Nuova Riveduta:

Geremia 1

Vocazione e missione di Geremia
1 Parole di Geremia, figlio di Chilchia, uno dei sacerdoti che stavano ad Anatot, nel paese di Beniamino.
2 La parola del SIGNORE gli fu rivolta al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, l'anno tredicesimo del suo regno, 3 e al tempo di Ieoiachim, figlio di Giosia, re di Giuda, sino alla fine dell'anno undicesimo di Sedechia, figlio di Giosia, re di Giuda, fino a quando Gerusalemme fu deportata, il che avvenne nel quinto mese.
4 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: 5 «Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni». 6 Io risposi: «Ahimè, Signore, DIO, io non so parlare, perché non sono che un ragazzo». 7 Ma il SIGNORE mi disse: «Non dire: "Sono un ragazzo", perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò e dirai tutto quello che io ti comanderò. 8 Non li temere, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE. 9 Poi il SIGNORE stese la mano e mi toccò la bocca; e il SIGNORE mi disse: «Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. 10 Vedi, io ti stabilisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per costruire e per piantare».
11 Poi la parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: «Geremia, che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». 12 E il SIGNORE mi disse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla a effetto».
13 La parola del SIGNORE mi fu rivolta per la seconda volta: «Che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo una gran pentola che bolle e ha la bocca rivolta dal settentrione in qua». 14 E il SIGNORE mi disse: «Dal settentrione verrà fuori la calamità su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i popoli dei regni del settentrione», dice il SIGNORE; «essi verranno e porranno ognuno il suo trono all'ingresso delle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura all'intorno e contro tutte le città di Giuda. 16 Pronuncerò i miei giudizi contro di loro a causa di tutta la loro malvagità, perché mi hanno abbandonato e hanno offerto il loro incenso ad altri dèi e si sono prostrati davanti all'opera delle loro mani. 17 Tu, dunque, cingiti i fianchi, àlzati e di' loro tutto quello che io ti comanderò. Non lasciarti sgomentare da loro, affinché io non ti renda sgomento in loro presenza. 18 Ecco, oggi io ti stabilisco come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi prìncipi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese. 19 Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE.

C.E.I.:

Geremia 1

1 Parole di Geremia figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che dimoravano in Anatòt, nel territorio di Beniamino. 2 A lui fu rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia figlio di Amon, re di Giuda, l'anno decimoterzo del suo regno, 3 e quindi anche al tempo di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell'anno undecimo di Sedecìa figlio di Giosìa, re di Giuda, cioè fino alla deportazione di Gerusalemme avvenuta nel quinto mese.
4 Mi fu rivolta la parola del Signore:
5 «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo,
prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni».
6 Risposi: «Ahimé, Signore Dio, ecco io non so parlare,
perché sono giovane».
7 Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane,
ma va' da coloro a cui ti manderò
e annunzia ciò che io ti ordinerò.
8 Non temerli,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
9 Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca
e il Signore mi disse:
«Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca.
10 Ecco, oggi ti costituisco
sopra i popoli e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».
11 Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». 12 Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla». 13 Quindi mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo una caldaia sul fuoco inclinata verso settentrione».
14 Il Signore mi disse:
«Dal settentrione si rovescerà la sventura
su tutti gli abitanti del paese.
15 Poiché, ecco, io sto per chiamare
tutti i regni del settentrione.
Oracolo del Signore.
Essi verranno e ognuno porrà il trono
davanti alle porte di Gerusalemme,
contro tutte le sue mura
e contro tutte le città di Giuda.
16 Allora pronunzierò i miei giudizi contro di loro,
per tutto il male che hanno commesso abbandonandomi,
per sacrificare ad altri dèi
e prostrarsi davanti al lavoro delle proprie mani.
17 Tu, poi, cingiti i fianchi,
alzati e di' loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti alla loro vista,
altrimenti ti farò temere davanti a loro.
18 Ed ecco oggi io faccio di te
come una fortezza,
come un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
19 Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Oracolo del Signore.

Nuova Diodati:

Geremia 1

Vocazione di Geremia e suo mandato
1 Parole di Geremia, figlio di Hilkiah, uno dei sacerdoti che erano ad Anathoth, nel paese di Beniamino. 2 La parola dell'Eterno gli fu rivolta al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, nell'anno tredicesimo del suo regno; 3 gli fu pure rivolta al tempo di Jehoiakim, figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell'undicesimo anno di Sedekia, figlio di Giosia, re di Giuda, cioè fino alla cattività di Gerusalemme, avvenuta nel quinto mese. 4 La parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: 5 «Prima che io ti formassi nel grembo di tua madre, ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, ti ho consacrato e ti ho stabilito profeta delle nazioni». 6 Io risposi: «Ahimè, Signore, Eterno, io non so parlare, perché sono un ragazzo». 7 Ma l'Eterno mi disse: «Non dire: "Sono un ragazzo", perché tu andrai da tutti coloro ai quali ti manderò e dirai tutto ciò che ti comanderò. 8 Non temere davanti a loro, perché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno». 9 Poi l'Eterno stese la sua mano e toccò la mia bocca; quindi l'Eterno mi disse: «Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. 10 Ecco, oggi ti costituisco sopra le nazioni e sopra i regni, per sradicare e per demolire, per abbattere e per distruggere, per edificare e per piantare». 11 Poi la parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: «Geremia, che cosa vedi?». Io risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». 12 L'Eterno mi disse: «Hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto». 13 La parola dell'Eterno mi fu rivolta per la seconda volta, dicendo: «Che cosa vedi?». Io risposi: «Vedo una pentola che bolle e ha la bocca volta nella direzione opposta al nord». 14 L'Eterno mi disse: «Dal nord la calamità si rovescerà su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i popoli dei regni del nord, dice l'Eterno. Essi verranno e porranno ognuno il suo trono all'ingresso delle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura, tutt'intorno, e contro tutte le città di Giuda. 16 Allora pronuncerò i miei giudizi contro di loro, a motivo di tutta la loro malvagità, perché mi hanno abbandonato e hanno bruciato incenso ad altri dèi e si sono prostrati davanti all'opera delle loro mani. 17 Perciò cingiti i lombi, lèvati e di' loro tutto ciò che ti comanderò. Non sgomentarti davanti a loro, affinché non ti renda sgomento davanti a loro. 18 Ecco, oggi io faccio di te una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi principi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese. 19 Essi combatteranno contro di te ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno».

Riveduta 2020:

Geremia 1

Vocazione di Geremia
1 Parole di Geremia, figlio di Chilchia, uno dei sacerdoti che stavano ad Anatot, nel paese di Beniamino.
2 La parola dell'Eterno gli fu rivolta al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, il tredicesimo anno del suo regno, e al tempo di Ieoiachim, 3 figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell'undicesimo anno di Sedechia, figlio di Giosia, re di Giuda, fino a quando Gerusalemme fu deportata, il che avvenne nel quinto mese.
4 La parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: 5 “Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni”. 6 E io risposi: “Ahimè, Signore, Eterno, io non so parlare, poiché non sono che un ragazzo”. 7 Ma l'Eterno mi disse: “Non dire: 'Sono un ragazzo', poiché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò. 8 Non li temere, perché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno”. 9 Poi l'Eterno stese la mano e mi toccò la bocca; e l'Eterno disse: “Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. 10 Vedi, io ti costituisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per costruire e per piantare”.
11 Poi la parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: “Geremia, che cosa vedi?”, io risposi: “Vedo un ramo di mandorlo”. E l'Eterno mi disse: 12 “Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla a effetto”. 13 E la parola dell'Eterno mi fu rivolta per la seconda volta, dicendo: “Che cosa vedi?”. Io risposi: “Vedo una grande pentola che bolle e ha la bocca volta dal settentrione in qua”. E l'Eterno mi disse: 14 “Dal settentrione verrà fuori la calamità su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i popoli dei regni del settentrione”, dice l'Eterno, “essi verranno, e porranno ognuno il proprio trono all'ingresso delle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura intorno e contro tutte le città di Giuda. 16 Pronuncerò i miei giudizi contro di loro, a causa di tutta la loro malvagità, perché mi hanno abbandonato e hanno offerto il loro profumo ad altri dèi e si sono prostrati davanti all'opera delle loro mani. 17 Tu dunque, cingiti i fianchi, alzati e di' loro tutto quello che io ti comanderò. Non ti intimorire a causa loro, affinché io non ti renda intimorito in loro presenza. 18 Ecco, oggi io ti stabilisco come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi prìncipi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese. 19 Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti”, dice l'Eterno.

Riveduta:

Geremia 1

Vocazione di Geremia
1 Parole di Geremia, figliuolo di Hilkia, uno dei sacerdoti che stavano ad Anatoth, nel paese di Beniamino.
2 La parola dell'Eterno gli fu rivolta al tempo di Giosia, figliuolo d'Amon, re di Giuda, l'anno tredicesimo del suo regno, e al tempo di Jehoiakim, 3 figliuolo di Giosia, re di Giuda, sino alla fine dell'anno undecimo di Sedechia, figliuolo di Giosia, re di Giuda, fino a quando Gerusalemme fu menata in cattività, il che avvenne nel quinto mese.
4 La parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: 5 'Prima ch'io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t'ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t'ho consacrato e t'ho costituito profeta delle nazioni'. 6 E io risposi: 'Ahimè, Signore, Eterno, io non so parlare, poiché non sono che un fanciullo'. 7 Ma l'Eterno mi disse: 'Non dire: - Sono un fanciullo, - poiché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò. 8 Non li temere, perché io son teco per liberarti, dice l'Eterno'. 9 Poi l'Eterno stese la mano e mi toccò la bocca; e l'Eterno disse: 'Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. 10 Vedi, io ti costituisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per svellere, per demolire, per abbattere, per distruggere, per edificare e per piantare'.
11 Poi la parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo: - 'Geremia, che vedi?' Io risposi: 'Vedo un ramo di mandorlo'. E l'Eterno mi disse: 12 'Hai veduto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto'. 13 E la parola dell'Eterno mi fu rivolta per la seconda volta, dicendo: 'Che vedi?' Io risposi: 'Vedo una caldaia che bolle ed ha la bocca vòlta dal settentrione in qua'. E l'Eterno mi disse: 14 'Dal settentrione verrà fuori la calamità su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i popoli dei regni del settentrione, dice l'Eterno; essi verranno, e porranno ognuno il suo trono all'ingresso delle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura all'intorno, e contro tutte le città di Giuda. 16 E pronunzierò i miei giudizi contro di loro, a motivo di tutta la loro malvagità, perché m'hanno abbandonato e hanno offerto il loro profumo ad altri dèi e si son prostrati dinanzi all'opera delle loro mani. 17 Tu dunque, cingiti i lombi, lèvati, e di' loro tutto quello che io ti comanderò. Non ti sgomentare per via di loro, ond'io non ti renda sgomento in loro presenza. 18 Ecco, oggi io ti stabilisco come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di rame contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi principi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese. 19 Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io son teco per liberarti, dice l'Eterno'.

Ricciotti:

Geremia 1

Vocazione del profeta.
1 Parole di Geremia, figlio di Elcia, dei sacerdoti che furono in Anatot nella terra di Beniamino. 2 Parola di Dio che gli fu comunicata ai giorni di Josia, figlio di Amon, re di Giuda, l'anno decimoterzo del suo regno; 3 e fu, ai giorni di Joachim, figlio di Josia, re di Giuda, fino al termine dell'undecimo anno di Sedecia, figlio di Josia, re di Giuda, fino alla trasmigrazione di Gerusalemme, nel mese quinto. 4 E il Signore mi comunicò la sua parola dicendo: 5 «Prima che io ti formassi nel ventre io ti conobbi e avanti che tu uscissi alla luce ti santificai, e ti diedi profeta alle genti». 6 Ed io dissi: «Ah, ah, ah, Signore Dio, ecco ch'io non so parlare, perchè sono un giovincello». 7 E il Signore mi disse: «Non dire: - Sono un giovincello - perchè andrai a fare tutto quello per cui ti manderò, e tutto quello che ti ordinerò tu dirai. 8 Non temere dinanzi ad essi, perchè io sono con te, per scamparti», dice il Signore. 9 E il Signore stese la sua mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco che ho messo le mie parole nella tua bocca. 10 Ecco, ti ho stabilito sopra le genti e sopra i regni, per svellere e distruggere e disperdere e dissipare, e per edificare e piantare». 11 E il Signore mi comunicò la sua parola dicendomi: «Geremia che cosa vedi?». Ed io dissi: «Una verga vigilante io vedo». 12 E il Signore mi disse: «Hai visto bene, perchè io vigilerò sulla mia parola per metterla in esecuzione». 13 E il Signore mi comunicò la sua parola, per la seconda volta, dicendomi: «Che cosa vedi?». E dissi: «Vedo una caldaia bollente, che si affaccia dalla parte di settentrione». 14 E il Signore mi disse: «Dal settentrione si riverserà il male sopra tutti gli abitatori della terra! 15 Perchè ecco che io convocherò tutte le stirpi dei regni del settentrione, dice il Signore, e verranno e ognuna di esse collocherà la sua sede all'ingresso delle porte di Gerusalemme e rimpetto alle sue mura in giro, e di fronte a tutte le città di Giuda. 16 E pronunzierò il mio giudizio di condanna contro tutta la malvagità di quelli che hanno abbandonato me per fare libazioni agli dèi stranieri e che hanno adorato l'opera delle loro mani. 17 Tu dunque accingiti, sorgi e parla a costoro tutto quello che io ti comando. Non temere dinanzi a essi, perchè io non permetterò che dinanzi ad essi tu abbia paura. 18 Giacchè io oggi ti renderò come una città forte e una colonna di ferro e una muraglia di bronzo a tutta la terra e ai re di Giuda e ai suoi principi e ai sacerdoti e al popolo della terra. 19 Ed essi combatteranno contro di te, ma non la vinceranno, perchè io sono con te, dice il Signore, per liberarti».

Tintori:

Geremia 1

Vocazione di Geremia
1 Parole di Geremia, figlio d'Elia, uno dei sacerdoti che abitavano in Anatot, nella terra di Beniamino. 2 Parole dette a lui dal Signore nei giorni di Giosia figlio di Ammon, re di Giuda, il tredicesimo anno del suo regno, 3 e nei giorni di Ioachim, figlio di Giosia, re di Giuda, fino al termine dell'undicesimo anno di Sedecia, figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla trasmigrazione di Gerusalemme, nel quinto mese. 4 Il Signore mi indirizzò la parola e disse: 5 «Avanti di formarti nel seno di tua madre ti conobbi, avanti che tu uscissi dal seno ti santificai, e ti stabilii profeta alle nazioni». 6 E io dissi: «Ah, ah, ah! Signore Dio! Io non so parlare, perchè sono un fanciullo». 7 Il Signore mi disse: «Non dire: Sono un fanciullo, perchè tu, qualunque commissione t'affiderò, la farai, e dirai tutto quello che io t'ordinerò: 8 non temere davanti a loro, perchè ci son io con te a liberarti, - dice il Signore -». 9 Poi il Signore stese la sua mano e toccò la mia bocca, e mi disse il Signore: «Ecco metto le mie parole nella tua bocca, 10 ecco ti stabilisco in questo giorno sopra le nazioni e sopra i regni, perchè tu sradichi e distrugga, disperda e dissipi, edifichi e pianti».

Visione della verga e della caldaia. Incoraggiamenti
11 E il Signore mi parlò e disse: «Che vedi, Geremia?» Ed io risposi: «Io vedo una verga che veglia». 12 E il Signore mi disse: «Tu hai visto bene, perchè io veglierò sopra la mia parola per compirla». 13 Poi il Signore mi parlò di nuovo e disse: «Che vedi?» Ed io risposi: «Io vedo una caldaia che bolle e che viene dalla parte del settentrione». 14 E il Signore mi disse: «Dal settentrione i mali si diffonderanno sopra tutti gli abitanti della terra; 15 perchè ecco che io convocherò tutte le famiglie dei regni del settentrione - dice il Signore - ed esse verranno, e porrà ciascuna il suo trono all'entrata delle porte di Gerusalemme, sopra tutta la cinta delle sue mura, e in tutte le città di Giuda. 16 Ed io esporrò loro i miei giudizi riguardo a tutta la malizia di coloro che mi hanno abbandonato ed han fatte libazioni agli dèi stranieri, ed hanno adorato l'opera delle loro mani. 17 Tu adunque cingi i tuoi fianchi, alzati e di' loro tutto quello che ti ordino io. Non ti spaventare davanti a loro, perchè io farò in modo che tu non tema la loro presenza. 18 Ecco oggi io ti ho reso una città forte, una colonna di ferro, una muraglia di bronzo sopra tutta la terra, contro i re di Giuda e i suoi principi, contro i sacerdoti e il popolo del paese. 19 Essi ti faran guerra, ma non avranno il sopravvento, perchè io son con te per liberarti - dice il Signore».

Martini:

Geremia 1

Vocazione di Geremia al minuterò di profeta. Si scusa per ragione della sua tenera età, ma Dio lo riempie di fortezza. Gli è comandato di predire la distruzione di Gerusalemme mostrata a lui colla visione di una verga, e di una caldaia, che bolle.
1 Parole di Geremia figliuolo di Helcia, uno de' sacerdoti, che abitavano in Anathoth nella terra di Benjamin. 2 Parole dette a lui dal Signore ne' giorni di Josia figliuolo di Amon, re di Giuda, il decimoterzo anno del regno di lui, 3 E dette a lui ne' giorni di Joachim figliuolo di Josia, re di Giuda, sino a tutto l'undecimo anno di Sedecia figliuolo di Josia, re di Giuda, sino alla trasmigrazione di Gerusalemme nel quinto mese. 4 E il Signore parlommi, dicendo: 5 Anzi che ti formassi nel sen della madre, io ti conobbi, ed anzi che tu uscissi dall'utero, io ti santificai, e ti diedi Profeta alle genti. 6 Ed io dissi: Ah, ah, ah, Signore Dio, tu vedi, ch'io non so parlare, perchè io sono un fanciullo. 7 E il Signore disse a me: Non dire: Io sono un fanciullo; perocché tu anderai a fare tutte quelle cose, per le quali ti spedirò, e tutto quello, che io t'ingiungerò, tu lo dirai. 8 Non temere la faccia di coloro: conciossiachè son io con te, per trarti d'impaccio, dice il Signore. 9 E stese il Signore la mano, e toccò la mia bocca; e dissemi il Signore: Ecco che io pongo nella tua bocca le mie parole: 10 Ecco che io ti do oggi autorità sopra le genti, e sopra i reami, affinchè tu di radichi, e distrugga, e disperga, e dissipi, e edifichi, e pianti. 11 E il Signore mi parlò, e disse: Che è quello, che tu vedi, o Geremia? E io dissi: Io vedo una verga vegliante. 12 E il Signore mi disse: Così è come tu hai veduto; perocché io sarò vigilante sopra la mia Parola per adempirla. 13 E il Signore parlommi di nuovo, e disse: Che vedi tu? E io dissi: Veggo una caldaia bollente, ed ella viene dalla parte di settentrione. 14 E il Signore mi disse: Dal settentrione si spanderanno tutti i mali sopra gli abitatori di questo paese; 15 Imperocché ecco che io convocherò tutte le famiglie dei regni del settentrione, dice il Signore: e verranno, e porrà ognuno di essi il suo padiglione all'entrar delle porte di Gerusalemme, e sopra le sue mura all'intorno, e in tutte le città di Giuda. 16 Ed io esporrò a costoro i miei giudizi sopra tutta la malizia di quegli, che hanno abbandonato me, ed han fatte libagioni a' dei stranieri, e hanno adorato l'opera delle lor mani. 17 Tu adunque cingi i tuoi fianchi, e sorgi, e di a costoro tutto quello, ch'io ti comando. Non aver paura della loro faccia: imperocché io farò, che tu non abbi paura de' loro sguardi; 18 Imperocché io ti ho fatto oggi come una città forte, e come una colonna di ferro, e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda, e i suoi magnati, e i sacerdoti, e il popolo del paese. 19 Ed eglino faranno a te guerra, ma non la vinceranno: perocché son io con te, dice il Signore, per tua sicurezza.

Diodati:

Geremia 1

1 Le parole di Geremia, figliuolo di Hilchia, d'infra i sacerdoti che dimoravano in Anatot, nella contrada di Beniamino; 2 al quale fu indirizzata la parola del Signore, a' dì di Giosia, figliuolo di Amon, re di Giuda, nell'anno tredicesimo del suo regno. 3 E fu ancora appresso a' dì di Gioiachim, figliuolo di Giosia, re di Giuda: infino al fine dell'anno undecimo di Sedechia, figliuolo di Giosia, re di Giuda; finchè Gerusalemme fu menata in cattività, che fu nel quinto mese.
4 LA parola del Signore adunque mi fu indirizzata, dicendo: 5 Io ti ho conosciuto, avanti che ti formassi nel ventre; e avanti che tu uscissi della matrice, io ti ho consacrato, io ti ho costituito profeta alle genti. 6 Ed io risposi: Ahi! Signore Iddio! ecco, io non so parlare; perciocchè io son fanciullo. 7 E il Signore mi disse: Non dire: Io son fanciullo; perciocchè tu andrai dovunque io ti manderò, e dirai tutte le cose che io ti comanderò. 8 Non temer di loro; conciossiachè io sia teco per liberarti, dice il Signore. 9 E il Signore distese la sua mano, e mi toccò la bocca. Poi il Signore mi disse: Ecco, io ho messe le mie parole nella tua bocca. 10 Vedi, io ti ho oggi costituito sopra le genti, e sopra i regni; per divellere, per diroccare, per disperdere, e per distruggere; ed altresì per edificare, e per piantare.
11 Poi la parola del Signore mi fu indirizzata, dicendo: Che vedi, Geremia? Ed io dissi: Io veggo una verga di mandorlo. 12 Ed il Signore mi disse: Bene hai veduto; conciossiachè io sia vigilante, ed intento a mandare ad esecuzione la mia parola. 13 Poi la parola del Signore mi fu indirizzata la seconda volta, dicendo: Che vedi? Ed io dissi: Io veggo una pignatta che bolle, la cui bocca è volta verso il Settentrione. 14 E il Signore mi disse: Dal Settentrione traboccherà il male sopra tutti gli abitanti del paese. 15 Perciocchè, ecco, io chiamo tutte le nazioni de' regni del Settentrione, dice il Signore; e verranno, e porranno ciascuna il suo seggio reale all'entrata delle porte di Gerusalemme, ed appresso tutte le sue mura d'ogni intorno, ed appresso tutte le città di Giuda. 16 Ed io pronunzierò i miei giudicii contro a loro, per tutta la lor malvagità per la quale mi hanno abbandonato, ed han fatti profumi ad altri dii, ed hanno adorate le opere delle lor mani. 17 Tu adunque, cingiti i lombi, e levati, e di' loro tutto ciò che io ti comanderò; non aver spavento di loro, che talora io non ti fiacchi nel lor cospetto. 18 E quant'è a me, ecco, io ti ho oggi posto come una città di fortezza, e come una colonna di ferro, e come mura di rame, contro a tutto il paese; contro ai re di Giuda, a' suoi principi, a' suoi sacerdoti, ed al popolo del paese. 19 Ed essi combatteranno contro a te, ma non ti vinceranno; perciocchè io son teco, per liberarti, dice il Signore.

Commentario completo di Matthew Henry:

Geremia 1

1 Commentario Biblico di Matthew Henry

INTRODUZIONE A GEREMIA

Le profezie dell'Antico Testamento, come le Epistole del Nuovo, sono collocate più in base alla loro mole che alla loro anzianità: le più lunghe per prime, non le più antiche. C'erano diversi profeti, e scrittori, che erano contemporanei di Isaia, come Michea, o un po' prima di lui, come Osea, Gioele e Amos, o subito dopo di lui, come si suppone che Abacuc e Nahum siano stati; eppure la profezia di Geremia, iniziata molti anni dopo la fine di Isaia, è posta accanto alla sua, perché c'è tanto in essa. Dove incontriamo la maggior parte della parola di Dio, lì sia data la preferenza; Eppure coloro che hanno meno doti non devono essere disprezzati né esclusi. Ora non si osserva più nulla riguardo alla profezia in generale; ma riguardo a questo profeta Geremia possiamo osservare:

Che egli era un profeta; egli cominciò giovane, e quindi poté dire, in base alla sua propria esperienza, che è bene per un uomo portare il giogo nella sua giovinezza, il giogo sia del servizio che dell'afflizione,Lamentazioni 3:27. Girolamo osserva che Isaia, che aveva più anni sopra la sua testa, ebbe la lingua toccata con un carbone di fuoco, per purificare la sua iniquità (Geremia 6:7), ma che quando Dio toccò la bocca di Geremia, che era ancora giovane, non fu detto nulla della purificazione della sua iniquità (Geremia 1:9), perché, a causa della sua tenera età, Non aveva tanto peccato di cui rispondere.

II. Che rimase a lungo un profeta, alcuni calcolano cinquant'anni, altri oltre quaranta. Cominciò nel tredicesimo anno di Giosia, quando le cose andarono bene sotto quel buon re, ma continuò attraverso tutti i regni malvagi che seguirono; poiché quando ci mettiamo in cammino per il servizio di Dio, anche se il vento può essere favorevole e favorevole, non sappiamo quanto presto possa cambiare e diventare tempestoso.

III. Che era un profeta che riprendeva, che era stato mandato nel nome di Dio per dire a Giacobbe dei loro peccati e per avvertirli dei giudizi di Dio che stavano per abbattersi su di loro; e i critici osservano che quindi il suo stile o modo di parlare è più chiaro e rozzo, e meno cortese, di quello di Isaia e di alcuni altri profeti. Coloro che sono mandati a scoprire il peccato dovrebbero mettere da parte le parole seducenti della saggezza dell'uomo. La franchezza è la cosa migliore quando abbiamo a che fare con i peccatori per portarli al pentimento.

IV. Che era un profeta piangente; così è comunemente chiamato, non solo perché scrisse le Lamentazioni, ma perché fu per tutto il tempo un triste spettatore dei peccati del suo popolo e dei giudizi desolanti che si abbattevano su di esso. E per questa ragione, forse, coloro che immaginavano che il nostro Salvatore fosse uno dei profeti, pensavano che lui fosse il più simile a Geremia (Matteo 16:14), perché era un uomo di dolore e familiare con il dolore.

V. Che era un profeta sofferente. Fu perseguitato dal suo stesso popolo più di chiunque altro, come troveremo nella storia di questo libro; egli infatti visse e predicò poco prima della distruzione dei Giudei da parte dei Caldei, quando sembra che il loro carattere fosse lo stesso di quanto fosse stato fatto prima della loro distruzione da parte dei Romani, quando uccisero il Signore Gesù e perseguitarono i suoi discepoli, non piacquero a Dio e furono contrari a tutti gli uomini, perché l'ira era scesa su di loro fino all'estremo, 1Tessalonicesi 2:15-16. L'ultimo racconto che abbiamo di lui nella sua storia è che gli ebrei rimasti lo costrinsero a scendere con loro in Egitto; mentre la tradizione corrente è, tra gli ebrei e i cristiani, che egli subì il martirio. Hottinger, da Elmakin, uno storico arabo, racconta che, continuando a profetizzare in Egitto contro gli Egiziani e altre nazioni, fu lapidato a morte; e che molto tempo dopo, quando Alessandro entrò in Egitto, prese le ossa di Geremia dove erano sepolte nell'oscurità, e le portò ad Alessandria, e lì le seppellì. Le profezie di questo libro che abbiamo nei primi diciannove capitoli sembrano essere i capi dei sermoni che egli predicò in un modo di rimprovero generale per il peccato e di denuncia del giudizio; in seguito sono più particolari e occasionali, e mescolati con la storia del suo tempo, ma non collocati nel dovuto ordine di tempo. Alle minacce si mescolano molte graziose promesse di misericordia verso il penitente, di liberazione degli ebrei dalla loro prigionia, e alcune che hanno un chiaro riferimento al regno del Messia. Tra gli scritti apocrifi esiste un'epistola che si dice sia stata scritta da Geremia ai prigionieri di Babilonia, avvertendoli contro l'adorazione degli idoli, smascherando la vanità degli idoli e la follia degli idolatri. Si trova a Baruch, Geremia 6. Ma si suppone che non sia autentico; né, credo, ha nulla di simile alla vita e allo spirito degli scritti di Geremia. Riguardo a Geremia (2 Macc. 2:4) si narra anche che, quando Gerusalemme fu distrutta dai Caldei, egli, per ordine di Dio, prese l'arca e l'altare dell'incenso e, portandoli sul monte Nebo, li fece alloggiare in una grotta cava e vi fermò la porta; ma alcuni che lo seguivano, e credevano di aver segnato il luogo, non riuscivano a trovarlo. Li rimproverò di averlo cercato, dicendo loro che il luogo sarebbe rimasto sconosciuto fino al momento in cui Dio avrebbe radunato di nuovo il suo popolo. Ma non so quale credito si debba dare a questa storia, anche se si dice che si trovi negli atti. Non possiamo non preoccuparci, leggendo le profezie di Geremia, di scoprire che erano così poco considerate dagli uomini di quella generazione; ma usiamone questo come motivo per cui dovremmo considerarli di più; perché sono scritti anche per la nostra istruzione, e per avvertire noi e il nostro paese.

INTRODUZIONE A GEREMIA CAPITOLO 1

In questo capitolo abbiamo,

I. L'iscrizione generale o titolo di questo libro, con il tempo della continuazione del ministero pubblico di Geremia, Geremia 1:1-3.

II. La chiamata di Geremia all'ufficio profetico, la sua modesta obiezione contro di esso fu esaudita, e gli fu dato un ampio incarico per l'esecuzione di esso, Geremia 1:4-10.

III. Le visioni di una verga di mandorla e di un vaso ribollente, che significano l'avvicinarsi della rovina di Giuda e Gerusalemme da parte dei Caldei, Geremia 1:11-16.

IV. Incoraggiamento dato al profeta a proseguire imperterrito nel suo lavoro, con la certezza della presenza di Dio con lui, Geremia 1:17-19. Così egli è messo all'opera da uno che sicuramente lo sosterrà.

Ver. 1. fino alla Ver. 3.

Abbiamo qui tutto ciò che si è ritenuto opportuno conoscere della genealogia di questo profeta e della cronologia di questa profezia.

1. Ci viene detto di quale famiglia apparteneva il profeta. Era il figlio di Chelchia, non quell'Ilchia, si suppone, che era sommo sacerdote al tempo di Giosia (perché allora sarebbe stato chiamato così, e non, come qui, uno dei sacerdoti che erano ad Anatot), ma un altro con lo stesso nome. Geremia significa colui che è stato suscitato dal Signore. Si dice di Cristo che è un profeta che il Signore nostro Dio ha suscitato per noi, Deuteronomio 18:15,18. Egli era uno dei sacerdoti e, come sacerdote, era autorizzato e nominato per insegnare al popolo; ma a quell'autorità e nomina Dio aggiunse l'incarico straordinario di un profeta. Anche Ezechiele era un sacerdote. Così Dio avrebbe sostenuto l'onore del sacerdozio in un momento in cui, a causa dei loro peccati e dei giudizi di Dio su di loro, esso era tristemente eclissato. Era uno dei sacerdoti di Anatot, una città di sacerdoti, che si trovava a circa tre miglia da Gerusalemme. Abiatar aveva la sua casa di campagna lì, 1Re 2:26.

2. Abbiamo la data generale delle sue profezie, la cui conoscenza è necessaria per la loro comprensione.

(1.) Cominciò a profetizzare nel tredicesimo anno del regno di Giosia, Geremia 1:2. Giosia, nel dodicesimo anno del suo regno, iniziò un'opera di riforma, si applicò con tutta sincerità per purificare Giuda e Gerusalemme dagli alti luoghi, dai boschi sacri e dalle immagini,2Cronache 34:3. E molto opportunamente, quindi, questo giovane profeta fu suscitato per assistere e incoraggiare il giovane re in quell'opera buona. Allora la parola del Signore gli fu rivolta, non solo un incarico e un incarico di profetizzare, ma una rivelazione delle cose stesse che egli doveva consegnare. Come è un incoraggiamento per i ministri essere sostenuti e protetti da magistrati pii come lo era Giosia, così è di grande aiuto per i magistrati, in ogni buona opera di riforma, essere consigliati e animati, e avere gran parte del loro lavoro svolto per loro, da ministri fedeli e zelanti come lo era Geremia. Ora, ci si sarebbe aspettati che quando questi due unirono le forze, un tale principe e un tale profeta (come in un caso simile, Esdra 5:1-2), ed entrambi giovani, sarebbe stata attuata e risolta una riforma così completa da impedire la rovina della chiesa e dello stato; ma si dimostrò il contrario. Nel diciottesimo anno di Giosia troviamo che c'erano molte reliquie dell'idolatria che non furono eliminate; Che cosa possono fare i migliori principi e profeti per impedire la rovina di un popolo che odia essere riformato? E perciò, sebbene fosse un tempo di riforma, Geremia continuò a predire i giudizi distruttivi che si abbattevano su di loro; perché non c'è sintomo più minaccioso per un popolo dei tentativi infruttuosi di riforma. Giosia e Geremia li avrebbero guariti, ma essi non furono guariti.

(2.) Continuò a profetizzare durante i regni di Ioiachim e Sedechia, ciascuno dei quali regnò undici anni. Egli profetizzò la deportazione di Gerusalemme prigioniera (Geremia 1:3), quel grande evento di cui aveva così spesso profetizzato. Continuò a profetizzare dopo ciò, Geremia 40:1. Ma il calcolo qui è fatto per finire con questo perché è stato il compimento di molte delle sue predizioni; e dal tredici di Giosia alla cattività passarono solo quarant'anni. Il Dr. Lightfoot osserva che, come Mosè rimase così a lungo con il popolo, maestro nel deserto, fino a quando entrarono nel loro paese, Geremia fu così a lungo maestro nel loro paese, prima che andassero nel deserto dei pagani: e pensa che quindi un segno speciale sia posto sugli ultimi quarant'anni dell'iniquità di Giuda, che Ezechiele sopportò quaranta giorni, un giorno per un anno, perché durante tutto quel tempo avevano Geremia che profetizzava in mezzo a loro, il che era un grande aggravamento della loro impenitenza. Dio, in questo profeta, soffrì le loro maniere, le loro cattive maniere, per quarant'anni, e alla fine giurò nella sua ira che non sarebbero rimasti nel suo riposo.

4 Ver. 4. fino alla Ver. 10.

Ecco qui

La prima designazione di Geremia all'opera e all'ufficio di un profeta, di cui Dio gli dà notizia come motivo per la sua precoce applicazione a quell'attività (Geremia 1:4-5): La parola del Signore gli fu rivolta, con una soddisfacente assicurazione per se stesso che era la parola del Signore e non un'illusione; e Dio gli disse:

1. Che lo aveva costituito profeta per le nazioni, o contro le nazioni, la nazione dei Giudei in primo luogo, che ora sono annoverati tra le nazioni perché avevano imparato le loro opere e si erano mescolati con loro nelle loro idolatrie, perché altrimenti non sarebbero stati annoverati con loro, Numeri 23:9. Eppure egli fu dato per essere un profeta, non solo per gli Ebrei, ma per le nazioni vicine, alle quali doveva mandare gioghi (Geremia 27:2-3) e ai quali doveva far bere dal calice dell'ira del Signore, Geremia 25:17. Egli è ancora nei suoi scritti un profeta per le nazioni (per la nostra nazione tra le altre), per dire loro quali sono i giudizi nazionali che ci si può aspettare per i peccati nazionali. Sarebbe bene che le nazioni prendessero Geremia come loro profeta e prestassero attenzione agli avvertimenti che egli dà loro.

2. Che prima che nascesse, anche nel suo eterno consiglio, lo aveva progettato per essere così. Sappia che colui che gli ha dato il suo incarico è lo stesso che gli ha dato il suo essere, che lo ha formato nel ventre e lo ha fatto uscire dal grembo materno, che perciò era il suo legittimo proprietario e poteva impiegarlo e servirsi di lui come voleva, e che questo incarico gli è stato dato per perseguire il proposito che Dio si era proposto in se stesso riguardo a lui, Prima che nascesse:

"Io ti ho conosciuto e ti ho santificato,"

Cioè

"Ho deciso che tu fossi un profeta e ti mettessi a parte per l'ufficio".

Così San Paolo dice di se stesso che Dio lo aveva separato dal grembo di sua madre per essere cristiano e apostolo, Galati 1:15. Osservare

(1.) Il grande Creatore sa cosa fare di ogni uomo prima di farlo. Ha fatto tutto per sé, e dagli stessi pezzi di argilla disegna un vaso di onore o disonore, a suo piacimento, Romani 9:21.

(2.) Ciò per cui Dio ha progettato gli uomini li chiamerà; poiché i suoi scopi non possono essere frustrati. Dio conosce in anticipo tutte le sue opere, e la sua conoscenza è infallibile e il suo proposito immutabile.

(3.) C'è un particolare proposito e provvidenza di Dio che conosce i suoi profeti e ministri; essi sono progettati per il loro lavoro mediante un consiglio speciale, e ciò per cui sono destinati sono adatti: Io, che ti ho conosciuto, ti ho santificato. Dio li destina ad esso, e li forma per esso, quando forma per la prima volta lo spirito dell'uomo dentro di lui. Propheta nascitur, non fit - L'investitura originaria, non l'educazione, fa un profeta.

II. Il suo modesto rifiuto di questo onorevole impiego, Geremia 1:6. Benché Dio lo avesse predestinato a ciò, tuttavia fu una novità per lui, e una grande sorpresa, sentire che egli sarebbe stato un profeta per le nazioni. Non sappiamo per cosa Dio ci vuole, ma lo sa. Si sarebbe potuto pensare che l'avrebbe presa come un pezzo di preferenza, perché così era; ma egli si oppone ad esso, come un lavoro per il quale non è qualificato:

"Ah, Signore Dio! ecco, io non posso parlare ai grandi uomini e alle moltitudini, come devono fare i profeti; Non posso parlare né parlare con finezza né fluentemente, non posso dire bene le cose, come dovrebbe essere formulato un messaggio da parte di Dio; Non posso parlare con alcuna autorità, né posso aspettarmi di essere ascoltato, perché sono un bambino e la mia giovinezza sarà disprezzata".

Nota: Conviene a noi, quando abbiamo un servizio da fare per Dio, aver paura di gestirlo male, e che non soffra a causa della nostra debolezza e inadeguatezza ad esso; Allo stesso modo ci conviene avere bassi pensieri di noi stessi ed essere diffidenti della nostra sufficienza. Coloro che sono giovani dovrebbero considerare che lo sono, dovrebbero avere paura, come lo fu Elihu, e non avventurarsi oltre la loro lunghezza.

III. L'assicurazione che Dio gli diede benignamente che gli sarebbe stato vicino e lo avrebbe portato avanti nel suo lavoro.

1. Non obietti che è un bambino; Egli sarà profeta per tutto ciò (Geremia 1:7):

«Non dire altro, sono un bambino. È vero che tu sei, ma..."

(1.) "Tu hai il precetto di Dio, e non permettere che il tuo essere giovane ti impedisca di obbedirvi. Va' da tutti quelli ai quali ti manderò e di' tutto quello che ti comando".

Nota: Anche se il senso della nostra debolezza e insufficienza dovrebbe farci andare umilmente nel nostro lavoro, tuttavia non dovrebbe farci indietreggiare quando Dio ci chiama ad esso. Dio era adirato con Mosè anche per le sue modeste scuse, Esodo 4:14.

(2.) "Tu hai la presenza di Dio, e non lasciare che il tuo essere giovane ti scoraggi dal dipendere da essa. Quand'anche tu fossi un fanciullo, sarai in grado di andare da tutti quelli ai quali ti manderò, anche se sono così grandi e sempre così tanti. E qualunque cosa io ti comanda tu avrai giudizio, memoria e linguaggio con cui dirlo come si deve".

Samuele consegnò un messaggio di Dio a Eli, quando era un bambino. Notate che Dio può, quando vuole, fare dei bambini dei profeti e ordinare la forza dalla bocca dei bambini e dei lattanti.

2. Non obietti che incontrerà molti nemici e molta opposizione; Dio sarà il suo protettore (Geremia 1:8):

"Non aver paura dei loro volti; sebbene sembrino grandi, e quindi pensino di superarti e di farti perdere il volto, tuttavia non aver paura di parlare con loro; no, non per dire loro ciò che è molto spiacevole. Tu parli nel nome del Re dei re, e con l'autorità che gli viene da lui, e con la quale puoi affrontarli. Anche se sembrano arrabbiati, non aver paura del loro dispiacere né turbarti dall'apprensione delle conseguenze di esso".

Coloro che hanno messaggi da consegnare da Dio non devono aver paura del volto dell'uomo, Ezechiele 3:9.

"E tu hai fatto in modo che entrambi siano audaci e facili; poiché io sono con te non solo per assisterti nella tua opera, ma per liberarti dalle mani dei persecutori; e, se Dio è per te, chi sarà contro di te?"

Se Dio non libera i suoi ministri dall'afflizione, lo stesso vale se li sostiene nella loro afflizione. Il signor Gataker osserva bene qui, che i principi terreni non sono soliti andare d'accordo con i loro ambasciatori; ma Dio va con coloro che manda e, con la sua potente protezione, è sempre e in ogni luogo presente con loro; e con questo dovrebbero animarsi, Atti 18:10.

3. Non obiettiate che non può parlare come si conviene: Dio gli permetterà di parlare.

(1.) Parlare con intelligenza, e come uno che conosceva Dio, Geremia 1:9. Avendo ora una visione della gloria divina, il Signore stese la mano e con un segno sensibile gli conferì tanto dono della lingua quanto gli era necessario: gli toccò la bocca e con quel tocco aprì le labbra, affinché la sua bocca mostrasse la lode di Dio, con quel tocco trasmise dolcemente le sue parole nella sua bocca, di essere pronto a lui in ogni occasione, in modo che non potesse mai desiderare parole che erano così fornite da colui che ha fatto la bocca dell'uomo. Dio non solo ha messo la conoscenza nella sua testa, ma le parole nella sua bocca; poiché ci sono parole che lo Spirito Santo insegna, 1Corinzi 2:13. È giusto che il messaggio di Dio sia trasmesso con le sue stesse parole, affinché possa essere pronunciato accuratamente. Ezechiele 3:4, Parla con le mie parole. E coloro che fedelmente lo faranno non vorranno istruzioni come il caso richiede; Dio darà loro una bocca e una sapienza in quella stessa ora, Matteo 10:19.

(2.) Parlare con forza e come uno che ha avuto autorità da Dio, Geremia 1:10. È uno strano incarico quello che gli viene dato qui: Vedi, oggi ti ho costituito sopra le nazioni e sopra i regni. Questo suona molto grande, eppure Geremia è ancora un povero e spregevole sacerdote; egli non è costituito a capo dei regni come un principe per governarli con la spada, ma come un profeta per la potenza della parola di Dio. Coloro che vorrebbero così dimostrare la supremazia del papa sui re, e la sua autorità di deporli e disporre dei loro regni a suo piacimento, devono dimostrare di avere lo stesso straordinario spirito di profezia che aveva Geremia, altrimenti come potrebbe avere il potere che Geremia aveva in virtù di quello spirito? Eppure il potere che aveva Geremia (che, nonostante il suo potere, viveva nella meschinità, nel disprezzo e nell'oppressione) non avrebbe soddisfatto questi uomini orgogliosi. Geremia fu costituito a capo delle nazioni, la nazione giudaica in primo luogo, e altre nazioni, alcune grandi per giunta, contro le quali profetizzò; egli fu posto a capo di esse non per esigere da esse un tributo né per arricchirsi con le loro spoglie, ma per sradicare, demolire e distruggere, e tuttavia per edificare e piantare.

[1.] Egli deve cercare di riformare le nazioni, di sradicare, abbattere e distruggere l'idolatria e le altre malvagità tra di loro, di estirpare quelle abitudini e costumi viziosi che da lungo tempo avevano messo radici, di abbattere il regno del peccato, affinché la religione e la virtù possano essere piantate e costruite tra loro. E, per introdurre e stabilire ciò che è bene, è necessario che ciò che è male sia rimosso.

[2.] Deve dire loro che sarebbe stato bene o male per loro a seconda di come erano, o non erano, riformati. Egli deve porre davanti a loro la vita e la morte, il bene e il male, secondo la dichiarazione di Dio del metodo che adotta con i regni e le nazioni, Geremia 18:7-10. Deve assicurare a coloro che persistevano nella loro malvagità che dovevano essere sradicati e distrutti, e a coloro che si pentivano di essere edificati e piantati. Egli fu autorizzato a leggere il giudizio delle nazioni, e Dio lo ratificò e lo adempì (Isaia 44:26), lo avrebbe fatto secondo la sua parola, e perciò si dice che lo farà con la sua parola. È così espresso in parte per mostrare quanto sia sicura la parola di profezia, sarà certamente adempiuta come se fosse già stata fatta, e in parte per onorare l'ufficio profetico e farlo sembrare veramente grande, affinché gli altri non disprezzino i profeti né disprezzino se stessi. E ancora più onorevole sembra il ministero del vangelo, in quel potere dichiarativo che Cristo diede ai suoi apostoli di rimettere e conservare il peccato (Giovanni 20:23), di legare e sciogliere, Matteo 18:18.

11 Ver. 11. fino alla Ver. 19.

Qui

Dio dà a Geremia, in visione, una visione della missione principale che doveva svolgere, che era quella di predire la distruzione di Giuda e Gerusalemme da parte dei Caldei, per i loro peccati, specialmente la loro idolatria. Questo gli fu dapprima presentato in modo appropriato per fare impressione su di lui, affinché potesse averlo nel suo cuore in tutti i suoi rapporti con questo popolo.

1. Gli fa capire che il popolo stava maturando rapidamente per la rovina e che la rovina si stava affrettando rapidamente verso di loro. Dio, avendo risposto alla sua obiezione, che era un fanciullo, continua a iniziarlo all'apprendimento profetico e al linguaggio; e, dopo avergli promesso di metterlo in grado di parlare in modo comprensibile al popolo, gli insegna qui a capire ciò che Dio gli dice, perché i profeti devono avere occhi nella testa e lingua, devono essere veggenti oltre che oratori. Perciò gli chiede:

"Geremia, che cosa vedi? Guardati intorno e osserva ora".

E si rese presto conto di ciò che gli veniva presentato:

"Vedo una verga, che denota afflizione e castigo, una verga che corregge che pende su di noi; ed è un bastone di mandorlo, che è uno degli alberi più avanzati in primavera, è in boccio e fiorisce rapidamente, quando gli altri alberi sono appena spuntati";

fiorisce, dice Plinio, nel mese di gennaio, e a marzo ha frutti maturi; per questo è chiamato in ebraico Shakedh, l' albero frettoloso. Non è certo se questa verga che Geremia vide fosse già germogliata, come alcuni pensano, o se fosse spogliata e secca, come altri pensano, e tuttavia Geremia sapeva che era di un mandorlo, come lo era la verga di Aronne, è incerto; ma Dio lo spiegò nelle parole successive (Geremia 1:12): Tu hai ben visto. Dio lo lodò perché era così attento e così pronto nell'apprensione da essere consapevole, sebbene fosse la prima visione che avesse mai avuto, che si trattava di una verga di mandorlo, che la sua mente era così composta da essere in grado di distinguere. I profeti hanno bisogno di occhi buoni; e saranno lodati quelli che vedono bene, e non solo quelli che parlano bene.

