Nuova Riveduta:

Giobbe 12

Rimprovero di Giobbe ai suoi nemici
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 «Voi, certo, valete quanto un popolo, e con voi morirà la saggezza.
3 Ma di senno ne ho anch'io quanto voi, non vi sono affatto inferiore; cose come queste chi non le sa?
4 Io dunque dovrei essere il ludibrio degli amici! Io, che invocavo Dio ed egli mi rispondeva; il ludibrio io, l'uomo giusto, integro!
5 Il disprezzo per la sventura altrui è nel pensiero di chi vive nella prosperità; esso è sempre pronto a colpire, se uno ha il piede che vacilla.
6 Sono invece tranquille le tende dei ladri; chi provoca Dio, chi si fa un dio della propria forza, se ne sta al sicuro.
7 Ma interroga un po' gli animali, e te lo insegneranno; gli uccelli del cielo, e te lo mostreranno; 8 oppure parla alla terra ed essa te lo insegnerà, e i pesci del mare te lo racconteranno.
9 Chi non sa, fra tutte queste creature, che la mano del SIGNORE ha fatto ogni cosa, 10 che egli tiene in mano l'anima di tutto quel che vive e lo spirito di ogni carne umana?
11 L'orecchio non discerne forse le parole, come il palato assaggia i cibi?
12 Nei vecchi si trova la saggezza, e lunghezza di giorni dà intelligenza.

Giobbe afferma la potenza di Dio
13 «In Dio stanno la saggezza e la potenza, a lui appartengono il consiglio e l'intelligenza.
14 Egli abbatte, e nessuno può ricostruire. Chiude un uomo in prigione, e non c'è chi gli apra.
15 Egli trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra.
16 Egli possiede la forza e l'abilità; da lui dipendono chi erra e chi fa errare.
17 Egli manda scalzi i consiglieri, colpisce di demenza i giudici.
18 Scioglie i legami dell'autorità dei re e cinge i loro fianchi di catene.
19 Manda scalzi i sacerdoti e rovescia i potenti.
20 Priva della parola i più eloquenti e toglie il discernimento ai vecchi.
21 Sparge il disprezzo sui nobili e scioglie la cintura ai forti.
22 Rivela le cose recondite, facendole uscire dalle tenebre, e porta alla luce ciò che è avvolto in ombra di morte.
23 Accresce i popoli e li annienta, amplia le nazioni e le riconduce nei loro confini; 24 toglie il senno ai capi della terra e li fa peregrinare in solitudini senza sentiero.
25 Brancolano nelle tenebre, senza alcuna luce, e li fa barcollare come ubriachi.

C.E.I.:

Giobbe 12

1 Giobbe allora rispose:
2 È vero, sì, che voi siete la voce del popolo
e la sapienza morirà con voi!
3 Anch'io però ho senno come voi,
e non sono da meno di voi;
chi non sa cose simili?
4 Ludibrio del suo amico è diventato
chi grida a Dio perché gli risponda;
ludibrio il giusto, l'integro!
5 «Per la sventura, disprezzo», pensa la gente
prosperosa,
«spinte, a colui che ha il piede tremante».
6 Le tende dei ladri sono tranquille,
c'è sicurezza per chi provoca Dio,
per chi vuol ridurre Dio in suo potere.
7 Ma interroga pure le bestie, perché ti
ammaestrino,
gli uccelli del cielo, perché ti informino,
8 o i rettili della terra, perché ti istruiscano
o i pesci del mare perché te lo faccian sapere.
9 Chi non sa, fra tutti questi esseri,
che la mano del Signore ha fatto questo?
10 Egli ha in mano l'anima di ogni vivente
e il soffio d'ogni carne umana.
11 L'orecchio non distingue forse le parole
e il palato non assapora i cibi?
12 Nei canuti sta la saggezza
e nella vita lunga la prudenza.
13 In lui risiede la sapienza e la forza,
a lui appartiene il consiglio e la prudenza!
14 Ecco, se egli demolisce, non si può ricostruire,
se imprigiona uno, non si può liberare.
15 Se trattiene le acque, tutto si secca,
se le lascia andare, devastano la terra.
16 Da lui viene potenza e sagacia,
a lui appartiene l'ingannato e l'ingannatore.
17 Rende stolti i consiglieri della terra,
priva i giudici di senno;
18 scioglie la cintura dei re
e cinge i loro fianchi d'una corda.
19 Fa andare scalzi i sacerdoti
e rovescia i potenti.
20 Toglie la favella ai più veraci
e priva del senno i vegliardi.
21 Sui nobili spande il disprezzo
e allenta la cintura ai forti.
22 Strappa dalle tenebre i segreti
e porta alla luce le cose oscure.
23 Fa grandi i popoli e li lascia perire,
estende le nazioni e le abbandona.
24 Toglie il senno ai capi del paese
e li fa vagare per solitudini senza strade,
25 vanno a tastoni per le tenebre, senza luce,
e barcollano come ubriachi.

