti peccatori, pieni di ogni ingiustizia, dissoluti e abbandonati a ogni opera malvagia, e perciò sono chiamati enfaticamente "uomini peccatori", Luca 24:7. E in effetti la parola εθνος, Gentili, tra loro è talvolta usata per μερος τι πονηροτατον, "una certa parte malvagia" dei Gentili in una città, e così si possono qui designare coloro che vivevano le vite e le conversazioni più dissolute, a cui gli ebrei si oppongono, che avevano una legge scritta, ed erano sotto una migliore regolamentazione e disciplina. La ragione di questa descrizione, sia nel ramo positivo che in quello negativo, è osservare che, poiché essi, gli apostoli e altri, che erano nati Giudei, e quindi sotto la legge di Mosè, e, fino alla venuta di Cristo, avevano l'obbligo di osservarla, ma ora l'avevano abbandonata, e credevano interamente e solo in Cristo per la giustizia e la vita; allora era la cosa più irragionevole del mondo, in qualsiasi modo, condurre i Gentili, che non erano mai stati sotto la legge, ad osservarla
16 Versetto 16. sapendo che l'uomo non è giustificato dalle opere della legge,
Cioè, Pietro, Paolo, Barnaba e altri Giudei credenti sapevano questo, e ciò dalla legge stessa, che richiede obbedienza perfetta e senza peccato, e accusa, ritiene colpevoli, e giudica alla condanna e alla morte per il minimo fallimento, sia per quanto riguarda la questione che il modo del dovere; e dai profeti, che dichiarano che per le opere della legge nessuna carne può essere giustificata agli occhi di Dio, e che rendono testimonianza alle dottrine della remissione dei peccati e della giustificazione per la giustizia di Cristo; e dal Vangelo, in cui questa verità si rivela nel modo più chiaro; e dall'illuminazione dello Spirito benedetto, che li ha condotti alla verità tutta intera; e dalla rivelazione di Gesù Cristo furono favoriti; e dalla loro propria esperienza, essendo pienamente convinti dell'estrema peccaminosità del peccato, dell'insufficienza della propria giustizia, e della necessità, idoneità e pienezza della giustizia di Cristo. Per "le opere della legge" si intendono non solo l'obbedienza alla legge cerimoniale, sebbene questa sia inclusa, ma anche alla legge morale; poiché non si può pensare che gli uomini a cui l'apostolo si oppone possano mai sognare di essere giustificati per la loro osservanza dei rituali della legge cerimoniale se credessero che non ci possa essere giustificazione per la loro obbedienza alla legge morale; poiché se non c'è giustificazione da parte di quest'ultima, non può essercene da parte della prima: le parole devono quindi essere prese nel senso più ampio, come se rifiutassero tutte le opere della legge, di qualsiasi genere, dalla giustificazione agli occhi di Dio; e tali opere sono progettate, come sono compiute da uomini peccatori in sé e per sé, altrimenti gli uomini sono giustificati dalle opere della legge come compiute da Cristo nel loro luogo e nel loro luogo, ma non da alcuna come compiute da loro stessi, perché nel migliore dei casi sono molto imperfette, e quindi non possono giustificare; si oppongono alla grazia di Dio, alla quale si attribuisce sempre la giustificazione di un peccatore, e quindi non possono avvenire per opere; Un tale schema annullerebbe la morte di Cristo e promuoverebbe il vanto negli uomini, e in verità è impraticabile e impossibile:
ma per la fede di Gesù Cristo; non da quella fede che Cristo, in quanto uomo, aveva in Dio, che gli promise aiuto, soccorso e assistenza, e per la quale egli, in quanto uomo, confidava in lui ed esercitava fede in lui; ma quella fede di cui egli è l'oggetto, l'autore e il finitore; e non per questo come causa, perché la fede non ha alcuna influenza causale sulla giustificazione di un peccatore; non è la causa efficiente, perché è Dio che giustifica; né la causa motrice, o che induce Dio a giustificarne alcuno, perché questa è la sua grazia gratuita e la sua buona volontà; né la causa meritoria o procuratrice, perché questa è l'obbedienza e lo spargimento di sangue di Cristo; né la fede è materia di giustificazione; non è una giustizia che giustifica; fa parte della santificazione; è imperfetto; come atto è proprio dell'uomo, e non continuerà per sempre nella sua forma, natura e uso attuali; ed è sempre distinta dalla giustizia di Dio, per la quale siamo giustificati, che è perfetta, è di un altro e durerà in eterno. Gli uomini non sono giustificati dalla fede, né come abitudine, né come atto; non per mezzo di esso come un'abitudine o un principio, ciò significherebbe confondere la giustificazione e la santificazione; né come un atto, perché come tale è proprio di un uomo, e allora la giustificazione sarebbe per le opere di un uomo, contraria alla Scrittura: ma la fede deve essere presa o oggettivamente, in quanto si riferisce a Cristo, l'oggetto di essa, e alla sua giustizia giustificante; o come un mezzo per ricevere e comprendere la giustizia di Cristo; la sua scoperta è fatta per la fede; che la grazia ne discerne l'eccellenza e l'adeguatezza, l'approva, rigetta la propria di un uomo, si impadronisce di essa e se ne rallegra:
anche noi abbiamo creduto in Gesù Cristo; noi che siamo Giudei per natura, essendo pienamente consapevoli che non c'è giustificazione per le opere della legge, ma per la giustizia di Cristo, ricevuta per fede, abbiamo abbandonato ogni fiducia nelle nostre opere, e siamo venuti a Cristo, e crediamo in lui, non solo come il Messia, ma come il Signore nostra giustizia.