"Tu hai visto un albero frettoloso, il che significa che affretterò la mia parola a metterla in pratica".

Geremia profetizzerà ciò che egli stesso vivrà per vedere compiuto. Abbiamo la spiegazione di questo, Ezechiele 7:10-11,

"La verga è fiorita, l'orgoglio è germogliato, la violenza si è trasformata in verga di malvagità. La misura dell'iniquità di Gerusalemme si riempie molto rapidamente; e, come se la loro distruzione si fosse assopita troppo a lungo, la svegliano, la affrettano, e io mi affretterò a mettere in pratica ciò che ho detto contro di loro".

2. Gli indica da dove dovrebbe sorgere la rovina prevista. A Geremia viene chiesta una seconda volta: "Che vedi?" e vede una pentola che ribolle sul fuoco (Geremia 1:13), che rappresenta Gerusalemme e Giuda in grande tumulto, come acqua bollente, a causa della discesa che l'esercito caldeo fece su di loro; fatto come un forno ardente (Salmi 21:9), tutto in calore, consumandosi come fa l'acqua bollente e sensibilmente evaporando e crescendo sempre meno, pronti a traboccare, ad essere gettati fuori dalla propria città e ad atterrare, come dalla padella nel fuoco, di male in peggio. Alcuni pensano che si riferissero a questo quegli schernitori che hanno detto (Ezechiele 11:3): Questa città è il calderone, e noi siamo la carne. Ora la bocca o la faccia della fornace o focolare, su cui questa pentola bolliva, era rivolta a nord, perché da lì dovevano venire il fuoco e il combustibile che doveva far bollire la pentola in questo modo. Così la visione è spiegata (Geremia 1:14): Dal nord scoppierà un male, o sarà aperto. Era stato a lungo progettato dalla giustizia di Dio, e a lungo meritato dal peccato del popolo, eppure fino a quel momento la pazienza divina l'aveva trattenuto e trattenuto, per così dire; i nemici l'avevano voluto, e Dio li aveva fermati; ma ora tutte le restrizioni saranno tolte, e il male scoppierà; La scena terribile si aprirà e il nemico verrà come un'inondazione. Sarà una calamità universale; Essa si abbatterà su tutti gli abitanti del paese, dal più alto al più basso, perché tutti hanno corrotto la loro condotta. Aspettate che questa tempesta sorga da nord, da dove di solito arriva il bel tempo, Giobbe 37:22. Quando c'era amicizia tra Ezechia e il re di Babilonia, essi si promettevano molti vantaggi dal nord; Ma le cose andarono diversamente: dal nord sorsero i loro guai. Di là a volte arrivano le tempeste più feroci da dove ci aspettavamo bel tempo. Questo è ulteriormente spiegato Geremia 1:15, dove possiamo osservare:

(1) L'adduzione dell'esercito che invaderà Giuda e lo devasterà: chiamerò tutte le famiglie dei regni del settentrione, dice il Signore. Tutte le corone settentrionali si uniranno sotto Nabucodonosor e si uniranno a lui in questa spedizione. Giacciono dispersi, ma Dio, che ha in mano i cuori di tutti gli uomini, li riunirà; essi giacciono lontani da Giuda, ma Dio, che dirige i passi di tutti gli uomini, li chiamerà ed essi verranno, anche se saranno molto lontani. L'invito di Dio sarà obbedito; quelli che egli chiamerà verranno. Quando ha da fare un lavoro di qualsiasi tipo, troverà gli strumenti per farlo, anche se li manda nelle parti più estreme della terra. E affinché gli eserciti portati in campo siano sufficientemente numerosi e forti, egli chiamerà al servizio non solo i regni del nord, ma tutte le famiglie di quei regni; non sarà lasciato indietro un solo uomo abile.

(2.) L'avanzata di questo esercito. I comandanti delle truppe delle varie nazioni prenderanno il loro posto per portare avanti l'assedio di Gerusalemme e delle altre città di Giuda. Ognuno stabilirà il suo trono o seggio. Quando una città è assediata, diciamo: Il nemico si siede davanti ad essa. Si accamperanno gli uni all' ingresso delle porte, gli altri contro le mura tutt'intorno, per tagliare l'uscita dalla bocca e l'entrata della carne, e così farli morire di fame.

3. Gli dice chiaramente qual è stata la causa che ha procurato tutti questi giudizi; è stato il peccato di Gerusalemme e delle città di Giuda (Geremia 1:16): Io emetterò sentenza su di loro (così si può leggere) o emetterò giudizio contro di loro (questa sentenza, questo giudizio) a causa di tutta la loro malvagità; È questo che apre le cateratte e lascia entrare questa inondazione di calamità. Hanno abbandonato Dio e si sono ribellati alla loro fedeltà a lui, e hanno bruciato incenso ad altri dèi, dèi nuovi, dèi stranieri, e a tutti i dèi falsi, ai finti, agli usurpatori, alle creature della loro stessa fantasia, e hanno adorato le opere delle loro mani. Geremia era giovane, aveva guardato poco nel mondo, e forse non sapeva, né avrebbe potuto credere, di quali abominevoli idolatrie si fossero resi colpevoli i figli del suo popolo; ma Dio gli dice che cosa fare per sapere contro che cosa rivolgere i suoi rimproveri e su che cosa basare le sue minacce, e per essere soddisfatto dell'equità della sentenza che, in nome di Dio, doveva pronunciare su di loro.

II. Dio eccita e incoraggia Geremia ad applicarsi con ogni diligenza e serietà ai suoi affari. Gli è affidata una grande fiducia. Egli è mandato nel nome di Dio come araldo in armi, per proclamare guerra contro i suoi sudditi ribelli; poiché Dio si compiace di avvertire in anticipo dei suoi giudizi, affinché i peccatori possano essere risvegliati ad incontrarlo mediante il pentimento, e così allontanare la sua ira, e affinché, se non lo fanno, possano essere lasciati inescusabili. Con questo incarico Geremia si vede dare un incarico (Geremia 1:17):

"Tu, dunque, cingi i tuoi lombi; liberati da tutte quelle cose che ti renderebbero inadatte o ti ostacolerebbero in questo servizio; piegati ad esso con prontezza e risolutezza, e non essere impigliato in dubbi al riguardo".

Deve essere veloce: alzati e non perdere tempo. Deve essere occupato: alzati e parla loro in ogni occasione opportuna, non opportuna. Deve essere audace: Non sgomentarti davanti ai loro volti, come prima, Geremia 1:8. In una parola, deve essere fedele; E' richiesto agli ambasciatori che lo siano.

1. In due cose deve essere fedele:

(1.) Deve dire tutto ciò di cui è incaricato: dì tutto ciò che ti comando. Non deve dimenticare nulla di così minuzioso, o estraneo, o che non valga la pena di essere menzionato; ogni parola di Dio è importante. Non deve nascondere nulla per paura di offendere; non deve alterare nulla con il pretesto di renderlo più alla moda o più appetibile, ma, senza aggiunte o diminuzioni, dichiarare l'intero consiglio di Dio.

(2.) Deve parlare a tutti coloro di cui è accusato; non deve sussurrarlo in un angolo a pochi amici particolari che lo prenderanno bene, ma deve comparire contro i re di Giuda, se sono re malvagi, e portare la sua testimonianza contro i peccati anche dei suoi principi; poiché i più grandi degli uomini non sono esenti dai giudizi né della mano di Dio né della sua bocca. No, non deve risparmiare i suoi sacerdoti; Sebbene egli stesso fosse un sacerdote e si preoccupasse di mantenere la dignità del suo ordine, tuttavia non doveva lusingarli nei loro peccati. Egli doveva comparire contro il popolo del paese, anche se era il suo popolo, nella misura in cui lo era contro il Signore.

2. Qui vengono fornite due ragioni per cui dovrebbe fare così:

(1.) Perché aveva motivo di temere l'ira di Dio se fosse stato falso:

"Non ti sgomentare davanti ai loro volti, in modo da disertare il tuo ufficio, né ritrarti dal dovere di esso, per timore che io ti confonda e ti sgomenti davanti a loro, per timore che io ti abbandoni alla tua pusillanimità."

Coloro che consultano il proprio credito, agio e sicurezza, più che il proprio lavoro e dovere, sono giustamente lasciati da Dio a se stessi, e ad attirare su di sé la vergogna della propria vigliaccheria. No, che io non conti con te per la tua pusillanimità e non ti faccia a pezzi; Così alcuni lo hanno letto. Perciò questo profeta dice [Geremia 17:17): Signore, non essere tu un terrore per me. Nota: Il timore di Dio è il miglior antidoto contro il timore dell'uomo. Cerchiamo sempre di aver paura di offendere Dio, che dopo aver ucciso ha il potere di gettare nell'inferno, e allora saremo in poco pericolo di temere le facce degli uomini che possono solo uccidere il corpo, Luca 12:4-5. Vedi Neemia 4:14. È meglio avere tutti gli uomini del mondo nostri nemici che Dio nostro nemico.

(2.) Perché non aveva motivo di temere l'ira degli uomini, se fosse stato fedele, perché il Dio che serviva lo avrebbe protetto e sostenuto, affinché non abbassassero il suo spirito né lo scacciassero dal suo lavoro, non gli chiudessero la bocca né gli togliessero la vita, finché non avesse finito la sua testimonianza, Geremia 1:18. Questo giovane giovane profeta è fatto dalla potenza di Dio come una città inespugnabile, fortificata con colonne di ferro e circondata da mura di rame; Egli fa una sortita contro il nemico con rimproveri e minacce, e lo tiene in soggezione. Essi lo attaccano da ogni parte; i re e i principi lo colpiscono con la loro potenza, i sacerdoti tuonano contro di lui con le loro censure ecclesiastiche, e il popolo del paese scaglia contro di lui le sue frecce, anche con parole calunniose e amare; ma egli manterrà la sua posizione e farà bene la sua parte con loro; sarà ancora un freno per loro (Geremia 1:19). Essi combatteranno contro di te, ma non riusciranno a distruggerti, perché io sono con te per liberarti dalle loro mani, né prevarranno per sconfiggere la parola che Dio manda loro per mezzo di Geremia, né per liberare se stessi; essa li afferrerà, perché Dio è contro di loro per distruggerli. Nota: Coloro che sono sicuri di avere Dio con loro (come egli è se sono con lui) non devono temere chiunque sia contro di loro.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Geremia 1

1 Geremia era un sacerdote, originario di Anatot, nella tribù di Beniamino. Fu chiamato all'ufficio profetico quando era molto giovane, circa settant'anni dopo la morte di Isaia, e lo esercitò per circa quarant'anni con grande fedeltà, fino a quando i peccati della nazione ebraica giunsero alla loro piena misura e seguì la distruzione. Le profezie di Geremia non sono così come sono state pronunciate. Blayney ha cercato di sistemarle in un ordine più regolare, cioè i capitoli 1-20; 22; 23; 25; 26; 35; 36; 45; 24; 29; 30; 31; 27; 28; 21; 34; 37; 32; 33; 38; 39 (versetti 15-18, 1-14); 40-44; 46-52. L'argomento generale delle sue profezie è l'idolatria e gli altri peccati dei Giudei; i giudizi da cui erano minacciati, con riferimenti alla loro futura restaurazione e liberazione e alle promesse del Messia. Sono notevoli per i chiari e fedeli rimproveri, le affettuose esortazioni e i terribili avvertimenti.

Capitolo 1

La chiamata di Geremia all'ufficio profetico Ger 1:1-10

Visione di un mandorlo e di una pentola che ribolle, viene promessa la protezione divina Ger 1:11-19

Versetti 1-10

Viene descritta la prima chiamata di Geremia all'opera e all'ufficio di profeta. Egli doveva essere un profeta non solo per i Giudei, ma anche per le nazioni vicine. Egli è ancora un profeta per il mondo intero, e sarebbe bene che essi prestassero attenzione a questi avvertimenti. Il Signore che ci ha formati sa a quali servizi e scopi particolari ci ha destinati. Ma se non ci santifica con il suo Spirito creatore, non saremo adatti al suo santo servizio sulla terra, né alla sua santa felicità in cielo. È opportuno avere una bassa considerazione di noi stessi. Chi è giovane dovrebbe considerare di esserlo e non avventurarsi oltre le proprie forze. Ma anche se il senso della nostra debolezza e insufficienza dovrebbe farci andare avanti con umiltà nel nostro lavoro, non dovrebbe farci indietreggiare quando Dio ci chiama. Coloro che hanno messaggi da consegnare da parte di Dio, non devono temere il volto dell'uomo. Il Signore, con un segno, ha dato a Geremia il dono necessario. Il messaggio di Dio deve essere consegnato con le sue stesse parole. Qualunque cosa pensino i saggi o i politici, la sicurezza dei regni è decisa secondo il proposito e la parola di Dio.

11 Versetti 11-19

Dio diede a Geremia una visione della distruzione di Giuda e Gerusalemme da parte dei Caldei. Il mandorlo, che in primavera è più avanti di ogni altro, rappresentava il rapido avvicinarsi dei giudizi. Dio mostrò anche da dove sarebbe nata la prevista rovina. Geremia vide una pentola in ebollizione, che rappresentava Gerusalemme e Giuda in grande agitazione. La bocca o la faccia della fornace o del focolare era rivolta verso nord, da dove dovevano provenire il fuoco e il combustibile. Le potenze del nord si uniranno. La causa di questi giudizi è il peccato di Giuda. L'intero consiglio di Dio deve essere dichiarato. Il timore di Dio è il miglior rimedio contro il timore degli uomini. Meglio avere tutti gli uomini come nemici che Dio come nemico; chi è sicuro di avere Dio con sé, non deve temere chi gli è contro. Preghiamo di essere disposti a rinunciare agli interessi personali e che nulla ci allontani dal nostro dovere.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Geremia 1

1 Introduzione a Geremia

1. Geremia era sacerdote di nascita e abitava ad Anatot, un villaggio della tribù di Beniamino, circa tre miglia a nord di Gerusalemme. Il nome non si trova fino al tempo di Davide, quando, tuttavia, sembra essere diventato comune (vedi 1Cr 12:4, 1 Cronache 12:10 , 1 Cronache 12:13 ), e molto probabilmente significa che Yahweh esalterà .

È oggetto di controversia se Hilkiah, il padre di Geremia, fosse il sommo sacerdote con quel nome, che trovò il Libro della Legge nel Tempio 2 Re 22:8. È almeno possibile che lo fosse. Il rispetto più che ordinario provato per il profeta da Ioiachim e Sedechia, e altre ragioni, supportano la supposizione che Geremia fosse un uomo di nobili natali.

La sua chiamata all'ufficio profetico arrivò nel 13° anno di Giosia. Era un tempo in cui il pericolo si stava di nuovo addensando intorno al piccolo regno di Giuda, e a Geremia fu assegnata una posizione politica più direttamente che a qualsiasi altra "della buona compagnia dei profeti"; come dimostrano sia i simboli che gli sono stati mostrati, sia le stesse parole della sua istituzione. Se guardiamo indietro alla storia precedente, troviamo che la distruzione dell'esercito di Sennacherib nel 14° anno di Ezechia (693 a.

c.), pur non avendo liberato il paese dalle incursioni predatorie, aveva tuttavia posto fine a tutti i gravi disegni degli Assiri di ridurlo nella stessa condizione in cui Salmaneser aveva ridotto la Samaria. Il pericolo della Giudea sorgeva davvero dall'Egitto da una parte e da Babilonia dall'altra. In Egitto Psammetico pose fine alla suddivisione del paese e si fece padrone unico nel 17° anno di Assurbanipal (649 a.

c.), essendo il 24 di Manasse. Poiché regnò per 54 anni, fu - negli ultimi 18 o 19 anni della sua vita - contemporaneo di Giosia, ma fu il suo successore Neco che uccise Giosia a Meghiddo. Nel frattempo, mentre l'Egitto cresceva in forza, così Ninive declinava, in parte per gli effetti dell'invasione scita, ma ancora di più per il crescente potere dei Medi, e per Babilonia che aveva raggiunto la sua indipendenza.

Due anni dopo la battaglia di Meghiddo, Ninive cadde davanti a un attacco combinato dei Medi sotto Ciassare e dei Babilonesi sotto Nabopalassar. Ma Nabopalassar non sembra essere stato altrimenti un re bellicoso, e l'Egitto rimase la potenza dominante fino al quarto anno di Ioiachim. In quell'anno, 586 aC, secondo i cilindri, Nabucodonosor sconfisse Neco a Carchemis. Succeduto pacificamente a suo padre, tornò in Giudea e Ioiachim divenne suo vassallo.

Dopo tre anni di servitù Ioiachim si ribellò 2 Re 24:1 e morì. Tre mesi dopo, suo figlio Ioiachin, la regina madre, e un gran numero di nobili e artefici furono portati prigionieri a Babilonia.

La crescita dell'Egitto in una potenza di prim'ordine sotto Psammetico Geremia 2:18 , Geremia 2:36 , sollevò la questione di una stretta alleanza con lui. Il giovane Geremia diede la sua voce contro di essa. Giosia riconobbe quella voce come ispirata e obbedì.

La sua obbedienza gli costò la vita a Megiddo; ma quattro anni dopo Neco fu sconfitto da Nabucodonosor a Carchemis. In quel giorno fu deciso il destino della nazione ebraica, e l'obiettivo primario della missione di Geremia cessò.

Il ministero di Geremia apparteneva davvero agli ultimi 18 anni del regno di Giosia. La prova di Giuda era allora in corso, la sua salvezza era ancora possibile; sebbene ogni anno la colpa di Giuda diventasse più pesante, la sua condanna diventava più certa. Ma agli occhi dell'uomo, la sua punizione sembrava più remota che mai. Ioiachim era il volontario vassallo d'Egitto, il potere supremo. Non c'è da stupirsi che, essendo un uomo irreligioso, disprezzasse tutte le predizioni di Geremia di totale e precoce rovina.

Non c'è da meravigliarsi che abbia distrutto il rotolo di Geremia, come semplice registrazione delle effusioni di mero fanatismo. Era la sua ultima possibilità, la sua ultima offerta di misericordia: e mentre gettava nel fuoco i frammenti strappati del rotolo, vi gettò simbolicamente la sua casa reale, la sua città condannata, il Tempio e tutto il popolo del paese. Fu in questo quarto anno di Ioiachim che Geremia predisse con coraggio la grandezza dell'impero di Nabucodonosor e gli ampi limiti oltre i quali si sarebbe esteso.

Questa profezia Geremia 25 mise in pericolo la sua vita, così che "il Signore nascose" lui e Baruc Geremia 36:26. Quando Geremia appare di nuovo, Nabucodonosor stava avanzando su Gerusalemme per eseguire la profezia contenuta in Geremia 36:30.

E con la morte di Ioiachim, il primo periodo della storia di Giuda si concluse. Sebbene Geremia fosse rimasto con Sedechia e avesse cercato di influenzarlo per sempre, la missione di Geremia era finita. Lo stesso Geremia testimonia che la Chiesa ebraica era andata con Ioiachin a Babilonia. Sedechia e quelli che rimasero a Gerusalemme erano solo i rifiuti di un cesto di frutta da cui era stato raccolto tutto ciò che era buono Geremia 24:1 , e la loro distruzione era solo una cosa ovvia. Geremia non aveva alcun incarico distintivo nei loro confronti.

Tale era la situazione politica nei giorni malvagi in cui Geremia fu incaricato di fare l'ultimo appello di Yahweh al Suo popolo dell'alleanza. Tuttavia, per comprendere appieno la posizione del profeta, occorre notare il cambiamento morale che si era verificato negli ebrei e che fu la vera causa della rovina della nazione.

Fino al tempo di Manasse, sebbene ci fossero stati re cattivi e re buoni, e sebbene ci fosse sempre stata probabilmente una certa quantità di adorazione della natura e di riti non autorizzati sulle cime delle colline, tuttavia il servizio di Yahweh era stato il unica religione stabilita e persino dominante del popolo. Ma con l'ascesa al trono di Manasse iniziò un nuovo ordine di cose; e, nonostante il suo pentimento, continuò per tutto il suo lungo regno di 55 anni.

Non solo vi fu l'aperta istituzione dell'idolatria, ma iniziò un regno di terrore, durante il quale non solo i profeti, ma tutti coloro che si distinguevano per religione e virtù, furono crudelmente assassinati. Il regno di Manasse fu importante in un altro particolare. Durante esso la terra si stava lentamente riprendendo dal suo stato di completo esaurimento alla fine delle guerre assire; e quando Giosia salì al trono, ci fu sia una grande prosperità tra il popolo, sia anche un migliore stato di sentimento.

Grandi e buoni uomini si sono fatti avanti come leader in difesa della loro religione nazionale e del loro patto-Dio. E la nazione stessa era divenuta insoddisfatta di Baal e Moloch come i loro antenati lo erano stati con Yahweh. Nel suo diciottesimo anno Giosia si impegnò con tutto il cuore nell'opera di restaurazione della religione nazionale e si adoperò con fervore per rimuovere ogni traccia di idolatria dalla terra.

Questa era metà del lavoro; l'altra metà fu affidata a Geremia. Il re poteva purificare la terra; solo la parola di Dio, parlando alle loro coscienze, poteva purificare i cuori degli uomini. Pertanto, l'ufficio di Geremia doveva mostrare che un cambiamento di morale doveva accompagnare la riforma pubblica operata da Giosia, altrimenti non sarebbe stato accettato.

Fu nel tredicesimo anno di Giosia, quando nel mondo politico regnava tutta la quiete, e Geremia aveva poco più di 20 anni, che avvenne la sua nomina e gli furono mostrati due simboli con i quali apprese le ragioni principali per cui il la parola di Yahweh fu affidata al suo incarico. Dal primo, il ramo di un mandorlo, gli fu insegnato che il giudizio era sveglio nel paese. Giuda deve decidere subito se servirà Yahweh o Baalim, e la sua scelta deve essere reale.

Se sceglie Yahweh, deve dimostrare che tale è la sua scelta adorandolo in purezza e santità. Perché, in secondo luogo, dal simbolo del calderone ribollente, apprese che una terribile calamità era imminente sul suo paese.

Ci sono nella storia ebraica due catastrofi travolgenti: la prima è stata la distruzione della città santa e del tempio da parte di Nabucodonosor. E il secondo fu la distruzione della città santa e del tempio da parte di Tito. La predicazione di Geremia fece sì che la prima fosse una nuova nascita per il popolo eletto. La predicazione di Cristo ha fatto scaturire dall'altro la Chiesa cristiana. Ma se la loro predicazione fosse stata ascoltata più in generale, Gerusalemme avrebbe potuto essere salvata ogni volta. Fu perché la gente se ne andò senza ascoltare l'avvertimento che la nazione così cadde due volte Luca 19:42.

Geremia non era, tuttavia, un "muto davanti ai tosatori, e quello non aprì la sua bocca" Isaia 53:7. Di tutti i profeti non ce n'è uno che ci svela così francamente la sua natura malinconica e meditabonda. Ci svela i suoi pensieri più intimi. Lo troviamo sensibile al grado più doloroso, timido, timido, disperato, scoraggiato, costantemente lamentoso e insoddisfatto del corso degli eventi, dell'ufficio che gli era stato imposto e del modo della Divina Provvidenza.

Geremia non era uno il cui temperamento ottimista gli faceva vedere il lato positivo delle cose, né trovava rapidamente pace e felicità nel fare la volontà del suo Maestro. Eppure non lo troviamo mai rimproverato, perché stava facendo il suo dovere nella misura massima dei suoi poteri. Timido nella risolutezza era irremovibile nell'esecuzione. Tanto impavido quando doveva affrontare il mondo intero quanto scoraggiato e incline a lamentarsi quando era solo con Dio.

È un nobile esempio del trionfo della natura morale sulla natura fisica. Tutta la sua forza risiedeva nella sua determinazione a fare ciò che era giusto a qualunque costo. Fece cedere ogni cosa a qualunque cosa la sua coscienza gli dicesse che doveva fare. Pericolo, opposizione, scherno senza; la paura, lo sconforto, la delusione interiore, non servirono a nulla per scuotere la sua mente costante. Il senso del dovere prevaleva su ogni altra considerazione; e in nessun santo le parole di Paolo 2 Corinzi 12:9 meglio esemplificate.

Molte delle stesse caratteristiche possono essere viste nello stile di scrittura di Geremia. Non possedeva quei doni che fanno l'oratore.

Non aveva quella forza e quel vigore, né quel calore d'immaginazione che caratterizzano Isaia e Michea. Il suo metodo abituale è quello di esporre il suo pensiero principale davanti alla mente in una successione di immagini. Raramente crescono l'una dall'altra, ma formano semplicemente una successione di illustrazioni, ognuna delle quali è piena di poesia, ma con questa notevole particolarità, che Geremia non usa mai la sua immagine come tale, ma mescola con essa parole appropriate, non alla metafora, ma all'idea che sta illustrando (es.

g., Geremia 1:15; Geremia 6:3 ). La sua similitudine viene costantemente accantonata quasi prima che sia stata pienamente presentata alla mente in modo che possa dichiarare il suo significato in una prosa semplice e non verniciata. Questa pienezza di illustrazione, spesso diffusa e sconnessa, è esattamente in armonia con il soggetto di Geremia.

Non c'era niente di più tetro per un uomo di intenso patriottismo come Geremia che vedere la rovina del suo paese avvicinarsi costantemente, segnare ogni passo del suo progresso, dover indicare le sue cause e conoscere l'unico rimedio, ma anche sapere che nessuno avrebbe ascoltato le sue parole. Se avesse solo assistito al ritorno degli esuli, e avesse saputo che la restaurazione della Chiesa ebraica era, umanamente parlando, opera Sua, il suo sconforto avrebbe ceduto il posto alla gioia.

Ma tale conforto non gli fu concesso. Gli fu richiesto di rinunciare a tutte le gioie innocenti della vita Geremia 15:17; abbandonare il privilegio più caro di un ebreo, e vivere celibe Geremia 16:2; e astenersi anche dalle civiltà e dalle simpatie della società Geremia 16:5; solo per essere oggetto di ripugnanza universale. Questa era la chiamata di Geremia; non essere un poeta o un oratore, ma persuadere le persone con la forza del suo carattere morale e vincere con la sofferenza.

E il suo stile è in linea con l'uomo. Parlava come pensava. Sempre rimuginando sul suo messaggio al suo popolo, si presentava alla sua mente sotto molti aspetti, ma nella sostanza era sempre lo stesso. Non abbiamo alcun cambio di argomento nella sua profezia. Ha solo l'unico grido di Guai! Tutto ciò che può fare è adattare il suo racconto immutabile allo stato delle cose esistente e presentarlo sotto nuove immagini. È un vero poeta, ma il poeta del dolore.

Sebbene il dolore arrivi solo occasionalmente, tuttavia arriva a tutti, e allora Geremia, il profeta della sofferenza, è pieno di istruzioni per noi. Forse nessun libro della Sacra Scrittura espone così chiaramente alla gente le grandi questioni che dipendono dal bene e dal male.

2. Non c'è dubbio che il Libro di Geremia derivò dal rotolo che Baruc scrisse alla bocca del profeta nel quarto anno di Ioiachim, e che fu completato e letto davanti al re nel suo quinto anno, nel nono mese Geremia 36. Questo rotolo conteneva un resoconto di “tutto ciò che Dio aveva detto a Geremia contro Israele e contro Giuda e contro tutte le nazioni” durante i 23 anni trascorsi dalla chiamata del profeta Geremia 36:2.

Tuttavia, poiché Geremia 21:1 fu scritto durante il regno di Sedechia, Geremia 19:1 , insieme a (forse) Geremia 20 scritto come una sorta di appendice, è l'ultimo capitolo che può aver fatto parte di quella raccolta .

Apparentemente, quindi, abbiamo al massimo solo frammenti del rotolo di Jehoiakim, il più grande dei quali è costituito da Ger. 2-10. Probabilmente anche le profezie contro i Gentili in Ger. 46-49 erano contenuti nel rotolo, ma furono posti nella loro posizione attuale per collegarli con le profezie contro Babilonia Ger. 50–51 scritto nel quarto anno di Sedechia. Quindi, ad eccezione anche di Geremia 13 , dobbiamo includere nel rotolo le brevi profezie che precedono quella del “vaso del vasaio” Geremia 19:1.

Da Geremia 20 svaniscono tutti i segni di una sistemazione generale. In effetti, sono stati fatti tentativi per dimostrare che questi capitoli successivi sono raggruppati in una sorta di sistema, ma sono inverosimili e insoddisfacenti.

Pertanto, la conclusione forzata alla mente è che Geremia si era proposto di raccogliere in un unico volume tutte le sue profezie, e che questo è il motivo per cui il rotolo di Ioiachim non è giunto fino a noi nel suo insieme, ma che morì in Egitto prima era stato in grado di realizzare il suo disegno, e che, alla sua morte, chiunque fosse incaricato dei suoi scritti (probabilmente Baruc) non si sentiva libero di tentare alcuna disposizione di essi.

Geremia 52 stato aggiunto per completare la storia, e, poiché contiene un avviso di eventi più di 20 anni dopo la morte di Geremia, è probabile che, molto prima di questo tempo, le sue profezie fossero diventate attuali nel loro disordine attuale. La soprascritta del Libro di Geremia conferma le precedenti affermazioni in maniera notevole, perché reca sulla sua superficie evidenti segni di ripetute alterazioni.

Il testo della versione dei Settanta offre notevoli differenze rispetto a quello dei masoriti, contenuto nelle nostre Bibbie ebraiche. Dalla prima all'ultima ci sono innumerevoli variazioni, che a volte riguardano solo singole lettere, sillabe o parole, ma a volte interi versi. D'altra parte le omissioni sono irrilevanti e non troviamo da nessuna parte in nessuno dei due testi qualcosa di del tutto indipendente dall'altro.

C'è però una notevole dislocazione di tutta la serie delle profezie contro le nazioni: e non solo esse occupano generalmente un posto diverso, ma sono disposte su un piano diverso tra loro.

La posizione precedente delle profezie dei Gentili nella Settanta era probabilmente più vicina a quella che avevano nel rotolo di Ioiachim.

Fu in Egitto che Geremia morì. È quindi almeno probabile che questa copia egiziana risalga al tempo in cui Baruc stava per partire dal paese, e sia stata trascritta (ovviamente in ebraico) per uso privato di quegli ebrei che credevano che Geremia fosse un vero profeta. Gradualmente otterrebbe valuta e sarebbe stato copiato ancora e ancora, e col tempo sarebbe diventato la forma autorevole del Libro di Geremia tra gli esuli egiziani.

La sua autorità critica negativamente è poca, per l'estrema fretta con cui la copia è stata necessariamente eseguita, e perché le esigenze del tempo hanno richiesto di omettere tutto ciò che non era assolutamente indispensabile: affermativamente la sua autorità è molto grande, perché ci assicura che tutto ciò che accomuna i due testi è antico quanto il tempo in cui si separarono per la prima volta l'uno dall'altro. Ogni volta che Geremia 52 veniva aggiunto in Palestina non sarebbe rimasto a lungo sconosciuto in Egitto.

I nuovi coloni portarono con sé copie del testo ebraico più completo con l'appendice aggiunta: ma la forma più breve era considerata come quella che aveva autorità locale. Gli ebrei patriottici egiziani senza dubbio ritenevano che fosse il testo autentico; e come tale i traduttori alessandrini gli diedero la preferenza, ma non potevano avere obiezioni ad aggiungere alla loro Versione un allegato così utile come il cinquantaduesimo capitolo.

Anche indipendentemente dall'evidenza di questo testo egiziano, la genuinità di quasi ogni parte del Libro di Geremia è così generalmente riconosciuta che una nota occasionale su qualche passaggio contestato è tutto ciò che è necessario. Il valore del doppio testo sta piuttosto nel mostrare con quanta rapidità gli scritti dei profeti siano divenuti generalmente correnti, e come fosse impossibile interpolarli o introdurre falsificazioni su larga scala.

La riconosciuta genuinità del Libro di Geremia è preziosa anche sotto un altro aspetto, perché nessun profeta cita così costantemente le parole dei suoi predecessori. Evidentemente conosceva a memoria le altre Scritture e le riproduce continuamente, ma a modo suo. Non li cita mai brevemente e succintamente, ma li sviluppa, in modo da donare loro qualcosa del proprio morbido rigoglio; ma la sua testimonianza dell'esistenza di essi nello stesso stato in cui li abbiamo attualmente, è chiarissima.

Numerose sono le sue citazioni dal Pentateuco, e specialmente dal Libro del Deuteronomio. Era stato trovato così di recente 2 Re 22:8 che questo è proprio quello che dovremmo aspettarci; la sua giovane mente deve essere stata profondamente penetrata da una scena come quella descritta in 2 Re 23:1. E tali citazioni in un libro di cui si riconosce la genuinità, sono del maggior valore possibile per la critica degli scritti da cui sono tratte.

Le parole di Geremia - Il titolo abituale dei libri profetici è “la Parola del Signore”, ma i due libri di Amos e Geremia sono chiamati parole di quei profeti, probabilmente perché contengono non solo le parole di quei profeti, probabilmente perché contengono non solo profezie, ma anche la testimonianza di molto che appartiene alla storia personale degli scrittori. Questo titolo potrebbe quindi essere tradotto "vita di Geremia" o "atti di Geremia", sebbene alcuni intendano con esso una raccolta delle profezie di Geremia. Una derivazione del nome di Geremia è “Dio esalta”.

Hilkiah, potrebbe essere stato il sommo sacerdote con quel nome.

Che erano - O, chi era, cioè, abitava. Il significato è che Geremia era un sacerdote che abitava ad Anatot.

2 Came - letteralmente, era (e in Geremia 1:4 ); la frase implica che Geremia possedette la parola di Dio da quel momento in poi, non in modo discontinuo come un andare e venire, ma costantemente.

Il tredicesimo anno del suo regno - Secondo il computo ordinario, questo sarebbe il 629 a.C., ma se il canone tolemaico ha ragione nel mettere la presa di Gerusalemme nel 586 a.C., sarebbe due anni dopo, cioè il 627 a.C. la cronologia assira, sarebbe 608 aC Fu l'anno successivo a quello in cui Giosia iniziò le sue riforme.

3 L'intero periodo contenuto in questo versetto non è inferiore a 40 anni e 6 mesi, vale a dire 18 anni sotto Giosia, due periodi di 11 anni ciascuno sotto Ioiachim e Sedechia, e 3 mesi sotto ciascuno dei re omessi, Ioacaz e Ieconia.

Nel quinto mese - La presa di Gerusalemme avvenne nel quarto mese, ma la sua distruzione avvenne nel quinto mese (vedi i riferimenti marginali), il nono giorno del quale fu successivamente tenuto come giorno di digiuno Zaccaria 7:3.

4 Questa storia della chiamata di Geremia al suo ufficio faceva parte del suo primo discorso al popolo. Ha affermato di agire da un'autorità esterna, e di pronunciare non le sue parole, ma quelle di Yahweh; e questo anche resistendo alla chiamata divina (cfr Geremia 15:13; Geremia 20:7 , Geremia 20:14 ).

5 Piuttosto, "Prima che io ti formassi nel ventre". ti ho approvato (come uno adatto all'ufficio profetico)” e prima che tu uscissi dal grembo” ti ho reso santo (ti dedicato a santi usi); Ti ho nominato (ora con questa chiamata pubblica ad essere) "un profeta delle nazioni".

Alle nazioni - I privilegi contenuti in questo versetto sono così grandi che nel loro senso pieno sono veri solo di Cristo stesso, mentre appartengono a Geremia come essere in tanti particolari un tipo di Cristo.

6 Non c'è resistenza da parte di Geremia, ma si ritrae allarmato.

Non posso parlare - cioè, "non posso profetizzare", non ho quei poteri di oratoria necessari per il successo. I profeti d'Israele erano i predicatori nazionali in materia religiosa ei loro oratori in materia politica.

Sono un bambino - Questo non implica nulla di molto preciso sull'età di Geremia. Tuttavia la lunga durata della sua missione profetica rende probabile che fosse molto giovane quando fu chiamato all'ufficio, come lo furono anche Isaia, Osea, Zaccaria e altri.

7 Geremia suggerì due difficoltà, la prima inesperienza, la seconda timidezza. Dio ora rimuove il primo di questi. L'inesperienza non è un ostacolo dove il dovere è semplice obbedienza La sua timidezza è rimossa dalla promessa fattagli nel versetto successivo.

9 Toccato - "L' ho fatto toccare". Questo era il simbolo del conferimento della grazia e dell'aiuto divini, mediante il quale era stata rimossa quella mancanza di eloquenza, che il profeta aveva invocato come una squalifica.

10 Ti ho... messo sopra - letteralmente, ti ho nominato Pakeed, cioè vice. Questo titolo è dato solo a Genesi 41:34 investiti di alta autorità (es. Genesi 41:34; 2 Cronache 24:11; Geremia 20:1; Geremia 29:26 ).

Dal lato di Dio, il profeta è un semplice messaggero, che dice ciò che gli viene detto, fa ciò che gli viene comandato. Dal lato dell'uomo, è il vicegerente di Dio, con il potere di "sradicare e abbattere".

Sradicare... abbattere - Nell'ebraico i verbi presentano un esempio dell'allitterazione così comune nei profeti, e gradita al gusto orientale. Il primo indica la distruzione di tutto ciò che è piantato, il secondo si riferisce agli edifici.

Buttare giù - Più esattamente, fare a pezzi. Ci sono quattro parole di distruzione e solo due parole di restaurazione, come se il messaggio fosse principalmente del male. E tale era il messaggio di Geremia ai suoi contemporanei. Eppure tutte le azioni di Dio sono alla fine per il bene del suo popolo. L'esilio babilonese fu, per il momento, un tempo di castigo; divenne anche un tempo di pentimento nazionale (vedi Geremia 24:5 ).

11 Cosa vedi? - Se ammettiamo un elemento soprannaturale nella profezia, le visioni sarebbero il mezzo più semplice di comunicazione tra Dio e l'uomo.

Una verga di mandorlo - Molti traducono "un bastone di mandorlo". La visione significherebbe quindi che Dio - come un viaggiatore, il bastone in mano - stava per intraprendere il suo viaggio di vendetta. Ma la resa della King James Version è supportata da Genesi 30:37. La parola tradotta “mandorla” deriva da una radice che significa “essere sveglio”; e mentre i mandorli sbocciano a gennaio, sembra essere sveglio mentre altri alberi stanno ancora dormendo, e quindi è un perfetto emblema di attività.

12 Affrettati - Piuttosto, veglio "la mia parola di eseguirla".

13 La prima visione era per il sostegno della fede stessa del profeta durante la sua lunga lotta con i suoi connazionali: la seconda gli spiega la natura generale della sua missione. Doveva essere il portatore di notizie di una grande calamità nazionale che stava per scoppiare nel nord. Vede un calderone. Era un vaso di metallo Ezechiele 24:11 , abbastanza grande per preparare il pasto di una comunità numerosa 2 Re 4:38 , e largo nella parte superiore, poiché veniva usato anche per lavare i Salmi 60:8. Questo calderone stava bollendo furiosamente.

Il volto... - Più correttamente il margine, i. e verso sud. Dobbiamo supporre che questo calderone sia posto su una pila di materiali infiammabili. Man mano che si consumano si assesta in modo non uniforme, con il lato più alto rivolto a nord, in modo che la sua faccia sia girata dall'altra parte e guardi verso sud. Se continuasse ancora così a depositarsi, verrà finalmente il tempo in cui sarà capovolto, e verserà tutta la massa del suo contenuto bollente a sud.

14 Fuori dal nord... - Il calderone rappresenta i grandi imperi militari sull'Eufrate. Al tempo di Ezechia, Ninive era alla loro testa; ma presa d'assalto dagli eserciti di Ciassare e Nabopalassar è essa stessa ora la vittima le cui membra ribolle nel calderone, e la sede dell'impero è stata trasferita a Babilonia. Ma chiunque prevalga per il momento, l'ondata della passione e della carneficina alla fine si riverserà sicuramente sulla Giudea.

Un male irromperà - " Il male si aprirà", si mostrerà, si manifesterà dal nord: quel male speciale, che dai giorni di Michea Michea Michea 3:12 tutti i profeti avevano denunciato ai Giudei se erano caduti in idolatria. Attualmente il calderone sta ribollendo ferocemente sull'Eufrate. Non appena una delle parti in lotta otterrà la vittoria, riverserà l'intera massa ribollente su altri paesi sotto forma di un esercito invasore (vedi Geremia 25:17 ).

15 Chiamerò - sto chiamando. Il giudizio è iniziato. Dio sta convocando i Suoi eserciti per la guerra.

Famiglie - Le varie razze da cui erano popolate le province dell'impero babilonese.

Poneranno a ciascuno il suo trono - I capi di queste varie razze vengono come ministri di Dio per tenere una corte solenne e pronunciare sentenze nel Suo nome (vedi Geremia 25:9 ). Posero dunque ciascuno il suo trono nel luogo consueto per amministrare la giustizia, cioè l'ingresso delle porte, dove nelle città si lasciava sempre un grande spiazzo allo scopo.

Vista sotto una luce la guerra è il calderone bollente della passione umana, sconvolta dal rischio, e che porta solo rovina nel suo corso; nell'altro è Dio che siede in giudizio, con i re della terra come suoi assessori, che pronunciano solennemente la sentenza sui colpevoli.

Contro tutte le mura... - Sentenza pronunciata giudizialmente, le nazioni vengono a eseguire il giudizio montando come nemiche sulle sue mura e assaltando le sue città.

16 Secondo la consuetudine dei tribunali, nella sentenza sono menzionati i delitti della città colpevole. Le accuse mosse contro di lei sono tre: primo, l'abbandono del vero Dio; poi, l'offerta di incenso a falsi dèi e, infine, l'inchino o l'inchinarsi 2 Re 5:18 davanti alle immagini di fattura umana.

17 Cingiti i lombi - Un simbolo di preparazione per uno sforzo serio, e implica anche uno scopo fermo e un certo grado di alacrit

Non essere sgomento ... - letteralmente, "non essere sgomento davanti ai loro volti, affinché io non ti sgombri davanti ai loro volti". Naturalmente scoraggiato e diffidente, non c'era ancora debolezza nel carattere di Geremia. C'era in lui una superiorità morale della volontà, che gli faceva, ad ogni costo per se stesso, assolvere fedelmente ciò che la sua coscienza gli diceva che era suo dovere.