Nuova Diodati:

Giobbe 12

Terza risposta di Giobbe: egli dice ai suoi amici che solo Dio ha conoscenza
1 Allora Giobbe rispose e disse: 2 «Senza dubbio voi siete gente saggia, e la sapienza morirà con voi. 3 Ma ho anch'io intendimento come voi, e non sono da meno di voi; inoltre chi ignora cose come queste? 4 Sono diventato lo zimbello dei miei amici; io, a cui Dio rispondeva, quando lo invocavo; il giusto, l'integro è messo in ridicolo. 5 Una lampada, disprezzata nei pensieri di quelli che vivono negli agi, è preparata per coloro i cui piedi vacillano. 6 Sono invece tranquille le tende dei ladroni, e sono al sicuro quelli che provocano Dio e quelli che fanno della propria forza un dio. 7 Ma interroga ora le bestie e ti istruiranno, gli uccelli del cielo e te lo diranno; 8 o parla alla terra, ed essa ti istruirà, e i pesci del mare te lo racconteranno. 9 Fra tutte queste creature chi non sa che la mano dell'Eterno ha fatto questo? 10 Egli ha nelle sue mani la vita di ogni cosa vivente e lo spirito di ogni essere umano. 11 L'orecchio non esamina forse le parole, come il palato assapora i cibi? 12 Nei vecchi si trova la sapienza, e lunghezza di giorni conferisce intendimento. 13 Ma in lui risiedono la sapienza e la forza, a lui appartengono il consiglio e l'intendimento. 14 Ecco, se egli distrugge, nessuno può ricostruire; se imprigiona qualcuno, nessuno gli può aprire. 15 Se trattiene le acque, tutto inaridisce; se le lascia andare, sconvolgono la terra. 16 Egli possiede forza e sapienza; da lui dipendono chi è ingannato e chi inganna. 17 Egli fa camminare scalzi i consiglieri, rende stolti i giudici. 18 Scioglie i legami imposti dai re e cinge i loro lombi, con una cintura. 19 Fa camminare scalzi i sacerdoti e rovescia i potenti. 20 Toglie la parola a quelli in cui si pone fiducia e priva di intendimento i vecchi. 21 Versa il disprezzo sui nobili, e allenta la cintura ai forti. 22 Palesa le cose profonde nascoste nelle tenebre, e porta alla luce l'ombra di morte. 23 Rende grandi le nazioni e poi le distrugge, estende le nazioni e poi le porta in esilio. 24 Toglie il senno ai capi della terra e li fa vagare in solitudini senza strade. 25 Brancolano nelle tenebre senza luce, e li fa barcollare come ubriachi».

Riveduta 2020:

Giobbe 12

Terza replica di Giobbe
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 “Voi, certo, valete quanto un popolo, e con voi morirà la sapienza. 3 Ma di senno ne ho anch'io quanto voi, non vi sono affatto inferiore; e cose come queste chi non le sa? 4 Io dunque dovrei essere lo zimbello degli amici! Io che invocavo Iddio, ed egli mi rispondeva; lo zimbello io, l'uomo giusto, integro! 5 Il disprezzo per la sventura altrui è nel pensiero di chi vive contento; esso è sempre pronto per quelli a cui vacilla il piede. 6 Sono invece tranquille le tende dei ladri; chi provoca Iddio, chi si fa un dio della propria forza, se ne sta al sicuro. 7 Ma interroga un po' gli animali e te lo insegneranno; gli uccelli del cielo e te lo mostreranno; 8 o parla alla terra ed essa te lo insegnerà, e i pesci del mare te lo racconteranno. 9 Chi non sa, fra tutte queste creature, che la mano dell'Eterno ha fatto ogni cosa, 10 che egli tiene in mano l'anima di tutto ciò che vive, e lo spirito di ogni essere umano? 11 L'orecchio non discerne forse le parole, come il palato assaggia le pietanze? 12 Nei vecchi si trova la sapienza e la lunghezza di giorni dà intelligenza. 13 Ma in Dio stanno la saggezza e la potenza, a lui appartengono il consiglio e l'intelligenza. 14 Ecco, egli abbatte, e nessuno può ricostruire; chiude un uomo in prigione, e non c'è chi gli apra. 15 Ecco, egli trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra. 16 Egli possiede la forza e l'abilità; da lui dipendono chi erra e chi fa errare. 17 Egli manda scalzi i consiglieri, colpisce di demenza i giudici. 18 Scioglie i legami dell'autorità dei re e cinge i loro fianchi di catene. 19 Manda scalzi i sacerdoti, e rovescia i potenti. 20 Priva della parola i più eloquenti, e toglie il discernimento ai vecchi. 21 Sparge il disprezzo sui nobili, e allenta la cintura ai forti. 22 Rivela le cose nascoste, facendole uscire dalle tenebre, e porta alla luce ciò che è avvolto in ombra di morte. 23 Rende grandi i popoli e li annienta, amplia le nazioni e le riconduce nei loro confini; 24 toglie il senno ai capi della terra, e li fa vagare in solitudini senza sentiero. 25 Vanno brancolando nelle tenebre, senza nessuna luce, e li fa barcollare come ubriachi.

Riveduta:

Giobbe 12

Terza replica di Giobbe
1 Allora Giobbe rispose e disse:
2 «Voi, certo, valete quanto un popolo, e con voi morrà la sapienza. 3 Ma del senno ne ho anch'io al par di voi, non vi son punto inferiore; e cose come codeste chi non le sa? 4 Io dunque dovrei essere il ludibrio degli amici! Io che invocavo Iddio, ed ei mi rispondeva; il ludibrio io, l'uomo giusto, integro! 5 Lo sprezzo alla sventura è nel pensiero di chi vive contento; esso è sempre pronto per coloro a cui vacilla il piede. 6 Sono invece tranquille le tende de' ladroni e chi provoca Iddio, chi si fa un dio della propria forza, se ne sta al sicuro. 7 Ma interroga un po' gli animali, e te lo insegneranno; gli uccelli del cielo, e te lo mostreranno; 8 o parla alla terra ed essa te lo insegnerà, e i pesci del mare te lo racconteranno. 9 Chi non sa, fra tutte queste creature, che la mano dell'Eterno ha fatto ogni cosa, 10 ch'egli tiene in mano l'anima di tutto quel che vive, e lo spirito di ogni essere umano? 11 L'orecchio non discerne esso le parole, come il palato assaggia le vivande? 12 Nei vecchi si trova la sapienza e la lunghezza di giorni dà intelligenza. 13 Ma in Dio stanno la saviezza e la potenza, a lui appartengono il consiglio e l'intelligenza. 14 Ecco, egli abbatte, e niuno può ricostruire; chiude un uomo in prigione, e non v'è chi gli apra. 15 Ecco, egli trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra. 16 Egli possiede la forza e l'abilità; da lui dipendono chi erra e chi fa errare. 17 Egli manda scalzi i consiglieri, colpisce di demenza i giudici. 18 Scioglie i legami dell'autorità dei re e cinge i loro fianchi di catene. 19 Manda scalzi i sacerdoti, e rovescia i potenti. 20 Priva della parola i più eloquenti, e toglie il discernimento ai vecchi. 21 Sparge lo sprezzo sui nobili, e rallenta la cintura ai forti. 22 Rivela le cose recondite, facendole uscir dalle tenebre, e trae alla luce ciò ch'è avvolto in ombra di morte. 23 Aggrandisce i popoli e li annienta, amplia le nazioni e le riconduce nei loro confini; 24 toglie il senno ai capi della terra, e li fa errare in solitudini senza sentiero. 25 Van brancolando nelle tenebre, senza alcuna luce, e li fa barcollare come ubriachi.

