Nuova Riveduta:

Galati 4

Dalla schiavitù della legge alla libertà in Cristo
1 Io dico: finché l'erede è minorenne, non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto; 2 ma è sotto tutori e amministratori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, quando eravamo bambini, eravamo tenuti in schiavitù dagli elementi del mondo; 4 ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, 5 per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione. 6 E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: «Abbà, Padre». 7 Così tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
8 In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, avete servito quelli che per natura non sono dèi; 9 ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, di cui volete rendervi schiavi di nuovo? 10 Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni! 11 Io temo di essermi affaticato invano per voi.
12 Siate come sono io, fratelli, ve ne prego, perché anch'io sono come voi.
13 Voi non mi faceste torto alcuno; anzi sapete bene che fu a motivo di una malattia che vi evangelizzai la prima volta; 14 e quella che nella mia carne era per voi una prova, non la disprezzaste né vi fece ribrezzo; al contrario mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso. 15 Dove sono dunque le vostre manifestazioni di gioia? Poiché vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati. 16 Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? 17 Costoro sono zelanti per voi, ma non per fini onesti; anzi vogliono staccarvi da noi affinché il vostro zelo si volga a loro. 18 Ora è una buona cosa essere in ogni tempo oggetto dello zelo altrui nel bene, e non solo quando sono presente tra di voi. 19 Figli miei, per i quali sono di nuovo in doglie finché Cristo sia formato in voi, 20 oh, come vorrei essere ora presente tra di voi e cambiare tono, perché sono perplesso a vostro riguardo!
21 Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non prestate ascolto alla legge? 22 Infatti sta scritto che Abraamo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla donna libera; 23 ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa. 24 Queste cose hanno un senso allegorico, poiché queste donne sono due patti; uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar. 25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. 26 Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre. 27 Infatti sta scritto: «Rallègrati, sterile, che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi provato le doglie del parto! Poiché i figli dell'abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito».
28 Ora, fratelli, come Isacco, voi siete figli della promessa. 29 E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. 30 Ma che dice la Scrittura? «Caccia via la schiava e suo figlio; perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della donna libera». 31 Perciò, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della donna libera.

C.E.I.:

Galati 4

1 Ecco, io faccio un altro esempio: per tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; 2 ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal padre. 3 Così anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo. 4 Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, 5 per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. 6 E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! 7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.
8 Ma un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono; 9 ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? 10 Voi infatti osservate giorni, mesi, stagioni e anni! 11 Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo.
12 Siate come me, ve ne prego, poiché anch'io sono stato come voi, fratelli. Non mi avete offeso in nulla. 13 Sapete che fu a causa di una malattia del corpo che vi annunziai la prima volta il vangelo; 14 e quella che nella mia carne era per voi una prova non l'avete disprezzata né respinta, ma al contrario mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù.
15 Dove sono dunque le vostre felicitazioni? Vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darmeli. 16 Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? 17 Costoro si danno premura per voi, ma non onestamente; vogliono mettervi fuori, perché mostriate zelo per loro. 18 È bello invece essere circondati di premure nel bene sempre e non solo quando io mi trovo presso di voi, 19 figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi! 20 Vorrei essere vicino a voi in questo momento e poter cambiare il tono della mia voce, perché non so cosa fare a vostro riguardo.
21 Ditemi, voi che volete essere sotto la legge: non sentite forse cosa dice la legge? 22 Sta scritto infatti che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. 23 Ma quello dalla schiava è nato secondo la carne; quello dalla donna libera, in virtù della promessa. 24 Ora, tali cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze; una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, rappresentata da Agar 25 - il Sinai è un monte dell'Arabia -; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. 26 Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre. 27 Sta scritto infatti:
Rallègrati, sterile, che non partorisci,
grida nell'allegria tu che non conosci i dolori del parto,
perché molti sono i figli dell'abbandonata,
più di quelli della donna che ha marito
.
28 Ora voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. 29 E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. 30 Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera. 31 Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera.

Nuova Diodati:

Galati 4

1 Ora io dico che per tutto il tempo che l'erede è minorenne non è affatto differente dal servo, benché sia signore di tutto, 2 ma egli è sotto tutori e amministratori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, mentre eravamo minorenni, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo, 4 ma, quando è venuto il compimento del tempo, Dio ha mandato suo Figlio, nato da donna, sottoposto alla legge, 5 perché riscattasse quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione. 6 Ora perché voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori che grida: «Abba, Padre». 7 Perciò tu non sei più servo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede di Dio per mezzo di Cristo. 8 Ma allora, non conoscendo Dio, servivate a coloro che per natura non sono dèi; 9 ora invece, avendo conosciuto Dio, anzi essendo piuttosto stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali desiderate di essere di nuovo asserviti? 10 Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni. 11 Io temo di essermi affaticato invano per voi. 12 Siate come me, perché anch'io sono come voi; fratelli, ve ne prego, voi non mi avete fatto alcun torto. 13 Ora voi sapete come nel passato io vi evangelizzai a causa di una infermità della carne; 14 e voi non disprezzaste né aveste a schifo la prova che era nella mia carne, ma mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso. 15 Cos'è dunque avvenuto della vostra allegrezza? Poiché vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati. 16 Sono dunque diventato vostro nemico, dicendovi la verità? 17 Quelli sono zelanti per voi, ma non per fini onesti; anzi essi vi vogliono separare affinché siate zelanti per loro. 18 Or è buona cosa essere sempre zelanti nel bene, e non solo quando sono presente fra voi. 19 Figli miei, che io partorisco di nuovo, finché Cristo sia formato in voi! 20 Desidererei ora essere presente fra voi e cambiare il tono della mia voce, perché sono perplesso di voi.

Sara ed Agar: allegoria dei due patti
21 Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non date ascolto alla legge? 22 Infatti sta scritto che Abrahamo ebbe due figli: uno dalla serva e uno dalla libera. 23 Or quello che nacque dalla serva fu generato secondo la carne, ma quello che nacque dalla libera fu generato in virtù della promessa. 24 Tali cose hanno un senso allegorico, perché queste due donne sono due patti: uno dal monte Sinai che genera a schiavitù, ed è Agar. 25 Or Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente; ed essa è schiava con i suoi figli. 26 Invece la Gerusalemme di sopra è libera ed è la madre di noi tutti. 27 Infatti sta scritto: «Rallegrati, o sterile che non partorisci! Prorompi e grida, tu che non senti doglie di parto, perché i figli dell'abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito». 28 Ora noi, fratelli, alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa. 29 Ma, come allora colui che era generato secondo la carne perseguitava colui che era generato secondo lo Spirito, così avviene al presente. 30 Ma che dice la Scrittura? «Caccia via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà erede col figlio della libera». 31 Così dunque, fratelli, noi non siamo figli della schiava ma della libera.

Riveduta 2020:

Galati 4

I timori di Paolo nei confronti dei Galati
1 Ora io dico: finché l'erede è fanciullo non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto, 2 ma è sotto tutori e curatori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo, 4 ma, quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò suo Figlio, nato di donna, nato sotto la legge, 5 per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione di figli. 6 E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: “Abbà, Padre”. 7 Così tu non sei più servo, ma figlio, e, se sei figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
8 In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, voi avete servito quelli che per natura non sono dèi, 9 ma, ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi di cui volete essere di nuovo schiavi? 10 Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni. 11 Io temo di essermi affaticato invano per voi. 12 Siate come sono io, fratelli, ve ne prego, perché anch'io sono come voi. 13 Voi non mi faceste alcun torto, anzi sapete bene che fu a motivo di un'infermità del corpo che vi evangelizzai la prima volta 14 e quella mia infermità corporale, che era per voi una prova, non la disprezzaste né vi fece ripugnanza, al contrario, mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso. 15 Dove sono dunque quelle espressioni di benedizione? Poiché io vi rendo questa testimonianza: che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati. 16 Sono dunque divenuto vostro nemico dicendovi la verità? 17 Costoro sono zelanti per voi, ma non per fini onesti, anzi vi vogliono separare da noi perché il vostro zelo si volga a loro. 18 Ora è una buona cosa essere oggetto dello zelo altrui nel bene in ogni tempo e non soltanto quando sono presente fra voi. 19 Figli miei, per i quali io sono di nuovo in doglie finché Cristo sia formato in voi, 20 oh, come vorrei essere ora presente fra voi e cambiare tono, perché sono perplesso a vostro riguardo!

Agar e Sara: la legge e l'evangelo
21 Ditemi: voi che volete essere sotto la legge, non ascoltate la legge? 22 Poiché sta scritto che Abraamo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla donna libera; 23 quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa. 24 Queste cose hanno un senso allegorico, poiché queste donne sono due patti; uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù ed è Agar. 25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, la quale è schiava con i suoi figli. 26 Ma la Gerusalemme di sopra è libera ed essa è nostra madre. 27 Poiché è scritto:
Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi sentito doglie di parto! Poiché i figli dell'abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito”.
28 Ora, fratelli, voi siete figli della promessa come Isacco. 29 Ma, come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava il nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. 30 Ma che dice la Scrittura? Caccia via la schiava e suo figlio; perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della libera. 31 Perciò, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della libera.

La Parola è Vita:

Galati 4

1 
Mi spiego meglio. Se un minorenne riceve una grande eredità, in teoria è padrone di tutto, ma in pratica, finché non è cresciuto, la sua condizione è tale e quale a quella di uno schiavo. 2 Egli deve dipendere da tutori e amministratori, finché non avrà raggiunto l'età stabilita da suo padre.

Dio ha comprato la nostra libertà.
3 Così eravamo anche noi prima che venisse Cristo. Eravamo come minorenni alle dipendenze degli elementi di questo mondo. 4 Ma, al momento stabilito, Dio mandò suo Figlio. Egli nacque da una donna, e fu sottoposto all'intransigenza della legge 5 per riscattare noi che dipendevamo dalla legge e farci godere dei privilegi di veri figli di Dio. 6 E siccome ora siete suoi figli, Dio ha mandato nel vostro cuore lo Spirito di suo Figlio, che grida: Abbà! Padre!. 7 Ora non siete più schiavi, ma veri figli di Dio, e dato che siete suoi figli, siete anche suoi eredi, perché così ha deciso il Signore.
8 Nel passato, prima di conoscere Dio, eravate schiavi di dèi, che in realtà sono soltanto idoli. 9 Ma ora che avete conosciuto Dio, o meglio ancora, che Dio ha conosciuto voi, come potete tornare di nuovo sui vostri passi e ridiventare schiavi di una altra religione povera, debole e inutile, basata sul tentativo di guadagnarsi il cielo ubbidendo alle leggi di Mosè? 10 Voi cercate di guadagnarvi il favore di Dio, osservando scrupolosamente le ricorrenze che cadono in certi giorni, mesi, stagioni o anni. 11 Ho paura per voi. Temo che tutto il lavoro che ho fatto per voi non sia servito a niente!
12 Cari fratelli, davanti a queste cose, fate come me, vi prego, perché io sono libero da queste imposizioni come lo eravate voi. 13 Voi non mi avete mai fatto alcun torto, anzi, vi ricordate la prima volta che vi parlai del Vangelo? Fu in occasione di quella mia malattia. 14 E anche se si trattava di una cosa ripugnante, non mi avete disprezzato, né avete provato disgusto per me, anzi, mi avere accolto e curato come se fossi stato un angelo di Dio, o Gesù Cristo stesso!
15 Dov'è finito, dunque, quello spirito gioioso di allora? Posso dire che in quei giorni, se vi fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi per darmeli!
16 Sono dunque diventato vostro nemico, perché vi ho detto la verità?
17 Quei falsi maestri che ci tengono tanto a guadagnarsi le vostre simpatie, non lo fanno per il vostro bene. Vogliono staccarvi da me, perché prestiate più attenzione a loro. 18 È bello che le persone siano gentili nei confronti del prossimo per scopi buoni e col cuore sincero, ma sempre, non solo quando io sono fra voi. 19 Figli miei, quanto mi fate soffrire! Ancora una volta provo per voi le doglie di una madre in travaglio; spasimo in attesa del momento in cui finalmente sarete ripieni di Cristo. 20 Come vorrei essere con voi adesso e non parlarvi con questo tono, perché a questa distanza francamente non so più che cosa fare per voi!
21 Ora ditemi, voi che pensate di dover obbedire alle leggi ebraiche per essere salvati, perché non volete capire il vero significato di quelle leggi? 22 Infatti le Scritture ci dicono che Abramo ebbe due figli: uno dalla moglie schiava ed uno da quella libera. 23 Non ci fu niente di straordinario nella nascita del bambino della schiava. Ma il bambino della moglie libera nacque soltanto in seguito ad una promessa di Dio.
24 Ora, questa storia vera è una dimostrazione dei due diversi modi d'agire di Dio. Un modo fu quello di dare le sue leggi da osservare. E questo avvenne sul monte Sinai (che è un monte dell'Arabia), quando il Signore diede i dieci comandamenti a Mosè. Nella mia allegoria la moglie schiava di Abramo, Agar, rappresenta l'attuale Gerusalemme, città madre dei Giudei, centro del sistema che concepisce un modo sbagliato per piacere a Dio lo sforzarsi di obbedire ai comandamenti. Infatti i Giudei, che cercano di seguire questo sistema, ne sono schiavi, figli della schiava. 25  26 Sara, invece, rappresenta la nostra città madre, la Gerusalemme celeste, che non è schiava delle leggi ebraiche.
27 A lei si riferiva Isaia, quando fece questa profezia:
«Rallegrati, sterile che non partorisci, prorompi e grida,
tu che non hai doglie:
perché molti sono i figli della derelitta,
più che di colei che ha marito!»
28 Voi ed io, cari fratelli, siamo i figli che Dio ha promesso, tali e quali ad Isacco. 29 E noi, che siamo nati per lo Spirito Santo, siamo perseguitati ora da quelli che vogliono farci osservare le leggi ebraiche, proprio come allora Isacco, il figlio nato per intervento di Dio, fu perseguitato da Ismaele, figlio nato per una decisione umana.
30 Ma che dice la Scrittura? «Caccia via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non potrà essere tuo erede insieme col figlio della donna libera». 31 Cari fratelli, noi non siamo figli schiavi, dipendenti dalle leggi ebraiche, ma figli della donna libera, accettati da Dio grazie alla nostra fede.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Galati 4

Il Vangelo affranca dal giogo della legge
1 Or io dico: Fin tanto che l'erede è fanciullo, non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto; 2 ma è sotto tutori e curatori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo; 4 ma quando giunse la pienezza de' tempi, Iddio mandò il suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la legge, 5 per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione di figliuoli. 6 E perché siete figliuoli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo nei nostri cuori, che grida: Abba, Padre. 7 Talché tu non sei più servo, ma figliuolo; e se sei figliuolo, sei anche erede per grazia di Dio. 8 In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, voi avete servito a quelli che per natura non sono dèi; 9 ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete di bel nuovo ricominciare a servire? 10 Voi osservate giorni e mesi e stagioni ed anni. 11 Io temo, quanto a voi, d'essermi invano affaticato per voi. 12 Siate come son io, fratelli, ve ne prego, perché anch'io sono come voi. 13 Voi non mi faceste alcun torto; anzi sapete bene che fu a motivo di una infermità della carne che vi evangelizzai la prima volta; 14 e quella mia infermità corporale che era per voi una prova, voi non la sprezzaste né l'aveste a schifo; al contrario, mi accoglieste come un angelo di Dio. Come Cristo Gesù stesso. 15 Dove son dunque le vostre proteste di gioia? Poiché io vi rendo questa testimonianza: che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati. 16 Son io dunque divenuto vostro nemico dicendovi la verità? 17 Costoro son zelanti di voi, ma non per fini onesti; anzi vi vogliono staccare da noi perché il vostro zelo si volga a loro. 18 Or è una bella cosa essere oggetto dello zelo altrui nel bene, in ogni tempo, e non solo quando son presente fra voi. 19 Figliuoletti miei, per i quali io son di nuovo in doglie finché Cristo sia formato in voi, 20 oh come vorrei essere ora presente fra voi e cambiar tono perché son perplesso riguardo a voi!

Agar e Sara, o la legge e l'Evangelo
21 Ditemi: Voi che volete esser sotto la legge, non ascoltate voi la legge? 22 Poiché sta scritto che Abramo ebbe due figliuoli: uno dalla schiava, e uno dalla donna libera; 23 ma quello dalla schiava nacque secondo la carne; mentre quello dalla libera nacque in virtù della promessa. 24 Le quali cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti, l'uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar. 25 Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia, e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, la quale è schiava coi suoi figliuoli. 26 Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed essa è nostra madre. 27 Poich'egli è scritto: Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi sentito doglie di parto! Poiché i figliuoli dell'abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito. 28 Ora voi, fratelli, siete figliuoli della promessa alla maniera d'Isacco. 29 Ma come allora colui ch'era nato secondo la carne perseguitava il nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. 30 Ma che dice la Scrittura? Caccia via la schiava e il suo figliuolo; perché il figliuolo della schiava non sarà erede col figliuolo della libera. 31 Perciò, fratelli, noi non siam figliuoli della schiava, ma della libera.

Ricciotti:

Galati 4

1 Or io dico: per tutto il tempo che un erede è fanciullo, non differisce punto da un servo, pur essendo padrone di tutto, 2 e sta sotto tutori e amministratori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi sotto gli elementi del mondo, 4 ma quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò suo figlio, nato di donna, nato sotto la Legge, 5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge, e far che noi ricevessimo l'adozione dei figli. 6 E perchè siete figli, mandò Iddio lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori, il quale grida: «Abba» («Padre»). 7 Sicchè tu non sei più servo ma figlio, e, se figlio, anche erede per opera di Dio. 8 Allora non conoscendo Dio, eravate servi di tali che per loro natura non sono dèi, 9 invece ora, conoscendo Dio, e meglio ancora, riconosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete daccapo farvi schiavi? 10 Voi osservate i giorni e i mesi e le ricorrenze e gli anni; 11 in verità temo di voi, che invano io abbia tra voi faticato. Esortazioni di Paolo ed effusioni di cuore

Esortazioni di Paolo ed effusioni di cuore.
12 Siate come me, o fratelli, ve ne prego, che anch'io son come voi. Voi non mi avete mai fatto alcun torto; 13 sapete bene come la prima volta vi evangelizzai pur con un'infermità della carne; e questa prova a cui la mia carne vi sottoponeva, 14 voi nè la dispregiaste nè n'avete mostrato disgusto, ma mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù. 15 Dove dunque se n'è ito quel vostro apprezzamento di felicità? poichè io vi rendo questa testimonianza, che se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi per darmeli. 16 Sicchè, sono io diventato vostro nemico dicendovi la verità? 17 costoro vi mostrano zelo ma non onestamente, anzi vi voglion chiuder fuori perchè voi volgiate le vostre premure a loro. 18 Ora è bello essere oggetto di premure nel bene, sempre, e non solo quando io son tra voi presente, 19 o figliuoli miei, che io di nuovo partorisco, fino a tanto che sia formato Cristo in voi; 20 oh, come vorrei esser tra voi ora, e cambiar tono, perchè son tanto perplesso a riguardo vostro. Inutilità della Legge dimostrata con l'allegoria di Agar e di Sara

Inutilità della Legge dimostrata con l'allegoria di Agar e di Sara.
21 Ditemi voi che volete esser sotto la Legge, non l'avete letta la Legge? 22 Poichè sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla libera. 23 Ma quello che ebbe dalla schiava, nacque secondo la carne, quello che ebbe dalla libera fu secondo la promessa. 24 Le quali cose sono state dette per allegoria; perchè coteste donne figurano due patti d'alleanza; l'uno dal Monte Sinai, che porta alla schiavitù, e questo è Agar, 25 e Agar è appunto il monte Sinai nell'Arabia; e corrisponde alla Gerusalemme d'ora, che è serva co' suoi figliuoli. 26 Invece la Gerusalemme di lassù è libera, e quella è la nostra madre, 27 poichè sta scritto: "Rallegrati, o sterile, che non partorisci; prorompi in grida di gioia, o tu che non hai provato le doglie del parto, poichè molti più saranno i figli della donna abbandonata che di quella che aveva marito" 28 Ora noi, o fratelli, siamo figliuoli secondo la promessa che riguardava Isacco. 29 Ma come allora il figlio secondo la carne perseguitò quello secondo lo spirito, 30 così anche ora. Ma la Scrittura che dice? "Caccia la schiava e il figlio di lei, poichè non avrà l'eredità il figlio della schiava insieme col figlio della libera". 31 Pertanto, o fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della libera.

Tintori:

Galati 4

Come il maggiorenne esce di tutela, così i cristiani di sotto la legge
1 Or io dico: fino a tanto che l'erede è fanciullo, in nulla differisce dal servo, sebbene sia padrone di tutto, 2 ma rimane sotto i tutori e i procuratori fino al tempo prestabilito dal padre. 3 Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo tenuti in schiavitù sotto gli elementi del mondo; 4 ma giunta la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figliolo, fatto di Donna, sottomesso alla legge, 5 per redimere quelli che eran sotto la legge e per farci ricevere l'adozione di figlioli. 6 E siccome siete figlioli, Dio ha infuso lo Spirito del suo Figliolo nei vostri cuori, che grida: Abba, Padre. 7 Dunque non sei più servo, ma figlio; e se figlio anche erede, per la grazia di Dio.

I cristiani non devono tornare alla servitù della legge
8 In passato, non conoscendo Dio, voi eravate servi di coloro che in realtà non son dèi; 9 ma ora che avete conosciuto Dio, anzi siete stati conosciuti da Dio, perchè rivolgersi indietro a deboli e poveri elementi, e voler tornare a servirli? 10 Voi osservate giorni, mesi, stagioni ed anni. 11 Allora temo per voi d'essermi tra voi inutilmente affaticato.

Esorta i Galati ad imitarlo
12 Siate come me, ve ne scongiuro, o fratelli, giacché io sono come voi. Voi non mi avete fatto alcun torto; 13 anzi, ben sapete che tra le afflizioni della carne vi annunziai il Vangelo, e che voi, non ostante la tentazione che avevo nella mia carne, 14 non mi disprezzaste, non mi discacciaste; ma mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù. 15 Or dove sono andati i vostri trasporti di gioia? Vi attesto che se fosse stato possibile, vi sareste levati gli occhi per darmeli. 16 Son dunque divenuto vostro nemico a dirvi la verità? 17 Con malizia mostrano zelo verso di voi, per staccarvi da noi e legarvi a se stessi. 18 Ma voi zelate il bene per il bene, sempre, e non soltanto quando io sono presente in mezzo a voi. 19 Figlioletti miei, che porto nuovamente nel mio seno, finché in voi non sia formato Cristo, 20 oh come vorrei esser ora presente fra voi e cambiar tono, essendo perplesso a vostro riguardo!

L'inutilità della legge provata dalla storia figurativa dei due figli d'Abramo
21 Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non l'avete letta la legge? 22 Or sta scritto che Abramo ebbe due figlioli: uno dalla schiava e uno dalla libera, 23 e mentre quello della schiava nacque secondo la carne, quello della libera nacque in virtù della promessa. 24 Queste cose hanno un senso allegorico. Rappresentano le due alleanze: una del monte Sinai, che genera schiavi, e sarebbe Agar: 25 Infatti il Sinai è un monte dell'Arabia, ed ha molta relazione colla Gerusalemme attuale, che è schiava con i suoi figlioli. 26 Ma la Gerusalemme superiore è libera, essa è la nostra madre; 27 sta scritto infatti: Rallegrati, o sterile che non partorisci, prorompi in grida di gioia, tu che non divieni madre, perchè molti sono i figlioli dell'abbandonata, e più numerosi di quelli di colei che ha marito. 28 Quanto a noi, o fratelli, siamo, come Isacco, figlioli della promessa; 29 Come allora quello nato secondo la carne perseguitava colui che era nato secondo lo spirito, così pure succede ora. 30 Ma che dice la Scrittura? Caccia la schiava e il suo figliolo, perchè non deve essere il figlio della schiava erede col figlio della libera. 31 Pertanto, o fratelli, noi non siam figli della schiava, ma della libera, per quella libertà colla quale Cristo ci ha affrancati.

Martini:

Galati 4

Prima della nascita di Cristo i Giudei (come si fa con un erede di tenera età) erano tenuti sotto la legge, quasi sotto tutore. Si sforza di ritrarli dalla servitù della legge, come quegli, che ricevuta avevano l'adozione in figliuoli. Rammenta, con quanto fervore avevano accolto lui, e la sua predicazione. Allegoria de' due figliuoli di Abramo significante i due testamenti. Gli zelatori della legge saran discacciati dall'eredità di Cristo.
1 OR io dico: fino a tanto, che l'erede è fanciullo, ei non è differente in cosa alcuna da un servo, essendo padrone di tutto. 2 Ma è sotto i tutori, ed economi sino al tempo stabilito dal padre: 3 Così anche noi quand'eravamo fanciulli, eravamo servi dei rudimenti dati al mondo. 4 Ma venuta la pienezza del tempo, ha mandato Dio il Figliuol suo fatto di donna, fatto sotto la legge, 5 Affinchè redimesse quegli, che eran sotto la legge, affinchè ricevessimo l'adozione in figliuoli. 6 Or siccome voi siete figliuoli, ha mandato Dio lo Spirito del Figliuol suo ne' vostri cuori, il quale grida: Abba, Padre. 7 Dunque non se' più servo, ma figliuolo. E se figliuolo, anche erede per Dio. 8 Ma allora non conoscendo Dio, eravate servi di quegli, i quali realmente non sono Dii. 9 Ma adesso avendo conosciuto Dio, anzi essendo da Dio conosciuti, come vi rivolgete indietro ai deboli, e poveri rudimenti, ai quali volete da capo tornare a servire? 10 Voi tenete conto de' giorni, de'mesi, de' tempi, degli anni. 11 Temo per voi, ch'io in non mi sia forse inutilmente affaticato tra voi. 12 Siate come me, dappoiché io pur son come voi; ve ne scongiuro, o fratelli: voi non mi avete offeso in nulla. 13 E sapete, come tempo fa tralle afflizioni della carne vi annunziai il vangelo: e la tentazione vostra ne' patimenti della mia carne, 14 Non la dispregiaste, né l'aveste in obbrobrio: ma mi riceveste come un Angelo di Dio, come Cristo Gesù. 15 Dov' è dunque quella vostra felicità? Imperocché vi fo fede, che se fosse stato possibile, vi sareste cavati i vostri occhi per darli a me. 16 Son io dunque diventato vostro nemico a dirvi la verità? 17 Sono gelosi di voi non rettamente: ma voglion mettervi fuora, affinchè amiate loro. 18 Siate amanti del bene per buon fine sempre, e non solamente, quand'io son presente tra voi. 19 Figliuolini miei, i quali io porto nuovamente nel mio seno sino a tanto, che sia formato in voi Cristo. 20 Ma vorrei essere ora presso di voi, e cambiar la mia voce: conciossiachè sono perplesso riguardo a voi. 21 Ditemi voi, che volete essere sotto la legge, non avete letta la legge? 22 Imperocché sta scritto, che Abramo ebbe due figliuoli, uno della schiava, e uno della libera. 23 Ma quello della schiava nacque secondo la carne: quello poi della libera in virtù della promessa: 24 Le quali cose sono state dette per allegoria. Imperocché questi sono i due testamenti, uno del monte Sinai che genera schiavi: questo è Agar: 25 Imperocché il Sina è un monte dell'Arabia, che corrisponde alla Gerusalemme, che è adesso, la quale è serva insieme co' suoi figliuoli. 26 Ma quella, che è lassuso Gerusalemme, ella è libera; e dessa è la madre nostra. 27 Imperocché sta scritto: rallegrati, o sterile, che non partorisci: prorompi in laudi, e grida tu, che non se' feconda: imperocché molti più sono i figliuoli della abbandonata, che di colei, che ha marito. 28 Noi perciò, o fratelli, siamo come Isacco figliuoli della promessa. 29 Ma siccome allora quegli, che era nato secondo la carne, perseguitava colui, che era secondo lo spirito: così anche di presente. 30 Ma che dice la scrittura? Metti fuori la schiava, e il figliuolo di lei: imperocché non sarà erede il figliuol della schiava col figliuolo della libera. 31 Per la qual cosa, o fratelli, noi non siamo figliuoli della schiava, ma della libera, e di quella libertà, a cui Cristo ci ha affrancati.

Diodati:

Galati 4

1 ORA, io dico che in tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è punto differente dal servo, benchè egli sia signore di tutto. 2 Anzi egli è sotto tutori e curatori, fino al tempo ordinato innanzi dal padre. 3 Così ancora noi, mentre eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo. 4 Ma, quando è venuto il compimento del tempo, Iddio ha mandato il suo Figliuolo, fatto di donna, sottoposto alla legge; 5 affinchè riscattasse coloro ch'eran sotto la legge, acciocchè noi ricevessimo l'adottazione. 6 Ora, perciocchè voi siete figliuoli, Iddio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo ne' cuori vostri, che grida: Abba, Padre. 7 Talchè tu non sei più servo, ma figliuolo; e se tu sei figliuolo, sei ancora erede di Dio, per Cristo.
8 Ma allora voi, non conoscendo Iddio, servivate a coloro che di natura non sono dii. 9 Ed ora, avendo conosciuto Iddio; anzi più tosto essendo stati conosciuti da Dio, come vi rivolgete di nuovo a' deboli e poveri elementi, a' quali, tornando addietro, volete di nuovo servire? 10 Voi osservate giorni, e mesi, e stagioni, ed anni. 11 Io temo di voi, ch'io non abbia faticato invano inverso voi.
12 Siate come sono io, perciocchè io ancora son come voi; fratelli, io ve ne prego, voi non mi avete fatto alcun torto. 13 Ora, voi sapete come per l'addietro io vi evangelizzai con infermità della carne. 14 E voi non isprezzaste, nè schifaste la mia prova, che era nella mia carne; anzi mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso. 15 Che cosa adunque vi faceva così predicar beati? poichè io vi rendo testimonianza che se fosse stato possibile, voi vi sareste cavati gli occhi, e me li avreste dati. 16 Son io dunque divenuto vostro nemico, proponendovi la verità?
17 Coloro sono zelanti per voi, non onestamente; anzi vi vogliono distaccare da noi, acciocchè siate zelanti per loro. 18 Or egli è bene d'esser sempre zelanti in bene, e non solo quando io son presente fra voi.
19 Deh! figlioletti miei, i quali io partorisco di nuovo, finchè Cristo sia formato in voi! 20 Or io desidererei ora esser presente fra voi, e mutar la mia voce, perciocchè io son perplesso di voi.
21 DITEMI, voi che volete essere sotto la legge, non udite voi la legge? 22 Poichè egli è scritto, che Abrahamo ebbe due figliuoli: uno della serva, e uno della franca. 23 Or quel che era della serva fu generato secondo la carne; ma quel che era della franca fu generato per la promessa. 24 Le quali cose hanno un senso allegorico; poichè quelle due donne sono i due patti: l'uno dal monte Sina, che genera a servitù, il quale è Agar. 25 Perciocchè Agar è Sina, monte in Arabia; e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente; ed è serva, co' suoi figliuoli. 26 Ma la Gerusalemme di sopra è franca; la quale è madre di tutti noi. 27 Poichè egli è scritto: Rallegrati, o sterile che non partorivi; prorompi, e grida, tu che non sentivi doglie di parto; perciocchè più saranno i figliuoli della lasciata, che di colei che avea il marito. 28 Or noi, fratelli, nella maniera d'Isacco, siamo figliuoli della promessa. 29 Ma come allora quel che era generato secondo la carne, perseguiva quel che era generato secondo lo spirito, così ancora avviene al presente. 30 Ma, che dice la scrittura? Caccia fuori la serva, e il suo figliuolo; perciocchè il figliuol della serva non sarà erede col figliuol della franca. 31 Così adunque, fratelli, noi non siamo figliuoli della serva, ma della franca.

Commentario completo di Matthew Henry:

Galati 4

1 INTRODUZIONE A GALATI CAPITOLO 4

L'apostolo, in questo capitolo, sta ancora portando avanti lo stesso disegno generale del precedente: risollevare questi cristiani dalle impressioni fatte su di loro dagli insegnanti giudaizzanti, e rappresentare la loro debolezza e follia nel permettere loro stessi di essere allontanati dalla dottrina evangelica della giustificazione e di essere privati della loro libertà dalla schiavitù della legge di Mosè. A questo scopo egli si avvale di varie considerazioni; come

I. La grande eccellenza dello stato del vangelo al di sopra di ciò che è legale, Galati 4:1-7

II. Il felice cambiamento che fu fatto in loro alla loro conversione, Galati 4:8-11.

III. L'affetto che avevano avuto per lui e per il suo ministero, Galati 4:12-16.

IV. Il carattere dei falsi maestri dai quali erano stati pervertiti, Galati 4:17,18.

V. Il tenerissimo affetto che aveva per loro, Galati 4:19,20.

VI. La storia di Isacco e Ismaele, con un confronto tratto dal quale illustra la differenza tra coloro che riposavano in Cristo e coloro che confidavano nella legge. E in tutte queste, come usa con loro grande semplicità e fedeltà, così esprime per loro la più tenera sollecitudine.

Ver. 1.

In questo capitolo l'apostolo tratta chiaramente di coloro che ascoltarono i dottori giudaizzanti, che gridarono la legge di Mosè in competizione con il vangelo di Cristo, e si sforzarono di portarli sotto la schiavitù di esso. Per convincerli della loro follia, e per rettificare il loro errore in questo, in questi versetti egli persegue il paragone di un bambino minorenne, che aveva toccato nel capitolo precedente, e quindi mostra quali grandi vantaggi abbiamo ora, sotto il vangelo, oltre a quelli che avevano sotto la legge. E qui.

I. Egli ci fa conoscere lo stato della chiesa dell'Antico Testamento: era come un bambino minorenne, e veniva usata di conseguenza, essendo tenuta in uno stato di oscurità e schiavitù, in confronto alla maggiore luce e libertà di cui godiamo sotto il vangelo. Quella era davvero una dispensazione di grazia, eppure era comparativamente una dispensazione di tenebre; Infatti, come l'erede, nella sua minoranza, è sotto tutori e governatori fino al tempo stabilito da suo padre, dal quale è educato e istruito in quelle cose di cui attualmente conosce poco il significato, anche se in seguito è probabile che gli siano di grande utilità; così è stato per la chiesa dell'Antico Testamento, l'economia mosaica, sotto il quale si trovavano, era ciò di cui non riuscivano a comprendere appieno il significato; perché, come dice l'Apostolo [2Corinzi 3:13], non potevano guardare fermamente alla fine di ciò che è stato abolito. Ma per la chiesa, quando è cresciuta fino alla maturità, nei giorni del vangelo, diventa di grande utilità. E come quella era una dispensazione delle tenebre, così anche della schiavitù; Erano infatti in schiavitù sotto gli elementi del mondo, essendo legati a un gran numero di riti e osservanze gravose, con le quali, come per una specie di primi rudimenti, venivano istruiti e istruiti, e per i quali erano tenuti in uno stato di soggezione, come un bambino sotto tutori e governatori. La chiesa allora era più sotto il carattere di un servo, essendo obbligata a fare ogni cosa secondo il comando di Dio, senza esserne pienamente a conoscenza della ragione; ma il servizio sotto il vangelo sembra essere più ragionevole di quanto non fosse. Essendo giunto il tempo stabilito dal Padre, quando la chiesa doveva giungere alla sua piena età, le tenebre e la schiavitù sotto le quali prima giaceva sono state rimosse, e noi siamo sotto una dispensazione di maggiore luce e libertà.

II. Egli ci fa conoscere lo stato molto più felice dei cristiani sotto la dispensazione del vangelo, Galati 4:4-7. Quando venne la pienezza del tempo, il tempo stabilito dal Padre, in cui egli avrebbe posto fine alla dispensazione legale e ne avrebbe stabilita un'altra e migliore nella sua stanza, mandò suo Figlio, ecc. La persona che fu impiegata per introdurre questa nuova dispensazione non era altri che il Figlio di Dio stesso, l'unigenito del Padre, il quale, come era stato profetizzato e promesso fin dalla fondazione del mondo, così a tempo debito si manifestò a questo scopo. Egli, nel perseguimento del grande disegno che aveva intrapreso, si sottomise ad essere fatto di una donna: ecco la sua incarnazione, e ad essere fatto sotto la legge, ecco la sua sottomissione. Colui che era veramente Dio per noi si è fatto uomo; e colui che era il Signore di tutti acconsentì a venire in stato di sottomissione e a prendere su di sé la condizione di servo; E uno dei grandi scopi di tutto questo fu quello di redimere coloro che erano sotto la legge, di salvarci da quel giogo intollerabile e di stabilire ordinanze evangeliche più razionali e facili. Egli aveva davvero qualcosa di più e di più grande nella sua visione, venendo al mondo, che semplicemente liberarci dalla schiavitù della legge cerimoniale; poiché egli è venuto nella nostra natura e ha acconsentito a soffrire e morire per noi, per redimerci così dall'ira di Dio e dalla maledizione della legge morale alla quale, come peccatori, tutti noi siamo sottoposti. Ma questo era un fine di tutto, e una misericordia riservata da concedere al momento della sua manifestazione; allora lo stato più servile della Chiesa doveva venire a un periodo, e uno migliore per succedere al suo posto; poiché egli è stato mandato per redimerci, affinché potessimo ricevere l'adozione di figli, affinché non fossimo più considerati e trattati come servi, ma come figli cresciuti fino alla maturità, ai quali sono concesse maggiori libertà e ammessi a privilegi più grandi di quando erano sotto tutori e governatori. Questo è il corso dell'argomentazione dell'apostolo che ci porta a notare, come una delle cose che si intende con questa espressione, anche se senza dubbio può anche essere intesa nel senso di quella graziosa adozione di cui il vangelo parla così spesso come del privilegio di coloro che credono in Cristo. Israele era il figlio di Dio, il suo primogenito, Romani 9:4. Ma ora, sotto il vangelo, particolari credenti ricevono l'adozione; e, come caparra e prova di ciò, hanno insieme ad essa lo Spirito di adozione, che li pone sul dovere della preghiera e li rende capaci nella preghiera di guardare a Dio come a un Padre (Galati 4:6): Poiché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori, gridando Abbà, Padre. E a questo punto (Galati 4:7) l'apostolo conclude questo argomento aggiungendo: Perciò tu non sei più servo, ma figlio; e, se sei figlio, allora erede di Dio per mezzo di Cristo; cioè, Ora, sotto lo stato del vangelo, non siamo più sotto la schiavitù della legge, ma, credendo in Cristo, diventiamo figli di Dio; siamo quindi accettati da lui, e adottati da lui; e, essendo figli, siamo anche eredi di Dio, e abbiamo diritto all'eredità celeste (come egli ragiona anche Romani 8:17), e quindi deve essere la più grande debolezza e follia tornare alla legge e cercare giustificazione per le sue opere. Da ciò che l'apostolo dice in questi versetti, possiamo osservare:

1. Le meraviglie dell'amore divino e della misericordia verso di noi, in particolare di Dio Padre, nell'inviare suo Figlio nel mondo per redimerci e salvarci, del Figlio di Dio, nel sottomettersi così in basso e soffrire così tanto, per noi, nel perseguimento di quel disegno, e dello Spirito Santo, nel condiscendere a dimorare nei cuori dei credenti per tali scopi di grazia.

2. I grandi e inestimabili vantaggi di cui godono i cristiani sotto il Vangelo; per

(1.) Riceviamo l'adozione di figli. Da qui si noti: È il grande privilegio che i credenti hanno attraverso Cristo di essere figli adottivi del Dio del cielo. Noi che per natura siamo figli dell'ira e della disobbedienza siamo diventati per grazia figli dell'amore.

(2.) Riceviamo lo Spirito di adozione. Nota

[1.] Tutti coloro che hanno il privilegio di essere adottati hanno lo Spirito di adozione, tutti coloro che sono ricevuti nel numero partecipano della natura dei figli di Dio; perché avrà tutti i suoi figli che gli somigliano.

[2.] Lo Spirito di adozione è sempre lo Spirito di preghiera, ed è nostro dovere nella preghiera guardare a Dio come a un Padre. Cristo ci ha insegnato in preghiera a guardare Dio come nostro Padre nei cieli.

[3.] Se noi siamo suoi figli, allora i suoi eredi. Non è così tra gli uomini, di cui il figlio maggiore è erede; ma tutti i figli di Dio sono eredi. Coloro che hanno la natura di figli avranno l'eredità dei figli.

8 Ver. 8.

In questi versetti l'apostolo li ricorda di ciò che erano prima della loro conversione alla fede di Cristo, e di quale benedetto cambiamento la loro conversione aveva fatto su di loro; e da lì si sforza di convincerli della loro grande debolezza nell'ascoltare coloro che vorrebbero portarli sotto la schiavitù della legge di Mosè.

I. Egli ricorda loro il loro stato e il loro comportamento passati, e ciò che erano prima che il Vangelo fosse loro predicato. Allora non conoscevano Dio; erano grossolanamente ignoranti del vero Dio e del modo in cui doveva essere adorato: e a quel tempo erano sotto la peggiore delle schiavitù, perché servivano coloro che per natura non erano dèi, erano impiegati in un gran numero di servizi superstiziosi e idolatri a coloro che, sebbene fossero considerati dèi, non erano ancora veramente dèi, ma semplici creature, e forse di loro creazione, e quindi erano assolutamente incapaci di ascoltarli e aiutarli. Nota

1. Coloro che ignorano il vero Dio non possono non essere inclini ai falsi dèi. Coloro che hanno abbandonato il Dio che ha fatto il mondo, piuttosto che essere senza dèi, hanno adorato quelli che essi stessi hanno fatto.

2. Il culto religioso non è dovuto a nessuno se non a colui che è Dio per natura; Infatti, quando l'apostolo biasima il servizio reso a coloro che per natura non erano dèi, mostra chiaramente che solo colui che è per natura Dio è l'oggetto proprio del nostro culto religioso.

II. Li invita a considerare il felice cambiamento che è stato fatto in loro con la predicazione del vangelo tra loro. Ora avevano conosciuto Dio (furono portati alla conoscenza del vero Dio e del suo Figlio Gesù Cristo, per mezzo della quale furono liberati dall'ignoranza e dalla schiavitù sotto le quali prima giacevano) o piuttosto furono conosciuti da Dio; Questo felice cambiamento nel loro stato, per il quale essi si erano convertiti dagli idoli al Dio vivente, e per mezzo di Cristo avevano ricevuto l'adozione di figli, non era dovuto a loro stessi, ma a lui; era l'effetto della sua grazia libera e ricca verso di loro, e come tale dovevano renderne conto; e quindi con ciò erano posti sotto il maggiore obbligo di aderire alla libertà con la quale egli li aveva resi liberi. Nota: Tutta la nostra conoscenza di Dio inizia con lui; Noi lo conosciamo, perché siamo conosciuti da lui.

III. Da qui deduce l'irragionevolezza e la follia della loro sofferenza per essere riportati in uno stato di schiavitù. Ne parla con sorpresa e profonda preoccupazione mentale che quelli che lo facciano: Come vi convertite di nuovo, ecc., dice, Galati 4:9.

"Come mai voi, che siete stati istruiti ad adorare

Dio, nel modo del vangelo, dovrebbe ora essere persuaso a

Rispettare il modo cerimoniale di adorazione? che tu,

che hanno conosciuto una dispensazione di luce,

La libertà e l'amore, come quello del Vangelo, dovrebbero

ora sottomettiti a una dispensazione di tenebre e schiavitù,

e il terrore, come quello della legge?"

Ne avevano tanto meno motivo, dal momento che non erano mai stati sotto la legge di Mosè, come lo erano stati i Giudei; e quindi per questo motivo erano più inescusabili degli stessi Giudei, che si poteva supporre avessero una certa predilezione per ciò che era stato di così lunga data tra loro. Inoltre, ciò a cui essi stessi permettevano di essere ridotti in schiavitù non erano che elementi deboli e miserabili, cose che non avevano in sé il potere di purificare l'anima, né di dare alcuna solida soddisfazione alla mente, e che erano destinate solo a quello stato di pupillage in cui era stata la chiesa, ma che ora era giunto a un certo punto; e quindi la loro debolezza e follia erano più aggravate. nel sottomettersi a loro, e nel simboleggiare con gli ebrei nell'osservare le loro varie feste, qui significate da giorni, mesi, tempi e anni. Qui nota,

1. È possibile che coloro che hanno fatto grandi professioni di religione siano in seguito trascinati in grandissime defezioni dalla purezza e dalla semplicità di essa, perché questo era il caso di questi cristiani. E

2. Più misericordia Dio ha mostrato a qualcuno, nel portarlo a conoscere il vangelo, e le libertà e i privilegi di esso, maggiori sono il loro peccato e la loro follia nel soffrire di esserne privati; per questo l'Apostolo pone un accento speciale, che dopo aver conosciuto Dio, o piuttosto essere stati conosciuti da lui, desideravano essere in schiavitù sotto gli elementi deboli e miserabili della legge.

IV. A questo punto esprime i suoi timori riguardo a loro, per timore di aver dato loro lavoro invano. Egli si era dato molto da fare per loro, predicando loro il Vangelo e cercando di confermarli nella fede e nella libertà di esso; ma ora essi vi rinunciavano, rendendo così infruttuoso e inefficace il suo lavoro tra loro, e con il pensiero di ciò non poteva che essere profondamente colpito. Nota

1. Gran parte del lavoro dei ministri fedeli è lavoro vano; e, quando è così, non può che essere un grande dolore per coloro che desiderano la salvezza delle anime. Nota

2. La fatica dei ministri è vana per coloro che iniziano nello Spirito e finiscono nella carne, i quali, sebbene sembrino partire bene, tuttavia in seguito si allontanano dalla via del vangelo. Nota

3. Avranno molto di cui rispondere coloro ai quali i fedeli ministri di Gesù Cristo concedono lavoro invano.

12 Ver. 12.

Affinché questi cristiani potessero vergognarsi ancora di più della loro defezione dalla verità del vangelo che Paolo aveva loro predicato, egli qui ricorda loro il grande affetto che avevano un tempo per lui e per il suo ministero, e li fa considerare quanto il loro comportamento attuale fosse molto inadatto a ciò che allora professavano. E qui possiamo osservare,

I. Con quanta affetto si rivolge a loro. Egli li definisce fratelli, sebbene sapesse che i loro cuori erano in gran parte alienati da lui. Desidera che tutti i risentimenti siano messi da parte, e che abbiano verso di lui lo stesso temperamento d'animo che egli ha avuto con loro; Voleva che fossero come lui, perché era come loro, e inoltre dice loro che non gli avevano fatto alcun male. Non aveva alcun litigio con loro per conto suo. Benché nel biasimare la loro condotta si fosse espresso con un certo calore e preoccupazione, li assicurò che ciò non era dovuto a un senso di offesa personale o di affronto (come potrebbero essere pronti a pensare), ma procedeva interamente da uno zelo per la verità e la purezza del Vangelo, e per il loro benessere e felicità. Così si sforza di placare i loro spiriti verso di lui, in modo che possano essere meglio disposti a ricevere gli ammonimenti che egli dava loro. Con ciò egli ci insegna che, nel rimproverare gli altri, dobbiamo avere cura di convincerli che i nostri rimproveri non provengono da alcuna ripicca o risentimento privato, ma da un sincero riguardo per l'onore di Dio e della religione e per il loro più vero benessere; perché allora è probabile che abbiano più successo quando sembrano essere più disinteressati.

II. Come egli magnifica il loro antico affetto per lui, affinché in questo modo possano vergognarsi di più del loro attuale comportamento verso di lui. A tal fine,

1. Ricorda loro la difficoltà in cui si è affaticato quando è venuto per primo tra loro: Sapevo, dice, come, per infermità della carne, vi ho predicato il Vangelo all'inizio. Che cosa fosse questa infermità della carne , che nelle seguenti parole egli esprime con la sua tentazione che era nella sua carne (anche se, senza dubbio, era ben nota a quei cristiani ai quali scriveva), ora non possiamo avere una conoscenza certa: alcuni ritengono che siano state le persecuzioni che egli ha sofferto per amore del vangelo; altri, di essere stato qualcosa nella sua persona, o nel suo modo di parlare, che potrebbe rendere il suo ministero meno grato e accettabile, riferendosi a 2Corinzi 10:10 e a 2Corinzi 12:7-10. Ma, qualunque cosa fosse, sembra che non abbia fatto alcuna impressione su di loro a suo svantaggio. Per

2. Egli si accorge che, nonostante questa sua infermità (che potrebbe forse diminuirlo nella stima di alcuni altri), essi non lo disprezzarono né lo rigettarono per questo, ma, al contrario, lo accolsero come un angelo di Dio, proprio come Cristo Gesù. Essi mostrarono verso di lui un grande rispetto, egli fu per loro un messaggero gradito, come se un angelo di Dio o Gesù Cristo stesso avesse predicato loro; sì, così grande era la loro stima per lui, che, se fosse stato un vantaggio per lui, si sarebbero cavati gli occhi, e glieli hanno dati. Notate quanto sono incerti i rispetti delle persone, quanto sono inclini a cambiare idea e con quanta facilità sono trascinati nel disprezzo di coloro per i quali un tempo avevano la massima stima e affetto, così che sono pronti a strappare gli occhi a coloro per i quali prima avrebbero strappato i propri! Dovremmo quindi sforzarci di essere accettati da Dio, perché è poca cosa essere giudicati dal giudizio dell'uomo, == 1Corinzi 4:3.

III. Con quanta insistenza egli si espone con loro a questo punto: Dov'è dunque, dice, la beatitudine di cui avete parlato? Come se avesse detto:

"E' stato il momento in cui avete espresso la gioia più grande e

soddisfazione nella buona novella del Vangelo, e furono

molto avanti nell'effondere le tue benedizioni su di me come

l'editore di essi; donde sei

ora così cambiato, che tu hai così poco gusto di

loro o il rispetto per me? Una volta pensavate voi stessi

felice nel ricevere il Vangelo; hai ora qualche motivo

di pensarla diversamente?"

Nota: Coloro che hanno lasciato il loro primo amore farebbero bene a considerare: Dov'è ora la beatitudine di cui parlavano una volta? Che ne è stato di quel piacere che provavano in comunione con Dio e in compagnia dei suoi servitori? Tanto più per imprimere in loro la giusta vergogna della loro condotta attuale, chiede di nuovo (Galati 4:16):

"Sono forse diventato tuo nemico, perché ti dico la verità?

Come mai io, che fino ad ora ero il tuo favorito, sono

ora considerato il tuo nemico? Puoi fingere un altro

per questo motivo se non che vi ho detto la verità,

si è sforzato di conoscervi e di confermarvi

La verità del Vangelo? E, in caso contrario, quanto è irragionevole

Dev'essere la tua disaffezione!"

Nota

1. Non è raro che gli uomini considerino loro nemici coloro che sono in realtà i loro migliori amici; poiché così, senza dubbio, sono coloro che dicono loro la verità o altri, e trattano liberamente e fedelmente con loro nelle questioni relative alla loro salvezza eterna, come l'apostolo fece ora con questi cristiani.

2. I ministri possono talvolta crearsi dei nemici con l'adempimento fedele del loro dovere; poiché questo era il caso di Paolo, che era considerato il loro nemico perché diceva loro la verità.

3. Tuttavia i ministri non devono astenersi dal dire la verità, per paura di offendere gli altri e di attirare su di loro il loro dispiacere.

4. Possono essere tranquilli nella loro mente, quando sono consapevoli a se stessi che, se gli altri sono diventati i loro nemici, è solo per aver detto loro la verità.

17 Ver. 17.

L'apostolo sta ancora portando avanti lo stesso disegno dei versetti precedenti, che era quello di convincere i Galati del loro peccato e della loro follia nell'allontanarsi dalla verità del vangelo: avendo poco prima esposto con loro il cambiamento del loro comportamento verso colui che cercava di stabilirli in esso, qui dà loro il carattere di quei falsi maestri che si sono presi il compito di allontanarli da che, se vi badassero, potrebbero presto vedere quanto poca ragione abbiano per ascoltarli: qualunque sia l'opinione che possono avere di loro, egli dice loro che stavano progettando uomini, che miravano a stabilirsi e che, sotto i loro pretesti speciosi, consultavano più il loro interesse che il loro:

"Ti influenzano con zelo",

dice lui;

"Mostrano un grande rispetto per te e fingono un

molto affetto per te, ma non bene; essi

non farlo con nessun buon design, non sono sinceri

e retto in esso, perché ti escluderebbero, che

potresti influenzarli. Ciò che sono principalmente

mirare è quello di impegnare i tuoi affetti con loro; e

Per fare questo, stanno facendo tutto il possibile per disegnare

dai vostri affetti da me e dalla verità, che

affinché ti assorbano a se stessi".

Questo, li assicura, era il loro disegno, e quindi devono essere molto poco saggi nell'ascoltarli. Nota

1. Può sembrare che ci sia molto zelo dove c'è ancora poca verità e sincerità.

2. È il modo abituale dei seduttori di insinuarsi negli affetti delle persone, e con ciò di attirarle nelle loro opinioni.

3. Quali che siano le pretese che possono fare, di solito hanno più riguardo per il proprio interesse che per quello degli altri, e non si limiteranno a rovinare la reputazione degli altri, se in questo modo possono elevare la propria. In questa occasione l'apostolo ci dà quell'eccellente regola che abbiamo, Galati 4:18 : È bene essere sempre colpiti con zelo in una cosa buona. Ciò che la nostra traduzione rende in una cosa buona, alcuni scelgono di renderlo a un uomo buono, e quindi considerano l'apostolo come se indicasse se stesso; questo senso, pensano, è favorito sia dal contesto precedente che dalle parole immediatamente successive, e non solo quando sono presente con voi, il che può essere come se avesse detto:

"C'è stato un tempo in cui eri zelantemente affetto verso di me;

Una volta mi hai preso per un brav'uomo, e ora non hai più ragione

di pensare diversamente di me; sicuramente allora diventerebbe

per mostrarmi lo stesso riguardo, ora che sono assente

da parte vostra, cosa che avete fatto quando ero presente con voi".

Ma, se ci atteniamo alla nostra traduzione, l'apostolo qui ci fornisce un'ottima regola per dirigerci e regolarci nell'esercizio del nostro zelo: ci sono due cose che a questo scopo egli ci raccomanda più particolarmente:

(1.) Che sia esercitato solo su ciò che è buono; Infatti lo zelo è buono solo quando è in una cosa buona: coloro che sono zelantemente toccati a ciò che è male, faranno solo tanto più male. E

(2.) Che in questo sia costante e costante: è bene essere sempre zelanti in una cosa buona; non solo per un po' di tempo, o di tanto in tanto, come il calore di un attacco di febbre, ma, come il calore naturale del corpo, costante. Felice sarebbe per la chiesa di Cristo se questa regola fosse meglio osservata tra i cristiani!

19 Ver. 19.

Affinché l'apostolo potesse disporre meglio questi cristiani a sopportarlo nei rimproveri che egli era costretto a dare loro, egli esprime qui il suo grande affetto per loro, e la tenerissima preoccupazione che aveva per il loro benessere: non era come loro, una cosa quando era in mezzo a loro e un'altra quando era assente da loro. La loro disaffezione verso di lui non aveva tolto loro il suo affetto; ma egli nutriva ancora per loro lo stesso rispetto che aveva avuto in precedenza, né era come i loro falsi maestri, che pretendevano loro molto affetto, quando nello stesso tempo stavano solo consultando il proprio interesse; ma aveva una sincera preoccupazione per il loro più vero vantaggio; non cercava i loro, ma loro. Erano troppo pronti a considerarlo loro nemico, ma lui assicura loro che era loro amico; anzi, non solo, ma che aveva le viscere di un genitore verso di loro. Li chiama suoi figli, come giustamente potrebbe, poiché era stato lo strumento della loro conversione alla fede cristiana; sì, li chiama i suoi piccoli figli, il che, poiché denota un grado maggiore di tenerezza e affetto per loro, così può forse avere un rispetto per il loro comportamento attuale, per cui si sono mostrati troppo come bambini piccoli, che sono facilmente influenzati dalle arti e dalle insinuazioni degli altri. Egli esprime la sua preoccupazione per loro, e il sincero desiderio del loro benessere e della prosperità dell'anima, con i dolori di una donna in travaglio: Egli ha partorito per loro: e la grande cosa per la quale era così dolorante, e di cui era così ardentemente desideroso, non era tanto che potessero influenzarlo quanto che Cristo potesse essere formato in loro, affinché potessero diventare veramente cristiani, ed essere più confermati e stabiliti nella fede del vangelo. Da ciò possiamo notare,

1. L'affetto molto tenero che i ministri fedeli nutrono verso coloro tra i quali sono impiegati; È come quella dei genitori più affettuosi con i loro bambini piccoli.

2. Che la cosa principale per cui desiderano e persino soffrono nella nascita, a causa loro, è che Cristo possa essere formato in loro; non tanto per guadagnare il loro affetto, tanto meno per farne preda, ma per essere rinnovati nello spirito della loro mente, forgiati a immagine di Cristo, e più pienamente stabiliti e confermati nella fede e nella vita cristiana: e quanto irragionevolmente devono agire quelle persone che si lasciano convincere a disertare o a non amare tali ministri!

3. Che Cristo non è pienamente formato negli uomini fino a quando non sono tolti dalla fiducia nella loro giustizia, e fatti confidare solo in lui e nella sua giustizia.

Come ulteriore prova dell'affetto e della preoccupazione che l'apostolo nutriva per questi cristiani, egli aggiunge (Galati 4:20) che desiderava essere allora presente con loro, che sarebbe stato lieto di avere l'opportunità di essere in mezzo a loro e di conversare con loro, e che quindi avrebbe potuto trovare l'occasione di cambiare la sua voce verso di loro; poiché al momento era in dubbio su di loro. Non sapeva bene che cosa pensare di loro. Non conosceva così bene il loro stato da sapere come adattarsi a loro. Era pieno di timori e di gelosie riguardo a loro, motivo per cui scriveva loro in quel modo che aveva fatto; ma sarebbe stato contento di scoprire che le cose andavano meglio con loro di quanto temesse, e che avrebbe potuto avere occasione di lodarli, invece di rimproverarli e rimproverarli in questo modo. Nota: Sebbene i ministri trovino troppo spesso necessario rimproverare coloro con cui hanno a che fare, tuttavia questo non è un lavoro grato per loro; Hanno preferito che non ci fosse motivo per farlo, e sono sempre contenti quando riescono a vedere il motivo di cambiare la loro voce nei loro confronti.

21 Ver. 21.

In questi versetti l'apostolo illustra la differenza tra i credenti che riposavano solo in Cristo e i giudaizzanti che confidavano nella legge, con un paragone tratto dalla storia di Isacco e di Ismaele. Egli lo introduce in modo tale da colpire e impressionare le loro menti, e convincerli della loro grande debolezza nell'allontanarsi dalla verità e nel tollerare di essere privati della libertà del Vangelo: Dimmi, dice, tu che desideri essere sotto la legge, non ascolti la legge? Egli dà per scontato che essi ascoltassero la legge, poiché tra gli ebrei era solita essere letta nelle loro assemblee pubbliche ogni giorno di sabato; e, poiché amavano così tanto stare sotto di essa, voleva che considerassero debitamente ciò che vi è scritto (riferendosi a ciò che è riportato in Genesi 16; Genesi 21), perché, se lo avessero fatto, avrebbero potuto presto vedere quanto poco motivo avessero di confidare in esso. E qui,

1. Egli pone davanti a loro la storia stessa (Galati 4:22,23): Poiché sta scritto: Abramo ebbe due figli, ecc. Qui egli rappresenta il diverso stato e condizione di questi due figli di Abramo: che l'uno, Ismaele, era stato da una schiava, e l'altro, Isacco, da una donna libera; e che mentre il primo era nato secondo la carne, o per il corso ordinario della natura, l'altro era per promessa, quando nel corso della natura non c'era motivo di aspettarsi che Sara avrebbe avuto un figlio.

2. Li fa conoscere il significato e il disegno di questa storia, o l'uso che intendeva farne (Galati 4:24-27): Queste cose, dice, sono un'allegoria, in cui, oltre al senso letterale e storico delle parole, lo Spirito di Dio potrebbe progettare per significare qualcosa di più per noi, e cioè Che questi due, Agar e Sara, sono i due patti, o erano intesi a simboleggiare e prefigurare le due diverse dispensazioni del patto. Il primo, Agar, rappresentava ciò che era stato dato dal monte Sinai, e che generava alla schiavitù, che, sebbene fosse una dispensazione di grazia, tuttavia, in confronto allo stato del vangelo, era una dispensazione di schiavitù, e lo divenne ancora di più per gli Ebrei, a causa del loro errore nel disegno di esso, e aspettandosi di essere giustificati dalle sue opere. Poiché questo Agar è il monte Sinai in Arabia (il monte Sinai era allora chiamato Agar dagli Arabi), e risponde a Gerusalemme che ora è, ed è in schiavitù con i suoi figli; cioè, rappresenta giustamente lo stato attuale degli ebrei, che, continuando nella loro infedeltà e aderendo a quel patto, sono ancora in schiavitù con i loro figli. Ma l'altra, Sara, era destinata a prefigurare la Gerusalemme che è in alto, o lo stato dei cristiani sotto la nuova e migliore dispensazione del patto, che è libera sia dalla maledizione della morale che dalla schiavitù della legge cerimoniale, ed è la madre di tutti noi, uno stato in cui tutti, sia ebrei che gentili, sono ammessi, in base alla loro fede in Cristo. E a questa maggiore libertà e allargamento della chiesa sotto la dispensazione del vangelo, che fu tipificata da Sara, la madre della progenie promessa, l'apostolo si riferisce a quella del profeta, Isaia 54:1, dove è scritto: Rallegrati, sterile che non partorisci; prorompi e grida, tu che non partorisci, perché la desolata ha molti più figli di colei che ha un marito.

3. Egli applica la storia così spiegata al caso presente (Galati 4:28): Ora noi, fratelli, diciamo che egli, come lo fu Isacco, sono i figli della promessa. Noi cristiani, che abbiamo accettato Cristo, e confidiamo in lui, e cerchiamo la giustificazione e la salvezza per mezzo di lui solo, poiché in questo modo diventiamo il seme spirituale, anche se non siamo il seme naturale di Abramo, così abbiamo diritto all'eredità promessa e siamo interessati alle benedizioni di essa. Ma affinché questi cristiani non inciampassero di fronte all'opposizione che avrebbero potuto incontrare da parte degli ebrei, che erano così tenaci nella loro legge da essere pronti a perseguitare coloro che non vi si sottomettevano, egli dice loro che questo non era più di ciò che era indicato nel tipo; poiché come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava colui che era nato secondo lo Spirito, devono aspettarsi che sia così ora. Ma, per loro conforto in questo caso, egli desidera che considerino ciò che dice la Scrittura (Genesi 21:10): Scacciate la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della libera. Anche se i giudaizzanti dovessero perseguitarli e odiarli, tuttavia il problema sarebbe che il giudaismo affonderebbe, appassirebbe e perirebbe; ma il vero cristianesimo dovrebbe fiorire e durare per sempre. E poi, come deduzione generale dall'insieme della somma di ciò che aveva detto, conclude (Galati 4:31): Dunque, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della libera.

Commentario del Nuovo Testamento:

Galati 4

1 Le nozioni di figliuolanza e di eredità sono strettamente connesse. I credenti uniti a Cristo sono figli di Dio ed eredi dei beni da Lui promessi. Questa immagine conduce l'apostolo ad una seconda illustrazione dell'ufficio della legge rispetto al popolo di Dio, prima della venuta di Cristo. In quell'epoca preparatoria in cui Israele guardava ai beni futuri di cui non poteva godere che in isperanza, la legge faceva l'ufficio che fanno rispetto ai pupilli i tutori ed i curatori. Il popolo di Dio infatti era in istato di dipendenza come sono i figli minorenni. Ma colla venuta di Cristo i credenti sono entrati nella pienezza dei loro diritti di figli come lo attesta il dono dello Spirito di adozione ch'essi hanno ricevuto.

Ora io dico: Fintanto che l'erede è fanciullo, egli non differisce in nulla dal servo, pur essendo padrone di tutto;

Fra gli uomini succede spesso che un figlio, erede delle sostanze paterne, debba rimanere per un tempo erede virtuale ma non di fatto, perchè troppo giovane per entrare nel possesso effettivo dei suoi beni. È quello un tempo per lui di dipendenza in cui la sua condizione non è dissimile da quella dello schiavo il quale non può far nulla senza il consenso del suo padrone. Fanciullo s'intende qui in senso largo, del figlio che non ha raggiunta l'età maggiore.

2 ma egli è sotto a tutori e curatori fino al tempo prestabilito dal padre.

Due termini: tutori e curatori, sono adoperati per dar rilievo all'idea di dipendenza, di servitù in cui si trova collocato l'erede minorenne. Il tutore ( επιτροπος) è colui al quale è affidato il pupillo affinchè prenda cura di lui e delle sue sostanze, tenendogli luogo di padre. Il curatore ( οικονομος, economo, amministratore) ha l'ufficio più limitato dell'amministratore dei beni, incaricato di farli fruttare Luca 16:1. Il nostro termine "curatore" designa colui che amministra un'eredità giacente o cura le sostanze di chi è inabilitato o non è ancora abilitato a farlo. Di solito cotali uffici si esercitano a beneficio di fanciulli orfani la cui tutela è stata affidata dalle disposizioni testamentarie del padre a persone di sua fiducia e fino a un'età determinata. Vero è che le leggi giudaiche, greche e romane fissavano l'età in cui il giovanetto ora considerato come maggiorenne. A tredici anni e un giorno il giovane giudeo era maggiorenne; tra il 12o e il 19o anno, a seconda delle epoche, il giovane romano lo era egli pure, sebbene una certa tutela potesse durare fino al 25o anno d'età. Si cita una legge del 2o secolo secondo la quale quando i tutori erano stabiliti fino al 18o anno d'età, dopo, essi diventavano semplici curatores e lo potevano essere fino all'anno 25mo. Entro certi limiti la volontà del padre faceva legge.

3 Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo tenuti schiavi sotto agli elementi del mondo.

L'applicazione della similitudine non è individuale, ma collettiva; quindi il noi non s'intende dei singoli individui ma del popolo di Dio considerato nella sua organica unità e negli studii successivi del suo sviluppo religioso. E siccome quando Paolo scrive il popolo di Dio, anche nelle chiese di Galazia, abbraccia Giudei ed etnici, il noi va inteso tanto degli uni che degli altri, poichè anche nel paganesimo c'è stata una preparazione provvidenziale dei popoli per la venuta del Salvatore, sebbene quella preparazione sia stata meno diretta e meno intensa che nel giudaismo. Il periodo della minorità religiosa del popolo di Dio, periodo di preparazione e di attesa, è descritto colle parole: quando eravamo fanciulli. L'espressione è applicata altrove allo stato d'imperfetta conoscenza ed esperienza religiosa dei cristiani nell'epoca presente, posto a confronto collo stato di conoscenza matura e perfetta: Efesini 4:13; 1Corinzi 13:11. Che cosa sono gli elementi del mondo? Alcuni padri, fra cui Agostino, ed alcuni interpreti moderni, vi hanno veduto gli elementi fisici di cui si compone l'universo materiale 2Pietro 3:10-12, il fuoco, l'aria, l'acqua, la terra, ovvero ancora i corpi celesti che formano il sistema planetario e sidereo. Paolo alluderebbe con questa espressione al culto che i pagani rendevano alle forze della natura, ovvero alluderebbe ai sabati, alle calende ecc, in quanto la loro ricorrenza è fissata dai movimenti dei corpi celesti i quali erano per giunta considerati come animati da esseri angelici aventi, per tal modo la dominazione del mondo pagano e giudaico. Però, un'allusione al culto della natura limiterebbe l'applicazione a una parte sola del popolo di Dio cioè a quella etnica, escludendo la parte giudaica, monoteista. Inoltre il considerare gli elementi o i corpi del mondo fisico come i tutori del popolo di Dio nella sua minorità spirituale è un'idea del tutto estranea all'insegnamento dell'apostolo e poco intelligibile. Di gran lunga preferibile è, il senso etico dell'espressione usata da Paolo. Gli elementi del mondo ( στοιχεια, le lettere che formano le parole, i rudimenti) sono la religione rudimentale nelle sue manifestazioni elementari; in altre parole sono le pratiche ed i riti esterni coi quali si estrinsecava il sentimento religioso nei tempi anteriori alla venuta del Cristo. Cotali riti e pratiche appartengono alla sfera del mondo, alla sfera delle cose fisiche, esterne, poichè si riferiscono all'offerta di sacrificii materiali, all'osservanza di giorni, di epoche speciali, al mangiare o no di dati cibi, al toccare o no certi oggetti o persone, a contaminazioni, a purificazioni ed abluzioni rituali. Nel v. Galati 4:9 Paolo chiama questi elementi «deboli e poveri» e li esemplifica dicendo: «Voi osservate certi giorni e mesi e periodi ed anni...» E nei Colossesi 2:8,20 li mette in relazione colla «tradizione degli uomini e li esemplifica coi precetti del «non maneggiare, non assaggiare, non toccare». Certo quelle forme inferiori della religiosità erano più pure in seno al popolo giudeo che aveva avuto dalla rivelazione una nozione più vera e più alta di Dio ed il cui sistema rituale era altamente educativo della coscienza ed ombra di cose più perfette; ma anche nelle sue più pure manifestazioni, la religione dei tempi anteriori al cristianesimo era pur sempre qualcosa di elementare, di rudimentale, d'infantile, paragonata col culto in ispirito e verità del Dio ch'è spirito, coll'amor filiale pel Dio ch'è Padre del Signor nostro Gesù Cristo e Padre nostro. Era quella la religione adatta all'infanzia spirituale degli uomini, aveva quindi carattere di legge, di obbligo imposto dal di fuori sotto pena di castigo, era sistema che teneva gli animi in servitù ed in timore; non era religione di spirito, d'amore e di libertà. Ma quel sistema era una necessaria preparazione ad uno stadio più elevato, e quelle prescrizioni elementari ed esterne che s'imponevano alle coscienze e le tenevano in istato di timorosa minorità, compievano rispetto al popolo di Dio non ancor maturo per la libertà spirituale, l'ufficio dei tutori e dei curatori rispetto al figlio minorenne.

4 Ma quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo Figlio, nato da una donna, nato sotto la legge, affinchè riscattasse quelli ch'erano sotto la legge, affinchè ricevessimo l'adozione a figliuoli.

La pienezza dei tempi risponde al «tempo prestabilito dal padre» come termine della minorità del figlio, e designa il termine del lungo periodo di preparazione e di attesa dell'avvento del Messia, il termine quindi del periodo da Dio assegnato. alla minorità spirituale del popolo dei credenti. Quando Cristo nacque la parte pia d'Israele, conscia della propria impotenza ad osservar la legge, l'aspettava come la «consolazione d'Israele», e nel mondo pagano stanco di brancolar nelle tenebre si sospirava dietro una nuova luce.

Dio mandò il suo Figlio... Il composto greco mandò fuori, o d'appresso a se implica non solo la misteriosa e per noi incomprensibile distinzione personale tra il Padre e il Figlio, ma implica pure la preesistenza del Figlio. «Il Verbo era presso a Dio e il Verbo era Dio» Giovanni 1:1. Il Cristo, non è divenuto figlio di Dio semplicemente in virtù della sua nascita dalla Vergine, sebbene egli sia figlio di Dio anche in questo senso secondo Luca 1:35: non è divenuto figlio di Dio soltanto perchè modello di pietà, o perchè chiamato da Dio a regnare sul suo popolo Salmi 2:7-9: ma egli lo è per essenza e prima della sua incarnazione.

Nato da donna, indica la sua entrata nella nostra umanità per via della nascita e quindi la realtà della sua partecipazione alla nostra natura umana. Paolo non accenna in modo speciale alla nascita soprannaturale dalla Vergine, ma, resta pur sempre notevole ch'egli mentovi soltanto la madre del Cristo. Nato sotto la legge caratterizza un secondo aspetto dello stato del Figlio nella sua incarnazione. Non solo fu vero uomo, ma nacque in seno al popolo d'Israele che Dio avea posto sotto la rigida disciplina della legge mosaica; e ciò affin di mostrarsi ubbidiente ad ogni comandamento divino e soddisfare alle esigenze della legge a favor dei colpevoli.

5 Lo scopo della venuta del Figliuol di Dio è indicato coi due affinchè che seguono e che presentano sotto il duplice aspetto negativo e positivo l'opera del Redentore. Affinché riscattasse quelli che son sotto la legge: sono questi anzitutto i Giudei sottoposti alla legge rivelata come ad un rigido e duro padrone; in senso più largo sono tutti gli uomini posti sotto la legge della coscienza che ordina il bene e posti pure sotto un qualche sistema di riti imposti dalla tradizione alla coscienza religiosa. Cristo li ha riscattati dalla maledizione pronunziata dalla legge sui trasgressori Galati 3:13-15 e li ha in pari tempo affrancati dal giogo della legge considerata come un padrone che impone la sua volontà a degli schiavi. Affinchè ricevessimo l'adozione a figliuoli. È questo il beneficio positivo conferito a tutti i credenti nel Cristo. Uniti a lui entrano nel pieno possesso e godimento dei privilegi dei figli. Cessa lo stato di schiavitù ed il timor servile di fronte a Dio ed essi, riconciliati con Lui, lo possono chiamare col dolce nome di Padre, possono accostarsi a Lui, avere intima comunione con Lui, immedesimarsi coi suoi propositi e compiere con amore filiale la sua volontà. Finche sono quaggiù, però, v'è sempre qualche cosa d'imperfetto in questa relazione filiale con Dio; perciò in Romani 6:23 Paolo parla dei cristiani come «aspettanti l'adozione» e s'intende: il pieno e perfetto godimento dei loro privilegi di figli.

6 E perchè siete figliuoli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo nei cuori vostri, il quale grida: Abba, Padre.

Il dono dello Spirito ch'essi hanno ricevuto quando hanno creduto in Cristo Galati 3:25, e che ha mondato il loro cuore della pace del perdono e della ineffabile dolcezza del sentirsi figliuoli di Dio, è la prova sperimentale del loro passaggio dallo stato di servitù a quello dei figli maggiorenni. Lo Spirito è chiamato altrove: 'lo Spirito di adozione' per mezzo del quale gridiamo: Abba Padre, e che attesta al nostro ispirito che noi siamo figli di Dio Romani 6:15-16. Qui dice: il quale grida, grida cioè dentro di noi e per mezzo di noi. La parola aramaica Abba significa padre; l'abitudine, nella chiesa primitiva, di unire i due termini quasi formassero una sola parola ha potuto derivare dall'uso frequente fatto del termine Abba da Gesù, poi dai Giudeo-cristiani. Da loro passò nel linguaggio devozionale e liturgico al pari delle parole amen, alleluia, osanna, ecc., che sono ebraiche. Quasi tutti i manoscritti antichi leggono: «nei cuori nostri», ma siccome prosegue nel v. Galati 4:7 colla seconda persona adoprata al principio del Galati 4:6 è probabile che il nostro sia una svista di copista.

7 Talchè tu non sei più servo, ma figlio. E se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Coll'entrare in comunione con Cristo e col diventare partecipe dei privilegi dei figli, è cessato per i credenti lo stato di servitù che aveva caratterizzato la loro minorità spirituale prima dell'avvento della fede. Ora, in tutte le leggi, l'esser figliuoli implica il diritto all'eredità. La legge romana ammetteva in tutti i figli, maschi e femmine, questo diritto, mentre lo schiavo non poteva possedere nè eredare. In Romani 8 specifica che i figli di Dio sono anche «eredi di Dio e coeredi di Cristo» perchè entrano fin d'ora, ed entreranno a suo tempo più appieno, in possesso della vita eterna. Il greco porta: erede per mezzo di Dio, nel testo emendato. Il senso è: per grazia di Dio, la mercè di Dio. Il testo ordinario portava: «erede di Dio per mezzo di Cristo», ma è poco appoggiato. È chiaro che il credente, una volta entrato nel godimento dei suoi diritti come figlio di Dio ed erede dei beni promessi, è per sempre emancipato dalla legge ch'era stata per un tempo suo pedagogo e suo tutore. L'ufficio di essa è tramontato colla venuta del Redentore.

AMMAESTRAMENTI

1. Paolo parla agli Efesini dell'intelligenza ch'egli ha in grazia delle rivelazioni avute del piano di Dio per la salvazione, e si riferisce specialmente alla fusione in un sol popolo di Dio dei credenti Giudei e Gentili. Egli dimostra nella lettera ai Galati una non minore intelligenza del piano di Dio per quel che concerne l'ufficio della legge mosaica che non annulla, non contraddice la promessa di grazia che sta alla base del disegno divino; che, ha invece un ufficio subordinato e transitorio nella preparazione del popolo per la salvazione recata da Cristo.

Mentre incominciava un'era nuova ed avveniva il passaggio dell'economia della legge a quella della grazia, era necessario che una mente illuminata dallo Spirito gettasse potenti fasci di luce sul problema che si presentava ai credenti; e Dio suscitò l'apostolo Paolo.

A confermar la fede, a dissipare dubbi ed ansietà che redono l'anima e sono fonte di errori, è importante avere una nozione esatta del piano di Dio e del suo svolgimento storico. E lo è tanto più per il ministro chiamato a rispondere a domande, a confutare obiezioni, a dissipar malintesi, a combattere errori che poggiano sopra la ignoranza o la troppo imperfetta intelligenza del piano della salvazione. Dice l'autore del Pellegrinaggio del cristiano: «Chi è all'oscuro circa lo scopo, gl'intendimenti e la natura della legge, è all'oscuro pure circa lo scopo, la natura e la gloria del Vangelo».

2. Dio ha destinato, ab antico, Cristo ad essere il Salvatore, il Rivelatore e il Mediatore della sua grazia verso gli uomini che l'accettano. Ma Dio rispetta tanto la libertà morale da lui data all'uomo ch'Egli ha proceduto con un sistema di lenta educazione religiosa e morale dell'umanità, onde il popolo eletto, convinto di peccato e persuaso dell'impossibilità di rialzarsi da se, sospirasse dietro il Liberatore promesso, ed i popoli pagani abbandonati alle loro tenebre, stanchi di brancolare in esse e nauseati dei loro disordini morali, sospirassero dietro colui che veniva a rivelare il Dio sconosciuto e a portare, colla pace della coscienza, una potenza di vita nuova e santa.

Gesù stesso osservò che sono i malati i quali hanno bisogno del medico e lo apprezzano. Finche un uomo non sente il proprio peccato non può apprezzare la salvazione che gli è offerta. Perciò Dio lascia che l'uomo provi le proprie forze nell'ubbidire alla legge morale ch'egli conosce; se l'uomo è sincero e leale giungerà presto a costatare che, mentre approva e desidera il bene, non riesce a vincere la mala inclinazione ch'è in lui. Cfr. Romani 8. Purtroppo la mancanza di rettitudine spinge spesso l'uomo a dare esclusiva o soverchia importanza a una parte soltanto della legge: a quella ch'egli osserva più facilmente, mentre lascia nell'ombra e dimentica gli altri doveri. I Farisei pagavano la decima delle erbette e trascuravano la giustizia e la misericordia. Altri non pensa che ai doveri verso il prossimo e dimentica i doveri verso Dio. Ed anche tra i doveri verso il prossimo fa una cernita e mentre non ucciderà materialmente, commetterà adulterio e fornicazione, mentre non sarà adultero, sarà pieno di odio e di rancori, di maldicenza e di cupidigie.

Alla legge scritta nella coscienza o rivelata nell'Ant. Test. resta, dunque tuttora, nella educazione religiosa degli individui un compito importante. Essa mostra all'uomo quel che dovrebbe essere e non è. Essa traccia la via e dice: «Tu devi camminar per essa, ma non può dar la forza di camminare. La legge scopre le piaghe, ma non fornisce il rimedio per guarirle. La legge è luce che rivela le sozzure dell'anima, ma non le può lavare. S'insegni pure al fanciullo quello ch'è il suo dovere; ma non si nutra in lui l'illusione che lo può compiere colle sole sue forze, nè gli si faccia credere che se non riesce a compierlo, Dio non l'ama. Le esperienze, per quanto amare, che l'uomo fa della propria impotenza morale, devono fargli sentire la necessità della grazia ed essere il pedagogo che conduce l'anima al Cristo.

3. L'apostolo Paolo distingue nella storia del popolo di Dio due grandi periodi che rappresentano i due stadii principali della evoluzione religiosa dell'umanità. Il primo è rappresentato dall'antico Patto, il secondo dal nuovo Patto. Il punto che segna storicamente la fine del primo stadio e il principio del secondo è il momento storico più importante negli annali dell'umanità. Dionisio il piccolo ebbe un'intuizione profonda della filosofia della storia quando emise l'idea tradotta di poi in pratica che un'era nuova dovesse datare dalla nascita del Cristo.

Il primo stadio religioso ha le seguenti caratteristiche:

1) Ha un'impronta legale: tutta la vita religiosa e morale è regolata da altrettanti articoli di legge imposti come condizioni del favor di Dio. Quasi nulla è lasciato alla spontaneità del cuore.

2) I riti esterni vi hanno una proponderante importanza e questi riti e cerimonie che sono le estrinsecazioni dei varii sentimenti religiosi, sono connessi col mondo materiale: col corpo, coll'acqua delle abluzioni, coll'olio dell'unzione, colle offerte varie e coi sacrifizii d'animali, in dati santuari, con l'osservanza di dati tempi, coll'astinenza da certi cibi e via dicendo.

3) Il sentimento dominante nell'adoratore è il terrore della divinità nelle forme pagane, il timore servile nel giudaismo sottoposto alla legge rivelata così piena di tremende minaccie e di sanzioni penali.

4) Questo stadio è proprio dell'età minore del popolo di Dio, che non ha libertà spirituale e non gode dei privilegi più grandi e più dolci dei credenti.

5) Un tale stadio era temporaneo, poichè avea per fine di preparare il popolo per uno stato superiore e meglio rispondente alle aspirazioni delle anime pie. Questo stadio, rappresentato storicamente dalla religione israelita fondata sulla legge mosaica, trova riscontro nelle religioni pagane, quantunque in queste la nozione della Divinità si fosse miseramente corrotta.

Ma i due stadii percorsi dal popolo di Dio nella sua educazione religiosa corrispondono a due tipi di religione che si riproducono nella storia delle chiese cristiane e nella vita religiosa degli individui. V'è il tipo inferiore in cui il cristianesimo è considerato come una nuova legge che la Chiesa s'incarica di tradurre in minuti precetti che vanno fino a ordinare quel che si debba mangiar di Venerdì: tipo prevalentemente rituale, in cui l'anima del credente resta perpetuamente minorenne sotto la tutela del clero che si è interposto tra l'uomo e Dio, e non assorge mai alla certezza del perdono, alla libertà dei figli, all'ubbidienza giuliva ispirata dall'amore, all'esultanza della speranza cristiana. È il tipo che troviamo nel cattolicesimo romano meno corrotto, frutto di un regresso dal cristianesimo genuino nella religione legale e rituale della paurosa servitù. Dovunque le anime trasformano la religione in un sistema di pratiche cisterne da compiere, dovunque il sentimento che domina nei cuori è il timore, siamo in presenza del tipo inferiore in cui tutto non è cattivo, ma che dovrebbe esser sempre come la disciplina attraverso la quale passano i minorenni per arrivare al pieno godimento dei loro privilegi di figliuoli.

Il cristianesimo genuino è la religione definitiva appunto perchè rappresenta il tipo superiore, il tipo compiuto della pietà religiosa. Qui troviamo l'adorazione in ispirito ed in verità; qui la libertà dei figli che si sentono amati e perdonati, ammessi nell'intima comunione del loro Padre, che fanno la volontà di Dio non perchè è loro imposta, ma perchè l'amano, perchè il loro cuore rinnovato sente e sperimenta che la volontà del Padre è buona, gradita e perfetta. Essi sono guidati e governati dallo Spirito di Cristo abitante nei loro cuori, la cui potenza vitale li rende vincitori della carne e li trae alla gloriosa perfezione.

4. Nel Galati 4:6 sono nominate le tre persone della divina Trinità: Dio il Padre che manda il suo Figlio nella pienezza dei tempi e manda poi lo Spirito nei cuori; Dio il Figlio che viene d'appresso al Padre e si abbassa fino ad assumere nel seno della Vergine la nostra natura umana, fino a rendersi ubbidiente, alla legge onde prender davanti ad essa il nostro posto e portare il peccato del mondo, redimendo i peccatori; lo Spirito Santo ch'è chiamato qui lo Spirito del Figlio e altrove lo Spirito di Dio, il quale opera nei cuori per farli consci dei beni della salvazione e infondere in loro la fiducia e la libertà che sono proprie dei figli. Meglio che in una formula dommatica è accennata qui la parte speciale che spetta a ciascuna persona della santa Trinità nella grande opera della salvazione.

5. «S. Paolo, da quell'eccellente dottore della fede ch'egli è, ha sempre sulle labbra queste parole: mediante la fede, colla fede, per la fede che è in Cristo Gesù. Non dice: Voi siete figliuoli di Dio perchè siete circoncisi, perchè avete udito la legge e fatto le opere ordinate, secondo se l'immaginavano i Giudei e l'insegnavano i falsi apostoli; (e neppure dice: siete figli di Dio perchè siete nati da genitori cristiani, perchè siete stati battezzati d'acqua, perchè siete membri di una chiesa) ma dice: "Mediante la fede in Cristo Gesù ". La fede dunque in Cristo ci fa figliuoli di Dio e non la legge Giovanni 1:12. Non v'è lingua d'uomini nè d'angeli che possa abbastanza celebrare la grandezza del privilegio concesso a noi miseri peccatori e per natura figli d'ira, coll'esser fatti figli ed eredi di Dio, coeredi col Figlio di Dio, signori del cielo e della terra, e tutto questo per mezzo della fede in Gesù Cristo» (Lutero ad Gal.)

L'esser figli di Dio implica non solo la dolcezza del sentirsi teneramente amati da Dio, la libertà d'accostarsi a lui per esporgli tutti i nostri bisogni, ma implica pure che il movente della nostra intera attività sarà l'amore per Colui che ci ha amati il primo. E di fronte agli altri uomini implica un legame di fratellanza spirituale con tutti i figli del Padre che è nei cieli, con tutti coloro che sono per fede uniti a Cristo il Fratello maggiore. Implica del pari l'uguaglianza fondamentale di tutti i redenti, senza distinzione di nazionalità, di condizione sociale o di sesso. Queste differenze sono cose secondarie che determinano la sfera speciale di attività in cui dobbiamo glorificare il Padre durante la vita terrena; ma non tolgono nulla alla uguaglianza dei credenti di fronte ai beni della salvazione.

8 

Sezione C

Galati 4:8-5:12

LA FOLLIA DEL REGRESSO DALLA LIBERTÀ NELLA SERVITÙ

L'apostolo ha mostrato che i beni della salvazione sono assicurati alla fede; che la legge non ha, nel piano di Dio, se non un ufficio subordinato e preparatorio che cessa colla venuta del Salvatore. Per la fede in lui i credenti sono figli di Dio e quindi eredi delle promesse; e Paolo si sforza, nell'ultima sezione della sua dimostrazione dottrinale, di persuadere i Galati ch'è una follia l'abbandonar la libertà dei figli procurata loro da Cristo, per riporsi di bel nuovo sotto il giogo di pratiche le quali rappresentano uno stadio religioso rudimentale.

In una prima suddivisione Galati 4:8-20, Paolo rievocando i ricordi della loro conversione, fa lor sentire come il dare ora ascolto ai giudaizzanti sia un regresso che contrasta colla conoscenza superiore dì Dio ricevuta dal Vangelo e coll'accoglienza entusiastica fatta a colui che per il primo l'aveva predicato in Galazia.

In una seconda suddivisione Galati 4:21-31, l'apostolo fa vedere come chi torna sotto le pratiche legali mostra di non intendere la superiorità del patto della libertà simboleggiato da Sara e dai suoi figli, sopra il patto della, servitù simboleggiato dalla schiava Agar e dai suoi figli.

Nella terza suddivisione Galati 5:1-12 Paolo scongiura i Galati di non lasciarsi smuovere dalla libertà cristiana dai perturbatori giudaizzanti, poichè ciò implica il rinunziare assolutamente alla grazia di Dio in Cristo per ricollocarsi sotto il regime della legge.

Galati 4:8-20. Il tornare sotto un sistema di pratiche legali costituisce un regresso che contrasta con la superiore conoscenza di Dio ricevuta dal Vangelo e coll'accoglienza entusiastica fatta dai Galati a chi per primo l'avea predicato fra loro

Già nel Galati 3:1 e segg. allorchè Paolo ha rievocato le grandi esperienze religiose fatte dai Galati ai tempi della loro conversione, ponendole a confronto con le loro presenti tendenze ritualistiche, egli non ha potuto trattenersi dall'esclamare: O Galati insensati! Così ora, dopo aver ricordati i privilegi dell'adottazione a figli di Dio assicurata in Cristo, non può trattenere l'espressione della sua dolorosa sorpresa nel vedere i credenti far sì poco caso di quei privilegi e mostrarsi pronti a tornare sotto il giogo delle pratiche legali.

In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, voi avete servito a quelli che per natura non sono dei; ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati da Dio conosciuti, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi dei quali volete tornare a farvi di bel nuovo schiavi?

L'in quel tempo si riferisce al periodo anteriore alla loro conversione, allorchè, schiavi delle pratiche del paganesimo, non potevano neppur sognare di diventar figli del Dio vivente e di chiamarlo col nome di Padre. Essi servivano allora a quelli che per natura non sono dei, cioè a quegli esseri immaginarii che la fantasia traviata degli uomini chiama divinità, ma che, stando alla natura reale delle cose, non solo non sono dèi, ma non esistono affatto. «L'idolo non è nulla nel mondo e non v'è altro Dio all'infuori di un solo» 1Corinzi 8:4. V'era però a quel loro servire un'attenuante: essi non avevano allora conoscenza del Dio vivente e vero; erano di fronte a Lui degli atei, «senza Dio e senza speranza nel mondo». L'ignoranza spiegava il carattere rudimentale e superstizioso della loro religione.

9 Ma quale attenuante trovare alla condotta attuale dei Galati? Essi hanno, mediante la predicazione del Vangelo, conosciuto Iddio, il vero Dio ed il suo carattere misericordioso; più che questo, essi sono stati da Lui conosciuti, poichè non sono essi che per i primi hanno cercato di conoscer Dio e di entrare in relazione con Lui, ma è Dio che ha volto lo sguardo verso loro, che ha fatto loro annunziar il Vangelo, che li ha tratti alla salvezza e li ha riconosciuti per suoi figliuoli infondendo il suo Spirito nei loro cuori, ed entrando in relazione intima con loro. L'essere stati dalla bontà di Dio elevati ad un tale privilegio rende inescusabile l'aberrazione che, li spinge a voler tornare da capo nello stato di servitù sottoponendosi alle pratiche di uno stadio religioso elementare. Paolo mostra qui di associare il ritualismo giudaico col sistema dei riti pagani in quanto questi esprimevano venerazione, dipendenza, timore di fronte alla divinità, sebbene la nozione di questa fosse corrotta. Ambedue quelle forme di culto non rappresentavano che il vestibolo del santuario della comunione filiale con Dio. Perciò, sebbene i giudaizzanti li spingessero a praticare i riti giudaici e non pagani, Paolo dice dei Galati che vogliono da capo tornare a servire gli elementi che chiama deboli perchè incapaci di procacciare la riconciliazione con Dio, e poveri perchè non possono dare all'anima le ricchezze di pace, di vita, di allegrezza, di speranza che solo Cristo le assicura.

10 Di quel sistema nuovo e pur sempre lo stesso di osservanze legali cui si vanno assoggettando i Galati, Paolo reca qualche esempio:

Voi osservate scrupolosamente giorni e mesi ed epoche speciali ed anni.

Il verbo composto ha senso intensivo: Voi osservate scrupolosamente, col timor servile di chi fa consistere in simili osservanze esterne l'essenza della pietà o le riguarda come necessarie alla salvezza. I giorni designano i sabbati che ricorrevano ogni settimana e forse anche i giorni fissati tradizionalmente per il digiuno. I mesi non sono tanto dei mesi interi poichè non esistevano nella legge giudaica dei mesi appartati a scopo religioso; quanto i novilunii che segnavano il principio del mese lunare. Le epoche speciali ( καιροι) sembrano designare le varie feste, annuali alcune delle quali, come la Pasqua ed i Tabernacoli, duravano una settimana, mentre altre duravano uno o due giorni. Gli anni sarebbero gli anni sabbatici ricorrenti ogni sette anni ed anche i giubilei. Il passo Colossesi 2:16 può servire a chiarire in qualche punto i termini generici del nostro versetto: «Niuno vi giudichi in fatto di cibi o bevande o in materia di feste o di noviluni o di sabbati, le quali cose sono l'ombra delle future, ma il corpo è di Cristo». Cfr. Romani 14:5. Quel che Paolo biasima in queste osservanze non è tanto la celebrazione in se di un giorno di riposo, per es., che può avere grande utilità fisica, spirituale e sociale, ma è l'opinione erronea e dannosa che una tale osservanza fosse necessaria per la salvezza.

11 «Cosa era ella diventata, esclama il Godet, la vita dello Spirito apparsa in seno a quei popoli? Stava ella dunque per spegnersi sotto la cenere delle osservanze legali? Come spiegare un tale mutamento?»

Io temo quanto a voi d'aver faticato invano per voi.

Il regresso dei Galati dalla religione dello Spirito a quella delle pratiche esterne, dalla libertà filiale al timor servile, sgomenta l'animo dell'apostolo. Il ricordo del passato dei Galati e della loro conversione ha rievocato alla sua mente le fatiche durate nell'evangelizzarli in mezzo ad infermità corporali, ed egli da sfogo alla sua, ansietà di padre esprimendo il timore d'aver speso invano le sue fatiche per loro. Son parole queste, dice Lutero, che stillano lagrime. Ed una volta toccata la corda delle relazioni sue personali coi Galati, Paolo lascia parlare il suo cuore, e rievocando la loro condotta passata verso di lui, cerca di ritrarli sulla via della fedeltà al Vangelo ch'essi avevano accolto con tanta gioia.

12 Siate come son io, fratelli, io ve ne prego, poichè anch'io sono come voi.

Non c'è in questa esortazione soltanto l'invito a ricambiargli l'affetto che nutre per loro; c'è piuttosto l'invito ad imitar Paolo nella intelligenza e nella pratica della libertà cristiana che i figliuoli di Dio hanno in Cristo. Anch'egli è stato una, volta zelante di osservanze legali e di tradizioni umane; ma non lo è più dacchè ha creduto in Cristo. Quantunque nato Giudeo e appartenente alla setta dei Farisei egli ha abbandonato i suoi privilegi nazionali e le osservanze giudaiche per divenir come i credenti etnici, non sottoposti alla legge mosaica, per considerarsi nè più nè meno come loro uguale perchè ha compreso che in Cristo non c'è più nè Giudeo nè Greco, che in lui «circoncisione ed incirconcisione non hanno alcun valore», l'essenziale, essendo «la fede operante per mezzo della carità». Siate liberi come lo sono io, vuol dire l'apostolo, e non vi riponete, voi credenti etnici, sotto il giogo della legge che io Giudeo ho gettato via in virtù della mia libertà di figlio maggiorenne. Non vi domando che di imitare il mio esempio. A questo li invita affettuosamente chiamandoli fratelli, anzi di questo li prega. E a meglio persuaderli ricorda ch'essi lo hanno accolto e trattato sempre bene fin dal principio delle loro relazioni.

13 Voi non mi avete per nulla trattato male; anzi sapete bene che io vi annunziai la prima volta l'Evangelo a cagione d'una infermità della carne, e quella mia infermità corporale che costituiva per voi una prova, voi non la sprezzaste né l'aveste a schifo; al contrario mi accoglieste come un angelo, come Cristo Gesù stesso.

Perchè non risponderebbero i Galati alla preghiera di Paolo, essi che l'hanno sempre, e soprattutto al principio, accolto con tanto affetto! Perchè muterebbero il loro atteggiamento a suo riguardo? L'espressione greca ( δι' ασθενειαν) non permette di tradurre: nel corso di una malattia (Vulg.), o: "con infermità"; ma soltanto: a cagione d'una infermità. Siamo quindi condotti a supporre, in mancanza d'altri dati più precisi, che Paolo aveva intenzione, nel corso del suo secondo viaggio missionario Atti 16:6 di attraversare rapidamente la Galazia per recarsi nelle provincie settentrionali dell'Asia Minore, ma sorpreso da una malattia fu costretto di fermarsi sull'altipiano più di quanto avesse divisato e fu così condotto da una direzione provvidenziale ad evangelizzare i Galati fondando fra loro varie chiese. Dice: la prima volta, perchè aveva di poi, al principio del suo terzo viaggio, fatto una seconda visita a quella regione Atti 18:23.

14 I più antichi manoscritti colla Vulgata, la Siriaca e le edizioni critiche, leggono al v. Galati 4:14: la vostra prova ch'era nella mia carne, invece di: la mia prova del testo ordinario. Si tratta non della povertà di Paolo o delle persecuzioni mossegli al suo venire in Galazia, ma dell'infermità corporale che l'avea costretto a sostare nel paese. Essa costituiva una prova o tentazione ( πειρασμος ha i due sensi) per i Galati, in quanto che avrebbero potuto toglierla. a pretesto per respingere il messaggero ed il suo messaggio, invece, dice l'apostolo, voi non la disprezzaste nè l'aveste a schifo: letter. «non la sputaste via» come si farebbe di cosa disgustosa e nauseante. Alcuni hanno veduto in questa espressione un'allusione all'uso superstizioso di sputare addosso ai malati di epilessia come per cacciare il demonio creduto autor del male o per guardarsi dalla contagione. Ma lo «sputar via» la malattia è un termine che esprime qui in modo più energico e più grafico l'idea del disprezzo che i Galati avrebbero potuto avere, ma non avevano avuto, per l'infermità di Paolo. Ben lungi dallo sprezzarlo per via di essa, l'avevano accolto come un angelo di Dio, come il Signor Gesù stesso, tanto era stato il rispetto, tanti i riguardi, così vivo l'affetto dimostratigli.

15 Dov'è dunque quel vostro proclamarvi felici? Poichè io vi rendo testimonianza che, se la cosa fosse stata possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati.

S'erano proclamati felici della visita di Paolo che avea lor recato l'Evangelo della grazia. Dov'e è ora, dov'è ita, cosa è divenuta quella loro gioia? Un mutamento è avvenuto in loro, l'animo loro sembra staccarsi dal loro padre spirituale per lasciarsi adescare dalle premure dei giudaizzanti. Eppure l'affetto con cui avevano accolto l'apostolo nella sua prima visita era stato quanto di più premuroso e di più generoso si potesse immaginare; tanto che, se fosse stato possibile, si sarebbero cavati gli occhi per darli al missionario. Molti espositori non vedono in queste parole di Paolo che un'espressione proverbiale, comune anche ad altre lingue, per indicare la intensità d'un affetto capace dei maggiori sacrifizi. L'utilità suprema degli occhi li ha fatti prendere come termine di paragone in parecchi detti popolari come ad es.: «prezioso come la pupilla degli occhi». Coloro che nell'infermità di Palo vedono o l'epilessia, o le febbri malariche od altre malattie non interessanti la vista, sono costretti ad accontentarsi del senso generico delle parole dell'apostolo. Un tale linguaggio però, se non contiene allusione alla infermità di Paolo, appare abbastanza strano e «poco preparato dal contesto», come notò l'Alford. Anche l'espressione: «e me li avreste dati» il cui senso ovvio è: "me li avreste dati perch'io me ne servissi", non può aver quel senso se si esclude un'allusione ad una malattia degli occhi. Sieffert interpreta: Me li avreste dati come pegno d'affetto cosa fuori di natura. Inoltre Paolo non dice: "se fosse stato necessario", ma: "se fosse stato possibile", il che fa supporre che la necessità ci sarebbe stata ma mancava la possibilità. L'espressione non ha dunque il suo pieno senso e la sua opportunità se non si ammette ch'essa contiene una allusione ad una malattia degli occhi che avea costretto l'apostolo a fermarsi in Galazia, ma non gl'impediva di annunziar l'Evangelo, sebbene dovesse farlo in mezzo a sofferenze e con una presenza personale per lui umiliante. Ho accennato nelle note a 2Corinzi 12:7 le varie ipotesi fatte circa la scheggia nella carne di cui soffriva Paolo, dando la preferenza a quella che vi scorge una forma di oftalmia, infermità ad un tempo dolorosa ed umiliante. «In Atti 9 si narra che fu accecato dall'apparizione del Signore e che tre giorni dopo caddero come delle scaglie dagli occhi suoi. Paolo soleva dettare le sue lettere e quando scriveva di proprio pugno, il carattere era molto alto Galati 6:11; 2Tessalonicesi 3:17; Romani 16:22. In Atti 23:15 Paolo dichiara intorno a colui che lo avea fatto percuotere in Sinedrio: Io non sapevo che fosse sommo sacerdote. Se la sua vista era debole, la cosa si spiega facilmente» (2Corinzi 12:7 nota). Il dato fornito da questo passo intorno alla circostanza che portò Paolo a fermarsi in Galazia non è in favore dell'ipotesi che vede nelle chiese galate quelle della Licaonia e della Pisidia fondate nel primo viaggio. Dai Fatti non risulta per nulla che Paolo fosse infermo quando evangelizzò quelle regioni.

16 Sono io dunque divenuto vostro nemico dicendovi la verità?

Dal tempo del primo amore dei Galati per il loro apostolo è sopravvenuto un mutamento nei loro sentimenti, come l'attesta la loro condotta attuale. Quale n'è la causa? Starebbe essa forse nel fatto ch'egli ha seguitato, anche nella sua seconda visita, ad esporre loro con franchezza la verità? Egli mette la cosa in forma interrogativa perchè non vorrebbe attribuire il cambiamento delle loro disposizioni ad un motivo così poco degno di chi si professa cristiano. L'espressione: vostro nemico potrebbe significare: uno che vi odia, ma è più conforme al contesto l'intenderlo in senso passivo: oggetto della vostra inimicizia od antipatia. La coscienza dei Galati dovea condannare un sentimento di avversione originato dalla fedeltà di Paolo nel confermarli viepiù nella verità evangelica. Una tale devozione al loro bene spirituale avrebbe dovuto anzi accrescere il loro amore per lui.

17 Sono pieni di premure per voi, ma non per fini onesti; anzi vogliono separarvi da noi affinchè siate pieni di premura per loro.

La vera ragione del raffreddarsi dell'affetto dei Galati per Paolo è da cercare nell'opera nefasta dei giudaizzanti che l'hanno calunniato e coperto di vituperio. Senza neppur nominarli, poichè non si nomina volentieri la gente di cui non si ha stima, l'apostolo denunzia i fini loschi, egoistici, settarii dello zelo che i giudaizzanti spiegavano attorno ai cristiani di Galazia. Il verbo ζηλουσιν (son zelanti) è stato tradotto da Calvino, da Beza, Diodati ecc.: "Son gelosi di voi"; ma siccome i giudaizzanti non erano stati i fondatori delle chiese, anzi erano degli intrusi che cercavano di staccare i credenti da chi li aveva generati alla vita spirituale, quel senso non si può accettare. Il verbo ha qui il suo senso più ovvio: si mostrano zelanti, sono pieni di premure per voi. Ma, soggiunge Paolo, non onestamenze ossia, non con motivi e con fini che siano onesti, che siano moralmente belli ( ου καλως). Quali sono i loro fini? Vogliono escludervi o separarvi, staccarvi... Da chi o da che? Crisostomo risponde: Dalla vera conoscenza; Erasmo: Dalla libertà cristiana; Lightfoot: Da Cristo o dalla salvezza; altri: Dalla comunione dei cristiani, in ispecie dei cristiani che intendono e praticano la libertà cristiana. Forse bisogna restringere ancora il senso e intendere: Vogliono separarvi, staccarvi da noi che vi abbiamo predicato l'Evangelo della libertà. L'intento dei giudaizzanti era infatti separatista, settaria. Volevano formare un partito che li seguisse nel loro fanatico attaccamento ai riti giudaici da loro considerati come necessari a salvezza, e non avesse più relazioni fraterne con Paolo nè coi seguaci della libertà cristiana.

18 Ora è bello di essere oggetto di premure nel bene, in ogni tempo, e non solamente quando io sono presente fra voi.

Alcuni traducono: È bello esser zelanti per il bene...; ma consideriamo coi più il verbo ( ξηλουσθαι) come passivo, non medio, e traduciamo quindi: "esser oggetto di premure" o di zelo da parte di altri, perchè nel contesto è questione di zelo premuroso verso le persone. Paolo ha denunziato come zelo di cattiva lega quello dei giudaizzanti per i Galati, perchè mirava ad attirare sopra se stessi le premure dei credenti; ma ciò non vuol dire ch'egli condanni, in se stesso, lo zelo che i maestri spiegano verso i loro discepoli ed i discepoli verso i loro maestri. Ma per essere cristiano quello zelo deve spiegarsi nel bene cioè deve ispirarsi a moventi moralmente puri, non egoistici e settarii, e mirare a fini buoni; e qui s'intende che accenna al bene morale e religioso delle persone. Inoltre, quello zelo deve essere costante (in ogni tempo), e non un fuoco di paglia che dura solo per breve tempo. A chi si applicava, nella mento dell'apostolo, questa sua osservazione? Ai Galati ovvero ai loro maestri? Se a questi, il pensiero sarebbe: Io non condanno il desiderio dei maestri d'essere oggetto delle premure dei fedeli, poichè è cosa bella e buona, è cosa confortante per gli evangelizzatori d'esser circondati di affettuose premure, purchè sia per il bene, cioè con fini retti da ambo le parti: purchè i maestri non ricerchino queste premure per fini egoistici e purchè i fedeli alla lor volta lo facciano per incoraggiare i banditori del vangelo, per sostenerli, per meglio istruirsi nella verità, per crescer nella vita cristiana, non già per soddisfare la vanità o i loschi fini settari di dottori intrusi. È bello quando lo zelo per i maestri è costante e non come pare sia stato il vostro verso di me, durato finchè sono stato presente fra voi, ma svanito, o quasi, dacchè io vi ho lasciati per recarmi altrove. Se l'oggetto dello zelo sono i Galati il senso sarebbe il seguente: Non è in se un male anzi è un bene per i cristiani l'essere l'oggetto di zelo per parte, di altri, soprattutto dei maestri, purchè ciò si faccia per il bene, con fini retti, elevati, miranti alla salvazione, non con fini settari e meschini; purchè ì mezzi siano degni dell'alto fine e purchè un tale zelo sia perseverante e non duri solamente finche il maestro è personalmente presente tra i fedeli. Il mio interesse per voi non è cosa passeggera, vi porto nel cuore e mi preoccupo del vostro bene anche quando son lontano da voi. Il primo senso si connette più strettamente col v. precedente e rende più facilmente ragione delle ultime parole: «E non soltanto quando io sono presente fra voi».

19 Figliuotetti miei, pei quali io soffro di nuovo le doglie del parto, finche Cristo sia formato in voi.

I manoscritti ed i critici si dividono tra le lezioni τεκνα (figliuoli) e τεκνια (figlioletti) ch'è più rara in Paolo e si adatta bene al paragone che l'apostolo fa di se ad una madre che soffre le doglie del parto. Sotto ambedue le forme la parola esprime il profondo affetto di Paolo per i suoi figli spirituali. Egli si chiama altrove il padre di coloro ch'egli ha generati alla fede per mezzo del Vangelo 1Corinzi 4:14; qui si assomiglia alla madre che soffre nel mettere alla luce i suoi figliuoli. Già una volta, quando aveva evangelizzati i Galati, avea provato le emozioni, le ansietà, le angoscie ed anche le gioie d'una madre a loro riguardo; ed ora la loro incipiente apostasia dal Vangelo della grazia lo rimpiomba nella perplessità, e negli affanni. Come la madre non è liberata dalle doglie se non quando il suo bambino pienamente formato nasce ad una vita nuova, così Paolo è dolorosamente perplesso finche Cristo sia formato nei suoi figli spirituali, finche siano sicuramente ricondotti a riporre in Cristo e nell'unione con lui mediante la fede, il fondamento della loro salvazione. Fintanto che poggiano, anche solo in parte, sulla legge e sulle opere loro, non sono cristiani vitali pienamente e normalmente formati. Convien che Cristo sia «formato» nella loro mente mediante una più vera ed esatta conoscenza di lui, nel loro cuore mediante una fede più completa in lui, nella loro coscienza diventando in essi fonte di vita nuova e santa. Cristo deve diventare il centro della loro vita spirituale, la loro sapienza, la loro giustizia, la loro santificazione e la loro redenzione finale. «Non più io vivo, ma Cristo vive in me» Galati 2:20.

20 Ben vorrei essere ora fra voi e mutare il tono della mia voce, perchè sono perplesso riguardo a voi.

Lo scrivere gli pare un mezzo di persuasione troppo freddo e inadeguato; vorrebbe vederli e parlare con loro per cercar di ritenerli nella verità. Sembra che tema di essere stato forse troppo severo nella sua ultima visita in Galazia e vorrebbe assumere il tono più affettuoso, gli accenti supplichevoli e commossi di un cuor di madre che teme per il suo figlio e cerca di ritrarlo da una via perniciosa. Nella 1Corinzi 4:4-11; 7:8-9, Paolo accenna alle ansietà in cui si era trovato dopo spedita la Prima ai Corinti, temendo d'esser stato troppo severo nelle suo riprensioni. Egli è perplesso riguardo allo stato spirituale dei Galati, riguardo ai mezzi da usare per giungere fino al loro cuore.

AMMAESTRAMENTI

1. L'uomo è stato definito «un animale religioso» perchè il bisogno di adorare la divinità è universale nell'umanità. Lo s'incontra in tutti i tempi, presso tutte le razze, sotto tutti i climi, e in ogni grado di coltura. Ma la natura e qualità del culto che l'uomo rende alla Divinità è in stretta correlazione colla conoscenza ch'egli ha di Dio.

Presso ai pagani che hanno perduto quasi interamente la conoscenza del vero Dio e son ridotti ad adorar certe forze e certi esseri della creazione od anche degli esseri immaginarii, il culto è non solo esterno e rituale, dettato dalla paura dello schiavo più che dall'amore, ma è frammisto ad elementi crudeli ed anche immorali.

Presso i Giudei che hanno la conoscenza di Dio, per quanto imperfetta, il culto è rituale e minutamente regolato dalla legge, è ispirato dal timore, ma è rivolto non alla creatura, bensì al Dio vivente, onnipotente, onnisciente, che governa il mondo, e, negli uomini che hanno meglio compresa la, bontà di Dio, il culto assurge ad una fervida adorazione dello spirito.

Nei cristiani che hanno conosciuto e sperimentato in Cristo l'amore di Dio ch'è Padre e Salvatore, il culto dovrebbe essere non solo in ispirito e verità, ma penetrato dal soave profumo dell'amore riconoscente e filiale di coloro che non son più schiavi ma figli ed eredi di Dio. Il loro ha da essere un «nuovo cantico» all'Iddio della salvazione. È quindi grave colpa in coloro ai quali Dio ha rivelato i tesori della sua grazia ed ha fatto gustare i privilegi e la libertà dei figli, il tornare indietro ad una religione elementare fatta di precetti e di riti esterni operanti magicamente, e praticata col fine di rendersi meritevoli del favor di Dio ch'è invece offerto gratuitamente in Cristo a chiunque lo accoglie con fede.

2. L'esperienza individuale dei cristiani e la storia della Chiesa dimostrano che la tendenza a ricadere nel ritualismo e nel legalismo che sono tra loro strettamente connessi, rinasce sempre e trova sostenitori e propagatori. Perchè? Perchè c'è nell'uomo l'inclinazione ad attribuire a se anzichè alla grazia di Dio, il merito della propria salvazione. Quindi è proclive ad osservare certi riti o a compier certe opere con spirito legale, per fare almeno in parte la propria salvezza.

Perchè il compiere un rito esterno specie se ha virtù miracolose è più facile alla pigrizia spirituale dell'uomo che non il pentimento, la fede del cuore, l'adorazione in ispirito e verità.

Perchè l'uomo guasto dal peccato è attratto verso la materia anzichè verso lo spirito; le sue cadute ed imperfezioni, l'ambiente del mondo in cui vive lo traggono e lo tengono giù, avvinto alla materia, e senza la forza costante e vittoriosa dello Spirito che lo rialzi e lo tragga sempre più in alto nella sfera e nella vita dello spirito, non riesce a vincere la tendenza a tornare sotto il giogo dei «deboli e poveri elementi».

3. «Voi osservate scrupolosamente giorni, mesi, e periodi speciali ed anni». In questa enumerazione l'apostolo include egli l'osservanza del sabato? Di fronte ai passi paralleli di Romani 14:5 («C'è chi stima un giorno più di un altro e c'è chi stima tutti i giorni uguali... Chi stima un giorno più dell'altro lo fa per il Signore») e di Colossesi 2:16 («Niuno vi giudichi in materia di feste, di noviluni o di sabati»), ci pare evidente che l'osservanza del sabato è inclusa nelle parole di Paolo, poichè il 7o giorno è il più regolare, il più frequente dei giorni di riposo ed è il centro dei cicli sabbatici della legge mosaica.

Ciò posto, quali conseguenze dobbiamo trarre dalla parola apostolica relativamente all'osservanza della Domenica? La conseguenza principale è questa: Sotto il nuovo Patto è abolita l'osservanza giudaica di qualsiasi giorno, anche del giorno del riposo. L'osservanza giudaica era legata in modo assoluto al 7o giorno della settimana, doveva farsi in un dato modo particolarmente rigido; dovea durar da un vespro all'altro, senza che si potesse fare alcun lavoro qualsiasi nè dalle persone (incluse le persone di servizio e i forestieri), nè dalle bestie, senza che si potesse accendere il fuoco nelle case ecc. Tutto questo doveva praticarsi sotto pena di morte perchè imposto dalla legge, da quella legge che dichiarava maledetto chiunque non osservasse tutte le cose scritte in essa. Una osservanza della Domenica fatta a quel modo ed in quello spirito non è consentanea col nuovo Patto. Si narra di un ammiraglio inglese che giunto il sabato alla mezzanotte in acque ove infieriva la febbre gialla, vi fece ciò nonostante gettar le ancore fino alla mezzanotte seguente per osservar la Domenica. Un bravo scozzese non apriva le lettere della madre giuntegli di Domenica finche fosse scoccata la mezzanotte. Contro quella osservanza legale sta la parola di Cristo: «Il Sabato è fatto per l'uomo, non l'uomo per il Sabato»; parola che, mentre attesta essere il giorno del riposo una benefica istituzione divina, confermando così la narrazione della Genesi, indica in pari tempo con quale spirito di libertà debba essere osservata. In armonia con lo spirito del nuovo Patto ch'è spirito di libertà, i cristiani primitivi fin dal tempo degli apostoli hanno messo da parte il primo giorno della settimana, il giorno della Risurrezione del Signore, sostituendolo al settimo prescritto dalla legge; hanno lasciato cadere quel che v'era di eccessivamente rigido nell'osservanza giudaica, facendo anzi di questo giorno un giorno di benefico riposo, di comunione fraterna, di edificazione, di santa allegrezza nel loro Dio, un giorno di opere caritatevoli. Come l'abolizione della distinzione giudaica tra i cibi non sopprimeva il bisogno di mangiare nè l'utilità del cibo, così l'abolizione dell'osservazione legale del 7o giorno e di altre solennità non sopprime l'istituzione primordiale e divina del giorno del riposo (nè la celebrazione di talune solennità cristiane), ma infonde nell'osservanza di essa lo ispirito del Vangelo ch'è spirito di assennatezza spirituale e di filiale libertà.

«Se noi, dice Lutero, osserviamo i giorni di Domenica, di Pasqua, di Pentecoste od altri, lo facciamo in pura libertà. Noi non carichiamo la coscienza di quelle osservanze e non insegnamo ch'esse siano necessarie a salvezza... male osserviamo affinchè ogni cosa nella Chiesa si faccia con ordine e senza confusione e affinchè anche la concordia esterna non sia intaccata, poichè abbiamo un'altra concordia interna nello spirito... Osserviamo queste feste principalmente in vista del ministerio della Parola, acciocchè il popolo si aduni in dati giorni e tempi per udir la Parola, per imparar a conoscer Dio, per far uso dei sacramenti, per pregar pubblicamente per tutte le necessità e render grazie a Dio per tutti i suoi. benefizi spirituali e corporali.

4. Dalle circostanze in cui avvenne l'evangelizzazione della Galazia impariamo:

a) Che il Signore governa ogni cosa con sapienza. Quel che a noi può parer un grave contrattempo è invece l'occasione da lui predisposta per una grande opera.

b) Che i banditori del Vangelo e in genere tutti i cristiani devono afferrare le opportunità che si presentano per comunicare il loro messaggio a coloro coi quali la Provvidenza di Dio li mette a contatto, anche contro ogni loro aspettativa, Paolo costretto dalla sua infermità a fermarsi in Galazia vi fonda varie chiese.

c) Che gli uditori del Vangelo devono badare alla divina Buona Novella loro recata più che all'apparenza esterna del messaggero. Sarà povero, plebeo, malato, di meschina apparenza, ma il vaso d'argilla può contenere il più prezioso dei tesori. I Galati avevano accolto l'apostolo infermo come un angelo di Dio e si erano grandemente rallegrati della sua venuta.

d) Uno può essere stato istruito da un apostolo, aver accolto l'evangelo con entusiasmo essere istato partecipe di doni miracolosi, aver camminato bene per un tempo, e poi lasciare il suo ardore raffreddarsi, la sua conoscenza della verità oscurarsi, il suo spirito filiale mutarsi in spirito di servitù. Donde la necessità di vegliar su noi stessi e sui pervertitori del Vangelo che non mancano mai nel mondo, e neanche nella Chiesa.

5. Lo zelo, le premure verso le persone, l'interesse per il loro bene possono esser cosa buona o cattiva a seconda della causa al servizio della quale sono posti. In apparenza i dottori giudaizzanti mostravano maggiori premure per i Galati di quel che avesse fatto Paolo stesso. E la causa dell'errore sotto le sue varie forme è stata servita da uno zelo ardente e talvolta mirabile. Non è quindi la causa o la dottrina che dev'esser giudicata dallo zelo speso per essa, ma è lo zelo che dev'esser giudicato dalla causa buona o cattiva ch'esso serve. Lo zelo per le persone è buono se si tratta di istruirle o di mantenerle nella verità del Vangelo, ma non se si tratta di far loro abbandonar la grazia di Cristo.

Parimenti lo zelo può esser buono o cattivo seconda dei fini che si hanno di mira. Paolo accusa lo zelo dei giudaizzanti di fini egoistici e settari. Con tutte le lor premure e dimostrazioni d'affetto essi mirano in realtà a staccare i Galati dal loro padre spirituale per trarli a se ed al loro partito e menar vanto della loro conquista. Il fine dello zelo di Paolo è invece che «Cristo sia formato in loro». L'affettuosa relazione tra pastore e gregge non deve mirare a scopo meramente personale ed egoistico, ma dev'esser mezzo per stringer tutti più saldamente a Cristo.

Quando c'è nell'affetto umano l'elemento spirituale imperituro che lo sublima, l'affetto non sarà cosa passeggera, che dura quanto la presenza e corporale e poi svanisce, ma sarà costante e fedele anche nelle separazioni causate dalle vicende terrene e dalla morte.

6. Il brano Galati 4:8-20 ci da un quadro istruttivo della vita di Paolo quale evangelizzatore e pastore.

L'anima della sua attività è un amore quasi materno per le anime ch'egli vuol far nascere a vita nuova e far crescere nella grazia di Cristo.

È l'amore che lo spinge ad evangelizzare in mezzo ad infermità che intralciano il suo lavoro, che lo umiliano davanti agli uomini e lo espongono al disprezzo. Non ha gli occhi sani dei Galati, non ha la bella presenza di un, Barnaba nè l'eloquenza d'un Apollo, ma l'amor di Cristo lo sospinge ed egli annunzia l'evangelo.

È l'amore che lo porta a rallegrarsi vivamente della affettuosa accoglienza fatta in Galazia all'infermo araldo della salvezza.

È l'amore per i suoi figli spirituali che spiega le leali correzioni fatte nella sua 2a visita, il suo dolore quando si accorge dell'incostanza dei Galati, che 'spiega le sue ansietà, il suo timore di aver faticato invano fra loro, la sua perplessità circa i migliori mezzi da adoperare per ritrarli dalla via in cui si son lasciati trascinare, le preghiere ch'egli rivolge loro, il desiderio ch'egli ha di vederli per trasfondere colla viva voce vibrante d'emozione la sua fede nelle anime loro.

I figli che sono stati oggetto dell'amore, delle fatiche, delle cure ed ansietà e dolori dei loro genitori spirituali, assumono davanti a Dio una grave responsabilità quando non, perseverano nella verità e si lasciano travolgere dall'errore o dalle passioni.

21 2. Galati 4:21-31. Il tornare sotto alla legge è un mostrare di non intendere la superiorità del patto della libertà rappresentato da Sara e dai suoi figli, sopra il Patto della servitù rappresentato dalla schiava Agar e dai suoi figli

Libertà e servitù sono le caratteristiche rispettivamente del vangelo e della legge. Questo ha mostrato Paolo discorrendo dell'ufficio della legge nella storia della Redenzione. Il tornare dalla libertà evangelica nella schiavitù legale come accennano di voler fare i Galati gli pare un regresso incomprensibile. Con ciò essi non solo rinnegano l'accoglienza entusiastica fatta prima al Vangelo, ma mostrano di non aver compreso la superiorità del Nuovo Patto sull'antico; superiorità che, oltre all'essere predetta dai profeti (Cfr. Geremia 31), era anche adombrata dai tipi contenuti in quel libro stesso della legge ch'era la grande arma dei giudaizzanti. Ed egli reca in appoggio il senso allegorico dei figli di Abramo nati rispettivamente da Agar e da Sara.

Ditemi,

egli esclama rivolto a chi non comprende i privilegi dei cristiani,

voi che volete esser sotto la legge,

cioè porvi sotto il giogo delle osservanze legali,

non intendete voi la legge?

Legge qui non significa il codice mosaico soltanto, ma tutto il Pentateuco ch'era per i Giudei la parte più importante dell'Ant. T. e si chiamava La legge, nella divisione tripartita della Bibbia ebraica. Il fatto addotto da Paolo si legge nella Genesi. Dice lett.: non udite voi la legge? ma siccome si tratta di discernere il senso tipico di un fatto storico, l'udire va inteso non dell'udir leggere la legge nelle sinagoghe, ma del capire il senso delle Scritture. Cfr. 1Corinzi 14:2; Deuteronomio 28:49.

22 Poichè sta scritto che Abramo ebbe due figli, l'uno dalla schiava e l'altro dalla donna libera.

I lettori che hanno presenti i fatti della storia d'Abramo, sanno che si tratta di Agar la schiava egizia da cui nacque Ismaele, e di Sara moglie di Abramo che fa madre d'Isacco come narrano Genesi 16; 21.

23 Ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa.

Ismaele deve la sua nascita al connubio carnale di Abramo con Agar; egli non è l'oggetto di alcuna promessa e nasce in virtù delle leggi naturali senza alcun intervento speciale della potenza di Dio. Non così Isacco il quale nacque in virtù di una promessa divina che implicava un intervento speciale di Dio per ridare ai vecchi genitori Abramo e Sara il vigore naturale necessario.

24 Le quali cose contengono un'allegoria; queste donne, infatti, sono due patti: l'uno dal monte Sinai che genera a servitù; questo è Agar.

Il verbo αλληγορεω (parlare allegoricamente) s'incontra soltanto qui, nel N. Test. Esso vale propriamente: dire altra cosa di quel che pare a prima vista ( αλλο αγορεω), cioè, fare un discorso che abbia, oltre al senso letterale, un senso mistico più profondo, o, come dice Ellicott, «esprimere o spiegare una cosa sotto la figura d'un'altra». Il passivo vale quindi: Queste cose sono dette allegoricamente, hanno un senso allegorico, tipico. Sotto al significato storico dei fatti relativi ad Abramo ed ai suoi figli si nasconde un significato religioso che concerne la storia della Redenzione. Le due madri, i due figli, sono tipici e adombrano i due patti che dovevano succedersi nella storia del popolo di Dio: il patto più carnale, concluso al Sinai, caratterizzato dalla servitù; e quello più spirituale, caratterizzato dalla libertà.

Il Reuss ha trovato qui un'occasione per puntellare la sua teoria del carattere leggendario della storia patriarcale. «E cosa evidentissima, dice egli, che Paolo considera la storia di Agar e di Sara e dei loro due figli come una mera allegoria, senza base reale ed obiettiva. Altrimenti il suo ragionamento, come Lutero bene osservò, non avrebbe il minimo valore». Veramente Lutero dice soltanto che, da sola, l'allegoria non basterebbe a stabilire la verità che Paolo espone; ma data la dimostrazione che precede, tratta dall'esperienza e dalla S. Scrittura, essa serve ad illustrare bellamente ed in modo attraente per il popolo, la verità. Egli la paragona alle pitture che adornano una casa saldamente costruita. Dalle osservazioni del Reuss, il Curci da buon gesuita piglia occasione per proclamare che «la esegesi eterodossa è travagliata da prevalente razionalismo, anche nei suoi più cospicui rappresentanti». È questa una esagerazione; poichè se non mancano interpreti i quali giudicano errata l'interpretazione allegorica data da Paolo attribuendola all'educazione rabbinica da lui ricevuta nelle scuole, non fanno difetto altri esegeti che non sono per nulla disposti a buttare a mare l'ermeneutica dell'apostolo. Alford nota: «Per colore che nella legge vedono un gran sistema di figure profetiche, non vi può esser difficoltà nel credere che gli eventi che prepararono la legge siano stati anch'essi delle figure profetiche atte a recare, a chi le intenda, il loro senso più profondo, senza perciò perdere alcun che della loro realtà storica». E Olshausen: «Secondo la Scrittura, il carattere tipico pare limitato ad alcuni pochi personaggi principali che sono, per così dire, dei caratteri centrali. A questi appartiene in senso speciale Abramo quale antenato del popolo di Dio. Quello che accade a lui e intorno a lui è suscettibile di esser inteso in senso prefigurativo: così le sue mogli e i suoi figli. il che non vuol dire che ogni moglie e ogni figlio debba esser così considerato. Gli scrittori sacri, illuminati dallo Spirito santo, intesero la storia, a dir così, fin nelle sue più profonde radici; guardarono all'anima delle cose e così contemplarono come già formato, a guisa di frutto nel suo primo germe, quel che dovea svilupparsi più tardi». L'avere i rabbini allegorizzato tutti i fatti dell'A. T., come si vede negli scritti di Filone alessandrino e come fecero Origene e molti Padri, introducendo così un sistema troppo soggettivo ed arbitrario nell'interpretazione delle Scritture, non prova che sia da condannare L'interpretazione qui data da Paolo. Egli non ne fa un sistema, ma in taluni fatti della storia israelitica o primitiva, egli vede prefigurati dei fatti più importanti. Il primo Adamo è tipo del secondo Romani 5. La storia d'Abramo e dei suoi figli gli appare altamente significativa. Quella degli Israeliti nel deserto è destinata a servir d'esempio (1Corinzi 10:11 τυπικως). I riti del culto sono ombre delle realtà cristiane (Colossesi 2:17 e l'Ep. agli Ebrei). Anche le profezie trovano una applicazione imperfetta nella storia d'Israele ed un'altra più spirituale e più perfetta negli eventi del regno messianico. La natura inferiore non è ella, per chi abbia come Gesù un intuito spirituale, una costante immagine delle realtà spirituali superiori? Non è dunque il caso di ritenere che Paolo si serva qui dell'allegoria per combattere i suoi avversari colle loro proprie armi e sul terreno da loro preferito.

Nè dobbiamo dimenticare che gli apostoli possedevano in grado più alto di noi la luce dello Spirito di verità per guidarli. A ragione quindi, l'Alford ammonisce quei che rigettano con tanto sprezzo le interpretazioni scritturali oltrepassanti la loro intelligenza a domandarsi se la conoscenza delle S. Scritture posseduta da un Paolo non superi per avventura la loro propria conoscenza.

Per quanto concerne la storia di Abramo e delle sue mogli, è istruttivo il confronto tra l'interpretazione allegorica datane da Filone e quella che ne da Paolo. Filone vede in Abramo l'anima umana che progredisce verso la conoscenza di Dio. Prima egli si unisce con Sara, poi con Agar. L'unione con Sara che rappresenta la divina sapienza è prematura, perciò sterile. Ad Abramo vien consigliato di unirsi con Agar il cui nome vale "soggiorno" e che significa l'educazione transitoria e preparatoria delle scuole: la scienza mondana. Dopo esser passato per questa preparazione, Abramo si unisce nuovamente con Sara e questa volta ne ha una progenie che moltiplica grandemente. Isacco rappresenta la sapienza o i sapienti, Ismaele i sofisti e i loro sofismi che devono alla fine cedere il posto alla sapienza. Da questo esempio si vede quanto più alto, più vero, sia l'intuito di Paolo secondo il quale, nella famiglia di Abramo ch'è, in miniatura, la Chiesa di Dio di quel tempo, abbiamo raffigurate in miniatura le grandi esperienze del popolo di Dio nel corso dei secoli.

25 Infatti, il Sinai è un monte nell'Arabia e corrisponde alla Gerusalemme presente; poichè ella è schiava coi suoi figliuoli.

Scopo del versetto è manifestamente di additare una analogia secondaria tra Agar e il monte Sinai da cui ebbe origine il patto legale. L'analogia riveste però una forma diversa, secondo che si segue l'una o l'altra delle varianti del testo. I codici alef C F G colle versioni Vulgata, etiopica, armena, leggono: infatti il Sinai è un monte nell'Arabia. È, il testo adottato dal Lachmann, dal Tischendorf, dal Godet, dal Lightfoot, dallo Zöckler ecc. L'analogia tra Agar e il Sinai starebbe nel fatto che il monte da cui ebbe origine il patto della servitù trovasi appunto nell'Arabia, il paese ove fuggì la schiava Agar ed ove abitano i suoi discendenti. È come se Paolo dicesse: Quel monte Sinai ove fu data la legge era proprio la patria che ci voleva per il patto della servitù rappresentato da Agar, perchè sorge là, fuori della terra promessa, nella patria stessa dei discendenti della schiava d'Abramo. I codici A B D K L, con alcuni Padri leggono: Or (o:) la parola Agar designa il monte Sinai, nell'Arabia ( το δε Αγαρ Σινα οπος εστιν). È il testo adottato dal Reuss, dallo Hort, dal Nestle ecc. L'analogia starebbe allora nel fatto che il Sinai, nel linguaggio degli Arabi abitanti quella regione, si chiama col nome di Agar. Quindi, poichè portano lo stesso nome, la madre d'Ismaele può ben simboleggiare il patto del Sinai. Senonchè, non esiste alcuna prova che il monte Sinai sia mai stato chiamato Agar dagli Arabi i quali invece lo chiamano Gebel Mousa o Ras Sufsafe. Nè vale l'addurre in appoggio la parola araba chajar che significa pietra, roccia, perchè le consonanti non corrispondono con quelle dell'ebraico Hagar. È quindi da preferire il testo che abbiamo adottato.

Il monte Sinai da cui procedette il patto della servitù corrisponde alla Gerusalemme presente, cioè alla Gerusalemme capitale e centro del giudaismo, per opposizione alla Gerusalemme di sopra, capitale del regno messianico, centro del popolo dei figli di Dio che godono della libertà data loro da Cristo. La Gerusalemme d'ora, come già Agar, è in istato di schiavitù spirituale sotto alla legge, insieme coi suoi figli che sono la nazione intera, finche ricusa d'accettare la libertà in Cristo.

26 Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed essa è la nostra madre.

Il parallelo incominciato al v. Galati 4:24 con «l'uno dal monte Sinai...» è lasciato incompiuto. Esso sarebbe stato di questo tenore: «... l'altro patto, è quello che procede dal Golgota e che genera a libertà. Esso rappresentato da Sara che risponde alla Gerusalemme di sopra, la quale è libera insieme coi suoi figli. Ed è questa Gerusalemme ch'è la nostra madre». La Gerusalemme di sopra (o da alto) non è una città materiale situata in qualche luogo nei cieli; ma è la capitale ideale del popolo dei credenti in Cristo, la capitale di quel regno messianico ch'è chiamato «il regno di Dio» e «il regno dei cieli», perchè d i natura non carnale e terrena, ma spirituale, santa e celeste. Questa Gerusalemme nuova ch'è la Chiesa degli eletti, ora militante e a suo tempo trionfante, è libera dal giogo della legge; vive sotto la grazia ed è animata e guidata dallo Spirito ch'è il principio della vita superiore dei redenti di Cristo Romani 6:2; Galati 5:18,25. Perciò Paolo la chiama la nostra madre, madre dei cristiani tutti, così etnici come giudei.

27 Giacchè sta scritto: «Rallegrati o sterile che non partorivi, prorompi in grida tu che non sentivi doglie di parto, perchè i figli della derelitta saranno più numerosi che quelli di colei che avea il marito».

A confermare l'affermazione che la Gerusalemme messianca è la madre dei credenti tutti senza distinzione, e quindi d'un popolo assai più esteso e numeroso del giudeo, Paolo adduce la profezia del Deutero-Isaia Isaia 54:1 che annunzia una numerosa figliuolanza alla nuova Gerusalemme, a quella che sarà riedificata dopo il ritorno dall'esilio e su cui riposerà di nuovo il favore dell'Eterno. Però, le profezie del secondo Isaia relative alla nuova Gerusalemme oltrepassano, di molto quanto poteva avverarsi nella capitale dei reduci (Cfr. le profezie di Isaia 60) e sotto la figura della Gerusalemme avvenire il profeta contemplava in realtà le glorie del nuovo Patto allorchè i pagani accorrerebbero a Sion ed ella sarebbe ripiena della presenza dell'Eterno. La citazione è fatta secondo la LXX; l'ebraico porta: «Prorompi in giubilo, manda un grido». La derelitta è, nella profezia., la Gerusalemme colpevole da cui Dio aveva ritirato il suo favore, ch'egli aveva abbandonata per un tempo Isaia 60:4-8, che poi egli richiama, quand'ella si è pentita, e la cui progenie è più numerosa di quel che fosse prima stata. In senso più largo, è la Gerusalemme capitale ideale del regno messianico, ch'era stata, come Sara, sterile per un tempo finchè era durato il patto legale antico con Israele, ma che dovea diventar madre di numerosa prole composta di credenti d'ogni nazione ed estendere i suoi padiglioni per tutta la terra.

28 Ora voi, fratelli, siete figli della promessa alla maniera d'Isacco.

Una parte dei codici legge: Ora noi siamo... Il voi siete rivolto ai Galati accentua l'affermazione che i credenti etnici sono figli non della carne com'era stato Ismaele e com'erano i Giudei legalisti, ma sono figli della promessa come lo era stato Isacco. cfr. Galati 4:23: il che torna a dire ch'essi sono membri del popolo di Dio, partecipi dei beni della salvazione non in virtù della discendenza carnale o di alcuna osservanza esterna, ma lo sono unicamente in virtù della libera grazia di Dio promessa ai credenti e da loro accettata con fede.

29 Ma come, in allora, colui ch'era nato secondo la carne perseguitava colui ch'era nato secondo lo Spirito, così avviene anche al presente.

