Nuova Riveduta:

Geremia 32

Geremia acquista un campo
1 Ecco la parola che fu rivolta a Geremia da parte del SIGNORE nel decimo anno di Sedechia, re di Giuda, che fu l'anno diciottesimo di Nabucodonosor.
2 L'esercito del re di Babilonia assediava allora Gerusalemme, e il profeta Geremia era rinchiuso nel cortile della prigione che era nella casa del re di Giuda. 3 L'aveva fatto rinchiudere Sedechia, re di Giuda, dicendo: «Tu, infatti, profetizzi e dici: "Così parla il SIGNORE: 'Ecco, io do questa città in mano al re di Babilonia, ed egli la prenderà; 4 Sedechia, re di Giuda, non scamperà dalle mani dei Caldei, ma sarà per certo dato in mano al re di Babilonia, e parlerà con lui bocca a bocca e i suoi occhi vedranno gli occhi suoi; 5 Nabucodonosor deporterà Sedechia a Babilonia, ed egli resterà là finché io lo visiti', dice il SIGNORE; 'se combattete contro i Caldei, voi non avrete esito favorevole'"».
6 Geremia disse: «La parola del SIGNORE mi è stata rivolta in questi termini: 7 "Ecco, Canameel, figlio di Sallum, tuo zio, viene da te per dirti: 'Còmprati il mio campo che è ad Anatot, poiché tu hai il diritto di riscatto per comprarlo'"». 8 E Canameel, figlio di mio zio, venne da me, secondo la parola del SIGNORE, nel cortile della prigione, e mi disse: «Ti prego, compra il mio campo che è ad Anatot, nel territorio di Beniamino; poiché tu hai il diritto di successione e il diritto di riscatto, còmpratelo!» Allora riconobbi che questa era parola del SIGNORE. 9 Io comprai da Canameel, figlio di mio zio, il campo che era ad Anatot, e gli pesai il denaro: diciassette sicli d'argento. 10 Scrissi tutto questo in un documento, lo sigillai, chiamai i testimoni e pesai il denaro nella bilancia. 11 Poi presi l'atto d'acquisto, quello sigillato, contenente i termini e le condizioni, e quello aperto, 12 e consegnai l'atto di acquisto a Baruc, figlio di Neria, figlio di Maseia, in presenza di Canameel mio cugino, in presenza dei testimoni che avevano sottoscritto l'atto d'acquisto e in presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile della prigione. 13 Poi, davanti a loro, diedi quest'ordine a Baruc: 14 «Così parla il SIGNORE degli eserciti, Dio d'Israele: "Prendi questi atti, l'atto d'acquisto, sia quello sigillato sia quello aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino a lungo".
15 Infatti così parla il SIGNORE degli eserciti, Dio d'Israele: "Si compreranno ancora case, campi e vigne in questo paese"».

Conferma della restaurazione d'Israele
16 Dopo che io ebbi consegnato l'atto d'acquisto a Baruc, figlio di Neria, pregai il SIGNORE, dicendo:
17 «Ah, Signore, DIO! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e con il tuo braccio steso; non c'è nulla di troppo difficile per te.
18 Tu usi benevolenza verso mille generazioni e dai la retribuzione per l'iniquità dei padri ai figli, dopo di loro; tu sei Dio grande, potente, il cui nome è: SIGNORE degli eserciti.
19 Tu sei grande in pensieri e potente in opere; hai gli occhi aperti su tutte le vie dei figli degli uomini, per rendere a ciascuno secondo le sue opere e secondo il frutto delle sue azioni.
20 Tu hai fatto nel paese d'Egitto, in Israele e fra gli altri uomini, fino a questo giorno, miracoli e prodigi, ti sei acquistato un nome quale esso è oggi.
21 Tu conducesti il tuo popolo fuori dal paese d'Egitto con miracoli e prodigi, con mano potente e braccio steso, con gran terrore; 22 dèsti loro questo paese che avevi giurato ai loro padri di dar loro: un paese dove scorrono latte e miele.
23 Essi vi entrarono e ne presero possesso, ma non hanno ubbidito alla tua voce e non hanno camminato secondo la tua legge; tutto quello che avevi loro comandato di fare essi non l'hanno fatto, perciò tu hai riversato su di essi tutti questi mali.
24 Ecco, le opere d'assedio giungono fino alla città per prenderla; la città, vinta dalla spada, dalla fame e dalla peste, è data in mano ai Caldei che combattono contro di lei. Quello che tu hai detto è avvenuto, ed ecco, tu lo vedi.
25 Eppure, Signore, DIO, tu mi hai detto: "Còmprati con denaro il campo e chiama dei testimoni", ma la città è data in mano ai Caldei».
26 Allora la parola del SIGNORE fu rivolta a Geremia in questi termini:
27 «Ecco, io sono il SIGNORE, Dio di ogni carne; c'è forse qualcosa di troppo difficile per me?»
28 Perciò così parla il SIGNORE: «Ecco, io do questa città in mano ai Caldei, in mano a Nabucodonosor, re di Babilonia, il quale la conquisterà; 29 e i Caldei che combattono contro questa città vi entreranno, vi appiccheranno il fuoco e incendieranno le case sui cui tetti hanno offerto profumi a Baal e fatto libazioni ad altri dèi, per provocare la mia ira.
30 Poiché i figli d'Israele e i figli di Giuda hanno fatto, sin dalla loro adolescenza, ciò che è male ai miei occhi; poiché i figli d'Israele non hanno fatto che provocare la mia ira con l'opera delle loro mani», dice il SIGNORE.
31 «Infatti questa città, dal giorno che fu costruita sino a oggi, è stata una continua provocazione alla mia ira e al mio furore, al punto che la voglio togliere via dalla mia presenza, 32 a causa di tutto il male che i figli d'Israele e i figli di Giuda hanno fatto per provocare la mia ira: essi, i loro re, i loro prìncipi, i loro sacerdoti, i loro profeti, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme.
33 Mi hanno voltato non la faccia, ma le spalle; sebbene io li abbia istruiti continuamente fin dalla mattina, essi non hanno dato ascolto per ricevere la correzione.
34 Ma hanno messo le loro abominazioni nella casa sulla quale è invocato il mio nome, per profanarla.
35 Hanno costruito gli alti luoghi di Baal, che sono nella valle dei figli di Innom, per far passare per il fuoco i loro figli e le loro figlie offrendoli a Moloc, cosa che io non avevo comandata loro, e non mi era venuto in mente che si dovesse commettere una tale abominazione, facendo peccare Giuda.
36 Ma ora, in seguito a tutto questo, così parla il SIGNORE, Dio d'Israele, riguardo a questa città, della quale voi dite: "Essa è data in mano al re di Babilonia, per la spada, per la fame e per la peste":
37 "Ecco, li raccoglierò da tutti i paesi dove li ho cacciati nella mia ira, nel mio furore, nella mia grande indignazione; li farò tornare in questo luogo e ve li farò abitare al sicuro.
38 Essi saranno mio popolo e io sarò loro Dio; 39 darò loro uno stesso cuore, una stessa via, perché mi temano per sempre, per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di loro.
40 Farò con loro un patto eterno, che non mi allontanerò più da loro per cessare di far loro del bene; metterò il mio timore nel loro cuore perché non si allontanino da me.
41 Metterò la mia gioia nel far loro del bene e li pianterò in questo paese con fedeltà, con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia".
42 Poiché così parla il SIGNORE: "Come ho fatto venire su questo popolo un gran male, così farò venire su di lui tutto il bene che gli prometto.
43 Si compreranno dei campi in questo paese del quale voi dite: 'È desolato, non c'è più né uomo né bestia; è dato in mano ai Caldei'.
44 Si compreranno dei campi con denaro, se ne scriveranno gli atti, si sigilleranno, si chiameranno testimoni, nel paese di Beniamino e nei luoghi circostanti a Gerusalemme, nelle città di Giuda, nelle città della regione montuosa, nelle città della pianura, nelle città della regione meridionale; poiché io farò tornare quelli che sono deportati", dice il SIGNORE».

C.E.I.:

Geremia 32

1 Parola che fu rivolta a Geremia dal Signore nell'anno decimo di Sedecìa re di Giuda, cioè nell'anno decimo ottavo di Nabucodònosor. 2 L'esercito del re di Babilonia assediava allora Gerusalemme e il profeta Geremia era rinchiuso nell'atrio della prigione, nella reggia del re di Giuda, 3 e ve lo aveva rinchiuso Sedecìa re di Giuda, dicendo: «Perché profetizzi con questa minaccia: Dice il Signore: Ecco metterò questa città in potere del re di Babilonia ed egli la occuperà; 4 Sedecìa re di Giuda non scamperà dalle mani dei Caldei, ma sarà dato in mano del re di Babilonia e parlerà con lui faccia a faccia e si guarderanno negli occhi; 5 egli condurrà Sedecìa in Babilonia dove egli resterà finché io non lo visiterò - oracolo del Signore -; se combatterete contro i Caldei, non riuscirete a nulla»?
6 Geremia disse: Mi fu rivolta questa parola del Signore: 7 «Ecco Canamèl, figlio di Sallùm tuo zio, viene da te per dirti: Comprati il mio campo, che si trova in Anatòt, perché a te spetta il diritto di riscatto per acquistarlo». 8 Venne dunque da me Canamèl, figlio di mio zio, secondo la parola del Signore, nell'atrio della prigione e mi disse: «Compra il mio campo che si trova in Anatòt, perché a te spetta il diritto di acquisto e a te tocca il riscatto. Compratelo!».
Allora riconobbi che questa era la volontà del Signore 9 e comprai il campo da Canamèl, figlio di mio zio, e gli pagai il prezzo: diciassette sicli d'argento. 10 Stesi il documento del contratto, lo sigillai, chiamai i testimoni e pesai l'argento sulla stadera. 11 Quindi presi il documento di compra, quello sigillato e quello aperto, secondo le prescrizioni della legge. 12 Diedi il contratto di compra a Baruc figlio di Neria, figlio di Macsia, sotto gli occhi di Canamèl figlio di mio zio e sotto gli occhi dei testimoni che avevano sottoscritto il contratto di compra e sotto gli occhi di tutti i Giudei che si trovavano nell'atrio della prigione. 13 Diedi poi a Baruc quest'ordine: 14 «Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Prendi i contratti di compra, quello sigillato e quello aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino a lungo. 15 Poiché dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ancora si compreranno case, campi e vigne in questo paese».
16 Pregai il Signore, dopo aver consegnato il contratto di compra a Baruc figlio di Neria: 17 «Ah, Signore Dio, tu hai fatto il cielo e la terra con grande potenza e con braccio forte; nulla ti è impossibile. 18 Tu usi misericordia con mille e fai subire la pena dell'iniquità dei padri ai loro figli dopo di essi, Dio grande e forte, che ti chiami Signore degli eserciti. 19 Tu sei grande nei pensieri e potente nelle opere, tu, i cui occhi sono aperti su tutte le vie degli uomini, per dare a ciascuno secondo la sua condotta e il merito delle sue azioni. 20 Tu hai operato segni e miracoli nel paese di Egitto e fino ad oggi in Israele e fra tutti gli uomini e ti sei fatto un nome come appare oggi. 21 Tu hai fatto uscire dall'Egitto il tuo popolo Israele con segni e con miracoli, con mano forte e con braccio possente e incutendo grande spavento. 22 Hai dato loro questo paese, che avevi giurato ai loro padri di dare loro, terra in cui scorre latte e miele.
23 Essi vennero e ne presero possesso, ma non ascoltarono la tua voce, non camminarono secondo la tua legge, non fecero quanto avevi comandato loro di fare; perciò tu hai mandato su di loro tutte queste sciagure.
24 Ecco, le opere di assedio hanno raggiunto la città per occuparla; la città sarà data in mano ai Caldei che l'assediano con la spada, la fame e la peste. Ciò che tu avevi detto avviene; ecco, tu lo vedi. 25 E tu, Signore Dio, mi dici: Comprati il campo con denaro e chiama i testimoni, mentre la città sarà messa in mano ai Caldei».
26 Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: 27 «Ecco, io sono il Signore Dio di ogni essere vivente; qualcosa è forse impossibile per me? 28 Pertanto dice il Signore: Ecco io darò questa città in mano ai Caldei e a Nabucodònosor re di Babilonia, il quale la prenderà. 29 Vi entreranno i Caldei che combattono contro questa città, bruceranno questa città con il fuoco e daranno alle fiamme le case sulle cui terrazze si offriva incenso a Baal e si facevano libazioni agli altri dèi per provocarmi. 30 Gli Israeliti e i figli di Giuda non hanno fatto che quanto è male ai miei occhi fin dalla loro giovinezza; gli Israeliti hanno soltanto saputo offendermi con il lavoro delle loro mani. Oracolo del Signore.
31 Poiché causa della mia ira e del mio sdegno è stata questa città da quando la edificarono fino ad oggi; così io la farò scomparire dalla mia presenza, 32 a causa di tutto il male che gli Israeliti e i figli di Giuda commisero per provocarmi, essi, i loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme.
33 Essi mi voltarono la schiena invece della faccia; io li istruivo con continua premura, ma essi non ascoltarono e non impararono la correzione. 34 Essi collocarono i loro idoli abominevoli perfino nel tempio che porta il mio nome per contaminarlo 35 e costruirono le alture di Baal nella valle di Ben-Hinnòn per far passare per il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Moloch - cosa che io non avevo comandato, anzi neppure avevo pensato di istituire un abominio simile -, per indurre a peccare Giuda».
36 Ora così dice il Signore Dio di Israele, riguardo a questa città che voi dite sarà data in mano al re di Babilonia per mezzo della spada, della fame e della peste: 37 «Ecco, li radunerò da tutti i paesi nei quali li ho dispersi nella mia ira, nel mio furore e nel mio grande sdegno; li farò tornare in questo luogo e li farò abitare tranquilli. 38 Essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 39 Darò loro un solo cuore e un solo modo di comportarsi perché mi temano tutti i giorni per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di essi. 40 Concluderò con essi un'alleanza eterna e non mi allontanerò più da loro per beneficarli; metterò nei loro cuori il mio timore, perché non si distacchino da me. 41 Godrò nel beneficarli, li fisserò stabilmente in questo paese, con tutto il cuore e con tutta l'anima». 42 Poiché così dice il Signore: «Come ho mandato su questo popolo tutto questo grande male, così io manderò su di loro tutto il bene che ho loro promesso. 43 E compreranno campi in questo paese, di cui voi dite: È una desolazione, senza uomini e senza bestiame, lasciato in mano ai Caldei. 44 Essi si compreranno campi con denaro, stenderanno contratti e li sigilleranno e si chiameranno testimoni nella terra di Beniamino e nei dintorni di Gerusalemme, nelle città di Giuda e nelle città della montagna e nelle città della Sefèla e nelle città del mezzogiorno, perché cambierò la loro sorte». Oracolo del Signore.

Nuova Diodati:

Geremia 32

Geremia riafferma che Gerusalemme sarà data nelle mani del re di Babilonia, e profetizza il ritorno del suo popolo a Gerusalemme
1 La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell'Eterno nel decimo anno di Sedekia, re di Giuda, che fu l'anno diciottesimo di Nebukadnetsar. 2 L'esercito del re di Babilonia assediava allora Gerusalemme e il profeta Geremia era rinchiuso nel cortile della prigione che era nella casa del re di Giuda. 3 Lo aveva fatto rinchiudere Sedekia, re di Giuda, dicendo: «Perché profetizzi, dicendo: "Così dice l'Eterno: Ecco, io darò questa città in potere del re di Babilonia ed egli la prenderà. 4 Sedekia, re di Giuda non scamperà dalle mani dei Caldei, ma sarà certamente dato in potere del re di Babilonia e parlerà con lui faccia a faccia e lo vedrà con i suoi stessi occhi. 5 Poi egli condurrà Sedekia a Babilonia, dove egli resterà finché io lo visiterò, dice l'Eterno. Se combattete contro i Caldei non riuscirete a nulla"!». 6 Allora Geremia disse: «La parola dell'Eterno mi è stata rivolta, dicendo: 7 Ecco, Hanameel, figlio di Shallum tuo zio, viene da te per dirti: "Comprati il mio campo che è in Anathoth, perché tu hai il diritto di riscatto per comprarlo"». 8 Perciò Hanameel, figlio di mio zio, venne da me nel cortile della prigione, secondo la parola dell'Eterno, e mi disse: «Ti prego, compra il mio campo che è in Anathoth, nel territorio di Beniamino, perché tu hai il diritto di eredità e il diritto di riscatto. Compratelo!». Allora riconobbi che questa era la parola dell'Eterno. 9 Così comprai da Hanameel, figlio di mio zio, il campo che era in Anathoth e gli pesai il denaro: diciassette sicli d'argento. 10 Firmai l'atto, lo sigillai, chiamai i testimoni e pesai il denaro sulle bilance. 11 Quindi presi l'atto di compra, quello sigillato secondo la legge e gli statuti e quello aperto, 12 e consegnai l'atto di compra a Baruk, figlio di Neriah, figlio di Mahseiah, in presenza di Hanameel mio cugino, in presenza dei testimoni che avevano firmato l'atto di compra, e in presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile della prigione. 13 Poi davanti a loro diedi quest'ordine a Baruk: 14 «Così dice l'Eterno degli eserciti, il DIO d'Israele: Prendi questi atti, l'atto di compra, tanto quello sigillato quanto quello aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino per molti giorni. 15 Poiché così dice l'Eterno degli eserciti, il DIO d'Israele: In questo paese si compreranno ancora case, campi e vigne». 16 Dopo che ebbi consegnato l'atto di compra a Baruk, figlio di Neriah, pregai l'Eterno, dicendo: 17 «Ah, Signore, Eterno! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua grande potenza e con il tuo braccio disteso. Non c'è nulla troppo difficile per te. 18 Tu usi benignità verso mille e ripaghi l'iniquità dei padri in seno ai loro figli dopo di essi, Dio grande e potente, il cui nome è l'Eterno degli eserciti. 19 Tu sei grande in consiglio e potente in opere e hai gli occhi aperti su tutte le vie dei figli degli uomini, per dare a ciascuno secondo le sue opere e secondo il frutto delle sue azioni. 20 Tu hai operato fino al giorno d'oggi segni e prodigi nel paese d'Egitto, in Israele e in mezzo ad altri uomini, e ti sei fatto un nome come è quest'oggi. 21 Tu facesti uscire il tuo popolo dal paese d'Egitto con segni e prodigi, con mano potente e braccio disteso e con grande terrore. 22 Tu desti loro questo paese che avevi giurato ai loro padri di dare loro, un paese ove scorre latte e miele. 23 Essi entrarono e ne presero possesso, ma non hanno ubbidito alla tua voce e non hanno camminato nella tua legge; non hanno fatto tutto ciò che avevi comandato loro di fare; perciò tu hai fatto venire su di loro tutta questa calamità. 24 Ecco, i terrapieni giungono fino alla città per prenderla; e la città è data in mano dei Caldei che combattono contro di essa con la spada, la fame e la peste. Ciò che tu hai detto è avvenuto; ecco, tu lo vedi. 25 Eppure, o Signore, o Eterno, tu mi hai detto: "Comprati con denaro il campo e chiama i testimoni, mentre la città è data in mano dei Caldei"». 26 Allora la parola dell'Eterno fu rivolta a Geremia, dicendo: 27 «Ecco, io sono l'Eterno, il DIO di ogni carne; c'è forse qualcosa troppo difficile per me?». 28 Perciò così dice l'Eterno: «Ecco, io darò questa città in mano dei Caldei, in mano di Nebukadnetsar, re di Babilonia, il quale la prenderà. 29 I Caldei che combattono contro questa città entreranno, appiccheranno il fuoco a questa città e la bruceranno insieme alle case sui cui tetti hanno bruciato incenso a Baal e fatto libazioni ad altri dèi per provocarmi ad ira. 30 Poiché i figli d'Israele e i figli di Giuda hanno fatto soltanto ciò che è male ai miei occhi fin dalla loro fanciullezza. I figli d'Israele infatti non hanno fatto che provocarmi ad ira con l'opera delle loro mani, dice l'Eterno. 31 Poiché questa città, dal giorno che fu edificata fino ad oggi, è stata per me una provocazione della mia ira e del mio furore; perciò la farò scomparire dalla mia presenza, 32 a motivo di tutto il male che i figli d'Israele e i figli di Giuda hanno fatto per provocarmi ad ira, essi, i loro re, i loro principi, i loro sacerdoti, i loro profeti, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. 33 Mi hanno voltato non la faccia, ma le spalle; e sebbene io li abbia ammaestrati con urgenza ed insistenza essi non hanno ascoltato per ricevere correzione. 34 Ma hanno messo le loro abominazioni nella casa sulla quale è invocato il mio nome per contaminarla. 35 Hanno anche costruito gli alti luoghi di Baal che sono nella valle dei figli di Hinnom per far passare attraverso il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Molek, ciò che non avevo comandato loro, e non mi era mai venuto in mente che dovessero commettere una tale abominazione, facendo peccare Giuda». 36 Perciò ora così dice l'Eterno, il DIO d'Israele, riguardo a questa città, di cui voi dite: «Essa sarà data in mano del re di Babilonia, per mezzo della spada, della fame e della peste». 37 «Ecco, li radunerò da tutti i paesi dove li ho dispersi nella mia ira, nel mio furore, nella mia grande indignazione; li farò tornare in questo luogo e li farò abitare al sicuro. 38 Essi saranno per me il mio popolo e io sarò per loro il loro DIO. 39 Darò loro un solo cuore, una sola via, perché mi temano per sempre per il bene loro e dei loro figli dopo di loro. 40 Farò con loro un patto eterno: non mi ritirerò più da loro, facendo loro del bene, e metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me. 41 Gioirò nel far loro del bene e li pianterò stabilmente in questo paese con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima». 42 Poiché così dice l'Eterno: «Come ho fatto venire su questo popolo tutta questa grande calamità, così farò venire su di loro tutto il bene che ho loro promesso. 43 Si compreranno ancora campi in questo paese, di cui voi dite: "È una desolazione, senza più uomo o bestia; è stato dato in mano dei Caldei". 44 Si compreranno campi con denaro, si firmeranno gli atti, si sigilleranno, si chiameranno testimoni nel paese di Beniamino e nei dintorni di Gerusalemme, nelle città di Giuda, nelle città della regione montuosa, nelle città della pianura, nelle città del Neghev, perché io farò tornare quelli che sono in cattività», dice l'Eterno.

Riveduta 2020:

Geremia 32

Prossima rovina di Gerusalemme e ritorno degli esuli dalla cattività
1 Questa è la parola che fu rivolta a Geremia dall'Eterno nel decimo anno di Sedechia, re di Giuda, che fu il diciottesimo anno di Nabucodonosor. 2 L'esercito del re di Babilonia assediava allora Gerusalemme e il profeta Geremia era rinchiuso nel cortile della prigione che era nella casa del re di Giuda. 3 Lo aveva fatto rinchiudere Sedechia, re di Giuda, dicendo: “Tu, infatti, profetizzi dicendo: 'Così parla l'Eterno: Ecco, io do questa città in mano del re di Babilonia, ed egli la prenderà; 4 e Sedechia, re di Giuda, non scamperà dalle mani dei Caldei, ma sarà per certo dato in mano del re di Babilonia, e parlerà con lui bocca a bocca e lo vedrà faccia a faccia; 5 e Nabucodonosor condurrà Sedechia a Babilonia, ed egli resterà là finché io lo visiti', dice l'Eterno; 'se combattete contro i Caldei voi non riuscirete in nulla'”. 6 E Geremia disse: “La parola dell'Eterno mi è stata rivolta in questi termini: 7 'Ecco, Canameel, figlio di Sallum, tuo zio, viene da te per dirti: Comprati il mio campo che è ad Anatot, poiché tu hai il diritto di riscatto per comprarlo'”. 8 E Canameel, figlio di mio zio, venne da me, secondo la parola dell'Eterno, nel cortile della prigione, e mi disse: “Ti prego, compra il mio campo che è ad Anatot, nel territorio di Beniamino; poiché tu hai il diritto di successione e il diritto di riscatto, compratelo!”. Allora riconobbi che questa era parola dell'Eterno. 9 E io comprai da Canameel, figlio di mio zio, il campo che era ad Anatot, gli pesai il denaro, diciassette sicli d'argento. 10 Scrissi tutto questo in un atto, lo sigillai, chiamai i testimoni, e pesai il denaro nella bilancia. 11 Poi presi l'atto di acquisto, quello sigillato contenente i termini e le condizioni e quello aperto, 12 e consegnai l'atto di acquisto a Baruc, figlio di Neria, figlio di Maseia, in presenza di Canameel mio cugino, in presenza dei testimoni che avevano sottoscritto l'atto di acquisto e in presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile della prigione. 13 Poi, davanti a loro, diedi questo ordine a Baruc: 14 “Così parla l'Eterno degli eserciti, Dio d'Israele: 'Prendi questi atti, l'atto di acquisto, tanto quello che è sigillato quanto quello che è aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino per lungo tempo'. 15 Poiché così parla l'Eterno degli eserciti, Dio d'Israele: 'Si compreranno ancora delle case, dei campi e delle vigne in questo paese'”. 16 Dopo che io ebbi consegnato l'atto di acquisto a Baruc, figlio di Neria, pregai l'Eterno, dicendo: 17 “Ah, Signore, Eterno! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua grande potenza e con il tuo braccio steso: non c'è nulla di troppo difficile per te; 18 tu usi benignità verso mille generazioni, e retribuisci l'iniquità dei padri ai figli dopo di loro; tu sei l'Iddio grande, potente, il cui nome è: l'Eterno degli eserciti; 19 tu sei grande in consiglio e potente in opere; e hai gli occhi aperti su tutte le vie dei figli degli uomini, per rendere a ciascuno secondo le sue opere e secondo il frutto delle sue azioni; 20 tu hai fatto nel paese d'Egitto, in Israele e fra gli altri uomini, fino a questo giorno, miracoli e prodigi e ti sei acquistato un nome quale esso è oggi; 21 tu facesti uscire il tuo popolo dal paese d'Egitto con miracoli e prodigi, con mano potente e braccio steso, con grande terrore; 22 gli desti questo paese che avevi giurato ai loro padri di dare loro: un paese dove scorre il latte e il miele. 23 Essi vi entrarono e ne presero possesso, ma non hanno ubbidito alla tua voce e non hanno camminato secondo la tua legge; tutto quello che avevi loro comandato di fare essi non lo hanno fatto; perciò tu hai fatto venire su di loro tutti questi mali. 24 Ecco, le opere di assedio giungono fino alla città per prenderla; la città, vinta dalla spada, dalla fame e dalla peste, è data in mano ai Caldei che combattono contro di lei. Quello che tu hai detto è avvenuto, ed ecco, tu lo vedi. 25 Eppure, Signore, Eterno, tu mi hai detto: 'Comprati con denaro il campo e chiama dei testimoni', ma la città è data in mano dei Caldei”. 26 Allora la parola dell'Eterno fu rivolta a Geremia in questi termini: 27 “Ecco, io sono l'Eterno, l'Iddio di ogni carne; c'è forse qualcosa di troppo difficile per me?”. 28 Perciò, così parla l'Eterno: “Ecco, io do questa città in mano dei Caldei, in mano di Nabucodonosor, re di Babilonia, il quale la prenderà; 29 i Caldei che combattono contro questa città vi entreranno, vi appiccheranno il fuoco e la incendieranno, con le case sui cui tetti hanno offerto profumi a Baal e fatto libazioni ad altri dèi, per provocarmi a ira. 30 Poiché i figli d'Israele e i figli di Giuda, non hanno fatto altro, fin dalla loro fanciullezza, che ciò che è male ai miei occhi; poiché i figli d'Israele non hanno fatto che provocarmi a ira con l'opera delle loro mani”, dice l'Eterno. 31 “Poiché questa città, dal giorno che fu costruita fino a oggi, è stata una continua provocazione alla mia ira e al mio furore, perciò la voglio togliere via dalla mia presenza, 32 a causa di tutto il male che i figli d'Israele e i figli di Giuda hanno fatto per provocarmi a ira; essi, i loro re, i loro prìncipi, i loro sacerdoti, i loro profeti, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. 33 Mi hanno voltato non la faccia, ma le spalle; sebbene io li abbia istruiti sempre, fin dal mattino, essi non hanno dato ascolto per ricevere la correzione. 34 Ma hanno messo le loro abominazioni nella casa sulla quale è invocato il mio nome, per contaminarla. 35 Hanno costruito gli alti luoghi di Baal che sono nella valle dei figli di Innom, per far passare per il fuoco i loro figli e le loro figlie offrendoli a Moloc; una cosa simile io non l'ho comandata loro; non mi è venuto mai in mente che si dovesse commettere una tale abominazione, facendo peccare Giuda. 36 Ma ora, in seguito a tutto questo, così parla l'Eterno, l'Iddio d'Israele, riguardo a questa città, della quale voi dite: 'Essa è data in mano del re di Babilonia, per la spada, per la fame e per la peste': 37 'Ecco, li raccoglierò da tutti i paesi dove li ho scacciati nella mia ira, nel mio furore, nella mia grande indignazione; li farò tornare in questo luogo e li farò abitare al sicuro; 38 essi saranno mio popolo e io sarò loro Dio; 39 darò loro uno stesso cuore, una stessa via, perché mi temano per sempre per il loro bene e per quello dei loro figli dopo di loro. 40 Farò con loro un patto eterno, che non mi allontanerò più da loro per cessare di fare loro del bene; metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me. 41 Metterò la mia gioia nel fare loro del bene e li pianterò in questo paese con fedeltà, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima'. 42 Poiché così parla l'Eterno: 'Come ho fatto venire su questo popolo tutto questo grande male, così farò venire su di lui tutto il bene che gli prometto. 43 Si compreranno dei campi in questo paese, del quale voi dite: È desolato; non c'è più né uomo né bestia; è dato in mano dei Caldei. 44 Si compreranno dei campi con denaro, se ne scriveranno gli atti, si sigilleranno, si chiameranno testimoni, nel paese di Beniamino e nei luoghi intorno a Gerusalemme, nelle città di Giuda, nelle città della regione montuosa, nelle città della pianura, nelle città del meridione; poiché io farò tornare quelli che sono deportati', dice l'Eterno”.

Riveduta:

Geremia 32

Prossima rovina di Gerusalemme e ritorno degli esuli dalla cattività
1 La parola che fu rivolta a Geremia dall'Eterno nel decimo anno di Sedekia, re di Giuda, che fu l'anno diciottesimo di Nebucadnetsar. 2 L'esercito del re di Babilonia assediava allora Gerusalemme, e il profeta Geremia era rinchiuso nel cortile della prigione ch'era nella casa del re di Giuda. 3 Ve l'aveva fatto rinchiudere Sedekia, re di Giuda, col dirgli: 'Perché vai tu profetizzando dicendo: - Così parla l'Eterno: Ecco, io do questa città in man del re di Babilonia, ed ei la prenderà; 4 e Sedekia, re di Giuda, non scamperà dalle mani de' Caldei, ma sarà per certo dato in mano del re di Babilonia, e parlerà con lui bocca a bocca, e lo vedrà faccia a faccia; 5 e Nebucadnetsar menerà Sedekia a Babilonia, ed egli resterà quivi finch'io lo visiti, dice l'Eterno; se combattete contro i Caldei voi non riuscirete a nulla'. 6 E Geremia disse: 'La parola dell'Eterno m'è stata rivolta in questi termini: 7 Ecco, Hanameel, figliuolo di Shallum, tuo zio, viene da te per dirti: Còmprati il mio campo ch'è ad Anatoth, poiché tu hai diritto di riscatto per comprarlo'. 8 E Hanameel, figliuolo del mio zio, venne da me, secondo la parola dell'Eterno, nel cortile della prigione, e mi disse: Ti prego, compra il mio campo ch'è ad Anatoth, nel territorio di Beniamino; giacché tu hai il diritto di successione e il diritto di riscatto, còmpratelo!' Allora riconobbi che questa era parola dell'Eterno. 9 E io comprai da Hanameel, figliuolo del mio zio, il campo ch'era ad Anatoth, gli pesai il danaro, diciassette sicli d'argento. 10 Scrissi tutto questo in un atto, lo sigillai, chiamai i testimoni, e pesai il danaro nella bilancia. 11 Poi presi l'atto di compra, quello sigillato contenente i termini e le condizioni, e quello aperto, 12 e consegnai l'atto di compra a Baruc, figliuolo di Neria, figliuolo di Mahseia, in presenza di Hanameel mio cugino, in presenza dei testimoni che avevano sottoscritto l'atto di compra, e in presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile della prigione. 13 Poi, davanti a loro, diedi quest'ordine a Baruc: 14 'Così parla l'Eterno degli eserciti, l'Iddio d'Israele: Prendi questi atti, l'atto di compra, tanto quello ch'è sigillato, quanto quello ch'è aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino lungo tempo. 15 Poiché così parla l'Eterno degli eserciti, l'Iddio d'Israele: Si compreranno ancora delle case, de' campi e delle vigne, in questo paese'. 16 E dopo ch'io ebbi consegnato l'atto di compra a Baruc, figliuolo di Neria, pregai l'Eterno, dicendo: 17 'Ah, Signore, Eterno! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e col tuo braccio disteso: non v'è nulla di troppo difficile per te; 18 tu usi benignità verso mille generazioni, e retribuisci l'iniquità dei padri in seno ai figliuoli, dopo di loro; tu sei l'Iddio grande, potente, il cui nome è l'Eterno degli eserciti; 19 tu sei grande in consiglio e potente in opere; e hai gli occhi aperti su tutte le vie de' figliuoli degli uomini, per rendere a ciascuno secondo le sue opere e secondo il frutto delle sue azioni; 20 tu hai fatto nel paese d'Egitto, in Israele e fra gli altri uomini, fino a questo giorno, miracoli e prodigi, e ti sei acquistato un nome qual è oggi; 21 tu traesti il tuo popolo fuori dal paese d'Egitto con miracoli e prodigi, con mano potente e braccio steso, con gran terrore; 22 e desti loro questo paese che avevi giurato ai loro padri di dar loro: un paese dove scorre il latte e il miele. 23 Ed essi v'entrarono e ne presero possesso, ma non hanno ubbidito alla tua voce e non han camminato secondo la tua legge; tutto quello che avevi loro comandato di fare essi non l'hanno fatto; perciò tu hai fatto venir su di essi tutti questi mali. 24 Ecco, le opere d'assedio giungono fino alla città per prenderla; e la città, vinta dalla spada, dalla fame e dalla peste, è data in man dei Caldei che combattono contro di lei. Quello che tu hai detto è avvenuto, ed ecco, tu lo vedi. 25 Eppure, o Signore, o Eterno, tu m'hai detto: Còmprati con danaro il campo, e chiama de' testimoni... e la città è data in man de' Caldei'. 26 Allora la parola dell'Eterno fu rivolta a Geremia in questi termini: 27 'Ecco, io sono l'Eterno, l'Iddio d'ogni carne; v'ha egli qualcosa di troppo difficile per me? 28 Perciò, così parla l'Eterno: Ecco, io do questa città in man dei Caldei, in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, il quale la prenderà; 29 e i Caldei che combattono contro questa città v'entreranno, v'appiccheranno il fuoco e la incendieranno, con le case sui tetti delle quali hanno offerto profumi a Baal e fatto libazioni ad altri dèi, per provocarmi ad ira. 30 Poiché i figliuoli d'Israele e i figliuoli di Giuda, non hanno fatto altro, fin dalla loro fanciullezza, che quel ch'è male agli occhi miei; giacché i figliuoli d'Israele non hanno fatto che provocarmi ad ira con l'opera delle loro mani, dice l'Eterno. 31 Poiché questa città, dal giorno che fu edificata fino ad oggi, è stata una continua provocazione alla mia ira e al mio furore, sicché la voglio toglier via dalla mia presenza, 32 a motivo di tutto il male che i figliuoli d'Israele e i figliuoli di Giuda hanno fatto per provocarmi ad ira; essi, i loro re, i loro principi, i loro sacerdoti, i loro profeti, gli uomini di Giuda, e gli abitanti di Gerusalemme. 33 E m'hanno voltato non la faccia, ma le spalle; e sebbene io li abbia ammaestrati del continuo fin dalla mattina, essi non han dato ascolto per ricevere la correzione. 34 Ma hanno messo le loro abominazioni nella casa sulla quale è invocato il mio nome, per contaminarla. 35 E hanno edificato gli alti luoghi di Baal che sono nella valle de' figliuoli d'Hinnom, per far passare per il fuoco i loro figliuoli e le loro figliuole offrendoli a Moloc; una cosa siffatta io non l'ho comandata loro; e non m'è venuto mai in mente che si dovesse commettere una tale abominazione, facendo peccare Giuda. 36 Ma ora, in seguito a tutto questo, così parla l'Eterno, l'Iddio d'Israele, riguardo a questa città, della quale voi dite: Ella è data in mano del re di Babilonia, per la spada, per la fame e per la peste: 37 Ecco, li raccoglierò da tutti i paesi dove li ho cacciati nella mia ira, nel mio furore, nella mia grande indignazione; e li farò tornare in questo luogo, e ve li farò dimorare al sicuro; 38 ed essi saranno mio popolo, e io sarò loro Dio; 39 e darò loro uno stesso cuore, una stessa via, perché mi temano in perpetuo per il loro bene e per quello dei loro figliuoli dopo di loro. 40 E farò con loro un patto eterno, che non mi ritrarrò più da loro per cessare di far loro del bene; e metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si dipartano da me. 41 E metterò la mia gioia nel far loro del bene e li pianterò in questo paese con fedeltà, con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia. 42 Poiché così parla l'Eterno: Come ho fatto venire su questo popolo tutto questo gran male, così farò venire su lui tutto il bene che gli prometto. 43 Si compreranno de' campi in questo paese, del quale voi dite: È desolato; non v'è più né uomo né bestia; è dato in man de' Caldei. 44 Si compreranno dei campi con danaro, se ne scriveranno gli atti, si sigilleranno, si chiameranno testimoni, nel paese di Beniamino e ne' luoghi intorno a Gerusalemme, nelle città di Giuda, nelle città della contrada montuosa, nelle città della pianura, nelle città del mezzogiorno; poiché io farò tornare quelli che sono in cattività, dice l'Eterno'.

Ricciotti:

Geremia 32

Perchè il Signore ordina a Geremia di comprare un campo.
1 La parola che fu comunicata a Geremia dal Signore, nel decimo anno di Sedecia, re di Giuda, che è l'anno decimottavo di Nabucodonosor. 2 L'esercito del re Nabucodonosor assediava allora Gerusalemme, e Geremia profeta stava rinchiuso nel cortiletto del carcere che era nella casa del re di Giuda. 3 E ve l'aveva fatto rinchiudere Sedecia, re di Giuda, dicendo: «Perchè vai profetizzando e dicendo: - Così dice il Signore: "Ecco che io darò questa città in mano del re di Babilonia che la prenderà; 4 e Sedecia re di Giuda non sfuggirà dalle mani dei Caldei, ma sarà consegnato in mano del re di Babilonia e gli parlerà bocca a bocca e lo fisserà sguardo contro sguardo; 5 ed egli in Babilonia condurrà Sedecia dove rimarrà fintanto che io lo visiti, dice il Signore; e se combatterete contro i Caldei non verrete a capo di nulla?"». 6 Disse dunque Geremia: «Il Signore mi comunicò la sua parola dicendo: - 7 Ecco Anameel, figlio di Sellum, tuo cugino germano verrà a te per dirti: "Acquista il mio podere che è in Anatot perchè è nei tuoi diritti per prossimità di parentela di acquistarlo". - 8 Infatti Anameel, figlio del mio cugino germano, venne a me come il Signore aveva detto, nel cortile del carcere e mi disse: - Acquista il mio podere che è in Anatot, nella terra di Beniamino, perchè il diritto di successione cade a te e tu sei il prossimo parente che deve acquistarlo. - Compresi che era la parola del Signore. 9 Acquistai dunque da Anameel, figlio di mio cugino germano, il podere che è in Anatot, e gli pesai in denaro diciassette stateri d'argento. 10 E misi l'atto per iscritto e lo firmai presenti i testimoni e pagai i contanti pesati sulla bilancia. 11 E presi l'atto di compra sigillato con le dichiarazioni e le firme e i sigilli esterni. 12 E consegnai l'atto di compra a Baruc, figlio di Neri figlio di Maasia, in presenza di Anameel mio cugino germano, in presenza dei testimoni inscritti nell'atto di compera e in presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile del carcere. 13 In presenza di costoro dunque diedi ordine a Baruc dicendogli: 14 Così dice il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: "Prendi questi atti, l'atto di compra, questo che è sigillato, e quest'altro che è l'involto aperto e mettili in un vaso di terracotta, perchè possano conservarsi per molti giorni". - 15 Perchè, così dice il Signore degli eserciti il Dio d'Israele: -Si acquisteranno ancora case, campi e vigne in questa terra. - 16 Consegnato che ebbi l'atto di compera a Baruc, figlio di Neri, feci orazione al Signore dicendo: 17 Ah, ah, ah, Signore Dio, ecco che tu hai creato il cielo e la terra colla tua somma potenza e col tuo braccio steso: a te nulla sarà difficile! 18 Sei tu che fai grazia alle migliaia, e rovesci la colpa dei padri in seno ai figli che vengon poi, o fortissimo, o grande, o potente, il cui nome è il Signore degli eserciti; 19 grande nel suo consiglio, incomprensibile nel suo pensiero, i cui occhi stanno aperti sopra tutte le vie dei figli di Adamo, per rimeritare ciascuno secondo le sue vie, e secondo il frutto delle sue intenzioni. 20 Tu che hai fatto segni e portenti nella terra di Egitto fino al giorno d'oggi e in Israele e negli uomini, e ti sei fatto un nome quale oggi hai, 21 e hai condotto Israele tuo popolo fuori della terra di Egitto con segni e portenti al cenno della mano robusta, del tuo braccio disteso e tra grandissimo terrore 22 e hai dato ad essi questa terra che già ai loro padri avevi promesso con giuramento di dare, terra che scorre latte e miele, 23 nella quale sono entrati e l'hanno occupata, ma non rimasero obbedienti alla tua voce e non camminarono nella tua legge e tutto ciò che avevi ordinato facessero, non fecero, quindi sono sopravvenuti ad essi tutti questi mali. 24 Ecco, gli apparecchi per l'assalto sono rizzati contro la città per prenderla; e la città è data in mano ai Caldei che la vanno espugnando colla spada, la fame e la peste, e tutto ciò che hai detto è accaduto, come tu vedi. 25 Ora tu dici a me, Signore Dio: "Acquista un campo, paga il denaro e assumi i testimoni mentre la città è già data in mano dei Caldei?"-». 26 E il Signore comunicò la sua parola a Geremia dicendogli: 27 «Ecco io sono il Signore Dio di tutto il genere umano, potrà mai essere cosa alcuna difficile a me? 28 Perciò, così dice il Signore: - Ecco che io darò questa città in mano dei Caldei e in mano del re di Babilonia e la prenderanno. 29 E i Caldei che combattono contro questa città vi penetreranno e vi metteranno il fuoco e la incendieranno colle case, sulle terrazze delle quali sacrificavano a Baal e facevano libazioni agli dèi stranieri, per irritarmi. 30 Perchè i figli d'Israele e i figli di Giuda avevano sempre fatto il male sotto i miei occhi, fin dalle loro prime età, e i figli di Israele, sono adesso ancora quelli che mi irritano colle opere delle loro mani, dice il Signore. 31 Già questa città ha dato sempre motivo alla mia ira e al mio sdegno, dal giorno che la edificarono fino ad oggi in cui sta per essere rimossa dal mio cospetto, 32 per le malvagità dei figli d'Israele e dei figli di Giuda che essi commisero provocandomi a sdegno, essi e i loro re e i loro principi e i loro sacerdoti e i loro profeti, la gente di Giuda e gli abitatori di Gerusalemme. 33 Mi voltarono le spalle e non la faccia; mentre li ammaestrava tempo opportuno e li istruiva, senza che volessero ascoltarmi e accogliere l'avvertimento. 34 E hanno collocato i loro idoli nella casa nella quale è invocato il mio nome per contaminarlo. 35 Ed edificarono le are di Baal che sono nella valle del figlio di Ennom, per consacrare i loro figliuoli e le loro figliuole a Moloc, cosa che io non ho mai comandato, nè mai mi sorse in mente che facessero abominazione consimile e trascinassero al peccato Giuda. - 36 E ora, ad onta di ciò, così dice il Signore Dio d'Israele, a questa città, della quale voi dite che sarà data in mano del re di Babilonia per la spada, la fame e la peste: 37 Ecco che io li raccoglierò da tutti i paesi nei quali li aveva espulsi nella mia collera e nella mia ira e nella mia grande indignazione, e li ricondurrò a questo luogo e ve li farò abitare in tutta sicurezza. 38 E saranno il mio popolo ed io sarò il loro Dio. 39 E darò loro un cuor uno e un'unica via, affinchè mi temano in ogni tempo e abbiano bene essi e i loro figliuoli dopo di loro. 40 E stringerò con loro un patto sempiterno, e non cesserò più dal beneficarli, e metterò nel loro cuore il mio timore, affinchè non si ritirino più da me. 41 E godrò a beneficarli, e li pianterò in questo suolo in verità e con tutto il mio cuore e con tutta l'anima mia -. 42 Perchè così dice il Signore: - Come ho fatto venire sopra questo popolo tutto questo gran male, così farò venire su di essi tutto il bene di cui ora sto parlando ad essi. 43 E si possederanno campi, in questa terra la quale voi dite: "Resterà deserta perchè non son rimasti nè uomini, nè animali ed è data la mano ai Caldei". 44 Campi se ne acquisteranno col denaro e contratti se ne scriveranno, si apporranno sigilli e si prenderanno testimoni, nella terra di Beniamino e nella cerchia di Gerusalemme, nelle città della pianura e nelle città di Giuda e nelle città della montagna, nelle città della pianura e nelle città del mezzogiorno, perchè li ricondurrò dalla schiavitù -», dice il Signore.

Tintori:

Geremia 32

Per ordine di Dio Geremia compra un campo di Anatot
1 Parola dal Signore indirizzata a Geremia l'anno decimo di Sedecia re di Giuda, che è l'anno diciottesimo di Nabucodonosor. 2 Allora l'esercito del re di Babilonia assediava Gerusalemme, e il profeta Geremia era rinchiuso nel cortile della prigione che era nella casa del re di Giuda. 3 Ve l'aveva fatto rinchiudere Sedecia, re di Giuda, dicendogli: «Perchè ti metti a profetare e a dire: Queste cose dice il Signore: - Ecco io darò questa città in potere del re di Babilonia, che la prenderà; 4 e Sedecia, re di Giuda, non fuggirà dalle mani dei Caldei, ma sarà dato in potere del re di Babilonia, e parleranno, bocca a bocca, e i suoi occhi vedranno gli occhi di lui; 5 e Sedecia sarà condotto a Babilonia, e vi starà finché non lo andrò a trovare - dice il Signore; - se voi combattete contro i Caldei, non avrete alcun successo». 6 Allora Geremia disse: «La parola del Signore m'è stata rivolta in questi termini: - 7 Ecco verrà da te Hanameel, figlio di Sellum, tuo cugino da parte di padre, e ti dirà: «Comprati il mio campo di Anatot, perchè tocca a te comprarlo per ragione di parentela». 8 Infatti, secondo la parola del Signore, venne da me Hanameel, figlio del mio zio paterno, nel cortile della prigione, e mi disse: «Acquista il mio campo che è in Anatot, nella terra di Beniamino, perchè tu hai il diritto ereditario di possederlo, essendo (il più vicino) parente». Compresi che era la parola del Signore, 9 e comprai, da Hanameel, figlio del mio zio paterno, il campo che è in Anatot, e gli spesai l'argento: sette stateri e dieci pezzi d'argento. 10 E scrissi il contratto e lo sigillai, presenti i testimoni, e pesai l'argento sulla bilancia. 11 Poi presi il contratto di compra, sigillato, le stipulazioni, il convenuto, coi sigilli al di fuori, 12 e diedi il contratto di compra a Baruc, figlio di Neria, figlio di Maasia, alla presenza di Hanameel mio cugino, alla presenza dei testimoni, scritti nell'atto di compra, alla presenza di tutti i Giudei che stavano a sedere nel cortile della prigione. 13 E in loro presenza diedi gli ordini a Baruc, dicendo: - 14 Ecco quanto dice il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: Prendi questi contratti, questo contratto di compra sigillato e questo che è aperto, e mettili in un vaso di terra cotta, affinchè possan conservarsi a lungo; 15 perchè così parla il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: Si farà ancora acquisto di case, di campi e di vigne in questa terra. 16 E dopo aver dato a Baruc, figlio di Neria, il contratto di compra, feci al Signore questa preghiera: 17 Ah! Ah! Ah! Signore Dio, sei tu che hai creato il cielo e la terra colla tua grande potenza, col tuo braccio steso: niente ti sarà difficile. 18 Sei tu che fai misericordia per mille generazioni, e castighi l'iniquità dei padri nei figli che vengono dopo di loro: o fortissimo, o grande, o potente, che ti chiami il Signore degli eserciti; 19 tu sei grande nel consiglio, incomprensibile nei disegni, i tuoi occhi stanno aperti (ad osservare) tutte le vie dei figli d'Adamo, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta e secondo il frutto delle sue opere; 20 tu hai fatto segni e prodigi nella terra d'Egitto, (e) fino a questo giorno in Israele e fra gli uomini, e ti sei fatto un nome come hai oggi. 21 Tu hai tratto Israele tuo popolo dalla terra d'Egitto, con segni e prodigi, con mano forte e braccio steso, e con grandi spaventi, 22 ed hai data ad essi questa terra, come avevi giurato ai loro padri, di dare ad essi una terra ove scorre latte e miele. 23 Ed essi ci sono entrati, l'han posseduta; ma non hanno obbedito alla tua voce, non hanno agito secondo la tua legge, non han fatto tutto quello che avevi loro comandato di fare, e sopra di essi son venuti tutti questi mali. 24 Ecco che le macchine da guerra sono alzate contro la città per espugnarla, e la città è data in potere dei Caldei che l'attaccano, colla spada, colla fame, colla peste, e tutto quello che hai detto è accaduto, come tu stesso vedi. 25 E tu, o Signore Dio, mi dici: «Compra coll'argento un campo, ed usa i testimoni», mentre la città è abbandonata al potere dei Caldei? 26 E la parola del Signore fu rivolta a Geremia in questi termini: 27 Ecco, io sono il Signore di tutti i mortali, che ci può essere di difficile per me? 28 Queste cose dice adunque il Signore: Ecco che io darò questa città in mano dei Caldei, in potere del re di Babilonia, ed essi la prenderanno. 29 E i Caldei che attaccano questa città v'entreranno, vi metteranno il fuoco, la bruceranno, con le case sui tetti delle quali sacrificavano a Baal e facevan libazioni agli dèi stranieri per muovermi ad ira. 30 Perchè i figli d'Israele e i figli di Giuda han fatto sempre il male davanti a me fin dalla loro gioventù, i figli d'Israele fin ad ora m'hanno irritato colle opere delle loro mani - dice il Signore. - 31 Perchè questa città è diventata l'oggetto del mio furore, della mia indignazione, dal giorno in cui la fabbricarono fino a questo giorno in cui sarà tolta dal mio cospetto, 32 per le malvagità dei figli d'Israele e dei figli di Giuda, che essi fecero per provocarmi a sdegno. Essi, i loro re, i loro principiai loro sacerdoti, i loro profeti, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. 33 Essi mi han volto le spalle e non la faccia, e mentre io con ogni cura cercavo d'istruirli ed educarli, essi non vollero ascoltare nè ricevere l'istruzione. 34 Essi han posti i loro idoli nella casa sopra la quale è invocato il mio nome, per contaminarla. 35 Ed hanno edificati degli alti luoghi a Baal nella valle del figlio di Ennom, per consacrare i loro figli e le loro figlie a Moloc, cosa che io non avevo loro comandata, e non mi era mai venuto in mente, che essi facessero tale abominazione e portassero Giuda al peccato. 36 Ed ora per queste cose, ecco quanto dice il Signore, il Dio d'Israele, riguardo alla città della quale voi dite che sarà data in potere del re di Babilonia a forza di spada, di fame e di peste. 37 Ecco che io li radunerò da tutti i paesi nei quali li avrò cacciati nel mio furore, nella mia ira, nella grande indignazione. E li ricondurrò a questo luogo, e ve li farò abitare con sicurezza. 38 Essi saranno il mio popolo, ed io sarò il loro Dio. 39 Io darò loro un medesimo cuore, una medesima via, in modo che mi temano per sempre e sian felici essi e, dopo di essi, i loro figli. 40 E farò con essi un'alleanza eterna, non cesserò mai di beneficarli, metterò il mio timore nel loro cuore, in modo che non si allontanino da me. 41 Porrò in essi la mia gioia e nel far loro del bene, in verità li stabilirò su questa terra con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia. 42 Or dunque così dice il Signore: Come ho fatto venire sopra questo popolo tutto questo gran male, così io farò venire sopra di essi tutto il bene che loro prometto 43 e torneranno ad essere posseduti i campi di questa terra, della quale voi dite che è deserta, per non esservi rimasto nè uomo nè giumento, e che è data in potere dei Caldei. 44 I campi saran comprati a contanti, se ne faranno i contratti, saran sigillati, saranno usati i testimoni; nella terra di Beniamino, nei dintorni di Gerusalemme e nelle città di Giuda, nelle città delle montagne, nelle città della pianura, e nelle città che sono al mezzogiorno, perchè io farò tornare i loro esuli - dice il Signore.

