Nuova Riveduta:

Geremia 3

1 Il SIGNORE dice: «Se un uomo ripudia sua moglie e questa se ne va via e si sposa con un altro, quell'uomo torna forse ancora da lei? Il paese stesso non ne sarebbe forse tutto profanato? E tu, che ti sei prostituita con molti amanti, ritorneresti da me?», dice il SIGNORE.
2 «Alza gli occhi verso le alture e guarda. Dov'è che non ti sei prostituita? Tu sedevi per le vie ad aspettare i passanti, come fa l'Arabo nel deserto, e hai contaminato il paese con le tue prostituzioni e con le tue malvagità.
3 Perciò le grandi piogge sono state trattenute e non c'è stata pioggia di primavera; ma tu hai avuto una fronte da prostituta e non hai voluto vergognarti.
4 Mi hai appena gridato: "Padre mio, tu sei stato l'amico della mia giovinezza!
5 Egli sarà forse adirato per sempre? Serberà forse la sua ira sino alla fine?" Ecco, tu parli così, ma intanto commetti tutto il male che puoi!»

Esortazione al ravvedimento
6 Il SIGNORE mi disse al tempo del re Giosia: «Hai visto ciò che l'infedele Israele ha fatto? È andata sopra ogni alto monte e sotto ogni albero verdeggiante, e là si è prostituita. 7 Io dicevo: "Dopo che avrà fatto tutte queste cose, tornerà a me"; ma non è ritornata, e sua sorella, la perfida Giuda, l'ha visto. 8 Benché io avessi ripudiato l'infedele Israele a causa di tutti i suoi adultèri e le avessi dato la sua lettera di divorzio, ho visto che sua sorella, la perfida Giuda, non ha avuto alcun timore ed è andata a prostituirsi anche lei. 9 Con il rumore delle sue prostituzioni Israele ha contaminato il paese; ha commesso adulterio con la pietra e con il legno. 10 Nonostante tutto questo, la sua perfida sorella non è tornata da me con tutto il suo cuore, ma con finzione», dice il SIGNORE.
11 Il SIGNORE mi disse: «L'infedele Israele si è mostrata più giusta della perfida Giuda.
12 Va', proclama queste parole verso il settentrione e di': "Torna, o infedele Israele", dice il SIGNORE; "io non vi mostrerò un viso accigliato, poiché io sono misericordioso", dice il SIGNORE, "e non serbo l'ira per sempre.
13 Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele al SIGNORE, al tuo Dio, sei andata di qua e di là con gli stranieri, sotto ogni albero verdeggiante e non hai dato ascolto alla mia voce"», dice il SIGNORE.
14 «Tornate, o figli traviati», dice il SIGNORE, «poiché io sono il vostro Signore; vi prenderò, uno da una città, due da una famiglia, e vi ricondurrò a Sion; 15 vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e intelligenza.
16 Quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora», dice il SIGNORE, «non si dirà più: "L'arca del patto del SIGNORE!" Non vi si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un'altra.
17 Allora Gerusalemme sarà chiamata il trono del SIGNORE; tutte le nazioni si raduneranno a Gerusalemme nel nome del SIGNORE e non cammineranno più secondo la caparbietà del loro cuore malvagio.
18 In quei giorni la casa di Giuda camminerà con la casa d'Israele; verranno assieme dal paese del settentrione al paese che io diedi in eredità ai vostri padri.
19 Io avevo detto: "Quale posto ti darò tra i miei figli? Che paese delizioso ti darò? La più bella eredità delle nazioni!" Avevo detto: "Tu mi chiamerai: 'Padre mio!' E non smetterai di seguirmi".
20 Ma proprio come una donna è infedele al suo amante, così voi mi siete stati infedeli, o casa d'Israele!», dice il SIGNORE.
21 Una voce si è fatta udire sulle alture; sono i pianti, le suppliche dei figli d'Israele, perché hanno pervertito la loro via, hanno dimenticato il SIGNORE, il loro Dio.
22 «Tornate, figli traviati, io vi guarirò dei vostri traviamenti!» «Eccoci, noi veniamo da te, perché tu sei il SIGNORE, il nostro Dio.
23 Certo, è vano il soccorso che si aspetta dalle alture, dalle feste strepitose sui monti; certo, nel SIGNORE, nel nostro Dio, sta la salvezza d'Israele.
24 La vergogna ha divorato il prodotto della fatica dei nostri padri, sin dalla nostra giovinezza: le loro pecore e i loro buoi, i loro figli e le loro figlie.
25 Noi abbiamo la nostra vergogna come giaciglio e la nostra infamia come coperta, poiché abbiamo peccato contro il SIGNORE, il nostro Dio: noi e i nostri padri, dalla nostra infanzia sino a questo giorno; non abbiamo dato ascolto alla voce del SIGNORE, il nostro Dio».

C.E.I.:

Geremia 3

1 Se un uomo ripudia la moglie
ed essa, allontanatasi da lui,
si sposa con un altro uomo,
tornerà il primo ancora da lei?
Forse una simile donna non è tutta contaminata?
Tu ti sei disonorata con molti amanti
e osi tornare da me? Oracolo del Signore.
2 Alza gli occhi sui colli e osserva:
dove non ti sei disonorata?
Tu sedevi sulle vie aspettandoli,
come fa l'Arabo nel deserto.
Così anche la terra hai contaminato
con impudicizia e perversità.
3 Per questo sono state fermate le piogge
e gli scrosci di primavera non sono venuti.
Sfrontatezza di prostituta è la tua,
ma tu non vuoi arrossire.
4 E ora forse non gridi verso di me: Padre mio,
amico della mia giovinezza tu sei!
5 Serberà egli rancore per sempre?
Conserverà in eterno la sua ira?
Così parli, ma intanto ti ostini
a commettere il male che puoi.
6 Il Signore mi disse al tempo del re Giosia: «Hai visto ciò che ha fatto Israele, la ribelle? Si è recata su ogni luogo elevato e sotto ogni albero verde per prostituirsi. 7 E io pensavo: Dopo che avrà fatto tutto questo tornerà a me, ma essa non è ritornata. La perfida Giuda sua sorella ha visto ciò, 8 ha visto che ho ripudiato la ribelle Israele proprio per tutti i suoi adultèri, consegnandole il documento del divorzio, ma la perfida Giuda sua sorella non ha avuto alcun timore. Anzi anch'essa è andata a prostituirsi; 9 e con il clamore delle sue prostituzioni ha contaminato il paese; ha commesso adulterio davanti alla pietra e al legno. 10 Ciò nonostante, la perfida Giuda sua sorella non è ritornata a me con tutto il cuore, ma soltanto con menzogna». Parola del Signore. 11 Allora il Signore mi disse: «Israele ribelle si è dimostrata più giusta della perfida Giuda. 12 Va' e grida tali cose verso il settentrione dicendo:
Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore.
Non ti mostrerò la faccia sdegnata,
perché io sono pietoso, dice il Signore.
Non conserverò l'ira per sempre.
13 Su, riconosci la tua colpa,
perché sei stata infedele al Signore tuo Dio;
hai profuso l'amore agli stranieri
sotto ogni albero verde
e non hai ascoltato la mia voce. Oracolo del Signore.
14 Ritornate, figli traviati - dice il Signore - perché io sono il vostro padrone. Io vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. 15 Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza. 16 Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni - dice il Signore - non si parlerà più dell'arca dell'alleanza del Signore; nessuno ci penserà né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta né rifatta. 17 In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore; tutti i popoli vi si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più la caparbietà del loro cuore malvagio. 18 In quei giorni la casa di Giuda andrà verso la casa di Israele e tutte e due torneranno insieme dalla regione settentrionale nel paese che io avevo dato in eredità ai loro padri.
19 Io pensavo:
Come vorrei considerarti tra i miei figli
e darti una terra invidiabile,
un'eredità che sia l'ornamento più prezioso dei popoli!
Io pensavo: Voi mi direte: Padre mio,
e non tralascerete di seguirmi.
20 Ma come una donna è infedele al suo amante,
così voi, casa di Israele, siete stati infedeli a me».
Oracolo del Signore.
21 Sui colli si ode una voce,
pianto e gemiti degli Israeliti,
perché hanno reso tortuose le loro vie,
si sono dimenticati del Signore loro Dio.
22 «Ritornate, figli traviati,
io risanerò le vostre ribellioni».
«Ecco, noi veniamo a te
perché tu sei il Signore nostro Dio.
23 In realtà, menzogna sono le colline,
come anche il clamore sui monti;
davvero nel Signore nostro Dio
è la salvezza di Israele.
24 L'infamia ha divorato fino dalla nostra giovinezza
il frutto delle fatiche dei nostri padri,
i loro greggi e i loro armenti,
i loro figli e le loro figlie.
25 Avvolgiamoci nella nostra vergogna,
la nostra confusione ci ricopra,
perché abbiamo peccato contro il Signore nostro Dio,
noi e i nostri padri,
dalla nostra giovinezza fino ad oggi;
non abbiamo ascoltato la voce del Signore nostro Dio».

Nuova Diodati:

Geremia 3

1 Se un uomo ripudia la propria moglie e questa se ne va da lui e diviene moglie di un altro, tornerà egli forse ancora da lei? Non sarebbe quel paese grandemente profanato? Tu ti sei prostituita con molti amanti; vorresti però ritornare da me?», dice l'Eterno. 2 «Alza gli occhi verso le alture e guarda: dove non ti sei coricata con loro? Ti sei seduta accanto alle strade ad aspettarli, come un Arabo nel deserto, e hai contaminato il paese con le tue prostituzioni e con le tue malvagità. 3 Perciò le piogge sono state trattenute e l'ultima pioggia non c'è stata. Ma tu hai avuto una fronte da prostituta e hai rifiutato di vergognarti. 4 Non hai proprio ora gridato a me: "Padre mio, tu sei l'amico della mia giovinezza! 5 Rimarrà egli adirato per sempre? Conserverà l'ira sino alla fine?". Ecco, tu parli così, ma intanto commetti tutte le malvagità che puoi».

Dio esorta al ravvedimento Israele, ribelle e infedele
6 L'Eterno mi disse al tempo del re Giosia: «Hai visto ciò che la ribelle Israele ha fatto? È andata sopra ogni alto monte e sotto ogni albero verdeggiante e là si è prostituita. 7 Io dicevo: "Dopo che avrà fatto tutte queste cose ritornerà a me". Ma non è tornata; e la sua perfida sorella Giuda l'ha visto. 8 E sebbene io avessi ripudiato la ribelle Israele a motivo di tutti i suoi adultèri e le avessi dato il libello di divorzio, ho visto che la sua perfida sorella Giuda non ha avuto alcun timore, ma è andata anch'essa a prostituirsi. 9 Così con il rumore delle sue prostituzioni ha contaminato il paese e ha commesso adulterio con la pietra e con il legno. 10 Nonostante tutto questo, la sua perfida sorella Giuda non è tornata a me con tutto il suo cuore, ma con simulazione», dice l'Eterno. 11 Poi l'Eterno mi disse: «La ribelle Israele si è mostrata più giusta della perfida Giuda. 12 Va' e proclama queste parole verso il nord, dicendo: "Torna, o ribelle Israele"», dice l'Eterno, «non farò ricadere la mia ira su di voi, perché io sono misericordioso», dice l'Eterno, «e non rimango adirato per sempre. 13 Soltanto riconosci la tua iniquità, perché ti sei ribellata all'Eterno, il tuo DIO; hai profuso i tuoi favori agli stranieri sotto ogni albero verdeggiante e non hai dato ascolto alla mia voce», dice l'Eterno. 14 «Tornate o figli traviati», dice l'Eterno, «perché io ho sovranità su di voi. Vi prenderò uno da una città e due da una famiglia e vi ricondurrò a Sion. 15 Vi darò quindi pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con sapienza. 16 E avverrà che quando vi sarete moltiplicati e sarete fecondi nel paese, in quei giorni», dice l'Eterno, «non si dirà più: "L'arca del patto dell'Eterno". Non verrà più in mente, non la ricorderanno più, non andranno più a vederla, non se ne farà un'altra. 17 Allora Gerusalemme sarà chiamata "Il trono dell'Eterno"; tutte le nazioni si raduneranno presso di essa nel nome dell'Eterno, a Gerusalemme, e non cammineranno più secondo la caparbietà del loro cuore malvagio. 18 In quei giorni la casa di Giuda camminerà con la casa d'Israele e insieme verranno dal paese del nord al paese che io diedi in eredità ai vostri padri. 19 Io dicevo: "Quanto volentieri ti collocherei tra i miei figli e ti darei un paese delizioso, una splendida eredità fra tutte le nazioni". Dicevo: "Tu mi chiamerai: Padre mio!, e non ti allontanerai più da me". 20 Ma come una donna è infedele al proprio marito, così voi siete stati infedeli a me, o casa d'Israele», dice l'Eterno. 21 Una voce si ode sulle alture; il pianto e le suppliche dei figli d'Israele, perché hanno pervertito la loro via e hanno dimenticato l'Eterno, il loro DIO. 22 «Ritornate, o figli traviati, io guarirò le vostre ribellioni». «Ecco, noi veniamo a te, perché tu sei l'Eterno, il nostro DIO. 23 È certamente vano l'aiuto che si aspetta dai colli e dal gran numero dei monti; certamente la salvezza d'Israele è nell'Eterno, il nostro DIO. 24 Quella cosa vergognosa ha divorato il frutto della fatica dei nostri padri fin dalla nostra giovinezza, le loro pecore e i loro buoi, i loro figli e le loro figlie. 25 Corichiamoci nella nostra vergogna e ci ricopra la nostra ignominia, perché abbiamo peccato contro l'Eterno, il nostro DIO, noi e i nostri padri, dalla nostra giovinezza fino a questo giorno, e non abbiamo dato ascolto alla voce dell'Eterno, il nostro DIO».

Riveduta 2020:

Geremia 3

1 L'Eterno dice: “Se un uomo ripudia sua moglie e questa se ne va da lui e si sposa con un altro, quell'uomo torna forse ancora da lei? Il paese stesso non ne sarebbe forse tutto profanato? E tu, che ti sei prostituita con molti amanti, ritorneresti da me?”, dice l'Eterno. 2 “Alza gli occhi verso le alture, e guarda: Dov'è che non ti sei prostituita? Tu sedevi per le vie ad aspettare i passanti, come fa l'Arabo nel deserto, hai contaminato il paese con le tue prostituzioni e con le tue malvagità. 3 Perciò le grandi piogge sono state trattenute e non c'è stata pioggia di primavera; ma tu hai avuto una fronte da prostituta e non hai voluto vergognarti. 4 E ora, non è forse vero? tu gridi a me: 'Padre mio, tu sei stato l'amico della mia giovinezza! 5 Egli sarà adirato per sempre? Serberà forse la sua ira fino alla fine?'. Ecco, tu parli così, ma intanto commetti tutto il male che puoi!”.

Esortazioni al ravvedimento
6 L'Eterno mi disse al tempo del re Giosia: “Hai visto quello che l'infedele Israele ha fatto? È andata sopra ogni alto monte e sotto ogni albero verdeggiante, e là si è prostituita. 7 Io dicevo: 'Dopo che avrà fatto tutte queste cose, tornerà a me'; ma non è ritornata; e sua sorella, la perfida Giuda, lo ha visto. 8 E benché io avessi ripudiato l'infedele Israele a causa di tutti i suoi adultèri e le avessi dato la sua lettera di divorzio, ho visto che sua sorella, la perfida Giuda, non ha avuto nessun timore, ed è andata a prostituirsi anche lei. 9 Con il rumore delle sue prostituzioni Israele ha contaminato il paese e ha commesso adulterio con la pietra e con il legno; 10 nonostante tutto questo, la sua perfida sorella non è tornata a me con tutto il suo cuore, ma con finzione”, dice l'Eterno.
11 L'Eterno mi disse: “L'infedele Israele si è mostrata più giusta della perfida Giuda'. 12 Va', proclama queste parole verso il settentrione, e di': 'Torna, o infedele Israele', dice l'Eterno; 'io non vi mostrerò un viso accigliato, poiché io sono misericordioso', dice l'Eterno, 'e non serbo l'ira per sempre. 13 Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele all'Eterno, al tuo Dio, hai diretto qua e là i tuoi passi verso gli stranieri, sotto ogni albero verdeggiante, e non hai dato ascolto alla mia voce'”, dice l'Eterno.
14 “Tornate o figli traviati”, dice l'Eterno, “poiché io sono il vostro Signore e vi prenderò, uno da una città, due da una famiglia, e vi ricondurrò a Sion; 15 vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con intelligenza. 16 Quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora”, dice l'Eterno, “non si dirà più: 'L'arca del patto dell'Eterno!' non la si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un'altra. 17 Allora Gerusalemme sarà chiamata 'il trono dell'Eterno'; tutte le nazioni si raduneranno a Gerusalemme nel nome dell'Eterno, e non cammineranno più secondo la caparbietà del loro cuore malvagio.
18 In quei giorni, la casa di Giuda camminerà con la casa d'Israele, e verranno assieme dal paese del settentrione al paese che io diedi in eredità ai vostri padri. 19 Io avevo detto: 'Quale posto ti darò tra i miei figli! Che paese delizioso ti darò! la più bella eredità delle nazioni!'. Avevo detto: 'Tu mi chiamerai: - Padre mio! - e non cesserai di seguirmi'. 20 Ma, proprio come una donna è infedele al suo amante, così voi siete stati infedeli a me, o casa d'Israele!”, dice l'Eterno.
21 Una voce si è fatta udire sulle alture; sono i pianti, le supplicazioni dei figli d'Israele, perché hanno pervertito la loro via, hanno dimenticato l'Eterno, il loro Dio. 22 “Tornate, o figli traviati, io vi guarirò dei vostri traviamenti!”, “Eccoci, noi veniamo a te, perché tu sei l'Eterno, il nostro Dio. 23 Sì, certo, vano è il soccorso che si aspetta dalle alture, dalle feste strepitose sui monti; sì, nell'Eterno, nel nostro Dio, sta la salvezza d'Israele. 24 La vergogna ha divorato il prodotto della fatica dei nostri padri fin dalla nostra giovinezza, le loro pecore e i loro buoi, i loro figli e le loro figlie. 25 Corichiamoci nella nostra vergogna e ci copra la nostra infamia! poiché abbiamo peccato contro l'Eterno, il nostro Dio: noi e i nostri padri, dalla nostra infanzia fino a questo giorno; e non abbiamo dato ascolto alla voce dell'Eterno, che è il nostro Dio”.

Riveduta:

Geremia 3

1 L'Eterno dice: Se un uomo ripudia la sua moglie e questa se ne va da lui e si marita a un altro, quell'uomo torna egli forse ancora da lei? Il paese stesso non ne sarebb'egli tutto profanato? E tu, che ti sei prostituita con molti amanti, ritorneresti a me? dice l'Eterno. 2 Alza gli occhi verso le alture, e guarda: Dov'è che non ti sei prostituita? Tu sedevi per le vie ad aspettare i passanti, come fa l'Arabo nel deserto, e hai contaminato il paese con le tue prostituzioni e con le tue malvagità. 3 Perciò le grandi piogge sono state trattenute, e non v'è stata pioggia di primavera; ma tu hai avuto una fronte da prostituta, e non hai voluto vergognarti. 4 E ora, non è egli vero? tu gridi a me: 'Padre mio, tu sei stato l'amico della mia giovinezza! 5 Sarà egli adirato in perpetuo? Serberà egli la sua ira sino alla fine?' Ecco, tu parli così, ma intanto commetti a tutto potere delle male azioni!

Esortazioni al pentimento
6 L'Eterno mi disse al tempo del re Giosia: 'Hai tu veduto quello che la infedele Israele ha fatto? È andata sopra ogni alto monte e sotto ogni albero verdeggiante, e quivi s'è prostituita. 7 Io dicevo: Dopo che avrà fatto tutte queste cose, essa tornerà a me; ma non è ritornata; e la sua sorella, la perfida Giuda, l'ha visto. 8 E benché io avessi ripudiato l'infedele Israele a cagione di tutti i suoi adulterî e le avessi dato la sua lettera di divorzio, ho visto che la sua sorella, la perfida Giuda, non ha avuto alcun timore, ed è andata a prostituirsi anch'essa. 9 Col rumore delle sue prostituzioni Israele ha contaminato il paese, e ha commesso adulterio con la pietra e col legno; 10 e nonostante tutto questo, la sua perfida sorella non è tornata a me con tutto il suo cuore, ma con finzione, dice l'Eterno'.
11 E l'Eterno mi disse: 'La infedele Israele s'è mostrata più giusta della perfida Giuda'. 12 Va', proclama queste parole verso il settentrione, e di': Torna, o infedele Israele, dice l'Eterno; io non vi mostrerò un viso accigliato, giacché io son misericordioso, dice l'Eterno, e non serbo l'ira in perpetuo. 13 Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele all'Eterno, al tuo Dio, hai vòlto qua e là i tuoi passi verso gli stranieri, sotto ogni albero verdeggiante, e non hai dato ascolto alla mia voce, dice l'Eterno.
14 Tornate o figliuoli traviati, dice l'Eterno, poiché io sono il vostro signore, e vi prenderò, uno da una città, due da una famiglia, e vi ricondurrò a Sion; 15 e vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con intelligenza. 16 E quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora, dice l'Eterno, non si dirà più: 'L'arca del patto dell'Eterno!' non vi si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un'altra. 17 Allora Gerusalemme sarà chiamata 'il trono dell'Eterno'; tutte le nazioni si raduneranno a Gerusalemme nel nome dell'Eterno, e non cammineranno più secondo la caparbietà del loro cuore malvagio.
18 In quei giorni, la casa di Giuda camminerà con la casa d'Israele, e verranno assieme dal paese del settentrione al paese ch'io detti in eredità ai vostri padri. 19 Io avevo detto: 'Oh qual posto ti darò tra i miei figliuoli! Che paese delizioso ti darò! la più bella eredità delle nazioni!' Avevo detto: 'Tu mi chiamerai: - Padre mio! - e non cesserai di seguirmi'. 20 Ma, proprio come una donna è infedele al suo amante, così voi mi siete stati infedeli, o casa d'Israele! dice l'Eterno.
21 Una voce s'è fatta udire sulle alture; sono i pianti, le supplicazioni de' figliuoli d'Israele, perché hanno pervertito la loro via, hanno dimenticato l'Eterno, il loro Dio. 22 Tornate, o figliuoli traviati, io vi guarirò dei vostri traviamenti!' 'Eccoci, noi veniamo a te, perché tu sei l'Eterno, il nostro Dio. 23 Sì, certo, vano è il soccorso che s'aspetta dalle alture, dalle feste strepitose sui monti; sì, nell'Eterno, nel nostro Dio, sta la salvezza d'Israele. 24 Quella vergogna, che son gl'idoli, ha divorato il prodotto della fatica de' nostri padri fin dalla nostra giovinezza, le loro pecore e i loro buoi, i loro figliuoli e le loro figliuole. 25 Giaciamoci nella nostra vergogna e ci copra la nostra ignominia! poiché abbiam peccato contro l'Eterno, il nostro Dio: noi e i nostri padri, dalla nostra fanciullezza fino a questo giorno; e non abbiam dato ascolto alla voce dell'Eterno, ch'è il nostro Dio'.

Ricciotti:

Geremia 3

1 Dir si suole: - Se uno ripudia la propria moglie e questa, partitasi da lui, va a marito con un altro, ritornerà mai più a lei (il primo?). Non sarebbe una impura e contaminata quella donna? - E tu a molti amatori ti sei data in braccio, ma pure torna a me, dice il Signore, ed io ti riceverò. 2 Drizza gli occhi in ogni direzione, e guarda se v'è luogo dove non ti sia coricata: sulle strade ti appostavi aspettandoli, come fa il ladro nel deserto, e hai colle tue fornicazioni e colle tue malvagità contaminata la terra. 3 Perciò sono state vietate le stille alle nubi e le ultime piogge non ci furono e tu hai fatto faccia da meretrice, non hai voluto arrossire. 4 Dunque almeno adesso invocami: - O padre mio, tu che m'hai condotta vergine fanciulla; 5 conserverai la tua ira in perpetuo, o la durerai così sino alla fine? - Ecco come hai parlato, ma hai fatto il male quanto più hai potuto!».

Richiamo alla penitenza.
6 E il Signore mi disse nei giorni del re Josia: «Hai tu ben veduto ciò che fece la pervertita nazione d'Israele? Si appartò sopra tutti i monti prominenti e sotto ogni pianta frondosa e ivi si diede alla fornicazione. 7 E mentre faceva tutto questo, io dissi: - Torna a me, - ma essa non tornò. E Giuda, la sua perfida sorella, potè vedere 8 com'io, a causa che m'era stata infedele la pervertita Israele, l'avessi rimandata e le avessi dato il libello del ripudio; e cotesta perfidiosa di Giuda, sua sorella, non s'intimorì punto, anzi se ne andò e si diede anch'essa a fornicare. 9 E per la facilità che trovò di fornicare, contaminò la terra e si prostituì davanti a una pietra e a un legno. 10 E con tutto questo che ha fatto la perfida Giuda, sua sorella, non ritornò a me con tutto il suo cuore, ma con la menzogna», dice il Signore. 11 E il Signore mi disse: «La ribelle Israele è più giustificabile in paragone della prevaricatrice Giuda. 12 Va' e grida queste parole verso il settentrione e di' così: - Ritorna, o ribelle Israele, dice il Signore, ed io non rivolgerò la mia faccia da voi, perchè io sono santo, dice il Signore, e non voglio tener collera in perpetuo. 13 Però riconosci il tuo fallo, perchè hai perfidiato contro il Signore Dio tuo e ti sei sbandata correndo dietro agli dèi stranieri sotto ogni albero frondoso, e non hai dato ascolto alla mia voce, dice il Signore. 14 Convertitevi a me, o figli pervertiti, dice il Signore, perchè io sono il vostro padrone, e vi prenderò uno da una città e due da una famiglia, e vi ricondurrò in Sion. 15 E vi darò dei pastori secondo il mio cuore e vi pasceranno di scienza e di dottrina. 16 E quando sarete moltiplicati e cresciuti sopra la terra, in quei giorni dice il Signore, non diranno più: "Oh, l'Arca del testamento del Signore!". Non verrà più in mente a nessuno e non si ricorderanno più di essa e non sarà visitata, nè rifatta. 17 In quel tempo Gerusalemme la chiameranno "Trono del Signore"; e converranno a lei tutte le genti nel nome del Signore in Gerusalemme, e più non andranno dietro alle aberrazioni del loro pessimo cuore. 18 In quei giorni la casa di Giuda andrà verso la casa d'Israele e verranno insieme dalla terra del settentrione alla terra ch'io diedi ai vostri padri. 19 Io ho detto: "Come ti porrò tra i (miei) figliuoli e potrò ridarti la terra ambita, il retaggio più cospicuo delle schiere delle genti?". E dissi: "Riconoscimi per tuo padre e non cessare di venir dietro a me!". 20 Ma intanto come una donna che sprezza chi le porta tutto il suo amore, così ha sprezzato me la casa d'Israele! - » dice il Signore. 21 Una voce è stata udita per le contrade, il pianto e il lamento dei figli d'Israele! Perchè si sono incamminati alla perversione, hanno dimenticato il Signore, loro Dio. 22 Convertitevi, o figli pervertiti, ed io sanerò i vostri pervertimenti! Eccoci che veniamo a te, perchè tu sei il Signore Dio nostro. 23 Veramente fallaci sono stati i colli e la moltitudine dei monti; veramente nel Signore Dio nostro è la salute d'Israele. 24 La confusione ha consumato tutte le fatiche dei nostri padri, fin dalla nostra giovinezza, le loro greggi, i loro armenti, i figli e le figlie loro. 25 Noi giaceremo nella nostra confusione coperti dalla nostra ignominia, perchè abbiamo peccato contro il Signore Dio nostro, noi e i nostri padri dall'età primiera fino al giorno d'oggi, e alla voce del Signore Dio nostro non abbiamo dato ascolto.

Tintori:

Geremia 3

Giuda, sebbene più colpevole d'Israele, è invitato a tornare a Dio
1 Si dice comunemente: «Se un uomo ripudia la propria moglie, e questa, lasciato lui, prende un altro marito, il primo potrà mai ritornare a lei? Non sarà forse considerata come immonda e contaminata quella donna? Tu hai peccato con molti amanti, ma torna a me - dice il Signore, - e ti riprenderò. 2 Alza gli occhi in alto e guarda se v'è luogo dove non ti sia prostituita: nelle vie tu sedevi ad aspettarli, come un ladrone nel deserto, e contaminasti la terra colle tue fornicazioni e colle tue malvagità. 3 Per questo sono state ritenute le gocce della pioggia, e le ultime piogge non vennero. Ma tu ti sei fatta una fronte di meretrice, non hai voluto arrossire. 4 Almeno chiamami ora: O Padre mio, tu che sei il custode della mia verginità, 5 vuoi star sempre adirato e durar così fino all'ultimo? Ecco tu hai detto e fatto del male, e ci sei riuscita». 6 E il Signore mi disse al tempo del re Giosia: «Hai visto che ha fatto Israele, la ribelle? Se ne è andata a conto suo sopra tutti i monti elevati e sotto tutte le piante frondose, e vi s'è prostituita. 7 E quando ebbe fatto tutte queste cose, io le dissi: «Ritorna a me», ma essa non ritornò. E Giuda, la sua sorella peccatrice, vide 8 che per i suoi adulterii io ripudiai la ribelle Israele e le diedi il libello di ripudio. E non ne ebbe timore la sua sorella peccatrice, Giuda, anzi andò a prostituirsi anche lei. 9 E colla frequenza delle sue fornicazioni ha contaminata la terra, ha commesso adulterio colla pietra e col legno. 10 E dopo tutto questo, la sua sorella, Giuda, la ribelle, non è tornata a me con tutto il suo cuore, ma con finzione - dice il Signore». 11 E il Signore mi disse: «La ribelle Israele s'è mostrata giusta in paragone di Giuda, la peccatrice. 12 Va a ripetere queste parole dalla parte del settentrione, e dirai: - Ritorna, o ribelle Israele - dice il Signore, - io non rivolgerò da voi la mia faccia, perchè son santo - dice il Signore - e non sarò sdegnato in eterno. 13 Riconosci però la tua iniquità, chè hai peccato contro il Signore Dio tuo, e sei andata qua e là da stranieri, sotto ogni albero frondoso, e non hai ascoltata la mia voce - dice il Signore. 14 Tornate a me, o figli ribelli, - dice il Signore - perchè son io il vostro sposo, io vi prenderò, uno da una città, due da una famiglia, e vi condurrò in Sion, 15 e vi darò dei pastori secondo il mio cuore, ed essi vi pasceranno colla scienza e colla dottrina, 16 è quando voi sarete moltiplicati e cresciuti nel paese, allora - dice il Signore - non si dirà più: - l'arca dell'alleanza del Signore, non si penserà più a lei, non si ricorderà più, non sarà più visitata, non sarà più fatta. 17 In quel tempo Gerusalemme sarà chiamata trono del Signore. Tutte le nazioni vi si raduneranno nel nome del Signore in Gerusalemme, e non seguiranno più la perversità del loro pessimo cuore. 18 In quel tempo la casa di Giuda andrà alla casa d'Israele, e verranno insieme dalla terra del settentrione alla terra ch'io diedi ai padri vostri. 19 Io dissi: Come ti porrò tra i figlioli e ti darò una terra desiderabile, la più bella eredità degli eserciti delle nazioni? E dissi: - Tu mi chiamerai padre e non cesserai di seguirmi. 20 Ma come una donna disprezza colui che l'ama, così la casa d'Israele m'ha disprezzato - dice il Signore. 21 Una voce s'è sentita per le strade: pianti e lamenti dei figli d'Israele, perchè han tenuta perversa condotta, e si son dimenticati del Signore loro Dio. 22 Tornate, o figli ribelli, e riparerò le vostre ribellioni. - Eccoci, veniamo a te, perchè tu sei il Signore nostro Dio. 23 Veramente eran menzogneri i colli e la moltitudine dei monti; veramente nel Signore Dio nostro è la salvezza d'Israele. 24 La confusione ha divorato dalla nostra adolescenza, le fatiche dei nostri padri, i loro greggi, i loro armenti, i loro figli e le loro figlie. 25 Noi dormiremo nella nostra confusione, saremo ricoperti dalla nostra ignominia, perchè contro il Signore Dio nostro abbiamo peccato noi e i nostri padri dalla nostra adolescenza fino ad oggi, e non abbiamo ascoltata la voce del Signore Dio nostro.

Martini:

Geremia 3

Dio con somma bontà richiama a se il suo popolo. Promesse ch'ei fa a Gerusalemme; gloria, ed esaltazione di lei, e della aggregazione con lei di tutte le genti.
1 Si dice comunemente: Se un uomo ripudia la propria moglie, e questa andatasene da lui prende un altro marito, ritornerà egli mai più a lei il primo? Non sarebb'ella colei immonda, e contaminata? Ma tu con molti amatori hai peccato, e con tutto questo il Signore dice: Ritorna a me, ed io ti riceverò. 2 Alza in alto i tuoi occhi, e mira in qual luogo tu non abbi peccato. Tu sedevi lungo le strade aspettando gli uomini, come fa un ladrone ne' luoghi disabitati: e colle tue fornicazioni, e colle tue malvagità contaminasti la terra. 3 Per la qual cosa fu proibito, che non istillasser acque dal ciclo, e mancò la piova serotina. Tu ti sei fatta una faccia di meretrice; non hai voluto arrossire. 4 Almen ora adunque dimmi: Tu padre mio, custode di mia verginità se' tu: 5 Ti adirerai tu per sempre, e persevererai (nell'ira) sino alla fine? Ecco che tu hai detto, e fatto ogni male, e se' stata potente. 6 E il Signore dissemi ne' giorni di Josia re: Hai tu veduto quello, che ha fatto la ribelle figliuola d'Israele? Ella se n'è andata da se su tutti i monti elevati, e sotto ogni ombrosa pianta, ed ivi ha peccato. 7 E quand'ella tutte queste cose ebbe fatte, io le dissi: Ritorna a me: ed ella non ritornò. E la peccatrice sorella di lei, la figlia di Giuda vide, 8 Com'io avea rigettata la ribelle figliuola d'Israele, perchè era stata in fedele, e le avea dato il libello del ripudio; e la prevaricatrice sorella, Giuda, non ebbe timore, ma se n'andò, e di venne anch'essa infedele. 9 E colla frequenza di sue fornicazioni contaminò la terra, e amò la pietra, ed il legno. 10 E dopo tutte queste cose la prevaricatrice figlia di Giuda sua sorella non ritornò a me con tutto il suo cuore, ma con finzione, dice il Signore. 11 E il Signore mi disse: La ribelle Israele ha un'anima giusta in comparazione della peccatrice figliuola di Giuda. 12 Va, e ad alta voce ripeti queste parole verso il settentrione, e dirai: Torna, Israele ribelle (dice il Signore), ed io non celerò a voi la mia faccia; perocché io son santo, dice il Signore, e non terrò per sempre lo sdegno. 13 Conosci però la tua iniquità; perocché contro il Signore Dio tuo tu hai peccato; e sotto ogni pianta ombrosa ti desti preda agli stranieri, e non ascoltasti la voce mia, dice il Signore. 14 Convertitevi a me figliuoli apostati, dice il Signore: perocché io sono il vostro sposo: e vi sceglierò, uno d'una città, e due di una famiglia, e vi condurrò dentro in Sionne. 15 E darò a voi de' pastori secondo il cuor mio, e vi pasceranno colla scienza, e colla dottrina. 16 E quando sarete moltiplicati, e cresciuti sopra la terra in que' giorni (dice il Signore) non diranno più: L'arca del Testamento del Signore: né si penserà più a lei, nè di lei avrassi memoria, ne ella sarà visitata, né più si farà. 17 In quel tempo daranno a Gerusalemme il nome di Trono del Signore, e ei raduneranno presso di lei le genti tutte nel nome del Signore in Gerusalemme, e non anderanno dietro agli errori del pessimo loro cuore. 18 In quel tempo la famiglia di Giuda si riunirà alla famiglia d'Israele, e verranno insieme dalla terra di settentrione nella terra, ch'io diedi a' padri vostri. 19 Ma io ho detto: Quanti darò a te figliuoli? E ti darò una terra desiderabile, l'eredità illustre degli eserciti del le nazioni. E io ho detto: Tu mi chiamerai padre, e non cesserai di venir dietro a me. 20 Ma come una donna, che sprezza colui, che la ama, così la casa d'Israele ha disprezzato me, dice il Signore. 21 Si è udito clamore per le strade, gemiti, e urla de' figliuoli d'Israele, perchè hanno renduta malvagia la loro vita, si sono scordati del Signore Dio loro. 22 Convertitevi figliuoli apostati, e io guarirò il male delle vostre ribellioni. Ecco, che noi venghiamo a te: imperocché tu se' il Signore Dio nostro. 23 Veramente erano menzogna i colli, e i tanti monti: veramente la salute d'Israele è stata nel Signore Dio nostro. 24 Fin dalla nostra adolescenza la confusione divorò le fatiche de' padri nostri, le loro gregge, e i loro armenti, e i figliuoli loro, e le loro figlie. 25 Noi dormiremo nella nostra confusione, e sarem ricoperti dalla nostra ignominia; perchè abbiamo peccato contro il Signore Dio nostro noi, e i padri nostri, dalla adolescenza nostra fino a questo giorno: e non ascoltammo la voce del Signore Dio nostro.

Diodati:

Geremia 3

1 Vogliam dire che, se un marito manda via la sua moglie, ed ella, partitasi d'appresso a lui, si marita ad un altro, quel primo ritorni più a lei? quella terra, ove ciò si farebbe, non sarebbe ella del tutto contaminata? Ora, tu hai fornicato con molti amanti; ma pure, ritorna a me, dice il Signore. 2 Alza gli occhi tuoi verso i luoghi elevati, e riguarda dove tu non sii stata viziata? Tu sedevi in su le vie alla posta di quelli, a guisa d'Arabo nel deserto; e così hai contaminato il paese per le tue fornicazioni, e per la tua malvagità. 3 Laonde le pioggie sono state divietate, e non vi è stata pioggia dell'ultima stagione; e tu hai avuta una fronte di meretrice, tu hai ricusato di vergognarti. 4 Non griderai tu oramai a me: Padre mio, tu sei il conduttor della mia giovanezza? 5 Ritiene egli l'ira sua in perpetuo? la guarda egli sempremai? Ecco, tu hai parlato, ma hai fatti tanti mali, quanti hai potuto.
6 IL Signore mi disse ancora al tempo del re Giosia: Hai tu veduto quel che la sviata Israele ha fatto? come ella è andata sopra ogni alto monte, e sotto ogni albero verdeggiante, e quivi ha fornicato? 7 E pure, dopo ch'ebbe fatte tutte queste cose, io le dissi: Convertiti a me; ma ella non si convertì; e ciò vide la disleale Giuda, sua sorella. 8 Ed io ho veduto che con tutto che, avendo la sviata Israele commesso adulterio, io l'avessi mandata via, e le avessi dato il libello del suo ripudio, la disleale Giuda, sua sorella, non ha però temuto; anzi è andata, ed ha fornicato anch'ella. 9 E per la lubricità delle sue fornicazioni, è avvenuto che il paese è stato contaminato; ed ella ha commesso adulterio con la pietra e col legno. 10 E pure anche, con tutto ciò, la disleale Giuda, sorella di quell'altra, non si è convertita a me con tutto il cuor suo; anzi con menzogna, dice il Signore. 11 E il Signore mi disse: La sviata Israele si è mostrata più giusta che la disleale Giuda.
12 Va', e grida queste parole verso Aquilone, e di': Convertiti, o sviata Israele, dice il Signore; ed io non farò cadere l'ira mia addosso a voi; perciocchè io son benigno, dice il Signore; io non guardo l'ira mia in perpetuo. 13 Sol riconosci la tua iniquità; conciossiachè tu abbia commesso misfatto contro al Signore Iddio tuo, e ti sii prostituita agli stranieri sotto ogni albero verdeggiante, e non abbiate atteso alla mia voce, dice il Signore. 14 Convertitevi, figliuoli ribelli, dice il Signore; perciocchè io vi ho sposati; ed ancora vi prenderò, uno d'una città, e due l'una famiglia, e vi condurrò in Sion. 15 E vi darò de' pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno di scienza e d'intendimento. 16 Ed avverrà che quando sarete moltiplicati, ed accresciuti nella terra; in quel tempo, dice il Signore, non si dirà più: L'Arca del patto del Signore; ed essa non verrà più a mente, e non ne sarà più memoria, e non sarà più ricercata, e non sarà più rifatta. 17 In quel tempo Gerusalemme sarà chiamata: Il trono del Signore; e tutte le genti si accoglieranno a lei, al Nome del Signore in Gerusalemme; e non andranno più dietro alla durezza del lor cuore malvagio. 18 In que' giorni, la casa di Giuda andrà alla casa d'Israele, e se ne verranno insieme dal paese d'Aquilone, nel paese che io ho dato in eredità a' vostri padri. 19 Ma io ho detto: Come ti riporrò io fra i miei figliuoli, e ti darò il paese desiderabile, la bella eredità degli eserciti delle genti? Ed io ho detto: Tu mi chiamerai: Padre mio, e non ti rivolgerai indietro da me.
20 Certo, siccome una moglie è disleale al suo consorte, lasciandolo; così voi, o casa d'Israele, siete stati disleali inverso me, dice il Signore. 21 Una voce è stata udita sopra i luoghi elevati, un pianto di supplicazioni de' figliuoli d'Israele; perchè hanno pervertita la lor via, ed hanno dimenticato il Signore Iddio loro. 22 Convertitevi, figliuoli ribelli, ed io guarirò le vostre ribellioni. Ecco, noi veniamo a te, perciocchè tu sei il Signore Iddio nostro. 23 Certo, in vano si aspetta la salute dai colli, dalla moltitudine de' monti; certo, nel Signore Iddio nostro è posta la salute d'Israele. 24 E quella cosa vergognosa ha consumata la sostanza de' padri nostri, fin dalla nostra fanciullezza; le lor pecore, i lor buoi, i lor figliuoli, e le lor figliuole. 25 Noi giacciamo nella nostra vergogna, e la nostra ignominia ci copre; perciocchè noi, ed i nostri padri, abbiam peccato contro al Signore Iddio nostro, dalla nostra fanciullezza infino a questo giorno; e non abbiamo ascoltata la voce del Signore Iddio nostro.

Commentario completo di Matthew Henry:

Geremia 3

1 INTRODUZIONE A GEREMIA CAPITOLO 3

Il capitolo precedente era interamente occupato da rimproveri e minacce contro il popolo di Dio, per la sua apostasia da lui; ma in questo capitolo vengono dati loro graziosi inviti e incoraggiamenti a tornare e a pentirsi, nonostante la moltitudine e la grandezza delle loro provocazioni, che sono qui specificate, per magnificare la misericordia di Dio e per mostrare che come il peccato abbondava la grazia molto di più. Qui

I. È inoltre mostrato quanto fossero stati cattivi e quanto meritassero di essere completamente abbandonati, e tuttavia quanto Dio fosse pronto a riceverli nel suo favore dopo il loro pentimento Geremia 3:1-5

II. L'impenitenza di Giuda, e la loro persistenza nel peccato, sono aggravate dai giudizi di Dio su Israele, che avrebbero dovuto prendere in guardia da Geremia 3:6-11.

III. A questi traviati vengono dati grandi incoraggiamenti a tornare e a pentirsi, e vengono fatte promesse di grande misericordia che Dio aveva in serbo per loro, e per le quali li avrebbe preparati riportandoli a casa a sé Geremia 3:12-19.

IV. L'accusa rinnovata contro di loro per la loro apostasia da Dio, e l'invito ripetuto a tornare e pentirsi, a cui si aggiungono qui le parole che vengono messe nella loro bocca, di cui dovrebbero fare uso nel loro ritorno a Dio Geremia 3:20-25.

Ver. 1. fino alla Ver. 5.

Alcuni fanno appartenere questi versetti al sermone del capitolo precedente, e aprono una porta di speranza a coloro che ricevono la convinzione dei rimproveri che abbiamo avuto lì; Dio ferisce per poter guarire. Ora osserva qui,

Con quanta viltà questo popolo aveva abbandonato Dio e si era prostituito da lui. Qui la carica è molto alta.

1. Avevano moltiplicato i loro idoli e le loro idolatrie. Aver ammesso un Dio estraneo tra loro sarebbe stato già abbastanza brutto, ma essi erano insaziabili nelle loro concupiscenze di false adorazioni: Tu ti sei prostituita con molti amanti, Geremia 3:1. Era diventata una prostituta comune agli idoli; non una divinità stolta era stata stabilita in tutto il vicinato, ma gli ebrei l'avrebbero avuta in fretta. Dov'era un posto alto nel paese se non c'era un idolo in esso? Geremia 3:2. Nota: Nel pentimento è bene fare riflessioni dolorose sui particolari atti di peccato di cui ci siamo resi colpevoli, e sui diversi luoghi e gruppi in cui sono stati commessi, in modo da poter dare gloria a Dio e prendere vergogna per noi stessi con una particolare confessione di esso.

2. Avevano cercato l'opportunità per le loro idolatrie, e avevano mandato in giro a chiedere nuovi dèi: Tu ti sei seduta per loro sulle strade, come Tamar quando indossò il travestimento di una meretrice (Genesi 38:14), e come la donna stolta, che si siede a chiamare i passeggeri, che vanno dritti per la loro strada, Proverbi 9:14-15. Come l'arabo nel deserto, l'imbonitore arabo (così alcuni), che corteggia i clienti, o aspetta che i mercanti facciano un buon affare e prevalgano il mercato, o il ladro arabo (così gli altri), che veglia per la sua preda, così avevano aspettato o a corteggiare nuovi dèi per venire tra loro (più nuovo è, meglio è, e quanto più erano affezionati a loro) o corteggiare altri perché si unissero a loro nelle loro idolatrie. Non erano solo peccatori, ma anche satana, non solo traditori essi stessi, ma tentatori per gli altri.

3. Erano diventati molto impudenti nel peccato. Non solo hanno contaminato se stessi, ma la loro terra, con le loro prostituzioni e con la loro malvagità (Geremia 3:2); perché era universale e impunita, e così è diventato un peccato nazionale. Eppure (Geremia 3:3),

"Avevi la fronte di una puttana, un viso di bronzo tutto tuo. Tu hai rifiutato di vergognarti; Hai fatto abbastanza per farti vergognare per sempre, eppure non hai voluto prenderti la vergogna".

Il rossore è il colore della virtù, o almeno una reliquia di essa; ma quelli che sono oltre la vergogna (diciamo) sono oltre la speranza. Coloro che hanno un cuore di adultero, se lo assecondano, finiranno per avere la fronte di una puttana, priva di ogni vergogna e modestia.

4. Abbondavano in ogni sorta di peccato. Hanno contaminato la terra non solo con le loro prostituzioni (cioè le loro idolatrie), ma con la loro malvagità, o malizia (Geremia 3:2), peccati contro la seconda tavola: poiché come possiamo pensare che saranno fedeli al loro prossimo coloro che sono falsi al loro Dio?

"No, (Geremia 3:5), tu hai parlato e fatto cose malvagie come potevi, e avresti parlato e fatto di peggio se avessi saputo come; La tua volontà era di farlo, ma ti mancava l'opportunità".

Nota: Sono davvero malvagi coloro che peccano al massimo delle loro forze, che non rifiutano mai di assecondare una tentazione perché non dovrebbero, ma perché non possono.

II. Con quanta delicatezza Dio li aveva corretti per i loro peccati. Invece di far piovere su di loro fuoco e zolfo, perché, come Sodoma, avevano confessato il loro peccato e si erano ritrovati dietro a dèi stranieri come Sodoma a carne straniera, egli trattenne loro solo le piogge, e ciò solo per una parte dell'anno: non c'è stata ultima pioggia, che possa servire loro da presagio della loro continua dipendenza da Dio, quando ebbero la prima pioggia, per questi ultimi non era una sicurezza, ma dovevano comunque guardare a Dio. Ma non ha avuto questo effetto.

III. Con quanta giustizia Dio avrebbe potuto abbandonarli completamente, e rifiutarsi di riceverli mai più, anche se fossero tornati; Questo sarebbe stato se non fosse stato secondo la nota regola dei divorzi, Geremia 3:1. Dicono (è un caso giudicato, anzi, è un caso in cui la legge è molto esplicita, ed è ciò che tutti sanno e di cui parlano, Deuteronomio 24:4), che se una donna è una volta mandata via per prostituzione, e si unisce a un altro uomo, il suo primo marito non potrà mai, con alcun pretesto, riprendila per sua moglie; Un tale gioco sbrigativo con il vincolo matrimoniale sarebbe un'orribile profanazione di quell'ordinanza e inquinerebbe grandemente quel paese. Osservate ciò che dice la legge in questo caso: dicono, cioè, ognuno dirà, e sottoscriverà l'equità della legge in essa, perché ogni uomo trova in sé qualcosa che gli proibisce di accogliere qualcuno che è di un altro. E allo stesso modo avevano motivo di aspettarsi che Dio si sarebbe rifiutato di prendere di nuovo per essere il suo popolo, che non solo si era unito a un dio estraneo, ma si era prostituito con molti amanti. Se avessimo avuto a che fare con un uomo come noi, dopo le provocazioni di cui ci siamo resi colpevoli, sarebbe stato implacabile, e avremmo potuto disperare che si riconciliasse con noi.

IV. Con quanta grazia non solo li invita, ma li dirige a tornare a lui.

1. Li incoraggia a sperare di trovare grazia presso di lui, dopo il loro pentimento:

"Sei stato cattivo, ma torna di nuovo a me,"

Geremia 3:1. Ciò implica la promessa che li riceverà:

"Ritorna e sarai il benvenuto."

Dio non si è legato alle leggi che ha fatto per noi, né ha il fastidioso risentimento che hanno gli uomini; egli sarà più benigno con Israele, a causa del suo patto con loro, di quanto non lo sia mai stato un marito offeso con una moglie adultera, perché nell'accogliere i penitenti, tanto quanto in qualsiasi altra cosa, egli è Dio e non uomo.

2. Perciò si aspetta gentilmente che si pentano e ritornino a lui, e li indirizza su cosa dirgli (Geremia 3:4):

"D'ora in poi non griderai a me? Non vuoi tu, che sei stato in tale relazione con me, e su cui ho imposto tali obblighi, non griderai a me? Benché tu ti sia prostituito da me, tuttavia, quando ne scoprirai la follia, sicuramente penserai di tornare da me, almeno ora, finalmente, in questo tuo giorno. Non vorrai in questo tempo, anzi, non griderai da ora in poi a me? Qualunque cosa tu abbia detto o fatto finora, non ti applicherai d'ora in poi a me? Da questo momento di convinzione e di correzione, ora che ti è stato fatto vedere i tuoi peccati (Geremia 3:2) e di essere intelligente per essi (Geremia 3:3), non li abbandonerai ora e tornerai da me, dicendo: Andrò e tornerò dal mio primo marito, perché allora era meglio per me che ora?"

Osea 2:7. O

"Da questo momento in cui hai ricevuto un invito così gentile a tornare, e la certezza che sarai ben accolto: questa grazia di Dio non ti vincerà? Ora che il perdono è proclamato, non entrerai tu e ne trarrai beneficio? Certo che lo farai".

(1.) Si aspetta che essi rivendichino la loro relazione con Dio: Non griderai a me: Padre mio, tu sei la guida della mia giovinezza?

[1.] Sicuramente verranno verso di lui come un padre, per implorare il suo perdono per il loro comportamento indelebile verso di lui (Padre, ho peccato) e sperano di trovare in lui le tenere compassioni di un padre verso un prodigo che ritorna. Verranno a lui come un padre, al quale rivolgeranno le loro lamentele e nel quale riporranno la loro fiducia per il sollievo e il soccorso. Ora lo riconosceranno come loro padre, e saranno essi stessi orfani di padre senza di lui; e quindi, sperando di trovare misericordia presso di lui (come quei penitenti, Osea 14:3),

[2.] Verranno a lui come guida della loro giovinezza, cioè come loro marito, perché così è descritta questa relazione, Malachia 2:14.

"Anche se sei andata dietro a molti amanti, sicuramente alla fine ricorderai l'amore dei tuoi sposi e tornerai dal marito della tua giovinezza".

Oppure può essere preso più in generale:

"Come Padre mio, tu sei la guida della mia giovinezza."

I giovani hanno bisogno di una guida. Nel nostro ritorno a Dio dobbiamo ricordare con gratitudine che egli è stato la guida della nostra gioventù sulla via del conforto; e dobbiamo fedelmente pattuire che egli sarà la nostra guida d'ora in poi sulla via del dovere, e che seguiremo la sua guida, e ci dedicheremo completamente ad essa, che in tutti i casi dubbi saremo determinati dalla nostra religione.

(2.) Egli si aspetta che essi si appellino alla misericordia di Dio e bramano il beneficio di quella misericordia (Geremia 3:5), che ragioneranno così con se stessi per il loro incoraggiamento a tornare a lui:

"Conserverà la sua rabbia per sempre? Certo che non lo farà, perché ha proclamato il suo nome grazioso e misericordioso".

I peccatori pentiti possono incoraggiarsi con questo, che, sebbene Dio rimproveri sempre, anche se è adirato non tratterrà la sua ira fino alla fine, ma, sebbene causi dolore, avrà compassione e potrà quindi implorare la riconciliazione. Alcuni lo interpretano come una descrizione della loro ipocrisia e della sua impudenza:

"Quand'anche tu avessi la fronte di una prostituta (Geremia 3:3) e facessi ancora il male come puoi (Geremia 3:5), tuttavia non piangi sempre e di tanto in tanto a me, Padre mio?"

Anche quando erano più dediti agli idoli, fingevano di avere riguardo per Dio e per il suo servizio e mantenevano le forme di pietà e devozione. È una cosa vergognosa per gli uomini chiamare Dio padre, e tuttavia compiere le opere del diavolo (come gli ebrei, Giovanni 8:44), chiamarlo la guida della loro giovinezza, e tuttavia abbandonare se stessi per camminare secondo la carne, e lusingarsi con l'aspettativa che la sua ira avrà fine, mentre essi fanno continuamente tesoro di se stessi dell'ira contro il giorno dell'ira.

6 Ver. 6. fino alla Ver. 11.

La data di questo sermone deve essere osservata, per la giusta comprensione di esso; fu ai giorni di Giosia, che mise in piedi un'opera benedetta di riforma, nella quale egli era di cuore, ma il popolo non era sincero nell'osservarla; rimproverarli per questo, e avvertirli delle conseguenze della loro ipocrisia, è lo scopo di ciò che Dio disse qui al profeta: e che consegnò loro. Qui viene paragonato il caso dei due regni d'Israele e di Giuda, le dieci tribù che si ribellarono al trono di Davide e al tempio di Gerusalemme e le due tribù che aderirono ad entrambi. La storia distinta di questi due regni la riportiamo nei due libri dei Re, e qui abbiamo un riassunto di entrambi, per quanto riguarda questo argomento.

Ecco un breve resoconto di Israele, delle dieci tribù. Forse il profeta stava leggendo la storia di quel regno quando Dio venne da lui e gli disse: « Hai visto ciò che Israele ha fatto traviamento?». Geremia 3:6. Perché non poteva vederlo diversamente che nella storia, poiché erano stati portati in cattività molto prima che lui nascesse. Ma ciò che leggiamo nelle storie delle Scritture dovrebbe istruirci e influenzarci, come se noi stessi ne fossimo stati testimoni oculari. Essa è chiamata Israele che si allontana perché quel regno è stato fondato per la prima volta in un'apostasia dalle istituzioni divine, sia nella chiesa che nello stato. Ora aveva visto riguardo a loro,

1. Che erano miseramente dediti all'idolatria. Avevano fatto la prostituta su ogni alto monte e sotto ogni albero verde (Geremia 3:6), cioè, avevano adorato altri dèi nei loro alti luoghi e boschetti; e non c'era da meravigliarsi, quando fin dall'inizio avevano adorato Dio con le immagini dei vitelli d'oro a Dan e a Betel. La via dell'idolatria è in discesa: coloro che sono innamorati delle immagini, e le avranno, presto si innamoreranno di altri dèi, e le avranno anche loro; Infatti, come dovrebbero attenersi alla violazione del primo comandamento coloro che non prendono coscienza del secondo?

