Nuova Riveduta:

Geremia 9

1 Oh, fosse la mia testa piena d'acqua e i miei occhi una fonte di lacrime! Io piangerei giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo!
2 Oh, se avessi nel deserto un rifugio da viandanti! Io abbandonerei il mio popolo e me ne andrei lontano da costoro, perché sono tutti adùlteri, un'adunata di traditori.
3 «Tendono la lingua, che è il loro arco, per scoccare menzogne; sono diventati potenti nel paese, ma non per agire con fedeltà, poiché passano di malvagità in malvagità e non conoscono me», dice il SIGNORE.
4 «Si guardi ciascuno dal suo amico, nessuno si fidi del suo fratello; poiché ogni fratello non fa che ingannare, ogni amico va spargendo calunnie.
5 L'uno inganna l'altro, non dice la verità; esercitano la loro lingua a mentire, si affannano a fare il male.
6 La tua abitazione è in mezzo alla malafede; per malafede costoro rifiutano di conoscermi», dice il SIGNORE.
7 Perciò, così parla il SIGNORE degli eserciti: «Ecco, io li fonderò nel crogiuolo per saggiarli; poiché che altro dovrei fare per la figlia del mio popolo?
8 La loro lingua è una freccia micidiale, essa non parla che in malafede; con la bocca ognuno parla di pace al suo prossimo, ma nel cuore gli tende insidie.
9 Non dovrei forse punirli per queste cose», dice il SIGNORE, «non dovrei forse vendicarmi di una simile nazione?»
10 Io voglio prorompere in pianto e in gemito per i monti; voglio spandere un lamento per i pascoli del deserto, perché sono bruciati, al punto che nessuno più vi passa, non vi si ode più muggito di mandrie; gli uccelli del cielo e le bestie sono fuggite, sono scomparse.
11 «Io ridurrò Gerusalemme in un mucchio di macerie, in un covo di sciacalli, e farò delle città di Giuda una desolazione senza abitanti».
12 Chi è il saggio che capisca queste cose? A chi ha parlato la bocca del SIGNORE perché egli ne dia notizia? Perché il paese è distrutto, desolato come un deserto al punto che non vi passa più nessuno?
13 Il SIGNORE risponde: «Perché costoro hanno abbandonato la mia legge, che io avevo loro messa davanti, e non hanno dato ascolto alla mia voce né l'hanno seguita nella loro condotta; 14 ma hanno seguito la caparbietà del loro cuore e sono andati dietro ai Baal, come i loro padri insegnarono loro».
15 Perciò così parla il SIGNORE degli eserciti, Dio d'Israele: «Ecco, io farò mangiare assenzio a questo popolo e gli farò bere acqua avvelenata.
16 Io li disperderò fra le nazioni che né loro né i loro padri hanno conosciuto; manderò dietro a loro la spada, finché io li abbia consumati».
17 Così parla il SIGNORE degli eserciti: «Pensate a chiamare delle piagnone, e che esse vengano! Invitate le più accorte, e che esse vengano 18 e si affrettino a fare un lamento su di noi, sì che i nostri occhi si sciolgano in lacrime e l'acqua fluisca dalle nostre palpebre.
19 Infatti una voce di lamento si fa udire da Sion: "Come siamo devastati! Siamo coperti di vergogna, perché dobbiamo abbandonare il paese, ora che hanno abbattuto le nostre case"».
20 Donne, ascoltate la parola del SIGNORE, e le vostre orecchie ricevano la parola dalla sua bocca! Insegnate alle vostre figlie dei lamenti, ognuna insegni alla sua compagna dei canti funebri!
21 Poiché la morte è salita alle nostre finestre, è entrata nei nostri palazzi per far sparire i bambini dalle strade e i giovani dalle piazze.
22 Di': «Così parla il SIGNORE: "I cadaveri degli uomini cadranno come letame sull'aperta campagna, come un mannello che il mietitore si lascia indietro e che nessuno raccoglie"».
23 Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza; 24 ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE.
25 «Ecco, i giorni vengono», dice il SIGNORE, «in cui punirò tutti i circoncisi che sono incirconcisi: 26 l'Egitto, Giuda, Edom, i figli di Ammon, Moab, tutti quelli che si radono le tempie e abitano nel deserto; infatti tutte le nazioni sono incirconcise, e tutta la casa d'Israele è incirconcisa di cuore».

C.E.I.:

Geremia 9

1 Chi mi darà nel deserto un rifugio per viandanti?
Io lascerei il mio popolo e mi allontanerei da lui,
perché sono tutti adùlteri, una massa di traditori.
2 Tendono la loro lingua come un arco;
la menzogna e non la verità
domina nel paese.
Passano da un delitto all'altro
e non conoscono il Signore.
3 Ognuno si guardi dal suo amico,
non fidatevi neppure del fratello,
poiché ogni fratello inganna il fratello,
e ogni amico va spargendo calunnie.
4 Ognuno si beffa del suo prossimo,
nessuno dice la verità.
Hanno abituato la lingua a dire menzogne,
operano l'iniquità, incapaci di convertirsi.
5 Angheria sopra angheria, inganno su inganno;
rifiutano di conoscere il Signore.
6 Perciò dice il Signore degli eserciti:
«Ecco li raffinerò al crogiuolo e li saggerò;
come dovrei comportarmi con il mio popolo?
7 Una saetta micidiale è la loro lingua,
inganno le parole della loro bocca.
Ognuno parla di pace con il prossimo,
mentre nell'intimo gli ordisce un tranello.
8 Non dovrei forse punirli per tali cose?
Oracolo del Signore.
Di un popolo come questo non dovrei vendicarmi?».
9 Sui monti alzerò gemiti e lamenti,
un pianto di lutto sui pascoli della steppa,
perché sono riarsi, nessuno più vi passa,
né più si ode il grido del bestiame.
Dagli uccelli dell'aria alle bestie
tutti sono fuggiti, scomparsi.
10 «Ridurrò Gerusalemme un cumulo di rovine,
rifugio di sciacalli;
le città di Giuda ridurrò alla desolazione,
senza abitanti».
11 Chi è tanto saggio da comprendere questo?
A chi la bocca del Signore ha parlato perché lo annunzi?
Perché il paese è devastato,
desolato come un deserto senza passanti?
12 Ha detto il Signore: «È perché hanno abbandonato la legge che avevo loro posto innanzi e non hanno ascoltato la mia voce e non l'hanno seguita, 13 ma han seguito la caparbietà del loro cuore e i Baal, che i loro padri avevano fatto loro conoscere». 14 Pertanto così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Ecco, darò loro in cibo assenzio, farò loro bere acque avvelenate; 15 li disperderò in mezzo a popoli che né loro né i loro padri hanno conosciuto e manderò dietro a loro la spada finché non li abbia sterminati».
Così dice il Signore degli eserciti:
16 Attenti, chiamate le lamentatrici, che vengano!
Fate venire le più brave!
Accorrano
17 e facciano presto, per intonare su di noi un lamento.
Sgorghino lacrime dai nostri occhi,
il pianto scorra dalle nostre ciglia,
18 perché una voce di lamento si ode da Sion:
«Come siamo rovinati,
come profondamente confusi,
poiché dobbiamo abbandonare il paese,
lasciare le nostre abitazioni».
19 Udite, dunque, o donne, la parola del Signore;
i vostri orecchi accolgano la parola della sua bocca.
Insegnate alle vostre figlie il lamento,
l'una all'altra un canto di lutto:
20 «La morte è entrata per le nostre finestre,
si è introdotta nei nostri palazzi,
abbattendo i fanciulli nella via
e i giovani nelle piazze.
21 I cadaveri degli uomini giacciono - dice il Signore -
come letame sui campi,
come covoni dietro il mietitore
e nessuno li raccoglie».
22 Così dice il Signore:
«Non si vanti il saggio della sua saggezza
e non si vanti il forte della sua forza,
non si vanti il ricco delle sue ricchezze.
23 Ma chi vuol gloriarsi si vanti di questo,
di avere senno e di conoscere me,
perché io sono il Signore che agisce con misericordia,
con diritto e con giustizia sulla terra;
di queste cose mi compiaccio».
Parola del Signore.
24 «Ecco, giorni verranno - oracolo del Signore - nei quali punirò tutti i circoncisi che rimangono non circoncisi: 25 l'Egitto, Giuda, Edom, gli Ammoniti e i Moabiti e tutti coloro che si tagliano i capelli alle estremità delle tempie, i quali abitano nel deserto, perché tutte queste nazioni e tutta la casa di Israele sono incirconcisi nel cuore».

Nuova Diodati:

Geremia 9

Il lamento sopra Gerusalemme
1 Oh, fosse la mia testa una sorgente d'acqua e i miei occhi una fonte di lacrime, perché pianga giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo! 2 Oh, avessi nel deserto un rifugio per viandanti! Abbandonerei il mio popolo e me ne andrei lontano da loro, perché sono tutti adulteri, un assembramento di traditori. 3 «Tendono le loro lingue come fosse il loro arco per scoccare menzogne; nel paese sono potenti ma non per la verità, perché procedono di malvagità in malvagità e non conoscono me», dice l'Eterno. 4 «Si guardi ciascuno dal suo vicino e non fidatevi di ogni fratello, perché ogni fratello non fa che ingannare ed ogni vicino va spargendo calunnie. 5 Ognuno inganna il suo vicino e non dicono la verità; esercitano la loro lingua a mentire e si affaticano a fare il male. 6 La tua dimora è in mezzo all'inganno e per inganno rifiutano di conoscermi», dice l'Eterno. 7 Perciò così dice l'Eterno degli eserciti: «Ecco, io li raffinerò e li saggerò. Cos'altro infatti posso fare per la figlia del mio popolo? 8 La loro lingua è una freccia micidiale; essa non dice che menzogne. Con la bocca ognuno parla di pace al suo vicino, ma nel suo cuore sta in agguato. 9 Non dovrei forse punirli per queste cose?», dice l'Eterno. «Non dovrei vendicarmi di una nazione come questa?». 10 Per i monti eleverò pianto e gemito e per i pascoli del deserto un lamento, perché sono bruciati e non vi passa più alcuno, né più si ode il belare delle greggi. Gli uccelli del cielo e le bestie sono fuggiti, sono scomparsi. 11 «Io ridurrò Gerusalemme un cumulo di rovine e un rifugio di sciacalli; farò delle città di Giuda una desolazione senza abitanti». 12 Qual è l'uomo saggio che può comprendere queste cose e colui al quale la bocca dell'Eterno ha parlato perché lo annunzi? Perché mai il paese è distrutto e desolato come un deserto e non vi passa più nessuno? 13 L'Eterno dice: «Perché costoro hanno abbandonato la mia legge che avevo posto davanti a loro, non hanno ascoltato la mia voce e non hanno camminato in conformità ad essa, 14 ma hanno seguito la caparbietà del loro cuore e i Baal, che i loro padri avevano fatto loro conoscere». 15 Perciò così dice l'Eterno degli eserciti, il DIO d'Israele: «Ecco, io nutrirò questo popolo di assenzio e gli farò bere acqua avvelenata. 16 Li disperderò fra le nazioni, che né loro né i loro padri hanno conosciuto, e manderò dietro a loro la spada, finché li avrò interamente distrutti». 17 Così dice l'Eterno degli eserciti: «Pensate a chiamare le lamentatrici: che vengano! Mandate a chiamare le più brave: che vengano! 18 Si affrettino a elevare su di noi un lamento affinché i nostri occhi si sciolgano in lacrime e le nostre palpebre versino acqua». 19 Poiché una voce di lamento si ode da Sion: «Come siamo devastati! Siamo grandemente confusi, perché dobbiamo lasciare il paese, perché hanno abbattuto le nostre dimore». 20 Perciò ascoltate la parola dell'Eterno, o donne, e il vostro orecchio riceva la parola della sua bocca. Insegnate alle vostre figlie un lamento e ognuna insegni alla sua vicina un canto funebre. 21 Poiché la morte è salita per le nostre finestre, è entrata nei nostri palazzi per far sparire i bambini dalla strada e i giovani dalle piazze. 22 «Parla: Così dice l'Eterno: "I cadaveri degli uomini giaceranno come letame sull'aperta campagna, come un covone lasciato indietro dal mietitore e che nessuno raccoglie"». 23 Così dice l'Eterno: «Il savio non si glori della sua sapienza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza. 24 Ma chi si gloria si glori di questo: di aver senno e di conoscere me, che sono l'Eterno, che esercita la benignità, il diritto e la giustizia sulla terra; poiché mi compiaccio in queste cose», dice l'Eterno. 25 «Ecco, vengono i giorni», dice l'Eterno, «in cui punirò tutti i circoncisi che sono incirconcisi: 26 l'Egitto, Giuda, Edom, i figli di Ammon, Moab e tutti quelli che si tagliano gli angoli della barba e abitano nel deserto; poiché tutte le nazioni sono incirconcise e tutta la casa d'Israele è incirconcisa di cuore».

Riveduta 2020:

Geremia 9

1 Oh, fosse la mia testa piena di acqua e fossero i miei occhi una fonte di lacrime! Io piangerei giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo! 2 Oh, se avessi nel deserto un rifugio per viandanti! Io abbandonerei il mio popolo e me ne andrei lontano da costoro, perché sono tutti adùlteri, un'adunanza di traditori. 3 “Tendono la lingua, che è il loro arco, per scoccare menzogne; sono diventati potenti nel paese, ma non per agire con fedeltà; poiché procedono di malvagità in malvagità e non conoscono me”, dice l'Eterno. 4 “Si guardi ciascuno dal suo amico, e nessuno si fidi del suo fratello; poiché ogni fratello non fa che ingannare, e ogni amico va spargendo calunnie. 5 L'uno inganna l'altro, non dice la verità, esercitano la loro lingua a mentire, si affannano a fare il male. 6 La tua abitazione è in mezzo alla malafede; è per malafede che costoro rifiutano di conoscermi”, dice l'Eterno.
7 Perciò, così parla l'Eterno degli eserciti: “Ecco, io li fonderò nel crogiuolo per saggiarli; poiché che altro dovrei fare riguardo alla figlia del mio popolo? 8 La loro lingua è una freccia micidiale; essa non dice che menzogne; con la bocca ognuno parla di pace al suo prossimo, ma nel cuore gli tende insidie. 9 Non li dovrei punire per queste cose?”, dice l'Eterno, “e la mia anima non si dovrebbe vendicare di una simile nazione?”.
10 Io voglio prorompere in pianto e in gemito, per i monti; voglio spandere un lamento per i pascoli del deserto, perché sono arsi, al punto che non vi passa più nessuno, non vi si ode più verso di bestiame; gli uccelli del cielo e le bestie sono fuggite, sono scomparse. 11 “Io ridurrò Gerusalemme in un monte di rovine, in un covo di sciacalli; e farò delle città di Giuda una desolazione senza abitanti”.
12 Chi è il saggio che capisca queste cose? Chi è colui al quale la bocca dell'Eterno ha parlato perché egli lo annunci? Perché il paese è distrutto, desolato come un deserto al punto che nessuno vi passa? 13 L'Eterno risponde: “Perché costoro hanno abbandonato la mia legge che io avevo loro messo davanti, non hanno dato ascolto alla mia voce e non l'hanno seguita nel loro comportamento; 14 ma hanno seguito la caparbietà del loro cuore, e sono andati dietro ai Baal, come i loro padri insegnarono loro”. 15 Perciò, così parla l'Eterno degli eserciti, l'Iddio d'Israele: “Ecco, io farò mangiare dell'assenzio a questo popolo e gli farò bere dell'acqua avvelenata. 16 Io li disperderò fra le nazioni che né loro né i loro padri hanno conosciuto; manderò dietro di loro la spada, finché io non li abbia consumati”.
17 Così parla l'Eterno degli eserciti: “Pensate a chiamare delle lamentatrici, e che esse vengano! Mandate a cercare le più avvedute, che esse vengano 18 e si affrettino a fare un lamento su di noi, in modo che i nostri occhi si struggano in lacrime, e l'acqua fluisca dalle nostre palpebre. 19 Poiché una voce di lamento si fa udire da Sion: 'Come siamo devastati! Siamo coperti di confusione, perché dobbiamo abbandonare il paese, ora che hanno abbattuto le nostre dimore'”. 20 Donne, ascoltate la parola dell'Eterno, e i vostri orecchi ricevano la parola della sua bocca! Insegnate alle vostre figlie dei lamenti, ognuna insegni alla sua compagna dei canti funebri! 21 Poiché la morte è salita per le nostre finestre, è entrata nei nostri palazzi per far sparire i bambini dalle strade e i giovani dalle piazze. 22 Di': “Così parla l'Eterno: 'I cadaveri degli uomini giaceranno come letame sull'aperta campagna, come un covone che il mietitore si lascia dietro e che nessuno raccoglie'”.
23 Così parla l'Eterno: “Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza; 24 ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono l'Eterno, che esercita la benignità, il diritto e la giustizia sulla terra; perché di queste cose mi compiaccio”, dice l'Eterno.
25 “Ecco, i giorni vengono”, dice l'Eterno, “che io punirò tutti i circoncisi che sono incirconcisi: 26 l'Egitto, Giuda, Edom, i figli di Ammon, Moab, e tutti quelli che si radono le tempie e abitano nel deserto; poiché tutte le nazioni sono incirconcise, e tutta la casa d'Israele è incirconcisa di cuore”.

Riveduta:

Geremia 9

1 Oh fosse pur la mia testa mutata in acqua, e fosser gli occhi miei una fonte di lacrime! Io piangerei giorno e notte gli uccisi della figliuola del mio popolo! 2 Oh se avessi nel deserto un rifugio da viandanti! Io abbandonerei il mio popolo e me n'andrei lungi da costoro, perché son tutti adulteri, un'adunata di traditori. 3 Tendono la lingua, ch'è il loro arco, per scoccar menzogne; son diventati potenti nel paese, ma non per agir con fedeltà; poiché procedono di malvagità in malvagità, e non conoscono me, dice l'Eterno. 4 Si guardi ciascuno dal suo amico, e nessuno si fidi del suo fratello; poiché ogni fratello non fa che ingannare, ed ogni amico va spargendo calunnie. 5 L'uno gabba l'altro, e non dice la verità, esercitano la loro lingua a mentire, s'affannano a fare il male. 6 La tua dimora è la malafede; ed è per malafede che costoro rifiutano di conoscermi, dice l'Eterno.
7 Perciò, così parla l'Eterno degli eserciti: Ecco, io li fonderò nel crogiuolo per saggiarli; poiché che altro farei riguardo alla figliuola del mio popolo? 8 La loro lingua è un dardo micidiale; essa non dice che menzogne; con la bocca ognuno parla di pace al suo prossimo, ma nel cuore gli tende insidie. 9 Non li punirei io per queste cose? dice l'Eterno; e l'anima mia non si vendicherebbe di una simile nazione?
10 Io vo' dare in pianto ed in gemito, per i monti, e vo' dare in lamento per i pascoli del deserto, perché son arsi, talché niuno più vi passa, e non vi s'ode più voce di bestiame; gli uccelli del cielo e le bestie sono fuggite, sono scomparse. 11 Io ridurrò Gerusalemme in un monte di ruine, in un ricetto di sciacalli; e farò delle città di Giuda una desolazione senza abitanti.
12 Chi è il savio che capisca queste cose? Chi è colui al quale la bocca dell'Eterno ha parlato perché ei ne dia l'annunzio? Perché il paese è egli distrutto, desolato come un deserto talché niuno vi passa? 13 L'Eterno risponde: Perché costoro hanno abbandonato la mia legge ch'io avevo loro posta dinanzi, e non hanno dato ascolto alla mia voce, e non l'hanno seguita nella lor condotta, 14 ma han seguito la caparbietà del cuor loro, e sono andati dietro ai Baali, come i loro padri insegnaron loro. 15 Perciò, così parla l'Eterno degli eserciti, l'Iddio di Israele: Ecco, io farò mangiar dell'assenzio a questo popolo e gli farò bere dell'acqua avvelenata. 16 Io li disperderò fra le nazioni, che né loro né i loro padri han conosciuto; e manderò dietro a loro la spada, finché io li abbia consumati.
17 Così parla l'Eterno degli eserciti: Pensate a chiamare delle piagnone, e ch'esse vengano! Mandate a cercare le più avvedute e ch'esse vengano 18 e s'affrettino a fare un lamento su noi, sì che i nostri occhi si struggano in lacrime, e l'acqua fluisca dalle nostre palpebre. 19 Poiché una voce di lamento si fa udire da Sion: 'Come siamo devastati! Siamo coperti di confusione, perché dobbiamo abbandonare il paese, ora che hanno abbattuto le nostre dimore'. 20 Donne, ascoltate la parola dell'Eterno, e i vostri orecchi ricevan la parola della sua bocca! Insegnate alle vostre figliuole de' lamenti, e ognuna insegni alla sua compagna de' canti funebri! 21 Poiché la morte è salita per le nostre finestre, è entrata nei nostri palazzi per far sparire i bambini dalle strade e i giovani dalle piazze. 22 Di': Così parla l'Eterno: I cadaveri degli uomini giaceranno come letame sull'aperta campagna, come una mannella che il mietitore si lascia dietro e che nessuno raccoglie.
23 Così parla l'Eterno: Il savio non si glorî della sua saviezza, il forte non si glorî della sua forza, il ricco non si glorî della sua ricchezza; 24 ma chi si gloria si glorî di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono l'Eterno, che esercita la benignità, il diritto e la giustizia sulla terra; perché di queste cose mi compiaccio, dice l'Eterno.
25 Ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno, ch'io punirò tutti i circoncisi che sono incirconcisi: 26 l'Egitto, Giuda, Edom, i figliuoli di Ammon, Moab, e tutti quelli che si tagliano i canti della barba, e abitano nel deserto; poiché tutte le nazioni sono incirconcise, e tutta la casa d'Israele è incirconcisa di cuore.

Ricciotti:

Geremia 9

1 Chi concederà al mio capo un profluvio di acqua e agli occhi miei un torrente di lacrime? E io piangerò dì e notte gli uccisi della figlia del popolo mio! 2 Chi mi concederà nella solitudine un rifugio di viandanti, e che io abbandoni il mio popolo e mi ritiri da costoro? perchè tutti sono adulteri, una congrega di prevaricatori. 3 E vibrano la loro lingua quale arco di menzogna e non di verità, fanno i prepotenti sulla terra, perchè escono da un misfatto per un altro misfatto e me hanno misconosciuto, dice il Signore. 4 Ciascuno stia in guardia dal suo prossimo e non si fidi d'alcuno dei suoi fratelli, perchè ogni fratello è pronto a imbrogliare il fratello e ogni amico procede fintamente. 5 Gli uni gabbano gli altri, e non parlano con verità, perchè hanno ammaestrato la loro lingua a parlar falso, si travagliano a mal fare. 6 «La tua dimora è in mezzo all'impostura, per impostura negano di conoscermi», dice il Signore. 7 Per questo il Signore degli eserciti dice così: «ecco ch'io li metterò alla fusione e all'assaggio: e che altro potrei fare riguardo alla figlia del popolo mio? 8 Una saetta laceratrice è la loro lingua, essa parla fintamente: nella bocca ha proteste di pace per l'amico, e con l'interno gli pone le insidie. 9 Non chiederò conto io di queste cose, dice il Signore, o non chiederà vendetta l'anima mia d'una gente come questa? 10 Io voglio alzare un flebile lamento sui monti e mesto compianto sui pascoli ameni, perchè sono stati incendiati e più nessuno vi passa e più non s'ode la voce di quei che li possedevano; persino gli uccelli del cielo e le bestie sono tutti partiti e se ne sono andati. 11 E farò di Gerusalemme mucchi di rottami e covi di serpentacci, e ridurrò le città di Giuda nella desolazione senza più nessuno che le abiti». 12 Qual è l'uomo sapiente che capisca questo? A chi la parola della bocca del Signore si manifesterà, affinchè spieghi il motivo perchè mai questa terra è stata messa a soqquadro e arsa, come un deserto, senza più nessuno che vi transiti? 13 E il Signore disse: «Perchè hanno abbandonato la legge data loro da me e non diedero ascolto alla mia voce e conforme a questa non hanno voluto camminare; 14 ma sono andati dietro alla depravazione del loro cuore e dietro ai Baalim, ammaestrati dall'esempio dei loro padri». 15 Poichè, così dice il Signore degli eserciti il Dio d'Israele: «Ecco che io ciberò questo popolo di assenzio e li abbevererò con acqua intossicata, 16 e li disperderò tra genti mai conosciute nè da essi nè dai padri loro, e manderò dietro ad essi la spada fino a tanto che siano sterminati». 17 Così dice il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: «Pensate ai casi vostri e chiamate le lamentatrici che vengono: mandate a prendere quelle più abili, e accorrano. 18 Si affrettino e intonino un canto lamentevole sopra di noi, si sciolgano gli occhi nostri in lacrime e le nostre ciglia si stemprino in acqua. 19 Sì, una voce lamentevole è stata udita da Sion: - Come siamo stati devastati e profondamente confusi; perchè dobbiamo abbandonare il patrio suolo, e le nostre abitazioni furono atterrate! - ». 20 Udite dunque, o donne, la voce del Signore, e le vostre orecchie raccolgano la parola dalla sua bocca, insegnate alle vostre figlie un cantico di duolo, ciascuna ammaestri la vicina a far lamento. 21 Perchè la morte è salita per le nostre finestre, è penetrata nelle nostre case a sterminare i fanciulli dalle strade e la gioventù dalle piazze. 22 Parla: così dice il Signore: «E i cadaveri umani, come letame, giaceranno stramazzati su tutta la faccia della contrada e come lo strame dietro alle spalle del mietitore senza alcuno che raccolga». 23 Così dice il Signore: «Il sapiente non vanti la sua sapienza, nè il forte la sua fortezza, nè il ricco vanti le sue ricchezze, 24 ma di questo si faccia un vanto, chi vuole vantarsi, di sapere e conoscere me, chè sono io il Signore che faccio misericordia e giudizio e giustizia nella terra; perchè di queste cose mi compiaccio, dice il Signore. 25 Ecco che verrà tempo, dice il Signore, ed io chiederò conto a tutti siano pur segnati col segno della circoncisione. 26 All'Egitto, a Giuda, a Edom e ai figli di Ammon, a Moab e a tutti quelli che si tosano in cerchio la chioma, che abitano nel deserto; perchè tutte queste nazioni sono incirconcise ed anche tutta la casa d'Israele è incirconcisa nel cuore».

Tintori:

Geremia 9

Pianto del profeta sulla triste sorte di Giuda
1 Chi darà alla mia testa l'acqua, e ai miei occhi una fonte di lacrime? Così piangerò giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo. 2 Chi mi darà nel deserto una capanna da viaggiatore, per lasciare il mio popolo e allontanarmi da essi? Perchè son tatti adulteri, un branco di prevaricatori. 3 Han teso la loro lingua come arco di menzogna, non colla verità si son fatti potenti sulla terra, ma son passati di malvagità in malvagità, non mi hanno conosciuto - dice il Signore. - 4 Ognuno si guardi dal suo prossimo, nessuno si fidi dei suoi fratelli, perchè ogni fratello farà di tutto per soppiantare (il fratello) ed ogni amico agirà con frode. 5 Ogni uomo cercherà di burlare il fratello, non si diranno la verità: hanno esercitata la loro lingua a dir menzogne, si sono affaticati a fare il male. 6 Tu abiti in mezzo all'inganno: è per l'inganno che rifiutano di conoscermi - dice il Signore. - 7 Per questo così parla il Signore degli eserciti: «Ecco io li fonderò nel crogiolo e li proverò. Che altro posso fare a riguardo della figlia del mio popolo? 8 La loro lingua è una freccia che fa piaga, e parla per ingannare: colla loro bocca trattan di pace col loro amico e di nascosto gli tendono insidie. 9 Ed io non dovrò punire tutte queste cose?, - dice il Signore. - Sopra una nazione come questa non dovrò prendere le; mie vendette? 10 Sopra le montagne mi abbandonerò alle lacrime e ai lamenti, e sopra le oasi del deserto al pianto, perchè son bruciate, e nessuno vi passa, non vi si sente più la voce del padrone, dagli uccelli del cielo al bestiame se ne sono andati, si son ritirati 11 ed io farò di Gerusalemme dei mucchi d'arena e tane di dragoni, e ridurrò le città di Giuda a deserto, per non esserci chi le abiti. 12 Qual uomo è sapiente da intendere questo? E a chi la parola della bocca del Signore sarà comunicata perchè annunzi come mai sia andata in perdizione la terra e arsa come un deserto in modo che nessuno vi passi?» 13 E il Signore disse: «Perchè hanno abbandonata la mia legge che io diedi loro, e non han dato ascolto alla mia voce, e non l'han seguita. 14 E invece han seguito il pravo loro cuore e Baal; cose imparate dai loro padri. 15 Per questo così parla il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: Ecco io ciberò d'assenzio questo popolo, e darò loro a bere acqua di fiele, 16 e li disperderò fra nazioni che nè essi nè i loro padri han conosciute, e dietro ad essi manderò la spada, fino a che non siano sterminati». 17 Ecco quanto dice il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: «Procurate di far chiamare le piangenti, di farle venire. Mandate gli ordini per quelli più abili, e che si affrettino, 18 si sbrighino, e intonino sopra di noi i lamenti; chè i nostri occhi spargan lacrime, e le nostre palpebre versino acque. 19 Perchè voce di lamento si sente da Sion: «Perchè siamo stati devastati e coperti di tanta ignominia? Perchè abbiamo abbandonato il paese? Perchè sono state atterrate le nostre dimore?» 20 Udite dunque, o donne, la parola del Signore, ricevan le vostre orecchie le parole della sua bocca: insegnate alle vostre figlie una lamentazione, e ciascuna alla sua vicina un pianto, 21 perchè la morte è salita per le nostre finestre, è entrata nelle nostre case, per sterminare i bambini dalle strade e i giovani dalle piazze. 22 Parla: così dice il Signore: I cadaveri degli uomini cadranno come concime sui campi e come fieno dietro il falciatore, senza che nessuno li raccolga. 23 Questo dice il Signore: «Non si glorii il saggio di sua sapienza, non si glorii il forte di sua fortezza, non si glorii il ricco delle sue ricchezze: 24 ma chi si gloria si glorii di questo: di sapere e di conoscere che io sono il Signore, che faccio misericordia e giudizio e giustizia sulla terra: son queste le cose che mi piacciono - dice il Signore». 25 Ecco vengono i giorni - dice il Signore - in cui io castigherò tutti i circoncisi: 26 l'Egitto, Giuda, Edom, i figli d'Ammon e Moab, e tutti quelli che hanno la chioma tagliata in tondo, gli abitanti del deserto; perchè tutte le nazioni sono incirconcise, e tutta la casa d'Israele è incirconcisa di cuore.

Martini:

Geremia 9

Piange lo stato infelice di Gerusalemme: non è da fidarsi d'alcuno, perchè tutti camminano con fraude: invita tutti a piangere la desolazione della Giudea. Non gloriarsi se non in Dio, il quale punirà tanto i Gentili come gli Ebrei incirconcisi di cuore.
1 Chi darà acqua alla mia testa, e agli occhi miei una fontana di lagrime, e piangerò di, e notte gli uccisi della figlia del popol mio? 2 Chi mi darà nella solitudine una capanna da viaggiatore, affinchè io lasci il mio popolo, e mi ritiri da costoro? perchè ei son tutti adulteri, turba di prevaricatori. 3 E hanno stesa la loro lingua qual arco di menzogna, e non di verità. Ei si son fatti possenti sopra la terra, perchè da una malvagità son passati all'altra malvagità, e non han conosciuto me, dice il Signore. 4 Si guardi ognuno dal suo prossimo, e nissuno si fidi de' suoi fratelli, perchè ogni fratello farà il mestiero di traditore, e ogni amico ordirà frodi. 5 E ogni uomo si burlerà del proprio fratello, e non diranno mai verità; perocché hanno avvezzata la loro lingua alla bugia: si sono stancati a mal fare. 6 Tu abiti in mezzo agli inganni; perchè aman gl'inganni; ricusano di conoscermi, dice il Signore. 7 Per questo tali cose dice il Signore degli eserciti: Io li metterò al fuoco, e farò saggio di essi: imperocché qual altra cosa farò io per la figlia del popol mio? 8 Saetta feritrice è la loro lingua, ella parla per ingannare: colla bocca annunzia pace al suo amico, e segretamente gli tende insidie. 9 Forse che io non punirò tali cose, dice il Signore? O non farà vendetta l'anima mia di un popol tale? 10 Spargerò lagrime, e lamenti a causa dei monti, e piangerò deserto l'ameno paese; perché tutto è stato incendiato, e perchè nissuno è, che vi passi, e non vi si ode la voce de' padroni: dagli uccelli dell'aria sino ai giumenti tutto se n'è ito, e si è ritirato. 11 Ed io farò di Gerusalemme mucchi d'arena, e tane di dragoni: e le città di Giuda cangerò in deserti, né vi sarà chi le abiti. 12 Qual è l'uomo sapiente, che in tenda questo, e a cui faccia udire il Signore la Parola della sua bocca, affinchè annunzi il perchè sia andata in perdizione questa terra, e sia arsa come un deserto, talché nissuno vi passi? 13 E il Signore disse: Perchè hanno abbandonata la mia legge, ch'io diedi loro, e non hanno udita la mia voce, e secondo questa non han camminato, 14 E han seguitato il pravo lor cuore, e han seguitato Baalim, come insegnaron ad essi i padri loro; 15 Per questo tali cose dice il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele: Ecco che io ciberò questo popolo di assenzio, e darò loro a bere acqua di fiele. 16 E li dispergerò tralle nazioni, che erano ignote ad essi, e a' loro padri: e manderò dietro ad essi la spada fino a tanto che siano consunti. 17 Queste cose dice il Signor degli eserciti, il Dio d'Israele: Cercatevi, e chiamate delle piagnone, e vengano e mandate a invitare le più dotte, e si affrettino: 18 E presto intuonino lamentazioni sopra di noi, e spargano lagrime gli occhi nostri, e stillino acqua le nostre pupille. 19 Imperocché voce di lamentazione si ode da Sion: Fino a qual segno siam noi disertati, e confusi altamente? Imperocché abbiam lasciata la nostra terra, le nostre abitazioni son diroccate. 20 Udite adunque, o donne, la Parola del Signore, e le orecchie vostre ricevano ciò, che egli di sua bocca vi dice; e insegnate alle vostre figliuole; e ognuna alla sua vicina il carme lugubre, e dolente: 21 La morte è salita per le nostre finestre, e entrata nelle nostre case, stermina dalle strade i fanciulli, e la gioventù dalle piazze. 22 Tu dirai: Queste cose dice il Signore: I cadaveri degli uomini giaceranno pel paese sul suolo come lo sterco, e come le fila del fieno dietro le spalle di chi lo taglia, e nissun le raccoglie. 23 Queste cose dice il Signore: Non si glori il saggio della sua saggezza, e non si glori il valoroso del suo valore, e non si glori il ricco delle sue ricchezze. 24 Ma di questo si glori chiunque si gloria, di sapere, e conoscer me, perchè io sono il Signore, che fo misericordia, e giudico, e fo giustizia sulla terra. Imperocché queste cose piacciono a me dice il Signore. 25 Ecco che vengono i giorni, dice il Signore, quand'io visiterò tutti i circoncisi, 26 L'Egitto, e Giuda, ed Edom, e i figliuoli di Ammon, e Moab, e tutti quelli, che portano i capelli tosati a modo di corona, abitanti del deserto: perocché tutte le genti sono incirconcise nel corpo, ma tutta la casa d'Israele sono incirconcisi di cuore.

Diodati:

Geremia 9

1 Oh! fosse pur la mia testa acqua, e l'occhio mio una fonte di lagrime! io piangerei giorno e notte gli uccisi della figliuola del mio popolo. 2 Oh! avessi io pure un alberghetto da viandanti nel deserto! io lascerei il mio popolo, e me ne andrei via da loro; perciocchè essi tutti sono adulteri, una raunanza di disleali. 3 E scoccano falsità dalla lor lingua, che è l'arco loro; e non si fortificano in verità nella terra; anzi procedono di male in male, e non mi conoscono, dice il Signore. 4 Guardatevi ciascuno dal suo compagno, e non vi fidate in alcun fratello; perciocchè ogni fratello non fa altro che usar frodi, ed ogni compagno va sparlando. 5 Ed ogni uomo gabba il suo compagno, e non parlano verità; hanno ammaestrata la lor lingua a parlar menzogna, si stancano a far male. 6 La tua dimora è in mezzo di frodi; per frode ricusano di conoscermi, dice il Signore. 7 Perciò, così ha detto il Signor degli eserciti: Ecco, io li metterò al cimento, ed alla prova; perciocchè, come farei altrimenti, per amor della figliuola del mio popolo? 8 La lingua loro è una saetta tratta, parla frode; ciascuno con la sua bocca, parla di pace co' suoi prossimi; ma nel loro interiore pongono insidie. 9 Non farei io punizion di loro per queste cose? dice il Signore; non vendicherebbesi l'anima mia d'una cotal gente? 10 Io prenderò a far pianto, e rammarichio per questi monti, e lamento per le mandre del deserto; perciocchè sono arse, e non vi passa più alcuno, e non vi si ode più la voce del bestiame; e gli uccelli del cielo, e le bestie se ne son fuggite, e sono andate via. 11 Ed io ridurrò Gerusalemme in monti di ruine, in ricetto di sciacalli; e metterò le città di Giuda in desolazione, senza che alcuno abiti più in esse.
12 Chi è l'uomo savio? sì, ponga mente a questo; e chi è colui, al quale la bocca del Signore abbia parlato? sì, annunzilo. Perchè è perita la terra, ed è stata desolata come un deserto, senza che alcuno vi passi più? 13 Il Signore ha detto: Perciocchè han lasciata la mia Legge, che io avea lor proposta; e non hanno ascoltata la mia voce, e non son camminati secondo quella. 14 Anzi sono andati dietro alla durezza del cuor loro, e dietro a' Baali; il che i lor padri insegnarono loro. 15 Perciò, così ha detto il Signor degli eserciti, l'Iddio d'Israele: Ecco, io ciberò questo popolo di assenzio, e l'abbevererò d'acqua di tosco. 16 E li dispergerò fra genti, le quali nè essi, nè i lor padri, non han conosciute; e manderò dietro a loro la spada, finchè io li abbia consumati. 17 Così ha detto il Signor degli eserciti: Considerate, e chiamate delle lamentatrici, e fate che vengano; e mandate per delle più avvedute, che vengano; ed affrettinsi, e prendano a fare un rammarichio di noi; 18 e struggansi i nostri occhi in lagrime, e le nostre palpebre stillino acqua; 19 perciocchè una voce di lamento è stata udita da Sion: Come siamo stati distrutti? noi siamo grandemente confusi; perciocchè abbiam lasciato il paese, e le nostre stanze ci hanno scacciati. 20 Perciocchè, o donne, ascoltate la parola del Signore; e riceva il vostro orecchio la parola della sua bocca; ed insegnate dei rammarichii alle vostre figliuole, e de' lamenti, ciascuna alla sua compagna. 21 Perciocchè la morte è salita per le nostre finestre, è entrata ne' nostri palazzi, per isterminare i piccoli fanciulli d'in su le strade, ed i giovani d'in su le piazze. 22 Parla: Così ha detto il Signore: I corpi morti degli uomini ancora giaceranno come letame su per la campagna, e come una manella di spighe, lasciata indietro dal mietitore, la quale niuno raccoglie.
23 Così ha detto il Signore: Il savio non si glorii della sua saviezza, e il forte non si glorii della sua forza, e il ricco non si glorii delle sue ricchezze; 24 ma chi si gloria gloriisi di questo, ch'egli ha intendimento, e conosce me; perciocchè io sono il Signore, che fo benignità, giudicio, e giustizia in terra; perciocchè, queste cose gradisco, dice il Signore. 25 Ecco, i giorni vengono, dice il Signore, che io farò punizione d'ogni circonciso che è incirconciso; 26 d'Egitto, e di Giuda, e di Edom, e de' figliuoli di Ammon, e di Moab, e di tutti quelli che si tondono i canti delle tempie, i quali abitano nel deserto; perciocchè tutte queste genti sono incirconcise; tutta la casa d'Israele ancora è incirconcisa di cuore.

Commentario completo di Matthew Henry:

Geremia 9

1 INTRODUZIONE A GEREMIA CAPITOLO 9

In questo capitolo il profeta prosegue fedelmente a rimproverare il peccato e a minacciare i giudizi di Dio per esso, e tuttavia a lamentarsi amaramente di entrambi, come uno che non si rallegrava dell'iniquità né si rallegrava delle calamità.

Egli esprime qui il suo grande dolore per le miserie di Giuda e di Gerusalemme, e la sua avversione per i loro peccati, che hanno portato quelle miserie su di loro,Geremia 9:1-11.

II. Egli giustifica Dio nella grandezza della distruzione portata su di loro, Geremia 9:9-16.

III. Egli invita gli altri a lamentarsi del triste caso di Giuda e Gerusalemme, Geremia 9:17-22.

IV. Egli mostra loro la follia e la vanità di confidare nella loro propria forza o saggezza, o nei privilegi della loro circoncisione, o in qualsiasi altra cosa che non sia Dio solo, Geremia 9:23-26.

Ver. 1. fino alla Ver. 11.

Il profeta, avendo ricevuto l'incarico sia di predire la distruzione che si sarebbe abbattuta su Giuda e Gerusalemme, sia di indicare il peccato per il quale quella distruzione era stata recata su di loro, qui, come altrove, parla di entrambi in modo molto sentimentale: ciò che disse di entrambi veniva dal cuore, e quindi si sarebbe pensato che avrebbe raggiunto il cuore.

Si abbandona al dolore in considerazione della condizione calamitosa del suo popolo, che tristemente lamenta, come uno che ha preferito Gerusalemme alla sua gioia principale e le sue lamentele ai suoi dolori principali.

1. Egli lamenta il massacro delle persone, il sangue versato e le vite perdute (Geremia 9:1):

"Oh, se la mia testa fosse acqua, completamente sciolta e dissolta dal dolore, affinché i miei occhi potessero essere fontane di lacrime, che piangevano abbondantemente, continuamente e senza interruzione, mandando ancora nuovi fiumi di lacrime come ci sono ancora nuove occasioni per loro!"

La stessa parola in ebraico significa sia l'occhio che una fonte, come se in questa terra di dolori i nostri occhi fossero progettati piuttosto per piangere che per vedere. Geremia pianse molto, eppure desiderò di poter piangere di più, per poter influenzare un popolo stupido e risvegliarlo al dovuto senso della mano di Dio tesa contro di loro. Notate: Conviene a noi, mentre siamo qui in questa valle di lacrime, conformarci al temperamento del clima e seminare nelle lacrime. Beati quelli che piangono, perché saranno consolati in seguito; ma si aspettino che, mentre sono qui, le nuvole torneranno ancora dopo la pioggia. Mentre troviamo che i nostri cuori sono tali fonti di peccato, è giusto che i nostri occhi siano fontane di lacrime. Ma il dolore di Geremia qui è per conto pubblico: egli avrebbe pianto giorno e notte, non tanto per la morte dei suoi parenti più stretti, ma per l'uccisione della figlia del suo popolo, delle moltitudini dei suoi connazionali caduti sotto la spada della guerra. Notate, Quando sentiamo parlare del numero degli uccisi nelle grandi battaglie e negli assedi, dovremmo essere molto colpiti dall'intelligenza, e non farne una questione leggera; Sì, anche se non sono figlie del nostro popolo, poiché, qualunque popolo siano, sono della nostra stessa natura umana, e ci sono tante vite preziose perdute, tanto care a loro quanto le nostre a noi, e tante anime preziose andate nell'eternità.

2. Si lamenta delle desolazioni del paese. Egli introduce questo (Geremia 9:10), perché le persone appassionate in lutto non sono spesso molto metodiche nei loro discorsi:

"Non solo per i paesi e le città, ma anche per i monti, io prenderò in mano un pianto e un lamento"

(non montagne brulle, ma le colline feconde con cui la Giudea

abbondò), e per le abitazioni del deserto, o

piuttosto i pascoli della pianura, che un tempo erano rivestiti

con greggi o coperti di grano, e una bella vista

Lo era, ma ora sono stati bruciati dall'esercito caldeo

(che, secondo l'usanza della guerra, distruggeva il foraggio

e portò via tutto il bestiame), in modo che nessuno osi passare

attraverso di essi, per timore di incontrare alcuni partiti della

nemico, nessuno si preoccupa di passarci attraverso, tutto sembra così

malinconico e spaventoso, nessuno ha nulla da fare

attraverso di loro, perché non odono la voce del bestiame

come al solito, il belato delle pecore e il muggito dei buoi,

quella musica riconoscente ai proprietari; anzi, sia gli uccelli del

i cieli e le bestie sono fuggite, o spaventate dal

rumori maleducati e fuochi terribili che i nemici escono, o

costretti ad andarsene perché non c'è sussistenza per loro. Nota

Dio ha molti modi per trasformare una terra fertile in sterilità

per la malvagità di quelli che vi abitano; e il caos

la guerra fa in un paese non può che essere per un lamento a tutti

teneri spiriti, perché è una tragedia che distrugge il palcoscenico che

viene messo in pratica.

II. Si abbandona alla solitudine, in considerazione del carattere e della condotta scandalosi del suo popolo. Benché abiti in Giuda, dove Dio è conosciuto, a Salem, dove si trova il suo tabernacolo, è pronto a gridare: Guai a me che dimori a Mesech! Salmi 120:5. Mentre tutti i suoi vicini fuggono verso le città difese, e specialmente Gerusalemme, nel terrore della rabbia dei nemici (Geremia 4:5-6), egli sta escogitando di ritirarsi in qualche deserto, in disprezzo del peccato del suo popolo (Geremia 9:2):

"Oh, se avessi nel deserto un rifugio per i viandanti, una capanna così solitaria in cui abitare come hanno nei deserti dell'Arabia, che sono disabitati, in cui i viaggiatori possono riposare, affinché io possa lasciare la mia gente e andarmene da loro!"

Non solo a causa del cattivo uso che gli facevano (preferirebbe avventurarsi tra le bestie selvagge del deserto piuttosto che tra quel popolo barbaro e traditore), ma principalmente perché la sua anima giusta era tormentata di giorno in giorno, come lo era Lot a Sodoma, per la malvagità della loro condotta, 2Pietro 2:7-8. Ciò non implica alcuna intenzione o risoluzione che egli avesse in tal modo di ritirarsi. Dio gli aveva tagliato fuori un lavoro in mezzo a loro, che non doveva abbandonare per la sua comodità. Non dobbiamo uscire dal mondo, per quanto brutto, prima del tempo. Se non poteva riformarli, poteva portare una testimonianza contro di loro; Se non poteva fare del bene a molti, poteva farlo ad alcuni. Ma lascia intendere la tentazione in cui si trovava di lasciarli, implica la minaccia che fossero privati del suo ministero, ed esprime soprattutto la santa indignazione che aveva contro la loro abominevole malvagità, che continuava nonostante tutte le pene che aveva preso con loro per riprenderli. Lo rendeva persino stanco della sua vita vederli disonorare Dio come facevano e distruggere se stessi. C'era un tempo in cui il luogo che Dio aveva scelto per mettervi il suo nome era il desiderio e la delizia degli uomini buoni. Davide, in un deserto, desiderava essere di nuovo nei cortili della casa di Dio; ma ora Geremia, nei cortili della casa di Dio (perché era lì quando disse questo), desidera di essere in un deserto. Coloro che si sono resi molto infelici hanno reso il popolo di Dio e i ministri stanchi di loro e disposti a ottenere da loro. Ora, per giustificare la sua volontà di lasciarli, mostra:

1. Ciò che egli stesso aveva osservato in mezzo a loro.

(1.) Non avrebbe pensato di lasciarli perché erano poveri e in difficoltà, ma perché erano malvagi.

[1.] Erano sporchi: sono tutti adulteri, cioè, la maggior parte di loro lo sono, Geremia 5:8. Tutti loro o praticavano questo peccato o erano conniventi con coloro che lo facevano. La dissolutezza e l'impurità costituivano quel gridante peccato di Sodoma per il quale il giusto Lot fu irritato nell'anima, ed è un peccato che rende gli uomini ripugnanti agli occhi di Dio e di tutti gli uomini buoni; Fa degli uomini un abominio.

[2.] Erano falsi. Questo è il peccato che qui viene più approfondito. Coloro che erano stati infedeli al loro Dio lo erano gli uni verso gli altri, e questo faceva parte della loro punizione così come del loro peccato, perché anche coloro che amano imbrogliare, ma odiano essere ingannati. In primo luogo, andate alle loro riunioni solenni per gli esercizi della religione, per l'amministrazione della giustizia o per il commercio, in chiesa, in tribunale o in borsa, e sono un'assemblea di uomini traditori; Lo sono di comune accordo, si rafforzano le mani gli uni gli altri nel fare qualsiasi cosa che sia perfida. Lì imbroglieranno deliberatamente e industriosamente, con un disegno, con un disegno malvagio, perché (Geremia 9:3) piegano le loro lingue, come il loro arco, per la menzogna, con una grande quantità di astuzia; le loro lingue sono adatte per mentire, come un arco che è piegato lo è per il tiro, e sono costantemente usate per questo scopo. La loro lingua si trasforma con la stessa naturalezza in una bugia come l'inchino nel forte. Ma non sono valorosi per la verità sulla terra. Le loro lingue sono come un arco teso, con il quale potrebbero rendere un buon servizio se usassero l'arte e la risolutezza di cui sono tanto maestri per la causa della verità; ma non lo faranno. Essi non appaiono in difesa delle verità di Dio, che sono state loro consegnate dai profeti; ma anche quelli che non potevano negare che fossero verità si accontentavano di vederle svanire. Nell'amministrazione della giustizia non hanno il coraggio di sostenere una causa onesta che ha la verità dalla sua parte, se la grandezza e il potere sono dall'altra parte. Coloro che vogliono essere fedeli alla verità devono essere valorosi per essa, e non lasciarsi scoraggiare dall'opposizione che le viene fatta, né temere il volto dell'uomo. Non sono valorosi per la verità nel paese, il paese che ha la verità per gloria. La verità è caduta sulla terra, ed essi non osano dare una mano per aiutarla a rialzarsi, Isaia 59:14-15. Dobbiamo rispondere, un altro giorno, non solo della nostra inimicizia nell'opporci alla verità, ma della nostra vigliaccheria nel difenderla. In secondo luogo, entrate nelle loro famiglie, e scoprirete che imbroglieranno i loro stessi fratelli (ogni fratello lo soppianterà completamente); se possono, inciamperanno l'uno nell'altro, perché giacciono sulla trappola per cercare tutti i vantaggi contro coloro di cui sperano di dare una mano. Giacobbe ha avuto il suo nome dalla soppiantazione; È la parola qui usata; lo seguirono nel suo nome, ma non nel suo vero carattere, senza frode.Sono così falsi che non puoi confidare in un fratello, ma devi stare in guardia come se avessi a che fare con un estraneo, con un cananeo che ha in mano la bilancia dell'inganno. Le cose sono davvero andate male quando un uomo non può riporre fiducia nel proprio fratello. In terzo luogo, andate in compagnia e osservate sia il loro commercio che la loro conversazione, e troverete che non c'è nulla di sincero o di onestà comune tra loro. Nec hospes ab hospite tutus-Il padrone di casa e l'ospite sono in pericolo l'uno dall'altro. Il miglior consiglio che un uomo saggio possa darvi è di prestare attenzione a tutti i suoi vicini, anzi, ai suoi amici (così alcuni lo leggono), a coloro con cui ha stretto amicizia e che si finge di essere amico con lui. Nessun uomo si crede obbligato ad essere grato o sincero. Prendili nella loro conversazione e ogni prossimo camminerà con calunnie; A loro non importa cosa male dicono gli uni degli altri, anche se sono sempre così falsi; per quella via che la calunnia va, andranno con essa. Cammineranno anche loro di casa in casa, portando con sé calunnie, tutte le storie maleducate che possono raccogliere o inventare per combinare guai. Prendili nei loro scambi e nelle loro contrattazioni, ed essi inganneranno ciascuno il suo prossimo, diranno qualsiasi cosa, anche se sanno che è falsa, per il loro proprio vantaggio. Anzi, mentiranno per amore della menzogna, per mantenere la loro lingua abituata ad essa, perché non diranno la verità, ma diranno una bugia deliberata e ne rideranno quando l'avranno fatto.

(2.) Ciò che aggrava il peccato su questa generazione falsa e bugiarda è,

[1.] Che sono ingegnosi a peccare: Hanno insegnato alla loro lingua a dire menzogne, il che implica che a causa della riluttanza della coscienza naturale hanno trovato difficile arrivare ad essa. La loro lingua avrebbe detto la verità, ma le hanno insegnato a dire menzogne, e a poco a poco si sono resi maestri nell'arte della menzogna, e ne hanno preso una tale abitudine che l'uso l'ha resa una seconda natura per loro. L'hanno imparata quando erano giovani (poiché i malvagi si sono allontanati dal grembo materno, proferendo menzogne, Salmi 58:3), e ora sono diventati abili in questo.

[2.] Che sono industriosi a peccare: si stancano di commettere iniquità; Essi impongono una forza sulle loro coscienze per giungervi ad essa; stancano le loro convinzioni con continue violenze, e si danno molta pena, fino a quando non si sono nemmeno spesi per realizzare i loro disegni malvagi. Sono stanchi delle loro ricerche peccaminose eppure non ne sono stanchi. Il servizio del peccato è un lavoro faticoso perfetto; Gli uomini vi rimangono senza fiato e si impegnano molto per dannare la propria anima.

[3.] Che peggiorano sempre di più (Geremia 9:3): Passano di male in male, di peccato in altro, di un grado di peccato in un altro. Hanno iniziato con meno peccati. Nemo repente fit turpissimus - Nessuno raggiunge subito l'apice del vizio. Cominciarono con equivoci e beffe, ma alla fine arrivarono a mentire apertamente. E ora stanno andando incontro a peccati ancora più grandi, poiché non mi conoscono, dice l'Eterno; e dove gli uomini non hanno alcuna conoscenza di Dio, o nessuna considerazione di ciò che hanno saputo di lui, quale bene ci si può aspettare da loro? L'ignoranza di Dio da parte degli uomini è la causa di tutta la loro cattiva condotta gli uni verso gli altri.

2. Il profeta mostra ciò che Dio lo aveva informato della loro malvagità e ciò che aveva deciso contro di loro.

(1.) Dio aveva segnato il loro peccato. Poteva dire al profeta (e ne parla con compassione) che tipo di persone erano quelle con cui aveva a che fare. Io conosco le tue opere e dove abiti, Apocalisse 2:13. Quindi qui (Geremia 9:6):

"La tua dimora è in mezzo all'inganno, tutti intorno a te ne sono assuefatti; stai dunque in guardia".