Martini:

Geremia 32

Mentre Gerusalemme era assediata da Nabuchodonosor, Geremia compra per ordine del Signore da un suo parente un podere in Anathoth, e ordina, che sia conservato lo strumento di compera. Gerusalemme col suo popolo sarà data in potere del re di Babilonia; ma i Giudei torneranno a Gerusalemme e con essi farà il Signore una nuova alleanza.
1 Parola detta a Geremia dal Signore l'anno decimo di Sedecia re di Giuda, che è l'anno diciottesimo di Nabuchodonosor. 2 L'esercito del re di Babilonia assediava allora Gerusalemme; e Geremia profeta era rinchiuso nel cortile della prigione, la quale era nella casa del re di Giuda; 3 Imperocché ve l'avea fatto rinchiudere Sedecia re di Giuda, dicendo: Perchè profetizzi tu, e dici: Queste cose ha dette il Signore: ecco, che io darò questa città in potere del re di Babilonia, ed ei la espugnerà? 4 E Sedecia re di Giuda non fuggirà dalle mani de' Caldei; ma sarà dato in potere del re di Babilonia, e parlerà con lui testa a testa, e gli occhi di lui vedran gli occhi dell'altro: 5 E quegli condurrà Sedecia a Babilonia; ed ivi egli starà sino a tanto, che io lo visiti, dice il Signore: che se voi combatterete contro i Caldei, non avrete nissun prospero successo. 6 E Geremia disse: Il Signore mi ha parlato, dicendo: 7 Ecco, che verrà a te Hanameel figliuolo di Sellum tuo cugino da canto di padre, a dirti: Comperati il mio campo, che è in Anathoth: imperocché a te si compete il comprarlo come a parente dello stesso sangue. 8 E venne a me Hanameel figliuolo del mio zio paterno, secondo la Parola del Signore nel cortile della prigione, e mi disse: Fa acquisto del mio campo, che è in Anathoth nella terra di Beniamin: perocché tu hai diritto alla eredità, e tu se' parente, e dei farne acquisto. Or io compresi, che questa Parola veniva dal Signore, 9 E comperai da Hanameel figliuolo di mio zio paterno il campo, che è in Anathoth: e gli pesai il denaro, sette stateri, e dieci stateri d'argento. 10 È scrissi il contratto, e lo sigillai presenti i testimonj: e pesai il denaro sulla bilancia. 11 E presi il contratto di compra segnato con le sue stipulazioni, e formalità, e co' sigilli al di fuori, 12 E diedi questo contratto di compra a Baruch figliuolo di Neri, figliuolo di Maasia, in presenza di Hanameele mio cugino, in presenza de' testimonj, che erano scritti nel contratto di compra, e in presenza di tutti i Giudei, che stavano a seder nel cortile della prigione. 13 E diedi ordine in presenza di questi a Baruch, dicendo: 14 Queste cose dice il Signor degli eserciti, il Dio d'Israele: Prendi questi contratti, questo contratto di compra sigillato, e questo, che è aperto, e mettili in un vaso di terra cotta, affinchè possano conservarsi per lungo tempo; 15 Imperocché queste cose dice il Signor degli eserciti, il Dio d'Israele: Si compereranno tuttavia e case, e campi, e vigne in questa terra. 16 E feci orazione al Signore, dopo che ebbi dato il contratto di compra a Baruch, dicendo: 17 Ahi, ahi, ahi, Signore Dio: ecco, che tu creasti il cielo, e la terra colla tua possanza grande, e coll'alto tuo braccio; nulla sarà difficile a te: 18 Tu se' quegli, che fai misericordia per mille generazioni, e l'iniquità de' padri punisci dopo di essi sopra i lor figli: tu fortissimo, grande, e possente, il tuo nome, è il Dio degli eserciti. 19 Grande ne' tuoi consigli, incomprensibile ne' tuoi disegni: gli occhi del quale sono aperti sopra tutti gli andamenti de' figliuoli di Adamo, affin di rendere a ognuno secondo le opere sue, e secondo il frutto de' lor pensamenti. 20 Il quale fino a questo di facesti segni, e prodigi nella terra d'Egitto, e in Israele, e tra tutti gli uomini, e facesti a te un nome, quale tu hai in oggi. 21 E traesti il tuo popolo dalla terra d'Egitto per mezzo di segni, e prodigi, con man robusta, e con braccio disteso, e con grandi terrori. 22 E desti lor questa terra', come a' padri loro promessa avevi con giuramento di darla ad essi, terra, che scorre latte, e miele. 23 Ed entrarono in essa, e la hanno posseduta: e non ubbidirono alla tua voce, e non camminarono nella tua legge: e non fecero tutto quello, che tu lor comandasti di fare, onde son cadute sopra di essi tutte queste sciagure. 24 Ecco, che le macchine da guerra sono alzate contro la città, per espugnarla: ed ella è data in poter de' Caldei, che la combattono colla spada, colla fame, e colla peste: e tutto quello, che tu hai predetto è accaduto, come vedi tu stesso. 25 E tu mi dici, o Signore Dio: Compera col denaro un campo, presenti i testimoni, quando la città è abbandonata al poter de' Caldei? 26 E il Signore parlò a Geremia, dicendo: 27 Ecco, che io sono il Signore Dio di tutti gli uomini: vi sarà egli cosa alcuna difficile a me? 28 Per questo così parla il Signore: Ecco, che io darò questa città nelle mani de' Caldei, e in potere del re di Babilonia, e la prenderanno. 29 E verranno i Caldei a battaglia contro questa città, e le appiccheranno il fuoco, e la incendieranno insieme colle case, sui tetti delle quali sagrificavano a Baal, e facean libagioni agli dei stranieri per muovermi ad ira; 30 Imperocché eran usi i figliuoli d'Israele, e i figliuoli di Giuda a sempre mal fare sugli occhi miei, fin dalla loro adolescenza: i figliuoli d'Israele, i quali sino a questo punto mi esacerbano colle opere delle mani loro, dice il Signore: 31 Imperocché oggetto del mio furore, e della mia indegnazione è per me questa città dal dì, nel quale la edificarono, fino a questo giorno, in cui mi sarà tolta davanti agli occhi, 32 Per le malvagità de' figliuoli di Israele, e de' figliuoli di Giuda, commesse da essi, quando mi provocavano ad ira, eglino, e i loro regi, e i loro principi, e i lor sacerdoti, e i loro profeti, gli uomini di Giuda, e gli abitatori di Gerusalemme. 33 E volsero a me le spalle, e non e la faccia, quando di buon ora io gl'istruiva, e gli avvisava; ed ei non volevano udire, né ammettere disciplina. 34 E posero i loro idoli nella casa, che porta il mio nome, affin di contaminarla. 35 E alzarono a Baal gli altari, che son nella valle del figliuolo di Ennom, per consacrarvi a Moloch i figli suoi, e le figlie: cosa, che io non comandai loro giammai, né mi cadde in pensiero, ch'ei facessero simile abbominazione, e Giuda precipitassero nel peccato. 36 E adesso dopo queste cose, così parla il Signore, il Dio d'Israele a questa città, la qual voi dite, che sarà data in potere del re di Babilonia, a forza di spada, di fame, e di peste: 37 Ecco, che io li raunerò da tutti i paesi, pe' quali io gli avrò dispersi nel mio furore, nell'ira, e nell'indegnazione mia grande: e li ricondurrò in questo luogo, e farò, che lo abitino senza timori. 38 E saranno mio popolo, ed io sarò loro Dio. 39 E darò loro un cuor solo, e un solo culto, affinchè temano me per tutti i lor giorni, e felici sian essi, e i loro figli dopo di loro. 40 E farò con essi un'alleanza eterna, e non cesserò mai di beneficargli; e il mio timore porrò nel cuor loro, affinchè non si allontanino da me. 41 E sarà mio gaudio il far loro de' benefici, e gli stabilirò in questa terra veracemente, di tutto cuore, e con tutto il mio spirito. 42 Imperocché queste cose dice il Signore: Siccome io ho mandato sopra questo popolo tutto questo gran male, così manderò sopra di essi tutto il bene, che lor prometto. 43 E torneranno a possedersi i campi in questa terra, della quale voi dite, ch'ella è deserta per non esservi rimaso uomo, né giumento, e per essere stata data in poter de' Caldei. 44 Si compreranno con denaro i campi, e se ne faranno i contratti, e questi saran sigillati alla presenza di testimoni, nella terra di Beniamin, e nel territorio di Gerusalemme, e nelle città di Giuda, e nelle città di montagna, e nelle città campestri, e nelle città, che sono a mezzogiorno; perocché porrò fine alla loro schiavitudine, dice il Signore.

Diodati:

Geremia 32

1 LA parola che fu dal Signore indirizzata a Geremia, nell'anno decimo di Sedechia, re di Giuda, che fu l'anno diciottesimo di Nebucadnesar; 2 ed allora l'esercito del re di Babilonia assediava Gerusalemme; e il profeta Geremia era rinchiuso nel cortile della prigione, ch'era nella casa del re di Giuda. 3 Perciocchè Sedechia, re di Giuda, l'avea rinchiuso, dicendo: Perchè profetizzi tu, dicendo: Così ha detto il Signore: Ecco, io do questa città in man del re di Babilonia, ed egli la prenderà? 4 E Sedechia, re di Giuda, non iscamperà dalla mano de' Caldei; anzi per certo sarà dato in man del re di Babilonia; ed egli parlerà a lui a bocca a bocca, e lo vedrà a faccia a faccia. 5 E menerà Sedechia in Babilonia, ed egli resterà quivi, finchè io lo visiti, dice il Signore. Se voi combattete co' Caldei, non prospererete. 6 Geremia adunque disse: La parola del Signore mi è stata indirizzata, dicendo: 7 Ecco Hanameel, figliuolo di Sallum, tuo zio, viene a te, per dirti: Compera il mio campo, che è in Anatot; perciocchè tu hai per consanguinità la ragion del riscatto, per comperarlo. 8 Ed Hanameel, figliuol del mio zio, venne a me, secondo la parola del Signore, nel cortile della prigione, e mi disse: Deh! compera il mio campo, che è in Anatot, nel territorio di Beniamino; perciocchè a te appartiene il diritto dell'eredità, e la ragion del riscatto; comperalo adunque. Ed io conobbi che ciò era parola del Signore. 9 Ed io comperai quel campo, ch'era in Anatot, da Hanameel, figliuol del mio zio; e gli pesai i danari, cioè: diciassette sicli d'argento. 10 Ed io ne feci la scritta, e la suggellai, e ne presi testimoni, e pesai i danari nelle bilance. 11 Poi presi la scritta della compera; quella suggellata, secondo la legge e gli statuti, e quella aperta; 12 e diedi la scritta della compera a Baruc, figliuolo di Neria, figliuolo di Maaseia, in presenza di Hanameel, mio cugino, e in presenza de' testimoni che aveano sottoscritto nella scritta della compera, alla vista di tutti i Giudei, che sedevano nel cortile della prigione. 13 Poi comandai a Baruc, in lor presenza, dicendo: 14 Così ha detto il Signor degli eserciti, l'Iddio d'Israele: Prendi queste scritte, questa scritta di compera, così quella che è suggellata, come quest'altra che è aperta; e mettile dentro un vaso di terra, acciocchè durino lungo tempo. 15 Perciocchè, così ha detto il Signor degli eserciti, l'Iddio d'Israele; Ancora si compereranno case, e campi, e vigne, in questo paese.
16 E dopo ch'ebbi data la scritta della compera a Baruc, figliuolo di Neria, io feci orazione al Signore, dicendo: 17 Ahi Signore Iddio! ecco, tu hai fatto il cielo, e la terra, con la tua gran forza, e col tuo braccio steso; niente ti è difficile: 18 Tu sei quel che usi benignità in mille generazioni, e fai la retribuzione dell'iniquità de' padri nel seno de' lor figliuoli, dopo loro; Iddio grande, potente, il cui Nome è: 19 Il Signor degli eserciti; grande in consiglio, e potente in opere; i cui occhi sono aperti sopra tutte le vie de' figliuoli degli uomini, per rendere ad ognuno secondo le sue vie, e secondo il frutto de' suoi fatti; 20 che hai, infino al dì d'oggi, fatti miracoli, e prodigi, nel paese di Egitto, e in Israele, e fra tutti gli uomini; e ti sei acquistato un Nome, quale è oggidì; 21 e traesti il tuo popolo Israele fuor del paese di Egitto, con miracoli, e prodigi, e man forte, e braccio steso, e con grande spavento; 22 e desti loro questo paese, il quale tu avevi giurato a' padri loro di dar loro, paese stillante latte, e miele; 23 nel quale essendo entrati, l'han posseduto; ma non hanno ubbidito alla tua voce, e non son camminati nella tua Legge; non han fatte tutte le cose che tu avevi lor comandate di fare; laonde tu hai lor fatto avvenire tutto questo male. 24 Ecco, gli argini son giunti fino alla città, per prenderla; e la città è data in man de' Caldei che la combattono, per cagion della spada, e della fame, e della pestilenza; e quello che tu hai detto è avvenuto; ed ecco, tu il vedi. 25 E pure, o Signore Iddio, tu mi hai detto: Comperati quel campo per danari, e prendine testimoni; avvegnachè la città sia data in man de' Caldei.
26 Ma la parola del Signore fu indirizzata a Geremia, dicendo: 27 Ecco, io sono il Signore, l'Iddio d'ogni carne; emmi cosa alcuna difficile? 28 Perciò, il Signore ha detto così: Ecco, io do questa città in man de' Caldei, e in man di Nebucadnesar, re di Babilonia; ed egli la prenderà. 29 E i Caldei, che combattono contro a questa città, vi entreranno dentro, e vi metteranno il fuoco, e l'arderanno, insieme con le case, sopra i cui tetti hanno fatti profumi a Baal, ed offerte da spandere ad altri dii, per dispettarmi. 30 Perciocchè i figliuoli d'Israele, ed i figliuoli di Giuda non hanno, fin dalla lor fanciullezza, fatto altro che quel che mi dispiace; perciocchè i figliuoli d'Israele non fanno altro che dispettarmi con l'opere delle lor mani, dice il Signore. 31 Conciossiachè questa città mi sia sempre stata da provocar l'ira mia, e il mio cruccio, dal dì che fu edificata, infino a questo giorno; acciocchè io la tolga via dal mio cospetto; 32 per tutta la malvagità de' figliuoli d'Israele, e de' figliuoli di Giuda, la quale hanno adoperata per dispettarmi, essi, i lor re, i lor principi, i lor sacerdoti, e i lor profeti, e gli uomini di Giuda, e gli abitanti di Gerusalemme; 33 e mi han volte le spalle, e non la faccia; e benchè io li abbia ammaestrati del continuo per ogni mattina, non però hanno ubbidito, per ricevere correzione. 34 Ed han messe le loro abbominazioni nella Casa che si chiama del mio Nome, per contaminarla. 35 Ed hanno edificati gli alti luoghi di Baal, che son nella valle del figliuolo di Hinnom, per far passare i lor figliuoli e le lor figliuole, per lo fuoco a Molec; il che io non comandai loro giammai; e non mi entrò giammai in cuore, che facessero questa cosa abbominevole, per far peccare Giuda. 36 Ma nondimeno ora, così ha detto il Signore, l'Iddio d'Israele, intorno a questa città, della quale voi dite: Ella è data in man del re di Babilonia, per la spada, e per la fame, e per la pestilenza: 37 Ecco, io li adunerò da tutti i paesi, dove li avrò scacciati nella mia ira, nel mio cruccio, e nella mia grande indegnazione; e li farò ritornare in questo luogo, e li farò abitare in sicurtà. 38 E mi saranno popolo, ed io sarò loro Dio. 39 E darò loro uno stesso cuore, ed una stessa via, per temermi in perpetuo, in ben loro, e de' lor figliuoli dopo loro. 40 E farò con loro un patto eterno, che io non mi ritrarrò giammai indietro da loro, per non far loro bene; e metterò il mio timor nel cuor loro, acciocchè non si dipartano da me. 41 E mi rallegrerò di loro, facendo loro bene; e li pianterò in questo paese stabilmente, di tutto il mio cuore, e di tutta l'anima mia. 42 Perciocchè, così ha detto il Signore: Siccome io ho fatto venire sopra questo popolo tutto questo gran male, così farò venire sopra loro tutto il bene che io prometto loro. 43 E si compereranno ancora de' campi in questo paese, del quale voi dite: Egli è deserto, e non vi è più uomo, nè bestia; egli è dato in man de' Caldei. 44 Si compereranno ancora de' campi per danari, e se ne faranno scritte, e si suggelleranno, e se ne prenderanno testimoni, nel paese di Beniamino, e ne' luoghi circonvicini di Gerusalemme, e nelle città di Giuda; e nelle città del monte, e nelle città del piano, e nelle città del Mezzodì; perciocchè io li ritrarrò di cattività, dice il Signore.

Commentario completo di Matthew Henry:

Geremia 32

1 INTRODUZIONE A GEREMIA CAPITOLO 32

In questo capitolo abbiamo,

Geremia imprigionato per aver predetto la distruzione di Gerusalemme e la cattività del re Sedechia,Geremia 32:1-5.

II. Lo abbiamo fatto comprare la terra, per ordine divino, come assicurazione che a tempo debito sarebbe stata posta una felice fine alle attuali difficoltà, Geremia 32:6-15.

III. Abbiamo la sua preghiera, che egli offrì a Dio in quell'occasione, Geremia 32:16-25.

IV. Abbiamo un messaggio che Dio gli ha affidato per consegnare al popolo.

1. Egli deve predire la completa distruzione di Giuda e Gerusalemme per i loro peccati, Geremia 32:26-35. Ma

2. Allo stesso tempo deve assicurarli che, sebbene la distruzione sia stata totale, non dovrebbe essere definitiva, ma che alla fine la loro posterità dovrebbe recuperare il possesso pacifico della loro terra, Geremia 32:36-44. Le previsioni di questo capitolo, sia le minacce che le promesse, sono più o meno le stesse con ciò che abbiamo già incontrato più e più volte, ma qui ci sono alcune circostanze che sono molto particolari e notevoli.

Ver. 1. fino alla Ver. 15.

Dalla data di questo capitolo sembra che ci stiamo avvicinando molto a quell'anno fatale che completò le desolazioni di Giuda e di Gerusalemme per mano dei Caldei. I giudizi di Dio scesero gradualmente su di loro, ma, non incontrandolo mediante il pentimento nella via dei suoi giudizi, egli proseguì nella sua controversia finché tutto fu devastato, il che avvenne nell'undicesimo anno di Sedechia; Ora, ciò che è qui riportato accadde nel decimo. L'esercito del re di Babilonia aveva ora investito Gerusalemme e conduceva l'assedio con vigore, non dubitando che in breve tempo di diventarne padroni, mentre gli assediati avevano preso la disperata risoluzione di non arrendersi, ma di resistere fino all'estremo. Ora

I. Geremia profetizza che sia la città che il cortile cadranno nelle mani del re di Babilonia. Egli dice loro espressamente che gli assedianti prenderanno la città come premio, perché Dio, la cui città era in un modo particolare, la darà nelle loro mani e la toglierà dalla sua protezione (Geremia 32:3), che, sebbene Sedechia tenti di fuggire, sarà raggiunto e sarà consegnato prigioniero nelle mani di Nabucodonosor, sarà condotto alla sua presenza, con sua grande confusione e terrore, essendosi reso così odioso rompendo la sua fede con lui, udrà il re di Babilonia pronunciare la sua condanna, e vedrà con quale furia e indignazione lo guarderà (i suoi occhi vedranno i suoi occhi, Geremia 32:4), - che Sedechia sarà portato a Babilonia, e vi rimase un miserabile prigioniero, finché Dio non lo visitò, cioè finché Dio pose fine alla sua vita con una morte naturale, come Nabucodonosor aveva da tempo posto fine ai suoi giorni cacavandogli gli occhi. Nota: Si può veramente dire che coloro che vivono nella miseria sono visitati in misericordia quando Dio con la morte li porta a casa a sé. E, infine, predice che tutti i loro tentativi di costringere gli assedianti a lasciare le loro trincee saranno inefficaci: Anche se combatterete con i Caldei, non prospererete; come dovrebbero, quando Dio non ha combattuto per loro? Geremia 32:5. Vedi Geremia 34:2-3.

II. Poiché profetizza così, egli è imprigionato, non nella prigione comune, ma nella prigione più rispettabile che era all'orlo del palazzo, nella casa del re di Giuda, e lì non strettamente confinata, ma in custodia libera, nel cortile della prigione, dove avrebbe potuto avere buona compagnia, buona aria e buona intelligenza, e sarebbe stato al riparo dagli abusi della folla; ma, comunque, era una prigione, e Sedechia lo chiuse in essa per aver profetizzato come fece, Geremia 32:2-3. Era così lontano dall'umiliarsi davanti a Geremia, come avrebbe dovuto fare (2Cronache 36:12), che si indurì contro di lui. Sebbene in precedenza lo avesse considerato un profeta al punto da desiderare che chiedesse al Signore per loro (Geremia 21:2), ora lo rimprovera per aver profetizzato (Geremia 32:3) e lo rinchiude in prigione, forse non con l'intenzione di punirlo ulteriormente, ma solo per trattenerlo dal profetizzare ulteriormente, il che era già abbastanza crimine. Mettere a tacere i profeti di Dio, anche se non è così male come deriderli e ucciderli, è tuttavia un grande affronto al Dio del cielo. Guardate come i cuori dei peccatori sono miseramente induriti dall'inganno del peccato. La persecuzione era uno dei peccati per i quali Dio stava ora combattendo con loro, eppure Sedechia persiste in essa anche ora che era nel profondo dell'angoscia. Nessuna provvidenza, nessuna afflizione, si separerà da sola tra gli uomini e i loro peccati, a meno che la grazia di Dio non operi con loro. Anzi, alcuni sono peggiorati proprio da quei giudizi che dovrebbero renderli migliori.

III. Essendo in prigione, acquista da un suo parente stretto un pezzo di terra che giaceva in Anatot, Geremia 32:6-7, ecc.

1. Non ci si sarebbe aspettati,

(1.) Che un profeta si occupi così tanto degli affari di questo mondo; Ma perché no? Sebbene i ministri non debbano immischiarsi, tuttavia possono occuparsi degli affari di questa vita.

(2.) Che chi non ha né moglie né figli compri la terra. Troviamo (Geremia 16:2) che non aveva una famiglia propria; tuttavia può acquistare per uso personale mentre vive, e lasciarlo ai figli dei suoi parenti quando muore.

(3.) Non si sarebbe mai pensato che un prigioniero dovesse essere un compratore; Come avrebbe dovuto procurarsi i soldi in anticipo per comprare un terreno? È probabile che abbia vissuto in modo frugale e abbia conservato qualcosa di ciò che gli apparteneva come prete, il che non è affatto una macchia per il suo carattere; ma non abbiamo motivo di pensare che il popolo fosse gentile, o che la sua presenza fosse dovuta alla loro generosità. No

(4.) Era molto strano di tutto che comprasse un pezzo di terra quando lui stesso sapeva che l'intera terra stava per essere devastata e cadere nelle mani dei Caldei, e allora a che cosa gli sarebbe servito questo? Ma era volontà di Dio che lo comprasse, ed egli si sottomise, anche se il denaro sembrava essere stato buttato via. Il suo parente venne a offrirglielo; non era una sua ricerca; non desiderava mettere casa per casa e campo per campo, ma la Provvidenza glielo portava, e probabilmente era un buon affare; Inoltre, il diritto di redenzione apparteneva a lui (Geremia 32:8), e se rifiutava non avrebbe fatto la parte del parente. È vero che potrebbe legittimamente rifiutare, ma, essendo un profeta, in una cosa di questa natura deve fare ciò che sarebbe per l'onore della sua professione. Spettava a lui adempiere ogni giustizia. Era un terreno che si trovava nei sobborghi di una città di preti e, se lo avesse rifiutato, c'era il pericolo che, in quei tempi di disordine, potesse essere venduto a qualcuno di un'altra tribù, il che era contrario alla legge, per evitare che gli fosse conveniente acquistarlo. Sarebbe stata anche una gentilezza verso il suo parente, che probabilmente in quel momento era in grande mancanza di denaro. Geremia non aveva che un po', ma quello che aveva era disposto a disporlo in modo tale da tendere maggiormente all'onore di Dio e al bene dei suoi amici e del suo paese, che preferiva ai suoi interessi privati.

2. Si possono osservare due cose riguardo a questo acquisto:

(1.) Quanto è stato fatto l'affare in modo equo. Quando Geremia seppe dalla venuta di Adenamel, come Dio aveva predetto che avrebbe fatto, che era la parola del Signore, che era sua mente fare questo acquisto, non ne fece più difficoltà, ma comprò il campo. E

[1.] Era molto onesto e preciso nel pagare il denaro. Gli pesò il denaro, non lo spinse a prenderlo in base al suo rapporto, sebbene fosse suo parente stretto, ma lo soppesò a lui, denaro corrente. Erano diciassette sicli d'argento, pari a circa quaranta scellini del nostro denaro. Il terreno era probabilmente solo un piccolo campo e di scarso valore annuo, quando l'acquisto era così basso; inoltre, il diritto di eredità era in Geremia, così che egli doveva solo riscattare la vita del suo parente, essendo la reversibilità già sua. Alcuni pensano che questa fosse solo la caparra di una somma maggiore; ma non ci meraviglieremo dell'esiguità del prezzo se consideriamo quanta scarsità di denaro c'era in quel momento e quanto poco si contava sulle terre.

[2.] Era molto prudente e discreto nel conservare gli scritti. Sono stati sottoscritti davanti a testimoni. Una copia era sigillata, l'altra era aperta. Uno era l'originale, l'altro la controparte; o forse ciò che era sigillato era per uso privato, l'altro che era aperto doveva essere iscritto nel registro pubblico dei mezzi di trasporto, per la consultazione di chiunque ne fosse interessato. La dovuta cura e cautela in cose di questa natura potrebbe prevenire una grande quantità di ingiustizie e contese. Gli atti di acquisto furono depositati nelle mani di Baruc, davanti a testimoni, e gli fu ordinato di deporli in un vaso di creta (emblema della natura di tutte le garanzie che questo mondo può pretendere di darci, cose fragili e presto rotte), affinché potessero durare molti giorni, ad uso degli eredi di Geremia, dopo il ritorno dalla prigionia; perché allora potrebbero avere il beneficio di questo acquisto. L'acquisto di reversibilità può essere una gentilezza verso coloro che verranno dopo di noi, e un brav'uomo così mette da parte un'eredità per i figli dei suoi figli.

(2.) Qual era il progetto di concludere questo affare. Significava che, sebbene Gerusalemme fosse ora assediata, e l'intero paese sarebbe stato probabilmente devastato, sarebbe venuto il tempo in cui le case, i campi e le vigne sarebbero stati di nuovo posseduti in questa terra, Geremia 32:15. Come Dio incaricò Geremia di confermare le sue predizioni sull'imminente distruzione di Gerusalemme con la sua propria pratica di vivere non sposato, così ora lo incaricò di confermare le sue predizioni della futura restaurazione di Gerusalemme con la sua propria pratica nell'acquisto di questo campo. Nota: Si preoccupa i ministri di far apparire in tutta la loro conversazione che essi stessi credono ciò che predicano agli altri; e per poterlo fare, e imprimerlo più profondamente nei loro ascoltatori, devono molte volte rinnegare se stessi, come fece Geremia in entrambi questi casi. Avendo Dio promesso che questo paese sarebbe tornato in possesso del suo popolo, Geremia vi avrebbe partecipato, a favore dei suoi eredi. Nota: È bene gestire con fede anche i nostri affari mondani e fare gli affari comuni con un occhio alla provvidenza e alla promessa di Dio. Lucio Floro racconta come un grande esempio del coraggio dei cittadini romani che al tempo della seconda guerra punica, quando Annibale assediò Roma e stava per impadronirsene, fu immediatamente acquistato un campo su cui giaceva parte del suo esercito, offerto in vendita in quel momento, nella ferma convinzione che il valore romano avrebbe tolto l'assedio, lib. II. Cap. 6. E non abbiamo molte più ragioni per rischiare tutto noi stessi sulla parola di Dio, e per imbarcarci negli interessi di Sion, che saranno senza dubbio gli interessi prevalenti alla fine? Non si male nunc et olim sic erit - Anche se ora soffriamo, non soffriremo sempre.

16 Ver. 16. fino alla Ver. 25.

Abbiamo qui la preghiera di Geremia a Dio in occasione delle scoperte che Dio gli aveva fatto riguardo ai suoi propositi riguardo a questa nazione, di abbatterla e, nel corso del tempo, di ricostruirla di nuovo, il che lasciò perplesso il profeta stesso, il quale, sebbene trasmettesse fedelmente i suoi messaggi, tuttavia, riflettendo su di essi, era molto confuso dentro di sé su come riconciliarli; in quella perplessità aprì la sua anima davanti a Dio in preghiera, e così si diede sollievo. Ciò che lo turbava non era il cattivo affare che sembrava aver fatto per se stesso acquistando un campo di cui probabilmente non avrebbe avuto alcun beneficio, ma il caso del suo popolo, per il quale era ancora un intercessore gentile e fedele, ed era disposto a sperare che, se Dio avesse avuto in serbo per loro tanta misericordia in seguito come aveva promesso, Non avrebbe proceduto contro di loro con tanta severità come aveva minacciato. Prima di andare a pregare, Geremia consegnò a Baruc le azioni che riguardavano il suo nuovo acquisto, il che potrebbe farci capire che quando andremo ad adorare Dio dovremmo avere la mente il più chiara possibile dalle preoccupazioni e dagli incombenti di questo mondo. Geremia era in prigione, in difficoltà, all'oscuro del significato della provvidenza di Dio, e poi prega. Nota: la preghiera è un balsamo per ogni piaga. Qualunque cosa sia un peso per noi, possiamo con la preghiera gettarla sul Signore e allora essere tranquilli.

In questa preghiera, o meditazione,

Geremia adora Dio e le sue infinite perfezioni, e gli dà la gloria dovuta al suo nome come Creatore, sostenitore e benefattore di tutta la creazione, possedendo così il suo potere irresistibile, che può fare ciò che vuole, e la sua sovranità incontestabile, che può fare ciò che vuole,Geremia 32:17-19. Nota: Quando in qualsiasi momento siamo perplessi riguardo ai metodi particolari e alle dispensazioni della Provvidenza, è bene per noi ricorrere ai nostri primi principi e accontentarci delle dottrine generali della saggezza, della potenza e della bontà di Dio. Consideriamo, come fa Geremia qui:

1. Che Dio è la fonte di tutto l'essere, potenza, vita, movimento e perfezione: Egli ha fatto il cielo e la terra con il suo braccio steso; E quindi chi può controllarlo? Chi osa contendere con lui?

2. Che con lui nulla è impossibile, nessuna difficoltà insormontabile: nulla è troppo difficile per te. Quando l'abilità e la potenza umana sono del tutto perplesse, con Dio ci sono forza e saggezza sufficienti per dominare tutta l'opposizione.

3. Che è un Dio di misericordia illimitata e senza fondo; la misericordia è il suo attributo prediletto; È la sua bontà che è la sua gloria:

"Tu non solo sei benigno, ma mostri benignità, non a pochi, qua e là uno, ma a migliaia, migliaia di persone, migliaia di generazioni".

4. Che è un Dio di giustizia imparziale e inflessibile. Le sue dilazioni non sono perdoni, ma se per misericordia risparmia i genitori, affinché siano condotti al ravvedimento, egli ha un tale odio per peccare e un tale dispiacere contro i peccatori, che ripaga la loro iniquità in seno ai loro figli, eppure non fa loro alcun torto, tanto odiosa è l'ingiustizia dell'uomo, e così gelosa del proprio onore è la giustizia di Dio.

5. Che è un Dio di dominio e comando universale: Egli è il grande Dio, perché è il Dio potente, e la potenza tra gli uomini li rende grandi. Egli è il Signore degli eserciti, di tutti gli eserciti, questo è il suo nome, e risponde al suo nome, perché tutti gli eserciti del cielo e della terra, degli uomini e degli angeli, sono ai suoi ordini.

6. Che egli escogita ogni cosa per il meglio, e fa ogni cosa come l'ha escogitata: Egli è grande nel consiglio, così vaste sono le estensioni e così profondi sono i disegni della sua sapienza, ed è potente nell'agire, secondo il consiglio della sua volontà. Ora, un Dio come questo non è da litigare. Il suo servizio deve essere costantemente rispettato e tutte le sue disposizioni devono essere allegramente accettate.

II. Egli riconosce la conoscenza universale che Dio prende di tutte le azioni dei figli degli uomini e il giudizio infallibile che emette su di loro (Geremia 32:19): I tuoi occhi sono aperti su tutti i figli degli uomini, dovunque essi siano, contemplando il male e il bene, e su tutte le loro vie, sia la condotta che prendono sia ogni passo che fanno, non come spettatore indifferente, ma come giudice osservatore, per dare a ciascuno secondo le sue vie e secondo i suoi meriti, che sono il frutto delle sue azioni; perché gli uomini troveranno Dio come sono stati trovati da lui.

III. Racconta le grandi cose che Dio aveva fatto in precedenza per il suo popolo Israele.

1. Li fece uscire dall'Egitto, quella casa di schiavitù, con segni e prodigi che rimangono, se non nei loro segni, nei loro memoriali, fino al giorno d'oggi; perché non sarebbe mai stato dimenticato, non solo in Israele, che ogni anno lo ricordava con l'ordinanza della pasqua, ma anche tra gli altri uomini: tutte le nazioni vicine ne parlavano, come di ciò che ridondava grandemente alla gloria del Dio d'Israele, e lo rendeva un nome come oggi. Questo è ripetuto (Geremia 32:21), che Dio li fece uscire, non solo con conforti e gioie per loro, ma con gloria per se stesso, con segni e prodigi (testimoniano le dieci piaghe), con una mano forte, troppo forte per gli stessi Egiziani, e con un braccio steso, che raggiunse il Faraone, orgoglioso com'era, e con grande terrore a loro e a tutto ciò che li riguarda. Questo sembra riferirsi a Deuteronomio 4:34.

2. Li introdusse in Canaan, quel paese buono, quel paese dove scorre latte e miele. Giurò ai loro padri di darglielo, e, poiché avrebbe adempiuto il suo giuramento, lo diede ai figli (Geremia 32:22) ed essi entrarono e lo possedettero. Geremia menziona questo sia come un aggravamento del loro peccato e della loro disubbidienza, sia come una supplica a Dio di operare per loro la liberazione. Nota: È bene per noi riflettere spesso sulle grandi cose che Dio ha fatto per la sua chiesa in precedenza, specialmente nella prima erezione di essa, quell'opera di meraviglia.

IV. Egli si lamenta delle ribellioni di cui si erano resi colpevoli contro Dio, e dei giudizi che Dio aveva portato su di loro per queste ribellioni. È un triste racconto che qui fa della condotta ingrata di quel popolo verso Dio. Aveva fatto tutto ciò che aveva promesso di fare (lo avevano riconosciuto, 1Re 8:56), ma non avevano fatto nulla di tutto ciò che egli aveva comandato loro di fare Geremia 32:23); non si rendevano conto di nessuna delle sue leggi; Non camminarono in essi, non resero omaggio a nessuna delle sue chiamate per mezzo dei suoi profeti, perché non obbedirono alla sua voce. E perciò egli riconosce che Dio è stato giusto nel far venire su di loro tutto questo male. La città è assediata, è attaccata dalla spada all'esterno, è indebolita e devastata dalla carestia e dalla pestilenza all'interno, così che è pronta a cadere nelle mani dei Caldei che combattono contro di essa (Geremia 32:24); è data nelle loro mani, Geremia 32:25. Ora

1. Egli confronta lo stato attuale di Gerusalemme con le predizioni divine, e scopre che ciò che Dio ha detto si è avverato. Dio aveva già dato loro un giusto avvertimento in precedenza; e, se avessero considerato ciò, la rovina sarebbe stata impedita; ma, se non faranno ciò che Dio ha comandato, non possono aspettarsi altro che che egli faccia ciò che ha minacciato.

2. Egli affida lo stato attuale di Gerusalemme alla considerazione e alla compassione divina (Geremia 32:24): Ecco i monti, o i bastioni, o le macchine di cui si servono per colpire la città e abbattere le sue mura. E ancora,

"Ecco, lo vedi, e lo conosci. E' questa la città che tu hai scelto per mettervi il tuo nome? E sarà abbandonato in questo modo?"

Egli non si lamenta di Dio per ciò che ha fatto, né prescrive a Dio ciò che dovrebbe fare, ma desidera vedere il loro caso, e si compiace di pensare che lo veda. Qualunque problema ci troviamo, per un conto personale o pubblico, possiamo consolarci con questo, che Dio lo vede e vede come porvi rimedio.

V. Sembra desideroso di essere approfondito nel significato dell'ordine che Dio gli aveva ora dato di acquistare il campo del suo parente (Geremia 32:25):

"Quand'anche la città fosse data nelle mani dei Caldei, e nessuno potesse godere di ciò che ha, tu mi hai detto: Compra il campo".

Appena comprese che era la mente di Dio, lo fece, e non fece obiezioni, non fu disubbidiente alla visione celeste; ma, quando l'ebbe fatto, volle capire meglio perché Dio glielo avesse ordinato, perché la cosa sembrava strana e inspiegabile. Nota: Sebbene siamo tenuti a seguire Dio con un'obbedienza implicita, tuttavia dovremmo sforzarci che possa essere sempre più un'obbedienza intelligente. Non dobbiamo mai contestare gli statuti e i giudizi di Dio, ma possiamo e dobbiamo chiederci: Che cosa significano questi statuti e giudizi? Deuteronomio 6:20.

26 Ver. 26. fino alla Ver. 44.

Abbiamo qui la risposta di Dio alla preghiera di Geremia, destinata a calmare la sua mente e a renderlo tranquillo; ed è una piena scoperta dei propositi dell'ira di Dio contro la generazione presente e dei propositi della sua grazia riguardo alle generazioni future. Geremia non sapeva cantare sia la misericordia che il giudizio, ma Dio qui insegna a cantare a lui di entrambi. Quando non sappiamo come riconciliare una parola di Dio con un'altra, possiamo ancora essere sicuri che entrambe sono vere, entrambe sono pure, entrambe saranno rese buone, e non un iota o un apice di nessuna delle due cadrà a terra. Quando a Geremia fu ordinato di acquistare il campo di Anatot, era disposto a sperare che Dio stesse per revocare la sentenza della sua ira e ordinare ai Caldei di togliere l'assedio.

"No", dice Dio, "l'esecuzione della sentenza continuerà; Gerusalemme sarà ridotta in rovina".

Si noti che le assicurazioni di futura misericordia non devono essere interpretate come garanzie da problemi presenti. Ma, affinché Geremia non pensasse che l'ordine di acquistare questo campo suggerisse che tutta la misericordia che Dio aveva in serbo per il suo popolo, dopo il loro ritorno, era solo che avrebbero avuto di nuovo il possesso della loro terra, lo informa inoltre che quello non era che un tipo e una figura di quelle benedizioni spirituali che avrebbero poi dovuto essere abbondantemente concesse su di loro, indicibilmente più prezioso dei campi e delle vigne; così che in questa parola del Signore, che fu rivolta a Geremia, abbiamo prima minacce terribili e poi promesse altrettanto preziose di quelle che abbiamo forse nell'Antico Testamento; la vita e la morte, il bene e il male, sono qui posti davanti a noi; consideriamo e scegliamo saggiamente.

I. La rovina di Giuda e di Gerusalemme è qui pronunciata. Il decreto è stato emanato e non sarà revocato.

1. Dio qui afferma la sua sovranità e la sua potenza (Geremia 32:27): Ecco, io sono Geova, un essere autosufficiente che esiste da sé; Io sono quello che sono; Io sono il Dio di ogni carne , cioè di tutta l'umanità, qui chiamato carne perché debole e incapace di contendere con Dio (Salmi 56:4), e perché malvagio e corrotto e inadatto a conformarsi a Dio. Dio è il Creatore di tutti, e fa di tutti l'uso che vuole. Colui che è l'Iddio d'Israele è l' Iddio di ogni carne e degli spiriti di ogni carne, e, se Israele fosse rigettato, potrebbe suscitare un popolo al suo nome da qualche altra nazione. Se egli è l'Iddio di ogni carne, potrebbe ben chiedere: C'è qualcosa di troppo difficile per me? Che cosa non può fare colui da cui derivano tutte le potenze degli uomini, da cui dipendono e da cui tutte le loro azioni sono dirette e governate? Qualunque cosa egli intenda fare, sia con ira che con misericordia, nulla può impedirglielo né vanificare i suoi disegni.

2. Egli si attiene a ciò che aveva spesso detto della distruzione di Gerusalemme da parte del re di Babilonia (Geremia 32:28): Io darò questa città nelle sue mani, ora che egli la sta afferrando, ed egli la prenderà e ne farà preda, Geremia 32:29. I Caldei verranno e vi daranno fuoco, la bruceranno con tutte le case che vi abitano, non eccettuata la casa di Dio e nemmeno quella del re.

3. Assegna il motivo di questo severo procedimento contro la città che era stato tanto a suo favore. È il peccato, è quello e nient'altro, che lo rovina.

(1.) Erano impudenti e audaci nel peccato. Offrivano incenso a Baal, non negli angoli, come gli uomini che si vergognano o hanno paura di essere scoperti, ma in cima alle loro case (Geremia 32:29), sfidando la giustizia di Dio.

(2.) Hanno progettato un affronto a Dio in questo. Lo fecero per provocarmi all'ira, Geremia 32:29. Mi hanno solo provocato all'ira con le opere delle loro mani, Geremia 32:30. Non potevano promettere a se stessi alcun piacere, profitto o onore, ma lo facevano apposta per offendere Dio. E ancora (Geremia 32:32): Tutto il male che hanno fatto è stato per provocarmi all'ira. Sapevano che era un Dio geloso in fatto di adorazione, e lì decisero di mettere alla prova la sua gelosia e di sfidarlo in faccia.

"Gerusalemme è stata per me una provocazione della mia ira e del mio furore",

Geremia 32:31. La loro condotta in ogni cosa era provocante.

(3.) Cominciarono per tempo, e avevano continuato per tutto il tempo a provocare Dio:

"Hanno fatto ciò che è male prima di me fin dalla loro giovinezza, fin da quando sono stati formati per la prima volta in un popolo (Geremia 32:30), testimoniano i loro mormorii e le loro ribellioni nel deserto."

E per quanto riguarda Gerusalemme, sebbene fosse la città santa, è stata una provocazione al Dio santo dal giorno in cui l'hanno costruita, fino ad oggi, Geremia 32:31. Oh, che ragione abbiamo di lamentarci del poco onore che Dio ha da questo mondo, e del grande disonore che gli viene fatto, quando anche in Giuda, dove è conosciuto e il suo nome è grande, e a Salem, dove si trova il suo tabernacolo, c'è sempre stato quel trovato che era una provocazione per lui!

(4.) Tutti gli ordini e i gradi degli uomini hanno contribuito alla colpa comune, e quindi sono stati giustamente coinvolti nella rovina comune. Non solo i figli d'Israele, che si erano ribellati al tempio, ma anche i figli di Giuda che ancora vi si attenevano, non solo il popolo comune, gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme, ma anche quelli che avrebbero dovuto rimproverare e frenare il peccato in altri, erano essi stessi i loro capi riunitori, i loro re e principi. i loro sacerdoti e profeti.

(5.) Dio li aveva più volte chiamati al pentimento, ma essi fecero orecchie da mercante alle sue chiamate, e volsero bruscamente le spalle a colui che li aveva chiamati, sebbene fosse il loro padrone, al quale erano legati in dovere, e il loro benefattore, al quale erano legati in gratitudine e interesse, Geremia 32:33.

"Ho insegnato loro le maniere migliori, con la stessa cura con cui un tenero genitore insegna sempre a un bambino, alzandosi presto, nell'insegnare loro, studiando per adattare l'insegnamento alle loro capacità, prendendoli per tempo, quando avrebbero potuto essere più flessibili, ma tutto invano; non mi hanno rivolto la faccia, non mi hanno nemmeno guardato, anzi, mi hanno voltato le spalle".

un'espressione del più alto disprezzo. Come li chiamava, come bambini perversi, così si allontanarono da lui, Osea 11:2. Non hanno ascoltato per ricevere istruzione; Non badavano a una parola di ciò che veniva loro detto, sebbene fosse stata progettata per il loro bene.

(6.) C'era nelle loro idolatrie un empio disprezzo di Dio; poiché (Geremia 32:34) essi collocavano le loro abominazioni (i loro idoli, che sapevano essere al più alto grado abominevoli per Dio) nella casa che è invocata con il mio nome, per contaminarla. Avevano i loro idoli non solo negli alti luoghi e nei loro idoli sacri, ma anche nel tempio di Dio.

(7.) Erano colpevoli della crudeltà più innaturale verso i loro stessi figli, perché li sacrificarono a Moloch, Geremia 32:35. Così, poiché non amavano ritenere Dio nella loro conoscenza, ma cambiavano la sua gloria in vergogna, furono giustamente abbandonati agli affetti vili e spogliati di quelli naturali, e la loro gloria si trasformò in vergogna. E

(8.) Quali sono state le conseguenze di tutto ciò?

[1.] Fecero peccare Giuda, Geremia 32:35. L'intero paese fu infettato dalle idolatrie contagiose e dalle iniquità di Gerusalemme.

[2.] Si sono portati addosso la rovina. Era come se l'avessero fatto apposta perché Dio li rimuovesse dalla sua faccia (Geremia 32:31); si sarebbero gettati fuori dal suo favore.

II. La restaurazione di Giuda e di Gerusalemme è qui promessa, Geremia 32:36, ecc. Dio si ricorderà della misericordia in giudizio, e verrà un tempo, un tempo stabilito, per favorire Sion. Osservare

1. La disperazione a cui questo popolo era ora finalmente portato. Quando il giudizio fu minacciato a distanza, non ebbero paura; Quando li attaccò non avevano speranza. A proposito della città (Geremia 32:36), Sarà data nelle mani del re di Babilonia, non per vigliaccheria o cattiva condotta da parte nostra, ma per la spada, la carestia e la pestilenza. Riguardo al paese dissero, con irritazione (Geremia 32:43): È desolato, senza uomini né bestie; Non c'è sollievo, non c'è rimedio. Viene data in mano ai Caldei. Si noti che la sicurezza profonda di solito finisce in una profonda disperazione, mentre coloro che mantengono un santo timore in ogni momento hanno una buona speranza di sostenerli nei momenti peggiori.

2. La speranza che Dio dà loro della misericordia che aveva in serbo per loro nell'aldilà. Anche se i loro cadaveri dovessero cadere in cattività, i loro figli dopo di loro vedranno di nuovo questa buona terra e la bontà di Dio in essa.

(1.) Saranno sollevati dalla loro cattività e verranno a stabilirsi di nuovo in questa terra, Geremia 32:37. Erano stati sotto l' ira e il furore di Dio, e la grande ira; ma ora parteciperanno della sua grazia, del suo amore e del suo grande favore. Li aveva dispersi e li aveva cacciati in tutti i paesi. Quelli che fuggirono si dispersero, quelli che caddero nei nemici, le mani furono disperse da loro, in politica, per evitare che si combinassero tra loro. La mano di Dio era in entrambi. Ma ora Dio li scoprirà e li radunerà da tutti i paesi dove erano stati cacciati, come aveva promesso nella legge (Deuteronomio 30:3-4) e i santi avevano pregato, Salmi 106:47 Neemia 1:9. Li aveva banditi, ma li ricondurrà in questo luogo, per il quale non potevano non avere un affetto. Per molti anni passati, mentre erano nella loro terra, erano continuamente esposti e terrorizzati dagli allarmi della guerra; ma ora li farò abitare al sicuro. Essendo riformati, ed essendo tornati a Dio, né la loro coscienza interiore né i loro nemici esterni saranno per loro un terrore. Egli promette (Geremia 32:41): Certamente li pianterò in questa terra; non solo certamente lo farò, ma qui godranno di una santa sicurezza e riposo, e metteranno radici qui, saranno piantati in stabilità, e non saranno di nuovo sconfitti e scossi.

(2.) Dio rinnoverà il suo patto con loro, un patto di grazia, le cui benedizioni sono spirituali, e tali che opereranno cose buone in loro, per qualificarli per le grandi cose che Dio intendeva fare per loro. È chiamato un patto eterno (Geremia 32:40), non solo perché Dio sarà per sempre fedele ad esso, ma perché le conseguenze di esso saranno eterne. Perché, senza dubbio, qui le promesse guardano più lontano che a Israele secondo la carne, e sono sicure per tutti i credenti, per ogni Israelita in verità. I buoni cristiani possono applicarli a se stessi e supplicarli presso Dio, possono rivendicarne il beneficio e trarne conforto.

[1.] Dio li possederà per i suoi e si affiderà a loro perché siano loro (Geremia 32:38): Essi saranno il mio popolo. Li farà suoi operando in essi tutti i caratteri e le disposizioni del suo popolo, e poi li proteggerà, li guiderà e li governerà come il suo popolo.

"E, per renderli veramente, completamente ed eternamente felici, io sarò il loro Dio".

Serviranno e adoreranno Dio come loro e si uniranno a lui solo, ed egli si approverà come loro. Tutto ciò che è, tutto ciò che ha, sarà impegnato e impiegato per il loro bene.

[2.] Dio darà loro un cuore per temerlo, Geremia 32:39. Ciò che egli richiede a coloro che egli fa alleanza con lui come suo popolo è che lo temano, che riveriscano la sua maestà, temano la sua ira, abbiano timore della sua autorità, gli rendano omaggio e gli diano la gloria dovuta al suo nome. Ora, ciò che Dio richiede da loro, egli promette qui di operare in loro, in base alla sua scelta come suo popolo. Nota: Come è prerogativa di Dio modellare i cuori degli uomini, così è sua promessa al suo popolo di modellare rettamente i loro; e un cuore che teme Dio è davvero un cuore buono e ben formato. È ripetuto (Geremia 32:40): Metterò il mio timore nei loro cuori, cioè opererò in loro principi e disposizioni di grazia, che influenzeranno e governeranno tutta la loro conversazione. Gli insegnanti possono mettere cose buone nella nostra testa, ma è solo Dio che può metterle nei nostri cuori, che può operare in noi sia per volere che per agire.

[3.] Egli darà loro un solo cuore e una sola via. Affinché camminino per una sola via, egli darà loro un solo cuore: come il cuore è, così sarà la via, e tutti e due saranno una cosa sola, cioè Primo, ciascuno di loro sarà uno con se stesso. Un cuore è lo stesso con un cuore nuovo, Ezechiele 11:19. Il cuore è allora uno quando è pienamente determinato per Dio e interamente devoto a Dio. Quando l'occhio è unico e la gloria di Dio è solo tesa, quando i nostri cuori sono fissi, fiduciosi in Dio, e siamo uniformi e universali nella nostra obbedienza a lui, allora il cuore è uno e in un modo solo; e, a meno che il cuore non sia così fermo, le cose non saranno ferme. Da questa promessa possiamo trarre direzione e incoraggiamento a pregare, con Davide (Salmi 86:11), Unisci il mio cuore a temere il tuo nome; poiché Dio dice: Darò loro un solo cuore, perché mi temano. In secondo luogo, saranno tutti uno con l'altro. Tutti i buoni cristiani saranno incorporati in un solo corpo; Giudei e Gentili diventeranno un solo ovile; e tutti, nella misura in cui sono santificati, avranno una disposizione ad amarsi l'un l'altro, il vangelo che professano ha in sé i più forti incentivi all'amore reciproco, e lo Spirito che dimora in loro è lo Spirito dell'amore. Anche se possono avere apprensioni diverse riguardo alle cose minori, saranno tutti uno nelle grandi cose di Dio, essendo rinnovati secondo la stessa immagine. Anche se possono avere molte vie, hanno una sola via, quella di una seria pietà.

Egli provvederà efficacemente alla loro perseveranza nella grazia e alla perpetuazione dell'alleanza tra lui e loro. Sarebbero stati felici quando furono piantati per la prima volta in Canaan, come Adamo in paradiso, se non si fossero allontanati da Dio. E perciò, ora che sono tornati alla loro felicità, saranno confermati in essa impedendo loro di allontanarsi da Dio, e questo completerà la loro beatitudine. Primo, Dio non li lascerà né li abbandonerà mai: io non mi allontanerò da loro per fare loro del bene. I principi terreni sono volubili, e i loro più grandi favoriti sono caduti sotto le loro sopracciglia, ma la misericordia di Dio dura per sempre. Chi ama lo ama fino alla fine. Può sembrare che Dio si allontani da questo popolo Isaia 54:8, ma anche allora non si allontana dal fare e progettare il bene. In secondo luogo, non lo lasceranno né lo abbandoneranno mai; questa è la cosa di cui siamo in pericolo. Non abbiamo motivo di diffidare della fedeltà e della costanza di Dio, se non delle nostre; e perciò è qui promesso che Dio darà loro un cuore per temerlo per sempre, tutti i giorni, per essere nel suo timore ogni giorno e per tutto il giorno (Proverbi 23:17), e di continuare così fino alla fine dei loro giorni. Egli metterà un tale principio nei loro cuori che non si allontaneranno da lui. Anche coloro che hanno dato il loro nome a Dio, se sono lasciati a se stessi, si allontaneranno da lui, ma il timore di Dio che domina nel cuore impedirà loro di andarsene. Questo, e nient'altro, lo farà. Se rimaniamo vicini e fedeli a Dio, lo dobbiamo puramente alla sua grazia onnipotente e non a una nostra forza o determinazione.

[5.] Egli benedirà la loro discendenza, darà loro la grazia di temerlo, per il bene loro e dei loro figli dopo di loro. Come le loro partenze da Dio erano andate a scapito dei loro figli, così la loro adesione a Dio doveva essere a vantaggio dei loro figli. Non possiamo consultare meglio il bene della posterità che stabilendo e mantenendo il timore e l'adorazione di Dio nelle nostre famiglie.

[6.] Egli si compiacerà della loro prosperità e farà di tutto per favorirla (Geremia 32:41): Mi rallegrerò per loro per fare loro del bene. Dio certamente farà loro del bene perché si rallegra per loro. Gli sono cari; Egli si vanta di loro, e perciò non solo farà loro del bene, ma proverà piacere nel farne del bene. Quando li punisce è con riluttanza. Come ti abbandonerò, Efraim? Ma, quando li ristabilisce, è con soddisfazione; si rallegra nel fare loro del bene. Dobbiamo quindi servirlo con piacere e rallegrarci di tutte le opportunità di servirlo. Egli stesso è un donatore allegro, e quindi ama un servo allegro. Li pianterò (dice Dio) con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima. Egli sarà intento a farlo, e ne trarrà piacere; farà in modo che la sua provvidenza si impegni a stabilirli di nuovo in Canaan, e le varie dispensazioni della provvidenza vi concorrono. Alla fine sembrerà che tutte le cose abbiano operato per il bene della chiesa in modo tale che si dirà: Il governatore del mondo è interamente preso dalla cura della sua chiesa.

[7.] Queste promesse saranno adempiute con la stessa certezza con cui lo sono state le precedenti minacce; e l'adempimento di queste, nonostante la sicurezza del popolo, potrebbe confermare la loro aspettativa di adempierle, nonostante la loro attuale disperazione (Geremia 32:42): Poiché ho fatto venire su di loro tutto questo grande male, in conformità con le minacce e per la gloria della giustizia divina, perciò farò venire su di loro tutto questo bene, secondo la promessa, e per la gloria della misericordia divina. Chi è fedele alle sue minacce lo sarà molto di più alle sue promesse; e consolerà il suo popolo secondo il tempo che lo avrà umiliato. Le chiese avranno riposo dopo i giorni dell'avversità.

[8.] Come caparra di tutto ciò, le case e le terre avranno di nuovo un buon prezzo in Giuda e a Gerusalemme, e, sebbene ora siano una droga, ci sarà di nuovo un numero sufficiente di acquirenti (Geremia 32:43-44): I campi saranno comprati in questa terra, e la gente desidererà avere terre qui piuttosto che altrove. Le terre, dovunque si trovino, andranno via, non solo nei luoghi intorno a Gerusalemme, ma anche nelle città di Giuda e d'Israele, sia che si trovino sui monti, o nelle valli, o nel mezzogiorno, in tutte le parti del paese, gli uomini compreranno campi e sottoscriveranno testimonianze. Il commercio riprenderà, perché avranno abbastanza denaro per comprare la terra. L'agricoltura rinascerà, perché coloro che hanno denaro brameranno di metterlo sulle terre. Le leggi avranno di nuovo il loro corso, perché sottoscriveranno le prove e le sigilleranno. Questo è menzionato per riconciliare Geremia con il suo nuovo acquisto. Sebbene avesse comprato un pezzo di terra e non potesse andare a vederlo, tuttavia doveva credere che questo era il pegno di molti acquisti, e quelle solo deboli somiglianze dei possedimenti acquistati nella celeste Canaan, riservati a tutti coloro che hanno il timore di Dio nei loro cuori e non si allontanano da lui.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Geremia 32

1 Capitolo 32

Geremia compra un campo Ger 32:1-15

La preghiera del profeta Ger 32:16-25

Dio dichiara che abbandonerà il suo popolo, ma promette di ristabilirlo Ger 32:26-44

Versetti 1-15

Geremia, essendo in prigione per la sua profezia, acquistò un terreno. Ciò stava a significare che, sebbene Gerusalemme fosse assediata e l'intero Paese rischiasse di essere distrutto, sarebbe arrivato il momento in cui le case, i campi e le vigne sarebbero stati nuovamente posseduti. È compito dei ministri far sembrare che credano a ciò che predicano agli altri. È bene gestire anche i nostri affari mondani con fede, facendo riferimento alla provvidenza e alla promessa di Dio.