I cristiani di Galazia sono partecipi dei privilegi del popolo di Dio secondo lo Spirito, ossia fatto tale per virtù non delle forze umane naturali, ma per la virtù rigeneratrice dello Spirito della vita; ma se hanno parte ai privilegi, hanno parte pure alle sofferenze che sono la sorte comune, dei figli di Dio nel mondo. E questo era di già prefigurato nella condotta d'Ismaele, il figlio della carne, rispetto ad Isacco, il figlio nato per virtù dello Spirito. Nella Genesi 21:9 si legge che Sara, nel giorno in cui fu svezzato Isacco, vide Ismaele che «si faceva beffe» d'Isacco. (Cfr. Genesi 19:14; 39:14,17). La LXX tradusse «che si divertiva con Isacco», ma è senso troppo debole poichè il divertirsi d'Ismaele non avrebbe provocata l'ira di Sara. La tradizione giudaica, invece nel trattato di Bereschit, narra che «Ismaele prese l'arco e le saette e colpì Isacco facendo finta di scherzare». In quelle beffe d'Ismaele, che secondo la tradizione nascondevano una cattiva intenzione, Paolo scorge l'immagine della persecuzione che i figli secondo lo Spirito avranno sempre da soffrire per parte degli uomini carnali. Se l'apostolo rileva questa ulteriore analogia tra la storia dei figli d'Abramo e quella dei loro antitipi attuali, certo non può esser senza ragione. I Galati dovevano aver provato di già la persecuzione per parte del mondo e forse più specialmente per parte dei partigiani fanatici del giudaismo. Nel Galati 3:4 diceva: «Avete voi sofferto tante cose invano?» (Cfr. 1Tessalonicesi 2:14).

Ma se nell'allegoria sono adombrate le persecuzioni dei credenti, vi si trova del pari l'assicurazione che le sofferenze sono passeggere e che la eredità finale appartiene ai figli di Dio secondo lo Spirito; quindi essi non devono lasciarsi abbattere.

30 Ma che dice la Scrittura? «Caccia fuori la schiava ed il di lei figlio; poichè il figlio della schiava non sarà per nulla erede col figlio della donna libera».

La fine della citazione di Genesi 21:12 è fatta liberamente in modo da includere l'applicazione allegorica che Paolo intende farne. Il testo dice: «Il figlio di codesta schiava non sarà per nulla erede col mio figlio Isacco». Secondo la legislazione ebraica i figli nati da concubina o da donna forestiera non avevano parte all'eredità del padre. Così Jefte secondo Giudici 11:2. Le parole di Sara sono date come della Scrittura perchè furon sancite dall'autorità divina. Perciò Paolo le considera come prefiguranti la sorte che aspetta il giudaismo carnale, persecutore della Chiesa di Cristo. Esso non avrà parte ai beni della salvazione, sarà escluso dall'opera di estensione del regno di Dio, reietto per la sua incredulità mentre ad esso subentreranno i pagani. Cfr. Romani 9-11.

31 Perciò, fratelli, noi non siamo figli della schiava ma della libera.

È questa la conclusione dell'allegoria. Noi che siamo figli della promessa, nati alla vita nuova per virtù dello Spirito, cittadini della Gerusalemme di sopra, siamo come Isacco, non degli schiavi, ma dei figliuoli che posseggono la libertà spirituale e non son fatti per tornare sotto il giogo della servitù legale.

AMMAESTRAMENTI

1. Nella storia di Agar, di Sara e dei loro figli, Paolo scorge un senso allegorico. Questo giustifica egli il sistema secondo il quale sono da ricercare in ogni brano della Scrittura parecchi sensi: il letterale, il morale, lo spirituale, il tipico? Un tale sistema ha imperversato nei primi secoli del cristianesimo, specialmente in Alessandria per opera d'Origene e dei suoi seguaci i quali, alla loro volta, non fecero che seguir le traccie di Filone e di altri dottori giudei. Esso ha gettato non poco discredito sulla Scrittura quasichè ella fosse un naso di cera che ognuno potesse foggiare a suo arbitrio. Notiamo però:

a) Che Paolo non fa dell'interpretazione allegorica un sistema, ma l'applica soltanto in rarissime occasioni quando si tratta di eventi connessi con personaggi tipici di speciale importanza, quale fu ad esempio Abramo il capostipite del popolo d'Israele, il modello dei credenti di tutti i tempi.

b) Paolo non distrugge il senso letterale dei fatti storici, nè menoma la loro importanza; ma vede in certi fatti storici, prefigurati. per disposizione provvidenziale di Dio, dei fatti e delle leggi d'ordine spirituale e generale.

c) Paolo era un apostolo di Cristo guidato dallo Spirito di Dio; egli possedeva in grado superiore «la mente di Cristo», 1Corinzi 2:16; il che non è il caso di ogni singolo credente. Perciò non dobbiamo esser «savi al di là di ciò ch'è scritto». Quando la Scrittura stessa ci autorizza a vedere in taluni fatti un senso allegorico, accettiamo l'insegnamento che ci è dato anche sotto questa forma illustrativa, ma non allontaniamoci dal senso piano, storico, di nostra propria volontà.

2. Agar ebbe da Abramo un figlio che nacque per virtù delle semplici leggi naturali, un figlio che dovea essere schiavo come sua madre, un figlio che nutrì odio e disprezzo verso il vero erede delle promesse.

Agar è il tipo del patto legale originato al Sinai, patto che dà grande importanza alla discendenza carnale da Abramo e che mantiene il popolo in servitù sotto il giogo della legge senza potergli dare il senso della pace con Dio.

Ma Agar può considerarsi ancora, per analogia, come il tipo di tutte le chiese, di tutti i sistemi dottrinali ed ecclesiastici che danno una importanza vitale a tutto quel ch'è esterno e rituale, fino ad attribuire per es. la rigenerazione dei cuori al battesimo d'acqua, fino a trasformare la commemorazione della morte di Cristo in una ripetizione del suo sacrificio, valevole per i vivi e per i morti; sistemi che insegnano ai loro adepti la salvazione per mezzo delle opere umane, e mantengono per tal modo le anime nella servitù di una perpetua paura di Dio, perchè resta lor nascosto l'amor del Padre manifestato da Cristo il quale solo può dare alla coscienza la pace e l'allegrezza della salvezza; sistemi che sono, per loro natura, intolleranti e persecutori perchè attribuiscono alla Chiesa visibile (talvolta ad una sezione di essa) dei poteri dommatici e disciplinari che Cristo non le ha mai conferiti.

Ogni sistema che, nell'ordine religioso, crea degli schiavi, dei minorenni perpetui, è in contraddizione collo spirito del nuovo Patto ch'è spirito di libertà filiale.

3. La Gerusalemme di sopra, la Chiesa del Nuovo Patto simboleggiata da Sara è qui descritta con rapidi tocchi che ne mettono in risalto i gloriosi privilegi.

a) Essa è libera: libera dalla maledizione e dal giogo della legge, perchè Cristo l'ha riscattata col suo sangue.

b) Essa è madre d'innumerevoli figli d'ogni nazione, d'ogni lingua e d'ogni paese, i quali sono stati generati a vita nuova mediante la predicazione del Vangelo della grazia a tutti i popoli.

c) Essa è madre dei figli che son nati non in virtù della carne, poichè quel ch'è nato dalla carne è carnale; ma son nati per la virtù divina dello Spirito che solo crea la vita spirituale unendo le anime al Cristo ch'è via, verità e vita.

d) Essa, coi suoi figli, è odiata dal mondo degli uomini che sono alieni dalla vita dello Spirito; ma le beffe e le persecuzioni del mondo non durano che per un tempo e non la possono distruggere.

e) I suoi figli possiedono fin d'ora le primizie dei beni della salvazione, la pace del perdono, l'adottazione, lo Spirito, la libertà, beni che nessuno può loro rapire e di cui godranno appieno nel tempo determinato da Dio.

Ben possono proclamarsi beati coloro che sono figli diuna tal madre spirituale.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Galati 4

1 Capitolo 4

L'insensatezza del ritorno alle osservanze legali per la giustificazione Gal 4:1-7

Il felice cambiamento avvenuto nei credenti gentili Gal 4:8-11

L'apostolo sconsiglia di seguire i falsi insegnanti Gal 4:12-18

Esprime la sua sincera preoccupazione per loro Gal 4:19-20

E poi spiega la differenza tra ciò che ci si deve aspettare dalla legge e dal vangelo Gal 4:21-31

Versetti 1-7

L'apostolo si occupa chiaramente di coloro che insistevano sulla legge di Mosè insieme al vangelo di Cristo e cercavano di portare i credenti sotto la sua schiavitù. Non riuscivano a comprendere appieno il significato della legge data da Mosè. E come quella era una dispensazione di tenebre, così di schiavitù; erano legati a molti riti e osservanze gravose, con cui venivano istruiti e tenuti sottomessi come un bambino sotto tutori e governatori. Apprendiamo la condizione più felice dei cristiani sotto la dispensazione del Vangelo. Da questi versetti vediamo le meraviglie dell'amore e della misericordia divina; in particolare di Dio Padre, che ha mandato suo Figlio nel mondo per redimerci e salvarci; del Figlio di Dio, che si è sottomesso così in basso e ha sofferto così tanto per noi; e dello Spirito Santo, che si è condiscendente ad abitare nei cuori dei credenti, per scopi così benevoli. Inoltre, i vantaggi di cui i cristiani godono sotto il Vangelo. Sebbene per natura siano figli dell'ira e della disobbedienza, diventano per grazia figli dell'amore e partecipano alla natura dei figli di Dio, perché egli vuole che tutti i suoi figli gli assomiglino. Tra gli uomini il figlio maggiore è l'erede, ma tutti i figli di Dio avranno l'eredità dei figli maggiori. Che l'indole e la condotta dei figli mostrino sempre la nostra adozione; e che lo Spirito Santo testimoni con i nostri spiriti che siamo figli ed eredi di Dio.

8 Versetti 8-11

Il felice cambiamento per cui i Galati si sono convertiti dagli idoli al Dio vivente e hanno ricevuto l'adozione a figli per mezzo di Cristo è stato l'effetto della sua grazia gratuita e ricca; essi sono stati obbligati a mantenere la libertà con cui li ha resi liberi. Tutta la nostra conoscenza di Dio inizia da parte sua; lo conosciamo perché siamo conosciuti da lui. Sebbene la nostra religione proibisca l'idolatria, molti praticano l'idolatria spirituale nel loro cuore. Infatti, ciò che un uomo ama di più e a cui tiene di più è il suo dio: alcuni hanno come dio le loro ricchezze, altri i loro piaceri, altri ancora le loro passioni. E molti ignorano di adorare un dio fatto da loro, un dio fatto solo di misericordia e non di giustizia. Infatti, si convincono che c'è misericordia per loro presso Dio, anche se non si pentono, ma continuano nei loro peccati. È possibile che coloro che hanno fatto grandi professioni di religione siano poi allontanati dalla purezza e dalla semplicità. E quanto più Dio ha mostrato misericordia nel far conoscere il Vangelo e le sue libertà e i suoi privilegi, tanto più grande è il loro peccato e la loro follia nell'esserne privati. Perciò tutti coloro che sono membri della Chiesa esteriore dovrebbero imparare a temere e a sospettare di se stessi. Non dobbiamo accontentarci perché abbiamo qualche cosa di buono in noi stessi. Paolo teme che il suo lavoro sia vano, eppure continua a lavorare; e così fare, qualunque cosa segua, è vera saggezza e timore di Dio. Questo deve ricordare ogni uomo nel suo posto e nella sua vocazione.

12 Versetti 12-18

L'apostolo desidera che siano d'accordo con lui sulla legge di Mosè e che siano uniti a lui nell'amore. Nel rimproverare gli altri, dobbiamo avere cura di convincerli che i nostri rimproveri provengono da un sincero interesse per l'onore di Dio e della religione e per il loro benessere. L'apostolo ricorda ai Galati le difficoltà in cui si è dibattuto quando è arrivato tra loro. Ma nota che per loro era un messaggero gradito. Ma quanto sono incerti il favore e il rispetto degli uomini! Lavoriamo per essere accettati da Dio. Un tempo vi ritenevate felici di ricevere il Vangelo; ora avete motivo di pensare il contrario? I cristiani non devono rinunciare a dire la verità per paura di offendere gli altri. I falsi maestri che allontanavano i Galati dalla verità del Vangelo erano uomini che progettavano. Fingevano affetto, ma non erano sinceri e retti. Viene data una regola eccellente. È bene essere sempre zelanti in una cosa buona; non solo per un certo periodo, o di tanto in tanto, ma sempre. Sarebbe felice per la Chiesa di Cristo se questo zelo fosse mantenuto meglio.

19 Versetti 19-20

I Galati erano pronti a considerare l'apostolo un loro nemico, ma egli li rassicura di essere un loro amico; aveva verso di loro i sentimenti di un genitore. Era in dubbio sul loro stato ed era ansioso di conoscere il risultato delle loro attuali illusioni. Non c'è niente che provi con tanta certezza che un peccatore è passato in uno stato di giustificazione, quanto il fatto che Cristo sia stato formato in lui dal rinnovamento dello Spirito Santo; ma non si può sperare in questo, finché gli uomini dipendono dalla legge per essere accettati da Dio.

21 Versetti 21-27

La differenza tra i credenti che riposano solo in Cristo e quelli che confidano nella legge è spiegata dalle storie di Isacco e Ismaele. Si tratta di un'allegoria in cui, oltre al senso letterale e storico delle parole, lo Spirito di Dio indica qualcosa di più. Agar e Sara erano emblemi appropriati delle due diverse dispensazioni dell'alleanza. La Gerusalemme celeste, la vera chiesa dall'alto, rappresentata da Sara, è in uno stato di libertà ed è la madre di tutti i credenti, che sono nati dallo Spirito Santo. Essi sono stati rigenerati e resi partecipi della vera discendenza di Abramo, secondo la promessa fatta a quest'ultimo.

28 Versetti 28-31

La storia così spiegata viene applicata. Quindi, fratelli, non siamo figli della schiava, ma della libera. Se i privilegi di tutti i credenti sono così grandi, secondo il nuovo patto, quanto è assurdo che i gentili convertiti siano sotto quella legge, che non poteva liberare gli ebrei increduli dalla schiavitù o dalla condanna! Non avremmo scoperto questa allegoria nella storia di Sara e Agar, se non ci fosse stata mostrata, eppure non possiamo dubitare che fosse voluta dallo Spirito Santo. Si tratta di una spiegazione dell'argomento, non di un'argomentazione per dimostrarlo. Le due alleanze delle opere e della grazia, dei professori della legge e di quelli del Vangelo, sono messe in ombra. Le opere e i frutti ottenuti con le proprie forze sono della legge. Ma se nascono dalla fede in Cristo, sono del Vangelo. Lo spirito della prima alleanza è di schiavitù al peccato e alla morte. Il secondo spirito di alleanza è di libertà; non libertà di peccare, ma nel e per il dovere. Il primo è uno spirito di persecuzione; il secondo è uno spirito di amore. Si rivolgano ad esso quei professori che hanno uno spirito violento, duro, imponente nei confronti del popolo di Dio. Tuttavia, come Abramo si allontanò da Agar, così è possibile che un credente si allontani in alcune cose dal patto delle opere, quando per incredulità e per aver trascurato la promessa agisce secondo la legge, con le proprie forze, o in modo violento, non d'amore, verso i fratelli. Ma non è il suo modo di fare, non è il suo spirito a farlo; perciò non è mai tranquillo, finché non torna a dipendere da Cristo. Riposiamo le nostre anime sulle Scritture e, con una speranza del Vangelo e un'allegra obbedienza, dimostriamo che la nostra conversazione e il nostro tesoro sono davvero in cielo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Galati 4

1 Lo scopo di questo capitolo è quello di mostrare l'effetto dell'essere sotto la Legge e l'incoerenza di quel tipo di schiavitù o servitù con la libertà che è concessa ai veri figli di Dio dal Vangelo. Si tratta, secondo tutta la deriva dell'Epistola, di richiamare i Galati a giuste visioni del vangelo; e per convincerli del loro errore nel tornare alla pratica dei riti e dei costumi mosaici.

Nel capitolo precedente aveva mostrato loro che i credenti nel Vangelo erano i veri figli di Abramo; che erano stati liberati dalla maledizione della Legge; che la Legge era un maestro di scuola per condurli a Cristo, e che erano tutti figli di Dio. Illustrare ulteriormente questo e mostrare loro la vera natura della libertà che avevano come figli di Dio, è lo scopo dell'argomento in questo capitolo. Egli pertanto afferma:

(1) Che fu solo sotto il vangelo che ricevettero tutti i vantaggi della libertà; Galati 4:1. Prima della venuta di Cristo, infatti, c'erano veri figli di Dio ed eredi della vita. Ma erano in condizione di minorenni; non avevano i privilegi dei figli. Un erede di una grande proprietà, dice l'apostolo Galati 4:1 , è trattato sostanzialmente come se fosse un servo.

È sotto tutori e governatori: non gli è permesso di entrare nella sua eredità; è tenuto sotto il vincolo di legge. Così fu per il popolo di Dio sotto la Legge di Mosè. Erano soggetti a restrizioni e furono ammessi a relativamente pochi dei privilegi dei figli di Dio. Ma Cristo è venuto per redimere quelli che erano sotto la Legge, e per metterli nella condizione elevata di figli adottivi; Galati 4:4.

Non erano più servitori; ed era altrettanto irragionevole che si adeguassero di nuovo ai riti e alle usanze mosaiche, come sarebbe stato per l'erede maggiorenne, e che è entrato nella sua eredità, tornare alla condizione di minore, ed essere posto di nuovo sotto tutori e governatori, ed essere trattato come un servo.

(2) Come figli di Dio, Dio aveva mandato lo Spirito di suo Figlio nei loro cuori, ed erano in grado di gridare Abba, Padre. Non erano più servi, ma eredi di Dio, e dovevano avvalersi dei privilegi degli eredi; Galati 4:6.

(3) Sostenendo questa relazione, ed essendo ammesso a questi privilegi, l'apostolo protesta con loro per il ritorno agli "elementi deboli e miseri" della precedente dispensazione - la condizione di servitù ai riti e alle usanze in cui erano prima di abbracciare il Vangelo; Galati 4:8. Quando ignoravano Dio, servivano coloro che non erano dei, e c'era qualche scusa per questo; Galati 4:8.

Ma ora avevano conosciuto Dio, conoscevano le sue leggi; furono ammessi ai privilegi dei suoi figli; furono resi liberi, e non ci furono scuse per tornare di nuovo alla schiavitù di coloro che non avevano vera conoscenza della libertà che il Vangelo dava. Eppure osservavano giorni e tempi come se questi fossero vincolanti, e non ne erano mai stati liberati Galati 4:10; e l'apostolo dice che teme che le sue fatiche loro elargite, per far conoscere loro il piano della redenzione, siano state vane.

(4) Per portarli a un giusto senso del loro errore, ricorda a theta il loro precedente attaccamento a lui, Galati 4:12. Egli aveva infatti predicato loro in mezzo a molta infermità, e molto che era adatto a pregiudicarli contro di lui Galati 4:13; ma lo avevano ignorato, e avevano mostrato verso di lui le più alte prove di attaccamento - tanto, tanto, che lo avevano ricevuto come un angelo di Dio Galati 4:14 , ed erano stati pronti a cavarsi i propri occhi per dar loro a lui, Galati 4:15.

Con grande forza, quindi, chiede loro perché hanno cambiato il loro punto di vista nei suoi confronti al punto da abbandonare le sue dottrine? Era diventato loro nemico dicendo la verità? Galati 4:16. Si rivolge loro teneramente, quindi, come bambini piccoli, e dice che ha la più profonda sollecitudine per il loro benessere, e la più profonda ansia a causa del loro pericolo - una sollecitudine che paragona Galati 4:19 , con i dolori del parto.

(5) Al fine di rafforzare l'intero argomento e mostrare la vera natura della conformità alla Legge rispetto alla libertà del vangelo, allegorizza una parte interessante della storia mosaica - la storia dei due figli di Abramo; Galati 4:21. La condizione di Agar - una schiava - al comando di un padrone - trattata duramente - scacciata e rinnegata, era un'adeguata illustrazione della condizione di coloro che erano sotto la servitù della Legge.

Rappresenterebbe in modo sorprendente il Monte Sinai, e la Legge che fu promulgata lì, e la condizione di coloro che erano sotto la Legge. Anche quella era una condizione di servitù. La Legge era severa e non mostrava pietà. Era come un padrone di uno schiavo, e trattava coloro che erano sotto di esso con una rigidità paragonabile alla condizione di Agar e di suo figlio; Galati 4:24.

Quello stesso monte Sinai era anche una bella rappresentazione di Gerusalemme com'era allora - una città piena di riti e cerimonie, dove la Legge regnava con rigore, dove c'era un gravoso sistema di religione, e dove non c'era la libertà che il Vangelo fornirebbe; Galati 4:25.

D'altra parte, i figli della donna libera erano un'adeguata illustrazione di coloro che erano stati resi liberi dalle cerimonie oppressive della Legge dal Vangelo; Galati 4:22. Che Gerusalemme era libera. Il nuovo sistema dal cielo era uno di libertà e gioia; Galati 4:26.

I cristiani erano, come Isacco, i figli della promessa, e non erano schiavi della Legge; Galati 4:28 , Galati 4:31. E come c'era un comando Galati 4:30 per allontanare la schiava e suo figlio, così il comando ora era di rifiutare tutto ciò che avrebbe portato la mente in ignobile servitù, e impedirle di godere della piena libertà del Vangelo.

L'intero argomento è che sarebbe irragionevole per coloro che erano cristiani sottomettersi di nuovo ai riti e alle cerimonie ebraiche, come lo sarebbe per un uomo libero vendersi come schiavo. E il disegno dell'insieme è quello di richiamarli dalla conformità ai riti e alle usanze ebraiche, e dal considerarli come ora vincolanti per i cristiani.

Ora io dico: prima aveva detto Galati 3:24 che mentre erano sotto la Legge erano in uno stato di minorità. Questo sentimento procede ulteriormente ad illustrare mostrando la vera condizione di chi era minorenne.

Che l'erede - Qualsiasi erede di una proprietà, o uno che ha una prospettiva di eredità. Non importa quanto grande sia la tenuta; non importa quanto sia ricco suo padre; non importa quanto elevato possa essere elevato al rango nel momento in cui entra nella sua eredità, tuttavia fino a quel momento è nella condizione di un servo.

Finché è un bambino - Finché non arriva all'età. La parola resa “bambino” ( νήπιοι nēpioi) significa propriamente un neonato; letteralmente, "uno che non parla" ( νη nē insep . un, ἔπος epos), e quindi, un bambino o un bambino, ma senza alcuna limitazione definita - Robinson. È usato come la parola "neonato" è con noi nella legge, per indicare "un minore".

Non differisce nulla da un servo - Cioè, non ha più il controllo della sua proprietà; non l'ha al suo comando. Ciò non significa che non differisca in alcun modo, ma solo che nella materia in esame non differisca. Differisce nelle sue prospettive di ereditare la proprietà, e negli affetti del padre, e di solito nei vantaggi dell'educazione, e nel rispetto e nell'attenzione mostratigli. ma per quanto riguarda la proprietà, non differisce, ed è come un servo, sotto il controllo e la direzione di altri.

Sebbene sia il signore di tutti - Cioè, in prospettiva. Ha un potenziale diritto su tutta la proprietà, che nessun altro ha. La parola “signore” qui ( κύριος kurios), è usata nello stesso senso in cui è spesso nelle Scritture, per denotare padrone o proprietario. L'idea che questo è progettato per illustrare è che la condizione degli ebrei prima della venuta del Messia era inferiore sotto molti aspetti a quella che sarebbe stata la condizione degli amici di Dio sotto di lui - tanto inferiore quanto era la condizione di un erede. prima che fosse maggiorenne, a quello che sarebbe stato quando sarebbe entrato nella sua eredità.

Gli ebrei affermavano, infatti, di essere figli o figli di Dio, titolo che l'apostolo non avrebbe negato alla parte pia della nazione; ma era una condizione in cui non erano entrati nella piena eredità, e che era di gran lunga inferiore a quella di coloro che avevano abbracciato il Messia e che erano stati ammessi ai pieni privilegi della filiazione. Erano davvero eredi. Erano interessati alle promesse. Ma ancora erano in una condizione di relativa servitù, e potevano essere resi liberi solo dal Vangelo.

2 Ma è sotto - È soggetto al loro controllo e direzione.

Tutor - La parola tutor con noi significa propriamente istruttore. Ma questo non è esattamente il senso dell'originale. La parola ( επίτροπος epitropos ); propriamente significa steward, manager, agente; Matteo 20:8; Luca 8:3.

Come qui usato, si riferisce a uno - di solito uno schiavo o un liberto - alla cui cura venivano affidati i ragazzi di una famiglia, che li istruiva, li accompagnava a scuola, o talvolta li istruiva a casa; confronta la nota in Galati 3:24. Tale uno avrebbe il controllo di loro.

E governatori - Questa parola ( οἰκόνομος oikonomos) significa un capofamiglia, un sorvegliante, un amministratore. Si riferisce propriamente a colui che aveva autorità sugli schiavi o sui servi di una famiglia, per assegnare loro compiti e porzioni. In genere avevano anche la direzione degli affari di casa e dei conti. Erano comunemente schiavi, a cui era affidato questo ufficio come ricompensa della fedeltà; sebbene talvolta fossero impiegate persone libere; Luca 16:1 , Luca 16:3 , Luca 16:8.

Queste persone avevano anche cura dei figli di una famiglia, probabilmente per quanto riguarda le loro questioni patrimoniali, e quindi differivano da quelli chiamati tutori. Non è necessario, tuttavia, marcare la differenza nelle parole con grande precisione. Il significato generale dell'apostolo è che l'erede era sotto il governo e la moderazione. Fino all'ora fissata dal padre - L'ora fissata per la sua entrata nell'eredità.

Il momento in cui ha scelto di dargli la sua parte di proprietà. La legge da noi fissa a ventun anni l'età in cui un figlio sarà libero di cavarsela da solo. Altri paesi hanno apposto altre volte. Tuttavia, il momento in cui il figlio erediterà la proprietà del padre deve essere fissato dal padre stesso se è vivo, o può essere fissato dalla sua volontà se è deceduto. Il figlio non può reclamare la proprietà quando diventa maggiorenne.

3 Anche così noi - noi che eravamo ebrei - perché così penso che la parola qui debba essere limitata, e non estesa al pagano, come suppone Bloomfield. I motivi per limitarlo sono:

Che i pagani non sostennero in alcun modo un tale rapporto con la Legge e le promesse di Gad come si suppone qui;

Una tale interpretazione non sarebbe pertinente al disegno di Paolo. Sta spiegando le ragioni per cui non dovrebbe esserci sottomissione alle leggi di Mosè, e la sua argomentazione è che quella condizione era come quella della schiavitù o della minorità.

Quando eravamo bambini - ( νήπιοι nēpioi). Minori; vedi la nota in Galati 4:1. La parola non è υἱοι huioi, "figli"; ma l'idea è che fossero in uno stato di non-età; e sebbene eredi, tuttavia erano sotto disciplina e regime severi. Erano sotto una specie di governo che si confaceva a quello stato, e non alla condizione di coloro che erano entrati nella loro eredità.

Erano in schiavitù - In uno stato di servitù. Trattati come servi o schiavi.

Sotto gli elementi del mondo - Margine, Rudimenti. La parola resa “elementi” (sing. στοιχεῖον stoicheion), significa propriamente una riga o una serie; un piccolo passo; uno spillo o un piolo, come lo gnome di un quadrante; e poi qualcosa di “elementare”, come un suono, una lettera. Denota poi gli elementi oi rudimenti di qualsiasi tipo di istruzione, e nel Nuovo Testamento si applica alle prime lezioni o principi della religione; Ebrei 5:12.

Si applica agli elementi o alle parti componenti del mondo fisico; 2 Pietro 3:10 , 2 Pietro 3:12. Qui si mantiene la figura del riferimento al neonato Galati 4:1 , Galati 4:3; e l'idea è che le lezioni fossero insegnate sotto il sistema ebraico adattato alla loro non età - a uno stato di infanzia.

Sono stati trattati come bambini sotto tutori e governatori. La frase “gli elementi del mondo” ricorre anche in Colossesi 2:8 , Colossesi 2:20. In Galati 4:9 , Paolo parla di queste lezioni come di "elementi mendicanti", riferendosi alla stessa cosa di qui.

Sono state espresse opinioni diverse sul motivo per cui le istituzioni ebraiche sono qui chiamate "gli elementi del mondo". Rosenmuller suppone che fosse perché molti di quei riti erano comuni agli ebrei e ai pagani - poiché avevano anche altari, sacrifici, templi, libagioni, ecc. Doddridge suppone che fosse perché quei riti erano adattati alle basse concezioni dei bambini, che erano più affetti da oggetti sensibili, e non hanno gusto per le cose spirituali e celesti.

Locke suppone che sia stato perché quelle istituzioni non li hanno condotti al di fuori di questo mondo, o nel possesso e nel gusto della loro eredità celeste. È probabile che vi sia allusione al modo di parlare ebraico, così comune nelle Scritture, dove questo mondo si contrappone al regno di Dio, e dove si parla di transitorio e indegno rispetto alla gloria futura. Il mondo sta svanendo, insoddisfacente, temporaneo.

Alludendo a questo uso comune della parola, le istituzioni ebraiche sono chiamate i rudimenti mondani. Non è che fossero di per sé malvagi, perché non è vero; non è che fossero adattati per promuovere uno spirito mondano - perché non è vero; non è che abbiano avuto la loro origine da questo mondo - perché non è vero; né per il fatto che somigliassero alle istituzioni del mondo pagano, perché altrettanto poco è vero; ma è che, come le cose del mondo, erano transitorie, temporanee e di poco valore. Erano insoddisfacenti nella loro natura, e presto sarebbero scomparsi e avrebbero lasciato il posto a un sistema migliore, poiché le cose di questo mondo presto lasceranno il posto al cielo.

4 Ma quando venne la pienezza del tempo - Il tempo pieno stabilito dal Padre; il completamento (riempimento, πλήρωμα plērōma,) del periodo designato per la venuta del Messia; vedi le note di Isaia 49:7; 2 Corinzi 6:2 nota.

Il senso è che il tempo che era stato predetto, e quando era opportuno che venisse, era completo. Era arrivato il momento esatto in cui tutto era pronto per la sua venuta. Viene spesso chiesto perché non è venuto prima e perché l'umanità non ha avuto il beneficio della sua incarnazione ed espiazione subito dopo la caduta? Perché quattromila anni bui e tenebrosi sono stati lasciati passare e il mondo ha sofferto per sprofondare sempre più nell'ignoranza e nel peccato? A queste domande forse non si può dare una risposta del tutto soddisfacente. Dio ha indubbiamente visto ragioni che noi non possiamo; vedere, e le ragioni che approveremo se ci verranno divulgate.

Si può osservare, tuttavia, che questo ritardo della redenzione era in tutto accordo con tutto il sistema delle disposizioni divine, e con tutte le interposizioni divine a favore degli uomini. La gente soffre a lungo per struggersi nel bisogno, per soffrire di malattie, per incontrare i mali dell'ignoranza, prima che venga concessa l'interposizione. Su tutti i temi legati al benessere e al miglioramento dell'uomo, si possono porre le stesse domande del tema della redenzione.

Perché l'invenzione dell'arte della stampa è stata così a lungo ritardata e la gente ha sofferto per rimanere nell'ignoranza? Perché la scoperta della vaccinazione è stata ritardata così a lungo e milioni di persone hanno sofferto per la morte che avrebbero potuto essere salvate? Perché la corteccia del Perù non è stata conosciuta prima e perché sono morti così tanti milioni che avrebbero potuto essere salvati dal suo uso? Così della maggior parte delle medicine, delle arti e delle invenzioni che servono a scongiurare le malattie e a promuovere l'intelligenza, il conforto e la salvezza dell'uomo.

Rispetto a tutti questi, può essere vero che sono resi noti nel momento migliore, il momento che nel complesso migliorerà il benessere della razza. E così dell'incarnazione e dell'opera del Salvatore. È stato visto da Dio come il momento migliore, il momento in cui nel complesso la corsa sarebbe stata maggiormente avvantaggiata dalla sua venuta. Anche con la nostra visione limitata e imperfetta, possiamo vedere le seguenti cose riguardo al fatto che sia il momento più adatto e appropriato.

(1) Era proprio il tempo in cui tutte le profezie erano incentrate su di lui, e quando non potevano esserci dubbi sul loro adempimento. Era importante che un tale evento fosse predetto in modo che ci fosse piena evidenza che egli fosse venuto dal cielo; e tuttavia affinché la profezia possa essere vista come proferita da Dio, deve essere così lontana dall'evento da rendere impossibile che sia stata il risultato di una semplice congettura umana.

(2) Era appropriato che il mondo fosse portato a vedere il suo bisogno di un Salvatore, e che fosse data un'opportunità giusta e soddisfacente agli uomini di provare tutti gli altri schemi di salvezza affinché potessero essere preparati ad accogliere questo. Questo era stato fatto. Quattromila anni furono sufficienti per mostrare all'uomo i propri poteri e per dargli l'opportunità di escogitare qualche schema di salvezza. L'occasione era stata fornita in ogni circostanza che si potesse ritenere favorevole.

Su di essa si era esercitato il più profondo e splendido talento del mondo, specialmente in Grecia ea Roma; ed era stata data ampia opportunità di fare una giusta prova dei vari sistemi di religione escogitati sulla felicità nazionale e sul benessere individuale; il loro potere di affrontare e arrestare il crimine; purificare il cuore; promuovere la morale pubblica e sostenere l'uomo nelle sue prove; il loro potere di condurlo al vero Dio e di dargli una ben fondata speranza di immortalità. Tutto era fallito; e poi era il momento giusto per il Figlio di Dio di venire e rivelare un sistema migliore.

(3) Era un periodo in cui il mondo era in pace. Il tempio di Giano, chiuso solo in tempo di pace, fu poi chiuso, sebbene fosse stato chiuso solo una volta durante la storia romana. Quale momento appropriato per la venuta del “Principe della pace”! Il mondo era, in larga misura, sotto lo scettro romano. Le comunicazioni tra le diverse parti del mondo erano allora più rapide e sicure di quanto non fossero state in qualsiasi periodo precedente, e il Vangelo poteva essere propagato più facilmente.

Inoltre, gli ebrei erano dispersi in quasi tutti i paesi, conoscevano le promesse, cercavano il Messia, fornivano strutture ai loro stessi connazionali gli apostoli per predicare il Vangelo in numerose sinagoghe, e si qualificavano, se abbracciavano il Messia, a diventare molto zelanti e devoti missionari. La stessa lingua, il greco, era, inoltre, dopo il tempo di Alessandro Magno, la lingua comune di non piccola parte del mondo, o almeno era parlata e compresa da una parte considerevole delle nazioni della terra. In nessun periodo prima c'era stato un uso così esteso della stessa lingua.

(4) Era un periodo adatto per far conoscere il nuovo sistema. Si accordava con la benevolenza di Dio, che non dovesse essere ritardato più a lungo di quanto il mondo fosse in uno stato adatto per ricevere il Redentore. Giunto dunque quel periodo, Dio non indugiò, ma mandò suo Figlio nella grande opera della redenzione del mondo.

Dio ha mandato suo Figlio - Ciò implica che il Figlio di Dio ha avuto un'esistenza prima della sua incarnazione; vedi Giovanni 16:28. Il Salvatore è spesso rappresentato come inviato nel mondo e come proveniente da Dio.

Fatto di donna - Nella natura umana; nato da una donna, Ciò implica anche che avesse una natura diversa da quella che era derivata dalla donna. Supponendo che fosse un semplice uomo, quanto sarebbe insignificante questa affermazione! Com'è naturale chiedersi, in quale altro modo potrebbe apparire se non essere nato da una donna? Perché è stato designato in modo particolare per venire al mondo in questo modo? Come sembrerebbe strano se si dicesse: "Nel sedicesimo secolo venne Faustus Socinus a predicare l'Unitarismo, fatto di una donna!" oppure, “Nel diciottesimo secolo venne il Dr.

Joseph Priestley, nato da donna, che predica le dottrine di Socinus!» In quale altro modo potrebbero apparire? sarebbe l'indagine naturale. Cosa c'era di speciale nella loro nascita e origine che rendeva necessario tale linguaggio? Il linguaggio implica che c'erano altri modi in cui il Salvatore avrebbe potuto venire; che c'era qualcosa di speciale nel fatto che fosse nato da una donna; e che c'era una ragione speciale per cui quel fatto doveva essere messo in evidenza come una questione di registrazione.

La promessa era Genesi 3:15 che il Messia doveva essere il "seme" o il discendente della donna; e Paolo probabilmente qui allude all'adempimento di quella promessa.

Fatto sotto la legge - Come uno della razza umana, partecipe della natura umana, era soggetto alla Legge di Dio. Come uomo era perseguitato dalle sue esigenze e soggetto al suo controllo. Ha preso il suo posto sotto la Legge per poter realizzare uno scopo importante per coloro che erano sotto di essa. Si assoggettò ad essa per diventare uno di loro e assicurarsi la loro redenzione.

5 Per redimerli - Con la sua morte come sacrificio espiatorio; vedi la nota in Galati 3:13.

Quelli che erano sotto la legge - Peccatori, che avevano violato la Legge, e che erano esposti alla sua terribile punizione.

Affinché possiamo ricevere l'adozione di figli - Essere adottati come figli o figli di Dio; vedi Giovanni 1:12 , nota; Romani 8:15 , nota.

6 E poiché siete figli - In conseguenza del vostro essere stati adottati nella famiglia di Dio e considerati suoi figli. Ne consegue come parte del suo proposito di adozione che i suoi figli avranno lo spirito del Signore Gesù.

Lo Spirito di suo Figlio - Lo spirito del Signore Gesù; lo spirito che lo animava, o che manifestava. L'idea è che, come il Signore Gesù è stato in grado di avvicinarsi a Dio con il linguaggio della tenerezza e dell'amore, così lo sarebbero stati. Egli, essendo il vero ed esaltato Figlio di Dio, aveva lo spirito adatto a tale relazione; adottati e fatti come lui, hanno lo stesso spirito. Lo “spirito” qui citato non significa, come suppongo: lo Spirito Santo in quanto tale; né le doti miracolose dello Spirito Santo, ma lo spirito che li rese simili al Signore Gesù; lo spirito con cui erano in grado di avvicinarsi a Dio come suoi figli e di usare il linguaggio riverente, tenero e affettuoso di un bambino che si rivolge a un padre.

È quella lingua usata dai cristiani quando hanno prove di adozione; l'espressione delle emozioni calde, elevate e ardenti che hanno quando possono avvicinarsi a Dio come loro Dio e rivolgersi a lui come loro Padre.

Piangere - Cioè, lo spirito grida così, Πνεῦμα Pneuma - κράζον krazon). Confronta le note, Romani 8:26. In Romani 8:15 è "con cui piangiamo".

Abba, Padre - Vedi la nota in Romani 8:15. Nella Gemara babilonese, opera ebraica, si dice che non era permesso agli schiavi usare il titolo di Abba nel rivolgersi al padrone della famiglia a cui appartenevano. Se è così, allora il linguaggio che i cristiani sono qui rappresentati come l'uso è il linguaggio degli uomini liberi, e denota che non sono sotto la servitù del peccato.

7 Pertanto - In conseguenza di questo privilegio di rivolgersi a Dio come tuo Padre.

Tu non sei più - Tu che sei Cristiano.

Un servo - Nella servitù del peccato; o trattato come un servitore essendo legato ai riti e alle cerimonie oppressivi della Legge; confronta la nota in Galati 4:3

Ma un figlio - Un figlio di Dio, adottato nella sua famiglia e da trattare come un figlio.

E se un figlio... - Avente diritto a tutti i privilegi di un figlio, e naturalmente di essere considerato un erede attraverso il Redentore, e con lui. Vedere il sentimento qui espresso spiegato nella nota in Romani 8:17.

8 Nondimeno - Ma, ἀλλα alla. L'indirizzo in questo versetto e nei seguenti è evidentemente alla parte dei Galati che erano stati pagani. Questo è probabilmente indicato dalla particella ἀλλὰ alla, ma denota una transizione. Nei versetti precedenti Paolo aveva evidentemente tenuto d'occhio più particolarmente i convertiti ebrei, e aveva descritto la loro precedente condizione come una condizione di servitù ai riti e alle usanze mosaiche, e aveva mostrato gli inconvenienti di quella condizione, rispetto alla libertà impartita dal vangelo.

Per completare la descrizione, si riferisce anche ai Gentili, come condizione di servitù ancora peggiore, e mostra a Galati 4:9 l'assurdità del loro ritorno ad uno stato di schiavitù di qualsiasi genere, dopo la gloriosa liberazione che avevano ottenuto da la servitù degradante dei riti pagani. Il senso è: “Se gli ebrei erano in tale stato di servitù, quanto più irritante e severo era quello di coloro che erano stati pagani.

Eppure da quella servitù il vangelo li aveva liberati e li aveva resi uomini liberi. Com'è assurdo tornare ora a uno stato di vassallaggio e diventare servi sotto i riti oppressivi della legge ebraica!».

Quando non conoscevi Dio - Nel tuo stato di paganesimo, quando non avevi conoscenza del vero Dio e del suo servizio. L'obiettivo non è chiedere scusa per quello che hanno fatto, perché non conoscevano Dio; è per affermare che erano in uno stato di servitù grossolana e irritante.

Hai fatto servizio - Questo non esprime la forza dell'originale. Il significato è: " Eri "schiavi" di ( ἐδουλεύσατε edouleusate); eri in una condizione di servitù, in contrapposizione alla libertà del vangelo”; confrontare Galati 4:3 , dove la stessa parola è usata per descrivere lo stato degli ebrei.

La deriva dell'apostolo è quella di mostrare che ebrei e gentili, prima della loro conversione al cristianesimo, erano in uno stato di vassallaggio o servitù, e che era assurdo al massimo grado tornare di nuovo in quella condizione.

A coloro che per natura non sono dèi, idoli o falsi dèi. L'espressione "per natura", φύσει phusei, secondo Grozio, significa "infatti, re ipsa ". Il senso è che in realtà non avevano pretese di divinità. Molti di loro erano esseri immaginari; molti erano gli oggetti della creazione, come il sole, i venti e le correnti; e molti erano gli eroi defunti che erano stati esaltati per essere oggetti di culto.

Eppure la servitù era reale. Incatenava le loro facoltà; controllava i propri poteri; ha legato la loro immaginazione, ha comandato il loro tempo e le loro proprietà, e li ha resi schiavi. L'idolatria è sempre schiavitù; e la servitù dei peccatori alle loro passioni e appetiti, alla lussuria, all'oro e all'ambizione, non è meno irritante e severa di quanto non fosse la servitù agli dei pagani o ai riti ebraici, o di quanto lo sia ora la servitù dell'Africano a un duro e crudele padrone.

Di tutti i cristiani si può dire che prima della loro conversione “facevano servizio”, ovvero erano schiavi di padroni aspri e crudeli; e nient'altro che il Vangelo li ha resi liberi. Si può aggiungere che le catene dell'idolatria in tutto il mondo sono così rapidamente inchiodate e irritanti come lo erano in Galazia, e che nient'altro che lo stesso vangelo che Paolo predicò lì può spezzare quelle catene e riportare l'uomo alla libertà.

9 Ma ora... - Il senso è che, poiché erano stati liberati dalla loro ignobile servitù nell'adorazione dei falsi dei, ed erano stati ammessi alla libertà trovata nell'adorazione del vero Dio, era assurdo che dovessero ritornare di nuovo a ciò che era veramente schiavitù o servitù, l'osservanza dei riti della legge giudaica.

Che tu abbia conosciuto Dio - Il vero Dio, e la facilità e la libertà del suo servizio nel vangelo.

O meglio sono conosciuti da Dio - Il senso è: "O, per parlare più accuratamente o precisamente, sono conosciuti da Dio". Lo scopo di questa correzione è di evitare l'impressione che potrebbe derivare dalla frase precedente che la loro conoscenza di Dio fosse dovuta a se stessi. Dichiara quindi, che era piuttosto che erano conosciuti da Dio; che era tutto grazie a lui che erano stati portati a conoscere se stesso.

Forse intende anche mettere in luce l'idea che era un favore e un privilegio essere conosciuti da Dio, e che quindi era tanto più assurdo tornare agli elementi deboli e mendicanti.

Come ti volti di nuovo - Margine, "Indietro". "Com'è che stai tornando a una tale schiavitù?" La domanda implica sorpresa e indignazione che lo facciano.

Agli elementi deboli e mendicanti - Ai riti e alle cerimonie della legge giudaica, imponendo una servitù davvero non meno severa dei costumi del paganesimo. Sugli elementi verbali, vedi la nota in Galati 4:3. Sono chiamati "deboli" perché non avevano il potere di salvare l'anima; nessun potere di giustificare il peccatore davanti a Dio.

Sono chiamati “mendicanti” (greco πτωχὰ ptōcha, povero), perché non potevano impartire ricchezze spirituali. Potevano davvero conferire pochi benefici all'uomo. Oppure può essere, come suppone Locke, perché la Legge impediva alle persone che si trovavano nelle povere terre degli alunni dal pieno godimento dell'eredità; Galati 4:1.

Per cui desideri essere di nuovo in schiavitù - Come se tu desiderassi essere in schiavitù. L'assurdità è grande come sarebbe per un uomo che è stato liberato dalla schiavitù desiderare di nuovo le sue catene. Erano stati liberati dal Vangelo dalla servitù irritante del paganesimo, e ora erano di nuovo sprofondati nelle osservanze ebraiche, come se preferissero la schiavitù alla libertà, e fossero disposti a passare da una forma all'altra.

L'idea principale è che è assurdo per le persone che sono state rese libere dal Vangelo tornare di nuovo in qualsiasi tipo di servitù o schiavitù. Possiamo applicarlo ai cristiani ora. Molti sprofondano in una sorta di servitù non meno irritante di quella di peccare prima della loro conversione. Alcuni diventano schiavi di semplici cerimonie e forme nella religione. Alcuni sono schiavi della moda, e il mondo li governa ancora con la mano di un tiranno.

Sono sfuggiti, forse, alle irritanti catene dell'ambizione, e del vizio degradante, e della bassa sensualità; ma divennero schiavi dell'amore del denaro, o del vestito, o delle mode del mondo, come se amassero la schiavitù e le catene; e non sembrano capaci di liberarsi più di quanto lo schiavo possa spezzare i lacci che lo legano. E alcuni sono schiavi di qualche abitudine costosa e folle. Cristiani professi, e anche ministri cristiani, diventano schiavi della disgustosa e ripugnante abitudine di usare il tabacco, legati da una servitù irritante e ferma come quella che mai incatenava le membra di un africano.

Mi addolora aggiungere anche che molti professanti cristiani sono schiavi dell'abitudine di “stare seduti a lungo davanti al vino” e di indulgere in esso liberamente. Oh, se tale conoscesse la libertà della libertà cristiana, e si staccasse da tutti questi ceppi, e mostrasse come il vangelo libera gli uomini da tutti i costumi stolti e assurdi!

10 Voi osservate - L'oggetto di questo versetto è di specificare alcune delle cose di cui erano diventati schiavi.

Giorni - I giorni qui indicati sono senza dubbio i giorni delle feste ebraiche. Avevano numerosi giorni di tali riti, e oltre a quelli specificati nell'Antico Testamento, gli ebrei ne avevano aggiunti molti altri come giorni commemorativi della distruzione e ricostruzione del tempio, e di altri importanti eventi della loro storia. Non è una giusta interpretazione di ciò supporre che l'apostolo si riferisca al sabato, propriamente detto, poiché questo faceva parte del Decalogo; ed è stata osservata dal Salvatore stesso, e anche dagli apostoli.

È una giusta interpretazione applicarlo a tutti quei giorni che non sono comandati di santificare nelle Scritture; e quindi, il passaggio è applicabile all'osservanza dei giorni dei santi, e giorni in onore di eventi particolari nella storia sacra, come ai giorni osservati dai Galati. C'è una vera servitù nell'osservanza delle numerose feste e digiuni nella comunione papale e in alcune chiese protestanti, come c'era nell'osservanza dei giorni nel calendario ecclesiastico ebraico, e per quanto posso vedere, tali osservanze sono incoerenti ora con la libertà del vangelo come lo erano ai tempi di Paolo. Dovremmo osservare come stagioni del tempo santo ciò che può essere dimostrato che Dio ci ha comandato, e non di più.

E mesi - Le feste della luna nuova, tenute dagli ebrei. Numeri 10:10; Numeri 28:11. In questa festa, oltre al sacrificio quotidiano, venivano offerti in sacrificio due giovenchi, un montone e sette pecore di un anno. L'apparizione della luna nuova fu annunciata dal suono delle trombe. Vedi Jahn, Arche. 352.

E tempi - tempi indicati; feste che ritornano periodicamente, come la Pasqua, la Festa di Pentecoste e la Festa dei Tabernacoli. Vedi Jahn, Arche. cap. 3. 346-360.

E anni - L'anno sabbatico, o l'anno del giubileo. Vedi Jahn come sopra.

11 Ho paura di te... - Ho paura di te. I suoi timori erano di non avere un vero principio cristiano. Erano stati così facilmente pervertiti e tornati alla servitù delle cerimonie e dei riti, che era preoccupato che non ci potesse essere un vero principio cristiano nel caso. Quale pastore non ha avuto spesso tali paure del suo popolo, quando lo vede rivolgersi agli elementi deboli e mendicanti del mondo, o quando, dopo aver “scappato bene”, lo vede diventare schiavo della moda, o di qualche abitudine in contrasto con la semplicità del Vangelo?

12 Fratelli, vi prego, siate come sono... - C'è una grande brevità in questo passo, e non poca oscurità, e molte interpretazioni diverse ne sono state date dai commentatori. Le varie opinioni espresse possono essere viste in Crit di Bloomfield. Scavare. Locke lo rende, “Lasciate che io e te siamo come se fossimo tutti uno, pensate di essere molto me; poiché nella mia mente non metto alcuna differenza tra me e te.

Koppe lo spiega così: Imita il mio esempio; poiché io, sebbene ebreo di nascita, non mi preoccupo dei riti ebraici più di te”. Rosenmuller lo spiega: “Imita il mio modo di vivere rifiutando i riti ebraici; come io, avendo rinunciato ai riti giudaici, ero molto simile a te quando ti annunziavo il Vangelo». Altre interpretazioni possono essere viste in Chandler, Doddridge, Calvin, ecc. Nella nostra versione sembra esserci un'impropria espressione; perché se fosse come loro, sembrerebbe ovvio che sarebbero come lui, o gli somiglierebbero.

Il senso del passaggio, però, mi sembra non possa essere difficile. Il riferimento è senza dubbio ai riti e alle usanze ebraiche, e alla questione se fossero vincolanti per i cristiani. L'obiettivo di Paul è persuaderli ad abbandonarli. Si appella a loro, quindi, con il suo stesso esempio. E significa evidentemente: “Imitami in questa cosa. Segui il mio esempio e non conformarti a quei riti e a quei costumi». Il motivo su cui chiede loro di imitarlo può essere:

Che li aveva abbandonati o,

Perché chiede loro di cedergli un punto.

Lo aveva fatto in molti casi per il loro benessere e aveva fatto molti sacrifici per la loro salvezza, e ora chiede loro di cedere questo punto, di diventare come era e di cessare queste osservanze ebraiche, come aveva fatto lui.

Perché io sono come voi - greco "perché io come voi". Questo significa, suppongo: “Poiché mi sono conformato ai tuoi costumi in molte cose. Ho abbandonato le mie peculiarità; rinunciato il più possibile ai miei costumi; mi sono conformato a voi come gentili per quanto ho potuto fare, per beneficiarvi e salvarvi. Ho messo da parte l'unicità dell'ebreo sul principio di farsi tutto a tutti (Note, 1 Corinzi 9:20 ), per salvarvi. Chiedo in cambio solo il piccolo sacrificio che ora diventerai come me nella questione in esame».

Non mi hai affatto ferito - “Non è una questione personale. Non ho motivo di lamentarmi. Non mi hai fatto alcun torto personale. Non c'è differenza tra di noi; nessun sentimento scortese; nessun danno fatto come individui. Posso quindi, con più libertà, chiedervi di cedere su questo punto, quando vi assicuro che non mi sento personalmente offeso. Non ho alcun torto di cui lamentarmi, e lo chiedo per motivi più alti di quanto sarebbe una richiesta individuale: è per il tuo bene e il bene della grande causa.

Quando i cristiani si allontanano dalla verità e trascurano le istruzioni e le esortazioni dei pastori e si conformano al mondo, non è una questione personale, o una questione di offesa personale per loro, per quanto dolorosa possa essere per loro. Non hanno motivo speciale per dire che sono feriti personalmente. È una questione più alta. La causa soffre. Gli interessi della religione sono lesi. La chiesa in generale è offesa e il Salvatore è “ferito nella casa dei suoi amici.

“L'obbedienza al mondo, o la caduta in qualche peccato, è un delitto pubblico, e dovrebbe essere considerato come un'offesa fatta alla causa del Redentore. Mostra la magnanimità di Paolo, che sebbene avessero abbandonato le sue dottrine e dimenticato il suo amore e le sue fatiche nel loro benessere, non lo considerava un'offesa personale e non si considerava personalmente offeso. Un uomo ambizioso o un impostore ne avrebbe fatto la cosa principale, se non l'unica.

13 Sapete come - Per mostrare loro la follia del loro abbracciare i nuovi punti di vista che avevano adottato, ricorda loro i tempi passati, e in particolare la forza dell'attaccamento che avevano dimostrato per lui nei giorni precedenti.

Per infermità della carne - "Debolezza" greca ( ἀσθένειαν astheneian); confrontare la 1 Corinzi 2:3; 2 Corinzi 10:10; 2 Corinzi 12:7 note.

14 E la mia tentazione - "La mia prova", la cosa che era per me una prova e una calamità. Il significato è che fu afflitto da varie calamità e infermità, ma questo non impedì che lo ricevessero come un angelo dal cielo. Vi è, tuttavia, una notevole varietà nei mss. su questo verso. Molti mss., invece di “la mia tentazione”, leggono “la tua tentazione”; e Mill sostiene che questa è la vera lettura.

Griesbach esita tra i due. Ma non è molto importante determinare quale sia la vera lettura. Se dovrebbe essere "tuo", allora significa che sono stati tentati dalle sue infermità a respingerlo; e quindi equivale a circa la stessa cosa. La sensazione generale è che aveva qualche infermità fisica, forse qualche malattia che ritornava periodicamente, che era una grande prova per lui, che sopportavano con grande pazienza e affetto. Di che cosa si trattasse, non ci ha informato, e le congetture sono vane.

Ma mi ha accolto come un angelo di Dio - Con il massimo rispetto, come se fossi stato un angelo mandato da Dio.

Anche come Cristo Gesù - Come avresti fatto tu stesso il Redentore. Impara quindi:

(1) Che il Signore Gesù è superiore a un angelo di Dio.

(2) Che la prova più alta dell'attaccamento a un ministro è riceverlo come sarebbe ricevuto il Salvatore.

(3) Ha mostrato il loro attaccamento al Signore Gesù, che hanno ricevuto il suo apostolo come avrebbero ricevuto il Salvatore stesso; confronta Matteo 10:40.

15 Dov'è allora la beatitudine - Margine, "Ciò che era" - secondo il greco. Le parole "voi avete parlato di" non sono in greco e avrebbero dovuto essere stampate in corsivo. Ma in ogni caso oscurano il senso. Questa non deve essere considerata come una domanda, chiedendo che ne fosse stato della beatitudine, sottintendendo che se ne fosse andata; ma è piuttosto da considerare come un'esclamazione, riferendosi alla felicità di quel momento, e al loro affetto e gioia quando lo ricevettero così.

“Che fortuna hai avuto allora! Com'era felice quel momento! Che tenerezza di affetto! Che gioia traboccante!” Fu un periodo pieno di gioia, di amore e di affettuosa fiducia. Quindi Tyndale lo rende bene: "Come eri felice allora!" In questa interpretazione concordano Doddridge, Rosenmuller, Bloomfield, Koppe, Chandler e altri. Locke lo rende: "Quali benedizioni hai poi riversato su di me!"

Perché io ti porto testimonianza - io testimonio.

Ti saresti cavato gli occhi da solo... - Non si sarebbe potuta fornire una prova più alta di attaccamento. Lo amavano così tanto, che gli avrebbero dato qualunque cosa, per quanto cara; avrebbero fatto di tutto per contribuire al suo benessere. Com'erano cambiati, ora che avevano abbandonato le sue dottrine e si erano arresi alla guida di coloro che insegnavano una dottrina completamente diversa!

16 Sono dunque diventato tuo nemico... - Ti sto dicendo la verità riguardo alla tendenza delle dottrine che hai abbracciato, e il carattere di coloro che ti hanno traviato, e il tuo stesso errore, una prova che ho ha smesso di essere tuo amico? Quanto siamo inclini a sentire che l'uomo che ci parla dei nostri difetti è il nostro nemico! Quanto siamo inclini a trattarlo con freddezza, a "tagliare la sua conoscenza" e a considerarlo con antipatia! Il motivo è che ci dà dolore; e non possiamo avere dolore dato a noi, anche dalla pietra contro la quale inciampiamo, o da alcuna creazione bruta, senza momentanea indignazione, o considerandoli per un tempo come nostri nemici.

Inoltre, non ci piace che un'altra persona conosca i nostri difetti e le nostre follie; ed evitiamo naturalmente la società di coloro che ci conoscono così. Tale è la natura umana; e ci vuole non poca grazia per superarla. e considerare l'uomo che ci parla delle nostre colpe, o le colpe delle nostre famiglie, come nostro amico.

Amiamo essere lusingati e avere i nostri amici lusingati; e ci ritraiamo con dolore da ogni esposizione, o da ogni necessità di pentimento. Quindi, ci allontaniamo da colui che è fedele nel rimproverarci per le nostre colpe. Quindi, le persone si offendono con i loro ministri quando li rimproverano per i loro peccati. Quindi, si offendono per la verità. Quindi, resistono agli influssi dello Spirito Santo, il cui ufficio è portare la verità al cuore e riprendere gli uomini per i loro peccati.

Non c'è niente di più difficile che guardare con affetto costante e incrollabile l'uomo che ci dice fedelmente la verità in ogni momento, quando quella verità è dolorosa. Eppure è il nostro migliore amico. "Fedele sono le ferite di un amico, ma i baci di un nemico sono ingannevoli", Proverbi 27:6. Se sono in pericolo di cadere in un precipizio, mi mostra l'amicizia più pura che me ne parla; se sono in pericolo di respirare l'aria della peste, e si può evitare, mi mostra pura gentilezza chi me ne parla.

Tanto più, se indulgo a una condotta che può rovinarmi, o accarezzo un errore che può mettere in pericolo la mia salvezza, egli mi mostra l'amicizia più pura che è più fedele nell'avvertirmi e nell'avvisarmi di quella che deve essere la fine del mio corso.

17 Ti colpiscono con zelo - Vedi 1 Corinzi 12:31 (greco); 1 Corinzi 14:39. La parola qui usata ( Ζηλόω Zēloō), significa essere “zelante” verso, cioè pro o contro qualsiasi persona o cosa; di solito, in senso buono, di cui essere desiderosi.

Qui significa che i falsi maestri mostrarono zelo verso i Galati, o professarono affetto per loro per guadagnarli come loro seguaci. Erano pieni di ardore e professavano una straordinaria preoccupazione per il loro benessere, come fanno sempre le persone che sono demagoghe o che cercano di fare proseliti. Lo scopo dell'apostolo in questo è, probabilmente, di dire che non era del tutto a causa loro che si erano alienati dalle dottrine che aveva insegnato. C'era stata una grande fatica per farlo; e c'era stata una dimostrazione di zelo che avrebbe potuto mettere in pericolo chiunque.

Ma non bene - Non con buoni motivi, o con buoni progetti.

Sì, ti escluderebbero - Margine, "Noi". Alcune edizioni stampate del Nuovo Testamento hanno ἡμᾶς hēmas, "noi", invece di ὑμᾶς humas, "tu" - Mill. La parola "escludere" qui probabilmente significa che si sforzarono di escludere i Galati dall'amore e dall'affetto di Paolo.

Li avrebbero esclusi da questo, in modo da poterli proteggere per i propri scopi. Se invece si conservasse la lettura a margine, il senso sarebbe più chiaro. “Vogliono escludere noi, cioè me, l'apostolo, per averti tutto per sé. Se riusciranno a liberarsi una volta del tuo attaccamento a me, allora non avranno difficoltà a garantirti da soli.

Questa lettura, dice Rosenmuller, si trova “in molti dei migliori codici, versioni e padri”. Viene adottato da Doddridge, Locke e altri. L'idea principale è chiara: Paul ha ostacolato i loro progetti. I Galati erano veramente attaccati a lui, ed era necessario, per compiere i loro fini, ritirare i loro affetti da lui. Quando i falsi maestri hanno mire su un popolo, cominciano ad alienare la loro fiducia e i loro affetti dai loro pastori e maestri.

Possono sperare in nessun successo finché questo non sarà fatto; e quindi gli sforzi degli erroristi, e degli infedeli, e degli schernitori, sono di minare la fiducia di un popolo nel ministero, e quando ciò è fatto, non è difficile attirarlo ai propri scopi.

Affinché possiate influenzarli - La stessa parola della parte precedente del versetto, "affinché possiate influenzarli con zelo" - cioè, affinché possiate mostrare ardente attaccamento a loro. Il loro primo compito è manifestare un interesse speciale per il vostro benessere; il secondo, per allontanarti da colui che per primo ti aveva annunziato il vangelo; il loro scopo, non la tua salvezza, o il tuo vero bene, ma assicurare il tuo amore zelante per se stessi.

18 Ma è bene essere colpiti con zelo - Il significato di questo è: “Capiscimi: non parlo contro lo zelo. Non ho una parola da dire sulla sua denigrazione. Di per sé, è buono; e il loro zelo sarebbe buono se fosse per una buona causa”. Probabilmente facevano molto affidamento sul loro zelo; forse sostenevano, come sono molto propensi a fare gli erroristi e gli ingannatori, che lo zelo era una prova sufficiente della bontà della loro causa, e che persone così zelanti non potevano essere uomini cattivi. Quante volte questa supplica è eretta dagli amici degli erroristi e degli ingannatori!

E non solo quando sono presente con te - Mi sembra che ci sia grande accortezza e grande delicatezza d'ironia in questa osservazione; e che l'apostolo intende rammentare loro il più dolcemente possibile, che sarebbe stato bene che avessero mostrato il loro zelo in una buona causa quando era assente, come quando era con loro. Il senso potrebbe essere: "Eri estremamente zelante in una buona causa quando ero con te.

Hai amato la verità; mi hai amato. Da quando ti ho lasciato, e non appena sono stato fuori dalla tua vista, il tuo zelo si è spento e il tuo amore ardente per me è stato trasferito ad altri. Permettetemi di ricordarvi che sarebbe bene essere zelanti del bene quando sono via, così come quando sono con voi. Non c'è molto vero affetto in ciò che muore appena si volta le spalle a un uomo”. La dottrina è che il vero zelo o amore vivrà allo stesso modo quando l'oggetto è vicino e quando viene rimosso; quando i nostri amici sono presenti con noi e quando ci lasciano; quando il loro occhio è su di noi, e quando è distolto.

19 I miei piccoli figli - Il linguaggio del tenero affetto, come un genitore userebbe verso la propria prole; vedi la nota a 1 Corinzi 4:15; confronta Matteo 18:3; Gv 13:33 ; 1 Giovanni 2:1 , 1 Giovanni 2:12; 1 Giovanni 4:4; 1 Giovanni 5:21. L'idea qui è che Paolo sentiva di sostenere nei loro confronti la relazione di un padre, e aveva per loro i sentimenti profondi e teneri di un genitore.

Di chi parto di nuovo in travaglio - Per il cui benessere sono profondamente ansioso: e per il quale sopporto profonda angoscia; confronta 1 Corinzi 4:15. La sua ansia per loro paragona alle sofferenze più profonde che la natura umana sopporta; e il suo linguaggio qui è un'illustrazione impressionante di ciò che i ministri del Vangelo dovrebbero sentire, e talvolta sentono, nei confronti del loro popolo.

Fino a quando Cristo non sia formato in te - Il nome Cristo è spesso usato per indicare la sua religione, oi principi del suo vangelo; vedere la nota in Romani 13:14. Qui significa, finché Cristo non regni interamente nei vostri cuori; finché non abbracci completamente e interamente le sue dottrine; e finché non diventi completamente imbevuto del suo spirito; vedi Colossesi 1:27.

20 Desidero essere presente con te ora - Avevano perso molto con la sua assenza; avevano cambiato punto di vista; si erano in qualche modo alienati da lui; e desidera poter essere di nuovo con loro, come era prima. Sperava di ottenere molto di più con la sua presenza personale che con la lettera.

E per cambiare la mia voce - Cioè, da lamentela e censura, a toni di totale confidenza.

Perché dubito di te - Margin, "Sono perplesso per te". Sul significato della parola qui usata, vedi la nota a 2 Corinzi 4:8. Il senso è chiaro. Paolo aveva molte ragioni per dubitare della sincerità e della solidità dei loro princìpi cristiani, ed era profondamente ansioso per questo motivo.

21 Dimmi... - Per mostrare pienamente la natura e l'effetto della Legge, Paolo introduce qui un'illustrazione di un fatto importante della storia ebraica. Questa allegoria ha dato grande perplessità agli espositori e, per certi aspetti, è frequentata con vera difficoltà. Un esame delle difficoltà si troverà nei commenti più grandi. Il mio scopo, senza esaminare le esposizioni che sono state proposte, sarà di affermare, nel minor numero di parole possibile, il semplice significato e il disegno dell'allegoria.

Il design non è difficile da capire. È mostrare l'effetto dell'essere sotto la schiavitù o la servitù della legge ebraica, rispetto alla libertà che il Vangelo impartisce. Paolo si era rivolto ai Galati dicendo che avevano un vero desiderio di essere schiavi, o di essere servi; la nota in Galati 4:9. Aveva rappresentato il cristianesimo come uno stato di libertà ei cristiani come figli di Dio, non servi, ma uomini liberi.

Per mostrare la differenza delle due condizioni, fa appello a due casi che ne fornirebbero un'illustrazione impressionante. L'uno era il caso di Agar e suo figlio. L'effetto della schiavitù è stato ben illustrato lì. Lei e suo figlio furono trattati con severità, e furono scacciati e perseguitati. Questa era una buona illustrazione della schiavitù ai sensi della Legge; della servitù alle leggi di Mosè; ed era una rappresentazione adeguata di Gerusalemme come lo era al tempo di Paolo.

L'altro caso era quello di Isaac. Era figlio di una donna libera e fu trattato di conseguenza. Era considerato un figlio, non un servo. Ed era una bella illustrazione del caso di coloro che furono resi liberi dal Vangelo. Hanno goduto di una simile libertà e filiazione, e non dovrebbero cercare uno stato di servitù o schiavitù. La condizione di Isacco era un'adeguata illustrazione della Nuova Gerusalemme; la città celeste; il vero regno di Dio.

Ma Paolo non intende dire, come suppongo, che la storia del figlio di Agar e del figlio di Rebecca fosse mera allegoria, o che la narrazione di Mosè fosse destinata a rappresentare la diversa condizione di coloro che erano sotto la Legge e sotto il Vangelo.

Lo usa semplicemente, come mostra la differenza tra servitù e libertà, e come un'illustrazione impressionante della natura della schiavitù alla legge ebraica e della libertà del Vangelo, proprio come chiunque può usare un fatto storico sorprendente per illustrare un principio. Queste osservazioni generali costituiranno la base della mia interpretazione di questa celebre allegoria. L'espressione “dimmi” è di affettuoso rimostranza e ragionamento; vedi Luca 7:42 , "Dimmi, dunque, chi di questi lo amerà di più?" Confronta Isaia 1:18 : "Vieni, ora, e ragioniamo insieme, dice il Signore".

Voi che desiderate essere sotto la legge - Vedi la nota in Galati 4:9. Tu che vuoi obbedire alle leggi di Mosè. Tu che ritieni che la conformità a quelle leggi sia necessaria alla giustificazione.

Non ascolti la legge? - Non capisci cosa dice la Legge? Non ascolterete i suoi stessi ammonimenti e le istruzioni che possono derivare dalla Legge in materia? La parola “legge” qui non si riferisce ai comandi che furono pronunciati sul monte Sinai, ma al libro della Legge. Il brano a cui si fa riferimento è nel Libro della Genesi; ma; tutti i cinque libri di Mosè furono classificati dai Giudei sotto il nome generico della Legge; vedi la nota a Luca 24:44. Il senso è: "Non ascolterai un racconto trovato in uno dei libri della Legge stessa, che illustri pienamente la natura di quella servitù che desideri?"

22 Perché è scritto - Genesi 16; Genesi 21.

Abramo ebbe due figli: Ismaele e Isacco. Successivamente Abramo ebbe diversi figli da Keturah dopo la morte di Sara; Genesi 26:1. Ma i due figli di Agar e Sara erano i più importanti, e gli eventi della loro vita fornirono l'illustrazione particolare che Paolo desiderava.

Quello di una schiava: Ismaele, figlio di Agar. Agar era una schiava egiziana, che Sara diede ad Abramo perché non fosse del tutto senza posteri; Genesi 16:3.

L'altro da una donna libera - Isacco, figlio di Sara; Genesi 21:1.

23 Ma colui che era della schiava è nato secondo la carne - Nel corso ordinario della natura, senza alcuna promessa speciale, o alcuna insolita interposizione divina, come nel caso di Isacco.

Ma lui della donna libera... - La nascita di Isacco avvenne secondo una speciale promessa, e per notevole interposizione divina; vedi Genesi 18:10; Genesi 21:1; Ebrei 11:11; confrontare le note in Romani 4:19.

L'idea qui di Paolo è che il figlio dello schiavo era in una condizione umile e inferiore fin dalla sua nascita. Non c'era nessuna promessa speciale che lo accompagnasse. Nacque in uno stato di inferiorità e servitù che lo accompagnò per tutta la vita. Isacco, tuttavia, ricevette delle promesse non appena nacque, e rimase sotto il beneficio di quelle promesse finché visse. Lo scopo di Paolo è di affermare la verità riguardo a una condizione di servitù e schiavitù.

È accompagnato da mali dall'inizio alla fine; dalla nascita alla tomba. Con questa illustrazione intende mostrare loro la follia di diventare schiavi volontari della Legge dopo essere stati resi liberi.

24 Quali cose - I diversi resoconti di Ismaele e Isacco.

Sono un'allegoria - Può essere considerata allegoricamente, o illustrante grandi principi riguardo alla condizione degli schiavi e degli uomini liberi; e può quindi essere usato per illustrare l'effetto della servitù alla Legge di Mosè rispetto alla libertà del Vangelo. Non intende dire che il resoconto storico di Mosè non fosse vero, o fosse semplicemente allegorico; né intende dire che Mosè intendesse che questa fosse un'allegoria, o che intendesse applicarla allo scopo esatto per cui Paolo la applicò.

Nessun tale disegno è evidente nella narrazione di Mosè, ed è evidente che non aveva tale intenzione. Né si può dimostrare che Paolo intende essere inteso come se dicesse che Mosè avesse un tale disegno, o che il suo racconto non fosse un resoconto di un semplice fatto storico. Paolo lo usa come farebbe con qualsiasi altro fatto storico che illustrerebbe lo stesso principio, e non ne fa uso più di quanto non ne facesse il Salvatore nelle sue parabole di narrazioni reali o fittizie per illustrare una verità importante, o di quanto facciamo sempre di reale storia per illustrare un principio importante.

La parola usata qui da Paolo ( ἀλληγορέω allēgoreō) deriva da ἄλλος allos, un altro, e ἀγορεύω agoreuō , parlare, parlare apertamente o in pubblico - Passow. Significa propriamente dire qualcosa in modo diverso da quello che si intende (Passow); parlare allegoricamente; allegorizzare.

La parola non ricorre altrove nel Nuovo Testamento, né si trova nella Settanta, sebbene ricorra spesso negli scrittori classici. Un'allegoria è una metafora continua; vedi Le lezioni di Blair, xv. È una frase o un discorso figurativo, in cui l'oggetto principale è descritto da un altro soggetto che gli somiglia nelle proprietà e nelle circostanze: Webster. Le allegorie sono nelle parole ciò che i geroglifici sono nella pittura.

Si dice che la distinzione tra una parabola e un'allegoria sia che una parabola è una presunta storia per illustrare qualche verità importante, come la parabola del buon Samaritano, ecc.; un'allegoria si basa su fatti reali.

Non è probabile, tuttavia, che questa distinzione venga sempre osservata con attenzione. A volte l'allegoria si basa sulla somiglianza con qualche oggetto inanimato, come nella bella allegoria di Salmi 80. Allegorie, parabole e metafore abbondano negli scritti dell'Oriente. La verità era più facilmente custodita in questo modo e poteva essere meglio preservata e trasmessa quando era collegata a una storia interessante.

La vivace fantasia dei popoli d'Oriente li condusse anche a questo modo di comunicare la verità; sebbene l'amore per esso sia probabilmente fondato nella natura umana. L'allegoria più sostenuta di qualsiasi considerevole lunghezza al mondo è, senza dubbio, Pilgrim's Progress di Bunyan; eppure questo è tra i più popolari di tutti i libri. Gli antichi ebrei amavano molto le allegorie e persino trasformarono in allegoria una parte considerevole dell'Antico Testamento. Anche gli antichi filosofi greci amavano questo modo di insegnare.

Pitagora istruì i suoi seguaci in questo modo, e questo era comune tra i greci e fu molto imitato dai primi cristiani - Calmet. Molti dei Padri Cristiani, della scuola di Origene, resero l'Antico Testamento quasi interamente allegorico, e trovarono misteri nelle narrazioni più semplici. La Bibbia divenne così con loro un libro di enigmi, e l'esegesi consisteva in un adattamento ingegnoso e fantasioso di tutte le narrazioni nelle scritture agli eventi successivi.

L'uomo più fantasioso e più ingegnoso, su questo principio, era il miglior interprete; e poiché ogni uomo poteva attribuire alle scritture qualsiasi mistero nascosto che avesse scelto, esse divennero del tutto inutili come guida infallibile. Ora prevalgono i migliori principi di interpretazione; e la grande verità è uscita, mai più da ricordare, che la Bibbia deve essere interpretata secondo lo stesso principio di tutti gli altri libri; che la sua lingua deve essere investigata dalle stesse leggi della lingua in tutti gli altri libri; e che nell'allegorizzare le scritture non si deve prendere più libertà di quella che si può prendere con Erodoto o Livio.

È lecito usare narrazioni di eventi reali per illustrare sempre principi importanti. Si fa spesso un tale uso della storia; e un tale uso, suppongo, l'apostolo Paolo fa qui di un fatto importante nella storia dell'Antico Testamento.

Per questi sono - Questi possono essere usati per rappresentare i due patti. L'apostolo non poteva significare che i figli di Sara e Agar fossero letteralmente i due patti; per questo non potrebbe essere vero, e la dichiarazione sarebbe incomprensibile. In che senso Ismaele potrebbe essere chiamato un patto? Il significato, quindi, deve essere che fornissero un'illustrazione o una rappresentazione appropriata dei due patti; avrebbero mostrato quale fosse la natura dei due patti.

Le parole “sono” ed “è” sono spesso usate in questo senso nella Bibbia, per indicare che una cosa ne rappresenta un'altra. Così nell'istituzione della cena del Signore; “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo” Matteo 26:26; cioè, questo rappresenta il mio corpo. Il pane non era il corpo vivente che era allora davanti a loro. Così in Galati 4:28; “Questo è il mio sangue del nuovo patto;” cioè, questo rappresenta il mio sangue.

Il vino nel calice non poteva essere il sangue vivo del Redentore che allora scorreva nelle sue vene; vedere la nota in quel luogo; confronta Genesi 41:26.

Le due alleanze - Margine, "Testamenti". La parola qui significa alleanze o patti; vedi la nota a 1 Corinzi 11:25. Le due alleanze a cui qui si fa riferimento, sono quella sul monte Sinai fatta con gli ebrei, e l'altra quella che è fatta con il popolo di Dio nel vangelo. L'una assomiglia alla condizione di schiavitù in cui si trovavano Agar e suo figlio; l'altro la condizione di libertà in cui si trovavano Sara e Isacco.

Quello del Monte Sinai - Margine, "Sina". Il greco è "Sina", sebbene la parola possa essere scritta in entrambi i modi.

Quale genere è legato alla schiavitù - Che tende a produrre schiavitù o servitù. Cioè, le leggi sono severe e severe; e la loro osservanza è costosa e onerosa come uno stato di schiavitù; vedi la nota ad Atti degli Apostoli 15:10.

Che è Agar - Quale Agar rappresenterebbe in modo appropriato. La condizione di servitù prodotta dalla Legge aveva una forte somiglianza con la sua condizione di schiava.

25 Perché questo Agar è il Monte Sinai - Questo Agar rappresenta bene la Legge data sul Monte Sinai. Nessuno può credere che Paolo intendesse dire che Agar era letteralmente il Monte Sinai. Si è sentita una grande perplessità riguardo a questo passaggio, e Bentley ha proposto di cancellarlo del tutto come interpolazione. Ma non c'è una buona autorità per questo. Diversi manoscritti e versioni lo leggono: "Perché questo Sinai è una montagna in Arabia"; altri, "a questa Agar risponde Gerusalemme", ecc.

Il Griesbach ha messo in margine queste letture, e le ha segnate come non respinte come certamente false, ma come degne di un più attento esame; come sostenuto da alcuni argomenti plausibili, anche se non nel complesso soddisfacenti. Si dice che la parola Hagar in arabo significhi una roccia; e si è supposto che il nome fosse dato appropriatamente al monte Sinai, perché era un mucchio di rocce, e che Paolo avesse qui allusione a questo significato della parola.

Così Chandler, Rosenmuller e altri lo interpretano. Ma non riesco a trovare in Castell o Gesenius che la parola Hagar in arabo abbia questo significato; ancor meno ci sono prove che il nome sia mai stato dato al monte Sinai dagli arabi, o che un tale significato fosse noto a Paolo. Il senso più chiaro e più ovvio di un passaggio è generalmente il vero senso; e l'ovvio senso qui è che Agar era una giusta rappresentazione del Monte Sinai e della Legge data lì.

In Arabia - Il Monte Sinai si trova in Arabia Petraea, o Rocky. Rosenmuller dice che questo significa "in lingua araba"; ma probabilmente in questa interpretazione è solo.

E risponde a Gerusalemme - Margine: "È nello stesso grado con". Il margine è la traduzione migliore. Il significato è, è proprio come esso, o corrisponde ad esso. Gerusalemme così com'è ora (cioè ai tempi di Paolo), è come il monte Sinai. È soggetto a leggi, riti e costumi; vincolato da uno stato di servitù, di paura e di tremore, come esisteva quando la Legge fu data sul monte Sinai.

Non c'è libertà; non ci sono opinioni grandi e liberali; non c'è nulla della libertà che il Vangelo impartisce agli uomini. La parola συστοιχεῖ sustoichei, “risponde a”, significa propriamente avanzare in ordine insieme; andare insieme, mentre i soldati marciano nello stesso rango; e poi corrispondere. Significa qui che il Monte Sinai e Gerusalemme come era allora sarebbero stati adatti a marciare insieme nello stesso plotone o rango.

Nello schierare un esercito, si ha cura di mettere insieme soldati della stessa altezza, taglia, abilità e coraggio, se possibile. Quindi qui significa che erano simili. Entrambi erano legati alla schiavitù, come Hagar. Da un lato, è stata data una legge che ha portato alla schiavitù; e l'altro era infatti sotto una misera servitù di riti e di forme.

Che ora è - Come esiste ora; cioè schiavo dei riti e delle forme, come era appunto ai tempi di Paolo.

Ed è in schiavitù - Alle leggi e ai costumi. Era sottoposta a riti duri e oppressivi, come la schiavitù. Era anche schiava del peccato Giovanni 8:33; ma questa non sembra essere l'idea qui.

Con i suoi figli - I suoi abitanti. È rappresentata come una madre e i suoi abitanti, gli ebrei, sono nella condizione del figlio di Agar. Su questo passaggio confronta le note a 1 Corinzi 10:4 , per un'illustrazione più completa dei principi qui coinvolti.

26 Ma Gerusalemme che è in alto - La Gerusalemme spirituale; la vera chiesa di Dio. Gerusalemme era il luogo in cui si adorava Dio, e quindi è diventato sinonimo della parola chiesa, o è usato per rappresentare il popolo di Dio. La parola resa "sopra" ( ἄνω anō) significa propriamente "sopra", ciò che è sopra; e quindi, celeste, celeste; Colossesi 3:1; Giovanni 8:23.

Qui significa la Gerusalemme celeste o celeste; Apocalisse 21:2 "E io Giovanni vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, che scendeva da Dio, dal cielo". Ebrei 12:22 , "siete venuti al monte Sion e alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste". Qui è usato per indicare la chiesa, come di origine celeste.

È libero - Lo spirito del vangelo è quello della libertà. È libertà dal peccato, libertà dalla schiavitù dei riti e dei costumi, e tende a promuovere la libertà universale; vedi la nota in Galati 4:7; confronta Giovanni 8:32 , Giovanni 8:36; e la nota a 2 Corinzi 3:17.

Che è la madre di tutti noi - Di tutti coloro che sono veri cristiani, sia che siamo ebrei di nascita o gentili. Non dobbiamo, quindi, cedere a qualsiasi servitù degradante e avvilente el qualsiasi tipo; confronta la nota in 1 Corinzi 6:12.

27 Perché è scritto: Questo passaggio si trova in Isaia 54:1. Per un'esposizione del suo significato come si verifica lì, vedere i miei appunti su Isaia. Lo scopo dell'apostolo nell'introdurlo qui sembra essere quello di provare che i Gentili così come gli Ebrei avrebbero partecipato ai privilegi connessi con la Gerusalemme celeste.

Nel versetto precedente aveva parlato della Gerusalemme dall'alto come la madre comune di tutti, i veri cristiani, ebrei o gentili che fossero di nascita. Questo potrebbe essere contestato o messo in dubbio dagli ebrei; e perciò adduce questa prova dall'Antico Testamento. Oppure, se non si dubitava, la citazione era comunque pertinente e illustrava il sentimento che aveva appena espresso. La menzione di Gerusalemme come madre sembra aver suggerito questo testo.

Isaia aveva parlato di Gerusalemme come di una donna che era stata a lungo desolata e senza figli, ora gioiosa per una grande adesione dal mondo dei Gentili, e crebbe di numero come una donna che avrebbe dovuto avere più figli di una che era stata sposata da tempo. A questo Paolo si riferisce appropriatamente quando dice che tutta la chiesa, ebrei e gentili, erano i figli della Gerusalemme celeste, qui rappresentata come una madre gioiosa.

Non ha citato letteralmente dall'ebraico, ma ha usato la versione dei Settanta, e ha mantenuto il senso. Il senso è che l'adesione dal mondo dei Gentili sarebbe stata molto più numerosa di quanto non fosse mai stato il popolo ebraico; una profezia che si è già avverata.

Rallegrati sterile che non partori - Come gioirebbe una donna che non ha avuto figli. Questo rappresenta probabilmente il mondo pagano come apparentemente abbandonato e abbandonato, e con il quale non c'era stato nessuno dei veri figli di Dio.

Irrompere e piangere - O "prorompere ed esclamare;" vale a dire, scoppiare in esclamazioni forti e gioiose alla straordinaria adesione. Il grido a cui si fa riferimento qui doveva essere un grido o un grido di gioia; il linguaggio dell'esultanza. Quindi la parola ebraica in Isaia 54:1 צהל tsaahal significa.

Per il desolato - Lei che era desolata e apparentemente abbandonata. Si riferisce letteralmente a una donna che sembrava desolata e abbandonata, che non era sposata. In Isaia può riferirsi a Gerusalemme, da tempo abbandonata e desolata, o come alcuni suppongono al mondo dei Gentili; vedi la mia nota in Isaia 54:1.

Di colei che ha un marito - Forse riferendosi al popolo ebraico come in alleanza con Dio, e spesso detto sposato con lui; Isaia 62:4; Isaia 54:5.

28 Ora noi, fratelli - Noi che siamo cristiani.

Sono i figli della promessa - Assomigliamo tanto a Isacco, che ci vengono fatte grandi e preziose promesse. Non siamo nella condizione di Ismaele, al quale non è stata fatta alcuna promessa.

29 Ma come allora colui che nacque secondo la carne - Ismaele; vedi Galati 4:23.

Perseguitato colui che nacque secondo lo Spirito - Cioè Isacco. La frase, "secondo lo Spirito", qui, è sinonimo di "secondo la promessa" nel versetto precedente. Si oppone alla frase "secondo la carne" e significa che la sua nascita avvenne per opera speciale o miracolosa di Dio; vedi Romani 4.

Non era nel normale corso degli eventi. La persecuzione a cui si fa riferimento qui era il trattamento offensivo che Isacco ricevette da Ismaele, o l'opposizione che sussisteva tra loro. Il riferimento particolare di Paolo è senza dubbio a Genesi 21:9 , dove si dice che “Sara vide il figlio di Agar l'Egiziana, che aveva partorito ad Abramo, beffardo.

Fu a causa di ciò, e su richiesta speciale di Sara, che Agar e suo figlio furono espulsi dalla casa di Abramo; Genesi 21:10.

Anche così è ora - Cioè, i cristiani, i figli della promessa, sono perseguitati dagli ebrei, gli abitanti di Gerusalemme, "come è ora", e che non sono interessati alle promesse, come lo era Ismaele. Per un'illustrazione di ciò, vedere Hora Paulina di Paley, su questa Epistola, n. v. Il Dr. Paley ha osservato che non sembra che l'apostolo Paolo sia mai stato assalito dai Gentili, a meno che non siano stati prima istigati dagli Ebrei, eccetto in due casi.

Uno di questi fu a Filippi, dopo la cura della Pitonessa Atti degli Apostoli 16:19; e l'altro a Efeso, su istanza di Demetrio; Atti degli Apostoli 19:24. Le persecuzioni dei cristiani sorsero, quindi, principalmente dagli ebrei, da coloro che erano schiavi della Legge, e dei riti e delle usanze; e l'allusione di Paolo qui al caso della persecuzione subita da Isacco, il figlio nato libero, è estremamente pertinente e felice.

30 Tuttavia - Ma Ἀλλα (Alla).

Cosa dice la Scrittura? - Cosa insegna la Scrittura sull'argomento? Quale lezione trasmette riguardo al servo?

Scaccia la schiava e suo figlio - Questa era la lingua di Sara, in un discorso ad Abramo, chiedendogli di scacciare Agar e Ismaele; Genesi 21:10. Questo è stato fatto. Paul lo usa qui come applicabile al caso dinanzi a lui. Come usato da lui, il significato è che tutto come la servitù nel Vangelo deve essere respinto, poiché Agar e Ismaele furono scacciati.

Non significa, come mi sembra, che dovessero espellere i maestri ebrei in Galazia, ma che dovessero rifiutare tutto come la servitù e la schiavitù; dovevano aderire solo a ciò che era libero. Paolo non può qui significare che il passaggio in Genesi 21:10 , originariamente si riferiva al vangelo, poiché nulla evidentemente era più lontano dalla mente di Sara di un tale riferimento; né si può dimostrare che intendesse approvare o rivendicare la condotta di Sara; ma trova un passaggio applicabile al suo scopo e trasmette le sue idee in quella lingua come esprimendo esattamente il suo significato. Tutti usiamo il linguaggio in quel modo ovunque lo troviamo.

(Eppure Dio confermò la sentenza di Sara; Genesi 21:12. Quindi, il signor Scott parafrasa così: "Ma come i Galati potrebbero leggere nelle Scritture che Dio stesso aveva comandato che Agar e Ismaele fossero allontanati dalla famiglia di Abramo, che il figlio della schiava non avrebbe potuto condividere l'eredità con Isacco; anche così la nazione giudaica sarebbe stata presto scacciata dalla chiesa, e tutti coloro che sarebbero rimasti sotto il patto legale sarebbero stati esclusi dal cielo”.

31 Allora, fratelli - Ne consegue tutto questo. Non dall'allegoria considerata come un argomento - poiché Paolo non la usa così - ma dalle considerazioni suggerite sull'intero argomento. Poiché la religione cristiana è così superiore a quella ebraica; poiché per essa siamo liberati dalla servitù degradante, e non siamo schiavi di riti e cerimonie; giacché è stato destinato a renderci veramente liberi, e poiché per quella religione siamo ammessi ai privilegi dei figli, e non siamo più sotto leggi, e tutori e governatori, come se fossimo minorenni; da tutto ciò segue che dobbiamo sentirci e agire non come figli di una schiava e nati in schiavitù, ma come figli di una donna libera e nati alla libertà.

È diritto di nascita dei cristiani pensare, sentire e agire come uomini liberi, e non dovrebbero permettere a se stessi di diventare schiavi di costumi, riti e cerimonie, ma dovrebbero sentirsi figli adottivi di Dio.

Chiude così questa celebre allegoria, un'allegoria che ha molto perplesso la maggior parte degli espositori e la maggior parte dei lettori della Bibbia. In considerazione di ciò, e dell'esposizione che precede, ci sono alcune osservazioni che non possono essere fatte in modo inopportuno.

(1) Non è affatto affermato che la storia di Agar e Sara nella Genesi, abbia avuto alcun riferimento originale al Vangelo. Il resoconto è una semplice narrativa storica, non progettata per avere alcun riferimento del genere.

(2) La narrazione contiene principi importanti, che possono essere usati per illustrare la verità, ed è così usata dall'apostolo Paolo. Ci sono punti paralleli tra la storia e le verità della religione, dove l'una può essere illustrata dall'altra.

(3) L'apostolo non lo usa affatto come argomento, o come se ciò dimostrasse che i Galati non dovevano sottomettersi ai riti e alle usanze ebraiche. È un'illustrazione della natura comparativa della servitù e della libertà e, quindi, illustrerebbe la differenza tra un'adesione servile ai riti ebraici e la libertà del Vangelo.

(4) This use of an historical fact by the apostle does not make it proper for us to turn the Old Testament into allegory, or even to make a very free use of this mode of illustrating truth. That an allegory may be used sometimes with advantage, no one can doubt while the “Pilgrim’s Progress” shall exist. Nor can anyone doubt that Paul has here derived, in this manner, an important and striking illustration of truth from the Old Testament.

Ma nessuno che abbia familiarità con la storia dell'interpretazione può dubitare che un vasto danno sia stato fatto da un modo fantasioso di spiegare l'Antico Testamento; facendo di ogni fatto della sua storia un'allegoria; e ogni spilla e colonna del tabernacolo e del tempio un simbolo. Niente è più adatto a disprezzare l'intera scienza dell'interpretazione; nulla disonora di più la Bibbia, che farne un libro di enigmi, e la religione consistere in presunzioni puerili.

La Bibbia è un libro di senso; e tutte le dottrine essenziali per la salvezza sono chiaramente rivelate. Dovrebbe essere interpretato, non per semplice presunzione e fantasia, ma per le leggi sobrie secondo le quali sono interpretati gli altri libri. Dovrebbe essere spiegato, non sotto l'influenza di una vivida immaginazione, ma sotto l'influenza di un cuore imbevuto di amore per la verità, e di una comprensione disciplinata a indagare il significato di parole e frasi, e capace di rendere ragione del interpretazione proposta.

Le persone possono usare abbondantemente i fatti dell'Antico Testamento per illustrare la natura umana, come fece Paolo; ma è lontano il giorno in cui i principi di Origene e di Cocceio prevarranno di nuovo, e in cui si presumerà che "la Bibbia significa tutto ciò che può significare".

(Queste sono osservazioni eccellenti, e la cautela che l'autore dà contro i sistemi stravaganti e fantasiosi di interpretare le scritture non può essere ripetuta troppo spesso. È consentito, tuttavia, quasi da tutte le parti, che questa allegoria sia presentata solo a titolo illustrativo, e non di argomento.Stando così le cose, la questione se la storia nella Genesi fosse originariamente destinata a rappresentare la materia, a cui Paolo qui la applica, non è certo di grande importanza, nonostante il dotto lavoro che è stato speso su di esso, e in misura tale da giustificare l'osservazione del critico.

“vexavit interpreta vehementer vexatus ab iis et ipse.” Qualunque sia il disegno originale del passaggio, l'apostolo lo ha impiegato come illustrazione del suo soggetto, ed è stato guidato dallo Spirito di ispirazione nel farlo. Ma certamente non dovremmo essere molto in errore, se poiché un apostolo ha affermato tale rappresentazione spirituale, la supponiamo originariamente intesa dallo Spirito; né corriamo un grande pericolo di fare modelli di ogni perno e pilastro, fintanto che ci limitiamo rigorosamente all'ammissione di quelli che riposano solo sull'autorità apostolica.

"Questa transazione", dice l'eminentemente giudizioso Thomas Scott, "era così notevole, la coincidenza così esatta e l'illustrazione così istruttiva, che non possiamo dubitare che originariamente fosse intesa, dallo Spirito Santo, come un'allegoria e un tipo di quelle cose cui l'ispirato apostolo lo riferiva.”)

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Galati 4

1 INTRODUZIONE A GALATI 4

In questo capitolo l'apostolo parla dell'abrogazione della legge cerimoniale, sotto la quale si trovavano i santi dell'Antico Testamento, essendo come bambini sotto tutori; incolpa i Galati di esservi tornati quando ne furono liberati; ricorda loro l'antico affetto che avevano provato per lui e per il suo ministero; descrive i falsi apostoli, che erano stati l'occasione del loro allontanamento dalla verità, e con una bella allegoria espone la differenza tra le dispensazioni legali e quelle evangeliche. E considerando che nell'ultima parte del capitolo precedente aveva paragonato la legge a un maestro di scuola, sotto la quale gli ebrei erano fino alla venuta di Cristo; qui fa uso di un'altra similitudine per esprimere la stessa cosa, che è quella di un erede quando è minorenne essendo sotto tutori e governatori, fino al tempo fissato dalla volontà del genitore, Galati 4:1,2 una sistemazione di cui la similitudine è in Galati 4:3, con la quale gli ebrei sotto la precedente dispensazione sono rappresentati come bambini, e come in uno stato di schiavitù alla legge cerimoniale, dalla quale c'è una liberazione da parte di Cristo al tempo fissato del Padre, dal quale è stato mandato a tale scopo; l'atto dell'invio è attribuito a Dio Padre; la persona inviata è descritta come il Figlio di Dio; il tempo in cui è chiamato la pienezza del tempo; e le circostanze in cui fu mandato furono, che fu fatto da donna, e fatto sotto la legge, Galati 4:4, il fine del suo invio era di riscattare da essa il suo popolo, che era sotto di essa; e che potessero ricevere l'adozione di figli, il privilegio e lo spirito di essa, Galati 4:5. Quindi, poiché erano figli di Dio, e come frutto ed effetto della loro redenzione per mezzo di Cristo, lo Spirito di Dio è stato fatto scendere nei loro cuori, per far conoscere e testimoniare la loro adozione, Galati 4:6, e i benefici che ne derivano sono, che tali sono o non dovrebbero più essere i servi della legge, ma sono figli e liberi da essa, e sono eredi di Dio, Galati 4:7, e affinché la grazia di Dio appaia più illustre in questo privilegio di filiazione, e la stoltezza dei Galati sia più manifesta nel tornare alla legge cerimoniale, si prende nota di ciò che erano e facevano prima della conversione, e a cosa erano inclini ora; che mentre, mentre ignoravano Dio, servivano divinità fittizie nominali, tali che non erano dèi per natura; eppure ora, sebbene conoscessero Dio e lo conoscessero, sembravano desiderosi di essere in uno stato di servitù e schiavitù verso gli elementi deboli e meschini della legge cerimoniale, Galati 4:8,9, di cui sono riportati esempi nei loro giorni, mesi, tempi e anni di osservazione, Galati 4:10, che diede all'apostolo una grande preoccupazione, temendo che la sua fatica tra loro fosse vana, e inutilmente, Galati 4:11, perciò li supplica come suoi fratelli di imitare lui, che essendo un Giudeo, aveva tuttavia rinunciato all'osservanza della legge cerimoniale, Galati 4:12, e poi ricorda loro la loro precedente considerazione per lui; come, sebbene egli predicasse loro il Vangelo per molta debolezza, essi non lo disprezzarono e non lo rigettarono a causa delle sue infermità, ma lo accolsero con tutti i segni di rispetto immaginabili, come se fosse stato un angelo; sì, come se fosse stato Cristo stesso, Galati 4:13,14, che allora si consideravano persone felici a causa del Vangelo che predicava loro, e poi avevano un tale affetto per lui, che se fosse stato necessario avrebbero dato i loro occhi a lui; eppure ora era diventato il loro nemico per aver predicato le stesse verità che aveva predicato allora, la giustificazione mediante la fede nella giustizia di Cristo e l'abrogazione della legge, Galati 4:15,16, poi dà un resoconto dei falsi apostoli, che fingevano un affetto zelante per i Galati; che non era buono, né con vedute giuste, Galati 4:17, sebbene lo zelo in una buona causa, e che continua, è molto lodevole, Galati 4:18, e un tale attaccamento costante e cordiale aveva l'apostolo a loro; perciò li chiama i suoi figlioletti, dice di aver partorito a causa loro, essendo il suo ardente desiderio che Cristo apparisse formato in loro, Galati 4:19, perciò poiché era nel dubbio e nell'angoscia riguardo a loro, desiderava molto stare con loro e cambiare il suo modo di discutere con loro; e dalla legge, e non dal Vangelo, mostra loro il loro errore e la loro follia, Galati 4:20,21, cosa che fa nel seguente modo allegorico, osservando che Abramo ebbe due figli, l'uno da una serva, l'altro dalla sua legittima moglie; l'uno era secondo la carne, l'altro per promessa; che allegoricamente significava i due patti del Sinai e di Sion, Galati 4:22-24. Agar la schiava rappresentava il patto stipulato sul monte Sinai in Arabia, in base al quale gli ebrei carnali e la loro posterità erano in uno stato di schiavitù; e Sara la donna libera, il patto di grazia sotto la dispensazione del Vangelo e lo stato della chiesa del Vangelo, che è dall'alto, libero, fertile e numeroso, Galati 4:25,26, che è confermato, Galati 4:27, da un passaggio di Isaia 44:1 e come queste due donne erano tipiche dei due patti, così la loro rispettiva progenie rappresentava i due tipi di professori, legalisti e cristiani evangelici. I veri credenti in Cristo sono come Isacco, i figli della promessa; i legalisti sono come Ismaele, uomini secondo la carne, e dello stesso spirito persecutore con lui: perciò, come allora l'Ismaele carnale perseguitava l'Isacco spirituale, così in questo tempo gli ebrei carnali perseguitavano i veri cristiani, Galati 4:28,29 tuttavia per il conforto di questi ultimi, si osserva dalla Scrittura che i primi saranno scacciati, e non essere erede con loro, Galati 4:30, e la conclusione del tutto è che i santi sotto la dispensazione del Vangelo non sono schiavi della legge, ma sono resi liberi da Cristo; alla quale libertà sono chiamati e alla quale devono stare, Galati 4:31

Versetto 1. Ora dico:

Per illustrare ciò che aveva detto riguardo al fatto che la legge era stata un maestro di scuola per gli ebrei fino alla venuta di Cristo, e poi cessava di esserlo, propone il caso di un erede durante la sua minore età, fino a quando non giungesse al momento giusto per godere del suo patrimonio

che l'erede, purché sia un figlio; chiunque è erede del patrimonio di suo padre, o di un altro, quando è minorenne, essendo considerato come un fanciullo, come lo è dalla sua infanzia alla sua età adulta,

non differisce nulla da un servo: non è uomo di se stesso, né a sua disposizione, non può fare ciò che vuole, è sotto controllo, è tenuto a scuola o agli affari, ed è soggetto a correzione e castigo a seconda di come si comporta, né può avere il libero uso del patrimonio di suo padre,

anche se egli è il Signore di tutti, di tutti i servi, secondo la versione araba, o di tutto il patrimonio che suo padre gli ha lasciato, di cui è Signore di diritto, ma non in possesso, ne è il legittimo erede, anche se non è ancora nelle sue mani, né può farne ciò che vuole

2 Versetto 2. ma è sotto tutori e governatori,

La parola tradotta "tutori" è adottata dai Targumisti e dai Rabbini ebrei nella loro lingua; e con i primi è usata per qualsiasi governante e governatore, civile o domestico; e dai secondi, per coloro che sono tutori di bambini, bambini orfani di padre, e coloro che sono minorenni, come è qui usato; e che sono stati nominati per volontà del defunto, o dal Sinedrio, di cui dicono, אפוטרופא לדיקנני לא מוקמינן, "non nominiamo un tutore o un tutore per una persona barbuta"; cioè, una persona adulta, una che è cresciuta fino allo stato dell'uomo; ma מוקמינן ליה אפוטרופא לינוקא, "nominiamo un tutore per un bambino"; e non avevano usato nominare donne o servi, o come fossero minori stessi, o qualsiasi altra persona comune; ma uomini di sostanza, integrità e saggezza; un bambino orfano di padre aveva due tutori; il potere che avevano i tutori così nominati, è ampiamente descritto da Maimonide. I governatori erano quelli che agivano sotto i tutori o i tutori, ed erano impiegati da loro per il miglioramento dei loro stati e delle loro menti, come intendenti, maestri di scuola, ecc. fino al tempo stabilito dal padre; con le sue ultime volontà e il suo testamento, che prima o poi potevano avvenire, a suo piacimento; ma se moriva senza testamento, il tempo della minore età, e quindi la durata dei tutori e dei tutori, erano secondo le leggi della nazione; il che presso i Romani era fino a quando un uomo non aveva venticinque anni; e presso i Giudei, per un maschio, fu fino all'età di tredici anni e un giorno; e per una femmina, fino all'età di dodici anni e un giorno, se apparivano i segni della maturità dell'età; ma se non lo facevano, il tempo si protraeva fino all'età di vent'anni, e talvolta anche fino all'età di trentacinque anni, prima che la questione fosse decisa

3 Versetto 3. Anche così, noi,

Giudei, poiché di tali l'apostolo sta solo parlando, e ai quali applica il suddetto caso degli eredi in minorità; era agli ebrei che aveva parlato della legge, come se fosse per loro una guardia militare, una prigione e un maestro di scuola; e poi dopo essersi rivolti ai Gentili, come figli di Dio, battezzati in Cristo, uno in lui, interessati a lui, la progenie spirituale di Abramo, ed eredi di tutte le benedizioni della grazia e della gloria; egli ritorna dagli ebrei, e rappresenta il loro stato e la loro condizione sotto la legge con la similitudine di cui sopra, di cui qui fa un'applicazione:

quando eravamo bambini; non nell'età, ma nella conoscenza delle cose divine, spirituali ed evangeliche; il che non deve essere compreso da ogni singola persona tra loro, perché c'erano alcuni uomini adulti, uomini di grande fede, luce, conoscenza ed esperienza; ma della maggior parte e della generalità del popolo dei Giudei, e ciò anche in confronto alla chiara comprensione dei santi sotto la dispensazione del Vangelo. Gli ebrei erano come bambini, irritabili, scontrosi e perversi, e spesso avevano bisogno di correzione e castigo; e come i bambini si compiacciono di quadri, spettacoli, panorami e divertimenti sgargianti, così erano presi da una forma di culto esteriore e pomposo, e che avevano, ed era adatto al loro stato infantile; e quale stato infantile della chiesa ebraica iniziò dal tempo della loro uscita dall'Egitto, e durò fino ai tempi del Messia; vedi Osea 11:1,3

Eravamo in schiavitù sotto gli elementi del mondo; con cui si intendono non i quattro elementi del fuoco, dell'acqua, della terra e dell'aria; né gli angeli, che da alcuni si pensa presiedano a loro; né il sole e la luna, secondo le cui rivoluzioni erano regolate le feste degli ebrei; ma le diverse istituzioni dell'economia mosaica, che erano per gli ebrei ciò che un ABC, o un alfabeto di lettere, è per uno che sta cominciando a imparare; o quale sia l'accidenza e la grammatica per coloro che imparano una lingua e che ne contengono i rudimenti; Come gli elementi fisici sono i primi principi della natura, e le regole generali della parola e del linguaggio ne sono i rudimenti, così le istituzioni mosaiche erano gli elementi, i rudimenti o i primi principi della religione ebraica, insegnati loro dalla legge, come loro maestro di scuola, e dai quali venivano usati da bambini: questi sono chiamati "elementi", " in allusione ai primi principi della natura e del sapere; e gli elementi "del mondo", perché si trovano nelle cose mondane e terrene esteriori, come cibi, bevande, lavaggi diversi, ecc. e perché con ciò Dio istruiva il mondo, almeno una parte di esso, il mondo degli ebrei: o come la parola κοσμος può essere resa "bellezza" o "eleganza", questi erano elementi eleganti, che in modo molto bello insegnò al popolo dei Giudei i primi principi della dottrina di Cristo: ma tuttavia, mentre erano sotto le istruzioni e la disciplina della legge come un maestro di scuola, "erano in schiavitù"; non si riferisce alla loro schiavitù in Egitto, né alle diverse prigionie in cui furono portati dai loro vicini; né alla schiavitù del peccato e di Satana, comune a tutti gli uomini in uno stato di natura; ma alla schiavitù che la legge naturalmente generava, li conduceva, li induceva e li teneva dentro, attraverso le sue sanzioni e pene; perché, per paura della morte, erano sotto una disposizione servile, e furono per tutta la loro vita soggetti alla schiavitù; portavano sul collo un giogo di schiavitù ed erano sotto uno spirito di schiavitù per la paura; erano come bambini strettamente legati alla scuola per imparare le lettere, dire le lezioni e svolgere i loro compiti; e, in caso contrario, ricevere la dovuta correzione, che li ha tenuti in continua paura e schiavitù

4 Versetto 4. Ma quando venne la pienezza del tempo,

Il tempo concordato e fissato tra Dio e suo Figlio da tutta l'eternità, nel concilio e nel patto di pace, in cui il Figlio di Dio avrebbe assunto la natura umana; tempo che i profeti esaminarono diligentemente, fu loro rivelato e da loro predetto, come più in generale che sarebbe avvenuto prima che il governo civile cessasse da Giuda, e prima della distruzione del secondo tempio; e più particolarmente da Daniele nella sua profezia delle "settanta settimane", verso la fine delle quali e verso la fine delle quali c'era una generale attesa fra i Giudei della venuta del Messia; e si riferiva qui alla pienezza del tempo, e a ciò che a volte viene chiamato la dispensazione della pienezza del tempo, la fine della dispensazione mosaica e dello stato della chiesa ebraica, gli ultimi giorni di quello stato, e la fine del mondo ebraico, per quanto riguarda la loro politica ecclesiastica e civile. Gli stessi Giudei ammettono che il tempo della venuta del Messia è fissato, e che in quel momento egli verrà, che essi ne siano degni o no, perché così è asserito nel loro Talmud;

"dice R. Jochanan, il figlio di Davide non viene, ma in un'epoca che è tutta degna, o tutta malvagia; in una generazione che è tutta degna, come è scritto, Isaia 60:21 in una generazione che è tutta malvagia, come è scritto, Isaia 66:5 ed è scritto: "Lo farò per amore del mio nome"; dice R. Alexander, R. Joshua ben Levi obietta ciò che è scritto, Isaia 60:22 "a suo tempo"; ed è scritto: "Io lo affretterò"; se sono degni lo affretterò, se non sono degni sarà בעתה, "a suo tempo"."

E di conseguenza un loro scrittore più moderno dice,

"La nostra redenzione sotto tutti i punti di vista sarà, בזמנה, "a suo tempo", sia degna che malvagia; ma se ne è degno il suo tempo sarà affrettato";

bisogna ammettere che non sempre lo dicono: questa frase, "la pienezza del tempo", è un ebraismo, ed è la stessa con מלאת ימי, in Ezechiele 5:2 che la Settanta rende την πληρωσιν των ημερων, "la pienezza dei giorni", e noi, "quando i giorni furono compiuti", quando il tempo era scaduto; e lo stesso senso ha qui, ed è anche lo stesso con מועד, "il tempo fissato", Abacuc 2:3 e risponde a προθεσμια του πατρος, "il tempo fissato dal Padre", Galati 4:2

Dio mandò suo Figlio; Dio non in modo assoluto ed essenziale, ma personalmente e relativamente considerato, è qui inteso, cioè Dio Padre, come appare dalla relazione che la persona inviata ha con lui, "suo Figlio"; non per creazione, come gli angeli, Adamo, e tutti gli uomini sono figli di Dio; né per adozione, come lo sono i santi; o per ufficio, come sono i magistrati; o a motivo della sua incarnazione o risurrezione dai morti, poiché egli era il Figlio di Dio prima di entrambi; ma per generazione divina, essendo l'unigenito del Padre, della sua natura ed essenza divina, uguale a lui e uno con lui: e che è stato "inviato" da lui, non per mancanza di rispetto verso di lui, ma per amore verso di noi; né senza il suo consenso o contro la sua volontà, vi acconsentì prontamente e di cuore; né implica alcun movimento locale o cambiamento di luogo, ma progetta solo l'assunzione della natura umana; né suppone alcuna superiorità e inferiorità, poiché sebbene Cristo, come uomo, e nella sua funzione di ministro, come Mediatore, sia inferiore al Padre, tuttavia non quanto alla sua natura divina, o come Figlio di Dio; ma suggerisce che egli esisteva prima di essere mandato, e che come persona, e come persona distinta dal Padre, altrimenti non si potrebbe dire con alcuna proprietà che sia stato inviato da lui; e anche che c'era tra loro un'intera armonia e accordo in questa faccenda, il Padre accettò di mandare suo Figlio, e il Figlio acconsentì ad essere mandato; e ciò per quanto riguarda il fatto che egli assunse l'ufficio di Mediatore, e la sua assunzione della natura umana al fine di ottenere la redenzione eterna: tutto ciò non fu fatto da se stesso, ma fatto di concerto con suo Padre, dal quale come Mediatore ebbe la sua missione e il suo mandato;

fatto di una donna; "fatto", non creato come Adamo; né generato dall'uomo, come lo sono gli uomini in comune; né si dice che sia nato, sebbene lo sia stato veramente, ma "fatto"; parola che lo Spirito Santo sceglie per esprimere la potente potenza di Dio, nella sua misteriosa incarnazione, nel suo meraviglioso concepimento e nella sua nascita; anche se alcune copie recitano: "nato da una donna"; e così la versione araba ed etiope: "di una donna"; di cui fin dal principio si diceva che fosse il seme; di una donna, senza un uomo; di una donna, di una vergine, come era stato predetto; e non solo fece e formò in lei, ma di lei, della sua carne e del suo sangue, di cui egli prese parte; e che denota la bassa condizione e la grande umiliazione di Cristo, e mostra che come il peccato è venuto nel mondo per mezzo della donna, anche il Salvatore dal peccato è venuto allo stesso modo:

fatto a norma di legge; secondo la legge civile e giudiziaria come ebreo, a cui era soggetto, pagando un tributo ai collezionisti di essa; e che era necessario; affinché sembri che egli provenisse da quella nazione, alla quale era stato promesso; e che egli venisse davanti al governo civile di quel popolo era finito; e per insegnarci la sottomissione al magistrato civile: e come figlio di Abramo fu fatto sotto la legge cerimoniale, fu circonciso l'ottavo giorno, osservò le diverse feste dei tabernacoli, la Pasqua, ecc. e ciò era appropriato, poiché ne era il fine principale, in cui si concentrava e per il quale era stato fatto; e per poterla adempiere completamente, e così facendo mettervi un termine: e fu fatto sotto la legge morale, sia come uomo che come garante del suo popolo, e fu soggetto a tutti i suoi precetti, e ne portò la pena, la morte, nella loro stanza e al loro posto, e così la adempì, e li liberò dalla sua maledizione e dalla sua condanna. Così il Targumista, unisce insieme l'incarnazione del Messia e la sua sottomissione alla legge, come fa qui l'apostolo;

"il profeta dice alla casa di Davide, poiché un bambino ci è nato, e un figlio ci è stato dato, עלוהי למטרה וקביל אוריתא, "e ha preso su di sé la legge per osservarla, e il suo nome sarà invocato", ecc."

5 Versetto 5. per riscattare quelli che erano sotto la legge,

Con i quali si intendono principalmente i Giudei, che altrove sono rappresentati come nella legge e sotto la legge, in distinzione dai Gentili che ne erano privi; vedi Romani 2:12; 1Corinzi 9:20,21 i Gentili in verità, sebbene non fossero sotto la legge di Mosè, tuttavia non erano senza legge a Dio, erano sotto la legge di natura. La legge fu data ad Adamo come un patto di opere, e non a lui come una sola persona, ma come un capo federale per tutta la sua posterità; per questo egli peccò, ed essi in lui, vennero tutti sotto la sua sentenza di condanna e di morte, non eccettuati gli eletti di Dio, e che sono le persone che si dice siano redente; poiché Cristo non è stato mandato per riscattare tutti quelli che erano sotto la legge; poiché tutti gli uomini vi furono inclusi come un patto di opere fatto con Adamo, e tutti ne sono trasgressori, tutto il mondo è dichiarato colpevole davanti a Dio per mezzo di esso, e passibile della sua maledizione; ma non tutta l'umanità, solo alcuni di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, sono redenti da Cristo, nemmeno tutti gli eletti, sia tra i Giudei che tra i Gentili. Gli eletti tra gli ebrei sembrano essere qui principalmente designati; la loro redenzione, che è il fine dell'invio di Cristo, significa non solo la loro liberazione dal peccato e da Satana, e dal mondo, al quale erano schiavi, ma dalla legge sotto la quale erano; dalla schiavitù del cerimoniale, dalla maledizione e dalla condanna della legge morale,

che potessimo ricevere l'adozione di bambini; con ciò si può intendere sia la grazia, la benedizione e il privilegio dell'adozione, sia l'eredità adottata; entrambi sono ricevuti, e ciò in conseguenza della redenzione da parte di Cristo; e coloro che ricevono l'uno riceveranno anche l'altro. L'adozione, come benedizione della grazia, esiste prima di essere ricevuta; né la sua ricezione aggiunge nulla alla cosa stessa; fu nella designazione di Dio da tutta l'eternità, che predestinò i suoi eletti ad essa mediante Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà; fu provveduto, messo da parte e assicurato per loro nel patto eterno; ed è parte di quella grazia data loro in Cristo prima che il mondo cominciasse; ma intervenne il peccato, per cui la legge fu infranta, furono gettati ostacoli sulla via degli eletti di Dio che ricevevano e godevano di questo privilegio nelle loro persone; perciò Cristo è stato mandato per redimerli dal peccato e dalla legge, e così facendo rimuovere questi ostacoli, affinché potessero ricevere questo privilegio in modo coerente con la giustizia e la santità di Dio, così come con la sua grazia e bontà: riceverlo mostra che è un dono, un dono di grazia gratuita, e non a causa di alcun merito della creatura; la fede è la mano che la riceve, come tutte le altre benedizioni, come Cristo stesso, grazia dalla sua pienezza, giustizia, perdono, ecc. e non ha più influenza causale su questo che su nessuna di queste; la fede non fa di alcuno figli di Dio, né li mette fra i figli; ma riceve il potere, l'autorità, il privilegio da Dio per mezzo di Cristo, sotto la testimonianza dello spirito di adozione; per mezzo del quale diventano tali, e hanno diritto all'eredità celeste, di cui godranno d'ora in poi

6 Versetto 6. E poiché siete figli,

Questo è da Dio, così si leggono alcune copie; e la versione etiopica, "in quanto siete suoi figli"; non in un senso così elevato come Cristo è il Figlio di Dio; né in un senso così basso come tutti gli uomini sono la sua progenie; né nel senso in cui i magistrati sono i figli dell'Altissimo; né semplicemente a causa di una professione di religione, poiché "figli di Dio" era un'espressione usata molto presto per gli adoratori del vero Dio; ma in virtù dell'adozione, e che non è dovuta ai meriti degli uomini, che sono per natura figli dell'ira, ma alla gratuita, ricca e sovrana grazia di Dio. È un privilegio e una benedizione di grazia in cui tutte e tre le persone sono coinvolte. Il Padre l'ha predestinata, e nel patto l'ha provveduta e deposta; stabilì suo Figlio come modello al quale questi figli dovevano essere conformati, e propose la gloria della sua grazia, come il fine; in virtù del quale atto di grazia essi erano considerati come figli di Dio, fin dal dono di essi a Cristo; e così per mezzo di lui, quando partecipò della loro carne e del loro sangue, e morì per radunare quelli che erano dispersi; vedi Ebrei 2:13,14; Giovanni 11:52. Anche il Figlio di Dio ha una mano in questa faccenda; poiché mediante il fatto che egli ha sposato le loro persone, essi divengono figli e figlie del Signore Dio Onnipotente; e attraverso la sua assunzione della loro natura diventano suoi fratelli, e quindi essere in relazione di figli con Dio; Attraverso la sua redenzione ricevono l'adozione di figli, e dalle sue mani il privilegio, il potere stesso, di diventare tali. Lo Spirito di Dio non solo li rigenera, il che è una prova della loro figliolanza, ma come spirito di adozione lo manifesta loro, opera la fede in loro per riceverlo e spesso ne testimonia la verità; tutte queste mostrano come alcuni vengono e sono noti per essere figli di Dio. Questo è un privilegio che supera tutti gli altri; è più essere figlio che essere santo; Gli angeli sono santi, ma non figli, sono servi; è più essere un figlio di Dio, che essere redento, perdonato e giustificato; è una grande grazia redimere dalla schiavitù, perdonare i criminali e giustificare gli empi; ma è un altro e più alto atto di grazia farne figli; e che li rende infinitamente più onorevoli, che essere i figli e le figlie del più grande potentato della terra; sì, dà loro un onore che Adamo non aveva nell'innocenza, né gli angeli in cielo, i quali, sebbene figli per creazione, non per adozione. La conseguenza, e quindi la prova di essa, segue:

Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori, gridando Abbà, Padre. Le versioni siriaca e araba recitano: "Padre nostro"; Tutte e tre le Persone divine qui sembrano avere un interesse in questa faccenda, come già osservato; qui sono Dio e suo Figlio, e lo Spirito di suo Figlio, che si dice sia stato mandato; dal quale non è stata progettata alcuna sua opera sul cuore, né alcuno dei suoi doni e delle sue grazie; ma egli stesso in persona, sì, lo stesso Spirito di Dio che aleggiava sulla superficie delle acque alla creazione del mondo, e spinse i santi uomini di Dio a scrivere le Scritture; che formò e riempì la natura umana di Cristo, e discese su di lui come una colomba; e per mezzo dei quali Cristo e i suoi apostoli operarono i loro miracoli; e che è chiamato lo Spirito del suo Figlio; come è frequentemente dagli ebrei, רוחו שׁל מלך משׁיח, "lo Spirito del Re Messia"; e talvolta רוח מימריה, "lo Spirito della sua parola", la parola essenziale di Dio; perché procede da lui come dal Padre, e perché dimora in lui, in modo eminente, come Mediatore, ed è inviato in virtù della sua mediazione e intercessione; ed è piuttosto menzionato sotto questo personaggio, perché l'adozione procede sulla filiazione naturale di Cristo, ed è ciò che è l'ufficio peculiare dello Spirito di testimoniare. Quando si dice che è "inviato", non si suppone alcun movimento locale o cambiamento di luogo in lui, che è uno spirito infinito, immenso e onnipresente; né alcuna inferiorità verso il Padre che lo manda, né verso il Figlio di cui egli è lo Spirito; poiché egli è un solo Dio con il Padre e il Figlio, e con il Padre è il mittente di Cristo, Isaia 48:16, ma riguarda il suo ufficio peculiare in questa faccenda dell'adozione, con l'accordo di tutte e tre le persone; il Padre vi è predestinato, il Figlio lo redime, perché sia ricevuto, e lo Spirito è inviato per scoprirlo, applicarlo e renderlo testimonianza; che è un meraviglioso esempio della grazia di Dio. Il luogo in cui è inviato è "nel" "cuore": dove egli è come principio di vita spirituale, e che egli fornisce e supplica con ogni grazia; dove abita come nel suo tempio, ed è la prova della dimora di Dio lì, e anche dell'interesse per Cristo; è lì come pegno e caparra di gloria futura; e l'insieme è un sorprendente esempio di grazia condiscendente. Il lavoro che vi fa è vario, e consiste di diverse parti; come convincere del peccato e della giustizia, operare la fede e recitare la parte di un consolatore; ma ciò a cui ci si riferisce qui è l'adempimento del suo ufficio come spirito di adozione, "gridando Abbà, Padre". La parola Abba è una parola ebraica, o meglio siriaca o caldea, che significa "padre"; e che viene aggiunto per motivi di spiegazione; e la sua ripetizione può denotare la veemenza dell'affetto filiale, la forza della fede e la fiducia nell'interesse per la relazione; ed essendo espresso sia in ebraico che in greco, può mostrare che Dio è il Padre sia dei Giudei che dei Gentili, e che c'è un solo Padre di tutti; e se non si può pensare a un'osservazione troppo curiosa, si può notare che la parola "Abbà", letta all'indietro o in avanti, è la stessa pronuncia, e può insegnarci che Dio è il Padre del suo popolo nelle avversità così come nella prosperità. L'atto di "piangere", sebbene sia qui attribuito allo Spirito, tuttavia non è propriamente suo, ma dei credenti; e gli viene attribuito perché li eccita, li incoraggia e li assiste come spirito di adozione per chiamare Dio loro Padre; e può essere compreso sia del segreto grido interiore dell'anima, o esercizio della fede in Dio come suo Padre, sia di un'aperta invocazione esteriore di lui come tale, con molta fiducia, libertà e audacia

7 Versetto 7. Perciò non sei più servo,

Questo è un beneficio derivante dall'adozione, e la sua manifestazione ai figli di Dio, e suppone che siano stati precedentemente servi; come se fossero in uno stato naturale erano i servi del peccato, i vassalli di Satana, schiavi del mondo, e delle sue concupiscenze, e schiavi della legge; ma ora essendo dichiarati figli di Dio sotto la testimonianza dello Spirito, essi sono liberati dalla schiavitù del peccato, dalla schiavitù di Satana, dalla schiavitù del mondo, e in particolare dalla legge, e da quello spirito di schiavitù che essa ha portato su di loro, che è principalmente progettato; e dal quale sono liberati dallo spirito di adozione, che li rende capaci e li incoraggia a gridare "Abbà", Padre; così che ora non sono più sotto lo spirito servile di un tempo, lo spirito di un servo,

ma un figlio; il cui spirito, stato e caso sono molto diversi da quelli di un servo: il servo non ha quell'interesse per gli affetti del suo padrone come ha il figlio; né quella libertà di accesso a lui; né è nutrito e vestito come è, né partecipa degli stessi privilegi che ha; né la sua obbedienza è compiuta nello stesso modo libero e generoso, per un principio di amore e di gratitudine, ma in modo servile e mercenario; e sebbene possa aspettarsi il suo salario, non può sperare nell'eredità; né dimora sempre in casa come fa il figlio. Colui che una volta è figlio, lo è sempre, e non è più servo: la predestinazione alla filiazione è immutabile; è atto di Dio mettere qualcuno tra i bambini, e nessuno può espellerlo; il patto di grazia, in cui questa benedizione è assicurata, è inalterabile; l'unione con Cristo, il Figlio di Dio, su cui si fonda, è indissolubile; Lo spirito di adozione, ovunque egli sia testimone, dimora come tale. Coloro che sono figli di Dio possono essere corretti e castigati, come spesso accade, in modo paterno; ma queste correzioni sono prove a favore, e non contro la loro filiazione; possono davvero giudicarsi indegni di essere chiamati figli di Dio, e possono essere in uno stato d'animo tale da concludere, almeno temere, di non esserlo; ma la relazione persiste ancora, e sempre lo farà. Non saranno mai più servi, ma sempre figli. Il dottissimo signor Selden pensa che l'apostolo alluda a un'usanza tra gli ebrei, che permetteva solo agli uomini liberi, e non ai servi e alle ancelle, di chiamare qualsiasi Abbà, Padre tale, o "Imma", Madre tale: ma questo sembra procedere su un senso errato, e sulla resa di un passaggio del Talmud, che è il seguente, עבדים ושׁפחות אין קורין אותם אבא פלוני ואמא פלונית; che egli rende così, "né servi né ancelle usano questo tipo di appellativo, Abba", o "Padre tale", e "Imma", o "Madre tale"; mentre dovrebbe essere reso "servi e ancelle, non li chiamano Abba, Padre tale, " e "Imma, Madre tale"; Ciò risulta chiaramente da quanto segue. "La Famiglia di "R. Gamaliele" li chiamava Padre così, e Madre così"; che nell'altro Talmud è, "la famiglia di" R. Gamaliel "chiamava i suoi servi e le loro ancelle Padre Tabi e Madre Tabitha"; che erano i nomi del servo e della serva di Gamaliele. Piuttosto, quindi, ci si riferisce a una loro tradizione , che

"un servo, che è portato prigioniero, quando altri lo hanno riscattato, se sotto la nozione di servo, o per esserlo, diventa un servo; ma se sotto la nozione di un uomo libero, לא ישׁתעבד, "non è più un servo"."

O all'aspettazione generale di quel popolo, che quando saranno redenti dal Messia, non saranno più servi, poiché così dicono:

"I vostri padri, benché redenti, sono tornati servi, ma voi, quando sarete redenti, עוד אין אתם משׁתעבדין, "non sarete più servi"";

che in senso spirituale è vero per tutti coloro che sono redenti da Cristo, e attraverso quella redenzione ricevono l'adozione di figli, ed è ciò che l'apostolo qui intende

E se è figlio, allora è erede di Dio per mezzo di Cristo; che è un altro vantaggio derivante dall'adozione. Coloro che sono figli di Dio, sono eredi di Dio stesso; egli è la loro parte e una ricompensa immensa; le sue perfezioni sono dalla loro parte e impegnate per il loro bene; tutti i suoi propositi vanno nella stessa direzione, e tutte le sue promesse appartengono a loro; essi sono eredi di tutte le benedizioni della grazia e della gloria, della giustizia, della vita, della salvezza, del regno e della gloria; ed erediteranno tutte le cose, e tutte per mezzo di Cristo: egli è il grande erede di tutte le cose; essi sono coeredi con lui; la loro filiazione è per mezzo di lui, e così è la loro eredità ed eredità; la loro eredità è in suo possesso, è conservata al sicuro in lui; e per lui, e con lui la godranno. La copia alessandrina, e alcune altre, leggono solo, un erede attraverso Dio, e quindi la versione latina della Vulgata; e la versione etiope solo, un erede di Dio

8 Versetto 8. Ma dunque, quando non conoscete Dio,

Mentre erano nel Gentilismo, e in uno stato di non rigenerazione, non avevano una vera conoscenza di Dio; sebbene potessero sapere dalla luce della natura e dalle opere della creazione che c'era un Dio, tuttavia non sapevano chi fosse, ma chiamavano con questo nome uomini mortali, o qualcuno o l'una o l'altra delle creature, o ceppi, e pietre, e immagini di disegni umani; non conoscevano il Dio d'Israele; non conoscevano Dio in Cristo, e perciò si dice che sono senza di lui; e una descrizione comune di loro è che non conoscevano Dio: e mentre questo era il loro caso, ciò che segue era vero di loro,

Avete reso servizio a coloro che per natura non sono dèi; solo per nome, e secondo l'opinione degli uomini, ma non hanno divinità in loro, sono chiamati solo dèi, semplici divinità nominali, fittizie, che non hanno nulla della natura e dell'essenza di Dio in loro; poiché c'è un solo Dio per natura ed essenza, il Padre, il Figlio e lo Spirito; tutti gli altri hanno solo il nome e l'apparenza, ma non la verità della divinità; e a questi i Gentili nei loro tempi di ignoranza rendevano "servizio", che è ciò che gli Ebrei chiamano עבודה זרה, "servizio strano"; cioè, l'idolatria, riguardo alla quale c'è un intero trattato nel Talmud, e che porta quel nome. Questo servizio consisteva nel rendere loro omaggio, adorarli e compiere vari riti e cerimonie in un modo di adorazione, e che consideravano un servizio religioso; e che, relativamente parlando, mentre si trovavano in questo stato di cecità, era scusabile in loro; sebbene sia un meraviglioso esempio di grazia che tali idolatri siano figli di Dio

9 Versetto 9. Ma ora, dopo che avete conosciuto Dio, ecc.] Dio in Cristo, come loro patto Dio e Padre, mediante la predicazione del Vangelo e alla luce della grazia divina; Dio ha fatto risplendere la luce nei loro cuori oscuri; e dopo aver dato loro la luce della conoscenza di se stesso nel volto di Cristo, e aver fatto scendere nei loro cuori lo Spirito del suo Figlio, gridando: "Abbà", Padre

O piuttosto sono conosciuti da Dio; poiché è ben poco che i migliori di questi, che hanno la maggior parte di conoscenza, sappiano di lui; e la conoscenza che hanno, l'hanno per prima, originariamente e interamente da lui: quella conoscenza che egli ha di loro è particolare, distinta e completa; e deve essere compreso, non della sua onniscienza in generale, così tutti gli uomini sono conosciuti da lui; ma della sua conoscenza speciale, unita all'affetto, all'approvazione e alla cura: e il significato è che erano amati da lui di un amore eterno, che si era manifestato nella loro conversione, nell'attirarli a sé e a suo Figlio; che egli li approvava, ne era compiaciuto, ne aveva una conoscenza esatta e si prendeva cura di loro in modo speciale: ma, oh, follia e ingratitudine!

Come vi rivolgete di nuovo agli elementi deboli e miserabili, ai quali desiderate di nuovo essere schiavi? Intendendo le ordinanze della legge cerimoniale, prima egli chiama "gli elementi del mondo", e qui "deboli", perché non potevano dare vita, giustizia, pace, gioia, conforto e salvezza; e, dopo la venuta di Cristo, sono diventati impotenti a tutti gli usi che prima servivano; e mendicanti, perché giacevano nell'osservazione di cose meschine, come cibi, bevande, ecc. e che erano solo ombre di quelle cose buone, le ricchezze della grazia e della gloria, che vengono da Cristo. Si dice che i Galati si rivolgano di nuovo a questi; non perché fossero prima a osservarli, tranne i Giudei, ma perché c'era una certa somiglianza tra questi e le cerimonie con cui svolgevano il servizio dei loro idoli; e mostrando un'inclinazione verso di loro, scoprirono una buona volontà di entrare in uno stato di schiavitù simile a quello in cui si trovavano prima; di cui nulla poteva essere più stupido e ingrato in un popolo che era stato benedetto da tanta grazia e da una così chiara luce e conoscenza evangelica

10 Versetto 10. Voi osservate i giorni, i mesi, i tempi e gli anni. Affinché non si pensi che l'apostolo suggerisca, senza fondamento, l'inclinazione di queste persone ad essere schiavi delle cerimonie della legge, egli ne dà questo esempio; il che deve essere inteso, non di un'osservazione civile dei tempi, divisi in giorni, mesi e anni, per i quali sono stati creati i luminari dei cieli, e in estate e inverno, tempo della semina e del raccolto, che non solo è lecito, ma assolutamente necessario; ma di un'osservazione religiosa dei giorni, ecc. non dei giorni fortunati e sfortunati, o di una qualsiasi delle feste dei Gentili, ma di quelle ebraiche. Per "giorni" si intendono i loro sabati del settimo giorno; poiché sono distinti dai mesi e dagli anni, devono significare quei giorni che tornano settimanalmente; E che altro possono essere se non i loro sabati settimanali? Questi erano peculiari degli Israeliti, e non vincolanti per gli altri; ed essendo tipico di Cristo, il vero riposo del suo popolo, ed essendo egli venuto, sono ora cessati. Per "mesi" sono designate le loro lune nuove, o l'inizio dei loro mesi all'apparizione di una luna nuova, che venivano osservate suonando trombe, offrendo sacrifici, ascoltando la parola di Dio, astenendosi dal lavoro e tenendo feste religiose; ed erano tipici di quella luce, conoscenza e grazia che la chiesa riceve da Cristo, il sole di giustizia; Ed essendo venuto lui, la sostanza, queste ombre scomparvero. Per "tempi" si intendono i tre momenti dell'anno, quando i maschi ebrei apparivano davanti al Signore a Gerusalemme, per osservare le tre feste dei tabernacoli, la pasqua e la pentecoste, per la cui osservanza non c'era ora alcuna ragione; non della festa delle Capanne, poiché il Verbo si è fatto carne e ha posto il tabernacolo in mezzo a noi; né della pasqua, poiché Cristo, la nostra pasqua, è stato sacrificato per noi; né della Pentecoste, né della festa delle settimane, né delle primizie della messe, poiché lo Spirito di Dio fu sparso in abbondanza in quel giorno sugli apostoli; e quando le primizie di un raccolto glorioso furono portate al Signore, nella conversione di tremila anime. E per "anni" si devono intendere i loro anni sabbatici; ogni settimo anno la terra si riposava e rimaneva incolta; non c'erano arature e semine, e c'era una generale liberazione dei debitori; e ogni cinquantesimo anno era un giubileo al Signore, quando la libertà ai servi, ai debitori, ecc. veniva proclamata in tutto il paese: tutto ciò era tipico del riposo, del pagamento dei debiti e della libertà spirituale da parte di Cristo; e che, avendo in lui il loro compimento, non dovevano più essere osservati; perciò questi Galati sono biasimati per questo; e tanto più perché è stato loro insegnato ad osservarli, per ottenere per mezzo loro la vita eterna e la salvezza

11 Versetto 11. Ho paura di te,

Il che mostra il pericolo in cui si trovava a fare passi così grandi dal cristianesimo al giudaismo, ed esprime la santa gelosia dell'apostolo su di essi; dice che aveva qualche speranza in loro, e nel complesso dichiara il suo grande amore e affetto per loro; perché l'amore è una cosa piena di preoccupazioni e di paure:

affinché io non vi abbia dato lavoro invano; nel predicare il Vangelo in mezzo a loro con tanta diligenza e costanza, anche se tante afflizioni e pressioni gravavano su di lui. I fedeli ministri della parola sono laboriosi; e costui era l'apostolo; e che in verità lavorava più abbondantemente degli altri in tutti i luoghi dovunque veniva; e costoro si preoccuperanno, come lo era lui, che le loro fatiche non siano vane, non per se stessi, ma per le anime degli altri, di cui cercano il bene e il benessere eterno. Ma come mai l'apostolo deve temere che la sua fatica nel predicare il Vangelo sia vana e diventi inutile a causa della loro osservanza dei giorni, dei mesi, dei tempi e degli anni? perché in tal modo il puro culto spirituale ed evangelico di Dio fu corrotto, portarono in esso ciò che Dio aveva rimosso, e così divennero colpevoli di adorazione della volontà; la loro libertà cristiana fu violata ed essi furono ridotti in schiavitù a una liberazione da cui il Vangelo proclama; La dottrina della grazia gratuita nel perdono, nella giustificazione e nella salvezza è stata resa nulla, osservando queste cose per procurarsele in tal modo; e stava praticamente e tacitamente dicendo che Cristo non era venuto nella carne, che è l'articolo principale del Vangelo; poiché queste cose lo riguardavano, e non dovevano durare più a lungo che fino alla sua venuta, per continuare ad osservarle, dichiarava che non era venuto; che è in effetti mettere da parte l'intero Vangelo e il suo ministero; affinché l'apostolo potesse giustamente temere che con un tale procedimento tutta la sua fatica e le fatiche che aveva preso per predicare il Vangelo e la salvezza per mezzo di Cristo per loro, sarebbero state vane

12 Versetto 12. Fratelli, vi esorto a essere come me,

Sebbene fossero andati così indietro nel tempo, ma sperando ancora bene da loro che sarebbero stati riconquistati, egli li chiama "fratelli": non in una relazione carnale ma spirituale, come nati da Dio e appartenenti alla sua famiglia; e per il suo amore sincero e sincero per loro come suoi fratelli in Cristo, li esorta ad essere come lui; che alcuni intendono dell'affetto, come se volessero mostrare a lui lo stesso amore che a se stessi, affinché egli potesse essere per loro come un altro io, come una parte di loro; così fa la vera amicizia, e i veri amici si guardano l'un l'altro, come Gionatan e Davide, e lo erano i primi cristiani, di un solo cuore e di una sola anima. Ma questa frase sembra piuttosto avere riguardo alla somiglianza e all'imitazione; e il senso è che voleva che fossero come lui, e facessero come lui; di essere libero dalla legge, dalla schiavitù e dalla schiavitù di essa, come lo era lui; di considerarsi morti ad esso, come fece lui; e di abbandonare l'osservanza dei giorni, dei mesi, dei tempi, degli anni e di ogni parte della legge cerimoniale, e di considerare tutte queste cose, come aveva fatto lui, perdita e letame per Cristo; e questo egli insiste, non in modo autoritario, imponendo su di loro i suoi comandi come un apostolo, ma in modo gentile e gentile supplicandoli: e che egli sostiene con la seguente ragione o argomento:

poiché io sono come voi; come te stesso; Io ho lo stesso amore per voi, voi avete per voi stessi; Ti amo come amo me stesso; per questa strada vanno quegli interpreti che comprendono l'esortazione a considerare l'amore e l'affetto: ma piuttosto il significato è: sii come sono io, e fa' come faccio, "perché ero come sei tu"; così le versioni siriaca e araba leggono le parole. Alcuni pensano che l'apostolo si rivolga in particolare agli ebrei in queste chiese; e che la sua sensazione è che è nato ebreo, come lo erano loro, è stato allevato nella religione ebraica, e nell'osservanza di queste cose, come lo erano state, eppure le aveva abbandonate, quindi avrebbe voluto che lo facessero allo stesso modo: o piuttosto la sua intenzione è che fosse stato altrettanto zelante per l'osservanza della legge cerimoniale, e tutti i rituali che ne derivavano, così come erano ora; e sebbene fosse ebreo di nascita, e avesse avuto un'educazione ebraica, e quindi fosse stato prevenuto a favore di queste cose, tuttavia aveva rinunciato a tutte; e quindi coloro che erano Gentili, e non sono mai stati obbligati verso di loro, non dovrebbero mai pensare di entrare in schiavitù per mezzo loro; e poiché si era adattato a loro, e si era fatto tutto a tutti, per guadagnare alcuni, sia Giudei che Gentili, così sperava che gli si accondiscendessero e seguissero il suo esempio: o questo può avere rispetto, non per il suo stato precedente ma presente, secondo la nostra versione; e il senso sia: io sono come te, e tu sei come sono io rispetto alle cose spirituali; siamo entrambi uguali in Cristo, scelti in lui e redenti da lui; sono ugualmente rigenerati dal suo Spirito, e tutti i figli di Dio per la fede in lui, e non sono più servi; sono tutti egualmente uomini liberi di Cristo, e hanno diritto agli stessi privilegi e alle stesse immunità; e quindi essere come me, libero dall'osservare le cerimonie della legge, e così dalla schiavitù di essa, poiché siamo su un piano di uguaglianza e sullo stesso fondamento in Cristo

Non mi avete fatto alcun male; il male che avevano fatto era a Dio, la cui volontà era che queste cose fossero abolite; e a Cristo, che aveva abbattuto il muro di mezzo della separazione; e al Vangelo, che proclamava la libertà ai prigionieri; e alle loro proprie anime, impigliandosi nel giogo della schiavitù; Ma nessuna offesa personale e privata fu arrecata all'apostolo con la loro osservanza della legge. Dice questo, perché non pensino che abbia parlato per rabbia e risentimento, e a causa di qualsiasi affronto personale che gli è stato fatto; il che lo porta a notare la loro antica gentilezza e rispetto verso di lui, e che egli indica come motivo per cui dovrebbero prestare a lui la stessa deferenza ora come allora

13 Versetto 13. Voi sapete come, per l'infermità della carne,

Intendendo o la loro infermità, alla quale l'apostolo si è adattato predicando loro il Vangelo, trasmettendolo in modo tale che si adattava alle loro capacità, nutrendoli con latte e non con cibo forte; o la propria infermità, rispetto a qualche particolare infermità e disturbo fisico, come il mal di testa, con il quale si dice che sia molto turbato; o la debolezza della sua presenza corporea, l'aspetto esteriore meschino che faceva, la spregevolezza della sua voce e la grande umiltà con cui si comportava; o piuttosto i molti rimproveri, afflizioni e persecuzioni che lo accompagnavano, quando, dice:

All'inizio vi ho predicato il Vangelo; non la legge, ma il Vangelo; E questo fece al suo primo ingresso in mezzo a loro, e fu il primo che lo annunziò loro, e fu il mezzo della loro conversione; e perciò, essendo il loro Padre spirituale, dovevano essere come lui, e seguirlo come lo avevano per esempio

14 Versetto 14. E la mia tentazione che era nella mia carne,

Lo stesso vale per l'infermità della sua carne, e che era una prova della sua fede e della sua pazienza, e di ogni altra grazia, come lo sono le afflizioni dei santi. La copia alessandrina, e alcune altre, e la versione latina della Vulgata dicono: "la tua tentazione nella mia carne"; ciò che era una prova per loro, che lo ricevessero o no. Questo

Non avete disprezzato; né l'apostolo per questo, né il suo ministero; non pensarono mai peggio di lui, né del Vangelo che predicava, per questo:

né respinto; né il consiglio di Dio da lui dichiarato,

ma mi ha accolto; come fecero, nelle loro città e nei loro luoghi di culto, nelle loro case, nei loro cuori e nei loro affetti, e ciò

come un angelo di Dio; con tutta quella riverenza e rispetto, quell'alta stima, venerazione e affetto, come se uno degli abitanti celesti fosse stato mandato dal cielo per portare loro la buona novella del Vangelo: o "come un messaggero di Dio", come si può tradurre la frase: come uno che ha avuto la sua missione e il suo mandato da Dio, cosa che non fu affatto contestata da loro: ma essi lo consideravano sotto quel carattere, e lo consideravano come tale,

proprio come Cristo Gesù; come suo ambasciatore, come suo rappresentante, come suo sostituto; sì, se egli fosse stato personalmente presente come uomo in mezzo a loro, non avrebbero potuto mostrargli maggiore rispetto di quanto non mostrarono all'apostolo; poiché quanto a qualsiasi culto e adorazione religiosa, che non gli offrivano; e se lo avessero fatto, si sarebbe rivolto a loro nello stesso modo in cui si rivolse agli abitanti di Listra, Atti 14:14,15. Ora, poiché gli mostrarono tanto rispetto, nonostante tutte le sue infermità, tentazioni e afflizioni, quando predicò per la prima volta il Vangelo; Che cosa dovrebbe impedire loro di non prestare a lui lo stesso riguardo ora, dimorando nella sua dottrina e seguendo il suo esempio, dal momento che egli era lo stesso uomo nei suoi princìpi e nelle sue pratiche ora come allora?