Se tutti gli uomini sono bugiardi, ci interessa guardarci dagli uomini ed essere saggi come serpenti. Sono uomini ingannevoli, perciò c'è poca speranza che tu faccia qualcosa di buono tra loro, perché, per quanto le cose siano così chiare, hanno qualche trucco con cui stravolgere le loro convinzioni. Questa carica è ampliata su, Geremia 9:8. La loro lingua era un arco teso (Geremia 9:3), che complottava e preparava il male; ecco una freccia scoccata, che metteva in esecuzione ciò che avevano progettato. È come una freccia che uccide (così dicono alcune letture dell'originale); la loro lingua è stata per molti uno strumento di morte. Parlano pacificamente con i loro vicini, contro i quali sono allo stesso tempo in agguato; come Ioab baciò Abner quando stava per ucciderlo, e Caino, per non essere sospettato di alcun disegno malvagio, parlò con suo fratello, liberamente e familiarmente. Nota: Le parole giuste, quando non sono accompagnate da buone intenzioni, sono spregevoli, ma, quando sono intese come un mantello e una copertura per intenzioni malvagie, sono abominevoli. Mentre si facevano tutto questo torto l'un l'altro, disprezzavano Dio con grande disprezzo.

"Non solo non mi conoscono, ma (Geremia 9:6) con l'inganno, con le illusioni dei falsi profeti, rifiutano di conoscermi; sono così ingannati ad avere una buona opinione delle loro proprie vie, delle vie del loro proprio cuore, che non desiderano la conoscenza delle mie vie".

O

"Essi sono così legati a questa condotta peccaminosa in cui si trovano, e così stregati da ciò, e dai suoi guadagni, che non ammetteranno affatto la conoscenza di Dio, perché ciò sarebbe un freno su di loro nei loro peccati".

Questa è la rovina dei peccatori: potrebbe essere insegnata loro la buona conoscenza del Signore e non la impareranno; e dove non c'è conoscenza di Dio, quale bene ci si può aspettare? Osea 4:1.

(2.) Li aveva segnati per la rovina, Geremia 9:7,9,11. Coloro che non conosceranno Dio come loro legislatore saranno fatti conoscere come loro giudice. Dio decide qui di portare i suoi giudizi su di loro, per raffinare alcuni e rovinare gli altri.

[1.] Alcuni saranno raffinati (Geremia 9:7):

"Poiché sono così corrotti, ecco, io li fonderò e li metterò alla prova, li metterò nei guai e vedrò che cosa farà per portarli al pentimento, se la fornace dell'afflizione li purificherà dalle loro scorie e se, quando saranno fusi, saranno rifusi in uno stampo migliore".

Egli metterà alla prova le afflizioni minori prima di recare su di esse la completa distruzione, perché non desidera la morte dei peccatori. Non saranno rigettati come argento reprobo finché il fondatore non si sia sciolto invano, Geremia 6:29-30. Che ne farò io per la figlia del mio popolo? Parla come uno che si consulta con se stesso su cosa fare di loro che potrebbe essere per il meglio, e come uno che non ha potuto trovare nel suo cuore di gettarli via e abbandonarli alla rovina finché non ha prima tentato tutti i mezzi atti a portarli al pentimento. O

"In quale altro modo potrò fare per loro? Essi sono diventati così corrotti che non c'è altro modo per loro se non quello di metterli nella fornace; quale altra condotta posso seguire con loro? Isaia 5:4-5. È la figlia del mio popolo, e devo fare qualcosa per rivendicare il mio onore, su cui rifletterò se sarò connivente con la loro malvagità. Devo fare qualcosa per ridurli e riformarli".

Un genitore corregge i propri figli perché sono i suoi. Notate, Quando Dio affligge il suo popolo, è con un disegno di grazia per addolcirlo e riformarlo; Lo è, ma quando c'è bisogno e quando sa che è il metodo migliore che può usare.

[2.] Il resto sarà rovinato (Geremia 9:9): Non dovrò io visitare per queste cose? La frode e la menzogna sono peccati che Dio odia e per i quali farà i conti.

"La mia anima non si vendicherà forse di una nazione come questa, che è così universalmente corrotta e, con la sua impudenza nel peccato, osa e sfida persino la vendetta divina? La sentenza è stata emessa, il decreto è stato emanato (Geremia 9:11)): Farò di Gerusalemme un mucchio di spazzatura e la getterò in tali rovine che non sarà adatta ad altro che ad essere una spelonca di draghi; e le città di Giuda saranno una desolazione".

Dio li fa così, perché dà al nemico il mandato e il potere di farlo: ma perché la città santa è ridotta in un mucchio? La risposta è pronta, perché è diventata empia?

12 Ver. 12. fino alla Ver. 22.

Due cose il profeta progetta, in questi versetti, in riferimento all'imminente distruzione di Giuda e di Gerusalemme:

1. Per convincere le persone della giustizia di Dio in essa, che l'avevano attirata su di sé con il peccato e che quindi non avevano motivo di litigare con Dio, che non ha fatto loro alcun torto, ma una grande quantità di motivi per litigare con i loro peccati, che hanno fatto loro tutto questo male.

2. Colpire le persone con la grandezza della desolazione che stava arrivando, e i suoi miserabili effetti, affinché con una terribile prospettiva di essa potessero essere risvegliati al pentimento e alla riforma, che era l'unico modo per prevenirla, o, almeno, mitigare la loro parte in essa. Essendo questo progettato,

Chiama gli uomini pensanti, per mezzo di loro, per mostrare alla gente l'equità delle azioni di Dio, anche se sembravano dure e severe (Geremia 9:12):

"Chi e dove è il saggio, o il profeta, al quale la bocca del Signore ha parlato? Tu ti vanti della tua sapienza e dei profeti che hai in mezzo a te; fammi avere qualcuno che non abbia che il libero uso della ragione umana o la conoscenza della rivelazione divina, e presto lo capirà lui stesso, e gli sarà così chiaro che sarà pronto a dichiararlo agli altri, che c'è un giusto fondamento nella controversia di Dio con questo popolo".

Questi saggi domandano: Che cosa perisce la terra? Che problema c'è che un tale cambiamento avviene con questa terra? Un tempo era una terra di cui Dio si prendeva cura, ed egli aveva gli occhi su di essa per il bene (Deuteronomio 11:12), ma ora è una terra che Egli ha abbandonato e contro la quale la sua faccia è contraria. Era solito fiorire come il giardino del Signore e riempirsi di abitanti; ma ora è bruciata come un deserto, che nessuno vi passa , tanto meno si preoccupa di stabilirvisi. Si supponeva, molto tempo fa, che a questo punto si sarebbe chiesto: Perché il Signore ha fatto così a questa terra? Che cosa significa il calore di questa grande rabbia? (Deuteronomio 29:24), alla quale domanda Dio dà qui una risposta completa, davanti alla quale ogni carne deve tacere. Egli produce dal registro,

1. L'accusa preferiva e provava contro di loro, in base alla quale erano stati giudicati colpevoli, Geremia 9:13-14. È a loro carico, e non può essere negato,

(1.) Che si sono ribellati alla loro fedeltà al loro legittimo Sovrano. Perciò Dio ha abbandonato la loro terra, e giustamente, perché essi hanno abbandonato la sua legge, che egli aveva così chiaramente, così pienamente, così spesso posto davanti a loro, e non avevano osservato i suoi ordini, non avevano obbedito alla sua voce,avevano camminato nelle vie che aveva stabilito. Qui cominciò la loro malvagità, nell'omissione del loro dovere verso il loro Dio e nel disprezzo della sua autorità. Ma non è finita qui. È inoltre addebitato a loro,

(2.) Che si sono messi al servizio di pretendenti e usurpatori, non solo si sono ritirati dalla loro obbedienza al loro principe, ma hanno preso le armi contro di lui. Per

[1.] Hanno agito secondo i dettami delle loro proprie concupiscenze, hanno stabilito la propria volontà, la volontà della carne e la mente carnale, in competizione e in contraddizione con la volontà di Dio: hanno camminato secondo l'immaginazione dei loro cuori; avrebbero fatto ciò che volevano, qualunque cosa Dio e la coscienza dicessero il contrario.

[2.] Hanno adorato le creature della loro fantasia, opera delle loro mani, secondo la tradizione ricevuta dai loro padri: hanno camminato dietro ai Baal, la parola è plurale; avevano molti Baal, Baal-Peor e Baal-Berith, il Baal di questo luogo e il Baal dell'altro, perché avevano molti signori, che i loro padri avevano insegnato loro ad adorare, ma che il Dio dei loro padri aveva ripetutamente proibito. Questo fu il motivo per cui la terra perì. Il Re dei re non fa mai guerra in questo modo ai suoi sudditi, se non quando essi si allontanano da lui e si ribellano contro di lui, ed è diventato necessario in questo modo castigare la loro ribellione e ridurli alla loro fedeltà; ed essi stessi alla fine riconosceranno che egli è giusto in tutto ciò che viene loro inflitto.

2. Il giudizio emesso su questa accusa, la sentenza sui ribelli condannati, che ora deve essere eseguita, perché era giusta e nulla poteva essere mosso nell'arrestarla: Il Signore degli eserciti, il Dio d'Israele, l'ha detto (Geremia 9:15-16), e chi può revocarlo?

(1.) Che tutte le loro comodità a casa siano avvelenate e amareggiate per loro: nutrirò questo popolo con assenzio (o piuttosto con flagello del lupo, perché significa un'erba che non è salutare, come l'assenzio lo è anche se è amaro, ma un'erba che è sia nauseante e nociva), e darò loro da bere acqua di fiele (o succo di cicuta o qualche altra erba velenosa ). Ogni cosa che li riguarda, finché non giungerà al loro cibo e alla loro bevanda, sarà per loro un terrore e un tormento. Dio maledirà le loro benedizioni, Malachia 2:2.

(2.) Che la loro dispersione all'estero sarà la loro distruzione (Geremia 9:16): Io li disperderò tra i pagani. Erano corrotti e corrompiti dalla loro intimità con i pagani, con i quali si mescolavano e imparavano le loro opere; e ora perderanno se stessi, dove hanno perduto la loro virtù, tra i pagani; Avevano violato le leggi di quella verità che è il vincolo e il cemento della società e del commercio, e si erano dati all'inganno e alla menzogna, e quindi sono giustamente ridotti in polvere e dispersi tra i pagani. Essi stabilirono dèi che né loro né i loro padri avevano conosciuto, dèi stranieri, dèi nuovi (Deuteronomio 32:17); e ora Dio li metterà tra i vicini che né loro né i loro padri hanno conosciuto, con i quali non possono pretendere di conoscere, e quindi non possono aspettarsi alcun favore. Eppure, anche se sono dispersi in modo tale che non sapranno dove trovarsi. Dio saprà dove trovarli tutti (Salmi 21:8) con quel male che ancora perseguita i peccatori impenitenti: manderò una spada dietro di loro, un giudizio omicida o altro, finché non li avrò consumati; perché quando Dio giudicherà vincerà, quando inseguirà raggiungerà. E ora vediamo per che cosa perisce la terra; tutta questa desolazione è il deserto delle loro azioni e dell'adempimento delle parole di Dio.

II. Egli chiama le donne in lutto e le impegna, con le arti che praticano per influenzare le persone e muovere le loro passioni, a lamentare queste tristi calamità che erano venute o stavano per abbattersi su di loro, affinché la nazione potesse essere allarmata per prepararsi per loro: Il Signore degli eserciti stesso dice: Chiama le donne in lutto, affinché possano venire, Geremia 9:17. Lo scopo di questo è mostrare quanto fosse probabilmente triste e deplorevole la condizione di questo popolo.

1. Ecco il lavoro per i falsi in lutto: mandate a chiamare donne astute, che sanno comporre canzoncine luttuose, o almeno cantarle con melodie e accenti luttuosi, e quindi sono utilizzate ai funerali per supplire alla mancanza di veri in lutto. Che costoro prondano un lamento per noi, Geremia 9:18. I morti e i funerali furono così tanti che la gente pianse per loro fino a non avere più la forza di piangere, come quelli, 1Samuele 30:4. Lasciamo dunque che lo facciano ora coloro che hanno il mestiere. O, piuttosto, suggerisce l'estrema stupidità e stupidità del popolo, che non prendeva a cuore i giudizi a cui era sottoposto, né, anche quando c'era tanto sangue versato, riusciva a trovare nei suoi cuori di versare una lacrima. Non piangono quando Dio li lega, Giobbe 36:13. Dio mandò loro i suoi profeti in lutto, per chiamarli al pianto e al cordoglio, ma la sua parola nella loro bocca non operò sulla loro fede; Piuttosto che andare ridendo verso la loro rovina, vengano le donne in lutto e cerchino di lavorare sulla loro fantasia, affinché i loro occhi si riempiano di lacrime e le loro palpebre sgorghino d'acqua. Prima o ultima, i peccatori devono essere piangenti.

2. Ecco il lavoro per i veri in lutto.

(1.) C'è ciò che è un lamento. La scena attuale è molto tragica (Geremia 9:19): Si ode una voce di lamento da Sion. Alcuni fanno di questo il canto delle donne in lutto: è piuttosto un'eco di esso, ricambiato da coloro i cui affetti erano mossi dai loro lamenti. A Sion si udiva la voce della gioia e della lode, mentre il popolo si teneva strettamente stretto a Dio. Ma il peccato ha alterato la nota; Ora è la voce del lamento. Dovrebbe sembrare la voce di coloro che fuggirono da tutte le parti del paese verso il castello di Sion in cerca di protezione. Invece di rallegrarsi di essere arrivati sani e salvi, si lamentarono di essere stati costretti a cercare rifugio lì:

"Come siamo viziati! Come siamo stati spogliati di tutti i nostri averi! Siamo molto confusi, ci vergogniamo di noi stessi e della nostra povertà";

poiché è di questo che si lamentano, è ciò di cui arrossiscono, piuttosto che al pensiero del loro peccato: Siamo confusi perché abbiamo abbandonato la terra (costretti a farlo dal nemico), non perché abbiamo abbandonato il Signore, essendo stati sviati dalla nostra concupiscenza e adescati, perché le nostre dimore ci hanno cacciati fuori, non perché il nostro Dio ci ha rigettati. Così i cuori non umiliati si lamentano della loro calamità, ma non della loro iniquità, che ne è la causa che l'ha procurata.

(2.) C'è ancora dell'altro che sarà per un lamento. Le cose vanno male, ma è probabile che vadano peggio. Coloro la cui terra li ha vomitati (come fecero i loro predecessori, i Cananei, e giustamente, perché hanno calcato i loro passi, Levitico 18:28) si lamentano di essere stati cacciati nella città, ma, dopo un po', quelli della città, ed essi con loro, saranno costretti anche di là: Ascoltate ancora la parola del Signore; Egli ha ancora qualcosa da dirvi (Geremia 9:20); fa' che le donne, i cui teneri spiriti sono inclini a ricevere le impressioni del dolore e della paura, perché gli uomini non vi daranno ascolto, non gli daranno un ascolto paziente. I profeti saranno lieti di predicare a una congregazione di donne che tremano alla parola di Dio. Il tuo orecchio riceva la parola della bocca di Dio e le dia il benvenuto, anche se è una parola di terrore. Che le donne insegnino alle loro figlie a piangere; Questo lascia intendere che i guai dureranno a lungo, il dolore sarà addossato alla generazione a venire. I giovani sono inclini ad amare l'allegria, e ad aspettarsi l'allegria, e sono disposti a essere allegri e ariosi; ma che le donne anziane insegnino alle giovani ad essere serie, dicano loro quale valle di lacrime devono aspettarsi di trovare questo mondo, e addestrali fra coloro che fanno lutto in Sion, Tito 2:4-5. Ognuno insegni al suo prossimo il lamento; Questo lascia intendere che l'afflizione si diffonderà lontano, andrà di casa in casa. Le persone non devono avere bisogno di simpatizzare con i loro amici; Tutti avranno motivo di piangere per se stessi. Nota: Coloro che sono essi stessi colpiti dai terrori del Signore dovrebbero sforzarsi di influenzare gli altri con loro. Il giudizio qui minacciato è fatto sembrare terribile.

[1.] Moltitudini saranno uccise, Geremia 9:21. La morte cavalcherà in trionfo, e non ci sarà modo di sfuggire ai suoi arresti quando verrà con un incarico, né dentro né fuori. Non dentro le porte, perché anche se le porte sono chiuse così in fretta, lasciate che siano sempre così saldamente chiuse e sprangate, la morte entra nelle nostre finestre, come un ladro nella notte; si impadronisce di noi prima che ce ne accorgiamo. Né attacca così audacemente solo le case, ma è entrato nei nostri palazzi, i palazzi dei nostri principi e dei nostri grandi uomini, sebbene sempre così maestosi, sempre così fortemente costruiti e sorvegliati. Nota: nessun palazzo può tenere lontana la morte. Né sono più sicuri quelli che si trovano all'estero; La morte stronca anche i bambini dall'esterno e i giovani dalla strada. I bambini che avrebbero potuto essere risparmiati dal nemico per pietà, perché non erano mai stati dannosi per loro, e i giovani che avrebbero potuto essere risparmiati in politica, perché capaci di essere utili a loro, cadranno insieme di spada. È ormai consuetudine, anche nelle più severe esecuzioni militari, passare a fil di spada solo coloro che si trovano nelle armi; Ma poi anche i ragazzi e le ragazze che giocavano per le strade furono sacrificati alla furia del conquistatore.

[2.] Coloro che saranno uccisi rimarranno insepolti (Geremia 9:22): Parla, Così dice il Signore (per la conferma e l'aggravamento di ciò che è stato detto prima): Anche i cadaveri degli uomini cadranno come sterco, trascurati e lasciati ad essere offensivi per l'odore, come lo è lo sterco. L'umanità comune obbliga i sopravvissuti a seppellire i morti, anche per il loro stesso bene; ma qui un tale numero sarà ucciso, e quelli così dispersi in tutto il paese, che sarà una cosa infinita seppellirli tutti, né ci saranno abbastanza mani per farlo, né i conquistatori lo permetteranno, e coloro che lo faranno saranno sopraffatti dal dolore, così che non avranno cuore di farlo. I cadaveri, anche dei più belli e dei più forti, quando sono rimasti per un po' di tempo, diventano come sterco, come noi abbiamo noi corpi vili. E qui cadranno tali moltitudini che i loro corpi giaceranno spessi come mucchi di letame nei solchi del campo, e non si presterà loro più attenzione di quanto non si presti loro dalle manciate che il mietitore getta per gli spigolatori, perché nessuno le raccoglierà, ma rimarranno in vista, monumenti della vendetta divina, che l'occhio dei sopravvissuti impenitenti possa influenzare il loro cuore. Non ucciderli, non seppellirli, perché il mio popolo non dimentichi, Salmi 59:11.

23 Ver. 23. fino alla Ver. 26.

Il profeta si era sforzato di possedere questo popolo con un santo timore di Dio e dei suoi giudizi, per convincerlo entrambi del peccato e dell'ira; ma ricorrevano ancora a qualche triste sotterfugio o altro, sotto il quale ripararsi dalla convinzione e con cui scusarsi nell'ostinazione e nella negligenza. Perciò si pone qui per scacciarli da questi rifugi di menzogne e per mostrare loro la loro insufficienza.

Quando fu detto loro quanto sarebbe stato inevitabile il giudizio, invocarono la difesa della loro politica e dei loro poteri, che, con l'aiuto delle loro ricchezze e dei loro tesori, pensavano rendessero la loro città inespugnabile. In risposta a ciò egli mostra loro la follia di confidare e vantarsi di tutti questi sostegni, mentre non hanno un Dio in patto su cui stare, Geremia 9:23-24. Qui mostra,

1. Su cosa non possiamo contare in un giorno di angoscia: Non lasciare che l'uomo saggio si glori della sua saggezza, come se con l'aiuto di ciò potesse superare in astuzia o contrastare il nemico, o nella massima estremità trovare qualche evasione o altro; poiché la saggezza di un uomo può venirgli meno quando ne ha più bisogno, e può fallire quando ne ha più bisogno, e può essere preso nella sua stessa astuzia. Ahitofel fu ingannato, e i consiglieri sono spesso portati via viziati. Ma, se la politica di un uomo fallisce, certamente può guadagnare il suo punto con la forza e a forza di coraggio. No: non si glori l'uomo forte della sua forza, perché la battaglia non è sempre per i forti. Il giovane Davide si dimostra troppo duro per il gigante Golia. Ogni forza umana non è nulla senza Dio, peggio di nulla contro di Lui. Ma la ricchezza del ricco non potrebbe essere la sua città forte? (il denaro risponde a ogni cosa) No: Il ricco non si glori delle sue ricchezze, perché esse potrebbero dimostrarsi così lontane dal proteggerlo da smascherarlo e renderlo il bersaglio più giusto. Il popolo non si vanti dei saggi, dei prodi e dei ricchi che ha in mezzo a sé, come se potesse fare bene la sua parte contro i Caldei, perché ha dei saggi da consigliare riguardo alla guerra, dei potenti per combattere le loro battaglie e dei ricchi per portare le spese della guerra. Non lasciate che le persone particolari pensino di sfuggire alla calamità comune con la loro saggezza, la loro forza o il loro denaro; poiché tutte queste cose si riveleranno vane per la salvezza.

2. Mostra su cosa possiamo contare in un giorno di angustia.

(1.) Il nostro unico conforto nei guai sarà che abbiamo fatto il nostro dovere. Coloro che hanno rifiutato di conoscere Dio (Geremia 9:6) si vanteranno invano della loro saggezza e ricchezza; ma coloro che conoscono Dio, intelligentemente, che comprendono correttamente che egli è il Signore, che non solo hanno giuste apprensioni riguardo alla sua natura, agli attributi e alle relazioni con l'uomo, ma ne ricevono e conservano le impressioni, possono gloriarsi di questo, sarà la loro gioia nel giorno del male.

(2.) La nostra unica fiducia nei guai sarà che, avendo in qualche misura compiuto il nostro dovere attraverso la grazia, troveremo Dio un Dio tutto sufficiente per noi. Possiamo gloriarci, che, ovunque siamo, abbiamo un conoscente che si interessa di un Dio che esercita amorevole benignità, giudizio e giustizia sulla terra, che non solo è giusto verso tutte le sue creature e non farà alcun torto a nessuna di esse, ma benigno verso tutti i suoi figli e li proteggerà e provvederà per loro. Poiché in queste cose mi diletto. Dio si compiace di mostrare benignità e di eseguire egli stesso il giudizio, e si compiace di coloro che in ciò lo seguono come cari figli. Coloro che hanno una tale conoscenza della gloria di Dio da essere trasformati nella stessa immagine e partecipare alla sua santità, trovano che essa è la loro perfezione e gloria; e nel Dio a cui si conformano fedelmente possono confidare allegramente, nelle loro più grandi difficoltà. Ma il profeta lascia intendere che la maggior parte di questo popolo non si curava di questo. La loro saggezza, la loro potenza e le loro ricchezze erano la loro gioia e la loro speranza, che sarebbero finite nel dolore e nella disperazione. Ma quei pochi tra loro che avevano la conoscenza di Dio potevano compiacersene e vantarsene; Sarebbe stato loro più utile di migliaia d'oro e d'argento.

II. Quando fu detto loro quanto i loro peccati fossero provocanti per Dio, invocarono invano il patto della loro circoncisione. Erano senza dubbio il popolo di Dio; Come avevano il tempio del Signore nella loro città, così avevano il marchio dei suoi figli nella loro carne.

"È vero che l'esercito caldeo ha devastato questa o quella nazione, perché erano incirconcise, e quindi non sotto la protezione della divina provvidenza, come lo siamo noi".

A questo il profeta risponde: "Erano ormai vicini i giorni della visitazione, nei quali Dio avrebbe punito tutti gli empi, senza fare alcuna distinzione tra circoncisi e incirconcisi, Geremia 9:25-26. Essi avevano profanato con il peccato la corona della loro peculiarità, e vivevano in comune con le nazioni incirconcise, e così avevano perduto il beneficio di quella peculiarità e dovevano aspettarsi di non passare mai meglio per essa. Dio punirà i circoncisi con gli incirconcisi. Come l'ignoranza degli incirconcisi non giustificherà la loro malvagità, così neppure i privilegi dei circoncisi scuseranno i loro, ma saranno puniti insieme. Nota: Il Giudice di tutta la terra è imparziale, e nessuno se la caverà meglio alla sua sbarra per qualsiasi vantaggio esterno, ma renderà a ogni uomo, circonciso o incirconciso, secondo le sue opere. La condanna dei peccatori impenitenti che vengono battezzati sarà altrettanto sicura, anzi, e più severa di quella dei peccatori impenitenti che non sono battezzati. Sarebbe d'effetto trovare qui Giuda industriosamente posto tra l'Egitto e Edom, come se si trovasse allo stesso livello di loro e sotto lo stesso castigo, Geremia 9:26. A queste nazioni fu proibito di partecipare ai privilegi degli ebrei (Deuteronomio 23:3); ma ai Giudei è qui detto che parteciperanno alle loro punizioni. Quelli negli angoli più estremi, che abitano nel deserto, si suppone siano i Kedareni e quelli dei regni di Hazor, come appare confrontando Geremia 49:28-32. Alcuni pensano che siano così chiamati perché abitavano per così dire in un angolo del mondo, altri perché avevano i capelli della testa infilati negli angoli. Comunque sia, essi appartenevano a quelle nazioni che erano incirconcise nella carne, e i Giudei sono annoverati con loro e sono vicini alla rovina per i loro peccati quanto loro; poiché tutta la casa d'Israele è incirconcisa nel cuore: hanno il segno, ma non la cosa significata, Geremia 4:4. Sono pagani nel loro cuore, estranei a Dio e nemici nella loro mente a causa di opere malvage. Il loro cuore è disposto verso gli idoli, come lo è il cuore dei gentili incirconcisi. Nota: I sigilli del patto, sebbene ci rendano nobili e ci impongano degli obblighi, non ci salveranno, a meno che il temperamento della nostra mente e il tenore della nostra vita non siano d'accordo con il patto. Questa sola è la circoncisione, e quel battesimo, che è del cuore, Romani 2:28-29.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Geremia 9

1 Capitolo 9

Il popolo viene corretto, Gerusalemme viene distrutta Ger 9:1-11

I prigionieri soffrono in terra straniera Ger 9:12-22

L'amorevolezza di Dio minaccia i nemici del suo popolo Ger 9:23-26

Versetti 1-11

Geremia pianse molto, ma avrebbe voluto poter piangere di più, per risvegliare nel popolo il giusto senso della mano di Dio. Ma anche il deserto, senza la comunione con Dio, attraverso Cristo Gesù, e gli influssi dello Spirito Santo, deve essere un luogo di tentazione e di male; mentre, con queste benedizioni, possiamo vivere in santità nelle città affollate. Il popolo ha abituato la propria lingua alla menzogna. Erano così falsi che non ci si poteva fidare di un fratello. Nel commercio e nelle contrattazioni dicevano qualsiasi cosa per il proprio vantaggio, pur sapendo che era falsa. Ma Dio segnò il loro peccato. Dove non c'è conoscenza di Dio, cosa ci si può aspettare di buono? Egli ha molti modi per trasformare una terra fertile in sterile per la malvagità di coloro che la abitano.

12 Versetti 12-22

In Sion si sentiva la voce della gioia e della lode, mentre il popolo si stringeva a Dio; ma il peccato ha alterato il suono, ora è la voce del lamento. I cuori non turbati lamentano la loro calamità, ma non il loro peccato, che ne è la causa. Che le porte siano chiuse sempre più in fretta, la morte ci assale. Entra nei palazzi dei principi e dei grandi uomini, anche se maestosi, fortemente costruiti e sorvegliati. Né sono più al sicuro coloro che sono all'estero; la morte taglia anche i bambini da fuori e i giovani dalle strade. Ascoltate la parola del Signore e piangete con dolore divino. Solo questo può portare vero conforto e può trasformare le afflizioni più pesanti in preziose misericordie.

23 Versetti 23-26

In questo mondo di peccato e di dolore, che si concluderà presto con la morte e il giudizio, è sciocco per gli uomini gloriarsi della loro conoscenza, della salute, della forza, delle ricchezze o di qualsiasi cosa che li lasci sotto il dominio del peccato e dell'ira di Dio e di cui in seguito si dovrà rendere conto; ciò non farà che aumentare la loro miseria. Quelli sono i veri israeliani che adorano Dio nello Spirito, gioiscono in Cristo Gesù e non hanno fiducia nella carne. Apprezziamo la distinzione che viene da Dio e che durerà in eterno. Cerchiamo di ottenerla diligentemente.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Geremia 9

1 Questo versetto è unito in ebraico al capitolo precedente. Ma qualsiasi interruzione qui interrompe il significato.

Una fontana - Piuttosto, "un serbatoio", in cui erano state immagazzinate lacrime, in modo che il profeta potesse piangere abbondantemente.

2 Dalla loro punizione il profeta ora si rivolge ai loro peccati.

Geremia 9:2

Il profeta esprime il desiderio che gli siano risparmiati i suoi sforzi quotidiani, e in qualche deserto solitario cedere al suo dolore, senza ritegno.

Un luogo di alloggio - Era consuetudine costruire nel deserto, o per beneficenza privata oa spese pubbliche, caravanserragli, per accogliere i viaggiatori per una sola notte, i quali però dovevano portare con sé le proprie provviste.

Un'assemblea - Oppure, una banda.

Traditori - Senza fede l'uno verso l'altro.

Geremia 9:3

Piuttosto, "E piegano la loro lingua per essere il loro arco di menzogne, cioè" proprio come gli uomini prima di una battaglia preparano i loro archi, così si preparano a fare del male, solo le loro frecce sono parole menzognere: "né governa fedelmente la terra, cioè la Giudea.

Geremia 9:4

In uno stato di tale assoluta illegalità, i legami di fiducia reciproca sono allentati e il sospetto prende il suo posto.

Completamente soppiantato - Un'allusione al nome di Jacob Genesi 27:36. Potrebbe essere reso "ogni fratello è un completo Giacobbe".

Camminerà con calunnia - Oppure, calunnia.

Geremia 9:6

Una continuazione dell'avvertimento dato in Geremia 9:4. "Non fidarti di nessuno: perché sei circondato da inganni da ogni parte". Il loro rifiuto di Dio è il risultato della loro mancanza di onestà nei loro rapporti reciproci 1 Giovanni 4:20.

Geremia 9:7

Li scioglierò e li proverò - La punizione è correttiva piuttosto che retributiva. I termini usati sono quelli del raffinatore di metalli, il primo è la fusione per separare il metallo puro dal minerale; il secondo il test per vedere se il metallo è puro, o ancora mescolato con la lega. Dio metterà la nazione nel crogiolo della tribolazione, affinché tutto ciò che è male consumato nel fuoco, tutto ciò che è in loro di bene possa essere purificato.

Perché come farò... - Piuttosto, “per come” altrimenti potrei agire in riferimento alla “figlia del mio popolo?”

Geremia 9:8

Una freccia scoccata - Piuttosto, "una freccia omicida".

Nel cuore tende la sua attesa - Piuttosto, "interiormente tende la sua imboscata".

10 La punizione descritta in termini generali nei tre versetti precedenti è ora dettagliatamente dettagliata.

Geremia 9:10

Le abitazioni i. e - gli accampamenti temporanei dei pastori (cfr Geremia 6:3 ).

In modo che nessuno possa... - Oppure: “Sono aridi, senza che nessuno li attraversi; né sentono la voce del bestiame; dagli uccelli del cielo anche alle bestie "sono fuggiti, sono andati".

Geremia 9:11

Draghi - Piuttosto, sciacalli.

Geremia 9:12

Per ciò che la terra perisce... - Questa è la domanda proposta all'esame. Il profeta invita il saggio a spiegare la sua domanda; la domanda è: Perché perì la terra? Lo segue con l'affermazione di un fatto: "È arido come il deserto senza che nessuno possa attraversarlo".

Geremia 9:13

La causa del castigo che stava per cadere su Gerusalemme, fu la loro diserzione della Legge divina.

Geremia 9:14

Immaginazione - O, come nel margine.

Che i loro padri hanno insegnato loro - Non è stato il peccato di una generazione che ha portato su di loro il castigo: è stato un peccato, che era stato tramandato di padre in figlio.

Geremia 9:15

Gli darò da mangiare... - Piuttosto, gli darò da mangiare. Il participio presente usato qui, seguito da tre verbi al futuro, mostra che il giudizio ha raggio, i cui stadi successivi sono riportati nella frase successiva.

Assenzio - Vedi Deuteronomio 29:18 , nota, e per "acqua di fiele", Geremia 8:14 , nota.

Geremia 9:16

Questo versetto è tratto da Levitico 26:33. L'adempimento di quella che tanto tempo prima era stata designata come punizione per la violazione del patto di Yahweh è una delle prove più notevoli che la profezia era qualcosa di più della previsione umana.

Finché non li ho consumati - Vedi nota di Geremia 4:27. In che modo questo “consumare” è coerente con la promessa contraria ivi data? Perché è limitato dai termini di Geremia 9:7. Prima della distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor, Dio mise al sicuro coloro in cui la nazione avrebbe dovuto far rivivere.

Geremia 9:17

Le donne in lutto - Assunte per partecipare ai funerali e con i loro abili lamenti aiutano le vere persone in lutto a dare sfogo al loro dolore. Quindi, sono chiamate donne "astuzie", letteralmente "sagge", la saggezza è costantemente usata nella Scrittura per qualsiasi cosa in cui le persone sono addestrate.

Geremia 9:18

Esprimi un lamento per noi, cioè per la nazione un tempo popolo eletto di Dio, ma spiritualmente morta da tempo.

Geremia 9:19

Abbandonato - Oppure, a sinistra: costretto ad abbandonare la terra.

Perché le nostre dimore... - Piuttosto, "perché hanno ad est le nostre dimore". L'intero verso è una descrizione delle loro sofferenze. Vedi 2 Re 25:1.

Geremia 9:20

Il comando è rivolto alle donne perché era più particolarmente la loro parte di esprimere i sentimenti generali della nazione. Vedi 1 Samuele 18:6; 2 Samuele 1:24. Le donne emettono ora il lamento di morte sulla nazione che perisce. Devono insegnare alle loro figlie e ai vicini il "lamento, cioè il canto funebre", perché il raccolto della morte sarebbe così grande che il numero di donne addestrate non sarebbe sufficiente.

Geremia 9:21

La morte è sopraggiunta... - cioè, la morte ruba silenziosamente come un ladro sulle sue vittime, e fa un tale scempio che non ci sono più bambini per andare "senza", né giovani per frequentare gli spazi aperti della città.

Geremia 9:22

Per “manciata” si intende il fagottino di grano che il mietitore raccoglie sul braccio con tre o quattro colpi di falcetto, e poi si corica. Dietro il mietitore veniva uno il cui compito era raccogliere molti di questi fasci e legarli in un fascio. Così, la morte cosparge il terreno di cadaveri tanto fittamente quanto queste manciate giacciono sulla terra mietuta, ma i cadaveri giacciono lì inascoltati.

23 Alla fine di Geremia 10 il profeta esorta il popolo a trarre la conclusione pratica dai giusti rapporti di Dio con loro. Le tre cose di cui gli uomini più si vantano sono mostrate in questo versetto come si sono dimostrate vane.

24 Questo è il rimedio del profeta per la guarigione della nazione. È la vera comprensione e conoscenza di Dio, di cui la prima significa l'illuminazione spirituale della mente 1 Corinzi 2:13 , l'altra l' 1 Corinzi 2:13 del cuore all'obbedienza Giovanni 8:31. Si dice inoltre che questa conoscenza di Dio trovi in ​​Lui tre attributi principali,

(1) “amorevolezza”, cioè disponibilità a mostrare grazia e misericordia;

(2) "giudizio", una credenza in cui è dichiarato in Ebrei 11:6 essere essenziale per la fede;

(3) “giustizia”, che è assolutamente essenziale alla religione.

A meno che gli uomini non credano che i rapporti di Dio con loro in vita e in morte siano giusti e giusti, non possono né amarlo né riverirlo.

25 Tutti coloro che sono circoncisi... - Piuttosto, "tutti circoncisi in incirconcisione", cioè tutti coloro che, sebbene circoncisi esteriormente, non hanno una purezza interiore corrispondente.

26 Tutti quelli che sono negli angoli più estremi - Davvero, tutti quelli che hanno gli angoli dei capelli rasati. Le persone in questione sono quegli arabi che tagliano i capelli vicino alla fronte e alle tempie, ma li lasciano crescere molto dietro. Vedi Levitico 19:27.

Poiché tutte queste nazioni sono incirconcise - O, "perché tutti i pagani sono incirconcisi". la circoncisione probabilmente prevaleva in parte nei misteri pagani come segno di speciale santità, ma per i soli ebrei rappresentava il loro rapporto di alleanza con Dio.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Geremia 9

1 INTRODUZIONE A GEREMIA 9

Questo capitolo è una continuazione dei giudizi di Dio sugli Ebrei per i loro peccati e le loro trasgressioni qui menzionati; illustrato dal lamento del profeta; chiamando le donne in lutto e altre donne che avevano perso i loro mariti o figli, con l'intimazione che nessuna di qualsiasi rango e classe dovesse sfuggire. Il profeta viene introdotto in lutto per la distruzione del suo popolo, Geremia 9:1, e come inquieto per il suo soggiorno con loro, a causa della loro impurità, tradimento, menzogna, infedeltà e inganno, Geremia 9:2-6, per cui il Signore minaccia di scioglierli e metterli alla prova; e per la loro inganno particolarmente per visitarli, e vendicarsi di loro, Geremia 9:7-9, la distruzione è descritta dalla desolazione dei monti e delle abitazioni del deserto; erano così bruciati che non c'era né erba su di loro, né bestie né uccelli da vedere o udire intorno a loro; e di Gerusalemme, e delle città di Giuda, così che non c'era abitante in esse, Geremia 9:10,11, su cui si chiede un uomo saggio, per dare la vera ragione di tutto questo, Geremia 9:12 ma non appare nessuno, il Signore stesso lo dà; che erano la loro disobbedienza alla sua legge e la loro adorazione degli idoli, seguendo l'immaginazione dei loro cuori, Geremia 9:13,14 perciò sono minacciati di essere nutriti con assenzio e fiele; per essere disperse fra le nazioni, e una spada mandata dietro di loro per il loro completo consumo, Geremia 9:15,16, quindi, per la certezza di ciò, le donne in lutto sono ordinate di essere chiamate in fretta, per aiutarle nel loro lutto, a causa della loro angoscia, Geremia 9:17-19, e a coloro che erano madri di bambini è chiesto di insegnare alle loro figlie e ai vicini il lamento, a causa dei bambini e dei giovani stroncati dalla morte, e per i cadaveri degli uomini che sarebbero caduti come letame nel campo, e come il pugno dietro al mietitore, Geremia 9:20-22, e si suggerisce che nessuno debba scampare; non l'uomo saggio con un'arte o un'astuzia di cui era maestro; né l'uomo forte con la sua forza; né il ricco con le sue ricchezze; e quindi nessuno di loro dovrebbe gloriarsi di queste cose, ma nel Signore, come esercizio di amorevolezza, giudizio e giustizia sulla terra, Geremia 9:23,24, e il capitolo si conclude con una forte asseverazione, che gli empi, sia circoncisi che incirconcisi, dovrebbero essere puniti, Geremia 9:25,26

Versetto 1. Oh se la mia testa fosse acqua e i miei occhi una fontana di lacrime,

Oppure, chi darà al mio capo acqua e ai miei occhi una fontana di lacrime? come la Settanta, la Vulgata latina e le versioni arabe. Il profeta desidera che la sua testa sia girata e dissolta nell'acqua, e che le lacrime possano scorrere dai suoi occhi come l'acqua che sgorga da una fonte; e suggerisce che, se ciò potesse accadere, non sarebbe sufficiente deplorare la miserabile condizione del suo popolo, ed esprimere il dolore e la tristezza interiori della sua mente a causa di ciò

affinché io piangessi giorno e notte per l'uccisione della figlia del mio popolo; Lo scopo di tutto ciò è quello di esporre la grandezza e l'orribilità della distruzione, a significare che mancavano le parole per esprimerla e le lacrime per lamentarla; e per risvegliare l'attenzione della gente su di esso, che era piuttosto indurita, insensibile e stupida. Gli scrittori ebrei chiudono l'ottavo capitolo con questo versetto, e iniziano il nono con il seguente

2 Versetto 2. Oh se avessi nel deserto un rifugio di viandanti,

Come quelli che i viaggiatori si recano in un deserto, quando sono arretrati e non possono raggiungere una città o un villaggio. Il profeta scelse questo, in parte per avere l'opportunità di dare sfogo al suo dolore, essendo solo; per la qual ragione non desiderava essere in città e luoghi popolosi, dove potesse divertirsi e divertirsi mentre il suo popolo era in difficoltà: e in parte mostrare la sua simpatia, non potendo sopportare la vista della loro miseria; e anche un certo grado di indignazione per le loro empietà, che avevano portato loro la rovina; per cui era più idoneo a dimorare con le bestie selvagge del deserto che con loro nel suo paese natale: per cui segue:

affinché io possa lasciare il mio popolo e andarmene da esso; il che di per sé non era desiderabile; Nessuno sceglie di lasciare il suo paese, il suo popolo e la casa di suo padre, e di andare in terre lontane e in paesi stranieri; e specialmente in un deserto, dove non c'è né cibo adatto né compagnia piacevole: per cui ciò dimostra che ci deve essere qualcosa di molto brutto, e molto provocante, per indurlo a fare un passo come questo: la ragione segue,

poiché sono tutti adulteri; sia in senso letterale che figurato; Quest'ultimo sembra piuttosto intenzionale; poiché sebbene la fornicazione corporea e l'adulterio potessero prevalere grandemente tra loro, tuttavia non a tal punto che "tutti" di loro fossero colpevoli; mentre l'idolatria generalmente prevaleva fra loro: un'assemblea di uomini sleali; non pochi solo, ma in generale erano apostati di Dio e della vera religione, e traditori l'uno dell'altro. La Settanta li chiama "sinodo"; e Joseph Kimchi lo interpreta come "un regno"; derivando la parola da עצר, in quanto significa avere governo e dominio; denotando che il regno in generale era falso e perfido

3 Versetto 3. E piegano la lingua come il loro arco per la menzogna,

Le loro lingue erano come archi, e le loro parole menzognere come frecce, che dirigevano contro le persone a loro danno; vedi Salmi 11:2; 64:3, o, "come il loro arco ingannevole"; a cui il Targum è d'accordo,

"Insegnano alle loro lingue parole di falsità, sono come un arco ingannevole".

Più in accordo con gli accenti che le parole possono essere tradotte, "piegano la lingua, il loro arco è una menzogna"; o ingannevole, o porta una menzogna in esso, e ne tira fuori uno:

ma non sono valorosi per la verità sulla terra; per cui un uomo dovrebbe fare tutto per e nulla contro; e per cui dovrebbe lottare seriamente, e non separarsi o rinunciare in ogni caso; non solo per la verità della dottrina, per la fede, come il Targum; per la dottrina della fede, la verità del Vangelo, e come è in Cristo; ma per la verità fra gli uomini, per la veridicità, la rettitudine e l'integrità, poiché essi procedono di male in male; da un peccato all'altro, sempre peggio, come di solito fanno gli uomini malvagi e gli ingannatori. Il kimchi osserva, può essere interpretato, come delle opere malvagie, così del male della punizione, da un male del nemico all'altro; o quest'anno sono colpiti da esplosioni, un altro da muffa o da robinia, eppure non si allontanano dalle loro vie malvagie.

ed essi non mi conoscono, dice l'Eterno; il Dio di verità, e senza iniquità, e che punirà severamente per questo; non lo servivano e non lo adoravano come l'unico Signore Dio. Il Targum è,

"Non hanno imparato la conoscenza del mio timore".

4 Versetto 4. Badate a ciascuno del suo prossimo,

Abbi cura di essere imposto da loro, poiché sono così dediti alla menzogna e all'inganno; non essere troppo credulone, o credere troppo facilmente a ciò che viene detto; o vi astenerete da loro; Non avere compagnia o conversazione con loro, poiché le cattive comunicazioni corrompono le buone maniere:

e non confidate in alcun fratello; sia per sangue, sia per matrimonio, sia per religione, non credete alle sue parole; Non confidare in lui, né con il tuo denaro, né con la tua mente; non affidare a lui i tuoi segreti, non riporre alcuna fiducia in lui; Un popolo deve essere davvero molto corrotto quando questo è il caso: oppure: "Non confidate in ogni fratello"; alcuni possono essere fidati, ma non tutti, anche se la seguente clausola sembra contraddire questo:

perché ogni fratello soppianterà completamente; o, nel soppiantare il soppiantatore; giocare il Giacobbe, fare come ha fatto con suo fratello, che lo ha soppiantato due volte; prima ha ottenuto da lui il diritto di primogenitura, e poi la benedizione; che è stata presignificata prendendo suo fratello per il calcagno nel grembo materno, da cui ha preso il suo nome; e qui è usata la stessa parola, che significa un segreto, un modo clandestino e insidioso di aggirare un altro;

e ogni prossimo camminerà con calunnie; Andate in giro a diffondere menzogne e calunnie, come fanno gli adoratori, i maldicenti e i portatori di storie. La parola דכיל è usata per un "mercante"; e poiché tali persone andavano da un luogo all'altro con le loro merci, e facevano uso spesso di pratiche fraudolente per ingannare le persone, è applicata a uno che è colpevole di calunnia e calunnia; Cantici 3:8

5 Versetto 5. E sedurranno ciascuno il suo prossimo,

Nella conversazione, con parole bugiarde; e nel commercio e nel commercio, con l'arte e l'inganno:

e non dirà la verità; Per quanto riguarda i fatti che riportano o i beni che vendono:

hanno insegnato alla loro lingua a proferire menzogne; e si abituano a mentire a tal punto da non poter fare altrimenti; È come se fosse naturale per loro:

e si stancano di commettere iniquità; non risparmiava la fatica di affrontarla, né di entrarvi, e di andare avanti fino alla stanchezza; sono più laboriosi e instancabili nel commettere peccato di quanto lo siano gli uomini buoni nel fare il bene; il che dimostra grande follia e stupidità. Il Targum è,

"Sono diventati stolti, hanno sbagliato".

6 Versetto 6. La tua dimora è in mezzo all'inganno,

In mezzo a un popolo di inganni, come Kimchi e Ben Molech. Queste sono le parole che il Signore rivolse al profeta, che mostrano in quale popolo egli dimorò e con quale popolo ebbe a che fare; con quanta cautela e prudenza avrebbe dovuto agire; quanto poco ci si potesse fidare di loro e su cui si potesse contare; e quanta poca speranza c'era di portarli al vero pentimento, dato che c'era così tanto inganno e ipocrisia tra loro. Il Targum interpreta le parole non della dimora del profeta, ma del popolo, così:

"siedono nella casa della loro propria congregazione e parlano delle loro iniquità con inganno";

e così Jarchi,

"Mentre sono seduti, escogitano espedienti ingannevoli".

Essi rifiutano di conoscermi con l'inganno, dice il Signore, oppure, "a causa dell'inganno"; l'ipocrisia è un peccato che regna e governa in loro; essi non hanno gradito la vera conoscenza di Dio e hanno rifiutato di adorarlo secondo la rivelazione della sua volontà

7 Versetto 7. Perciò così dice l'Eterno degli eserciti:

A causa di questo inganno e ipocrisia, e menzogna:

ecco, io li fonderò e li metterò alla prova, come il raffinatore fa con il suo oro e il suo argento, mettendoli nel fuoco delle afflizioni, e così eliminerò da essi le loro scorie e la loro corruzione. Così il Targum,

"Ecco, io farò venire su di loro angoscia, li fonderò e li metterò alla prova".

Che ne farò io per la figlia del mio popolo? Il senso è: che cosa si potrebbe fare altrimenti o meglio? che cosa era più appropriato o appropriato da fare, che scioglierli e metterli alla prova, e purificare il loro peccato, "dalla faccia della figlia del mio popolo", come le parole possono essere tradotte? La versione dei Settanta è: "Che cosa farò di fronte alla malvagità del mio popolo?" e così il Targum:

"Che cosa farò io d'innanzi ai peccati della congregazione del mio popolo?"

cioè, a titolo di risentimento nei loro confronti, e al fine di rimuoverli

8 Versetto 8. La loro lingua è come una freccia scoccata,

Come una freccia che esce da un arco, che si muove rapidamente e viene con grande forza; o, "estratta"; come da una faretra. La parola è usata per oro, e resa "oro battuto", 1Re 10:16, oro estratto in tavole; e qui di una freccia estratta da una faretra; e così è interpretato nel Talmud; o è "ferire", come la Septuaginta, o "uccidere"; denotando il male e l'offesa fatta al carattere degli uomini, da una lingua ingannevole, sminuente e calunniante. Il Targum è "come una freccia acuminata la loro lingua"; che trafigge in profondità ed è mortale; vedi Gill su " Geremia 9:3",

proferisce inganno; parole ingannevoli, con le quali gli uomini sono imposti e sono indotti a modi sbagliati di pensare e di agire:

uno parla pacificamente al suo prossimo con la sua bocca; lo saluta in modo amichevole; gli augura ogni salute, pace e prosperità; professa per lui un'amicizia sincera e cordiale, e gli finge un forte affetto:

ma nel suo cuore egli tende un'agguato; per attirarlo in lacrime e aggirarlo, ingannarlo e frodarlo.

9 Versetto 9. Non li visiterò io per queste cose? dice l'Eterno:

Il Targum aggiunge:

"per far venire su di loro il male".

L'anima mia non si vendicherà forse di una nazione come questa? il Targum è,

"O di un popolo le cui opere sono tali, non mi vendicherò secondo il mio piacere?"