16 Versetti 16-25

Geremia adora il Signore e le sue infinite perfezioni. Quando in qualsiasi momento siamo perplessi sui metodi della Provvidenza, è bene che guardiamo ai principi primi. Consideriamo che Dio è la fonte di ogni essere, potere e vita; che con lui nessuna difficoltà è tale da non poter essere superata; che è un Dio di sconfinata misericordia; che è un Dio di rigorosa giustizia; e che dirige ogni cosa per il meglio. Geremia riconosce che Dio è stato giusto nel causare il male su di loro. Qualunque sia il nostro problema, personale o pubblico, possiamo essere confortati dal fatto che il Signore lo vede e sa come porvi rimedio. Non dobbiamo contestare la volontà di Dio, ma possiamo cercare di conoscerne il significato.

26 Versetti 26-44

La risposta di Dio rivela gli scopi della sua ira contro quella generazione di ebrei e gli scopi della sua grazia nei confronti delle generazioni future. È il peccato, e nient'altro, che li rovina. Viene promessa la restaurazione di Giuda e Gerusalemme. Questo popolo era ormai portato alla disperazione. Ma Dio dà la speranza della misericordia che ha in serbo per loro in seguito. Senza dubbio le promesse sono sicure per tutti i credenti. Dio li considererà suoi e si dimostrerà suo. Darà loro un cuore per temerlo. Tutti i veri cristiani avranno una disposizione all'amore reciproco. Sebbene possano avere opinioni diverse sulle cose minori, saranno tutti uniti nelle grandi cose di Dio; nella loro visione del male del peccato e della bassa condizione dell'uomo decaduto, della via di salvezza attraverso il Salvatore, della natura della vera santità, della vanità del mondo e dell'importanza delle cose eterne. Chi Dio ama, lo ama fino alla fine. Non abbiamo motivo di diffidare della fedeltà e della costanza di Dio, ma solo del nostro cuore. Egli li insedierà di nuovo in Canaan. Queste promesse saranno sicuramente mantenute. L'acquisto di Geremia era il pegno di molti acquisti che sarebbero stati fatti dopo la cattività; e quelle eredità non sono che deboli somiglianze dei possedimenti nella Canaan celeste, che sono custoditi per tutti coloro che hanno il timore di Dio nel cuore e non si allontanano da Lui. Sopportiamo dunque le prove, certi che otterremo tutto il bene che Egli ci ha promesso.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Geremia 32

1 I Caldei stavano già assediando la città, il profeta era in carcere per aver preannunciato la sua sicura cattura, eppure acquistò con tutte le dovute solennità legali un feudo, di cui Levitico 25:25 aveva diritto di riscatto. Il prezzo apparentemente era piccolo, ma era più di quanto valesse commercialmente il terreno.

Geremia era ormai prossimo ai 60 anni e solo 10 dei 70 anni di prigionia erano passati. Ma sebbene la proprietà non valesse l'acquisto, l'opportunità era preziosa come mezzo per assicurare al popolo che (Dio li avrebbe certamente riportati indietro. Geremia registra, Geremia 32:16 come il suo cuore gli ha dato torto, su cui Geremia 32:26 Dio si apre per accennare al pieno significato del segno e gli assicura la certezza della restaurazione di Israele.

L'assedio di Gerusalemme iniziò nel nono anno di Sedechia, Geremia 39:1 , ma fu temporaneamente sollevato all'avvicinarsi di un esercito egiziano. Vedi Geremia 37; Geremia 38.

2 La prigione - O, la guardia, una parte del palazzo del re, probabilmente dove aveva i suoi alloggi la guardia reale.

3 Per le profezie su cui si basava l'accusa vedere Geremia 21:4 , Geremia 21:9.

5 Visito - Nel senso della punizione. Vedi Geremia 39:6; Geremia 52:11.

7 Hanameel era strettamente il primo cugino di Geremia. In ebraico tutti i termini di relazione sono usati in modo più sciolto che con noi.

8 Il diritto di eredità è tuo - Hanameel quindi non aveva figli, e alla sua morte la terra sarebbe stata di Geremia per diritto di nascita. Secondo la Legge Numeri 35:5 , doveva essere parte dei sobborghi di Anathoth, entro meno di un miglio, che era tutto ciò che i sacerdoti ei leviti potevano coltivare.

9 Diciassette sicli d'argento - letteralmente, come nel margine, probabilmente una formula legale. Geremia acquistò la vita di Hanameel fino all'anno del giubileo, e la vita di nessuno valeva molto in un assedio come quello di Gerusalemme. Poiché Geremia non aveva figli, alla sua morte la terra sarebbe stata devoluta alla persona che l'avrebbe ereditata se Geremia non l'avesse acquistata. Comprò quindi ciò che non gli fu e non avrebbe mai potuto essergli di minima utilità, e diede per questo ciò che nella crescente urgenza dell'assedio avrebbe potuto essergli molto utile. Eppure, come il prossimo erede. era dovere di Geremia acquistare il feudo, indipendentemente dall'importanza dell'atto come segno per il popolo; ed evidentemente ha dato il pieno valore.

10 Traduci: E scrissi nell'atto i particolari dell'acquisto... E presi l'atto di compravendita, sia quello che era sigillato contenente l'oliatore e le condizioni, sia quello che era aperto ecc. uno si chiamava atto di compravendita, ed era firmato dall'acquirente e dai testimoni. È stato poi sigillato, non nel nostro senso di apporre un sigillo al posto delle firme, ma per chiuderlo.

L'atto aperto era probabilmente una copia esatta, ed era quello destinato all'uso comune. Nel caso in cui fosse messa in discussione la sua autenticità, la copia sigillata dovrebbe essere esibita davanti al giudice, il sigillo aperto e, se il suo contenuto fosse conforme a quello dell'atto aperto, la decisione sarebbe favorevole all'acquirente.

Per offerta si intende probabilmente la specifica. Le condizioni, letteralmente, gli statuti, sarebbero le clausole e i termini della vendita, ad esempio per quanto riguarda il suo restauro all'anno del giubileo, il suo prezzo ecc. i lunghi anni dell'esilio.

15 Posseduto - comprato.

17 (27). Troppo difficile - letteralmente, troppo meraviglioso.

18 Ricompensa - La ricompensa è posta in seno, perché, in Oriente, le vesti sono disposte in modo da formare lì una tasca. Quindi, gli uomini devono ricevere e portare con sé la ricompensa di Dio per le loro azioni.

20 Il senso è: chi ha posto, cioè ha eseguito Esodo 10:2 segni ecc., e ha continuato a lavorarli fino ad oggi, sia in Israele che tra gli uomini (cioè i pagani).

23 Posseduto - Vedi nota Geremia 8:10.

24 I monti - Vedi nota Geremia 6:6.

25 Per - Vedere il margine. Basta affiancare il comando allo stato di Gerusalemme per mostrare quanto esso sia contrario a tutte le regole della prudenza umana. Il profeta è sicuro che Dio gli spiegherà la sua difficoltà.

26 La risposta è divisa in due parti;

(a) Geremia 32:26 , è dimostrato che i peccati di Giuda sono la causa della sua punizione:

(b) Geremia 32:36 , questa punizione non era per la distruzione di Giuda, ma per il suo emendamento.

Geremia 32:28

Darò - Oppure, sto dando.

Geremia 32:30

Fin dalla loro giovinezza - Le opere potenti di Dio per Israele iniziarono in Egitto Geremia 32:20 , e così anche il peccato di Israele.

Geremia 32:34, Geremia 32:35

Questi versetti sono ripetuti da Geremia 7:30 , ma con due importanti variazioni. Baal è messo per Tophet e per Molec invece che nel fuoco. Molech il re e Baal il signore sono nomi diversi del dio-sole, ma in relazioni alterate. Molech è il sole come il fuoco potente, che passando attraverso i segni dello Zodiaco brucia i propri figli. È un antico culto cananeo, portato dai Fenici in tutte le loro colonie, e saldamente radicato in Palestina all'epoca in cui gli Israeliti conquistarono il paese.

Geremia 32:39

Un cuore e una via - Confronta Geremia 3:13. Sotto il nuovo patto essi cammineranno di comune accordo nell'unico angusto sentiero del giusto Matteo 7:14. Per sempre, cioè ogni giorno, costantemente.

Geremia 32:40

Il nuovo patto di Dio Geremia 31:31 è dalla parte di Dio, non mi allontanerò da loro per far loro del bene, cioè non smetterò mai di far loro del bene. Da parte loro metterò nei loro cuori il mio timore che non si allontanino da me. In queste due condizioni consiste la certezza della durata eterna dell'alleanza Matteo 28:20.

Geremia 32:41

Certamente - letteralmente, in verità, cioè in verità, in realtà. Si riferisce al fermo proposito di Dio, piuttosto che alla sicurezza e alla sicurezza delle persone. La nuova alleanza è di grazia, indicata dalla gioia di Dio per il suo popolo e dal "piantarlo con tutto il suo cuore".

Geremia 32:43

Campi - letteralmente, Il campo, il paese aperto non chiuso Geremia 4:17. In Geremia 32:44 campi si riferiscono alle varie porzioni di esso che appartenevano a individui e i cui confini erano indicati da punti di riferimento.

Geremia 32:44

Sottoscrivi le prove - Vedi Geremia 32:10. Per portare più vividamente davanti alla mente la certezza del ritorno dall'esilio, il profeta enumera le diverse suddivisioni del territorio dei re di Giuda.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Geremia 32

1 INTRODUZIONE A GEREMIA 32

Questo capitolo contiene un resoconto della prigionia di Geremia e della sua causa; dell'acquisto di un campo del figlio di suo zio, e del suo progetto; della sua preghiera a Dio e della risposta che gli era stata data. Il tempo della sua prigionia, il luogo in cui e le ragioni di essa sono osservati in Geremia 32:1-5 ; che il figlio di suo zio sarebbe venuto e gli avrebbe offerto la vendita di un campo gli fu detto dal Signore, cosa che egli fece di conseguenza, Geremia 32:6,7 ; di cui comprò il campo, pagò il denaro, fece confermare l'acquisto in modo legale, davanti a testimoni, Geremia 32:8-12 ; e affidò gli scritti a Baruc, perché li mettesse in un vaso di creta, dove dovevano rimanere per qualche tempo come pegno di case, campi e vigne, essendo posseduti di nuovo dopo la cattività, Geremia 32:13-15 ; segue poi una sua preghiera al Signore, in cui si rivolge a lui come al Creatore di tutte le cose; come il Signore Dio onnipotente; come un Dio di grande grazia e misericordia, oltre che di rigorosa giustizia; come un Dio di saggezza, consiglio e potenza, e un Essere onnisciente e giusto, Geremia 32:16-19 ; e racconta le cose meravigliose che aveva fatto per il popolo d'Israele, Geremia 32:20-22 ; e osserva l'ingratitudine e la disubbidienza di quel popolo, che furono la causa dell'attuale assedio della città, che dovrebbe sicuramente essere consegnata nelle mani dei Caldei, Geremia 32:23-25 ; alla quale preghiera viene restituita una risposta, Geremia 32:26 ; in cui il Signore descrive se stesso come il Dio di ogni carne, e come capace di fare ciò che vuole, Geremia 32:27 ; e conferma la consegna della città di Gerusalemme ai Caldei, Geremia 32:28,29 ; e ne assegna le cause, le traviamenti, la disubbidienza e la terribile idolatria del popolo, Geremia 32:30-35 ; e, ciò nonostante, promette la loro restituzione di nuovo alla loro terra, Geremia 32:36,37 ; quando si coglie l'opportunità di inserire il patto di grazia, e gli articoli speciali e le promesse peculiari di esso, per il conforto dell'Israele spirituale di Dio, sia Giudei che Gentili, Geremia 32:38-40 ; e il capitolo si conclude con una nuova assicurazione del ritorno della cattività e della puntuale esecuzione della promessa di essa; quando si sarebbero comprati campi in ogni parte del paese, allo stesso modo in cui Geremia aveva comprato i suoi, Geremia 32:41-44

Versetto 1. La parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore,

La parola della profezia, come il Targum, riguardo all'acquisto da parte di Geremia del campo del figlio di suo zio, Geremia 32:6 ; e riguardo alla consegna della città di Gerusalemme nelle mani dei Caldei, Geremia 32:26 ; e il ritorno della cattività, Geremia 32:36 ;

nel decimo anno di Sedekia re di Giuda, che [era] il diciottesimo anno di Nabucodonosor; lo stesso con Nabucodonosor re di Babilonia, un anno prima che prendesse la città da lui; poiché ciò avvenne nell'undicesimo di Sedechia e nel diciannovesimo di Nabucodonosor; vedi Geremia 52:1,5,12

2 Versetto 2. Allora l'esercito del re di Babilonia assediò Gerusalemme,

E lo aveva fatto per un po' di tempo; poiché l'assedio cominciò nel nono anno del regno di Sedechia, il decimo giorno del decimo mese, Geremia 52:4 ;

e il profeta Geremia fu rinchiuso nel cortile della prigione, che era nella casa del re di Giuda; il quale mostrò grande stupidità e durezza di cuore nel re, nei suoi cortigiani e nel popolo, per imprigionare un profeta del Signore, quando era circondato da un esercito nemico, e ciò secondo la predizione del profeta; da ciò risultava che era un vero profeta; e potevano ragionevolmente aspettarsi che il resto delle sue predizioni, che si riferivano alla presa della loro città e alla loro deduzione, si sarebbero avverate. È vero, infatti, che si trovava in una prigione migliore di prima, più onorevole, essendo entro i limiti della casa del re; e, inoltre, non era strettamente confinato, ma gli era permesso di passeggiare nel cortile della prigione; e così aveva un'aria libera da respirare, e più compagnia con cui conversare, e poteva esercitarsi camminando; Forse fu messo qui per impedirgli di profetizzare al popolo con suo scoraggiamento, e per tanto più per spaventarlo, poiché era sotto l'occhio del re e del suo ministero. Di questa prigione e della sua corte si fa menzione in Neemia 3:25 ; Sembra che fosse per i prigionieri di stato

3 Versetto 3. Sedekia, re di Giuda, l'aveva rinchiuso,

In prigione, almeno nel tribunale del carcere; aveva dato ordini per la sua prigionia, che furono eseguiti, ed era come se l'avesse fatto lui stesso; la ragione di ciò era, la seguente:

dicendo: Perché profetizzi e dici: Così dice l'Eterno: Ecco , io darò questa città in mano al re di Babilonia, ed egli la prenderà? Intendendo la città di Gerusalemme, ora assediata dal re di Babilonia. Questa profezia si trova in Geremia 34:1-3 ; le profezie di questo libro non sono state messe insieme nel giusto ordine di tempo

4 Versetto 4. Sedekia, re di Giuda, non scamperà dalle mani dei Caldei,

Questa è una continuazione della profezia di Geremia, ripetuta dal re a lui, e che riguarda più specialmente se stesso; il quale, dopo aver preso la città, avrebbe tentato di fuggire, come ha fatto lui; ma non dovrebbe essere in grado di farlo, Geremia 52:8 ;

ma per certo sarà dato nelle mani del re di Babilonia; non solo nelle mani del suo esercito e dei suoi generali, ma nelle sue mani personalmente; poiché segue:

e parlerà con lui a tu per tu, e i suoi occhi vedranno i suoi occhi; conversare insieme faccia a faccia, occhi negli occhi; ma senza dubbio con toni e look diversi; il re di Babilonia rimproverava il re di Giuda con spergiuro e ingratitudine, e lo guardava con sdegno e disprezzo; l'altro parlava debolmente e guardava in basso con dolore, vergogna e confusione; inoltre, gli occhi del re di Babilonia videro gli occhi di Sedekia, e ordinarono che fossero cavati, così come erano, 2Re 25:7 Geremia 39:7 52:11

5 Versetto 5. Ed egli condurrà Sedekia a Babilonia,

Come fece in catene, da Ribla, dove fu portato da lui dopo essere stato preso, cercando di fuggire, Geremia 52:8,9,11 ;

e là sarà finché io non lo visiti, dice l'Eterno; nel portarlo via con la morte; poiché rimase in Babilonia fino al tempo della sua morte, che non fu violenta, ma naturale; e, considerando le sue circostanze, la sua prigionia, la sua prigionia e la perdita della vista, potrebbe essere considerata una visita di misericordia: sebbene alcuni comprendano questo della visita di Dio al popolo al suo ritorno dalla loro prigionia di settant'anni; se Sedechia visse fino ad allora, doveva essere un uomo molto vecchio; ma di questo non abbiamo alcun conto, né è probabile:

quand'anche combatteste contro i Caldei, non prospererete; anche se dovessero fare una sortita su di loro per cacciarli dalle loro trincee e cacciarli dalle mura della città, ma senza successo

6 Versetto 6. Geremia rispose: «La parola dell'Eterno mi fu rivolta, dicendo.] Non che abbia detto questo a Sedechia; ma il profeta, dopo la prefazione di cui sopra, ritorna a dichiarare quale fosse la parola del Signore, che gli fu rivolta al tempo prima menzionato

7 Versetto 7. Ecco, Canamèl, figliuolo di Shallum, tuo zio, verrà da te,

Chelkia, padre di Geremia, e questo Shallum, erano fratelli; così che Geremia e Canamèl erano figli di fratelli, o propri cugini: questa venuta di Canamèl a Geremia essendo un evento contingente, rispetto alle cause seconde, e tuttavia predetto come ciò che certamente sarebbe stato, mostra che tali eventi sono preconosciuti dal Signore, e sono sicuri per lui:

dicendo: Comprati il mio campo che è in Anatot; il luogo da cui proveniva Geremia, ed era a circa due o tre miglia da Gerusalemme, e quindi doveva essere ora in possesso dell'esercito caldeo; per cui può sembrare molto strano in Canamello proporlo in vendita, e ancora più strano in Geremia comprarlo: sebbene qualcosa di questo genere sia stato fatto a Roma, mentre Annibale la assediava; il campo dove Annibale aveva piantato il suo accampamento fu messo in vendita a Roma, e trovò un compratore; ma allora colui che lo comprò era di buon umore e fermamente convinto che la città non sarebbe stata presa e che il nemico sarebbe stato costretto a lasciare l'assedio; ma Geremia sapeva e credette fermamente, dall'altra parte, che la città di Gerusalemme e tutto il paese circostante sarebbero caduti nelle mani del re di Babilonia. Anatot era una città di sacerdoti e i campi adiacenti appartenevano a loro; come alcuni di loro fecero al sacerdote Abiatar al suo tempo, 1Re 2:26 ; e i campi che appartenevano ai sacerdoti e ai Leviti non dovevano essere venduti, secondo la legge in Levitico 25:34 ; al che si risponde che questa non era terra arabile, che i Leviti non potevano possedere; ma qualche prato, frutteto o giardino, nei sobborghi della città, che, sebbene non potesse essere venduto a estranei, tuttavia poteva essere venduto tra di loro; sebbene sia più probabile che questo fosse un campo che veniva da parte di madre o di nonna, in alcuni dei suoi antenati, e quindi poteva essere ceduto; poiché sembra certo che sia stato fatto legalmente, non solo come era la volontà di Dio, che poteva davvero fare a meno della sua propria legge, era quello in mezzo, ma poiché era una questione di diritto, e incombeva su di lui, come segue:

poiché il diritto di riscatto [è] tuo per comprarlo; cioè, se fosse stato venduto a un altro, sarebbe toccato a lui riscattarlo, come parente prossimo, affinché non passasse a un'altra tribù e famiglia

8 Versetto 8. Così Canamèl, figlio di mio zio, venne da me,

Liberamente e volontariamente, di sua spontanea volontà; sebbene fosse deciso che lo avrebbe fatto, come era stato predetto; poiché i decreti di Dio non violano la libertà della volontà: quest'uomo venne da Anatot, molto probabilmente, a Gerusalemme, nel luogo dove si trovava il profeta.

nel cortile della prigione, secondo la parola del Signore; che era stato già fatto conoscere a Geremia:

e mi dissero: "Ti prego, compra il mio campo che si trova in Anatot, che è nel paese di Beniamino; apparteneva a quella tribù.

poiché il diritto di eredità [è] tuo; l'inversione di questo campo; gli sarebbe venuto dopo la morte di suo cugino, come erede prossimo:

e la redenzione [è] tua; comprala per te stesso; poiché, se veniva venduto a un altro, egli, secondo la legge, era obbligato a riscattarlo; e quindi era molto meglio comprarlo subito per sé:

allora seppi che questa [era] la parola del Signore; che era la parola del Signore che gli era stata rivolta prima, e che era volontà del Signore che egli facesse questo acquisto; poiché c'era un accordo così esatto tra la profezia e l'evento

9 Versetto 9. Comprai il campo di Canamèl, figlio di mio zio, che era ad Anatot,

Il profeta si accordò con suo cugino per prendere il suo campo, a un certo prezzo menzionato in seguito; il che può sembrare strano in uno che era un povero profeta, ora prigioniero, e la terra sarebbe stata soggetta ai Caldei: ma lo scopo di questo era quello di mostrare che ci sarebbe stato un ritorno dalla cattività, quando le case e i campi sarebbero stati comprati e venduti di nuovo, di cui questo era un pegno:

e gli pesai il denaro; concordato, che non si calcolava in base al racconto, ma in base al peso:

[anche] diciassette sicli d'argento; che, calcolando un siclo a mezza corona, non erano più di due sterline, due scellini e sei pence; una piccola somma di denaro con cui effettuare l'acquisto di un campo; Sebbene ciò possa essere spiegato dalla scarsità di denaro, il campo in mano al nemico, essendovi solo la vita del suo parente, il profeta comprò la reversibilità, essendo sua di diritto; e, inoltre, potrebbe essere solo un frutteto o un giardino che si chiama così. Nel testo ebraico si legge: "sette sicli e dieci [pezzi di] argento": e Kimchi e Ben Melech dicono che per "sicli" si intendono minas o libbre; e per "pezzi d'argento", selahs o sicli: e così il Targum lo rende,

"Sette mine e dieci sicli d'argento".

Ora una minah o maneh, secondo Ezechiele 45:12 ; era pari a sessanta sicli, e quindi del valore di sette sterline, dieci scellini; sette di questi facevano cinquantadue sterline, dieci scellini; e gli altri dieci sicli erano una libbra e cinque scellini, il tutto ammontava a cinquantatré sterline, quindici scellini, che avrebbero acquistato un campo considerevole

10 Versetto 10. E ho sottoscritto le prove,

O, "scritto in un libro"; lo strumento o atto di vendita, l'atto di acquisto; che descriveva il campo venduto, ed esprimeva la condizione in base alla quale l'acquisto era stato fatto; e sottoscrivendolo lo accettava, e si poneva sotto l'obbligo di eseguirlo:

e lo sigillò; Per ulteriori conferme:

e ha preso testimoni; di essere presente al pagamento del denaro, e di firmare l'atto allo stesso modo:

e gli pesava il denaro sulla bilancia; Lo fece una seconda volta; lo soppesò prima davanti ad Hanameel stesso, e poi davanti ai testimoni; Tutto è stato fatto in modo equo e con grande esattezza

11 Versetto 11. Così ho preso la prova dell'acquisto,

L'atto di acquisto, il libro o l'atto di vendita, lo strumento dell'affare, come sopra menzionato:

[entrambi] ciò che è sigillato, [secondo] la legge e la consuetudine; che era sigillato sia dal compratore che dal venditore, ed era sigillato, e non doveva essere esaminato da tutti, solo quando ci fosse stato bisogno; Questa era la copia originale:

e ciò che era aperto; la controparte o copia della prima, che sebbene firmata e sigillata come l'altra, tuttavia non sigillata, ma era aperta ed esposta alla vista; o per i parenti per vedere cosa è stato fatto, come alcuni; o perché i giudici, come altri, ratifichino e rendano autentica: o, come è più probabile, questa copia è stata depositata in qualche registro pubblico, per potervi ricorrere in qualsiasi occasione; comunque fosse, era secondo le leggi e le usanze di quei tempi, che Geremia attense attentamente: o, come altri, era aperto perché i testimoni lo firmassero; Quindi ci sono tre cose distinte; in primo luogo il contratto scritto; poi quello come firmato e sigillato dal compratore e dal venditore, secondo la legge; e poi come firmato, ma non sigillato, dai testimoni

12 Versetto 12. E ho dato la prova dell'acquisto,

Sia ciò che era sigillato che ciò che era aperto; sia l'originale che la copia; o il tutto, come firmato, sigillato e testimoniato:

a Baruc, figlio di Neria, figlio di Maaseia; questo Baruc, come appare da altri luoghi in questo libro, era uno che assisteva Geremia, era il suo scriba o amanuense, e faceva affari per lui di un tipo o dell'altro, ed è descritto qui dal suo albero genealogico; ed era tanto più necessario ora servirsi di lui in questa faccenda, perché il profeta era confinato e non poteva uscire dal cortile della prigione; A lui diede l'atto di cui sopra:

agli occhi di Hanameel, [figlio] di mio zio; di chi è stato effettuato l'acquisto: la parola "figlio" non è presente nel testo, il che ha indotto alcuni a pensare che entrambi fossero presenti a questo affare, sia lo zio che il figlio dello zio; o che Canamèl era sia zio che figlio dello zio di Geremia, come Iarchi; ma non c'è bisogno di supporre che; La parola "figlio" può essere facilmente fornita da ciò che è stato detto prima:

e alla presenza dei testimoni che hanno sottoscritto il libretto dell'acquisto; lo stesso che il profeta sottoscrisse; così che il libro che i testimoni sottoscrissero non era un libro separato, come alcuni hanno pensato; poiché non c'era che un solo libro o atto in tutto, oltre alla copia che ne era stata fatta:

davanti a tutti i Giudei che sedevano nel cortile della prigione; dov'era Geremia; e che probabilmente venne a visitarlo e ad udire la parola del Signore dalla sua bocca; a meno che non possiamo supporre che questi fossero compagni di prigionia, o che fossero stati messi come spie su di lui, per sorvegliarlo ciò che diceva e faceva

13 Versetto 13. E diedi quest'ordine a Baruc davanti a loro,

davanti al suo parente, i testimoni dell'atto e i Giudei che erano in tribunale.

dicendo, come segue:

14 Versetto 14. Così dice il Signore, Dio d'Israele:

L'ordine di fare quanto segue è introdotto in questo modo solenne, in parte perché Baruc potesse osservarlo più rigorosamente e agire in base ad esso; e in parte affinché le persone davanti alle quali è stato dato potessero prenderne maggiore attenzione e credere che ci fosse qualcosa di significativo e importante da esso:

prendere queste prove; o "libri"; gli atti di acquisto:

questa prova dell'acquisto, sia che è sigillata, sia questa prova che è aperta; sia l'originale che la copia:

e mettili in un vaso di terra, perché rimangano per molti giorni; Sembra, anche se non è detto, che questo vaso di terra, con questi atti in esso, doveva essere messo sotto terra, e molto probabilmente in qualche parte del campo che era stato acquistato: se questi scritti fossero stati riposti in una cassa o in una scatola, avrebbero potuto essere rubati e distrutti; e se fossero stati deposti nella terra da soli, sarebbero marciti e consumati; ma essendo messi in un vaso di terracotta asciutto, potevano essere preservati dai danni dell'aria e dall'umidità della terra; e così potrebbe continuare molti giorni, anche molti anni, fino alla fine della cattività, come era stato progettato che dovessero; quando gli eredi di Geremia, avendone alcuni dove erano deposti, potevano prenderli e reclamare la proprietà; sebbene qualcosa di più utile e istruttivo di questo sia stato progettato da esso, come appare dalle seguenti parole:

15 Versetto 15. Poiché così dice il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele:

che è il Signore, l'Iddio onnipotente, e può fare ciò che vuole; ed è l'Iddio del suo popolo, e perciò farà loro del bene con tutte le sue provvidenze nella questione delle cose.

in questo paese saranno possedute case, campi e vigne; o "comprato" in esso; di cui l'acquisto di questo campo da parte del profeta era un pegno e una caparra; significava che, sebbene la città ora assediata fosse presa, e il popolo portato prigioniero, tuttavia sarebbe tornato alla propria terra, e avrebbe comprato e goduto di nuovo case, campi e vigne, come al tempo presente

16 Versetto 16. Quando ebbi consegnato la prova dell'acquisto a Baruc, figlio di Neria,

Quando ebbe terminato i suoi affari mondani, che erano ancora per ordine divino e per rispondere a un proposito divino, allora si mise a pregare; ed è giusto che siamo del tutto liberi dalle preoccupazioni e dalle preoccupazioni mondane quando assumiamo doveri religiosi, in particolare la preghiera a Dio; quando l'anima deve essere separata dal mondo e dalle sue cose, e interamente dedicata a Dio,

Pregai il Signore; sia per ulteriori informazioni in materia, sull'uso e la progettazione dell'acquisto del campo; e come questa parte della profezia, da essa significata, riguardante gli ebrei che compravano e possedevano case e campi, può essere fatta concordare con l'altra profezia, che la città sarebbe stata consegnata nelle mani dei Caldei; o, almeno, che potesse essere in grado di rispondere ai cavilli e alle obiezioni fatte dagli ebrei ad esso: che fosse in qualche perplessità, perplessità e angoscia, appare dalla sua preghiera, che inizia:

dicendo, come segue:

17 Versetto 17. Ah, Signore Dio!

Che la versione latina della Vulgata ripete tre volte, "Ah, ah, ah", come se fosse molto angosciato per l'afflizione che stava arrivando sul suo popolo; e, forse, non senza alcuni dubbi e tentazioni circa la loro liberazione; o, almeno, era pressato nella sua mente dalle difficoltà e dalle obiezioni sollevate dagli ebrei che erano con lui in tribunale:

ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua grande potenza e hai steso il braccio; con grande correttezza la creazione del cielo e della terra è attribuita alla potente potenza di Dio; poiché nulla se non l'onnipotente potenza avrebbe potuto produrre un'opera così stupenda come i cieli, con tutto il loro esercito, il sole, la luna e le stelle, il globo terracqueo, la terra e il mare, con tutto ciò che sono in essi; e tutto questo prodotto dal nulla, per il solo comando e parola di Dio: e con grande pertinenza il profeta inizia la sua preghiera con una tale descrizione di Dio; sia per incoraggiare e rafforzare la sua fede in lui riguardo all'adempimento della suddetta profezia, sia per chiudere la bocca ai Giudei, che obiettavano l'impossibilità di ciò: per cui segue:

[e] non c'è niente di troppo difficile per te; o "nascosto da te"; così il Targum; che la sua sapienza e la sua conoscenza non hanno raggiunto, o che la sua potenza non ha potuto effettuare: o che è "troppo meraviglioso per te"; non c'è nulla che abbia in sé tanto del meraviglioso, quanto da essere al di sopra della portata della sua intelligenza, e fuori dalla portata della sua potenza, come sono cose che sono al di là del potere e dell'abilità degli uomini; ma non c'è nulla di simile presso Dio, la cui comprensione è imperscrutabile e la sua potenza irresistibile; con lui nulla è impossibile; E chi può pensare che ci sia chi osserva che il cielo e la terra sono fatti da Lui?

18 Versetto 18. Tu mostri benignità a migliaia di persone,

Non solo a migliaia di persone, ma a mille generazioni, anche a quelle che lo amano, lo temono e lo servono; vedi Esodo 20:6; Salmi 105:8 ; Questo è molto appropriatamente aggiunto, per l'ulteriore rafforzamento della fede; perché, sebbene l'onnipotenza di Dio ci assicuri che non c'è altro che ciò che egli può fare, tuttavia non ci dà alcun incoraggiamento certo che farà questo, o quello, o l'altro, in modo favorevole e grazioso; Ma questa sua amorevole gentilezza, sperimentata da una moltitudine di persone di tutte le età, dà motivo di sperare:

e ricomporranno le iniquità dei padri in seno ai loro figli dopo di loro; è aggiunto nel decalogo, da cui sono tratte queste parole: "di quelli che mi odiano", Esodo 20:5 ; e qui il Targum aggiunge:

"quando continueranno a peccare dopo di loro";

quando imitano i loro padri nella loro malvagità, e commettono gli stessi peccati che hanno commesso, e perseverano in essi; pertanto, avendo dissodato la misura dei peccati dei loro padri, ne ricevono una giusta e piena ricompensa nel loro seno; il che denota sia la certezza di esso che la pienezza di esso: il profeta formò nella sua mente giuste nozioni e idee dell'Essere divino, come non solo grazioso e misericordioso, ma santo, giusto e retto; e può darsi che egli colpisca gli Ebrei, che potrebbero lamentarsi di Dio, come a volte facevano, per essere stati puniti per i peccati dei loro padri, come se essi stessi fossero innocenti e innocenti:

il Grande, il Dio Potente, il Signore degli eserciti [è] il suo nome: "grande" in tutte le perfezioni della sua natura, e grandemente da lodare, amare e temere; "potente" a fare tutto ciò che vuole; e che, secondo il suo nome, ha al suo comando tutte le schiere e gli eserciti del cielo e della terra; E che cosa non può fare?

19 Versetto 19. Grande nel consiglio e potente nella parola,

A lui appartiene il consiglio, ed egli fa tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà, tutte le cose nella natura, nella provvidenza e nella grazia; e una tale ostentazione della sua sapienza è presente in tutti, che lo mostrano eccellente nel consigliare; per eccellere su tutti gli altri; non solo per essere grande, ma per essere il più grande nel consigliare; e che esegue regolarmente e perfettamente tutto ciò che ha saggiamente escogitato; la sua sapienza e la sua potenza sono uguali l'una all'altra; Egli forma lo schema di tutto ciò che fa con la massima saggezza e realizza con il Suo potere tutto ciò che si è proposto nella Sua mente eterna; vedi Isaia 28:29 ;

poiché i tuoi occhi sono aperti su tutte le vie dei figli degli uomini; tutti i loro pensieri, schemi, espedienti e scopi; Tutte le loro parole e azioni, ogni passo che fanno, buono o cattivo che sia, sono tutti davanti a Cam, e si manifestano a lui; egli è Dio onnisciente così come Dio onnipotente; e non considera gli uomini, i loro modi e le loro opere, come uno spettatore ozioso o una persona indifferente, come indifferente a ciò che fanno, lasciandoli passare senza chiamarli a rendere conto per loro, o senza emettere alcun giudizio su di loro, o sentenza su di loro; no, egli è il Giudice di tutta la terra, e siede nei cieli e osserva ciò che si fa sulla terra.

di dare a ciascuno secondo la sua condotta e secondo il frutto delle sue azioni: cose buone agli uomini buoni per amore di Cristo, e cose cattive agli uomini malvagi, secondo il giusto demerito dei loro peccati e delle loro trasgressioni

20 Versetto 20. che ha posto segni e prodigi nel paese d'Egitto fino al dì d'oggi,

Il profeta qui scende a particolari esempi della potenza, della saggezza e della bontà di Dio; e inizia con i miracoli operati in Egitto, le piaghe inflitte agli egiziani per aver rifiutato di lasciare andare Israele; questi erano posti tra loro, erano cose vere e reali, e ovvie agli occhi di tutti; non c'era inganno in loro, erano evidenti ai sensi degli uomini; e il loro ricordo continuò fra gli Egiziani fino ai tempi del profeta; La tradizione di ciò che veniva fatto si tramandava tra loro fino a quell'epoca: non si deve supporre che di queste cose rimanessero segni; le tracce delle ruote del carro del Faraone che si vedono ancora nel Mar Rosso devono essere respinte come favolose, anche se Orosio le riferisce:

e in Israele, e fra gli uomini, cioè segni e prodigi furono posti fra gli Israeliti, o operati per loro, come farli uscire dall'Egitto, condurli attraverso il Mar Rosso come sull'asciutto, nutrirli nel deserto con manna e quaglie, sottomettere i loro nemici e stabilirli nel paese di Canaan, e in altre nazioni sono state fatte cose molto meravigliose in un'epoca o nell'altra. oppure il significato è che i miracoli compiuti in Egitto non solo erano ricordati lì fino ad oggi, ma anche dagli Israeliti e da altri uomini, ai quali giunse la conoscenza di queste cose; a causa del quale Dio è stato più o meno glorificato ovunque, come segue:

e ti sei fatto un nome come oggi; cioè, ottennero lode, onore e gloria in Egitto, in Israele e in altre nazioni

21 Versetto 21. e hai fatto uscire il tuo popolo Israele dal paese d'Egitto,

Come aveva promesso ad Abramo, alcune centinaia d'anni prima, che sarebbero usciti di là; e dove erano stati come schiavi, sebbene fossero il popolo particolare del Signore, che egli aveva scelto per sé al di sopra di tutti gli uomini, e quindi li aveva fatti uscire dal loro stato di schiavitù; e questo era opera sua, non potevano liberarsi; il nemico non li avrebbe lasciati andare finché non fosse stato obbligato a farlo dalla potenza superiore di Dio:

con segni e con prodigi; che egli fece per loro al tempo della loro liberazione, uccidendo i primogeniti; e al mar Rosso e nel deserto, dopo averli fatti uscire dall'Egitto e prima che si stabilissero nel luogo di Canaan; e così questi possono essere considerati come distinti dai segni e dai prodigi nel paese d'Egitto prima menzionati:

e con mano forte e con braccio teso; con grande potenza, e così liberò gli Israeliti da quelli che erano più forti di loro; con mano potente, che proteggeva il suo popolo; e con un lungo braccio, che raggiunse i loro nemici e li distrusse.

e con grande terrore; con grande riverenza negli Israeliti, che videro la potenza e la maestà di Dio; e con grande terrore per il faraone e il suo esercito, quando videro le acque tornare e travolgerli; e a tutte le nazioni all'intorno, quando ne ebbero udito; vedere Deuteronomio 4:34. Il Targum è,

"con grande visione";

quindi uno spettacolo, come la versione siriaca; apertamente, sotto gli occhi di tutti

22 Versetto 22. e hai dato loro questo paese che tu avevi giurato ai loro padri di dare loro,

Abramo, Isacco e Giacobbe; così che Dio è stato fedele alla sua parola, ha mantenuto il suo patto e il suo giuramento; e la fedeltà di Dio è osservata e riconosciuta dal profeta, insieme ad altre perfezioni di Dio prima prese in considerazione. La terra di Canaan era una terra promessa, confermata da un giuramento, ed era il puro dono di Dio agli Israeliti, e non un loro merito; fu data loro da colui che aveva il diritto di disporne, e poteva farne un buon titolo, e che essi avevano; anche se prima erano in possesso di altri, i quali per la loro malvagità erano stati cacciati fuori,

una terra dove scorre latte e miele: ricca di abbondanza di ogni bene per il sostentamento e il conforto della vita umana; una descrizione molto frequente della terra di Canaan, ed è espressiva della grande gentilezza e bontà di Dio verso questo popolo

23 Versetto 23. Ed essi entrarono e ne presero possesso,

Dopo quarant'anni viaggia nel deserto; vi entrarono con Giosuè alla loro testa e il Signore con loro; dando la vittoria sui Cananei, che furono presto sottomessi; e gli Israeliti si stabilirono senza fatica nel loro paese, che fu loro diviso a sorte e posseduto come loro eredità.

ma non hanno ubbidito alla tua voce; sebbene avessero promesso al Sinai che l'avrebbero fatto, e sebbene fossero tanto obbligati dalla bontà di Dio verso di loro; Questo dimostra in loro una grande ingratitudine:

e non hanno camminato secondo la tua legge; morale, cerimoniale e giudiziaria, data a Harsh come regola della loro obbedienza; ma essi non camminarono secondo essa;

non hanno fatto nulla di tutto ciò che tu hai comandato loro di fare; non erano solo carenti in alcune cose, ma in tutto; non solo hanno infranto alcune delle leggi di Dio, ma tutte; Non c'era una sola legge, un solo comando, da loro osservato come avrebbe dovuto essere; eppure queste persone erano sempre inclini a stabilire la propria giustizia e a cercare giustificazione per mezzo di essa.

perciò hai fatto venire su di loro tutta questa sventura; l'esercito caldeo, che ora li assedia; e la carestia e la pestilenza fra loro; i quali, il profeta serve, non erano altro che i giusti giudizi di Dio su di loro per i loro peccati

24 Versetto 24. Ecco, i monti sono venuti alla città per prenderla,

Questi erano bastioni o batterie, che venivano erette contro la città, per infastidirla più facilmente: alcuni le prendono come macchine da cui tiravano fuori pietre; e altri suppongono che siano arieti, usati per abbattere le mura della città; Qualunque cosa volessero, furono ora condotti vicino alla città per far posto ai Caldei che vi entrassero e la prendessero.

e la città è data nelle mani dei Caldei che combattono contro di essa; non solo era il proposito di Dio che ciò avvenisse, ma era evidente che egli aveva ritirato la sua protezione da essa, e che la città era indifendibile; e che, umanamente parlando, era impossibile che resistesse a lungo, per le ragioni seguenti:

a causa della spada, della carestia e della peste: la spada dei Caldei, all'esterno, distrusse quelli che si lanciavano contro di loro o cercavano di fuggire; e la carestia e la pestilenza, all'interno, devastarono e indebolirono così tanto che non sarebbero mai stati in grado di resistere a lungo contro il nemico. ma deve arrendersi:

e ciò che hai detto si è avverato; Ciò che era stato predetto dai profeti, e da lui stesso, si stava ora adempiendo:

ed ecco, tu lo vedi; e quindi non aveva bisogno di osservarglielo, né di soffermarsi più a lungo su questo argomento; Accenna solo a ciò che segue, come se avesse qualche difficoltà in esso per conto suo

25 Versetto 25. E tu mi hai detto: O Signore Dio,

Oppure: "O Signore Dio, eppure mi hai detto"; nonostante ciò sia il caso, il paese tutt'intorno è nelle mani del nemico, e la città è come se fosse stata consegnata a loro, eppure tu mi hai dato tali ordini, come segue:

comprati un campo in cambio di denaro e prendi testimoni; poiché sebbene queste parole non gli fossero state espressamente dette dal Signore; ma in quanto gli disse che il figlio di suo zio sarebbe venuto da lui e gli avrebbe proposto di vendere il suo campo; e di conseguenza si attenne, secondo la parola del Signore; Geremia lo comprese come la volontà del Signore, che lo comprasse davanti a testimoni; cosa che fece, come già raccontato:

poiché la città è data nelle mani dei Caldei; O piuttosto, "sebbene la città sia data", ecc. Eppure tu hai detto così: ora con ciò il profeta suggerisce che, sebbene avesse obbedito all'ordine divino, come avrebbe dovuto fare, tuttavia c'era qualche difficoltà nella sua mente; o c'erano alcune obiezioni Iniziate, dai Giudei che erano con lui, come queste cose potrebbero essere riconciliate; che gli fosse ordinato di comprare un campo in un momento come questo, e che significasse così che i campi e le vigne dovevano essere comprati e posseduti nel paese, e tuttavia la città stava per essere consegnata nelle mani dei Caldei

26 Versetto 26. Allora la parola del Signore fu rivolta a Geremia:

Questa è una risposta alla preghiera del profeta, e in particolare all'ultima parte di essa; mostrando la coerenza della distruzione della città con il suo acquisto di un campo, e con la promessa di Dio che campi e vigne sarebbero stati acquistati e posseduti di nuovo; e come ciascuno di questi sarebbe realizzato:

dicendo; come segue:

27 Versetto 27. Ecco, io sono il Signore, il Dio di ogni carne,

Geova, l'Essere autoesistente, che dà l'essere a tutte le creature; ed è particolarmente il Dio di tutti gli uomini, il Creatore e il Conservatore di essi, e che provvede per loro; che sono chiamati "carne", per denotare la loro debolezza e corruzione, quanto indegni del favore divino, e quanto incapaci di resistere alla sua volontà, o di ostacolare l'esecuzione dei suoi propositi: e che è introdotto con un "guarda", per eccitare l'attenzione, per prendere nota di ciò che è stato detto; incoraggiare la fede e allontanare dubbi e difficoltà; perché se Dio è Geova, l'Essere degli esseri; se egli è il Dio e il Governatore del mondo, e di tutti gli uomini che sono in esso, che cosa non può fare? come segue:

C'è qualcosa di troppo difficile per me? suggerendo che, sebbene la città di Gerusalemme fosse distrutta e gli abitanti portati prigionieri, tuttavia avrebbe potuto riportarli di nuovo alla loro lode; dove dovrebbero acquistare campi e vigne e possederli come prima: oppure: "C'è forse qualcosa che mi è nascosto?" Così il Targum e la versione siriaca: può sorgere qualcosa di imprevisto per ostacolare l'adempimento delle promesse e delle profezie? Niente può; poiché tutte le cose sono continuamente in una sola visione davanti al Signore; oppure, "C'è qualcosa di troppo meraviglioso per me?" Ciò che è troppo meraviglioso per gli uomini, al di là della loro comprensione, e quindi della loro fede; eppure non è così per Dio

28 Versetto 28. Perciò così dice il Signore: Ecco, io darò questa città in mano ai Caldei,

Come aveva predetto per mezzo del profeta, e stava per adempiersi proprio ora. Qui il Signore ripete e conferma la prima delle due cose che sembravano contraddittorie; la distruzione della città da parte dei Caldei, che ora la assediavano e nelle cui mani sarebbe certamente giunta.

e nelle mani di Nabucodònosor, re di Babilonia; che ora era davanti ad esso con il suo esercito:

ed egli lo prenderà; e diventarne padrone: oppure: "Glielo darò, perché lo prenda"; cosa che non avrebbe potuto fare, nonostante il suo potente esercito, se il Signore non glielo avesse dato nelle mani

29 Versetto 29. E i Caldei, che combattono contro questa città, verranno,

O piuttosto "entrerà", come lo rende l'Aquila; poiché vi erano già giunti e combattevano contro di essa, battendo le mura, lanciando le loro frecce e passando a fil di spada quelli che uscivano o erano a portata di mano.

e appiccò il fuoco a questa città; come fecero, Geremia 39:8 ;

e lo bruceranno con le case, sui cui tetti hanno offerto incenso a Baal; o "specialmente le case", o "anche le case", le case particolarmente menzionate nella storia della distruzione come bruciate; e che, molto probabilmente, sono qui intese; oltre alla casa del Signore, e tutte le case di Gerusalemme, c'erano la casa del re, e le case dei grandi uomini o principi; e che, secondo Kichi, erano più alte delle altre; sulle quali quindi bruciavano incenso a Baal; quindi fu una giusta rappresaglia, su di loro perché fossero bruciati col fuoco;

e ho versato libazioni ad altri dèi, per provocarmi ad ira; ad altri dèi oltre al vero Dio; a dèi stranieri e ad altri dèi oltre a Baal; il che è stato fatto come se avessero davvero intenzione di provocare il Signore; come se avessero intenzione di affrontarlo; e, se l'avessero fatto, non avrebbero potuto adottare un metodo più efficace; anche se questo deve essere compreso, non intenzionalmente, ma alla fine; non quale fosse il loro disegno, anche se sembrava, ma quale fosse l'effetto della loro idolatria

30 Versetto 30. Per i figli d'Israele e per i figli di Giuda,

I primi sono menzionati, così come i secondi, sebbene fossero stati portati prigionieri alcuni anni fa, per giustificare i rapporti di Dio con loro; E poi c'erano alcune delle dieci tribù che erano rimaste, e si mescolarono con le tribù di Giuda e di Beniamino: di tutto ciò si dice, che essi

hanno fatto solo ciò che è male prima di me fin dalla loro giovinezza; fin dall'infanzia, essendo stati concepiti nel peccato e formati nell'iniquità; e così, essendo privi della grazia di Dio, non fecero altro che peccare per tutti i loro giorni, come è detto degli uomini del vecchio mondo, Genesi 6:5 8:21. Alcuni lo capiscono, dal momento in cui sono diventati un popolo, un corpo politico; o dal tempo in cui uscirono dall'Egitto e si trovarono nel deserto, quando cominciò la loro idolatria, fecero uscire dall'Egitto; o dal momento dei giudici:

poiché i figli d'Israele non hanno fatto altro che provocarmi ad ira con l'opera delle loro mani, dice l'Eterno; con i loro idoli, fatti dalle loro stesse mani; questi li adoravano al posto del loro Creatore e Benefattore; il che deve essere davvero molto provocante!