Ricciotti:

Giobbe 12

Prima risposta di Giobbe a Sofar.
1 Ma Giobbe rispose e disse: 2 «Dunque, voi siete i soli uomini, e insiem con voi morirà la sapienza! 3 Anch'io ho cuore [intelligente] come voi, nè sono inferiore a voialtri: chi ignora infatti ciò che voi sapete? 4 Chi è deriso, come me, dal proprio amico, invocherà Dio che l'esaudirà: poichè la semplicità del giusto sarà derisa. 5 Spregiata lampada egli è secondo i principii dei ricchi, preparata per il tempo stabilito. 6 Son ben fornite le tende dei predoni: i quali audacemente provocano Dio, mentre egli ha dato ogni bene in mano loro. 7 Eppure interroga le bestie e ti ammaestreranno, gli uccelli dei cieli e te lo mostreranno: 8 parlane alla terra, ed essa ti risponderà, a te lo spiegheranno i pesci del mare. 9 Chi non sa che tutte queste cose le ha fatte la mano del Signore? 10 Egli nel cui potere è l'anima d'ogni vivente e lo spirito d'ogni uomo formato di carne. 11 Non discerne forse l'orecchio le parole, come il palato di chi mangia [discerne] il sapore? 12 Negli anziani risiede la sapienza, e nella lunga vita la prudenza. 13 In Lui è la sapienza e la fortezza, egli possiede il consiglio e l'intelligenza. 14 Se egli abbatte, nessuno può riedificare, se egli imprigiona un uomo, nessuno può liberare; 15 se egli trattiene le acque ogni cosa si inaridisce; se poi le invia sconvolgono la terra. 16 In Lui è fortezza e sapienza, egli conosce chi seduce e chi vien sedotto. 17 Egli conduce i consiglieri a stolto fine, e i giudici a insensatezza; 18 la cintura dei re egli discioglie, e ricinge di fune i loro fianchi; 19 egli rende spregevoli i sacerdoti, e i maggiorenti abbatte; 20 àltera egli il labbro dei veraci, e il senno degli anziani ei toglie via; 21 sparge il disprezzo sui principi, rianimando quelli ch'erano oppressi. 22 Egli rivela cose recondite fuor dalle tenebre, e fa riuscire in luce l'ombra di morte. 23 Egli accresce le nazioni e le distrugge, e quelle sterminate restituisce nel primiero stato. 24 Cambia il senno ai principi del popolo della terra, e li inganna menandoli inutilmente fuor di strada: 25 brancolano essi nelle tenebre e non in luce, ed egli raminghi li mena come ebbri.

Tintori:

Giobbe 12

Giobbe mostra di conoscere Dio meglio dei suoi amici
1 Giobbe rispose, e disse: 2 «Dunque voi soli siete uomini, e con voi morrà la sapienza? 3 Ho anch'io il senno come voi, e non sono da men di voi. E coteste cose che sapete voi chi non le sa? 4 Chi è deriso come me dal suo amico invochi Dio e sarà esaudito, perchè la semplicità del giusto è derisa. 5 Egli è una lampada di nessun pregio nel pensiero dei ricchi, ma preparata pel tempo stabilito. 6 Le tende dei predoni sono nell'abbondanza; essi con audacia provocano Dio, dopo che Egli ha messo tutto nelle loro mani. 7 Or tu interroga i giumenti e ti istruiranno, gli uccelli dell'aria e te lo indicheranno, 8 parla alla terra e ti risponderà, i pesci del mare e te lo faran sapere. 9 Chi non sa che la mano del Signore ha fatto tutte queste cose? 10 Che Egli tiene in mano l'anima d'ogni vivente e lo spirito di ogni uomo? 11 L'orecchio non distingue forse le parole, come il palato, in chi mangia, (distingue) i sapori? 12 Nei vecchi è la sapienza e nella lunga età la prudenza; 13 ma in Lui è la sapienza e la forza; il consiglio e l'intelligenza son cose sue. 14 Se Egli distrugge, non v'è chi possa riedificare, se gli mette in prigione un uomo, non v'è chi possa liberarlo. 15 Se rattiene le acque, seccherà tutto, se scioglie ad esse il freno, sconvolgeranno la terra. 16 Egli possiede la forza e la sapienza, conosce l'ingannatore e l'ingannato; 17 Egli conduce i consiglieri a fine insensato e i giudici allo stordimento. 18 Rompe il cingolo ai re e cinge di fune i loro fianchi. 19 Mena privi di gloria i sacerdoti e abbatte i potenti. 20 Muta le parole del labbro verace, toglie il sapere ai vecchi. 21 Fa cadere il disprezzo sui principi e rialza quelli che erano stati oppressi. 22 Fa uscire le cose oscure dalle tenebre e trae alla luce l'ombra della morte. 23 Egli fa grandi le nazioni e le annienta e fa tornare allo splendore le distrutte. 24 Cambia il cuore ai principi del popolo della terra, e li inganna, perchè camminino inutilmente ove non è strada; 25 brancoleranno come nelle tenebre, lungi dalla luce; li farà andare qua e là come briachi».