Vedi Gill in "Geremia 5:9"

10 Versetto 10. Per i monti prenderò in mano un pianto e un lamento,

A causa della loro desolazione, perché non c'è pascolo su di loro, né greggi che vi pascolano, o "che li riguardano", come la versione araba, o "su" di loro, per far udire il lamento più lontano; ma il primo senso sembra il migliore, come appare da ciò che segue. La versione dei Settanta, quella siriaca e quella araba, la leggono come un'esortazione agli altri, "a piangere": ma sono le parole del profeta, che dichiara ciò che avrebbe fatto

e per le abitazioni del deserto un lamento; per le capanne dei pastori, erette per la loro comodità, per pascolare le loro greggi, pascolando sui monti e nelle valli; poiché il deserto non denota luoghi aridi, ma pascoli.

perché sono bruciati; per il fuoco dei Caldei, che diedero alle fiamme le capanne e scacciarono il bestiame.

in modo che nessuno possa attraversarli; o non c'è nessuno che vi passi; come nessun abitante lì, quindi nessun passeggero in quel modo; il che dimostra quanto fossero desolati questi luoghi:

né gli uomini possono udire la voce del bestiame; il muggito dei buoi, o il belato delle pecore, non essendoci alcuno da sentire, che venivano tutti portati via; e in verità non c'erano uomini che li ascoltassero, se ce ne fossero:

sia gli uccelli del cielo che le bestie sono fuggiti, se ne sono andati; o, dagli uccelli dei cieli alle bestie, ecc. Non c'erano semi da raccogliere per gli uccelli, che generalmente frequentano luoghi dove si semina e dove si porta alla perfezione i frutti, e non c'erano pascoli per le bestie di cui nutrirsi. Kimchi dice che queste parole sono un'iperbole. La parola בהמה, bestia, essere per geometria, o numericamente,

Cinquantadue, i Giudei deducono da qui che per lo spazio di cinquantadue anni nessuno passò per il paese di Giuda, cosa che essi calcolano dal tempo in cui Sedechia fu portato prigioniero, fino all'ordine di Ciro

11 Versetto 11. E farò mucchi di Gerusalemme,

Cioè, le mura e le case di esso saranno distrutte e diventeranno mucchi di pietre e di spazzatura.

e una fossa di draghi; abitato solo da bestie feroci:

e ridurrò le città di Giuda in una desolazione, senza abitanti; in modo che la calamità fosse universale; non solo Gerusalemme, ma tutte le città del paese sarebbero state distrutte, abbandonate e disabitate

12 Versetto 12. Chi è l'uomo saggio che può capire questo?

Non la calamità, ma la causa di essa; un uomo di saggezza lo indagherebbe, lo scoprirebbe e lo capirebbe; ma l'indizio è che non c'era un uomo saggio tra loro, almeno pochissimi; Non c'era quasi nessuno che si accorgesse di queste cose, o se ne preoccupasse:

e chi è colui al quale la bocca del Signore ha parlato; e predisse questa desolazione e distruzione; Significato di un profeta:

che possa dichiararlo; come dal Signore, cioè ciò che segue:

Poiché quale paese perisce, ed è bruciato come un deserto, perché nessuno vi passi? cioè, quali furono i peccati degli abitanti del paese, che portarono tanta angoscia su di esso, e per cui divenne un mucchio così rovinoso, e come la brughiera nel deserto, così che non aveva abitanti, e nemmeno un passeggero: devono essere alcune iniquità molto grandi e abominevoli che furono la causa di tutto questo

13 Versetto 13. E l'Eterno dice:

La versione dei Settanta aggiunge: "a me"; non essendoci nessun uomo saggio e intelligente, né profeta, che si occupi di questa faccenda, e ne apra la causa, perciò il Signore la intraprende lui stesso: la domanda fu posta loro, ma essi non risposero, il Signore lo fa,

perché hanno abbandonato la mia legge, che io ho posto davanti a loro; in modo semplice e facile, in modo da essere facilmente compreso; ma non vi badarono, ma lo abbandonarono, lo trascurarono e se lo gettarono alle spalle. La nota di Kimchi sulla frase "prima di loro" è:

"non è in cielo, né al di là del mare";

vedi Deuteronomio 30:11-14 :

e non ho ubbidito alla mia voce; nella legge e per mezzo dei profeti:

e non vi camminarono, secondo essa, come il Signore aveva comandato, e non diedero ascolto alla voce del Signore e non fecero come era stato loro comandato

14 Versetto 14. ma hanno camminato secondo l'immaginazione del loro cuore,

Ciò che i loro cuori hanno escogitato, scelto e di cui si sono compiaciuti di più; Vedi Gill su "Geremia 7:24",

e dopo i Baal; gli idoli dei Gentili; essi servivano e adoravano questi, e non il vero Dio.

che i loro padri hanno insegnato loro; il che era così lontano dal scusarli, che era un aggravamento del loro peccato, che avevano continuato nelle loro vie malvagie e pratiche idolatriche, di età in età, da una generazione all'altra. Questa fu dunque la causa della loro calamità e distruzione; avevano abbandonato la legge del Signore e l'avevano violata; avevano scelto le loro proprie vie, e si erano resi colpevoli di pratiche idolatriche da tempo immemorabile; pertanto il Signore aveva mostrato molta pazienza e pazienza verso di loro, e ora non voleva più sopportare di essere giusto e retto nelle sue azioni

15 Versetto 15. Perciò così dice il Signore, il Dio degli eserciti, il Dio d'Israele:

Egli si chiama "il Signore Dio degli eserciti", degli eserciti di sopra e di sotto, in cielo e in terra, in opposizione ai Baal, gli idoli dei Gentili; la quale parola significa "signori"; il quale, sebbene vi siano molti che sono chiamati così, non c'è che un solo Dio, e un solo Signore, che è Dio sopra ogni cosa, e "il Dio d'Israele"; che li aveva scelti e li aveva distinti per le benedizioni della sua bontà; eppure lo avevano abbandonato e avevano seguito altri dèi; per questo gli occhi della sua gloria furono provocati, ed egli decise di castigarli per questo.

ecco, io li nutrirò con assenzio; cioè, con ristrettezze o difficoltà, come la versione dei Settanta; con amare afflizioni; costoro non sono gioiosi, ma dolorosi; che sono fastidiosi e sgradevoli, come le cose amare, e in particolare l'assenzio, lo sono al gusto. Il Targum è,

"Farò venire su di loro tribolazione, amara come l'assenzio":

e dai loro da bere acqua di fiele; che significa sia delle interiora di una bestia così chiamata, sia del succo dell'erba cicuta, come la parola è resa in Osea 10:4, come Kimchi; o del veleno di un serpente, come Jarchi; e così il Targum,

"e darò loro da bere il calice della maledizione come teste di serpenti":

a significare che la loro punizione sarebbe stata molto severa, anche se

16 Versetto 16. Li disperderò anche fra le nazioni,

Oltre agli amari giudizi di carestia e pestilenza durante l'assedio, ciò che rimaneva di loro doveva essere portato prigioniero fuori dalla loro terra in paesi stranieri, di cui nulla poteva essere più penoso:

che né essi né i loro padri hanno conosciuto; una circostanza che aggrava notevolmente la loro prigionia:

e manderò una spada dietro di loro, finché non li avrò consumati; o uomini che uccidono con la spada, come il Targum: si riferisce principalmente a quelli di loro che furono dispersi tra i Moabiti e gli Ammoniti, e specialmente quelli che andarono in Egitto; vedi Geremia 44:27,28

17 Versetto 17. Così dice il Signore degli eserciti: Considerate,

La punizione che stava per abbattersi su di loro, come Kimchi; o le parole che il Signore stava per dire loro; come segue:

e chiama le donne in lutto, perché vengano; lo stesso con le "praeficae" presso i Romani; persone che sono state mandate a chiamare e assunte dai parenti dei morti, per suscitare il loro lutto; e che, con i loro capelli spettinati, i seni nudi, e le percosse su di essi, e la voce lugubre, e ciò che dicevano nelle loro dolenti canzoncine in lode dei morti, commossero grandemente l'affetto dei parenti superstiti, e produssero da loro lacrime. Questa era un'usanza che prevalse presto tra gli ebrei, e continuò a lungo con loro; ed era così comune, che, secondo i dottori di Misnic, l'uomo più povero d'Israele, quando sua moglie moriva, non aveva mai meno di due pipe e una donna in lutto; vedi Gill su "Matteo 9:23". Ora, per mostrare quale calamità stava per abbattersi su di loro, e quale lutto ci sarebbe stato, e quale occasione per esso; il Signore per mezzo del profeta, non come approvando, ma deridendo la pratica, ordina loro di chiamare le donne in lutto per assisterle nei loro lamenti:

e manda a chiamare donne astute, perché vengano; quelli che erano esperti in questo mestiere, e sapevano imitare bene il lutto, e avevano l'arte di muovere gli affetti con la voce e i gesti

18 Versetto 18. E si affrettino a fare lamento per noi,

Pronuncia un canto triste, come la versione araba; esponendo le loro miserie e angosce, e influenzando con esse le loro menti. Il profeta si pone in mezzo al popolo, come una parte nascosta nelle loro sofferenze, e simpatizza con loro, oltre a mostrare la certezza di allora e quanto presto sarebbero stati coinvolti in esse:

affinché i nostri occhi si riempiano di lacrime e le nostre palpebre sgorghino con acqua; o palle dell'occhio, come il Targum e il Kimchi; Queste espressioni iperboliche sono usate per esprimere la grandezza della calamità, e che nessun lutto era uguale ad essa; vedi Geremia 9:1

19 Versetto 19. Poiché da Sion si ode una voce di lamento,

Dalla fortezza di Sion, dalla città di Gerusalemme, che si pensava inespugnabile e non poteva mai essere presa; ma ora si ode una voce che ne deplora la desolazione:

Come siamo viziati? le nostre case distrutte e noi saccheggiato dei nostri beni,

Noi siamo molto confusi, pieni di vergogna a causa della loro vana fiducia, pensando che la loro città non sarebbe mai stata presa, e che vi fossero al sicuro.

perché abbiamo abbandonato il paese; il paese di Giudea, essendo obbligato ad esso, il nemico li ha portati prigionieri in altri paesi.

perché le nostre dimore ci hanno cacciati fuori; non tollerare che ci fermiamo più a lungo, come indegni di loro; o i nemici hanno gettato le nostre abitazioni sulla terra, come Jarchi; e così il Targum, "perché i nostri palazzi sono desolati"; gli edifici principali di Gerusalemme, così come le case della gente comune, furono rasi al suolo, o bruciati con il fuoco, e in particolare il tempio; così che il tutto era in uno stato rovinosissimo, e un argomento adatto di un canto lugubre

20 Versetto 20. Eppure ascoltate la parola del Signore, o donne,

Non le donne in lutto, ma altre che avevano perso i loro mariti e i loro figli, e avevano ragione di piangere veramente; e perciò vi sono chiamati, non solo perché erano più teneri degli uomini, come osserva Kimchi; o perché erano più attenti degli uomini all'ascolto della parola di Dio; ma a causa della scarsità di uomini, tali numeri furono uccisi nell'assedio e con la spada; e della perdita che le donne avevano subito, vedi Geremia 9:22 :

e il tuo orecchio riceva la parola della sua bocca; dai suoi profeti; così il Targum,

"Il vostro orecchio dia ascolto alle parole dei suoi profeti":

e insegna alle tue figlie a piangere. La versione araba, "un canto luttuoso"; ma non si intendono le figlie delle donne in lutto; ma le vere figlie di coloro che avevano perso il marito o i figli; poiché segue:

e ognuno il suo prossimo si lamentava; a significare che la mortalità tra loro sarebbe stata molto universale, non una famiglia in fuga; che è descritto nei versetti successivi. Questo lamento e lamento era fatto per risposte, secondo gli ebrei; perché dicono,

"Che cos'è il lamento? quando uno parla, e tutti gli altri rispondono dopo di lei, come è scritto in Geremia 9:20".

21 Versetto 21. Poiché la morte è entrata nelle nostre finestre,

Essendo le loro porte chiuse, sprangate e sbarrate, pensavano di essere al sicuro, ma non lo erano; i Caldei scalarono le loro mura, irruppero in cima alle loro case o alle loro finestre e le distrussero perché sembra che si descriva l'invasione del nemico e il modo in cui vi entrarono. La morte è qui rappresentata come una persona, come a volte lo è nelle Scritture; vedi Apocalisse 6:8; 20:13,14 e come se venisse improvvisamente e inconsapevolmente sugli uomini, e dai quali non c'è scampo, né alcun modo e metodo per tenerlo fuori; bulloni e barre non vanno bene; Può arrampicarsi ed entrare dalla finestra:

ed è entrato nei nostri palazzi; le case dei loro uomini principali, che erano ben costruite e fortificate in modo molto forte, non potevano tenere fuori il nemico: e la morte non risparmia nessuno, né alto né basso, ricco o povero; Entra nei palazzi dei grandi uomini, così come nelle case dei poveri. La versione dei Settanta è: "è entrato nel nostro paese"; e quindi la versione araba; solo colloca la frase "nella nostra terra" nella frase precedente; e quello di "dentro", o "attraverso le nostre finestre", in questo:

per sterminare i fanciulli di fuori e i giovani dalle strade; Queste parole non devono essere strettamente collegate alle precedenti, come se premessero la fine della morte, salendo alle finestre ed entrando nei palazzi, per sterminare quelli che erano nelle strade; Ma le parole sono una proposizione di se stesse, come mostra l'accento distintivo "athnach"; e deve essere rifornito in questo modo, e passando attraverso di essi continua, "per tagliare", ecc. e così giustamente descrive il nemico invasore che si arrampica sulle mura della città, entrando dalle finestre, o dai tetti delle case, sopra o vicino alle mura; e, dopo aver distrutto tutto ciò che c'è dentro, esce per le strade, dove i bambini giocavano, e li uccide e nei cortili o nei mercati, dove i giovani erano impiegati negli affari, e li distrugge. Gli ebrei lo interpretano come carestia

22 Versetto 22. Parla, così dice il Signore:

Queste sono le parole che il Signore rivolse a Geremia, per continuare la sua profezia nel suo nome; così il Targum,

«profetizza, così dice l'Eterno»:

anche i cadaveri degli uomini cadranno come letame in campo aperto; o, "sulla faccia del campo"; questo mostra la ragione per cui le donne sono chiamate al lutto, perché gli uomini cadrebbero di spada in campo aperto, e lì giacevano e marcivano, e diventavano letame su di esso. Il Targum è,

"come letame sparso sulla faccia del campo";

che denota il gran numero che dovesse cadere, che coprirebbe la faccia del campo; la condizione in cui dovrebbero essere; e il disprezzo e l'abbandono che dovrebbero avere in:

e come il pugno dietro al mietitore, e nessuno li raccoglierà; come una manciata di grano che viene dimenticato e lasciato dal mietitore; o come spighe di grano che vengono lasciate cadere dal mietitore, o dal legatore, e di solito vengono spigolate o raccolte dai poveri che seguono; ma nel caso citato, o supposto, non sono raccolti; Così sarebbe stato per queste persone; Dovrebbero essere lasciati per terra, come una manciata dimenticata, o come spighe di grano cadute, e non raccolti, e lì dovrebbero giacere, e nessuno dovrebbe seppellirli

23 Versetto 23. Così dice il Signore: Il saggio non si glori della sua sapienza,

Non nella sua saggezza naturale, o conoscenza delle cose naturali: questa è spesso solo un'apparenza di saggezza, ed è la scienza falsamente chiamata così; e tutto ciò che è reale di questo tipo viene da Dio; e il meglio non è in grado di condurre gli uomini a una vera e salvifica conoscenza di Dio; la stoltezza di Dio è più saggia di essa; ed essa è resa stolta, distrutta e ridotta a nulla da lui, né nella sapienza e nella conoscenza evangelica; non in ciò che è meno comune, o in ciò che si addice agli uomini per l'utilità pubblica, come i doni ministeriali; poiché tali sono ricevuti dall'alto; sono più per l'uso degli altri che per l'uso di un uomo; C'è qualcosa di meglio di questi, che un uomo può non avere, eppure ha questi, che è la grazia; quelli possono svanire o essere portati via; e l'uomo le possiede, e si perde eternamente: né in ciò che è una conoscenza più generale, speculativa delle verità del Vangelo; perché se è accompagnato da presunzione, è poco o nulla che un uomo sappia; se ne è orgoglioso, la sua conoscenza non è santificata; e non è altro che ciò che i diavoli stessi hanno: né in ciò che è più speciale; la sapienza interiore, o una conoscenza spirituale e salvifica di Dio in Cristo; questo un uomo ha tutta la grazia gratuita, e dovrebbe dare la lode e la gloria di essa a Dio, e non attribuirla a se stesso.

né che l'uomo potente si glori della sua potenza; non nella sua forza o potenza naturale; questo è da Dio, ed è più grande in alcuni bruti che negli uomini; ed è ciò che Dio può togliere, e spesso lo indebolisce per via con le malattie, e alla fine lo distrugge con la morte; né nella forza morale, o nel potere del libero arbitrio; che è molto debole e insufficiente per fare qualcosa che sia spiritualmente buono: e nemmeno nella forza spirituale; questo viene da Cristo; è solo attraverso di lui che rafforza il suo popolo che fa ciò che fa; e tutte le provviste e l'aumento di essa provengono da lui; e quindi non c'è posto per gloriarsi:

il ricco non si glori delle sue ricchezze; questi vengono dalla mano di Dio, e sono ciò che egli può togliere a suo piacimento; Sono cose molto incerte e precarie; c'è una sostanza migliore e più duratura; Questi non possono trarre profitto in un giorno d'ira, né liberare dalla morte, fisica, spirituale o eterna. E l'intenzione delle parole qui è di mostrare che né l'uomo saggio con tutta la sua arte e astuzia, né l'uomo potente con la sua forza, né l'uomo ricco con le sue ricchezze, potrebbero salvarsi dalla distruzione prima profetizzata. Il Targum li parafrasa così:

"Così dice l'Eterno: Non lodi (o si compiaccia) Salomone, figlio di Davide, il saggio, nella sua sapienza; né si compiaccia Sansone, figlio di Manoa, l'uomo prode, nella sua potenza; né si compiaccia Acab, figlio di Omri il ricco, nelle sue ricchezze".

24 Versetto 24. Ma chi si glorifichi di questo,

Nel Signore solo, come è interpretato dall'apostolo, 1Corinzi 1:31; 2Corinzi 10:17 :

che egli mi comprende e mi conosce; o, "nell'intendermi e nel conoscermi"; o, "egli che mi comprende e mi conosce"; poiché questa clausola è descrittiva della persona che deve gloriarsi nel Signore, e non della cosa in cui deve gloriarsi; poiché non è nemmeno nella conoscenza di Dio che gli uomini devono gloriarsi, ma nel Signore stesso; e colui che comprende se stesso come una creatura dipendente da Dio, e soprattutto come una creatura peccaminosa caduta; e ancor più come uno rigenerato dalla grazia di Dio; non si glorierà mai in se stesso, ma nel Signore; e così, se comprende le cose divine e il piano di salvezza per grazia di Dio, e non per le opere degli uomini; e se conosce il Signore, non si glorierà mai della sua sapienza, né della sua forza, né delle sue ricchezze, né della sua giustizia, né di alcun uomo o creatura, ma del Signore solo; e in particolare in quanto segue:

che io sono il Signore, che uso benignità; in tali vari casi; nell'elezione, nella redenzione, nella chiamata effettiva, nel perdono dei peccati, nella giustificazione, nell'adozione e nella vita eterna; e verso persone così immeritevoli di qualsiasi favore; e l'interesse per questo supera ogni altra cosa; è meglio della vita, e di tutti i godimenti che ne derivano.

giudizio; esercitandolo su Cristo, il peccato è posto, trovato e condannato su di lui; e attraverso Cristo proteggendo e difendendo il suo popolo; e per Cristo nell'ultimo giorno:

e la giustizia sulla terra; operato da Cristo qui sulla terra nella nostra natura, e imputato al suo popolo nel suo stato attuale, per cui ha diritto alla gloria eterna:

poiché in queste cose io mi compiaccio, dice l'Eterno; nel mostrare misericordia, grazia e favore a uomini miserabili e immeritevoli; facendo del suo Figlio un sacrificio per il peccato e schiacciandolo; e nella sua giustizia, per mezzo della quale la legge è magnificata e resa onorevole

25 Versetto 25. Ecco, i giorni vengono, dice l'Eterno,

O, "stanno arrivando"; sembra rispettare il tempo dopo la cattività babilonica, quando la punizione dopo la minaccia ebbe luogo, e non prima:

che punirò tutti quelli che sono circoncisi con gli incirconcisi; Ebrei e Gentili insieme. I circoncisi. Gli ebrei che confidavano nella loro circoncisione ed erano, come è detto nel versetto successivo, incirconcisi di cuore, non erano migliori dei gentili incirconcisi; perciò, essendo trasgressori della legge e disprezzatori del Vangelo di Cristo, sono minacciati di distruzione; vedi Romani 2:12,25-29

26 Versetto 26. l'Egitto, Giuda, Edom e i figliuoli di Ammon e Moab,

Luoghi e persone tra i quali gli Ebrei furono dispersi, e la cui punizione è predetta nei capitoli da quarantasei a quarantanove di Geremia, e i cui paesi sono ora sotto il dominio dei Turchi:

e tutti quelli che sono negli angoli più estremi, che abitano nel deserto; che abitava nel deserto dell'Arabia; questi, secondo Kimchi, erano i Kedareni e i regni di Hazor, un popolo che abitava negli angoli estremi, che Nabucodonosor colpì, come predisse Geremia, Geremia 49:28-33. La nota di Jarchi è:

"quelli che sono sterminati in un angolo del deserto";

che vivono da soli e non hanno comunicazione con gli altri; erano alla massima distanza e al sicuro; abitava da solo, e non aveva né porte né sbarre, come è detto dello stesso popolo, Geremia 49:31. La versione dei Settanta è: "su chiunque si rade ciò che è intorno al suo volto, che abita nel deserto"; e così le versioni siriaca e araba; a cui concorda il Targum,

"su tutto ciò che sta intorno agli angoli del capo, che abita in abitazioni nel deserto",

Gli Arabi usavano radere i peli estremi della testa tutt'intorno, come la fronte, le tempie, e dietro le orecchie, che sono gli angoli della testa; così Erodoto riferisce di loro, che sembra essere inteso qui; sebbene alcuni pensino che siano destinati gli Ebrei, ai quali ciò era proibito, Levitico 19:27 :

poiché tutte queste nazioni sono incirconcise; nella carne; sebbene non fossero puniti per questo motivo, perché non era stato loro comandato, come osserva Kimchi; ma è menzionato per mostrare che i Giudei non erano migliori di loro, sebbene circoncisi, e che dovevano essere puniti insieme:

e tutta la casa d'Israele è incirconcisa nel cuore; non era forse stata fatta la circoncisione senza mani d'uomo; o non si sono circoncisi di cuore, per amare il Signore, temerlo e servirlo; Il prepuzio della loro carne tolto non valeva finché rimaneva quello del loro cuore, ed erano stupidi, impenitenti e disubbidienti

Commentario del Pulpito:

Geremia 9

1 L'ebraico collega più correttamente questo versetto alla Geremia 8. Oh, se la mia testa fosse acqua, ecc.! Una presunzione bizzarra, si può dire. Ma "se prima andavamo avanti con la passione, questa improvvisa conversione di una metafora fortemente sentita in qualcosa da realizzare effettivamente in natura, è strettamente e sorprendentemente naturale". Il vescovo Dearie, citando, a titolo illustrativo, il "Riccardo II" di Shakespeare, "meditando sul suo totale annientamento per quanto riguarda la regalità": "Oh se fossi un re beffardo della neve, per sciogliermi davanti al sole di Bolingbroke!"

Il tono di lamentela continua nel versetto seguente, anche se l'argomento è diverso

Ver. 1.- Dolore per gli altri

LO SPIRITO GIUSTO CON CUI CONSIDERARE LE MISERIE DEGLI ALTRI UOMINI È QUELLO DEL DOLORE. Uno spirito meno degno è troppo comune

1. Autocompiacimento. La condizione malvagia degli altri è semplicemente usata come uno sfondo oscuro su cui gettare in rilievo la nostra superiorità

2. Indifferenza: lo spirito di Caino, che grida: "Amos, io il custode di mio fratello?"

3. Vendicatività. Geremia denunciò i peccati di Israele e minacciò la punizione. Eppure egli considerava questi peccati senza severità farisaica, e non poteva contemplare la punizione di essi con indignata soddisfazione. Anche se gli uomini meritano una punizione, quella punizione è comunque pietosa. Il peccato inclina un uomo buono al dolore tanto quanto all'ira

IL DOLORE PER LE MISERIE DEGLI ALTRI SARÀ INDOTTO DA UN VERO APPREZZAMENTO DI QUELLE MISERIE IN UNO SPIRITO DI SIMPATIA

1. Uno spirito di simpatia. Geremia sentiva le angosce della sua nazione come dolori privati. Era un vero patriota. Dobbiamo sentirci tutt'uno con gli uomini prima di poter considerare correttamente i loro problemi

2. Un vero apprezzamento delle miserie degli uomini. La simpatia implica la conoscenza. Non ci sentiamo a posto perché non ci prendiamo la briga di indagare sulla condizione degli altri. Gran parte dell'apparente durezza di cuore deriva semplicemente dall'ignoranza, ma dall'ignoranza colpevole. La vera simpatia proverà angoscia per il vero male degli altri, non solo per i loro umori transitori. Potrebbe essere necessario piangere per coloro che si rallegrano scioccamente, e gioire per coloro che piangono salutari lacrime di penitenza

IL DOLORE PER LE MISERIE DEGLI ALTRI PUÒ ESSERE IL NOSTRO MIGLIOR MEZZO PER AIUTARLI. La pietà sterile è una presa in giro quando è richiesto un aiuto attivo

1. Ma la simpatia genuina è il motivo più forte per aiutare

2. Possiamo intercedere nella preghiera nel modo più efficace quando facciamo nostri i dolori degli altri. La tristezza di Cristo per gli uomini è stata un elemento importante della sua intercessione

3. Il dolore per gli altri può spingerli a vedere la loro condizione sotto una vera luce. Le lacrime possono servire dove si perdono gli avvertimenti. Non abbiamo motivo più grande per pentirci di quello che può essere fornito da un giusto sentimento di ciò che Cristo ha sofferto a causa del nostro peccato

IL DOLORE PER LE MISERIE DEGLI ALTRI NON È DA SOLO SUFFICIENTE PER LA LORO LIBERAZIONE. Geremia pianse per la sua nazione, ma la minacciata desolazione non fu evitata. Cristo pianse su Gerusalemme, ma Gerusalemme fu distrutta. Anche se Dio è "addolorato" per il nostro peccato, potremmo cadere in rovina. Il suo dolore è un forte incentivo al pentimento, ma ogni uomo deve pentirsi e cercare la liberazione per se stesso

OMULIE di A.F. Muir versetto 1.- Dolore vicario

È un evento comune nella storia della Chiesa di Dio che quando la moltitudine manifesta una generale indifferenza alla verità religiosa, ai giudizi imminenti, o alla condizione spirituale depravata, ecc., uno o al massimo pochi sono sensibili alla natura e all'estensione del male. La conoscenza in un caso del genere è quasi sempre dolore. Ciò si intensifica quando le rimostranze non vengono ascoltate e gli sforzi di riforma vengono vanificati. È l'uomo giusto, il riformatore, che è più colpito dalla situazione, e che sente più acutamente la disgrazia e il pericolo

IO , NELLE COSE PIÙ ELEVATE, SONO I POCHI CHE DEVONO SENTIRSI NEMICI DEI MOLTI. Questa è stata la legge fin dall'inizio. È una necessità della natura. È una nomina divina. Il sentimento puro, anche quando è doloroso, appare come un'amministrazione in uno o due cuori, forse in uno solo. Giuseppe si commuove fino alle lacrime per la mancanza di cuore dei suoi fratelli. Gionatan si vergogna di suo padre Saul. Elia si lamenta nella solitudine e nella disperazione dell'apostasia di Israele. Gesù piange su Gerusalemme; si meraviglia dolorosamente della lentezza del cuore nel credere mostrata dai suoi stessi discepoli; è "amaramente stupito" per il calice di iniquità che deve bere. Geremia è qui evidentemente nella stessa successione di sofferenze vicarie. Vediamo lo stesso principio all'opera nella nostra cerchia di conoscenze. Uomini, donne, addolorati e sofferenti per gli altri, che sono essi stessi incoscienti o lo sono parzialmente

II QUALI SONO I VANTAGGI COMPENSATIVI CHE ILLUMINANO QUESTO MISTERO? Non può essere interamente a scapito di coloro in cui è illustrata. La giustizia di Dio è coinvolta nella questione

1. Le gioie più acute scaturiscono o coincidono con i dolori più profondi e puri

2. A poco a poco il dolore si trasferirà ai suoi oggetti, nella grazia del pentimento

3. In almeno un caso illustre, esercita un'influenza espiatoria e mediatrice per i peccatori con Dio.-M

OMELIE DI S. CONWAY Ver 1.- La testimonianza delle lacrime

Le lacrime sono uno spettacolo insolito, strano e triste in un uomo forte. Ma qui Geremia appare completamente distrutto. Si abbandona a una vera e propria agonia di dolore. Le sue lacrime ci ricordano quelle del Signore e di San Paolo. Ma sono anche un sollievo per il cuore oppresso. Come il grido di chi soffre in preda a un dolore doloroso. Siamo felici quando vediamo qualcuno che sopporta un dolore schiacciante in grado di riversare il suo dolore in lacrime. Evidentemente il profeta, dal cuore spezzato, li ha sentiti come un tale sollievo. I suoi pensieri sui dolori del suo paese, quando giacciono troppo profondi per le lacrime, sono più grandi di quanto possa sopportare. Volle, quindi, essere in grado di piangere continuamente. Ma le lacrime sono ammonitrici. Essi portano una testimonianza molto potente, alla quale faremo bene a prestare attenzione. Poiché essi rendono testimonianza...

ALLE SUE PROFONDE CONVINZIONI

1. Per quanto riguarda la verità del messaggio che ha trasmesso. Quando vediamo i servitori di Dio, come Geremia e San Paolo e altri, lavorare con tutta l'energia dell'anima, con infinito sacrificio di sé, esposti a ogni forma di male e "con molte lacrime", siamo costretti a indagare il motivo di una tale vita. Ma solo una delle tre ipotesi è possibile

(1) O chi lavora è un ingannatore. Sta recitando consapevolmente una parte. Ma questa supposizione riguardo ai profeti e agli apostoli della Parola di Dio è stata abbandonata da molto tempo. "Il mondo ha rinunciato quasi ad un uomo a questa ipotesi. Rifiuta di credere alla possibilità di un ipocrita i cui scritti inculcano e la cui condotta esemplifica il più alto ordine di eccellenza morale; rifiuta di credere in un bugiardo benevolo, modesto, abnegato, di mente altera, umile, magnanimo, in cui la menzogna parla con la stessa lingua, guarda attraverso gli occhi e personifica i gesti e i toni stessi della verità; rifiuta di credere che un uomo che non ha alcun motivo terreno per questo, e ogni motivo terreno contro di esso, debba passare la maggior parte di una vita a ingannare gli uomini nella verità e nella virtù a cui lui stesso aveva completamente rinunciato" (H. Rogers). Ma se questa ipotesi viene respinta, allora ce n'è un'altra

(2) Ha ingannato se stesso. È la vittima dell'entusiasmo, l'agente incosciente di un cervello disorientato e disordinato. Ma anche questa ipotesi non reggerà all'indagine. Perché tali entusiasmi sono generalmente di breve durata, vengono presto scoperti e il buon senso dell'umanità rifiuta di parteciparvi. Non si può trovare alcun esempio di un semplice entusiasta che persuade intere nazioni e convince la più pura, la più sobria e la più riflessiva di intere comunità, e in modo tale che la menzogna così originata sopravviva e acquisisca sempre più potere sulle menti degli uomini. E ci sono altre prove con le quali l'entusiasmo può essere distinto dalle convinzioni deliberate della mente sobria, e ognuna di queste prove, quando applicate alla storia dei testimoni fedeli della verità di Dio, non riescono a dimostrare che questi testimoni erano, sebbene non disonesti, ma semplicemente entusiasti in errore. Rimane, quindi,

(3) solo l'altra alternativa, che il messaggio che hanno consegnato con tanta serietà fosse vero. E le lacrime del profeta e dell'apostolo portano ugualmente questa testimonianza, e la sua forza gli uomini hanno sentito dappertutto. E se convincessimo un mondo incredulo delle verità che professiamo di sostenere, dovremmo manifestare più di una convinzione simile. Se un predicatore stanco, stanco, emaciato, che portasse su di sé evidentemente i segni del Signore Gesù, la cui intera vita era stata, come quella di Geremia o di San Paolo, un lungo sacrificio per la verità, se uno di questi potesse apparire tra noi, allora il mondo crederebbe, come ora rifiuta del tutto di credere, mentre coloro che professano la fede mostrano così pochi segni della realtà della loro fede

1. Riguardo al terribile pericolo di coloro che disubbidiscono a Dio. Sappiamo con quale appassionata serietà Geremia aveva supplicato i suoi connazionali infatuati, come aveva esortato, implorato e pianto nel suo tentativo di liberarli dalle loro vie malvagie. E ora, quando tutto sembrava vano, lo vediamo sprofondato nel dolore, sciolto nelle lacrime. Perché questo? Se fosse vera la teoria dell'universalista, che non c'è "spaventosa ricerca del giudizio", che tutti saranno resi benedetti nell'aldilà, indipendentemente da ciò che sono stati o da quale sia la loro condotta in questa vita, allora le lacrime che stiamo contemplando ora sarebbero prive di significato. Se il profeta avesse avuto tali opinioni, se nostro Signore, se avesse avuto San Paolo, la loro profonda angoscia sarebbe stata inspiegabile, perché del tutto ingiustificata. O anche se la teoria di coloro che sostengono che "la morte pone fine a tutto" fosse quella dei servitori di Dio, tale angoscia sarebbe comunque molto più grande di quanto si possa spiegare. O anche se mancasse solo la benedizione dei giusti, e tutti gli altri semplicemente perissero, allora anche il futuro degli empi non richiederebbe tale dolore. O che con espedienti come quelli della Chiesa Romana - messe, indulgenze e simili - l'anima colpevole, sebbene la sua condanna fosse davvero terribile, tuttavia potesse essere salvata da tale condanna con questi espedienti, - allora anche non ci sarebbero potute essere lacrime come queste. Ma contemplando l'immensa tristezza di uomini come Geremia quando vedono il giudizio degli empi, siamo chiusi alla convinzione, che evidentemente lo possedeva così profondamente, che è una cosa spaventosa per un uomo non perdonato cadere nelle mani del Dio vivente

2. Per quanto riguarda l'esaurimento di tutte le attuali risorse di aiuto. Se Geremia avesse fatto qualcosa per deviare quel giudizio che egli aveva così vividamente e con tanta angoscia anticipato, non si sarebbe dato alle lacrime. Sono la prova che tutte le risorse sono esaurite, che non si può fare più nulla, che come dice Geremia 6:29 "I mantici sono bruciati". Il linguaggio di tali lacrime è la voce di Dio che dice, riguardo all'indurito e all'impenitente: "Egli si è unito ai suoi idoli: lasciatelo stare". Dio ci salvi tutti dal dover versare, e ancor più dal causare, lacrime come queste. Ma essi rendono anche testimonianza...

II Alla PROFONDA COMPASSIONE. Colui che ha conosciuto la compassione di Dio per la propria anima, in proporzione alla profondità di quella conoscenza, proverà compassione per le anime degli altri. L'indifferenza e l'indifferenza non sono più possibili a chi conosce l'amore di Dio quando vede gli uomini perire nel peccato. "L'amore di Cristo lo costringe". E la stessa compassione, così generata, lo porta a piangere quando l'offerta della misericordia di Dio viene rifiutata. Tali lacrime, interpretate, raccontano il suo desiderio appassionato ma inutile che la condanna del peccatore fosse stata scongiurata. Cfr. l'estremo grido di Davide: "O Absalom, figlio mio, figlio mio!" ecc. E sono fatti fluire più liberamente dal ricordo che quella condizione perduta avrebbe potuto essere così completamente diversa. Non ce n'era bisogno. Ciò che non si sarebbe potuto evitare, che riteniamo inevitabile, lo sopportiamo con più calma. Ma quando c'è la consapevolezza, come quella che Davide aveva riguardo ad Absalom, che egli avrebbe potuto giungere a una fine così diversa, a una fine tanto onorevole e benedetta quanto questa era vergognosa e miserabile, quella riflessione fece scorrere le sue lacrime più veloci di prima. E quando non è la semplice follia, ma il peccato grave che ha portato il giudizio di Dio sugli uomini, allora il cuore compassionevole si rattrista ancora di più; un'ulteriore goccia di amarezza è infusa nel calice, e le lacrime che stiamo contemplando hanno questo dolore in loro così come le altre di cui abbiamo parlato. E che ora non c'è speranza, non c'è rimedio, questa è l'ultima e peggiore riflessione che strazia il cuore compassionevole con il dolore più profondo. Geremia vede la casa di Giuda "lasciata loro desolata", la figlia del suo popolo non solo "ferita", ma uccisa. Com'è possibile che, con ragioni simili a quelle di Geremia per una compassione come quella di Geremia, ne sappiamo così poco? "Fiumi d'acqua scorrono sui miei occhi, perché non osservano la tua legge" - disse il servo di Dio nel salmo centodiciannovesimo, Ma chi può dirlo ora? Salvatore compassionevole, dacci della tua mente

III A CHI GUARDA CON TALE DOLORE

1. Siete operai per Dio? Ricordate poi che la delusione e l'attuale fallimento sono stati la sorte di molti dei più nobili servitori di Dio. C'è una buona comunione di tali

2. Credete in Dio? Quindi ricordate la sua sicura promessa circa ciò che seguirà questa "semina in lacrime", questo "andare avanti, piangendo, portando seme prezioso". Non dobbiamo pensare di aver visto l'ultimo risultato della nostra fatica perché ciò che vediamo è così angosciante

3. Siete coloro che rifiutano Dio? Ricordate poi che Dio mette tali lacrime "nel suo otrico", e che esse sono da lui apprezzate; e la loro testimonianza, anche se sarà per la salvezza di coloro che le hanno versate, sarà un giudizio molto più terribile contro coloro che le hanno causate. "Non piangete per me", disse nostro Signore mentre si dirigeva verso la croce, "ma piangete per voi stessi e per i vostri figli. Se fanno queste cose su un albero verde, che cosa si farà all'asciutto?" Sì, queste lacrime parlano dei dolori del popolo di Dio, ma predicono un dolore ancora peggiore per i suoi incalliti nemici. Guarda, dunque, o tu che ti indurisci contro Dio, e chiediti: "Se questo è il dolore che ho causato, che cosa sarà quello che dovrò sopportare?" Ricordate che non solo qui ci sono lacrime, ma nella futura dimora dell'impenitente è chiaramente dichiarato: "Ci sarà il pianto". Smettete dunque di far piangere tali lacrime qui, affinché non dobbiate mai versare lacrime molto più amare.

Il degrado morale delle donne

L'espressione "uccisa dalla figlia del mio popolo" suggerisce questo argomento. Perciò possiamo applicare le Parole del profeta. Nota-

LA DEGRADAZIONE MORALE DELLE FIGLIE DI UN POPOLO È UNA GIUSTA CAUSA DEL DOLORE PIÙ PROFONDO. Pensate infatti a cosa e quanto è ucciso in questi uccisi. La rovina della salute e la morte precoce e spesso terribile sono il minimo che si possa uccidere. La felicità è uccisa, quella della vittima e di coloro per i quali un tempo era preziosa. Le gioiose speranze che un tempo nutrivano. L'influenza che avrebbe potuto essere così pura e purificatrice, ora corrotta e corruttrice. Il personaggio un tempo onorato, ora trascinato nel fango. Il figlio, in tutto il suo valore morale e le sue energie e i suoi desideri spirituali, viene anche lui ucciso. Perciò, quando contempla tali crudelmente uccisi, il pietoso grido di angoscia del profeta non è altro che tali costringimenti di dolore

II MA TALE DOLORE DOVREBBE TRASFORMARSI IN DISPREZZO E IRA PER GLI UCCISORI DI QUESTI UCCISI. Guardatevi dall'orribile compiacimento con cui il mondo guarda a questi "assassini". Pregate per essere preservati dai sentieri di tali uomini sanguinari

III MA TALE DOLORE NON DOVREBBE DIMENTICARE CHE C'È UNO SPIRITO DIVINO CHE PUÒ "SOFFIARE SU QUESTI UCCISI, AFFINCHÉ POSSANO VIVERE". Lo Spirito di Cristo soffiò su una di loro, ed essa visse. Egli le disse: «I tuoi peccati ti sono perdonati... La tua fede ti ha salvato; va' in pace". - C. Luca 7:36-50

OMELIE DI D. YOUNG Ver 1.- Piangere incessantemente sulle calamità d'Israele

Abbiamo qui ancora un'altra misura di quanto grande, secondo la stima del profeta, fosse la calamità che si era abbattuta sul suo popolo. Altre misure sono già state date, nella spoliazione delle tombe, Geremia 8:1,2 nell'esilio peggiore della morte, Geremia 8:3 nella visitazione di serpenti che erano al di là del potere dell'incantatore, Geremia 8:17 e nella sofferenza per il peccato del suo popolo, a cui nemmeno un vero servo di Dio poteva sfuggire. Geremia 8:21 Ed ora questo straordinario desiderio del profeta viene a mostrare chiaramente da un'altra direzione ancora quanto egli riteneva grande la calamità imminente. Possiamo ben immaginare che, quando egli presentò a Gerusalemme queste cupe prospettive, il popolo, nella sua spensieratezza, rispose: "Perché fare tutto questo trambusto? Perché cercare di allarmarci così con queste minacce, grida e lacrime?" L'esclamazione del versetto 1 ci guida a quella che sarebbe stata la risposta del profeta. «Le mie lacrime, che tu consideri così imcausate, non sono all'altezza, al di là di ogni espressione, dell'occasione per averle». Il fatto è che la pietà e il dolore umani più profondi e teneri, se paragonati ai bisogni reali dell'uomo caduto, non sono che un leggero disgelo che lotta invano con il gelo penetrante del cuore. Non che agli esseri umani manchi il potere delle emozioni profonde. Interi popoli saranno abbastanza sensibili a certi tocchi. Ma chi deve portare davanti al cuore di tutti gli uomini una percezione sufficiente di ciò che sta alla base e perpetua la miseria del mondo intero? La cosa desiderata è una pietà costante per gli uomini che giacciono nella sofferenza del peccato. È perfettamente vero che non c'è abbastanza pietà per gli uomini a causa della loro povertà, dei loro difetti fisici e delle loro infermità, e di tutte le miserie che sono visibili all'uomo naturale. Ma la vera ragione per cui anche questa pietà è così deplorevolmente insufficiente è che non c'è alcuna considerazione approfondita di ciò che sta più in profondità di qualsiasi miserie visibile. Nulla di efficace può essere fatto con il visibile a meno che l'invisibile non venga corretto. Allora possiamo essere sicuri che il visto arriverà proprio con meravigliosa rapidità e stabilità. Dobbiamo fare in modo che il nostro cuore dimori con la massima pietà su coloro che non sono ancora nati di nuovo, che non vivono ancora la vita di fede, che non sono ancora in unione vivente con la grande Fonte della vita eterna, che non si rallegrano ancora della gioia dello Spirito Santo. Se noi stessi siamo veramente in via di salvezza, e con la nostra accresciuta conoscenza della verità che comprendiamo sempre di più ciò che la salvezza porterà con sé per noi stessi, allora non ci sembrerà una retorica stravagante e rapsodica che un profeta voglia che la sua testa sia acqua e i suoi occhi una fontana di lacrime. È poco virile e assolutamente spregevole piangere per sciocchezze, piangere per qualche rovinata gratificazione di sé; Ma che tipo di cuore deve avere quell'uomo che può guardare, libero dalla più profonda agitazione, i suoi fratelli che vanno incuranti verso la perdizione? Geremia sarebbe stato indegno della sua chiamata e delle sue visioni come profeta se non fosse venuto meno alla sua esclamazione qui. Non che dobbiamo dare troppo peso al semplice spargimento di lacrime. Nel caso del profeta, le lacrime copiose erano l'indice di un cuore interiore, retto nei suoi pensieri, saldo nei suoi propositi. Ma ci sono molti casi in cui le lacrime copiose non hanno tale valore. Vanno e vengono come un temporale, durandoci brevemente e lasciando dietro di sé poche tracce. Gli uomini con poche lacrime possono essere uomini di una grande, saggia e lungimirante gentilezza. Colui che non dà mai ai mendicanti per strada può ancora fare molto per far cessare del tutto l'accattonaggio. Il desiderio di Geremia, quindi, era il desiderio di un uomo che vedeva profondamente nelle confusioni del suo tempo; eppure non vedeva così in profondità come Gesù. Quelle poche lacrime che Gesù versò in mezzo alle agonie del lutto di Betania, avevano in sé più di una pietà pura e profonda per gli uomini di tutte le lacrime che gli stessi peccatori hanno versato. Nessun uomo peccatore può immaginare quell'ideale di vita umana che è sempre stato davanti agli occhi del Figlio di Dio. Lui solo sa fino a che punto è caduto l'uomo; Lui solo sa quanto in alto possa essere innalzato l'uomo caduto. Vede ciò che manca agli uomini che non si pentono e non credono in lui. Egli vede quali possibilità di rimorso, di vergogna e di autocondanna possono aprirsi nell'eternità ai negligenti e agli impenitenti. Quale meraviglia, dunque, che egli abbia parlato del verme che non muore, e del fuoco che non si estingue. Quali lacrime non devono essere versate su coloro che scelgono di seminare il vento, dimenticando apparentemente che devono mietere la tempesta!

2 Vers. 2-22. - Denuncia del tradimento e della follia del popolo; lamento delle loro conseguenze

Un luogo di alloggio per i viandanti; un "khan" o "caravanserraglio", per usare i termini ora così familiari dai viaggi orientali, dove gli "uomini viandanti" potevano almeno trovare riparo e i mezzi per preparare le loro provviste. Comp., oltre al passaggio parallelo in Salmi 55:6,7, la bella reminiscenza di Geremia del nostro Cowper: "Oh per una capanna in un vasto deserto!" and so on. Adulteri... uomini traditori. vedi Geremia 2:20 3:8,9 3:20 5:11

Ververs 2, 3.- Il desiderio dell'uomo di Dio per l'isolamento

IO È IL RIFUGIO NATURALE DI UN CUORE PURO DALLA MALVAGITÀ. Quando la conoscenza e l'amore di Dio sono nel cuore, il peccato appare più ripugnante. L'amore del bene si manifesterà nell'odio per il male e nel desiderio di separarsi dai suoi operatori. In alcuni questo amore di Dio e della bontà supera anche gli attaccamenti e i legami naturali della vita. E può essere portata a un tale eccesso da diventare una malattia spirituale, a suo modo peccaminosa come le cause che la generano. Il monachesimo affonda le sue radici in un sentimento buono e proprio portato all'eccesso, e senza le considerazioni frenanti e modificatrici che dovrebbero accompagnarlo. Nel caso che ci sta davanti (e in casi simili)...

II NON NASCE DA ALCUN MOTIVO EGOISTICO. Geremia non cercò il "lusso" del dolore; sufficiente la tenda del viandante, o lo scomodo caravanserraglio del deserto. Né ha alcun desiderio di atteggiarsi. È una solitudine che non sarà evidente; un perdersi tra estranei che non si curano di lui e non lo notano. Né cercò di sottrarsi ai doveri della vita. Se si separò, non fu per sfuggire ai pericoli incombenti che aveva annunciato; né di interrompere le sue attività spirituali. "Lì voleva piangere per loro" (Zinzendorf), studiare il problema sotto aspetti nuovi e più speranzosi, ritrovare la calma mentale e spirituale, raccogliere le sue energie spirituali per uno sforzo nuovo e più riuscito. Cantici ai nostri giorni, il motivo sottostante deve sempre determinare la legalità, il carattere e la continuazione dei nostri ritiri spirituali

III DIO NON LO RIMPROVERÒ, MA NON RITENNE OPPORTUNO SODDISFARLO. Qui il desiderio, se mai si trasformò in preghiera, non fu esaudito, almeno subito, o nel modo pensato. Mentre il giorno della grazia è durato, e il popolo di Dio è stato aperto a pentirsi e ad essere influenzato dalle sue parole, egli è trattenuto in mezzo a loro. Quando tutte le possibilità erano esaurite, allora la prigione del re o la vergogna dell'esilio egiziano potevano servire allo scopo. Ma anche allora il desiderio essenziale era soddisfatto. C'è un desiderio che è la sua stessa risposta. Ad alcuni è dato di sperimentare la solitudine e il distacco spirituale in mezzo alla folla indaffarata di trasgressori per i quali lavorano incessantemente. Questa tendenza centrifuga può produrre una maggiore concentrazione, una vera compassione e capacità di utilità, quando è controllata e superata da un senso di responsabilità dominante e da un "desiderio del cuore e preghiera a Dio per Israele, affinché possano essere salvati". -M

Vers. 2-6. - L'autoopposizione e l'inutilità della vita del peccatore

Un forte argomento contro la pratica di una cosa può spesso essere trovato nella supposizione che essa debba diventare universale. Questo vale per le pratiche e i desideri degli uomini malvagi. L'idea di Hobbes riguardo allo stato originario della società umana è geniale e concepibile proprio per questa ragione, se non fosse contraddetta dalla storia del mondo

UN PECCATO NE GENERA UN ALTRO, E IL DELITTO PORTA AL DELITTO. versetto 3)

II LA MALVAGITÀ UNIVERSALE PRODUCE DIFFIDENZA E MISERIA UNIVERSALE. versetto 5)

III IL MALE È UNA FATICA STANCANTE E INFRUTTUOSA

LA SUA INUTILITÀ CULMINA QUANDO PRIVA UN UOMO DELLA CONOSCENZA E DELLA COMUNIONE DELLE ZOLLE, E PERSINO DEL DESIDERIO PER ESSE. versetto 6) - M

Sospira dopo la natura selvaggia

Il testo ci ricorda Salmi 55:5, "Oh che io abbia le ali marce", ecc.! del desiderio di Elia di poter morire; dell'analogo abbattimento di Mosè. Nostro Signore disse: "O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? fino a quando ti sopporterò?" Ma un desiderio come quello del testo è di per sé...

I INNATURALE. Siamo formati per mescolarci con i nostri simili, per vivere con loro, non lontano da loro

1. È nel rapporto con loro che la vita diventa interessante per noi. Siamo portati fuori da noi stessi, nuove fonti di piacere e di vantaggio ci vengono continuamente aperte

2. La simpatia è anche nella comunione. Le nostre gioie sono più che raddoppiate e i nostri dolori più che dimezzati dal potere di quella simpatia che la solitudine non potrà mai conoscere

3. Le opportunità di fare del bene non si possono avere "nel deserto" e quando "lasciamo" il nostro popolo

4. Né vi si trovano i benefici che possono conferirci in esso. Il cuore, la mente e l'anima sono benedetti dalla compagnia e feriti dalla solitudine e dall'isolamento. Quindi un desiderio come quello del testo è, a parte il motivo dato, innaturale

II E POTREBBE ESSERE SBAGLIATO

1. È così quando è figlio dell' impazienza. Senza dubbio c'è spesso molto da mettere alla prova la nostra pazienza e da farci desiderare di aver potuto farla finita con tutto. Ma non dovremmo pensare molto all'operaio che, poiché la fatica era faticosa, ha gettato il suo lavoro prima che la giornata fosse finita; o del soldato che se n'è andato nel bel mezzo della campagna

2. Ancora più colpevole è quando scaturisce dall' indolenza. Ci sono molti che non amano il vero lavoro in qualsiasi forma. Lo sforzo e lo sforzo sono ridotti da ogni parte. E nella loro vita religiosa è lo stesso. E da un motivo così povero scaturisce talvolta un desiderio come quello del testo

3. Ancora peggio è quando si tratta di incredulità. Quando tutta la fede è svanita, e l'oscura e terribile menzogna comincia a impadronirsi di un uomo, quel riposo può essere guadagnato solo uscendo completamente da questa vita

III MA PUÒ PROCEDERE DA CAUSE CHE (JAN ECCITANO SOLO LA NOSTRA COMPASSIONE

1. L'estremo della sofferenza: Giobbe, Paolo

2. L'esperienza dell'infedeltà umana, come nel Salmo 55

3. Quando tutti gli scopi per i quali Dio ci ha ordinato di vivere in comunione gli uni con gli altri sono irraggiungibili. Questo fu il caso di Geremia. L'interesse piacevole per una comunione come la sua non poteva essere per lui, ma solo una vessazione quotidiana della sua anima retta (cfr. Simpatia che non riusciva né a dare né a trovare. Sempre così desiderosi di fare loro del bene, disprezzavano e disprezzavano tutti i suoi sforzi. E per quanto riguarda il bene da loro, non era che un continuo contatto con l'inquinamento. Che meraviglia, dunque; che Geremia desiderava allontanarsi da una scena del genere? "Gli eremiti dell'Oriente, gli anacoreti del deserto, sono più strettamente legati a noi nei sentimenti di quanto qualcuno possa pensare a prima vista. I nostri impulsi sono spesso identici ai loro; E se le nostre azioni variano è perché il nostro standard di diritto, non la nostra natura, è cambiato. Nella vita di ogni uomo ci sono ore in cui sospira per il deserto; ore in cui, chinato dal senso del peccato in sé e dalla vista di esso negli altri, stanco per lo sforzo di insegnare a una generazione di collo duro, scoraggiato nel vedere la "buona causa" avanzare così lentamente, si trattiene a stento dal seguire, nel suo piccolo, l'esempio di quell'imperatore che scambiò il palazzo con il chiostro, e la corona per il cappuccio". Questi sono momenti come quelli che accaddero a Geremia ora. "L'imperatore Carlo ha pronunciato nei fatti ciò che tutti noi abbiamo respirato nei sospiri. Lo facciamo e dobbiamo desiderare di fuggire e di riposare; ma allora deve rimanere un desiderio, e niente di più" (G. Dawson)

IV E DIO HA PROVVEDUTO PER LA SUA SODDISFAZIONE. Non dandoci il permesso di ritirarci nelle solitudini deserte, tranne, come nel caso di Elia e Paolo, che potrebbe essere necessario per un po' di tempo prepararci per un servizio futuro e più elevato. Ma nel modo in cui il salmista suggerisce quando dice: "Oh, se avessi ali come una colomba! per allora", ecc. Sì, ali come una colomba ci porteranno nell'attuale riposo di Dio. La colomba è l'emblema della mitezza

Come l'agnello tra le bestie, così la colomba tra gli uccelli è il simbolo della mansuetudine e della gentilezza. Ma l'umile mansuetudine è la via per riposare, il riposo che Dio dà, la pace di Dio. Ascoltate il nostro Salvatore: «Venite a me, voi tutti che siete in fatica... Prendete il mio giogo, perché io sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le anime vostre" Matteo 11. La colomba è l'emblema della purezza. Non era solo tra quegli uccelli che erano considerati puri, ma era specialmente scelto per essere presentato a Dio in sacrificio, come poteva essere solo ciò che era puro. Alle colombe fu permesso di volare intorno al tempio e di riposare sui tetti e sui pilastri (vedi l'immagine di H. Hunt del "Ritrovamento nel tempio"). Ma la purezza apre la porta del cielo e rapisce chi guarda con la visione beatifica che vi si trova. "Beati i puri di cuore; perché vedranno Dio". Le ali sono queste, quindi, ben paragonate a quelle di una colomba, "ricoperte d'argento e le sue piume d'oro giallo". Sì, "sii immacolato dal mondo", e Dio si manifesterà a te in modo tale che la tua anima sarà in pace, lascia che gli empi si accendano intorno a te come possono. E la colomba era il simbolo scelto dello Spirito Santo. "Vidi lo Spirito Santo scendere come una colomba", disse Giovanni Battista. Ma le sue ali ti porteranno dove potrai vedere l'amore paterno di Dio, la sua sapienza che guida tutti e il suo grazioso proposito che si compie sempre di più. "Egli prenderà delle cose di Cristo e te le mostrerà". E in essi avrai pace. L'ardente desiderio del salmista può allora essere soddisfatto per noi, possiamo avere "ali come una colomba". Questi, della mansuetudine, della purezza e del benedetto Spirito di Dio. E così, senza lasciare la stazione che ci è stata assegnata o partire per qualche deserto, possiamo avere fin d'ora il riposo di Dio. - C

L'alloggio nel deserto

IO CHE COSA DESIDERA IL PROFETA. L'occorrenza della parola "deserto" può facilmente indurci a pensare che il desiderio del profeta fosse la solitudine, e quindi possiamo essere disposti a rimproverarlo, come se, come Timone, volesse allontanarsi completamente dai suoi simili. Ma non è sulla parola "deserto" che dobbiamo fissare la nostra attenzione per scoprire il sentimento del profeta. Il riferimento a un luogo di alloggio per viaggiatori è la cosa principale da considerare. Non è tra l'umile e solitario rifugio di qualche eremita e la casa ben costruita, che non è che una delle tante che compongono la maestosa città, che si fa il contrasto, ma piuttosto tra la locanda del viaggiatore e la dimora dell'uomo che, giorno dopo giorno, deve mescolarsi alacremente nella società di cui fa parte. Se soggiornate in una locanda per la notte, poco importa, per quanto riguarda la conoscenza, chi siano i vostri compagni di viaggio. Li incontri a malapena; Tu sei in loro compagnia per qualche ora, e l'indomani ognuno prende la sua strada. Geremia preferisce vivere in una locanda, da puttana vedrebbe un susseguirsi di facce strane, piuttosto che vivere anche tra la sua gente. Allora che la locanda si trovasse in un deserto era una sorta di necessità, per completare il suo desiderio e farlo esprimere perfettamente il suo stato d'animo. I viaggiatori avevano spesso ampie distese di terra selvaggia da attraversare, dove, proprio perché si trattava di natura selvaggia, era necessario fornire una sorta di riparo per la notte. Ma poteva non essere una locanda in qualche modo simile alla nostra comprensione della parola, forse nient'altro che un rozzo recinto, dove veniva fornito solo ciò che le necessità del momento richiedevano

II PERCHÉ IL PROFETA DESIDERA QUESTO. La società sedentaria in cui il profeta ha vissuto è diventata marcia in tutte le sue relazioni importanti. Geremia ha un popolo che deve descrivere come "il mio popolo". Egli è legato a loro da un legame di natura che nessuna sua ripugnanza può distruggere. Ma, sebbene siano il suo popolo, ciò non può indurlo a trascurare, scusare o tollerare le loro iniquità. Anzi, il fatto stesso che essi siano il suo popolo contribuisce a rendere l'iniquità più gravosa per lui; perché con la propria gente si ha tanto da fare. Un giusto figlio di Sodoma, se un tale carattere fosse immaginabile, disgustato da tutte le abominazioni che lo circondavano, avrebbe potuto benissimo lasciare i suoi parenti, se essi non avessero ascoltato il suo avvertimento o approfittato del suo rifiuto di unirsi alle loro malefatte. E qui Geremia può essere visto più o meno come se fosse stato un abitante di Sodoma, poiché Gerusalemme era spiritualmente Sodoma. L'adulterio, la furfanteria, la menzogna abituale e la trasgressione: questi erano elementi tristi da accusare di essere intesi come parte integrante della vita sociale del popolo. E il profeta desiderava essere libero da ogni coinvolgimento con tali persone. Naturalmente non dobbiamo prendere alla lettera il suo desiderio. Non è che un modo enfatico per indicare quanto egli fosse separato, nello spirito della sua mente, da tali considerazioni che regnavano in troppi cuori d'Israele. Benché fosse fra il suo popolo, egli non era dei suoi. Uniti secondo la carne, c'era tra loro un grande abisso secondo lo spirito. Per quanto fosse la sua gente, egli era costretto a considerarla come un viaggiatore che incontrava casualmente solo per un po' di tempo. E così il popolo di Dio deve sempre imparare a guardare molti di quelli che incontra continuamente sulla terra. Per una società duratura ci deve essere qualcosa di più dei legami naturali, dei rapporti frequenti o della comunità di gusti e occupazioni intellettuali. È una piccola cosa essere riuniti nelle preoccupazioni del tempo se non siamo anche uniti nelle preoccupazioni dell'eternità. È triste pensare che ci possa essere una curva più stretta tra coloro che non si sono mai incontrati sulla terra che tra coloro che, sulla terra, hanno vissuto per anni insieme. Coloro che viaggiano nello stesso luogo possono non incontrarsi mai lungo la strada, ma quando si incontrano non è nel semplice alloggio del viaggiatore. ma dove ci sono molte dimore, e da dove "non escono più per sempre". Una dimora è essa stessa un luogo che dimora, e anche coloro che vi abitano sono destinati a dimorare.-Y

3 E piegano la lingua, ecc., piuttosto, e piegano la lingua come il loro arco di falsità, e non usano il loro valore in buona fede. C'è una triste e severa ironia in queste parole, che ci ricordano Isaia 5:22 di Isaia 5:22 "uomini valorosi per aver bevuto vino" e la ripetizione di se stesso da parte del nostro profeta in Geremia 22:10, "Il loro valore è... menzogna". Una forma meno acuta della stessa affermazione figurativa è quella del salmista in Salmi 64:3. Sulla terra, anzi, sulla terra. La Versione Autorizzata presta pochissima attenzione al contesto nella sua traduzione dell'ambigua parola erec

La malvagità prevale, e perché prevale. "Questi malvagi", dice il profeta, "prevalgono, ma il loro prevalere non viene dalla verità e dalla buona fede".