31 Versetto 31. Poiché questa città è stata domata [come] una provocazione della mia ira e del mio furore,

Oppure, "sulla mia ira e sul mio furore questa città era per me"; cioè, era sul suo cuore, e nella sua mente e nei suoi propositi, essendo provocato all'ira e all'ira dai loro peccati, di averla distrutta molto tempo fa, sebbene l'avesse differita a questo tempo; gli abitanti di questa città erano sempre stati un popolo provocatore per lui; ed egli aveva pensato di aver riversato la sua ira e il suo furore su di essi:

dal giorno in cui la costruirono fino ad oggi, quando fu edificata e abitata dagli idolatri Cananei, posseduta dai Gebusei, ricostruita da Davide, abbellita con il tempio e altri edifici maestosi da Salomone, che ne fu tratto, fino all'idolatria delle sue mogli. È una tradizione degli ebrei, menzionata sia da Jarchi che da Kimchi, che lo stesso giorno in cui furono gettate le fondamenta del tempio, Salomone sposò la figlia del faraone; e che fu il fondamento della sua idolatria; e che fu più o meno praticato in ogni regno successivo, fino a questo tempo; e ciò provocò a tal punto il Signore, che prese presto questa risoluzione, sebbene non la mettesse in esecuzione; espresso come segue:

che io lo togliessi d'innanzi al mio volto; come un uomo fa ciò che gli è nauseante e abominevole; intendendo il trasferimento degli abitanti di esso in altre terre, o il farli andare in cattività; così il Targum

32 Versetto 32. A causa di tutta la malvagità dei figli d'Israele e dei figli di Giuda,

La sua ira e il suo furore erano dovuti ai loro peccati, e così li portò prigionieri.

cosa che hanno fatto per provocarmi all'ira; il che fu fatto, come se l'avessero fatto apposta per provocarlo; e che fu fatto, non da pochi, ma da tutti; non solo dalle persone inferiori, ma da uomini di ogni rango e ordine; come segue:

essi, i loro re, i loro principi, i loro sacerdoti e i loro profeti; cioè, i loro falsi profeti, come il Targum; sì, tutti gli abitanti del paese, sia in città che in campagna:

gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme, la metropoli della nazione, la sede dei re di Giuda, dove c'era il tempio, i sacerdoti servivano, i profeti insegnavano, e il popolo saliva a prostrarsi

33 Versetto 33. E si sono voltati verso di me la schiena e non la faccia,

quando li rimproverò per i loro peccati; li ha chiamati al pentimento; li istruì nel loro dovere; e li avvertì dei pericoli a cui si esponevano; invece di volgere la faccia verso di lui, come studiosi verso i loro padroni e come sudditi verso il loro principe, per ascoltare ciò che veniva detto loro; giravano la schiena o il collo, la parte più arretrata; esprimendo disprezzo e mostrando grande maleducazione e irriverenza:

benché io insegnassi loro, alzandomi presto e insegnando loro; dai suoi profeti, come il Targum; che mandò loro la mattina presto; o nei primi anni della loro vita; o quando cominciarono a praticare l'idolatria; tanto era attento il Signore di loro; così diligente da istruirli e prevenire la loro rovina:

ma non hanno ascoltato per ricevere istruzione; o "correzione"; in modo da pentirsi dei loro peccati, riformarsi e correggere; vedi Geremia 7:13,25,26

34 Versetto 34. Ma hanno posto le loro abominazioni,

Essi posero i loro idoli, che erano abominevoli per il Signore e che avrebbero dovuto esserlo per loro,

nella casa (che porta il mio nome), per contaminarla; nel tempio; come per Acaz, Manasse e altri (vedi Geremia 7:30)

35 Versetto 35. E ricostruirono gli alti luoghi di Baal, che sono nella valle del figlio di Hinnom,

O "gli alti luoghi di quel Baal, che è nella valle del figlio di Hinnom", per distinguerlo dagli altri Baal, e che sembra essere lo stesso di Moloch, dopo menzionato, e il significato dei loro nomi concorda: l'uno è signore o padrone, l'altro re.

per far passare i loro figli e le loro figlie [attraverso il fuoco] a Moloch: la frase "attraverso il fuoco" non è nel testo; ma è abbastanza ben fornito da altri luoghi, dove si trova. Alcuni pensano che i loro bambini non siano stati bruciati vivi con il fuoco, ma siano stati solo tenuti sopra la fiamma a titolo di lustrazione; o furono fatti passare tra due fuochi, e così furono purificati e dedicati all'idolo.

cosa che non ho comandato loro, né mi è venuto in mente che facessero questo abominio; vedi Gill su " Geremia 7:31" ;

per indurre Giuda a peccare; che Abarbinel comprende dei figli di Israele, che per primi iniziarono questa pratica, e sedussero e attirarono i figli di Giuda in essa; ma piuttosto sembra che si riferiscano i re, i principi, i sacerdoti, i profeti e gli abitanti di Gerusalemme, i quali, con il loro esempio, guidarono il popolo del Signore alla stessa pratica

36 Versetto 36. Ed ora dunque così dice l'Eterno, l'Iddio d'Israele, riguardo a questa città:

Qui comincia la conferma dell'altra parte della profezia riguardante il ritorno degli Ebrei alla loro città e al loro paese, quando avrebbero di nuovo comprato e posseduto campi e vigne; il che si pensava impossibile, supponendo la distruzione della città; o comunque non facilmente conciliabile con essa; ma questo è affermato con la stessa forza del primo; perché, sebbene avessero peccato così atrocemente, e avevano provocato l'ira di Dio a tal punto, che era inevitabile la distruzione della loro città, di cui ora erano consapevoli essi stessi; "Ma ora, nonostante ciò", poiché così è introdotto; e così possono essere rese le parole: "Così dice l'Eterno, l'Iddio d'Israele", che è Geova, al quale nulla è impossibile, e continua l'alleanza con l'Iddio del suo popolo, il suo Israele spirituale, per il quale egli fa cose grandi e meravigliose, egli dice: "riguardo a questa città", la città di Gerusalemme, ora assediata dai Caldei,

di cui voi dite: Sarà dato nelle mani del re di Babilonia con la spada, con la fame e con la peste; perché, da queste cose, dal consumo che ne facevano loro, vedevano che il loro caso era disperato; e che non c'era modo di evitare di cadere nelle mani dei Caldei; pertanto, per il conforto del popolo del Signore in mezzo a loro, vengono dette le seguenti cose: la maggior parte dei quali rispetta la dispensazione del Vangelo, sia all'inizio che alla fine di essa

37 Versetto 37. Ecco, io li radunerò da tutti i paesi,

Atti la fine dei settant'anni di prigionia; e che avrà un compimento maggiore negli ultimi giorni, quando i Giudei saranno convertiti e raccolti dalla loro attuale dispersione su tutta la terra.

dove li ho cacciati con la mia ira, con il mio furore e con grande ira: o "dove li condurrò", o "li avrò cacciati"; perché fino a quel momento non erano stati così cacciati e dispersi. Un mucchio di parole viene usato per esprimere la grandezza dell'indignazione del Signore verso di loro per i loro peccati, la causa della loro espulsione dal paese:

e io li ricondurrò in questo luogo; la città di Gerusalemme; come lo erano alla fine dei settant'anni di cattività; e quando si fu adempiuta la promessa, che avrebbero acquistato e posseduto campi e vigne; e come faranno allo stesso modo al momento della loro conversione nell'ultimo giorno:

e li farò abitare al sicuro; cosa che tuttavia non fecero per nulla dopo il loro ritorno da Babilonia; essendo, come osserva Girolamo, spesso molestato dai Persiani, dai Macedoni e dagli Egiziani; e infine distrutta dai Romani: i loro guai al tempo dei Maccabei sono molto noti; così che questo si riferisce o ai primi tempi del Vangelo, e ai Giudei che allora credettero in Cristo; o piuttosto ai tempi ancora avvenire, e di cui è profetizzata in Geremia 32:37-43

38 Versetto 38. Essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Un riassunto completo del patto di grazia, che sarà reso noto agli Ebrei al momento della loro conversione, e le benedizioni di esso applicate a loro, e concesse loro; sebbene ora un "loammi", Osea 1:9, sia scritto su di loro; vedi Geremia 30:21 31:1,33

39 Versetto 39. E darò loro un solo cuore e una sola via,

"Uno" e lo stesso cuore; lo stesso cuore verso l'uno come verso l'altro; le anime graziose, le persone veramente convertite, siano esse Giudei o Gentili, hanno la stessa esperienza; hanno tutti, più o meno, la vista e il senso del peccato, e del male di esso; sono spogliati della loro giustizia; sono condotti a Cristo solo per la vita e la salvezza; sono resi partecipi di preziose promesse; e tutti hanno le loro tentazioni, afflizioni e prove, e possono compatirsi gli uni con gli altri, e hanno le stesse cose messe nel loro cuore; le leggi di Dio sono scritte lì; le dottrine del Vangelo hanno un posto lì; Cristo si forma in loro; le grazie dello Spirito sono impiantate, la fede, la speranza, l'amore, il timore, l'umiltà e altre grazie. Il loro cuore, dato loro al momento della conversione, è un cuore sincero e retto, non doppio; diventano davvero Israeliti; la loro fede non è finta; la loro speranza è priva di ipocrisia; il loro amore è senza dissimulazione; il loro pentimento è autentico; e servono Dio rettamente con cuore sincero. È anche unico e solo per Dio; Lui ha tutto; le loro intelligenze sono illuminate dalla conoscenza di lui; i loro affetti e desideri sono verso di lui: le loro volontà sono soggette a lui; il loro occhio è rivolto unicamente alla sua gloria; i loro cuori non sono divisi tra lui e un altro oggetto di adorazione; e sono anche gli uni verso gli altri, come i primi cristiani avevano un solo cuore e un'anima sola, Atti 4:32 ; e un cuore così è un cuore nuovo, e il dono di Dio: è promessa anche "una via": una sola via di salvezza, che è Cristo; l'unica via di accesso a Dio; di accettazione con lui; della giustificazione davanti a lui; e del perdono dei peccati; l'unica vera via per entrare in uno stato di chiesa evangelica e per la gloria e la felicità eterne; e qual è il modo più eccellente; il buon vecchio modo; il nuovo e vivente: si può anche intendere un modo di adorazione; un solo Signore deve essere obbedito e adorato; una dottrina e uno schema di fede da ricevere; un solo battesimo da amministrare, in un solo e medesimo modo, a uno stesso suddito e in un solo e medesimo nome; un vero modo spirituale di adorazione, tutti entreranno nell'ultimo giorno; e non ci saranno più feste fra quelli che sono chiamati cristiani; gli ebrei, una volta convertiti, non avranno divisioni né denominazioni diverse tra loro; vedi Efesini 4:4; Zaccaria 14:9 ;

che mi temano per sempre; sia internamente che esternamente; all'unico cuore sarà dato loro di temerlo e di riverirlo interiormente; e l'unico modo di adorazione per temerlo o servirlo esteriormente, e nel quale continueranno sempre; non ci sarà apostasia dalla vera grazia di Dio, né defezione dal suo culto verso la superstizione e l'idolatria.

per il bene loro e dei loro figli dopo di loro; unità di cuore; sincerità e rettitudine d'animo; un camminare nella via del Signore; avere il suo timore davanti ai loro occhi, e nei loro cuori, si manifesterà nel loro bene spirituale qui, e nella loro eterna felicità nell'aldilà; e anche la loro posterità trarrà qualche vantaggio dalle loro buone istruzioni e dal loro esempio

40 Versetto 40. E farò con loro un patto eterno,

che si fa conoscere e si manifesta con la conversione; quando la grazia di esso è applicata; le benedizioni che gli sono state concesse; e le promesse di esso si sono avverate; e quindi si dice che sia stato fatto; altrimenti il patto di grazia di cui si parla qui è stato fatto da tutta l'eternità con Cristo e il suo popolo in lui; come appare dal fatto che è stato istituito come Mediatore così presto, e dalle benedizioni e dalle promesse di una tale data. È fondata sull'amore eterno di Dio, ed è secondo il suo eterno proposito; e non è altro che un'eterna transazione tra il Padre e il Figlio riguardo alla salvezza dei suoi eletti; e che durerà per sempre, e non sarà mai antiquato, come lo era il patto sotto la precedente dispensazione; e che dimostra che questo rispetta i tempi del Vangelo:

che non mi allontanerò da loro per fare loro del bene; può ritirare la sua graziosa presenza per un po'; ma non si allontana mai dal suo amore e dal suo affetto per il suo popolo; né dai suoi graziosi propositi riguardo a loro; né dalle promesse che aveva fatto loro; né dai doni che ha loro concesso; o in modo da lasciarli completamente e abbandonarli, o cessare di fare loro del bene: egli ha accumulato il bene per loro; Egli ha elargito molto a coloro che ha chiamato con la sua grazia; egli ha dato se stesso a loro come loro Dio e porzione; suo Figlio come loro Salvatore e Redentore, e con lui ogni bene; il suo Spirito come loro Santificatore, con i suoi doni e le sue grazie; ed egli ha fatto in loro un'opera buona; e continuerà a fare loro del bene, con nuove scoperte del suo amore; concedendo la sua graziosa presenza; portando avanti la sua opera di grazia; soddisfacendo i loro bisogni e facendo in modo che tutte le cose cooperino per il loro bene. Il Targum è,

"la mia Parola non si allontanerà, ecc."

ma io metterò la mia paura nei loro cuori; che non è naturalmente nel cuore di allora; e, dove si trova, è messo lì per grazia di Dio, e come benedizione del patto; essa appare in coloro che sono portati a una vera visione del peccato, nel loro umile senso di sé e nella dipendenza dal Signore; e in un affetto riverente per lui: e in un culto vero e spirituale di lui; e che è una garanzia da un'apostasia finale e totale da lui, come segue:

che non si allontanino da me; non perché pecchino e pecchino contro Dio; e ci può essere un parziale allontanamento da lui in coloro che lo temono veramente; ma non malvagia, definitiva e totale: il timore di Dio li spinge ad stringersi a lui; e il potere di Dio impedisce loro di allontanarsi da lui, dalle sue dottrine, dal suo culto e dalle sue ordinanze, dal suo popolo e dalla professione del suo nome

41 Versetto 41. Sì, mi rallegrerò per loro per far loro del bene,

Il suo popolo dell'alleanza, al quale egli dà un solo cuore e una sola via, e che ha inculcato in sé la sua paura, e non si allontanerà mai da lui, ma persevererà fino alla fine: egli li ama con un amore di compiacimento e di gioia; egli si rallegra di loro, non come considerati in se stessi, ma come in Cristo; egli si rallegra per loro, come lo sposo si rallegra per la sposa; e che non sta semplicemente nell'espressione, ma appare nei fatti; fa loro del bene, e con la massima gioia e piacere; si compiace di mostrare loro misericordia, li abbellisce con la salvezza e si compiace della loro prosperità; ha assunto nel suo cuore buoni pensieri e propositi al riguardo; ha promesso loro cose buone nel suo patto; ha provveduto loro cose buone nel suo Figlio, e le concede loro nella rigenerazione; e di continuo li rifornisce della sua grazia, e non rifiuterà loro alcun bene, finché non li abbia portati alla gloria; tutto ciò che fa allegramente e con il massimo piacere Il Targum è,

"la mia Parola esulterà per loro";

la Parola essenziale, Cristo; egli si rallegrava in loro, e le sue delizie erano con loro dall'eternità; egli si rallegra per loro, come le sue pecore perdute trovate alla conversione; ed essi saranno la sua gioia e la sua corona di gioia per tutta l'eternità; Ed è per la gioia di averli con sé che ha sopportato tanto per loro nella loro redenzione:

e certamente li pianterò in questo paese; o "in verità", o "in stabilità e fermezza"; poiché non sembra tanto riferirsi alla verità della promessa, e alla certezza che si può avere dell'adempimento di essa, quanto alla realtà e alla costanza della benedizione stessa. Uno stato di chiesa evangelica fu impiantato per la prima volta in Giudea, e da lì si è diffuso in altre parti, e da allora non è mai stato sradicato dal mondo; e quando gli Giudei, dopo la loro conversione, si stabiliranno di nuovo nel loro paese, non saranno mai più rimossi.

con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima. Grozio pensa che queste clausole debbano essere collegate con la prima parte del versetto, che Dio si rallegrerà per loro di fare loro del bene con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima; ma questo gli accenti non lo ammettono; ma il significato è che egli farà questo bene particolare per loro, così come per tutti gli altri, nel modo più cordiale e rispettabile, piantandoli e stabilendoli anche nella loro terra. Il Targum è,

"per la mia Parola e per la mia volontà".

42 Versetto 42. Poiché così dice il Signore, come ho fatto venire su questo popolo tutto questo grande male,

L'esercito caldeo li assediava, la carestia e la pestilenza tra loro, così come la loro prigionia, che era proprio a portata di mano e certa.

così farò venire su di loro tutto il bene che ho promesso loro; nei versetti precedenti; come se fossero il loro Dio, ed essi il suo popolo; dando loro un solo cuore e una sola via; mettendoci dentro la sua paura; facendoli perseverare sino alla fine: rallegrandosi per loro per far loro del bene; e piantarli nel terreno. Dio è fedele alle sue promesse come alle sue minacce; e coloro che hanno visto il compimento dell'uno non devono dubitare del compimento dell'altro; Infatti, se ha fatto tutte le cose cattive che ha minacciato di fare, che sono i suoi atti di giustizia, le sue stranezze, molto più farà le cose buone che ha promesso, che sono i suoi atti di grazia e di misericordia, nelle quali si compiace

43 Versetto 43. E i campi saranno comprati in questa terra,

Dopo il ritorno dalla cattività babilonese, che questo rispetta, e di cui l'acquisto da parte del profeta di un campo del figlio di suo zio era un pegno e un pegno, nel fare ciò, come una cosa giusta, egli è confermato, così come i cavilli e le obiezioni dei Giudei rimossi, che pensavano la distruzione della città, e una tale pratica, inconciliabile; e, inoltre, questo è menzionato come pegno, caparra e conferma dell'adempimento delle suddette promesse spirituali nei tempi del Vangelo; poiché il popolo fu ritornato alla fine dei settant'anni di cattività, e acquistò campi e vigne, come era stato predetto, si potrebbe concludere con forza che, poiché quelle benedizioni temporali promesse si erano avverate, quelle spirituali sarebbero certamente state adempiute; Sebbene alcuni intendano queste parole, in senso spirituale, del campo della chiesa; poiché è al singolare numero, "un campo sarà comprato"; sì, "quel campo", enfaticamente, che fu comprato mediante il sangue di Cristo, e piantato per la prima volta nel paese di Giudea, come in Geremia 32:41 ;

di cui voi dite: [è] desolato, senza uomini né bestie; così devastato e distrutto dal nemico, che non rimangono né uomini né bestie, ma entrambi portati via da lui; e quindi nessuna speranza di ciò che è stato promesso in alto:

è dato nelle mani dei Caldei; essi ne sono divenuti i possessori, e quindi per noi è finita per quanto riguarda l'acquisto e il possesso di campi e vigneti; ma nonostante questa diffidenza e disperazione nell'attuale visione delle cose, ne consegue:

44 Versetto 44. Gli uomini compreranno i campi per denaro,

Avranno denaro in abbondanza, lo metteranno a disposizione in terra, e continueranno l'agricoltura, coltiveranno la terra, che era rimasta a lungo incolta, ma che ora dovrebbe essere concimata per il bene pubblico e privato. Questo alcuni lo comprendono delle chiese particolari fondate in Giudea, e fuori di essa, in tutto il mondo; e degli uomini che si radunano e si uniscono a loro con una professione di quella fede che è più preziosa dell'oro o dell'argento.

e sottoscrivere le prove, e sigillarle, e prendere testimoni; come aveva già fatto Geremia, quando aveva comprato il campo del figlio di suo zio, Geremia 32:10. Questo è spiritualmente compreso da alcuni della parola di Dio afferrata dalla fede; del suggellamento dello Spirito e delle ordinanze del Vangelo:

nel paese di Beniamino; dov'era Anatot e si trovava il campo di Geremia; e dove lo stesso dovrebbe essere fatto da altri come è stato fatto da lui:

e nei luoghi intorno a Gerusalemme; nei suoi sobborghi, e nei villaggi circostanti:

e nelle città di Giuda; su tutto il territorio nazionale, suddiviso nelle tre seguenti parti:

e nelle città dei monti; nella regione collinare della Giudea, dove si trovava Hebron, e in altre città, Luca 1:39,65 ;

e nelle città della valle. La Settanta conserva la parola ebraica "sephela", o pianura, in cui si trovavano Emmaus, Lydda, Sharon, luoghi menzionati nel Nuovo Testamento:

e nelle città del sud; o Nagab, la parte meridionale della Giudea, che portava a Gaza, Atti 8:26. Questa divisione della Giudea in monti, valle e sud, concorda esattamente con il racconto di Giosuè 15:21,33,48. Alcuni lo comprendono che il Vangelo esce da Gerusalemme dopo il giorno di Pentecoste, non solo nei luoghi vicini a quella città, ma anche in Samaria e nelle città del mezzogiorno, verso l'Egitto, e quindi in tutto il mondo.

poiché io farò tornare la loro cattività, dice l'Eterno; la loro cattività temporale da Babilonia e la loro cattività spirituale dal peccato, da Satana e dalla legge

Commentario del Pulpito:

Geremia 32

1 Geremia era ben lungi dal voler deprimere i suoi compatrioti fino al punto di non credere nelle inalienabili promesse di Dio a Israele, riconobbe pienamente un elemento di verità nella predicazione dei "falsi profeti", cioè che Geova era ancora l'Iddio del suo popolo Israele, sebbene per saggi scopi avesse scelto di nascondere la sua faccia per un certo tempo. La sua fede era intensa, al culmine di un eroismo romano. vedi Levitico 26:11 L'opportunità (o meglio, vedi sotto, la lotta) di acquistare un pezzo di terra ad Anatot fu l'occasione che richiamò la prova più lampante della sua sublime fiducia in Dio. Non che capisse come potesse essere volontà di Dio che egli, nella città assediata, si costituisse un proprietario fondiario. Aveva le sue difficoltà; ma invece di rimuginare su di loro, li depose dinanzi a Geova in preghiera. E venne la rivelazione divina che, sebbene le trasgressioni prolungate avessero portato su Giuda la punizione più severa, dovevano ancora essere restituiti alla loro terra; e, benché il primo patto fosse stato infranto, un secondo ed eterno patto sarebbe stato concesso in futuro al popolo di Dio; e il segno che la prima parte di questa promessa dovrebbe essere effettivamente adempiuta è l'acquisto del campo da parte di Geremia

Vers. 1-5. - Tempo e circostanze della seguente rivelazione. Ebbe luogo nel decimo anno di Sedechia, il diciottesimo di Nabucodonosor. Geremia 25:1 52:12 L'assedio di Gerusalemme era iniziato l'anno precedente, Geremia 39:1 ma era stato temporaneamente tolto all'avvicinarsi di un esercito egiziano. Geremia 37:5,11 Geremia, che aveva dichiarato che la resistenza era senza speranza, era stato accusato di tradimento e imprigionato, Geremia 37:13 e rimase in prigione fino alla fine dell'assedio. Come San Paolo a Roma, però, gli fu permesso di comunicare liberamente con i visitatori, come appare da Versetto 8 e Geremia 38:1. I versetti 2-5 sono tra parentesi (vedi su Versetto 6)

OMULIE di A.F. Muir Versetti 1-5.- Mettere a tacere un profeta

Poco tempo prima era stato fatto un attentato alla sua vita; Ora si immagina che il Profeta cederà a un trattamento duro e all'intimidazione. Il cuore naturale dell'uomo è così sciocco che non può fare a meno di attribuire all'uomo la paternità della verità divina e di supporre che egli possa controllare e modificare i messaggi ispirati di Dio. Anzi, il peccatore è spesso così abbandonato a se stesso da supporre che le sue proprie precauzioni impediranno le comunicazioni dello Spirito di Dio, o almeno la messa in atto di queste!

I FEDELI TESTIMONI DELLA VERITÀ POSSONO TALVOLTA ESSERE MESSI IN GRANDE DIFFICOLTÀ. Dio non garantisce ai suoi servi un'esperienza tranquilla e una vita facile. Al contrario. Suo Figlio prepara i suoi discepoli a soffrire molte cose. Matteo 10:16-22 Sembra che Geremia sia alternativamente esposto alla durezza e alla gentilezza: era in prigione eppure a palazzo. La tangente, o la promessa ingannevole, possono essere una prova grande quanto la crudeltà. L'isolamento per un profeta e patriota deve essere stato molto difficile da sopportare in un momento simile, e pieno di perplessità spirituali. Grandi cose venivano fatte e i destini nazionali decidevano, mentre lui era tenuto fermo, indifeso e con poche informazioni affidabili su ciò che stava accadendo. Cantici Dio mette spesso da parte i suoi servi proprio nel momento in cui sembra che ci sia più occasione per la loro attività. "I suoi pensieri non sono come i nostri pensieri".

II LA PAROLA DI DIO NON È PER QUESTO OSTACOLATA

1. Non viene messo a tacere. Ver. 1; Confronta Geremia 33:1 La comunione dell'anima con Dio non può essere rotta con mezzi esterni. Come si potrebbe dire: "Fin qui, e non oltre", fino all'oceano o al giorno. Molte delle più grandi rivelazioni di Dio risalgono alle prigioni

2. La resistenza non fa che accelerare il suo progresso e la sua realizzazione. La persecuzione e il martirio hanno fatto per il cristianesimo più di mille agenti diretti. Come si moltiplicano le voci!

3. Coloro che vi si oppongono assicurano la sua rapida visita su di sé

III DIO SOSTERRÀ E CONFORTERÀ I SUOI SERVITORI AFFLITTI. La prova più grande per Geremia sarebbe stata il silenzio di Dio: in quel tempo la "Parola del Signore" deve essere stata la sua più grande consolazione e rassicurazione. La privazione terrena può essere la libertà celeste. Chi soffre per la verità sa e sente che Dio è con loro. - M

OMELIE di S. CONWAY Versetti 1-44.- Una storia della grazia sostenitrice di Dio

L'intero capitolo può essere riassunto sotto un titolo come questo. Perché inizia mostrandoci il servo di Dio, Geremia, in una posizione in cui aveva disperatamente bisogno di una grazia sostenuta, e poi procede a narrare il triplice processo attraverso il quale questa grazia gli è stata comunicata. Il modo in cui Dio sostenne Geremia è molto simile a quello in cui sosterrà tutti i suoi servitori che potrebbero trovarsi in un bisogno simile. Se qualcuno lo è ora, presti attenzione a questo racconto. Nota-

IL BISOGNO DEL SERVO DI DIO. versetto 2 ci dice che Geremia era in quel momento rinchiuso in prigione. La sua reclusione non fu così dura come quella che aveva sofferto nella sua precedente prigione; ma tuttavia c'erano molte cose nelle sue circostanze attuali che gli facevano aver bisogno della grazia sostenitrice di Dio. La storia delle sue prigionie è piena di interesse, ma deve essere raccolta un po' qua e un po' là da diverse parti delle sue profezie. Questi sono stati compilati su un principio che è impossibile da scoprire. Gli eventi di data antica sono collocati nei capitoli successivi e quelli di data successiva nei capitoli iniziali. La confusione cronologica è completa. Quindi è compito di ogni studioso di queste profezie districare questa confusione per quanto possibile. Dicendo questo, nulla è accusato contro l'ispirazione e l'autorità del libro. Questo rimane intatto; ma la nostra riverenza per ciò che è così evidentemente di Dio nel libro non impedisce che notiamo e rimpiangiamo il modo disordinato in cui alcune mani umane - di cui non conosciamo - hanno messo insieme le sue varie parti. Ripercorrendo, tuttavia, la storia di queste prigionie, sembrerebbe che esse si siano verificate in qualche modo come segue. Geremia aveva chiaramente previsto e predetto che l'empietà del popolo avrebbe fatto cadere i castighi divini. Inoltre, egli riconobbe e dichiarò con altrettanta chiarezza che lo strumento dell'ira di Dio sarebbe stato l'impero di Babilonia in rapida ascesa. Vide come tutto cedeva alla potenza dei suoi eserciti; che nessuna potenza, nemmeno quella dell'Egitto, avrebbe potuto resistere al suo assalto. Ma tutto questo non fu affatto visto così chiaramente da coloro ai quali Geremia fu mandato. Non credevano nella vicinanza dei giudizi di Dio, ed erano non poco adirati con il fedele profeta per averli denunciati. Ma Geremia vide anche che, per quanto certo fosse l'avvicinarsi di questi giudizi, probabilmente sarebbero stati mitigati se, invece di esasperare gli eserciti di Babilonia con un'inutile resistenza, si fossero sottomessi e avessero riconosciuto la sua supremazia. 27; Ma lo stesso spirito nei nobili e nei principi di Giuda e nel popolo in generale, che li fece rifiutare di ascoltarlo quando parlava dei giudizi di Dio che si abbattevano su di loro, li rese impazienti dei suoi consigli spesso ripetuti di fare ora la cosa migliore date le circostanze: inchinarsi alla tempesta babilonese, e così, sebbene non potessero salvare tutti, tuttavia salvarono alcuni dei loro beni più cari. Ma alla fine fu evidente che Babilonia intendeva attaccarli. Tuttavia, invece di adottare uno dei due metodi migliori, di umiliarsi davanti a Dio e implorare la sua protezione, o di conciliare il re babilonese, si allearono con l'Egitto, nonostante la solenne assicurazione di Geremia dell'inutilità di tale alleanza. Ma nell'anno nono di Sedekia l'esercito caldeo assediò Gerusalemme. Geremia 34:2 dice chiaramente al re quanto sia disperata ogni resistenza. Sotto l'allarme di questo assedio, i ricchi ebrei liberarono i loro fratelli più poveri, dei quali, contrariamente alla Legge di Dio, avevano reso schiavi. Geremia 34 Ma l'esercito egiziano venne in loro aiuto, Geremia 37:5 I Caldei levarono l'assedio. Pensando ora che ogni motivo di paura fosse scomparso, i capi ebrei tornarono rapidamente alle loro vecchie abitudini e, sebbene denunciati con indignazione da Geremia Geremia 34, ridussero in schiavitù i loro fratelli. Ma egli aveva approfittato della ritirata delle forze babilonesi per lasciare la città. Non c'era posto per lui. Il suo proposito, tuttavia, fu impedito. Non pochi nemici, ai quali la sua fedeltà era stata odiosa, si impadronirono di lui con il pretesto che stava per disertare per i Caldei. Geremia 37 Nell'insolenza generata dalla loro immaginata liberazione, pensarono di poter fare qualsiasi cosa al servo di Dio. Perciò lo trascinarono davanti ai principi, gli procurarono la condanna, lo colpirono e poi lo gettarono in profonde segrete dove, se si fosse attardato a lungo, la morte avrebbe presto posto fine alla sua miseria. Ma il re Sedechia, la cui mente era a disagio e che non poteva fare a meno di credere a Geremia, pur lasciandosi intimidire dalla violenza di coloro che lo circondavano, mandò a chiamare il profeta e lo fece porre in custodia meno severa. Ma non vi sarebbe rimasto a lungo. I suoi antichi nemici si avvicinarono al re e lo accusarono a tal punto che il re, debolmente arrendevole, lo abbandonò alla loro volontà; come Pilato liberò Gesù. Rapidamente lo gettarono in una prigione, che sembra essere stata un pozzo in disuso, il cui fondo era ancora immerso nel fango. Lì lo lasciano miseramente a perire. Ma di nuovo viene liberato. Un eunuco del tribunale intercede per lui, ed egli viene tirato fuori teneramente e con cura, come probabilmente richiedeva il suo stato di mezzo morente, dall'orribile fossa in cui era stato gettato, e riportato di nuovo in quella prigionia più mite che è indicata dal "cortile della prigione", e dove lo troviamo quando questo capitolo Geremia 32 Apre. Ora, se cerchiamo di capire la condizione del profeta, possiamo facilmente vedere come uno sconforto simile a quello di Giovanni Battista quando mandò due dei suoi discepoli da Gesù per chiedergli: "Sei tu colui che deve venire", ecc.? Possiamo capire come un simile sconforto possa essere caduto sulla mente del profeta. Non era uno stoico robusto e severo, per il quale il trattamento rude, il disprezzo e l'odio dei suoi simili non erano nulla. La sua pietosa supplica per la sua vita, Geremia 37:20 il suo pronto cedimento al sotterfugio suggerito dal re, Geremia 38:27 le sue ripetute confessioni della sua angoscia, il lungo lamento dei suoi lamenti, tutto rivela un uomo che, sebbene nella forza della grazia di Dio, non si sarebbe tirato indietro nel consegnare il messaggio che Dio gli aveva affidato, qualunque esso fosse, Chiunque si opponesse, tuttavia sentiva acutamente i pericoli della sua posizione e la miseria della sua sorte. Più e più volte era stato dato alla morte, e anche ora non c'era altro che la scarsa protezione della parola del più debole dei monarchi per salvarlo dalla rabbia che era pronta a distruggerlo alla prima occasione che gli fosse stata data. Tutto il suo orizzonte era buio, non illuminato da alcun raggio di speranza. Se gli eserciti assedianti avessero fatto del loro peggio - e sembrava certo che l'ostinazione del popolo li avrebbe spinti a farlo - quale prospettiva di liberazione e di restaurazione poteva esserci allora? Per lui e per il suo paese le prospettive erano tutte oscure

II Ma, poi, vedi COME DIO HA SODDISFATTO IL SUO BISOGNO. Lo ha fatto in un triplice modo

1. Lo condusse a impegnarsi apertamente nella fede della restaurazione di Israele. Egli aveva proclamato questa restaurazione molte volte in precedenza. Era ora con un atto pubblico significativo per confessare di nuovo la sua fiducia in ciò che Dio aveva promesso. Questo è il significato dell'acquisto del terreno di cui si parla nella vers. 6. Nel modo più esplicito e formale doveva fare ciò che le sue stesse predizioni della conquista babilonese sembravano rendere assurdo. Sembrava come buttare via i soldi. Perché il venditore volesse vendere il terreno non lo sappiamo. La convinzione che tutto era perduto per Giuda può aver portato a questo. Ma quando l'offerta fu fatta, come Dio aveva detto a Geremia, egli vide che veniva dal Signore, e che, acquistandola, doveva testimoniare la sua fede che la terra sarebbe stata loro restituita. Perciò fece tutto nel modo più formale: pagò, prese la ricevuta, registrò l'acquisto, fece compilare il duplicato, consegnò i documenti a Baruc in presenza di molti testimoni. Ora, se Geremia si fosse rifiutato di comprare questa proprietà, ciò equivarrebbe alla sua apostasia dalla fede, alla sua rinuncia a tutta la sua fiducia in Dio. Il suo sconforto glielo avrebbe ordinato. Ma il solo pensiero di gettare via ogni fede, di rinunciarvi e di rinnegare Dio, sembra che il solo pensiero abbia provocato una reazione benedetta, e che gli abbia fatto decidere che avrebbe reso ancora più difficile per se stesso tornare indietro dalla sua fede impegnandosi in essa in questo modo aperto, deliberato e formale. Così Dio gli fece usare la fede che aveva per guadagnare di più. "A chi ha" e usa ciò che ha, "sarà dato". È sempre così. Avete poco spirito di preghiera? Pregate e di più sarà vostro. Poco amore per Dio? Fa' qualcosa in modo particolare e sincero per lui, e il tuo amore si approfondirà. Come per il corpo e la mente, nel commercio e in tutti i settori della vita, l'uso di quella forza che abbiamo guadagna di più

2. Portandolo a esporre tutte le sue difficoltà davanti a Dio. Questo è il senso della preghiera nel vers. 17-25. Dopo che il profeta si fu impegnato con questo acquisto della terra, un acquisto così irrazionale e assurdo come sembrerebbe agli occhi di molti, e come forse in parte sembrava anche ai suoi stessi occhi, sentì il bisogno di avere ancora più sicurezza e fiducia di quanta ne possedesse ancora. E così in questa preghiera riversa le sue perplessità davanti a Dio. E se analizziamo questa preghiera, vedremo che egli comincia con l'elencare nella devota confessione e nell'adorazione le molte ragioni che devono fondare la sua fede. Per prima cosa confessa la verità certa: nulla è troppo difficile per il Signore. Poi procede da questa verità generale a diverse prove di essa nella storia di Israele: come, nonostante tutte le difficoltà, Dio ha redento, preservato e stabilito il suo popolo nella terra che aveva promesso. Poi si rivolge ai fatti sconcertanti che, in quel momento, stavano sconvolgendo la sua mente: la terribile malvagità del popolo e l'effettiva presenza dei giudizi di Dio. In che modo, di fronte a tutto ciò, si sarebbero potute adempiersi le promesse di Dio? È come se avesse detto: "Signore, credo, devo credere, ma sono molto perplesso, desidero credere ancora di più; aiuta la mia incredulità". Questo sembra essere stato il significato di questa preghiera. È preghiera perché questo è il suo significato, anche se non c'è una sola parola di richiesta in tutto questo. La preghiera deve essere letta tra le righe. E Dio legge sempre così i desideri dei suoi servitori, anche quando non sono espressi a parole, o quando le parole sono usate. che non sono preghiere formali. Né possiamo dubitare che venire così al Signore con le sue perplessità sia stato di grande aiuto al profeta. Deve essere stato così; è sempre così

3. Dio gli dà una nuova comprensione delle sue promesse, una nuova certezza della verità della sua Parola. Questo è il terzo e ultimo passo di questa grazia sostenitrice, di cui parla tutto questo capitolo. Il racconto di questa risposta alla preghiera del profeta è dato nel vers. 26-44. Gli diede di sentire di nuovo la benedetta verità che nulla era troppo difficile per il Signore (ver. 27). Perciò non importava, anche se non riusciva a capire tutte le vie di Dio, anche se gli eserciti caldei tuonavano alle porte di Gerusalemme, anche se il popolo era così irrimediabilmente malvagio. "Perciò" (vers. 36) "dice il Signore", e poi segue tutta una serie di "io voglio" e "sarò", che Dio porta di nuovo nell'anima del suo servo la certezza delle cose che aveva già dichiarato. E più di quanto avesse dichiarato che avrebbe dovuto essere: una restaurazione spirituale oltre che letterale. E poi (vers. 43, 44), riferendosi alla transazione di Geremia stesso, "si compreranno campi in questo paese", ecc. Ciò che ora sembrava così irragionevole e senza speranza dovrebbe essere materia di ogni giorno nei tempi benedetti della restaurazione che Dio avrebbe sicuramente realizzato. L'istruzione, quindi, per ogni anima perplessa è: Usa la fede che hai; racconta tutte le tue perplessità a Dio; ricevete la nuova assicurazione della sua fedeltà che egli certamente darà. - C

2 Nel cortile del carcere; o, il cortile della guardia, che confinava con il palazzo reale. Neemia 3:25

3 L'aveva zittito. Un breve e generale resoconto delle circostanze raccontate più dettagliatamente in Geremia 37. Per le profezie a cui si fa riferimento, Geremia 34:3-5; 37:17; 38:17-23. il versetto seguente è quasi identico a Geremia 34:3

5 Fino a quando non vado a trovarlo; cioè fino a quando non mi accorgo di lui. "Visitare" è usato in una buona Geremia 27:22 29:10 così come in un senso cattivo, Geremia 6:15 49:8 così che non viene fatto alcun annuncio definitivo riguardo al futuro di Sedechia. Non c'era nulla da guadagnare estendendo la portata della rivelazione oltre l'immediato presente, e le offese di Sedechia non richiedevano una punizione così anticipata come la chiara predizione dei dettagli del suo destino. Geremia 39:6,7 52:11

O morte benedetta!

"Fino a quando non vado a trovarlo". Sembra che Sedechia non sia stato un uomo cattivo, anche se ha fatto il male. Debole piuttosto che malvagio. Uno come il nostro Carlo I o Luigi XVI di Francia. Uno di quegli uomini infelicemente chiamati a luoghi di grande responsabilità e difficoltà, senza la forza morale necessaria per un incarico così arduo. Non si può concepire una vita più triste di quella del re Sedechia, l'ultimo re di Giuda e di Gerusalemme. È una storia pietosa. Prigioniero, fu accecato, fu trascinato a Babilonia, e lì morì. Ed è perché il profeta di Dio riconosce che la morte per un tale non poteva che essere un dolce messaggero di sollievo, perciò la chiama "il Signore che lo visita". È vero che la visita del Signore spesso significa la Sua ira. Egli "punirà i peccati dei padri", ecc. Ma ancora più spesso significa la bontà del Signore. "L'Eterno ha visitato e redento il suo popolo". Andò a trovare Hannah. Visita il suo gregge. E questo significato più gentile lo ha qui; per la dolorosa punizione dei suoi peccati Sedechia era già stato visitato. Questa visita, dunque, racconta la visitazione misericordiosa di Dio

LA MORTE NON È SEMPRE UNA VISITA DI MISERICORDIA. Non a coloro che muoiono nei loro peccati. È spesso rappresentato come il giudizio di Dio. "E' spaventoso cadere nelle mani del Dio vivente", come cadono coloro che muoiono impenitenti e increduli

II, MA LA MORTE È PIÙ SPESSO LA VISITA DI MISERICORDIA DEL SIGNORE. Lo è:

1. A coloro che Dio punisce in questa vita. Sedechia ne fu un esempio. Cfr. quelli di cui parla San Paolo. 1Corinzi 11:33 affinché ora fossero giudicati, affinché non fossero condannati con il mondo. E probabilmente ce ne sono molti di questi

2. A coloro che sono addolorati e a coloro la cui vita è un dolore prolungato. Parliamo della morte come di un sollievo misericordioso, e abbiamo ragione

3. A tutti i credenti nel Signore Gesù Cristo. La morte per loro è la visita del Signore, la venuta di Cristo di nuovo, come aveva detto che avrebbe fatto, e l'accoglienza di loro presso di sé, affinché dove egli è possano essere anche loro. Quale sorta di visitazione del Signore sarà per noi la morte? - C

La risurrezione dai morti: quello era il sigillo

I TESTIMONI HANNO L'INCARICO DI DICHIARARE LA VERITÀ. (Vers. 12, 13) Cantici Cristo comandò ai suoi apostoli di rendere testimonianza di ciò che aveva fatto

VII LA DUPLICE TESTIMONIANZA. versetto 14) C'era ciò che era sigillato e ciò che era aperto. Cantici è la città della grande redenzione. C'è una testimonianza che è sigillata, nascosta al mondo, ma rivelata al credente dallo Spirito di Dio nella sua esperienza interiore, la testimonianza di Dio nella sua anima, lo Spirito che rende testimonianza con il suo spirito. E c'è ciò che è aperto: l'evidenza storica della risurrezione di Cristo e della verità del cristianesimo

VIII I DEPOSITARI DI QUESTA TESTIMONIANZA. Il profeta mise il suo in un vaso di creta. Anche noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta. Lasciate che il letterale suggerisca lo spirituale; Geremia, Paolo

IX LA VOLONTÀ SOTTOSTANTE ED ATTUATRICE. versetto 15) Il Signore volesse che la terra fosse restituita, la Cattività doveva tornare. Cantici egli " avrà tutti gli uomini da salvare". Abbiamo noi reclamato la nostra parte in quest'opera di redenzione? - C

6 Vers. 6-15. - L'acquisto del campo. versetto 6 riprende il versetto 1, dopo la lunga parentesi dei versetti 2-5

Vers. 6-9. - La fede è messa alla prova con l'azione

Gerusalemme è assediata; i campi sono occupati dall'invasore; Geremia sa che gli ebrei saranno cacciati dal loro paese; È un prigioniero. Eppure compra un pezzo di terra! La transazione viene eseguita con calma, attenzione, con tutta l'esattezza legale e ogni precauzione contro futuri errori di proprietà, proprio come se il profeta fosse libero di entrare in possesso e godere del suo acquisto senza timore di molestie. La sua condotta è sorprendente; a coloro che ascoltavano i suoi avvertimenti sull'avvicinarsi della prigionia sarebbe sembrato singolarmente incoerente. Ma il segreto di esso ci viene spiegato, e questo dimostra che si tratta di un sublime atto di fede. Era giusto che Geremia facesse l'acquisto in circostanze normali, per mantenere la terra in famiglia. Era ora spinto da un impulso divino, che gli faceva sentire senza dubbio che era volontà di Dio che egli comprasse la terra, e lo fece senza fare domande. Dopo aver effettuato l'acquisto, tuttavia, chiese a Dio il significato di esso, e gli fu assicurato che la terra d'Israele sarebbe tornata agli ebrei dopo la cattività, e sarebbe stata comprata e venduta di nuovo con la fiducia nella sicurezza del possesso. L'acquisto di Geremia doveva essere un'anticipazione di quel felice futuro. La sua condotta è quindi un'illustrazione dell'influenza della fede sulle azioni esteriori

LA FEDE SI RIVELERÀ NEI FATTI. La fede non è un mero esercizio intellettuale. È principalmente ciò che collega il pensiero con l'azione, ed è invariabilmente un principio attivo. "La fede senza le opere è morta". Geremia dimostrò la sua fede con le sue opere. La fede di un uomo può essere misurata dall'influenza che ha sulla sua condotta. Il momento difficile è quello in cui la fede entra in conflitto con le impressioni presenti. Allora, se queste impressioni sono vivide e la fede è debole, possono superarla. È inutile pretendere di avere una convinzione indiscussa di fronte a un simile fallimento. Il fallimento dimostra la mancanza di fede. Tutti dovremmo chiederci: Fino a che punto la nostra fede modella la nostra condotta? Quanto sarebbe diversa la nostra vita se la nostra fede dovesse cessare? L'effetto sarebbe solo lieve o sarebbe una vera e propria rivoluzione? La risposta a queste domande determinerà se la nostra fede è una realtà solida o un sentimento sognante

II, SEBBENE LA FEDE SIA UNA GRAZIA SPIRITUALE, INFLUENZERÀ LA NOSTRA CONDOTTA NEGLI AFFARI SECOLARI. Geremia dimostrò la sua fede con il modo molto accurato in cui portò a termine un'elaborata attività di trasferimento di denaro. Non limitò la sua fede al tempio e alla sua predicazione. Lo ha mostrato sul mercato e negli affari. La linea netta che tracciamo tra lo spirituale e il secolare è falsa e irreligiosa. La religione non sarà soddisfatta con una sfera limitata. Rivendica l'intero dominio della vita. La fede non può essere confinata a nessun aspetto della nostra condotta. Se è reale, sarà un ampio principio fondamentale che influenzerà tutto ciò che facciamo. Se la nostra fede non porta frutto nel nostro lavoro, è una cosa vana e inutile

III LA FEDE IN DIO CONDURRÀ ALL'OBBEDIENZA IMPLICITA ALLA SUA VOLONTÀ. Geremia credette che Dio volesse che lui comprasse il campo, e lo fece, anche se all'inizio non riuscì a scoprire l'utilità dell'acquisto

1. La fede porterà all'obbedienza. Ha due facce: una passiva, che si manifesta nella fiducia, nella sottomissione, nella rassegnazione; e un lato attivo, che si esprime nell'obbedienza. C'è chi sembra ignorare quest'ultimo. Per loro la fede è totalmente ricettiva, semplicemente un lasciare il nostro caso nelle mani di Dio e accettare ciò che Egli dà. Ma l'obbedienza della fede non è meno importante della sua sottomissione

2. Questa obbedienza deve essere implicita. Dalla natura del caso non possiamo in un primo momento capire tutte le ragioni del comando. Se potessimo non ci sarebbe posto per la fede. Ma quando sappiamo che Dio è grande e buono, e sappiamo che un certo atto è secondo la sua volontà, la fede troverà il suo posto nel compierlo nelle tenebre, riposando con la certezza che tutto è giusto

LE PROMESSE DI DIO GIUSTIFICANO PIENAMENTE L'AZIONE SPERANZOSA IN CIRCOSTANZE OSCURE. La condotta di Geremia sembrava incoerente. Fu giustificato dalla promessa di Dio della restaurazione. Quando tutto è buio nel presente, siamo inclini a disperare del futuro. Ma il futuro è nelle mani di Dio, ed egli ha promesso liberazione e benedizione al suo popolo. La fede in Dio, quindi, sarà madre di speranza. Poiché confidiamo in Dio, sappiamo che egli adempirà le sue buone promesse, e quindi possiamo agire come se avessimo visto il loro compimento

Vers. 6-15. - Acquisto per comando divino

Il passaggio è un locus classicus per varie questioni e formalità connesse con la Legge mosaica. Abramo comprò un campo per i suoi morti; Geremia ne comprò uno per una nazione non ancora nata. Se non fosse stata registrata nessun'altra circostanza riguardo a quest'ultimo, solo questo gli darebbe diritto ad essere iscritto tra i padri dei fedeli

I SERVI DI DIO SONO TALVOLTA CHIAMATI A COMPIERE AZIONI STRANE E SINGOLARI. Il profeta ordinò di acquistare un campo quando la terra fosse stata invasa dai Caldei; un povero che si procurava e spendeva denaro per una speculazione per la quale non c'era sicurezza terrena; un prigioniero per acquisire laud sembrava così poco probabile che lui lo vedesse mai. Gran parte del dovere cristiano è riassunto in quell'esperienza. Non dobbiamo inciampare in anomalie o anacronismi terreni, ma vivere, lavorare e spendere "come se vedessimo colui che è invisibile".

II LA VOLONTÀ DI DIO È UNA RAGIONE SUFFICIENTE PER FARE TALI COSE. Cioè, la volontà rivelata. Gli uomini che agiscono per rivelazione non devono chiedere ragioni prima di agire. L'obbedienza è il loro ruolo; Dopo possono chiedere luce. I cristiani devono affidare la loro via al Signore e confidare dove non possono rintracciare. Sono guidati da una ragione superiore, che non può sbagliare

III CIÒ CHE DIO COMANDA DOVREBBE ESSERE FATTO PRONTAMENTE, AMOREVOLMENTE E CON ESATTEZZA. Geremia compie subito il dovere. Si affretta a liberare il suo parente dalla perplessità e dalla perdita. E la parte commerciale dell'incarico viene eseguita con la massima cura e tutte le formalità di legge. Non si tollera alcun difetto per entrare nell'affare. L'importanza e il dovere dei cristiani di essere uomini d'affari modello. Ciò che viene fatto per Dio e sotto la sua supervisione dovrebbe essere fatto completamente. La giustizia precede e facilita la carità

IV LE TRANSAZIONI APPARENTEMENTE PICCOLE E INSIGNIFICANTI POSSONO AVERE GRANDI SIGNIFICATI. Come sono diversi i sentimenti delle parti di questa transazione! Il denaro assolutamente di poca somma; Relativamente valeva molto. Ci viene in mente l'obolo della vedova. Quel documento era l'atto di proprietà di un regno. Questo è lo spirito con cui i cristiani dovrebbero fare affari. Non dovremmo mai dimenticare che siamo eredi del regno. Il mondo è stato venduto sotto il peccato, ma noi siamo liberi. Sforziamoci di 'accumulare tesori in cielo'. Facciamo in modo che il nostro titolo sia chiaro alle sue libertà e alle sue gioie. Nell'impresa più meschina lasciamoci guidare da questo spirito. Nella fiducia di Cristo redimiamo il mondo. Che il nostro motto sia "Tutto nello spirito di Cristo!" Gli uomini non possono essere giusti e onesti se non sono ispirati, anche per le cose più piccole, come lo fu Geremia. Una grande e generale fratellanza, una fede implicita nella Parola di Dio, dovrebbero governarci in tutti i nostri affari. Soprattutto, la nostra relazione con Cristo, le nostre transazioni personali con lui, dovrebbero essere subito assicurate, con la preghiera e la fede!

Vers. 6-15. - Una parabola di redenzione

Per amore della varietà e dell'interesse, è lecito di tanto in tanto far sì che le operazioni della terra raccontino le operazioni del cielo; fare delle questioni di fatto prosaiche - come la redenzione di questo campo - parabole di realtà spirituali. Occupiamoci così di questa narrazione. Ecco che...

IO UN POSSEDIMENTO IN POTERE DI UN NEMICO. Il campo, come l'intera terra, lo era praticamente in quel preciso momento. Cantici uomo

II IL SIGNORE CHE SPINGE ALLA REDENZIONE. Geremia sapeva che era "dal Signore". Dio è l'Autore della redenzione. "Egli ha tanto amato il mondo che", ecc. "Dio era in Cristo riconciliatore", ecc

III IL REDENTORE INTRAPRENDE VOLONTARIAMENTE L'OPERA. Geremia avrebbe potuto rifiutare. Cantici Cristo non ritenne che la sua uguaglianza con Dio dovesse tenacemente ritenere, ma svuotò se stesso. Filippesi 3 "Per noi, da ricco che era, si è fatto povero."

IV L'APPARENTE DISPERAZIONE DI TALE REDENZIONE. Quale probabilità sembrava che il pagamento di Geremia avrebbe mai dovuto possedere il terreno? Che cosa potrebbe fare la croce di Cristo per redimere l'uomo? "L'offesa della croce".

V REDENZIONE COMPIUTA E ATTESTATA. Il profeta pagò l'argento e la transazione fu attestata nella debita forma. Cristo ha pagato il nostro riscatto, e che quel grande acquisto fosse valido è stato attestato dalla risurrezione dai morti: quello era il sigillo

I TESTIMONI HANNO L'INCARICO DI DICHIARARE LA VERITÀ. (Vers. 12, 13) Cantici Cristo comandò ai suoi apostoli di rendere testimonianza di ciò che aveva fatto

VII LA DUPLICE TESTIMONIANZA. versetto 14.) C'era ciò che era sigillato e ciò che era aperto. Cantici è la città della grande redenzione. C'è una testimonianza che è sigillata, nascosta al mondo, ma rivelata al credente dallo Spirito di Dio nella sua esperienza interiore, la testimonianza di Dio nella sua anima, lo Spirito che rende testimonianza con il suo spirito. E c'è ciò che è aperto: l'evidenza storica della risurrezione di Cristo e della verità del cristianesimo

VIII I DEPOSITARI DI QUESTA TESTIMONIANZA. Il profeta mise il suo in un vaso di creta. Anche noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta. Lasciate che il letterale suggerisca lo spirituale; Geremia, Paolo

7 Hanameel. Un'altra forma di Hananeel; comp. Γεσαμ, nella Settanta = Goshen, Μαδιαμ = Madian. In Geremia 31:38 la Versione Autorizzata riporta Hananeel e la Settanta Αναμεηλ (naturalmente, le persone a cui si fa riferimento sono diverse). Figlio di Shallum, tuo zio. È strano che Denamello sia chiamato subito figlio dello zio di Geremia e suo zio; eppure è così: il primo nei versetti 8, 9, il secondo nel versetto 12. Non c'è, quindi, alcuna ragione per cui dovremmo deviare (come fa la maggior parte dei commentatori) dall'uso ebraico ordinario, e supporre che "tuo zio" in questo versetto si riferisca a Shallum, e non piuttosto ad Hanameel. Ma come spiegare questa singolare variazione della fraseologia? Sia per il fatto che l'ebraico per "zio" è semplicemente una parola che esprime affetto, significa "amato", vedi ad esempio Isaia 5:1 e potrebbe, quindi, essere applicato altrettanto bene a un cugino che a uno zio: oppure supponendo che la parola per "figlio (di)" sia caduta fuori dal testo prima di "mio zio, sia in questo versetto che nel versetto 12

8 Il diritto di eredità (o meglio, di prenderne possesso) è tuo. Il diritto, tuttavia, dipendeva dal precedente diritto di riscatto della terra. Perciò l'oratore continua: « La redenzione è tua; comprala per te stesso». La Legge comanda: "Se tuo fratello è diventato povero e ha venduto parte dei suoi beni, e se qualcuno dei suoi parenti viene a riscattarli, allora riscatterà ciò che suo fratello ha venduto". Levitico 25:25 Il parente di Geremia, però, gli attribuisce il diritto di prelazione. Questo non è menzionato nel Levitico; ma, naturalmente, nessuno si sarebbe preoccupato di acquistare una proprietà finché non fosse stato sicuro che il parente più prossimo non avrebbe insistito per riscattarla. Nessuno, si può notare, poteva acquistare la terra incondizionatamente: l'usufrutto di essa fino all'anno del giubileo era tutto ciò che era legalmente trasferibile; e anche l'occupante originario aveva solo un interesse a vita sulla sua terra, la cui proprietà era, in senso stretto, conferita al comune. Questa sembra essere la deduzione necessaria da una visione completa dei passaggi relativi alla terra nell'Antico Testamento (vedi "Early Hebrew Life" di Fenton e un articolo nella Church Quarterly Review, luglio 1880). Poi ho saputo, ecc. Possiamo, forse, interpretare questa notizia combinata con quella del Versetto 6 così: Geremia aveva avuto un presentimento, fondato, forse, sull'angoscia in cui era stato ridotto suo cugino, che quest'ultimo lo avrebbe invitato a mettere in pratica le disposizioni della Legge; e i suoi presentimenti erano generalmente ordinati dallo Spirito Divino di profezia in modo da essere ratificati dall'evento. Tuttavia, aveva una certa incertezza fino a quando Assename venne effettivamente da lui, e così dimostrò "che questa era stata la parola del Signore". Nel registrare le circostanze, egli riflette non innaturalmente il suo successivo sentimento di certezza nella sua descrizione del presentimento

9 diciassette sicli d'argento; cioè circa 2 sterline e 5 scellini e 4 pence (prendendo lo siclo a 2 scellini e 8 pence). Questo è stato pensato un piccolo prezzo. Trenta sicli furono pagati per il campo del vasaio; Matteo 27:7 cinquanta per Davide, per l'aia e i buoi di Arauna. 2Samuele 24:4 L'ebreo ha "sette sicli e dieci d'argento"; quindi il Targum aumenta il prezzo fornendo "mine" prima di "d'argento", portando la somma a centosette sicli. Questo, però, sembra troppo. Anche se Geremia avesse voluto essere liberale, difficilmente sarebbe stato in grado di andare così lontano (probabilmente) oltre il prezzo di mercato. Chi avrebbe comprato la terra con la speculazione, se Geremia avesse rifiutato? La carestia rese la vita, l'assedio, la continuazione della libertà personale, terribilmente incerta. E, escludendo questo problema, potrebbe essere trascorso solo un breve periodo di tempo prima dell'anno del giubileo, quando la terra sarebbe tornata al suo occupante originale (vedi sopra). La singolare forma di espressione in ebraico, in cui il Targum inciampò, potrebbe forse essere lo stile usuale dei documenti legali

10 Vers. 10-14. - La Versione Autorizzata è qui così sbagliata, in termini tecnici, che sembra meglio ritradurre l'intero passo: "E ho scritto (le circostanze) nell'atto, e l'ho sigillato, e ho preso testimoni, e ho pesato il denaro sulla bilancia. E presi l'atto di acquisto, quello che era sigillato (contenente l'offerta e le condizioni), e quello che era aperto; e diedi l'atto di compravendita a Baruc, figlio di Neria, figlio di Maaseia, anzi di Makhseiah, alla presenza di Canamèl, mio zio, e alla presenza dei testimoni che avevano sottoscritto l'atto di compravendita, alla presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile della guardia. E diedi quest'ordine a Baruc in presenza di loro: "Così dice il Signore degli eserciti, l'Iddio d'Israele: Prendi queste opere, questo atto di acquisto sigillato e questo atto aperto; e mettili in un vaso di creta, affinché rimangano molti giorni". L'atto fu redatto in due copie, in modo che se quella aperta fosse andata perduta, o sospettata di essere stata manomessa, si potesse sempre fare appello alla copia sigillata. Quest'ultimo doveva essere posto in un vaso di terracotta, per preservarlo dalle ferite dell'umidità. Va aggiunto che le parole del Versetto 11, rese "contenenti l'offerta e le condizioni", sono difficili. "Contenere" non è espresso in ebraico, e "offrire" non è il significato ordinario, anche se etimologicamente giustificabile

15 Sarà posseduto; piuttosto, sarà comprato

16 Vers. Geremia obbedisce al comando divino, ma è così assediato dai timori che chiede un'ulteriore rivelazione dei propositi di Dio

Vers. 16-25. - La preghiera di un'anima perplessa

I IL CARATTERE GENERALE DELLA PREGHIERA. Geremia è molto perplesso dal comando che Dio gli ha dato di comprare un campo quando gli ebrei stanno per essere cacciati dal paese ed è prigioniero a Gerusalemme. Non permette che la sua perplessità paralizzi la sua obbedienza. Ma dopo aver fatto la cosa comandata da Dio, cerca naturalmente e giustamente una spiegazione dello strano mandato divino. È giusto che noi portiamo i nostri dubbi e le nostre difficoltà a Dio. Anche se non dovremmo permettere loro di ostacolare il nostro adempimento del dovere, non possiamo fare a meno di sentirli, e se abbiamo vera fiducia in Dio glieli confesseremo francamente. Spesso ci preoccupiamo dolorosamente, senza fondamento, perché teniamo per noi i nostri dubbi e cerchiamo di risolverli nel crepuscolo del nostro pensiero confuso, quando, se avessimo più fede o più coraggio, dovremmo portarli a Dio per cercare una soluzione che ci venga concessa alla luce della sua presenza. Il carattere della preghiera di Geremia e il modo in cui egli cerca così sollievo da Dio sono profondamente significativi. Non comincia col chiedersi il significato del comando che lo lascia perplesso. La maggior parte della sua preghiera non contiene alcun riferimento a questo. È dedicato alla contemplazione di Dio, della sua natura, della sua grazia e della giustizia delle sue azioni severe. In tal modo egli prepara la sua propria anima per avere una giusta veduta dei rapporti di Dio con lui. Sarebbe bene che le nostre preghiere contenessero di più questa contemplazione di Dio. Cerchiamo di capire che la preghiera più profonda non è la domanda, ma la comunione. È più importante che ci avviciniamo a Dio e ci rendiamo conto correttamente della sua presenza e della sua natura, piuttosto che chiedergli certe cose definite. Perciò quella parte della preghiera che nelle parole può consistere nell'invocazione e nell'adorazione, non deve essere trattata come una semplice formula introduttiva, come quella con cui ci rivolgiamo a una persona di titolo. Non si tratta né di un semplice invito come quello dei sacerdoti di Baal a farsi ascoltare, 1Re 18:26, né solo di un'espressione di lode e gratitudine come appropriata introduzione a una richiesta di ulteriori favori. Dovrebbe essere sentito come l'elemento più prezioso nella preghiera, il mezzo attraverso il quale le nostre anime sono elevate alla comunione con il cielo. Se assicura questo risultato, il fine principale della nostra preghiera è raggiunto. Allora, se mai, le nostre difficoltà svaniranno e i nostri desideri saranno soddisfatti, anche se non ci sarà alcun cambiamento nelle azioni di Dio verso di noi

II I DETTAGLI PRINCIPALI DELLA PREGHIERA

1. Una contemplazione della grandezza di Dio (ver. 17). Ciò si realizza considerando le stupende opere di Dio nella natura. Da lì impariamo

(1) che mentre Dio compie le grandi opere che si manifestano nella creazione, nessuna difficoltà o fallimento può sorgere dalla sua incapacità di realizzare la migliore condizione di cose; eppure

(2) che intorno a tali grandi opere devono esserci misteri ineffabili, in modo che possiamo essere perplessi da molte cose che provengono da un essere così meraviglioso come Dio

2. La contemplazione della bontà e della sapienza di Dio (versetti 18, 19). Dio è benevolo con le moltitudini, eppure necessariamente indaga nella sua giustizia. Perciò è evidente che non richiederà alcun sacrificio irragionevole e nessuno sforzo inutile. I suoi comandi possono sembrare arbitrari e capricciosi. Ma il suo carattere ci insegna a confidare nel fatto che i più strani di loro sono governati dalla sua misericordia, giustizia e saggezza

3. La contemplazione dell' azione provvidenziale di Dio (versetti 20-22). Una revisione della provvidenza dovrebbe confermare la nostra fede anche nelle prove più strane. Dio aveva liberato Israele in passato, aveva adempiuto le sue promesse di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili e gli aveva dato una ricca eredità. Non c'era un buon motivo per fidarsi di lui dopo ciò?