18 Metaforicamente le mura e le fortificazioni della città rappresentano la capacità del profeta di sopportare pazientemente gli attacchi dei suoi nemici; mentre il pilastro di ferro, sorreggendo tutto il peso del tetto Giudici 16:29; 1 Re 7:21 ), significa che nessuna prova o sofferenza potrebbe schiacciare la sua ferma volontà.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Geremia 1

1 

Geremia 1:1

INTRODUZIONE A GEREMIA

Il titolo del libro nella versione latina della Vulgata è: La profezia di Geremia; nelle versioni siriaca e araba, la Profezia del profeta Geremia. Secondo una tradizione degli Ebrei, questo libro è il primo dei Profeti, il cui ordine è: Geremia, Ezechiele, Isaia e i dodici. Kimchi ne fa menzione in una prefazione al suo commento su questo libro; e il Dr. Lightfoot da qui conclude, che questa è la ragione per cui un passo in Zaccaria è citato sotto il nome di Jeremy, Matteo 27:9, perché egli, stando al primo posto nel volume dei Profeti, ha dato il nome al tutto; proprio come il libro dei Salmi, essendo il primo degli Agiografi, sono chiamati i Salmi da esso, Luca 24:44. Il nome dell'autore di questo libro, Geremia, significa: il Signore esalterà o sarà esaltato; o, esaltando il Signore; essendo composto da ירם, egli esalterà, e יה, Geova, secondo Hillerus. Sebbene altri la considerino una composizione di יה, e ירמה, il Signore lo abbatterà; come fece con i suoi nemici, e anche con se stesso, essendo egli grandemente afflitto, e ciò si adatta all'argomento del suo libro, che predice l'espulsione del popolo dei Giudei. Il suo stile di scrittura, secondo l'opinione di Girolamo, è più rustico di quello di Isaia e di alcuni altri profeti, e che egli attribuisce al fatto di essere nato e cresciuto in un villaggio di campagna; e Abarbinel alla sua età, essendo un bambino quando cominciò a profetizzare. La durata della sua profezia fu di quarant'anni e oltre. Egli cominciò a profetizzare nel tredicesimo anno del regno di Giosia; nel 3375; A.M. o prima dell'era di Cristo 629, secondo sia il Vescovo Ussher [e] e il Sig. Whiston, sia la Storia Universale; e secondo il Sig. Bedford 627. Se si può dare credito a Epifanio, o allo scrittore che porta il suo nome, fu lapidato a morte dal popolo a Taphnas in Egitto, e fu sepolto dove abitava il Faraone. Abulfaragio, uno scrittore arabo, dice che andò in Egitto, dove alcuni Giudei lo presero e lo misero in un pozzo, e poi lo tirarono fuori e lo lapidarono, così che morì, e fu sepolto in Egitto; e da lì fu trasferito da Alessandro, ai suoi tempi, ad Alessandria, e lì sepolto. E sia Tertulliano che Girolamo affermano che fu lapidato dal popolo. Questa profezia contiene diversi discorsi pronunciati al popolo dei Giudei; accusandoli di molti peccati di cui si erano resi colpevoli; esortandoli al pentimento; minacciandoli di distruzione della loro città e del loro tempio, e di cattività a Babilonia; e confortare i santi, non solo con la promessa di liberazione da lì, ma di redenzione spirituale da parte del Messia. E ha anche in sé diverse predizioni di giudizi su altre nazioni; e dà un resoconto particolare della distruzione di Gerusalemme e della deportazione degli ebrei prigionieri a Babilonia; che visse abbastanza a lungo, come il compimento delle sue profezie

INTRODUZIONE A GEREMIA 1

Questo capitolo contiene il titolo o l'iscrizione del libro; la chiamata del profeta al suo ufficio e l'incoraggiamento che aveva per entrarvi. Nell'iscrizione il profeta è descritto con il suo nome, con la sua discendenza, con il luogo della sua nascita, e il tempo della sua profezia, Geremia 1:1-3, la nomina e l'ordinazione di lui al suo ufficio, che era molto precoce, e il significato di esso per lui, sono in Geremia 1:4,5, la sua scusa, a causa della sua infanzia e debolezza, Geremia 1:6, l'incoraggiamento datogli, nonostante ciò, dalla missione e dal comando che aveva ricevuto dal Signore, e la promessa della sua presenza con lui, Geremia 1:7,8, e non solo è incoraggiato dalle parole, ma anche dai segni; per il fatto che il Signore gli toccò la bocca con la mano, come simbolo di mettere le sue parole nella sua bocca e di costituirlo sopra le nazioni e i regni, per proclamare in modo profetico la loro distruzione, Geremia 1:9,10, e con la visione di un mandorlo, che significava l'adempimento rapido e frettoloso della parola del Signore da parte sua, Geremia 1:11,12, e da un'altra visione di una pentola che ribolle verso nord, che annunciava l'arrivo dei Caldei dal nord contro Gerusalemme, e la loro presa, e portando i Giudei prigionieri a causa della loro malvagità, che era una parte principale del messaggio con cui era stato inviato, Geremia 1:13-16 e il capitolo si conclude con un'esortazione a lui a farsi coraggio, e fatti coraggio, e non ti sgomentare; poiché egli fu costituito una città difesa, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese di Giudea, i suoi re, i suoi principi, i suoi sacerdoti e il suo popolo; i quali, anche se combattessero contro di lui, non prevarrebbero, perché Dio era con lui, Geremia 1:17-19

Versetto 1. parole di Geremia, figlio di Chelchia,

Questo è il titolo generale dell'intero libro e include tutti i suoi discorsi, sermoni e profezie; e non progetta le sue parole, ma le parole del Signore, che gli furono messe in bocca e che egli trasmise sotto ispirazione divina. La versione dei Settanta lo rende "la parola di Dio": e la versione araba, "la parola del Signore": il Targum,

"le parole della profezia di Geremia";

che è descritto per la sua discendenza e discendenza, "il figlio di Chelchia". La versione araba lo chiama Selkiah. Non si trattava del sommo sacerdote Chelkia, che ai giorni di Giosia trovò il libro della legge, 2Re 22:8 come pensano il padre di Kimchi e Abarbinel, e così Clemente di Alessandria, poiché non si dice che fosse un sommo sacerdote, o uno dei sommi sacerdoti, ma

dei sacerdoti che erano in Anatot, nel paese di Beniamino, sebbene il Targum parafrasi le parole nell'altro senso,

"dei capi del reparto dei sacerdoti, dell'amarcalin, o governatori che erano in Gerusalemme, un uomo che prese la sua eredità ad Anatot, nel paese della tribù di Beniamino";

né Geremia è menzionato tra i discendenti di Chelkia il sommo sacerdote in 1Cronache 6:13,14, inoltre, Hilkiah, un sacerdote di Anatot, deve essere della famiglia di Ithamar; l'ultima di questa famiglia che fu sommo sacerdote fu Abiatar, che aveva campi in Anatot, 1Re 2:26, e quindi non poteva essere altro che un sacerdote comune; poiché Hilkiah il sommo sacerdote era della famiglia di Fineas; poiché, dai tempi di quell'Abiatar fino alla cattività babilonica, non ci fu nessun sommo sacerdote se non di quella famiglia. I Giudei dicono che Geremia discese per parte di madre da Raab la meretrice. Anatot era una città della tribù di Beniamino, come qui si dice, e apparteneva ai sacerdoti, Giosuè 21:18, si trovava a nord di Gerusalemme a circa tre miglia da essa, secondo Girolamo e altri; ma, secondo Giuseppe Flavio, era solo venti stadi da essa, cioè due miglia e mezzo

2 Versetto 2. Al quale la parola del Signore fu rivolta al tempo di Giosia,

Questo fu l'inizio della profezia di Geremia, così che egli profetizzò molto tempo dopo Isaia, Osea, Amos e Michea; poiché questo re era

figlio di Amon re di Giuda, che Amon era figlio di Manasse; la versione dei Settanta e quella araba lo chiamano erroneamente Amos; e Geremia cominciò a profetizzare

nell'anno tredicesimo del suo regno, nel ventunesimo giorno dell'età di Giosia, che cominciò a regnare all'età di otto anni e regnò diciotto anni dopo, perché regnò in tutto trentun anni. Cinque anni dopo, il libro della legge fu trovato dal sommo sacerdote Chelkia, 2Re 22:3

3 Versetto 3. E avvenne anche al tempo di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda,

All'inizio del suo regno e nel quarto anno del suo regno; vedi Geremia 25:1; 26:1; 27:1; 35:1; 36:1, non si fa menzione di Ioacaz, che regnò tra Giosia e Ioiachìm, perché il suo regno fu breve, ma tre mesi, 2Re 23:31, e forse nessuna parola del Signore fu rivolta a Geremia nel suo tempo, sebbene lo abbia fatto prima e dopo:

fino alla fine dell'anno undicesimo di Sedechia, figlio di Giosia, re di Giuda; così che Geremia doveva profetizzare nel paese di Giudea per più di quarant'anni; diciotto sotto Giosia, 2Re 22:11, tre mesi sotto Ioacaz, 2Re 23:31 undici anni sotto Ioiachim, 2Re 23:36, tre mesi sotto Ieconia, 2Re 24:8, e undici anni sotto Sedechia, quando la città fu assediata e presa, 2Re 25:2,3. Giosia ebbe tre figli come re di Giuda: Ioacaz, Ioiachim e Sedechia, sotto tutti quelli che Geremia aveva profetizzato.

fino alla deportazione di Gerusalemme prigioniera nel quinto mese: il mese di Ab, che corrisponde a una parte di luglio e a una parte di agosto; e fu il nono o il decimo giorno di questo mese che la città di Gerusalemme fu incendiata, e il popolo fu portato prigioniero, 2Re 25:8,9 Geremia 52:12,13 il nono di detto mese è ora osservato dai Giudei come digiuno per questo motivo

4 Versetto 4. Allora la parola del Signore mi fu rivolta, dicendo.] Non ai giorni di Ioiachim, ma nel tredicesimo anno del regno di Giosia, Geremia 1:2. Le versioni dei Settanta e della Vulgata latina dicono: "a lui"

5 Versetto 5. Prima che ti formassi nel ventre ti conoscevo,

Non solo per la sua onniscienza, quindi conosce tutti gli uomini prima del loro concepimento e della loro nascita; ma con una conoscenza tale da avere un amore e un affetto speciali uniti ad esso; in questo senso il Signore conosce quelli che sono suoi, come non li conosce gli altri, e li predestina alla vita eterna; e che non è solo prima della loro formazione nel grembo materno, ma prima della fondazione del mondo, anche da tutta l'eternità. La formazione del feto umano è l'atto di Dio, ed è un curioso pezzo di fattura; vedi Salmi 139:15,16

E prima che tu uscissi dal seno materno, io ti ho santificato; non infondendo santità in lui, ma separandolo nei suoi eterni propositi e decreti all'ufficio di profeta prima che nascesse, e anche prima che il mondo cominciasse; proprio come l'apostolo Paolo fu separato dal Vangelo di Dio, Romani 1:1, poiché segue:

e io ti ho costituito profeta per le nazioni; non solo agli Israeliti, che Jarchi pensa siano così chiamati, perché ora seguivano gli usi e i costumi delle nazioni; ma ai Gentili, contro i quali era stato mandato a profetizzare, Geremia 46:1 come gli Egiziani, i Filistei, i Moabiti, gli Ammoniti e i Caldei. Questa ordinazione di lui per essere profeta non fu fatta nel tempo, ma nell'eternità, nella mente e nel pensiero di Dio; Egli fu preordinato a questo ufficio prima della fondazione del mondo, di cui gli fu fatta una dichiarazione quando ora vi fu chiamato; a cui risponde

6 Versetto 6. Allora dissi: Ah, Signore Dio!

La parola אהה, "Ah" o "Ahah", è usata nell'angoscia e nel dolore, come osserva Kimchi; ed esprime il lutto e la lamentela, come nota Jachi; e mostra che il profeta era turbato e a disagio per la sua chiamata, e sarebbe stato volentieri scusato per il seguente motivo:

ecco, io non posso parlare; o, "Non so parlare"; in modo appropriato e pertinente, cortese ed eloquente, specialmente davanti a grandi personaggi, re e principi, e cittadini di Gerusalemme, essendo allevati in modo rustico in campagna. Una scusa simile a quella fatta da Mosè, Esodo 4:10. Il Targum è: "Non so profetizzare, perché sono un bambino"; significato sia nella conoscenza e nella comprensione, sia in anni; non un semplice bambino, ma un "junior", come rende la parola la versione dei Settanta; o un "giovane", come la versione araba; così Samuele e Zaccaria erano giovani, quando svolsero per la prima volta il loro ministero, 1Samuele 3:1 Zaccaria 2:4. Abarbinel suppone che Geremia avesse ora dodici o quindici anni; ma doveva sembrare piuttosto che avesse più, forse vent'anni; poiché sembra che abbia profetizzato agli uomini di Anatot prima di essere inviato a Gerusalemme, Geremia 11:21 12:5,6

7 Versetto 7. Ma il Signore mi disse: "Non dire: Sono un fanciullo,

Questa scusa non sarà ammessa:

poiché tu andrai da tutto ciò che io ti manderò; o in ogni luogo, come parafrasa il Targum, o a tutte le persone alle quali dovrebbe essere inviato, come la Septuaginta e le versioni arabe rendono le parole, o a tutte le cose per le quali dovrebbe mandarlo, come le versioni siriaca e latina della Vulgata. Il senso è che dovrebbe andare dappertutto, e da ogni persona, e per ogni commissione e messaggio dovrebbe essere inviato a e con:

e qualunque cosa io ti comando, tu la dirai; fuori e apertamente, e non trattenere nulla per paura degli uomini; come segue:

8 Versetto 8. Non aver paura dei loro volti,

I loro sguardi severi, le loro sopracciglia aggrottate e i volti arrabbiati, che lo avrebbero minacciato di distruzione e di morte.

poiché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno; fuori dalle loro mani, quando si trovano nel pericolo più imminente. Il Targum parafrasa le parole così:

"la mia Parola ti aiuterà a liberarti":

che è vero di Cristo, Parola essenziale di Dio

9 Versetto 9. Allora il Signore stese la mano,

Il quale, secondo Kimchi, era l'angelo che apparve al profeta e gli parlò nel nome del Signore, ed è chiamato con il suo nome; ma piuttosto fu il Figlio di Dio, il vero Geova, che apparve in una forma umana che assunse per il presente, e stese la sua mano:

e mi toccò la bocca; proprio come uno dei serafini toccò la bocca e le labbra del profeta Isaia con un carbone ardente dall'altare, Isaia 6:6,7, con questo simbolo il profeta fu introdotto nel suo ufficio; e gli fu suggerito che la sua bocca era ora santificata per l'uso e il servizio del Signore; e che ciò che avrebbe dovuto dire non sarebbero state le sue parole, ma le parole del Signore; e così il Targum lo parafrasa,

"e l'Eterno mandò le parole della sua profezia e le ordinò nella mia bocca";

a cui si accorda quanto segue:

e l'Eterno mi disse: "Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca; che era indicato dal simbolo precedente; perciò potrebbe, con grande libertà e audacia, consegnarli ad altri

10 Versetto 10. Vedi, oggi io ti ho costituito sopra le nazioni e sopra i regni,

Non come un principe, ma come un profeta su di loro, per profetizzare cose su di loro, buone o cattive, che certamente sarebbero avvenute come egli aveva predetto.

sradicare, demolire, distruggere e abbattere; cioè, per predire che tale regno e nazione sarebbero stati sradicati, come un albero o una pianta che è sradicata dalle radici; e che un tale debba essere tirato, buttato giù e distrutto, come lo è un edificio. Si può comprendere tutto della distruzione degli ebrei da parte di Nabucodonosor, del loro tempio, della loro città e della loro nazione; sebbene il Targum e il Jarchi interpretino tutto questo solo dei Gentili, e quanto segue:

per edificare e piantare la casa d'Israele, che può essere applicata alla costruzione del tempio e alla piantagione dei Giudei nel loro paese, dopo il loro ritorno dalla cattività, di cui Geremia aveva profetizzato. Queste ultime parole non sono nella versione araba

11 Versetto 11. Inoltre, la parola del Signore mi fu rivolta:

Agisce allo stesso tempo di prima:

dicendo: Geremia, che vedi? La versione dei Settanta omette la parola "Geremia":

e io dissi: "Vedo una verga di mandorlo; un bastoncino secco, senza foglie né frutti, eppure sapeva che era un bastoncino di mandorlo; anche se alcuni pensano che avesse foglie e frutti, con i quali era conosciuto. Il Targum è,

"E io dissi: Vedo un re che si affretta a fare il male";

che significa Nabucodonosor, re di Babilonia, che si affretta a portare la distruzione sugli ebrei

12 Versetto 12. Allora il Signore mi disse: "Tu hai ben visto,

La cosa che si vede è un emblema molto appropriato di ciò che sto per fare, e del rapido dispaccio che vi sarà fatto:

poiché affretterò la mia parola per adempierla; le parole שׁקד אני, "shoked ani", "mi affretterò" o "mi affretterò", sono in allusione a שׁקד, "shoked", il nome del mandorlo in ebraico; che è così chiamato perché è veloce e presto, e, per così dire, si affretta a produrre i suoi fiori, foglie e frutti; allo stesso modo il Signore dice che si affretterà a compiere ciò che ha detto o dovrebbe dire riguardo alla distruzione di Gerusalemme, e la cattività del popolo, e ogni altra cosa gli avrebbe dato da dire. Jarchi e Abendana fanno menzione di un antico Midrash, o esposizione, in questo senso; che dal momento in cui il mandorlo viene messo alla luce, fino a quando il suo frutto è maturo, sono ventuno giorni, secondo il numero dei giorni che sono stati tra il diciassette di Tammuz, in cui la città è stata distrutta, e il nono di Ab, in cui il tempio è stato bruciato; ma sebbene il mandorlo sia il primo degli alberi, e sia molto precoce nella messa a punto, tuttavia c'è un tempo più grande di questo tra la sua produzione e la maturazione dei suoi frutti; poiché Plinio dice che il mandorlo fiorisce prima di tutto in gennaio, e il suo frutto è maturo in marzo

13 Versetto 13. E la parola dell'Eterno mi fu rivolta per la seconda volta,

Nella stessa visione:

Che vedi? oltre alla canna del mandorlo; che forse ora era stato rimosso dalla vista, e appare un altro oggetto:

e io dissi: Vedo una pentola che ribolle; una pentola con il fuoco sotto, che bolle e bolle:

e la sua faccia era rivolta a settentrione; o la bocca della pentola dove bolliva, che poteva essere girata verso nord nella visione; o quel lato della pentola, come pensa Kimchi, su cui è stato versato il liquore; può essere quel lato su cui è stato messo il fuoco per farlo bollire; e così denota da quale parte venne il fuoco, e fu messo sotto di esso, e il vento che lo soffiò. Il Targum parafrasa le parole così:

"E io dissi: Vedo un re che bolle come una pentola, e lo stendardo del suo esercito, che è stato portato e venuto dal settentrione".

Di seguito la spiegazione:

14 Versetto 14. Allora il Signore mi disse:

Spiegando la visione di cui sopra:

dal settentrione si scatenerà una calamità su tutti gli abitanti del paese; cioè, da Babilonia, che si trovava a nord, come dice Jachi, e così il Talmud; o a nord-est, come Kimchi e Ben Melech, fino alla terra di Israele; da qui venne Nabucodonosor e il suo esercito, che sono intesi con "il male" che dovrebbe scoppiare, o "essere aperto" e sciolto, che prima erano legati e ostacolati dalla provvidenza di Dio; vedi Apocalisse 9:14 e vieni su tutti gli abitanti del paese di Israele; e che sono indicati dalla pentola bollente a nord; o, comunque, dal fuoco sotto di esso, che veniva da lì; poiché piuttosto per pentola si intende Gerusalemme; e, con la sua ebollizione, la sua distruzione da parte dei Caldei; vedi Ezechiele 11:3,7; 24:3

15 Versetto 15. Poiché, ecco, io chiamerò tutte le famiglie dei regni del settentrione, dice l'Eterno,

che appartenevano a Nabucodonosor, re di Babilonia, erano sotto la sua giurisdizione; e la loro "chiamata", come ben osserva Kimchi, non è altro che metterla nei loro cuori a venire:

ed essi verranno; essendo influenzati e diretti dalla provvidenza di Dio, che aveva una preoccupazione principale in questa materia:

e porranno ciascuno il suo trono all'ingresso delle porte di Gerusalemme; intendendo non solo che piantassero le loro tende militari, e si accampassero intorno a Gerusalemme, e si mettessero all'ingresso delle porte, per entrare; ma che si sedessero là in grande sicurezza e protezione, e avessero molto successo, vittoriosi e trionfanti.

e contro tutte le sue mura tutt'intorno, e contro tutte le città di Giuda; non solo assediare Gerusalemme e prenderla, ma anche tutto il resto delle città del paese

16 Versetto 16. E pronuncerò i miei giudizi contro di loro,

Non contro i regni del nord, ma contro il popolo dei Giudei. Il senso è che Dio sarebbe entrato in giudizio con questo popolo, avrebbe emesso la sentenza su di esso e l'avrebbe eseguita.

toccando tutta la loro malvagità; o a causa di tutti i loro peccati e trasgressioni di seguito menzionati:

che mi hanno abbandonato. Il Targum è: "che hanno abbandonato la mia adorazione"; poiché abbandonare l'adorazione pubblica di Dio, l'osservanza della sua parola e delle sue ordinanze, o abbandonare la loro comune adunanza per tale scopo, significa abbandonare il Signore stesso, fonte di acque vive; e questo è abbandonare la loro propria misericordia.

e hanno bruciato incenso ad altri dèi; agli idoli dei Gentili, come spiega il Targum; a Baal, alla regina del cielo e agli altri:

e adoravano le opere delle loro mani: idoli d'oro, d'argento, di bronzo e di legno, che le loro mani formavano e scolpivano, e che sostenevano grande stupidità e ignoranza

17 Versetto 17. Tu dunque ti cingi i fianchi,

I lombi sia della sua mente che del suo corpo. L'allusione è all'usanza dei paesi orientali di indossare abiti lunghi, i quali, quando si occupavano degli affari, li cingevano per una spedizione più rapida; e qui si progetta la fretta e la rapidità nel compiere l'opera del Signore, così come il coraggio e la risolutezza della mente:

e alzarsi; e vanno da Anatot a Gerusalemme:

e di' loro tutto ciò che ti comando; Vedi Gill su "Geremia 1:7",

non sgomentarti davanti ai loro volti; Vedi Gill su "Geremia 1:8",

affinché io non ti confonda davanti a loro; in un modo o nell'altro mostravano risentimento nei suoi confronti, il che lo avrebbe fatto vergognare davanti a loro. La versione dei Settanta e quella araba aggiungono: "Poiché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno", come in Geremia 1:8

18 Versetto 18. Poiché, ecco, io ho fatto oggi di te una città difesa,

O, "come" uno; quindi leggete le versioni Targum, Settanta, siriaca e araba; che è incancellabile e non può essere preso:

e una colonna di ferro; che non può essere rimosso dal suo posto:

e pareti di bronzo; che non possono essere scomposti. Tutte queste metafore mostrano la sicurezza e l'incolumità del profeta, essendo circondato dalla potenza di Dio; la sua costanza, irremovibilità e invincibilità nell'opera del Signore, avendo un tale spirito di potenza, di fortezza e di mente sana, che nulla era in grado di commuoverlo e scuoterlo, o di distoglierlo dall'esecuzione del suo ufficio; e che rimanesse inflessibile

contro tutto il paese; della Giudea e di tutti i suoi abitanti,

contro i re di Giuda; nei regni successivi, come Ioacaz, Ioiachim, Ioiachin o Jechonias, e Sedechia:

contro i suoi principi; che desiderava di essere messo a morte, Geremia 38:4 :

contro i suoi sacerdoti; che tutti loro hanno agito falsamente, e si sono dati alla cupidigia, Geremia 8:10 :

e contro il popolo del paese; che erano gravemente dediti all'idolatria e a ogni sorta di malvagità

19 Versetto 19. Ed essi combatteranno contro di te,

Il Targum aggiunge:

"affinché nascondano le parole della tua profezia";

impediscigli di profetizzare, chiudi la sua bocca e gli toglie persino la vita.

ma non prevarranno contro di te; per quanto riguarda:

poiché io sono con te, dice l'Eterno, per liberarti; come ha fatto lui; lo nascose quando lo cercarono e lo liberò dalla prigione e dalle catene in cui era stato gettato da loro; Vedi Gill in "Geremia 1:8"

Commentario del Pulpito:

Geremia 1

1 

PULPIT COMMENTARY

VERSIONE ITALIANA

COMMENTO AL LIBRO DI GEREMIA

TESTO TRADOTTO DA

ANTONIO CONSORTE

INTRODUZIONE

1. LA VITA, I TEMPI E LE CARATTERISTICHE DI GEREMIA

1. IL NOME di Geremia suggerisce subito l'idea di difficoltà e lamento; e non senza troppo fondamento storico. Geremia fu, infatti, non solo "la stella della sera del declinante giorno della profezia", ma l'araldo della dissoluzione della repubblica giudaica. L'aspetto esteriore delle cose, tuttavia, sembrava promettere un ministero calmo e pacifico al giovane profeta. L'ultima grande disgrazia politica menzionata in 2Cronache 33:11 -- , non presente nei Re prima del suo tempo, è il trasporto del re Manasse prigioniero a Babilonia, e questa è anche l'ultima occasione in cui si ricorda che un re d'Assiria abbia interferito negli affari di Giuda. Manasse, tuttavia, ci viene detto, fu restaurato nel suo regno e, apostata e persecutore com'era, trovò misericordia dal Signore Dio dei suoi padri. Prima che chiudesse gli occhi per sempre, accadde un evento grande e terribile: il regno gemello delle dieci tribù fu finalmente distrutto e un grande Fardello di profezia trovò il suo compimento. Giuda fu risparmiato un po' più a lungo. Manasse accettò la sua posizione di dipendente, e continuò a pagare il tributo al "grande Re" di Ninive. Nel 642 a.C. Manasse morì e, dopo un breve intervallo di due anni (è il regno di Amon, un principe dal nome egiziano di cattivo auspicio), salì al trono Giosia, nipote di Manasse. Questo re era un uomo di una religione più spirituale di tutti i suoi predecessori, eccetto Ezechia, di cui diede una solida prova mettendo a clown i santuari e le cappelle in cui il popolo si dilettava ad adorare il vero Dio, Geova, e altri presunti dèi sotto forme idolatriche. Questa forma estremamente popolare di religione non poté mai essere completamente sradicata; viaggiatori competenti concordano sul fatto che tracce di esso sono ancora visibili negli usi religiosi dei contadini della Palestina, che si professano musulmani. "Non solo i fellah hanno preservato (Robinson ne aveva già un presentore), con l'erezione dei loro kubbe mussulmani, e con il loro culto feticista di certi grandi alberi isolati, la situazione e il ricordo di quei santuari che il Deuteronomio cede all'esecrazione degli Israeliti che entrano nella terra promessa, e che indica loro coronando le alte vette, sormontando le colline e riparandosi sotto gli alberi verdi; ma essi tributano loro quasi lo stesso culto degli antichi devoti degli Elohim, quei kuffar cananei di cui sono i discendenti. Questi makom - così li chiama il Deuteronomio - che Manasse continuò a costruire, e contro i quali i profeti esauriscono invano le loro grandiose invettive, sono parola per parola, cosa per cosa, i makam arabi dei nostri goyim moderni, coperti da quelle piccole cupole che punteggiano di così pittoresche macchie bianche gli orizzonti montuosi dell'arida Giudea.

Questo è il linguaggio di un abile esploratore, M. Clermont-Gannman, e ci aiuta a capire le difficoltà con cui Ezechia e Giosia dovettero combattere: Il primo re aveva l'appoggio di Isaia, e il secondo aveva alla sua destra il profeta altrettanto devoto, Geremia, l'anno della cui chiamata fu apparentemente quello immediatamente successivo all'inizio della riforma. vedi Geremia 1:2 2Cronache 34:3 Geremia, tuttavia, aveva un compito più difficile di Isaia. Quest'ultimo profeta dovette avere dalla sua parte quasi tutti gli zelanti adoratori di Geova. Lo stato fu più di una volta in grande pericolo, e fu il peso delle profezie di Isaia che, semplicemente confidando in Geova e obbedendo ai suoi comandamenti, lo stato sarebbe stato infallibilmente liberato. Ma al tempo di Geremia sembra che ci sia stato un grande risveglio della religione puramente esteriore. Gli uomini andavano al tempio e osservavano tutte le leggi cerimoniali che li riguardavano, ma trascuravano quei doveri pratici che costituiscono una parte così grande della vera religione. C'era una festa di questo tipo al tempo di Isaia, ma non era così potente, perché le disgrazie del paese sembravano mostrare chiaramente che Geova era scontento dello stato della religione nazionale. Al tempo di Geremia, d'altra parte, la pace e la prosperità costanti che all'inizio prevalsero furono ugualmente considerate come una prova che Dio guardava favorevolmente il suo popolo, in conformità con quelle ripetute promesse nel Libro del Deuteronomio, che, se il popolo avesse obbedito alla Legge di Geova, Geova avrebbe benedetto il loro cesto e il loro deposito, e li avrebbe tenuti in pace e sicurezza. E qui si deve notare (a parte la critica letteraria, tanto è chiaro quanto il giorno) che il Libro del Deuteronomio era il libro di lettura preferito dalle persone religiose in quel tempo. Geremia stesso (sicuramente un rappresentante della classe più religiosa) è pieno di allusioni ad esso; Le sue frasi caratteristiche ricorrono continuamente nelle sue pagine. La scoperta del libro nel tempio 2Re 22 fu, possiamo azzardarci a supporre, provvidenzialmente permessa in vista delle esigenze religiose di quei tempi. Nessuno può negare che il Deuteronomio si sia adattato in modo particolare all'epoca di Giosia e Geremia, in parte a causa dell'enfasi che pone sull'importanza della centralizzazione religiosa in contrapposizione alla libertà di adorare nei santuari locali, e in parte a causa della sua enfasi sui semplici doveri morali che gli uomini di quell'epoca correvano il serio pericolo di dimenticare. Non c'è da meravigliarsi, quindi, che Geremia stesso intraprenda lo studio del libro con particolare serietà, e che la sua fraseologia si imprima nel suo stile di scrittura. C'è ancora un'altra circostanza che può aiutarci a comprendere il forte interesse del nostro profeta per il Libro del Deuteronomio. È che suo padre non era probabilmente il sommo sacerdote che trovò il Libro della Legge nel tempio. Sappiamo, in ogni caso, che Geremia era membro di una famiglia sacerdotale, e che suo padre si chiamava Ilchia; Geremia 1:1 e che avesse grandi legami è probabile dal rispetto mostratogli dai successivi governanti di Giuda, da Ioiachim e Sedechia, non meno che da Achikam e Godolia, i viceré del re di Babilonia. Possiamo tranquillamente supporre, quindi, che sia Geremia che gran parte del popolo ebraico fossero profondamente interessati al Libro del Deuteronomio, e, sebbene a quel tempo non ci fosse la Bibbia nel nostro senso della parola, che questo libro impressionante in una certa misura abbia fornito il suo posto. C'era, tuttavia, come è stato indicato sopra, un pericolo connesso con la lettura del Libro del Deuteronomio, le cui esortazioni collegano così ripetutamente la prosperità nazionale con l'obbedienza ai comandamenti di Dio. Ora, questi comandamenti sono ovviamente di due tipi: morali e cerimoniali; Non che si possa tracciare una linea netta e netta tra di loro, ma, grosso modo, il contenuto di alcune leggi è più distintamente morale, e quello di altre più distintamente cerimoniale. Alcuni ebrei avevano poca o nessuna concezione del lato morale o spirituale della religione, e lo ritenevano sufficiente per eseguire con la massima rigorosa puntualità la parte cerimoniale della Legge di Dio. Fatto questo, gridarono: "Pace, pace" e applicarono a se stessi le deliziose promesse del Deuteronomio. E sembrava che la Provvidenza li giustificasse, perché, come si è appena notato, il regno di Giuda era più libero dai pericoli esterni di quanto non lo fosse stato da molto tempo. Un'altra considerazione può essere aggiunta. Il profeta Nahum, come è noto, predisse la completa distruzione del potere tirannico dell'Assiria. Nel 626 a.C., cioè nel quattordicesimo anno di Giosia, fu fatto un grande passo verso l'adempimento di quella predizione; un potente regno rivale dell'Assiria (sebbene in subordinazione nominale ad essa) fu stabilito a Babilonia, e i Medi, ora un regno potente e unito, avanzarono sull'Assiria da est. Questo avvenne proprio nel momento in cui Giosia stava iniziando la sua riforma, e Geremia cominciava a profetizzare. Potrebbe esserci un segno più evidente (così tante persone che si professano religiose potrebbero insistere) del favore di Dio per il suo popolo a lungo umiliato? Geremia, però, la pensava diversamente. Come Cassandra, iniziò il suo canto funebre quando tutti erano cullati da un profondo senso di sicurezza. Lo stato spirituale del suo paese gli sembrava completamente marcio. Era d'accordo, è vero, con quelle sedicenti persone religiose che i santuari e le cappelle locali dovessero essere aboliti, e non poteva obiettare alla loro stretta osservanza dei riti e delle cerimonie stabilite; ma dal profondo del suo cuore aborriva e detestava la supposizione che un semplice culto cerimoniale potesse essere gradito a Dio. vedi quei passaggi notevoli, anche se allo stesso tempo oscuri, Geremia 7:8-15,21-23 11:15

2. Geremia non smise di predicare, ma con pochissimi risultati. Non c'è da meravigliarsi di questo. Il successo visibile di un predicatore fedele non è una prova della sua accettabilità dinanzi a Dio. Ci sono momenti in cui lo Spirito Santo stesso sembra operare invano, e il mondo sembra arrendersi alle potenze del male. È vero, anche allora c'è un "rivestimento d'argento" nella nuvola, se solo abbiamo fede per vederla. C'è sempre un "resto secondo l'elezione della grazia", e spesso c'è un raccolto tardivo che il seminatore non vive abbastanza per vedere. Fu così per le fatiche di Geremia, che, come l'eroe Sansone, uccise più nella sua morte che nella sua vita; ma su questo punto interessante non dobbiamo soffermarci per il momento. Geremia continuò a predicare, ma con scarso successo apparente; quando all'improvviso si alzò una piccola nuvola, non più grande della mano di un uomo, e ben presto le belle prospettive di Giuda furono crudelmente rovinate. Giosia, il favorito, a quanto pareva, di Dio e dell'uomo, fu sconfitto e ucciso sul campo di Meghiddo, nel 609 a.C. Il risultato immediato fu un inasprimento del giogo politico sotto il quale lavorava il regno di Giuda. L'antico impero assiro era da tempo in declino; e proprio all'inizio del ministero di Geremia avvenne, come abbiamo visto, uno di quei grandi eventi che cambiano la faccia del mondo: l'ascesa della grande potenza babilonese. Non c'è bisogno di dire che Babilonia e i Caldei occupano un posto importante nelle profezie di Geremia; Babilonia era per lui ciò che Ninive era stata per Isaia

Ma, prima di entrare nell'argomento delle relazioni di Geremia con i Babilonesi, dobbiamo prima considerare una questione di una certa importanza per lo studio dei suoi scritti, cioè se i suoi riferimenti agli invasori stranieri siano interamente coperti dall'aggressione babilonese. Non è possibile che un pericolo precedente abbia lasciato la sua impronta sulle sue pagine (e anche su quelle di Sofonia)? Erodoto ci dice che gli Sciti furono padroni dell'Asia per ventotto anni (?), che avanzarono fino ai confini dell'Egitto; e che, al loro ritorno, alcuni di loro saccheggiarono il tempio di Ascalona (1100). La data dell'invasione scita della Palestina può, è vero, essere fissata solo approssimativamente. I Canoni di Eusebio lo collocano nelle Olimpiadi del 36.2, equivalenti al 635 a.C. (versione latina di San Girolamo), o alle Olimpiadi del 37.1, equivalenti al 632 a.C. (versione armena). Atti in ogni caso, varia tra il 634 a.C. e il 618 circa, cioè tra l'ascesa al trono di Ciassare e la morte di Psammeutico (vedi Erode, 1:103-105), o più precisamente, forse, tra il 634 a.C. e il 625 a.C. (accettando il racconto di Abideno della caduta di Ninive). È vero, si potrebbe desiderare una prova migliore di quella di Erodoto (loc. cit.) e Giustino (2. 3). Ma le affermazioni di questi scrittori non sono ancora state confutate, e si adattano alle condizioni cronologiche delle profezie che abbiamo davanti. Un riferimento all'invasione babilonese sembra essere escluso nel caso di Sofonia, dal fatto che nel 635-625 a.C. Babilonia era ancora sotto la supremazia dell'Assiria, e che da nessun paese si poteva allora temere alcun pericolo per la Palestina. Il caso di Geremia è, senza dubbio, più complicato. Non si può sostenere che alcun discorso, nella forma in cui li abbiamo ora, si riferisca agli Sciti; ma è possibile che passi originariamente parlati degli Sciti siano stati mescolati con profezie successive riguardanti i Caldei. Le descrizioni in Geremia 4; Geremia 5; Geremia 8, della nazione selvaggia del nord, che spazza via e diffonde devastazione mentre procede, sembrano più sorprendentemente appropriate per gli Sciti (vedi la descrizione del professor Rawlinson, 'Ancient Monarchies,' 2:122) che per i Babilonesi. La difficoltà sentita da molti nell'ammettere questo punto di vista è senza dubbio causata dal silenzio di Erodoto riguardo a qualsiasi danno causato da queste orde nomadi in Giuda; naturalmente, mantenendo la strada costiera, quest'ultimo avrebbe potuto lasciare Giuda illeso. Ma

(1) Non possiamo essere sicuri che si siano mantenuti interamente sulla strada costiera. Se Scitopoli è equivalente a Bet-San, e se "Falce" è correttamente spiegato come "Scita", non lo erano; e

(2) Le immagini della devastazione possono essere state principalmente evocate dall'invasione successiva. Secondo Geremia 36:1-4, Geremia dettò tutte le sue precedenti profezie a Baruc, sia a memoria che da appunti approssimativi, fino al 606 a.C. Non è possibile che egli abbia accentuato la colorazione degli avvertimenti suggeriti dall'invasione scita per adattarli alla successiva e più terribile crisi? Anzi, di più, non è questo espressamente suggerito dall'affermazione Geremia 36:32 che "furono aggiunte oltre a loro molte parole simili?" Quando ammetti una volta che le profezie sono state scritte successivamente alla loro consegna, e successivamente combinate con altre in forma di riassunto (una teoria che non ammette dubbi né in Isaia né in Geremia), con ciò ammetti che le caratteristiche di periodi diversi sono state in alcuni casi molto probabilmente combinate da un anacronismo inconscio

Possiamo ora tornare a quel pericolo più pressante che ha così profondamente colorato i discorsi del profeta. Una caratteristica sorprendente dell'ascesa del potere babilonese è la sua rapidità; questo è vigorosamente espresso da un profeta contemporaneo di Geremia: "Eccovi fra le nazioni, e guardate, stupitevi, e stupitevi; Poiché egli compie un'opera ai vostri giorni, alla quale voi non crederete, quando la racconterete. Poiché, ecco, io risuscito i Caldei, la nazione passionale e impetuosa, che percorre l'ampiezza della terra per impossessarsi di dimore che non sono sue".

Abacuc 1:5,6

Nel 609 a.C. Babilonia aveva ancora due rivali apparentemente vigorosi: l'Assiria e l'Egitto; nel 604 a.C. aveva il dominio incontrastato dell'Oriente. Tra queste due date si collocano - per citare prima gli eventi in Palestina - la conquista della Siria da parte dell'Egitto e il ricollegamento di Giuda, dopo cinque secoli, all'impero dei Faraoni. Rimane un altro evento ancora più sorprendente: la caduta di Ninive, che, così poco tempo prima, aveva fatto una tale dimostrazione di potenza bellica sotto il brillante Assurbanipal (648-626 a.C.). Nel vol. 11. dei "Documenti del passato", il signor Sayce ha tradotto alcuni testi sorprendenti, anche se frammentari, relativi al crollo di questo potente colosso. "Quando Ciassare il Medo, con i Cimmeri, il popolo di Minni, o Van, e la tribù di Saparda, o Sefarad, cfr. Abdia 1:20 sul Mar Nero, minacciava Ninive, Esarhaddon II, il Saraco degli scrittori greci, aveva proclamato un'assemblea solenne agli dei, nella speranza di scongiurare il pericolo. Ma la cattiva scrittura delle tavolette mostra che sono solo il primo testo approssimativo del proclama reale, e possiamo forse dedurre che la presa di Ninive e il rovesciamento dell'impero hanno impedito che ne venisse presa una bella copia" (p. 79)

Così si adempì la predizione di Nahum, pronunciata al culmine della potenza assira: la spada divorò i suoi giovani leoni, la sua preda fu stroncata dalla terra e la voce del suo insolente messaggero (come il Rabsache in Isaia 36 non fu più udita. Habacuc 2:13 Ed ecco che cominciò una serie di calamità che dovettero essere parallele alla catastrofe ancora più terribile della guerra romana. I Caldei divennero il pensiero della veglia e il sogno notturno del re, dei profeti e del popolo. Poco fa si è fatto riferimento ad Abacuc, che dà sfogo all'amarezza delle sue riflessioni lamentandosi con Geova. Geremia, tuttavia, per quanto si suppone che sia affezionato al lamento, non cede al linguaggio del lamento; I suoi sentimenti erano, forse, troppo profondi per essere espressi a parole. Egli registra, tuttavia, lo sfortunato effetto morale prodotto dal pericolo dello Stato sui suoi compatrioti. Ha preso la forma di una reazione religiosa. Le promesse di Geova nel Libro del Deuteronomio sembravano essere state falsificate, e il Dio di Israele era incapace di proteggere i suoi adoratori. Molti ebrei caddero nell'idolatria. Anche quelli che non divennero rinnegati si tennero lontani da profeti come Geremia, il quale dichiarò intrepidamente che Dio aveva nascosto la sua faccia per i peccati del popolo. Chi ha letto la vita di Savonarola rimarrà colpito dal parallelo tra la predicazione del grande italiano e quella di Geremia. Senza arrischiarsi a rivendicare per Savonarola l'uguaglianza con Geremia, difficilmente gli si può negare una sorta di riflesso della profezia dell'Antico Testamento. Lo Spirito di Dio non è legato a paesi o a secoli; e non c'è nulla di meraviglioso se la fede che muove le montagne fosse benedetta a Firenze come lo fu a Gerusalemme

Le prospettive offerte da Geremia erano davvero cupe. La cattività non doveva essere una breve parentesi nella storia di Israele, ma un'intera generazione; in cifra tonda, settant'anni. Un tale messaggio era, per sua stessa natura, destinato a un'accoglienza sfavorevole. I rinnegati (probabilmente non pochi) erano, naturalmente, miscredenti nella "parola di Geova", e molti anche fedeli speravano ancora contro ogni speranza che le promesse di Deuteronomio, secondo la loro errata interpretazione di esse, si sarebbero in qualche modo adempiute

A Geremia costò molto essere un profeta del male, minacciare sempre "spada, carestia, pestilenza" e la distruzione di quel tempio che era "il trono della gloria di Geova". Geremia 17:12 Ma, come dice il nostro Milton, "quando Dio comanda di prendere la tromba e suonare uno squillo doloroso o stridente, non sta nella volontà dell'uomo ciò che dirà". Ci sono diversi passaggi che mostrano quanto la posizione di Geremia diventasse quasi intollerabile per lui, e quanto terribilmente amareggiati fossero i suoi sentimenti (a volte almeno) verso i suoi nemici e quelli del suo paese. Prendiamo, per esempio, quell'emozionante passaggio in Geremia 20:7-13, che inizia (se si può correggere la versione): "Tu mi hai sedotto, o Geova! e mi lasciai sedurre; Tu mi hai afferrato e hai prevalso; Sono diventato una derisione tutto il giorno, tutti si prendono gioco di me".

Il contrasto fra ciò che sperava come profeta di Geova e ciò che effettivamente sperimentò, prende forma nella sua mente come risultato di un allettamento da parte di Geova. Il brano volge al termine con le parole solennemente giubilanti:

"Ma Geova è con me come un feroce guerriero; Perciò i miei nemici inciamperanno e non prevarranno, si vergogneranno grandemente, perché non hanno prosperato, con un obbrobrio eterno che non sarà mai dimenticato. E tu, o Signore degli eserciti, che provi i giusti, che vedi le reni e il cuore, fammi vedere la tua vendetta su di loro, perché a te ho affidato la mia causa. Cantate all'Eterno; lodate l'Eterno, poiché egli ha liberato l'anima del povero dalla mano dei malfattori".

Ma subito dopo questo canto di fede, il profeta ricade nella malinconia con quelle terribili parole, che ricorrono quasi parola per parola nel primo discorso dell'afflitto Giobbe: "Maledetto sia il giorno in cui sono nato: non sia benedetto il giorno in cui mia madre mi ha partorito", ecc

E anche questa non è la cosa più amara che Geremia abbia detto. In un'occasione, quando i suoi nemici avevano complottato contro di lui, egli pronuncia la seguente solenne imprecazione: "Presta ascolto a me, o Geova, e ascolta la voce di quelli che contendono con me. Il male dovrebbe essere ricompensato per il bene? perché hanno scavato una fossa per l'anima mia. Ricordati che mi presentai davanti a te per parlare del bene per loro, per allontanare da loro la tua ira. Consegnate dunque i loro figli alla fame e versateli nelle mani della spada; e le loro mogli rimangano senza figliuoli e vedove; e i loro uomini siano uccisi dalla peste, i loro giovani colpiti di spada in battaglia. Si oda un grido dalle loro case, quando tu conduci all'improvviso contro di loro delle schiere, perché hanno scavato una fossa per prendermi e hanno teso lacci per i miei piedi. Ma tu, o Eterno, conosci tutto il loro consiglio contro di me per uccidermi: non perdonare la loro iniquità, e non cancellare il loro peccato dalla tua vista, ma siano considerati come caduti davanti a te; trattali (di conseguenza) nel tempo della tua ira". Geremia 18:19-23 E ora, come dobbiamo spiegare questo? Lo attribuiremo a un'improvvisa ebollizione di rabbia naturale?

Qualcuno risponderà che questo è inconcepibile in uno consacrato fin dalla sua giovinezza al servizio di Dio. Ricordiamo, però, che anche l'Esempio perfetto dell'uomo consacrato esprimeva sentimenti in qualche modo simili a quelli di Geremia. Quando nostro Signore scoprì (dal punto di vista della sua umiliazione, possiamo dire "trovato") che tutta la sua predicazione e tutte le sue opere meravigliose erano state gettate via sugli scribi e sui farisei, non esitò a versare le coppe piene della sua ira su quegli "ipocriti". Senza dubbio "provava pietà oltre che rabbia, ma pensava che la rabbia avesse più diritto di essere espressa. Gli impostori devono essere prima smascherati; Potrebbero essere perdonati in seguito, se dovessero abbandonare le loro convenzioni. L'amante degli uomini è arrabbiato nel vedere il male clonarsi degli uomini". Anche Geremia, come il nostro Signore, provò pietà e collera, pietà per la nazione sviata dai suoi "pastori" naturali, ed era disposto a concedere il perdono, nel nome del suo Signore, a coloro che erano disposti a tornare; gli indirizzi in Geremia 7,22:2-9 sono manifestamente intesi a quegli stessi "pastori del popolo" che in seguito egli maledice così solennemente. C'era senza dubbio un sentimento naturale nelle sue comunicazioni, ma un sentimento naturale purificato ed esaltato dallo Spirito ispiratore. Si sente caricato dai tuoni di un Dio arrabbiato; egli è consapevole di essere il rappresentante di quel popolo Messia di cui un profeta ancora più grande parla nel nome di Geova: "Tu sei il mio servo, o Israele, nel quale mi glorificherò".

Isaia 49:3

Quest'ultimo punto è ben degno di considerazione, in quanto suggerisce la spiegazione più probabile dei passaggi imprecatori nei Salmi e nel Libro di Geremia. Sia i salmisti che i profeti si sentivano rappresentanti di quel "Figlio di Dio", Osea 11:1, quel popolo del Messia, che esisteva in una certa misura nella realtà, ma in tutte le sue dimensioni nei consigli divini. Geremia, in particolare, era un tipo del vero Israelita, un Abdiel (un "servitore di Dio") tra gli infedeli, un'ombra del perfetto Israele e del perfetto Israelita riservato da Dio per le età future. Sentendosi, per quanto indistintamente, un tale tipo e un tale rappresentante, ed essendo allo stesso tempo "uno degli stessi affetti (ομοιοπαθης) con noi stessi", non poteva fare a meno di usare un linguaggio che, per quanto giustificato, ha una somiglianza superficiale con l'inimicizia vendicativa

3. Gli avvertimenti di Geremia divennero sempre più precisi. Egli previde, in ogni caso nelle sue linee principali, il corso che gli eventi avrebbero preso di lì a poco, e si riferisce espressamente alla sepoltura disonorata di Ioiachim e alla prigionia del giovane Ioiachin. In presenza di tali disgrazie diventa tenero e dà sfogo alla sua compassione proprio come fa nostro Signore in circostanze simili. Quanto sono commoventi le parole! - Non piangere su uno che è morto, né fare cordoglio per lui; Piangete (piuttosto) per uno che se n'è andato, perché non tornerà più, né vedrà il suo paese natale".

Geremia 22:10

E in un altro passaggio Geremia 24 parla sia gentilmente che speranzosamente di coloro che sono stati portati in esilio, mentre quelli che sono rimasti a casa sono descritti, in modo molto espressivo, come "fichi cattivi, molto cattivi, che non possono essere mangiati". "Tutto ciò che sentiamo della storia successiva ci aiuta", osserva il signor Maurice, "a comprendere la forza e la verità di questo segno. Il regno di Sedechia ci presenta l'immagine più vivida di un re e di un popolo che sprofondano sempre più profondamente in un abisso, facendo di tanto in tanto sforzi selvaggi e frenetici per uscirne, imputando il loro male a tutti tranne che a se stessi, le loro lotte per una libertà nominale dimostrano sempre che sono sia schiavi che tiranni nel cuore.

Il male, tuttavia, non fu forse tanto intensificato quanto dall'ascolto che il popolo, e specialmente i governanti, accordarono ai profeti adulatori che annunciavano una fine troppo rapida della cattività chiaramente imminente. Uno di questi, di nome Hananiah, dichiarò che entro due anni il giogo del re di Babilonia sarebbe stato spezzato e gli esiliati ebrei sarebbero stati ristabiliti, insieme con i vasi del santuario. Geremia 28 "Non tra due, ma tra settant'anni", fu praticamente la risposta di Geremia. Se gli ebrei che rimasero non si fossero sottomessi in silenzio, sarebbero stati completamente distrutti. Se, d'altra parte, fossero stati ubbidienti e avessero "messo il loro collo sotto il giogo del Re di Babilonia", sarebbero stati lasciati indisturbati nel loro proprio paese

Sembra che questo sia il luogo per rispondere a una domanda che è stata posta più di una volta: Geremia era un vero patriota nell'esprimere così continuamente la sua convinzione dell'inutilità della resistenza a Babilonia? Bisogna ricordare, prima di tutto, che l'idea religiosa a cui Geremia fu ispirato è più alta e più ampia dell'idea di patriottismo. Israele aveva un'opera di cui Dio si era appropriata; Se era caduto al di sotto della sua missione, quale altro diritto aveva di esistere? Forse è lecito ammettere che una condotta come quella di Geremia non sarebbe considerata patriottica nei nostri giorni. Se il governo si fosse pienamente impegnato in una politica definita e irrevocabile, è probabile che tutte le parti sarebbero d'accordo nell'imporre in ogni caso l'acquiescenza tacita. Si può però fare appello a un uomo eminente a favore del patriottismo di Geremia. Niebuhr, citato da Sir Edward Strachey, scrive così nel periodo della più profonda umiliazione della Germania sotto Napoleone: "Vi ho detto, come ho detto a tutti, quanto mi sentissi indignato per le chiacchiere insensate di coloro che parlavano di risoluzioni disperate come di una tragedia ... Portare la nostra sorte con dignità e saggezza, affinché il giogo fosse alleggerito, era la mia dottrina, e la sostenni con il consiglio del profeta Geremia, che parlò e agì molto saggiamente, vivendo come fece sotto il re Sedechia, ai tempi di Nabucodonosor, anche se avrebbe dato un consiglio diverso se fosse vissuto sotto Giuda Maccabeo, ai tempi di Antioco Epifane".