ABBIAMO QUI UN'AMMISSIONE CHE LA MALVAGITÀ PREVALE. È, in verità, una grande considerazione nell'indicibile dolore del profeta che la malvagità sia così forte e di successo. L'uomo, debole e gracile com'è per certi aspetti, è per altri forte per ottenere risultati molto impressionanti. Nella mera forza fisica ci sono molti bruti che lo superano di gran lunga, ma egli ha facoltà che moltiplicano la sua forza a tal punto da mettere il resto della creazione sotto i suoi piedi. Che l'uomo, con la sua natura peculiare, debba essere forte per fare il bene, significa che se la sua scelta cade in tal senso, può anche essere forte per fare il male. Il profeta si sofferma, quindi, sugli uomini malvagi che prevalgono nelle loro trame e nei loro piani. Non ha alcun desiderio di minimizzare il loro successo. Usa una parola forte per indicarlo. La parola usata per indicare il prevalere delle acque al Diluvio è la parola usata anche per indicare il prevalere dei malvagi qui. La malvagità non solo è ampiamente presente, ma ha anche un successo evidente. Non ci si deve sottrarsi a questo fatto. È un'altra questione, in verità, quanto possa valere il successo, e quanto a lungo possa durare; ma eccolo lì, così com'è. I malvagi prevalgono mettendo in prigione i buoni e persino togliendo loro la vita. Essi prevalgono seducendo i deboli e gli autoindulgenti in tentazione. Prevalgono ingannando i semplici. Essi seguono la massima che tutto è giusto, e ha in sé la più alta necessità se aiuta a raggiungere i loro fini. E raggiungono i loro scopi, vantandosi del loro successo e deridendo la scrupolosità di coloro che non seguiranno le loro orme

II SI ACCENNA ALL'INSTABILITÀ DI QUESTO PREVALENTE. L'integrità, la verità, la buona fede, sono gettate al vento. Il profeta non ha bisogno di essere estorto da lui l'ammissione che i malvagi prevalgono; ma insieme all'ammissione fa un'affermazione che, anche in mezzo alla sua malinconia, gli dà fiducia e una certa soddisfazione. Questo predominio, grande e orgoglioso com'è, non può durare, perché manca dei costituenti essenziali della resistenza. L'uomo che raggiunge i suoi fini con l'inganno e la perfidia deve necessariamente ingannare se stesso tanto quanto gli altri. Si persuade che non si stancherà mai di ciò che tanto gli piace. Dimentica, inoltre, che chiunque egli inganni possa in tal modo imparare una lezione che un giorno potrebbe ritorcersi contro di lui in un tradimento inaspettato e terribile. Non c'è un solo esempio di prosperità malvagia che abbia bisogno di allarmarci o di lasciarci perplessi. Più la malvagità alza la testa in vanto, più improvviso può essere il rovesciamento finale

III COLORO CHE SI ATTENGONO ALLA VERITÀ ALLA FINE PREVALGONO SEMPRE. Lo fanno con il miglior tipo di prevalenza: quello di sconfiggere il male nei loro cuori; e, nella misura in cui il loro superamento è anche un superamento degli altri, lo fanno in modo tale da non provocare alcuna rappresaglia. Colui che ha un fermo riguardo per ciò che è reale, vero e duraturo, tiene lontane dal suo futuro quelle stesse cose che portano confusione ai malvagi. Il prevalere dei giusti non può, infatti, essere esibito in modo da impressionare gli occhi del mondo; Ma questa è una questione di poco conto. Colui che vince attende con ansia le ricompense di Dio, che sono tali che il mondo non può apprezzarle. La cosa più importante è essere calmamente consapevoli nel nostro petto che stiamo ottenendo la vittoria che Dio vuole che otteniamo.

4 Badate a ciascuno dei suoi vicini. Questo fu il risultato dell'aggrapparsi a una religione non progressista-una religione che rifiutava di essere spiritualizzata dai profeti. Certamente, se la religione stabilita era così inefficace, era auto-condannata. Eroe troviamo il profeta che dipinge uno stato della società in cui i legami elementari sono già dissolti, e il sospetto diventa l'atteggiamento naturale anche di un uomo buono. Troviamo un'immagine molto simile nell'ultimo capitolo di Michea, un capitolo, è vero, che si distingue dal resto del libro, in quanto implica uno sviluppo della malvagità maggiore di quanto il resto di Michea e le profezie contemporanee di Isaia ci porterebbero ad aspettarci. Queste descrizioni profetiche sono giuste e accurate? Possiamo permettere qualcosa, senza dubbio, per il calore dei sentimenti naturali a ogni predicatore umano, anche sotto l'influenza dell'ispirazione; Ma non dobbiamo permetterci di spiegare l'ovvio significato dei profeti. Questi ultimi e i loro discepoli erano "il sale" del loro paese; e nella misura in cui la loro influenza diminuiva, gli effetti naturali di una religione non morale, puramente ritualistica, si manifestavano su scala più ampia. Ogni fratello; cioè ogni membro della tribù o concittadino. Soppianterà completamente. Non c'è nulla nel contesto che suggerisca un'allusione a Genesi 27:36 (Giacobbe). Il verbo ha il suo senso comune di ingannare. Il tempo dovrebbe essere il presente, non il futuro, sia qui che nel prossimo versetto. Cammina, anzi, va in giro. vedi Geremia 6:28

Vers. 4-8. - Menzogna

IL PECCATO CULMINA NELLA MENZOGNA UNIVERSALE. L'aspetto intellettuale del peccato è la falsità. Ogni peccato è una menzogna. Il trionfo del peccato è il rovesciamento di ogni verità e fiducia

II LE FALSE RELAZIONI CON DIO TENDONO ALLE FALSE RELAZIONI CON GLI UOMINI. Religione e morale si influenzano a vicenda. L'adorazione di un dio noto per essere falso sviluppa una vita di falsità. È probabile che l'ipocrita servizio di Dio sia accompagnato da rapporti disonesti con gli uomini

LE ABITUDINI DI MENZOGNA SONO FATALI PER IL BENESSERE UMANO. La società si basa sulla fiducia. Il commercio è impossibile senza la buona fede. La sfiducia universale deve comportare la disintegrazione sociale. Lo Stato, la famiglia, tutta l'organizzazione mutualistica, devono allora cadere a pezzi. La menzogna ha successo solo abusando della fiducia; ma così facendo tende a distruggere la fiducia; e quando avrà raggiunto questo scopo, sarà inefficace. La menzogna universale sarebbe inutile per tutti

IV LA FALSITÀ È CONSIDERATA DA DIO COME UN PECCATO PARTICOLARMENTE MALVAGIO. Per questo soprattutto il popolo deve essere punito versetto 9). L'inganno tra gli uomini è un peccato contro Dio, che è la Verità eterna. È un peccato spirituale, un peccato molto vicino al diabolico. Giovanni 8:34 È un peccato che è particolarmente dannoso per la natura spirituale del peccatore, che tende a distruggere la coscienza. Matteo 6:23 Implica sia l'ingiustizia che la crudeltà verso gli uomini

Vers. 4-8.- Il legame sociale: una corda di sabbia

Questo è un linguaggio molto forte da usare per un uomo riguardo alla società in cui vive, ma si armonizza con la forza del linguaggio che il profeta ha usato nei confronti di se stesso in Versetti 1, 2. Un pessimo stato di cose non può essere descritto con parole miti. Descrizioni come quella contenuta in questo passo rendono chiaro quanto fosse giusta e necessaria l'imminente desolazione di Gerusalemme. Colui che ha appena espresso tali desideri per se stesso deve parlare con parole che sorprendono quando viene a consigliare tutti coloro che, in mezzo a molti pericoli, vorrebbero agire con prudenza

C 'È UN'IMPLICAZIONE QUI SU CIÒ CHE LA SOCIETÀ IN ISRAELE AVREBBE POTUTO ESSERE. Senza cercare la perfezione, era ragionevole aspettarsi qualcosa di molto migliore di quello che vide il profeta. C'è la forza e l'aiuto che viene dalla vera amicizia. Più uomini si riuniscono, più possibilità hanno di stringere amicizie molto preziose. Le moderne strutture di comunicazione hanno probabilmente fatto molto per allargare tali relazioni. Gli uomini si incontrano più spesso e comunicano più facilmente di quanto non fossero in grado di fare una volta. Ma dovrebbe essere particolarmente vero per coloro che vivono l'uno vicino all'altro che il vicinato e la conoscenza, a parità di altre condizioni, dovrebbero portare all'amicizia. La pretesa di amicizia è riconosciuta come qualcosa di speciale, al di là della pretesa di parentela, umanità e patria comune. In tempo di difficoltà guardiamo agli amici come a coloro ai quali abbiamo il diritto di guardare, e dobbiamo essere pronti a simili pretese su noi stessi, il profeta indica anche la pretesa della fratellanza. Il fratello dovrebbe aiutare il fratello. Non che la semplice vicinanza naturale possa compensare le differenze più profonde di disposizione e di temperamento; ma il ricordo di una discendenza comune dovrebbe avere almeno l'effetto negativo di distruggere ogni tentazione di nuocere. C'è poi l'integrità generale in tutti i rapporti tra uomo e uomo. È una delle più ragionevoli di tutte le aspettative che vivremo e agiremo in modo tale che la nostra parola valga quanto la nostra piega. Ciò che è giusto e giusto verso tutti dovrebbe essere desiderato e provveduto. Il buon nome di ciascuno dovrebbe essere la cura di tutti

II C'È UN'AFFERMAZIONE MOLTO AUDACE SU CIÒ CHE LA SOCIETÀ IN ISRAELE ERA REALMENTE. L'uomo che poteva parlare così doveva essere un uomo di grande coraggio, un uomo in cui Dio aveva messo uno spirito di risolutezza che era d'accordo con le parole che doveva pronunciare. Le parole severe e spietate vengono solo smentite e rese ridicole quando vengono pronunciate da un labbro vacillante. Se le parole del profeta erano vere, questa era una società solo di nome. Qualcuno potrebbe dire che queste parole non potevano essere vere, che le cose non potevano andare così male. Ma, ricordate, queste sono le parole di un profeta di Dio, e Dio è colui che scruta il cuore e può dire esattamente quanto sia avanzata nella corruzione una società in un determinato momento. Notate come un medico esperto affermerà l'esistenza di un male mortale in un paziente quando ancora non c'è alcun segno di esso per gli altri, e predirà anche con tollerabile correttezza quanto tempo impiegherà il male a fare il suo corso. E Dio non sarà forse molto più perspicace? Tutte le affermazioni tristi riguardo al marciume della società sono state chiamate geremiadi, come se fossero realmente nella stessa classe dell'affermazione di Geremia qui. Ma molto spesso tali affermazioni dolorose sono solo il risultato di ignoranza e di opinioni parziali, provenienti da un difetto in colui che vede e non nella cosa che vede. Geremia dichiarò qui la semplice verità. Se ci fossero stati segni di speranza, essi sarebbero stati menzionati, perché a Dio non manca mai un incoraggiante riconoscimento degli elementi conservatori della società. Per uno che nota gli avvertimenti di Isaia non sarà nulla di meraviglioso che i mali percepibili nel suo tempo si siano rafforzati nella deplorevole universalità qui indicata. E anche ora, nei luoghi in cui abbondano i segni esteriori del cristianesimo, ci sono prove che la società potrebbe, in non molto tempo, avvicinarsi alla descrizione di Geremia. Gli stessi mali sono continuamente presenti, anche se tenuti sotto controllo. Nessuno si fida di uno sconosciuto. Deve prima di tutto occupare il posto più basso e fare le cose che richiedono la minima fiducia, e così gradualmente si deve lavorare fino al posto più alto della stima. Nessuno si lamenta di non riuscire a conquistare la fiducia all'inizio. I barattoli di famiglia e le dispute sono proverbiali. Gesù, lo sappiamo, divide fratello contro fratello; ma non è nulla di nuovo che egli introduca in questo modo nella società, perché Giacobbe è il sostituto di Esaù, e il fratello si lamenta contro il fratello proprio con questo Gesù, perché si crede defraudato dei suoi diritti nell'eredità. C'erano due coppie di fratelli naturali in compagnia degli apostoli, e nei loro giorni carnali si trovarono molto invischiati nella disputa su chi dovesse stare più in alto nel regno. Ci sono abbondanti semi di male nella società ai quali viene misericordiosamente impedito di avere libero sfogo, altrimenti il risultato potrebbe presto mostrarci che Geremia non stava in alcun modo andando oltre la verità essenziale in ciò che è detto qui.

5 Hanno insegnato la loro lingua, ecc.; ancora una volta un indizio dell'innaturalità (nel senso più alto) del vizio. comp. su Geremia 2:33

6 La tua abitazione, ecc. Secondo San Girolamo, questo è rivolto al profeta; ma è meglio seguire il Targum, che fa sì che la clausola si riferisca al popolo ebraico. La connessione è (come sottolinea il dottor Payne Smith), "Non fidarti di nessuno; perché abiti circondato da inganno da ogni parte".

7 Li scioglierò. È la stessa parola usata in Malachia 3:3 a proposito del "raffinatore e purificatore d'argento". La purificazione, non la distruzione, è l'oggetto del giudizio che è minacciato! Strano che la misericordia abbia luogo, dopo che l'offesa del criminale è stata trovata così grave l Ma, per timore che ci si aspetti un risultato troppo favorevole, il profeta aggiunge, nel nome del Signore: Come devo fare? O piuttosto, come devo agire? Come dovrei agire altrimenti? La continuazione è un po' dubbia. L'ebreo ha, a causa della figlia del mio popolo, ma questo non può essere giusto. Naturalmente ci aspettiamo qualcosa che giustifichi l'affermazione precedente. La lettura della Settanta risponde alle nostre anticipazioni rendendo απο προσωπου πονηριας θυγατρο, e ciò è confermato dal passo parallelo Geremia 7:12. comp. Geremia 11:17 32:32

Le azioni e la condanna dell'inganno

I versetti dal versetto 2 al testo espongono le sue azioni, e il testo e il resto del capitolo ne predicono la rovina. Nota-

INGANNO . È un terribile atto d'accusa quello che porta il profeta. Afferma che l'inganno è:

1. Universale. versetto 2, "Siano tutti", ecc. versetto 6, "La tua dimora è in mezzo all'inganno"; cioè è ovunque, tutto intorno a te. Quella:

2. Ha spezzato le relazioni più sacre: "Sono tutti adulteri" versetto 2)

3. Ha trasformato le loro assemblee solenni in un conclave di bugiardi versetto 2)

4. È praticato deliberatamente. Versetto 3: Come un uomo si piega deliberatamente e prende la mira con il suo arco

5. Ha montato il seggio del giudice versetto 3; Confronta la traduzione corretta della frase, "Non sono valorosi per la verità")

6. Ha spianato la strada a tutti i mali. "Vanno di male in male" versetto 3). Ha distrutto ogni fiducia

a. tra vicini,

b. tra fratelli versetto 4)

7. È studiato diligentemente. versetto 5, "Hanno insegnato", ecc. "Si prendono la massima cura di andare storti".

8. È crudele e mortale nei suoi scopi versetto 8). Di fronte a una condizione di cose così orribile, quanto è incontestabile la domanda del versetto 9: "Non andrò forse da loro per queste cose?" ecc.! In tutti i giudizi di Dio sulle nazioni si troverà che quei giudizi non sono mai venuti fino a quando non ci fu altro modo di trattare con tali nazioni, se si voleva mantenere la vita morale del mondo

II LE SUE AZIONI

1. Aveva reso intollerabile ai giusti il dimorare in mezzo a loro. (Cf. versetto 2) Geremia desidera allontanarsi da loro. La solitudine più desolata sarebbe preferibile a vivere in mezzo a un popolo come questo. È un segno inquietante per una comunità quando i pii, per quanto compassionevoli, per quanto longanimi, non possono più sopportare di dimorare in mezzo a loro

2. Aveva reso il pensiero di Dio intollerabile per loro. Versetti 3, 6, "Essi non mi conoscono, dice l'Eterno." Proprio come un uomo può incontrare qualcuno con cui non desidera avere nulla a che fare, ma quando lo incontra gli passerà accanto come se non lo conoscesse; così l'inganno aveva fatto sì che queste persone, come fa tutti loro, desiderassero di non avere nulla a che fare con Dio. Perciò non lo riconosceranno né lo riconosceranno in alcun modo

3. E alla fine li aveva resi intollerabili a Dio. versetto 7: Dio chiede: "Che altro posso fare per la figlia del mio popolo?" (cfr. Esposizione). Non c'era altro da fare se non che il giudizio di Dio si proferisse contro di loro. Pertanto, si noti:

III LA SUA CONDANNA. versetto 7, "Perciò così dice" ecc. E fino al versetto 22 questi terribili giudizi di Dio sono esposti. Indagate, dunque, che cosa c'è nell'inganno che lo rende così odioso agli occhi di Dio

1. Non c'è dubbio che sia così. "Le menzogne sono un abominio per il Signore". Salmi 15 Atti 5 "Tutti i bugiardi avranno la loro parte nello stagno che brucia", ecc

2. E alcuni dei motivi sono:

(1) L'inganno viene da Satana, che era "bugiardo fin dal principio" e "padre della menzogna". È stato con le sue menzogne che i nostri progenitori sono stati ingannati e il peccato è stato portato nel mondo

(2) È la fonte di infinita miseria e angoscia. Sono "gli inganni del mondo, della carne e del diavolo" che ancora operano vicino a tutto il nostro dolore e alla nostra vergogna

(3) Tende alla distruzione della società umana. Tutto il nostro benessere e il nostro benessere dipendono dal mantenimento della buona fede tra uomo e uomo. Ma ora, dove la frode e la menzogna, come una pestilenza o un cancro, vengono a invadere la società, il legame che teneva insieme le parti che lo componevano si spezza subito, e gli uomini sono quindi messi a una perdita dove legarsi e legare le loro dipendenze, e così sono costretti a disperdersi e a spostare ognuno per sé. Per questo motivo ogni persona notoriamente falsa dovrebbe essere considerata e detestata come un nemico pubblico, e perseguitata come un lupo o un cane impazzito, e un disturbatore della pace comune e del benessere dell'umanità; non essendoci una persona particolare che non abbia il suo interesse privato interessato e messo in pericolo nel male che un tale disgraziato fa al pubblico" (Sud). Un peccato, quindi, così distruttivo del benessere dei suoi figli non può che essere abominevole agli occhi del Padre di tutti noi

1. Chiude completamente Dio fuori dal cuore. Dio ci ha fatti per sé, ma l'inganno sbarra la porta del cuore dell'uomo contro di lui. Dio può essere adorato solo in spirito e verità; ma l'inganno rende irraggiungibile questa condizione primaria di tale adorazione

2. Ma Dio nella sua ira si ricorda della misericordia. Ver 7, "Ecco, io li fonderò e li proverò", vale a dire, come il fonditore getta il metallo nel fuoco non per distruggerlo ma per raffinarlo, per eliminare le sue scorie, e poi, fatto ciò, lo testerà e lo proverà per vedere che il processo è stato efficace; così Dio manderà i suoi giudizi sul suo popolo, non per distruggerlo, ma per purificarlo, e poi lo metterà di nuovo alla prova, dando loro un'altra opportunità di servirlo. Potrebbe aver distrutto, ma non lo farà. Egli "li scioglierà e li proverà". Ma meno di questo non può fare. "Che altro", ecc.? Chiede. È un processo terribile; Giuda e Gerusalemme lo trovarono così, e tutti coloro che costringono Dio a gettarli in un tale crogiolo trovano che sia un processo terribile. Il nostro benedetto Salvatore pianse su Gerusalemme, anche se disse loro che la prossima volta che lo avrebbero visto avrebbero dovuto dire: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore". Fu il pensiero di quella fornace per il fuoco attraverso la quale dovevano essere passati prima di arrivare a quella mente migliore che fece scaturire quelle lacrime. Nessuno, quindi, consideri il giudizio di Dio un argomento con cui scherzare, perché, come qui, Dio dice che il suo scopo è quello di "sciogliere e provare", piuttosto che distruggere

CONCLUSIONE. Lasciamo che questa considerazione delle azioni e della condanna dell'inganno ci porti ad ascoltare l'appello del Signore: "Oh, non fare questa cosa che io odio!" -C

8 Salmi 55:21 Come una freccia scoccata, anzi, come una freccia affilata; Ma questo si basa sulla lettura marginale, ed è di per sé una resa leggermente forzata. Il testo ebraico (cioè le consonanti), e anche la Settanta e la Vulgata, hanno "come una freccia omicida".

9 Una visita a Dio

IL CASTIGO È UNA VISITA A DIO. L'espressione "una visitazione di Dio" è stata troppo limitata agli eventi calamitosi. Dio ci visita ogni ora con dolcezza e misericordia. Tuttavia, è importante riconoscere che viene anche nel castigo. Egli viene, non si limita a ordinare, ma esegue egli stesso il castigo

1. Dovremmo riconoscere la visita divina. Esteriormente il problema può avere un'origine umana. Le calamità degli ebrei sorsero da un'invasione caldea, ma i profeti videro sopra e dietro quell'invasione un proposito divino. Dio era in quegli eserciti da Babilonia. Dio è nei nostri guai

2. Questo fatto dovrebbe farci temere di incorrere nel castigo. Non possiamo resistergli, perché se Dio è in esso, ci sono tutta la sua potenza e maestà

3. Questo fatto dovrebbe farci sottomettere al castigo quando arriva come giusto e buono. La sua origine non è satanica, ma divina. Se Dio è in esso, deve sempre essere fedele al suo carattere; la sua rabbia più feroce non può mai rompere i limiti di ciò che è giusto ed equo; Deve essere sempre pronto a mostrare misericordia quando ciò è possibile. Abacuc 3:2

II IL CASTIGO È DETERMINATO DALLE RELAZIONI PERSONALI TRA DIO E GLI UOMINI. È l'anima di Dio che viene vendicata. La vendetta di Dio è molto diversa dalla nostra; non è mai crudele o intemperante; Essa è sempre governata dalla giustizia e coerente con l'amore immutabile. Si tratta, tuttavia, di qualcosa di più di una punizione giudiziaria. È un'azione che nasce da un sentimento personale e che è determinata dalle nostre offese personali contro Dio. Il peccato è più che trasgressione della Legge, è un'ingrata ribellione contro Dio; e la punizione è più che la fredda rivendicazione della Legge, è il risultato dell'ira provocata di Dio. Tale rabbia è giusta, perché non è la benignità ma la debolezza che permette al padre di ricevere insulti da un figlio impassibile. Più grande è l'amore, più grande sarà la giusta ira quando questo subisce un torto

IL CASTIGO È RESO NECESSARIO DALLA CONDOTTA DEGLI UOMINI. È "per tali cose" e "su una tale nazione". Dio non ama la vendetta. Egli non manda la punizione come esercizio arbitrario della sovranità. Perciò il nostro castigo è praticamente nelle nostre mani. Anche dopo averlo meritato, siamo i soli colpevoli se tutta la forza del colpo cade su di noi. Dio infatti ha provveduto una via d'uscita e offre il perdono a tutti coloro che si pentono e si sottomettono. Perciò è stolto che gli uomini si lamentino della loro dura sorte cadendo sotto la tempesta di una visita di Dio in collera

LA NECESSITÀ DEL CASTIGO PUÒ ESSERE RICONOSCIUTA DALLA NOSTRA COMUNE INTELLIGENZA. Il testo è un appello alla ragione, una domanda a cui menti imparziali potrebbero rispondere solo in un modo. Se il castigo non è considerato ragionevole, deve esserlo

(1) perché non si avverte la profondità della colpa, o

(2) Sono state accolte visioni distorte del castigo. Questo sarà come si addice al reato

V LE CARATTERISTICHE PERSONALI DEL CASTIGO IMPLICANO ELEMENTI PERSONALI NELLA REDENZIONE. Da qui la necessità di una "propiziazione". Così Cristo ci redime diventando una Propiziazione per i nostri peccati. 1Giovanni 2:2

10 Questo e i successivi sei versetti contengono una descrizione del triste destino della terra e del popolo peccatore. Atti per primo, il profeta parla come se vedesse tutto dispiegato davanti a lui. Poi, nel carattere di uno spettatore sorpreso, chiede come ciò sia avvenuto, e riceve la risposta divina, che è la condanna di una ribellione ostinata. Le abitazioni dovrebbero piuttosto essere pascoli. Il paese, un tempo coperto di greggi e mandrie al pascolo, è ora così completamente desolato che persino gli uccelli non riescono a trovare sussistenza

Vers. 10-22. - Le terribili minacce dell'amore

Ci sono pochi passaggi più terribili della Scrittura di questo. La condanna denunciata ai colpevoli è davvero terribile. Tuttavia, quel destino non era ancora sceso. Ci fu una pausa misericordiosa, durante la quale fu dato spazio al pentimento. Nel frattempo il profeta fu invitato a pronunciare queste minacce. Avviso-

Quanto sono TERRIBILI

1. In se stessi. Le fertili colline e i pascoli del loro paese saranno devastati, così che nessun essere vivente possa trovare cibo versetto 10). Gerusalemme sarà completamente distrutta e desolata versetto 11). La profonda angoscia del popolo, la loro stessa carne doveva essere come "assenzio" e la loro bevanda come "acqua di fiele" versetto 15). Saranno portati prigionieri e dispersi tra le nazioni, e anche allora non sfuggiranno alla spada versetto 16). Saranno sopraffatti dal dolore, i loro occhi sgorgheranno in lacrime (Vers. 17-19). La morte regnerà dappertutto versetto 21); e sarà accompagnato dal più profondo degrado versetto 22). Non è possibile concepire una miseria più disperata di quella raffigurata in queste vivide descrizioni dell'ira che doveva venire

2. A causa della loro giustizia. Si possono sopportare sofferenze ingiuste, e il Signore ordina a coloro che le sopportano di considerarsi "beati" a causa di essa. Matteo 5:11,12 E i dolori che vengono a noi nel corso della provvidenza di Dio, e di cui non conosciamo la ragione, possiamo sopportarli sostenuti dalla fede dell'amore del Padre. Ma quando la dolorosa sofferenza ci viene mandata come punizione diretta del peccato, e i giusti perché così meritata l'ira del merluzzo è evidente, allora quelle consolazioni che sono aperte a noi sotto altre sofferenze ci sono chiuse sotto queste. L'amara riflessione: "È stata tutta colpa nostra; potrebbe, avrebbe dovuto essere evitato", rende il dolore che sopportiamo e le calamità che ci colpiscono, più terribili di quanto potrebbero essere altrimenti. Ci rifugiamo dall'ira dell'uomo e dai dolori ordinari nell'amore di Dio, ma il peccato che ha fatto scendere il giusto giudizio di Dio ha anche chiuso contro di noi quel benedetto rifugio e ogni rifugio, e noi siamo rimasti senza difesa. E un altro elemento della loro terribilità è:

3. La certezza del loro compimento, "Dio non si fa beffe: tutto quello che l'uomo semina, quello pure mieterà". Le minacce di Dio non sono, come lo sono molte delle minacce degli uomini, semplici vapori vuoti, grandi parole gonfie, mai progettate per essere adempiute. Lasciate che i documenti di tutta la storia umana, di tutte le vite umane, raccontate dentro o fuori le pagine della Bibbia, attestino l'assoluta certezza del compimento che caratterizza sempre di più le minacce di Dio. Quando e dove è mai stato minacciato e non è riuscito a portare a termine la sua minaccia? Che la Caduta, il Diluvio, la distruzione di Sodoma, le piaghe sull'Egitto, la morte della generazione di increduli nel deserto, e diecimila altri esempi, tutto ciò dimostra la fermezza di Dio alla sua parola. Ed è questo fatto dell'assoluta certezza che le sue minacce si adempiano che vi aggiunge un'ulteriore terribilità. Non c'è possibilità di scampo, nessuna speranza che Dio ceda; certe come le leggi fisse della natura sono queste terribili denunce di Dio a colui che persiste nel portarle su di sé

II MA SONO LE MINACCE DELL'AMORE

1. Colui che le pronuncia è il Dio che nella sua stessa natura ed essenza è amore. Quanto sono molteplici le prove di ciò nella creazione, nella provvidenza, nella grazia! Egli, quindi, non si compiace della morte degli empi; Il giudizio è il suo "strano lavoro".

2. Coloro contro i quali sono pronunciate sono gli oggetti del suo amore. Il suo amore per loro è più profondo della sua rabbia contro di loro. Ecco perché il peccatore contrito non manca mai di ottenere il perdono che cerca. «I padri della nostra carne» possono «castigare secondo il proprio piacere, ma egli per il nostro profitto» (cfr versetto 7)

3. Il suo scopo in queste minacce è uno scopo amorevole. Avrebbe costretto con il flagello della paura i suoi figli ribelli ad abbandonare le loro vie malvagie

4. E se alla fine è costretto a mettere in atto le sue minacce, è per amore che lo fa. Perché l'amore di Dio è verso i suoi figli, non verso un figlio in particolare, e il benessere della famiglia è la considerazione principale. Salus populi suprema lex. Se coerentemente con ciò il trasgressore può essere ristabilito, lo sarà, ma non altrimenti. Quindi, come un padre terreno non permetterebbe a uno dei suoi figli, malato di malattie terribili e contagiose, di mescolarsi con gli altri figli; o, come nel caso molto più triste dell'assoluta malvagità morale, i rapporti con gli altri sarebbero proibiti; così, per il bene del resto dei suoi figli, Dio li separerà dai malvagi e i malvagi da loro. Ma è l'amore che si limita a questo, ed è per questo che l'apparente contraddizione è vera, che colui che è il Dio dell'amore è anche "un fuoco consumante". La paternità stessa di Dio è il fatto più spaventoso di tutti gli altri contro l'anima persistentemente ribelle ed empia. Quindi...

TALI MINACCE SONO SEMPRE LE PIÙ TERRIBILI DI TUTTE, Cf. le minacce del nostro Salvatore. Le espressioni più orribili che si possano trovare in tutta la Bibbia provenivano dalle sue labbra, le labbra le cui parole erano solite essere così "graziose" che il popolo "si meravigliava" di esse. Sono le sue parole che hanno acceso il lurido bagliore dei fuochi inestinguibili dell'inferno, ed è lui che ha fatto rabbrividire le nostre anime alla vista del "verme che non muore" e delle "tenebre di fuori" dove c'è "pianto e lamento e stridore di denti". Si veda anche l'Apocalisse di San Giovanni. Quell'apostolo, il cui grande tema è l'amore di Dio, la cui anima era più in sintonia con la musica dell'amore che con quella di qualsiasi altro, scrisse quel libro orribile, che è pieno dappertutto di "lutto, lamento e dolore" e che quasi puzza dell'umore e del fuoco e del fumo dei tormenti di cui parla. Questi fatti possono essere spiegati solo - e ce ne sono altri simili - con il fatto che le minacce dell' amore sono sempre le più terribili di tutte. E lo sono, per ragioni come queste:

1. L'amore odia così tanto ciò che tende a danneggiare coloro che ama. Perciò marchia con la sua più profonda maledizione quel peccato che danneggia più di tutto i figli di Dio. Uno degli argomenti principali che hanno molte menti a favore del mantenimento della pena capitale è che solo così un governo o una nazione possono manifestare il loro senso della suprema malvagità del crimine che puniscono in tal modo. Puniscilo come vengono puniti gli altri crimini, e non sarà considerato peggiore di loro. E allo stesso modo Dio ci ispirerebbe una santa aborrimento del peccato con la terribile condanna che ha pronunciato contro di esso

2. L'amore desidera tanto salvare coloro che ama. La corda può tagliare e ferire le mani del marinaio che sta annegando a cui l'abbiamo gettata, ma non ci importa se in tal modo viene trascinato sano e salvo a riva. Il coltello del chirurgo può tagliare in profondità e causare un dolore spaventoso, ma se salva la vita in pericolo siamo comunque grati. Cantici Dio manda queste minacce severe, ruvide e terribili, affinché le anime sotto l'incantesimo del peccato possano essere risvegliate, allarmate, fatte tremare e "cercare il Signore mentre può essere trovato". Nessun mezzo più gentile servirà; Perciò questi, così decide l'amore, non saranno lasciati senza prova. Non si tirerà indietro davanti a nulla per realizzare il suo scopo compassionevole di salvare dal peccato omicida l'anima che ama

3. E non c'è malvagità così profonda come quella dell'amore oltraggioso. Gli uomini non vedranno mai il peccato in tutta la sua odiosità fino a quando non lo vedranno come un oltraggio fatto all'amore. Anche se viene loro insegnato solo che si tratta di disobbedienza al governo sovrano piuttosto che di un vergognoso torto fatto al cuore di un Padre, essi non lo considereranno come dovrebbero, né se ne pentiranno come devono. Anche nella stima umana, l'oltraggio fatto a un cuore amorevole aggiunge intensità alla condanna con cui consideriamo e condanniamo la disobbedienza fatta alla legge. Tutti noi riconosciamo che tale malvagità è la peggiore di tutte. Non possiamo meravigliarci, quindi, che le minacce contro il torto che si fa persistentemente all'amore di Dio siano terribili così come sono, e le più terribili di tutte

CONCLUSIONE

1. Guardatevi dal portare su di voi minacce come queste. Coloro che sono fulminati dall'odio, o dall'orgoglio, o dalla sovranità, o dalla legge, questi, sebbene possano essere terribili, non devono essere paragonati a quelli che abbiamo considerato. "L'ira dell'Agnello" è la più terribile di tutte

2. Attenzione a non disprezzarli. Cantici, lungi dal credere a ciò che è stato ora dimostrato, gli uomini ragionano in modo direttamente opposto, e, poiché le minacce sono quelle dell'amore, concludono che possono essere tranquillamente ignorate, non saranno mai eseguite. Ma ciò che è stato dimostrato ora dimostra che questa è l'ultima cosa che possiamo azzardarci a fare

3. Attenzione a non nasconderli. C'è da temere che, in questi giorni tranquilli e tranquilli in cui siamo caduti, le sentinelle del Signore molto spesso non riescono a "suonare la tromba e a dare avvertimento". Da una colpa di sangue come quella preghiamo di essere liberati. Non sono forse molti ora i quali nient'altro che lo stupefacente squillo della tromba dei minacciati giudizi di Dio potrà mai suscitare o allarmare? Sicuramente ci sono. Perciò, in vista della condanna degli empi, come pure per l'amore di Cristo, "supplichiamo gli uomini di essere riconciliati con Dio". -C

11 Io farò, ecc. Notate come le espressioni dei profeti stanno fianco a fianco con quelle di Geova. Un vero profeta non ha opinioni personali; cosicché non fa differenza che le sue rivelazioni siano espresse in una forma o nell'altra. Draghi, o meglio, sciacalli

12 Per ciò che la terra perisce. Una traduzione più attenta sarebbe più forte: Perché la terra è perita, è bruciata come il deserto senza alcuno che vi passi

Vers. 12-16. - Le cause del disastro nazionale

È PROFICUO INDAGARE SULLE CAUSE DEL DISASTRO NAZIONALE

1. Intellettualmente, questo è un argomento di profondo interesse, che tratta di principi fondamentali e delle vaste questioni a cui portano quando si lavora su larga scala

2. Moralmente, è di grande importanza pratica per l'avvertimento che fornisce a tutte le nazioni. La vista di una terribile rovina che si abbatte su un popolo è spaventosa, ma il timore reverenziale con cui ci colpisce non avrà un effetto molto salutare fino a quando non avremo un apprezzamento intelligente delle fonti da cui proviene, e saremo quindi in grado di osservarle e di guardarci da esse

LA SAGGEZZA SPIRITUALE È NECESSARIA PER IL DISCERNIMENTO DELLE CAUSE DEL DISASTRO NAZIONALE. Non giacciono in superficie. Nessuno studio è più difficile di quello della filosofia della storia. A meno che la mente non sia sveglia ai fatti spirituali, l'indagine non andrà oltre le cause secondarie, o tentando di più si commetterà un'ingiustizia. I profeti avevano bisogno di ispirazione per questo tanto quanto per la predizione degli eventi futuri. Nessun semplice storico della letteratura è adatto per l'opera. Solo un profeta può essere pienamente all'altezza di esso, e gli altri uomini possono perseguirlo con sicurezza solo quando camminano sulle sue orme. Da qui l'immenso valore degli elementi storici dell'Antico Testamento per lo statista

LE CAUSE PRINCIPALI DEL DISASTRO NAZIONALE SONO MORALI. Le cause materiali sono visibili in superficie, come la carestia, la peste, l'invasione, la rivoluzione. Si possono facilmente distinguere cause politiche più profonde, come complicazioni diplomatiche, divisioni di classe, cambiamenti violenti nel sentimento popolare. Ma al di sotto di tutte queste influenze ci sono grandi cause morali

1. Questi agiscono per provvidenza. Dio prende nota della condotta delle nazioni, dei giudici, dei ministri

2. Agiscono anche direttamente. Il lusso è snervante, l'ingiustizia distrugge la fiducia di un popolo nel suo governo, ecc.

IV UNA VOLTA RIVELATE, LE CAUSE MORALI DEL DISASTRO NAZIONALE SONO SEMPLICI E INTELLIGIBILI. I profeti ce le rendono chiare nel caso della loro nazione

1. Negativamente, le cause sono state ricondotte alla disobbedienza alla volontà di Dio, colpevole perché questa era ben compresa: "posta davanti a loro".

2. Positivamente, si trovarono in ostinazione ostinata e idolatria demoralizzante. Dio era lo scudo del suo popolo. Quando fu abbandonato, essi erano indifesi. Le nazioni sono sicure solo finché sono governate dalla volontà di Dio, dalla giustizia e dall'umanità. L'empietà, che porta frutto nella falsità, nella crudeltà e nella viziosa illegalità della passione, è una sicura fonte di rovina nazionale. Lo stato della coscienza pubblica è più importante per una nazione di quello del suo esercito

Vers. 12-16. - L'afflizione del popolo professato da Dio è un enigma da spiegare

I IL MISTERO. Ciò consiste in parte nei suoi particolari argomenti, e in parte nel grado in cui è arrivato. Qui si parla profeticamente di essa come di una cosa futura che è già avvenuta; e il problema è posto di conseguenza come una realizzazione, e non come una cosa solo concepita. Di tanto in tanto la storia di Israele e di Giuda presenta scene del genere. Non si tratta affatto di un progresso ininterrotto. Ci sono movimenti di tabellone, immobilizzazioni, interruzioni, disastri nazionali bruschi e umilianti, e lunghe epoche di indifferenza politica di deformazione civile, o di prigionia straniera

Eppure non ci sono state molte graziose promesse contrarie!

1. Nel complesso, i rovesci passati di Israele sono stati recuperati, e si è raggiunta una certa misura di progresso continuo

2. La particolare afflizione a cui si fa riferimento è senza precedenti e il suo risultato sembrerebbe quasi definitivo. La storia della Chiesa cristiana e dei singoli credenti presenta caratteristiche analoghe a questa. Il lento progresso dell'evangelizzazione del mondo. La relativa assenza di benedizione spirituale in mezzo ai figli di Dio. Le loro divisioni, lo scetticismo scientifico o la superstizione non scientifica, come parassiti, che strangolano l'albero della Chiesa e ne prosciugano la vita. Oppure il mistero appare nel singolo cristiano. Il suo credo è ortodosso, il suo comportamento esteriore presenta poco di biasimevole; eppure gli affari mondani sono una serie costante di rovesci e compromessi disonorevoli; la sua influenza è perduta; le afflizioni vengono su di lui, ed egli non può sopportarle; la pace di Cristo non è la sua; and so on

II IL PUNTO DI VISTA DA CUI DEVE ESSERE CONSIDERATO. Questo è molto importante da determinare. Il popolo apostata di Dio non riesce a rendersi conto della misura in cui è caduto e confonde i riti formali della religione con il suo spirito e la sua realtà. All'inizio lo attribuiscono a cause naturali, o lo trattano come una cosa temporanea che si raddrizzerà da sola, ecc. I pagani, guardando ab extra, immaginano che il Geova d'Israele non sia più in grado di liberare, o che abbia cessato di prendersi cura di lei. Qui è dichiarato che si tratta di un giudizio sull'apostasia, un totale allontanamento dalla verità e dalla giustizia, e più severo a causa di questo fatto. E quando guardiamo a tutte le circostanze del caso, questa interpretazione sembra più probabile: portare con sé, per così dire, le sue prove. La chiave, quindi, è per la maggior parte interiore; all'inizio, in ogni caso, del tutto. È questo che costituisce il principale elemento di difficoltà nelle tribolazioni del popolo di Dio. Quindi ci deve essere spazio per gli errori, e la facilità con cui una visione completamente errata può essere presa con probabilità superficiale. E questo suggerisce quanto grande parte della funzione della Chiesa si adempia semplicemente nell'essere un problema e un mistero per la mente carnale. Quando il giudizio inizia nella casa di Dio, è tempo che tutti guardino attentamente e si chiedano perché è così. I pericoli più grandi sono dall'infedeltà che dalla mera incredulità. E in ultima istanza ci si deve appellare alla coscienza per spiegare i misteri del rovescio e dei guai. In tal modo Dio bussa alla porta del cuore del mondo e della Chiesa. E' della massima importanza risolvere la questione tra noi e lui

III CERCASI UN INTERPRETE. versetto 12) Quando gli uomini sono in difficoltà, o c'è una radicale divergenza di opinioni, è evidente che è necessaria una certa autorità per decidere la questione. Il mondo e i suoi canoni sono, per la natura del problema, esclusi dal tribunale. E l'apostata è troppo accecato dal suo proprio peccato e troppo insensibile a causa di atti ripetuti e prolungate abitudini di trasgressione per potersi fidare della questione. Atti in questo frangente appare il vantaggio della rivelazione e dell'ufficio profetico. Per quanto riguarda Dio, il veggente parla con l'autorità dell'ispirazione diretta; Per quanto riguarda il colpevole, egli occupa una posizione rappresentativa, e come uno degli implicati, ma egli stesso innocente, agisce come coscienza generale. Questo è il modo di Dio: suscitare una testimonianza ed estorcere una confessione dal cuore del trasgressore stesso, o in mezzo a coloro sui quali cadono i suoi giudizi. E lo stesso fine si compie ora per mezzo dello Spirito e della Parola. Il santo diventa il portavoce del Salvatore e il mondo è convinto del "peccato, della rettitudine e del giudizio". -M

Vers. 12-15. - L'inchiesta sugli uccisi di Giuda e di Gerusalemme

IO DIO LO RICHIEDE

1. Poiché la sua giustizia è contestata. Gli uomini non avevano mancato, non potevano mancare, di notare i terribili giudizi che Dio aveva mandato su Giuda e Gerusalemme, e, come è implicito dalla sua stessa dichiarazione delle loro cause, versetto 12), non avevano visto o avevano negato la giustizia di ciò che era stato fatto. Questa messa in discussione della giustizia e dell'equità divina è una procedura ancora troppo comune

2. E così la presa divina sulla lealtà dei cuori degli uomini è minacciata. Infatti, a meno che gli uomini non considerino Dio giusto, giusto e buono, nessuna potenza nell'universo può costringerli a rendergli l'omaggio del loro cuore. Quanta parte dell'alienazione del cuore al giorno d'oggi può essere attribuita alle rappresentazioni di Dio che una falsa teologia ha esposto! Gli uomini non vorranno, perché non possono, amare un tale essere come troppi predicatori rappresentano Dio per essere. Possono essere minacciati di perdizione eterna, ma non farà alcuna differenza. Dio stesso infatti ci ha dato una natura che ci rende impossibile rendere l'omaggio del nostro cuore a chiunque, chiunque egli sia, che il nostro cuore non consideri degno di tale omaggio

3. Ma la sollecitudine suprema di Dio è per questo omaggio dei nostri cuori. Quindi ciò che lo minaccia deve essere intollerabile per lui. Perciò egli cerca la vendetta davanti al cuore degli uomini, ed esige questa indagine

II VIENE COSTITUITA UNA GIURIA INECCEPIBILE. Non ci si può fidare di chiunque per fare questa indagine. I frivoli, gli irriflessivi, non riuscirebbero a comprendere il problema in questione, e gli empi che subissero questi giudizi sarebbero sicuri di assegnarli a qualsiasi causa piuttosto che a quella vera. Perciò coloro che sono convocati per questa inchiesta sono

(1) i saggi, coloro che considereranno intelligentemente tutti i fatti del caso; e

(2) coloro "ai quali il Signore ha parlato", cioè coloro che sono stati divinamente illuminati, che sono in simpatia con la verità e la rettitudine. Dio li convoca e senza paura esige come un tempo l'indagine più approfondita sulla rettitudine di tutte le sue vie

III SONO INVITATI A GIUDICARE BENE E VERAMENTE IL CASO DAVANTI A LORO. Vorrebbe che lo considerassero in modo che potessero "comprenderlo" in tutti i suoi aspetti, ragioni e fini. Dice loro ciò che ha fatto e ciò che ancora farà, e quali sono le ragioni della sua condotta. Non nasconde che i suoi giudizi sono tremendi, famigerati, certi di suscitare indagini, di essere contestati e da molti di essere condannati. Ma egli si appella ai "saggi" e a coloro "ai quali il Signore ha parlato" perché considerino e comprendano ciò che egli ha fatto. Dio non richiede mera credulità da nessuno di noi; non chiede una semplice fede cieca; Ma è a un "servizio ragionevole" che ci chiama, e questa ragionevolezza vorrebbe che considerassimo e "comprendessimo". "Parlo come a uomini saggi; giudicate voi ciò che dico: "tale è il suo appello

IV E QUANDO HANNO "COMPRESO" LA GIUSTIZIA DI DIO, DEVONO "DICHIARARLA". Non c'è servizio più grande che si possa rendere che "rivendicare le vie di Dio all'uomo", "raccomandare la verità alla coscienza di ogni uomo agli occhi di Dio". Il credente è stabilito, l'incerto è portato alla decisione, il peccatore - come Felice, quando Paolo "ragionava sulla giustizia e sul giudizio" - è fatto tremare, lo schernitore e l'ateo sono messi a tacere

V GLI EFFETTI DI TALE VERDETTO SARANNO DIVERSI

1. Incuterà terrore nei cuori dei nemici di Dio, perché li priverà del conforto che avevano nel considerare ingiusti i giudizi di Dio. Anche questa "goccia d'acqua fredda" potrebbe non averla

2. Darà grande pace mentale a tutti coloro che contemplano il forte governo di Dio, poiché mostrerà che il suo governo non è solo forte e supremo, ma assolutamente giusto

3. Farà sì che il popolo di Dio "canti al Signore un canto nuovo", perché "egli viene a giudicare la terra" Salmo 96. Li assicurerà del trionfo della giustizia e dell'assoluta impotenza e impermanenza del torto. Ma ciascuno si domandi: "Che effetto avrà su di me questo verdetto".

13 Non c'è risposta, perché i magi si vergognano; Geremia 8:9 Perciò Geova stesso riprende il suo discorso. la mia legge che ho posto davanti a loro; non in riferimento alla pubblicazione della Legge sul Sinai, ma, come giustamente sottolinea Keil, all'esibizione orale della Torah da parte dei profeti. Nessuno dei due vi camminò; cioè nella Legge. Sul contenuto preciso del termine qui reso "Legge", vedi nota a Geremia 8:8

14 Immaginazione; piuttosto, testardaggine. vedi su Geremia 3:17 Baalim. L'ebraico ha "i Baal", praticamente equivalente a "gli dèi-idoli". vedi su Geremia 2:8 che i loro padri hanno insegnato loro. "Che" si riferisce a entrambe le clausole, cioè all 'ostinazione e all'adorazione di Baal

Peccato ereditario, vero peccato

Qui Dio dichiara che punirà coloro che hanno camminato "secondo i Baal, che i loro padri hanno insegnato loro". Quindi il fatto di essere stati educati in questo peccato dai loro padri non è ritenuto assolverli dalla colpa in ciò che fanno. Il loro peccato, anche se ereditario, è reale

MI SEMBRA INGIUSTO. È stato spesso obiettato che, poiché i padri mangiavano uva acida, i denti dei figli dovrebbero essere affilati. Ezechiele 18:2 Perché dovrei essere punito per il peccato di un uomo?

II, MA È LA LEGGE DIVINA. I peccati dei padri si ripercuotono sui figli. "Per la trasgressione di uno solo tutti gli uomini sono stati costituiti peccatori". Romani 5 E nella vita quotidiana come vediamo perpetuamente questa legge in spietata azione! Bambini puniti nella salute, nella fortuna, nel carattere, nella reputazione, nella mente, nel corpo e nell'anima, tutto per il peccato dei loro padri. Camminano nelle vie di Baalim, perché i loro padri hanno insegnato loro. Eppure, per quanto ingiusta possa sembrare la loro punizione ...

III LA COSCIENZA LO AVALLA. Chissà quanto di quella forte natura passionale che portò Davide a un peccato così terribile potrebbe essere stato ereditato? Infatti, egli dice: "Ecco, io sono stato formato nell'iniquità", ecc. Salmi 51 Ma questo non gli impedisce di prendere su di sé tutta la colpa del suo peccato. Per tutto il tragitto ascoltiamo la sua confessione: "il mio peccato", "la mia trasgressione", "la mia iniquità". E mai la coscienza risvegliata al senso del peccato pensa di attenuare tale peccato con la scusa che esso è il risultato dell'eredità. Così la coscienza testimonia la rettitudine della Legge Divina

IV E COSÌ FA LA LEGGE UMANA. Quale giudice ha mai graziato un criminale perché aveva un cattivo padre? Esecriamo la "sanguinaria regina Maria" nonostante avesse un padre sanguinario

V LA SPIEGAZIONE È:

1. Che il peccato ereditario non distrugge la coscienza. Questo parla in tutti; è "la luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo", il controllore interiore che sempre condanna il crimine e approva la giustizia. Romani 2:14,15

2. Né distrugge la comprensione. Maestri di giustizia sono d'ogni parte, dai quali tutti possono imparare

3. Né distrugge la forza della volontà. Può indebolire, ma non distrugge. Quindi, nonostante il peccato ereditario, ogni uomo conosce, e può scegliere se vuole, ciò che è giusto; e perciò è ritenuto responsabile davanti a ogni tribunale: quello di Dio, della coscienza e dell'uomo

4. Ma c'è ancora un'altra ragione data da San Paolo: "Dio ha concluso tutti nell'incredulità, per avere misericordia di tutti"

Romani 11:32 Galati 3:22 Un crudele imperatore romano volle che tutta Roma avesse un solo collo, per poterla uccidere con un solo colpo. Dio ha riunito nella sua grazia infinita tutta la nostra umanità in una sola, sì, in Cristo, affinché, come il peccato aveva distrutto tutti in un solo colpo, la grazia di Dio in Cristo potesse salvare tutti per l'unica giustizia dell'Uno, in modo che "dove il peccato è abbondato, la grazia", ecc. Quel radunamento dell'umanità in Adamo, che a prima vista sembra aver operato una tale ingiustizia, è del tutto soddisfatto, e molto più che soddisfatto, dal radunare di nuovo tutti in Uno, sì, in Cristo, che opera tale grazia. Ma la redenzione finale che è in Cristo non lo impedisce, ma che nel frattempo, e per un tempo di tempo, il peccato ereditario possa produrre doloroso dolore e danno. Pertanto...

VI QUESTO FATTO FA APPELLO:

1. A tutti i genitori. Cerca di tagliare la coda. Possiamo aver ricevuto questa triste eredità, ma rifiutiamo, per quanto possiamo, per noi stessi, e così facendo rifiutiamo di passarla ad altri. Più e più volte Dio ha dato grazia a un membro di una casa empia - come a Giosia, figlio di quell'Amen di cui è detto: "Ma Amen peccò sempre di più" - che ha per sé e per coloro che verranno dopo di lui spezzato la cattiva successione e iniziato una nuova e benedetta dipartita. Quando avremo fatto del nostro meglio, i nostri figli avranno un fardello sufficientemente pesante da portare; Non rendiamo quel fardello più pesante, la vita più terribile e la santità e il cielo molto meno raggiungibili per loro, trasmettendo loro un'eredità di cattivo esempio e di abitudini e propensioni profane ereditate da noi stessi. Non pecchiamo così contro i nostri figli. Eppure molti lo fanno

2. A tutti i bambini. Il peccato dei vostri padri non scuserà il vostro. Dio ha allontanato il giudizio da molti figli malvagi perché aveva un padre devoto, ma mai perché ne aveva uno empio. Perciò, se la vostra è la triste e troppo frequente sorte di quelli che ereditano il male dai loro genitori, rigettate quell'eredità, e cercate e guadagnate dal vostro Padre celeste, benché non siate aiutati in ciò dal vostro terrestre, la migliore, la più benedetta eredità dei figli di Dio. - C

15 Li nutrirò ... con assenzio. Una cifra per le amare privazioni della prigionia. comp. Lamentazioni 3:15 -- , "Egli mi ha riempito di amarezza, mi ha fatto ubriacare di assenzio" Assenzio e fiele, cioè il papavero (Tristram), sono combinati di nuovo in Deuteronomio 29:17

16 Io disperderò anche loro, ecc. Deuteronomio 28:64 Levitico 26:33 Manderò loro dietro una spada. Anche nel paese della loro cattività non avranno riposo. Una speciale profezia dello stesso senso fu rivolta ai fuggiaschi ebrei in Egitto. Geremia 44:27 In entrambi i casi si parla degli increduli; la nazione in quanto tale era, per la sua chiamata divina, indistruttibile

17 Vers. 17-22. - Viene introdotta una nuova scena. Per dare un'idea della grandezza del colpo imminente, tutti gli abili in lutto sono mandati a levare il grido di lamento. Ma no, questo non basta. Cantici sarà il numero dei morti che tutte le donne dovranno prendere parte al doloroso ufficio. La descrizione delle donne in lutto è fedele sia alla vita moderna che a quella antica in Oriente. "E, in effetti", dice il dottor Shaw, un viaggiatore riflessivo e un ornamento di Oxford nell'oscuro diciottesimo secolo, "recitano le loro parti con suoni, gesti e commozioni così appropriati, che raramente mancano di far salire l'assemblea a uno straordinario grado di riflessione e dolore". 'Viaggi in Barberia e nel Levante', 2a ed., p. 242; comp. Amos 5:16 Ecclesiaste 12:5

18 Che i nostri occhi si affloscino, ecc.; una giustificazione di questo sistema artificiale: le note penetranti dei mercenari in lutto servono ad alleviare il dolore degli afflitti costringendolo a uno sfogo

19 Abbandonato; piuttosto, a sinistra. Le nostre dimore ci hanno cacciati fuori; piuttosto, hanno gettato le nostre dimore

20 Eppure ascolta; piuttosto, per ascoltare

21 La morte è salita, ecc. "Morte", equivalente a "pestilenza", come Geremia 15:2 il nemico più temuto di una popolazione assediata. Per la figura, comp. Gioele 2:9 I bambini di fuori. L'ideale di Zaccaria è che "le strade della città siano piene di ragazzi e ragazze che giocano per le sue strade" (viii. 5). Ma lo spietato mietitore, la Morte, stroncherà anche "il bambino giocoso dalla strada" (così potremmo rendere più letteralmente). Le strade, nella proposizione parallela, significano i "luoghi larghi" dove gli uomini si riuniscono per far suonare il telegiornale

La morte dei malvagi contro natura

Vari aspetti in cui ciò è così: è improvviso; sfida tutte le risorse di comfort e protezione; è prematuro e stronca i giovani nel loro fiore, i figli per il peccato dei padri, la speranza della nazione e della famiglia. "La morte non attaccherà, come un nemico in agguato all'esterno, solo coloro che si avventurano verso di lui, ma assalcherà il popolo, penetrando in tutte le loro case, per prendere i suoi sacrifici" (Naegelsbach, in Lunge). Perché?