4. Una contemplazione della giustizia delle azioni più severe di Dio (vers. 23, 24). Da ciò si vede che le calamità del giudizio sono meritate. Questo fatto dovrebbe accrescere la nostra fede in Dio, anche se di per sé può rendere più difficile la speranza, come accadde con la facilità di Geremia

5. Una confessione di perplessità al comando di Dio (ver. 25). Questo non si fa se non dopo la contemplazione del carattere e delle opere di Dio. La contemplazione non ha distrutto la difficoltà, ma ha preparato il profeta a ricevere una spiegazione. Perciò è bene che confessiamo chiaramente i nostri dubbi a Dio e chiediamo la luce, e se lo facciamo dopo la preghiera e la comunione spirituale con Dio, possiamo sperare che la luce si apra su di noi come fece su Geremia

Vers. 16-25. - La preghiera di Geremia

PRIMA CHE GLI UOMINI ENTRINO NEGLI ESERCIZI DIVINI, DOVREBBERO ESSERE ADEMPIUTI DOVERI CHIARI E INEQUIVOCABILI. L'atto era già stato eseguito

II LE CIRCOSTANZE DI PROVA E DI PERPLESSITÀ DOVREBBERO CONDURRE GLI UOMINI AL TRONO DELLA GRAZIA

IL CARATTERE CONOSCIUTO E L'AZIONE PASSATA DI DIO DOVREBBERO INFLUENZARE I GIUDIZI DEGLI UOMINI SULLE ESPERIENZE PRESENTI E RAFFORZARE LA LORO FEDE. È bene ripeterli anche nelle devozioni private

I PECCATI DOVREBBERO ESSERE CONFESSATI LIBERAMENTE E ONESTAMENTE

V UN SANTO INTERCEDA PER MOLTI PECCATORI

VI LA PREGHIERA DELLA FEDE È ESAUDITA. (Vers. 26-44) - M

17 Ah, Signore Dio! piuttosto, ahimè! O Signore Geova. come Geremia 1:6 Troppo difficile per te. È la parola di solito resa "meraviglioso", ma piuttosto indica che la cosa o la persona si trova al di fuori dell'ordine comune. comp. Genesi 18:14

18 Nel seno, ecc. L'ampio abito di un orientale rende superflua una borsa o un cestino. comp. Rut 3:15

19 Nulla è nascosto a Dio

"I tuoi occhi sono aperti su tutte le vie dei figli degli uomini." Nessuna verità è più dimenticata di questa. Gli uomini sono d'accordo, ma non ha alcun potere sulla vasta massa degli uomini, e troppo poco potere anche sugli uomini religiosi. Com'è diverso per la presenza o l'assenza dei nostri simili! Spesso abbiamo molto da nascondere loro, e spesso facciamo grandi sforzi per impedire che conoscano gran parte della nostra vita. Quindi fa tutta la differenza del mondo per noi, sia che siano con noi o lontani da noi. Regola la nostra condotta, le nostre parole, i nostri sguardi, il nostro stesso tono e movimento. Ma quanto poco di tale effetto ha il pensiero dell'occhio divino che vede tutto e sempre ciò che siamo e facciamo, anche per la comprensione dei nostri pensieri da lontano! Perciò tale dimenticanza della presenza di Dio come quella di cui tutti noi siamo così soggetti ad essere colpevoli richiede che dovremmo considerare diligentemente le molte prove della verità dichiarate in questo versetto. Nota alcuni di essi

EGLI HA STABILITO LEGGI PER REGOLARE E GOVERNARE LE VIE DEGLI UOMINI. Lo ha fatto non solo per coloro che sono aperti e manifesti, ma anche per quelli che sono più segreti. Egli è un "discernitore dei pensieri e degli intenti del cuore". Salmi 139 "Dio guarda il cuore". Ora, egli non potrebbe così largamente e minuziosamente stabilire queste leggi se non conoscesse completamente i modi di cui si occupano

II LI SCOPRE. Se siamo stati impegnati in qualche modo segreto, o in un modo che pensavamo fosse segreto, dove nessun occhio era su di noi come immaginavamo; Se poi qualcuno ci incontra e ci racconta tutto ciò che abbiamo fatto, sappiamo che, senza essere visto da noi, deve essere stato presente da solo o da altri a quell'ora segreta. Ora, così sappiamo che Dio è stato sempre presente. Per:

1. Ci racconta tutto su di loro. Che cos'è la memoria? Che cos'è, in particolare, la coscienza, se non Dio che ci dice che conosce perfettamente tutto ciò che pensavamo sconosciuto?

2. Ne parla agli altri. Disse a Davide 1Samuele 23:12 che gli uomini di Keila lo avrebbero consegnato nelle mani di Saul. Raccontò a Giuseppe del proposito di Erode di uccidere il bambino Salvatore. Avvertì i saggi dai quali Erode sperava di aver acquisito la conoscenza di cui aveva bisogno. E di nuovo, mise in guardia Giuseppe riguardo ad Archelao. E ci sono molti casi di questo tipo. Ora, tutti mostrano che Dio conosce tutte le vie degli uomini

III LI VOLGE DA UNA PARTE ALL'ALTRA. A volte egli dà agli uomini il desiderio del loro cuore, soddisfacendo l'anima desiderosa. A volte li domina per fini molto diversi da quelli che hanno progettato. Come quando crocifissero nostro Signore, Atti 2:23 Dio ordinò in che modo il loro peccato dovesse provenire, che era molto diverso da quello che pensavano (cfr. A volte li confonde e li nega del tutto. Se non l'avesse fatto, questo mondo sarebbe stato l'inferno. E se tutti i peccati che gli uomini concepiscono dovessero commettere! Quindi Genesi 20:6 Dio dice di aver trattenuto Abimelec dal peccare contro Abramo, e gli ha permesso di non toccare Sara. E Dio sta sempre misericordiosamente strangolando il peccato nella sua stessa nascita. Ma tutto questo mostra che "i suoi occhi sono aperti su tutte le vie dei figli degli uomini".

IV LI COMPENSA

1. Quando le nostre vie segrete sono state malvagie, non possiamo dire nell'oscuramento del volto di Dio che egli conosce tutto? E quando sono stati tali che il Signore si compiace di vedere in segreto, non sanno forse i nostri cuori, quando veniamo a lui, che c'è il sorriso che risponde?

2. Ed egli li ricompensa nei suoi attuali rapporti esteriori con noi. Il peccato più segreto del peccatore lo trova non di rado in questo mondo. E la paziente continuazione nel fare il bene, per quanto umile e oscuro, raramente manca di incontrare la sua ricompensa

3. E Dio li giudicherà nell'ultimo grande giorno. Allora i pensieri di tutti i cuori saranno rivelati. "Dio porterà in giudizio ogni opera, con ogni cosa segreta, sia buona che cattiva." Ancora una volta è reso evidente che egli sa tutto. Egli è "il Padre che vede nel segreto".

CONCLUSIONE. Capite qual è il giusto uso di questa grande dottrina. Non che dovremmo cercare ogni ora del giorno di pensare all'occhio onniveggente di Dio. Noi non possiamo, e Dio non vuole che lo facciamo, essere mai così consapevoli della sua presenza. I bambini non sono della presenza dei genitori. Sono assolutamente liberi. Ma se dovesse sorgere il bisogno dell'aiuto dei loro genitori, se dovessero essere tentati di fare ciò che sanno che i loro genitori proibirebbero, allora in un attimo diventano consapevoli della loro presenza, e viene chiesto l'aiuto necessario, e si resiste al peccato tentatore. Ora, così dovremmo ricordare la continua presenza di Dio. "Il giusto stato d'animo è chiaramente quello di avere il pensiero della presenza di Dio così perennemente a portata di mano che, come con Giuseppe nella sua grande tentazione, inizierà sempre davanti a noi ogni volta che lo vorrà". Questo è vivere con Dio e comunicare con Cristo; ed è vinta mediante la preghiera e il vicino cammino con lui, e benedetti sono quelli che vincono. - C

20 Ancora oggi. Un'espressione sciolta. Geremia significa semplicemente che segni e prodigi uguali a quelli compiuti in Egitto sono continuati fino al tempo presente. e in Israele; piuttosto, sia in Israele

21 Quasi identico a Deuteronomio 26:8. Si fa costantemente riferimento al grande terrore che gli Israeliti ispirarono. vedi Esodo 23:27 ( #Giosuè 5:1 --

24 Ecco le cavalcature. vedi come Geremia 6:6 è dato. Essendo la resistenza senza speranza, Gerusalemme era praticamente nelle mani dei suoi assedianti

25 Poiché la città è data; piuttosto, mentre. È un riflesso della

26 Vers. 26-44. - La risposta divina. Questo si divide in due parti. Primo, Geova ripete il peso di così tante profezie, che Israele deve solo incolpare se stesso per la sua punizione (vers. 26-35); e allora un futuro luminoso si rivela oltre il cupo intervallo della conquista e della cattività, un futuro in cui gli uomini compreranno i campi e rispetteranno tutte le formalità legali, esattamente come ha fatto Geremia (vers. 36-44)

27 L'onnipotenza di Dio

IO , LA FONTE DELL'ONNIPOTENZA DI DIO

1. Il suo essere essenziale. Egli è il Signore, Geova, l'Esistente. Dio non solo è più grande di tutte le altre esistenze, ma differisce da esse nel suo essere essenziale. Egli è eterno; sono venuti all'esistenza. È autosufficiente; vengono creati

2. La relazione di Dio con tutte le altre esistenze. Egli è il Dio di ogni carne. Egli è la Causa Prima, la Fonte dell'essere primo di tutte le cose e il fondamento del loro essere continuo. Ma per lui non avrebbero mai potuto esistere e non potrebbero ora resistere. Noi creature umane, "carne", possiamo rendercene conto specialmente riguardo a noi stessi. Perciò per noi in particolare Dio, che ci ha creati tutti, e nel quale tutti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, deve essere onnipotente

II LIMITI APPARENTI ALL'ONNIPOTENZA DI DIO

1. Il carattere di Dio. Diciamo che Dio non può sbagliare. Ma questo significa semplicemente che il suo carattere è tale che non farà mai del male. Egli è fisicamente in grado di fare le azioni che sono sbagliate come quelle che sono giuste. Se non lo fosse, non ci sarebbe bontà nel suo astenersi, perché la purezza non è impotenza a fare il male, ma volontà di non farlo di fronte al potere di farlo. L'onnipotenza è una caratteristica fisica. La bontà, la caratteristica morale, non distrugge questo controllando la sua azione. La potenza del motore a vapore non diminuisce perché il conducente accende e spegne il vapore a piacimento

2. Il libero arbitrio dell'uomo. Questo introduce un mistero insondabile, che nessuna filosofia ha risolto o probabilmente risolverà mai. Ma il mistero è particolarmente sentito dalla nostra parte. Se Dio ci ha creati e ci ha dato il libero arbitrio e, essendo onnipotente, può in qualsiasi momento distruggerci e ritirarlo, questo non deve essere considerato come una vera limitazione al suo potere

III COME LA CONSIDERAZIONE DELL'ONNIPOTENZA DI DIO DOVREBBE INFLUIRE SULLA NOSTRA CONDOTTA. Non siamo chiamati ad adorare il mero potere. Farlo significherebbe rinunciare ai diritti di coscienza. Noi adoriamo Dio non perché sia onnipotente, ma perché è sommamente buono e moralmente grande. Ma a partire da questa posizione, dobbiamo tener conto anche dell'onnipotenza di Dio

1. Mostra l'assoluta vanità di ogni resistenza alla volontà di Dio. Questa è una deduzione più ovvia? Tanto più strano, quindi, che si agisca così poco. Abbiamo bisogno di sentirlo oltre che di crederci

2. Dovrebbe portarci a confidare che Dio supererà le difficoltà che a noi sembrano insormontabili. La restaurazione di Israele sembrava impossibile; la salvezza del mondo sembra troppo grande e difficile per essere realizzata; ci sono difficoltà speciali in casi particolari, ma alcune con tutte, così che possiamo esclamare: "Chi dunque può essere salvato?" Ma se "a Dio ogni cosa è possibile", Matteo 19:26, come possiamo fissare un limite ai trionfi finali della redenzione? "La misericordia del Signore dura in eterno", allora Dio cercherà sempre il recupero dei suoi figli perduti. "C'è qualcosa di troppo difficile per me? Allora, nonostante l'incredulità presente, l'impenitenza, le peregrinazioni selvagge sempre più sviate, non possiamo credere che alla fine troverà i suoi figli?

3. Queste considerazioni dovrebbero portarci a cercare l'aiuto della forza di Dio nella nostra debolezza. Com'è sciocco per i marinai affaticarsi invano a remare contro la corrente, quando se spiegassero le vele il forte vento li porterebbe avanti rapidamente! Com'è stolto da parte nostra lavorare solo con le nostre forze naturali e con i soli mezzi terreni, quando ci sono influenze celesti di onnipotenza pronte ad aiutarci se le cerchiamo!

Verità confessata, ma non realizzata

"C'è qualcosa di troppo difficile per il Signore?" Nel versetto 17 il profeta aveva confessato "nulla è troppo difficile per te", ma è evidente che, pur confessando in tal modo la benedetta verità, non se ne rese conto per goderne e trarne conforto (cfr omelia ai versetti 1-44). Ora, ci sono molte cause che ostacolano la nostra realizzazione di questa verità, che tuttavia confessiamo e crediamo. Ma possono essere tutti riassunti sotto i tre titoli di difficoltà, colpa e peccato. Era il primo di questi, anche se non esclusivamente, che offuscava la mente del profeta, e faceva sembrare dubbio anche questo assioma della verità divina per il momento. Date un'occhiata a queste cause di questa triste domanda se alcune cose non siano troppo difficili per il Signore, e le loro diverse guarigioni

IO GRANDE GUAIO. Cfr. le circostanze del tempo e del profeta in particolare. Oh, quali dubbi e quali apprensioni causano alle anime non poche le tribolazioni della vita, gli eventi terribili, "i pungiglioni e le frecce della sfortunata"! Era così qui. Ora, osservate l'antidoto a questo dubbio. Per rafforzare la sua fede, il profeta trae un argomento dalla creazione. Allora, senza risorse dall'esterno, Dio formò la terra e il mondo. Poi, quando la materia da cui l'universo ordinato doveva venire doveva essere messa in ordine, "la terra era informe e vuota, e tenebre", ecc. Allora, quando tutto fu creato, tutto dovette essere preservato e sostenuto quotidianamente. Chiunque contempli le prove che questi fatti danno dell'esistenza, della potenza, della saggezza e della beneficenza di Dio, e la domanda: "C'è qualcosa di troppo difficile per te?" può incontrare una sola risposta. Come si può dubitare delle risorse divine in vista della provvidenza creatrice e sostenitrice di Dio

II COLPA. Se a volte è difficile, di fronte alle calamità della vita, rendersi conto della pienezza delle risorse divine, lo è ancora di fronte alla colpa umana. C'è un Dio capace e disposto a provvedere ai miei bisogni materiali e materiali? è una domanda meno difficile di quella che chiede se esiste un Dio capace e disposto a perdonare il mio peccato. Perché alle menti non poche né deboli, il perdono dei peccati sembra un problema insolubile. Se la punizione del peccato è giusta, e ogni testimone afferma che lo è, dovrebbe Dio rimetterla? E se è inevitabile, il raccolto sicuro della semina precedente, può Dio rimetterlo? Non abbiamo qui qualcosa che è troppo duro anche per il Signore? Se in tutti i settori della natura vediamo dappertutto effetti che sicuramente seguono le loro cause appropriate, e se la morte spirituale è l'effetto appropriato del peccato, come possono questa causa ed effetto essere separati più di qualsiasi altro? È vero, la volontà umana può intervenire e arrestare o deviare questo o quell'effetto; Lo vediamo continuamente. Ma qui si tratta non di potere, ma di diritto, non nella sfera della materia, ma di ciò che è morale. È un caso in cui il mero potere non serve a nulla. Che fare, allora? L'espiazione del nostro Signore Gesù Cristo risolve il problema. Egli, nella nostra umanità, ha offerto a Dio per noi quel sacrificio perfetto per mezzo del quale tutti coloro che reclamano la loro parte nei suoi benefici sono perdonati, accettati e salvati. "Dio era in Cristo, riconciliava", ecc. Corinzi 5 È ovunque riconosciuto che una vera confessione del torto fatto, e una sincera supplica di perdono, dovrebbero essere sufficienti a rimuovere ogni ira a causa di tale torto dal cuore dell'offeso. Quella legge che Dio ci impone, egli stesso la osserva. "I sacrifici di Dio sono uno spirito spezzato", ecc. Ma tale confessione del peccato umano e l'intercessione per il suo perdono Cristo l'ha offerta in umanità a Dio per noi, e così Dio può essere giusto e tuttavia il Giustificatore di colui che crede in Gesù. Così questo difficile problema è risolto; l'"Agnello di Dio toglie il peccato del mondo". Ma c'è...

III PECCATO. Può Dio soggiogare questo nel cuore di un uomo? Quando vediamo gli oltraggi, la durata, la forza di presa, l'universalità, l'attrattiva, il prestigio e l'amore per il peccato, sembra che la sottomissione di tutto ciò sia stata troppo dura anche per il Signore. Invertire le maree, invertire la legge di gravità, alterare qualsiasi altra legge dell'universo, questo sarebbe un compito facile in confronto allo stupendo cambiamento che deve essere operato nell'uomo prima che l'amore del peccato possa morire in lui, e l'amore di Dio governare al suo posto. Quali sforzi sono stati fatti! Quali piani escogitati! quali filosofie elaboravano! ma tutto invano. Perciò troppo spesso nella nostra anima predomina la disperazione per noi stessi e per gli altri. Malvagi siamo, e cattivi dobbiamo essere. Chi può trarre una cosa pura da un'impura? Può un albero corrotto produrre buoni frutti? Ma "non c'è nulla di troppo difficile per il Signore". La storia della Chiesa di Dio prova che c'è, nello Spirito di Dio rigenerante e santificante, quella potenza di cui c'è bisogno qui. Egli è lo Spirito che rinnova, trasforma, santifica. Battezzato con lo Spirito, "Io non cammino secondo la carne, ma secondo lo Spirito". "La legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte." Possiamo noi dimostrare sempre di più, come possiamo e dovremmo, nella nostra propria esperienza, che ciò sia vero.

28 Io darò; piuttosto, sono sul punto di dare (participio presente)

29 E bruciarlo. Una predizione ancora più significativa per gli ascoltatori ebrei che per noi, perché implica che Gerusalemme era diventata completamente ribelle e meritava la punizione delle antiche città cananee. Doveva essere trasformato in un cherem. Deuteronomio 3:6

30 Dalla loro giovinezza. vedi Geremia 3:24,25 22:21 I figli d'Israele, nella prima metà del versetto, devono avere un senso più ristretto che nella seconda metà. La caduta di Gerusalemme è il culmine della serie di punizioni che le due parti separate e tuttavia (agli occhi di Dio) unite del popolo di Israele hanno dovuto subire

31 Dal giorno in cui l'hanno costruita. È inutile dire a un oratore appassionato che le sue parole non sono strettamente coerenti con la storia primitiva. Forse gli israeliti non avevano costruito Gerusalemme, ma per tale motivo a Geremia non doveva essere impedito di esprimere la più forte forma di espressione che gli era disponibile. Egli significa "fin dai tempi più remoti".

Vers. 31-33. - Il lavoro dell'amore sembra perduto

Quando leggiamo questo racconto (versetto 33) delle fatiche perseveranti e sincere, ma nondimeno infruttuose, dei servitori di Dio, e ricordiamo che furono mandati dal Signore, siamo quasi portati a chiederci: "A che scopo è questo spreco?" Possiamo capire il lavoro amorevole e sincero in cui si persevera, anche se non ne viene fuori nulla, quando coloro che faticano così sono sostenuti dalla speranza, anche se a volte può sperare contro ogni speranza. Ma "l'amore spera ogni cosa, crede ogni cosa, sopporta ogni cosa" e "non viene mai meno". Quante e quanto patetiche sono le storie che si potrebbero raccontare, in cui un tale amore ha faticato per salvare qualche reprobo dalla rovina che persisterebbe a portare su di sé! Come è pieno questo mondo stanco di tali comodità! Ma è evidente che questi continuano a lavorare e a pregare perché non possono sapere che falliranno, e la loro speranza è che avranno successo. Come digiunò e pianse Davide mentre suo figlio era ancora vivo! ma quando il bambino fu morto, Davide si alzò, mangiò, si unse e indossò le sue vesti regali. E quando i suoi servi gli chiesero perché avesse cambiato il suo comportamento, egli rispose: "Mentre era in vita, ho digiunato e pianto, perché ho detto: Chi può dire se Dio mi farà grazia perché il bambino viva? Ma ora che è morto, perché dovrei digiunare? Posso riportarlo indietro?" Era la speranza che sosteneva il re addolorato; ma quando la speranza svanì, abbandonò la sua fatica infruttuosa. Ora, tutto questo possiamo capirlo e simpatizzare. Ma nel lungo e continuo ministero di Geremia e di altri come lui, quando per tutto il tempo Dio sapeva quale sarebbe stata la fine, quanto apparentemente tutto sarebbe stato sprecato, quando non avrebbe mai potuto avere alcuna speranza di un risultato diverso da quello che effettivamente si verificò, viene suggerita la domanda: Perché Dio ha commissionato, e perché lo fa ancora, Una tale fatica infruttuosa? "Dio conosce tutte le sue opere fin dal principio". Non ci può essere nulla di contingente in lui. La speranza è una condizione mentale impossibile a Dio; Non si può dire che speri in nulla. È interamente umano; ma per un Essere onnisciente e onnipotente che "ordina tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà", non può esserci speranza, o dubbio, o incertezza di qualsiasi tipo. Perciò, consapevolmente, con piena certezza che tutto il duro lavoro del suo servo non avrebbe portato il popolo al pentimento, come in effetti non avvenne, tuttavia Dio incaricò lui e i suoi conservi di andare a parlare con loro. Come possiamo spiegare questo? Le ragioni si suggeriscono in relazione a...

IO IL PROFETA STESSO

1. Affinché la sua fiducia in Dio non venga meno. Se la carriera della nazione colpevole fosse stata interrotta perché Dio aveva previsto quale sarebbe stata la fine certa, essendo tale certa preveggenza impossibile a chiunque tranne che a Dio, la fede dei suoi servitori sarebbe stata messa a dura prova. Avevano sempre sentito parlare di Dio come del Dio che soffre a lungo. Avrebbero trovato difficile credere che, se solo fosse stato concesso più tempo, e un ministero più lungo, e tutta la verità fosse stata presentata al popolo con perseveranza e serietà, dopo tutto sarebbero rimasti impenitenti. La miserabile paralisi del dubbio sull'equità divina si sarebbe attaccata a loro, e il loro potere come suoi profeti sarebbe cessato da allora in poi

2. Affinché la fiducia e l'amore possano essere notevolmente aumentati. Questo non poté che accadere, quando il profeta vide che la longanimità di Dio non era una semplice parola, ma una realtà, una realtà più grande di quanto si potesse concepire. Quale autorità umana sopporterebbe di essere disprezzata e disprezzata come Dio sopportò che fosse la sua? "Chi è un Dio simile a te, che perdona l'iniquità", ecc.? Tale fu ancora una volta l'esclamazione adorante di coloro che assistettero e si meravigliarono della pazienza quasi infinita di Dio. E questo anche quando nel frattempo Dio sapeva, come non sapeva il suo profeta, che non c'era speranza. "Noi siamo salvati mediante la speranza", ma non c'è tale salvezza per Dio. Continua a benedire e a fare del bene a coloro che sa che si rivolteranno contro di lui con sfida e nera ingratitudine fino all'ultimo giorno della loro vita. È meraviglioso che il Salvatore andasse in giro facendo del bene in mezzo a un popolo che sapeva lo avrebbe crocifisso. Quale ulteriore concezione dell'amore divino dà questo fatto! Ora, affinché i suoi servi, i profeti, potessero ancora più conoscere e gioire nel Dio in cui credevano, Dio è stato ed è longanime nei confronti di coloro che tuttavia è costretto a condannare

3. Il miglioramento spirituale del profeta. Tale lavoro, per quanto severo, non sfugge a chi vi si dedica. Non è stato "il Capitano della nostra salvezza reso perfetto per mezzo delle sofferenze", e di quelle di una specie simile? E per la disciplina e lo sviluppo dei poteri spirituali dei suoi servitori, per promuovere in loro ciò che è ben gradito ai suoi occhi, e per il quale processo il mondo invisibile ed eterno, con ogni probabilità, avrà un impiego costante anche se benedetto, - per tali ragioni Dio mantiene i suoi servi nel mondo, e risparmia il mondo, colpevole e pronto alla condanna

II I TESTIMONI E TUTTI COLORO CHE IN SEGUITO AVREBBERO UDITO I SUOI GIUDIZI SULLA NAZIONE COLPEVOLE

1. La giustizia di Dio sarebbe stata rivendicata. Tutti avrebbero visto che non era senza motivo che Dio li trattava come aveva fatto

2. I peccatori di tutte le epoche sarebbero avvertiti di non presumere la longanimità di Dio. San Paolo dice di questi antichi documenti: "Tutte queste cose sono state scritte per nostro apprendimento".

3. Il peccato sarebbe visto come eccessivamente peccaminoso Gli uomini sono pronti ad attribuire i loro dispiaceri a qualsiasi causa tranne il peccato. Ma marchiando così il peccato con il marchio di Dio di doloroso dispiacere, gli uomini sarebbero stati in grado di resistere meglio alle sue attrattive e di vincere la sua potenza

III IL POPOLO STESSO IMPENITENTE. Dio li aveva sopportati così a lungo, ora che finalmente era giunto il suo giudizio, il ricordo di quella lunga sofferenza avrebbe:

1. Metterli a tacere. Tutti avrebbero sentito che Dio era giusto quando parlava contro di loro, e chiaro quando li condannava. Quel Salmo 51 e altri salmi penitenziali portano molti segni di essere stati adattati, se non prodotti da, i dolori dell'Esilio; La confessione e la preghiera di Esdra

2. Umiliali. Geremia dichiara più volte che è il loro "orgoglio" che li faceva persistere nelle loro vie malvagie. Essi avevano confidato nella loro discendenza nazionale, nel possesso di tanti e così grandi privilegi; Confronta "Il tempio del Signore, il tempio del Signore, ... sono questi". Geremia 7 Quando si rendevano conto della loro attuale miseria, avrebbero visto l'inutilità di tutte quelle parole menzognere in cui avevano così affettuosamente confidato, e si sarebbero prostrati per la vergogna, poiché ora sapevano ciò che il loro orgoglio aveva portato su se stessi e sui loro figli. "Umiliati nella polvere" sarebbe la descrizione appropriata di loro quando pensavano al modo in cui avevano disprezzato i lungamente continui e amorevoli avvertimenti di Dio

3. Convertili. Dio infatti voleva che fossero ristabiliti, li avrebbe ricondotti, avrebbe dato loro un cuore per conoscerlo (cfr vers. 36-44). E nessun mezzo potrebbe essere più adatto a servire a questo fine di quelli impiegati da Dio. Se fossero stati tagliati fuori nella loro colpa, o se l'esilio avesse avuto luogo molto prima, non ci sarebbe stato il sentimento che sappiamo essere stato suscitato, e che era così salutare da essere senza scuse. Il medico saggio sa che ci sono tempi e stagioni adatti per la somministrazione di successo delle sue medicine, e fino a tali tempi tutta la somministrazione di quelle medicine non sarebbe di alcuna utilità. E così, fino a quando non si realizzò una giusta condizione mentale nel popolo in esilio, nessuna vera conversione poté aver luogo. Dovevano essere senza scuse prima che si potesse far loro sentire che lo erano, e quindi un'ulteriore ragione per cui Dio li sopportò così a lungo, affinché questa loro totale imperdonabilità e la loro innegabile colpa potessero essere più profondamente sentite e più contritamente e sinceramente confessate

4. Compi il numero dei suoi eletti tra loro. Perché non si deve pensare che il ministero del profeta sia andato completamente perduto. La parte migliore del popolo fu chiamata, educata e preparata per la disciplina purificatrice che li attendeva per mezzo di essa. E fu questo che riportò gli esuli a uomini più tristi, ma ancora più saggi. E durante l'esilio le anime del popolo furono nutrite dalle parole del profeta che, durante questo prolungato ministero, egli aveva detto loro. Quel ministero fu una delle tante altre prove che la Parola di Dio non tornerà a lui a vuoto, sebbene, per quanto riguarda l'effetto immediato e molto desiderato, possa sembrare che tutto sia apparentemente perduto. Ora, tutte queste considerazioni che si applicano a Geremia e al suo ministero e alla longanimità di Dio con Giuda, si applicano con uguale forza alla stessa longanimità di Dio ora - poiché Dio ripete spesso sia le sue misericordie che i suoi giudizi - e saremo felici se i misericordiosi propositi di Dio nella sua pazienza saranno realizzati da noi.

33 L'uomo trascura l'insegnamento di Dio

L 'ATTEGGIAMENTO DI DIO COME MAESTRO VERSO L'UOMO. La lamentela di Dio è che l'uomo gli volge la schiena e non il volto. Perciò comprendiamo che Dio volge il suo volto verso di noi, pieno di significato e molto seriamente. Considera quell'espressione: "Ti guiderò con il mio occhio". Naturalmente tutte queste espressioni sono puramente antropomorfiche, ma dietro di esse c'è la verità che, quando Dio ci parla, è nello stesso modo in cui lo facciamo noi quando siamo più seri e preoccupati nel parlare. Parliamo quindi in ogni caratteristica

II L'ASSIDUITÀ DI DIO COME MAESTRO. Alzarsi presto e insegnare loro. Lo sforzo per far comprendere alla gente la verità e il dovere è continuo e incessante. Nulla di incompiuto era lasciato incompiuto per quanto riguardava la parte del Maestro. Leggi e simboli, grandi provvidenze, grandi liberazioni, grandi visite punitive su altri popoli, punizioni di uomini come Cora, Acan e Saul, castighi come quelli di Davide, così la storia israelita abbondava di lezioni da Dio. Ecco l'istruzione del grande Maestro a tutti gli insegnanti. Dio era pronto a cogliere ogni opportunità per dare una lezione, perché l'opportunità è una grande parte del successo. E vedendo che Dio è così dichiarato in mezzo al suo popolo come un grande Maestro, dovremmo considerare l'Antico Testamento come un libro di lezioni, e studiare fino a che punto può esserci utile. Infatti, sebbene abbiamo il nostro particolare libro di lezioni nel Nuovo Testamento, tuttavia anche il Nuovo Testamento diventa tanto più chiaro quanto meglio comprendiamo l'Antico Testamento.

III L'ATTEGGIAMENTO DELL'UOMO COME STUDIOSO NEI CONFRONTI DI DIO. Il suo atteggiamento corretto è con il viso, gli occhi che guardano il Maestro, un'espressione di interesse manifestata, pronto con le labbra a chiedere ulteriori istruzioni e spiegazioni

IV I VOLTI DI QUESTE PERSONE ERANO RIVOLTI AD ALTRI INSEGNANTI. Il fatto è che l'uomo deve sempre imparare da qualcuno; e Israele, con l'ingiuria di Dio, aveva la faccia verso i sacerdoti dell'idolatria, i ministri della crudeltà, e obbediva a tutte le loro peggiori istruzioni. Chiunque ha verità da insegnare e luce celeste da dare, si ricordi che è un rivale di coloro che insegnano la menzogna, l'errore, la crudeltà, il vizio, la superstizione. Se egli non riesce a insegnare i princìpi che liberano lo spirito, allora altri riusciranno a condurlo alla peggiore delle schiavitù.

34 Vers. 34, 35.- Ripetuto, con lievi variazioni, da Geremia 7:30,31. "Baal" e "Moloch" sono identificati come in Geremia 19:5 Geremia 7:31, e anche più distintamente

36 E ora quindi. Questo introduce lo strano e delizioso contrasto con l'immagine cupa che è andata prima. Si osserverà che non c'è alcun riferimento diretto a Gerusalemme, ma la capitale è stata solo enfatizzata prima come il cuore della nazione, e non sarebbe, naturalmente, di conforto dire che gli abitanti di Gerusalemme (da soli) sarebbero stati restaurati

Vers. 36-41. - Il fuoco del raffinatore

La maggior parte di Giuda fu gettata come metallo prezioso in un crogiolo quando fu mandata in esilio a Babilonia. E l'effetto era quello che risulta da tale processo di purificazione. Nota-

SENZA DUBBIO IL LORO ESILIO LI HA PROCESSATI COME IL FUOCO. Il fuoco è spesso il simbolo del dolore; e che ci fosse davvero dolore e angoscia nella sorte degli esuli è certo. La degradazione, la schiavitù, la perdita della loro terra, i loro alti privilegi come popolo di Dio, in breve, del loro tutto mondano, dovevano essere sottomessi da loro; e vivevano, dove era loro permesso di vivere, al solo capriccio di un monarca potente, dispotico e spietato. Ciò che quel capriccio poté fare, e spesso effettivamente inflisse in termini di crudele tirannia e oppressione, i libri della Bibbia che appartengono ai tempi della cattività, e le sculture portate da quelle terre e ora nei musei di questo e di altri paesi, rivelano chiaramente: gli spietati massacri e le orribili punizioni, and so on. E tutti questi guai li avevano procurati ad altri, come ai loro figli, che erano del tutto innocenti del torto dei loro genitori. "I padri avevano mangiato l'uva acida, la zia aveva i denti dritti". E ad aumentare la loro angoscia c'era l'amara riflessione che erano stati progettati per occupare una posizione così completamente diversa e migliore; che erano destinati ad essere i primi nel favore di Dio, ma ora erano diventati ultimi; e tutto questo per la loro persistente, volontaria malvagità, la malvagità persisteva nonostante ogni sorta di avvertimento, protesta e supplica che Dio potesse mandarli. Sì, era come il fuoco, come una fornace riscaldata sette volte

II, MA ERA COMUNQUE COME IL FUOCO DI UNA RAFFINERIA. Doveva emettere nel loro bene. Poiché non li ha distrutti. Dovevano essere tirati fuori da tutti questi guai. "Li ricondurrò di nuovo" (ver. 37). E dovrebbe funzionare bene separandoli da:

1. I loro peccati. Furono strappati via dalle scene, dalla gente, dai luoghi, dalle molteplici circostanze, che erano inseparabili da quell'idolatria in cui erano così spesso caduti

2. E da quelli che li tentavano. Perché quella moltitudine dissoluta e malvagia, che all'inizio fu trattata in modo apparentemente meno severo di loro, era la suggeritrice e la persuasione di quella malvagità che aveva causato loro tanto male. Coloro che erano odiosi e quindi, in Geremia 24, paragonati ai fichi che non potevano essere mangiati, furono, sebbene lasciati per un po' di tempo in possesso della loro terra, alla fine distrutti. Il lievito corrotto e velenoso fu completamente tolto, affinché ciò che era sano e salutare o capace di diventarlo potesse essere preservato. Il minerale puro veniva separato dalla lega di base, le scorie senza valore, dall'azione del fuoco di questo raffinatore

III A RIPROVA DI CIÒ, si noti:

1. Dio li ha riportati alla loro terra

2. Avevano dato loro "un cuore per conoscere" Dio

3. E la loro storia successiva lo ha dimostrato

Perché furono un popolo nobile per le generazioni successive. Naturalmente, c'erano i meno degni tra loro; ma si studino i loro annali, per esempio la loro emozionante storia dei Maccabei, e si vedrà quale processo di raffinazione fu quello attraverso il quale erano stati fatti passare, come era così necessario per loro e per l'umanità in generale, che doveva essere benedetta per mezzo di essi. L'assenza di profeti e di profezie, che è una caratteristica così marcata della storia scritta in quella pagina che separa l'Antico Testamento dal Nuovo, invece di essere un rimprovero per loro, è piuttosto una prova che la loro salute nazionale generale era tale che l'acuto intervento chirurgico, il severo ministero, dell'ordine profetico non era allora necessario come lo era stato. così deplorevolmente, nei tempi passati

IV COSA FECE LA DIFFERENZA tra loro e la specie più vile che fu distrutta. Era il possesso dello Spirito di Dio. Il fuoco sacro da lui acceso era stato quasi spento, ma non del tutto; Le braci morenti potevano essere fatte risplendere di calore radiante ancora una volta. Ma di quel fuoco Dio ha detto: "Arderà sempre sull'altare, non si spegnerà mai"; e sebbene l'avessero quasi soffocato sotto il mucchio di superstizioni e pratiche idolatriche, e di altre cattive conformazioni al male, ardeva ancora. E l'esilio attraverso quell'ampio deserto, fino alle pianure di Babilonia, fece rientrare l'aria dal cielo, e il fuoco divampò di nuovo. E affinché ciò avvenisse, Dio li trattò come fece e, come fa sempre, sia benedetto il suo Nome] in circostanze simili

CONCLUSIONE. La domanda di Paolo, quindi, ci viene in mente mentre studiamo una storia come questa: "Avete ricevuto lo Spirito Santo?" Cercalo; poiché egli confonderà la potenza del distruttore e, meglio ancora, se solo seguiremo la sua guida, ci impedirà di dover mai essere gettati nel crogiolo come lo furono questi, e di aver bisogno del fuoco del raffinatore. Sarebbe stato il meglio di tutti, ma grazie a Dio c'è un secondo meglio. "Desiderate ardentemente i migliori doni". -C

Vers. 36, 41.- I vincoli di un attaccamento duraturo a Dio

Geremia ha visto la prospettiva della guerra, ed è una prospettiva di assedio, cattività e distruzione. Parla come uno che ha davanti agli occhi la lunga ora minacciata (versetto 24). Ma Dio, guardando da un punto più alto, vede il risultato luminoso e duraturo al di là. Osservate in questo passaggio:

LA COMPLETA BUONA VOLONTÀ DI DIO VERSO IL SUO POPOLO. La sua volontà è sempre quella di mostrare favore e fare del bene all'umanità. Questa volontà è sempre in azione, ma può essere in manifestazione solo quando gli uomini stessi, con il loro spirito di sottomissione a Dio e di obbedienza alle sue direttive, rendono possibile una tale manifestazione. Come egli è completo nella sua ira, contro i ribelli e gli idolatri, così è completo nel suo favore verso i pentiti. È bene che ci ricordiamo sempre di questa profonda benevolenza di Dio verso gli uomini quando le cose vanno male per noi. La colpa delle esperienze spiacevoli può essere in noi o negli altri; non può essere in Dio. Non dobbiamo attribuire all'arbitrio in lui il doloroso funzionamento di quella legge che si manifesta in sequenza all'ignoranza e alla follia umana

II L'OPPORTUNITÀ SUFFICIENTE DI DIO DI FARE DEL BENE AL SUO POPOLO. Il tono fiducioso che attraversa questo passaggio è molto incoraggiante. Per quanto il popolo sia stato cattivo, per quanto sia stato cacciato, per quanto sia stato disperso, Dio può rimettere tutto a posto se solo il popolo è disposto a farlo così. Tutto ciò che Dio aspetta è di sentire la nazione prodiga dire: "Mi alzerò e andrò al Padre mio". Se solo diamo a Dio l'opportunità, egli ci farà abbondare in provviste per le nostre necessità e la nostra beatitudine. Ci lasciamo sfuggire molte opportunità per fare del bene, e non sfruttiamo mai appieno tali opportunità. Ma Dio si compiace delle opportunità che gli uomini gli danno, ed ecco un'illustrazione di come si sforza di usarle. "Certamente li pianterò in questa terra con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima". Sii solo disposto ad essere una pianta piantata da Dio, e non c'è motivo per cui non dovresti sentire tutto il cuore e l'anima di Dio che si prodigano per il tuo bene supremo

III DIO CHE OPERA PER L'UNITÀ DEL SUO POPOLO. Viene in mente l'unità proclamata in Efesini 4:3-6 : un solo Dio, un solo popolo, un solo cuore, una sola via, una sola alleanza perché eterna, un solo carattere per il futuro. Questa unità si distingue in contrasto con la dispersione precedente. La dispersione precedente era solo un simbolo esteriore della dispersione interna. Se anche il popolo fosse rimasto a Gerusalemme, ciò non avrebbe dato loro alcuna unità se non l'unità di luogo, che è la più precaria, beffarda e illusoria di tutte le unità. Ma la nuova unità è quella di un solo cuore. Come una sola vita scorre attraverso tutti gli organi del corpo, rendendo la vita di ciascuno la vita di tutti e la vita di tutti la vita di ciascuno, così Dio la farà in mezzo al suo vero popolo. Dio lega ciascuno a sé mediante la legge scritta nel cuore, e così tutti sono legati gli uni agli altri

IV L'ALLEANZA ETERNA RESA COSÌ POSSIBILE. Dio ha ora trovato qualcosa nel profondo del cuore del suo popolo per mezzo del quale può avere una presa duratura. La sua alleanza trova un solido ancoraggio nell'uomo interiore rigenerato. Con un solo cuore e una sola via c'è un punto di partenza per fare il bene divino, non a una generazione, ma a molte. Quanto bene possiamo ostacolare con la nostra cecità spirituale e la nostra indifferenza! E d'altra parte, quali copiose piogge di benedizioni possono essere il risultato di un tempestivo volgersi a Dio!

37 Vers. 37-40. - Le unità del regno divino

Cfr. Giovanni 17

UNISCO L'ESPERIENZA E I PRIVILEGI DELLA GRAZIA SALVIFICA. versetto 37)

II UNITÀ CON DIO

III UNITÀ NELLO SPIRITO E LAVORO GLI UNI CON GLI ALTRI. versetto 39)

IV UNITÀ DEL DESTINO. versetto 40) - M

39 Un solo cuore, e una sola via. L'unità è sempre data come la "nota" del periodo ideale, messianico. Sofonia 3:9 Giovanni 10:16 affinché mi temano per sempre. Questo ci ricorda una frase nell'esortazione in Deuteronomio 4:10, come la frase successiva di Deuteronomio 6:24

Unità

L 'UNITÀ È PROMESSA COME CARATTERISTICA DELL'ETÀ D'ORO DEL FUTURO. Questa è unità di pensiero, "un solo cuore", e unità di condotta, "una sola via". Allora gli uomini si vedranno "negli occhi", la discordia e la controversia cesseranno, la pace e l'amicizia prevarranno. Ci può essere ancora diversità di idee nel senso di differenza personale, perché i caratteri, le posizioni e le opportunità individuali devono ancora variare. Ma in perfette condizioni non ci saranno discordie. Le variazioni si armonizzeranno. Tutti i cantici non faranno esattamente la stessa cosa nello stesso identico modo. Ci saranno, senza dubbio, varie sfere d'azione e vari stili personali di lavoro. Ma questi non saranno in conflitto. Tenderanno tutti allo stesso modo

II L 'UNITÀ È COINVOLTA NELL'IDEA DI PERFEZIONE

1. Unità di pensiero. La verità è una. Può essere variamente concepito; All'inizio le luci rotte catturate in quartieri opposti possono sembrare molto diverse. Ma più eliminiamo le "opinioni" personali, più possiamo ottenere dalla luce bianca dei fatti, più ci avviciniamo alla verità centrale, più unità otterremo. La verità assoluta è un'unità assoluta. Questo è evidente in matematica. Due più due non può essere quattro e cinque allo stesso tempo: quattro per un uomo, cinque per il suo vicino

2. Unità d' azione. Come non c'è che una verità assoluta, così c'è un solo diritto assoluto. In ogni circostanza non ci può essere che una cosa che è assolutamente la migliore da fare. Quell'unica cosa è il diritto. Finché non lo troviamo, facciamo tentativi goffi di raggiungerlo da diverse direzioni. Di qui le contraddizioni nella condotta anche negli uomini buoni. Quando il diritto è trovato e seguito da tutti, ci deve essere unità di condotta

III L 'UNITÀ DEVE ESSERE REALIZZATA ATTRAVERSO L'INFLUENZA PERFEZIONATA DEL CRISTIANESIMO. Fu promessa come una delle grandi benedizioni messianiche. Nel cristianesimo vediamo la crescente realizzazione di queste benedizioni

1. Ciò si realizza grazie all' influenza personale di Cristo. Un potente centro di attrazione lega in unità tutto ciò che cade sotto la sua influenza. Il sole costituisce un sistema dei diversi pianeti che ruotano attorno ad esso. Il generale del genio salda i reggimenti sparsi del suo esercito in un solo corpo attraverso il suo comune comando su di essi e la loro comune devozione a lui. Cristo esercita un'influenza simile. Egli è abbastanza ampio nella sua umanità e abbastanza forte nella sua divinità da attrarre e influenzare tutti i tipi di uomini. Così "egli è la nostra Pace, colui che ha fatto dei due" (Giudei e Gentili) "uno solo, e ha abbattuto il muro di mezzo della separazione". Efesini 2:14 Tutti possono vedere un'unità di verità in colui che è "la luce del mondo" ed essere guidati in un solo modo mentre seguono le sue orme

2. Questa unità si realizza ulteriormente nell' interiorità del cristianesimo. La nuova alleanza è scritta nel cuore. Geremia 31:33 Noi differiamo soprattutto nell'aspetto esteriore; sotto vari vestiti batte lo stesso cuore umano. Quando arriviamo al cuore, arriviamo all'unità. Così i principi interiori della verità e dell'amore nel cristianesimo tendono a legare insieme i cristiani. Siamo divisi perché questi non hanno ancora il loro lavoro perfetto. Nessuna costrizione esterna raggiungerà lo stesso fine. Al contrario, ciò non farà che aggravare il dissenso interno. La persecuzione è la madre dell'eresia; La carità è madre dell'unità

40 Un'alleanza eterna. È il "nuovo patto" di Geremia 31:31, ecc., che si intende. per la frase, comp. Ezechiele 37:26 Che io non mi convertirò ... per fargli del bene. La virgola nella Versione Autorizzata ne altera il senso. Il profeta significa: "Che non cesserò di mostrare loro favore". comp. Isaia 54:10

41 Certamente; letteralmente, con fede. pienezza; cioè con perfetta sincerità, senza un arriere pensee, come spiegano le parole successive; comp. 1Samuele 12:24 Isaia 38:3 (Graf)

Dio gioisce

IO , DIO, HA GIOIA. Non è indifferente, né è cupo; dobbiamo pensare a lui come al Dio "benedetto", cioè come essenzialmente felice. Lo splendore e la bellezza del mondo sono riflessi della beatitudine di Dio. Perché lui è contento, la natura è contenta, i fiori sbocciano, gli uccelli cantano, le giovani creature legate dalla gioia. Nulla è più triste nelle perversioni della religione che le rappresentazioni di Dio come un tetro tiranno. Meno terribili, ma non meno false, sono quelle idee monacali che negano la tirannia, ma nutrono l'oscurità di una divinità oscura più adatta a chiostri freddi e bui che a quel glorioso tempio della natura in cui l'eterna presenza dimora e si manifesta simbolicamente. Questi prati profumati, gli ampi mari ondulati di brughiera di erica, le ricche città verdi della foresta di indaffarata vita di insetti, le onde scintillanti dell'oceano e il cielo azzurro puro lassù, e tutto ciò che c'è di dolce e amabile nella creazione, gonfiano una sinfonia di gioia, perché il potente Spirito che li perseguita è egli stesso traboccante di gioia. Il nostro Dio è un Sole. E se la divinità è soleggiata, dovrebbe esserlo anche la religione. Il Dio felice si rallegrerà della felicità dei suoi figli. L'allegria innocente, anche se proibita dall'asprezza puritana, non può essere un'offesa per un tale Dio. I cittadini tipici del suo regno sono i bambini piccoli; E cosa c'è di così gioioso come l'infanzia?

II DIO TROVA GIOIA NEI SUOI FIGLI. Ecco il fatto meraviglioso della gioia di Dio. Deve gioire della sua purezza e perfezione. Allora ha infinite risorse al suo comando. L'intero universo può essere costretto a servire il suo diletto. Tutte le intelligenze alte e pure che formano il coro del cielo mirano a glorificarlo. Eppure egli trova gioia in creature povere come noi, nei suoi figli caduti e che sbagliano. Com'è possibile?

1. Perché Dio è amore. Ama tutti i suoi figli. L'amore trova diletto nell'amato; quindi Dio è paragonato allo sposo che si rallegra per la sposa. Isaia 62:5

2. Perché Dio è essenzialmente benedetto. I felici trovano fonti di gioia nei quartieri più improbabili, proprio come le scene più allegre non possono sollevare il carico di tristezza da coloro che sono naturalmente tristi. Dio è così gioioso che trova gioia anche in noi

III DIO TROVA GIOIA NEL BENEDIRE I SUOI FIGLI. Si rallegra per loro per far loro del bene. La gioia di Dio è molto disinteressata. È la più grande benedizione: la benedizione del dare piuttosto che quella del ricevere. È la gioia del sacrificio. Dio, essendo buono, può trovare gioia solo nel bene; essendo misericordioso, non può trovare nessuno nella durezza. Deve punire i malvagi, ma non ne trae alcun piacere. Come il pastore che ha recuperato la pecora smarrita, come la donna che ha ritrovato il denaro perduto, come il padre che ha accolto di nuovo il viandante a casa sano e salvo, Dio si rallegra del ritorno del penitente, finché la sua gioia trabocca e viene afferrato dagli angeli intorno al suo trono. Da questo possiamo imparare

(1) la fiducia se torniamo come penitenti;

(2) la certezza che tutta la nostra vita è al sicuro nelle sue mani;

(3) non badare a contristare il suo Spirito;

(4) desiderio di vivere in comunione con lui

IV DIO CHIAMERÀ I SUOI FIGLI A CONDIVIDERE LA SUA GIOIA. Tutta la gioia è comprensiva. Chiamiamo i nostri amici e i nostri vicini a gioire con noi. Ma se proviamo una gioia speciale in una persona, desideriamo naturalmente che questa gioia sia reciproca. Cristo desiderava che i suoi discepoli condividessero la sua gioia. Giovanni 15:11 La gioia è contagiosa. Se siamo con i felici e siamo in simpatia con loro, riceviamo naturalmente una parte della loro gioia. Da dove viene la gioia che ci aspettiamo in cielo? Fuggire dai mali di questa vita quando Dio asciugherà le lacrime da tutti gli occhi? Liberazione dal peccato e dalla tentazione? Ricongiungimento con i morti benedetti perduti ma non dimenticati? Opportunità per un servizio felice? Tutte queste cose e altro ancora; Ma queste non sono le fonti della gioia principale. Cioè condividere la gioia di Dio, essere "per sempre con il Signore".

42 Come quello che ho portato, ecc. Il profeta ha ancora nella sua mente il pensiero espresso in Geremia 31:28, che la parte più luminosa delle sue rivelazioni deve essere compiuta con la stessa certezza di quella più oscura

Il rapporto tra dolore e gioia

I C'È TALE RAPPORTO. Il dolore e la gioia non sono gettati a casaccio in questo mondo per il capriccio del Sovrano di tutti, e indipendentemente l'uno dall'altro, solo che per la massa degli uomini il dolore è molto più grande e più pervadente della gioia. Ma le relazioni tra questi due è la gloria della Scrittura e del Vangelo specialmente a rivelarle

II LA SCRITTURA LO INSEGNA. Qui in questo versetto; Confronta anche il Salmo 90, "Rallegraci secondo i giorni", ecc.; Giobbe 2:10, "Accetteremo forse il bene dalla mano di Dio e non accetteremo anche il male?" parabola di Dives e Lazzaro: "Tu durante la tua vita hai ricevuto i tuoi beni, e similmente Lazzaro le cose cattive; ma ora lui è consolato e tu sei tormentato". Luca 16

III LA NATURA LO ILLUSTRA. Si dice che sui laghi scozzesi la profondità del lago sia quasi sempre uguale all'altezza delle colline circostanti. E non è lo stesso con le grandi profondità dell'oceano e le alte montagne del mondo? Hanno un lungo, lungo inverno nei climi settentrionali, ma quando la luce torna, il giorno si allunga così tanto che si può leggere alla luce del sole di mezzanotte. E se guardiamo nei volti degli uomini, quegli indici dell'anima interiore, troveremo che gli sguardi di dolore e di gioia sono distribuiti quasi equamente. Dio non è un Padre parziale, ingiusto, che accarezza gli uni e trascura gli altri dei suoi figli. A volte lo pensiamo, ma un'indagine più ampia porterà a un pensiero più vero

IV È UNA VERITÀ PIENA DI CONFORTO. Perché insegna:

1. Che se si manda dolore, la gioia non è lontana. "Se fossi stato un bambino tra gli Israeliti, penso che avrei dovuto sapere, quando mio padre mise le erbe amare sul tavolo, che l'agnello stava arrostendo da qualche parte, e sarebbe stato messo fuori anche - 'Con erbe amare lo mangerete' - e così se ci sono erbe amare, il piatto delizioso è vicino" (Spurgeon)

2. Che i due vengano dalla stessa mano. Se c'è una proporzione determinata, allora non ci sono due menti indipendenti all'opera, ma una sola; rapporto e proporzione sostengono sempre l'unità della mente. Non c'è un dio malvagio che scaglia dolore sugli uomini, e un altro Dio misericordioso che manda solo gioia. Questa era l'antica eresia manichea, che non è ancora morta. Ma la verità è che c'è una somiglianza, una proporzione tra il bene che Dio manda sul suo popolo e il male che ha portato su di esso. Da una mano provengono entrambi. Ma...