2. Che Dio con i suoi profeti li aveva invitati e incoraggiati a pentirsi e a riformarsi (Geremia 3:7):

"Dopo che ebbe fatto tutte queste cose, per le quali avrebbe potuto giustamente essere abbandonata, le dissi : Volgiti a me e io ti riceverò".

Benché avessero abbandonato la casa di Davide e la casa di Aronne, che avevano entrambe la loro autorità jure divino, da Dio, senza alcuna controversia, Dio mandò i suoi profeti in mezzo a loro, per invitarli a tornare a lui, al culto di lui solo, senza insistere tanto quanto ci si sarebbe aspettati al loro ritorno alla casa di Davide, ma insistendo per tornare alla casa di Aaronne. Non leggiamo che Elia, quel grande riformatore, abbia mai menzionato il loro ritorno alla casa di Davide, mentre era ansioso del loro ritorno al fedele servizio del vero Dio secondo quanto lo avevano fra loro. È una pietà seria che Dio si basa più dei suoi stessi rituali.

3. Che, nonostante ciò, si erano ostinati nelle loro idolatrie, ma ella non tornò e Dio lo vide; Egli se ne accorse, e ne fu molto dispiaciuto, Geremia 3:7,8. Notate, Dio tiene conto, che lo facciamo o no, di quante volte ci ha chiamato a rivolgerci a lui e noi abbiamo rifiutato.

4. Che li aveva dunque rigettati e li aveva dati nelle mani dei loro nemici (Geremia 3:8): Quando vidi (così si può leggere) che per tutte le azioni in cui aveva commesso adulterio dovevo licenziarla, le diedi un atto di ripudio. Dio ha divorziato da loro quando li ha cacciati dalla sua protezione e li ha lasciati facile preda di chiunque avesse messo le mani su di loro, quando ha disperso tutte le loro sinagoghe e le scuole dei profeti e li ha esclusi da qualsiasi ulteriore pretesa sul patto fatto con i loro padri. Nota: Saranno giustamente divorziati da Dio coloro che si uniranno a coloro che sono suoi rivali. Per la prova di ciò, andate a vedere ciò che Dio ha fatto a Israele.

II. Vediamo ora quale fu il caso di Giuda, il regno delle due tribù. Ella è chiamata sorella sleale di Giuda, sorella perché discendente dalla stessa stirpe comune, Abramo e Giacobbe; ma, come Israele aveva il carattere di un traviato, così Giuda è chiamato traditore, perché, sebbene professasse di tenersi stretta a Dio quando Israele si era allontanato (si attenne ai re e ai sacerdoti che erano stati nominati da Dio, e non si ritirò dalla sua fedeltà, tanto che ci si aspettava che si comportasse fedelmente), eppure si dimostrò traditrice, falsa e infedele alle sue professioni e promesse. Nota: Si conterà del tradimento di coloro che fingono di aderire a Dio, come pure dell'apostasia di coloro che si ribellano apertamente a lui. Giuda vide ciò che Israele aveva fatto e ciò che ne era venuto fuori, e avrebbe dovuto prenderne atto. La cattività di Israele era destinata all'ammonimento di Giuda; ma non ebbe l'effetto desiderato. Giuda non ebbe paura, ma si ritenne al sicuro perché aveva dei Leviti come suoi sacerdoti e dei figli di Davide come suoi re. Nota: È una prova di grande stupidità e sicurezza quando non siamo risvegliati a un santo timore dai giudizi di Dio sugli altri. Qui è imputato a Giuda,

1. Che quando avevano un re malvagio che li corrompeva, erano di cuore d'accordo con lui nelle sue dissolutezze. Giuda era abbastanza audace da prostituirsi, da adorare qualsiasi idolo che veniva introdotto tra loro e da unirsi a qualsiasi uso idolatrico, così che attraverso la leggerezza (o, come alcuni lo leggono, la viltà e la bassezza) della sua prostituzione, o (come dice il margine) con la fama e la notizia della sua prostituzione, la sua famigerata prostituzione, Per questo era diventata infame, contaminò il paese e ne fece un abominio agli occhi di Dio, perché commise adulterio con pietre e ceppi, con gli idoli più vili, quelli di legno e di pietra. Ai regni di Manasse e di Amon, quando erano inclini all'idolatria, lo era anche il popolo, e tutto il paese ne fu corrotto, e nessuno temeva la rovina che Israele si era procurato con questo mezzo.

2. Che quando ebbero un buon re, che li riformò, non furono d'accordo con lui nella riforma. Questo era il caso in esame. Dio cercò se sarebbero stati buoni in un buon regno, ma l'indole malvagia era sempre la stessa: non tornarono a me con tutto il loro cuore, ma finsamente, Geremia 3:10. Giosia andò oltre nel distruggere l'idolatria di quanto avessero fatto i migliori dei suoi predecessori, e da parte sua si rivolse al Signore con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima; Così si dice di lui, 2Re 23:25. Il popolo fu costretto a un'adesione esteriore a lui, e si unì a lui nell'osservare una pasqua molto solenne e nel rinnovare i loro patti con Dio (2Cronache 34:32,35:17); ma non erano sinceri in essa, né il loro cuore era retto davanti a Dio. Per questa ragione Dio in quello stesso tempo disse: " Toglierò Giuda dalla mia vista, come ho tolto Israele (2Re 23:27), perché Giuda non è stato rimosso dal loro peccato dalla vista della rimozione di Israele dal loro paese. Le riforme ipocrite e inefficaci sono di cattivo auspicio per un popolo. Inganniamo noi stessi se pensiamo di ingannare Dio con un finto ritorno a Lui. Non conosco religione senza sincerità.

III. Si confronta il caso di questi regni fratelli, e si giudica il confronto, che dei due Giuda era il peggiore (Geremia 3:11): Israele si è giustificata più di Giuda, cioè, non è così male come lo è Giuda. Questa giustificazione comparativa sarà di scarsa utilità per Israele; a che ci servirà dire: Non siamo così cattivi come gli altri, quando tuttavia non siamo veramente buoni noi stessi? Ma servirà come aggravante del peccato di Giuda, che fu sotto due aspetti peggiore di quello di Israele:

1. Ci si aspettava di più da Giuda che da Israele; così che Giuda agì slealmente, vipchiarono una professione più sacra e falsificarono una promessa più solenne di quella di Israele.

2. Giuda avrebbe potuto prendere in guardia dalla rovina d'Israele per la loro idolatria, e non lo fece. I giudizi di Dio sugli altri, se non sono mezzi per la nostra riforma, contribuiranno ad aggravare la nostra distruzione. Il profeta Ezechiele (Geremia 23:11) fa lo stesso paragone tra Gerusalemme e Samaria che questo profeta fa qui tra Giuda e Israele, anzi, e (Ezechiele 16:48) tra Gerusalemme e Sodoma, e Gerusalemme è la peggiore delle tre.

12 Ver. 12. fino alla Ver. 19.

Qui c'è una grande quantità di vangelo in questi versetti, sia quello che è sempre stato vangelo, la prontezza di Dio a perdonare il peccato e a ricevere e accogliere i peccatori pentiti che ritornano, sia quelle benedizioni che erano in modo speciale riservate ai tempi del vangelo, la formazione e la fondazione della chiesa evangelica portando in essa i figli di Dio che erano dispersi, la soppressione della legge cerimoniale e l'unione di Giudei e Gentili, simboleggiata dall'unione di Israele e Giuda nel loro ritorno dalla cattività. Il profeta è diretto a proclamare queste parole verso il nord, perché sono un invito all'inversione di Israele, le dieci tribù che furono portate prigioniere in Assiria, che si trovava a nord di Gerusalemme. Da quella parte doveva guardare, per mostrare che Dio non li aveva dimenticati, sebbene lo avessero fatto i loro fratelli, e per rimproverare gli uomini di Giuda per la loro ostinazione nel rifiutare di rispondere alle chiamate che erano state loro date. Si potrebbe anche chiamare coloro che si trovano a molte centinaia di miglia di distanza nella terra del nord; avrebbero ascoltato non appena queste persone incredule e disubbidienti; L'infedele Israele accetterà più facilmente la misericordia, e ne avrà il beneficio, piuttosto che l' infido Giuda. E forse la proclamazione di queste parole verso il nord guarda avanti come la predicazione del pentimento e della remissione dei peccati a tutte le nazioni, a partire da Gerusalemme, Luca 24:47. Una chiamata a Israele nella terra del nord è una chiamata ad altri in quella terra, anche a tutti quelli che appartengono all'elezione della grazia. Quando si sospettò che Cristo sarebbe andato dai Giudei dispersi tra i Gentili, si concluse che avrebbe insegnato ai Gentili, Giovanni 7:35. Quindi qui.

Ecco un invito dato all'infedele Israele, e in essi ai Gentili che si sono allontanati, a tornare a Dio, il Dio dal quale si erano ribellati (Geremia 3:12): Ritorna, tu che sei infedele Israele. E ancora (Geremia 3:14):

"Voltatevi, o figli traviati! pentiti delle tue sviate, ritorna alla tua fedeltà, torna a quella buona via che hai perso e dalla quale ti sei allontanato".

Ai sensi del presente invito,

1. Sono incoraggiati a tornare.

"Ravvedetevi e convertitevi, e i vostri peccati saranno cancellati, Atti 3:19. Tu sei incorso nel dispiacere di Dio, ma torna a me, e io non farò cadere su di te la mia ira".

L'ira di Dio è pronta a cadere sui peccatori, come un leone cade sulla sua preda, e non c'è nessuno che li liberi, come una montagna di piombo che cade su di loro, per farli sprofondare oltre la guarigione nell'inferno più basso. Ma se si pentono sarà respinto, Isaia 12:1. Non conserverò la mia ira per sempre, ma mi riconcilierò, perché sono misericordioso. Noi che siamo peccatori saremmo per sempre perduti se Dio non fosse misericordioso; ma la bontà della sua natura ci incoraggia a sperare che, se con il pentimento ripariamo ciò che abbiamo fatto contro di lui, egli con il perdono annullerà ciò che ha detto contro di noi.

2. Vengono guidati su come tornare (Geremia 3:13):

"Riconosci solo la tua iniquità, riconosci te stesso in una colpa e così prendi per te la vergogna e rendi gloria a Dio."

Io non conserverò la mia ira per sempre (questa è una promessa precedente); sarete liberati dall'ira di Dio che è eterna, dall'ira futura; ma a quali condizioni? Molto facili e ragionevoli. Riconosci solo i tuoi peccati. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da perdonarli. Questo aggraverà la condanna dei peccatori, che i termini del perdono e della pace sono stati portati così in basso, eppure non sono arrivati fino ad essi. Se il profeta ti avesse detto di fare qualche cosa grande, non l'avresti tu fatta? Quanto più quando dice: Riconosci solo la tua iniquità? 2Re 5:13. Nel confessare il peccato,

(1.) Dobbiamo ammettere la corruzione della nostra natura: riconosci la tua iniquità, la perversità e l'irregolarità della tua natura.

(2.) Dobbiamo ammettere i nostri peccati attuali:

"Che tu hai trasgredito contro l'Eterno, il tuo Dio, l' hai oltraggiato e l'hai scandalizzato".

(3.) Dobbiamo riconoscere la moltitudine delle nostre trasgressioni:

"Che tu hai disperso le tue vie verso gli stranieri, corri qua e là all'inseguimento dei tuoi idoli, sotto ogni albero verdeggiante. Dovunque hai vagato, hai lasciato dietro di te i segni della tua follia".

(4.) Dobbiamo aggravare il nostro peccato a causa della disobbedienza che c'è in esso alla legge divina. La peccaminosità del peccato è la cosa peggiore in esso:

"Non avete ubbidito alla mia voce; Riconoscilo, e lascia che questo ti renda umile più di ogni altra cosa".

II. Ecco le preziose promesse fatte a questi bambini traviati, se torneranno, che furono in parte adempiute nel ritorno degli ebrei dalla loro prigionia, molti dei quali appartenevano alle dieci tribù si erano forse uniti a quelli delle due tribù, nella prospettiva della loro liberazione, e tornarono con loro; ma la profezia deve avere il suo pieno compimento nella chiesa del vangelo, e il raduno dei figli di Dio che erano dispersi a quello:

"Tornate, perché, anche se siete traviati, siete tuttavia bambini; anzi, sebbene sia una moglie traditrice, tuttavia una moglie, poiché io sono sposata con te (Geremia 3:14) e non rinnegherò la relazione".

Così Dio ricorda il suo patto con i loro padri, quel patto matrimoniale, e in considerazione di ciò ricorda la loro terra, Levitico 26:42.

1. Promette di radunarli da tutti i luoghi dove sono dispersi e dispersi, Giovanni 11:52, Io vi prenderò, uno di una città, e due di una famiglia, o clan; e io vi condurrò a Sion, Geremia 3:14. Tutti coloro che, mediante il pentimento, ritornano al loro antico benessere. Osservare

(1.) Dio accoglierà misericordiosamente coloro che ritornano a lui, anzi, è lui che con la sua grazia distintiva li toglie di mezzo agli altri che persistono nelle loro sviate; Se li avesse lasciati, sarebbero stati disfatti.

(2.) Dei molti che si sono allontanati da Dio ce ne sono solo pochi, molto pochi in confronto, che tornano a lui, come le spigolature della vendemmia: una di una città e due di un paese; Il gregge di Cristo è un piccolo gregge, e pochi sono quelli che trovano la porta stretta.

(3.) Di quei pochi, anche se dispersi, nessuno andrà perduto. Quand'anche ce ne fosse uno solo in una città, Dio lo troverà; egli non sarà trascurato in mezzo alla folla, ma sarà condotto sano e salvo a Sion, al sicuro in cielo. I Giudei dispersi saranno condotti a Gerusalemme, e quelli delle dieci tribù vi saranno i benvenuti come quelli delle due. Gli eletti di Dio, dispersi in tutto il mondo, saranno portati alla chiesa del vangelo, a quel monte Sion, alla Gerusalemme celeste, a quel monte santo su cui Cristo regna.

2. Egli promette di porre su di loro coloro che saranno benedizioni in ogni modo per loro (Geremia 3:15): Vi darò pastori secondo il mio cuore, alludendo al carattere dato a Davide quando Dio si propose su di lui per essere re. 1Samuele 13:14, Il Signore lo ha cercato un uomo secondo il suo cuore. Osservare

(1.) Quando una chiesa è riunita, deve essere governata.

"Certamente li condurrò a Sion, non perché vivano come dicono, ma perché siano sotto disciplina, non come bestie selvagge, che pascolano a piacere, ma come pecore che sono sotto la guida di un pastore".

Darò loro dei pastori, cioè dei magistrati e dei ministri; entrambi sono l'ordine di Dio per il sostegno del suo regno.

(2.) È bene per un popolo quando i suoi pastori sono secondo il cuore di Dio, come dovrebbero essere, come vorremmo che fossero, che faranno della sua volontà il loro governo in tutte le loro amministrazioni, e che si sforzino in qualche misura di conformarsi al suo esempio, che governano per lui, e, come sono capaci, Governa come lui.

(3.) Quelli sono pastori secondo il cuore di Dio che si occupano di pascere il gregge, non di pascere se stessi e di spennare le greggi, ma di fare tutto il possibile per il bene di coloro che sono sotto la loro responsabilità, che li nutrono con sapienza e intelligenza (cioè, saggiamente e comprensivamente), come Davide li nutrì, nell' integrità del suo cuore e con l'abilità della sua mano, Salmi 78:72. Coloro che non sono solo pastori, ma maestri, devono nutrirli con la parola di Dio, che è sapienza e intelligenza, che può renderci saggi per la salvezza.

3. Egli promette che non ci sarà più occasione per l'arca dell'alleanza, che era stata tanto la gloria del tabernacolo prima e poi del tempio, ed era il segno della presenza di Dio con loro; che sarà messa da parte, e non ci sarà più alcuna indagine, né indagine, esso (Geremia 3:16): Quando sarete moltiplicati e moltiplicati nel paese, quando sarà stabilito il regno del Messia, che con l'ascesa dei Gentili porterà alla chiesa un grande aumento (e i giorni del Messia gli stessi maestri ebrei riconoscono essere qui intesi), allora non diranno più: L'arca dell'alleanza del Signore, non l'avranno più tra loro da valutare, o da stimare su se stessi, perché avranno un modo di adorazione puramente spirituale, in cui non ci sarà occasione per nessuna di queste ordinanze esterne; con l'arca dell'alleanza sarà messa da parte tutta la legge cerimoniale, e tutte le sue istituzioni, per Cristo, la verità di tutti quei tipi, mostrata a noi nella parola e nei sacramenti del Nuovo Testamento, sarà per noi invece di tutte. È molto probabile (checché ne suggeriscano i Giudei) che l'arca dell'alleanza si trovasse nel secondo tempio, essendo stata restaurata da Ciro con gli altri vasi della casa del Signore, Esdra 1:7. Ma nel tempio del vangelo Cristo è l'arca; egli è il propiziatorio, o propiziatorio; ed è la presenza spirituale di Dio nelle sue ordinanze che ora dobbiamo aspettarci. Qui sono usate molte espressioni riguardo alla messa da parte dell'arca, che non se ne ricordi, che non la ricorderanno, che non la visiteranno, che nessuna di queste cose sarà più fatta; poiché i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, Giovanni 4:24. Ma questa varietà di espressioni è usata per mostrare che le cerimonie della legge di Mosè dovevano essere totalmente e definitivamente abolite, per non essere mai più usate, ma che sarebbe stato difficile che coloro che erano stati così a lungo sposati con esse fossero svezzati da esse; e che non li avrebbero lasciati andare finché la loro santa città e la loro santa casa non fossero state entrambe rase al suolo.

4. Egli promette che la chiesa del vangelo, qui chiamata Gerusalemme, diventerà eminente e cospicua, Geremia 3:17. Due cose lo renderanno famoso:

(1.) La residenza speciale di Dio e il dominio in essa. Sarà chiamato: Il trono del Signore, il trono della sua gloria, poiché risplende nella chiesa, il trono del suo governo, poiché anche quello è eretto lì; là egli governa il suo popolo volenteroso con la sua parola e il suo Spirito, e porta ogni pensiero all'obbedienza a sé. Quando il Vangelo prese piede, questo trono del Signore fu eretto proprio dove era stato il trono di Satana. È soprattutto il trono della sua grazia; poiché quelli che per fede vengono in questa Gerusalemme, vengono a Dio, giudice di tutti, e a Gesù, mediatore del nuovo patto, Ebrei 12:22-24.

(2.) L'adesione dei Gentili ad esso. Tutte le nazioni saranno discepolate, e così radunate nella chiesa, e diverranno suddite a quel trono del Signore che è lì stabilito, e consacrate all'onore di quel nome del Signore che è lì manifestato e invocato.

5. Egli promette che ci sarà una meravigliosa riforma operata in coloro che sono riuniti in chiesa: non cammineranno più secondo l'immaginazione dei loro cuori malvagi. Non vivranno come dicono, ma vivranno secondo le regole, non secondo i loro appetiti corrotti, ma secondo la volontà di Dio. Guardate che cosa porta al peccato: l'immaginazione dei nostri cuori malvagi; E che cos'è il peccato, è camminare secondo quell'immaginazione, essendo governati dalla fantasia e dall'umorismo; e ciò che fa la grazia convertitrice, ci distoglie dal camminare secondo le nostre invenzioni e ci porta ad essere governati dalla religione e dalla retta ragione.

6. Che Giuda e Israele saranno felicemente uniti in un solo corpo, Geremia 3:18. Lo furono quando tornarono dalla cattività e si stabilirono di nuovo in Canaan: La casa di Giuda camminerà con la casa d'Israele, come è stato perfettamente concordato, e diventerà un solo bastone nella mano del Signore, come predisse anche Ezechiele, Geremia 37:16-17. Sia l'Assiria che la Caldea caddero nelle mani di Ciro, e il suo proclama si estese a tutti i Giudei in tutti i suoi domini. E perciò abbiamo ragione di pensare che molti della casa d'Israele vennero con quelli di Giuda dal paese del settentrione; sebbene all'inizio non tornassero che 42.000 (di cui abbiamo un resoconto, Esdra 2) tuttavia Giuseppe Flavio dice (Antiq. 11.68) che alcuni anni dopo, sotto Dario, Zorobabele andò a raccogliere più di 4.000.000 di anime, nella terra che era stata data in eredità ai loro padri. E non abbiamo mai letto di tali animosità e inimicizie tra Israele e Giuda come lo erano state in passato. Questa felice coalescenza tra Israele e Giuda in Canaan fu un simbolo dell'unione di Ebrei e Gentili nella chiesa evangelica, quando, essendo state uccise tutte le inimicizie, essi sarebbero diventati un solo ovile sotto un solo pastore.

III. Qui è iniziata qualche difficoltà, che sta sulla via di tutta questa misericordia; ma si trova un espediente per superarlo.

1. Dio chiede: Come farò questo per te? Non come se Dio mostrasse favore con riluttanza, come punisce con un Come ti abbandonerò? Osea 11:8-9. No, anche se è lento all'ira, è pronto a mostrare misericordia. Ma lascia intendere che siamo assolutamente indegni dei suoi favori, che non abbiamo motivo di aspettarceli, che non c'è nulla in noi che li meriti, che non possiamo rivendicarli, e che egli escogita il modo di farlo in modo tale da salvare l'onore della sua giustizia e santità nel governo del mondo. Bisogna escogitare il modo di non espellere per sempre il suo bandito da lui, 2Samuele 14:14. Come posso fare?

(1.) Anche gli sviati, se tornano e si pentono, saranno messi tra i bambini; E chi se lo sarebbe mai aspettato? Ecco, che razza di amore è questo! 1Giovanni 3:1. Come potremmo mai noi che siamo così meschini e deboli, così indegni e così indegni, e così provocatori, essere messi tra i bambini?

(2.) A coloro che Dio metterà tra i figli darà la terra piacevole, la terra di Canaan, quella gloria di tutte le terre, quella buona eredità delle schiere delle nazioni, che le nazioni e le loro schiere desiderano e preferiscono alla loro patria, o di cui le schiere delle nazioni hanno ora preso possesso. Era una specie di paradiso, dove ci sono piaceri per sempre. Ora, chi potrebbe aspettarsi un posto in quella terra amena che l'ha così spesso disprezzata (Salmi 106:24) ed è così indegna e inadatta per essa? È questo il modo di fare degli uomini?

2. Egli stesso ritorna rispondendo a questa domanda: Ma io ho detto: Tu mi chiamerai, Padre mio. Dio stesso risponde a tutte le obiezioni che vengono prese dalla nostra indegnità, altrimenti non saranno mai superate. (1.) Per mettere i penitenti che ritornano tra i bambini, darà loro lo Spirito di adozione, insegnando loro a gridare : Abbà, Padre, Galati 4:6. "Tu mi chiamerai, Padre mio; Tornerai a me e ti rassegnerai a me come a un padre, e questo ti raccomanderà al mio favore" (2). Per dare loro la terra piacevole, metterà la sua paura nei loro cuori, affinché non si allontanino mai da lui, ma perseverino fino alla fine.

20 Ver. 20. fino alla Ver. 25

Ecco qui

I. L'accusa che Dio mostra contro Israele per le loro sleali dimissioni da lui, Geremia 3:20. Come una moglie adultera fugge dal marito, così si sono prostituiti da Dio. Erano uniti a Dio da un patto matrimoniale, ma hanno infranto quel patto, hanno agito slealmente con Dio, che li aveva sempre trattati con gentilezza e fedeltà. Trattare a tradimento con uomini come noi è già abbastanza brutto, ma agire slealmente con Dio significa agire a tradimento.

II. La loro convinzione e confessione della verità di questa accusa,Geremia 3:21. Quando Dio li rimproverò per la loro apostasia, c'erano alcuni fra loro, proprio quelli che Dio avrebbe preso e condotto a Sion, la cui voce si udì sugli alti luoghi, piangendo e pregando, umiliandosi dinanzi al Dio dei loro padri, lamentandosi delle loro calamità e dei loro peccati, causa che li procura; poiché questo è ciò di cui si lamentano, per questo si lamentano di aver pervertito la loro via e di aver dimenticato il Signore loro Dio. Nota

1. Il peccato è il pervertimento della nostra via, è il volgersi verso vie tortuose e pervertire ciò che è giusto.

2. Dimenticare il Signore nostro Dio è alla base di ogni peccato. Se gli uomini si ricordassero di Dio, del suo occhio su di loro e del loro obbligo verso di lui, non trasgredirebbero come fanno.

3. Con il peccato ci mettiamo in imbarazzo e ci mettiamo nei guai, perché anche questo è il pervertimento della nostra via, Lamentazioni 3:9.

4. Le preghiere e le lacrime si addicono bene a coloro la cui coscienza dice loro che hanno pervertito la loro via e dimenticato il loro Dio. Quando la stoltezza dell'uomo perverte la sua via, il suo cuore è incline ad agitarsi contro il Signore (Proverbi 19:3), mentre dovrebbe essere sciolto e versato davanti a lui.

III. L'invito che Dio dà loro a tornare a lui (Geremia 3:22): Tornate, figli traviati. Li chiama figli con tenerezza e compassione verso di loro, stolti e perversi come bambini, eppure suoi figli, che anche se corregge non diserederà, perché, sebbene siano figli refrattari (così alcuni lo rendono), tuttavia sono figli. Dio sopporta questi bambini e tanti genitori. Quando sono convinti del peccato (Geremia 3:21), e umiliati per questo, allora sono preparati e poi sono invitati a tornare, come Cristo invita a lui coloro che sono stanchi e oppressi. La promessa a coloro che tornano è:

"Guarirò le vostre infedeltà; Io vi consolerò nel dolore in cui vi trovate per le vostre sviate, vi libererò dalle guaie in cui vi siete cacciati con le vostre sviate, e vi guarirò dalla vostra refrattarietà e tendenza a traviarvi".

Dio guarirà le nostre infedeltà con la Sua misericordia che perdona, la Sua pace quietante e la Sua grazia rinnovatrice.

IV. Essi danno il loro pronto consenso a questo invito, e la loro allegra obbedienza ad esso: Ecco, noi veniamo a te. Questa è un'eco alla chiamata di Dio; come una voce è tornata da muri spezzati, così questa da cuori spezzati. Dio dice: Ritorna; essi rispondono: Ecco, noi veniamo. È una risposta immediata, rapida, senza indugio, non,

"Verremo d'ora in poi", ma, "Veniamo ora";

"non abbiamo bisogno di prenderci il tempo per pensarci"; non: "Veniamo verso di te", ma: "Veniamo a te, ne faremo un giro completo".

Osservate quanto sono unanimi: veniamo, tutti uno.

1. Vengono dedicandosi a Dio come loro:

"Tu sei l'Eterno, il nostro Dio; Ti prendiamo come nostro, ci consegniamo a te per essere tuo; dove andremo se non da te? È il nostro peccato e la nostra follia che ci siamo allontanati da te".

È molto comodo, nei nostri ritorni a Dio dopo le nostre ricadute, guardare a lui come nostro nel patto.

2. Vengono disconoscendo ogni aspettativa di sollievo e soccorso, ma solo da Dio:

"Invano si spera la salvezza dai colli e dalla moltitudine dei monti; ora vediamo la nostra follia nell'affidarci alle confidenze delle creature, e non inganneremo mai più noi stessi".

"Adoravano i loro idoli su colli e monti (Geremia 3:6), e avevano una moltitudine di idoli sui loro monti, che avevano cercato e in cui avevano riposto fiducia; Ma ora non avranno più a che fare con loro. Invano cerchiamo da loro qualsiasi cosa buona, mentre da Dio possiamo cercare ogni cosa buona, anche la salvezza stessa. Pertanto

3. Essi dipendono da Dio solo come loro Dio: nel Signore il nostro Dio è la salvezza d'Israele. Egli è il Signore, e solo lui può salvare, può salvare quando tutti gli altri soccorsi e salvatori vengono meno, ed è il nostro Dio, e a suo modo e a suo tempo opererà la salvezza per noi. È molto applicabile alla grande salvezza dal peccato, che Gesù Cristo ha operato per noi; questa è la salvezza del Signore, la sua grande salvezza.

4. Vengono a giustificare Dio nelle loro tribolazioni e a giudicare se stessi per i loro peccati, Geremia 3:24-25.

(1.) Attribuiscono tutte le calamità che hanno subito ai loro idoli, che non solo non hanno fatto loro alcun bene, ma hanno fatto loro abbondanza di danno, tutto il male che era stato fatto loro: la vergogna (l'idolo, quella cosa vergognosa) ha divorato il lavoro dei nostri padri. Nota

[1.] I veri penitenti hanno imparato a chiamare il peccato vergogna; Anche il peccato prediletto, che è stato per loro come un idolo, di cui si sono compiaciuti e di cui si sono vantati, tanto da chiamare scandaloso, lo disprezzerà e se ne vergognerà.

[2.] I veri penitenti hanno imparato a chiamare il peccato morte e rovina, e ad imputare ad esso tutti i mali che subiscono.

"Ha divorato tutte le cose buone per le quali i nostri padri hanno lavorato e che ci hanno lasciato; Abbiamo scoperto fin dalla nostra giovinezza che la nostra idolatria è stata la distruzione o la nostra prosperità".

I figli spesso gettano via nelle loro concupiscenze ciò per cui i loro padri si sono presi molta pena; ed è bene che alla fine siano portati (come questi qui) a vedere la follia di ciò, e a chiamare loro vergogna quei vizi che hanno devastato i loro beni e divorato il lavoro dei loro padri. Del lavoro dei loro padri, che i loro idoli avevano divorato, menzionano in particolare le loro greggi e le loro mandrie, i loro figli e le loro figlie. In primo luogo, le loro idolatrie avevano indotto Dio a portare su di loro questi giudizi desolatori, che avevano rovinato il loro paese e le loro famiglie, e reso i loro possedimenti preda e i loro figli prigionieri del nemico conquistatore. Si erano procurati queste cose da soli. O, piuttosto, in secondo luogo, Questi erano stati sacrificati ai loro idoli, erano stati separati a quell'infamia (Osea 9:10), e li avevano divorati senza pietà; mangiarono il grasso dei loro sacrifici (Deuteronomio 32:38), anche i loro sacrifici umani.

(2.) Prendono per sé la vergogna del loro peccato e della loro follia (Geremia 3:25):

"Ci sdraiamo nella nostra vergogna, non potendo sopportarla; La nostra confusione ci copre, cioè la nostra vergogna penale e penitenziale. Il peccato ci ha posti sotto tali rimproveri della provvidenza di Dio, e tali rimproveri della nostra coscienza, che ci circondano e ci riempiono di vergogna. Noi infatti abbiamo peccato, e la vergogna è venuta con il peccato e lo accompagna ancora. Siamo peccatori per discendenza; La colpa e la corruzione sono incombenti su di noi: noi e i nostri padri abbiamo peccato. Noi siamo stati peccatori per tempo, abbiamo cominciato presto a peccare, abbiamo peccato fin dalla nostra giovinezza; Abbiamo continuato a peccare, abbiamo peccato fino ad oggi, anche se spesso siamo chiamati a pentirci e ad abbandonare i nostri peccati. Ciò che è la malignità del peccato, la cosa peggiore in esso, è l'affronto che abbiamo fatto a Dio per mezzo di esso: non abbiamo ubbidito alla voce del Signore nostro Dio, che ci proibiva di peccare e ci comandava, quando abbiamo peccato, di ravvederci".

Ora, tutto questo sembra essere il linguaggio dei penitenti della casa d'Israele (Geremia 3:20), delle dieci tribù, sia di quelle che erano in cattività sia di quelle di loro che erano rimaste nella loro terra. E il profeta prende atto del loro pentimento per provocare gli uomini di Giuda a una santa emulazione. Davide lo usò come argomento con gli anziani di Giuda dicendo che sarebbe stata una vergogna per quelli che erano le sue ossa e la sua carne essere gli ultimi a riportare indietro il re, quando gli uomini d'Israele apparvero in esso, 2Samuele 19:11-12. Così il profeta eccita Giuda a pentirsi perché Israele lo ha fatto: e sarebbe bene se lo zelo degli altri, meno probabilmente, ci provochi a sforzarci di precederli e di superarli in ciò che è buono.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Geremia 3

1 Capitolo 3

Esortazioni al pentimento Ger 3:1-5

Giuda è più colpevole di Israele Ger 3:6-11

Ma il perdono è promesso Ger 3:12-20

I figli di Israele esprimono il loro dolore e il loro pentimento Ger 3:21-25

Versetti 1-5

Nel pentimento è bene pensare ai peccati di cui ci siamo resi colpevoli e ai luoghi e alle compagnie in cui sono stati commessi. Con quanta delicatezza il Signore li aveva corretti! Nel ricevere i penitenti, Egli è Dio e non un uomo. Qualunque cosa tu abbia detto o fatto finora, non la applicherai d'ora in poi a me? Questa grazia di Dio non ti vincerà? Ora che il perdono è stato proclamato, non ne approfitterai? Sperano di trovare in lui la tenera compassione di un Padre verso un prodigo che ritorna. Si rivolgeranno a lui come alla guida della loro gioventù: la gioventù ha bisogno di una guida. I peccatori pentiti possono essere incoraggiati dal fatto che Dio non manterrà la sua ira fino alla fine. Tutte le misericordie di Dio, in ogni epoca, suggeriscono un incoraggiamento; e cosa c'è di più desiderabile per i giovani che avere il Signore come Padre e come Guida della loro giovinezza? Che i genitori indirizzino ogni giorno i loro figli a cercare seriamente questa benedizione.

6 Versetti 6-11

Se consideriamo i crimini di coloro che abbandonano la professione religiosa e le relative conseguenze, vediamo un'abbondante ragione per evitare le vie del male. È terribile dimostrarsi più criminali di coloro che sono effettivamente morti nei loro peccati; eppure sarà una piccola consolazione, nella punizione eterna, per loro sapere che altri sono stati più cattivi di loro.

12 Versetti 12-20

Vedere la disponibilità di Dio a perdonare il peccato e le benedizioni riservate ai tempi del Vangelo. Queste parole furono proclamate verso il nord; a Israele, le dieci tribù, prigioniere in Assiria. A loro viene indicato come tornare. Se confessiamo i nostri peccati, il Signore è fedele e giusto nel perdonarli. Queste promesse si realizzeranno pienamente nel ritorno degli Ebrei nei tempi successivi. Dio accoglierà benevolmente coloro che tornano a lui e, con la sua grazia, li toglierà di mezzo agli altri. L'arca dell'alleanza non fu trovata dopo la cattività. L'intera dispensazione doveva essere eliminata, il che avvenne dopo che la moltitudine dei credenti era stata notevolmente accresciuta dalla conversione dei Gentili e degli Israeliti dispersi tra loro. Si preannuncia uno stato felice della Chiesa. Egli può insegnare a tutti a chiamarlo Padre; ma senza un profondo cambiamento di cuore e di vita, nessun uomo può essere figlio di Dio e non abbiamo alcuna sicurezza per non allontanarci da Lui.

21 Versetti 21-25

Il peccato è il ripiegamento su vie storte. E dimenticare il Signore nostro Dio è alla base di ogni peccato. Con il peccato ci mettiamo nei guai. La promessa a coloro che ritornano è che Dio guarirà le loro ricadute, con la sua misericordia perdonante, la sua pace tranquillizzante e la sua grazia rinnovatrice. Vengono dedicandosi a Dio. Vengono rifiutando ogni aspettativa di sollievo e di aiuto da altri che non siano il Signore. Perciò vengono a dipendere solo da lui. Lui è il Signore e solo lui può salvare. Indica la grande salvezza dal peccato che Gesù Cristo ha compiuto per noi. Vengono giustificando Dio nei loro problemi e giudicando se stessi per i loro peccati. I veri penitenti imparano a chiamare il peccato vergogna, anche quello di cui si sono compiaciuti di più. I veri penitenti imparano a chiamare il peccato morte e rovina e a imputare ad esso tutte le loro sofferenze. Se gli uomini si induriscono nel peccato, il disprezzo e la miseria sono la loro parte: chi copre i suoi peccati non prospererà, ma chi li confessa e li abbandona troverà misericordia.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Geremia 3

1 Dicono - O, Vale a dire. Il profeta ha completato la sua indagine sulla condotta di Israele e trae la conclusione che come una moglie adultera non poteva essere ripresa dal marito, così Israele ha perso la sua parte nell'alleanza con Dio. Apparentemente la parola di apertura, che letteralmente significa "dire", introduce solo la citazione a margine.

Eppure torna di nuovo da me - O, "e pensi di tornare a me!" L'intero argomento non è di misericordia, ma è la prova che dopo i suoi ripetuti adulteri, Israele non poteva più prendere il suo posto come moglie. Pensare di tornare a Dio, con la legge sul matrimonio non revocata, era una follia.

2 Queste parole non sono il linguaggio della consolazione per i coscienziosi, ma della veemente protesta con i peccatori incalliti. Dimostrano, quindi, la verità dell'interpretazione data al versetto precedente.

Come l'arabo... - La propensione al freeboot dei beduini era passata nell'antichità a un proverbio. Come le tribù del deserto erano desiderose di saccheggio, così Israele era desideroso di idolatria.

4 Oppure, non hai da questo momento chiamato "me, Padre mio, tu sei il" marito "della mia giovinezza?" cioè, dal tempo delle riforme di Giosia nel suo diciottesimo anno, in opposizione a Geremia 2:20 “del tempo antico” .

5 Piuttosto, "Lui, il giovane marito", riterrà, "conserverà la sua ira per sempre!" Queste parole vanno unite a Geremia 3:4.

Ecco ... - Piuttosto, "Ecco, hai parlato" così, ma hai "fatto cose cattive" con insistenza. La King James Version si traduce come se le parole e le azioni di Giuda fossero entrambe malvagie. Davvero le sue parole erano giuste, ma le sue azioni si sono rivelate false.

E qui finisce la profezia, molto interessante perché mostra quale fosse la natura generale delle esortazioni di Geremia ai suoi connazionali, durante i 14 anni del regno di Giosia. Egli pone davanti a loro Dio e Israele uniti da un patto di matrimonio, alle cui condizioni Yahweh è sempre fedele, mentre Israele pratica con entusiasmo ogni forma di idolatria. Pertanto, la benedizione divina è negata. È un avvertimento onesto e virile, e la grande lezione che ci insegna è che con Dio non serve altro che un vero e sincero pentimento seguito da una vita di santità e sincera devozione al Suo servizio.

Geremia 3:6-4 - "La chiamata al pentimento"

La prima profezia si concludeva con la denuncia dell'ira perpetua di Dio a causa dell'ostinazione di Israele nel peccato. Ora c'è un invito al pentimento e l'assicurazione del perdono. L'argomento è il seguente: Israele era colpevole di apostasia, e quindi Dio l'ha mandata via. Inavvertita da questo esempio la sua sorella più colpevole Giuda persiste negli stessi peccati Geremia 3:6.

Israele quindi è invitato a ritornare all'alleanza matrimoniale mediante il pentimento Geremia 3:12 , nel qual caso lei e Giuda, accettati alla stessa condizione, diventeranno membri congiunti di una teocrazia spirituale. Geremia 3:15. Il pentimento che Dio richiede deve essere reale Geremia 3:19-4.

6 Israele sviato - L'originale è molto forte: hai visto l'Apostasia? cioè Israele: come se Israele fosse la personificazione stessa della negazione di Dio.

È salita - Anzi, va; è la sua pratica abituale.

7 Oppure, "E ho detto (cioè, dentro di me), Dopo che ha fatto tutte queste cose, tornerà da me". Ma lei non è tornata.

Traditore - letteralmente, "Falsehood", cioè falso, infedele. Il carattere delle due sorelle è chiaramente segnato. Samaria è apostata; abbandona del tutto il culto di Yahweh. Giuda mantiene solo la forma; i suoi desideri segreti sono rivolti alle orge del culto pagano.

8 Piuttosto, "E vidi" che poiché l'apostata "Israele" aveva "commesso adulterio, l'avevo mandata via e le avevo dato" la scrittura del suo divorzio, "eppure" falso "Giuda sua sorella non temeva"....Il l'espressione "Per tutte le cause per cui" è probabilmente la formula effettiva con cui sono iniziati gli scritti di divorzio.

9 Leggerezza - Altri rendono come nel margine.

Profanato - Piuttosto, profanato. La terra particolarmente consacrata al servizio di Yahweh fu trattata da Giuda come una terra comune.

10 La sua perfida sorella Giuditta - Queste parole sono una sorta di ritornello, tre volte Geremia 3:7 , Geremia 3:10 ripetute prima che Dio alla fine dichiari Giuda più colpevole di Israele.

11 Si è giustificata - Giuda aveva beneficiato dell'avvertimento dato dall'esempio di Israele. Entrambi abbandonano il servizio di Yahweh per l'idolatria, ma Israele è semplicemente “apostata”, anche Giuda è falso.

Il verso è importante,

(1) come spiegazione della distruzione di Gerusalemme subito dopo il pio regno di Giosia. I crimini di Manasse avevano contaminato la terra, ma fu rifiutando le riforme di Giosia che il popolo alla fine la profanava e suggellava il proprio destino:

(2) Come mostrare che non è con gli atti del suo governo che una nazione resiste o cade. Acaz e Manasse hanno prestato il peso della loro influenza alla causa dell'idolatria: Ezechia e Giosia alla causa della verità. Ma la nazione doveva determinare quale dovesse prevalere. Tranne un residuo, abbracciò l'idolatria e attirò su di sé la rovina: nel rimanente la nazione rianimò di nuovo Geremia 24:5 , Geremia 24:7.

12 Il nord - Le dieci tribù, stabilite da Salmanezer nel nord dell'Assiria.

Non farò cadere la mia rabbia su di te - letteralmente, non farò "cadere su di te" la mia faccia: cioè "non ti riceverò con sguardi distolti". La "e" prima di questa clausola dovrebbe essere omessa, come anche prima della clausola successiva, "Non terrò ..."

Non manterrò - Tutte le promesse e le minacce di Dio sono subordinate alla condotta dell'uomo.

13 Riconosci - letteralmente, "conosci la tua iniquità"; sappi che le tue azioni sono inique.

Disperso le tue vie - Vagava alla ricerca di quelle idolatrie che praticano le nazioni straniere.

14 Figli... sposati - Il duplice rapporto dà una doppia certezza di accoglienza. Da bambini erano sicuri dell'amore di un padre, come una moglie potevano sperare in un risveglio dell'affetto passato dal marito della loro giovinezza.

Uno di una città e due di una famiglia - La famiglia (in ebraico) è molto più grande di una città, poiché abbraccia tutti i discendenti di un antenato comune. Così, la tribù di Giuda era divisa solo in quattro o cinque famiglie. Per quanto nazionale sia l'apostasia, non coinvolge nella sua colpa i pochi fedeli, e le promesse sono ancora loro legittimo possesso.

A Sion - Alla vera Chiesa. L'adempimento della promessa è iniziato con il ritorno in Palestina dopo l'esilio babilonese, ma è completo solo nel cristianesimo.

15 Pastori - " Re, governanti" (confronta Geremia 2:8 ). Non usurpatori militari Osea 8:4 , ma veri servitori di Dio, come Davide 1 Samuele 13:14.

16 In quei giorni - Questo e la frase "ultimi giorni", erano diventati sotto l'insegnamento messianico dei profeti una formula regolare per il tempo della venuta di Cristo, quando tutte le speranze della nazione sarebbero state soddisfatte.

L'arca era il centro dell'economia mosaica, conteneva al suo interno le due tavole della Legge come condizioni dell'alleanza e aveva su di essa, sul propiziatorio, la Shechinah come segno visibile della presenza di Dio. Ma “in quei giorni” il simbolo deve scomparire, perché allora Dio abiterà nel suo popolo per dono dello Spirito Santo 1 Corinzi 3:16 , ei termini dell'alleanza saranno scritti nei loro cuori Geremia 31:33.

Né lo visiteranno - Piuttosto, non lo perderanno; cioè, non se ne preoccuperanno, né si pentiranno della sua perdita.

Né questo sarà più fatto - Piuttosto, "né sarà più fatta (l'arca)"; non sarà rinnovato o riparato, perché il tabernacolo di Dio sarà uno "fatto senza mani" Ebrei 9:11 , anche il cuore del suo popolo credente.

17 Il trono del Signore - Il trono di Yahweh non sarà l'arca, ma Gerusalemme, cioè la Chiesa Cristiana Apocalisse 21:2; Galati 4:26.

A Gerusalemme - I Settanta e il siriaco hanno probabilmente ragione nell'omettere questa parola.

Immaginazione ... - Testardaggine (margine). Una parola usata sempre in senso cattivo, per “ostinazione”.

18 Con - A (margine). Il profeta ha appena descritto il ritorno delle dieci tribù Geremia 3:14 , ecc. Israele è rappresentato come il primo a pentirsi, e Giuda deve andare da lei, affinché possano tornare insieme in terra santa, non più divisi in ebrei e israeliti, ma si fusero in un solo popolo.

Fuori dalla terra del nord - L'obiezione che gli ebrei non furono portati come gli israeliti nelle province settentrionali dell'Assiria Geremia 3:12 , ma in Babilonia, interpreta erroneamente l'intera profezia, la cui essenza è quella in caso di pentimento di Israele Giuda deve cercarla umilmente e accontentarsi d'ora in poi di prendere il posto inferiore, essendo stato il più colpevole (vedi Geremia 3:11 ).

19 Ma io - (enfatico). "E io." L'enfasi sta nell'abbondante bontà di Dio in contrasto con la caparbietà di Israele.

Come ...? - Piuttosto, come...! cioè, come gloriosamente! Con quale onore ti porrò tra i bambini!

Bene ... degli eserciti ... - Piuttosto, "un'eredità della principale bellezza delle nazioni". Il senso generale è che Israele "possiede il territorio più bello di qualsiasi nazione".

E ho detto: questa clausola non è la risposta a una difficoltà, come nella King James Version, ma completa la descrizione del proposito d'amore di Dio. "Ho detto dentro di me che ti avrei trattato come un figlio e ti avrei dato una gloriosa eredità: ho anche detto che mi avresti ricambiato il mio amore, che mi avresti chiamato Padre e non mi saresti più fedele".

20 Sicuramente come - Piuttosto: "Proprio come".

21 Sugli alti luoghi - Su quegli altipiani spogli, che in precedenza erano stati teatro delle idolatrie d'Israele Geremia 3:2. Il profeta suppone che l'offerta di misericordia a Israele, se pentita, sia stata accettata e descrive l'agonia del dolore di Israele ora che è convinta dei suoi peccati.

Pianto e suppliche - letteralmente, "il pianto delle prime preghiere di misericordia".

Perché hanno ... - Piuttosto, perché "hanno pervertito la loro strada", letteralmente, l'hanno resa storta. Dà la ragione del loro grido di misericordia.

22 La risposta di Yahweh alla loro preghiera in Geremia 3:21 è immediatamente seguita dalla loro accettazione dell'offerta della misericordia divina.

Perché - Piuttosto, perché... Questa professione di fede dà il motivo per cui ritornano a Yahweh. L'intera descrizione è più concepita graficamente. Il popolo piange sui monti: la voce pietosa di Dio li invita a tornare; il grido di gioia dei penitenti che esclamano che vengono: la professione di fede loro conquistata dall'amore divino; questi formano nel complesso un'immagine molto toccante di un pentimento nazionale.

23 Piuttosto, Sicuramente “invano dalle colline” è la baldoria delle montagne. I penitenti vi contrappongono l'inutilità dell'idolatria con la salvezza che Yahweh dona al suo popolo.

24 Per... - E. È la continuazione del pensiero in Geremia 3:23. Lì l'idolatria era descritta come inutile, qui come rovinosa e dannosa.

Vergogna - letteralmente, la vergogna (Bosheth, personificato), cioè "Baal". I nomi "Bosheth" e "Baal" sono costantemente scambiati. Confronta Giudici 6:31.

I loro greggi e i loro armenti - I piaceri temperati e sobri legati ai sacrifici di Yahweh non portavano a eccessi, mentre nell'idolatria il popolo, dopo essersi seduto "per mangiare e bere, si alzava per giocare", e sprecava sia la salute che la sostanza in baldoria licenziosa.

I loro figli... - Questo probabilmente si riferisce a sacrifici umani.

25 Ci corichiamo... - Oppure, Ci corichiamo: siamo pronti a buttarci a terra in amara umiliazione.

Covereth - letteralmente, ci coprirà. Nasconderemo la nostra faccia agli altri.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Geremia 3

1 INTRODUZIONE A GEREMIA 3

In questo capitolo vengono esposti i peccati del popolo d'Israele e di Giuda; in particolare la loro idolatria, significata dal fare la prostituta; il che è aggravato dal numero di amanti o idoli che avevano adorato; dai molti luoghi in cui l'avevano commesso; dalla loro impudenza nel farlo; e per la cattiva conseguenza di ciò, essendo trattenuti da loro rovesci di pioggia per questo motivo, Geremia 3:1-3 e la grazia di Dio verso di loro è abbondantemente dichiarata da frequenti appelli a loro a pentirsi e volgersi a lui, e questo dopo averli allontanati, il che non è usuale, Geremia 3:1,8, il Signore espone con loro, e mette nelle loro bocche le parole, ciò che dovevano dirgli, anche dopo aver parlato e fatto le cose più malvagie che potevano, Geremia 3:4,5 il peccato di Giuda è particolarmente aggravato, dall'aver visto ciò che Israele, o le dieci tribù, avevano fatto; la loro impenitenza, nonostante la chiamata divina; il loro andare in cattività per il loro peccato; eppure tutto ciò non ebbe alcun effetto su Giuda, per trattenerli dai peccati simili, e per indurli al pentimento; cosicché, dei due, gli uomini di Giuda erano i più colpevoli, Geremia 3:6-11, per cui il profeta è invitato ad andare verso il settentrione, dove giaceva Babilonia, e Israele è stato portato prigioniero, e li invita a tornare al Signore, e a proclamare loro la sua grazia e misericordia, insistendo solo sul riconoscimento dei loro peccati, la loro idolatria e disubbidienza, Geremia 3:12,13 e poi viene ripetuta la chiamata a loro a tornare; al che sono incoraggiati osservando le relazioni, si sono avvicinati a lui, che ha continuato, promettendo di portare un resto di loro a Sion, e di dare loro pastori approvati da lui, e utili per loro, Geremia 3:14,15 che rispettano i tempi del Vangelo, e l'ultimo giorno, quando la legge cerimoniale sarebbe stata abrogata, Geremia 3:16, i Gentili chiamarono, Geremia 3:17 e un intero accordo tra Giuda e Israele, Geremia 3:18 eppure il Signore esprime la preoccupazione di come dovrebbe considerarli come suoi figli, e trattare come tali, coloro che si erano comportati così male verso di lui; ma la sua grazia supera le difficoltà; trova un modo, mettendolo in bocca per chiamarlo loro Padre, e non allontanarsi da lui, Geremia 3:19 e questo, nonostante il loro grande tradimento verso di lui, la perversione delle loro vie, e l'oblio del Signore, Geremia 3:20,21, e sono di nuovo esortati a pentirsi e a convertirsi, con la promessa di guarire le loro infedeltà, che ha un tale effetto su di loro, da indurli a venire a lui, Geremia 3:22 riconoscendo che la loro salvezza è solo in lui, e non nei loro idoli; e che il peccato era la causa di tutte le loro calamità; e che la vergogna e la confusione del volto appartenessero a loro per questo, Geremia 3:23-25

Versetto 1. Dicono: Se un uomo ripudia sua moglie,

O, "dicendo"; perciò alcuni collegano quelle parole con l'ultimo versetto del capitolo precedente, come se fossero una continuazione di ciò che il Signore era stato lì a dire, che avrebbe rigettato le loro confidenze; così Kimchi; ma sembra piuttosto che inizino una nuova sezione, o un paragrafo, con ciò che è stato comunemente detto tra gli uomini: o nella legge, e nel senso di ciò; che se un uomo ripudiava la moglie in qualsiasi occasione,

ed ella se ne va da lui; si allontana dalla sua casa e si separa dal letto e dal vitto con lui.

e divenire di un altro uomo, sposarsi con un'altra, come farebbe secondo la legge.

Tornerà egli di nuovo da lei? prenderla di nuovo in moglie; non piaceva a suo marito o era morto? No, non lo farà; potrebbe non farlo secondo la legge in Deuteronomio 24:4 e se non ci fosse una legge al riguardo, difficilmente si può pensare che lo farebbe, essendo così contrario alla natura e all'ordine della società civile:

Quel paese non sarà forse molto contaminato? o la Giudea, o qualsiasi altra, dove tali usi dovessero prevalere; poiché questo, secondo la legge, faceva peccare la terra, riempiendola di essa e rendendola passibile di punizione per essa; essendo questo un abominio davanti al Signore. La Settanta, la Vulgata latina e le versioni arabe lo rendono "Non sarà forse contaminata quella donna"? lo è per il secondo marito; e questa è una ragione per cui non deve essere ricevuta di nuovo dal primo, Deuteronomio 24:4 :

ma tu ti sei prostituita con molti amanti; o ha servito molti idoli; il numero dei loro dèi era stato secondo il numero delle loro città, Geremia 2:28 :

ma tornate di nuovo a me, dice l'Eterno; mediante il pentimento, e facendo le loro prime opere, adorandolo e servendolo come prima; così il Targum,

"Ritorna ora da questo momento alla mia adorazione, dice il Signore".

La versione latina della Vulgata aggiunge: "Io ti riceverò"; questo è un esempio di grande grazia nel Signore, e che non si trova tra gli uomini

2 Versetto 2. Alza gli occhi verso gli alti luoghi,

Dove venivano posti e adorati idoli, o luoghi naturalmente alti, come colline e monti, che venivano scelti per questo servizio, o luoghi alti, fatti artificialmente e innalzati per questo scopo; vedi 2Re 17:9,10,11; 21:3; 23:5; Geremia 2:20, Jarchi interpreta la parola שׁפים di "rivoli d'acqua"; e così il Targum, dove veniva commessa anche l'idolatria:

e vedi dove non sei stato ricominato; vedi se c'è un colle o un monte, o qualche luogo elevato, dove tu non abbia commesso idolatria; La cosa era così nota, e i fatti e gli esempi così tanti, che non si poteva negarlo; ogni collina e ogni montagna testimoniava la loro idolatria; a cui concorda il Targum,

"vedi dove non ti sei unito per adorare gli idoli":

per le vie ti sei seduto per loro; che gli idolatri, che li aspettavano, si unissero a loro nelle loro idolatrie; come le meretrici sedevano lungo la strada per incontrare i loro amanti, per essere prese in braccio da loro, o per offrirsi a loro come prostitute, Genesi 38:14,15 che mostra che queste persone non erano attirate all'idolatria dalle tentazioni e dalle sollecitazioni degli altri, ma si mettevano sulla sua strada, e la sollecitavano, e altri per unirsi a loro in esso:

come l'arabo nel deserto; che abitavano in tende nel deserto e sedevano lungo la strada a commerciare con quelli che passavano; oppure si tennero in agguato nel deserto e nei luoghi per derubare tutto ciò che passava loro accanto; e così la versione latina della Vulgata lo rende,

per le vie in cui ti sei seduto, aspettandoli come un ladro nel deserto; gli arabi erano noti per i ladri e i briganti. Le versioni dei Settanta, del Siriaco e dell'Arabo, lo rendono

come un corvo, o un corvo, del deserto; la stessa parola che significa "corvo" e "arabo": vedi 1Re 17:4 :

e tu hai contaminato il paese con le tue prostituzioni e con la tua malvagità; la terra della Giudea, dove l'idolatria era così apertamente e frequentemente commessa, che portava su di essa un carico di colpa e la esponeva all'ira e ai giudizi di Dio; così il Targum,

"Tu hai reso il paese colpevole con i tuoi idoli e con la tua malvagità".