Anche questa volta la voce ammonitrice di Geremia fu vana. Sedechia era abbastanza pazzo da stringere un'alleanza con il faraone-Ofra (gli egiziani lo chiamavano Uah-ab-ra, i greci Apries), il quale, con una vittoria navale, aveva "ravvivato il prestigio delle armi egiziane che avevano ricevuto un così duro urto sotto Neco II" I babilonesi non perdonarono questa insubordinazione, e la conseguenza fu un secondo assedio di Gerusalemme. Imperterrito dall'ostilità dei magnati popolari ("principi"), Geremia consiglia urgentemente di arrendersi immediatamente. (A questo punto, è opportuno essere brevi; Geremia stesso è il suo miglior biografo. Non c'è, forse, nulla in tutta la letteratura che possa competere con i capitoli narrativi del suo libro per spassionata veridicità. Viene ricompensato con la prigione ravvicinata, ma la sua politica è giustificata dall'evento. La carestia infuriò tra gli abitanti assediati, Geremia 52:6; Lamentazioni 1:19,20 -- , ecc. finché alla fine fu aperta una breccia nelle mura; un vano tentativo di fuga fu fatto dal re, che fu catturato, e con la maggior parte del suo popolo portato a Babilonia, nel 588 a.C. Così cadde Gerusalemme, diciannove anni dopo la battaglia di Carchemish, e, con Gerusalemme, l'ultimo audace avversario della potenza babilonese in Siria. Pochi poveri abitanti, in verità, erano rimasti, ma solo per evitare che la terra diventasse completamente desolata. 2Re 25:12 La loro unica consolazione fu che fu loro concesso un governatore nativo, Ghedalia, che era anche un amico ereditario di Geremia. Ma fu una consolazione di breve durata! Godolia cadde per mano di un assassino, e i principali Giudei, temendo la vendetta dei loro nuovi signori, si rifugiarono in Egitto, trascinando con sé il profeta. Geremia 42:7-22; 43:7; 44:1 Ma Geremia non era giunto alla fine del suo messaggio di guai. Gli ebrei, si chiedeva, si aspettavano di essere al sicuro dai babilonesi in Egitto? Presto i loro nemici li avrebbero inseguiti; L'Egitto sarebbe stato castigato e gli ebrei avrebbero sofferto per il loro tradimento. E ora le infelici conseguenze dell'errata lettura della Scrittura Deuteronomica divennero pienamente visibili. Era dalla loro infedeltà, non a Geova, ma alla regina del cielo, che procedevano le loro calamità, dicevano gli ebrei esiliati in Egitto. Geremia 44:17-19 Quale risposta poté dare Geremia? La sua missione verso quella generazione era chiusa. Non poteva consolarsi se stesso con quella fede eroica che era una delle sue qualità più sorprendenti. Durante l'assedio di Gerusalemme aveva, con una fede romana nei destini del suo paese, acquistato un pezzo di terra a non grande distanza dalla capitale; Geremia 32:6-15 e fu dopo che il destino della città fu segnato che egli raggiunse il più alto grado di entusiasmo religioso, quando pronunciò quella memorabile promessa di un nuovo patto spirituale in cui si sarebbe dovuto fare a meno degli aiuti esterni della profezia e di una Legge scritta. Geremia 31:31-34 E in questa certezza nata dal cielo dell'immortalità e della rigenerazione spirituale del suo popolo persistette fino alla fine

4. Era impossibile evitare di fare un breve riassunto della carriera profetica di Geremia, perché il suo libro è in larga misura autobiografico. Egli non può limitarsi a riprodurre "la parola del Signore"; la sua natura individuale è troppo forte per lui, e afferma il suo diritto di espressione. La sua vita è stata una costante alternanza tra l'azione del "fuoco ardente" della rivelazione, Geremia 20,9 e la reazione della sensibilità umana. È stato veramente osservato che "Geremia ha una sorta di tenerezza e suscettibilità femminile; La forza doveva essere dedotta da uno spirito che era incline ad essere timido e ristretto; " e ancora che "era uno spirito amorevole, sacerdotale, che sentiva l'incredulità e il peccato della sua nazione come un peso pesante e schiacciante". Chi non ricorda quelle parole commoventi? Non c'è nessun medico lì? Perché dunque non è apparsa la guarigione per la figlia del mio popolo? Oh, se la mia testa fosse acqua e il mio occhio una fontana di lacrime, per piangere giorno e notte per l'uccisione della figlia del mio popolo!"

Geremia 8:22 9:1

E ancora: "I miei occhi si riempiano di lacrime giorno e notte, e non cessino, perché la vergine figlia del mio popolo è spezzata da una grande breccia, da un colpo molto grave".

Geremia 14:17

Sotto questo aspetto Geremia segna un'epoca nella storia della profezia. Isaia e i profeti della sua generazione sono pienamente assorbiti dal loro messaggio e non lasciano spazio all'esibizione del sentimento personale. In Geremia, d'altra parte, l'elemento del sentimento umano prevale costantemente su quello profetico. Ma Geremia non sia denigrato, e non trionfino su di lui coloro che sono dotati di un maggiore potere di auto-repressione. L'auto-repressione non implica sempre l'assenza di egoismo, mentre la dimostratività di Geremia non è suscitata da problemi puramente personali, ma da quelli del popolo di Dio. Le parole di Gesù, "Tu non volevi" e "Ma ora sono nascoste ai tuoi occhi", potrebbero, come osserva Delitzsch, essere poste come motti al Libro di Geremia

La ricca coscienza individuale di Geremia estende la sua influenza sulla sua concezione della religione, che, senza essere meno pratica, è diventata più interiore e spirituale di quella di Isaia. L'obiettivo principale della sua predicazione è quello di comunicare ai suoi connazionali questa concezione più profonda espressa, soprattutto, nella sua dottrina dell'alleanza, vedi Geremia 31:31-34. E se non lo riceveranno nella pace e nel comfort della loro casa giudea, allora... benvenuta rovina, benvenuta cattività! Pronunciando questa solenne verità - Geremia 31 - che un periodo di isolamento forzato era necessario prima che Israele potesse elevarsi all'altezza della sua grande missione - Geremia preservò l'indipendenza spirituale del suo popolo e preparò la strada per una religione ancora più elevata, più spirituale ed evangelica. La generazione successiva lo riconobbe istintivamente. Non pochi di quei salmi che appartengono molto probabilmente alla cattività, specialmente Salmi 22,31,40,55,71, sono così pervasi dallo spirito di Geremia che diversi scrittori li hanno attribuiti alla penna di questo profeta. La questione è complicata, e la soluzione non è certo così semplice come questi scrittori sembrano supporre. Dobbiamo fare i conti con il fatto che c'è una grande quantità di letteratura biblica impregnata dello spirito, e di conseguenza piena di molte delle espressioni di Geremia. I Libri dei Re, il Libro di Giobbe, la seconda parte di Isaia, le Lamentazioni, sono, con i salmi sopra menzionati, gli elementi principali di questa letteratura; e mentre, da un lato, nessuno si sognerebbe di assegnare tutti questi a Geremia, sembra, dall'altro, che non ci sia una ragione sufficiente per dare uno di essi al grande profeta piuttosto che l'altro. Per quanto riguarda i parallelismi circostanziali dei summenzionati salmi con passi della vita di Geremia, si può osservare

(1) che altri pii israeliti ebbero una persecuzione simile a quella di Geremia; Michea 7:2 Isaia 57:1

(2) che espressioni figurative come "sprofondare nel fango e nell'acqua profonda" Salmi 69:2,14 non richiedono alcun fondamento di fatti biografici letterali (per non ricordare ai critici realistici che non c'era acqua nella prigione di Geremia,; Geremia 38:6 e

(3) che nessuno dei salmi attribuiti a Geremia allude al suo ufficio profetico, o al conflitto con i "falsi profeti", che devono aver occupato così tanto dei suoi pensieri

Tuttavia, il fatto che alcuni diligenti studiosi delle Scritture abbiano attribuito questo gruppo di salmi a Geremia è un indice delle strette affinità esistenti da entrambe le parti. Così, anche il Libro di Giobbe può essere più che plausibilmente indicato come influenzato da Geremia. La tendenza di una critica attenta è quella di sostenere che l'autore di Giobbe sceglie un'espressione appassionata di Geremia per il tema del primo discorso del suo eroe afflitto; Giobbe 3:3 -- ; comp. Geremia 20:14 ed è difficile eludere l'impressione che un aspetto della profezia più profonda della seconda parte di Isaia sia suggerito dal patetico paragone di Geremia di se stesso a un agnello condotto al macello. Isaia 52:7 -- ; comp. Geremia 11:19 In seguito, un accresciuto interesse per i dettagli del futuro contribuì ad accrescere la stima delle opere di Geremia; Daniele 9:2 -- ; comp. 2Cronache 26:21 e diverse tracce dello straordinario rispetto in cui questo profeta era tenuto appaiono negli Apocrifi RAPC 2Ma 2:1-7 15:14; Epist. Geremia e nel racconto evangelico. Matteo 16:14 Giovanni 1:21

Un altro punto in cui Geremia segna un'epoca nella profezia è la sua particolare predilezione per gli atti simbolici. ad esempio, Geremia 13:1; 16:1; 18:1; 19:1; 24:1; 25:15; 35:1 Questo è un argomento irto di difficoltà, e ci si può ragionevolmente chiedere se i suoi resoconti di tali transazioni debbano essere presi alla lettera, o se siano semplicemente visioni tradotte in narrazione ordinaria, o anche del tutto immaginarie - finzioni retoriche riconosciute. Dobbiamo ricordare che l'era fiorente della profezia è finita, l'epoca in cui l'opera pubblica di un profeta era ancora la parte principale del suo ministero, ed è giunta l'era del declino, in cui il lavoro silenzioso di accumulare una riserva di testimonianza per la prossima generazione ha acquisito maggiore importanza. Il capitolo con Geremia che va all'Eufrate e nasconde una cintura "in un buco della roccia" finché non divenne buono a nulla, e poi vi intraprende un altro viaggio per riprenderla, è senza dubbio reso più intelligibile dalla lettura di "Efrata" invece di P' rath, cioè "l'Eufrate"; Geremia 13:4-7 ma la difficoltà, forse, non è del tutto rimossa. Non si potrebbe considerare questa narrazione e quella di Geremia 35 come fittizia con lo stesso fondamento dell'affermazione altrettanto positiva in Geremia 25:17 : "Allora presi il calice dalla mano dell'Eterno e feci bere tutte le nazioni?"

C'è ancora un'altra importante caratteristica che lo studente deve notare in Geremia: la diminuzione dell'enfasi sull'avvento del Messia, cioè del grande Re vittorioso ideale, per mezzo del quale il mondo intero doveva essere sottomesso a Geova. Anche se si trova ancora - alla fine di un passaggio sui re cattivi Ioiakìm e Ioiachin, Geremia 23:5 e nelle promesse fatte poco prima della caduta di Gerusalemme Geremia 30:9,21; 33:15 - il Messia personale non è più il centro della profezia come in Isaia e Michea. In Sofonia non è affatto menzionato. Sembra che, nel declino dello Stato, la regalità abbia cessato di essere un simbolo adeguato per il grande Personaggio a cui tutte le profezie puntano. Tutti ricordano che, negli ultimi ventisette capitoli di Isaia, del grande Liberatore si parla non come di un Re, ma come di un Maestro persuasivo, oltraggiato dai suoi stessi connazionali ed esposto alla sofferenza e alla morte, ma nelle sue sofferenze e attraverso le sue sofferenze espiava e giustificava tutti coloro che credevano in lui. Geremia non allude a questo grande Servo di Geova a parole, ma la sua rivelazione di un nuovo patto spirituale richiede la profezia del Servo per la sua spiegazione. Come deve essere scritta la Legge del Signore nei cuori di un'umanità ribelle e depravata? Come, se non con la morte espiatoria dell'umile, ma dopo la sua morte regalmente esaltato, Salvatore? Geremia preparò la via alla venuta di Cristo, in parte scomparendo dalla vista la concezione regale troppo abbagliante, che impediva agli uomini di realizzare le più profonde verità evangeliche riassunte nella profezia del "Servo del Signore". Dovrebbe essere aggiunto (e questo è un altro aspetto in cui Geremia è un notevole punto di riferimento nella dispensazione dell'Antico Testamento) che egli preparò la via di Cristo con la sua vita tipica. Stava da solo, con pochi amici e nessuna gioia familiare a consolarlo. Geremia 16:2 Il suo paese si affrettava verso la rovina, in una crisi che ci ricorda in modo sorprendente i tempi del Salvatore. Egli alzò una voce di avvertimento, ma le guide naturali del popolo la sommersero con la loro cieca opposizione. Anche nella sua totale abnegazione ci ricorda il Signore, nella cui natura umana non si può confondere un forte elemento femminile. Senza dubbio aveva una mente meno equilibrata; come non dovrebbe essere questa la facilità, poiché stiamo parlando di lui in relazione all'unico, incomparabile Uno? Ma ci sono momenti nella vita di Gesù in cui la nota lirica è marcata così chiaramente come nelle espressioni di Geremia. Il profeta che piange su Sion, Geremia 9:1; 13:17; 14:17, è un'ombra delle sacre lacrime in Luca 19:41 ; e le suggestioni della vita di Geremia nella grande vita profetica di Cristo, Isaia 53 sono così distinte da aver indotto Saadyab l'ebreo (X secolo d.C.) e Bunsen il cristiano a supporre che il riferimento originale fosse semplicemente e unicamente al profeta. È strano che i più stimati scrittori cristiani si siano soffermati così poco su questo tipico personaggio di Geremia; ma è una prova della ricchezza dell'Antico Testamento che un tipo così sorprendente sia stato riservato a studenti successivi e meno convenzionali

5. I meriti letterari di Geremia sono stati spesso contestati. È accusato di dizione aramaizzante, di diffusione, monotonia, imitazione, propensione alla ripetizione e all'uso di formule stereotipate; Né queste accuse possono essere negate. Geremia non era un artista a parole, come in una certa misura lo era Isaia. I suoi voli poetici erano trattenuti dai suoi presentimenti; La sua parola era soffocata dalle lacrime. Come avrebbe potuto esercitare la sua immaginazione per rappresentare i guai di cui già si rendeva conto così pienamente? O variare un tema di così immutabile importanza? Anche da un punto di vista letterario, tuttavia, la sua semplicità senza pretese non è da disprezzare; come Ewald ha già osservato, esso forma un piacevole contrasto (sia detto con tutta la riverenza allo Spirito comune a tutti i profeti) con lo stile artificiale di Abacuc. Ma al di là dei suoi meriti o demeriti letterari, Geremia merita il più alto onore per la sua coscienziosità quasi senza pari. Nelle circostanze più difficili, non si allontanò mai dalla sua fedeltà alla verità, né cedette al "dolore che fiacca la mente". In un'epoca più tranquilla avrebbe potuto (perché il suo talento è principalmente lirico) diventare un grande poeta lirico. Anche così com'è, egli può giustamente affermare di aver scritto alcune delle pagine più simpatiche dell'Antico Testamento; Eppure, la sua più grande poesia è la sua vita

2. LA CRESCITA DEL LIBRO DI GEREMIA

Viene da sé la domanda: Possediamo le profezie di Geremia nella forma in cui furono pronunciate da lui dal tredicesimo anno del regno di Giosia in poi? In risposta, esaminiamo prima di tutto l'analogia delle profezie occasionali di Isaia. Questi, si può ragionevolmente ben provare, non sono giunti fino a noi nella forma in cui sono stati consegnati, ma sono cresciuti insieme da diversi libri più piccoli o raccolte profetiche. L'analogia è a favore di un'origine in qualche modo simile del Libro di Geremia, che era, almeno un tempo, molto più piccolo. Si può congetturare che la raccolta che costituiva il nucleo del presente libro fosse la seguente: - Geremia 1:1, 2; 1:4; 9:22; 10:17; 12:6; 25; 46:1; 49:33; 26; 36; 45. Questi erano, forse, i contenuti del rotolo a cui si fa riferimento nella Geremia 36, se almeno, con la grande maggioranza dei commentatori, diamo un'interpretazione rigorosa del Versetto 2 di quel capitolo, in cui viene dato il comando di scrivere nel rotolo "tutte le parole che ti ho detto ... dai giorni di Giosia fino a questo giorno". Da questo punto di vista del caso, fu solo ventitré anni dopo l'ingresso di Geremia nel suo ministero che egli fece mettere per iscritto le sue profezie da Baruc. Ciò esclude ovviamente la possibilità di una riproduzione esatta dei primi discorsi, anche se le linee principali sono state, con la benedizione di Dio su una tenace memoria, riportate fedelmente. Ma anche se adottiamo il punto di vista alternativo menzionato nell'introduzione a Geremia 36, l'analogia di altre raccolte profetiche (specialmente di quelle incorporate nella prima parte di Isaia) ci proibisce di presumere che abbiamo le espressioni originali di Geremia, non modificate da pensieri ed esperienze successive. Che il Libro di Geremia sia stato gradualmente ampliato si può davvero dimostrare

(1) con una semplice ispezione dell'intestazione del libro, che, come vedremo, originariamente diceva così: "La parola di Geova che fu pronunciata. Geremia ai giorni di Giosia, ecc., nel tredicesimo anno del suo regno". È chiaro che questo non si riferiva a qualcosa di più di Geremia 1., o, più precisamente, Geremia 1:4 49:37, che sembra rappresentare il primo discorso del nostro profeta. Sembra che in successione siano state aggiunte due ulteriori specificazioni cronologiche, una relativa a Ioiachim, l'altra a Sedechia, e anche l'ultima di queste non riguarderà la Geremia 40-44

(2) Lo stesso risultato deriva dall'osservazione alla fine di Geremia 51., "Fin qui sono le parole di Geremia". Evidentemente questo proviene da un editore, al cui tempo il libro terminò con Geremia 51:64. Geremia Ciao. non è, infatti, una narrazione indipendente, ma la conclusione di una storia dei re di Giuda, la stessa opera storica che è stata seguita dall'editore dei nostri "Libri dei Re", tranne per il fatto che i versetti 28-30 (un avviso del numero dei prigionieri ebrei) sembra dalla cronologia provenire da un'altra fonte; manca, inoltre, nella Versione dei Settanta. Concessione

(1) che il Libro di Geremia fu edito e portato nella sua forma attuale successivamente al tempo del profeta stesso, e

(2) che un'importante aggiunta allo stile narrativo sia stata apportata ad esso da uno dei suoi curatori, non è a priori inconcepibile che contenga anche passaggi in stile profetico non di Geremia stesso. I passaggi riguardo ai quali esiste il dubbio più grande sono Geremia 10:1-16 e Geremia 1 Geremia 51. (la più lunga e una delle meno originali di tutte le profezie). Non è necessario entrare qui nella questione della loro origine; È sufficiente rimandare il lettore alle introduzioni speciali nel corso di questo lavoro. Il caso, tuttavia, è sufficientemente forte perché i critici negativi rendano desiderabile avvertire il lettore di non supporre che una posizione negativa sia necessariamente incoerente con la dottrina dell'ispirazione. Con parole che l'autore chiede il permesso di citare da una sua recente opera, "Gli editori delle Scritture furono ispirati; non c'è modo di mantenere l'autorità della Bibbia senza questo postulato. È vero, dobbiamo permettere una distinzione nei gradi di ispirazione, come videro gli stessi medici ebrei , anche se ci volle un po' di tempo prima che formulassero il loro punto di vista. Sono lieto di notare che uno così libero dal sospetto del razionalismo o del romanesimo come Rudolf Stier adotta la distinzione ebraica, osservando che anche il grado più basso di ispirazione (b' ruakh hakkodesh) rimane uno dei misteri della fede" ('Le profezie di Isaia', 2:205)

3. RELAZIONE TRA IL TESTO EBRAICO RICEVUTO E QUELLO RAPPRESENTATO DALLA SETTANTA

Le differenze tra le due recensioni riguardano

(1) alla disposizione delle profezie,

(2) alla lettura del testo. La variazione nella disposizione si trova solo in un caso, ma questo è molto notevole. In ebraico, le profezie riguardanti le nazioni straniere occupano Geremia 46-51 ; nella Settanta sono inserite immediatamente Geremia 25:13. La tabella seguente mostrerà le differenze:

1. Testo ebraico. Testo della Settanta

Geremia 49:34-39 Geremia 25:14-18

Geremia 46:2-12 Geremia 26:1-11

Geremia 46:13-28 Geremia 26:12-24

Geremia 46:20-21 Geremia 26:23,24

Geremia 47:1-7 Geremia 29:1-7

Geremia 49:7-22 Geremia 29:7-22

Geremia 49:1-6 Geremia 30:1-5

Geremia 49:28-33 Geremia 30:6-11

Geremia 49:23-27 Geremia 30:12-16

Geremia 48 Geremia 31

Geremia 25:15-38 Geremia 32

Quindi non solo questo gruppo di profezie è collocato in modo diverso nel suo insieme, ma i membri del gruppo sono disposti in modo diverso. In particolare, Elam, che viene penultimo (o addirittura ultimo, se si esclude dal gruppo la profezia su Babilonia) in ebraico, apre la serie di profezie nella Settanta

Quale di questi accordi ha maggiori pretese sulla nostra accettazione? Nessuno, dopo aver letto Geremia 25, si aspetterebbe di trovare le profezie sulle nazioni straniere separate da essa da un intervallo così lungo come nel testo ebraico ricevuto; e così (essendo quest'ultima notoriamente di origine relativamente recente, e tutt'altro che infallibile) sembrerebbe a prima vista ragionevole seguire la Settanta. Ma ci deve essere qualche errore nella disposizione adottata da quest'ultimo. È incredibile che il passaggio, Geremia 25:15-26 (nelle nostre Bibbie), sia giustamente collocato, come nella Septuaginta, alla fine delle profezie straniere (come parte di Geremia 32 ; Sembra, anzi, assolutamente necessario come l'introduzione del gruppo. L'errore della Settanta sembra essere sorto da un precedente errore da parte di un trascrittore. Quando questa versione fu fatta, una glossa, cioè Geremia 25:13, distruttiva della connessione, si era già fatta strada nel testo, e il traduttore greco sembra essere stato condotto da essa alla sorprendente dislocazione che ora troviamo nella sua versione. Su questo argomento il lettore può essere indirizzato a un importante saggio del professor Budde, di Bonn, nel "Jahrbucher für deutsche Theologic", 1879 (vedi p. 533). Che l'intero versetto Geremia 25:13 sia una glossa era già stato riconosciuto dal vecchio commentatore olandese Venema (1765), che difficilmente sarà accusato di tendenze razionalistiche

2. Variazioni di lettura erano comuni nel testo ebraico impiegato dalla Settanta. Si può ammettere (perché è evidente) che il traduttore greco era solo mal preparato per il suo lavoro. Non solo spesso attribuisce vocali errate alle consonanti, ma a volte è così completamente in perdita di significato che introduce parole ebraiche non tradotte nel testo greco. Sembrerebbe anche che il manoscritto ebraico che impiegò fosse scritto male e sfigurato da frequenti confusioni di lettere simili. Si può inoltre ammettere che il traduttore greco è talvolta colpevole di manomettere deliberatamente il testo del suo manoscritto; Esempi sorprendenti di ciò possono essere trovati in Geremia 25:25 e Geremia 43:13 -- , e altri meno evidenti in Geremia 2:18,25,30; 4:6; 8:6; 18:2,22; 22:14,30; 30:5 ; che a volte egli riduce dove Geremia (altrettanto spesso) si ripete; e che lui o i suoi trascrittori hanno fatto varie aggiunte non autorizzate al testo originale. come, per esempio, Geremia 1:17 2:28 3:19 5:2 11:16 13:20 22:18 27:3 30:6 Ma un esame sincero rivela il fatto che sia le consonanti che la loro vocalizzazione impiegate nella Settanta sono talvolta migliori di quelle del testo ebraico ricevuto. Esempi di questo si trovano in Geremia 4:28, 11:15, 16:7, 23:33, 41:9, 46:17. È vero, ci sono interpolazioni nel testo della Settanta; ma queste non mancano affatto nel testo ebraico ricevuto. La Settanta è a volte più vicina alla semplicità originale rispetto all'ebraico. vedi, per esempio, Geremia 10 27:7,8; 5,16,17,19-22; 28:1,14,16; 29:1,2,16-20,32 E se il traduttore greco si offende per alcune delle ripetizioni del suo originale, così con ogni probabilità odia i trascrittori che, senza alcuna intenzione malvagia, hanno modificato il testo ebraico ricevuto. Nel complesso, è una circostanza favorevole che abbiamo, virtualmente, due recensioni del testo di Geremia. Se nessun profeta è stato più impopolare durante la sua vita, nessuno è stato più popolare dopo la sua morte. Un libro che è conosciuto "a memoria" ha molte meno probabilità di essere trascritto correttamente, e molto più esposto a glosse e interpolazioni, di uno in cui non si avverte un tale interesse speciale

4. LETTERATURA ESEGETICA E CRITICA

Il Commentario latino di San Girolamo si estende solo al trentaduesimo capitolo di Geremia. Aben Esdra, il più talentuoso dei rabbini, non scrisse Sul nostro profeta; ma le opere di Rashi e David Kimchi sono facilmente accessibili. L'esegesi filologica moderna inizia con la Riforma. Si possono citare i seguenti commentari: Calvino, "Praelectiones in Jeremlam", Ginevra, 1563; Venema, "Commentarius ad Librum Prophetiarum Jeremiae", Leuwarden, 1765; Blayney, "Geremia e lamentazioni, una nuova traduzione con note", ecc., Oxford, 1784; Dahler, "Jeremie traduit sur le Texte Original, accompagne de Notes", Strasburgo, 1.825; Ewald, "I profeti dell'Antico Testamento", traduzione inglese, vol. 3., Londra, 1878; Hitzig, 'Der Prophet Jeremia', 2a ed., Lipsia, 1866; Graf, "Der Prophet Jeremia erklart", Lipsia, 1862; Naegels bach, 'Geremia', nel Commentario di Lange, parte 15.; Payne Smith, 'Geremia', in 'Commentario dell'oratore', vol. 5.; König, "Das Deuteronomium und der Prophet Jeremia", Berlino, 1839; Wichelhaus, Deuteronomio Jeremiae Versione Alessandrina, Halle, 1847; Movers, Deuteronomio utriusque Recensionis Vaticiniorum Jeremiae Indole et Origine, Amburgo, 1837; Hengstenberg, 'La cristologia dell'Antico Testamento' (a cura di Clark).

5. CRONOLOGIA

Qualsiasi disposizione cronologica dei regni dei re ebrei deve essere in gran parte congetturale e aperta alla critica, e non è perfettamente chiaro se gli scrittori dei libri narrativi dell'Antico Testamento, o coloro che hanno curato le loro opere, intendessero dare una cronologia criticamente accurata e adeguata per scopi storici. I problemi più noiosi riguardano i tempi precedenti a Geremia. Una difficoltà, tuttavia, può essere sottolineata nella cronologia dei regni conclusivi (vedi Robertson Smith, 'The Prophets of Israel', p. 415). Secondo 2Re 23:36, Ioiachim regnò undici anni. Questo è in armonia con Geremia 25:1, che fa coincidere il quarto anno di Ioiachim con il primo di Nabucodonosor. Geremia 32:1 Ma, secondo Geremia 46:2, la battaglia di Carehemish ebbe luogo nel quarto anno di Ioiakìm, che fu l'ultimo anno di Nabe-Polassar, padre di Nabucodonosor. Questo farebbe coincidere il primo anno di Nabucodonosor con il quinto anno di Ioiachim, e dovremmo concludere che quest'ultimo re regnò non undici ma dodici anni

La seguente tabella, che è in ogni caso basata su un uso critico dei dati a volte discordanti, è tratta dal professor H. Brandes: Le successioni reali di Giuda e Israele secondo le narrazioni bibliche e le iscrizioni cuneiformi:

641 a.C. (primavera) - Primo anno di Giosia

611 a.C. (primavera) - Trentunesimo anno di Giosia

610 a.C. (autunno) - Ioacaz. 609 a.C. (primavera) - Primo anno di Ioiachim

599 a.C. (primavera) - Undicesimo anno di Ioiachim

598-7 a.C. (inverno) -Jehoiachin. Inizio della cattività. A.C. 597 (estate) - Sedechia nominato re

596 a.C. (primavera) - Primo anno di Sedechia

586 a.C. (primavera) - Undicesimo anno di Sedechia. Caduta del regno di Giuda

UN RACCONTO DELLA CHIAMATA E DELLA CONSACRAZIONE DI GEREMIA ALL'UFFICIO PROFETICO, SEGUITO DA DUE SIMBOLI ESPRESSIVI DELLE QUESTIONI CHE EGLI DEVE ANNUNCIARE

Vers. 1-3. - Ci sono alcune indicazioni che la forma originale dell'intestazione sia stata alquanto modificata. Avviso

(1) che le parole con cui si apre il Versetto 2 sono identiche a una delle formule caratteristiche di Geremia per introdurre una profezia; comp, Geremia 14:1 46:1 47:1 49:34 e avviso

(2) la goffa connessione delle versetti 1 e 2, e 2 e 3 rispettivamente. (La Settanta si è sforzata di cancellare in parte questa goffaggine, ed è finora infedele al racconto originale, ma probabilmente conserva una forma precedente delle parole iniziali, το ρημα του Θεου). È una ragionevole congettura che il passaggio originariamente suonasse così: "La parola dell'Eterno che fu rivolta a Geremia ai giorni di Giosia", ecc.; vers. 1 e 3 sono stati aggiunti successivamente, il che ha comportato un cambiamento nella costruzione

Le parole di Geremia. Questa formula introduttiva ricorre solo qui e in Amos 1:1. L'editore di Geremia e di Amos abbandona la solita frase ("fardello" o, "parola", "visione", "la parola del Signore che venne", ecc.) per dare informazioni più complete riguardo all'origine degli scrittori profetici (ma vedi su Versetto 2). Sul nome Geremia e sulla posizione occupata da Chelchia, vedi Introduzione. Che erano ad Anatoth. Vulgata Cantici; La Settanta, tuttavia (seguita da Payne Smith), fa riferimento al relativo Geremia (ος κατωκει). Ma in questo caso la frase non sarebbe stata "Geremia il sacerdote", ecc.? comp. Ezechiele 1:1 Anatot era una delle città sacerdotali; Giosuè 21:18 giaceva vicino alla grande strada del nord, Isaia 10:30 ed è stato identificato dal dottor Robinson (quindi anche dal tenente Conder) con 'Anata, situato su un crinale, a un'ora e un quarto a nord-nordest da Gerusalemme

Vers. 1-3.- Sull'ambiente esterno della vita di Geremia

Queste parole, che costituiscono la prefazione al Libro di Geremia, sono evidentemente intese a fornire un contesto storico per gli scritti del profeta. Ma gettano anche luce sul suo carattere e sul suo lavoro. Perché, sebbene la vera vita di ogni uomo sia la sua vita spirituale interiore, non possiamo valutarne il valore finché non abbiamo preso in considerazione le circostanze in cui si trova, gli aiuti e gli ostacoli che riceve dall'esterno. Consideriamo, quindi, il significato spirituale dei principali ambienti storici dell'opera di Geremia

I LA RELAZIONE UFFICIALE DI GEREMIA

1. Geremia aveva il vantaggio di essere figlio di un sacerdote. Probabilmente aveva ricevuto un'educazione religiosa fin dall'infanzia. La religione dei suoi padri doveva essergli familiare. I suoi riti solenni e i suoi simboli suggestivi erano spesso davanti ai suoi occhi. Forse, come San Paolo, che si è formato in teologia ebraica prima di diventare cristiano, Galati 1:14 può aver trovato nella Legge un maestro di scuola per portarlo a una religione superiore. I figli dei ministri cristiani hanno particolari privilegi nella conoscenza precoce della Scrittura, della vita della Chiesa, ecc., che hanno l'opportunità di acquisire

2. Eppure questa relazione ufficiale di Geremia aveva i suoi svantaggi. È stato piuttosto eccezionale. Non più di tre dei profeti erano di origine sacerdotale. Per la maggior parte la classe sacerdotale considerava il profetico con gelosia, se non con invidia

(1) L'ufficialità è conservatrice e contraria allo spirito libero e rivoluzionario della profezia

(2) È anche formale, e tende a reprimere le esperienze interiori e spirituali di cui la profezia è il risultato più alto. Parla bene per Geremia il fatto che lo spirito di profezia non fu schiacciato da lui dall'arido tradizionalismo e dal rigido ritualismo dei suoi legami sacerdotali

3. È degno di nota che la relazione ufficiale di Geremia fu completamente oscurata dalla sua missione profetica. Egli è noto alla storia non come il sacerdote, ma come il profeta. I servizi religiosi ufficiali sono del tutto secondari rispetto al lavoro spirituale

II IL CARATTERE DELL'ETÀ DI GEREMIA

1. Geremia entrò nella sua missione nel bel mezzo della riforma di Giosia. Eppure l'opera del profeta era completamente scollegata da quella del re. L'attività politico-religiosa è molto diversa dal lavoro spirituale personale. Le riforme ecclesiastiche non produrranno la rigenerazione spirituale. Il fatto che il re abbia rovesciato gli idoli non dispensa dalla necessità della chiamata del profeta al pentimento

2. Geremia continuò la sua missione dopo il fallimento della riforma di Giosia e durante un'epoca di decadenza nazionale. Il carattere dell'epoca cambiò, ma il profeta rimase immutato. Gli uomini deboli possono accontentarsi di riecheggiare le grida popolari del giorno. Troppo spesso la missione del servo di Dio è quella di contraddire queste voci familiari. Il vero profeta non è la creatura della sua epoca, il portavoce dello Zeit-geist; Egli è chiamato a resistere a questa influenza

3. Geremia terminò la sua missione in mezzo a scene di rovina nazionale. Gli fu dato di vedere l'adempimento dei suoi avvertimenti di sventura, ma non quello delle sue promesse di restaurazione. Perciò egli è il profeta delle lacrime. Anche Gesù pianse su Gerusalemme, ma portò la redenzione. Dovremmo essere grati di vivere in questi ultimi tempi in cui possiamo vedere la realizzazione delle promesse del "Libro della consolazione".

III LA DURATA DELLA MISSIONE DI GEREMIA. Durò almeno quarant'anni; quanti altri dopo il rovesciamento di Gerusalemme non sappiamo

1. Questo fatto la dice lunga sulla potenza profetica di Geremia. Molti uomini possono risvegliarsi solo a uno sforzo supremo. La vera grandezza si vede tanto nella continuazione dei poteri quanto nelle supreme esibizioni di essi

2. Questo fatto è una grande prova della fedeltà del profeta. Quasi tutto il suo lavoro è stato fatto "in opposizione". Ammiriamo il giovane martire che raccoglie un momentaneo coraggio eroico per suggellare la sua testimonianza con il suo sangue; Ma un onore maggiore è dovuto all'anziano confessore che ha perseverato attraverso un martirio per tutta la vita e, sebbene risparmiato alla vecchiaia, è anche "fedele fino alla morte".

3. Questo fatto illumina le vie di Dio con l'uomo. Geremia iniziò le sue severe denunce profetiche quarant'anni prima della distruzione di Gerusalemme. Questo ci suggerisce

(1) che Dio ritarda misericordiosamente l'esecuzione delle sue minacce per dare all'uomo il tempo di pentirsi; e

(2) che la pazienza di Dio, che rimanda il giorno malvagio, non frustra la giustizia che deve alla fine portarla sull'impenitente

OMELIE DI S. CONWAY Sul ministero di Geremia in generale

"È sufficiente", disse il nostro Salvatore, "che il discepolo sia come il suo Signore". Ora, di tutti i suoi servitori, pochi risposero più strettamente a questa descrizione del profeta Geremia. In un senso molto profondo e reale, la sua vita è stata un simbolo di quella di nostro Signore. È nel mondo spirituale come in quello naturale, esiste una stretta somiglianza tra le parti separate e l'intero organismo a cui appartengono. La radice, il fusto, il germoglio, il fiore, il frutto e il seme sono costruiti ciascuno sullo stesso tipo dell'albero stesso. Per quanto possano sembrare ampiamente diversificati nella forma o nella funzione, la loro natura essenziale è la stessa. Quindi ogni foglia è una miniatura dell'albero su cui cresce; Tronco, rami, fogliame, sono ciascuno modellato in esso. E similmente ogni ramo non è che una riproduzione su scala ridotta dell'intero albero. (MacMillan) Ma questo è solo ciò che troviamo costantemente esemplificato nel mondo spirituale. Che vite in miniatura di Cristo sono quelle di uomini come Giuseppe, Mosè, Davide e molti altri! E tra coloro che sono illustri sotto questo aspetto c'è Geremia. Come lui, la coscienza della chiamata divina lo accompagnò fin dall'infanzia. cfr Luca 2:49 e Geremia 1:6 Anche lui fu perseguitato con odio omicida dai suoi stessi concittadini. Come Cristo fu cacciato da Nazaret, così Geremia fu dal suo nativo Anatot. Geremia 12:6 Le sue veementi denunce dei sacerdoti e dei profeti corrotti del suo tempo ci ricordano le ripetute guai pronunciate dal nostro Signore contro gli "scribi e farisei, ipocriti" del suo tempo. Come nostro Signore, anche Geremia fu il profeta che gli fu più vicino e che raccontò più chiaramente la terribile catastrofe che travolse Gerusalemme e il suo popolo. Geremia fu il profeta della distruzione di Gerusalemme da parte del babilonese Nabucodonosor; nostro Signore di una simile distruzione da parte del romano Tito. Entrambi videro le glorie del tempio ed entrambi parlarono dei giorni che sarebbero presto venuti in cui non si sarebbe "lasciata pietra su pietra che non si dovesse abbattere". Geremia, per quanto gli era possibile, anticipava le orme di colui che, più di tutti gli altri, era "disprezzato e rigettato dagli uomini". Le lacrime amare versate dal nostro Salvatore sull'impenitente Gerusalemme sono adombrate nel prolungato e profondo lamento del profeta sui suoi stessi connazionali idolatri e disobbedienti. Le sue ben note parole: "Non è nulla per voi tutti che passate?" pronunciate riguardo ai dolori di Gerusalemme e del suo popolo, sono venute ad essere così universalmente appropriate a nostro Signore, che la profonda angoscia del profeta di cui parlano, e l'occasione di quell'angoscia, sono quasi se non completamente dimenticate. "Le sue sofferenze si avvicinano di più a quelle di tutto l'esercito dei martiri a quelle del Maestro contro il quale si erano radunati principi, sacerdoti, anziani e popolo". A lui, come al grande apostolo, fu dato di conoscere "la comunione delle sofferenze di Cristo, e di essere reso conforme alla sua morte". E possiamo arrischiarci a prolungare il parallelo, e ad applicare a Geremia le auguste parole che, nel loro significato supremo, possono appartenere solo a Uno solo. "Perciò Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome". Geremia partecipa a quell'alta ricompensa, per quanto può qualsiasi servitore di Dio. Perché l'onore in cui il suo nome è stato tenuto è stato molto grande. Col passare del tempo fu considerato come il principale rappresentante dell'intero ordine profetico. Da alcuni fu posto a capo di tutti i profeti. Atti al tempo dell'era cristiana il suo ritorno era atteso ogni giorno. Si pensava enfaticamente che egli fosse "il Profeta", 'il Profeta simile a Mosè', che avrebbe dovuto chiudere l'intera dispensazione". Non c'è da meravigliarsi, quindi, che uno studente devoto dopo l'altro sia rimasto colpito dalla somiglianza della somiglianza qui brevemente indicata, e si sia compiaciuto di rintracciare nella storia del profeta le prefigurazioni dell'"Uomo dei dolori", il quale, più di ogni altro, era familiare con il dolore.

Vers. 1-3. - Dichiarazioni introduttive riguardanti la discendenza di Geremia e il periodo del suo ministero

I SUOI GENITORI. Era figlio di Ilchia, non di quell'Ilchia che era sommo sacerdote durante il regno di Giosia, ma di un sacerdote con un nome simile. Anche in mezzo alle terribili corruzioni di quel periodo, sembra che ci siano state alcune anime fedeli che si sono aggrappate al timore del Signore. Abbiamo i loro nomi, Huldah, Shallum, Baruch, ecc. In mezzo a questi sorse Geremia. Il Signore può chiamare, convertire e consacrare alla sua opera chi vuole; ma il suo modo più comune è quello di venire alle abitazioni del suo popolo, quando troverebbe alcuni che destina a un servizio speciale e onorato. Le case dei pii sono la speranza della Chiesa. Tra i figli dei credenti si trovano quelli che Dio generalmente impiegherà per portare avanti la sua opera. Questo è uno dei modi in cui si adempie la promessa: "Quelli che mi onorano, io li onorerò".

II LA SUA PROFESSIONE. Apparteneva al sacerdozio. Terribili sono le accuse che vengono mosse contro i sacerdoti e i profeti di quel tempo. Avevano raggiunto il limite del massimo degrado. Si dice che "agiscono falsamente", che sono "profani", e la loro condotta è descritta come "una cosa meravigliosa e orribile". Eppure Geremia apparteneva a questa classe profondamente decaduta. Come dev'essere stata difficile la sua posizione! Come costante la sua resistenza al contagio del loro esempio e della loro influenza! Quando tra coloro che sono dello stesso ordine, che hanno interessi comuni, doveri comuni, e che sono uniti in tante e strette relazioni, uno si tiene in disparte e si rivolge ai suoi compagni in un rimprovero severo e solenne come fece Geremia, costui ha bisogno di essere forte come "una città difesa e una colonna di ferro, e muri di rame" (ver. 18) Geremia si erge davanti a noi come una nobile prova che l'ondata del male, per quanto forte possa correre, può ancora essere resistita; nessuno è necessariamente spinto da essa ma, con la stessa grazia che fu data a Geremia, può arginare la corrente feroce e sfidare la sua potenza. Diecimila santi di Dio hanno fatto questo; Perché non dovremmo?