V IL RAPPORTO NON È UGUALE PER IL FIGLIO DI DIO. "La nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi un peso di gloria molto più grande ed eterno". La proporzione tra il male che subiamo e il bene di cui godremo non è quella degli eguali, ma quella del pochissimo e dell'infinitamente grande

VI ANCHE IL RAPPORTO È QUELLO DI MADRE E FIGLIO. Il dolore è la madre della gioia. Cfr. la metafora di nostro Signore: "La donna, quando è in travaglio, è triste, perché la sua ora è venuta, ma appena ha partorito il bambino, non si ricorda più dell'angoscia, per la gioia che un uomo è venuto al mondo". "Il pianto può durare una notte, ma la gioia viene al mattino". Cfr, anche sopra: "La nostra leggera afflizione ... lavora per noi", ecc., così che la gioia è generata dal dolore

VII, MA QUESTO PUÒ ESSERE SOLO PER IL FIGLIO DI DIO. Perciò...» Aiuta, Signore, affinché possiamo venire alla felice dimora dei tuoi santi, dove mille anni appare come un giorno; Né andare dove un giorno appare come mille anni per la pipì!"- C

Il male, la misura del bene

I PER QUANTO RIGUARDA LA CERTEZZA. Qui c'è il male in realtà sulla città e sul paese. Un male che è arrivato, non in modo inspiegabile, inaspettato, ma in corrispondenza di annunci profetici, che si sono protratti per un lungo tempo e si sono ripetuti frequentemente. E ora, per la certezza stessa percepita di questo male, Dio coglie l'occasione per creare un terreno di speranza e di incoraggiamento per il popolo. Colui che immancabilmente ha mandato il castigo per i disobbedienti, manterrà ugualmente e immancabilmente tutte le promesse che ha fatto agli obbedienti. È il principio della semina e del raccolto. Il raccolto sarà sicuramente secondo il seme che viene seminato. Abbiamo la scelta delle alternative, e solo delle alternative. O con la nostra negligenza ci esporremo al fatto che Dio porti su di noi grandi mali, o con la nostra obbedienza e rispetto riceveremo tutto quel grande bene che Dio promette a coloro che obbediscono

II PER QUANTO RIGUARDA L'AGENZIA. L'enfasi del versetto è soprattutto sull'agente. Coloro che non riescono a vedere che è Dio che ha portato tutto questo grande male, non riusciranno a trarre molto conforto dalle sue promesse più complete e graziose. Dietro gli strumenti invisibili dobbiamo vedere il Direttore e il Controllore invisibili. Dobbiamo cercare di rintracciare l'ira di Dio che si manifesta contro l'ingiustizia degli uomini. Mentre tracciamo le miserie che derivano dall'egoismo umano e dall'autoindulgenza, dobbiamo imparare a vedere Dio in esse, Dio così come l'uomo; Dobbiamo riconoscere la legge giusta così come la malvagia follia. Per le cose migliori non dobbiamo dipendere dall'uomo incerto, ma da Dio, con il suo amore invariabile, la sua inesauribile potenza

III PER QUANTO RIGUARDA L'ESTENSIONE. Non si vorrebbe per se stesso misurare l'altezza, la profondità, l'ampiezza e la lunghezza della miseria umana, ma dobbiamo farlo per stimarne la causa e realizzarne la cura. E il pericolo è sempre quello di guardarlo superficialmente e frettolosamente. Ora, con questa stessa superficialità e fretta perdiamo una grande fonte di gioia. Perché la nostra valutazione del bene possibile deve avere come uno dei suoi elementi la nostra esperienza del male effettivo. Un uomo deve sprofondare in basso se vuole salire in alto. Non intendiamo, naturalmente, che egli debba sprofondare in basso con una vita eccezionalmente depravata e viziosa; sarebbe quello di raccomandare ciò che Paolo denuncia: peccare affinché la grazia possa abbondare. Dobbiamo affondare nella nostra stima di noi stessi. Dobbiamo vedere che, a meno che non ci pentiamo anche noi, un grande male verrà inevitabilmente su di noi, mentre, se siamo saggiamente obbedienti, saremo i destinatari di uno splendido bene, un bene che ha sempre i suoi precursori nelle graziose promesse di Dio.

43 Campi; piuttosto, la terra; l'ebraico ha "il campo", cioè l'aperta campagna. come Geremia 4:17 -- , ecc. Dobbiamo quindi continuare "in questo paese", e in Versetto 44, "gli uomini compreranno terre".

44 Sottoscrivere le prove; piuttosto, scrivere (i dettagli del loro acquisto) nell 'atto (come Versetto 10). Nella terra di Beniamino, ecc. Il catalogo dei distretti del regno ebraico aumenta l'effetto realistico. vedi Geremia 17:26 Ovunque il vecchio sistema sociale sarà riprodotto nella sua interezza. Il paese di Beniamino è menzionato per primo, a causa della proprietà di Geremia ad Anatot

Illustratore biblico:

Geremia 32

CAPITOLO 32

Geremia 32:1-15

Compra il mio campo, ti prego. - La fede di Geremia:

(I.) Qui viene illustrata la fede che si basa esclusivamente sulla Parola di Dio. Tutto ciò che Geremia fece in questa faccenda, lo fece solo perché aveva un comando dal Signore. Mentre era in prigione, Dio gli disse che suo cugino doveva venire e offrirgli il riscatto di almeno una parte dell'eredità di famiglia. L'uomo venne e "riconobbe che questa era la parola del Signore"; quindi acquistò il campo. Non si deve supporre che fosse ricco. È probabile che abbia dovuto ottenere i soldi per l'acquisto dal suo amico Baruch. Né si aspettava di ottenere alcun beneficio personale dall'acquisto, poiché credeva che la città sarebbe stata data nelle mani dei Caldei, che il popolo sarebbe stato preso per settant'anni in esilio a Babilonia. Questa è la natura stessa della vera fede; fa la cosa, o riceve la cosa, teme o spera, a seconda dei casi può essere interamente perché Dio ha parlato. Se abbraccia una promessa, ripone la sua speranza nella Parola del Signore. Se è mossa dalla paura, è perché Dio ha denunciato un castigo imminente. Se agisce in un modo particolare, segue esattamente il cammino che Dio ha tracciato. Poggiando interamente sulla Parola di Dio, è del tutto indipendente dalla ragione, sebbene non rifiuti di ascoltare la sua voce. La fede riceve testimonianza; La nostra fede negli uomini ci porta a ricevere la testimonianza degli uomini. Spesso riceviamo questa testimonianza, anche se non abbiamo altre prove dei fatti in cui crediamo. Anzi, lo riceviamo, anche se abbiamo scoperto che le stesse persone sulla cui testimonianza ci basiamo ora si sono sbagliate, almeno in alcuni casi. La fede negli uomini arriva fin qui; Deve arrivare fino a questo punto; Siamo costretti ad agire in questo modo, altrimenti dovremmo isolarci dall'umanità e dalle attività della vita. Ma se le cose stanno così, se troviamo necessario e ragionevole agire in questo modo, ricevendo la testimonianza degli uomini, non riceveremo la testimonianza di Dio? Quando Egli parla, sta a noi semplicemente ascoltare. Come ha parlato Dio in modo meraviglioso! "In principio Dio creò i cieli e la terra". Partendo da quella rivelazione primaria, Egli ha rivelato sempre di più la Sua verità; E nella misura in cui la nostra mente si eleva, nella misura in cui il nostro senso morale è coltivato, nella misura in cui ci liberiamo dal potere degradante del male che perverte il nostro giudizio morale, troviamo che la rivelazione è in accordo con tutto ciò che potremmo aspettarci. Egli ci parla di cose che sono ben al di là della portata della conoscenza e dell'esperienza umana, della testimonianza o della deduzione. Egli pone davanti a noi il Suo caro Figlio incarnato nella nostra natura, e ci parla del grande scopo per cui è venuto

(II.) Questo passaggio ci insegna anche che la fede tiene conto delle difficoltà e delle improbabilità solo fino al punto di riferirle a Lui. Dobbiamo passare a una parte successiva del capitolo per illustrare questo. Quando Geremia ebbe acquistato il campo, e sottoscrisse gli atti e li sigillò, e furono depositati sotto la custodia di Baruc in un vaso di terracotta per essere conservato per un tempo considerevole, sembra che abbia sperimentato ciò che tutti sappiamo, una sorta di reazione di sentimento; e poi, come se avesse quasi l'impressione di aver fatto qualcosa che non era affatto autorizzato a fare, va e pone la questione davanti a Dio (versetti 17-25). Questo deve essere sembrato strano a chiunque non capisse che era la Parola di Dio. Che un uomo che era in prigione comprasse una proprietà, credendo che di lì a poco il paese sarebbe stato nelle mani dei Caldei, i quali non avrebbero riconosciuto alcun titolo di proprietà; che egli dovesse esaminare attentamente le forme della legge ebraica per acquisire la proprietà, sembrava davvero una cosa molto sciocca. Sembra che quei pensieri, così naturali per noi, siano tornati alla mente di Geremia, ed egli cominciò a pensare alle difficoltà e alle probabilità del caso. Vedete che questa non è una preghiera per una benedizione su ciò che ha fatto; Non è una preghiera che la questione in cui era stato impegnato abbia successo; ma è un'espressione di sentimento vacillante e distratto; e quel sentimento vacillante e distratto è giustamente espresso a Dio. Sappiamo tutti perfettamente che la fede, così come esiste in noi, non è completa nella sua potenza. A volte possiamo guardare, potremmo quasi dire, i confini del nostro orizzonte terrestre e vedere le porte della Gerusalemme celeste e le colline della città celeste, ma altre volte le profondità della valle dell'ombra della morte sembrano nascondere tutto alla nostra vista. A volte possiamo attenerci fermamente alla verità che Dio si è compiaciuto di metterci davanti con un'affermazione inequivocabile e con la dimostrazione di potenza al nostro cuore credente; ma altre volte la nostra presa su di essa sembra allentarsi, e sembra quasi che stia per scivolarci tra le mani. Quando c'è qualcosa di tutto questo, che cosa farà la persona che ha veramente fede, anche se tale fede può non essere nello stato più perfetto e nel più pieno esercizio? Egli porterà tutte le sue difficoltà a Dio. Troviamo qualche difficoltà riguardo alla via della salvezza? Andiamo a chiedere a Dio di gettare luce, per quanto quella luce è necessaria, sulle verità per mezzo delle quali dobbiamo essere salvati. C'è qualche domanda sul mio legame o interesse per l'opera di Cristo? Lasciami andare a diffonderlo davanti a Dio, e chiedigli di rendermi chiara la mia salvezza. Dio non ha mai detto che non ci dovrebbero essere difficoltà nel cammino del cristiano. Dio non ci ha mai detto che non ci dovrebbe essere nulla di difficile da capire nella verità che il cristiano deve credere riguardo a se stesso

(III.) Di nuovo, abbiamo questa illustrazione della natura e del potere della vera fede: essa unisce l'obbedienza pronta e piena con la fiducia implicita e duratura. Perché lo scrittore ispirato ci racconta i piccoli particolari della transazione? Non sarebbe bastato dire: "Ho comprato il campo"? No, perché l'obiettivo era quello di mostrare che, nella piena fiducia che ciò che Dio aveva detto si sarebbe avverato, Geremia non aveva lasciato nulla di incompiuto. Non c'era alcun difetto nel documento; tutte le forme giuridiche sono state rispettate esattamente; erano provvisti i due tipi di atti che venivano sempre usati, l'uno sigillato e l'altro aperto; il vaso di terracotta è stato ottenuto; gli atti 6 furono inseriti e affidati a un uomo di rango e di rango; il denaro è stato pagato; e tutto fu fatto in presenza di testimoni, proprio come se Geremia avesse sperato di prendere possesso dei piccoli possedimenti il giorno dopo. Questo dimostra che l'ubbidienza della fede sarà pronta e piena e non tralascerà nulla. Geremia non si sarebbe mai aspettato di entrare personalmente in possesso di quella proprietà. Egli stesso parlava di settant'anni come del periodo della cattività, e quindi non si aspettava di essere mai messo in possesso del piccolo pezzo di terra, la cui reversibilità aveva acquistato. La fede non lega le sue attese al presente; non li limita alla vita di un uomo qui; guarda oltre. E la fede di un cristiano sembra ancora più lontana di quella di Geremia. Non si riferisce semplicemente a una liberazione alla fine di settant'anni, e al possesso da parte di alcuni dei nostri discendenti o rappresentanti di quel tempo di un piccolo luogo nella terrestre Canaan. Essa guarda alla fine di questa vita terrena, al giorno della risurrezione e alla gloria con il Salvatore risorto per tutta l'eternità. (W. A. Salter.)

L'acquisto di Geremia:

(I.) I motivi di questo acquisto

1.) Possiamo forse supporre che la gentilezza verso un parente, come suggerisce Matthew Henry, abbia qualcosa a che fare con questo; Perché la gentilezza è parentela, ed è molto difficile se non siamo in grado di mostrare gentilezza ai nostri amici e parenti quando sono nel bisogno. Se Geremia non ha bisogno della terra, possiamo ancora dedurre, nelle circostanze di Gerusalemme in stato d'assedio, che suo cugino Canamèl ha un grande bisogno di denaro. Alcuni di noi, forse, che sostengono che gli affari sono affari, e dovrebbero essere condotti sempre secondo i più rigorosi principi commerciali, potrebbero pensare che, per quanto riguarda la questione della gentilezza verso un parente, il modo più inopportuno di dimostrarla è mescolarla con le questioni di affari. Come parente più prossimo, aveva il diritto di riscatto, ed era già suo in reversibilità in caso di morte del cugino; questo cugino essendo, come supponiamo, in difficoltà per mancanza di denaro, e Geremia essendo un uomo premuroso, ragionevole e di buon cuore, cede alla proposta del cugino, acquistando la terra per quello che vale, e forse per qualcosa di più. E se ci capitasse l'opportunità di aiutare un parente bisognoso in qualche modo, se con una ragionevole prospettiva di successo possiamo dargli un'altra possibilità, un nuovo inizio nella vita, aiutandolo ad aiutare se stesso, allora, guardando l'esempio di Geremia, penso che tutti potremmo sentire una voce che ci parla: e dicendo: "Va' e fa' lo stesso".

2.) Possiamo suggerire, come un'altra ragione di questo acquisto, l'interesse di Geremia per le generazioni future. Anatot era una delle città dei sacerdoti, e questo campo era proprietà ecclesiastica. Potrebbe benissimo essere, quindi, che, a meno che Geremia non l'abbia comprata, in quei tempi confusi potesse passare in altre mani, per cui si sarebbe alienata dai suoi sacri propositi, e così la legge di Mosè avrebbe subito una violazione. Era un ebreo, e sappiamo come gli ebrei guardavano al futuro e al passato a ritroso, collegando il passato al presente e il presente al futuro, trovando nel presente un punto focale in cui passato e futuro si incontravano, e quindi nell'unità della nazione che trovava la sua immortalità. Sappiamo che quel grande inno nazionale, quella preghiera di Mosè, l'uomo di Dio, inizia: "Signore, tu sei stato la nostra dimora in tutte le generazioni"; e sappiamo come si conclude: "Che la Tua opera appaia ai Tuoi servitori, e la Tua gloria ai loro figli, e renda stabile l'opera delle nostre mani su di noi, sì, l'opera delle nostre mani la renda stabile". Abbiamo una parola di profezia più sicura, prevediamo un futuro più glorioso, e sappiamo anche che anche per quanto riguarda questa vita il meglio che possiamo fare per coloro che verranno dopo di noi non è fare "acquisti", non comprare campi o case, non risparmiare fortune per i nostri figli, ma vivere devotamente, vite devote, simili a quelle di Cristo, lasceremo loro la migliore eredità

3.) Supponiamo, di nuovo, che Geremia, magnificando il suo ufficio di profeta, volesse che fosse chiaro che lui stesso credeva nelle sue stesse predizioni. Il paese doveva davvero essere desolato per settant'anni, avere i suoi sabati e giacere incolto; ma dopo quel tempo il popolo doveva tornare dalla sua cattività, prendere di nuovo gioioso possesso di case, campi e terreni: e questo particolare pezzo di terra, credeva Geremia, sarebbe poi tornato ai suoi legittimi proprietari, i sacerdoti e i leviti. Per quanto ci riguarda, non avendo alcuna pretesa di avere l'ufficio del profeta, cioè nel senso di predire, facciamo attenzione che la nostra pratica non sia in conflitto con la nostra teoria, che mettiamo in pratica ciò che predichiamo e così adorniamo la dottrina di Dio, nostro Salvatore, in tutte le cose. "La vostra conversazione sia come si conviene al Vangelo di Cristo".

4.) Infine, per riassumere tutto, possiamo dire che Geremia evidentemente credeva che fosse la volontà di Dio. Mi meraviglio molto di come chiunque si definisca cristiano possa mai esitare a fare ciò che crede essere la volontà di Dio, specialmente quando si tratta di qualcosa di semplice e facile da fare. A volte mi viene chiesto: Il battesimo è necessario per la salvezza? e io rispondo: No, mille volte, no. La salvezza precede il battesimo, e non ne è in alcun modo una conseguenza; ma certamente, se ammettiamo una volta che è la volontà di Dio, che abbiamo per essa subito l'esempio e il precetto del Signore, questo dovrebbe essere sufficiente per noi

(II.) I dubbi e le difficoltà di Geremia riguardo a questo acquisto. Appena completato, sembra che sia stato oppresso come da un fardello, il suo cervello annebbiato e il suo sistema nervoso reso irritabile da esso

1.) Forse sta cominciando a dubitare che, dopo tutto, abbia interpretato correttamente la visione, e le successive visite di Hanameel, nel senso che rendesse abbastanza certo che avrebbe accettato l'offerta del suo parente. Lo pensa ancora, come sembrerebbe, nel complesso, ma la sua mente si apre a un dubbio, ed è in una dolorosa perplessità di spirito

2.) Può anche darsi che sia angosciato al pensiero che forse la sua stessa fiducia nelle promesse di Dio, e il suo desiderio di dimostrare che credeva nelle sue stesse predizioni, possano essere rivoltati contro di lui. Gli sogghignanti, che comprendono così bene i motivi degli altri, potrebbero dire: "Non ditemi che quest'uomo è così altruista da dividere il suo denaro per un pezzo di terra di cui qualcun altro tra settant'anni godrà! Lui sa meglio di così, e si aspetta pienamente di prenderne possesso lui stesso"; e forse, udendo queste cose, poteva trovarsi nella condizione confusa del cristiano di Bunyan nella valle dell'ombra della morte, quando il malvagio demone gli sussurrava all'orecchio quei terribili pensieri che riusciva a malapena a distinguere dai suoi. Non c'è nulla di strano, inoltre, in un'esperienza come questa, che quando un uomo, agendo con la luce che ha, ha fatto ciò che gli sembra una cosa saggia e buona, per un certo tempo si verifica una sorta di reazione morbosa, per la quale sprofonda nello sconforto e nell'oscurità. E qui sta la differenza tra coloro che si allontanano e coloro che, perseverando fino alla fine, sono salvati: non che l'uno o l'altro sia esente da dubbi, conflitti e tentazioni; ma che in un caso questi sono ceduti e, nell'altro, la fede alla fine ottiene la vittoria su di essi

(III.) Come Geremia superò e risolse i suoi dubbi e le sue difficoltà. "Ho pregato il Signore". Non ci viene detto se abbia pregato o meno il Signore riguardo al suo acquisto prima di farlo. Forse non lo fece. Ci sono alcune cose che ci sembrano così chiare come questioni di dovere e di abitudine quotidiana, che non c'è bisogno di pregare per la guida divina al riguardo. Come disse il Signore a Mosè quando il dovere d'Israele era così chiaro: "Perché gridi a me? Parla ai figlioli d'Israele, affinché vadano avanti". Ma in ogni caso siamo sicuri che lo spirito di preghiera, l'elevazione continua del cuore a Dio, era in tutto ciò che Geremia aveva fatto. Ma quando lo troviamo a portare questa questione dell'"acquisto" specialmente davanti al Signore, cercando come fa aiuto, forza e grazia, nella debolezza, nella perplessità e nell'afflizione, siamo incoraggiati dal suo esempio a portare tutti i nostri affari al trono della grazia celeste, per quanto banali, meccanici e di routine possano essere. (J. W. Lance.)

La fede di un patriota nel futuro:

Questo è stato fatto coraggiosamente, per fare un acquisto in un momento simile, in cui il nemico si stava impadronindo di tutto. Famoso nella storia è quel romano che si avventurò nell'acquistare quel campo vicino a Roma in cui Annibale aveva piantato il suo accampamento. Ma i Romani non erano così in basso a quel tempo come lo erano i Giudei in quel momento. Un sorprendente parallelo con questa fiducia di Geremia, in mezzo a problemi vicini e presenti, riguardo alla gloria finale della sua nazione, è fornito nelle Memorie di Dante Gabriel Rossetti, recentemente pubblicate, il cui padre, Gabriel Rossetti, un patriota italiano che cercò asilo in questo paese, non perse mai la fede nel futuro della sua terra natale. Il suo biografo dice: "Quando morì nel 1854, le prospettive sembravano estremamente cupe; eppure il cuore e la speranza non si sono fermati in lui. L'ultima sua lettera che ho visto pubblicata è stata scritta nel settembre o nell'ottobre del 1853, e contiene questo passo, altrettanto forte e profetico: "L'Arpa Evangelica ... dovrebbe trovare libera circolazione in tutta Italia. Non dico come altri tre volumi inediti, che vedono tutti con amore per la patria e odio per i tiranni. Questi attendono un momento migliore, che verrà, siatene certi. L'attuale periodo fatale passerà, e serve a stuzzicare il desiderio universale. Guardiamo al futuro. Le nostre tribolazioni, cara Signora, non finiranno molto presto, ma finiranno alla fine. La ragione si è risvegliata in tutta l'Europa, anche se i suoi nemici sono forti. Passeremo diversi anni in questo stato di degrado; poi ci sveglieremo. Certamente non la vedrò, perché giorno dopo giorno, anzi, ora dopo ora, mi aspetto la morte tanto desiderata; ma lo vedrai." "

Nella terra per morire:

Mentre era rinchiuso nel cortile della prigione, forse legato da una catena che limitava la sua libertà, Geremia ricevette l'intimazione divina che suo zio sarebbe venuto presto da lui con la richiesta di acquistare la proprietà di famiglia ad Anatot. Questo lo spaventò molto; perché aveva una convinzione così chiara, che nutriva come divinamente data, dell'imminente rovesciamento del regno e della conseguente desolazione del paese. Non diede, tuttavia, alcun segno esteriore delle sue perplessità; ma quando il figlio di suo zio entrò nel cortile con la sua richiesta, il profeta acconsentì subito alla proposta e acquistò la proprietà per diciassette sicli (circa 2 sterline). Oltre a ciò, Geremia si preoccupò di far registrare e testimoniare l'acquisto con le stesse elaborate pene come se stesse per iniziare subito un'occupazione. I due atti di contratto, l'uno sigillato con i dettagli più privati del prezzo; l'altra aperta, e recante le firme dei testimoni, furono depositate sotto la custodia di Baruc, con l'ingiunzione di metterle in un vaso di terracotta e di conservarle. Probabilmente non furono riaperti fino al ritorno dalla prigionia. Ma Geremia non partecipò a quella felice scena. Egli fece come Dio gli aveva ordinato, anche se l'ombra di una grande oscurità si stendeva sulla sua anima, per la quale poteva trovare sollievo, come il Signore sulla Croce, solo nel ricorso al Padre. Egli cadde in terra per morire, come fa il seme, che contiene nel suo cuore un principio di vita, che può esprimersi solo attraverso la morte, e può benedire gli uomini solo quando la sua semina, in mezzo alla depressione e al decadimento dell'autunno, sarà stata completa

(I.) Ore di buio notturno. È solo nel servizio che tutto raggiunge la sua vita più piena. Un pezzo di ferro è condannato alla solitudine e all'inutilità fino a diventare parte di una grande macchina. Un uomo che vive una vita autosufficiente, di cui la gratificazione della propria ambizione e della propria individualità è lo scopo supremo, non beve mai i dolci dell'esistenza, né raggiunge il suo pieno sviluppo. È solo quando viviamo per Dio e, così facendo, per l'uomo, che siamo in grado di appropriarci della più rara beatitudine di cui la nostra natura è capace, o di dispiegare in tutte le proporzioni della piena crescita in Cristo. Nel senso più profondo, quindi, Geremia non poté mai rimpiangere di aver dato la forza e la misura dei suoi giorni al servizio degli altri. Ma nessuno può dedicarsi al servizio degli altri se non a costo di molto di ciò che questo mondo ha di più caro. Questo spiegherà le privazioni e i dolori a cui Geremia fu sottoposto. La morte ha operato in lui, perché la vita operasse in Israele e in tutti coloro che leggevano il libro della sua profezia

1.) È morto ai cari legami dell'amore umano. «Non prenderai moglie, né avrai figli né figlie in questo luogo», gli fu detto all'inizio. Ciò che aveva nel cuore apparteneva alla razza e non poteva essere riversato nella cerchia più ristretta della casa, del servizio sacerdotale del tempio o del piccolo villaggio di Anatot

2.) È morto per la benevolenza dei suoi simili. Nessuno può essere indifferente a questo. È facile fare o soffrire, quando l'abbaiare della vita viene trasportato dal vento favorevole, o l'aria freme di espressioni d'amore e di adulazione. Allora un uomo ha il coraggio di osare fare del suo meglio. Fu la sua amara sorte di incontrare fin dall'inizio un flusso incessante di vituperio e di antipatia. «Guai a me, madre mia», gridò tristemente, «che tu mi abbia partorito un uomo di contesa e di contesa per tutta la terra. Io non ho prestato ad usura, né gli uomini mi hanno prestato ad usura; eppure ognuno di loro mi maledice".

3.) È morto per l'orgoglio del patriottismo nazionale. Nessun patriota si permette di disperare del suo paese. Per quanto scure siano le nuvole tempestose e forte la corrente contraria, crede che la nave di Stato resisterà alla tempesta. Soffoca le parole di sconforto e depressione, per timore che generino sgomento. Ma Geremia fu spinto su una strada opposta. Un patriottismo più alto del suo non si è mai avventurato nell'ultima breccia. La sua fede in Israele faceva parte della sua fede in Dio. Ma si trovò costretto a parlare in modo tale che i principi proposero, non senza mostrare alcuna ragione, di metterlo a morte, perché indeboliva le mani degli uomini di guerra

4.) È morto per i dolci della libertà personale. Gran parte del suo ministero si svolgeva all'interno di una prigione. Più volte leggiamo che era stato rinchiuso e non era in grado di uscire

5.) È morto, anche, nel significato che era solito attribuire alle sue profezie. Fino al momento in cui Geova gli aveva ordinato di acquistare la proprietà di Canamèl, non aveva mai messo in dubbio l'imminente destino di Gerusalemme. Doveva certamente e inevitabilmente essere distrutta dalla spada, dalla carestia, dalla pestilenza e dal fuoco. Ma ora la Parola di Dio, esigendo un atto di obbedienza, sembrava indicare che la terra doveva rimanere sotto la coltivazione delle famiglie che la possedevano

(II.) Il comportamento di Geremia. Ma in mezzo a tutto questo ha tratto conforto e sostegno in tre direzioni principali

1.) Ha pregato. Prendete questo estratto dal suo diario: "Ora, dopo che ebbi consegnato l'atto di acquisto a Baruc, figlio di Neria, pregai l'Eterno, dicendo: Ah, Signore Iddio!" Non c'è aiuto per l'anima turbata come quello che viene attraverso la preghiera

2.) Si è riposato sulla parola di Dio. L'anima del profeta è stata nutrita e nutrita dalla parola divina. "Le tue parole sono state trovate", grida, "e io le ho mangiate, e le tue parole sono state per me la gioia e l'allegrezza del mio cuore".

3.) Si è attenuto fedelmente al sentiero del dovere. "E ho comprato il campo". Non sempre accade che il nostro servizio agli uomini sia accolto con il rifiuto, la cattiva volontà e il duro trattamento; Ma quando lo fa, non ci dovrebbero essere sterzate, né indietreggiamenti, né indietreggiamenti. La feroce raffica carica di neve, che ti sbatte dritta tra i denti, non è così piacevole come il respiro dell'estate, carico del profumo dell'erica; ma se riesci a vedere la pista, devi seguirla. Essere ovunque fuori da esso, a destra o a sinistra, sarebbe estremamente pericoloso. Tali sono i luoghi di villeggiatura dell'anima nelle sue stagioni di angoscia

(III.) Compensazioni. A tutte le valli ci sono montagne, a tutte le profondità altezze; per tutte le ore di mezzanotte ci sono ore di alba; per il Getsemani, un Oliveto. Non possiamo mai rinunciare a nulla per Dio o per l'uomo, senza scoprire che al momento dell'abbandono Egli comincia a rendere come aveva predetto al profeta; "Per il rame farò venire l'oro, per il ferro farò venire l'argento, e per il legno il rame, e per le pietre il ferro". Né Dio trattiene queste compensazioni per quel nuovo mondo, "dove la luce e le tenebre si fondono". Sarebbe stato lungo aspettare, se fosse stato così. Ma qui e ora apprendiamo che ci sono compensazioni. Il primo movimento della vita egoistica può metterci a dura prova, l'indifferenza dei nostri simili è difficile da sopportare; ma Dio ha cose da rivelare e da dare, che superano le più sfrenate immaginazioni dell'anima egocentrica. Così Geremia lo trovò. I suoi risarcimenti sono arrivati. Dio divenne il suo Consolatore e asciugò le sue lacrime; e gli aprì la vista del futuro, lungo i cui lunghi corridoi vide il suo popolo ripiantato nella propria terra. Vide uomini che compravano campi per denaro, e sottoscrivevano atti e li sigillavano, come aveva fatto lui. C'era anche una compensazione nella fiducia con cui Nabucodonosor lo trattava e nell'evidente fiducia che il suo popolo decimato riponeva nelle sue intercessioni, come vedremo. Così sarà per tutti coloro che cadranno in terra per morire. Dio non li dimenticherà né li abbandonerà. La tomba può essere buia e profonda, l'inverno lungo, il gelo acuto e penetrante; ma verrà la primavera, e la pietra sarà rotolata via; e lo stelo d'oro ondeggia al sole, portando la sua corona di frutti; e gli uomini prospereranno sul pane della nostra esperienza, il prodotto delle nostre lacrime, delle nostre sofferenze e delle nostre preghiere. (F. B. Meyer, B. A.)

Versetto 8 Allora seppi che questa era la Parola del Signore.

Nessuno che capisca, e ancor meno colui che apprezza, la vita come una sacra opportunità di fare qualcosa per il mondo prima di morire, non abbia spesso desiderato di poter oltrepassare i limiti del presente e capire quale sarà il risultato della sua azione, in modo che, con la più ampia esperienza del futuro, Potrebbe andare meglio armato contro i problemi sconcertanti e le condizioni di dovere che lo assalgono nel presente. Se solo avessimo l'educazione che verrà in futuro, come dovremmo essere protetti contro gli errori del presente! E così proviamo una certa impazienza contro il tempo. Ora, l'episodio riportato in questo capitolo ci suggerisce esattamente questo pensiero del modo in cui il tempo può rimproverare la nostra temerarietà e rimproverare anche la nostra ottusità. L'incidente che viene registrato è molto semplice, ma è suggestivo e significativo. Una sorta di sogno, come potremmo chiamarlo, passò per la mente di Geremia, allora in carcere a causa della rabbia gelosa del re. Qualunque cosa fosse, era un ebreo nel cuore, e aveva quella capacità che era singolarmente, suppongo, posseduta dall'ebreo: l'amore tenace per la terra che lo aveva dato alla luce. Era una gioia per lui pensare che la terra che era stata data da Dio ai suoi antenati apparteneva, in successione all'eredità di famiglia, al suo parente di quel tempo; e gli passò per la mente il sogno che forse sarebbe arrivato il momento in cui avrebbe avuto l'opportunità di diventare il possessore della sua eredità ancestrale. Questo era il suo pensiero. Gli venne in mente come un sogno; in seguito lo descrive come la direzione della Parola del Signore che viene a lui. Ma non fu, immagino, realizzata come la Parola di Dio nel primo momento del suo avvicinamento: fu solo una circostanza successiva - un incidente reale accaduto nella sua vita - che gli permise di vedere che il primo pensiero suggerito era, in effetti, la Parola del Signore. Ora, il primo pensiero che sorge naturalmente da una cosa del genere è questo. Possiamo agire in base alle nostre prime impressioni, le nostre impressioni possono essere molto forti ed esse possono essere pronte a collegarsi con le nostre ambizioni naturali, ma non è ogni impressione ad essere la parola di luce, e ancor meno la Parola del Signore. La religione si divide molto spesso, se dovessimo classificarla, in due famiglie o tipi. È stato spesso fatto oggetto di mere impressioni mentali. La presenza dello Spirito, la coscienza di uno spirito che opera dentro di noi, è stata messa in risalto a tal punto che alla fine gli uomini, spinti dal loro impulso o dalla suggestione di qualche impressione passeggera, hanno commesso atti di violenza e di torto che la coscienza comune dell'umanità condanna. Vale a dire, le impressioni precoci, le impressioni forti, anche le impressioni che saltano con lo spirito di ciò che crediamo giusto, le impressioni che si sposano con i nostri cari sogni, per quanto possano giustificarsi con l'esercizio della nostra coscienza immaginativa, non devono essere accettate in se stesse come vere suggestioni divine. Dobbiamo aspettare la luce di altre circostanze. L'autorità nella religione non è mai da una parte o dall'altra; L'autorità non è mai completamente dentro, né ancora completamente fuori. Se è interamente interiore, è aperto alla dichiarazione di essere una mera impressione soggettiva; se è completamente esterno, non attribuisce alcun peso alla natura spirituale dell'uomo e non riceve alcuna risposta dalla sua coscienza. Ma, quando arriva a noi questo che, da una parte, si lega alla nostra natura interiore, e con la sua stessa presenza dominante ci fa sentire che è vero, e porta ad esso anche l'evidenza verificante di un'opportunità provvidenziale, allora il dovere balza in alto e può sguainare la spada, perché sa di non essere vittima di un'impressione passeggera da sola, ma che due cose, la legge esterna e la legge interiore, si sono combinate nella sua vita, allora egli può sapere che anche questa è la Parola del Signore. Ma se, da un lato, un incidente come questo può essere preso per rimproverare l'impulsività temeraria di uomini che vorrebbero agire in base alle proprie impressioni soggettive, esso testimonia anche, e penso ancora più sorprendentemente, contro la nostra ottusità, che non riesce a percepire il vero significato degli incidenti della vita così come accadono. Fu un'impressione nella mente di Geremia, e fu solo in seguito, quando si verificò la luce di quella successiva circostanza della visita di Canamèl, che egli ne percepì il pieno significato. "Allora seppi che questa era la Parola del Signore". Ora notate che questa esperienza è molto vera nella nostra vita ordinaria. Quante volte ci è capitato di non riuscire a comprendere appieno il valore delle nostre opportunità, fino a quando le circostanze successive non hanno gettato nuova luce sul loro significato! Per prendere l'esempio più semplice che ci viene in mente, siete in mezzo a una folla; Stai guardando con ansia perché è una folla dove sono riunite molte delle celebrità della vita; e dopo che sei passato, qualcuno ti dice all'improvviso: "L'hai visto?" e subito ti balena il pensiero: sei stato vicino a colui di cui hai sentito il nome, di cui forse hai letto le opere, di cui hai avuto il più grande desiderio di avere una certa conoscenza. Proprio in quel momento la circostanza successiva dell'espressione del tuo amico ti balenò in mente il vero significato di ciò; Siete stati vicini a quella grandezza che avete adorato, avete perso l'opportunità. Oppure ci sono incidenti nella tua vita. Non hai mai avuto un amico che in gioventù era il tuo compagno familiare? Hai giocato con lui, hai studiato gli stessi compiti con lui; E ora la vita si è divisa, e lui è salito alla grandezza, e noi rimaniamo dove eravamo al livello ordinario della vita. La gente ci incontra e ci dice: "Lo conoscevi; raccontami alcuni episodi della sua giovinezza." Ma ora l'oscurità del passato si ripresenta nella tua memoria, e tutti gli aneddoti sono svaniti; La moltitudine di altre vicende ha oscurato il tuo ricordo. Ma poi, alla luce di questa grande maturità, sai di essere stato al fianco di uno che possedeva un genio cospicuo, uno del quale diresti: "Se avessi sposato quelle storie del passato; se l'avessi osservato, perché la sua vita avrebbe avuto un senso ulteriore per me se fossi stato uno che avesse notato attentamente le caratteristiche, i tratti del suo talento, della sua vita". In altre parole, le circostanze successive ci impongono costantemente l'ottusità con cui abbiamo affrontato gli incidenti della vita così come si sono verificati. E sicuramente questa è la testimonianza comune della storia. Qual è la storia di tutto il progresso umano? Qual è la storia della vita letteraria? "Chi ha ucciso Giovanni Keats?" è stato spesso chiesto. Per gli uomini del suo tempo non era che un giovane rozzo, pieno di una specie di rozzo desiderio di fama poetica; ma ora riconosciamo il genio che vi risiede; Torniamo indietro e diciamo quanto sia vero che gli uomini del loro tempo non hanno riconosciuto la gloria di questi uomini, li hanno perseguitati e li hanno lasciati morire di fame, e poi hanno costruito i loro monumenti. È lo stesso nella storia di nostro Signore. Non siete sorpresi che la stessa cosa si sia adempiuta nella vita di Colui che era in ogni punto come noi: tentato, ma senza peccato. Diciamo: "Se fossimo vissuti in quei giorni, la nostra mano non si sarebbe alzata contro quella vita sacra, avremmo strappato la corona di spine dalla Sua fronte, avremmo accolto la Sua missione, lo avremmo adorato". Ma gli uomini di quel tempo non videro la bellezza di doverlo desiderare. "Tu sei un samaritano e hai un demonio", furono le parole con cui fu accolto. Giovanni Battista fece notare la loro ottusità: "C'è in mezzo a voi uno che voi non conoscete". Ma dimentichiamo che questo può essere vero in noi. Anche in mezzo a noi Cristo sta e noi non riusciamo a riconoscerlo. Perché stiamo continuamente visitando con la nostra severa critica l'ottusità del passato, quando possiamo essere ottusi noi stessi, ottusi al dovere, ottusi alle opportunità, ottusi al significato dell'epoca in cui stiamo vivendo, ottusi alla chiamata stessa di Dio, ottusi alla presenza di Cristo? Ogni dovere, ogni opportunità di gentilezza, ogni episodio della nostra vita, se siamo vivi per vederlo nella sua luce più brillante, nel suo vero significato, non sarà mai considerato banale e insignificante. Quando cominciamo a vedere la luce, quando la luce brillerà su di essa, quando la tomba si aprirà su di noi, questo stesso lampo della circostanza che chiamiamo morte potrà risplendere così di nuovo sugli incidenti banali della nostra vita, che ci renderemo conto per la prima volta che quelle cose banali, quei doveri a cui mi sono sottratto, quelle cose dalle quali mi allontanavo, pensando che non avessero alcun significato, anche quelle erano la Parola del Signore. Posso dunque chiedervi di osservare l'applicazione di quella verità, che il tempo ci rivela la nostra ottusità in relazione a certi aspetti della nostra vita?

1.) In primo luogo, le circostanze della presenza di Dio. Siamo spesso disposti a dire che la nostra sorte in questo secolo è gettata in quelle che potremmo definire circostanze sfavorevoli per la fede. Gli splendidi miracoli non accadono più. La presenza di Dio non potrebbe essere altrettanto reale tra gli aspetti ordinari e convenzionali della nostra vita quotidiana: nel sole che sorge e tramonta, nei raccolti che vengono seminati e mietuti? E non potrebbe anche essere che venga l'ora in cui la luce di una nuova combinazione di circostanze potrebbe risplendere sulla nostra vita presente o passata al punto da rivelarci: "Dio era davvero lì"?

2.) O prendilo in relazione a quelle che potremmo chiamare le circostanze provvidenziali della vita. Non avete mai avuto la sensazione che il vostro fardello nella vita sia più grande da portare di quello del vostro prossimo? Pensiamo che gli altri che vanno allegramente per il mondo abbiano meno afflizioni di noi; Vorremmo poter cambiare con loro. Ma supponiamo che il Signore Onnipotente ti venga incontro, che comprenda esattamente le condizioni della carne e del sangue, che conosca quelle condizioni speciali che hai ereditato attraverso la lunga successione dei tuoi antenati, se venisse da te e dicesse: "Sto per attirare su di te questo dolore: perderai pecuniariamente, o avrai questa malattia, o quello vero sarà spazzato via dal tuo costato; Ti chiedo di portare per amor Mio, figlia Mia, questo fardello; e se questo misura la tua forza, so esattamente cosa puoi sopportare; e conosco anche la dolce e gloriosa munificenza della grazia che verrà a te per portarla in esso". Nessuno di noi con il volto della forza di Dio che guarda nel nostro, e il sorriso di Dio che ci incoraggia alla pazienza e alla forza d'animo, sopporterebbe mai di ritrarsi dal fardello; Cingeremmo i lombi della nostra natura per sopportare qualunque cosa fosse: dolore, lutto, perdita. Ma ciò che faremmo se Dio ci parlasse così, è sicuramente ciò che potremmo avere la fede di fare, visto che le circostanze successive potrebbero semplicemente balenare su di noi questa rivelazione: "È stato Dio, in verità, che ha portato su di me quel peso". Quella perdita, quel lutto, quella malattia, sono stati portati dalla mano amorevole di Dio, che ha cercato di aiutarti attraverso la disciplina della vita a una fede e a uno spirito migliori e più veri

3.) Infine, vorrei chiedervi di vedere la luce che quel pensiero getta sulle suggestioni del dovere: dovere, severa figlia della voce di Dio. Se questo ha un significato, ha un diritto sulla tua vita e sulla mia. Ma quello che vi chiedo di osservare è questo. Non ci rendiamo mai conto dello splendore e del significato dei doveri che ci vengono imposti, quando vengono misurati dalla nostra piccola vita; Sembrano così insignificanti. Guardate per un momento il profeta. Ciò che fece, da un certo punto di vista, si potrebbe dire che era semplicemente il desiderio di un uomo di possedere una certa proprietà terriera, semplicemente il desiderio di un uomo di poter essere in possesso della sua eredità ancestrale; ma quando si presentò l'occasione, disse: "Questo suggerimento è la Parola del Signore". Perché la sua azione non era più un'azione commerciale fatta tra lui e il suo parente; divenne allora una grande azione, tipica, rappresentativa, che manifestava a Israele il vero atteggiamento di forza con cui Israele doveva affrontare i suoi pericoli. Come l'antico romano, era l'acquisto della terra mentre il nemico era in possesso che dava dignità alla sua azione. Il Romano, con la sua azione, disse: "Anche se il nemico è alle porte, io non dispero per il benessere della repubblica". L'azione di Geremia diceva di più: "Non credo che un solo pezzo del suolo sacro sarà mai in possesso permanente dei nemici di Dio"; e fu quindi lo splendore, il significato, dell'azione che gli balenò addosso nel momento in cui si presentò l'opportunità dell'acquisto; E quello che una volta era un sogno è diventato realtà. E poté così dimostrare al popolo la realtà della sua fede nella speranza e nel destino di Israele. Il significato e il significato di quell'azione nessuno dei suoi compatrioti poteva negarlo, perché era pronto a rischiare il suo denaro. Questo è lo spirito di tutto questo. Ogni dovere costa qualcosa: costa qualche fatica, qualche fatica, qualche pensiero, un po' di denaro. Il dovere, qualunque cosa ci sia nella tua vita, non è sempre una cosa facile, a meno che la tua natura non sia stata celestializzata e il dovere sia diventato una delizia. Ma questo, dopo tutto, appartiene piuttosto ai livelli più alti della vita che a quelli comunemente attribuiti all'umanità. Il dovere sarebbe meno nobile se il dovere fosse facile? Non è proprio perché la ripida salita su cui si sale è rocciosa; perché a volte devi cadere e arrampicarti sulle mani e sulle ginocchia prima di poter arrivare all'altezza dove risplende la luce di Dio; perché significa spendere la fama, il denaro, qualunque cosa sia; perché il dovere è sottorto, che quindi il dovere è nobile? Costa qualcosa; e l'uomo che parla con disinvoltura del dovere, ma non è mai pronto a pagare il prezzo del suo dovere, ad acquistare il suo dovere stabilendo un prezzo presente, sia di denaro che di tempo, quell'uomo, checché altro possa dire, non crede nello splendido imperativo del dovere, non crede nella voce di Dio dietro di esso. Se ora voglio correggere l'ottusità della mia vista ed essere illuminato da quella luce che mi permetterà di percepire che la luce divina è lì, che mi permetterà di udire in ogni chiamata la voce del Signore, quale sarà il mio miglior mezzo per raggiungere questo obiettivo? Lasciate che il passato illumini il presente; Torna indietro sulla tua vita e osservala. Ora potete percepire esattamente dove avete sbagliato la strada, perché ora sapete che, se aveste fatto questo o omesso di fare quello, se non foste stati vittime di quell'illusione, vi sareste trovati in una posizione diversa. Ora vedi che quella voce al tuo fianco era davvero la voce del Signore. Lasciate che il passato illumini il presente. Non trattare i doveri come banali e banali, perché come la tua vita presente illumina la tua vita passata e ti mostra come la voce di Dio sia stata in essa, così il futuro può illuminare i doveri che ti attraggono oggi. Diciamo spesso che i morti sono canonizzati nella nostra memoria. Quando passano con la loro grandezza, sembra che si muovano dalla folla degli uomini e marciano con passi maestosi, e prendono posto nelle grandi sale da banchetto di coloro che la memoria considera illustri e cari; e da quelle sale da banchetto guardano giù con occhi colmi di rimprovero, perché non li apprezziamo come vorremmo. Così i nostri doveri, canonizzati dalla luce che il presente getta su di essi, marciano maestosi davanti a noi; Essi prendono posto in alto, e ci sono rimproveri nei loro occhi; e il futuro avrà rimproveri come questo, se non percepiamo la voce del Signore al nostro fianco. La cosa reale che offusca i nostri occhi è la luce limitata che portiamo, misurando tutti gli incidenti della vita da soli. Porta la luce più grande. Ebbene, quell'antico romano portò una luce più ampia, quando vide nell'acquisto della terra non il proprio guadagno privato, ma il benessere della repubblica. Vedeva il suo dovere alla luce più ampia del benessere degli uomini e delle donne che lo circondavano. Lasciate che siate alla luce degli interessi degli altri uomini, lasciate che siano alla luce del benessere di coloro che vi circondano, e allora non potrete dire che i doveri sono insignificanti, allora la loro voce sarà per voi la voce del bisogno dell'umanità, e vedrete una dignità nell'obbedirle. Considera ogni azione della tua vita, non in relazione a te stesso o agli uomini e alle donne che ti circondano, ma in relazione a Dio. Lascia entrare quella luce più grande. Allora ogni tua azione ha il suo significato trascendente; allora la Sua voce divina si rivolge a te; allora dite: "Ogni abitudine che contraggo, ogni parola che dico, ogni opportunità che perdo, può essere un'opportunità Divina trascurata, la voce Divina riaccesa". (Bp. Boyd Carpenter.)

Versetto 14 Prendete queste prove, ... e li mise in un vaso di terracotta. - Prove sigillate e aperte:

Farò una parabola, non per mettere in evidenza ciò che insegna il testo, ma per usarlo in modo parabolo. Quando Geremia acquistò questo pezzo di terra, gli fu trasferito da due documenti. Il primo era un atto di proprietà, redatto e firmato da testimoni e poi sigillato, da non aprire più a meno che non fosse necessario per risolvere una controversia. Quello era il suo vero titolo di proprietà. Poi c'è stata una controparte di questo trasferimento fatta e firmata da testimoni. Questo non era arrotolato e non sigillato; ma lasciato aperto, in modo che Geremia potesse farvi riferimento, e che, quando lo si desiderava, l'atto aperto potesse essere letto ed esaminato da altri. Ora, per quanto riguarda la nostra redenzione, la nostra eredità che Cristo ha comprato per noi, ad un prezzo immenso, anche noi abbiamo due serie di prove. L'uno è sigillato da tutti gli occhi tranne che dai nostri; in parte, potrei anche dire che è sigillato ai nostri stessi occhi. L'altro, il corrispettivo di ciò, altrettanto valido, è aperto a noi stessi e aperto agli altri

(I.) Le Prove Sigillate Della Nostra Fede, le prove che sono sigillate, almeno in una certa misura, dai nostri simili

1.) E, in primo luogo, direi, tra le prove sigillate c'è questa: la Parola del Signore è giunta a noi con potenza. Se qualcuno si chiedesse: "Ho io diritto al patto di grazia e a 'tutte le cose' che sono nostre, se siamo in quel patto? Ho diritto al possesso acquistato? Ho io diritto al Signore Gesù Cristo e a tutto ciò che viene a coloro che credono in Lui?" In parte, la risposta deve essere: "La Parola del Signore è forse giunta a voi con potenza, non come parola di uomo, ma come è in verità, la Parola di Dio?" C'è un'influenza mistica, un'unzione divina, che in molti casi accompagna realmente la Parola di Dio, in modo che entri nel cuore, sparga una radiosità sull'intelletto, riversi un fiume di deliziosa pace e gioia sull'anima, e influisca su tutto l'essere mentale e spirituale in un modo che nient'altro fa. Non si può spiegare questo agli altri; Lo sai tu stesso? Se è così, quella sarà per te la prova sigillata che l'eredità eterna è tua. Il Signore ti ha dato la percezione spirituale di queste cose

2.) La prossima di queste prove sigillate è questa: se davvero questa eredità celeste è nostra, abbiamo una fede vivente nel Signore Gesù Cristo. "A tutti quelli che l'hanno ricevuto, egli ha dato il potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome".

3.) Un'altra prova sigillata del nostro interesse per Cristo è che abbiamo la vita in Gesù. Ti sei elevato dalla sfera inferiore della semplice vita animica alla condizione superiore della vita spirituale, ed ora ti associ a Dio, parli con Cristo, sei divenuto familiare con le cose celesti e sei innalzato per sedere nei luoghi celesti con Cristo Gesù

4.) Questo mi porta alla quarta evidenza, che è che ora abbiamo comunione con Dio nella preghiera. Il profeta Michea disse: "Il mio Dio mi ascolterà", e se puoi veramente dire lo stesso dalla tua anima, hai una prova benedetta che sei un erede del cielo

5.) Considero molto importante tra le prove sigillate della nostra eredità il fatto che abbiamo il timore di Dio davanti ai nostri occhi. Quel santo timore di Dio, quella consapevolezza della Sua maestosa presenza, quel timore di fare qualcosa contro la Sua volontà, quel tenero, amorevole, timore filiale, che l'amore non scaccia, ma piuttosto nutre e custodisce, colui che ha questo santo timore è un figlio di Dio

6.) Un'altra prova è questa: abbiamo supporti segreti nel momento dell'avversità. "Sotto ci sono le braccia eterne"; sei sostenuto quando sopporti un dolore terribile, confortato in una profonda depressione di spirito, rafforzato per l'opera per il quale solo in te stesso sei del tutto disuguale, sollevato con santa gioia in mezzo a crudeli calunnie; Sicuramente questa è una prova sufficiente per te

7.) Un'altra prova sigillata è l'amore segreto che il figlio di Dio ha per tutti gli altri figli di Dio. "Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli". Per quanto riguarda l'amore che abbiamo per Gesù, "Noi lo amiamo perché Egli ci ha amati per primo", e il nostro amore per Lui è una delle prove del Suo amore per noi. Anche noi gioiamo in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo

8.) Quei conflitti interiori che hai ora, quella lotta nella tua anima tra il bene e il male, l'uomo nuovo che cerca di ottenere la vittoria sulla vecchia natura corrotta, tutte queste sono le tue prove sigillate. Così sono anche le vittorie che Dio ti dà, quando calpesta le cattive passioni sotto i piedi del neonato Uomo-bambino, che è l'immagine di Cristo dentro di te, quando conquisti te stesso, quando sottometti l'ira, quando vai avanti per fare, con la forza di Dio, ciò da cui la tua natura si ritrarrebbe; tutte queste sono prove benedette, firmate e sigillate, da arrotolare e riporre, per essere viste solo da occhio tuo e dall'occhio dell'Altissimo

(II.) Le prove aperte della nostra fede

1.) La prima di queste prove che siamo figli di Dio deve essere la Parola aperta di Dio stessa. Leggo la Bibbia e dico: "Beh, se questo Libro è vero, io sono un uomo salvato; se questa è veramente una rivelazione divina, allora sono salvato". Carissimi, avete voi questa prova aperta della vostra salvezza? Questa è la migliore prova in tutto il mondo

2.) Accanto a ciò, la prova aperta del nostro diritto all'eredità è un profondo cambiamento di vita come altre persone possono vedere. È così per te? C'è stata una crisi distinta nel tuo essere? Sei stato convertito dalle tenebre alla luce? Sei stato portato dal potere di Satana a Dio?

3.) Un'altra prova aperta è la separazione dal mondo. Un uomo che è veramente un figlio di Dio non può, dopo la sua conversione, associarsi con i suoi vecchi compagni

4.) La prossima prova aperta si trova nell'unione con il popolo di Dio, facendone i tuoi compagni, provando diletto in esso

5. Una prova aperta molto chiara è la rigorosa onestà, la rettitudine e l'integrità negli affari. La tua parola deve essere il tuo vincolo, e devi fallire negli affari piuttosto che fare la più piccola cosa che sarebbe contraria alla più rigorosa integrità

Una prova molto evidente di un cambiamento di cuore, e del nostro possesso dell'eredità, è la disponibilità a perdonare

7.) Un'altra prova aperta è quella che spesso riceviamo, e non ci piace, cioè l'opposizione del mondo. Grazie a Dio, Isacco, quando Ismaele si prende gioco di te; poiché è segno che tu sei del vero seme, e che Ismaele non lo è

8.) Un'altra prova aperta, e molto dolce, è una santa pazienza nel momento dell'avversità, e specialmente nell'ora della morte

(III.) Gli usi a cui destiniamo queste prove

1. Uno di questi è che spesso ci danno conforto. Toglie il pungiglione da ogni problema quando sappiamo che l'eredità celeste è sicuramente nostra

2.) D'altra parte, queste prove rispondono alle ingiuste accuse di Satana quando viene e dice: "Tu non sei un figlio di Dio".

3.) E soprattutto, penso che dovremmo valorizzare queste prove perché saranno prodotte in tribunale all'ultimo giorno. Questa è la cosa più solenne di tutte. "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere": e così via. Egli produce questa prova di un'opera di grazia nei loro cuori, e dice loro: "Venite, benedetti dal Padre mio", ecc. (C. H. Spurgeon).