Martini:

Giobbe 12

Giobbe per confondere la giattanza degli amici dice, che a nissuno è ignota la potenza, e sapienza di Dio nel governo delle creature, lo stato delle quali egli varia a suo talento.
1 Ma Giobbe rispose, e disse: 2 Dunque soli voi siete uomini, e con voi morrà la saggezza? 3 Io pure ho un cuore come voi, né a voi la cedo; perocché chi non sa queste cose, che voi sapete? 4 Chi del proprio amico soffre, com'io, gli scherni, invochi Dio, ed egli lo esaudirà; perocché la semplicità del giusto è derisa. 5 Egli è una lampana di nissun pregio nel concetto dei ricchi, ma preparata pel tempo stabilito. 6 Le tende de' ladroni nuotano nell'abbondanza, ed eglino audaci provocano Dio, mentre egli di tutte quelle cose gli ha fatti padroni. 7 Or tu interroga i giumenti, e ti insegneranno, gli uccelli dell'aria, e ti daranno lezione. 8 L'aria alla terra, ed ella ti risponderà, ed anche i pesci del mare ti istruiranno. 9 Chi non sa come tutte queste cose le fece la man del Signore? 10 Egli ha in sua mano l'anima d'ogni vivente, e lo spirito di ogni uomo composto di carne. 11 Non è egli l'orecchio, che è giudice delle parole, come de' sapori il palato dell'uom che mangia? 12 Ne' vecchi sta la sapienza, e nella lunga età la prudenza. 13 In lui è la sapienza, e la fortezza, in lui il buon consiglio, e l'intelligenza. 14 Se egli distrugge, nissuno edifica, se egli rinchiude un uomo nissuno gli aprirà. 15 Se ei rattiene le acque inaridisce ogni cosa, se scioglie ad esse il freno, sommergeranno la terra. 16 Con lui si sia la sapienza, e la fortezza, egli conosce l'ingannatore, e colui che è ingannato. 17 Gli uomini di consiglio conduce a finire da insensati, e stolidi rende quelli, che amministrano la giustizia. 18 Spoglia i regi del cingolo, e i loro fianchi lega con fune. 19 Privi di gloria ne mena i sacerdoti, e getta a terra i campioni: 20 Cambia le parole in bocca agli uomini fidati, e a' vecchi toglie il sapere. 21 Fa cadere il dispregio sopra de' principi, e rialza gli oppressi. 22 Ei rivela le cose sepolte nelle tenebre, e illumina l'ombra di morte. 23 Egli fa crescere le nazioni, e le stermina, e sterminate le ritorna nel primo stato. 24 Egli cambia il cuore de' principi signori dei popoli della terra, e gli inganna, perché camminino inutilmente dove strada non è: 25 Anderanno tentoni come fosse di notte, e non di giorno, e farà che vadano errando come ubbriachi.

Diodati:

Giobbe 12

1 E GIOBBE rispose, e disse: 2 Sì, veramente voi siete tutt'un popolo, E la sapienza morrà con voi. 3 Anch'io ho senno come voi; Io non sono da men di voi; Ed appo cui non sono cotali cose? 4 Io son quell'uomo ch'è schernito dal suo amico; Ma un tale invoca Iddio, ed egli gli risponderà; L'uomo giusto ed intiero è schernito. 5 Colui che sta per isdrucciolare col piè, E, per estimazione di chi è felice, un tizzone sprezzato.
6 I tabernacoli de' ladroni prosperano, E v'è ogni sicurtà per quelli che dispettano Iddio, Nelle cui mani egli fa cadere ciò che desiderano. 7 E in vero, domandane pur le bestie, ed esse te l'insegneranno; E gli uccelli del cielo, ed essi te lo dichiareranno; 8 Ovvero, ragionane con la terra, ed essa te l'insegnerà; I pesci del mare eziandio te lo racconteranno. 9 Fra tutte queste creature, Quale è quella che non sappia che la mano del Signore fa questo? 10 Nella cui mano è l'anima d'ogni uomo vivente, E lo spirito d'ogni carne umana. 11 L'orecchio non prova egli le parole, Come il palato assapora le vivande?
12 Ne' vecchi è la sapienza, E nella grande età è la prudenza. 13 Appo lui è la sapienza e la forza; A lui appartiene il consiglio e l'intelligenza. 14 Ecco, se egli ruina, la cosa non può esser riedificata; Se serra alcuno, non gli può essere aperto. 15 Ecco, se egli rattiene le acque, elle si seccano; E se le lascia scorrere, rivoltano la terra sottosopra. 16 Appo lui è forza e ragione; A lui appartiene chi erra, e chi fa errare. 17 Egli ne mena i consiglieri spogliati, E fa impazzare i giudici. 18 Egli scioglie il legame dei re, E stringe la cinghia sopra i lor propri lombi. 19 Egli ne mena i rettori spogliati, E sovverte i possenti. 20 Egli toglie la favella agli eloquenti, E leva il senno a' vecchi. 21 Egli spande lo sprezzo sopra i nobili, E rallenta la cintura de' possenti. 22 Egli rivela le cose profonde, traendole fuor delle tenebre; E mette fuori alla luce l'ombra della morte. 23 Egli accresce le nazioni, ed altresì le distrugge; Egli sparge le genti, ed altresì le riduce insieme. 24 Egli toglie il senno a' capi de' popoli della terra, E li fa andar vagando per luoghi deserti, ove non ha via alcuna. 25 Vanno a tentone per le tenebre, senza luce alcuna: Ed egli li fa andare errando come un uomo ebbro.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 12

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 12

In questo capitolo e nei due capitoli seguenti abbiamo la risposta di Giobbe al discorso di Zofar, in cui, come prima, prima ragiona con i suoi amici (vedi Giobbe 13:19) e poi si rivolge al suo Dio, e rivolge a lui le sue spiegazioni, da lì fino alla fine del suo discorso. In questo capitolo si rivolge ai suoi amici, e,

I. Egli condanna ciò che avevano detto di lui, e il giudizio che avevano dato sul suo carattere, Giobbe 12:1-5.

II. Egli contraddice e confronta ciò che avevano detto sulla distruzione delle persone malvagie in questo mondo, mostrando che spesso prosperano, Giobbe 12:6-11.

III. Egli acconsente a ciò che essi avevano detto della saggezza, della potenza e della sovranità di Dio, e del dominio della sua provvidenza sui figlioli degli uomini e su tutti i loro affari; lo conferma, e lo amplia, Giobbe 12:12-25.

Ver. 1. fino alla Ver. 5.

I rimproveri che Giobbe dà qui ai suoi amici, che fossero giusti o no, erano molto aspri, e possono servire come rimprovero a tutti coloro che sono orgogliosi e sprezzanti, e come smascheramento della loro follia.

I. Li rimprovera per la loro presunzione di se stessi e per la buona opinione che sembravano avere della propria saggezza in confronto a lui, di cui nulla è più debole e sconveniente, né merita di essere ridicolizzato, come qui.

1. Li rappresenta come rivendicatori del monopolio della sapienza, Giobbe 12:2. Parla ironicamente:

"Senza dubbio voi siete il popolo; Vi credete in forma

dettare e dare legge a tutta l'umanità, e alla vostra

giudizio sia il criterio in base al quale ogni uomo

l'opinione deve essere misurata e provata, come se nessuno

discernere tra la verità e la menzogna, tra il bene e il

malvagio, ma tu solo; e quindi ogni vela superiore

dobbiamo abbassarci a voi, e, a torto o a torto, tutti noi dobbiamo

Dite come dite, e voi tre dovete essere il popolo, il

maggioranza, per avere il voto decisivo".

Nota: È una cosa molto sciocca e peccaminosa per chiunque pensare di essere più saggio di tutta l'umanità, o parlare e agire con fiducia e imperiosità, come se lo pensasse. Anzi, va oltre:

"Non solo pensi che non ce ne siano, ma che ci siano

non sarà nessuno saggio come te, e quindi che

la sapienza deve morire con te, che tutto il mondo sia

sciocchi quando te ne sei andato, e nel buio quando il tuo

il sole è tramontato".