3 Versetto 3. Perciò le piogge sono state trattenute, e non c'è stata più pioggia,

C'erano due stagioni dell'anno in cui la pioggia cadeva in comune sulla terra di Israele, chiamata la prima e la seconda pioggia, ed entrambe sono progettate qui. Il primo da רביבים, "docce", così chiamate dalla moltitudine di gocce in esse: queste piogge, o la pioggia precedente, cadevano nel mese di Marchesvan, che corrisponde a una parte del nostro ottobre; era in autunno, all'autunno dell'anno, al tempo della semina, quando di solito cadeva una grande quantità di pioggia, per preparare la terra alla semina, e innaffiare il seme seminato; donde quel mese era talvolta chiamato Bul, come osserva Kimchi, da "mabbul", un diluvio. Quest'ultima pioggia è caduta a Nisan, che risponde al nostro marzo; Era in primavera, un po' prima del raccolto, che gonfiava il grano, rendeva la buccia più sottile e il fiore più fine. Questo è chiamato מלקושׁ: ora, a causa dell'idolatria di questo popolo, quelle piogge furono loro negate, come lo erano ai tempi di Achab, 1Re 17:1, che portò una carestia su di loro; ed era un segno manifesto del dispiacere divino, e di ciò che li minacciava nel caso in cui avessero peccato contro il Signore, Deuteronomio 28:23,24 :

e tu avevi la fronte di una prostituta; erano impudenti e indifferenti, non si pentivano del peccato, né arrossivano per questo, sebbene tali giudizi fossero su di loro; quindi i Rabbini dicono che le piogge non sono trattenute se non per impudenza, secondo questa Scrittura:

Tu hai rifiutato di vergognarti; di essere confuso dagli ammonimenti dei profeti o dai giudizi di Dio; vedi Geremia 5:3

4 Versetto 4. D'ora in poi non griderai a me:

Queste parole sono o una conferma e una prova di quell'impudenza di cui questa gente è accusata; perché non fossero stati impudenti, o non avessero avuto la fronte come una puttana; o se si fossero veramente vergognati, avrebbero gridato al Signore d'ora in poi; lo chiamarono; rivendicarono la loro parentela con lui; e possedevano i suoi favori in passato: o, se non fossero stati impudenti, non avrebbero osato da questo momento chiamare Dio loro Padre e loro guida, quando avevano peccato così malvagiamente contro di lui; così che questa è un'accusa di ipocrisia e di inganno, chiamare Dio loro Padre e guida, quando allo stesso tempo adoravano gli idoli: o piuttosto esprimono la meravigliosa grazia e bontà di Dio verso questo popolo, che lo aveva così altamente offeso, eppure egli si espone con loro, mette parole in bocca per tornare a lui con, detto:

mio padre; Ho peccato contro di te e non sono degno di questa relazione, eppure accoglimi come un prodigo che ritorna.

Tu sei la guida della mia giovinezza; o, "è stato": riconosco i favori che ho ricevuto nel tempo passato, il che è un aggravamento del mio peccato; non respingermi, ma accoglimi benignamente nel tuo favore; vedi Osea 14:2, quindi il Targum interpreta le parole come una preghiera,

"D'ora in poi non pregherai tu davanti a me, dicendo: Tu sei il mio Signore, il mio Redentore, che sei da sempre?"

oppure additano loro il loro dovere, ciò che d'ora in poi dovranno fare; che, vedendo che il Signore aveva trattenuto loro la prima e l'ultima pioggia per la loro idolatria, convenne loro di tornare a lui mediante il pentimento; e di invocare lui, che era stato il loro Padre e la loro guida nel tempo passato, perché avesse misericordia di loro e allontanasse da loro i suoi giudizi

5 Versetto 5. Riserverà la sua rabbia per sempre?

Queste parole possono essere considerate come una continuazione del discorso che hanno messo in bocca per fare al Signore e supplicarlo, così come ciò che segue:

Lo manterrà sino alla fine? cioè, la sua rabbia: no; non lo farà: questo non è secondo la natura di Dio; egli non conserva la sua ira per sempre, Michea 7:18, sebbene, secondo alcune versioni, questo si debba intendere dei peccati di queste persone che vengono riservati e custoditi per sempre, come la loro impudenza e ostinazione; così le versioni siriaca e araba; e a cui concorda il Targum,

"È possibile che i tuoi peccati siano conservati per te per sempre, o che il colpo (del castigo) sia rafforzato su di te sino alla fine?"

così Kimchi,

"dice il profeta: Se fai questo (chiamalo mio padre, ecc.) Dio riserverà per te la tua iniquità per sempre, o manterrà il tuo peccato fino alla fine? non lo farà; ma quando tu ritornerai da lui, egli tornerà da te e ti farà del bene; ma tu non l'hai fatto".

Il senso è più o meno lo stesso:

ecco, tu hai parlato e hai fatto cose malvagie come potevi; il che bastava a far sì che il Signore si riservasse e trattenesse per sempre la sua ira. C'è una doppia lettura qui; il Cetib, o scrittura, è דברתי, "Ho parlato"; il profeta aveva detto loro di tornare; o il Signore per mezzo del profeta aveva parlato loro, e aveva messo le parole di cui sopra nelle loro bocche, e aveva detto loro cosa avrebbero dovuto dire quando fossero tornati al Signore; "ma tu hai fatto cose malvagie"; nonostante tali dichiarazioni di grazia, e continui a farle:

e tu hai prevalso, come si può rendere l'ultima frase, che io non posso allontanare da te la mia ira, ma devo conservarla e conservarla per sempre. Il Keri, o lettura, è דברת, "tu hai parlato"; hai detto che farai cose malvagie, e le hai fatte come hai detto, e hai prevalso; hai peccato con tutte le tue forze e le tue cose, e hai parlato e fatto tutte le cose malvagie che si potevano fare. Alcuni scelgono di rendere le parole così: "se tu avessi parlato"; le parole che sono state messe nelle loro bocche prima menzionate; "benché tu avessi fatto cose malvagie, avresti tuttavia prevalso"; cioè, con Dio, per allontanare da te la sua ira

6 Versetto 6. Il Signore mi disse anche, al tempo del re Giosia:

Poiché al suo tempo Geremia cominciò a profetizzare, proprio nel tredicesimo anno del suo regno, Geremia 1:2 :

Hai tu visto ciò che Israele ha fatto infedelmente? le dieci tribù; cioè, non hai tu udito? O non conosci l'idolatria delle dieci tribù, che fu la causa della loro cattività? come spiega Kimchi; poiché i fatti, o le azioni idolatriche delle dieci tribù, non furono compiuti al tempo di Giosia e Geremia; poiché furono portati prigionieri nel sesto anno di Ezechia, novant'anni o più prima che Geremia cominciasse a profetizzare, e la loro idolatria era prima della loro cattività, e quindi non poteva essere vista correttamente da lui; solo che ne aveva sentito parlare, era noto a lui, era abbastanza noto, essendo ben attestato:

se n'è andata su ogni alto monte e sotto ogni albero verdeggiante; cioè, lo fece, quando si trovava nella sua terra, prima di essere portata prigioniera, come osserva Jacchi; poiché questo non rispetta ciò che ella fece al tempo di Giosia e di Geremia, o quando era in cattività, ma prima, di cui era la ragione:

e lì si è prostituito, o ha commesso idolatria, che di solito si faceva in tali luoghi; così il Targum,

"e adoravano idoli di legno".

7 Versetto 7. E io dissi, dopo che ebbe fatto queste cose,

Tutte queste idolatrie, nei diversi luoghi menzionati, dopo che lei le aveva ripetute più e più volte; il Signore mandò loro per mezzo dei profeti Osea, Amos, Michea e altri, i quali profetizzarono prima della cattività delle dieci tribù e li supplicarono dicendo:

Volgetevi a me, al mio culto, come al Targum, dai loro idoli, a colui che è il Dio vivente; essi non erano privi di ammonizioni, esortazioni e dichiarazioni di grazia, e quindi erano senza scusa.

ma non tornò; per temere e servire il Signore, ma rimase nell'idolatria, ostinato e inflessibile:

e la sua sleale sorella Giuda lo vide; il suo tradimento e la violazione del patto, come aggiungono le versioni dei Settanta, del Siriaco e dell'Arabo, per amor di spiegazione; Giuda, o le due tribù di Giuda e di Beniamino, e che erano alleate delle dieci tribù per nascita e per religione, e ugualmente traditrici di Dio, il marito di entrambe, vide tutta l'idolatria d'Israele, e le aggravamenti di essa, e ciò che ne seguì, cioè la loro cattività in Babilonia, ma non apprese e non prese avvertimento da ciò

8 Versetto 8. E vidi, quando per tutte le cause per le quali Israele si era allontanato commetteva adulterio,

Non solo Giuda vide, ma Dio, che vede tutte le cose, vide l'idolatria delle dieci tribù che da lui apostatarono, e tutte le sorgenti, le cause, le ragioni e le occasioni di essa, e le sue conseguenze; e anche il tradimento, la durezza e l'idolatria di Giuda,

L'avevo mandata via e le avevo dato un atto di divorzio; come facevano gli uomini, quando ripudiavano le loro mogli, come avrebbero potuto legittimamente fare in caso di adulterio; ed essendo qui ciò che rispondeva ad esso, adulterio spirituale o idolatria, il Signore, che era sposato a questo popolo, li allontanò da lui, e li fece portare prigionieri dal loro proprio paese in un altro, 2Re 17:6 che è significato dall'atto di divorzio; così il Targum,

"Li ho fatti andare in cattività, come quelli che danno un atto di ripudio (alle loro mogli) e li rimandano":

eppure la sua sleale sorella Giuda non ebbe paura; a commettere idolatria e a offendere il Signore, senza avere timore dei suoi giusti giudizi; non aveva riverenza per Dio, né timore della punizione; era così indurita e audace: ma andò a prostituirsi; commisero idolatria, come fecero le dieci tribù, senza curarsi di ciò che accadeva loro

9 Versetto 9. E avvenne, attraverso la leggerezza della sua prostituzione,

O la sua "rapidità" : una volta messo in piedi, correva per il paese subito dopo l'uno prendendolo da un altro e seguendo l'esempio di un altro; o diventava una cosa da poco per lei commettere idolatria; era considerato come una cosa da poco, un'offesa banale al massimo: così il Targum,

"avvenne che i suoi idoli erano luce nei suoi occhi";

non era una cosa da poco stimata, ma era una cosa da poco commettere idolatria con loro; interpretando la parola come la Masora, che segue: e nello stesso senso la versione dei Settanta, "la sua fornicazione non servì a nulla"; non stava per nulla, non era considerata un peccato: la versione araba è: "la sua fornicazione era invano"; con un idolo, che non è nulla al mondo, 1Corinzi 8:4, alcuni scelgono di renderlo, "a causa della voce o della fama della sua prostituzione", o idolatria; risuonò, e la fama, o piuttosto l'infamia di esso, si diffuse in tutto il paese: per cui segue,

che ha contaminato il paese; l'ha contaminata con il peccato, l'ha coinvolta nella colpa e l'ha esposta alla punizione:

e commise adulterio con pietre e con ceppi; cioè con immagini di pietra e di legno, che servivano e adoravano come dèi; ed è l'adulterio o l'idolatria di cui sono accusati, e con il quale il paese è stato contaminato. Il Targum è,

"Ha sbagliato o ha commesso idolatria con gli adoratori della pietra e del legno".

Questo, con ciò che segue, sembra essere inteso non di Giuda, ma di Israele

10 Versetto 10. Eppure nonostante tutto questo,

Benché le due tribù vedessero la leggerezza e la sozzura del peccato di cui Israele si era macchiato, e come il paese ne era contaminato, la sua stupidità e il castigo inflitto per questo,

Giuda, sua sorella traditrice, non si è rivolta a me con tutto il suo cuore, ma ha finto, dice l'Eterno; ci fu uno spettacolo di riforma al tempo di Giosia, ma non fu che uno spettacolo; non c'era un vero, cordiale pentimento per il peccato di idolatria, solo un finto pentimento; C'era una rimozione esteriore di esso, e una riforma da esso, ma interiormente i desideri del cuore erano per esso; Il buon re, con alcuni altri, erano di buon cuore, ma la maggior parte faceva l'ipocrita; I regni successivi dimostrarono la verità di questo

11 Versetto 11. E l'Eterno mi disse:

Al profeta Geremia, come in Geremia 3:6 e all'incirca nello stesso tempo:

l'infedeltà, Israele si è giustificata più dell'infedele Giuda; cioè, era comparativamente più giusto; delle due sembrava la più giusta; sebbene nessuno di loro potesse rivendicare la propria condotta o giustificarsi davanti a Dio; vedere Luca 18:14. Giuda era il più colpevole, perché dopo che Israele commise idolatria e fu portato prigioniero, ella non ne prese alcun avvertimento, ma cadde nello stesso peccato; e al tempo di Manasse commise idolatrie più grandi e più malvagità di quanto non avesse mai fatto Israele; e più di quanto avessero fatto anche gli Amorrei stessi, e altre nazioni pagane, 2Re 21:6-11 e sebbene al tempo di Giosia fosse stata fatta una riforma, fu solo finta, non fu cordiale e cordiale; e perciò è sempre qui accusata di perfidia e tradimento

12 Versetto 12. Andate e proclamate queste parole verso il settentrione,

Con la faccia rivolta verso Babilonia, che si trovava a nord della Giudea, ed era la metropoli dell'Assiria, dove le dieci tribù furono portate prigioniere; e sebbene fossero dispersi nelle città della Media e della Persia, che si trovavano a oriente, tuttavia Babilonia era il capo dell'impero, si ha rispetto per questo; non che il profeta dovesse andare là da loro, o profetizzare nella terra del nord, come il Targum parafrasa le parole: perché la parola "vai", come osserva Jachi, è solo espressiva di un comando da parte di Dio; e della prontezza, come dice Kimchi, da parte del profeta a obbedire, ma non della mozione locale; doveva leggere queste parole, come suggerisce l'ultima di queste, a Gerusalemme, davanti agli anziani di Giuda, riguardo a Israele, come se fossero davanti a lui; e lo scopo di questo era quello di mostrare che il Signore era misericordioso e misericordioso, e pronto a ricevere gli sviati; e per stimolare Giuda al pentimento e a volgersi al Signore,

e di': Ritorna, o traviato Israele, dice che l'Eterno non ritornerà dal paese della loro cattività, anche se essi torneranno nell'ultimo giorno che Kimchi pensa sia qui intimato; e Jarchi dice che alcuni di loro tornarono nel diciottesimo anno di Giosia, ma ritornarono dai loro idoli al Dio vivente. E per loro incoraggiamento è aggiunto:

e non farò cadere su di te la mia ira; o, "la mia faccia"; aggrottando le sopracciglia su di loro, esprimendo disapprovazione verso di loro, e rabbia verso di loro; il significato è che egli non avrebbe continuato i suoi risentimenti, né avrebbe fatto cadere la sua ira su di loro più, o almeno non per sempre, come lo interpreta Kimchi; aveva fatto cadere la sua ira su di loro come una potente tempesta di pioggia, portandoli prigionieri; Ma ora egli lascia intendere che, se si pentissero e tornassero, egli rimuoverebbe da loro la sua ira e non la farebbe più tornare.

poiché io sono misericordioso, dice l'Eterno; così si proclamò davanti a Mosè, Esodo 34:6 e di questo avevano avuto spesso esempi e prove:

e non conserverò l'ira in eterno; o, "i tuoi peccati", come il Targum; Non li segnerò e non li osserverò, né li riserverò per la punizione, ma li perdonerò misericordiosamente; Vedi Gill in "Geremia 3:5"

13 Versetto 13. Riconosci solo la tua iniquità,

O, "sappilo"; a meno che un uomo non conosca il suo peccato, e non ne sia convinto, non se ne pentirà mai, né se ne allontanerà; e quando ne è reso sensibile, e ne è dispiaciuto, dovrebbe riconoscerlo e confessarlo davanti a Dio, contro il quale ha peccato; questo è ciò su cui si insiste, e tutto ciò su cui si insiste; ed è il minimo che si possa fare, ed è ciò che ogni peccatore assennato farà, che su di esso può aspettarsi la scoperta della grazia e della misericordia che perdonano, Salmi 32:5; 51:3,4; Proverbi 28:13; 1Giovanni 1:9 :

che tu hai trasgredito contro l'Eterno, il tuo Dio; contro la sua legge, la sua mente e la sua volontà dichiarate, e nonostante egli sia l'Eterno, il tuo Dio; contro un Dio d'amore, di grazia e di misericordia, che li aveva ricolmi dei suoi benefici e li aveva seguiti con la sua bontà; tutto ciò aggrava il peccato di cui si erano resi colpevoli:

e hai disseminato le tue vie verso gli stranieri sotto ogni albero verdeggiante; una frase che esprime prostituzione; è un eufemismo, lo stesso con פישׁוק רגלים, come osserva Jachi, "l'apertura dei piedi", a chiunque passa, per essere giacuto, Ezechiele 16:25 e deve essere compreso delle molteplici idolatrie di Israele; e che come le meretrici corrono qua e là, e si prostituiscono a chiunque incontrino, così adoravano gli dèi stranieri dei pagani dappertutto, in tutte le loro città, su ogni monte e colle e sotto ogni albero verdeggiante; vedi Geremia 2:20,28 così il Targum,

"E tu hai corrotto la tua via, ti sei unito al popolo che adora gli idoli sotto ogni albero verdeggiante":

Voi non avete ubbidito alla mia voce, dice il Signore, alla voce del suo comando nella legge, che proibisce l'idolatria, e alla voce di lui per mezzo dei suoi profeti, che li rimproverava per essa e li esortava al ravvedimento, ma essi non si curarono né dell'uno né dell'altro

14 Versetto 14. Convertitevi, o figli traviati, dice l'Eterno,

Tutti loro erano figli per adozione nazionale, e alcuni per grazia speciale, eppure "traviati", o mostruosa ingratitudine! "traviati" e tuttavia "bambini", continua ancora la relazione, o meravigliosa grazia! Gli stessi figli di Dio possono traviarsi, e spesso lo fanno; o nel cuore, quando l'amore si raffredda, la fede declina, manca lo zelo; quando entrano in uno stato d'animo carnale e assonnato, e non hanno quel rapido senso del peccato e del dovere, come prima: o in pratica, quando la preghiera privata è trattenuta; il culto pubblico è trascurato; entrare in cattive compagnie e cadere in peccati gravi; tutto ciò è dovuto alla prevalenza del peccato che dimora in noi, alla forza delle tentazioni di Satana e alle insidie seducenti del mondo; ma Dio non li lascerà, li chiama ripetutamente a volgersi a lui mediante il pentimento e a compiere le loro prime opere; che alla fine, attraverso la grazia potente, diventa efficace; vedi Geremia 3:22 e gli argomenti usati per impegnarsi in esso seguono,

poiché io sono sposato con te; in senso civile come nazione, Geremia 31:32, e in senso spirituale a un rimanente di essi; Cristo è lo sposo, la chiesa è la sposa, che egli si è segretamente fidanzata nell'eternità; apertamente nel tempo, alla conversione di ciascuno di loro; e lo farà più pubblicamente nell'ultimo giorno, quando tutti saranno radunati e preparati per lui. Questo rapporto, essendo molto stretto, è quindi molto sorprendente, considerando la disparità tra le due parti, e continua sempre; l'amore, il suo legame, non cambia mai; Il patto, in cui questa transazione viene effettuata, è sempre sicuro; e Cristo si comporta sempre in modo gradevole nei suoi confronti; perciò è vile ingratitudine l'indietreggiare; e c'è una ragione sufficiente per cui il suo coniuge traviato dovrebbe tornare da lui. La versione dei Settanta è: "perché io regnerò su di te".

"perché io sono il tuo Signore, e non è per la mia gloria (o onore) lasciarti nelle mani dei nemici".

Il padre di Kimchi interpreta la parola usata da קצתי, "Ti detesto", ovvero sono stanco di te; il cui rovescio è il Targum,

"perché mi sono compiaciuto di te";

e così la versione siriaca, "Mi compiaccio di te"; che porta in sé un argomento molto più coinvolgente per tornare, e concorda con quanto segue:

e vi prenderò uno di una città, e due di una famiglia, o tribù, o paese; perché a volte un intero paese è chiamato famiglia, come in Geremia 1:15 Zaccaria 14:17,18 e qui deve disegnare più di una città; perché altrimenti ci sono molte famiglie in una città; il significato è, secondo Kimchi, affinché, sebbene ci fosse un solo Giudeo in una città dei Gentili, o due solo in una nazione, il Signore li prendesse di là; e, secondo altri, che sebbene uno o due, o pochi, qua e là uno degli sviati, tornassero a lui con vero pentimento, li riceverebbe con grazia; l'esiguità del loro numero non gli avrebbe obiettato; che è un senso da non disprezzare: ma la frase sembra denotare la grazia distintiva di Dio verso il suo popolo; che appare nella scelta di loro nel suo Figlio; la loro redenzione per mezzo di lui; e la loro santificazione mediante il suo Spirito; e pochissimi sono gli oggetti della sua grazia, come se si trattasse di una città e due di una tribù; Ma nessuno di essi andrà perduto, nonostante le loro infedeltà alle quali sono piegati, poiché è stato aggiunto:

e io vi condurrò a Sion; alla chiesa di Dio qui, uno stato di chiesa evangelica, dove verrà il grande privilegio dei santi, Ebrei 12:22 e alla Sion lassù, lo stato celeste, dove tutti gli eletti, i riscattati e i santificati, verranno, con canti e gioia eterna sul capo, Isaia 35:10 e tutto come frutto di grazia distintiva ed efficace

15 Versetto 15. E vi darò pastori secondo il mio cuore,

Il che non si deve intendere per governanti e governanti politici, ma per ministri della parola; che sono "pastori" o "pastori" sotto Cristo il grande Pastore, e sono suoi "doni" alle chiese, e "secondo il suo cuore"; o "conforme alla sua mente", come la versione araba; che egli chiama, qualifica, mette nel ministero e manda; che tiene nella mano destra e lo custodisce come la pupilla dei suoi occhi; che fanno la sua volontà, come il Targum, e pascolano gli uomini secondo il suo cuore: e poiché questa profezia appartiene ai tempi del Vangelo, come appare sia da ciò che precede che da ciò che segue, gli apostoli di Cristo e i primi ministri del Vangelo sono principalmente designati; sebbene potesse avere qualche successo in Neemia ed Esdra, Aggeo, Zaccaria e Malachia, quando e dopo il ritorno degli ebrei da Babilonia; ma uno più completo nei tempi menzionati: così dice Kimchi, questi sono coloro che saranno con il Re Messia, secondo Michea 5:5 :

che vi nutrirà di conoscenza e intelligenza; con cose degne di essere conosciute e comprese; con le verità solide e sostanziali del Vangelo e amministrando fedelmente le sue ordinanze; e in tutti dirigendo a Cristo il pane della vita: o, "vi governerà" [f] [f] non in modo arbitrario, secondo i loro propri mali, ma secondo le leggi di Cristo: queste parole, con conoscenza e intelligenza, possono intendere sia la materia con cui questi pastori dovrebbero nutrire la chiesa; che è ciò che tende alla conoscenza e alla comprensione spirituale, e un loro aumento; e che è benedetto da Dio a tale scopo, sebbene essi stessi non possano darlo: oppure il modo in cui dovrebbero nutrirsi o governare; cioè, saggiamente e "prudentemente", come lo rende la versione araba: si nutrono saggiamente e prudentemente quando dividono correttamente la parola di verità, e danno a ciascuno la loro porzione di cibo a suo tempo; e li nutrono in proporzione alla loro età e capacità, danno latte ai bambini e cibo agli uomini forti: e governano con saggezza e prudenza quando governano secondo le leggi di Cristo, e si preoccupano che siano messi in esecuzione; e fare tutte le cose decentemente e con ordine; e, come Davide, pasci il gregge secondo l'integrità dei loro cuori e guidalo con l'abilità delle loro mani, Salmi 78:72

16 Versetto 16. E avverrà che, quando sarete moltiplicati e moltiplicati nel paese,

Cioè, quando il numero dei discepoli e dei seguaci di Cristo, e dei veri credenti in lui, sarà moltiplicato e aumentato nella terra di Giudea, e anche nel mondo dei Gentili, sotto il ministero dei suddetti pastori, apostoli e ministri del Vangelo, ai quali dovrebbero succedere dappertutto, come lo furono loro; vedi Atti 6:1,2,7 :

in quei giorni, dice l'Eterno degli eserciti, "non si dirà più l'arca dell'alleanza dell'Eterno; perché l'antitipo di esso sarebbe venuto, il Signore nostro Gesù Cristo, il Verbo che si è fatto carne e ha abitato fra gli uomini; e in cui la Shechinah, o Maestà divina, dimora in modo più glorioso di quanto non facesse sopra l'arca, perché in lui dimora corporalmente la pienezza della Divinità; e l'arca può essere messa per l'intera legge cerimoniale, che è stata abolita alla morte di Cristo, e non deve essere più usata e parlata; e considerando che fu, per un bel po' di tempo dopo l'abrogazione di esso, materia di dibattito e contesa, e non fu interamente sotto i piedi della chiesa fino ai tempi di Costantino, quando ci fu una grande moltiplicazione e aumento di cristiani in tutto l'impero romano, si può pensare che la profezia appartenga a quei tempi, almeno allora c'era una realizzazione più grande; vedi Apocalisse 12:1 :

né se ne rammenterà, né se ne ricorderanno; Come non se ne deve parlare, così non se ne deve pensare più che se non lo fosse mai stata:

né lo visiteranno; per interrogare il Signore, prima di esso, su ciò di cui volevano essere informati, come facevano una volta, Giudici 20:23,27,28 :

né ciò sarà più fatto; o, "non più fatto" dicono gli ebrei , l'arca mancava nel secondo tempio, e non fu mai più rifatta: tutte le espressioni denotano la completa abolizione dei riti e delle cerimonie legali, per non essere mai più rianimata. Il Targum parafrasa l'ultima frase,

"né faranno più guerra con esso";

e così Jarchi e Kimchi lo interpretano come se fosse una profezia di un tempo di pace profonda, che non ci sarebbe stato bisogno di portare fuori l'arca come prima; Questo uso di esso sarebbe del tutto dimenticato; ma questo non era l'uso principale dell'arca, e molto raramente è stata usata in questo modo

17 Versetto 17. Atti che in quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore,

Cioè, la chiesa del Vangelo, la Gerusalemme celeste, la Gerusalemme di sopra, che è libera, e la madre di tutti noi; che è il regno di Cristo, dove egli ha il suo trono e i suoi sudditi, e dove siede e regna come Re dei santi; e dove gli cedono una soggezione allegra e pronta, significata chiamando la chiesa il suo trono:

e tutte le nazioni saranno radunate presso di essa, il che dimostra che Gerusalemme, letteralmente intesa, non può essere intesa, ma la chiesa di Cristo; alla quale i Gentili, essendo convertiti, dovrebbero unirsi in gran numero in tutte le nazioni, come hanno fatto; e che sarà più ampiamente compiuta e verificata nell'ultimo giorno, Isaia 2:2,3 60:3-5

al nome del Signore, a Gerusalemme; di nominare il suo nome, di confidare nel suo nome, di invocarlo e di adorarlo a Gerusalemme, nella sua chiesa e in mezzo al suo popolo; e così il Targum,

"e tutte le nazioni si offriranno per adorare in esso il nome del Signore, a Gerusalemme":

né cammineranno più secondo l'immaginazione del loro cuore malvagio; poiché il Vangelo è predicato a tutte le nazioni, secondo l'incarico di Cristo, dai pastori che egli promette, e che, essendo benedetti fino alla conversione dei Gentili dai loro idoli per servire il Dio vivente, non adoreranno più gli dèi che si sono scelti e i loro cuori malvagi hanno escogitato

18 Versetto 18. In quei giorni la casa di Giuda camminerà con la casa d'Israele,

Il che ebbe il suo compimento quando alcune delle dieci tribù, sparse tra le nazioni dove venne il Vangelo, così come nel paese della Giudea, si convertirono sotto di esso, si riunirono in uno stato di chiesa evangelica e camminarono insieme in tutti i comandamenti e le ordinanze di Cristo: e può anche denotare l'accordo di tutti i confessori cristiani, come significa Giuda, e di tutti gli Israeliti in verità, nell'adorazione, sia Giudei che Gentili; divenendo per mezzo di Cristo membri di un solo corpo, coeredi e partecipi della stessa grazia, delle stesse promesse e degli stessi privilegi; e la cui armonia sarà ancora più manifesta nell'ultimo giorno, Isaia 11:7-9,13; Geremia 50:4,5; Osea 1:11 :

e si raduneranno dal paese del settentrione; da questi nostri regni settentrionali, e da altre parti d'Europa, dove si trovano principalmente; questo avverrà quando sarà introdotta la pienezza dei Gentili, e gli Ebrei saranno convertiti e uniti alle chiese cristiane: l'allusione è al ritorno degli Ebrei da Babilonia, che si trovava a nord della Giudea:

al paese che ho dato in eredità ai vostri padri; poiché quando i Giudei si saranno convertiti, torneranno al loro paese, che Dio diede in eredità ad Abramo, Isacco e Giacobbe, e alla loro discendenza dopo di loro

19 Versetto 19. Ma ho detto:

Dentro di sé, nei pensieri del suo cuore, quando prese la risoluzione riguardante la loro conversione, l'adozione aperta e il ritorno alla loro terra, come simbolo dell'eredità eterna:

come ti metterò tra i bambini? tra i figli di Dio, che lo sono per speciale grazia di adozione, che è un privilegio alto e onorevole, più grande di quello di essere i figli e le figlie del più grande potentato della terra; i quali, essendo di nascita elevata, essendo nati da Dio, così sono allevati, nutriti e vestiti come i figli del Re dei re; hanno grande vicinanza e libertà con Dio loro Padre; essi sono eredi presso Dio e coeredi presso Cristo, e rimarranno sempre in questa relazione. C'è un segreto e un aperto mettere i figli degli uomini tra i figli di Dio. Il segreto di metterli tra i figli è per mezzo di Dio Padre, quando li predestinò all'adozione di figli da parte di Cristo; quando promise in alleanza che sarebbe stato il loro Padre, e che essi sarebbero stati i suoi figli e le sue figlie; e come atto di sua volontà, segretamente, nel suo petto, li adottò nella sua famiglia, essendo la sua volontà di adottarli essendo l'adozione di essi; per questo sono chiamati figli di Dio, prima della loro redenzione e santificazione, Ebrei 2:13,14 Giovanni 11:52 Galati 4:6. Inoltre, il nostro Signore Gesù Cristo si immischiò in questa faccenda sposando a sé queste persone in patto, per cui il Padre suo divenne il loro Padre, e il suo Dio il loro Dio; e assumendo la loro natura, per cui divennero suoi fratelli, e quindi figli di Dio; e riscattandoli, per mezzo del quale si fa modo per ricevere effettivamente l'adozione dei bambini; quando sono apertamente messi in mezzo a loro nella chiamata efficace, in cui è coinvolto lo Spirito Santo, che li rigenera, opera la fede in loro e testimonia la loro adozione a loro, da cui è chiamato lo Spirito di adozione; la rigenerazione e la fede sono le prove dell'adozione, Giovanni 1:12,13 Galati 3:26 e lo Spirito il testimone, Romani 8:15,16. Ora, poiché tutte le cose sono state viste in una sola visione dal Signore dall'eternità, sia quando le mette segretamente quanto apertamente tra i bambini, si può ben pensare che ci fossero difficoltà, almeno apparenti, sulla via di ciò; o, comunque, tali da rendere meraviglioso e meraviglioso che qualcuno dei figli di Adamo sia messo tra i figli di Dio; vedendo che coloro che sono, peccarono in Adamo come gli altri, caddero con lui nella sua trasgressione in uno stato di condanna e morte; sono corrotti nella loro prima nascita, contaminati nell'anima e nel corpo, e gettati via come il miserabile bambino, al disgusto delle loro persone; sono come i figli degli Etiopi, neri di peccati originali e attuali; sono figli di disubbidienza, traditori e ribelli contro Dio, e figli d'ira, proprio come gli altri. E sebbene queste parole possano avere un rispetto principale per gli Ebrei, che agirono slealmente verso Dio, allontanandosi dalla sua pura adorazione, rigettando il Messia, e continuando nella loro ostinazione e infedeltà, avendo un "loammi" su di loro, e nonostante siano chiamati i figli del Dio vivente, Osea 1:9,10, tuttavia possono essere applicate a qualsiasi dei figli e delle figlie degli uomini, Giudei o Gentili, che sono messi tra i figli di Dio

E darti una terra piacevole, una bella eredità degli eserciti delle nazioni? l'allusione, senza dubbio, è al paese d'Israele, che era un paese buono e desiderabile, un paese dove scorreva latte e miele, ed era l'eredità o l'eredità dei figli d'Israele, ma non delle schiere delle nazioni; per cui si intende in ultima analisi il cielo e la felicità eterna, il paese migliore che i pellegrini cristiani cercano, e il porto desiderato che i marinai cristiani fanno: questa è una "terra piacevole"; piacevolmente situato in alto, dove sono grande abbondanza di provviste, solide sostanze, ricchezze durature, la massima libertà e scelte, privilegi e il meglio degli abitanti e della compagnia, Padre, Figlio e Spirito, angeli e santi glorificati: questo è

una buona eredità o "eredità"; non solo una casa non fatta da mani d'uomo, una città che ha fondamenta, ma un regno e una gloria, un'eredità incorruttibile, incontaminata, che non appassisce, conservata nei cieli.

delle schiere delle nazioni; perché, sebbene non sia che un'eredità, un gran numero di persone vi parteciperà e la possederà; sì, un'innumerevole schiera di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che sono scelti, redenti e chiamati da loro: e questo è nel "dono" di Dio; egli si rigenera a una viva speranza di esso, vi si addice e di suo proprio piacere lo concede; ed è meraviglioso che lo dia alle persone prima descritte; il fatto di metterli tra i figli di Dio e di dare loro una tale eredità, sono interamente dovuti alla sua sovrana grazia e bontà, che solo può rispondere alla domanda posta riguardo a queste cose

E io dissi: "Tu mi chiamerai mio padre; non limitandosi a pronunciare queste parole, ma esprimendole con affetto e fede, sotto la testimonianza dello Spirito di Dio; e dichiarando la parentela con le opere, onorandolo e ubbidendogli, e seguendolo nelle sue vie e nel suo culto, e non si allontanerà da me; o dal chiamarlo Padre, per il prevalere dell'incredulità; o dal suo servizio e adorazione, attraverso il potere delle corruzioni, dell'allontanamento e della rivoltamento da lui, di cui sono spesso accusati in questo capitolo; così il Targum,

"Non ti allontanerai dalla mia adorazione".

20 Versetto 20. come una moglie si allontana slealmente dal marito,

O, "il suo amico"; che la ama, si prende cura di lei, e provvede a lei, e va dietro a un altro uomo, e coabita con lui; il che è una violazione del patto matrimoniale, e agisce una parte vile e traditrice verso colui con cui è sposata

così mi avete agito slealmente, o casa d'Israele, dice l'Eterno; che era il loro Padre, amico e marito; che li amava e li distingueva da tutti gli altri popoli, con una varietà di benedizioni e privilegi; eppure si allontanarono dai suoi comandamenti e dalle sue ordinanze, e osservarono le tradizioni degli anziani, e insegnarono per dottrine i comandamenti degli uomini, e rigettarono il Messia, e continuano ancora nella loro incredulità verso di lui, e nell'odio verso di lui; e quindi non c'è da meravigliarsi che egli facesse qualche difficoltà riguardo alla loro adozione e eredità; e una cosa meravigliosa deve essere prendere tali persone, e metterle apertamente tra i suoi figli, e dare loro un diritto e un diritto per la buona eredità

21 Versetto 21. Una voce si udì sulle alture,

E così si poteva udire da lontano; mostra che il pentimento e la confessione degli ebrei, una volta convinti e convertiti, saranno molto pubblici, e fatti su quei luoghi in cui hanno commesso i loro peccati; vedi Geremia 2:20; 3:16, poiché questo e i seguenti versetti dichiarano l'umiliazione, il pentimento e la conversione degli ebrei, e il modo in cui vi saranno condotti e saranno messi apertamente tra i bambini:

il pianto e le suppliche dei figli d'Israele; non tanto lamentando le loro calamità, quanto piangendo i loro peccati, implorando il loro perdono e confessandoli liberamente e ingenuamente:

poiché hanno pervertito la loro via e hanno dimenticato l'Eterno, il loro Dio; o, "perché hanno", ecc. di questo saranno consapevoli, che hanno pervertito le giuste vie del Signore con le loro tradizioni, e hanno dimenticato l'adorazione del Signore, come parafrasa il Targum; sì, il Signore stesso, il loro Dio del patto e benefattore benevolo, e poco stimato del vero Messia, la Roccia della loro salvezza. La considerazione di ciò li farà piangere e lamentarsi; cosa che faranno quando lo Spirito di grazia e di supplica sarà sparso su di loro; e guarderanno a colui che hanno trafitto, Zaccaria 12:10. Alcuni interpretano questo come la causa delle loro calamità, e non come l'oggetto del loro lutto; ma quest'ultimo sembra essere il più d'accordo con ciò che segue, che mostra in quali mezzi furono portati al pentimento e si convertirono

22 Versetto 22. Tornate, figli traviati,

Questa è la chiamata degli Ebrei al pentimento negli ultimi giorni; Vedi Gill in "Geremia 3:14"

e io guarirò le vostre infedeltà; cioè, perdonerò i tuoi peccati. I peccati sono le malattie dell'anima e le ferite che si fanno in essa; e perdonarli significa guarirli. Così il Targum,

"Ti perdonerò quando tornerai";

vedi Salmi 103:3, questo si fa mediante l'applicazione del sangue di Cristo, l'unico medico, e il cui sangue è il balsamo che guarisce ogni ferita; e questo scaturisce dall'amore di Dio, e dal suo gratuito favore verso il suo popolo, sì, dalle ricchezze della sua grazia e dall'abbondanza della misericordia per mezzo di Cristo; ed è il grande motivo e incentivo, e ciò che dà il più grande incoraggiamento a tornare al Signore, Osea 14:1-4 Isaia 55:7

Ecco, noi veniamo a te; il Targum rappresenta questo come ciò che gli ebrei hanno sempre preteso di dire, e hanno detto, in modo ipocrita, con cui sono rimproverati,

"ecco, in ogni momento voi dite: Ritorniamo alla tua adorazione, salvaci";

e Jarchi è dell'opinione che queste siano parole che il profeta ha messo nelle loro bocche, e ha insegnato loro a dire, e a confessare in questo modo: ma sono piuttosto parole loro, che sorgono da un vero senso del peccato, sotto l'influenza della grazia divina, e incoraggiate con la speranza e la certezza del perdono; dichiarando che come erano stati chiamati a tornare, così sono tornati, e ora sono venuti a Dio mediante il pentimento, con la confessione e il riconoscimento del peccato, e con la preghiera e la supplica per il perdono e mediante l'esercizio della fede su di lui per esso; e vennero in casa sua per servirlo e adorarlo nelle sue prescrizioni.

perché tu sei il Signore nostro Dio; non semplicemente come il Dio della natura e della provvidenza, o in modo naturale, ma in un modo di grazia speciale, di cui ora avranno un'applicazione per mezzo dello Spirito di Dio

23 Versetto 23. Invano si spera la salvezza dai colli e dalla moltitudine dei monti,

Da ogni difesa naturale, da colline e montagne che lo circondano; o da idoli adorati su colline e monti. Così il Targum,

"veramente invano adoriamo sui monti, e per nessun profitto siamo radunati sui monti";

e a questo scopo Jarchi e Kimchi lo interpretano; o dalla moltitudine dei popoli, dai regni del mondo e dalle nazioni della terra, dai quali i Giudei hanno invano atteso salvezza e liberazione.

veramente nel Signore nostro Dio è la salvezza d'Israele; o, "nella Parola del Signore nostro Dio", come il Targum; in Cristo, Parola essenziale di Dio, è la salvezza di tutto il popolo eletto, sia degli Ebrei che dei Gentili; è stato messo nelle sue mani dal Padre suo, ed è fatto da lui; ed esso risiede in lui, e si può avere in lui, e in lui solo, Atti 4:12, che è Dio il Signore, e quindi è stato in grado di effettuarlo, e di darlo; e quindi questi pentiti, scartando tutti gli altri salvatori, si rivolgono a lui per questo

24 Versetto 24. Poiché la vergogna ha divorato la fatica dei nostri padri fin dalla nostra giovinezza,

Cioè, il peccato, che è causa di vergogna, e di cui i peccatori dovrebbero vergognarsi, e lo sarà prima o poi; così il Targum lo rende "la confusione dei peccati"; e gli scrittori ebrei generalmente lo interpretano dell'idolatria, e dell'idolo Baal, come Kimchi e altri, chiamavano "vergogna", o quella "cosa vergognosa", Geremia 11:13; Osea 9:10, questo idolo, a causa della moltitudine dei sacrifici offerti ad esso, consumava ciò per cui i loro padri lavoravano, da quando li avevano conosciuti; o, per la loro adorazione di questo idolo, giunsero su di loro tali giudizi che consumarono tutto ciò che ottennero con il duro lavoro; o piuttosto può riguardare il loro vergognoso peccato di rigettare il Messia e crocifiggerlo; di cui si vergogneranno al momento della loro conversione, quando guarderanno a colui che hanno trafitto e a causa del quale soffrono le molte calamità che ora fanno.

le loro greggi e le loro mandrie, i loro figli e le loro figlie; Qualunque male sia accaduto loro nella loro persona, famiglia e proprietà, confesseranno che è dovuto al peccato che hanno commesso, di cui ora si vergogneranno; Di conseguenza, è il seguente:

25 Versetto 25. Ci sdraiamo nella nostra vergogna, e la nostra confusione ci copre,

Come persone sopraffatte da un senso di peccato, e così pressate dalla colpa di esso sulla loro coscienza, che non possono né alzarsi, né guardare in alto, ma gettarsi a terra, e coprirsi il volto, vergognandosi di ciò che hanno fatto:

poiché abbiamo peccato contro l'Eterno, il nostro Dio; come infrangendo la legge di Dio, così disprezzando il Vangelo; rigettare le sue ordinanze; non credendo al Messia e parlando in tono di rimprovero di lui e del suo popolo,

noi e i nostri padri, dalla nostra giovinezza fino ad oggi; in una lunga serie di anni, dal tempo in cui Cristo era sulla terra, fino al giorno della loro conversione, negli ultimi tempi della dispensazione del Vangelo:

e non hanno ubbidito alla voce del Signore nostro Dio; la voce del suo precursore, Giovanni Battista, del Messia stesso, e dei suoi apostoli, e dei suoi ministri, da allora; così il Targum,

"e non hanno ubbidito alla parola del Signore nostro Dio".

Cristo la Parola essenziale

Commentario del Pulpito:

Geremia 3

1 Che questo capitolo (al quale i primi quattro versetti della Geremia 4 avrebbero dovuto essere allegati) appartenga al tempo di Giosia sembra essere provato da Versetto 6, e gli anni immediatamente successivi alla riforma non sono oscuramente menzionati nei versetti 4, 10. Naegelsbach offre una distribuzione sorprendente dei suoi contenuti. Il tema generale è un appello al "ritorno". In primo luogo, il profeta mostra che, nonostante Deuteronomio 24:1, ecc., un ritorno è possibile (vers. 1-5). Poi descrive successivamente un invito già pronunciato in passato, e i suoi tristi risultati (vers. 6-10), e l'appello che, con un esito più felice, risuonerà in futuro (vers. 11-25); segue un'esortazione accorata, rivolta prima a Israele e poi a Giuda. Geremia 4:1-4

Dicono, ecc.; come afferma correttamente il margine della Versione Autorizzata, l'ebraico ha semplicemente "detto". Sono stati fatti vari tentativi ingegnosi per spiegare questo. Hitzig, per esempio, seguito dal dottor Payne Smith, pensa che "dire" possa essere un equivalente insolito di "cioè", "per esempio" o simili; mentre la Vulgata e Rashi, seguiti da Deuteronomio Wette e Rosenmüller, assumono un'ellissi, e rendono "Si dice comunemente" o "Potrei dire". Ma il modo di gran lunga più naturale è supporre che "dire" sia un frammento della soprascritta della profezia, il resto della quale è stato accidentalmente collocato nel Versetto 6, e che dovremmo leggere: "E la parola dell'Eterno mi fu rivolta ai giorni del re Giosia, in questi termini". Cantici J. D. Michaelis, Ewald, Graf, Naegelsbach. Se un uomo ripudia sua moglie. L'argomento si basa sulla legge di Deuteronomio 24:1-4, che proibiva a un israelita che aveva divorziato da sua moglie di riprenderla, se nel frattempo si era sposata con un altro. Gli ebrei avevano rotto un legame ancora più sacro, non una sola volta, ma ripetutamente; adoravano "molti dèi e molti signori", così che non avevano più alcun diritto su Geova in virtù del suo "patto" con il suo popolo. Ritornerà, ecc.? piuttosto, Dovrebbe tornare? La forza del termine è potenziale (cfr. Versione Autorizzata di Genesi 34:7, "la quale cosa non si dovrebbe fare"). Non sarà nella prossima clausola è piuttosto non vorrebbe. Eppure torna di nuovo da me. Cantici Peshito, Targum, Vulgata, e l'opinione può sembrare confermata dagli inviti nei versetti 12, 14, 22. Ma poiché è ovviamente incoerente con l'argomento del versetto, e poiché il verbo può essere ugualmente l'infinito o l'imperativo, i commentatori più recenti dicono: "E pensi tu di tornare da me?" (letteralmente, e tornando a me! sottintendendo che l'idea stessa è inconcepibile). Probabilmente Geremia era consapevole che molti ebrei erano insoddisfatti della condizione religiosa della nazione (cfr. Versetto 4)

OMELIE di D. Young versetto 1.- L'offerta di un grande perdono

CONSIDERO L'ILLUSTRAZIONE CON CUI VIENE MOSTRATA LA PORTATA DELLA MISERICORDIA DI GEOVA VERSO I PERDUTI, Con un'illustrazione tratta dal potere concesso al marito israelita, Geova mostra quanto è grande il suo spirito di misericordia e il suo desiderio che la moglie che abbandona, così terribilmente descritta nel capitolo precedente, ritorni. Il riferimento è evidentemente a Deuteronomio 24:1-4. Qui il marito è investito di un'autorità che sembra quasi arbitraria, sebbene dai numeri 5 sembri anche che una moglie accusata avesse il diritto di appellarsi all'ordalia, che certificherebbe infallibilmente o l'innocenza o la colpevolezza. Il punto essenziale qui, tuttavia, sta in questo, che c'era un'incapacità ordinata per la moglie di tornare dal suo primo marito. Il vincolo matrimoniale, nonostante tutta l'apparente facilità del divorzio, non era una cosa con cui giocare in modo sbrigativo. La via di partenza poteva sembrare relativamente facile, ma la via del ritorno era del tutto sbarrata. Vediamo un curioso miscuglio di indulgenza e severità: indulgenza per un certo tempo a causa della durezza del cuore del popolo; severità, affinché la società possa essere tenuta unita. Per un marito riprendersi una moglie del genere era ordinato un inquinamento cerimoniale, che doveva essere purificato. Ma se un tale ritorno era impossibile, ancora più evidentemente impossibile era il ritorno di uno che aveva vissuto come una prostituta. Eppure così Israele, un tempo l'amorevole e devota sposa, Geremia 2:1 apparve ora a Geova. La sua vita di abbandono da Geova è descritta come una continua, spudorata esibizione della lussuria della meretrice. Ed è proprio alla luce di tutta questa terribile impurità che le giunge la parola: "Ritorna a me, dice il Signore".

II CONSIDERATE COME MAI DIO PUÒ RIVOLGERE UN TALE INVITO. È la vecchia storia del potere di Dio di fare cose che l'uomo, per quanto amorevole e misericordioso possa essere di indole, trova del tutto al di là della sua portata. L'uomo, con le migliori intenzioni, con il cuore più comprensivo, è limitato nelle sue risorse agli emarginati dalle necessità della società umana. Mettere uno che è stato un ladro abituale in una posizione di seria fiducia, è una cosa così difficile da essere praticamente impossibile. Le vittime di inclinazioni viziose possono essere profondamente compatite, eppure nel momento in cui si cerca di dare loro un grande aiuto, le pretese degli altri in qualche modo arrivano a proibirlo. Ma Dio, come si eleva molto al di sopra dell'uomo nel suo amore, nella sua misericordia e nella sua perspicacia nel cuore umano peccatore, così si eleva - se così si può dire - ancora più in alto nel suo potere per dare un aiuto ampiamente sufficiente. Dio può ricondurre nei privilegi e nelle possibilità che appartengono alla sua Chiesa, può portare sotto tutte le potenze penetranti della sua grazia, il peggior apostata. Quale creatura si può pensare più contaminata della meretrice? Gli agenti umani di recupero non possono fare nulla per servirla o salvarla, se non mettendo in primo piano l'amorevole benignità di Dio in Cristo Gesù. È bene per noi, quando dobbiamo considerare gli impuri, i degradati, gli schiavi disperati del vizio, considerare anche queste incoraggianti parole di Dio: "Ritornate a me". Pensate molto a colui che le ha pronunciate, e poi al tipo di persone a cui sono state rivolte. Coloro che più di tutti soffrono a causa della fuorilegge sociale possono leggere tutte le orribili descrizioni dell'abbandono all'impurità che si trovano non solo in questo profeta ma in altri, e poi dire con la più gioiosa speranza: "Se Israele, essendo tale, è stato spinto a tornare, anch'io posso tornare". Osea pronuncia le parole appropriate per costoro : "Andrò e tornerò dal mio primo marito; perché allora per me era meglio che. Osea 2:7 E per mantenere la figura, quale sarà la fine di un tale invito divino e di una tale risoluzione umana? Si trova in Apocalisse 21, dove leggiamo la seguente richiesta: "Vieni qui, ti mostrerò la sposa, la moglie dell'Agnello". Il primo Israele sprofondò in una vergogna indescrivibile; il secondo Israele risorgerà in una gloria indescrivibile.

OMELIE di S. CONWAY Versetti 1-5.- Legge del peccato Grazia

Abbiamo qui rappresentato come:

IO PECCO NELLA SUA FORMA PIÙ TERRIBILE. Era il peccato dell' idolatria. Questo era particolarmente doloroso agli occhi di Dio, poiché Israele era stato progettato per dare luce a tutte le altre nazioni. Essi furono innalzati proprio allo scopo che per mezzo loro la conoscenza di Dio potesse fluire in tutto il mondo. I destini dell'umanità dipendevano da loro. Quindi, se la luce che era in loro era tenebre, "quanto grande", ecc.! La loro corruzione era l'avvelenamento della fontana, che avrebbe reso mortali tutti i suoi corsi d'acqua. Ecco perché questo peccato è così comunemente rappresentato negli scritti profetici sotto le immagini della prostituzione e dell'adulterio, crimini che, se trovati in qualcuno che gli apparteneva, l'Israelita si risentiva più ferocemente. Per la natura e la misura del loro odio per tali oltraggi alla purezza della loro vita familiare, Dio avrebbe voluto che comprendessero un po' la natura e la misura del suo odio per quell'idolatria in cui erano caduti come nazione, e contro la quale i profeti di Dio esprimevano sempre la loro sincera protesta. E per aggravare la loro malvagità, ne erano stati colpevoli più e più volte (ver. 1). Essi si erano persi in ogni senso di vergogna nei suoi confronti (vers. 2, 3). Non avevano aspettato di essere tentati e persuasi, ma avevano inseguito il loro peccato, avidamente, cercandolo piuttosto che essere loro (ver. 2). Avevano persistito fino a quando la terra era stata contaminata dal loro peccato (versetto 3). Erano diventati così induriti che le correzioni di Dio non riuscirono a produrre alcun risultato, se non quello di renderli più sfacciati nella loro malvagità di prima (versetto 3). Ed erano arrivati a un tale grado di criminalità che osavano deridere Dio con semplici parole (vers. 4, 5). "Sì, e d'ora in poi gridi a me: Padre mio, l'Amico della mia giovinezza sei tu. Porterà sempre rancore e lo manterrà per sempre? Ecco, tu parli così, fai il male e la porti avanti" (traduzione di Keil). Corruptio optimi pessima est. Il peccato di tali come Israele - e noi siamo tali, risuscitati, qualificati, progettati per essere il mezzo di una vasta benedizione per gli altri, come è il proposito di Dio con la sua Chiesa - è più aggravato e assume forme più terribili di quanto sia possibile per gli altri

II LA LEGGE NELLA SUA ESPRESSIONE PIÙ GIUSTA. Ver. 1; Confronta Deuteronomio 24:4 -- "Dicono", era un fatto ben noto che la Legge non avrebbe sentito parlare del perdono e della restaurazione di coloro che avevano peccato nel modo in cui aveva peccato Israele. Tale clemenza spalancherebbe la porta all'iniquità più evidente. "Platone, Platone", disse Socrate, "non vedo come Dio possa perdonare il peccato". Il peccato, una volta commesso, diventa un fatto. I fatti hanno le loro conseguenze necessarie, immutabili ed eterne, che solo con un miracolo possono essere messe da parte o scampate. (Vedi il sermone del Rev. T. Binney, su 'La Legge il nostro Maestro di Scuola', ecc.; anche J. Cook, di Boston, 'Monday Lectures' 'The Atonement') Non c'è vangelo per il peccatore da nessuna parte al di fuori del vangelo. La Legge, come qui, vincola il trasgressore alle inevitabili questioni della sua stessa trasgressione. Il perdono e la restaurazione sono semplicemente impossibili. Ma nota...

III LA GRAZIA NELLA SUA MANIFESTAZIONE PIÙ MERAVIGLIOSA. versetto 1, "Ma tornate di nuovo a me, dice il Signore". C'è un dubbio sul significato di ciò; Alcuni lo leggono (vedi esegesi) come una domanda alla quale si richiede una risposta negativa. Ma l'intero tono e l'intento del capitolo (ver. 12) sostengono il significato grazioso che appartiene alle parole così come sono e che quindi accettiamo. Ma se la giusta Legge proibisce il ritorno del peccatore, come può la grazia invitare tale ritorno? Il figlio maggiore della parabola era molto scandalizzato dall'accoglienza del padre del suo figliol prodigo minore. Sembrava essere una cosa impropria da fare. La risposta pratica a tutte queste obiezioni - che non hanno mai cessato di essere sollecitate in tutte le epoche della Chiesa - è quella di indicare i fatti reali. Qual è stato il risultato della fede nella meravigliosa grazia di Dio? È stato dimostrato che una fede scritturale favorisce una vita peccaminosa? Sono forse i licenziosi, gli empi, i profani che umilmente riposano sulla grazia di Dio? La Chiesa Evangelica può senza paura porre domande come queste. E se ci si chiede, qual è la filosofia di tutto questo? Com'è possibile che ciò che sembra probabile che produca tale male, in realtà non lo fa? la risposta è che quando il peccatore viene con contrizione e fede alla croce del Signore Gesù Cristo, gli viene data la nuova vita, il dono della rigenerazione, che è sempre in connessione con la croce. Ha iniziato una nuova carriera, nella quale è certo di fare progressi, per quanto lento possa essere, ma comunque sicuro. E mentre giorno dopo giorno egli si rivolge di nuovo a quello stesso Salvatore, i poteri della nuova vita sono riempiti e rinnovati, e così, invece del pieno e gratuito perdono che, quando è tornato a Dio, gli è stato concesso, facendolo prendere incoraggiamento a continuare a vivere nel peccato, ha prodotto in lui un santo odio per esso, e lo portò ad allontanarsene sempre di più. No, la meravigliosa grazia di Dio, di cui si parla con questa parola: "Tornate ancora a me", non annulla la Legge, ma stabilisce la Legge. - C. Romani 8:1

2 Alza gli occhi, ecc. Nessuna riforma superficiale può essere chiamata "ritorno a Geova". Il profeta, quindi, tende lo specchio alle pratiche peccaminose che un sincero pentimento deve estinguere. Le alture, anzi, le colline spoglie. comp. su Geremia 2:20 Per le vie ti sei seduto per loro. Sul ciglio della strada. comp. Genesi 38:14 Proverbi 7:12 Come l'Arabo nel deserto. Cantici presto fu la fama dei beduini già conquistata. comp. Giudici 6 Girolamo ad loc. osserva: "Quae gens latrociniis dedita usque hodie incursat terminos Palaestinae".