È PERCHÉ LE LEGGI DI DIO E DELLA NATURA SONO STATE VERGOGNOSAMENTE VIOLATE

II IL PROCESSO E LA PUNIZIONE DEL PECCATORE CONFERMATO SONO RAPIDAMENTE TRASFERITI IN UN ALTRO SEGGIO DI GIUDIZIO

III È INTESO COME UNA DIMOSTRAZIONE CONTRO IL MALE E UN TERRORE PER I MALFATTORI.

Vers. 21, 22.- Azioni della morte

Ecco...

I CARNEVALE DELLA MORTE. In molte antiche città continentali si può vedere ritratta con colori ancora vividi, sui tetti dei loro ponti coperti, di fronte a quello del vecchio ponte di Lucerna, sui muri delle loro chiese, e altrove, la cupa Danza della Morte. Questi versetti ricordano quei dipinti, e raccontano in forma ancora più spaventosa il terribile carnevale della Morte. Con quale entusiasmo diabolico è rappresentato nel suo lavoro qui! Egli ci viene mostrato, non come se entrasse in modo ordinario nella camera del malato, dove la sua venuta è stata a lungo attesa e può anche essere accolta; ma come irrompere bruscamente, inaspettatamente, crudelmente, come un ladro che entra dalle finestre. Né come avvicinarsi ai poveri, agli indifesi, ai miserabili; ma entrando nei nostri palazzi, dimora dei grandi, dei ricchi, dei forti. Né come chiamare a casa coloro la cui giornata di lavoro è finita, che hanno vissuto la loro vita e ai quali l'evento è arrivato da molto tempo; ma come se tagliasse senza pietà i cari bambini nel fiore stesso dei loro giorni. né come liberare la terra dai crudeli e dai vili; ma strappandoci gli innocenti, i bambini. Né il vigore, la forza e la promessa sono una difesa contro di lui più della decrepita vecchiaia; poiché "i giovani" sono le sue vittime come gli altri. E nessuna moltitudine di uccisi lo sazierà. Il versetto 22 rappresenta il numero dei morti come così grande che devono essere lasciati insepolti e non curati a marcire in campo aperto. È vero che questa spaventosa immagine è tratta dalle terribili esperienze di una città assediata, ma con lievi modifiche è vera dappertutto e sempre. Questa vita è il carnevale della Morte. Che cosa sono gli uomini se non una lunga successione di persone in lutto? Come dice il poeta: "I nostri cuori come tamburi ovattati battono le marce funebri verso la tomba".

E quando contempliamo le crudeli conseguenze di questo carnevale di Morte, che sta ancora accadendo, la mente e il cuore vacillano, e la fede nella paternità di Dio svanirebbero completamente dalle anime degli uomini se non fosse che la Parola di Dio ritrae ancora con colori più vivaci:

II CONQUISTATORE DELLA MORTE. Cristo ha abolito la morte. La colonna spezzata, la fiaccola rovesciata, il "Vale, vale, in aeternum vale" del vecchio mondo pagano, non hanno ora alcuna appropriatezza perché nessuna verità. La morte è ancora dolore, anche per coloro che credono in colui che è "la risurrezione e la vita", ma non è e non può essere quel dolore senza speranza, indicibile, insondabile che era fino a quando non è venuto colui che ha abolito la morte. Senza dubbio questo terribile versetto versetto 21), che narra le terribili azioni della Morte, è ancora molto più vero di quanto vorremmo che fosse, e spesso e spesso, nella vuota desolazione e nelle speranze infrante che i lutti della terra ci portano, non riusciamo a trarre tutta la consolazione e l'aiuto che il glorioso Conquistatore della Morte ci ha dato. Ma, ciononostante, li ha dati, ed è vero che "Beati i morti che muoiono nel Signore". Facciamo in modo di essere, per una fiducia vivente e duratura, "nel Signore", e poi, anche se ci rattristiamo e ci rattristiamo amaramente, tuttavia non sarà, non è "come coloro che non hanno speranza". -C

22 Parlate: Così dice il Signore. Queste parole sono sotto tre importanti aspetti contrarie allo stile di Geremia:

(1) un prefisso come "parlare" è unico; (2). un'espressione come μan-hk è anche unica m Geremia;

(3) Quando il nostro profeta usa la formula μan non è all'inizio di un versetto

Sono omesse dal traduttore dei Settanta, che presumibilmente non le ha trovate nella sua copia dell'ebraico, e il testo trae molto vantaggio dalla loro rimozione. Le seguenti parole sono tradotte male nella Versione Autorizzata, e dovrebbero correre, non pari, ma e, i cadaveri degli uomini cadranno; ecc. È molto improbabile, tuttavia, che una nuova rivelazione divina debba iniziare con "e". Con altri punti, la parola tradotta "parlare" significherebbe "pestilenza". Forse la parola è caduta fuori dal versetto 21, dove troverebbe un ottimo posto nella seconda frase, come parallelo esplicativo di "morte", Salmi 78:50 che otterrebbe così maggiore rotondità e simmetria. Come la manciata; cioè con la stessa densità con cui un mucchio di grano succede all'altro sotto l'abile mano del leaper

Vers. 22-24. - La conoscenza di Dio, l'unica vera "gloria" dell'uomo

Confronto delle acquisizioni e delle proprietà terrene dell'uomo naturale con quelle che sono spirituali e divine frequenti nelle Scritture. Nella storia e nella vita si vedono in competizione. Non è che una classe di doni debba essere completamente disprezzata e l'altra solo ricercata. Bisogna stabilire una prospettiva corretta. È la "gloria" di un uomo che richiede in primo luogo di essere determinata. Dopo che questo è stato sistemato, tutte le altre cose prenderanno il loro posto e la precedenza

LA "GLORIA" DELL'UOMO DEVE DIPENDERE DAL FINE PER IL QUALE È STATO PORTATO ALL'ESISTENZA. Questo è scritto nella sua natura, confermato dalla provvidenza e reso chiaro dalla rivelazione. Nelle parole del Catechismo di Westminster, "Il fine principale dell'uomo è glorificare Dio e goderne per sempre". Tutto il resto deve essere subordinato a questo; ma se perseguita al suo posto, si rivelerà una perversione della sua natura, e finirà in calamità e miseria. Quanti pochi si preoccupano di soddisfare questa importante questione! Da qui la necessità degli insegnamenti e degli avvertimenti dell'esperienza

1. La "gloria " dell'uomo sarà dichiarata dal modo in cui le circostanze della sua sorte terrena la influenzeranno nel raggiungimento di tale fine. Ciascuna delle qualità e delle proprietà di cui gli uomini di solito si vantano è stata provata in questo modo e trovata carente. La sapienza del mondo è stata dimostrata mille volte stoltezza davanti a Dio. Ci sono una miriade di problemi per i quali non ha la chiave. La "forza" è stata ridotta al nulla dal minimo dei doveri e delle esperienze della vita spirituale. La malattia e la morte possono far cadere i potenti dai loro seggi e rimanere il più grande lavoratore nel suo compito. Molte volte l'oggetto caro al quale si è lavorato con apparente successo è stato strappato via proprio quando stava per essere raggiunto. E la "ricchezza" è altrettanto screditata. La falena e la ruggine possono corrompere i tesori della terra, e il ladro li sfonda e li ruba dalla loro sicurezza più custodita. L'incidente della fortuna può dare o togliere la fortuna più grande. E quando arriva la morte, tutti questi beni terreni devono essere lasciati alle spalle. Non possono servire a ciò che c'è oltre. Quanto raramente questi doni vengono usati per il fine più alto! E come sarebbero inutili per assicurarselo!

2. La "gloria" dell'uomo deve dipendere dal successo con cui essa contribuisce ad assicurare tale fine

II LA CONOSCENZA DI DIO È INDICATA INEQUIVOCABILMENTE DA QUESTE PROVE COME L'UNICA VERA "GLORIA" DELL'UOMO. Dio si identifica con il fine ultimo del nostro essere. Egli ci ha creati, ed è per lui che viviamo. Di conseguenza, quanto meglio lo conosciamo, tanto meglio saremo in grado di servirlo

1. L'imitazione di Dio scaturirà dalla sua conoscenza. Quanto più lo conosciamo, tanto più dobbiamo amarlo, e l'ammirazione porterà alla somiglianza nello spirito e nella vita. "Lo amiamo, perché lui ci ha amato per primo".

2. La conoscenza dipende dall'obbedienza e conduce all'obbedienza. Giovanni 7:17 La conoscenza di Dio illumina l'universo e la vita e dirige l'anima e il corpo nei canali della salute, della felicità e dell'utilità

3. È connesso e culmina nella comunione divina. In questo modo il carattere e la presenza di Dio sono messi in stretto contatto con lo spirito dell'uomo, il suo carattere è plasmato nell'immagine del divino originale, e le gioie della comunione si approfondiscono e si allargano nella beatitudine del cielo. "Questa è la vita eterna, [proprio ora] conoscere te, l'unico vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo". -M

23 Vers. 23, 24.Questi due versetti erano a malapena composti per la loro posizione attuale, anche se si può, naturalmente, pensare un collegamento per loro. Forse un confronto tra Abacuc 3:17,18 può aiutarci. Lì il profeta attende con ansia una completa desolazione derivante dall'invasione caldea, eppure dichiara di poter persino esultare nel suo Dio. Cantici qui. Tutti i soggetti che si vantano si sono dimostrati inaffidabili; ma ne rimane uno: non la sapienza, non il valore, non le ricchezze, ma la conoscenza del Dio rivelato

Vers. 23, 24.- Falsa vanteria e vera fiducia

MI VANTO FALSO

1. Siamo inclini a sopravvalutare i nostri beni. L'uomo saggio pensa che la saggezza sia l'unica fonte di sicurezza, l'uomo forte la forza, il ricco ricchezza. Che la maggior parte è ciò che si trova più vicino a noi

2. Il molto buono che c'è in una cosa può ingannarci tentandoci a sopravvalutarla. La saggezza, la forza e la ricchezza sono tutte buone a modo loro. La fiducia in loro è molto diversa dalla fiducia nella frode e nella violenza. Non considerandoli nemici, corriamo il rischio di confidarci in loro come salvatori invece di impiegarli semplicemente come servi

3. Il numero delle risorse terrene ci porta a supporre che la sicurezza debba essere trovata almeno in alcune di esse; perché quando una fallisce possiamo ripiegare su un'altra. Ma se i migliori non proteggono nell'estremo pericolo, basteranno aiuti inferiori? La sapienza è più grande della forza e la forza della ricchezza. Se la saggezza viene meno, cosa può fare il resto per noi?

4. La varietà dei vantaggi contenuti nelle risorse terrene ci inganna sul loro valore. La saggezza promette di superare in astuzia il nemico o di escogitare un modo per sfuggire alla rovina. Eppure la saggezza degli ebrei più saggi fu sconfitta da coloro che venivano dal paese dei "saggi", e come può servire contro la sapienza suprema? La forza come prestanza fisica e potere nazionale può essere imponente e tuttavia non onnipotente. Sansone era debole sotto l'astuzia di una donna. Golia cadde davanti alla fionda del giovane Davide. Le ricchezze possono comprare molto. Non riuscirono a impedire l'invasione caldea. Non possono comprare la malattia, la delusione, la morte, la punizione del peccato. Nabucodonosor non trovò nel possesso del mondo alcuna sicurezza contro l'afflizione più umiliante. Daniele 4:28-33 Il ricco stolto fu deriso dalla sua stessa prudenza. Luca 12:16-21

II VERA FIDUCIA

1. Questo va ricercato nella conoscenza di Dio. La saggezza, la migliore delle risorse terrene, non è sufficiente per proteggerla, ma è il tipo di una saggezza superiore, in cui sta il segreto della sicurezza. Questa è una saggezza che non si occupa di espedienti meschini, di intrighi sottili, di astuzia e di intelligenza, ma della più alta conoscenza, che porta frutto nella "paura di". Salmi 111:10 Dobbiamo conoscere Dio per confidare in lui

2. La conoscenza di Dio ci rivelerà i motivi speciali per confidare in lui, cioè

(1) amorevole benignità, disponendolo ad aiutare i bisognosi;

(2) giustizia, rendendo evidente che si occuperà degli affari umani come il Re che governa tutto in ordine; e

(3) la giustizia, mostrando che nel modo più ampio manterrà il diritto. Quindi sarà evidente che Dio può e ci aiuterà solo in conformità con questi principi del suo carattere; e noi dobbiamo conoscerli, non solo per imparare in tal modo a confidare in lui, ma anche per entrare in quello spirito che ci giustificherà nell'attendere la sua misericordia, cioè la riconciliazione con il suo amore, la sottomissione al suo governo e l'obbedienza alla sua giusta volontà

Vers. 23-26. - "Di cui gloriarsi".

Introduzione. Non si possono comprendere queste profezie senza una conoscenza della storia dei tempi. Questo vale per tutte le profezie, e specialmente per queste. Perciò daremo un'occhiata a tale storia man mano che procediamo. Nota-

IO LA GLORIA CHE È CONDANNATA

1. Quella del saggio nella sua sapienza. Gli statisti dei giorni di Geremia si erano così gloriati. Si erano vantati della loro sagacia politica. Per molti anni avevano stretto alleanze, ora con una potenza e ora con un'altra. E sembrava che se la fossero cavata bene, perché, per quasi un intero secolo, Giuda, sebbene fosse una potenza così debole e un premio così prezioso, era stato lasciato inattaccato. Perciò non c'è da meravigliarsi che i magi si gloriassero della loro saggezza. Ma ora i problemi politici stavano ricominciando. L'Egitto era diventato una grande potenza e stava combattendo contro l'Assiria. In questa guerra il re Giosia si schierò con l'Assiria e fu ucciso nella battaglia di Meghiddo. Così si trovarono senza il loro re e costretti ad allearsi con l'Egitto e a condividere le sue fortune, che agli occhi del profeta erano il contrario di quelle luminose. Grandi afflizioni si avvicinavano, ed è in vista di esse che Geremia dice: "Non lasci l'uomo saggio", ecc

2. I forti nella loro forza. L'esercito di Giuda era numeroso, la loro fortezza di Gerusalemme era quasi inespugnabile, ma Geremia vide che tutto questo non sarebbe servito. Il loro totale rovesciamento si stava rapidamente affrettando. La grande potenza babilonese che aveva assorbito l'Assiro avrebbe dovuto realizzare questo. Da qui la parola: "Non lasciare che l'uomo forte", ecc

3. I ricchi nelle loro ricchezze. La lunga persistenza della pace aveva permesso alla nazione di accumulare vaste ricchezze. Ma questo li rendeva ancora più oggetto del desiderio per i loro invasori in avvicinamento. La loro ricchezza era la loro piccola

4. I figli di Abramo nel patto, di cui la circoncisione era il segno (Vers. 25, 26). Dal tempo della riforma di Ezechia fino al tempo in cui Geremia scrisse, Giuda e Gerusalemme avevano professato l'antica fede. Il servizio del tempio era andato avanti, i sacrifici offerti, ecc. C'era stato un breve e triste intervallo durante il regno di Manasse. Ma per quanto riguarda la professione, erano stati adoratori di Dio. E negli ultimi anni la riforma di Giosia aveva portato a una professione ancora più rumorosa. E in questa professione sappiamo che si fidavano molto implicitamente (cfr Geremia 7. Ma non li aveva preservati dal dispiacere divino nei giorni passati, né nel presente, né lo avrebbe fatto nei giorni a venire. Perché al di sotto di tutta questa professione la condizione morale e spirituale della nazione era la più malvagia. Anche ai tempi di Ezechia Isaia aveva detto al popolo che, nonostante tutta la loro professione, "colui che aveva la testa di roccia", ecc. (cfr Isaia 1. E che fosse così lo dimostrava la prontezza con cui seguivano Manasse nelle sue idolatrie e si univano alla persecuzione dei fedeli servi di Dio. E quando Manasse si pentì, e ci fu di nuovo una professione esteriore, le cose non andarono meglio. Ma la mostruosa condotta di Amon, che "peccava sempre più", fece desiderare al popolo le vecchie vie. Perciò, quando Giosia salì al trono, erano preparati per le sue riforme. Ma ancora una volta si trattò solo di un cambiamento di costume, non di carattere; verso l'esterno, ma non verso l'interno. Geremia cercò di aiutare a portare avanti una vera riforma, perché era davvero necessaria (vedi la sua descrizione della condizione morale del popolo, Versetti 2-8 in questo capitolo). Fu per questo che disse loro che la loro circoncisione non era migliore dell'incirconcisione. Applica tutto questo alle nostre soluzioni:

(1) Come nazione. Abbiamo tutti questi vantaggi sopra menzionati: saggi statisti, grande forza, vasta ricchezza, professione religiosa universale; ma tutto questo, a parte il valore morale e spirituale, non servirà a nulla. È la "giustizia", e solo quella, che "esalta una nazione".

(2) Come individui. Non dobbiamo disprezzare nessuna di queste cose. Sono i buoni doni di Dio; ma non ci salveranno. Forse non ci gloriamo di essi come di una sicura salvaguardia

DI CUI POSSIAMO E DOBBIAMO GLORIARCI. (Cfr. versetto 24) Ciò significa che dovrebbero essere:

1. Apprensione intellettuale della verità riguardo a Dio. Viene mostrato il suo personaggio:

(1) Nell' esercizio dell'amorevole benignità. È bene avere gli occhi aperti alle molte e varie prove di ciò: nella creazione, nella provvidenza, nella redenzione, nella grazia. Ed è bene essere in grado di rintracciare queste prove e di mostrare che Dio è buono

(2) Nell'esercizio del suo giudizio. Egli ha dato prove anche di questo, e questa non è che una teologia parziale e quindi molto fuorviante che esclude di vista gli aspetti più severi del Padre divino. Come in Cristo vediamo soprattutto come Dio esercita amorevole benignità, così anche in lui possiamo vedere i sicuri avvertimenti del suo giudizio. "Se fanno queste cose su un albero verde, che cosa si farà sull'asciutto?" "Se i giusti sono a malapena salvati, dove", ecc.?

(3) Nell'esercizio della giustizia. Come sono piene anche le prove di questo! Com'è manifesto in Cristo, nei suoi insegnamenti, nella vita, nella morte, nell'opera del suo Spirito ora, ecc.! Ora, è molto desiderabile capire tutto questo, perché la mente afferri queste verità sicure. Troppa della religiosità del giorno è debole, flaccida, instabile, perché manca la conoscenza e l'intelligenza nella verità. Siamo inclini ad accontentarci di una religione emotiva, del gioco dei sentimenti e dell'uscita degli affetti. Ma perché tutto questo sia attendibile, dobbiamo capire oltre che sentire

2. In quanto egli "conosce" oltre che comprende. Questo è più che capire. Poiché "conoscere" significa continuamente, nel linguaggio biblico, approvare, essere in simpatia, dilettarsi, ecc. (cfr. " Non conoscerò una persona malvagia; Il Signore conosce la via dei giusti; Questa è la vita eterna, conoscere te l'unico" ecc.). E così qui conoscere Dio significa avere simpatia morale, esperienza personale, approvazione interiore e gioia riguardo a Dio. Colui che così comprende e conosce Dio ha "di che gloriarsi". Il profeta desiderava che il suo popolo avesse questa gloria, perché questo lo avrebbe salvato, mentre tutte le altre cose di cui si gloriavano lo lasciavano perire. Appello a tutti coloro che professano la religione e istruiscono gli altri: Potete voi gloriarvi così? Capisci? Meglio ancora, Conoscete Dio nella sua amorevole benignità, giudizio, giustizia? - C

OMULIE di J. Waite Versetti 23, 24.- Il bene principale

Il popolo aveva poche ragioni per gloriarsi della sua saggezza, del suo potere o della sua ricchezza. Queste risorse naturali avevano completamente fallito come salvaguardia contro il vendicatore e il distruttore. Il profeta li indirizza verso un terreno di fiducia infinitamente più sicuro, una causa più alta di gioia. Queste parole sono un appello alla fede che colpisce a maggior ragione per le disperate circostanze del tempo. Nonostante tutta la desolazione del paese, la rovina e la rovina di tutto il loro orgoglio come nazione, mantengano salda la loro fede nel Dio vivente, e specialmente in quegli attributi del suo essere e nei principi del suo governo - amorevole benignità, giudizio, rettitudine - che tali circostanze tendono a oscurare e sembrano persino confutare. Ora fissiamo la nostra mente semplicemente su questo pensiero: la conoscenza di Dio e la comunione personale con lui sono incommensurabilmente più degne della nostra ricerca e della nostra gioia di tutte quelle doti che all'occhio carnale sono così piene di fascino. C'è una tendenza naturale negli uomini a rallegrarsi indebitamente del bene che ottengono dalla nascita, dall'educazione o dal favore della provvidenza, dimenticando che il bene principale è qualcosa di tipo diverso, qualcosa che deve venire loro in modo diverso. Nulla di ciò che tende ad arricchire, adornare e rallegrare la nostra vita in questo mondo è da disprezzare; ma se misuriamo le cose con un vero metro di misura, e le stimiamo secondo il loro valore reale e relativo, metteremo tutto il resto che gli uomini chiamano buono o grande al di sotto di ciò che ci collega direttamente con Dio, con il cielo e con l'immortalità. Si noti riguardo a questo bene superiore...

IO , È PIÙ VERAMENTE NOSTRO DI QUANTO QUALSIASI ALTRA COSA POSSA MAI ESSERE. Questo si vede se consideriamo:

1. Il modo in cui diventa nostro. Le acquisizioni e gli ornamenti superficiali della vita - ricchezza, posizione sociale, circostanze favorevoli, ecc. - non possono essere chiamati "nostri" nel senso in cui ciò che è un elemento inerente alla nostra individualità è nostro. E anche per quanto riguarda le qualità personali, ci sono differenze importanti. Quali che siano i doni naturali che ci appartengono, la nostra volontà non ha nulla a che fare con il nostro possesso di essi. Il loro sviluppo può dipendere da esso, ma nella loro origine non lo sono. Mentre gli affetti che ci legano a Dio raccontano come le profondità più profonde del nostro essere siano state risvegliate alla loro nascita dentro di noi. Nulla è così veramente nostro come ciò che è diventato nostro

2. L'assoluta soddisfazione che porta. Tutte le "sorgenti del nostro essere" sono in Dio. Egli è la vera Casa e il centro beato di riposo per ogni spirito umano. "L'uomo buono si sazia di se stesso", Proverbi 14:14 non a causa di qualcosa nelle risorse del suo essere finito, ma perché ha imparato, con la totale rinuncia a ogni fiducia in questi, a trovare il suo vero "io" in Dio

3. La sua perpetuità. Potremmo presto essere privati di tutte le altre doti; questo non potremo mai perderlo. Non c'è possesso di cui un uomo possa gioire in questo mondo che non sia precario e incerto. E sebbene il senso di ciò non debba frenare il nostro libero uso e il nostro cordiale godimento di esso, getterà sempre una leggera ombra sul sole della nostra delizia. Ma qui non c'è ombra, nessun senso di insicurezza, nessuna paura della delusione. Abbiate la vostra anima in comunione cosciente con Dio, e potrete riposare nel pensiero che "nulla potrà mai separarvi dal suo amore". Romani 8:38,39 "Questa è la vita eterna", ecc. Giovanni 17:3 "L'acqua che io gli darò sarà in lui", ecc. Giovanni 4:14

II A DIFFERENZA DI ALTRE FORME DI BENE, È INCAPACE DI ABUSO. Quale dono naturale c'è perché gli uomini non si volgano, e non si siano effettivamente convertiti, a uno scopo contrario a quello per cui è stato dato? Il falso uso nasce non tanto da una qualità o da una tendenza della cosa in sé, quanto dall'innata perversità della nostra natura umana. E non c'è nulla nella cosa stessa, o nel fatto che la possediamo, che agisca necessariamente come cura per quella perversione. La capacità intellettuale, i generi, la cultura letteraria, il rango, la ricchezza, ecc., quante volte questi sono stati alleati con la corruzione morale, e hanno dato ai loro possessori la capacità di infliggere danni incalcolabili alla razza umana? Le grazie del carattere santo che scaturiscono dalla comunione con Dio non possono, nella natura delle cose, essere abusate in questo modo. Non si può concepire che siano prostituite a fini malvagi. Essi portano in sé il pegno del loro uso e della loro emanazione divina

III CI PERMETTE, COME NIENT'ALTRO PUÒ FARE, DI APPREZZARE TUTTO CIÒ CHE È VERO E BUONO IN QUESTO MONDO ATTUALE. Devi conoscere Dio prima di poter comprendere correttamente e realizzare il più alto profitto del mondo in cui ti ha posto. Ci sono due errori popolari in questa direzione: uno è l'errore di supporre che l'apprensione della verità della natura dipenda esclusivamente dalla capacità mentale e dall'indagine scientifica. L'incapacità di alcuni dei più illustri pensatori di ogni epoca di scoprire il Divino nella natura non dimostra forse che si tratta più di simpatia spirituale che di potere intellettuale? L'altro errore è quello di supporre che il potere di procurare il bene di questa vita sia la stessa cosa del potere di goderne. Eppure quanti figli viziati della ricchezza e della moda ci sono che portano sul volto i segni della stanchezza e del malcontento! Le loro anime sono inaridite dall'eccessiva indulgenza fisica e dalla cultura artificiale. Hanno perso la capacità di godere puro e semplice, e la meraviglia e la gioia infantile sono cose per loro sconosciute. Che il tuo spirito sia in comunione con Dio, che il tuo "cuore sia deciso a santificare tutto ciò che troverai", e i più profondi tesori della verità e le più dolci soddisfazioni della vita siano alla tua portata. Dio ha fatto della purezza di cuore la condizione, non solo per conoscere se stesso, ma per conoscere il meglio delle sue dorate. Essa crea e verifica... "L'allegra fede che tutto ciò che contempliamo è pieno di benedizione"."La pietà con contentezza è un grande guadagno". 1Timoteo 6:6 -- "Beati i mansueti", ecc. Matteo 5:5 "Tutte le cose sono vostre", ecc. 1Corinzi 3:21-23

IV CI DÀ IL POTERE DI CONFERIRE IL MASSIMO BENEFICIO AI NOSTRI SIMILI. A volte siamo disposti a invidiare i talenti, la gamma di influenza, i mezzi di utilità che gli altri possiedono. Ci sembra una cosa grandiosa essere in certe posizioni di comando, e avere risorse che possono essere usate a nostro piacimento per il raggiungimento di certi fini desiderati. Ricordate, però, che ciò che da solo può dare valore a queste cose sono proprio quelle qualità personali, morali, che sono alla portata di tutti. L'influenza del carattere divino è più profonda, più radicale, più produttiva di frutti duraturi di beatitudine rispetto a qualsiasi altro tipo di influenza. Chi non si rallegrerebbe del potere di conferire questo sommo bene al mondo?

Vers. 23, 24.- Esultanza del cuore e della vita secondo la volontà di Dio

L 'UOMO CI VIENE PRESENTATO QUI COME IN UNO STATO DI EMOZIONE MOLTO VIVA. Si dice che si glorifichi di lui; e la parola ebraica usata è tale da suggerire l'idea di un uomo, non solo intensamente compiaciuto nel proprio petto, ma il cui piacere, come il calore che esplode in una fiamma, trova sfogo nelle parole e nei canti di esultanza. La gloria e l'esultanza provate dalla mente interiore possono apparire in molti modi: nel volto, nei gesti, nel discorso; Ma il profeta indica qui il tipo più alto di espressione, quello dell'espressione poetica e musicale. Il genio interviene per rendere permanenti certe esperienze di esultanza, la cui testimonianza altrimenti scomparirebbe rapidamente. Ci viene così posto davanti un certo stato d'animo e una certa espressione di esso. E si noti che questo stato d'animo non è condannato in se stesso; anzi, è piuttosto invitato e incoraggiato. È condannata solo quando è prodotta da una considerazione errata degli oggetti che la eccitano, e c'è una chiara direzione su come produrla nel modo giusto. Vediamo quindi come Dio vuole che l'uomo sia elevato a una grande attività emotiva. È una cosa malvagia reprimere e affamare i sentimenti. Ci sono alcuni che agiscono come se l'espressione dell'emozione fosse una cosa di cui vergognarsi; Sembra che pensino di fare un buon lavoro nel cercare di uccidere tutto, come se vivessero dentro di loro. Ora, è perfettamente certo che Dio incoraggerà tutto ciò che dà alle emozioni una grande parte da svolgere nella vita umana, e in particolare le emozioni gioiose. Notate, poiché è una cosa interessante notare, come sia Geremia, il profeta piangente come è chiamato, che qui indica ai suoi fratelli che sbagliano la via per la migliore specie di esultanza. La verità è che Geremia era un credente gioioso e un profeta piangente. Pianse su Gerusalemme, come fece il Più grande che venne molto tempo dopo; ma è chiaro che deve anche aver avuto profonde gioie nella sua anima, proprio come le aveva Gesù. Dio vuole che coltiviamo il cuore che canta ed esultante; per questo tutti noi possiamo averlo, anche quando ci manca il labbro che canta. Dobbiamo avere molto dolore e pietà, un continuo dolore del cuore, a causa dei peccati del mondo, ma ciò depone a una grande mancanza e a una grande perdita se non abbiamo molta gioia a causa della salvezza di Dio. L'esultanza che deriva da un uso egoistico del mondo e da un successo egoistico deve essere messa da parte, ma solo perché un altro tipo di esultanza più pura possa prendere il suo posto

II L'AVVERTIMENTO PERCHÉ QUESTA ESULTANZA, CON LA CONSEGUENTE ESPRESSIONE DI ESSA, NON SI PRODUCA IN MODO ERRATO. Si parla di tre classi: i saggi, i forti, i ricchi. Saggio e forte per le doti naturali; arricchiti dall'acquisizione di beni visibili e tangibili. E gli uomini saggi, forti e ricchi possono rallegrarsi e vantarsi e cantare quando, forse, i loro sentimenti dovrebbero piuttosto tendere all'altro estremo, del lutto e dell'umiliazione. Una parola sull'avvertimento a ciascuna di queste classi

1. Il saggio. L'esistenza dell'uomo saggio è riconosciuta. Un uomo saggio non deve necessariamente essere sempre contrapposto allo stolto. Egli ha diritto al nome di saggio se le sue facoltà pratiche della mente si elevano al di sopra del livello comune. Quando una persona del genere si è mostrata lungimirante e prudente, paziente nell'aspettare quando l'azione sarebbe stata dannosa, ma pronta a decidere quando la decisione è necessaria, quando, in breve, si è guadagnato una reputazione generale di saggezza, allora è solo finta modestia per lui fingere che i suoi doni non siano superiori a quelli degli uomini comuni. La saggezza è la forza della mente, e l'uomo che la possiede non può esserne inconsapevole, non più di quanto l'uomo forte nel corpo possa essere incosciente della sua forza. Ma questa saggezza, anche se deve essere usata, disciplinata, sfruttata al meglio, non è una cosa di cui gloriarsi. Più lo si guarda, più se ne vedono i limiti. Scopri quanto facilmente può essere usato in modo improprio. Di Burke si diceva che aveva rinunciato a fare festa ciò che era destinato all'umanità, anche se avrebbe strenuamente sostenuto che, attraverso il partito, aveva ottenuto i suoi migliori mezzi per servire l'umanità. Ma tra molti è fin troppo vero che le loro grandi facoltà intellettuali, destinate al bene degli uomini e alla gloria di Dio, sono state deliberatamente abbandonate a ciò che fa male agli uomini. La sapienza, in quanto sapienza, non è da gloriare. Deve essere uno strumento in una mano superiore prima di poter produrre un risultato tale da riempire la mente contemplante di esultanza e lode

2. I forti. Quanto ammirano gli uomini la forza, la forza del corpo o la forza di mantenere e portare a termine uno scopo stabilito! I giovani che combattevano nei giochi greci si gloriavano della loro forza, e così facevano i loro parenti e tutto il popolo che era orgoglioso della terra che li produceva. Eppure una gloria di questo tipo non avrebbe avuto riflessione. Certamente non poteva resistere in una mente rinnovata al pensiero che il premio della vittoria fosse stato ottenuto dalla sconfitta e dall'umiliazione di un uomo fratello. Gloriarsi della forza significa guardare indietro alle vittorie della violenza bruta, vittorie di cui Golia era solito rallegrarsi. Gloriarsi della forza significa sedersi al banchetto con il conquistatore macchiato di sangue e cantare delle sue imprese in mezzo al rossore e all'insolenza del vino. E significa anche incoraggiare e formare speranze e propositi simili per il futuro. Tali sentimenti di gloria per la sola forza che la bestia da preda può avere mentre va su e giù per la foresta, ma non sono i sentimenti di un uomo che considera la possibile gamma dei suoi pensieri e delle sue aspirazioni. Un uomo forte deve impiegare utilmente la sua forza, ricordando che è stata data affinché, con una mente devota e obbediente in un corpo forte, potesse servire Dio nel suo tempo e nella sua generazione

3. I ricchi. I ricchi si gloriano della loro ricchezza, e non senza plausibilità. Scoprono che si colloca in modo eccellente al posto della saggezza e della forza. Possono comprare la saggezza e la forza degli altri; e quanto più liberamente spendono, tanto più, in certi modi, ottengono. Colui che professa di disprezzare la ricchezza non ottiene mai il merito della sincerità; Eppure è perfettamente certo che coloro che professano di gloriarsi di questa stessa ricchezza si preparano, in un modo o nell'altro, una terribile umiliazione. Lasciate che perdano le loro ricchezze, e si sveglieranno alla scoperta che hanno perso anche loro le loro attrattive. C'è più da dire per gloriarsi della propria saggezza e forza che dei propri possedimenti esterni; perché la saggezza e la forza, quali che siano i loro difetti, sono in realtà una parte dell'uomo, mentre i beni esterni sono poco meglio di un incidente

L 'UOMO È DIRETTO A UNA CAUSA DI ESULTANZA CHE, CON LA MASSIMA FIDUCIA, PUÒ PERMETTERE DI OPERARE LIBERAMENTE NELLA SUA MENTE. C'è un canto che l'uomo deve cantare degno dei suoi poteri più alti, un canto in cui può gloriarsi rispetto a se stesso, perché è diventato un po' di ciò che dovrebbe essere. Non ci è permesso cantare esultanti e orgogliosi dei nostri poteri naturali, anche se fossero i poteri di un Platone, di uno Shakespeare o di un Newton; ma c'è un posto sicuro per noi per esultare legalmente in ciò che siamo diventati. Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande del più grande corno di donne. Possiamo sempre magnificare l'umanità quando vediamo uno di noi giungere a una vera conoscenza di Dio. La peculiare possibilità di gloria per l'uomo è che egli è in grado di conoscere il suo Creatore

Capire e conoscere. Sicuramente queste parole significano molto; difficilmente si può dare loro troppo significato e incoraggiamento. Per mezzo di Isaia, Geova disse: "Il bue conosce il suo padrone, e l' asino la greppia del suo padrone, ma Israele non sa, il mio popolo non ci tiene conto". Eppure, se Israele solo considererà e si convertirà, sarà capace di conoscere Dio come nessun bruto, per quanto docile, attento e fedele possa mai arrivare a conoscere il suo padrone. Il bruto dà al suo padrone il riconoscimento di un bruto; fa il massimo che le sue facoltà gli permettono di fare; ma venendo all'uomo arriviamo a uno che può essere così alterato da conoscere Dio proprio come un bambino conosce suo padre. La vera gloria del peggiore degli uomini è che può essere rigenerato. La gloria del migliore degli uomini è che è stata rigenerata. Il grande fine a cui tendere è che ogni uomo esulti per essere stato reso partecipe della natura divina. Più pensa al suo Salvatore, più si glorierà di questo: che, nonostante tutta la sua ignoranza e cecità spirituale, ha avuto in lui il potere di essere così rinnovato ed elevato; che è diventato uno della moltitudine straordinariamente grande che deve la benedizione eterna all'opera di Cristo. Parlare della possibilità di una gloria che deriva dalla conoscenza di Dio era una grande questione in relazione a questi figli d'Israele. Erano caduti nei più spaventosi errori riguardo al carattere e alla disposizione della divinità. Erano venuti ad avere molti dèi, dèi che erano i patroni della crudeltà, della rapacità, della tirannia, dell'ingiustizia, della lussuria e della cupidigia. Dovettero praticare, per questione religiosa, cose opposte a quelle medesime cose in cui Geova qui si presenta come dilettante. Ciò che si richiedeva da loro, perciò, era di ascoltare umilmente e attentamente quelle esposizioni profetiche che indicavano la luce, la verità, la redenzione e un nuovo canto che doveva essere messo loro in bocca da Geova stesso. E un modo simile è quello di essere il nostro, se vogliamo essere sicuri di gloriarci, nel Signore. La via di Dio in questa materia è per la verità come lo è in Gesù, e in quella via lo Spirito di Dio deve condurci, e mantenerci in essa fino alla fine, in mezzo a tutte le difficoltà che sorgono dall'orgoglio naturale dei cuori umani.

24 La conoscenza di Dio si riferisce a tre attributi principali, la cui combinazione è molto istruttiva. Primo, l'amorevole gentilezza. Questo non deve essere inteso in senso vago e generale dell'amore di Dio per tutta l'umanità; il termine ha una connotazione speciale per quanto riguarda il popolo israelita. Dio mostra amorevole benignità a quelli con i quali è in patto; da qui la combinazione "amorevole benignità e fedeltà", Salmi 85:10 -- , versione corretta e come qui, comp. Salmi 5:7,8; 36:5,6 "misericordia e giustizia". Israele è debole ed errante, e ha bisogno di misericordia di ogni sorta, che Geova, nella sua "amorevole benignità", concede. Poi, il giudizio o la giustizia. Geova è un Re, aiuta i poveri e i deboli al loro diritto e punisce chi ha sbagliato. Geremia 21:12 Poi, la giustizia, un termine simile ma più ampio. Questa è la qualità che porta il suo soggetto ad aderire ad una regola di condotta fissa. Il governo di Dio è il suo patto; quindi la "giustizia" si manifesta in tutti gli atti che tendono alla piena realizzazione del patto con Israele, incluso il "piano di salvezza". Non deve in alcun modo limitarsi a esigere pene e a conferire ricompense

25 Vers. 25, 26.- Un'ulteriore applicazione della dottrina secondo cui nessun privilegio esteriore, se dissociato dalla vitalità morale interiore, sarà utile

Tutti coloro che sono circoncisi con gli incirconcisi, anzi, tutti i circoncisi in incirconcisione, o, come dice Ewald, "tutti gli incirconcisi-circoncisi". Ma cosa significa questa espressione enigmatica? Hitzig, Graf e, a quanto pare, il dottor Payne Smith, pensano che abbia un duplice significato: che, applicato agli ebrei, significa circoncisi nella carne, ma non nel cuore, e, applicato ai pagani, semplicemente incirconcisi (una metà della frase neutralizza l'altra, come "un coltello senza lama", "angeli con corna e zoccoli, " ecc.). Quest'ultimo significato, tuttavia, è sicuramente molto improbabile, e diventerebbe necessario solo se fosse dimostrato che la circoncisione non era praticata da nessuna delle nazioni menzionate tranne gli ebrei. Non è così. Non c'è dubbio che gli Egiziani siano stati circoncisi in tempi molto antichi (vedi il disegno di un bassorilievo nel Tempio di Chunsu a Karnak, dato dal Dr. Ebers nel suo 'Egypten und die Bucher Meets'). L'affermazione che solo i sacerdoti subirono l'operazione non ha prove più antiche di quella di Origene (ed. Lommatzsch, 4:138), "al cui tempo è del tutto possibile che gli egiziani, come gli ebrei successivi, cercassero di eludere una peculiarità che li esponeva al ridicolo e al disprezzo". Per quanto riguarda gli Ammoniti e i Moabiti, purtroppo non abbiamo alcuna informazione. Per quanto riguarda gli edomiti, è vero che, secondo Giuseppe Flavio ('Antiq., 13:9, 1), furono costretti ad accettare la circoncisione da Giovanni Ircano. Ma è ancora del tutto possibile che, in un periodo precedente, il rito fosse praticato, proprio come lo era tra gli antichi arabi, le cui prove sono fuori discussione (vedi l'articolo dello scrittore, "Circoncisione", in Enciclopedia Britannica, 9a ed.). (Sull'affermazione che "tutte queste nazioni sono incirconcise", vedi sotto).

Vers. 25, 26.- Giustizia imparziale

I PRIVILEGI SPECIALI NON SI INTENSIFICANO CON L'ESERCIZIO IMPARZIALE DELLA GIUSTIZIA DIVINA. Giuda è particolarmente privilegiato e apprezza la circoncisione come un sigillo del particolare favore del Cielo. Genesi 17:9-14 Eppure Giuda deve prendere il suo posto nel catalogo indiscriminato delle nazioni corrotte. Se nell'esercizio della giustizia da parte di Dio si notano dei privilegi, questo non può che essere un aggravamento della colpa. I cittadini delle nazioni privilegiate, gli eredi del rango e della ricchezza, le persone le cui vite sono state particolarmente fortunate e non visitate con la solita quantità di problemi, si trovano tutti in questa posizione. La loro attuale felice condizione non è una garanzia di favore nel giorno del giudizio divino, ma, al contrario, una ragione per considerare l'ingratitudine del peccato come, nel loro caso, la più colpevole

II L'OSSERVANZA DELLE ORDINANZE ESTERNE NON HA ALCUNA INFLUENZA SULL'ESERCIZIO IMPARZIALE DELLA GIUSTIZIA DIVINA. La loro utilità è unicamente per quanto riguarda il loro effetto sugli uomini. Esse sono utili solo nella misura in cui assistono gli atti spirituali corrispondenti, che sono tutto ciò di cui Dio prende nota. Colossesi 2:11 I circoncisi nel corpo che non sono circoncisi nel cuore soffriranno come se non fossero mai stati circoncisi. L'ordinanza senza la spiritualità è un'offesa piuttosto che una cosa piacevole. Mostra conoscenza; è una presa in giro per Dio. Deve essere così,

(1) perché Dio è spirito, e può essere servito solo spiritualmente; e

(2) Perché la giustizia suprema riguarda i pensieri, i motivi, le azioni dell'anima, piuttosto che le azioni ambigue della vita esteriore

III NON SARANNO FATTE ECCEZIONI ALL'ESERCIZIO IMPARZIALE DELLA GIUSTIZIA DIVINA. Tutti i tipi di nazioni sono classificati insieme. Gli Egiziani colti e gli Arabi selvaggi, gli Ebrei scrupolosi e gli Ammoniti idolatri, tutti si presentano davanti alla stessa sbarra, tutti hanno lo stesso giusto processo e la stessa giusta sentenza

1. I pagani non sono esclusi dal giudizio di Dio;

(1) egli è l'Iddio di tutta la terra, sia di quelli che lo ignorano che di quelli che lo riconoscono;

(2) i pagani hanno una luce di natura e una coscienza con cui guidare la loro condotta;

(3) Il giudizio di Dio è ragionevole e può adattare le esigenze alle opportunità, in modo che i pagani abbiano un trattamento giusto come quelli che sono più privilegiati

2. Gli ebrei e coloro che si professano religiosi non sono esclusi. Molte persone fanno un'ipotesi del tutto ingiustificata che la loro rispettabilità, la loro posizione nella Chiesa, ecc., siano tali che la dura prova del giudizio non fa per loro. Nella sua visione del giudizio Cristo non fece tali eccezioni. Matteo 25:31-46

26 Tutto ciò che è negli angoli estremi; piuttosto, tutti quelli che sono tagliati agli angoli; cioè che hanno i capelli tagliati intorno alle orecchie e alle tempie. Erodoto ci dice, parlando degli arabi: "La loro pratica è quella di tagliare i capelli ad anello, lontano dalle tempie"; Geremia 3:8 e tra i rappresentanti di varie nazioni, le cui figure colorate sono date nella tomba di Ramses III, ne troviamo alcune con un posto quadrato rasato appena sopra le tempie. I peli sotto questo luogo rasato venivano lasciati crescere a lungo e poi intrecciati in un porro. È a tali usanze che Geremia allude qui e in Geremia 25:23; 49:32. La legge levitica li proibisce di farlo. Levitico 19:27 21:5 Poiché tutte queste nazioni sono incirconcise, anzi, tutte le nazioni, ecc. Un'altra espressione oscura. Significa (preso insieme alla seguente clausola): "I popoli gentili sono incirconcisi nella carne, e il popolo d'Israele lo è ugualmente nel cuore?" Ma questo non concorda con i fatti (vedi sopra, al versetto 25). È più sicuro, quindi, supporre che "incirconciso" equivalga a "circonciso nell'incirconcisione" versetto 25). La prossima frase darà quindi semplicemente l'esempio più cospicuo di questa obbedienza non spirituale a una mera forma

Illustratore biblico:

Geremia 9

1 CAPITOLO 9

Geremia 9:1-2

Oh se la mia testa fosse acqua. - Angoscia cristiana per la desolazione spirituale:

C'è una solenne bellezza nella devozione di Geremia per il benessere dei suoi compatrioti. Accecati com'erano dal peccato, non riuscivano ad apprezzare la sua ansietà, e quando la sua amorevole devozione prorompeva nelle più tenere parole di avvertimento, lo consideravano alla luce di un nemico invece che di un amico sincero. La profondità del suo sentimento, la tenerezza delle sue parole, ci ricordano fortemente un'altra scena che ebbe luogo più di cinquecento anni dopo questi eventi: "O Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti", ecc. Lo spettacolo più bello sulla terra è la devozione disinteressata agli interessi sociali, mentali, morali e spirituali dell'umanità. Mentre i meno riflessivi possono essere abbagliati dalle grandi conquiste militari degli eroi conquistatori, i più riflessivi sono piuttosto affascinati da quella devozione abnegata che, perdendo di vista gli applausi mondani e gli onori mondani, non ha pensato ad altro che all'opportunità di fare del bene. Come il figliol prodigo, nella sua ingratitudine, dissolutezza e peregrinazioni peccaminose, non frenò le pulsazioni del cuore di suo padre, ma piuttosto le intensificò e portò alla luce la ricchezza dell'amore di suo padre, così l'incredulità, l'idolatria e la vita peccaminosa del popolo ebraico servirono solo a rivelare la forza, la dolcezza e la ricchezza della natura del profeta. La storia della Chiesa cristiana è storia di uomini e donne che non si sono considerati cari la loro vita, ma che hanno elargito il loro più caloroso affetto e i loro sforzi più divini a coloro che sembravano i meno propensi a rispondere a tali manifestazioni di interesse e di amore. La storia delle ricadute ebraiche, dei voti solennemente presi e altrettanto prontamente infranti, ci ricorda in modo vivido le scene che sono trapelate di tanto in tanto nella dispensazione cristiana. Perché il progresso della Chiesa cristiana verso una più grande benevolenza, una più ampia carità, una morale più pura e una pietà più intelligente non è stato né rapido né uniforme. Stagioni di grande risveglio sono state seguite da periodi di marcato declino. In mezzo a un caldo torrido arriva un'ondata di freddo artico. Un denominazionalismo ristretto ha spesso gettato la sua ombra oscura sul sentiero della cattolicità cristiana. I credi, i catechismi, le formule, le confessioni di fede hanno spesso superato la sobrietà, la virtù, la benevolenza e tutte le altre grazie che adornano il carattere cristiano, mentre l'incredulità pratica, rivestita delle formule di un dogma accettato, è passata per il cristianesimo autentico senza nemmeno l'apparenza di una sfida. Come ogni periodo della storia ebraica è stato favorito da alcuni che erano sinceri e coraggiosi, le cui parole di istruzione, rimprovero e avvertimento sono state pronunciate al di sopra del frastuono delle moltitudini indaffarate, così ogni periodo della dispensazione cristiana è stato onorato da un certo Giovanni Battista, le cui parole sincere sono risuonate di valle in valle, di vetta in vetta, e di terra in terra, facendo eco al Vangelo del Signore benedetto, e chiamando gli uomini al sacrificio di sé, alla santità e alla purezza. Il nostro interesse per la razza umana dipenderà in gran parte dalla nostra fede nelle possibilità umane. Se vediamo nell'uomo semplicemente le possibilità di un animale, possibilità, a dire il vero, più grandi di quelle che appartengono a qualsiasi altra creatura terrestre, ma possibilità determinate da condizioni materiali, limitate a sessant'anni e dieci, possibilità che non hanno alcuna relazione con un mondo futuro, se vediamo nell'uomo nient'altro che la capacità di rintracciare nelle sabbie del tempo alcuni caratteri illeggibili, allora il nostro interesse per il suo benessere e la sua prosperità non può essere né profondo né duraturo. Ma se, d'altra parte, vediamo nell'uomo una creatura fatta a immagine divina, con il sentimento, con il pensiero, con la spiritualità, con la volizione, con la libertà, con proprietà immortali, creata per una sfera superiore e per un mondo migliore, capace di compagnia con gli angeli, capace di comunione con l'Autore onnipotente della sua esistenza, dotata del potere di amare e servire il potente Sovrano dell'universo, con capacità illimitate di crescita e di sviluppo, se vediamo in lui un essere intelligente, morale, responsabile e immortale, allora abbiamo un oggetto degno delle nostre più ampie simpatie, dei nostri affetti più calorosi e dei nostri sforzi più divini. (EsdraTinker, B. D.)

Filantropia genuina:

(I.) La filantropia genuina che si fonde con serietà

1.) Cuore intensamente sincero riguardo alla condizione temporale degli uomini. esercito caldeo tra loro, ecc. Piange come patriota

2.) Cuore intensamente sincero riguardo alla condizione morale degli uomini. Le loro carnalità, idolatrie e crimini influenzano il suo spirito pio più delle sofferenze fisiche e dei disastri politici. Pensa all'anima...

(1) In relazione alla sua capacità di soffrire e di essere felice

(2) In relazione alle influenze per il bene o per il male che è in grado di esercitare

(3) In relazione al suo potere di essere una delizia o un dolore per il cuore dell'Amore infinito

(II.) Autentica filantropia che sospira per l'isolamento

1.) Il sospiro di un'anima spiritualmente contrariata

2.) Il sospiro dell'amore deluso. Nulla è più triste per le anime generose della scoperta dell'indifferenza, dell'ingratitudine e del vizio crescente proprio negli uomini che cercano di benedire. Conclusione-

1.) La vicarietà di una filantropia autentica. Ispira al possessore lo spirito che lo spingerà a sacrificare il suo stesso essere per il bene degli altri

2.) L'abuso della filantropia genuina. Il peccato più grande dell'universo è il peccato contro l'amore

3.) L'imperfezione della filantropia genuina. Come il meglio di tutto ciò che è umano, l'amore non è perfetto qui. Scoraggiato, Geremia cercò di isolarsi. (Omilestico.)

I dispiaceri dell'Inghilterra:

A volte le lacrime sono cose vili; la progenie di uno spirito codardo. Alcuni uomini piangono quando devono aggrottare le sopracciglia, e molte donne piangono quando devono rassegnarsi alla volontà di Dio. Ma spesso le lacrime sono le cose più nobili del mondo. Le lacrime dei penitenti sono preziose: una coppa valeva il riscatto di un re. Chi ama molto, deve piangere molto; Molto amore e molto dolore devono andare insieme in questa valle di lacrime. Geremia non era debole nel suo pianto; La forza della sua mente e la forza del suo amore sono state le madri del suo dolore. Sembrerebbe che alcuni uomini siano stati mandati in questo mondo proprio allo scopo di essere i piangenti del mondo. Gli uomini hanno i loro dolori; devono avere i loro piangenti; Devono avere uomini di dolore che abbiano la loro vocazione di piangere sempre, non tanto per se stessi quanto per i guai degli altri

(I.) Per cominciare, quindi, con un vero omicidio e un vero spargimento di sangue

(II.) Ma ora ho una ragione più grande per il tuo dolore, una fonte di dolore più trascurata e ancora più terribile. "Oh, se la mia testa fosse acqua e i miei occhi una fontana di lacrime, per piangere giorno e notte", per l'uccisa morale della figlia del mio popolo. Il vecchio adagio è ancora vero: "Una metà del mondo non sa nulla di come vive l'altra metà". Oh, quanti dei nostri figli e figlie, dei nostri amici e parenti, sono uccisi dal peccato! Voi piangete sui campi di battaglia, versate lacrime sulle pianure di Balaklava; Ci sono campi di battaglia peggiori di quelli che ci sono e morti peggiori di quelle inflitte dalla spada. Ah, piangete per l'ebbrezza di questa terra! Quante migliaia della nostra razza annaspano dai nostri palazzi del gin verso la perdizione! Ma ci sono anche altri crimini. Ahimè, per quel crimine di dissolutezza! Quali scene ha visto la luna ogni notte! Sono questi gli unici demoni che stanno divorando il nostro popolo? Ah, volesse Dio che fosse così. Guardate, in tutto questo paese, come gli uomini cadono a causa di ogni peccato, mascherato com'è sotto forma di piacere. O membri delle chiese, potete ben accogliere il grido di Geremia quando ricordate le moltitudini di questi che avete in mezzo a voi, uomini che hanno un nome per vivere e sono morti, e altri, che sebbene professino di non essere cristiani, sono quasi persuasi ad obbedire al loro Signore e Maestro, ma sì, non sono partecipi della vita divina di Dio. Ma ora voglio, se posso, insistere un po' di più sulla nostra mente su questo patetico argomento. Nel giorno in cui Geremia pianse questo lamento con un grido estremamente forte e amaro, Gerusalemme era in tutta la sua allegria e allegria. Geremia era un uomo triste in mezzo a una moltitudine di festaioli; disse loro che Gerusalemme doveva essere distrutta, che il loro tempio sarebbe diventato un mucchio e che Nabucodonosor lo avrebbe deposto con la terra. Lo deridevano con disprezzo; Lo prendevano in giro. Ancora la viola e la danza si vedevano soltanto. E ora, oggi, ecco molti di voi che fate festa in questo ballo della vita; Voi siete qui allegri e contenti oggi, e vi meravigliate che io debba parlare di voi come di persone per le quali dovremmo piangere. "Piangete per me!" dite; "Sono in salute, sono in ricchezza, mi godo la vita; Perché piangere per me? Non ho bisogno del tuo pianto sentimentale!" Ah, ma noi piangiamo perché prevediamo il futuro. Oh, se oggi un forte arcangelo potesse aprire le porte dell'inferno e permettere per un solo secondo che la voce del lamento e del pianto giunga alle nostre orecchie: oh, come dovremmo rattristarci! Ricorda, ancora, o cristiano, che coloro per i quali ti chiediamo di piangere in questo giorno sono persone che hanno avuto grandi privilegi, e di conseguenza, se perdute, devono aspettarsi una punizione maggiore. (C. H. Spurgeon.)