Nota: È follia per noi pensare che ci sarà una grande perdita irreparabile di noi quando non ci saremo più, o che possiamo essere risparmiati male, poiché Dio ha il residuo dello Spirito e può suscitare altri, più adatti di noi, a compiere la sua opera. Quando muoiono i saggi e gli uomini buoni, è un conforto pensare che la saggezza e la bontà non moriranno con loro. Alcuni pensano che qui Giobbe rifletta sul fatto che Zofar paragona lui (come pensava) e altri al puledro dell'asino selvatico, Giobbe 11:12.

"Sì,"

dice:

"Dobbiamo essere asini; Voi siete gli unici uomini".

2. Egli fa giustizia a se stesso per far valere la sua pretesa di partecipare ai doni della sapienza (Giobbe 12:3):

"Ma io ho intendimento (un cuore) come te;

anzi, io non cado più in basso di te; "

come è a margine.

"Sono in grado di giudicare i metodi e i significati della divina provvidenza, e di interpretarne i difficili capitoli, come lo siete voi".

Non dice questo per magnificare se stesso. Non era un grande applauso da parte sua dire: "Ho comprensione quanto te; no, né di dire,

"Capisco questa faccenda quanto te; "

Per quale ragione lui o loro dovevano essere orgogliosi di comprendere ciò che era ovvio e alla portata del più meschino?

«Sì, chi non conosce cose come queste? Quali cose

hai detto che sono vere sono semplici verità, e

temi comuni, che sono in molti a poter parlare

in modo eccellente come te o io".

Ma lo dice per umiliarli, e verificare il valore che avevano per se stessi come dottori della cattedra. Nota

(1.) Può giustamente impedirci di essere orgogliosi della nostra conoscenza considerare quanti sono quelli che sanno tanto quanto noi, e forse molto di più e per uno scopo migliore.

(2.) Quando siamo tentati di essere duri nelle nostre critiche nei confronti di coloro da cui differiamo e con cui discutiamo, dovremmo considerare che anche loro hanno intelletto quanto noi, una capacità di giudicare e un diritto di giudicare da soli; anzi, forse non sono inferiori a noi, ma superiori, ed è possibile che loro possano essere nel giusto e noi nel torto; e quindi non dovremmo giudicarli o disprezzarli (Romani 14:3), né fingere di essere padroni (Giacomo 3:1), mentre tutti siamo fratelli, == Matteo 23:8. È un'ammissione molto ragionevole da fare a tutti coloro con cui conversiamo, a tutti coloro con cui combattiamo, che sono creature razionali tanto quanto noi.

II. Si lamenta del grande disprezzo con cui lo avevano trattato. Coloro che sono superbi e pensano troppo bene di se stessi sono comunemente sprezzanti e pronti a calpestare tutto ciò che li circonda. Giobbe trovò così, almeno pensava di farlo (Giobbe 11:4): Sono come uno preso in giro. Non posso dire che ci fosse motivo per questa accusa; non penseremo che gli amici di Giobbe abbiano fatto un insulto, né mirassero ad altro che a convincerlo, e così, nel modo giusto, a confortarlo; eppure lui grida: "Io sono come uno preso in giro". Nota: Noi siamo inclini a chiamare rimproveri i rimproveri e a pensare di essere derisi quando siamo solo consigliati e ammoniti; questa rabbia è la nostra follia e un grande torto a noi stessi e ai nostri amici. Eppure non possiamo fare a meno di dire che c'era colore per questa carica; vennero a confortarlo, ma lo tormentarono, gli diedero consigli e incoraggiamenti, ma senza avere una grande opinione che l'uno o l'altro avrebbe avuto effetto; e perciò pensò che lo prendessero in giro, e questo accrebbe molto al suo dolore. Nulla è più doloroso per coloro che sono caduti dall'alto della prosperità al fondo dell'avversità che essere calpestati e insultati quando sono abbattuti; e su questo punto sono troppo inclini a essere sospettosi. Osservare

1. Cosa ha aggravato questo risentimento nei suoi confronti. Due cose:

(1.) Che erano i suoi vicini, i suoi amici, i suoi compagni (così significa la parola), e le derisioni di costoro sono spesso date con grande dispetto, e sempre con grande indignazione ricevute. Salmi 55:12-13 : Non è stato un nemico a rimproverarmi, perché io l'avessi disprezzato e l'avrei sopportato, ma sei stato tu, un uomo, mio pari.