4 Non vuoi, ecc.? piuttosto, Veramente da questo momento mi chiami (letteralmente, Non lo fai , ecc.? un modo comune di dare un'energica rassicurazione). Il profeta ammette l'apparente risveglio della fede in Geova che accompagnò la riforma obbligatoria sotto Giosia, ma nega che fosse più che evidente (comp, Versetto 10). La guida della mia giovinezza; piuttosto, la compagna (la compagna familiare); così in Proverbi 2:17. Comp. Geremia 2:2, e specialmente Isaia 54:6, "e una moglie di gioventù" (cioè sposata in gioventù), "per essere rigettata [che cosa incredibile!]"

Ver. 4.- Reminiscenze filiali di Dio

Qui siamo portati dalla visione di Dio come Marito a quella di Lui come Padre, perché solo quando consideriamo le sue varie relazioni con noi possiamo misurare la profondità del nostro peccato o i motivi che abbiamo per ritornare a lui

IL POPOLO DI DIO PUÒ RICHIAMARE ALLA MENTE VECCHI RICORDI DELLA SUA BONTÀ PATERNA

1. Nella nostra esperienza della sua grazia Egli si è rivelato come Padre . Egli è la Fonte e l'Origine della vita. In Lui continuiamo ad esistere. Atti 17:28 Egli ci protegge costantemente e ci arricchisce con i suoi doni

2. Dio può essere percepito come il Compagno dei primi giorni del suo popolo

(1) Era con il suo popolo, un Compagno, non semplicemente benedicendolo da lontano

(2) Era con il suo popolo come un Amico, intratteneva rapporti gentili, accondiscendendo alla comunione intima, accompagnandolo come Sostegno e Conforto durante il loro pellegrinaggio

(3) Egli fu con il suo popolo nella loro giovinezza. Nessuno è troppo giovane per essere onorato con l'amicizia di Dio. Beati coloro che sono stati in comunione con Dio fin dalla loro giovinezza, invece di venire a lui solo all'ultimo momento! Essi godono al massimo di lui, hanno più tempo per il suo servizio, hanno i maggiori vantaggi per crescere e maturare nell'esperienza religiosa. Quando guardiamo indietro ai nostri primi giorni, possiamo spesso discernere come Dio sia stato con noi in scene oscure in cui la sua presenza non era riconosciuta in quel momento, e ci abbia sostenuto e incoraggiato quando non abbiamo riconosciuto la mano da cui veniva il conforto

II SI PUÒ ABUSARE DEI VECCHI RICORDI DELLA BONTÀ PATERNA DI DIO. Sembra che gli ebrei siano spesso caduti in questo errore

1. Possiamo presumere che la benedizione passata di Dio sia tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Poiché una volta abbiamo goduto della sua presenza, potremmo essere troppo pronti a riposare soddisfatti, come se d'ora in poi tutto dovesse andare bene per noi, per sempre. Ma non possiamo vivere nel passato. È vano sprecare il nostro tempo in oziose autocompiacimento per la nostra devozione precoce se gli anni successivi ci hanno trovato a vagare lontano da Dio. Non dobbiamo dire che tutto ciò di cui la nostra anima ha bisogno è fatto, se possiamo indicare un tempo precoce in cui siamo stati introdotti alle relazioni filiali con Dio. Non ci importa nulla che Dio sia stato l'Amico della nostra giovinezza se è stato rigettato nei nostri ultimi giorni. In effetti, questo primo ricordo sarà il nostro accusatore per la successiva infedeltà

2. Possiamo supporre che se Dio è stato una volta nostro Padre e Amico, starà sempre in quelle relazioni con noi. Ma se perdiamo il nostro primo amore, perdiamo le benedizioni che sono connesse ad esso. Il passato non è una sicurezza per il presente. La domanda importante è: Ci troviamo ora in una vera relazione filiale con Dio? È ancora nostro Amico? Se era apprezzato come un Compagno nella freschezza della giovinezza, non è forse desiderato nelle fatiche e nelle battaglie della virilità? non sarà forse necessario nella stanchezza dell'età? nell'oscurità e nel mistero del passaggio solitario della morte?

III GLI ANTICHI RICORDI DELLA BONTÀ PATERNA DI DIO POSSONO ESSERE CONSIDERATI CON PROFITTO

1. Possono rivelare la nostra successiva infedeltà. Ci confrontiamo con noi stessi e vediamo come siamo caduti

2. Possono portarci a vedere la benedizione di una condizione precedente, a risvegliarci alla perdita che abbiamo subito e ad essere risvegliati al desiderio di un ritorno ad essa

3. Possono aiutarci a confidare in Dio. Egli era nostro Padre e nostro Amico nei primi tempi. È immutabile. Se, dunque, ci pentiamo e torniamo a lui, non ci permetterà di gridare ancora: "Padre mio" e di entrare di nuovo nelle benedette influenze dell'amichevole comunione con lui? Cantici il prodigo ricorda i suoi primi giorni, ed è indotto da vecchi ricordi a dire: "Mi alzerò e andrò da mio padre". Luca 15:18

OMELIE DI J. WAITE versetto 4.- Un appello ai giovani

Non dobbiamo esitare a distogliere queste parole dal loro significato originale da considerarle come un appello divino ai giovani, specialmente se comprendiamo che il profeta sta qui invitando Giuda a tornare alla freschezza della sua "giovinezza", che "in questo tempo", questo regno pieno di speranza del buon re Giosia, dovrebbe rinnovare il suo patto con Geova e "l'amore delle sue nozze". Geremia 2:2 Nei giorni della giovinezza il cuore è molto liberamente aperto alle influenze divine, e ci si può aspettare che risponda prontamente a un appello come questo. Nota-

LA VERITÀ PIÙ PROFONDA DELLA RELIGIONE È LA PATERNITÀ DI DIO. Il fatto che egli sia il Padre dei nostri spiriti è la base delle sue pretese su di noi. La qualità del nostro pensiero religioso, la deriva delle nostre opinioni religiose, il tono della nostra vita religiosa, dipendono in larga misura dalla nostra fede in questa verità. La paternità è la nostra più alta concezione di Dio, e include in essa tutti gli aspetti del suo essere e tutte le relazioni che Egli intrattiene con noi. Questo li incorona tutti, abbraccia tutti. Non possiamo elevarci al di sopra e al di là di esso. Le nostre idee sono essenzialmente difettose se non ne siamo all'altezza. Non che l'effettiva paternità umana lo rappresenti degnamente; questa, al suo meglio, non è che una copia deturpata e spezzata, un debole e distante riflesso, del Divino. Eppure gli elementi essenziali rimangono nonostante i difetti accidentali. Potere, saggezza, amore, autorità giudiziaria, governo regale, tenerezza protettiva: questi sono gli attributi del suo ideale. E dall'umano, con tutte le sue imperfezioni e perversioni, ci eleviamo al Divino

II L'APPRENSIONE DI QUESTA SACRA RELAZIONE SI ADDICE IN MODO PARTICOLARE ALLA STAGIONE DELLA GIOVINEZZA. Cosa c'è di più naturale che i giovani pensino a Dio come al loro Padre; che questa idea di lui dovrebbe dare forma e colore a tutte le altre loro idee religiose, e fondersi con tutte le loro visioni della vita, e tutte le loro impressioni sul dovere personale? Coloro che sono invecchiati, vecchi nell'abitudine al pensiero frivolo, nelle vie carnalizzanti del mondo, nel servizio degradante del peccato, sono spesso morti all'impressione di esso. I loro cuori sono troppo estranei per sentirne il fascino. Ma coloro che hanno ancora addosso la rugiada della loro giovinezza, il fiore della sua sensibilità pronta e del suo affetto puro, non ameranno sentire la voce di un Padre?

III Tuttavia, LA PIENA SCOPERTA DI QUESTA RELAZIONE SEGNA UNA CRISI NELLA STORIA DI OGNI ANIMA. È generalmente connesso con la dolorosa scoperta del peccato e del bisogno. "Vi scrivo, figlioli, perché i vostri peccati vi sono perdonati a causa del suo nome... perché avete conosciuto il Padre". 1Giovanni 2:12,13 Quanto è suggestivo questo delle cause prescritte, delle sorgenti segrete, delle prime realizzazioni della vita divina nell'anima! Una delle sue prime prove è il riconoscimento del Padre. Il grido: "Abbà, Padre!" è il primo che emette. Ma questo avviene con e tramite il riconoscimento di Cristo, il Figlio, il Salvatore. "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e colui al quale il Figlio lo rivelerà"

Matteo 11:27 Ed è una rivelazione che porta la certezza del "perdono per amore del suo nome". Il senso di triste distanza da Dio - colpa, vergogna, fame, degradazione - questo è il preludio alle dolci soddisfazioni della vita di figliolanza. È il prodigo che "ritorna a se stesso". Quando stiamo così dolorosamente cercando di tornare a Lui, Dio ci viene incontro in Cristo, abbracciandoci tra le braccia del suo grande amore, soffiando, piangendo su di noi l'infinita tenerezza del suo cuore paterno. Allora sentiamo che possiamo osare di prendere quel sacro nome "Padre" sulle nostre labbra. Ha in sé un significato profondo e benedetto, mai conosciuto prima. E la paura, la vergogna e il dolore lasciano il posto alla gioia della riconciliazione eterna

IL RISULTATO NATURALE DI QUESTA SCOPERTA SARÀ LA PIENA RESA PERSONALE ALLA GUIDA E AL CONTROLLO DEL PADRE. "Guida", letteralmente, Marito; E la parola "marito" suggerisce ogni tutela premurosa e gentile, la saggezza che dirige e la forza che sostiene. I giovani hanno bisogno di tale tutela:

1. A causa dei suoi speciali pericoli morali, delle sue passioni mondane, delle sue tentazioni sataniche, che agiscono in base a una rapida suscettibilità naturale

2. A causa della sua inesperienza. L'esperienza è la crescita degli anni. Non è sempre di per sé il genitore della più alta saggezza pratica, ma la sua mancanza richiede l'aiuto di un potere superiore

3. A causa della sua debolezza di principio morale. Ci possono essere eccellenti disposizioni naturali, germi della virtù cristiana nell'anima, ma non sono ancora sviluppate. Non sono che possibilità latenti di bene. Quando vengono messi alla prova, possono essere trovati carenti. Solo la grazia di Dio può farli maturare in principi maturi e saldi

4. Perché sotto la sua più bella promessa possono esserci semi nascosti di male, che hanno solo bisogno dell'incentivo esteriore per produrre frutti mortali

5. Perché il dopo-destino dipende molto da come vengono guidati i passi della giovinezza. Che i giovani prestino attenzione alla voce del Padre e si abbandonino al suo amorevole controllo, se vogliono percorrere il sentiero dell'onore, della sicurezza e della beatitudine.

Il grido di Israele al Padre e all'Amico

OSSERVO L'IMPROVVISO CAMBIAMENTO DI RELAZIONE CHE CI VIENE COSÌ PRESENTATO. Finora abbiamo avuto davanti a noi la descrizione che Geova fa di Israele sotto le sembianze di una moglie che si allontana dal marito nella condotta più degradante e spudorata. E ora i nostri pensieri sono improvvisamente rivolti, senza nulla che si prepari per la transizione, a una nuova relazione: quella tra padre e figlio. Si noti che non è Dio che si presenta direttamente in questa relazione. "Padre" è un termine messo in bocca alla gente nel capitolo precedente e anche in questo. In Geremia 2:27 sono rappresentati mentre dicono a un ceppo: "Tu sei mio padre"; e ora dicono a Geova: "Tu sei mio Padre, l'Amico, il Compagno della mia giovinezza". Può darsi che non ci fosse una vera sincerità profonda nel grido, anche se è descritto come un grido, e non un semplice riconoscimento superficiale - in ogni caso, espone un fatto. Geova fu un Padre per la nazione d'Israele in questo senso, che fu per la sua peculiare e necessaria potenza che Israele fu separato in ogni sorta di modi profondamente significativi dalla grande massa del genere umano. Quando Abramo partì, non sapendo dove andasse, questo era per lui una sorta di Essere nato di nuovo; una vita completamente nuova si trovava davanti a lui, con aspettative che non avrebbe mai potuto nutrire, ma che Dio le aveva piantate nel profondo del suo cuore. E quindi il nome è un nome giusto e necessario da usare. Israele sta facendo quello che dovrebbe fare quando dice: "Abbà, Padre!" L'idea evidentemente è che Israele ha imparato a parlare con Dio più o meno nello stesso modo in cui un bambino inglese impara a dire "papà" o "padre". Isaia 8:4

OSSERVATE LA CONDOTTA CON LA QUALE SI MANIFESTA CIÒ CHE È BUONO E SI RICONOSCE LA RELAZIONE DEL PADRE. Era vero che Geova era stato Padre di Israele; era inoltre vero che egli era stato Guida, Amico e Compagno per la gioventù d'Israele. Non è sempre il caso che la paternità significhi una compagnia amorevole e amorevole. Ma qui è decisamente così. Geova fu un Compagno molto intimo di Israele nella sua giovinezza; Non più vicino, naturalmente, di quanto non fosse stato da allora, ma così vicino che la gente era costretta a notare la sua vicinanza a loro e la sua costante vigilanza su di loro. Questo, perciò, mentre Israele ripensava alla sua giovinezza, era il modo giusto per parlare di Geova. Essendo Padre, era stato anche un vero Compagno e Sostegno. "Guida della mia giovinezza" va benissimo per una traduzione, se teniamo presente tutto ciò che la guida implica. C'è una guida che è un mero commercio, una mera vendita della conoscenza della guida. Prende qualsiasi estraneo, gli mostra la strada, riceve la sua paga, e poi la relazione è finita. Ma la guida pratica qui viene da un profondo amore e sollecitudine. Inoltre, si deve ricordare che l'amicizia e la compagnia di Geova erano l'amicizia e la compagnia di una persona competente a guidare. L'amicizia di per sé non è, naturalmente, sufficiente a costituire una capacità di guida. Vediamo, quindi, che l'espressione di questo versetto è molto suggestiva con cui rivolgersi a Dio

Tutti i padri possono imparare da esso lo spirito di un giusto rapporto con i loro figli. È il nome che dovrebbero desiderare che i loro figli associno alla loro infanzia. Dovrebbe essere un ricordo che ha un potere vincolante quando il figlio è diventato un uomo e il padre un vecchio. Dovrebbe essere possibile guardare indietro a un'infanzia in cui il padre era un vero compagno, uno la cui compagnia era piena di vere amicizie e guida. È indicato anche lo spirito con cui i giovani devono guardare oltre le dipendenze terrene da Dio stesso. Colui che è stato così tanto per una giovane nazione di un tempo, sarà di inestimabile servizio all'ignoranza, alla debolezza e all'abbondante bisogno di tutti i giovani. Specialmente questa considerazione dovrebbe avere forza quando si pensa al significato della dottrina della rinascita. Colui che è nato di nuovo ha allora una seconda giovinezza, anche se è nel pieno della forza della virilità naturale. E ciò che si vuole è che l'uomo, con la sua forza e la sua ampia visione delle possibilità della vita, scelga una posizione veramente umile davanti a Dio. L'espressione è anche quella che può ricondurre a una gioventù sottomessa, speranzosa, in cui sono state fatte molte impressioni divine , e da cui c'è stato un grande regresso. Allora, come sarebbe uscita magnificamente una simile espressione dalle labbra del figliol prodigo che ritornava: "Padre mio, tu sei stato la Guida della mia giovinezza, e ora, dopo un'amara esperienza di tentativo di fare la mia strada, che si è conclusa con un semplice smarrimento davanti alle forti correnti della passione e dell'autoindulgenza, torno a te!" È triste vedere l'amicizia di padre e figlio spezzata, triste in qualsiasi momento, ma più triste di tutte quando non è a causa di qualche impiccione che sussurra o ripete una questione, Proverbi 16:28; 17:9 ma attraverso la partenza volontaria e ostinata di uno degli amici.

5 Si riserverà? piuttosto, riterrà, ecc.? È una continuazione del presunto discorso di Giuda. Fino alla fine? Piuttosto, per sempre? Ecco, tu hai parlato, ecc.; piuttosto, Ecco, tu hai detto, ma hai fatto queste cose malvagie, e hai prevalso (cioè ci sei riuscito). La sostanza dei due versetti (4 e 5) è ben data da Ewald: "Purtroppo il suo potere di tornare veramente si è esaurito, poiché non molto tempo fa, dopo nuovi segni del dispiacere divino, ha pregato in un bel linguaggio [Geova] per un nuovo favore e la diminuzione delle vecchie sofferenze, [ma] è immediatamente caduta di nuovo nel suo peccato, e l'ha portata a termine con fredda determinazione".

Le azioni contano più delle parole

Israele, vediamo, è rappresentato mentre parla con un ricordo molto patetico dei grandi favori di Dio nel remoto passato. Atti presenti, sì, c'è un trattenere la pioggia che significa fecondità e prosperità, ma quel Padre che è stato la Guida della gioventù d'Israele, sicuramente porterà presto la pioggia, con tutto ciò che la segue, nonostante ogni apparenza contraria, come suggerisce la sua ira contro Israele. Questo è il modo in cui Israele parla; Ma come agisce? Ci deve essere alterazione in Dio senza alterazione nell'uomo? Non è di alcuna utilità per la nazione peccatrice semplicemente aspettare come se i giusti castighi di Dio si esaurissero con il trascorrere del tempo. Potrebbe esserci bisogno di aspettare, ma certamente ci sarebbe dovuto essere pentimento, e la produzione di frutti è adatta al pentimento. Ma invece di questo, Dio si trova di fronte a una trasgressione persistente. Colui che era stato Amico, Compagno e Guida in gioventù non avrebbe potuto esserlo senza una docile accettazione della compagnia. La guida della giovinezza significava che Geova aveva il diritto di aspettarsi un servizio santo da virilità. Ma lungi dal fatto che le persone diano questo, l'aspettativa nel loro cuore è che Dio provvederà ancora a loro e li lascerà fare come vogliono. Sembra che non capiscano che sono loro che, con le loro trasgressioni, provvedono al sostentamento e alla continuazione dell'ira di Geova. Quella rabbia non è come una tempesta che si alza non si sa come, e subito si placa senza che l'uomo possa fare nulla per rimuoverla. L'ira di Dio era come un fuoco, e la malvagità del popolo era come combustibile secco e altamente combustibile davanti alla fiamma. L'unica cosa necessaria era fermare il combustibile, e il fuoco si sarebbe spento molto rapidamente. Dire con le labbra: "Padre mio, tu sei stato la guida della mia giovinezza" sarà utile solo quando c'è qualcosa di simile a una corrispondenza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto.

6 Il Signore ha detto anche a me, ecc. È stato suggerito (vedi sul Versetto 1) che questa frase introduttiva appartenga piuttosto al Versetto 1. Una sorta di introduzione, tuttavia, sembra necessaria; Ewald suppone una forma più breve, come "E il Signore mi disse ancora". La vista non è improbabile, perché sebbene ci sia evidentemente un'interruzione tra il versetto 5 e il versetto 6, ci sono abbastanza punti di contatto tra il versetto. 1-5 e il discorso seguente per dimostrare che rappresentano lo stesso periodo profetico (cfr. Versetto 10 con Versetto 3, vers. 8, 9 con Versetto 1, Versetto 12 con Versetto 5, Versetto 19 con Versetto 4). Israele che si sta allontanando; letteralmente, Israele apostasia. Di solito un cambio o una modifica di un nome è un segno d'onore; qui, invece, segna il disonore di chi lo porta. Israele è l'apostasia personificata (cfr. vers. 14, 22). È salita; piuttosto, la sua abitudine è stata quella di salire

Vers. 6-10.- Una storia vecchia e triste ma molto vera

DIO CERCA FRUTTI MA NON NE ARRIVANO

1. Il frutto che Dio cercava era il pentimento di Giuda (cfr la storia dei tempi a cui si riferisce Geremia). L'idolatria era dilagante nel regno settentrionale. Anche il sud era stato ben lungi dall'esserne libero. Ma in questo tempo Dio aspettava un vero pentimento da parte di Giuda

2. E tale frutto era ragionevolmente previsto. C'era l'esempio personale e l'influenza del re Giosia e del gruppo di uomini fedeli che si sforzavano di promuovere una vera riforma religiosa. Avevano visto la degradazione che seguì il peccato di Israele (versetto 9); come Israele era caduto così in basso da adorare ceppi e pietre, gli "idoli più furfanti", come li chiama Matthew Henry. Avevano udito l'appello misericordioso di Dio a Israele (versetto 7). Avevano visto i giudizi di Dio che erano seguiti quando la sua grazia era stata respinta. Come erano stati duri e terribili! Dio "aveva rimandato via Israele" (versetto 8). Per quasi un secolo Israele era stato in terribile cattività a causa dei suoi peccati. E il peccato che aveva fatto scendere i loro giudizi era il peccato di cui Giuda stessa era colpevole. E il giudizio non era avvenuto a una nazione straniera o in un paese remoto. No, ma alla sorella di Giuda, ai membri della stessa famiglia, di un solo sangue e di una stessa stirpe; e vicino alla sua porta, quindi sotto il suo occhio. Quale appello più eccitante e allarmante avrebbe potuto esserci per i non convertiti di tutto questo? E per dare ulteriore forza a questa chiamata, c'era in Giuda la presenza del tempio, il possesso di ogni sorta di privilegio religioso. Com'era ragionevole, quindi, l'aspettativa che Giuda si allontanasse dalla sua idolatria e si pentisse senza finzione! Ma oggi nel caso di molti esistono simili a tutte queste ragioni per aspettarsi un vero volgersi a Dio. Ogni influenza e argomento a favore di tale volgimento a Dio, come quello che ebbe allora su Giuda, si ripercuote su molti ancora

3. Ma ciò che Dio desiderava non avvenne. È il peso della lamentela del profeta che ciò che Israele aveva fatto, e peggio, era imputabile a Giuda. E come ora, troppo spesso, coloro da cui ci si può ragionevolmente aspettare la vera religione si trovano non solo come malvagi, ma che superano gli altri in modi empi. Questo fa parte della storia che ci raccontano questi versetti

II Un altro è quello degli UOMINI CHE CERCANO DI SPACCIARE SU DIO FRUTTI FITTIZI INVECE CHE GENUINI. versetto 10) Cfr. la storia della riforma ai tempi di Giosia - quanto giustamente è descritta in questo versetto! È stato improvviso, parziale, esterno, di breve durata. E tali finte riforme sono ancora abbastanza comuni. Cfr Luca 11:21-26 ; e il sermone n. 613 di Spurgeon: "E come il diavolo si guarda intorno e trova il luogo spazzato, lo trova anche guarnito. L'uomo ha comprato alcuni quadri: non ha una vera fede, ma ne ha un bel quadro sopra il camino. Non ha amore per la croce di Cristo, ma ha un crocifisso molto bello appeso al muro. Non ha le grazie dello Spirito, ma ha un bel vaso di fiori sul tavolo delle esperienze di altre persone e delle grazie di altre persone, e hanno un profumo abbastanza dolce. C'è un camino senza fuoco, ma c'è uno degli ornamenti più belli per il camino che sia mai stato comprato per soldi. Viene spazzato e guarnito. Oh, le persone guarnite che ho incontrato! guarnito a volte con elemosina, altre volte con preghiere prolisse; guarnito con la professione di zelo e la pretesa di riverenza. Troverete un protestante zelante - oh, così zelante! - che andrebbe in crisi al segno di una croce, eppure si renderebbe colpevole di un vizio senza nome. Ci sono persone scioccate perché un altro ha fatto bollire una teiera la domenica, o si è assicurato la vita, o hanno fatto la sua opera in un bazar, che imbroglierebbero e strapperebbero i denti agli occhi a un bambino orfano se potessero ricavarne sei pence. Vengono spazzati e guarniti. Entrate, signore e signori! Avete mai visto una casa così deliziosamente arredata come questa? Che eleganza! Che buon gusto! Proprio così: ma gli uomini possono essere dannati con gusto, e andare all'inferno in modo rispettabile, come meglio possono in modo volgare e dissoluto. Perché gli uomini agiscono così? Perché la coscienza è stata risvegliata dal modo in cui Dio ha agito con loro, e non li lascerà riposare senza fare qualche cosa. A questo punto sorge la domanda: quanto poco possono fare che sia sufficiente a placare il clamore scomodo e scomodo della coscienza? E il volgersi a Dio "fintamente", le riforme come quella di Giuda sotto il re Giosia, il spazzare e adornare la casa vuota di ogni vero amore verso Dio, è l'espediente che essi decidono. Poi, in questa triste storia, vediamo...

III DI CONSEGUENZA UNA CONDANNA PIÙ GRANDE CHE MAI SI ABBATTERÀ SUGLI UOMINI

1. Essi sono marchiati con un nome peggiore degli altri (cfr "Giuda ingannevole", vers. 7, 10). Con il pretesto di essere fedeli a Dio, custodi del tempio, del sacerdozio, della Legge, facendo alta professione, erano idolatri come Israele. Da qui il nome di infamia, "traditore". E le parole più terribili di Cristo furono per gli "ipocriti" del suo tempo

2. Nel Giorno del Giudizio sarà loro assegnato un posto meno tollerabile di quello di coloro che hanno peccato in modo simile, ma senza alcuna professione religiosa (ver. 11). Oh, allora, che bisogno c'è della preghiera...

Scrutami, o Dio, e metti alla prova il mio cuore,

Poiché tu che il cuore può vedere;

E scacciare ogni idolo maledetto

Che osa rivaleggiare con te."- C

7 E io dissi dopo che lei ebbe fatto, ecc.; piuttosto, e dissi: Dopo che avrà fatto tutte queste cose, tornerà a me. E la sua infida sorella. Osserva la distinzione tra le due sorelle. Israele aveva apertamente rotto il legame politico e religioso con Geova; Osea 8:4 Giuda mantenne nominalmente entrambi, ma il suo cuore era rivolto ai falsi dèi. comp. l'allegoria in Ezechiele 23 -- , che è evidentemente fondata sul nostro passaggio

8 E vidi, quando per tutte le cause, ecc.; piuttosto, e vidi che anche perché l'apostata Israele aveva, ecc. Ma questo è estremamente strano a questo proposito. Le parole precedenti sembrano costringerci o (con la Vulgata) a omettere del tutto "e vidi", o (con Ewald) a leggere la prima lettera del verbo in modo diverso, e a rendere "ed ella vide", riprendendo l'affermazione del Versetto 7 ("vide; sì, ha visto", ecc.). Quest'ultimo punto di vista è favorito da una frase del Versetto 10 (vedi nota sotto). La stessa corruzione del testo (che è paleograficamente facile) si verifica probabilmente in Ezechiele 23:13. L'errore, tuttavia, deve essere molto antico, poiché la Settanta ha già και ειδον

9 Attraverso la leggerezza della sua prostituzione; cioè attraverso la scarsa importanza che attribuiva alla sua prostituzione. Cantici pare le versioni antiche. L'unico significato, tuttavia, che la parola kol ha in ebraico non è "leggerezza", ma "suono", "voce" e forse "rumore". Genesi 45:16 Quindi è più strettamente accurato rendere "attraverso il grido", ecc., comp. Genesi 4:10 19:13 o "attraverso la fama", ecc. (come Versione Autorizzata, margine). Ma nessuna di queste sembra del tutto adatta al contesto, e se, come i traduttori di Re Giacomo sembrano aver ritenuto necessario fare, abbandoniamo la traduzione fedele ed entriamo nel sentiero della congettura, perché non emendare kol in klon (non c'è vav, e tali frammenti di letture vere non sono del tutto rari nel testo ebraico), che produce subito un buon significato: "attraverso la disgrazia della sua prostituzione?" Ewald pensa che kol possa essere preso nel senso di k'lon; Ma questo è davvero più arbitrario che emendare il testo. Con pietre, ecc. vedi Geremia 2:27

10 Per tutto questo; cioè anche se Giuda aveva visto la punizione dell'apostata Israele. Geremia 3:7,8 Cantici Rashi, Naegelsbach, Payne Smith. La maggior parte dei commentatori suppone che la frase si riferisca all'ostinata malvagità di Giuda (versetto 9), ma questo dà un senso debole. "Giuda contaminò il paese, ecc., eppure, nonostante ciò, il suo pentimento non fu sincero": questa non è affatto una sequenza naturale di idee. La giusta esposizione aumenta la probabilità della correzione proposta all'inizio del Versetto 8

Pentimenti insinceri

IL PENTIMENTO NON È SINCERO QUANDO NON POSSIEDE TUTTO IL CUORE. Giuda è accusato di essere "falso" e di essersi rivolto a Geova "fintamente", perché non si era convertita "con tutto il cuore".

1. Il vero pentimento deve essere trovato nel cuore. La semplice confessione con le labbra senza un cambiamento di sentimento è una presa in giro. Isaia 29:13 Il semplice emendamento alla condotta esteriore non è pentimento a meno che non sia spinto da un sincero desiderio di fare meglio, da un ritorno all'amore del bene

2. Il vero pentimento deve possedere tutto il cuore. Non è coerente con un persistente affetto per il peccato. Il penitente non deve guardare indietro con rammarico, come la moglie di Lot, alle cose piacevoli a cui rinuncia. Il pentimento deve essere per il peccato, non per certi peccati scelti tra gli altri per la condanna; Significa il desiderio di abbandonare ogni malvagità. A volte le persone si pentono in modo insincero confessando e abbandonando le colpe insignificanti, mentre si aggrappano a mali più grandi. Un giusto pentimento scruta le oscure profondità dell'anima e fa emergere vecchi peccati sepolti, dimenticati ma non ancora perdonati, cari peccati del cuore che sono cresciuti fino alla vita stessa e possono essere strappati solo da un cuore sanguinante, peccati comuni che sono classificati tra le abitudini di un uomo e che egli scusa a se stesso come "le sue vie". Tale pentimento non è un'emozione superficiale, non è un sentimento del momento suscitato nella chiesa solo per essere dimenticato non appena un uomo rientra nelle sue associazioni mondane. Deve essere completo, profondo, travolgente. Ma non si misura dal numero delle lacrime versate, ma dai suoi frutti pratici, le prove solide del desiderio di una vita migliore. Luca 3:8-14

II IL PENTIMENTO INSINCERO NON PUÒ ESSERE ACCETTATO DA DIO

1. Tale pentimento è imperdonabile. Giuda non era riuscito a trarre profitto dalle solenni lezioni del peccato e della rovina di sua sorella. Di fronte a tali terribili avvertimenti, com'è sciocco aggrapparsi ancora alla vecchia vita anche se si finge di allontanarsene!

2. Tale pentimento è solo autoinganno. L'ipocrita vorrebbe ingannare Dio, ma non facendo questo inganna se stesso. È l'imbroglione del suo stesso disegno. Immagina infatti che la sua frode gli servirà a qualche buon scopo, mentre è scoperta da Dio e frustrata fin dall'inizio

3. Tale pentimento è inutile. Giuda non ottiene alcuna liberazione con il suo finto pentimento. Dio è Spirito e ci si può avvicinare solo in spirito. Giovanni 4:24 Ogni altro pretendente ritorno a lui non è ritorno. Non veniamo a Dio semplicemente entrando in una chiesa, né lo compiaceremo con l'osservanza meccanica di un servizio esterno. Isaia 1:11-15 Il pentimento insincero è un doppio errore, la sua afflizione è tutta sprecata, le sue lacrime tutte versate inutilmente, e la sua falsità è una nuova trasgressione che aumenta la colpa davanti a Dio. Rivolgersi a Dio solo con le labbra non significa quindi semplicemente non volgersi affatto a Lui, ma allontanarsi ancora di più da Lui. Guardiamoci, dunque, dall'usare il linguaggio familiare della confessione, se non desideriamo veramente rinunciare al peccato e riconciliarci con Dio. Che il pentimento, tra tutte le cose, sia vero e sincero

11 È molto degno di nota che Geremia avesse ancora un sentimento così caloroso per gli esiliati del regno settentrionale (più di cento anni dopo la grande catastrofe). Si è giustificata. "Giustificare" può significare "mostrarsi giusti", così come "rendersi giusti", proprio come "santificare" può significare "mostrarsi santi", Isaia 8:13 e "rendere santo se stessi". Nonostante l'apostasia di Israele, essa si è mostrata meno degna di punizione di Giuda, che ha avuto davanti a sé la lezione ammonitrice dell'esempio di Israele, e che si è reso colpevole del più odioso di tutti i peccati, l'ipocrisia (cfr. Versetto 7)

I vantaggi comparativi di Giuda e Israele; Professori e non Docenti

LASCIO CHE GIUDA E ISRAELE SIANO CONSIDERATI COME RAPPRESENTANTI RISPETTIVAMENTE DEI PROFESSORI DI RELIGIONE E DI COLORO CHE NON FANNO TALE PROFESSIONE. Giuda fece tale professione, ma Israele rimase in disparte, senza adorare nel tempio né partecipare alle feste stabilite

II SI OSSERVI CHE SI DICE CHE ISRAELE SI SIA "GIUSTIFICATA DI PIÙ", ECC. versetto 11)

1. Questo era vero, poiché contro Giuda fu emessa una sentenza più severa che contro Israele

(1) Le viene dato un nome più infame che a Israele; è chiamata "Traditrice".

(2) E il suo castigo fu più severo. Israele era da tempo pronto a mescolarsi più o meno facilmente con altre nazioni. Un processo di assimilazione era in corso da molte generazioni, religiosamente, socialmente e politicamente. Perciò erano considerati come i farisei del tempo di nostro Signore consideravano i pubblicani e i peccatori che egli accoglieva così benevolmente. E troviamo che, di fatto, essi si fusero presto con le nazioni dove erano stati portati via prigionieri. Non avevano ricordi simili, non avevano antipatie come il popolo di Giuda, e quindi il loro esilio deve essere stato più tollerabile. I miseri salmi, che piangono la dura sorte dei prigionieri, non vennero da loro, ma dagli esiliati di Giuda. Furono loro che "presso i fiumi di Babilonia si sedettero e piansero ricordandosi di Sion". Il ferro entrò nella loro anima come difficilmente avrebbe potuto fare nel caso di Israele. E fatti simili - (1) e (2) - si vedono nel caso di professori di religione indegni. Osservate il santo odio del nostro Signore, ascoltate le sue aspre parole di disprezzo e di condanna, riguardo agli ipocriti del suo tempo. E anche il mondo li guarda con un disprezzo che non nutre per nessun altro. E soffrono come nessun altro può fare. Se la grazia di Dio è ancora in loro, chi può descrivere il rimorso, l'umiliazione, la vergogna, con cui vedono la punizione che si è abbattuta su di loro?

2. E le ragioni per cui era meno tollerabile per Giuda che per Israele erano:

(1) I privilegi di Giuda erano molto più grandi

(2) I suoi avvertimenti erano stati più numerosi, più chiari, più eccitanti, più prolungati (cfr. la storia e i versetti precedenti)

(3) I suoi incentivi all'obbedienza leale erano più forti. Quindi il suo peccato portò la condanna più grande, "E il Signore disse", ecc. (ver. 11). E queste sono le ragioni - privilegi più grandi, avvertimenti più forti, incentivi più potenti all'obbedienza - che, quando sono tutte trascurate e vanificate, costringono, sì, a creare un flagello per la Chiesa decaduta, come coloro che non hanno mai fatto una tale professione non potranno mai sentire. Pertanto...

III INDAGARE QUALE SIA LA GIUSTA CONCLUSIONE CHE SI DOVREBBE TRARRE DAL FATTO ORA OSSERVATO

1. È questo: che è meglio essere Israele che Giuda; stare in disparte da ogni professione di religione piuttosto che fare tale professione?

(1) No, perché era meglio essere Giuda che Israele. C'erano possibilità, e queste generalmente si realizzavano, di una beatitudine più grande in Giuda di quella che si poteva ottenere in Israele. Confrontate le storie dei regni di Giuda e di Israele, e vedete se gli esempi più luminosi e più numerosi di santità, così come le più grandi manifestazioni del favore di Dio, per non parlare della gioia del culto da lui stabilito, non fossero in Giuda piuttosto che in Israele. E così, allo stesso modo, affermiamo che è meglio essere il discepolo dichiarato di Cristo, nonostante la possibilità di una caduta più terribile, piuttosto che essere annoverato tra la folla di coloro che non possiedono né professano alcun riguardo per Dio. Poiché una benedizione più grande, sotto forma di una maggiore somiglianza morale con Dio, di gioia in Dio e di una maggiore sicurezza dal potere del peccato, queste appartengono certamente a coloro che sono come Giuda piuttosto che a coloro che sono come Israele. Tutto il favore di Dio è aperto a loro, come non lo è a coloro in cui non dimora il timore di Dio

(2) E ancora: No, perché non ragioniamo in questo modo riguardo ad altre cose. È vero, "chi è caduto non deve temere di cadere", ma noi, sulla base di questo lugubre proverbio, non cominciamo subito a preferire la sorte del caduto a quella di colui che, per la provvidenza di Dio, è innalzato e sta in piedi. Il ricco non si affretta a farsi povero per essere libero dalla paura di diventarlo. Né l'uomo che è benedetto da una salute vigorosa desidera la condizione dell'invalido, perché in quella condizione non ci può essere paura di perdere la salute. Allora perché la sorte molto meno benedetta di Israele, e di coloro che sono al di fuori della Chiesa professa di Dio che Israele rappresenta, dovrebbe essere preferita alla sorte migliore e più luminosa di Giuda e della Chiesa di Dio, anche se qui è possibile una caduta terribile e triste che non potrebbe esserci?

(3) E sarebbe ancora giusto preferire la sorte di Giuda, anche se Israele fosse stato semplicemente lasciato in pace da Dio. Se Dio non avesse mandato alcuna punizione a Israele, sarebbe stato meglio essere Giuda, con il possesso del favore di Dio, anche se il possesso comportava la possibilità della sua perdita, piuttosto che essere senza quel favore. Ma quando vediamo che il giudizio di Dio venne su Israele così come su Giuda, allora molto di più, nonostante il triste fatto dichiarato in questo versetto 11, era meglio essere stato Giuda che Israele. E così, non ci fosse alcun giudizio sul mondo, e l'ira di Dio si abbattesse solo su una Chiesa decaduta, meglio anche allora essere della Chiesa che del mondo. Ma quando sappiamo che c'è un giudizio sul mondo così come sulla Chiesa, che il peccato non ha immunità da nessuna parte, allora, anche se il peccato nella Chiesa è peggiore del peccato nel mondo, lasciami ancora essere lì dove sono il favore, la gioia e la grazia di Dio, e non dove non potranno mai venire

2. Ma la vera lezione di ciò che abbiamo considerato è: "Chi pensa di stare in piedi stia attento a non cadere". Giuda, e la Chiesa di Dio che Giuda rappresenta, devono ricordare che, nonostante la loro alta posizione di privilegio, la corruzione e il peccato possono impadronirsi di loro, e se ciò dovesse accadere, il loro peccato e la loro condanna saranno i più terribili di tutti (cfr. Epistola alla Chiesa di Laodicea). Ascoltate dunque le parole del nostro Signore: "Vegliate e pregate". -C

12 Israele, dunque, sarà richiamato dall'esilio. I suoi peccati sono minori di quelli di Giuda, e quanto a lungo e amaramente ha sofferto per essi! Verso nord. Israele infatti era stato portato prigioniero nelle regioni a nord dell'impero assiro. 2Re 17:6; 18:11 Comp. il pro-rilancio in Geremia 31:8. Non farò cadere su di te la mia ira; piuttosto, il mio volto si abbatta verso di te (cioè al tuo ritorno)

Vers. 12, 13.- Dio invita al ritorno dei suoi figli peccatori

Questo invito è rivolto a "Israele che si è allontanato" piuttosto che al "falso Giuda" (ver. 11). Sembrava che ci fossero più speranze per il primo. Gli uomini apertamente malvagi sono più facilmente indotti al pentimento che gli ipocriti pretendenti alla bontà. Cristo non venne a chiamare i giusti, ma i peccatori, Matteo 9:12,13 e i suoi inviti furono accettati più facilmente dai pubblicani e dai reprobi che dai farisei

IO , L'INVITO VIENE DA DIO. Prima che gli uomini ritornino a Dio, egli li cerca. Il Padre chiama i suoi figli mentre sono ancora in ribellione contro di lui. Nella disputa tra l'uomo e Dio tutto il torto è dalla parte dell'uomo, eppure Dio è il primo a realizzare una riconciliazione

1. Non dobbiamo riconciliare Dio con noi, ma essere riconciliati con lui. 2Corinzi 5:20 Ogni difficoltà da parte di Dio è stata rimossa con il suo stesso atto nel sacrificio di suo Figlio. Ora non ci resta che tornare

2. Non dobbiamo aspettare la disponibilità di Dio ad accoglierci, né persuaderlo. Ha già invitato come, e ora aspetta di essere gentile

II IL MOTIVO DELL'INVITO È LA BONTÀ DI DIO. Non dobbiamo immaginare che ci sia in noi un'attrattiva intrinseca, un merito che agli occhi di Dio superi il nostro peccato, una qualità preziosa che ci renda necessari a Lui. La ragione dell'ansia di Dio di vedere i suoi figli ritornare è semplicemente il suo amore per loro, e questo amore non deriva dalla loro dignità, ma dalla sua natura

1. È perché Dio è "misericordioso", cioè questa è la sua caratteristica peculiare; e la misericordia non si esercita secondo il merito, ma secondo il bisogno. Dunque, quanto minore sarà il deserto dell'uomo, tanto maggiore sarà l'uscita della misericordia di Dio, perché più profonda sarà la miseria dell'uomo

2. È perché l'ira di Dio è temporanea, mentre la sua misericordia "dura per sempre". Dio dice: "Non conserverò la mia ira per sempre", ma conserva il suo amore per sempre. Diciamo "Dio è amore", ma non diciamo "Dio è rabbia". Egli esercita l'ira quando ciò è richiesto, ma per servire a un fine: per stabilire la giustizia, per punire il peccato, ecc., mentre esercita l'amore per se stesso. Quest'ultima è più fondamentale, nel cuore stesso di Dio, e sopravvive all'ira. Dietro la rabbia passeggera che denuncia e punisce, c'è l'amore eterno che invita alla riconciliazione

III L'UNICA CONDIZIONE PER ACCETTARE L'INVITO È IL RICONOSCIMENTO DELLA COLPA. "Riconosci la tua iniquità".

1. Questo riconoscimento è necessario. Possiamo tornare a Dio solo abbandonando il nostro peccato, perché è solo il nostro peccato che ci tiene lontani da lui, e finché questo viene mantenuto dobbiamo ancora tenerci lontani da lui. Infatti, la separazione da Dio e il peccato non sono che due aspetti della stessa condizione spirituale. Possiamo essere perdonati solo quando ammettiamo la nostra colpa, ed essere accolti da Dio solo quando ci umiliamo davanti a Lui

2. Tale riconoscimento deve essere completo. Esso deve includere il riconoscimento di

(1) disobbedienza positiva: "Tu hai trasgredito", ecc.;

(2) la moltitudine di peccati - "e hai disperso le tue vie";

(3) il disprezzo della voce di Dio anche quando ha parlato con amore e ci ha esortato a tornare

3. Questo riconoscimento è sufficiente. "Riconosci solo la tua iniquità. Nessun sacrificio, penitenza o riforma parziale è richiesto prima da parte nostra. La vita nuova e migliore deve essere accompagnata dal nostro ritorno a Dio

Vers. 12-19. - La confessione dei peccati è il presupposto indispensabile per il suo perdono

Che le cose stiano così è dimostrato dal fatto evidente che se si fosse potuto farne a meno lo sarebbe stato. Perché il desiderio di Dio di perdonare il suo popolo colpevole è, come mostra questa sezione, intenso. Egli non cesserà di cercarli anche quando la punizione del loro peccato sarà effettivamente scesa su di loro. Perciò (ver. 12) si rivolge a loro nei paesi del loro esilio, la Mesopotamia, l'Assiria e la Media, 2Re 17:6 e tre volte (vers. 12, 14, 22) li implora di 'tornare'. Egli "si riempie la bocca di argomenti" e si sforza con ogni sorta di assicurazioni e promesse di indurli a tornare. Versetto 12: Saranno completamente perdonati. Devono tornare, perché sono suoi di diritto, come la moglie è il legittimo possesso del marito. Versetto 14: Sono l'oggetto del suo costante riguardo, in modo che non possano essere nascosti al suo occhio o impediti dal suo aiuto. No, benché in un'intera città, o tribù, o nazione, non dovessero essercene che "due" o anche "uno", tuttavia la sua mano li avrebbe raggiunti lì, e li avrebbe fatti uscire e li avrebbe riportati a Sion. Versetto 15: E coloro che nei giorni passati avevano un governo così felice, si moltiplicheranno grandemente nel paese. E, meglio ancora, dovrebbero rendersi conto e gioire della presenza spirituale di Dio in modo tale da non aver più bisogno dell'aiuto degli antichi simboli di quella presenza, come l'arca dell'alleanza dell'antica dispensazione. versetto 17 e Gerusalemme dovrebbe essere così piena della presenza del Signore da chiamare la città "il trono del Signore". E le "nazioni" dovrebbero essere convertite, e la loro malvagità dovrebbe essere abbandonata. versetto 18: Giuda e Israele saranno una cosa sola, e possederanno il paese in unità e affetto. Tali erano le gloriose speranze con cui Dio cercò di riconquistare a sé il cuore del suo popolo, e mostrano in modo conclusivo quanto intensamente il cuore di Dio fosse rivolto al ritorno del suo popolo. Ma per quanto Dio desiderasse ardentemente che i suoi figli perduti fossero di nuovo nel suo cuore e nella sua casa, egli è evidentemente trattenuto dall'indulgere a tali affettuosi suggerimenti da considerazioni che non potevano essere trascurate. Quali fossero, la richiesta che egli fa per la confessione dei peccati lo mostra chiaramente. Essi sono...

I. La legge della giustizia. Il peccato è la violazione di quella Legge, e fino a quando non sono state fatte le dovute espiazioni e riconoscimenti, il peccato non dovrebbe essere perdonato. Posso, in conformità con i comandamenti del Salvatore, astenermi dall'infliggere la punizione a colui che mi ha fatto un torto, anche se non si è pentito del suo torto; e che astenersi dall'infliggere punizioni, o dal chiedere ciò che è mio diritto, è il perdono nel senso in cui intendeva nostro Signore; ma non intendeva, perché sarebbe stato un comando impossibile da obbedire, che io ricevessi tale con la stessa fiducia e lo stesso amore che nutro verso un caro amico che non ha mai meritato nient'altro. Perciò il mio perdono per un tale offensore impenitente, sebbene concesso in conformità con il comando di nostro Signore, e gradito ai suoi occhi, e il meglio di cui sono capace, non è tuttavia completo, non è perfetto; poiché il perdono perfetto, quello che Dio concederebbe agli uomini peccatori, significa molto di più della remissione della pena: significa restaurare l'amore, la comunione e la fiducia di Dio. Ma questo non può essere separato dalla dovuta espiazione fatta da parte del trasgressore. La Legge della giustizia, la Legge scritta nei nostri cuori e inerente alla natura delle cose, proibisce tale perdono indipendentemente dalla condizione essenziale di tale perdono

II E il benessere della sua casa è quell'altra considerazione che trattiene l'impulso dell'affetto a perdonare il peccato incondizionatamente e per mera pietà. L'uomo non è l'intera famiglia di Dio. Potrebbe essere solo l'unica pecora che si è smarrita. Gli altri, i novantanove beati che non hanno bisogno di pentimento. Ma perdonare il peccato senza espiazione significherebbe confondere tutte le distinzioni morali, scoraggiare i buoni e insegnare al malfattore a considerare il suo torto come una questione molto piccola; sarebbe portare le discordie della terra alla presenza di Dio, e riprodurvi i peccati e i dolori di questo mondo. Perciò l'amore di Dio verso l'uomo peccatore sia inconcepibilmente grande, ed è così, eppure è trattenuto nel suo esercizio da queste considerazioni ora nominate. Ma dove il peccato è confessato come Dio esige che sia, allora, come è promesso qui e in molte altre Scritture, l'amore perdonante di Dio può diffondersi e il peccatore può essere restituito al favore che aveva perduto. E la ragione di ciò non è perché la povera e inadeguata confessione del peccato del peccatore sia un'espiazione sufficiente per il male che ha commesso, ma perché, quando fa sinceramente quella confessione, è investito dell'accettabilità di Cristo

Poiché Cristo ha reso perfetta quell'espiazione che l'uomo può offrire solo nel modo più imperfetto; "Il pentimento dell'uomo ha bisogno troppo spesso di essere pentito, e le sue stesse lacrime devono essere lavate nel sangue di Cristo. Ma Cristo considerò il peccato come Dio lo guarda, lo odiò come Dio lo odia, acconsentì al giudizio di Dio riguardo ad esso portandone la pena; "Egli portò i nostri peccati nel suo proprio corpo sul legno della croce", e così rese vera quella perfetta confessione ed espiazione che noi non potremo mai fare. E lo ha fatto nella nostra natura, e come nostro Rappresentante. Cantici ora, quando veniamo nel suo Nome, sinceramente pentiti del peccato, anche se quel pentimento è inadeguato in se stesso, tuttavia poiché è "la mente di Cristo", e considera il peccato addolorandosi per esso come ha fatto lui, la nostra espiazione imperfetta è accettata nella sua perfetta, abbiamo la comunione delle sue sofferenze, la sua espiazione è nella nostra misura riprodotta in noi, e noi siamo resi conformi alla sua morte. Il perdono così concesso non viola la Legge della giustizia né è incompatibile con il benessere dell'intera famiglia di Dio. Ecco perché, come nel versetto 13, si chiede la confessione del peccato, e poi della loro iniquità in tutte le sue forme aggravate. Senza tale confessione il perdono non può essere concesso. Solo quando il figliol prodigo "tornò in sé", andò da suo padre e disse: "Ho peccato", fu perdonato, nonostante tutto il desiderio del cuore del padre per il suo figlio perduto. Ora, portare gli uomini a questo considerando il loro peccato come Dio lo guarda, come lo guarda il Signore Gesù, è l'oggetto delle discipline di Dio, del dolore e dell'intelligenza che così spesso accompagnano il peccato, e di così tanto dell'insegnamento della Bibbia e del governo provvidenziale di Dio. E coloro che hanno confidato in Cristo devono continuamente "guardare a Gesù", perché in quello sguardo fiducioso c'è la sicura garanzia della preservazione della "mente di Cristo" in loro riguardo al peccato, e quindi del loro dimorare per sempre nel favore e nell'amore di Dio. Questa mente di santo odio e dolore a causa del peccato è l'opera speciale dello Spirito Santo di Dio produrre negli uomini; quello Spirito che è dato a coloro che chiedono il suo aiuto, più prontamente di quanto anche i genitori diano ai loro figli ciò di cui quei figli che tanto amano hanno bisogno e chiedono. - C

13 Questa condizione di restauro a favore. Israele deve riconoscere, o percepire, notare, riconoscere la sua colpa. E hai disperso le tue vie; alludendo a quel "vagabondare" alla ricerca di alleanze straniere, rimproverato nel capitolo precedente. Geremia 2:36 Comp. "intrecciando le sue vie", Geremia 2:23

14 Voltatevi, o bambini traviati. C'è un gioco di parole, o piuttosto di sensi, nell'originale, "Voltatevi, voi che vi siete allontanati" (comp. Versetto 12). A chi è rivolto? Agli Israeliti in senso stretto, perché non c'è nulla che indichi una transizione. Finché sono stati allontanati dal focolare paterno, sono ancora "figli". Poiché io sono sposato con te. La stessa frase ebraica si trova in Geremia 31:32. Il suo significato è stato oggetto di controversia. Dalle presunte necessità dell'esegesi in Geremia 31:32, alcuni (ad esempio Pococke e Gesenins) hanno tradotto, "perché ti ho respinto", ma la connessione richiede non "per" ma "sebbene", che, tuttavia, è una traduzione inammissibile; inoltre, il verbo ebraico in questione non ha mai il senso di "rifiutare" altrove. eppure la Settanta lo ha già, almeno virtualmente, in Geremia 31:32 -- , q.v Il significato letterale è perché sono stato un signore su di te, cioè un marito. Israele è scoraggiato e teme di tornare. Geova ripete il suo invito, assicurando a Israele che non considera il vincolo matrimoniale rotto. Egli è ancora (nonostante Versetto 8) il marito, e Israele la sposa. comp. Osea 2 Isaia 1:1 54:6 -- , ecc. Uno di una città e due di una famiglia. Le promesse di Dio sono in primo luogo alle comunità, ma ciò non gli impedisce di dedicare la cura più speciale ai singoli. "Uno di una città, e due di una famiglia", anche se ci dovesse essere un solo Lot fedele in una città, e due di questi in una famiglia (più grande di una città, una singola tribù contenente solo pochi mishpa-khoth, o clan), tuttavia ammetterò questi pochi alle benedizioni promesse". Vale la pena notare l'osservazione di Calvino: "Hie locus dignus est observatu, quia ostendit Deus non esse, cur alii alios expectent; Deinde etiam si corpus ipsum populi putreseat in suis peccatis, tamen si pauci ad ipsum redeant, se illis etiam fore placabilem." I fatti storici a cui corrisponde la profezia sono variamente considerati. Teodoreto, Grozio, ecc., suppongono che si sia adempiuto esclusivamente nel ritorno da Babilonia; San Girolamo e altri pensano piuttosto al periodo messianico. Hengstenberg trova un continuo compimento, a cominciare dal tempo di Ciro, quando molti appartenenti alle dieci tribù si unirono ai Giudei di ritorno. Egli trova un'ulteriore continuazione ai tempi dei Maccabei, e di fatto un adempimento sempre crescente in preparazione di quello completo portato da Cristo, quando le benedizioni premesse furono riversate su tutto il δωδεκαφυλον. Luca 2:36 "Sion e la terra santa erano in quel tempo la sede del regno di Dio, così che il ritorno a quest'ultimo era inseparabile dal ritorno al primo." Il Dr. Guthe, tuttavia, l'ultimo commentatore critico di Geremia, pensa che il passaggio possa essere spiegato diversamente, cioè." da ogni città una per una, e da ogni famiglia a due a due". Questo dà una spiegazione più ovvia; ma la resa ordinaria è più naturale, e la spiegazione basata su di essa è al massimo grado degna del soggetto divino. Il dubbio, naturalmente, è se nell'Antico Testamento una provvidenza speciale si estenda altrove in modo così distinto all'individuo. Ma Geremia è preminentemente un profeta individualizzante; Sente la profondità e la realtà dell'individuo in contrapposizione alla vita collettiva come nessun altro tra i profeti. (In ogni caso, un punto è chiaro, che il profeta prevede che il numero degli esuli che ritorneranno sarà solo piccolo in confronto all'aumento che sarà loro concesso divinamente; vedi Versetto 16)

Ver. 14 (seconda frase, "e io ti prenderò", ecc.). - Individualismo religioso

IO , PER NATURA, GLI UOMINI VIVONO VITE SEPARATE, INDIVIDUALI. L'uomo è sociale, eppure è personale

1. Ogni anima ha la sua personalità, separata da quella di ogni altra anima da oceani incommensurabili. La simpatia unisce le anime, ma non distrugge questa individualità dell'essere. Ogni anima ha la sua vita segreta, e più profonda è l'esperienza spirituale, più sarà solitaria, nascosta e incomunicabile. Ci sono oscuri recessi di coscienza nel cuore più superficiale che nessun estraneo può scandagliare. Proverbi 14:10

2. Ogni anima ha il suo corso separato da vivere, i suoi privilegi e privazioni peculiari, le benedizioni e le prove, i suoi doveri che nessun'altra anima può adempiere, la sua eredità riservata, il suo vasto destino. Partendo da punti vicini, le nostre vite possono ramificarsi in tutte le direzioni fino a rimanere completamente isolate nelle solitarie solitudini delle infinite possibilità dell'essere

3. Ogni anima ha la sua necessaria Varietà di natura. Non ce ne sono due uguali. L'unità del genere umano è un'unità, non di unisono, ma di armonia

II DIO TRATTA GLI UOMINI SEPARATAMENTE E INDIVIDUALMENTE

1. Il suo amore è verso gli uomini come individui. La dimensione della famiglia umana non è un impedimento a ciò con un Essere Infinito che possiede infinite capacità di pensiero e di affetto. Anche tra gli uomini il genitore di una famiglia numerosa ha per ciascuno dei suoi figli un amore individuale come il genitore di una famiglia piccola

2. Dio si avvicina all'uomo individualmente. La voce esteriore dell'invito è generale: "chi vuole" è invitato. Ma la voce interiore, nella coscienza e nella comunione spirituale, è privata. Tuttavia questo fatto non è una restrizione al nostro godimento dei favori di Dio, poiché egli parla così interiormente a tutti coloro che lo ascolteranno

GLI UOMINI DEVONO TORNARE A DIO SEPARATAMENTE E INDIVIDUALMENTE. Ognuno deve pentirsi, avere fiducia, pregare per se stesso. Una nazione può tornare solo quando tornano le unità, "una di una città e due di una famiglia". Dobbiamo entrare nel "cancello" in fila indiana. Nessuna associazione con la cristianità, una nazione cristiana, una Chiesa, una famiglia cristiana, assicurerà la nostra redenzione personale. Anche le famiglie sono divise qui. Ognuno deve dire per se stesso al singolare: "sorgerà"; "Padre mio; Mio Dio". Ancora:

(1) Possiamo aiutarci l'un l'altro, e a causa dell'influenza della simpatia ci possono essere "due di una famiglia", mentre forse c'è solo "uno di una città";

(2) dopo che siamo tornati a Dio, possiamo naturalmente unirci nel suo servizio come la sua famiglia, la sua Chiesa, l'unico corpo di cui Cristo è il Capo; e

(3) sebbene alcuni possano tornare all'inizio, sarà compito di questi pochi aumentare il loro numero fino a quando l'intera famiglia apostata non sarà riconciliata con Dio

Sposata con Dio

"Convertitevi, o figli traviati, dice l'Eterno; perché io sono sposato con te".