III LA RAGIONE PER CUI TUTTI GLI UOMINI LO CONSIDERANO UN PROFETA. "La parola dell'Eterno gli fu rivolta". Egli non disse: "Io sono un profeta", ma tutti gli uomini pensarono che lo fosse. Perché le sue parole avevano potere; Erano potenti per abbattere le forti fortezze del peccato. Non si trattava semplicemente di annunciare che ci sarebbe stato un "estirpare e abbattere" (cfr Versetto 10), ma le parole che pronunciò incisero così tanto nella mente degli uomini che ne seguirono i risultati. Perciò gli uomini, consapevoli della potenza delle sue parole, confessarono che era stata "la parola del Signore" ad essere stata rivolta a lui. Questa è l'antica parola profetica che, ogni volta che viene pronunciata, costringe gli uomini a confessare la presenza di Dio. 1Corinzi 14:25 E San Pietro 2Pietro 1:19 dice a questo proposito: "Noi abbiamo, ancora più sicuramente, la parola profetica". "Più sicuro", intendeva, persino della meravigliosa voce e visione del "santo monte", poiché quella non era che una testimonianza transitoria data una sola volta e solo ai tre apostoli favoriti del Signore; Ma la parola profetica, quella che ha risvegliato la risposta nel cuore degli uomini e con la quale sono stati svelati i segreti di ogni anima, era una testimonianza più costante, più universale, più potente e quindi più sicura di qualsiasi altra cosa. E le occasioni in cui questa "parola del Signore" giunge a qualcuno dei suoi servitori sono ben note. Guarda quanto sono particolari e definite le date qui. "Nel tredicesimo anno del regno di re Giosia. Venne anche ai giorni di Ioiachìm", ecc. La venuta della parola del Signore a qualsiasi anima è un periodo segnato e memorabile. Colui attraverso il quale viene pronunciata quella parola è cosciente di un potere insolito, realizza la presenza divina in un modo del tutto insolito. È più passivo che attivo. Si dice dei santi uomini dell'antichità, che essi "parlavano come se fossero stati sospinti [sospinti] dallo Spirito Santo", e questo, dichiara San Pietro, 2Pietro 1:21 è sempre una caratteristica della parola profetica. E coloro che ascoltano la parola sanno che il Signore parla per mezzo del suo servo. La svogliatezza e l'indifferenza lasciano il posto a una seria preoccupazione. Alcuni possono dire il giorno e l'ora in cui hanno udito per la prima volta la "parola del Signore". Avevano ascoltato i sermoni e letto le Scritture più e più volte, ma un giorno sentirono che il Signore stesso stava parlando loro, e non poterono fare a meno di prestare attenzione. Come il popolo di Giuda e di Gerusalemme sapeva quando la voce di Dio, benché la disprezzasse fino alla sua rovina, parlava loro, così fanno gli uomini ora. E se l'abbiamo udito per la nostra salvezza, il tempo, il luogo, l'oratore, saranno spesso vividamente ricordati in relazione ad esso, come quelli che udirono Geremia sapevano proprio l'anno in cui la "parola del Signore fu rivolta" a lui. È un male sia per gli ascoltatori che per gli oratori se non sono in grado di indicare i periodi in cui erano consapevoli che "la parola del Signore" è stata riferita a loro. Per un predicatore che non si rende mai conto del sacro splendore e dell'elevazione dell'anima che accompagnano l'enunciazione della parola profetica; o che un ascoltatore abbia così intorpidito la sua coscienza, distrutto così tanto il suo orecchio spirituale, che sebbene la parola del Signore sia pronunciata, il suo cuore non risponde mai, la sua anima non si rende mai conto della presenza di Dio; - dal peccato e dal dolore dell'uno o dell'altro che Dio ci salvi misericordiosamente

IV LA DATA E LA DURATA DEL MINISTERO DI GEREMIA. Ci viene detto quando è iniziato e quanto è durato. Cominciò quando i giorni malvagi per Giuda e Gerusalemme si avvicinavano molto. Invano il devoto re Giosia cercò di volgere i cuori del popolo al Signore, Dio dei loro padri. Ma sebbene la longanimità di Dio fosse stata così provata e ora stesse quasi cessando, tuttavia, prima che fossero arresi alla punizione che era loro dovuta, Dio risuscita il suo servo Geremia e la schiera di uomini fedeli che gli stavano accanto. 2Cronache 36:15-21 Per quarant'anni - poiché questo è il periodo coperto dai regni dei diversi re di cui si parla - Geremia esortò, avvertì, supplicò, minacciò, pregò, pianse, ma tutto invano. Perciò l'ira di Dio alla fine si alzò contro di loro, e non ci fu rimedio. "Ecco la bontà e la severità di Dio!" Con quanta riluttanza abbandonerà qualcuno ai risultati delle proprie vie! Quanto è lento a lasciare che giunga su di loro ciò che da tempo meritano! sì, egli è l'Iddio longanime. Ma mentre non ricordiamo e non ci rallegriamo di questo, non manchiamo di ricordare e di temere l'altro fatto altrettanto sicuro, che "Dio è un fuoco consumante" per coloro che disprezzano tutti i suoi consigli e non vogliono avere alcun suo rimprovero. Proverbi 1:24-33 Quelli ai quali Geremia profetizzò lo trovarono così, e così faranno tutti quelli che ora peccano in maniera simile. - C

OMELIE DI A.F. MUIR Versetti 1-3.- Un ministero prolungato

Il ministero di Geremia attira l'attenzione a causa della sua lunghezza, delle varie scene in cui si svolse e dell'aspetto esteriore del fallimento che subì dall'inizio alla fine. Non ci può essere in questi e in altri aspetti una morale che gli attribuisce coloro che in epoche lontane possono considerarla nel suo insieme, e in connessione con la successiva evoluzione divina degli eventi di cui ha parlato? Confrontatela con quella di Giovanni Battista

I IL SUO SFONDO DI CIRCOSTANZE. Cinque regni: per la maggior parte brevi; due di loro in modo ridicolo o tragico. Cominciando in un impeto di entusiasmo religioso e finendo in una lunga e vergognosa prigionia. La politica estera era insolitamente interessante. Il rovesciamento merle-babilonese della Siria stava per aver luogo quando egli cominciò; nel ventitreesimo anno del suo ministero Nabucodonosor pose le fondamenta dell'impero neo-ionico nella vittoria di Carchemish, in cui Israele fu sottomesso e il governo universale passò nelle sue mani; l'invasione della Giudea seguì in quattro anni, e nell'undicesimo anno di Sedechia Gerusalemme fu presa. Personalmente la sua era stata una carriera a scacchi. Per ventidue anni relativamente oscuro; per la maggior parte probabilmente ad Anatot. Ma verso la fine di questo periodo venne a Gerusalemme. Lo troviamo nel tempio; Geremia 7:2 alle porte della città; Geremia 17:19 in prigione; Geremia 32:2 nella casa del re; Geremia 22:1; 37:17 e poi a volte in Egitto. Ci sono due tradizioni riguardo alla sua morte: una secondo cui fu lapidato dagli ebrei nel loro insediamento a Tahapanes, in Egitto; l'altra che Nabucodonosor, avendo conquistato l'Egitto nel ventisettesimo anno del suo regno, lo portò con sé a Babilonia. In ogni caso, probabilmente visse fino a un'età estrema

II IL SUO MESSAGGIO. Mettere in guardia contro l'idolatria, esponendo la sua vera natura e dichiarandone le conseguenze. Battete attraverso tutto e oltre tutto, per dichiarare l'indistruttibilità del regno di Dio, l'avvento certo del "Signore nostra Giustizia" e la gloria e la felicità ultime di un popolo redento e purificato. Di quasi nessun altro profeta si può dire che le sue predizioni fossero così assolutamente, e per la percezione attuale irrimediabilmente futura. Eppure il suo tono per questo motivo non è meno credente e fiducioso

III IL SUO SIGNIFICATO DIVINO Il "peso" di Geremia è identico da regno a regno, anche se le circostanze illustrative e quelle che ne derivano variano. Non possiamo dire che:

1. La personalità del profeta aveva un posto nell'intenzione divina? Siamo certi che la sua influenza fu seconda solo a quella delle sue parole, se non addirittura a quella. Il suo stupore, il suo dolore, la sua speranza, ecc., sono tutti istruttivi e notevoli

2. La parola di Dio deve occuparsi della continuità e dello sviluppo dell'errore, e sopravviverà ad esso. Il miglior antidoto all'errore è il sano sviluppo della verità. Non c'è fase di depravazione, trasgressione o incredulità per la quale la Parola di Dio non abbia, nella sua evoluzione storica, qualche dottrina, rimprovero, correzione o istruzione nella giustizia. Rivelata attraverso le labbra umane e vive per opera dello Spirito Santo, è una crescita vivente, molteplice, intimamente associata alle vicissitudini di quella vita umana che deve correggere e redimare. Non ci potrà mai essere un momento in cui il vangelo non avrà una parola per lo spirito indagatore, meravigliato, sofferente, peccatore e incredulo dell'uomo

3. Il ministero del profeta era un segno visibile della longanimità divina. "Ma a Israele egli dice: Tutto il giorno ho steso le mie mani verso un popolo disubbidiente e contraddittorio". Romani 10:21 Isaia 65:2 "O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con te? fino a quando ti soffrirò?". - M. Matteo 17:17

3 Fino alla fine dell'undicesimo anno, ecc. Il limite è accurato per quanto riguarda Geremia 1-39. Le profezie successive hanno una soprascritta propria. vedi Geremia 40:1 Nel quinto mese. Geremia 40:12

4 Vers. 4-19. - La chiamata di Geremia

A me. Per il cambio di persona, comp. Ezechiele 1:4

Vers. 4-19. - La commissione del terrore

IO CHE COS'ERA? (Cfr. versetto 10) Era per denunciare i giudizi di Dio contro il suo popolo. Atti alla fine dell'incarico si fa menzione di "costruire e piantare", ma l'incarico principale è di carattere completamente opposto. Geremia fu posto a capo delle nazioni "per sradicare, abbattere, distruggere e abbattere". È stata un'impresa terribile. Non doveva risparmiare nessuna classe, nessun grado, nessun ordine. Re, principi, sacerdoti e popolo dovevano essere solennemente avvertiti dei sicuri giudizi che si abbattevano su di loro. E un lavoro simile deve essere fatto ora. Come siamo tutti inclini a parlare con il fiato sospeso della punizione di Dio! Come siamo pronti, a noi stessi e ad altri, a spiegare o ad addolcire le terribili parole di Dio contro il peccato e i suoi facitori! Predicatori e insegnanti della verità di Dio, state attenti che il sangue di coloro che perirono perché Tu li hai avvertiti non sia richiesto dalle Vostre mani! Ezechiele 33:6

II, MA È UNA COMMISSIONE TERRIBILE. L'allontanamento di Geremia da esso è evidente in tutto questo capitolo. Prima che il pesante fardello che doveva portare gli fosse pienamente rivelato, egli esclama (vers. 6): "Ah, Signore Dio! ecco, io non posso parlare, perché sono un fanciullo". E le rassicurazioni, gli aiuti e gli incoraggiamenti che gli vengono dati mostrano quanto fosse necessario fare prima che la sua riluttanza e la sua paura tremante potessero essere superate. L'intero capitolo narra della misericordiosa preparazione di Dio al suo servo per l'arduo lavoro che doveva compiere. E chiunque ora intraprenda un lavoro simile, se non si rende conto della sua solennità e del suo peso, è chiaro che Dio non lo ha chiamato a parlare nel suo Nome. Sentire un uomo parlare dell'orribile destino dell'impenitente in un modo che, se non è irriverente, sembra tuttavia apprezzare il suo compito, e salutarlo come un'opportunità per l'esibizione retorica, è orribile all'estremo, e farà di più per indurire gli uomini nel peccato di quasi qualsiasi altra cosa. L'argomento è così triste, così serio, così terribile, che chiunque ci creda sarà sicuro di simpatizzare con il sensibile ritrarsi del profeta dall'opera per la quale è stato ordinato. Se quando condannano i criminali che hanno infranto le leggi dell'uomo alla loro dovuta punizione, i giudici umani spesso scoppiano in lacrime, sebbene la loro punizione non tocchi l'anima, come si può contemplare la morte che è eterna impassibile o senza la più solenne compassione e la più tenera pietà? E ad accrescere il timore e il risentimento con cui Geremia considerava l'opera che aveva davanti, c'era l' apparente presunzione che uno così giovane - poco più che "un bambino" in anni, esperienza o conoscenza - intraprendesse un'opera del genere. Anche la disperazione . Un passero poteva pensare di volare in pieno di fronte a un uragano, così come il giovane profeta poteva pensare di fermare il torrente del peccato che ora stava inondando e infuriando su tutta la vita del suo popolo. Il peccato e la trasgressione del tipo più grossolano erano diventati la loro abitudine, la loro abitudine consolidata, il loro modo ordinario. Tutto ciò che aveva da dire loro lo avevano udito più e più volte, e l'avevano disprezzato e dimenticato. Quale speranza di successo c'era, allora, per lui? E la ferocia dell'opposizione che avrebbe suscitato lo avrebbe anche dissuaso dal lavoro. Non era solo che i volti (ver. 17) dei re, dei principi, dei sacerdoti e del popolo si oscuravano su di lui, ma (ver. 19) "combattevano contro" di lui, come sappiamo che facevano. Ebbene, quindi, potrebbe dire: "Ah, Signore! Non posso". E oggi, quante sono le ragioni plausibili che i nostri cuori riluttanti spingono contro quella fedeltà in un'opera come quella di Geremia che Dio richiede dalle nostre mani! Ma Dio non glielo permetterà. Vedi-

III COME COSTRINSE GEREMIA A INTRAPRENDERE QUEST'OPERA

1. Versetto 5: Gli diede la certezza di essere chiamato all'opera profetica. Sapere che siamo davvero chiamati da Dio a qualsiasi opera è in essa una fonte inesauribile di forza

2. Versetto 7: Gli fece sentire che gli era stata imposta la necessità; Tu andrai, Tu parlerai. (Cfr. "Sì, guai a me", ecc.) Cantici Geremia stesso in seguito dice Geremia 20:9 La parola di Dio era come "un fuoco ardente chiuso nelle mie ossa, e mi stancavo di sopportare, e non potevo restare". Che aiuto per il predicatore della verità di Dio è una convinzione come questa!

3. Versetto 8: Ha promesso la sua presenza e la grazia che libera. La consapevolezza della sicurezza e dell'incolumità in Dio darà un coraggio intrepido di fronte a qualsiasi opposizione

4. Gli ha dato qualifiche speciali per il suo lavoro. Parole e potere della parola (ver. 9). Forza di volontà inamovibile e incrollabile, una determinazione e una risolutezza che non vacillavano (versetto 18)

5. Gli mostrò che lo sradicamento e la distruzione non erano fini a se stessi, ma per condurre alla semina e alla ricostruzione (ver. 10). Sapere che stiamo lavorando per un fine buono e benedetto non è un piccolo incoraggiamento per noi nell'affrontare ogni sorta di difficoltà per raggiungere quel fine

6. Gli fece capire vividamente la natura e la vicinanza dei giudizi che aveva predetto. Questo era lo scopo delle visioni della verga del mandorlo e del vaso ribollente (versetti 11-15; per la spiegazione, vedi esegesi). La prima visione parlava del giudizio di Dio vicino. Il secondo, del quartiere da cui provengono questi giudizi, e del feroce; carattere furioso dei nemici che dovessero piombare su di loro. Geremia fu in grado di 'vedere bene' le visioni, cioè di capire con molta forza ciò che significavano. Oh, se solo potessimo renderci conto vividamente di quale sia l'ira di Dio contro il peccato; se potessimo avere una visione dell'ira di Dio; Con quanta più forza e urgenza dovremmo supplicare gli uomini di fuggire dall'ira a venire!

7. versetto 16: ricorda a Geremia i peccati che richiedevano questi giudizi. Un profondo senso del peccato è indispensabile per coloro che vogliono seriamente avvertire della condanna del peccato

8. E (ver. 19) Dio dà di nuovo al suo servo la benedetta certezza: "Non prevarranno contro di te; perché io sono con te per liberarti". In questo modo Dio equipaggiò il profeta e lo preparò per la sua opera. Il suo Dio provvide a tutti i suoi bisogni. Era una dura guerra quella in cui doveva andare, ma non andò a sue spese. Se saremo chiamati a un compito difficile, saremo forniti di tutte le forze sufficienti. Stiamo solo attenti ad avvalerci dell'aiuto assicurato, per timore che (vers. 17) siamo sgomenti e Dio ci confonda davanti ai nostri nemici. Non temere, perciò, nessun incarico che Dio ti affida, poiché insieme ad esso si troverà sempre la grazia, tutta la grazia, necessaria per il suo riuscito adempimento.

OMELIE di d. young Versetti 4-9.- Geova chiama Geremia e gli dà ampi incoraggiamenti

I LO SCOPO DEL QUALE GEREMIA FU PORTATO ALL'ESISTENZA. Questo è affermato in modo molto solenne e suggestivo nel Versetto 5. Geova si presenta a Geremia come colui che lo formò nel ventre, e prima ancora lo riconobbe come uno che doveva compiere un'opera speciale. Cantici riguardo a Mosè, Isacco, Samuele. Le circostanze della loro nascita dirigono i nostri pensieri verso i fini speciali che devono essere raggiunti dalla loro vita terrena. A ciascuno di loro si sarebbero potute dire le stesse parole che si erano rivolte a Geremia. Inoltre, se è vero per loro, questa parola è vera per tutti. Geova è il Plasmatore di tutto il genere umano, e poiché non fa nulla senza qualche scopo, ne consegue che per ciascuno di noi, come Geremia, c'è un riconoscimento, una consacrazione, un'ordinazione. In alcuni casi ci può essere una pubblicazione speciale dello scopo, ma lo scopo stesso è reale in ogni caso. Perciò il nostro compito è chiaramente quello di scoprire ciò che Dio vuole che siamo, i nostri occhi aperti alla sua presenza, le nostre orecchie alla sua voce. Allora, se abbiamo scoperto ciò che Dio vuole che siamo, se c'è un'impressione sempre più profonda nella nostra mente che siamo sulla retta via, questo stesso pensiero, che Dio ha visto l'opera appropriata della nostra vita o che l'abbiamo mai intrapresa, ci assicurerà che l'opera non può fallire. Sentiremo che la forza necessaria per farlo, e il pieno successo alla fine, sono certi. I fallimenti della vita derivano - ed è facile vedere che devono venire - dal mettere i nostri scopi contro il fermo proposito di Dio. Possiamo ribellarci contro l'opera che Egli ci chiama a intraprendere, ma è certissimo che qualsiasi opera messa al suo posto finirà in delusione e disastro. A Giona come a Geremia, Dio avrebbe potuto dire più o meno la stessa cosa che è qui riportata. È un pensiero terribile per i peccatori, nel fallimento dei loro piani, che avrebbero potuto avere successo e gioire, se solo fossero stati di cuore obbedienti ai piani di Dio

II LA SUPPLICA DI RISPOSTA DI GEREMIA. Difficilmente si può dire che si possa dire di opposto, ma è l'affermazione non stupefacente di una difficoltà che dal punto di vista umano appare molto grande. Quando Dio si rivolge per la prima volta agli uomini, chiedendo loro di fare qualcosa di speciale, cosa c'è di più naturale che essi vedano enormi difficoltà sulla via dell'obbedienza? Quanto fu fertile Mosè, diffidente in se stesso, nel suggerire le difficoltà quando Dio venne da lui in Horeb? Esodo 3:4 Tenete presente che le difficoltà di uomini come Mosè e Geremia non vogliono essere semplici scuse, ma sono sentite come vere ragioni. Questa è enfaticamente la situazione qui. Geremia non era che un ragazzo; È possibile che avesse già raggiunto quello che chiameremmo un giovane. Genesi 41:12; 1Re 3:7 Agisce a quell'età in cui si è apprezzati per ascoltare e imparare piuttosto che per parlare. Il fatto che il profeta avesse dato una risposta iniziale del genere a Geova era un buon segno anziché un cattivo. L'umiltà profonda e l'acuta consapevolezza della debolezza naturale sono caratteristiche gradite nell'uomo che Dio vuole fare suo servo. È abbastanza certo che fra gli anziani di Anatot Geremia avrebbe avuto la reputazione di essere un ragazzo tranquillo e senza pretese. Se un giovane di un'altra reputazione si fosse fatto avanti come profeta, ci sarebbe stato un buon motivo per accusarlo di presunzione. Ma quando uno che guarda sempre con dubbio alle proprie capacità, non è un assertore e forma di preferenza un membro sullo sfondo di ogni scena, un tale stare in avanti suggerisce immediatamente che c'è un motivo sovrumano dietro. La supplica di Geremia è quindi una raccomandazione. Inconsciamente rilascia un certificato di idoneità valido per il suo lavoro. Agisce nello stesso tempo, questa supplica suggerisce tutta la differenza che c'è tra il giovane Geremia e il giovane Gesù. Gesù nel tempio sembra nel suo elemento naturale, non troppo giovane anche a dodici anni per mostrare un ardente interesse per tutto ciò che riguardava il culto e il servizio divino

III L'AMPIO INCORAGGIAMENTO CHE GEOVA DÀ A GEREMIA. In poche parole, Dio mette davanti al suo servo tutto ciò di cui ha bisogno e tutto ciò che può essere fornito

1. Ci saranno chiari comandi da parte di Dio, e dal profeta ci dovrà essere un'obbedienza corrispondente. Non spetta a Geremia decidere se andare di qua o di là, o in quale luogo prima e in quale ultimo. Egli è sempre un mandato, e quando viene alla presenza del suo pubblico designato, il suo messaggio è un messaggio provveduto. In questo modo si garantisce che non si trovi mai nel posto sbagliato o che parli al momento sbagliato. Dio sa bene quanto poco siamo capaci, da noi stessi, di decidere quando parlare e quando tacere, cosa dire e cosa non dire

2. Una conseguenza del messaggio di Dio fedelmente trasmesso sarà l'ostilità e la minaccia da parte degli ascoltatori, e quindi c'è un'esortazione al coraggio, e un'indicazione del terreno che rende possibile quel coraggio. Quando Geremia entra in una certa presenza e pronuncia una certa parola, sarà minacciato. La minaccia deve essere prevista; mostra che la freccia della verità di Dio ha trovato la sua casa. Tutte le potenze del volto umano saranno chiamate a esercitare malignità contro il profeta. L'occhio, la lingua, i muscoli del viso saranno tutti uniti in forte combinazione per esprimere il disprezzo e l'odio che riempiono il cervello che sta dietro. Geremia non può in alcun modo sfuggire a questa esperienza; deve affrontare i nemici, ma così facendo ha la certezza che il suo Comandante è vicino a liberare

3. Dio fa ora una comunicazione effettiva al profeta. Il sentiero non è ancora stato intrapreso, l'uditorio non è ancora in vista, ma per mezzo di sincera ispirazione le parole del Maestro vengono messe in bocca al servo. Questa, naturalmente, è stata un'esperienza indescrivibile. Che cosa significhi avere le parole di Dio in bocca può essere conosciuto solo attraverso un effettivo godimento del privilegio. L'unico modo in cui possiamo discernere quanto sia stata reale e fruttuosa questa esperienza, è osservandone l'effetto. Non c'è più esitazione, non c'è più bisogno di passare da una richiesta di risposta a trovarne un'altra più convincente. D'ora in poi il profeta procede costantemente e fedelmente nella sua missione, e il suo servizio perfetto è meglio dimostrato da questo, che a tempo debito incontra l'opposizione indicata e riceve da Dio la protezione che gli è stata promessa.

Vers. 4-10. - La chiamata del profeta

Come questi sono elementi sia ordinari che straordinari nell'ufficio profetico, così la preparazione, ecc., poiché deve essere di entrambe le specie. Molto di ciò che si può dire su di esso sarà applicabile a tutti gli altri servizi nella Chiesa di Dio; e ci saranno alcune condizioni e circostanze che dovranno necessariamente essere peculiari e anormali. Anche il comportamento di chi è chiamato a un ufficio così alto deve essere sempre interessante per gli osservatori

LO SPIRITO CON CUI UN TALE UFFICIO DOVREBBE ESSERE ASSUNTO. Come Mosè e altri di cui leggiamo, Geremia era di indole arretrata e riservata. Ci vollero insistenza e rimostranza da parte di Geova per persuaderlo ad assumere l'incarico. I suoi bassi pensieri su se stesso, in contrasto con il potente ufficio a cui era stato chiamato, lo trattennero. Ci sono alcune cose che arrivano con più grazia quando sono spontanee. Il dovere, l'amore e il servizio generali, dovuti dalla creatura al Creatore, ecc., sono di questo tipo. Ma per un lavoro e un incarico speciali, che richiedono grandi qualifiche e un aiuto speciale da parte di Dio, la modestia e l'esitazione sono una raccomandazione piuttosto che il contrario. La nostra domanda, rivolta prima di tutto a casa, dovrebbe essere: "Chi è sufficiente per queste cose?" Una sensazione come questa è utile e preparatoria, in quanto porta alla percezione della vera forza e idoneità che provengono da Dio, e a una costante dipendenza da Lui. Molti desiderano pigramente "qualche cosa grande da fare", altri esitano perché la cosa è troppo grande

II IL MODO IN CUI DIO PREPARA GLI UOMINI PER UN SERVIZIO STRAORDINARIO NELLA SUA CHIESA. Dove c'è bisogno di direzione e di impulso, si fa la rivelazione. Lo spirito del profeta non è lasciato in dubbio. Un profeta esitante e vacillante era un messaggero inutile per gli infedeli. Gli è dunque fatta la rivelazione di:

1. La sua scelta anticipatrice nei consigli di Dio. Questa grazia predestinatrice di Dio è un'affermazione frequente dell'Antico Testamento. È un mistero che non possiamo comprendere; ma è coerente con la libera scelta dell'argomento affrontato. Ha il suo effetto nell'accettazione volontaria della nomina attraverso la persuasione e l'appello. Una scoperta di questa natura non può essere che per pochi, chiamati a particolari responsabilità, ecc., e non ha alcun riferimento alle esigenze generali del dovere, dell'affetto, dello zelo, che si rivolgono a tutti.

2. Futuro: prove, protezione e ispirazione divine. Dio sarà con lui e lo renderà adatto a tutto ciò che dovrà fare. Cantici Cristo ai suoi discepoli: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Matteo 28:20 Questo serve a soddisfare le esigenze del servizio divino e non è inteso per scopi e fini personali. Molti umili lavoratori al servizio del Maestro sono così dotati di un potere irresistibile. E' una convinzione per la quale siamo incoraggiati a cercare motivi e garanzie

3. Autorità tra le nazioni di distruggere e restaurare. Questo è un investimento morale. Proprio come Dio impone la verità e la giustizia con le misteriose sanzioni che l'accompagnano, così egli riveste il suo messaggero di un'autorità che le coscienze degli uomini riconosceranno anche quando la loro perversità di volontà li incline a disubbidire

Quanto di questo spirito di certezza e di convinzione è necessario per la vita ordinaria del cristiano? Abbiamo noi la misura di cui abbiamo bisogno? O siamo inefficienti e inutili a causa della nostra mancanza di esso? Non c'è dubbio che un tale spirito è inculcato dal cristianesimo, e che tutti noi abbiamo ragionevoli motivi per essere completamente persuasi nella nostra mente. Agiamo in base alle nostre convinzioni più profonde e alle nostre certezze più inalterabili. Questo è l'unico modo per giungere a una sana comprensione delle cose divine e a una condizione efficiente di servizio.

OMELIE DI J. WAITE - Vers. 4-10. - La chiamata del profeta

Vediamo nel caso di Geremia un esempio lampante di un uomo costretto dalla forza delle circostanze e da una chiamata divina ad occupare una posizione e a fare un tipo di lavoro per il quale non era naturalmente né qualificato né disposto. Di natura molto sensibile e timida, di cuore tenero, di spirito abbattuto, era incline a piangere in segreto per i mali abbondanti del tempo piuttosto che rimproverarli pubblicamente. Ma non appena gli giunge l'appello divino, egli "non conferisce con carne e sangue", dimentica le sue paure e le sue infermità, e per quaranta lunghi anni resiste pazientemente alla marea dell'iniquità e dell'avversità: un nobile esempio di tenerezza e forza miste. In questo racconto della chiamata del profeta, nota:

I LA SOVRANITÀ DI DIO NELL'INNALZARE GLI UOMINI PER COMPIERE LA SUA OPERA. Geremia fu "conosciuto" e "santificato" - dedicato da Dio al suo sacro ufficio - prima della sua nascita. La sua "ordinazione", la sua nomina, ora non è altro che l'adempimento di un precedente proposito e scelta divina. La maggior parte degli uomini illustri dell'antichità portano su di loro un segno cospicuo di tale elezione divina, ad esempio Mosè, Gedeone, Sansone, Ciro. San Paolo lo riconobbe devotamente in se stesso, nonostante tutta la sua cieca ostilità al nome di Cristo negli anni precedenti. Galati 1:15 Troppo spesso non prendiamo sufficientemente nota di questo mistero della prescienza e della predeterminazione di Dio che sta alla base del progresso del regno di verità e di giustizia nel mondo. Eppure comprendiamo la sua storia, arriviamo al cuore e al nucleo del suo significato, solo nella misura in cui guardiamo attraverso tutte le apparenze superficiali e, attenendoci ai principi altrettanto sicuri della libertà e della responsabilità umana, discerniamo la volontà che attua costantemente, attraverso strumenti scelti, il suo scopo eterno

II IL RITRARSI DI UNO SPIRITO UMILE DA UNA POSIZIONE DI STRAORDINARIA DIFFICOLTÀ E PERICOLO. "Ah, Signore Dio! ecco, io non posso parlare, perché sono un fanciullo". Questa era l'onesta espressione di una consapevole inidoneità personale

1. La sensazione era molto onorevole per lui. Chi conosce se stesso non tremerebbe di essere chiamato a un simile lavoro? Assumere una responsabilità solenne con il cuore leggero e la disinvoltura di sé è il segno di uno spirito vano che corteggia i rimproveri. Colui che ha un vero senso della grandezza della sua missione da parte di Dio, spesso "giace contemplando la propria indegnità".

2. Era un segno della sua reale idoneità al lavoro. L'umiltà è la base di tutto ciò che c'è di grande e buono nel carattere e nell'azione umana. "Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili". Il grido: "Chi basta per queste cose?" è un sintomo di nobiltà intrinseca e di potere assopito. La sensazione di Geremia di essere "solo un bambino" lo preparò meglio a diventare il rappresentante della maestà divina e il veicolo della forza divina

III LA COSTRIZIONE SPIRITUALE DI CUI TUTTI I VERI SERVITORI DI DIO SONO CONSAPEVOLI. L'ispirazione profetica venne su di lui e lo costrinse a ritardare il suo messaggio. "La parola del Signore era nel suo cuore come un fuoco ardente chiuso nelle sue ossa... e non poteva restare". Geremia 20:9 Un mandato divino che si afferma così nell'intima coscienza di colui che lo ha ricevuto, potrebbe ben essere chiamato il "peso del Signore". Grandi riformatori, predicatori, missionari, martiri, sono sempre stati commossi da un tale afflato divino. Cantici sentì Pietro e Giovanni davanti al Concilio giudaico: "Non possiamo tacere di dire le cose che abbiamo visto e udito". Atti 4:20 Cantici sentiva San Paolo: "La necessità mi è imposta; sì, guai a me se non predicassi il vangelo". 1Corinzi 9:16 "Non dire: Sono un fanciullo, perché andrai da tutto quello che ti manderò e dirai tutto quello che ti comando." Deve "parlare" chi è così comandato; Deve "andare" chi è così inviato

IV IL CORAGGIO E LA FORZA DI CUI DIO DOTA TUTTI COLORO CHE OBBEDISCONO COSÌ AI SUOI ORDINI. Il ministero di Geremia è un esempio significativo del modo in cui la grazia di Dio può rivestire lo spirito più timido di energia intrepida e di potenza vittoriosa. Non avrà mai "paura della faccia degli uomini", che sanno che il Signore è con lui. Il timore di Dio scaccia ogni altra paura. Molti "bambini piccoli" sono così diventati soprannaturalmente coraggiosi; dalla debolezza resa forte". La storia del regno di Dio fra gli uomini abbonda di illustrazioni del modo in cui egli "sceglie le cose deboli del mondo per confondere i potenti". E ogni vita cristiana paziente ed eroica testimonia la sufficienza della sua grazia. Puoi gloriarti anche delle infermità, dei rimproveri, delle necessità e delle angosce, se la "potenza di Cristo" riposa su di te. 2Corinzi 12:9,10

V IL DOMINIO DELLA VERITÀ SU TUTTE LE POTENZE OSTILI DEL MONDO. Geremia fu "costituito sopra le nazioni e sopra i regni", non come un principe, ma come un profeta; non come l'uso di una qualsiasi forma di mera forza bruta, ma come lo strumento di quella silenziosa energia di verità che abbatte le fortezze di Satana in ogni paese. La sua parola era "come un fuoco e come un martello che frantuma la roccia". Geremia 23:29 La verità divina è la più potente di tutte le forze per "sradicare e abbattere ... per costruire e per piantare". La sovranità del mondo è sua, di cui è scritto: "Egli colpirà la terra con la verga della sua bocca e con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio". Isaia 11:4 Le "molte corone" sono sul capo di colui il cui "Nome è chiamato Parola di Dio". -W

5 Ti conosceva; cioè si è accorto di te; praticamente equivalente a te selezionato. comp. Genesi 39:6 Amos 3:2 Isaia 58:3 Salmi 144:3 Osserva, la predestinazione degli individui è un'idea familiare nell'Antico Testamento. comp. Isaia 45:4 49:1 Salmi 139:16 Era anche familiare agli Assiri: il re Assurba-nipal dichiara all'inizio dei suoi 'Annali' che gli dèi "nel corpo di sua madre lo hanno fatto per governare l'Assiria". Familiare, anche, alla grande famiglia dei riformatori religiosi. Perché, come ha giustamente osservato Dean Milman, "Nessun Pelagiano ha mai operato o mai opererà una rivoluzione religiosa. Colui che è destinato a tale opera deve avere la piena convinzione che Dio agisce direttamente, immediatamente, consapevolmente, e quindi con potenza irresistibile, su di lui e per mezzo di lui. Colui che non è predestinato, che non dichiara, che non si crede predestinato come autore di un grande movimento religioso, colui in cui Dio non è manifestamente, ragionevolmente, dichiaratamente realizzando i suoi disegni prestabiliti, non sarà mai santo o riformatore" ('Latin Christianity', 1:111, 112). Ti ha santificato; cioè mettiti da parte per usi santi. Ordinato; piuttosto, nominato. Alle nazioni. Le profezie di Geremia, infatti, si riferiscono non solo a Israele, ma ai popoli in relazione a Israele. ver. 10; Geremia 25:15,16, 46-49; 51

Predestinazione

CONSIDERO LE CARATTERISTICHE DI UNA PREDESTINAZIONE DIVINA

1. Ciò implica

(1) prescienza: Dio ha la sua idea di un uomo e della sua missione prima che egli formi il germe iniziale della sua vita;

(2) una santificazione, o messa a parte, mediante la quale l'uomo è considerato da Dio in relazione alla sua missione destinata, e trattato di conseguenza; e

(3) una preordinazione, un'azione divina in conformità con l'idea e il proposito divini che tende a metterli in atto. Ogni vita è profetizzata nella mente di Dio dal pensiero di Dio su di essa, e viene nel mondo cinta dai propositi divini, avvolta e trascinata avanti dai fili invisibili dei disegni di Dio

2. Questa predestinazione non implica il fatalismo; Essa è coerente con la libertà d'azione umana e la responsabilità personale. Da una parte dobbiamo concludere, dalla sua esistenza, che ci sono certe possibilità di cui Dio dota un uomo, e certi limiti con cui Dio lo ha coperto. Ma d'altra parte, dobbiamo riconoscere che dipende dalla volontà e dallo sforzo dell'uomo se egli usa queste possibilità e raggiunge il fine racchiuso in quei limiti. Ha una vocazione divina, ma può trascurarla; può non riuscire a realizzare l'idea che Dio ha della sua vita. Su di lui incombe la responsabilità di compiere il suo destino

II CONSIDERARE I MOTIVI PER CREDERE IN UNA PREDESTINAZIONE DIVINA

1. È rivelato nella Scrittura. es. Atti 2:23 Romani 8:29 1Pietro 1:2

2. È coinvolto nell'idea della provvidenza di un Dio supremo. Dio prevede tutto il futuro; in ogni suo atto tutti gli altri eventi e la loro relazione con questi devono essere presenti alla mente di Dio. Con tale conoscenza, un controllo universale degli eventi, come è implicito da una provvidenza che non interferisce dall'esterno di tanto in tanto nei momenti critici, ma che è immanente in tutto il corso del mondo, deve implicare una preordinazione divina

3. Ce lo dimostra l 'esperienza

(1) Siamo nati con certe peculiarità, facoltà, poteri, tendenze. Il profeta, come il poeta, nascitur, non adatto

(2) Le circostanze esterne della vita sono in gran parte al di fuori del nostro controllo. Il bambino non può determinare la sfera della vita in cui deve entrare alla nascita. Tutte le opportunità e i doveri che derivano da queste circostanze sono fatti per noi, non da noi. Portano una missione e aprono una carriera, per caso se non c'è la provvidenza, ma per preordinazione se c'è la provvidenza

III CONSIDERIAMO LO SCOPO DI UNA PREDESTINAZIONE DIVINA

1. Deve essere spesso misterioso. Finché non esamineremo la vita nel suo insieme, non saremo in grado di interpretare il significato delle sue diverse parti. Non possiamo giudicare il progetto dell'architetto esaminando le singole pietre che giacciono sparse nel cortile del costruttore. Ma:

2. Non è arbitrario. L'idea stessa del destino, come determinato da un Essere di pensiero infinito, implica uno scopo basato sulla ragione. Dio non avrebbe determinato gli avvenimenti semplicemente per manifestare i suoi illimitati diritti di sovranità. Un tale capriccio senza scopo poteva provenire solo da un despota insensato

3. È rivolto a un buon scopo. Deve essere così, perché se Dio è buono, i suoi disegni devono essere buoni. La predestinazione è

(1) per il bene dell'agente, che è benedetto dall'essere scelto per il servizio divino; e

(2) per il bene del mondo. Gli eletti sono strumenti scelti per il beneficio del mondo intero. Così Geremia era destinato ad essere "un profeta per le nazioni". L'ebreo era un popolo eletto per poter essere il canale di benedizione per tutta l'umanità. Genesi 12:3 Romani 3:2 Il cristiano è un vaso eletto per portare la grazia agli altri e servire come il sale della terra, come la luce del mondo

IV CONSIDERIAMO L'EFFETTO PRATICO DELLA DOTTRINA DELLA PREDESTINAZIONE. Non contiene alcuna scusa per l'indolenza e nessuna ragione per disperarsi, perché Dio adatta tutti noi al servizio sonoro, il cui compimento dipende dalla nostra fedeltà

1. Dovrebbe portarci a chiederci qual è la volontà di Dio, piuttosto che ritagliarci una carriera per noi stessi

2. Dovrebbe renderci umili, sottomessi, obbedienti e diligenti nel servizio, poiché c'è un'idea divina della nostra vita che Dio si aspetta che realizziamo

3. Dovrebbe ispirare coraggio in mezzo alle difficoltà. Geremia era coraggioso al pensiero che stava compiendo un destino divino. Un tale pensiero ispira energia di fronte all'inimicizia, al disprezzo, all'isolamento e all'apparente fallimento

6 Ah, Signore Dio! piuttosto, Ahimè, o Signore Geova! È un grido di allarme e di dolore, e ricorre in Geremia 4:10, 14:13; 32:17. Sono un bambino. Sono troppo giovane per sostenere un ufficio del genere. La parola tradotta "bambino" è usata altrove per i giovani quasi cresciuti. comp. Genesi 34:19; 41:12; 1Re 3:7

Vers. 6-9.- Diffidenza vinta

LA DIFFIDENZA È UNA DIFFICOLTÀ DA SUPERARE

1. Geremia si sottrasse alla sua missione, non per la viltà che teme il pericolo, né per l'indolenza che non ama lo sforzo, né per l'egoismo che declina la responsabilità, ma per la diffidenza della gioventù, la sensibilità e l'umiltà

(1) La gioventù è diffidente per natura. Il mondo è tutto sconosciuto; le competenze non sono ancora state dimostrate dall'esperienza

(2) La sensibilità tende alla diffidenza. C'è una fiducia che dipende semplicemente dalla densità e dall'insensibilità. Il sentimento acuto è un grande ostacolo all'azione audace. Geremia sentiva profondamente le miserie della sua nazione, ed era particolarmente difficile per un uomo del genere assumere la posizione di un severo censore

(3) L'umiltà porta alla diffidenza. Se pensiamo poco a noi stessi, è probabile che non saremo lungimiranti nell'accettare incarichi di responsabilità

2. Ora, questa diffidenza è una cosa malvagia. Potrebbe non essere peccaminoso nella sua origine, ma perfettamente innocente, e persino un segno di caratteristiche amabili. Ma è dannosa nei suoi effetti, e diventa decisamente colpevole se vi si indulge quando Dio ci ha fornito i mezzi per superarla. I più dotati sono spesso i più diffidenti. Quindi, se cedessero alla loro riluttanza a realizzare la loro vocazione, l'opera più grande e migliore del mondo sarebbe lasciata incompiuta. C'è anche il pericolo che la diffidenza non diventi una scusa per l'indolenza, l'egoismo e la vigliaccheria. Se non frenato, porterà a questi vizi. Le persone sono spesso in gran parte da biasimare per essersi sottratte ai posti di responsabilità, anche se possono persino immaginare di guadagnarsi gli onori della modestia e dell'umiltà

II DIO FORNISCE I MEZZI PER SUPERARE LA DIFFIDENZA. Dio non chiama mai un uomo a un lavoro senza assicurargli i mezzi per eseguirlo. Così, avendo chiamato Geremia al suo servizio, Dio manda aiuto per vincere la diffidenza del giovane

1. La coscienza di una missione divina. "Andrai da tutto ciò che ti manderò". È bene sentire che non stiamo facendo il nostro lavoro, ma quello di Dio. Se falliamo, che cosa ci importa finché facciamo la sua volontà? Il pensiero del dovere è esso stesso un'ispirazione. Non dobbiamo semplicemente tentare ciò che immaginiamo essere una cosa buona; siamo chiamati per uno scopo, mandati in missione, e il pensiero di occuparci degli affari del nostro Padre dovrebbe placare l'esitazione della naturale diffidenza. L'ambasciatore è armato dell'autorità del suo padrone e sostenuto dal potere del suo padrone. Il profeta è inviato da Dio con la Sua autorità. Tutti coloro che compiono la volontà di Dio sono similmente sostenuti dalla Sua autorità

2. La realizzazione della presenza di Dio. "Io sono con te." Possiamo essere diffidenti mentre guardiamo a noi stessi; ma quando distoliamo lo sguardo da Dio, vediamo la Fonte della forza e della vittoria. In effetti, la nostra stessa diffidenza può essere un mezzo per assicurarci la nostra vera forza facendoci cercare l'aiuto di Dio. La sfiducia in se stessi può portare alla fiducia in Dio. Così, quando siamo deboli in noi stessi, possiamo diventare forti in lui. 2Corinzi 12:10 Se andiamo nella forza di Dio non abbiamo più motivo di temere, poiché il successo non dipende più dalle nostre capacità, ma dal suo aiuto

3. L'ispirazione diretta dello Spirito di Dio. "Ecco, io metto le mie parole nella tua bocca". Dio non è solo presente al nostro fianco per assisterci e liberarci, ma è dentro l'anima, infondendo luce e potenza. Il profeta teme di non poter pronunciare le parole necessarie. Le parole che deve pronunciare non sono sue, ma di Dio. Lui è il messaggero, Dio è il vero oratore. Se dunque egli riesce a discernere la voce di Dio dentro di sé e a interpretarla al popolo, ogni diffidenza derivante dalla sua incompetenza dovrebbe svanire. Ogni opera che viene compiuta per Dio può procedere solo da Dio, e quando viene da Dio non dobbiamo temere il suo fallimento. Dio può compiere la sua volontà in noi così come con le sue azioni immediate nel mondo

7 Tu andrai, ecc. I pensieri di sé sono del tutto fuori luogo in chi ha ricevuto un incarico divino. Il dovere di Geremia è la semplice obbedienza. Nell'intraprendere questo percorso egli non può che essere al sicuro (ver. 8)

9 Mi ha toccato la bocca; letteralmente, ha fatto sì che (la sua mano) toccasse la mia bocca. Geremia aveva detto di non essere esperto nell'oratoria; la risposta divina è che le parole che deve pronunciare non sono sue, ma di Geova. Due cose sono ovvie:

1. Il toccare le labbra non è puramente metaforico, come in Salmi 51:15 ; comp. Salmi 40:6 rappresenta una vera e propria esperienza

2. Questa esperienza, tuttavia, non può che essere stata visionaria, analoga a quella concessa a Isaia all'inizio del suo ministero profetico. Nel grandioso racconto fatto da Isaia della sua visione inaugurale (che evidentemente ha influito sulla forma della visione di Geremia), leggiamo dello stesso significativo atto da parte di uno dei serafini. È lo stesso atto, certo, ma simboleggia, come qui, non la comunicazione di un messaggio profetico, cfr. Matteo 10:19 ma la purificazione delle labbra. Non sembra che Isaia avesse raggiunto una comprensione più profonda della rigenerazione spirituale di cui il profeta aveva bisogno di quella che era stata concessa a Geremia? Un altro punto in cui il racconto di Geremia sembra inferiore a quello di Isaia è il potere plastico. Notate come Geremia si sofferma sul significato delle parole; Questo è un elemento riflessivo che diminuisce la forza poetica della narrazione. Si può aggiungere una parola per spiegare che "visionario" non è qui usato in opposizione a "basato sui fatti". Che i due epiteti siano suscettibili di combinazione è ben dimostrato nella visione descritta da Pere Gratry, nel suo "Souvenirs do ma Jeunesse" (pp. 102-105), la cui realtà non è minimamente compromessa nella mente dello scrittore dal suo carattere completamente interiore: "Dens teutes ces seines interieures, je n'imaginais rien ... C'etaient de saisissantes et tres-energiques realites auxquelles je ne m'attendais nullement."

10 Io ti ho posto; letteralmente, ti ho costituito sorvegliante, o vicegerente. Comp. Genesi 41:34 Giudici 9:28 -- , dove la Versione Autorizzata rende il sostantivo affine "ufficiale" Per sradicare ... piantare, cioè pronunciando quel giudizio divino che si compie. Geremia 5:14 Numeri 23:25 Isaia 9:8,9 55:11 Poiché negli scritti di Geremia c'è molto di più minaccioso che promettente, il lato distruttivo della sua attività è espresso da quattro verbi, il costruttivo solo da due

Il potere della profezia

C 'È UN POTERE NELLA PROFEZIA. La profezia non è semplicemente una luce, una rivelazione di verità; È anche una voce di autorità, un mezzo di influenza attiva, un potere. La parola divina nel profeta è come la parola divina nella natura: una parola energizzante. Dio parla, ed è fatto. I riferimenti del Nuovo Testamento alla profezia sono fatti in obbedienza a questo pensiero. L'adempimento della profezia è citato non tanto, come nella moderna letteratura probatoria, come prova di una previsione soprannaturale, ma piuttosto come l'effetto di una potenza divina che ha realizzato lo scopo dell'antica Parola di Dio. Si dice che si fece questo o quello "affinché si adempisse ciò che fu detto per mezzo del profeta". La Parola di Dio è sempre una potenza. Ebrei 4:12 La Bibbia non è semplicemente una rivelazione, è un mezzo di influenza. Il predicatore dovrebbe vedere che è rivestito di potere. La sua missione è quella di influenzare e insegnare

II LE FONTI DEL POTERE DELLA PROFEZIA SONO SPIRITUALI. L'autorità conferita a Geremia non è quella del braccio secolare. Egli non deve esercitare la sua influenza con alcuna forza materiale. IL SUO potere è di natura diversa da quello di un governo politico. La pretesa dell'autorità papale fondata su questo versetto è ingiustificata, poiché ciò non conferisce il potere della spada ma un'influenza spirituale diretta. Né il potere della profezia è minimamente affine alla magia o alla stregoneria. Non è una forza materiale miracolosa

1. È il potere della verità. La verità è forte, la conoscenza è potere. Il profeta vede i profondi principi del governo di Dio, e nel discernimento di essi risiede la forza delle sue parole

2. È il vogatore del diritto. Il profeta si schiera dalla parte della giustizia, della purezza, della bontà. Alla fine la forza deve andare con il giusto

3. È il potere di Dio. Il profeta non è nulla in se stesso; egli è il servo di Dio: l'autorità che esercita è Dio. Cantici il potere del predicatore non deve essere ricercato nella ragione, nell'eloquenza, né nell'autorità ufficiale, ma nella verità del suo messaggio, nella rettitudine della sua causa e nella sua fedeltà alla volontà di Dio

III LA PORTATA DEL POTERE DELLA PROFEZIA È MONDIALE. Geremia era ebreo

Eppure egli fu "costituito sopra le nazioni e sopra i regni".

1. Dio è il Re dei re e la sua autorità riguarda i regni così come gli individui. Le questioni politiche sono suscettibili all'influenza della verità e della giustizia divina

2. La verità di Dio non riguarda solo la Chiesa. È per il mondo, se il mondo obbedirà, per la sua beatitudine, se non ascolterà per un giudizio su di esso

GLI EFFETTI DEL POTERE DELLA PROFEZIA SONO RIVOLUZIONARI. Non si tratta di un'influenza selvaggia e transitoria, ma di una grande energia commovente. Tradotto in linguaggio moderno, questo significa che la verità, il diritto e la volontà di Dio sono fattori potenti nella storia, che sconvolgono gli schemi umani e mettono in atto disegni più elevati

1. Questo potere è distruttivo. Geremia deve "sradicare", ecc. Il male non è una mera negazione, una semplice oscurità. Deve essere combattuta e deve essere eliminata. Cristo ha mandato "una spada". Matteo 10:34 L'epoca della Riforma fu un'epoca distruttiva. È dovere del predicatore protestare contro il male, denunciarlo, cercare di rovesciarlo, e non tirarsi indietro per paura dei conseguenti disordini. La guerra è meglio della pace colpevole

2. Questo potere è in ultima analisi costruttivo. Geremia è "edificare e piantare". Gli agenti distruttivi di Dio hanno semplicemente lo scopo di eliminare gli ostacoli e aprire la strada a un ordine nuovo e migliore. Il potere disgregante della critica dovrebbe essere considerato solo come preparatorio all'influenza creatrice della verità vivente. Il vangelo è principalmente un potere costruttivo, che rende gli uomini nuove creature, edifica il regno di Dio in mezzo a noi, porta un nuovo cielo e una nuova terra

Il ministero per un'epoca corrotta

DEVO ESSERE INNALZATO DA DIO. Una tale epoca avrà i suoi ministri, ma essi saranno profeti che profetizzeranno solo cose soave. Ma un vero ministero per una tale età non sarà prodotto da essa, ma le sarà dato da Dio. "Vedi, ti ho posto", ecc

SARANNO DOTATI DI POTENZA DIVINA. "Io ti ho costituito sopra le nazioni... sradicare", ecc. Nessuno che contempli i meravigliosi effetti di un tale ministero e li confronti con i poteri naturali di colui che lo esercita, deve vedere che l'ascendente che ha guadagnato e il potere spirituale che esercita sono di Dio e non dell'uomo

III NON SCENDERÀ A COMPROMESSI CON IL PECCATO. Osservate il numero e la forza delle parole usate per indicare lo spietato antagonismo che il profeta avrebbe manifestato verso la malvagità del suo tempo. Niente di meno che il suo completo rovesciamento avrebbe adempiuto il ministero a lui affidato

IV ESIGERÀ DA PARTE DEL PROFETA, E GUADAGNERÀ DALLA GRAZIA DI DIO, UN CORAGGIO INTREPIDO E INVINCIBILE. (Vers. 17,18)

V IL SUO FINE E IL SUO RISULTATO SONO BENEDETTI. "Costruire e piantare" (ver. 10). Il terreno ingombrante doveva prima essere sgombreggiato e purificato, ma fatto ciò, il tessuto di una vera vita doveva essere innalzato, e i princìpi puri, santi e benedetti dovevano mettere radici nel cuore di tutti.