Perché i giusti dovrebbero piangere per i malvagi:

(I.) Perché perdono infinite benedizioni

1.) Ci sono molte benedizioni attuali che gli uomini perdono a causa della ribellione contro Dio. C'è una "pace che sopravanza ogni intelligenza" e una "gioia" ineffabile e piena di gloria, che accompagna la fede nel Suo servizio e la devozione ad esso. L'assoggettare le proprie passioni dona serenità d'animo. Ma il godimento del favore di Dio e la luce del Suo volto sono la fonte delle più ricche benedizioni che i mortali possiedono sulla terra. Ma quale pace c'è per i malvagi?

2.) Ma le benedizioni eterne che perdono vanno oltre l'immaginazione

3.) E queste cose non sono forse materia di giusto lamento? Come dobbiamo avere pietà di colui che, quando c'è un riposo preparato e una cena imbandita per lui, in cielo, provoca Dio a giurare che "non entrerà", e nemmeno gusterà quella cena

(II.) A causa degli infiniti guai che comportano su se stessi

1.) Quanto sono indicibilmente terribili i tormenti che i malvagi sopporteranno all'inferno

2.) E possiamo vedere i peccatori che si affrettano a quel luogo di tormento e non piangere su di loro?

(III.) A causa della colpa aggravata sotto la quale periscono. Ogni offerta di salvezza aggrava la colpa di coloro che la rifiutano; e ogni aumento di colpa è seguito da un aumento di miseria. Dedurre-

1.) Quanto poca vera carità c'è nel mondo. La carità all'anima è l'anima della carità

2.) Quanto dovrebbero essere seri gli uomini nel cercare la salvezza della propria anima. (Predicatore evangelico.)

Dolore per i peccatori:

C'è un aneddoto raccontato di un incauto trasgressore del sabato che una domenica sera inciampò nella cappella del signor Sherman mentre era impegnato in preghiera. Si fermò nella navata e, vedendo le lacrime che scendevano sulle guance del ministro e cadevano sul libro mentre implorava la conversione dei peccatori, si svegliò e disse a se stesso: "Quest'uomo è evidentemente serio; ci deve essere qualcosa nella condizione di peccatori che io non capisco". Egli rimase, fu istruito e convertito, e divenne un membro utile e costante della congregazione

Sollecitudine dolorosa per le anime degli altri:

Questa preoccupazione era incessante nell'apostolo. "Ho un dolore continuo nel mio cuore". Il dolore era incessante. Il suo interesse per i peccatori non era spasmodico; era diventato beatamente cronico. Ci sono alcuni di noi che ogni tanto hanno un passeggero scrupolo di coscienza e un conseguente slancio in materia, ma quanto dura? È una semplice emozione, un sentimento transitorio, uno spasmo che basta a malapena a stimolarci anche solo per un sabato. Oh, se ci fosse nel cuore del pastore, e nel cuore di tutto il suo popolo, una rottura, un desiderio che non può essere soddisfatto, per la salvezza di Londra, e di tutti coloro che non conoscono Gesù! Mi ritrovo a piangere, ma piango perché piango così poco. Confesso di essere addolorato questa mattina, ma temo che il mio dolore più grande sia quello di non soffrire come dovrei. Beh, questo è un inizio pieno di speranza. Arriviamo tutti almeno a questo, e raggiungeremo l'altro tra poco. (Thomas Spurgeon.)

2 CAPITOLO 9

Geremia 9:2

Oh, se avessi nel deserto un rifugio per i viandanti.-Due preghiere di Geremia (con CAPITOLO 14:8, 9) :-

In tutta la comunione dei profeti Geremia è di gran lunga il più riluttante e riluttante. Se la parola d'ordine di Isaia fosse stata "Eccomi, manda me", quella di Geremia avrebbe potuto essere: "Sarei in qualsiasi altro posto tranne che qui, lasciami andare". Fu da questo suo stato d'animo assecondo che sorse la preghiera che ho preso come primo dei miei testi: "Oh, se avessi nel deserto un rifugio di viandanti, per poter lasciare il mio popolo e andarmene da loro". Questa non è una preghiera per la solitudine. È un caravanserraglio o un albergo lungo la strada che Geremia desidera; e lì sarebbe stato molto meno solo che nella sua casa non condivisa a Gerusalemme. No, non è una preghiera per la solitudine, ma una preghiera da porre dove l'uomo possa godere di tutto l'interesse della vita senza averne alcuna responsabilità. Oh, non avere altro lavoro nella vita che guardare la strada dalla finestra del balcone, che sentire l'interesse e lo scintillio della vita, e adempiere al proprio dovere verso i propri simili, con una gentilezza e una cortesia che non sono mai messe a dura prova da una conoscenza prolungata! Ma le nostre preghiere spesso superano se stesse nell'espressione stessa; e anche il desiderio di Geremia portava in sé il proprio rifiuto. Guardate le parole: "Affinché io possa lasciare il mio popolo". Enfatizza gli ultimi due: "Il mio popolo". Sono la risposta alla preghiera di Geremia. Dio non lo aveva mandato sulla terra per essere separato dalla vita degli uomini come un uomo meditatore lo è dal fiume che scorre davanti ai suoi piedi; Dio lo aveva mandato non per guardare la vita da un balcone, ma per saltare giù per condividerla; Non vivere in una locanda dove un uomo non è nemmeno responsabile delle faccende domestiche, ma ha solo il suo modo di pagare. Dio aveva generato Geremia in una nazione. Lo aveva reso cittadino. Gli aveva dato la sorte di un patriota, con la coscienza e il cuore del patriota. Così rimase dov'era a Gerusalemme, e il mondo può aver perduto certi studi sulla vita umana nei grandi caravanserragli del Libano o nelle strade del deserto arabo, perché dovunque andasse Geremia non avrebbe tenuto il cervello e la penna inattivi. Possiamo anche aver perso un libro, qualcosa tra Giobbe e l'Ecclesiaste, ma abbiamo guadagnato il libro di Geremia, il libro del cittadino-profeta, e il quale, poiché era un cittadino-profeta, e non un caravanserraglio, era anche un cittadino-sacerdote, il primo uomo che entrò nel vero significato della sofferenza vicaria, e quindi si distingue chiaramente da tutte le ombre dell'Antico Testamento, un simbolo così chiaro del nostro Salvatore Gesù Cristo. Guardate ora gli elementi principali dell'esperienza di Geremia mentre si trovava così al suo posto di profeta e sacerdote a Gerusalemme. Ritengo che questi elementi siano principalmente tre

1.) Il primo era la realtà del peccato. Un profeta deve cominciare da lì, o farebbe meglio a non cominciare affatto. E deve cominciare da lì non per soddisfare un dogma o un altro, ma perché i fatti sono lì. C'è un tipo di predicazione sul peccato fin troppo diffusa ai nostri giorni, che ne tratta dottrinalmente e non praticamente, che pone la sua forza nel dimostrare a un uomo che deve essere un peccatore, invece di toccare la sua coscienza con la consapevolezza che lo è. Ma Geremia mise il dito sulle vere macchie di peste del popolo. Era molto preciso con questi. Ma c'era un'altra nota che Geremia suonava allo stesso modo di quella sulla realtà del peccato

2.) Era la nota della rapidità e dell'irrecuperabilità del tempo per quanto riguarda il carattere e la salvezza. Vivi con gli uomini in città, invecchia con gli stessi individui e gruppi e impara cose: quanto è inesorabile l'abitudine; quanto sono irrecuperabili le possibilità della giovinezza; quanto breve e rapida è l'estate concessa al carattere di ciascun uomo per maturare; impara come anche il Vangelo della grazia di Dio è proprio come la sibilla di un tempo che ritorna ogni volta: l'hai costretto a tornare con meno potere di promessa e di persuasione; e come anche il pentimento - quella grande libertà dell'uomo, quella gioia di Dio e degli angeli - ha i suoi tempi e i suoi luoghi, che, mancando, non si ritrovano, anche se li cerchiamo con le lacrime. Su questi pensieri il rotolo della profezia di Geremia sale di tanto in tanto con un grande singhiozzo. Ciò che distingueva Geremia da tutti i profeti che lo avevano preceduto era che non stava sulle rive mentre tutto Israele gli passava davanti irrimediabilmente verso la rovina, ma che era con il popolo, prendendo il loro biasimo come suo biasimo e condividendo la punizione dei loro peccati

3.) Questa sofferenza per i peccati degli altri, essendo il portatore del peccato così come la coscienza del suo popolo, è il terzo elemento dell'esperienza di Geremia. Come ci è arrivato? È interessante da guardare, perché nella provvidenza di Dio egli fu il primo precursore di Cristo in questo cammino. Beh, prima di tutto amava il suo popolo; Aveva un cuore molto ricco e tenero, e amava il suo popolo con tutto il suo popolo. E allora Dio gli diede una coscienza riguardo a loro, quella coscienza del loro peccato, e della punizione a cui stava conducendo. Fu nell'incontro di un tale cuore e di una tale coscienza che Geremia seppe come un uomo può soffrire per gli altri. Oh! È un destino terribile essere la coscienza di coloro che si amano, essere la loro unica coscienza, sentire i loro peccati come si sa che non li sentono loro stessi, ed essere consapevoli dell'inevitabile giudizio a cui sono così indifferenti. Geremia se ne meravigliava spesso. La cosa lo lasciò perplesso. Dopo aver esposto chiaramente le cause per cui Dio avrebbe dovuto colpire Israele, si voltava improvvisamente nella sua simpatia per il popolo condannato ed esclamava, come un animale sconfitto che guarda in faccia al suo padrone: "Perché mi hai percosso?" E ancora, quella sua strana preghiera: "O Signore, Tu mi hai ingannato, e io sono stato ingannato. Tu sei più forte di me". Che cosa possiamo rispondere al profeta perplesso se non questo, che se un uomo ha il dono divino di una coscienza pura e di un cuore più amorevole dei suoi simili, con tali doni viene l'obbligo necessario, inevitabile, della sofferenza? Geremia non sopportò i risultati fisici del peccato di Israele per il popolo. Egli li sopportò con il popolo con la più eroica e abnegata pazienza, ma non lo fece per o al posto del suo popolo. Ma l'angoscia spirituale, la coscienza più acuta, l'agonia dell'allontanamento da Dio, la consapevolezza della Sua ira sul peccato, Geremia sopportò queste cose al posto dell'ottuso e impenitente Israele. Ed è troppo dire che è stato per il suo bene che alla fine Israele è stato salvato dall'estinzione totale? Ora, con questa conoscenza di ciò che Geremia ha vissuto, guardate la sua seconda preghiera. Le due parole principali sono esattamente le stesse di prima di un "viandante": e "Oh se fossi in una capanna di viandanti"; e il verbo "passare la notte" è la stessa parola del sostantivo "loggia" o "locanda" dei viandanti, letteralmente un luogo dove passare la notte. La seconda preghiera di Geremia, quindi, è proprio questa, che Dio sia per il popolo ciò che Geremia stesso aveva cercato di essere. (Prof. G. A. Smith.)

Geremia, una lezione per i delusi:

Nessun profeta iniziò le sue fatiche con un incoraggiamento più grande di Geremia. Regnava un re che riportava indietro i tempi dell'uomo secondo il cuore di Dio. Questo re devoto e zelante era giovane. Che cosa non potrebbe quindi essere effettuato nel corso degli anni? Anche lo scisma era finito dopo la cattività di Israele. I re della casa di Davide regnarono di nuovo su tutto il paese. L'idolatria fu distrutta da Giosia in tutte le città. Così, a prima vista, sembrava ragionevole prevedere miglioramenti ulteriori e permanenti

(I.) Ognuno inizia con l'essere ottimista. Geremia lo fece. I servitori di Dio entrarono nel loro ufficio con speranze più vive di quelle che le loro fortune avrebbero garantito. Ben presto la prospettiva allegra si offuscò per Geremia, che fu lasciato a lavorare nell'oscurità

1.) Il messaggio di Ulda fissò le sorti future di Giuda: predisse la morte prematura del buon re e una feroce distruzione della nazione indegna. Questa profezia giunse cinque anni dopo l'insediamento di Geremia; così presto nel suo corso le sue speranze furono spazzate via

2.) Oppure, l'espressa parola di Dio gli venne rivolta e lo disingannò

3.) Oppure, lo stato di peccato indurito in cui giaceva la nazione distrusse le sue speranze

(II.) La rassegnazione, uno stato d'animo più benedetto della speranza ottimistica

1.) Aspettarsi grandi sforzi dai nostri sforzi religiosi è naturale e innocente, ma nasce dall'inesperienza del tipo di lavoro che dobbiamo fare: cambiare il cuore e la volontà degli uomini

2.) Uno stato d'animo molto più nobile per lavorare, non con la speranza di vedere frutto, ma per amore della coscienza, come questione di dovere, e nella fede, confidando che il bene sarà fatto anche se non lo vediamo

3.) La Bibbia mostra che anche se i servitori di Dio iniziarono con successo, finirono con delusione. Non perché i propositi o gli strumenti di Dio vengano meno, ma perché il tempo della mietitura non è qui, ma nell'aldilà

(III.) La vicissitudine del sentimento che produce questo passaggio dalla speranza alla delusione. L'afflizione, la paura, lo sconforto, a volte l'irrequietezza, persino l'impazienza di fronte alle sue prove, trovano espressione frequente negli scritti di Geremia (CAPITOLO 5:3, 30, 31; 12:1-3; 15:10-18; 20:7-14)

(IV.) Il problema di questi cambiamenti e conflitti di sentimenti era la rassegnazione. Egli arriva a usare un linguaggio che esprime quello spirito castigato e quel cuore svezzato che sono la fine di tutta l'agitazione e l'ansia nelle menti religiose. Egli, che un tempo non poteva consolarsi, fu mandato a confortare un fratello; e nel confortare Baruc parla con quel più nobile temperamento di rassegnazione che prende il posto della speranza sanguigna e del timore molesto, e denota una fede calma e lungimirante e una pace interiore. (J. H. Newman, D. D.)

3 CAPITOLO 9

Geremia 9:3

Non sono valorosi per la verità.

(I.) Indaga qual è la verità. È "il glorioso Vangelo del Dio benedetto". Senza saperlo, oh! Quanto è ignorante il più saggio nelle cose del tempo!

1.) "La verità così com'è in Gesù" è stata inizialmente rivelata solo in modo oscuro; Su di essa fu steso un velo che i profeti e i giusti desideravano togliere

2.) "La verità così com'è in Gesù" è un gioiello che si trova solo nello scrigno della Parola di Dio, non nelle tradizioni degli uomini; e quella bara - enfaticamente chiamata "la Parola di verità" - deve essere aperta per noi da Colui che è "lo Spirito di verità".

(II.) Come possiamo essere valorosi per questo

1.) Una fede cordiale in esso deve essere il primo passo per una valorosa difesa di esso

2.) L'amore per la verità, un attaccamento inalterabile e incrollabile ad essa, deve seguire una ferma fede in essa. Questo principio dà coraggio al soldato sul campo di battaglia; pazienza verso la moglie in mezzo a scene di malattia e di sventura

3.) Segue poi una difesa senza compromessi di esso. Non temiamo di esprimere ciò in cui crediamo fermamente e che amiamo ardentemente

4.) Il valore per Cristo, che è "la verità" personificata, si manifesterà ulteriormente con nobili sacrifici per Lui, per la diffusione della Sua verità in patria, per la sua propagazione all'estero

5.) Il valore per la verità è manifestato nel modo più evidente da un'obbedienza coerente, devota e perseverante a tutte le sue esigenze. (J. S. Wilkins.)

Valoroso per la verità:

(I.) Che cos'è la verità, che per essa si può essere, si deve essere, valoroso? La verità è reale. La verità è accessibile e può essere conosciuta. La verità è preziosa. La verità impone in ogni direzione obblighi che non possono essere soddisfatti se non con il valore più genuino e risoluto. I migliori filologi della nostra generazione riferiscono la parola a una radice che significa "credere", e attingono all'intero gruppo di lingue e dialetti affini per dimostrare che la verità è "ferma, forte, solida, affidabile, qualsiasi cosa possa valere". Dovrebbe, quindi, sembrare che non dovremmo credere a nient'altro che a ciò che è fermo, stabilito, e che la verità è ciò che giustamente crediamo. Per questo i nostri poteri più alti possono essere chiamati all'azione, mentre nient'altro che una povera contraffazione della nostra migliore attività può essere invocata in nome di ciò che è noto o seriamente sospettato di essere irreale. Il sofista può essere abile, abile nell'indole e nell'argomentazione, ed egoisticamente desideroso di vittorie. L'avvocato meschino in qualsiasi professione può ottenere brevi successi grazie alle forze naturali e alla disciplina, aiutato dalla pura audacia. Questo è un risultato e una prova del disordine del mondo. L'uomo è per la verità e la verità per l'uomo, entrambe reali. E la verità è accessibile e può essere conosciuta. Colui che ci ha dato la ragione e la natura, di chi sono e di chi dovrebbero sempre servire, è venuto a pietà per alleviare la nostra impotenza e il nostro smarrimento per le rivelazioni che il Suo Spirito fa. Nel Vangelo "la grazia di Dio che porta la salvezza è apparsa a tutti gli uomini". Ecco la verità che è reale. Ecco la verità che si può conoscere. Di tutte le verità preziose, verità di cui le anime possono essere nutrite, verità a cui le vite possono essere conformate in modo sicuro, ecco quella che è più preziosa, la verità che entra più profondamente e permanentemente nel carattere e si impadronisce del destino. Di ogni verità degna e adatta a stimolare le più alte potenze dell'uomo alla più sostenuta e più intensa sufficienza, ecco quella che è più degna e più affermata. Di tutta la verità che è di tale tipo e in tali relazioni con noi che non solo ne vale la pena, ma in ogni modo incombe su di noi di mettere in campo il nostro più alto valore per ottenerla e mantenerla, ecco la più essenziale. Ci viene detto: "Comprate la verità e non vendetela". E questo non è un semplice appello al nostro interesse personale. La verità, specialmente questa sacra verità, ci avvolge con degli obblighi. Per questa acquisizione non facciamo solo bene a pagare il prezzo della fatica e della lotta; Falliamo grossolanamente e ampiamente nel dovere se tratteniamo il prezzo. E ciò che abbiamo comprato a caro prezzo del nostro umile orgoglio, al prezzo del nostro disaccordo con la moda di questo mondo "che passa", ciò che conquistiamo con la rinuncia alla nostra autosufficienza e indipendenza immaginaria, con la nostra risoluta padronanza di noi stessi, con il nostro vigoroso sforzo e quantunque oltre al conseguimento possa costare, Dobbiamo resistere a tutte le seduzioni e a tutti gli assalti, "valorosi per la verità".

(II.) Qual è il valore virile che può trovare un campo giusto e appropriato per il suo esercizio, il suo campo più giusto e più appropriato in relazione alla verità? Non è mera audacia, audacia, coraggio, ma si muove su un piano più alto, ed è istinto con un'ispirazione più elevata. Questi possono avere la loro origine principalmente nel fisico e nell'animale, ciò che condividiamo con il bulldog e il gorilla; mentre il valore è una grazia cavalleresca, e tiene conto principalmente dell'ideale. Considereremo il valore più vero in cui c'è la più piena coscienza e manifestazione della virilità, con la concezione più chiara e l'adesione più persistente ai fini degni dell'impegno virile. Non ci può quindi essere nulla di forzato o di innaturale nella frase del nostro testo, "valoroso per la verità". Perché che cosa dovrebbe essere valoroso un vero uomo se non per l'acquisizione, il mantenimento e il servizio della verità, la verità conosciuta come reale, giudicata importante, apprezzata come preziosa? E quale stima dobbiamo dare alla virilità che può essere "forte nel paese, ma non per la verità": energica, audace, risoluta e persistente per interessi inferiori e più grossolani, ma non per la verità?

(II.) Con quale chiamata dall'esterno la verità chiama in suo aiuto il valore nel modo più autorevole ed efficace? La verità è imperiale, non solo per la qualità dell'autorità che afferma e per la ricchezza della generosità che dispensa, ma anche per l'ampiezza del dominio che rivendica. Abbiamo fatto la nostra prima obbedienza quando ci siamo arresi alla verità. Dobbiamo continuare a proclamare i diritti della verità e ad aiutarla a dominare sugli altri. Noi rivendichiamo i diritti della verità, mentre assicuriamo benedizioni ai nostri simili attraverso l'ascendente della verità su di loro. E questo obbligo e questa opportunità sottopongono la nostra virilità ad alcune delle prove più approfondite con cui siamo mai stati messi alla prova. Siamo capaci di avere una visione della verità più ampia di quella che la collega a qualche prospettiva di vantaggio per noi stessi? Lo stimiamo per quello che è, e non solo per quello che ci porta? E qual è la misura del nostro discernimento dei diritti e dei bisogni degli altri, e qual è la nostra risposta? Lo spirito virile e cristiano ha ampie concezioni del diritto e del dovere. E allora la verità, pur essendo imperiale nei suoi diritti, è talvolta messa in pericolo dalla negazione e dall'attacco, e ciò per mano degli stessi uomini di cui rivendica la fedeltà. I suoi diritti sono contestati; le sue stesse credenziali sono messe in discussione. Incontra non solo la resistenza negativa dell'ignoranza e dell'ottusità, dei gusti bassi e delle preoccupazioni sensuali e terrene; Viene accolto da un impeachment più positivo. Colui che è valoroso per la verità non permetterà che combatta le sue battaglie più di quanto un vero cavaliere avrebbe fatto ricorso a una tale evasione per una causa alla quale era impegnato. E la risposta che diamo all'appello della verità aggredita ci dà l'opportunità di mostrare alcune delle più belle qualità che appartenevano all'antica cavalleria: lealtà incrollabile, coraggio, resistenza, sacrificio di sé. Ma c'è un'altra richiesta di valore in favore della verità cristiana più alta di quella che viene dai nostri simili e dalle loro pretese su di essa. Ciò che Cristo è da una parte per la verità e dall'altra per noi, e ciò che la verità è per Lui, fornisce una nuova ispirazione e forza, e aggiunge una nuova qualità all'impegno cristiano, una qualità personale che prima mancava. Chi è valoroso per la verità a causa di ciò che è nella sua realtà e affidabilità mostra il suo discernimento. Colui che è valoroso per la verità a causa di ciò che è per l'età adulta mostra una saggia autostima. Colui che è valoroso per la verità a causa del diritto che i suoi simili hanno su di essa, e su di lui se l'ha in suo possesso, mostra di conoscere il suo posto, il suo obbligo, la sua opportunità come uomo tra gli uomini. Colui che è valoroso per la verità per amore di Cristo mostra di conoscere e onorare il suo Signore, e lo farebbe davvero Signore di tutti. Considerate ciò che Cristo è per la sostanza della verità; ciò che Egli è per l'autorità e l'efficienza della verità; e quale sia la verità per Lui nell'affermazione e nella manifestazione della Sua Signoria. La verità non è solo di Cristo come suo grande Rivelatore; la verità è Cristo come sua grande Rivelazione. A colui che chiede: Qual è la via? noi rispondiamo: La via è Cristo. A colui che lo saprebbe: Che cos'è la vita? noi rispondiamo: La vita è Cristo. E noi proclamiamo, come ciò che è della massima preoccupazione per l'uomo conoscere, che la verità è Cristo. Egli è la grande incarnazione della verità, la verità incarnata. Ciò che Egli era, al di là di tutto ciò che ha detto, ci insegna ciò che dovremmo cercare invano di imparare altrove. Egli era la principale rivelazione della natura, della potenza, dell'amore, della grazia salvifica di Dio. (C. A. Aitken, D. D.)

Valore per la verità:

(I.) Che cosa si comprende in questa importante parola, "la verità"? È stato osservato che "la verità è un termine relativo, che esprime una conformità tra l'oggetto e la mente, un'armonia tra l'oggetto e l'idea che ne abbiamo": così, la verità diventa uno di quei termini, il cui significato preciso può essere accertato solo determinando il soggetto di cui può essere predicato. Mi propongo di considerare il piano della grazia divina, per il recupero dell'uomo, il piano di cui siamo ministri, come ciò che solo merita l'appellativo supremo di "verità". Procedo, quindi, a considerare:

1.) Lo stato dell'uomo come peccatore

(1) Che cosa dice la Scrittura riguardo al peccato nella sua natura? 1Giovanni 3:4

(2) Che cosa dice la Scrittura riguardo al peccato nella sua diffusione, nella sua estensione? Essa rappresenta ovunque, senza la minima qualifica discernibile, la natura umana come universalmente e assolutamente corrotta Genesi 6:5; Salmi 14:2, 3; Geremia 17:9; Efesini 2:1

(3) Che cosa dice la Scrittura riguardo al peccato nelle sue conseguenze? Romani 6:23; Salmi 9:17; 2Tessalonicesi 1:7, 8, 9

2.) L'opera di Dio come Salvatore. La giustizia, come uno degli attributi di Dio, è essenzialmente una parte della Sua natura, per così dire, come la Sua Onnipresenza, la Sua Onniscienza, la Sua Verità; e, poiché c'è più di una convenienza, persino una necessità morale, che tutte le azioni della Divinità siano tali da far emergere la piena gloria di tutto il Suo Nome, è evidente che Egli può solo interporre un arresto del giudizio, conferire il perdono, il rinnovamento e la gloria eterna, quando viene fatta l'espiazione

(II.) Cosa è richiesto per costituire il carattere descritto dall'espressione "valoroso per la verità"? Valor è, in senso stretto, un termine marziale. Ci viene fatto sentire e deplorare che esista una contrarietà di elementi in relazione al mondo spirituale. Ciò dà origine a un grave conflitto. Ora, per essere valorosi, anche nella stima umana, ci vuole qualcosa di più del coraggio; Sì, più che coraggio. Ci deve essere una combinazione di entrambi; o, almeno, per essere valoroso, un uomo deve essere preminentemente coraggioso. "Il coraggio", dice un'eminente autorità, "è un semplice istinto; perché dipende dal mero temperamento costituzionale". Il coraggio è una virtù, in verità, perché risiede nella mente; dipende dalla riflessione e dal pensiero; ma è valoroso solo colui che soppesa deliberatamente l'intera impresa, espone i suoi piani con prudenza e li segue sistematicamente; il quale la sconfitta può piegarsi, ma non può spezzare; mentre il trionfo non fa che stimolarlo a un rinnovato sforzo, infiammarlo di nuovo zelo e impartirgli sete di nuova gloria, una sete che nulla può soddisfare fino a quando non viene conquistata l'ultima posizione e vinto l'ultimo trofeo! Essere "valorosi per la verità", quindi, richiede:

1.) Che ci sia una contemplazione seria e abituale della verità

2.) Che ci sia un sincero abbraccio della verità e l'esperienza pratica del suo potere nel cuore

3.) Che ci sia uno sforzo attivo e uniforme nelle nostre rispettive sfere, per la diffusione della "verità".

4.) Che ci sia una preghiera solenne e sincera affinché lo Spirito Santo accompagni, con la Sua potenza, tutti i nostri sforzi per la diffusione della "verità".

(III.) Quali sono le considerazioni, che sono calcolate per suscitare i santi sentimenti, implicate nell'espressione "valorosi per la verità"?

1.) Che si rifletta seriamente sul valore dell'anima e sul pericolo che la minaccia quando non è influenzata dalla verità

2.) Riflettiamo sulla terribile rapidità con cui le anime passano al loro destino eterno

3.) Riflettiamo sulla responsabilità che incombe all'ufficio al quale siamo stati chiamati, e sulla terribile condanna che attende l'infedeltà nel suo adempimento

4.) Riflettiamo sulla gioia trascendente con cui d'ora in poi sarà coronata la fedeltà ministeriale. (Giovanni Gaskin, M. A.)

Valoroso per la verità:

(I.) Che cos'è ciò che merita in modo particolare l'appellativo di "verità"? Il titolo comprensivo di "verità" fu applicato alla religione rivelata, sia nei suoi principi che nei suoi comandamenti, al fine di fornire una distinzione ampia ed enfatica tra essa e quelle abitudini di pensieri e pratiche malvagie che erano state generate e alimentate dall'idolatria. Con lo stesso appellativo di "verità", troviamo che la religione pura - sia in epoca patriarcale, levitica o cristiana - è spesso designata nelle Scritture, al fine di fornire una raccomandazione speciale del suo carattere e di illustrare il suo aspetto e la sua intenzione nel mondo. È una comunicazione che riguarda l'essere e il carattere di Dio, il piano del Suo governo, l'autorità e la sanzione della Sua legge, una comunicazione che riguarda le circostanze morali e il carattere dell'uomo, la tendenza da cui è spinto e i pericoli a cui è esposto, una comunicazione che rispetta il metodo della grazia, e la restaurazione del favore dell'Onnipotente, per mezzo del quale le sue miserie apprese possono essere rimosse, e una comunicazione riguardo all'alta e sublime consacrazione del destino umano che gli è riservata in quell'immortalità in cui deve essere introdotto quando l'esistenza in questo mondo sarà terminata. Le verità che vengono proclamate dal sistema cristiano, su argomenti come questi, possiedono chiaramente un valore che è perfettamente incalcolabile, comprendendo, come fanno, gli interessi più alti della nostra specie. Nell'affermare che il cristianesimo deve essere considerato, enfaticamente, come "la verità", non dobbiamo omettere di menzionare che esso è confermato in modo perfettamente conclusivo e convincente

(II.) Quali sono lo stato d'animo e la condotta che la verità, così definita, merita eminentemente?

1.) Essere coraggiosi per la verità implica una ferma adesione alle dottrine che essa propone. Sappiamo bene che intorno a noi ci sono molte influenze ostili, che ci tentano all'influenza nefasta del dubbio, e persino dell'infedeltà positiva; come la paura di incorrere nel ridicolo e nell'odio degli altri, le suggestioni personali della nostra incredulità interiore e, soprattutto, le misteriose, anche se potenti, macchinazioni di colui che è l'acerrimo nemico delle anime. Questo, almeno, richiede l'esercizio di un combattimento spirituale, che deve essere dimostrato da una resistenza ferma e intransigente a qualsiasi cosa possa portarci a contestare, a dubitare e a negare

2.) Essere coraggiosi per la verità sulla terra implica una santa conformità ai precetti che essa impone. Quale santo vigore e audacia sono necessari per resistere costantemente e con successo alle molteplici astrazioni dalla santità, gli avversari accumulati per la purificazione delle anime, per ripudiare e respingere gli approcci di Satana, per mantenerci immacolati dal mondo, per poter vivere sobriamente, rettamente e piamente, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto, per crocifiggere la carne con gli affetti e le concupiscenze, per coltivare, con devota diligenza, i frutti della giustizia che sono per mezzo di Gesù Cristo, a lode e gloria di Dio; e, con tutti i fedeli che lo circondano, mostrare la potenza della verità con la purezza della vita. Questo è essere "valorosi per la verità"; Questo è davvero eroismo!

3.) Essere "valorosi per la verità" implica la difesa pubblica davanti ad altri uomini delle pretese che essa possiede. Quanti nobili esempi di questo valore spirituale abbiamo incontrato negli annali della Chiesa! Vedeteli nel caso dei profeti che non ebbero paura, anche se con loro c'erano rovi e spine, e quand'anche dimorassero in mezzo agli scorpioni, e che tuttavia annunciarono la parola di Dio con franchezza al popolo ribelle, sia che ascoltassero, sia che si astenessero. Vedeteli negli apostoli, che "non consideravano cara la loro vita", ecc. Vedete di nuovo quegli esempi nel nobile esercito dei martiri, e nella lunga e trionfante successione di confessori, e riformatori, e insegnanti, e missionari, che hanno sfidato l'ignominia, il disprezzo, l'ira e l'omicidio, per il bene del rovesciamento dell'errore, e il trionfo della verità così com'è in Gesù

(III.) Quali sono le considerazioni con cui questo stato d'animo e questa condotta sono particolarmente e potentemente lodati?

1.) Una preoccupazione per il tuo benessere personale. "Quelli che mi onorano, li onorerò anch'io". D'altra parte, la mancanza di questi elementi del carattere spirituale, che vi abbiamo esposto, di aver rimesso via Dio, di essere incuranti delle pretese della verità e di vivere in un discepolato di falsità, è, per una necessaria rivendicazione dell'equità e della giustizia divina, vivere in un'esposizione ai mali più spaventosi che l'uomo possa mai sopportare

2.) Una preoccupazione per il benessere e gli interessi della Chiesa di Dio. Quando il valore e l'audacia tra i discepoli della verità sono esibiti e accresciuti, allora è un assioma, una cosa che non ha bisogno di prove, nella religione, che la verità che ha quell'esercizio crescerà potentemente e prevarrà. (J. Parsons.)

Essi procedono di male in male. - Il male genera male:

Un pericolo del peccato segreto è che un uomo non può commetterlo senza essere a poco a poco tradito in un peccato pubblico. Se un uomo commette un solo peccato, è come lo scioglimento del ghiacciaio inferiore sulle Alpi, gli altri devono seguirlo a tempo. Con la stessa certezza con cui oggi ammucchi una pietra sul tumulo, il giorno dopo ne scaglierai un'altra, finché il mucchio innalzato pietra su pietra diventerà una vera piramide. Guarda l'insetto corallo al lavoro; non si può decretare dove deve rimanere il suo mucchio. Non costruirà la sua roccia così in alto quanto vuoi; Non rimarrà fino a quando non verrà creata un'isola. Il peccato non può essere trattenuto con il morso e le briglie; Deve essere mortificato. (C. H. Spurgeon.)

Progressione nel peccato:

Nei libri rabbinici degli ebrei 100 'è una curiosa tradizione sulla crescita della lebbra, che cominciava con le pareti della casa di un uomo, poi, se non si pentiva, entrava nelle sue vesti, finché alla fine il chiacchiericcio copriva tutto il suo corpo. E così è con la crescita del peccato. Si comincia con la negligenza del dovere, può essere della preghiera; o la voce ammonitrice della coscienza non viene ascoltata. Si formano abitudini di peccato; finché alla fine l'anima che lascia solo Dio è lasciata sola da Dio. (F. G. Pilkington.)

5 CAPITOLO 9

Geremia 9:5

E si stancano di commettere l'iniquità. - L'inquietudine di una vita peccaminosa:

Sebbene queste parole siano state pronunciate degli ebrei più di duemila anni fa, tuttavia cercherò di dimostrare che si può dire di tutti gli uomini malvagi; che una vita malvagia è piena di stanchezza e di difficoltà; che la virtù è più facile del vizio e la pietà della malvagità

1.) Il vizio opprime la nostra natura, e di conseguenza deve essere inquieto: mentre la virtù migliora, esalta e perfeziona la nostra natura; quindi la virtù è un'operazione più naturale del vizio; e ciò che è più naturale deve essere il più facile. Così, quando esprimiamo qualcosa che è facile per una persona o una nazione, diciamo che è naturale per loro. Inoltre, tutti i vizi sono irragionevoli, e ciò che è contro la ragione deve essere contro natura. E perché le leggi sono così severe contro il vizio, se non perché distruggono e corrompono i membri della repubblica? Di modo che le punizioni che la giustizia pubblica in tutti i paesi infligge ai criminali, sono una prova evidente di quanto sia grande il vizio nemico della natura, sotto la cui cattiva condotta, e per i cui errori, soffre talvolta i tormenti più inesprimibili. Ogni vizio ha anche la sua malattia peculiare, alla quale conduce inevitabilmente. L'invidia porta gli uomini alla magrezza; L'uomo invidioso, come la vipera, viene ucciso dalla sua stessa prole. La lussuria porta a malattie logoranti e dolorose. Ubriachezza, catarro e gotta, e povertà accanto. La rabbia produce febbri e frenesie. Tutti sanno che la natura si accontenta di poco e non desidera nulla di superfluo; Secondo questa regola sono innaturali tutti questi vizi che consistono nell'eccesso, o si estendono al superfluo; come l'oppressione, l'ingiustizia, il lusso, l'ubriachezza, la gola, la cupidigia e simili

2.) Il vizio è più sgradevole della virtù; e quindi deve essere più inquieto e faticoso; perché presto ci stanchiamo di tutto ciò che non è servito con piacere, anche se dovrebbe portarci qualche vantaggio. Senza piacere non c'è felicità o agio. Ci sono infatti alcuni vizi che promettono un grande piacere nel commetterli, ma nel migliore dei casi non è che di breve durata e transitorio, un lampo improvviso che si spegne presto. Perisce nel godimento stesso e passa rapidamente come il crepitio delle spine sotto una pentola. Così i peccatori sono come il mare agitato, sballottato qua e là, eppure non riescono a trovare riposo o soddisfazione. Essi vagano in una specie di dissolutezza finché non sono costretti a provarne un altro per una sorta di diversivo; Passano da un peccato all'altro, così che tutta la loro vita è un corso di inquietudine e di vanità nel senso più stretto. Né tutto questo, il piacere del peccato che si esaurisce in un attimo, lascia dietro di sé un pungiglione, che non può essere strappato via così presto; Questi piaceri feriscono la coscienza e provocano riflessioni inquiete e dolorose. Mille esempi della sgradevolezza del vizio sono evidenti dappertutto. L'invidia è un tormento perfetto; non può mancare di rendere infelice l'uomo che possiede, e di riempirlo di dolore distraente e di grave vessazione. Non smette mai di mormorare e di agitarsi, mentre c'è un uomo più felice, più ricco o più grande dell'invidioso stesso. È contrario a ogni bontà, e quindi al piacere. La vendetta è molto dolorosa e inquieta, sia nel persuaderci che si tratta di affronti, che per loro natura non lo sono, sia nel coinvolgerci in più guai e pericoli di quanti il piacere della vendetta possa compensare. L'odio e la malizia sono le passioni tormentose più irrequiete che possano possedere la mente dell'uomo; fanno sì che gli uomini escogitino e studino continuamente come realizzare i loro scopi dannosi; interrompono il loro riposo e disturbano il loro stesso sonno. La cupidigia è un vizio molto doloroso e inquieto, fa sì che l'uomo avido si alzi tardi e si alzi presto, e passi tutto il suo tempo e le sue fatiche ad accumulare cose mondane. La cupidigia è inappagabile, più ne riceve, più brama; Cresce più velocemente di quanto possano fare le ricchezze. Da tutto ciò è evidente che tutte le persone viziose vivono la vita più schiava e sgradevole del mondo, e questo ogni uomo vizioso lo riconosce nel caso di un altro; Pensa che il vizio da cui vede un altro dipendente, sia il più sgradevole e inquieto

3.) L'orrore della coscienza rende il vizio inquieto. Potrei mostrarvi che nessun uomo pecca deliberatamente senza riluttanza. Ma sebbene non ci fosse un tale svantaggio che accompagnava la commissione del peccato, tuttavia l'orrore naturale che ne consegue, è abbastanza grande da renderlo inspiegabile, che chiunque dovrebbe essere vizioso. La coscienza può condannarci senza testimoni; e il braccio di quel carnefice non può essere fermato. E se consideriamo che né la presenza degli amici, né il godimento di tutti i piaceri esteriori, possono confortare coloro la cui coscienza è risvegliata una volta e comincia ad accusarli, non possiamo che concludere che il vizio deve essere compatito oltre che evitato; e che questo solo lo rende più inquieto della virtù, che addolcisce le più grandi disgrazie. La più grande punizione che un uomo malvagio possa soffrire in questo mondo, è quella di essere obbligato a conversare con se stesso. Il diversivo o la disattenzione sono la sua unica sicurezza; Non teme nulla quanto la riflessione: perché se una volta comincia a riflettere, e a fissare i suoi pensieri alla considerazione della sua vita e delle sue azioni passate, anticipa lui stesso l'inferno, non ha bisogno di furie infernali per frustarlo; diventa il suo stesso aguzzino

4.) Le persone viziose devono in molti casi dissimulare la virtù, il che è più difficile che essere veramente virtuosi. Tutti gli uomini che progettano l'onore, la ricchezza, o la vita felice nel mondo, o si propongono di essere virtuosi, o almeno lo pretendono di esserlo. Ora, tali pretendenti e ipocriti hanno certamente una parte molto difficile da recitare; perché non solo devono essere tutte quelle pene che sono richieste per essere virtuosi, ma devono aggiungere a queste tutte le difficoltà che la dissimulazione richiede, che è anche un compito nuovo e più grande dell'altro. Non solo, ma devono esagerare con la virtù, con l'intenzione di togliere quella gelosia, che, poiché sono consapevoli di meritare, si sforzano quindi di rimuovere

5.) Il vizio fa sì che l'uomo vizioso tema tutti gli uomini; anche quanti ne danneggia, o sono testimoni dei suoi vizi. (T. Wetherspoon.)

La guerra mentale del peccatore:

Questo è un mondo sofferente in più di un senso. Siamo soggetti alla fatica e al lavoro in conseguenza dell'apostasia, e alla perpetua vessazione della mente, in conseguenza della nostra opposizione alla volontà divina. Il peccatore, quindi, è costretto, se vuole continuare nel peccato, a mantenere una guerra mentale che divora e stermina dal suo petto tutti gli elementi della gioia vitale

(I.) Il peccatore deve sostenere la moralità senza pietà. Vergogna; perdita di proprietà; di ogni vera amicizia; dell'affetto domestico; della salute e della vita; del rispetto di sé e dell'elevata compagnia; tutti aspettano intorno a un corso di vizio. L'uomo vizioso sprofonda sempre più in profondità nel fango. Deve essere morale o infelice. È un duro lavoro, tuttavia, mantenere la moralità senza religione. Le passioni sono forti; il mondo è pieno di tentazioni; l'anima è soggetta ad essere scacciata dalla sua presa sulla moralità, a meno che non venga recuperata dalla grazia; il suo corso sarà enorme, il progresso della sua depravazione veemente, e grande la sua caduta

(II.) Deve sentirsi sicuro senza una promessa. Anche le più dure incrostazioni del peccato non possono preparare l'anima a guardare pienamente e imperterrita l'eterno lamento. Eccolo lì, quella vista incessante; quel vivido dipinto del futuro; quella rappresentazione oscura, oscura, ma distinta e spaventosa della rovina totale; è appeso davanti all'anima dalla severa verità di Dio, da dietro ogni scena di colpa e lungo ogni tortuoso sentiero dell'anima. Come può sentirsi sicuro? Ma come può sopportare di fronte a quella visione? Se guarda alla natura, essa lo avverte; ai suoi compagni, stanno cadendo tra le braccia del mostro

(III.) Deve sperare nel cielo, mentre forma un carattere per la perdizione. Deve sperare, e sperare, anche se sa che la sua speranza non servirà a nulla. Il cielo è l'unico luogo di riposo finale; Se lo manca, è perduto, distrutto per sempre. Per quanto sia santo, e per quanto odi la santità, deve entrarvi, o sarà eternamente un uomo disfatto. Nessun uomo può sopportare l'idea di una vergogna confessata, manifesta, pubblica, senza speranza, irrecuperabile. Ogni uomo, quindi, si aggrappa all'idea di un cielo finale, finché può. Ma qui il peccatore ha un compito difficile

(IV.) Deve resistere a Cristo senza una causa. Le richieste di Cristo non sono solo giuste, ma compassionevoli e benevole. Se vuole peccare, deve lottare contro il Salvatore nelle stesse interposizioni della Sua stupefacente, travolgente, agonizzante misericordia. Questo è un duro lavoro per la coscienza; le ruote della libertà vigilata si trascinano pesantemente; la loro voce stride spaventosa; Il loro grido di vendetta si fa forte

(V.) Deve cercare di essere felice mentre è colpevole. Non può realizzarlo, ma deve provarci. Sceglierà mille fantasmi; si aggrapperà a ogni ombra; sarà punto mille volte, ma riprenderà la fatica, finché stanco, disperato e imbronciato, si sdraierà per morire

(VI.) Deve avere abbastanza del mondo per supplire al posto di Dio nel suo cuore. Il cuore deve avere un oggetto supremo; Dio è in grado di riempirlo. Su di Lui l'intelletto può dimorare, e intorno agli sviluppi sempre più ampi del Suo carattere, gli affetti, come viti generose, possono arrampicarsi, raccogliersi, fiorire e appendere per sempre il grappolo maturo della gioia; ma il peccatore esclude Dio, ogni visione del Suo carattere è un tormento, ed egli si allontana per soddisfare le esigenze del suo cuore con il mondo

(VII.) Deve sistemare le cose per la morte, mentre ha paura di pensare di morire. Deve lavorare per ottenere una proprietà per i suoi figli quando non ci sarà più. Deve mettere i suoi affari in un treno, in modo che possano essere sistemati in modo vantaggioso quando se ne sarà andato. Deve fare tutto questo con la forza e sotto l'impulso di un'idea alla quale trema

(VIII.) Deve leggere la Bibbia, mentre ha paura di pensare o pregare. Questo è particolarmente vero per il professore dalla mentalità mondana. Se egli mantiene la forma dell'adorazione familiare, o frequenta la casa di Dio, la Bibbia, il libro sacro e accusatore, è sulla sua strada. Le sue verità si trovano sul suo cammino. Non può deviare, deve calpestarli, mentre li vede sotto i suoi piedi. Sa che i suoi passi si fanno sentire intorno al trono della retribuzione. Se spinto a consolarsi con le promesse dell'errore, il peccatore deve pervertire e lottare con la Bibbia. Le sue denunce attirano la sua attenzione e lo bruciano mentre cerca di spiegarle. Pensieri conclusivi...

1.) Non abbiamo compassione per un mondo sofferente?

2.) Non possiamo fare nulla per alleviare questa miserabile condizione dei nostri simili? Il tempo per il popolo di Dio di pregare, di svegliarsi e di sforzarsi con forza è adesso, e con la maggior parte di noi, ora o mai più. (D. A. Clark.)

6 CAPITOLO 9

Geremia 9:6

La tua dimora è in mezzo all'inganno. - Forte accusa ai paesi cristiani:

Chi non si è sentito come Geremia? "Questo è un paese cristiano". Perché? Perché la maggioranza è incline a compiacere se stessa, incurante di Dio, spietatamente e sistematicamente dimentica i diritti e le pretese degli altri, come lo sarebbe stata se non si fosse mai sentito parlare di Cristo?

1.) Un paese cristiano? Guardate i suoi insignificanti shibboleth, le sue duecento forme o mode di fede cristiana! Come questa disunione disonora Cristo

2.) Un paese cristiano? Ecco l'adorazione di mammona, la rabbia dell'avarizia. Guardate le esche meravigliose che il mercante di compagnia getta giorno dopo giorno alla debolezza e alla cupidigia umana! Le pubblicità menzognere, gli innumerevoli ciarlatani, che suscitano speranze che non si realizzeranno mai

3.) Un paese cristiano, e Dio lo ha negato sul palco e sulla stampa! Dove l'ateismo viene scambiato per intelligenza e l'agnosticismo per logica e ragione! Dove la lussuria flagrante cammina per le strade e regna il gioco d'azzardo!

4.) Un paese cristiano: dove i ricchi e i nobili trascorrono il loro tempo nelle corse dei cavalli, nella caccia e nella caccia a innumerevoli uccelli e bestie; dove migliaia di persone muoiono di stenti e di fame nelle tane della febbre, mentre somme incalcolabili vengono spese dai ricchi per capricci, giocattoli e allegria!

5.) Un paese cristiano: dove c'è più del culto egiziano di Anubi; dove un cane da compagnia viene accarezzato e coccolato, e i bambini indifesi soffrono e muoiono! Oh sì! è un paese cristiano: il nome di Cristo è stato nominato in esso per quindici secoli passati; e per questo Cristo lo giudicherà. (C. J. Ball, M. A.)

7 CAPITOLO 9

Geremia 9:7

Perciò così dice il Signore degli eserciti: Ecco, io li fonderò e li metterò alla prova. - Il popolo di Dio si sciolse e provò:

Osservate, qui, che Dio si presenta come grandemente preoccupato di sapere cosa fare con il Suo popolo. Ma notate, poi, che il Signore è così deciso a salvare il Suo popolo che userà i mezzi più severi possibili piuttosto che perdere qualcuno di coloro che ama. Osservate, ancora una volta, che la preoccupazione di Dio per il Suo popolo, e la Sua determinazione di usare modi strani con loro, scaturiscono dalla Sua relazione con loro; poiché Egli dice: "Come farò io per la figlia del 'Mio' popolo?" "La mia gente". Erano Suoi, anche se erano così lontani da Lui a causa delle loro vie malvagie. Quando Dio ha scelto un uomo prima della fondazione del mondo, e quando ha dato quell'uomo a Cristo perché facesse parte della ricompensa del travaglio della Sua anima, adotterà mezzi strani per realizzare il Suo sacro proposito, e porterà a compimento quel proposito, che gli costi quel che costi

(I.) In primo luogo, questi principi possono essere applicati alla questione della conversione

1.) C'è un modo molto semplice per essere salvati; dovrebbe essere, spero, il modo comune. È il modo più semplice di seguire la chiamata della grazia. Senza alcuna violenza, il tuo cuore si apre, come con il grimaldello della grazia. Dio mette la chiave del chiavistello nella porta ed entra nel tuo cuore senza dire una parola

2.) Questa è la via della salvezza, ma ci sono alcuni che non verranno da questa parte. C'è il Wicket Gate. Non devono far altro che bussare e sarà aperto; ma preferiscono girare intorno alla Palude dello Sconforto, o mettersi sotto la cura del signor Saggio del Mondo, che li conduce in giro per la casa del signor Legalità, che abita nel villaggio della Moralità, e lì vanno con i loro fardelli sulle spalle, che non hanno bisogno di portare nemmeno per una sola ora, perché se ne andrebbero direttamente se solo guardassero a Gesù e credessero in Lui. Ma non lo faranno. Ci sono alcuni dei quali Dio deve dire: "Come farò per la figlia del mio popolo?" Perché? Ebbene, alcuni di loro hanno una mente storta, non riescono mai a credere a nulla di retto; devono andare in giro. Ma alcuni altri sono ostinati nel peccato. Non ne sono felici; ma non vi rinunceranno. Alcuni altri non sono affatto disposti a confessare il peccato. Pensano di sbagliarsi; Ma cercano di trovare scuse. Poi ci sono alcune persone che non sono salvate, ma che esteriormente sono molto religiose. Non hanno mai omesso di andare in Chiesa; Sono stati allevati con cura, hanno detto le loro preghiere regolarmente, e hanno anche pregato in famiglia. La veste della loro auto-giustizia si aggrappa a loro e impedisce loro di venire a riposare in Gesù. Ci sono altri che non verranno a Cristo perché sono così pieni di leggerezza e volubilità. Sono tutti spumeggianti, tutti divertenti. Vivono come farfalle; Succhiano i succhi dai fiori e svolazzano solo dall'uno all'altro. Si impressionano facilmente in un modo o nell'altro; ma non c'è cuore in loro. E inoltre, c'è un'altra classe di persone che non sono sincere. Non c'è profondità di terra intorno a loro. Non sentono realmente ciò che pensano di sentire; E quando dicono di credere, non credono veramente nel loro cuore

3.) Ora, dopo aver portato davanti a voi questi personaggi, o aver alzato lo specchio della Parola di Dio in modo che potessero vedersi in essa, voglio che notiate come Dio tratta molto spesso tali persone. Secondo il mio testo, dovranno sentire la fornace. Ho notato, durante un considerevole periodo di tempo, che alcuni degli ipocriti e dei religiosi esteriori sono stati gettati nel fuoco e si sono sciolti, lasciando cadere in qualche peccato grossolano e aperto. Prego Dio che nessuno di voi ipocriti sia lasciato a commettere un peccato aperto; ma può darsi che il Signore vi lasci a voi stessi, per farvi vedere ciò che siete veramente, perché probabilmente non avete idea di ciò che siete. Alcuni, ancora, sono stati fusi da calamità temporali. Oh sì, ci sono alcuni che non possono essere salvati finché hanno un cucchiaio d'argento in bocca; ma quando sono ridotti alla povertà, è la via più vicina alla casa del Padre, intorno al paese lontano dove vorrebbero riempirsi il ventre con le bucce che mangiano i porci. In altri momenti, senza alcun peccato palese, senza alcuna difficoltà temporale, Dio ha modi per separare gli uomini dai loro simili e frustarli dietro la porta. Mi hanno detto che il loro peccato li perseguita giorno e notte; non possono sperare nella misericordia; non possono pensare che Dio cancellerà mai le loro trasgressioni. Vengono schiacciati e abbassati. Tutto questo è destinato a funzionare per il loro bene; non sarebbero venuti a Dio in nessun altro modo. È attraverso una tale esperienza che Dio sta adempiendo la Sua Parola: "Li scioglierò e li metterò alla prova".

4.) In tutto questo Dio ha un grande obiettivo. È solo questo, in primo luogo, nascondere l'orgoglio agli uomini. Dio non ci salverà e non ci renderà orgogliosi. La grazia deve avere la gloria di essa dal primo all'ultimo. Oltre a ciò, Dio intende toglierci dal nostro peccato, e per farlo lo rende una cosa amara e malvagia per noi. Beato il colpo che quasi ti schiaccia se spezza il legame tra te e il peccato

(II.) Voglio dire qualcosa ai cristiani; perché, in materia di vita cristiana, Dio sembra dire: "Che cosa farò per la figlia del mio popolo? Li scioglierò e li proverò".

1.) Alcuni cristiani passano di gioia in gioia. Il loro sentiero, come quello della luce, risplende sempre di più fino al giorno perfetto. Perché non dovremmo essere così io e te?

2.) Ci sono altri cristiani che sembrano fare molti progressi nelle cose divine, ma non è un vero progresso. Mentre dicono di essere ricchi, di avere beni accresciuti e di non aver bisogno di nulla, sono sempre nudi, ciechi, poveri e miserabili. La cosa peggiore della loro condizione è che alcuni di loro non vogliono conoscere il loro vero stato. Sospettano quasi che non sia quello che dicono che sia; ma a loro non piace che glielo si dica; In effetti, si arrabbiano molto quando qualcuno accenna alla verità. Ora, ci sono persone del genere in tutte le nostre congregazioni, delle quali Dio potrebbe ben dire: "Come farò io per la figlia del Mio popolo?"