MI SEMBRA UN'AFFERMAZIONE INCREDIBILE. Se si fosse parlato di angeli, o di uomini non caduti, o di santi eminenti, sarebbe stato più facile da credere. Ma è da uomini disperatamente malvagi, e a costoro, che Dio dice: "Sono sposato con voi". Quanta condiscendenza e amore infiniti!

II , MA NONDIMENO È VERO. Per:

1. Abbiamo le linee di matrimonio, la registrazione della transazione, le parole stesse dell'atto di patto. Salmi 89:3,28 Ebrei 8 Geremia 32:38-40 In tutte queste cose Dio dichiara di averci presi per sempre suoi: "Essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio".

2. I nostri figli sono suoi. Ordina a tutti di chiamarlo con il nome benedetto di Padre

3. Egli dichiara ripetutamente che noi eravamo l'oggetto della sua scelta. Cf. Efesini 1, "Non prese su di sé la natura di angeli, ma prese su di sé la discendenza di Abramo". E questo perché noi "eravamo partecipi della carne e del sangue, anche lui vi prese parte"; "Dio ha tanto amato il mondo"; "È venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". cfr. anche Efesini 5:25-27

4. Egli ci ha dato il segno e il pegno del nostro essere suoi nel sacramento del nostro battesimo. Ciò che l'anello nuziale è per la moglie, il battesimo è per noi: esso dichiara il fatto benedetto che siamo di Dio e ci separa per il suo Nome, il Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

5. Egli ci ha dotati dei suoi beni: "Tutte le cose sono vostre... il mondo, o la vita, o la morte, o le cose presenti, o le cose future; tutto è tuo". 1Corinzi 3:22

6. Egli è sempre con noi: "In lui viviamo e ci muoviamo", ecc. Non è lontano da nessuno di noi: "Non ti lascerò né ti abbandonerò".

7. È geloso del nostro amore: "Io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso". Che cos'è la Bibbia se non un lungo resoconto dell'inquietudine del cuore di Dio? Quando l'amore di coloro con cui è "sposato" si allontana da lui? Da qui la legge eterna: "Non avrai altri dèi all'infuori di me"; "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore". Un uomo ha il diritto di pretendere che colei che ha sposato lo ami. Egli non ha alcun diritto del genere su nessun altro. E così, poiché il Signore Dio accondiscende a mantenere questa relazione verso di noi, anche lui reclama il nostro amore: "Amerai il Signore Dio tuo".

8. Siamo in cammino per abitare con lui nella sua dimora eterna. Non ci siamo ancora, ma siamo in cammino. "Saliamo dal deserto" e se riconosciamo fedelmente la nostra relazione con Dio, "ci appoggiamo al nostro amato". Cantici 8:5

9. Ha fatto per noi, e fa ancora per noi, ciò che solo una relazione così stretta e cara può spiegare. Nemmeno l'amico compassionevole si sentirà obbligato, anche se servirà sollievo, ad andare a condividere la stessa sorte di coloro che compatisce. E il padre del figliol prodigo non si fece povero come lo fu quel prodigo. Lo sollevò, ma non si chinò. A; ciò che il Signore Dio ha fatto è più dell'amore di un amico, di un fratello, di un padre; è solo l'amore del marito. Perché il marito, se è degno di questo nome, sarà furbo. sono la sorte della moglie. E se ella deve soffrire delle avversità, egli le condividerà con lei. Se lei abita in una dimora meschina, lui non sarà felice di abitare altrove. Ma tutto questo non descrive forse ciò che il Signore Dio ha fatto? "Egli, benché fosse ricco, tuttavia per amor nostro divenne povero". La parola "sposato" non è una mera metafora, è l'unica spiegazione dell'Incarnazione e dell'Espiazione. La benevolenza generale di Dio, nemmeno la paternità di Dio, dirà adeguatamente perché egli si è così umiliato e ha vissuto qui "come un povero uomo mansueto sulla terra", e poi è morto per noi; ma l' essere marito di Dio, il fatto che egli dichiari quando dice: "Sono sposato con te", lo spiegherà e spiegherà tutto. Dobbiamo vivere qui, in questo mondo selvaggio, per essere provati, tentati, tribolati e alla fine morire, e dobbiamo anche resistere fino al sangue, lottando contro il peccato; e quindi anche lui - vi prese parte. Allora, se questa affermazione del testo è vera...

III NE CONSEGUONO VASTE CONSEGUENZE

1. La dimenticanza o il disprezzo di questa relazione in cui ci troviamo con Dio deve essere una totale miseria. Forse l'inferno non è mai stato così portato in alto e reso noto in tutta la sua orribile miseria qui sulla terra come per mezzo di un matrimonio in cui una parte ha perso ogni amore per l'altra. Oh, il peso del vincolo matrimoniale, allora! Che catena di ferro; Che ostacolo! Come si agita! Come va male! Come è diventato semplicemente orribile! La servitù penale a vita non è che una lieve descrizione di essa. Conoscendolo per esperienza, possa Dio liberarci tutti! Ma queste cose, ahimè, lo sono, e tra uomini e donne che hanno giurato di amarsi e di prendersi cura l'uno dell'altro "finché morte non li separi". Ma non riconosciamo così facilmente che quasi tutto il dolore di questa nostra vita è dovuto al fatto che abbiamo dimenticato o trascurato la nostra relazione con Dio. Anche questo matrimonio è un legame che non potrà mai essere reciso. E se non abbiamo amore per Dio, nessun piacere in lui, nessuna fiducia o confidenza, oh, come quel legame si irriterà, si irriterà, si irrabbierà, e così diventerà la vera "forza del peccato!" L'inquietudine, l'angoscia, i tentativi selvaggi di conquistare la felicità in modi illegali, il pungiglione della coscienza, il rimorso interiore, sono tutti spiegati dalla consapevolezza che gli uomini hanno del loro obbligo verso Dio, mentre tale obbligo viene gravemente disatteso. D'altra parte:

2. La giusta risposta all'amore di Dio verso di noi deve essere la nostra gioia profonda, indistruttibile, sempre in progresso. Vedete le prove di ciò nel ritorno del figliol prodigo: "Cominciarono ad essere allegri". Ascoltate Davide: "O Dio, tu sei il mio Dio", ecc. "Andrò all'altare di Dio, a Dio la mia immensa gioia". Ecco i martiri. Piuttosto che essere separati da Dio rinnegandolo, lascia che la vergogna, l'agonia, la perdita, la morte, possano venire su di loro. Chiedete a coloro che sanno che cos'è l'amore di Dio, se non è come diciamo noi. Quella gioia pura che una vera moglie ha nel marito che ama e venera, questo è il tipo di gioia in Dio che possiamo avere e dovremmo avere, e alla quale anche i peggiori di noi, i miserabili traviati, sono da Dio stesso implorati di tornare. Come è felice la sua protezione! Com'è certo che sarà pronto ad aiutare in ogni pericolo e in ogni emergenza! Come è libera l'effusione del cuore in amorevole fiducia! Come è sempre sicuro del suo amore!, senza dubbio offusca mai quella certezza. E come sono sicuri, anche, della sua simpatia, dei suoi saggi consigli, del suo costante sostegno! E a tutto questo Dio ci invita, sì, con questa sua parola ci ordina di rivendicarlo come nostro diritto, un diritto che riconoscerà subito. È meraviglioso; La condiscendenza e l'amore per essa sono così meravigliosi che siamo lenti a comprendere, più lenti ancora a crederci, e più lenti di tutti a rendercene conto e a gioirne. Eppure è sicuramente vero. Perciò, Signore, accresci la nostra fede; noi crediamo, ma tu aiuti la nostra incredulità. - C

15 Pastori. In Geremia 23:4, la stessa parola è resa nella Versione Autorizzata "pastori", che qui sarebbe meno aperto a fraintendimenti rispetto a "pastori", intendendo autorità civili e non spirituali. vedi Geremia 2:8 La profezia non è, naturalmente, in contraddizione con passaggi come Geremia 23:5, ma poiché la continuazione nazionale di Israele era garantita, era naturale riferirsi alle autorità civili subordinate. secondo il mio cuore; meglio, secondo la mia mente; perché qui, come anche in 1Samuele 13:14, è qualcosa di molto lontano dalla perfezione che viene attribuito ai governanti scelti. "Cuore" a volte equivale a "comprensione".

Dio provvederà pastori secondo il suo cuore

IL BISOGNO IMPLICAVA COSÌ ENFATICAMENTE CHE TALI PASTORI DOVESSERO ESSERE DATI. L'occupazione del pastore, non c'è bisogno di dirlo, è un'occupazione che ricorre continuamente nelle Scritture, sia nel senso letterale della parola che in quello figurato. E anche nell'occupazione letterale c'era, senza dubbio, spesso bisogno di uomini che potessero essere descritti come pastori secondo il cuore stesso di Dio. Ogni pastore che era fedele, osservante, coraggioso e del tutto superiore allo spirito mercenario, era fino a questo punto un pastore secondo il cuore stesso di Dio. Può darsi che tale persona non sia secondo il cuore di Dio sotto altri aspetti. Molti sono molto attenti ai bruti affidati alla loro custodia, e completamente incuranti della pastorizia delle loro anime e dei vari esseri umani che dipendono da loro e sono influenzati da loro. Passando poi alle greggi e ai pastori simbolici, nelle Scritture ci sono rappresentazioni molto patetiche del male conseguente all'infedeltà di quei governanti e provvoratori che erano stati posti a capo del popolo di Dio. Prendete un uomo come il re Achab. Non era un uomo secondo il cuore di Dio, e qual è il risultato? Uscendo contro il re di Siria, Achab, non molto speranzoso di una parola di favore, consulta Michea, il fedele profeta di Dio: "Vidi tutto Israele disperso sui colli, come pecore che non hanno pastore", il che non era solo un avvertimento di una completa sconfitta, ma un'amara accusa contro Acab che era stato completamente infedele alla sua fiducia. 1Re 22:17 C'è così tanto della natura delle pecore nel petto umano. Quanti sono stati turbati perché non c'è un pastore! Zaccaria 10:2 Ogni volta che viene pronunciata la confessione: "Tutti noi siamo smarriti come pecore", c'è un accenno di infedeltà pastorale da qualche parte. La natura pecora nel petto umano non è mai stata meglio espressa che nell'ansia del dimissionario Mosè nei confronti di un successore competente. Numeri 27:17 Il cibo deve essere fornito. Ci deve essere una guardia contro l'allontanamento ostinato dalle provviste e dalle comodità appartenenti a un membro costante del gregge. Ci sono i pericoli delle bestie feroci. 1Samuele 17:34 C'è il lavoro necessario per ritrovare ciò che è perduto. Guardate Zaccaria 11:16, dove c'è un accenno a ciò che il pastore deve fare: visitare coloro che sono sterminati, cercare i giovani, guarire gli spezzati, sopportare ciò che sta fermo. vedi anche Geremia 1:6 Ezechiele 34 Giovanni 10

II IL FATTO CHE TALI PASTORI SARANNO SICURAMENTE FORNITI. Grande è il requisito, e spesso c'è stata una grave delusione nel soddisfarlo, ma certamente può essere soddisfatto. I governanti d'Israele non erano stati tutti come Acab. Quello stesso Mosè, che era così ansioso riguardo al suo successore, era stato lui stesso sottratto alla fedele sorveglianza delle pecore di un altro uomo per liberare Israele dalle grinfie del Faraone e condurlo verso i verdi pascoli e le acque tranquille della terra promessa Esodo 3. Davide, che aveva seguito le pecore con i piccoli, senza dubbio guidandole dolcemente quando era necessario, raccogliendo gli agnelli in braccio e portandoli in seno, che aveva anche percosso il leone e l'orso, fu ora preso per pascere Giacobbe, il popolo di Dio, e Israele la sua eredità. Salmi 78:71; Isaia 40:11 Non solo era stato fedele come un pastore, ma era anche diventato sempre più consapevole della natura di pecora in se stesso, e delle esigenze simili a pecore della sua stessa vita, e così, distogliendo lo sguardo dal suo gregge verso l'alto, dice in modo meraviglioso: "Geova è il mio Pastore". Aveva dei leoni che seguivano la sua stessa anima. Salmi 7:2; 10:9; 17:12; 22:13 Coloro che sono adatti ad essere pastori secondo il cuore di Dio che, sentendo i propri bisogni, fanno di Geova il loro Pastore. È importante ricordare come Davide è dichiarato l'uomo secondo il cuore di Dio. 1Samuele 13:14; Atti 7:46; 13:22 Cantici Dio sta parlando qui attraverso Geremia, con quella fiducia che viene dall'esperienza reale dei veri e dei coraggiosi tra i suoi eletti. C'è poi la grande opera di Gesù da considerare. È molto significativo che in Geremia 23, dopo un riferimento ai pastori infedeli, ci sia una promessa di fedeli, la cui opera è esposta in modo più esplicito anche che qui; e poi Dio continua a parlare del Germoglio giusto che sarà innalzato a Davide, il Re che regnerà e prospererà ed eseguirà il giudizio e la giustizia sulla terra: egli è il Governatore che pascerà il popolo del Signore Israele; Matteo 2:6 egli è il grande Pastore delle pecore risuscitate dai morti; Ebrei 13:20 colui che è anche l'Agnello in mezzo al trono, andrà incontro a coloro che sono stati radunati dalla grande tribolazione, li nutrirà e li condurrà "alle fonti vive delle acque"; Apocalisse 7:17 ed essendo egli stesso il Grande Pastore, egli è competente a trasmettere a tutti i sotto-pastori le risorse per mezzo delle quali in ogni sapienza possono nutrire gli affamati con conoscenza e intelligenza. Se Gesù ci rende veramente giusti, allora con le labbra dei giusti potremo sfamare molti. I doveri di un pastore secondo il cuore stesso di Dio appariranno in tutta la loro grandezza a chi sta considerando il lavoro pastorale di Gesù stesso. Egli presterà attenzione a se stesso e a tutto il gregge che lo Spirito Santo gli ha fatto sorvegliare, pascolando la Chiesa di Dio che ha acquistata con il suo proprio sangue, Egli avrà il suo occhio sui lupi rapaci che entrano, non risparmiando il gregge. Egli metterà in pratica lo spirito del comandamento che Dio diede a Mosè al Sinai: "Né le greggi né le armenti pascolino davanti al monte"; Esodo 34:3 facendo del suo meglio per impedire a tutti coloro che sono sotto la sua responsabilità di scherzare sconsideratamente con le cose sante. È una grande questione essere messi in una posizione di pastorale spirituale; e tutti coloro che si trovano in tali posizioni possono ricordare con gioia che Dio darà loro tutta la forza necessaria. È un triste pensiero per il pastore negligente che così spesso sia necessario che gli stranieri si alzino in piedi e pascolino le greggi che dovrebbe pascolare, uomini che in una certa misura possono essere considerati non autorizzati. Eppure cosa si può fare? Le greggi non devono morire di fame; E come il vero medico è colui che cura la malattia, qualunque sia la sua posizione professionale, così il vero pastore è colui che nutre il gregge, e il marchio dell'intruso gli viene apposto invano. E così Dio inviterà tutto il suo popolo a fare il possibile per essere veri pastori. In un certo senso i pastori sono tanti quanto le pecore. È meglio provvedere ai bisogni profondi e imperituri degli uomini, piuttosto che ai loro piaceri passeggeri. Colui che si sforza di rendersi accettabile agli uomini osservando incessantemente i loro capricci e pregiudizi è molto simile al figliol prodigo che non trovava nulla di meglio da fare che pascere i porci. È volontà di Dio che pasciamo le pecore.-Y

16 Quando sarete moltiplicati; una caratteristica comune nelle immagini degli ultimi giorni. Geremia 23:3 Ezechiele 36:11 Osea 2:1 Non diranno più: "L'arca dell'alleanza del Signore". Una definizione del periodo messianico dal suo lato negativo: l'arca non sarà più il centro del culto religioso. Dobbiamo ricordare che l'arca è rappresentata nella Legge come il trono di Geova, che fu "intronizzato sui cherubini" sul coperchio dell'arca. È in virtù di questa presenza sacramentale che il tempio è chiamato le "dimore" di Geova. Ad esempio, Salmi 46:4 84:1 -- , dove la Versione Autorizzata ha erroneamente "tabernacoli" Ora, nel periodo messianico, la coscienza della presenza di Geova doveva essere così estesamente diffusa, in ogni caso nel centro del regno di Dio, la città santa, che l'arca non sarebbe più stata pensata; sarebbe stata, se non distrutta (sappiamo, infatti, che l'arca fu distrutta in qualche modo non registrato), ma almeno divennero del tutto irrilevanti. Gerusalemme sarebbe allora naturalmente succeduta al titolo di "trono di Geova". applicato al tempio Geremia 14:12 Né mi verrà in mente. La stessa frase è usata per il vecchio cielo e la vecchia terra in paragone con i nuovi. Isaia 65:17 Nelle clausole conclusive, "visitare" dovrebbe piuttosto essere "mancare" e "ciò che sia fatto" dovrebbe essere "[cioè l'arca] sia fatto". Sull'intero argomento delle descrizioni profetiche del culto del periodo messianico - descrizioni che spesso hanno in ogni caso un'apparenza superficiale di incoerenza, vedi le luminose osservazioni del professor Riehm, "Messianic Prophecy", pp. 161-163. Atti allo stesso tempo, dobbiamo essere estremamente cauti fino a che punto ammettiamo che le profezie dell'Antico Testamento degli ultimi giorni abbiano ricevuto un completo adempimento nella Chiesa cristiana, considerando quanto quest'ultima sia lontana dall'ideale realizzabile, e anche l'importanza attribuita nel Nuovo Testamento così come nell'Antico alla continuazione di Israele come nazione

Vers. 16-18. - Le benedizioni della redenzione

Le benedizioni che sono qui descritte in seguito alla restaurazione di Israele sono in parte nazionali e materiali nella forma, ma contengono, nel loro cuore, quegli elementi spirituali profondi delle idee messianiche che costituiscono le benedizioni della redenzione. Si notino le caratteristiche principali di questi:

I LE CARATTERISTICHE NEGATIVE DELLE BENEDIZIONI DELLA REDENZIONE

1. Libertà dalla vecchia vita del peccato. "E non cammineranno più dietro alla caparbietà dei loro cuori malvagi". Ciò implica

(1) che la vittoria del peccato è di per sé un bene per il popolo di Dio, e non semplicemente un mezzo doloroso e di abnegazione per assicurare qualche altro bene; e

(2) che questa conquista deve essere completa e definitiva. Per quanto gravi siano stati i successivi fallimenti degli Ebrei dopo la cattività, essi furono guariti per sempre dai loro vecchi peccati di idolatria e di partecipazione ai riti immorali e crudeli delle religioni dei loro vicini. Per quanto molti siano i difetti e le cadute del cristiano, questi non eguagliano il male della sua vecchia vita

2. Un cambiamento rispetto alle vecchie abitudini della religione. Gli ebrei non avranno più l'arca, la sede di una presenza divina localizzata, e non vorranno questo. Non potremo mai recuperare esattamente il passato. Il paradiso non può essere riconquistato. La nuova Gerusalemme non sarà come il vecchio giardino di Eden. Il cristiano ristabilito non può tornare all'innocenza primitiva dell'infanzia. Ma non deve rimpiangere del tutto questa impossibilità. All'innocenza dell'infanzia si associavano la sua ignoranza, la sua debolezza, le sue restrizioni. Con la redenzione arriva una vita nuova e più grande. L'arca è perduta; ma questo non deve essere rimpianto poiché con esso sono scomparse anche le limitazioni e le condizioni materiali delle visite divine

II LE CARATTERISTICHE POSITIVE DELLE BENEDIZIONI DELLA REDENZIONE

1. Il godimento della piena presenza di Dio. Il trono di Dio non sarà più il propiziatorio dell'arca:

(1) confinato in un piccolo santuario;

(2) separare il religioso dal secolare;

(3) Nascosto allo sguardo comune degli uomini

Tutta Gerusalemme sarà il trono di Dio. Dio abiterà in mezzo al suo popolo, rivelato a tutti, consacrando le cose della vita quotidiana. Zaccaria 14:20

2. La glorificazione di Dio sulla terra attraverso lo strumento del suo popolo. "Tutte le nazioni saranno radunate", ecc. Il popolo di Dio è onorato essendo il mezzo per attirare altri a lui. Così sono "una città posta su un monte". Matteo 5:14 Le benedizioni del vangelo in Cristo sono offerte al mondo. La gloria del Salvatore e la gioia del suo popolo saranno completate dall'accettazione di esse da parte di tutte le nazioni

3. Amore fraterno. L'antica inimicizia tra Israele e Giuda cesserà. Isaia 11:12,13 Cristo è il Principe della pace. Il suo avvento preparò la via per la pace sulla terra. Man mano che il suo regno si espande, la pace deve estendersi anche al mondo travagliato. Fin d'ora il singolo cristiano deve provare gioia nell'esercitare lo spirito pacifico e nel praticare l'amore fraterno. Ebrei 13:1

III LE CONDIZIONI PER RICEVERE LE BENEDIZIONI DELLA REDENZIONE

1. Ritorna a Dio pentito. Questo è implicito nei versetti precedenti. Il pentimento precede la restaurazione

2. Moltiplicazione dei numeri. Queste benedizioni sarebbero arrivate dopo che il popolo si fosse "moltiplicato e moltiplicato". Non possiamo aspettarci la piena benedizione cristiana fino a quando la Chiesa non sarà cresciuta in gran parte in numero. Dio ha benedizioni speciali per la sua Chiesa. Lo Spirito Santo venne a Pentecoste, quando tutta la Chiesa fu riunita. Atti 2:1 Questi privilegi del cristianesimo sono di tale natura che non vengono diminuiti dalla distribuzione, ma quanto più sono dispersi, tanto più diventano preziosi per ogni individuo che ne gode

3. Un momento adatto. Queste benedizioni non furono godute subito. Per alcuni aspettiamo ancora. "Il regno dei cieli è simile a un granello di senape". La sua crescita è graduale; così è anche il godimento delle sue benedizioni

La sostituzione dell'arca

Insieme alle denunce e alle dolorose descrizioni che Geova ha messo in bocca al profeta, comincia ora a mescolarsi un grazioso elemento evangelico. Le condanne più severe di Dio hanno lo scopo di spianare la strada al ritorno, al pentimento, alla riconciliazione e alla ricezione di doni ancora più abbondanti di prima. Israele è stato disperso in lungo e in largo, ma disperso solo per essere riunito. Benché ce ne siano solo uno in una città e due in una nazione, Dio scoprirà gli isolati e li ricondurrà a sé. Allora, con i pastori secondo il cuore di Dio, che cosa può esserci se non l'aumento e la moltiplicazione del gregge di Dio? E poi arriva quella che evidentemente deve essere considerata come una grande benedizione, anche se all'inizio sembra indicare un'altra triste apostasia e l'oblio di uno dei tesori più santi e preziosi del passato. L'arca dell'alleanza, con le tavole della Legge depositate all'interno, era il centro stesso delle associazioni religiose alla nazione. Ma ora non si deve più parlare di Dio, anzi, confida che il ricordo di ciò sarebbe svanito. Leggendo un versetto come questo, come si fa sentire l'importanza del tempo come elemento necessario alla retta comprensione delle cose! Parole come queste pronunciate da Israele in una data precedente sarebbero state un pessimo segno, ma pronunciate nel momento in cui tutto era maturo per loro, diventano altrettanto un segno di bene. L'arca del patto, l'arca letterale con le tavole di pietra letterali, non poteva essere un'istituzione permanente. Per secoli era stata santa, santa non solo a parole, ma anche con le opere. Considerate come Dio lo onorò, quando per un certo tempo fu alloggiato in Filistea; considerate le calamità che si abbatterono sugli uomini di Bet-Semes e su Uzzia, per il loro sconsiderato uso dell'arca. Accaddero così molte cose che indussero l'israelita molto attento a come lo trattò. Davide e Salomone, in particolare, erano molto solleciti nell'onorare l'arca al massimo delle loro forze. Questo si vede non solo nel portare l'arca nella città di Davide, e nel metterla nel tempio da parte di Salomone, ma forse anche di più nella condotta di Salomone ad Ebiatar, quando Abiatar fu implicato nell'offesa di Adonia. Salomone risparmiò l'uomo che altrimenti avrebbe ucciso, perché aveva portato l'arca del Signore Dio davanti a Davide. 1Re 2:26 Ma non c'è dubbio che, a mano a mano che la generazione si susseguiva, il sentimento generale si mescolava così tanto con la superstizione da fare più male che bene. Il popolo aveva detto: «L'arca dell'alleanza del Signore», ma le loro parole non erano servite a molto. L'arca era stata ricordata, ma la scritta sulle pietre all'interno era stata dimenticata. Più a lungo rimaneva come oggetto centrale di un rituale unico, più diventava un simbolo di separazione dalle altre nazioni. Ciò che era stato dato in modo che un insieme di pensieri fosse associato ad esso, pensieri che aiutavano a rendere puri, riverenti e vigilanti, aveva finito per avere un altro insieme di pensieri associati ad esso. E così sia l'oggetto stesso sembra essere svanito, sia allo stesso tempo il suo dominio sia cessato. È sicuramente una cosa molto notevole che in tutti i libri di Esdra e Neemia non ci sia alcun riferimento all'arca. Sono menzionati gli arredi della casa di Dio, fu eretto un altare e furono fatte offerte, e a suo tempo fu costruito un tempio; ma non c'è parola dell'arca. Il suo lavoro era compiuto, e non ci è stato detto che cosa ne sia stato. Sappiamo che il serpente di bronzo fu dichiarato Nehushtan, ma Dio riesce a ritirare l'arca in completo silenzio. Cantici, è vero che... "Dio si adempie in molti modi, affinché nessuna buona usanza corrompa il mondo".- Y

OMELIE DI A.F. MUIR versetto 16.- Soppressione delle ordinanze e delle istituzioni religiose esterne

Ciò è dovuto alla natura necessariamente temporanea di questi, e alla spiritualità a cui sono destinati a servire, e che successivamente possono ostacolare

LA VERA ADORAZIONE DI DIO È SPIRITUALE. Non è per inchinarci davanti a un altare o a un'arca che Dio ci chiama al suo tempio, ma per vedersi faccia a faccia, per scoprire il nostro bisogno di lui e per rallegrarci della sua presenza. Né questa comunione deve essere occasionale o intermittente, l'intera vita deve essere influenzata da influenze spirituali. Una vera vita può così diventare adorazione e "faticare quotidianamente nel servizio del tempio". Questo nasce dalla natura di Dio. "Dio è Spirito, e quelli che lo adorano lo adoreranno in spirito e verità"

I SIMBOLI PIÙ SACRI SONO UTILI SOLO IN QUANTO AIUTANO A QUESTO, E QUANDO VENGONO RAGGIUNTI NON SONO PIÙ NECESSARI. Questo può essere detto non solo degli arredi esterni delle chiese, dei riti di culto, ecc., ma anche delle parole e delle dottrine stesse, che non sono altro che rappresentazioni imperfette della gloria divina. Quando l'edificio è terminato, l'impalcatura viene rimossa. Il fine ultimo dell'educazione non è quello di caricare la mente di conoscenze morte, ma di farla cultura e rafforzarla. L'insegnamento cerimoniale e dottrinale ha lo scopo di condurre gli uomini all'esperienza personale di Dio e alla comunione con lui. Quando questo viene raggiunto, cadono in secondo piano

III CHE IL CULTO RITUALE LASCI IL POSTO A QUELLO SPIRITUALE È CHIARAMENTE PROMESSO

1. Un incentivo all'uso spirituale dei riti

2. Una garanzia del favore e dell'amore divini

3. Una promessa di Cristo e la comunione attraverso di lui.-M

17 La gloria spirituale di Gerusalemme. Con la descrizione di Geremia, in comp. quella di Ezechiele, "Il nome della città da quel giorno sarà: "Il Signore è là". Ezechiele 48:35 Questo ci dà l'aspetto positivo del periodo messianico (cfr. su Versetto 16). Gerusalemme sarà il centro spirituale dell'universo, perché è pervasa dalla presenza dell'Altissimo. Isaia 4:5 Possiamo spiegare con il Dr. Payne Smith: "Gerusalemme, cioè la Chiesa Cristiana?" Solo se si tiene ben presente il carattere provvisorio della Chiesa esistente. Tutte le nazioni; cioè tutti tranne il popolo eletto. La parola per "nazioni" (goyim) è quella spesso resa "pagano". Al nome; o, a causa del nome, cioè perché Geova ha rivelato il suo nome a Gerusalemme. La frase ricorre di nuovo con un commento in Giosuè 9:9 : "I tuoi servi sono venuti a causa del nome di Geova tuo Dio, perché abbiamo udito la fama di lui e tutto ciò che ha fatto in Egitto". Ma non dobbiamo supporre che "nome" equivalga a "rivelazione"; piuttosto, c'è qui un'ellissi: "a causa del nome" equivale a "a causa della rivelazione del nome", o meglio ancora, "... del Nome". Il "Nome di Geova" è infatti un'ipostasi distinta nell'Essere Divino; non una mera personificazione degli attributi Divini (come amano dire i commentatori), ma (in senso teologico) una Persona. L'espressione "Nome di questo o quel Dio" è comune all'ebraico con la religione fenicia. Nella famosa iscrizione di Eshmunazar, Re di Sidone, Ashtoreth è chiamato "Nome di Baal"; e a qualunque nome proprio possa essere attribuito il termine religioso Nome, significa un'esistenza personale nella natura Divina, specialmente in relazione al mondo dell'umanità; o, per usare il linguaggio di Hengstenberg, il ponte tra quest'ultimo e le altezze trascendenti di Dio così com'è in se stesso. In breve, il Nome di Geova è praticamente identico al Logos di San Giovanni, o alla seconda Persona della Trinità benedetta. Da qui il linguaggio personale usato di tanto in tanto di questo Nome nell'Antico Testamento, ad esempio Isaia 30:27, "Il Nome dell'Eterno viene da lontano... le sue labbra sono piene di indignazione; " Isaia 26:8, "Il desiderio dell'anima nostra era per il tuo nome; " Isaia 59:19, "Cantici temono il Nome di Geova dall'occidente, e la sua gloria dal levante del sole." Comp. Proverbi 18:10 ; Gli uomini non corrono per sicurezza a un'idea astratta. Né tutte le nazioni degli ultimi giorni ricorreranno in futuro a una Gerusalemme localizzata o a una Gerusalemme spiritualmente diffusa, per soddisfare una raffinata curiosità intellettuale. Né cammineranno, ecc.; cioè gli Israeliti degli ultimi giorni; non le "nazioni" menzionate prima (come Hengstenberg). La frase ricorre otto volte in Geremia, ed è sempre usata per gli Israeliti. La parola tradotta "immaginazione" è peculiare (sheri-ruth). Come ha sottolineato Hengstenberg, si verifica indipendentemente solo in un singolo passaggio; Deuteronomio 29:18 poiché in Salmi 81:13 è chiaramente derivato, non dalla lingua viva, da cui era scomparso, ma da quello scritto. (La stretta affinità fraseologica tra i libri del Deuteronomio e quello di Geremia è già stata indicata). La traduzione della Versione Autorizzata, che è sostenuta dalla Settanta, dal Peshito, dal Targum, è certamente sbagliata; la Vulgata ha pravitatum; Il significato etimologico è "testardaggine". L'errore delle versioni potrebbe forse essere sorto da un'inferenza errata di Salmi 81:13, dove si trova in parallelismo con "i loro consigli".

Il radunamento delle nazioni al trono di Geova

I IL NUOVO PERSONAGGIO IN CUI APPARE GERUSALEMME. Non si deve più considerare semplicemente come il centro dell'affetto e della devozione israelita, la città dove fu il palazzo di un re umano, e il tempio di Geova come la divinità peculiare d'Israele. Non deve più essere il luogo di un culto particolare. D'ora in poi il suo carattere sarà molto più glorioso, in cui Israele non perderà nulla, anzi guadagnerà, ricordando ciò che è stato in grado di contribuire al raggiungimento di tale fine. Gerusalemme, che era stata associata a ogni sorta di abomini idolatri, deve prima di tutto essere desolata e umiliata, estinta, qualunque orgoglio e gloria umana vi fosse in essa; E allora verrà la vera gloria. La città sarà il trono di Geova, il trono di colui che è Dio al di sopra di tutti gli dèi e Re al di sopra di tutti i re. E quando gli uomini riconoscono l'autorità di un re, il suo trono è il luogo in cui devono venire. Quindi a Geova, seduto sul suo trono, tutte le nazioni devono essere radunate; Abbandonando gli idoli nazionali e gli ideali nazionali, tutto ciò che è locale, ristretto e auto-originato svanirà. L'arca del patto passa, e le tavole di pietra divengono inutili, poiché dal suo trono Geova trarrà i mezzi per cui potrà scrivere sulle tavole carnali di ogni cuore umano i due grandi princìpi: "Ama Dio e ama il tuo prossimo".

II Come si deve realizzare IL RADUNO. Com'è chiaro che, passando l'Arca dell'Alleanza, anche la mera Gerusalemme locale e terrestre deve cessare di avere un valore particolare! La rimozione dell'Arca dell'Alleanza è in realtà la rimozione di tutto nella via della dipendenza che è meramente visibile e materiale. È chiaro che il radunamento a Gerusalemme non può significare un vero e proprio viaggio da tutte le parti della superficie terrestre. Non che la semplice Gerusalemme locale possa diventare come un luogo comune della terra. Dopo che questi desolatori del nord, di cui Geremia parlava così spesso, ne ebbero finito, fu ricostruita, e a tempo debito divenne la scena di grandi atti di redenzione spirituale che influenzarono profondamente ogni figlio dell'uomo. Il pensiero delle scene locali in cui Cristo morì, risuscitò e ascese alla gloria, può aiutare ogni peccatore nel suo approccio credente al suo Salvatore. Coloro che si radunano a Gerusalemme vi si radunano in virtù della forza che c'è in ogni cuore credente. Innumerevoli pellegrini, con intenti di pietà, si sono recati in pellegrinaggio a Gerusalemme, facendo faticose penitenze lungo la strada, solo per scoprire alla fine che stavano camminando secondo le fantasie dei loro cuori malvagi. Può essere di grande valore un viaggio in Terra Santa, se solo coloro che vi si recano hanno prima di tutto avuto la mente aperta per comprendere l'opera che colui che è morto a Gerusalemme ha fatto per loro; altrimenti i loro viaggi, qualunque sia la gioia e l'interesse umano di loro, non possono che aumentare la loro successiva condanna. Andare a Gerusalemme spiritualmente è la cosa più grande. La Gerusalemme del nostro viaggio si trova nelle pagine del Nuovo Testamento piuttosto che in Palestina. È mentre leggiamo i Vangeli che sentiamo come Gerusalemme sia davvero il trono di Geova in questo senso, che lì, attraverso suo Figlio Gesù, egli manifestò giustizia, potenza e amore, tutti i gloriosi attributi del suo regno eterno. Le transazioni a Gerusalemme sono incomparabili. Nessuna transazione in una nazione, per quanto possa influenzare la carriera di quella nazione, può competere con le transazioni di Gerusalemme. L'inglese in quanto inglese può sentire la sua profonda preoccupazione per la Magna Charta e la Carta dei Diritti. L'americano in quanto americano pensa a Filadelfia e alla Dichiarazione di Indipendenza. Il in quanto ricorda Lincoln e il proclama che ha dato la libertà agli schiavi. Ma sotto il naturale, il particolare, il meramente terrestre, c'è un altro uomo, l'uomo che deve pensare al peccato dentro di sé, e alla morte e all'eternità davanti a lui. Un tale uomo, se pensa correttamente, sentirà che è verso Gerusalemme che le sue considerazioni più sincere dovrebbero raccogliersi. Tutti coloro che veramente meditano sulle grandi questioni della vita devono radunarsi lì, e da lì nella fede i loro pensieri ascenderanno alla vera, celeste, eterna Gerusalemme.

18 La riunione delle parti separate della nazione. comp. Ezechiele 37:16,17; Osea 1:11; Isaia 11:12,13 Osserva, Israele si converte per primo, poi Giuda. Questo dettaglio nella profezia non deve essere insistito. Non che la forza di una profezia debba essere elusa, ma che in questo caso la forma dell'affermazione è così chiaramente condizionata dall'abbondante simpatia del profeta per le dieci tribù. Questi erano stati così a lungo a languire in cattività che avevano bisogno di una premessa speciale. La forma della promessa è fantasiosa; questo sembra chiaramente derivare dal fatto che in nessun altro passo , eccetto, in verità, Geremia 31:9 c'è un riferimento al primato spirituale di Etihraim nella nazione restaurata. Fuori dalla terra del nord; cioè Assiria e Geremia 1:14 Babilonia. La Settanta inserisce, "e da tutti i paesi", in accordo con Geremia 16:15; 23:3; 32:37. Naturalmente non sarebbe un'affermazione corretta che gli esiliati di Giuda fossero confinati nel "paese del nord". Questo è un buon esempio della tendenza integrativa della Settanta, sebbene sia possibile, e persino probabile, che il testo ebraico abbia sofferto in misura minore della stessa tendenza da parte dei copisti successivi

19 Le parole conclusive dell'ultimo versetto hanno svoltato la corrente del pensiero del profeta. "Ai vostri padri". Sì; Come fu luminosa la prospettiva quando quell'ideale di Israele fu inquadrato nei consigli divini! Accomodamento condiscendente ai modi di pensare umani; Ma ho detto che non riesce a rappresentare la relazione di questo versetto con il precedente. Rendere, in effetti avevo detto, e continuare, Come farò, ecc. Mettiti in mezzo ai bambini. Questa è una traduzione molto comune, ma di dubbia correttezza. Essa presume che, dal punto di vista adottato (sotto la guida divina) nelle profezie di Geremia, le varie nazioni pagane fossero in relazione di figli con Geova. Questo è molto improbabile; infatti, anche Esodo 4:22 non favorisce realmente la dottrina della paternità universale di Dio nel senso più pieno della parola. Inoltre, il pronome reso "te" è al femminile, il che indica che il profeta ha ancora in mente l'immagine di Israele come sposa di Geova. Sarebbe senz'altro assurdo affermare che Geova mettesse la sua sposa fra i bambini! Rendi, dunque, come ti troverò con i figli? confrontando, per l'uso del verbo ebraico, 1Samuele 2:8, e per quello della preposizione, Isaia 54:11. È, infatti, la figura familiare con cui una famiglia o una nazione è paragonata a un edificio ("casa di Abramo", "di Israele"). Il proposito di Geova era stato quello di fare del seme di Abraamo la polvere della terra. Genesi 13:16 -- Invece , gli esiliati restaurati sarebbero stati pochi e deboli in proporzione, così che la Chiesa ebraica del primo periodo di restaurazione è rappresentata mentre si lamentava: "Non abbiamo fatto la salvezza del paese, né sono stati prodotti gli abitanti del mondo". Isaia 26:18 Ci voleva una speciale promessa divina per superare questa grave difficoltà. Un bel ... piuttosto, un'eredità la più gloriosa tra le nazioni. Cantici in Ezechiele Ezechiele 20:6,15 La Palestina è descritta come "la gloria di tutti i paesi". La mancanza di irrigazione e la denudazione della terra hanno senza dubbio diminuito molto la bellezza naturale e la fertilità della Palestina; ma dovunque si presta moderata cura al terreno, quanto bene lo ricompensa! Tu mi chiamerai ... Non ti convertirai, anzi mi chiamerai... non si volgerà. È la continuazione dell'ideale che Geova aveva dato a Israele. In risposta ai suoi doni amorevoli, Israele lo avrebbe sicuramente riconosciuto come suo Padre e gli avrebbe dedicato tutte le sue energie in volontaria obbedienza. Padre è qui usato non nel senso spirituale e individualizzante del Nuovo Testamento, ma in un senso tale che un membro di una famiglia israelita primitiva, in cui la pairia potestas era pienamente realizzata, poteva realizzare. Il primo esempio dell'uso individualizzante del termine è in Ecclesiaste 23:1-4. Per l'uso dell'Antico Testamento, comp. Isaia 1:2 63:16 Esodo 4:22 Osea 11:1

La grande difficoltà superata

"Come farò", ecc.? Per questo versetto è stata proposta una traduzione diversa, ma nella misura in cui il significato generale e lo spirito della profezia sono mantenuti nella nostra traduzione comune, preferiamo attenerci ad essa. Cantici leggerà, il versetto ci porta davanti...

IL PROPOSITO MISERICORDIOSO DELL'AMORE DI DIO VERSO GLI UOMINI PECCATORI. Li metteva tra i bambini", ecc. Pensate a cosa comporta. Immaginiamoci la sorte dei figli nell'homo di un padre ricco, affettuoso, saggio e pio. Quale condizione più bella, più invidiabile, si può concepire? Che libertà da ogni preoccupazione! Quali rapporti sfrenati, fiduciosi e amorevoli tra i figli e il loro padre! Quale salutare sviluppo e direzione del carattere e dell'indole! Come riparato; quanto sicuro; Com'è felice la costante consapevolezza dell'amore del loro Padre! Come non può che essere piena di ogni bene la loro posizione! Ma la sorte più luminosa e più bella che sia mai toccata a un bambino in una casa terrena non riesce a stabilire pienamente ciò che deve essere posto tra i figli di Dio, ed essere annoverato tra i suoi figli e le sue figlie. Beati costoro davvero; Quanto sia benedetto nessuno, se non coloro che sono così "posti fra i figli", può saperlo pienamente. Ma questo era il proposito misericordioso di Dio verso l'uomo, niente di meno che questo. Ci ha creati proprio per questo scopo, con questo stesso intento. Ed è la ragione e il motivo della creazione di ogni bambino appena nato. Per questo ogni anima umana è dotata di facoltà che possono trovare il loro completo esercizio e godimento solo tra i figli di Dio: "Dio ci ha fatti per sé, e i nostri cuori non hanno riposo finché non trovano riposo in lui". Ma il verso, con la sua stessa forma, indica:

II IL TERRIBILE OSTACOLO E L'OSTACOLO A QUEL GRAZIOSO PROPOSITO CHE HA AVUTO LUOGO. "Come ti metterò", ecc.? denotando chiaramente che c'è qualche ostacolo gigantesco sulla strada. Nel caso di Israele, le parti precedenti di questa profezia mostrano chiaramente di cosa si trattava. Ma è altrettanto vero per tutti noi. E questo terribile ostacolo all'attuazione da parte di Dio dei suoi propositi di grazia verso di noi consiste non tanto in ciò che abbiamo fatto quanto in ciò che siamo. Il cuore dell'uomo non è retto agli occhi di Dio e, finché è così, Dio non può metterci tra i suoi figli. Le trasgressioni e le offese non sono che i sintomi del male più mortale che si nasconde all'interno, non il male stesso. Consiste nello stato del cuore verso Dio che, ahimè! caratterizza tutti noi, fino a quando non ci sarà dato il cuore nuovo e lo spirito giusto. Che cosa diremmo se verso noi stessi come genitori i nostri figli si ordinassero come noi verso Dio? sebbene ci rallegreremmo se ci parlassero, tuttavia manteniamo sempre un cupo silenzio; nei loro cuori ci detestano e si risentono dell'espressione della nostra volontà; ci disobbediscono con il minimo pretesto e scelgono come amici quelli che sanno bene essere i nostri nemici. Se un genitore era così infelice da avere un figlio o una figlia del genere, come poteva metterlo tra gli altri suoi figli che lo amavano come si conviene ai bambini? E che questo sia il caso tra l'uomo non rinnovato e Dio, lo testimonino la coscienza e le opere, le parole e i modi degli uomini. Stando così le cose, come possiamo "meravigliarci" che il nostro Signore abbia detto: "Dovete nascere di nuovo?" Ma ci viene mostrato anche...

III QUESTA DIFFICOLTÀ, PER QUANTO VASTA, TRIONFALMENTE SUPERATA. Nell'ultima parte del versetto e nelle confessioni del ventiduesimo e dei successivi versetti è chiaro che è avvenuto un grande cambiamento. Il cuore ribelle se n'è andato, il cuore del bambino è arrivato al suo posto. Nel frattempo si ode l'anima empia peccatrice invocare Dio come "Padre mio", e nella condotta quotidiana non si trova a non allontanarsi da lui. Che cambiamento! Non c'è da meravigliarsi che gli emblemi della Scrittura siano tutti tratti dai contrasti più vividi e intensi che l'esperienza fornisce o la mente può concepire: la vita e la morte, l'oscurità e la luce, il rosso cremisi e il candore della neve, lebbroso e puro; come uno posseduto dal diavolo, e come uno calmo, sobrio e sano di mente; -Questi sono alcuni di loro. Ma la vista di un cambiamento così grande porta necessariamente a chiedersi come sia avvenuto. Quindi nota:

IV I MEZZI CON CUI CIÒ È STATO REALIZZATO. Questi erano, come sempre, la manifestazione dell'amore di Dio. In Cristo Dio è venuto a cercare e a salvare i suoi figli che si sono perduti. Ma essi, invece di accogliere il Cristo di Dio, lo crocifissero e lo uccisero. Quel cuore ribelle e alienato che è comune a tutti noi ha commesso questo orribile crimine. Ma è quando per mezzo dello Spirito Santo gli uomini sono condotti a vedere ciò che hanno clonato a colui che li ha tanto amati da venire dal cielo per salvarli, si produce quella convinzione di peccato, quel pentimento profondo e genuino, quel senso del suo amore infinito, e quella conseguente completa fiducia in lui, tutti elementi che sono gli elementi stessi di quel cuore di un caro bambino che chiama Dio "Padre mio" e che non si allontanerà da lui. Ho letto di uno che fu per sempre riscattato dal peccato mortale dell'ubriachezza dalla profonda angoscia del cuore che provò quando scoprì che un giorno, mentre era stato brutalizzato dall'alcol, aveva picchiato a terra la sua cara bambina e l'aveva ferita con una ferita la cui cicatrice non avrebbe mai perso; e che l'aveva fatto mentre lei cercava amorevolmente di condurlo lontano dal luogo e dal popolo che lo tentava alla sua rovina. Quando tornò in sé e seppe ciò che aveva fatto, il suo orrore e il suo rimorso non avevano limiti. "La bevanda! Sì, era tutta roba!» esclamò quando, anni dopo, raccontò la storia. "Potrei mai toccarlo di nuovo? Tenni il dito sulla fronte della cameriera, alzai il viso al cielo e giurai che non avrei mai più toccato quella cosa omicida finché fossi vissuta, e con il cuore spezzato pregai il Signore di aiutarmi". Questa ben nota storia serve a illustrare come, in questa grande questione della restaurazione dell'uomo a Dio, colui che una volta era un ribelle senza Dio si riempie di un altro cuore, e Dio può, se vuole , metterlo tra i figli. Infatti, quando vedrò chiaramente le ferite che nel mio folle peccato ho inflitto a colui che ha cercato di salvarmi, e che mi ama teneramente nonostante tutto ciò che ho fatto, la vista della sua croce e di quelle piaghe riempirà la mia anima di un tale odio per il peccato e l'amore per Dio che non sono più quello che ero; Sono nato di nuovo, sono passato dalla morte alla vita. Sì, è la vista dell'amore di Dio in Cristo che trasforma il peccatore nel figlio di Dio, e gli guadagna un posto tra i figli di Dio. Con quale fervore, dunque, possiamo pregare lo Spirito benedetto di compiere la sua opera in noi e per noi e per tutti gli uomini!

"Mettilo in mezzo ai bambini".

Una promessa profondamente e teneramente evangelica. Israele e Giuda avevano perso questa posizione perché avevano infranto il patto. Ma l'amore di Dio che perdona è mostrato nella sua dichiarazione che dovrebbero essere ristabiliti. La forza della frase è ben spiegata come quella di "elargire una ricca benedizione paterna", o di restituire ai diritti e ai privilegi dell'eredità

IO , IL PECCATORE, HO PERSO LA SUA POSIZIONE NELLA FAMIGLIA DI DIO. In tutta la Scrittura questa relazione è mostrata come dipendente da un accordo e da un obbligo reciproco. Il patto è l'atto di proprietà dell'eredità dei figli di Dio. La rottura di questo da parte del peccatore distrugge la sua pretesa e la sua posizione. Nella parabola del figliol prodigo abbiamo la consapevolezza di ciò da parte del trasgressore splendidamente descritto: "Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". L'armonia morale tra l'anima dell'uomo e Dio è l'essenza della relazione filiale. Una posizione persa; una possibilità che abbiamo distrutto con il nostro stesso atto. D'ora in poi il peccatore è un orfano spirituale, o un "figlio di Satana". Non c'è alcun diritto su Dio se non a condizione di una rinnovata obbedienza. Egli è soggetto all'ira dell'amore ferito e dell'onore oltraggiato di Dio

II LA RIADOZIONE È LA GARANZIA DI TUTTE LE BENEDIZIONI PIÙ ALTE. Solo i figli di Dio sono eredi di Dio; Se, quindi, vogliamo godere dei privilegi e delle benedizioni della Sua casa, dobbiamo essere reintegrati in ciò che abbiamo perduto. Ma questo è possibile solo con il pentimento e la fede. Ci viene assicurato qui e altrove che il peccatore può riguadagnare questo titolo e questa relazione senza diminuire la dignità, il privilegio e l'affetto. Una volta che questo è avvenuto, non c'è più ostacolo all'effusione della più ricca benedizione di Dio. Come suoi figli, come coloro che sono mossi dal suo amore e governati dal suo Spirito, c'è ampia certezza che le sue benedizioni non saranno abusate. Una santa fiducia e comunione sono stabilite, e il vero fine dell'essere è ancora una volta assicurato

III QUESTO È UN ATTO DELLA GRAZIA GRATUITA DI DIO. L'iniziativa non è del peccatore. Da colui che ha offeso vengono aperture di misericordia. Non c'è nulla che costringa Dio a fare le lavoratrici. Egli è perfettamente libero, e qualsiasi obbligo in cui entra è sigillato solo dalle sue promesse volontarie. Ci sono anche abbondanti prove di una soddisfazione e di una gioia divina nell'esercizio dell'amore che perdona. Si parla di un compimento a lungo sperato e lieto. Il "Abbà, Padre!" del ristabilito è musica nel cuore di Dio. Questa è l'unica vera gioia: la gioia della riconciliazione. Chi può dubitare della sua accoglienza con assicurazioni come queste? Dio non vuole che alcuno perisca, ma che tutti vengano a lui e vivano.

20 Certamente. La parola acquista un senso avverso dal contesto, come in Isaia 53:4, ed è praticamente equivalente a "ma sicuramente". Da suo marito; letteralmente, dal suo amico o compagno. La scelta della parola sembra indicare il vuoto interiore della vita coniugale. La donna vede nel marito solo il compagno, dietro il quale può seguire le proprie inclinazioni

Ver. 20-Geremia 4:2.-) La via di restaurazione di Dio; o, le esperienze di un giovane convertito

Nel versetto 19 ci abbiamo dato l'espressione della perplessità divina riguardo all'Israele perduto: "Come ti porrò tra i figli", ecc.? Ma prima che il versetto si chiuda, vediamo il problema risolto, l'apparente impossibilità compiuta, perché il perduto è ritrovato, e colui che era morto è di nuovo vivo. Il ribelle Israele è diventato l'amorevole bambino obbediente. E ora in questi versetti (20-Geremia 4:2 ci sembra di avere un racconto dell'esperienza del ristabilito, un'esposizione di come Dio lo aveva trattato. È dato sotto forma di dialogo tra Dio e Israele, ed è una descrizione accurata del processo divino di restaurazione

20 ) Dio addebita all'Israele perduto un peccato grande e grave. Egli paragona il torto che ha subito per mano di Israele al torto più grave che un uomo possa subire, e a quello che di tutti gli altri un uomo risente di più. L'accusa è terribile. Così aspramente e severamente Dio tratta l'anima che vorrebbe salvare. Egli non sorvola, né attenua, né in alcun modo sminuisce il nostro peccato, come siamo inclini a fare noi; ma ce lo mostra così chiaramente che la sua vista è quasi più di quanto il cuore possa sopportare

II QUESTA CONVINZIONE DI PECCATO È SEGUITA DA UN PROFONDO PENTIMENTO. versetto 21) Israele è rappresentato mentre vede il suo peccato, e poi dagli altissimi luoghi che hanno assistito alla sua colpa si ode il suo pianto e la sua supplica. L'anima che non ha mai conosciuto l'intelligenza e il dolore della convinzione di peccato non si rivolgerà mai seriamente al Grande Medico per la guarigione di cui c'è bisogno

III SEGUE L'ANNUNCIO DELLA MISERICORDIA. versetto 22, "Tornate, figli apostati, io guarirò le vostre apostasia". Proprio come alle orecchie rapite della penitente che piangeva ai piedi del Salvatore, giunse il suono benedetto della sua parola di perdono, che la rassicurava che i suoi peccati erano stati perdonati e che poteva andarsene in pace, così qui Dio è rappresentato mentre dichiara la sua misericordia all'Israele che piange e supplica. E il cuore che il Signore ha trattato sa che le cose stanno così. Una voce non udibile, ma reale, si ode nell'anima, assicurando al contrito il perdono di cui ha bisogno e che brama

IV IN UN TALE CUORE SEGUE UNA PRONTA CREDENZA, L'ACCETTAZIONE ISTANTANEA DELLA MISERICORDIA OFFERTA. versetto 22, "Ecco, noi veniamo a te; per", ecc. Così come la limatura d'acciaio potrebbe rifiutarsi di essere mossa dal magnete che giace accanto a loro, così come il cuore contrito e convinto del peccato non riesce ad afferrare la promessa posta davanti a lui nel vangelo. Non appena Dio ha detto: "Ritorna, io guarirò", si sente la risposta: "Ecco, noi veniamo".