15 Versetto 15. Dov'è allora la beatitudine di cui hai parlato?

O, come si legge in alcune copie, "che cos'era allora la tua benedizione?" cosa, e quanto era grande? cioè, quando il Vangelo fu loro predicato per la prima volta da lui; quando Cristo fu loro rivelato come la salvezza di Dio; quando le dottrine della giustificazione gratuita mediante la giustizia di Cristo, e del pieno perdono mediante la sua espiazione e della soddisfazione mediante il suo sacrificio, furono pubblicate tra loro; quando l'amore di Dio si sparse nei loro cuori e vi fu mandato lo Spirito di Cristo, gridando: "Abbà", Padre, ma, ahimè! Dov'era ora questa beatitudine, dal momento che si rivolgevano agli elementi deboli e meschini della legge cerimoniale, ed erano inclini a osservare le sue ordinanze, e a mettersi in uno stato di schiavitù? Erano persone felici mentre erano sotto il ministero dell'apostolo; come ministero evangelico è una grande felicità per chiunque ne goda; perché questa è la via per trovare la vita eterna, per avere pace e piacere spirituali, gioia e conforto, luce e libertà, mentre una dottrina contraria porta a tutto il contrario. L'apostolo con ciò li ricorda come fossero considerati da lui come persone felici a quel tempo, che ricevevano con tanto rispetto e riverenza, e il suo ministero con tanta prontezza e allegria, e con tanto profitto e vantaggio; e anche da altre chiese che erano sensibili all'alto favore di cui godevano, avendo tra loro un così grande predicatore del Vangelo; e anche allora si ritenevano le persone più felici del mondo, e che non avrebbero potuto esserlo di più, se non avessero avuto Cristo stesso in persona tra loro; così belli erano i piedi di questo portatore di liete novelle per loro,

poiché vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e li avreste dati a me; L'apostolo era così pienamente persuaso del loro forte e sincero affetto per lui in quel momento, che era pronto ad attestare la verità di ciò in qualsiasi forma a qualsiasi persona; che se fosse stato possibile per loro, e se fosse stato di qualche vantaggio per lui, avrebbero persino cavato loro gli occhi, che nulla è più caro, o più utile a un uomo, e si sarebbero separati da loro per lui e per amor suo; e senza dubbio persone così colpite avrebbero dato volentieri la vita per lui; Ma da allora le cose avevano preso un'altra piega

16 Versetto 16. Amos divento quindi tuo nemico,

Non che fosse loro nemico, aveva per loro lo stesso cordiale affetto di sempre; aveva a cuore il loro vero interesse e lo perseguiva diligentemente; ma essi, attraverso le insinuazioni dei falsi maestri, avevano nutrito di lui una cattiva opinione e un'avversione per lui, e lo trattavano come se fosse stato loro nemico, e come se lo odiassero veramente: e ciò per nessun'altra ragione, come egli osserva, se non

perché vi dico la verità; il Vangelo così chiamato, perché proviene dal Dio della verità, si occupa di Cristo, che è la verità stessa, ed è dettato, rivelato e benedetto dallo Spirito di verità; ed è opposto alla legge, ed è distinta dalla legge, che è solo un'immagine e un'ombra, e non la verità stessa: rispetta principalmente le grandi verità della salvezza per mezzo di Cristo, e della giustificazione per mezzo della sua giustizia; e può anche considerare ciò che aveva detto riguardo all'abrogazione della legge, biasimandoli per l'osservanza di essa, e chiamando le sue istituzioni elementi deboli e miserabili; tutto ciò che egli disse o disse pubblicamente, chiaramente, onestamente, pienamente e fedelmente, coraggiosamente, costantemente e con ogni certezza, con coerenza e in puro amore per le loro anime; eppure gli attirò la loro rabbia e il loro risentimento. Dire la verità in questo modo spesso porta molti nemici ai ministri di Cristo; non solo gli uomini del mondo, i peccatori profani, ma anche i professori di religione, e talvolta quelli che un tempo li amavano e li ammiravano

17 Versetto 17. Ti influenzano con zelo,

O "sono gelosi di te"; intendendo i falsi apostoli, i cui nomi, con disprezzo, non menziona, essendo indegni di essere presi in considerazione, e i loro nomi di essere trasmessi ai posteri. Questi erano gelosi di loro, non di una gelosia pia, come lo era l'apostolo, affinché le loro menti non fossero corrotte dalla semplicità del Vangelo; Ma essi erano gelosi, per timore di amare l'Apostolo più di loro, e perciò lo rappresentarono in una luce molto cattiva, ed espressero loro grande amore e benignità.

ma non bene; Il loro zelo e il loro affetto non erano sinceri, sinceri e senza dissimulazione, ma erano tutti finti, erano solo nelle parole e nella lingua, non nei fatti e nella verità: questo affetto zelante non procedeva né da giusti principi, né da giuste vedute; cercavano se stessi, e il proprio interesse mondano carnale, il proprio piacere e profitto, e non il bene e il benessere delle anime di questi Galati.

sì, ti escluderebbero; cioè, o dall'Apostolo, dal portare qualsiasi amore a lui, e dal nutrirlo rispetto. Ciò che desideravano e cercavano era di distogliere da lui le menti e gli affetti di queste persone; o desideravano trasferirli dal Vangelo di Cristo a un altro Vangelo, e facevano tutto il possibile per impedirgli di obbedire alla verità; e in particolare erano per escluderli dalla loro libertà cristiana e portarli sotto la schiavitù della legge; sì, erano per separarli dalle chiese, affinché si stabilissero a capo di esse. Alcune copie leggono "noi", invece di "tu"; e poi il significato è che desideravano escludere l'apostolo dalla loro compagnia, e dall'avere alcuna parte nei loro affetti, il che fa poca alterazione nel senso: e altri, invece di "escludere", leggono "includere"; e che è confermato dalla versione siriaca, che rende la parola למחבשׁכון, "ma vorrebbero includerti"; cioè, o ti includerebbero, o ti imprigionerebbero sotto la legge, e la schiavitù di essa; o ti monopolizzerebbero, e assorbirebbero tutto il tuo amore per se stessi; e che è anche il senso della versione araba:

che tu possa influenzarli; Amateli, mostratele rispetto, state dalla loro parte, seguite le loro indicazioni, assorbite le loro dottrine e abbandonatevi completamente alle loro cure e siate alla loro chiamata e al loro comando

18 Versetto 18. Ma è bene essere colpiti con zelo,

Un affetto zelante quando è giusto è molto lodevole, come mostrano gli esempi di Fineas, Elia, Giovanni Battista e nostro Signore Gesù Cristo, e uno spirito contrario è molto sgradevole. Ma allora deve essere espresso

in una cosa buona; per una buona causa, per Dio e per le cose di Cristo; per il Vangelo, e le sue ordinanze, e per la disciplina della casa di Dio, e contro l'immoralità e la profanità, gli errori e le eresie: e dovrebbe essere "sempre"; non in certi momenti, e per certi motivi particolari, ma dovrebbe essere costante, e continuare sempre; dovrebbe essere sempre lo stesso verso Dio, Cristo, e i suoi ministri:

e non solo quando sono presente con te; con ciò l'apostolo suggerisce che, mentre era con loro, erano zelantemente attaccati a lui e alla verità; ma non appena se ne fu andato, il loro zelante affetto si attenuò e si fissò sugli altri, che scoprirono la loro debolezza, volubilità e incostanza; mentre egli era sempre lo stesso per loro e portava per loro lo stesso amore, come mostrano le seguenti parole

19 Versetto 19. Figlioli miei,

Un modo di parlare dolce e tenero, usato da Cristo ai suoi discepoli, e spesso da quel discepolo affettuoso e amato che è Giovanni. Esprime il forte amore e affetto dell'apostolo per loro, e sottolinea la loro tenerezza nella fede, e quel piccolo grado di luce spirituale e di conoscenza che avevano, così come significa che egli era stato, come sperava, e in un giudizio di carità credeva, uno strumento della loro conversione, ed era il loro genitore spirituale: Da qui segue,

di cui parto di nuovo; si paragona a una donna incinta, come a volte lo è la chiesa nel generare anime a Cristo; e tutte le sue pene e fatiche nel ministero della parola per i dolori di una donna durante il tempo della gravidanza e alla nascita. Quando venne per la prima volta in mezzo a loro, lavorò moltissimo; predicava il Vangelo in ogni occasione opportuna e non opportuna; seguiva i suoi sforzi instancabili con preghiere importune; e il suo ministero tra loro fu accompagnato da molta debolezza di corpo e da molti rimproveri, afflizioni e persecuzioni, paragonabili agli spasimi del parto di una donna in travaglio: tuttavia, poiché sperava di essere il mezzo per farli rinascere, per convertirli dal paganesimo al cristianesimo e dal servire gli idoli per servire il Dio vivente, e credere nel suo Figlio Gesù Cristo; ma i falsi apostoli venuti in mezzo a loro avevano operato su di loro in modo così strano, ed erano così tanto tornati indietro e degenerati, che sembravano essere come tanti aborti, o come un feto informe; perciò si adoperò di nuovo con tutte le sue forze, scrivendo loro, discutendo con loro, ora dicendo loro parole buone, altre volte rudi, e pregando fervidamente per loro, se possibile, di riportarli dal giudaismo, al quale erano inclini al puro Vangelo di Cristo

Finché Cristo non sia formato in voi; che è lo stesso che essere creati in Cristo, essere fatti nuove creature, o nuovi uomini in lui; o, in altre parole, di far operare il principio della grazia nell'anima, che va sotto il nome di Cristo formato nel cuore; Poiché proviene da lui, egli ne è l'autore, e gli assomiglia, ed è ciò mediante il quale egli vive, dimora e regna nelle anime del suo popolo. Ora, però, come sperava, questo uomo nuovo, questa nuova creatura, o Cristo, fu formato in loro prima, quando predicò loro il Vangelo per la prima volta; eppure non era un uomo perfetto; in particolare la loro conoscenza di Cristo, del suo Vangelo e della libertà del Vangelo, era ben lungi dall'essere così, in cui andavano indietro invece che avanti; e perciò egli era molto preoccupato, lavorò moltissimo e si sforzò con veemenza, che egli chiama travaglio di nuovo nella nascita, di portarli all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo. È anche lo stesso che essere conformi all'immagine di Cristo, che nella rigenerazione è impressa sui santi, e si accresce gradualmente, e sarà perfezionata in cielo; e che ciò potesse apparire più manifestamente, sul quale era stato steso un velo, con il loro allontanamento in qualche grado dalle verità del Vangelo, era ciò che egli cercava ardentemente: ancora una volta, è lo stesso che avere la forma di Cristo; cioè, del Vangelo di Cristo su di loro, o di essere gettati nella forma della dottrina e dello stampo del Vangelo, e di ricevere da esso un'impressione e uno spirito evangelico; che è quello di avere uno spirito di libertà, in opposizione alla schiavitù legale; vivere di fede in Cristo, e non nelle opere della legge; trarre conforto solo da lui, e non da alcun servizio e dovere di sorta; avere il pentimento e l'intera condotta dell'obbedienza, influenzati dalla grazia di Dio e dall'amore di Cristo; e di essere zelante nelle buone opere, e tuttavia non dipendere da esse per la giustificazione e la salvezza. Questo è ciò che l'apostolo desiderava così ardentemente, quando, invece di esso, questi Galati sembravano avere la forma di Mosè e della legge

20 Versetto 20. Desidero essere presente con te ora,

Il suo significato è, o che si desiderava fosse personalmente presente in mezzo a loro; che non aveva che l'opportunità di vederli faccia a faccia, e di dire loro tutto quello che pensava, e in un modo tale che non poteva in una sola epistola; o che lo considerassero, quando leggevano questa epistola, come se fosse realmente in mezzo a loro; e come se vedessero l'inquietudine della sua mente, le angosce della sua anima, gli sguardi del suo volto, e udissero il diverso tono della sua voce:

e di cambiare la mia voce; quando sono presenti con loro, o con un diverso modo di predicare; che mentre prima predicava loro il Vangelo della grazia di Dio, e la sua voce era per loro affascinante come quella di un angelo, e perfino di Gesù Cristo stesso; ma essendogli voltato le spalle e disprezzandolo, egli avrebbe ora tuonato la legge a loro che sembravano tanto affezionati; anche quella voce di parole, che quando gli Israeliti sul monte Sinai udirono, supplicarono di non udire più; come devono fare anche questi Galati quando ne hanno udito la vera voce, che non è altro che una dichiarazione di ira, maledizione e dannazione; o usando un modo diverso di parlare loro, a seconda della necessità, dolcemente o rudemente, supplicandole o rimproverandole, il che potrebbe commuoverle e colpirle più di quanto potrebbe fare un'epistola:

perché dubito di te, la Vulgata latina la legge, sono confuso in te; e il siriaco, דתמיה, sono stupefatto; e nello stesso senso l'arabo. Si vergognava di loro per la loro apostasia e degenerazione; era stupito e stupito della loro condotta; o, come si può dire con la parola, era perplesso per loro; non sapeva che cosa pensare di loro e del loro stato; a volte sperava bene da loro, altre volte era pronto alla disperazione; né sapeva bene quale condotta prendere con loro, se usarli in modo brusco o senza intoppi, e quali argomenti potrebbero essere più appropriati e pertinenti, al fine di recuperarli

21 Versetto 21. Ditemi, voi che desiderate essere sotto la legge,

Non semplicemente per obbedirgli, come santo, giusto e buono, per un principio d'amore, e per testimoniare sottomissione e gratitudine a Dio; Così tutti i credenti desiderano essere sotto la legge: ma questi uomini cercavano la giustificazione e la salvezza con la loro obbedienza ad essa: desideravano essere sotto di essa come un patto di opere, il che era vera follia e follia fino all'ultimo grado, poiché questo era il modo per cadere sotto la sua maledizione; volevano essere sotto il giogo della legge, che è un giogo di schiavitù, insopportabile, che i padri ebrei non potevano sopportare; e quindi era in loro una grave debolezza desiderare di sottomettersi: per questo l'Apostolo desidera che rispondano a questa domanda:

Non ascoltate la legge? intendendo sia il linguaggio e la voce della legge di Mosè, ciò che essa dice ai trasgressori, e quindi a loro; di cosa li ha accusati e di cosa li ha accusati; come li dichiarò colpevoli davanti a Dio, li dichiarò maledetti e li condannò sentenzialmente e li uccise; E potrebbero desiderare di essere sotto una tale legge? o piuttosto i libri dell'Antico Testamento, in particolare i cinque libri di Mosè, e ciò che vi è detto; riferendoli, come Cristo fece con gli ebrei, alle Scritture, agli scritti di Mosè, e a leggere, ascoltare e osservare ciò che è in essi, poiché professavano un così grande rispetto per la legge; da dove avrebbero potuto imparare che non dovevano essere sotto la schiavitù e la servitù di esso. La versione latina della Vulgata lo rende: Non avete letto la legge? e così una delle copie di Stephens, cioè i libri della legge; se li avete, come dovreste, potreste osservare ciò che segue

22 Versetto 22. Poiché sta scritto:

In Genesi 16:15 21:9

che Abramo ebbe due figli, non due figli soltanto, poiché oltre ai due menzionati, ne ebbe altri sei, Genesi 25:2 ma essendo pertinente solo allo scopo dell'apostolo di prendere nota di questi due, non menziona altro, sebbene non neghi di averne altri. Questi due figli furono Ismaele e Isacco:

quello di una schiava. Ismaele era presso Agar, servo di Sara, che rappresentava il patto di cui la nazione ebraica era schiavizzata

L'altro da una donna libera. Isacco era da Sara, la moglie vera e legittima di Abramo, che era padrona della famiglia, e rappresentava in figura il patto, e lo stato della chiesa evangelica, e tutti i credenti, Gentili e Giudei, come sotto la libertà di esso

23 Versetto 23. Ma colui che era della schiava,

Ismaele, che fu generato e nato da Agar,

è nato secondo la carne; secondo l'ordine comune e il corso della natura, attraverso l'accoppiamento di due persone, l'una in grado di procreare, e l'altra adatta al concepimento di figli; ed era tipico degli Ebrei, i discendenti naturali di Abramo, i quali, come tali, e per questo motivo, non erano figli di Dio, né eredi dell'eredità eterna:

ma quello della donna libera era stato promesso; da una precedente promessa fatta da Dio ad Abramo, che avrebbe avuto un figlio nella sua vecchiaia, quando il suo corpo era ormai morto, e quando Sara sua moglie, che era sempre stata sterile, era ormai invecchiata, e aveva superato il tempo di avere figli; così che Isacco nacque dall'ordine comune e dal corso della natura; il suo concepimento e la sua nascita furono dovuti alla promessa e alla potenza di Dio, e alla sua grazia e favore gratuiti ad Abramo. Questo figlio della promessa era un tipo della progenie spirituale di Abramo, sia Giudei che Gentili, i figli della promessa che sono contati per la progenie; i quali sono rinati dalla volontà, dalla potenza e dalla grazia di Dio e sono eredi, secondo la promessa, della grazia e della gloria, mentre coloro che sono della legge e delle sue opere non lo sono. Tutto ciò è ulteriormente illustrato nei versetti seguenti

24 Versetto 24. Quali cose sono un'allegoria,

O "sono allegorizzate": così Sara e Agar furono allegorizzate da Filone l'ebreo, prima di essere allegorizzate dall'apostolo. Fa di Sara il significato della virtù, e di Agar l'intero circolo delle arti e delle scienze, che sono, o dovrebbero essere, ancelle della virtù; ma queste cose riguardo ad Agar e Sara, la schiava e la libera, e la loro numerosa progenie, sono molto meglio allegorizzate dall'apostolo qui. Un'allegoria è un modo di parlare in cui una cosa è espressa da un'altra, ed è una metafora continua; e il significato dell'apostolo è che queste cose puntano ad altre cose; hanno in esse un altro significato, mistico e spirituale, oltre a quello letterale; e che gli ebrei chiamano מדרשׁ, "Midrash", un nome che danno al senso mistico e allegorico della Scrittura, in cui si abbandonano molto. Un'allegoria è propriamente un modo fittizio di parlare; ma qui disegna un adattamento di una storia reale, e di un dato di fatto, ad altri casi e cose, e sembra intendere un tipo o una figura; e il senso che queste cose che erano letteralmente vere di Agar e Sara, di Ismaele e Isacco, erano tipi e figure di cose a venire; proprio come ciò che accadde agli Israeliti furono i simboli e le figure delle cose che sarebbero state sotto la dispensazione del Vangelo, 1Corinzi 10:11

poiché questi sono i due patti, o "testamenti"; cioè, queste donne, Agar e Sara, significano, e sono figure dei due patti; non il patto delle opere, e il patto della grazia. Agar non era una figura del patto di opere, che fu fatto e rotto prima di nascere; inoltre, il patto di cui era una figura fu fatto sul monte Sinai, mentre il patto delle opere fu fatto in paradiso: inoltre, il patto delle opere fu fatto con Adamo e tutta la sua posterità, ma il patto che Agar significava fu fatto solo con i figli d'Israele; rappresentava Gerusalemme, che allora era con i suoi figli. Né Sara era una figura del patto di grazia, poiché questo fu fatto molto prima che lei avesse un essere, anche dall'eternità; ma erano le figure delle due amministrazioni di una stessa alleanza, che dovevano aver luogo nel mondo in successione; e che si susseguono l'uno all'altro, sono chiamati dall'autore della Lettera agli Ebrei il primo e il secondo, l'antico e il nuovo patto. Ora, questi sono i patti o testamenti, l'antico e il nuovo, e il rispettivo popolo sotto di loro, che furono prefigurati da queste due donne e dalla loro progenie

Quello del Monte Sinai; cioè, uno di questi patti, o una delle amministrazioni del patto, una dispensazione di esso, che è il primo, e ora chiamato vecchio, perché abolito, ha avuto la sua origine dal monte Sinai, è stato consegnato lì da Dio a Mosè, per essere comunicato al popolo di Israele, che doveva essere sotto quella forma di amministrazione fino alla venuta del Messia. E poiché l'intera economia mosaica fu data a Mosè sul monte Sinai, si dice che provenga da lì: quindi, negli scritti ebraici, leggiamo, tempi innumerevoli, di הלכה למשׁה מסיני, un rito, una consuetudine, una costituzione o un appuntamento dato a Mosè "dal monte Sinai", la stessa frase che qui. Sinai significa "cespugli", e prende il nome dai cespugli che crebbero su se,; in uno dei quali il Signore apparve a Mosè; poiché l'Horeb e il Sinai sono lo stesso monte; uno significa desolato e desolato, l'altro cespuglioso; come una parte del monte era sterile e deserta, e l'altra coperta di cespugli e rovi; e può rappresentare appropriatamente la condizione di coloro che sono sotto la legge

Che genera schiavitù; genera e porta le persone in uno stato di schiavitù, induce in loro uno spirito di schiavitù alla paura e le fa essere soggette ad essa per tutta la vita; come lo erano anche quelli che erano sotto il primo patto, o sotto la dispensazione dell'Antico Testamento:

che è Agar; o questo è il patto, l'amministrazione di esso, che Agar, la schiava, la serva di Sara, rappresentava

25 Versetto 25. Per questo Agar è il monte Sinai in Arabia,

La versione araba, invece di Arabia, recita "Balca". La versione siriaca fa di Agar una montagna, leggendo le parole così: "perché il monte Agar è il Sinai, che è in Arabia": e alcuni sono stati dell'opinione che il Sinai fosse chiamato Agar dagli Arabi. È certo che חגר, che si può pronunciare Agar, significa in lingua araba una pietra o una roccia; e che una parte dell'Arabia è chiamata Arabia Petraea, per la sua natura rocciosa; la cui metropoli era חגרת, o "Agara", e gli abitanti Agarenes; e Hagar era il nome della città principale del Bahrein, e si può osservare che quando Agar, con suo figlio, fu cacciata, essi dimorarono nel deserto di Paran, Genesi 21:21 che era vicino al Sinai, come appare da Numeri 10:12; Deuteronomio 33:2 così che è possibile che questo monte possa essere chiamato così da lei, sebbene non ci sia certezza di esso; e vicino ad esso, come osserva Grozio, era una città chiamata Agra, menzionata da Plinio come in Arabia. Tuttavia, è chiaro che il Sinai era in Arabia, fuori dalla terra promessa, dove fu data la legge, e sembra che l'apostolo lo menzioni con questo punto di vista, affinché potesse essere osservato, e insegnarci che l'eredità non è della legge. È collocato da Girolamo nella terra di Madian; ed è certo che deve essere vicino ad esso, se non in esso, come è chiaro da Esodo 3:1. E secondo Filone l'Ebreo, i Madianiti, come precedentemente chiamati, erano una nazione molto popolosa degli Arabi: e Madian, o Madian, è da Maometto detto come in Arabia; e si può osservare che coloro che sono chiamati Madianiti in Genesi 37:36 sono detti Ismaeliti, Genesi 39:1 il nome con cui gli Arabi sono comunemente chiamati dagli Ebrei. Perciò l'apostolo colloca appropriatamente questo monte in Arabia. Ma dopo tutto, per Agar, penso piuttosto che si intenda la donna: e che il senso sia che questo stesso Agar significhi il Monte Sinai, o sia una figura della legge data su quel monte

e risponde a Gerusalemme che ora è, ed è schiava dei suoi figli; cioè, concorda e assomiglia agli abitanti di Gerusalemme e di tutte le città e i paesi della Giudea; ed ella, essendo una schiava, rappresentava quello stato di schiavitù in cui si trovavano gli ebrei, quando l'apostolo scrisse questo, che erano in uno stato di schiavitù civile, morale e legale; in schiavitù civile ai Romani, essendo tributari dell'impero di Roma, e sotto la giurisdizione di Cesare; nella schiavitù morale del peccato, di Satana, del mondo e delle sue concupiscenze, di cui erano servi in generale; e nella schiavitù legale alla legge cerimoniale, che era un giogo di schiavitù: erano in schiavitù sotto gli elementi o le istituzioni di essa, come la circoncisione, un giogo che né loro, né i loro antenati potevano portare, perché li obbligava a osservare l'intera legge; l'osservanza di vari giorni, mesi, tempi e anni, e la moltitudine di sacrifici che erano obbligati a offrire, che tuttavia non potevano togliere il peccato, né liberare le loro coscienze dal peso della colpa, ma erano come una scrittura di ordinanze contro di loro; ogni sacrificio che portavano dichiarando il loro peccato e la loro colpa, e che meritavano di morire come la creatura che era stata sacrificata per loro; e inoltre, questa legge di comandamenti, in vari casi, la sua violazione era punibile con la morte, per paura della quale erano soggetti alla schiavitù per tutta la vita: erano anche schiavi della legge morale, che richiedeva loro una perfetta obbedienza, ma non dava loro la forza di eseguirla; mostrò loro il loro peccato e la loro miseria, ma non il loro rimedio; chiedeva una giustizia completa, ma non indicava dove si poteva ottenere; non pronunciò una sola parola di pace e di conforto, ma tutto il contrario; non ammetteva alcun pentimento; accusava di peccato, ne era giudicato colpevole, malediceva, condannava e minacciava di morte per esso, tutto ciò li teneva in continua schiavitù, e mentre la maggior parte di quel popolo in quel tempo, la Gerusalemme che era allora, gli scribi, i farisei e la maggior parte della nazione, cercavano la giustificazione per le opere della legge, questo si aggiungeva alla loro schiavitù; Gli obbedivano con vedute mercenarie, e non per amore ma per paura; e le loro comodità e la loro pace si alzavano e si abbassavano secondo la loro obbedienza; e le persone in tal modo devono necessariamente essere sotto una schiavitù spirituale

26 Versetto 26. Ma la Gerusalemme che è lassù,

Questa Sara era un tipo e una figura di; rispose e fu d'accordo con questo; che deve essere compreso, non della chiesa trionfante in cielo, ma dello stato della chiesa evangelica sotto l'amministrazione del nuovo patto; e che, non come nella gloria degli ultimi giorni, quando la nuova Gerusalemme scenderà da Dio dal cielo, ma come era allora al tempo dell'Apostolo, e lo è stato da allora. Si può avere particolare rispetto per la prima chiesa evangelica di Gerusalemme, che consisteva di persone nate dall'alto, fu benedetta da uno spirito evangelico, che è uno spirito di libertà, dal quale il Vangelo è uscito in tutto il mondo, e tra il quale gli apostoli e i primi predicatori della parola sono usciti dappertutto, e furono il mezzo per la conversione di moltitudini, sia tra i Giudei che tra i Gentili, e quindi si potrebbe veramente dire che siamo la madre di tutti noi. La chiesa in generale, sotto il Vangelo, può essere, come spesso è, chiamata Gerusalemme, a causa del suo nome, la visione della pace; essere sotto il governo del Principe della pace; i suoi membri sono figli della pace, che sono chiamati alla pace, e ne godono; il Vangelo è il Vangelo della pace, e le sue ordinanze sono sentieri di pace; E il nuovo patto, sotto l'amministrazione del quale si trovano i santi, è un patto di pace. Gerusalemme era l'oggetto della scelta di Dio, il palazzo del grande Re, il luogo del culto divino, era compatto e ben fortificato: lo stato della chiesa evangelica è costituito da persone che, in generale, sono gli eletti di Dio, in mezzo ai quali il Signore abita, come nel suo tempio. Qui si osserva la sua adorazione, si predica la sua parola e si amministrano le sue ordinanze; i santi posti sul fondamento, Cristo, ed essendo ben disposti insieme, crescono in lui fino a diventare un tempio santo, e sono circondati da lui, come lo era Gerusalemme con i monti, e sono custoditi dalla sua potenza per la salvezza. Si dice che questo sia in alto, per distinguerlo dalla Gerusalemme terrena, i cui abitanti erano principalmente uomini del mondo, uomini carnali; ma questa Gerusalemme celeste, o stato della chiesa evangelica, consiste principalmente di persone nate dall'alto, chiamate con una chiamata celeste, e che portano l'immagine di colui che è celeste, la cui conversazione è in cielo, che cercano le cose di lassù, e in breve tempo saranno esse stesse lì; La sua costituzione e la sua forma di governo provengono dall'alto, così come le sue dottrine e le sue ordinanze. Gli ebrei parlano spesso di ירושׁלם דלעילא, o עלאה, o שׁל מעלה, "Gerusalemme di sopra", come distinti dalla Gerusalemme di sotto: e a questa distinzione sembra avere rispetto qui, che dice ulteriormente di questa Gerusalemme, che

è gratuito; dalla schiavitù del peccato, di Satana e del mondo, dal giogo della legge e da uno spirito di schiavitù; avendo lo Spirito di Dio, lo spirito di adozione, che è uno spirito libero, e rende liberi quelli che ne godono; E dove c'è Lui, c'è la vera libertà. E aggiunge:

che è la madre di tutti noi; che sono nati di nuovo, sia Giudei che Gentili, come in particolare lo era la chiesa di Gerusalemme, e lo stato della chiesa evangelica in generale si può dire che fosse; poiché qui le anime nascono e vengono generate a Cristo, vengono nutrite al suo fianco e nutrite con i suoi seni di consolazione, parola e ordinamenti. Anche questa forma di discorso è ebraica: così si dice che

"Sion, אמן דישׁראל, "la madre d'Israele", genererà i suoi figli, e Gerusalemme accoglierà i figli della cattività".

Ancora, spiegando Proverbi 28:24 si osserva, che non c'è padre se non il Dio sempre benedetto, ואין אמו, e nessuna madre se non la congregazione di Israele. Alcune copie omettono la parola tutto; e così fanno la Vulgata latina, la siriaca e l'etiopica, e leggono solo, la madre di noi, o nostra madre

27 Versetto 27. Poiché sta scritto:

Isaia 44:1, che è citato per provare, che la Gerusalemme celeste, o stato della chiesa evangelica, è la madre di tutti noi, e ha generato, e ancora genererà, molte anime a Cristo, anche molte di più di quelle che erano sotto la dispensazione legale della chiesa ebraica, sebbene il Signore fosse un marito per loro, Geremia 31:32. Le parole sono:

Rallegrati, tu sterile che non partorisci, prorompi e grida tu che non partorisci, perché la desolata ha molti più figli di quella che ha marito; con colei che era "sterile", che non "partoriva", che non "partoriva" ed era "desolata", non si intende il mondo dei Gentili, che prima della venuta di Cristo era sterile e privo della sua conoscenza, e tra il quale pochissimi furono chiamati per grazia; ma la chiesa evangelica nei suoi primi inizi, al tempo di Cristo, e specialmente al tempo della sua morte, e prima dell'effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste, quando il numero dei suoi membri era poco; poiché i nomi dei discepoli insieme erano solo 120, quando sembrava essere sterile, desolata e priva del suo marito Cristo, ma presto ebbe una grande adesione ad essa, sia di Giudei che di Gentili; e perciò è chiamato a "rallegrarsi, prorompere" e "gridare"; cioè, prorompere in canti di lode ed esprimere la sua gioia spirituale, cantando ad alta voce e presentando in inni e canti spirituali la gloria di una grazia potente ed efficace, nella conversione di un così gran numero di anime, che non si era mai visto come sotto la precedente amministrazione. Tremila furono convertiti sotto un sermone, e si aggiunsero a questa prima chiesa evangelica; e il numero dei suoi membri crebbe ancora, e il numero degli uomini che in seguito credettero fu di circa cinquemila; e dopo ciò sentiamo parlare di altri credenti che si sono aggiunti al Signore, sia uomini che donne; e anche che una grande schiera di sacerdoti era obbediente alla fede; e quando da questa chiesa, gli apostoli e gli altri predicatori del Vangelo andarono dappertutto nel mondo dei Gentili, migliaia di anime si convertirono, e si formò un gran numero di chiese, e da allora un seme spirituale è stato preservato; e negli ultimi giorni Sion partorirà in travaglio e darà alla luce una numerosa progenie; una nazione nascerà subito, e la pienezza dei Gentili sarà introdotta. In questo senso gli scrittori ebrei, Jarchi, Kimchi e Aben Esdra, comprendono questo passaggio di Gerusalemme; come fa anche la parafrasi caldea, che la rende così:

"Lode, o Gerusalemme, che eri come una donna sterile che non partorisce nulla; Rallegratevi nella lode ed esultate di chi era come una donna che non concepisce, perché i figli di Gerusalemme sono più abbandonati dei figli della città abitabile, dice il Signore".

28 Versetto 28. Or noi, fratelli, come lo fu Isacco,

La versione etiope dice: "voi, fratelli"; e quindi una delle copie di Stephens. Come potrebbero essere le due donne, Agar e Sara, e sono allegorizzate; così anche la loro rispettiva progenie. Isacco significava, ed era un tipo e una figura della discendenza spirituale di Abramo, sia Giudei che Gentili, sotto la dispensazione del Vangelo: e come egli era, così essi sono,

i figli della promessa; come Isacco fu promesso ad Abramo, così era questa progenie spirituale, quando gli fu detto, che sarebbe stato il padre di molte nazioni, come è il padre di tutti noi, sì, di tutti quelli che credono, siano essi di qualsiasi nazione; e poiché Isacco nacque per virtù, e in conseguenza di una promessa fatta ad Abramo della libera buona volontà e del compiacimento di Dio, e la sua generazione e il suo concepimento erano al di là della forza e del corso della natura, erano gli effetti di una potenza divina ed erano qualcosa di soprannaturale; così questa progenie spirituale è rinata, per virtù, e in conseguenza di una promessa, fatta non solo ad Abramo, ma al Signore Gesù Cristo, il capo del patto, che avrebbe visto la sua progenie, godere di una progenie numerosa, e che sarebbe durata per sempre; e anche alla Chiesa, della quale è detto che in essa dovrebbe nascere questo e quell'uomo; e in particolare in conseguenza della promessa citata nel versetto precedente, da cui queste parole sono una deduzione, una deduzione o un'illustrazione: e questi figli della promessa, così chiamati da qui, rinascono di nuovo, al di sopra e al di là della forza della natura; non attraverso il potere e il libero arbitrio dell'uomo, ma attraverso l'abbondante misericordia e la volontà sovrana di Dio, con la sua grazia potente ed efficace, e con la parola di promessa, il Vangelo, come mezzo. Inoltre, a questi figli, o seme spirituale di Abramo, significati da Isacco, appartengono tutte le promesse, come quella di Dio, come un patto che Dio ha dato loro; di Cristo, come Salvatore e Redentore; dello Spirito Santo, come santificatore e consolatore; e di tutte le cose buone, delle misericordie temporali, per quanto sono per il loro vero bene; e di tutte le benedizioni spirituali, come la giustizia, la pace, il perdono, il conforto, tutte le provviste di grazia e la vita eterna: e questi ricevono similmente queste promesse; lo Spirito Santo, come spirito di promessa, li apre e li applica a loro, li mette nelle mani della fede e li rende capaci di supplicarli presso Dio e di credere al loro compimento; in modo che questo personaggio sia d'accordo in tutto e per tutto con loro

29 Versetto 29. Ma come allora,

Ai tempi di Abramo, quando Agar e Sara, i tipi delle due dispensazioni del patto, e Ismaele e Isacco, vivevano le figure dei due diversi semi, il seme naturale e spirituale di Abramo, legalisti e veri credenti:

colui che è nato secondo la carne; che era Ismaele, che era un tipo, o una rappresentazione allegorica di coloro che erano sotto il patto del Sinai, e cercavano la giustizia mediante le opere della legge; come era nato secondo la carne, secondo il corso ordinario della natura, ed era, come era nato, un uomo carnale; così sono gli auto-giustizieri, nonostante tutte le loro pretese di religione e giustizia, proprio come sono nati; non c'è altro che carne in loro; sono senza Dio, e Cristo, e lo Spirito, e non hanno né vera fede, né speranza, né amore, né nessun'altra grazia; non hanno in sé alcun principio interno di bontà; la carne, o la natura corrotta, ha il governo di loro, è il principio regnante in loro; le loro menti sono carnali, e così anche i loro principi; e tale è la loro condotta, confidano nella carne, nelle prestazioni esteriori, nella loro giustizia, e così cadono sotto la maledizione; poiché tutti quelli che confidano in un braccio di carne, o che sono delle opere della legge, sono sotto la sua maledizione,

perseguitò colui che era nato secondo lo Spirito, con chi si intende Isacco, il quale, sebbene non fosse stato concepito sotto le ombre dello Spirito Santo, senza l'aiuto dell'uomo, come lo fu Cristo, ma a causa della potenza divina che fu così eminentemente manifestata nel suo concepimento e nella sua generazione, nonostante tutte le difficoltà e gli svantaggi, e sembrando impossibilità di natura, si dice che sia nato secondo lo Spirito: e inoltre, fu anche rigenerato dallo Spirito di Dio, era un uomo buono e temeva il Signore, come mostra tutto il racconto di lui; e in questo anche opportunamente indicò il seme spirituale, i veri credenti, sotto la dispensazione del Vangelo, che sono rinati d'acqua e di Spirito, e sono rinnovati nello spirito della loro mente; in cui l'opera dello Spirito è iniziata, e la grazia è il principio che governa; nel quale dimora e opera lo Spirito di Dio; e la cui condotta è spirituale, e che non camminano secondo la carne, ma secondo lo Spirito. La persecuzione di Isacco da parte di Ismaele avvenne per "deriderlo", Genesi 21:9 la parola ebraica che vi si usa è in allusione al nome di Isacco, che significa "riso": e Ismaele rideva di lui, lo scherniva e lo derideva. I dottori ebrei sono divisi sul senso di ciò: alcuni dicono che la parola tradotta "beffardo" esprime idolatria, secondo Esodo 32:6 e che Ismaele avrebbe insegnato a Isacco, e lo avrebbe attirato in essa; altri che significa impurità, secondo Genesi 39:17 e che gli parlò in modo lascivo e indecente, al fine di corrompere la sua mente; altri che progetta l'omicidio secondo 2Samuele 2:14 e che intendeva ucciderlo, e tentò di farlo; è praticamente ricevuto da loro, che o lo trova solo, o uscivano insieme per il campo, egli prese il suo arco e lo tirò fuori, e gli scagliò una freccia, con l'intenzione di ucciderlo, sebbene fingesse che fosse solo per gioco: e uno dei loro scrittori sul testo dice, che la parola usata, dalla gematiria, cioè dall'aritmetica delle lettere, significa להרוג, "uccidere"; così che questa persecuzione non era solo a parole, ma con i fatti: ma altri di loro pensano più giustamente, che significasse una contesa sull'eredità, che le parole di Sara ad Abramo sembrano confermare; e che Ismaele rivendicasse il diritto di primogenitura, e disprezzasse Isacco come il figlio minore; insistesse sul diritto all'eredità, e si burlò della promessa di Dio, riguardo a Isacco; e potrebbe minacciare ciò che gli farebbe, se lo rivendicasse per questo: la derisione è sempre stata considerata una specie di persecuzione; così i santi dell'Antico Testamento, tra gli altri casi di persecuzione, furono processati per "crudeli schernimenti"; così nostro Signore fu perseguitato, e anche i suoi apostoli

E anche così è ora. Gli ebrei carnali, che confidavano in se stessi di essere giusti e disprezzavano gli altri, perseguitavano il seme spirituale che credeva in Cristo, sia con le parole che con le opere; confiscarono i loro beni, imprigionarono le loro persone e le misero persino a morte; e i falsi dottori, sebbene non lo facessero e non potessero spingersi fino a quel punto, tuttavia, come persone adeguatamente rappresentate da Ismaele, deridevano gli apostoli e si facevano beffe delle dottrine della grazia da loro predicate e disprezzavano coloro che li abbracciavano; e hanno dichiarato che l'eredità apparteneva a loro, in base alle opere della legge: e così è oggi; sebbene non ci sia persecuzione delle persone e dei beni degli uomini, tuttavia non c'è mai stata una persecuzione più grande delle dottrine della grazia e della giustizia di Cristo, e i santi sono stati più derisi e derisi per averle mantenute; e ciò da persone della stessa carnagione di quelle del tempo dell'apostolo, significate da Ismaele, dai professori carnali e dalle persone ipocrite

30 Versetto 30. Ma che cosa dice la Scrittura?

Questa è una forma talmudica di citare le Scritture, e risponde a מאי קראה, "che cosa dicono le Scritture?" il passaggio a cui si fa riferimento è Genesi 21:10 e che sono le parole di Sara ad Abramo; ma nella misura in cui le pronunciò sotto ispirazione divina, ed esse furono approvate e confermate da Dio, come appare da Genesi 21:12 sono attribuite a Dio che parla nella Scrittura:

Scaccia la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della libera. C'è pochissima differenza nella citazione rispetto all'originale. L'apostolo omette la parola "questo" in entrambe le proposizioni, che sebbene molto appropriata per essere espressa da Sara, per indicare la persona a cui si riferiva, e come in preda a una passione veemente, non era assolutamente necessario che fosse ritenuta dall'apostolo, poiché dal contesto non c'è difficoltà a sapere chi si intende con lei; sebbene la copia alessandrina contenga la parola: e invece di "con mio figlio, con Isacco", l'apostolo dice: "con il figlio della donna libera, Sara"; lì parlando di se stessa, di cui l'apostolo dà il carattere, in opposizione alla schiava: allo stesso modo uno scrittore ebreo lo legge e lo interpreta:

"Poiché il figlio di questa donna non sarà erede עם בן הגבירה, "con il figlio della padrona"."

La cacciata di Agar e Ismaele dalla famiglia di Abramo fu un simbolo e un emblema del rifiuto degli ebrei carnali e ipocriti dallo stato della chiesa evangelica; né le persone carnali, quelle che sono secondo la carne, quelle non rigenerate, o che confidano nella propria giustizia, dovrebbero essere in una chiesa evangelica, poiché saranno anch'esse escluse e cacciate dal regno dei cieli, in cui nessuna persona non rigenerata, ingiusta o ipocrita deve entrare. Gli Ebrei fanno di questa espulsione di Agar e di suo figlio sia sia fuori di questo mondo che di quello che deve venire. La ragione addotta per cui l'uno non dovrebbe essere erede con l'altro concorda perfettamente con i canoni ebraici; il che non perché fosse figlio di una concubina, poiché i figli delle concubine potevano ereditare, se erano Israeliti, e liberi, ma perché era figlio di una schiava, poiché così corrono;

"Tutti coloro che sono parenti prossimi, benché per iniquità, sono eredi, come coloro che sono legittimi; come? Così, per esempio, se un uomo ha un figlio che è spurio, o un fratello che è spurio, ecco, questi sono come gli altri figli, e gli altri fratelli per eredità; Ma se, בנו מן שׁפחה, "suo figlio è da un'ancella", o da una donna straniera, egli non è figlio in nessuna di queste questioni, ואינו יורשׁ כלל, "e non è affatto erede":

e ancora,

"l'Israelita che ha un figlio da una schiava, o da un Gentile, visto che non è chiamato suo figlio, colui che ha avuto dopo di sé da una donna israelita, בכור לנחכה, "è il primogenito per eredità", e prende la doppia porzione".

La ragione attribuita per la non eredità nel testo implica che i figli della donna libera, la progenie spirituale di Abramo, erediteranno i privilegi della casa di Dio, le benedizioni della grazia e la gloria eterna; essi sono figli della promessa ed eredi secondo essa; quando i figli della schiava, quelli che si sono arrogati, non lo faranno; poiché l'eredità non è della legge, né sono eredi coloro che sono delle opere di essa; né si può godere mescolando la legge e il Vangelo, la grazia e le opere, nell'affare della salvezza

31 Versetto 31. Dunque, fratelli,

Questa è la conclusione di tutta l'allegoria, o l'interpretazione mistica di Agar e Sara, e dei loro figli:

non siamo figli della schiava; la figura del primo patto, che portava alla schiavitù e rappresentava gli ebrei in uno stato e sotto uno spirito di schiavitù alla legge; I santi del Nuovo Testamento non sono sotto di esso, sono liberati da esso, e sono morti ad esso:

ma dei liberi; di Sara, che era un tipo del nuovo e secondo patto; e rispondeva alla chiesa del Vangelo, che è libera dal giogo della legge; e i cui figli sono credenti in Cristo, dai quali sono resi liberi da ogni schiavitù e schiavitù; così i figli della padrona e della serva sono contrapposti l'uno all'altro dagli ebrei. La versione latina della Vulgata aggiunge a questo versetto dall'inizio del capitolo successivo, con la libertà con cui Cristo ci ha resi liberi; e la versione etiopica, perché Cristo ci ha resi liberi; e iniziare il capitolo successivo così, quindi stare in piedi, e non essere impigliato, ecc. e così la copia alessandrina, e tre dei

Commentario del Pulpito:

Galati 4

1 Ora dico legw de. Forma di espressione usuale con l'apostolo quando introduce una nuova affermazione destinata a spiegare o chiarire qualcosa di cui si è già detto, Galati 3:17; 5:16; Romani 15:8 secondo il Testo Ricevuto; 1Corinzi 1:12 touto de 1Corinzi 7:29 15:50 Cantici sembra voler attirare l'attenzione: "Ora desidero dire questo". Nel presente caso l'apostolo intende gettare ulteriore luce sulla posizione assunta in Galati 3:24, che il popolo di Dio, mentre era sotto la Legge, era sotto una schiavitù dalla quale ora è stato emancipato. Confrontate il processo di illustrazione in qualche modo simile adottato in Romani 7:2-4. In entrambi i passaggi non si tratta di una dimostrazione logica che viene proposta, ma di un caso illustrativamente analogo nell'esperienza umana. Una metafora, anche se non strettamente un'argomentazione, spesso aiuta il lettore a una percezione intuitiva della giustezza della posizione stabilita. Che l'erede, finché è un bambino, non differisce nulla da un servo, anche se è signore di tutto ejf oson cro klhronomov nhpiov ejstin oujdeerei dolou kuriov pantwn wn; Finché l'erede è un figlio, non differisce nulla da uno schiavo, sebbene sia il signore di tutto. L'articolo prima di klhronomov, erede, è l'articolo di classe, come prima di mesithv, mediatore Galati 3:20 -"un erede". Nella parola nhpiov l'apostolo ha evidentemente in mente uno che è ancora nella sua non-età, come si dice nella legge inglese, "un bambino". Nel linguaggio del diritto romano, infans è un bambino sotto i sette anni, il periodo di minore età raggiunge i venticinque anni. Nel greco attico, il correlato a uno registrato tra gli "uomini" era un paiv. Non sembra che l'apostolo intenda usare un'espressione giuridica tecnica. Egli contrappone nhpiov con ajnhr in 1Corinzi 13:11; Efesini 4:13,14. "Non differisce nulla da un servo"; cioè non è niente di meglio di un servo, asrein Matteo 6:26 10:31 12:12. Il verbo diafe sembra usato solo nel senso che ti differenzi da un altro a tuo vantaggio, in modo che le taronta siano cose che sono più eccellenti. "Signore", "proprietario"; il titolo della proprietà è inerente a lui, anche se non è ancora in grado di gestirla

Versetti 1-3.-

La Chiesa di Dio nella sua minoranza

L'apostolo passa ora a una nuova fase dell'argomentazione. Ha usato le similitudini di un testamento, di una prigione, di un maestro di scuola, per segnare la condizione dei credenti sotto la Legge; Ora usa la similitudine di un erede nella sua nonetà. Ai Galati viene insegnato che lo stato degli uomini sotto la Legge, lungi dall'essere una posizione religiosa avanzata, era piuttosto basso e infantile. Marco-

I LA POSIZIONE POTENZIALE DELL'EREDE. Egli è "signore di tutto". Egli è tale per nascita e condizione; e, se suo padre è morto, egli ne è il possessore effettivo, anche se negli anni della sua minore età non può godere della sua proprietà o affermare il suo completo dominio su di essa. Questo passaggio implica che i santi sotto la Legge avevano esperienza delle benedizioni di cui godevano i santi sotto il Vangelo, anche se i loro privilegi dispensazionali erano minori e la loro conoscenza molto meno perfetta. C'è solo un'eredità a cui i santi di tutte le dispensazioni partecipano allo stesso modo: sono tutti "seme di Abramo" per fede in Cristo Gesù

II IL PERIODO DELLA DISCIPLINA E DELLA SOGGEZIONE. "L'erede, finché è un bambino, non differisce da un servo".

1. Il periodo infantile. L'apostolo non si riferisce all'infanzia in senso fisico in modo da implicare una debolezza di comprensione o un'immaturità di giudizio, ma all'infanzia nel suo aspetto giuridico. Si riferisce alla vita della Chiesa. Lo stato filo-cristiano è stato l'infanzia; lo stato cristiano era in età matura in pieno possesso. L'erede nella sua non-età rappresentava così lo stato del mondo prima del vangelo, quando sia gli Ebrei che i Gentili erano sotto tutela; perché aveva detto nel terzo capitolo che tutti, sia Giudei che Gentili, erano eredi e figli di Dio

2. La sua disciplina. L'erede è "sotto tutori e amministratori". Questa sottomissione è necessaria per garantire che egli non debba esercitare male i suoi poteri o sprecare la sua proprietà. La disciplina si manifesta sotto due o tre aspetti

1 L'erede non è migliore di un servo schiavo, che è assicurato nel cibo e nel vestiario che il suo padrone può permettergli, ma non ha più potere di azione indipendente del servo schiavo. Egli non può compiere alcun atto se non attraverso il suo rappresentante legale. Il guardiano veglia sulla sua persona; l'amministratore della sua proprietà. La Legge è qui rappresentata come se riempisse questo doppio posto in relazione ai credenti dell'Antico Testamento

2 L'erede è in addestramento, poiché è "schiavo sotto gli elementi del mondo".

a Era una condizione gravosa; poiché le ordinanze levitiche "erano legate alla schiavitù"; "un giogo", dice Pietro, "che né noi né i nostri padri siamo stati in grado di portare", molto esigente nelle sue richieste e inefficace nel risultato

Ogni dovere era minuziosamente prescritto, e nulla era lasciato alla discrezione dei fedeli, per quanto riguarda il culto, il lavoro, l'abbigliamento, il cibo, la nascita, il matrimonio, la guerra, il commercio, le tasse o la decima

b L'educazione era limitata agli "elementi di questo mondo", all'insegnamento elementare attraverso simboli mondani - il fuoco, l'altare, l'incenso, lo spargimento di sangue - che si riferivano a cose materiali, sensuali e formali, piuttosto che a cose spirituali. Così la Chiesa, nella sua minoranza, aveva contorni di verità spirituale adatti in qualche modo alle sue capacità. Gli elementi in questione erano "deboli e miserabili", sebbene quelli degli ebrei fossero molto superiori a quelli dei gentili, perché erano stati nominati da Dio

III IL PERIODO DI DISCIPLINA DOVEVA ESSERE TEMPORANEO. "Fino al tempo stabilito dal padre". La volontà del padre doveva essere suprema in tutta la transazione. La Chiesa non doveva essere sempre sotto la Legge. La pienezza del tempo doveva porre fine alla non-età della Chiesa. I credenti, quindi, non dovevano essere sempre bambini. "Questa è una potente batteria", dice Calvino, "contro le cerimonie cattoliche romane: devono aiutare gli ignoranti, nel sollievo; ma era durante il non-secolo". "I cattolici romani", chiede, "sono bambini o uomini adulti?" Condanna anche gli ebraisti per essere tornati a "elementi del mondo", che avevano il loro posto e il loro uso solo in una condizione di non-età. "Eppure il papa e Maometto hanno cercato di riportare la razza, libera e maggiorenne, alla sua minorità".

OMELIE di R.M. Edgar Versetti 1-7.-

La maggioranza attraverso il Vangelo

Paolo, dopo aver parlato della scuola della Legge nelle sezioni precedenti, e della partecipazione dei Gentili credenti ai privilegi della famiglia abramitica, procede nella presente sezione a parlare dei tempi prima dell'avvento di Cristo come infantili, dell'avvento come pienezza dei tempi, e della maggioranza che è realizzata dai credenti attraverso il vangelo. Vengono così presentati quattro pensieri principali

I TEMPI IMPERFETTI. Versetti 1-3. I tempi dell'Antico Testamento rappresentano l'esperienza di tutti gli uomini prima di ricevere il vangelo. Erano la minoranza dell'umanità. L'anima era allora come un bambino che viene posto sotto amministratori e tutori, e non gli è permesso di farsi carico di se stesso. Viveva secondo la legge e le regole, e non era entrato in un vero e proprio autogoverno e indipendenza. Ora, tutto il mondo era in questa condizione legale, così come gli ebrei. No, siamo tutti prima della conversione in esso; Siamo legalisti per natura, facciamo ciò che ci viene prescritto con più o meno fedeltà, e ci congratuliamo con noi stessi per averlo fatto. È la fase "infantile". Sono i tempi imperfetti, in contrasto con l'esperienza più matura che il Vangelo porta. Eppure è meglio che l'anima sia alla scuola della Legge piuttosto che vagare ostinatamente dietro ai propri espedienti. Meglio essere limitati piuttosto che essere completamente viziati dal fare a modo nostro. Non dovremmo sottovalutare la disciplina che la scuola di legge ha assicurato

II L'AVVENTO DEL FIGLIO. Versetti 4, 5. È stata la venuta di Cristo che ha portato la pienezza dei tempi. Egli è venuto per porre fine alla minoranza del mondo e per assicurare la redenzione del mondo. Lo fece essendo "nato da donna", essendo "nato sotto la Legge" e assumendosi tutte le responsabilità dei suoi fratelli. Avendo obbedito alla Legge nella sua pena di morte per la disobbedienza così come nei suoi precetti, ha redento gli uomini dal potere di condanna della Legge e ha assicurato la loro adozione come figli. Il mondo all'avvento del Figlio deve aver guardato in modo diverso agli occhi di Dio Padre. Per millenni aveva guardato ansiosamente in basso per vedere se c'era qualcuno che capisse e cercasse Dio. Ma, ahimè! il verdetto doveva essere che "tutti si sono sviati, tutti insieme sono diventati impuri; non c'è nessuno che faccia il bene, nemmeno uno" Salmi 14:2,3 Ma all'avvento di Cristo si presentò un nuovo esempio, sorse un nuovo tipo: un Essere senza peccato apparve sulla scena, con tutto l'interesse intorno a lui per l'assenza di peccato. Una rottura della continuità ha avuto luogo quando il bambino è nato a Betlemme. Invece di essere ora condannato in blocco, il mondo esercitava per la mente divina una profonda attrattiva. Il dramma dell'assenza di peccato in mezzo alla tentazione continuava, e un mondo ripugnante diventava il centro del potere morale e spirituale. Una nuova era si aprì così sull'umanità. La minorità dell'uomo era finita e la sua eredità era a portata di mano

III L'AVVENTO DELLO SPIRITO. versetto 6. Il magnifico panorama dell'assenza di peccato, tuttavia, avrebbe potuto passare in modo impressionante davanti agli occhi di Dio, e aver dato interesse alla carne per il problema dell'umanità, senza in alcun modo influenzare gli uomini stessi. Ma l'avvento dello Spirito assicurò agli uomini la loro eredità spirituale. Il grido del cuore umano, che prima era stato così indefinito, divenne definito e patetico. Divenne il grido dei bambini che avevano finalmente imparato a sentirsi a casa con Dio. L'Ebreo convertito e il Gentile convertito cominciarono a gridare all'unico Padre che è nei cieli e a non sentirsi più "orfani" Confronta Giovanni 14:18 Lo Spirito Santo, come Spirito di adozione, permette ai cuori umani di guardare speranzosi al cielo e di rendersi conto che non è più vuoto, ma pieno della presenza di un Padre infinito e misericordioso, che desidera sopra ogni cosa il benessere dei suoi figli. È questa meravigliosa disposizione dell'avvento di uno Spirito infinito di adozione che assicura la realtà dell'adozione e fa sentire tutti i figli a casa. I poeti hanno senza dubbio scritto che l'uomo è "progenie di Dio", Atti 17:28, ma la fantasia del poeta poteva diventare un fatto dell'esperienza umana solo quando lo Spirito interiore ha spinto il grido: "Abbà, Padre".

IV L'EREDE È COSÌ ENTRATO A FAR PARTE DELLA MAGGIORE ETÀ. versetto 7. La fine della paura servile, e l'avvento di un senso di filiazione, è ciò che chiamiamo conversione. Ma difficilmente ci rendiamo subito conto del significato della nostra eredità. Com'è magnifico! Rendersi conto che Dio non è più adirato con noi, ma guarda con tenerezza ineffabile come il nostro Padre celeste; renderci conto che, anche se non abbiamo nulla di noi stessi, siamo diventati eredi di tutte le cose, e scoprire che tutte le cose sono fatte per cooperare per il nostro bene; Romani 8:28 rendersi conto che siamo "eredi di Dio per mezzo di Cristo", è sicuramente glorioso! C'è felicità quando i nobili eredi raggiungono la maggiore età. Che festa, buona volontà e congratulazioni si fanno nelle sale baronali! I poeti ne cantano e gli artisti dipingono la scena. Ma nessuna gioia della maggiore età sulla terra può essere paragonata alla gioia che accompagna il senso della nostra maggiore età spirituale davanti a Dio. L'erede del barone è pieno di sentimenti misti se il suo cuore batte sincero, perché sa che la condizione della sua eredità è, ahimè! La morte di suo padre. Deve essere davvero vile colui che può contemplare una tale condizione senza emozioni. Ma quando lo Spirito di adozione viene in noi, è per permetterci di renderci conto che non solo è venuta la nostra maggiore età, ma anche la nostra eredità come figli di Dio; In questa eredità possiamo entrare subito. Il Padre non muore mai, e la sua presenza, invece di tenerci lontani dal nostro godimento, lo consacra e lo allarga a una pienezza celeste. "Tutte le cose sono nostre, se siamo di Cristo" 1Corinzi 3:20-23 Non possiamo più vivere come schiavi davanti a Dio, ma entrare per adozione nei privilegi dei figli!

OMELIE di R. FINLAYSON Versetti 1-11.-

Maggioranza e minoranza

IO IL BAMBINO CHE STA ARRIVANDO ALLA SUA MAGGIORE ETÀ. Analogia. "Ma io dico che finché l'erede è un bambino, non differisce nulla da un servo, sebbene sia il signore di tutto; ma è sotto tutori e amministratori fino al termine stabilito dal padre". Atti alla fine del capitolo precedente I cristiani erano descritti come la progenie di Abramo, eredi secondo la promessa. È a questo proposito che l'apostolo si serve ora di un'analogia. Si tratta di un caso molto semplice e ben noto su cui si trova. È quella di un erede, mentre è un figlio o è un minore, come si dice, cioè ha la potestà paterna ancora esercitata su di lui. Può essere l'erede di un regno; ma, finché è nella sua non-età, non differisce nulla da un servo, sebbene sia il signore di tutto. È migliore sotto certi aspetti, ma non migliore per quanto riguarda la sottomissione al controllo. Egli è sotto i guardiani della sua persona e gli amministratori dei suoi beni. Quando il Principe di Galles nella sua infanzia in un'occasione rifiutò la sottomissione alla sua governante, appellandosi alla sua dignità di erede al trono, il Principe Alberto gli lesse molto pertinentemente questo passaggio del Nuovo Testamento. La supposizione è che un minore non abbia ancora la saggezza che lo guidi; La sua volontà quindi, nel frattempo, è una cifra. Egli può agire solo attraverso i guardiani e gli amministratori, che sono intesi per eseguire la volontà del padre. Questa disposizione rimane in vigore fino al termine stabilito dal padre. Ci si è chiesti se Paolo consideri il padre qui come morto. Basti dire che egli è considerato come in secondo piano, mentre la sua volontà è operativa. Nel caso in cui si applica l'analogia, il Padre è vivo. È stata sollevata un'obiezione al fatto che Paolo abbia descritto il limite della dipendenza come stabilito dal padre, quando nella maggior parte dei paesi è fissato dalla legge. L'infanzia di un bambino romano finiva a sette anni; Ha indossato l'abito virile a diciassette anni; Non fu completamente emancipato dalla tutela fino all'età di venticinque anni. C'è da dire questo, che il limite non era necessariamente fissato dalla legge; che quando fu fissato in tal modo fu in nome del padre, e che c'era un potere discrezionale all'interno dello statuto

1. La minorità della Chiesa. "Anche noi, quando eravamo bambini, siamo stati tenuti in schiavitù sotto i rudimenti del mondo". I minori qui si suppone generalmente siano sia ebrei che gentili. Ma non è affatto un'idea paolina che i pagani rispetto ai cristiani fossero come i bambini rispetto agli uomini, eredi nella loro minorità rispetto agli eredi giungono a pieni diritti. Certamente le loro religioni non erano i rudimenti che Dio insegnò loro. Il riferimento è da determinarsi dal modo in cui l'analogia è introdotta dall'apostolo. Fa ririferimento alla sua descrizione dei cristiani come seme di Abraamo, eredi secondo la promessa. Si deve dunque intendere che ora si rivolge a coloro che erano precedentemente progenie di Abraamo, eredi secondo la promessa. Questi erano i figli sui quali Dio pose guardiani e amministratori. L'istruzione che dava loro era di natura rudimentale. Non è stata insegnata loro la religione nella sua forma perfetta che è il cristianesimo, ma solo i rudimenti. Erano vere così grasse; Tuttavia, erano solo una religione in una forma adatta ai bambini. Erano rudimenti del mondo, cioè dell'esteriore e del sensibile; poiché il mondo in senso malvagio non può essere messo in relazione con il Padre che insegna ai suoi figli. È attraverso l'aspetto esteriore e sensibile che la verità astratta viene introdotta nella mente dei bambini. Così, mentre la Chiesa era nella sua infanzia, Dio ha portato avanti la sua educazione con servizi esteriori e rappresentazioni sensate. Questo era inconcepibilmente meglio che essere lasciati a se stessi, come lo erano i pagani; Ma era la schiavitù in confronto alla spiritualità che doveva essere introdotta con una rivelazione completa. "Era un giogo", disse Pietro, "che né noi né i nostri padri potevamo portare". La quantità di servizio corporale richiesto dagli ebrei, nei loro frequenti lavaggi e viaggi a Gerusalemme, era molto grande. E anche i tipi, nel loro trattenere il chiaro significato, confinavano lo spirito. Questa era la Chiesa nella sua condizione di minorità

2. La maggioranza della Chiesa. È motivo di pensare che la Chiesa sia giunta alla sua maggiore età in connessione con la più grande manifestazione di Dio

1 Tempo della manifestazione cristiana. "Ma quando venne la pienezza del tempo". La pienezza del tempo era il momento in cui il tempo riceveva il suo pieno significato. Era ciò verso cui si muoveva tutto ciò che precedeva, e da cui risale tutto il tempo successivo. Corrisponde al "termine fissato dal padre". Era il tempo stabilito nei consigli del Padre. Ma la nomina si basava sulla congruità prevista delle circostanze. Non sarebbe stato un momento adatto, possiamo capire, se Cristo fosse apparso subito dopo la Caduta. Poiché la natura del peccato si era manifestata solo molto parzialmente all'inizio, non ci sarebbe stato un adeguato apprezzamento della redenzione. Né sarebbe stato un momento adatto, possiamo capire, se Cristo fosse apparso all'inizio della nazione ebraica. Sarebbe stato come se un'opera d'arte di alto livello fosse stata sottoposta alla critica dei novizi. Cristo apparve quando le circostanze erano preparate in modo tale che l'impressione più profonda e duratura della sua opera potesse essere prodotta sugli uomini. Anche il paganesimo era una preparazione per il cristianesimo. È stato soprattutto in senso negativo. Era, come è rappresentato nella Bibbia, l'olivo selvatico. Era l'umanità lasciata a se stessa. Era un esperimento su vasta scala su ciò che l'uomo da solo poteva o non poteva fare. E, sebbene ci fosse un sentimento verso Dio e un debole desiderio di redenzione, tuttavia, come risultato dell'esperimento, fu definitivamente dimostrato che il mondo per mezzo della sapienza non conosceva Dio. Quando Cristo venne, il grande Pan era morto. Le antiche religioni erano manifestamente impotenti a impartire qualsiasi consolazione spirituale, o a controllare il peccato che giungeva alla sua piena manifestazione. Il popolo eletto era l'umanità peccatrice con l'aiuto divino. E, sebbene essi indicassero molto la lezione di ciò che l'uomo non poteva fare, tuttavia c'era non poco da insegnare loro l'idea dell'unità divina, l'idea di una Provvidenza dominante, la realtà del peccato, la concezione della giustizia, la certezza e il modo della redenzione e c'erano alcuni che erano entrati così tanto nel sistema ebraico preparatorio che, al momento dell'apparizione di Cristo, essi attendevano la consolazione di Israele. Anche nello stato esteriore del mondo c'era una cospirazione di provvidenze notevoli: tutto il mondo era incluso in un unico impero. C'erano strutture di comunicazione tra le nazioni, come non erano mai esistite prima. Le grandi strade romane erano il mezzo preparato attraverso il quale il Vangelo doveva essere portato in tutte le parti della terra. C'era anche una sola lingua. Con le vittorie di Alessandro iniziò un movimento verso l'uso generale della lingua greca, la più espressiva di tutte le lingue. C'era anche una cosmopolizzazione degli ebrei. Si trovavano in tutti i grandi centri, con il loro monoteismo e le loro speranze messianiche.E infine, era un periodo di pace universale. Tutto il mondo era tranquillo e riposato. Il tempio di Giano era chiuso. Questo fu il tempo scelto da Dio per l'apparizione di Cristo

2 Modalità della manifestazione

a Il Messaggero Divino. "Dio ha mandato suo Figlio". La preesistenza di Cristo è implicita. Dio ha mandato da se stesso, dalla sua presenza immediata. Egli non ha mandato un arcangelo, ma il suo proprio Figlio. Come Figlio di Dio, Cristo era eternamente preesistente-uguale sotto ogni aspetto al Padre. Nel Figlio, il Padre si è visto perfettamente riflesso. Eppure egli era in modo misterioso subordinato come Figlio al Padre. A lui, dunque, apparteneva essenzialmente l'essere inviato, come alla creazione, così alla redenzione. Da parte sua ci fu una risposta perfetta. Infatti, nel volume del libro dei consigli divini era scritto che egli era pronto al momento opportuno per affrettarsi a fare la volontà del Padre

b La sua nascita dell'umanità. "Nato da una donna." Benché non fosse nato come Figlio di Dio, era soggetto alla legge ordinaria della nascita umana. "Uomo che è nato da donna", disse Giobbe; e così era vero anche di Cristo che era nato da una donna, la menzogna non era una creazione separata dall'umanità, senza padre, senza madre. Ma è stato portato in stretta relazione con l'umanità dall'avere una madre umana. Fin dall'inizio era atteso come il Seme della donna

c La sua nascita della razza ebraica. "Nati sotto la Legge". Storicamente era legato alla razza ebraica. È stato detto che ciò che la nazione ebraica ha fornito è stata la madre di nostro Signore. I suoi dintorni erano ebrei. Lie era sottoposto al rito della circoncisione. Egli fu posto sotto l'obbligo, non solo verso la Legge di Dio in generale, ma verso la Legge mosaica in particolare. Non si deve dedurre che fosse semplicemente ebreo. Perché la cosa singolare è che, sebbene allevato come ebreo, nel suo insegnamento e nella sua vita non ha dato l'impressione di appartenere a una nazione più che a un'altra. Tuttavia il sistema mosaico aveva autorità su di lui, e aveva a che fare con la sua formazione come Messia

3 Duplice scopo della manifestazione

a Liberazione dal sistema mosaico. "Per riscattare quelli che erano sotto la Legge". È vero che Dio mandò suo Figlio per redimere dalla maledizione della Legge infranta in generale, e dalla maledizione della Legge mosaica in particolare; Ma è anche vero che, in relazione a ciò, egli aveva un disegno sussidiario al quale qui si dà risalto in questa sede. Era che, adempiendo a suo Figlio tutti gli obblighi della Legge mosaica e adempiendo ai suoi fini, non continuasse più a essere un peso per la coscienza. Ed è bene che questo disegno sussidiario sia collegato con il grande invio del Figlio

b Insediamento dei cristiani come figli. "Affinché possiamo ricevere l'adozione di figli". "Noi" deve essere preso in senso più ampio qui, come è stato preso in senso più stretto nella terza strofa. Il riferimento è il seme di Abramo, eredi secondo la promessa. Come questi erano, nella minoranza del popolo di Dio, gli ebrei, così ora sono cristiani. Il disegno dell'invio del Figlio era quello di elevare il popolo di Dio nella posizione di figli. Non solo il tempo in cui fu mandato governa il tempo in cui diverranno figli; ma il fatto che egli sia Figlio sembra impedire loro di ottenere la posizione di figli. Il Figlio va avanti, ed è i figli che porta con sé nella gloria. Questo era il duplice scopo della manifestazione. Egli prosegue mostrando come Dio non si sia fermato a darci la posizione di figli. Ha proseguito dandoci la qualifica di figli. Lo Spirito del Figlio la nostra qualifica di figli. "E poiché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei nostri cuori, gridando: Abbà, Padre". La nostra qualifica era lo Spirito di suo Figlio, cioè lo Spirito che fu mandato sul Figlio e che lo rese adatto alla sua opera. Era dentro di lui come lo Spirito del vero Figlio. Nell'ora più buia Cristo ha vinto rimanendo fedele al Padre. Lo Spirito procede da Cristo su di noi. Egli è anche dentro di noi come lo Spirito del vero Figlio. Egli ci attira a Dio come nostro Padre. Questo è l'elemento congeniale del suo lavoro. La parola "Padre" è il risultato. Il suo è il linguaggio della confidenza filiale. Il suo è il linguaggio di.affetto filiale. Il suo è il linguaggio dell'obbedienza filiale. Il suo è anche il linguaggio della serietà. È rappresentato mentre piange, cioè chiama in modo insistente. Ed è rappresentato mentre grida: "Abbà, Padre". L'idea è enfatizzata dalla ripetizione. Ed è espresso in due lingue, l'aramaico e il greco, mostrando in modo sorprendente la fusione dell'ebreo e del greco in Cristo. A seconda che lo Spirito di Cristo dimora in noi, siamo qualificati e abbiamo la realizzazione della nostra libertà come figli. Conclusione generale sull'eredità. " Cantici che tu non sei più schiavo, ma figlio; e se è figlio, allora è erede per Dio". Individualizza ciò che dice passando dal plurale al singolare. Nemmeno i Gentili dovettero passare attraverso il giudaismo per entrare nel regno di Dio. Il fatto che la filiazione sia stata precedentemente raggiunta è semplicemente affermato qui come la base su cui si trae una conclusione riguardo all'eredità. Se hai la posizione di figlio, e la qualifica di figlio, per l'amore infinito di Dio, non sei certamente un erede per lo stesso amore? Così si vede che il popolo di Dio ha raggiunto la maggiore età. Essi hanno l'eredità, non di semplici figli, cioè senza diritti, ma di figli, cioè con pieni diritti

II IL FIGLIO CHE RICADE NELLA SUA MINORE ETÀ. Cantici rappresenta i Galati

1. Il loro passato idolatrico. "Ma in quel tempo, non conoscendo Dio, eravate schiavi di coloro che per natura non sono dèi". Era il loro svantaggio quello di ignorare Dio. Stando così le cose, non c'era da meravigliarsi che rendessero servizio agli idoli. L'istinto religioso, se non trova il vero, troverà il falso. Se non abbiamo Dio per riempire il vuoto della nostra natura, dobbiamo avere degli idoli. Questi Galati avevano reso servizio a coloro che per natura non erano dèi. L'idea di Paolo in un punto 1Corinzi 10:20 è che fossero diavoli che i pagani adoravano. Certamente erano solo Divini nella loro immaginazione. Non avevano la natura di Dio; si contendevano il potere; non erano nemmeno morali. Che schiavitù essere in errore riguardo al più grande di tutti gli oggetti! Che spaventosa schiavitù pensare che non solo fosse imperfetto, ma che fosse dominato dalle passioni più vili!

2. La loro ricaduta. "Ma ora che siete giunti a conoscere Dio, o piuttosto ad essere conosciuti da Dio, come tornate di nuovo ai deboli e miserabili rudimenti, ai quali desiderate essere di nuovo in schiavitù? Voi osservate i giorni, i mesi, le stagioni e gli anni. Ho paura di te, per timore di averti dato lavoro invano". Erano giunti a conoscere Dio, cioè quando il Vangelo era stato predicato in mezzo a loro. Fu allora che essi conobbero per la prima volta Dio nella sua unità e nel suo vero carattere di Dio d'amore. Ma, detto questo, si corregge. Era piuttosto che erano venuti a conoscere Dio; poiché fu puramente da Dio che il Vangelo giunse a loro. Non ci pensavano; nemmeno Paolo ci pensava; poiché non rientrava nel suo piano predicare loro il vangelo. Per una singolare provvidenza, a cui si riferisce nel paragrafo successivo, fu costretto a deviare verso la Galazia. Era stato Dio, quindi, a dare loro il vantaggio. La ricaduta dal cristianesimo all'ebraismo che influenza la posizione del sabato cristiano. Come dobbiamo capire il linguaggio che viene impiegato in questo luogo e in Colossesi 2:16,17? Dobbiamo dedurre dall'insegnamento dell'apostolo poiché non è altro che una deduzione, ed è sorprendente che si debba dedurre che, come cristiani, siamo sollevati dall'obbligo di mantenere sacro un giorno su sette? Non è superfluo, alla luce di tutto ciò che è stato scritto su questi passaggi, guardarsi dal sottovalutare la difficoltà. Per esempio, Ridgeley e altri dicono che certi giorni di festa, essendo stati tolti da un uso comune a uno sacro, erano chiamati sabati, e che l'apostolo allude esclusivamente a questi. A meno che la difficoltà non sia ammessa e superata in modo equo, è sicuro che lascerà il dubbio sulla mente e sarà sempre in grado di risolvere l'esegesi. In realtà c'è solo una difficoltà, ma si presenta sotto forme diverse. I passaggi in questione sono simili; Tanto che lo stesso scrittore può essere facilmente individuato in entrambi. Ci sono due affermazioni in Galati, e queste corrispondono a due affermazioni in Colossesi. Prendendo quindi le parti che corrispondono all'una, abbiamo a che fare con due affermazioni

a C'è un'affermazione sulle distinzioni di tempi. L'affermazione fatta dall'apostolo in questa Epistola è che i cristiani, osservando i giorni, i mesi, le stagioni e gli anni, tornavano alla schiavitù, e che, per questo motivo, egli aveva paura di loro, per timore di aver dato loro lavoro invano. Nel contesto precedente il suo insegnamento è che essi hanno la libertà di figli, e non sono come sotto tutori e governatori. Va notato che la schiavitù a cui si fa riferimento consisteva nel fare distinzioni in base ai tempi. Il suo ordine di classificazione è quello di iniziare con le osservanze più frequenti e di procedere con le osservanze meno frequenti. Ci sono i primi giorni, o osservanze settimanali; poi ci sono i mesi, o le osservanze connesse con la luna nuova; A un intervallo più lungo sono le stagioni, o grandi occasioni di festa, di cui ce n'erano tre all'anno; e, all'intervallo più lungo, ci sono gli anni, in cui il riferimento è all'anno sabbatico e all'anno del giubileo. L'affermazione corrispondente in Colossesi è che i cristiani non devono essere giudicati in base al cibo o alla bevanda o, nel mangiare e nel bere, o in un giorno di festa, o di luna nuova, o in un giorno di sabato Revised Version, sulla base, come dato nel contesto, che la scrittura che conteneva queste cose è stata tolta di mezzo, essere inchiodati alla croce. Sotto il titolo di distinzioni c'è una sottoclassificazione che si riferisce alle distinzioni nelle carni e nelle bevande. Per quanto riguarda le carni, ce n'erano alcune che erano destinate a usi sacri, e numerose proibizioni sono menzionate in Levitico 7:10-27. Per quanto riguarda le bevande in sé, il vino era proibito ai Nazirei e anche ai sacerdoti durante il tempo della funzione. L'insegnamento apostolico è che i cristiani hanno il diritto di ignorare tali distinzioni. La classificazione dei tempi in Colossesi gli anni sono stati omessi procede in ordine inverso, dal meno frequente al più frequente, cominciando con il giorno di festa e terminando con il giorno di sabato. Si vedrà quale significato si debba attribuire al giorno del sabato; ma l'insegnamento apostolico è chiaramente questo: che, come i cristiani sono liberati dall'osservanza delle tre feste principali, e liberati dall'osservanza connessa con la luna nuova, così sono anche liberati dall'osservanza del giorno di sabato. In riferimento al passaggio della nostra Epistola, Alford osserva: "Notate come un tale versetto sia completamente in disaccordo con ogni teoria di un sabato cristiano, tagliando alla radice, come fa, di ogni osservanza obbligatoria dei tempi in quanto tali". E osservazioni simili sono state fatte da lui altrove. Ma:

a Da questo punto di vista, la conclusione è molto più ampia di quanto si possa coerentemente ammettere. Non si tratta semplicemente del fatto che non abbiamo l'obbligo di osservare un sabato cristiano, o, in altre parole, che siamo liberi di osservarlo o meno come riteniamo opportuno; ma va oltre, ed è questo: che l' osservanza di un sabato cristiano implica una colpa. Accettiamo l'osservazione di Alford sulla parola tradotta "osservare". Non sembra esserci alcun significato di osservanza superstiziosa o disordinata, ma semplicemente un'affermazione del fatto. L'opinione, quindi, è che l'osservanza ordinaria di un sabato cristiano suppone la creazione di distinzioni riguardo ai laici che sono tutti eliminati sotto il cristianesimo. In che modo, dunque, l'apostolo considera questa osservanza di un giorno sacro su sette? È condannata da lui come una schiavitù da cui abbiamo bisogno di essere liberati. Anzi, di più, si ritiene che offra motivo di timori riguardo al nostro stesso cristianesimo. "Ho paura di te, per timore di averti dato lavoro invano." Se dunque questo era davvero il punto di vista dell'apostolo, non ci saremmo dovuti aspettare da lui che, nella sua pratica, avrebbe trascurato tutte le distinzioni dei giorni? Ma come si concilia questo con ciò che è scritto di lui? Se giriamo Atti 20:6,7, troviamo quale fosse la sua pratica, su cui Alford commenta in modo appropriato: "Abbiamo qui un'indicazione della continuazione della pratica, che sembra essere iniziata immediatamente dopo la Resurrezione, di riunirsi il primo giorno della settimana per scopi religiosi". Se ci rivolgiamo a 1Corinzi 16:2, lo troviamo che emette un ordine generale alle Chiese connesso con il primo giorno della settimana, al quale Alford osserva di nuovo appropriatamente: "Qui non c'è alcuna menzione della loro assemblea, che abbiamo in Atti 20:7 ; ma una chiara indicazione che quel giorno era già considerato speciale, e più di altri adatto all'adempimento di un dovere religioso". Se, dunque, l'apostolo riconobbe in tal modo una distinzione nel tempo, come può sfuggire alla condanna che emise su questi cristiani della Galazia? Non era egli in schiavitù in questo modo distinto? E non abbiamo motivo di aver paura di lui? O è questo o la conclusione tratta è troppo ampia. E cosa dobbiamo pensare della coerenza degli scrittori che sostengono questo punto di vista? Non appena capiscono che il linguaggio dell'apostolo si riferisce a tutte le distinzioni di tempo, cercano immediatamente le ragioni per l'osservanza di un giorno sacro. Alford sostiene l'osservanza del giorno del Signore come istituzione della Chiesa cristiana, analoga all'antico sabato, vincolante per noi da considerazioni di umanità e di opportunità religiosa, e dalle regole di quel ramo della Chiesa in cui la Provvidenza ci ha posti. E Frederick William Robertson dice: "Cantici per quanto siamo nello stato ebraico, il quarto comandamento, anche nel suo rigore e rigore, è saggiamente usato da noi; anzi, potremmo dire, indispensabile". E ancora dice: "L'esperienza ci dice, dopo una prova, che quelle domeniche sono le più felici, le più pure, le più ricche di benedizioni, in cui la parte spirituale è stata più curata, quelle in cui la lettera commerciale è stata messa da parte e la letteratura profana non è stata aperta, e le occupazioni ordinarie sono state completamente sospese". Vale a dire, l'apostolo aveva paura dei cristiani della Galazia perché facevano una distinzione di un giorno su sette; eppure i cristiani della Galazia avevano ragione, dopo tutto. Una modifica di una conclusione così ampia come si suppone è suggerita dal passo di Colossesi. Lì si afferma che non dobbiamo essere giudicati nelle carni e nelle bevande; cioè, siamo liberati da tutte le distinzioni nei cibi e nelle bevande che esistevano sotto la Legge. Eppure è vero che, sotto la dispensazione del Nuovo Testamento, esiste una distinzione tra cibo e bevanda. Nella Cena del Signore, infatti, abbiamo pane e vino destinati a usi santi e posti sotto certe restrizioni. E se dal linguaggio dell'apostolo non risulta che tutte le distinzioni di cibi e bevande sono eliminate sotto il cristianesimo, così non ne consegue necessariamente che tutte le distinzioni di tempo siano eliminate

b Dobbiamo intendere il linguaggio dell'apostolo per riferirci alle istituzioni ebraiche nel loro insieme. Non è come se ci fosse stato prima di lui un unico punto: è giusto osservare un giorno su sette? Allora il suo argomento sarebbe stato: gli ebrei hanno fatto questo; noi come cristiani ne siamo sollevati, o piuttosto dobbiamo essere condannati, se tolleriamo una tale distinzione. Ma, invece di questo, l'apostolo sta dando una caratteristica delle istituzioni ebraiche nel loro insieme. C'era un moltiplicarsi di distinzioni in essi, sia per quanto riguarda le carni e le bevande che per quanto riguarda i tempi. E ciò di cui i cristiani della Galazia erano accusati era di attenersi a tutte le distinzioni che erano fatte sotto la Legge. Anzi, probabilmente li hanno aggiunti adottando anche distinzioni o simboli evangelici. Alla circoncisione aggiunsero il battesimo; alla Pasqua aggiunsero la Cena del Signore; e all'osservanza del settimo giorno aggiunsero l'osservanza del primo. Era uno spirito legalistico che li possedeva. Stavano rendendo il vangelo più complicato, più gravoso nelle sue prescrizioni esteriori, della Legge, mentre è caratterizzato da semplicità e libertà. Non c'è da meravigliarsi, quindi, che l'apostolo avesse paura di loro a causa delle tante distinzioni. Stavano mettendo in pericolo il Vangelo; Dimenticavano i loro privilegi di figli

c Dobbiamo intendere il linguaggio dell'apostolo come un riferimento alle istituzioni ebraiche nella misura in cui erano ebraiche. Il sabato non era un'istituzione puramente ebraica, esisteva fin dall'inizio. L'idea essenziale di essa era una parte del tempo dedicato a Dio in riconoscimento del suo diritto sovrano su tutto il nostro tempo. La proporzione è stata sovranamente fissata a un settimo, e c'è ragione di credere che sia stata fissata in relazione alla nostra costituzione fisica. Sotto la Legge il sabato, pur conservando il suo carattere originale, riceveva certe aggiunte cerimoniali. Era annoverato tra i moadeem, o feste, ed era, infatti, posto a capo di esse. "Quanto alle feste del Signore, che proclamerete per le sante convocazioni, queste sono le mie feste. Si lavorerà per sei giorni; ma il settimo giorno è il sabato di riposo". I servizi speciali stabiliti per il sabato nel santuario erano questi: primo, il raddoppio dell'olocausto giornaliero: due agnelli invece di uno, con un corrispondente aumento dell'offerta di carne; e poi la presentazione dei pani di presentazione freschi sulla tavola del Signore. Quando, quindi, l'apostolo dice che non dobbiamo essere giudicati rispetto al giorno di sabato nello stesso modo in cui non dobbiamo essere giudicati rispetto al giorno di festa e rispetto alla luna nuova, questo significato è chiaramente suggerito: che noi, come cristiani, siamo liberati da tutte le aggiunte cerimoniali del sabato. Ma, più di questo, c'era una questione pratica riguardo all'osservanza di quello che veniva chiamato il sabato distinto dal giorno del Signore: l'osservanza del settimo giorno distinto dal primo. Il collegamento del tempo di Dio con il settimo era fin dall'inizio, ma era stato molto legato al cerimoniale ebraico. Venne anche considerato come il giorno ebraico distinto dal giorno cristiano; e ha avuto una certa posizione come tale durante il periodo di transizione. L'apostolo, quindi, può essere inteso come una decisione per la Chiesa cristiana che non aveva l'obbligo di osservare due giorni sacri alla settimana. Ora che osservavano il giorno del Signore, erano liberati dall'osservanza del sabato. Ma allo stesso tempo, il sabato aveva un ampio aspetto umano. Questo Cristo dichiarò quando il legalismo stava per scadere, e non certo come se il sabato scadesse con esso. Disse che il sabato era fatto per l'uomo. Giace incorporato nella nostra natura più profonda. È necessario in tutte le condizioni e dispensazioni terrene; e non deve certo essere annoverato, come il giorno di festa e l'osservanza connessa con la luna nuova, tra le cose ebraiche, da cui come cristiani siamo liberati. Che sia il settimo giorno o il primo è questione di disposizione divina per il momento; ma sotto entrambi c'è l'obbligo posto nella nostra natura, dal quale non possiamo essere liberati, di dedicare una parte del nostro tempo a Dio

b C'è un'affermazione fatta riguardo alla natura transitoria delle istituzioni cerimoniali in cui è incluso il sabato. Non c'è molta difficoltà nell'affermazione di questa Epistola, che le istituzioni cerimoniali sono elementi deboli e miserabili. Questo linguaggio deve essere applicato a loro in relazione al fatto che hanno servito al loro scopo. Erano stati, con certi inconvenienti, molto utili e ricchi di benedizioni per il popolo di Dio. Possono essere stati un tempo così per alcuni di questi cristiani della Galazia, ma, ora che l'autorità divina era stata rimossa da loro, ora che il vangelo era venuto al loro posto, rivolgersi a loro significava davvero rivolgersi agli elementi deboli e mendicanti. Cantici era con il sabato, o settimo giorno. Un tempo aveva la sanzione divina. Un tempo era uno dei canali attraverso i quali scorreva la benedizione divina. Ma, ora che non doveva più essere osservato come il giorno sacro, ora che il giorno del Signore era venuto al suo posto, volgersi ad esso significava rivolgersi a uno degli elementi deboli e miserabili. Né c'è molta difficoltà nella corrispondente affermazione di Colossesi che le istituzioni cerimoniali sono l'ombra delle cose a venire, mentre il corpo è di Cristo. Ciò non esclude la possibilità che ci sia un segno a rappresentare la sostanza, la realtà, dopo che è venuto. Sappiamo che la circoncisione rappresentava la rigenerazione, l'eliminazione del peccato della carne. E la benedizione divina l'ha accompagnata come l'ombra della realtà futura. Ma quando arrivò la realtà che corrispondeva alla circoncisione, fu messa da Cristo nell'istituzione del battesimo del Nuovo Testamento. In questo contesto, le due ordinanze sono strettamente intrecciate nel pensiero apostolico. "Nei quali anche voi eravate circoncisi" il riferimento, dice Alford, al fatto storico del loro battesimo "con una circoncisione non fatta da mano d'uomo, nel deporre il corpo della carne, nella circoncisione di Cristo: essendo stati sepolti con lui nel battesimo". Sappiamo anche che la Pasqua indicava un sacrificio da offrire per il peccato. Ed era un'ordinanza nutriente come l'ombra del sacrificio imminente. Ma quando Cristo, la nostra Pasqua, fu sacrificato per noi e ciò avvenne proprio al momento dell'offerta dell'agnello pasquale, la grande realtà fu messa da Cristo nell'istituzione neotestamentaria della Cena del Signore. E così sembra essere per quanto riguarda il sabato. Indicava la realtà di un riposo in Cristo, e come tale era ristoratore. Ma quando la realtà arrivò, e non ebbe più bisogno di essere messa in ombra, fu inserita nell'istituzione del giorno del Signore. E abbiamo ragione di pensare che rimarrà lì per noi fino alla sua completa rivelazione in cielo.

2 Ma è sotto tutori e governatori ajlla uJpopouv ejsti kaimouv ma è sotto guardiani e amministratori. Epitropov è, in greco, la designazione propria del tutore di un minore, come, ad esempio, è dimostrato dai discorsi di Demostene contro Afebo, che era stato il suo ejpitropov. Questi discorsi mostrano anche che all'ejpitropov era stata affidata la gestione dei beni del suo pupillo. Tuttavia, poiché oijkonomov denota più in particolare colui a cui è affidata la gestione della proprietà, dovrebbe sembrare che San Paolo usi il primo termine con un riferimento più speciale al controllo del guardiano sulla persona del suo rione. Il guardiano deve fare ciò che l'ejpitropov, il guardiano, ritiene opportuno, senza il potere di ordinare le sue azioni secondo la propria volontà; mentre, d'altra parte, il giovane non è in grado di appropriarsi o di applicare alcuna delle sue proprietà più di quanto l'"amministratore" ritenga giusto; Tra i due è legato mani e piedi al controllo di altre persone. Il numero plurale dei due sostantivi indica il modo approssimativo e generale in cui l'apostolo intende abbozzare il caso; Parlando in modo generale, si può descrivere un minore come soggetto a "tutori e amministratori". Fino al momento stabilito dal padre acri thv proqesmiav tou patrov. Il sostantivo proqesmia, propriamente un aggettivo, wra o hJmera essendo inteso, è usato molto comunemente per denotare un determinato periodo durante il quale una cosa deve essere fatta o sopportato, che è il suo senso più ordinario vedi il 'Lexicon to Demosthenes' di Reiske'; o l'ulteriore limite di tale periodo, da cui Simmaco lo usa per rendere la parola ebraica per "fine" in Giobbe 28:3 ; o, infine, un tempo specificato in cui doveva avvenire una certa cosa, come, per esempio, Giuseppe Flavio, 'Ant.,' 7:4, 7, "Quando venne il giorno proqesmia fissato per il pagamento". Quest'ultimo sembra essere il significato della parola qui, sebbene ammetta di essere presa nel secondo senso, come se descrivesse il limite del periodo di nonetà del bambino. Il genitivo un po' vagamente costruito, tou patrov, "del padre", può essere paragonato sia al didaktoi tou Qeou, "insegnato da Dio", Giovanni 6:45 o, in un'applicazione un po' diversa, "il castigo e l'ammonizione del Signore" Efesini 6:4 In riferimento all'intero caso come affermato dall'apostolo, è stato chiesto: Il padre deve essere concepito come morto, o come se fosse solo uscito dal paese, o come? È sufficiente rispondere che "il punto del paragone" - per usare le parole del vescovo Lightfoot - "risiede non nelle circostanze del padre, ma del figlio"; e, inoltre, che integrare la descrizione che l'apostolo dà con ulteriori particolari non rilevanti ai fini del confronto tenderebbe solo a offuscare la nostra visione del suo effettivo significato. Infatti, qualsiasi immagine presa dalle cose terrene per illustrare le cose spirituali si troverà inevitabilmente, se completamente completata, per certi aspetti esitante. Un'altra indagine ha attirato l'attenzione dei commentatori, su quanto la particolare circostanza, che il periodo di non-età è fatto dipendere dalla carne nominata dal padre, possa essere dimostrata concordare con l'uso effettivo come si è allora ottenuto. Sembra che finora non sia stata addotta alcuna prova positiva che tale ipotesi fosse strettamente conforme al diritto greco o romano o ebraico. E per questo alcuni hanno fatto ricorso alla supposizione precaria e inverosimile che san Paolo fonda la sua tesi sull'uso della Galazia, sostenendo che ciò sarebbe avvenuto in conformità con quel controllo puramente arbitrario che, secondo Cesare 6:19, un paterfamilias esercitava sulla moglie e sui figli tra le tribù affini della Gallia. Lo scrupolo, tuttavia, a cui ora ci si riferisce nasce dal supporre che sappiamo sui fatti più di quanto sappiamo realmente. Cantici, per quanto è stato dimostrato, non possiamo dire quale fosse realmente la precisa regola di procedura che, nel caso descritto dall'apostolo, prevaleva o in Giudea, o a Tarso, o in Galazia; né ancora da quale regione dell'esperienza effettiva San Paolo trasse la sua illustrazione. Noi, quindi, non abbiamo alcun diritto di dire che il caso che egli suppone non fosse ragionevolmente supponibile. Al contrario, quando riflettiamo su quanto fosse aperta la mente dell'apostolo a prendere nota dei fatti che lo riguardavano, e su quanto ampia e varia fosse la sua indagine, possiamo tranquillamente essere certi che il suo presunto caso era in realtà strutturato in perfetta conformità con l'uso civile, al quale i Galati avrebbero inteso che si riferisse. Atti nello stesso tempo, si deve ammettere che, tra i diversi modi di organizzare il caso di un minore che l'uso effettivo permetteva o si può immaginare che avesse permesso, l'apostolo scelse proprio quel modo particolare che meglio si adattava al suo scopo immediato attuale

3 Anche così noi outw kai hJmeiv; Così anche noi. Questo "noi" rappresenta le stesse persone di prima in Galati 3:13,24,25 vedi note, cioè il popolo di Dio; una società che conserva un'identità continua attraverso successivi stadi di sviluppo, fino ad apparire fino ad ora come la Chiesa di Cristo. Il pronome plurale recita non gli individui, ma la comunità vista nel suo insieme, avendo come rappresentanti attuali il "noi" ora esistente. Individualmente, i cristiani in generale di oggi, e molti di coloro che allora quando l'apostolo scrisse appartenevano alla Chiesa, non furono mai nello stato di nonetà o schiavitù a cui ci si riferisce qui. Tuttavia, nonostante ciò, è del tutto supponibile che il racconto di San Paolo della storia dell'intera società sia in qualche misura colorato dal ricordo delle sue esperienze personali. Quando eravamo bambini ote hmen nhpioi, cioè quando eravamo nella nostra non-età. La frase non intende indicare uno stato di immaturità nello sviluppo personale, ma semplicemente il periodo in cui ci viene negato il pieno possesso della nostra eredità. Questo è tutto ciò che il corso di pensiero ora perseguito richiede; e ci creiamo solo un imbarazzo superfluo portando avanti il parallelo tra le persone che figurano e le figurate. L'illuminazione spirituale di cui gode la Chiesa cristiana, in confronto a quella della società precristiana, presenta un contrasto tanto grande quanto quello della conoscenza di un uomo rispetto a quella di un bambino; Ma non è questo il punto. Erano in schiavitù sotto gli elementi o rudimenti del mondo uJpo tasmou h+men dedoulwmenoi; erano tenuti in schiavitù. età sotto i rudimenti del mondo; o, sotto i rudimenti del mondo, furono portati al servizio della schiavitù. Quest'ultimo modo di interpretare, separando h+men dal participio dedoulwmenoi per collegarlo con le parole che precedono, è raccomandato dal parallelo, secondo cui le parole "erano sotto i rudimenti del mondo", poi presenti alle parole, "è sotto guardiani e amministratori", in Versetto 2; mentre il participio "portato al servizio della schiavitù" riproduce la nozione espressa dalle parole: "non è migliore di un servo", di Versetto 1. Il participio "portato in servizio di schiavitù", quindi, si distingue, allo stesso modo in cui lo fa il participio "zitto" in Galati 3:23. Questa, però, è solo una questione di stile; Gli elementi sostanziali del pensiero rimangono gli stessi in entrambi i modi di interpretazione. La parola greca stoiceia richiede alcune osservazioni, fondate sull'illustrazione del suo uso data da Schneider nel suo "Lessico greco". Dal senso primario di "pali posti in fila", per esempio, per fissare le reti, il termine era applicato alle lettere dell'alfabeto disposte in file, e quindi ai costituenti primari del discorso; poi ai costituenti primari di tutti gli oggetti in natura, come, ad esempio, i quattro "elementi"; vedi 2Pietro 3:10,12 e ai "rudimenti" o primi "elementi" di qualsiasi branca del sapere. È in quest'ultimo senso che si trova in Ebrei 5:12, "Quali sono i rudimenti stoiceia del principio, o dei primi principi degli oracoli di Dio" su cui si confronti il passo di Galeno citato da Alford nel luogo. Questo deve essere il significato della parola qui; recita l'istruzione rudimentale dei bambini, come se l'apostolo avesse detto "sotto la A, B, C, del mondo". Questo è evidentemente inteso a descrivere la Legge cerimoniale; poiché in Versetto 5 la frase "quelli sotto la Legge" recita le stesse persone che sono qui descritte come "sotto i rudimenti del mondo; " come ancora i "rudimenti deboli e mendicanti", in Versetto 9, sono sicuramente lo stesso tipo di "rudimenti" che sono illustrati in Versetto 10 dalle parole: "Voi osservate i giorni e i mesi, e le stagioni, e gli anni". Poiché la Legge sotto la quale il popolo di Dio fu posto era l'ordinanza di Dio stesso, dobbiamo dedurre che, quando è qui designata come "l'A, B, C, del mondo", il genitivo non può denotare né l'origine di questi rudimenti né alcuna qualifica di pravazione morale, ma solo la qualifica di imperfezione e inferiorità; cioè, denota le istituzioni cerimoniali della Legge come appartenenti a questa sfera materiale terrena dell'esistenza, in contrasto con una sfera spirituale superiore. Così "l'A, B, C, del mondo" è un'espressione il più possibile identica a quella di "ordinanze carnali" letteralmente, ordinanze della carne, usate per descrivere il cerimoniale esterno della Legge inmata, Ebrei 9:10 ; la quale frase, come quella che ci precede, è usata con un pieno riconoscimento, nella parola "ordinanze" dikaiw della Legge come di nomina divina, mentre il genitivo "della carne" ne segna la relativa imperfezione. Erano, come parafrasa Conybeare, "le lezioni elementari della loro infanzia sulle cose esteriori". Questa designazione delle cerimonie levitiche come "A, B, C" o "rudimenti del mondo", sembra essere diventata una frase fissa con l'apostolo, che la usa di nuovo due volte nei Colossesi, Colossesi 2:8, 20 dove sembra, se possiamo giudicare dal contesto, avere in vista una forma forse bastarda di cerimoniale ebraico che, con la circoncisione menzionata in Versetto 11, congiunte altre "ordinanze" dogmi menzionate in Versetti. 14, 20, relativi ai salumi e alle bevande e all'osservanza dei tempi, illustrati nei Versetti. 16, 21. Questo, dice ai Colossesi, sarebbe potuto andare benissimo se fossero stati ancora "viventi nel mondo" Versetto 20; ma ora erano risuscitati con Cristo!, con Cristo, che aveva tolto di mezzo quel "vincolo" ceirografon, Versetto 14; e quindi erano chiamati a prendersi cura di cose più alte di quelle puramente terrene come queste. Alcuni suppongono che l'apostolo si riferisca ai cerimonialismi religiosi dei gentili idolatri, come pure a quelli della Legge mosaica. Questi cerimonialismi precedenti appartenevano, in verità, al "mondo", come Beth nel senso sopra indicato e come tinti della pravazione morale che caratterizza il "presente mondo malvagio" in generale. Ma queste non possono essere qui intese, poiché non era a tali che il popolo di Dio era sottoposto mediante la sua ordinanza. L'altra traduzione di stoiceia - "elementi" - che la Versione Autorizzata mette nel testo, ma la Versione Riveduta a margine, fu probabilmente scelta in ossequio al punto di vista della maggior parte dei Padri, che, come osserva Meyer, presero la parola greca nel suo senso fisico: Agostino la riferiva al culto pagano dei corpi celesti e agli altri culti della natura; Crisostomo, Teodoreto e Ambrogio ai noviluni e ai sabati degli ebrei, visti come determinati dai moti del sole e della luna; Girolamo, però, lo interpretò rudimenta discipliner. D'altra parte, Colossesi 2:8,20, entrambe le nostre Versioni hanno "rudimenti" nel testo e "elementi" a margine; in 2Pietro 3:10,12" solo "elementi"

"Portati al servizio della piega" dedoulwmenoi, cioè dall'atto del Padre supremo che ci impone il giogo della sua Legge

4 Ma quando giunse la pienezza del tempo ote de hlqe torwma tou cronou; ma quando venne il completamento del termine greco, tempo. "Il compimento del termine" è la nozione che risponde al "tempo fissato dal padre" nel Versetto 2. Il "tempo" cronov qui corrisponde molto probabilmente al periodo terminato dalla proqesmia: cioè, è l'intervallo che Dio ha ordinato che trascorresse per primo. Cantici Atti 7:23, JWv de ejplhrouto aujtw tessarakontaethnov, "Quando aveva quasi quarant'anni; " letteralmente, "Quando gli veniva compiuto un tempo di quarant'anni" comp. anche Atti 7:30 24:27; Luca 21:24 1:57 Il sostantivo plhrwma "completamento" si verifica nello stesso senso innov, Efesini 1:10, "Dispensazione del completamento dei tempi". Sembra che l'apostolo abbia scritto wJv deqh oJ cro. "Ma quando il termine fu compiuto", ma egli preferisce esprimerlo in questa forma particolare, come colorando l'idea con un certo pathos di solenne gioia all'arrivo di un tempo così a lungo atteso, così carico di benedizioni confronta l'uso del verbo "venne" in Galati 3:25 Perché il supremo Disponente, il Padre del suo popolo, Ha scelto quel particolare periodo della storia della razza umana per il passaggio dei suoi figli alla maggiore età è un argomento di indagine profondamente interessante. Molto è stato detto, come per esempio da Neander e Guerieke nelle loro Storie della Chiesa, e da Schaff nella sua Storia della Chiesa Apostolica, sulla preparazione del mondo in generale proprio in quel frangente per la ricezione del vangelo. Ci si può tuttavia chiedere se l'apostolo avesse in mente questo nel riferimento qui fatto alla protesi divina. Cantici, per quanto sembra, il suo sguardo era fissato sulla storia dello sviluppo del popolo di Dio, che fino a quel momento era stato sotto la custodia pedagogica della Legge mosaica. Infatti, proprio in questo contesto egli non annuncia nemmeno, come si può supporre che abbia fatto insteilen Galati 3:24, l'effetto prodotto dalla Legge nel preparare il popolo di Dio per il vangelo, ma parla solo dell'aspetto negativo dell'economia legale; cioè, di quelle caratteristiche di "schiavitù", "impotenza" e "povertà" che la contrassegnavano come uno stato di oppressione e di impotenza. La formazione, probabilmente implicita nel riferimento ai suoi "rudimenti", per il momento è fuori vista; L'unica nozione che viene effettivamente portata avanti in modo prominente è la condizione relativamente degradata in cui si trovava il proprietario del bambino durante la detenzione. Dio ha mandato suo Figlio ejxape oJ Qeov ton ui Giona auJtou. I termini qui usati richiedono di essere considerati molto attentamente: essi sono carichi dell'essenza stessa del Vangelo. Il verbo composto ejxapostellw ricorre in altri nove passi del Nuovo Testamento, tutti nel Vangelo di San Luca e negli Atti. In sei di questi Luca 1:53 20:10,11; Atti 9:30 17:14 22:21 l'ejx è ben rappresentato nella nostra Bibbia inglese da "lontano". Nei restanti tre Atti 7:12; 11:22; 12:11 -"Giacobbe mandò prima i nostri padri; " "Mandarono Barnaba fino ad Antiochia"; "Dio ha mandato il suo angelo" - la preposizione rappresentata da "avanti" esprime con più o meno chiarezza l'idea che la persona inviata appartenesse intimamente al luogo o alla società della persona che l'ha inviata. In nessun passaggio è privo del suo apprezzabile valore. Il verbo ajpostellw, senza questa seconda aggiunta preposizionale di ejx, è usato, ad esempio, in mpw Giovanni 17:18, sia del Padre che manda il Figlio sia di Cristo che manda i suoi apostoli "nel mondo", ma senza proporre questa indicazione di una precedente intima connessione. Cantici il verbo pe è usato in modo simile a Dio che manda suo Figlio in Romani 8:3 e alla missione dello Spirito Santo in Giovanni 14:26. Era, senza dubbio, facoltativo per lo scrittore o per chi parlava se impiegare o meno un verbo che denotava questa particolare sfumatura di significato presente nell'ejx; Ma non siamo, quindi, liberi di dedurre che, quando sceglie di impiegare un verbo che lo denota, lo usa senza una distinta consapevolezza della sua forza specifica. Nella frase che abbiamo davanti, quindi, come anche nel Versetto 6, si deve presumere che lo scrittore avesse in mente almeno il pensiero del cielo come sfera dell'esistenza da cui il Figlio e lo Spirito furono inviati, come in Atti 12:11 sopra citato, se non di qualche associazione ancora più stretta con il Mittente. Il riferimento a un'intimità dell'essere precedentemente esistente tra il Mittente e l'Inviato, che qui rintracciamo nella preposizione ejx del verbo composto, è inmyav, Romani 8:3, dove il verbo impiegato è pe indicato nel riferimento enfatico implicito nel pronome eJautou, "che manda il proprio Figlio". Nel tentativo poi di determinare il significato dell'espressione "suo Figlio", come qui introdotta, ci troviamo di fronte alla supposizione che l'apostolo possa averla scritta in modo prolettico, o per anticipazione; cioè, come se descrivesse, non ciò che Cristo era prima di essere mandato, ma la gloria e l'accettabilità presso l'Onnipotente che lo contrassegnarono come il Messia dopo la sua apparizione nel mondo; poiché quando, per esempio, in un altro passo l'apostolo scrive: "Cristo Gesù è venuto nel mondo per errare i peccatori", deve essere inteso come se si esprimesse in modo prolettico, designando la persona che è venuta nel mondo con il nome e l'ufficio che portava come tra gli uomini, e non come era prima di venire. È quindi ipotizzabile una designazione prolettica. Ma questa interpretazione del significato dell'apostolo è contrastata dalla tendenza del contesto nel passaggio affine in Romani 8:3, "Dio manda il proprio Figlio a somiglianza della carne del peccato; " perché quelle parole aggiunte indicano molto fortemente che Cristo era visto dall'apostolo come se fosse stato il Figlio di Dio prima di apparire nella carne. E questa è l'impressione che un lettore che non si preoccupi di altre idee riceverebbe naturalmente anche qui. La convinzione che questo è ciò che l'apostolo intendeva realmente è corroborata dai riferimenti che egli fa altrove all'esistenza e all'opera pro-incarnata di Cristo; come, ad esempio, in Filippesi 2:5,6; Colossesi 1:15,16 ; l'ultimo dei quali passaggi, descrivendo "il Figlio dell'amore di Dio" come "il Primogenito di ogni creatura, perché per mezzo di lui tutte le cose sono state create" vedi Alford, e il "Commentario dell'oratore" sul passaggio indica che San Paolo lo considerava come se fosse stato anche allora il "Figlio di Dio"; e questo, anche, nel senso di derivare dalla "sostanza del Padre, generato" come recita il Credo di Nicea "da suo Padre prima di tutti i mondi". Possiamo, quindi, ragionare, credere abilmente che l'apostolo Paolo, le cui opinioni sono ora in esame, riconobbe questi due significati del termine, vale a dire, teologico e cristologico, come inseparabilmente fusi in uno quando applicato in tal modo al Signore Gesù; Bisogna infatti ammettere che sembra estraneo al suo modo di sentire e di rappresentare supporre che egli lo usi sempre e solo in senso puramente teologico. Dal punto di vista dell'apostolo Cristo era il "Figlio di Dio", non solo quando fu nominato per essere il Messia, ma anche prima di essere "fatto per essere una donna". In effetti, dovrebbe sembrare che questa concezione della sua persona sia proprio quella che costituisce la base per la successiva affermazione che lo scopo della sua venuta nel mondo era quello di procurarci l'adozione di figli. Fatto di una donna genomenon ejk gunaikov; fatto per essere di una donna. Questo, in verità, era probabilmente il senso inteso dai traduttori di Re Giacomo, quando seguirono Wicklife e la Bibbia di Ginevra nel rendere "fatto da una donna", mentre Tyndale e Cranmer, seguiti dai Revisori del 1881, danno "nato da una donna". Proprio la stessa divergenza di traduzioni appare nelle stesse traduzioni inglesi non Romani 1:3, "fatto dal seme di Davide genoma ejk spermatov Dabid", tranne per il fatto che Tyndale ha "generato" invece di "nato". La differenza di senso è apprezzabile e importante: "fatto" implica uno stato precedente di esistenza, cosa che "nascere" non fa. Per quanto l'autore del presente scrittore possa trovare, ovunque nel Nuovo Testamento la Versione Autorizzata sia "nata", in greco abbiamo o tecqhnai o gennhqhnai: genesqai non ha mai avuto questo senso. Come in Galati 3:13 genomenov uJpera, "L'essere fatto maledizione per noi", e gov Giovanni 1:14 oJ Lo sarx ejgeneto, "Il Verbo si fece carne; " così qui il Figlio di Dio è descritto come "fatto per essere da donna", la frase "da donna", essendo quasi identica nel significato con la parola "carne" in San Giovanni, implicando chiaramente il fatto dell'Incarnazione. La preposizione "di" ejk denota la derivazione dell'essere, come quando si trova dopo il verbo "essere" Giovanni 8:47, "Colui che è da Dio"; "Voi non siete da Dio", riferendosi all'affermazione che Versetto 41 gli ebrei avevano fatto di avere Dio per loro Padre. La costruzione di gignomai, venire all'essere, con una preposizione ricorre frequentemente, come in Luca 22:44; Atti 22:17; Romani 16:7 ; menon 2Tessalonicesi 2:7. Non c'è dubbio che geno debba essere preso nella frase successiva con lo stesso significato di qui. Fatto sotto la Legge genomenon uJpomon, cioè fatto per essere sotto la Legge. La "Legge" qui, come nella frase immediatamente dopo "coloro che sono sotto la Legge", indica non la Legge in generale, ma quella particolare legge di tutela e di dominio su una persona ancora nella condizione depressa di un minore, di cui l'apostolo ha appena parlato, cioè una legge di cerimonie e di culto esterno. L'articolo manca in greco, come in Romani 2:12; Galati 2:21, 3:11, ecc. Non possiamo ignorare un tono di pathos nel linguaggio dell'apostolo, dichiarando così che colui che prima era stato un essere non meno augusto del Figlio di Dio, in conformità con la volontà di suo Padre si sarebbe abbassato a derivare l'essere "da una donna", così come a diventare soggetto a una legge di servitù come lo fu quella di Mosè. Nel secondo capitolo dei piani di Filippo abbiamo un resoconto simile dell'Incarnazione, in cui, con analogo pathos, l'apostolo osserva di aver assunto la forma di un "servo" doulov che si trova in una condizione simile a quella degli uomini ejn oJmoiwmati ajnqrwpwn genomenov; ma in quel passaggio la linea di pensiero non porta a un riferimento preciso al fatto che egli fosse stato assoggettato alla Legge cerimoniale. Probabilmente l'apostolo pensa che Cristo sia stato sottomesso alla Legge mediante la sua circoncisione; un figlio di genitori israeliti, purché non fosse circonciso, veniva ripudiato dalla Legge come se non fosse nel patto. Con riferimento alla frase precedente, "fatta di donna", siamo naturalmente portati a chiederci perché questo particolare sia stato specificato. Non sembra essere essenziale per la sua argomentazione, come lo è certamente la clausola successiva. Probabilmente è stato aggiunto come uno dei gradini successivi in cui il Figlio di Dio è disceso a quella sottomissione "servitù", Versetto 3 alla Legge cerimoniale di cui l'apostolo si occupa più particolarmente. Come in Filippesi 2. egli è esibito, in primo luogo, come uno svuotamento di se stesso; poi, come se avesse assunto la forma di servo essendo fatto uomo; e poi alla fine come portato alla "morte di croce"; così qui, più brevemente, appare come "inviato" dal seno del Padre; poi, come fatto "figlio di una donna"; poi come portato sotto la Legge, al fine di poter naturalmente mediante la Crocifissione riscattare da sotto la Legge coloro che vi erano soggetti. Se l'apostolo intendeva qualcosa di più preciso introducendo questa prima frase, potrebbe essere stato per dare un'occhiata a quella comunione con l'intera razza umana, con tutti i "nati da donna" gennhtoiv gunaikwn, Matteo 11:11 in cui il Figlio di Dio è venuto diventando egli stesso "da una donna" comp. 1Timoteo 2:5 Per riferirsi a un altro punto ancora, possiamo affermare senza timore che questa frase dell'Apostolo è perfettamente coerente con la credenza nella mente dello scrittore che nostro Signore sia nato da una vergine-madre, perché un riferimento specifico a questo fatto non si trovava sulla sua strada proprio al momento, e quindi non è desiderabile. L'unico punto da considerare a questo riguardo è se l'espressione impiegata vi alluda in qualche modo. Molti hanno pensato di sì. Ma se consideriamo che "colui che è nato da donna", gennhtov, in ebraico yelud isshah, era una frase fissa per indicare una creatura umana Confronta Matteo 11:11; Giobbe 14:1 15:14 25:4 11:12 Settanta senza alcun riferimento particolare alla donna se non come mezzo del nostro essere introdotti nel mondo, è stato giudicato con molta probabilità dai critici più recenti che la frase non mostra alcuna colorazione di tale allusione. Tuttavia, vi riconosciamo distintamente il sentimento espresso nel familiare versetto dell'antico inno: "Tu, ad liberandum suscepturus hominem, non horruisti virginis uterum"; altrimenti, perché l'apostolo non ha scritto genomenon ejn sarki o genomenon anqrwpon?

Versetti 4, 5.-

La pienezza del tempo con le sue benedizioni

Questo corrisponde al "tempo fissato dal padre". La non-età della Chiesa era passata. Il mondo era arrivato in età matura. Una nuova dispensa era a portata di mano

I LA FORMA FISICA DEL TEMPO. La nuova dispensazione non fu un fenomeno improvviso, perché giunse nel momento più opportuno della storia del mondo

1. Quando tutte le profezie dell'Antico Testamento erano incentrate su Gesù Cristo. Quando tutta l'economia dei caratteri avrà fatto il suo lavoro per preparare un certo circolo di idee in cui la persona e l'opera di Cristo saranno comprese a fondo, quando la Legge avrà elaborato il suo scopo educativo

2. Quando un giusto processo era stato dato a tutti gli altri schemi della vita. Non solo l'arte e l'educazione, la cultura e la civiltà, ma la stessa Legge Divina avevano fatto tutto il possibile per l'uomo, eppure, nonostante ciò, la conoscenza del vero Dio era quasi perduta tra i pagani, e la vera religione era quasi morta tra gli Ebrei. La necessità di una nuova disposizione è stata così dimostrata

3. Era un'epoca di pace, in cui il mondo aveva un respiro per pensare a cose più alte, in cui le comunicazioni dell'impero romano facilitavano il progresso del vangelo e in cui la lingua greca, essendo quasi universale, era pronta a diventare il veicolo della nuova rivelazione. Così la pienezza del tempo è stata la svolta della storia del mondo, in cui Gesù Cristo è diventato il suo vero Centro. Così, come dice Schaff, la via al cristianesimo è stata preparata dalla religione ebraica, dalla cultura greca, dalla conquista romana; dal vano tentativo di amalgamare il pensiero ebraico e quello pagano; dall'impotenza esposta della civiltà naturale, della filosofia, dell'arte, del potere politico; dalla decadenza delle vecchie religioni; dalla distrazione universale e dalla miseria senza speranza dell'epoca; e dall'anelito delle anime al Dio sconosciuto

II LA MISSIONE DEL FIGLIO. "Dio ha mandato suo Figlio". Queste parole implicano la preesistenza e la natura divina di Cristo. Il Figlio esisteva come Persona Divina con Dio prima di essere fatto donna. Egli era l'eterno Figlio di Dio, come Dio Padre è l'eterno Padre. Sono due Persone distinte, altrimenti l'una non potrebbe inviare l'altra. Egli venne, non senza mandato, perché il Padre lo aveva mandato; ed egli venne per fare la volontà del Padre, e divenne "obbediente fino alla morte, fino alla morte di croce". La sua missione non era il riscatto, ma il presupposto del riscatto, il possesso della natura divina che le dava un valore infinito

III LA VERA UMANITÀ DEL FIGLIO. "Fatto di una donna." Questo linguaggio implica il possesso di una natura superiore; infatti, se il Figlio non possedeva altro che la semplice umanità, dove sarebbe stato necessario dire che era "fatto da donna"? La frase indica in modo significativo la sua concezione soprannaturale, poiché c'è un'esclusione della paternità umana. L'apostolo insegna la sua vera umanità. È un fatto significativo che Maria sia qui chiamata semplicemente non "vergine" o "madre di Dio", ma "donna", proprio come Giovanni nella frase "il Verbo si è fatto carne" ignora la vergine-madre. Non c'è nulla nella Scrittura che sancisca la mariolatria della Chiesa di Roma. L'incarnazione del Signore è qui rappresentata come l'opera di Dio Padre, come altrove si parla dell'atto stesso del Redentore 2Corinzi 8:9 Senza la sua partecipazione alla nostra umanità, egli non potrebbe possedere né l'unione naturale né quella legale con il suo popolo, che è presupposta nel suo carattere rappresentativo. Così egli diventa il secondo Uomo della razza umana, o l'ultimo Adamo

IV IL SUO POSTO SOTTO LA LEGGE PER L'UOMO. "Fatto sotto la Legge". Questa clausola afferma che egli è stato creato ai sensi della Legge per il bene di coloro che sono sotto la Legge, e quindi non per un suo obbligo personale. Siamo nati sotto la Legge come creature; prese il suo posto sotto la Legge ai fini della fideiussione. La frase non significa semplicemente che egli è nato ebreo. La sua sottomissione alla Legge, così come la sua missione, era in ordine alla nostra redenzione; l'una era la via per l'altra, come appare dalla particella che collega l'ultima proposizione del quarto versetto con la prima proposizione del quinto. Sia gli Ebrei che i Gentili erano sotto la Legge come condizione di lifo per il fatto della nascita Romani 2:14; 3:9 Il significato della frase è che egli si pose sotto la Legge in vista di quella meritoria obbedienza per la quale siamo considerati giusti Romani 5:19 Così egli adempì per noi tutte le pretese della Legge, sia per quanto riguarda il precetto che la pena

V IL DISEGNO DELLA MISSIONE DEL FIGLIO. "Per riscattare quelli che erano sotto la Legge". Il suo obiettivo era quello di redimere sia gli ebrei che i gentili dalla maledizione della Legge e dalla sottomissione ad essa. Egli fu visitato con le conseguenze penali del peccato, con la sua maledizione e il suo salario, Galati 3:13 dal giorno in cui entrò nell'umanità mediante l'incarnazione. La liberazione operata per noi è stata il risultato dell'acquisto. Così abbiamo il diritto di considerare la croce di Cristo come il compimento della Legge, l'espiazione del peccato, il riscatto della Chiesa, il sangue sacrificale che ci avvicina a Dio nell'adorazione

VI IL RISULTATO FINALE DELLA REDENZIONE. "Che dovremmo ricevere l'adozione di figli". Questo non significa filiazione, ma posizione di figlio. I credenti erano anche ai tempi dell'Antico Testamento veri figli di Dio, ma erano trattati come servi. Ora emergono nella vera condizione di figli. L'adozione ha tre fondamenti. È per grazia sovrana gratuita; poiché "siamo predestinati all'adozione di figli" Efesini 1:6 È per incarnazione, secondo il testo; è per risurrezione. Gesù, il Figlio, è la Forma, la Sorgente, la Pienezza da cui tutti procedono. Noi siamo stati scelti per essere figli in colui che è il Figlio eterno; siamo rigenerati dal suo Spirito; il fondamento e l'esempio dell'opera di santificazione è il Figlio di Dio, nato nella nostra natura dallo stesso Spirito; e "la risurrezione dei giusti", che l'apostolo stesso si sforza di raggiungere, Filippesi 3:11 e che è limitata ai "figli di Dio", Luca 20:36 ha il suo tipo in Gesù, il Primogenito dai morti

OMELIE di w.f. adeney Versetti 4, 5.-

L'avvento nella redenzione

Naturalmente ci poniamo la domanda che dà il titolo al famoso libro di Anselmo, "Cur Deus Homo?" Perché Dio non potrebbe realizzare i suoi misericordiosi propositi senza l'incarnazione di suo Figlio? I versetti che abbiamo di fronte gettano luce su questa questione. Il versetto 4 indica i due punti principali dell'umiliazione di nostro Signore: quello personale e quello morale. Il versetto 5 mostra rispettivamente l'oggetto di questi. "Il Figlio di Dio è nato uomo, perché in lui tutti gli uomini divenissero figli di Dio; egli nacque soggetto alla Legge, affinché coloro che erano soggetti alla Legge potessero essere liberati dalla schiavitù" Lightfoot

IO , CRISTO, MI SONO FATTO FIGLIO DELL'UOMO, AFFINCHÉ NOI POTESSIMO DIVENTARE FIGLI DI DIO. "Egli nacque da donna" "perché ricevessimo l'adozione di figli". La sua umanità era reale; Aveva un corpo e un'anima naturali ed è entrato nel mondo per nascita. Filippesi 2:7,8 Era lo svuotamento della gloria primordiale, l'assoggettamento alle limitazioni terrene della conoscenza, del potere, ecc., fino all'inconscia impotenza dell'infanzia, la sopportazione della fatica, la stanchezza, l'angoscia di una vita dura, che termina in quell'orrore e mistero che chiamiamo "morte". Considerate come questa incarnazione di Cristo ci porta all'adozione

1. È il segreto della sua influenza su di noi. L'attrazione è proporzionale alla vicinanza. Per influenzare un uomo devi scendere al suo livello. Lì il potere della simpatia è più sentito. Cantici Cristo si è chinato davanti a noi per poterci sollevare, vedi Ebrei 4:15

2. È la fonte della sua potenza per vincere i nostri grandi nemici, il peccato e la morte Ebrei 2:14 Il peccato e la morte ci incatenano lontano dalla gloria della vita divina. Per conquistarli Cristo li affrontò

3. È il fondamento della sua espiazione con Dio. Dio non poteva accoglierci mentre tutto il diritto e la giustizia si opponevano. Cristo, come Uomo rappresentativo e per i suoi fratelli sia come Sacerdote che come Sacrificio, aprì la via del ritorno a Dio Ebrei 2:17 Da qui il grande privilegio: la filiazione divina. Egli è diventato come noi affinché noi potessimo diventare come lui; Egli si è unito a noi affinché noi, uniti a lui, potessimo elevarci alla sua vita gloriosa

II CRISTO È STATO SOTTOMESSO ALLA LEGGE PER LIBERARCI DALLA SCHIAVITÙ DELLA LEGGE

1. È nato suddito

1 alla Legge Levitica, in quanto Giudeo;

2 alla legge sociale - soggetto ai suoi genitori, ecc.; Luca 2:51

3 al diritto civile; Matteo 17:24-27

4 alla legge morale:

non solo a quella morale pura che Dio e tutti gli esseri santi seguono, ma ai precetti precisi della morale che accompagnano i limiti della vita umana

2. Egli fu anche soggetto alle pene della Legge, sebbene egli stesso fosse senza peccato:

1 alla vergogna e ai problemi del mondo in generale che ha condiviso entrandovi;

2 alla morte, la condanna distintiva del peccato

3. In che modo questo porta alla nostra liberazione?

1 Affrontando la condanna a morte della Legge, Cristo ha vinto questo per noi

2 Con l'obbedienza alla Legge ha trionfato sulla Legge. La libertà più grande è nell'obbedienza. La Legge è fatta per i malfattori; è impotente contro il bene. Cristo rende giusto il suo popolo, Romani 8:3 e così lo libera dalla Legge

3 Elevandosi dall'obbedienza alla lettera della Legge, all'obbedienza superiore dello Spirito, egli conduce anche noi a quel servizio più libero dell'amore che è l'emancipazione dalla Legge.