affinché fossimo giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge; Non che la fede, come già osservato, abbia un'influenza causale sulla giustificazione. Questi Giudei non credettero in Cristo, per procurare con la loro fede la loro giustificazione davanti a Dio e l'accettazione presso di lui, ma per ricevere, mediante la fede, questa benedizione dal Signore nella loro coscienza, e godere del conforto di essa, e di tutta quella pace spirituale che ne deriva, e che non potevano trovare nelle opere della legge.
poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata; sembra che ci si riferisca a Salmi 143:2 e contiene una ragione per cui questi Giudei credenti abbandonarono Mosè nella sua legge, nel quale prima confidavano, e guardavano, e su cui dipendevano per la loro giustificazione, perché per l'obbedienza alla legge delle opere nessun uomo mortale peccatore può essere giustificato davanti a Dio,
17 Versetto 17. Ma se, mentre cerchiamo di essere giustificati per mezzo di Cristo,
Come fecero, e non solo cercarono, ma ottennero ciò che cercavano, perché lo cercarono per mano di Cristo, e non per così dire mediante le opere, ma mediante la fede, sì, una giustizia giustificante in lui
Anche noi siamo stati trovati peccatori; cioè, o saremmo così, se non dovessimo riposare qui, ma cercare di unire le nostre opere con la giustizia di Cristo per la nostra giustificazione, e così fare di Cristo il ministro del peccato, di una giustizia imperfetta, che non può giustificare, che Dio non voglia che sia mai fatta da noi; o siamo da voi considerati peccatori, cristiani giudaizzanti, perché abbiamo abbandonato la legge e siamo andati a Cristo per la giustizia; e se è così, Cristo deve essere il ministro del peccato, perché ci ha diretto e insegnato a farlo; ma Dio non voglia che si dica di lui una cosa del genere: o se siamo ancora peccatori e persone ingiustificate, nonostante cerchiamo a Cristo di essere giustificati da lui, ma abbiamo bisogno della legge e delle sue opere per giustificarci, allora Cristo, invece di essere un ministro di giustizia, è un ministro della legge, la forza del peccato, che accusa per esso, ed è il ministero della condanna e della morte a causa di esso, che Dio non voglia che ci sia mai: o questa è un'obiezione dell'avversario alla dottrina della giustificazione gratuita per mezzo della giustizia di Cristo, come se annullasse la legge, scoraggiasse il compimento di buone opere, aprì una porta alla dissolutezza affinché gli uomini potessero continuare a essere peccatori e vivere come desiderano, non essendo soggetti a restrizioni della legge, né obbligati ad obbedire ad essa, e con tale dottrina
Cristo ministro del peccato; che con ciò insegna agli uomini a vivere nel peccato e nella negligenza del dovere; al che l'apostolo risponde:
Dio non voglia; come se considerassero tali conseguenze con la massima orrore e detestazione; vedi Romani 6:1,2,15 7:7
18 Versetto 18. Perché se ricostruisco le cose che ho distrutto,
Il che non si deve intendere per le cose buone, perché prima ha distrutto la fede del Vangelo, almeno quanto in lui risiedeva, e ora l'ha edificata, stabilita e difesa; nel fare ciò non ha fatto alcun male, né si è fatto trasgressore, ma il contrario; si mostrò fedele ministro di Cristo: ma di cose non lecite, come i riti e le cerimonie della legge di Mosè, che ora erano abrogati, ed egli aveva dichiarato tali in tutto il mondo dei Gentili; e perciò egli dovrebbe andare in giro a stabilire queste cose come necessarie alla salvezza, o insegnare agli uomini a unire l'osservanza di esse con la giustizia di Cristo per la giustificazione, allora, dice,