L'immensa bussola dell'opera del profeta

I L'AMPIA ESTENSIONE COPERTA DALLE PROFEZIE. Avevano a che fare principalmente con Gerusalemme e Giuda e tutte le famiglie della casa d'Israele. Ma questo era solo l'inizio. Essi continuarono ad influenzare nel modo più intimo tutte le nazioni e i regni. I principi della rettitudine, della verità e dell'autorità divina riguardano tutti. Esse non possono essere mantenute entro certi limiti geografici più di quanto non possano esserlo le nuvole e le piogge del cielo. In questo giorno, quando il Grande IO SONO venne dal giovane Geremia, egli lo pose sopra le nazioni e sopra i regni, e questa è la ragione per cui queste profezie, con le loro grandi liberazioni etiche, hanno ancora una presa così salda sulla cristianità, sui Gentili tanto quanto sui Giudei. Dovunque rimanga l'adoratore dei ceppi e delle pietre, dovunque si trovi l'oppressore, l'uomo che confida nel braccio della carne, e l'uomo che è completamente indifferente alla gloria di Dio, allora in quello stesso luogo c'è l'occasione di insistere molto strenuamente sulla continua applicazione delle parole di Geremia. I profeti erano più che patrioti indignati; Erano e sono tuttora testimoni di un ideale di umanità, in nessun luogo considerato come dovrebbe essere, e troppo spesso trascurato, se non sprezzantemente negato. Colui che uscì per condannare il suo proprio popolo per essere caduto nell'idolatria, condannò in tal modo anche altre nazioni per non essersene allontanate. Il vangelo per ogni creatura è preceduto da un corpo di profezie, che si mostra anche riguardo a ogni creatura, non per laboriosa deduzione, ma per quelle parole esplicite che troviamo in questo versetto

II LA PROFONDITÀ DELL'OPERA A CUI PUNTANO QUESTE PROFEZIE. L'opera non è solo ampia; È profondo quanto largo. L'obiettivo finale è espresso in due cifre:

1. Costruzione

2. Piantagione

Su queste due figure Paolo si sofferma in modo molto suggestivo scrivendo ai Corinzi. L'opera costruttiva di Dio nell'anima umana ha bisogno di più di una figura sufficiente per illustrarla. Ma ogni vero edificio deve poggiare su fondamenta sufficienti; tutte le piantagioni divine, se devono arrivare a qualcosa, devono essere in un terreno adatto. Perciò si procede prima di un lavoro senza risparmio, quello di distruggere le cose già esistenti. Gli edifici già eretti devono essere abbattuti; Le piante già in crescita devono essere sradicate e messe al di fuori della possibilità di un'ulteriore crescita. Abbiamo fatto cose che avrebbero dovuto essere lasciate incompiute; e la parola a Geremia è che devono essere disfatte, affinché le cose che dovrebbero essere clonate possano essere compiute pienamente. I termini che indicano la distruzione sono moltiplicati per enfatizzare la necessità e prevenire la fuga in un compromesso rovinoso. Non ci deve essere alcuna attaccatura di un nuovo edificio a certe parti umanamente care del vecchio. Le costruzioni secondo la volontà di Dio non devono essere soggette a una descrizione come quella dell'immagine che Nabucodonosor vide nel suo sogno; Tutto deve essere forte, puro e bello dal seminterrato alla vetta. Nel giardino del Signore non ci può essere mescolanza di piante celesti e terrene. Una pulizia netta, tale è necessaria per la gloria di Dio e la benedizione dell'uomo. Così, all'inizio, viene dato un accenno all'ostilità che Geremia avrebbe provocato. Abbattere significa l'espulsione di sé dalla sua fortezza e il suo lutto di tutto ciò che apprezzava. Ogni mattone staccato, ogni pianta sradicata, intensificava l'inimicizia di un grado in più. "Distruggere", "rovesciare" sono le uniche parole che si possono pronunciare finché rimane qualcosa in cui l'orgoglio e l'egoismo umano traggono piacere. Ma allo stesso tempo, il profeta va avanti per costruire e per piantare. Non toglie nulla se non ciò che lascia dietro di sé qualcosa di infinitamente migliore. Quando Dio ci manda un messaggero, la sua prima grande parola è "esauriente"; e anche se deve farsi strada attraverso dolori umani, lacrime, mormorii e semi-ribellioni, si attiene alla parola. Ricordate, dunque, che chi abbatte costruisce anche; chi sradica pianta anche; e costruisce e pianta per l'eternità.

11 Vers. 11-16. - Due prove o prove della vista interiore di (Geremia. 2Re 6:17 Gli sono concesse due visioni, che deve descrivere. Il primo esprime la certezza della sua rivelazione profetica; il secondo ne indica il contenuto

Un bastone di mandorlo. Il nome qui adottato per il mandorlo è particolarmente adatto a questo proposito. Significa "sveglio"; la mandorla, che fiorisce in gennaio, è la prima a "svegliarsi" dal sonno dell'inverno

Vers. 11, 12.- La verga della mandorla

La verga di mandorlo che germoglia precocemente è il simbolo dell'atteggiamento vigile di Dio in una crisi degli eventi umani. Il modo di agire di Dio in questo periodo della storia ebraica può essere considerato tipico di ciò che possiamo aspettarci di nuovo in circostanze simili

CI SONO OCCASIONI IN CUI LA VIGILANZA E L'ENERGIA DI DIO SONO PARTICOLARMENTE MANIFESTE. Dio non dorme mai. Salmi 121:4 Mentre noi dormiamo, egli veglia. Anche se. Non ci accorgiamo della sua presenza e nemmeno ci pensiamo, ci guarda ancora e non cessa mai di svolgere la sua attività. Eppure si dice che si sveglia come se si svegliasse dal sonno, Salmi 44:23 perché a noi sembra essere più sveglio in una stagione che in un'altra

1. Ci sono momenti in cui Dio veglia invisibile, e momenti in cui ci manifesta la sua vigilanza con le sue azioni; allora si dice che si sveglia

2. Dio generalmente agisce in modo silenzioso, inosservato e senza interferire direttamente con noi; ma di tanto in tanto la sua incessante attività è più pronunciata, e si avverte specialmente opponendosi al nostro corso; allora sembra che Dio si sia svegliato. Questi tempi sono terribili crisi dell'esistenza. Dovremmo essere pronti ad aspettarceli, e non presumere l'attuale oscurità delle azioni divine. Un giorno sarà come se Dio si fosse svegliato con la voce di una tromba e la potenza di un esercito improvvisamente rivelata

DIO NON RITARDA MAI LA SUA AZIONE OLTRE IL TEMPO DOVUTO. Quando è il momento per Dio di "svegliarsi", si "sveglia". Sembra che si sia attardato; ma ha un motivo per aspettare

1. Non viene alla liberazione nel momento in cui lo aspettiamo

(1) poiché è bene che dovremmo essere provati dalle angosce, o

(2) perché gli scopi più elevati al di là della nostra vita devono essere raggiunti attraverso le cose che ci causano problemi, o

(3) perché non abbiamo cercato il suo aiuto con vera fede e sottomissione, o

(4) per cause che vanno oltre la nostra comprensione

2. Non viene in giudizio

(1) perché aspetta che il peccato maturi, o

(2) perché è longanime e dà tempo per pentirsi, o

(3) perché nell'atto del giudizio sono coinvolte questioni più grandi di quelle che ci toccano. Tuttavia, in entrambi i casi arriva al momento giusto. Non è un Dio indolente. È sveglio e le sue azioni possono essere rappresentate dal ramo di mandorlo

III I GIUDIZI DI DIO A VOLTE CADONO ALL'IMPROVVISO E RAPIDAMENTE. Potremmo avere solo un breve avvertimento del loro avvicinamento. La loro esecuzione può essere rapida. La tempesta, che si sta preparando da tempo, potrebbe scoppiare rapidamente. La messe che è maturata lentamente può essere raccolta in fretta. Il giudizio imminente può non essere compreso fino a quando non è troppo tardi per sfuggire. Quando la pioggia cominciò a cadere, era troppo tardi perché l'uomo cercasse rifugio nell'arca. Quando gli ebrei videro avvicinarsi le schiere di Nabucodonosor, non c'erano mezzi per salvare il loro paese dalla rovina. È sciocco e sbagliato trascurare la salvezza di Dio fino a quando non discerniamo il suo giudizio che incombe su di noi. "Oggi, se volete udire la sua voce, non indurite il vostro cuore".

Vers. 11-16. - Le visioni di Geremia

IO COSA ERANO? (Cf. vers. 12-14)

II PERCHÉ ERANO? Con ogni probabilità, per imprimere vividamente nella mente del profeta il messaggio che stava per trasmettere, e quindi garantire che quel messaggio fosse consegnato con maggiore potenza. Da qui la domanda: "Che cosa vedi?" (ver. 11) aveva lo scopo di risvegliare e catturare la sua attenzione, e per la stessa ragione, quando quell'attenzione era stata risvegliata, viene data la lode divina: "Tu hai ben visto". Cfr. per domande simili e visioni simili, Versetto 13; Geremia 24:3; Amos 7:8; 8:2; Zaccaria 4:2; 5:2, e in ogni caso il motivo sembra essere stato lo stesso

III I LORO SUGGERIMENTI PER NOI STESSI

1. Riguardo alla punizione del peccato da parte di Dio

(1) Il fatto che non ci sia evidente non è una ragione per negarlo. Certamente la visione del fusto, o ramo, del mandorlo non l'avrebbe fatta pensare ad un osservatore ordinario. E nemmeno la seconda visione, quella della pentola ribollente, anche se senza dubbio presentava un aspetto un po' più travagliato. Eppure entrambi avevano bisogno che il loro significato e la loro interpretazione fossero dati. Il loro significato non risiedeva in superficie. Solo un occhio divinamente illuminato poteva vedere che il mandorlo che germogliava precocemente e che, essendo più avanti di tutti loro nel produrre i suoi frutti, era chiamato l'albero "sveglio" o vigilante, significava che il Signore era vigilante sulla sua parola di adempierla". Né l'interpretazione della seconda visione era molto più evidente di quella della prima. E così continuamente, in relazione agli uomini empi, avvengono eventi e vengono dati segni di vario genere, i quali a coloro che sono istruiti su Dio dicono chiaramente come Dio "vigila sulla sua parola per adempierla", ma agli altri non dicono nulla del genere. Sono come il mandorlo e il vaso ribollente del profeta, che non aveva alcun significato fino a quando non gli fu fatto notare. Il popolo di Giuda e di Gerusalemme non vide nulla in queste circostanze, non più di quanto non lo vedesse nelle visioni del profeta, che li allarmasse molto. E così, ancora, gli uomini empi si sentono a proprio agio in presenza di fatti e indizi che riempiono coloro che credono alla Parola di Dio di indicibile allarme. Quanto è stolto, dunque, considerare l'indifferenza, l'impotenza di comprendere i segni di Dio, che caratterizzano gli uomini empi, come una prova dell'irrealtà di ciò che Dio ha dichiarato! "Come avvenne ai giorni di Noè, così sarà", ecc. Lot era come "uno che si faceva beffe dei suoi generi". Gli ebrei crocifissero nostro Signore perché egli vide e dichiarò così chiaramente il carattere dei loro capi fidati e la distruzione che stava arrivando, una distruzione ancora più terribile di quella predetta da Geremia. Ma i Giudei non videro né credettero a nulla del genere

(2) Il fatto che sia per mezzo di leggi naturali non lo rende meno la punizione di Dio per il peccato. La rapida crescita e la resa del mandorlo erano una cosa perfettamente naturale: non c'era alcuna interferenza con il corso ordinato che tali forme di vita vegetale assumono. E la guerra tra gli imperi d'Egitto e di Babilonia, nel vortice e nel vortice in cui Gerusalemme fu trascinata e trascinata giù; Tutto ciò di cui parlò la seconda visione del profeta, non era forse l'inevitabile, anche se triste, disgrazia di un potere minuscolo come quello di Giuda e di Gerusalemme quando si trovarono in circostanze simili? La sua sorte era a est, proprio nel luogo in cui si incontravano i due mari in tempesta d'Egitto e di Babilonia. Che meraviglia se la sua povera piccola barca è andata in pezzi sotto la violenza di quelle onde? Era abbastanza triste, ma tuttavia perfettamente naturale; anzi, si potrebbe dire, inevitabile. E così sarebbe del tutto possibile spiegare tutta la punizione di Dio, e considerarla come la fioritura precoce del mandorlo, e come i guai ribollenti che devono abbattersi su piccoli regni posti come Giuda, quando i grandi imperi da entrambe le parti vanno in guerra, come solo ciò che c'era da aspettarsi, ciò che era in armonia con l'ordine naturale delle cose. Chiunque legga Gibbon, e dal suo racconto del declino e della caduta dell'impero romano, non ricaverebbe alcuna idea di una giustizia divina sorta per infliggere una meritata punizione a un popolo terribilmente corrotto e degradato. I credenti in Dio possono vederlo, e lo vedono, ma il grande storico non si è sentito in dovere di indicare una tale causa della lunga serie di disastri che egli narra in modo così eloquente. L'ispirato profeta e veggente di Patmos, tuttavia, ha fatto questo; e nel Libro dell'Apocalisse, i guai che si abbattevano su quell'impero macchiato di sangue sono raccontati in forma simbolica ma terribile, e in connessione con quella malvagità che sfidava Dio che era la fonte e la causa di tutti loro. E così oggi, sotto la copertura del fatto che Dio opera secondo l'ordine naturale delle cose, gli uomini eludono l'insegnamento degli eventi che li accadono. Poiché Dio punisce il peccato con l'azione delle sue leggi naturali, gli uomini negano che egli punisca affatto il peccato. La sua mano non è riconosciuta in esso, e quindi non si risveglia alcun pentimento. Si ritengono sfortunati, e questo è tutto. Se volessimo essere più fedeli a noi stessi, dovremmo "udire la verga e chi l'ha stabilita", Nessuna calamità o disastro viene senza significato e intenzione; Essi sono inviati per scopi morali e spirituali, per quanto possano sembrare solo eventi naturali e necessari. Ognuno di loro ammetterà, se interrogato: "Ho un messaggio da Dio per te".

(3) Aumenterà di gravità se ce n'è bisogno. La prima visione è semplicemente quella del mandorlo; un emblema di gentilezza piuttosto che di severità. Ma la seconda visione, quella del calderone bollente, suggeriva un etere lontano e una visita più terribile. cfr. le piaghe in Egitto, che aumentavano di terribilità man mano che procedevano. Ed è sempre così fino al "fuoco divorante" Ebrei 12:29

(4) Spesso proviene da ambienti inaspettati. L'"animale domestico ribollente, che il profeta vide, aveva la faccia rivolta a nord. Ora, il lettore della storia dei tempi di cui parla il nostro profeta, i tempi del re Giosia, saprà che era dal sud, dall'Egitto, che si aspettavano che sarebbero sorti dei problemi. E nel capitolo successivo (vers. 16) si fa menzione dei problemi che sorsero da quella parte, sebbene non sia facile dire a quale evento particolare ci si riferisca. Ma il grande guaio doveva venire dal nord, dall'ultimo quartiere da cui lo avevano previsto. Il re Giosia perse la vita per rendere un buon servizio a quella potenza settentrionale, il grande regno assiro, combattendo contro l'Egitto. Non c'era quindi da aspettarsi che da lì venisse la calamità. Ma ciò nonostante, fu di là che avvenne la loro grande sconfitta e distruzione. E poco sanno i trasgressori contro Dio, né nemmeno sognano, da dove sorgeranno i suoi giudizi contro di loro. Non è solo "in un'ora simile", ma da un luogo "che non pensano, che il dispiacere divino si abbatte su di loro. Un trasgressore contro Dio non è al sicuro da nessuna parte: nulla può essere visibile ai suoi occhi, tutto può procedere in modo ordinato, ed egli può avere piena fiducia che tutto va bene. Ma nonostante ciò, gli eventi che accadranno presto potrebbero dimostrare che egli ha letto male tutta la provvidenza di Dio, e che la sua sicurezza è minima dove pensava fosse più grande e più certa. Felice, e felice solo è colui che ha fatto del Signore Dio la sua fiducia, e della cui speranza è il Signore

2. Riguardo all'amore divino. Abbiamo visto perché queste visioni sono state date. Essi ci rivelano quell'amore divino che vuole mettere in guardia gli uomini dalle vie che portano su di loro giudizi così dolorosi. Il desiderio di Dio di salvare gli uomini colpevoli, di non lasciare nulla di incompiuto con il quale possano essere convertiti e trattenuti dal male, è manifesto in tutto questo. Non avrebbe voluto che il suo messaggio mancasse il bersaglio a causa della mancanza di profonda impressione e di vivida comprensione della verità da parte del messaggero. - C

Vers. 11-14.- Il mandorlo e il vaso ribollente

Colui che mise la sua parola nella bocca del profeta mise anche una nuova facoltà di visione nei suoi occhi, e gli diede di vedere segni tali che tendevano a fissare permanentemente nella sua mente profonde convinzioni riguardo alla potenza e ai propositi di Dio. In questo modo il profeta fu rassicurato della sua capacità di vedere più di quanto gli altri potessero vedere. Sia con gli occhi che con le orecchie era fortificato nella consapevolezza che il suo ufficio profetico non era un vanto

I LA VERGA DEL MANDORLO. Probabilmente una verga come quelle che furono deposte nel tabernacolo durante la notte per certificare al di là di ogni dubbio l'ufficio divinamente nominato di Aronne Numeri 17. Possiamo esserne abbastanza certi che questo racconto sarebbe stato trasmesso con particolare cura di generazione in generazione del sacerdozio, e ad esso la mente di Geremia potrebbe essersi subito rivolta. Quella verga che una volta aiutava il sacerdote ora si trova ad aiutare il profeta. Era il segno di quanta energia vivente e fruttifera potesse sgorgare dove c'era solo l'apparenza della morte. Gli uditori delle profezie di Geremia potrebbero dire di non aver visto alcun segno di calamità imminenti. In tutta fiducia in se stessi potrebbero dire: "La pace e la prosperità dureranno oltre il nostro tempo". E così Geremia va avanti con il ricordo della verga di mandorlo, ben sicuro che per la potenza di Dio le cose più inaspettate possono accadere con la massima subitaneità. Le parole della profezia possono rimanere a lungo dormienti, e alcuni possono trattarle come morte e obsolete; ma nessuno può dire in quale momento la lunga quiete possa iniziare l'attività più vigorosa. Non fu tutto d'un tratto, dopo un lungo periodo di quiete, che Gesù uscì con un'improvvisa esplosione di miracolosa energia e di saggezza d'insegnamento? Sono proprio coloro che sono morti da tempo nelle trasgressioni e nei peccati che a volte spaventano il mondo con un'improvvisa esuberanza della vita divina dentro di loro

II LA PENTOLA RIBOLLENTE. Ecco di nuovo l'esibizione di energia e un improvviso e irresistibile cambiamento dalla quiete al movimento furioso e minaccioso. Una pentola che bolle con la veemenza del fuoco sotto di essa, è un eccellente emblema di come Dio può suscitare la sua ira distruttrice contro i ribelli. Cosa c'è di più silenzioso dell'acqua che si trova nella pentola? Cosa c'è di più silenzioso del carburante prima che venga acceso? Eppure il tocco leggero di una fiamma molto piccola manda in attività combustibile e acqua, e quell'attività si trasforma presto in furia. L'acqua che fino a pochi minuti fa era ferma e fredda ora è turbolenta e bollente. Allo stesso modo, Dio può prendere queste "famiglie dei regni del nord" e farne gli strumenti della sua ira e del suo castigo, poco consapevoli come sono di tutto l'uso a cui sono destinate. Dappertutto, nelle immediate vicinanze di noi, ci sono forze latenti di distruzione, e queste con sorprendente rapidità possono diventare evidenti . Pensate a quanto presto i cieli belli e rallegranti potranno riempirsi degli elementi della tempesta mortale.

"Che cosa vedi?"

Amos 7:8; 8:2; Zaccaria 4:2; 5:2. Il veggente è incoraggiato e spinto all'esercizio dei suoi doni. Il suo primo dovere è chiaro, cioè mettere alla prova le proprie facoltà di visione; e poi, a riflettere sul significato di ciò che vede. Cantici, i dotati spiritualmente, sono chiamati a compiere l'opera speciale alla quale sono stati chiamati; e il dono appena scoperto li eleva in una nuova sfera di responsabilità e di azione

I DONI DATI DA DIO SONO UN'AMMINISTRAZIONE DA ESERCITARE CON LA MASSIMA ATTENZIONE E IMPEGNO

II NON POSSIAMO DIRE QUANTO SIAMO DOTATI FINCHÉ NON CI SFORZIAMO AL MASSIMO; E I MIGLIORI DONI POSSONO ESSERE MIGLIORATI DALLA COLTIVAZIONE

IL BENESSERE DELLE MOLTITUDINI PUÒ DIPENDERE DALLA FEDELTÀ DI UNA PERSONA. A molti ci si potrebbe chiedere: "Vedono affatto?" La visione è un dono divino per coloro che devono essere leader degli uomini; e in misura minore è dato a tutti per la loro salvezza, se solo apriranno gli occhi.

12 Affretterò la mia parola; letteralmente, sono sveglio sulla mia parola; alludendo al significato della parola ebraica per mandorla

Vers. 12-16. - Affrettare i mali

Per il primo fico, Confronta Matteo 24:32. La visione del profeta è duplice, cioè una verga di mandorlo che veglia e una pentola bollente. Sono simboli di rapida realizzazione e di invasione violenta. Come la verga del mandorlo è sveglia o pronta a germogliare quando viene piantata, e "si sveglia per prima dal sonno dell'inverno", così i mali preparati da Dio si avvereranno rapidamente. La pentola in ebollizione sembrerebbe essere quella dei Caldei, che invasero Israele da nord. Con la stessa rapidità e violenza con cui la pentola bolle, così Dio farà sì che l'ira degli uomini lo lodi. I mali si stanno rapidamente avvicinando, ma sono autoprodotti da Israele. Quando confrontiamo questa affermazione con il carattere indulgente di Dio, dobbiamo sentire quanto grande sia il peccato e la provocazione che potrebbero spingerlo. Eppure, sull'orlo della sua vendetta distruttiva, egli ricorda la misericordia, e farà pentire il suo popolo. Avviso-

I PECCATORI NON DEVONO CONCLUDERE CHE SONO AL SICURO A CAUSA DELL'ATTUALE IMMUNITÀ. Geremia era come l'occhio d'Israele appena aperto ai pericoli incombenti. Molti avrebbero già rifiutato il suo messaggio; Ma l'avvertimento è dato:

1. Attraverso una mente intensamente sensibile, affinché possa produrre una vivida impressione sull'immaginazione e sul cuore di coloro che ascoltano il profeta

2. Stagionalmente, affinché, sebbene rimanga solo poco tempo, ci possa essere l'opportunità di pentimento e di riforma

DIO INIZIA IL CASTIGO DEL SUO POPOLO CON DOLCEZZA, MA SE NON SI PENTONO AUMENTERÀ E AFFRETTERÀ I SUOI GIUDIZI FINO A QUANDO IL MALE NON SARÀ COMPLETAMENTE FINITO. Il primo emblema è quello di uno sviluppo rapido ma naturale; altrimenti è indefinito. Il secondo è più indicativo della punizione e della distruzione. Il primo parla solo della punizione che può essere necessaria di tanto in tanto, e dell'incessante vigilanza del Dio offeso; il secondo è improvviso, travolgente e al di là di ogni calcolo o misurazione

III L 'IDOLATRIA È IL PECCATO DI CUI DIO È PIÙ INTOLLERANTE. È il trasferimento di affetto e fiducia a un oggetto indegno, e un insulto a Dio e degradante per se stessi. Coloro che vi si abbandonano sono avvertiti che la loro punizione sarà costante e rapidamente successiva; e che sono sull'orlo di un segnale, terribile manifestazione dell'ira divina.

13 Una pentola ribollente. C'è una varietà di parole ebraiche per "pentola". La parola eroe usata suggerisce un recipiente di grandi dimensioni, poiché in tale si poteva cucinare una minestra per un'intera compagnia di profeti. una pentola o un calderone. 2Re 4:38 Da Ezechiele 24:11 possiamo dedurre che era di metallo. Una "pentola ribollente" nell'antica poesia araba è una figura per la guerra. Lo stesso simbolo ricorre in Ezechiele 24:3-12, ma con un'applicazione diversa. La sua faccia è verso il nord, anzi, verso il sud; letteralmente, dalla faccia del nord. La "faccia" dell'animale domestico è il lato rivolto verso il profeta. Possiamo supporre che il contenuto sia sul punto di traboccare

Vers. 13, 14.- La pentola ribollente

LA VISIONE DELLA PENTOLA RIBOLLENTE PREFIGURA L'AVVICINARSI DEL DESTINO. Dio sta per 'tenere la sua sessione' su Gerusalemme e sulle città di Giuda

1. Coloro che sono più favoriti da Dio devono aspettarsi il giudizio più severo se si dimostrano infedeli a lui. Gli ebrei erano un popolo favorito. I loro privilegi erano grandi; Se hanno abusato di questi, la loro colpa e la conseguente punizione devono essere proporzionalmente grandi. Perciò, invece di considerare le passate misericordie di Dio come un motivo per sperare di sfuggire alle punizioni delle nostre offese, dovremmo vedere in esse la misura delle sue future severità su di noi se pecchiamo di fronte agli speciali incentivi alla devozione offerti da quelle misericordie

2. La rivelazione del giudizio imminente è un grande motivo per predicare fedelmente. Questa visione della pentola che ribolle viene data a Geremia per spronarlo a svolgere i suoi doveri profetici. Gran parte del suo lavoro consisteva in cupe previsioni di sventura imminente. Questo era peculiare dell'epoca. Ci sono epoche in cui una predicazione simile è particolarmente appropriata. Ma poiché il peccato porta sempre alla morte, il predicatore è sempre chiamato a levare una voce di avvertimento

II LA VISIONE DELLA PENTOLA RIBOLLENTE ILLUSTRA IL CARATTERE DEL DESTINO CHE SI AVVICINA

1. Viene preparato gradualmente. Il recipiente viene riscaldato lentamente fino al punto di ebollizione. La colpa del peccato si accumula e le conseguenze negative si accumulano con forza fino a quando irrompono sulla vittima con l'energia di un'ira a lungo repressa

2. Scoppia all'improvviso. Improvvisamente il vaso ribolle. Il giudizio può essere ritardato e graduale nella preparazione, e tuttavia sorprenderci improvvisamente quando alla fine cade su di noi

3. È violento e travolgente, poiché la pentola ribollente suggerisce furia, tumulto e, nel suo traboccare, un precipitare del suo contenuto bollente

III LA VISIONE DELLA PENTOLA RIBOLLENTE SUGGERISCE LA FONTE DEL DESTINO CHE SI AVVICINA. La pentola veniva girata verso sud e riscaldata dai fuochi a nord

1. La punizione può arrivare dal quartiere più improbabile. Gli ebrei si erano rivolti a Babilonia per amicizia, e da Babilonia venne la loro rovina. I nostri amici più fidati possono diventare gli strumenti della nostra sofferenza più acuta

2. La violenza illegale può essere annullata dalla provvidenza per realizzare i fini delle giuste leggi di Dio. La condanna non deve venire dall'interno del raggio d'azione della teocrazia e attraverso l'influenza di coloro che hanno consapevolmente eseguito il decreto divino, ma da regioni lontane, completamente al di là della luce della religione d'Israele. Così Dio fa sì che l'ira dell'uomo lo lodi. Le tempeste e i terremoti, le rivoluzioni e le invasioni, i tumulti della natura e i tumulti del mondo umano, producono buoni risultati ultimi nel purificare e purificare l'aria, spazzare via la corruzione pestilenziale e preparare un ordine nuovo e salutare

3. Le razze meridionali più lussuose sono state frequentemente visitate da terribili invasioni di razze più robuste provenienti dal nord. Gli Sciti in Oriente, i Goti in Occidente, furono flagelli di Dio, e flagelli salutari, che aiutarono a riformare i popoli corrotti e indolenti che vivevano nel terrore delle loro invasioni. Dovremmo vedere saggi e buoni propositi della provvidenza in questi terribili eventi della storia generale, come li vediamo nella storia speciale di Israele

14 Fuori dal nord. Prima della battaglia di Carchemish, i Babilonesi sono menzionati solo vagamente come un popolo del nord. vedi Geremia 4:6 6:1,22 10:22 A rigor di termini, erano un popolo orientale dal punto di vista della Palestina; ma la strada carovaniera che gli eserciti caldei dovevano prendere entrava in Palestina a Dan, comp. Geremia 4:15 8:16 e poi procedeva verso sud. (Sulla questione se si parli di un'invasione scita, almeno congiuntamente a quella babilonese, vedi Introduzione). Un male; piuttosto, il male; vale a dire la calamità che, nell'oscurità sempre più profonda, costituisce il fardello dei discorsi del profeta. Scoppierà; letteralmente, si aprirà; cioè liberare aprendo (cfr. l'uso dello stesso verbo in Isaia 14:17, letteralmente, "non scioglie i suoi prigionieri verso casa; " e Amos 8:5, letteralmente, "affinché possiamo aprire", cioè "produrre grano"). C'è, tuttavia, qualche difficoltà a spiegare la scelta di questa espressione. Potremmo infatti supporre che il calderone avesse un coperchio, e che la rimozione o la caduta di questo coperchio sia l'"apertura" a cui si riferisce la frase

15 Chiamerò io; letteralmente, sto chiamando, cioè sto per chiamare. I regni del nord; alludendo forse alla varia origine della popolazione dell'Assiria e della Babilonia. Ma più probabilmente è semplicemente una frase suggestiva, per l'ampia estensione dell'impero ostile a cui si fa riferimento. Geremia 25:9 Ognuno metterà il suo trono, ecc. I re, o. i generali, che rappresentano "tutte le famiglie, ecc., stabiliranno l'alta sede del potere e dell'autorità giudiziaria nell'ampio spazio all'interno della porta della città, che costituiva il foro orientale. Genesi 23:10 Giosuè 20:4 Giobbe 29:7 31:21 Là gli assediati sarebbero dovuti venire per arrendersi (2Re 24:12) e per ascoltare la loro sorte. Una predizione simile viene fatta riguardo a Nabucodonosor. Geremia 43:9,10 È vero che si dice che la sede dell'autorità sia posta all'ingresso del palazzo, ma questo era in realtà un altro luogo dove si era soliti amministrare la giustizia. Geremia 22:2,3 Il punto di vista di Girolamo, adottato da Rosenmüller e Nagelsbach, secondo cui "fissare il proprio seggio" significa "assediare" è contro l'uso e non si accorda con le parole iniziali del Versetto 16. C'è, tuttavia, un elemento di verità in esso. Il giudizio eseguito ministerialmente dai re o generali del nord cominciava con l'assedio di Gerusalemme e delle altre città, e da qui le parole con cui il profeta continua. E contro tutti i muri, ecc. Avremmo dovuto aspettarci qualcosa come "e si schiereranno contro", ecc.; comp. Isaia 22:7 si veda, tuttavia, l'ultima nota

16 Pronuncerò i miei giudizi; oppure, terrò su di loro una corte di giustizia; letteralmente, pronuncerò giudizi con loro. L'espressione è peculiare di Geremia, comp. Geremia 4:12; 12:1; 39:6; 52:9, e include sia l'interrogatorio dell'accusato, sia la sentenza giudiziaria. vedi Geremia 39:5 52:9 Tutta la loro malvagità, ecc. La loro "malvagità", cioè la loro infedeltà a Geova, si manifestò nel bruciare incenso ad "altri dèi" e nell'inchinarsi alle loro immagini. "Incenso bruciato" è, tuttavia, un senso troppo ristretto. Il significato radice del verbo è essere fragrante, e le coniugazioni causative significheranno strettamente solo "fare un odore soave", sia con l'offerta di incenso che con gli olocausti. Geremia 11:12 2Re 23:8 -- , dove una coniugazione causativa è usata nello stesso senso ampio qui postulato; anche Salmi 66:15 e Isaia 1:13 -- , dove la parola solitamente tradotta "incenso" sembra piuttosto significare "un fumo dolce" Il profeta dice, "di altri dèi" (non "di falsi dèi"), per riguardo all'ignoranza dei suoi ascoltatori, per i quali Baal e Moloch erano realmente come dèi; infatti, quella parola espressiva (cfr.) che Isaia usa dieci volte per esprimere l'irrealtà degli altri cosiddetti dèi, ricorre una sola volta, e poi non proprio nello stesso senso vedi Geremia 14:14 in Geremia. Ma il rigido monoteismo del profeta è dimostrato da passaggi come Geremia 2:27; 8:19; 16:20

17 Cingetevi i lombi, come fa un orientale prima di fare qualsiasi tipo di sforzo fisico, sia camminando, Esodo 12:11 2Re 4:29 correndo, 1Re 18:46 o combattendo. Giobbe 12:21 Non ti sgomentare. Una mancanza di fiducia da parte di Geremia si manifesterà nella sua totale sconfitta da parte dei suoi nemici. "Sgomento" in ebraico ha un duplice riferimento, soggettivo ("sgomento") e oggettivo ("rovina", "sconfitta"). Entrambi i riferimenti possono essere illustrati da questo versetto. Comp. il comando e-ver. 18-premessa a Geremia con il comando e la promessa a Ezechiele 3:8,9

Vers. 17-19.- Incoraggiamenti alla fedeltà

Non fu facile per Geremia, giovane, modesto e sensibile, farsi avanti con coraggio e minacciare il giudizio di Dio contro il suo paese. Ma se Dio chiama un uomo a un compito, lo aiuterà a portarlo a termine, e Geremia riceve incoraggiamenti proporzionati al suo dovere

I IL DOVERE. Considerate cosa includeva il dovere di servire fedelmente il profeta

1. Energia. Egli deve cingersi i fianchi e alzarsi. Dio non si accontenta della sottomissione passiva alla sua volontà, Dio non può essere servito fedelmente dagli indolenti. Tutti i nostri poteri sono necessari per il suo servizio, e devono essere impiegati senza distrazioni

2. Obbedienza. Geremia deve dire proprio ciò che Dio gli comanda. La fedeltà non è semplicemente devozione a Dio, è devozione secondo la sua volontà, la devozione dei servi, non quella dei patroni

3. Completezza. Il profeta deve dire "tutto" ciò che Dio gli comanda. È un tradimento per l'ambasciatore sopprimere quegli elementi della sua commissione che gli sono sgradevoli. Il servo di Dio non deve scegliere dalla rivelazione della verità divina le parole che si adattano al suo scopo e trascurare il resto. Egli non deve evitare di dichiarare "l'intero consiglio di Dio": minacce come pure promesse, detti difficili e misteri come pure dottrine chiaramente accettabili

4. Impavidità. "Non ti sgomentare". La paura non è solo dolorosa; è dannoso per lo sforzo paralizzante. La vigliaccheria è peccato

II GLI INCORAGGIAMENTI. È nostro dovere essere fedeli, anche se la fedeltà dovesse portarci alla rovina; ma un tale risultato non lo seguirà. Considerate i vari incentivi che Geremia riceve per assolvere fedelmente il suo difficile compito

1. Una rivelazione di verità importanti. Dio dice: "Tu dunque cingi i tuoi lombi", ecc. La parola "perciò" ci riporta alle visioni della verga di mandorlo e del vaso ribollente. Le verità rivelate in queste visioni forniscono al profeta un motivo per dichiararle. Il veggente dovrebbe diventare un profeta. La verità non è proprietà privata di pochi; è il legittimo patrimonio di tutti. È dovere di chi sa illuminare l'ignorante. Questo è particolarmente il caso per quanto riguarda le verità spirituali, le verità pratiche e le verità che riguardano il più alto benessere dell'umanità

2. Un avvertimento del dispiacere divino. "Non ti sgomentare davanti a loro, perché io non ti faccia sgomentare". Il timore di Dio è una salvaguardia contro il timore dell'uomo. La codardia provoca pericolo. Il cristiano non ha un'armatura per la schiena

3. L'assicurazione della protezione divina. Questo è dato in una successione di immagini forti, perché possa essere percepito in tutta la sua certezza e importanza. Perché abbiamo bisogno non solo di sapere che Dio ci proteggerà, ma di renderci conto di questo se vogliamo essere coraggiosi e forti. Così Geremia è fatto sentire che, nonostante la sua giovinezza e sensibilità, sarà forte come una fortezza e saldo come mura di bronzo, nessuno è così indipendente davanti agli uomini come coloro che dipendono totalmente da Dio

4. Una promessa di vittoria sull'opposizione. Al giovane profeta viene insegnato ad aspettarsi l'opposizione

a. È sciocco ignorare l'avvicinarsi dei guai. Una sorpresa a volte porta a una sconfitta da parte di nemici molto inferiori. Il pericolo previsto è un pericolo superato a metà. La Bibbia non prende mai alla leggera le difficoltà e le difficoltà di Luca 10:3

b. Nessun motivo di fiducia è più stimolante della consapevolezza che il pericolo chiaramente e pienamente compreso sarà certamente superato. Questa fu l'assicurazione data a Geremia. La stessa assicurazione è offerta ad ogni fedele servitore di Dio. Isaia 43:1

La conseguenza di una paura irragionevole

Dio ha già esortato. Geremia coraggio, e gli diede le più forti assicurazioni della sua presenza immutabile. Ma ora aggiunge un avvertimento. La paura dei nemici di Dio porterà non solo sofferenza, ma anche vergogna. L'uomo che va a combattere per il suo paese, e si converte in vigliaccheria il giorno della battaglia, sfugge al nemico solo per morire di una morte vergognosa per mano del suo stesso popolo. Per affrontare le minacce degli uomini, dobbiamo avere nel nostro cuore non solo la forza di Dio, ma anche il timore di Dio. Coloro che si allontanano dalle armi dei nemici di Dio, che nella forza di Dio devono incontrare e vincere, trovano Dio stesso in armi contro di loro. Egli stesso confonde visibilmente e in modo evidente gli infedeli, e così anche nell'infedeltà del messaggero colui che lo manda è tanto più onorato. Fino a quel momento , naturalmente, Geremia non era stato processato, e in tutte le sue profezie non c'è alcun segno che la paura personale sia mai entrata nella sua mente. Aveva un'indole molto sensibile; Era spesso, quasi continuamente si può dire, oggetto di un'emozione deprimente, ma il timore di nessun uomo, per quanto dignitoso e potente potesse essere, lo dissuadeva dal denunciare apertamente le sue malefatte. Eppure, sebbene il profeta non cadde nell'infedeltà, era bene avvertirlo in anticipo. L'avvertimento non giunge mai in modo inappropriato a nessun servitore di Dio. Colui che sta in piedi non dovrebbe mai prendersela male se è esortato a stare attento a non cadere. E tutte le parole rassicuranti con cui Dio fa seguire l'avvertimento qui non rendono quell'avvertimento meno necessario. Il profeta doveva diventare come una fortezza, per quanto Dio potesse circondarlo di protezione; ma tutta la protezione non gli servirebbe a nulla, se diventasse negligente riguardo alla sua stessa connessione di fede con Dio. Quando la fede viene meno, tutto l'uomo spirituale diventa vulnerabile, e diventare vulnerabile porta presto ad essere effettivamente ferito.

18 Pareti di bronzo. Il plurale è usato al posto di un termine collettivo per l'intero cerchio di fortificazioni. Nel passo parallelo Geremia 15:20 ricorre il singolare; la stessa alternanza di plurale e singolare come in 2Re 25:10 1Re 3:1. La combinazione di figure esprime in modo sorprendente l'invincibilità di colui che ha la forza nel suo Dio. I re di Giuda. Perché il plurale? La maggior parte risponde, Perché Geremia avrebbe avuto a che fare con i sovrani successivi. Ma questo significato sarebbe stato altrettanto ben espresso dal singolare: "il re di Giuda", senza che fosse aggiunto alcun nome, si lamentava il re che di tanto in tanto regnava. Re di Giuda" in Geremia sembra avere un significato particolare, e includere tutti i membri della famiglia reale, che formavano una classe numerosa e potente. vedere su Geremia 17:20

Illustratore biblico:

Geremia 1

1 

VERSIONE ITALIANA DEL COMMENTARIO

“L’ILLUSTRATORE BIBLICO”

TESTO TRADOTTO E DISTRIBUITO GRATUITAMENTE

DA

ANTONIO CONSORTE

MARZO 2025

COMMENTO AL LIBRO

DI GEREMIA

L'ILLUSTRATORE BIBLICO

Aneddoti, similitudini, emblemi, illustrazioni; Espositivo, scientifico, geografico, storico e omiletico, raccolto da una vasta gamma di letteratura nazionale e straniera, sui versetti della Bibbia

INTRODUZIONE AL LIBRO DI GEREMIA

Il nome e la discendenza del profeta. - Il nome Geremia non era raro 1Cronache 12:13; 2Re 23:31 ; Confronta Geremia 35:3. Il nostro profeta è descritto più precisamente come "figlio di Chelchia" (1:1) , con il quale non dobbiamo intendere il sommo sacerdote con questo nome che ricopriva l'ufficio ai giorni di Giosia (2Re 22; 23) , poiché, invece dell'affermazione definitiva che dovremmo aspettarci allora, abbiamo solo un resoconto generale: "dei sacerdoti ad Anatot nel paese di Beniamino"; il sommo sacerdote aveva senza dubbio la sua sede a Gerusalemme; d'altra parte, i sacerdoti si stabilirono ad Anatot, l'antica città levitica Giosuè 21:18, l'attuale Anata (un'ora buona a nord-est di Gerusalemme; secondo Giuseppe Flavio, a venti stadi da Gerusalemme), probabilmente apparteneva, secondo 1Re 2:26, alla linea di Itamar, non a quella di Zadok. (C. Von Orelli.) Il nome di Geremia è significativo. Alcuni hanno supposto che significhi che egli è stato esaltato dal Signore. Altri affermano con più probabilità che significa posto dal Signore, come un solido fondamento, o inviato dal Signore, come un lampo dalla nuvola, o come una freccia da un arco. Qualunque sia l'etimologia che adottiamo, il nome Geremia suggerisce che, qualunque cosa abbia fatto e sofferto, tutto veniva dal Signore. Egli fu posto dalla mano di Dio come un faro solitario su un'alta torre, in una notte oscura, in un mare in tempesta; sferzato dalle onde e dai venti, ma mai scosso dalle sue fondamenta. (Il vescovo Chris. Wordsworth.)

Stato politico delle cose. - La sua chiamata all'ufficio profetico giunse nel tredicesimo anno di Giosia. Il pericolo si stava addensando ancora una volta intorno a Giuda, e a Geremia fu assegnata una posizione politica più diretta che a qualsiasi altro profeta. La distruzione dell'esercito di Sennacherib nel quattordicesimo anno di Ezechia (693 a.C.), sebbene non avesse liberato il paese dalle incursioni predatorie, aveva tuttavia posto fine a tutti i seri disegni da parte degli Assiri di ridurlo alla stessa condizione in cui Salmanassar aveva ridotto Samaria. Il pericolo della Giudea in realtà proveniva dall'Egitto da una parte e da Babilonia dall'altra. In Egitto, Psammetico pose fine alla suddivisione del paese e si rese unico padrone nel 649 a.C. Poiché regnò per cinquantaquattro anni, durante gli ultimi diciotto o diciannove anni della sua vita fu contemporaneo di Giosia, ma fu il suo successore Neco che uccise Giosia a Meghiddo. Nel frattempo, mentre l'Egitto cresceva in forza, così Ninive declinava, in parte per gli effetti dell'invasione scita, ma ancor più per la crescente potenza dei Medi, e per il fatto che Babilonia aveva raggiunto la sua indipendenza. Due anni dopo la battaglia di Meghiddo, Ninive cadde sotto un attacco combinato dei Medi di Ciassare e dei Babilonesi di Nabopalassar. Ma non sembra che Nabopalassar sia stato altrimenti un re bellicoso, e l'Egitto rimase la potenza dominante fino al quarto anno di Ioiachim. In quell'anno (586 a.C.) Nabucodonosor sconfisse Necao a Carchemish. Essendo succeduto pacificamente a suo padre, tornò in Giudea, e Ioiachim divenne suo vassallo. Dopo tre anni di schiavitù Ioiachim si ribellò 2Re 24:1 e morì. Tre mesi dopo suo figlio Ioiachin, la regina madre, e un gran numero di nobili e artefici furono portati prigionieri a Babilonia. L'ascesa dell'Egitto a potenza di prim'ordine sotto Psammetico (2:18, 36) sollevò la questione di un'intima alleanza con lui. Il giovane Geremia diede la sua voce contro di essa. Giosia riconobbe quella voce come ispirata e obbedì. Il suo obedienoe gli costò la vita a Meghiddo; ma quattro anni dopo Neco fu sconfitto da Nabucodonosor a Carchemish. In quel giorno fu deciso il destino della nazione ebraica e l'obiettivo principale della missione di Geremia cessò. Il ministero di Geremia apparteneva in realtà agli ultimi diciotto anni del regno di Giosia. La prova di Giuda era allora in corso, la sua salvezza era ancora possibile; anche se ogni anno la colpa di Giuda diventava più pesante, la sua condanna più certa. Ma agli occhi dell'uomo la sua punizione sembrava più remota che mai. Ioiachim era il vassallo volontario dell'Egitto, il potere supremo. Non c'è da meravigliarsi se, essendo un uomo irreligioso, disprezzasse tutte le predizioni di Geremia di una completa e precoce rovina; non c'è da meravigliarsi che egli distrusse l'elenco di Geremia, come testimonianza delle effusioni di puro fanatismo. Era la sua ultima possibilità, la sua ultima offerta di pietà; E mentre gettava i frammenti strappati del rotolo sul fuoco, vi gettò in simbolo la sua casa reale, la sua città condannata, il tempio e tutto il popolo del paese. Fu in questo quarto anno di Ioiachim che Geremia predisse intrepidamente la grandezza dell'impero di Nabucodonosor, e gli ampi limiti oltre i quali si sarebbe esteso. Questa profezia (Cap. 25) mise in pericolo la sua vita, così che "il Signore nascose" lui e Baruc (36:26). Quando Geremia riappare, Nabucodonosor stava avanzando su Gerusalemme per eseguire la profezia contenuta in 36:30, 31. E con la morte di Ioiachim si concluse il primo periodo della storia di Giuda. Anche se Geremia rimase con Sedechia e cercò di influenzarlo per il bene, la sua missione era finita. Egli stesso testimonia che la Chiesa ebraica era andata con Ioiachin a Babilonia. Sedechia e coloro che rimasero a Gerusalemme non erano che i rifiuti di un cesto di frutta da cui era stato raccolto tutto ciò che era buono (CAPITOLO 24), e la loro distruzione fu una cosa naturale. Geremia non ricoprì alcun incarico particolare nei loro confronti. (Dean Payne. Smith.)