Versetto 17. Tu hai fatto il cielo e la terra. - La creazione - un argomento per la fede: -

Vorrei che nella religione di questi tempi moderni avessimo un'infusione più potente di questa fede eroica in Dio. Quando Edward Irving predicò quel memorabile sermone riguardante il missionario, che pensava fosse destinato ad andare avanti senza borsa o bisaccia, e confidando solo nel suo Dio, per predicare la Parola, un urlo salì al cielo contro l'uomo come un fanatico. Dicevano che era visionario, poco pratico, pazzo, e tutto perché aveva osato predicare un sermone pieno di fede in Dio. Se ancora una volta potessimo, come il mondo, essere appesi a nient'altro che alla semplice potenza e provvidenza di Dio, sono sicuro che troveremmo un modo di vivere benedetto e sicuro, glorioso per Dio e onorevole per noi stessi

(I.) Per stimolare l'evangelista. E chi è l'evangelista? Ogni uomo e donna che ha gustato il Signore è misericordioso. Ecco il tuo incoraggiamento: l'opera è di Dio e il tuo successo è nelle mani di Colui che ha fatto il cielo e la terra

1.) Ricorda che il mondo è stato creato dal nulla. Lui parlò e fu fatto; Egli comandò, e la decisione si fermò. Il caso del peccatore è parallelo. Tu dici che non c'è nulla nel peccatore. Sì, allora qui c'è spazio per un lavoro di ricreazione; che l'Eterno Dio venisse, e con il Suo braccio teso per creare un cuore nuovo e uno spirito retto, e mettere la Sua grazia dove prima non c'era

2.) Ma non hai nessuno che ti aiuti o vada avanti nel tuo lavoro con te. Quando Dio ha creato il mondo, e lo stesso Dio è con te, ha operato da solo

3.) Ma tu rispondi: "Il mio dolore non risiede tanto nel fatto che sono solo, quanto nel triste fatto che sono molto consapevole della mia debolezza e della mia mancanza di adattamento per il mio lavoro particolare. Io non sono sufficiente per queste cose; ma piuttosto mi sento come Giona, per fuggire a Tarsis, per sfuggire al peso del Signore contro questa Ninive". Sì, ma rivolgi di nuovo i tuoi pensieri alla creazione. L'Eterno non aveva bisogno di strumenti nella creazione. Egli non salva con la forza dell'uomo, né con l'erudizione umana, con l'eloquenza e con il talento. È la Sua forza, e non la forza o la debolezza degli strumenti a cui dobbiamo guardare

4.) Ti lamenti ancora e dici: "Ahimè! è poco quello che posso dire! Quando parlo, riesco a pronunciare solo poche parole chiare, vere e sincere, ma non potenti. Non ho il potere di supplicare le anime con le lacrime e lo zelo serafico di un Whitfield. Posso solo raccontare la storia della misericordia in modo semplice, e lasciarla lì". Ebbene, e Dio non ha creato tutte le cose con la Sua nuda parola? In questo giorno, il Vangelo non è forse in se stesso la verga della forza di Geova? Non è forse la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede?

5.) Un altro supplica: "Tu non sei consapevole dell'oscurità del quartiere in cui lavoro. Lavoro in mezzo a un popolo arretrato, poco intelligente, ignorante. Non posso aspettarmi di vedere frutti lì, per quanto io possa faticare". Ah! Fratello, e mentre parli così non vedrai mai alcun frutto, perché Dio non dà grandi cose agli increduli. Ma per incoraggiare la tua fede, lascia che ti ricordi che è l'Iddio che ha fatto i cieli e la terra colui su cui devi appoggiarti

6. "Sì", dice uno, "ma gli uomini tra i quali lavoro sono così confusi nelle loro nozioni che hanno cambiato le tenebre per luce e la luce per tenebre; il loro senso morale è smussato; se cerco di insegnare loro, le loro orecchie sono intorpidite e i loro cuori sono addormentati. Inoltre, sono pieni di vani chiacchieri e si oppongono alla verità; Sopporto molte contraddizioni dei peccatori, ed essi non accetteranno la verità nell'amore di essa". Lo Spirito Santo non ha forse aleggiato con ali ombrose sulla terra quando era caos? Non ha forse fatto emergere l'ordine dalla confusione?

7. "Ah", dite, "sono tutti così morti, così morti!" Sì, e ricordate come le acque producevano vita in abbondanza; e come la terra ha prodotto i rettili e il bestiame secondo la sua specie; e come, infine, l'uomo sia stato fatto dalla polvere stessa della terra

8.) Guardate quanto è bella e gloriosa questa terra ora! Le stelle del mattino canteranno insieme e i figli di Dio grideranno di gioia! E credi tu che Dio non possa rendere un cuore così bello nell'uomo, e farlo germogliare e fiorire, e brulicare di vita santificata?

(II.) Incoraggiare il richiedente. Molti veramente desiderosi di essere salvati sono pieni di dubbi, difficoltà e domande

1.) La tua mente è così oscura. "Non riesco a vedere Cristo", dice uno; "Mi sento ottenebrata; è tutta oscurità, densa come la notte per me". Sì, ma poi c'è la domanda: Dio può rotolare via questa notte? E la risposta arriva: Colui che ha detto: "Sia la luce", e la luce fu, può certamente ripetere il miracolo

2.) Un altro dei tuoi dubbi sorgerà dal fatto che ti senti così debole. Non puoi fare quello che vorresti. Lasceresti il peccato, ma cadresti comunque in esso; vorrebbe aggrapparsi a Cristo, ma non può. Poi arriva la domanda: Dio può farlo? E noi rispondiamo: Colui che ha fatto i cieli e la terra senza aiuto, può certamente salvarti quando tu non puoi farne a meno

3. "Sì", dici di nuovo, "ma sono in uno stato d'animo così terribile; C'è una tale confusione dentro di me; Non so dire che cosa mi succede; Non so chi sono; Non riesco a capire me stesso". Il mondo non era forse così come un tempo, e tutta la bellezza di tutti i paesi non è forse sorta da questa terribile confusione?

4.) C'è più speranza nel tuo caso che nella creazione del mondo, perché nella creazione non è stato fatto nulla prima. Il piano fu disegnato, senza dubbio, ma non fu fornito alcun materiale; nessun deposito per raggiungere lo scopo. Ma nel tuo caso il lavoro è già fatto, in anticipo. Sull'albero insanguinato Cristo ha portato il peccato; nella tomba ha vinto la morte; nella risurrezione ha strappato per sempre i legami della tomba; nell'ascensione ha aperto il cielo a tutti i credenti; e nella Sua intercessione supplica ancora per coloro che confidano in Lui

5.) Ancora una volta, Dio ha fatto in te qualcosa di più di quanto non fosse fatto prima di creare il mondo. Il vuoto non gridò: "O Dio! crea me". L'oscurità non poteva pregare: "O Signore! dammi luce". La confusione non poteva gridare: "O Dio! ordinami all'ordine". Ma guarda cosa ha fatto per te! Egli ti ha insegnato a gridare: "Crea in me, o Dio, un cuore puro, e rinnova in me uno spirito retto".

6.) Era nel potere di Dio fare il mondo o no, proprio come Gli piaceva. Nessuna promessa lo vincolava; nessun patto gli imponeva che il Suo braccio fosse steso. Peccatore, il Signore non è tenuto a salvarti se non dalla Sua stessa promessa, e quella promessa è: "Colui che invoca il nome del Signore sarà salvato". Egli non può trattenersi dal salvarti se lo invochi

7.) È certo che nel tuo caso c'è più spazio perché Dio glorifichi Se stesso di quanto non ce ne fosse nella creazione del mondo. Nel creare il mondo Egli glorificò la Sua sapienza e magnificò la Sua potenza, ma non poté mostrare la Sua misericordia

(III.) Per confortare i credenti. Lei è molto turbato, vero? È un destino comune a tutti noi. E tu non hai nulla sulla terra a cui affidarti ora, e stai per essere gettato solo sul tuo Dio? Felice afflizione che ti spinge a tuo Padre! Benedetta tempesta che ti distruggi sulla Roccia dei Secoli! Onda gloriosa che ti lava su questa spiaggia celeste! E ora che non hai altro che il tuo Dio in cui confidare, che cosa hai intenzione di fare? Agitarsi? Oh, non disonorare così il tuo Signore! Mostra al mondo che il tuo Dio vale diecimila mondi per te. (C. H. Spurgeon.)

La potenza di Dio:

(I.) Guardate la potenza di Dio in ciò che ha fatto. Un bambino piccolo può prendere un chicco di grano e lasciarlo cadere nella terra; Con l'aiuto della terra, dell'aria, del sole, della pioggia e della rugiada, cresce e riempie la spiga di grano. Con un po' di macinazione al mulino, le parti grossolane e fini vengono separate e si ottiene la farina. Con un po' di acqua e cuocendo, si ottiene il pane. Tu mangi il pane, ed esso diventa carne, sangue e ossa. Ma supponiamo che tu debba fare tutto questo. Potresti fare il chicco di grano? Riusciresti a farlo crescere una volta fatto? Riusciresti a farlo trasformare in sangue, ossa e carne? Quale potenza di Dio si vede in ogni chicco di grano! Puoi unire due gocce d'acqua e potresti, con un grande scavo e molto duro lavoro, girare il canale del piccolo ruscello e far scorrere il ruscello in un luogo diverso; ma potresti fare un bacino d'acqua, di diecimila miglia di larghezza, e così profondo, che nessun uomo può misurarlo nemmeno con la corda più lunga? Potreste fare tali bacini ancora e ancora, fino a quando tutti gli oceani della terra fossero fatti? Potreste scavare grandi canali, alcuni dei quali larghi molte miglia, e riempirli tutti d'acqua, e così fare tutti quei grandi fiumi che riversano le loro acque verso il grande oceano, e che scorreranno così finché durerà il mondo? No, non puoi. Nessun uomo può. Ma Dio può fare tutto questo! Gli uomini possono sparare a un uccello sull'ala; possono sottomettere il cavallo e l'elefante; Possono infilzare il pesce e schiacciare l'insetto con il piede. Ma chi ha il potere di creare il più piccolo insetto che striscia o vola, o il più piccolo pesce che nuota? Dio può fare tutto questo. Supponete di poter vedere una catena tenuta nella mano di Dio, che contiene ogni erbaccia e fiore, ogni insetto e creatura che vive, ogni mente che pensa, sia in questo che in qualsiasi altro mondo, non sentireste che la mano di Dio era forte, per sostenere tutto, ogni momento, dal mattino della creazione fino alla fine di tutte le cose? "Egli non viene meno, né si stanca". "Non c'è niente di troppo difficile per il Signore". Gli uomini nascono e muoiono; gli alberi crescono e cadono; le nazioni crescono e periscono; ma tutte le opere di Dio continuano come erano dal principio, perché di età in età Dio rimane lo stesso, onnipotente in potenza, inalterato, non diminuito, instancabile, incessante! Che essere è Dio!

(II.) Guardate la potenza di Dio mentre governa il mondo. Dio ha creato il corpo, e lo spirito nel corpo, e sa esattamente come raggiungere e guidare lo spirito. Erode e Pilato possono fare i loro piani proprio come vogliono a loro piacimento; e gli empi nell'inferno possono maledire e giurare giorno e notte per sempre, se lo desiderano; ma Dio sa come far cambiare tutta questa malvagità, in modo da portare onore al Suo stesso nome

1.) Può far nascere una grande gioia da grandi dolori

2.) La potenza di Dio può mantenere il Suo popolo quando è in pericolo

3.) La potenza di Dio si vede nel volgere i piani di Satana, il più grande peccatore, contro se stesso

(III.) Avendo dimostrato che Dio ha un potere onnipotente, deduco alcune cose

1.) Ne deduco che Egli può aiutarci a portare la Bibbia a tutte le persone

2.) Che la potenza di Dio ci dà fede nel Suo governo

3.) Che la potenza di Dio è terribile per le persone malvagie. Che occhio ha Dio! Nessuna oscurità può nascondersi da essa: nessuna grotta la chiude fuori!

4.) Che la potenza di Dio dovrebbe far sentire felice il Suo popolo. (Giovanni Todd, D. D.)

La considerazione e la provvidenza del Creatore per l'uomo:

Vedo una madre che, quando scende il crepuscolo e il bambino dorme, e poiché dorme tra le sue braccia, va in giro a raccogliere dal pavimento i suoi giocattoli, e li porta nell'armadio, e porta via i paramenti che sono stati gettati giù, e attizza il fuoco, spazza il focolare, carica l'orologio, e raccogliendo i libri sparsi, canticchia tra sé e sé basse melodie mentre si muove per la stanza, finché l'intero posto è di nuovo ordinato, pulito e in ordine. Perché la stanza è così preziosa per lei? È perché c'è una carta così bella sui muri? Perché c'è così bene un tappeto sul pavimento? Perché l'arredamento della stanza è così piacevole alla vista? Tutti questi non sono nulla a suo avviso, se non come servitori di quella sua piccola creatura: il bambino nella culla. Dice: "Tutte queste cose servono al mio cuore mentre cullo mio figlio". L'intero globo rotondo non è che una culla, e il nostro Dio lo culla, e considera tutte le cose, anche il mondo stesso, come altrettanti strumenti per la promozione del nostro benessere. Quando Egli fa sì che la tempesta, la pestilenza o la tempesta, quando fa sì che le epoche nelle loro rivoluzioni cambino il mondo, è tutto per servire il Suo cuore attraverso i Suoi figli-gli uomini. Quando camminiamo in questo mondo, non stiamo camminando attraverso lunghi fascicoli di leggi che non hanno un progetto; stiamo camminando in un mondo che ha leggi naturali, che dobbiamo conoscere e osservare; eppure questi devono avere il loro padrone, e Cristo è Lui. E tutti questi sono fatti per essere nostri servi perché siamo figli di Dio. (Età cristiana.)

Versetto 19. Grande nel consiglio e potente nell'opera. - La grandezza della sapienza di Dio e l'abbondanza della Sua potenza:

(I.) Considera l'argomento in modo speculativo

1.) Le mie prime prove saranno tratte dalla natura di Dio. La natura di Dio dimostra che Egli è grande nel consigliare. Considerate la perfetta conoscenza che Egli ha di tutti gli esseri possibili, così come di tutti gli esseri che esistono realmente. La conoscenza di tutti gli esseri possibili, diversificati senza fine dalla stessa intelligenza che li immagina: quali disegni o, come si esprime il nostro profeta, quale grandezza di consiglio offre all'Essere Supremo? Ma non perdiamoci nel mondo degli esseri possibili; Limitiamo la nostra attenzione alle esistenze reali. Sono disposto anche a ridurli a due classi. Ciascuno di voi immagini, per quanto le sue capacità possono raggiungere, quanto grande debba essere il consiglio di un'intelligenza, che conosce perfettamente tutto ciò che può derivare dalle varie disposizioni della materia e dalle diverse modificazioni della mente. L'Essere Supremo sa perfettamente ciò che deve risultare da ogni diversa disposizione delle parti dei corpi infinitamente piccole; ed Egli sa perfettamente ciò che deve risultare da ogni diversa disposizione delle parti dei corpi infinitamente grandi. Che tesori di progetti! Che miriadi di disegni! o, per usare il linguaggio del mio testo, quale grandezza di consiglio deve fornire questa conoscenza! Ma Dio conosce gli spiriti con la stessa perfezione con cui conosce i corpi. Se Egli conosce tutto ciò che deve risultare dalle varie disposizioni della materia, Egli conosce anche tutto ciò che deve derivare dalle diverse modificazioni della mente. Gli spiriti umani, di cui non abbiamo che una conoscenza imperfetta, Gli sono completamente noti. Egli conosce le concezioni della nostra mente, le passioni del nostro cuore, tutti i nostri propositi e tutti i nostri poteri. Ma che cos'è questo oggetto della conoscenza divina? Che cos'è questo pugno di uomini, in confronto a tutti gli altri spiriti che compongono l'intero mondo intelligente, di cui noi siamo solo una parte insignificante? Dio li conosce come conosce noi; ed Egli diversifica i consigli della Sua saggezza secondo i diversi pensieri, deliberazioni e desideri di questi diversi spiriti. Abbiamo dunque dimostrato, considerando le perfezioni divine, che Dio è grande nel consiglio, e cercheremo di provare con lo stesso metodo che è potente nell'opera. Questi due, saggezza e potere, non sono sempre uniti; Eppure è dalla loro unione che dipende la felicità degli esseri intelligenti. In Dio, l'Essere Supremo, c'è una perfetta armonia di saggezza e potenza: l'efficienza della Sua volontà e l'estensione della Sua conoscenza sono uguali. Riportate i vostri pensieri in quei periodi in cui l'Essere Perfetto esisteva da solo. La sana ragione deve ammettere che Egli sia esistito così. Quale sarebbe stata allora la regola o il modello degli esseri che sarebbero dovuti esistere in futuro? Le idee di Dio erano quei modelli. E che cosa potrebbe far sì che quegli esseri, che avevano solo un'esistenza ideale nell'intelligenza di Dio, esistano effettivamente al di fuori di essa? L'efficienza della Sua volontà ne fu la causa. La volontà dello stesso Essere di allora, le cui idee erano state gli esemplari, o i modelli, degli attributi delle creature, causava la loro esistenza. L'Essere Supremo dunque, che è grande nel consiglio, è potente nell'opera. Concesso ciò, considerate ora l'oceano della potenza di Dio, come avete già considerato la grandezza del Suo consiglio. Dio non solo sa quale movimento del tuo cervello ecciterà questa o quella idea nella tua mente, ma eccita o impedisce quell'idea a Suo piacimento, perché produce o impedisce quel movimento del tuo cervello a Suo piacimento. Dio non solo sa quali oggetti ecciteranno certe passioni dentro di te, ma eccita o devia quelle passioni a Suo piacimento. Dio non solo sa quali progetti produrranno le tue passioni, quando avranno guadagnato un ascendente su di te, ma ti inclina a formare, o a non formare, tali progetti, perché, come Gli sembra meglio, Egli eccita quelle passioni, o le frena

2.) Prendiamo un altro metodo (e qui sostengo la seconda prova della verità del mio testo, cioè la storia del mondo, o della Chiesa): prendiamo, dico, un altro metodo per dimostrare che Dio, che è grande nel consiglio, è anche potente nell'opera. Quale consiglio potete immaginare troppo grande perché Dio lo esegua, o che Egli non abbia realmente eseguito? Che l'immaginazione più feconda eserciti al massimo la sua fertilità; che faccia ogni sforzo possibile per formare piani degni di un'intelligenza infinita, non può inventare nulla di così difficile che Dio non abbia realizzato

(1) Dio ha il potere di far sì che la più profonda delle afflizioni dei Suoi figli produca la loro più alta felicità

(2) Dio stabilisce la Sua Chiesa con gli stessi mezzi che i tiranni usano per distruggerla

(3) Dio volge le vittorie di Satana alla rovina del suo impero. Qui fissate la vostra attenzione sull'opera della redenzione, perché le perfezioni di Dio, che celebriamo oggi, sono mostrate in modo più illustre in essa che in qualsiasi altra meraviglia del Creatore

(II.) Considera la grandezza del consiglio di Dio e l'onnipotenza della Sua opera, in una luce pratica. Quando abbiamo dimostrato che Dio è grande nel consiglio e potente nell'opera, a mio parere, abbiamo mostrato a sufficienza, da una parte, la stravaganza di quei pazzi che pretendono di esercitare la sapienza e l'intelligenza, e di consigliare contro il Signore: e, dall'altra, la saggezza di coloro che, prendendo le Sue leggi come le uniche regole della loro condotta, affidano la loro pace, la loro vita e la loro salvezza a disposizione della Sua provvidenza. Facciamo solo attenzione a non lusingarci di credere di possedere questa sapienza mentre ne siamo privi: e badiamo, mentre esclamiamo contro la stravaganza di quei pazzi, di non imitare i loro pericolosi esempi. Ma che cosa! È possibile trovare, tra gli esseri che hanno la minima scintilla di ragione, un individuo abbastanza pazzo da supporsi più saggio di quel Dio che è grande nel consigliare, o c'è qualcuno che osa resistere a un Dio potente nell'operare? Ma chi sono dunque quegli uomini che presuntuosamente pensano di vincere Dio con la loro scienza e potenza superiore? Chi? È quel soldato che, con brutale coraggio, sfida il pericolo, affronta la morte, marcia risolutamente tra i fuochi e le fiamme, anche se non si è preoccupato di interessarsi al Signore degli eserciti, o di affidare la sua anima alla Sua fiducia. Chi? È quell'uomo di Stato che, disprezzando le suggestioni della prudenza evangelica, persegue stratagemmi del tutto mondani; che non si fa scrupolo di commettere quelli che si chiamano delitti di Stato; che, con aria sdegnosa, fingono di compatirci, quando affermiamo che il servizio più vantaggioso che un saggio legislatore possa rendere alla società è quello di rendere la Divinità propizia ad essa; che le nazioni più felici sono quelle il cui Dio è il Signore. Chi? È quel filosofo, che fa una sfilata di non so quale stoica fermezza; che si presunge superiore a tutte le vicissitudini della vita; che si vanta della sua tranquilla attesa della morte, sì, che finge di desiderare il suo avvicinamento, per il piacere di insultare il suo casuista, che si è arrischiato a predire che ne sarà terrorizzato. Chi? È quel voluttuario, che si oppone a tutte le nostre esortazioni e minacce, alle denunce più commoventi delle calamità di Dio in questa vita, e alle descrizioni più terribili del giudizio che verrà nell'altra, a tutte le nostre rappresentazioni dell'inferno, di un'eternità trascorsa nella compagnia più esecrabile e nel dolore più straziante; che oppone a tutto questo il brusio dei divertimenti, la fretta della compagnia, il gioco in patria o i divertimenti all'estero. Aborriamo questa disposizione d'animo; intratteniamo le giuste nozioni del peccato; consideriamo colui che lo commette come un pazzo, che si è messo in testa di avere più conoscenza di Dio, la fonte dell'intelligenza, più forza di Colui sotto il cui potere tutte le creature dell'universo sono costrette a inchinarsi. Quando siamo tentati di peccare, ricordiamoci che cos'è il peccato. Ognuno di noi si chieda: Che cosa posso significare io, un uomo miserabile? Intendo forse provocare la gelosia del Signore? Pretendo di essere più forte di Lui? Posso resistere alla Sua volontà? (J. Saurin.)

Poiché i tuoi occhi sono sui figli degli uomini. - Perfetta osservazione e stima del carattere:

Nel corso di una discussione in una società di artisti, è stato menzionato un fatto singolare su un noto pittore. È che dipinge al di là della bellezza e dell'espressione "superficiale" dei suoi soggetti e, dove il personaggio lo ha giustificato, ha fatto emergere tutta la bellezza latente e ha ritratto quasi l'anima stessa della persona. A volte si è fatto nemici i suoi soggetti a causa dei suoi sforzi coscienziosi per ritrarre il personaggio. C'è la storia di una bellezza dell'alta società che, quando ricevette il suo ritratto da questo artista, lo portò nella sua stanza, lo studiò per un po', riconobbe il fatto che l'artista aveva messo a nudo il suo vero carattere sulla tela, e in un momento di furia tagliò il volto e lo distrusse. Non voleva che quella sua natura particolare la fissasse in faccia dalle pareti della sua stanza. Eppure di ognuno di loro si sta dipingendo un ritratto infallibile del carattere, e alla fine sarà smascherato

Versetto 23. Essi non hanno fatto nulla di tutto ciò che Tu hai comandato loro di fare. - Peccati di omissione:

Le omissioni non possono essere banali, se solo riflettiamo sull'influenza che avrebbero su una normale repubblica, se fossero perpetrate come lo sono nella repubblica di Dio. Se una persona ha il diritto di omettere il suo dovere, un'altra lo ha fatto e tutti l'hanno fatto. Allora il guardiano avrebbe omesso di sorvegliare la casa, il poliziotto avrebbe omesso di arrestare il ladro, il giudice avrebbe omesso di condannare il colpevole, lo sceriffo avrebbe omesso di punire il colpevole, il governo avrebbe omesso di applicare le sue leggi; allora ogni occupazione cesserebbe e il mondo morirebbe di stagnazione; Il mercante ometterebbe di attendere alla sua vocazione, l'agricoltore ometterebbe di arare la sua terra: dove sarebbe la repubblica? Il regno sarebbe stato fuori dal comune; La macchina si sarebbe rotta, perché nessun ingranaggio della ruota avrebbe agito sul suo compagno. Come esisterebbero le società? E sicuramente se questo non deve essere tollerato in una società di uomini, tanto meno in quella grande comunità di cui Dio è re. (C. H. Spurgeon.)

Versetti 26, 27. Ecco, io sono il Signore, il Dio di ogni carne: c'è forse qualcosa di troppo difficile per Me?

Questo metodo di interrogare la persona da istruire è noto agli insegnanti come metodo socratico. Socrate era solito non tanto affermare un fatto, quanto porre una domanda e trarre pensieri da coloro a cui insegnava. Il suo metodo era stato usato molto tempo prima da un insegnante molto più grande. Fare domande è il metodo frequente di istruzione di Geova. Le domande del Signore sono molto spesso le affermazioni più forti. Vorrebbe farci percepire la loro assoluta certezza. Essi sono messi in questa forma particolare perché Egli vuole che riflettiamo sul Suo grande pensiero, e lo confermiamo con le nostre riflessioni. Il Signore risplende su di noi in questa domanda, e la nostra risposta ad essa è il riflesso della Sua luce

(I.) Considerate la meravigliosa domanda del nostro testo che il Signore pose al profeta, considerandola necessaria

1.) Era necessario dirlo al profeta, sebbene lo sapesse. Non ha mai dubitato che il Signore è onnipotente, eppure era necessario che Geova stesso dicesse questa verità alla sua mente e al suo cuore. Spesso è necessario che il Signore stesso porti a casa una verità nella mente del Suo servitore più fedele. Impariamo molto in molti modi, ma non impariamo nulla in modo vitale e pratico fino a quando lo Spirito di Dio non diventa il nostro maestro. Il Dio della verità deve insegnarci la verità di Dio o non la impareremo mai

2.) È necessario che siamo così istruiti in modo speciale, anche se conosciamo abbastanza bene una verità da poterla invocare in preghiera, come fece Geremia quando gridò: "Non c'è nulla di troppo difficile per te". Quell'uomo non è uno studioso da poco nelle classi di Cristo che ha imparato a maneggiare le verità scritturali quando supplica il Signore. Oh, se usassimo più argomenti nella preghiera! Le preghiere sono deboli quando mancano di suppliche

3.) È necessario che Dio riveli così la verità individualmente a ciascuno dei nostri cuori, anche se possiamo aver agito in base ad essa. Geremia aveva agito in base al fatto che nulla era troppo difficile per Dio. Dopo la sua obbedienza, cominciò a guardare indietro a ciò che aveva fatto, e ad essere considerevolmente sconcertato, mentre cercava di capire come Dio avrebbe giustificato ciò che aveva fatto. Gli uomini migliori sono uomini al meglio. Se il Signore ti eleva alla purezza e alla dignità di una fede infantile, avrai comunque i tuoi momenti in cui griderai: "Signore, parlami di nuovo, anche se è fuori dal turbine; e fammi sapere che ho fatto tutte queste cose secondo la Tua Parola, e non secondo la mia fantasia". Nemmeno la pratica della verità ci eleva al di sopra del bisogno di averla ripetutamente rimessa a casa nell'anima

4.) Un'altra necessità per questo sorge da ulteriori manifestazioni con le quali dobbiamo essere favoriti. Dio aveva fatto sì che Geremia conoscesse la Sua onnipotenza fino a quel momento, ma doveva vederne ancora di più. La fede vi ha condotti in luoghi meravigliosi; ma ci sono cose più grandi davanti a te, e il Signore insiste su di te affinché tu possa riceverne di più

(II.) Considera il testo che lo considera decisivo

1.) Poiché l'argomento è stato preso dal Signore stesso. Quando guardiamo solo a Dio e pensiamo, con l'aiuto del Suo Spirito, a chi è e a cosa deve essere, allora ci rendiamo conto che nulla può essere troppo difficile per Lui. Meditate molto sul Divino Padre, Creatore e Preservatore; sul Figlio divino, il Redentore risorto, che ha ogni potere in cielo e in terra; sullo Spirito sacro, di cui la mente possente che corre nel tornado non è che un debole simbolo, e sentirete che qui è la fonte di ogni potenza

2.) Ma Egli vuole anche che noi vediamo l'argomento come fondato sul Suo nome: "Io sono Geova". Il nome mette in risalto la personalità di Dio. Significa anche auto-esistenza. Dio non esiste a causa di ciò che lo circonda: non trae nulla dall'esterno, la sua vita è in se stesso. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, ed Egli sostiene tutte le cose mediante la Parola della Sua potenza. Il nome di Geova ci ricorda che Egli ha in Sé la sufficienza per tutta la Sua volontà; Egli ha un adeguato potere di esecuzione per tutti i Suoi propositi e decreti; Geova vuole, ed è fatto. Inoltre, il nome afferma la verità che Egli è immutabile: Egli è "Io sono colui che sono". Il tempo non lo influenza, né il cambiamento si avvicina a Lui. Egli non è mai inferiore a Geova; Non può essere più grande

3.) L'argomento si fonda anche sulla relazione del Signore con l'uomo: "Io sono il Signore, il Dio di ogni carne". In che modo il verme è legato all'immortale! Uomini felici che hanno un Dio del genere! Non che la carne e il sangue, così come sono, possano ereditare il regno di Dio, né che la corruzione possa dimorare con l'incorruttibilità; ma per i credenti nel Signore Gesù c'è una risurrezione che ci innalzerà in un corpo di una specie più nobile. L'argomento è che, poiché Geova è il Dio di ogni carne, Egli può realizzare i Suoi propositi per mezzo degli uomini e operare tra loro cose che sembrano impossibili

4.) L'argomento è così grande che mette tutti gli altri argomenti fuori dal tribunale. C'è qualcosa di troppo difficile per Geova? Vieni, Geremia, rastrella le tue difficoltà; mettere in ordine le circostanze scoraggianti; chiama i tuoi amici, che scuotono tutti la testa davanti a te e puntano il dito sulla fronte, quasi a insinuare che sei un po' fuori di testa; e poi, rispondi a tutti con questo: "Nulla è troppo difficile per Geova". Questo sgombra il ponte da ogni dubbio che potrebbe salire a bordo della tua nave. Argomento benedetto che risponde a ogni difficoltà e pone la fede su una roccia da cui non può essere rimossa! "Anima mia, spera solo in Dio; perché la mia aspettazione viene da Lui".

(III.) Applicarlo in dettaglio

1.) Applica questa domanda alla giustificazione della tua obbedienza. Se fai ciò che Dio ti comanda, la responsabilità della tua condotta ricade su di Lui, ed Egli ti sosterrà fino in fondo. Egli farà uscire il nostro giudizio come la luce e la nostra giustizia come il mezzogiorno

2.) Applica questa gloriosa verità al sicuro adempimento di tutte le promesse divine. Considerane uno fantastico per cominciare. Questo capitolo mostra evidentemente che un giorno gli ebrei saranno convertiti e ristabiliti. Coloro che hanno crocifisso il Signore della gloria guarderanno a colui che hanno trafitto e faranno cordoglio per lui. "C'è qualcosa di troppo difficile per il Signore?"

3.) Applica questo a qualsiasi caso di grande peccato. Scegliete qualcuno che sapete essere particolarmente duro di cuore, e pregate per lui sinceramente e speranzosamente

4.) Applica questo a verità difficili. Vi sottoporrò un problema. Se l'uomo agisce liberamente nelle sue azioni peccaminose, come può la predestinazione essere un fatto? Se ogni uomo agisce secondo la propria volontà, come fa Dio a preordinare tutte le cose? Io rispondo: "C'è qualcosa di troppo difficile per Geova?" La soluzione di questo grande problema mi costringe ad adorare il Signore; perché Egli lo risolve nella storia reale. Consideriamo un altro caso difficile, il più difficile di tutti: la salvezza umana. Come può essere possibile per Dio esercitare la pienezza della Sua misericordia, e tuttavia assolvere alle necessità della Sua giustizia? Tutti gli uomini e tutti gli angeli messi insieme avrebbero fatto solo uno sciocco nel cercare di risolvere quella difficoltà. Il Signore ha risposto. Egli ha dato Suo Figlio perché portasse il nostro peccato. "C'è qualcosa di troppo difficile per il Signore?"

5.) Porta qui i tuoi piccoli problemi. Ti trovi sempre nei grovigli e nei grovigli. Gli amici prudenti cercano di aiutarti, ma il groviglio peggiora. Porta i tuoi casi difficili a uno che è più saggio di Salomone, ed Egli tirerà un filo chiaro per te

(IV.) Trattare il testo come se lo usasse con piacere

1.) Usa il testo come prevenzione del peccato non credente. Compi l'opera di Dio completamente, con tutto il cuore, intensamente, e Dio ti ricompenserà nella Sua grazia

2.) Usalo dopo per consolarti nel momento di difficoltà. Jahvè ha liberato coloro che confidano in Lui, e ci libererà ancora

3.) Successivamente, usa il testo come una finestra attraverso la quale guardi con aspettativa. La benedizione del Signore sta scendendo sulle Chiese: cercatela!

4.) Lasciate che questo testo vi sia uno stimolo a impegnarvi in grandi imprese. Lanciati negli abissi. Ricadere nell'onnipotenza, e poi andare avanti nella forza di essa

5.) Che il testo sia motivo di adorazione. O Tu a cui nulla è difficile, Ti adoriamo! Ti adoriamo con tutto il nostro cuore e oggi colleghiamo fedelmente la nostra debolezza con la Tua onnipotenza. (C. H. Spurgeon.)

Dio al di sopra di tutti noi:

In una delle sue lettere a Giovanni Sterling da Scotsbrig, Thomas Carlyle dice: "Una notte, a tarda ora, ho attraversato il villaggio dove sono nato. Il vecchio albero del kirkyard, un enorme vecchio frassino nodoso, si stava annidando dolcemente contro il grande crepuscolo del nord. Una stella o due si affacciavano, e le vecchie tombe erano tutte lì, e mio padre e mia sorella; e Dio era al di sopra di tutti noi". Quale conforto in questo per l'anima disorientata dai repentini cambiamenti della vita! Egli sta guardando, Egli sa: Egli non ci abbandonerà. Al di sopra delle tombe dove dormono i Suoi santi, al di sopra delle fattorie dove i Suoi figli piangono, Dio è al di sopra di tutti noi. (Fremo.)

L'opera della fede:

Ci sono tre particolari connessi con la formulazione del testo, sui quali è auspicabile rivolgere l'attenzione. Osservate l'avviso del tempo: "Allora la parola dell'Eterno fu rivolta a Geremia". Il contesto vi mostra che questo era in risposta alla preghiera di Geremia. In secondo luogo, notiamo che Geova afferma di essere l'"Iddio di ogni carne"; un'espressione che evidentemente risponde alla domanda: se le Scritture dell'Antico Testamento, come questa di cui abbiamo a che fare, sono limitate al popolo ebraico? Poi, in terzo luogo, osserviamo la domanda: "C'è qualcosa di troppo difficile per Me?". Abbiamo davanti a noi, quindi, Geremia come esempio di fede, come uno che possedeva ed esercitava quella fede per la quale Abramo era così notevole. Consideriamo come la fede affronta i misteri. La fede di Geremia fu messa alla prova da quello che in quell'occasione era per lui un grande mistero, in connessione con le provvidenziali azioni di Dio. A che serviva acquistare un terreno che era in possesso del nemico? Eppure Dio gli disse di farlo. Allora, se Dio gli disse di farlo, perché dare l'intero paese in possesso del nemico? Qui c'era un mistero. La fede di Geremia dovette cimentarsi con quel mistero e perseverare, come fece, in quella santa coerenza con la quale ebbe l'opportunità di testimoniare sia a Israele che ai nemici di Israele riguardo all'onore e alla verità del Dio d'Israele. Ora, anche noi, nel corso della nostra vita, dobbiamo incontrare misteriose dispensazioni nella provvidenza di Dio. Ci sono difficoltà davanti a noi. Ci sono due chiare convinzioni nella nostra mente; prima di tutto, non possiamo avere dubbi, come credenti, che Dio ci ha guidato a pregare e ha ascoltato le nostre preghiere; ma poi, d'altra parte, non possiamo avere dubbi che Dio sta permettendo, nella Sua provvidenza, queste difficoltà che ora ci lasciano perplessi. E questi due semplici fatti che si uniscono nello stesso momento non si armonizzano tra loro; ma vengono, per così dire, a scontrarsi, e si scontrano; e noi diciamo: "Come può essere questo? Com'è misterioso questo, che sia volontà di Dio che io lo cerchi in preghiera, e tuttavia la volontà di Dio che, nonostante la mia preghiera, ci sia questa difficoltà connessa con questa questione, o si verifichino queste circostanze!" È una benedizione quando, in tali circostanze, vi viene ancora permesso di tenervi saldi alla fiducia della fede. Qualcuno potrebbe dire: "Perché Dio permette il mistero?" Una risposta può essere data facilmente. Usate il buon senso per affrontare questa questione. In che modo un padre tratta i figli della famiglia di cui è capo? Ci sono molte cose che il padre deve necessariamente dire e fare, che devono essere fonte di perplessità nei figli che ascoltano ciò che dice e osservano ciò che fa. Quei bambini ricorreranno al padre ancora e ancora, per chiedere una spiegazione di ciò che non possono capire. A volte il genitore darà la spiegazione, ma altre volte il genitore rifiuta di spiegare; sa che l'argomento è al di là dell'attuale capacità e intelligenza che i suoi figli possiedono; e, perciò, li indica sulla via del dovere, ma dice loro di aspettare fino a quando possano comprendere più pienamente prima di chiedere ansiosamente ragioni per rendere conto di cose che ora sono difficili e perplesse per loro; E la loro fiducia nel loro Padre, la loro fede nella Parola del loro Padre, promuove la giusta disciplina di una famiglia così ben regolata. Ora, siamo tutti figli in riferimento al modo in cui il nostro Padre Celeste ci ha comportato. "Perché si parla tanto di fede?", chiedono alcuni. La risposta è semplice: la creatura che è felice deve dipendere dal Creatore, e che la dipendenza può essere sentita o mantenuta solo attraverso l'esercizio della fede. Dio in Cristo si è manifestato in modo tale che noi, le Sue povere creature peccatrici, possiamo avvicinarci a Lui; e se siamo in grado di riposare su quel Salvatore che è onnipotente, qualunque mistero ci sia intorno a noi, o connesso con la nostra esperienza, la fede nel Signore Gesù, quel sentimento dell'anima che ci porta a riposare su di Lui come nostro Salvatore e Amico, anche se non può risolvere i misteri, sarà contento di aspettare che il tempo porti le cose alla luce, e l'eternità manifesterà i propositi e i consigli di Dio in modo tale che la certezza del Salvatore sarà adempiuta. "Quello che faccio non lo sai ora, ma lo saprai in seguito". Ma ora prendete il caso delle impossibilità, e vedete come la fede le affronta. Geremia potrebbe aver obiettato: "Perché dovrei andare a comprare questo pezzo di terra? non potrà mai essere mio; è impossibile". Ora, come reagì la fede di Geremia a questo? Fece semplicemente ciò che Dio gli aveva detto; e lasciò la soluzione della difficoltà a Dio. Ora, questa obbedienza della fede è ciò a cui dobbiamo prestare attenzione. Non ci possono essere difficoltà riguardo al dovere, anche se ci possono essere difficoltà riguardo alle ragioni per cui Dio ci chiama a quel particolare dovere. Possiamo avere questo chiaramente davanti a noi con un'illustrazione. Potrei dire a mio figlio: "Va' a prendermi quel libro"; Il bambino può non sapere le ragioni per cui gli ho chiesto di andare a prendere quel libro; poteva darsi che io non riuscissi a spiegare le mie ragioni al bambino, o se le spiegassi, che il bambino sarebbe rimasto solo perplesso, e la sua difficoltà sarebbe aumentata. Potrebbe essere del tutto impossibile per il bambino capire perché gli ho chiesto di fare questo particolare atto di obbedienza; ma non c'è alcuna difficoltà nel fatto che il bambino vada a prendere il libro. Il percorso del dovere è abbastanza chiaro, ma le ragioni nella mente del genitore per comandare il dovere in un determinato momento potrebbero essere incomprensibili e inspiegabili. E così in riferimento alla nostra posizione con Dio; la via del dovere, che Egli ci chiama a percorrere, è sempre piana a colui che cerca da Lui la comprensione e la saggezza. È solo quando cominciamo a chiederci il perché e il perché che sorgono le difficoltà; quando chiediamo: "Signore, perché fai questo?", allora ci troviamo in presenza di impossibilità. Ma quando chiediamo: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?", allora il sentiero del dovere si trova davanti a noi, e con il cuore libero corriamo sulla via dei comandamenti di Dio. Ma ora dobbiamo considerare la promessa della fede in connessione con le difficoltà della nostra esperienza quotidiana; e anche qui l'esempio di Geremia è istruttivo. Abbiamo visto che egli mantenne l'esercizio della fede e resistette alle tentazioni, nonostante i misteri; che egli andava avanti sulla via della semplice obbedienza, nonostante le apparenti impossibilità; Ma non era stato severamente esercitato e messo alla prova con tutto questo mistero, e difficoltà, e apparentemente impossibilità? Certo che lo era. Ma la fede lo portò alla preghiera. E questo è il modo in cui la fede affronta le difficoltà: porta gli uomini a Dio. (W. Cadman, M. A.)

L'infinita capacità di Dio:

È la gloria di Dio, che non c'è nulla di "troppo duro" per Lui se non sbagliato. Il fatto dell'infinita capacità di Dio dovrebbe condurci...

(I.) Per rendergli il supremo omaggio. Certo, davanti a Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà, tutti dovrebbero inchinarsi con la più profonda riverenza e timore

(II.) Riporre in Lui una fiducia illimitata. Confida in Lui...

1.) Per soddisfare tutti i desideri. Egli può fare "molto abbondantemente", ecc

2.) Mantenere tutte le promesse. Ci sono promesse meravigliose: la conversione del mondo intero, la risurrezione dei potenti morti. Egli è in grado di realizzarli tutti; ed Egli è "fedele colui che ha promesso".

(III.) Aspettarsi da Lui meravigliose manifestazioni. È sempre al lavoro. Egli ha fatto meraviglie, sta facendo meraviglie e continuerà a fare meraviglie in tutte le epoche. Egli "non si stanca, né si stanca". Con un tale Dio, quali cose meravigliose ci attendono! (Omilestico.)

Versetto 33. Si sono voltati a Me di spalle e non la faccia. - Malvagità umana:

(I.) Come disprezzare l'autorità divina. Voltare le spalle a qualcuno, non solo indica una totale mancanza di interesse per lui, ma anche un'antipatia. Voltare le spalle a Dio significa...

1.) Un'ignoranza della Sua esistenza. Il linguaggio della malvagità è: "Allontanati da me, non desidero la conoscenza delle Tue vie". I malvagi sono "senza Dio nel mondo". Chiudono gli occhi di fronte al più grande dei fatti. Dio non è in tutti i loro pensieri

2.) Una ripugnanza per la Sua presenza. Che spettacolo mostruoso è questo, l'uomo che volta le spalle a Dio

(II.) Come indipendentemente dall'istruzione divina. Dio insegna costantemente agli uomini presto e tardi, insegnando loro...

1.) Nelle operazioni della natura

2.) Negli eventi della loro storia

3.) Nei moniti delle loro coscienze

4.) Nelle dichiarazioni della Sua Parola. (Omilestico.)

Benché io abbia insegnato loro, alzandomi presto e insegnando loro, essi non hanno prestato ascolto per ricevere istruzione. - Ignoranza dell'insegnamento di Dio:

(I.) L'istruzione misericordiosa di Dio è data all'uomo secondo le sue capacità e la sua situazione attuale; ed è di quella natura speciale e particolare che nessuno deve confonderla; ed è così semplice eppure così pieno e impressionante in sé che un bambino può persino comprenderlo

1.) Non abbiamo nessuna colonna di nuvole che poggia sulle nostre chiese, nessun fuoco dal cielo che divampa su un altare di sacrificio, nessuna voce di profezia accompagnata da segni e prodigi, nessun misterioso "Urim e Thummim" che brilla sul pettorale di un sommo sacerdote, né udiamo la voce di Dio che ci parla in modo udibile dalla cima di un monte circondato di fuoco e con forti scoppi di tuono: ma la Divinità ci insegna comunque con mezzi altrettanto potenti. Abbiamo raccolto in un'unica fonte di istruzione divina l'esperienza accumulata in molti secoli: la Bibbia, e questa porta con sé l'evidenza della sua stessa Divinità. Abbiamo la Chiesa con i suoi sacramenti solenni, le sue forme pubbliche di culto, le sue grandi assemblee di credenti e la sua gloriosa storia di martiri e confessori della fede. Abbiamo lo Spirito Divino che entra nei cuori degli umili e, con la gloria della Sua luce, che trafigge le dimore più oscure dell'ignoranza e conduce il discepolo di Cristo ammaestrabile in tutta la verità. Abbiamo la provvidenza di Dio che ci mostra in molti modi quanto velocemente le sabbie della vita cadano via, quanto sia incerta e fragile, quanto assomigliamo al fiore del campo per un istante luminoso e gioioso, ma il successivo si affloscia per la piaga della malattia e si sbriciola nelle ceneri della tomba. Dio ci insegna anche attraverso i nostri sentimenti quotidiani e le preoccupazioni molto comuni della nostra esistenza quotidiana

2.) Le parole di Geremia esprimono una serietà nell'insegnamento divino. Si dice che Dio "si alzò presto e insegnò loro". È il primo tra gli insegnanti. Egli è così desideroso che il Suo popolo sia guidato dai Suoi consigli che Egli sarà con loro fin dai primi albori della loro esistenza, sia a livello nazionale che personale

(II.) Il disprezzo dell'uomo per l'istruzione divina. «Si sono rivolti a me», dice il Signore, «la schiena e non la faccia»; e ancora: «Non hanno ascoltato per ricevere istruzione». Gli ebrei non sono soli in questa faccenda. Potremmo vedere alcune di queste strane manifestazioni ai nostri giorni. Lo stesso spirito di infedeltà pratica è ora in giro, e la stessa infatuazione che rende i soggetti più sublimi della religione materia di disprezzo e di scherno, può essere testimoniata nella nostra terra di libertà e di illuminazione. Siamo felici di dire che il buon senso della società e la diffusione dell'intelligenza mantengono questo spirito entro confini ristretti; ma nondimeno si può osservare che si pubblica con lo scherzo ateo, con la vanteria dell'indipendenza e con il beffardo disprezzo di tutto ciò che porta l'impronta della professione religiosa. (W. D. Horwood.)

Versetto 39. Darò loro un solo cuore e una sola via, affinché possano temerMi per sempre.

In riferimento al cuore, una delle prime opere della grazia divina è quella di unirlo in uno. Strano a dirsi, sarei altrettanto sincero se dicessi che una delle prime opere di grazia è spezzare il cuore; ma l'uomo è così paradossale che quando il suo cuore è intatto è diviso, e quando il suo cuore è spezzato, allora, per la prima volta, è unito; perché un cuore spezzato in ogni suo frammento piange il peccato e implora misericordia. Ogni particella frantumata di uno spirito contrito è unita in un unico desiderio di essere riconciliato con Dio. Non c'è unione del cuore con se stesso finché non è spezzato per il peccato e dal peccato

(I.) Unità del cuore

1.) È naturalmente diviso. Il peccato è confusione, e al suo ingresso ha creato una Babele, o una confusione, nel cuore dell'uomo. Le concupiscenze bramano ciò che l'intelletto condanna; le passioni esigono ciò che la ragione vorrebbe negare; La volontà persiste in ciò a cui il giudizio rinuncerebbe. A molti uomini è dato di ammirare le cose eccellenti, e tuttavia di dilettarsi nelle cose abominevoli. La sua coscienza gli ordina di elevarsi a una vita pura e nobile, ma le sue passioni più basse lo spingono verso ciò che è terreno e sensuale. Spesso, inoltre, c'è una grandissima divisione tra la conoscenza interiore di un uomo e la sua condotta esteriore. Gli uomini sono spesso saggi nella testa e stolti nella mano: sanno cosa è giusto e fanno il male. L'uomo è un enigma, e nessuno può metterlo insieme se non Colui che lo ha fatto per primo. Egli è una contraddizione di se stesso, una casa divisa in se stessa, un mistero di iniquità, un labirinto di follia, un ammasso di perversità, ostinazione e contesa

2.) Se il nostro cuore non è integro e integro nel seguire Dio, non possiamo incontrare l'accettazione. Dio non ha mai ricevuto e mai riceverà l'omaggio di un cuore diviso. Alessandro, quando Dario propose che i due grandi monarchi si dividessero il mondo, rispose che c'era posto solo per un sole nel cielo. Ciò che la sua ambizione affermava che Dio dichiara dalla necessità del caso. Poiché un Dio riempie tutte le cose, non c'è posto per un altro. È inutile tentare di servire due padroni come la santità e l'iniquità. Una volta fu proposto al senato romano di collocare l'immagine di Cristo nel Pantheon tra gli dei, ma quando furono informati che non avrebbe accettato che alcun culto dovesse essere mescolato con il suo, il senato gli rifiutò immediatamente un santuario. In questo hanno agito in modo coerente con se stessi; ma sono del tutto imperdonabili coloro che giurano per il Signore e giurano per Malcham.

3.) Deve essere unito per sincerità: un cuore diviso è un cuore falso. Dichiara che servirai Belial anche solo così poco, e io so che il tuo servizio a Cristo non è altro che il servizio di Giuda: mercenario, temporaneo, traditore

4.) Il nostro cuore deve essere unito, poi, per l'intensità della vita. La vera religione ha bisogno che l'anima sia sempre in un calore fervente. Nessuno sale sulla collina su cui è costruita la Nuova Gerusalemme, tranne coloro che vanno sulle mani e sulle ginocchia e, deposto ogni peso, si dedicano interamente all'ascesa divina

5.) Il cuore deve essere unito per essere consacrato. Dio sarà servito con coppe rotte e flaconi incrinati, e i Suoi altari saranno contaminati da sacrifici strappati e straziati?

6.) Dobbiamo avere il nostro cuore unito, altrimenti nessuna delle benedizioni che devono seguire nell'ordine del patto potrà raggiungerci. Perché, guardate: "Darò loro un solo cuore", e poi segue: "una sola via": nessuno avrà una via coerente e uniforme finché avrà un cuore diviso. Leggi poi: "Che mi temano per sempre"; ma nessuno temerà Dio per sempre se la paura non si sarà impossessata di tutto il suo cuore. Il convertito può professare di seguire il Signore per un po', ma presto si allontanerà; Chi non inizia con tutto il suo cuore si stancherà presto della corsa

7.) Dio darà ai Suoi eletti questo cuore unificato. "Darò loro un solo cuore". Il Signore fa questo in parte mediante l'illuminazione attraverso la luce del Suo Spirito Santo. Egli ci mostra l'inutilità e l'inganno di tutto ciò che vorrebbe allontanare i nostri cuori da Gesù e dal nostro Dio; e quando vediamo la malvagità del rivale, diamo il nostro cuore interamente a Colui che adoriamo. Il Signore opera anche questo con un processo ancora più approfondito; perché ci svezza da tutti gli amori idolatri

(II.) Se abbiamo questo, possiamo ora avanzare alla seconda benedizione del patto qui menzionato, che è la coerenza del cammino. "Darò loro un modo".

1.) Senza questa unità non ci può essere verità nella vita di un uomo. Se gira di giorno e si dipana di notte, sta recitando una menzogna

2.) Dobbiamo fare una sola passeggiata, altrimenti la nostra vita non farà progressi. Chi viaggia in due direzioni opposte non si troverà a fare da spedizioniere

3.) Dobbiamo scegliere e mantenere una sola via, altrimenti non possiamo raggiungere l'utilità. Se un uomo oggi parla per conto di Dio, e domani vive in modo tale da parlare virtualmente per il diavolo, quale potere ha su coloro che lo circondano? Come può guidare chi non ha una via propria?

4.) Nessuno può giungere a una vera sicurezza personale finché la sua vita ha un duplice carattere. Ma se so di avere un solo cuore, e che il mio cuore appartiene al mio Signore, e che ho una sola via, una via di obbedienza a Lui, allora possa essere sicuro di essere Suo. Un modo semplice renderà chiara la nostra condizione. Questa unità di vie è una benedizione del patto: non viene dall'uomo, né dall'uomo, ma Dio la dà ai Suoi eletti come uno dei favori scelti della Sua grazia. "Darò loro un solo cuore e una sola via".

(III.) Notate la prossima benedizione del patto, la fermezza di principio. "Affinché mi temano per sempre". Prendete il cuore e la via giusta, e allora la forza spirituale del timore di Dio dimorerà in noi in tutti i giorni a venire. Notate la base della vera religione: è il timore di Dio: non è detto che si uniscano a una chiesa e facciano una professione, e pronuncino parole sante per sempre; ma che "Mi temano per sempre". Quando Dio ci avrà dato un vero timore spirituale di Lui, esso resisterà a tutte le prove. La religione esteriore dipende dall'eccitazione che l'ha creata; ma il timore del Signore continua a vivere quando tutto intorno ad esso è congelato. Arriva la persecuzione, i cristiani vengono ridicolizzati in officina, vengono additati per strada e viene loro fischiato un nome obbrobrioso; ora sapremo chi sono gli eletti di Dio e chi non lo sono. Allora, forse, arriva una prova più seria, la prova della prosperità. Un uomo diventa ricco, si eleva in un'altra classe della società. Se non è un vero cristiano abbandonerà il Signore, ma se sarà un vero erede del regno temerà il Signore per sempre e gli consacrerà le sue sostanze. Un cuore interamente donato a Dio resisterà all'usura della vita in tutte le condizioni, sia nell'onore che nel disprezzo. Per alcuni di voi la vecchiaia si sta insinuando; ma mi rallegro sapendo che la tua grazia non sta decadendo. Oh, che misericordia è avere in noi il timore di Dio, che non durerà per un periodo di anni, ma per sempre!

(IV.) Beatitudine personale. "Per il loro bene". Dove Dio ci dà un solo cuore e una sola via, e un principio saldo, deve essere per il nostro bene nel senso più alto. Dimmi chi sono i cristiani più felici. Si scoprirà che sono cristiani di tutto cuore. Immergiti nel fiume della vita; Lasciate che il corpo, l'anima e lo spirito siano immersi nelle sue inondazioni, e nuoterete in una gioia indicibile. Perdi di vista le rive della mondanità e vedrai le meraviglie di Dio negli abissi. Nell'intensa devozione al Signore, troverete il gioiello raro, la soddisfazione

(V.) L'ultimo è una benedizione relativa. "E per i loro figli dopo di loro". I cristiani sinceri sono di solito benedetti con una posterità dello stesso tipo. Sii rigoroso e leale, e la tua famiglia rispetterà la tua fede. La conseguenza quasi inevitabile del rispetto in un bambino verso il genitore è il desiderio di imitarlo. Non è sempre così, ma di regola è così: se i genitori vivono per Dio in modo sincero, i loro figli e le loro figlie aspirano alla stessa cosa. Vedono la bellezza della religione a casa loro intorno al focolare, e la loro coscienza è vivificata, sono portati a pregare Dio affinché possano avere la stessa pietà, in modo che quando essi stessi iniziano una famiglia possano godere della stessa felicità. (C. H. Spurgeon.)

Versetto 40. Farò un patto eterno con loro, affinché non mi allontanerò da loro per fare loro del bene. - L'applicazione del patto di grazia:

(I.) È tutta una questione di grazia. Il suo grande fine sembra essere quello di glorificare tutti gli attributi di Dio, certo, ma soprattutto di manifestare "le immense ricchezze della Sua grazia".