Io mi faccio trasgressore, perché non potrebbe essere altrimenti, come sarebbe per quanto riguarda l'abrogazione o la non abrogazione della legge, perché se la legge non è stata abolita, allora si è reso trasgressore di essa, trascurandola lui stesso e insegnando agli altri a farlo, e se è stata abolita, allora deve essere criminale in lui imporre l'osservanza di essa come necessaria per la giustificazione di un peccatore davanti a Dio. Ora, sebbene l'apostolo trasferisca questo a se stesso, e parli di persona per rifiutare tutte le riflessioni e i personaggi odiosi; eppure egli guarda tacitamente a Pietro, e alla sua condotta, che era stato istruito dalla visione sull'abrogazione della legge cerimoniale, e agiva di conseguenza conversando e mangiando con i Gentili, e aveva dichiarato che quella legge era un giogo insopportabile di schiavitù, a cui i Gentili non erano obbligati a sottomettersi; eppure ora, con la sua pratica e il suo esempio, ha edificato e stabilito quelle stesse cose che prima aveva distrutto, e quindi non poteva discolparsi dall'essere un trasgressore: o queste cose possono riguardare peccati e immoralità nella vita e nella condotta; e il senso dell'apostolo è che dovrebbe egli, o qualsiasi altro, trarre incoraggiamento a peccare dalla dottrina della giustificazione gratuita mediante la giustizia di Cristo, come se fosse l'autore e il ministro del peccato, e permettesse alle persone di entrarvi; questo sarebbe stabilire il peccato, da cui la giustizia di Cristo giustifica, e impegnarsi a vivere nel peccato, al quale, per la giustizia di Cristo, sono morti; di cui, nulla può essere, una contraddizione più grande, e che deve inevitabilmente renderli non solo trasgressori della legge, peccando contro di essa, ma apostati, come significa la parola παραβατης qui usata, dal Vangelo; costoro devono agire in modo del tutto contrario alla natura, all'uso e al disegno del Vangelo in generale, e di questa dottrina in particolare, che insegna agli uomini a negare l'empietà e le concupiscenze mondane, e che, essendo morti al peccato, dovrebbero vivere per la giustizia
19 Versetto 19. Poiché io sono morto per la legge per mezzo della legge,
L'apostolo risponde inoltre all'obiezione contro la dottrina della giustificazione, essendo licenziosa, dal fine del suo e degli altri credenti, essendo morta alla legge: egli ammette di essere morto ad essa, non nel senso di non considerarla come una regola di cammino e di condotta, ma in modo da non cercare la vita e la giustizia per mezzo di essa, né di temere le sue accuse, accuse, minacce, maledizioni e condanne: egli era morto alla legge morale come nelle mani di Mosè, ma non come nelle mani di Cristo; ed egli era morto ad essa come un patto di opere, sebbene non come regola di azione, e alla legge cerimoniale, anche per quanto riguarda l'osservanza di essa, e molto più quanto necessario per la giustificazione e la salvezza: e così divenne "per mezzo della legge"; cioè, o attraverso la legge o la dottrina di Cristo; poiché la parola ebraica תורה, a cui νομος risponde, significa propriamente dottrina, e talvolta dottrina evangelica, il Vangelo di Cristo; vedi Isaia 2:3; 42:4; Romani 3:27 e poi il senso è che all'apostolo per mezzo della dottrina della grazia è stato insegnato a non cercare il perdono, la giustizia, l'accettazione, la vita e la salvezza, mediante le opere della legge, ma in Cristo; secondo la dottrina del Vangelo, che dice: Credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato; divenne morto alla legge, che dice: Fate questo e vivrete: o attraverso i libri della legge, e i profeti, gli scritti dell'Antico Testamento, che a volte sono chiamati legge, apprese che la giustizia e il perdono dei peccati erano solo da aspettarsi da Cristo, e non le opere della legge; Le cose, sebbene manifestate senza la legge, tuttavia sono testimoniate dalla legge e dai profeti: o attraverso la legge della sua mente, il principio della grazia formato nella sua anima, divenne morto alla potenza e all'influenza della legge delle opere, non essendo più sotto la schiavitù di quella, ma sotto la grazia, come principio che governa la sua anima. oppure la parola legge, qui usata due volte, può significare una sola e medesima legge delle opere; e il significato è, o che attraverso l'adempimento della legge da parte di Cristo al suo posto e alla sua vece, assumendo una santa natura umana che la legge richiedeva, e prestando perfetta obbedienza ad essa, e sottomettendosi alla pena di essa, egli divenne morto ad essa; cioè, attraverso il corpo di Cristo, vedi Romani 7:4 e attraverso ciò che ha fatto e sofferto nel suo corpo per adempierlo; o attraverso l'uso, l'esperienza e la conoscenza della legge, quando essendo convinto del peccato da essa, e vedendo la spiritualità di essa, tutte le sue speranze di vita furono uccise, ed egli disperò completamente di essere mai giustificato da essa. Ora, il fine del suo essere morto ad essa, liberato da essa, e diretto a Cristo per la giustizia, fu, egli dice:
affinché potessi vivere per Dio; non nel peccato, nella violazione della legge, nella negligenza e nella sfida ad essa, o a se stesso, o alle concupiscenze degli uomini, ma alla volontà di Dio rivelata nella sua parola, e al suo onore e gloria; da cui ne consegue molto chiaramente che, sebbene i credenti siano morti alla legge e cerchino di essere giustificati solo per Cristo, tuttavia non perseverano, né desiderano continuare nel peccato, né indulgere in una condotta viziosa di vita, ma si considerano come sotto l'obbligo maggiore di vivere sobriamente, rettamente, e devoti, in questo mondo attuale
20 Versetto 20. Sono crocifisso con Cristo,
Non letteralmente, perché così solo i due ladroni furono crocifissi con lui, ma misticamente; Cristo fu crocifisso per lui nella sua stanza e nel suo luogo, e così fu crocifisso con lui, e in lui, come suo capo e rappresentante. Cristo sostenne le persone di tutto il suo popolo, e ciò che fece e soffrì fu nel loro nome e per loro, e così furono crocifissi e soffrirono con lui, come si dice che furono sepolti con lui, e risuscitarono con lui, e sedettero insieme nei luoghi celesti in lui. Inoltre, il loro vecchio fu crocifisso con lui; quando fu crocifisso, tutti i loro peccati, tutto il loro corpo, furono posti su di lui, ed egli li portò, li portò via, li distrusse e li distrusse; ricevettero la loro ferita mortale con la sua crocifissione e morte, così da non poter mai avere alcun potere di condanna su di loro; e in conseguenza di ciò gli affetti e le concupiscenze sono crocifissi, e le opere del corpo del peccato mortificate dallo Spirito e dalla grazia di Dio, nella rigenerazione e nella santificazione, in modo da non avere il dominio su di esse; il mondo è crocifisso per loro ed essi per il mondo; e questa è un'altra ragione che prova che la giustificazione per mezzo di Cristo non è una dottrina licenziosa. Questa proposizione è, nelle versioni latina della Vulgata, siriaca, araba ed etiopica, posta alla fine del versetto precedente
Eppure vivo; che deve essere inteso, non della sua vita naturale, ma della sua vita spirituale; la vita di giustificazione la visse, per fede, sulla giustizia di Cristo; e la vita di santificazione che ha avuto da Cristo, per gli influssi vivificanti del suo Spirito, in virtù della quale ha camminato in novità di vita. Il credente è un mero paradosso, è morto alla legge, e "vive ancora" a Dio; egli è crocifisso con Cristo, eppure vive per Lui; sì, un Cristo crocifisso vive in lui
Eppure non io; non lo stesso io di prima, ma un altro uomo, una nuova creatura: non viveva ora come nel suo stato di non generazione, e mentre era nel giudaismo; ora non era Saul il bestemmiatore, il persecutore e l'ingiurioso; né viveva ora Saulo il fariseo, né la vita che aveva non era di sua proprietà e procurata; la sua vita di giustizia non veniva da lui stesso, ma da Cristo; il suo essere vivificato, o avere principi di vita e di santità impiantati in lui, non fu da lui stesso, ma dallo Spirito; e la vita santa e la conversazione che visse non erano dovute a se stesso, alla sua potenza e forza, ma alla grazia di Dio; o non era propriamente lui stesso, o tanto lui che viveva,
ma Cristo vive in me, il quale non solo è stato l'autore e il sostenitore della sua vita spirituale, ma la vita stessa; è stato formato nella sua anima, ha abitato nel suo cuore, è stato unito a lui, è stato uno con lui, donde sono scaturiti tutti i principi vitali e le azioni vitali, e sono fluiti tutti i comuni e le comodità di una vita spirituale
E la vita che ora vivo nella carne; nel corpo, mentre si trova in questo stato mortale, per mezzo del quale distingue quella vita spirituale che aveva da Cristo, e attraverso il vivere di Cristo in lui, sia dalla vita naturale del suo corpo, sia da quella vita eterna che si aspettava di vivere in un altro mondo; e che, dice,