La personalità di Geremia 101 guarda dal suo libro con più chiarezza individuale di quella di qualsiasi altro profeta. Egli si rivela come un'anima di natura gentile, arrendevole, dal cuore tenero, affettuoso, con quasi una sete d'amore da donna, con il quale certamente il ferre, l'inflessibile fermezza e l'inamovibile forza di resistenza che gli appartengono nella sua sfera profetica sono in strano contrasto. C'erano a loro volta due potenze diverse, molto divergenti: la carne umana nella sua debolezza, ma con tutti i suoi legittimi impulsi generosi; e lo Spirito Divino, con la sua forza illimitata. Benché il primo fosse completamente sottomesso al secondo, soffrì, sospirò, sanguinò sotto il pesante, quasi intollerabile, fardello impostogli dallo Spirito e dalla Parola di Dio. Senza dubbio il giovane ricevette le rivelazioni divine con delizia (15:16); ma gli fu difficile essere costretto a rinunciare a ogni gioia della giovinezza a causa della "mano del Signore" che venne su di lui, e ad essere obbligato a sperimentare e proclamare al suo popolo nient'altro che ira, rovina, guai. Quanto tutto questo ha colpito la sua inclinazione naturale (15:17s). Inoltre, l'ufficio di questo testimone di Geova era di per sé altamente tragico; doveva predicare il pentimento a un popolo infedele al suo Dio, pur sapendo che questa chiamata finale alla salvezza sarebbe passata inascoltata! Doveva raffigurare alla nazione e ai suoi capi dimenticatori di Dio il terribile pericolo che le derivava dalla sua colpa, e non fu compreso, perché nessuno voleva capirlo! Così egli stesso soffrì moltissimo sotto la disobbedienza della nazione che amava, senza poterla salvare. E nello stesso tempo lui, l'amico più caldo e nobile del suo paese, fu costretto a lasciarsi annoverare tra i traditori, come se fosse in combutta con il nemico! Eppure fu l'ispirazione di Dio che lo spinse a reprimere continuamente senza pietà ogni ingannevole speranza a cui il coraggio affondante si sforzava di aggrapparsi; Non la vigliaccheria, ma il coraggio, gli facevano dissuadere coloro che erano desiderosi di guerra; non il tradimento, ma l'amore per il popolo e per la città, lo spinsero a imporre la sottomissione al conquistatore scelto da Dio. Se una tale posizione, per certi aspetti simile a quella imposta a Osea negli ultimi giorni del regno settentrionale, sarebbe stata terribilmente difficile per chiunque, per il profondamente sensibile Geremia, che sentiva le ferite della sua nazione come proprie, era quasi schiacciante! Che colui che intercedette con cuore sacerdotale per Giuda si vide respinto nella sua costante intercessione davanti al trono di Dio (7:16; 11:14; 14:11; 18:20); che colui che si consumava per la salvezza del suo paese, e si sforzava solo di evitare la rovina minacciata da Dio, doveva ascoltare i sospetti e le ingiurie più aspre (9:1 e seguenti; 12:5 e seguenti; 15:10; 17:14-18; 18:23, ecc.), lo portavano spesso alla disperazione; né trattiene i suoi sentimenti. Nulla può più rallegrarlo e guarire le sue ferite interiori (8:18, 21); Vorrebbe potersi sciogliere in lacrime per il suo povero popolo (9:1; 13:17); avrebbe dimorato volentieri da solo nel deserto per sfuggire alla malvagità del suo ambiente (9:2) ; vorrebbe che Dio non lo avesse mai persuaso ad entrare al Suo servizio, poiché le parole di Dio lo fanno vacillare come il vino (23:9) e bruciare in lui come il fuoco, quando le sopprimerebbe (20:7 e seguenti). sì, in questo conflitto tra il suo cuore di sentimento umano e la parola inesorabile di Dio, egli vorrebbe non essere mai nato (15:10; 20:14-18), come Giobbe (3:1 e seguenti). Ma proprio perché ciò che il Signore gli annuncia è così doloroso e contrario ai suoi sentimenti e desideri naturali, è così certo che uno più forte è venuto su di lui; e si oppone con invincibile certezza di trionfo ai falsi profeti, che pubblicano i sogni lusinghieri del loro cuore come rivelazioni dall'alto. Di fronte a tutti gli attacchi esterni egli si erge come una colonna di ferro e un muro di bronzo (1:18; 15:20), mentre interiormente piange la rovina di Giuda e di Gerusalemme come nessun altro fa. (C. Von Orelli.) Geremia è stato paragonato a diversi personaggi della storia profana: a Cassandra, la profetessa troiana, al cui destino non si è mai creduto, sebbene non abbia profetizzato altro che la verità; a Focione, il rivale di Demostene nell'ultima generazione della grandezza ateniese, che sosteneva l'impopolare ma sana dottrina che, se Atene voleva sfuggire a mali peggiori, doveva sottomettersi pacificamente alla crescente potenza della Macedonia; a Dante, il cui stato natale, Firenze, era in relazione con la Francia e l'impero come la Palestina lo era con l'Egitto e Babilonia, mentre il poeta, come il profeta, poteva solo protestare senza effetto contro i mali che si aggravavano. (A. W. Streane, D. D.)

Geremia fedele come un profeta:

In mezzo al suo dolore, e anche nel più profondo sconforto, Geremia è fedele al suo compito di profeta, e audace nel proclamare la Parola del Signore. Sebbene il suo messaggio fosse in gran parte diretto agli affari immediati, indicava una dispensazione migliore, e le sue parole hanno un significato per tutti i tempi

1.) Vediamo la fedeltà alla sua vocazione trionfare sulla timidezza naturale per tutta la vita. Vedi le sue stesse parole (20:8, 9). Sembra che egli sia sempre stato consapevole della rassicurazione che gli è stata data alla sua chiamata (1:8; 15:20). E la sua fede nella promessa di Dio è illustrata nell'acquisto di un campo quando la rovina del paese era imminente (32)

2.) Le verità su cui insiste principalmente Geremia sono

(a) - Che la semplice attenzione all'adorazione o la venerazione per le sue forme è inutile (3:16; 7:8-11, 21-23). La legge dev'essere scritta sul cuore (4:4, 14; 17:9; 31:33)

(b) Di conseguenza l'individuo piuttosto che lo stato è l'oggetto della considerazione divina (5:1; 9:1-6; 18)

(c) Condannando in tal modo l'antico, Geremia anticipa un nuovo ordine di cose. Anche se parla poco di un Messia personale, prepara la Sua via (vedere 23:5-8; 30:4-11; 33:14-26). (James Robertson, D. D.)

L'insegnamento di Geremia è dovuto al fatto che egli riconobbe chiaramente il fatto che il proposito divino non poteva essere realizzato sotto le forme dello Stato ebraico, che la continuità e la vittoria della vera fede non potevano dipendere dalla continuità della nazione. Israele deve essere completamente disperso, e può essere riunito solo da una chiamata divina rivolta agli individui, e portandoli uno ad uno in una nuova alleanza con il loro Dio, scritta nei loro cuori. Qui, per la prima volta nella storia, il problema ultimo della fede si basa sul rapporto di Dio con l'anima individuale; ed è all'idea di Geremia del nuovo patto che l'insegnamento del Nuovo Testamento si collega direttamente. (Enciclopedia di Chambers.)

Per quanto si possa parlare di stile in Geremia, il suo stile riflette perfettamente tutte le articolazioni del pensiero e tutte le sfumature di emozione della sua mente. La sua era una natura caratterizzata dalla semplicità, dalla realtà, dal pathos, dalla tenerezza e da una strana pietà, ma sottomessa alle sue emozioni, che erano suscettibili di trasformarsi in passioni. La sua mente era impostata su una tonalità minore e il suo temperamento elegiaco. E a tutto questo il suo linguaggio è vero. (A. B. Davidson, D. D.)

Disposizione delle profezie di Geremia. - Le profezie di Geremia non sono disposte in ordine cronologico. La parte precedente (capp. 1-20) ha un carattere generale, ed è un preludio al resto. Alcuni di questi capitoli precedenti appartengono ai giorni di Giosia (3:6) ; altri al tempo di Geremia (19:15 Ma all'inizio del CAPITOLO 21, che è l'introduzione alla seconda grande parte del libro, veniamo portati avanti ai giorni di Sedechia, l'ultimo re di Giuda. Il profeta si affretta quasi verso la fine, e ci pone davanti la sorte di quel re di Giuda, che sarà consegnato nelle mani del monarca babilonese, Nabucodonosor; e la sorte di Gerusalemme, che sarà distrutta dal fuoco; e di tutto il paese, per essere saccheggiato da Nabucodonosor e dagli eserciti dei Caldei (21:1-14). Il capitolo successivo (22) contiene profezie pronunciate in tempi precedenti riguardanti i predecessori di Sedechia, cioè Shallum o Ioas, figlio e successore del buon re Giosia (22:10-12); e Ioiakìm, fratello maggiore e successore di Sallum (22:13-19); e riguardo al figlio e successore di Ioiachim, Ioiachin, Ieconia o Conia, l'immediato predecessore di Sedechia (22:24, 30). Qual è la ragione di un tale accordo? Aveva lo scopo di mostrare che Sedechia, l'ultimo re di Giuda, aveva avuto ampia nota da Dio, per mezzo del ministero di Geremia, riguardo alle conseguenze fatali delle sue azioni, sia per il suo paese che per se stesso, se avesse persistito nella sua ribellione contro Dio, parlandogli per voce del profeta. L'adempimento, che Sedechia stesso aveva visto, delle profezie di Geremia riguardanti i suoi tre predecessori sul trono, era un solenne avvertimento per lui che, a meno che non si fosse pentito, si sarebbero adempiute anche le predizioni dello stesso profeta riguardo a se stesso; e conteneva anche una misericordiosa assicurazione che se avesse ascoltato la voce del profeta e si fosse convertito a Dio con un vero cuore penitente dalle sue vie malvagie, sarebbe così sfuggito alle punizioni che pendevano sul suo capo. Questo è un esempio del principio su cui sono disposte le profezie di Geremia; e se teniamo a mente questo principio e lo applichiamo al resto, vedremo che queste profezie non sono messe insieme senza metodo e sistema, ma che sono state disposte in modo tale da mostrare in una chiara luce la saggezza, la giustizia e la misericordia di Dio nel trattare con il Suo popolo, e per giustificare le Sue dispense nell'esecuzione della Sua sentenza su di loro; i quali, dopo che i suoi altri metodi di correzione furono esauriti, condussero alla fine, con la severa ma salutare disciplina della loro prigionia di settant'anni, alla loro conversione dall'idolatria e alla loro restaurazione nel favore di Dio e nella loro terra. (Il vescovo Chris. Wordsworth.) La disposizione non cronologica delle profezie di Geremia non è priva di insegnamenti

(1) A dimostrazione del fatto che durante il periodo di tempo in cui l'opera del profeta fu dispersa, egli prestò poca attenzione a provvedere alla loro trasmissione in un ordine definito. Come la sibilla dell'antichità classica, egli diede i suoi scritti, per così dire, ai venti, incurante del loro destino, e lasciò ad altri, nel corso della sua lunga carriera, il compito di raccoglierli, copiarli e sistemarli come potevano

2.) Come suggerendo la probabilità che ciò che accadde nel suo caso possa essere accaduto anche agli scritti di altri profeti, come Isaia, Ezechiele, Osea, Amos, le cui fatiche furono distribuite in un considerevole periodo di tempo; e di conseguenza, come se ci lasciasse la possibilità di trattare liberamente con l'ordine in cui li troviamo, in modo da convertirli, come meglio possiamo, con le fasi successive della vita del profeta. (Dean Plumptre.) La stessa mancanza di ordine che viene mostrata qui serve a un fine prezioso, nel mostrare che possediamo le parole di Geremia messe insieme in quegli stessi tempi difficili nel corso dei quali furono pronunciate, non disposte con la cura e il metodo che sarebbero stati impiegati in seguito per rimodellarle e adattarle alle nozioni di decoro degli uomini. Non è il Libro di Geremia edito da una generazione futura, ma le sue parole, così come sono uscite dalle labbra ispirate stesse, che sono così preservate per noi nella provvidenza di Dio. (A. W. Streane, D. D.)

Contenuto del libro.

1.) Capp. 1-21. Contiene probabilmente la sostanza del libro del CAPITOLO 36:32, e include profezie dal tredicesimo anno di Giosia (con un lungo intervallo di silenzio) al quarto anno di Ioiachim. Il capitolo 1:3, tuttavia, indica una revisione successiva, e l'intero capitolo 1 potrebbe essere stato aggiunto come retrospeot del profeta di tutta la sua opera da questo suo primo inizio. Il cap. 21 appartiene a un periodo successivo, ma potrebbe essere stato collocato qui, in quanto collegato dalla ricorrenza del nome di Pashur con il capitolo 20

2.) Capp. 22-25. Brevi profezie contro i re di Giuda e i falsi profeti. Il capitolo 25:13, 14, segna evidentemente la conclusione di una serie, e ciò che segue (CAPITOLO 25:15-38), il germe delle predizioni più complete dei capitoli 46-49, è stato apparentemente posto qui come un completamento di quello dei settant'anni di esilio

3.) Capp. 26-28. Le due grandi profezie della caduta di Gerusalemme. Il cap. 26 appartiene alla parte precedente, i capitoli 27 e 28 alla parte successiva dell'opera del profeta

4.) Capp. 29-31. Il messaggio di conforto per gli esuli a Babilonia

5.) Capp. 32-44. La storia dell'opera di Geremia immediatamente prima e dopo la presa di Gerusalemme. Chaps. 35 e 36 sono notevoli per aver interrotto l'ordine cronologico, che altrimenti sarebbe stato seguito qui più da vicino che altrove. La posizione del CAPITOLO 45 come frammento isolato suggerisce che potrebbe essere stato aggiunto da Baruc alla fine del suo racconto della vita del suo maestro

6.) Capp. 46-51. Le profezie contro le nazioni straniere, che terminano con la grande dichiarazione contro Babilonia

7.) Cap. 52. Appendice storica. (Dean Plumptre.)

L'ILLUSTRATORE BIBLICO

Geremia 1:1

CAPITOLO 1

Geremia 1:1-2

A chi venne la Parola del Signore. - La Parola di Dio:

Le parole sono spesso usate in due modi: uno specifico, definito; l'altro generale, figurativo. Così, quando usiamo la parola "cuore", intendiamo specificamente quell'organo che pompa il sangue in tutto il nostro essere; D'altra parte, lo usiamo ampiamente come sede degli affetti e centro dell'essere più elevato. Così è con il termine "parola". In primo luogo, sta per un termine scritto o parlato composto da lettere; poi ne ampliamo il contenuto e lo usiamo nel senso di un messaggio: "Che parola ha mandato il nostro amico?" Poi, come usava il Salmista, dove i cieli hanno una parola per noi, un messaggio. Poi andiamo avanti fino a quando arriviamo a scoprire che qualsiasi espressione di Dio è chiamata Parola di Dio. Questo è l'uso di "parola" nella Bibbia. La Parola di Dio è sempre espressione dell'essere di Dio

(I.) C'è una Parola di Dio per noi nella natura. I cieli hanno una Parola di Dio per noi. Ci dicono che un suo attributo è la gloria, la maestà, la grandezza di vasta portata. Tutti i giorni e le notti parlano della Sua gloria e della Sua risorsa infinita. Quante parole di Dio ci giungono attraverso la Natura! Come la videro gli scrittori dei Salmi! Come Gesù vide nella Natura la Parola della cura e della vigilanza di Dio!

1.) Così l'onestà è una Parola di Dio, scritta su tutta la faccia della Natura come un attributo. La natura ci dice che Dio è onesto, fedele a se stesso, alle leggi che ha fatto, all'uomo. Il principio fondante dell'universo fisico è l'onestà. Le stelle seguono i loro corsi. I soli sorgono e tramontano e non ci ingannano. Se non sapessimo che questo universo è gestito onestamente, non oseremmo entrare in un nuovo giorno

2.) Mentre leggiamo, in questi giorni, sempre più profondamente nella Natura, stiamo ascoltando un'altra grande Parola di Dio, vale a dire, che Dio è un Dio di proposito. Questo è un grande messaggio. Molte persone pensano che non sia un Dio con uno scopo, ma che l'universo sia governato senza alcun fine in vista. La natura è piena di profezie, la vita pulsa dappertutto con l'aspettativa di un essere più grande; Dio inizia con il più semplice e lavora verso il più grande, inizia con una cellula di materia vivente e finisce con la meravigliosa struttura umana, inizia con una scintilla di vita e finisce con uno spirito a Sua immagine. Il meglio è davanti a noi, l'età dell'oro deve ancora arrivare. Dio ha in vista grandi destini per l'anima umana

(II.) C'è stata una Parola di Dio distintiva pronunciata attraverso profeti e statisti che sono stati avvolti nel progresso delle nazioni. Potremmo vedere questo nella storia di qualsiasi nazione, dell'antichità o di oggi, ma prenderò Israele, perché conosciamo meglio la sua storia e i suoi profeti. Una parola di Dio che giunse attraverso Israele fu la giustizia. Dio era un Dio giusto. Non era come gli dèi dei babilonesi, volubile, pieno di capricci, che agiva d'impulso, ma era un Dio che soppesava e considerava; che guardavano ai motivi così come alle azioni; che distribuiva ricompense e punizioni per diserzione. Un'altra Parola di Dio che giunse a Israele fu che Egli era uno scudo e una ricompensa, un difensore del Suo popolo. "La parola dell'Eterno fu rivolta ad Abramo in visione, dicendo: Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo e la tua ricompensa immensa." Ah, come imparò bene Israele questa parola in tutta la sua tortuosa storia! E quanto profondamente impressa in lei era la parola che Dio era un Dio geloso, geloso del benessere del Suo popolo, un aiuto presente, un rifugio e una forza. Un'altra parola che giunse attraverso Israele fu che Dio era un Dio paziente e longanime. I profeti Isaia e Geremia davano continuamente questa Parola di Dio. E ogni altra nazione, attraverso il suo popolo e i suoi profeti, ha una grande Parola di Dio da dare al mondo. Dio infatti non è muto e i suoi profeti oggi non sono sordi

(III.) È attraverso la vita che Dio deve pronunciare la Sua parola più grande, fare la più piena rivelazione del Suo Essere. È la vita che parla alla vita, il cuore che consola il cuore. Tutti i profeti d'Israele che dicono che Dio è longanime non spingeranno l'uomo a vedere tanto quanto un'anima che qui mostra la pazienza di Dio. I predicatori possono predicare per sempre che Dio è amore, e che non avrà la forza di un solo atto d'amore ripieno di Dio. Così è con tutti gli attributi di Dio. Essi non possono essere rivelati nella loro grande realtà divina se non quando si manifestano nella vita umana. Così, quando venne la pienezza dei tempi, Dio parlò agli uomini per mezzo di un'anima umana. Allora la Sua vera gloria fu rivelata, allora la Sua natura si manifestò. Fu quando la parola, l'espressione, il carattere di Dio si fecero carne e dimorarono in mezzo a noi che contemplammo la Sua gloria. Gesù è la manifestazione vivente della Parola di Dio. Ora che ho visto Gesù, so che Dio si identifica con gli uomini. Perché Egli è venuto nella nostra umanità. Chiedo a Dio quale parola ha per me nei miei dolori e nella mia solitudine, e la risposta mi arriva nella vita di Gesù che Dio è amore. Vedo Dio vivere come amore davanti a me. Vedo il Suo amore andare verso uomini e donne miserabili. Lo vedo servire come solo l'amore può servire. Lo vedo radunare a sé gli emarginati e i peccatori, e ricrearli in una nuova atmosfera d'amore. Lo vedo prendere i bambini sulle Sue ginocchia e benedirli. Lo vedo soffrire perché ha amato il mondo. Qual è la natura di Dio? In Gesù vedete come Egli è un Padre. Guardate come tutta la vita di Gesù è stata una parola vivente che parlava della Paternità di Dio. In che modo Dio tratta gli esseri peccatori? Guardate come Gesù trattava le donne peccatrici che venivano a Lui, e vedete come Dio tratta i peccatori. Come si sente Dio riguardo ai peccati del mondo? Guarda Gesù che piange su Gerusalemme. Dio soffrirà per salvare gli uomini? Guardate Gesù che dà il Suo riposo, la Sua forza e la Sua vita, affinché gli uomini possano vedere a quali fini Dio andrà per salvare i Suoi figli. Ricordiamoci che è stato perché Gesù era uno con il Padre che ha potuto essere il tramite della Parola di Dio. Ma quando disse: "Io e il Padre siamo uno", si riferì a un'unità spirituale. Così, dovunque oggi ci sia un'anima che è una cosa sola con il Padre, lì troverete una Parola di Dio vivente. C'è una scena molto suggestiva nel "Robert Falconer" di George Macdonald che mostra come oggi una Parola di Dio possa venire attraverso la vita. Eric Ericson, un povero studente scozzese, che cammina verso Edimburgo, si ferma con i piedi doloranti e stanchi al "Boar's Head", la locanda gestita da Letty Napier. Dopo essersi riposato un po', comincia ad andare avanti, anche se così dolorante ai piedi che riesce a malapena a camminare. Ma la signorina Letty lo fa salire in una stanza, gli toglie le scarpe e le lascia fare il bagno ai piedi. Lui si smaschera, perché non ha uno scellino al mondo. Ma la signorina Letty lo fa rimanere tre giorni e riposare, mentre lo assiste, e poi lo fa partire per Edimburgo, un uomo nuovo e un paio di pezzi in tasca. Eric era stato uno scettico, ma mentre cammina con Robert dice, con le lacrime agli occhi: "Se solo sapessi che Dio è buono come quella donna, morirei contento". Robert risponde: "Ma non credi che Dio non sia così guido come lei? Sicuramente è il più guido possibile. È buono, lo sai." Eric risponde: "Oh, sì, dicono così. E poi ti dicono qualcosa di Lui che non è buono, e continuano a chiamarlo buono lo stesso. Ma chiamare qualcuno buono non lo rende buono, sai". Sì, il povero Eric aveva ragione: chiamarlo buono non lo rende buono. Ma quando Eric sentì l'amore in questa donna devota, questo lo mise a pensare alla bontà di Dio. Era una parola vivente di Dio che andava dritta al suo cuore. Quindi, ogni volta che fate un atto d'amore, state pronunciando una parola di Dio. (F. Lynch.)

La chiamata di Geremia:

Non c'è da aspettarsi che uno sguardo superficiale discerna le qualifiche speciali che hanno attratto la scelta divina su Geremia. Ma non c'è da stupirsi. Gli strumenti del proposito divino in tutte le epoche non sono stati quelli che l'uomo avrebbe scelto. C'erano diverse ragioni per cui Geremia poteva essere stato ignorato

1.) Era giovane. Quanto giovane non lo sappiamo; ma abbastanza giovane da permettergli di ricominciare alla proposta divina con il grido: "Ah! Signore Dio! ecco, io non posso parlare; perché sono un bambino". Senza dubbio, da ragazzo aveva goduto di particolari vantaggi. Dio ha spesso scelto i giovani per incarichi di eminente servizio: Samuele e Timoteo; Giuseppe e Davide; Daniele e Giovanni Battista

2.) Era timido e sensibile per natura. Per natura sembrava forgiato in uno stampo troppo delicato per poter combattere i pericoli e le difficoltà del suo tempo. Ci ricorda un abitante del mare, abituato a vivere nel suo guscio, ma improvvisamente privato del suo robusto involucro, e gettato senza copertura sugli spigoli vivi delle rocce. L'amara lamentela della sua vita dopo la morte era che sua madre lo aveva portato in un mondo di lotte e contese. Molti sono modellati su questo tipo. Hanno la sensibilità di una ragazza e l'organismo nervoso di una gazzella. Amano le secche, con il loro tappeto di sabbia argentata, piuttosto che le forti onde che mettono alla prova la resistenza di un uomo. Per loro basta correre con i valletti; Non hanno alcun desiderio di contendere con i cavalli. Eppure, come Geremia, possono svolgere un ruolo eroico sulla scena del mondo, se solo lasceranno che Dio deponga il ferro della Sua potenza lungo le linee della loro naturale debolezza. La sua forza si perfeziona solo nella debolezza. È a coloro che non hanno forza che Egli accresce la forza

3.) Si ritraeva in modo particolare dal fardello che era chiamato a portare. Il tema che aveva scelto sarebbe stato la misericordia di Dio, l'illimitatezza della Sua compassione, la tenerezza della Sua pietà. Ma essere incaricati di un messaggio di giudizio; annunciare il giorno doloroso; opporsi ad ogni suggerimento di resistenza eroica; Accusare gli ordini profetici e sacerdotali, a ciascuno dei quali apparteneva, e l'ira di ciascuno dei quali incorreva, i crimini con cui erano stati disonorati: questo era l'incarico che era più lontano dalla sua scelta (17:16)

4.) Era consapevole della sua deficienza nel parlare. Come Mosè, poteva dire: "O mio Signore, io non sono eloquente, né finora né da quando hai parlato al tuo servo, ma sono lento nel parlare e nella lingua lenta". I migliori oratori per Dio sono spesso coloro che sono meno dotati di eloquenza umana; perché se questo è riccamente presente - il grande potere di muovere gli uomini - c'è un pericolo imminente di fare affidamento su di esso, e attribuire i risultati al suo incantesimo magnetico. Dio non può dare la Sua gloria ad un altro. Egli potrebbe non condividere la Sua lode con l'uomo. Egli non osa esporre i Suoi servi alla tentazione di sacrificare alla loro rete o di confidare nelle loro capacità. Non disperate, quindi, a causa di queste apparenti squalifiche. Nonostante tutto, la parola del Signore ti sarà rivolta; non solo per amor tuo, ma per quelli ai quali sarai mandato. L'unica cosa che Dio richiede da te è l'assoluta consacrazione al Suo proposito e la volontà di andare a svolgere qualsiasi missione per la quale Egli possa inviarti. (F. B. Meyer, B. A.)

Ai giorni di Giosia... anche ai giorni di Ioiachim. - Mutazioni della vita:

Quando un mare scorre, un altro rifluisce. Quando sorge una stella, ne tramonta un'altra. Quando la luce è in Goshen, le tenebre sono in Egitto. Quando Mardocheo diventa favorevole, Haman perde il suo favore. Quando Beniamino comincia, Rachele finisce. Così stiamo sorgendo o tramontando, ricevendo o spendendo, vincendo o perdendo, crescendo o svanendo, fino ad arrivare al paradiso o all'inferno. (Henry Smith.)

VERSETTI 4-10. Prima che ti formassi nel ventre ti conoscevo. - Sette punti nella vita e nella chiamata di Geremia:

1.) Dio lo conosce. "Ti conoscevo."

2.) Dio lo santifica. "Ti ho santificato".

3.) Dio lo ordina. "Ti ho ordinato."

4.) Dio lo manda. "Manderò."

5.) Dio gli comanda. "Comando."

6.) Dio lo incoraggia. "Non aver paura".

7.) Dio che parla attraverso di lui. "Ho messo le mie parole nella tua bocca". (C. Inglis.)

L'infanzia profetica:

Di Charles Kingsley è scritto: "Le sue poesie e i suoi sermoni risalgono a quattro anni fa. Il suo diletto era quello di costruire un piccolo pulpito nella sua cameretta dal quale, dopo aver indossato un grembiule come cotta, predicava a una congregazione immaginaria. Sua madre, a sua insaputa, prese nota dei suoi sermoni dell'epoca e li mostrò al vescovo di Peterborough, il quale predisse che il ragazzo sarebbe diventato un uomo non comune.

Ti ho costituito profeta per le nazioni. - Elezione e mediazione:

Le due grandi benedizioni dell'elezione e della mediazione sono qui insegnate distintamente. Dio non parlò direttamente alle nazioni, ma come mediatore creò un ministro che doveva essere il Suo portavoce. L'osservazione stessa ci insegna che gli uomini sono chiamati e scelti da Dio per svolgere un lavoro speciale in tutti i settori della vita. La lezione difficile da imparare per alcuni di noi è che siamo chiamati all'oscurità, eppure questa è chiaramente una nomina divina come lo è la scelta di un Isaia o di un Geremia. Se si guarda alla vita, si vedrà che la maggior parte degli uomini è chiamata alla quiete, all'operosità onesta e a quella che viene erroneamente chiamata esistenza ordinaria. E allora? La pianura mormorerà forse perché non è un monte? I campi verdi si lamenteranno che il Monte Bianco è più alto di loro? Se non hanno la sua maestà, non hanno nemmeno la sua sterilità. Vedere la nostra chiamata, accettarla, onorarla, questa è la vita veramente pia e nobile! Ogni uomo è nato per realizzare uno scopo. Scoprite questo scopo e adempietelo se volete servire Dio con amore. Non troviamo alcuna difficoltà a persuadere un uomo che è un Geremia o un Daniele, in ogni caso che, in certe circostanze, avrebbe potuto facilmente diventare un Annibale o un Wellington. La difficoltà, al contrario, è persuadere un uomo che la sorte più umile, così come la più alta, è la nomina di Dio; che il custodire la porta è una promozione del dono divino; e che accendere una lampada può essere sicuramente una chiamata di Dio come fondare un impero o governare un mondo. (J. Parker, D. D.)

La chiamata e la consacrazione del profeta:

(I.) La chiamata di Geova. Non il prodotto di una riflessione riflessiva, né il risultato di un impulso interiore, ma una rivelazione divina soprannaturale, un'ispirazione, una voce dall'esterno

(II.) La Sua Divina Consacrazione. Sentì la mano del Signore toccarlo: un pegno palpabile del suo sostegno. Toccargli la bocca significava investitura. L'equipaggiamento e la qualificazione per l'opera di Dio devono provenire da Dio

(III.) Segni che svelano la sua missione. Li vide in spirito, Dio glieli interpretò come segni di conferma del suo mandato divino

(IV.) Assicurazioni soprannaturali di aiuto. Dio gli darà forza, lo renderà valoroso e inespugnabile. (C. F. Keil.)

Chiamata al servizio:

Come una spada che viene affidata nelle mani di un soldato, dal capitano generale, egli non deve colpire prima che gli sia comandato di combattere, e prima che la tromba sia suonata per combattere: anche così, anche se a un uomo sono state date delle eccellenze, tuttavia non deve svolgere alcuna funzione, specialmente pubblicamente, prima di aver ricevuto un particolare mandato e chiamata da Dio Apocalisse 16:1. Come lo struzzo ha le ali e non vola, Così alcuni uomini hanno una vocazione, ma non vi rispondono; hanno la conoscenza, ma non la praticano; hanno parole, ma non funzionano. (J. Spencer.)

I modi in cui gli uomini sono chiamati al servizio:

È molto notevole che gli antichi profeti abbiano sempre tenuto costantemente davanti a sé l'esatta via attraverso la quale erano stati condotti al loro ufficio, ed erano sempre pronti a vendicarsi con una semplice esposizione dei fatti. È anche notevole che potessero tracciare la loro elezione celeste, con la stessa chiarezza della loro discendenza terrena; tanto che, di regola, mettevano a verbale entrambi gli alberi genealogici, per così dire, fianco a fianco; primo, ciò che era naturale; dopo, ciò che era spirituale; e l'uno era un fatto vivo e indiscutibile tanto quanto l'altro. Così Geremia disse: "Chelkia era mio padre e la parola del Signore fu rivolta a me", due cose separate da una distanza infinita, eppure entrambe questioni di certezza positiva e indiscutibile. Geremia avrebbe trattato con uguale indifferenza o disprezzo l'idea che Hilkiah non fosse suo padre e che il Signore non gli avesse mai parlato. (J. Parker, D. D.)

Ti ho formato:

Chiedi qual è la tua opera nel mondo. Ciò per cui sei nato, per il quale sei stato designato, a motivo del quale sei stato concepito nel pensiero creativo di Dio. Che ci sia uno scopo divino nel tuo essere è indubitabile. Cerca che ti sia permesso di realizzarlo. E non dubitare mai di essere stato dotato di tutte le attitudini speciali che tale scopo può richiedere. Dio ti ha formato per questo, conservando la tua mente con tutto ciò che sapeva essere necessario per l'opera della tua vita

(I.) Il proposito divino. "Ti conoscevo... Io ti ho santificato... Io ti ho costituito profeta". In quell'epoca degenerata il grande Amante delle anime aveva bisogno di un portavoce; e il decreto divino determinò le condizioni della nascita, del carattere e della vita di Geremia. Non possiamo dire come questo potesse essere coerente con l'esercizio della volontà personale e della scelta da parte del giovane profeta. Possiamo vedere solo i due pilastri del possente arco, ma non l'arco stesso, poiché la notte del tempo lo vela, e noi siamo fiochi di vista. È saggio accertare, se possibile, mentre la vita è ancora giovane, la direzione del proposito divino. Ci sono quattro considerazioni che ci aiuteranno. In primo luogo, l'indicazione delle nostre attitudini naturali; poiché questi, quando vengono toccati dallo Spirito divino, diventano talenti o doni. In secondo luogo, l'impulso interiore o energia dello Spirito Divino, che opera in noi sia per volere che per agire secondo il Suo beneplacito. In terzo luogo, l'insegnamento della Parola di Dio. In quarto luogo, l'evidenza delle circostanze e delle esigenze della vita. Quando questi concordano e si concentrano su un punto, non c'è bisogno di avere dubbi sul proposito e sul piano divino. Ma nei casi in cui il proposito divino non è così chiaramente rivelato, in cui la vita è necessariamente vissuta a pezzi, e i pezzi di marmo per il pavimento tassellato sono ammucchiati insieme senza alcun piano apparente, dobbiamo osare credere che Dio abbia un'intenzione per ciascuno di noi; e che se siamo fedeli ai nostri ideali più nobili elaboreremo certamente il modello divino, e un giorno ci sarà permesso di vederlo nella sua simmetria e bellezza svelate. Per fare commissioni per Dio! Essere come gli angeli che eccellono in forza e mettono in pratica il Suo comandamento, ascoltando la voce della Sua Parola! Assomigliare ai ragazzi messaggeri di alcune delle nostre grandi città, che aspettano pronti ad assolvere qualsiasi incarico che possa essere loro affidato!

(II.) Influenze formative. È molto interessante studiare le influenze formative che hanno avuto un impatto sul carattere di Geremia. C'erano il carattere e l'indole di sua madre, e l'ufficio sacerdotale di suo padre. C'era la pittoresca bellezza del suo luogo di nascita, il villaggio di Anatot, che si trovava sulla strada maestra tre miglia a nord di Gerusalemme, circondato dalle famose colline di Beniamino, e che guardava giù per il burrone le acque azzurre del Mar Morto, scintillanti ai piedi delle colline purpuree di Moab. C'era la vicinanza della città santa, che rendeva possibile al ragazzo di essere presente a tutte le feste sacre e di ricevere l'istruzione che i migliori seminari potevano fornire. C'era la compagnia e l'associazione di famiglie devote, come quelle di Safan e Maaseia, che erano essi stessi morti, ma i cui figli conservavano la religione dei loro antenati e custodivano come reliquie sacre la letteratura, i salmi e la storia di giorni più puri e migliori. Suo zio, Shallum, era il marito dell'illustre e devota profetessa, Huldah; e il loro figlio Canamèl condivise con Baruc, nipote di Maaseia, l'intima amicizia del profeta, probabilmente dai tempi in cui erano ragazzi insieme. C'erano anche i profeti Nahum e Sofonia, che ardevano come costellazioni luminose in quel cielo oscuro, per essere presto raggiunto da lui. La sua mente era evidentemente molto sensibile a tutte le influenze della sua prima infanzia. Il suo discorso è saturo di riferimenti agli emblemi naturali e ai costumi nazionali, alla vita degli uomini e alla letteratura più antica della Bibbia. Prendiamo, ad esempio, il suo primo sermone in cui si riferisce alla storia dell'Esodo e alle suppliche del Deuteronomio; al ruggito del giovane leone e alle abitudini dell'asino selvatico; al giovane cammello che attraversa le sue strade e all'arabo del deserto; al mormorio del ruscello e al taglio della cisterna. La sua anima rapida e sensibile incorporava con entusiasmo le influenze della variegata vita che lo circondava e le riproduceva. È così che Dio è sempre all'opera, formandoci e plasmandoci. Il proposito di Dio dà significato a molte delle sue strane esperienze. Sii coraggioso, forte e fiducioso!

(III.) C'era anche una preparazione speciale per l'opera della sua vita: "Il Signore stese la sua mano e toccò la mia bocca. E l'Eterno mi disse: Ecco, io metto le mie parole nella tua bocca". In modo simile il serafino aveva toccato le labbra di Isaia anni prima. E ci viene ricordato che il Signore Gesù promise che lo Spirito del Padre avrebbe messo parole appropriate sulle labbra dei Suoi discepoli quando sarebbero stati convocati davanti ai tribunali dei loro nemici. Le parole sono il dono speciale di Dio. Dio non ci chiede mai di andare a fare i Suoi incarichi (1:7) senza dirci cosa dire. Se viviamo in comunione con Lui, Egli imprimerà i Suoi messaggi nella nostra mente e arricchirà la nostra vita con le espressioni appropriate con cui tali messaggi saranno trasmessi ai nostri simili. Sono state fornite anche altre due assicurazioni. Primo: "Andrai da chi ti manderò". Questo diede una definizione e un'immediatezza al discorso del profeta. In secondo luogo, "Non aver timore a causa loro; poiché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno".

(IV.) Dio concesse una duplice visione a Suo figlio. Da una parte, il mandorlo in rapida fioritura gli assicurò che Dio avrebbe vegliato su di lui e avrebbe provveduto alla rapida esecuzione delle sue predizioni; dall'altro, il calderone ribollente, rivolto verso nord, indicava lo scoppio del male. Così il pendolo della vita oscilla avanti e indietro; ora alla luce, e poi all'oscurità. Ma beato l'uomo il cui cuore è fermo, fiducioso nel Signore. C'è stato un periodo nella vita di Geremia in cui sembra che egli abbia deviato dal sentiero della completa obbedienza (15:19) e che sia tornato indietro dal seguire il piano dato da Dio. Circondato da contese e lotte; maledetto come se fosse un usuraio; rimproverato e minacciato di morte, si perse d'animo e svenne sul sentiero precipitoso. Immediatamente ebbe buone ragioni per temere che la protezione divina gli fosse stata tolta. Siamo al sicuro solo quando siamo nel piano di Dio. Ma quando tornò di nuovo alla sua fedeltà, queste preziose promesse furono rinnovate e risuonarono di nuovo nelle sue orecchie: "Io farò di te per questo popolo un muro di bronzo recintato; ed essi combatteranno contro di te, ma non prevarranno contro di te; poiché io sono con te per salvarti e per liberarti, dice l'Eterno. E io ti libererò dalla mano dell'empio, e certamente ti riscatterò dalla mano del terribile". (F. B. Meyer, B. A.)

Una chiamata al servizio:

"Non è stata una visione che mi ha chiamato al campo straniero", ha detto un missionario a Clifton Springs, l'estate scorsa. "Lessi con intenso interesse: 'Ogni potere Mi è stato dato, andatevene, dunque'. Questa è stata la pietra angolare della mia chiamata ad essere missionaria. Più tardi, mentre ero in seminario, fu letta una lettera del dottor Butler, che chiedeva cinque nuovi uomini per l'India, "la possibilità di mettere la tua vita al miglior uso per il Maestro". Anche se non avevo una visione esteriore, l'illuminazione del cuore è la migliore visione che si possa avere, e da quel giorno non mi sono mai pentito, e non ho mai dubitato che Dio mi avesse chiamato a quest'opera". (Età cristiana.)

Non posso parlare, perché sono un bambino. - Paure e conforti nella prospettiva di lavorare per Dio: -

(I.) Il timore del servo di Dio in prospettiva di lavoro

1.) Sente la sua debolezza

(1) Non avere alcuna influenza

(2) Non avere esperienza

(3) Essere instabile

2.) Sente la sua ignoranza

3.) Sente la sua indegnità

4.) Teme l'inimicizia dell'uomo

(II.) Le comodità dei servitori di Dio in vista del lavoro

1.) La certezza di essere chiamati all'opera

2.) La conoscenza del proposito di Dio

3.) La promessa della presenza di Dio

4.) Il fatto che il messaggio proveniva da Dio. (R. A. Griffin.)

L'opprimente senso di responsabilità di un giovane predicatore:

Quando divenni pastore a Londra, il mio successo mi spaventò; e il pensiero della carriera che sembrava aprirmi, lungi dall'esaltarmi, mi gettò negli abissi più bassi verso l'esterno in cui pronunciai il mio "miserere", e non trovai spazio per una "gloria in excelsis". Chi ero io per continuare a guidare una così grande moltitudine? Mi porterei nell'oscurità del mio villaggio, o emigrerei in America e troverei un nido solitario nei boschi, dove potrei essere sufficiente per le cose che mi sarebbero state richieste. Fu proprio allora che il sipario si alzò sul lavoro della mia vita, e temevo ciò che avrebbe potuto rivelare. Spero di non essere stato infedele, ma ero timoroso e pieno di un senso di indegnità. Temevo l'opera che una provvidenza benevola aveva preparato per me. Mi sentivo solo un bambino e tremavo quando sentivo la voce che diceva: "Alzati, batti le montagne e rendile come pula". (Autobiografia di C. H. Spurgeon.)

Un senso di impotenza come preparazione per il ministero:

Quanti dei più grandi uomini sono stati spezzati dal senso della loro insufficienza! Quel passaggio della vita di Giovanni Livingstone mi torna in mente mentre scrivo. Aveva parlato alla comunione annuale a Kirk o' Shotts di sabato con meravigliosa potenza, e gli era stato chiesto di predicare il mattino seguente, cosa che aveva promesso di fare a condizione che i suoi amici passassero la notte in preghiera. Ma, quando si svegliò la mattina, fu così sopraffatto dal senso della sua incompetenza, che andò a tre miglia e mezzo dalla città, per essere riportato indietro, tuttavia, e per predicare così meravigliosamente che cinquecento anime si convertirono. Lo scrittore, anni fa, quando era in grande ansia di sapere se la sua era una vera vocazione al ministero cristiano, la Bibbia si aprì a questa pagina, ed egli può testimoniare che Dio è stato fedele. (F. B. Meyer, B. A.)

Dio compie la Sua opera per mezzo di operai apparentemente inadeguati, affinché la gloria possa essere Sua:

Nell'usare tali strumenti inadatti per la realizzazione dei Suoi disegni, Dio mostra la Sua potenza trasparente. Si dice che il famoso coperchio di Anversa, proprio di fronte alla cattedrale, uno dei più bei pezzi di ferro battuto che si siano mai conosciuti, sia stato costruito da Quintyn Matsys con nient'altro che un martello e una lima, dato che il suo compagno di lavoro gli aveva portato via gli attrezzi. Se è così, tanto più lode a lui per la sua consumata abilità. Tutte le opere di Dio ridondano alla Sua gloria; ma quando gli strumenti che usa sembrano essere del tutto inadeguati ai risultati che ottiene, la nostra riverenza è eccitata, mentre la nostra ragione è imbarazzata, e ci meravigliamo di un potere che non possiamo comprendere. (C. H. Spurgeon.)

La riluttanza è stata superata:

Farel, umile e coraggioso, gli aveva spesso chiesto se un altro non avrebbe avuto successo meglio di lui, e una specie di presentimento gli aveva ordinato di aspettare con speranza un uomo simile. Calvino non era disposto a intraprendere il lavoro, non era fatto, disse, per un tale ufficio... Farel è urgente.... Calvin adduce nuove ragioni, e sembrava che volesse dissuadere Farel mostrandogli i difetti del suo futuro collega. Ancora una volta chiese di poter essere lasciato nell'oscurità a dedicarsi agli studi. Allora Farel proruppe: «I tuoi studi sono un pretesto. Io ti dico che se rifiuti di associarti alle mie opere, Dio ti maledirà per aver cercato te stesso e non Cristo". Calvino fu d'ora in poi pronto e sincero nell'opera del Signore. Non dire,

Sono un bambino. - La missione di Geremia:

(I.) La sua obiezione non è irragionevole

1.) Inesperienza

2.) Conoscenze insufficienti

3.) Modesta diffidenza

4.) Eppure la sua età e i suoi difetti il tempo avrebbe posto rimedio

(II.) Come Dio supera la sua obiezione

1.) Si riferisce alla Sua pre-ordinazione

2.) Si riferisce al Suo incarico

3.) Doveva pronunciare le parole di Dio

4.) Promessa presenza divina

5.) Comunicazione soprannaturale. Lezioni:

1.) Dio, non l'uomo, organizza gli affari del Suo regno morale

2.) Dio qualifica i Suoi strumenti

3.) Dio spesso sceglie i Suoi agenti, non come farebbero gli uomini

4.) Dio dà il Suo messaggio ai Suoi messaggeri

5.) Il ministero dei servitori di Dio è potente nel bene o nel male

(1) Ascolta quando Dio parla

(2) Obbedisci quando Egli comanda

(3) Abbi fiducia quando Egli promette. (J. Burns, D. D.)

Dio istruisce il Suo profeta:

(I.) Che cosa significa, nel linguaggio spirituale, essere un bambino. Questo è uno dei nomi più confortanti del Vangelo, quando ci unisce a Dio come nostro Padre, e quindi implica che c'è il santo principio di una nuova nascita alla giustizia dentro di noi

1.) Un bambino in questo senso, è uno che è stato trasferito dalla sua stessa natura ingiusta nella perfetta giustizia di Gesù Cristo; e questa traslazione lo sottrae subito al dominio della legge e lo introduce nella gloriosa libertà del Vangelo

2.) Un bambino, nell'accettazione delle Scritture, perché si sente un bambino peccatore, sopporterà sottomesso ogni dispensa difficile che gli sarà imposta, e con uno spirito simile a quello di un bambino

3.) Ogni figlio adottivo di Dio studierà la volontà di Dio e si sforzerà di farla sua

(II.) Quali influenze operavano sui profeti, quando disse: "Non posso parlare, perché sono un bambino".

1.) C'era l'influenza di una natura decaduta e malata. È una grande benedizione essere in grado di guardare nel mare che sta annegando i nostri cuori malvagi e conoscere le cose per cui dovremmo pregare, e le rocce e le sabbie mobili che è nostro interesse evitare. Ma è pericoloso indugiare troppo a lungo nel paese di un nemico, e far rotolare troppo le nostre meditazioni attraverso i luoghi contaminati; perché la vista e la conoscenza stessa di ciò che siamo, nella nostra naturale debolezza e deformità, se sono immerse per troppo tempo nell'amarezza dell'umiliazione dell'anima, saranno suscettibili di produrre un sentimento di oscurità simile alla disperazione

2.) C'era una diffidenza nella provvidenza di Dio. Questo è un peccato comune in moltissimi, che sono senza dubbio figli dell'alleanza. Hanno una fede, ma non è all'altezza delle loro emergenze; c'è una luce in esso, ma non li riscalda; barcolla ed esita, quando dovrebbe andare avanti e realizzare

(III.) Che cosa Dio intendeva che il Suo profeta capisse, quando rispose: "Non dire, sono un bambino", ecc

1.) Prima gli insegnò che la Sua semplice parola è la migliore roccia per la dipendenza: "Va' e parlerai". Questo è il modo in cui Dio ama di più insegnare ai Suoi figli, perché è la lezione più semplice, non dico la più facile, che la loro fede possa abbracciare. È una prova per migliorare la loro fiducia

2.) Ma la parola di Dio al profeta: "Non dire che sono un bambino", implica di più. Geremia doveva lavorare per Dio; ma Dio doveva operare in Geremia e fornirgli una forza del tutto pari a quella che doveva fare. Ecco un altro anello che lega Dio nella Sua onnipotenza a un figlio dell'alleanza nella Sua debolezza. (F. G. Crossman.)