5 Per redimere coloro che erano sotto la Legge ina touv uJpomon ejxagorash; affinché egli riscattasse greco: riscattare quelli che erano sotto la Legge. In che modo Cristo riuscì a riscattare il popolo di Dio, non solo dalla maledizione, ma anche dal dominio della Legge, è stato dichiarato dall'apostolo sopra, in Galati 3:13 : "Cristo ci ha riscattati Cristorasen dalla maledizione della Legge, essendo stato reso maledizione per noi" vedi nota. Ma perché, per realizzare questo scopo, era presupposto, come qui è implicito che lo fosse, che egli stesso fosse "portato sotto la Legge"? Le indicazioni che la Legge in Deuteronomio 21:22,23 dava riguardo a coloro che erano "appesi a un legno" erano apparentemente ritenute da Giosuè 8:29; 10:26,27 per applicarsi anche al caso di persone così impiccate che non erano Israeliti. Se è così, non ne consegue potrebbe dire un obiettore che Gesù, anche se non era un Israelita sotto la Legge, tuttavia, essendo crocifisso, sarebbe caduto sotto la maledizione della Legge, e quindi annientato la Legge per tutti coloro che per fede sarebbero diventati partecipi di lui, sia Giudei che Gentili? perché, allora, si sarebbe dovuto sottostare alla Legge? L'obiezione si scontra con la considerazione che, affinché Cristo potesse abrogare la Legge sottomettendosi alla sua maledizione, era necessario che egli stesso fosse perfettamente accetto a Dio, non solo come eterno "Figlio del suo amore", ma anche in tutta la pienezza della sua vita di uomo, e, quindi, mediante perfetta obbedienza alla volontà di Dio dichiarata nella Legge, sotto la quale era piaciuto a Dio di porre il suo popolo. La Legge, qualunque fosse la degradazione che il suo istituto cerimoniale deduceva per "i figli di Dio" ad essa sottoposti, era nondimeno, per il tempo, l'ordinanza manifesta di Dio, alla quale tutti coloro che cercavano di servirlo erano tenuti a sottomettersi. Essi non potrebbero essere giusti davanti a lui se non camminassero in tutti i comandamenti e le ordinanze del Signore irreprensibile Luca 1:6 affinché ricevessimo l'adozione di figli ina than ajpolabwmen, cioè affinché la nostra filiazione adottiva potesse essere effettivamente e in piena misura consegnata a noi. Il "noi" recita il popolo di Dio; le stesse persone indicate dalla frase precedente, "quelli che erano sotto la Legge", frase che non intendeva definire una particolare classe fra il popolo di Dio, ma descrivere la condizione in cui era stato posto il popolo di Dio. Il loro Padre li aveva posti sotto la Legge con l'intenzione che al tempo da lui fissato fossero comprati dalla Legge e ammessi al pieno godimento dei loro privilegi filiali. Questo proposito del loro Padre, espresso in precedenza nelle promesse ad Abramo, spiega l'articolo prima di uiJoqesian: era la filiazione adottiva che era stata loro garantita. Da qui l'uso del verbo ajpolabwmen invece di labwmen: poiché il prefisso preposizionale di questo verbo composto ha sempre la sua forza; generalmente denotando il nostro ricevere una cosa in qualche modo a noi dovuta, rispondendo alla sua forza nel verbo ajpodidwmi, ripagare: a volte il nostro ricevere una cosa in piena misura comp. Luca 6:34,35; 16:25; 18:30; 23:41; Romani 1:27; Colossesi 3:24; 2Giovanni 8 Ina Luca 15:27 sta ricevendo indietro uno perso. La seconda ina è subordinata alla prima; la liberazione del popolo di Dio dalla Legge era in ordine alla loro introduzione nel loro completo stato di filiazione. Il sostantivo uiJoqesi non sembra ricorre in nessuno scrittore greco tranne San Paolo; anche se qesqai ui Giona uiJov, uiJoqetov oJ katasin pathr, si trovano in vari autori. Dopo l'analogia di altri nomi verbali composti con una terminazione simile oJrkwmosia ajgwnoqesia qesmoqesia, ecc., significa prima l'atto di adozione, come, forse, Romani 8:23; Efesini 1:5 ; e poi, naturalmente, la conseguente condizione del bambino adottato, come in Romani 8:15; 9:4 ; e questo sembra il suo senso più prominente qui. Romani 9:4 suggerisce l'ipotesi che il termine fosse stato usato in precedenza tra gli ebrei palestinesi, in riferimento allo stato di Israele sotto la teocrazia, e che San Paolo lo abbia preso in prestito da lì con riferimento alla Chiesa cristiana, nella quale ha trovato una realizzazione più completa

6 E perché siete figli oti de ejste uiJoi. L'apostolo sta fornendo la prova che il popolo di Dio aveva effettivamente ricevuto l'adozione di figli; era perché era così, che Dio aveva mandato nei loro cuori lo Spirito Santo, impartendo quella vivida coscienza della filiazione di cui godevano. Il fatto dell'adozione deve essere stato lì, per qualificarli ad essere destinatari di questa coscienza divinamente ispirata. L'affermazione in Romani 8:16, "Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che siamo figli di Dio", assomiglia molto al nostro passaggio attuale; Ma non è identico. Non siamo fatti figli l'apostolo lascia intendere dallo Spirito che ci dà la coscienza della filiazione; ma, essendo stati precedentemente fatti figli, lo Spirito suscita nel nostro spirito sentimenti che rispondono alla relazione filiale già stabilita. La posizione della frase introdotta da "perché" è simile a quella di 1Corinzi 12:15,16. Le persone recitate dal "voi" sono ancora il popolo di Dio; non i credenti della Galazia in particolare, se non come parte dell'intera Chiesa di Dio. L'apostolo mette il pensiero in questa forma per portare la verità in modo più sorprendente alla loro mente. Questo lo fa ancora più da vicino nel successivo versetto per "tu". Ma che egli abbia in mente il popolo di Dio nel suo insieme è chiaro, non solo dall'intera tensione del contesto, ma anche dalla frase "nei nostri cuori" nella frase successiva

Dio ha mandato ejxapesteilen oJ Qeov; Dio ha mandato. Il tempo indica che l'apostolo non si riferisce a un invio dello Spirito di Dio ad ogni singolo credente, parallelamente a quel "suggello" di cui si afferma che i credenti sono soggetti in Efesini 1:13. Questo aoristo storico, come fa nel Versetto 4, indica un'emissione particolare: quella per cui il Consolatore fu mandato a prendere la sua dimora nella Chiesa come suo tempio per tutto il tempo Giovanni 14:16,17; Atti 1:4,5 Lo Spirito del suo Figlio. Lo Spirito che ha "unto" Gesù perché fosse il Cristo; che animava dappertutto il Dio-Uomo Gesù; che lo spingeva in piena coscienza filiale, lui stesso in una certa ora critica con un forte grido meta kraughv ijscurav, Ebrei 5:7 a gridare: "Abbà, Padre!" L'espressione "suo Figlio" è eziologica; con essa l'Apostolo lascia intendere che era congruo che lo Spirito che aveva animato tutta la vita del Figlio incarnato fosse sparso su coloro che per fede diventavano una cosa sola con lui, e manifestasse la sua presenza con loro, così come la loro unione con Cristo, con un risultato di sentimento simile a quello che Cristo aveva espresso. Poiché qui si parla della figliolanza di Cristo come se non fosse semplicemente antecedente, ma anche in qualche modo preparatoria all'invio dello Spirito, è più conveniente interpretarla non come ciò che gli appartiene nel suo stato preincarnato dell'essere, ma come ciò che gli apparteneva dopo essere stato "fatto da donna, " e in cui i suoi discepoli potevano essere considerati come se si trovassero su un certo piano di parità con lui. Ciò è in armonia con la relazione che nei Vangeli e negli Atti è rappresentata come l'invio dello Spirito che si attiene alla sua risurrezione e ascensione. L'interpretazione sopra data in un punto presuppone che l'apostolo conosca la storia dell'agonia nell'orto, quando, secondo San Marco, Marco 14:36 Gesù stesso usò le parole: "Abbà. Padre". Questo presupposto è giustificato, non solo dalle probabilità del caso, ma anche da ciò che leggiamo in Galati 5:7 della Lettera agli Ebrei, paolino, certamente, se non proprio San Paolo. Dobbiamo aggiungere che i Vangeli non solo fanno ripetuta menzione di nostro Signore che si rivolge all'Essere Supremo con il complicativo di "Padre", ma lo rappresentano anche come se parlasse costantemente di Dio come portatore di quella relazione sia con se stesso che con i suoi discepoli. Questo modo di designare l'Onnipotente era caratteristico del più alto grado di Gesù, e fino a quel tempo, per quanto appare nelle Scritture, sconosciuto. Il modo in cui l'apostolo qui parla dell'"invio" dello Spirito in stretta vicinanza alla menzione dell'"invio" del Figlio, favorisce fortemente la credenza che egli considerasse lo Spirito, come un agente personale in Salmi 104:30 abbiamo nella Septuaginta "Tu mandi ejxaposteleiv il tuo Spirito, ed essi saranno creati." in Salmi 43:3 e 57:3 Dio è implorato di "mandare ejxaposteilon, Settanta la sua luce e la sua verità", "la sua misericordia e la sua verità; " questi sono poeticamente personificati come messaggeri angelici. Nei vostri cuori eijv taav uJmwn. Ma questa lettura del Textus Receptus è, da parte di recenti editori, sostituita dalla lettura, eijv taav hJmwn, nei nostri cuori, l'altra lettura è considerata come una correzione volta a conformare questa frase con le parole, "voi siete figli", in quella precedente. In entrambi i casi l'apostolo ha nella sua visione la Chiesa di Dio vista in generale. Il fatto che abbia messo qui "nostro" invece di "vostro" era probabilmente il risultato del suo sentimento di orgogliosa gioia al pensiero della sua felice esperienza. Un cambiamento precisamente simile nel pronome, attribuibile probabilmente alla stessa causa, è osservabile nel passaggio notevolmente analogo inzon; Romani 8:15, "Non avete ricevuto di nuovo lo spirito di schiavitù per la paura; ma voi avete ricevuto lo Spirito di adozione, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre". Piangere kra gridare ad alta voce. La parola che esprime un'espressione ad alta voce denota in questo caso un'indubbia sicurezza. Non sussurra flebile questo di una coscienza interiore, timida, reticente, perché timorosa di assicurarselo. una relazione gloriosa, così beata; nessuna esitazione a mezza speranza; è una convinzione forte e incrollabile, audace, anche se umilmente audace, rivolgersi in tal modo al santissimo Supremo in persona. Il "grido" è qui attribuito allo Spirito stesso; in Romani 8:15 ai credenti, essendo questi gli organi di espressione dello Spirito; poco dopo nei Romani, Versetti. 26, 27, si dice che lo Spirito stesso "interceda con gemiti che non possono essere espressi secondo la volontà di Dio". Analogamente, nei Vangeli, a volte si dice che gli spiriti maligni negli indemoniati "gridano", Marco 1:26 - 9:26 mentre in altri passaggi il grido è attribuito alla persona posseduta. Abbà, Padre jAbba oJ Pathr. Oltre a Romani 8:15, appena citato, le stesse parole notevoli si trovano solo una volta, in Marco 14:36, come pronunciate da nostro Signore nel giardino. San Luca Luca 22:42 dà solo "Padre" Pater; San Matteo, Matteo 26:39,42 "Padre mio" Pater mou: in Versetto 39, tuttavia, nou è omesso da Tischendorf, sebbene lo mantenga in Versetto 42. San Matteo, aggiungendo qui mou a Pater, che non aggiunge in Matteo 11:25, 26, sembra indicare che la forma di indirizzo che nostro Signore impiegò allora fosse più adatta del solito a un fervore o a un'intimità di comunione. Secondo Furst 'Concordanza', "Abba", aBa, ricorre frequentemente nel Targumim "sensu proprio et honorifico"; nel Targum di Gerusalemme prende la forma "Ibba", aB; ai. Di conseguenza, possiamo supporre, della carnagione "onorifica" di questa forma della parola, era in Caldeo la forma solitamente impiegata per la compulsione, o per il vocativo. L'ipotesi che il Divino Sneaker, o l'Evangelista Marco, o l'Apostolo Paolo, abbiano aggiunto oJ Pathr come aggiunta esplicativa all'aramaico "Abbà", a beneficio di coloro che potrebbero aver bisogno di spiegazioni, è contrastata

1 dalla triplice ricorrenza delle frasi congiunte nella stessa forma;

2 dall'assenza di qualsiasi accenno a una traduzione come quella che troviamo data in altri passaggi in cui viene spiegata una parola aramaica, come in Marco 5:41; 7:11,34; Giovanni 1:38,41,42; 20:16; Atti 9:36 ;

3 con l'aggiunta di oJ Pathr fatta da San Paolo nei Romani, quando scrive con un ardore ardente di forte sentimento del tutto ripugnante alla calma didattica di una glossa traduttiva: non si sofferma ad aggiungere una tale glossa a "Maranatha" in 1Corinzi 16:22, dove sembrerebbe essere molto più richiesta. La forma apparentemente nominativa di oJ Pathr non dà alcun riscontro a questa visione, come è dimostrato dal confronto Matteo 11:26, nai oJ Pathr geire: Luca 8:54,41 hJ paiv, e e nella Septuaginta, rie Salmi 8:1,9, Ku oJ Kuriov hJmwn: Salmi 7:1, Kurie oJ Qeov mou. Un'altra ipotesi che il duplice compellente avesse lo scopo di suggerire che Dio era ora Padre sia per i credenti ebrei che per i gentili, naufraga quando si è verificata in San Marco. Chi scrive si azzarda a supporre che la frase congiunta abbia avuto origine così: Il Signore Gesù, essendo solito sostituire molto comunemente al nome "Dio" la designazione di "Padre", si può supporre che abbia usato per questa designazione la parola "Abba" come forma onorifica del sostantivo caldeo per "padre", più o meno nello stesso modo in cui gli ebrei sostituivano regolarmente il sostantivo Adonai, una forma onorifica di Adonim, "signore" o "maestro", per l'indicibile tetragramma, perché. Invece di Adonai, Cristo si può supporre usava abitualmente la parola "Abhá", come nome quasi proprio dell'Essere Supremo. Quando nostro Signore ebbe l'occasione di applicare la parola "Padre" come nome comune a Dio, sia rivolgendosi a lui che parlando di lui, possiamo dedurre con certezza la versione pescito-siriaca di Marco 14:36 che egli aggiunse un'altra forma dello stesso sostantivo originale "Abj" o "Obj", invece di o in aggiunta a "Abba". Il Pater ofter Luca 22:42 potrebbe essere stato usato per rappresentare "Abba"; il Pa mou di San Matteo per rappresentare "Abj" o "Obj". L'uso di "Abba, oJ Pathr" da parte dei credenti, probabilmente un uso del tutto eccezionale, fu adottato, sia come una reminiscenza cosciente della parola di Cristo nel giardino - essi, unendosi così al loro Signore, invocando, per così dire, il suo Nome come loro garanzia per rivendicare questa relazione filiale con l'Altissimo - sia come una descrizione intensamente enfatica della paternità di Dio, unendo insieme il nome quasi proprio che denota la sua paternità generale con cui presumibilmente Cristo era usato per designare Dio, e il nome comune con cui i discepoli di Cristo erano stati da lui insegnati a rivolgersi a lui in preghiera, e che incarnava il loro senso della sua speciale paternità verso coloro che lo servono. L'apostolo non deve essere inteso nel senso che lo Spirito Santo produca effettivamente in ogni cuore in cui dimora la coscienza definita della filiazione. È sufficiente per il suo scopo che il nisus, lo sforzo e la tendenza della sua operazione spirituale, sia in tutti i casi in quella direzione, sebbene a causa della negligenza da parte loro tanti cristiani non riescano a conquistare per se stessi il pieno possesso della loro eredità. Ma, comunque, non abbiamo bisogno egli sottintende di tornare al cerimoniale mosaico per cercare lì la nostra filiazione assicurata. L'abbiamo già qui, qui, in Cristo, e alla presenza interiore del suo Spirito

La prova della filiazione

"E poiché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori, gridando: Abbà, Padre." La presenza dello Spirito era la testimonianza della loro figliolanza Romani 8:15

I LA MISSIONE DELLO SPIRITO. "Dio ha mandato lo Spirito del suo Figlio". Ecco le tre Persone della Santissima Trinità. "Dio si manifesta nel Figlio, ma comunica la sua vita per mezzo dello Spirito Santo" Oosterzee

1. Egli è chiamato lo "Spirito del suo Figlio", così come è chiamato lo "Spirito del Padre". Il titolo si applica al Figlio, non nella sua messianicità, ma nella sua divinità. Viene spesso descritto come lo Spirito di Cristo; e, se questo fosse tutto, potrebbe implicare che egli sia semplicemente legato a Cristo nel suo ufficio di Mediatore, o dato a Cristo o dato da Cristo. Ma egli è chiamato lo Spirito del Figlio di Dio, che non è un titolo derivato da Cristo dal suo ufficio, ma da una relazione necessaria ed eterna. Non si può supporre che egli sia lo Spirito del Padre in un senso e con un effetto, e lo Spirito del Figlio, che è anche Dio, in un altro senso e con un altro effetto. È questa relazione eterna e necessaria che è il fondamento della sua venuta alla luce nelle libere interposizioni e nelle operazioni di patto della sua grazia

2. La missione dello Spirito. Proprio come nella pienezza dei tempi il Figlio fu mandato, così nella pienezza dei tempi lo Spirito fu mandato per applicare e testimoniare la redenzione acquistata da Cristo. È lo Spirito che ci unisce a Cristo nella nostra chiamata efficace e ci rende "figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù".

3. La sfera delle sue operazioni. "Nei vostri cuori". Si tratta quindi di un'opera interiore, santificante, salvifica; perché ha la sua sede nel cuore, in cui sono impiantate le abitudini della grazia, e da cui provengono tutte le questioni della vita. "Metterò il mio Spirito dentro di loro".

II L'UFFICIO CHE LO SPIRITO COMPIE NEL CUORE DEL CREDENTE. "Piangendo, Abbà, Padre."

1. Il pianto è la preghiera sincera e importuna del credente, di cui egli è l'organo e lo Spirito l'agente. L'intensità dei sentimenti nella preghiera è dovuta allo Spirito Santo, che ci rende capaci di realizzare il nostro bisogno e la pienezza della provvidenza in Cristo Gesù

2. Il grido trova voce nei teneri accenti di "Abbà, Padre". Le due parole, una aramaica e l'altra greca, sono un tipo appropriato dell'unione di Giudeo e Gentile in Cristo. La concezione più cara nel cristianesimo è la paternità di Dio. Il credente è reso capace dallo Spirito del Figlio di rendersi conto della tenerezza e della dignità della nuova relazione in cui si trova per adozione

III LA CONCLUSIONE DI TUTTA LA QUESTIONE. "Perciò non sei più uno schiavo, ma un figlio; e se è figlio, è erede di Dio per mezzo di Cristo". Così l'apostolo conferma il versetto conclusivo del terzo capitolo: "E se siete di Cristo, allora siete progenie di Abramo, ed eredi secondo la promessa". Lo schiavo non è un erede; Il figlio entra nell'eredità di suo padre, che gli viene non per merito, ma per promessa

"Abbà, Padre."

CONFIDO CHE LA PATERNITÀ DI DIO SIA UNA GRAZIA PARTICOLARMENTE CRISTIANA

1. Cristo ha rivelato la paternità di Dio. I maomettani pensano ad "Allah" come a un autocrate onnipotente, e gli ebrei considerano "l'Eterno" come un Signore giusto, ma i cristiani conoscono Dio come "il nostro Padre nei cieli". Non è che l'idea della paternità di Dio non sia stata concepita prima del tempo di Cristo, perché i salmisti ebrei vi trovarono conforto, Salmi 103:13 e persino Omero cantava del "padre degli dèi e degli uomini". Ma

1 Cristo ha dato preminenza e supremazia a un'idea che prima era solo coordinata con, o anche meno considerata, di altri attributi divini; e

2 ha rivelato per la prima volta la ricchezza e la tenerezza di questo carattere più intimo di Dio

1. La paternità di Dio è per i cristiani una relazione di amore e di dolcezza. Dio non è considerato, come il padre romano, come uno che potrebbe essere un terrore per i suoi figli. L'"Abbà, Padre" nell'antica lingua domestica - la lingua dell'asilo nido - suggerisce i sentimenti dei bambini piccoli al loro padre, e non potremmo dire alla loro madre? vedi Isaia 49:15 Il tipo del cittadino del regno dei cieli è un piccolo bambino; l'affetto di un piccolo bambino per i suoi genitori è il modello della più pura devozione cristiana. Ciò nonostante, questa fiducia infantile non è in contrasto con la legittima autorità di Dio. Il padre non è debole perché è gentile. La fiducia dell'amore è una fiducia obbediente

2. Dalla fiducia nell'amore paterno di Dio, la vita cristiana si sviluppa in un abito di aspirazione. L'anelito dell'anima a Dio si incontra solo per essere approfondito e intensificato, così che il cristiano impara ad avvicinarsi sempre di più a Dio, il peso del desiderio del suo cuore trova espressione nel grido: "Abbà, Padre".

II QUESTA GRAZIA NASCE DA UN'ISPIRAZIONE DELLO SPIRITO DEL FIGLIO DI DIO. Cristo rivela il fatto della paternità di Dio; ma la semplice conoscenza di questo fatto che possiamo ricavare dallo studio delle parole e della vita di Cristo non ci permetterà di realizzare lo spirito di filiazione fiduciosa. C'è poco da sapere che Dio è Padre se non sperimentiamo l'amore e la stretta relazione della sua paternità. Cantici è necessario un grande cambiamento prima di poter fare questo, che nient'altro che un'ispirazione divina può renderlo possibile. Infatti, è lo Spirito di Cristo in noi che lancia il grido: "Abbà, Padre". Così l'anelito dell'anima a Dio è esso stesso il risultato della visita di Dio all'anima. Tutte le aspirazioni scaturiscono dall'ispirazione. Poiché Cristo ha vissuto nella fiducia e nella comunione con Dio, il suo Spirito che entra in noi ci permette di fare lo stesso. Egli è il vero Figlio, e perciò il suo Spirito ci dona la grazia della figliolanza

III L'ISPIRAZIONE DIVINA DIPENDE DALLA NOSTRA RELAZIONE DI FILIAZIONE CON DIO. Sebbene Dio sia naturalmente il Padre di tutti, non è da tutti che può gridare: "Abbà, Padre". La fiducia e l'aspirazione miste di un tale grido sono possibili solo a coloro che sono veramente figli, riconciliati con Dio e restituiti alla casa di famiglia. Lo Spirito che anima il grido non è dato a tutti. Dobbiamo essere ricettivi se vogliamo riceverlo. Lo Spirito del Figlio primogenito di Dio è dato ai veri figli di Dio. La filiazione, insegna San Paolo, è la conseguenza della nostra fede, e l'ispirazione ne consegue. Perciò la coscienza di un'aspirazione fiduciosa verso Dio come nostro Padre è una prova di figliolanza. Lo spirito rende così testimonianza al nostro spirito che siamo figli di Dio. - W.F.A

7 Perciò tu non sei più un servo, ma un figlio wste oujk eti ei doulov ajll uiJov; Così, dunque, non sei più schiavo, ma figlio. "Wste, propriamente "così che", è frequentemente usato da San Paolo per "così allora" o "perciò", per enunciare una conclusione finale Confronta Versetto 16, sotto; Galati 3:24; Romani 7:4, ecc. Qui segna la conclusione risultante dalle dichiarazioni dei sei versetti precedenti, cioè che Dio ha mandato suo Figlio per abolire la Legge, la cui sottomissione aveva contrassegnato la nonetà del suo popolo, e per elevarlo alla sua completa posizione filiale, e che poi ha mandato il suo Spirito nei loro cuori protestando ad alta voce contro la loro filiazione. "Non sei più", con questo discorso individualizzante l'apostolo si sforza di risvegliare ogni singolo credente alla coscienza della posizione filiale che gli appartiene in particolare. Credilo: in Cristo Gesù, tu stesso sei un figlio! La frase, "non più", segna la posizione del servo di Dio nuova, rispetto a quella che sarebbe stata prima che Cristo avesse compiuto la sua opera di emancipazione e lo Spirito Santo fosse stato inviato come Spirito di adozione; Allora sarebbe stato ancora un servo, ma ora non lo è. Questo brusco individuare un individuo come campione di tutti i membri di una classe è un esempio del deinothv dello stile di San Paolo, comp. Romani 11:17; 12:20; 13:4; 1Corinzi 4:7 L'individuo citato dal "tu" non è né un solo un convertito Gentile né un credente solo Ebreo; è qualsiasi membro del regno di Dio. "Un figlio", un membro della famiglia di Dio, un oijkeiov tou Qeou, Efesini 2:19, uno libero da ogni legge di schiavitù e in pieno possesso dei privilegi di un figlio; non peccatore, ora, sotto il cipiglio di suo Padre; ma accettato, amato, amato, onorato con la fiducia di suo Padre. E se un figlio, allora un erede di Dio attraverso Cristo eij dev kaimov dia Qeou Receptus, klhronomov Qeou dia Cristou D; e se è figlio, è erede anche per mezzo di Dio. Sokna, Romani 8:17, "E se i figli te eredi anche; eredi di Dio, coeredi di Cristo". L'eredità qui intesa è il possesso di ogni benedizione che il regno teocratico ha il diritto di attendere ai suoi membri. E il punto di questa clausola aggiunta è che non c'è bisogno di nessun altro requisito per avere un diritto acquisito in quell'eredità, se non quello che è fornito dalla fede in Cristo, che ci unisce a lui e ci rende partecipi con lui; nessuna qualifica, per esempio, come insistevano i reazionari mosaizzanti; vedi Atti 15:1 nessuna osservanza di riti cerimoniali, sia della Legge che di quei capricci di eretica "adorazione della volontà" a cui si fa riferimento in Colossesi 2:23. La tua fede in Cristo dice in effetti l'apostolo, ti dà ora per il bene e per tutti un posto sicuro in qualsiasi eredità Dio intenda dare al suo popolo. I manoscritti, come altre fonti per il testo, presentano una notevole varietà nella lettura delle ultime parole di questa clausola. La lettura adottata da L. T. Tr., Meyer, Alford, Lightfoot, Hort e Westcott, vale a dire, klhronomov dia Qeou, è quella che si trova nei tre onciali più antichi, e presenta una forma di espressione che probabilmente sorprese così tanto il copista da metterlo naturalmente al lavoro di revisione; mentre quella del Testo Ricevuto, klhronomov Qeou dia Cristou, gli sarebbe sembrata così perfettamente naturale e facile che non avrebbe mai pensato di modificarla. Le parole "erede per mezzo di Dio", prese in relazione al contesto precedente, insistono sulla nomina speciale del Dio supremo stesso; il suo intervento si manifestò nel modo più evidente concepibile, attraverso il Figlio incarnato e lo Spirito inviato. Qui si dice che il credente è un figlio e un erede "per mezzo di Dio", nello stesso senso in cui San Paolo afferma di essere un apostolo "per mezzo di Gesù Cristo e Dio Padre", e "per la volontà di Dio" Galati 1:1; 1Corinzi 1:1 poiché "da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose, " e in modo più evidente, le cose che compongono l'economia della grazia che il vangelo annuncia Romani 11:36 L'apostolo ha così riportato il suo discorso allo stesso punto a cui era giunto prima in Galati 3:29. Il lettore farà bene a confrontare attentamente questa sezione dell'Epistola Versetti. 3-7 con Romani 7:25-8:4 e Romani 8:14-17. Con grande somiglianza nelle forme di espressione, si discerne chiaramente la differenza dell'oggetto dell'apostolo nelle due Epistole. Lì egli sta discutendo in modo più prominente dell'emancipazione del credente dal potere di controllo di una natura peccaminosa, che, sotto la Legge, considerata sotto il suo aspetto morale piuttosto che cerimoniale, era piuttosto preoccupata in una disobbedienza ancora più aggravata che repressa o sopraffatta. Qui il suo argomento è più in primo piano l'emancipazione del credente dalla schiavitù del cerimoniale della Legge, che nella presente Epistola, relativa ai problemi nelle Chiese della Galazia, egli ha più occasione di trattare. Sia l'una liberazione, tuttavia, che l'altra erano necessarie per la piena coscienza del credente della filiazione adottiva; e ciascuno era, di fatto, coinvolto nell'altro

Il figlio e lo schiavo

Il cristiano è paragonato al figlio, l'ebreo allo schiavo. Il vangelo porta la filiazione, la legge infligge schiavitù. La filiazione del nuovo ordine implica libertà ed eredità. Consideriamo alcuni dei privilegi qui impliciti

I principi intelligenti sostituiti a comandamenti specifici, Allo schiavo viene ordinato di fare questo o quello senza che il suo padrone si degni di dirgli il motivo dei suoi mandati. Egli è vincolato a un'obbedienza cieca e implicita. Non si fa nulla per sviluppare la sua comprensione e per aiutarlo a scegliere e decidere secondo il proprio giudizio. Ma il figlio è ammesso ai consigli di suo padre, ed educato in modo da ragionare da solo e agire secondo i dettami della propria coscienza. La Legge mantiene gli uomini come schiavi. Comanda, non spiega. Cristianesimo

1 illumina in modo che vediamo i principi di rettitudine, comprendiamo la loro intrinseca giustezza e discerniamo la loro applicabilità a casi specifici;

2 libera , dandoci la libertà di applicare questi principi secondo le nostre convinzioni di coscienza, invece di costringerci a una rigida linea di condotta

II L'AMORE COME MOTIVO INVECE CHE COME COSTRIZIONE. Lo schiavo può odiare il suo padrone e obbedire solo per paura della frusta. Il vero figlio è al di sopra di questa obbedienza abietta e servile. Ha imparato ad amare suo padre, e dall'amore a cercare di anticipare i desideri di suo padre e a sforzarsi volentieri di compiacerlo. La Legge comanda, minaccia, spinge, costringe. Il Vangelo persuade e attrae. Il cristiano obbedisce a Dio perché prima ama Dio. Il segreto è che la Legge non può cambiare i nostri cuori, mentre il vangelo "crea un cuore nuovo dentro di noi", in modo che non abbiamo più bisogno delle restrizioni della Legge, ma desideriamo ardentemente piacere a Dio

III COMUNIONE FAMILIARE AL POSTO DELL'INFERIORITÀ SERVILE. Lo schiavo è tenuto a distanza dal suo padrone, occupa una posizione inferiore ed è escluso dai rapporti familiari. Il figlio vive in casa alla presenza del padre e gode di una stretta compagnia con lui. La legge ci tiene lontani da Dio. Agli ebrei fu fatto provare un senso di separazione causato dal loro sistema levitico. I cristiani sono avvicinati per mezzo di Cristo e appartengono alla famiglia di Dio

IV UNA RICCA EREDITÀ IN CAMBIO DI UNA POVERTÀ IMPOTENTE, Lo schiavo non può possedere nulla. Tutto ciò che guadagna e la sua stessa persona sono proprietà del suo padrone. I figli sono eredi. La legge non ci permette di guadagnare nulla: è un padrone duro; Ma il Vangelo offre i doni più ricchi. I cristiani, essendo figli di Dio, divengono coeredi di Cristo. - W.F.A

8 Howbeit ajlla; una congiunzione fortemente avversiva, appartenente all'intera frase compresa in questo e nel prossimo verso, che sono strettamente saldati insieme dalle particelle men e de. Contravvenendo all'opera di grazia di Dio appena descritta, essi rinunciavano alla loro filiazione e si rendevano nuovamente schiavi. Poi tote men. L'uomo, con il suo de bilanciatore, qui, come spesso accade, unisce insieme frasi non nella loro sostanza principale strettamente avversa l'una all'altra, ma solo in dettagli subordinati contrapposti, di cui abbiamo un esempio esemplare in Romani 8:17, Klhrono memouv de Cristou. In questi casi spesso non abbiamo alcuna risorsa in inglese se non quella di lasciare gli uomini non tradotti, come fa comunemente la nostra Versione Autorizzata; "Infatti" o "Veramente", per esempio, sarebbe più o meno fuorviante. La verità è che l'apostolo in questi due versetti sta riversando biasimo sui giudaizzanti della Galazia; prima, in questo versetto, per la loro precedente colpevole ignoranza di Dio e le loro idolatrie, e poi, nel versetto successivo, per il loro disprezzo di quella benedetta amicizia con Dio che dovevano solo alla sua grazia che li impedisce. Nel trattare con i cristiani gentili, l'apostolo si riferisce ripetutamente al loro precedente paganesimo, allo scopo di imporre l'umiltà o di attaccare la presunzione, come per esempio in Romani 11:17-25 15:8,9; 1Corinzi 12:2; Efesini 2:11-13,17. Nel caso dei Galati, la sua indignazione lo spinge a usare un grado di severità schietta che era generalmente disposto a non usare. Il "allora" non è definito, poiché i lettori inglesi potrebbero forse fraintendere la Versione Autorizzata come intesa, con la seguente frase, "non conoscere Dio", che in quella versione è "quando non conoscevate Dio" - una costruzione delle parole che l'uso del participio difficilmente giustificherebbe; piuttosto, il tempo a cui si riferisce l'avverbio è il tempo di cui egli ha parlato prima, quando il popolo di Dio era sotto la pedagogia della Legge. Questo, sebbene paragonato alla libertà di Cristo fosse uno stato di schiavitù, era tuttavia l'apostolo sente una posizione di alto progresso rispetto a quella degli idolatri pagani. Questi ultimi erano "lontani ", mentre gli Israeliti erano "vicini" confrontate i passi appena citati. Durante quel periodo di pedagogia giuridica i Galati e i loro antenati, che secondo l'apostolo formavano tutti una sola classe, sguazzavano nel fango del paganesimo. Quando non conoscevate Dio oujk eijdotev Qeon; non conoscevate Dio e, ecc

"Non conoscere Dio" descrive la condizione dei pagani anche in 1Tessalonicesi 4:5, "Non nella passione della lussuria, proprio come i Gentili che non conoscono ta mhta Dio"; 2Tessalonicesi 1:8, "Facendo vendetta di coloro che non conoscono toiv mhsin Dio." Entrambi questi passaggi favoriscono l'opinione che l'apostolo non intenda minimamente scusare le idolatrie di cui continua a parlare, ma piuttosto descrivere una condizione di empietà che, essendo positiva piuttosto che semplicemente negativa, deduceva assoluta pravazione e colpa. Egli usa oujk con il participio qui, al posto della mh nei due passaggi citati dai Tessalonicesi, come se intendesse affermare un fatto storico considerato assolutamente - un senso che è reso chiaro in inglese sostituendo un verbo indicativo per il participio. Avete reso servizio a ejdouleusate; servita; dedicatevi a. Il verbo è, forse, usato qui in quel senso più mite in cui ricorre frequentemente; come in Matteo 6:24; Luca 15:29; 16:13; Atti 20:19; Romani 7:6,25; 14:18; 1Tessalonicesi 1:9. La Versione Riveduta, tuttavia, dà "erano in schiavitù a" nel presente caso, ma "servivano" nei passaggi ora citati. L'aoristo, invece di un imperfetto, descrive la forma di vita religiosa che allora conducevano nel loro insieme. Coloro che per natura non sono dèi toiv fusei mh ousi qeoiv. Il Textus Receptus ha toiv mhsei ousi qeoiv, che apparentemente significherebbe "che non sono dèi per natura, ma solo nella tua immaginazione; " come "Vi sono quelli che sono chiamati dèi", in 1Corinzi 8:5 -Zeus, Apollo, Qui, ecc., mere invenzioni dell'immaginazione comp. 1Corinzi 8:4 La lettura più approvata suggerisce piuttosto l'idea che gli oggetti che adoravano potrebbero non essere inesistenti, ma non erano certamente di natura divina; "per natura", cioè nel tipo di essere a cui appartengono taioi Efesini 2:3 RAPC Sap 13:1, ma fusei. Ci si può chiedere: se non erano dèi, che cosa erano? L'apostolo avrebbe probabilmente risposto: "Demoni", perché così scrive ai Corinzi: 1Corinzi 10:20 "Le cose che i Gentili sacrificano, le sacrificano ai diavoli daimonioiv, e non a Dio". Alford rende "a dèi che per natura non esistono", ecc.; ma il senso più ovvio di ousin è quello di una copula semplicemente comp. nti 2Cronache 13:9, Septuaginta, "Divenne sacerdote tw mh o qew"

Un appello ai Gentili Galati

"Ma dunque, quando non conoscevate Dio, rendeste servizio a coloro che per natura non sono dèi". Qui l'apostolo sembra volgersi alla parte gentile della Chiesa, e imprime in loro la follia di mettersi sotto il giogo della Legge mosaica

1. CONSIDERA LA LORO PRECEDENTE IGNORANZA DI DIO. "Quando non conoscevate Dio". L'apostolo non dà qui alcun accenno a quell'agnosticismo autocompiaciuto dei nostri giorni, che dice che o non possiamo o non sappiamo nulla di Dio, ma semplicemente afferma il fatto che essi non conoscevano Dio come i Gentili. Dio non è inconoscibile. L'apostolo spiega, nel primo capitolo di Romani, come la conoscenza di Dio si sia spenta dalla mente degli uomini. Ciò avvenne attraverso una deliberata perversione dei poteri morali dell'uomo. Non conoscevano Dio, e quindi erano in un senso terribile "senza Dio nel mondo". Eppure non erano privi di religione. La religione è una necessità della natura dell'uomo, e quindi della sua universalità. Può essere offuscata dalla superstizione, dall'ignoranza e dal peccato; può essere lasciato arrugginire per disuso, fino a quando non è quasi scomparso; eppure non è mai del tutto perduto

CONSIDERA LA SUPERSTIZIONE CHE È STATA COSTRUITA SU QUESTA IGNORANZA. "Avete reso servizio a coloro che per natura non sono dèi".

1. Gli oggetti del loro culto superstizioso non erano dei. Altrove dice che erano demoni: gli dei non avevano un'esistenza reale. Erano spiriti maligni o uomini morti, o le luci del cielo divinizzate dall'ignoranza e dalla follia umana. È spaventoso pensare alle diffuse illusioni dei pagani

2. La loro adorazione era una schiavitù degradante. Era pieno di lavoro, paura e sofferenza. "La schiavitù degli ebrei era pedagogica; la schiavitù dei Gentili era più miserabile, perché non conoscevano affatto Dio". La schiavitù dei Gentili era terribile con i suoi sacrifici, le sue mutilazioni, le sue orge, le sue crudeltà. Degradava la mente, incatenava l'immaginazione, stringeva il cuore dei suoi devoti

Versetti 8-11.-

Il ritorno dello spirito giuridico

Dopo aver parlato della maggioranza che si intende realizzare attraverso il vangelo, Paolo procede poi a parlare del ritorno al legalismo che aveva caratterizzato i Galli. Prima dell'avvento di Paolo in Galazia e del suo messaggio evangelico, erano stati idolatri, ma la sua predicazione li aveva portati faccia a faccia, per così dire, con Dio. Si erano immersi in questa conoscenza divina, ma, ahimè, era stato solo un volo di rondine, perché, dopo aver assaporato la libertà del Vangelo, erano tornati in schiavitù. Avevano sfiorato la superficie della salvezza e avevano ripreso la strada verso il vecchio legalismo che aveva caratterizzato i loro giorni idolatri. Qui, quindi, abbiamo suggerito:

IL LEGALISMO CHE CARATTERIZZA NECESSARIAMENTE L'IDOLATRIA. versetto 8. La filosofia dell'idolatria è un'indagine molto interessante. Da nessuna parte è posto davanti a noi in modo più succinto che nel Salmo 115. Lì si mostra che gli idoli sono secondo l'immagine dei loro creatori Versetto 8, e, al contrario, i loro adoratori vengono assimilati ad essi. Gli idoli stolidi che i poveri artisti realizzano sono semplicemente copie della vita stolida che li circonda; e l'adorazione dell'idolo rende perpetua la stolidità. È l'apoteosi dell'inazione e della morte. Da qui si troverà che l'idolatria non può assicurare nulla di più elevato del ritualismo, cioè l'esecuzione di riti e cerimonie per raggiungere una reputazione religiosa, e non per il rastrello della comunione con l'oggetto del culto. Infatti, nel caso dell'idolo non ci può essere comunione di mente con mente o di cuore con cuore. Di conseguenza, la forma è tutto e la comunione è nulla. Se non c'è ipocrisia promossa dalla cerimonia, non promuove assolutamente alcun interesse. Quindi tutto il genio dell'idolatria è il legalismo. Se gli uomini non ottengono una certa reputazione religiosa, non ottengono assolutamente nulla. Di conseguenza, Paolo ripensava alla vita idolatrica dei Galati e la analizzò attentamente quando riconobbe in essa l'espressione di uno spirito puramente legale

II IL VANGELO PROMUOVE LA CONOSCENZA DI DIO. Versetto 9. Cerca di portare a un colloquio con Dio. L'esperienza di Paolo sulla via di Damasco è tipica. Lì conobbe per la prima volta Gesù Cristo come suo Divino Salvatore. Lì egli sentì che era più vicino alla verità dire che Gesù lo aveva trovato che che aveva trovato Gesù. Era vero che era arrivato a conoscere Dio in Cristo, ma questa era la conseguenza del fatto che Dio in Cristo lo conosceva in prima istanza. Ora, la vita missionaria di Paolo doveva promuovere la stessa conoscenza tra gli uomini. Voleva che questi Galati conoscessero Dio rendendosi conto che Dio li conosceva in precedenza. E sperava che fossero entrati nel circolo incantato della conoscenza divina. Sperava che avessero sperimentato la verità: "Conosci ora Dio e sii in pace". Questa è l'essenza del Vangelo. "Questa è la vita eterna: conoscere, cioè conoscere te, l'unico vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo".

III IL RITORNO AL LEGALISMO. Versetti 9, 10. I falsi maestri erano venuti da Gerusalemme per predicare la virtù dei riti e delle cerimonie ebraiche. Perciò i volubili montanari della Galazia caddero nelle loro osservanze superstiziose e immaginarono che, se osservavano attentamente il calendario ebraico, con le sue feste e digiuni settimanali, mensili, annuali e setennali, dovevano propiziare il Supremo. Abituati come idolatri a farsi una reputazione religiosa, potevano entrare più facilmente nello spirito legale per il quale i falsi maestri erano chiamati. E in effetti non c'è nulla di così insidioso, perché non c'è nulla di così appetibile per il cuore naturale. Essere in grado di raggiungere la reputazione di una religione, di conquistare con le nostre mani certi caratteri e certi diritti, è meravigliosamente lusinghiero e grato all'orgoglio umano. Dobbiamo stare costantemente in guardia contro la tentazione

1. Un modo è ricordare quanto siano "deboli", come dice qui Paolo, gli elementi con cui costruiremmo la nostra reputazione. Non reggono l'analisi. Una volta che li tocchiamo con onesto pensiero, essi si trovano in una sensazione di impotenza davanti a noi. Le cerimonie che non portano alla comunione con Dio, le cerimonie che servono semplicemente ad accrescere l'orgoglio umano e a promuovere l'auto-giustizia, sono deboli come l'acqua e possono solo danneggiarci

2. Dovremmo anche ricordare quanto siano "mendicanti". Essi non possono amministrare alcuna ricchezza di pensiero o di sentimento all'anima superstiziosa. Sono semplicemente gli strumenti della schiavitù

IV IL PERICOLO DELLO SPIRITO GIURIDICO. Versetto 11. Se la predicazione di Paolo avesse portato solo a una tale esplosione di legalismo, allora egli avrebbe considerato la sua missione tra loro come "la fatica dell'amore perduta". Non c'è differenza tra il legalismo dell'ebraismo e il legalismo dell'idolatria. Entrambe sono semplici fasi di ipocrisia. Il vangelo ha mancato completamente il suo scopo se lascia le persone in schiavitù legale. Il Vangelo è il grande piano per rovesciare l'ipocrisia. Emancipa l'anima dalla speranza illusoria di stabilire qualsiasi pretesa davanti a Dio. Ci chiude all'accettazione della salvezza come dono gratuito di Dio. Depone l'io e rende suprema la grazia gratuita. Da qui l'ansia di Paolo di vedere i Galati riportati dalla schiavitù legale alla libertà del vangelo. A meno che non abbiano rinunciato al loro elmo per la cerimonia e non si siano dedicati a sperare solo nel Salvatore, allora devono essere perduti. È molto importante che l'estremo pericolo dello spirito legale sia costantemente tenuto in vista, affinché possiamo mantenere la nostra posizione sulla base della grazia gratuita.

Versetti 8, 9.-

"Rudimenti mendicanti."

San Paolo ha bisogno di ricordare ai Galati i mali della condizione da cui sono stati liberati. Siamo tutti inclini a indorare il passato con false glorie, guardando indietro con affettuoso rammarico alle sue delizie perdute, mentre dimentichiamo le cose che lo turbavano. Notate tre caratteristiche di questo passato malvagio

1. Ignoranza di Dio. I pagani erano privi della luce, della gioia, della guida e dell'aiuto che derivano dalla vera conoscenza di Dio. Tutti gli uomini che sono spiritualmente morti a Dio sono quindi pagani nel cuore. Il paganesimo che era congenito era una scusa per il fallimento morale; perché gli uomini non possono servire il Dio che non conoscono. La condotta che è perdonabile nell'ignorante, tuttavia, è imperdonabile in coloro che conoscono Dio

2. L'adorazione di coloro che sono così dei. L'uomo deve adorare. Le mostruosità del paganesimo sono una patetica testimonianza della nostra natura religiosa, la quale, se non ha luce per il suo sano sviluppo, si eserciterà nel modo più distorto piuttosto che essere soppressa. Ma tale religione si basa su un'illusione. L'adoratore prega per ciò che non esiste. Cantici fanno tutti coloro che erigono le proprie nozioni di divinità e rendono omaggio ad esse invece di imparare a servire il Dio della rivelazione

3. Schiavitù spirituale. Sembra che i Galati siano stati invischiati nelle fatiche di una religione bastarda, che combinava le terribili superstizioni dei loro antenati celtici con il misticismo immorale dei loro vicini frigi. Il risultato fu una schiavitù allo stesso tempo di paura e di lussuria. Ma tutte le religioni pagane tengono i loro devoti in soggezione. La libertà religiosa è un frutto del cristianesimo

II IL NUOVO CRISTIANESIMO. Questa fu sotto tutti gli aspetti una liberazione, un progresso e un'elevazione. Ha comportato grandi acquisizioni spirituali

1. La conoscenza di Dio; Sempre il primo elemento essenziale. Non possiamo fidarci, amare o servire un Dio di cui ignoriamo il carattere e la volontà. Ogni fede che precede questa conoscenza è fede nel sacerdote, non fede in Dio

2. Essere conosciuti da Dio. L'apostolo si corregge. Non bastava parlare di conoscere Dio. Sebbene questo sia stato il primo passo essenziale verso la nuova vita, ora non è il tratto più caratteristico di quella vita. Non dobbiamo riposare solo nella conoscenza di Dio. La conoscenza non è redenzione. Il passo successivo è quello di ricevere la grazia della figliolanza da Dio e l'ispirazione dello Spirito di Cristo, con il quale respiriamo l'aspirazione a Dio come al Padre nostro Versetto 6. Un'esperienza del genere dimostra che siamo riconosciuti da Dio, "conosciuti da Dio".

III LA RICADUTA. È possibile che qualcuno scelga consapevolmente e volontariamente di cadere da privilegi come quelli del nuovo cristianesimo a una schiavitù come quella del vecchio paganesimo? Era importante che i Galati capissero che la loro perversione verso l'ebraismo era essenzialmente una tale ricaduta. Il punto sorprendente dell'argomentazione dell'apostolo stava proprio in questo: che, con l'intuizione di un genio ispirato, egli vide l'identità della religione della Legge che i suoi convertiti consideravano come uno stadio più progressivo del cristianesimo con il loro vecchio paganesimo scartato. Atti a prima vista potrebbe sembrare che l'austero mosaismo non potesse avere nulla in comune con le corrotte orge frigie e i cupi sacrifici celtici. Eppure la schiavitù era essenzialmente la stessa. Avevano tre punti in comune

1. Il loro carattere rudimentale. Entrambi erano solo inizi. Il cristianesimo si era lasciato alle spalle entrambi. Lo studioso avanzato non dovrebbe perdere tempo con l'alfabeto; Il laureato non ha bisogno di immatricolarsi di nuovo

2. La loro debolezza. Allo scopo di creare la giustizia e rigenerare il carattere, la Legge Levitica, con tutta la sua alta moralità, era impotente quanto i riti impuri e orribili dell'antico culto galaziano

3. La loro povertà. Entrambi erano "mendicanti". Dopo aver tenuto in mano la perla di grande valore, era strano che qualcuno si volgesse da tali ricchezze dell'amore divino a qualsiasi altra religione che, mancando della meravigliosa grazia del Vangelo, era al confronto come un mendicante di un principe. Eppure commettono questo errore tutti coloro che abbandonano la grazia e la libertà del vangelo per la schiavitù dei riti, dei giorni santi e dell'autorità sacerdotale.

9 Ma ora nun de; Ed ora. Vedi nota su "allora" nel Versetto 8. Dopo di che avete conosciuto Dio, o piuttosto siete conosciuti da Dio gnontev Qeon mallon dentev ujpo Qeou; dopo di che avete conosciuto Dio, o piuttosto siete conosciuti da Dio. Considerando l'uso intercambiabile di gnwnai o ejgnwkenai e eijdwenai in Giovanni 8:55 e 2Corinzi 5:16, sembra difficile fare molta distinzione tra loro applicati alla conoscenza di Dio. Il primo, tuttavia, è il verbo più comunemente usato in questa relazione; da San Giovanni, nella sua Prima Epistola, dove si parla tanto della conoscenza di Dio, esclusivamente; sebbene in altre relazioni egli, sia nell'Epistola che nel Vangelo, usi i due verbi in modo intercambiabile. L'espressione "conoscere Dio" è una di profonda gravidanza; denotando niente di meno che quell'intuizione divinamente impartita di Dio, quella coscienza del suo essere reale, vista nella sua relazione con noi stessi, che è il risultato del vero "credere in lui". Inoltre, poiché si tratta di conoscere un Essere personale, tra il quale e noi stessi si può cercare l'Azione reciproca, implica una conversazione reciproca tra noi e lui, come il termine "conoscente" oiJ gnwstoi tinov, come usato in Luca 2:44; 23:49, naturalmente. Cantici che "l'essere conosciuto da Dio" equivale molto vicino all'essere stato da Dio portato ad essere, per dirla con riverenza, in termini di conoscenza con lui; e questo sembra davvero essere inteso in 1Corinzi 8:3. I credenti della Galazia avevano in verità conosciuto Dio, se avevano imparato a gridare a lui: "Abbà, Padre". E il ricordo di questa loro felice esperienza, di cui egli stesso aveva, possiamo supporre, assistito nei primi giorni del loro discepolato, lo spinge a introdurre la correzione, "o piuttosto essere conosciuto da Dio". Il fatto che avessero raggiunto una tale consapevolezza della filiazione era stato, come egli scrive, Versetto 7, "per mezzo di Dio"; era lui che aveva inviato il suo Sen affinché il suo popolo potesse ricevere l'adozione di figli; colui che aveva mandato il suo Spirito nei loro cuori per dare loro il senso della filiazione; aveva dimostrato di conoscere, di riconoscerli come suoi, 2Timoteo 2:19 donando loro la beata prerogativa di sapere ciò che era per loro. La correzione di "conoscere" con "essere conosciuto" è analoga a quella di "apprendere" con "essere appreso" in Filippesi 3:12. Il valore pragmatico di questa clausola correttiva è quello di far sentire ai Galati non solo quale ostinato abbassamento di sé sia stato da parte loro, ma anche quale offesa sia stata loro mostrata nei favori divini, che dovrebbero ripudiare apertamente la loro posizione filiale per adottare di nuovo quella posizione servile da cui egli aveva sollevato il suo popolo. Che cos'era questo se non una prepotente contraddizione all'opera di Dio, una frustrazione del suo vangelo? E questo per mezzo di coloro che solo l'altro giorno aveva liberato dalla miseria e dalla totale malvagità dell'idolatria! Come tornate indietro, o indietro pwv ejpistre palin; Come tornate indietro. Un brusco cambiamento rispetto alla forma della frase alla quale le parole precedenti ci preparavano naturalmente, che avrebbe potuto essere tale da omettere semplicemente il "come". Come se fosse: "Dopo essere stati conosciuti da Dio, vi rivolgete di nuovo - come potete? - ai deboli", ecc. Questo "come", come in Galati 2:14, è semplicemente una questione di rimostranza; non aspettandosi una risposta, invita la persona a cui si rivolge a considerare la sorprendente sconvenienza del suo modo di procedere, così Matteo 22:12 ; cfr. anche 1Timoteo 3:5; 1Giovanni 3:17 Il verbo ejpistrefein denota spesso "tornare indietro" Matteo 10:13; 2Pietro 2:22; Luca 8:55 Agli elementi deboli e mendicanti ejpi ta ajsqenh kai ptwca stoiceia; le semplici lezioni elementari, il A, B, G vedi Versetto 4, e nota, che non possono fare nulla per te e non hanno nulla da darti. La descrizione è relativa piuttosto che assoluta. Il libro del corno, abbastanza utile per il semplice bambino, non è di alcuna utilità per il ragazzo adulto che ha lasciato la scuola. in Ebrei 7:18 si fa menzione della "debolezza e dell'inutilità" della Legge Levitica relativa all'espiazione del peccato; che non è precisamente l'aspetto della Legge che è qui in vista. La parola "mendicante" era probabilmente nella mente dello scrittore in contrasto con "le imperscrutabili ricchezze di Cristo" Efesini 3:8 Di cui desiderate essere di nuovo in schiavitù! OIV Palin Anwqen douleuein qelete; Di che cosa desiderate essere di nuovo schiavi? Il verbo douleuein è qui, a differenza di Versetto 8, contrapposto alla condizione di un figlio che gode della sua piena indipendenza, vedi Versetto 25 e. Galati 5:1 Sarebbe una costrizione e una degradazione insopportabile per il figlio adulto essere messo a ripetere sempre le lezioni della scuola materna

Anwqen, di nuovo, di nuovo, intensifica Palin aggiungendo l'idea di ricominciare da capo dal punto di partenza del corso indicato. L'applicazione di queste parole, insieme specialmente con la frase "volgersi di nuovo", nella frase precedente, al caso dei convertiti della Galazia dal paganesimo idolatrico, ha suggerito a molte menti l'idea che San Paolo raggruppa il cerimoniale del culto pagano con quello della Legge mosaica. Il vescovo Lightfoot, in particolare, ha qui una nota preziosa, in cui, con la sua consueta erudizione e ampiezza di vedute, mostra come la prima, nel suo elemento ritualistico, avrebbe potuto servire allo scopo di una formazione disciplinare per una religione migliore. Tale punto di vista potrebbe essere considerato non del tutto in disaccordo con lo spirito dell'apostolo, come si evince nei suoi discorsi ai Lieoni e agli Ateniesi Atti 14:15-17; 17:22-31 Ma sebbene nella sua ampia simpatia avrebbe potuto, se avesse discusso con i pagani, cercare in tal modo di conquistarli a una fede migliore, non è certo ora in vena di una tale tolleranza comprensiva. Egli è troppo indignato per il comportamento di questi rivoltosi della Galazia per ammettere che le loro precedenti cerimonie religiose avrebbero potuto essere abbastanza buone da essere ammesse in gruppo con quelle della Legge di Mosè: egli ha appena fatto riferimento al loro precedente paganesimo proprio allo scopo per così dire di abbatterli, un proposito che sarebbe molto vanificato se si riferisse a quel loro culto come in qualsiasi rispetto che si ponesse allo stesso livello del culto degli Ebrei. In verità, si può dubitare che, al limite estremo al quale si sarebbe mai permesso di andare, nell'"economia" che era indiscutibilmente abituato a impiegare nei rapporti con le anime, si sarebbe comunque spinto fino a classificare le ordinanze divinamente stabilite di Israele, la scuola di formazione dei figli di Dio, con il rituale delle adorazioni ispirate dai demoni. È molto più facile supporre che l'apostolo identifichi gli ecclesiastici della Galazia con il popolo di Dio, con il quale ora erano di fatto sumfuyoi, mescolati in identità corporale con loro. I figli di Dio erano stati fino ad allora schiavi dell'A, B, C, della Legge, ma non lo erano più; se qualcuno di coloro che ora erano figli di Dio si prendeva in mano l'osservanza di quella Legge, allora, sebbene non nella sua identità individuale, ma nella sua identità collettiva, tornava di nuovo alla A, B, C, da cui era stato emancipato. La precedente esperienza di Israele era la loro esperienza, come i "padri" di Israele erano i loro padri; 1Corinzi 10:1 esperienza che ora si accingevano a rinnovare

Una protesta contro le ricadute

"Ma ora, dopo aver conosciuto Dio, o piuttosto esser conosciuti da Dio, come vi rivolgete di nuovo agli elementi deboli e miserabili, ai quali desiderate essere di nuovo schiavi?"

SOTTOLINEO LA LORO NUOVA POSIZIONE DI CONOSCENZA E PRIVILEGIO. I Galati erano giunti a conoscere Dio attraverso la predicazione del Vangelo

1. Questo era il loro alto privilegio. "Questa è la vita eterna: conoscere te, l'unico vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo".

2. Era un segno della comunione divina. "Io sono il buon Pastore, conosco le mie pecore e sono conosciuto dalle mie".

3. È venuto attraverso Cristo. "Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui a chi vuole rivelarlo." Ma c'è un altro lato di questa verità. Erano "piuttosto conosciuti da Dio", come per ovviare a ogni possibile deduzione che la riconciliazione implicita in questa conoscenza possa essere stata l'effetto dell'azione dell'uomo. Era una conoscenza affettuosa e interessata da parte di Dio che rendeva possibile la conoscenza di Dio da parte loro. "Nella tua luce vedremo la luce". Dio li conosceva prima che essi conoscessero lui

II L'INCONSISTENZA DI UN RITORNO AGLI ELEMENTI DEBOLI E MISERABILI. Erano stati schiavi degli "elementi" sotto le forme dell'idolatria pagana; ora stavano tornando alla schiavitù di elementi sotto la forma del giudaismo

1. Questa ricaduta minacciata implicava che essi non avevano una vera comprensione o apprezzamento del semplice vangelo della salvezza. I semi della defezione e dell'apostasia giacciono in quasi tutti i cuori

2. La sorpresa dell'apostolo per la loro incoerenza: derivante in parte dalla sua conoscenza della loro piena e cordiale ricezione del vangelo all'inizio, e in parte dal carattere della religione per la quale si separavano dalla "verità del vangelo" - "elementi deboli e miserabili". Questo linguaggio di disprezzo si applica ai riti legali della Legge cerimoniale, che erano, naturalmente, di nomina divina, e come tali dovevano essere considerati con il dovuto onore. Ma gli elementi divennero "deboli e miserabili" a causa della loro errata applicazione nelle mani di uomini farisaici. Erano "deboli", perché non avevano il potere di giustificare o promuovere la salvezza; Romani 8:3 "mendicanti", perché non potevano investire nessun peccatore con "le imperscrutabili ricchezze di Cristo". I fedeli, dopo tutta la loro fatica, non si trovarono meglio. L'apostolo potrebbe ben esprimere la sua sorpresa nel trovare cristiani che tornano indietro su semplici elementi che il vangelo aveva per sempre sostituito

10 Voi osservate i giorni, i mesi, i tempi e gli anni hJmerav parathreisqe, kai mhnav kaiv kaiv; Voi siete intenti ad osservare i giorni, i mesi, le stagioni e gli anni. Nel verbo composto parathrein, il prefisso preposizionale, che spesso denota "sbagliato", sembra piuttosto, dal senso di "al proprio fianco", dare al verbo l'ombra di un'osservazione ravvicinata e attenta. Ciò può essere dimostrato dalle circostanze che sono di carattere insidioso; così la parathre attiva in Marco 3:2 ; Luca 6:7; 14:1; Atti 9:24, e il medio parathroumai, senza apparente differenza di senso, in Luca 20:20. Giuseppe Flavio usa il verbo di "osservare i giorni di sabato" 'Ant.,' 3:5, 8, e il sostantivo parathrhsiv twn nomimwn, per "osservanza delle cose che sono secondo le leggi" 'Ant.,' 8:3, 9. L'accumulo di sostantivi con la "e" reiterata, fornendo un altro esempio del deinothv dello stile di San Paolo, denota una mimesi sprezzantemente impaziente. Questi reazionari erano pieni di pedanteria che osservava le feste: "giorni", "lune nuove", "feste", "anni santi" erano sempre sulle loro labbra. Il significato dei primi tre sostantivi è parzialmente suggerito daav, Colossesi 2:16, "Nessuno ti giudichi riguardo a un giorno di festa, o a una luna nuova, o a un giorno di sabato eJorthv noumhni sabbatwn; " nel quale passaggio, possiamo osservare, c'è un tono simile di mimesi quasi beffarda; dove le stesse idee sono apparentemente presentate, ma in un ordine inverso. Cfr. anche 2Cronache 8:13, Offerta secondo il comandamento di Mosè, nei sabati, nei noviluni e nelle feste solenni, tre volte all'anno, nella festa degli azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle Capanne. I "giorni", quindi, nel presente passo, possiamo supporre, sono i giorni di sabato, insieme forse con i due giorni di digiuno ogni settimana che la tradizione ebraica prescriveva Luca 18:12 I "mesi" indicano i noviluni, la cui osservanza potrebbe causare a questi Gentili un notevole margine di discussione nell'adattarsi al calendario ebraico, senza dubbio diverso dal calendario a cui erano stati abituati fino ad allora. Le "stagioni" sarebbero state le feste e i digiuni annuali degli ebrei, non solo i tre prescritti dalla Legge Levitica, ma anche certi altri aggiunti dalla tradizione, come le Feste di Purim e della Dedicazione. Cantici sembra che ci troviamo su un terreno abbastanza sicuro. Il quarto elemento, "anni", può riferirsi sia all'anno sabbatico, Levitico 25:2-7 a cui in ogni caso negli ultimi tempi gli ebrei avevano dovuto prestare molta attenzione; RAPC 1Ma 6:49,53; Giuseppe Flavio, 'Ant.', 14:10, 6; anche 14:16, 2; Tacito, 'Hist.', 5:4 o forse gli anni del giubileo, uno di questi cinquant'anni, potrebbe essere, che cade all'incirca in questo periodo dovuto. Bengel 'Gnomone' suppone che si possa tenere un anno sabbatico nel 48 d.C., data alla quale assegna questa Epistola; mentre Wieseler 'Chronicles Synops.,' p. 204, ecc., citato dal vescovo Lightfoot offre una congettura simile per l'anno dall'autunno del 54 d.C. all'autunno del 55 d.C. Molto sorprendente è l'impazienza che l'apostolo manifesta nell'udire, per così dire, le appassionate discussioni che occupano l'attenzione di questi stolti giudaizzanti della Galazia. Il loro interesse, si accorse, era assorbito da questioni che per loro non erano propriamente cose di alcun interesse, ma che, con zelo ostentato come fanno queste persone, facevano loro preoccupazione. La causa di ciò risiedeva, possiamo credere, nella sensazione che stava crescendo nelle loro menti che tali osservanze esteriori avrebbero reso di per sé la loro vita accettabile a Dio; questo sentimento generale si abita, nella scelta della forma particolare delle cerimonie esteriori da adottare, nell'osservanza delle celebrazioni date da Dio al suo popolo per la stagione della loro non-età. Il principio stesso era senza dubbio ripugnante per la mente dell'apostolo, anche a prescindere dalla forma giudaizzante che stava assumendo, e che minacciava una defezione da Cristo. Riguardo curioso a tali questioni, evidentemente per suo stesso conto, guarda con disprezzo e impazienza. Ma con ciò anche l'antica venerabile religione, localizzata a Gerusalemme come sua sede principale, sotto l'impulso di tali sentimenti sarebbe stata sicura di distogliere pericolosamente le loro menti dalla "riforma", diorqwsiv Ebrei 9:10 a cui era stata ora sottoposta; e correvano il pericolo di perdere, anzi, avevano almeno in gran parte già perso, il gusto che avevano un tempo provato nell'abbracciare i doni estremamente grandi e preziosi che Cristo aveva portato loro. Che cosa c'era qui se non il "cuore malvagio dell'incredulità" di cui si parla in Ebrei 3:12, "allontanandosi dal Dio vivente", che ora si manifesta al suo popolo nel suo Figlio? È questo animus che caratterizza il comportamento degli ecclesiastici della Galazia che ne segna la differenza essenziale rispetto a quell'osservanza dei "giorni" e dei "pasti" che in Romani 14. l'apostolo tratta come una questione rispetto alla quale i cristiani dovevano vivere in reciproca tolleranza. Finché un cristiano continuava a sentire la sua relazione con il Signore Gesù, Romani 14:6-9, non importava molto se pensava che fosse desiderabile osservare il sabato ebraico o astenersi dal mangiare cibo animale. Potrebbe, infatti, rendersi così accusabile di mancanza di saggezza spirituale; L'apostolo pensava chiaramente che l'avrebbe fatto; ma se egli si atteneva ancora a Cristo come l'unica e infinitamente sufficiente Fonte per lui di giustizia davanti a Dio e di vita spirituale, doveva essere ricevuto e accolto come un fratello, senza essere irritato dall'interferenza con questi suoi stolti principi. Divenne diverso quando la sua cura per tali esteriori veramente indifferenti distolse il suo cuore da un'adesione soddisfatta al Signore; Allora il suo cerimonialismo o ascetismo divenne eresia di rango e persino fatale. E questo era ciò che l'apostolo temeva a favore dei suoi discepoli un tempo così cari in Galazia

L'osservanza dei giorni

L'apostolo dà ora un esempio di questa schiavitù. "Voi osservate i giorni, i mesi, le stagioni e gli anni". I giorni erano i sabati ebraici, con altri periodi di osservanza religiosa; i mesi erano le lune nuove, sempre osservate esattamente; le stagioni erano feste annuali, come la Pasqua, la Pentecoste e la Festa dei Tabernacoli; E quegli anni erano l'anno sabbatico e l'anno del giubileo

I MOTIVI DELLA CONDANNA DELL'APOSTOLO DEI GIORNI SANTI

1. Non che non fossero di nomina divina. Dio li ha espressamente nominati tutti. I giudaisti, dopo tutto, avevano più da dire per se stessi che i cattolici romani per i loro digiuni e feste, che non erano stati stabiliti da Dio

2. Non che gli ebrei convertiti avessero torto nell'osservarli; poiché egli stesso ne osservava alcuni, e c'era una libertà concessa in questo periodo di transizione del Vangelo. "Un uomo stima un giorno più di un altro, un altro stima ogni giorno allo stesso modo. Che ogni uomo sia pienamente persuaso nel proprio Romani 14:5 Così i convertiti ebrei avevano l'abitudine di "osservare i giorni per il Signore".

3. Egli condanna i Galati, in quanto Gentili, per aver osservato giorni che, in quanto ebrei, non avevano alcuna relazione con loro, e la maggior parte dei quali, in quanto ebrei, si applicavano solo alle condizioni della società in Terra Santa. I Galati sono quindi condannati:

1 Perché attribuivano importanza ai giorni ecclesiastici, "come bambini che erano schiavi degli elementi del mondo", adatti, potrebbe essere, all'infanzia della Chiesa, ma non più applicabili a uno stato di virilità spirituale. Allo stesso modo in Colossesi 2:16 dice: "Nessuno vi giudichi in base al cibo o alla bevanda, o rispetto al giorno santo, o alla luna nuova, o ai giorni di sabato".

2 Perché consideravano l'osservanza di questi giorni come essenziale per la salvezza. Questo è stato un errore ancora più fatale

II LA CONDANNA IN LINEA DI PRINCIPIO DIMORA ANCORA NEL CRISTIANESIMO,

1. Non può applicarsi all'osservanza del giorno del Signore, perché

1 L'apostolo non ha affatto un tale giorno nei suoi pensieri quando ha censurato la loro osservanza dei giorni;

2 perché, per quanto ne sappiamo, il giorno del Signore fu un'osservanza pienamente accettata nella Chiesa fin dall'inizio, sia dagli Ebrei che dai Gentili;

3 perché esisteva un giorno di riposo prima dell'istituzione dell'economia ebraica, e non poteva, quindi, essere influenzato dalla caduta dell'ebraismo

1. Non può applicarsi al caso di individui che osservano volontariamente giorni di digiuno e di ringraziamento per la propria edificazione spirituale, mentre non cercano di renderli obbligatori per gli altri

2. Non può applicare al diritto della Chiesa, con la propria autorità, di fissare quei giorni di digiuno o di ringraziamento che le emergenze pubbliche possono suggerire come necessari per i più alti interessi dell'uomo. Questa idea esclude il pensiero di una santità speciale legata al giorno stesso

3. Ma condanna la nomina da parte della Chiesa di giorni stabiliti e permanenti che prendono il loro posto, come servizio religioso, con tutta la regolarità del sabato settimanale stesso. L'apostolo sostituisce tutti i giorni di osservanza giudaica senza eccezione come appartenenti "ai rudimenti del mondo", e non concede ai Gentili nessun giorno di adorazione regolarmente stabilito se non il sabato cristiano. La tendenza dei giorni santi non è quella di spiritualizzare la settimana, ma piuttosto di secolarizzare il sabato. Questo, almeno, è manifesto nei paesi cattolici romani

Versetti 10, 11.-

Osservare le stagioni

S. Paolo considera l'osservanza dei giorni, dei mesi, delle stagioni e degli anni come un esempio così grossolano di ricaduta nei confronti dei rudimenti deboli e meschini che teme per questo di aver profuso invano lavoro ai Galati. Un giudizio sull'osservanza delle stagioni può sorprenderci se non consideriamo ciò che l'apostolo sta realmente condannando

C 'È UN GIUSTO RIGUARDO PER LE STAGIONI. Il sabato è stato fatto per l'uomo, ed è quindi bene per l'uomo che egli faccia uso dell'unico giorno della settimana che è riservato al riposo e all'adorazione. È chiaro che se altre stagioni, come il Natale, la Pasqua, l'arrivo del nuovo anno, il raccolto, ecc., possono essere utilizzate con profitto, il loro riconoscimento può essere giustificato da buoni motivi

1. La proficua disposizione del tempo. C'è un tempo per ogni cosa. Cristo non pronunciò le sue parabole di giudizio almeno alle nozze di Cana. Abbiamo bisogno di tempo per l'adorazione. Anche se dovremmo sempre vivere nello spirito di preghiera, dobbiamo comunque avere periodi distinti di devozione senza distrazioni se vogliamo che la nostra vita religiosa sia profonda e vigorosa. Capita spesso, inoltre, che ciò che si può fare in qualsiasi momento non venga fatto affatto. Come è bene mettere da parte una determinata parte del proprio reddito per scopi caritatevoli, per timore che ne rimanga troppo poco o addirittura nessuno dopo aver soddisfatto innumerevoli pretese personali - anche se in realtà se amiamo il nostro prossimo come noi stessi non considereremo nulla interamente nostro - così, mentre Dio esige tutto il nostro tempo, e mentre ogni stagione è adatta alla devozione, Bisogna dedicare un po' di tempo all'adorazione, altrimenti l'indaffarato lavoro della vita assorbirà tutto

2. Le esigenze del culto pubblico. Le esigenze sociali dell'adorazione rendono necessarie delle stagioni prestabilite in cui tutti gli adoratori possono concordare reciprocamente di riunirsi insieme. Lo stesso principio richiede luoghi di culto definiti

3. L'influenza dell'associazione. Siamo tutti più o meno influenzati dal sentiment. I compleanni, i giorni delle nozze e i giorni della morte, i giorni della gioia e i giorni del dolore, sono raccontati nei nostri almanacchi, e la loro ricorrenza suscita naturalmente emozioni di simpatia. Lo stesso vale per i grandi anniversari cristiani, e la forza dell'associazione può aiutarci a trarre profitto dalle lezioni dell'Incarnazione a Natale e della Risurrezione a Pasqua

II C'È UNA PERICOLOSA OSSERVANZA DELLE STAGIONI

1. Considerare la mera osservanza delle stagioni come una virtù per se stessa. Il mezzo riceve il credito dovuto solo al fine. La semplice "osservanza del sabato" non è una buona cosa. La domanda è: "Che cosa facciamo o che guadagniamo con l'uso dei privilegi del giorno?"

2. L'idea che la stagione santa santifichi ciò che altrimenti sarebbe comune

3. Fare della santità del giorno una scusa per trascurare il dovere. Questo era l'errore dei farisei ipocriti al tempo di nostro Signore. Si è peccato di carità perché il sabato fosse rispettato

4. Trattare l'osservanza religiosa della stagione santa come una scusa per l'irreligione in altre stagioni. Quanti nei paesi cattolici romani sembrano pensare che la partecipazione alla Messa del mattino sia un'indulgenza per la frequenza al teatro la sera! Quanti protestanti sembrano pensare che la cessazione degli affari la domenica dimostri così tanto rispetto per la religione che tutto il lavoro della settimana può essere svolto in totale mondanità! Sicuramente è meglio non alzare le saracinesche il primo giorno della settimana, se questo atto è solo un atto di ipocrisia volto a coprire il peccato di usare pesi e misure false e vendere merce adulterata negli altri sei giorni

In conclusione, ricordiamoci che ogni uomo deve tracciare una linea di demarcazione tra l'uso innocuo e la pericolosa osservanza delle stagioni per se stesso. Dipende molto dalla costituzione naturale e dalle abitudini precoci. Se alcuni cristiani sembrano piuttosto troppo osservanti dei giorni, quelli che con San Paolo considerano tutti i giorni, incluso il sabato, come di per sé ugualmente santi, non devono giudicare i loro fratelli più deboli, ma riverire la loro devozione ed essere caritatevoli per il loro fallimento. - W.F.A Romani 14:5,6

11 Ho paura di te, per timore di averti dato lavoro invano foboumai uJmav mhpwv eijkh kepopiaka eijv uJmav Ho paura di te, per timore che in qualche modo ti abbia dato lavoro invano. Cioè, questo tuo comportamento mi fa temere se non ti ho dato lavoro inutilmente. Una costruzione simile di mh pwv con un indicativo si trova in 1Tessalonicesi 3:5, Mh pwv ejpeirasen uJmav oJ peirazwn, "Temendo, se il tentatore non possa averti tentato; " seguito dal congiuntivo, Kainon genhtai oJ kopov hJmwn, "E per timore che il nostro lavoro si riveli inutile nel risultato ancora futuro". Questo passaggio dei Tessalonicesi serve a illustrare la natura del male che, nel caso presente, l'apostolo temeva potesse derivare. Da un lato, c'era il male, il male forse fatale, che i credenti della Galazia potevano ricevere da quella rinuncia virtuale alla loro eredità spirituale che ora sembravano fare stoltamente. Ma c'era anche la delusione che gli sarebbe derivata dal fallimento della sua opera in mezzo a loro: "Che cosa è la nostra speranza, o corona di gloria, come scrisse in 1Tessalonicesi 2:19? Non siete forse voi davanti al Signore nostro Gesù alla sua venuta?" Della stessa gioia anticipata parla scrivendo ai Filippesi, come se stesse per accumularsi dalla fermezza dei suoi convertiti: "Affinché io possa avere di che gloriarmi nel giorno di Cristo, che non ho corso invano, né ho faticato invano". Questa anticipazione era una gioia che non gli sarebbe piaciuto strappare

Le apprensioni dell'apostolo per i suoi convertiti

" Temo te, per timore di averti dato lavoro invano."

IO , I GALATI, COSTÒ ALL'APOSTOLO MOLTA FATICA. Era il loro padre spirituale; aveva fatto loro una seconda visita piena di fatica e di ansia; e questa epistola rappresentava lo sforzo e l'ansia in una forma molto estrema. L'apostolo non si risparmiò mai. Egli lavorò più abbondantemente di tutti gli apostoli

II LA SUA INCERTEZZA E PREOCCUPAZIONE PER LORO. Era dubbio che sarebbe riuscito, dopo tutto, a respingere l'attacco dei giudaisti e a salvare i suoi convertiti dalle loro influenze dannose. Ma, anche se lavora nell'incertezza, lavora nella speranza. "Altri lavoratori trovano il loro lavoro come l'hanno lasciato, ma un ministro si è rovinato molte volte tra un sabato e l'altro" Trapp. Eppure è evidente che non è il suo interesse, ma quello dei suoi convertiti, la sua suprema preoccupazione in questo momento di crisi in Galazia

Lavoro elargito invano

IO , APOSTOLO, POSSO DARE LAVORO INVANO. Se San Paolo dovesse fallire in questo modo, non dobbiamo sorprenderci se non incontriamo il successo. Non siamo responsabili dei risultati del nostro lavoro, ma solo della fedeltà dei nostri sforzi

UN VERO OPERAIO SI PREOCCUPERÀ DI NON DARE LAVORO INVANO. Il lavoro cristiano non è un semplice lavoro faticoso. È un lavoro di interesse, di simpatia, di amore. Il servo di Cristo sarà ansioso non solo di essere salvato, anche se, forse, "come mediante il fuoco", ma che la sua opera possa essere preservata

1 per l'onore di Cristo;

2 per il benessere degli uomini;

3 per l'interesse personale causato dal lavoro altruistico

Se non ci preoccupiamo dei risultati del nostro lavoro, questa è una prova evidente che il nostro cuore non è in esso, e quindi che il lavoro sarà fatto male. Dobbiamo desiderare ardentemente un buon raccolto se vogliamo essere ricompensati con la vista delle mature spighe d'oro

LA PROSPETTIVA DI UN FALLIMENTO NEL LAVORO PORTERÀ UN UOMO SERIO A FARE TUTTO IL POSSIBILE PER EVITARLO. Fu il terrore di tale fallimento che richiamò l'intera Epistola ai Galati da parte di San Paolo

1. Il fallimento, anche se in prospettiva, può spesso essere evitato da metodi migliorati, perché potremmo essere noi stessi da biasimare per la mancanza di successo che attribuiamo alla testardaggine del suolo. È un errore essere legati a un solo metodo. La schiavitù della routine è fatale per il successo. Nuove emergenze richiedono nuovi piani. Attenzione a non sacrificare il lavoro alle macchine

2. Il fallimento può essere evitato con sforzi più seri. San Paolo si espone con i Galati. Egli mostra qualcosa della longanimità di Dio. È sciocco, debole e sbagliato disperare alla prima mancanza di successo. Dio non dispera di nessuna anima. Se fossimo più fiduciosi e più pazienti, dovremmo essere più fruttuosi

È DEPLOREVOLE TROVARSI NELLA CONDIZIONE DI COLORO AI QUALI IL LAVORO È STATO DATO INVANO. Coloro che falliscono in questo modo sono senza scuse. Tutto ciò che è stato fatto per loro si leverà in giudizio contro di loro. Com'è terribile aver avuto il privilegio di avere il ministero di un apostolo, di un san Paolo, e, nonostante tutta la sua eloquenza, il suo zelo, la sua devozione altruistica, la sua ispirazione, fare finalmente naufragio! Noi che abbiamo il Nuovo Testamento nelle nostre mani abbiamo quel ministero per il nostro beneficio. Se dopo aver goduto dei privilegi di vivere in un paese cristiano e aver ricevuto l'insegnamento cristiano, non riusciamo ad entrare nella vita cristiana, tutto il lavoro speso invano per noi ci condannerà. La responsabilità ricade su ogni singola anima. È un'illusione gettare la colpa sui predicatori. Le influenze più elevate, fino alla predicazione di San Paolo, verranno meno, a meno che non cediamo il nostro cuore in ubbidienza alla verità.

12 Fratelli, vi esorto a essere come me; perché io sono come voi siete ginesqe wJv ejgw oti kajgw deomai; siate come me; perché io da parte mia sono come voi; fratelli, vi supplico. Possiamo paragonare 1Corinzi 11:1 : "Siate miei imitatori, come da parte mia lo sono di Cristo mimhtai mou ginesqe kaqwv kajgw Cristou". Non c'è bisogno rispetto a ginesqe di accentuare la nozione di cambiamento: questo verbo spesso significa semplicemente "mostrare se stessi, agire come; " come ad esempio nesqe 1Corinzi 14:20, Mha gi taiv de fresileioi ginesqe:1Corinzi 15:58, e spesso. "Siate come me", vale a dire, rallegrandovi in Cristo Gesù come la nostra unica e onnisufficiente Giustizia davanti a Dio, e in quella fede lasciando andare ogni preoccupazione per i riti e le cerimonie della Legge di Mosè, o addirittura per il cerimoniale di qualsiasi tipo, come se tali cose avessero importanza qui, nell'affare di essere graditi a Dio, che sia fatto o sopportato. "Perché io, da parte mia, sono come voi". Io, un Ebreo nato, un tempo un lavoratore zelante, per giusta giustizia cerimoniale legale, l'ho messo da parte, e mi sono posto sul piano di un semplice Gentile, contento di vivere come un Gentile, ejqnikwv kai oujk jIoudaikwv Galati 2:14 confidando in Cristo come ogni Gentile ha fatto con chi era spogliato sia della prerogativa ebraica che della giustizia cerimoniale. Questo "per" o "perché" è un appello per loro all'amorevole simpatia e al prossimo. Che ne sarebbe stato di lui se i Gentili gli avessero negato la loro simpatia pratica per la sua vita religiosa? Da quale altra parte avrebbe potuto cercarlo? Per simpatia ebraica era un totale emarginato. L'ajdelfoi deomai, "fratelli, vi supplico", entra qui come un respiro di intensa implorazione. E qui viene fornito un esempio notevole di quella brusca, istantanea transizione nell'espressione del sentimento che è una grande caratteristica di San Paolo quando scrive in uno dei suoi stati d'animo più appassionati. Confrontate per questo la flessione del sentimento appassionato che prevale nel decimo e nei tre capitoli seguenti della Seconda Lettera ai Corinzi. Poco prima, in questo capitolo, Versetti. 8-11, il linguaggio è stato quello di un severo rimprovero, e, in verità, come se fosse de haut en bas, come da parte di uno che dall'alto livello della preminenza israelita si rivolgeva a coloro che fino a poco tempo fa erano semplici pagani emarginati. Ma qui sembra improvvisamente colto e trascinato da un diluvio di emozioni appassionate di un altro tipo. Gli viene in mente l'anima dei suoi dolori passati, quando "soffrì meno di tutte le cose", come dice così pateticamente ai Filippesi; Filippesi 3:4-14 quando, nell'operare la sua salvezza e quella dei Gentili ai quali era stato nominato per servire, si era separato da tutto ciò che un tempo aveva apprezzato, e da tutti gli affetti di parentela, partito e nazione. Una terribile lacerazione era stata per lui quando aveva cessato di essere ebreo; la sua carne fremeva ancora al ricordo, sebbene il suo spirito si rallegrava in Cristo Gesù. Ed ora questo stato d'animo lo spinge a gettarsi quasi come se fosse ai piedi di questi convertiti Gentili, scongiurandoli di non allontanarsi da lui, di non privarlo della loro comunione e simpatia. Voi non mi avete fatto alcun male oujden me hjdikhsate; non mi avete fatto alcun torto. Questo inizia una nuova frase, che prosegue attraverso i tre versi successivi. L'apostolo è ansioso di allontanare dalla loro mente l'apprensione di essersi offeso con loro a causa della mancanza di gentilezza mostrata da loro verso di lui. Era vero che aveva scritto loro in termini forti di dispiacere e di indignazione; Ma ciò era dovuto esclusivamente al loro comportamento verso il Vangelo, non a causa di alcuna offesa di cui egli stesso doveva lamentarsi. Egli è ben consapevole dell'azione virulenta del sentimento espresso dall'antica massima: "Odimus quos laesimus", ed è quindi ansioso e ansioso di togliere il suo pungiglione dalle relazioni reciproche tra lui e loro. Quando l'apostolo scrive sotto una forte emozione, gli anelli di congiunzione del pensiero sono spesso difficili da scoprire; E questo è il caso qui. Ma questo sembra essere il filo della connessione: i cristiani della Galazia non sarebbero stati pronti a concedergli alcuna simpatia rispetto alla sua supplica di "essere come lui", se avessero pensato che egli nutrisse verso di loro sentimenti di dolore o di risentimento per motivi personali. Non c'era motivo, dice loro, per cui avrebbero dovuto; Non gli avevano fatto alcun torto. Non c'è motivo di supporre che il tempo dell'azione a cui si fa riferimento in oujden me hjdikhsate sia identico a quello indicato dagli aoristi dei due versi successivi. Dalle parole toteron, "la prima volta", nel Versetto 13, è chiaro, come i critici hanno generalmente sentito, che c'era stata una seconda visita dopo quella. In tal caso, una dichiarazione di non colpevolezza di reato effettuata durante la prima visita non avrebbe ovviato al sospetto di reato commesso durante una visita successiva. L'aoristo di hjdikhsate deve, quindi, coprire l'intero periodo del rapporto. Forse così: qualunque torto tu possa sospettare che io ti accusi, stai certo che non te lo accuso; Non c'è stato alcun affronto personale che mi è stato fatto. In ciò che segue, è vero, egli si sofferma esclusivamente sull'entusiastica dimostrazione che essi fecero del loro personale attaccamento a lui quando egli li visitò per la prima volta; ma sebbene l'affermazione qui fatta non sia pienamente provata dai particolari forniti in Versetti. 13 e 14, e sebbene l'entusiasmo della gentilezza personale ivi descritto debba, date le circostanze, essere notevolmente diminuito; Eppure, molto probabilmente, da allora non è accaduto nulla - nulla, per esempio, durante la sua seconda visita - che dimostrerebbe che ora rinnegavano quei sentimenti di amore e rispetto. Agisce tutti gli eventi, si rifiuta di permettere che ci avesse. Non aveva da lamentarsi di un affronto personale; mentre, d'altra parte, la loro antica intensa gentilezza aveva accumulato nel suo cuore un fondo di affetto e di gratitudine che non poteva esaurirsi presto

Un affettuoso richiamo alla libertà

"Fratelli, vi prego - come se volesse raddoppiare la sua tenerezza verso i convertiti così teneramente amati - rimanete nella vostra vera libertà cristiana separati dagli elementi deboli e mendicanti del giudaismo

CHIEDE LORO DI STARE SULLA STESSA PIATTAFORMA DI LIBERTÀ CON LUI. "Divenite come sono io, liberatevi dalla schiavitù delle ordinanze, come ho fatto io", poiché anch'io sono diventato come voi", stando nella vostra libertà di Gentili, affinché io possa predicare il Vangelo a voi Gentili. Divenni "come senza Legge per quelli che erano senza legge, per salvare quelli che erano senza legge" 1Corinzi 9:21 Egli aveva abbandonato il fondamento legale della giustizia così come il formalismo cerimoniale degli Ebrei, e ora invita i Gentili a stare al suo fianco in questa posizione di libertà e privilegio

II LA QUESTIONE TRA LUI E LORO NON HA ALCUN ELEMENTO PERSONALE. "Non mi avete fatto alcun torto". Benché fossero indotti a negare o a dubitare del suo apostolato, egli non aveva alcun motivo personale di lamentarsi contro di loro. L'interesse in gioco era molto più profondo

Versetti 12-20.-

L'appello dell'apostolo sofferente

Per rendere più enfatico l'appello di Paolo, egli procede poi a ricordare loro i teneri rapporti in cui si era trovato con loro quando aveva predicato loro il Vangelo per la prima volta. Aveva sofferto per la spina nella carne; Di conseguenza era un esemplare molto debole quando, come predicatore, si trovava di fronte a loro; Ma il messaggio era così emancipante per le loro anime che avrebbero fatto qualsiasi cosa per lui nella loro gratitudine. Si sarebbero persino cavati gli occhi e glieli avrebbero dati. Perché, allora, dovrebbero rivoltarsi contro di lui quando cerca di dire loro la verità? Di conseguenza è il patetico appello dell'apostolo a coloro che un tempo erano stati così interessati a lui

I L'ESEMPIO DI PAOLO DELLA LIBERTÀ CRISTIANA. Versetto 12. Egli vuole che i Galati siano come lui, poiché egli è come lo sono i Gentili per quanto riguarda il legalismo. Come agì Paolo tra i Gentili? Non certo come Pietro aveva fatto ad Antiochia, in preda all'esitazione. Si sedette deliberatamente alle tavole dei pagani e non portò scrupoli ebrei nella società dei Gentili. La Legge cerimoniale non lo obbligava a tenere a distanza i suoi convertiti o a insistere sulla loro sottomissione agli scrupoli ebraici. Sentiva che Gesù aveva adempiuto per lui ogni giustizia, e che di conseguenza era libero dal giogo cerimoniale. Quindi, con la massima ampiezza di vedute e coerenza, Paolo agì la parte libera e sociale tra i pagani

II L'APPELLO DI PAOLO PER QUALCOSA DI SIMILE ALL'ANTICA SIMPATIA. Versetti 13-15. Era apparso in mezzo a loro in condizioni di sofferenza. La "spina nella carne", che era stata mandata per schiaffeggiarlo e mantenerlo umile, si era manifestata in tutta la sua forza. Ci sono tutte le ragioni per credere che si trattasse di occhi deboli, che non hanno mai recuperato lo shock sulla via di Damasco. Ma il predicatore dagli occhi deboli e dall'aspetto spregevole 2Corinzi 10:10 aveva avuto un'ammirevole accoglienza in Galazia. I suoi ascoltatori simpatizzavano così tanto con il suo messaggio da dimenticare la sua debolezza esteriore, anzi, piuttosto da simpatizzare con lui in esso in modo tale da essere pronti a cavarsi gli occhi e darglieli, se fosse stato possibile. Il povero predicatore era, secondo loro, un angelo di Dio, e fu ricevuto con la stessa considerazione che avrebbero riservato a Cristo Gesù stesso. Questo è stato ammirevole. E Paolo desidera che ravvivano questa simpatia per lui e li conducano sulla via della libertà che lui stesso sta percorrendo. Quanto profonda e patetica dovrebbe essere la vera simpatia tra il pastore e il popolo

III IL CARATTERE IRRAGIONEVOLE DELLA LORO ATTUALE ANTIPATIA. versetto 16. A causa della fedeltà di Paolo sono inclini a risentirsi per la sua interferenza con il loro legalismo come un atto ostile. Ma vorrebbe che analizzassero la loro antipatia in modo equo e ammettessero quanto sia irragionevole. Eppure questo è stato il destino degli uomini fedeli in tutte le epoche. Sono odiati perché dicono la verità. L'irragionevolezza dell'antipatia per un uomo che ci dice la verità di Dio può essere vista in almeno tre particolari

1. Perché la verità santifica Giovanni 17:19

2. Perché la verità rende liberi gli uomini Giovanni 8:32

3. Perché la verità salva 1Timoteo 2:4

IV L 'ATTENZIONE PUÒ ESSERE MAL INTERPRETATA, Versetti 17, 18. I falsi insegnanti erano assidui nelle loro attenzioni ai convertiti di Paolo. Non ne avevano mai abbastanza. Ma Paolo vide attraverso i loro disegni. Perciò dichiara: "Ti cercano con zelo senza alcun bene; anzi, desiderano escludervi, affinché possiate cercarli" Revised Version. Fu uno zelo per portare i Galati sotto il loro potere; era quello di renderli ritualisti di tipo ebraico, e quindi suscettibili alla loro autorità e direzione ebraica. I giovani convertiti devono essere messi in guardia contro i disegni degli zeloti la cui prerogativa è quella di limitare la libertà cristiana e mettere i semplici in schiavitù. Ora, Paolo aveva prestato ogni sorta di attenzione ai Galati. Si paragona a una madre che aveva partorito con loro e di conseguenza li avrebbe allattati con la massima tenerezza. Egli cerca di confrontare le sue attenzioni con quelle dei falsi maestri. Insinua più che insinuare che stanno ricevendo un trattamento diverso da quello che ricevevano da quando era presente con loro. È giusto e giusto che l'attenzione sia pesata attentamente sulla bilancia, e che il trambusto egoistico non sia confuso con un entusiasmo disinteressato e disinteressato

V LE ANSIE SPIRITUALI DI UN PASTORE RIGUARDO AL SUO POPOLO. Versetti 19, 20. Paolo era stato in agonia per la loro conversione quando era in Galazia. Ma il loro legalismo lo ha gettato nella perplessità su di loro. La sua agonia, come il travaglio di una donna, deve essere ripetuta. Egli non sarà contento fino a quando Cristo non sarà formato in loro come la loro vera Speranza di gloria. Vorrebbe essere di nuovo presente con loro e poterli convincere con toni teneri e materni dell'interesse disinteressato che nutre per loro. L'intero caso è istruttivo in quanto mostra quanto sia doloroso l'interesse di un vero pastore per il suo gregge e a quali difficoltà la loro ostinazione possa ridurlo. Le ansietà di una madre dovrebbero indurre un pastore a un entusiasmo di affetto per coloro che sono affidati alla sua custodia. - R.M.E

Versetti 12-20.-

Fascino personale

IO CHIEDE RECIPROCITÀ. "Vi esorto, fratelli, ad essere come sono io, perché io sono come siete voi". Nato ebreo, per adattarsi a loro aveva assunto la posizione dei Gentili, cioè rispetto alla libertà dalle ordinanze ebraiche. Essi, come fratelli, mostrino reciprocità. Che abbandonino le loro pratiche ebraiche adottate e occupino la posizione di Gentili insieme a lui

II RICORDA CON PIACERE CHE LO HANNO RICEVUTO

1. Negativamente. "Non mi avete fatto alcun torto". Era libero di confessare di non avere alcun motivo di lamentarsi personalmente contro di loro

2. Positivamente

1 Fu un'infermità della carne l'occasione della prima delle sue due visite a loro. "Ma voi sapete che, a causa di un'infermità della carne, vi ho predicato l'evangelo la prima volta". Questa infermità della carne non è menzionata per nome, e ha dato origine a congetture, con le quali il sentimento soggettivo si è mescolato. Quando la Chiesa è stata perseguitata, si è dovuto pensare che fosse una persecuzione. I monaci supponevano che si trattasse di pensieri carnali

Lutero supponeva che fosse una tentazione del diavolo. Il linguaggio indica chiaramente una malattia fisica. Riguardo alla prima visita di Paolo in Galazia leggiamo: "E passarono per la regione della Frigia e della Galazia, essendo stato proibito dallo Spirito Santo di annunciare la Parola in Asia". Si può capire che fu per mezzo della malattia fisica che lo Spirito Santo proibì la sua predicazione in Asia e allo stesso tempo diresse la sua strada verso la Galazia. E fu mentre era trattenuto dalla malattia che egli predicò il vangelo ai Galati

2 La sua infermità non fu per loro un ostacolo. "E ciò che era per voi una tentazione nella mia carne, non l'avete disprezzato né rigettato; ma voi mi avete ricevuto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù". Ciò che era nella sua carne era per loro una tentazione. Era qualcosa che li metteva alla prova. Anche se non lo mise completamente a tacere, interferì con lui come oratore pubblico. Potrebbe averlo portato ad essere disprezzato o rifiutato quest'ultima parola, letteralmente "sputare", indica una forma più attiva di disprezzo. È una cosa sbagliata disprezzare qualcuno a causa di ciò che Dio lo ha fatto; ma la mancanza di buoni sentimenti avrebbe potuto indurli a trasformare la sua infermità in ridicolo; o la loro ignoranza di barbari potrebbe averli portati a pensare che egli fosse disprezzato dagli dèi, e quindi che fosse disprezzato da loro. Invece di cedere alla tentazione, però, e gettare su di lui disprezzo a causa della sua infermità, lo ricevettero come se fosse stato un angelo mandato loro dal cielo; anzi, lo accolsero come se fosse stato Cristo stesso. La loro emotività celtica è emersa nell'accoglienza che gli hanno riservato. Ha dato, come abbiamo visto, una particolare vividezza al messaggio. Era come se Cristo fosse stato realmente crocifisso davanti ai loro occhi. Cantici gettò un'aureola particolare intorno al predicatore. Si scaldarono verso di lui e lo riempirono di gentilezza, come se fosse stato il Maestro in persona

III EGLI CONTRAPPONE IL LORO PRESENTE CON IL LORO PASSATO SENTIMENTO VERSO DI LUI. "Dov'è allora questa gratificazione di voi stessi? poiché vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e li avreste dati a me". Non c'era più gratificazione di se stessi perché, per una singolare provvidenza, Paolo aveva trovato la sua strada in mezzo a loro con il vangelo. Il loro realismo celtico era scomparso. Quel realismo era arrivato a un punto molto lontano. Se fosse stato possibile, si sarebbero cavati gli occhi per darli a Paolo. Questo linguaggio sembra indicare un'affezione degli occhi come la malattia di cui soffriva Paolo. Questa supposizione concorda con le condizioni. Era proprio una malattia tale da interferire con il suo comfort e la sua efficacia come oratore, senza ridurlo al silenzio. Era proprio un'occasione che la natura celtica avrebbe colto e sfruttato. Per rendere il messaggero del Vangelo più libero per il suo lavoro, essi si sarebbero volentieri separati con gli occhi, per compensare le sue mancanze. Ed è stata solo l'impossibilità di servire così Paolo che li ha trattenuti dal sacrificio. La spina nella carne, che segue il fatto che Paolo era nel terzo cielo, e che indica qualcosa di acuto, concorda con la supposizione che egli soffra di un'affezione degli occhi. Sia che interpretiamo qui le parole come se derivassero da una debolezza degli occhi di Paolo o no, esse esprimono manifestamente un sentimento molto caloroso verso di lui, che ora gli sembra essere fuggito

IV EGLI CONTRAPPONE LA SUA CONDOTTA A QUELLA DEI FALSI MAESTRI VERSO DI LORO

1. La sua fedeltà. "Cantici dunque sono diventato tuo nemico, perché ti dico la verità?" Aveva detto loro la verità in occasione della sua seconda visita. Anche lui aveva detto loro la verità, con una certa acutezza, in quella lettera. Questo dimostrò che non era un adulatore di loro per raggiungere i propri fini. Non credeva nel mantenimento di relazioni amichevoli se non su una base di realtà. Era dunque ragionevole che egli fosse considerato da loro come un loro nemico, come se si frapponesse tra loro e il loro bene, perché si esprimeva secondo le esigenze e sotto i limiti della verità? C'era qualche motivo che si potesse addurre per il loro cambiamento di sentimento?

2. Il disonore degli insegnanti giudaizzanti. "Ti cercano con zelo senza fare nulla di buono; anzi, desiderano chiudervi fuori, affinché possiate cercarli". Si riferisce ai falsi maestri, che, con un certo senso di dignità, non nomina. Fecero dei Galati l'oggetto delle loro zelanti attenzioni. Ma non lo hanno fatto in modo disinteressato. Il loro scopo era quello di escludere i Galati, cioè di isolarli da Paolo e dalla cerchia cristiana, in modo da diventare essi stessi l'oggetto esclusivo delle zelanti attenzioni dei Galati. Erano quindi semplici adulatori, per ottenere i propri fini. Invece di mettersi sotto i limiti della verità, si sono dati la licenza dell'errore. Pur condannandoli per questo motivo, l'apostolo fa una duplice riserva

1 Non deve essere condannato colui che fa degli altri l'oggetto delle sue zelanti attenzioni in una buona faccenda. "Ma è bene essere cercati con zelo in una buona faccenda". Condanniamo coloro che vorrebbero percorrere il mare e la terra per fare un solo proselito. Ma bisogna tener presente che lo zelo è una buona cosa in se stesso. Ciò che deve essere condannato è lo zelo mal indirizzato. E ciò che è da lodare non è la mancanza di zelo, ma lo zelo intelligentemente rivolto al bene, specialmente al bene supremo, degli altri. Lasciate che l'anima sia infiammata dal desiderio di fare il bene. Che ci sia un mare e una terra che circondano non per fare proseliti, ma per portare le anime a Cristo. E non dobbiamo certo risentirci, ma accogliere le zelanti attenzioni degli altri in materia di salvezza. Dovremmo essere grati di non essere lasciati soli, ma che ci sono coloro che si prendono cura della nostra anima

2 Non ha avanzato alcuna pretesa di escludere gli altri dalla ricerca del bene dei Galati. "In ogni momento, e non solo quando sono presente con voi". Se altri cercavano il vero bene dei Galati in sua assenza, lui non provava alcun sentimento di gelosia verso di loro. Al contrario, avrebbe detto loro buona fortuna

V ESPRIME IL DESIDERIO DI ESSERE PRESENTE CON LORO

1. Indirizzo affettuoso. "Figlioli miei, dai quali sono di nuovo in travaglio, finché Cristo non sia formato in voi". Si rivolge a loro non come bambini, ma, più teneramente, come bambini, alla maniera di Giovanni. Non era per loro come un padre secondo la concezione qui, ma, più teneramente, come una madre. Aveva sopportato molto nella preghiera, nel pensiero e nel servizio per loro. E aveva pensato che la sua resistenza materna fosse stata ricompensata nella loro nascita spirituale. Ma era come se ne fosse rimasto deluso. E ci fu il ripetersi della stessa sopportazione materna per loro. L'obiettivo per il quale egli perseverò fu la loro nascita spirituale. Questo non è pensato come lo sviluppo del sé, nemmeno del loro vero sé. Né è pensato come uno sviluppo paolino, l'accettazione di una dottrina paolina, l'essere destinatario di influenze paoline. Ma è pensato come lo sviluppo del Cristo dentro di loro. I cristiani sono coloro che hanno Cristo come Germe e Norma del loro sviluppo

2. Motivo della sua presenza. "Sì, potrei desiderare di essere presente con te ora, e di cambiare la mia voce; perché sono perplesso riguardo a te". Desiderava essere presente con loro, nella speranza di poter riportare in auge i vecchi rapporti tra loro. In tal caso sarebbe stato in grado di cambiare la sua voce, di adottare un tono più gentile, che gli era più congeniale e sarebbe stato più piacevole per loro. Nel frattempo, non poteva essere del tutto gentile, perché le sue informazioni lo portavano a essere perplesso su di loro. Tie non aveva abbandonato ogni speranza nei loro confronti, ma i timori che aveva talvolta fatto irritare la sua voce su di loro, poiché non era piacevole per lui.

13 Voi sapete oidate de; e voi lo sapete. L'apostolo usa molto spesso il verbo oidamen, o oidate, congiunto a de, gar, o kaqwv, quando ricorda alcune circostanze della storia personale 1Corinzi 16:15; Filippesi 4:15; 1Tessalonicesi 2:1,2,5,11; 2Timoteo 1:15 o per introdurre l'affermazione di una dottrina come una che sarebbe immediatamente riconosciuta come certa o familiare Romani 2:2; 3:19 8:28; 1Timoteo 1:8; 2Tessalonicesi 2:6 La frase così usata equivale a "Noi o, 'tu' non abbiamo bisogno che ci venga detto", ecc.; e con de è semplicemente una formula che introduce una tale reminiscenza, questa congiunzione ha in tali casi una forza versativa di testa, ma è semplicemente la de di transizione meta-batica; equivalente a "ora" o "e", o che non ha bisogno di essere rappresentato affatto nella traduzione; cosicché la Versione Autorizzata è perfettamente giustificata nell'ometterla nel caso presente. La frase può essere interpretata come "E ricorderai bene". Se l'apostolo avesse avuto l'intenzione di introdurre un'affermazione fortemente contraria all'ultima frase precedente, probabilmente avrebbe scritto ajllaon cap. 2:7 o qualche frase simile. Come per l'infermità della carne vi ho predicato il vangelo oti dij ajsqeneian thv sarkomhn uJmin che a causa di un'infermità della carne vi ho predicato il vangelo

"Un'infermità della carne", cioè una malattia fisica. Il sostantivo ajsqeneia è usato per "malattia" in Giovanni 11:4; Atti 28:9; 1Timoteo 5:23; Matteo 8:17. Denota anche una disabilità nervosa, come Luca 13:11,12 ; w Giovanni 5:5. Il verbo ajsqene è la parola comune per "essere malato", come Luca 4:40; 7:10 ; sate, Giovanni 11:3, ecc. È possibile che l'apostolo intendesse dire che i Galati non pensavano innaturalmente di essere trattati con disprezzo, in quanto il fatto che egli rimanesse così a lungo tra loro a causa di una malattia e non di una sua scelta; ma che ancora, nonostante tutto, si erano mostrati molto ansiosi di accogliere il loro visitatore involontario. Le parole, tuttavia, non hanno bisogno di essere interpretate in questo modo, e con ogni probabilità non intendono altro che riportare alla loro memoria il disordine di cui soffriva allora. Sembra che la malattia fosse di natura tale da rendere il suo aspetto personale in qualche modo sgradevole e persino ripugnante; Per l'ejxeptu sputato, del successivo versetto suggerisce anche quest'ultima idea. Evidentemente questo disordine, come anche quello notato in 2Corinzi 12:7,8, non lo squalificava del tutto per il lavoro di ministero. Egli avverte la circostanza, come se rendesse ancora più notevole e più grata ai suoi sentimenti, che, nonostante l'aspetto sgradevole che in qualche modo il suo disordine presentava a coloro che lo circondavano, essi avessero apprezzato la sua presenza tra loro con tanta gentilezza e anche con tanto rispetto reverenziale. Come fu che la sua malattia provocò questo soggiorno prolungato, sia che si ammalò durante il viaggio attraverso il paese in modo da non essere in grado di proseguire la sua strada verso la sua ulteriore destinazione, sia che la notevole salubrità del clima lo attirò lì per la prima volta o lo trattenne lì per la convalescenza vedi Bishop Lightfoot, Galati, p. 10, nota 2, per il carattere del clima ad Angora, l'antica Ancyra, è impossibile per noi determinarlo. È da notare che i commenti di San Crisostomo sul passo sembrano mostrare che egli considerava l'apostolo semplicemente enunciare le circostanze in cui e non quelle in conseguenza delle quali predicava loro il vangelo; e così anche Ecumenio e Teofilatto parafrasano dij ajsqenein di metaav, suggerendo la congettura che essi e San Crisostomo intendessero le parole come equivalenti a "durante un periodo di infermità della carne". Ma questo dà al dia con un accusativo un senso che, a dir poco, non è comune. Questa malattia del corpo deve essere collegata con l'afflizione, molto probabilmente un'afflizione fisica, menzionata in 2Corinzi 12:7,8, "il palo nella carne"? Quest'ultima afflizione è stata discussa molto ampiamente da Dean Stanley e Meyer sui Corinzi, dal vescovo Lightfoot nel suo commentario sui Galati, e dal dottor Farrar nella sua "Vita di San Paolo". Sembra che accadde per la prima volta all'apostolo dopo le "rivelazioni" che gli furono concesse quattordici anni prima che scrivesse la sua Seconda Epistola ai Corinzi, cosa che si suppone abbia fatto nell'autunno del 57 d.C. Questo ci riporterebbe a circa il 43 d.C. La prima visita dell'apostolo in Galazia, secondo il vescovo Lightfoot, p. 22, ebbe luogo verso il 51 d.C. Se consideriamo che senza dubbio molti di coloro che sopportavano fatiche e privazioni, intervallate da frequenti sofferenze di grave oltraggio personale, raccontate in 2Corinzi 11:23-27, erano stati subiti nell'ottavo di quei quattordici anni la lapidazione di Listra certamente lo fece deve sembrare molto precario congetturare che la malattia qui menzionata fosse una ricorrenza proprio di quel particolare disturbo sperimentato otto anni prima. A quanti altri mali non avrebbe potuto essere soggetto l'apostolo, in mezzo alla crudele assegnazione di sofferenze e di stenti che prevaleva nel segnare il suo corso! È altrettanto probabile, a dir poco, che egli possa aver sofferto di salute o di arti a causa di qualche aggressione di violenza personale subita di recente. San Luca non fornisce alcun dettaglio di questa parte del viaggio di San Paolo, che è appena menzionata in Atti 16:6. L'apostolo visitò Corinto per la prima volta non molti mesi dopo questo primo soggiorno in Galazia; ed è interessante osservare che egli parla del fatto che egli li ha poi serviti con "debolezza" ajsqenei 1Corinzi 2:3 in un modo fortemente indicativo di debolezza fisica. Agisce il primo toteron; la prima volta , un'espressione che implicava chiaramente che c'era stato un soggiorno successivo. Riguardo a quest'ultima visita, tutto ciò che sappiamo è ciò che abbiamo affermato così superficialmente Atti 18:23 ; a meno che, per caso, non siamo in grado di trarre alcune deduzioni relative ad essa da ciò che leggiamo in questa stessa Epistola. I cronologi sono abbastanza d'accordo nel collocare l'inizio di questo terzo viaggio apostolico circa tre anni dopo l'inizio del secondo

Versetti 13-16.-

Una retrospettiva con le sue lezioni

L'apostolo cerca una spiegazione del loro mutato atteggiamento verso di lui

EGLI RICORDA LE CIRCOSTANZE DEI SUOI PRIMI RAPPORTI CON I GALATI. "Voi sapete che, a causa di un'infermità della carne, vi ho predicato l'evangelo fin dall'inizio".

1. La sua visita non è stata intenzionale, ma accidentale. Stava viaggiando attraverso il loro paese per dirigersi verso le regioni dell'aldilà, quando fu colto da una malattia e trattenuto così a lungo che trovò l'opportunità di predicare il Vangelo. Preziosa infermità per i Galati! È stata un'opportunità creata provvidenzialmente

2. La sua predicazione era quindi in un certo senso obbligatoria; una circostanza che accrebbe enormemente l'accoglienza entusiasta dei Galati. La sua infermità poteva non ammettere viaggi, ma era compatibile con una considerevole attività evangelistica

II LA NATURA DELLA SUA INFERMITÀ

1. Era un forte disagio fisico 2Corinzi 12

2. Deve essere stato umiliante per se stesso; perché era stato progettato come un freno all'orgoglio spirituale: "Per non essere esaltato oltre misura".

3. Deve essere stata una dura prova per un uomo con un tale zelo insonne; poiché minacciava di ostacolare la sua attività di apostolo

4. Non poteva essere nascosto agli altri

5. Aveva la tendenza a causare disgusto in coloro che avevano rapporti sessuali con lui. Forse spiegava perché "il suo modo di parlare era spregevole" e "la sua presenza debole".

6. Era cronico. È impossibile sapere cosa fosse, anche se l'opinione dotta gravita tra la teoria della malattia da caduta e quella della malattia degli occhi. Ebbe l'effetto, in ogni caso, di fermarlo nei suoi viaggi in un periodo memorabile, quando i Galati divennero suoi debitori per il vangelo

III IL TEMPERAMENTO COMPRENSIVO DEI GALATI

1. Non lo trattarono né con indifferenza né con disgusto. "E la vostra tentazione che era nella mia carne, voi non l'avete disprezzata né disprezzata". La sua malattia fisica potrebbe averli portati a rifiutare la sua predicazione

2. Gli hanno conferito onore e affetto insoliti. "Ma mi ha ricevuto come un angelo di Dio, come Gesù Cristo". Gli angeli sono i più alti esseri creati, ed è bene "intrattenere gli angeli inconsapevolmente". Ma Cristo è più alto degli angeli. Il passaggio implica l'attaccamento della Galazia a Cristo, perché essi ricevettero Paolo come avrebbero ricevuto Cristo. "Chi accoglie voi, accoglie me".

3. Avrebbero subito sofferenze personali a causa sua. "Ti porto testimonianza che, se fosse stato possibile, ti saresti cavato gli occhi e me li avresti dati". Uno straordinario segno d'affetto! Ma è semplicemente un modo proverbiale di parlare tratto dall'indispensabilità degli occhi. "Dobbiamo più degli occhi del corpo a coloro che ci hanno dato gli occhi dell'anima".

4. Si erano congratulati con se stessi per il loro indicibile privilegio di avere un tale insegnante. "Dov 'è dunque la beatitudine di cui hai parlato?"

IV HA SUGGERITO LA CAUSA DEL CAMBIAMENTO DI GALAZIA. "Cantici, allora sono diventato tuo nemico dicendoti la verità?" L'apostolo non si riferisce al parlare chiaro dell'Epistola né all'occasione della sua prima visita, ma a una seconda visita che portò alla luce l'azione incipiente dei principi giudaici

1. L'inimicizia creata dal dire la verità implica un grave allontanamento dalla verità. Chi dice la verità è antipatico perché infligge dolore, ma il dolore mostra che c'è qualcosa di sbagliato dentro di sé. Alle persone generalmente non piace pensare che gli altri conoscano i loro difetti particolari. "La verità genera odio come le belle ninfe i brutti fauni e i satiri" Trapp

2. Chi parla la verità è il nostro migliore amico. "Fedeli sono le piaghe dell'amico, ma ingannevoli i baci del nemico" Proverbi 27:6

3. Pensa al coraggio dell'apostolo. Dice ai Galati la verità sacrificando la loro amicizia e il loro amore personali. La verità era una cosa più preziosa della stima dell'uomo. Era la verità stessa del Vangelo, con la salvezza dell'uomo appesa su di essa, e quindi incapace di essere tradita o arresa a causa di qualsiasi spirito di indegna obbedienza o di gradimento agli uomini

14 E la mia tentazione che era nella mia carne kai ton peirasmon uJmwn Receptus, peirasmon mou ton ejn th sarki mou io e ciò che era una tentazione per te nella mia carne. "Nella mia carne", cioè nel mio aspetto fisico. Invece di uJmwn, il Textus Receptus dà mou ton: ma uJmwn è la lettura dei migliori manoscritti, e, come quella più difficile, era quella che più probabilmente veniva manomessa; Di conseguenza, è stato accettato dagli editori recenti con grande unanimità. "Il mio processo" aggiungerebbe alla sentenza una sfumatura di patetica autocommiserazione. Il tuo processo" mette in evidenza il sentimento di quanto la sua afflizione possa indisporre i suoi ascoltatori ad ascoltare il suo messaggio; Ha "messo alla prova" molto severamente la sincerità e la profondità della loro sensibilità religiosa. Non avete disprezzato, né respinto oujk ejxouqenhsate oujdesate; Non avete esplorato, né detestato. La deturpazione della persona dell'apostolo, qualunque essa fosse, non trattenne la loro attenzione; essi non si occuparono, almeno non a lungo, di indulgere nei loro sentimenti di scherno o di disgusto; il loro senso di ciò fu presto assorbito dalla loro ammirazione per il carattere dell'apostolo e dalla loro gioia per il messaggio celeste che egli portava loro. Il verbo ejxouqenew, nel Nuovo Testamento che si trova solo in San Luca e San Paolo, significa sempre, non semplicemente "disprezzare", ma esprimere disprezzo per una cosa, "esplorare" Luca 18:9 23:11; Atti 4:11; Romani 14:3,10; 1Corinzi 1:28; 6:4; 2Corinzi 10:10; 1Tessalonicesi 5:20 Grozio osserva dell'ejxeptusato che è un'espressione figurativa tratta dal nostro sputare dalla nostra bocca ciò che offende grandemente il nostro gusto; citando Catullo 'Carm.' 50, 'Ad Lic.': "Precesque nostras, Oramus, ne despuas." I critici hanno osservato che l'ejkptuein, che non si trova altrove usato metaforicamente come ajpoptuein, è probabilmente applicato qui dall'apostolo in modo tale da produrre una sorta di allitterazione dopo ejxouqenhsate: come se fosse "Non reprobastis, nec respuistis". ma mi ha ricevuto come un angelo di Dio, proprio come Cristo Gesù ajll wJv aggelon Qeou ejdexasqe me wJv Criston jIhsoun; ma come un angelo di Dio mi avete accolto, come Cristo Gesù. Il loro primo sentimento di distrazione per il suo aspetto personale lasciò il posto a sentimenti di gioia per il suo messaggio, di cui sembrava quasi l'incarnazione, e di amore reverenziale e gratitudine verso se stesso. Il suo manifesto assorbimento nella buona novella che portava, e nell'amore per il suo Signore, irradiando tutto il suo essere con la sua illimitata benevolenza e letizia come messaggero di pace, Efesini 2:17 fu riconosciuto da loro con una risposta di indicibile entusiasmo. Un debole parallelo è offerto da 1Tessalonicesi 2:18

15 Dov'è allora o, che cos'era allora la beatitudine di cui parlavate? pou oun Receptus tiv ou+n h+n oJ makarismov uJmwn; ; Dov'è, allora, questa gratificazione di voi stessi o dei vostri? La lettura, pou ou+n, che è quella dei migliori manoscritti, è ora generalmente accettata a preferenza di quella del Textus Receptus, tiv ou+n h+n, in cui, tuttavia, tiv ou+n si trova su una base di evidenza più alta rispetto alla parola rimanente h+n. Quest'ultima lettura può essere interpretata nel senso di: "Di che tipo, dunque, era quella tua gratitudine?" cioè, qual era il suo valore rispetto alla profondità della convinzione su cui era fondato? - tiv è qualis, come Luca 10:22; 19:3, ecc., il che ci porterebbe più o meno allo stesso risultato di pou: o, "Quanto fu grande, dunque, quella tua gratulazione!" Ma il "poi" oun arriva zoppicando; tote "a quel tempo" sarebbe stato più al suo posto; e, inoltre, è discutibile se la tiv dell'ammirazione avvenga mai senza che lo stupore assuma una sfumatura di indagine, come, ad esempio, Marco 6:2; Luca 5:21 ; zw Colossesi 1:27, che sarebbe fuori luogo qui. Con la lettura più approvata, pou oun, l'apostolo chiede: "Che ne è dunque di quella gratulazione di voi stessi?" Il "allora" cita il fatto, implicito nella descrizione data del loro comportamento precedente, che una volta si rallegrarono per il fatto che l'apostolo avesse portato loro il vangelo. Questo è più direttamente evidenziato nelle parole che seguono. Poiché il verbo makari significa "pronunziare felice", come Luca 1:48 e Giacomo 5:11, il sostantivo makarismov denota "pronunciare uno per essere felice; " come Romani 4:6,9. Cantici Clemente di Roma Ad Cor., 50, che intreccia le parole dell'apostolo nella sua frase con lo stesso significato. Questa felicitazione deve essere stata pronunciata dai Galati su se stessi, non sull'apostolo; L'apostolo avrebbe parlato di se stesso sull'oggetto della loro eujlogia, non del loro makarismov. Perché ti porto testimonianza marturw gar uJmin; poiché io vi rendo testimonianza; testimonia a tuo favore; la frase che denota sempre lode Romani 10:2; Colossesi 4:13 Confronta "Correvate bene", in Galati 5:3. Il verbo denota un'avversione deliberata, quasi solenne. Che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e li avreste dati a me oti eij dunato touv ojfqalmouxantev ejdwkate Receptus, a-ejdwkate moi,; che, se possibile, vi foste cavati gli occhi per darli a me. La frase, ejxorussein ojfqalmouv, ricorre nella Settanta di Giudici 16:21 e 1Samuele 11:2, in ebraico, "cava gli occhi". L'omissione della a, che è stata respinta dagli editori recenti, forse suggerisce la certezza e la prontezza con cui l'avrebbero fatto; ma la particella ricorre molto raramente nel Nuovo Testamento rispetto al greco classico. Sembra che ci sia qualcosa di strano nella specificazione di questa particolare forma di dimostrazione di attaccamento zelante. Se ci fosse stata una questione diversa riguardo al fare doni, l'apostolo avrebbe potuto essere interpretato nel senso che "Voi eravate pronti a darmi qualsiasi cosa, anche i vostri occhi", ma non è così. Forse la particolare menzione delle "Chiese della Galazia" in 1Corinzi 16:1 può essere stata causata dal fatto che esse si erano mostrate particolarmente pronte, anche al secondo soggiorno dell'apostolo fra loro, a prendere parte alla colletta a cui si fa riferimento; o per il fatto che esse sono state le prime Chiese in cui è venuto in quel particolare viaggio, le indicazioni che ha dato loro sono state date anche a tutte le Chiese che ha poi visitato; ma su questo punto si veda Introd. p. 16. Il tono di Galati 6:6-10 non denota una particolare generosità da parte loro, a meno che, forse, le parole "non stanchiamoci" non suggeriscano una liberalità un tempo mostrata ma ora declinata. Nel complesso, questa specificazione di "occhi" sembra piuttosto indicare che c'è stato qualcosa di sbagliato negli occhi dell'apostolo, sia a causa dell'oftalmia sia come effetto dell'oltraggio personale perpetrato su di lui. È particolarmente degno di nota come l'apostolo, nelle due clausole di questo versetto, colleghi insieme la loro gioia per la loro ritrovata beatitudine cristiana con il loro grato amore per se stesso; Quest'ultimo fatto è addotto come prova del primo. La loro felicità evangelica, egli sente, era indissolubilmente intrecciata con il loro attaccamento a lui: se lasciavano andare la loro gioia in Cristo Gesù, come, a parte qualsiasi qualifica da acquisire con l'osservanza della Legge di Mosè, la loro giustizia più che sufficiente, dovevano anche necessariamente estraniarsi da lui, che non era altro che l'esponente e l'annunciatore per loro di quella felicità. Questa considerazione è di grande importanza per la giusta comprensione del prossimo versetto

16 Amos divento dunque tuo nemico, perché ti dico la verità? wste ejcqrogona ajlhqeuwn uJmin; dunque sono forse diventato tuo nemico, perché ti tratto secondo verità? Questa è una lamentosa rimostranza contro un presunto stato incipiente di alienazione. "Cantici dunque", wste vedi nota al Versetto 7, ricorre ripetutamente prima di un imperativo; come 1Corinzi 3:21; 4:5; 10:12; Filippesi 2:12; 4:1; Giacomo 1:19 ; Qui solo prima di una domanda. Il suo significato consecutivo qui risiede nell'identificazione essenziale tra il loro attaccamento a San Paolo e la loro fedeltà al puro vangelo. Se abbandonavano il Vangelo, il loro cuore si allontanava da lui. Naturalmente anche la loro incipiente defezione dalla verità era accompagnata da una gelosia da parte loro per il fatto che egli li avrebbe considerati, e da una preparazione ad ascoltare coloro che parlavano di lui, come facevano i giudaizzanti dappertutto, con disprezzo e antipatia. Senza dubbio i racconti che gli erano appena pervenuti sui sintomi che si manifestavano tra loro di defezione dal Vangelo, e che spinsero all'invio immediato di questa Epistola, lo avevano informato anche dei sintomi di un inizio di avversione da parte sua. La costruzione di gegona con ajlhqeuwn è simile a quella di gegona afrwn con kaucwmenov nel Textus Receptus di menov 2Corinzi 12:11, che è perfettamente buono in greco, anche se la parola kaucw deve essere rimossa dal testo in quanto non autentica. Il verbo "io sono diventato" descrive il risultato ora prodotto dell'azione espressa dal participio ajlhqeuwn, "agire secondo verità", un'azione che è stata continua fino all'ora presente ed è ancora in corso. Se l'apostolo si riferisse solo a qualcosa che era accaduto durante la sua seconda visita, probabilmente avrebbe usato tempi diversi; o, forse, ejcqromhn ajlhqeuwn - confronta fanh ... Katergamomenh Insav; Romani 7:13 o con un participio aoristo contemporaneo, ajlhqeu o, ejcqrogona ajlhqeusav, come einai moicalida genomenhn ajndrirw inqeuwn Romani 7:3. Così com'è, "trattare con voi secondo verità" ajlh uJmin esprime la continua dichiarazione dell'apostolo del vangelo, e la sua incessante incessante presa sul pericolo mortale della defezione da esso seekamen; Galati 1:9, proeirh e "Sono diventato tuo nemico" indica il risultato che ora si manifesta da questo suo atteggiamento costante, in conseguenza della loro consapevolezza di meritare la sua disapprovazione. Il verbo ajlhqeuw ricorre solo una volta nella Septuaginta-inete Genesi 42:16, Eij ajlhqeu h ouj, "Se in te ci sia qualche verità" Versione Autorizzata ed Ebraico; e una volta inoltre nel Nuovo Testamento - inontev Efesini 4:15, jAlhqeu ejn ajgaph, dove il verbo denota, apparentemente, non solo l'essere veritieri nel parlare, ma l'intera abitudine di dipendere sia dalla rettitudine che dalla verità conosciuta da Dio; poiché difficilmente possiamo escludere dalla nostra vista quest'ultima idea, quando consideriamo quanto spesso l'apostolo designa il vangelo con il termine "la verità" 2Corinzi 4:2; 6:7; Galati 3:1; Efesini 1:13; 2Tessalonicesi 2:10,12; 1Timoteo 2:4 "Nemico" è o uno che adotta una posizione ostile nei loro confronti, o uno che è visto con sentimento ostile da loro, che è quest'ultimo il suo significato in Romani 11:28; 2Tessalonicesi 3:15. L'esposizione di cui sopra dell'importanza di questo versetto è confermata dalla considerazione che l'Epistola non offre alcuna traccia delle relazioni dell'apostolo con i convertiti della Galazia che erano state tutt'altro che reciprocamente amichevoli anche alla sua seconda visita a loro. Questo fatto è implicito in Versetto 12, e Galati 1:9 non fornisce alcuna prova del contrario; poiché questi avvertimenti possono essere stati pronunciati nella sua prima visita così come nella seconda, senza che ciò sia dovuto o sia stato causato da una mancanza di fiducia reciproca. Questa visione dei loro reciproci rapporti è confermata anche dai sentimenti di indignato stupore con cui evidentemente l'apostolo prese la penna per rivolgersi a loro in questa lettera: la notizia che gli era appena giunta era stata per lui una dolorosa sorpresa

Un amico scambiato per un nemico

Nella sua prima visita alla Galazia, San Paolo fu accolto, così ci dice, "come un angelo di Dio, come Cristo Gesù". Fece una seconda visita alla provincia, a quanto pare, e poi la gente volubile lo trattò con freddezza e sospetto perché riteneva necessario far notare i loro difetti e il pericolo che ne derivava, come se fosse diventato il loro nemico solo perché aveva detto loro la verità. Questa condotta ristretta e ingiusta dei Galati è fin troppo comune nella natura umana. Vale la pena esaminarne le cause, e il male di esso è stato individuato come un avvertimento contro la ripetizione dello stesso errore madornale

A VOLTE È DOVERE DEL PREDICATORE DIRE VERITÀ SPIACEVOLI. È un errore supporre che, poiché ha un vangelo da dichiarare, debba lasciare che dalle sue labbra escano solo frasi affinate. Geremia stabilì la profezia di cose lisce come l'unica prova sicura di un falso profeta Geremia 28:8,9 Giovanni Battista si preparò per il vangelo denunciando i peccati dei suoi compatrioti. Cristo pronunciò alcune delle parole più terribili mai pronunciate , ad esempio Matteo 23:33 La Chiesa è stata troppo viziata con parole di conforto. Abbiamo bisogno di più predicazione alla coscienza

1. Ci sono verità spiacevoli. La natura non è tutta rose e gigli, esistono ortiche e vipere. La pagina della storia è macchiata di lacrime e sangue. Ci sono molti fatti brutti nella nostra esperienza passata

2. Il grande motivo per cui il predicatore è tenuto a pronunciare verità spiacevoli è che siamo tutti peccatori. Il medico che descrive i mali in un ospedale deve dire molto su malattie terribili

3. Lo scopo per cui è necessario pronunciare verità dolorose è quello di condurre al pentimento. Non è fatto solo per dare dolore né per spingere alla disperazione. Il lampo rivela il precipizio che l'incauto viaggiatore può indietreggiare dalla distruzione. Finché non sapremo di essere sulla strada sbagliata, non ci rivolgeremo a un

II IL PREDICATORE DI VERITÀ SGRADEVOLI DEVE ASPETTARSI DI ESSERE TRATTATO COME UN NEMICO DAGLI STESSI UOMINI CHE STA CERCANDO DI AIUTARE. Questo è stato il caso in tutto il mondo dei profeti d'Israele, di Giovanni Battista, degli apostoli, dei riformatori di ogni epoca e, soprattutto, di Cristo stesso, che è stato crocifisso semplicemente perché ha detto verità che hanno fatto impazzire gli ebrei. Gli eroi più nobili del "nobile esercito dei martiri" soffrirono per questo motivo. È bene comprendere ed essere pronti per tale trattamento anche nella forma più lieve che generalmente assume ai nostri giorni. Può essere spiegato, anche se naturalmente non può essere giustificato. Può essere ricondotto alle seguenti cause:

1. Le influenze dell'associazione. Il messaggero di cattive notizie è odiato per il suo messaggio. Milton definisce l'uccello che predice "un destino sfortunato" "un rude uccello dell'odio".

2. Interpretazione errata. Si presume che il predicatore desideri guai perché li predice, che provi piacere nell'umiliarci rivelando i nostri difetti

3. Una coscienza corrotta. Gli uomini spesso rifiutano di ammettere verità sgradevoli su se stessi, li trattano come calunniatori e i loro predicatori come calunniatori della razza

III È UN GRANDE ERRORE GROSSOLANO TRATTARE IL PREDICATORE DI VERITÀ SGRADEVOLI COME UN NEMICO

1. È sciocco. La verità non è meno vera perché siamo ciechi ad essa. La rivelazione della sua esistenza non è la sua creazione

2. È ingiusto. Il servo fedele di Cristo, come il suo Padrone, non augurerà altro che bene a coloro di cui denuncia la colpa. Egli è il nemico del peccato solo perché è l'Amico del peccatore

3. È ingeneroso. È sempre un compito ingrato dire verità spiacevoli. Per un uomo di indole gentile è un compito molto doloroso. Be lo intraprende per il bene dei suoi amici. Sarebbe stato molto più piacevole per San Paolo mantenere la sua popolarità a spese del benessere della Chiesa. È un paziente ingrato che tratta come un nemico il chirurgo che soffre solo per poter guarire. - W.F.A

17 Ti influenzano con zelo, ma non bene zhlousin uJmav ouj kalwv; Non ti ammirano in modo buono. Dei diversi significati del verbo zhloun, quelli di "invidiare", "emulare", "lottare dietro", sono chiaramente inadatti in questo versetto e in quello che segue. Cantici sono anche i significati "essere zelante per conto proprio, essere geloso di uno", che nell'uso ellenistico si insinuava in esso, apparentemente per il fatto che era stato adottato in altri sensi per rappresentare il verbo ebraico qinne, e prendendo in prestito questi da questo verbo ebraico. L'unica fase del suo significato che si adatta al presente passaggio è quella che forse presenta di gran lunga più frequentemente nel greco ordinario, anche se non così comunemente nella Septuaginta e nella Nuova Testa, vale a dire, "ammirare", "ritenere e pronunciare altamente fortunato e beato". Quando usato in questo senso, ha propriamente per oggetto una persona; ma con un'adeguata qualificazione di significato può avere per oggetto qualcosa di inanimato. Molto spesso l'accusativo della persona è accompagnato dal genitivo del motivo di gratificazione, come Aristofane, 'Ach.,' 972, Zhlwse thv eujbouliav "Mi congratulo, ammiro, te per la tua intelligenza; " vedi anche 'Equit.,' 834; 'Thes moph.,' 175; 'Vesp.,' 1450; ma non sempre; così Demostene, 'Fals. Legat.,' p. 424, "Qaumazousi kai zhkousi ammirano e si congratulano e ognuno sarebbe lui stesso; " «Adv. Lept.», p. 500 a proposito delle orazioni funebri pubbliche, «Questa è l'usanza degli uomini che ammirano zhloujntwn la virtù, non degli uomini che guardano a malincuore coloro che per questo motivo vengono onorati»; Senofonte, 'Semplicemente.,' 2:1,19. "Hanno un'alta opinione di se stessi, e sono lodati e ammirati zhloumenouv dagli altri"; Giuseppe Flavio, 'C. Ap.,' 1:25, "zhloumenouv ammirato da molti." Sembra quindi che sia spesso proprio equivalente a ojlbizw o makarizw, con il senso di quest'ultimo verbo è portato nelle immediate vicinanze in Aristofane, 'Nubes', 1188, "Benedetto makar, Strepsiade, sei tu, sia per essere stato così saggio tu stesso che per aver avuto un figlio come quello che hai", così diranno i miei amici e compagni di guardia: in ammirazione per me Zhlountev". Probabilmente questo è il senso in cui l'apostolo usa il verbo 2Corinzi 11:2, Zhlw gar uJmav Qeou zhkw, "Mi rallegro della tua felicità con una gioia infinita; " riferendosi all'intensa ammirazione che provava per la loro felicità presente, nell'essere stati fidanzati come casta fanciulla di Cristo; non prima del versetto successivo che introduceva la menzione del suo timore che questa felicità paradisiaca potesse essere oscurata dalle astuzie di Satana. È in una tonalità modificata dello stesso senso in cui la parola è dipendente, dove è resa "concupire ardentemente" nella nostra Versione Autorizzata in 1Corinzi 12:31 14:1,39. Nel passaggio ora. prima di noi, quindi, zhkiusin uJmav probabilmente significa "ti ammirano", cioè te lo dicono. Esprimevano una forte ammirazione per l'alto carattere cristiano e per le doti eminenti di questi credenti ingenui; i carismi che erano stati loro conferiti; Galati 3:2 le loro virtù, in contrasto specialmente con i loro vicini pagani, la loro illuminazione spirituale. Senza dubbio tutto ciò è stato detto con l'intenzione di corteggiare il loro favore; Ma zhloute non può significare di per sé "favore di corte", e non è stato addotto alcun esempio di ciò che si è verificato in questo senso; e questa traduzione del verbo si rompe completamente nel Versetto 18. Le persone a cui si fa riferimento devono, naturalmente, essere intese come coloro che erano impegnati a instillare allo stesso tempo sentimenti giudaizzanti e anche sentimenti di antipatia per l'apostolo stesso, come se fosse il loro nemico Versetto 16. L'Epistola non fornisce alcuna indicazione che queste persone fossero estranei venuti in mezzo a loro dall'esterno, rispondendo, per esempio, a coloro di cui si parla in Galati 2:12 come di disturbo della Chiesa di Antiochia. È del tutto supponibile che l'avvertimento che, non molto tempo dopo la stesura di questa Epistola, l'apostolo rivolse agli anziani di Efeso a Mileto, Atti 20:29,30 quando li mise in guardia contro coloro che "di mezzo a loro si sarebbero levati dicendo cose perverse per trarsi dietro i discepoli", fosse fondato in parte su questa sua esperienza nelle Chiese della Galazia. Può darsi che fossero uomini di Chiesa della Galazia, e nessun altro, quelli che ora come l'apostolo era stato appena informato stavano impiegando quella crhstologia kaia, quel "discorso gentile e soave" e quel "discorso di complimento e di lode", che in Romani 16:18 egli descrive come uno degli stratagemmi preferiti di questa classe di ingannatori, per conquistare l'orecchio dei loro incauti fratelli. "In modo non buono", perché lo fecero in modo insincero e con lo scopo di trascinarli in corsi che, sebbene questi stessi uomini non lo sapessero, erano tuttavia irti di rovina per il loro benessere spirituale. sì, ti escluderebbero; O, noi ajllalousin anzi, piuttosto, chiudervi fuori è il loro desiderio. La lettura "noi", notata a margine della Versione Autorizzata, è probabilmente una mera correzione congetturale fatta nel testo greco da Beza, del tutto non supportata dall'autorità del manoscritto. L'ajlla è avversativo all'ouj kalwv, il pensiero secondario della proposizione precedente, allo stesso modo in cui l'ajlla in 1Corinzi 2:7 è avverso alle proposizioni negative secondarie del Versetto 6. Il verbo "chiudere", senza alcuna qualifica determinativa annessa, deve essere fornito dal motivo inespresso per l'"ammirazione" denotata dal verbo zhlousin. L'alta eminenza della condizione spirituale e della felicità per il possesso della quale questi uomini si congratulavano con i loro fratelli, sarebbero stati certamente esclusi se li avessero ascoltati. Confronta l'espressione "che ti sconvolgono", che ti scacciano di casa e di casa, in Galati 5:12, dove vedi nota. Affinché possiate influenzarli ina aujtouv zhloute; affinché possiate ammirare se stessi. La posizione di aujtouv lo rende enfatico. Possiamo parafrasare così: affinché, essendo distaccati dal mio insegnamento, e fatti sentire una certa grave mancanza da parte vostra riguardo all'accettabilità con Dio, possiate essere indotti a guardare come discepoli a questi consiglieri di buon cuore e comprensivi per istruzione e guida. La costruzione di ina con zhloute, che in greco ordinario è l'indicativo presente, essendo zhlwte la forma del congiuntivo presente, è precisamente simile a quella di ina mh con fusiousqe in 1Corinzi 4:6. Quando si considera quanto puntualmente San Paolo sia solito conformarsi alla regola sintattica in riferimento a ina, e che queste due notevoli deviazioni da essa sono connesse con le forme contratte dei verbi in o, il suggerimento di Ruckert sembra essere perfettamente ragionevole, che il solecismo non risiede nella costruzione sintattica, ma nella grammatica in flessione, contraendo oh in ou invece che in w. Questa forma di contrazione potrebbe essere stata un provincialismo di Tarso, o potrebbe essere stato un idiotismo di San Paolo stesso. Altri espedienti di spiegazione che sono stati proposti sono intollerabilmente duri e improbabili

Versetti 17, 18.-

La tattica dei falsi maestri

L'apostolo è naturalmente indotto dal pensiero dell'alienazione galata a parlare delle arti seduttive da cui è stata causata

LE LORO ARTI DI SEDUZIONE. "Ti stanno facendo la corte, ma non onestamente". Manifestarono uno zelo ansioso per conquistare i Galati al loro proprio partito. Cercarono con belle parole e belle parole di sedurli, professando, senza dubbio, un profondo interesse per il loro benessere, oltre a un grande zelo per la gloria di Dio; Ma le loro motivazioni non erano "oneste".

II IL DISEGNO DI QUESTE ARTI. "No, desiderano escluderti affinché tu possa influenzarli con zelo". Essi miravano a isolare i loro convertiti dalla parte più solida della Chiesa, in modo che potessero così essere indotti a gettarsi completamente nelle mani dei loro seduttori. Volevano formarli in una cricca separata. Il primo obiettivo degli erroristi è di solito quello di minare la fiducia dei convertiti nei loro vecchi insegnanti, e poi di farsi considerare come gli unici degni di occupare il loro posto

III IL CARATTERE E LO SCOPO DEL VERO ZELO. «Ma è bene essere corteggiati in modo equo in ogni momento, e non solo quando sono presente con te».