1.) Dio non aveva alcuna necessità di fare un tale patto. L'uomo, in quanto caduto, colpevole e depravato, avrebbe potuto giustamente essere lasciato nella distruzione in cui i suoi peccati lo avevano portato. Non poteva avere alcun diritto su Dio per un secondo patto, solo perché si era rovinato violando il primo. Dio è davvero misericordioso e misericordioso, ma non per questo è sottoposto ad alcuna necessità di mostrare la Sua bontà nel modo di salvare i peccatori della razza umana, non più di quanto non sia stato obbligato a salvare gli angeli che sono caduti. La grazia e la misericordia sono, e devono essere, assolutamente libere, spontanee e mosse da sé. Anche Dio è infinitamente indipendente da tutte le Sue creature: autosufficiente, sì, soddisfatto di sé. Anche se tutti i peccatori fossero stati lasciati perire, la Sua felicità e la Sua gloria non sarebbero diminuite per questo

2.) Dio è la parte contraente nel patto per entrambe le parti. Dio Padre si impegna per la Divinità; e Dio il Figlio, come Dio-uomo Mediatore, si impegna per i peccatori. Inoltre, è un patto assoluto delle promesse più ricche e più libere; perché, per quanto riguarda personalmente noi peccatori, non ci sono condizioni meritorie o qualifiche preliminari

3.) Se si considera il carattere di quelle persone per le quali il patto è adempiuto, che non solo sono tutti peccatori odiosi, ma che, molto spesso, sono i peccatori più anziani e più vili che appesantiscono e inquinano la terra di Dio, che sono portati a goderne; Vedrete un'altra prova, che deve essere un patto della grazia più libera, poiché abbraccia tali peccatori meritevoli dell'inferno. "Inizia a Gerusalemme". "I pubblicani e le meretrici sono portati nel regno", mentre, in genere, "gli scribi e i farisei", gli uomini e le donne rispettabili, rispettabili, rispettabili, sono lasciati fuori. "Sì, Padre, perché così sembra bene ai Tuoi occhi".

(II.) È molto gentile e benefico. Si tratta di farci del bene, specialmente rendendoci buoni, santi e felici. Venendo da Dio, l'infinitamente buono, "l'autore di ogni dono buono e perfetto", è solo una grande promessa di amore incessante e puro per noi. È solo una costellazione di benedizioni. Osservate anche la loro certezza. Nulla provocherà Dio ad allontanarsi dal fare così il bene costante al Suo popolo; e anche riguardo alle afflizioni e alle tentazioni, saranno in grado di dire: "È stato bene per noi essere afflitti". Noterete che non c'è limite al bene qui promesso, e perché dovremmo limitarlo? Dobbiamo vederlo nella sua completezza universale. Comprende tutto il bene, il bene materiale, spirituale ed eterno, il bene per il corpo, la mente e l'anima, tutta la vera felicità nel tempo, alla morte e per l'eternità, la grazia e la gloria, tutto il bene che Dio può elargire o che noi possiamo ricevere. Include il bene in tre periodi di tempo distinti. Buono prima della nostra conversione, per portarci all'esistenza, per preservarci in vita nonostante tutti i pericoli, per impedirci di commettere il peccato imperdonabile, o in qualsiasi altro modo di mettere una pietra tombale sulle nostre anime, e di sigillarle sotto la maledizione, e di realizzare una chiamata efficace al tempo stabilito. Il bene dopo la conversione e l'unione a Cristo, comprendendo tutte le benedizioni della grazia. E gloria nell'eternità. Nel primo periodo, la vita eterna viene certamente solo verso di loro, e finora non hanno alcun titolo personale o godimento di essa; durante il secondo periodo, hanno il titolo, e un godimento iniziato ma ancora imperfetto; E durante l'ultimo periodo hanno sia il titolo perfetto che il divertimento perfetto, e anche questo per sempre!

(III.) È molto completo ed esaustivo. Le tre idee che seguono ne illustreranno l'ampiezza e la completezza

1.) In primo luogo, osserverai che non solo provvede a tutto da parte di Dio, ma che assicura anche tutto da parte del peccatore in relazione al suo godimento di esso, che, a rigor di termini, è tutto ciò che ha a che fare con esso. Quindi, è così adatto alla nostra condizione spirituale impotente, che, da noi stessi, non potrebbe fare altro che peccare, e quindi merita una nuova ira, e la rottura del patto, se ciò fosse possibile

2.) Ancora una volta, noterete che Dio qui provvede alla stipula di questo patto con ciascuno e con tutto il Suo popolo nel modo in cui essi vengono portati a termine con esso. La sua applicazione è opera e promessa di Dio tanto quanto lo è la sua emanazione o l'adempimento delle sue condizioni. "Io farò", e chi glielo impedirà o chi potrà impedirglielo? Né il diavolo, né la colpa, né i loro cuori malvagi e increduli

3.) Ancora una volta, osserverete che la linea di questo patto attraversa tutto il tempo. È di eternità in eternità, come le sue feste, infinita come l'anima del peccatore a cui devono essere concesse le sue benedizioni. Quanto è ampio dunque, quanto è onnicomprensivo il patto di Dio! Non c'è ridondanza, ma non c'è carenza

(IV.) È personale e particolare. Essa è fatta o adempiuta con tutto il popolo di Dio individualmente e separatamente, e non semplicemente con l'intera Chiesa come corpo corporativo. Le persone con cui è effettivamente realizzato, non sono tutti uomini senza eccezione. Gli innumerevoli pagani non hanno mai sentito parlare della sua esistenza o della sua offerta. Include, quindi, solo tutto il popolo eletto di Dio, tutti coloro che sono stati dati a Cristo come Mediatore dal Padre, e accettati da Lui come tali, tutti i membri mistici di Cristo, il Suo seme spirituale, il vero Israele spirituale di Dio. I loro nomi sono tutti iscritti nel libro della vita e incisi sulla corazza di Gesù. Sono costantemente nei Suoi occhi e nel Suo petto, e così sono nelle Sue preghiere, nel Suo operare e nel Suo morire. "Il Signore conosce quelli che sono Suoi", direttamente e infallibilmente. Possiamo ancora accertarli solo nella misura in cui possiamo vedere questo patto adempiuto per loro, goduto da loro ed esemplificato (estratto, per così dire) nella loro vita. Ma quando vediamo il Signore fare così del bene a qualsiasi anima, e mettere il Suo timore in ogni cuore, allora e lì vediamo il sigillo e il marchio di Dio, e vediamo la Sua elezione realizzata nella loro santificazione

(V.) È molto santo. Dio, il suo creatore, è santo in tutte le Sue opere, e in modo particolare qui in questa, la gloria di tutte. Quindi, troviamo Zaccaria che lo chiama Luca 1:72, "il santo patto di Dio". Due osservazioni mostreranno la sua santità. In primo luogo, preserva immacolati, sì, mostra in modo particolare la giustizia e la santità del carattere e del governo di Dio nel salvare tutti i peccatori, solo attraverso le sofferenze infinite e vicarie, la morte e l'obbedienza del Dio-uomo Mediatore, nella loro stanza e per loro conto. In secondo luogo, assicura la santità personale di tutti coloro che sono portati nel patto. Dio qui si impegna a fare loro del bene, e specialmente nel modo di renderli realmente e spiritualmente buoni. Dà a ciascuno una duplice giustizia, corrispondente alla duplice ingiustizia che egli ha ereditato da Adamo: la giustizia imputata di Cristo per la giustificazione, e la giustizia indotta dello Spirito per la santificazione del cuore e della vita; e non dà mai l'uno senza l'altro

(VI.) È eterno. Sarebbe relativamente privo di valore, se mai potesse finire. Oh, come sarebbe allettante essere privati del godimento delle sue benedizioni dopo averle godute per un po', e quindi aver appena conosciuto il loro valore incalcolabile! La privazione di tale beatitudine sarebbe stata una tortura, squisita proprio nella misura in cui ne avevamo gustato la dolcezza. La reminiscenza e il contrasto renderebbero la perdita ancora più straziante. Ma è "eterno" - "un patto di sale" - che non può mai fallire, né cambiare, né interrompere, né finire. Deve essere così; perché ricorderete che la condizione del patto è già stata adempiuta da Cristo e accettata dal Padre. Ora, Dio non modificherà o invertirà ciò che è già stato fatto, perché ciò è impossibile. Inoltre, essendo la condizione la giustizia infinitamente perfetta, immutabile ed eterna di Gesù, il patto fondato su di essa deve essere assolutamente inalterabile ed eterno. La stessa santità, la giustizia e la verità di Dio sono tutte impegnate a Cristo per assicurarne la permanenza e la continuazione eterna

(VII.) La fede in Cristo è l'unico modo in cui siamo portati al godimento di essa. La fede è solo un ricevere e riposare sul pugno di Cristo e su tutte le promesse, come in Lui, sì e amen, alla gloria di Dio. Non ci è richiesto nulla di più. La fedeltà e l'onnipotenza delle promesse ne assicura il compimento all'anima che vi crede e vi si posa. Non ci resta altro da fare che ricevere e fare affidamento su queste promesse, e su Cristo in esse, con la mano vuota della fede. E anche questa fede, e il suo atto di chiudere con l'alleanza, è qui precedentemente assicurata. È incluso nel "bene" che ci deve essere fatto. La fede è un dono di Dio, una delle Sue promesse e una delle operazioni del Suo Spirito. La fede, il pentimento e la nuova obbedienza sono tutte benedizioni dell'alleanza, e non condizioni di essa. Per la maggior parte, sono solo condizioni di connessione e di ordine nel godimento delle sue varie e ben regolate benedizioni. (F. Gillies.)

Metterò il mio timore nei loro cuori, affinché non si allontanino da me. - Perseveranza nella santità:

(I.) Il patto eterno. "Farò con loro un patto eterno". Nel capitolo precedente, nel trentunesimo versetto, questo patto è chiamato "un nuovo patto"; ed è nuovo in contrasto con il precedente che il Signore fece con Israele quando li fece uscire dall'Egitto. È nuovo per quanto riguarda il principio su cui si basa. Fratelli, abbiate cura di distinguere tra l'antico e il nuovo patto; perché non devono mai essere mescolati. Se la salvezza è per grazia, non è per opere, altrimenti la grazia non è più grazia; E se si tratta di opere, non è di grazia, altrimenti il lavoro non è più lavoro. Il nuovo patto è tutto di grazia, dalla sua prima lettera alla sua parola finale; e dovremo mostrarvelo man mano che andremo avanti. Si tratta però di un'alleanza "eterna": questo è il punto su cui insiste il testo. L'altro patto fu di brevissima durata; Ma questo è un "patto eterno".

1.) La prima ragione per cui è un patto eterno è che è stato fatto con noi in Cristo Gesù. Egli è, sia nella Sua natura che nella Sua opera, eternamente qualificato per stare dinanzi al Dio vivente. Egli sta in assoluta perfezione sotto ogni tensione, e, perciò, il patto sta in Lui

2.) Successivamente, il patto non può fallire perché il suo lato umano è stato adempiuto. Il lato umano potrebbe essere considerato come il lato debole di esso; ma quando Gesù divenne il rappresentante dell'uomo, quella parte era sicura. In quest'ora Egli ha adempiuto alla lettera ogni clausola da quel lato di cui era garante. Poiché, dunque, si è adempiuto quel lato del patto che appartiene all'uomo, rimane solo il lato di Dio da adempiere, che consiste in promesse, promesse incondizionate, piene di grazia e di verità. Dio non sarà fedele ai Suoi impegni? Sì, in verità. Fino ai minimi termini, tutto sarà eseguito

3.) Inoltre, il patto deve essere eterno, perché è fondato sulla grazia gratuita di Dio. La grazia sovrana dichiara che Egli avrà misericordia di chi avrà misericordia, e avrà compassione di chi avrà compassione. Questa base di sovranità non può essere scossa

4.) Ancora una volta, nel patto, viene fornito tutto ciò che si può supporre essere una condizione. Se c'è, da qualche parte nella Parola di Dio, un atto o una grazia menzionata come se fosse una condizione di salvezza, è in un'altra Scrittura descritta come un dono del patto, che sarà concesso agli eredi della salvezza di Cristo Gesù

5.) Inoltre, il patto deve essere eterno, perché non può essere sostituito da nulla di più glorioso. La luna cede il passo al sole, e il sole cede il posto a uno splendore che supererà la luce di sette giorni; ma che cosa sostituirà la luce della grazia gratuita e dell'amore morente, la gloria dell'amore che ha dato l'Unigenito affinché potessimo vivere per mezzo di Lui!

(II.) L'immutabile Dio del patto. "Non mi allontanerò da loro, per far loro del bene".

1.) Egli non si allontanerà dal fare loro del bene, in primo luogo, perché lo ha detto. Questo è sufficiente. Geova parla, e nella Sua voce sta la fine di tutte le controversie

2.) Tuttavia, ricordiamoci che non c'è alcuna ragione valida per cui Egli dovrebbe allontanarsi da loro per fare loro del bene. Mi ricordi la loro indegnità. Sì, ma osservate che quando cominciò a fare loro del bene, essi erano tanto indegni quanto potevano essere. Inoltre, non ci può essere alcuna ragione nell'errore del credente per cui il Signore dovrebbe cessare di fargli del bene, visto che Egli prevedeva tutto il male che sarebbe stato in noi. Egli ha stipulato un patto che non si sarebbe allontanato da noi, per farci del bene; e non si è verificata, né può sorgere, alcuna circostanza che gli fosse sconosciuta quando ha promesso in tal modo la Sua Parola di grazia. Inoltre, vorrei che ricordaste che noi siamo da Dio in questo giorno visti nella stessa luce di sempre. Eravamo oggetti immeritevoli ai quali Egli ha concesso la Sua misericordia, per nessun motivo se non quello che ha tratto dalla Sua stessa natura; e se siamo ancora immeritevoli, la Sua grazia è sempre la stessa. Se è così, che Egli tratta ancora con noi nella via della grazia, è evidente che ci considera ancora immeritevoli; e perché non dovrebbe fare del bene verso di noi ora come fece all'inizio? Inoltre, ricordate che ora ci vede in Cristo. Ecco, Egli ha messo il Suo popolo nelle mani del Suo caro Figlio. Egli ci vede in Cristo che siamo morti, in Lui che siamo stati sepolti e in Lui che siamo risuscitati. Come il Signore Gesù Cristo è gradito al Padre, così in Lui siamo graditi anche al Padre; perché il nostro essere in Lui ci identifica con Lui

3.) Il Signore non si allontanerà dal Suo popolo, dal fargli del bene, perché ha già mostrato loro tanta gentilezza; e tutto ciò che ha fatto andrebbe perduto se non lo portasse a termine. Quando ha dato Suo Figlio, ci ha dato la promessa sicura che intendeva portare a termine la Sua opera d'amore

4.) Siamo sicuri che Egli non cesserà di benedirci, perché abbiamo dimostrato che anche quando ha nascosto il suo volto non si è allontanato dal farci del bene. Quando il Signore ha distolto il volto dal suo popolo, è stato per fargli del bene, rendendolo stufo di sé e desideroso del suo amore

5.) Concludo con questo argomento, che Egli ha coinvolto il Suo onore nella salvezza del Suo popolo. Se gli eletti e i redenti del Signore vengono rigettati, dov'è la gloria della Sua redenzione?

(III.) Il popolo perseverante nell'alleanza. "Metterò il mio timore nei loro cuori, affinché non si allontanino da me". La salvezza di coloro che sono in alleanza con Dio è qui fornita da una promessa assoluta del Dio onnipotente, che deve essere adempiuta. È semplice, chiaro, incondizionato, positivo. "Non si allontaneranno da me".

1.) Non si realizza alterando l'effetto dell'apostasia. Se si allontanassero da Dio, sarebbe fatale. Se lo Spirito Santo ha davvero rigenerato un'anima, eppure quella rigenerazione non la salva dall'apostasia totale, che cosa si può fare?

2.) Né questa perseveranza dei santi si manifesta con la rimozione della tentazione. No, il Signore non toglie il Suo popolo dal mondo; ma permette loro di combattere la battaglia della vita nello stesso campo degli altri. Egli non ci rimuove dal conflitto, ma "ci dà la vittoria".

3.) Questo si ottiene mettendo un principio divino nei loro cuori. Il Signore dice: "Metterò il mio timore nei loro cuori". Non si troverebbe mai lì se non lo mettesse lì. Che cos'è questo timore di Dio? È, in primo luogo, un santo timore reverenziale e riverenza del grande Dio. Ammaestrati da Dio, arriviamo a vedere la Sua infinita grandezza e il fatto che Egli è ovunque presente con noi; e allora, pieni di un devoto senso della Sua Divinità, non osiamo peccare. Le parole "La mia paura" intendono anche la paura filiale. Dio è nostro Padre, e noi sentiamo lo spirito di adozione, per cui gridiamo: "Abbà, Padre". Si muove anche nei nostri cuori un profondo senso di grato obbligo. Dio è così buono con me, come posso peccare? Egli mi ama così tanto, come posso irritarlo? Ma se vi chiedete: Con quale strumento Dio mantiene questa paura nel cuore del Suo popolo? Io rispondo: È l'opera dello Spirito di Dio, ma lo Spirito Santo di solito opera per mezzo. Il timore di Dio è mantenuto vivo nei nostri cuori dall'ascolto della Parola; Poiché la fede viene dall'udire, e il santo timore viene dalla fede. Siate dunque diligenti nell'ascoltare la Parola. Quella paura è mantenuta viva nei nostri cuori leggendo le Scritture; perché mentre ci nutriamo della Parola, essa soffia in noi quel timore di Dio che è l'inizio della sapienza. Questo timore di Dio è mantenuto in noi dalla fede nella verità rivelata e dalla meditazione su di essa. Studia le dottrine della grazia e fatti istruire nell'analogia della fede. Conoscete bene e a fondo il Vangelo, e questo porterà benzina sul fuoco del timore di Dio nei vostri cuori. Siate molto in preghiera privata; perché questo accende il fuoco e lo fa ardere più brillantemente. Infine, cercate di vivere vicino a Dio, di dimorare in Lui; poiché come dimorerete in Lui e le Sue Parole dimoreranno in voi, produrrete molto frutto, e così sarete Suoi discepoli. (C. H. Spurgeon.)

Religione biblica:

Il mondo abbonda di religioni. C'è una sola vera religione, quella della Bibbia. A volte si parla di "fiducia" in Dio, a volte di "amore" per Dio, a volte di "obbedienza" a Dio; qui si parla di "timore" di Dio. È la paura di non piacere in tutte le cose all'oggetto degli affetti. La paura di non arrivare all'idea divina di bontà

(I.) Come se avesse la sua sede nel cuore. C'è qualcosa nella natura spirituale dell'uomo analogo al cuore nella sua organizzazione fisica. Il cuore del corpo è il più vitale di tutti i suoi organi; invia la linfa vitale attraverso tutte le parti. Che cosa nella natura spirituale dell'uomo è simile al suo cuore, e che la Bibbia chiama il suo "cuore"? È il principale gusto dell'anima. Il gusto principale è la molla dell'attività umana; Essa lavora e controlla tutte le facoltà dell'uomo. La religione biblica si impossessa di questo, ispira questo, fa della bontà e di Dio l'oggetto principale del gradimento, così che l'anima sente che Dio è il suo tutto in tutti

1.) La religione biblica è nel cuore, non solo nell'intelletto

2.) Non solo nei sentimenti

3.) Non solo in servizio occasionale

(II.) Come impartito da Dio. In che modo Egli mette questo principio inestimabile nel cuore? Non miracolosamente, non indipendentemente dalle attività dell'uomo

1.) Con la rivelazione di Se stesso all'uomo

2.) Mediante il ministero dei Suoi servi

(III.) Come salvaguardia contro l'apostasia. È possibile per l'uomo allontanarsi dal suo Creatore? In un certo senso, no. Non più che dall'atmosfera che respira, non più che da se stesso. Ma c'è un senso solenne in cui gli uomini possono allontanarsi da Lui, e lo fanno. È in simpatia con lo scopo. Tutte le anime non rigenerate sono lontane da Dio, vagabonde, vagabonde sempre, non si stabiliscono da nessuna parte. Allontanarsi da Lui significa allontanarsi dalla luce, dalla salute, dall'armonia, dall'amicizia, tutto ciò rende la vita degna di essere vissuta. Che cosa può impedire questo, la principale delle calamità? Il timore di Dio nel cuore. Questa è quella legge di attrazione morale che legherà per sempre l'anima a Dio come suo centro. (Omilestico.)

Versetto 41. Certamente li pianterò in questa terra con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima. - La sincerità di Dio nel benedire il suo popolo:

(I.) consideriamo il nostro testo per l'istruzione

1.) Dio benedice il Suo popolo di cuore. "Con tutto il mio cuore". Notate, di sfuggita, quella parola "certamente"; perché conferma che la parola è piena di verità e di certezza. Egli è lento all'ira, ma è pronto alla misericordia, perché si compiace in essa. Quando Egli distribuisce la Sua grazia al Suo popolo, allora vedi il Dio amorevole, perché "Dio è amore"; e tu vedi il Dio vivente, perché Egli ti benedice con tutta la Sua anima

2.) Egli compie quest'opera di benedizione del Suo popolo con riflessione, poiché è aggiunto, "e con tutta la Mia anima". Non solo gli affetti di Dio, che parlano alla maniera dell'uomo, ma la grande mente e la vita di Dio sono gettate nell'opera di salvezza e benedizione del Suo popolo. La Sua essenza, la Sua anima, è qui a casa. L'argomento del progetto, quando viene applicato alla natura, dimostra l'esistenza di Dio. Molto di più, quando questo argomento viene portato a pesare sulle opere della grazia, vediamo il Signore; perché nelle operazioni della grazia c'è un disegno in ogni cosa

3.) Notiamo, poi, che se è così, allora Egli impiega tutte le Sue risorse per benedire i Suoi eletti. Il Signore nostro Dio - parlo come un uomo, e con profonda riverenza - è assorto nel fare del bene al Suo popolo: non c'è nulla di ciò che Egli è, non c'è nulla che Egli abbia, se non ciò che Egli farà per il disegno su cui ha posto tutto il Suo cuore e tutta la Sua anima. Guardate ciò che Dio ha fatto per il Suo popolo! Egli ha dato loro tutto: tutta la saggezza della Sua provvidenza sarà loro mentre sono qui, e tutta la gloria del Suo cielo nell'aldilà. Dio ha la Sua dimora in cielo; ecco, ne fa la dimora dei suoi eletti per sempre. Gli angeli sono i Suoi cortigiani, saranno spiriti ministranti per i Suoi eletti. Sul trono di Suo Figlio siederanno con Lui. Le vittorie di Dio li forniranno di palme, e la delizia di Dio troverà loro delle cetre. Ma fermatevi, c'è qualcosa di più di tutto! Era poco per Dio dare la terra e il cielo, ma doveva necessariamente dare a Suo Figlio, l'immagine espressa della Sua gloria, il Suo altro sé

4.) Il Signore subordina tutte le altre opere a quella del suo amore. Tutto, che sia la creazione o la distruzione, la misericordia o il giudizio, lavorerà, come le ruote di una grande macchina, per produrre il bene a coloro che sono il popolo del Dio vivente

5.) Il Signore dona al Suo popolo e per il Suo popolo senza risparmio. Quando nutre i Suoi figli, anche se un tempo sarebbero stati grati di mangiare le briciole della Sua tavola, li mette tra i principi e li dà da mangiare della carne del re. Egli mette l'eternità sotto contribuzione per provvedere ai bisogni, anzi, ai desideri, alle gioie del Suo popolo

6.) Un altro punto espone molto chiaramente che il Signore benedice il Suo popolo con tutto il Suo cuore e con tutta la Sua anima, poiché persevera in questo. Non sei sorpreso dalla varietà dei Suoi favori verso di te? Un vecchio scrittore dice che "i fiori di Dio sbocciano doppio", perché Egli manda due benedizioni dove sembra che ce ne sia solo una; ma direi che sono come la luce: sono settuplici, proprio come in ogni raggio del sole abbiamo sette colori fusi in armonia. Quali sette e sette di amore infinito sono contenuti in ogni raggio di misericordia che giunge ai redenti!

7.) Come il Signore persevera nella Sua opera, così riesce in essa. Dio è determinato a fare qualcosa del Suo Popolo, e lo farà

8.) Dio si compiace di tutto ciò che fa per i Suoi. Siamo felici quando Dio ci benedice, ma non così felici come lo è Dio. Il nostro Dio ha tutti gli istinti della maternità e della paternità fusi in uno; e quando guarda la Sua Chiesa, la chiama "Hephzibah": "Il mio diletto è in lei". Egli non si rallegra tanto delle opere delle sue mani quanto delle opere del suo cuore

(II.) Considera il testo con le prove. Per provare che Dio ci benedice in questo modo con tutto il Suo cuore e con tutta la Sua anima, vorrei ricordarvi che l'intera Trinità è impegnata nella benedizione degli eletti

1.) Prima viene il Padre. È stato Lui che ci ha scelti, ci ha scelti, non perché deve sceglierci o nessuno, ma liberamente con "tutto il Suo cuore". La saggezza dal suo trono determinò il modo in cui Dio avrebbe guidato il Suo popolo, e benedetto il Suo popolo, e santificato il Suo popolo, e perfezionato il Suo popolo

2.) In riferimento al sempre benedetto Figlio di Dio, che adoriamo come il più vero Dio, abbiamo la stessa verità da affermare. Ci ha amati secoli prima di venire sulla terra come uomo

3.) Non devo omettere lo Spirito Santo, "al quale sia ogni onore e gloria". Quando eravamo pazzi di peccato e affamati per i piaceri che ne derivavano, Egli ci seguiva, per fermarci nella nostra corsa precipitosa, per invitarci a cose migliori, per attirarci lì e per aiutarci quando cominciavamo a inclinarci a destra. Ci ha dato la vita, la luce e la libertà

(III.) Considera le deduzioni che derivano dal testo

1.) La prima deduzione è quella della consolazione. Dio ci benedice con tutto il Suo cuore e con tutta la Sua anima? Oh, allora, come dovremmo essere felici!

2.) Un'altra deduzione, e l'ho fatta: è un'esortazione. Amiamo il nostro Dio con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra anima. Confida in Lui per il passato, il presente e il futuro; confidare in Lui completamente, implicitamente, senza esitazione. (C. H. Spurgeon.)

L'entusiasmo di Dio:

Chi può non ammirare un uomo che parla così? L'entusiasmo accelera la vita. È salato e leggero per le giornate comuni. Fa risplendere la terra con il cielo. Ma è stato un uomo a dire questo? No. Questa voce venne dal cielo. Dunque un angelo forte e radioso si dichiarò così? No. Questa è la voce di Dio. Ben possa Calvino annotare il mio testo, dicendo: "Le parole sono davvero singolari". Dio sta dicendo al Suo popolo le grandi cose che si propone di fare per loro, e dichiara che realizzerà tutto con tutto il Suo cuore e con tutta la Sua anima. Qui ci troviamo di fronte al fatto che Dio è un Dio di entusiasmo. In un certo senso, l'osservazione di Calvino sulla singolarità di queste parole è molto pertinente. Ma esaminandoli da un altro punto di vista, la dichiarazione divina non è "singolare". L'entusiasmo è un elemento impressionante della teologia biblica. La Scrittura ci dà sbirciare nella natura di Dio. Solo sbirciate. La visione aperta ci accecherebbe. E certamente vediamo spesso nel Libro Sacro l'esplosione dell'entusiasmo divino. Isaia usa la meravigliosa frase: "Lo zelo dell'Iddio degli eserciti". È l'inestinguibile entusiasmo di Dio che deve stabilire in trionfo il regno e la pace sempre crescenti dell'Emmanuele. Questa qualità di Dio è quella di cui Isaia si diletta. Isaia sull'entusiasmo di Dio è uno studio stimolante. Egli dice di una meravigliosa e apparentemente impossibile liberazione del popolo di Dio dal suo ferreo oppressore: "Lo zelo del Signore degli eserciti farà questo". Coraggio, fratello dal cuore triste e circondato dal nemico! L'entusiasmo di Dio è impegnato per la tua liberazione! In un altro passo il poeta-teologo descrive Dio come un guerriero, e grida: "Egli... era rivestito di zelo come un mantello". Grande è la visione di Dio che appare in una veste rosso rubino di zelo. Ezechiele, "i suoi piedi sulla terra, la sua anima fluttuante in mezzo ai cherubini", rappresenta l'entusiasmo di Dio nella sua forma vendicativa quando dichiara come l'ira divina schiaccerà i trasgressori impenitenti, "ed essi sapranno che io, il Signore, ho parlato con il mio zelo, quando avrò compiuto il mio furore in loro" Se l'entusiasmo è una qualità che la teologia dell'Antico Testamento attribuisce a Dio, è anche enfaticamente accreditato a Lui dalla teologia della nuova alleanza. Si rivela come una caratteristica notevole di Lui l'aver visto chi deve aver visto il Padre. "Con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima", era il motto della Sua vita incarnata. Il santo entusiasmo era il temperamento delle Sue parole e delle Sue azioni. "Lo zelo della tua casa mi divorerà". Così nostro Signore ha adempiuto l'ideale scritturale dell'entusiasmo come ha adempiuto tutti gli ideali scritturali. Dio in Cristo è sempre un Dio di entusiasmo. Com'è intenso! Come prega! Il fervore delle Sue preghiere non si raffredda mai. Come medita! I suoi pensieri inspiegabili si respirano per l'eternità. Il Cristo del Nuovo Testamento è il Geova dell'Antico Testamento, in un entusiasmo incandescente, come in ogni cosa, augusto, gentile e amabile. L'entusiasmo deve essere sicuramente un elemento essenziale di una vera teologia. Non si può concepire un Dio appassionato. Un Dio apatico deprimerebbe l'universo. Un greco antico descriveva finemente l'entusiasmo come "un Dio interiore". E questo è e deve essere sempre di più un grande entusiasmo. Quanto è attraente il nostro Dio a motivo del Suo entusiasmo. Chi non lo amerebbe con la sua potenza, chi è pronto a benedire con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima? Un Dio del genere ci attrae. Chi sono coloro per i quali Dio promette di lavorare con tanto entusiasmo? Notate le ripetizioni "loro" in questo versetto. Altrettanto ricorrente è il "loro" nel versetto precedente. Nel versetto 38 è indicato il "loro". Si riferisce al "Mio popolo". Dio farà meraviglie per il Suo popolo. Egli apprezza il Suo popolo senza paragoni. Nulla è troppo grande per Lui da fare per coloro che sono così amabili ai Suoi occhi. E nessun entusiasmo è troppo generoso per essere speso nei loro interessi. C'è forse un capriccio in questo ricco entusiasmo per il Suo popolo? In nessun modo. Il "popolo" di Dio rappresenta il carattere. E l'entusiasmo di Dio per il carattere si manifesta nel Suo entusiasmo per il Suo popolo. L'entusiasmo di Dio è evocato dal carattere. I nostri poveri e indegni entusiasmi sono spesso pietosamente mal indirizzati. Lo zelo di Dio non manca mai il vero bersaglio. Dio è entusiasta di aiutare gli uomini di carattere. Guardate come, nelle vicinanze di questo testo, Egli fa piovere piogge d'oro di promesse su di loro. "Non mi allontanerò da loro per far loro del bene" (versetto 40). "Mi rallegrerò per loro per far loro del bene" (versetto 41). "Li pianterò in questa terra" (ver. 41). "Farò venire su di loro tutto il bene che ho promesso loro" (versetto 42). "E i campi saranno comprati in questa terra" (ver. 43). L'entusiasmo di Dio si riversa in utilità temporale verso gli uomini le cui vie Gli piacciono. Egli si prende cura anche dei "campi" che appartengono al Suo popolo. Mettilo a cuore, uomo d'affari oppresso, se sei uno del popolo di Dio! Considera questo, agricoltore depresso, che sei un uomo di Dio! Dio fa dei tuoi interessi i Suoi interessi. Dio è entusiasta per quanto riguarda la creazione e lo sviluppo del carattere. Quanto abbondantemente ciò può essere dimostrato dal contesto! "Darò loro un solo cuore e una sola via, affinché mi temano in eterno, per il loro bene e per il bene dei loro figli dopo di loro" (ver. 39). "Metterò il mio timore nei loro cuori, affinché non si allontanino da me". Cosa fanno presagire queste parole d'oro? Che con tutto il Suo cuore e con tutta la Sua anima Dio perfezionerà il carattere del Suo popolo. Il fatto è che nulla nell'uomo crea un tale entusiasmo da parte di Dio come l'istituzione e il miglioramento del carattere. La tua anima è ciò in te in cui Dio è più interessato, ed è interessato a tutto ciò che ti riguarda. Egli è entusiasta in misura incomparabile per la vostra salvezza. La rettifica soprannaturale della volontà e dell'essere, che comunemente chiamiamo conversione, suscita l'intenso entusiasmo di Dio. Con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima si propone di sviluppare il bene che ha già creato. Si strugge per perfezionare i Suoi servitori. Ha splendidi ideali per loro. Egli desidera fortemente rendere il loro domani migliore del loro ieri. C'è chi ha il cosiddetto entusiasmo egocentrico. Certe persone "intense" sono intensamente egoiste. Alcuni hanno entusiasmi inefficaci. Nessun altruismo li irradia. Nessuno è migliore per loro. Sono fuochi "infruttuosi". Non così l'entusiasmo di Dio. Lo zelo di Dio è di aiutare, benedire, arricchire gli uomini. Per illuminare ciò che c'è di oscuro negli uomini. Per aumentare ciò che è basso. Per glorificare ciò che è sordido. Temporalmente e spiritualmente benefico è l'entusiasmo di Dio. Si diletta ad aiutarci. Né gli anni forti possono vincere il suo entusiasmo. In questo, come per quanto riguarda tutte le qualità del carattere divino, dobbiamo essere "imitatori di Dio, come figli amati". Tutto l'entusiasmo è contagioso. Pulsa da brivido. Il terribile pericolo è che imitiamo gli entusiasmi malvagi. Anime degli uomini, siate ammoniti contro un tale entusiasmo nato dal diavolo. L'entusiasmo di Dio è il vero ideale per l'uomo. "Siate imitatori di Dio". Sia il nostro entusiasmo per una vita santa. Che rimprovero alla nostra tiepidezza è l'entusiasmo di Dio! Che cosa c'è di più lontano da Dio della freddezza morale e spirituale? Oh, questo entusiasmo divino è il bisogno urgente della religione moderna! È molto istruttivo studiare l'insegnamento biblico riguardante l'entusiasmo di Dio. È ancora più impressionante dal punto di vista negativo che da quello positivo. Dio non ha alcuna scintilla di entusiasmo per molto di ciò che l'uomo brucia. Quanta discordanza c'è spesso tra Dio e l'uomo! Ciò è evidente negli oggetti dei loro rispettivi entusiasmi. Dio non ha alcun entusiasmo per l'egocentrismo. Dio non ha alcun entusiasmo per la mondanità. Non importa quale forma assuma, Egli non se ne cura. Per Lui è tutta "vanità". Dio non ha entusiasmo per l'indifferenza. Alcuni sono zelanti per nient'altro che per l'apatia. Hanno un cuore morto, e non c'è morte più mortale della morte del cuore. Lo stoicismo non è santità. Dio è pronto a compassione. Le omissioni degli entusiasmi rivelati di Dio sono intensamente significative. Bada di non essere entusiasta dove il tuo Dio non c'è. Un Dio che, con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima, cerca il bene supremo dell'uomo, è un Dio che limita la nostra devozione. Ci attrae. Ci affascina. Se fosse un Dio freddo e insensibile, mi allontanerei da Lui. Ma essendo un Dio entusiasta, il mio cuore è il Suo. Qui c'è un terreno di fiducia: l'entusiasmo di Dio. Posso temere per il domani, quando questo Dio sarà mio? Qui c'è un terreno di speranza: l'entusiasmo di Dio. Tutto andrà sempre bene, poiché un tale Dio è mio. Qui c'è un terreno di servizio: l'entusiasmo di Dio. Non si può fare troppo per un Dio del genere. Quando dichiara: "Con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima", precede un'altra parola deliziosa, "certamente". Il margine lo rende "in verità" o "in stabilità". Così il buon Dio ci assicura della perpetuità del Suo benevolo entusiasmo. Non verrà mai meno al Suo popolo. Chiunque si raffreddi verso di noi, l'entusiasta Dio della grazia sarà ancora fedele e fervente (D. T. Young).

Versetto 42. Tutto il bene che ho promesso. - La religione, della promessa (con Numeri 10:29 : - Obbedendo a un vero istinto, la Chiesa di Cristo ha fin dall'inizio compreso l'intera storia del trasferimento del popolo eletto dalla terra di schiavitù alla terra della promessa come avente, al di là e al di là del suo valore storico, la preziosità di un'allegoria divinamente progettata. Per noi, oggi, proprio come per loro nei tempi antichi, lo stimolo continua ad essere semplicemente questo: una promessa. Il cielo non può essere dimostrato. Prendiamo semplicemente per buona la Parola di Dio. Ai nostri tempi non si parla abbastanza, con sobrietà e intelligenza, intendo dire, del cielo. Molte persone hanno la sensazione che il paradiso antiquato dei pensieri e delle speranze della loro infanzia sia stato spiegato dal progresso della scoperta. A loro sembra che il cielo sia spinto sempre più lontano, proprio nella misura in cui il telescopio penetra sempre più lontano nello spazio. Le porte della perla si ritirano con l'allargamento del vetro, e la ricerca del Paradiso di Dio, come quella dell'Eden terrestre, sembra diventare tanto più disperata, quanto più accurata è la nostra conoscenza della mappa. I cristiani primitivi trovavano relativamente facile pensare al cielo come a un luogo appena sopra le stelle. Per noi, che abbiamo imparato a pensare al sole stesso come a una stella vista da vicino, e alle stelle come soli, questa localizzazione della dimora dell'Altissimo è tutt'altro che facile. Un'altra ragione, e molto diversa, per tenere il cielo, per così dire, in secondo piano, tenendo in serbo la menzione di esso, viene da coloro che credono che ci sia un pericolo come quello di sminuire e volgarizzare le cose sacre con troppa scioltezza nel parlarne. Non si può negare che ci sia una certa ragione per questa meticolosità, una certa forza in questa protesta. Una retorica indulgente può spalancare i cancelli con una libertà così incurante da farci chiedere perché dovrebbero esserci dei cancelli; e le labbra alle quali il comune discorso in prosa del vero cielo sarebbe forse duro, se fossero costrette a provarci, possono cantare di "Gerusalemme d'Oro" e del Paradiso per il quale "è stanco aspettare qui" con una leggerezza di fronte alla quale forse gli angeli rimangono inorriditi. Questa è una seconda ragione, una ragione molto diversa dalla prima, ma pur sempre una ragione, per osservare la reticenza riguardo al cielo. Eppure, di fronte a entrambe queste ragioni, penso che sia un triste peccato che sentiamo parlare così poco come della speranza del cielo come forza motrice nella vita umana. Infatti, dopo tutto ciò che è stato detto, o si può dire, questi due fatti rimangono indiscutibili; Ci guardano in faccia: primo, che questa nostra vita, comunque la si possa spiegare, ha una certa somiglianza con un viaggio, in quanto l'uno è un movimento attraverso il tempo, come l'altro è un movimento attraverso lo spazio; in secondo luogo, che qualsiasi viaggio che non abbia una destinazione è, e deve necessariamente essere, una cosa triste. Essendo la natura umana quella che è, abbiamo bisogno del potere attrattivo di qualcosa a cui guardare, come diciamo noi, per mantenere la nostra forza e il nostro coraggio all'altezza del tenore di vita. I cristiani sono uomini con una speranza, uomini che sono stati chiamati a ereditare una benedizione. Né l'Antico Testamento è privo di questo elemento di promessa. Attraversa tutta la Bibbia. Quale libro da qualche parte puoi indicare in modo così lungimirante come quel Libro? Mentre osserviamo i dignitari di molte generazioni passare in una lunga processione in avanti, dal giorno in cui fu fatta per la prima volta la promessa di Colui che sarebbe venuto a schiacciare la testa del serpente, fino al giorno in cui il vecchio Simeone nel Tempio prese il Bambino Gesù tra le sue braccia e lo benedisse, ci sembra di vedere su ogni fronte un bagliore di luce. Questi uomini hanno una speranza. Stanno cercando qualcosa, e hanno l'aspetto di coloro che si aspettano a tempo debito di trovare. Se questo è vero per il tono generale delle Scritture dell'Antico Testamento, doppiamente, triplicamente è vero per il Nuovo Testamento. La venuta di Cristo ha solo vivificato e reso più intenso in noi quell'istinto di speranza che le antiche profezie della Sua venuta avevano ispirato per la prima volta. Quando venne, infatti, portò speranze più grandi e ci aprì prospettive di promessa di vasta portata, quali non erano mai state sognate prima. Una gioia solenne pervade l'atmosfera in cui apostolo ed evangelista si muovono davanti ai nostri occhi. Sono come gli uomini che, di fronte al naufragio delle speranze terrene, non hanno ancora alcuna inclinazione alle lacrime, perché è stata loro aperta una visione di cose invisibili, e ha concesso loro di pregustare la pace eterna. "La gloria che sarà rivelata"; "le cose che occhio non ha visto", preparato per coloro che amano Dio; "la casa non fatta con le mani d'uomo", in attesa di essere occupata; "la corona della giustizia, deposta": ricordate quanto queste cose occupino un posto importante nell'oratorio persuasivo di San Paolo. La lamentela che il progresso della conoscenza umana ha reso difficile pensare e parlare del cielo come gli uomini credenti pensavano e parlavano di esso, è una lamentela su cui dovremmo tornare per qualche momento; perché, dal momento che l'abbiamo lasciata come l'abbiamo fatto, può essere stata trasmessa ad alcune menti l'impressione che la difficoltà sia insormontabile. Permettetemi di osservare, quindi, che mentre c'è un certo grado di ragionevolezza in questo argomento a favore del silenzio rispetto al cielo e alle cose del cielo, non c'è affatto tanto peso da attribuire ad esso come molte persone sembrano supporre. Perché, dopo tutto, se ci pensiamo, questa mutata concezione di come può essere il cielo non è tanto riconducibile a una rivoluzione meravigliosa che si è verificata su tutto il carattere del pensiero umano da quando tu ed io eravamo bambini, quanto ai cambiamenti che hanno avuto luogo nelle nostre diverse menti, e che necessariamente si svolgono in ogni mente nel suo progresso dall'infanzia alla maturità. Il colpo veramente serio alle vecchie nozioni sull'argomento è stato inferto molto prima che qualcuno di noi nascesse, quando è stata stabilita la verità al di là di ogni serio dubbio che questo pianeta non è il centro attorno al quale ruota tutto il resto dell'universo. Ma la spiegazione del nostro personale senso di risentimento per essere stati derubati del cielo in cui eravamo abituati a credere va cercata nel detto familiare: "Quando ero bambino, parlavo come un bambino", ecc. Istintivamente, e senza saperlo, proiettiamo questo modo infantile di vedere le cose su tutto il mondo pensante che era contemporaneo alla nostra infanzia, e deduciamo dal cambiamento che è avvenuto nella nostra mente che un cambiamento corrispondente è avvenuto nella mente del mondo in generale. Questo errore è tanto più facile da cadere, perché è un fatto che, se andiamo abbastanza indietro nella storia del pensiero, troviamo che anche le menti mature vedono le cose più o meno come noi stessi le vedevamo nella nostra prima infanzia. Ma lasciatemi provare a colpire più da vicino e affrontare la difficoltà in modo più diretto e utile. Lo faccio chiedendomi se non dovremmo vergognarci di noi stessi, per parlare così di essere stati derubati della promessa semplicemente perché il Padre dei cieli ci ha mostrato, con la stessa rapidità con cui le nostre povere menti potevano sopportare la tensione, quanto sia incommensurabile l'estensione della Paternità. Invece di lamentarci perché non possiamo sminuire l'universo di Dio in modo da adattarlo perfettamente alla piccolezza delle nostre nozioni, rivolgiamo tutte le nostre energie a cercare di ampliare la capacità della nostra fede in modo che sia in grado di contenerne di più. Tutto ciò significa che dobbiamo credere in cose migliori di Dio, non in cose peggiori. Può risultare, chi può dirlo?, che il cielo si trova più vicino a noi di quanto nella nostra infanzia ci siamo mai azzardati a supporre; che non solo è più vicino del cielo, ma più vicino delle nuvole. La realtà del cielo, fortunatamente, non dipende dalla capacità dei nostri cinque sensi di scoprire dove si trova. Senza dubbio un sesto o un settimo senso potrebbero rivelare rapidamente molte cose, molte di quelle che ora abbiamo cinque non prendono in considerazione. Comunque sia, la ragionevolezza della nostra fede nella promessa di Cristo, che nel mondo dove Egli è andato avrebbe preparato un posto per noi, non è in alcun modo messa in discussione da nulla che l'ingegno indaffarato dell'uomo abbia ancora scoperto, o sia probabile che scopra. Non c'è periodo della vita da cui possiamo permetterci di risparmiare la presenza di questa speranza celeste. Ne abbiamo bisogno nei giovani, per dare un senso, uno scopo e una direzione alla vita appena avviata. Ne abbiamo bisogno nella mezza età per percorrere pazientemente quel lungo tratto che separa la giovinezza dalla vecchiaia: il tempo dello svanire delle illusioni alla luce arida dell'esperienza; il momento in cui scopriamo l'estensione della nostra portata personale e il limite ristretto della nostra possibile realizzazione. Troverà una tale speranza soprattutto il bastone della vecchiaia, se il pellegrinaggio dovesse durare così a lungo. Ma non immaginiamo di poter rimandare il credere fino ad allora. La fede è un'abitudine dell'anima, e i vecchi sarebbero i primi a metterci in guardia contro l'idea che sia un'abitudine che può essere acquisita in un giorno. Quelli di noi che sono saggi affronteranno la questione ora, in qualunque momento dell'età la parola possa averci trovato. (W. R. Huntington, D. D.)

Riferimenti incrociati:

Geremia 32

1 Ger 39:1,2; 52:4,5; 2Re 25:1,2; 2Cron 36:11
Ger 25:1

2 Ger 32:3,8; 33:1; 36:5; 37:21; 38:6; 39:13-15; Mat 5:12
Ne 3:25

3 Ger 2:30; 5:3; 2Re 6:31,32; 2Cron 28:22
Ger 26:8,9; 38:4; Eso 5:4; Am 7:13; Lu 20:2; At 6:12-14
Ger 32:28,29; 21:4-7; 27:8; 34:2,3; 37:6-10; 38:8

4 Ger 37:17; 38:18,23; 39:4-7; 52:8-11; 2Re 25:4-7; Ez 12:12,13; 17:13-21; 21:25,26

5 Ger 27:22; 34:4,5
Ger 2:37; 21:4,5; 33:5; 37:10; Nu 14:41; 2Cron 13:12; 24:20; Prov 21:30; Ez 17:9,10,15

7 1Re 14:5; Mar 11:2-6; 14:13-16
Ger 1:1; 11:21; Gios 21:18,19
Lev 25:23,34,49; Nu 35:2; Ru 4:4-9

8 Ger 32:2; 33:1
Ger 32:7; 1Re 2:26; 1Cron 6:60
1Sa 9:16,17; 10:3-7; 1Re 22:25; Zac 11:11; Giov 4:53; At 10:17-28

9 Ge 23:15,16; 1Re 20:39; Est 3:9; Is 55:2
Ge 37:28; Os 3:2; Zac 11:12,13

10 Ger 32:12,44; Is 44:5
Gios 18:9; Is 30:8
De 32:34; Giob 14:17; CC 8:6; Dan 8:26; Giov 3:33; 6:27; 2Co 1:22; Ef 1:13; 4:30; Ap 7:2; 9:4
Ger 32:12,25,44; Ru 4:9-11; Is 8:1,2

11 Lu 2:27; At 26:3; 1Co 11:16

12 Ger 32:16; 36:4,5,16-19,26; 43:3-6; 45:1-5
Ger 51:59
2Co 8:21

14 Ger 32:10-12

15 Ger 32:37,43,44; 30:18; 31:5,12,24; 33:12,13; Am 9:14,15; Zac 3:10

16 Ger 12:1; Ge 32:9-12; 2Sa 7:18-25; Ez 36:35-37; Fili 4:6,7

17 Ger 1:6; 4:10; 14:13; Ez 9:8; 11:13
Ger 10:11,12; 27:5; 51:15,19; Ge 1:1-31; Eso 20:11; 2Re 19:15; Ne 9:6; Sal 102:25; 136:5-9; 146:5,6; Is 40:26-28; 42:5; 44:24; 45:12; 48:12,13; Zac 12:1; Giov 1:1-3; At 7:49,50; 14:15; 17:24; Col 1:15,16; Eb 1:2,3,10-12; Ap 4:11
Ger 32:27; Ge 18:14; Giob 42:2; Lu 1:37; 18:27
Is 46:9,10; Dan 2:22; At 15:18; Ef 3:9-11

18 Eso 20:5,6; 34:7; Nu 14:18; De 5:9,10; 7:9,10
Gios 7:24-26; 2Sa 21:1-9; 1Re 14:9,10; 16:1-3; 21:21-24; 2Re 9:26; Mat 23:32-36; 27:25
Ge 49:24; De 7:21; 10:17; Ne 1:5; Sal 50:1; 145:3-6; Is 9:6; 10:21; 57:15; Abac 1:12
Ger 10:16; 31:35

19 Is 9:6; 28:29; 40:13; 46:10,11; Rom 11:33,34; Ef 1:11
Eso 15:11; Dan 4:35
Ger 16:17; 23:24; 2Cron 16:9; Giob 34:21; Sal 33:13-15; 34:15; Prov 5:21; Eb 4:13
Ger 17:10; 1Re 8:32; Sal 62:12; Ec 12:14; Mat 16:27; Giov 5:29; Rom 2:6-10; 2Co 5:10; Ap 2:23; 22:12

20 Eso 7:3; 10:2; De 4:34; 6:22; 7:19; Ne 9:10; Sal 78:43-51; 105:27-36; 135:9; At 7:36
Eso 9:16; 2Sa 7:23; 1Cron 17:21; Ne 9:10; Is 63:12; Dan 9:15

21 Eso 6:6; 13:14; Sal 105:37,43; 106:8-11
Eso 6:1; 13:9; De 26:8; 1Re 8:42; Sal 89:8-10; 136:11,12

22 Ge 13:15; 15:18-21; 17:7,8; 24:7; 28:13-15; 35:11,12; 50:24; Eso 13:5; Nu 14:16,30; De 1:8,35; 6:10,18,23; 7:13; 8:1; Gios 1:6; 21:43; Ne 9:15; Sal 105:9-11
Ger 11:5; Eso 3:8,17; 13:5; 33:1-3; De 26:9-11; Ez 20:6,15

23 Ne 9:15,22-25; Sal 44:2,3; 78:54,55; 105:44,45
Ger 7:23,24; 11:7,8; Giudic 2:11-13; 10:6-18; Esd 9:7; Ne 9:26-30; Ez 20:8,18,21; Dan 9:4-6,10-14; Zac 1:2-4
Lu 17:10; Giov 15:14; Ga 3:10; Giac 2:10
Lev 26:14-46; De 28:15-68; Gios 23:16; Esd 9:7; Lam 1:8,18; 5:16,17; Dan 9:11,12

24 Ger 33:4; Ez 21:22
Ger 32:3,25,36; 21:4-7; 37:6-10
Ger 14:12-15; 15:1-3; 16:4; 24:10; 52:6; Lam 2:21,22; 4:3-10; Ez 14:21
De 4:26; 31:16,17; 32:24,25; Gios 23:15,16; Zac 1:6; Mat 24:35

25 Ger 32:8-15
Ger 32:24; Sal 77:19; 97:2; Giov 13:7; Rom 11:33,34

27 Nu 16:22; 27:16; Sal 65:2; Is 64:8; Lu 3:6; Giov 17:2; Rom 3:29,30
Ger 32:17; Mat 19:26

28 Ger 32:3,24,36; 19:7-12; 20:5

29 Ger 17:27; 21:10; 27:8-10; 37:7-10; 39:8; 52:13; 2Re 25:9; 2Cron 36:19; Is 64:10,11; Lam 4:11; Mat 22:7
Ger 7:18; 19:13; 44:17-19,25

30 Ger 2:7; 3:25; 7:22-26; De 9:7-12,22-24; 2Re 17:9-20; Ne 9:16-37; Sal 106:6,7; Is 63:10; Ez 16:15-22; 20:8,28; 23:43,44; At 7:51-53
Ger 22:21; Ge 8:21; Ez 23:3

31 Ger 5:9-11; 6:6,7; 23:14,15; 1Re 11:7,8; 2Re 21:4-7,16; 22:16,17; 23:15; Ez 22:2-22; Mat 23:37; Lu 13:33,34
Ger 27:10; 2Re 23:27; 24:3,4; Lam 1:8

32 Ger 2:26; Esd 9:7; Ne 9:32-34; Is 1:4-6,23; 9:14,15; Ez 22:6,25-29; Dan 9:6,8; Mic 3:1-5,9-12; Sof 3:1-4

33 Ger 2:27; 7:24; 18:17; Ez 8:16; Os 11:2; Zac 7:11
Ger 7:13; 25:3,4; 26:5; 35:15; 44:4; 2Cron 36:15,16; Giov 8:2

34 Ger 7:30; 23:11; 2Re 21:4-7; 23:6; 2Cron 33:4-7,15; Ez 8:5-16

35 Ger 7:31; 19:5,6; 2Re 23:10; 2Cron 28:2,3; 33:6; Sal 106:37,38; Is 57:5; Ez 16:20,21; 23:37
Ger 7:31; Lev 18:21; 20:2-5; De 18:10; 1Re 11:33
Eso 32:21; De 24:4; 1Re 14:16; 15:26,30; 16:19; 21:22; 2Re 3:3; 21:11; 23:15; 2Cron 33:9

36 Ger 16:12-15; Is 43:24,25; 57:17,18; Ez 36:31,32; Os 2:14; Rom 5:20; Ef 2:3-5
Ger 32:3,24,28

37 Ger 23:3,8; 29:14; 30:18; 31:10; 33:7; De 30:3-6; Sal 106:47; Is 11:11-16; Ez 11:17; 34:12-14; 36:24; 37:21-25; 39:25-29; Os 1:11; 3:5; Am 9:14,15; Abd 1:17-21; Sof 3:20
Ger 23:6; 33:16; Ez 34:25-28; Gioe 3:20; Zac 2:4,5; 3:10; 14:11

38 Ger 24:7; 30:22; 31:1,33; Ge 17:7; De 26:17-19; Sal 144:15; Ez 11:19,20; 36:28; 37:27; 39:22,28; Zac 13:9; Eb 8:10; 11:16; Ap 21:7

39 2Cron 30:12; Is 52:8; Ez 11:19,20; 36:26; 37:22; Giov 17:21; At 4:32; 2Co 13:11; Fili 2:1,2
Ger 6:16; Is 35:8; Giov 14:6; Eb 10:20
Ger 32:40; Ge 22:12; Sal 112:1; Prov 14:26,27; 23:17; At 9:31
Ge 17:7; 18:19; De 5:29; 11:18-21; Sal 115:13-15; 128:6; Ez 37:25; At 2:39; 3:26; 13:33; Rom 11:16; 1Co 7:14

40 Ger 31:31-33; 50:5; Ge 17:7-13; 2Sa 23:4; Is 24:5; 55:3; 61:8; Lu 1:72-75; Ga 3:14-17; Eb 6:13-18; 7:24; 13:20
Ez 39:29; Giov 10:27-30; Rom 8:28-39
Ger 31:33; Ez 36:26; Eb 4:1; Giac 1:17; 1P 1:5

41 De 30:9; Is 62:5; 65:19; Sof 3:17
Ger 18:9; 24:6; 31:28; Am 9:15
Os 2:19,20

42 Ger 31:28; Gios 23:14,15; Zac 8:14,15; Mat 24:35
Ger 33:10,11

43 Ger 32:36; Ez 37:11-14

44 Ger 32:6-15
Ger 17:26
Ger 32:37; 33:7,11,26; Sal 126:1-4

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