Vivo per la fede del Figlio di Dio; intendendo, non quella fede che Cristo, in quanto uomo, aveva, ma quella di cui è l'autore e l'oggetto, di cui vive l'uomo giusto; non su di essa, perché il credente non vive di nessuna delle sue grazie, no, non sulla fede, ma per fede su Cristo, l'oggetto; rivolgendosi a lui per il perdono, la giustizia, la pace, la gioia, il conforto, ogni provvista di grazia e la salvezza eterna: il quale oggetto è descritto come "il Figlio di Dio"; che è veramente Dio, uguale al Padre suo; così che non visse di una creatura, né abbandonò la fonte delle acque vive, ma dell'unigenito Figlio di Dio, che è pieno di grazia e di verità, del quale dice ancora:
che mi amava; prima della fondazione del mondo, dall'eternità, prima del suo amore per lui; e liberamente, senza alcun riguardo al valore o al merito, e sebbene fosse un bestemmiatore e un persecutore; e lui personalmente, e in particolare, in modo distintivo, di cui aveva una speciale conoscenza e applicazione per mezzo dello Spirito di Dio; e fu una ragione e un argomento che lo costringevano, e lo convincevano a vivere per colui che lo amava, ed era morto per lui, o, come aggiunge,
e ha dato se stesso per me; tutto il suo sé, la sua anima e il suo corpo, come in unione con la sua persona divina, nelle mani della giustizia, e fino alla morte, nella sua stanza e al suo posto, come offerta e sacrificio per il peccato, e che fece liberamente e volontariamente; ed è una prova forte e piena del suo amore per lui. Ora, sebbene Cristo abbia dato la sua vita in riscatto per molti, e se stesso per tutta la sua chiesa e tutti i membri del suo corpo mistico, tuttavia l'apostolo parla di questa questione come di un singolare rispetto a se stesso, come se fosse quasi l'unica persona che Cristo ha amato e per cui è morto; il che dimostra che la fede non si rivolge a Cristo in modo generale, come Salvatore del mondo, ma con un riguardo speciale per se stesso: questa è la vita di fede; e queste considerazioni sulla persona, l'amore e la grazia di Cristo, animano e incoraggiano la fede nei suoi esercizi su di lui
21 Versetto 21. Non frustro la grazia di Dio,
O "gettarlo via", come recita la versione latina della Vulgata; o "negarlo", come il siriaco e l'arabo; o "disprezzare, rigettare e rendere nullo", come altre versioni; intendendo o la grazia del Figlio di Dio nel dare se stesso per lui, da lui appena menzionata; o la particolare dottrina della grazia, della giustificazione, di cui sta parlando, come procedente dalla grazia di Dio, sul piede della giustizia di Cristo; o tutto il Vangelo, tutti e ciascuno dei quali sarebbe negato, disprezzato, rigettato, nullo, invano, decaduto e allontanato, se si cercasse la giustificazione per mezzo delle opere della legge: ma l'apostolo non fece questo, e quindi non frustrò la grazia di Dio: il che sarebbe agire la parte più ingenerosa e ingrata verso Dio, e Cristo, e a quell'amore e a quella grazia che sono così largamente manifestati nella giustificazione gratuita di un peccatore
Infatti, se la giustizia viene dalla legge, Se una giustizia giustificante deve essere raggiunta mediante le opere della legge, o se gli uomini possono essere giustificati mediante la loro obbedienza ad essa,
allora Cristo è morto invano; Non c'era bisogno della sua morte: morì senza una vera ragione, o una giusta causa; Egli morì per portare una giustizia che avrebbe potuto essere introdotta senza la Sua morte, e così il suo sangue e la sua vita avrebbero potuto essere risparmiati, essendo le sue sofferenze e la sua morte del tutto inutili; il che significa disprezzare la saggezza, l'amore e la grazia di Dio in questa materia, e offrire la più grande indegnità alla persona, al carattere, alle sofferenze e alla morte di Cristo. Perciò si può concludere con forza che non c'è giustizia per mezzo della legge delle opere, né da raggiungere in questo modo, altrimenti Cristo non sarebbe mai morto; e che la giustificazione è solo e soltanto per la sua giustizia
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