1. Lo zelo cristiano deve scaturire da un motivo cristiano: l'amore per Cristo, l'amore per la verità, l'amore per le anime degli uomini. Lo zelo deve essere secondo la conoscenza

2. Deve essere esercitato per fini cristiani. Non come lo zelo degli inquisitori, per la distruzione degli eretici, ma per la gloria di Dio e l'avanzamento della verità

3. Deve essere permanente e non instabile nella sua influenza. "Sempre." Ci sono molte difficoltà per controllare lo zelo, come l'antagonismo perpetuo tra la Chiesa e il mondo, l'attrito tra lo sforzo umano e la legge dei membri nei credenti stessi. Ma lo zelo dei credenti dovrebbe essere tanto duraturo quanto le realtà della religione sono permanenti

4. Dovrebbe essere indipendente da una guida o da un suggerimento esterno; se gli insegnanti fedeli sono presenti o assenti

18 Ma è bene essere sempre colpiti con zelo in una cosa buona, e non solo quando sono presente con te kalon de zhlousqai, Receptus, to zhlousqai ejn kalw pantote kai mhnon ejn tw pareinai me prov uJmav; ma il bene è da ammirare, in ciò che è buono, in ogni momento e non solo quando sono presente con voi. Cioè, ma per quanto riguarda l'essere ammirati e felicitati, il buon tipo di felicitazione ammirata è quella che, essendo offerta in buon conto, si gode in ogni momento, e non solo, figlioli miei, quando si è con voi, come in quella prima occasione in cui eravate così pieni di felicitazione e gioia reciproca nel senso ritrovato dell'adozione e dell'amore di Dio in Cristo Gesù. Nel significato, questo zhlousqai, essere ammirato, equivale a makarizesqai, congratularsi, ed è stato illustrato nella prima nota sul Versetto 17, specialmente dal riferimento ad Aristofane, 'Nubes', 1188. Zhlousqai ejn tw pareinai me prov uJmav, "essere oggetto di ammirazione quando sono presente con voi", è manifestamente una recitazione del makarismov uJmwn, "la gratificazione di voi stessi", di Versetto 15. Il vivido ricordo della gioia semplice e della sincera simpatia per la felicità reciproca di quei giorni ritorna alla mente dell'apostolo con nuova forza, dopo la sua breve menzione e il suo rimprovero delle gratulazioni e dei complimenti dal cuore falso da cui ora correvano il pericolo di essere intrappolati. Con un gentile rimprovero per la loro leggerezza, in quanto ora stavano barattando quella felicità ben fondata di un tempo con questa poi scarsa gratificazione di essere destinatari di semplici false adulazioni, egli desidera riportarli a ciò che stavano così insensatamente gettando via, e che essi lo tengano stretto, una gioia stabile, che egli fosse con loro o no. Questo sarebbe il caso se "Cristo fosse veramente formato in loro". La frase, ejn kalw, "in ciò che è buono", è simile a ejn kruptw; Giovanni 7:4 oJ ejn tw fanerw ejn tw kruptw jIoudaiov Romani 2:28,29 La sfera in cui agisce questa ammirata felicitazione deve essere "ciò che è buono"; qui quel bene supremo che questi Galati erano in pericolo di perdere, se, in verità, lo possedevano: l'essere, e il sapere di essere, figli di Dio. È un punto dubbio se il Versetto 19 debba essere congiunto a questo versetto presente, con i due punti tra Versetti. 19 e 20, e una virgola solo alla fine del Versetto 18; o se le frasi debbano essere separate come appaiono nella nostra Versione Autorizzata. Ma in ogni caso, l'affetto sincero, ansioso, tenero che, per così dire, torce il cuore dell'apostolo nello scrivere il versetto 19, si sente già all'opera nella sua anima nello scrivere questo diciottesimo versetto. Il senso sopra dato al verbo zhloun, sebbene non consentito da Alford e dai vescovi Ellicott e Lightfoot, sembra essere quello riconosciuto dai commentatori greci Crisostomo e Teofilatto

19 Figlioli miei, dai quali partorisco di nuovo fino a quando Cristo non sia formato in voi teknia mou o, tekna mou ouv palin wjdinw arciv ou morfwqh Cristov ejn uJmin; i miei figlioli o figli miei dei quali sono di nuovo in travaglio, finché Cristo non sia formato in voi. E' stato detto sopra che è dubbio se questo versetto debba essere congiunto con il versetto precedente o con quello che segue. L'obiezione a quest'ultima disposizione, presentata dal de all'inizio del Versetto 20, è ritenuta da molti ovviata da un certo numero di casi che sono stati asseriti in cui questa congiunzione è usata con una frase a seguito di una coazione vocativa vedi Alford, Ellicott. Ma questi casi appaiono caratterizzati da un tono di vivacità e sorpresa che qui non è presente. D'altra parte, il tono di amorevole affettuosa angoscia che respira in questo versetto lo lega più strettamente al precedente che al successivo, in cui tale pathos non è più discernibile, ma è sostituito da un atteggiamento deliberativo dell'animo. La parola teknia ricorre qui come una coazione solo negli scritti di San Paolo, anche se ripetutamente nell'Epistola di San Giovanni e una volta nel suo Vangelo, Giovanni 13:33 dove appare come usata da nostro Signore in un accesso di affettuosità profondamente commossa. San Paolo si rivolge a Timoteo come "suo figlio" teknon in 2Timoteo 2:1 e 1Timoteo 1:18, non solo come un termine affettuoso, ma come denotazione anche del fatto che egli è stato generato spiritualmente da lui comp. Filemone 1:10; 1Corinzi 4:15 Qui lo stesso senso si attribuisce alla parola, come risulta dalla frase seguente, "di cui sono di nuovo in travaglio; " ma la forma diminutiva del sostantivo, che concorda bene con la nozione di un bambino alla sua nascita, combina in questo caso apparentemente una tenera allusione anche al carattere estremamente immaturo del loro discepolato cristiano. confronta "bambini nhpioi in Cristo", 1Corinzi 3:1 - così immaturi, infatti, che l'apostolo li sta travagliando di nuovo, come se non fosse ancora nato. Questa particolare sfumatura di significato, tuttavia, deve essere sacrificata, se accettiamo la lettura tekna mou, "figli miei", che è altamente autenticata. Il verbo wjdinw non può essere inteso come indicante semplicemente la gestazione; Può solo denotare le fitte del parto. L'apostolo con questa figura descrive se stesso come in quest'ora in preda all'angoscia del desiderio di portare le anime dei suoi convertiti sia a un completo stato di filiazione in Cristo Gesù, sia a una completa coscienza di quello stato, ora finalmente portarli a questo, sebbene quel precedente travaglio fosse stato apparentemente vano. in 1Corinzi 4:15 ; Filemone 1:10 si riferisce a se stesso come a un padre spirituale dei suoi convertiti, e anche questo con toccante pathos. Grande è anche il pathos del suo riferimento a se stesso come, nella sua cura dei suoi convertiti di Tessalonica, come una tenera "madre che nutre i propri figli", e anche come un "padre" di loro 1Tessalonicesi 2:7,11 Ma nessuno di questi passaggi eguaglia il presente nell'espressione di un intenso, persino angosciato, desiderio di effetto, se solo fosse stato in grado di effettuarlo, una vera trasformazione nel carattere spirituale di questi convertiti galati. «Finché» - non potrò riposare fino ad allora! - «Cristo sarà formato in voi». Il verbo morfow, forma, ricorre solo qui nel Nuovo Testamento nella sua forma non composta. Viene citato un passaggio da 'Const. Apost.,' 4:7, in cui ricorre nella frase, "formò l'uomo nel grembo materno". Nella Septuaginta di non Esodo 21:22 abbiamo ejxeikonisme del nascituro. Sembra certamente che l'apostolo abbia usato la parola come appartenente alla stessa regione di pensiero del wjdinw, ma, con lo stesso tocco audace e plastico che altrove caratterizza il suo uso delle immagini, rifiutando di essere legato a una coerenza completa nella sua applicazione. Confronta, ad esempio, 2Corinzi 3:2. Quando giunge l'ora del wjdinev, il periodo della "formazione" del bambino è scaduto. Inoltre, per mostrare la libertà dell'uso delle immagini da parte dello scrittore, il modo più semplice di prendere ejn uJmin è supporre che "Cristo" sia qui visto come "dentro" di loro, e non come una somiglianza a cui devono essere conformati: cfr. Galati 2, "Cristo vive in me; " e Colossesi 1:27, dove il "mistero" del vangelo è riassunto nelle parole: "Cristo in te è la speranza della gloria". Egli non può riposare, egli intende, fino a quando l'immagine, il pensiero, di Cristo come l'Oggetto della loro unica e assoluta fiducia, come il fondamento completo della loro accettazione presso Dio e della loro figliolanza, non saranno perfettamente e permanentemente formati nei loro cuori. L'ora in cui un "Cristo" perfettamente formato, quel bel Divino Bambino di gioia e di speranza, sarà venuto ad essere lì, nei loro cuori, sarà l'ora in cui i dolori del travaglio dell'apostolo saranno scaturiti nella loro nascita. Senza dubbio l'apostolo scrive a persone battezzate in Cristo e quindi rivestite di Cristo; Galati 3:27 persone, nel linguaggio della Chiesa, "nati di nuovo". Ma per quanto severamente scegliamo di essere limitati nell'uso di tali immagini, solidificandole in rigide similitudini dogmatiche usate per tali illustrazioni passeggere come l'occasione del momento richiede, gli scrittori sacri stessi non riconoscono tale restrizione. Come osserva Crisostomo nel suo "Commentario", il linguaggio dell'apostolo in effetti è: "Avete bisogno di una nuova nascita, di un nuovo rimodellamento ajnagennhsewv eJterav uJmin dei kaisewv". Battezzati in Cristo come lo furono quei Galati, essi non erano, tuttavia, ai suoi occhi veri figli di Dio, finché Cristo non fu realmente formato nei loro cuori

Versetti 19, 20.-

Un tenero appello ai suoi convertiti

L'Epistola alterna il rimprovero all'argomento e l'argomento alla supplica

IL SINCERO DESIDERIO DELL'APOSTOLO PER LA LORO CRESCITA VERSO L'ETÀ ADULTA SPIRITUALE. "Figlioli miei, dai quali partorisco di nuovo, finché Cristo non sia formato in voi".

1. Marco la tenerezza del suo discorso. "Figli miei; " sottintendendo

1 che era stato lo strumento della loro conversione, li aveva "generati per mezzo della Parola"; Giacomo 1:18

2 che erano ancora bambini piccoli, con molta della debolezza e della semplicità dell'infanzia

1. Marco la sua profonda ansia per loro. "Di cui parto di nuovo nel parto." L'idea non è tanto quella del dolore quanto di uno sforzo prolungato e continuo; era per lui un rinnovamento dei dolori del parto che accompagnavano la loro rigenerazione

2. Marco, la fine di tutte le sue ansie. "Finché Cristo non sia formato in voi". Questo Peters, non per la loro rigenerazione, ma per la loro progressiva santificazione. I falsi maestri avevano cercato di formare una nuova forma nei loro cuori - non Cristo, ma Mosè - ma lui mirava al completo sviluppo della loro virilità spirituale, ai risultati pienamente formati di Cristo in loro

II LA SUA PERPLESSITÀ A CAUSA LORO. "Sono perplesso riguardo a voi", riguardo alla loro effettiva condizione spirituale e al modo in cui riportarli alla verità del Vangelo. Se l'apostolo aveva dei dubbi sui Galati, essi potevano benissimo avere dei dubbi su se stessi, una prova che la fede può consistere nel dubitare della nostra salvezza personale

III IL SUO DESIDERIO DI UN COLLOQUIO PERSONALE. «Potrei, in verità, desiderare di essere presente con te ora e di cambiare la mia voce».

1. Un colloquio personale dissiperebbe necessariamente molti malintesi

2. Potrebbe far rivivere il vecchio affetto nella sua interezza

3. Gli darebbe l'opportunità di cambiare il suo tono. Era stato severo nei suoi rimproveri, ma se era presente con loro poteva trattarli con tutta la dolcezza e la tenerezza di una madre. "Una lettera è un messaggero morto, perché non può dare più di quanto ha." Ma la voce viva può adattarsi strettamente a tutti i tempi, le occasioni e le persone

20 Desidero essere presente con te ora hqelon de pareinai prov uJmav arti; Potrei desiderare di essere presente con voi in questo stesso momento. Qui si tratta semplicemente di un passaggio a un altro pensiero e, come non di rado accade, e come suppone la nostra Versione Autorizzata, non ha bisogno di essere affatto rappresentato in traduzione. Il vescovo Lightfoot scrive: "Ma, parlando della mia presenza, avrei voluto essere presente", ecc. Ma questa spiegazione non è necessaria. Il verbo imperfetto hqelon, come l'ejboulomhn di mhn Atti 25:22 e l'hujco di Romani 9:3, denota un movimento per così dire che si era appena agitato nella mente, ma che per buone ragioni è ora ritirato: "Potrei quasi desiderare, ma la lunga distanza e la pressione di altri doveri lo rendono impossibile". Questo per spiegare il ritiro del desiderio. Il desiderio stesso era causato dalla sensazione che il desiderio ardente della sua anima avrebbe forse potuto essere più probabile che si realizzasse se, trovandosi sul posto, fosse stato in grado di adattare il suo trattamento a una coscienza delle circostanze più distinta di quella che può avere ora. "Essere presente con te", si ripetono le stesse parole del Versetto 18. Stava bene sia a te che a me quando ero con te: se potessi essere con van ora On arti, "in quest'ora stessa", vedi nota al cap. 1:9. E per cambiare la mia voce kaixai thn mou. Il tempo dell'infinito ajllaxai ci permette a malapena di prendere la parola nel senso di "di momento in momento secondo le emergenze che variano rapidamente". Questo sarebbe stato espresso piuttosto da ajllassein. Sorge allora la domanda: Cambiamento: da che cosa a cosa? A cui è stata proposta una grande varietà di risposte. L'indizio è probabilmente fornito dalle parole: "sii presente con te in questa stessa ora". Quest'arte, in quanto contrappone il presente stesso con le precedenti occasioni in cui l'apostolo era stato con loro, suggerisce che egli intendeva dire che il tono della sua espressione avrebbe dovuto essere diverso se fosse stato tra loro solo ora, da quello che era stato allora. Allora, era l'esposizione semplice, non ansiosa, gioiosa del benedetto vangelo, non ostacolata dalla paura di essere fraintesa; Un modo di parlare che si sarebbe naturalmente portati a perseguire se si trovasse a rivolgersi a coloro con cui poteva confidarsi, e che erano disposti con franchezza e amore, con un cuore onesto e buono, a bere dalle sue labbra la semplice fede. Forse ora potrebbe ritenere necessario sostituire quel modo di esprimersi con parole caute, con ragionamenti severi, confutando intenzionali idee sbagliate, smascherando e attaccando cavilli e obiezioni. Poiché dubito di te, o sono perplesso per te ajporoumai gar ejn uJmin; Sono perplesso su di te. Confronta QarjrJw ejn uJmin, "Io ho coraggio riguardo a te" 2Corinzi 7:16 Come "nel" Corinzi l'apostolo trovò terreno di buon coraggio, così "nel" Galati trovò motivo di perplessità. Questo spiega il suo desiderio di essere con loro. In tal caso sarebbe meno incapace di comprendere chiaramente il loro stato d'animo

21 Ditemi, voi che desiderate essere sotto la Legge legete moi oiJ uJpomon qelontev einai. Dopo l'esplosione di affettuosa serietà espressa negli ultimi quattro versetti, sembra che l'apostolo si sia fermato, riflettendo sul modo in cui avrebbe potuto convincere nel modo più efficace questi legalisti galati del loro errore. Atti lunghi, gli viene in mente una considerazione, che impetuosamente, per così dire, si affretta a sobbalzare bruscamente davanti a loro. Prima di Galati 3:29 ha mostrato ai credenti della Galazia che erano "seme di Abramo". Egli intende ora mostrare che, come figli di Abramo mediante la fede in Cristo, essi si trovavano su un piano molto più alto di quello dei figli del patto del Sinai, una posizione alla quale, sottomettendosi di nuovo alla Legge, avrebbero rinunciato. Il verbo "desiderare" qelontev, come qui introdotto, suggerisce che questa loro aspirazione era un mero scherzo della volontà egoistica, non essendoci nulla nelle circostanze che la suscitasse. Cantici in Versetto 9, "Voi desiderate essere in schiavitù". In conseguenza del fatto che non c'è un articolo con nomon, alcuni renderebbero uJpomon "sotto la Legge", cioè la Legge vista in genere, come in mov Romani 4:15. Ma l'intera portata dell'Epistola resiste a questa visione. La contesa dell'apostolo contro i galati pervertitori della verità non riguarda i cristiani assoggettati alla Legge in modo assoluto, ma il fatto che siano soggetti a una Legge di osservanza cerimoniale esteriore; cioè, alla Legge di Mosè; poiché non c'era nessun altro sistema di ordinanze positive alle quali, in quanto autorità divina, potessero immaginare di essere vincolati. Il sostantivo no si usa senza l'articolo, come altri sostantivi monadici con un riferimento specifico compreso ad esempio, Qeov, Kuriov, Cristov, Pneuma, diabolov, kosmov; come lo è anche Romani 2:23, 3:31, 4:13,14, 5:13; 1Corinzi 9:20; Galati 2:21; 4:5 ; ete; Filippesi 3:5,6. Non ascoltate la Legge? Tomon Oujk Ajkou a quella Legge non date vostra attenzione? L'articolo è qui preceduto da nomon per rendere la ripetizione del sostantivo più eloquente; proprio come è in mw Romani 2:23, Ov ejn no kaucasai diasewv tou nomou ton Qeozeiv; Il verbo ajkouete, ascoltare, come il nostro "ascoltare", significa "prendete a cuore ciò che dice; " come in Matteo 10:14; Luca 16:29,31. Non c'è motivo di attribuire al verbo un tale senso di ascolto di un'espressione orale che dovrebbe giustificarci nel supporre, che l'apostolo stia pensando in particolare ai cristiani della Galazia come nell'abitudine di "ascoltare" il Pentateuco e l'etere Scritture dell'Antico Testamento lette, sia nelle sinagoghe ebraiche Confronta 2Corinzi 3:14,15; Atti 15:21 o nelle assemblee cristiane. Che tali Scritture nella Versione dei Settanta fossero abitualmente lette ad alta voce quando i cristiani si riunivano per l'adorazione unita, specialmente in assenza o scarsità di altri scritti ispirati, è più che probabile: sappiamo da Giustino Martire 'Apol., 1. p. 83 che tale era l'usanza da domenica a domenica nei suoi giorni, quando c'erano anche ajpostolikamata disponibili per tale uso. Inoltre, l'esistenza di una tale usanza ci aiuta a capire come l'apostolo potesse qui, come inskete, Romani 7:1, presupporre con i credenti cristiani una conoscenza del contenuto del Pentateuco. Ma qui abbiamo bisogno di qualcosa di più che il pensiero: "Non siete abituati a sentire leggere la Legge?" È piuttosto la conoscenza del suo contenuto, e il tenerne debitamente conto, che esige dai suoi lettori. Alcuni manoscritti onciali riportano la lettura ajnaginw, invece di ajkouete. Questa lettura del testo non farebbe che implicare, non senza un tocco di sarcasmo, il senso che la lettura più accreditata, ajkouete, può essere intesa come direttamente denotante. L'uso della parola "Legge" per indicare allo stesso tempo il sistema della legislazione mosaica e la documentazione storica in cui è incorporato, è notevole. Gli ebrei erano soliti designare il Pentateuco con questo termine comp. Matteo 5:17; Luca 16:16; 24:44 e chiunque volesse sottomettersi alle promulgazioni positive della Legge Mosaica come possessore dell'autorità divina, si sentirebbe naturalmente obbligato ad accettare anche l'insegnamento della documentazione storica come rivestito di un'autorità simile. L'apostolo stesso accettò anche entrambi come provenienti da Dio; solo esigeva che il proposito divino in entrambi fosse chiaramente compreso e adeguatamente rispettato

Versetti 21-23.-

Un appello alla storia biblica

"Dimmi, tu che desideri essere sotto la Legge, non senti la Legge?" L'apostolo rivolge un nuovo appello per convincere i Galati della differenza essenziale tra la Legge e la promessa. Il ragionamento è espresso in un linguaggio di affettuosa rimostranza. Considera-

I L'IMPORTANZA DELLA SUA ARGOMENTAZIONE. La Legge stessa, su cui i Galati davano tanta importanza, mostrava che non erano destinati a sottostare ad essa. Se egli poteva dimostrare con la Legge di Mosè che i figli di Abramo per fede erano liberi dalla schiavitù della Legge, non c'era bisogno di ulteriori argomenti per dimostrare che l'obbedienza alla Legge non era necessaria per la salvezza

II L'ARGOMENTO COME INCARNATO NELLA STORIA. "Poiché sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava, l'altro dalla donna libera; Ma colui che era dalla schiava è nato dalla carne, ma quello dalla donna libera era dalla promessa". Qui abbiamo:

1. Due figli di Abramo: Ismaele e Isacco, essendo Ismaele menzionato per primo, perché è nato per primo. Abraamo ebbe altri figli da Chetura, ma non avevano alcuna relazione con le particolari illustrazioni desiderate dall'apostolo

2. Due madri diverse: la schiava Agar, che Sara diede ad Abramo perché non rimanesse senza prole, e la donna libera, Sara

3. Due condizioni di nascita completamente diverse. Ismaele era un corno in schiavitù e nel corso comune della natura; Isacco nacque nella libertà e contro natura, quando Sara era vecchia, secondo "la promessa". Questi sono i semplici fatti storici che costituiscono la base della spiegazione allegorica dell'apostolo

4. Sono fatti delle Scritture. "È scritto", quasi a mostrare che la Parola di Dio è decisiva sulla questione

versetto 21-Galati 5:1.

I figli della schiava e dei liberi

Paolo passa ora da un appello personale a un argomento allegorico della Legge. In quanto legalisti, si chiede loro che non vogliano ascoltare la Legge che nella sua storia li condanna realmente come figli della schiava e non figli della donna libera. Per una tale interpretazione allegorica ci accontentiamo dell'autorità di Paolo, poiché egli fu ispirato da Dio nel suo modo di trattare la Scrittura così come nello scrivere aggiunte ad essa. La sua educazione rabbinica lo avrebbe portato all'allegoria; ma di conseguenza non ci prenderemmo alcuna libertà con la Scrittura sullo stesso binario. Tuttavia, mentre affrontiamo la storia come data in Genesi 21, con l'aiuto di Paolo nelle nostre mani, ne dà un'applicazione molto interessante e bella

CONSIDERIAMO IL FIGLIO DELLA SCHIAVA NEI SUOI PRIMI ANNI. Versetto 23. Ismaele, come figlio di Abramo, ebbe per tredici anni una vita felice e interessante. Era il frutto di un'unione promossa da Sarah nella sua stessa disperazione. Il patriarca lo guardò con tutto l'orgoglio di un vecchio; e, se Dio non lo avesse espressamente proibito, Abramo non avrebbe cercato oltre Ismaele un figlio ed erede. Agar naturalmente recitava la parte altezzosa davanti alla sua padrona e disprezzava la bella donna a causa della sua sterilità. Ma non appena Isacco venne ad allietare l'anziana coppia, Agar e Ismaele caddero necessariamente in secondo piano. A tempo debito c'è la festa dello svezzamento. "Agar e suo figlio udirono l'allegria", dice Robertson, "e fu fiele per i loro spiriti feriti; sembrava un insulto intenzionale; perché Ismaele era stato l'erede presunto, ma ora, con la nascita di Isacco, era diventato un semplice schiavo e dipendente; e il figlio di Agar si fece beffe della gioia alla quale non poteva partecipare". Ora, Ismaele in tutti questi anni è stato il tipo di legalista che si vanta della sua osservanza delle cerimonie. Proprio come il ragazzo pensava di essere figlio ed erede per diritto e titolo indiscusso, così lo spirito legale immagina che nella casa di Dio i suoi diritti non possano essere disattesi. Nell'orgoglio dell'autocompiacimento non vede rivali in casa ed è disposto a non tollerarne nessuno. Eppure un tocco del destino gli farà capire subito la sua condizione di schiavo e di emarginato

II CONSIDERIAMO POI IL FIGLIO DELLA PROMESSA. Versetto 23. Se non fosse stato per la promessa di Dio, Isacco non sarebbe mai nato. Di conseguenza apparteneva a un ordine diverso da Ismaele. Ismaele era il figlio della natura; Isacco era il prodotto della grazia. In questo Isacco è il tipo del figlio del vangelo, come Ismaele è il tipo del figlio della Legge. Isacco è nato per la libertà, per l'onore, per l'eredità; mentre Ismaele viene scacciato come lo schiavo che non ha diritti riconosciuti in casa. Cantici è il figlio del vangelo nato libero in contrasto con i legalisti del tempo di Paolo. Il credente è figlio di Dio attraverso la donna libera; ha i suoi diritti inalienabili nella casa di Dio; può essere perseguitato e deriso dagli Ismaele che non sono altro che schiavi; ma è destinato a mantenere il campo del privilegio nonostante i nemici e a trionfare su di essi alla fine

III IL LEGALISMO E LA LIBERTÀ DEL VANGELO SONO INCOMPATIBILI. Versetti 24-30. Una casa non poteva contenere sia Ismaele che Isacco. Non potevano andare d'accordo insieme. Non possono più farlo lo spirito legale e quello evangelico. L'ipocrisia e la fede in Cristo sono inconciliabili. Da qui la guerra tra i legalisti e l'apostolo. Fu una guerra ad oltranza. I principi sono antagonisti e l'uno deve trionfare sull'altro. E la libertà è sicura di trionfare sul legalismo alla fine, come Isacco trionfò su Ismaele

IV IL CONSEGUENTE DOVERE DI MANTENERE LA NOSTRA LIBERTÀ CRISTIANA Galati 5:1 Paolo invita i Galati a non tornare alla schiavitù, ma a mantenere la libertà che Cristo ha dato loro. Se egli ha adempiuto le cerimonie, perché dovrebbero tornare alla schiavitù delle osservanze? Se sono nati come figli della promessa, perché tornare alla nascita degli schiavi? È come se gli schiavi emancipati insistessero per rinunciare alla loro libertà. Che cosa sia la libertà concessa da Cristo nella sua lunghezza e ampiezza può essere compreso dalla fine e dal culmine di uno dei magistrali sermoni di Liddon. "È la libertà dal senso del peccato, quando si sa che tutto è stato perdonato attraverso il sangue espiatorio; la libertà dal timore servile del Padre nostro che è nei cieli, quando la coscienza è offerta al suo occhio infallibile mattina e sera da quell'amore penitente che fissa il suo sguardo sul Crocifisso; libertà dal pregiudizio corrente e dalla falsa opinione umana, quando l'anima guarda con fede intuitiva alla verità effettiva; libertà dal giogo deprimente della salute debole o delle circostanze ristrette, poiché non può essere schiacciata l'anima che riposa coscientemente sulle braccia eterne; libertà da quell'ossessionante paura della morte, che tiene in schiavitù coloro che pensano veramente alla morte, "per tutta la loro vita", a meno che non siano i suoi veri amici e clienti che con l'acutezza della sua morte "hanno aperto il regno dei cieli a tutti i credenti". È la libertà nel tempo, ma anche e oltre la libertà nell'eternità". Possiamo noi realizzare i nostri diritti come figli dei liberi! - R.M.E

versetto 21-cap. 5:1.

Allegoria di Agar e Sara. A coloro che desideravano essere sotto la Legge

si propone di leggere una lezione della Legge

"Dimmi, tu che desideri essere sotto la Legge, non senti la Legge?" Egli li concepisce come uomini che non potrebbero fare a meno della schiavitù della Legge mosaica, e leggerà la loro condanna dal Pentateuco, in cui è contenuta quella Legge

I STORIA SU CUI SI FONDA L'ALLEGORIA. "Poiché sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e l'altro dalla donna libera. Ma il figlio avuto dalla serva nasce secondo la carne; ma il figlio dalla donna libera nasce mediante la promessa". I due figli, Ismaele e Isacco, avevano lo stesso padre. Differivano sotto due aspetti

1. Ismaele era presso la serva Agar; Isacco era vicino alla donna libera, Sara

2. Ismaele è nato secondo la carne, cioè secondo il corso ordinario della natura. Che non sia escluso dalla "carne" un certo significato etico lo si vede dal suo essere contrapposto nel ventinovesimo versetto allo Spirito. Isacco nacque attraverso la promessa, cioè attraverso l'efficienza divina presente nella promessa, superando gli ostacoli naturali

II ALLEGORIA. "Quali cose contengono un'allegoria." Con "quali cose" dobbiamo intendere, non solo quelle che sono state menzionate, ma l'intera classe di cose relative ad Agar e Sara. Allegorizzare è spiegare una cosa con un'altra. In questo caso c'è il chiaro significato storico da cui cominciare. Su ciò si impone un secondo significato. Non dobbiamo capire che l'apostolo ha sviluppato questo secondo significato a partire dai suoi pensieri. Ma Dio in realtà significava più del significato storico. È vero che Dio pensa attraverso tutta la storia; specialmente egli fa conoscere i suoi pensieri attraverso la storia sacra. Più in particolare, nei suoi rapporti con Agar e Sara intendeva indicare quali dovevano essere i suoi rapporti con gli altri, rappresentati da loro. "Poiché queste donne sono due patti".

1. Hagar

1 Lei rappresentava il patto sinaitico. "Uno dal monte Sinai, che partorisce figli per la schiavitù, che è Agar". Agar era una schiava egiziana della casa di Abramo. Per la mente di Dio, rappresentava il patto sinaitico. Come Agar partorì i figli in schiavitù, così il patto sinaitico partorì i figli in schiavitù. Viene fatta un 'osservazione riguardo alla località del Sinai. "Ora questa cosa è Agar il monte Sinai in Arabia". Il Monte Sinai si trova in Arabia. Questo paese è abitato dai discendenti di Agar. Gli arabi fino ad oggi si considerano i figli di Agar. Era un paese che Paolo aveva conosciuto durante la sua residenza in esso per tre anni dopo la sua conversione. Una volta, nei suoi lampi, nei suoi tuoni, nelle sue tenebre, nelle sue tenebre e nelle sue tempeste, il monte Sinai era stato costretto a dare corpo ai terrori della Legge. Come Paolo l'aveva sentita nella sua opprimente oscurità e asprezza, sembrava che incarnasse sufficientemente la disperazione della Legge. Era una località adatta per i servi

2 Il patto sinaitico rispondeva alla Chiesa ebraica. "E risponde alla Gerusalemme che è ora, perché è schiava dei suoi figli." Il patto sinaitico rispondeva alla Gerusalemme letterale che era allora in piedi, cioè la Chiesa ebraica. Ciò che era vero riguardo al patto sinaitico era vero anche riguardo alla Chiesa ebraica, che ne era l'incarnazione. La schiava rappresentava entrambi. La nazione ebraica a quel tempo era una madre i cui figli erano nati per passare sotto il giogo romano. Cantici vedeva ecclesiasticamente che era una madre i cui figli erano nati per passare sotto un giogo più doloroso di quello romano

2. Sara. "L'altro è del monte Sion, che partorisce figli per la libertà, che è Sara. Ora questa Sara è il monte Sion in Terra Santa, e risponde alla Gerusalemme di lassù, perché è libera con i suoi figli". Questo, possiamo supporre, è il modo in cui l'allegoria si sarebbe svolta se fosse stata completamente estratta. È già stato affermato che Sara rappresenta l'altro patto, cioè il patto del vangelo. E si può considerare implicito che, come il Sinai respirava lo spirito della disperazione, così Sion respirava lo spirito della speranza. Ma tutto ciò che l'apostolo fa qui, è opporre immediatamente la Chiesa cristiana alla Chiesa ebraica. "Ma la Gerusalemme che è lassù". Opposta alla Gerusalemme letterale, che allora non era distrutta, c'era la Gerusalemme spirituale e indistruttibile, di cui anche ora siamo considerati cittadini

1 La Chiesa cristiana considerata come una madre. Ha tre marchi

a È gratuito. "È libera, che è nostra madre". Ci viene insegnato a pensare alla Chiesa come a nostra madre. Siamo figli della Chiesa, attraverso l'efficienza di Cristo nella Chiesa e nei suoi servizi. Tutte le nostre sorgenti sono nella Chiesa. È di Sion che è detto: "Quest'uomo e quell'uomo è nato in lei". La Chiesa di Cristo è rappresentata dalla donna libera. Ci viene insegnato a considerarla come la casa della libertà. Ci sentiamo liberi nella nostra posizione di alleanza davanti a Dio, nella nostra relazione diretta con lui e nelle nostre gloriose prospettive

b Ha una prole numerosa. "Poiché sta scritto: Rallegrati, sterile che non partorisci; prorompi e grida, tu che non partorisci, perché i figli della desolata sono più numerosi di quelli di colei che ha marito". Questa è una citazione da Isaia 54:1. Nella stessa profezia Isaia 51:2 si fa uso di Dio che dà ad Abramo e Sara una numerosa progenie. In questa lingua il profeta si serve del fatto che Sara ha un popolo più numeroso di Agar. E ciò che l'apostolo fa nel citarlo è dare al fatto un'altra applicazione. La Chiesa rappresentata dalla desolata Sara avrà una progenie più numerosa di quella rappresentata dalla favorita Agar

c Ha una progenie secondo la promessa. "Ora noi, fratelli, come lo fu Isacco, siamo figli della promessa". Non siamo certo figli secondo il corso della natura, o in virtù di influenze che appartengono alla nostra natura. Siamo figli attraverso le influenze divine che sono efficaci nel Vangelo superando grandi ostacoli naturali. Siamo nati miracolosamente, in modo soprannaturale

2 Aggiunto un istruttivo parallelo

a I persecutori. "Ma come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava colui che era corno secondo lo Spirito, così avviene anche ora". Si dice, in occasione di una festa in onore dello svezzamento di Isacco, che Sara vide il figlio di Agar, che aveva partorito ad Abramo, schernire. A questa piccola circostanza ci si riferisce qui, non tanto per quello che era in sé, quanto per il fatto che prefigurava l'atteggiamento delle tribù arabe nei confronti degli Israeliti. Come i discendenti di Ismaele perseguitarono i discendenti di Isacco, così ai giorni dell'apostolo i Giudei perseguitarono i cristiani. Era risaputo che essi erano i più acerrimi nemici dei cristiani e i principali istigatori della persecuzione contro di loro

b Il loro destino era prefigurato. "Che cosa dice la Scrittura? Scaccia la serva e suo figlio; perché il figlio della schiava non erediterà con il figlio della donna libera". A Ismaele non poteva essere permesso di vivere nella stessa casa con Isacco. Dovette essere scacciato e non partecipò con lui dell'eredità. Cantici, la Chiesa ebraica e la Chiesa cristiana non potevano coesistere. Gli ebrei potevano essere nella Chiesa solo come cristiani. In quanto ebrei furono espulsi dalla posizione di speciale patto, la cui dura realtà sarebbe stata presto resa evidente nella distruzione di Gerusalemme e nella disgregazione della nazionalità ebraica

3 Conclusione generale riguardo alla nostra lista di libertà. "Perciò, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera".

Esortazione fondata su di esso

a Mantenere la nostra libertà. "Cristo ci ha liberati con la libertà: state dunque saldi". Dobbiamo la nostra libertà a Cristo. E si può dire che con un grande prezzo abbiamo ottenuto la nostra libertà, quel prezzo è il suo sangue. Non dobbiamo, quindi, trattare con leggerezza ciò che è stato conquistato a così caro prezzo. Dobbiamo mostrare il nostro senso di esso mantenendolo nella sua interezza

b Evitare la schiavitù. "E non essere di nuovo avvolto in un giogo di schiavitù". In precedenza erano stati sotto il giogo del paganesimo; non dovevano mettersi sotto lo stesso giogo del giudaismo. Uno schiavo che è stato liberato non si mette volontariamente nelle difficoltà che ha lasciato. Cantici, coloro che avevano sperimentato i dolci della libertà cristiana, non dovevano tornare alle catene.

Versetti 21-31.-

L'allegoria di Agar

Scrivendo a uomini che erano indebitamente asserviti alla Legge ebraica, San Paolo stringe la sua argomentazione con un appello a quello che considera il significato tipico della storia contenuta in quella stessa Legge. Questo era un argumentum ad homines. È importante, quando possibile, convincere gli uomini sul loro stesso terreno. Tra i credenti nella Scrittura, gli argomenti sono naturalmente tratti dalla Scrittura, solo che è necessario tenere a mente che ci sono diverse "visioni" della Scrittura; cosicché non dobbiamo essere impazienti se l'affermazione dogmatica della nostra interpretazione come la Scrittura stessa non viene accettata. A molti l'allegoria di Agar sembra essere un'illustrazione piuttosto che un argomento. Un riferimento ad esso è principalmente utile per muovere le nostre simpatie. Deve essere preceduta da un solido ragionamento fondato su dichiarazioni dirette della Scrittura. Così San Paolo argomenta dalla storia di Abramo Galati 3:6 prima di fare uso del significato tipico di Agar

SARA E AGAR APPARTENEVANO ALLA CASA DI ABRAMO. Gli stessi onori conferiti ad Agar portarono al suo rifiuto definitivo dalla casa a causa dello spirito di insubordinazione che avevano generato in lei. La Legge è stata data da Dio. Non dobbiamo presumere che tutte le cose di origine divina possiedano lo stesso valore, né perché una cosa è destinata solo a un uso inferiore e viene messa da parte quando ne è stato fatto quell'uso, che sia quindi intrinsecamente cattiva e non possa provenire da Dio

II HAGAR ERA SOLO UNA SCHIAVA, MENTRE SARA ERA UNA MOGLIE E UNA DONNA LIBERA. Qui c'è un tipo della distinzione fondamentale tra la Legge e il vangelo

1. La Legge impone la schiavitù

1. alla costrizione e alla costrizione;

2. a precetti definiti e dettagli fastidiosi; e

3. Al peso delle trasgressioni e delle omissioni passate

1. Il vangelo porta la libertà

1. nel perdono del passato e nella giustificazione mediante la fede per il futuro;

2. rivelando i principi generali della rettitudine e dandoci la libertà di applicarli a noi stessi; e

3. Nell'infondere l'amore come motivo dell'obbedienza

III ISMAELE ERA UNO SCHIAVO, MENTRE ISACCO ERA LIBERO. I bambini hanno assunto lo status delle loro madri. Godiamo solo dei privilegi della religione sotto la quale viviamo. La legge non può sviluppare la libertà. Poiché si tratta di un sistema di schiavitù, tutti coloro che lo seguono perdono la loro libertà, che lo vogliano o no. Il vangelo conferisce la libertà a tutti coloro che lo accettano, anche a coloro che all'inizio non hanno fede, né speranza, né desiderano essere liberi

IV ISACCO RICEVETTE SOLO LA PROMESSA. La benedizione di Dio giunge all'anima libera. Se ci aggrappiamo alle nostre catene, perdiamo la grazia di Dio. La libertà è la madre di innumerevoli cose buone, politicamente, socialmente, religiosamente. Mentre ci liberiamo dalla superstizione e dalle restrizioni inutili, ci eleviamo nell'atmosfera sana dove fioriscono le più grandi benedizioni divine

V ISMAELE FU INFINE CACCIATO. La Legge, avendo fatto la sua parte, viene scartata. Gli ebrei persero la loro posizione peculiare di luce spirituale centrale della loro epoca quando la loro missione fu completata. La tutela della Legge può essere utile per un certo tempo, ma dimorare in essa in perpetuo significherà infine divenire naufraghi. - W.F.A

22 Poiché è scritto gegraptai gar; poiché la Scrittura dice

La frase non introduce qui, come di solito, la citazione di un testo, ma introduce un breve riassunto dei fatti; questi fatti sono recitati con parole raccolte dalla Versione dei Settanta di Genesi 16 e 21, più o meno nello stesso modo in cui la storia di Melchisedec è abbozzata in Ebrei 7:1-4. Che Abramo aveva due figli oti jAbraço uiJouv e che Abramo aveva avuto due figli; Perché Escen non è esattamente equivalente a EI+CE. L'attenzione è stata attirata su altri figli nati da Keturah, Genesi 25:1,2 che sia nei tempi antichi che in quelli moderni vedi Windisch-mann sono stati interpretati in modo molto plausibile come analogamente indicando allegoricamente quei corpi eretici, ora scomparsi, che minacciavano un tale pericolo per la Chiesa nei primi secoli. Ma la preoccupazione dell'apostolo qui è esclusivamente per la situazione degli affari esistenti al tempo dell'espulsione di Agar e Ismaele dalla famiglia del patriarca, citata nel Versetto 30 da Genesi 21. Anche se avesse ritenuto opportuno applicare la Scrittura a quelle terribili forme di cristianesimo completamente pervertito, che certamente aspettava con ansia che stessero per sorgere, è molto discutibile se avrebbe concesso loro una discendenza così venerabile come quella di avere Abramo come loro antenato. Il mosaismo al suo posto era una cosa di origine divina, proprio come lo era il cristianesimo stesso, entrambi "patti" di Dio; non così le forme mostruose dell'insegnamento gnostico e manicheo che inorridivano la Chiesa primitiva. Infatti, la tipologia, vale a dire l'interpretazione della Scrittura dell'Antico Testamento come avente un senso allegorico designato, richiede una gestione molto cauta. Tracciare analogie è un interessante e piacevole esercizio di ingegnosità teologica; ma una cosa è tracciare un parallelismo, e ben altra cosa è rilevare un senso predittivo latente voluto dallo Spirito Santo. Quello di una schiava ena ejk thv paidiskhv; uno dall'ancella; l'espressione che indica la madre individuale conosciuta dalla storia sacra. La parola paidiskh in greco classico significa una ragazza schiava o libera. Nella Septuaginta è generalmente uno schiavo non, tuttavia, in Rut 4:12, dove rende l'ebraico na'arah nel Nuovo Testamento è sempre una serva. San Paolo prende in prestito la parola dalla Septuaginta di Genesi 15 e 21, dove rende l'ebraico shiphehah. Agar era proprietà personale di Sara. L'altro da una donna libera kairav; e uno dalla donna libera. La parola "donna libera" non è mai applicata a Sara nel racconto della Genesi, nemmeno nel passo liberamente citato nel Versetto 30, ma era una descrizione ovviamente vera, e con perfetta equità introdotta in antitesi ad Agar. Applicata a una donna che occupa una posizione così principesca nella storia come Sarah, l'idea di una donna libera si colora di una profonda tintura di dignità

23 Ma colui che era dalla schiava è nato secondo la carne ajll oJ meskhv katarka gegennhtai; Tuttavia, il figlio avuto dalla serva è mostrato come nato o generato secondo la carne. L'ajlla è fortemente avversivo; entrambi, infatti, erano figli di Abramo, ma c'era una marcata distinzione nel modo in cui vennero all'esistenza separatamente. L'apostolo ha evidentemente negli occhi l'analogia presentata dalla nascita naturale dei discendenti ebrei da Abramo, in contrasto con la nascita del seme spirituale di Abramo mediante la fede nelle promesse del vangelo. Di questo punto, tuttavia, si accontenta soltanto, in Versetti. 28, 29, guardando. Il suo punto principale è la condizione sia della madre che del figlio in ogni caso, come se fossero entrambi liberi o entrambi in schiavitù. Non è chiaro se l'apostolo di gegennhtai intendesse "nato" o "generato", essendo il verbo usato in entrambi i sensi: ma non è nemmeno materiale. Il perfetto del verbo o suppone che noi fossimo per così dire presenti al momento dell'espulsione di Ismaele, nel qual caso significherebbe "è nato", o è usato in riferimento al racconto nella storia, che significa in questo caso "appare nella storia come se fosse nato". Cantici il perfetto è usato anche in twke, Ebrei 7:6, dedeka eujloghke, e nistai Ebrei 10:18, ejgkekai "Secondo la carne" non significa precisamente "nel corso comune della tortura"; la parola "carne" contrappone piuttosto l'attuale sfera visibile della vita umana con l'invisibile mondo spirituale, più o meno allo stesso modo in cui "carne" è così spesso contrapposta a "spirito". Ismaele è nato "secondo la carne", perché è nato nel corso comune della natura; Isacco nacque Versetto 28 "secondo lo Spirito", perché la sua nascita fu collegata con l'invisibile mondo spirituale "attraverso la promessa", che da una parte fu data da Dio, il grande Sovrano del mondo spirituale, e dall'altra fu afferrata e resa efficace in quello stesso mondo di azione spirituale dalla fede di Abramo e Sara. Ma quello della donna libera era per promessa oJ derav di Receptus, dia thv ejpaggeliav; ma il figlio dalla donna libera attraverso una promessa o, attraverso la promessa. Se l'articolo prima di ejpaggeliav deve essere mantenuto, deve essere preso come un riferimento alla ben nota promessa fatta dal Signore ad Abramo, sia nella notte in cui Dio fece un patto con lui Genesi 15, sia di nuovo, in una forma più definita, alla vigilia della distruzione di Sodoma Genesi 18 Questa promessa fu il mezzo per la nascita di Isacco, suscitando un atto di fede in Dio, sia in Abramo, Romani 4:17-21 che similmente in Sara, Ebrei 11:11 in considerazione del quale l'Onnipotente oltre il corso della natura diede loro questo bambino

24 Quali cose sono un'allegoria atina ejstin ajllhgoroumena; quali cose sono scritte o esposte con un ulteriore significato. Il relativo atina, distinto da a, probabilmente significa "quali fatti, essendo di questa descrizione, sono", ecc., o, "cose, che sono di tale sorta che sono", ecc. Colossesi 2:23 in greco L'apostolo, forse, lascia intendere che i particolari da lui appena recitati appartengono a una classe di oggetti distinti tra gli altri oggetti presentati a noi nell'Antico Testamento per avere un senso più lontano di quello storico letterale; il letterale Il senso storico, tuttavia, non viene in alcun modo superato. Comp. poi, 1Corinzi 10:11, "Or queste cose accaddero loro tu o tupikwv come figure o, 'a titolo di figura'." Il verbo ajllhgorein, è mostrato dai lessici, di Liddell e Scott e altri, per significare, sia per dire una cosa allegoricamente che per esporre una cosa come allegorica. I vescovi Ellicott e Lightfoot forniscono passaggi illustrativi di entrambi i significati, in particolare del secondo; E quest'ultimo aggiunge l'osservazione che è possibile che l'apostolo usi qui il verbo nel senso di essere esposto allegoricamente, "riferendosi a un modo riconosciuto di interpretazione". San Paolo a volte si riferiva all'autorità estrinseca alla sua: Efesini 3:5; 1Corinzi 11:16; 15:11 Ma qualunque dei due possibili significati del verbo ajllhgoreisqai fosse quello qui inteso dall'apostolo, non c'è nulla di improbabile nel supporre che non fosse ora per la prima volta che il racconto di Agar e Ismaele fosse stato applicato in questo modo: è del tutto supponibile, per esempio, che fosse stato applicato in questo modo ad Antiochia, nelle animate discussioni in cui Paolo, Barnaba e Sila incontrarono i Giudei in quella Chiesa. Atti tutti gli eventi, non è solo supponibile, ma in alto grado probabile, che almeno alcuni dei personaggi, delle istituzioni e degli eventi storici delle Scritture dell'Antico Testamento fossero soliti essere trattati allegoricamente dai leader del pensiero cristiano della più alta autorità. Non possiamo accettare la posizione adottata da alcuni critici, secondo cui tale allegorizzazione deve essere relegata alla regione del mero rabbinismo ebraico, ora da considerarsi esplosa. E non abbiamo bisogno qui di insistere sulla considerazione che un'origine rabbinica non costituirebbe alcuna obiezione valida alla nostra accettazione di un tale trattamento allegorizzante della Scrittura, perché i risultati dell'esegesi rabbinica e delle indagini rabbiniche in teologia erano in molti casi del più alto valore, un fatto che coloro che conoscono, per esempio, con la "Histoire de la Theologie Cbretienne" del professor Reuss non sarà disposto a mettere in discussione. Resistiamo infatti al tentativo di ricondurci alle scuole dei rabbini, come se fosse solo da esse che San Paolo ha derivato questo metodo allegorico di esposizione delle Scritture. Quelle scuole possono averglielo fatto conoscere, è vero; ma del tutto indipendentemente dall'istruzione rabbinica, i principali insegnanti della Chiesa, anche prima della conversione di Paolo, "uomini non istruiti", gli idiwtai, come li consideravano i rabbinisti, avevano, come non possiamo dubitare, imparato ad applicare la Scrittura alla scuola di Gesù. Cristo stesso, non solo prima della sua passione, ma anche, e possiamo credere con maggiore chiarezza e particolarità, dopo la sua risurrezione Luca 24:27.45; Atti 1:3 aveva impartito ai suoi apostoli e ad altri discepoli alcune esposizioni di fatti storici dell'Antico Testamento, che dovevano essere di questa descrizione, e che suggerirebbero la legittima applicazione dello stesso metodo in altri casi analoghi. E quegli uomini non erano solo discepoli, allievi di Gesù, ma erano anche organi speciali, anche se non esclusivi, dell'insegnamento dello Spirito Santo nella Chiesa Giovanni 16:12-15; Efesini 3:5 - 4:11 Perciò particolari esposizioni allegoriche ricevute tra quegli apostoli e profeti di Cristo furono rivestite della più alta autorità, emanando come avrebbero potuto ben fare dall'insegnamento orale di Cristo stesso, o da una guida speciale immediata del suo Spirito. E, inoltre, ci sentiamo autorizzati a credere che il supremo Rivelatore della verità spirituale per l'umanità potrebbe ritenere opportuno nominare non solo le parole o le istituzioni cerimoniali come mezzi per impartire istruzione religiosa o per indicare profeticamente, ma anche gli incidenti storici; non solo ordinando il modo in cui i suoi organi ispirati inquadravano le loro narrazioni di certi avvenimenti in modo da rendere profetiche quelle narrazioni, ma anche ordinando le vicende umane in modo che gli avvenimenti stessi dovessero essere profetici; fornendo per così dire tableaux vivants, in cui la fede dei suoi servi avrebbe letto, e non i fatti spirituali che erano ancora futuri, almeno i fatti spirituali dopo che si erano verificati, la cui descrizione profetica, ora riconosciuta da loro, sarebbe servita a confermare la loro fede in essi e la loro comprensione di essi. Il fatto che Cristo si riferisse ripetutamente e in modo più esplicito alle strane esperienze di Giona come profetiche della sua passione e risurrezione dimostra con certezza che gli eventi potrebbero essere predittivi così come le espressioni dei profeti. L'uso che Nostro Signore fa della storia del serpente di rame, del dono della manna e della Pasqua ebraica Luca 22:16 punta nella stessa direzione. Abbiamo anche una guida apostolica nell'interpretare la Pasqua, l'Esodo, la storia di Meliscdec, l'offerta di suo figlio da parte di Abramo, il digiuno annuale dell'Espiazione, come legittimamente soggetti a un trattamento simile. Poiché l'antica economia, con le sue storie e le sue ordinanze, ha avuto origine dallo stesso Autore divino della nuova, non è irragionevole credere che nelle cose delle dispensazioni preparatorie egli abbia posto prefigurazioni, e in numero non trascurabile, di quelle grandi cose nell'economia spirituale che dai "secoli eterni" erano stati i suoi pensieri verso di noi, e in cui l'intero progresso della storia umana doveva trovare il suo compimento. Nella discussione dell'apostolo sul suo argomento sono in parte distintamente specificati, in parte semplicemente indicati, una grande varietà di contrasti; il lettore troverà questi presentati da Bengel nel suo "Gnomone" in una forma tabulata con grande distinzione. Poiché questi sono i due patti; o, testamenti autai gar eijsi duo Receptus, eijsin aiJ duo diaqhkai; poiché queste donne sono due alleanze. Il Textus Receptus ha aiJ duo diaqhkai. ma l'articolo è stato cancellato da tutti i redattori recenti. Ciò che l'apostolo intende dire è questo: la circostanza che Abramo aveva due mogli indicava il fatto che ci doveva essere non un solo patto, ma due. In precedenza Galati 3:15,17 aveva parlato della "promessa" come di un patto, mentre anche questo termine era già una designazione familiare dell'economia che Dio aveva assegnato alla "progenie di Abramo" naturale. Confronta anche la menzione di Geremia di questi due "patti" # Geremia 31:31 Per l'uso del verbo "sono", comp. Matteo 13:37-39 ; a Apocalisse 1:20. A è B, e B è A, nelle caratteristiche che hanno in comune. Quello dal Monte Sinai mi men ajpo orouv Sina; uno dal Monte Sinai. La mia de, o, hJ deutera, che avrebbe dovuto seguire per rendere il seguito della frase conforme al suo inizio, è, nella forma, mancante, avendo nell'inquadratura della frase perso di vista, attraverso la parentesi introdotta finemente dopo questa frase per illustrarne l'importanza; poiché le parole hJ de anw JIerousalhm di Versetto 26 forniscono solo in sostanza l'apodosi a questa protasi, l'essere se stessi si è evoluto da ciò che li precede immediatamente. L'alleanza che è nostra madre è chiamata, nel versetto 28, "promessa". Windischmann propone per un'apodosi formalmente corrispondente qualcosa di questo tipo: JH dera ajp oujranou or, anwqen, eijv ejleuqerian gennwsa, htiv ejstirjrJa sustoicei dem h ejleuqera ejsti metaknwn aujthv toutestin hJmwn or, oitinev ejsmen hJmeiv

"Dal Monte Sinai", essendo promulgato dal Monte Sinai, prende il suo essere da lì. Che genera alla schiavitù eijv douleian gennwsa; Coloro che sono soggetti a un patto sono considerati come la sua progenie, come in Atti 3:3-5 : "Voi siete i figli del patto", ecc.: la loro vita è modellata dalla sua direzione; essi sono soggetti alle promesse, o alla disciplina, assicurata dai suoi termini; in breve, devono ad essa la loro condizione spirituale. L'apostolo presume che sia un fatto manifesto, avendolo già ripetutamente affermato, che coloro che sono sotto la Legge sono in una condizione di servitù. Che è Agar htiv ejstin Agar; che è Agar. Il significato di htiv qui è: "che essendo di carattere tale è, è Agar". Questo patto, con i suoi figli, avvolti in un elemento di schiavitù, è affine nel carattere ad Agar e alla sua progenie. Si obietta che Ismaele non era, in realtà, uno schiavo. Ma poiché Agar non sembra essere stata una concubina riconosciuta di Abramo, allo stesso modo in cui Bila e Zilpa erano concubine di Giacobbe, ma continuarono comunque ad essere la serva di Sara "la tua serva", Genesi 16:6 suo figlio fu, naturalmente, nato nella stessa condizione. Con il consenso di Sara, è vero, Abramo avrebbe potuto, se lo avesse ritenuto opportuno, adottarlo come un figlio suo; ma questo non sembra essere stato fatto

Interpretazione allegorica dei fatti

"Quali cose devono essere trattate allegoricamente".

I FATTI SONO CAPACI DI QUESTO TRATTAMENTO. L'apostolo non intende significare che i fatti non sono storici; né intende spiegarli come se fossero allegorie come il "Cammino del pellegrino" di Bunyan; né intende dire che Mosè abbia modellato la sua narrazione nella Genesi in vista di questo trattamento allegorico. È più corretto dire che la vita di questi personaggi reali è stata plasmata dalla Divina Provvidenza in modo tale da offrire un'illustrazione sorprendente di altri eventi o oggetti. I due patti furono prefigurati nell'Antico Testamento sotto l'immagine rispettivamente delle due mogli di Abramo e della loro discendenza. Non c'è nulla nell'uso dell'apostolo che giustifichi i metodi allegorizzanti di Origene e dei rabbini, che distruggono il vero senso della Scrittura. Se ammettiamo l'ispirazione dell'apostolo, non possiamo rifiutare la sua interpretazione allegorica dei fatti antichi

II IL CONTRASTO TRA I DUE PATTI. "Poiché queste", cioè le due donne, "sono i due patti". Agar e Sara rappresentano i due patti in tre importanti punti di contrasto

1. Nell'origine storica dei patti

1 Uno risale al Monte Sinai, "uno, in verità, al Monte Sinai"; "che è Agar; poiché questa Agar è il monte Sinai in Arabia". Questo era il patto della Legge, che trova il suo vero rappresentante nell'atteggiamento religioso della "Gerusalemme che è ora".

2 L'altro risale alla promessa fatta da Dio ad Abramo. Questo era il patto di promessa, che trova il suo rappresentante nella "Gerusalemme che è di sopra", la metropoli ideale del regno di Cristo, "la Gerusalemme celeste".

2. Nei loro effetti religiosi

1 Il patto della Legge "genera in schiavitù" e risponde alla "Gerusalemme che è in schiavitù con i suoi figli". L'apostolo aveva già descritto questa stessa schiavitù sotto la Legge, sotto i maestri di scuola, sotto gli amministratori e i tutori, sotto gli "elementi del mondo".

2 Il patto della promessa implica la libertà e corrisponde alla "Gerusalemme che è libera, la madre di tutti noi", sia ebrei che gentili

I credenti devono quindi "rimanere saldi nella libertà con la quale Cristo ha liberato il suo popolo".

3. Nella loro futura espansione. Sia Agar che Sara avrebbero avuto una numerosa discendenza, ma Sara avrebbe avuto una famiglia più numerosa, secondo la profezia della Scrittura stessa. La promessa originale - «In te e nella tua posterità saranno benedette tutte le famiglie della terra» - implicava questo fatto pregnante. Ma una voce di Isaia lo espone in una luce impressionante: "Rallegrati, sterile, che non partorisci", cioè Sara, o il patto abramitico; "prorompi e grida, tu che non partorisci, perché la desolata ha molti più figli di lei" Agar "che fanno il bagno al marito" Abramo. Così Sara doveva divenire "la madre delle nazioni". Così Abramo doveva divenire l'erede del mondo, e Giudei e Gentili dovevano entrare nella sua vasta eredità. Versetti 28-31. - Conclusione di tutta la questione. L'apostolo indica un'ulteriore coincidenza tra il tipo e l'antitipo

SOTTOLINEO IL FATTO STORICO. "Chi è nato secondo la carne ha perseguitato chi è nato secondo lo Spirito". Si riferisce alla presa in giro di Isacco da parte di Ismaele. Come figlio maggiore, con diritto di primogenitura, ridicolizzò la festa data in onore di Isacco come erede. Lo spirito della persecuzione era in quella beffa che scaturiva dalla gelosia e dal rancore

II SEGNA IL SUO SIGNIFICATO ALLEGORICO. "Anche così è ora". I persecutori di Paolo erano giudei "nati secondo la carne", poiché pretendevano di ereditare le benedizioni del patto in virtù di ordinanze carnali. Erano abili in tutte le arti della crudele derisione. La Scrittura racconta la vivida storia della persecuzione diretta contro il cristianesimo della prima era dal fanatismo degli ebrei. L'apostolo potrebbe ben dire nel suo primo scritto epistolare riguardo agli ebrei: "I quali uccisero il Signore Gesù e i profeti e ci cacciarono fuori; e non piace a Dio, e sono contrari a tutto 1Tessalonicesi 2:15

III L'EREDITÀ UN POSSESSO ESCLUSIVO. "Ma che dice la Scrittura? Scaccia la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà in alcun modo erede con il figlio della libera". L'apostolo adotta le parole di Sara rivolte ad Abramo; non dando alcun accenno alla vicinanza della distruzione di Gerusalemme e di tutto il suo sistema ecclesiastico, ma sottolineando l'importanza che i Galati si tenessero lontani dal sistema condannato. Come non ci poteva essere un'erede congiunta tra Ismaele e Isacco, così non ci poteva essere fusione o fusione di Legge e vangelo. L'ebraismo non poteva essere combinato con il cristianesimo. Doveva essere completamente scacciato, anche se poi tenacemente manteneva la sua posizione fianco a fianco con il cristianesimo anche all'interno della stessa Chiesa di Dio

IV INFERENZA DA TUTTA QUESTA LEZIONE ALLEGORICA. "Cantici dunque, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di liberi". "Noi, come lo fu Isacco, siamo figli della promessa". Riconosciamo, quindi, la nostra vera posizione con le sue benedette immunità e privilegi. Abbandoniamo la pericolosa compagnia di coloro che sono figli della schiava. La tendenza galata era falsa e malvagia; perché implicava che perdessero ciò che avevano e non ottenessero nulla di meglio al suo posto. Il loro vero atteggiamento era quello della libertà

25 Per questo Agar è il monte Sinai in Arabia. Questa clausola è stata oggetto di molte opinioni contrastanti. La lettura del testo greco è di per sé molto dibattuta, e nelle fonti originali manoscritti, versioni e Padri appare in una grande varietà di forme. Una discussione dettagliata di quest'ultimo punto sarebbe fuori luogo qui; e per le premesse da cui si deve trarre il giudizio critico, si rimanda il lettore ad Alford, e a una nota staccata che il vescovo Lightfoot aggiunge nel suo "Commentario", alla fine di questo quarto capitolo. Deve essere indicato solo il risultato principale. Ci sono due forme di testo, tra le quali si trova la scelta. Uno è quello del Textus Receptus, vale a dire, To gar Agar Sina orov ejstia", poiché la parola Agar è il Monte Sinai in Arabia". Questo è mantenuto da Meyer, Alford, Ellicott e San-day. L'altro, omettendo la parola Agar, suona così: To gar Sina orov ejstia, "Perché il Sinai è una montagna in Arabia". Questo è accettato da Bentley, Lachmann, Tregelles, Tischendorf ultimamente, Bengel, Deuteronomio Wette, Windischmann, Howson e Lightfoot. Per quanto riguarda le autorità originarie, non si ritiene generalmente che esista una grande preponderanza nelle prove per il mantenimento o l'omissione della parola "Agar". La decisione, quindi, dipende principalmente da un confronto delle probabilità interne. A tal fine, dobbiamo ottenere una visione il più chiara possibile del significato delle due letture di cui sopra. Quello del Textus Receptus, To gar Agar Sina orov ejstia, secondo il Crisostomo, così come i critici moderni, significa questo: "Poiché la parola Agar è rappresentata in Arabia il Monte Sinai". Crisostomo osserva: "Agar è la parola per il monte Sinai nella lingua di quel paese; " e ancora: "Quel monte dove fu liberato l'antico patto, ha un nome in comune con la schiava". I critici fanno riferimento a Galati 1:17, "Me ne andai in Arabia". "È difficile", dice Dean Stanley, "Sinai e Palestina", p. 50, resistere al pensiero che anche lui San Paolo possa essere stato sulle rocce del Sinai, e aver udito dalle labbra arabe l'Ha jar, roccia, spesso ripetuto, suggerendo il doppio significato a cui allude il testo". Ma la parola araba per "roccia" è chajar, che differisce da Hajar, la forma araba del nome della schiava, perché ha eheth come lettera iniziale invece di he. Inoltre, gli arabi avrebbero usato la parola solo come un nome comune, "roccia", e non come un nome proprio, il nome della montagna. San Paolo non avrebbe potuto confondere l'uno con l'altro. Non c'è alcuna prova a sostegno dell'affermazione di Crisostomo che gli Arabi chiamarono la montagna Agar; A quanto pare lo pensava solo perché gli sembrava che l'apostolo lo affermasse. Vedi Lightfoot più avanti su questo punto. Inoltre, la frase: "La parola Agar è il monte Sinai in Arabia", non è ciò che San Paolo avrebbe scritto per esprimere questa idea; o, invece di "in Arabia" avrebbe scritto "nella lingua del paese", oppure "perché il monte Sinai si chiama Agar in Arabia". Un'altra obiezione a questa lettura è l'ordine in cui stanno le parole Sina e orov. Altrove dove le parole sono congiunte l'ordine è, come nel Versetto 24, orov Sina. I passaggi sono questi: Esodo 19:18,20 24:2-6 31:18 34:2; Neemia 9:13 ; rov Atti 7:30. L'inversione dell'ordine qui indica che Sina è il soggetto, e o appartiene al predicato; cioè, che Agar deve essere espunto dal testo, e che adottiamo l'altra lettura, To gar Sina orov ejstia, "Poiché il Sinai è una montagna in Arabia", la ben nota terra di Agar e dei suoi discendenti; Genesi 16:7; 21:21; 25:18 vedi gli articoli del signor Peele su "Agar" e "Sur" nel 'Dizionario della Bibbia' L'articolo è preceduto da Sina come se fosse già stato appena menzionato; come se fosse "perché questo Sina è", ecc. Lo scopo della clausola, comunque la si legga, è chiaramente quello di rendere più colorabile l'esposizione allegorica; spiega perché il luogo in cui è stata data la Legge è stato menzionato con le parole "uno, dal Monte Sinai", una specificazione locale del tutto estranea al modo usuale dell'apostolo nel riferirsi all'antico patto, e a cui ricorreva qui solo per questo particolare scopo. E risponde alla Gerusalemme che ora è sustoicei dem e sta nella stessa classe letteralmente, nella stessa colonna con la Gerusalemme che è ora. L'uso del verbo sustoicein il lettore troverà ampiamente illustrato nel "Lexicon" di Liddell e Scott. Nel linguaggio militare della Grecia, illustrato da Polibio, oiJ sustoicountev erano coloro che stavano nella stessa fila o colonna, uno dietro l'altro come oiJ suzugountev erano quelli che stavano fianco a fianco nella stessa fila. Quindi, come se fossero tabulate su una tavola, le idee appartenenti alla stessa classe, sia tipi che antitipi, erano concepite come se fossero poste in una linea verticale in colonna, e quindi erano chiamate sustoicountev: mentre le idee appartenenti a una classe contrapposte alle prime, sia i tipi che gli antitipi, erano concepiti come posti orizzontalmente opposti ai primi in un'altra colonna; le due serie di idee contrastanti sono ajntistoica l'una all'altra. Così, nel caso presente, abbiamo due colonne:

Agar, schiava; Sarah, donna libera

Ismaele, bambino schiavo; --Credenti, bambini liberi

Patto dal Sinai; --Promessa

Gerusalemme che è ora; ecc.--Gerusalemme che è lassù; and so on

Confronta la nota di Erasmo nella "Sinossi" di Peele. Non è improbabile, come osserva il vescovo Lightfoot, che San Paolo stia alludendo a qualche modo di rappresentazione comune con gli insegnanti ebrei impiegati per esibire allegorie simili vedi la nota di Bengel sopra citata. Possiamo quindi concludere che il soggetto del verbo sustoicei, qualunque esso sia, è considerato dall'apostolo come appartenente alla stessa categoria della Gerusalemme ora esistente, specialmente per il particolare rispetto su cui egli insiste attualmente; vale a dire, come caratterizzato dalla schiavitù. Perché questo è il punto principale di tutta questa illustrazione allegorica; che l'ebraismo è schiavitù e lo stato cristiano libertà. Non è chiaro se il soggetto di questo verbo, "sta nella stessa colonna con", sia "il patto dal monte Sinai", o "Agar", o "Sinai". Se uno dei due è il primo, allora la prima proposizione di questo versetto è una parentesi. La costruzione procede nel modo più fluido adottando la terza visione, che prende come soggetto il "Sinai". Il Sinai, che diede il patto che è rappresentato da Agar, "sta nella stessa colonna" con "la Gerusalemme che è ora"; poiché il Sinai è il punto di partenza del patto che ha ora la sua dimora centrale a Gerusalemme; la gente che c'era ora è qui; e la condizione di schiavitù in cui il patto del Sinai li portò li segna ora a Gerusalemme. Ed è in schiavitù con i suoi figli douleuei gar Receptus, douleuei de metaknwn aujthv; perché è schiava dei suoi figli. La lettura gar è sostituita da de dagli editori con il consenso generale. Che il soggetto del verbo "è in schiavitù" sia "la Gerusalemme che è ora", è evidente dalla frase contrastata che segue: "ma la Gerusalemme che è di sopra è libera". "Con i suoi figli", ripetutamente il nostro Signore raggruppò Gerusalemme con" i suoi figli Matteo 23:37; Luca 13:35; 19:44 avendo, tuttavia, in vista la città stessa con i suoi abitanti; mentre San Paolo probabilmente considera Gerusalemme più in idea, come rappresentante del giudaismo nella sua manifestazione centrale; "i suoi figli" erano di conseguenza coloro che vivevano sotto la Legge. L'apostolo qui presume che questa Gerusalemme mistica con i suoi figli fosse in schiavitù, rendendo il fatto un motivo per identificarla con Agar. Che le cose stessero così, San Paolo lo sapeva, sia per la sua esperienza personale che per l'osservazione degli altri. La vita religiosa dell'ebraismo consisteva in un'obbedienza servile a una lettera di legge del cerimonialismo, interpretata dai rabbini con un'infinità di regole che spaccavano il capello in due, la cui esatta osservanza era legata alla coscienza dei suoi devoti come all'essenza della vera pietà. L'apostolo probabilmente tenne conto anche dello spirito servile che caratterizzava in larga misura l'insegnamento religioso dei dottori dominanti del Giudaismo; la loro schiavitù, cioè non solo alla lettera della Legge, ma anche alle tradizioni degli uomini; quello spirito che coloro che ascoltavano l'insegnamento del Signore Gesù sentivano essere così fortemente contrastato dal suo modo di concepire e presentare la verità religiosa. "Egli insegnava come uno che ha autorità, e non come gli scribi". Ma il punto principale ora contemplato dall'apostolo era la schiavitù del cerimoniale

26 Ma la Gerusalemme che è in alto è libera hJ dem ejleuqera ejstin; ma la Gerusalemme che è in alto è libera. La Gerusalemme mistica in cui regna Cristo, il Figlio di Davide, che è alla destra di Dio. Per la parola "di lassù", anw, comp. nw Colossesi 3:1,2, "Cercate le cose di lassù ta a dove è Cristo, assiso alla destra di Dio: rivolgete la mente alle cose di lassù; la tua vita è nascosta con Cristo in Dio; " e teuma Filippesi 3:20, "La nostra cittadinanza poli è nei cieli." Questo è identico alla "Gerusalemme celeste" Ebrei 12:22, che, in contrasto con il "monte che poteva essere toccato e che ardeva nel fuoco", il Sinai con i suoi terrori che schiacciano l'anima, sembra associato al sangue pacificatore di Gesù, e alla comunione con tutto ciò che è più santo e glorioso. L'identità essenziale del contrasto nei due passaggi, che si illustrano a vicenda, rivela un'origine comune in una stessa mente. La Gerusalemme superna non è principalmente in contrasto con la Gerusalemme "che ora è", in termini di tempo: essa non è solo il futuro, anche se nel futuro deve essere manifestato: la città santa, la Nuova Gerusalemme, che scende come scrive San Giovanni da Dio dal cielo; Apocalisse 21:2 ma lei è lì ora, con Dio. Sarebbe in armonia con la rappresentazione di San Paolo supporre che egli concepisca che lei sia stata lì con Dio in cielo fin dall'antichità, essendo i suoi cittadini sulla terra i veri servi di Dio in tutte le epoche. Nelle epoche passate, tuttavia, era relativamente sterile; era necessario che l'intronizzazione del Dio-Uomo, "il Mediatore della nuova alleanza", Ebrei 12:24 sul "santo colle di Sion di Dio", avesse luogo prima che essa potesse diventare la madre prolifica qui mostrataci. I commentatori si riferiscono a speculazioni rabbiniche relative a una Gerusalemme che era stata concepita come esistente in cielo, come illustrato dalla "Dissertatio de Hierosol" di Schottgen. Caelesti' 'Hor. Hebr.,' vol. 1. diss. 5., e anche da Wetstein sia qui che in Apocalisse 21. Sarebbe interessante se potessimo determinare quando queste speculazioni rabbiniche sorsero per la prima volta, e fino a che punto si possa giudicare probabile che esse o qualche forma precedente di esse da cui queste scaturirono abbiano suggerito qualcosa a San Paolo per la forma in cui ha rivestito la sua concezione di questa idea; Potrebbe esserci stato qualcosa del genere. Nel frattempo, non possiamo non essere colpiti dal carattere puramente ideale e spirituale in cui l'apostolo mostra qui la sua concezione di esso; anche se qualcosa come una manifestazione terrena nel futuro sembra indicato in Romani 8:21. "È libero", la controparte di Sara, come menzionato in Versetti. 22, 23. Che questa Gerusalemme sia libera, l'apostolo ritiene inutile dirlo; ella per la sua stessa coscienza è la vera dimora e il seno dell'amore di Dio, avendo la sua stessa esistenza, così come il suo potere esteriore, nel suo Spirito pervadente e attuatore. Schiavitù, costrizione, non ci possono essere, perché tutte le volizioni sono lì armonizzate, assorbite, dallo Spirito d'amore che unisce i suoi elementi componenti sia tra loro che con Dio. Che è la madre di tutti noi htiv ejstithr hJmwn Receptus, pantwn hJmwn che è nostra madre. Anche qui, come nel Versetto 24, htiv significa "la quale, essendo tale com'è , è nostra madre". Guardiamo la Gerusalemme che è lassù, e nella sua libertà principesca riconosciamo ciò che siamo noi, suoi figli. Il pantwn, che il Textus Receptus ha prima di hJmwn, e che è per il consenso generale dei critici respinto, si suppone con molta probabilità che sia entrato nel testo dal ricordo del copista della frase simile, Romani 4:16,17, jAbraa ov ejsti pathntwn hJmwn. Ma la pantwn, che lì appartiene al pensiero essenziale del contesto in cui Dio aveva fatto Abramo "padre di molte nazioni", non è necessaria qui, dove l'apostolo si preoccupa principalmente della libertà che caratterizza la famiglia della promessa. Se le prove documentali dimostrassero che è autentico, troverebbe la sua giustificazione nella nozione della fecondità che ora finalmente, come mostra attualmente l'apostolo, è data alla Gerusalemme celeste

27 Poiché è scritto gegraptai gar. I punti indicati nella sezione di Isaia 54. a cui si riferisce la citazione che è fatta del primo versetto, e che ampiamente realizzano ciò che l'apostolo ha affermato e sottinteso, sono questi: che doveva apparire una nuova economia; che per mezzo di questa economia fosse chiamata all'esistenza una moltitudine di servi di Dio; che questa moltitudine superasse di gran lunga in numero quelle chiamate all'esistenza fino ad ora; che questa economia, sebbene si fosse manifestata di recente, esisteva prima, ma relativamente infelice con la prole; che doveva essere conosciuta come un'economia del perdono, dell'adozione dell'amore, che implicava un principio di vita spirituale e di obbedienza spontanea, non più costretta e servile. Non dobbiamo esitare ad affermare che gli ultimi aspetti della nuova economia erano, secondo l'apostolo, inclusi nella predizione a cui egli intende riferirsi, anche se non contenuti in quelle parole del profeta che egli ha espressamente citato. Perché è una delle caratteristiche del metodo di un insegnante di religione ebreo di citare la Scrittura, notata dal dotto dottor Biesenthal, egli stesso ebreo, nel suo "Commentario alla Epistola agli Ebrei" Einleitung, p. 54, che egli è solito omettere nella sua citazione esplicita più o meno del passaggio a cui si fa riferimento, lasciando al suo ascoltatore o lettore il compito di fornire le parti omesse dalla sua propria conoscenza, anche quando questi sono più materiali per l'argomento; come ad esempio in Ebrei 6:13,14, il "giuramento", completamente registrato in Genesi 22:16, non è di per sé contenuto nella citazione fatta dallo scrittore. Possiamo quindi supporre che i punti sopra menzionati fossero quelli che l'apostolo considerava contenuti nel passo a cui si riferisce, perché sono contenuti nella sezione di cui le parole citate sono parte integrante. Qualunque cosa si possa pensare dell'applicabilità, in una certa misura, del linguaggio del profeta nella sezione a cui si allude, al caso di Israele restaurato dalla cattività babilonese, tuttavia che una tale applicazione non fornisca alcuna spiegazione completa del suo significato, è chiaro dalla circostanza che questa profezia giubilante segue immediatamente la delineazione delle sofferenze di Cristo nel capitolo precedente, una delineazione che si è conclusa con l'accenno dei risultati che dovrebbe seguire nel trionfo sulle potenti potenze che si oppongono al Sofferente, e nell'opera di giustificazione che egli avrebbe compiuto su "molti" Isaia 51:10-12 Che la sezione sia stata intesa da nostro Signore come riferita alla nuova economia che egli stesso stava per introdurre, è evidenziato dal fatto che cita le parole: "Tutti i tuoi figli saranno ammaestrati dal Signore" ver 13, come indicante l'illuminazione spirituale che al tempo si dovrebbe riferire caratterizzare il popolo di Dio universalmente, così universalmente che nessuno sarebbe annoverato tra il vero popolo di Dio, cioè tra i discepoli di suo Figlio, che non avevano "udito dal Padre" Giovanni 6:45 Abbiamo, quindi, in questa sezione di Isaia un distintamente predittivo la descrizione di una condizione di benessere spirituale che doveva risultare dalla mediazione di Cristo; cioè, dell'illuminazione, della pace e del senso gioioso dell'amore di Dio che allora dovrebbe essere "l'eredità dei servi del Signore". Questo, interpretato nell'immaginario dell'apostolo, che si collega a quello delle parole che egli cita espressamente, è la grande moltiplicazione dei figli della donna libera, che genera la sua progenie in uno stato di libertà e di adozione nella famiglia del grande Padre. La traduzione greca del passo data dall'apostolo è identica a quella del testo vaticano della Settanta. Il testo alessandrino varia solo nell'aggiungere kairpou, "e rallegrati", alla parola bohson, "piangere", apparentemente per spiegare che tipo di grido fosse inteso. Rallegrati, sterile che non sopporti eujfranqhti steira hJ ouj tiktousa. La Versione Autorizzata così come la Versione Riveduta rendono qui il Greco; ma nel passaggio originale di Isaia il primo rende "che non portava", l'ebraico ha il preterito indicativo; E allo stesso modo, il "non travaglio" nella frase successiva qui è "non ha partorito" lì. I participi, tiktousa e wjdinousa, possono essere classificati con tuflopw in Giovanni 9:25, esprimendo lo stato normale come finora noto, anche se solo ora soggetto a un cambiamento. Prorompi e grida, tu che non sei in travaglio rJhxon kaihson hJ ounousa scoppiare e gridare, tu che non sei in travaglio. Ma l'ebraico ha "prorompi in cantando" invece di "prorompi e grida"; e così Isaia 49:13 ; la parola per "cantare" denota grida di gioia inarticolate, come in Salmi 30:5, e spesso. La parola ebraica per "prorompere" sembra significare "gridare di gioia come in mou Isaia 12:6, ecc. Poiché la desolata ha molti più figli di colei che ha un marito oti polla takna thv ejrh mallon h thv ejcoushv ton andra; poiché i figli della desolata sono più numerosi di quelli di colei che ha marito. La parola "desolato" rappresenta lo stesso participio ebraico inousa, 2Samuele 13:20, dove la Settanta ha creduto vedova. Indica nel caso presente la condizione solitaria e infelice di una donna "abbandonata dal marito" comp. Isaia 54:6 D'altra parte, le parole, thv ejcoushv ton andra, rendono l'unica parola ebraica be'ulah, il participio passivo del verbo ba'al, coabitare con. Confronta l'uso di questo verbo in Deuteronomio 24. Io "l'ho sposata", Versione Autorizzata; sunoikhsh aujth, Septuaginta; Deuteronomio 21:13, "e sii suo marito". Le parole, quindi, denotano colei che aveva suo marito che viveva con lei come tale; "hath", come Giovanni 4:18 ; e 1Corinzi 5:1; 7:2. "Il marito" è concepito come appartenente sia a lei che di diritto al "desolato". Forse ton a può essere reso "suo marito". Secondo il profeta, la "donna che aveva suo marito" era l'Israele visibile, che possedeva il tempio e gli altri segni della dimora del Signore in mezzo a lei; il "desolato" era l'Israele spirituale o ideale che si sarebbe manifestato in futuro; per il momento fuori dalla vista e apparentemente in sospeso; ma in seguito fu vivificato in fertilità dalla dimora del Signore poiché egli nella visione del profeta, Versetto 5, è il Marito, rivelato nella sua prima sofferenza, poi Servo glorificato, come raffigurato nella precedente profezia. Cantici esattamente queste due immagini corrispondono con "la Gerusalemme che è ora" e "la Gerusalemme che è lassù", dell'immaginario dell'apostolo, che il suo uso delle parole del profeta non è chiaramente un mero accomodamento al suo proposito di linguaggio che era in realtà estraneo al soggetto, ma è la citazione di un passaggio da lui considerato come strettamente predittivo, e quindi probante della verità della sua rappresentazione. Il punto di vista di questa profezia di Isaia che si trova in Clemente Romano, Ep. it., 'Ad Corinthians', §2, e in Giustino Martire, 'Apol.', p. 88, che la considera come riferita alla Chiesa Gentile in contrasto con quella ebraica, è chiaramente un'idea errata del suo significato: la madre gioiosa del profeta, così come la Gerusalemme superna dell'apostolo, non conosce alcuna distinzione nella sua progenie credente, tra Giudeo e Gentile, comprendente entrambi allo stesso modo

28 Ora noi, fratelli, come lo fu Isacco, siamo i figli della promessa hJmeiv de, ajdelfoi kataav tekna ejsmen o, uJmeiv de ... ejste; ora noi o, ora, voi, fratelli, dopo il marinaio di Isacco, siamo figli della promessa. Nel testo greco è incerto se dovremmo leggere hJmeiv ... ejsmen o uJmeiv.., ejste, "noi siamo" o "voi siete". L'unica differenza è che "voi siete" porterebbe più direttamente all'attenzione dei Galati la conclusione, che "noi siamo" esprimerebbe in una forma più generale. "Alla maniera di Isacco"; kata come in Efesini 4:24, ton kata Qeonta: 1Pietro 1:15, Kata tosanta: Lamentazioni 1:12, Septuaginta, Algov kata to algov mou. L'apostolo considera Isacco come il modo in cui fu portato all'esistenza, il tipo a cui i figli della mistica donna libera sarebbero stati nei secoli successivi per essere assimilati. In entrambi i casi i figli sono nati o generati attraverso una promessa che Dio ha fatto con la sua grazia gratuita e che, accettando la fede, è appropriata e resa effettiva. Così nacque Isacco, vedi Versetto 23 e. Romani 9:8,9 I figli della Gerusalemme superna sono generati attraverso il vangelo, che in effetti è una promessa di adozione attraverso Cristo per essere figli di Dio offerta a tutti coloro che l'accetteranno. Ovviamente i casi differiscono in questo: che in uno è stata la fede dei genitori a rendere effettiva la promessa; nell'altra, la fede di coloro che, in conseguenza della fede, diventano bambini. Ma nondimeno è vero che il risultato è dovuto a un annuncio che procede dalla grazia gratuita di Dio: "Non dalle opere, ma da colui che chiama" Romani 9:7-13 ; comp. Giovanni 1:12,13; 1Corinzi 4:15; Giacomo 1:18 1Pietro 1:23 La "promessa" non è il genitore dei figli; questo, nell'immagine ora presente alla mente dell'apostolo, è nel caso antitipico la mistica Donna Libera. Il genitivo "di promessa" è un genitivo di qualificazione, che qui indica i mezzi attraverso i quali i figli sono generati. Confrontate un uso in qualche modo altrettanto libero del genitivo in Romani 9:8, "Non i figli della carne..., ma i figli della promessa". Il caso dei bambini battezzati non è secondo il punto di vista dell'apostolo

29 Ma come allora colui che era nato dopo la carne perseguitò colui che era nato secondo lo Spirito ajll wsper tote oJ katarka gennhqeiwke ton kata Pneuma. Per l'espressione "dopo" o "secondo lo Spirito", vedi nota a Versetto 23. Si deve ammettere che l'apostolo sforza un po' l'espressione nell'applicarla al caso di Isacco; ma lo fa allo scopo di mostrare il modo della sua nascita come omogeneo con quello dei suoi antitipi; poiché questi sono coloro di cui è più caratteristicamente vero; poiché essi sono generati per mezzo dell'intervento dello Spirito, nel regno dello Spirito, per essere perfezionati dallo Spirito fino all'ultimo. L'imperfetto ejdiwke, era persecutorio, indica la scena presentata alla nostra vista in Genesi 21:9, in mezzo alla quale interviene l'ingiunzione "Scaccia", ecc.; o forse l'apostolo considera ciò che accadde allora come uno tra gli altri incidenti che mostrano la stessa animosità da parte di Ismaele. Non possiamo dubitare che San Paolo indichi la parola "beffardo", che ricorre nel passaggio a cui si fa riferimento. Atti della festa tenuta in onore dello svezzamento di Isacco: "Sara vide il figlio di Agar l'Egiziana, che ella aveva partorito ad Abramo, farsi beffe". Lo stesso verbo ebraico è usato per insultare e mancare di rispetto in Genesi 39:14, "Egli ci ha portato un ebreo per schernirci; " così di nuovo Versetto 17. La Settanta, come la conosciamo oggi, invece di "deridere", ha paizonta meta jIsaak tou uiJou aujthv, "a giocare con Isacco suo figlio"; il che non indicherebbe alcuna scortesia da parte di Ismaele, ma suggerirebbe l'idea che il risentimento di Sara fosse semplicemente un movimento di gelosia, suscitato dal vedere Ismaele assumere una posizione di uguaglianza con un suo figlio. Ma l'apostolo non tiene conto di questa interpretazione, se davvero le parole "con Isacco suoi figli" erano già state interpolate nel brano. Poiché queste parole non sono in ebraico, i participi privi di tale aggiunta esplicativa, non riuscirebbero da soli ad esprimere questa idea. È ulteriormente reso improbabile dalla disparità di età tra i due ragazzi; perché Isacco, appena svezzato, avrebbe avuto solo due o tre anni, mentre Ismaele ne avrebbe sedici o diciassette. È molto più probabile che Ismaele, giunto a questi anni, abbia partecipato ai sentimenti di gelosia e di delusione di Agar per il fatto che questo bambino fosse venuto a sostituirlo nella posizione che, se non fosse stato per questo, avrebbe potuto occupare in famiglia; e che, in occasione di questa "grande festa", con la quale la coppia anziana celebrava la loro pia gioia sempre questo "figlio della promessa", oltre a segnalare in modo molto marcato la sua particolare posizione di erede di Abramo, il primogenito si abbandonò al ridicolo malizioso e molto probabilmente profano delle circostanze in cui era nato Isacco. I sentimenti di Agar verso la sua padrona erano stati anticamente quelli dell'insubordinazione dei parvenu: Genesi 16:4 Che sia la madre che il figlio fossero molto in torto è evidenziato dalla sanzione che il Cielo accordò alla punizione con cui furono visitati. I critici vedi Wetstein citano il seguente passaggio dal trattato rabbinico, 'Bereshith rabb.,' 53, 15. "Rabbi Asaria disse: Ismaele disse a Isacco: 'Andiamo a vedere la nostra parte nel campo; ' e Ismaele prese arco e frecce, e sparò a Isacco, e finse che stesse facendo uno scherzo". Il punto di vista di San Paolo, quindi, sull'importanza del participio ebraico reso "beffardo" è corroborato dall'interpretazione rabbinica della parola, una considerazione che in tal caso è di non poco peso. La parola particolare, "perseguitato", con cui l'apostolo descrive il comportamento di Ismaele verso il suo fratellastro, era, senza dubbio, come l'espressione "nato secondo lo Spirito", suggerita dal caso antitipico a cui egli la sta paragonando. Ma le caratteristiche che giustificavano la sua applicazione a Ismaele, considerate tipiche, erano queste: gelosia dispettosa; disprezzo della volontà di Dio; antipatia per colui che è stato scelto da Dio per essere seme di Abramo; abuso di potere superiore. Anche così è ora outw kai nun; Anche così fa ora. La frase completa rappresentata da questa ellittica è: "Così anche ora chi è nato secondo la carne perseguita chi è nato secondo lo Spirito". Questo era un fatto con cui l'esperienza dell'apostolo era fin troppo familiare. Nella stessa Asia Minore, come attestano abbondantemente gli Atti, di città in città era stato perseguitato dall'animosità dei "figli di Agar". Senza dubbio qualcosa di ciò era stato testimoniato anche nelle città della Galazia, di cui non abbiamo altrettanto pieni particolari; anche lì, possiamo credere, i convertiti di San Paolo avevano dovuto notare l'orrore con cui il loro padrone era considerato dai seguaci della vecchia religione; ed era naturale che ciò tendesse a diminuire la sua presa sulle loro menti; perché gli Ebrei non erano forse l'antico Israele di Dio, i depositari delle sue rivelazioni? Inoltre, l'ostilità che lo tormentava si sarebbe anche abbattuta più o meno su di loro come suoi discepoli vedi Gerusalemme che è sopra; ecc.6:12, e nota. Tutto ciò potrebbe rendere alcuni di loro più pronti ad ascoltare le suggestioni giudaizzanti. In questo versetto, quindi, San Paolo non sta semplicemente esalando un dolore tutto suo, ma sta fortificando i credenti della Galazia contro una tentazione che li assale

30 Ma che dice la Scrittura? ajlla legei hJ grafh. "Tuttavia": l'uomo agisce così; ma, quale stoffa Dio dice riguardo alla questione? La domanda simile in Romani 11:4, "Ma che cosa dice la risposta di Dio oJ crhmatismov a lui?" favorisce la credenza che per "la Scrittura" l'apostolo non intenda la Scrittura in generale come, ad esempio, Giovanni 10:35 ma il particolare "passaggio della Scrittura" a cui si riferisce. Confronta Giovanni 19:37; Atti 1:16 L'animazione del suo tono è quella dell'affermazione trionfante della volontà dell'Onnipotente come risposta che tutto soffre a tutte le obiezioni e a tutti gli scoraggiamenti. Poiché "la Scrittura" equivale a "l'espressione di Dio"; non semplicemente come si trova in un volume ispirato, ma a causa delle circostanze che accompagnano la pronuncia delle parole comp. Romani 9:17; Galati 3:8 Esse furono pronunciate da Sara, ma non essendo parole di una donna semplicemente gelosa e petulante, ma di una matrona giustamente indignata, la cui giusta, anche se severa, richiesta fu imposta al riluttante Abramo per espresso comando di Dio stesso. Il fatto storico stesso, così come è stato registrato, era singolarmente notevole, trovandosi in una posizione che lo indicava come particolarmente significativo: che fosse realmente un tipo, profetico di un certo futuro procedimento spirituale, è accertato per noi dall'esposizione dell'apostolo. Scaccia la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della donna libera ekbale thskhn kai ton ui Giona aujthv ouj, gar mhsh o, klhronomhsei oJ uiJoskhv metarav scaccia la serva e suo figlio, perché il figlio della schiava non erediterà con il figlio della donna libera. La Settanta ha "Scacciato questa serva tauta e suo figlio; poiché il figlio di questa ancella tauthv non erediterà con mio figlio Isacco meta tou uiJou mou jIsaak; " la citazione dell'apostolo è letteralmente esatta, tranne per il fatto che non ha le parole tauthn e tauthv che non sono in ebraico, e sostituisce "il figlio della donna libera" con "mio figlio Isacco". Il suo scopo in questi "cambiamenti, che non intaccano minimamente la sostanza, è di contrassegnare l'espressione più distintamente come la voce di Dio, parlando delle parti interessate, non come fece Sara, essendo una di loro, ma come supremo Sovrano e Giudice: poiché il Signore ha adottato la sua decisione per la sua. Per quanto riguarda l'esclusione di Ismaele dall'eredità, l'esempio di Iefte, Giudici 11:1,2 escluso in termini in qualche modo simili dai figli legittimi di suo padre "Non erediterai nella casa di nostro padre; perché il figlio di una prostituta sei tu", non si applica. Agar non era una "meretrice", ma si trovava rispetto a Sara nella stessa posizione di Bila e Zilpa nei confronti di Rachele e Lia. Non possiamo dubitare che la discriminazione fatta tra i due figli, qualunque fosse il carattere dei sentimenti di Sara in materia, deve essere attribuita alla sovrana nomina di Dio, vedi Romani 9:7,11 In questa terribile sentenza, con la quale Agar e Ismaele furono spinti oltre la più speciale tutela e benedizione di Dio, l'apostolo ode la voce di Dio che invita ad allontanare dal suo patto tutti coloro che non credevano nel vangelo, cioè tutti, cioè, coloro che mettevano da parte le assicurazioni di Dio sul suo amore immeritato per tutti coloro che credevano in Gesù. Dovrebbe sembrare che sia stato principalmente allo scopo di introdurre questa denuncia che l'apostolo si è preso la briga di tracciare il significato allegorico del racconto. L'apostolo non sta ora pensando all'escissione nazionale degli ebrei; Egli contempla non le nazionalità, ma le abitudini mentali: da una parte la legalità servile e dall'altra la fede che accetta un dono gratuito della grazia. È a loro estremo pericolo, egli in effetti dice ai Galati, che abbandonano questi ultimi per unirsi ai primi: Dio ha mostrato che così facendo perderanno completamente l'eredità

31 Nel testo greco di questo versetto, preso in connessione con il primo del capitolo successivo, c'è una grande diversità di letture. Di seguito sono riportate le forme in cui viene presentato dai principali editori:

1 Textus Receptus:

Ara ajdelfoi oujk ejsmeskhv tekna ajllarav. Th ejleuqeria oun h Cristorwse, sthkete kai mhlin zugw douleiav ejneceqe

2 L. T. Tr., Meyer, Revisori, W. e H.: qerav. Th ejleuqeria hJmav Cristorwse, sthkete oun kai mh k.t.l

3 Ellicott: Dio, ajdelfoi oujk ejsmeskhv tekna ajllarav. Th ejleuqeria h hJmav Cristorwse sthkete oun kai k.t.l

4 Lightfoot: Dio ajdelfoi oujk ejsmeskhv tekna ajllarav th ejleuqeria h hJmav Cristorwse sthkete oun kai k.t.l

Le seguenti sono le probabili traduzioni di queste diverse forme del testo:

1 "Perciò, fratelli, noi non siamo figli di una serva, ma figli della donna libera: state dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati; e non siate più presi sotto il giogo della schiavitù".

2 "Perciò, fratelli, noi non siamo figli di una serva, ma figli di una donna libera: Cristo ci ha liberati con la libertà; Resta saldo, allora", eccetera

3 "Perciò, fratelli, noi non siamo figli di una serva, ma figli di una donna libera; nella libertà con cui Cristo ci ha liberati state saldi, dunque, e", ecc

4 "Perciò, fratelli, noi non siamo figli di una serva, ma figli della donna libera, cioè 'in virtù di' la libertà o, 'figli di colei che è libera con quella dora libera' con cui Cristo ci ha liberati; Resta saldo, allora, e", ecc. Da quanto precede si vedrà che sembra esserci un accordo generale tra i recenti editori del testo greco su tre punti:

1 Tutti sostituiscono Dione ad Ara, un'alterazione che non fa alcuna differenza nel senso;

2 Essi espongono l'oun dopo l'ejleuqeria;

3 inseriscono oun dopo sthkete

Le forme 3 e 4 sono identiche tranne che per la punteggiatura. La costruzione dell'ejleuqeria dativa con sthkete nelle forme 1 e 3 è difficile, e non è stata ancora spiegata in modo del tutto soddisfacente. Ci manca la preposizione ejn, per esprimere l'idea di immanenza che è evidentemente intesa, e per esprimere quale ejn si trova altrove presente; come 1Corinzi 16:13; Filippesi 1:27; 4:1; 1Tessalonicesi 3:8. La disposizione data nella forma 3 è, inoltre, molto imbarazzata dal "allora" che si trova così in alto nella frase: questa particella segna, come fa, un'inferenza dalla frase del versetto precedente. Il punto più lontano nella frase addotta da Winer 'Gram. N. T.,' §61 è la quarta parola, in 1Corinzi 8:4. La quarta forma presenta di gran lunga la costruzione più semplice. Sembra strano, tuttavia, se questo era il testo originale, che sia stato modificato in forme molto più difficili da interpretare. Nella seconda forma, la clausola, "Cristo ci ha liberati con libertà", sembra formulata in modo un po' strano; Ma questa iterazione dell'idea di libertà, che segna l'ansiosa insistenza dell'Apostolo su di essa, può aver indotto i copisti a sospettare un errore di trascrizione, e quindi li hanno spinti a cercare di migliorare, come pensavano, il testo che avevano davanti. La stessa ansiosa insistenza su un'idea porta l'apostolo a un'introduzione in qualche modo simile di una frase che è quasi una parentesi, in Efesini 2:5 : "Per grazia siete stati salvati". Si noterà che le variazioni nel testo sopra notato non fanno la minima differenza nei contenuti principali del pensiero. Gli stessi fattori di pensiero sono presenti in tutti. Le ulteriori osservazioni che verranno ora fatte assumeranno come base la seconda forma del testo. Perciò, fratelli, noi non siamo figli di una serva, ma figli di una donna libera. Questo, dio Receptus, ara raccoglie il risultato di tutta la precedente esposizione allegorica, non quello della sua parte conclusiva soltanto, come base per l'osservazione pratica. "Non siamo figli di un'ancella", cioè, "non è una schiava quella che è nostra madre". L'articolo manca prima di paidiskhv, non perché l'apostolo stia pensando, come alcuni immaginano, che ci siano altre ancelle oltre al mosaismo, come, per esempio, il cerimoniale pagano; poiché il contesto indica una sola schiava che può rispondere ad Agar; ma perché, per contrasto, desidera fissare l'attenzione sul carattere di colei che è nostra madre. Quindi anche non c'è hJmeiv o uJmeiv, come nel Versetto 28. "Ma figli della donna libera", o "di colei che è libera", non definendo quale individuo sia nostra madre, ma chi sia nostra madre viene ora assunto come noto, segnando quale sia la sua condizione. Con la libertà Cristo ci ha liberati th ejleuqeria hJmav Cristorwse. "Questa clausola giustifica e spiega la parola "donna libera". Nostra madre è una donna libera, perché tutti i suoi figli sono stati emancipati da Cristo; e la natura della sua libertà è parimenti definita dalla natura del suo lavoro. Questo senso è più direttamente affermato nella quarta forma del testo greco: "figli della donna libera per la libertà con cui Cristo ci ha liberati", ma in realtà è contenuto nella seconda. L'opera di emancipazione di Cristo fu duplice: egli, con la sua espiazione, effettuò la nostra liberazione dalla colpa, e alla maniera del suo Galati 3:13 separò il suo popolo dalla Legge cerimoniale. Il primo aspetto del suo lavoro è essenziale per l'effetto benefico del secondo. La chiara consapevolezza del fatto che egli ha effettuato la nostra perfetta riconciliazione con Dio taglia via dalle sue radici anche ogni desiderio, che noi stessi dovremmo sforzarci, o di renderci o di mantenerci accettabili a Dio mediante l'obbedienza a una Legge di ordinanze positive; mentre dobbiamo anche vedere che, in quanto connessi con un Crocifisso, è impossibile che possiamo essere in armonia con il rituale mosaico. Il desiderio di giudaizzare non può coesistere con la vera fede nel nostro Redentore crocifisso. Affermando che Cristo ci ha liberati, l'apostolo indica non solo la nostra liberazione dall'obbligo reale o immaginario di obbedire alla Legge di Mosè, ma anche la nostra "gioia in Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale abbiamo ricevuto la riconciliazione" Romani 5:11 State dunque saldi. Secondo questa lettura, lo sthkete da solo riceve il suo colore di riferimento dal contesto. Socomai 2Tessalonicesi 2:15. Qui significa l'attenersi fermamente a una certezza di tutto cuore che in Cristo Gesù la nostra libertà è completa. E non fatevi più stringere sotto un giogo di schiavitù. Il verbo ejne è usato letteralmente per indicare l'essere catturato e trattenuto da una trappola per uomini; anche in senso figurato per indicare l'essere impigliato in perplessità ajporihsin, Erode, 1:190, in una maledizione, o in colpa, o in un dicta arbitrario di un insegnante vedi Liddell e Scott. La condizione di uno schiavo è descritta con la parola "giogo", 1Timoteo 6:1, Osoi eijsin uJpo zugon douloi, "Tutti quelli che sono schiavi sotto il giogo". E fu probabilmente con questa particolare sfumatura di significato che San Pietro usò il termine alla conferenza di Gerusalemme riguardo alla legge cerimoniale Atti 15:10 - "un giogo che né noi né i nostri padri abbiamo avuto la forza di portare", riferendosi ad esso, possiamo supporre, come schiavitù, non semplicemente perché l'obbedienza ad essa era difficile, ma come se si fosse osservati da un'ansia legalistica di approvare se stessi per l'accettazione divina o per sfuggire al dispiacere divino. Questa visione del passaggio spiega come l'apostolo fu in grado di usare la parola "di nuovo" di questi convertiti della Galazia. Essi erano stati una volta sotto il giogo di una "cattiva coscienza", ma Cristo era venuto anche da loro, che erano "lontani" nella colpa dei Gentili, predicando la pace, come era venuto a coloro che erano "vicini" nel patto israelita Efesini 2:17. Ma se non potevano avere "pace" e "accesso al Padre" se non attraverso la conformità con l'eeremonialismo mosaico, allora la loro "libertà" fu perduta; Essi sprofondarono di nuovo nel loro precedente stato di schiavitù. Ma si veda anche la nota sul Versetto 9. Questa esortazione a "stare saldi" presuppone che essi non fossero ancora caduti, ma che fossero solo in pericolo di esserlo.

Illustratore biblico:

Galati 4

1 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:1-2

Ora dico questo, che l'erede, finché è un bambino, non differisce nulla da un servo.

Leggere la vita: - Non c'è nulla di definitivo nel carattere di questo mondo. Ma tutto tradisce l'infanzia. Tutto è in uno stato di preparazione. Ci muoviamo su e giù tra le riflessioni del futuro. Certamente il mondo materiale non ha raggiunto la sua destinazione. L'aria che respiriamo, il cielo che guardiamo, il suolo che calpestiamo, devono solo andare a creare un "nuovo cielo e una nuova terra". E il governo divino, che è ora, serve principalmente ad illustrare il governo che deve venire. Ora abbiamo le chiese; ma sono solo per prepararci a uno stato in cui non ci sarà alcuna chiesa, perché ogni luogo sarà santo. Questo mondo, dunque, è una grande scuola di formazione, dove siamo collocati per un po' di tempo, per imparare a compiere i doveri di quel grande servizio per il quale siamo stati destinati e creati. La formazione consiste in tre cose: l'istruzione, che è l'impartire conoscenze e dare nuove idee; l'educazione, che è l'estrarre e dirigere le forze della mente e del cuore; e la disciplina morale, che è il carattere che modella e la formazione delle buone abitudini. Questo è proprio ciò che è la vita.

(I.) Siamo qui per ottenere conoscenza e nuove idee sulle cose di Dio. Come potremo entrare in cielo senza una qualche conoscenza preliminare di esso: le sue condizioni, le sue occupazioni? E se non c'è piacere più grande su questa terra che avere una nuova idea, che cosa deve essere quando le nuove idee sono queste: informare la mente su Dio; vedere ogni giorno una bellezza nuova e fresca in Gesù; impregnare l'intelletto con l'Infinito?

(II.) Ma lasciate che vi parli, in secondo luogo, della vostra educazione per un altro mondo, secondo il significato stretto della parola educazione. Probabilmente sapete che la parola "educazione" significa "tirar fuori", "produrre". Così, quando educhiamo un bambino, è, letteralmente e correttamente, che tiriamo fuori ciò che c'è nel bambino. Il giardiniere non fa i rami e i viticci; Ma egli le dispone, le guida, dà a ciascuna il suo giusto posto e ordine. Elimina ciò che è ridondante; Fissa e si assicura ciò che è buono. Ma, siate certi di questo, c'è qualcosa in voi che, se volete, e se solo lo permettete, può espandersi in tutto ciò che è felice, e in tutto ciò che è santo, e in tutto ciò che è utile, e in tutto ciò che è Divino, qui e per sempre.

(III.) Ora, in terzo luogo, il modo in cui ciò deve essere fatto, lo chiamiamo disciplina, la terza parte dell'addestramento. L'autodisciplina e la disciplina di Dio. Eppure non sono due, perché la disciplina di Dio consiste nel fare e nell'attuare attraverso l'autodisciplina. Non considerare la disciplina una parola dura. Nel vocabolario di Dio, la disciplina è solo un'altra parola per amore. Non ci può essere disciplina senza attrito, senza lotta. Ma una vittoria su se stessi è una cosa molto piacevole. E le compensazioni sono così accurate e così grandi, che la disciplina stessa perde presto a favore vostra il suo senso più severo e diventa l'elemento di ogni felicità. La disciplina consiste nel formare abitudini. Non dimenticate che siete qui principalmente per formare abitudini, per imparare a fare ed essere ciò che dovete fare ed essere eternamente. Formare una buona abitudine deve sempre comportare la disformazione di una cattiva. Così cominciate a tenervi in mano, a esercitare l'autocontrollo, a coltivare pensieri pii - atti di devozione e di comunione religiosa, e un cammino santo - che sono le cose che dovete fare per sempre e per sempre. Nel frattempo, tutte le cose esteriori stanno lavorando per voi, vi troverete in circostanze strane. Ma tutto per praticare e accrescere un po' di grazia, e specialmente una che manca. (J. Vaughan, M.A.) Le tre tenute:

(I.) SOCIALMENTE

(1.) Il servo

(2.) Il bambino sotto tutori e governatori

(3.) L'uomo diventa maggiorenne, liberato e in possesso dell'eredità

(II.) ECCLESIASTICAMENTE

(1.) La condizione di servitù era quella della Chiesa sotto la legge, in schiavitù agli elementi mendicanti

(2.) La condizione del bambino già adottato ma in attesa dell'eredità è quella della Chiesa sotto il Vangelo

(3.) La condizione dell'uomo, adulto e che gode della sua eredità, è quella della Chiesa in gloria

(III.) SPIRITUALMENTE

(1.) Lo stato di servitù è quello dell'anima non convertita. "Chi commette il peccato è schiavo del peccato". Il peccato è "schiavitù della corruzione". 2. Lo stato di filiazione e libertà è quello dell'anima giustificata e santificata Giovanni 8:35; Giovanni 15:15

(3.) Lo stato di piena virilità è quello in cui il santo glorificato entra nell'eredità incorruttibile, incontaminato e che non svanisce. (E. Garbett, M.A.)

I bambini a scuola:

(I.) LA SCUOLA

(1.) Il periodo coperto: dalla conversione alla glorificazione, "il tempo fissato dal Padre". 2. La necessità del tempo scolastico intermedio deriva dal grado e dall'effetto della santificazione imperfetta

(3.) La sfera scolastica, questo mondo, è mirabilmente adattato alla disciplina dell'anima. Perché le lezioni morali da imparare a memoria e in coscienza differiscono da quelle intellettuali. L'istruzione può trasmettere la seconda, solo l'esperienza pratica la prima.

(1) La fede può crescere solo in assenza di una vista perfetta;

(2) speranza in mezzo alla delusione;

(3) l'amore attraverso l'opposizione e il sacrificio;

(4) sottomissione in mezzo alla contraddizione; e

(5) pazienza in mezzo a prove prolungate

(II.) LA SCOLARIZZAZIONE

(1.) La conoscenza trasmessa: Dio stesso.

(1) Il più elevato.

(2) Il più soddisfacente

(2.) I libri impiegati.

(1) Natura.

(2) Il cuore umano.

(3) Provvidenza.

(4) La Scrittura, che spiega le altre

(3.) L'insegnante.

(1) Divino.

(2) Perfetto.

(3) Gentile.

(4) Paziente

(III.) LA DISCIPLINA

(1.) La necessità di ciò deriva dalla nostra natura corrotta e dalle continue tentazioni

(2.) Nel senso della disciplina dobbiamo interpretare le afflizioni di questo stato transitorio Romani 5:3-5

(IV.) IN CONSIDERAZIONE DEI VANTAGGI DELLA VITA SCOLASTICA E DELLA PROSPETTIVA DI UNA VITA

(1.) Sii paziente

(2.) Insegnabile

(3.) Caparra

(4.) Obbedienti, come si addice a coloro che sono "sotto tutori e governatori fino al tempo stabilito dal Padre". (Ibidem)

Sotto tutori e governatori: - Tutto questo mondo è una scuola di formazione, e tutta la vita è disciplina. Comprendi la tua posizione. Tu sei "un erede", un erede di un patrimonio il cui valore nessun numero può rappresentare; un erede di un regno! Ma tu sei un "bambino", qualunque età tu abbia, sei nell'infanzia della tua esistenza. E il grande fine del tuo essere è la preparazione per la tua maggiore età, che giace dall'altra parte della tomba. E perciò, tutto è disposto qui-dal vostro Padre saggio e amorevole-per la vostra educazione. Voi siete a casa vostra, nella vostra casa, e tutto va avanti giorno dopo giorno, nel giro ordinario. Ci si incontra al mattino; Ci si siede insieme ai pasti: ci si unisce al cerchio serale. Sembra tutto molto banale. Ma cosa e se in tutto questo sei posto, da Dio, a prepararti per "la famiglia" in cielo? Oppure, andate in giro in tutte le attività e gli affari della vostra vocazione terrena. Avete mai pensato che tutti loro devono coltivare l'accuratezza, l'energia e la fedeltà che vi renderanno adatti a una fiducia e a impegni celesti più elevati, e più che a uffici angelici, in un altro stadio della vostra immortalità? Oppure, cammini tra le bellezze della creazione di Dio, o ti siedi e studi le pagine della tradizione divina: e cos'è l'intero universo, cos'è se non un libro di lezioni in cui devi leggere, giorno dopo giorno, qualcosa del carattere, della saggezza e dell'amore di Dio? Eppure, tutto ciò che leggete ora è solo come un bambino che impara il suo alfabeto. Quei dolori e quei problemi, che cosa sono? Correttivi. Correttivi non molto generali che andranno bene per tutti. Questo non sarebbe il modo di un buon "tutore" o di un saggio "governatore". Ma il dolore particolare, la felicità particolare, che si adatta perfettamente al tuo caso speciale, e ancor più al posto e alla parte che ti sono destinati di occupare in un altro mondo. Non sono forse i poveri e gli afflitti i "tutori" che sono inviati per prepararvi per gli esercizi superiori del cielo? (J. Vaughan, M.A.)

3 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:3

Anche noi, quando eravamo bambini, eravamo in schiavitù sotto gli elementi del mondo

Gli elementi di questo mondo: - La legge era così chiamata

(I.) PER QUANTO RIGUARDA LA DOTTRINA PIÙ PIENA E COMPLETA DEL NUOVO TESTAMENTO

(II.) Perché l'ebraismo era una piccola scuola istituita in un angolo del mondo e LA LEGGE UN A.B.C. O PRIMER in cui Cristo si rivelava in modo elementare e oscuro. Così vediamo

1.) Che l'antico popolo di Dio era erede tanto quanto noi: l'unica differenza è il modo in cui Dio usava nel dispensare le Sue benedizioni

(2.) Che non erano che figli per quanto ci riguarda;

(1) per quanto riguarda il regime mosaico: erano tenuti soggetti a più leggi di noi;

(2) per quanto riguarda la rivelazione: Dio ha rivelato a noi più che a loro Luca 10:24; Ebrei 1:1-2

(3.) Che dovremmo crescere nella conoscenza e nella grazia di Dio in modo da essere responsabili della nostra condizione. Com'è triste che un cristiano che dovrebbe essere un insegnante sia spesso un bambino Ebrei 5:12

(4.) Che dovremmo rallegrarci e vivere in conformità al nostro privilegio di figli. (W. Perkins.)

I bambini non possono aver presentato loro concetti intellettuali puri: devono prima imparare l'importanza dei segni esterni. Devono imparare la lingua e le lettere. Devono mettere insieme sillabe e parole. Devono vedere il pensiero attraverso il mezzo della forma, o imparare a pensare a ciò che è morale e spirituale attraverso fatti, parabole, immagini o simili appelli all'immaginazione e ai sensi. Per un certo periodo le parole per la mente giovane sono cose, le storie sono fatti. A poco a poco, il significato interiore di ciò che è stato appreso viene ad essere compreso. L'esterno alla fine cade o perde il suo aspetto primario e i suoi usi; e l'uomo, con le sue facoltà pienamente sviluppate e perfezionate, è in contatto immediato con l'astratto e lo spirituale. Allora si sente come se l'avesse appreso e potesse ragionare su di esso, o almeno meditare su di esso, senza l'aiuto di parole e segni. "Quando ero fanciullo", ecc. 1Corinzi 12:11-13. Poi vidi attraverso uno specchio in modo oscuro, sentendo la verità riflessa da uno specchio o presentata in una parabola; ora lo guardo faccia a faccia. (T. Binney, D.D.)

Tutta l'umanità, l'intera razza di Adamo, erano fino all'Incarnazione di Cristo come figli:

1.) A causa della loro mancanza di conoscenza di Dio e della debolezza del loro intelletto nelle cose di Dio

(2.) A causa della loro condizione secondo le leggi della natura o delle cerimonie, così che non erano migliori dei servi sotto il controllo di un padrone. Ma specialmente agli ebrei si applica questa parola "figli"

1.) Come essere ordinariamente occupati in piccole cose, in osservanze minuziose, l'occupazione dei bambini

(2.) A causa della scarsità della loro conoscenza delle cose divine

(3.) A causa della loro paura della correzione, della loro timidezza di bambini, sempre nella paura della morte (W. Denton, M.A.)

Il minore:

(I.) La sua posizione: una posizione di moderazione, sottomissione, dipendenza.

(II.) La sua formazione: adatta (v. 3), saggia, nominata e limitata dal Padre.

(III.) Le sue prospettive: ben fondate, magnifiche, condizionate. (J. Lyth.) L'infanzia è un periodo di

(I.) Soggezione.

(II.) Istruzione.

(III.) Anticipazione. (Ibidem)

4 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:4-5

Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio.

L'Avvento di Cristo nella pienezza dei tempi: - Spesso è stata posta la domanda: Perché Cristo non è venuto prima? Perché i patriarchi, i re e i profeti furono lasciati a sperimentare la malattia del cuore derivante dalla speranza a lungo rimandata? Era necessario che il mondo fosse abbandonato a se stesso, affinché i suoi sforzi si dimostrassero insufficienti per scoprire Dio, ci potesse essere una dimostrazione permanente della necessità di una rivelazione. E questo esperimento ha richiesto lunghe ere per il suo sviluppo. Gli uomini devono essere messi alla prova in una varietà di circostanze: quando le tradizioni di una stirpe retta erano fresche nella loro conservazione, quando quelle tradizioni erano andate perdute o corrotte e la religione naturale aveva un chiaro stadio a sé stante, quando erano sprofondate nella barbarie e quando, attraverso strenui sforzi, si erano portate a un alto grado di civiltà. Si tratta, in una certa misura, di un errore che è stato assunto come verità nel nostro ragionamento precedente: che l'umanità, con l'eccezione degli ebrei, sia stata abbandonata da Dio durante quei secoli bui che precedettero la venuta di Cristo. Al contrario, se non vi accontentate di uno sguardo superficiale, percepirete che Dio stava operando sul mondo con un chiaro riferimento alla sua preparazione per il vangelo. Inoltre, se esaminate il periodo dell'apparizione di nostro Signore sulla terra, non penserete troppo di dire che la stagione è stata fatta apposta (per così dire) per le circostanze. Il periodo fu molto notevole, come quello che avrebbe potuto essere portato avanti solo dalle rivoluzioni e dalle convulsioni di molti secoli. La potenza romana si era diffusa su tutte le nazioni del mondo allora conosciuto; e così tutti quei piccoli Stati, i cui spintoni e interessi opposti avrebbero potuto resistere alla propagazione del cristianesimo, furono inghiottiti in un unico grande impero. Atti nello stesso tempo, la sede di quell'impero si trovava così lontana dalla Giudea, la culla della nostra fede, che da allora non poteva sorgere improvvisamente alcuna opposizione alla religione nascente. Il cristianesimo era sicuro di ottenere una buona base prima che la gelosia potesse essere nutrita, e, quindi, la persecuzione nominata, da coloro che occupavano il remoto trono dei Cesari. A ciò si aggiunga che, in conformità con il suo carattere di Principe della pace, nessun soffio di guerra scompigliò la vasta superficie dell'impero romano, quando il Salvatore accondiscese a nascere da una donna. Le onde torbide della politica faziosa o ambiziosa si erano per un po' calmate, e il tempio di Giano chiuse le sue porte perché la Chiesa di Gesù potesse spalancare le sue porte. Così che non c'era nulla che si opponesse al progresso dei messaggeri del vangelo; il mondo era libero per le loro fatiche; potevano passare da una terra all'altra; Potrebbero attraversare mari, fiumi e montagne. Era, inoltre, "la pienezza del tempo", perché molte profezie si incontrarono in esso, e ricevettero il loro adempimento. La grande meraviglia delle profezie che riguardano l'opera e la persona di Gesù è che furono pronunciate da una successione di uomini, che si alzarono con lunghi intervalli tra loro, e ciascuno divenendo più minuto nelle sue predizioni, man mano che si avvicinava alla soglia dell'Avvento. Il giorno della nascita di Cristo, che si trova molto lontano da quello dell'apostasia dell'uomo, potrebbe essere trasformato in una sorta di punto focale, in cui dovrebbero essere raccolti i raggi profetici delle generazioni successive. Dovete facilmente percepire che questa raccolta in un unico punto delle matite di luce emanate dalle ere successive, segnerebbe il tempo di nascita del Messia con una vividezza e un'accuratezza che non avrebbero potuto essere prodotte da una combinazione inferiore. (H. Melvill, B.D.)

La preparazione del mondo per il vangelo: - Due principi dovrebbero essere tenuti a mente da coloro che vogliono scoprire i propositi divini nella storia: 1. Il primo è che Dio ha il controllo supremo degli eventi, che Egli "opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà". 2. L'altro principio è che le operazioni della Provvidenza dovrebbero essere studiate in connessione con qualsiasi altra rivelazione che possiamo avere delle leggi e dei piani delle opere divine. Questa regola è necessaria se vogliamo distinguere tra quei mali nel nostro mondo che sono stati permessi e annullati per fini benefici e santi, e quegli eventi che sono stati causati o perché di per sé eccellenti o per il conseguimento di buoni risultati. Stendiamo davanti a noi la mappa degli affari del mondo così come erano nei giorni dell'apparizione del nostro Signore tra gli uomini, e vediamo la potente mano di Dio nell'indole di tutti loro. In primo luogo, se consideriamo quell'epoca nel suo aspetto secolare, troviamo due grandi preparativi per la diffusione di successo del Vangelo. L'uno di questi era l'unione generale e la tranquillità del mondo, sotto il diritto romano; e l'altra una civiltà molto diffusa, accompagnata da una lingua quasi universale, derivante principalmente dall'influenza greca. Quella dell'uno, se così possiamo dire, era negativa, e si occupava principalmente di rimuovere gli ostacoli, in modo che si potesse dare un libero corso alla Parola di Dio. Quella dell'altro era positiva e forniva grandi facilitazioni per la presentazione e la diffusione della verità. In realtà avrebbe avuto poca importanza che le nazioni fossero mantenute tranquille sotto il potere impellente del diritto romano, se lo spirito della civiltà greca, che pervadeva l'organizzazione di Roma, non avesse esercitato ovunque un'influenza benefica. Passiamo ora dall'aspetto secolare a quello spirituale del mondo antico se vogliamo scoprire prove ancora più convincenti dell'opera della saggezza divina. Anche in questo caso, il lettore attento della storia può percepire due grandi preparativi per l'introduzione del Vangelo. Una di queste era una profonda consapevolezza dell'avvilimento morale e dell'oscurità religiosa che pervadeva le nazioni gentili; e l'altro era una diffusione molto generale della conoscenza della fede ebraica in tutto l'Impero Romano, accompagnata da un riconoscimento della sua verità ed eccellenza. La condizione del mondo pagano al tempo dell'avvento del nostro Salvatore era veramente deplorevole. Questa terribile descrizione che Paolo dà nella prima parte della sua Epistola ai Romani è pienamente confermata dai resoconti degli storici contemporanei. I pagani non erano privi di conoscenza di Dio, di un senso di obbligo morale e di una percezione della distinzione tra il bene e il male. Nelle discussioni dei loro filosofi troviamo non solo alcune delle più eloquenti lodi della virtù che siano mai state scritte, ma anche le indicazioni più chiare riguardo ai vari doveri della vita. La legge di Dio era chiaramente scritta nei loro cuori. A prova di ciò possiamo citare il fatto notevole che il trattato di Cicerone, "Riguardante la morale", fu a lungo usato come libro di testo nei seminari della Chiesa cristiana. In effetti, questo trattato deve sempre dare gioia a coloro che possono apprezzare la saggezza e la purezza delle sue istruzioni. Ma fu la miseria e la condanna del mondo pagano che essi conoscevano il loro dovere e non lo fecero. La loro filosofia era del tutto impotente a resistere alle influenze che li distruggevano; e la loro religione era peggio che impotente. Nessuno, tranne la classe più bassa del popolo, conservava alcuna fede nelle fedi politeistiche; Un sentimento generale, un desiderio riguardo sia alla conoscenza che all'efficacia della religione pervadeva le nazioni del mondo. Ma c'era ancora un altro metodo in cui una Divina Provvidenza preparava le nazioni per l'avvento del nostro Salvatore. Si trattava della diffusione dei principi della fede ebraica in ogni parte dell'Impero Romano. Tutte le classi sociali avevano alcuni seguaci di Mosè; persino i re e le regine non arrossivano di credere nel Dio d'Israele. Allora anche moltitudini di uomini pensanti che non fecero professione di giudaismo furono familiarizzati con le concezioni dell'eterno Geova e del Suo promesso Cristo. In questo modo l'antica forma di religione precedette il cristianesimo, annunciandone l'avvicinarsi e predisponendo gli uomini alle sue rivelazioni più chiare e potenti. C'era allora un'idoneità esteriore per il successo dell'impartire la verità. Sotto la sicurezza e la tranquillità dell'influenza imperiale di Roma, il vangelo fu affidato al linguaggio di un'umanità istruita e riflessiva, e fu portato sulle correnti vitali della civiltà greca alle varie popolazioni della terra. C'è stata, anche, una preparazione più profonda e spirituale. L'amara esperienza aveva dimostrato l'inutilità delle antiche superstizioni e aveva mostrato quell'estremo di malvagità e miseria a cui tende la nostra razza, e da cui non ci può essere liberazione se non attraverso il potere di una fede mandata dal Cielo. E, infine, la religione ebraica, che conteneva nel suo seno le verità essenziali della salvezza, con la sua graduale diffusione, diede agli uomini un assaggio profetico del cristianesimo e una prontezza a ricevere ulteriori istruzioni divine. Da tutto questo argomento possiamo trarre due importanti lezioni. In primo luogo, impariamo ad adorare, ad amare e a confidare in quell'Essere Onnipotente che regna, con propositi di misericordia, sui figli degli uomini. Questa è una concezione elevata di Dio che ci viene presentata nella dottrina cristiana della provvidenza. Nessun genio del male presiede ai destini umani; né un destino cieco e inconsapevole; né un severo Dio di giustizia che ha dimenticato di essere misericordioso. È il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che, dall'inizio del mondo fino ai giorni nostri, ha controllato gli affari del nostro globo per portare avanti i Suoi disegni compassionevoli. Che fiducia hanno qui i cristiani! In mezzo alle rivoluzioni, ai disastri e ai mali della terra, il Signore Dio Onnipotente regna. Lasciamoci anche insegnare da questo argomento l'inestimabile importanza della religione di Gesù Cristo. Quando il procuratore romano della Giudea interrogò con noncuranza il Galileo che gli stava davanti, accusato dai malvagi Giudei, non pensò che lo stesso impero, nel quale egli stesso non era che un insignificante ufficiale, era stato portato all'esistenza e costruito al potere per portare avanti la missione di quel disprezzato e perseguitato Nazareno. E quando gli Ateniesi di mente leggera si facevano beffe del modesto predicatore della Croce, erano ben lungi dal congetturare che lo scopo principale per il quale la lingua e la civiltà della Grecia si erano sviluppate per secoli, fosse quello di diffondere il vangelo che Paolo proclamava in tutto il globo abitabile. Eppure, nella mente dell'Essere Supremo, questa era la degna fine di un provvidenziale controllo degli affari umani per un periodo di migliaia di anni. Vedete come Dio e l'uomo vedono in modo diverso le stesse cose! Ma se il cristianesimo ha ricevuto tale cura da Dio Onnipotente, quanto dovrebbe essere importante questa religione agli occhi di coloro al cui benessere è destinata! (E. J. Hamilton, D.D.)

Cristo obbediente alla legge:

1.) L'obbedienza di Cristo alla legge non era una cosa ovvia, dopo la Sua Incarnazione. Avrebbe potuto vivere e morire, se fosse stato coerente con il Suo alto proposito, in purezza senza peccato, senza impegnarsi espressamente, come fece, a rispettare apertamente la legge

(2.) Non era solo una parte integrante, ma anche necessaria, della Sua opera di redenzione. Egli venne, riguardo a questa questione, non per stare al di sotto della legge, ma per stare al di sopra di essa; e questo poteva farlo solo adempiendolo, e mettendo in pratica il suo significato più alto e più spirituale, e facendo risplendere la verità, la purezza e la santità di Dio attraverso il velo esteriore dei suoi comandamenti e delle sue ordinanze. Inoltre, Egli era il fine della legge. Tutto puntava a Lui. I suoi tipi e le sue cerimonie trovarono tutti il loro compimento nella Sua persona e nella Sua opera. Ogni sacrificio è stato consumato dalla Sua sofferenza. E non meno sorprendente è il modo in cui il fatto che Cristo è stato fatto sotto la legge, unisce, chiarisce e giustifica tutti i rapporti di Dio con l'uomo. Dio ha dato una legge che è stata valida per intere generazioni di uomini; una legge con varie sanzioni, ordinanze e divieti. Quella legge è stata abolita. La Chiesa di Dio sembra poggiare su altri fondamenti; di aver cambiato il fondamento della sua obbedienza e la garanzia della sua speranza. Ma non è così. Non un iota né un apice di quella legge è caduto o è diventato vuoto. Tutto si è compiuto. (Dean Alford.)

L'uomo alla luce dell'Incarnazione: - I perni su cui ruotano le crisi della storia sono apparentemente molto minuti

(I.) L'INCARNAZIONE IMPLICA LA GRANDEZZA DELLA NATURA UMANA. È un fatto che Dio si è manifestato nella carne, nella persona di Suo Figlio. Dio ha espresso i Suoi attributi in molte cose. Gli uomini fanno lo stesso nelle loro opere. Nell'Incarnazione Dio non ha incarnato semplici qualità e perfezioni, ma se stesso. Quanto strettamente la natura dell'uomo deve essere collegata alla natura di Dio; perché Dio stesso si è incarnato in Gesù di Nazareth! È stato attraverso i punti di somiglianza tra la natura di Dio e la natura dell'uomo, coinvolto nella Paternità Divina, che l'Incarnazione della Divinità nell'umanità è diventata possibile. Ci ribelliamo all'idea pagana che un essere divino possa essere custodito in un idolo di legno o di pietra, perché non ci sono facoltà divine attraverso le quali lo splendore di una presenza divina possa fluire sulle facoltà affini degli adoratori che devono essere illuminati dalla manifestazione. Se l'uomo è figlio di Dio, l'Incarnazione diventa razionale e credibile. Della grandezza della nostra natura, come esposto in questo primo annuncio, la venuta del Figlio di Dio nella carne è la dimostrazione

(II.) L'INCARNAZIONE INDICA L'ALTO DESTINO DELL'UOMO. Cristo Gesù era l'esempio di quella perfezione morale alla quale l'umanità può essere elevata dalla potenza e dalla grazia di Dio. La natura di una cosa rivela più o meno distintamente la sua intenzione primaria. In tutti i settori della creazione si discute dagli adattamenti di un organo agli usi per i quali è stato progettato. L'occhio è per la luce e per gli oggetti di bellezza e deformità che la luce svela. L'orecchio è per i suoni: melodie, armonie e dissonanze. La ragione e la coscienza sono facoltà legate alla verità e al dovere. Non è che un'applicazione dello stesso processo dedurre dalle forze dell'uomo lo scopo del suo Creatore

(1.) Le nostre anime erano evidentemente destinate alla comunione con Dio. Il fatto che abbiamo facoltà che assomigliano agli attributi divini, è un'indicazione di questo significato del nostro essere

(2.) Gli uomini erano chiaramente concepiti per lavorare con Dio così come per comunicare con Lui. Abbiamo attività benefiche che assomigliano alle energie benefiche dell'Onnipotente. Dal nostro umile livello possiamo avere pietà e soccorso. Siamo stati formati per pensieri simili a Dio, motivi simili a Dio e azioni simili a Dio

(3.) Gli esseri umani erano distintamente distinti per il dominio e la gloria

(III.) L'INCARNAZIONE METTE IN RISALTO NELLE TINTE PIÙ PROFONDE E NELLE SFUMATURE PIÙ OSCURE LA PECCAMINOSITÀ DELLA NOSTRA RAZZA. Ma di questo siate certi, che la grandezza del peccato dell'uomo è inseparabile dalla grandezza della natura dell'uomo

(IV.) L'INCARNAZIONE DOVREBBE ISPIRARE ALL'UMANITÀ LA PIÙ LUMINOSA SPERANZA. Se il nostro stato fosse stato privo della prospettiva della liberazione, il Figlio di Dio non si sarebbe fatto carne. Non sarebbe apparso nella nostra natura per farsi beffe della nostra disperazione. L'Incarnazione è la testimonianza divina della nostra guarigione

(V.) L'INCARNAZIONE SEMBRA SUGGERIRE CHE LA PERFEZIONE MORALE E REGALE DELLA NOSTRA UMANITÀ È IRRAGGIUNGIBILE SE DIO NON ABITA IN NOI. La vita e la bellezza, il fusto e la foglia, la fioritura e il frutto, giacciono nascosti nel seme. Mentre non c'è altro che il seme, il meraviglioso tessuto vegetale, con la sua vegetazione, fragranza e bellezza, è semplicemente latente. Così tutte le capacità spirituali della nostra natura continuano a non essere sviluppate mentre l'anima sussiste in un isolamento vitale e morale da Dio. L'ideale divino dell'umanità non può essere realizzato dalla sola umanità. Ci deve essere una vivificazione Divina delle energie dormienti. Lo Spirito ricreatore deve rimuginare sul caos

(VI.) L'INCARNAZIONE DIMOSTRA CHE LE VOSTRE ANIME SONO MOLTO CARE A DIO. Quanto è grande l'interesse di Dio per noi! Egli ha mandato Suo Figlio a noi nella natura di uno della nostra razza, di uno di noi stessi. Se un monarca rinuncia alla pompa della maestà, mette da parte il fardello dell'impero e varca la soglia di un'umile casetta per assistere un sofferente tra i poveri più umili, quanto è ovvia e commovente la sua preoccupazione per il suo oscuro e afflitto suddito! (H. Batchelor.)

Preparazione per l'Avvento: - L'apparizione di Nostro Signore sulla scena della storia umana corrisponde alla legge generale per quanto riguarda questa: che Egli viene quando un corso di preparazione, condotto attraverso le epoche precedenti, fu finalmente completato. Ma allora non era la creazione, come diciamo noi, della Sua epoca o di qualsiasi epoca precedente. Ciò che è vero per tutti gli altri grandi uomini, che non sono altro che grandi uomini, non è vero per Lui. Ricevono dalla loro età tanto quanto lo danno; Esse incarnano e riflettono il suo spirito. Essi afferrano le idee che sono in circolazione - che sono, come diciamo noi, "nell'aria" - e le esprimono più vividamente di altri, sia con le parole che con le azioni. L'età contribuisce molto a farli, e l'epoca si compiace di loro perché si vede riflessa in loro, e il loro potere con essa è spesso in proporzione inversa a quella della loro reale originalità. Con nostro Signore è completamente diverso. In realtà non doveva nulla al tempo o al paese che accolse il Suo Avvento. Non aveva alcun contatto con il grande mondo del pensiero greco, o della politica e dell'amministrazione romana. Prese in prestito tanto linguaggio e detti rabbinici da rendersi intelligibile alla sua generazione; ma nessun rabbino, di qualsiasi scuola, avrebbe potuto dire, o avrebbe potuto omettere di dire, ciò che fece. Le epoche precedenti hanno preparato la Sua via davanti a Lui solo nelle circostanze, nelle convinzioni, nelle esperienze morali degli uomini; e così si dovette esaurire un periodo precedente segnato nei consigli di Dio. Gli atti erano durati la sua ultima ora. Quell'ora era la pienezza del tempo: era il momento dell'Avvento. Ci fu una triplice opera di preparazione per il Figlio di Dio, compiuta in quello che allora si chiamava il mondo civilizzato; e ogni parte di questa preparazione richiedeva il trascorrere di un certo periodo

(I.) Il mondo doveva essere preparato, in un certo senso, POLITICAMENTE per l'opera di Cristo

(1.) Un linguaggio comune. Ciò fu in parte fornito dalle conquiste di Alessandro. Diffuse la lingua greca in tutta l'Asia occidentale, in tutto l'Egitto; e quando la Grecia stessa fu conquistata, i colti Romani impararono la lingua dei loro provinciali sconfitti. E così, quando nostro Signore venne, la lingua greca, in cui è scritto il Nuovo Testamento, era la lingua comune del mondo civilizzato, pronta alla mano di San Paolo per l'opera missionaria del cristianesimo

(2.) Un sistema sociale, leggi e governo comuni. Durante il mezzo secolo che precedette la nascita di Cristo, l'Impero Romano si consolidò infine in un grande insieme politico, cosicché la Palestina e la Spagna, così il Nord Africa e la Germania meridionale, furono amministrate da un unico governo. Il cristianesimo, in verità, non ne aveva bisogno, perché passò oltre le frontiere dell'impero durante la vita degli apostoli; e la prima traduzione del Nuovo Testamento - quella in siriano, nella prima metà del II secolo - mostrò che poteva fare a meno del greco. Ma questa preparazione fu, nondimeno, un elemento importante nel processo attraverso il quale le epoche precedenti portarono alla pienezza dei tempi

(II.) Poi c'era una preparazione nelle CONVINZIONI DELL'UMANITÀ. Le nazioni pagane non erano prive di una religione, una religione che conteneva in vari gradi certi elementi di verità, per quanto mescolati o sovrapposti da errori straordinari. Se non fosse stato per l'elemento di verità che si trova in tutte le forme di paganesimo, il paganesimo non sarebbe potuto durare così. Se non ci fosse stato molto vero sentimento religioso nel mondo antico, anche se spesso profuso su oggetti indegni e miserabili, i grandi personaggi che incontriamo nella storia non sarebbero potuti esistere. Ma le antiche religioni tendevano fin dall'inizio a seppellire Dio, della cui esistenza il mondo visibile assicurava loro, in quel mondo visibile che lo testimoniava. Quelle forze della natura che, come sappiamo, non sono altro che i suoi modi di operare, che non sono altro che la veste con cui egli si copre, diventano sempre più, quando l'uomo è privo di rivelazione, oggetto di devota venerazione. Il principio è lo stesso nel feticismo che trova un dio in un singolo oggetto naturale, e nel panteismo che, come quello dell'India, aspira all'assorbimento dell'anima individuale nella vita universale della natura. I Greci non hanno mai conosciuto, nel loro momento migliore, un Dio letteralmente Onnipotente; ancor meno sapevano qualcosa di un Dio d'amore; ma era necessario che la loro incapacità di conservare nella loro conoscenza quel poco che sapevano di Lui fosse loro dimostrata dall'esperienza. Certo, i loro grandi uomini, come Platone, cercarono di spiritualizzare, in un certo senso, le idee popolari su Dio, ma l'antica religione non sopportò le sue critiche. È andato in pezzi quando è stato discusso; e la filosofia, che egli voleva sostituire, non avendo fatti, cioè fatti religiosi, a cui appellarsi, ma consistenti solo di opinioni, non avrebbe mai potuto diventare una vera religione, e così prendere il suo posto. La conseguenza fu la crescita simultanea della grossolana superstizione e della vuota incredulità, una crescita che continuò fino al momento stesso dell'Incarnazione. Mai prima d'ora l'esistenza di un Essere Supremo era stata così largamente negata nella società umana civilizzata, come nell'epoca dei primi Cesari. Non ci sono mai stati così tanti maghi, incantesimi, incantesimi, riti del tipo più degradante e più degradante, come in quell'epoca. La più dotata delle razze aveva fatto del suo meglio con il paganesimo, e il risultato fu che tutte le menti più elevate e più pure detestavano il presente e guardavano al futuro. Era la pienezza del tempo. L'epoca degli esperimenti religiosi si era conclusa in un'epoca di disperazione che non era del tutto disperata

(III.) C'era anche una preparazione nell'ESPERIENZA MORALE DELL'UMANITÀ. C'era, a volte, molto di ciò che chiamiamo serietà morale nel mondo antico; Ma gli uomini si accontentavano, di regola, di essere buoni cittadini, il che non è necessariamente la stessa cosa che essere bravi uomini. Agli occhi di Socrate, per esempio, tutti gli obblighi venivano adempiuti se un uomo obbediva alle leggi di Atene. Platone, diceva Sant'Agostino, si avvicinò al cristianesimo più di ogni altro; eppure Platone tollerava vizi popolari della più grave descrizione, e disegnò il quadro di uno Stato modello in cui ci sarebbe stata una comunità di mogli. E gli insegnanti di morale che San Paolo trovò in seguito ad Atene erano epicurei e stoici. Si sono divisi il mondo antico tra di loro, praticamente. La morale stoica è stata spesso paragonata al cristianesimo; Differiva da esso in modo vitale. Ogni singola virtù era dettata dall'orgoglio, così come ogni virtù epicurea era ispirata dal desiderio di economizzare le fonti del piacere. "Al giorno d'oggi", dice uno scrittore pagano, Quintiliano, "i vizi più grandi si nascondono sotto il nome di filosofia". E la moralità delle masse di uomini che i filosofi non potevano e non osavano influenzare, era proprio ciò che ci si poteva aspettare. Il terribile quadro del mondo pagano che San Paolo disegna Romani 1, non è un quadro più oscuro di quello degli scrittori pagani - di moralisti come Seneca, di satirici come Giovenale, di storici come Tacito; Eppure sopravvisse abbastanza verità morale nella coscienza umana per condannare le pratiche pagane medie. L'uomo aveva ancora, per quanto oscuramente, alcune parti della legge di Dio scritte nel profondo del suo cuore. Gli uomini videro e approvarono (lo dicevano loro stessi) la condotta migliore, e seguirono la peggiore; e la legge naturale era quindi per loro solo una rivelazione del peccato e della debolezza. Li portò a desiderare ardentemente un liberatore, anche se le loro aspirazioni erano abbastanza indefinite. Tuttavia questa corruzione diffusa, questo desiderio di cose migliori, segnò la fine dell'epoca degli esperimenti morali; annunciava che era giunta la pienezza del tempo. (Canon Liddon.)