3.) Questo è ciò che Egli farà con un gran numero di persone che ora sono gonfiate da un falso tipo di grazia: "Li scioglierò e li metterò alla prova", dice il Signore degli eserciti. Li metterà alla prova. Ecco un uomo che ha una quantità di lastra, e non ne conosce il valore, così la porta da un orafo, e gli chiede quanto valga. «Ebbene», dice, «non posso dirvelo esattamente; ma se mi dai un po' di tempo, scioglierò tutto, e poi ti farò sapere il suo valore". Così il Signore tratta molti del Suo popolo. Sono diventati molto buoni e molto grandi, come immaginano, ed Egli dice: "Li scioglierò". Colui che è oro puro non perderà nulla nella fusione; ma chi è qualcuno secondo la sua opinione, dovrà scendere di un piolo o due in breve tempo

4.) Ora, il risultato dello scioglimento è la verità e l'umiltà. Il risultato dello scioglimento è che arriviamo a una vera valutazione delle cose. Il risultato dello scioglimento è che veniamo riversati in una moda nuova e migliore. E, oh, potremmo quasi desiderare il crogiolo se solo potessimo sbarazzarci delle scorie, se solo potessimo essere puri, se solo potessimo essere modellati più completamente come il nostro Signore! (C. H. Spurgeon.)

13 CAPITOLO 9

Geremia 9:13-16

Perché hanno abbandonato la Mia legge... date loro da bere acqua di fiele. - Il salario del peccato:

Un pittoresco predicatore, rivolgendosi ai minatori, disegnò l'immagine di due miniere. Rappresentava il giorno di paga in una delle miniere e descriveva la lunga fila di uomini che si presentavano alla cassa per ricevere il loro stipendio. Di lì a poco si avvicinarono alcuni uomini che il cassiere non conosceva. "Dove hai lavorato?" chiese. "Stavamo lavorando nell'altra fossa", risposero. "Allora quello è il posto dove andare per i tuoi soldi". "No", dissero, "ci piace di più la tua paga; Siamo stanchi, e vogliamo riposo, e vogliamo pace e abbondanza. Nella miniera dove abbiamo lavorato ci trattano crudelmente, e non riceviamo alcuna paga, ma percosse e parole dure. Non ci pagherai?" Ma il cassiere dice: "No; hai scelto di lavorare nell'altra fossa e devi prendere il salario che pagano; Non puoi lavorare per un datore di lavoro e ricevere il tuo stipendio da un altro". «Era giusto, non è vero?» chiese il predicatore. I suoi ascoltatori risposero che lo era. «Allora», disse, «non servite il diavolo se non volete il suo salario».

21 CAPITOLO 9

Geremia 9:21

Poiché la morte è entrata nelle nostre finestre. - La morte è una nemica invasore:

(I.) Crudele

1.) Colpisce gli oggetti più cari del nostro affetto

2.) Ci deruba dei nostri uomini più utili

3.) Ci trascina dalle cose più care del cuore, dall'occupazione, dai circoli sociali, dai progetti cari, ecc

4.) Riduce il nostro corpo in polvere

(II.) Incessante. Attivo in ogni-

1.) L'uomo

2.) Famiglia

3.) Comunità

4.) Nazione

(III.) Sottile. Combatte in agguato, si insinua in casa, avvelena il cibo, rende l'aria pestifera, ecc

(IV.) Senza resistenza. Tutto ciò che la scienza, l'arte, la ricchezza e la cautela possono fare è fallito

(V.) Onnipresente. Nelle onde dell'aria, sui flutti degli abissi, nelle valli, sulle montagne, sui fiumi e sui ruscelli, nelle foreste e nei fiori; Tutta la terra il suo dominio

(VI.) Conquistabile. Cristo ha vinto la morte...

1.) Nella Sua risurrezione

2.) Nella Sua potenza sulle menti dei discepoli. (Omilestico.)

23 CAPITOLO 9

Geremia 9:23-24

L'uomo saggio non si glori della sua sapienza. - Gloriarsi:

Un'idea in questo testo a cui assegniamo particolare importanza è questa: c'è almeno così tanta somiglianza tra la natura di Dio e la natura dell'uomo, che entrambi possono provare piacere nella stessa cosa. Lo spirito del testo dice: Deliziatevi dell'amorevole benignità, del giudizio e della giustizia, perché io mi diletto in essi; imparate la Divinità della vostra origine, e il possibile splendore del vostro destino, dal fatto che avete il potere di unirvi a Me nell'amorevole misericordia, nella rettitudine e nel giudizio. Dio si rivolge a tre divisioni della famiglia umana: i saggi, i potenti, i ricchi. E c'è qualche altra classe che non può essere collocata in una di queste categorie? Ogni classe è seduta ai piedi dell'idolo che ha scelto: la scienza, le armi, la ricchezza; tutti vestiti con abiti di regalità, se non di divinità. Nella mano di ogni idolo c'è lo scettro di una venerata maestria, e il tempio di ciascuno trema con il tuono dell'adorazione pagana. Questo è il quadro. Ora Dio viene in questi templi e, con la maestà dell'onnipotenza, l'autorità della sapienza infinita e la benignità della paternità che tutto sostiene, dice: "Il saggio non si glori della sua sapienza, né il potente si glori della sua potenza, il ricco non si glori delle sue ricchezze". "Gloria!" Questa è una parola che è pregna di significato; e può essere spiegato meglio con la parafrasi che con l'etimologia. Non permettere che l'uomo si "glori" della saggezza, della potenza e della ricchezza, in modo da essere assorbito nella loro ricerca, in modo da fare di entrambi un dio, in modo da considerarli come il bene supremo, in modo da impegnarsi nella sua felicità presente e nel suo destino senza fine. "Saggezza!" Anche questa è una parola carica di grande significato. La "saggezza" a cui si fa riferimento non è quella che viene dall'alto, bella con le tinte celesti e istintiva con la vita celeste: è una "saggezza" che è priva dell'elemento morale; la "saggezza" di un intelletto curioso, indiscreto, irrequieto; quella "sapienza" senza occhi e senza nervi con cui il mondo "non conosceva Dio" e che, se guardata dall'alto, è "stoltezza"; la "saggezza" che è tutto cervello e niente cuore; la "saggezza" della conoscenza, non del carattere; la "sapienza" che abbaglia l'uomo, ma che, quando è sola, è offensiva per Dio. Una ragione sostanziale per non gloriarsi del tipo di saggezza che abbiamo cercato di descrivere, è la necessaria piccolezza delle più vaste acquisizioni dell'uomo. La scienza è una corsa dietro a Dio; ma l'Infinito potrà mai essere superato? La scienza, forse, non si è mai avvicinata a Dio come quando legò le capitali del mondo con bande di fulmini e fece balenare la saggezza e l'eloquenza dei parlamenti da un continente all'altro. Alto giorno di trionfo che; era a portata di mano del potentato velato - un passo più avanti, e si sarebbe trovata faccia a faccia con il re - non era così? Che cosa c'era tra la scienza e Dio in quel momento di vittoria più sublime? Niente, niente, ma... l'Infinito! "Non c'è ricerca della Sua intelligenza". Un altro punto mostrerà la follia di gloriarsi del tipo di saggezza che abbiamo delineato, vale a dire, la più ampia conoscenza implica solo un dominio parziale. Voi dite di aver trovato una legge che opera nell'universo. Sia così: potete sospendere o revocare la nomina divina? Hai un braccio simile a Dio? o puoi tuonare con una voce come Lui? L'argomento è questo: per quanto estesa possa essere la nostra conoscenza, la conoscenza può solo aiutarci a obbedire; non può mai conferire altro che il dominio più limitato; E anche quella sovranità è il dominio non del Signore, ma del Servo, il dominio che si fonda sull'umiltà e sull'obbedienza, il dominio il cui seggio è sotto l'ombra del Grande Trono. L'uomo, dunque, è privo di uno scopo di cui gloriarsi? È tanto naturale per l'uomo gloriarsi quanto è naturale per lui respirare; e Dio, che così ha ordinato la sua natura, ha indicato il vero tema della gloria: "Ma chi si glorifica si glori in questo, che mi comprende e mi conosce". A questo punto ricongiungiamoci all'appassionato studente di scienze, supponendo ora che, oltre ad essere ardentemente scientifico, sia intelligentemente devoto. Va a lavorare come prima; La fiamma del suo entusiasmo non si spegne per una sola scintilla; il suo martello e il suo telescopio sono ancora preziosi per lui, ma ora, invece di inseguire leggi fredde, astratte, inesorabili, è alla ricerca del Legislatore saggio, potente e benevolo; nella legislazione trova un legislatore, e nel legislatore trova un padre. Ciò che vogliamo, quindi, è la conoscenza personale di una Persona: conosceremmo non solo le opere, ma l'Autore, perché si spiegano a vicenda. Conosci l'uomo se vuoi capire le sue azioni; conosci Dio se vuoi comprendere la natura, la provvidenza o la grazia. Lo studente devoto dice di trovare le impronte di Dio ovunque; dice che sono sulle rocce, attraverso i cieli, sull'onda che si agita e sul vento che vola; per lui, quindi, stare in compagnia della scienza è solo un altro modo di "camminare con Dio". Il testo, tuttavia, va ancora più lontano; si riferisce non solo alla personalità, ma al carattere: il deista si sofferma sul primo, il cristiano avanza verso il secondo. "Chi si glorifica si glori di questo, di comprendermi e di conoscermi, che io sono il Signore che esercito benignità, giudizio e rettitudine sulla terra". L'idea ammetterebbe un'espressione come questa: qualsiasi conoscenza di Dio, il Creatore e Legislatore della creazione fisica, dovrebbe essere considerata come meramente preparatoria, o subordinata all'apprensione di Dio come Governatore Morale: che se si conosce Dio solo come Creatore, difficilmente si può dire che lo si conosca affatto; che se tremi per la Sua potenza senza conoscere la Sua misericordia, sei un pagano; se cerchi di piacerGli come un Dio di intelligenza, senza riconoscerLo come un Dio di purezza, giustizia e amore, lo ignori e la tua ignoranza è un crimine. Colui che si gloria, anzi si gloria in Dio, si glori nel conoscere Dio come Essere morale, come Giudice giusto, come Padre amorevole. Non ci deve essere l'adorazione del mero potere; non dobbiamo accontentarci di espressioni di stupore per la Sua maestà, saggezza e dominio; dobbiamo andare più lontano, avvicinarci, vedere più a fondo; dobbiamo conoscere Dio moralmente, dobbiamo sentire le pulsazioni del Suo cuore, del Suo cuore, di quel terribile santuario della giustizia, di quella sempiterna fonte d'amore. L'intero argomento, quindi, può essere compreso in quattro punti

1.) Dio bolla ogni falsa gloria. Sul capo della sapienza, della potenza e della ricchezza, Egli scrive: "Nessuno si glori di queste cose". C'è una saggezza che è follia; C'è un potere che è l'impotenza; C'è una ricchezza che è la povertà. Dio ci avverte di queste cose, affinché se la nostra vantata sapienza non ci risponde quando siamo sul Carmelo dell'incontro solenne tra la luce e le tenebre, non dobbiamo avere Dio da biasimare

2.) Dio ha rivelato il giusto terreno di gloria. Quel fondamento è la conoscenza di Dio, non solo come Creatore e Monarca, ma come Giudice e Salvatore e Padre. La ragione, brancolando tra i misteri sempre più fitti della creazione, può esclamare: "C'è un Dio"; ma solo la fede può vedere il Padre sorridere attraverso il Re. Sarà vano dire: "Signore, Signore", se non possiamo aggiungere: "Salvatore, amico".

3.) Dio, avendo dichiarato che l'eccellenza morale è il vero oggetto della gloria, ha rivelato come l'eccellenza morale può essere raggiunta. Si obietta che nel testo non c'è menzione di Gesù Cristo? Rispondiamo che l'amorevolezza, la giustizia e il giudizio sono impossibili senza Cristo; sono solo un numero limitato di nomi per noi, fino a quando Gesù non li esemplifica nella Sua vita e li rende accessibili a noi con la Sua morte e risurrezione. Abbiamo bisogno che il sole sia etichettato prima di confessare che risplende nei cieli?

4.) Dio ha rivelato gli oggetti in cui si gloria. "Poiché in queste cose io mi compiaccio", dice il Signore". Che si ponga come problema: "In che cosa si diletterà di più la Mente Suprema?" e che si supponga che una risposta sia possibile, si potrebbe concludere che il raggiungimento di quella risposta determinerebbe per sempre le aspirazioni, le risoluzioni e l'ambizione del mondo. Potremmo considerare che ogni altro oggetto sarebbe infinitamente al di sotto delle occupazioni e infinitamente indegno dell'affetto dell'uomo. Attitudinando tutti gli avvenimenti, questo deve essere vero, che coloro che si gloriano degli oggetti che deliziano Geova devono bere a ruscelli puri e perenni. (J. Parker, D. D.)

Di che cosa mi glorio:

Di che cosa si gloria un uomo? Attia che punto la sua vita lascia il piano dell'indifferenza e si eleva in un vanto? Che cos'è che gli fornisce il fiume delle sue delizie più squisite? La risposta a queste domande è proficuamente significativa. Se catturiamo un uomo nella sua gloria, lo prendiamo al suo apice. Le glorie di alcuni uomini si trovano a un livello puramente carnale; Essi sono cercati e proclamati sul piano del bruto. Le glorie degli altri uomini si trovano nelle realtà spirituali, tra le cose dell'Eterno. La gloria indegna è il ministro della stagnazione, della paralisi e della morte. Degno di gloria è il ministro del progresso, della libertà e della vita. Diamo un'occhiata alle glorie indegne. "Il saggio non si glori della sua sapienza". Questo è un aspetto negativo molto sorprendente. Non mi aspettavo che la "saggezza" sarebbe stata bandita dalla cerchia di un legittimo vanto. Non c'è forse un'apparente contraddizione tra il consiglio del profeta e quello degli altri consiglieri delle Scritture dell'Antico Testamento? "Prendi la saggezza". "Gli stolti disprezzano la saggezza". "Un figlio saggio rende felice un padre". Sappiamo anche che i nostri poeti hanno parlato della cosa bella chiamata saggezza. "La conoscenza viene, ma la sapienza rimane"; Fiorisce viene, ma il frutto persiste! La sapienza qui ammirata è un prodotto maturo e maturato, frutto ultimo di un processo prolungato. Non è in questo senso che il profeta usa la parola; lo impiega con un contenuto completamente diverso. È la saggezza del semplice filosofo; il prodotto della speculazione e della teoria; una saggezza priva di riverenza e distaccata dalla vita pratica. La vita può essere divisa in compartimenti stagni, che non hanno alcuna relazione l'uno con l'altro. Possiamo separare le nostre opinioni dai nostri principi, le nostre teorie dalla nostra pratica. L'amore per le belle arti può essere separato dalla pratica di una vita pura. La nostra saggezza artistica può essere imprigionata, per così dire, in una divisione di ferro e separata dalle nostre attività morali. Chi è musicalmente saggio può essere il moralmente discordante. Il possesso della tecnica musicale non rende necessariamente un uomo gradevole. La saggezza della musica può essere separata dalle altre parti della vita di un uomo, proprio come la sala da musica in uno stabilimento idropatico è chiusa dalla cucina. Un uomo può essere esperto nei decreti del consiglio e nella tradizione tradizionale, eppure può essere moralmente e spiritualmente corrotto. La saggezza di un teologo può essere una saggezza che non influisce sulla morale. Un uomo può predicare come un serafino e vivere come un bruto. "L'uomo potente non si glori della sua potenza". Questo è un riferimento alla mera forza animale. Include un calvo atletismo nell'individuo e un calvo materialismo nello Stato. Ma sicuramente la forza è buona? La forza atletica e l'abilità sono molto ammirevoli. Ma qui, ancora una volta, il profeta si riferisce alla forza che è priva di riverenza, e quindi alla forza che è distaccata dal servizio. Ogni uso corretto della forza inizia con una profonda riverenza per essa. Così è anche per la potenza materiale dello Stato. Una spada può essere buona se viene considerata con riverenza. "La spada di Gedeone"; Questa è sempre una maledizione! "La spada del Signore e di Gedeone"; Questo è uno strumento di benedizione! "Il ricco non si glori delle sue ricchezze". Non releghiamo questo avvertimento a pochi milionari. Un uomo con un piccolo reddito può considerare il suo denaro con la stessa irriverenza dell'uomo con un'abbondanza traboccante. Il profeta si riferisce allo spirito con cui vengono stimati i beni. Si riferisce a ricchezze detenute senza riverenza, e quindi non esercitate in una saggia filantropia. I beni usati in modo irriverente sono usati alla cieca, e quindi senza una vera umanità. Ma come si gloriano gli uomini della ricchezza nuda e sgraziata! È una falsa fiducia. "Ma chi si glorifichi di questo, che mi comprende e mi conosce, che io sono il Signore." Quanto siamo lontani dal brutale, dal materiale e dal meramente supponente! Qui c'è la gloria che si concentra nell'invisibile e si fissa nel Signore. "Comprende". La relazione è ragionevole e intelligente. Dio non vuole un discepolato cieco. Dobbiamo essere tutti vigili nella nostra comunione con l'Onnipotente. Dobbiamo adorarlo con tutta la nostra "mente". "Con malizia siate figli, ma con intelligenza siate uomini". "Mi comprende e mi conosce". Questo è un termine profondo, che suggerisce certezza e sicurezza. Ha il sapore dell'amico familiare. Dobbiamo usare intelligentemente la nostra mente per scoprire il pensiero e la volontà di Dio, poi dobbiamo agire in base alla volontà, e nella nostra obbedienza si stabilirà una profonda comunione. Questa, dunque, è la linea del progresso individuale. Iniziamo con l'esplorazione; usiamo la nostra intelligenza per discernere la mente di Dio. Poi passiamo all'esperimento, e mettiamo alla prova i risultati della mente. Dall'esperimento arriveremo all'esperienza; Le nostre scoperte si riveleranno come verità; La nostra conoscenza maturerà in sapienza. "Allora sapremo se continuiamo a conoscere il Signore". Che cosa Dio vuole che sappiamo di Lui? "Che io sono il Signore che esercito amorevole benignità". A volte diciamo di un uomo distinto di cui abbiamo incontrato la presenza: "Lo temevo un po', ma le sue prime parole mi hanno fatto sentire a casa". E qui c'è la prima parola dell'Onnipotente, e la parola non è "legge" o "statuto", ma "amorevole benignità"! Non solo la gentilezza, perché la gentilezza può essere meccanica e priva di sentimento, ma anche la "benignità amorevole"! Un piatto delicato è servito dall'affetto. Di cos'altro vuole che io sia sicuro? "Che io sono il Signore che esercita amorevole benignità e giudizio". Non interpretiamo il giudizio come un destino. Il giudizio è rivendicazione; è indicativo di una sequenza sicura. Quando pianto la mignonette, e la mignonette arriva nella sua stagione, la sequenza è indicativa del giudizio. Il giudizio è l'opposto del capriccio e del caso. Il Signore è un Dio di giudizio, e tutte le mie semine saranno rivendicate. Tutte queste questioni più profonde sono nelle mani di Dio. Il Signore è un Dio di giudizio e di giustizia. Questa parola è solo una conferma della parola precedente. Il giudizio procede e il Vendicatore è giusto. Non può essere corrotto, non è di temperamento incerto. "Egli non cambia". (J. H. Jowett, M. A.)

Sull'irragionevolezza e la follia di gloriarsi nel possesso di privilegi e vantaggi esterni:

(I.) L'irragionevolezza e la follia sia degli individui che delle comunità che si gloriano del possesso di privilegi e vantaggi esterni. In effetti, non c'è passione nella nostra natura che sconfigga così efficacemente il proprio fine, o che rovini così completamente il raggiungimento del suo scopo, come quello dell'orgoglio. Ovunque il rispetto sia rivendicato con impudente, anche dove c'è un vero merito alla base, viene sempre conferito con riluttanza. Il nostro orgoglio e il nostro amor proprio, a loro volta, prendono l'allarme, e sono feriti dall'audacia di questa affermazione. Concorrenti e rivali, invidiosi del merito, provano un piacere maligno nel deludere le aspettative di tali candidati alla fama. E poiché la maggior parte degli uomini ha una tintura di invidia nella loro composizione, accade comunemente che pochissimi rimpiangano la delusione. Per ottenere lodi reali e, in generale, non invidiate, il merito, per quanto trascendente, non deve essere manifestato in modo lampante, ma in qualche misura esibito sotto un velo; almeno, deve essere così giudiziosamente e delicatamente ombreggiato, da moderare la sua lucentezza

(II.) La conoscenza e la pratica dei doveri della religione e della virtù, mentre sono l'unico vero fondamento dell'autostima e della vera gloria, sono allo stesso modo, considerati in una visione nazionale, gli unici giusti oggetti di rispetto e fiducia pubblica. Le grandi doti intellettuali, e le prestazioni a cui danno vita, possono essere considerate solo, se considerate astrattamente senza rispetto per la loro applicazione, come splendidi monumenti del genio umano; quando vengono utilizzati per scopi cattivi, diventano giustamente l'oggetto della nostra detestazione; ma le qualità del cuore, l'integrità incorruttibile, per esempio, la benevolenza disinteressata, l'eccelsa generosità e la tenera pietà, invano irresistibilmente la stima e conciliano l'affetto di tutti coloro che hanno visto o sentito parlare di tali virtù che vengono esemplificate. (W. Duff, M. A.)

Scopi della vita:

Gli uomini pensano troppo di se stessi per un motivo o per l'altro, sia a causa di qualche condizione esterna, sia a causa di alcuni tratti e qualità interiori. Ora, da questa dichiarazione del profeta non si deve intendere che un uomo non debba preoccuparsi e non provare piacere nelle relazioni esterne. C'è un piacere da ricavare da loro; Ma ci sono mille cose secondarie in questa vita che siamo molto contenti di avere, e che siamo felici di essere conosciuti per avere, anche se non ci concentriamo principalmente su di esse. È una cosa piacevole per un artista avere una salute vigorosa; Ma questo non è il suo potere. È una cosa piacevole per un poeta essere un musicista; Ma non è di questo che si gloria. È una cosa piacevole per un oratore essere ricco; Ma c'è qualcosa di cui si glorifica oltre alle ricchezze. La ricchezza da sola offre una piccolissima compensazione della gloria. La conoscenza è spesso considerata come la ragione principale e caratteristica per cui un uomo dovrebbe avere un'opinione molto di se stesso; ma qui ci viene comandato di non gloriarci della "conoscenza". C'è una grande eccellenza nella conoscenza; Ma la conoscenza è relativa. La matematica esisterà dopo che saremo morti e andati; Ma la conoscenza degli elementi spirituali, la conoscenza del regno più elevato, la conoscenza del bene e del male, la conoscenza del carattere, la conoscenza della verità, sono tutte cose che hanno a che fare con la nostra condizione attuale, e sono così influenzate dai nostri limiti che l'Apostolo dichiara esplicitamente che verrà il tempo in cui l'universo ci sarà rivelato, e in cui le nostre nozioni riguardo ad esso dovranno essere cambiate tanto quanto le nozioni di un universo Il bambino deve essere cambiato quando arriva all'età adulta. La nostra saggezza in questo mondo è così parziale che non possiamo permetterci di stare su questo. E quando si considerano quelli che sono stati considerati i tesori della conoscenza, la follia di essa è ancora più grande. Molti uomini avrebbero potuto benissimo essere una grammatica o un lessico, arido e polveroso, come l'uomo di conoscenza che è, tanto è inutile. Eppure gli uomini sono spesso orgogliosi di sapere tante cose, senza alcuna considerazione per l'uso che se ne fanno. Esci e vedi cosa sanno gli uomini che sanno qualcosa. Gli uomini che hanno una conoscenza utile, e la maggior parte di essa, sono gli uomini che di solito sono i più umili, e sono consapevoli del mero segmento del vasto cerchio della conoscenza dell'universo che possiedono. La conoscenza è una buona cosa; ma un uomo è una cosa migliore. Un uomo, nella sua natura essenziale e nel suo destino, è più grande di qualsiasi elemento o sviluppo speciale in questa vita. Perciò, l'uomo non si glori della sua "conoscenza". Specialmente non se ne glori, in modo tale da separarsi dai suoi simili e guardarli dall'alto in basso. Mentre si può supporre che queste opinioni, derivate dal volto della Scrittura, siano applicabili alla nostra condizione moderna, è molto probabile che la gloria di cui parlava il profeta fosse quella che costituiva una peculiarità in Oriente. In Egitto, e poi in molti regni orientali, la conoscenza era appannaggio del sacerdozio. Coloro che avevano conoscenza divennero una classe privilegiata e ricevettero onore e rispetto; e naturalmente se ne impennarono, come oggi gli uomini si vantano di titoli. "Il saggio non si glori della sua sapienza". In altre parole, che un uomo, perché appartiene alla classe dei dotti, non abbia disprezzo per coloro che non hanno i privilegi che ha lui. Ci sono moltitudini di uomini che non hanno molto di cui vantarsi in termini di gentilezza, umiltà e gentilezza, ma che sono orgogliosi della loro cultura. "E l'uomo potente non si glori della sua potenza". Cioè, che nessuno si glori degli attributi della forza. Nel tempo dell'atleta; al tempo del guerriero; nel tempo in cui gli uomini, essendo di statura superiore a tutti gli altri, come lo era Saul, si gloriavano della loro statura; nel tempo in cui gli uomini si vantavano, come Davide, di correre attraverso una truppa e di saltare un muro; nel tempo in cui la competenza e l'abilità erano in ascesa; nel tempo in cui gli uomini erano addestrati a tutte le forme di forza fisica e di valore, in un tempo del genere gli uomini sarebbero naturalmente arrivati a fare della loro reputazione una base su queste cose; e la tendenza a farlo non è ancora scomparsa. Gli uomini si vantano del fatto di essere alti e simmetrici. Si gloriano della loro bellezza personale. Si gloriano della loro grazia. Si gloriano nel loro camminare e nel loro ballare. Si gloriano nella loro cavalcata. Queste cose non sono assolutamente sciocche, anche se gli uomini che vi si dedicano possono esserlo. Non si può negare che possano essere utili e che possano riflettere un certo credito su coloro che li praticano. Ma cosa succede se non si può dire nient'altro di un uomo se non che cavalca bene? Il cavallo è migliore di lui! In basso, infatti, c'è l'uomo che fa perno su queste qualità inferiori e spesso spregevoli. "Il ricco non si glori delle sue ricchezze". Potremmo anche chiudere la Bibbia, allora. È troppo! Eppure un uomo ha il diritto di gloriarsi delle sue ricchezze, purché il modo in cui si gloria sia attraverso la sua integrità e abilità. Tali sono le competizioni degli affari, tali sono le difficoltà di sviluppare, accumulare, mantenere e utilizzare correttamente la ricchezza, che un uomo che la organizza organizza una campagna, ed è un generale; e quando un uomo di semplicità e onestà è uscito dai ritrovi della povertà, e ha, con il suo indomito proposito, e l'industria, e l'onestà, e la sincerità, accumulato proprietà, di cui non si può dire un dollaro: "L'hai rubato"; Quando un uomo con integrità ha accumulato una fortuna, è una testimonianza migliore di qualsiasi diploma. Racconta quello che è stato. I veri motivi della gloria sono dati nella frase successiva del testo: "Chi si glorifica in questo, che mi comprende e mi conosce". La conoscenza di Dio, la conoscenza di quelle qualità o attributi supremi che appartengono alla natura superiore, la conoscenza dei grandi elementi che costituiscono Dio, in questo può essere gloriato; ma gli uomini si sono gloriati della loro conoscenza di dèi che erano spregevoli. Non c'era un dio decente in tutta l'antichità, tale che se un uomo era come lui potesse rispettare se stesso. Le passioni degli uomini erano la base del loro carattere. Perciò non è sufficiente che tu ti glori di un dio. "Colui che si glorifica si glori di questo, che mi comprende e mi conosce, che io sono il Signore che esercito benignità amorevole, giudizio e giustizia sulla terra; poiché in queste cose mi compiaccio, dice l'Eterno". È come se Egli avesse detto: «Io sono il Signore che esercita l'amorevole benignità senza alcun riguardo per il ritorno e senza alcuna limitazione. Sto sviluppando continuamente, attraverso i secoli, il bene e il male, il giusto e l'ingiusto. Sono un Dio di clemenza, di bontà, di bontà; ma la gentilezza non è solo superficiale, è la gentilezza che scaturisce dal cuore di Dio". Questa è la gloria di Dio: e chi non si direbbe che si gloria in essa? Ora, sapendo questo, essendo penetrati dalla sensazione di avere un tale Dio, di vivere in comunione con Lui, di contemplarlo con la vista interiore, avere questo ideale di vita costituisce una conoscenza che esalta, rafforza e purifica gli uomini. Ma prendete le qualità che fanno del vero uomo, come sono esposte nella Scrittura, l'uomo in Cristo Gesù. Quanti uomini possono gloriarsi di se stessi perché hanno conformato la loro vita a queste qualità? Se un uomo, essendo un mineralogista, ha un cristallo più fine di chiunque altro, piuttosto se ne glorifica e dice: "Dovresti vedere il mio". Se un uomo è un giardiniere e ha rose più belle di chiunque altro, se ne gloria. Può andare nel giardino del suo vicino e lodare i fiori che vi vede; ma lui dice: "Mi piacerebbe che tu venissi a vedere le mie rose"; e li mostra con orgoglio. Nessuno chiude il cancello del proprio giardino quando va a vedere il giardino del vicino. Porta con sé i suoi. Gli uomini si gloriano di tali cose esteriori; ma quanta gloria in quei diamanti, in quegli zaffiri, in quelle pietre preziose che tutto il mondo riconosce come le più belle grazie dell'anima? Quanti uomini si gloriano perché hanno la vera, universale, cristiana benevolenza dell'amore? Hai in te stesso qualche ideale? Stai mirando al carattere, alla condizione o alla reputazione, chi è il più povero di tutti? Vale la pena che un uomo sia in grado di rispondere a se stesso alla domanda: "Per che cosa sto vivendo?" Cos'è che mi spinge? È vanità? Sono gli istinti animali? Sono le condizioni esterne della vita? O sono gli elementi interni dell'età adulta che si impadroniscono di Dio e del cielo? (H. W. Beecher.)

Sull'insufficienza della saggezza, del potere e delle ricchezze umane:

(I.) I divieti contenuti nel testo

1.) "Il saggio non si glori della sua sapienza". Gli uomini possono essere saggi nella loro presunzione, possono essere saggi e prudenti nell'opinione degli altri, le loro misure e i loro consigli possono essere, apparentemente, saggiamente concepiti; eppure Dio può frustrare, e spesso lo fa, i loro consigli e trasformare la saggezza dell'uomo in stoltezza

2.) "Né che l'uomo potente si glori della sua potenza". Che cos'è l'uomo, l'uomo più forte, se non polvere, trasformata in polvere, schiacciata dalla potente potenza di Dio, come una tignola viene schiacciata tra le dita? Pensate a quanto poco dipenda la vita dell'uomo più forte, a una cosa così insignificante come il soffiare un po' d'aria; Fermato, muore. Né la potenza congiunta dei molti è in grado di opporsi alla volontà e alla potenza di Dio

3.) "Il ricco non si glori delle sue ricchezze". A sentire gli uomini parlare delle loro migliaia, e a vederli inseguire la ricchezza, si potrebbe supporre che le ricchezze conferissero ogni felicità e producessero ogni sicurezza. Eppure chiedi al ricco se è felice; e risponderà, se risponderà onestamente, "No". È libero dalla paura del male? Riuscirà a corrompere la morte e prolungare la sua breve vita? Può Egli redimere la Sua anima dall'Inferno?

4.) Non è solo follia gloriarsi o vantarsi di saggezza, forza e ricchezza; ma è anche peccaminoso; è idolatria; è mettere da parte il Signore Dio come nostra forza e nostra parte

(II.) Il comando nel testo. "Ma chi si glorifica, si glori di questo", ecc. Solo quell'uomo è veramente saggio, nel cui cuore è custodita la conoscenza del Signore; e chi riduce tale conoscenza alla pratica; e solo quell'uomo che comprende e conosce il Signore è veramente benedetto da riporre la sua fiducia in ogni momento nel Signore Dio d'Israele. Questa conoscenza e comprensione del Signore Dio in tutte le Sue adorabili perfezioni, come rivelate nella Sua santa Parola, e come Egli è riconciliato in Cristo Gesù, sono di valore immensamente più grande di tutta la sapienza, di tutta la potenza e di tutte le ricchezze che questo mondo può elargire

1.) Il Signore esercita benignità amorevole sulla terra. Coloro che, mediante la fede in Cristo, hanno Geova per loro Padre, la loro parte, hanno tutto ciò che può soddisfare un'anima immortale per tutta l'eternità. Della Sua amorevole benignità hanno esperienza; e la loro esperienza insegna loro che "l'amorevole benignità di Dio vale più della vita", e perciò le loro labbra Lo lodano

2.) Il Signore esercita il giudizio anche sulla terra. Mentre si compiace di visitare l'anima umile, l'anima penitente e l'anima credente, con i segni della Sua amorevole benignità, Egli visita anche gli impenitenti, gli increduli, i superbi, con i Suoi dolorosi giudizi: e talvolta in questo mondo ne fa monumenti duraturi della Sua terribile giustizia

3.) Il Signore esercita la rettitudine anche sulla terra. Poiché l'esercizio della rettitudine, l'onniscienza del Signore, l'odio per il peccato, l'amore per la santità, il potere e la fedeltà, Lo qualificano pienamente. Conclusione-

1.) A coloro che confidano e si gloriano della saggezza, della forza e delle ricchezze umane. Non sappiamo che "la sapienza di questo mondo è stoltezza presso Dio"? e "quella potenza appartiene a Dio"?

2.) A coloro che in qualche misura conoscono il Signore e si gloriano in Lui. La vostra conoscenza è ancora piccola e imperfetta: perché, "quanto poco si sente parlare di Lui! ma chi può capire il tuono della sua potenza?" Tuttavia, qui si può conoscere abbastanza di Lui e delle Sue vie per ogni scopo necessario. Camminate "come figli della luce". Cercate anche un aumento di luce studiando la Parola di Dio; con una preghiera fervida e diligente, affinché lo Spirito di verità apra la vostra mente per contemplare, per comprendere sempre di più, le verità che sono rivelate in quella Parola. (E. Edwards.)

Per motivi di orgoglio:

(I.) Le varie forme di orgoglio

1.) L'alta nascita è una di quelle circostanze esterne che danno origine all'orgoglio. Da quando esiste la società civile, è stato mantenuto un certo rispetto per l'antichità di discendenza. Ma se riflettiamo sull'origine di questa deferenza, troveremo che, lungi dal fondare l'orgoglio, suggerisce molte ragioni per la sua esclusione. E tu, uomo orgoglioso! Guardate indietro con compiacimento agli illustri meriti dei vostri antenati? Mostrati degno di loro, imitando le loro virtù, e non disonorare il nome che porti con una condotta che non si addice a un uomo. Non si può concepire nulla di più incoerente che esultare per un'illustre stirpe e fare ciò che deve disonorare; che menzionare, con ostentazione, gli illustri meriti dei progenitori, e mostrare un malinconico contrasto con loro nel carattere. Dopotutto, cos'è l'alta nascita? Conferisce forse una natura diversa da quella del resto dell'umanità? L'uomo di antica stirpe non ha forse nelle sue vene sangue umano? Non prova forse la fame e la sete? Non è soggetto alle malattie, agli incidenti e alla morte; E il suo corpo non deve ammuffire nella tomba, come quello del mendicante?

2.) Forse l'uomo orgoglioso è investito di un titolo. Ricordate, tuttavia, che questo è un appellativo di onore, e non di disonore, e la più grande disgrazia in cui una persona può incorrere, è l'assunzione di sentimenti indegni della natura umana. Hai ottenuto la tua distinzione per i tuoi meriti? Continuate a meritarla e ad adornarla con i vostri sforzi per il bene comune e con un comportamento che indichi che vi considerate un membro della società. Il tuo titolo ti è stato trasmesso dai tuoi antenati? Io vi dico, come ho detto all'uomo orgoglioso della sua nascita: guardatevi che i loro onori non siano macchiati dal vostro spregevole godimento per loro!

3.) Alcuni sono orgogliosi dell'ufficio. Gli uffici sono stati istituiti per il beneficio generale, o per la gratificazione privata degli individui ai quali sono stati assegnati separatamente? L'uomo orgoglioso stesso non oserà decidere su questa questione a favore delle proprie pretese. Con quale apparenza di giustizia, dunque, l'uomo, a cui è affidato l'interesse comune, può fingere di guardare, con occhio sprezzante, qualsiasi membro onesto della comunità?

4.) Le ricchezze, che offrono un possesso più sostanziale e produttivo della nascita, dei titoli o delle cariche pubbliche, possono sembrare gettare una base migliore per l'orgoglio. L'uomo che ne gode è in una certa misura indipendente dagli altri, e può comandare i loro servigi quando vuole. Può quindi avere qualche motivo per trattarli con disprezzo. Devo confessare che le persone che possiedono una fortuna opulenta, così come quelle che si collocano nelle posizioni più elevate della società, hanno molte opportunità di osservare la servile ossequiosità dell'umanità, e possono, quindi, essere tentate di disprezzarle. Ma questo non è, in stretta correttezza di parola, quel disprezzo degli altri che nasce solo da circostanze esterne. È un disprezzo delle qualità spregevoli. Sei, in realtà, orgoglioso della tua ricchezza? Mostrami quale titolo ti dà quella ricchezza per privare i tuoi simili della loro giusta parte di rispetto!

5.) I vantaggi corporali costituiscono l'oggetto di quell'orgoglio da cui molti sono contagiati. Si valutano per la loro forza, o per la loro bellezza. Che l'uomo più forte consideri che il cavallo o il bue sono ancora superiori a lui in punto di vigore fisico; che il suo potere individuale è di scarsa utilità contro la forza unita dei suoi simili, che egli cerca di sfidare; e che la febbre lo renderà più debole del bambino in braccio alla balia. Quando un uomo esulta per l'eleganza della sua persona, sebbene questa follia non sia rara, specialmente in gioventù, nulla può essere concepito di più ridicolo. Ma questa fonte di orgoglio è più frequente tra le figlie di Eva, che sembrano talvolta considerare le attrattive personali come la principale distinzione del carattere. Che lei, il cui orgoglio è incentrato sulla sua bellezza, consideri quale sarà la sua figura nella tomba!

6.) Consapevoli dell'assoluta insignificanza dei vantaggi esterni di qualsiasi genere, come motivo di esultanza, ci sono che si valutano esclusivamente in base al loro genio, alla loro erudizione, alla loro arguzia, o anche alla loro religione. Queste persone sono molto pronte a ridere dello sciocco che è orgoglioso di tutto tranne che della mente. Il profeta, tuttavia, era dell'opinione che anche la sapienza in sé non fosse oggetto di gloria. Con il termine saggezza, nel testo, egli intende quelle qualità mentali che attirano l'ammirazione del mondo. Trasformando le tue capacità in fonti di vana gloria, mostri la tua ignoranza del loro fine, contrai la loro utilità, limitandole alla tua ristretta sfera invece di diffondere la loro salutare influenza nell'ampia cerchia dell'umanità, e sovvertisci la tua importanza rinunciando all'onorevole distinzione di una parte necessaria della grande comunità dell'umanità. Ti vanti del tuo genio e della tua scienza, astratti dalla mitezza e dalla benevolenza? Riflettete che l'essere più miserabile e odioso dell'universo possiede anche capacità infinitamente superiori a quelle del più sagace dei figli degli uomini!

7.) L'orgoglio religioso è, se possibile, ancora più odioso e assurdo di quello appena menzionato. È una combinazione di incongruenze scioccanti. Unisce la confessione del peccato con l'ipocrisia, l'umiltà davanti a Dio con l'insolenza verso gli uomini, la supplica di misericordia con l'assunzione del merito, la prospettiva del paradiso con il temperamento dell'inferno

(II.) L'unico solido fondamento dell'autostima. Colui che comprende Dio ha l'anima impressa da tutto ciò che è grande e sublime, è capace di contemplare la Divinità e vede ogni oggetto terrestre sprofondare al confronto. Colui che "conosce" Dio conosce la perfezione infinita e ha acquisito il concetto, sebbene ancora oscuro e debole, di una saggezza infallibile, di una rettitudine consumata, di una beneficenza inesauribile, di una potenza irresistibile, di tutto ciò che può esaltare, stupire e deliziare l'anima. Questi attributi, portati alla sua vista dall'adorazione frequente, egli deve ammirare, amare e imitare. Questa è la vera dignità della natura umana, restituita, per grazia, a quello stato da cui era stata degradata dal peccato, anzi, elevata a capacità e aspettative superiori a quelle concesse all'innocenza primitiva. Più aspiriamo a questa eccellenza, più diventiamo ambiziosi di questa esaltazione, più la nostra natura si migliora e la nostra felicità aumenta e si estende. Questa è la gloria di un cristiano, di un'anima immortale, di uno che aspetta il cielo, di uno spirito benedetto! (W. L. Brown, D. D.)

Di falsa gloria:

Tale è la debolezza della nostra natura, che se la Provvidenza ci ha conferito una qualità notevole, sia di corpo che di mente, siamo inclini a vantarci per questo. Nei nostri momenti più seri dobbiamo condannare tale vanità; Ma l'orgoglio è così naturale per l'uomo, che troviamo difficile sottometterlo

(I.) Le doti naturali o acquisite della mente. Un grande genio, parti belle e talenti splendenti sono forti tentazioni alla gloria. Quando un uomo è consapevole che il suo intelletto è più illuminato, il suo giudizio più solido, la sua invenzione più fine, la sua conoscenza più estesa di quella del resto dell'umanità, corre il grande pericolo di indulgere a un po' di vanità. Eppure, ancora, non c'è alcun fondamento per vantarsi. Se queste realizzazioni sono naturali, sono il dono di Dio, e lo chiamano il loro Autore. Se sono stati acquisiti, li dobbiamo in gran parte all'attenzione e al lavoro di altri, che hanno contribuito a migliorarli. Che brutta figura avrebbe fatto il più grande genio senza libri e un maestro! Come il diamante nella miniera, deve essere rimasto nel suo stato naturale, grezzo e non lucidato. Sono l'educazione e le lettere che permettono agli uomini di fare una figura nella vita. D'altronde, non è la Provvidenza che ci pone in condizioni superiori e ci permette di perseguire le scienze e le arti? Dopo tutto, cos'è la tanto vantata saggezza dei saggi? Non è, nella migliore delle ipotesi, solo un minor grado di follia? Quanto è superficiale il loro intelletto e quanto circoscritta la loro conoscenza! Permettetemi di aggiungere, quanto è probabile che il più grande genio e il più raffinato studioso abbiano le loro facoltà squilibrate! Una caduta da cavallo, una tegola da una casa, una febbre nel cervello, compromettono il giudizio e disturbano la ragione del più grande filosofo

(II.) Le qualità superiori del corpo. Un bel viso e una figura elegante sono cose accattivanti, e l'umanità li ha nutriti in un certo grado di ammirazione. Perciò i possessori di quelle proprietà sono talvolta diventati orgogliosi e vanitosi. Ma cos'è la bellezza? Un pezzo di terra levigata, una specie di argilla più fine, regolata regolarmente dal grande Creatore! Coloro ai quali Egli l'ha concessa non hanno avuto parte nella lavorazione e non hanno contribuito in alcun modo a finirla. Invece di gonfiarsi più degli altri, dovrebbero essere più umili, perché sono più debitori della Provvidenza. Quanto poco debbano essere vane le ragioni, ne abbiamo molti esempi lampanti; Un ittero inveterato, una febbre maligna, una rapida consunzione, rovineranno la carnagione più fine e comprometteranno la costituzione più robusta. Sarebbe bene che il più bello dei bambini di questo mondo aspirasse a qualcosa di più duraturo dell'aspetto e dell'abbigliamento; fino ad avere l'immagine di Dio disegnata nel cuore, e la vita di Cristo formata in loro

(III.) Le circostanze più elevate del nostro destino. È senza dubbio naturale preferire l'indipendenza e l'agio, alle ristrettezze e alla fatica. Chi non desidera vivere nell'abbondanza, piuttosto che nella miseria? Ma che cos'è un'immensa quantità di oro e argento? Non è migliore della polvere, un po' più raffinata, a cui gli uomini hanno accettato di dare un certo valore. Se è accumulato non è migliore della pietra o della sabbia. Se viene sprecato e speso non è più nostro, ma proprietà di un altro; E quanto velocemente le ricchezze cambino padrone, abbiamo ogni giorno esempi lampanti. Le ricchezze sono affidate agli uomini come amministratori, ed essi sono responsabili dell'uso che ne fanno. Se li impiegano per l'onore di Dio e per il beneficio dei loro simili, sono un talento prezioso e riceveranno un'ampia ricompensa; ma se servono all'orgoglio e alla vanità, alla profusione e al lusso, all'avarizia e all'oppressione, devono essere considerati una maledizione. Onorificenze e titoli non sono una base migliore per la gloria dell'opulenza. Se sono stati trasmessi dai nostri antenati, li abbiamo derivati da loro; se ci sono stati conferiti, direttamente, dal re, siamo in debito con lui; e abbiamo maggiori obblighi per un tale atto di favore. Attibest, che cosa sono se non un nome vuoto? Possono procurare a una persona la precedenza e un po' più di rispetto; ma non possono contribuire in nulla alla sua dignità di carattere. Ancora una volta, la voce della fama è una cosa ammaliante, e molti ne sono stati stranamente affascinati. Perciò l'hanno corteggiata con il più grande servilismo e con i mezzi più bassi. Non c'è nulla di più umiliante a cui non si siano sottomessi, per ottenere questo suono vuoto. Alcuni non hanno forse sacrificato i principi dell'onore, della coscienza, dell'integrità, per ottenere applausi? E cosa c'è di così precario e incerto come il respiro di una moltitudine? È volubile come il vento e variabile come il tempo

(IV.) Le acquisizioni religiose che possiamo aver raggiunto. È la voce della ragione, e il linguaggio della Scrittura, "che ogni dono buono e perfetto scende dall'alto, dal Padre della luce". "In noi non abita nulla di buono!" Al contrario, "siamo tutti come una cosa impura, e tutte le nostre giustizie sono come stracci sporchi". Se dunque un'opera buona è stata iniziata in noi, ci è stata impartita dallo Spirito di Dio, "il cui frutto è amore, gioia, pace, longanimità, mansuetudine, bontà, fede, mansuetudine, temperanza". Se la vostra comprensione è più illuminata, la vostra volontà più sottomessa, i vostri affetti più spirituali, la vostra morale più pura, lo dovete a un'influenza divina. Non ci può essere una prova più forte che siamo completamente estranei alla grazia, di quella di pensare a noi stessi al di sopra di ciò che dovremmo pensare. La natura stessa della grazia è quella di dare tutta la gloria a Dio. Più ne riceviamo, più diventeremo rinnegati. L'ovvia conclusione di questo argomento è che "l'orgoglio non è mai stato fatto per l'uomo". Ha avuto origine all'inferno ed è la progenie della colpa. Strappiamola dal nostro petto come la disposizione più ingiustificabile e non cristiana che possiamo amare che possiamo avere. (David Johnston, D. D.)

La gloria umana è stata corretta:

(I.) Le cose di cui non gloriarsi

1.) Quelli che all'uomo naturale sembrano più desiderabili: saggezza, forza, ricchezze

2.) Quelli in cui questi ebrei erano inclini a vantarsi presuntuosamente: vantaggi esterni, carnali

(II.) Ogni uomo deve avere qualcosa di cui gloriarsi

1.) Ciò che egli stima come la sua più alta benedizione e onore

2.) Dio ci pone davanti i migliori oggetti di gloria

(1) "Io"; sia "compreso" che "conosciuto".

(2) Le qualità di cui Goa si diletta. La misericordia, o amorevole benignità, in contrapposizione alla loro decantata forza. Il giudizio e la giustizia, in contrasto con la loro oppressione dei deboli e degli afflitti. (J. P. Lange.)

Una gloria proibita e una sanzionata:

I. Il gloriato che Dio proibisce

1.) Gloriarsi della saggezza è la glorificazione di sé; quindi vietato. La mente che conosce e i soggetti conosciuti provengono entrambi da Dio

2.) Gloriarsi della forza è proibito come autoglorificazione. La storia mostra il ripudio di Dio di questo vanto: nella distruzione dell'esercito di Sennacherib, nel declino e nella caduta degli imperi fondati sulla sola forza, ecc

3.) Gloriarsi della ricchezza è proibito come autoglorificazione. Triste vedere uno spirito sepolto in un mausoleo d'oro e d'argento

(II.) Il gloriato che è divinamente sancito. La gloria è un istinto nell'uomo; è giusto, quindi, quando l'oggetto è degno di lui. Dio qui si presenta. C'è una gradazione posta davanti a noi:

1.) Comprendere Dio. L'educazione precoce chiama questo a fare esercizio; gli eventi della vita gli conferiscono disciplina; profonde verità spirituali possono essere esaminate da esso

2.) Conoscere Dio. Questo è più che "capirlo". L'eternità rivelerà nuove profondità dell'amore eterno e dell'essere di Dio

3.) Nella comprensione e nella conoscenza di Dio, lo spirito dell'uomo si glorifica e possa gloriarsi in eterno. Dio si glorifica del nostro gloriarsi in Lui. (W. R. Percival.)

Gloria falsa e vera:

(I.) Di cosa non dobbiamo gloriarci.

1.) Non lasciare che l'uomo saggio si glori della sua saggezza. Né nella vastità e nell'ampiezza della sua conoscenza e comprensione, né nella sua abilità e destrezza nell'espediente e nella conduzione degli affari umani

(1) Perché il più alto grado della conoscenza e della saggezza umana è molto imperfetto

(2) Perché quando la conoscenza e la saggezza sono con molta difficoltà in qualsiasi misura competente raggiunta, quanto facilmente si perdono

2.) Né che l'uomo potente si glori della sua potenza

(1) Se lo comprendiamo della forza naturale dei corpi degli uomini, quanto poco c'è motivo di gloriarsi in ciò, in cui tante delle creature sotto di noi ci superano di così tanti gradi!

(2) O, se per forza intendiamo la forza e la potenza militare, quanto poco è simile a ciò di cui gloriarsi, considerando gli eventi incerti della guerra, e quanto spesso e notevolmente la provvidenza di Dio si interpone per gettare la vittoria dalla parte dell'improbabile!

3.) Non si glori il ricco delle sue ricchezze

(1) Le ricchezze sono cose senza di noi, gli ornamenti accidentali della nostra fortuna

(2) Attithe meglio, sono incerti

Molti uomini hanno un occhio malvagio su un buon patrimonio, cosicché, invece di essere il mezzo della nostra felicità, possa rivelarsi l'occasione della nostra rovina

(II.) Che cos'è che è materia di vera gloria

1.) I ragionamenti più saggi e più sicuri nella religione sono fondati sulle indiscutibili perfezioni della natura divina. La stessa rivelazione divina suppone questi come suo fondamento, e non può significare nulla per noi se prima non li conosciamo e non li credo: perché, se prima non siamo fermamente persuasi della provvidenza di Dio e della Sua particolare cura per l'umanità, perché dovremmo supporre che Egli ci faccia una rivelazione della Sua volontà? A meno che non si sappia prima naturalmente che Dio è un Dio di verità, quale fondamento c'è per credere nella Sua Parola?

2.) La natura di Dio è la vera idea e modello di perfezione e felicità; e quindi nient'altro che la nostra conformità ad esso può renderci felici. Colui che è l'Autore e la fonte della felicità non può trasmettercela in altro modo che piantando in noi quelle disposizioni mentali che sono in verità una sorta di partecipazione della natura divina; e dotandoci di quelle qualità che sono i materiali necessari della felicità: e un uomo può stare bene senza salute tanto quanto felice senza bontà. (J. Tillotson, D. D.)

Motivi falsi e veri di gloria:

(I.) Falsi motivi di fiducia

1.) La saggezza qui intesa non è la saggezza celeste, ma quella terrena; quella penetrazione e quella sagacia che molti possiedono naturalmente, e alcuni in misura considerevole; o quella conoscenza di vario genere sulle cose di questo mondo, che acquistano con lo studio e l'esperienza. Perché l'uomo che ha sapienza non dovrebbe gloriarsi in essa? Perché tutto questo gloriarsi è vano; perché alla fine non ha alcun vero fondamento per gloriarsi; perché, dopo tutto, la sua saggezza non può assicurare il successo, e può dimostrare alla fine, e se gloriata certamente si dimostrerà, di essere stata stoltezza. È il Signore che dà il successo, e il cui consiglio solo sarà valido

2.) Con forza possiamo intendere sia la forza che il potere; forza del corpo, o il potere del rango, della posizione o dell'influenza. Non c'è un vero motivo per fidarsi di queste cose. Come "non c'è re che non sia un re che non sia per mezzo della moltitudine del suo esercito"; Perciò "l'uomo potente non è liberato da molta forza". Gli imperi più potenti sono stati improvvisamente rovesciati e i monarchi più potenti distrutti in un attimo

3.) Come vediamo continuamente persone che confidano nelle loro ricchezze e si vantano della moltitudine delle loro ricchezze! Ma quanto è vana questa fiducia! È come appoggiarsi a una canna rotta

(II.) Il vero terreno della gloria

1.) La conoscenza di Dio, qui intesa, è una conoscenza di Lui nel Suo vero carattere e nelle Sue perfezioni. È la consapevolezza di Lui come Padre misericordioso e Giudice giusto; un Dio giusto, eppure un Salvatore; abbondanti in misericordia, amore e verità; e allo stesso tempo odiare l'iniquità, e che non scagionerà in alcun modo i colpevoli. La conoscenza di cui si parla nel testo è una conoscenza interiore, sentita, sperimentale di Lui. È una tale fede in Lui nei nostri cuori, che ci porta a temerLo e ad amarLo, a confidare in Lui e a confidare in Lui. È una conoscenza fondata sulla prova e sull'esperienza

2.) Coloro che conoscono il Signore, nel modo che è stato descritto, hanno un sicuro motivo di gloria. Si gloriano di ciò che non li deluderà, non li ingannerà o non li deluderà mai. (E. Cooper, M. A.)