V Segue poi LA CONFESSIONE E IL PENTIMENTO DELLA FEDE. (Vers. 23-25) C'era stata la confessione e il pentimento prima che l'anima avesse ascoltato e accettato l'offerta di perdono; ma ciò che segue è più pieno, più profondo di ciò che lo ha preceduto. Ci pentiamo più profondamente del peccato dopo aver saputo che Dio ci ha perdonato di quanto non avessimo prima di avere quella benedetta conoscenza. Vedi qui:

1. La loro confessione dell'assoluta vanità di tutti i loro idoli (ver. 23)

2. La loro fiduciosa certezza che solo Dio può essere la loro salvezza (versetto 23)

3. La loro confessione della disgrazia e della follia infatuata che li aveva caratterizzati come popolo per così tanto tempo (ver. 24). Chiamano la loro idolatria "vergogna" e ammettono come essa abbia distrutto sia la loro sostanza che se stessi

4. Riconoscono la completa giustizia del giudizio di Dio contro il loro peccato, e la loro giusta esposizione alla sua ira (ver. 25). "Giaciamo nella nostra vergogna e la nostra vergogna ci copra, che abbiamo peccato", ecc. (traduzione di Lange). E così è sempre: più ci rendiamo conto dell'amore perdonante di Dio, più intensa sarà la nostra percezione della bassezza e della malvagità assoluta del peccato che è stato perdonato

VI A QUESTA CONFESSIONE SEGUONO ULTERIORI ASSICURAZIONI DI GRAZIA. Geremia 4:1,2 Il ritorno a Dio sarà seguito dal ritorno alla loro terra. "Se ritorni a me, tornerai (al tuo paese), e se ripudi, ecc., non te ne andrai", cioè di nuovo in esilio. "E se giurerai per Geova con cuore sincero, giusto e verace", cioè "se veramente ti darai a Dio, allora le nazioni pagane di fuori, vedendo come il tuo Dio ti benedirà e accumulerà su di te i suoi favori, verranno e si benediranno in lui, e si glorieranno in lui", cioè avranno finito con le loro idolatrie e si convertiranno a Dio. Con tali promesse di grazia Dio incoraggerebbe Israele nel modo nuovo e migliore in cui sono rappresentati mentre camminano; con tale gentilezza li renderebbe grandi, come in modo simile rende grandi tutti quelli che veramente si rivolgono a lui. - C

21 Un'altra di quelle rapide transizioni così comuni nella scrittura emotiva come quella di Jeremiah. Il profeta non sopporta di soffermarsi sull'inversione del suo popolo. Egli conosce gli elementi di bene che ancora sopravvivono, e mediante la fede li vede svilupparsi, attraverso l'insegnamento della buona provvidenza di Dio, in un pentimento fecondo. Com'è grafica la descrizione! Sui luoghi molto alti (o meglio, alture o discese spoglie e prive di alberi, come nel Versetto 2) dove un tempo si praticava un'idolatria licenziosa, si ode un suono (si traduce, non si è udito), il suono del pianto forte e udibile di un popolo orientale impulsivo. Geremia 7:29 Poiché hanno; questo evidentemente dà la ragione dell'amaro lamento; rendete, perché hanno

Un sincero pentimento in un luogo appropriato

Come mai questa voce si è udita sugli alti luoghi, questo pianto e questa supplica? La risposta sembra risiedere nel Versetto 20, dove si interpone l'ipotesi che Israele, a causa delle sue defezioni passate, non sarebbe riuscito a dimostrarsi capace e degno di quel glorioso futuro che è stato appena dipinto. Come può dunque rispondere Israele se non con un abbondante efflusso dei segni della penitenza? C'è il pianto; c'è deprecazione di qualsiasi tale ritiro della contemplata bontà di Geova; c'è una dichiarazione molto enfatica che erano stati davvero completamente perversi e avevano dimenticato Geova. La sottomissione a lui, il riconoscimento di lui, sarà ora completo. Le parole messe sulle labbra del popolo pentito (versetti 22-25) non sono parole estorte e riluttanti, con sotto una contro-risoluzione di tirarsi indietro se se ne avesse avuto l'occasione. Gli occhi degli apostati sono stati aperti; Israele è tornato in sé. Ciò che è stato cercato invano sulle colline e sui monti nel crudele servizio delle divinità pagane deve essere ottenuto in piena e duratura potenza da Dio. Osserva ora come...

QUESTI ALTI LUOGHI ERANO I PIÙ APPROPRIATI PER QUESTI RICONOSCIMENTI LACRIMANTI E QUESTI APPROCCI SUPPLICHEVOLI A DIO

1. La cosa fatta era stata un grande torto pubblico. Dove gli uomini hanno peccato è il luogo in cui possono confessare il loro peccato. Ora, questo non era un peccato in qualche luogo segreto; non era un peccato confinato ai pensieri del cuore, e conosciuto solo da Dio; Non si è trattato di un illecito privato e domestico. L'intera nazione ha condiviso il peccato degli alti luoghi. Anche se alcuni non erano realmente idolatri, tuttavia con il loro silenzio e la loro inazione condonavano l'idolatria. Tutte le nazioni circostanti devono esserne consapevoli. I peccati in pubblico non possono essere eliminati senza un pentimento e una sofferenza altrettanto pubblici. Chi può dire quali parole audaci e beffarde i pagani di tutto intorno possono aver pronunciato riguardo a Geova? -"Ebbene, questo Geova, il cui tempio e servizio sono a Gerusalemme, e che non ha immagine, non ha realmente alcun potere sul popolo! Ha un nome per vivere, ma sicuramente è morto!" Elia si fece beffe dei sacerdoti di Baal, e ne aveva ragione, perché, da uomini infelici quali erano, avevano creduto alla menzogna. Ma i sacerdoti di Baal potrebbero anche aver schernito molte volte il popolo d'Israele, perché in un certo senso avevano la verità, ma non ci credevano. Naturalmente, alla fine, queste persone erano tenute a riconoscere pubblicamente la loro follia e incredulità

2. Con questo pianto, ecc., sugli alti luoghi, c'era una condanna particolarmente impressionante dell'idolatria. Colui che abbandona una linea di condotta condanna necessariamente quell'azione, e rimprovera tutti coloro che ancora continuano in essa, li rimprovera nondimeno perché il rimprovero può non essere affatto intenzionale. Tale ritorno a Geova, come è indicato nei versetti conclusivi di questo capitolo, è anche, con l'atto stesso, un vero e proprio colpo contro l'idolatria. Che gli uomini che persistono in una condotta sbagliata sappiano che devono essere preparati a esperienze dolorose quando i loro compagni, di tanto in tanto, li abbandonano. Ci sarà sempre qualcuno che scoprirà che la rotta è sbagliata e passerà dall'altra parte. Prendiamo un esempio molto importante di tale esposizione come lo troviamo nel Nuovo Testamento. Il fariseismo e l'orgoglio ebraico sono condannati da due grandi fonti di giudizio. Una di queste la troviamo in Gesù, che parlò, sappiamo quanto severamente, contro i farisei e le loro azioni. Dalle sue parole si capisce quanto deve essere stato cattivo il loro spirito e la loro vita interiore. Ma forse non è esagerato dire che la condanna di Saul nei loro confronti è ancora più sorprendente; mostrato non tanto a parole, ma oh, come chiaramente nei fatti! quando uscì da loro, mostrando di non essere più dei loro

3. C'è quindi un avvertimento per tutti coloro che agiscono in modo dubbioso nel fuoco della vita pubblica. Se questi hanno occasione di voltarsi, devono farlo in pubblico. Chiunque si distingua di fronte ai suoi simili deve stare attento a ciò che dice e fa, perché non sa quale possa essere la forza delle circostanze, quali rivoluzioni possano esserci nelle sue convinzioni. Quanto hanno dovuto soffrire le nazioni - forse dovranno soffrire fino alla fine dei tempi - solo perché non stanno attente agli inizi del male in mezzo a loro! Guardate quanto è costato all'America sbarazzarsi della schiavitù dei quando una volta era diventata un'usanza diffusa e redditizia.

Vers. 21-25. - Penitenza tipica

È difficile, se non impossibile, fissare una data storica per l'adempimento di questa profezia. Non pochi studiosi competenti sostengono che essa non si è ancora realizzata. Ma in ogni caso è un'immagine del futuro, e può essere accettata come una descrizione della penitenza che è gradita agli occhi di Dio. Tutto è spirituale, e le circostanze nazionali coinvolte sono messe completamente in secondo piano

21 ) Non è l'espressione di fastidio e dolore per le conseguenze del peccato. Un sentimento più profondo ispira la schiera di supplicanti piangenti. Il peccato stesso è il dolore. Il grido è di uomini che sentono di aver smarrito la strada, che non c'è soddisfazione nei riti ripugnanti e incoerenti dell'idolatria. La religione e la vita che ne scaturisce sono sentite come profondamente e totalmente false. I ricordi dei privilegi spirituali del passato e dei legami affettuosi dominano i loro cuori. Non aspettano, ma riversano il loro dolore sulla scena stessa della trasgressione. Il loro peccato è davanti a loro. Dio è l'Essere che essi hanno offeso, e a lui dunque essi invocano, con un dolore sincero e incontenibile

II LA RISPOSTA DIVINA. versetto 22) Il cuore paterno di Dio non può resistere alla "voce udita sugli alti luoghi". Egli non aspetta, ma subito rivolgendosi a loro come "bambini", li incoraggia ad avvicinarsi. La loro offesa è dichiarata, ma lo è ugualmente la promessa fatta: "Guarirò le vostre infedeltà [apostasie]". Questo esprime l'influenza oggettiva e soggettiva del perdono divino. Non solo rimuove il peccato in modo che immediatamente e d'ora in poi sia come se non fosse mai esistito, ma distrugge le cause e le tendenze del male. La fonte è purificata, l'indole cambiata e la via spianata per la completa riconciliazione con Dio

III L'ACCOGLIENZA DELL'INVITO DIVINO. versetto 22) Dio è preso in parola. Non si verifica alcun ritardo. Come è stata mostrata la via del ritorno, così si affrettano ad avvalersene. La sua autorità e il suo rapporto con loro sono riconosciuti. Gli obbediscono

IV LA CONFESSIONE DEL PECCATORE ACCETTATA. (Vers. 23, 24) Vengono dichiarati la "vanità", lo spreco e la rovina che accompagnano l'idolatria. Dio è riconosciuto come l'unico Salvatore. Testimonianze come questa si sono spesso dimostrate più potenti di molti sermoni nel convertire i peccatori. È dovuto a Dio e può essere utile agli altri

25 ) Predomina la vergogna. Ma non è accompagnata dalla disperazione. C'è una falsa vergogna che impedisce al peccatore di venire a Dio; c'è una vera vergogna che coesiste con l'accettazione della misericordia offerta e con lo sforzo sincero di recuperare il passato, Non dovremmo dimenticare troppo facilmente "l'assenzio e il fiele". -M

22 Tornate, voi figli traviati, ecc.; più letteralmente, Convertitevi, voi figli allontanati; Guarirò le tue svolte. come Osea 14:4 Sembra strano a prima vista che questo verso non stia davanti al Versetto 21. Ma la verità è che il Versetto 21 descrive non tanto la "conversione" degli ebrei quanto la loro volontà di "convertirsi" (un arcaismo della Bibbia di Re Giacomo, di cui potremmo ben pentirci), o "volgersi" a Dio. Cristo deve toccare, o almeno far sentire la sua presenza, perché il malato possa essere guarito; una speciale chiamata di Dio deve essere ascoltata, affinché il peccatore possa veramente pentirsi. Ecco, noi veniamo a te. Grazia efficace, e non "irresistibile", è la dottrina dell'Antico Testamento

Invito e risposta

I L'INVITO

1. L' oggetto dell'invito. Dio chiama il suo popolo a tornare a Lui. Non si desidera una semplice riforma dei costumi, ma il ripristino delle relazioni personali con Dio come Padre del suo popolo

2. La condizione dell'invitato. Sono bambini apostati; cioè

a. sono lontani da Dio, però

b. un tempo erano vicini a lui, e

c. sono ancora suoi figli

In quanto peccatori, tutti gli uomini hanno perduto il primo stato dell'innocenza, ma non hanno perso, e non potranno mai perdere, la loro relazione filiale con Dio. Quindi

(1) la grandezza della loro colpa e

(2) la speranza della loro restaurazione

3. La promessa che l'accompagna. Dio invita e non guida, qui scambia le minacce con le promesse. Dio guarirà, non semplicemente accoglierà i suoi figli. Solo Dio può guarire le loro apostasia. L'uomo si pente del peccato, ma Dio lo cura. È nostra parte allontanarci dal male, è di Dio distruggere quel male. Il peccato è lavato non dalle lacrime della penitenza, ma dal sangue di Cristo. La guarigione è delle apostasie stesse, non semplicemente dei loro effetti dolorosi. Cristo salva dal peccato. Questo è ciò che Dio richiede di più in noi, e ciò di cui abbiamo più bisogno per la nostra beatitudine. Giovanni 1:29

II LA RISPOSTA

1. Un'espressione di obbedienza volontaria. "Ecco, noi veniamo a te". Questa risposta deve essere volontaria. Dio attende il ritorno dell'uomo, non lo costringe, poiché ciò che desidera non è l'abietta sottomissione dei nemici vinti, ma l'amorevole riconciliazione dei bambini. Anche questa risposta deve essere attiva. "Veniamo." Il penitente non si limita ad "accettare" la grazia di Dio in una fede passiva. Deve "alzarsi e andare". Luca 15:18 Questo implica l'esercizio della volontà, l'ubbidienza attiva

2. Un'indicazione dei motivi di tale obbedienza. "Perché tu sei il Signore nostro Dio." Dio invita con una promessa di benedizione al suo popolo; essi rispondono volgendosi dal pensiero del proprio profitto a quello del carattere e della pretesa di Dio. Il grande motivo per tornare si trova in ciò che Dio è piuttosto che in ciò che fa, perché il ritorno è a lui e non semplicemente alle sue benedizioni. Gli uomini torneranno a Dio quando vedranno ciò che c'è in lui che li attira ai suoi piedi. Da qui l'importanza di conoscere Dio. Giobbe 22:21 Cristo ci invita rivelando il Padre. Giovanni 14:6,7

(1) Dovremmo pensare al carattere rivelato di Dio come a un motivo per tornare a Lui. Israele ritorna ricordando l'antico Nome "Geova", con il suo glorioso significato e le sue sacre memorie

(2) Dovremmo pensare alle peculiari relazioni di Dio con noi. Israele pensa a "Geova nostro Dio". Questa relazione indica la pretesa di Dio su di noi, che sorge dalla Sua autorità riconosciuta come "nostra", e i vincoli speciali dell'alleanza di coloro che una volta si sono arresi a Lui, e anche la grazia peculiare che Dio concede al Suo popolo, che aumenta l'obbligo e facilita lo sforzo di tornare

"Israele che si sta allontanando".

"L'infedeltà" è stato il vizio caratteristico del popolo ebraico durante l'intero corso della sua storia. La loro carriera fu quella del peccato perpetuo e del pentimento, fino alla grande apostasia, l'ultimo "allontanamento". E in questo vediamo quello che troppo spesso è un riflesso veritiero della vita individuale degli uomini. Gli ebrei erano enfaticamente un popolo rappresentativo. Non solo la loro storia documentata rappresenta il metodo delle vie di Dio, ma illustra la follia e il tradimento, la debolezza morale e la caparbietà della nostra natura umana. Soffermatevi sull'applicazione individuale di questo passaggio. Considera-

IO IL MALE INDICATO. "L'allontanamento" suggerisce un allontanamento da Dio, un allontanamento dal sentiero della verità e della rettitudine, una caduta da uno stato superiore di coscienza spirituale o di vita morale. Questo male può assumere forme diverse. Può consistere:

1. Nella perdita della semplicità e dell'integrità della fede religiosa. In un'epoca di inquietudine mentale come quella attuale, gli uomini perdono troppo facilmente la loro presa sulla verità, che è la speranza e la vita stessa della loro anima. Possiamo guardare con perfetta compostezza al conflitto tra la verità e l'errore per quanto riguarda le sue questioni generali e ultime, ma non osiamo dimenticare quanto disastrosi possano essere i suoi rapporti con la vita individuale. Ci sono rivoluzioni nella storia del pensiero religioso, come nella storia delle nazioni, che è tanto vano pensare di arrestare quanto lo sarebbe tentare di invertire la marea dell'oceano; ma è una cosa triste quando, in tali condizioni, la mente che un tempo aveva una salda padronanza degli elementi vitali della verità cristiana è scivolata dai suoi ormeggi ed è scivolata nel mare selvaggio del dubbio e dell'incertezza. Per uno spirito veramente sincero il recupero di una fede perduta è generalmente un processo doloroso. Quanti sono tornati indietro, come con i piedi feriti e sanguinanti, in posizioni di visione più chiara e di posizione più salda che un tempo occupavano, ma che in un'ora malvagia avevano abbandonato! Come a volte dopo una mattina luminosa, che è stata seguita da una giornata di nuvole e tempeste, al tramonto c'è di nuovo un glorioso bagliore prorompente dello splendore che era stato oscurato; lo stesso vale per le loro anime. Tornano a riposare tranquillamente nella verità che per un po' avevano perso di vista, e "al calar della sera", come al mattino, "c'è luce".

2. Nel declino del sentimento religioso, il decadimento di quegli affetti in cui consiste la vita religiosa. Questo è quel segreto "regresso" spirituale che influisce direttamente sulla relazione personale dell'anima con Dio, e la cui coscienza a volte estorce l'amaro grido: "Oh se fossi come nei mesi passati!" ecc. Giobbe 29:2-4 Potrebbe derivare dal fatto che non c'è alcun cambiamento nel credo religioso. Mentre l'allontanamento dalla semplicità della fede è generalmente connesso con un abbassamento del tono del sentimento religioso, il contrario di ciò non è sempre vero. Ma la fede ha perso la sua forza vivificante. La luce che emette non ha un bagliore caldo e acceso. È la luce della luna piuttosto che il sole, limpido e freddo, che non ha il potere di ravvivare la struttura della natura, di svilupparne la bellezza e la fecondità, di risvegliare la sua musica e di riempirla di gioia esultante. Le influenze carnalizzanti del mondo, l'usura della vita quotidiana, portano inevitabilmente a questo decadimento spirituale interno, a meno che non ci sia un perpetuo rinnovamento della vita "le cui sorgenti sono nascoste e divine".

3. In pratica allontanamento dallo standard del dovere religioso. L'inversione del cuore non può essere nascosta a lungo. Si tradisce in molti modi: nell'abbandono dei sentieri del servizio cristiano, in una manifesta mancanza di integrità morale, in una ricaduta in qualche forma di viziosa abitudine, forse in un completo allentamento dei vincoli della restrizione religiosa e nell'abbandono totale alla ricerca di una vita empia. È di questo caso che nostro Signore dice: "Se il sale ha perso il suo sapore", ecc.; Matteo 5:13 e ancora: "Nessuno ha messo mano all'aratro", ecc.; Luca 9:62 e San Pietro in seguito afferma: "Sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia", ecc. 2Pietro 2:21

II IL METODO DI GUARIGIONE DI DIO. "Guarirò le tue infedeltà". Questa è la persuasione benevola con cui cerca di riscattare i suoi figli dalle loro peregrinazioni colpevoli. Come possiamo aspettarci che egli mantenga la promessa?

1. Risvegliando in noi un senso vivido e un riconoscimento penitente del torto. Possiamo a malapena esserne liberati finché non abbiamo visto tutto il peccato e la vergogna che ne derivano, il suo vero significato, la fonte da cui scaturisce, il fine a cui conduce. Fino a quando tutto questo non sarà profondamente sentito e liberamente confessato davanti a Dio, il primo passo nel processo di guarigione non sarà stato fatto. vedi Salmi 51:3,4 32:5 2Corinzi 7:10,11

2. Spingendoci a confidare semplicemente nella sua misericordia che perdona e rinnova. Il nostro unico rifugio è nella misericordia divina, e non c'è altra via di misericordia che quella che il vangelo rivela. La colpa delle nostre infedeltà può essere cancellata solo dal sangue di Cristo, e la causa segreta di esse rimossa dalla grazia del suo Spirito. 1Giovanni 2:1,2; 3:5-9 "Non c'è ricetta per la malattia del cuore se non quella scritta nel sangue del Redentore", perché in questo solo abbiamo il pegno e il canale dell'amore salvifico di Dio

3. Creando in noi l'energia di una vita più nobile: "Ritorno", ecc. Si tratta, dopo tutto, di risoluzione morale e di potere spirituale che determina la servitù della gleba. "Di rado un uomo si pente, o usa sia la grazia che la volontà per strappare completamente da lui il vizioso tormento del sangue e delle abitudini, e purificare tutto, e piantare di nuovo se stesso".

Ma Dio dà questa energia di grazia a coloro che la cercano, e tale "pentimento per la vita" è la vera "guarigione". -W

23 Veramente invano, ecc. Un passaggio oscuro e (se la corruzione esiste da qualche parte) corrotto, che, tuttavia, è inutile tentare di emendare, poiché la corruzione consiste in parte in lettere sbagliate, in parte in lettere o parole omesse (o entrambe); e, inoltre, il testo impiegato dalla Settanta sembra aver presentato la stessa difficoltà. Quest'ultimo punto è particolarmente degno di nota. È ben lungi dal dimostrare che il testo tradizionale sia corretto; Ciò che suggerisce è che gli scritti dei profeti furono inizialmente scritti in modo molto insicuro. La traduzione della Versione Autorizzata è sostanzialmente quella di Hitzig, che spiega "la moltitudine dei monti" nel senso di "la moltitudine degli dèi adorati sui monti": un'espressione troppo forzata per un contesto così semplice. Sembra più naturale supporre (con Ewald, Graf e Keil) un contrasto tra il culto selvaggio e rumoroso delle religioni idolatriche e il silenzioso culto spirituale inculcato dai profeti. Confrontate, a titolo illustrativo, le dimostrazioni rumorose e ostentate del rituale di Baal in 1Re 18, con l'atteggiamento sobrio e serio di Elia nello stesso capitolo. La parola tradotta nella Versione Autorizzata "moltitudine" ha un significato ancora più ovvio e originale, cioè "tumulto"; e probabilmente il Targum non è lontano dal vero senso nel rendere: "Invano abbiamo adorato sui colli e non per profitto abbiamo suscitato tumulto sui monti".

Dalla falsa alla vera salvezza

HO BISOGNO DI SALVEZZA. Questo sembra essere confessato prima e dopo il pentimento. In entrambe le condizioni Israele deve rivolgersi da qualche parte per la liberazione

1. Il bisogno è universale. Israele era in pericolo nazionale, ma socialmente e privatamente gli uomini provavano un vago senso di inquietudine e di impotenza, e i loro riti pagani ne erano una prova. Il mistero dell'esistenza, la stanchezza della fatica, il dolore e le delusioni dell'esperienza comune, il terrore della morte, fanno sentire agli uomini la loro impotenza. Tutte le religioni testimoniano questo fatto

2. Il bisogno è sentito in modo tale che solo la religione può soddisfarlo. Gli uomini istintivamente gridano ai loro dèi nella tempesta. Giona 1:5 Questo elemento della religione viene mantenuto quando ogni altra traccia di essa è svanita. Questo elemento è comune alle più diverse forme di religione, le più degradate alla pari con le più elevate. Un fatto così fondamentale della natura umana non è forse un motivo di speranza? Possiamo credere che un grido così profondo e istintivo non incontrerà risposta?

II LA FALSA SPERANZA DI SALVEZZA. Israele si era rivolto al culto pagano sulle colline per la liberazione; ma invano

1. Considerato superficialmente, c'era molto da raccomandare

(1) Era vistoso e imponente, sulle cime delle colline

(2) C'era rumore, c'era tumulto sui monti. Più rumore e trambusto c'è in una cosa, più importante sembra a coloro che dimenticano che il vero potere è con "la voce dolce e sommessa" e la "gentilezza" che rende grande

(3) Era popolare; nelle questioni religiose, come in ogni altra cosa, le persone irriflessive vanno con la moltitudine

(4) Era multiforme: non un solo servizio nel tempio, ma sacrifici su ogni colle. Le persone non spirituali ripongono fede nel numero di preghiere, nella quantità di doni, ecc., piuttosto che nel motivo e nello spirito che li spingono

(5) Era facile da seguire; non richiedeva alcuna purezza di vita, nessuno sforzo spirituale di fede. Agli uomini piace una religione a buon mercato

2. L'esperienza ha dimostrato che la speranza era falsa. La salvezza fu sperata invano. Gli dèi pagani non proteggevano dai nemici esterni né curavano la miseria interna di Israele. Questo deve essere stato il caso, perché

(1) non erano affatto dèi, il fondamento della speranza non esisteva;

(2) La corruzione che era permessa e incoraggiata nei riti con cui questi dèi venivano serviti fu la vera fonte della rovina della nazione. La speranza della salvezza è stata la causa della distruzione. Cantici è ogni volta che gli uomini si allontanano da Dio per abbassare i terreni di fiducia. La stessa apostasia così commessa è la fonte della rovina che ci si aspetta di evitare. È una grande cosa aver fatto la scoperta di questo fatto. Vedere l'errore della falsa speranza è il primo passo verso la liberazione

III LA VERA SPERANZA DELLA SALVEZZA. "Veramente in Geova nostro Dio è la salvezza d'Israele".

1. Dio solo gracchia liberare, poiché solo lui può controllare le nazioni e sottomettere i cuori dei singoli uomini

2. Dio libera con la sua provvidenza negli eventi esteriori e il suo aiuto spirituale nella battaglia interna con il peccato

3. Dio è conosciuto come il Liberatore per le sue azioni nel passato. Israele si rivolge a "Geova nostro Dio", l'Iddio che spesso si era mostrato come Salvatore. Colui che legge correttamente la storia della propria vita passata vedrà in essa le ragioni per confidare in Dio per il futuro. 4. Dio è cercato come il Liberatore quando tutti gli altri rifugi falliscono. Dopo aver fatto la dolorosa scoperta menzionata nella prima parte del versetto, Israele arriva a riconoscere la vera salvezza, ma non prima di allora. I guai sono buoni se rivelano il marciume della nostra speranza sbagliata in tempo per renderci liberi di cercare la vera speranza. Eppure com'è triste che gli uomini debbano vedersi strappare con la forza il velo dagli occhi!

24 Per la vergogna; piuttosto, e la Vergogna (cioè il Baal). Le parole Boset ("Vergogna") e Baal sono spesso scambiate; così di nuovo in Geremia 11:13. comp. Osea 9:10 Così anche Ierubbeset sta per Ierub-Baal; 2Samuele 11:21 -- ; comp. Giudici 6:32 Is-Baal per Eshbaal. 2Samuele 2:8 -- ; comp. 1Cronache 8:33 ha divorato la fatica dei nostri padri, ecc.; un modo condensato per dire che l'adorazione di Baal ha portato i giudizi di Dio su di noi, sulle nostre greggi e armenti, e su tutte le altre fatiche (o piuttosto "ricchezze"; cioè frutto del lavoro) dei nostri padri, che viene distrutto come punizione dei nostri peccati. comp. Deuteronomio 28:30-32 Un'altra opinione è che il "divorare" avesse a che fare con i sacrifici, ma è improbabile che l'adorazione sacrificale di Baal si sia sviluppata in modo così portentoso, e la prima spiegazione è di per sé più adatta al contesto

Vers. 24, 25.- Vergogna

LA VERGOGNA È UN ACCOMPAGNAMENTO NATURALE DEL SENSO DI COLPA

1. Distingui la vergogna dalla modestia. La modestia è la paura della vergogna. La modestia rifugge dal fare la cosa che, una volta fatta, risulterà, o dovrebbe risultare, in vergogna. Così il pudore appartiene all'innocenza, la vergogna alla colpa

2. Distinguere la vergogna naturale dalla vergogna colpevole. La vergogna naturale deriva dall'esposizione di ciò che dovrebbe essere tenuto privato ma è puro in se stesso: questo vale sia per la delicatezza spirituale che per quella corporale; la vergogna colpevole è associata a ciò che, rivelato o meno, è moralmente cattivo

3. Distinguere la falsa dalla vera vergogna. Il rossore dell'innocenza quando si è falsamente accusati, il rifuggire dalla disapprovazione da parte degli altri di una condotta che ci sentiamo coscienziosamente obbligati a perseguire, e sentimenti simili, sono esempi dei primi. Derivano semplicemente dalla debolezza. Tale vergogna è un dolore inutile, ma è colpevole solo quando porta a una debole sottomissione a ciò che sappiamo non essere giusto: la paura dell'uomo che tende un laccio. La vera vergogna non è semplicemente la consapevolezza angosciante della disapprovazione degli altri, ma la consapevolezza che questo è ben meritato

II IL PENTIMENTO CI PORTA A CONSIDERARE IL PECCATO CON VERGOGNA. Israele poi chiama Baal, il dio del suo precedente culto, "Vergogna". Per il penitente "tutte le cose sono nuove". I peccati di cui si gloriò sono ora oggetto della più profonda vergogna

1. Gli uomini devono vedere il peccato in una luce vera per considerarlo con vergogna. Gli Israeliti sono qui rappresentati mentre confessano il peccato; sentono che è il loro Atto Proprio: "Abbiamo peccato"; sentono che il peccato dei loro padri non attenua la colpa del nuovo peccato dei figli, ma, al contrario, si aggiunge alla colpa cumulativa della nazione

2. Quando il peccato è considerato in questo modo, la vergogna è opprimente e schiacciante: opprimente, perché Israele dice: Sdraiamoci nella nostra vergogna", non c'è resistenza all'influenza di esso, si schiaccia in polvere nell'umiliazione; ed è schiacciante, "lascia che la nostra confusione ci copra"; tale vergogna non è un'emozione superficiale e transitoria. È totalizzante

III LA VERGOGNA PER IL PECCATO È UN SALUTARE CORRETTIVO. Niente è più doloroso. L'amor proprio, la presunzione e il rispetto di sé sono tutti crudelmente feriti. Eppure l'amara medicina è un vero antidoto al dolce veleno del peccato

1. Ci apre gli occhi sulle conseguenze fatali della malvagità. Considerando Baal come "vergogna", il popolo sembra scoprire per la prima volta che egli aveva "divorato il lavoro dei loro padri fin dalla loro giovinezza". La passione del peccato getta un falso fascino su di esso e sui suoi effetti che la vergogna dissolve

2. Serve come un forte differimento dal peccato futuro. Fa sembrare i nostri vecchi modi orribili, disgustosi, spregevoli. Ci chiediamo come abbiamo potuto amarli, e finché dura la vergogna nulla potrebbe indurci a tornare da loro. Sfortunatamente, la vergogna muore presto e, se trascurata, lascia gli uomini più duri di prima. Perciò non dovrebbe essere creduto in esso stesso, ma usato come mezzo per condurci alla sicurezza duratura contro il peccato in Cristo. Romani 8:1-5

25 Ci sdraiamo; piuttosto, Sdraiamoci; disse disperato, proprio come dice Ezechia: "Entriamo per le porte degli inferi". Isaia 38:10 Una posizione prostrata è l'espressione naturale di un profondo dolore. 2Samuele 12:16 13:31 1Re 21:4 La nostra confusione ci copre, anzi: La nostra confusione (o il nostro biasimo) ci copra. comp. Salmi 69:7

Illustratore biblico:

Geremia 3

1 CAPITOLO 3

Geremia 3:1-5

Ritornate di nuovo a Me, dice il Signore. - L'incursore è invitato a tornare:

Abbiamo qui una meravigliosa manifestazione del carattere di Dio: pazienza, pietà e amore

(I.) Cosa si deduce. Un allontanamento da Dio

1.) La vita di un uomo empio è un lungo allontanamento da Dio. Ogni passo che fa lo porta più lontano

2.) Quali partenze troviamo anche nei più sacri e migliori! Segrete negligenze. Seduzioni nelle occupazioni quotidiane e nelle compagne. Manomettere il peccato

(II.) Ciò che viene dichiarato. Un ritorno a Dio come un Dio promettente, come un Dio che perdona, come nostro Dio e Padre in Cristo Gesù, in vera umiliazione di spirito davanti a Lui; poiché "chiunque confessa e abbandona i suoi peccati avrà misericordia". Osservate, il ritorno non è un semplice allontanamento dal peccato; è trovare la via del ritorno a Dio. Il frutto stesso e l'opera dello Spirito benedetto

(III.) Cosa viene visualizzato. Tenerezza commovente

1.) Dio stesso parla

2.) Indica la Croce. (J. H. Evans, M. A.)

Ritornate a Dio:

1.) Che i credenti cristiani vedano in queste parole con chi hanno a che fare. Ci sono stati momenti in cui il Signore ti ha fatto gioire davanti a Lui, in cui la tua comunione con Lui era delizia. E così avrebbe voluto che tu continuassi. Ma la tua gioia si è mutata in tristezza, la tua luce si è spenta nelle tenebre; Non perché tu sia stato abbandonato, ma perché hai abbandonato. Tu hai fatto ciò che è male agli occhi del Signore, ed egli ti ha dato nelle mani dei Filistei. Ma Egli non vi ha abbandonato del tutto, né vi ha rigettati per sempre. Egli vi ha riportati indietro e vi ha restituito "la gioia della Sua salvezza". Presto hai dimenticato tutto. Hai fatto di nuovo il male ai Suoi occhi. Egli si è allontanato da te e tu sei stato portato prigioniero dai tuoi nemici. Nel paese di Babilonia avete pianto e avete appeso le vostre arpe stonate ai salici, perché non avete potuto cantare il canto del Signore in terra straniera! Ti ricordavi di Sion e desideravi ardentemente che la tua prigionia potesse finire. E il Signore pose fine alla tua cattività e ti ricondusse indietro. Eppure, nonostante tutte le tue tristi esperienze, Lo hai ripetutamente dimenticato e abbandonato. Quali dovrebbero essere i tuoi sentimenti quando pensi a queste cose? Dovrebbe esserci un dolore simile al tuo? Ma non temere; non concludere che i tuoi peccati debbano necessariamente essersi separati per sempre tra te e Dio; non dire che per te non c'è speranza in Israele e non c'è più posto per il ravvedimento. Se tu avessi a che fare con l'uomo, potrebbe essere così. Se foste trattati come avete peccato, non potrebbe che essere così. Ma il Signore Dio è misericordioso e pietoso. Il suo amore continua più forte che mai. Non può sopportare di rinunciare a te. Egli compianta la tua debolezza. Si lamenta della tua follia

2.) Coloro che sono ancora nel fiele dell'amarezza, alienati dalla vita di Dio, a causa dell'ignoranza che è in loro, siano certi che questo linguaggio è rivolto anche a loro. Voi siete Suoi, anche se ora siete stranieri e stranieri; poiché la Sua mano vi ha formati, e non siete stati progettati per essere Suoi nemici. Tu hai scelto di esserlo; Ma tutta l'inimicizia è dalla tua parte. Non è mai stato tuo nemico; né è ora tuo nemico! Egli è enfaticamente l'amico dei peccatori. (R. J. Johnstone, M. A.)

Processo di ricaduta:-

A volte una chiesa è stupita dalla caduta di qualche professore: questo è il frutto, non il seme o l'inizio dell'inversione. Così un uomo è adagiato su un letto di malattia, ma il disordine è arrivato solo ora alla sua crisi; Da un po' di tempo lavora nel suo organismo, e alla fine è esploso e lo ha abbattuto. Così il peccato di allontanarsi da Dio e di declinare segretamente è andato avanti mentre la professione è stata ancora mantenuta; il processo di regresso ha funzionato silenziosamente ma sicuramente fino a quando una tentazione ha finalmente aperto la strada per la sua esplosione, con scandalo del popolo di Dio e della vera religione. Agli occhi di Dio l'uomo era caduto prima, solo ora lo abbiamo scoperto per la prima volta. (H. G. Salter.)

Perciò le docce sono state trattenute. - Dio infligge la punizione a coloro che si allontanano da Lui:

Se Dio è immanente nell'universo, non una Divinità si allontana incommensurabilmente dalla Sua creazione; se senza di Lui non potrebbe resistere per un momento, non c'è nulla di irragionevole nel pensiero che Egli mostri talvolta risentimento per lo spirito del male, indicando almeno qualche emozione in presenza di ingratitudine. Noi stessi facciamo lo stesso. A volte i genitori fanno sentire ai figli che la punizione di un cattivo comportamento è la revoca di un privilegio, l'abbreviazione di una vacanza, la sospensione di un piacere. A volte, con la privazione, Dio infligge una punizione a coloro che si allontanano da Lui. In questo caso la pena era la privazione: le docce erano state sospese. A volte la penalità è positiva, e ci sono troppi acquazzoni. Dio affoga il mondo che Lo nega. Non rifiuta le docce per mancanza d'acqua; il diluvio è sempre pronto, il fiume di Dio è pieno d'acqua. Può essere non scientifico e ignorante pensare che Dio interferisca con la natura, ma ciò sta alla nostra ragione più alta come una verità probabile. Se l'ha fatto, può interferire con esso; se lo ha costruito, a volte può chiuderlo, visitarlo, operarlo, affermare la Sua eterna proprietà. Se il grande padrone di casa ci permette di passeggiare liberamente e gioiosamente per i suoi campi, può a volte, diciamo, una volta ogni ventun anni, erigere un recinto o un confine, che viene interpretato significa: Questo sentiero è mio, non tuo; Il confine sarà abbattuto di nuovo domani, ma è qui oggi a significare che non avete acquisito alcun diritto con l'uso costante. Non è un intervento innaturale, né vediamo che è un intervento irragionevole da parte di Dio se Lo neghiamo, Lo trascuriamo, Lo disprezziamo, operiamo completamente contro lo spirito della Sua santità, che Egli debba di tanto in tanto trattenere la doccia, o mandare sulla terra diluvi tali da lavare via il nostro seme e rendere deserta il nostro giardino. (J. Parker, D. D.)

La causa principale delle calamità:

Tutti i popoli hanno sempre reso grande onore ai loro presunti dèi, ed è sempre stato considerato un crimine privarli della gloria di cui si supponeva fossero così gelosi. Uno dei comici greci in una commedia teatrale pone questa domanda: "Chi era l'autore malvagio delle viti spazzate via dal gelo?" E lui risponde: "Colui che ha dato agli uomini gli onori degli dèi". Questo scrittore pagano ci insegna una lezione quando non riusciamo a ricondurre le nostre prove alla causa prima. Chi dirà che qualche disonore del nome di Dio non possa essere la causa delle nostre afflizioni? Il dolore non viene fuori dalla polvere. I semi della malattia non vengono spinti in giro in modo sconsiderato. Il fulmine non colpisce per caso. Ci sono ragioni per ciò che sembra male che non possiamo rintracciare, e forse una delle cause principali delle calamità che colpiscono gli uomini può essere trovata nella loro mancanza di rispetto per l'onore e la gloria del Nome Divino. (Fremo.)

VERSETTO 4. D'ora in poi non griderai a Me: Padre mio, Tu sei la guida della mia giovinezza? - La Guida Divina:

Siamo tutti viaggiatori, ma non tutti viaggiamo nella stessa direzione. Abbiamo bisogno di una guida. C'è solo Uno su cui fare affidamento

(I.) Perché abbiamo bisogno di una guida

1.) A causa della nostra ignoranza della via

2.) A causa della nostra responsabilità di prendere la strada sbagliata

3.) A causa della nostra responsabilità di lasciare la strada giusta dopo che l'abbiamo scelta

(II.) Dovremmo prendere Dio come nostra guida

1.) Perché Lui conosce la via

2.) Perché Egli conosce le prove che ci accadranno

3.) Perché Lui conosce i pericoli che incontreremo

4.) Perché è nostro Padre, e quindi gentile e premuroso

(III.) Dovremmo chiedere a Dio di guidarci ora

1.) Perché il tempo presente è il migliore

2.) Perché il tempo presente è il più sicuro

3.) Perché il presente potrebbe essere l'unico tempo. (Omilestico.)

Prendendo Dio come nostra guida nella giovinezza:

(I.) È dovuto a Dio

1.) Egli è il tuo Creatore, che ti dà tutte le cose; perciò Egli ha un diritto supremo ed esclusivo su di te

2.) Egli ti ha comprato con una spesa enorme, affinché tu possa essere liberato dalla maledizione del peccato e dall'ira a venire. Se un artista paga una grossa somma di denaro per riavere il proprio dipinto da qualcuno nelle cui mani è caduto, e poi si sforza di migliorarlo, non direste voi che egli ha un buon titolo per tale dipinto? Così con i figli di Dio riscattati

(II.) Sarà un bene per voi stessi

1.) Hai bisogno di una guida

(1) Considera il tuo carattere. Ignorante del futuro, e senza esperienza, non dovresti tremare per andare da solo?

(2) Considera la tua situazione. La strada è piena di pericoli, infestata da ladri, piena di sentieri secondari!

(3) Considera l'importanza dei tuoi passi. Comincia a vagare, e chi dirà la questione? Esausto dalla fatica, ottenebrato in quella natura selvaggia senza tracce, cadi preda della bestia della foresta, o vieni fatto a pezzi da un precipizio nascosto. Una cattiva abitudine può portarti alla rovina, deve causarti dolore e problemi. Un passo falso in gioventù può rovinarti per sempre

2.) Dio è infinitamente la migliore Guida. Che Egli sia una Guida sicura e sicura, nessuno può dubitarne. Egli è saggio, conosce ogni cosa e può proporzionare le prove alla tua forza. Non fallisce mai. Vivete in un mondo di cambiamenti; ma Egli è lo stesso ieri, oggi e sempre. Ma è anche una guida piacevole. Egli è potente per tirarti fuori dai guai; Egli è misericordioso in questo. Nel giorno del vento dell'est Egli trattiene il Suo vento impetuoso e "tempera il vento all'agnello tosato". (J. C. Herdman, M. A.)

La tenera esposizione di Dio con i giovani:

(I.) I dettagli della proposta

1.) Che tu faccia Dio tuo Padre; ad amare l'onore e ad obbedire

2.) Scegliere Dio come Guida della tua giovinezza; considerare la Sua autorità, seguire la Sua volontà e seguire le Sue indicazioni

(1) Mediante la Sua Parola

(2) Mediante il Suo Spirito

3.) Fare queste cose istantaneamente, senza indugio

(II.) Motivi per la conformità

1.) La grazia e la condiscendenza della proposta

2.) La ragionevolezza di tale procedimento. Rifiuta l'offerta della Sua guida celeste e sarai come un vascello in un mare tumultuoso senza un pilota che diriga la tua rotta

3.) La stagionalità della proposta. "Da questo momento." Il tempo passato non può essere ricordato. Potreste rimpiangere profondamente di aver finora trascurato di fare di Dio vostro Padre e di sceglierlo come Guida della vostra giovinezza. Ma il rimpianto non recupererà il tempo che è passato. Le opportunità perse sono scomparse per sempre. Il tuo compito è quello di migliorare quelli che rimangono. Il tempo presente è ancora vostro. (E. Cooper, M. A.)

Dio, la guida della gioventù:

(I.) La proposta

1.) Richiede penitenza. Devi sentire la tua depravazione e lamentarti della tua colpa

2.) Include la preghiera. Una vita di comunione con Dio

3.) Implica arrendersi a Dio, camminare nelle Sue vie, essere guidati dai Suoi consigli e glorificare il Suo nome

(II.) Obblighi dell'utente. A chi darai i tuoi affetti se glieli neghi?

(III.) Vantaggi che si possono ottenere dalla conformità

1.) Sicurezza. Mentre ti affidi alla tua saggezza e cammini con le tue forze, sei soggetto a smarrirti, inciampare, cadere

2.) Felicità. "In suo favore è la vita". "Non c'è pace agli empi".

3.) Onore. Associato ai servi di Dio, angeli, arcangeli, ecc. Sì, e con Cristo stesso, il cui cibo era fare la volontà di Dio

(IV.) Obiezioni di combattimento

1.) Peccati troppo grandi per essere perdonati. La grazia di Cristo è sufficiente

2.) Così debole. Prende per mano, aiuta, sostiene

3.) Che bisogno c'è di essere così religiosi? Ma tu non hai alcuna religione, se non del tutto sul serio

4.) Non ancora. Questo è empio e sciocco. Ogni giorno e ogni ora sei sull'orlo della morte

(V.) La tua risposta. Solo due risposte: volontà o non volontà. Non voltarti dall'altra parte. (J. Wooldridge.)

L'importanza della precoce dedicazione a Dio:

(I.) L'ipotesi. Che la persona sia in uno stato di non rigenerazione. Le moltitudini sono così. Rifiutando di ascoltare Dio. Nella negligenza delle pretese di Dio c'è una quantità di audacia di cui difficilmente possiamo farci un'idea, specialmente nel caso del figlio di molte preghiere

(II.) L'imitazione. Perché d'ora in poi dovresti dire: "Tu sei la Guida della mia giovinezza?"

1.) Le pretese di Colui che lo chiede

2.) I pericoli del ritardo

3.) Le conseguenze finali del rifiuto. (D. E. Ford.)

Dio accondiscendente ad essere la Guida della gioventù:

(I.) Dio non ha già agito una parte molto saggia e amichevole?

1.) Rivedi i tuoi privilegi generali. Chi ti ha formato dal nulla all'esistenza? Chi le ha assegnato un rango tra le creature umane? Chi ha preparato nel cuore di un genitore gli affetti che hanno accolto e nutrito l'estraneo indifeso? Chi ti ha allevato fino alla giovinezza? Chi ha acceso l'alba della ragione? La mano di chi ti ha aperto il cerchio caldo e allargato dell'amicizia?

2.) Sei vincolato da obblighi particolari. Non è cosa da poco che in Gran Bretagna sia stato trovato un patrimonio per voi. Voi non siete figli di selvaggi, che si mescolano nei loro modi barbari

(II.) Dio non è in grado di riempire, in tutti i periodi futuri, le relazioni alle quali invita la tua attenzione? Egli offre se stesso come Padre e come Guida. La Sua potenza, la Sua saggezza e la Sua bontà sosterranno i titoli

(III.) La stagione della gioventù non ha bisogno di un tale padre e di una tale guida? Che cosa può preservare la morale della gioventù? Vivrà la fragile barca nella tempesta? Le fiamme devono circondare un magazzino militare e non produrre un'esplosione? Riuscirà un agnello a farsi strada in un branco di lupi?

(IV) La stagione della giovinezza non potrebbe essere l'unica che mostrerà i vantaggi che le sono collegati? Tu non sai che sopravviverai a questa età; Che siate sotto condanna è sentito da voi stessi, e talvolta lamentato. Riuscirai a incantare la morte? Riuscirai a ottenere una tregua momentanea? (Evangelista.)

Un discorso ai giovani:

(I.) I giovani hanno bisogno di una guida

1.) Il profeta ci assicura espressamente: "Che la via dell'uomo non è in se stesso; Non è nell'uomo che cammina dirigere i suoi passi". E se questo è vero per i vecchi viaggiatori che da molto tempo si spostano verso Sion, quanto più per quelli che stanno appena cominciando a cominciare!

2.) C'è un tipo di conoscenza in cui i giovani devono essere carenti: quella che deriva dalla prova e che chiamiamo esperienza

3.) Anche ora le passioni e gli appetiti cominciano a infuriare nella loro violenza. Questi offuscano l'intelletto e impediscono la riflessione; e rendendoli avversi al rimprovero e impazienti di controllarli, li incitano e li gettano in mille scorrettezze e imbarazzi

(II.) Dio è pronto a diventare il vostro leader, ed è vostro dovere e privilegio mettervi sotto la Sua direzione. Egli è infinitamente saggio e non può sviarvi. Ha condotto milioni; e "il viandante, benché stolto, non ha sbagliato" sotto la Sua direzione. Egli è infinitamente potente. Egli può sostenervi nei fardelli più pesanti, liberarvi da ogni avversario e 'far cooperare tutte le cose per il vostro bene'. È infinitamente gentile. Egli sopporterà le vostre infermità e vi compatirà in tutte le vostre difficoltà. Ed Egli è infinitamente fedele: non mancherà una parola di tutto ciò che ha detto

(III.) Come devi attirare la Sua attenzione. "Gridate" a Lui. Questa espressione familiare significa preghiera e supplica; e vi impedisce di usare come scusa per l'omissione del dovere, che non siete padroni delle parole e non potete pronunciarvi in un linguaggio appropriato. Che cos'è infatti la preghiera? Non è forse il desiderio del cuore verso Dio? Se non puoi pregare, non puoi gridare a Lui?

(IV.) Ci sono stagioni particolari in cui Egli si aspetta di essere ricercato dai giovani, e da cui data l'esposizione: "Non vuoi da questo tempo", ecc

1.) Quando lasciano la casa dei loro amici e l'ala dei loro parenti

2.) Quando sono in lutto dei genitori

3.) Attil'inizio di un nuovo periodo di vita

4.) Quando i giovani vedono amici o compagni portati via da una morte prematura

5.) Atteggiamenti di convinzioni e impressioni particolari. (W. Jay.)

Gioventù incoraggiata a cercare Dio:

(I.) L'importazione di questa lingua

1.) Gratitudine

2.) Fiducia

3.) Preghiera

4.) Una decisa conformità alla volontà di Dio

(II.) La forza dell'appello fatto da Dio

1.) Esposizione di gara

2.) Ammonimento stagionale

3.) Come derivante da eventi che indicano più chiaramente il tuo bisogno di un interesse per il favore divino. (R. Inverno, D. D.)

Dio sarà scelto come guida dai giovani:

(I.) Avete un grande bisogno di una guida fedele ed efficace nel plasmare la vostra vita

1.) Perché la via del dovere e della sicurezza è spesso estremamente difficile da trovare. Spesso, quando si determina ciò che si è tenuti ad accettare come dovere o a ricevere come verità, si hanno molte circostanze da considerare, molte probabilità da valutare, molti argomenti opposti da soppesare. Mentre la direzione generale in cui dovete muovervi, se intendete vivere saggiamente, è abbastanza ovvia, potreste ancora trovare perplessità in ogni punto, per districarsi da cui cercherete, forse sconcertate, la vostra massima saggezza. Chi è sufficiente per queste cose?

2.) Perché è probabile che i tuoi forti impulsi ti ingannino. È facile credere che sia giusto o utile ciò che si accorda con l'inclinazione. È difficile pensare che sia obbligatorio, o migliore, ciò a cui i sentimenti sono avversi, e che implichi la necessità di rinunciare a se stessi

3.) Perché ci sono molti che cercheranno diligentemente la tua rovina

(1) Si trovano anche nelle migliori condizioni della società, i dichiaratamente degradati e viziosi

(2) Oltre a questi, ci sono molti, corrotti nel cuore, che ti cercheranno molto con influenze atte a distruggere i tuoi sentimenti virtuosi, i tuoi principi e il tuo benessere ultimo

4.) Perché così tanti sono continuamente rovinati. Dove molti cadono, c'è motivo per cui tutti dovrebbero temere

(II.) La ragionevolezza, la saggezza, di fare di Dio la tua guida

1.) Tu devi a Dio stesso onorarlo con la tua fiducia. È un suo diritto

2.) Solo Dio può offrirti una guida sufficiente. Dove puoi trovare un altro alla cui cura e guida puoi affidare in sicurezza e senza ansietà gli interessi infinitamente preziosi del tuo essere?

(III.) Quando dovrebbe essere accettata la guida offerta da Dio? "Da questo momento."

1.) Il presente è un tempo praticabile, un tempo in cui Dio può essere accettato come guida senza ostacoli in modo intelligente e cordiale

2.) Il presente è proprio il tempo che Dio stesso propone. "Ricordati ora del tuo Creatore".

3.) È in questo momento che il vostro bisogno della benedizione in questione sta diventando manifesto e urgente

4.) Il presente potrebbe non essere l'unico momento in cui avrai il potere di assicurarti la guida divina Proverbi 1:24-29. (Ray Palmer, D. D.)

Guida divina per il viaggio della vita:

Apocalisse Marco Guy Pearse dice: "Ho letto da qualche parte di uno dei nostri ufficiali di marina che navigò dal Messico intorno a Capo Horn fino a Rio, una distanza di ottomila miglia, e per novanta giorni non toccò terra né vide a malapena una vela. Attilast si ritenne a una ventina di miglia da Rio, e si fermò per la notte. Il mattino seguente c'era una fitta nebbia, e lui si avvicinò con molta cautela, e quando la nebbia si sollevò all'improvviso, davanti a loro si alzò il famoso Pan di Zucchero all'ingresso del porto di Rio. È così che, nonostante il grande e vasto mare dove non ci sono punti di riferimento o segni guida, dove ci sono maree e correnti irrequiete e venti mutevoli, tuttavia il cielo si china a insegnare agli uomini se vogliono essere istruiti. Il sole nel cielo dà ogni giorno il suo infallibile consiglio, le stelle escono di notte per sussurrare la loro allegra rassicurazione. Così Egli conduce gli uomini al rifugio desiderato. Ora, se gli uomini possono credere a questo, e a crederci in modo tale da fidarsi di esso, non mi meraviglio che qualcuno possa dubitare che il cielo si pieghi su di noi per insegnarci dove siamo e dove stiamo andando. Se è scientifico credere che il cielo possa guidarci oltre il grande mare, sembra essere solo semplice buon senso pensare che il cielo possa condurci al sicuro.

Dio la migliore Guida:

Il marinaio, in mare inquieto, ha una stella immancabile a cui guardare sempre con fiducia, sapendo che si troverà sempre nello stesso posto. Può forse ammirare lo splendore di Venere, o guardare con meraviglia la luna in continuo cambiamento, ma quando vuole orientarsi, guarda l'infallibile, immutabile stella polare. Grazie a Dio abbiamo una Guida infallibile che rimarrà la stessa quando i cieli saranno passati. Egli, il nostro Signore e Maestro, è l'unica stella assolutamente infallibile di speranza alla quale possiamo guardare con implicita fiducia

VERSETTO 5. Tu hai parlato e fatto cose malvagie come potevi. - Il limite del male:

(I.) Alcune delle influenze restrittive della vita. "Come hai potuto." Per molte considerazioni ci viene impedito di realizzare gli impulsi e i disegni malvagi di cui siamo consapevoli; Non si permette che la nostra potenziale malvagità diventi reale

1.) C'è la restrizione imposta dalla rivelazione. Il possesso della Parola di Dio era una grande disciplina per il popolo di Israele. Conoscere le perfezioni morali di Dio, discernere il significato morale della vita umana, possedere la legge morale espressa con tale chiarezza, pienezza e forza, era un privilegio raro. Questo trattenne Israele dalle cose della lussuria, della crudeltà e della vergogna che contaminavano e distruggevano i loro vicini pagani. Non siamo oggi trattenuti dalla stessa benevola influenza? Il nostro poeta parla della "striscia d'argento" che si frappone tra noi e il Continente, liberando la nostra nazione dalle paure, dalle guerre e dai contagi. Quella rivelazione che è nelle nostre mani non è forse una striscia d'argento che si frappone tra noi e il paganesimo contemporaneo?