Preparazione del popolo ebraico a Cristo:

1.) Politicamente gli ebrei si aspettavano un cambiamento. Conservarono i sentimenti mentre avevano perduto i privilegi di un popolo libero. Le loro aspirazioni guardavano a un futuro migliore, anche se ne fraintendevano il carattere. Lo scettro si era allontanato da Giuda. Silo, credevano, sarebbe venuto immediatamente

(2.) Le loro convinzioni puramente religiose puntavano nella stessa direzione. Nel corso dei secoli, la profezia aveva completato il suo quadro di un liberatore in arrivo. Cominciando con la promessa indefinita di una liberazione, essa aveva gradualmente ristretto l'adempimento, prima a una particolare razza, poi a una particolare nazione, poi a una particolare tribù e a una particolare famiglia. E la nascita, l'opera, le umiliazioni, la morte, il trionfo, del liberatore erano stati descritti dall'anticipazione. Erano passati quattrocento anni da quando l'ultimo profeta aveva parlato, e durante l'intervallo la nazione era stata particolarmente attiva nell'ordinare, confrontare, discutere i grandi tesori che aveva ricevuto dal passato; e di conseguenza c'era ciò che il Nuovo Testamento chiama una "attesa di Israele", che tutti gli uomini buoni di quell'epoca stavano aspettando

(3.) Soprattutto, gli ebrei avevano anche una preparazione morale da affrontare: la legge, che non avevano osservato né nella lettera né nello spirito, e che quindi per loro non era altro che una costante rivelazione della loro debolezza e del loro peccato. Mostrava loro ciò che nella loro forza naturale non potevano fare; Mostrava loro, come una lanterna trasportata in una camera buia di orrori che non era mai stata illuminata prima, ciò che avevano fatto. Così la legge era un servo confidenziale (che è il vero significato di pedagogo, non di maestro di scuola), al quale Dio aveva affidato l'educazione di Israele, per portarlo a Cristo. E questo processo di portarlo a termine era appena giunto a compimento; La pienezza del tempo era giunta. (Ibidem)

Il piano divino nelle vicende umane: - Questa notevole espressione, "la pienezza del tempo", è usata con una leggera variazione altrove da San Paolo. Egli chiama il vangelo, quando scrive agli Efesini, "la dispensazione della pienezza dei tempi"; ed è facile vedere che in entrambi i casi egli intende realmente per "pienezza" ciò che compie o finisce; Intende l'arrivo di una data ora o momento che completa un'epoca, l'ora che in tal modo dà la sua misura stabilita e la porta a termine. Fu in un senso simile che il nostro Signore e i Suoi apostoli usarono la parola "ora", come segno di un punto particolare della Sua vita, determinato nei consigli di Dio Giovanni 2:4; Giovanni 4:21; Giovanni 5:25; Giovanni 7:6; Giovanni 13:1; Matteo 26:45.... Tutto questo linguaggio si comprende solo quando si tiene presente che quella successione di eventi che, da un punto di vista umano, chiamiamo "tempo", è distribuita su un piano eternamente presente alla mente divina, e che a determinate persone o a particolari caratteri viene assegnato, da questo eterno piano, il loro posto predestinato nella successione. "Per ogni cosa", dice il saggio, "c'è una stagione e un tempo per ogni scopo sotto il cielo". Tutti gli incidenti minori delle nostre vite separate sono in realtà disposti in un ordine prestabilito. C'è una pienezza di tempo in cui, e non prima, possiamo comprendere verità particolari o possiamo assumere doveri particolari, perché per queste verità o questi doveri tutto ciò che è stato preceduto è stata una preparazione. "Il mio tempo", potremmo dire anche in questo senso, "è nelle tue mani". E questo è particolarmente vero per quell'ultimo terribile momento che ci attende tutti, e per il quale tutto ciò che lo precede è una preparazione varia: il momento della morte. E allo stesso modo è vero, in generale, di coloro che il mondo riconosce come suoi grandi uomini, che ciascuno appare nella pienezza dei tempi; Ognuno ha la sua ora predestinata, che forse non prevede. Egli è in un certo senso il prodotto maturo delle ere di pensiero, di sentimento e di lavoro, che sono trascorse prima della sua venuta: e che egli venga quando viene è tanto voluto dalla provvidenza di Dio, quanto che egli debba nascere affatto. Così è per gli scrittori, per gli artisti, per gli uomini di stato, anche per gli scopritori e gli inventori. Quando si dice che uomini come questi sono in anticipo sulla loro età, si intende solo che l'epoca non ha ancora preso la sua vera misura, e che la sorprendono con una scoperta. Essi appaiono realmente, tutti quanti, nella pienezza dei tempi. (Ibidem)

La pienezza del tempo: "La pienezza del tempo" significa quel momento che ha riempito la misura del tempo fissato, che ha completato il numero dei giorni assegnati; non si riferisce ai sentimenti degli uomini, ma alla predestinazione di Dio. La Scrittura ci dice che il mondo veniva educato per la venuta di Cristo, in modo da poterlo ricevere e trarre profitto dalla sua opera. Come l'erede di una grande casa è trattato durante la sua infanzia come un servo, e tenuto sotto tutori e governatori, così noi eravamo sotto gli elementi del mondo; se pagani, eravamo sotto il vago insegnamento della religione naturale; se ebrei, sotto l'istruzione formale delle ordinanze mosaiche. La storia ci dice che tutte le cose erano mature per la venuta del Redentore proprio quando Egli venne. Dio aveva preparato il mondo civilizzato per la ricezione del cristianesimo in questo modo:

(I.) Per mezzo dell'Impero Romano Egli aveva ridotto tutto il mondo sotto un solo governo, in modo che ci fossero liberi rapporti tra tutte le parti del mondo conosciuto, e non ci fosse alcun ostacolo politico alla diffusione della fede da una nazione all'altra.

(II.) Per mezzo della lingua greca, il più perfetto strumento di pensiero mai conosciuto, Egli aveva fatto sì che la terra fosse (in grandissimo grado) di una sola lingua, e così aveva preparato la via per gli apostoli e gli evangelisti di Cristo.

(III.) Per mezzo del popolo eletto degli Ebrei - che aveva ancora il suo centro religioso a Gerusalemme, ma sparso in tutto il mondo - Egli aveva provveduto un vivaio per la tenera pianta del vangelo, dove doveva essere protetta e nutrita sotto la protezione di una religione antica ma affine, fino a quando non fosse stata abbastanza forte da essere piantata nel mondo.

(IV.) A causa della generale confluenza e della competizione reciproca di tutti i tipi di idolatrie pagane, Egli aveva fatto perdere al paganesimo tutta la sua antica reputazione e il suo potere sulle anime. (R. Winterbotham, M.A.)

Tempestività dell'Avvento: - Era la pienezza del tempo

(I.) IN RIFERIMENTO AL DONATORE. Era giunto il momento che Dio aveva ordinato fin dal principio, e predetto dai Suoi profeti, per la venuta del Messia

(II.) IN RIFERIMENTO AL DESTINATARIO. Il Vangelo fu trattenuto fino a quando il mondo non giunse all'età matura; La legge aveva elaborato il suo scopo educativo e ora era in sospeso. Questo lavoro educativo era stato duplice:1. Negativo. Lo scopo di tutta la legge, ma specialmente della legge mosaica, era quello di approfondire la convinzione del peccato e quindi di mostrare l'incapacità di tutti i sistemi esistenti di avvicinare gli uomini a Dio

(2.) Positivo. Il confronto del bambino implica più di un effetto negativo. Si deve presumere un'espansione morale e spirituale, che ha reso il mondo più capace di comprendere il vangelo di quanto non lo sarebbe stato in un'età precedente, corrispondente alla crescita dell'individuo; poiché altrimenti la metafora sarebbe derubata di più della metà del suo significato. Il riferimento principale in tutto questo è chiaramente alla legge mosaica; ma l'intero contesto mostra che sono inclusi anche i Gentili convertiti della Galazia, e che anch'essi sono considerati come sottoposti a una disciplina elementare, fino a un certo punto analoga a quella degli Ebrei. (Vescovo Lightfoot.)

Diremo che i grandi eventi sorgono da antecedenti o senza di essi: - Nella pienezza dei tempi, o fuori dalla dovuta stagione; da crisi improvvise, o con un lungo proposito e preparazione? È impossibile per noi vedere i grandi cambiamenti del mondo esclusivamente sotto uno qualsiasi di questi aspetti. L'espansione dell'impero romano, la caduta della nazione ebraica, il declino delle religioni pagane, la lunga serie di profezie e insegnamenti, sono i legami naturali che collegano il vangelo con lo stato attuale dell'umanità; le cause, umanamente parlando, della sua diffusione, e il terreno in cui è cresciuto. Ma c'era qualcos'altro di misterioso e di inspiegabile al di là e al di sopra di tutte queste cause, di cui non si può dare spiegazione, che sono venute all'esistenza in un momento particolare, perché Dio ha scelto che venissero all'esistenza in quel momento. Questo è ciò che l'apostolo chiama "la pienezza del tempo". (B. Jowett, M.A.)

La nascita umana di Cristo è una cosa meravigliosa: "Non è strano", chiese un giorno un ragazzo pensieroso al suo tutore, "non è strano che San Paolo ci dica che il nostro Salvatore è nato da una donna? Tutti quelli che conosco sono nati da una donna, ed è difficile capire perché una questione del genere dovrebbe essere menzionata come se fosse notevole. Non c'è, è vero, nulla di notevole in questa circostanza, se prendiamo la vita umana semplicemente come la troviamo. Per noi uomini nascere da una donna non è solo una regola, è una regola alla quale non c'è alcuna eccezione conosciuta. Sin dal primo genitore della nostra razza, nessun essere umano è apparso su questa terra che non abbia avuto il debito dell'esistenza con il dolore e il travaglio di una madre umana. La regola vale allo stesso modo per il più saggio, per il più forte, per il più santo. Milioni di persone sono state fra i figli degli uomini, che sono stati anch'essi creati per grazia divina per diventare figli di Dio; milioni di persone che sono nate di nuovo, e così hanno visto il regno di Dio; Ma di questi ciascuno era anche primogenito da una madre umana. Così che siamo spinti a chiederci perché una circostanza che avrebbe potuto essere tranquillamente data per scontata dovrebbe essere investita dall'apostolo di tale preminenza nel caso del nostro Salvatore Gesù Cristo. Ma osservate, la domanda è se nel Suo caso si sarebbe potuto dare per scontato? Se San Paolo lo menziona in questo modo con enfasi, è perché, almeno, non presumerà subito che sia così. Se, infatti, il Cristo che San Paolo amava e serviva era solo un Figlio di Dio per grazia, mentre per natura era solo e puramente un uomo, allora aver scritto che era "nato da donna" sarebbe stata un'ovvietà senza senso. Ma se, nel nominarlo, san Paolo pensa a un Essere la cui natura è tale da far apparire la sua apparizione all'occhio dei sensi, e in questa sfera visibile delle cose, in un grado molto elevato di straordinarietà, allora dire che è "nato da una donna" è fare un'affermazione di sorprendente significato. Ora, che San Paolo stia pensando a un tale Essere è chiaro, perché quando dice: "Dio ha mandato Suo Figlio", ha usato la stessa parola di quando, subito dopo, dice: "Dio ha mandato lo Spirito di Suo Figlio". È una parola che implica, non semplicemente l'azione della provvidenza di Dio, che pone un essere creato sulla scena della vita; è una parola che implica l'invio dalla vita più intima, dalle profondità della Divinità stessa, di Uno che condivideva la natura essenziale del Mittente. (Canon Liddon.)

Donna esaltata dalla nascita di Cristo: - La posizione delle donne nel mondo antico era, di regola, di profonda degradazione. Ci sono alcune donne grandi e sante nell'antico Israele: Miriam, Debora, Anna, Ulda. Ci sono donne che sono socialmente o politicamente grandi nel paganesimo, senza essere affatto sante: Semiramide, Aspasia, Saffo e le mogli e le madri dei Cesari. Ma, di regola, nell'antichità la donna era degradata; le donne erano alla mercé, e al capriccio, e alle passioni degli uomini. Vivevano come vivono oggi nell'Oriente maomettano, almeno in generale, una vita in cui i lussi di un meschino isolamento mascherano a malapena la dura realtà del loro destino. Eppure le donne erano, allora come oggi, la parte più grande della famiglia umana; e uno degli obiettivi, possiamo osare dire, della Divina Incarnazione, era quello di porre la vita della donna su un nuovo fondamento, entro i recinti del Regno della Redenzione; e questo fu fatto quando il Redentore, il Figlio Eterno di Dio, che non possedeva alcun padre terreno, ma si degnò di "nascere da donna". I più alti onori mai raggiunti o conferiti ai membri più nobili o più santi del sesso più forte, impallidiscono sicuramente se confrontati con questa prerogativa del tutto unica di Maria. Lei stessa, nel grande inno dell'Incarnazione, ne è già consapevole. Pensiamo all'uomo o alla donna più belli che abbiamo mai conosciuto nella vita, e chiediamoci se sarebbe possibile per lui o per lei dire, senza presunzione, senza assurdità: "Ecco, d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata". Ma Maria... lei pronuncia queste parole, e di epoca in epoca la cristianità le verifica. Essere stata la madre del Divino Redentore è un privilegio non condiviso e incomunicabile, e riversa gloria su tutte le donne cristiane fino alla fine dei tempi. È questo fatto che ha silenziosamente creato quel raro e bellissimo sentimento che nel Medioevo prendeva la forma della cavalleria, ma che è più ampio e duraturo di quanto non possa essere identificato con un qualsiasi periodo della vita della Chiesa; quel sentimento che, senza l'aiuto della legislazione, senza ridursi a una teoria o a una filosofia, ha insensibilmente corretto i torti di secoli, e ha assicurato alla donna quel tenero rispetto e quella deferenza che sono la vera salvaguardia della sua influenza dominante, e che sola la assicura. La migliore garanzia della libertà e dell'influenza della donna si trova nel fatto che il Figlio Eterno si degnò di "nascere da donna". (Ibidem)

L'Immacolata Concezione: - Queste parole non solo affermano, ma negano. Il loro silenzio è tanto esclusivo, quanto significativo è il loro significato positivo. "Nato da una donna." Nulla, quindi, è detto di un altro genitore terreno. Nessun padre umano è nominato come strumento della Divina provvidenza. L'apostolo pensa, possiamo dire con fiducia, alla nascita di una madre vergine da parte di nostro Signore. È vero che negli scritti di San Paolo non c'è un riferimento definito e inequivocabile all'Immacolata Concezione; ma dobbiamo ricordare

(1) che non c'è un'occasione negli scritti di San Paolo in cui un tale riferimento sembrerebbe necessario; e

(2) che il Vangelo di San Luca, scritto sotto la direzione di San Paolo e che illustra il suo insegnamento, dà il resoconto più completo delle circostanze del Concepimento e della Nascita di nostro Signore che abbiamo nel Nuovo Testamento. La parola "donna", quindi, in questo passaggio è enfatica. Implica esplicitamente che nostro Signore ha avuto un solo genitore terreno. Osserva l'importanza di questo. Era una necessità primaria che il Redentore dell'umanità fosse senza peccato. Se Egli doveva aiutare la nostra razza a uscire dalla sua condizione di degrado morale, non doveva avere parte nel male che era la Sua opera di eliminare Ebrei 7:26. Ma, allora, il peccato umano non era semplicemente attuale, ma originale; non semplicemente il risultato della vita e della responsabilità separata di ciascun uomo, ma una conseguenza del ritiro del primo dono di giustizia di Dio dopo la trasgressione di Adamo. Si trattava, infatti, di una distorsione della volontà umana ereditaria; era una macchia sugli affetti nativi e sull'intelligenza della razza; era un ingrediente sottile del carattere comune; era un obbligo al quale le generazioni non potevano sperare di sottrarsi da sole. Gli uomini si sono costantemente risentiti, come si risentono oggi, all'idea stessa di una tale eredità del male; ma agiscono, osservo, almeno nelle questioni sociali e pubbliche, sulla presunzione che sia vero. L'uomo è sempre in guardia contro il suo fratello uomo, come se fosse un travestito o un possibile nemico. La società si protegge con leggi contro la natura umana, con leggi che sarebbero una calunnia superflua e offensiva su di essa se la natura umana non fosse per istinto e originariamente peccaminosa. E così, per l'apparizione di un Essere senza peccato, veramente partecipe della nostra natura comune, ma assolutamente libero dalla sua eredità di male, una qualche sorprendente irregolarità nella trasmissione della vita naturale - qualche difetto, se così possiamo dire, evidente e intenzionale - era chiaramente adatto, al fine di segnare l'ingresso sulla scena della vita umana di Colui che condivideva l'eredità della carne e del sangue, senza condividere la tradizione del peccato. Questo era il significato della nascita di una madre vergine da parte del Signore. Fu perché Egli "divenne peccato per noi che non conoscevamo peccato, affinché fossimo fatti giustizia di Dio in Lui", che in questo senso enfatico ed esclusivo "nacque da donna". (Ibidem)

La nascita di una donna da parte di Cristo consacra la vita familiare: - La vita della famiglia è davvero più antica del cristianesimo; Si fonda su fatti e istinti della natura umana. È forse, in ultima analisi, il prodotto dell'azione della ragione e della coscienza dell'uomo sui suoi rudimentali istinti fisici. Ma la natura e la sacralità della vita familiare sono state riconosciute con gradi di chiarezza molto diversi nelle diverse epoche e nei diversi paesi del mondo. Ha dovuto lottare con passioni egoistiche che minacciavano sempre di disgregarla e, in particolare, con l'istituzione diffusa e degradante della poligamia. Coloro che hanno compreso meglio il vero benessere della nostra razza hanno fatto del loro meglio in ogni momento per insistere e sostenere la vita familiare come salvaguardia della pura vita umana, come il fondamento più solido dell'ordine sociale. Ora, quando nostro Signore accondiscese ad essere "nato da donna", divenne membro di una famiglia umana, e concesse alla vita familiare la più grande consacrazione che abbia mai ricevuto dall'inizio della storia umana. Non aveva, infatti, un padre terreno; ma era soggetto al suo padre adottivo, san Giuseppe, così come a sua madre, Maria. Egli era sottomesso, mentre li benediceva. In ogni epoca i cristiani hanno amato soffermarsi sull'immagine di quella casa incomparabile, prima a Betlemme e poi a Nazaret, quella casa in cui per un certo tempo Maria ha presieduto, e per la quale Giuseppe ha faticato, e in cui Gesù è stato allevato e formato. Nessuna fattoria, possiamo esserne certi, ha mai rivaleggiato con le bellezze morali di quella che fu eretta su questa terra quando il Figlio di Dio "nacque da donna". Da quel giorno fino ad oggi, Egli è stato l'ispiratore, il regolatore, l'influenza unificatrice in tutte le famiglie cristiane. Nella fede cristiana rintracciamo la sua autorità morale, nella madre cristiana la sua tenerezza e il suo amore, nel bambino cristiano la sua umile obbedienza. (Ibidem)

Il carattere del Messia:

(I.) Ecco il carattere della persona mandata nel mondo: "Dio ha mandato Suo Figlio". La frase ha lo stesso significato, con quelle altre espressioni che incontriamo nella Scrittura Giovanni 3:16; Ebrei 1:1. Il significato è: Dio ha stabilito anticamente diverse forme di religione tra gli uomini, attraverso diversi modi di rivelazione, scoprendo Se stesso ai patriarchi, mediante la consegna della legge a Mosè; Alla fine, con misericordia e compassione verso l'umanità, si degnò di offrire loro una rivelazione più chiara e perfetta della Sua volontà, con la predicazione di una persona di gran lunga più grande eccellenza e autorità di qualsiasi altra precedente; anche dal Suo stesso Figlio. La persona qui dichiarata inviata nel mondo, era in modo particolare il Figlio di Dio. Il testo implica anche che Egli era con Dio, nel seno del Padre, prima di essere mandato nel mondo

ECCO UNA DESCRIZIONE DELLA CONDIZIONE DI QUESTA PERSONA DIVINA E DEL SUO MODO DI CONVERSARE NEL MONDO: "FU FATTO DA DONNA, CREATO SOTTO LA LEGGE". Egli è stato fatto da donna, cioè è diventato veramente e realmente un uomo; non prendendo su di Sé solo la similitudine della nostra natura, ma essendo realmente e veramente tali; sottoposti a tutte le infermità della natura umana, e tentati in ogni cosa come noi, ma senza peccato Ebrei 4:15 ; vedi anche Ebrei 2:17

(III.) ECCO IL FINE E IL DISEGNO DELLA SUA VENUTA COSÌ NEL MONDO; esposto nell'ultima parte delle parole: "Per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché potessimo ricevere l'adozione di figli". La stessa frase l'apostolo usa di nuovo nell'Epistola ai Romani (CAPITOLO 8. ver. 15). Dio ci tratta non come un padrone con i suoi servi, ma come un padre con i suoi figli, esigendo da noi non alcun servizio duro e gravoso, ma solo un'obbedienza razionale e sincera. Nostro Signore è venuto "per riscattare coloro che erano sotto la legge", cioè per abrogare le gravose cerimonie delle istituzioni ebraiche; "affinché potessimo ricevere l'adozione di figli"; cioè, che Egli potesse stabilire con gli uomini un nuovo patto, che dovrebbe essere il più facile da osservare e il più sufficiente a giustificare coloro che dovrebbero osservarlo. La cosa più facile da osservare è questo patto del Vangelo; perché i suoi precetti non sono ordinanze positive e carnali, ma i grandi doveri della legge morale ed eterna di Dio. Cristo ha sofferto per noi, affinché potessimo ricevere l'adozione di figli; ma se continuiamo a non vivere virtuosamente come si conviene ai figli di Dio, non ci gioverà nulla aver ricevuto questa adozione. "Solo coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio" Romani 8:14. (S. Clarke, D.D.)

Della pienezza del tempo, in cui Cristo apparve:

1.) Possiamo considerarlo rispetto alla predeterminazione di Dio; E allora era dunque la pienezza del tempo, perché determinato e predetto dai profeti. Secondo quell'antica predizione di Giacobbe Genesi 49:10, il Messia doveva apparire prima della totale dissoluzione del governo ebraico. Di nuovo; la profezia di Malachia (CAPITOLO 3:1), determina la venuta del nostro Salvatore prima della distruzione del secondo tempio. E quella non meno notevole predizione di Aggeo (CAPITOLO 2 versetti 6, 7 e 9). È evidente quindi che l'incarnazione di Cristo era nella pienezza dei tempi; cioè, esattamente nel tempo predetto e predeterminato dai profeti. E in verità queste profezie erano così chiare, che verso il tempo dell'apparizione di nostro Signore, i Giudei, e da loro i Romani, e tutte le parti orientali del mondo, erano in grande attesa che sorgesse una persona straordinaria, che sarebbe stata il governatore del mondo. Ma... 2. Sebbene sia evidente che il nostro Salvatore è venuto nel mondo nella pienezza dei tempi, cioè nel tempo predetto dai profeti; tuttavia la domanda può ancora tornare: Perché quel tempo è stato determinato piuttosto che un altro, e di conseguenza predetto dai profeti; perché, senza dubbio, era di per sé la stagione più adatta e più appropriata. Ora, sembra che ci siano state due ragioni più speciali, per l'apparizione del nostro Salvatore in quel tempo: la prima è che l'insufficienza della dispensazione ebraica, così come della religione naturale, è diventata allora, dopo una lunga prova, sufficientemente evidente: evidente; non a Dio, che conosce tutte le cose in una volta, e di conseguenza provvede a tutte le cose fin dal principio; ma agli uomini, ai quali il consiglio di Dio si apre a poco a poco. La seconda ragione, per cui possiamo supporre che il nostro Salvatore apparve proprio nel momento in cui apparve, era perché il mondo era in quel momento, per molte circostanze straordinarie, particolarmente preparato per la sua ricezione. Ora, all'incirca al tempo della nascita del nostro Salvatore, è osservabile che ci fu una concomitanza di molte cose nel mondo, per promuovere e favorire la propagazione di una tale religione. I Romani avevano allora conquistato quasi tutte le parti conosciute del mondo; Avevano diffuso e stabilito la loro lingua in tutte le nazioni delle loro conquiste, e avevano reso facile la comunicazione da una parte all'altra. Avevano, inoltre, migliorato la filosofia morale al suo massimo livello. Ulteriore; il grande miglioramento e l'aumento della scienza nel mondo in questo tempo (secondo la profezia di Daniele: "Molti correranno qua e là, e la conoscenza sarà accresciuta") diede occasione alla dispersione dei libri ebraici in tutto il mondo: e in particolare la traduzione della Bibbia alcune epoche prima della nascita di Cristo in una delle lingue allora più conosciute e universali sulla terra, che prima era stato confinato in una lingua particolare solo agli ebrei, era un singolare preparativo alla ricezione di quel grande Profeta e Salvatore dell'umanità, la cui venuta era in quel libro così chiaramente e così spesso predetta. In verità sembra che questo sia stato il primo passo per scoprire se stesso oltre che per la luce della natura alle altre nazioni così come agli ebrei, e per dare ai pagani anche la conoscenza delle sue leggi rivelate, e in seguito sembrò essere notevolmente strumentale, nella propagazione della religione cristiana attraverso il mondo dei Gentili. (Ibidem)

L'incarnazione di Gesù Cristo: - Quattromila anni trascorsero tra il dono della promessa e il suo adempimento. Viene spontaneo chiedersi: perché?

(I.) CONSIDERATE LA SAGGEZZA E LA CORRETTEZZA DI RITARDARE L'ADEMPIMENTO DELLA PROMESSA FINO A CIÒ CHE PAOLO QUI CHIAMA "LA PIENEZZA DEL TEMPO". San Paolo afferma che in qualsiasi periodo precedente sarebbe stato altrettanto imprudente mandare Suo Figlio nel mondo, quanto rendere qualsiasi giovane padrone dei propri beni fino a quando non fosse diventato maggiorenne

(1.) Atti In nessun periodo prima della "pienezza dei tempi" l'Incarnazione di Cristo sarebbe stata così appropriata, tutto considerato. La redenzione era ugualmente necessaria in ogni momento, ma tenendo conto delle dottrine di Cristo, della vita, dei miracoli, ecc., sarebbe stata inopportuna prima. Durante l'età antidiluviana, non c'era uomo vivente che avrebbe potuto scriverne un resoconto tale da interessare le generazioni future e allo stesso tempo giovare a quelle del suo tempo. Dal Diluvio al tempo di Mosè la popolazione mondiale fu relativamente piccola e incivile. Dal tempo di Mosè fino ai profeti, gli ebrei avevano bisogno di un'istruzione e di una disciplina più complete per essere idonei all'insegnamento di Cristo. Durante le quattro monarchie la guerra era così diffusa che la religione di Cristo non avrebbe attirato l'attenzione del pubblico; o, se lo avesse fatto, gli uomini avrebbero poi affermato che il cristianesimo era l'invenzione di qualche tiranno politico di quell'epoca

(2.) Nell'età augustea, quando Cristo venne, il mondo era preparato a fondo per esaminare le Sue affermazioni, era in grado di apprezzare le Sue dottrine per confronto e contrasto, ed era in uno stato tale da offrire strutture per l'estensione e la propagazione del Cristianesimo

(II.) CONSIDERA IL MODO DELLA SUA INCARNAZIONE

(1.) Cristo è venuto come un bambino. Emblema calzante della missione di misericordia che lo ha portato

(2.) È nato in una condizione umile. Non temere, dunque, che i più poveri e i più umili siano i benvenuti a Lui e a tutti i Suoi benefici

(3.) Obbediente alla legge e sotto la sua maledizione

(III.) CONSIDERA IL GRANDE DISEGNO DELLA SUA INCARNAZIONE

(1.) Per riscattare dalla maledizione, non dall'obbligo, della legge. Non si può obbedire troppo alla legge, ma si deve cercare la giustificazione solo in Cristo

(2.) Conferire a tutti gli uomini l'adozione di figli. Dobbiamo credere a questo prima di poterlo sentire. (R. Filippo.)

Lo scopo della manifestazione terrena di Cristo non può essere stato quello di effettuare alcun cambiamento nell'indole di Dio verso di noi, di renderlo placabile o propizio, perché era il frutto e il risultato del Suo amore. 1Giovanni 4:10; Giovanni 3:16

(I.) LA TEMPESTIVITÀ DELL'AVVENTO. Ogni evento nello svolgimento del piano divino ha il suo giusto posto. La prova di ciò non manca per quanto riguarda l'avvento

(1.) La prova del bisogno del mondo era completa. La filosofia e la religione erano state tentate, e avevano fallito. Non restava altro che delusione e disperazione

(2.) La nazione ebraica era preparata. Profezia adempiuta. Persone in attesa. Il vecchio sistema usurato

(3.) Le circostanze dell'epoca erano favorevoli. Pace. Civiltà. Una lingua

(II.) LA SOTTOMISSIONE ALLE CONDIZIONI UMANE CHE L'AVVENTO DI CRISTO HA COMPORTATO

(1.) La sua vera umanità.

(1) Identità della natura con tutti gli uomini.

(2) Mistero antecedente di natura altra e superiore.

(3) Sviluppo progressivo.

(4) Completezza della simpatia

(2.) La sua obbedienza legale. Egli si sottomette al giogo sotto il quale tutti sono legati. (Rivista omiletica.)

Cristo, il Salvatore degli uomini: - Un po' sopra le cascate del Niagara c'è un gruppo di isolotti. La più considerevole di queste si chiama Isola delle Capre, e tra l'Isola delle Capre e la riva c'è un corso d'acqua di una certa larghezza e di estrema rapidità, attraversato da un ponticello di legno. Un giorno un uomo stava dipingendo quel ponte, e mentre era impegnato in questo modo gli capitò di perdere l'equilibrio e scivolare nelle rapide, e fu trascinato giù con terribile rapidità. Benché si sforzasse di raggiungere la riva, i suoi sforzi furono tutti vani; La corrente era troppo forte per lui. Andò giù, giù, e sembrò che in pochi istanti avrebbe fatto il salto spaventoso nell'abisso senza fondo. Ma proprio quando sembrava che ogni speranza fosse svanita, fu intercettato da un isolotto di roccia non molto lontano dall'orlo del precipizio: non l'avresti notato se avessi guardato casualmente il torrente, tanto era piccolo; attirava l'attenzione solo per le increspature che l'acqua faceva su di esso. Quell'isolotto si trovava proprio sulla sua strada; Intercettò il suo progresso e gli diede un appiglio e un appiglio per un po'. Lì si aggrappò e gridò aiuto. Di lì a poco una folla si radunò sulla spiaggia e cominciarono a escogitare ogni sorta di mezzi per salvarlo. Provarono una cosa dopo l'altra, e un piano dopo l'altro fallì, finché alla fine un uomo coraggioso ebbe l'idea di farsi mettere una corda intorno alla vita; e, entrando nel fiume proprio nel punto in cui l'uomo era entrato in acqua, riuscì così ad attraversare il torrente, e tuttavia ad esserne trascinato giù, che raggiunse il piccolo isolotto di roccia e afferrò l'uomo con tutte le forze che gli erano rimaste. E ora, stretti l'uno nell'abbraccio dell'altro, ripresero il loro pericoloso viaggio e raggiunsero sani e salvi la riva. Nel frattempo si era radunata una grande folla, e potete immaginare l'applauso squillante che si levò da quella numerosa compagnia quando i due uomini tornarono sani e salvi. Prendete questa storia come un'illustrazione della condizione impotente dell'uomo in questo mondo fino a quando Cristo lasciò la riva eterna per venire a salvarlo. Se l'uomo doveva essere salvato, queste sei condizioni dovevano essere soddisfatte; e si sono adempiuti in Gesù Cristo.

(I.) Qualcuno dalla riva deve impegnarsi a salvarlo.

(II.) L'Aiutante deve lasciare la riva e venire da lui in modo che possa afferrarlo. Non basta vedere in lontananza Colui che ha pietà; deve essere un contatto effettivo.

(III.) Per raggiungerlo, il Liberatore deve rientrare nell'ambito della legge. Non c'era altro modo per raggiungerlo, se non attraverso la corrente.

(IV.) Il Soccorritore deve portare la parte della maledizione della legge dell'uomo che sta annegando, se vuole salvarlo. Impotente a sopportare la fatica da solo.

(V.) Il soccorritore deve avere abbastanza forza per tornare indietro in sicurezza.

(VI.) Il Salvatore e i salvati devono essere saldamente legati insieme. In caso contrario, la tensione cadrà su entrambi, e quest'ultimo sarà inevitabilmente annegato. Di qui il bisogno della fede, che è la presa dell'anima. (J. M. Gibson, D.D.)

La maggioranza del mondo: - Una spiegazione dottrinale della nascita e della vita di Cristo. Quell'evento contrassegnato

1.) Il raggiungimento della maggiore età del mondo. Tutta la storia pre-cristiana anticipata e preparatoria

(2.) Il carattere della nuova relazione si aprì agli uomini.

(1) Libertà.

(2) La filiazione divina

(3.) I mezzi con cui si realizza la maturità spirituale degli uomini.

(1) Implicava il sacrificio di sé da parte di Dio.

(2) La natura umana propria dell'uomo è assunta da Cristo.

(3) Gli obblighi della legge sono adempiuti volontariamente. (A. F. Muir, M.A.)

La pienezza del tempo: Trench pensa che sia un fatto molto notevole che le profezie di Dio riguardanti l'avvento di Suo Figlio sembrino essersi diffuse in tutto il globo abitabile, e sotto forma di echi tradizionali siano state disperse in tutto il mondo. Il poeta Virgilio dice in una delle sue poesie che presto sarebbe venuto al mondo colui che, si aspettava, avrebbe portato l'età dell'oro. Svetonio, uno storico antico, afferma che in Oriente prevaleva una certa e consolidata convinzione che le città della Giudea avrebbero generato, in questo periodo, una persona che avrebbe ottenuto l'impero universale. E Tacito afferma che era contenuto negli antichi libri dei sacerdoti ebrei che l'Oriente dovesse prevalere. Queste erano luci sparse che uscivano dalla Giudea, il loro centro di riunificazione, e davano ai pagani l'anticipazione e la persuasione che un grande e illustre Liberatore stava per nascere nel mondo

Il dono di Dio al mondo: - Un compendio del piano di redenzione - Uno schema del piano del Vangelo - Un sistema abbreviato di divinità cristiana

(I.) L'IMPORTANTE EVENTO DICHIARATO

(1.) L'illustre Personaggio di cui si parla

(2.) Questa illustre Persona fu divinamente incaricata

(3.) La natura che ha assunto

(4.) Gli obblighi a cui era soggetto.

(1) Era soggetto alla legge cerimoniale. Fu circonciso e presentato nel tempio; Adorava nelle sinagoghe, saliva alle feste, ecc.

(2) Era sotto la legge morale. L'ha vissuta; e in tutto ciò che ha detto, e fatto, e pensato, l'ha onorato. Lo conservò, in tutta la sua estensione, perfettamente. Egli lo insegnò anche, lo spiritualizzò e lo rivendicò.

(3) Era sotto la legge cerimoniale e morale nella Sua capacità di mediatore. Egli era sia la Vittima del peccato che il Sommo Sacerdote della nostra professione

(5.) Il periodo peculiare della Sua manifestazione.

(1) Il tempo a cui si riferiscono i profeti.

(2) Dopo che il mondo fu sufficientemente informato sull'evento, in vari modi e forme, dalla prima promessa all'ultima profezia data.

(3) Quando tutti i mezzi per la restaurazione dell'uomo si erano dimostrati del tutto inadeguati.

(4) Quando il mondo era in uno stato di pace profonda.

(5) Quando c'era un'aspettativa generale su di Lui, specialmente tra i Giudei.

(6) Agisce in quel particolare tempo, fissato come il migliore, dall'infinita sapienza di Dio

(II.) I GRANDI FINI CONTEMPLATI IN QUESTI EVENTI

(1.) Affinché possiamo ottenere la redenzione

(2.) Affinché possiamo ricevere l'adozione

(3.) Affinché i credenti possano così godere della redenzione e dell'adozione di figli. Imparare:1. Il modo in cui è stata effettuata la redenzione

(2.) Le inestimabili benedizioni che ci presenta

(3.) L'importanza di un interesse personale e di risparmio in loro

(4.) Esorta i colpevoli e i periti a credere e ad avere la vita. (J. Burns, D.D.)

Il primo Avvento del Messia:

(I.) IL TEMPO DELLA SUA VENUTA. Egli venne "quando venne la pienezza del tempo". E che ore erano? 1. Era il tempo stabilito dal Padre, il tempo fissato per la Sua venuta nella mente e nel consiglio di Dio. Dio conosce tutte le Sue opere sin dall'inizio del mondo e sì, da tutta l'eternità. Nulla gli accade per caso

(2.) Era il tempo predetto dai profeti, quei santi uomini di Dio che parlavano sospinti dallo Spirito Santo

(3.) Era un tempo particolarmente adatto per la Sua venuta, ed è, quindi, chiamato la pienezza del tempo. Era un periodo in cui gli eventi sembravano essere gradualmente maturati per questo glorioso compimento. Fu un tempo, infine, in cui apparve il Suo precursore per preparare la Sua via davanti a Lui, volgendo i cuori dei disubbidienti alla saggezza dei giusti, e preparando così un popolo preparato per il Signore. Questo fu il tempo dell'avvento del Redentore

(II.) CONSIDERA IL MODO IN CUI È VENUTO. "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, fatto da donna, fatto sotto la legge". Ci sono qui tre particolari da considerare

(1.) Dio ha mandato Suo Figlio. Questa espressione implica evidentemente che il Figlio di Dio esisteva prima di essere mandato. E la Scrittura non corrobora dappertutto la verità così implicita? Ma dove esisteva prima della Sua missione divina? Egli esisteva con Dio in cielo. Era nel seno del Padre. "Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato". Di conseguenza, quando qui si dice che Dio lo ha mandato, non dobbiamo supporre che ciò implichi una qualche inferiorità di natura da parte del Figlio; poiché "quale è il Padre, tale è il Figlio, e tale è anche lo Spirito Santo". 2. Il Figlio di Dio è stato fatto da donna; e così fu fatto secondo le profezie che lo riguardavano

(3.) È stato creato sotto la legge. Come persona divina, partecipe del Padre nella Divinità, Egli non era soggetto ad alcuna legge; né, in quanto uomo perfettamente santo, era tenuto a sottomettersi alla legge cerimoniale, che in tutto implicava la peccaminosità dell'uomo. Eppure, per noi uomini, e per la nostra salvezza, Egli si è umiliato per essere costituito sotto la legge. Nacque da una Giudea, e fu circonciso l'ottavo giorno, e così fu posto sotto la legge come un patto di opere; affinché, come garante del Suo popolo, potesse in ogni modo rispondere a tutte le sue richieste

(III.) CONSIDERA LO SCOPO DELLA SUA VENUTA. Questo per "riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché ricevessimo l'adozione di figli". Per legge, possiamo qui intendere sia la legge cerimoniale che la legge morale. E di che cosa si parla qui l'adozione? È una benedizione di cui per natura siamo completamente privi; poiché per natura siamo senza Cristo, essendo estranei alla repubblica d'Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza e senza Dio nel mondo. Ma quando Dio ci adotta in questo modo? È quando ci pentiamo veramente dei nostri peccati passati e abbracciamo per fede il metodo di salvezza rivelato nel Vangelo. E quali sono i privilegi a cui abbiamo diritto come figli adottivi? Sono numerosi e importanti, troppo numerosi per essere qui tutti specificati

(1.) Lo spirito di adozione, che ci permette di avvicinarci a Dio con fiducia filiale e di aprire tutto il nostro cuore davanti a Lui

(2.) Eredità. (D. Rees.)

La pienezza del tempo:

(I.) LA PIENEZZA DEL TEMPO

(1.) Il tempo ha una pienezza, perché ha una capacità ( Efesini 4:13)

(2.) Quella pienezza arriva per gradi. Come la vita, così il tempo

(3.) C'è un tempo in cui il tempo giunge al suo pienezza Giovanni 7:8. Confronta 12:23). Di giorno al meridiano; nell'uomo in età adulta

(4.) Quando quel "quando" è. Quando Dio lo manda. Ciò che riempie il tempo è una cosa memorabile dell'effusione di Dio in esso. Mosè e i profeti lo riempirono in una certa misura; Cristo lo riempì fino all'orlo. Ben potrebbe essere chiamata la pienezza, perché

(1) Cristo era la pienezza di Dio Colossesi 2:9; Giovanni 3:34; 1:14-16.

(2) In lui si sono adempiute le promesse.

(3) L'erede, il mondo era giunto alla sua piena età, e quindi era maturo per riceverLo la sua eredità

(II.) IL RIEMPIMENTO DEL TEMPO

(1.) Dalla pienezza della Sua compassione Dio "mandò". 2. Dalla pienezza del suo amore ha "mandato il suo Figlio". 3. Nella pienezza dell'umiltà lo ha mandato.

(1) "Fatto di donna", per fare piena unione con la nostra natura.

(2) "Fatto sotto la legge" per rendere l'unione ancora più perfettamente piena della nostra condizione peccaminosa, impegnandosi, alla circoncisione, a compiere tutta la giustizia della sua legge Galati 5:3, e alla Sua passione adempiendo tutti i nostri obblighi verso la legge Colossesi 2:14

(III.) LA PIENEZZA DEL BENEFICIO PER NOI

(1.) Redenzione. Considerare

(1) Il prezzo pagato;

(2) I prigionieri;

(3) La liberazione

(2.) Adozione:

(1) Prigionieri tradotti in bambini;

(2) Schiavi del peccato e coeredi del Figlio di Dio

(IV.) LA PIENEZZA DEL DOVERE DA PARTE NOSTRA. Il Natale dovrebbe essere

1.) Un tempo di pienezza di gioia; Ma non solo; anche un tempo di-2. Gratitudine a Dio

(3.) Pietà

(4.) Beneficenza. (Bp. Andrewes.)

(I.) CRISTO È VENUTO NELLA PIENEZZA DEL TEMPO

(1.) Che cos'è questo?

(1) Il tempo stabilito dal Padre.

(2) Predetto dai profeti

(2.) Come appare?

(1) Da Genesi 49:10.

(2) Daniele 9:25.

(3) Aggeo 2:9; Malachia 3:1

(II.) CRISTO È STATO MANDATO, QUINDI AVEVA UN ESSERE PRIMA. Questo appare da

(1) Giovanni 6:33, 51 ;

(2) Giovanni 1:15, 8:58.

(3) Giovanni 1:2; Ebrei 1:2; Colossesi 1:15, 16

(III.) CRISTO ERA IL FIGLIO DI DIO

(1.) Era Dio Romani 9:5; 1Giovanni 5:20

(2.) Questa Divinità l'ha ricevuta dal Padre Giovanni 5:26

(3.) Questa comunicazione è stata propriamente una generazione

(IV.) CRISTO È STATO FATTO DA DONNA

(1.) Ha ricevuto il suo corpo umano sostanzialmente da una donna

(2.) Fatto, cioè senza l'aiuto dell'uomo ( Isaia 7:14 ; Matteo 1:23, 24; Luca 1:34, 35. Utilizzazioni

(1.) Informazioni.

(1) Vedi l'amore infinito di Dio per l'uomo.

(2) La dignità dell'uomo al di sopra di tutte le altre creature

(2.) Esortazione. Siate grati per questa inestimabile misericordia.

(1) Quanto saresti infelice senza di essa. I tuoi peccati non perdonati; il vostro Dio non si è riconciliato; la tua anima condannata.

(2) Quanto ne è felice: la tua persona è giustificata; il tuo Dio riconciliato; le vostre anime sono state salvate. Cantate con gli angeli Luca 2:14. (Bp. Beveridge.)

(I.) C'era un triplice lavoro di preparazione, ogni parte del quale richiedeva il trascorrere di un certo periodo

(1.) Il mondo dei Gentili doveva essere preparato.

(1) Politicamente. Una lingua comune e un sistema sociale con leggi e governo erano necessari e forniti in lingua greca e nell'Impero Romano.

(2) Nella convinzione religiosa. Le vecchie religioni andarono in frantumi, e sopravvenne un'epoca di vizio, superstizione e incredulità. L'epoca degli esperimenti religiosi si chiuse in un'epoca di disperazione.

(3) Nell'esperienza morale. Gli uomini videro e approvarono la condotta migliore e seguirono la peggiore. La consapevolezza del peccato e della debolezza li portò a desiderare ardentemente un liberatore

(2.) Il mondo ebraico

(1) Politicamente si aspettava un cambiamento, e che Shiloh sarebbe apparso.

(2) Le loro convinzioni religiose puntavano a Lui.

(3) La loro legge era una preparazione morale, "un maestro di scuola per condurli a Cristo".

(II.) QUANDO IL TEMPO FU PIENO, CRISTO VENNE

(1.) Se avessimo visto Gesù nella Sua vita terrena, quale impressione avrebbe prodotto sulle nostre anime senza pregiudizi?

(1) Avremmo dovuto osservare in Lui un rapporto con la verità completamente diverso da quello di ogni altro uomo. (a) Non c'era lotta tra la Sua volontà e la legge di Dio. (b) Non ha mai peccato

(2.) La sua natura era in armonia con se stessa. Nessuna eccellenza è sproporzionata. Contemplazione e azione; il desiderio del bene pubblico e dell'individuo; tutto ciò che era più virile e più femminile; i tipi giudaico, greco, romano, tutti armonizzati. Il primo Adamo conteneva l'intera razza dei suoi discendenti; così Cristo divenne il Capo di una nuova razza

(3.) Mentre guardavamo con fermezza, avremmo dovuto vedere che era il Figlio di Dio, fatto di donna

(III.) DA CHE COSA CRISTO È VENUTO A LIBERARCI

(1.) Da false visioni del mondo e della vita

(2.) Da visioni basse e scoraggianti della natura umana

(3.) Dalla schiavitù. (Canon Liddon.)

La pienezza del tempo:

(I.) QUANDO ROMA RAGGIUNSE L'APICE del suo potere e della sua influenza

(II.) QUANDO LA CIVILTÀ EBBE RAGGIUNTO IL SUO MASSIMO SVILUPPO

(1.) Politicamente il mondo era uno come non lo era mai stato prima e non lo è mai stato da allora

(2.) Intellettualmente. Tranne, forse, l'età d'oro della Grecia, senza paralleli. Cicerone, Lucrezio, Cesare, Plinio, Giovenale. La filosofia ora nel suo fiore degli anni

(3.) Materialmente: ogni fonte aperta da cui possa derivare il piacere

(4.) Artisticamente

(III.) QUANDO GLI UOMINI AVEVANO SCANDAGLIATO GLI ABISSI PIÙ BASSI DELLA DEGRADAZIONE. La pienezza del tempo è stata segnata da

1.) Disgustosa licenziosità

(2.) Crudeltà disumana

(3.) Pratica diffusa del suicidio

(4.) Ateismo in bianco

(5.) Disperazione totale. (J. Macgregor, D.D.)

La pienezza del tempo; o, il mondo in rovina redento da Cristo:

(I.) UN PERIODO IN CUI SI MANIFESTARONO LA SCHIAVITÙ, LA DEGRADAZIONE E LA MISERIA DELL'UOMO, E LA CORRUZIONE, LA DECADENZA E LA MORTE DELLE NAZIONI

(1.) Dopo il Diluvio fu concesso un nuovo periodo di prova; ma Babele divenne il monumento dell'orgoglio e della caparbietà dell'uomo

(2.) Dopo la chiamata di Abraamo l'amministrazione di Dio assunse una duplice forma: (a) preparare la salvezza per le nazioni; (b) Preparare le nazioni per la salvezza.

(1) Agli ebrei fu data la legge come pedagogo per condurli a Cristo; ma hanno perso di vista il fine nei mezzi.

(2) Ai Greci furono date squisite facoltà intellettuali; ma questi grandi doni furono prostituiti agli usi più bassi.

(3) Ai Romani fu data la facoltà per il diritto e l'impero; ma divennero schiavi della lussuria. L'estremità del mondo era l'opportunità di Dio

(II.) UN PERIODO DI INTERVENTO SPECIALE, SOPRANNATURALE E DIVINO COME MANIFESTATO NELLA PERSONA E NELL'OPERA DI CRISTO, E NELLA LIBERTÀ SPIRITUALE E NELL'ELEVAZIONE MORALE DEGLI UOMINI

(1.) La persona di Cristo.

(1) La Sua Divinità: "mandò Suo Figlio".

(2) La sua umanità: "nato da donna".

(3) La sua nazionalità: "secondo la legge". 2. L'opera di Cristo: "redimere, ecc." 3. I parenti e i rappresentanti di Cristo-"figli", i cui segni distintivi sono:

(1) Libertà.

(2) Spiritualità.

(3) Permanenza.

(4) Speranza. (Giles Hester.)

L'Avvento:

(I.) L'ATTESA GENERALE DEL POPOLO QUANDO CRISTO VENNE, come testimoniato da Giuseppe Flavio, Svetonio e Tacito

(II.) LO STATO DEL MONDO IN QUEL PERIODO

(1.) Gli ebrei.

(1) Il loro zelo smodato per il cerimoniale.

(2) La loro depravazione morale

(2.) L'impero romano.

(1) Il suo potere e la sua ricchezza.

(2) La sua effeminatezza e corruzione

(3.) La sua disperazione. Il politeismo e la filosofia avevano fallito e avevano lasciato il posto all'ateismo e alla stregoneria

(III.) I RISULTATI CHE SCATURIRONO DALL'AVVENTO

(1.) L'abolizione dell'ebraismo

(2.) L'estirpazione di ogni religione e filosofia preesistente

(3.) Il trionfo finale del cristianesimo nei suoi effetti

(1) Sull'individuo che ha rigenerato;

(2) sulla razza che ha unificato in una fratellanza;

(3) sulla famiglia che ha purificato ed elevato;

(4) sulla donna a cui ha dato potere e una sfera;

(5) sui bambini che ha strappato all'assassino;

(6) sulla legislazione che ha umanizzato;

(7) sul lavoro che ha nobilitato;

(8) sull'educazione di cui ha ampliato la sfera;

(9) Sulla schiavitù e la guerra, i cui orrori ha mitigato e di cui richiede l'estinzione. (G. Sexton, LL.D.)

L'avvento del Redentore:

(I.) LA SUA TEMPESTIVITÀ: "A suo tempo" Romani 5:6

(1.) La prova del bisogno del mondo era completa 2. La preparazione di Dio riguardo agli ebrei aveva compiuto il suo corso

(3.) Le circostanze dell'epoca erano favorevoli

(II.) LA SOTTOMISSIONE DI CRISTO ALLE CONDIZIONI UMANE CHE ESSA COMPORTAVA

(1.) La sua vera umanità Ebrei 2:17

(2.) La sua obbedienza legale. (J. Waite.)

L'Avvento nella redenzione:

(I.) CRISTO È DIVENTATO IL FIGLIO DELL'UOMO AFFINCHÉ NOI POTESSIMO DIVENTARE FIGLI DI DIO. L'incarnazione di Cristo è

1.) Il segreto della Sua influenza su di noi. L'attrazione è proporzionale alla vicinanza. Cristo si chinò per poter sollevare Ebrei 4:15

(2.) La fonte del Suo potere di vincere i nostri nemici Ebrei 2:14

(3.) Il fondamento della Sua espiazione verso Dio Ebrei 2:17

(II.) CRISTO È STATO SOTTOPOSTO ALLA LEGGE PER LIBERARCI DALLA SCHIAVITÙ DELLA LEGGE

(1.) È nato suddito

(1) Alla legge levitica come ebreo.

(2) Alla legge sociale, soggetto ai suoi genitori Luca 2:51

(3.) Alla legge civile Matteo 17:24-27.

(4) Alla legge morale

(2.) Egli era soggetto alle pene della legge, sebbene Egli stesso fosse senza peccato.

(1) A vergogna e afflizione del mondo in generale.

(2) Alla morte, la condanna distintiva del peccato

(3.) Questo porta alla nostra liberazione.

(1) Affrontando la condanna di morte di questa legge, Cristo la conquista per noi.

(2) Con l'obbedienza alla legge ha trionfato sulla legge.

(3) Elevandosi dall'obbedienza alla lettera della legge e dall'obbedienza superiore dello spirito, Egli ci conduce anche a quel servizio più libero dell'amore che è l'emancipazione dalla legge. (W. J. Adeney, M.A.)

La missione di Cristo per l'adozione di figli nella pienezza dei tempi:

(I.) LA MISSIONE DI CRISTO E IL MODO DELLA SUA MANIFESTAZIONE

(1.) La dignità della Sua persona, il Figlio di Dio

(2.) Il modo della Sua manifestazione.

(1) Nato da donna; concepito dallo Spirito Santo. Notato frequentemente nell'Antico e nel Nuovo Testamento Genesi 3:18; Isaia 7:14; Matteo 1:23; 1Timoteo 2:14, 15

(2.) Realizzato a norma di legge; implicando chiaramente che Egli fu messo in una situazione diversa da quella che era originariamente Sua (Confronta Filippesi 2:7, 8. La condizione necessaria di ogni creatura è quella della sottomissione alla legge di Dio. Cristo nacque da una donna per essere sottomesso a quella legge. Egli fu fatto sotto

1.) La legge cerimoniale

(2.) La legge morale

(3.) Il diritto di mediazione; e ha adempiuto tutto perfettamente

(II.) IL DISEGNO DELLA SUA MISSIONE

(1.) È venuto per realizzare ciò che non poteva essere realizzato con altri mezzi o con un agente inferiore

(2.) Egli è venuto non solo per esemplificare una regola di vita, ma per soddisfare la sua violazione; non per spiegare la legge, ma per portare la sua maledizione

(3.) Il personaggio in cui apparve era quello di un Sostituto e di un Uomo di Giorno

(4.) In questo carattere Egli magnificò la legge e procurò la giustificazione per noi

(5.) E inoltre, ci ha assicurato l'adozione di figli

(III.) L'IDONEITÀ DELLA STAGIONE che Dio, nella Sua infinita saggezza, ha stabilito per lo scopo. Era un periodo

1.) Predetto nella profezia, Giacobbe, Aggeo, Daniele

(2.) Dell'aspettativa generale

(3.) Della pace più profonda

(4.) Di apprendimento avanzato e scetticismo; quindi un momento molto favorevole per scoprire l'impostura e per mettere alla prova i meriti della vera religione

(5.) Di tolleranza. In conclusione:1. L'avvento è stato l'evento più importante della storia del mondo

(2.) A voi tutti interessa. Coloro che la trascurano saranno eternamente privati delle sue disposizioni. (Robert Hall.)

Il giorno di Natale e ciò che insegna:

(I.) IN CHE COSA CONSISTEVA LA PREPARAZIONE DELLA PIENEZZA DEL TEMPO PER UNA NUOVA SVOLTA NELLA STORIA DEL MONDO? C'era una malattia generale nella condizione del mondo

(1.) La guerra aveva lasciato dietro di sé le sue piaghe e cicatrici

(2.) La religione popolare era logorata e morente

(3.) La fede di Mosè e Isaia era degenerata in una discussione sull'abbigliamento e sulla postura, e in un feroce fanatismo. Era il periodo più buio prima dell'alba. Gli uomini sognavano

(1) Che un profeta sarebbe venuto a risolvere l'enigma della vita.

(2) Che apparisse un re che stabilisse la monarchia universale.

(3) Che l'Età dell'Oro sarebbe stata restaurata

(II.) IN CHE CONSISTEVA LA PECULIARITÀ DELLA VENUTA DI CRISTO CHE NE FECE IL GERME DI CIÒ CHE CI SAREBBE STATO NELLE EPOCHE SUCCESSIVE? 1. I mali del mondo, per quanto scintillanti, hanno trovato il loro livello nella presenza di Cristo

(2.) Cristo ha rivelato all'uomo una nuova immagine della natura divina e una nuova idea del destino umano, e ha reso realizzabili entrambe

(3.) Tutto ciò che c'era di buono nel mondo ha richiesto coraggio, ed è stato ravvivato, assimilato e rafforzato da Cristo; Ciò che era vero nel pensiero, bello nell'arte, giusto nel diritto, furono incorporati, e l'unità organica del mondo diede una cornice in cui il Vangelo poteva inserirsi e diffondersi senza ostacoli e violenze

(III.) QUALI SONO LE CONDIZIONI E QUALI DOVREBBERO ESSERE GLI EFFETTI DEL CRISTIANESIMO SUI SUOI COMPLEANNI DEL DICIANNOVESIMO SECOLO? 1. Per quanto riguarda i nostri usi e costumi.

(1) Ci siamo lasciati alle spalle i giochi gladiatori; abbiamo imparato quella misericordia che lo spirito umano di Gesù dovrebbe insegnarci?

(2) Ci siamo lasciati alle spalle il lusso e l'egoismo di Roma; ma la nostra stravaganza nel vestire e nel vivere non è contraria alla semplicità, alla vita semplice e al pensiero elevato di Gesù?

(3) Ci siamo lasciati alle spalle i ripugnanti peccati dell'antico paganesimo; ma la nostra conversazione e la nostra letteratura sono libere da una frivolezza e da una grossolanità estranee a Colui che ha benedetto i puri di cuore?

(4) Abbiamo lasciato dietro di noi le divisioni tra Farisei e Sadducei, Greci e Barbari; ma non abbiamo moltiplicato le sette e le chiese in modo tale da rompere l'unità che dovrebbe essere in Cristo? 2. Per quanto riguarda le nostre prospettive. Proprio come i progressi della civiltà romana furono preparativi per il vangelo, così i progressi della scienza moderna, ecc., lungi dall'essere contrari al vangelo, sono mezzi per la sua più ampia diffusione

(3.) Per quanto riguarda noi individualmente. Quando giunge la pienezza del tempo nella gioia o nel dolore, l'unico pensiero che redime è che Cristo ci ha redenti affinché potessimo ricevere, ecc. (Dean Stanley).

La pienezza del tempo: - La frase segna una grande crisi nella storia del mondo. Le ere scorrono fino a raggiungere una certa linea di confine definita, e allora si stabilisce un nuovo ordine di cose. Un apprendista è vincolato per un periodo di anni; Allo scadere di quel periodo è giunta la pienezza del tempo, ed egli ottiene la sua libertà dal servizio. L'erede giunge alla maggiore età ed entra in possesso della libertà quando ha prestato servizio il termine fissato dal padre o dalla legge. I ragazzi e le ragazze a scuola contano le settimane che intercorrono tra il periodo stabilito per la separazione, e anelano alla pienezza del tempo a venire per poter ottenere la loro libertà e affrettarsi a tornare a casa per vedere i loro padri e le loro madri. Così nella storia del mondo. Il vecchio ordine è giunto alla fine. La sabbia nella clessidra si esaurì. Era tempo di mettere da parte i vecchi libri di lezioni, le vecchie abitudini, i vecchi impieghi. (G. Hester.)

La Persona Incarnata di Cristo: Egli possedeva la nostra natura umana in tutta la sua completezza: corpo, anima e spirito. Unita a questa umanità perfetta c'era l'infinita natura divina con tutte le sue gloriose perfezioni. La natura umana è il tempio, la natura divina è la gloria che abita nel tempio. La natura umana è la nuvola, la natura divina è il sole che risplende attraverso quella nuvola, dando luce e vita alle anime degli uomini. Quando parlava, le Sue parole umane trasmettevano la saggezza divina. Quando operava i Suoi miracoli, le Sue mani umane erano veicoli del potere divino. Quando amava, il Suo cuore umano era sovraccarico di un amore infinito, immutabile ed eterno. (Thomas Jones.) Le tre nascite di Cristo: - La sua nascita eterna in cielo è inesprimibile, dove è nato senza madre; È inesprimibile la sua nascita sulla terra, dove è nato senza padre; La sua terza nascita nella tua anima è inesprimibile, senza padre né madre. Egli ebbe una nascita celeste, mediante la quale fu l'Eterno Figlio di Dio, e senza di essa non sarebbe stato una Persona in grado di redimerti. Aveva avuto una nascita umana, per la quale era il Figlio di Maria, e senza di essa non si era accorto delle tue infermità e necessità. Ma Egli ha una nascita spirituale nella tua anima, senza la quale sia la Sua nascita divina che quella umana sono del tutto inutili per te, e tu non stai meglio che se non ci fosse mai stato un Figlio di Dio in cielo o un figlio di Maria sulla terra. (Doune.)

Redenzione: - La legge di Dio è definita come un ceppo o una catena, che lega uno spirito condannato a una punizione sicura e rapida. E Cristo Gesù è presentato come un misericordioso Salvatore, venuto con prezzo e potenza per riscattare e liberare. Queste due parti della figura devono essere considerate in ordine. Primo: ecco la legge divina come schiavitù o prigionia. Un principio, o potere, che circonda l'anima peccaminosa e ne assicura la distruzione. La legge, quella cosa sostanziale e sublime. La legge, una nuvola, che presto svanirà! Ah io! è qualsiasi altra cosa! La stessa parola "legge" significa qualcosa di fisso, stabilito, immutabile. E come si vede dappertutto nel governo divino, la cosa "legge" è la più permanente e immutabile di tutte le cose. Lo osserviamo anche per quanto riguarda le leggi fisiche più basse dell'universo. Prendete la legge della germinazione, la trasmissione della vita vegetale attraverso la flora terrestre, l'ordinanza divina alla creazione: "Che l'erba, l'erba e l'albero producano seme secondo la loro specie, il cui seme è in se stesso secondo la sua specie", e osservate con quale potenza immutabile regna sul suo vasto dominio. Tutti i cambiamenti fisici dalla creazione non sono diminuiti di significato. La quercia e il cedro sono ora nella forma, nello sviluppo, sì, nel colore e nella fibra dello spruzzo e della foglia, precisamente la quercia e il cedro dei boschi primordiali dell'Eden. E gli odori che respiriamo in primavera provengono dagli stessi fiori che rendevano bello e profumato il giardino quando il primo uomo passeggiò con il suo Creatore. E sui nostri mille colli il bestiame si nutre delle stesse erbe che ingrassavano le creature viventi a cui Adamo diede il nome. Intorno ad ogni seme, così come usciva dalla mano creatrice, era legato come una ceppia di ferro quella cosa che chiamiamo "legge". Tutti gli uomini del mondo, con tutto il loro potere e la loro abilità di chimica e di magia, non possono produrre una rosa da un seme di giglio, né un melograno da un fico. Né questa legge naturale è priva di un significato potente e misericordioso. Sulla sua saldezza poggia la speranza della creazione. E da questo principio in tono naturale, quanto è chiaro l'argomento a fortiori per la supremazia e la rivendicazione di quelle leggi che costituiscono l'amministrazione morale di Dio. Un peccato commesso e non punito sarebbe, a questo riguardo, proprio ciò che sarebbe l'imponderante goccia di pioggia o la crescita di zizzanie dal seme di grano in un mondo naturale: una dimostrazione del carattere mutevole e ingiusto, sia delle leggi universali che del loro Onnipotente Legislatore. Un atto o una parola o un pensiero malvagio permesso impunito; e allora tutte queste iniquità avrebbero la licenza e la sanzione divina. Il peccato, il grande distruttore, si sarebbe diffuso come una pestilenza mortale in tutti i mondi. Sì, miei ascoltatori, la legge non è una cosa insignificante, da infrangere impunemente: è un'ordinanza immutabile, adamantina, onnipotente, posta a guardia di tutti gli interessi grandi e universali, che si erge come una barriera invalicabile tra i domini del peccato e della santità, della slealtà e dell'amore. E perciò, finché Geova regna, non deve mai essere allentato in un apice delle sue giuste esigenze, o defraudato della sua piena e trionfante rivendicazione. Tutte le cose fatte da Dio, dall'atomo nell'aria al glorioso arcangelo, sono state poste, all'inizio, e rimarranno fino alla fine, inesorabilmente "sotto la legge". E perciò l'apostolo, nella forte metafora del testo, rappresenta la condizione di un uomo empio, come colui attorno al quale questa legge immutabile ed eterna è legata come una ceppia di ferro, e costruita come una prigione adamantina, dalla quale non può fuggire, se non per una qualche liberazione divina e onnipotente. "Secondo la legge!" "Secondo la legge!" In verità, il linguaggio non ha un'immagine più sorprendente di questa! E questo ci porta a considerare l'altra parte di questa figura apostolica, in cui all'anima così irrimediabilmente imprigionata, Cristo Gesù è rappresentato come un liberatore, venuto sia con prezzo che con potere per operare la salvezza - "per redimere ! - per redimere coloro che erano sotto la legge". E la figura illustra in modo sorprendente il significato della redenzione. È qualcosa di più della liberazione. Il nostro Salvatore non è rappresentato come colui che viene in un'onnipotenza arbitraria per aprire la porta della prigione e predicare la libertà al prigioniero. Perché questa sarebbe un'abrogazione della legge, e non la sua rivendicazione. Ma Egli viene per redimere gli uomini. La parola è "redenzione", cioè un riscatto, non una lotta per il potere, ma una liberazione per acquisto. Non è l'avvento di un campione armato a sollevare la sua sfida alla porta della prigione e a conquistare la roccaforte con l'assalto; ma l'avvento di un Mediatore, per soddisfare ogni pretesa e soddisfare ogni condizione della legge che viene violata, senza attenuare nulla della colpa del prigioniero, non contestando nessuna delle richieste della legge, preparato a soddisfare tali richieste in ogni iota e apice; cosicché se fosse possibile distinguere tra gli attributi divini, sarebbe piuttosto la giustizia di Dio che la Sua misericordia, che scioglie le catene e sbarra la prigione. "Redenzione!" "Redenzione!" Questa è la parola! Una tale rivendicazione della legge di fronte all'universo che rafforza la fede universale nella sua fermezza! Mediazione! Sostituzione! Questa è la potente verità! Non una violazione della legge, ma un adempimento in nostro favore! Manifestare il suo enorme potere anche nell'atto stesso della liberazione, come in un benefico salvataggio da una grande legge naturale. Prendiamo la legge di gravitazione. Immaginate un bambino, all'estero in vacanza in qualche valle alpina, che guarda gioiosamente gli uccelli estivi o raccoglie fiori selvatici; quando all'improvviso, molto più in alto, un agente elementale allenta la valanga, e verso il basso, con un impeto terribile, si precipita verso il bambino in pericolo! Ora, supponiamo che quel bambino possa stare sulla traiettoria di quel distruttore e, stendendo la sua debole mano, fermarlo e farlo rotolare all'indietro! Allora, anche se l'affettuosa madre esultasse per la liberazione, tuttavia tutta la fede umana sarebbe scossa dalla fermezza della grande legge, e questo mondo, e tutti i mondi, sarebbero rigettati nel caos. Ma invece di questo, supponiamo che al primo rumore di quella distruzione discendente, il padre, pensieroso per il figlio, fosse corso in soccorso, saltando da una roccia all'altra, incurante di precipizi e voragini, raggiungendo il minacciato non un momento troppo presto, strappandolo dalle fauci stesse della morte; e balzando all'indietro, sanguinante, senza fiato, al riparo di qualche caverna adamantina, era uscito quando il grande terrore era passato, portando l'amato e salvato - allora il grido di gioia che riempiva tutta quell'aria tempestosa, non sarebbe stato più in lode dell'amore umano che della potenza e della maestà di quella cosa gloriosa che è la legge! E così avviene nella salvezza. La pretesa della santa legge di Dio non è in alcun modo messa da parte o indebolita! Cristo Gesù, per noi, porta tutta la sua punizione, adempie tutte le sue esigenze. E l'universo contempla il fatto stupefacente della sostituzione, sicuro che la giustizia di Dio è assoluta ed immutabile, ed esulta perché, anche nella liberazione del peccatore, la legge è magnificata nella punizione del peccato. Queste, dunque, sono le due verità che la metafora del testo illustra: la legge è una prigione! Cristo Gesù Redentore. Eppure ognuno dovrebbe ricevere dalle nostre mani la sua giusta applicazione personale

(1.) Se siamo uomini impenitenti e non perdonati, consideriamo almeno seriamente il nostro vero stato di condanna oscura e senza protezione. "Tu sei sotto la legge!" e come la più necessaria e certa di tutte le cose, quella legge deve essere rivendicata. Se non accetterai la redenzione come offerta in Cristo, la tua non è parte nella salvezza. Legge, legge. Che cosa spaventosa è nei suoi aspetti verso la trasgressione! Anche la legge umana, debole, incerta, mutevole, imperfetta, eppure come indietreggia il suo violatore, se lo stringe alla distruzione! Vedi laggiù! Attraverso la notte buia si affretta un fuggiasco tremante! Le mani di quell'uomo sono macchiate di sangue. In silenzio e solitudine, senza che l'occhio umano ci vedesse, sferrò il colpo mortale, e ora con passo veloce si allontana dal volto del morto! Ma, ahimè per lui, il vendicatore del sangue è sulle sue tracce! Legge! Legge! Quell'inesorabile potere di punizione - con un occhio che raccoglie prove da un'impronta sulla terra, o da una macchia nell'acqua, o da un sussurro nell'aria - sta seguendo le sue orme, e lo troverà e porrà una mano potente su di lui, e lo legherà in ceppi di ferro che nessun potere può spezzare, e lo consegnerà a prigioni da cui nessuna abilità può liberare. E se la legge umana è terribile, che ne pensate della legge divina? Le leggi naturali di Dio sono spaventose! Vedi una bella bambina che raccoglie fiori sull'orlo di un precipizio; Cantando le sue canzoni allegre e intrecciando le sue ghirlande rugiadose, si avvicina al limite vertiginoso! In lontananza, in una fessura di una roccia, cresce un'allettante violetta; Il bambino lo vede, lo desidera, lo raggiunge, si spinge troppo lontano! Vedi, i suoi piedini scivolano! e tu rabbrividisci, indietreggi, gridi di terrore! Perché? Dio non è misericordioso? Non sono forse misericordiose le provvidenze di Dio? Sì, certo; ma anche le misericordiose provvidenze di Dio sono conformi a ordinanze immutabili. Quel bambino è sotto la legge. La legge, che tiene insieme l'universo, ed è inesorabile come il suo Creatore, lo stringe, lo preme su di esso e lo schiaccerà verso la distruzione. E pensate che le leggi morali di Dio siano più ristrette nel loro gioco, o più deboli nella loro pressione? Oh, uomo empio! Spaventatevi voi stessi! State seguendo i corsi che avete scelto secondo la legge, "secondo la legge!" Voi raccogliete i fiori del peccato sui precipizi, e sotto vi sono abissi insondabili di indignazione e di angoscia; E la legge morale che lega in un unico universo gioioso tutte le schiere di vita senza peccato, è sopra di te, e intorno a te, e ti spinge verso la distruzione, e al prossimo passo i tuoi piedi possono scivolare, e non c'è nessuno da liberare! Oh, il pensiero travolgente! Esseri che passano all'immortalità sotto la legge, "sotto la legge". 2. Intanto, per l'anima credente e penitente il testo è pieno di consolazione. Noi eravamo sotto la legge, ma Cristo ci ha redenti! Redento! Redento! Oh, che parola è! Salvato! Salvato! Come ci emoziona il solo pensiero! Un bambino salvato da una casa in fiamme! Dalle fondamenta al tetto spazzarono le onde rosse, che lo circondarono fino alla distruzione! Ma proprio attraverso il fuoco che lo circondava si precipitò un forte liberatore, incurante del pericolo, per restituirlo in una vita gioiosa al cuore amorevole della madre! Salvato! Salvato! Un uomo in mare, in una notte di tempesta, che alza un grido disperato al vento impetuoso, e sprofonda, in un'angoscia disperata, nel mare divorante! Ma, ecco! una scialuppa di salvataggio abbassata, con l'equipaggio, che guizzava come un uccello marino attraverso gli spruzzi accecanti, e forti braccia tese per strappare la vittima dalle fauci stesse della morte! Salvato! salvato! salvato! Oh, che parola è! Eppure, o figli di Dio, siete stati salvati dall'oceano insondabile e dal fuoco inestinguibile! Salvati, salvati per sempre! Oh, quale gratitudine diventa nostra! Che consacrazione! Che amore profondo e adorante! (C. Wadsworth)

Di Cristo, l'unico Redentore degli eletti di Dio:

1.) Il periodo in cui si realizzò questa libertà o redenzione: "Quando venne la pienezza del tempo", dice l'apostolo

(2.) Abbiamo i mezzi di questa liberazione, vale a dire, l'incarnazione e la manifestazione di Cristo nella carne; "Dio ha mandato il suo proprio Figlio, fatto da donna". 3. Abbiamo la condizione in cui Cristo è venuto; "fatto secondo la legge". Facendosi carne, si sottomise sia ai precetti che alla maledizione della legge

(4.) La libertà e la liberazione stessa: "Dio mandò il suo Figlio", così qualificato, "per redimere quelli che erano sotto la legge"; cioè, per liberare tutti gli eletti dalla maledizione e dalla punizione che era loro dovuta per la sua trasgressione Galati 3:13. E con ciò fu anche procurata ai credenti l'adozione di figli: con ciò dobbiamo intendere non solo il beneficio dell'adozione stessa, che era il privilegio dei credenti sotto l'Antico Testamento così come ora sotto il Nuovo, ma anche e soprattutto una manifestazione più chiara di quel privilegio, e un uso e una fruizione più liberi di esso. Ora hanno una misura più piena e abbondante dello Spirito di quella che avevano i credenti sotto la dispensazione dell'Antico Testamento

(I.) L'UNICO REDENTORE DEGLI ELETTI DI DIO È IL SIGNORE GESÙ CRISTO

(1.) Considerate i titoli e i nomi del nostro Redentore.

(1) Signore-sovrano assoluto e universale su tutte le creature. Il governo appartiene a Lui originariamente come Dio, e derivativamente come Dio-Uomo, Mediatore.

(2) Gesù. Nessuna salvezza se non per mezzo di Lui.

(3) Cristo. Unto al Suo ufficio dal Padre. Tre tipi di persone erano comunemente unte fra gli ebrei: re, sacerdoti, profeti. Come l'olio rafforzava e supplicava le articolazioni, e le rendeva agili e adatte all'esercizio, così denotava una designazione e un'idoneità in una persona per la funzione a cui era stata nominata. (a) Implica che il Padre lo adatti e lo fornisca di tutte le cose necessarie, affinché Egli possa essere un Redentore completo per il Suo popolo. (b) Implica che il Padre Gli dia l'incarico di redimere i poveri peccatori dall'inferno e dall'ira. Egli fu investito di una pienezza di autorità e di potere proprio per questo fine. E perciò nella Scrittura si dice che Egli è stato sigillato, come se avesse il Suo incarico sotto il grande sigillo del Cielo

(2.) Considera il Suo ufficio e il Suo lavoro in generale. Egli è chiamato il Mediatore, che significa propriamente un intermediario, che viaggia tra due persone che sono in disaccordo per riconciliarle. Ora, Cristo è Mediatore,

(1) Per quanto riguarda la Sua persona, essendo una persona intermedia tra Dio e l'uomo, partecipando di entrambe le nature.

(2) Per quanto riguarda il Suo ufficio; essendo una persona di mezzo che tratta tra Dio e l'uomo, negli uffici di un Profeta, Sacerdote e Re

(II.) Il nostro prossimo compito è quello di illustrare questa grande verità, CHE GESÙ CRISTO, ESSENDO L'ETERNO FIGLIO DI DIO, DIVENNE UOMO

(1.) Cristo è l'eterno Figlio di Dio. Quanto alla natura di questa generazione, nostro Signore stesso ce la spiega in una certa misura, nella misura in cui siamo in grado di comprendere il grande mistero, quando ci dice Giovanni 5:26 : "Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al Figlio perché abbia la vita in se stesso". 2. Il Figlio di Dio si è fatto uomo. Non era il Padre, né lo Spirito Santo, ad essere incarnato, ma il Figlio Giovanni 1:14 "Il Verbo si fece carne"). Egli era "Dio manifestato nella carne" 1Timoteo 3:16

(3.) Perché è stato necessario che Cristo, per essere il nostro Redentore, fosse Dio e uomo? Egli non potrebbe essere il nostro Redentore, se non fosse stato entrambe le cose.

(1) Egli doveva essere Dio, (a) per poter sopportare il peso dell'ira infinita di Dio a causa dei peccati degli eletti, e uscire da sotto quel pesante fardello Atti 2:24. (b) Affinché le Sue sofferenze temporanee possano essere di valore infinito e offrire piena soddisfazione alla legge e alla giustizia di Dio Ebrei 9:14. Sotto questi aspetti nessun altro se non uno che era Dio poteva redimerci.

(2) Egli doveva essere uomo, (a) per poter subire la morte ( Ebrei 2:14). (b) Affinché la stessa natura che ha peccato possa soffrire ( Ezechiele 18:4). "L'anima che pecca morirà."

(3) Che Egli possa essere un Sommo Sacerdote misericordioso Ebrei 2:16, 17, e che noi possiamo avere conforto e franchezza nell'accesso al trono della grazia, avendo un Sommo Sacerdote della nostra stessa natura come nostro Intercessore

(III.) Vengo ora a dimostrare che CRISTO È DIO E UOMO, IN DUE NATURE DISTINTE E IN UNA SOLA PERSONA. Cristo è Dio e l'uomo per un'unione personale di due nature. Le due nature in Cristo rimangono distinte: la Divinità non è stata trasformata in virilità, né l'umanità in Divinità; poiché la Scrittura parla di questi come distinti Romani 1:3; 1Pietro 3:18; Ebrei 9:14, e di due volontà in Cristo, una umana e una divina Luca 22:42. Queste nature rimangono ancora con le loro proprietà distinte, che come la natura divina non è resa finita, così nemmeno la natura umana è adorna degli attributi divini. Non è onnipotente 2Corinzi 13:4, né onnipresente Giovanni 11:15 ; né onnisciente Marco 13:22, ecc.) Eppure non sono divisi: né Cristo è due persone, ma una sola; proprio come la nostra anima e il nostro corpo, sebbene cose distinte, non fanno che una sola persona. Lo si evince dal testo, che mostra che il Figlio di Dio è stato fatto da donna; il quale, vedendolo, non si può comprendere della sua natura divina, ma dell'umana, è chiaro che entrambe le nature fanno una sola persona. E altrove è descritto come una persona composta da due nature Romani 1:3 e 9:5). Ed era necessario che le nature fossero distinte; perché altrimenti, o la Divinità avrebbe fatto avanzare la Sua umanità al di sopra della capacità di soffrire, o la Sua umanità avrebbe depresso la Sua Divinità al di sotto della capacità di meritare. Ed era necessario che Egli fosse una sola persona; perché altrimenti il Suo sangue non sarebbe stato il sangue di Dio Atti 20:28, né del Figlio di Dio 1Giovanni 1:7, e quindi non di valore infinito. Perciò Cristo ha assunto la natura umana, ma non una persona umana. Conclusioni sulle conclusioni:1. La redenzione dell'anima è preziosa. Salvare i peccatori era un'opera più grande che creare il mondo

(2.) Vedi qui il meraviglioso amore e la grazia di Dio, nel mandare il Suo proprio Figlio per essere il Redentore degli uomini peccatori

(3.) Guarda l'amore incomparabile del Figlio di Dio per i poveri peccatori

(4.) Tutti coloro che vivono e muoiono fuori di Cristo devono perire. Nessun altro mediatore

(5.) Quanto è esaltata e dignitosa la nostra natura nella persona del Signore Gesù

(6.) È empio e assurdo attribuire una parte della redenzione dell'uomo a un'altra. È disonorevole per Cristo, e pericoloso per gli uomini, unire qualcosa di proprio alla Sua giustizia, in punto di giustificazione davanti a Dio. Il benedetto Redentore non lo sopporterà mai. Riflette sulla Sua impresa di Mediazione. Se Egli è l'unico Redentore degli eletti di Dio, allora certamente non ci può essere nessun altro. Se Egli ha terminato quell'opera, allora non c'è bisogno delle nostre aggiunte. E se quell'opera non è compiuta da Lui, come può essere compiuta dagli uomini? È semplicemente impossibile per qualsiasi creatura portare a termine ciò che Cristo stesso non è riuscito a finire. Ma gli uomini vorrebbero partecipare con Lui a questo onore, che Egli non sopporterà mai. Egli è l'unico Salvatore dei peccatori, e non ne dividerà mai la gloria con noi. (T. Boston, D.D.)

L'opera del Messia:

1.) Il testo afferma che "Dio ha mandato il suo Figlio". Chi si intende designare con il termine Figlio, non ho bisogno di soffermarmi per informarvi. È quell'Essere Divino che altrove è chiamato "il Verbo", "che era in principio con Dio, che era Dio", "per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte e senza il quale nessuna cosa è stata fatta è stata fatta". 2. Dio mandò Suo Figlio, "fatto da donna". L'espressione "fatto da donna" intende, come suppongo, affermare che il Figlio è apparso sulla terra come un essere umano; che Egli ha preso su di Sé un essere umano, in opposizione a una natura angelica o di qualsiasi altra natura. Se questo è vero, allora il Messia possedeva una costituzione umana perfetta, dotata di tutti i poteri e le facoltà che appartengono a tale costituzione, proprio come ognuno di noi. Egli possedeva un intelletto, un gusto, una coscienza, una volontà, appetiti, passioni, sensi, proprio come i nostri, solo perché non fossero contaminati dalla macchia del peccato. "Perciò Egli non si vergogna di chiamarci fratelli". 3. "Dio mandò il suo Figlio, fatto da donna, fatto sotto la legge". Qual è il significato di quest'ultima frase: "fatto sotto la legge"? La legge di cui si parla qui deve essere o la legge cerimoniale o la legge morale. La parola "legge" è usata due volte nella frase che forma il testo. In entrambi i casi deve avere lo stesso significato. Si dice, in quest'ultima frase, che Cristo è venuto per redimere coloro che erano sotto la legge. La parola qui non può significare la legge cerimoniale, poiché questa esposizione limiterebbe le benedizioni che scaturiscono dall'espiazione di Cristo agli ebrei, che erano l'unico popolo sotto questa legge; e renderebbe anche la salvezza del Vangelo nient'altro che una liberazione dalle osservanze cerimoniali. Quando dunque diciamo che Cristo è stato creato sotto la legge, intendiamo la legge morale, quella sotto la quale il genere umano è stato creato, alla quale esso è tenuto ad obbedire e in base al quale tutti saranno giudicati nel giorno della resa dei conti. Che cosa intende dunque l'apostolo quando dichiara che Cristo era sotto la legge morale? Osservate che Cristo fu fatto sotto la legge "per redimere quelli che sono sotto la legge". È evidente che l'espressione in questi due luoghi ha lo stesso significato. Non possiamo, quindi, sfuggire alla conclusione che Cristo è stato creato sotto la legge nello stesso senso in cui noi siamo sotto la legge. Egli si pose sotto la stessa costituzione morale sotto la quale era posta la razza umana; o, in altre parole, lo stesso sotto il quale Adamo fu originariamente posto nel giardino di Eden. Quando, tuttavia, affermo questo, è opportuno osservare che il Messia si è posto volontariamente sotto questa costituzione. Egli era, nella sua natura divina, infinitamente lontano dalla legge morale propria della natura umana. Il Creatore non può, per sua natura, essere soggetto alla legge della creatura. Egli, con la sua incomprensibile benevolenza, si è posto sotto la legge che aveva stabilito per la creatura al fine di operare la nostra redenzione. Ma dopo che il Figlio di Dio si fu posto sotto la legge della natura umana, vi si sottomise, allo stesso modo di quella natura; cioè, specialmente come Adamo vi era soggetto, quando iniziò la sua prova. Egli fu esposto a tutte le conseguenze della disobbedienza e ebbe diritto a tutte le ricompense dell'obbedienza, proprio come supponiamo che fosse il nostro primo genitore prima della sua caduta. Questo, tuttavia, include diversi particolari, che possono essere correttamente esposti in modo un po' più esplicito. Su questa parte del nostro argomento vorrei osservare, in primo luogo, che Egli ha preso su di sé una natura soggetta al peccato. Se fosse stato altrimenti, non sarebbe stata una natura umana, ed Egli non sarebbe stato né sotto la legge, né sarebbe stato della stirpe di Abramo. Secondariamente. Ne consegue che se il Messia avesse peccato, le conseguenze per Lui stesso sarebbero state le stesse che per chiunque di noi. Anzi, di più: il piano di redenzione, per il quale la saggezza dell'Onniscienza si era esaurita, si sarebbe rivelato fallimentare. Su questo conflitto, quindi, possiamo ben supporre che i destini dell'universo fossero sospesi. Con l'obbedienza del Messia si doveva determinare se il peccato o la santità dovessero essere d'ora in poi in ascesa.

(II) Esaminiamo ora questa operazione da un altro punto di vista, e cerchiamo di formare una concezione della vita di Cristo nelle condizioni che abbiamo cercato di spiegare in modo così imperfetto

(1) Ognuno di noi può forse sapere per esperienza quanto sia opprimente il peso di una responsabilità solenne e importante. Ci sono momenti critici nella vita di quasi ogni uomo, in cui l'intero colore del suo destino è stato determinato da una sola decisione. Colui che ricorda queste epoche della sua storia non ha bisogno che gli venga ricordata la paura e il tremore con cui vi si avvicinò. Nel caso del Messia, tuttavia, non gli interessi temporali, ma quelli eterni erano sospesi dalle Sue decisioni. Non era semplicemente il risultato delle Sue azioni sulla Sua felicità o sulla Sua miseria, ma il loro risultato sulla felicità o la miseria di innumerevoli milioni di persone, che premevano con travolgente ansietà sulla Sua anima santa. Non era semplicemente la felicità o la miseria degli esseri creati, fossero essi così numerosi, o per quanto largamente suscettibili di piacere o dolore; era l'onore di quella santa legge che, alla presenza dell'universo, Egli si era impegnato a magnificare, che era in pericolo a condizione della Sua obbedienza senza peccato. E ancora: queste stupende conseguenze non erano sospese su una sola ora, o giorno, o anno della vita del Messia, ma su ogni azione, ogni parola, ogni pensiero, ogni motivo, durante tutta la sua esistenza probatoria. Ogni pregiudizio morale, durante la Sua permanenza sotto la legge, fu messo in atto sotto la pressione di questa infinita responsabilità. Ancora: quando gli uomini si trovano in circostanze di prova particolare, sono necessariamente intimamente associati tra loro. L'attore principale di un'impresa importante unisce a sé altri che simpatizzano con i suoi motivi, comprendono i suoi piani, portano avanti i suoi disegni e che sacrificherebbero allegramente la loro vita in nome della causa in cui tutti sono ugualmente impegnati. Quanto questo tenda ad alleviare l'ansia e ad ammorbidire la pressione di cure altrimenti intollerabili, non c'è certo bisogno che ve lo ricordi. Nessuna di queste circostanze migliorative, tuttavia, alleviò le ansietà di Gesù di Nazaret. Di tutti gli esseri che hanno abitato sulla nostra terra, nessuno è mai stato un uomo così enfaticamente solitario come il Messia. (F. Wayland, D.D.)

Natura della liberazione risultante dall'Incarnazione: Da che cosa l'Incarnazione dovrebbe liberarci? 1. Ci libera dalle false visioni del mondo e della vita. Divide tutta la storia in due parti per il cristiano: quella che la precede e quella che la segue. Divide la razza umana in due parti: ciò che è all'interno del regno del Figlio incarnato e ciò che è al di fuori di esso. Divide gli interessi della vita, del pensiero, del lavoro, per un cristiano sincero e genuino in due parti: quella che si ripercuote e promuove l'opera d'amore di Dio nell'Incarnazione di Suo Figlio, e quella che non lo fa. Quando un uomo ha imparato veramente che cosa significa - questo evento stupendo, l'Incarnazione del Figlio Eterno, al quale conduce tutta la storia, da cui alla fine si troverà ad irradiare tutti i veri interessi umani degni di questo nome - allora la vita, il lavoro, il mondo, la morte, il futuro, tutto assume un altro aspetto

(2.) Ci libera da visioni basse e scoraggianti di questa nostra natura umana. Abbastanza spesso siamo appesantiti fino alla polvere da un senso di debolezza, di contaminazione, di lontananza dalla fonte della santità e della pace; e tuttavia quale deve essere il valore, le capacità, di queste povere potenze umane, quando vengono ritoccate, quando vengono rigenerate da Dio, questa natura su cui l'Eterno Figlio ha posto un così alto onore da rivestirsi di essa affinché potesse diventare per noi un canale di santificazione e di grazia

(3.) E l'Incarnazione ci libera dalla schiavitù. In ogni cristiano in cui la vita di Cristo esiste realmente - nel cui cuore batte, per quanto intermittente - c'è la consapevolezza che attraverso l'unione con Cristo è libero. Sa di non essere uno schiavo, ma un figlio. Egli sa che questa libertà filiale è un possesso di cui nulla senza di lui può privarlo, anche se egli stesso può perderla, un possesso di cui ogni preghiera, ogni atto di sacrificio, ogni vera conquista di sé, accresce il valore. (Canon Liddon.)

Riscatto e adozione:

(I.) LA REDENZIONE ci rende servi, ma non è che servi; L'adozione fa di noi, che siamo così resi servi dalla redenzione, dei figli

(II.) ADOZIONE

(1.) Colui che ha adottato un altro deve essere un uomo che non ha avuto figli propri. Siamo stati figli dell'ira, non figli di Dio

(2.) Deve essere un uomo che ha avuto figli, o naturalmente avrebbe potuto averli; perché un uomo sotto gli anni o naturalmente disabile non potrebbe adottare. Questo era il caso di Dio, perché per la nostra creazione eravamo Suoi figli, fino a quando morimmo, e perdemmo ogni diritto e mezzo per riguadagnare il nostro privilegio se non per la via dell'adozione in Gesù

(3.) Nessun uomo potrebbe adottare un uomo più anziano di lui. Dio è dal principio

(4.) Nessun uomo potrebbe adottare un uomo di qualità migliore di lui, e qui siamo così lontani dal paragonare, che non possiamo comprendere la grandezza e la bontà di Dio

(5.) Nessun uomo può essere adottato in nessun altro grado di parentela, se non nel nome e nel diritto di un figlio: non potrebbe essere un fratello, un cugino o un nipote adottivo, e questa è specialmente la nostra dignità. Abbiamo lo spirito di adozione con cui gridiamo: Abbà, Padre. (J. Donne.) La redenzione è un secondo acquisto, un riacquisto di una cosa alienata o venduta. C'era stata una specie di alienazione in passato, per cui ci eravamo fatti strada, per una vendita che non posso chiamare, era per una tale sciocchezza; la nostra natura alienata in Adamo per il frutto proibito, così come le nostre persone; ogni giorno noi stessi ci forestiamo per qualche piccolo piacere o profitto, e quando ci siamo così allontanati, con questo "venderci sotto il peccato", la legge si impadronisce di noi, e sotto di essa siamo "rinchiusi" per così dire in una prigione sotterranea Galati 3:23, "legati saldamente con le corde dei nostri peccati" Proverbi 5:22 ; la sentenza è stata emessa su di noi, e noi non abbiamo che aspettato l'esecuzione. Cristo ci ha liberati da questa condizione. Lo fece, non per supplica, intervenne e implorò il nostro perdono; Non servirebbe. Venduti eravamo, e comprati dobbiamo essere; e gli è costato caro pagarne il prezzo. Si è messo al posto dei malfattori condannati ed è morto per liberarci. Ma non ci lascia qui come prigionieri allargati. Egli ci porta alla Sua stessa condizione e ci rende figli di Dio e coeredi. (Vescovo Andrewes.)

Redenzione e adozione: Kennett dice: "Non c'era usanza più diffusa a Roma dell'adozione. La persona adottata doveva tenere il posto di un figlio e godere di tutti i suoi privilegi. Quando un uomo aveva in mente di adottarne un altro nella sua famiglia, si formava un processo pubblico di diritto. C'è stata anche una cerimonia privata, che consisteva nell'acquisto della persona da adottare".

L'amore redentore di Dio: - Uno storico antico ci dice che, all'assedio di Babilonia, Dario condannò alla croce tremila prigionieri. Un altro narra che, quando Alessandro inflisse a Tiro una vendetta a lungo minacciata, crocifisse duemila prigionieri, e che le croci si ergevano sulle sue rive insanguinate più fitte degli alberi delle navi nel suo porto affollato. E quando il Romano lanciò le sue aquile contro Gerusalemme, Tito misurando ai Giudei la misura che avevano dato a Gesù, diede loro croci sufficienti, "di buona misura, pigiate e scosse insieme, e sempre in corsa". Uno spettatore delle scene, delle spaventose scene tragiche, in mezzo alle quali il sole di Giuda tramontava nel sangue per sempre, dice che mancava il legno per le croci, e mancavano le croci per i corpi. Eppure, se Babilonia, Tiro, Gerusalemme, tutte queste croci fossero state innalzate per salvarvi, e su ogni croce di quella foresta non fosse stato appeso un uomo, ma un angelo morente, se tutto il cielo fosse stato crocifisso, ecco un amore più grande, uno spettacolo più grande. Dio comanda il Suo amore verso di noi, in quanto, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Dott. Guthrie.)

Gesù pagò il debito: "Io, Alessandro". Questo è ciò che il defunto imperatore di Russia scrisse in risposta alla domanda: "Chi deve pagare tutto questo?" Uno degli aiutanti di campo di Sua Maestà, che doveva molto più di quanto potesse pagare, aveva stilato un elenco dei suoi debiti e, dopo aver gettato via disperata la questione di cui sopra in calce al foglio, si era addormentato sulla sua sedia. L'imperatore, passando per caso per la stanza e vedendo il documento, prese generosamente una penna e scrisse: "Io, Alessandro", e uscì dalla stanza senza disturbare il dormiente. Quando quest'ultimo si svegliò, si trovò tutto d'un tratto liberato dai suoi obblighi. Lettore non convertito, questo è il modo in cui Dio ti libera liberamente. Non c'è condanna per coloro che accettano il perdono nel nome di Gesù Cristo, che, con la sua morte sulla croce, ha pagato il debito che avevamo con la giustizia, e ora siamo debitori liberati

Cristo ci ha redenti: - Una volta un signore stava passando per il mercato delle aste di uno Stato schiavista del Sud, quando notò le lacrime di una bambina che stava per essere messa in vendita. Gli altri schiavi dello stesso gruppo non sembravano curarsene, mentre ogni colpo di martello la faceva tremare. L'uomo gentile si fermò per chiederle perché solo lei piangesse. Gli fu detto che gli altri erano abituati a queste cose e che avrebbero potuto essere contenti di un cambiamento da una casa dura e dura, ma che lei era stata allevata con molta cura da un buon padrone e che era terrorizzata al pensiero di chi l'avrebbe comprata. Lo sconosciuto le chiese il prezzo. Era una grossa somma, ma la pagò. Le lacrime caddero veloci sulla pergamena firmata che il suo liberatore portò per dimostrarle la sua libertà. Lei lo guardò solo con paura. Era nata schiava e non sapeva cosa significasse la libertà. Quando il signore se ne fu andato, cominciò a rendersi conto di quale fosse la sua libertà. Con il primo respiro disse: "Lo seguirò! Lo seguirò! Lo servirò tutti i miei giorni", e quando le si opponeva a ciò, gridava solo: "Mi ha redenta! Mi ha redento! Mi ha redento!" E così lascia che sia con te. Servite Gesù come i peccatori ricomprati con il sangue, e quando gli uomini notano il modo in cui Lo servite, la gioia che è nel vostro aspetto, l'amore che è nel vostro tono, la libertà del vostro servizio, hanno una sola risposta da dare loro: "EGLI MI HA REDENTO!" L'espiazione: Dottrina delle Scritture e teorie attuali: - La maggior parte degli argomenti principali da trattare, in un'indagine sulla grande dottrina dell'espiazione, sono più o meno pienamente dichiarati o indicati nel testo. Essi sono questi: in primo luogo, la connessione tra la Persona e l'opera di Cristo, o tra la Sua propria Divinità e la Sua espiazione vicaria. Secondo, la necessità di un'espiazione o soddisfazione, al fine di ottenere il perdono dei peccati. Terzo, la realtà e la vera natura di un'espiazione o soddisfazione compiuta dalle sofferenze e dalla morte di Cristo. E, quarto, l'estensione dell'espiazione. Il primo di questi argomenti ci viene presentato dall'attribuzione dell'intero piano della salvezza degli uomini caduti a Dio, che ha mandato Suo Figlio per realizzare questo grande obiettivo, e dalla descrizione data di Colui che è stato inviato, come se fosse allo stesso tempo il Figlio di Dio e anch'esso composto da una donna, avendo così unito la natura divina e quella umana. La realtà di un'espiazione, e la sua vera natura, e l'oggetto e l'effetto immediati, sono messi in evidenza nell'affermazione che il Figlio di Dio "fu creato sotto la legge" e fu "mandato a redimere coloro che erano sotto la legge", mentre l'ultima frase, cioè "affinché potessimo ricevere l'adozione di figli", riporta, anche se non in modo molto formale o esplicito: sull'argomento della portata dell'espiazione. (W. Cunningham, D.D.)

6 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:6

E poiché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito di Suo Figlio nei vostri cuori.

Lo spirito e il grido dell'adozione:

(I.) LA DIGNITÀ DEI CREDENTIETTI L'adozione ci dà i diritti dei bambini; La rigenerazione ci dà la natura dei figli: siamo partecipi di entrambi, perché siamo figli

(1.) Questa filiazione è un dono di grazia ricevuto mediante la fede.

(1) La fede ci porta la giustificazione.

(2) La fede ci libera dalla schiavitù della legge.

(3) La fede è il segno della filiazione in tutti coloro che la possiedono

(2.) L'adozione ci arriva per redenzione

(3.) Ora godiamo del privilegio della filiazione. Non solo figli, ma figli adulti

(II.) LA CONSEGUENTE PRESENZA DELLO SPIRITO SANTO NEI CREDENTIETTI 1. Ecco un atto divino del Padre

(2.) Viene come lo Spirito di Gesù

(3.) Egli prende dimora nel cuore del credente. Entrando nella fortezza centrale e nella cittadella universale della nostra natura, Egli prende possesso di tutto

(4.) Questa meravigliosa benedizione è piena di risultati meravigliosi. La filiazione sigillata dallo Spirito che dimora in noi ci porta pace e gioia; conduce alla vicinanza a Dio e alla comunione con Lui; suscita fiducia, amore e desiderio veemente; e crea in noi riverenza, obbedienza e somiglianza effettiva con Dio

(III.) IL GRIDO FILIALE

(1.) È lo Spirito di Dio che grida

(2.) È letteralmente il grido del Figlio

(3.) Questo grido nei nostri cuori è estremamente vicino e familiare. Un grido è un suono che non ci preoccupiamo che ogni passante uda; Eppure a quale bambino importa che suo padre lo senta piangere? 4. Quanto è seria una cosa un pianto

(5.) La maggior parte di questo pianto è custodito nel cuore e non esce dalle labbra. Agisci in ogni momento e in ogni luogo, possiamo elevare i nostri cuori e gridare a Dio. (C. H. Spurgeon.)

Il guadagno dell'adozione: - Con l'adozione Dio ci dà

(1) una nuova natura 2Pietro 1:3 ;

(2) un nuovo nome Apocalisse 3:12 ;

(3) una nuova eredità Romani 8:17 ;

(4) nuove relazioni Romani 8:15, 16 ;

(5) una nuova speranza 1Pietro 1:3. (Giovanni Bate.)

Cosa implica l'adozione:

1.) Derivazione della natura da Dio Giovanni 1:13; Giacomo 1:18; 1Giovanni 5:18

(2.) Rinascere a immagine di Dio, portando la Sua somiglianza Romani 8:29; 2Corinzi 3:18; Colossesi 3:10; 2Pietro 1:4

(3.) Portare il Suo nome 1Giovanni 3:1; Apocalisse 2:17; 3:12

(4.) Essere gli oggetti del Suo amore particolare Giovanni 17:23; Romani 5:5-8; Tito 3:4; 1Giovanni 4:7-11

(5.) La presenza dello Spirito di Suo Figlio; che dà uno spirito obbediente 1Pietro 1:14; 2Giovanni 6, uno spirito libero dal senso di colpa, dalla schiavitù legale, dalla paura della morte Romani 8:15, 21; 2Corinzi 3:17; Galati 5:1; Ebrei 2:15; 1Giovanni 5:14, uno spirito elevato con una santa franchezza e dignità regale Ebrei 10:19, 22; 1Pietro 2:9; 4:14

(6.) Presenti protezione, consolazioni e provviste abbondanti Salmi 125:2; Isaia 66:13; Luca 12:27-32; Giovanni 14:18; 1Corinzi 3:21-23; 2Corinzi 1:4

(7.) Presentare castighi paterni per il nostro bene, comprese le afflizioni sia temporali che spirituali Salmi 51:11-12; Ebrei 12:5-11). 8. L'eredità certa delle ricchezze della gloria del Padre nostro, come eredi di Dio e coeredi di Cristo ( Romani 8:17 ; Giacomo 2:5; 1Pietro 1:4; 3:7, inclusa l'esaltazione dei nostri corpi per essere in comunione con Lui Romani 8:23; Filippesi 3:21. (A. A. Hodge.)

L'adozione divina in contrasto con quella umana:

1.) Gli uomini generalmente adottano quando non hanno figli propri. Ma Dio aveva un Figlio, il Suo Figlio diletto, il Suo Figlio diletto. Aveva anche degli angeli

(2.) Gli uomini generalmente adottano ciò che ritengono meritevole; Dio adotta criminali, traditori, nemici

(3.) Gli uomini adottano bambini vivi; Dio, coloro che sono per natura spiritualmente morti

(4.) L'uomo adotta generalmente uno solo: Dio, molti. (G. S. Bowes.)

Privilegi di adozione: - Per adozione

1.) Dio Padre è fatto nostro Padre

(2.) Il Dio-Uomo incarnato è fatto nostro Fratello maggiore, e noi siamo fatti

(1) come Lui;

(2) intimamente associati a Lui nella comunità di vita, di posizione, di relazioni, di privilegi;

(3) coeredi con Lui della Sua gloria

(3.) Lo Spirito Santo è il nostro abitante, insegnante, guida, avvocato, consolatore, santificatore

(4.) Tutti i credenti, essendo soggetti della stessa adozione, sono fratelli Efesini 3:6; 1Giovanni 3:14; 5:1. (A. A. Hodge.)

Concezioni pagane e cristiane di Dio: - Un ebreo entrò in un tempio persiano e vi vide il fuoco sacro. Disse al prete: "Come! Adori il fuoco?" "Non il fuoco; È per noi un emblema del sole e della sua luce animatrice", disse il sacerdote. Allora l'ebreo chiese: "Adori il sole come una divinità? Sai che anche lui è una creatura dell'Onnipotente?" Il sacerdote spiegò che il sole era per loro solo un emblema della luce invisibile che preserva tutte le cose. L'israelita continuò: "La tua nazione distingue l'immagine dall'originale? Chiamano il sole il loro dio e si inginocchiano davanti alla fiamma terrena. Tu abbagli l'occhio del corpo, ma oscuri quello della mente; nel presentare loro la luce terrestre, tu prendi da loro quella celeste". Il persiano chiese: "Come si nomina l'Essere Supremo?" "Noi lo chiamiamo Geova Adonai; cioè, il Signore che era, che è e che sarà". "La tua parola è grande e gloriosa; ma è terribile", disse il persiano. Un cristiano, avvicinatosi, disse: «Noi lo chiamiamo Abbà, Padre». Allora il Gentile e il Giudeo si guardarono l'un l'altro con sorpresa e dissero: "La tua parola è la più vicina e la più alta; ma chi ti dà il coraggio di chiamare così l'Eterno?" "Il Padre stesso", rispose il cristiano; E con ciò procedette ad esporre loro il piano di redenzione. Allora essi credettero e alzarono gli occhi al cielo, dicendo: «Padre, Padre caro!» e, congiungendosi per mano, si chiamarono fratelli. (Krummacher.)

(I.) LO SPIRITO INVIATO

(1.) Ci sono Tre Persone nella Divinità che sono spesso menzionate insieme come qui Matteo 3:16-17; 28:19; 2Corinzi 13:14; 1Giovanni 5:7

(2.) Lo Spirito è la terza Persona perché procede dal Padre e dal Figlio Giovanni 14:26; 15:26; 16:15, e qui)

(II.) CHI LO HA MANDATO? 1. Dio mandò Suo Figlio (ver. 4)

(2.) Con la mediazione di Suo Figlio. Egli mandò anche lo Spirito Giovanni 16:6-7; Luca 24:49; Atti 1:4; 2:1

(III.) PERCHÉ?, Perché siete figli

(1.) Tutti i credenti sono figli di Dio Giovanni 1:12

(2.) Perciò, poiché credono, e così sono i Suoi Figli, Dio dà loro il Suo Spirito

(IV.) DOVE? Nei vostri cuori

(1.) Perché il cuore è la fonte della vita ( Proverbi 4:23)

(2.) La sede della vera grazia

(V.) COSA FARE? 1. Essere un pegno della presenza di Cristo Giovanni 14:16-18; Matteo 28:20

(2.) Per insegnarci tutte le cose necessarie Giovanni 14:26

(3.) Per guidarci in tutta la verità

(4.) Per confortarci Giovanni 15:26; Giovanni 16:7

(5.) Per suggellare la nostra redenzione Efesini 1:13-14; 4:30

(6.) Per sostenerci in tutte le afflizioni Salmi 51:12

(7.) Per testimoniare la nostra adozione Romani 8:15-16

(VI.) USI

(1.) Esaminate voi stessi se avete questo Spirito.

(1) Egli è uno Spirito convincente Giovanni 16:9-11 (a) del peccato in noi stessi, (b) della giustizia in Cristo, (c) della potenza e del giudizio di Cristo a venire.

(2) Uno spirito rinnovatore ( Tito 3:5 ; Giovanni 3:3-5.

(3) Uno Spirito vivificante Romani 8:2; Giovanni 6:63

(4) Uno Spirito guida Romani 8:1, 14.

(5) Uno spirito orante Romani 8:15, 26

(2.) Usate tutti i mezzi per far entrare lo Spirito nei vostri cuori

(VII.) MOTIVI. Considerare

1.) Fino ad allora non sei di Cristo Romani 8:9

(2.) Non può fare nulla di buono Giovanni 15:5; Romani 8:26

(3.) Sono esposti a tutti i peccati

(4.) In continuo pericolo dell'inferno

(5.) Non può avere un vero conforto

(VIII.) MEZZI

(1.) Pregate Dio per questo Luca 11:13

(2.) Frequenta tutte le ordinanze pubbliche ( Atti 2:1). (Vescovo Beveridge.)

L'opera dello Spirito:

(I.) IL LAVORATORE. Lo Spirito Santo è chiamato Spirito del Figlio perché

1.) Della Sua eterna processione dal Figlio

(2.) Egli fu dato al Figlio come Capo della Chiesa per l'unzione, la consacrazione e la santificazione della Sua natura umana

(3.) Egli è comunicato attraverso il Figlio a tutti i credenti

(1) Autorevolmente, in virtù del patto di redenzione Atti 2:33; 5:32.

(2) Formalmente, in quanto tutte le grazie dello Spirito derivano da Lui Colossesi 1:19; 2:19; 3:1-4; Efesini 4:16

(II.) L'OPERA. Egli permette ai figli adottivi di Dio di comportarsi in modo adeguato al loro stato e alla loro condizione

(1.) Non come estranei, stranieri o anche servi, ma 2. come figli ed eredi, diventando in loro Spirito di potenza, di amore e di sobrietà 2Timoteo 1:7

(III.) GLI EFFETTI DELL'ATTIVITÀ DI

(1.) La libertà di accesso al "Padre" è assicurata

(2.) Egli diventa per noi lo Spirito della grazia e delle suppliche,

(1) esercitando grazie e affetti di grazia nelle nostre anime nel dovere della preghiera: specialmente quelli della fede, dell'amore e del diletto;

(2) permettendoci di esercitare quelle grazie ed esprimere quegli affetti nella preghiera vocale. (J. Owen, D.D.)

Abba Padre:

(I.) La prima, una parola ebraica, e la seconda, una parola greca, significa L'UNIONE DEGLI EBREI E DEI GENTILI NELLA NOSTRA CHIESA. In Cristo la pietra angolare è unita dal fatto che entrambi sono diventati figli: la circoncisione da un luogo, per cui "Abbà" - l'incirconcisione da un altro, per cui "Padre" è nominato, la concordia delle mura è la gloria della pietra angolare.

(II.) La parola "Abbà" è conservata perché è piena di affetto; ma "Padre" è aggiunto non solo per esporre lo stesso, ma per esprimere meglio l'ardore commovente, i desideri sinceri e veementi e gli affetti singolari dei credenti nel loro gridare a Dio. (Ruscelli.) Dovete guardare alla vostra esperienza, e cercare di scoprire se non c'è un lavoro con la vostra anima, che lavora attraverso di essa, che lavora sotto di essa, distinto da essa, ma non distinguibile da essa per nient'altro che per le sue conseguenze e la sua fecondità, una voce più profonda della vostra, una "voce calma e sommessa". Non c'è tromba d'aria, né fuoco, né terremoto, ma la voce di Dio che parla in segreto, prendendo la voce e i toni del tuo cuore e della tua coscienza, e dicendoti: "Tu sei mio figlio, in quanto, operato dalla mia grazia e dalla mia sola ispirazione, si leva tremante, ma veramente, nella tua anima il grido, Abbà, Padre". (A. Maclaren, D.D.)

Figliolanza: - Parla della comunicazione di una vita e della reciprocità dell'amore. Si basa su un atto divino e coinvolge un'emozione umana. Implica che il Padre e il figlio abbiano una vita affine: il Padre che dona e il figlio possiede una vita che ne deriva; e perché derivato, affine; e perché affine, dispiegandosi a somiglianza del Padre che l'ha data. E richiede che tra il cuore del Padre e il cuore del bambino passino in un benedetto scambio e in una rapida corrispondenza, rispondendo all'amore, lampeggiando avanti e indietro, come il lampo che tocca la terra e risorge da essa. (Ibidem)

Il carattere e i privilegi dei figli di Dio:

(I.) LE CARATTERISTICHE DISTINTIVE DEI FIGLI DI DIO. I cristiani credenti entrano in una condizione superiore. Il servo diventa figlio. Tutto ciò che ostruisce la vista di un Dio d'amore è eliminato in Cristo

(1.) Uno spirito di fiducia filiale, in opposizione alla paura servile

(2.) Uno spirito di santo amore, in opposizione alla schiavitù del peccato

(3.) Uno spirito di pronta obbedienza, in contrasto con il cupo spirito di servitù. Poiché l'amore è la passione più potente e più devota della nostra natura, esso spiega il carattere e il principio dell'obbedienza cristiana. È l'abnegazione; perché non viviamo più per noi stessi, ma per colui che è morto per noi ed è risorto 2Corinzi 5:15. Assorbe l'anima; poiché non siamo tanto noi che viviamo ora, quanto Cristo che vive in noi Galati 2:20. È devota, perché la nostra volontà è assorbita dalla Sua, e il grido del cuore è: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?" Da qui l'audace affermazione di San Paolo: "Poiché ciò che la legge non poteva fare, in quanto era debole a causa della carne, Dio ha mandato il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato, e per il peccato ha condannato il peccato nella carne; affinché la giustizia della legge si adempia in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito Romani 8:3, 4

(II.) PROCEDIAMO ORA A CONSIDERARE ALCUNI DEI PRIVILEGI DISTINTIVI DEI FIGLI DI DIO. Si riconoscerà subito che le caratteristiche che abbiamo menzionato sono anche privilegi elevati. Avere un senso soddisfacente del perdono del peccato; camminare nella luce del volto di Dio, con la segreta certezza del Suo amore e del Suo favore; essere liberati dalla schiavitù degradante del peccato e dal timore servile di una legge santa; possedere il potere morale della santa obbedienza e avere questo principio celeste che pervade l'anima; questi sono doni distintivi della misericordia divina. Mentre lo "spirito di un figlio" ha le sue doti caratteristiche, la condizione di un bambino ha le sue prerogative peculiari. L'uno è il genio della famiglia, l'altro i privilegi della famiglia

(1.) Il figlio di Dio ha una parte nell'amore e nella cura del Padre

(2.) Il figlio di Dio ha una somiglianza filiale con il suo Padre celeste. Nelle case della terra c'è quella che viene definita una somiglianza familiare. Qualche tratto distintivo di caratteristica spesso segna i volti di tutta la prole. Per quanto varia possa essere la forma e il colore dei loro volti, c'è una certa identità di espressione che li rende simili ai loro genitori e simili l'uno all'altro. Così è per la famiglia di Dio. Essendo nati dall'alto, possiedono le caratteristiche di una natura celeste. Differiscono nella proporzione e nell'intensità delle loro grazie spirituali, ma sono tutte contrassegnate dai lineamenti della virtù. L'uno è più eminente per la fede, un altro per lo zelo, un altro per la sapienza; alcuni eccellono in pazienza, o mansuetudine, o fervida speranza, o dolce amore; Ma tutti hanno i fondamenti di questi sacri principi. Tutti portano i segni di una nobile stirpe. Potresti vedere in ciascuno dei loro cuori i tratti peculiari della regalità. Potreste facilmente capire che ognuno eredita la santità di suo Padre. È il figlio di un Re, un principe di Dio 1Pietro 2:9; Apocalisse 1:6

(3.) I figli di Dio hanno i privilegi della comunione familiare e della fratellanza. Ora non è concesso all'uomo di avere rapporti di conversazione con i membri angelici o santi della famiglia celeste. Deve accontentarsi di sapere che essi hanno una certa comunione con il suo spirito. Questo è spesso affermato nelle Scritture. E chi può dire quali benefici riceviamo dai pensieri sacri, dai consigli e dai suggerimenti, sussurrati all'anima da spiriti sospesi di natura eterea? Ma noi abbiamo il privilegio della "comunione dei santi". Possiamo associarci ai saggi e ai buoni, ai santi che sono sulla terra e agli eccellenti Salmi 16:3. Soprattutto, il cristiano ha accesso al trono della grazia e mantiene la comunione con il Padre, per mezzo del Figlio, per mezzo dello Spirito Santo

(4.) I figli di Dio hanno una parte nelle provviste familiari. C'è un ceppo comune di misericordie, di cui tutti i bambini hanno il diritto di partecipare. Una certa proprietà nelle benedizioni appartiene alla famiglia della fede. Promesse grandissime e preziose sono state provvedute dal loro Padre celeste. C'è una pienezza in Cristo dalla quale la Sua Chiesa è autorizzata a ricevere. Ognuno è esortato ad accettare in gran parte questi doni divini. A differenza delle proprietà di natura terrena, queste ricchezze non diminuiscono mai con l'uso. Non ci potrebbe, quindi, essere alcuna ragione per negarli a qualsiasi anima che li cerca. Tutti sono liberi di "chiedere e ricevere, affinché la loro gioia sia piena". 5. I figli hanno un titolo per la futura eredità. "Se figlio, allora erede di Dio per mezzo di Cristo", o, come scrive l'apostolo in un altro luogo, "Se figli allora eredi", ecc. "Eredi di Dio": è un'espressione strana! Che cosa significa? (R. M. Macbraire, M.A.)

Adozione:

(I.) IN COSA CONSISTE L'ADOZIONE? È la traduzione di una persona da una famiglia a un'altra. L'atto di grazia con cui Dio toglie i figli del maligno dal mondo e li rende figli e figlie della Sua famiglia spirituale

(1.) Punti di somiglianza tra adozione naturale e spirituale.

(1) Nell'adozione cessiamo di avere il nostro nome di prima, e veniamo designati con il nome di Dio, che ci ha adottati; poi peccatori, ora santi; allora nemici, ora riconciliati; allora stranieri e ribelli, ora avvicinati e amici di Dio.

(2) Con l'adozione cambiamo la nostra dimora. Una volta al mondo, nel regno delle tenebre, in un paese lontano; ora nella Chiesa, nel regno del caro Figlio di Dio, nella famiglia della fede e nella famiglia del cielo.

(3) Cambiamo il nostro costume. Conformarsi all'abito di famiglia

(2.) Punti di differenza tra adozione naturale e spirituale.

(1) L'adozione naturale doveva supplire a un difetto familiare. Perché non c'era nessun figlio. Dio aveva schiere di figli, gli angeli, ecc.

(2) L'adozione naturale era solo di figli maschi. Dio non fa distinzioni per quanto riguarda il sesso, la razza, ecc.

(3) Nell'adozione naturale c'era solo un cambiamento di condizione; Il bambino non è mai diventato veramente il figlio dell'adottante. Ma Dio rende i suoi figli partecipi della sua stessa natura e imprime in loro la sua immagine.

(4) Nell'adozione naturale ne è stato adottato solo uno; ma Dio adotta moltitudini.

(5) Nell'adozione naturale derivavano solo vantaggi temporali; Ma nello spirituale, le benedizioni sono eterne

(II.) I SEGNI DELL'ADOZIONE

(1.) Interno (vedere Capitolo 4:6; Romani 8:14-16. Lo Spirito produrrà dentro di noi

(1) tranquillità,

(2) conforto del cuore,

(3) gioia spirituale

(2.) Esterno.

(1) Lingua. Conversazione come si addice al vangelo di Cristo.

(2) Professione. Appariremo come figli della famiglia di Dio; Avere il distintivo di famiglia, essere iscritto al libro di famiglia, essere trovato nella cerchia familiare e sedersi al tavolo di famiglia.

(3) Obbedienza. La famiglia di Dio ha le sue leggi, le sue regole specifiche per il governo di se stessa e per la direzione della sua condotta verso coloro che ne sono privi.

(III.) I SUOI PRIVILEGI

(1.) Liberazione da tutte le miserie del nostro stato incontaminato. Povertà, stracci, miseria, rovina

(2.) Investitura in tutti i benefici della famiglia di Cristo sulla terra

(3.) Un titolo all'eredità celeste che Cristo ha comprato e preparato per tutti coloro che Lo amano. Applicazione:1. Impara l'importanza essenziale di questa benedizione. Cosa sarebbero il perdono e la rigenerazione senza di esso? Cerchiamo il bene della famiglia di Dio. Siamo in esso per lavorare e divertirci

(2.) Invita gli estranei a diventare figli ed eredi di Dio. (J. Burns, D.D.)

Figli per adozione: - Grande è davvero il rango e il privilegio di un figlio di Dio. Il figlio di Adamo, che è considerato il Figlio di Dio, è tratto dalla compagnia dei ribelli contro Dio, nella compagnia di coloro che adorano e benedicono il Suo nome con rendimento di grazie, e svolgono il Suo servizio con diligenza, alla Sua gloriosa presenza. Ma egli ricorda sempre da dove è stato portato; che se come figlio di Adamo fu preso dalla polvere relativamente vile della terra, come figlio di Dio è stato preso in una natura spirituale dalla natura carnale comparativamente molto più vile. Ricorda di non essere un vero figlio, ma un adottivo. Ora, un vero figlio è sempre un figlio per suo padre, qualunque cosa accada. Ed essendo nato e cresciuto nella sua casa, sa tutto ciò che gli viene richiesto, e svolge naturalmente tutti i doveri di un membro della famiglia. Ma molto diversa è la condizione di un figlio adottivo; è nato e cresciuto in un'altra famiglia, e quindi con regole diverse; e quindi, per quanto rispettabile possa essere la sua famiglia, non può adattarsi così liberamente e pienamente come vorrebbe, né conoscere sufficientemente la mente di un padre, che non conosce dall'infanzia. Molto più se viene tolto da una famiglia le cui abitudini sono del tutto opposte, e disdicevolmente, contrarie alle abitudini di quella in cui è stato adottato, deve essere in continua paura e perplessità. Tutto è abbastanza strano per lui, e per quanto sia sempre disposto ad adattarsi alla sua nuova situazione, è ancora in continuo dubbio su ciò che dovrebbe fare e ciò che non dovrebbe fare, e continua a svelare, nonostante tutta la sua vigilanza, i segreti delle abitudini corrotte della sua vecchia famiglia. Ma proprio a causa di questa infermità naturale, Dio lo ha posto sotto un istruttore, per dargli la conoscenza appropriata, per formare le sue abitudini, per influenzare la sua volontà e, con un cambiamento così completo, per qualificarlo per i doveri del nuovo stadio a cui è stato ammesso. E questo istruttore è lo Spirito Santo, chiamato anche, da questo stesso ufficio in mezzo a noi, lo spirito di adozione, come in Romani 8:14-15. (R. W. Evans, M.A.)

Conforto di sicurezza: - La morte, come l'orgoglioso Filisteo, esce marciando nel suo orribile aspetto, sfidando l'intero esercito d'Israele a confrontarlo con un combattente uguale. L'ateo non osa morire per paura di non esistere, che non sarà affatto; il profano non osa morire, per paura di essere dannato; La coscienza dubbiosa non osa morire, perché non sa se sarà, o sarà dannato, o non sarà affatto. Solo il cristiano risoluto osa morire, perché è sicuro della sua elezione; Egli sa che sarà felice, e così alza gli occhi piacevoli al cielo, il luogo infallibile del suo eterno riposo. Osa incontrare il suo ultimo nemico, calpestarlo con il piede del disprezzo e cantare trionfalmente su di lui: "O morte! Dov'è il tuo pungiglione? O tomba! dov'è la tua vittoria?" Vince nell'essere conquistato; e tutto perché Dio ha detto all'anima sua: "Io sono la tua salvezza". (T. Adams.)

Nel 1768 il signor Wesley visitò Glasgow, dove la maggior parte dei membri aveva trovato pace con Dio. Tre anni prima Thomas Taylor era stato mandato lì, e aveva per la sua prima congregazione due fornai e due vecchie. Continuò a predicare, e anche i suoi ascoltatori salirono a duecento, ma per mancanza di mezzi non osservò mai tanti giorni di digiuno in vita sua. Affittò una stanza, formò una società e pagò un precentor fourpence per ogni servizio per condurre i salmi, ma i soldi mancarono, dovette congedare sia i salmi che il precentor; ma lasciò una società di settanta membri. Una di queste era la vecchia Janet, di cui Giovanni Pawson riporta questo aneddoto. Incontrando il ministro della chiesa che aveva frequentato a lungo, fu così avvicinata: "Oh, Janet, dove sei stata, donna? Non ti vedo alla chiesa da molto tempo." Lei rispose: "Vado tra i metodisti". «Perché, che diavolo ci hai portato, donna?» «Gloria a Dio!» disse Janet; "Mi fa piacere; perché Dio, per amore di Cristo, mi ha perdonato i miei peccati". «Ah, Janet, non essere di mente altezzosa, ma temere; Il De'il è un avversario astuto". «Non m'importa un bottone per il de'il», disse Janet; L'ho preso sotto i miei piedi. So che il de'il può fare un affare di fango, ma c'è una cosa che non può fare." «Che cos'è, Janet?» "Non può spargere l'amore di Dio nel mio cuore; e sono sicuro di avercela fatta!" «Bene, bene», disse il pastore, «se ce l'hai lì, tienilo stretto, Janet, e non lasciarlo mai andare».

Beneficio della certezza: - Latimer scrive a Ridley: "Quando vivo in una ferma e ferma certezza sullo stato della mia anima, penso di essere audace come un leone; Posso ridere di tutti i guai; nessuna afflizione mi spaventa; ma, quando sono eclissato nelle mie comodità, sono di uno spirito così pauroso, che potrei finire in una tana di topo".

Filiazione del credente:

(I.) LA VERA POSIZIONE DEL CRISTIANO. "Figli." Molti non riescono a vederlo. Ammettono "credenti", "cristiani", "discepoli", "soldati", "servi". Vero. Ognuno ha una verità. Proprio come "Gesù", "Cristo", "Maestro", "Signore", ma "Emanuele" rivela una nuova connessione. Così con il credente. "Figliolo." Cristo ha preso la nostra natura, e noi riceviamo la Sua in grado 2Pietro 1:4. Questo è spesso sollecitato nelle Scritture. Romaní 7. Descrive chiaramente la "legge di natura" e la "legge della grazia". Perché insistere in questo senso? 1. A causa dei privilegi, di cui parleremo tra poco

(2.) Perché è una necessità della vita. Molti falliscono negli sforzi. "Cercano di essere buoni" e falliscono. Perché iniziano in modo sbagliato. Deve essere così. Lo struzzo non può librarsi in volo come un'aquila. La natura si adatta alle abitudini. Così in grazia. Dio richiede grandi cose. Inizia una nuova vita. Come? Non per leggi o precetti: è un dono nuovo. L'adozione passa dalla famiglia di Satana a quella di Dio, e allora viene data una nuova natura

(II.) IL POTERE ATTRAVERSO IL QUALE QUESTA ADOZIONE È EFFETTUATA. Mediante lo "Spirito di Dio". In ogni aspetto - redenzione, santificazione, conservazione, fecondità - il credente è un'opera divina. Spesso dimenticato. Siamo circondati da strumenti umani e l'agente non viene visto. Insufficiente. Solo la statua, non l'uomo. Forma senza vita. Solenne e rassicurante

(III.) I RISULTATI NECESSARI DI QUESTA INABITAZIONE. "Per cui", ecc. Connessione immediata tra vita e azione. I mezzi possono rimanere dormienti, ma la grazia mai. Quali risultati? 1. Dio è conosciuto. Nella vita quotidiana tale conoscenza deve essere impartita. Molto vero per le cose spirituali. Questa conoscenza supera quella impartita dalla Scrittura o dagli insegnanti umani. Esempi:1Samuele 3:7; 2Corinzi 4:6; Galati 3:16-17. Samuele e Paolo insegnarono entrambi dall'uomo, eppure erano spiritualmente ignoranti. Quindi, per quanto possiamo studiare, apprezzare, apprezzare sempre di più la Bibbia, ognuno deve andare oltre

(2.) Si gode di fiducia. Il punto di discussione risiede in "figlio" e "schiavo". La differenza, l'incrollabile fiducia del "figlio". Quindi l'audacia nella preghiera, nel conflitto, nel lavoro, è il privilegio del credente. Il Padre non abbandona mai Suo figlio

(3.) Vita coerente. Un grande nome non dovrebbe mai essere disonorato. Cosa c'è di così nobile? In quale altro luogo è affidato tale onore? "Siate imitatori di Dio". (H. T. Cavell.)

7 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:7

Perciò non sei più un servo, ma un figlio

Servitù e filiazione:

(I.) LA FILIAZIONE È QUI CONTRAPPOSTA ALLA SERVITÙ

(1.) È un passaggio dall'ignoranza alla conoscenza

(2.) Un passaggio dalla schiavitù all'autocontrollo

(3.) Un cambiamento da una relazione temporale a una eterna

(II.) QUESTA FILIAZIONE È IL DONO DI DIO

(1.) Dio interviene con l'offerta della filiazione al momento opportuno

(2.) Dio manda l'unico Essere che può guadagnarci alla filiazione

(3.) Dio accompagna il dono della filiazione con l'unico testimone infallibile: la presenza dello Spirito Santo

III QUESTO DONO DELLA FILIAZIONE CI RENDE EREDI DI DIO. (S. Pearson, M.A.)

L'eredità del cristiano: - Per quale scopo Dio ha creato i mondi? Non perché potesse contemplare con gioia solitaria il loro splendore scintillante; ma che potessero servire al nostro senso della bellezza e gettare luce sul nostro tortuoso cammino. Se comprendessimo veramente il nostro rapporto con il mondo in cui viviamo, e in verità con l'universo di cui facciamo parte, vedremmo che la materia è stata fatta per amore della morale, che tutte le cose sono state messe sotto i nostri piedi perché siamo figli di Dio, che ha più diritto alle ricchezze e alle ricchezze del mondo di un figlio di Colui a cui appartiene il mondo? Che egli costruisca il suo macchinario, svolga le sue operazioni, si tuffi nella miniera, attraversi l'oceano, attraversi abissi spalancati e trafigga dure rocce, sicuro che sta facendo la volontà di suo Padre nell'ottenere e nell'utilizzare in tal modo le ricchezze di suo Padre: "Tutte le cose sono vostre-le cose presenti e le cose future". "Beati i mansueti, perché erediteranno la terra". Ma le cose più alte sono nostre se siamo figli di Dio. Diventiamo partecipi della natura divina. Quella natura è spirito, e i nostri spiriti superano e soggiogano la parte più grossolana del nostro essere. Che la natura è giusta, e noi diventiamo puri di cuore, unici nei propositi, semplici nel comportamento, giusti verso tutti gli uomini. Quella natura è misericordia, e noi, avendo ottenuto noi stessi le benedizioni della pietà divina, guardiamo con compassione i caduti, e desideriamo ardentemente conquistarli alla casa da cui sono stati così a lungo esiliati. Quella natura è potere immutabile, e la nostra debolezza diventa forza, e ci viene concessa un'energia interiore che ci permette di trionfare sul tempo, sul mondo e su noi stessi. Quella natura è sapienza infinita, e dimorando sempre alla presenza di Dio vediamo i problemi del mondo e i nostri alla luce di scopi più elevati, e quando non riusciamo a capire impariamo in quieto riposo a confidare in Colui che fa bene tutte le cose. Che la natura è l'amore che abbraccia il mondo e che si inestinguforma; Egli porta via i patriarchi quando il loro faticoso pellegrinaggio è terminato, per dare loro un riposo perfetto. Ci fa chiedere: "Dove sono i padri?" perché li vuole a casa con Lui; e presto le porte della Sua camera di presenza si apriranno per noi, nuove visioni di beatitudine e di gioia si apriranno su di noi, e vedremo Dio così com'è, e saremo come Lui. Nel frattempo la nostra gioia è che "ora siamo figli di Dio". (Ibidem)

Il disprezzo del cristiano per il mondo: - Chiunque potesse credere senza alcun dubbio che fosse vero, e certamente comprendere quanto sia incommensurabilmente grande la cosa che uno dovrebbe essere figlio ed erede di Dio, senza dubbio terrebbe poco conto del mondo, con tutto ciò che in esso è stimato prezioso e onorevole, come la giustizia umana, saggezza, dominio, potere, denaro, possedimenti, onore, piacere e simili; sì, tutto ciò che è nel mondo onorevole e glorioso, sarebbe per lui ripugnante e abominioso. (Lutero.)

Figli ed eredi:

(I.) NON C'È EREDITÀ SENZA FILIAZIONE. Le benedizioni spirituali sono solo per coloro che si trovano in una condizione spirituale

(1.) Gli ordini inferiori delle creature sono esclusi dai doni che appartengono alle forme superiori di vita perché sono organizzati in modo tale che questi non possono entrare nella loro natura

(2.) Quindi l'anima deve essere adattata al godimento della salvezza spirituale

(3.) L'eredità finale dipende dal carattere. Per possedere Dio per sempre dobbiamo amarlo per sempre

(II.) NESSUNA FILIAZIONE SENZA UNA NASCITA SPIRITUALE

(1.) Siamo figli in un certo senso per natura

(2.) Ma noi diventiamo figli spirituali per grazia

(III.) NESSUNA NASCITA SPIRITUALE SENZA CRISTO

(1.) La cifra stessa ci mostra che il processo per diventare figli non è in nostro potere

(2.) Cristo è venuto per dare lo spirito di adozione e rigenerazione

(IV.) NON C'È CRISTO SENZA FEDE

(1.) Le cerimonie non sono nulla

(2.) La fiducia in Cristo è tutto. (A. Maclaren, D.D.)

Filiazione attraverso Cristo: Cristo ha effettuato un cambiamento effettivo nell'aspetto possibile della giustizia e del governo divino nei nostri confronti; e ha portato nell'urna d'oro della Sua umanità un nuovo spirito e una nuova vita che ha deposto in mezzo alla razza; e l'urna fu spezzata sulla croce del Calvario, e l'acqua ne uscì, e dovunque quell'acqua viene c'è vita, e dove non viene c'è la morte. (Ibidem)

Adozione e fiducia: - Un treno si precipitò in un tunnel con un fischietto di avvertimento. Il fischio e l'oscurità spaventarono un bambino in braccio a sua madre e lo fecero urlare di paura; ma appena si udì la voce della madre, ed egli sentì la mano rassicurante sul suo viso, ogni paura svanì. Eppure il bambino non sapeva perché il treno attraversasse l'oscurità, ma subito la voce del genitore lo raggiunse, si fidò. Quando attraversiamo una via oscura o laboriosa, confidiamo anche nel nostro Padre nei cieli, e nulla ci farà del male. "Le tenebre e la luce, o Signore, sono entrambe uguali per te".

Privilegi dell'adozione: - Per mezzo di essa Dio Padre è fatto nostro Padre. Il Dio-uomo incarnato è diventato il nostro Fratello Maggiore, e noi siamo fatti

1.) Come lui

(2.) Intimamente associati a Lui in comunità di vita, posizione, relazioni e privilegi

(3.) Coeredi con Lui della Sua gloria. Lo Spirito Santo è il nostro Abitante, Guida, Avvocato, Consolatore e Santificatore. Tutti i credenti che sono soggetti alla stessa adozione sono fratelli. (A. A. Hodge.)

Il cristiano è un figlio di Dio:

(I.) ALLORA DOBBIAMO NOTARE LA RELAZIONE DI GRAZIA IN CUI GLI UOMINI BUONI STANNO CON DIO. Non sono servi, ma figli. Come ho già accennato, questo privilegio appartiene solo ai credenti; solo loro possono essere propriamente chiamati figli di Dio

(1.) Che i veri credenti sono i figli di Dio per mezzo di una nuova creazione. Per natura sono figli dell'ira come gli altri. Essi sono la progenie dell'uomo degenerato e decaduto, la posterità di Adamo, il rappresentante peccaminoso dell'umanità. L'umore della mente si rinnova e la condotta esteriore si riforma. Si avverte un'influenza spirituale e vitale, e viene impartito un principio spirituale e vitale

(2.) I credenti sono i figli di Dio, per la loro unione con Cristo. "Perciò, fratelli miei", dice l'apostolo ai Romani, "anche voi siete divenuti morti alla legge per mezzo del corpo di Cristo; affinché siate sposati con un altro, sì, con Colui che è risuscitato dai morti, affinché portiate frutto a Dio". 3. I credenti sono figli di Dio per adozione. L'adozione era un atto frequente tra gli antichi ebrei, greci e romani

(II.) LA FELICE CONSEGUENZA CHE DERIVA DAL PRIVILEGIO DI ESSERE FIGLI DI DIO. Se un figlio, allora un erede di Dio, attraverso Cristo. Essi sono eredi di tutto ciò che Dio possiede. I tesori a cui hanno diritto sono vasti e incommensurabili. Anche i credenti sono eredi di tutto ciò che Dio ha promesso. Si dice che i cristiani siano eredi della promessa. Se hanno poco in possesso, hanno molto in prospettiva; Se non sono ricchi di gioia, sono ricchi di fede e di speranza. Anche i credenti sono eredi della giustizia di Cristo. Anche i credenti sono eredi della salvezza e gli angeli sono i loro spiriti tutelari. Quegli esseri felici hanno la responsabilità del popolo di Dio e lo assistono nel loro cammino verso la gloria. Anch'essi sono chiamati eredi della grazia della vita. La salvezza è tutta per grazia. Anche i credenti sono eredi del regno. Dio ha provveduto un regno per coloro che lo amano, e di questo regno essi sono eredi. Sono anche eredi del mondo. Questa promessa si riferisce principalmente al paese di Canaan, che Abramo e la sua discendenza dovevano possedere; Ma qui il cielo è tipicamente promesso e rappresentato

(III.) NOTARE I MEZZI CON CUI SI OTTIENE QUESTO PRIVILEGIO. Se un figlio, allora un erede di Dio, attraverso Cristo. Ora noi siamo eredi di Dio per mezzo di Cristo, perché egli ha acquistato questo privilegio per noi. Anche Cristo non può che dare questo glorioso privilegio. Egli è il Capo e il Rappresentante della Sua Chiesa. I credenti sono le membra del Suo corpo e ricevono da Lui il loro nutrimento spirituale. È attraverso Cristo che otteniamo questo privilegio come coeredi con Lui. A Lui appartiene giustamente la benedizione del diritto di nascita. Il Padre ha amato il Figlio e gli ha dato ogni cosa nelle mani. In conclusione, permettetemi di chiedere: se non eredi di Dio, che cosa siamo? Noi siamo eredi di Satana, quel principe delle tenebre, che ora ci impiega nella fatica del peccato per poterci ricompensare con la dannazione dell'inferno. (Isaac Clarkson.)

Un servo o un figlio: l'apostolo aveva stabilito alcune regole generali e semplici del Vangelo (versetti 4, 5). Qui sottolinea:

(I.) IL CAMBIAMENTO DEL CREDENTE: era un servo; è un figlio

(1.) Un servo del peccato Romani 6:16. Le virtù dell'uomo non convertito sono splendidi peccati. I servi in una grande casa hanno un lavoro diverso, ma se ben fatto, il padrone è soddisfatto

(2.) Schiavo del mondo: le sue mode, opinioni, piaceri

(3.) In schiavitù alla legge. Non può vedere la gratuità del vangelo Romani 3:28; 5:1. Ma c'è un cambiamento (ver. 6; Romani 8:15. Ora c'è un interesse per Dio; l'affetto filiale verso di Lui; libertà di accesso Efesini 2:18; Proverbi 15:8 ; una dimora nella casa del Padre Giovanni 8:34-35; Efesini 2:19-22

(II.) LA SPERANZA DEL CREDENTE. Un'eredità non si compra da soli, ma discende. Implica

1.) Perdono completo. Un peccato non perdonato è l'inferno certo Ezechiele 18:4; 1Giovanni 1:7

(2.) Giustizia interiore: imperfetta, ma in miglioramento Luca 23:41; Ebrei 12:14

(3.) Che Dio Stesso sarà la parte del Suo popolo credente 1Corinzi 3:21-23. Qualunque cosa Cristo abbia, noi l'abbiamo. In conclusione

1.) Non c'è da meravigliarsi che privilegi come questi siano così tanto trascurati, sottovalutati? Possono tutti qui dire: "Ero servo del peccato, ma ora sono figlio di Dio?" Romani 10:10

(2.) Se non è un figlio di Dio, qual è l'alternativa? Galati 6:7-8. Un erede dell'uno o dell'altro è ogni persona presente in questo momento. Dobbiamo aspettarci opposizione, ma siamo ben guidati, sostenuti 2Corinzi 12:9; Apocalisse 21:7. (H. M. Villiers.) "Non più servo, ma figlio": Egli ricorda semplicemente a quei cristiani la loro condizione primitiva e li chiama a considerare la loro condizione attuale. Una volta erano servi, ora sono figli; Una volta in schiavitù, ora libero.