Gloria falsa e vera:

(I.) C'è una disposizione negli uomini alla gloria e alla fiducia in se stessi a causa delle realizzazioni personali che li distinguono agli occhi dei loro simili

1.) La forza fisica ispira l'idea di grandi azioni nei suoi possessori, e spesso li rende arroganti e orgogliosi. Li induce ad assumere ciò che non appartiene a loro, a violare le proprietà della vita e a portare con sé uno spirito di sfida e di insulto nei loro rapporti con i loro simili

2.) La saggezza mondana ispira fiducia più di quella che è attribuita alle qualità più grossolane della struttura umana; e nessun uomo corre più il pericolo di essere saggio ai propri occhi di coloro che possiedono questa qualità

3.) Nulla è così calcolato per riempire gli uomini di un orgoglio insopportabile come il possesso di ricchezze straordinarie. Produce una parvenza di omaggio o di rispetto, comanda i servizi dell'umanità, impone un contributo a tutta la natura e a tutta la società, e dà a coloro che la possiedono una sorta di impero universale; e non c'è affatto da meravigliarsi che queste menti siano più tentate dall'orgoglio e dalla gloria di quelle che cercano di distinguersi per la saggezza mondana

(II.) La base falsa ed erronea su cui si fondano questi sentimenti di gloria e di fiducia in se stessi

1.) Né presi separatamente, né nella loro forma combinata, insegneranno mai ai loro possessori il loro vero uso; ma spesso si rivolgono al male, non solo alla società in generale, ma ai loro stessi possessori

2.) Queste cose sono assolutamente incapaci, sia separatamente che combinate, di soddisfare alcuni dei bisogni più urgenti e di evitare alcuni dei mali più evidenti a cui la nostra natura è esposta

3.) Sono di una durata e di un possesso molto transitori

(III.) C'è un oggetto che è di tale natura da giustificare la gloria, la fiducia, l'autocompiacimento, che si dichiara non dovrebbero essere collegati per un momento con quelli che sono stati precedentemente enumerati

1.) La vera religione ci insegnerà la corretta regolamentazione e l'impiego di tutte queste doti

2.) C'è una perpetuità e un pegno di felicità futura ed eterna nella religione di Gesù Cristo; non solo ciò che produce la tranquillità e la pace presenti, ma ciò che fornisce il pegno di una felicità duratura ed eterna. (R. Hall, M. A.)

Il Vangelo è l'unica garanzia per una prosperità nazionale eminente e duratura:

La nazione ebraica aveva fatto affidamento sulla loro ricchezza, sul loro potere e sulla loro saggezza politica

(I.) L'inefficacia dei motivi comuni di fiducia

1.) Si è fatto appello alla ragione, ma la sua impotenza nel conflitto con la passione, l'ignoranza e l'irreligione è dimostrata in ogni pagina della storia

2.) Si è fatto affidamento sull'educazione, ma la conoscenza e la virtù non sono inseparabili. La filosofia, la cultura, le arti, non hanno salvato Roma o la Grecia dalla rovina

3.) Gli sforzi della filosofia per riformare ed elevare l'umanità si sono rivelati fallimenti significativi in passato

4.) Si pensa che la ricchezza nazionale sia la perfezione della prosperità. Ma in tutte le epoche e in tutti i paesi si è dimostrata la causa più attiva e potente della corruzione nazionale

5.) Né il genio e il valore militare sono un terreno di fiducia più sicuro della ricchezza, come la storia delle nazioni illustra con solenne e terribile significato

6.) La saggezza politica, l'arte di governare, il vanto e la fiducia delle nazioni, sono inadeguati a garantire e perpetuare la prosperità nazionale

7.) Le nostre vantate libere istituzioni, comprate e mantenute con immensi sacrifici, e l'invidia delle nazioni, non sono una garanzia per il futuro

(II.) C'è efficacia nel Vangelo della grazia di Dio, e in nessun altro luogo, per assicurare una prosperità nazionale eminente e duratura. È stato ideato e donato all'umanità a questo scopo; e nei suoi principi, disposizioni, istituzioni e tendenze morali, è eminentemente adatto ad elevare, purificare e benedire le nazioni così come l'uomo individuale. Le prove del suo potere di fare questo non mancano. Vedete l'effetto del cristianesimo sulle leggi e le istituzioni del vecchio Impero Romano, sulla vita sociale e politica della Germania durante la Riforma, sulla nostra storia e sul nostro destino come nazione per mezzo dei nostri Padri Pellegrini, sulla condizione delle Isole Sandwich e in Sud Africa tra gli Ottentotti. Quindi il patriottismo esige dalla Chiesa cristiana di oggi una preghiera sincera e la fedele applicazione del Vangelo. (Mensile omiletico.)

Motivi falsi e veri di gloria:

(I.) Le ragioni per cui l'uomo saggio non dovrebbe "gloriarsi della sua sapienza, né il potente della sua potenza, né il ricco delle sue ricchezze".

1.) Tutte queste cose sono doni di Dio, e non hanno né potenza né potenza senza di Lui

2.) Sono tutti di incerta continuità. Come nessun uomo può chiamarli all'esistenza, così nessun uomo può comandare il loro soggiorno

3.) Dovrebbe moderare la nostra tendenza a gloriarci, a ricordare con quali pratiche di mercanteggiamento, con quali mezzi vili e materiali si ottengono di solito

4.) Inoltre, la sapienza, il potere e le ricchezze sono tutte cose che dobbiamo lasciare alla morte, anche se prima non ci lasciano

(II.) In ciò che possiamo tranquillamente gloriare

1.) La conoscenza di Dio offre un giusto terreno per gloriarsi, in primo luogo, perché Dio stesso, l'oggetto di essa, supera tutte le eccellenze create. Egli combina in Sé in Sé in grado trascendente tutto ciò che è profondo nella sapienza, tutto ciò che è maestoso nella potenza, tutto ciò che è ricco nella bontà

2.) Questa conoscenza di Dio come effettivamente tutto ciò di cui il Suo popolo credente può aver bisogno è degna di essere gloriata, distinta dalla saggezza, dalla potenza o dalle ricchezze umane, perché pone la fiducia dell'uomo su una base incrollabile; e perché, inoltre, è una specie di conoscenza che eleva mentre umilia la mente, soddisfa i suoi desideri mentre invita all'esercizio di tutte le sue forze; lo riempie di pure, nobile, duratura eccellenza, non muore, ma si perfeziona solo alla morte, e adatta l'anima alle occupazioni permanenti e ai godimenti dello stato eterno. (Stephen Jenner, M. A.)

Compiacenze vere e false:

(I.) False fonti di autocompiacimento umano

1.) È un falso compiacimento quando gli uomini preferiscono una specie di bene inferiore a una superiore, quando preferiscono il materiale alla morale, l'esterno ai beni interni. Se un uomo fa della cultura della sua anima la preoccupazione suprema della vita, il dovuto riguardo per le ricchezze non lo danneggerà, perché esse diventano, in tal caso, un mezzo per un fine degno. Ma se, ignorando la sua vita interiore, ripone tutta la sua fiducia, e trova il suo tesoro in qualcosa di esterno, la passione per le ricchezze deve portare alla fine alla corruzione del suo carattere

2.) C'è la preferenza degli attributi fisici o naturali rispetto a quelli spirituali dell'essere. Che cos'è la forza senza coscienza? Che cos'è la volontà senza giustizia? Che cos'è la forza senza pietà? È come la furia cieca del terremoto, dell'uragano o della valanga, che ispira terrore, meraviglia e pietà, ma non vera gioia alla parte razionale dell'uomo

3.) C'è la preferenza dell'intellettuale allo spirituale. Mentre la ricerca della saggezza è di tutte le più nobili a cui possiamo dedicarci, purché sia ispirata dalla religione, è, forse, la più deludente se tale ispirazione manca. A che serve questa stanchezza della carne, questa fronte dolorante, queste veglie notturne, questa salute compromessa? Con quanta amarezza tali uomini, dall'Ecclesiaste in giù, si sono rivolti in satira alla saggezza che avevano impiegato una vita intera ad acquisire. Ma non è la saggezza, è lo spirito falso con cui la saggezza è stata perseguita, che merita la satira. Se fin dall'inizio avessero dato la loro anima al rapporto con il Padre della Luce, se avessero coltivato la saggezza come dono ed emanazione di Se Stesso, da usare al servizio delle Sue creature, queste delusioni avrebbero potuto essere evitate

(II.) Qual è, allora, la vera fonte dell'autocompiacimento dell'anima? Si trova nella conoscenza dell'eterno Dio

1.) Noi crediamo nella Sua giusta e misericordiosa amministrazione degli affari del mondo. Esercita amorevole benignità, giustizia e diritto sulla terra

2.) Crediamo nella bontà essenziale di Dio. "In queste cose mi diletto", dice Geova. Egli governa il mondo nel diritto e nell'amore, perché è in se stesso un Essere giusto e amorevole. In nessun luogo la giustizia di Dio impressiona di più la coscienza, riempie l'anima di un timore più profondo, che ai piedi di quella croce, dove Egli è stato fatto peccato per noi che non abbiamo conosciuto peccato, affinché potessimo essere fatti giustizia di Dio in Lui. E in nessun luogo i raggi dell'eterna misericordia irrompono più luminosi dal cielo che si separa che sopra quella croce. Lì si rivela sempre la grazia che perdona il peccato, che giustifica il peccatore, che sradica l'amore del peccato, che versa nelle nostre ferite il balsamo della speranza e della pace celesti, la grazia che ci umilia profondamente, ma ci esalta nobilmente. (E. Johnson, M. A.)

Dovere di una nazione prospera:

(I.) Che cosa significa per una nazione prospera gioire di se stessa

1.) È rallegrarsi della propria prosperità nazionale perché è propria e superiore a quella delle altre nazioni

2.) Un popolo si rallegra di se stesso quando attribuisce la propria prosperità nazionale alla propria autosufficienza

(II.) Che cosa significa per una nazione in prosperità rallegrarsi in Dio

1.) È capire e sapere che Dio è il Governatore del mondo

2.) Per una nazione in prosperità gioire in Dio implica rallegrarsi, non solo del fatto che Egli governa il mondo, ma che mostra le Sue grandi e amabili perfezioni nel governarlo

(1) C'è motivo di rallegrarsi del giudizio o della sapienza che Dio manifesta nel governo del mondo

(2) C'è motivo di rallegrarsi della rettitudine morale e della perfetta giustizia che Dio manifesta nel governo del mondo

(3) C'è motivo di rallegrarsi della perfetta benevolenza che Dio mostra nel governo del mondo. Egli fa continuamente tanto bene quanto la Sua saggezza, la Sua giustizia, la Sua potenza e la Sua bontà gli permettono di fare

(III.) Questo è il dovere di tutta l'umanità, specialmente di ogni nazione nel giorno della prosperità

1.) Perché Dio ha dato loro tutta la loro prosperità nazionale

2.) Perché solo Lui, nella Sua bontà governante, può promuovere e preservare la loro prosperità. Applicazione-

1.) Abbiamo visto che cosa significa per un popolo, nella prosperità, rallegrarsi di se stesso e gioire in Dio, e che questi due tipi di gioia sono completamente opposti l'uno all'altro. L'uno ha ragione e l'altro ha torto; l'uno è gradito e l'altro dispiace a Dio

2.) Non abbiamo motivo di temere che la nostra prosperità nazionale sarà seguita da calamità nazionali e giudizi desolanti? (N. Emmons, D. D.)

Orgoglio della grandezza mondana:

Poiché quello è un cuore ribelle in cui si permette al peccato di regnare, così non è un cuore molto allargato che il mondo possa riempire. Ahimé! A che ci gioverà navigare davanti alle piacevoli burrasche della prosperità, se poi saremo sconvolti dalle raffiche della vanità? Le tue borse d'oro dovrebbero essere zavorra nella tua nave per mantenerla sempre ferma, invece di essere vele di poppa per i tuoi alberi per rendere la tua nave vertiginosa. Datemi quella persona distinta, che è piuttosto schiacciata sotto il peso di tutti i suoi onori, che gonfiata dal loro soffio. È stato osservato da coloro che hanno esperienza nello sport della pesca, che i pesci più piccoli mordono più velocemente. Oh, quanti pochi grandi uomini troviamo che rosicchiano l'amo del Vangelo! (T. Secker.)

Orgoglio infondato:

Molti uomini sono orgogliosi della loro proprietà o della loro attività, dell'economia, dell'ordine e dell'esatta regolazione di parte in parte, che ne contraddistinguono la gestione, che dovrebbero vergognarsi molto dello stato trascurato della loro coscienza e del loro cuore. Molte donne sono orgogliose dei loro diamanti, a cui importa poco dell'ornamento di uno spirito mite e tranquillo. Sono la sua coscienza e il suo cuore, non la sua proprietà o i suoi affari, è il suo spirito, non i suoi diamanti, che lui e lei porteranno con sé nel mondo eterno; e se Dio li indurrà solo a coltivare lo spirito, la coscienza e il cuore, togliendo loro i diamanti e i beni, non è forse molto misericordioso da parte Sua toglierli, e così vivificarli alla vita eterna?

Il vero terreno della gloria:

Il passaggio presuppone che sia giusto gloriarsi, e la tendenza della nostra natura è quella di gloriarsi in una cosa o nell'altra. Il cuore dell'uomo non può rimanere vuoto. Se non lo riempi con una cosa, si riempirà da solo con un'altra. Se non dici all'uomo del vero Dio di adorare, egli adorerà un falso

(I.) Un divieto solenne

1.) Non si glori il saggio della sua sapienza

(1) In primo luogo, il riferimento è alla saggezza degli uomini di Stato, alla sagacia politica e alla lungimiranza. Non c'è da gloriarsi, come l'unico modo per sfuggire alle difficoltà politiche, o per evitare il disastro imminente e i giudizi imminenti. La sagacia politica non è sempre una cosa di cui ci si può fidare. Non sempre porta la pace con onore. Potrebbe essere un altro nome per l'ambizione, per il potere di superare in astuzia il proprio vicino e, con un pretesto o l'altro, invadere il paese di un altro e distruggere la sua libertà. Può avere la sua radice vicino alla scarsa astuzia, all'imbroglio e all'imbroglio. Cerchiamo di essere certi che in tutti gli schemi di sagacia politica, qualunque sia il loro apparente successo per un certo periodo, a meno che non siano fondati su principi di giustizia e rettitudine, ne conseguiranno disastri e rovina. Poiché Dio, che governa tutti i mondi, farà il bene; e ha detto che, mentre solo la giustizia esalta una nazione, il peccato è l'obbrobrio di qualsiasi popolo

(2) Il testo si riferisce, secondariamente, al gloriarsi della saggezza di ogni tipo: la saggezza dello studente, dello studioso, del filosofo. Gli uomini sono più inclini ad essere orgogliosi delle doti mentali e delle acquisizioni intellettuali che di qualsiasi altra cosa. C'è in loro uno splendore innato, una dignità imperiale, che non si attacca a beni terreni come ricchezze, oro, argento, gioielli. L'uomo di grande saggezza e di grandi doti intellettuali può essere incline dal suo posto elevato, dalle sue altezze di nido, a guardare con pietà, con disprezzo, i trafficanti di piccole cose - il commerciante, il maneggiatore di attrezzi - mentre lui stesso è occupato in pensieri grandi come l'infinito, vasti come l'immensità e lunghi come i secoli. Eppure il suo orgoglio può essere frenato dal pensiero della sua totale dipendenza per la sua facoltà di pensare dalla mano divina. Nessun dono viene dalla mano di Dio più direttamente del potere mentale. Un piccolo grumo di sangue paralizzerà il cervello attivo e getterà la ragione dal suo trono. Allora, quanto è piccola la somma della sua conoscenza e della sua decantata saggezza. Come ridono ora gli uomini dell'astrologia, della chimica e delle teorie fisiche di altri tempi! E così, poiché la verità è infinita e la conoscenza progredisce, il pensiero che verrà il tempo in cui le nostre filosofie saranno passate, in cui le generazioni successive si meraviglieranno che abbiamo mai creduto in loro, in cui considereranno i nostri progressi nella conoscenza e nella saggezza come i brancolanti di bambini nelle tenebre, e valuteranno i nostri attuali sapienti e gli uomini di scienza come i più semplici sciolti e sciocchi, questo pensiero può ben rivestirci di umiltà. Inoltre, la sapienza umana senza aiuto non poteva scoprire Dio. Gli uomini hanno provato a lungo il problema, ma è diventato più oscuro e profondo. Paolo non trovò forse l'ignoranza della nazione più illuminata della terra registrata nella pubblica piazza quando disse: "Colui dunque che voi adorate per ignoranza, io ve lo dichiaro"?

2.) Gloriarsi della potenza è proibito

(1) Abilità militare. Altre nazioni potrebbero, se volevano, gloriarsi dei loro vasti armamenti, ma a Israele non fu permesso di farlo. La sua forza era nel Signore. I loro armamenti non hanno preservato quelle nazioni. L'Assiria è stata distrutta, la sua gloria è svanita e l'Egitto è oggi nelle mani di stranieri. Le nazioni d'Europa non hanno nulla da imparare qui? Napoleone I, alla testa delle sue legioni, fece sì che il mondo si mettesse in soggezione nei suoi confronti. Rovesciò l'Austria ad Austerlitz, poi si lanciò contro l'esercito prussiano e ne sconfisse la potenza a Jena. Ma lui a sua volta è sconfitto a Waterloo, e lo vediamo rosicchiare il suo cuore su una roccia all'equatore. Napoleone III, poco più di vent'anni fa, si considerava l'arbitro della pace in Europa. Si gloriava della sua potenza. Con arrogante orgoglio attaccò la Germania. Ella si rivolse a lui con giusta indignazione, gli strappò la corona imperiale dal capo e lo mandò in esilio in un'altra terra. La nostra prodezza militare e le nostre frontiere scientifiche, la nostra forza e grandezza navale, faranno ben poco per noi, se il braccio di Dio si alzerà in collera contro di noi. Ebbene, non molto tempo fa, la tempesta si è impadronita della nostra nave di guardia Aiace, una delle nostre più potenti navi corazzate, e ne ha fatto un giocattolo al Mull di Cantyre; e più recentemente il Golfo di Biscaglia si è arrabbiato con la nave da guerra Serpente, e l'ha gettata come un naufragio sulla costa spagnola

(2) Il divieto si riferisce anche all'individuo. Quanto siamo adatti, nei giorni di salute e di forza, quando la vita è una gioia e il movimento delle nostre membra una musica, a allontanare da noi il giorno della malattia, a immaginare che l'occhio limpido non sarà mai offuscato, il braccio forte non sarà mai paralizzato e il cuore, ora così caldo, continuerà a battere e a pulsare con vigore inesauribile. Possiamo vedere i malati, i fragili e i deboli intorno, ma siamo inclini a considerarli come una classe diversa da noi. Non c'è forse un segreto vanto in tutto questo? Com'è sciocco questo! Perché chi può combattere contro il Re dei terrori?

3.) Allora non devi gloriarti delle ricchezze. Nulla è più spregevole del fatto che un uomo debba essere orgoglioso solo perché gli capita di avere un buon conto presso il suo banchiere, o una grande quantità di denaro nella sua borsa. Ebbene, qualsiasi uomo, per quanto inutile, che fa un colpo felice può avere questo: un giocatore d'azzardo in Borsa o un banco dei pegni. Come sono incerte le ricchezze come possesso! Quante case abbiamo visto rese desolate! Quante famiglie si sono disgregate e quante famiglie si sono disperse negli ultimi anni! Non insisto sull'inutilità del denaro. Non sto inveendo contro il possesso della ricchezza. Vi sto solo mettendo in guardia dal farne la fonte della vostra felicità, o il terreno della vostra gloria; perché non può soddisfare i bisogni più profondi del cuore umano. La regina Elisabetta, sul letto di morte, non ha detto: "Darei diecimila sterline per un'ora di vita"? Il ricco non si glori delle sue ricchezze

(II.) Una direzione esatta. "Che chi si gloria", ecc. Ecco il tema della gloria. Comprendere Dio e conoscerlo praticamente, in modo da amarlo e camminare nelle sue vie. Comprenderlo è ora possibile, perché Egli ha fatto conoscere le Sue vie agli uomini. Tutti i suoi rapporti con il Suo popolo sono una rivelazione di Se Stesso. Conoscere Dio è ora possibile; poiché Egli si è rivelato nella persona del Suo diletto Figlio, che è lo splendore della gloria del Padre e l'immagine espressa della Sua persona. Possiamo comprenderlo e conoscerlo come così rivelato; e se lo facciamo, possiamo gloriarci. Se ti rallegri di un altro, dopo aver acceso alcune scintille, giacerai nel dolore; ma se ti glori di conoscere Dio, questa è una cosa che, estendendosi nell'eternità, getta un'ombra sui più luminosi splendori sublunari, e rimane un possesso eterno. (J. Macgregor, M. A.)

Chi si gloria, si glori nel Signore.

C'è un proverbio francese che dice che per eliminare una cosa bisogna metterne un'altra al suo posto. Gli uomini devono gloriarsi in una cosa o nell'altra, e quindi non è sufficiente che ci si dica di cosa non gloriarsi, ma ci si deve anche dire di cosa dobbiamo gloriarci. Abbiamo bisogno di una parola: "Non devi"; ma per dare forza a quella parola, e farla durare, abbiamo bisogno di un'altra parola: "Tu farai questo".

(I.) La falsa gloria contro la quale siamo messi in guardia. Gloriarsi qui significa molto di più che un semplice pavoneggiarsi e vantarsi. Siamo tutti abbastanza pronti a biasimare questo, se non a riderci sopra. Ci può essere un orgoglio molto più profondo, più forte, e una gloria, che è quieta, calma e nascosta. In effetti, se ci pensate, il peggior tipo di orgoglio non è quello che viene mostrato dal coraggio esteriore. L'uomo che sfoggia i suoi ornamenti, ed è così ansioso di colpirci con stupore e timore reverenziale, mostra così tanta preoccupazione per la nostra opinione, ed è così deciso a fare impressione su di noi, che non possiamo fare a meno di sentirci lusingati: il suo enorme sforzo di stare in alto ai nostri occhi, e di suscitare il nostro stupore, deve essere un complimento. E anche quando cammina con il mento in aria, o ci passa davanti con orgoglio, o guarda in basso da una grande altezza, dobbiamo vedere in tutto ciò la prova che egli ha una buona opinione di noi, e non è affatto indifferente all'impressione che fa. Mentre, un uomo veramente più orgoglioso, più superbo e più sprezzante, potrebbe essere troppo incurante di noi, o del nostro giudizio, per prendersi cura di noi: potrebbe disdegnare di farci sentire quanto fosse alto, e non curarsi se apprezzassimo la sua grandezza o no: non ci bada più di quanto non dia ascolto agli uccelli che volano sopra la sua testa, o lo guarderebbero dalle siepi, e penserebbero subito di mettersi in mostra davanti a loro come di stare sulla sua dignità davanti a gente comune come te e me

1.) Non si glori il saggio della sua sapienza

(1) Senza dubbio il pensiero principale nella mente di Geremia è la saggezza politica, gli astuti stratagemmi dell'uomo di Stato. A prima vista sembra un affare a buon mercato strappare il profitto vicino e rischiare l'ira di Dio. Ma alla fine tale saggezza si trasforma in follia. La saggezza di Dio durerà più a lungo. La cosa più saggia alla fine si trova sempre nel giusto, nel dovere, nell'obbedienza. E qui c'è qualcosa che mette tutti gli uomini sullo stesso piano; rende il semplice uguale al genio. Le differenze tra la mera intelligenza umana e la sagacia arrivano solo a pochissima distanza. C'è così poco di futuro che i migliori possono prevedere: e quanto è precario tutto questo! Invece, la giustizia e il dovere non cambiano mai e non vengono mai meno, e la saggezza di fare la volontà di Dio deve manifestarsi prima o poi

(2) Orgoglio dell'intelletto. Questo è il più allettante di tutti i tipi di orgoglio e il più testardo. Spesso non si potrebbe fare un complimento più grande, e non si potrebbe dare un piacere più grande a un pensatore di talento, intelligente e saggio, che metterlo in guardia dal gloriarsi troppo della sua superiorità intellettuale. Non c'è modo di raggiungere questi uomini. Innalzati su un alto pilastro di autosufficienza e autocompiacimento, felici e avvolti nella coscienza della loro cultura, intelligenza, criticità, guardano dall'alto in basso tutto il mondo ai loro piedi. Agli occhi di Dio quale farsa dev'essere questa!

2.) "Potrebbe". "Alcuni confidano nei cavalli e altri nei carri". La potenza di Israele era la presenza e la protezione di Dio. Che vergogna per loro sprofondare nella dipendenza dalle armi e dagli eserciti! Anche in questo caso, dobbiamo cercare di applicare l'avvertimento al nostro caso individuale. L'apostolo Giovanni parla dell'"orgoglio della vita" come di una delle concupiscenze del mondo da superare. E, forse, non c'è nulla in cui gli uomini si glorino più facilmente che in questa presa della vita. Potreste essere troppo superstiziosi, in realtà, per vantarvene, e potreste ricordare vagamente la terribile repentinità del cambiamento, le possibilità di morte, i rischi di malattia, troppo per voi per gloriarvi positivamente ad alta voce. Eppure è sorprendente con quanta compiacenza, quando siamo in salute e in forza, possiamo guardare i deboli e i malati, come se appartenessero a un gruppo separato da noi; Come se ci fosse una classe di persone che devono essere malaticce e fragili di cui potremmo avere pietà, ma a cui non apparteniamo. Questo tranquillo e compiacente autocompiacimento si sta davvero gloriando della nostra forza. E la follia di questo si vede qui, che non ci può essere in tutto il mondo qualcosa di così certo che accadrà come il completo crollo di quella gloria nel caso di ogni uomo e donna vivente

3.) "Ricchezze". "Il denaro risponde a tutte le cose" ed è una cosa molto probabile di cui gloriarsi. È la potenza più rapida e facile da godere, e quindi la più maneggevole da usare. E sebbene non ci sia quasi nulla di più insensato dell'orgoglio della borsa, o della superbia del cuore a causa della ricchezza, tuttavia nulla è più naturale della fiducia nel potere della borsa. Contro questo pericolo viene l'avvertimento del profeta, che ci chiama a ricordare quanto sia insicura ogni ricchezza, e, quindi, ogni gloria nella ricchezza. Quanto è precaria la nostra pace se la ricchezza ne è la base. La storia dei nostri giorni non è forse piena di storie desolate di disastri rapidi e improvvisi? Ma, d'altra parte, anche se non dovesse accadere una simile possibilità, quanto sono impotenti le ricchezze per guarire le ferite e i guai della vita!

(II.) Giusto gloria. La cura del falso consiste nel mettere il vero al suo posto. Abbiamo una buona notizia da raccontare, una gloria beata come la favola del mondo, e con questo fascino di incantesimi, che è tutto vero, sicuro ed eterno

1.) "Mi conosce". Come salta subito all'altezza più alta! Ci siamo soffermati troppo a lungo sulle cisterne, sulle cisterne rotte. E ora, in un balzo, andiamo alla sorgente di acque vive, Dio stesso. Non c'è riposo per te finché non arrivi lì, finché Dio non sarà la tua parte. Che gioia è che possiamo ottenerlo! che a tutti noi venga offerto!

2.) Ma osservate cos'è che si sa particolarmente di Dio. Il significato storico, il pensiero nella mente di Geremia, è questo: che, invece di agitarsi, combattere, tramare e peccare per mantenere la propria posizione tra le nazioni rivali, dovrebbero piuttosto ripiegare su Dio, il Sovrano di tutte le cose, consolarsi invocandoLo, gloriandosi di questo che sanno che Egli è il Sovrano tra le nazioni, e guiderà per il bene coloro che lo cercano e lo servono. "Questa è la vita eterna per conoscerti". Come un uomo che cerca buone perle, vende tutto per ottenere l'una; come un uomo che trova il tesoro nel campo, vende tutto il resto per ottenere quel campo; Così, avendo acquisito questa conoscenza, il fascino è svanito da tutto il resto. La semplice conoscenza del fatto disincanta immediatamente tutto il resto. Pensate a un povero mendicante che chiede l'elemosina e, raccogliendoli con cura in un portafoglio, tenendoli al sicuro, improvvisamente gli viene detto dell'abbondanza e della ricchezza che torna a casa! Come la notizia, una volta conosciuta e creduta, lo avrebbe fatto gettare via i suoi miserabili avanzi, sicuro ora dell'abbondanza delle comodità

3.) "Che si glori". Non è un semplice dire che è una cosa benedetta se un uomo dovesse farlo o essere in grado di farlo, ma è un consiglio e un comando di farlo. Non continuare a sostenere la tua pace con falsi sostegni e puntelli, ma rivolgiti a Dio. (R. Macellar.)

L'orgoglio della conoscenza:

Avete mai visto un ragazzo far esplodere la vescica? Non è cresciuto, è gonfio! È diventato grande, ma è pieno di vento, come dimostrerà uno spillo. Ora, dice l'apostolo, la conoscenza fa saltare in aria un uomo e lo fa sembrare grande, così che sembra a se stesso che sia grande. L'amore è l'unica cosa che lo edifica. L'uno lo gonfia, in modo che appaia più grande di quanto non sia in realtà. L'altro lo sviluppa per aumento effettivo. L'uno lo gonfia e l'altro lo costruisce. L'apostolo dichiara che il mero regno delle idee, la semplice sfera della conoscenza, tende a produrre tra gli uomini un'immensa flessione e un senso di importanza, mentre l'amore, lo Spirito di Cristo, è ciò che accresce gli uomini, li allarga, li rafforza, con fondamenta verso il basso e sovrastruttura verso l'alto. (H. W. Beecher.)

Ricco di grazia piuttosto che di beni:

Ho letto di uno che non ha avuto paura di ciò che ha fatto, né di ciò che ha sofferto, per poter ottenere ricchezze; «Perché», disse, «gli uomini non chiedono quanto si sia buoni, o quanto si sia graziosi, ma quanto si sia ricchi». Oh, signori, viene il giorno in cui Dio chiederà quanto sono ricche le vostre anime; non quanto sei ricco in denaro, o in gioielli, o in terra, o in beni, ma quanto sei ricco in grazia; il che dovrebbe provocare le vostre anime a sforzarsi, di fronte a tutti gli scoraggiamenti, di essere spiritualmente ricche. (Thomas Brooks.)

Ricchezze terrene inutili:

Ci sono tre cose che le ricchezze terrene non potranno mai fare: non potranno mai soddisfare la giustizia divina, non potranno mai placare l'ira divina, né potranno mai placare una coscienza colpevole. E finché queste cose non saranno fatte, l'uomo sarà disfatto. (Ibidem)

Conoscere Dio: il bene più grande:

Dodici giorni prima della sua morte, senza pensare che fosse così vicina, Coleridge scrisse al suo figlioccio una lettera notevole, in cui si trovano le seguenti frasi: "Ti dichiaro, con l'esperienza che più di sessant'anni possono dare, che la salute è una grande benedizione, la competenza ottenuta dall'industria è una grande benedizione, e di avere gentilezza, amici e parenti fedeli e amorevoli è una grande benedizione; ma che la più grande di tutte le benedizioni, poiché è la nobilitazione di tutti i privilegi, è di essere veramente un cristiano".

Chi si glorifica di questo, che mi comprende e mi conosce. - La conoscenza di Dio:

Gli scrittori della Scrittura, dai suoi primi libri fino ai libri più recenti, danno tanta importanza alla conoscenza, che potremmo quasi dire che la conoscenza è religione. In effetti, il Maestro stesso lo ha detto Giovanni 17:3. Eppure la conoscenza religiosa non è religione. Che possa essere posseduto da colui che ignora Dio e vive senza di Lui. Ciononostante, la conoscenza religiosa può essere il fondamento della religione, il materiale da cui lo Spirito attinge il fuoco vivo della fede e dell'amore. La conoscenza dei fatti della storia del Vangelo è di infinita importanza, perché essi mostrano in modo così chiaro, così impressionante, così attraente la natura nascosta e il nome impronunciabile dell'Eterno. La loro importanza è evidenziata dal fatto che tutte le epistole sono dedicate all'esposizione degli scopi e dei significati che sono racchiusi in esse. Eppure possiamo padroneggiare tutte queste cose intellettualmente, e non possedere la conoscenza di Dio, la conoscenza a cui le Scritture attribuiscono tanta importanza, la conoscenza che è la vita eterna. Chiaramente c'è una conoscenza nella conoscenza. L'illuminazione interiore è così di vitale importanza, che un uomo può possedere solo una scarsa conoscenza dei fatti attraverso i quali Dio si è rivelato, e tuttavia può conoscerlo; e un altro può avere una conoscenza esaustiva dei fatti, e non conoscerlo affatto. Non è la conoscenza religiosa che salva, ma la conoscenza di Dio, la conoscenza della Sua mente, che è più profonda di qualsiasi cosa provenga dalla Sua mente; conoscenza del Suo cuore, come solo il cuore può conoscere il cuore, per istinto, simpatia, apprezzamento. Qui vediamo il valore infinito della vita di Cristo come manifestazione di Dio; perché lo Spirito che era in Lui è apparso in forme che possiamo apprezzare meglio e che sono le più adatte a impressionare la nostra mente e il nostro cuore. Ci mostriamo gli uni agli altri in mille modi, consciamente e inconsciamente, nel tono e nel modo in cui parliamo a un bambino, o diamo istruzioni a un servo, o ci rivolgiamo ai nostri simili; nel modo in cui amiamo o sacrifichiamo le nostre comodità; in presenza o in assenza di prove di amorevole premura. Così letta, la vita del nostro benedetto Signore e Maestro dava continuamente qualche prova di ciò che Dio è, e diffondeva luce lungo tutto il sentiero degli uomini; in ogni valle oscura e foresta tenebrosa; su ogni mistero, dolore e preoccupazione. Abbiamo "la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo". Ma cerchiamo di spiegare ancora di più il metodo con cui gli uomini giungono alla conoscenza di Dio. Il discepolo amato dice: "Il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intendimento affinché possiamo conoscere colui che è verace, e noi siamo in colui che è verace, sì, nel suo Figlio Gesù Cristo. Questi è il vero Dio e la vita eterna". Ora, in che modo viene data questa comprensione? In parte dal Cristo storico, in parte dal Cristo interiore. L'una operazione o manifestazione di Cristo non deve mai escludere l'altra. Stare con Cristo significa acquisire il potere di conoscerlo. Vivere nei Vangeli è comprendere Colui che è la loro figura centrale, la loro gloria divina. Cristo è la Luce di fuori; Apre anche gli occhi per vedere. Egli è la suprema rivelazione di Dio data perché noi la conosciamo; Egli crea anche la comprensione spirituale che comprende la verità, la gloria e la divinità della rivelazione. Non con la logica, quindi, otteniamo la conoscenza di Dio, ma con la percezione spirituale, con la fede. E questa conoscenza di Dio non è una comprensione, ma un'apprensione di Lui, un afferrarlo attraverso il nostro senso spirituale, in risposta alla presa con cui Egli ci ha afferrati. (J. P. Gledstone.)

Come conoscere Dio:

La conoscenza di Dio non è una cosa che può essere fissata all'inizio, se non con le parole; per sua stessa natura, la conoscenza di Dio tra gli uomini deve, in larga misura, essere progressiva, e deve seguire lo sviluppo della razza stessa. C'è stato, ed è riconosciuto nella Parola di Dio dall'inizio alla fine, un costante progresso nella rivelazione della natura divina; e vediamo che nei pensieri riguardanti Dio tra gli uomini c'è stato un graduale aumento della concezione del carattere divino, derivante dal processo che ho già delineato. È vero che nella Bibbia c'è molta ritrattistica sublime che rappresenta il carattere di Dio; ma, dopo tutto, nessun uomo conosce Dio finché non lo ha scoperto personalmente in modo tale da sentire che Dio lo ha toccato. Nessun uomo può dire: "Conosco Dio come un Dio vivente", se non nella misura in cui lo ha interpretato a partire dalla propria coscienza vivente. Ora, supponiamo che tu dica di Dio: "Egli è giusto, vero, giusto, puro, benevolo, amabile". Essendo enumerate queste qualità, ci saranno probabilmente mille concezioni diverse della personalità che vanno a comporre. Quali sono le circostanze che faranno questa differenza nelle vostre concezioni della natura divina? Ti spiego. Ci sono alcuni che sono molto più sensibili alle qualità fisiche di altri. La sublimità del potere è per il loro pensiero uno dei principali attributi divini. Dio è onnipotente. Quell'idea li tocca. È onnisciente. I loro occhi brillano quando ci pensano. È onnipresente. Hanno la percezione di questo. È maestoso. Ha un potere meraviglioso. Secondo la loro concezione, Egli è il Dio di tutta la terra. Nessuno può resistere alla Sua potenza. Questo è il vostro senso di Dio. Se solo hai un Dio così, sei soddisfatto. Un'altra persona vuole un Dio scientifico. Egli dice: "Percepisco che c'è una legge della luce, una legge del calore, una legge dell'elettricità; Vedo che tutto è modellato dalla legge; e la mia idea di Dio è che Egli deve essere supremo nella scienza; che si trovino in Lui tutte quelle qualità che la scienza mi interpreta". Il suo Dio sarà giusto, generoso, fedele; ma sarà giusto, generoso, fedele alla maniera di un certo Agassiz, o di un certo Cuvier, o di un certo Faraday. Un altro uomo concepisce Dio dal lato domestico. È alla madre-natura che egli pensa, la natura che è piena di gentilezza; pieno di gentilezza; pieno di simpatia; pieno di dolcezza; pieno di sapori e sapori elevati; pieno di canzoni; pieno di ogni sorta di qualità che producono gioia. Un altro, che è un artista, si sentirà alla ricerca del Dio dell'arcobaleno, un Dio della bellezza. Così ogni persona dipenderà dalle parti più sensibili della propria anima per la sua interpretazione di Dio. Cos'è che rende un fiore blu e un altro scarlatto? Nessun fiore riflette tutta la luce. Se un fiore è viola, ne assorbe una parte e riflette il resto. Se è blu assorbe alcune parti e ne riflette altre. Lo stesso vale se è rosso. E come è per i colori dei fiori, così è per la nostra concezione di Dio. Ciò di cui sei suscettibile, e ciò a cui sei sensibile, nella natura divina, determina in gran parte quale sia la tua concezione di Dio. Ogni individuo pone l'accento su quella parte del carattere di Dio che la sua mente è più adatta a comprendere. Per esempio, si dice che Dio è un Dio di giustizia, di verità e di benevolenza. Ora, quale di questi elementi è il primo? Quale governa gli altri? Se Dio prima è severamente giusto, e poi soffre ed è gentile, questo è un tipo di Dio. Se prima Egli ama, e poi nel servizio dell'amore è severo, e persino severo, quello è un altro tipo di Dio. Ritengo che l'enfasi che tu metti sugli attributi divini determini il carattere di Dio nella tua mente; e quando dici: "Io sostengo che Dio è onnisciente, onnipotente, onnipresente, giusto, buono, vero, fedele, benevolo", hai detto ciò che quest'uomo dice, ciò che quell'uomo dice e ciò che dico io. Siamo tutti d'accordo, allora, vero? Oh no! Se potessi fare un quadro dagherroiano della concezione che ciascuno si forma di Dio, troverei che uno pone più l'accento sulla giustizia che sull'amore, e che un altro pone più l'accento sull'amore che sulla giustizia. Si troverebbe che uno enfatizza un attributo e un altro il suo opposto; e che la concezione che ciascuno si forma del carattere divino dipende dalla qualità che egli sottolinea maggiormente. La prossima domanda che naturalmente mi porrete è: "Poiché questi sono i modi in cui Dio è concepito dagli uomini, come ciascuno plasmerà in se stesso il Dio vivente?" Io chiamo la Bibbia una galleria di immagini. Si tratta di una documentazione storica aperta a tutti; ma è necessario che ognuno di noi abbia una concezione che chiamiamo il nostro Dio, il Dio di nostro Padre, il Dio vivente. Non conosco altra via che quella che è stata praticata dalla razza fin dall'inizio. Non conosco altro modo se non quello per voi, nel compilare l'elenco che la Parola di Dio vi dà degli elementi della natura divina, di impiegare le percezioni e le esperienze reali di questa vita, al fine di accendere davanti alla vostra mente quelle qualità che altrimenti sarebbero astratte per voi. Supponiamo, quindi, che tu abbia costruito nella tua mente, con un processo come questo, un Dio personale - un Dio tutto tuo - che riempie il cielo con le cose migliori che puoi concepire, alle quali stai continuamente aggiungendo dalle riserve della tua esperienza quotidiana? perché mi sembra che Dio sia un nome che diventa sempre più a causa delle cose che vi si aggiungono. Ogni elemento, ogni combinazione di elementi, ogni sviluppo che porta con sé un'ispirazione più dolce di quella che sei stato abituato a sperimentare, tu lo metti dentro quel nome; e tu lo chiami Dio. Raccogli sempre le fasi più scelte e più belle della vita umana; e con questi edifichi il tuo Dio. E poi avete un Dio vivente adattato alla vostra coscienza e personalità. Ora, lasciate che vi chieda, poiché torno al mio testo, se non è un buon testo su cui appoggiarsi? "Così dice il Signore: Il saggio non si glori della sua sapienza". Ebbene, è un sapiente! È un filosofo! È famoso in tutto il mondo. È immerso nell'osservazione della gente. L'uomo non si rallegra forse di ciò? Molti lo fanno. "Né l'uomo potente si glori della sua potenza". Un gran numero di uomini si rallegra della loro potenza. "Il ricco non si glori delle sue ricchezze". Se si obbedisse, New York verrebbe sconvolta in ventiquattr'ore. Di tanto in tanto veniamo portati ai margini del grande regno invisibile, e allora ci viene fatto sentire che abbiamo bisogno di qualcosa oltre la saggezza, qualcosa oltre la potenza e qualcosa oltre la ricchezza. Quando un uomo giace malato nella sua casa, sentendo che tutto il mondo se ne sta andando da lui, che cosa possono fare per lui le ricchezze? Allora può essergli di scarso aiuto. Quando un uomo ha cinquant'anni, e ha grandi proprietà, e un'alta reputazione come cittadino, se sta per lasciare il mondo, che cosa può fare per lui la sua ricchezza? Se sa che sta andando veloce verso la grande sfera invisibile, non ha bisogno di qualcosa che lo sostenga quando il visibile sarà crollato in questa vita? Le grandi emergenze della vostra vita rendono necessario che abbiate qualcosa di più forte della ricchezza, di più saggio della filosofia, di più dolce dell'amore umano, più potente del tempo e della natura: avete bisogno di Dio. Perché quando la carne e il cuore vengono meno, allora Egli è la forza della nostra anima e la nostra salvezza per sempre. (H. W. Beecher.)

VERSETTO 24. Io sono il Signore che esercito amorevole benignità, giudizio e giustizia sulla terra. - Dio e la terra: -

Queste parole ci insegnano:

(I.) La terra è la scena delle operazioni di Dio. C'è un'intelligenza divina, una bontà divina, una mano divina ovunque visibile all'occhio veramente scientifico, e profondamente sentita dalla coscienza devota degli uomini. Poi...

1.) Non essere frivolo. Toglietevi le scarpe dai piedi: tutto è "terra santa".

2.) Non essere indifferente. Il suo occhio è su di te

3.) Non essere indolente. Sii serio

4.) Non essere peccatore. Non infrangete le Sue leggi in Sua presenza. Non profanare il Suo nome, quando le Sue orecchie captano ogni suono

(II.) Le operazioni di Dio sulla terra sono contrassegnate da rettitudine e misericordia. Poiché qui c'è la giustizia, le sofferenze seguono il crimine; Perché la misericordia è qui, il mondo stesso è mantenuto: il sole splende, l'aria respira, ecc

(III.) Nell'esercizio della Sua "giustizia e misericordia" su questa terra, Dio Stesso si diletta. La felicità di Dio sta nell'esercizio delle Sue perfezioni morali

1.) È quindi solo in Lui. È nella sua stessa attività: la felicità non è nella quiescenza, ma nell'azione

2.) Quindi la partecipazione alla sua beatitudine è una partecipazione alle sue perfezioni. (Omilestico.)

Dio che opera sulla terra:

(I.) Dio sta agendo su questa terra

1.) Sta lavorando nei fenomeni naturali. Egli è in tutto, la forza di tutte le forze, l'impulso di ogni movimento

2.) Sta lavorando nella storia umana. Egli lavora con singoli uomini, la Sua costante visita preserva le loro vite; Lavora con le famiglie, le comunità, le chiese, le nazioni

(II.) L'azione di Dio su questa terra è caratterizzata dalla rettitudine e dall'amore

1.) Chi non vede la "benignità amorosa", o misericordia, nella continuazione e nel godimento della vita umana?

2.) Chi non vede il "giudizio" o la "giustizia" nelle miserie che seguono il peccato su questa terra?

(III.) Nell'esercizio di questi attributi morali il grande Dio è felice. La giustizia e la misericordia non sono che modificazioni dell'amore; e l'amore in azione è la felicità di Dio e della Sua creazione intelligente. (Omilestico.)

Governo divino:

(I.) La scena delle operazioni divine. Mentre ci sono quelli che, sotto il nome di scienza, falsamente chiamata, negano che Dio eserciti un controllo diretto sulle forze e sulle circostanze della nostra terra, noi che crediamo nella Parola Divina siamo pronti ad accettare questo fatto come assodato. Ma, mentre accettiamo questa come teoria, molti di noi praticamente la negano. Vediamo il funzionamento della natura intorno a noi, e osserviamo i costanti e rapidi cambiamenti che avvengono nella nostra storia e in quella degli altri, e parliamo di leggi e di caso, di meccanismo e di routine, fino a dimenticare Dio, e così lo lasciamo completamente fuori dai nostri calcoli. Abbiamo bisogno, quindi, di ricordarci l'un l'altro di tanto in tanto, che c'è un'intelligenza divina e una mano divina visibili in tutte le operazioni che sono all'opera nel nostro mondo

1.) Rendiamoci conto che Dio è vicino, e che sta operando intorno a noi e in noi, e questo porrebbe fine alla frivolezza e distruggerebbe l'indifferenza. Sentiremmo allora che la terra è terra santa e che la vita è una grande e solenne realtà

2.) Se dovessimo renderci conto giorno dopo giorno che Dio è vicino, esercitando la Sua potenza e mettendo in atto le Sue operazioni intorno a noi e in noi, sentiremmo che la vita è troppo solenne e troppo reale per trascorrerla in qualsiasi altro modo se non con serietà di propositi

3.) Non potremmo vivere profondamente e seriamente senza realizzare un'influenza purificatrice e nobilitante

(II.) Il carattere delle operazioni divine. Egli non è qui per disapprovarci e denunciarci, ma per 'esercitare amorevole benignità, giudizio e giustizia sulla terra'. In tutti i rapporti di Dio con gli uomini, l'amore, la giustizia e l'equità del tipo più perfetto si fondono nella più vera armonia. Essi lavorano l'uno sull'altro, in modo da mantenere il perfetto equilibrio della natura divina

1.) Non c'è nulla che Egli faccia, non c'è nulla che Egli possa fare, che non sia l'esito e il risultato del Suo amore

2.) Quando Egli manda su di noi dolore o prova, è per toglierci qualcosa che sa che ci danneggerà se lasciato in nostro possesso, o per infliggerci quel salutare castigo che Egli ritiene necessario per il nostro benessere futuro

3.) La retribuzione si manifesta ovunque, ma c'è misericordia ugualmente, e anche di più, manifesta nel sostenere il criminale, nel mitigare le miserie e nel potere del Vangelo di vincere il crimine stesso. Ognuno di noi qui presente questa mattina legga la propria storia con intelligenza, e troverà in ogni capitolo e in ogni versetto amorevole benignità e giudizio mescolati insieme e che mostrano una giustizia perfetta e completa

(III.) La causa delle operazioni divine

1.) Dio si diletta nell'esercitare questi principi Lui stesso. Egli è amore, è giusto, è giusto. Non deve quindi costringersi al loro esercizio. L'uscita spontanea della Sua natura scorre necessariamente in questi canali, e quindi Egli si compiace della loro manifestazione

2.) Dio si compiace dell'esercizio di questi principi da parte dell'uomo. Se dovessimo raccogliere insieme tutto l'insegnamento del Nuovo Testamento sulla vita cristiana pratica, potremmo ridurlo tutto a questi elementi di "amorevole benignità, giudizio e giustizia". Questo significa essere resi partecipi della natura divina e imitare Cristo. Ma non possiamo farlo con le nostre forze. Abbiamo bisogno dell'ispirazione e della potenza di Cristo. Sulla Croce del Calvario Dio ci ha mostrato questa benedetta combinazione nella sua luce più piena e più perfetta. (W. Le Pla.)

Riferimenti incrociati:

Geremia 9

1 Ger 4:19; 13:17; 14:17; Sal 119:136; Is 16:9; 22:4; Lam 2:11,18,19; 3:48,49; Ez 21:6,7
Sal 42:3
Ger 6:26; 8:21,22

2 Sal 55:6-8; 120:5-7; Mic 7:1-7
Ger 5:7,8; 23:10; Ez 22:10,11; Os 4:2; 7:4; Giac 4:4
Ger 12:1,6; Os 5:7; 6:7; Mic 7:2-5; Sof 3:4; Mal 2:11

3 Ger 9:5,8; Sal 52:2-4; 64:3,4; 120:2-4; Is 59:3-5,13-15; Mic 7:3-5; Rom 3:13
Mat 10:31-33; Mar 8:38; Rom 1:16; Fili 1:28; Giuda 1:3; Ap 12:11
Ger 7:26; 2Ti 3:13
Ger 4:22; 22:16; 31:34; Giudic 2:10; 1Sa 2:12; Os 4:1-3; Giov 8:54,55; 17:3; Rom 1:28; 2Co 4:4-6

4 Ger 12:6; Sal 12:2,3; 55:11,12; Prov 26:24,25; Mic 7:5,6; Mat 10:17,21,34,35; Lu 21:16
Ge 27:35,36; 32:28; 1Te 4:6
Ger 6:28; Lev 19:16; Sal 15:3; Prov 6:16,19; 10:18; 25:18; Ez 22:9; 1P 2:1,2

5 Ger 9:5,8; Is 59:13-15; Mic 6:12; Ef 4:25
Giob 11:3
Ger 9:3; Giob 15:5; Sal 50:19; 64:3; 140:3; 1Ti 4:2
Ge 19:11; Sal 7:14; Prov 4:16; Is 5:18; 41:6,7; 44:12-14; 57:10; Ez 24:12; Mic 6:3; Abac 2:13

6 Ger 11:19; 18:18; 20:10; Sal 120:2-6
Ger 13:10; Giob 21:14,15; Prov 1:24,29; Os 4:6; Giov 3:19,20; Rom 1:28; 1Co 15:34

7 Ger 6:29,30; Is 1:25; 48:10; Ez 22:18-22; 26:11,12; Zac 13:9; Mal 3:3; 1P 1:7; 4:12
Ger 31:20; 2Cron 36:15; Os 6:4,5; 11:8,9; Zac 1:14-16

8 Ger 9:3,5; Sal 12:2; 57:4; 64:3,4,8; 120:3
2Sa 3:27; 20:9,10; Sal 28:3; 55:21; Prov 26:24-26; Mat 26:48,49

9 Ger 5:9,29; Is 1:24

10 Ger 4:19-26; 7:29; 8:18; 13:16,17; Lam 1:16; 2:11
Ger 12:4,10; 14:6; 23:10; Gioe 1:10-12
Ger 2:6; Is 49:19; Ez 14:15; 29:11; 33:28
Ger 4:25; Os 4:3

11 Ger 26:18; 51:37; Ne 4:2; Sal 79:1; Is 25:2; Mic 1:6; 3:12
Ger 10:22; Is 13:22; 34:13; Ap 18:2
Ger 34:22; Is 44:26; Lam 2:2,7,8
Ger 25:11,18; Lam 3:47; Mic 6:16

12 De 32:29; Sal 107:43; Os 14:9; Mat 24:15; Ap 1:3
Ger 5:19,20; 16:10-13; 22:8,9; De 29:22-28; 1Re 9:8,9; Sal 107:34; Ez 14:23; 22:25-31

13 Ger 22:9; De 31:16,17; 2Cron 7:19; Esd 9:10; Sal 89:30; 119:53; Prov 28:4; Sof 3:1-6

14 Ger 3:17; 7:24; Ge 6:5; Rom 1:21-24; Ef 2:3; 4:17-19
Ger 44:17; Zac 1:4,5; Ga 1:14; 1P 1:18

15 Ger 8:14; 23:15; 25:15; Sal 60:3; 69:21; 75:8; 80:5; Is 2:17,22; Lam 3:15,19; Ap 8:11

16 Ger 13:24; Lev 26:33; De 4:27; 28:25,36,64; 32:26; Ne 1:8; Sal 106:27; Ez 11:17; 12:15; 20:23; Zac 7:14; Giac 1:1
Ger 15:2-4; 24:10; 25:27; 29:17; 44:27; 49:36,37; Ez 5:2,12; 14:17

17 2Cron 35:25; Giob 3:8; Ec 12:5; Am 5:16,17; Mat 9:23; Mar 5:38

18 Ger 9:10,20
Ger 9:1; 6:26; 13:17; 14:17; Is 22:4; Lam 1:2; 2:11,18; Lu 19:41

19 Ger 4:31; Ez 7:16-18; Mic 1:8,9
Ger 2:14; 4:13,20,30; De 28:29; Lam 5:2; Mic 2:4
Lev 18:25,28; 20:22; Lam 4:15; Mic 2:10

20 Is 3:16-4:1; 32:9-13; Lu 23:27-30
Giob 22:22
Ger 9:17,18

21 Ger 6:11; 15:7; 2Cron 36:17; Ez 9:5,6; 21:14,15; Am 6:10,11

22 Ger 7:33; 8:2; 16:4; 25:33; 2Re 9:37; Sal 83:10; Is 5:25; Sof 1:17

23 Giob 5:12-14; Sal 49:10-13,16-18; Ec 2:13-16,19; 9:11; Is 5:21; 10:12,13; Ez 28:2-9; Rom 1:22; 1Co 1:19-21,27-29; 3:18-20; Giac 3:14-16
De 8:17; 1Sa 17:4-10,42; 1Re 20:10,11; Sal 33:16,17; Is 10:8; 36:8,9; Ez 29:9; Dan 3:15; 4:30,31,37; 5:18-23; Am 2:14-16; At 12:22,23
Giob 31:24,25; Sal 49:6-9; 52:6,7; 62:10; Prov 11:4; Ez 7:19; Sof 1:18; Mar 10:24; Lu 12:19,20; 1Ti 6:10

24 Ger 4:2; Sal 44:8; Is 41:16; 45:25; Rom 5:11; 1Co 1:31; 2Co 10:17; Ga 6:14; Fili 3:3
Ger 31:33,34; Sal 91:14; Mat 11:27; Lu 10:22; Giov 17:3; 2Co 4:6; 1G 5:20
Eso 34:5-7; Sal 36:5-7; 51:1; 145:7,8; 146:7-9; Rom 3:25,26
1Sa 15:22; Sal 99:4; Is 61:8; Mic 6:8; 7:18

25 Ez 28:10; 32:19-32; Am 3:2; Rom 2:8,9,25,26; Ga 5:2-6

26 Ger 25:9-26; 27:3-7; 46:1-52:34; Is 13:1-24:23; Ez 24:1-32:32; Am 1:1-2:16; Sof 1:1-2:15
Is 19:24,25
Ger 25:23; 49:32
Ger 4:4; Lev 26:41; De 30:6; Ez 44:7,9; At 7:51; Rom 2:28,29

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