La missione divina dei bambini:

Se giudichiamo per deduzione e analogia da queste parole, piuttosto che dalle circostanze e dalla persona a cui appartengono, raggiungiamo una verità come questa: che per mezzo di un messaggero, incompetente a causa della sua debolezza, alcuni messaggi di Dio giungono con più forza alle orecchie e al cuore degli uomini. Ciò che il profeta era comparativamente molti sono in realtà, e la stessa verità vale dappertutto, e così raggiungiamo un punto che potrebbe ben occupare il nostro pensiero: la missione divina e l'ufficio dei bambini, ciò che hanno da dire, ciò che devono fare. Non è forse sbagliato pensare ai bambini come a una crescita incompleta, alla giovinezza come a una maturità incompleta? Un simile trattamento li danneggia, perché rafforza l'idea che oggi non è nulla, e domani tutto, che il presente è privo di valore, e il futuro riserva ogni speranza. Un simile trattamento ci danneggia, perché esistiamo solo con impazienza fino a quando questo tempo non sarà passato, e perdiamo tutte le istruzioni che potremmo raccogliere dai primi impulsi della vita. Nella casa, e nella Chiesa, che è la casa più grande, c'è un posto da occupare, una missione da compiere. Prendi due o tre punti come suggerimenti

1.) Innanzitutto, il significato e la forza della fede semplice. È una parola di cui alcuni di noi, forse, da anni cercano di imparare il significato. Fede, fiducia. Avete figli vostri, o ne avete visti altri, accoccolati impavidi e fiduciosi sulle ginocchia dei loro genitori? Tuo figlio crede in te, in qualcosa di più del fatto della tua esistenza. Vive nel tuo amore. Si fida delle tue cure. La fede è una credenza che porta ad affidare l'intero essere nelle mani di Colui che è nostro Padre, il nostro Aiuto, il nostro Salvatore; e man mano che cresciamo in forza, il più alto di tutti gli impulsi motivanti, all'inizio può essere la paura o l'aspettativa di bene che induce all'obbedienza, ma non può passare molto tempo, se la relazione è veramente sostenuta, prima che l'amore sia l'impulso di ogni azione; E poiché tuo figlio ti ama, è felice di fare la tua volontà. Poiché tale è la verità che appare nei primi anni di vita dei bambini, può essere un errore supporre che Dio intendesse che la verità fosse appresa da tale illustrazione della Sua parola?

2.) Non ci viene anche in questo stesso modo un accenno della follia e dell'errore dell'angoscia distraente? Che cosa potrebbe fare di buono il bambino sconcertando il suo piccolo cervello con domande che appartengono necessariamente ai capi della famiglia? Che disprezzo verrebbe gettato sull'amore dei genitori se il figlio offuscasse la sua vita e si rattristasse perché non si presentasse alcuna via d'uscita da presunte difficoltà! Non diresti o penseresti, figlia mia, che sto più in alto e vedo più lontano; ciò che è un problema imperscrutabile per te, non lo è per me; La mia forza rimuove l'ostacolo, la mia saggezza risolve l'enigma?

3.) E questo ci porta a un altro pensiero: che quelle cose che ci sembrano importantissime, sulle quali tutto il nostro interesse è spesso incentrato, alle quali, in verità, guardiamo come alla fonte della nostra felicità nella vita, possono essere dopo tutto le più piccole sciocchezze. Quanta piccola cosa trasforma la luce del bambino in tenebre! In quale istante, per quale causa banale, il riso si trasforma in pianto, o viceversa! Voi dite che il bambino crescerà, che ora parla, pensa, agisce come un bambino, ma quando diventerà un uomo metterà via le cose infantili. Dio si aspetta la stessa cosa da noi, e noi possiamo ben chiederci: Amos 1 sta crescendo in una vita superiore, ed è manifesto dal mio interesse per le cose di importanza superiore? Spiritualmente, siamo giunti a capire qual è la meta più nobile che ci si può porre davanti? Avendo appreso i principi del Vangelo di Cristo, stiamo andando avanti verso la perfezione, avvicinandoci a nostro Padre in modo somigliante, riflettendo la prova della nostra filiazione, pronti a seguirci ovunque Egli ci conduca, e ad essere abbastanza sicuri che, come daremo a nostro figlio tutto ciò che è buono, e non causeremo volontariamente o inutilmente una fitta di dolore, così il nostro Padre Celeste ci tratta con un amore molto più intenso e tenero?

4.) L'ultimo pensiero è l'influenza della gentilezza e del ristoro che viene versato dalla vita dei bambini. La loro presenza in casa rende la vita meno artificiale, più vera; e tale può essere la loro influenza nella Chiesa. Tendiamo loro la mano per incoraggiarli a confessare il nome del Salvatore che possono amare. Che i primi impulsi verso Cristo, istintivi saranno, siano nutriti. Badate che nessuno sia represso, nessuno scoraggiato. (D. J. Hamer.)

Infantile, non infantile:

Geremia imparò a rendere testimonianza senza battere ciglio davanti ai re, sì, e, nel nome del Signore, contro i re; essere disposti a subire percosse e prigionia; e di essere segato a pezzi per la sua grande difesa della Fede di Dio. Ma gli fu terribilmente difficile, all'inizio del suo ministero profetico, muovere anche i primi passi su quella via stretta e dolorosa. La Parola del Signore giunge a lui e gli dice che fin dalla sua nascita è stato divinamente ordinato "profeta delle nazioni". "Allora dissi" (è un'autobiografia): "Ah, Signore Dio! ecco, io non posso parlare, perché sono un fanciullo. Ma il Signore mi disse: Non dire: Sono un fanciullo", ecc. Allora il timore degli uomini passò dal profeta; e si cinse i fianchi, poi si alzò e disse loro tutto ciò che Dio gli aveva comandato. Ora, ciò che ci colpisce in questo è, in primo luogo, la sua completa naturalezza; e poi, il suo risveglio, incoraggiante chiamata a ciascuno di noi. Era così naturale in Geremia rifuggire dalla terribile prova di fronte alle nazioni e ai re. Gli è arrivata come una chiamata assolutamente nuova. Ebbene, potrebbe dire, sono solo un bambino: non posso tentare di farlo. La povera natura umana non avrebbe potuto dire diversamente. Solo la grazia di Dio avrebbe dato il potere di un tale dovere: e che la grazia di Dio fosse pronta per lui fu provato, sia dalla chiamata originale che dal rimprovero e dall'incoraggiamento che ne seguì, dallo zelo che fu in grado di mostrare, di fronte alle più grandi difficoltà possibili, e dal compimento, sia per il bene che per il male, delle predizioni che Dio aveva proferito per mezzo di lui. E l'invito, il rimprovero e le parole rassicuranti, sono applicabili anche, in larga misura, a ciascuno di noi. Ognuno di noi è tenuto a dire la verità tra i fratelli, a rimproverare coraggiosamente il vizio e, se necessario, a soffrire pazientemente per amore della verità. Eppure, quando arriviamo alla vita reale, di tutti i giorni, come falliamo costantemente in questo! Quante volte l'uomo forte si scusa per essere debole! Quante volte il soldato, coraggioso fino alla morte nell'affrontare il nemico, non ha abbastanza coraggio per rimproverare o ammonire un amico! quante volte il ministro di Cristo gli tiene la mano, invece di alzarsi in piedi per il suo Maestro! Certo, questa arretratezza nell'opera del Signore, questa miserabile paura degli uomini, questa diffidenza verso il potere divino affidato a noi, si trova più o meno in ogni classe tra noi. E qual è il vero nome per questo? È il nostro infantilismo. Com'è diverso questo dal temperamento infantile! Gli uomini più grandi, più coraggiosi e più saggi hanno in sé qualcosa del bambino: la semplicità, la sincerità, l'obbedienza implicita e il rispetto per l'autorità. Wellington aveva tutto questo in modo eminente; Ma non è mai stato infantile, non ha avuto false paure, "non ha mai venduto la verità per servire l'ora". Tutti coloro che sono veramente grandi condividono questo carattere, questa santa audacia, questo valore per la verità sulla terra, questo che è descritto nell'immagine dell'armatura del cristiano come la preparazione del Vangelo, la prontezza ad andare subito avanti con i benedetti messaggi di Dio

1.) Realizza i bisogni degli uomini intorno a te. Sono molto grandi. Esse esigono tutte le vostre energie, tutta la vostra carità coraggiosa, tutta la fermezza e la decisione possibili

2.) Pensate al pericolo del ritardo, all'immenso valore delle opportunità presenti. Non avete mai notato che l'occasione per parlare a un'anima alla quale ci sentiamo particolarmente spinti è a volte l'ultima? Quanto amaro deve essere il nostro rammarico, se ci lasciamo sfuggire un'occasione del genere, e permettiamo che uno per il quale Cristo è morto realmente!

3.) Se esitate, se l'infantilismo della vostra natura lotta ancora con il potente angelo della grazia di Dio, ricordate ciò che dovrebbe costringerci di più alle intrepide azioni della fede cristiana: la contemplazione di Cristo crocifisso, e dell'immenso amore con cui Egli ci ha amati, sopportando la contraddizione dei peccatori e la vergogna e l'agonia della morte. Fai il primo passo, il primo passo coraggioso e amorevole lungo quella via, ed Egli ti terrà per mano, e verrà con te nel bel mezzo della battaglia, nel calore del giorno; e lo ringrazierai, prima che il sole tramonti, per averti permesso, sebbene tu stesso sembrassi solo un bambino, di parlare e di combattere per Lui. (G. E. Jelf, M. A.)

Andrai da tutto ciò che ti manderò. - Un ritratto del vero servo di Dio:

(I.) Egli è chiamato a una grande opera. Egli è un messaggero divino

1.) Andare avanti per una commissione di Dio

2.) Andare solo dove Dio lo manda

3.) Dire solo ciò che Dio comunica. Non per parlare delle proprie speculazioni, sulla teologia degli altri, ma sulla Parola di Dio

(II.) È cosciente dell'autosufficienza

1.) La caratteristica di tutti i veri servitori. Mosè, Isaia, Paolo

2.) Una qualifica di tutti i veri servitori. "Quando sono debole, allora sono forte".

(III.) Egli è rafforzato dal Divino (ver. 8). Un uomo che ha Dio dentro di sé non deve mai avere paura. (Omilestico.)

Geremia un servo:

(I.) Incarico divino

(II.) Autorità divina

(III.) Presenza divina

(IV.) La liberazione divina

(V.) Potere divino

(VI.) Messaggio divino

(VII.) Risultato divino. (C. Inglis.)

Il ministro del Vangelo incoraggiò e istruì:

1.) Un'obiezione respinta

2.) Lavoro e dovere prescritti. Per portare il messaggio di Dio agli uomini

(1) A chi? A tutti quelli a cui il Signore lo manda. Non doveva scegliere per se stesso. Deve obbedire alla chiamata di Dio e fare il suo dovere, anche se trascurato, odiato e perseguitato per la sua fedeltà

(2) La questione del messaggio. Non dire a caso ciò che gli veniva in mente, o ciò che poteva essere più facile per lui o gradito ai suoi ascoltatori; ma solo ciò che il Signore ha comandato

3.) Come, o in che modo, la parola di Dio doveva essere consegnata

(1) Fedelmente e pienamente

(2) In modo chiaro e audace

(I.) L'ufficio del ministero

1.) È un'ordinanza di nomina divina da continuare in tutte le epoche fino alla fine dei tempi. Di conseguenza, coloro che lo disprezzano e lo sottovalutano, o disprezzano coloro che vi sono impiegati, rifiutano il loro messaggio e ignorano i loro salutari ammonimenti, rimproveri e istruzioni, disonorano grandemente Dio e riversano disprezzo sulla Sua autorità

2.) È piaciuto a Dio impiegare uomini deboli e peccatori per dispensare la Sua parola e portare il Suo messaggio ai peccatori e ai santi

3.) Nessuno deve intromettersi nell'ufficio del ministero, o presumere di esercitarlo senza una legittima chiamata. Coloro che corrono senza essere inviati, che assumono su di sé l'ufficio del ministero quando non sono chiamati a quella sacra funzione, nel modo che Dio ha prescritto nella Sua parola, non hanno motivo di aspettarsi assistenza e successo nel loro lavoro

4.) Coloro che Dio chiama all'esercizio dell'ufficio ministeriale, Egli si qualifica in una certa misura per adempiere le diverse parti di esso

5.) Il lavoro del ministero è un lavoro molto importante e difficile. L'onore di Dio e la salvezza delle anime sono quasi coinvolti in esso

6.) Coloro che Dio chiama ad esercitare l'ufficio del ministero hanno ordinariamente un senso di umiltà della propria debolezza e insufficienza per il lavoro a cui sono chiamati

7.) I ministri del Vangelo, nell'adempimento dei doveri della loro funzione, non agiscono in nome proprio, ma in nome e con l'autorità del loro divino maestro, il Signore Gesù Cristo

8.) Qualunque opposizione o difficoltà i servi di Cristo incontrino nell'esercizio del loro ministero, essi hanno sufficiente incoraggiamento per perseverare in esso

(II.) Alcune delle difficoltà e degli scoraggiamenti con cui coloro che sono chiamati a esercitare tale sacra funzione possono dover lottare

1.) I loro timori e i loro scoraggiamenti sono talvolta causati da una seria considerazione della natura del lavoro che sono chiamati a svolgere

2.) Da un senso della propria debolezza e insufficienza nell'adempiere ai doveri della sacra funzione

3.) Quando esaminano l'opposizione che possono incontrare nell'esercizio del loro ufficio

(1) Dal mondo

(2) Da professori tiepidi

4.) La fredda accoglienza che di solito viene riservata ai messaggi che i servi del Signore consegnano nel Suo nome, è talvolta motivo di scoraggiamento

5.) Lo stato basso e afflitto della Chiesa è atto a scoraggiare coloro che stanno per intraprendere un lavoro pubblico in essa

(III.) Il loro dovere e il lavoro a cui sono chiamati

1.) Non devono scegliere il proprio destino. Se hanno una chiamata nella provvidenza a consegnare il messaggio di Dio a coloro che sono più propensi a perseguitarli, piuttosto che sottomettersi alle loro istruzioni o prestare il dovuto riguardo a ciò che dichiarano nel nome del Signore, non devono contestare, ma obbedire prontamente agli ordini dati loro. Né hanno motivo di temere alcun pericolo a cui potrebbero essere esposti, a causa del potere e della malizia dei loro nemici; poiché Colui al cui servizio sono impiegati è in grado di difenderli e frustrare tutti i disegni dei loro nemici contro di loro. La sua promessa è la loro protezione

2.) Non devono consegnare nulla nel Suo nome se non ciò che Egli comanda, o ciò che è conforme alla Sua volontà rivelata. A tal fine, è necessario l'insegnamento e la rinnovata illuminazione dello Spirito Santo; ma non hanno bisogno di ulteriori rivelazioni oggettive

3.) Le istruzioni date al profeta, e ad ogni altro ministro della Parola, nel testo implicano che coloro che sono chiamati a predicare il Vangelo dovrebbero, se ne può essere l'opportunità, insegnare tutte le verità rivelate nella Parola di Dio, e sollecitare l'adempimento di tutti i doveri richiesti in essa

4.) Dovrebbero esortare alla diligente osservanza di tutte le ordinanze divine, come dovere necessario. Non devono pensare che sia sufficiente, se le persone hanno l'amore di Dio nei loro cuori, e una certa esperienza di un'opera di grazia nelle loro anime, anche se trascurano l'amministrazione della parola e dei sacramenti, o altre ordinanze esteriori, e trattano con disprezzo qualsiasi tentativo di mantenere la loro purezza; perché, come alcuni si compiacciono di dire, sono solo cose esteriori, e la loro osservanza non ha una connessione necessaria con la pietà vitale e l'esercizio della grazia nel cuore

5.) Devono esortare all'obbedienza a tutti i precetti della legge morale

6.) Dovrebbero sforzarsi di adattare la loro dottrina alle varie condizioni dei loro ascoltatori. Conclusione:

1.) Quando coloro che stanno per intraprendere un lavoro pubblico nella Chiesa hanno un senso di umiltà della propria insufficienza, è un presagio di utilità futura

2.) Il lavoro del ministero non deve essere intrapreso in modo avventato. Calcola il costo

3.) Coloro che hanno il carattere di funzionari nella Chiesa, che si assumono il compito di fare leggi per i membri della Chiesa, contrarie a quelle che il glorioso Capo della Chiesa ha emanato, o diverse da esse; o che impongono l'osservanza di riti religiosi, ideati da uomini senza alcun mandato della Parola di Dio, non solo trasgrediscono i limiti della loro commissione, ma sono accusabili con grande presunzione. Essi insegnano ciò che Dio non ha mai comandato, ed esercitano un potere che nessuna creatura può rivendicare, senza invadere la prerogativa del supremo Legislatore

4.) Coloro che sono chiamati a portare il messaggio di Dio ai figlioli degli uomini dovrebbero conoscere bene la Sua parola scritta contenuta nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento

5.) I ministri della parola non devono avere alcun rispetto parziale per le persone degli uomini

6.) Al fine di un adeguato adempimento dei doveri ministeriali, è necessaria molta forza d'animo e risolutezza

7.) Quei ministri del Vangelo che, consapevoli della propria debolezza, sono in grado di dipendere umilmente dalla potenza e dalla grazia di Dio per la protezione e il sostegno nel loro lavoro, sono più propensi ad adempiere i doveri del loro ufficio con accettazione e successo

8.) Devono fare attenzione a non rimanere insenti, o a non spingersi nell'ufficio del ministero senza una chiamata legittima, la chiamata di Dio e la chiamata della Chiesa

9.) Devono trasmettere il loro messaggio con autorità, non agendo in nome proprio, ma nel nome di Dio. Se i ministri, nel predicare la Parola, agiscono come messaggeri del Signore degli eserciti, il popolo a cui predicano dovrebbe ricevere il loro messaggio con riverenza e sottomissione. Se la rifiutano o la disprezzano, fanno un affronto a Colui che li ha mandati. Non disprezzano l'uomo, ma Dio. (D. Wilson.)

Non aver paura dei loro volti, perché io sono con te per liberarti, dice il Signore.

Ogni volta che la paura arriva e ci fa vacillare, corriamo il pericolo di cadere nel peccato. La presunzione è da temere, ma lo è anche la codardia. Il nostro grande Capitano dovrebbe essere servito da soldati coraggiosi. Che motivo di coraggio c'è qui. Dio è con coloro che sono con Lui. Dio non sarà mai via quando arriverà l'ora della lotta. Ti minacciano? Chi sei tu per aver paura di un uomo che sta per morire? Non puoi fidarti di Lui? Ti deridono? Questo spezzerà le tue ossa o il tuo cuore? Sopportatela per amore di Cristo, e gioite anche per essa. Dio è con i veri, i giusti, i santi, per liberarli; ed Egli vi libererà. Ricordate come Daniele uscì dalla fossa dei leoni e i tre santi bambini dalla fornace. Il tuo non è un caso così disperato come il loro; ma se lo fosse, il Signore ti sosterrebbe e ti renderebbe più che un vincitore. Paura per paura. Abbiate paura di avere paura. Il tuo peggior nemico è nel tuo stesso seno. Mettetevi in ginocchio e invocate aiuto, e poi alzatevi dicendo: "Confiderò e non avrò paura". (C. H. Spurgeon.)

Vorosità virilità:

Proprio come un uomo scaccia la paura, marcia coraggiosamente, dice la sua, compie il suo atto, tanto è un uomo valoroso. Nelle antiche ballate norrene era indispensabile essere coraggiosi. Odino cacciò dal suo cielo, il Valhalla, tutti coloro che erano contaminati dalla vigliaccheria; e su un campo di battaglia insegnavano i sacerdoti, andavano le Valchirie, o elemosine degli uccisi, messaggeri celesti che si preoccupavano solo di accogliere i valorosi. I re, quando stavano per morire, si sdraiarono su una nave con le vele spiegate, andarono alla deriva nell'oceano, carichi di fuoco anche nella stiva, in modo che il re potesse ardere nella sua tomba ed essere consegnato al cielo. Il valoroso è l'uomo che vale davvero

Coraggio nei ministri:

Il modo più vero per non aver paura della parte peggiore di un uomo è valorizzare e cercare di servire la sua parte migliore. Il patriota che apprezza veramente i preziosi principi della vita della sua nazione è colui che rimprovera più intrepidamente i difetti della nazione. E Cristo era tanto più indipendente dai capricci degli uomini a causa del Suo profondo amore per loro e della sua completa consacrazione ai loro bisogni. Ci sono tre fasi in questa faccenda: la prima, una superiorità irriverente che disprezza il popolo e pensa che sia fatto solo per prendere ciò che il predicatore sceglie di dargli, e per servire al suo sostegno; il secondo, un servile servile servilismo che osserva tutte le loro fantasie e cerca di soffiare da qualsiasi parte punti la loro banderuola; e il terzo, un profondo rispetto che si preoccupa troppo seriamente di ciò che il popolo è capace di essere per permettere che lo manchi senza una forte rimostranza. Avete visto tutti e tre nel modo in cui i genitori trattano i loro figli. Potrei mostrarvi ciascuno dei tre oggi nel rapporto dei diversi predicatori con le loro parrocchie. Credetemi, l'ultima è l'unica vera indipendenza, l'unica che valga la pena di cercare, o che un uomo abbia il diritto di cercare. Un attore può incoraggiarsi disprezzando o dimenticando il suo pubblico, ma un predicatore deve andare altrove per avere coraggio. Più apprezzate la natura spirituale del vostro popolo, più sarete capaci di opporvi ai loro capricci. Questi devono essere la fonte della tua indipendenza. (Vescovo Phillips Brooks.)

Il pericolo considerato dall'alto della fede:

Un incendio scoppiò in una prateria non lontano dall'abitazione di un colono. Il figlio, vedendo le fiamme avanzare, gridò che sarebbero state bruciate tutte, ma il padre condusse il ragazzo su un'altura e gli mostrò che tutt'intorno alla loro abitazione c'era un'ampia radura, troppo larga perché le fiamme potessero scavalcare, e così furono al sicuro. Quante volte ci preoccupiamo a causa di qualche pericolo minaccioso, mentre, se prendessimo un terreno più alto e guardassimo con l'occhio della fede, vedremmo che Dio ha disposto una difesa, affinché non ci faccia del male. (Il segnale.)

Vedi, oggi ti ho costituito sopra le nazioni. - L'incarico del profeta:

1.) Egli è fatto (paqîd), prefetto o sovrintendente delle nazioni del mondo. Un termine ebraico che corrisponde a "vescovo" della Chiesa cristiana

2.) Egli ha il più ampio margine di manovra per l'esercizio dei suoi poteri: è investito di autorità sui destini di tutti i popoli. Se ci si chiede in che senso si possa veramente dire che la rovina e la rinascita delle nazioni sono state sottoposte alla supervisione dei profeti, la risposta è ovvia. La Parola che erano autorizzati a proclamare era la Parola di Dio, che si adempie con tutta la necessità di una legge di natura Isaia 55:10, 11

3.) Quale forza, quale forza di resistenza può trovare il predicatore cristiano nel soffermarsi su questo fatto, che la Parola di Dio si sta adempiendo, anche se quella Parola può essere rinnegata, e gli sforzi del predicatore possono essere ostacolati. (C. J. Ball, M. A.)

Responsabilità per i pastori: il loro lavoro definito:

(I.) Indaga quali sono i mali contro i quali devi lottare e i metodi che devi adottare in questa opposizione

1.) Con il vostro ministero pubblico sradicate gli errori di dottrina

2.) Guidando la Chiesa, nell'esercizio di una disciplina fedele, sradicare i malfattori

3.) Rendendo le vostre visite pastorali subordinate ai fini della convinzione e della correzione

(II.) Che cos'è quel bene che devi incoraggiare?

1.) Come costruttore...

(1) Assicurati di gettare le giuste basi

(2) Assicurati che i tuoi materiali siano ben incorniciati insieme. Sottintendendo che...

(a) Siano tagliati e squadrati

(b) Siano formati dalla stessa regola

(c) Ognuno sia messo nella situazione per la quale è stato formato

(3) Così concepisci il tutto in modo che possa essere una dimora adatta a Dio

2.) Come fioriere

(1) Semina "un seme interamente giusto".

(2) Dai attenzione alle piante mentre le vedi crescere

(3) Coltivali con ogni mezzo

(4) Pregate affinché possano essere innaffiati dallo Spirito Santo. (Andrew Fuller.)

L'opera di Geremia e quella di San Paolo:

(I.) Contrasto. Geremia, il profeta del disastro e dello sconforto, poteva guardare indietro a un passato santo e felice: il figlio del fedele sacerdote Ilchia, l'amico del pio re Giosia; Egli cadde in tempi malvagi e apostati. Saul dovette voltare le spalle alla sua vecchia vita, contare tutte le cose che erano state per lui un guadagno, tranne la perdita, così guardava sempre avanti, protendeva avanti, l'apostolo della fede e della speranza

(II.) Parallelo

1.) Ognuno è eletto da Dio, e quindi addestrato dalle sue circostanze per il suo lavoro. La chiamata di Geremia, la conversione di Saulo, fu per ciascuno una rivelazione di un Dio che lo aveva formato fin dal grembo materno per la sua opera (op. Galati 1:15, 16 con Geremia 1:5

2.) La duplice natura di quell'opera: distruttiva e costruttiva. Sradicare, abbattere, distruggere; ancora da piantare e costruire. Possiamo quasi dire che questa è l'opera di tutti coloro che Dio ha chiamato a lavorare per Lui. Questo era il tipo dell'opera di Cristo. La Sua venuta colpì con la scure la radice dell'albero Matteo 3:10 ; vedi anche 15:13). Eppure era Lui il Seminatore. Può darsi che l'insegnante, come Geremia, non viva abbastanza per vedere crescere la sua opera, ma chi può dubitare dell'effetto di Geremia su coloro che sono tornati purificati e pentiti da Babilonia? Le due cose devono andare insieme. Sradica l'errore e pianta la verità. Abbattete le fortezze del peccato e costruite il tempio della santità cristiana. (Giovanni Ellerton, M. A.)

Abbattere, edificare e piantare. - Distruzione e costruzione congiunte:

"Sradicare e abbattere". Quale misericordia di Dio verso la Chiesa fu che lo stesso giorno in cui Pelagio, quell'arcieretico, nacque in Britannia, Agostino il Grande, confonditore di quell'eretico, nascesse in Africa, la provvidenza dispose in modo tale che il veleno e l'antidoto venissero al mondo insieme. (Giovanni Trapp.)

VERSETTI 11-16. Vedo una verga di un mandorlo. - Emblemi degli alberi:

La parola ebraica per mandorla significa "colui che si sveglia", in allusione al fatto che è stato il primo albero a svegliarsi alla vita in inverno. La parola contiene anche il significato di osservare e affrettarsi. La parola per mandorlo è scossa, e la parola per "Io affretterò" (ver. 12) è frastagliata, dalla stessa radice. La mandorla era l'emblema della lungimiranza divina nel portare a compimento le promesse di Dio. Un esempio simile nel nome di un altro albero rosaceo è l'albicocco, che prende il nome da pr&ae;cocia (precoce), a causa dei suoi fiori che compaiono presto in primavera, e dei suoi frutti che maturano prima del suo congenere, il pesco. (Professor Post, F. L. S.)

La verga del mandorlo e il vaso ribollente:

Questa visione era parabolica e contiene un pensiero in diversi stadi di sviluppo. Guardando qualsiasi oggetto attraverso un telescopio, il primo sguardo può dare un'impressione corretta dell'oggetto, ma una regolazione della lente può rivelare dettagli mai visti prima. Quindi, nel caso della visione doppia, qui. Il mandorlo è il primo albero a svegliarsi dal sonno dell'inverno e a mettere fiori. Dio, nella visione del ramo di mandorlo, indicò che i giudizi pronunciati sulla nazione ebraica si stavano avvicinando al loro adempimento. "Affretterò la Mia Parola a metterla in pratica". La seconda visione fornisce più informazioni della prima sullo stesso argomento. Nel primo solo il fatto della pronta punizione è reso noto, il secondo rivela da dove deve venire. "Fuori dal nord". La pentola ribollente mostra anche il terrore e la confusione che avrebbero riempito la città di Gerusalemme quando fosse stata circondata dai suoi nemici

(I.) Coloro che devono annunciare la verità di Dio agli altri devono prima vederla chiaramente da soli

(II.) Coloro che possono vedere la mente di Dio devono essere preparati a pronunciare le verità che vedono. Gli uomini di genio che vedono le cose in segreto, e credono di vedere ciò che vale la pena dare al mondo, si cingono i fianchi per esporre ciò che hanno visto in parole, o sulla tela, o nel marmo scolpito. Cristo istruì i Suoi primi scolari a fare questo Matteo 10:27. Perciò Geremia deve dare ciò che ha visto

(III.) Dio spesso si serve di cose molto al di sotto di noi, per farci conoscere verità importanti. La pentola bollente e il ramo di mandorlo erano oggetti comuni di uso quotidiano, eppure Dio li usa come veicoli per trasmettere a Geremia verità solenni riguardo al Suo popolo. Così nelle parabole di Cristo

(IV.) I tempi e gli strumenti del giudizio nazionale sono nelle mani di Dio

V I castighi di Dio aumentano di severità con l'aumento del peccato nazionale. Dio aveva mandato più volte un castigo meno severo sulla nazione ebraica, ma tutti non erano riusciti a fermare la loro decadenza morale; Di qui la necessità, se la nazione doveva continuare ad esistere, dell'esecuzione dei giudizi predetti nella visione profetica

(VI.) I più infantili e umili di spirito vedono meglio i misteri divini. Poco prima di ricevere questa rivelazione, Geremia aveva confessato la sua ignoranza e incapacità (versetto 6). Matteo 18:3-6; Isaia 57:15; 1Corinzi 2 (Sermoni di un ministro di Londra.)

Il messaggio del mandorlo:

Il mandorlo era, come indica il nome, l'"osservatore", l'"affrettatore", come se giacesse alle porte della primavera, in attesa, anelando alla loro apertura, come se volesse spingere avanti i giorni di sole e di gioia. A quanto pare fu con un certo senso dell'allegoria che insegnava che la forma del suo fiore fu adottata come modello della "coppa" per le candele nel candelabro d'oro nel tempio. Così, come le candele bruciavano dal tramonto all'alba nelle coppe d'oro dei fiori di mandorlo, il simbolo da cui scaturivano parlava di colui che osservava e di colui che si affrettava, e diceva: "Viene il mattino". E il ramo di mandorlo dice per tutto il tetro inverno: "Arriva la primavera e anche l'estate. Dio veglia sulla Sua Parola per adempierla". Sì, come Dio veglia sui fiori di mandorlo per aprire le loro belle foglie e per rallegrare gli occhi degli uomini, così aprirà le promesse e le profezie della Sua Parola per riempire i cuori degli uomini di gioia e pace. Ah, non possiamo vigilare sulla nostra parola per adempierla, se non in un senso molto qualificato. Ma con quanta calma l'Infinito ed Eterno veglia su di Lui di generazione in generazione finché tutti siano compiuti! Benché il simbolo del ramo di mandorlo sia stato usato per mostrare quanto certamente la Parola di Dio sarà adempiuta nella grande scala della sua applicazione alla vita nazionale, possiamo giustamente trarne la nostra briciola di conforto personale. Ci sono moltitudini di promesse, moltitudini di assicurazioni d'amore, moltitudini di rivelazioni che vengono adottate e applicate come parole personali da Dio ai Suoi figli, che edificano su di esse, sperano in esse, cercano il loro compimento. Hanno associato a loro l'amore e l'onore di Dio così strettamente come i nostri figli ci legano con le nostre parole. E sono abbondantemente incoraggiati a farlo. Le promesse per l'uomo sono promesse per gli uomini. Dio tratta con l'umanità trattando con gli individui. La gara viene salvata attraverso le sue unità. La promessa segreta della primavera nel ramo del mandorlo, che il profeta fu insegnato ad applicare a tutta la nazione, ha anche un significato per ogni anima dell'uomo. Significa che Dio osserva e attende di eseguire la Sua Parola su di lui. Ma passiamo ora a quell'aspetto nazionale e umano del testo, che senza dubbio aveva principalmente per il profeta, e che era destinato ad avere per gli uomini di tutte le generazioni. Quando, dunque, Dio compie la Sua Parola, la compie mediatamente per mezzo di agenti, o immediatamente per mezzo di un esercizio di volontà? Il ramo di mandorlo risponde alla nostra domanda. Non con il tocco delle Sue dita invisibili fa spuntare il fiore dallo stelo e aprire le sue foglie rosa pallido al sole e al vento. Lo fa con il movimento maestoso delle stagioni. Il corso delle stelle, l'impeto del mondo nello spazio, il calore del sole lontano, il soffio dei venti, la caduta della pioggia, l'azione chimica segreta del suolo, il misterioso funzionamento delle leggi della vita nell'albero stesso, tutto si combina come ministri di Dio per far avverare la volontà e la parola di Dio nella creazione e nello sviluppo di un fiore. E questo accresce la meraviglia della Sua opera; questo amplia la nostra concezione della Sua cura sovrintendente; questo tocca le nostre anime con la consapevolezza della Sua presenza universale. Se l'Onnipotente trascorrerà un anno di lavoro incessante per far sbocciare un fiore, se prodigerà le ricchezze della terra e userà i poteri dei cieli su di essa, allora possiamo ragionevolmente presumere che eserciterà una vigilanza e uno sforzo altrettanto grandi o maggiori per adempiere la Sua Parola riguardo al più alto benessere dell'uomo. Egli non mancherà di stabilire il Suo regno, e lo farà usando le più svariate forze che operano attraverso i secoli di tempo, se necessario, attraverso i secoli dei secoli. Forse non è facile per noi ricordare che Egli sta ora operando attraverso noi stessi e attraverso le grandi masse dell'umanità, vegliando per tutto il tempo sulla Sua Parola per adempierla, ma è così. La visione dell'Antico Testamento dell'uso che Dio fa non solo di Israele, ma anche dei re e delle nazioni pagane, dovrebbe aiutarci a vedere che Egli sta ancora usando gli uomini per adempiere i Suoi propositi. Sia i tiranni che i patrioti hanno servito la causa della libertà costringendo le nazioni a salvaguardarla con leggi e usi costituzionali. Gli atei hanno promosso una pietà riverente rivelando la freddezza dei loro dinieghi e la loro incompetenza a soddisfare i nostri pensieri e desideri più profondi, migliori, più incontenibili. Capitalisti avidi, così come socialisti. stanno ora spingendo avanti la causa di una sana e reale uguaglianza, inducendo gli uomini ovunque e di tutti i gradi a pensare, a indagare, a escogitare e ad agire in combinazione, subordinando ciascuno il bene personale al bene generale, e imparando così una lezione di unità, di autocontrollo e di cura per gli altri. La stessa fede del Vangelo è stata promossa da molte cose che sembravano minacciare la sua estinzione. Gli stessi principi e precetti del regno di Dio sono stati adottati e confermati a causa dell'esperienza del male dei loro opposti. Non osiamo e non vogliamo dire che la conoscenza del male sia stata l'introduzione necessaria alla conoscenza del bene, ma possiamo affermare questo, che Dio opera per mezzo del male per eseguire la Sua Parola, per stabilirla tra noi come il consiglio ammesso della perfetta sapienza e del perfetto amore; Egli usa anche le nostre colpe e i nostri peccati per fare avverare il compimento della Sua Parola. (J. P. Gladstone.)

Visione spirituale:

Questo potere della visione spirituale è preminentemente il dono di Dio. Questo potere delle parabole, che le fa o le legge, è un mistero profondo del regno invisibile. Non è forse il dono della vista che distingue un uomo da un altro? Il profeta può veramente dire: "Sento una voce che essi non possono udire; Vedo una mano che loro non possono vedere". Come la terra e il cielo sono ricchi di immagini che solo l'occhio del poeta può vedere! Che parabola è la primavera, e che visione del Signore è l'estate, carica di ogni ricchezza, dolce e ospitale senza pari! Con le montagne che ti cingono, come se volessero rinchiuderti in prigione, e che improvvisamente si aprono per lasciarti passare verso libertà più grandi, che cosa vedi? Vedo la bellezza, l'ordine, la forza, la maestà e l'infinita munificenza di grazia e bellezza. Guarda il mondo morale, e dì quello che vedi. Pensate alla sua peccaminosità, alla sua miseria indicibile, al suo tumulto, all'oscurità e alla corruzione, profonda, molteplice e sempre crescente. C'è una cura per una malattia così crudele, così mortale? Che cosa vedi? Vedo una croce, e su di essa uno simile al Figlio dell'uomo, e nella sua debolezza è potente, nella sua povertà è ricco, nella sua morte è l'infinita virtù dell'espiazione. Vedo una croce, il cui capo sale al cielo, e su di essa è scritto: "Il sangue di Gesù Cristo purifica da ogni peccato", e da essa esce una voce che dice: "Voltatevi, convertitevi, perché volete morire? Credi in Me e vivi in eterno". E lontano, in lontananza, che cosa vedi? Dall'altra parte del ribollente mare del tempo, che si erge al di sopra di tutte le vicende terrene, eppure inseparabilmente connesso con esse, cos'è quell'oggetto scintillante? È più bello del sole quando risplende nella pienezza della sua forza, e meraviglioso è il suo fascino sia per il male che per il bene: i malvagi lo guardano finché le loro ginocchia tremano e le loro ossa si sciolgono come cera, e i buoni guardano ad esso, e lodano il Signore in un canto di gratitudine e di speranza. Cos'è? È un grande trono bianco da cui il Giudice vivente manda i Suoi giusti e definitivi decreti. (J. Parker, D. D.)

Oggetti naturali che espongono le dispensazioni divine:

Nei suoi ultimi giorni era abitudine di Wm. Wilberforce, prima di ritirarsi a riposare, cercare negli oggetti naturali che lo circondavano, per essere nuovamente sicuro dell'amore e della presenza di suo Padre. "Stavo passeggiando con lui", dice un amico, "in una veranda, aspettando l'apertura di un Cereus che soffiava la notte. Mentre eravamo in trepidante attesa, improvvisamente si spalancò davanti a noi. «Mi ricorda», disse, «le dispensazioni della Divina Provvidenza che si infrangono per la prima volta sull'occhio glorificato, quando si dispiegheranno pienamente e appariranno tanto belle quanto complete». ”

VERSETTO 17. Perciò ti cingi i fianchi, alzati e parla loro tutto ciò che ti comando. - Testimone di Dio:

(I.) Deve essere veloce

(II.) Occupato

(III.) Grassetto

(IV.) Fedele. Per-

1.) Deve dire tutto ciò di cui è accusato

2.) Deve parlare a tutti coloro di cui è accusato

(1) Perché ha ragione di temere l'ira di Dio se fosse falso

(2) Perché non ha motivo di temere l'ira dell'uomo, se è fedele. (M. Henry, D. D.)

Il servizio richiede concentrazione:

La cintura è spesso lunga un metro ed è una parte significativa dell'abbigliamento di un uomo quando è vestito di tutto punto; e il primo segno che un uomo è serio riguardo a qualsiasi lavoro sarebbe che raccoglierebbe le sue gonne intorno a sé e le infilerebbe nella sua cintura, in modo da essere libero e libero. L'idea per noi è che il servizio cristiano richiede concentrazione. Ha bisogno di fissare il potere di un uomo su una sola cosa, e di raccogliere tutta la forza della propria natura fino a quando le sue particelle più morbide e più sciolte si intrecciano e diventano forti. Puoi prendere una manciata di piumino di cotone e strizzarlo abbastanza forte da renderlo duro e pesante come un proiettile, oppure puoi allungarlo in carta velina. La ragione per cui alcuni uomini picchiano e non fanno un colpo è perché non sono radunati, compattati: i loro lombi non sono cinti. (A. Maclaren, D. D.)

VERSETTO 18. Io ho fatto di te oggi una città difesa, ecc. - Una fortezza sicura è Dio:

Quand'anche tu fossi esposto a persecuzioni e a varie umiliazioni, esse non prevarranno contro di te. Ai loro attacchi sarai come una città inespugnabile; incrollabile come una colonna di ferro; e imperituro come un tutto di ottone. Nessuno, quindi, può avere meno motivo di temere il pericolo di temere. La contesa, nel caso di Geremia, dimostrò la veracità di questa promessa; sopravvisse a tutti i loro insulti; e vide Gerusalemme distrutta, e i suoi nemici e i nemici del Signore portati in cattività. (Adam Clark.)

19 CAPITOLO 1

#Geremia 1:19

Ed essi combatteranno contro di te.

(I.) La veemenza dei nostri nemici

1.) Un tempo questa virulenza si manifestava in crudeltà rivoltanti; ha acceso fuochi di martirio; carceri affollate di sofferenti per motivi di coscienza; ha costretto migliaia di persone all'esilio; persino le ceneri disturbate dei pii morti per sottolineare le esecrazioni dei vivi

2.) Ora l'opposizione ricorre a mezzi più segreti, anche se non meno letali. Cerca di imprigionare la fiducia e le gioie; ostacolare il progresso, disturbare la pace, distruggere la spiritualità

(II.) La certezza della nostra sicurezza. I santi possono essere stanchi, mutilati, impauriti, ma alla fine non possono essere sconfitti. I falsi professori cadranno preda: anzi tentano il tentatore; ma i veri uomini sono sicuri della vittoria

(III.) La fonte della nostra fiducia

1.) La presenza costante del Signore

2.) La manifestazione costante della potenza del Signore. (R. A. Griffin.)

Persistenza nonostante l'opposizione:

Come le sorgenti non cessano di sgorgare le loro acque, né i fiumi i loro corsi d'acqua, sebbene nessuno venga a prenderne alcuna, o a navigare su di esse, così il ministro non deve cessare di predicare, ammonire e rimproverare, anche se in maniera, nessuno trae profitto dalla sua dottrina e ammonizione. (J. Spencer.)

Riferimenti incrociati:

Geremia 1

1 2Cron 36:21; Is 1:1; 2:1; Am 1:1; 7:10
Ez 1:3
Ger 11:21; 32:7-9; Gios 21:17,18; 1Cron 6:60

2 Ger 1:4,11; 1Re 13:20; Os 1:1; Gion 1:1; Mic 1:1
2Re 21:25,26; 22:1-23:37; 2Cron 34:1-35:27

3 Ger 25:1-3; 26:1-24; 35:1-36:32; 2Re 24:1-9; 2Cron 36:5-8
Ger 21:1-22:30; 28:1-29:32; 34:1-22; 37:1-39:18; 52:1-34; 2Re 24:17-20; 25:1-30; 2Cron 36:11-21
Ger 52:12,15; 2Re 25:8; Zac 7:5; 8:19

4 Ger 1:2; Ez 1:3; 3:16

5 Sal 71:5,6; Is 49:1,5; Lu 1:76; Ga 1:15,16
Eso 33:12,17; Rom 8:29; 2Ti 2:19-21
Lu 1:15,41; Rom 1:1
Ef 1:22; 4:11,12

6 Ger 4:10; 14:13; 32:17
Eso 4:1,10-16; 6:12,30; Is 6:5
1Re 3:7-9

7 Ger 1:17,18; Eso 7:1,2; Nu 22:20,38; 1Re 22:14; 2Cron 18:13; Ez 2:3-5; 3:17-21,27; Mat 28:20; Mar 16:15,16; At 20:27

8 Ger 1:17; Is 51:7,12; Ez 2:6,7; 3:8,9; Mat 10:26; Lu 12:4,5; At 4:13,29; Ef 6:20
Ger 15:20,21; 20:11; Eso 3:12; De 31:6,8; Gios 1:5,9; Is 43:2; Mat 28:20; At 7:9,10; 18:10; 26:17; 2Co 1:8-10; 2Ti 4:17,18; Eb 13:5,6

9 Eso 4:11,12; Is 6:6,7; 49:2; 50:4; Lu 21:15
Ger 5:14; Eso 4:15,16; Is 51:16; Ez 3:10; Mat 10:19; Lu 12:12

10 Ger 25:15-27; 27:2-7; 46:1-51:64; 1Re 17:1; Ap 11:3-6
Ger 18:7-9; 1Re 19:17; Ez 32:18; 43:3; Am 3:7; Zac 1:6; 2Co 10:4,5; Ap 19:19-21
Ger 18:9; 24:6; 31:4,5,28; Is 44:26-28; Ez 36:36; Am 9:11

11 Am 7:8; 8:2; Zac 4:2; 5:2
Nu 17:8; Ez 7:10

12 De 5:28; 18:17; Lu 10:28; 20:39
Ger 39:1-18; 52:1-34; De 32:35; Ez 12:22,23,25,28; Am 8:2

13 Ge 41:32; 2Co 13:1,2
Ez 11:3,7; 24:3-14

14 Ger 4:6; 6:1,22; 10:22; 31:8; 46:20; 50:9,41; Is 41:25; Ez 1:4

15 Ger 5:15; 6:22; 10:22,25; 25:9,28,31,32
Ger 39:3; 43:10; Is 22:7
Ger 4:16; 9:11; 33:10; 34:22; 44:6; De 28:49-53; Lam 5:11

16 Ger 4:12,28; 5:9,29; Ez 24:14; Gioe 2:11; Mat 23:35,36
Ger 2:13,17; 15:6; 16:11; 17:13; 19:4; De 28:20; 31:16; Gios 24:20; 2Re 22:17; 2Cron 7:19; 15:2; 34:25
Ger 7:9; 11:12,17; 44:17; Is 65:3; Ez 8:9-11; Os 11:2
Ger 10:8,9,15; 51:17; Is 2:8; 37:19; 44:15; Os 8:6; At 7:41

17 1Re 18:46; 2Re 4:29; 9:1; Giob 38:3; Lu 12:35; 1P 1:13
Ger 1:7; 23:28; Eso 7:2; Ez 3:10,11; Gion 3:2; At 20:20,27
Ger 1:8; 17:18; Eso 3:12; Ez 2:6,7; 1Te 2:2
Ez 3:14-18; 33:6-8; 1Co 9:16

18 Ger 6:27; 15:20; Is 50:7; Ez 3:8,9; Mic 3:8,9; Giov 1:42
Ger 21:4-14; 22:1-30; 26:12-15; 34:3,20-22; 36:27-32; 37:7; 38:2,18; 42:22

19 Ger 11:19; 15:10-21; 20:1-6; 26:11-24; 29:25-32; 37:11-21; 38:6-13; Sal 129:2
Ger 1:8; 15:20,21; Gios 1:9

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