(I.) Ogni credente troverà occasionalmente a suo vantaggio ricordare la sua precedente condizione sotto la legge divina, prima del lieto giorno in cui la grazia venne a lui con la piena redenzione. Dicono che nella città di Monaco di Baviera c'è l'usanza di arrestare ogni bambino mendicante che viene sorpreso a mendicare per strada, e di metterlo immediatamente a scuola sotto un'adeguata supervisione fino a quando non sarà in grado di ottenere un sostegno moderato. Quando entra nell'istituto, il suo ritratto viene ripreso da un artista proprio come appare nella sua sporcizia e nei suoi stracci. Questa immagine è sempre conservata con cura, in modo che quando è istruito e maturato abbastanza da apprezzare la sua posizione, possa essere mostrata a lui. Allora saprà quanto è stato fatto per il suo bene, anche mentre pensava in modo scortese alla moderazione a cui si opponeva. Inoltre: gli viene fatto promettere che conserverà per sempre la somiglianza, in modo che non solo gli ricordi la sua abietta carriera di mendicante, e così lo mantenga umile, ma anche che gli faccia pensare agli altri come compagni di sventura, e così lo renda caritatevole verso i poveri. E nei rapporti si dice che alcuni di questi naufraghi così salvati per l'utilità, sono gli amici più forti e più speranzosi per il recupero e il salvataggio di qualsiasi giovane ragazzo, per quanto poco promettente possa sembrare a prima vista, un semplice vagabondo e vagabondo nel mondo. Qui nella nostra lezione l'apostolo sembra avere in mente uno scopo molto simile. Poiché egli inizia con la descrizione degli uomini in uno stato di natura (versetti 1-3), e dopo aver mostrato quanto profondamente siano in "schiavitù", procede a esporre la gloriosa interposizione della grazia nel vangelo (versetti 4-6), mediante la quale potrebbero ricevere l'"adozione di figli". È come se tutti noi guardassimo indietro per un momento per vedere ciò che eravamo una volta, e al culmine della nostra gratitudine ci guardassimo intorno per vedere ciò che ora siamo diventati, e per chiederci come meglio potremmo glorificare il nostro Salvatore.

(II.) In secondo luogo, l'apostolo si sofferma sull'elevata posizione di coloro che sono i figli di Dio. Non sono più vincolati dalle fatiche del servizio; Non sono più sotto "tutori e governatori"; Sono "figli". Non ci resta che capire che cosa significhi l'adozione, e allora questa libertà sarà definita, e questo rapporto stabilito

(1.) Un figlio adottivo prende il nome del suo nuovo padre per tutto il futuro. Non importa quanto onorevole possa essere; Non importa quanto chiaro possa essere stato il sangue aristocratico nelle vene ancestrali; non importa cosa l'araldica del mondo abbia da dire sull'antica prodezza o sul diritto feudale; Chiunque sia legalmente adottato porta la stessa orgogliosa designazione. Sebbene gli antenati non lo abbiano mai conosciuto, i figli di questa generazione devono d'ora in poi chiamarlo fratello, la madre deve considerarlo allo stesso modo di suo figlio. L'analogia regge perfettamente qui. Essere figli di Dio significa portare il Suo nome. I cristiani sono chiamati così in onore di Cristo; si dice che i tedeschi spesso chiamino "Cristo" un vero credente. 2. Un figlio adottato riceve le cure del padre. I privilegi concessi agli altri bambini sono esattamente i privilegi concessi a lui. In effetti, un figlio adottivo è spesso più propenso a desiderare un aiuto particolare, semplicemente perché entrando in una linea completamente nuova di relazioni e doveri ha tutto da imparare e molto da disimparare. Conosce a malapena le prime regole della casa, e non capisce affatto le disposizioni di coloro che fanno parte della cerchia familiare. Non ci si può aspettare che arrivi subito, come per un lampo d'intuizione, a una piena comprensione anche della volontà di suo padre; avrà bisogno di tempo per essere istruito nelle delicate sollecitudini della vigile obbedienza. Quindi, deve avere più pazienza, più paziente istruzione, più previdente tutela, forse di tutti gli altri insieme. Essere figli adottivi di Dio significa proprio in questo modo condividere la Sua peculiare cura genitoriale. Gesù, nostro Signore, ne ha messo per iscritto un impegno per i Suoi fratelli Giovanni 16:27. Anche il Padre stesso ha fatto una promessa di aiuto in base al patto 2Corinzi 6:17-18

(3.) Un figlio adottato prende gli onori di suo padre. Il bambino si allontana completamente dalla vecchia condizione per entrare nella nuova. Un principe poteva portare il figlio di un contadino in una casa reale; allora non sarà più un contadino; È il figlio di un re. Questo lo pone allo stesso livello dei nobili del regno; perché prende la condizione del suo genitore come se fosse nato sotto lo stesso tetto

(4.) Un bambino adottivo riceve una quota adeguata della ricchezza di suo padre. Numerato nella famiglia, con il nome comune, può anche attingere alle risorse comuni. La povertà di un tempo è dimenticata. Le vie dell'influenza sono improvvisamente spalancate davanti a lui

(5.) Un figlio adottivo riceve infine l'eredità di suo padre. Ciò che Dio ha disposto per il Suo popolo è molto, ciò che ha messo da parte per loro è di più. "L'Inventario dei Santi" contiene un elenco di beni spirituali, i più rari e preziosi 1Corinzi 3:21-23.

(III.) Sembrerebbe ora che non ci potesse essere bisogno che l'apostolo insistesse nella sua considerazione finale. Come si potrebbe desiderare di tornare in servizio dopo aver sperimentato questi vantaggi della filiazione? Come poteva egli 'desiderare di nuovo di essere in schiavitù'? Ci viene detto che gli Israeliti, anche quando avevano la manna, desideravano cipolle e porri d'Egitto; e, anche quando Dio li nutriva, sospirava per l'aglio. Ma che cos'è questo se non la follia di coloro che accettano i tempi e le stagioni al posto della "beatitudine" di una figliolanza di Dio con Cristo! (C. S. Robinson, D.D.)

Figlio ed erede:

(I.) CHE COSA ERAVAMO: SERVITORI. L'idea della schiavitù è implicita e si riferisce alla duplice influenza del peccato

(1.) La sua intera influenza su noi stessi. Il linguaggio della Scrittura è decisivo su questo argomento. Il peccato non ha colpito solo una parte della natura umana, ma l'intera

(2.) Il suo potere di escludere ogni buona influenza. Lo schiavo non ha rapporti con il mondo esterno. Gli altri non devono parlargli, né offrirgli alcun consiglio. Il suo padrone non permetterà alcuna influenza straniera. Il peccato tiene lontana la luce; Il peccatore non vede né se stesso né ciò che lo circonda

(II.) CIÒ CHE SIAMO: FIGLI. L'adozione è il termine usato dall'apostolo per designare il cambiamento. Nessun confronto, tuttavia, rappresenterà esattamente lo stato alterato

(1.) Come figli siamo partecipi della natura divina. Lo Spirito di Dio ha impartito una disposizione celeste al nostro cuore

(2.) Come figli siamo partecipi della cura e del governo di Dio. La correzione è una parte necessaria della relazione

(III.) CIÒ CHE SAREMO - EREDI. C'è un diritto attuale, ma la minoranza esclude il pieno possesso per mancanza di idoneità

(1.) Maturità C'è una fase nella nostra esperienza in cui le restrizioni e le limitazioni saranno rimosse. Ora lo sappiamo solo in parte

(2.) Indebitamento: "per mezzo di Cristo". Egli è l'anello di congiunzione tra noi e l'eredità. (Il pulpito settimanale.)

8 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:8

Tuttavia, quando non conoscevate Dio, rendeste servizio a coloro che per natura non sono dèi. - I tre stati della Chiesa Galata:

(I.) PRIMA DELLA LORO CONVERSIONE

(1.) Ignoranza di Dio. C'è una duplice conoscenza di Dio.

(1) Naturale Atti 14:17; Romani 1:20, ma questo è (a) imperfetto, (b) debole.

(2) Rivelato: del Padre in Cristo; nessuno dei quali i Galati possedevano

(2.) Idolatria.

(1) I falsi dèi sono istituiti in due modi: (a) quando ciò che non è Dio è adorato come Dio, (b) quando gli uomini riconoscono il vero Dio ma non lo concepiscono come sarà concepito.

(2) C'è un'idolatria spirituale. Ciò che un uomo ama di più è il Suo dio: la ricchezza, il piacere, il peccato.

(3) Affinché il peccato di idolatria sia sradicato là deve esserci (a) un'illuminazione della mente, (b) un rinnovamento del cuore

(II.) NELLA LORO CONVERSIONE

(1.) Conoscevano Dio.

(1) Il fondamento di questa conoscenza: la rivelazione di Dio in Cristo Ebrei 1:2; 2Corinzi 4:6.

(2) Le sue proprietà (a) speciali: per cui lo riconosciamo come nostro Dio in Cristo attraverso la fede; (b) distinto, non confuso: la Sua presenza con noi, la provvidenza su di noi, la volontà riguardo a noi; la vita è come (c) efficace 1Giovanni 2:4; 3:6

(2.) Dio li conosceva

(1.) Questa conoscenza è la radice della nostra. Lo conosciamo perché Lui per primo ha conosciuto noi

(2.) Il terreno di tutta la nostra speranza e conforto ( Isaia 49:15)

(III.) NELLA LORO APOSTASIA, che è stata

1.) Un peccato intollerabile

(2.) Un peccato volontario

(3.) Un peccato insensato

(4.) Un peccato comune. (W. Perkins.) Idolatria: la sua comunione: - Molte persone hanno il loro dio; ed è molto simile a ciò che i francesi intendono quando parlano di le bon Dieu: molto indulgente, piuttosto debole, a portata di mano quando vogliamo qualcosa, ma lontano dalla vista quando abbiamo intenzione di fare del male. Un tale dio è un idolo come se fosse un'immagine di legno o di pietra. (Arcidiacono Hare.) Idolatria: travisamento di Dio: è, per così dire, mettere una maschera sul volto di Dio. Ora, se non facciamo idoli, possiamo comunque travisare Dio. Spesso parliamo come se Dio non si rallegrasse nel vederci divertirci. (T. T. Lynch.) Idolatria: il suo potere: - L'idolatria è una delle più invincibili di tutte le propensioni corrotte dell'anima umana. I miracoli sotto la nuova dispensazione erano appena cessati, i padri apostolici avevano appena freddo nelle loro tombe, prima che le forme idolatriche fossero sopraelevate alla pura spiritualità del santo vangelo. (J. B. Walker, M.A.) L'idolatria: la sua follia: com'è insensata! Dovremmo pensare a quell'artista fuori di sé che si accingesse a disegnare una somiglianza di qualcosa che non aveva mai visto, né mai avrebbe potuto vedere; per dipingere un ritratto dell'aria, del vento, del profumo dei fiori. E Dio è uno Spirito. A che cosa lo paragoneremo? (D. Thomas, D.D.)

La testimonianza dell'idolatria: - È una verità molto importante che la prevalenza dell'idolatria sia di per sé una forte testimonianza dell'esistenza di un Dio supremo. Infatti troviamo l'idolatria in qualche forma tra tutte le nazioni, tranne le più degradate e degradate, come lo sono alcune delle tribù africane, e non è certo che i suoi resti non siano rintracciabili lì. Come dice Lutero: "Tutta l'idolatria nel mondo nasce da questo, che le persone per natura hanno avuto la conoscenza comune che c'è un Dio, senza il quale l'idolatria rimarrebbe non praticata. Con questa conoscenza innestata nell'umanità, essi hanno (senza la Parola di Dio) immaginato ogni sorta di opinioni empie su Dio". (Tesoro biblico.)

9 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:9

Ma ora, dopo ciò, avete conosciuto Dio.

Conoscenza di Dio: - Questa non è la migliore e più vera conoscenza di Dio che viene prodotta dal lavoro e dal sudore del cervello, ma quella che è accesa dentro di noi da un calore celeste nei nostri cuori. Come, nel corpo naturale, è il cuore che manda buon sangue e spiriti caldi nella testa, per mezzo dei quali è meglio in grado di svolgere le sue diverse funzioni; così ciò che ci permette di conoscere e comprendere rettamente le cose di Dio, deve essere un principio vivente di santità dentro di noi. (Giovanni Smith.)

La conoscenza che Dio ha di noi:

(I.) LE SUE BASI

(1.) La sua onniscienza

(2.) La sua intima connessione con noi in tutte le fasi della nostra vita.

(1) Fisicamente.

(2) Spiritualmente: come nostro Creatore, Conservatore, Redentore, Santificatore

(II.) IL SUO AMPIO ABBRACCIO

(1.) Dio conosce ognuno di noi 2. I nostri pensieri più intimi

(3.) I nostri desideri segreti

(4.) Sotto tutti i travestimenti

(5.) In ogni circostanza. Conclusione:1. Un avvertimento per il peccatore; 2. Un incoraggiamento per il credente. Per quanto dubbia possa essere la nostra stima di noi stessi o quella degli altri, non c'è dubbio che la stima che Dio ha di noi sia quella giusta. (T. T. Lynch.)

Elementi deboli e mendicanti:

(I.) DEBOLI, perché non hanno il potere di liberare l'uomo dalla condanna

(II.) MISERABILE, perché non portano ricche doti di tesori spirituali. Un ritualismo appassionato e sorprendente, che si esprimeva in mortificazioni corporali del tipo più terribile, era stato soppiantato dal semplice insegnamento spirituale del vangelo. Per un certo tempo la pura moralità e le alte sanzioni della nuova fede non fecero appello invano ai loro istinti superiori, ma ben presto cominciarono a desiderare un credo che si adattasse meglio alle loro brame materiali e che fosse più alleato con i sistemi che avevano abbandonato. Raggiunsero questo scopo sovrapponendo la semplicità del Vangelo con le osservanze giudaiche. Questa nuova fase è attribuita al temperamento che la loro antica educazione pagana aveva favorito. Era un ritorno agli "elementi deboli e miserabili" che avevano superato, una rinnovata sottomissione al "giogo della schiavitù" che avevano gettato via in Cristo. Erano fuggiti da un sistema rituale, solo per inchinarsi davanti a un altro. Le carenze innate di una razza che Cesare (Bell. Gall. vi. 16) descrive come "eccessiva nella sua devozione alle osservanze esterne" si riaffermava qui. (Vescovo Lightfoot.)

L'uso e l'abuso delle ordinanze: - Le ordinanze possono essere considerate in tre modi

(I.) CON CRISTO

(1.) Come tipi e figure di Cristo a venire

(2.) Come segni di grazia dell'istituzione divina

(II.) SENZA CRISTO. Come semplici usanze sia prima che dopo di Lui

(III.) CONTRO CRISTO. Come cause meritorie di salvezza. (W. Perkins.)

La difficoltà di non credere: ho pensato a quanto sarebbe difficile per noi non essere cristiani. È difficile, diciamo, avere fede; Ma ci rendiamo conto di quale compito si impone un uomo se tenta di vivere senza fede? La fede non è forse una delle prime necessità vitali della ragione e del cuore umano? Desidero, quindi, questa mattina, invertire un modo molto comune di ragionare sulla religione tra gli uomini. Invece di trattare una fede religiosa come se fosse una buona cosa da aggiungere al capitale morale di un uomo nella vita, vorrei piuttosto sollevare la domanda: se un uomo avrà abbastanza capitale per la vita se si lascia andare da una fede cristiana.

(I.) PER NON AVERE FEDE, BISOGNA ABBANDONARE UNA PARTE CONSIDEREVOLE DELLA PROPRIA ESPERIENZA MENTALE

(1.) C'è una gran parte dell'autocoscienza di ogni uomo che è legata alla fede nelle realtà al di là di questo mondo attuale di immagini e suoni. Sarebbe un compito quasi impossibile per noi districare tutta la fede nelle cose divine ed eterne dagli elementi della nostra autocoscienza. Le nostre ragioni affondano le loro radici nel Divino. Se queste credenze primordiali in Dio e nell'immortalità fossero semplicemente il risultato di una discussione, potremmo ragionare su di esse: ma sono elementi, piuttosto, della nostra vita razionale e cosciente, così che non possiamo separarle completamente da noi stessi. Gli atei, dopo tutto, possono solo far credere per non credere

(2.) C'è un'altra cosa tremendamente presente che dovrebbe essere messa da parte da noi per poter vivere senza fede, ed è l'imperativo divino della coscienza. Qualcosa di più alto e migliore di noi si impadronisce di noi nella coscienza. Ci sono molti altri elementi vitali che devono essere sacrificati nel vano sforzo di vivere senza fede

(3.) Bisognerà tralasciare alcune delle esperienze più marcate della propria vita. Il semplice fatto è che le potenze invisibili si impadroniscono costantemente della vita dell'uomo nel mondo. Sarebbe un compito impossibile per noi rendere conto interamente della nostra vita semplicemente e unicamente in base a cause naturali. Le influenze soprasensibili si mescolano e si mescolano con quelle sensibili; Le provvidenze sono realtà dell'esperienza umana

(4.) C'è un altro aspetto della nostra esperienza, che menzionerò soltanto, dal quale ci si deve staccare, se si vuole avere successo nel non appartenere a un mondo cristiano; Deve rompere la sua comunione con la vita più vera e migliore dell'umanità. La storia dell'uomo non è meramente, né principalmente, politica; è religioso. La storia del regno della redenzione è la parte suprema della storia umana. L'altra storia, quella che chiamiamo storia profana, è solo la forma e la forma degli eventi; La sostanza della storia è il suo progresso spirituale; Il problema di esso, e la cosa principale in tutto questo, è la redenzione. Se, quindi, uno non vuole essere un credente cristiano, un cittadino di un mondo che diventa cristiano, dovrà cominciare negando a se stesso una buona comunione

(II.) Consideriamo ancora quanto si dovrà credere per non essere cristiani, in relazione ad alcuni particolari della vita cristiana

(1) Un elemento vitale della vita cristiana è la fiducia nella bontà del Padre celeste. Non nascondiamo a noi stessi, non possiamo, che questa è una fiducia scritta spesso di fronte agli eventi della nostra vita che sembrano contraddirla. Come cristiani crediamo nel lato soleggiato, cioè nel lato divino, di tutto. Diciamo che è solo la nostra posizione attuale nell'ombra, o sotto qualche nuvola, che ci impedisce di vederne il lato luminoso ed eterno. Aspetta, e vedremo la bontà del Signore. Un pomeriggio stavamo navigando con la costa frastagliata del Maine in lontananza che si proiettava sul nostro orizzonte. Una nuvola nera di tuono si addensava sulla riva sopra le cime delle colline. Potevamo vedere il gioco dei fulmini e le acque che si infrangevano dalle nuvole. Questo era tutto ciò che gli abitanti del villaggio e i pescatori lungo la riva potevano vedere. Ma noi, da lontano, vedevamo anche il sole sereno nel cielo limpido sopra di noi; i suoi raggi colpivano i bordi di quella pesante massa di vapori, e sopra l'oscurità e i lampi potevamo vedere la parte superiore della nuvola trasformarsi in oro; e, anche quando era oscurità e paura per quelli di sotto, i suoi pinnacoli e le sue torri brillavano davanti ai nostri occhi come la città di Dio che scende dal cielo. Così la fede cristiana vede anche il lato celeste della tempesta e delle tenebre di questo mondo

(2.) Prendiamo come un altro esempio la fede cristiana nella nostra personale peccaminosità e nel bisogno di perdono. Quanti pensieri del cuore bisogna dimenticare per non crederci? Passo ad altri due esempi

(3.) Gli uomini dicono che è difficile credere in un'espiazione. Forse può essere in alcune delle nostre filosofie umane del metodo di Dio per riconciliare il mondo; ma non credere nella parola di Gesù che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare il peccato, richiederebbe che credessimo ad alcune cose riguardo a Dio che sarebbe molto difficile per noi ritenere del Creatore dei nostri cuori. Anche un governo umano sarebbe incompleto a meno che, in qualche mano, non vi fosse un qualche potere di perdono. Non credere nell'autorità di Dio Stesso sull'esecuzione della Sua stessa legge significa credere che il governo di Dio non sia così perfetto come quello dell'uomo. O, per portare l'argomento a un livello superiore, dove preferisco di gran lunga studiarlo, il nostro amore umano può talvolta trovare per se stesso una via di perdono che seguirà senza offuscare la propria purezza, o perdere il proprio rispetto di sé, anche se per esso è una via di lacrime. Credere, quindi, che il Dio dell'amore non possa trovare alcuna via di espiazione per il peccato, anche se è la via della Croce, è credere che il cuore dell'uomo è più divino di quello di Dio

(4.) L'altro punto che rimarrò menzionato è la fede cristiana nel giudizio finale. Sicuramente tutto in questo mondo sarebbe lasciato in sospeso, e tutti i nostri istinti di giustizia, rettitudine e amore gettati nella confusione, se dovessimo tentare di strappare la sostanza di questa fede cristiana nel giudizio che verrà dalla nostra esperienza di questa vita presente. Non crederci richiede un grande compito della ragione e della coscienza; perché allora si deve credere che non c'è ordine morale, come c'è chiaramente un ordine naturale delle cose; Si deve allora credere che l'unico sottofondo costante della giustizia nella coscienza dell'uomo sia una falsa nota di vita; che le prime leggi delle cose non sono altro che principi di eterna discordia; che l'intera vita morale e la storia dell'uomo, in breve, sono prive di significato e di valore. Tu dici che è una cosa terribile credere nel giudizio che verrà; Sì, ma è una cosa più spaventosa non crederci. (Newman Smyth, D.D.)

Come un ministro fedele cerca di ricuperare l'errore:

(I.) Alla coscienza, ricordando loro il misericordioso cambiamento che Dio aveva operato in loro (versetti 8, 9).

(II.) Alla comprensione - rimandando la ragione della loro instabilità - esibendo la sua follia (versetti 9-11) .

(III.) Al cuore, con affettuosa supplica, tenere e felici reminiscenze (versetti 12-15) .

(IV.) Al loro riguardo per la verità, che egli predica fedelmente, altri hanno pervertito, dovrebbe essere mantenuto con zelo (versetti 16-18).

(V.) Alla sua sincerità - è ansioso per la loro felicità - di averne la certezza. (J. Lyth.)

La follia di tornare al mondo:

(I.) Significa agire in opposizione alla conoscenza.

(II.) Abusare della grazia di Dio.

(III.) Cercare la felicità in ciò che ci siamo già dimostrati insoddisfacenti.

(IV.) Assoggettarci a una nuova schiavitù. (Ibidem)

10 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:10

Per osservare i giorni e i mesi...

L'osservanza dei giorni e delle stagioni:

(I.) NATURALE. Quando i giorni vengono osservati in base al corso del sole e della luna. Così la notte segue il giorno, e ogni anno ha quattro stagioni

(II.) CIVILE. Quando si osservano tempi prestabiliti nell'agricoltura, per gli affari domestici, per le questioni della repubblica e per gli affari

(III.) ECCLESIASTICO. Quando i giorni stabiliti sono osservati per amore dell'ordine, come giorni di ringraziamento e giorni di umiliazione

(IV.) SUPERSTIZIOSO

(1.) Ebreo: quando reso obbligatorio per la coscienza

(2.) Pagani: quando il successo buono e cattivo dipendono da loro. Da quest'ultimo il sabato è escluso perché

(1) è il giorno del Signore, e

(2) un comandamento morale. Applicare contro

1.) Feste romane

(2.) Periodi fortunati o sfortunati. (W. Perkins.)

San Paolo non si occupa qui del sabato: l'apostolo si occupa di alcune delle difficoltà che erano sorte dal loro precedente paganesimo. Il Galato aveva adorato "coloro che per natura non erano dèi", i poteri della natura e gli oggetti celesti, che indicano e influenzano i cambiamenti delle stagioni, dei mesi e dei giorni, e stavano tornando a questi "elementi deboli e miserabili". Correvano il pericolo non solo di adottare la dottrina giudaica della giustificazione per opere, ma anche di ricadere nell'usanza pagana di calcolare i giorni fortunati e sfortunati e le stagioni di buon auspicio con i metodi dell'astrologia. Contro questo l'apostolo protesta. Non c'è alcuna prova che avesse in mente la minima idea del sabato ebraico. (W. Spiers, M.A.)

Feste cristiane non proibite: - Se si obietta che siamo abituati a osservare certi giorni - come, ad esempio, il Giorno del Signore, la Preparazione, la Pasqua o la Pentecoste, devo rispondere che, al cristiano perfetto - che è sempre nei suoi pensieri, parole e azioni, al servizio di Cristo - tutti i suoi giorni sono del Signore, ed egli osserva sempre il Giorno del Signore. Anche colui che si prepara incessantemente per la vera vita, osserva sempre il giorno della Preparazione. Ancora, chi considera che "Cristo, nostra Pasqua, è stato sacrificato per noi", e che è suo dovere celebrare la festa mangiando della carne della Parola, non cessa mai di celebrare la festa pasquale. E, infine, colui che può veramente dire: "Siamo risorti con Cristo" e "Egli ci ha esaltati e ci ha fatti sedere con Lui nei luoghi celesti in Cristo" vive sempre nel tempo della Pentecoste. Ma la maggior parte dei credenti non appartiene a questa classe avanzata; ma non essendo in grado o non volendo osservare ogni giorno in questo modo, hanno bisogno di un memoriale sensato per evitare che le cose spirituali passino del tutto dalla loro mente. (Origene.)

Superstizioni riguardo ai giorni: - La credenza superstiziosa nei giorni buoni e cattivi ha prevalso in tutte le epoche e in tutti i paesi. Nessuna stagione dell'anno, nessun mese, nessuna settimana, è stata libera da loro. Dall'Egitto i giorni sfortunati hanno ricevuto il nome di giorni egiziani. I romani avevano il loro dies atri, che era indicato sul calendario con un carattere nero che denotava un giorno di sfortuna, e il loro dies albi, indicato con un carattere bianco che denotava buona fortuna. Commentando il versetto Agostino dice: "Quelli che l'apostolo biasima sono quelli che dicono: "Non mi metterò in viaggio perché è il giorno dopo tale tempo, o perché lo è la luna; o mi farò avanti per avere fortuna, perché questa è proprio ora la posizione delle stelle. Non farò traffico questo mese perché presiede una stella, o lo farò perché lo fa". Lodge (1596) ci parla di coloro "che non avrebbero mangiato la loro cena prima di aver guardato nel loro almanacco". Aubrey, l'antiquario, più tardi, trattando lo stesso argomento, dice: "Prenderò particolare attenzione qui il 3 novembre, sia perché è il mio compleanno, sia per i notevoli incidenti che vi sono accaduti. Costanzo, figlio di Costantino il Grande, è morto in questo giorno, Exveteri calendaris penes me. Thomas Montacute, conte di Salisbury, quel famoso comandante sotto Enrico IV, V e VI, è morto oggi per un colpo di cannone ricevuto a Orléans. Così fecero anche il cardinale Borrhomes e sir Giovanni Perot, lord deputato d'Irlanda, figlio di Enrico VIII, e gli somigliavano molto; Il dolore per la fatalità del giorno lo uccise. Stow nei suoi annali dice, il 3 novembre 1099, il mare irruppe sulla Scozia e sull'Inghilterra, sommergendo diverse città, e molte persone e bestiame, sommergendo le terre un tempo appartenenti al conte Godwin nel Kent, ora chiamate Godwin Sands. Mio padre morì nel 1643, e nel giro di un anno e mezzo dalla sua morte si verificarono tali cambiamenti nelle mie terre paludose nel Kent per l'influenza del mare che non valse mai un soldo per me; così che spesso penso che questo giorno è il mio compleanno ha su di me la stessa influenza che ha avuto cinquecentottanta anni fa su Earl Godwin e altri. Il Parlamento, così fatale per le preoccupazioni di Roma qui al tempo di Enrico VIII, iniziò il 3 novembre. Il 3 novembre 1640 iniziò quel Parlamento così terribilmente fatale per l'Inghilterra e il suo re. Dopo la Riforma il giorno sfortunato sembra essere stato il venerdì; Pescatori e marinai non sarebbero usciti quel giorno, né i servi avrebbero preso posto. Nessuno in quel giorno si sarebbe sposato, o avrebbe iniziato un viaggio, o avrebbe aperto una casa di lavoro in quel giorno. Una superstizione simile prevale tra i Bramini. In Giappone i viaggiatori usano una tabella particolare, che, si dice, è stata osservata come vera da un'esperienza continua di molte epoche, e in cui sono annotati tutti i giorni sfortunati di ogni mese. Una copia di questa tabella è stampata in tutti i loro road book. I siamesi osservano le feste della luna nuova e piena, e pensano che i giorni che dal cambiamento precedono quello pieno siano più fortunati di quelli che lo seguono. I loro almanacchi sono contrassegnati da giorni fortunati e sfortunati. Né il principe né chiunque abbia i mezzi per rivolgersi agli astrologi intraprenderà nulla senza consultarli. I messicani predicevano la buona o la cattiva sorte dei bambini dal segno sotto il quale erano nati, e la felicità o la sfortuna dei matrimoni, il successo delle guerre; e di quasi tutto dal giorno in cui furono intraprese. Né queste nozioni sono limitate ai paesi pagani. I giornali mettono spesso in luce la credulità degli inglesi. "Una mentalità così stravagante", dice giustamente The Spectator, "impegna moltitudini di persone non solo in terrori inutili, ma in doveri soprannumerari, e nasce da quella paura e ignoranza che sono naturali per l'anima dell'uomo. Gli uomini saggi si preoccupano di ridurre i mali della vita con i ragionamenti della filosofia; Gli stolti cercano di moltiplicarli con i sentimenti della superstizione. La provvidenza di Dio domina tutte le cose. Dobbiamo fare la nostra parte fedelmente e lasciare l'evento con Lui".

I vantaggi di un sabato fisso: - Ci sono due motivi distinti per cui le opere religiose sono valutate con una valutazione bassa o piuttosto priva di valore nella Bibbia, e di conseguenza sono respinte o denunciate. Il primo è quando vengono offerti come prezzo della nostra giustificazione agli occhi di Dio; come un equivalente su cui il Legislatore è sfidato per l'onore e il rispetto che sono dovuti alla giustizia; allora la Bibbia non considera assolutamente nulla la più laboriosa e, forse, se guardata da un altro punto di vista, la più santa e stimabile di tutte le prestazioni umane. L'altro motivo per cui le opere sono calcolate con una bassa valutazione nella Bibbia è quando, o in se stesse sono prive di vera eccellenza morale, o non servono nella loro tendenza a raffinare e rafforzare i principi della nostra natura morale. Ma che un'opera buona sia consegnata con entrambi questi ingredienti, che non ci sia in essa né un merito arrogato né una meschinità intrinseca, libera da ogni meschinità e da ogni abietta timidezza, e diciamo di opere come questa, che, lungi dal far alzare al Vangelo una voce di ostilità o lanciare uno sguardo di disprezzo verso di loro, Lo scopo stesso del Vangelo è quello di risuscitarli e moltiplicarli di fronte a una nuova creazione morale. Ora, nel testo c'è una certa osservazione scrupolosa a cui si riferisce l'apostolo, alla quale i suoi convertiti si attenevano come un dovere, ma che egli li accusa come se si trattasse di una delinquenza. Osservavano i giorni e i mesi e i tempi e gli anni, attribuendo un'importanza religiosa agli atti e agli esercizi dichiarati di periodi stabiliti; e non abbiamo dubbi, lavorando sotto l'angoscia di coscienza, di qualsiasi dubbio sulla regolarità prescritta e consueta. È abbastanza probabile che entrambi quegli ingredienti che vanno a diffamare un'opera, e a renderla nulla e priva di valore, siano entrati in questa formalità esteriore dei Galati, che ha dato loro un senso di sicurezza circa la loro meritoria accettazione presso Dio, che solo i meriti del Redentore dovrebbero ispirare; e che ha ulteriormente degradato il carattere dell'uomo, riducendo la moralità al livello del meccanismo, e sostituendo all'obbedienza di un cuore rettamente teso e rettamente azionato, un'obbedienza simile a quella di uno schiavo di galea che naviga al suo remo invariato, e si muove nell'unico e invariato circuito che gli è assegnato. Ma c'è un altro aspetto di questa questione, che non deve essere trascurato; perché, sebbene sia vero che l'uomo non è stato creato per il sabato, tuttavia non si dimentichi mai che il sabato è stato fatto per l'uomo. L'uomo non è stato fatto per muoversi in un'orbita precisa di tempi e stagioni; tuttavia i tempi e le stagioni possono essere ordinati, in modo da servire al suo uso ed essere ministri del bene sia per la sua economia naturale che morale. Se l'osservanza del sabato fosse una mera servitù del corpo, che non lasciasse il cuore migliore di prima, sarebbe un cerimoniale frivolo e dovrebbe essere fatto esplodere. Ma se è vero che chi santifica il sabato santifica la propria anima, allora il sabato assume un'importanza spirituale, perché un espediente di coltivazione spirituale. Non è che la virtù dell'uomo consista in queste cose, ma che queste cose sono strumenti della migliore e più sicura efficacia per sostenere la virtù dell'uomo. Se è vero che l'uomo può raggiungere una comunione più alta con il suo Dio, in quelle ore in cui il frastuono e l'urgenza del mondo sono lontani da lui; e che una stagione di lettura, contemplazione e preghiera funge da ristoratore per le braci della sua sacralità in decomposizione; e che la voce di un ministro, quando è spinta dallo Spirito dall'alto e aiutata dalle simpatie di tutti coloro che gli sono intorno, può spesso inviare l'elevazione del cielo nella sua anima; e che è in quelle sere di profonda e prolungata tranquillità che il passo di una compagnia invadente non viola, quando il nutrimento e l'ammonimento del Signore possono scendere più abbondantemente sul cuore dei Suoi figli, e quando la calma e l'unzione di una santa influenza possono essere più sentite nella Sua dimora, allora il sabato, che, da un capo all'altro di esso, pullula di queste stesse opportunità, invece di essere annoverato tra le feste della vana superstizione, sarà cara come la pietà stessa a ogni cristiano illuminato; e ad esso, nel senso più enfatico del termine, egli assegnerà l'omaggio di una festa divina e spirituale. E anche in base a questo principio il sabato possa essere liberato da quel disprezzo che il testo, nel denunciare l'osservanza dei giorni e dei tempi, sembrerebbe gettare su di esso. È vero che è una festa periodica, e che l'uomo non è stato creato per periodi. Ma ciò non impedisce che si possano stabilire delle mestruazioni per l'uomo. La sacralità mantiene in ogni momento il suo posto indisturbato e la sua preminenza, in mezzo al tumulto di quelle molte secolarità da cui siete circondati, che non c'è bisogno di un tempo stabilito e specifico, nel quale, lontano dal mondo che vi assedia, potreste far brillare nell'anima quella lampada del cielo che era pronta a spegnersi? O se il tempo fosse lasciato alla tua discrezione, sono tali i tuoi desideri di un'atmosfera spirituale, che saresti sempre sicuro di fuggire verso di essa, quando ti piace essere cullato o sopraffatto in un'atmosfera di terrenità? È vero che potete elevare i vostri cuori a Dio quando volete, e anche in mezzo alle occupazioni sempre più fitte del mercato e della contabilità, è possibile che a Lui sorgano molte aspirazioni segrete. Ma quante volte ti piacerebbe; E ci dica, in base alla sua esperienza del passato, quale sarebbe, se tutti i giorni fossero uguali, il fervore o la frequenza di tali aspirazioni? A chi molto è dato, molto sarà richiesto da loro; e su questo principio i vostri Sabati, questi preziosi doni di Dio all'uomo, dovranno essere contabilizzati. E oh, non dimenticare, che se questi sono stati nauseati in tempo, il cielo, se tu fossi mai stato ammesso lì, sarebbe nauseato per tutta l'eternità. Il sabato è quella stazione sul territorio della vita umana, da cui possiamo distinguere con massimo vantaggio e delizia le bellezze della terra promessa; ed è lì, come alla porta del santuario superiore, che possiamo comandare uno degli accessi più vicini di cui la nostra natura è capace, alle contemplazioni e alle azioni dei santi nella beatitudine. (T. Chalmers, D.D.)

11 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:11

Ho paura di te. - I timori di un ministro.

(I.) QUALI SONO QUESTE PAURE? 1. Perché la sua parola non si manifesti nelle conversioni

(2.) Per timore che i membri convertiti del suo gregge non adornino la loro professione

(3.) Per timore che i suoi convertiti apostasino

(II.) QUAL È IL SUO DOVERE IN PRESENZA DI QUESTE PAURE? 1. Lavorare nonostante loro.

(1) Possono essere infondati,

(2) o se solo troppo ben fondato, non è responsabile

(2.) Non permettere loro di generare disperazione. Il peggior peccatore può ancora essere convertito e il peggior traviato recuperato

(3.) Fare tutto ciò che può, con l'aiuto di Dio, per prevenire il fallimento

(III.) QUALI SONO I SUOI INCORAGGIAMENTI DI FRONTE A QUESTE PAURE? 1. Che ha lavorato per la gloria di Dio

(2.) Che Dio è responsabile dei risultati

(3.) Che, nonostante le apparenze contrarie, la parola di Dio non ritorni a Lui a vuoto. Conclusione: Che tristezza essere l'oggetto di queste paure

(1.) Non convertito

(2.) Incoerente

(3.) Retrocessione. Atti ad un certo punto del ministero del Dr. Bang si scoraggiò molto e tentò di lasciare il suo lavoro. Un sogno significativo lo sollevò. Pensava di lavorare con un piccone, sulla cima di una roccia basaltica. Il suo braccio muscoloso abbatteva colpo dopo colpo per ore, ma la roccia era a malapena incisa. Alla fine disse a se stesso: "È inutile; Non raccoglierò più". All'improvviso uno straniero dall'aspetto dignitoso si fermò al suo fianco e disse: "Non raccoglierai più?" "No." "Non eri pronto a svolgere questo compito?" "Sì." "Perché allora abbandonarlo?" "Il mio lavoro è vano; Non faccio alcuna impressione". Lo straniero rispose solennemente: "Che cosa ti importa? Il tuo dovere è quello di raccogliere, indipendentemente dal fatto che la roccia ceda o meno. Il tuo lavoro è nelle tue mani; Il risultato non lo è. Continuate a lavorare". Riprese il suo compito. Il primo colpo fu sferrato con una forza quasi sovrumana e la roccia volò in mille pezzi. Si svegliò, tornò al suo lavoro e seguì un grande risveglio. (A. Stevens, LL.D.)

Il dottor Talmage dice: "Ricordo di aver visitato una prigione militare dove puniscono gli uomini facendogli trasportare palle di cannone da un'estremità all'altra del cortile, e il sergente che mi accompagnava disse: 'Quando facevamo in modo che gli uomini portassero le palle da un'estremità all'altra del cortile per fare una piramide all'altra estremità, c'era una specie di divertimento, perché stavano costruendo questa piramide; e così abbiamo fatto una modifica, e l'uomo deve portare la palla da un'estremità all'altra del cortile e viceversa, e la sua fatica sembra essere così del tutto infruttuosa, che diventa una doppia punizione per lui. "Anche così, è fonte di amaro dolore per un ministro serio sentire che i suoi laboriosi sforzi per il bene dei suoi ascoltatori sono, dopo tutto, vani

12 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:12

Fratelli, vi prego, siate come sono io

La chiamata alla libertà cristiana:

(I.) La chiamata si basa sull'ESEMPIO PERSONALE. "Lo sono." Paolo, un esempio della libertà cristiana. Poteva permettersi di confrontarsi con i giudaidi in fatto di pietà, lavoro e benedizione divina sul suo lavoro. La libertà cristiana era approvata da Dio nella sua persona e nel suo ministero. Non c'era alcun rischio da correre, essendo lui stesso testimone, in questa gloriosa libertà. Una cosa grandiosa quando un insegnante può fare un tale appello sulla base del proprio carattere

(II.) La chiamata si fonda sull'AUTO-ABNEGAZIONE. Paolo rinunciò a tutti i suoi diritti e privilegi giudai, e divenne "come senza legge per quelli che erano senza legge", per poter liberare i Gentili e mantenerli liberi. "Mi abbandonerai, quando io ho abbandonato tutto per te?" L'insegnante deve abbassarsi per conquistare e mettersi nella posizione dell'allievo

(III.) La chiamata si basa sulla RELAZIONE PASSATA DEI DUE. "Non mi avete fatto alcun male; non mi hai mai disobbedito; Non farlo ora". Felice l'insegnante che ha un tale motivo di appello

(IV.) Il bando si basa sui PROPRI meriti. Non c'era alcun motivo personale di lamentela. Qualsiasi dolore l'apostolo potesse provare per il naufragio della sua opera era del tutto subordinato al pensiero del disastro spirituale. In ultima istanza, ogni appello deve riposare qui. Altri motivi sono utili, ma la libertà del Vangelo deve farsi strada grazie ai suoi meriti. Lo spirito di libertà non è semplicemente una gelosia per i nostri diritti particolari, ma un rispetto per i diritti degli altri, e una riluttanza a che un uomo, sia alto che basso, debba essere calpestato. (Channing.) La libertà è il diritto dell'anima di respirare, e quando non può fare un lungo respiro, le leggi sono troppo strette. Senza libertà l'uomo è in una sincope. (H. W. Beecher.)

L'appello di un ministro al suo popolo: Quali motivi, quali insinuazioni, quali ragioni, quali sagge preoccupazioni e prevenzioni, quale arte, quale umiltà, quale amore c'è qui! "Fratelli, vi supplico", ecc. Abbiamo

(1) un'amorevole compagazione - "Fratelli". 2. Un discorso sottomesso a mo' di commia: "Ti supplico". 3. Una richiesta molto ragionevole: "Sii tu come sono io; perché io sono come voi". 4. Una saggia e prudente preoccupazione o prevenzione, che rimuova tutti gli ostacoli e prevenga quelle gelosie, quelle congetture e quei sospetti infondati, che sono la rovina della carità e i più grandi nemici della pace: "Non mi avete fatto alcun male". Di questi la richiesta è la principale. Parleremo in questo momento solo della prima parte, quel nome potente, che induce, persuade e dà ai "fratelli".

(I.) LA NATURA STESSA HA FATTO TUTTI GLI UOMINI FRATELLI. "Non abbiamo noi tutti un solo Padre? Non ci ha forse creati un solo Dio?" Malachia 2:10. C'è davvero una grande differenza sotto altri aspetti. Alcuni sono alti, altri bassi; alcuni giusti, altri cattivi; alcuni eruditi, altri non istruiti; alcuni ricchi, altri poveri. Ma per quanto riguarda l'origine e l'estrazione non c'è alcuna differenza: siamo tutti rami della stessa radice, tutti scavati da una roccia, tutti scavati da una fossa

(1.) E quindi, per fare un uso di ciò che abbiamo appreso riguardo alla nostra fratellanza per natura, ciò può servire, in primo luogo, a condannare tutti coloro che considerano gli uomini sotto una considerazione diversa da quella degli uomini, o li vedono in una forma diversa da quella dei fratelli. E il nome stesso di "uomo" e di "fratello" dovrebbe essere un amuleto per tutta l'umanità contro il veleno dell'iniquità e dell'ingiustizia

(2.) Quindi, in secondo luogo, con questa luce della natura possiamo condannare noi stessi quando nei nostri cuori sorge un'amarezza verso il nostro fratello e placarla o piuttosto sradicarla con questa considerazione, che è disumana e molto innaturale; che non possiamo nutrirlo nei nostri petti, e non cadere dalla nostra creazione, e lasciare di essere uomini

(II.) E inoltre non portiamo avanti questa considerazione, ma passiamo ora a considerare i Galati come FRATELLI IN QUELL'ALTRA VESTE, POICHÉ ERANO CRISTIANI, PROFESSANTI LA STESSA FEDE: cosa che il nostro apostolo in questo luogo potrebbe significare più in modo particolare e speciale. C'è un tale rapporto, una tale fratellanza, tra tutti coloro che professano la stessa fede, che né l'errore, né il peccato, né l'ingiuria possono spezzarla e dissolverla. Infatti, se qualcuno o tutti questi fossero stati abbastanza forti da farlo, allora certamente il nostro apostolo non sarebbe mai stato così libero da chiamare i Galati "fratelli". 1. E, in primo luogo, all'errore: sebbene abbia un aspetto ripugnante e porti un nome sgradevole e detestato, tuttavia non porta con sé una tale mostruosità, né un tale terrore, da spaventare i fratelli fino a non vedersi l'un l'altro in quella relazione, non "conservare l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace" ( Efesini 4:3)

(2.) Ma, in secondo luogo, se l'errore non può rompere e dissolvere questo rapporto di fratellanza che è tra i cristiani, essendo di per sé veniale e facile da perdonare, specialmente di coloro che sono essi stessi soggetti all'errore; eppure il peccato ha un aspetto ripugnante, ed è dell'aspetto più brutto e deforme di qualsiasi cosa al mondo. Non dovremmo mai porci questa domanda, se vogliamo distinguere (il che è facile da fare) tra la natura del nostro fratello e la sua colpa; tra ciò che ha ricevuto da Dio e l'affetto malvagio che ha da se stesso; fra ciò che viene dal cielo, celeste, e ciò che viene dalla terra, anzi, dal più basso abisso dell'inferno; se lo considerassimo nella sua natura razionale, l'immagine di Dio; e in quell'altra veste, poiché egli è uno per il quale Cristo è morto, e quindi capace di vita eterna; e che, sebbene sembrasse morto, tuttavia la sua vita potrebbe essere "nascosta con Cristo in Dio" Colossesi 3:3. Perché giudichi il tuo fratello? Matteo 7:1-3. "Il giudizio è del Signore" Deuteronomio 1:17, che vede "le cose che non sono come se fossero" Romani 4:17. Non guardare ai tuoi fratelli come a cavallette e a te stesso come a un uomo forte e perfetto in Cristo; come se tu fossi spirituale, celeste, impeccabile e lontano dal peccato come Dio stesso. Ma piuttosto, come San Paolo si fece Giudeo per il Giudeo 1Corinzi 9:20, così sii come un malato che cura i malati, trattando un altro con la stessa compassione che avresti esteso a te stesso, se tu stesso fossi stato nel suo caso. Se lo disprezzi e lo rimproveri, sono sicuro che sei in una situazione molto peggiore

(3.) Così, dunque, né l'errore né il peccato possono sciogliere questo nodo, possono sciogliere e rompere questa relazione tra fratelli. Ne ho nominato un terzo, ma mi vergogno quasi di nominarlo di nuovo, o di metterlo in competizione con l'errore o con il peccato; perché un'offesa contro Dio dovrebbe provocarci più di qualsiasi offesa fatta a noi stessi: che il nostro apostolo qui mette così in chiaro, che sebbene i Galati avessero persino messo in dubbio il suo apostolato, e avessero preferito a lui Pietro, Giacomo e Giovanni, tuttavia egli lo passa oltre come non degno di nota; come Socrate, il quale, vinto dal giudizio, professava di non avere motivo di arrabbiarsi con i suoi nemici, se non per questo, che essi concepivano e credevano di averlo fatto del male. E qui San Paolo dice: "Voi non mi avete fatto alcun male". E in verità nessun danno può essere fatto da un fratello a un fratello. Poiché l'ingiuria è giustamente fatta a Dio, che li ha costituiti fratelli e conservi di servizio, e che riserva a sé ogni potere di vendetta, che è il loro comune Padrone e il Dio della vendetta. Ma non lo perseguiremo ulteriormente, perché ricadrà nella nostra ultima parte. Piuttosto, dopo aver assicurato e fortificato i fratelli, come avete letto, cammineremo ancora un po' e racconteremo le torri e i baluardi che il Dio dell'amore ha innalzato e innalzato per sostenerli. E lo sono

1.) Piacere, piacere eccessivo

(2.) Profitto, grande profitto

(3.) Necessità, estrema necessità. Tutto ciò serve a mantenere e sostenere questa fratellanza. Perché l'amore fraterno è

1.) Piacevole e delizioso

(2.) Redditizio e vantaggioso

(3.) Così necessario, che sarebbe stato meglio per noi non essere mai stati che non amare i fratelli. (A. Farindon, D.D.)

Vivi al di sopra delle ingiurie: - Quando un individuo sconsiderato ebbe colpito Catone sul sentiero, e poi gli gridò pietà, rispose: "Non ricordo che tu mi abbia colpito". Avendo fatto un lungo e ozioso discorso prima che Aristotele lo concludesse così: "Dubito di essere stato troppo noioso con voi, signore, con le mie molte parole". «In verità», disse Aristotele, «non sei stato noioso con me, perché non ho prestato attenzione a nulla di ciò che hai detto». Momus in Luciano dice a Giove: "È in tuo potere se qualcuno ti tormenterà o ti farà torto". San Paolo qui scuote tutti gli affronti che gli vengono fatti con la stessa facilità con cui ha fatto con la vipera. (Trapp.)

Dimenticate le ingiurie: era una nobile testimonianza resa a Enrico

(VI.) che "non ha mai dimenticato nient'altro che le ingiurie"; e ancora più nobile per Cranmer: "Per ottenere un favore, fargli torto".

Il più nobile culto del Potere di sopra

è esaltare e imitare il Suo amore;

Per non perdonare solo i nostri nemici,

Ma usa la nostra generosità affinché possano essere vinti

(Waller.)

13 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:13

Voi sapete come per l'infermità della carne.

Predicare nell'infermità della carne:

(I.) PER NON ESALTARE INDEBITAMENTE I NOSTRI MAESTRI, che sono solo strumenti di grazia Atti 14:15

(II.) AFFINCHÉ POSSIAMO ATTRIBUIRE L'INTERA OPERA DELLA NOSTRA CONVERSIONE SOLO A DIO 2Corinzi 4:7

(III.) AFFINCHÉ DIO POSSA CON QUESTO MEZZO CONFONDERE LA SAPIENZA DEL MONDO, e far sì che gli uomini che vorrebbero essere saggi diventino stolti affinché possano essere saggi 1Corinzi 3:18

(IV.) AFFINCHÉ POTESSIMO ESSERE CERTI CHE LA DOTTRINA È DI DIO PERCHÉ PREVALE SENZA LA FORZA E LA POLITICA DELL'UOMO. (W. Perkins).

Il Vangelo: - Sono stato deliziato, in una calma sera d'estate, di udire i toni di una dolce voce umana giunta alle mie orecchie dall'altra parte della valle. Le ombre della sera erano intorno a me, gli uccelli erano andati a riposare, una tristezza era sulla terra; non si udì un suono tranne quella voce, che cantava una tenera aria gallese. La voce vagava tra le colline, o sembrava indugiare nelle grotte; poi tremò tra i rami; A poco a poco divenne più potente mentre passava sopra la chiara pianura sottostante. C'era in esso un pathos indescrivibile, era un sospiro che si gonfiava in una canzone, e creava in me un desiderio indicibile per il bene perfetto, per quello stato in cui la vita è musicale, armoniosa e non piena di note selvagge e discordanti, come lo è la nostra vita attuale. Il vangelo assomiglia a quella voce, ci viene incontro tremante dell'amore divino; una voce tenera, struggente, patetica, che parlava di Dio, del Suo amore e del Suo cielo, e della beatitudine che sarebbe stata rivelata. (Thomas Jones.)

Perché non c'è traccia della predicazione di Paolo: - Mentre abbiamo più o meno conoscenza di tutte le altre importanti Chiese della fondazione di Paolo, non un solo nome di persona o luogo, e a malapena un singolo episodio connesso con la predicazione dell'apostolo in Galazia è conservato sia negli Atti che nell'Epistola. Ciò può essere in parte spiegato dalle circostanze della Chiesa. La stessa delicatezza che ci ha nascosto il nome del colpevole corinzio può aver indotto l'apostolo a evitare ogni allusione speciale nel rivolgersi a una comunità alla quale scriveva in uno sforzo di severa censura. E lo storico sembrerebbe aver intenzionalmente steso un velo sull'infanzia di una Chiesa che si è allontanata così presto e così ampiamente dalla purezza del vangelo. (Bp. Lightfoot.)

L'indisposizione di San Paolo: - Nulla è più naturale del fatto che l'attraversamento di vaste distanze attraverso le pianure infuocate e i gelidi passi montani dell'Asia Minore - i continui cambiamenti di clima, la grave stanchezza fisica, le tempeste di sabbia fine e accecante, i morsi e le punture di insetti, la rozzezza e la scarsità del cibo quotidiano - abbiano provocato un ritorno della sua malattia a uno la cui salute era così distrutta come quella di San Paolo. (Farrar.) Il clima e le malattie prevalenti dell'Asia Minore possono essere stati modificati dal trascorrere dei secoli; e ci manca la guida del linguaggio medico di San Luca che a volte getta luce sulle malattie a cui allude la Scrittura; ma due sofferenti cristiani, in epoche molto diverse della Chiesa, affiorano alla memoria mentre guardiamo la mappa della Galazia. Difficilmente potremmo citare due uomini più profondamente imbevuti dello spirito di San Paolo di Giovanni Crisostomo e Henry Martyn. E quando ricordiamo come questi due santi soffrirono nelle loro ultime ore per la fatica, il dolore, la maleducazione e la crudeltà, tra le montagne dell'Asia Minore che circondano il luogo in cui riposano, possiamo ben entrare nel senso dell'espressione di gratitudine di san Paolo a coloro che lo accolsero benevolmente nell'ora della sua debolezza. (Conybeare e Howson.)

La sofferenza personale è un mezzo per il progresso del mondo: le speranze dell'umanità non risiedono nella pienezza con cui la scienza scopre e impiega le forze della natura. Al contrario, non c'è pericolo più imminente dell'appropriazione di quei poteri da parte del più grossolano dispotismo che può asservire e corrompere i suoi sudditi. Non consiste in ciò che si chiama cultura, perché l'arte e la poesia sono facilmente rese schiave di quella ricchezza che vuole vedere certificata la sua esistenza e riconosciuta la sua potenza con l'omaggio di parassiti coltivati. Non è l'apprendimento che può salvare l'uomo; perché, nel migliore dei casi, l'apprendimento influenza solo pochi, ed è suscettibile, in coloro che lo possiedono, di degenerare in autosufficienza e facilità. Meno di tutto le speranze dell'uomo risiedono nell'aggregazione delle ricchezze; Perché l'esperienza ci dice che la ricchezza non solo è incline ad essere arrogante e prepotente, ma a formare un'oligarchia rozza e dura, degradata da bassi gusti e incline a paure feroci. Né, infine, le speranze dell'umanità risiedono in alcuna forma di politica. Può darsi che una forma di amministrazione sia migliore di un'altra, perché offre la minima resistenza all'influenza che dovrebbe far lievitare la società, dà un corso più libero a quelle forze che possono castigare ed esaltare l'umanità. Il dispotismo ci degrada, ma non ne consegue che la libertà ci purifichi. L'atmosfera viene ripulita dai veleni accumulati da una furiosa tempesta, che alla fine porta la salute a molti, ma elargisce i suoi benefici in mezzo allo spreco e alla rovina di coloro che colpisce. E così la purificazione morale della società è effettuata dalla sofferenza di coloro che la tempesta purificatrice coglie nel suo corso; La vittoria della causa più giusta esige la sofferenza e la morte di alcuni tra coloro che entrano in battaglia. Quando si deve costruire la fortezza della verità e della virtù, si gettano le fondamenta nel primogenito e il più giovane perisce prima che le mura siano finite. (Paolo di Tarso).

L'afflizione è un mezzo di influenza morale: - La luce del sole cade su una zolla, e la zolla la beve, ne è essa stessa riscaldata, ma giace nera come sempre e non diffonde luce. Ma il sole tocca un diamante, e il diamante quasi si raffredda quando emette in radiosità da ogni parte la luce che è caduta su di esso. Così Dio aiuta un uomo a sopportare il suo dolore, e nessuno, tranne quell'uomo, è un po' più ricco. Dio viene a un altro sofferente - riverente, altruista e umile - e lo zoppo salta, e lo zoccolo parla, e i miserabili sono confortati tutt'intorno dal conforto irradiato di quell'anima felice. (Phillips Brooks, D.D.)

14 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:14

E non avete disprezzato la tentazione che era nella mia carne

Ministri e popolo: - Qui vediamo -

(I.) LA BONTÀ DI DIO, che non parla nella Sua terribile maestà, ma manda ambasciatori a supplicarci di riconciliarci con Lui

(II) LA RESPONSABILITÀ DEI PASTORI, perché stanno al posto di Cristo Gesù, e devono, quindi,

(1) dichiarano solo ciò che sanno essere la Sua volontà; e

(2) abbiano una cura speciale per mantenere quella santità di vita che si addice alla loro posizione

(III.) IL DOVERE E IL PRIVILEGIO DELLA CHIESA

(1.) Non disprezzare la debolezza del loro ministro

(2.) Trattarlo con riverenza e amore, perché messaggero di Dio e di Cristo.

(IV.) Il conforto dei credentietti Sicuro e certo, come se fosse amministrato da un angelo o da Cristo stesso. (W. Perkins.)

La superficialità della vita religiosa della Galazia: - Se ci immaginiamo l'apostolo come appariva davanti ai Galati, un emarginato senza amici, che si contorceva sotto le torture di una dolorosa malattia, eppure istante in ogni occasione opportuna e non opportuna, di volta in volta denunciando e supplicando, appellandosi alle agonie di un Salvatore crocifisso, forse, anche, come a Listra, Rafforzando questo appello con qualche miracolo sorprendente, non perderemo a concepire come il fervido temperamento del Gallio possa essere stato risvegliato, mentre ancora solo la superficie del suo spirito e della sua coscienza era turbata. Per il momento, in effetti, tutto sembrava andare bene. "Voi correvate coraggiosamente", ma proprio l'entusiasmo con cui avevano abbracciato il Vangelo era di per sé un sintomo pericoloso, un materiale così facilmente modellabile perde presto l'impressione che ha preso. La corrente appassionata del loro sangue celtico, che ora scorreva in questa direzione, poteva essere troppo facilmente deviata in un nuovo canale da qualche nuovo impulso religioso. La loro ricezione del Vangelo non era costruita su una convinzione profondamente radicata della sua verità, o su un genuino apprezzamento del suo potere spirituale. (Bp. Lightfoot.)

L'infermità di San Paolo: - La lettura e la traduzione corrette sono: "Ma voi sapete che a causa di un'infermità della mia carne vi ho predicato il vangelo durante la precedente visita; e non avete disprezzato (annullato) la vostra tentazione nella mia carne, né avete disprezzato". La deriva della prima di queste clausole è che nella prima delle due visite, egli non si era proposto di predicare in Galazia, ma lo fece perché vi era trattenuto dalla sua particolare afflizione. La deriva della seconda frase, che è espressa in modo piuttosto irregolare, è che i Galati non disprezzavano la sua infermità né la consideravano con orrore, sebbene costituisse per loro una tentazione di ripudiare il vangelo, quando predicato da uno così afflitto. Questo passaggio e 2Corinzi 12:7 presi insieme indicano i seguenti risultati:1. L'afflizione era fisica. "Nella mia carne". L'effetto di scioccare e rivoltare coloro che vi assistevano, che è indicato nella parola "detestare", poteva essere prodotto solo da sintomi visibili. "Infermità della mia carne" suggerisce anche, in modo più naturale, anche se non necessariamente, che l'infermità è attaccata al corpo. A causa della sua tendenza a disprezzarlo, l'apostolo lo considerò un grave impedimento al suo ministero. Le parole "colpire con il pugno" 2Corinzi 12:7 indicano la violenza e la subitaneità del suo avvicinamento; e la sua detenzione in Galazia, dove non aveva intenzione di rimanere, dimostra che non poteva prevedere il suo arrivo, e a quanto pare anche che i suoi effetti successivi erano di una certa durata. L'impressione attuale che sia stata accompagnata da un dolore agonizzante non è giustificata positivamente da nulla di ciò che viene affermato. Probabilmente è stato umiliante piuttosto che doloroso

(2.) Era un'aggiunta delle sue visioni e rivelazioni speciali in due modi.

(1) Serviva a uno scopo disciplinare in relazione a loro.

(2) Le sue visite particolari erano l'immediato antecedente, se non il condizionale, accompagnamento delle visioni e delle rivelazioni stesse. Quest'ultima relazione non è solo indicata dall'affermazione generale dell'apostolo, ma appare più distintamente dal fatto che la risposta: "La mia grazia ti basta" è esattamente una delle rivelazioni speciali in questione, ed è ragionevole supporre che sia stata data in risposta diretta alla terza preghiera per la liberazione, pronunciato in un momento in cui era dolorosamente sensibile alla pressione della sua prova fisica. Bisogna tenere presente che egli sta parlando in 2Corinzi 12 di visioni e rivelazioni da lui sperimentate mentre si trovava in uno stato estatico, cioè quando la connessione tra l'uomo spirituale interiore e il corpo era o in completa sospensione o in realtà per un po' di tempo recisa, e questo raccomanda vivamente la supposizione che lo stato anormale del corpo fosse uno stadio di transizione verso l'estasi. Le tre richieste, in questo caso, sarebbero state fatte quando l'apostolo, in alcune condizioni fisiche dolorosamente umilianti, avrebbe sentito dissolversi la sua unione cosciente con il suo organismo materiale, e la risposta del Signore alla terza richiesta sarebbe stata ascoltata da lui quando si fosse instaurato uno degli stati estatici. L'estasi, le visioni e le rivelazioni, e l'affezione peculiare del corpo, sarebbero quindi coincidenti nel tempo, possibilmente della stessa durata, e, in un certo senso, i complementi l'uno dell'altro. La sua conversione Atti 26:11-18 fornisce un'illustrazione molto sorprendente del modo in cui egli può aver ricevuto le sue comunicazioni soprannaturali nel preciso momento in cui si trovava sotto l'effettiva applicazione del "palo per la carne". La sua stretta congiunzione con le visioni e le rivelazioni non giustifica la conclusione che la sofferenza che portò e le comunicazioni divine si alternarono l'una con l'altra durante l'estasi, così che l'estatica, come la vita di veglia dell'apostolo, fosse una copia della vita del suo Maestro nei suoi aspetti opposti di umiliazione e sofferenza e di esaltazione e gloria. Se il rogo per la carne è stato avvertito durante l'estasi, non avrebbe potuto dire di non sapere se era nel corpo o fuori dal corpo, perché un senso di sofferenza corporea deve implicare la presenza del corpo. Un chiaro risultato dell'intima unione del palo con le visioni e le rivelazioni è che le occasioni in cui ne ha sofferto non possono essere considerate e parlate come se fossero arrivate come gli attacchi di una malattia. Essi coincidevano con i tempi in cui egli aveva bisogno di speciali rivelazioni della volontà divina. La data, "quattordici anni fa" 2Corinzi 12:2, indica le istruzioni che gli erano state date in precedenza di lasciare l'Arabia per una nuova provincia di lavoro ministeriale

(3.) Quando San Paolo attribuisce al rogo una duplice relazione con il mondo invisibile, e vede in esso una concomitanza tra l'azione divina e quella satanica, quest'ultima controllata dal primo, non parla né in senso figurato, né semplicemente afferma le sue impressioni personali in conformità con le opinioni popolari, ma afferma ciò che sapeva essere una verità, e la sua affermazione è ampiamente supportata da altre rappresentazioni nella Scrittura. Questa mescolanza di azione satanica rende precario il tentativo di identificare il palo con qualsiasi malattia o disturbo noto, come mal di testa acuto, mal d'orecchi, un disturbo agli occhi o epilessia. L'opinione che principalmente merita di essere presa in considerazione sotto questo titolo, sebbene esista un'antica e sostenuta tradizione a favore del mal di testa, è che si trattasse di epilessia. Sia gli ebrei che i pagani consideravano l'epilessia una visita soprannaturale, e da qui il suo nome morbus divinus, o sacer. Un'altra designazione di esso, morbus comitialis, si basava sulla stessa idea, perché se qualcuno veniva sorpreso con esso nel Foro Romano durante un'elezione, si supponeva che fosse l'intervento di un dio, e gli affari venivano sospesi. L'originale per "detestare" in questo verso significa letteralmente "sputare", ed è curioso che l'epilessia fosse anche chiamata morbus que sputalur, perché i presenti erano "abituati a sputare sugli epilettici o nel proprio petto, sia per esprimere il loro abominio, sia per scongiurare il cattivo presagio per se stessi". Le persone possono diventare soggette all'epilessia nella mezza età a causa di un grande shock, fisico o morale, o entrambi, come lo fu la conversione di San Paolo. Quasi tutti gli scrittori medici sull'epilessia menzionano un paziente che prima di un attacco immaginò di vedere una figura avvicinarsi e colpirlo con un colpo sulla testa, dopo di che perse conoscenza. Questo ha una somiglianza con l'espressione "colpire con il pugno", che potrebbe benissimo rappresentare la subitaneità degli attacchi epilettici. Coloro che si sono trovati ad avere l'epilessia mentre officiavano il servizio divino, comprenderanno quanto sarebbe naturale per San Paolo considerare qualsiasi responsabilità fisica che le assomigli come un terribile ostacolo al suo ministero. Dopo che le convulsioni epilettiche sono finite, spesso ne consegue un'insensibilità, e i pazienti a volte cadono in un profondo torpore o coma, che è noto per durare fino a una settimana. Questo sintomo sarebbe in armonia con il soggiorno forzato dell'apostolo in Galazia. Tuttavia, è dubbio che qualcuno di questi punti sia qualcosa di più di un accordo superficiale. Un epilettico non ricorda nulla di ciò che accadde durante l'attacco, mentre San Paolo aveva il ricordo più vivido di tutto. L'epilessia, di cui si soffre frequentemente, generalmente compromette l'intelletto, e i casi di Giulio Cesare, Maometto e Buonaparte, che sono citati come esempi di alto potere intellettuale che rimane nonostante l'epilessia, non sono ritenuti dalle autorità mediche di grande valore

(4.) È stato fatto un tentativo di trovare un'analogia della natura per la croce dell'apostolo da un punto di vista diverso, vale a dire, prendendo le sue visioni e rivelazioni come punto di partenza. Si ha notizia di un gran numero di casi di visionari religiosi, come vengono chiamati, e di persone estatiche, che si sono presentate come traslate nel mondo invisibile, e che hanno visto e udito i suoi abitanti e le sue operazioni con la stessa sensibilità con cui avrebbero potuto vedere e udire qualsiasi cosa con i loro organi corporei. Essi hanno, per la maggior parte, una forte convinzione di essere sotto la guida e l'influenza diretta di esseri spirituali durante le rivelazioni fatte loro. Il corpo si trova in molti casi in uno stato simile a quello della catalessi, in cui la volontà non esercita alcun potere su di esso; l'espressione degli occhi, sebbene aperti, si spegne; le membra sono come quelle di un automa, e rimangono inalterate dalla legge di gravitazione in qualsiasi atteggiamento in cui possano essere poste; e il volto è come quello di un morto

(5.) Ci si può chiedere se tali indagini e speculazioni come queste, sebbene interessanti, possano portare a risultati solidi, a causa del carattere perfettamente eccezionale del caso dell'apostolo. C'è ragione di pensare che nessuna malattia o disturbo corporeo causato dall'azione demoniaca sia mai identico alla malattia ordinaria. Se le somiglianze sono rintracciabili, sono piuttosto sintomatiche che affinità essenziali. Non ci sono dati sufficienti per determinare quale ingrediente peculiare della malignità satanica ci fosse nell'afflizione dell'apostolo, ma sembrerebbe che fosse qualcosa di calcolato per sopraffarlo con l'ignominia piuttosto che per straziarlo con il dolore. È consolatorio sapere che, per quanto fosse difficile da sopportare, la grazia di Cristo gli permise infine di gioire e di gloriarsi in essa come mezzo attraverso il quale la potenza del Signore si riversò su di lui più pienamente e lo investì della vera forza per compiere l'opera del suo Maestro. (Canon Waite.)

15 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:15

Dov'è dunque la beatitudine di cui avete parlato?

Instabilità:

(I.) LA LORO PASSATA ESPERIENZA RELIGIOSA È STATA DI BEATITUDINE

(1.) La beatitudine è una delle prime note della vita religiosa. Il primo miracolo di Cristo fu a Cana: tra le sue prime parole ci furono le beatitudini. La prima esperienza religiosa è quella conosciuta come "primo amore". 2. C'è il pericolo che questo vada perduto a causa della perdita della freschezza della verità su cui si basa. La visione di Cristo crocifisso era svanita, e i Galati cercavano ora la perfezione in un modo diverso da quello con cui avevano raggiunto la beatitudine

(3.) La beatitudine può essere mantenuta solo dalla costante realizzazione di Cristo come Salvatore

(II.) IL LORO ESEMPIO ATTUALE È DI INSTABILITÀ RELIGIOSA

(1.) Avevano un temperamento volubile e mutevole

(2.) La religione era entrata in loro principalmente attraverso le emozioni. Non avevano afferrato bene le dottrine del cristianesimo. Quindi divennero facile preda dei falsi maestri

(3.) Consideravano l'insegnante piuttosto che la verità che insegnava

(4.) Erano all'opera influenze calcolate per allontanarli dalla loro fede.

(1) Insegnanti eruditi che era difficile confutare.

(2) Splendido cerimoniale per il quale avevano una predilezione.

(3) Alla vecchia mondanità e al paganesimo si è rinunciato così di recente.

(III.) Il rimedio

(1.) Riconosci il male

(2.) Ritorna a Cristo. (S. Pearson, M.A.)

Un tesoro mancante:

1.) Niente è più facile che mostrare che la beatitudine è il privilegio di ogni cristiano

(2.) Ma dov'è nella vita di molti cristiani medi? 3. Se manca, qualcosa deve essere sbagliato

(4.) La sua unica fonte è Dio, ma è dispensato in vari luoghi e attraverso vari canali

(I.) LA CROCE DI CRISTO. Con questo

(1) una maledizione è rimossa;

(2) una benedizione conferita

(II.) IL TRONO DELLA GRAZIA

(1.) Un Dio riconciliato 2. Un sommo sacerdote comprensivo

(III.) LE FONTI DELLA SALVEZZA

(1.) La Bibbia

(2.) La Cena del Signore

(IV.) LE VIE DEL BENE CRISTIANO Atti 20:35

(V.) MONTE PISGA, con la sua vista sulla terra promessa. Quando tutto è cupo altrove, tutto è luminoso lì Giovanni 14:1-3; Romani 8:18-21; Ebrei 12:22-24; Apocalisse 22:1-5. In conclusione, dov'è questa beatitudine? 1. Che strano non averlo! 2. Straniero ancora ad averlo avuto e perso. (Norman Macleod, D.D.)

Felicità e dovere:

(I.) Fare della felicità il fine principale della vita è un errore oltre che un peccato, perché deve andare incontro al fallimento

(II.) IL FINE DEL NOSTRO ESSERE È LA SANTITÀ, e quando questa è raggiunta, la felicità è il risultato certo

(III.) LA BEATITUDINE DELLA RELIGIONE È IL SEGNO ESTERIORE E VISIBILE DELLA GRAZIA INTERIORE E INVISIBILE, proprio come la buona salute è un segno che le nostre occupazioni fisiche contribuiscono al nostro benessere

(1.) Quelle forme di religione che inducono alla malinconia non portano alcun marchio di origine divina

(2.) Le più grandi miserie dell'uomo sono state prodotte da una tale religione

(3.) La felicità mostra il valore della vera religione, poiché "il frutto dello Spirito è la gioia". (S. Pearson, M.A.) La beatitudine non è il fondamento o la garanzia della vita cristiana, ma la sua corona e la sua gloria, come il ciuffo di verde che adorna la palma: come il ricco capitello che adorna la colonna corinzia; come la corona che brilla sulla fronte di un re. Senza di essa il cristiano è come un re senza corona, una colonna senza capitello, una palma con il fusto senza testa, (N. Macleod, D.D.) Il sentimento, anche quando è diretto agli oggetti celesti, può essere nella sua sostanza in parte fisico; e non c'è alcuna connessione necessaria tra il sentimento così originario e la serietà morale o la giusta moralità. Anzi, è molto probabile che coloro che provano sentimenti di calore immaginino, abbastanza erroneamente, che il sentimento di calore sia la stessa cosa o un sostituto adeguato dell'agire correttamente. Colui che disse: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti", sottintendeva che ci sono forme di passione religiosa che possono coesistere con la disobbedienza, e possono anche sembrare compensarla. I Galati non erano stati meno disposti a "cavarsi gli occhi" per devozione a San Paolo, al momento della loro conversione, perché in seguito lo considerarono un nemico personale per aver detto loro la verità sui giudaizzanti. Non era insincero l'apostolo che protestava: "Quand'anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò", anche se poche ore dopo, in preda al pericolo, poté esclamare: "Non conosco quell'uomo". Il sentimento non è necessariamente uno scopo morale; e le sue possibili carenze dimostrano che non possiamo considerarlo come l'unico a formare la materia della vita cristiana. (Canon Liddon.) Il sentimento: il suo posto e il suo potere nella religione: il sentimento è tanto utile nella religione quanto il vapore lo è in un motore: se aziona il motore è buono; ma se non lo fa, non serve a nulla se non a frizzare, sibilare e ronzare . (J. Parker, D.D.)

Al banchetto del Governatore nello Stato della California, dove il vino scorreva a fiumi, uno degli oratori, mentre faceva un discorso emozionato, disse: "Se c'è qualcuno presente che è mai stato più felice nella sua vita di quanto non lo sia qui stasera, lo invito subito ad alzarsi e a dirlo". Un giovane balzò in piedi e disse: «Ero molto più felice in una delle riunioni del signor Hammond che qui». Produsse una profonda impressione su quel pubblico gay

La miseria dell'infedele: - Un certo numero di persone un tempo raccontava le loro disgrazie l'una all'altra. Uno raccontava di tutta la sua sostanza affidata a un vascello, di essere perito nell'oceano; un altro di un'unica e amata figlia recentemente deposta nella tomba; un altro di un figlio che si libera dalla frenesia, e si getta come il prodigo nella malvagità di una grande città. Si convenne che si trattava di afflizioni dolorose, e ci si chiese se qualcuna potesse produrre più dolore. Uno che fino a quel momento era rimasto in silenzio ora parlava. «Sì», disse, «posso dire di qualcosa di più triste di tutto questo: un cuore credente se n'è andato da me». A queste parole seguì un profondo silenzio, e quando il gruppetto parlò di nuovo, si convenne che l'ultimo era il dolore più pesante; che non c'era nessuna calamità come questa. (Messaggero britannico.)

16 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:16

Amos divento dunque tuo nemico, perché ti dico la verità?

Il modo giusto di dare e ricevere rimprovero: - Gli uomini assegnano comunemente un numero di persone e di cose nella loro sfera alle classi, rispettivamente, di amici e nemici. Ci sono esseri che hanno in sé uno spirito maligno verso di noi, e ci sono quelli che ne hanno uno buono. Molte cose nelle nostre nozioni, gusti, abitudini, pratiche, se ricondotte alla causa, sono ciò che sono, perché tali uomini erano considerati da noi come amici o come nemici. Com'è dunque disastrosa quella perversità dell'apprensione per la quale i nemici sono stati così spesso considerati amici, e gli amici nemici! E questa perversità è stata particolarmente evidente riguardo al punto suggerito nel nostro testo, vale a dire, se si debba stimare che la parte di un amico dica fedelmente agli uomini la verità; e se la soppressione della verità, e la sostituzione del suo contrario, non debbano essere considerate come segni del carattere di un nemico. Dove e quando è successo che gli adulatori non sono stati ammessi e accolti come amici? Che prodigiosa singolarità nella storia sarebbe stata, se ci fosse stata una nazione, o una tribù, o una città, in cui queste fossero generalmente e praticamente scoraggiate e messe a tacere, e l'onesta verità fosse il modo per favorirla! Quando mai è accaduto che l'onesta verità era l'ovvio espediente dell'interesse personale? L'interesse personale con gli uomini deve essere promosso dando loro la persuasione che siamo loro amici. Ebbene, è stata la loro fedeltà il modo in cui gli uomini hanno cercato di farsi stimare dai loro simili mortali come amici? Quante volte lo stato amichevole dei sentimenti è stato infranto dicendo la verità, anche quando lo si è fatto con lo spirito e la maniera giusti! Il grande apostolo stesso sembra non privo di apprensione per un tale effetto, sincero com'era, affettuoso e venerabile, e persino parlava loro con l'autorità di Dio. Eppure, e sempre, questa onesta espressione della verità non è forse una delle cose più difficili e pericolose che un amico debba fare? Tutto ciò non è che un altro esempio per dimostrare che, in questo mondo, tutto ciò che c'è di meglio in una cosa, è il più difficile da avere e da mantenere in quella cosa. Ma ora, in un giudizio teorico generale, gli uomini approverebbero, almeno implicitamente, ciò che è così sgradito quando si tratta della pratica. "Cosa vorresti che fosse il tuo amico?" Risposta: "Vorrei che fosse tale che, come ultimo risultato delle mie comunicazioni con lui, una gran parte di ciò che può essere difettoso e sbagliato in me sia stato disciplinato". Ma, con quale tipo di operazione, se non deve mai accennare a una cosa del genere? Deve essere per mezzo di una qualche magia morale? O non deve presumere altro che ammonire con l'esempio? Che cosa! Nemmeno se si accorge che quell'ammonimento non ha effetto? Quanti suggerimenti acuti della sua mente deve trattenersi dal tradurre in parole, nell'attesa di vedere se sorgeranno nei tuoi pensieri? Non può egli giustamente disperare di compiere molta benefica correzione, purché non debba dire che intende o desidera farla? A lungo, insomma, a quando si sente in pericolo di diventare, nei vostri confronti, un "nemico" dicendovi la verità? Così gli uomini professeranno, e forse crederanno senza pensarci, di trarre i benefici più essenziali che derivano da un vero amico; ma se si offre di impartirle, diventa un "nemico!" Ma considerate quale invito, nel frattempo, questo temperamento della mente rivolge ai veri nemici, all'adulatore, all'ipocrita che progetta, a tutte le imposizioni che la mente può imporre a se stessa, e al grande ingannatore delle anime, a qualsiasi cosa che non sia una verità salutare! La grande causa di questa perversità e ripugnanza è che non può essere che la pura verità (con qualsiasi voce) debba dire molte cose che sono sgradevoli. Ogni censura è così; poiché fa male al più rapido, delicato e costante di tutti i sentimenti, l'amore per se stessi. Un'altra cosa che contribuisce grandemente a questo sentimento verso di lui è la mancanza del vero e sincero desiderio di essere in ogni cosa a posto; una specie di tregua vuota che si mantiene con la coscienza, con grande difficoltà, facilmente disturbata, e il disturbo doloroso; Perciò, "Non venire a provocare il nemico interiore!" E poi, di nuovo, c'è l'orgoglio, che reagisce contro un compagno mortale e un compagno peccatore. Notiamo solo un'altra cosa, che tende a eccitare in una persona che ascolta una verità sgradevole un sentimento come verso un "nemico", e cioè un'opinione o una supposizione sfavorevole, riguardo ai motivi di chi dice questa verità. Se è la verità, e la verità utile, i motivi di colui che la dice non dovrebbero fare alcuna differenza materiale. Anche da un nemico la vera istruzione ha un valore immutato. Ma, per come siamo costituiti, questa considerazione fa una grande differenza. Ma la persona rimproverata dovrebbe riflettere quanto fortemente la natura del caso la tenti a pensare sfavorevolmente ai motivi. Consideri quanto lentamente tali congetture vengono prese in considerazione da lui quando riceve approvazione o applauso. Ma, per guardare ora l'altro lato della questione, faremo bene a insistere su una o due circostanze di correttezza, rispetto al dire una verità spiacevole. Per prima cosa, è evidente che coloro che devono fare questo dovrebbero ben sforzarsi di capire di cosa parlano. Se questa è una regola di correttezza in generale, nell'enunciazione di pensieri e giudizi, lo è specialmente rispetto a quelli che devono essere espressi come rimproveri, direttamente applicati alle persone e agli amici; dove ci si può aspettare che si causi un po' di dolore e dispiacere, e si provochi opposizione. In tali occasioni quanto sia necessaria una conoscenza dell'argomento, un'opinione ben ponderata, una rappresentazione chiara, un'argomentazione solida pertinente. Non c'è bisogno di dire che una reale ed evidente intenzione amichevole è di grande utilità. Si può aggiungere che non dovrebbe esserci lo stesso accento posto su tutto ciò che potrebbe non essere esattamente come l'istruttore correttivo pensa che dovrebbe. In effetti, molte cose minori possono essere saggiamente del tutto ignorate. Ancora, nel presentare la verità ammonitrice o accusatoria, lo scopo dell'istruttore dovrebbe essere che l'autorità possa essere trasmessa nella verità stessa, e non sembri essere assunta da lui come colui che la parla; affinché egli possa essere il mero vettore della forza del soggetto. Inoltre, chi dice verità spiacevoli dovrebbe avere cura di scegliere i tempi e le occasioni favorevoli; quando una disposizione curiosa o docile è più evidente; quando qualche circostanza o argomento porta naturalmente, senza formalità o bruschezze; quando sembra che ci sia il minimo da mettere la persona rimproverata in atteggiamento di orgoglio e di autodifesa ostile. (J. Foster.)

Tolleranza: - Questa sezione è piena di pathos. In esso il teologo cede il passo all'uomo; o meglio, il cuore santificato si dimostra in piena armonia con l'intelletto ispirato; e la più veemente indignazione contro l'errore si dimostra del tutto coerente con la massima tenerezza e affetto verso coloro che si allontanano dalla verità. È un'ottima combinazione dello spirito di fedeltà con lo spirito di tolleranza; una rara unione di geloso rispetto per la verità di Dio e considerazione per la debolezza e l'infermità dell'uomo

(I.) IL DOVERE DI MANTENERE LA VERITÀ DOGMATICA IN UN'EPOCA CRITICA E SCETTICA

(II.) LO SPIRITO CON CUI LA VERITÀ DOGMATICA DOVREBBE ESSERE SOSTENUTA

(1.) Non nello spirito della violenza e della persecuzione. La fede non può essere creata con la forza. L'azione della mente è essenzialmente libera

(2.) Non in spirito di ingiustizia, vendetta e falsa dichiarazione. Questo è il vecchio spirito di persecuzione che si manifesta sotto nuove forme. Se usando questi mezzi sacrifichi eccitiamo l'inimicizia degli uomini, dobbiamo incolpare solo noi stessi

(3.) La verità di Dio deve essere sostenuta e promossa nello spirito di tolleranza, e con quei mezzi con cui solo le menti degli uomini sono informate, la loro ragione convinta, la loro fiducia conquistata. (Emilius Bayley, B.D.) Colui che ci dice la verità, dobbiamo contare per il nostro vero e migliore amico. (Heubner.) Nel mondo le cose vanno in modo del tutto strano, e contro la ragione, cioè chi dice la verità diventa un ospite sgradito, sì, è considerato un nemico; ma non è così tra i buoni amici, e ancor meno tra i cristiani. (Lutero.) Colui che odia qualcuno, perché gli dice la verità, si tradisce molto chiaramente come non figlio di Dio. (Starke.)

Verità spesso impopolare: - Come il frate disse argutamente al popolo, che la verità che allora predicava loro sembrava essere come l'acqua santa, che tutti chiedevano rapidamente, eppure, quando si trattava di gettarla su di loro, voltavano la faccia come se non gli piacesse; È proprio così che quasi tutti gli uomini invocano la verità, lodano la verità, nulla può cadere se non la verità, eppure non possono sopportare di vedersela sbattere in faccia. Amano la verità quando si limita a perorare se stessa e a mostrarsi; ma non possono sopportarlo, quando preme su di loro e li mostra loro stessi: vorrebbero che risplendesse a tutto il mondo nella sua gloria, ma non facevano nemmeno capolino per rimproverare i propri errori. (Senhouse.)

La menzogna è più economica della verità: c'è qualcosa di sicuro in essa, che gli impostori trovano un ritorno così rapido per la loro merce, mentre la verità pende dalla mano. E non è forse questo? che offrono di vendere il cielo ai loro discepoli a un prezzo inferiore a quello che Cristo vuole ai suoi? Chi vende più a buon mercato avrà il maggior numero di clienti, anche se alla fine il migliore sarà il più economico; La verità con l'abnegazione sarà un centesimo migliore dell'errore con il piacere alla carne. (W. Gurnall.) La verità è così connaturale alla mente dell'uomo, che sarebbe certamente considerata da tutti gli uomini, se non contraddicesse accidentalmente un interesse amato o un altro. Il ladro odia l'alba del giorno; non se non che ama naturalmente la luce così come gli altri uomini; ma la sua condizione lo fa temere e aborrire ciò che, di tutte le cose, sa essere il mezzo più probabile per la sua scoperta. (R. Sud, D.D.)

Ostilità alla verità:

(I.) NASCE DA

1.) Ignoranza

(2.) Pregiudizio

(3.) Le influenze di

(1) formazione precoce;

(2) Sofismi successivi

(4.) Peccato volontario

(II.) DOVREBBE ESSERE SODDISFATTO da

1.) Paziente istruzione dell'ignorante

(2.) Persuasione gentile in caso di pregiudizio

(3.) Argomentare in modo convincente con coloro che vi sono stati allevati o che ne sono stati sedotti

(4.) Denuncia severa quando la verità è ostinatamente contrastata

(III.) LA SUA TOTALE IRRAGIONEVOLEZZA 1. La verità deve prevalere

(2.) Se la verità dovesse essere temporaneamente superata, l'assassino della verità è coinvolto nella rovina della verità. La sincerità è una pietra angolare del carattere, e se non è saldamente posta in gioventù, ci sarà sempre un punto debole nelle fondamenta

Dire la verità:

(I.) LA SUA IMPORTANZA. Colui che comincia amando il cristianesimo più della verità, procederà amando la propria setta più del cristianesimo, e finirà per amare se stesso meglio di tutti. (Coleridge.)

(II.) IL SUO VALORE. Il bugiardo è come il demolitore dell'antichità, che con la falsa luce del travisamento avrebbe attirato la sua incauta vittima al danno o alla distruzione. Chi dice la verità è come l'abile pilota che, conoscendo tutte le caratteristiche e le pratiche della costa, mantiene la nave, forse per il momento lontana nel mare in tempesta, ma alla fine la conduce in porto con sicurezza

(III.) LA FIDUCIA CHE ISPIRA E DOVREBBE ISPIRARE. Considera quell'uomo tuo amico che desidera il tuo bene piuttosto che la tua buona volontà. (Sala del vescovo.) Il talento non è affatto raro al mondo, e nemmeno il genio. Ma ci si può fidare del talento? Può il genio? No, a meno che non si basi sulla veridicità. È questa qualità più di ogni altra che suscita la stima e il rispetto, e assicura la fiducia degli altri. (S. sorride.) "Amos, divento quindi tuo nemico... verità". Parlando della mancanza di un vero sacrificio di sé nelle "azioni generali di carità! dei cristiani", Gordon Bays, "dico che è colpa dei predicatori che non parlano. Non c'è bisogno che tu venga in Africa per la corona del martire; ce ne sono molte da dare in Inghilterra. Parla, e troverai punture più affilate di quelle che otterrai dalle lance indigene, e molto veleno per avvelenare la ferita.

Il rimprovero fa nemici: - C'era una legge sciocca tra i Lademoni che nessuno doveva dire al suo prossimo alcuna cattiva notizia che gli fosse capitata; ma ognuno dovrebbe essere lasciato libero di scoprirlo da sé. Ci sono molti che sarebbero contenti se ci fosse una legge che leghi la bocca ai ministri dal spaventarli con i loro peccati. La maggior parte è più attenta a fuggire dal discorso della propria miseria che a sfuggire al pericolo di essa; sono più offesi dai discorsi dell'inferno che turbati per quello stato peccaminoso che li porterà lì. Ma, ahimè! Quando, dunque, i ministri avranno il tempo opportuno di dire ai peccatori del loro pericolo, se non ora? D'ora in poi non ci saranno più uffici d'amore da fare per loro. L'inferno è una casa di peste; non ci può essere scritto tanto sulla sua porta come: "Signore, abbi pietà di quelli che sono in essa". (Spencer.)

Rompere lo specchio: Lais ruppe lo specchio perché mostrava le rughe sul suo viso. Molti uomini sono arrabbiati con coloro che dicono loro le loro colpe, quando dovrebbero essere arrabbiati solo con le colpe che vengono loro dette. (Venning.)

Nascondere la verità è un crimine: - Come colui che sta lì e vede un altro commettere un omicidio senza dare l'allarme è considerato complice dell'omicidio; o come colui che vede un cieco correre in una fossa, in cui è annegato, e non fa alcuno sforzo per salvarlo, è colpevole di morte; così è colui che vede suo fratello uccidere la sua anima senza fare alcuno sforzo per impedirlo. (Cawdray.)

Il patto di Dio con Abramo: - La questione trattata in questo capitolo è data in ver

(2.) "Avete ricevuto lo Spirito per le opere della legge o per mezzo dell'udito della fede?" Viene argomentato in due modi: dalle Scritture e dall'analogia. Viene mostrato per la prima volta dalla testimonianza di diversi passi che "riceviamo la promessa dello Spirito mediante la fede" (ver. 14). Il secondo argomento dell'analogia inizia con il versetto 15, ed è applicato nei versetti 16-18 ad Abramo, la conclusione è la stessa di quella del primo argomento, cioè che l'eredità è della promessa, e non della legge. ESPONGO L'ARGOMENTO E NE TRACCIO IL CORSO

(1.) L'argomento è questo. Secondo le usanze degli uomini ("Parlo alla maniera degli uomini"), un patto, se confermato, non può essere annullato o completato. Un accordo, una volta firmato e sigillato, è vincolante. Questo è evidente; È secondo uno dei primi principi di giustizia. Ora, se questo è il caso degli impegni umani, quanto più deve essere il caso degli impegni solenni del Dio della verità, "presso il quale non c'è mutevolezza, né ombra di volgimento!" Indaga sulla natura di questo patto divino. Per patto si intende un testamento o un accordo tra due parti. Il secondo significato è il migliore qui. Ma è generalmente inteso come equivalente a una promessa. Quando Dio stabilì il Suo patto con Noè, non ci fu alcun impegno da parte di Noè. Una promessa fatta da Dio, "che non può mentire", ha tutta la forza e l'indefattibilità del contratto più sacro

(3.) Nel versetto 16 l'apostolo inizia ad applicare il suo argomento. Dio stabilì un patto con Abramo, cioè, "a lui e alla sua discendenza furono fatte le promesse". Lo Spirito Santo intendeva Cristo per mezzo del suo "seme". Qui possiamo interporre un'importante riflessione. Quando diciamo che il patto è un accordo tra due parti, non è forse vero che il patto era di questa natura, essendo il Padre e il Figlio le parti contraenti superiori? "Il consiglio di pace era tra loro due". E "tutte le promesse di Dio sono sì e amen (date e adempiute) in Cristo" 2Corinzi 1:20

(4.) Nel versetto 17 San Paolo procede nell'applicazione dell'analogia. «E questo dico», «lo affermio». Questo patto con Abramo fu confermato da Dio, e confermato quattrocentotrenta anni prima della data della legge, e quindi la legge non può annullarlo, affinché non faccia la promessa di alcun effetto. L'eredità poteva essere pervenuta ad Abramo solo in due modi: per legge o per promessa. Per quanto riguarda la storia, Dio lo diede ad Abramo con una promessa. La conclusione è che il dono dello Spirito, o salvezza, non viene dalla legge, ma dalla promessa, non per le opere, ma per la fede. Il patto è stato confermato in quella straordinaria visione in Genesi XV. La fornace fumante e la lampada accesa erano emblemi della maestà divina. Il passaggio attraverso le parti degli animali sacrificati significava la ratifica del patto. Era necessario che l'alleanza fosse confermata con lo spargimento di sangue. L'eredità qui significa lo Spirito Santo. La domanda è: Come avete ricevuto lo Spirito, mediante le opere o mediante la fede? La risposta è: la benedizione di Abrahamo, la promessa dello Spirito, viene mediante la fede. Dio diede questa eredità ad Abramo con una promessa (Comp. Efesini 1:13, 14

(II.) RACCOGLI ALCUNE DELLE LEZIONI

(1.) Cristo ha le promesse. Così il versetto 19, "Finché non venga il Seme, al quale fu fatta la promessa". Tutte le benedizioni spirituali sono racchiuse in Lui. Alla Sua esaltazione ricevette la promessa dello Spirito Santo e Lo riversò sulla Chiesa nascente Atti 2:33. Com'è stolto per i Galati cercare la benedizione con un rituale! Quanto sono stolti ora coloro che vogliono la benedizione per stare lontani da Cristo! (Esponi le scuse comuni. Alcuni pensano che siano troppo malvagi; altri che aspettano di potersi vedere più vili, ecc.; e parlare della gloria di Cristo come l'Amico dei peccatori. Approfondisci su questo.) 2. Lo Spirito Santo è un dono. Alcuni parlano della religione come se fosse un mestiere a cui fare l'apprendista, e in cui devono lavorare prima di poter guadagnare il titolo di essere religiosi. Che accettino il dono di Dio. "Quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!" La legge, o le opere, ordinano all'uomo di aspettare che le acque si muovano; Le acque della salvezza di Cristo vengono sempre smosse ed Egli invita ogni peccatore a intervenire immediatamente e ad essere guarito. Questo argomento è molto importante in quanto riguarda la santificazione. "Avendo cominciato nello Spirito, siete ora resi perfetti nella carne?" No, siamo resi perfetti nello Spirito; Siamo santificati dalla fede. Dobbiamo ricevere mediante la fede dal Signore Gesù la provvista del Suo Spirito. (W. J. Chapman, M.A.)

17 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:17

Ti influenzano con zelo, ma non bene

Falso zelo: - Paolo suggerisce -

(I.) AFFINCHÉ LE COSE BUONE NEL LORO GENERE POSSANO ESSERE FATTE PER FINI SBAGLIATI

(1.) Nella predicazione,

(1) alcuni lo fanno per invidia e contesa;

(2) alcuni per ottenere fini personali o pecuniari

(2.) Nell'abbracciare il vangelo, alcuni lo fanno, non per se stesso, ma per

(1) onore;

(2) profitto

(3.) Questo deve insegnarci non solo a fare il bene, ma a farlo bene. A tal fine

(1) Dobbiamo porre davanti a noi la volontà di Dio come nostro motivo principale.

(2) L'azione verso l'esterno deve essere conforme al movimento verso l'interno

(II.) CHE LA NATURA PUÒ CONTRAFFARE LA GRAZIA. Così gli uomini fingono

1.) Le esperienze e la vita della religione

(2.) Le attività della religione. Quanto è difficile individuare l'ipocrita, eppure quanto è facile diventarlo

(III.) L'INVIDIA E L'AMBIZIONE DEGLI INGANNATORI Paolo deve essere escluso dall'amore dei Galati affinché solo loro possano essere amati. Così Giosuè ( Numeri 11:29); i discepoli di Giovanni Giovanni 3:30 ; discepoli del Signore nostro Luca 9:49.

(IV.) Le divisioni tra pastori e persone create dai falsi maestri. (W. Perkins.)

Lo spirito della fazione religiosa:

(I.) LA SUA CARATTERISTICA PROMINENTE. Intelligente imitazione dello zelo religioso

(1.) Nei suoi motivi apparenti, quale altro fine potrebbero avere nel fare i sacrifici che il loro lavoro comportava?

(2.) Nel profondo interesse che sembra avere per i suoi oggetti

(3.) Nell'indubbia serietà con cui viene svolto il suo lavoro

(II.) IL SUO METODO DI FUNZIONAMENTO

(1.) Creare uno scisma tra pastore e popolo. L'apostolato di Paolo fu negato; il suo carattere è stato tradotto; i suoi motivi contestati

(2) Creare uno scisma tra una Chiesa e l'altra. I Giudaizzanti cercarono di divorziare i Galati dalla comunione delle Chiese Gentili che erano basate sulla libertà

(2.) Creare uno scisma tra il credente e il suo Signore. Quante volte ciò avviene non proprio in questo modo, ma dalle passioni generate dalla lotta religiosa

(III.) IL SUO OGGETTO

(1.) Per ottenere l'ascendente personale

(2.) Per garantire la deferenza e lo zelo dei Galati

Scisma: - Separarsi dalla Chiesa in uno o pochi articoli essenziali mentre si finge di sostenere Cristo il Capo è un'eresia; separarsi da essa in spirito, rifiutando la santità e non amando quelli che sono santi, è empietà; differire da essa per qualsiasi errore di giudizio o di vita è peccato; Ingigantire una chiesa o un partito, in modo da negare l'amore e la comunione dovuti agli altri, è scisma. Limitare tutta la Chiesa al vostro partito, e negare a tutti o ad alcuni degli altri di essere cristiani, e parti della Chiesa universale, è uno scisma per una pericolosa violazione della carità, e il principale scisma che dovreste evitare. È scisma anche condannare ingiustamente qualsiasi Chiesa particolare come non Chiesa, ed è scisma ritirare la propria comunione corporea da una Chiesa con la quale si era tenuti a mantenere quella comunione; ed è scisma fare divisioni o partiti in una Chiesa, anche se non ci si separa da quella Chiesa. (R. Baxter.)

Zelo:

(I.) CONSIDERA LA NATURA DELLO ZELO IN GENERALE. Lo zelo è un'affezione forte e ardente del cuore verso un oggetto lontano e desiderabile. Non è un'emozione semplice, ma complicata, che ammette diversi gradi di ardore e di sensibilità, a seconda che il suo oggetto appaia più o meno gradevole, più o meno distante, o più o meno importante. Lo zelo suppone sempre un'attenzione fissa e costante all'oggetto su cui termina. Una visione superficiale e superficiale di qualsiasi oggetto piacevole non eccita mai nel nostro petto il minimo grado di zelo per farli nostri. Ma è una legge della nostra natura che un'attenzione stretta e continua a qualsiasi oggetto desiderabile debba attirare verso di esso tutti gli affetti del cuore e, di conseguenza, dovrebbe produrre l'emozione dello zelo. Qualunque argomento piacevole afferri e assorba la mente, accenderà naturalmente il fuoco dello zelo. Lo zelo è una delle prime e più forti emozioni che scopriamo nei bambini. La ragione è che le più piccole sciocchezze sono sufficienti a riempire le loro menti e ad assorbire tutta la loro attenzione. E quando sciocchezze più grandi riempiono menti più grandi, producono lo stesso effetto. Anche i filosofi e i politici subiscono spesso i disegni più vani e immaginari per impossessarsi completamente dei loro pensieri e per riempire le loro menti di una fiamma di zelo, che è sorprendente per tutti coloro che non hanno mai prestato la stessa attenzione allo stesso ideale o agli stessi argomenti insignificanti. Ma qualunque sia l'oggetto dello zelo, alla persona che prova questa viva emozione appare sempre una questione molto interessante, sia per il suo stesso motivo, sia per il suo presunto legame con un fine prezioso

(II.) DISTINGUERE IL FALSO ZELO DAL VERO. C'è uno zelo che forma un bel carattere morale. Un forte e ardente desiderio di promuovere il bene pubblico suscita giustamente l'approvazione e la stima universale. Questo osserva l'apostolo nel versetto immediatamente successivo al testo. "Ma è bene essere sempre colpiti con zelo in una cosa buona". È la bontà del suo scopo ultimo che rende lo zelo virtuoso e amabile. Quando alla fine cerca di promuovere una buona causa, è in accordo con la conoscenza, è conforme ai dettami della ragione e della coscienza, è di tipo divino e assomiglia allo zelo del Signore degli eserciti. Ma il falso zelo ha un oggetto diametralmente opposto e, in ultima analisi, cerca un fine egoistico

(III.) COME IL FALSO ZELO DISPORRÀ GLI UOMINI AD AGIRE. È un potente stimolo all'azione e disporrà tutti gli uomini ad agire allo stesso modo, a meno che non siano frenati da qualche passione diversa o da qualche ostacolo insormontabile

(1.) Li disporrà a unirsi nel portare avanti i loro disegni distruttivi. Questo falso fervore, come il fuoco elettrico, si diffonderà facilmente e istantaneamente da un petto all'altro tra coloro che sono ardentemente impegnati nella stessa causa

(2.) Il falso zelo spingerà gli uomini ad agire senza considerare o nemmeno consultare i sobri dettami della loro ragione. Non permetterà loro di fare un uso appropriato di quella nobile facoltà che Dio ha impiantato nei loro petti per guidarli in tutta la loro condotta privata e pubblica. Gli zeloti che non danno ragione a se stessi per le proprie opinioni e la propria condotta sono ancora più contrari a dare una ragione agli altri

(3.) Mentre gli uomini sono sotto l'influenza di un falso zelo, sono inclini ad agire, non solo senza consultare la propria ragione, ma senza ascoltare la ragione degli altri. Sono inclini a chiudere le orecchie contro gli argomenti più chiari e conclusivi che possono essere offerti alla loro fredda e sincera considerazione

(4.) Coloro che un falso zelo ha unito in una cattiva causa amano moltissimo aumentare la loro forza portando il maggior numero possibile di persone alle loro opinioni e ai loro sentimenti. Un falso zelo non è meno un proselitismo che uno spirito infatuante. Coloro che sono ingannati, come lo sono tutti coloro che sono mossi da un zelo cieco, hanno una forte inclinazione a ingannare gli altri. Gli scribi e i farisei, che il nostro Salvatore chiama "capi ciechi di ciechi", percorrevano il mare e la terra per fare proseliti ai loro errori e alle loro illusioni. Ma gli zeloti non sono meno abili che instancabili nei loro sforzi per legare gli altri alla loro persona e alle loro ricerche

(5.) È nella natura del falso zelo incoraggiare e stimolare gli uomini ad atti di violenza e crudeltà nel realizzare i loro scopi sinistri ed egoistici. Un'orsa derubata dei suoi cuccioli non è più feroce e crudele di coloro che sono zelantemente impegnati a realizzare un disegno vile e crudele. Il loro zelo ardente brucia le loro coscienze e indurisce i loro cuori, il che li prepara a sacrificare senza rimorso né gli amici né i nemici, che si trovano sulla loro strada e si oppongono alle loro opinioni. Resta solo da fare una corretta applicazione di questo argomento

(1.) Ciò che è stato detto sulla natura e gli effetti del falso zelo può aiutarci a determinare chi è sotto la sua influenza governante al giorno d'oggi

(2.) Dalla descrizione che è stata data del falso zelo risulta che coloro che lo sentono e agiscono sotto la sua influenza sono del tutto criminali

(3.) Il falso zelo è la passione più pericolosa, oltre che la più criminale, che possa regnare nel cuore umano. È stata la fonte primaria di innumerevoli omicidi, massacri, persecuzioni, cospirazioni, rivoluzioni, guerre e desolazioni tra le nazioni della terra. Una sola scintilla di falso zelo può diffondersi dal petto di un personaggio popolare influente in un'intera nazione, e coinvolgerlo nelle calamità più gravi. Di questo abbiamo un esempio tardivo e memorabile. Circa mezzo secolo fa il cuore maligno di Voltaire si gonfiò di zelo impetuoso per schiacciare il cristianesimo e tutti i suoi devoti. Da lui la fiamma si diffuse tra i suoi dotti amici; da questi si diffuse tra i filosofi e la nobiltà francese; e da queste si diffuse in un vasto numero di società segrete in Francia, in Germania e in molte altre parti d'Europa. In questo rapido progresso impiegò mille penne e diecimila lingue per perorare la sua causa e fare proselitismo a milioni di persone verso l'infedeltà atea e scettica. Rafforzati e incoraggiati dal loro numero, questi zeloti puntarono la loro virulenza contro il trono e contro l'altare, che sparsero l'anarchia e la distruzione in tutta la Francia, e coinvolsero gran parte dell'Europa, dell'Egitto e della Siria in tutti i terrori e le miserie di una guerra lunga e crudele. Questi sono stati i veri frutti del falso zelo dei nostri giorni; e tale abbiamo ragione di credere che continuerà a produrre ovunque infurierà senza ritegno. Sforziamoci quindi di disingannare coloro che sono ingannati, e in questo modo freniamo efficacemente l'ulteriore diffusione del falso zelo

(4) In secondo luogo, è nostro dovere immediato custodire in noi stessi e negli altri lo spirito del vero zelo in opposizione al falso. La nostra causa è la migliore in cui possiamo essere impegnati. La difesa della nostra religione e del nostro governo richiede i nostri sforzi più zelanti. (N. Emmons, D.D.)

Zelo non cristiano: - Un falso zelo nella religione è sempre, sotto un aspetto o nell'altro, uno zelo mal indirizzato, o uno zelo non conforme alla conoscenza; uno zelo che cerca un fine falso, o, mentre si propone un fine buono, cerca la sua promozione in qualche modo non autorizzato. Ieu aveva un buon zelo, che chiamò zelo per il Signore degli eserciti. La sua colpa non era di essere troppo zelante, ma di essere in realtà diretto al suo proprio progresso. Gli Ebrei, ai giorni di Cristo, avevano zelo per Dio, ma era così mal diretto da accenderli con la frenesia di distruggere il Figlio di Dio e spegnere la Luce del mondo. Ci sono innumerevoli forme di falso zelo ora all'opera, ma, in tutti i casi, esse peccano non per eccesso, ma per depistaggio. Alcuni sono infiammati dallo zelo di diffondere alcune delle corruzioni del cristianesimo e di allontanare gli uomini dalle sue grandi e cardinali verità. Alcuni sono ugualmente zelanti nell'edificare una setta o un partito su fondamenta diverse da quelle che Dio ha posto in Sion; e ciò che contamina il loro zelo è lo scopo per cui lo impiegano, e non un eccessivo fervore del loro zelo stesso. (Bonar.)

Vero e falso zelo: stiamo attenti che a volte non chiamiamo quello zelo per Dio e il Suo vangelo che non è altro che la nostra passione tempestosa e tempestosa. Il vero zelo è una fiamma dolce, celeste e gentile, che ci rende attivi per Dio, ma sempre nella sfera dell'amore. Non chiede mai il fuoco dal cielo per consumare coloro che differiscono un po' da noi nelle loro apprensioni. È come quella specie di fulmine (di cui parlano i filosofi) che fonde la spada all'interno, ma non brucia il fodero; si sforza di salvare l'anima, ma non nuoce al corpo. (Cudworth.)

18 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:18

Zelantemente affetto sempre in una cosa buona.

Valore e importanza dello zelo cristiano:

(I.) ESAMINIAMO LA QUALITÀ CRISTIANA DI CUI SI PARLA

(1.) Il suo fondamento. L'amore supremo per Gesù Cristo, frutto della rigenerazione spirituale, è l'unica solida base del vero zelo

(2.) La sua natura. Sincero e caloroso rispetto per la gloria di Dio. Un composto di forte fede e di disinteresse per la considerazione, che si manifesta con paziente sopportazione e costante sforzo

(3.) I suoi oggetti.

(1) Verità chiaramente riconosciute, come la rovina dell'uomo per natura, la sua redenzione per mezzo di Cristo, il suo rinnovamento per mezzo dello Spirito Santo.

(2) Questioni di reale importanza. Non il guscio o l'abito della religione, ma la vita e il cuore di essa.

(3) L'avanzamento della gloria divina è l'obiettivo più vicino al cuore di ogni vero credente, ed egli userà tutta la sua influenza per sostenere e sostenere i mezzi calcolati per promuoverla. L'istruzione dei giovani, la distribuzione delle Scritture, la propagazione del Vangelo in patria e all'estero, ecc

(4.) Le sue proprietà.

(1) Illuminato e prudente.

(2) Delicato e delicato.

(3) Modesto e umile.

(4) Caldo e attivo

(II.) IL SUO VALORE E LA SUA IMPORTANZA NELLA CAUSA CRISTIANA

(1.) Facilita il progresso di coloro che lo possiedono nel loro corso cristiano

(2.) Rende la parte pratica della religione facile e piacevole

(3.) Promuove l'utilità del cristiano. Sente il desiderio di fare qualcosa nell'interesse e nel beneficio dei suoi simili. Applicazione:1. Coloro che possiedono questa qualità cristiana la coltivino

(2.) Che gli estranei allo zelo cristiano cerchino di divenire partecipi di esso. (T. Lewis.)

Definizione di zelo: - Lo zelo può essere definito come il calore o il fervore della mente, che spinge la sua veemenza di indignazione contro tutto ciò che concepisce come male, che spinge la sua veemenza di desiderio verso tutto ciò che immagina essere buono. Di per sé, non ha alcun carattere morale. È il semplice istinto di una natura energica, mai completamente spogliato di una sorta di rozza nobiltà, e mai privo di influenza sulla vita e sul carattere degli altri. La parola "zelo" è usata indiscriminatamente nella Scrittura per denotare un forte sentimento della mente, sia che sia incline a un disegno malvagio o a coltivare le cose che sono di buona reputazione e amabili. (W. M. Punshon, D.D.)

Vero zelo: - Il vero zelo è come il calore vitale in noi di cui viviamo, che non sentiamo mai adirato o fastidioso. (Cudworth.)

Zelo celeste: - Il nostro zelo, se è celeste, se è vero fuoco vestale acceso dall'alto, non si diletterà a rimanere quaggiù, bruciando paglia e stoppie e simili cose combustibili, e mandando nient'altro che grossolane fiamme terrene in cielo; ma si alzerà e ritornerà puro come è sceso, e si sforzerà sempre di portare i cuori degli uomini a Dio insieme con esso. (Ibidem)

Costanza di zelo: - Non apprezziamo tanto una sorgente intermittente quanto il limpido ruscello che la nostra infanzia ha conosciuto, e che ha riso nel suo corso senza badare, e che non ha mai potuto essere persuaso a prosciugarsi, sebbene abbia dovuto combattere contro le cosce di un giubileo di soli estivi. Non ci guidiamo con la perla di luce della lucciola, o con la fiamma intermittente della lampada di palude. No, guardiamo l'antico sole, che nella nostra infanzia si dibatteva a fatica attraverso la finestra e danzava sulla parete della cameretta, come se sapesse quanto ci piacesse vederlo accendere la coppa dei fiori e sbirciare attraverso la foglia tremante. E, per quanto ci riguarda, non apprezziamo l'affetto di un estraneo risvegliato da una certa congenialità casuale, e mostrato in un saluto gentile o in una cortesia occasionale. La nostra ricchezza sta nel sopportare con pazienza, nell'agire inosservato, nel desiderio anticipato e nelle pronte simpatie, che rendono l'estate e il paradiso un paradiso ovunque ci sia una casa. E non solo nelle relazioni naturali e sociali, ma nelle imprese del mondo, nelle attività indaffarate degli uomini, la necessità dell'uniformità nella serietà è prontamente riconosciuta. La società marchia molto presto un uomo se non ha una perseveranza e una serietà in lui. Il mondo è diventato così concreto ora, che spinge il genio fuori dal sentiero, mentre il lavoratore, il cui occhio brilla meno brillantemente ma più uniformemente, procede costantemente sulla sua strada verso il successo. (W. M. Punshon, D.D.)

È della massima importanza mantenere alto il nostro interesse per l'opera sacra in cui siamo impegnati, perché nel momento in cui il nostro interesse si affievolisce, il lavoro diventerà faticoso. Humboldt dice che l'indigeno color rame dell'America centrale, molto più abituato del viaggiatore europeo al caldo torrido del clima, tuttavia si lamenta di più quando è in viaggio, perché non è stimolato da alcun interesse. Lo stesso indiano, che si lamentava quando durante la botanica veniva caricato con una scatola piena di piante, remava con la sua canoa quattordici o quindici ore contro corrente senza un mormorio, perché desiderava tornare dalla sua famiglia. Le fatiche dell'amore sono leggere. Ama molto, e puoi fare molto. L'impossibilità scompare quando lo zelo è fervente. (C. H. Spurgeon.)

Qualità dell'azione: - Gli Ebrei dicono che Dio si compiace più degli avverbi che dei sostantivi; Non è tanto la questione che viene fatta, ma la questione come viene fatta, che Dio si preoccupa. Non quanto, ma quanto bene! È il fare bene che si incontra con un "Ben fatto!" Serviamo dunque Dio, non nominalmente o verbalmente, ma avverbialmente. (Venning.)

Zelo e prudenza: - Due navi si arenarono al London Bridge. I proprietari di uno mandarono a chiamare cento cavalli e lo fecero a pezzi; I proprietari dell'altro aspettavano la marea e con vele e timone la dirigevano a loro piacimento. (C Simeone.)

Zelo e discrezione: - Zelo e discrezione uniti insieme sono come i due leoni che sorreggono il trono di Salomone; e chi li possiede entrambi è simile a Mosè per la mitezza e simile a Finea per il suo servizio; Perciò, come il vino si tempera con l'acqua, così la discrezione temperi lo zelo. (H. Smith.)

È bene essere sempre colpiti con zelo in una cosa buona:

(I.) QUAL È LA NATURA DEL VERO ZELO CRISTIANO? 1. La parola originale significa calore. Quando le passioni sono fortemente spinte al bene e contro il male c'è zelo religioso

(2.) L'amore è l'ingrediente principale della sua composizione. Ma è amore al più alto grado: "amore fervente".

(II.) Ne consegue, quindi, che LE PROPRIETÀ DELL'AMORE SONO LE PROPRIETÀ DELLO ZELO (vedi 1Corinzi 13.)

(1.) Umiltà

(2.) Mansuetudine

(3.) Pazienza

(4.) Permanenza

(5.) Proporzionato a ciò che è buono.

(1) Per la Chiesa.

(2) Di più per le ordinanze della Chiesa.

(3) Ancora di più per le opere di misericordia.

(4) La maggior parte per l'amore stesso

(III.) INFERENZE PRATICHE. Se questo è vero, allora

1.) Lo zelo cristiano è nemico di

(1) Odio, amarezza, pregiudizio, fanatismo, persecuzione.

(2) Orgoglio.

(3) Rabbia.

(4) Mormorio e impazienza. E, 2. Non è fervore per

(1) Qualsiasi cosa malvagia.

(2) Cose indifferenti.

(3) Opinioni. (J. Wesley.)

Zelo:

(I.) I SUOI OGGETTI: "Cose buone". 1. Atti di culto

(2.) Atti della nostra vocazione secolare

(3.) Atti di giustizia

(4.) Atti di carità e di misericordia

(II.) LA SUA NATURA

(1.) Avanti e allegro

(2.) Risoluto nonostante gli scoraggiamenti

(3.) Diligente e serio

(4.) Costante

(III.) IL SUO POSTO NELLA RELIGIONE

(1.) È una nota del popolo di Dio

(2.) È il frutto della morte di Cristo.

(1) A titolo di obbligo.

(2) Perché Cristo ha acquistato per noi lo Spirito di potenza

(IV.) APPLICAZIONE

(1.) Quanto sono sinceri gli uomini nel peccato: Satana sarà forse servito meglio di Dio? 2. Considera quanto eri zelante una volta

(3.) Non possiamo permetterci di essere tiepidi.

(1) Il tempo è poco.

(2) Il nemico è serio

(4.) L'oggetto merita il più caloroso zelo

(5.) La freddezza è pericolosa per noi stessi e per gli altri

(6.) Il conforto cristiano dipende dallo zelo

(7.) La mancanza di zelo è odiosa a Dio e disonorevole. (Manton.)

Zelo cristiano:

(I.) LA SUA NATURA

(1.) In generale, il calore o il fervore della mente che spinge la sua veemenza di indignazione contro il male, di desiderio di bene; il semplice istinto di una natura energica, mai completamente spogliata di una sorta di rozza nobiltà, e mai priva di influenza sulla vita e sul carattere degli altri

(2.) Zelo cristiano

(1) Nasce da un motivo cristiano. Se non scaturisce dall'amore, sarà un'emozione cieca e intemperante.

(2) Si manifesta in modo cristiano, misericordioso e tollerante.

(3) È usato per fini cristiani: pace e buona volontà

(II.) LA SUA PERMANENZA, su cui poggia il suo valore principale

(1.) Lo vediamo nella natura, nelle relazioni sociali, negli affari

(2.) Le tentazioni di renderlo instabile.

(1) Tiepidezza religiosa.

(2) La corsa alla ricchezza.

(3) Preferenze ministeriali. Ma se la religione è una "cosa buona", lo è sempre

(III.) LA SUA REDDITIVITÀ. Va bene

1.) In sé

(2.) Nelle sue influenze

(3.) Nei suoi effetti. (W. M. Punshon, D.D.)

La ragionevolezza dello zelo cristiano: - Il mondo applaude gli zelanti in tutto tranne che nella religione. Il guerriero il cui petto brillerà di stelle, lo studioso che fa silenzio quando appare: sono coloro che si pongono davanti un obiettivo e lottano per ottenerlo attraverso il rischio degli anni, e considererebbero una vergogna se non mettessero coraggio nel loro lavoro. E il cristiano non dovrebbe essere sincero con una causa che nobilita, con una responsabilità che non può trasferire, con i destini dei suoi simili sempre in bilico, e in qualche modo impegnato nella sua fedeltà come testimone di Dio? Con le solenni preoccupazioni dell'anima ci sarà forse una sciocchezza? Quando un momento di opportunità accolta o trascurata può decidere le sorti di un'eternità, prospereranno i languidi consigli o prevarranno i deboli desideri? Quando si combatte una vera lotta, di gran lunga più feroce della favolosa battaglia tra i giganti e gli dèi, e il cielo e l'inferno sono seri per il possesso dell'uomo, coloro che sono stati conquistati per Dio saranno forse vili o traditori nella lotta? (Ibidem)

Le cause del declino dello zelo: la prosperità commerciale e le preoccupazioni degli affari, l'ansia del piacere e le esigenze della vita politica, il dubbio diffuso e la diffusa cultura artistica e letteraria, divorano la vita stessa di migliaia di persone nelle nostre chiese, e abbassano il loro fervore finché, come il ferro fuso che si raffredda nell'aria, ciò che una volta era tutto incandescente di calore rubicondo è incrostato di sporche scorie nere, sempre invadendo il minuscolo calore centrale. (A. Maclaren, D.D.)

Durante la battaglia di Gettysburg, il cappellano Eastman fu ferito così gravemente da una caduta del suo cavallo che fu costretto a sdraiarsi sul campo per la notte. Mentre giaceva nell'oscurità, sentì una voce che diceva: "Oh, mio Dio!" e pensò: "Come posso raggiungerlo?" Incapace di camminare, cominciò a rotolare verso il sofferente, e rotolò nel sangue, tra i cadaveri, finché giunse al moribondo, al quale predicò Cristo. Fatto questo servizio, fu mandato a servire un ufficiale morente, dal quale dovette essere trasportato da due soldati. Così passò la lunga notte; i soldati lo portavano da un moribondo all'altro, al quale predicava Cristo e con il quale pregava, mentre era costretto a giacere sulla schiena accanto a loro. (Foster.)

A una riunione missionaria a Edimburgo, l'apocalisse W. C. Bunning raccontò che una volta un suo amico stava viaggiando tra Glasgow e Greenock, quando il treno cominciò a sbandare, e alla fine si fermò. Il signore scese e, avvicinatosi alla locomotiva, disse al conducente: "Che succede? Hai finito l'acqua?" «No», fu la risposta, «abbiamo acqua in abbondanza, ma non bolle». (R. Brewin.)

Era in corso una terribile tempesta, quando si udì il grido: "Uomo in mare!" Si vide una forma umana che sfiorava virilmente gli elementi furiosi, in direzione della riva; ma le onde dominanti spinsero rapidamente il lottatore verso l'esterno, e, prima che le barche potessero essere calate, uno spazio spaventoso separò la vittima dai soccorsi. Al di sopra dell'urlo della tempesta e del fragore delle acque si levò il suo grido lacerante. È stato un momento straziante. Con il fiato sospeso e la guancia sbiancata, tutti gli occhi erano tesi verso l'uomo che si dibatteva. I coraggiosi rematori tesero coraggiosamente ogni nervo in quella corsa di misericordia, ma tutti i loro sforzi furono vani. Un urlo selvaggio di disperazione, e la vittima cadde. Un grido lacerante: "Salvatelo, salvatelo!" risuonò tra la folla silenziosa; e in mezzo a loro si lanciò un uomo agitato, che gettava le braccia in aria all'impazzata, gridando: "Mille sterline per l'uomo che gli salva la vita!" ma il suo occhio di soprassalto si posò solo sul punto in cui le onde si infrangevano spietatamente sui periti. Colui il cui forte grido ruppe il silenzio della folla era il capitano della nave da cui era caduto l'annegato, ed era suo fratello. Questo è proprio il sentimento che ora si desidera nei vari schieramenti di coloro che hanno l'incarico sotto il grande Capitano della nostra salvezza. "Salvalo! è mio fratello". (Tesoro biblico.)

Zelo nella religione: Motivi per cui dovremmo essere zelanti nel servizio di Cristo

(1.) La virilità lo richiede

(2.) Il carattere e i servizi del Maestro rendono qualsiasi cosa al di fuori di ciò un crimine e un tradimento di una fiducia infinita

(3.) La ricompensa promessa può ben mettere a dura prova ogni potere del nostro essere al massimo delle sue capacità. (Rassegna omiletica americana.)

Quando il dottor Kane si trovava nelle regioni artiche, un giorno volle accendere un fuoco e, essendo lontano dal campo dove non poteva trovare fiammiferi, prese un pezzo di ghiaccio, chiaro come cristallo, e lo tagliò a forma di lente convessa, lo sollevò verso il sole. e in pochi istanti accese un mucchio di foglie secche e di bastoncini in una fiamma. Presumo che il ghiaccio a sua volta si sia sciolto nel fuoco che aveva acceso. Se qualcuno di noi è religiosamente freddo; se al posto di un cuore ardente dell'amore di Cristo che avevamo una volta, abbiamo solo un grumo congelato di rispettabilità religiosa nel nostro seno, vorrei che potessimo andare tra i perduti, i peccatori e gli impenitenti, e dire loro come meglio possiamo come Cristo è morto per salvarli, e credo che aprirebbe i loro cuori come la luce del sole apre i bulbi congelati. E in Lui i nostri cuori sarebbero stati scongelati e fusi. (A. J. Gordon.)

Il valore militare dell'entusiasmo: "È bene essere zelanti... con te". Un buon generale, un sistema ben organizzato, una buona istruzione e una disciplina severa, aiutati da istituzioni efficaci, costituiranno sempre buone truppe, indipendentemente dalla causa per la quale combattono. Gli atti allo stesso tempo l'amore per la patria, lo spirito di entusiasmo e il senso dell'onore nazionale opereranno sui giovani soldati con vantaggio. (Massimo LVI.)

Uno scrittore eccentrico racconta questa storia di un uomo che era più eccentrico di lui: "Essendo ancora ignorante, fece voto su di lui di non indossare un cappello, perché aveva sentito che Sir Isaac Newton si era tolto il cappello quando pensava a Dio. Thomas B. pensava che avrebbe superato Sir Isaac, perché non avrebbe indossato affatto un cappello, e mantenne fedelmente il suo voto per otto anni sotto la più aspra persecuzione, Con le sue sole forze prese su di sé la sua schiavitù legale; e, essendo la sua passione dominante la caparbietà, avrebbe attraversato il fuoco e l'acqua per il Signore e per la sua propria via, più sotto la legge che sotto il Vangelo". Che uomo utile sarebbe stato se il suo zelo fosse stato ben diretto! Se avesse sofferto persecuzioni a causa della sua devozione ai doveri religiosi e in obbedienza all'autorità ordinata da Dio! (Da "The Gospeller").

Zelo cristiano:

(I.) LA NATURA DELLO ZELO CRISTIANO

(1.) Un principio spirituale, e quindi divino nella sua origine. Un uomo può essere zelante nel peccato; può essere un bigotto zelante o un settario; ma nessun uomo può essere spiritualmente zelante, finché non è un uomo spirituale

(2.) Lo zelo cristiano è un principio intellettuale, e quindi il risultato della conoscenza. Non solo riscalda, ma illumina

(3.) Lo zelo cristiano è un principio modesto e umile

(4.) Lo zelo cristiano è un principio costante e duraturo. Non il calore febbrile di un corpo malato, ma il calore regolare e costituzionale

(5.) Lo zelo cristiano è un principio attivo e vigoroso. Scioglie la lingua, apre la mano, accelera i piedi. Prega, oltre che crede; lavora e spera

(6.) Lo zelo cristiano è un principio affettuoso, ed è sempre connesso con l'amore fervente. Nessun anatema; Niente shibboleth. Non è sospetto, ma aperto; non ristretto, ma ampio, liberale, generoso

(II.) L'OGGETTO DELLO ZELO CRISTIANO. Un duplice ambito per l'esercizio dello zelo cristiano

(1.) Nell'assicurare la massima quantità possibile di bene a noi stessi. Zelante nella ricerca di una vasta conoscenza. Lavorando con zelo per ottenere di più dello spirito di Cristo. Nel comunicare tutto il bene in nostro potere a coloro che ci circondano. Che sfera allargata! Il mondo stesso è il nostro campo. Ma soprattutto quelli nelle nostre immediate vicinanze

(III.) L'ECCELLENZA DELLO ZELO CRISTIANO

(1.) È un bene per l'anima che è sotto la sua influenza. Lo stesso dell'esercizio per il corpo. Produce energia, galleggiamento, sicurezza, felicità

(2.) È un bene per la Chiesa

(3.) È un bene per il mondo in generale

(4.) È buono, poiché ci associa alle intelligenze più elevate del mondo celeste. Gli angeli si distinguono soprattutto per lo zelo. E quanto fu zelante il nostro benedetto Salvatore!

(IV.) L'IMPORTANZA DELLO ZELO CRISTIANO

(1.) È di primaria importanza quando l'oggetto contemplato è grande e glorioso

(2.) È di primaria importanza quando le difficoltà sono numerose

(3.) È di primaria importanza quando il tempo di azione è limitato

(4.) Quando le responsabilità sono importanti. Non è una preoccupazione secondaria. Non opzionale. È imperativo che ci impegniamo con zelo in ogni opera buona. Il nostro destino ci attende secondo lo spirito e la pratica che abbiamo perseguito sulla terra. Applicazione:1. Che i cristiani abbiano a cuore questo santo principio

(2.) Che i peccatori non perdonati cerchino con zelo la salvezza delle loro anime

(3.) Che la Chiesa sia zelante per l'istruzione dell'età nascente. (J. Burns, D.D.)

Zelo religioso: - Lo zelo per la religione può essere molto lontano dallo zelo religioso; e poiché l'abuso della cosa migliore è proverbialmente il peggiore, ci sono poche passioni che si sono dimostrate più veramente sataniche nelle loro operazioni e conseguenze, di uno zelo cieco e fuorviato riguardo a Dio e alle cose divine

(I.) DOBBIAMO ESSERE SICURI CHE IL SUO OGGETTO SIA QUELLO VERO. Religione personale. Ci può essere una grande quantità di professione, con poca vita o spirito. Deve avere il cuore, così come la mente in esso

(II.) DEVE ESSERE SEMPRE IN UNA COSA BUONA

(1.) Una verità

(2.) Un dovere

(III.) IL PRINCIPIO O IL MOTIVO DELLO ZELO DEVE ESSERE BUONO. La gloria di Dio, non il nostro vantaggio o conforto

(IV.) DEVE ESSERE ADEGUATAMENTE PROPORZIONATO. Ogni verità e ogni dovere sono buoni e devono essere curati al loro posto; ma le verità e i doveri hanno vari gradi di importanza, e non dobbiamo perseguire l'inferiore a discapito del superiore

(V.) DEVE ESSERE COERENTE, UNIFORME E PERSEVERANTE. Non brucia e non trema alternativamente, né passa con mutevolezza incerta e capricciosa dalla zona torrida a quella gelida, e da quella gelida a quella torrida del sentimento. Non è la fiamma improvvisa e tremolante, per quanto brillante e vivace, che fonde il minerale duro, ma il calore incandescente della fornace ben regolata

(VI) I MEZZI, COSÌ COME L'OGGETTO, DELLO ZELO CRISTIANO DEVONO ESSERE BUONI. Non si può usare nulla che sia in contrasto con uno qualsiasi dei grandi principi della rettitudine morale. Non possiamo promuovere l'onore divino disonorando prima la legge divina. Nessuno zelo combattivo o persecutore, nessuna indulgenza alla passione, può essere tollerata in questa sacra causa. (R. Wardlaw, D.D.)

Zelo temporaneo: questo è un sentimento umano, che esiste in molte anime, anche pie. Sono zelanti nel bene, quando sono presenti insegnanti fedeli, ma quando sono assenti, o forse è morto, vengono meno nel loro zelo. (Starke.)

Zelo cristiano: - Molte cose devono essere curate, affinché il nostro zelo possa essere il più efficace possibile; affinché non sia dannoso, ma acquisisca un tono appropriato e sia reso utile a noi stessi e agli altri

(I.) DOVREBBE ESSERE REALE E COSCIENZIOSO

(1.) Ci sono molti tipi di zelo che non resistono a questa prova.

(1) Lo zelo della simpatia, che è solo quello di un soldato, che, sebbene egli stesso un codardo, è spinto alla battaglia dall'esempio del generale.

(2) Lo zelo costituzionale, il mero calore animale, non più alleato al nostro spirito di quanto non lo siano le nostre braccia o i nostri piedi.

(3) Zelo del sentimentalismo, che richiede una certa potente eccitazione, e si spegne quando questo è scomparso.

(4) Lo zelo dell'affettazione, che in realtà è ipocrisia, indossato solo per amore dell'apparenza

(2.) Lo zelo che è proprio è una giusta dimostrazione di ciò che si sente dentro di noi. Non cerca l'occhio dell'uomo, ma agisce sotto l'occhio acuto e indagatore di Dio. È influenzato da ciò che è reale e vero; è nutrito dalle reali e grandi benedizioni che il cristianesimo ha da elargire; e allora diventa parte costitutiva del carattere, e mantiene il suo dominio nell'anima

(II.) DOVREBBE ESSERE INTELLIGENTE, ACCOMPAGNATO DALLA CONOSCENZA. Che sia sincero da solo, non basta. Può essere così, eppure si sbaglia. Dobbiamo dunque aver cura di essere pienamente istruiti in ciò per il quale mettiamo zelo

(III.) PRUDENZA NELL'ESERCIZIO E NELLA MANIFESTAZIONE DEL NOSTRO ZELO RELIGIOSO. La prudenza non smorza il nostro zelo, ma ci permette di realizzare meglio il nostro scopo. Non potete essere troppo zelanti nell'ottenere la religione personale, ma non potete essere troppo prudenti nei mezzi che adottate per promuoverla

(IV.) IL SUO ESERCIZIO DEVE SEMPRE CONSISTERE NELL'INTEGRITÀ MORALE

(V.) DEVE ESSERE SOTTO L'INFLUENZA DELLA CARITÀ. (Dott. Thomson.)

Il dovere dello zelo cristiano: - La parola zelo si riferisce al fuoco; Essere colpiti con zelo significa riscaldarsi, risplendere, bruciare. Implica un ardore che agita tutto il nostro essere, risveglia ogni facoltà sopita, tocca ogni sorgente di sensibilità e chiama tutta la nostra energia in uno sforzo vigoroso verso l'oggetto a cui sono diretti i nostri sforzi. Il cuore del vero cristiano è l'altare dove questa fiamma santa brilla e brucia, e alimentare questa pura fiamma d'amore in una fiamma più luminosa era il disegno di San Paolo quando scrisse questo passaggio

(I.) FACCIAMO ALCUNE CONSIDERAZIONI CHE ILLUSTRANO LA VERIDICITÀ DELLA PROPOSIZIONE NEL TESTO

(1.) Un oggetto realmente e preminentemente buono, merita ed esige un ardente zelo continuo nella sua promozione. E il cristianesimo non è forse così? 2. Un obiettivo veramente e preminentemente buono, non può essere raggiunto ordinariamente senza un ardente zelo perseverante. Con quanta prontezza questo viene riconosciuto rispetto agli affari mondani. E coloro che sono alla ricerca della salvezza di un'anima devono incrociare le mani in un ozioso autocompiacimento? Non sono forse zelanti gli angeli? Il nostro Signore non era forse consumato dallo zelo? Che cosa, se non questo, lo portò sulla terra, da un trono di gloria a una croce ignominiosa? 3. Lo zelo, nella promozione di un oggetto veramente e preminentemente buono, è sicuro, prima o poi, di essere coronato dal successo. La verità è indistruttibile, non può morire, deve prevalere. Non ci sono difficoltà che non possano essere vinte con uno zelo ardente e perseverante; non c'è lavoro che non possa realizzare

(II.) IMPARIAMO ALCUNE DI QUELLE LEZIONI DI ISTRUZIONE PRATICA CHE LA MASSIMA DEL TESTO È BEN CALCOLATA PER INSEGNARE

(1.) Facciamo sempre in modo che l'oggetto del nostro zelo sia veramente buono

(2.) Come possono le persone che professano la religione giustificare la loro pretesa di avere il carattere cristiano mentre sono prive di zelo? 3. Facciamo in modo che il nostro zelo sia costante e stabile

(4.) Coloro che sono così zelanti non sono gli stolti, ma i saggi. (R. Newton.)

Eccellenza dello zelo cristiano: - Essere zelantemente influenzati in quanto alle cose spirituali risulterà essere "buono"

1.) Come prova della vivacità della grazia nelle nostre anime

(2.) Perché è il mezzo più adatto per conservare e accrescere la grazia divina

(3.) A causa della sua benefica tendenza a suscitare lo zelo degli altri

(4.) A causa dell'utilità raggiunta da questa eccellente qualità nel benessere dell'umanità in generale

(5.) A causa della gloria speciale che viene così portata a Dio. (Giovanni Garwood, M.A.)

Zelo santo e non santo contrapposti: il fuoco può essere impiegato per il bene o per il male. Il calore è essenziale per la vita, ma può rivelarsi il precursore di un consumo diffuso. Se da un lato è geniale, ricostituente, purificante; dall'altro è devastante e distruttivo. Così parliamo del calore dell'amore, del calore della passione, del fuoco della persecuzione, ecc., per descrivere vari affetti ed emozioni della mente. Zelo è una parola inventata dai Greci per esprimere l'intensità luminosa di qualsiasi affetto mentale, sia utilmente che perniciosamente diretto. Osservare-

(I.) LO ZELO CHE È RIPROVEVOLE

(1.) Uno zelo per i riti, le forme e le cerimonie, come se avessero un qualche valore in se stessi

(2.) Lo zelo per la tradizione

(3.) Uno zelo ignorante

(4.) Uno zelo persecutorio. Questo sconfigge sempre il suo stesso fine

(II.) LO ZELO CHE È LODEVOLE

(1.) Ciò che procede dal vero amore per Dio

(2.) Fervore per l'adorazione spirituale di Dio

(3.) Zelo per le buone opere

(4.) Zelo per l'edificazione della Chiesa. (J. D. Sirr, D.D.)

Motivi dello zelo cristiano:

1.) Il comandamento di Cristo

(2.) L'esempio di Cristo

(3.) L'amore di Cristo nel cuore

(4.) Gli esempi di uomini santi

(5.) I vantaggi personali che ne derivano

(6.) Il bene che può compiere

(7.) L'encomio che ne viene dato e i suoi esempi nelle Scritture. (Giovanni Bate.)

La proficuità dello zelo cristiano: "È buono"; Non si può dargli un elogio più grande di questo. "È buona", la stessa cosa che si diceva della terra abbastanza finita, la mattina del riposo e del piacere di Geova. "È buono", la stessa cosa che si dice di Dio Stesso: "Tu sei buono e fai il bene". 1. Essere sempre zelantemente coinvolti in una cosa buona è buono in se stesso. Dove il cuore conserva l'ardore della devozione, conserverà l'ardore dell'intraprendenza. Sarà sempre al lavoro per i migliori interessi degli uomini. Non ci sarà tempo per l'abbandono alla tentazione, o per l'incomprensione dell'incredulità. L'amore attivo e il cuore leale si aiuteranno a vicenda, e l'uomo crescerà come un cedro: le sue radici si incuneeranno strette e salde nella Roccia dei Secoli, i suoi rami si getteranno verso l'alto con una mira così graziosa che nessun albero nel giardino di Dio sarà simile a lui nella sua bellezza

(2.) Buono nelle sue influenze. Chi valuterà l'effetto sul progresso del Regno del Redentore, quando la Chiesa sarà piena dello spirito dello zelo cristiano? Oh! una prospettiva di ineffabile bellezza spirituale si presenta all'occhio profetico, informato dallo spirito del Maestro. Ogni membro della Chiesa diventa un missionario della verità, e non c'è né silenzio né esitazione nella testimonianza; le corde dell'amore, che sono i legami di un Uomo, racchiudono migliaia di persone nella comunione evangelica; la Chiesa stessa, in purezza e forza crescenti, diventa il dominio di un'autorità sempre matura; il mondo, caricato dalla Parola come la pronunciano le epistole viventi, inchina il suo rango, il suo intelletto e il suo orgoglio, davanti ai piedi di Gesù; Egli regna il cui diritto è, su un popolo rigenerato, reso disponibile nel giorno della Sua potenza; e poi viene la fine: il mistero compiuto della Croce, le glorie consumate della redenzione. (W. M. Punshon, D.D.)