2.) C'è la restrizione imposta dalla grazia. L'azione diretta del Divino sulla nostra mente, volontà, coscienza, sentimento. Questo era il freno principale del mondo antidiluviano. Come un cavallo è trattenuto dal morso e dalle briglie, come una nave su una costa rocciosa è trattenuta dall'ancora, così tutti noi in giorni pericolosi siamo stati trattenuti dallo Spirito di grazia. Lasciate che gli uomini spengano quello Spirito, e le conseguenze disastrose saranno presto rivelate

3.) C'è la moderazione imposta dalla società. La nostra civiltà, che è la grazia di Dio organizzata, è piena di influenze frenanti alle quali dobbiamo molto più di quanto talvolta pensiamo. Il diritto civile. Opinione pubblica. Galateo sociale. Azienda. Domesticità. Se si dovesse suggerire che le leggi, le istituzioni e le proprietà della società che vietano l'eccesso sono esse stesse espressioni del senso morale, sarà subito palpabile ai più che queste circoscrizioni sono dettate dalla paura, dalla politica e dall'egoismo piuttosto che da un amore per la giustizia fine a se stessa. Il fatto che un lupo tenga sotto controllo un altro lupo non deve essere interpretato nel senso che siamo un gregge di agnelli

(II.) Nonostante le restrizioni della vita, scopriamo la malvagità della nostra natura andando il più lontano possibile nella direzione della trasgressione. Fino a quel momento Israele si era astenuto dagli atti estremi di trasgressione che avrebbero comportato un'immediata punizione, ma mostrarono la loro disposizione giocando con il fuoco, scherzando sull'orlo dell'abisso. Così, in questi giorni, mostriamo ciò che siamo veramente, andando fin dove osiamo o possiamo, nella vera disobbedienza. Andiamo fin dove il nostro materiale lo permette. "Come hai potuto." Come potresti impunemente. Siamo intemperanti, con il dovuto riguardo per la nostra salute; Un'indulgenza più libera ci distruggerebbe, e non è questo che intendiamo. Siamo poco caritatevoli, con il dovuto riguardo per la nostra reputazione; Non dobbiamo violare la legge sulla diffamazione. Siamo ambiziosi e vanitosi; Ma la nostra ostentazione deve essere limitata da considerazioni di orgoglio e cupidigia. Come potresti con decenza. Non dobbiamo qualificare la nostra reputazione; Non dobbiamo essere colpevoli di cattive maniere, di cattiva forma, di cattivo gusto. Come tu potresti con vantaggio. Praticando l'ingiustizia fino al punto in cui cessa di essere redditizia, e interrompendola proprio lì. E nessuno concluda che i peccati attenuati da tali considerazioni siano di qualità meno maligna, o meno offensivi davanti a Dio, di quanto non lo siano i peccati di ordine più violento o esagerato

(III.) Molti procederebbero immediatamente a maggiori lunghezze di malvagità se le influenze restrittive della vita fossero ritirate

1.) Notate fino a che punto gli uomini resistono a queste influenze salvifiche. Come alcuni ingegneri desiderano scavare un tunnel sotto la Manica e stabilire relazioni immediate con il Continente, così gli uomini sono indaffarati in tutte le direzioni a cercare ingegnosamente di eludere le strisce d'argento che il cielo ha misericordiosamente posto tra loro e gli eccessi della passione e dell'appetito. La critica della Bibbia nel mondo letterario, l'impazienza che si prova nei suoi confronti nella vita individuale, spesso non sono altro che una rivolta contro la sua nobile giustizia. Ci preoccupiamo per la ristrettezza della via che conduce alla vita. In nome del libero pensiero, di una stampa libera, di libere istituzioni, il nudo nell'arte deve essere incoraggiato, gli scritti "schietti" protetti, la vita sessuale deve essere libera. Con quale strana infatuazione ci ribelliamo e cerchiamo di sfuggire all'abisso cristallino che Dio ha stabilito tra noi e la rovina!

2.) Il secondo segno dell'irregolarità e dell'invarianza del nostro desiderio si trova nella popolarità di certa letteratura immaginativa. La società moderna ha posto limiti distinti e autorevoli a molte forme di indulgenza; Ma la natura umana mostra la sua antica qualità immutata, perché quando non può più gratificarsi nel mondo reale, si rivolge al mondo ideale. Conclusione-

1.) Riconosciamo la gloria della grazia di Dio che impedisce di farlo. Gli olandesi chiamano la catena di dighe che protegge i loro campi e i loro focolari dal mare selvaggio, "il confine d'oro". La grazia di Dio che colpisce direttamente il nostro cuore, o che si esprime nella costituzione della società e nelle circostanze della vita, è un confine d'oro che chiude fuori un mare di male minaccioso e furioso

(2) Confessiamo la follia della nostra presunzione. La consapevolezza di un'ipocrisia spesso ostacola gli uomini nel raggiungere la giustizia che è di Dio, ma le riflessioni precedenti mostrano quanto poco valga la nostra ipocrisia. Guardando nel nostro cuore, sappiamo di essere peggiori di quanto il mondo ci porti ad essere. Come dice Victor Hugo, "Il nostro lato oscuro è insondabile... Una delle fatiche più dure dell'uomo giusto è quella di espellere dalla sua anima una malevolenza che è difficile cancellare. Quasi tutti i nostri desideri, quando vengono esaminati, contengono ciò che non osiamo confessare".

(3) Vediamo la necessità e l'urgenza della grazia che converte e perfeziona. Non è affatto del tutto soddisfacente che ci siamo mantenuti con la grazia restrittiva; La grazia che ci converte in un nuovo sé è ciò che dobbiamo desiderare e perseguire con più fervore. Il cristianesimo ci porta un motivo di grandezza senza pari; Riempie l'anima delle più alte visioni, convinzioni, amori, ambiziose. E c'è una sublime concomitanza di forze nel suo movente. (W. L. Watkinson.)

La disperata depravazione del peccatore:

(I.) Dio, nella Sua provvidenza, ha circondato il peccatore con molte circostanze, operando potentemente per modificare il carattere umano

1.) Istruzione. Questo fa sì che la cristianità differisca dai luoghi oscuri della terra, che sono pieni di abitazioni di crudeltà

2.) Diritto umano. Guardate un paese in uno stato di anarchia. Guardate qualche città o villaggio dove la legge è sospesa. Guardate la Francia, sotto il regno del terrore, quando la legge fu abrogata, e vedete una compagnia dopo l'altra passare sotto la ghigliottina; e i carnefici di oggi le vittime di domani; E, diteci, il carattere non è molto modificato dalla legge municipale?

3.) La legge di Dio. Se gli uomini non hanno altra fede in essa, se non quella che può essere chiamata la fede della storia, essa modifica ancora grandemente il carattere umano

4.) La fastidiosa supervisione della coscienza. Questa censura eterna, mentre ha trattenuto gli uomini dal peccato, è stata odiata, combattuta, denigrata dall'intera famiglia umana

5.) L'intero Vangelo ha modificato il carattere umano al di là di ogni calcolo. Si raccomanda così tanto alla loro ragione, e applica un tale potere alle loro coscienze, che diventa estremamente difficile comprenderlo. È così tenero, maestoso, imponente e ragionevole, che per un certo tempo scioglie e incute timore a molti che alla fine rifiutano le sue disposizioni

6.) Tutte le istituzioni evangeliche, tutto ciò che è associato al culto cristiano, opera nel modificare il carattere umano e nel renderlo in apparenza migliore di quello che è

7.) Il desiderio del cielo ha lo stesso effetto. Nessuno, forse, è così abbandonato da non sperare di poter vivere, dopo tutto, ed essere felice dopo la morte

8.) La paura dell'inferno

9.) L'attesa del giudizio

10.) Sentimento pubblico

11.) Affetto domestico. Le corde di seta che si attorcigliano intorno alla cerchia familiare impediscono la commissione di molti delitti

(II.) Da queste circostanze ogni peccatore è effettivamente frenato nella sua malvagità, e trattenuto nella sua carriera discendente

1.) Gli uomini sono a disagio in queste circostanze, il che dimostra che sono restrizioni. Lasciate che gli uomini siano sfrenati, e saranno tranquilli. È solo il dolore di qualche tipo che li rende a disagio e disposti a cambiare la loro posizione. Perciò non verranno alla luce, perché le loro opere non siano riprovate

2.) Gli uomini cercano costantemente di modificare le loro circostanze. Ma sono troppo indolenti per natura per cercare di cambiare le loro circostanze, a meno che non si tratti di circostanze di moderazione

3.) Quando gli uomini alla fine cambiano le loro circostanze sotto uno di questi aspetti, spesso mostrano un carattere peggiore; manifestando ciò che sarebbero stati prima, se avessero potuto, se queste restrizioni fossero state spezzate e si fossero scatenate sul mondo

4.) Quando queste restrizioni sono tutte rimosse, gli uomini sono uniformemente molto più malvagi che se non fossero stati imposti

(III.) Ogni peccatore fa il tentativo, e ci riesce per quanto Dio glielo permette, di spezzare queste legature che lo terrebbero saldo alla ragione, alla speranza e al cielo

1.) Guarda come rompe e rompe i limiti dell'educazione. Egli cerca di liberarsi di ciò che sapeva di Dio e di tutto ciò che aveva imparato sul Salvatore e sulle operazioni dello Spirito Santo; tutto ciò che aveva appreso sulle operazioni della Divinità, nella storia della Chiesa. E quando non riesce a dimenticare, delira per i suoi ricordi

2.) Quando ha tentato per un certo tempo, ma ha tentato invano, di ripercorrere il processo dell'educazione, si trova imbrigliato dalle leggi umane. Se non riesce a dimenticare Dio, forse può spezzare il potere del controllo umano. Egli può eludere tutti i legami umani. Egli può elevarsi al di sopra della legge e calpestarla come il fango della strada. Oppure può violare i suoi precetti e disprezzare le sue norme, e resistere e resistere nonostante tutte le sue sanzioni, presumendo in cuor suo che Dio non saprà, né l'Onnipotente lo considererà. Così egli benedice se stesso nella sua illusione, e confida per la sicurezza nella sua giustizia. Ma incontra ancora più turbamento

3.) Dalla legge di Dio. Impenitente e incredulo, ha letto in quella legge che, se non riesce a smettere, è un uomo rovinato: "Non avrai altri dèi all'infuori di me". Così si spezza, al primo colpo, tutto il tessuto di un'idolatria oscura e fatale. Se l'uomo adora il suo denaro, o la sua mercanzia, o la sua fattoria, o il suo amico, o qualsiasi altra cosa che non sia Dio, o dà a qualsiasi altra cosa il suo supremo affetto, anche se non professa di adorarlo, è condannato da Dio. E aggiunge: "Non pronuncerai il nome del Signore tuo Dio invano". Ma come sarebbe fuori moda preoccuparsi di questo comandamento, e lasciare che l'apprensione che Dio "non riterrà innocente colui che pronuncia il suo nome invano", produca un momento serio, o una fitta di angoscia!

4.) Non così facilmente si sbarazza della fastidiosa supervisione della coscienza. Questo vicegerente del cielo si ferma spesso molti mesi dopo che la guerra aperta è stata dichiarata. A volte tiene una stretta conferenza con il cuore, anche se il cuore può desiderare di essere solo. Non andrà a dormire nella tomba: veglierà, anche mentre il miserabile sta morendo, per assicurarsi l'onore di Dio, e raccoglierà il coraggio per un nuovo attacco proprio vicino al cuscino morente. E l'agonia del suo primo inizio nel mondo invisibile, vicino al luogo della morte, i diavoli non possono conoscere. Perché non hanno mai disprezzato un Salvatore morente, e non sono mai morti. Ma tutte le feritoie che possono essere aperte sull'anima da questo vendicatore morale devono essere chiuse, altrimenti i suoi tuoni eterni saranno uditi e sentiti

5.) Ma ha ancora un leggero conflitto con le istituzioni del Vangelo. Ogni campana che va in chiesa riempie la sua coscienza di colpa, e ogni ritorno del giorno di riposo gli ricorda le preghiere di una madre. Deve pervertire il suo santo disegno, o contorcersi sotto le sferzate di una coscienza sporca

6.) Il peccatore incallito si sposterebbe da ogni pensiero del paradiso o dalla paura dell'inferno. Eppure si tratta di legature molto potenti, e spesso le ultime ad essere spezzate. Quando gli uomini pensano di abbandonare il cielo, a volte dimenticano la domanda precedente che si è risvegliata: "Se abbandono il pensiero del cielo, dove sarò? Che cosa significa quel verme che non muore mai? Che cosa significano quelle catene di tenebre, e quel digrignare di denti, e quel fuoco inestinguibile?"

7.) Il peccatore deve aver infranto tutti i freni del sentimento pubblico, prima che possiamo sapere quanto sarebbe stato cattivo; e questa legatura cerca di spezzarla. Ma troverà quel pubblico molto popoloso, prima di passare. Dopo che ha fatto il suo giro con i mortali e ha imparato a non curarsi di ciò che gli uomini pensano della sua condotta, deve anche smettere di preoccuparsi di ciò che si pensa delle sue azioni in cielo

8.) Resta ancora da notare uno dei motivi più potenti di moderazione, gli affetti domestici. È impossibile indovinare quali sarebbero gli uomini, finché non si liberano dalla presa, per esempio, che una madre ha su un figlio dissoluto. (D. A. Clark.

6 CAPITOLO 3

#Geremia 3:6-11

Giuda non ebbe paura, ma andò a prostituirsi anche lui. - Criminalità relativa:

(I.) Dichiara questa decisione del signore

1.) Israele, dal momento in cui divenne una nazione distinta, si spogliò di Dio; perciò, dato in cattività assira e divorziato da Dio

2.) Giuda aveva conservato l'adorazione di Dio, ma si dilettava nell'idolatria

3.) A causa della loro apparente superiorità, Giuda difficilmente avrebbe riconosciuto la sua relazione con Israele

4.) Sebbene i loro peccati fossero apparentemente minori, sono stati commessi con aggravamenti decuplicati. I loro vantaggi erano stati maggiori; un numero maggiore di profeti li ha inviati; godevano di ordinanze stabilite; presenza di Dio in mezzo a loro (nel Tempio)

(II.) Conferma questa decisione del signore. L'insincerità speciosa è peggio dell'aperta profanità, perché...

1.) Sostiene una più profonda depravazione del cuore

2.) Getta più disonore su Dio

3.) Provoca un danno più esteso all'uomo. Indirizzo-

(1) Coloro che sono incuranti della religione

(2) Coloro che professano la religione. (C. Simeon, M. A.)

Giuda non si è rivolta a Me con tutto il suo cuore, ma con finzione.

La parola "fingere" è letteralmente, con una bugia. Guardate l'immagine: qui c'è una donna raffigurata come una donna penitente, che viene a pregare, in altre parole, a dire menzogne nel santuario e ad accumulare menzogne sull'altare dove il fuoco si è spento. Ma è possibile? Non solo è possibile, è reale, è la storia di oggi. Se potessimo vedere le cose come stanno realmente, vedremmo che la cifra più grande tra le molte figure della concorrenza è quella dell'ipocrisia. Ciò ammette molti colori e molte definizioni e modifiche. Non tutte le ipocrisie sono le stesse per quanto riguarda l'atteggiamento esteriore, la massa e il colore. Com'è sottile! Gli piace un po' di preghiera; non si oppone ad andare dove la musica è buona e dove la predicazione è inutile; può parlare senza problemi, quando è pieno di rabbia; può promettere musicalmente e deludere in modo beffardo e trionfale; Può sedersi come un santo, mentre il suo cuore è lontano o trama guai. C'è, quindi, un ritorno a Dio che non è un ritorno; c'è un andare in chiesa che non è andare in chiesa; c'è una pietà che è empia; c'è una chiamata a Dio come Padre a cui Dio stesso risponde ironicamente, come se gli uomini lo chiamassero in qualsiasi modo per lusingarlo a sospendere il suo giudizio o a conferirgli un favore immediato. (J. Parker, D. D.)

12 CAPITOLO 3

#Geremia 3:12-15

Ritorna, tu che sei traviato Israele. - Il ritorno dell'infedele:

(I.) L'invito a tornare

1.) Da uno che

(1) ha subito un torto (ver. 13) ;

(2) potrebbe quindi essere giustamente arrabbiato;

(3) ma è "misericordioso" (ver. 12)

2.) A colui che

(1) è stato gravemente disobbediente;

(2) è stato altrettanto ingrato;

(3) sta raccogliendo le conseguenze della disobbedienza e dell'ingratitudine

(II.) La condizione del ritorno. La confessione è la condizione del ritorno, perché...

1.) La genuina confessione del peccato può procedere solo da una genuina contrizione per il peccato, che non di rado si verifica Luca 15:17 confrontando le deplorevoli conseguenze dell'allontanamento con la felicità precedentemente goduta

2.) "La tristezza secondo Dio" o contrizione genuina "produce il pentimento per la salvezza, non per essere pentiti"; Cioè trova sollievo solo in quella confessione che è la condizione del ritorno. Il vero pentimento comporta:

(1) Contrizione per il peccato contro Dio

(2) Confessione dei peccati a Dio

(3) Ritornate dal peccato "verso Dio" Atti 20:21

(III.) Risultati della dichiarazione

1.) L'ira di Dio sarà scongiurata (ver. 12)

2.) Dio stesso accompagnerà il viandante a casa

3.) Un futuro felice. Comprendente

(1) la vita sotto una regola che non può commettere errori, legislativi o giudiziari (ver. 15);

(2) la promessa che i restaurati non "cammineranno più secondo l'immaginazione del loro cuore malvagio" (Ver. 17), la causa del loro traviamento. (H. A. Hall, B. D.)

Ritorno! Ritorno!-

1.) È una cosa spaventosa che un credente debba ricadere

(1) Tale misericordia gli è stata mostrata

(2) Di tale amore ha goduto

(3) Tali prospettive sono davanti a lui

(4) Tale conforto è sacrificato dal suo allontanamento

2.) È un affare miserabile per l'uomo stesso, poiché con esso non si guadagna nulla e tutto è in pericolo

3.) È dannoso per l'intera chiesa a cui appartiene l'incursore

4.) È dannoso per il mondo esterno

5.) Qual è il dovere immediato di chi si è allontanato? il rimedio immediato per il suo allontanamento? - "Tornare".

(I.) Meraviglia risvegliata dal richiamo

1.) La solita gelosia dell'amore

2.) L'abbondanza del peccato (ver. 2)

3.) L'ostinata continuazione nel male, nonostante i castighi (ver. 3)

4.) Il rifiuto della persuasione dell'offerta (ver. 4)

5.) La perversione della misericordia (ver. 5)

6.) Gli avvertimenti che erano stati disprezzati (vers. 6-11). È un grande aumento dell'iniquità quando percepiamo la sofferenza che causa agli altri, e tuttavia perseveriamo in essa noi stessi

(II.) Ricordi suscitati dalla chiamata

1.) Non ti ricorda altri giorni?

(1) Quando sei venuto da Gesù per la prima volta

(2) Quando eri felice con altri credenti

(3) Quando potresti insegnare e avvertire gli altri

(4) Quando hai cominciato ad andare in disparte, un po'

(5) Quando hai peccato gravemente per questa inversione

2.) Asseconda questi ricordi fino a quando non influenzano il tuo cuore

(III.) Motivi per obbedire all'invito

1.) È Dio stesso che lo pronuncia

2.) La rabbia sarà rimossa (ver. 12)

3.) L'amore continua (ver. 14)

4.) La guarigione sarà data (ver. 22)

(IV.) Indicazioni date per rendere facile l'obbedienza alla chiamata

1.) "Riconosci solo la tua iniquità" (ver. 13). Che cosa semplice!

2.) Lamentare il male (ver. 21)

3.) Riconoscere il triste risultato (ver. 25)

4.) Confidare in Dio per la restaurazione (ver. 23)

5.) Rinnovate di cuore la fedeltà (ver. 22)

(V.) Promesse fatte a coloro che rispondono alla chiamata

1.) Guida speciale (ver. 14)

2.) Cibo adatto (ver. 15)

3.) Perspicacia spirituale (vers. 16, 17)

4.) Spirito infantile (ver. 19). (C. H. Spurgeon.)

Retromarcia:

Facciamo alzare i traviati e chiediamoci loro perché sono scivolati indietro. Naturalmente hanno delle scuse. Tutti i trasgressori hanno. Intervisti qualsiasi funzionario di banca inadempiente, ecc., e ti racconteranno una storia di dolce e infantile ingenuità per spiegare la loro debolezza, come la chiameranno

1.) Mi sono illuso di essere confermato dalle pressanti sollecitazioni del rettore, o dei miei genitori, o del mio insegnante di scuola domenicale. Sono stato troppo persuaso da mia moglie o dai miei amici. Ho agito in fretta. Ora mettilo in un inglese semplice e guardalo. Siete stati ingannati nel tentativo di elevarvi ad un piano superiore. Eri troppo persuaso a sforzarti di essere un uomo o una donna migliore. Avete agito frettolosamente decidendo di sforzarvi di avere la meglio sulle cattive passioni e sulle brutte abitudini. Come suona?

2.) Il mio rettore ha detto che ci sarebbe stato un grande conforto nell'essere comunicanti, che avrebbe portato una coscienza tranquilla, e una gioia di vita, e una soddisfazione del cuore. Ora non l'ho trovato così. Dopo essere diventato un comunicante, i miei vecchi cattivi sentimenti sono tornati, e ho ceduto spesso a pensieri, parole e azioni malvagie, e il mondo non è cambiato, e io non ero molto diverso, e così ho smesso tutto. Ora, se aveste un amico molto malato, e il medico vi lasciasse delle pillole che, se prese con costanza, vi darebbero sollievo, che cosa rispondereste sentendo il vostro amico dire dopo averne prese due o tre: "Non mi sento meglio, non ne prenderò più"? Voi rispondereste: "Il dottore non ha mai detto che una dose o due avrebbero risposto. Ha detto che se avesse perseverato nelle pillole avrebbe portato sollievo". Daresti la colpa al medico o alla medicina, se i cattivi sintomi del tuo amico continuassero ancora?

3.) È stato un lavoro così duro. Ebbene, non c'era fine alle cure che dovevamo prendere. Dovevamo stare sempre attenti alle nostre parole per vedere che non ne lasciavamo uscire di scandalose, brutte o impure, e che i nostri passi non andassero da nessuna parte, il che avrebbe potuto mettere in pericolo la nostra professione cristiana. Abbiamo scoperto che per essere coerenti dovevamo lottare, incontrare opposizione e andare contro i nostri desideri, e quando siamo caduti, è stato così difficile riprenderci, ci siamo scoraggiati e ci siamo arresi. Me lo hanno detto dei giovani, che ho visto, solo per mantenere i loro posti nel negozio, lavorando come schiavi molto galeotti, pensando che nessuna abnegazione sia troppo grande per resistere lì, alzandosi presto, senza dormire, affrettando i pasti, trattenendo gli animi, sopportando pazientemente i clienti fastidiosi e i datori di lavoro prepotenti. Non vedete la terribile incoerenza, la povera futilità, di questa scusa? (C. Locke, D. D.)

Israele invitata a rinnovare il suo matrimonio con il pentimento:

(I.) Dio manda messaggeri di misericordia e non di giudizio (ver. 12)

(II.) Dio richiede che si umilino davanti a Lui (ver. 13)

(III.) Dio sollecita le considerazioni più toccanti, al fine di prevalere su di esse

1.) L'indole misericordiosa che provava verso di loro

2.) La relazione sotto la quale Egli li considerava ancora

3.) I benefici che era ancora pronto a conferire loro. (C. Simeon, M. A.)

Un proclama del Re dei re:

Gli sviati sono moltissimi. Allontanarsi dal Dio vivente non è una cosa strana. Molti cristiani sono uno mentre hanno caldo, e un altro tiepido, e persino freddo. Oggi sono diligenti e ferventi, ma domani sono oziosi e indifferenti. Anche i migliori credenti non sono sempre al meglio. Chi di noi non ha avuto motivo di confessare di non aver sempre mantenuto il suo primo amore; né la sua lampada è sempre stata chiaramente accesa?

(I.) La proclamazione: "Va' e proclama queste parole verso il settentrione, e di': Ritorna, o Israele traviato, dice il Signore".

1.) Doveva essere una proclamazione, perché Dio è Re; e se i suoi sudditi si ribellano, non perde i diritti della sua sovranità. Egli manda loro dunque un messaggio regale con tutto il potere che appartiene alla parola di un re. "Va' e proclama".

2.) Questo annuncio è inviato al peggiore dei peccatori, al più vile degli sviati. Essi ruppero i loro vincoli matrimoniali con l'unico vivente e vero Dio, e si resero ripugnanti ai Suoi occhi con le più detestabili idolatrie. E' triste che ci sia stata una tale corsa di traviati; ma è glorioso pensare che a costoro fu inviato il messaggio della misericordia di Dio

3.) Il popolo israelita non era solo la peggior specie di traviati, ma aveva già raccolto in larga misura il risultato delle sue ricadute, perché era stato portato via prigioniero. Avevano sofferto la perdita di ogni cosa perché si erano allontanati dal loro Dio, eppure non avevano imparato la lezione che l'afflizione doveva insegnare. Era ancora necessario chiamarli al pentimento, e Dio ordinò loro di tornare a Lui: la Sua proclamazione era per loro

4.) Vedo un po' di misericordia, e di non poca specie, nel messaggero che fu mandato a portare questo messaggio, perché era Geremia, quell'uomo dallo spirito spezzato, che poteva dire di se stesso: "Io sono l'uomo che ha visto l'afflizione".

(II.) Un precetto. È molto semplice, e tanto breve quanto chiaro. È dato nel proclama: "Ritorna, tu che sei traviato Israele".

1.) Ritorna, sii come eri; Torna: pentiti e fai le tue prime opere. Ascoltate: questo è il precetto; ritorna al tuo Salvatore; così come sei, torna a Lui. Torna indietro come sei venuto all'inizio, con il tuo peccato riconosciuto, guardando alla Sua Croce per il perdono. Sei diventato troppo grande e hai pensato di poter vivere senza il tuo Salvatore? Ritorno! Hai sognato di essere così perfetto da non volere la Sua giustizia, perché la tua sarebbe stata sufficiente? Togli quella pallina scintillante, quell'oziosa nozione della tua perfezione, e torna indietro, ti batte sul petto e di': "Dio abbia pietà di me peccatore". Pentiti del tuo orgoglio e torna al tuo Signore Gesù Cristo

2.) Ritorna subito. I ritardi sono sempre pericolosi, ma mai così pericolosi come quando vengono proposti da chi si allontana

3.) E torna con tutto il tuo cuore. Non ci sia pentimento imitatore; Nessun finto ritorno. Troverai il Signore se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima

4.) E bada che tu ritorni praticamente; cioè, che la tua vita sia cambiata, i tuoi idoli infranti, i tuoi doveri omessi adempiuti con premura, i mezzi trascurati della grazia perseguiti con fervore; ciò che hai fatto e ciò che hai lasciato incompiuto, e quel male abbandonato in cui sei caduto con tanta follia precipitosa

(III.) La promessa. "Non farò cadere su di te la Mia ira". Guarda quella rabbia, come una nuvola nera, carica non di pioggia ristoratrice, ma di fiocchi di fuoco che bruceranno mentre cadranno: sì, bruciano la loro strada nel profondo del tuo essere, come con le fiamme dell'inferno. Non una scaglia d'esso ti brucerà se tornerai al tuo Dio. C'è un perdono pieno, gratuito e immediato. "Io ho cancellato come una densa nube le tue trasgressioni e, come una nuvola, i tuoi peccati. Ritornate a me". Questo è un grande motivo per tornare: il peccato che separa è messo da parte. Egli ti laverà completamente dalla tua iniquità e ti purificherà dal tuo peccato, e tutto ciò di cui hai bisogno te lo darà e non ti rimprovererà. Trovo che il passaggio potrebbe essere letto: "Non farò cadere la mia faccia su di te", intendendo questo: che se il figlio di Dio ritornerà, Dio non lo guarderà più con rabbia. "Non farò cadere su di voi la Mia ira. Non farò nemmeno cadere la mia faccia alla tua vista; ma io vi accoglierò con grazia; Con tenera misericordia porrò via le vostre trasgressioni e vi rivelerò il mio amore".

(IV.) L'argomento

1.) Ecco prima di tutto la misericordia di Dio. Nulla compiace di più Dio che perdonare il peccato: in quest'opera benedetta Egli è a casa sua. Ne è felice; Egli trova piacere nel fatto che l'uomo si rivolga a Lui e trovi la vita. La misericordia come Suo ultimo attributo. Fino a quando non venne il peccato non c'era posto per la misericordia, la misericordia che perdona, e quindi la misericordia è il Beniamino di Dio, il figlio della Sua destra, ed Egli si compiace di dare ad essa dieci volte di più che agli altri Suoi attributi quando banchettano insieme. È il cielo del Suo cielo ricevere un peccatore nero come l'inferno nel Suo cuore, e togliere il suo peccato. "Io sono misericordioso", dice il Signore. Perciò venite a Lui e credete nella Sua misericordia; e non dubitare più, ma ricevi amorevolmente ciò che Egli dona amorevolmente

2.) Quanto a te che una volta lo hai conosciuto, e lo hai amato, e hai gioito in Lui, voglio che tu ti soffermi solo su quel secondo argomento, vale a dire, il matrimonio. "Ritornate, perché io sono sposato con voi, dice il Signore". È fatto, e anche se tu non ti attieni ad esso, la grande transazione è ancora in piedi da parte Sua: anche se non credi, Egli rimane fedele. Egli ti ha comprato con il Suo sangue e il prezzo non tornerà mai nelle Sue vene. Pertanto, torna a Lui

(V.) Il consiglio che Egli dà qui su come dobbiamo tornare. Egli dice: "Riconosci solo la tua iniquità". "Ahimè, ho vagato così tanto!" Riconoscetelo. "Ma l'ho fatto così tante volte!" Riconoscetelo. "Ma ho vagato contro la luce e la conoscenza!" Riconoscetelo. Non è una cosa difficile da fare, portarti nella tua camera e confessare davanti a Dio le tue colpe. Dovete, prima di tutto, averne una conoscenza, e poi riconoscerla. Senti il tuo peccato, e poi confessalo. Convincetevi di ciò, e poi dichiaratevi colpevoli al seggio del giudizio. "Che cosa devo riconoscere?"

1.) La tua violazione del patto: che hai trasgredito contro Geova tuo Dio

2.) Poi riconosci il tuo peccato avido: che "hai disperso le tue vie verso gli stranieri sotto ogni albero verde".

3.) Confessa anche la tua durezza di cuore. Dio ha parlato, e voi non avete voluto ascoltare; Egli ha supplicato, e voi non lo avete considerato; Egli si è avvicinato molto a te e tu gli hai voltato le spalle

4.) Confessa anche la tua ingratitudine. La sua voce, che è la voce del Padre vostro, voi non l'avete udita e non l'avete ubbidita. Che innaturalezza! (C. H. Spurgeon.)

L'amore per il mondo:

(I.) Il motivo dell'impugnazione. "Sono sposato con te". Un uomo che è scivolato all'indietro deve essere stato un tempo in avanti. Non può essersi veramente allontanato dal Signore, a meno che non Lo abbia conosciuto personalmente. A quelli, quindi, che sono figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù è rivolto l'appello: "Convertitevi, o figli traviati", ecc

(II.) A chi è rivolto il ricorso. Il cristiano che cerca prima il suo vantaggio mondano, e non riesce a vedere che il suo "fine principale è glorificare Dio", è condotto passo dopo passo sempre più lontano dall'Altissimo

(III.) L'appello stesso

1.) Il contesto mostra lo spirito con cui deve essere rispettato (ver. 13). Prima deve venire la confessione. Come dice un vecchio proverbio, "La sensibilità verso un difetto è a metà strada verso l'emendamento".

2.) Nel testo stesso abbiamo l'appello in una parola: "Converti".

3.) La promessa associata a questo appello (ver. 23). Questa è una promessa di potenza onnipotente. Ricordo di aver sentito un fratello che, alla domanda su chi lo avesse convertito, rispose: "Dio mi ha convertito, chi altro potrebbe farlo?" Così possiamo dire della guarigione di chi si è allontanato: "Chi se non Dio può farlo?" Benedetto sia il nome dell'Onnipotente, Egli promette di farlo

4.) Il linguaggio usato da chi si è allontanato per indicare Colui al quale ritorna (ver. 22). (W. P. Lockhart.)

Ai traviati:

(I.) La natura dell'arretramento

1.) Sta tornando indietro

(1) Facilmente

(2) Gradualmente

(3) Silenziosamente

2.) È generalmente preceduto da:

(1) Orgoglio ( Proverbi 16:18)

(2) Vana fiducia Matteo 26:33

(3) Negligenza Matteo 26:58

3.) Un uomo può essere...

(1) Allettati dai piaceri peccaminosi

(2) Sviati da compagni peccatori 1Re 11

(3) Respinti dalle paure peccaminose Matteo 26:69-74

(II.) La miseria dell'arretramento

1.) Perdite pesanti

(1) Rispetto di sé

(2) Tenerezza di coscienza

(3) I piaceri più dolci

(4) Le speranze più luminose

2.) Grave delusione. Le sue sante aspettative sono perdute, di ciò che avrebbe potuto essere e fatto per Cristo, e le ricompense successive

3.) Terribile disgrazia

(1) Davanti al mondo, come un ipocrita

(2) Davanti alla Chiesa, come "il teif" Geremia 2:12

(3) Davanti a Dio Salmi 51:3-9

(III.) Il rimedio per l'allontanamento. "Ritorno", ecc.

1.) Immediatamente

(1) Il ritardo peggiora il tuo caso

(2) Dio è disposto a perdonare

(3) La chiesa sta aspettando di riceverti

2.) Umilmente

(1) Confessare il peccato

(2) Aborrire il peccato

(3) Abbandonare il peccato

3.) Credere

Ricorda-

(1) L'amore dei tuoi sposi

(2) L'individualità della tua relazione

(3) L'amore di tuo marito

(4) Il tuo dovere. (Lo studio.)

La misericordia della natura divina:

Quando il duca di Argyll fu preso in ribellione in Scozia e portato davanti a Giacomo 2, il re gli disse: "Sai che è in mio potere perdonarti?" Si narra che il prigioniero rispose: "Può essere in tuo potere, ma non è nella tua natura perdonare", un discorso che, vero o no, gli costò la vita. Morì come uno stoico, giustiziato alla Porta del Tempio. Che contrasto con il Divino. Errare è umano, perdonare è Divino

Sono sposato con te. - La relazione del matrimonio:

Queste sono parole delicate, un riconoscente anodino per una coscienza turbata. Un comfort così singolare è adatto a rallegrare l'anima e a dare la tinta più luminosa a tutte le sue prospettive. La persona a cui è indirizzata ha una posizione eminentemente felice. Dio parla alla Sua Chiesa nel suo stato più abietto, e sebbene non manchi di rimproverare il suo peccato, di lamentarlo e di farlo piangere anche a lei, tuttavia in tale stato le dice: "Sono sposato con te". Oh! è grazia che Egli sia sposato con qualcuno di noi, ma è la grazia al suo culmine, è l'oceano di grazia alla sua marea, che Egli parli così di "figli traviati".

(I.) Considerate la relazione di cui si parla qui

1.) L'affinità del matrimonio, sebbene estremamente stretta di parenti, non è quella della nascita. Il matrimonio non è una relazione di nascita naturale, ma di contratto o patto volontario. Tale è la relazione che esiste tra il credente e il suo Dio. Qualunque relazione ci fosse in origine tra Dio e l'uomo, si estinse con la caduta. Ora, cristiano, contempla solo ciò che eri, e la famiglia degradata a cui appartenevi, affinché tu possa magnificare le ricchezze della Sua grazia che ti ha sposato nella tua bassa condizione, e si è così legato con tutti i pegni di un marito che dice: "Sono sposato con te".

2.) Il matrimonio-unione è il risultato di una scelta. La prima scelta è con Dio. Quella scelta è stata fatta, crediamo, prima della fondazione del mondo. Dio non ha mai cominciato ad amare il Suo popolo. Li vide nello specchio dei suoi decreti; Egli li previde, con il Suo occhio di preveggenza, nella massa delle creature, tutte cadute e rovinate; eppure li vedeva, li compativa e li amava. "Saranno miei", dice il Signore. Qui siamo tutti d'accordo; e dovremmo essere tutti d'accordo sul secondo punto, cioè che anche noi abbiamo scelto il nostro Dio

3.) Il matrimonio è cementato dall'amore reciproco. Dove non c'è questo affetto reciproco, non merita il nome di matrimonio. C'è bisogno che ti parli dell'amore di Dio? È un tema di cui siamo a malapena competenti per parlare

4.) Questo matrimonio richiede alcune relazioni reciproche. Non posso dire "doveri", perché la parola sembra fuori luogo da una parte e dall'altra. Come posso parlare del grande Dio che fa promesse di fedeltà? eppure, con riverenza, lasciatemi esprimerlo così, perché nel mio vocabolario ho a malapena parole per esporlo. Quando Dio diventa marito, si impegna a fare la parte di un marito: nutrire, amare, proteggere, proteggere, benedire coloro con i quali accondiscende, con infinita misericordia, entrare in unione. E ora, cosa da parte nostra? La moglie deve riverire il marito e sottomettersi a lui in ogni cosa. Questa è precisamente la nostra posizione nei confronti di Colui che ci ha sposati. Lasciamo che la Sua volontà sia la nostra volontà. Che il Suo desiderio sia la nostra legge

5.) Implica anche confidenze reciproche. In un vero matrimonio, marito e moglie diventano una cosa sola. D'ora in poi le loro gioie e le loro preoccupazioni, le loro speranze e le loro fatiche, i loro dolori e i loro piaceri, sorgono e si fondono in un unico ruscello. Il Signore nostro Dio lo ha detto. "Il segreto del Signore è con quelli che lo temono ed egli mostrerà loro la sua alleanza". Ora, cristiano, vedi: tu sei nella relazione di un coniuge, e devi dire a Cristo il tuo vero cuore

6.) Questo matrimonio implica la comunione in tutte le sue relazioni. Tutto ciò che un marito possiede diventa di sua moglie. Lei non può essere povera se lui è ricco; e quel poco che ha, qualunque esso sia, arriva a lui. Quando Cristo prese il Suo popolo, diede loro tutto ciò che aveva. Ora, quando aggiungo che tutto ciò che abbiamo, dice molto poco che, quindi, tutto ciò che abbiamo, appartiene a Lui... oh! è così poco, così poco, ma si vorrebbe che fosse di più

7.) La corona stessa del matrimonio è il piacere reciproco e l'autocompiacimento. Alla moglie di un nobile persiano, che era andata a un banchetto dato dal grande Dario, fu chiesto dal marito se non pensasse che Dario fosse l'uomo più bello del mondo. No, disse, non la pensava così; Non ha mai visto nessuno al mondo che fosse paragonabile a suo marito. E senza dubbio questa è proprio l'opinione che un marito si forma di sua moglie e di una moglie di suo marito quando il matrimonio è come dovrebbe essere. Ora, certamente Cristo attribuisce a noi un grande stimo. Egli non ci vede come siamo, ma nella Sua grazia infinita ci vede come dobbiamo essere. Lo scultore dice che può vedere un busto in un blocco di marmo e che tutto ciò che deve fare è scheggiare il marmo in eccesso e lasciare che il busto appaia. Così Cristo può vedere un essere perfetto in ognuno di noi, se siamo il Suo popolo; e ciò che Egli fa con noi giorno dopo giorno è togliere le escrescenze, farci essere come Lui. E per quanto riguarda noi, che siamo il Suo popolo, sono sicuro che possiamo dire che non c'è delizia che possa eguagliare la comunione con Cristo

(II.) Fino a che punto io e te comprendiamo sperimentalmente questo? Oh! occhi ciechi, che non possono vedere la bellezza nel Salvatore! Gesù! sono infatuati, sono pazzi, che non possono amarti! È una strana infatuazione dei figli degli uomini pensare di poter fare a meno di Te, di poter vedere qualsiasi luce all'infuori di Te, Tu Figlio della Giustizia, o qualcosa di simile alla bellezza in tutti i giardini del mondo tranne Te, Tu Rosa di Sharon, Tu Giglio della Valle! Oh, se ti conoscessero! Ma, Christian, ti parlo. Sicuramente sai qualcosa su questo, che Dio è sposato con te? Se lo fai, non puoi dire con me: "Sì, ed Egli è stato un marito molto fedele per me"? Ebbene, allora, parlate bene di Lui, parlate bene di Lui! Fa' che questo mondo ascolti la Sua lode! Quanto a voi che non lo conoscete, vorrei farvi questa domanda, e rispondete voi stessi. Vuoi sposarti con Cristo? Desideri averlo? Oh! Quindi, non ci saranno difficoltà sulla strada della partita. Se il tuo cuore va dietro a Cristo, Egli ti avrà. Chiunque tu sia, Egli non ti rifiuterà. Oh! Lui ti cerca! E quando lo cerchi, è un segno sicuro che ti ha trovato. Anche se tu non l'hai trovato, Egli ti ha già trovato. La fede nuziale è pronta. La fede è l'anello d'oro che è il segno del vincolo matrimoniale. (C. H. Spurgeon.)

Uno di una città. - Uno per uno:

La rivelazione di Dio all'uomo è progressiva. Una rivelazione dipende dal potere della persona che rivela di dare, e parimenti dal potere della persona che riceve di ricevere. Dio non potrebbe, se rivelasse tutta la verità che Lo riguarda alla razza umana fin dall'inizio, non perché non fosse in grado di impartire, ma perché la razza umana non fosse in grado di accettare. La rivelazione di Dio nella storia umana è stata quindi una rivelazione graduale e progressiva. I saggi di tutte le nazioni hanno sempre creduto in un solo Dio. Ma c'era una nazione in cui i saggi erano abbastanza saggi da credere che anche la gente comune dovesse essere insegnata che c'è un solo Dio; e così, mentre in tutte le nazioni circostanti la dottrina dell'unità di Dio era una dottrina esoterica, cioè una dottrina riservata a pochi, nella nazione ebraica i profeti presero questa dottrina interiore e segreta e, con molti tropi e figure, e con molte affermazioni dirette, la diedero alla gente comune. E da lì continuarono ad imparare e ad insegnare che questo Dio è un Dio giusto. Gli dèi delle nazioni circostanti erano immorali o immorali; ma la dottrina dei profeti, dell'Antico Testamento era: Dio è un Dio giusto, agisce rettamente, si aspetta giustizia. Collegato a ciò era l'insegnamento che Dio è in relazione, non all'intera razza umana, perché quella era una dottrina troppo vasta per essere accettata all'inizio, ma in relazione speciale con la razza ebraica; e poi che Egli stava in relazione anche con l'altro popolo, ma nella relazione con l'altro popolo di un giudice, e nella relazione con il popolo ebraico di un Padre. E così crebbe, nel primo periodo della storia ebraica, l'idea che Dio avesse scelto una nazione, e stesse trattando con quella nazione, guidandola, proteggendola, ispirandola, redendendola. Il tempo passa. Questa nazione pecca sempre di più, e i profeti vedono le nuvole addensarsi, addensarsi per la sua distruzione. Vedono gli Assiri e i Caldei a settentrione e a oriente radunarsi contro la nazione, e cominciano a dire: Benché tu sia il popolo eletto di Dio, Dio ti punirà e ti porterà in cattività; ma Israele è ancora la nazione di Dio, e Dio salverà Israele; anche se vi menerà in cattività, vi disciplinerà in modo tale da ricondurvi come nazione, e come nazione sarete salvati e redenti. Il tempo passò per altri cento anni o giù di lì, e il disastro profetizzato si avvicinò, e Geremia venne, e portò un altro messaggio. Disse: No, questa nazione non si salva; ma Dio radunerà dalla nazione qua e là l'altra; Egli è sposato con la nazione, ma ha rinunciato alla nazione in quanto nazione come senza speranza; nondimeno, Egli prenderà uno da una città e due da una famiglia e li condurrà a Sion; Li affronterà uno per uno. Quando Cristo venne sulla terra, incontrò l'antica impressione che Israele dovesse essere trattato come una nazione, e all'inizio sembra quasi che Egli condividesse quella speranza; ma il Suo messaggio successivo fu: Dio toglierà il regno a Israele; e lo darò a un popolo nuovo che ne produrrà i frutti; Egli radunerà questo popolo uno alla volta da tutto il mondo, radunandolo nell'unico grande Israele di Dio

(I.) Dio, in quanto Creatore e Sovrano della natura, agisce in modi individuali. Il signor Ruskin ha richiamato l'attenzione con grande eloquenza sulla differenza tra l'operaio di vecchia data e l'operaio di nuova generazione. L'operaio di una volta lavorava individualmente, scolpiva lui stesso l'intero pezzo, qualunque esso fosse, e così si metteva in quell'intaglio; Era il prodotto non solo della sua mano, ma del suo cervello e del suo cuore, ed era la manifestazione di se stesso. I moderni prodotti industriali sono i prodotti delle macchine: si moltiplicano e si svalutano, ma non sono più individuali. Ora, gli uomini pensano a Dio come a uno che mette in funzione una grande macchina, e che fa funzionare il prodotto. Ma non così lo rappresenta la Bibbia, e non così lo rappresenta la filosofia moderna. Dio non è una grande causa prima. Egli è la causa perpetua, eterna, eterna e unica, la causa che sta al di sotto di tutti i fenomeni, così che ogni prodotto della natura è una nuova e diversa manifestazione di un Dio che è in ogni fenomeno. Questa è la ragione dell'infinita variazione dei fenomeni. Dio non ha mai fatto due facce uguali; non ho mai fatto due fili d'erba uguali; nulla di ciò che è mai uscito dalla mano di Dio, è stato esattamente la ripetizione di qualsiasi altra cosa che sia mai venuta dalla mano di Dio

(II.) Come nella natura, così nei Suoi rapporti con l'umanità

1.) Egli dona a ogni individuo nella Chiesa e a ogni cittadino della nazione il Suo lavoro personale. L'umanità non è come un grande esercito che marcia in ranghi serrati, e se un uomo si ritira un altro uomo può prendere il suo posto; né come una fabbrica in cui lavorano mille uomini, e se uno se ne va qualcun altro può entrare e continuare il suo lavoro. È un lavoro individuale e personale, e Dio viene da te e dice: "Ho qualcosa da farti fare, e se non lo fai, sarà lasciato incompiuto; Ci sarà un posto vacante, un cittadino escluso dall'assemblea, uno spazio bianco nella pagina".

2.) Così Egli tratta con ogni individuo in tutta la disciplina della vita. Non manda mai una lacrima, un dolore, un fallimento, ciò che gli uomini chiamano un disastro, a meno che non ne veda la necessità. Egli sa ciò che ogni anima vuole, e a ciascuna adatta la medicina secondo la necessità

3.) Così, in tutta l'amministrazione del Suo amore, Dio tratta con te uno per uno. Discutiamo la questione della carità indiscriminata. La frase è una contraddizione in termini. La carità è discriminazione. L'amore non può essere indiscriminato. Dio non dà i Suoi benefici all'ingrosso. Dio non suona la tromba quando fa la sua elemosina, per radunare il popolo per riceverlo. In tutti i Suoi benefici, Egli si occupa di uno alla volta. "Il mio Dio supplirà a ogni tuo bisogno": questa è la dichiarazione di Paolo. Provvidenze speciali! Non ce ne sono altri. Tutte le provvidenze sono speciali. Dio non getta gli uomini sotto l'influenza di certe grandi leggi generiche per poi intervenire per aiutarli in occasioni speciali. L'amorevole benignità e la tenera misericordia di Dio sono su tutte le Sue opere. Ogni vita è guidata e diretta dalla mano di un amore infinito, se solo le permettiamo di guidare. (Lyman Abbott, D. D.)

15 CAPITOLO 3

#Geremia 3:15

Vi darò pastori secondo il mio cuore. - Il carattere e l'insegnamento dei ministri di Cristo:

(I.) Il loro carattere. Per essere un "pastore secondo il cuore di Dio", un uomo deve non solo comprendere teoricamente, ma praticamente sentire le verità che espone nel suo insegnamento. Come descrivere il peso di una coscienza colpevole, se non l'ha mai sentita lui stesso? Come dilungarsi sull'amore e dispiegare la preziosità di un Salvatore, mentre egli stesso è ancora fuori da Cristo? Come esortare gli ascoltatori a riporre affetti nelle cose di lassù, quando i suoi pensieri sono interamente assorbiti dalle cose di quaggiù?

(II.) Il loro insegnamento. Ciò che hanno trovato utile, con la benedizione di Dio, a se stessi, lo porteranno davanti al loro popolo. Non imbratteranno il muro con malta non temperata, gridando: "Pace, pace", quando non c'è pace; ma "grideranno ad alta voce e alzeranno la voce come una tromba", per avvertire i non convertiti del loro pericolo e convincerli della loro colpa. Né mostreranno la malattia senza, allo stesso tempo, dichiarare il rimedio. Essi dimostreranno ai loro ascoltatori le loro innumerevoli mancanze, affinché possano essere condotti ad apprezzare maggiormente i meriti del Salvatore. Conclusione-

1.) Cercare l'aumento di tali pastori

2.) Aiutare a provvedere a tali pastori. (C. Clayton, M. A.)

Il dovere di un pastore:

(I.) Nutrire la Chiesa con la conoscenza e la comprensione. Questo avviene predicando il Vangelo

1.) C'è saggezza spirituale nel comprendere i misteri del Vangelo, affinché possiamo essere in grado di proclamare l'intero consiglio di Dio, e le ricchezze e i tesori della grazia di Cristo alle anime degli uomini Atti 20:27; 1Corinzi 2:1-4; Efesini 3:7-9

2.) È richiesta l'autorità. Che cos'è l'autorità in un ministero di predicazione? È una conseguenza dell'unzione, e non dell'ufficio

3.) Esperienza delle cose predicate

4.) Abilità nel dividere correttamente la Parola

5.) La conoscenza e la considerazione dello stato del gregge

6.) Essere mossi dallo zelo per la gloria di Dio e dalla compassione per le anime degli uomini

(II.) Preghiera continua per le Chiese di cui Cristo le ha costituite sorveglianti

1.) Nessun uomo può avere alcuna prova nella propria anima, che adempie coscienziosamente qualsiasi dovere ministeriale verso il suo gregge, se non prega continuamente per loro

2.) Questo è il modo in cui possiamo benedire le nostre congregazioni

3.) Per cosa pregheremo?

(1) Per il successo della Parola che noi predichiamo loro

(2) Per la presenza di Cristo in tutte le nostre assemblee

(III.) Preservare la verità e la dottrina del Vangelo che è affidata alla Chiesa. Che cosa è richiesto nel presente documento?

1.) Una chiara apprensione in noi stessi per quelle dottrine e verità che dobbiamo difendere

2.) Amore per la verità

3.) Facciamo attenzione in noi stessi a qualsiasi inclinazione a nuove opinioni, specialmente dentro, o su, o contro quei punti di fede, come quelli in cui coloro che si sono addormentati hanno trovato vita, conforto e potere

4.) C'è abilità e capacità richieste a questo scopo, per scoprire ed essere in grado di opporsi e confondere gli astuti sofismi degli avversari. Ci vogliono grande preghiera, vigilanza e diligenza per poter essere in grado di prestare attenzione a queste cose. E coloro che sono meno abili possono fare bene a consigliare coloro che sono più esperti in essi per dare loro assistenza

5.) Che lavoriamo diligentemente per la conversione delle anime. (Giovanni Owen, D. D.)

Il vero insegnante:

1.) Ci sono alcuni insegnanti di religione che sono insegnanti "secondo il cuore di Dio".

2.) Tutti questi insegnanti sono il dono di Dio

(1) Li prepara per il loro ufficio

(2) Egli designa la sfera del loro ministero

3.) Si distinguono per la cura e la fedeltà con cui provvedono ai bisogni spirituali del loro popolo. (E. Cooper, M. A.)

Pastori secondo il cuore stesso di Dio:

(I.) Quali sono quelle qualifiche che rendono gli uomini pastori secondo il cuore stesso di Dio

1.) Il loro essere inviati e incaricati da Dio

2.) Essere completamente istruiti nella conoscenza della mente e della volontà di Dio

3.) Essere esemplari nella loro conversazione sulla bontà e la purezza della loro dottrina 1Timoteo 3:12

(1) In parole, cioè nell'osservare una discreta gravità nel discorso

(2) Nella conversazione; un comportamento dolce e servizievole

(3) Nella carità; una sincera benevolenza verso tutti gli uomini quando ne abbiamo l'opportunità

(4) In spirito, cioè in uno zelo attivo per la gloria di Dio e il bene delle anime

(5) Nella fede, cioè in un'inamovibile costanza e fedeltà alla nostra religione, nel mantenere salda la forma delle sane parole, e nel lottare strenuamente per la fede una volta trasmessa ai santi

(6) Nella purezza, cioè nell'astenersi da tutte le concupiscenze carnali, dalla mentalità mondana, dall'intemperanza e dalla dissolutezza

(II.) Quanto tali pastori contribuiscono alla gloria, alla bellezza e alla perfezione della Chiesa

1.) Nella solidità della fede, alla quale non c'è nulla può condurre di più dei pastori pii e dotti; il quale non solo essendo purificato da affetti viziosi, e ispirato da un sincero zelo per la verità; ma anche compiuto con le parti e imparando a distinguere tra verità e falsità, e a separare le innovazioni dei falsi maestri dalle antiche verità del cristianesimo, non può che essere altamente strumentale per restaurare la fede delle loro Chiese, ovunque la trovino corrotta e sofisticata, al suo primitivo lustro e semplicità

2.) Nella purezza del culto; poiché il fine di tutte le assemblee della Chiesa è quello di adorare Dio, e l'adorazione di Dio consiste in un devoto riconoscimento delle infinite perfezioni della Sua natura, attraverso quegli atti interni ed esterni, come il diritto, la ragione e la rivelazione dirigono: tutti coloro che sono veramente devoti e sinceramente colpiti dalle perfezioni divine, devono guardare a se stessi, tanto preoccupato di adorare Dio, nel modo più adatto alla Sua volontà e alla Sua natura. E di questo i pastori della Chiesa si occupano in modo più particolare, essendo le guide del culto pubblico

3.) La gloria e la perfezione di una Chiesa consistono anche nel vigore della sua disciplina, nell'amministrazione giusta e vigilante del potere delle chiavi, nell'ammonire coloro che si smarriscono, nell'escluderli dalla comunione della Chiesa se continuano ostinati, e nel riammetterli dopo il loro pentimento

4) La gloria e la perfezione di una Chiesa consiste nell'unità della comunione e degli affetti, affinché non vi siano scismi nel corpo, ma che tutte le sue membra, essendo incorporate nella stessa comunione, siano legate e legate l'una all'altra dai legamenti dell'amore reciproco e della carità; A questo eccellente effetto non c'è nulla al mondo che possa condurre di più dei pastori dotti, prudenti e pii

5.) La gloria e la perfezione di una Chiesa consiste anche nella santità dei costumi; promuovere il quale, inoltre, nulla può essere più favorevole dei pastori secondo il cuore stesso di Dio

(1) Il fatto che siano stati incaricati da Dio di insegnare e governare il Suo gregge deve dare alla loro dottrina una grandissima autorità nella mente di tutti coloro che hanno una qualche riverenza per Dio, e quindi renderla più prevalente ed efficace

(2) La loro dottrina, supponendo che siano pii e dotti, sarà in tutto santa, e in ogni punto tendente a promuovere l'interesse della pietà e della virtù

(3) La loro santa dottrina sarà rafforzata dai loro santi esempi, che predicheranno più efficacemente delle loro lingue. (Giovanni Scott, D. D.)

La costituzione, il carattere e i doveri del ministero del Vangelo:

(I.) Dio è impegnato per patto a fornire un ministero pubblico perpetuo per la Sua Chiesa

1.) Un ministero pubblico dichiarato nella Chiesa Cristiana è un'istituzione divina

2.) È ordinanza di Dio che un ministero pubblico debba essere continuato nella Sua Chiesa fino alla fine del mondo

3.) Dio ha fatto alleanza con la Sua Chiesa di fornire alle sue congregazioni un ministero pubblico: "E io vi darò dei pastori".

(1) Le promesse, fatte sulla base di una relazione permanente tra Dio e la Sua Chiesa, che riguardano un beneficio di natura permanente, devono essere intese come garantire alla Chiesa quel beneficio indefinitamente in ogni periodo di tempo

(2) Molte promesse pronunciate dai profeti erano destinate a riferirsi immediatamente alla Chiesa del Nuovo Testamento; e furono così applicate dagli apostoli di nostro Signore. Alcuni di questi si riferiscono al ministero cristiano Isaia 52:6, 7, 10; Romani 10:14, 15

(3) Il Redentore, nel quale le promesse sono state fatte e nel quale sono state adempiute, si è solennemente impegnato a non lasciare mai la Sua Chiesa completamente priva di un ministero pubblico. Cammina tra i candelabri d'oro. Tiene le stelle nella sua mano destra. Egli dà potere ai Suoi testimoni

(II.) Dio ha posto segni distintivi sul ministero, che Egli approva: "Pastori secondo il Mio cuore".

1.) Il pastore secondo il cuore di Dio ha ricevuto una chiamata regolare al ministero

(1) La chiamata di Dio all'ufficio ecclesiastico è interiore, quando c'è un'influenza divina sperimentata sulla mente, che inclina e comanda alla persona di dedicarsi al servizio della Chiesa

(2) È esteriore, quando è accompagnato da prove esterne per la soddisfazione della Chiesa. La chiamata interiore può soddisfare la mente di un uomo; ma gli altri devono, per riceverlo, avere qualche prova esterna

(a) L'ordinazione costituisce la chiamata di Dio al ministero della riconciliazione nella Chiesa evangelica (1 Timoteo 3:1-7; Tito 1:5-9; Romani 10:15

(b) L'ordinazione al santo ministero deve essere eseguita mediante l'imposizione delle mani 1Timoteo 5:22; 4:14; Ebrei 6:2; Atti 13:2, 3

2.) Il pastore secondo il cuore di Dio ha una vita corrispondente alle funzioni del suo santo ufficio

(1) Un ministero evidentemente empio incontrerà pochi avvocati. Questo male può essere tollerato solo in una Chiesa che si è lontana dalla verità e dalla santità

(2) Il pio ministro è costretto dall'amore di un Salvatore crocifisso alla diligenza nel suo sacro ufficio. Egli percepisce il pericolo dei peccatori; e, ansioso della loro salvezza, li avverte frequentemente e con fervore. Di casa in casa visita, esamina, esorta. Nelle afflizioni, egli lenisce; in tentazione, ammonisce; nella malattia, nelle comodità; e nella morte, rassegna i loro spiriti dimissionari nelle mani di quel Dio che ha creato sia lui che loro

(3) Il pastore, che è vicino al cuore di Dio, è fedele a Dio e alla Sua Chiesa. Si occupa chiaramente dei peccatori, non influenzato dalle loro sopracciglia o dai loro sorrisi

(III.) La somma del dovere pastorale è l'edificazione della Chiesa

1.) Il pastore secondo il cuore di Dio predica alla sua congregazione il Vangelo di Cristo. Questo è il cibo che egli provvede diligentemente alle anime immortali

2.) Il pastore che Dio approva ha il dovere, di tanto in tanto, di esaminare lo stato religioso della sua congregazione

3.) È dovere del pastore cristiano amministrare i sacramenti del Nuovo Testamento ai membri della sua Chiesa

4.) È dovere di un ministro cristiano esercitare autorità sul suo gregge. Questo è necessario per la loro edificazione, ed è implicito nel nutrirsi con la conoscenza. Il potere delle chiavi del regno dei cieli è nelle mani di ogni ministro cristiano. (A. M'Leod, D. D.)

L'ufficio del pastore non sinecura:

A una persona che si rammaricava, al celebre dottor Johnson, di essere diventato un ecclesiastico, perché considerava la vita di un ecclesiastico facile e confortevole, il dottore diede questa memorabile risposta: "La vita di un ecclesiastico coscienzioso non è facile. Ho sempre considerato un ecclesiastico come il padre di una famiglia più numerosa di quella che è in grado di mantenere. No, signore, non invidio la vita di un ecclesiastico come una vita facile, né invidio l'ecclesiastico che la rende una vita facile".

L'obbligo del pastore di nutrire il popolo:

All'Apocalisse Robert Hall di Bristol fu chiesto che cosa pensasse di un sermone che era stato pronunciato da un predicatore proverbialmente bravo, e che sembrava aver suscitato grande scalpore nella congregazione: "Molto bello, signore", rispose, "ma un uomo non può nutrirsi di fiori".

16 CAPITOLO 3

#Geremia 3:16

L'arca del patto del Signore. - L'arca del patto:

Quando la pietà interiore è bassa, l'aspetto esteriore della religione è spesso gridato. Coloro che non sanno nulla di Dio sono proprio le persone che esclamano riguardo a se stessi e ai loro fratelli: "Il tempio del Signore, il tempio del Signore sono questi". Più filatterio, meno santità. D'altra parte, ogni volta che lo Spirito di Dio è largamente sparso, sebbene le ordinanze di Dio siano attentamente osservate, tuttavia come cose esterne sono sicure di essere messe al loro giusto posto, e quel giusto posto è secondario

(I.) Il simbolo venerato

1.) L'arca dell'alleanza era l'oggetto di grande riverenza, e molto appropriatamente, perché simboleggiava la presenza di Dio, la presenza di Geova, il Dio vivente, in mezzo al Suo popolo

2.) Che la presenza di Dio significava benedizione; perché Dio era con il suo popolo innamorato di loro. Il Signore non dimora con i Suoi nemici, ma con i Suoi eletti. Finché dava il segno della Sua presenza, era un segno che non li aveva rigettati come disperati

3.) L'arca era tenuta in riverenza dagli Israeliti perché era il loro capo. Quando giunse il momento di marciare attraverso il deserto, l'arca andò in prima linea

4.) L'arca era per gli Israeliti, dopo che le loro peregrinazioni erano finite, il centro fisso della loro nazionalità, proprio come mentre erano nel deserto era sempre stata posta al centro dell'accampamento

5.) Non meravigliatevi che gli uomini di Giuda abbiano prestato grande riverenza a quest'arca quando, in tanti modi, era un segno di bene per loro. Ciò che hanno fatto a quest'arca è menzionato nel testo. In primo luogo, la riconobbero come l'arca dell'alleanza del Signore. Erano soliti dire: "L'arca dell'alleanza del Signore". Ne parlavano molto e si vantavano di possederlo. Anzi, non solo ne parlavano, ma lo amavano; poiché leggiamo: "Né ti verrà in mente", o come dice il margine, "Né verrà sul cuore". In secondo luogo, se ne ricordavano, come ci informa chiaramente il testo. Se erano prigionieri, pregavano nella direzione in cui si trovava l'arca; ovunque vagassero pensavano a Dio e allo scrigno che rappresentava la Sua presenza. Successivamente, l'hanno visitato. In certi giorni santi venivano dagli estremi confini del loro paese, in gioiose compagnie, cantando da un palco all'altro, e facendo gioiose feste mentre salivano al luogo dove Dio dimorava in mezzo ai cherubini. Visitandola, erano abituati anche a parlarne bene; poiché a margine delle vostre Bibbie troverete: "Né la magnificheranno più". Si raccontavano l'un l'altro ciò che l'arca aveva fatto; la gloria che rifulse da essa, l'accettazione dell'offerta il cui sangue fu spruzzato su di essa nel giorno dell'espiazione e la testimonianza che si udiva tra le ali dei cherubini

(II.) Quella riverenza cancellata. Non dovevano più dire: "L'arca dell'alleanza del Signore". Eppure questo fatto sarebbe stato una benedizione. Non dovevano più parlare dell'arca stessa, perché avrebbero avuto ciò che l'arca doveva prefigurare

1.) Il nostro Signore Gesù, con la Sua venuta, ha tolto dai pensieri del Suo popolo l'arca materiale dell'alleanza, perché il suo significato è adempiuto in Lui; e questo, in primo luogo, nel senso della conservazione. Egli disse: "La tua legge è nel mio cuore". Non era solo nel Suo cuore, ma in tutta la Sua vita; Tutti i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni andarono a formare uno scrigno d'oro in cui doveva essere contenuto il prezioso tesoro della perfetta legge di Dio

2.) Successivamente, l'arca significava propiziazione; Sopra il palco sacro, che conteneva le due tavole della legge, c'era la lastra d'oro chiamata propiziatorio, che copriva tutto. Quando Dio guarda dall'alto in basso la Sua legge, non la vede nuda, ma la vede nella persona di Suo Figlio. Lo vede lì perfettamente conservato, senza macchia o difetto di alcun tipo, e se ne rallegra

3.) La prossima parola è molto benedetta, ed è patto. L'arca era chiamata "l'arca del patto". Ah, quanto presto perderemmo le dolci cose di Dio se fossimo sotto il patto di opere, e quanto presto perderemmo la dolce sovranità della Sua verga da pastore! Ringrazio Dio perché in Cristo Gesù abbiamo un patto di grazia che non può mai venir meno, e mai può essere infranto, e in Lui abbiamo tutto ciò che le nostre anime desiderano: vaso di manna e verga di Aaronne, provvista di patto e regola di patto che troviamo in Lui

4.) Poiché quest'arca era l'arca del patto di Dio, era da essa che Egli era solito rivelarsi, e così è chiamata "arca della testimonianza". Non diciamo più: "L'arca della testimonianza", ma ci rallegriamo che Dio si sia fatto carne e abbia abitato in mezzo a noi, e abbiamo contemplato la sua gloria, e abbiamo visto il Padre nel Figlio

5.) Quest'arca significava anche intronizzazione; poiché la cima dell'arca era, per così dire, il trono di Dio. Era "il trono della grazia celeste". Se volete vedere il trono di Dio, guardate la persona del Cristo; poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità. Oh, che benedizione avere un tale trono a cui accedere, a Gesù stesso, che è il trono del Dio invisibile!

6.) Come era il luogo dell'intronizzazione di Dio, così era la porta dell'avvicinamento dell'uomo. Tu ed io non abbiamo bisogno di parlare dell'arca dell'alleanza; perché abbiamo un modo benedetto di avvicinarci. Non veniamo a Cristo solo una volta all'anno, ma ogni giorno dell'anno e ogni ora del giorno

7.) L'arca era il luogo della graziosa potenza. Sulla sommità del propiziatorio c'erano figure di cherubini, tipi di potere angelico e di tutti i poteri della provvidenza che Dio si compiace di usare a favore del Suo popolo. Eppure non parleremo dell'arca, né la ricorderemo, né la visiteremo; poiché vediamo in Cristo Gesù che tutta la potenza di Dio è dalla nostra parte: Egli è "Dio con noi", e se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?

8.) L'arca era molto venerata dagli ebrei, perché era il centro della loro nazionalità. Trovami una dozzina di uomini spirituali e descrivi i loro diversi modi di pensare; ma siedano insieme e comincino a parlare delle cose di Dio, del patto di grazia, dell'opera dello Spirito nell'anima e della preziosità del sangue di Gesù, e vedrete che sono una cosa sola. C'è, ci deve essere, un'unità essenziale tra coloro che sono vivificati dallo Spirito: e mi rallegro che il nome, la persona e l'opera di Gesù siano in quest'ora il centro della cristianità

(III.) Questa riverenza è stata trasferita

1.) Diciamo che Gesù è il nostro patto. Ci è stato detto: "Non diranno più: L'arca dell'alleanza del Signore". La gente deve parlare, è naturale per loro: a che altro servono le loro lingue? Diciamo dunque di Cristo che Egli è l'arca dell'alleanza del Signore. Dì questo, dillo spesso, nessuno ti rimprovererà; È un argomento sul quale puoi essere fluente quanto vuoi. Questo è un tipo di nota di cui l'orecchio umano, una volta purificato, non si stanca mai

2.) Il testo ti fa fare un ulteriore passo avanti; poiché dice dell'arca originale: "Né ti verrà in mente", o (do il margine), "Né verrà sul tuo cuore". Lascia che Cristo scenda nel tuo cuore e dimori lì. Oh, amate il Signore, voi tutti Suoi santi! Puoi amare troppo le altre cose; ma non il tuo Signore

3.) E, poi, se dovessimo mai diventare noiosi o freddi in qualsiasi momento, facciamo il terzo passo nel testo e ricordiamoci del Signore. O memoria, non lasciare altro nome che quello di Gesù inciso sulle tue tavole

4.) La prossima cosa è: visitiamoLo. Non possiamo metterci in viaggio ora per andare a Gerusalemme a piedi, piccoli gruppi di noi insieme; ma visitiamo Gesù. Andiamo continuamente al propiziatorio. Nessuna preghiera, nessun potere. L'arca dell'alleanza è sparita quando il popolo non si riunisce più per gridare al Signore

5.) L'ultima cosa è: "E ciò non si farà più"; ma il margine dice: "Né ciò sarà più ingrandito". Trasferisci la tua riverenza, allora, e poiché non puoi magnificare il propiziatorio letterale, vieni e magnifica Cristo, che è il vero propiziatorio. (C. H. Spurgeon.)

Cristo, la vera arca dell'alleanza:

(I.) Un annuncio molto allarmante e sgradito. Che l'arca scomparisse, e un'altra non fosse più fatta. La sicurezza e la prosperità di Israele erano collegate all'arca dell'alleanza. Da alcuni guardato con timore superstizioso piuttosto che con timore reverenziale; eppure da tutti come di valore incalcolabile per le nazioni

(II.) Una perdita amara e inconciliabile

1.) La profezia si adempì presto

2.) Perdita profondamente lamentata

(III.) Un risarcimento superiore previsto

1.) Deve essere sembrato incredibile all'epoca; ma in seguito si è rivelato consolatorio

2.) Come si è avverata la predizione? Nell'apparizione di Cristo, l'antitipo dell'arca

(IV.) La realizzazione in Cristo di tutta l'arca simboleggiata

1.) La vicinanza divina

2.) La Divinità che si china misericordiosamente sugli uomini

3.) La grazia benefica e guaritrice di Dio. Conclusione-

1.) Gli Israeliti che divennero presto cristiani e goderono della presenza di Cristo sulla terra, devono essersi prontamente arresi e dimenticarono l'arca nella realizzazione di Gesù e della Sua tenera grazia

2.) I credenti, anche se ora non realizzano Cristo corporalmente in mezzo a loro, sperimentano la presenza del Suo Spirito, che rivela Cristo dentro di loro

3.) I peccatori contriti possono gioire della tenerezza, dell'umiltà e della compassione di Cristo. (R. Gordon, D. D.)

VERSETTO 17. Il trono del Signore. - La Chiesa Il trono di Cristo: -

1.) Gerusalemme era stata anticamente il trono di Dio: il simbolo di Dio era posato sull'arca. Per questo chiamata "la città del Gran Re".

2.) Gerusalemme divenne il trono di Dio come mai prima d'ora quando l'Emmanuele la visitò. Eppure ha rifiutato il suo re

3.) Cristo con la Sua morte ha fondato un regno in cui la Sua Chiesa è diventata il vero trono di Dio

(I.) Nella conversione dei peccatori si manifesta la potenza e l'autorità regale di Cristo. Ogni caso è una vittoria di Cristo sull'"inimicizia" della mente carnale e sulla resistenza dei nemici infernali

(II.) Nel mantenere il suo ascendente sulla vita e sull'affetto dei Suoi convertiti. "La legge nelle loro membra" è in guerra con Lui. Il mondo si sforza di strapparli al Suo dominio. Satana si sforza di recuperare il potere che ha perduto. Ma essi sono tenuti "in obbedienza a Cristo" e "custoditi dalla potenza di Dio per la salvezza".

(III.) Nel governare il mondo provvidenzialmente a vantaggio della Sua Chiesa. Cristo regna come mediatore: opera ogni cosa per il nostro bene e la sua gloria; e per la Sua Chiesa Egli mette fuori la Sua potenza, che sottometterà tutti i nemici sotto i Suoi piedi. In che modo il governo di Cristo influisce sui singoli membri della Sua chiesa?

1.) Fino a che punto possono e possono godere personalmente della presenza del loro Re? Siede in trono nel loro cuore e negli affetti individualmente

2.) Cristo deve avere un'influenza e una sovranità senza rivali e illimitate sulle loro vite. La Sua regalità assoluta, i loro affetti indivisi, abitualmente e interamente sotto l'influenza costrittiva del Suo amore

3.) Riconosceranno che la Sua cura si estende a ogni singolo credente, inviando espressioni della Sua gentilezza e del Suo amore a ciascuno, e mai - se non nella fedeltà - li affligge mai. (R. Gordon, D. D.)

VERSETTO 19. Come ti metterò tra i bambini? - Mettiti tra i bambini:

(I.) Una deliziosa condizione di privilegio e godimento

1.) Una relazione reale e accattivante, non una semplice figura o ombra. Sebbene tutti i mondi attendano la Sua volontà, il cuore di Dio è il cuore di un Padre; e la sua casa, il suo luogo di gioia e di canto, è "in mezzo ai bambini".

2.) Questa relazione implica dipendenza. I due principi della fiducia e dell'obbedienza costituiscono i grandi requisiti che il Capo della famiglia redenta esorta a tutti i Suoi figli

3.) Il rapporto tra figlio e genitore implica obblighi solenni. Ai figli di Dio è richiesto di mostrare un carattere e una condotta in armonia con la loro illustre relazione. La gloria del Padre, l'onore del suo nome; il benessere di tutta la famiglia della fede; La promozione della sacra verità nel mondo sono interessi cari ai loro cuori. Essi sono partecipi della natura divina, "ognuno assomiglia ai figli di un re".

4.) Questa relazione implica il possesso di privilegi: "Se i figli sono eredi", ecc. Tutto ciò che l'ebreo possedeva in Canaan, tutto ciò che Adamo si dilettava a vedere in Paradiso, non soddisfa le aspettative del credente. L'eredità è incorruttibile, incontaminata e non appassisce

(II.) Alcune formidabili difficoltà nel modo di conferire le benedizioni della filiazione

1.) Questo rapporto tra Dio e l'uomo non è naturale. "Per natura figli dell'ira", ecc

2.) La giustizia esige l'inflizione della pena del peccato. La misericordia implora compassione e perdono. Nelle corti dei sovrani terreni non c'è scampo dal dilemma. Il sovrano può punire, e quindi infliggere giustizia; o perdonare e mostrare misericordia. Ma in Cristo sono soddisfatte tutte le esigenze della legge, mentre si compie la più libera manifestazione della misericordia

3.) Il carattere e la condizione del peccatore stesso. Il lebbroso sarà forse condotto in compagnia dei puri e dei sani? L'emarginato e il dissoluto si annideranno con la vergine e il santo?

(III.) La soluzione della difficoltà e il processo per ottenere il pieno godimento del privilegio. "Tu mi chiamerai, Padre mio".

1.) La preghiera è il grido di nascita dell'anima. Come quel primo suono di benvenuto con cui la madre sa di avere un figlio vivo. Ogni tipo di dolore e angoscia ha spinto gli uomini in ginocchio, ma non ci sono preghiere, per il loro fervore, come quelle che sono il frutto della convinzione del peccato

2.) Lo spirito di adozione. "Padre mio". Non per i tuoni del Sinai, o per le maledizioni del monte Ebal, gli uomini sono preservati in Cristo Gesù, ma per la grazia onnipotente dello Spirito Santo

3.) La salvezza di un figlio di Dio è dimostrata dallo spirito di perseveranza. (W. G. Lewis.)

Tra i bambini:

(I.) Una domanda difficile

1.) Quanto al Santo Signore

2.) Per quanto riguarda la persona empia

3.) Per quanto riguarda la famiglia

4.) Per quanto riguarda l'eredità

(II.) Una risposta meravigliosa

1.) Viene da Dio stesso, ed è quindi una risposta perfetta

2.) È nello stile divino: "Tu devi"; e "non lo farai". L'onnipotenza parla, e la grazia rivela il suo carattere incondizionato

3.) Si tratta di un'opera divina

4.) È efficace per il suo scopo

(III.) Un privilegio incomparabile

1.) Siamo davvero fatti figli di Dio e coeredi di Cristo

2.) Siamo amati tanto quanto i bambini

3.) Siamo trattati come i bambini

(1) Siamo perdonati come un padre perdona i suoi figli

(2) Siamo vestiti, nutriti e alloggiati come bambini

(3) Siamo istruiti, governati e castigati come bambini

(4) Siamo onorati e arricchiti come bambini

4.) Siamo posti sotto obblighi filiali: amare, onorare, obbedire e servire nostro Padre. Questo dovrebbe essere considerato un grande onore, non un peso. (C. H. Spurgeon.)

La rigenerazione non è un cambiamento della vecchia natura, ma l'introduzione di una nuova natura. Non "Ismaele cambiò", ma "Isacco nacque", è il figlio della promessa. (Ibidem)

Adozione:

Colui che Dio adotta, lo unge, chi fa figli, lo fa santi. (Watson.)

Un cambiamento meraviglioso:

Uno dei miei parrocchiani di East Hampton, convertito dopo aver vissuto, attraverso tre o quattro risvegli, fino all'età di cinquant'anni, e avendo perso la speranza, era solito esclamare per diverse settimane dopo il suo cambiamento: "Sono io? Amos: Sono lo stesso uomo che pensava che fosse così difficile convertirsi e che il mio caso fosse così disperato? Sono io? Sono io? Oh, meraviglioso!" (Lyman Beecher.)

La vera fonte della salvezza:

(I.) Come saranno superati gli ostacoli alla restaurazione degli ebrei

1.) Dio stesso presenta loro la formidabile difficoltà. Gli ebrei sono sempre ostinati. Come è stato ristabilito il favore di Dio?

(1) L'estensione della loro malvagità lo proibisce

(2) L'onore di Dio lo proibisce. Ammettere i ribelli al privilegio incoraggia la ribellione

2.) Questi ostacoli, anche se formidabili, saranno superati. Come Dio ha portato all'esistenza l'universo, così formerà la "nuova creazione".

(II.) Come solo le difficoltà sulla via della nostra salvezza possono sempre essere superate

1.) Ci sono immense difficoltà. La nostra malvagità è uguale o superiore a quella degli ebrei

2.) Ma questi saranno vinti. Dio interverrà per noi in una via di grazia sovrana e con l'esercizio della Sua onnipotenza potente. Conclusione-

1.) A coloro che mettono in discussione la possibilità della propria salvezza. Dio è capace

2.) A coloro che non hanno nutrito tali timori. Pensi che la salvezza sia facile; ma solo il sangue di Cristo poteva espiare un peccato come il tuo; solo lo Spirito Divino potrebbe rinnovare il tuo cuore depravato

3.) A coloro che professano di essere stati introdotti nella famiglia di Dio. Obbedisci a Lui e confida in Lui, come tuo "Padre"; non lasciare che nulla ti porti ad "allontanarti da Lui". (C. Simeon, M. A.)

VERSETTI 21-25. Ritorno... e io guarirò le tue infedeltà. - Speranza per i peggiori traviati:

(I.) La chiamata di Dio. "Tornate, figli traviati, e io guarirò le vostre traviamenti".

1.) È una chiamata a tornare a Dio; e questo significa, in primo luogo, ricordarsi di Lui; cominciate a pensare a Lui; lascia che sia per te un Dio vivente

2.) La prossima cosa è, rivolgiti davvero a Lui

3.) C'è una parola in questa chiamata di Dio che dimostra che sei invitato a tornare così come sei. Egli dice: "Tornate, figli traviati"; non "Tornate, figli penitenti". Noto anche che Egli non dice: "Guarite prima le vostre ferite e poi tornate a Me"; ma Egli dice: "Tornate, figli traviati", con tutte le vostre infedeltà non guarite, "e io guarirò le vostre infedeltà".

(II.) Il metodo per obbedire a questa chiamata

1.) Colui che vuole tornare a Dio e trovare la salvezza, deve rinunciare nettamente a ogni altro incarico eccetto quello che Dio stesso gli dà e gli pone davanti nel Vangelo. Primo, ci deve essere una chiara rinuncia a tutta la tua rettitudine. La prossima cosa a cui dovete rinunciare è la vostra forza. Con questo deve andare anche tutta la fiducia nelle proprie conoscenze e capacità, e anche nella propria comprensione

2.) Ci deve essere anche un'accettazione sincera e sincera di Dio solo come nostra unica speranza. Notate come il testo dice: "Veramente nel Signore il nostro Dio è la salvezza d'Israele". Non ci deve essere alcun gioco con questa accettazione di Dio come nostra unica speranza; non ci deve essere presa in giro Dio con una finta resa di noi stessi a Lui. Deve essere una vera accettazione di Dio, essere il nostro Dio d'ora in poi e per sempre. (C. H. Spurgeon.)

L'essenza dell'amore:

(I.) Un gentile ricordo. Dio, parlando agli sviati, dice: "Mi ricordo di te".

(II.) Una calamità sconvolgente. Voi che una volta eravate come un faro posto su una roccia, per guidare gli uomini, ora siete un'illusione e una trappola. La tua luce si è spenta. Che corruzione ci sarebbe se non fosse per il sale dell'oceano. Quando vi siete convertiti a Dio, eravate il sale nell'oceano dell'umanità, ma ora il sale ha perso il suo potere. Tu sei inutile e l'umanità ribolle nell'inquinamento del peccato. Probabilmente abitate in una casa dove ci sono dei malvagi; Tu lavori tra i bestemmiatori, gli scettici e gli ubriaconi, ma sei impotente. Il sale ha perso il suo sapore. Oh, traviato, smantellato, rovinato, vuoto, che Dio ti ricostruisca!

(III.) Un messaggio d'amore. "Torna." Avete letto della vedova la cui figlia è caduta nel sentiero del torto? Una notte la povera ragazza tornò alla casetta di sua madre. Salì il sentiero del giardino e si fermò nel portico e, con sua sorpresa, vide la porta un po' aperta. Lo spinse ed entrò. Entrò nella stanzetta che era stata la sua e vi trovò una luce notturna accesa e il suo letto pronto, come era sempre stato. Si sdraiò sul letto e fu svegliata dal bacio di sua madre. «Mamma, com'è possibile che tu abbia lasciato la porta aperta e la luce accesa?» «Era che non avevi un minuto da aspettare quando tornavi». Questo è proprio il modo in cui il nostro Padre celeste ci tratta. È l'essenza dell'amore!

(IV.) Una graziosa promessa. Povero traviato, sei miserabile; perché il messaggio di Dio è penetrato molto profondamente nel tuo cuore. Tu hai bevuto dal calice del peccato; Ma anche tu sei stato morso dal serpente velenoso, e il verme dell'infelicità ti rode il cuore. Dio dice: "Guarirò le tue infedeltà". Non lascerà che la ferita continui a scorrere. Egli lo guarirà; non come le bruciature e le scottature che hanno lasciato segni terribili sulla nostra carne. Quando torniamo a Dio, Egli guarisce la ferita; e non ne resterà più alcun segno, poiché Egli dice: "Ho cancellato le tue trasgressioni". (W. Birch.)

Bambini che si sono allontanati:

(I.) Che cosa significa tornare indietro. Nella Scrittura la parola "ricaduta" significa un allontanamento totale da Dio. Di solito, se non sempre, è il peccato dell'idolatria; è la moglie che si allontana dal marito, come in questo capitolo (vers. 1, 2, 8; Proverbi 14:14. Ci può essere in senso spirituale un allontanamento reale, anche se non apparente, da Dio. Ci può essere un'infedeltà, non solo un atto, ma uno stato. Per un po' ci può essere un po' di tiepidezza. La coscienza un tempo tenera può indurirsi; Lo spirito un tempo umile può essere innalzato. Con alcuni si mostra in grovigli mondani, cercando di aumentare gli affari. In mezzo a tutto questo può non esserci grossolanità, ma argomenti speciosi per discolpare. Ma c'è una dolorosa negligenza nei confronti delle transazioni segrete con Dio. La preghiera non è del tutto omessa, ma non è seguita coscienziosamente. Forse ci può essere una leggerezza di spirito nella preghiera; Forse ci può essere durezza. Ci può essere un valore espresso per le dottrine della grazia; ma sono come oppiacei per addormentarsi, non come stimolanti per risvegliare all'azione. Ma, indipendentemente da tutte le false nozioni riguardo alla verità, c'è spesso molto passo indietro. Le comodità della vita hanno agito, forse, come una frizione sulle ruote. Forse le stesse prove della vita, invece di attirarci come calamite, hanno agito come repellenti e ci hanno allontanato da Dio. Forse la stanchezza del corpo e l'esaurimento della mente hanno portato a trascurare segretamente Dio, e ciò che era occasionale alla fine è diventato un'abitudine. È dal piccolo bordo del cuneo che l'intero cuneo viene finalmente inserito. Quando un fiume sfondava il suo argine, una piccola vanga di terra avrebbe potuto fermare l'inondazione. Chi disprezza le piccole cose cadrà a poco a poco. Ma il punto è questo: ci può essere un terribile traviamento nel cuore, e non un granello di grossolanità nella vita; e sono convinto che, se non sentiamo questo, se siamo figli di Dio, ci verrà insegnato, forse con molte percosse

(II.) La tenera esposizione. "Torna." Qui c'erano idolatri nel senso più grossolano, eppure erano chiamati a tornare. Di fronte a qualsiasi sintomo di emendamento, a qualsiasi umiliazione dell'anima, eppure "Ritorna". Perciò "Ascoltatemi", non voi che avete il cuore spezzato solo che camminate, o cominciate a camminare, rettamente, ma "voi che avete un cuore forte che siete lontani dalla giustizia". Che aspetto della tenerezza! E quali perdenti sono coloro che non vedono questo! La prima ouverture è stata di Dio. La mano tesa a un idolatra, a un ribelle. Oh, come ci mostra chiaramente che se non ci fossero le elezioni, non ci sarebbe salvezza. La natura rifiuterà tutte le provvidenze, tutte le misericordie, tutte le aperture, persino la mano tesa di Dio

(III.) La risposta. "Ecco, noi veniamo a te, poiché tu sei l'Eterno, il nostro Dio". Vedete il potere vittorioso dell'amore. Ci fu il rimprovero per la loro partenza, la denuncia con loro per il loro peccato, ci fu dispiacere per le loro iniquità, ma c'era la più vincente manifestazione d'amore in tutti loro, e fu questa che vinse. La forza può costringere, la paura può scoraggiare, la ragione può persuadere e lo Spirito Santo può usarle tutte, ma il grande principio che muove il cuore umano è l'amore. (J. H. Evans, M. A.)

Un invito ai traviati:

Gli ebrei erano un popolo incline all'idolatria. Benché favoriti da particolari privilegi, erano "inclini a sviarsi". Nel momento in cui queste parole furono rivolte a loro, Giosia sedette sul trono. Era un re pio e si sforzò di sradicare l'idolatria. I suoi sforzi furono assecondati da Geremia; Ma sia il re che il profeta fallirono. Molti anni prima, le dieci tribù d'Israele, per la loro apostasia, erano state portate in cattività. "Eppure, nonostante tutto questo, la sua sleale sorella Giuda non si è rivolta a me con tutto il suo cuore, ma ha finto, dice l'Eterno" (ver. 10). Questo stato di cose colpì profondamente la mente del profeta e lo indusse a pronunciare il linguaggio più lamentoso e patetico

(I.) I personaggi affrontati. "Bambini che si allontanano".

1.) Questi sono bambini inadeguati. Si sono dimostrati infedeli ai loro voti solenni e ai loro sacri obblighi - verso i loro fratelli cristiani - verso il loro Dio e Padre. Egli disse: "Certo, essi sono il mio popolo, figli che non mentiranno"; ma essi "tornarono indietro e agirono infedelmente come i loro padri; furono respinti come un arco ingannevole". Quale crimine può eguagliare quello della ribellione contro l'autorità dei genitori? Un servo o un amministratore infedele è già abbastanza cattivo, ma un bambino infedele e infedele è molto peggio

2.) Figli ingrati. E la loro è un'ingratitudine del tipo più vile. Assomiglia all'ingratitudine di uno schiavo liberato che dimentica il suo emancipatore e si vende di nuovo in schiavitù

3.) Bambini stolti. Non sono forse stolti coloro che abbandonano la propria misericordia e seguono vanità menzognere; Chi preferisce le cisterne rotte alla fontana delle acque vive?

4.) Bambini infelici. Sono spesso infelici nelle loro circostanze. Altri possono godersi il mondo, ma non possono. I ricordi del loro "Paradiso perduto" e le apprensioni dell'ira futura tendono ad inasprire ogni conforto terreno

5.) Bambini non sicuri. La giusta ira del cielo si è risvegliata contro di loro. L'oscurità più nera dell'inferno e la fiamma più feroce li attendono

6.) Ma ancora bambini. Sebbene abbiano perduto i privilegi dell'adozione e siano stati privati della testimonianza dello Spirito, la loro relazione con Dio come loro Creatore non è dissolta, e il loro precedente interesse per il Suo favore non è dimenticato

(II.) L'invito dato. "Torna."

1.) Con il sincero pentimento

2.) Preghiera sincera

3.) Fede evangelica: fede in Cristo

4.) Rinnovata dedizione a se stessi

(III.) La promessa fatta. "Guarirò le tue infedeltà". Il Signore guarisce le infedeltà in molti modi, spesso ristabilendo

1.) Benedizioni provvidenziali. Molti uomini sono castigati qui per non essere puniti in seguito. Gli Israeliti non si allontanavano mai da Dio senza sentire gli effetti del Suo dispiacere nelle loro circostanze temporali

2.) Pace di coscienza

3.) Purezza di cuore. Quanto è inquinato il cuore di un traviato! Il suo ultimo stato è peggiore del primo

4.) Onore e utilità. (J. Hodgson.)

Ecco, noi veniamo a Te, poiché Tu sei il Signore nostro Dio. - Il vero pentimento: -

(I.) Procede dal più profondo del cuore

1.) Pianto (ver. 21)

2.) Vergogna (ver. 25)

(II.) È libero da ogni dissimulazione. Il suo principio è il dolore per aver rattristato Dio con l'abuso del Suo amore (versetto 21)

(III.) È reso noto dai frutti onesti del pentimento

1.) Apostasie sanate (ver. 22)

2.) Detestazione del male (ver. 24)

3.) Anelito al Signore (ver. 25). (Origene.)

Conversione a Dio:

(I.) Che cosa significa per i peccatori venire a Dio?

1.) L'abbandono di tutto ciò che è contrario a Dio e ci tiene lontani da Lui

2.) Un uso di Cristo come via verso Dio

(1) Non ci sarebbe stato posto per il pentimento se Cristo non si fosse interposto con il Suo sangue

(2) Non ci sarebbe mai stato alcun principio o esercizio di pentimento se Cristo non lo avesse prodotto mediante il Suo Spirito

3.) Abbandonare noi stessi a Dio e riposare in Lui come nostro fine

(II.) In che modo i peccatori dovrebbero venire a Dio, in obbedienza al precetto e con l'incoraggiamento della promessa?

1.) Come devono venire in obbedienza al precetto?

(1) I peccatori devono venire a Dio umilmente; e ciò in considerazione del comando di Dio, per due motivi. Tutti gli atti di obbedienza a Dio devono essere compiuti con umiltà di mente. Tornare a Dio dopo precedenti atti di disubbidienza richiede un'umiliazione speciale

(2) Dobbiamo venire a Dio prontamente. Quando Dio è così gentile da ammettere il tuo ritorno, non c'è motivo per cui dovrebbe aspettarlo

2.) Come devono venire all'incoraggiamento della promessa?

(1) I peccatori devono venire a Dio con fedeltà, riguardo alla promessa: per queste due ragioni:

(a) Se la fede non è la molla di tutti i nostri moti verso Dio, essi non possono essere accettabili per Lui

(b) La promessa incoraggia tale fede, per quanto ne abbiamo bisogno o possiamo desiderare. Oltre alle Sue suppliche gentili, alle offerte affettuose, alle suppliche importune, hai le Sue assicurazioni positive che ti riceverà se ritornerai 2Corinzi 6:17

(2) I peccatori devono venire gioiosamente a Dio. La promessa è motivo di gioia, come pure di speranza e fiducia; e Dio non ha mai progettato che il nostro dolore per il peccato dovesse essere così estremo da soffocare o affogare la gioia della conversione. Dio che fa la promessa si rallegra nell'esecuzione Sofonia 3:17; Luca 15:15. Noi, che abbiamo il beneficio della promessa, dobbiamo necessariamente esserne ancora dubbiosi, se non ne rallegriamo. Se avessimo una fede adatta alla fedeltà di Dio, trasporteremmo l'anima in estasi, che noi che abbiamo alzato i talloni così spesso contro Dio fossimo presi tra le sue braccia

(III.) Dove sta la benedizione di questo?

1.) Quando un peccatore ritorna a Dio viene tirato fuori da una condizione di deserto molto miserabile, in cui se fosse rimasto sarebbe dovuto perire

2.) Quando un peccatore viene a Dio, la salvezza viene a lui

3.) Quando un peccatore torna a casa da Dio, tutti i suoi simili gli saranno utili in un modo o nell'altro, o volontariamente e lietamente, o per costrizione e necessità dominante

4.) Quando un peccatore è venuto a Dio, deve visitare Dio con la preghiera in tutte le sue necessità, ed essere sicuro di un sollievo sufficiente

5.) Un peccatore che è venuto a Dio può camminare dolcemente e conversare con Dio, attraverso il resto della sua vita; e il beneficio e la dolcezza di tale comunione non devono essere immaginati da coloro che non l'hanno; coloro che sono lontani da Dio non possono essere giudici della beatitudine di coloro che sono vicini a Lui

6.) Un peccatore che è venuto a Dio può andare a Lui con conforto e fiducia alla morte, prima o poi

(IV.) Utilizzo

1.) Questo dimostra che coloro che non vogliono venire a Dio non vengono a se stessi Luca 15:17

2.) I ministri avranno un resoconto terribile e sgradevole da dare di coloro che lasciano non persuasi

3.) Dio sarà giustificato nella loro condanna, al quale i Suoi precetti e le Sue promesse non servono a nulla

4.) Il diavolo non può porre ostacoli sulla nostra strada contro la nostra venuta a Dio, ma ciò che possiamo facilmente rimuovere o saltare coraggiosamente, se non guardiamo oltre questo testo

5.) Quanto sarebbe irragionevole se una qualsiasi delle tempeste che incontriamo sulla nostra strada verso Dio dovesse mai respingerci indietro, o far naufragare la nostra fede!

6.) Come sarebbe felice se l'efficacia di questa dottrina fosse pari all'interesse per essa! Si estende a tutti coloro che sono nati nel mondo, e quindi dovrebbe operare su tutti. (T. Cruso.)

La chiamata di Dio obbedì:

(I.) Lo stato della persona qui indirizzata. "Bambini che si allontanano".

1.) Avevano dimenticato il Signore loro Dio. Tutto il peccato può essere ricondotto a questo. Dio è dimenticato da noi. Dimentichiamo la maestà e la purezza della Sua natura; La sua vicinanza a noi; che il Suo occhio è sempre su di noi; e che le tenebre e la luce sono entrambe uguali per Lui. Dimentichiamo il Suo amore e la Sua bontà indicibili, e i nostri molteplici e crescenti obblighi. Strano che, in mezzo a innumerevoli segni di ricordo, siamo negligenti e sconsiderati!

2.) Avevano pervertito la loro strada. Questo è l'effetto naturale dell'oblio di Dio. Non abbiamo forse pervertito la nostra via? In innumerevoli casi abbiamo lottato contro la voce della ragione, la voce della coscienza, la voce di Dio; e, contro i più chiari dettami della Sua Parola, hanno vagato su sentieri sciocchi e proibiti

3.) Erano pieni di doloroso rimpianto. "Gli alti luoghi" erano la sede dell'idolatria d'Israele: lì commisero abominio e provocarono l'ira del Santo d'Israele. Ma dove hanno peccato, lì hanno dato sfogo al loro dolore; e lì implorarono il perdono e il favore divino. E, in verità, se siamo soggetti a un vero pentimento, faremo lo stesso: dove abbiamo peccato, anche noi saremo addolorati

(II.) Il linguaggio misericordioso di Dio a questi bambini traviati

1.) Una chiamata amichevole. "Torna." Senza dubbio l'autorità contrassegna questa parola, e la parola di Geova non deve mai essere presa in giro. È un invito dato; ma è anche un comando, che non può essere trascurato; un'accusa solenne, che non può essere rifiutata impunemente

2.) Una promessa preziosa. "Guarirò", ecc

(1) L'apostasia infligge una malattia, una malattia pericolosa e mortale. Ma la promessa che abbiamo davanti implica che Dio è pronto a ristabilire la salute e a guarire

(2) Gli effetti del peccato sono numerosi e distruttivi. Il peccato non solo disonora Dio e ferisce l'anima, ma crea una densa nube di tenebre mentali: è la fonte feconda di guai e di inquietudine. Ma quando il Signore promette di "guarire" le infedeltà, si impegna a estrarre questa amarezza, a scongiurare questa punizione

(3) La promessa qui non è data indiscriminatamente; è al peccatore che "ritorna" a Dio. "Ritorna e io guarirò le tue infedeltà". Lo fa con un atto di favore sovrano Michea 7:18, 19

(III.) La risposta obbediente di queste persone

1.) Questa risposta è pratica: "Noi veniamo a Te". Come il prodigo: non passava il suo tempo in desideri infruttuosi, né si accontentava di buone intenzioni e giusti propositi: il suo linguaggio era: "Mi alzerò e andrò da mio padre". Immediatamente, "si alzò e andò da suo padre".

2.) La risposta è pronta; fatto con la massima prontezza e dato senza la minima obiezione. La chiamata è: "Ritorno"; la risposta immediatamente giunta è: "Ecco, noi veniamo". Ci ricorda la prontezza del Salmista, nell'obbedire alla voce del cielo Salmi 27,8

3.) La risposta è intenzionale. La nota di attenzione suggerisce questo. "Guarda! veniamo". Sebbene il credente penitente sia pronto, non è avventato; sebbene, sotto l'influenza della grazia divina, decida presto, lo fa con cognizione di causa; Il suo pentimento è di quel tipo di cui non c'è mai bisogno di pentirsi

4.) La risposta è unanime. Ecco la preghiera e la risoluzione della Chiesa: essa prega come una sola persona, mossa da un solo spirito; Ella decide quante più persone, rispondendo, con allegra concomitanza: "Noi" correremo dietro a Te

5.) La risposta scaturisce da una chiara convinzione del dovere, dell'interesse e dell'obbligo. "Tu sei il Signore nostro Dio". È il linguaggio della fede, della speranza e dell'amore; soprattutto di gratitudine e dedizione a se stessi. (T. Kidd.)

Ritornate a Dio:

1.) In primo luogo, vediamo che cosa sia realmente una vera guarigione da questo stato: "Ecco, noi veniamo a Te". Questo è il vero pentimento. È un ritorno a Dio, un ritorno a casa. Ci si può volgere al conforto dottrinale e non si ritorna a Dio. Fino a questo punto, l'arretramento continua. "Ecco, veniamo a Te", dicono tutti coloro che ritornano indietro; veniamo e deponiamo i nostri peccati, i nostri idoli, noi stessi, ai Tuoi piedi. E niente di meno di questo è vero pentimento, tutto ciò che non è di questo è, con giusti pretesti, inganni dell'anima

2.) Ma cos'altro implica? Tornare per la retta via: la fede. Non c'è vero ritorno a Dio se non nel modo in cui lo abbiamo incontrato per la prima volta, in Gesù: "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Tutte le lacrime, tutto il dolore e i propositi di emendamento, non hanno il potere di riportarci a Dio. Ma quando la fede si impadronisce di Gesù e della Sua grande espiazione, mi porta subito a Dio. Non mi trattengo più. Non mi nascondo più. Non trovo scuse vane ora. Odio i miei peccati. Mi sdraio. È una valle, e si adatta bene all'umile giglio

3.) E chi è l'autore di tutto questo? Lo stesso Spirito benedetto che per primo rivelò Gesù, e Dio Padre in Lui. E niente di meno che questo. Quando il peccato in qualsiasi misura riacquista potere, inizia immediatamente un processo di indebolimento. All'anima è comandato di confessarsi; ma in proporzione alla durata della partenza, e al grado di potere di essa, sembra che ci sia l'incapacità di confessarsi. C'è una mancanza di sensibilità spirituale. Oh, allora, come dovremmo guardarci dalla prima "apparenza del male"! "Guardatevi, che nessuno di voi sia indurito a causa dell'inganno del peccato".

4.) Considerate il grande motivo per cui viene ricondotto indietro, il motivo per cui Egli opera. È il potere vittorioso dell'amore. C'era dispiacere. Furono inflitte ferite, ferite pungenti e dolorose, ferite piene di angoscia, tali che nessun balsamo umano poteva lenire; ma non era che il variegato volto dell'amore. Queste piaghe non dicevano che due cose: la Sua santità immacolata e il Suo amore instancabile. L'argomento ha una duplice rilevanza. In primo luogo, per quanto riguarda il modo in cui trattiamo gli altri, poi quello della nostra anima

1.) Primo, gli altri. Siamo tutti, come santi, più o meno chiamati tra i nostri amici e colleghi familiari, a trattare con coloro in cui speriamo ci sia una scintilla di grazia, ma poca luce vera, spirituale, santa

2.) E ora alcune parole al credente in riferimento a se stesso. Può darsi che qualcuno sia cosciente: questo è il mio stato. Non solo oggi, né ieri, ma per molti ieri, mi sono allontanato da Dio. Ahimé! che questo dovrebbe essere così comune. Ma, comunque, non scherzare con esso. Non si può scherzare. Cerca la guarigione immediata. Non tardare. Ogni istante di ritardo non fa che aumentare la malattia. Solo il sangue dell'Agnello può guarire. Badate che non sia applicato da nessuno se non dallo Spirito Santo. (J. H. Evans, M. A.)

Dio ha dimenticato:

Lady Glenorchy, nel suo diario, racconta di essere stata colta da una febbre che minacciò la sua vita, "durante il corso della quale", dice, "mi venne in mente la prima domanda del Catechismo dell'Assemblea: 'Qual è il fine principale dell'uomo?' Come se qualcuno l'avesse chiesto. Quando considerai la risposta: "Glorificare Dio e goderne in eterno", fui colpito dalla vergogna e dalla confusione. Mi accorsi che non avevo mai cercato di glorificare Dio in vita mia, né avevo idea di cosa significasse gioire di Lui per sempre. La morte e il giudizio mi sono stati posti dinanzi; I miei peccati passati mi sono venuti in mente; Non vedevo alcun modo per sfuggire alla punizione loro dovuta, né avevo la minima speranza di ottenere il perdono attraverso la rettitudine di un altro". Da questo stato infelice fu liberata poco dopo, mediante la fede nel Signore Gesù. (W. Whitecross.)

La chiamata al pentimento e la sua risposta:

Puoi pestare un pezzo di ghiaccio con un pestello in mille frammenti, ma continuerà comunque a ghiacciare. Ma portalo accanto al tuo fuoco luminoso e ardente, e presto, in quel bagliore geniale, scorrono le acque vive. Un uomo può cercare di rendersi contrito. Può cercare i suoi peccati e soffermarsi su tutta la loro enormità e tuttavia non provare alcun pentimento. Ma venite a Gesù con le Sue parole di grazia e di verità. Lascia che quello spirito di pietra e di pietra si crogioli nei raggi del Sole della Giustizia, allora si scioglierà. (James Hamilton.)

Rispondendo alla chiamata:

È come quando un uomo è in tribunale, e gli viene chiesto di andare sul banco dei testimoni. È in piedi tra la folla e il suo nome è in cella: cosa succede? Non appena sente il suo nome, inizia a farsi strada tra la folla per raggiungere il suo posto. "Che cosa stai facendo?" dice uno. «Sono chiamato», dice lui. "Stai indietro; Perché insisti così?", dice un altro. «Sono stato chiamato dal giudice», dice. Un grosso poliziotto chiede: "Perché stai creando tanta confusione in tribunale?" "Ma", dice l'uomo, "sono chiamato. Il mio nome è stato pronunciato e devo andare". Se non può venire, se non gli è possibile farsi strada tra la folla, una delle autorità grida: "Fate largo a quell'uomo, è convocato dal tribunale. Ufficiali, liberate un passaggio e lasciatelo venire". Questo è il tipo di risposta che Dio cerca quando chiama i peccatori al pentimento. "Ecco, noi veniamo a te; perché tu sei il Signore nostro Dio".

Le conseguenze di vasta portata del peccato:

Per molti anni gli alberi della foresta erano stati tagliati e ora, sebbene la nuova proprietà e le leggi proibissero che si issasse un'ascia di guerra su qualsiasi albero, non potevano superare i vecchi tempi. L'ubriacone è un albero così impollato che può smettere di bere, ma il suo corpo soffrirà a lungo. Lo stesso vale per ogni impudicizia. A volte la mente piuttosto che il corpo soffre, e i ricordi del peccato deformano i poteri intellettuali, anche dopo che il peccato è stato interrotto. Il falso insegnamento è un'altra forma di taglio, che colpisce l'anima. A quali rami della verità biblica alcuni rinunciano, con il risultato di una crescita ostacolata e deforme, la crescita non si è mai ripresa. Così, nel regno naturale, fisico, mentale e spirituale, il taglio è una cosa seria

Riferimenti incrociati:

Geremia 3

1 De 24:1-4
Ger 3:9; 2:7; Lev 18:24-28; Is 24:5; Mic 2:10
Ger 2:20,23; De 22:21; Giudic 19:2; Ez 16:26,28,29; 23:4-49; Os 1:2; 2:5-7
Ger 3:12-14,22; 4:1,14; 8:4-6; De 4:29-31; Is 55:6-9; Ez 33:11; Os 14:1-4; Zac 1:3; Lu 15:16-24

2 Ger 2:23; Ez 8:4-6; Lu 16:23
Ger 2:20; De 12:2; 1Re 11:3; 2Re 23:13; Ez 16:16,24,25; 20:28
Ge 38:14; Prov 7:11; 23:28; Ez 16:24,25
Ger 3:1,9; 2:7

3 Ger 9:12; 14:4,22; Lev 26:19; De 28:23; Is 5:6; Gioe 1:16-20; Am 4:7; Ag 1:11
Ger 5:24
Ger 5:3; 6:15; 8:12; 44:16,17; Ez 3:7; 16:30-34; Sof 3:5
Ger 5:3; Ne 9:17; Zac 7:11,12; Eb 12:25

4 Ger 3:19; 31:9,18-20; Os 14:1-3
Ger 2:27
Ger 2:2; Sal 48:14; 71:5,17; 119:9; Prov 1:4; 2:17; Os 2:15; Mal 2:14

5 Ger 3:12; Sal 77:7-9; 85:5; 103:8,9; Is 57:16; 64:9
Ez 22:6; Mic 2:1; 7:3; Sof 3:1-5

6 Ger 3:8,11-14; 2:19; 7:24; 2Re 17:7-17; Ez 23:11
Ger 2:20; Is 57:7; Ez 16:24,25,31; 20:28; 1Re 14:23
Ger 3:1

7 2Re 17:13,14; 2Cron 30:6-12; Os 6:1-4; 14:1
Ger 3:8-11; Ez 16:46; 23:2-4

8 Ger 3:1; 2Re 17:6-18; 18:9-11; Ez 23:9; Os 2:2,3; 3:4; 4:15-17; 9:15-17
De 24:1; Is 50:1
2Re 17:19; Ez 23:11-21; Os 4:15

9 Ez 23:10
Ger 3:2; 2:7
Ger 2:27; 10:8; Is 57:6; Ez 16:17; Os 4:12; Abac 2:19

10 2Cron 34:33; 35:1-18; Sal 78:36,37; Is 10:6; Os 7:14
Sal 18:44; 66:3

11 Ger 3:8,22; Os 4:16; 11:7
Ez 16:47,51,52; 23:11

12 Ger 3:18; 23:8; 31:8; 2Re 15:29; 17:6,23; 18:1
Ger 3:1,7,22; 4:1; Is 44:22; Ez 33:11; Os 6:1; 14:1-3
Ger 30:11; 33:26; Ez 39:25; Os 11:8,9
Ger 31:20; De 4:29-31; 2Cron 30:9; Sal 86:5,15; 103:8,17; 145:8; Mic 7:18-20; Rom 5:20,21
Ger 3:5; Sal 79:5

13 Ger 3:25; 31:18-20; Lev 26:40-42; De 30:1-3; Giob 33:27,28; Prov 28:13; Lu 15:18-21; 1G 1:8-10
Ger 3:2,6; 2:20,25; Ez 16:15,24,25
De 12:2

14 Ger 2:19
Ger 3:1,8; 2:2; 31:32; Is 54:5; Os 2:19,20
Ger 23:3; 31:8-10; Is 1:9; 6:13; 10:22; 11:11,12; 17:6; 24:13-15; Ez 34:11-14; Zac 13:7-9; Rom 9:27; 11:4-6

15 Ger 23:4; 1Sa 13:14; Is 30:20,21; Ez 34:23; 37:24; Mic 5:4,5; Giov 10:1-5; 21:15-17; Ef 4:11,12; 1P 5:1-4
Prov 10:21; Lu 12:42; Giov 21:15,17; At 20:28; 1Co 2:6,12,13; 3:1,2; Eb 5:12-14; 1P 2:2; 5:2

16 Ger 30:19; 31:8,27; Is 60:22; 61:4; Ez 36:8-12; 37:26; Os 1:10,11; Am 9:9,14,15; Zac 8:4,5; 10:7-9
Ger 7:4; Sof 3:11; Mat 3:9
Is 65:17; 66:1,2; Mat 1:11; Giov 4:20-24; Eb 9:9-12; 10:8,9,19-21

17 Ger 14:21; 17:12; 31:23; Sal 87:3; Is 6:1; 66:1; Ez 1:26; 43:7; Ga 4:26
Is 2:2-4; 49:18-23; 60:3-9; 66:20; Mic 4:1-5; Zac 2:11; 8:20-23
Is 26:8; 56:6; 59:19
Ger 7:24; 9:14; 11:8; 16:12; 18:12; Ge 8:21; Nu 15:39; Rom 1:21; 6:14; 2Co 10:4,5; Ef 4:17-19
De 29:29; Giudic 2:19; Sal 78:8

18 Ger 30:3; 50:4,20; Is 11:11-13; Ez 37:16-22; 39:25-28; Os 1:11; 11:12; Zac 10:6
Ger 3:12; 23:8; 31:8; Am 9:15

19 Ger 5:7; Os 11:8
Ger 3:4; 31:9,20; Giov 1:11-13; 2Co 6:17,18; Ga 3:26; 4:5-7; Ef 1:5; 1G 3:1-3
Ger 12:10; Sal 106:24; Ez 20:6; Dan 8:9; 11:16,41,45
Prov 3:35; 1P 1:3,4
Ger 3:4; Is 63:16; 64:8; Mat 6:8,9; Rom 8:15-17; Ga 4:5
Ger 32:39,40; Eb 10:39

20 Os 3:1
Ger 3:1,2,8-10; 5:11; Is 48:8; Ez 16:15-52; Os 5:7; 6:7; Mal 2:11

21 Ger 30:15-17; 31:9,18-20; 50:4,5; Is 15:2; Ez 7:16; Zac 12:10-14; 2Co 7:10
Nu 22:32; Giob 33:27; Prov 10:9; 19:3; Mic 3:9
Ger 2:32; Is 17:10; Ez 23:35; Os 8:14; 13:6

22 Os 6:1; 14:1,4
Ger 31:18; Is 27:8; CC 1:4; Os 3:5; 6:1,2; 13:4; 14:8; Zac 13:9

23 Ger 3:6; 10:14-16; Sal 121:1,2; Is 44:9; 45:20; 46:7,8; Ez 20:28; Gion 2:8,9
Ger 14:8; Sal 3:8; 37:39,40; 121:1,2; Is 12:2; 43:11; 45:15,17; 63:1,16; Os 1:7; Giov 4:22

24 Ger 11:13; Ez 16:61,63; Os 2:8; 9:10; 10:6

25 Ger 2:26; 6:26; Esd 9:6-15; Sal 109:29; Is 50:11; Lam 5:16; Ez 7:18; Dan 12:2; Rom 6:21
Ger 2:17,19; De 31:17,18; Esd 9:6; Ez 36:32
Ger 2:2; Esd 9:7; Ne 9:32-34; Sal 106:7; Is 48:8; Lam 5:7; Dan 9:6-9
Ger 22:21; Giudic 2:2; Prov 5:13; Dan 9:10

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