Oggetti dello zelo cristiano:

1.) La salvezza dell'anima di colui che ne è il soggetto

(2.) La Casa di Dio nel suo culto, nella sua parola, nella sua presenza

(3.) Promozione della religione familiare

(4.) La conversione dei peccatori

(5.) Il benessere generale di tutti i mezzi, le ordinanze e le istituzioni della Chiesa

(6.) Tutto ciò che riguarda il vero benessere dell'umanità. (Giovanni Bate.)

Obbligo di zelo cristiano:

1.) Il valore della salvezza personale

2) Le difficoltà che si frappongono al suo esercizio

(3.) I doveri e i privilegi della religione

(4.) Le rivendicazioni della Chiesa

(5.) La condizione del mondo

(6.) La gloria di Cristo. (Ibidem)

Regolazione dello zelo cristiano:

1.) Dovrebbe essere guidato dalla carità

(2.) Per la sapienza che viene dall'alto

(3) Tenendo in debito conto i tempi, le circostanze, i luoghi e le persone

(4.) Dalle rivendicazioni relative di ciascun oggetto

(5.) Con uno scopo alla gloria di Dio. (Ibidem)

Falso zelo: Un falso zelo nella religione è sempre, sotto un aspetto o nell'altro, uno zelo mal indirizzato, o uno zelo non conforme alla conoscenza, uno zelo che cerca un falso fine, che cerca la sua promozione in qualche modo non autorizzato. Ieu aveva un buon zelo, che chiamò zelo per il Signore degli eserciti. La sua colpa non era quella di essere troppo zelante, ma che il suo zelo era in realtà diretto al suo proprio progresso. Gli ebrei ai giorni di Cristo avevano uno zelo per Dio, ma era così mal diretto da accenderli con la frenesia di distruggere il Figlio di Dio e spegnere la Luce del mondo. Ci sono innumerevoli forme di falso zelo ora all'opera; ma in tutti i casi peccano non per eccesso, ma per depistaggio. Alcuni sono infiammati dallo zelo di diffondere alcune delle corruzioni del cristianesimo e di allontanare gli uomini dalle sue grandi e cardinali verità. Alcuni sono ugualmente zelanti nell'edificare una setta o un partito su fondamenta diverse da quelle che Dio ha posto in Sion; e ciò che contamina il loro zelo è lo scopo per cui lo impiegano, e non un eccessivo fervore del loro zelo stesso. (H. Bonar, D.D.)

Zelo:

(I.) Per quanto riguarda la VERA NATURA DELLO ZELO DIVINO, in generale c'è una grande veemenza e ardore nella religione. È un fuoco del santuario, non una fiamma profana. È il calore e il vigore delle persone sante nella loro persecuzione di ciò che è buono e virtuoso. Più in particolare, questo zelo è interno o esterno. Parlerò prima di ciò che è interiore e ha la sua sede nella mente e nell'anima. Questo non è altro che la veemenza e il fervore degli affetti, o sono gli affetti infiammati dalla religione. È un ardere di tutte le passioni, cioè un fervente desiderio di Dio e della bontà; è una santa ira per il peccato suscitato a grande altezza; è un amore esaltato per tutto ciò che è buono; è un odio perfetto e una detestazione del vizio; è la veemenza del dolore, perché Dio è offeso e la religione disprezzata; È una gioia e una letizia serafica che scaturiscono dal diletto che si prova nella santità. Ma sebbene lo zelo sia la massima intenzione e l'azione fervente di tutti gli affetti, tuttavia è principalmente il calore e la serietà di questi due, cioè l'amore e l'ira. Anzitutto, è un'estasi d'amore: e quell'amore rispetta sia Dio che l'uomo. Colui che non ama teneramente Dio non può essere zelante: perché lo zelo è un amore infiammato per le bellezze e le eccellenze della natura divina, e (come conseguenza di ciò) è un desiderio appassionato di esaltare la gloria di Dio nel mondo. Ancora, chi ama ardentemente Dio, amerà coloro che portano la Sua immagine. Perciò l'amore sincero per i fratelli deve necessariamente essere un inseparabile accompagnatore del santo zelo, secondo quello di San Pietro: "Amatevi gli uni gli altri con cuore puro con fervore". Così lo zelo è la fiamma dell'amore. E da questo amore scaturisce l'ira e l'indignazione contro il peccato, e contro coloro che lo compiono; perché chi ama Dio mostrerà la sua ira contro ciò che lo offende e lo dispiace. Ci troviamo infuriati ed esasperati a un livello molto alto quando vediamo affronti e offese offerti ai nostri genitori e a coloro che amiamo di più; molto di più, quando il nostro Padre celeste è offeso e offeso, il nostro cuore deve necessariamente sollevarsi dentro di noi, e non possiamo non sentirlo mosso da rabbia e da una santa vendetta; perché lo zelo è un'indignazione concepita per il torto fatto a coloro che amiamo teneramente. Così lo zelo non è altro che l'amore adirato . In secondo luogo, questo zelo divino non è solo interiore, ma esteriore. In primo luogo, lo zelo cristiano si manifesta con le parole, come è detto di Apollo, che "fervente nello spirito, parlava e insegnava diligentemente le cose del Signore" Atti 18:25 ; e "parlò con franchezza nella sinagoga" (ver. 26). Così gli apostoli: "Non possiamo tacere di dire le cose che abbiamo visto e udito" Atti 4:20. Lo zelo dà voce e non permetterà che la verità sia soffocata e nascosta; perché la verità è di assoluta necessità, e l'errore è condannabile come il vizio. In secondo luogo, lo zelo si manifesta in tutte le azioni e le prestazioni religiose. Ma per farvi vedere che lo zelo si manifesta nelle azioni esteriori, e non vuole mai modi di esprimersi e di mostrarsi apertamente, menzionerò alcuni dei principali doveri richiesti nel cristianesimo. Il primo che nominerò è il pentimento. Questo e lo zelo devono andare di pari passo, secondo quel consiglio dato alla Chiesa di Laodicea: "Siate zelanti e convertitevi" Apocalisse 3:19. E san Paolo, parlando ai Corinzi dei diversi effetti e concomitanti del pentimento, esige da loro "quale zelo ha operato in loro" 2Corinzi 7:11. Ancora una volta, la vera carità evangelica non ne è mai priva; perciò udite San Pietro esortare i cristiani così: "Abbiate fervente carità fra voi" 1Pietro 4:8. E quindi l'audacia dei Corinzi nell'elemosina, nella distribuzione e nel ministero dei santi, è chiamata "zelo" 2Corinzi 9:2. Inoltre, lo zelo dei cristiani deve essere scoperto nella preghiera, il dovere più necessario della nostra religione. Questo è chiamato da San Paolo "faticare" (o lottare) "ferventemente nella preghiera" Colossesi 4:12. In secondo luogo, l'ascolto della Parola dovrebbe avvenire con zelante attenzione e vigore, perché è per la nostra vita, o si tratta del benessere eterno. Più avanti, potrei mostrarvi che un fervore e uno zelo straordinari devono accompagnare la partecipazione alla santa comunione. Qui, se mai, la nostra vita e il nostro calore devono manifestarsi. Su questo altare ci deve essere fuoco, il nostro cuore deve essere un olocausto. Lo zelo è quando le nostre grazie sono al loro zenit o punto verticale. Lo zelo è virtù eroica nella filosofia cristiana: è il grado più alto e più elevato di ogni dote, grazia e dovere. Ora (secondo ciò che ho proposto) allegherò le sue proprietà, che sono queste: in primo luogo, questo zelo che ho descritto è reale e sincero, in opposizione allo zelo contraffatto. E possiamo conoscerne la sincerità

1.) Con questo, vale a dire, se siamo più offesi e adirati perché Dio è disonorato e offeso; poiché lo zelo si manifesta nelle cose che appartengono alla gloria di Dio. Così Cristo mostrò la verità del Suo zelo per la casa di Suo Padre Giovanni 2:17. Questo è un modo per mettere alla prova la sincerità del vostro zelo, cioè se lo dimostrate in modo evidente contro i nemici di Dio, mentre nel frattempo scoprite una grande clemenza verso coloro che sono i vostri, e avete particolarmente danneggiato voi stessi

(2.) Il giusto zelo genuino può essere riconosciuto da questo; che non si spenda per questioni minori e cose del tutto indifferenti. Lo zelo di alcuni uomini si esaurisce in questa cosa principale, cioè sostenere un'opinione dubbia e sfidare e detestare tutto ciò che non è della loro convinzione riguardo a quel particolare. Ma un uomo saggio e buono proporziona il suo zelo secondo il valore e l'importanza delle cose di cui è a conoscenza. E poiché le cose indifferenti non sono importanti e pesanti, egli sa che non meritano il suo zelo. Non era tutto oro massiccio quello che i mercanti di Salomone portavano sulle loro navi: scimmie e pavoni facevano parte del loro carico. Così, nel nostro merchandising per la verità, ci imbattiamo in alcune cose lievi e insignificanti, punti piacevoli, nozioni solo per abbellire. E accanto a questi, ci sono cerimonie e riti esterni, modi e circostanze particolari nel culto religioso. Ma dobbiamo esporre il nostro zelo su quelle cose che sono per loro natura degne, necessarie e indispensabili

(3.) Questa è un'altra prova: se il tuo zelo è accompagnato dall'amore e dalla carità, puoi dedurre che è sincero; ma se è così feroce e avido da divorare queste cose e incitarvi ad essere crudeli e implacabili, allora concludete che il vostro zelo non è lo zelo evangelico

(4.) A volte il guadagno e il profitto sono l'unica fonte dello zelo degli uomini, e allora si può concludere che sia falso e contraffatto, e non il vero zelo religioso. Coloro che fanno del guadagno la loro pietà non sono veri fanatici

(5.) Quando lo zelo procede dall'orgoglio e dall'ambizione, c'è motivo di credere che non sia sincero. In secondo luogo, questa è un'altra proprietà dello zelo, che sia accompagnato e guidato dalla conoscenza, in opposizione allo zelo cieco. San Paolo riporta che gli ebrei "avevano zelo in Dio, ma non secondo conoscenza" Romani 10:2. E di se stesso dice che in precedenza era stato "molto zelante nelle tradizioni dei suoi padri" Galati 1:14, che erano un miscuglio di ignoranza e superstizione. Ma in un altro passo ci dice quanto perniciosa si sia rivelata per lui quella zelazione, e a quali vili enormità lo abbia eccitato. Ma il vero zelo si basa sulla conoscenza. Questo calore non vuole luce, ma è condotto dal giudizio e dalla saggezza. In terzo luogo, ci deve essere questa proprietà del nostro zelo, che sia secondo una regola, e che si mantenga entro i suoi debiti limiti, in opposizione allo zelo irregolare e illegale. Lo zelo deve avere i suoi limiti e i suoi confini. Questo fuoco deve essere tenuto acceso nel focolare, al suo posto. Dovremmo agire nella religione secondo certe regole e misure, perché è uno zelo regolare e ben guidato che Dio accetta. In quarto luogo, aggiungerò che questa deve essere pacifica e ben temperata, calma e discreta, in opposizione allo zelo turbolento e avventato. Questo zelo carnale è un calore smodato, un'esorbitante commozione della mente, un eccesso e un trasporto, per cui gli uomini disordinano se stessi e gli altri. Tra questo zelo e l'altro, c'è tanta differenza quanto tra i lampi rapidi e feroci che si osservano talvolta nei cieli, e la fiamma mite ma attiva del sole. Il falso zelo è pieno di rumore e clamore e di movimenti violenti. Coloro che ne sono influenzati pensano che sia della natura di alcuni fiumi, che non sono mai così utili come quando straripano. Lo zelo cristiano è un calore naturale e gentile, non una febbre ardente o una calentura. La mente o anima dell'uomo, con tutte le sue funzioni e facoltà, è spesso chiamata nella Scrittura il cuore, essendo considerato, anticamente, il luogo principale della sua residenza. Ma possiamo imparare, a proposito, da questa denominazione, che la mente dell'uomo dovrebbe assomigliare al suo cuore, da cui prende in prestito il suo nome. Ora, il movimento di questo nelle persone sane è uniforme e placido, propaga lo stesso polso in tutte le diverse arterie che si estendono in tutto il corpo. Tutti i suoi registri e intervalli sono uguali e armoniosi, come se la natura tenesse il tempo in questi organi del corpo. Questo battito acuto non è altro che un'infiammazione della mente, che un cimurro febbrile dell'anima. Infine, il testo offre un altro carattere a questo zelo: deve essere costante e perseverante. Dobbiamo essere sempre colpiti con zelo. Questo fuoco santo deve sempre ardere sull'altare. Questo è, secondo l'espressione dell'apostolo, "all'istante" (o intensamente) "servire Dio giorno e notte" (At 26,7). Come nessun incidente avverso e circostanza calamitosa, così nessuna lusinga e sorriso del mondo è in grado di far sì che la persona veramente zelante modifichi il tenore della sua vita. Si è posto su un tono giusto, e lì continua. Il falso zelo si consuma troppo in fretta, e come una meteora si vede divampare solo per poco tempo, e poi svanire. Ma quello zelo che è vero e genuino, come il sole splende sempre più fino a un giorno perfetto, ed è una fonte inesauribile di luce e di calore

(II.) Terminata la prima parte generale del mio discorso, in cui ho mostrato la vera natura dello zelo cristiano, sono ora nel prossimo luogo (ma più brevemente) per mostrarvi quanto sia ragionevole mettere in pratica questa grazia, o piuttosto questa complicazione delle grazie e delle virtù. La ragionevolezza di ciò è contenuta in quelle parole all'inizio del testo

(1.) Dico che è un bene nei confronti di Dio, e che se lo consideri, o come è nella sua natura, o come lo è per noi. In primo luogo, in Se Stesso, e nella Sua stessa natura, Egli è uno spirito, e quindi il nostro servizio a Lui deve essere spirituale, vivace e zelante. Ma offrirai servizi morti al Dio vivente? Offrirai un corpo senz'anima? Poiché tale è il nostro servizio e il nostro culto, se è privo di zelo e di fervore. In secondo luogo, se si considera Dio come lo è per noi, in ogni modo buono e misericordioso, che ci carica continuamente dei suoi benefici e ci impone obblighi in tutti i modi immaginabili, siamo impegnati per questo ad essere zelanti. Dobbiamo rendere il nostro omaggio e servizio a Dio, come al nostro grande Re e Signore nella più alta tensione e con la massima intenzione

(2.) Lo zelo è più ragionevole nei confronti di noi stessi, e questo, in primo luogo, perché è necessario, per la nostra felicità. Altrimenti non si ottiene né la grazia né la gloria, come ci assicura il nostro Salvatore, dicendoci che "il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono con la forza" Matteo 11:12. E in secondo luogo, lo zelo non è solo necessario, ma vantaggioso. I benefici sono molto numerosi; basterà citarne solo alcune. Lo zelo prende i nostri pensieri e impiega interamente la nostra mente, e quindi è utile per questo motivo, che ci libera dalle preoccupazioni e dalle sollecitudini mondane. Essa ci permette di non essere ansiosi per le cose terrene, perché fissa il nostro cuore su quelle celesti: ci fa rivolgere i nostri affetti alle cose di lassù, e quindi non ci preoccupiamo di quelle di sotto. Ancora una volta, lo zelo ci rende contenti e allegri. Quando siamo animati da questa eccellente qualità, siamo in grado di servire Dio con gioia e letizia ineffabili. Questo produce anche forza d'animo e coraggio. Se siamo zelanti, saremo valorosi per la verità, non temeremo la più grande opposizione, ma ci faremo strada imperterriti attraverso tutte le difficoltà e i disastri. Lo zelo ci permetterà di soffrire qualsiasi cosa per una buona causa. Permettetemi di aggiungere che lo zelo rende facile ogni cosa nella religione. Ci sono cose così sublimi in ogni virtù, che è difficile raggiungerle. Ma lo zelo facilita tutti; Questo rende la via della religione piana e agevole, e ci aiuta a correre, e a non venir meno. Questo è come il vento per le vele, come il mantice per il fuoco e come il filo della spada. Infine, la fermezza è generata dallo zelo, che ci corona di costanza e perseveranza

(3.) Non solo nei confronti di Dio e di noi stessi, ma anche nei confronti dei nostri fratelli, questo è il nostro dovere e la nostra preoccupazione. Perché lo zelo è il miglior promotore della religione negli altri, secondo quello dell'apostolo: "Il tuo zelo ha provocato molti" 2Corinzi 9:2. Non c'è da meravigliarsi che ci siano così pochi convertiti, che la religione non guadagni più terreno nel mondo, poiché c'è così poco zelo

(III.) E l'ultimo compito deve essere quello di APPLICARE LA DOTTRINA PRECEDENTE, cosa che farò in questi due particolari, vale a dire, a titolo di rimprovero e di esortazione. In primo luogo, questo rimprovera ogni tiepidezza, negligenza e indifferenza nella religione. In quale zona gelida viviamo ora? Quanto siamo superficiali in tutti i nostri doveri e servizi religiosi? O zelo cristiano, dove sei bandito? Ora, per sostenere la mia esortazione, vi offrirò queste serie considerazioni

(1.) Non sarà improprio per alcuni, sì, per la maggior parte di voi, riflettere sulla vostra precedente indifferenza e freddezza: e lasciate che questa considerazione vi spinga ad essere molto zelanti per il futuro. È giunto il momento di correggere il nostro ritmo

(2.) Può darsi che alcuni di voi siano stati zeloti nel senso peggiore, cioè estremamente ansiosi e accesi contro la religione e le vie della santità. Il pensiero di questo dovrebbe rendervi per il futuro zelantemente colpiti in ciò che è buono

(3.) Tutti noi dovremmo considerare il fine e il disegno delle meritevoli imprese di Cristo per noi. "Egli ha dato se stesso per noi", dice l'apostolo, "per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo particolare, zelante nelle buone opere". 4. Valutiamo bene l'importanza di quelle cose di cui ci si chiede di occuparci

(5.) C'è questa considerazione per spingervi a questo dovere, che la sua negligenza si rivelerà molto pericolosa per voi, come appare da ciò che è stato detto alla Chiesa di Laodicea ( Apocalisse 3:16)

(6.) Metti davanti a te gli esempi dei migliori e principali servitori di Dio. Come vediamo nel tessuto della natura i corpi più eccellenti, come il sole e le stelle, sono i più inquieti e attivi, così è nell'economia della grazia, i santi più eminenti di Dio sono sempre stati i più seri e zelanti, muovendosi continuamente e agendo sulla via della pietà. Quanto erano zelanti Mosè, Finea, Elia, Davide, Giovanni Battista, Paolo e altri santi riportati nelle Sacre Scritture? 7. Saresti zelante, quindi studia seriamente le ultime cose. Pensate spesso alla morte, e questo vi ispirerà zelo. (Giovanni Edwards, D.D.)

19 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:19-20

Finché Cristo non sia formato in voi.

La crescita di Cristo in noi: - Ora, sebbene l'apostolo non lo riduca mai in un'allegoria completa, tuttavia si può vedere chiaramente che questo pensiero dimorava nella sua mente, cioè che come Cristo venne in questo mondo, e fu prima un bambino, poi un giovane, e infine un uomo, così c'era un ordine nelle fasi della nostra esperienza personale; e che Cristo in noi è nato, prima come bambino, ed è andato avanti attraverso tutte le tappe della giovinezza fino alla maturità, così che abbiamo nell'esperienza spirituale della nostra natura il parallelo, l'analogo, di ciò che Cristo stesso ha attraversato. Questa grande verità, quindi, deve essere tenuta a mente, che la vita cristiana inizia dal punto di debolezza, e prosegue per tappe normali e regolari fino alla maturità. È prima una scintilla, poi una fiamma, nascosta in molto fumo, e infine un carbone puro e ardente. Con questo dispiegarsi dell'idea primordiale, procedo, ora, a fare alcune applicazioni

(1.) I bambini e i giovani possono diventare discepoli del Signore Gesù Cristo, e possono essere radunati in sicurezza nell'ovile cristiano, se solo i loro genitori e i loro pastori saranno contenti di ricevere il bambino-Cristo nel giovane convertito, o nel giovane cristiano. Le persone, lo sappiamo tutti, sono più suscettibili in tenera età che in qualsiasi altra. I bambini non sono superiori agli uomini in conoscenza, né in forza, né in discriminazione. Ci sono mille acquisizioni con cui un uomo combatte con il mondo in cui non è superiore. Ma c'è un principio importantissimo che appartiene all'infanzia, e non a qualsiasi altro tempo, cioè: quello sviluppo particolare dell'anima con il quale sa come afferrare l'altro e prendere in prestito la sua luce da quell'altro. Per prendere in prestito l'esempio di un frutteto, c'è solo un periodo dell'anno in cui si può innestare bene. Potrebbe essere possibile innestare con successo in altri momenti; ma c'è un periodo in cui devi fare il trasferimento se vuoi prendere un germoglio da un albero e innestarlo in un altro, e fargli produrre la sua specie, e fare il meglio che è in grado di fare. C'è solo una stagione in cui la corteccia si solleva facilmente e il personale è nelle giuste condizioni. C'è un tempo, inoltre, in cui le piccole nature germogliano facilmente e si innestano facilmente. E' possibile innestarli in altri momenti, mediante elaborazioni extra; Ma più della metà degli innesti si scoppierà, come si suol dire. C'è un periodo, tuttavia, in cui novantanove su cento rimarranno e cresceranno. Perché tutti gli adattamenti del bambino in quel momento sono tali da indurlo a prendere in prestito la sua vita da un altro. Si nutre di un altro istintivamente. È un piccolo parassita. Non è altro che il trasferimento di ciò che è il suo bisogno e il suo istinto al benedetto Salvatore. E poi diventa un bambino cristiano. Ma molte persone, nell'allevare i loro figli nella disciplina e nell'ammonimento del Signore, guardano con grande sospetto alle prime esperienze cristiane. Hanno paura di crescite anormali

(2.) Si può essere cristiani ma molto lontani dalla bellezza, dalla simmetria e dalla virilità della pietà. Non dobbiamo supporre che siano solo cristiani che sono bei cristiani, o che sono abbelliti da tutte le grazie cristiane. Un uomo può essere un cristiano, e il suo Cristo può essere un bambino. Un uomo può essere cristiano, e la natura cristiana in lui può ancora essere, per così dire, nella sua fanciullezza. Un uomo può essere un cristiano, eppure il Cristo in lui può aver raggiunto solo quello stadio in cui entra nella giovinezza adulta. Un uomo può essere un cristiano, e il Cristo in lui può essere entrato nel Suo ministero, per così dire, nella piena maturità della Sua virilità. Non dobbiamo quindi supporre che le persone non siano cristiane perché sono molto imperfette. Se il cuore di un uomo è nella causa, e si arruola nell'esercito, è un soldato, non quando è un veterano, ma quando si arruola. È un soldato altrettanto vero quando il suo nome viene scritto sul rullo, e va con la squadra scomoda alla prima esercitazione, come dopo cinque anni di servizio nell'esercito, sebbene non sia un soldato con lo stesso grado e ampiezza di esperienza. È un soldato, purché il suo cuore sia retto, e ami la causa, e si unisce seriamente. Il grado di imperfezione e di ignoranza che c'è in lui non ha nulla a che fare con il fatto che è un soldato. È quell'altra cosa silenziosa, cioè il principio al centro della tua vita, che si impegna a organizzare tutto il tuo essere sulla legge dell'amore. E questo può essere stabilito in un uomo senza alcuna esperienza esteriore. Una persona può arrivare a uno stato in cui intende essere come Cristo, e significa tagliare tutto ciò che le impedisce di essere simile a Cristo, e imporre l'obbedienza esteriore e interiore a questa legge d'amore in Gesù Cristo; eppure, potrebbe non avere né luce né gioia. Ma è l'innalzamento di questo stendardo, la rivendicazione di quella legge sovrana nell'anima, che costituisce l'inizio della vita cristiana. Se arriva con gioia, tanto meglio. Se non viene con gioia, è nondimeno vera conversione

(3.) In una vita cristiana, come nella vita ordinaria, ci sono due principi all'opera: primo, la forza della natura nella crescita costante e nel dispiegamento delle nostre normali forze; e in secondo luogo, l'esercitazione volontaria che, lavorando in armonia con la natura, chiamiamo educazione. Le grazie cristiane, se posso dirlo senza fraintendere, sono come tanti mestieri. Non devono essere apprese teoricamente; e certamente non sono creati in noi dalla semplice operazione dello Spirito, né dalle forze della natura santificata. Li impariamo proprio come impariamo qualsiasi cosa nella vita esteriore. Si suppone che lo Spirito di Dio renda gli uomini umili; che, per così dire, manda in loro umiltà. Proprio come la rugiada cade, e si posa sull'erba barbuta, gemmata e ingioiellata in una mattina d'estate; così gli uomini pensano che le grazie cristiane cadano dal grande concavo celeste sopra di loro; e che tutto ciò che si sa è che è andato a dormire di violetta secca, e si è svegliato di una violetta bagnata e bella! Molte persone pensano che la mansuetudine, la gentilezza, l'umiltà, la fede, la pazienza, la speranza e la gioia nello Spirito Santo siano doni divini. Sono doni divini, certo. Così il mais è un dono divino; così il vino è un dono divino; e così il bestiame su mille colline sono doni divini; Ma gli uomini devono lavorare per loro. Dio li dà all'industria dell'uomo, e non alla sua pigrizia. Tutti i doni sono doni divini in un senso come questo. Se il legame tra l'anima e Dio dovesse cessare, queste cose non accadrebbero mai; ma Egli collabora con noi per volere e fare queste cose. Nessun uomo è mai arrivato a uno stato di eminenza cristiana aspettando e pregando da solo

(4.) Le esperienze di vita cristiana non sono promiscue. Essi si trovano in un certo ordine di natura. Proprio come in estate tutti i fiori non sbocciano in primavera, né aspettano l'autunno; poiché vi è una successione regolare, secondo il temperamento dell'anno, seguendo una linea di calore crescente; poiché c'è un ordine di sviluppo nell'albero; Come c'è prima la foglia, poi il frutto verde e poi il frutto maturo, così è nella vita cristiana. Cristo inizia con noi dal punto infantile e si sviluppa in noi costantemente; e gli sviluppi successivi non possono essere avuti fino a quando non sono stati superati quelli intermedi. Dobbiamo crescere costantemente; ma in ogni punto di crescita dobbiamo, per così dire, cogliere le esperienze di quel punto. Quando per la prima volta le persone pensano di essere liberate dal potere del peccato, di Satana e della morte; quando per la prima volta hanno la sensazione trionfante che Cristo li ama, e sanno di amare Cristo, c'è qualcosa di meraviglioso e bello in esso, e dovrebbero ricordarlo per tutta la vita; Ma, dopo tutto, è questo il migliore? E vi guardate indietro e dite: "Non ho mai più avuto esperienze d'amore simili; Non fui mai più così felice; Non sono mai più stato così vicino a Cristo?" Oh! Che vita hai vissuto! Perché, quanto lontano sei stato? Il tuo Cristo è già un bambino? Nato nella tua anima, hai girato la chiave della camera dove si trovava Lui? E non avete mandato nessun maestro di scuola e nessuna infermiera? Hai fatto morire di fame il bambino neonato? E non c'è mai stata alcuna crescita in quel bambino? È solo un fantasma o una visione in te? Quel bambino Gesù, nato nella tua anima, sarebbe cresciuto, e avrebbe dovuto a poco a poco espellere l'uomo naturale, e gonfiarsi fino a tutte le proporzioni del tuo essere, fino a diventare Cristo formato veramente e perfettamente in te. Che ne è di voi, cari fratelli cristiani? Sei cresciuto in quella parte del tuo essere che è rappresentata dall'amore, dall'umiltà e dal disinteresse di Cristo? L'avete imitato nell'andare in giro a fare il bene? Questi elementi della natura divina in te sono cresciuti e coerenti simmetricamente, e si sono gonfiati fino alle proporzioni della piena virilità? Sulla terra non c'è spettacolo più bello, e non ci sarà mai uno spettacolo più bello fino a quando Egli verrà a regnare mille anni, di un carattere che è cresciuto costantemente in ogni direzione, ed è giunto alla vecchiaia ricco e maturo. Mi dispiace dire che tali personaggi sono rari. (H. W. Beecher.)

Soffro di nuovo nel parto:

(I.) IL MINISTERO DELL'APOSTOLO. Assume la condizione di madre per esprimere il suo affetto più tenero. Se questo è il caso di Paolo, quanto è grande la compassione di Dio Isaia 49:15

(2.) Egli significa la misura dei suoi dolori ministeriali 2Corinzi 11:23. Coloro che si prendono più impegno hanno più successo

(3.) Egli significa la dignità del suo ministero che è lo strumento della nuova nascita

(II.) LA SUA FINE. "Fino a Cristo", ecc. Questa conformità a Cristo è duplice

(1.) In qualità.

(1) Alla morte di Cristo.

(2) Alla vita di risurrezione di Cristo

(2.) In pratica.

(1) Come profeti; confessare Cristo; insegnandoci e ammonindoci a vicenda.

(2) Come sacerdoti; offrire sacrifici spirituali.

(3) Come re; per avere influenza sulle corruzioni dei nostri cuori. (W. Perkins.)

Cristiani da bambini: sono deboli, umili, disposti a imparare, obbedienti, speranzosi e progressisti; e quindi sono chiamati figli. (Thomas Jones.) Superiorità della parola rispetto alla scrittura È un detto comune che una lettera è un messaggero morto, perché non può dare più di quanto ha. E nessuna epistola o lettera è scritta in modo così preciso da non mancare di un certo rispetto. Poiché le circostanze sono diverse; C'è diversità di tempi, luoghi, persone, costumi e affetti, tutti che nessuna epistola può esprimere; perciò commuove il lettore in modo diverso, rendendolo ora triste, ora allegro, come lui stesso è disposto. Ma se qualcosa viene detto bruscamente, o fuori tempo, la voce viva di un uomo può esporlo, mitigarlo o correggerlo. Perciò l'apostolo desidera che egli sia con loro, al fine di temperare e cambiare la sua voce, come riterrà necessario, con le qualità dei loro affetti. Come, se vedesse qualcuno di loro molto turbato, potrebbe temperare le sue parole in modo che non siano oppresse con più pesantezza; al contrario, se vedesse gli altri di animo altero, potrebbe rimproverarli aspramente, per timore che siano troppo sicuri e negligenti, e così alla fine diventino disprezzatori di Dio. Perciò non riusciva a capire come trattarli con le lettere, essendo assente. Come se dicesse: Se la mia epistola è troppo tagliente, temo che offenderò più alcuni di voi che emendarli. E ancora: se è troppo gentile, non gioverà a coloro che sono perversi e ostinati; perché le lettere morte e le parole non danno più di quello che hanno. Al contrario, la voce viva di un uomo, paragonata a un'epistola, è una regina; perché può aggiungere e diminuire, può trasformarsi in ogni sorta di affetti, tempi, luoghi e persone. (Lutero.)

Desidero essere presente con voi:

(I.) IL DESIDERIO DI PAOLO. Questa presenza di pastori tra la loro gente è molto necessaria

(1.) Per prevenire i pericoli spirituali; da qui sono chiamati sentinelle e sorveglianti

(2.) Per riparare i torti subiti

(3.) Per recuperare gli sviati

(II.) LA FINE di questo desiderio: "Che io possa cambiare la mia voce". 1. Da quello dell'apparente rimprovero a quello della tenera supplica

(2.) Da quello del polemico duro a quello dell'insegnante e dell'amico amorevole. Impara che una frequente conferenza tra pastore e persone è la cosa più desiderabile

(1) Affinché i pastori sappiano meglio come insegnare.

(2) Affinché le persone sappiano meglio ciò che viene insegnato.

(3) Affinché entrambi vivano in pace e buona volontà

(III.) L'OCCASIONE del desiderio

(1.) La perplessità dell'apostolo era reale

(2.) Prese provvedimenti per alleviare i suoi dubbi con questa Epistola

(3.) Ha lasciato gli eventi a Dio. (W. Perkins.)

La comunione delle anime non consiste nella vicinanza delle persone. Ci sono milioni di persone che vivono in stretto contatto personale - abitano sotto lo stesso tetto, si siedono allo stesso tavolo e lavorano nello stesso negozio - tra le cui menti c'è a malapena un punto di contatto, le cui anime sono lontane come i poli; mentre al contrario ci sono quelli che sono separati da oceani e continenti, sì, dal misterioso abisso che divide il tempo e l'eternità, tra i quali c'è un rapporto costante, una deliziosa fratellanza. In verità, spesso abbiamo più comunione con i lontani che con i vicini. (D. Thomas, D.D.)

Le tenere ansietà dei ministri per il loro popolo: - Dubito di alcuni di voi. Sono geloso di te con una gelosia divina. E se non c'è motivo per farlo, mi perdonerai; perché se è un errore, è l'errore dell'amore. Anche gli apostoli, la società più eletta che si sia mai formata, avevano un Giuda tra loro. Anche un cristiano giudizioso può sospettare che tutto il vostro cuore non sia impegnato, che il vigore del vostro spirito non sia esercitato e che non ci sia vita spirituale nelle vostre devozioni. Quest'uomo può sospettare; e chi scruta il cuore può vedere che è così in effetti. Dubito anche di alcuni di voi che abbiate consumato le vostre impressioni religiose prima che maturassero in una giusta emanazione. Questo è un caso molto comune nel mondo, e quindi potrebbe essere il tuo. Il temperamento di un cristiano ha una tale somiglianza con quello di Cristo, che è stato chiamato Cristo in embrione, spiritualmente formato in noi. In verità è infinitamente inferiore all'originale del tutto perfetto, ma tuttavia è un temperamento prevalente e abitualmente il principio che governa l'anima. Quel temperamento filiale verso Dio, quell'umile venerazione e sottomissione, quell'ardente devozione, quel rigoroso rispetto per tutti i doveri della religione, quell'abnegazione, umiltà, mansuetudine e pazienza, quella mentalità celeste e nobile superiorità verso il mondo, quella generosa carità, benevolenza e misericordia verso l'umanità, quell'ardente zelo e diligenza nel fare il bene, quella temperanza e sobrietà che risplendeva nel beato Gesù di un divino splendore incomparabile: queste e simili grazie e virtù risplendono, anche se con raggi più deboli, in tutti i Suoi seguaci. Hanno davvero le loro infermità, molte e grandi infermità, ma non tali da essere incompatibili con la prevalenza abituale di questa disposizione simile a quella di Cristo. Potete trovare le scuse che volete, ma questa è una verità eterna, che se non avete una vera somiglianza con il santo Gesù, non siete i Suoi veri discepoli. Vi prego di esaminare criticamente questo punto. Hai il diritto di prendere il tuo nome cristiano da Cristo, a causa della tua conformità a Lui? Di nuovo, se Cristo si forma nei vostri cuori, Egli vi abita. L'embrione celeste non è ancora completo, non è ancora maturo per nascere nel mondo celeste, ma è vivificato. Voglio dire, quelle virtù e grazie sopra menzionate non sono principi morti, inattivi dentro di voi, ma operano, si mostrano vivi con l'azione, sono i principi che governano la vostra pratica. Prima di congedare questa testa, devo osservare che la produzione di questo bambino divino, se così posso chiamarla, nel cuore, è interamente opera dello Spirito Santo. Non è la crescita della natura, ma una creazione per mezzo del potere divino. Ma voi chiedereste più avanti: "In che modo opera questo agente divino; o come si forma Cristo nel cuore del Suo popolo?" Rispondo, il cuore dell'uomo ha una rapida sensazione. Nulla può essere fatto lì senza che esso lo percepisca, tanto meno Cristo può essere formato lì, mentre è del tutto insensibile all'operazione. C'è davvero una grande varietà nelle circostanze, ma la sostanza dell'opera è la stessa in tutti gli adulti. Perciò, se mai ne siete stati oggetto, siete stati sensibili ai seguenti particolari

(1.) Ti è stato reso profondamente consapevole del tuo essere completamente privo di questa immagine divina. I vostri cuori vi sono apparsi come un'enorme, informe massa di corruzione, senza un solo ingrediente di vera bontà, in mezzo a tutte le sue lusinghiere apparenze

(2.) Con la presente vi siete impegnati seriamente nell'uso dei mezzi designati per il rinnovamento della vostra natura

(3.) Siete stati resi consapevoli della vostra debolezza e dell'inefficacia di tutti i mezzi che potreste usare per produrre l'immagine divina nei vostri cuori; e che nient'altro che la mano divina poteva attirarlo lì

(4.) A questo punto lo Spirito Santo illuminò la tua mente per vedere la gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo e il metodo di salvezza rivelato nel vangelo. Ti è stato permesso di gettare la tua anima colpevole, corrotta e indifesa su Gesù Cristo, che hai visto essere un glorioso Salvatore onnisufficiente; e con tutto il vostro cuore avete abbracciato la via della salvezza attraverso la sua mediazione. La visione della Sua gloria si rivelò trasformativa: mentre stavi contemplando l'oggetto, ne ricevevi la somiglianza; I raggi della gloria che risplendono su di voi, per così dire, hanno reso trasparenti i vostri cuori, e le bellezze della santità sono state impresse su di essi

(5.) Se Cristo è mai stato formato in voi, è vostro sforzo perseverante migliorare e perfezionare questa immagine divina. Tu desideri e ti sforzi per essere pienamente conforme a Lui e, per così dire, per cogliere la Sua aria, i Suoi modi e il Suo spirito, in ogni pensiero, in ogni parola e in ogni azione. Nella misura in cui siete diversi da Lui, fino a questo punto apparite deformi e ripugnanti a voi stessi. Mentre senti che uno spirito non cristiano prevale dentro di te, ti sembra di essere posseduto dal diavolo. Ed è il lavoro della tua vita sottomettere un tale spirito, e illuminare e rifinire i lineamenti dell'immagine divina dentro di te, con ripetuti tocchi e ritocchi. (Presidente Davies, M.A.)

Professori perplessi: - Ci sono minerali che mostrano colori diversi su facce diverse. Così la dicroite, o iolite, è spesso di colore blu intenso lungo il suo asse verticale; ma, su un lato perpendicolare a questo asse, è di colore giallo brunastro. Il fenomeno deriva dal modo in cui le particelle sono disposte per riflettere e trasmettere la luce. L'intera struttura interna deve essere modificata prima che lo stesso colore sia presentato su tutte le facce. C'è un dicroismo morale. Consiste nell'essere bifronte di un uomo, cioè bifronte, sia nei suoi principi che nella sua pratica, al fine di assicurarsi il favore popolare ed evitare l'odio. Si dice che il camaleonte abbia il potere di assumere il colore dell'oggetto su cui si fissa; Quindi quest'uomo intende conformare il suo credo e la sua pratica a quelli che sono più popolari nella comunità in cui gli capita di dimorare o soggiornare. In un punto è ortodosso; in un altro, eterodosso; in uno, un sostenitore della temperanza; in un altro, sciolto in questa materia, sia in teoria che in pratica: in un luogo, a favore della schiavitù; in un altro, l'antischiavitù. I suoi principi morali e religiosi non sono stabiliti, o, piuttosto, egli li piega ai suoi interessi mondani, e non avete modo di determinare dove trovarlo in qualsiasi circostanza, se non quello di indagare quale aspetto l'interesse personale gli richiederà di assumere. Né sarà mai essenzialmente migliore fino a quando la grazia divina non avrà trasformato e riordinato gli elementi del suo carattere. (Hitchcock.)

Il signor Camden riferisce di un certo Redwald, re dei Sassoni orientali, il primo principe di questa nazione che fu battezzato, eppure nella stessa chiesa aveva un altare per la religione cristiana, un altro per quella dei pagani. E molti di questi falsi adoratori di Dio si trovano tra noi, come quelli che dividono le stanze delle loro anime tra Dio e il diavolo, che giurano su Dio e Malcham, che a volte pregano e a volte maledicono, che si fermano tra Dio e Baal, semplici eterocliti nella religione. Ma Dio non può sopportare questa divisione: Egli non avrà la tua soglia per stare vicino alla Sua soglia; Egli avrà tutto il tuo cuore; Non gli importa della metà, se essa e il diavolo hanno l'altra. (Spencer.)

21 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:21

Dimmi.

Il valore di una domanda mirata: - La domanda che ci spinge a dire ciò che sappiamo affina la nostra conoscenza; E, allo stesso modo, la domanda che ci fa capire cosa stiamo facendo può influenzare notevolmente la nostra condotta. Per molti uomini che si trascinano in una condotta malvagia che non si sono mai fermati a definire, sarebbe una buona cosa se qualcuno, con una domanda mirata, potesse indurlo a dire, con parole chiare, proprio ciò che sta facendo. Se solo lo dicesse onestamente a se stesso, si ritrarrebbe con orrore. Ma non solo per eliminare la foschia che oscura un proposito indegno, ma anche per rimuovere la nebbia in cui a volte sono implicati buoni propositi, può esserci utile una domanda precisa. Ci sono quelli la cui intenzione di fare il bene e vivere la vita più alta è piuttosto nebulosa. Se si potesse porre loro qualche domanda che li portasse a oggettivare il loro scopo nel linguaggio in modo da poterlo guardare e capire, sarebbe di grande utilità per loro. (Washington Gladden.)

22 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:22-23

Che Abramo ebbe due figli, l'uno da una schiava, l'altro da una donna libera.

Il principio da cui egli guarda la storia dell'Antico Testamento può essere paragonato a quelle linee di luce che, in una giornata nebbiosa, aprono spiragli tra le montagne, in cui ciò che si vede con certezza non è nulla rispetto alle forme affollate e misteriose suggerite all'immaginazione. Per prima cosa la sua mente si rivolge alle tende dei patriarchi, a quella storia semplice e patetica - Sara e Agar - Isacco e Ismaele. Concentrato in essi vede lo spirito dei due patti. Prima lo schiavo egiziano, "che genera fino alla schiavitù", "che è il monte Sinai". Ma questo patto gli ricorda Gerusalemme che ora è in una schiavitù miserabile. Ma poi, al di sopra di tutto, lo spirito dell'apostolo sale in un'altra Gerusalemme, dove cadono le catene dall'anima di ogni schiavo che mette piede su quel suolo. "La Gerusalemme che è lassù è libera". (Vescovo Alessandro.) Punti di parallelismo:

CHIESA EBRAICA

CHIESA CRISTIANA

La schiava, Agar

La donna libera, Sarah

Figlio della schiava, Ismaele

Figlio della donna libera, Isacco

Nascita naturale (la carne)

Nascita soprannaturale (la promessa)

Monte Sinai

Monte Sion

La legge

La promessa

La Gerusalemme terrena

La Gerusalemme celeste

Schiavizzato

Gratuito

Fruttuoso

Sterile

Piccola prole

Prole numerosa

Perseguitare

Perseguitati

Espulsione

Eredità

La Chiesa ebraica è schiava

La Chiesa cristiana è libera

(W. Sanday, D.D.)

Schiavo e libero: - Guardate i due patti come rappresentati da Agar e Sara

(I.) I LORO PUNTI DI CONNESSIONE

(1.) Hanno la stessa origine. Coloro che sono al di fuori dell'alleanza della promessa sono ancora figli del Padre Celeste

(2.) Hanno in larga misura gli stessi elementi. Promessa da parte di Dio e condizioni da parte dell'uomo. Ismaele ricevette delle promesse e Isacco fu sottoposto a condizioni. Il Sinai aveva le sue promesse; Il Vangelo ha le sue condizioni

(3.) Per un certo periodo si influenzano largamente a vicenda. Ismaele e Isacco vivono insieme. La legge era permeata dal Vangelo; Il Vangelo mediante la legge

(II.) I LORO PUNTI DI DIFFERENZA

(1.) I gradi di preminenza in quegli elementi che possiedono in comune. Il patto diventa sotto la nuova dispensazione anche un testamento con grandi lasciti

(2.) In assenza o presenza di un grande elemento vitale: la grazia, il perdono

(3.) Nei loro effetti sulla natura degli uomini. La legge, come Agar, genera figli di schiavitù; il Vangelo, come Sarah, figli della libertà. (Mondo clericale, iii., 441.)

24 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:24-25

Le quali cose sono un'allegoria, perché sono i due patti.

Quali cose sono un'allegoria:

(I.) LE DUE DONNE

(1.) Sara, il tipo del patto di grazia, era la moglie originale di Abramo. Questo patto è quello originale

(2.) Sebbene Sara fosse la moglie maggiore, Agar partorì il primo figlio

(3.) Agar non era destinata ad essere una moglie, e non avrebbe mai dovuto essere nient'altro che un'ancella di Sara. La legge doveva essere un'ancella della grazia

(4.) Agar desiderava essere l'amante, così fu cacciata. La legge è un buon servitore, ma quando usurpa il dominio deve essere espulsa

(5.) Agar non è mai stata una donna libera, Sara non è mai stata una schiava. Così con la legge e la grazia

(6.) Agar fu scacciata così come suo figlio, ma Sara non lo fu mai. Così la legge ha cessato di essere un patto, ed essa e tutti coloro che confidano in essa sono ora cacciati da Cristo

(II.) I DUE FIGLI

(1.) Ismaele era il più anziano, quindi il legalista è più vecchio del cristiano

(2.) Dov'era la differenza tra loro?

(1) Nessuno per quanto riguarda le ordinanze; Entrambi furono circoncisi.

(2) Né, probabilmente, per quanto riguarda il carattere.

(3) L'uno era della carne, l'altro dello Spirito

(III.) LA CONDOTTA DI ISMAELE VERSO ISACCO. Lo ha preso in giro, così il legalista è irritato dalla dottrina della grazia gratuita, e la deride

(IV.) CHE NE FU DEI DUE FIGLI

(1.) Isacco ebbe tutta l'eredità e Ismaele nessuna. Non che non avesse nulla, ma nessuna eredità spirituale. Il legalista ottiene rispetto e onore, e ha la sua ricompensa

(2.) Ismaele fu mandato via; Isacco fu tenuto in casa. (Spurgeon.) Le due convenzioni:

(I.) Il patto d'opere propone la nuda giustizia di Dio senza misericordia; l'alleanza di grazia rivela sia la giustizia che la misericordia di Dio.

(II.) La legge richiede da noi una perfetta giustizia sia per la natura che per l'azione; il vangelo ci propone una giustizia imputata nella persona del Mediatore.

(III.) La legge promette la vita a condizione di opere; il Vangelo, la remissione dei peccati e la vita eterna a condizione della fede.

(IV.) La legge era scritta su tavole di pietra; il vangelo sulle tavole carnose del cuore Geremia 31:33; 2Corinzi 3:3.

(V.) La legge era nella natura per creazione; Il Vangelo è al di sopra della natura, è stato rivelato dopo la Caduta.

(VI.) La legge aveva Mosè come mediatore Deuteronomio 5:27 ; ma Cristo è il Mediatore del Nuovo Testamento Ebrei 8:5.

(VII.) La legge fu dedicata mediante il sangue delle bestie ( Esodo 24:5); il Nuovo Testamento è stato confermato dal sangue di Cristo Ebrei 9:12. (W. Perkins.)

Le lezioni dell'allegoria:

(I.) CI INSEGNA COSA ASPETTARCI DALLA PAROLA DI DIO

(1.) Quella Parola è piena di Dio, ma-2. È piena d'uomo

(3.) Mentre, quindi, è il mezzo del pensiero divino, quel pensiero non si esprime come da un lampo, ma attraverso varie menti e caratteri

(II.) QUESTO RENDE IL NOSTRO STUDIO DELLA RIVELAZIONE PIÙ DIFFICILE E RESPONSABILE

(1.) "Il viandante, benché stolto, non sbaglierà" nel suo significato generale; ma un uomo sbaglierà gravemente se pensa di poterlo leggere come uno sciocco, superficialmente, con noncuranza

(2.) Ogni scrittore e libro ha le sue peculiarità, che richiedono discriminazione per uno studio proficuo

(III.) IL PRINCIPIO FONDAMENTALE DELLA BIBBIA È "LA TESTIMONIANZA DI GESÙ È LO SPIRITO DI PROFEZIA". L'Antico Testamento deve essere studiato alla luce del Nuovo Testamento

(1.) Nelle sue predizioni di Cristo

(2.) Nelle sue analogie di vita spirituale. (Dean Vaughan.)

L'interpretazione dell'Antico Testamento:

(I.) Nell'interpretazione della Scrittura il nostro primo dovere è quello di MANTENERE SALDO IL SENSO STORICO LETTERALE. Il cristianesimo si distingue dalle altre religioni per il fatto che poggia su una solida base storica. Qualunque altra cosa dobbiamo imparare dalla storia, dobbiamo capire prima di tutto che le persone sono realmente vissute, i luoghi sono esistiti, gli eventi sono accaduti

(II.) Dall'intento per cui la Scrittura è stata scritta deduciamo che ESSA DEVE CONTENERE PIÙ PROFONDE DELLE LEZIONI MERAMENTE STORICHE. È stato scritto con riferimento

1.) A Cristo. E quindi gli apostoli trovarono nell'Antico Testamento aneliti, speranze e simboli che si sono adempiuti in lui

(2.) Al popolo di Cristo. Così hanno trovato analogie della vita spirituale nei suoi eventi storici

(III.) Il principio generale che dovrebbe GUIDARCI NELL'INTERPRETAZIONE DI QUESTI TIPI E ANALOGIE È LA LORO ESPOSIZIONE NEL NUOVO TESTAMENTO. (Vescovo Lynch-Cotton.)

La proficuità della Scrittura: - Quanto sono fecondi i luoghi apparentemente sterili della Scrittura. Cattivi aratori quelli che fanno balk di tale terreno. Dovunque la superficie della Parola di Dio non ride e non canta con il grano, allora il suo cuore interiore è allegro di vini, offrendo, dove non è materia semplice, misteri nascosti. (T. Fuller.)

S. Paolo allegorizza: - Sebbene l'apostolo non disdegni né i metodi amoracici né quelli alessandrini di trattare la Scrittura, non cade mai nelle follie o nelle stravaganze di entrambi. Trattando la lettera della Scrittura con intenso rispetto, egli ne fece tuttavia piegare il senso letterale a volontà al servizio della coscienza spirituale. Sulla lettera morta di Urim, che registrava i nomi delle tribù perdute, egli fece balenare un raggio mistico, che le fece risplendere in oracoli divini e fino ad allora inimmaginabili. Le parole effettive degli scrittori sacri divennero solo come le ruote e le ali dei cherubini, e dovunque andasse lo Spirito. (Arcidiacono Farrar)

La forza dell'allegoria: - C'era in essa una terribile severità intesa a scioccare ed esasperare i suoi avversari; un disprezzo avvilito che noi, con i nostri sentimenti, riusciamo a malapena a comprendere. Fare di Agar e Ismaele - la schiava e il suo bambino schiavo - un tipo dell'Ebreo, e di Sara e Isacco dei Gentili cristiani, sembrerebbe a coloro che sono additati dalla parabola come se una mano sacrilega avesse strappato il velo del tempio, ed esposto il più santo di tutti allo sguardo comune; o, piuttosto, come se gli impuri e gli incirconcisi fossero stati introdotti all'interno dei sacri recinti come loro proprio luogo, e lo stesso sacerdote di Dio fosse stato cacciato fuori. Coerentemente con questa audace sfida all'opinione nazionale, con questa sprezzante presa in giro delle pretese ebraiche, messa sotto forma di quella logica allegorica in cui San Paolo era così esperto e la cui forza conosceva così bene nella mente ebraica, in coerenza con ciò, egli rappresenta persino i Gentili credenti come la progenie di Abramo; dice loro che la benedizione di Abramo scende su di loro; che di essi è la promessa e l'eredità mediante la fede; che la circoncisione non è nulla, e può essere peggio di niente; che "l'Israele di Dio" non è ora "il conciso", ma coloro che camminano secondo la regola che "né la circoncisione né l'incirconcisione valgono a nulla, ma una nuova creatura" Filippesi 3:2, 3. (T. Binney.)

Uso legittimo dell'allegoria:

1.) Non è affatto affermato che la storia di Agar e Sara nella Genesi avesse un riferimento originale al vangelo. Il racconto è una semplice narrazione storica, non progettata per avere alcun riferimento del genere

(2.) La narrazione contiene principi importanti che possono essere usati come illustrazione della verità, ed è così usata da San Paolo. Ci sono punti paralleli tra la storia e le verità della religione, dove l'una può essere illustrata dall'altra

(3.) L'apostolo non lo usa affatto in termini di argomentazione, o come se ciò dimostrasse che i Galati non dovevano sottomettersi ai riti e alle usanze ebraiche. È un'illustrazione della natura comparativa della servitù e della libertà, e quindi illustrerebbe la differenza tra una servile osservanza dei riti ebraici e la libertà del Vangelo

(4.) Questo uso di un fatto storico da parte dell'apostolo non ci rende appropriato trasformare l'Antico Testamento in allegoria, e nemmeno fare un uso molto libero di questo modo di illustrare la verità. Che un'allegoria possa essere usata a volte con vantaggio, nessuno può dubitare che il "Cammino del Pellegrino" esista. Né si può dubitare che san Paolo abbia qui derivato, in questo modo, un'importante e sorprendente illustrazione di verità dall'Antico Testamento. Ma nessuno che conosca la storia dell'interpretazione può dubitare che un modo fantasioso di spiegare l'Antico Testamento abbia fatto un grave danno, facendo di ogni fatto della sua storia un'allegoria, e di ogni spillo e colonna del tabernacolo e del tempio un tipo. Nulla è più adatto a disprezzare l'intera scienza dell'interpretazione, nulla disonora di più la Bibbia che farne un libro di enigmi, e la religione a consistere in puerili presunzioni. La Bibbia è un libro di senso, e tutte le dottrine essenziali per la salvezza sono chiaramente rivelate. (Albert Barnes, D.D.)

I figli della promessa: - La verità nascosta di cui si parla qui - «le quali cose sono un'allegoria» - ci dice l'apostolo, è quella dei «due patti; quello del Monte Sinai, che genera schiavitù, che è Agar. Poiché questo Agar è il monte Sinai in Arabia, e risponde a Gerusalemme che ora è, ed è schiava dei suoi figli. Ma la Gerusalemme che è lassù è libera, che è la madre di tutti noi". Con "i due patti" non credo che dobbiamo intendere ciò che viene generalmente descritto come il patto delle opere e il patto della grazia. Ci vorrebbe molto tempo per entrare in questo argomento; ma, in primo luogo, il patto di opere non fu certamente fatto con Mosè, se mai lo fece, fu fatto con Adamo; e, quindi, non possiamo supporre che vi si riferisca qui. Sembra piuttosto che ci sia un'allusione al patto nazionale che fu fatto con Israele, che è in contrasto con il nuovo e migliore patto fatto con tutto il popolo credente di Dio. Il primo patto di cui si parla qui è quello "che genera schiavitù", e se torniamo al patto israelitico lo troviamo che inizia con il doloroso rito della circoncisione, e connesso con una moltitudine, potrei quasi dire una moltitudine innumerevole, di sacrifici, gravosi per la mente e la coscienza del popolo di Dio, e con la lettera di uccisione della legge. Ma l'altro patto si riferisce allo stato della Chiesa evangelica, quello stato della Chiesa evangelica in cui tutti i credenti hanno una parte. Se si guarda di nuovo al contesto, si scopre che uno di questi bambini è nato dalla schiava e l'altro dalla donna libera; e il carattere della nascita di questi due figli risponde esattamente alla differenza che esiste tra gli Israeliti secondo la carne e l'Israele spirituale, che sono realmente figli di Dio per promessa. Il bambino che nacque ad Agar, Ismaele, nacque nel corso comune della natura; il figlio che nacque a Sara, Isacco, nacque "per promessa", e fu quindi eminentemente distinto dall'altro. In un caso, vediamo che il bambino che è nato dalla schiava non era, per così dire, un bambino libero; e così è per tutti coloro che sono nati per natura; Sono tutti nati naturalmente sotto la schiavitù della legge. Ma il bambino che nacque "per promessa", quando era contrario a ogni aspettativa che Abramo e Sara avessero un figlio, nacque per l'intervento diretto di Dio, e divenne erede di privilegi speciali, di cui Ismaele non poteva essere partecipe. Dell'uno, quindi, si può parlare in termini chiari, come se fosse nato, dell'altro si può parlare più correttamente, o almeno paragonato a coloro che sono appena nati. Pertanto, nell'aprire ulteriormente l'argomento, devo prima attirare la vostra attenzione sulle persone che sono partecipi dei privilegi promessi; perché leggiamo al ventottesimo versetto: "Ora noi, fratelli, come lo fu Isacco, siamo i figli della promessa". In altre parole, l'apostolo intende insegnarci che ciò che è stato raffigurato sotto Ismaele e Isacco ha un'influenza diretta su di noi. I Galati erano una Chiesa Gentile; noi quindi, come Gentili, abbiamo un interesse nella promessa e, come Isacco, che fu il figlio della promessa, siamo partecipi di benedizioni speciali. Da questo passaggio è molto chiaro, in primo luogo, che queste benedizioni non appartengono a coloro che sono solo nominalmente il popolo di Dio. Sappiamo che gli Israeliti erano in modo particolare il popolo di Dio; Ma a livello nazionale non dovevano essere gli eredi di tutte le benedizioni promesse che ci giungono sotto il nuovo patto. Nostro Signore, nella Sua parabola dei vignaioli e della vigna, illustra questo, quando, dopo aver parlato di quei malvagi vignaioli che misero a morte il figlio del proprietario della terra, Egli trae la conclusione che la vigna sarà tolta loro e data ad altri, in altre parole, che coloro che furono per primi il popolo eletto di Dio non dovevano continuare il Suo popolo eletto per sempre, in senso spirituale, e che gli altri dovevano essere ammessi ai privilegi di cui avevano abusato. Allora, se abbiamo accertato che le promesse non si riferiscono a coloro che appartengono semplicemente nominalmente a Dio, possiamo dire che appartengono a coloro che sono partecipi della grazia sovrana di Dio. Essi sono, quindi, le persone che sono portate al Signore Gesù Cristo; sono coloro che attraverso la fede in Cristo, semplicemente confidando nei suoi meriti, vengono introdotti nella "gloriosa libertà dei figli di Dio". Essi sono dunque coloro che non solo appartengono a Dio come Chiesa esteriore e visibile, ma come la vera Chiesa invisibile, che sarà resa manifesta a tutti gli uomini, non ai nostri giorni, ma nel grande giorno del Signore. Queste, dunque, sono le parti descritte. Essi non sono nati da "una schiava", ma da "una donna libera"; o, come leggiamo qui: "Noi, fratelli, come lo fu Isacco, siamo i figli della promessa"; e nel versetto conclusivo: "Così, dunque, fratelli, non siamo figli della schiava, ma della libera". Ora, se questo è il caso, nel momento in cui siamo così sotto la grazia, e partecipi delle benedizioni promesse, siamo liberi dalla schiavitù cerimoniale; non stiamo guardando a un semplice atto o cerimonia esteriore, ma siamo resi liberi dal Figlio di Dio, e coloro che Egli rende liberi "sono veramente liberi". Ma non solo siamo liberi dalla legge cerimoniale, ma siamo liberi dal terrorismo connesso con il giudizio a venire. Ci viene insegnato, infatti, nell'Epistola agli Efesini, che "abbiamo accesso al Padre mediante un solo Spirito" tramite Gesù Cristo; poiché Egli "venne e annunziò la pace a noi che eravamo lontani e a quelli che erano vicini". Vedete, perciò, quali sono i nostri privilegi se siamo veri credenti sotto il nuovo patto; Guardate di quale libertà godiamo. Ma anche se tutti noi possiamo avere questa visione gioiosa dei privilegi di un credente, tuttavia non dobbiamo pensare che il credente non abbia croci o prove. Rivolgiamoci di nuovo al contesto, perché ciò che accadde a Ismaele e a Isacco è ancora una volta un'illustrazione di ciò che accadrà ai credenti quando verranno messi in contatto con il mondo. Il ventinovesimo versetto dice: "Come allora colui che nacque secondo la carne perseguitò colui che era nato secondo lo Spirito, così è anche ora". Non dobbiamo aspettarci che, se un uomo desidera camminare irreprensibile, o mettere in pratica un'esortazione come quella del secondo capitolo dell'Epistola ai Filippesi, di "essere irreprensibili e inoffensivi, figli di Dio, senza rimprovero, in mezzo a una nazione perversa e perversa, in mezzo alla quale risplendete come luci nel mondo, che annuncia la Parola della vita": non dobbiamo aspettarci che egli sia lasciato solo. Il fatto stesso di essere una luce in mezzo a un mondo oscuro, uno che desidera costantemente mettere in pratica le dottrine in cui professa di credere, attirerà l'attenzione su di lui, qualunque cosa egli possa. E quale sarà il risultato? Egli sarà esposto proprio a quelle cose contro le quali ci viene insegnato a pregare nelle nostre Litanie: "l'invidia, l'odio e la malizia" che abbondano nel mondo. Vedrete che questo accadrà più e più volte nella vita di tutti i giorni; e quando non riescono a sorprendere i credenti che si fermano, cercheranno di 'coinvolgerli nel loro discorso'. E perché dovremmo aspettarci tutto questo? Perché nostro Signore ci ha detto che dobbiamo aspettarcelo - che "il discepolo non è da più del suo Maestro" - e in quel sorprendente capitolo, il quindicesimo del Vangelo di San Giovanni, nostro Signore ha detto: "Se il mondo vi odia, voi sapete che prima di odiare voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe i suoi; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia". La persecuzione, il travisamento, quindi, devono essere attesi dal popolo del Signore. Come Ismaele derise e ridicolizzò Isacco, così noi dobbiamo aspettarci che gli Ismaeliti di oggi attacchino, ridicolizzino e perseguitino voi e me, se siamo veramente dalla parte del Signore. Non sorprendiamoci, quindi, nemmeno per un istante di scoprire che dobbiamo sperimentare ciò che la Parola di Dio ha stabilito in termini inequivocabili: "Attraverso molte tribolazioni dobbiamo entrare nel regno". Gli ebrei hanno sempre mostrato il loro odio per il vangelo. Abbiamo visto, dunque, chi deve essere partecipe di questo privilegio; non abbiamo accecato i nostri occhi - spero di non averlo fatto, e voi non l'avete fatto - al trattamento che possiamo aspettarci dal mondo; E ora vediamo l'incoraggiamento che viene offerto in questa parte. "Noi siamo i figli della promessa"; "Non siamo figli della schiava, ma dei liberi". I perseguitati, dunque, saranno conosciuti, e i persecutori saranno conosciuti. Non c'è trascuramento di nessuno, alto o basso, ricco o povero, agli occhi del Signore; Il suo occhio "è in ogni luogo, contemplando il male e il bene". Fratelli miei, se guardate la Seconda Lettera ai Tessalonicesi, troverete l'apostolo che dice: "Noi stessi ci gloriamo in voi nelle Chiese di Dio per la vostra pazienza e fede in tutte le vostre persecuzioni e tribolazioni che sopportate, il che è un segno manifesto del giusto giudizio di Dio, affinché siate ritenuti degni del regno di Dio, per questo anche voi soffrite, poiché è giusto presso Dio ricompensare la tribolazione a quelli che vi affliggono; e a voi che siete tribolati riposate con noi, quando il Signore Gesù sarà manifestato dal cielo con i suoi potenti angeli". L'occhio di Dio, quindi, è in ogni luogo. Il primo patto a cui si è guardato è stato un patto nazionale: il patto a cui si guarda ora è un patto individuale; è con ciascuno di noi personalmente. L'intero passaggio, quindi, di cui abbiamo parlato ha lo scopo di far sì che ogni singola anima, alta o bassa, ricca o povera, elimini ogni idea di salvezza per le opere, e coltivi una speranza di salvezza per grazia - questo è l'intero significato del passaggio - per condurci a vedere il nostro interesse individuale nel patto di grazia. Che benedizione sarebbe, fratelli, se qualcuno ispirato dallo Spirito Santo di Dio potesse davvero fare uso del linguaggio di questo passo, e stare qui a rivolgersi a voi e a me, e dire a ciascuno di questa congregazione: "Voi non siete figli della schiava, ma della libera!" E perché non si dovrebbe dire di noi? (H. M. Villiers, M.A.)

26 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:26

Ma Gerusalemme, che è in alto, è libera.

Note della Chiesa: - La Chiesa è

1.) Celeste

(2.) Uno

(3.) Invisibile

(4.) Gratis

(5.) Propagazione

(6.) Attenta ai suoi figli

Gerusalemme un tipo della Chiesa: - Cf. Ebrei 12:22-23; Apocalisse 21:2

(I.) DIO HA SCELTO GERUSALEMME AL DI SOPRA DI TUTTI I LUOGHI IN CUI ABITARE; la Chiesa cattolica è composta da coloro in mezzo ai quali Egli dimora Matteo 18:20; 28:20

(II.) GERUSALEMME È UNA CITTÀ COMPATTA IN SE STESSA a causa del legame di amore e ordine tra i cittadini Salmi 122:3 ; così i membri della Chiesa sono legati tra loro dal vincolo di un solo Spirito

(III.) A GERUSALEMME C'ERA IL SANTUARIO, un luogo della presenza, dell'adorazione e della verità di Dio; la Chiesa è ora nella stanza di quel santuario; in essa dobbiamo cercare la presenza di Dio e la parola di vita 1Timoteo 3:15

(IV.) A GERUSALEMME C'ERA IL TRONO DI DAVIDE Salmi 122:5 ; la Chiesa, è il trono e lo scettro di Cristo Apocalisse 3:7

(V.) L'ELOGIO DI UNA CITTÀ, COME GERUSALEMME, È LA SOTTOMISSIONE E L'OBBEDIENZA DEI SUOI CITTADINI; nella Chiesa tutti i credenti sono cittadini Efesini 2:19 e obbediscono volontariamente e si sottomettono a Cristo Re Salmi 110:2; Isaia 2:5

(VI.) COME A GERUSALEMME I NOMI DEI CITTADINI ERANO ISCRITTI IN UN REGISTRO, così i nomi dei cristiani sono registrati nel Libro della Vita Apocalisse 20:15; Ebrei 12:23. (W. Perkins.)

La Gerusalemme celeste: - La Chiesa nel credo ha tre proprietà: santa; cattolico; lavorare a maglia in comunione. La parola "in alto" suggerisce che è santa; "madre", che è tessuta in una comunione; "di tutte", che è cattolica

(I.) GERUSALEMME UN TIPO DELLA CHIESA

(1.) Nell'elezione Salmi 132:13 ; Confronta 1Pietro 2:9

(2.) Nella colletta ( Isaia 5:2 ; Confronta Efesini 4:3

(3.) Nella nobiltà Salmi 122:5 ; Confronta Apocalisse 3:7

(II.) QUESTA NUOVA GERUSALEMME È CELESTE

(1.) Per quanto riguarda la sua nascita e il suo inizio celeste Giacomo 1:18

(2.) Per quanto riguarda la crescita e la continuità Filippesi 3:20

(3.) Rispetto alla fine Giovanni 17:24. (T. Adams.)

L'origine celeste e la natura della Chiesa: - Si dice che la Chiesa sia al di sopra

(I.) Per quanto riguarda il suo inizio, che proviene dalla grazia di Dio.

(II.) Perché abita per fede in cielo con Cristo. Perciò siamo ammoniti

1.) Vivere in questo mondo come pellegrini e forestieri 1Pietro 2:21

(2.) Comportarci come borghesi del cielo Filippesi 3:20.

(1) Cercando le cose celesti;

(2) conducendo una vita celeste. (W. Perkins.)

Caratteristiche della Chiesa: - In quanto si dice che è al di sopra significa la sua origine celeste; che lei è Gerusalemme, la sua pacifica moltitudine; che è libera, la sua grande libertà; che lei è la madre, la sua abbondante fecondità; che Lei è Madre di tutti noi, la sua grande carità. (Cardinale Hugo.)

Gerusalemme nostra madre: - La santa Chiesa è nostra madre e il santissimo Dio nostro Padre. Ella ci nutre con latte sincero 1Timoteo 3:15 dai suoi due seni, le Scritture di entrambi i Testamenti, che Dio ha affidato a lei. Dio ci genera da seme immortale per mezzo della Parola 1Pietro 1:23, ma per mezzo della Chiesa. (T. Adams.)

La completezza della Chiesa: - La città di Dio, di cui gli stoici parlavano dubbiosamente e debolmente, era ora posta davanti agli occhi degli uomini. Non era una città inconsistente, come quella che immaginiamo tra le nuvole; nessun modello invisibile, come Platone pensava potesse essere depositato in cielo; ma una corporazione visibile, i cui membri si riunivano per mangiare pane e bere vino, e nella quale erano pubblicamente iniziati. Qui il Gentile incontrò l'Ebreo che era stato abituato a considerare come un nemico della razza umana; il romano incontrò il bugiardo sofista greco; lo schiavo siriano, il gladiatore nato lungo il Danubio. Nella fratellanza si incontrarono, la nascita naturale e la parentela di ciascuno dimenticata, il battesimo solo ricordato al quale erano rinati a Dio e gli uni agli altri. L'editto della comprensione conferiva la cittadinanza a ogni classe. In base ad esso, qualsiasi legge di mutuo aiuto e considerazione fosse prevalsa tra cittadino e cittadino e tra il cittadino e i suoi schiavi. Le parole "straniero" e "barbaro" persero il loro significato. Tutte le nazioni e le tribù erano radunate nel pomœrium della Città di Dio; e sulla terra battezzata il Reno e il Tamigi divennero come il Giordano, e ogni cupo insediamento di selvaggi tedeschi cinto dal deserto sacro come Gerusalemme. (Ecce Homo.) I giudaizzanti avrebbero fatto della Gerusalemme che è in alto, che è libera e che è la madre di tutti noi, un semplice faubourg angusto e stretto nella metropoli di Gerusalemme. (Paolo di Tarso).

Libertà cristiana: - Gesù Cristo non solo chiamò Lazzaro alla vita, ma comandò che gli fossero tolti di dosso i teli funebri, affinché potesse avere libertà nella vita. La vita, senza la libertà dalle vesti funebri, non sarebbe stata una benedizione. Quindi Gesù Cristo non solo dà vita all'anima che crede in Lui; Egli comanda anche allo Spirito di scendere su di lui, per liberarlo da tutte le abitudini che lo rendono schiavizzante. "Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi" (J. Bate).

LA VERA LIBERTÀ

"Chi è dunque libero? il saggio che ben mantiene

Un impero di se stesso; che nessuno dei due incatena

né il bisogno né la morte con timore servile ispirano,

Che risponde audacemente al suo caldo desiderio;

Chi possono disprezzare i doni più vani dell'ambizione,

Fermo in se stesso chi si affida a se stesso;

Lucido e rotondo che fa il suo corso,

E spezza la sfortuna con una forza superiore

(Orazio.)

Allegoria di San Paolo: - E perché le similitudini e le figure rimarranno più vicine nella memoria degli ignoranti, che sono il numero maggiore, degli argomenti potenti; Dopo pesanti ragioni, l'Apostolo conclude con un'allegoria alla fine della sua disputa, come un banchetto dopo un pasto di carne solida. E così si dice che coloro che cercavano la giustizia per mezzo della legge non furono migliori di Ismaele, figlio di Agar; quelli che cercavano la giustizia mediante la fede erano come Isacco, l'erede di suo padre. Che la legge proveniva dal Sinai, che era situato in Arabia, una montagna completamente fuori dai confini della Terra Promessa; il Vangelo iniziò a Sion, o Gerusalemme, che era il cuore della Terra Santa. In questo piccolo riassunto dell'eccellenza della Chiesa, sei parti della sua gloria sono racchiuse in sei parole

(1.) Lei è una Gerusalemme, una città bella visibile, questa è la sua comunione esterna

(2.) Una Gerusalemme lassù, questa è la sua santità interiore

(3.) Una Gerusalemme libera, che è la sua redenzione celeste

(4.) Una madre, questa è la sua fecondità

(5.) La nostra madre, che comprende la sua unità

(6.) La madre di tutti noi, che esprime l'universalità

(1.) Gerusalemme è la parola sostantiva o fondamentale che sostiene l'intero testo, ed è una parola musicale come la maggior parte delle sillabe; ma offre più piacevolezza all'intelletto che all'orecchio; pieno di felice significato; un nome dato, come era solito dire il filosofo Platone, così adatto alla Chiesa apostolica, che a meno che Dio non avesse previsto che la Sua verità salvifica sarebbe cresciuta prima entro le sue mura, non sarebbe mai stata chiamata Gerusalemme. E mi riferisco a due cose in particolare, a come il nome è disceso sulla Chiesa.

(1) Mentre esisteva il vecchio tabernacolo, Gerusalemme era il luogo principale in cui gli uomini invocavano il nome del Signore.

(2) Da quella stessa Sion uscì la nuova legge, e Gerusalemme fu la madre del primogenito in Cristo

(2.) Non era sufficiente, nel giudizio di San Paolo, designare la sposa di Cristo dalla migliore dimora (poiché la terra non è che la terra, non è mai una porzione scelta); perciò la porta in alto nella sua lode, e aggiunge che è Gerusalemme che è lassù, una città celeste Ebrei 12:22, come se non avesse qui il suo originale, ma cadesse dal firmamento stellato.

(1) Perché Cristo, nostro capo, è asceso al cielo e governa di là tutte le cose di sotto, sedendo alla destra del Padre suo. Come si dice che un re, dalla cui sicurezza dipende il benessere del regno, porti con sé la vita del suo popolo, quando avventura la sua persona in pericolo; così le nostre anime sono appese a Cristo, nostro Redentore: in Lui viviamo e ci muoviamo, ovunque vada ci attira dietro di Lui; se Egli è innalzato in alto, lo siamo anche noi in virtù della concomitanza; è la Sua volontà, e noi abbiamo la Sua parola per questo, che dove Egli è, là dovremmo essere anche noi. Quando Lo preghiamo, se il nostro spirito non esce da noi e non si prostra davanti a Lui in cielo, quella richiesta insiste debolmente, e non è come se si affretti, perché non si avvicina di più a Colui che è il nostro avvocato presso il Padre. Quando veniamo alla Sua Santa Cena, a meno che non eleviamo il nostro cuore a Lui con forte devozione, e non presumiamo di vedere proprio quel Corpo che è stato crocifisso per noi davanti ai nostri occhi, contaminiamo il Sacramento per mancanza di fede. Ci sono tali giunture e fasce che legano il corpo alla testa, che la ragione mortale non può esprimere; ma attraverso la fede e l'amore siamo spesso con Lui per ascensioni invisibili; ma siamo certissimi che lì Egli intercede per noi, da lì assiste i Suoi sacramenti, santifica il Suo ministero, dà grazia alla Sua Parola. E se non sono scampati coloro che hanno rifiutato Colui che parlava sulla terra, molto più non scamperemo noi, se ci allontaniamo da Colui che parla dal cielo.

(2) La nostra Gerusalemme è al di sopra non solo del capo, ma anche delle membra. Non dico in tutti i membri; perché la Chiesa è quella grande casa in cui sono vasi di onore e di disonore. I termini di eccellenza, sebbene indistintamente attribuiti al tutto, concordano spesso solo con la parte principale o più raffinata. Ci sono alcuni in questo corpo che, sebbene non salutiamo con la parola orgogliosa della loro sublimità, tuttavia in vero possesso, che non sarà mai tolto loro, sono quelli che sono in alto. Testimoniate che gli angeli formano una sola Chiesa con noi, essendo i principali cittadini che sono annoverati nella parte trionfante; conservi con noi sotto un solo Signore; figli adottivi sotto un solo Padre; eletti sotto un solo Cristo. Questo è il linguaggio della Scrittura, e sicuramente membri di un unico corpo mistico, perché lo stesso Gesù è il capo di ogni principato e potenza Colossesi 2:10. Di questa famiglia sono defunti anche i santi, tutti quegli spiriti santi che ubbidiscono a Dio nei luoghi celesti e non imitano il diavolo e i suoi angeli.

(3) Abbiamo ottenuto questa dignità, per essere classificati come coloro che sono in alto, perché la nostra chiamata è molto santa: "Egli ci ha salvati e ci ha chiamati con una santa vocazione" 2Timoteo 1:9 ; chiamati a una dottrina che è lassù, che la carne e il sangue non hanno rivelato, ma il Padre che dà la sapienza in abbondanza.

(4) Questa santa città di Dio è lassù, perché non persegue le cose di quaggiù, ma cerca quelle di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio; è al di sopra dei suoi affetti. Le delizie della sinagoga erano la vittoria sui nemici, la lunghezza dei giorni, una terra di vino e di olive, e il latte e il miele che scorrevano, poveri accessori di una felicità passeggera. Questo fu loro tollerato, quando furono insegnati i primi rudimenti del timore di Dio; ma questi sono troppo infantili per noi da curare, in quanto la lunga durata del tempo ci ha insegnato a scegliere la parte migliore.

(5) La Chiesa evangelica è la Gerusalemme di sopra rispetto all'Ebrea Agar, propter sublime pactum, l'alleanza che viene fatta con noi è sublime e magnifica; non la terribile legge delle opere, ma il mite e soave patto di fede nel sangue di Cristo

(3.) Gerusalemme, che è in alto, è libera. La lode precedente della Chiesa aderisce a questa parola per il suo compimento. Se ci sono alcuni che si assumono l'appartenenza alla Nuova Gerusalemme e alla città che è lassù, mostrino la copia della loro libertà, che non sono guidati dallo spirito di schiavitù, ma dallo spirito di adozione.

(1) Che cos'è questa libertà. La nostra libertà consiste in una manomissione da una quadruplice servitù. (a) Siamo liberati dal giogo delle cerimonie, chiamato schiavitù degli elementi di questo mondo, in questo capitolo, versetto 4. (b) Siamo liberissimi per amore del nuovo patto, che è fatto con noi. La salvezza infatti non ci è offerta per mezzo delle opere della legge, ma per mezzo della promessa della grazia. Noi fratelli, come lo fu Isacco, siamo figli della promessa (versetto 28). (c) Non abbiamo ricevuto lo spirito di schiavitù alla paura, ma lo spirito di adozione, con il quale gridiamo: "Abbà, Padre" Romani 8:25. Teofilatto dice sul mio testo: Il Vangelo ci esorta dolcemente, non ci spaventa tirannico. (d) Le ricompense del Nuovo Testamento non sono cose momentanee, come la legge proposta, ma celesti. Dice lo stesso autore: "Non siamo servi che fanno il loro dovere per un salario visibile. E tutti questi insieme fanno la copia di una libertà perfetta.

(2) Come abbiamo ottenuto questa libertà. Tutti conosciamo il procuratore e ciò che ha fatto per ottenercelo; è un fiore che è cresciuto dal sangue di Cristo. Non eravamo protetti, come lo erano le spie di Giosuè, da una donna comune; né sconvolto, come lo fu Samaria, dalla novella dei lebbrosi; il nostro Liberatore è per noi più onorevole della nostra libertà. Il Figlio di Dio è stato fatto servo, perché noi servi diventassimo figli. Come Dio non ha fatto nulla nella natura se non per mezzo di Suo Figlio, per mezzo di Lui ha creato i mondi, così non ha fatto nulla per la restaurazione del mondo senza di Lui. Egli è tutto in tutti. Egli ci ha liberati dalla schiavitù delle ombre prendendo un corpo; dal patto delle opere soddisfacendo la giustizia di Suo Padre; dal terrore della paura per la dolcezza della Sua misericordia; dal sordido desiderio delle cose terrene per l'operazione del Suo Santo Spirito.

(3) Come dovremmo usare questa libertà. Nessuna benedizione è stata abusata più di questa. Sotto il colore di ciò i Galilei sarebbero stati liberi dal tributo, i Nicolaiti dal vincolo del matrimonio, gli gnostici da ogni giustizia e temperanza, i cancellieri della Chiesa Romana dai tribunali del magistrato civile, e gli anabattisti da tutti i doveri morali. No, dice San Pietro a tutti costoro, "come liberi, ma non usando la vostra libertà come un manto di malizia, ma come servi di Dio". Era la parola d'ordine di Sant'Austin: Tu sei libero, perciò ama Dio e fa' ciò che vuoi. Se lo amate, osservate i suoi comandamenti. Non siamo così presto sciolti, ma siamo di nuovo legati, entrambi liberati e legati allo stesso tempo. Dobbiamo ricompensare la Sua bontà con la nostra obbedienza imperfetta. È la legge della gratitudine; è il legame della natura. Come comunemente diciamo, che nulla è comprato più caro di ciò che viene in dono; così dobbiamo il servizio più grande a Colui dal quale abbiamo ottenuto la nostra libertà. No, siamo tenuti a sopportare tutto per amor Suo. Noi sentiamo il dolore tanto quanto coloro che maledicono e si accaniscono, ma il nostro amore per Cristo lo supera. Un uomo libero, che prospererà, segue il suo mestiere da vicino come qualsiasi apprendista, anche se non con un'austera costrizione. Perciò la nostra libertà non ci farà perdere le mani dal lavoro, se intendiamo accumulare un tesoro in cielo

(4.) E come la Chiesa ha preso su di sé il nome proprio di Gerusalemme, ma senza alcun contratto con l'edificio locale e materiale di Gerusalemme, così ha assunto l'appellativo di madre, ma senza alcun rispetto per la natura, senza piegarsi in alcun modo alle cause naturali o agli affetti naturali. Poiché non solo i nostri genitori nella carne, ma il mondo intero ci ha completamente perduti in questa parola. Come Mosè ricordò la grande devozione di Levi, che disse di suo padre e di sua madre: Non li ho visti, o non li rispetto, e dei suoi fratelli, non li riconosco ( Deuteronomio 33:9); così, derivando da questa madre, mettiamo da parte la nostra discendenza carnale, e diciamo a colei che ci ha dato da succhiare dalle sue mammelle, come il nostro Salvatore ha fatto con la beata Vergine; "Che ho a che fare con te?" Gerusalemme è nostra e noi siamo suoi. Primo, conoscere nostra madre, affinché non ignoriamo né la sua fecondità né la nostra obbedienza. È un figlio saggio, dice Telemaco, in Omero, che conosce suo padre; ma è un figlio stolto quello che non conosce sua madre. In secondo luogo, notate l'unità e l'indivisione dei figli di questa madre. Sono un grappolo d'uva appeso a un gambo, una nidiata di polli che si intrecciano sotto le ali di una gallina; non c'è che un solo tronco e una sola progenie; uno in relazione a questo genitore, la madre di noi. La terza e ultima parte ci porta a osservare che la nota dell'universalità era grande ai tempi di Paolo, ma ora molto più ampia che in quei tempi, la madre di tutti noi. (Vescovo Hacket.)

La nuova Gerusalemme: - La libertà è l'elemento di un cristiano. La caduta ha posto la natura sotto la schiavitù del peccato; ma poi la legge pose il peccato sotto la schiavitù della paura; ma Cristo prima libera il peccato dalla paura, e poi libera la natura dal peccato. Che la "Gerusalemme di sopra" significhi l'attuale Chiesa militante, così come la Chiesa trionfante - il regno dei cieli dentro di voi, così come il regno dei cieli sopra di voi - sia la grazia che la gloria - è evidente dal modo in cui l'espressione "Gerusalemme", o "Sion", è usata in connessione con il suo pensiero in molte altre parti della Scrittura; come, ad esempio, nei Salmi; o Isaia 62:1, 2 ; o Ebrei 12:22 ; o Apocalisse 3:12 ; o Apocalisse 21:2. Di tutta questa Gerusalemme, dunque, o Chiesa-Stato, il carattere, il carattere determinante, è la libertà. Se volessi una prova di ciò, la vedrei nel fatto che tutto ciò che non è libero sta in basso. Ogni macchinazione di Satana contro il popolo di Dio, ogni oscura eresia che arriva a confinare la Chiesa, ogni tentazione spirituale che intrappola la coscienza di un uomo, ogni angoscia che stringe la mente di un credente, viene dal basso; quindi, poiché viene dal basso, è schiavitù. Il bondage viene dal basso. "La Gerusalemme di sopra", quella che è la tua cittadinanza, "è libera". Sforzatevi ora di cogliere, per un momento o due, una caratteristica, una o due caratteristiche, nella libertà della Chiesa in cielo, affinché possiamo, con la grazia di Dio, copiarla nella nostra libertà della Chiesa di sotto. Osservo che in cielo tutto è molto grande, per noi infinito. La stanza è sconfinata; Gli abitanti sono al di là del calcolo, proprio come quelle stelle nei cieli, che nessun uomo può contare. Eppure, come Dio fa con quelle stelle, così Dio fa con ogni cosa che è in cielo. Le porte, i frutti, i seggi, gli anziani, le corone, sono tutti numerati, così che vedo in cielo insieme vastità e accuratezza; il cannocchiale più libero con l'osservazione più minuziosa. Quindi sii la nostra libertà qui. Le nostre misericordie sono infinite. Eppure, ognuna delle mie misericordie è conosciuta, e scritta nel libro di Dio, come un elemento separato. È scritto; è catalogato e responsabile. La moltitudine è immensa; ma, per ognuno che va a formare quella moltitudine, devo dare un resoconto a parte di come l'ho usato in questo mondo. Questa è la mia libertà. Di nuovo, guardate i servizi del cielo. Noto che usano forme in cielo. Ci vengono dette le stesse parole, che non cessano di dire giorno e notte (ma non si stancano mai): "Degno è l'Agnello! - Amen! - Alleluia! - Poiché il Signore Dio onnipotente regna!" Ma oh! Che freschezza, che spirito c'è in quei formulari celesti! Prendiamoci la nostra libertà. Liberi pensieri e pieni affetti, in correnti prescritte di parole regolate, vanno a far emergere i nostri sentimenti separati in tutte le individualità della preghiera non premeditata; e ora ci mescoliamo nell'adorazione sociale, come nella bella preghiera e nel linguaggio dei servizi sacri in cui siamo stati impegnati questa notte; e, in tutto, con l'uguale libertà dei figli di Sion. Questa è la libera adorazione del cielo, e questa è la libertà della Chiesa intorno. Ci deve essere una legge per avere la libertà. Più grande è la legge, maggiore è la libertà; ma quanto più profondamente quella legge è incisa nei buoni sentimenti del cuore, e quanto più l'uomo è la sorgente della propria obbedienza, tanto più l'abitudine, quanto maggiori sono i limiti dell'attesa, tanto minori sono le incomprensioni senza l'uomo, e quanto più sentita è la presenza dell'amore di Cristo in un uomo, tanto più siamo vicini alla "Gerusalemme che è lassù, che è libera, e che è la madre di tutti noi. "La madre di tutti noi". Non c'è confidenza che il mondo mostri mai, così intima e così tenera, come quella che un figlio prova per sua madre. Ci sono sentimenti che un uomo non depositerà da nessuna parte se non con sua madre. "La madre di tutti noi!" I figli della "Nuova Gerusalemme" - i figli della Chiesa - sono molto apprezzati dalla vostra Chiesa. Lei non è per te altro che un genitore. I figli della "nuova Gerusalemme" - i figli del cielo - ricordate in quale registro è ora iscritto il vostro nome, dopo la vostra seconda nascita. Non sminuirlo; non sporcarlo; sedetevi liberi in questo mondo nello spirito della vostra mente; Poiché, ecco! Lei, che è la tua "madre", verrà presto, nella sua perfetta bellezza; e dove dovrebbe essere il vostro occhio, e dove dovrebbe essere la vostra attesa quotidiana, se non a quella "nuova Gerusalemme", che verrà dal cielo. I figli della "nuova Gerusalemme" - i figli della libertà - prendono l'immagine delle fattezze dei vostri genitori. "Siate liberi" nello spirito delle vostre menti. Fate in modo che la preghiera sia più libera, la speranza più libera, prendetevi liberamente la libertà che vi è stata così generosamente data. (J. Vaughan, M.A.)

Le libertà della Chiesa: - Dobbiamo capire qui San Paolo per parlare della Chiesa; e non della Chiesa trionfante in cielo, come hanno affermato alcuni degli scolastici, ma della Chiesa militante qui sulla terra, quel glorioso edificio dei fedeli, i cui nomi sono scritti nel libro della vita, e che sono uniti a Cristo lassù in una comunione delle Sue sofferenze. Ma la parola "in alto" non è per trarre in inganno, come Lutero ha ben osservato; poiché tutti i processi di generazione e adozione spirituale vengono dall'alto; tutti i rapporti tra Dio e i Suoi fedeli adoratori vengono dall'alto; e "la nostra conversazione è in cielo". Tutti dunque coloro che hanno il permesso di vedere il regno di Dio, devono nascere dall'alto: questo è il decreto del Capo della Chiesa. Come dunque Cristo è nei cieli e come è capo della Chiesa, così la Chiesa è spiritualmente nei cieli, anche quando è militante quaggiù; poiché la Chiesa è un edificio non misurato, e non potrà mai essere misurata finché qualcuno, indagando, non troverà i limiti dell'Onnipotente: "È alto come il cielo, che cosa puoi fare? Più profondo dell'inferno, che cosa puoi sapere?" Il Capo della Chiesa è alla destra di Dio; i piedi camminano qui sulla terra; eppure un solo potente Spirito eterno anima il tutto, una sola volontà e un solo principio d'azione pervade l'immenso corpo; Un solo pensiero e un'unica intenzione dirigono e disciplinano tutta la massa, perché in lui "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo"; e tutta la schiera dei veri e fedeli credenti, dal giorno in cui Cristo fu crocifisso, fino all'ora in cui l'ultima tromba suonerà dal cielo, non forma che un solo corpo mistico, con una sola anima e un solo spirito, intero in unione e perfetto in cooperazione. Ma la bellezza di questa città è la sua libertà: la vera Chiesa di Cristo ha ampi privilegi; e tutte le sue leggi sono complete e liberali. Non c'è spirito di fanatismo, non c'è attaccamento locale, non c'è gelosia esclusiva, non c'è tensione sulla coscienza, non c'è trasformazione delle fantasie dell'uomo nei decreti di Dio. San Paolo, l'illustre scriba di quella santa città, non pone sugli abitanti della carta un peso più pesante di questo: "State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati; e non essere più avvolto nel giogo della schiavitù" Galati 5:1. Come deve essere facile, si potrebbe pensare, amare la libertà che Dio ci ha dato! Ma, ahimè! ciò che ci è stato dato come nostra libertà da Dio, è stato, dal mondo in generale, considerato fastidioso e intollerabile. Il mondo non può sopportare una Chiesa spirituale; non ama né il culto spirituale né la fede spirituale; e adorare Dio in spirito è ciò che non può né comprendere né tollerare. (R. M. Beverley.)

27 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:27-28

Rallegrati, tu sterile, che non sopporti.

Rallegrati, sterile:

(I.) LA CHIESA NELLA SUA TRISTEZZA

(1.) La figura è tratta dal legame più stretto che la natura conosce, quello del rapporto matrimoniale, e insegna che come sia il maschio che la femmina sono incompleti l'uno senza l'altro, così la felicità di Dio è incompleta senza l'amore della creatura che Egli ha fatto per amarlo

(2.) L'immagine, tuttavia, è quella di una moglie il cui marito l'ha abbandonata. Lei è

(1) sterile, desolato, e quindi

(2) addolorato

(3.) Questo vale per la Chiesa ebraica

(II.) LA CHIESA NELLA SUA LETIZIA

(1.) Infrante le restrizioni tra ebrei e gentili

(2.) Le barriere arbitrarie di razza, rango e legge sono rimosse

(3.) Tutte le nazioni sono redente e radunate in una salvezza comune. (C. Clemance, D.D.)

Canti per cuori desolati: - Prendete il testo per riferirsi-

(I.) ALLA CHIESA DI DIO

(1.) Per un lungo periodo prima dell'Avvento la Chiesa fu desolata

(2.) Durante il soggiorno temporale di Cristo con lei, la sua condizione non era molto migliore

(3.) Improvvisamente, dopo la sua dipartita, il giorno di Pentecoste, divenne feconda

(4.) E continuò fecondo durante tutta l'età apostolica. Avviso

1.) Che in tutte le stagioni in cui la Chiesa è stata desolata e sterile, Dio le è apparso.

(1) Nei secoli bui la Chiesa era sterile, ma il Signore apparve per mezzo di Lutero, ed essa divenne feconda.

(2) Nel secolo scorso la Chiesa era sterile, ma Dio è apparso e l'ha resa feconda attraverso i Wesley e Whitefield

(2.) Che nell'attuale epoca di relativa sterilità possiamo aspettarci un risveglio

(II.) A QUALSIASI CHIESA

(1.) Ci sono alcune Chiese separate che si trovano in una condizione triste, con un ministero senza vita, funzionari mondani e membri in declino

(2.) Qual è l'attuale dovere dei membri di tali Chiese?

(1) Sforzati di essere consapevole del tuo stato, del suo male e del suo pericolo.

(2) Pregate sinceramente per un risveglio.

(3) Fai tutto il possibile personalmente per realizzarlo

(III.) AL POVERO, PECCATORE INDIFESO

(1.) La sua infruttuosità

(2.) Desolazione

(3.) Aiuto in Cristo

(4.) Confida in Lui ed Egli ti renderà fecondo

(IV.) AL CREDENTE DEPRESSO

(1.) La sterilità è la piattaforma del potere divino

(2.) La desolazione, scenario dell'amore eterno di Dio

(V.) A QUEI CRISTIANI CHE NON SONO RIUSCITI A FARE IL BENE

(1.) Ti fa bene sentirti, mentre sei sterile, sentirti desolato

(2.) Ma potresti essere sterile solo nella tua stima

(3.) Aspettate e affaticatevi, perché a suo tempo mieterete se non venite meno

(4.) Se la tua sterilità è reale, lascia che ti umili, ma riparati alla fonte della fecondità. (C. H. Spurgeon.)

Il cristianesimo non è un fallimento: - Mentre il cristianesimo parla lingue più numerose, con lingue più eloquenti, in nazioni più popolose che mai: radunando truppe migliori con più ricca armonia; non ritraendosi da nessun nemico, risorgendo trionfante da ogni conflitto; abbattere le torri delle vecchie filosofie che si esaltano contro Dio; facendo correre la pressa a vapore sotto la richiesta delle sue Scritture, e il cavallo a vapore gemere sotto il peso delle sue opere di beneficenza; emancipare gli schiavi, civilizzare i fuorilegge, raffinare la letteratura, ispirare la poesia; mandando l'arte e la scienza non più vestite di morbidi abiti a indugiare nei palazzi dei re, ma come arditi profeti di Dio a far germogliare e fiorire la terra come la rosa; dando un'ampiezza, una libertà e un'energia simili a quelle di Dio alla civiltà che porta il suo nome, elevando isole selvagge a stati civilizzati, conducendo i martiri cristiani dalle montagne del Madagascar, trasformando i bastoni dei cannibali nelle ringhiere degli altari davanti ai quali i selvaggi delle Figi invocano Gesù; ripetendo la Pentecoste "per molti fiumi antichi e molte pianure pallide"; tuonando sulle sedi dell'antico paganesimo; Navigando tutte le acque, cablando tutti gli oceani, scalando tutte le montagne nella marcia della sua potenza, e allargando sempre di più il diametro di quei cerchi di luce che ha acceso sulla terra, e che presto si incontreranno in un'illuminazione universale: voi lo chiamate un fallimento! Ancora un po' di fallimento e avremo su tutto il globo i nuovi cieli e la nuova terra in cui abita la giustizia. (E. Thompson.)

L'allargamento della Chiesa:

(I.) Dipende dalla promessa-fatta ad Abramo e assicurata in Cristo-è compiuta dallo Spirito-realizzata nei figli della promessa (versetto 28).

(II.) È certo, perché il proposito rivelato di Dio, che deve superare tutte le difficoltà della sterilità e dell'apparente desolazione.

(III.) Sarà glorioso, superando ogni esperienza, speranza, fede.

(IV.) Sarà fonte di gioia indicibile per tutti i credenti, per il mondo in generale. (J. Lyth.)

I figli della promessa:

(I.) LA SOMIGLIANZA DEI CRISTIANI GENTILI CON ISACCO

(1.) Erano stati promessi

(2.) Erano stati generati (spiritualmente) da un'operazione soprannaturale e straordinaria

(II.) IL CARATTERE SPIRITUALE DELLA PROMESSA

(1.) Faceva appello alla fede

(2.) Il suo compimento è avvenuto per grazia divina

(III.) LA DIGNITÀ E IL PRIVILEGIO DELLA RELAZIONE CHE CREA. La relazione è

1.) Immediato

(2.) Vitale

(3.) Spirituale. (A. F. Muir, M.A.)

29 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:29

Colui che è nato secondo la carne ha perseguitato colui che è nato secondo lo Spirito.

Devo professare che, poiché ho osservato il corso del mondo, e la concordia della Parola e delle provvidenze di Dio, ho preso come una prova notevole della caduta dell'uomo, e della verità della Scrittura, e dell'origine soprannaturale della vera santificazione, trovare una tale inimicizia universale tra il seme santo e quello serpentino, e di trovare il caso di Caino e Abele così ordinariamente esemplificato, e colui che è nato secondo la carne per perseguitare colui che è nato secondo lo Spirito. E penso che ancora oggi sia un grande e visibile aiuto per la conferma della nostra fede cristiana. Ma ciò che è molto notevole in esso è che nient'altro al mondo, tranne l'incrocio dell'interesse carnale degli uomini, incontra una tale inimicizia universale. Un uomo può essere il più istruito possibile, e nessuno lo odia per questo. Se egli supera tutti gli altri, tutti gli uomini lo loderanno e proclameranno la sua eccellenza; Può essere un eccellente linguista, un eccellente filosofo, un eccellente medico, un eccellente logico, un eccellente oratore, e tutti lo lodavano. Tra i musicisti, gli architetti, i soldati, i marinai e tutte le arti e le scienze, gli uomini stimano, preferiscono e lodano il meglio; Sì, anche la teologia speculativa, come gli scolari e coloro che sono chiamati grandi teologi, sono onorati da tutti, e incontrano, come tali, ben poca inimicizia, persecuzione o obbrobrio nel mondo. Sebbene io sappia che anche un Galileo, un Campanella e molti altri hanno sofferto a causa degli inquisitori romani, ciò non era tanto in inimicizia con le loro speculazioni o opinioni, quanto per timore che nuove nozioni filosofiche sconvolgessero gli animi degli uomini e aprissero la strada a nuove opinioni in teologia, e così risultassero dannose per il regno e gli interessi di Roma. So anche che Demostene, Cicerone, Seneca, Lucano e molti altri uomini dotti sono morti per mano o per potere di tiranni. Ma questo non era per la loro cultura, ma per la loro opposizione alla volontà e agli interessi di quei tiranni. E so che alcuni uomini religiosi hanno sofferto per i loro peccati e le loro follie, e alcuni per essersi immischiati troppo negli affari secolari, come i consiglieri dei principi, come Ffunezio, Giusto Giona e molti altri. Ma tuttavia nessuna parte, nessuna eccellenza, nessuna abilità o apprendimento, è odiato comunemente, ma onorato nel mondo; no, non l'erudizione teologica, salvo solo questa pietà pratica e la religione, e i suoi princìpi, che rendono solo gli uomini amabili a Dio, attraverso Cristo, e salvano le anime degli uomini. (R. Baxter.)

Onore della persecuzione: - Uno che fu perseguitato al tempo della regina Maria scrisse così: "Un prigioniero per Cristo! Che cos'è questo per un povero verme? Tale onore non hanno tutti i Suoi santi. Entrambi i diplomi che ho preso all'università non mi hanno posto così in alto come l'onore di diventare prigioniero del Signore".

Glorificare nella persecuzione: - Paolo e Sila avevano i loro canti in prigione nelle loro sofferenze in prigione. Quegli uccelli in gabbia cantano con la stessa melodia di tutti quelli che hanno la libertà del cielo. Così Ignazio, nella sua epistola, glorificò, dicendo: "Le bestie feroci possono macinarmi come il grano tra i loro denti, ma per questo diventerò come pane prelibato nelle mani del mio Dio. (Arcivescovo Secker.)

Fedeltà sotto la persecuzione: - Un giovane soldato cristiano dell'esercito veniva spesso assalito dai suoi compagni di tenda mentre pregava di notte. Chiese consiglio al cappellano e, con i suoi consigli, omise la sua abitudine abituale. Ma la sua anima ardente non poteva sopportare questo. Preferì la preghiera con la persecuzione piuttosto che la pace senza di essa, e riprese la sua vecchia via. Il risultato fu che, dopo un po' di tempo, tutti i suoi compagni di tenda si inginocchiarono in preghiera con lui. Facendo rapporto al cappellano disse: "Non è meglio tenere i colori in voga?"

Ricchezze della persecuzione: - Una certa persona, vedendo una donna cristiana andare allegramente in prigione, le disse: "Oh, non hai ancora gustato l'amarezza della morte". Lei rispose altrettanto allegramente: "No, né mai lo farà; poiché Cristo ha promesso che coloro che osservano le sue parole non vedranno mai la morte".

Sulla persecuzione: - Con queste parole l'apostolo presenta ai nostri occhi il vero volto della Chiesa in un'allegoria di Sara e Agar, di Ismaele e Isacco, del Monte Sinai e del Monte Sion. Prendi lo schema completo e la delineazione in breve

(1.) Ecco Sara e Agar; cioè servitù e libertà

(2.) Qui ci sono due città: "Gerusalemme che ora è", la sinagoga dei Giudei; e quella "Gerusalemme che è lassù", "la visione della pace" e "madre di tutti" i fedeli. Poiché per mezzo del nuovo patto siamo stati costituiti figli a Dio

(3.) Ecco la legge promulgata e tuonata sul Monte Sinai; e il vangelo, il patto di grazia, che Dio ha proclamato non dal monte, ma dal cielo stesso, per voce di Suo Figlio. In tutto, si vede una discreta corrispondenza e accordo tra il tipo e la cosa, ma per cui "Gerusalemme nostra madre" è ancora la più alta; il vangelo glorioso con la libertà che ha portato, e la legge che ha messo un giogo per OH, non respirando altro che servitù e paura; Isacco un "erede", e Ismaele "cacciato fuori"; il cristiano più onorevole dell'ebreo. Il velo è steso, e potete vedere presentato alla vostra vista e considerazione un doppio parallelo

(1.) Dei tempi; "Ma come allora, così ora". 2. Degli avvenimenti, degli atti e dei monumenti, di questi tempi, divisi tra due, l'agente e il paziente, "coloro che sono nati secondo la carne" che perseguitano, e "coloro che sono nati secondo lo Spirito" che soffrono la persecuzione

(I.) SEBBENE I PRIVILEGI E LE PREROGATIVE DELLA CHIESA SIANO MOLTI, TUTTAVIA ESSA NON È MAI STATA ESENTE DALLA PERSECUZIONE, MA PIUTTOSTO L'HA AVUTA COME UN'EREDITÀ

(1.) Nelle persone stesse

(2) Ciò apparirà ancora più chiaramente dalla natura stessa e dalla costituzione della Chiesa, che si vede meglio nel suo sangue, quando è militante; che è più piena ed espressiva di qualsiasi altra rappresentazione del titolo che ha

(3.) "Come era allora, così è ora". San Paolo non dice: "Può darsi che sia così", o "È per caso", ma "Così è", per "la provvidenza di Dio, che si vede nel ben ordinare e portare ogni movimento e azione dell'uomo a un giusto fine", che comunemente corre in un corso contrario a quello che la carne e il sangue, infermità umana, lo scoprirebbe. L'eternità e la mortalità, la maestà e la polvere e la cenere, la saggezza e l'ignoranza, non seguono lo stesso corso, né sono vincolate allo stesso punto: "Le mie vie non sono le vostre vie, né i miei pensieri i vostri", dice Dio, per mezzo del Suo profeta, a una nazione stolta che nell'estremo della follia sarebbe più saggia di Dio. Dobbiamo prima essere resi più spirituali dalla contraddizione di "coloro che sono nati secondo la carne"; più Isacchi di prima, per i molti Ismaele. Quindi la perfezione non è solo gradita alla saggezza di Dio, ma conveniente alla debolezza dell'uomo. Ed è una beatitudine: beata povertà, beata lutto, beata persecuzione Matteo 5:3, 4, 10-12. La beatitudine è posta su di essi come una corona, o come un ricco ricamo su tela di sacco, o qualche stoffa più grossolana. Così vedete che la Chiesa non è, non può essere, esente dalla persecuzione, se consideriamo o la qualità delle persone stesse, o la natura e la costituzione della Chiesa, o la provvidenza, la sapienza e la misericordia di Dio

(II.) Guardiamo ora indietro a questa vista terribile ma benedetta, e vediamo quale vantaggio possiamo operare, quale luce possiamo scagliare, da questa nube di sangue per guidarci e rafforzarci in questa nostra guerra, affinché possiamo "essere fedeli fino alla morte, e così ricevere la corona della vita" Apocalisse 2:10

(1.) Non sgomentiamoci quando vediamo accadere alla Chiesa ciò che accade a tutti i regni e le repubbliche del mondo, quando vediamo il volto della Chiesa diventare nero, e non risplendere in quella bellezza in cui prima l'abbiamo vista. Che cosa c'è di strano perché Ismaele si prenda gioco di Isacco? che un serpente morda o un leone ruggisca? che il mondo dovrebbe essere il mondo, o la Chiesa la Chiesa? La Chiesa, per quanto è visibile, per quanto riguarda la sua visibilità e la sua forma esteriore, è soggetta al cambiamento come qualsiasi altra cosa che si veda, come quelle cose che siamo soliti dire non sono che le palle della fortuna con cui giocare

(2.) E affinché non possiamo meravigliarci, abbiamo, in secondo luogo, un giusto giudizio in tutte le cose, e non stabiliamo la Chiesa nella nostra fantasia, e la plasmiamo con lo stato e la pompa di questo mondo, ma "lasciamoci trasformare rinnovando le nostre menti" Romani 12:2. Non dobbiamo fare del mondo l'idea e la piattaforma di una Chiesa

(3.) Abbattiamo dunque queste immaginazioni, queste bolle d'aria gonfiate dalla carne, la parte peggiore che provoca più presto una persecuzione e la teme più presto; e costruiamo, al posto di questi, una fortezza regale, edifichiamo noi stessi nella nostra santa fede, e così siamo adatti e prepariamoci contro l'ardente prova

(4.) "Siate dunque pronti; poiché, nell'ora in cui non pensi, il Figlio dell'uomo, il Capitano della tua salvezza, può venire Matteo 24:44 e metterti nelle liste. Anche se la tromba non suona per combattere, non è pace in tal senso. E ora, per concludere: "Che cosa dice la Scrittura? Scaccia la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non erediterà con il figlio della libera". Scacciare è un atto di violenza; e la vera Chiesa ha sempre più la parte sofferente; ma tuttavia può scacciarli, e ciò con violenza; ma poi è con la stessa "violenza che prendiamo il regno dei cieli", una violenza su noi stessi Matteo 11:12

(1.) Mettendoci prostrati, con la veemenza della nostra devozione, con le nostre frequenti preghiere affinché Dio sciogliesse i loro cuori o accorciasse le loro mani; O portateli sulla retta via, o staccate le ruote del loro carro. 2; Con la nostra pazienza e longanimità. La pazienza fa più miracoli della potenza

(3.) Li scacciamo con la nostra innocenza di vita e la sincerità della conversazione

(4.) Infine: possiamo scacciarli "gettando il nostro peso sul Signore" Salmi 55:22 ; mettendo la nostra causa nelle Sue mani chi meglio può perorarla, citando i nostri persecutori davanti al Suo tribunale che è il giusto Giudice. Se lo gettiamo su di Lui in questo modo, non abbiamo bisogno di nessun altro arbitro, nessun altro vendicatore. Se si tratta di una perdita, Egli può ripararla; se un'offesa, può restituirla; se il dolore, Egli può guarirlo; se la disgrazia, Egli può cancellarla: e certamente lo farà, se lo gettiamo su di Lui in modo tale da confidare in Lui solo; la piena persuasione della potenza di Dio è ciò che "Lo sveglia come uno dal sonno", Lo mette a rivestirSi della Sua maestà, a mettere la Sua potenza all'opera, a far avverare cose potenti e a renderSi glorioso mediante la liberazione del Suo popolo. (A. Farindon, D.D.)

Colui che è nato secondo la carne ha perseguitato colui che è nato secondo lo Spirito: - Quando le potenze del mondo daranno riposo, tuttavia il seme carnale si farà beffe e schernirà, e disprezzerà le sante vie di Dio, marchiandole con censure e calunnie. Le ragioni di ciò sono in parte dovute al fatto che gli uomini sono ubriachi delle illusioni della carne, e quindi non possono giudicare le cose spirituali; e in parte per scusarsi. Gli uomini litigano contro la religione quando non hanno intenzione di praticarla, e contestano i doveri quando non sono disposti a compierli; in parte traggono occasione dalle mancanze del popolo di Dio, anche se non c'è motivo per cui dovrebbero farlo. Un'arte non dovrebbe essere condannata per la mancanza di abilità dell'operaio; ma lo fanno. Se i cristiani sono seri, allora la religione è considerata una cosa scomoda. Se ci sono differenze tra il popolo di Dio, a causa dei loro diversi gradi di luce, oh, allora ci sono così tante sette e fazioni e controversie sulla religione, che sospettano di tutto. Se qualcuno si insinua nella sacra professione e la contamina con i suoi scandali, allora ogni severità religiosa non è che una finzione e un'impostura. Se gli uomini sono severi e vogliono evitare ogni ordinario errore per l'umanità, allora sono più gentili che saggi, e questa è precisione e indiscrezione. (T. Manton, D.D.)

Dobbiamo aspettarci persecuzioni: un soldato nelle Indie Orientali, un uomo robusto e dal cuore di leone, era stato un noto combattente e un terrore per coloro che lo conoscevano. Quell'uomo entrò nella cappella della missione, udì il Vangelo e si convertì. Il cambiamento nel suo carattere fu molto marcato e deciso. Il leone fu trasformato in un agnello. Due mesi dopo, nella sala mensa, alcuni di quelli che prima avevano avuto paura di lui cominciarono a ridicolizzarlo. Uno di loro disse: "Metterò alla prova se è cristiano o no" e, prendendo una bacinella di zuppa calda, se la gettò in seno. Tutta la compagnia rimase a guardarla in silenzio senza fiato, aspettandosi che il leone si alzasse e lo uccidesse sul posto. Ma dopo essersi strappato il panciotto e asciugato il petto scottato, si voltò tranquillamente e disse: "Questo è ciò che devo aspettarmi se divento cristiano. Devo subire persecuzioni". I suoi compagni erano pieni di stupore. (Tesoro biblico.)

La persecuzione è innocua: ci cacciano forse dalla città? Non possono cacciarci da ciò che è nei cieli. Se coloro che ci odiano potessero fare questo, farebbero qualcosa di reale contro di noi. Finché però non possono farlo, non fanno altro che colpirci con gocce d'acqua o colpirci con il vento. (Gregorio Nazianzeno.)

30 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:30

Scaccia la schiava e suo figlio.

La libertà è la benedizione del Vangelo:

(I.) LA LIBERTÀ È IL PRIVILEGIO CARATTERISTICO DEL VANGELO

(1.) Cristo proclamò la libertà dal peccato Giovanni 8:33-36

(2.) Paolo proclamò la libertà dalla legge, sia cerimoniale che morale

(3.) Ma quest'ultimo non lo fa

(1) contraddicono il primo? L'iniquità non è peccaminosa?

2) contraddicono il senso morale che afferma l'obbligo della legge morale?

(II.) QUESTA LIBERTÀ È LA DISPOSIZIONE DEL PATTO DI GRAZIA

(1.) Questo patto non si limita più all'osservanza della legge, ma si adempie da noi quando crediamo in Cristo

(2.) Lo scopo di questo patto è lo stesso di quello del patto della legge, ma tale scopo è realizzato

(1) con un metodo diverso, cioè la fede in Colui che ha adempiuto la legge, cosa che noi non potremmo fare.

(2) Con un metodo più elevato, introducendoci in uno stato in cui osserviamo la legge per l'effettivo motivo della filiazione; in questo stato entriamo mediante la fede nel Figlio di Dio

(3.) Questa fede opera per mezzo dell'amore, che è d'ora in poi il nostro impulso dominante Romani 13:10, e diventiamo seguaci di Dio, non come servi, ma come "cari figli", avendo ricevuto lo spirito di adozione

(III.) QUESTO PATTO RISPONDE AGLI ANELITI DELL'ANIMA UMANA, che sono

1.) Essere riconciliati con Dio e in pace con Lui. Questo si compie per mezzo di Colui che ha adempiuto la legge per noi

(2.) Per servirlo veramente. Questo è fatto da Colui che vince il male in noi, e che ci dà attraverso la fede il potere di compiere le opere di Dio Giovanni 6:28-29

(IV.) QUESTO PATTO CI PORTA QUINDI SOTTO LA LEGGE A CRISTO. Di qui i precetti morali del Vangelo; che vengono dati

1.) A causa dell'imperfezione della nostra fede e per timore che la libertà diventi licenza

(2.) Per fornirci i mezzi per esaminare se stiamo osservando la legge reale della libertà. (Canonico Vernon Hutton.)

La semplicità del patto evangelico: - La nostra attenzione, forse, non può essere rivolta senza profitto a una considerazione di-primo, i principi del vecchio e del nuovo patto, e, secondo, la dichiarazione del testo che li riguarda

(1.) È importante per noi avere costantemente davanti a noi punti di vista chiari riguardo alla legge e al vangelo, o alla dispensazione delle opere e alla dispensazione della grazia. La legge data sul Sinai era un sistema di precetti e comandi, che richiedeva la perfetta obbedienza dell'uomo. Questi dovevano essere costantemente nella mente e nel cuore del popolo. Dovevano insegnarle diligentemente ai loro figli e parlare di loro quando si sedevano in casa o percorrevano la strada; dovevano anche scriverle all'esterno delle loro case e delle loro porte, affinché fossero in ogni luogo un memoriale, affinché le 'osservassero e le mettessero in pratica'. Ed essi avevano due motivi per spingerli all'obbedienza: primo, il timore della punizione, e secondo, la speranza della ricompensa: "Fa' questo, e vivrai"; ma "questo" trascura "da fare" e morirai. Sarà nostra giustizia se avremo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti davanti al Signore nostro Dio, come Egli ci ha comandato, eppure: "Maledetto sia colui che non persevera in tutte le cose che sono scritte nel Libro della Legge per metterle in pratica". L'effetto della legge, quindi, sull'anima individuale era questo, che in alcuni portava a un costante timore, che non ci fosse una violazione o un'omissione di qualsiasi comando. Ma poi, con altri, ha avuto un effetto opposto. Non era la paura della punizione, e questo portava a volte alla disperazione, ma era la speranza di una ricompensa, e questo spesso sollevava il cuore con orgoglio, così che molti erano portati a supporsi perfetti, a dire: "Che cosa mi manca ancora?" "Ti ringrazio di non essere come gli altri uomini". Ma passiamo oltre a notare i principi del nuovo patto, o patto del Vangelo. L'Antico Testamento, come abbiamo detto, era un sistema di comandi e precetti, ricompense e punizioni: "Fa' questo e vivrai", questa negligenza nel fare e morirai. Il vangelo è un'offerta di felicità eterna e di vita, come un dono gratuito, assicurato a noi dall'opera di Colui che ha adempiuto la legge e ha osservato il patto d'opere per noi; che portò la maledizione e la punizione a causa di una legge infranta, e così divenne Egli stesso, nella Sua stessa Persona vivente, il fine della legge per la giustizia di chiunque crede. Il vangelo, infatti, ci chiama a un'opera, ma è l'opera della fede; l'atto di gettare gli affetti e le speranze della nostra anima su un Salvatore vivente. La Scrittura ha esposto in modo meraviglioso la condizione di un vero credente sotto il nuovo patto come quella di uno sposato con Cristo. In altre parole, siamo forse liberati dal fare qualsiasi opera buona, avendo cessato dall'economia delle opere? Dobbiamo vivere con noncuranza e senza un'attività diligente per la gloria di Dio? In nessun modo. Non siamo liberati dal fare la volontà del nostro Padre Celeste; Sono solo i motivi che vengono cambiati. Sotto la legge noi siamo schiavi, e il servo o mercenario obbedisce al dovere; lavora per una ricompensa, o per mantenere la sua situazione; ma la moglie e il figlio sentono che gli interessi del marito o del padre sono identici ai loro; la sua volontà è la loro volontà; il suo onore e il suo benessere sono loro. Il soldato mercenario combatte per la paga o per la promozione, in una causa, forse, con la quale non ha simpatia, ma il soldato cristiano combatte la battaglia della fede, perché i nemici di Cristo sono i suoi nemici, la causa di Cristo la Sua causa. "Mi diletto nella legge di Dio secondo l'uomo interiore", dice San Paolo; gli affetti del mio cuore sono ora dati al mio Salvatore.

(II.) Ora notate la dichiarazione del testo riguardante questi principi dei due patti

(1.) Ecco un'affermazione distinta, che è impossibile per l'anima essere salvata e per il cielo essere guadagnato, se siamo spinti dai principi della legge e dai principi del Vangelo allo stesso tempo: "Il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della donna libera". Eppure c'è sempre un tentativo di guadagnare il cielo in questo modo. È una condizione molto comune nella storia religiosa dell'uomo. I principi della legge e del Vangelo combinati formano i motivi che muovono e influenzano la vita di molti cristiani: le sue opere di carità, la sua benevolenza, persino le sue stesse preghiere sono offerte in parte per una questione di dovere, e in parte come un atto di fede

(2) Il testo, di conseguenza, ci indica il nostro dovere, se veniamo allontanati dalla semplicità della fede. Dio non permetterà che Cristo sia derubato della Sua gloria. Se l'anima deve ricevere il cielo, deve essere come un mendicante riceverebbe un'elemosina; deve essere con la consapevolezza di essere in sé povera, e miserabile, e cieca, e nuda; che Cristo concede il denaro per l'acquisto, le vesti sacre e l'unzione come dono. Infine, cedi il tuo cuore a Lui, interamente e costantemente, e allora il Suo amore si riverserà nel tuo cuore, e diventerà il motivo di ogni tua azione, e il magnete di costante attrazione. Allora sorgerà nella tua anima lo spirito dell'amore e non della paura; lo spirito di un bambino, e non di un servo. Allora i frutti e le grazie dello Spirito di Dio si svilupperanno e cresceranno in te, e allora avrai certezza e fiducia, il cielo tuo perché Cristo è tuo. In conclusione, notiamo quanto siamo incoerenti, per non dire quanto peccaminosi, quando qualsiasi doppio motivo ci spinge in qualcosa. Nelle preoccupazioni comuni della vita, se mostro un atto di gentilezza verso una persona povera, in parte per benevolenza, ma in parte affinché possa pensare bene di me, o il mio prossimo possa pensare bene di me; se mi iscrivo a una società missionaria, in parte perché è un dovere, e in parte per essere considerato religioso; allora, se si conoscesse un tale duplice motivo, come sarei esposto al giusto disprezzo e disprezzo degli altri! Ma non ci comportiamo in questo modo quando ci aspettiamo di guadagnare il cielo stesso, in parte con la nostra conoscenza di Cristo, e in parte con le nostre preghiere, elemosine o santità raffinate, quando, di fatto, siamo per metà mondani e solo per metà religiosi, e non andremo come peccatori indifesi e in bancarotta, e con il cuore spezzato, e la fede, e l'amore per Cristo? Abbiamo tutti bisogno, fratelli, di tenere costantemente davanti a noi i principi del nuovo patto di grazia, distinti dal vecchio patto di opere. (Louis Stanham, M.A.)

31 GALATI CAPITOLO 4

Galati 4:31

Noi non siamo figli della schiava, ma dei liberi. - La natura e il soprannaturale: - Tutta la forza di questa applicazione dell'allegoria risiede nella verità dei fatti. È perché la nascita di Isacco era soprannaturale che San Paolo è stato in grado di trovare in essa ciò che qui ci invita a vedere. Ciò che Isacco era nel miracolo della sua origine, cioè il cristiano nel miracolo della sua rigenerazione. Ciò che Agar e Ismaele odiavano in Isacco era l'interferenza di Dio con le leggi della natura. Questo spirito causò la lotta e l'espulsione. Così è ora

(II.) L'EBREO HA IL SUO PATTO dal Sinai. Chiamatela Agar. Mettila nella stessa riga con Gerusalemme che è ora. Vedete la sua generazione in schiavitù, portando la sua prole in una condizione di servitù spirituale, la condizione di tutti coloro che confidano nella carne

(II.) IL CRISTIANO HA IL SUO PATTO, e la sua dimora è in alto. Egli non è figlio della carne, ma dello Spirito. Egli non è nato da sangue né da volontà di carne, ma da grazie soprannaturali

(III.) LA NATURA GRIDA CONTRO LA GRAZIA, e la considera come un'interferenza con i diritti e la dignità delle creature, e "deride" e "perseguita", e deve essere espulsa, infine, dalla famiglia e dalla casa dei liberi

(IV.) APPLICARE QUESTO ALLO SCETTICISMO. È il vanto dell'anti-soprannaturalismo che è gratuito. Si è liberata dalle catene della tradizione, dell'autorità, del clericalismo. Libero pensiero è la sua parola d'ordine. Qui Paolo lo accusa sotto la figura di Agar e Ismaele, la cui caratteristica era l'avversione per il soprannaturale

(1.) L'incredulità nel rifiutare il soprannaturale rifiuta il perdono e Cristo, la grazia e lo Spirito Santo

(2.) Questo è uno stato di schiavitù. Che speranza c'è infatti per l'uomo nella natura?

(1) Nessuno, poiché si rivolge con rimorso al passato. La natura schiaccia il peccatore.

(2) Nessuno, mentre guarda malinconicamente al futuro. Marco 49 povero tentativo, tentenna di ricostruirsi nella santità. Marco 50 'auto-irritante "O Baal, ascoltaci" dell'uomo che non afferrerà il Divino Santificatore

(3.) Se vogliamo essere liberi dalla schiavitù del peccato e della disperazione, dobbiamo cercare il perdono attraverso Cristo e la santificazione attraverso lo Spirito Santo. (Dean Vaughan.)

Il cristianesimo la casa e la speranza dei liberi:

(I.) LA NATURA DELLA VERA LIBERTÀ

(1.) L'assenza di ogni restrizione

(2.) Il mondano non è libero

(3.) L'uomo desidera naturalmente la libertà

(II.) LA CHIESA DI CRISTO COME CASA DEI VERAMENTE LIBERI

(1.) È un'associazione di volontariato

(2.) È ben adattato a promuovere la felicità umana

(3.) È uno stato di preparazione e allenamento per le scene più elevate

(III.) IL COMPITO DELLA CHIESA DI DIFFONDERE LA VERA LIBERTÀ DELLA RAZZA

(1.) Cosa ha fatto

(2.) Va bene

(3.) Può fare, come la speranza dei liberi. Impara: la libertà del Vangelo è necessaria, perché solo essa può

(1) rendere possibile un'altra libertà;

(2) di valore;

(3) permanente. (W. R. Williams.) I due figli di Abramo: - Dobbiamo mantenere pura questa fede; "Poiché sta scritto che Abramo ebbe due figli". Questo fatto della storia, ci mostra lo Spirito Santo, è un'allegoria, che smaschera la schiavitù fatale in cui i Galati stavano scivolando. Nei due figli di Abramo vediamo:

(I.) LA SCHIAVITÙ DELLA LEGGE

(1.) Il figlio di Agar nacque secondo la carne, nel corso comune della natura. "Ciò che è nato dalla carne è carne" Giovanni 3:6. Ereditiamo una natura malvagia, incline al peccato, eppure miserabile in esso. Nessun uomo naturale è veramente felice Isaia 51:21, 22 ; è sempre peccatore Geremia 17:9

(2.) Il figlio di Agar nacque in schiavitù. Lei una schiava; suo figlio, sebbene figlio di Abramo, schiavo, secondo la legge della casa. Ecco l'antico patto: "Poiché questo Agar denota il Monte Sinai". Lì Israele acconsentì a un patto di opere Esodo 24; Deuteronomio 5:2, 3, che si traduce in fallimento e schiavitù. Agar partorisce solo schiavi: questo è tutto ciò che la legge può fare. "La forza del peccato è la legge" 1Corinzi 15:5, 6

(3.) Il figlio di Agar era un persecutore. Egli deride, deride, perseguita il seme promesso. Il mondo, Israele, odiava Cristo. La legge non può sopportare la grazia Luca 15:2. Il naturale non può tollerare lo spirituale 1Corinzi 2:14; 1Giovanni 3:1. Ecco la mente di Caino. Il figlio di Agar era figlio di Abramo. Ciò aumentò l'ostilità. La religione è spesso il più grande nemico della religione. La nostra pretesa di essere perfettamente giustificati per fede, senza la legge, suscita animosità Giovanni 8:33

(4.) Il figlio di Agar fu scacciato: non l'aveva; non poteva ereditare nulla. La sua permanenza in casa dipendeva dalla sua obbedienza. L'obbedienza alla legge non vale per la giustificazione Salmi 143:2 ; porta solo maledizione Galati 3:10, e ira Romani 4:15, rifiuto Galati 5:2; Giovanni 8:35 ; Non conferisce alcun diritto all'eredità. Cristo l'unica via per Dio, per il cielo Giovanni 14:6. Se non "in Cristo", "della fede di Abramo" Romani 4:16, siamo ancora "nei nostri peccati" Giovanni 8:24. Ma pensate a quello di Cristo, "in nessun modo" scacciato Giovanni 6:37

(II.) LA LIBERTÀ DEL VANGELO

(1.) Il figlio della donna libera era il figlio della promessa. Essendo Abramo e Sara come morti Ebrei 11:12, il loro bambino nacque, non nel corso della natura, ma per la grazia di Dio Romani 4:17-21. "Noi, fratelli, come lo fu Isacco, cioè alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa" Romani 9:8; 2Timoteo 1:1. La nostra filiazione non è il risultato dell'obbedienza legale, o della "cultura", o dell'uomo in alcun modo Giovanni 1:12. Siamo considerati morti e siamo stati vivificati dallo Spirito Santo, dalla grazia di Dio Romani 9:11

(2.) Il figlio della donna libera è nato libero, libero dalle condizioni della legge della schiava. Per noi, che per fede siamo giustificati, la legge è, sotto questo aspetto, morta Romani 7:4; Galati 2:19. La sua morsa di condanna è spezzata. In Cristo le sue pretese sono soddisfatte. Non è più una legge esterna, che restringe, condanna; ma una legge interiore, nella quale ci dilettiamo Romani 7:22; Salmi 1,2, e che, mediante l'amore, realizziamo (Rm 8,4), per mezzo dello Spirito. Questa è la vera libertà. "Il cui servizio è la libertà perfetta." 3. Il figlio della donna libera fu perseguitato. Questo dobbiamo aspettarci se siamo fedeli, di essere "derisi" Giovanni 15:20, specialmente negli "ultimi giorni" 2Timoteo 3:12. L'offesa della croce non è cessata. "Beati i mansueti", ecc

(4.) Il figlio della donna libera era l'erede. I figli della promessa sono contati per la progenie e sono eredi secondo la promessa. La Gerusalemme di sopra è una città di uomini liberi Galati 3:19; Romani 8:17; 1Pietro 1:3, 4. Conclusione

(1.) Manteniamo salda Galati 5:1 la nostra libertà in Cristo, e guardiamoci dalla schiavitù legale

(2.) Usiamo la nostra libertà in un servizio attivo e amorevole Galati 5:13

(3.) Soffriamo docilmente, nella paziente speranza, per amor Suo. (J. E. Sampson, M.A.)

Le vie della religione non sono e non possono essere piacevoli agli uomini irreligiosi: - È alle persone rinnovate e sante che l'affermazione si riferisce, e a loro soltanto; perché i nostri piaceri devono essere adatti alle nostre disposizioni prevalenti e ai nostri temperamenti predominanti. La luce in sé non dà alcun piacere ai ciechi, né la musica più squisita può dare alcuna gratificazione ai sordi. Un uomo ozioso non gode del lavoro, né un ghiottone o un ubriacone nella temperanza e nella sobrietà. Quelle stesse cose che la mente spirituale apprezza e desidera di più sono per la mente carnale sgradevoli e offensive. (Dott. Bunting.)

Riferimenti incrociati:

Galati 4

1 Ga 4:23,29; Ge 24:2,3; 2Re 10:1,2; 11:12; 12:2

3 Ga 3:19,24,25
Ga 4:9,25,31; 2:4; 3:23; 5:1; Mat 11:28; Giov 8:31; At 15:10; Rom 8:15
Ga 4:9; Col 2:8,20; Eb 7:16

4 Ge 49:10; Dan 9:24-26; Mal 3:1; Mar 1:15; At 1:7; Ef 1:10; Eb 9:10
Is 48:16; Zac 2:8-11; Giov 3:16; 6:38; 8:42; 10:36; 1G 4:9,10,14
Is 9:6,7; Mic 5:2; Zac 6:12; Lu 2:10,11; Giov 1:14; Rom 1:3; 9:5; Fili 2:6-8; 1Ti 3:16; Eb 2:14; 10:5-7; 1G 4:2
Ge 3:15; Is 7:14; Ger 31:22; Mic 5:3; Mat 1:23; Lu 1:31,35; 2:7
Mat 3:15; 5:17; Lu 2:21-27; Rom 15:8; Col 2:14

5 Ga 4:21; 3:13; Mat 20:28; Lu 1:68; At 20:28; Ef 1:7; 5:2; Col 1:13-20; Tit 2:14; Eb 1:3; 9:12,15; 1P 1:18-20; 3:18; Ap 5:9; 14:3
Ga 4:7; 3:26; Giov 1:12; Rom 8:19,23; 9:4; Ef 1:5

6 Lu 11:13; Giov 7:39; 14:16; Rom 5:5; 8:15-17; 2Co 1:22; Ef 1:13; 4:30
Giov 3:34; 15:26; 16:7; Rom 5:5; 8:9,15; 1Co 15:45; Fili 1:19; 1P 1:11; Ap 19:10
Is 44:3-5; Ger 3:4,19; Mat 6:6-9; Lu 11:2; Rom 8:26,27; Ef 2:18; 6:18; Eb 4:14-16; Giuda 1:20

7 Ga 4:1,2,5,6,31; 5:1
Ga 3:26
Ga 3:29; Rom 8:16,17
Ge 15:1; 17:7,8; Sal 16:5; 73:26; Ger 10:16; 31:33; 32:38-41; Lam 3:24; 1Co 3:21-23; 2Co 6:16-18; Ap 21:7

8 Eso 5:2; Ger 10:25; Giov 1:10; At 17:23,30; Rom 1:28; 1Co 1:21; Ef 2:11,12; 4:18; 1Te 4:5; 2Te 1:8; 1G 3:1
Gios 24:2,15; Sal 115:4-8; 135:15-18; Is 44:9-20; Ger 10:3-16; At 14:12; 17:29; Rom 1:23; 1Co 8:4; 10:19,20; 12:2; 1Te 1:9; 1P 4:3

9 1Re 8:43; 1Cron 28:9; Sal 9:10; Prov 2:5; Ger 31:34; Abac 2:14; Mat 11:27; Giov 17:3; 1Co 15:34; 2Co 4:6; Ef 1:17; 2P 2:20; 1G 2:3,4; 5:20
Eso 33:17; Sal 1:6; Giov 10:14,27; Rom 8:29; 1Co 8:3; 13:12; 2Ti 2:19
Ga 3:3; Rom 8:3; Col 2:20-23; Eb 7:18
Eb 10:38,39
Ga 4:3

10 Lev 23:1-44; 25:1,13; Nu 28:1-29:40; Rom 14:5; Col 2:16,17

11 Ga 4:20; 2Co 11:2,3; 12:20,21
Ga 2:2; 5:2-4; Is 49:4; At 16:6; 1Co 15:58; Fili 2:16; 1Te 3:5; 2G 1:8

12 Ga 2:14; 6:14; Ge 34:15; 1Re 22:4; At 21:21; 1Co 9:20-23; Fili 3:7,8
2Co 2:5

13 1Co 2:3; 2Co 10:10; 11:6,30; 12:7-10; 13:4
Ga 1:6; At 16:6

14 Ga 4:13; Giob 12:5; Sal 119:141; Ec 9:16; Is 53:2,3; 1Co 1:28; 4:10; 1Te 4:8
2Sa 14:17; 19:27; Zac 12:8; Mal 2:7; Eb 13:2
Mat 10:40; 18:5; 25:40; Lu 10:16; Giov 13:20; 2Co 5:20; 1Te 2:13

15 Ga 3:14; 5:22; 6:4; Lu 8:13; Rom 4:6-9; 5:2; 15:13
Rom 10:2; 2Co 8:3; Col 4:13
Ga 4:19; Rom 9:3; 1Te 2:8; 5:13; 1G 3:16-18

16 Ga 3:1-4; 1Re 18:17,18; 21:20; 22:8,27; 2Cron 24:20-22; 25:16; Sal 141:5; Prov 9:8; Giov 7:7; 8:45
Ga 2:5,14; 5:7

17 Ga 6:12,13; Mat 23:15; Rom 10:2; 16:18; 1Co 11:2; 2Co 11:3,13-15; Fili 2:21; 2P 2:3,18
1Co 4:8,18

18 Nu 25:11-13; Sal 69:9; 119:139; Is 59:17; Giov 2:17; 1Co 15:58; Tit 2:14; Ap 3:19
Ga 4:20; Fili 1:27; 2:12

19 1Co 4:14; 1Ti 1:2; Tit 1:4; File 1:10,19; Giac 1:18; 1G 2:1,12; 5:21
Nu 11:11,12; Is 53:11; Lu 22:44; Fili 1:8; 2:17; Col 2:1; 4:12; Eb 5:7; Ap 12:1,2
Rom 8:29; 13:14; Ef 4:24; Fili 2:5; Col 1:27; 3:10

20 1Co 4:19-21; 1Te 2:17,18; 3:9
Ga 4:11

21 Ga 4:9; 3:10,23,24; Rom 6:14; 7:5,6; 9:30-32; 10:3-10
Mat 21:42-44; 22:29-32; Giov 5:46,47
Giov 10:34; 12:34; 15:25; Rom 3:19

22 Ge 16:2-4,15; 21:1,2,10

23 Rom 9:7,8
Ge 17:15-19; 18:10-14; 21:1,2; Rom 4:18-21; 10:8; Eb 11:11

24 Ez 20:49; Os 11:10; Mat 13:35; 1Co 10:11; Eb 11:19
Ga 4:25; Lu 22:19,20; 1Co 10:4
Ga 3:15-21; Eb 7:22; 8:6-13; 9:15-24; 10:15-18; 12:24; 13:20
Ga 5:1; Rom 8:15
Ge 16:3,4,8,15,16; 21:9-13; 25:12

25 Ga 4:24
De 33:2; Giudic 5:5; Sal 68:8,17; Eb 12:18
Ga 1:17; At 1:11
Mat 23:37; Lu 13:34; 19:44

26 Sal 87:3-6; Is 2:2,3; 52:9; 62:1,2; 65:18; 66:10; Gioe 3:17; Mic 4:1,2; Fili 3:20; Eb 12:22; Ap 3:12; 21:2,10-27
Ga 4:22; 5:1; Giov 8:36; Rom 6:14,18; 1P 2:16
CC 8:1,2; Is 50:1; Os 2:2,5; 4:5; Ap 17:5

27 Is 54:1-5
1Sa 2:5; Sal 113:9
Ru 1:11-13; 4:14-16; 2Sa 13:20; Is 49:21; 1Ti 5:5

28 Ga 4:23; 3:29; At 3:25; Rom 4:13-18; 9:8,9

29 Ge 21:9
Giov 3:5; 15:9; Rom 8:1,13
Ga 5:11; 6:12-14; Mat 23:34-37; 1Te 2:14,15; Eb 10:33,34

30 Ga 3:8,22; Rom 4:3; 11:2; Giac 4:5
Ge 21:10-12; Rom 11:7-11
Giov 8:35; Rom 8:15-17

31 Ga 5:1,13; Giov 1:12,13; 8:36; Eb 2:14,15; 1G 3:1,2

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