(2.) Che erano professori di religione, tali da invocare Dio, e dire che egli rispose loro: perché alcuni capiscono quello delle persone che si fanno beffe.

"Sono tali che hanno riguardo al cielo, e un

interesse per il cielo, le cui preghiere vorrei quindi

essere lieto e grato per la cui buona opinione ho

non può non desiderare, e quindi le cui censure sono

il più grave".

Nota, è triste che chiunque invochi Dio si faccia beffe dei propri fratelli Giacomo 3:9-10, e non può che gravare pesantemente su un uomo buono essere considerato male da coloro di cui ha una buona opinione, ma questa non è una cosa nuova.

2. Cosa lo ha sostenuto sotto di esso.

(1.) Che aveva un Dio a cui rivolgersi, con il quale poteva presentare il suo appello; poiché alcuni comprendono quelle parole della persona derisa, che invoca Dio e gli risponde; e così concorda con Giobbe 16:20 == I miei amici mi disprezzano, ma il mio occhio versa lacrime a Dio. Se i nostri amici sono sordi alle nostre lamentele, Dio non lo è; se ci condannano, Dio conosce la nostra integrità; se fanno di noi il peggio, farà il meglio di noi; se ci danno risposte incrociate, ci darà risposte gentili.

(2.) Che il suo caso non era singolare, ma molto comune: l'uomo giusto e retto viene deriso con disprezzo. Da molti viene deriso anche per la sua giustizia e la sua rettitudine, la sua onestà verso gli uomini e la sua pietà verso Dio; queste sono derise come sciocchezze, con le quali gli sciocchi si ostacolano inutilmente, come se la religione fosse uno scherzo e quindi da prendere in giro. Dalla maggior parte di lui viene deriso per ogni piccola infermità o debolezza, nonostante la sua giustizia e rettitudine, senza alcuna considerazione per ciò che è tanto il suo onore. Notate, Era anticamente la sorte delle persone oneste e buone di essere disprezzate e derise; non dobbiamo quindi pensare che sia strano (1Pietro 4:12), no, né pensarlo duramente, se è il nostro destino; così perseguitarono non solo i profeti, ma anche i santi dell'età patriarcale (Matteo 5:12), e possiamo aspettarci di fare meglio di loro?

3. Quella che sospettava esserne la vera causa, e che era, in breve, questa: erano essi stessi ricchi e agiati, e perciò disprezzavano colui che era caduto in povertà. È il modo in cui va il mondo; ne vediamo esempi ogni giorno. Quelli che prosperano sono lodati, ma di quelli che vanno giù è detto:

"Abbasso loro".

Colui che è pronto a scivolare con i piedi e a cadere nei guai, anche se prima ha brillato come una lampada, è allora guardato come una lampada che si spegne come il fiuto di una candela, che gettiamo a terra e calpestiamo, e di conseguenza è disprezzato al pensiero di colui che è a suo agio, == Giobbe 11:5. Anche l'uomo giusto e retto, che nella sua generazione è come una luce ardente e splendente, se entra in tentazione (Salmi 73:2 o cade sotto una nube), è guardato con disprezzo. Vedi qui,

(1.) Qual è la colpa comune di coloro che vivono nella prosperità. Essendo sazi, tranquilli e allegri essi stessi, guardano con disprezzo coloro che sono nel bisogno, nel dolore e nel dolore; Li trascurano, non se ne curano e studiano per dimenticarli. Vedi Salmi 123:4. Il capo coppiere beve vino in scodelle, ma non fa nulla delle afflizioni di Giuseppe. La ricchezza senza grazia rende spesso gli uomini così superbi, così incuranti dei loro poveri vicini.

(2.) Qual è il destino comune di coloro che cadono nelle avversità. La povertà serve a eclissare tutto il loro splendore; sebbene siano lampade, tuttavia, se tolte da candelabri d'oro e messe in brocche di terracotta, come quelle di Gedeone, nessuno le apprezza come un tempo, ma coloro che vivono nell'agio le disprezzano.

6 Ver. 6. fino alla Ver. 11.

Tutti gli amici di Giobbe seguivano questo principio, che le persone malvagie non possono prosperare a lungo in questo mondo, ma un giudizio notevole o un altro si accenderà improvvisamente su di loro: Zofar aveva concluso con questo, che gli occhi degli empi verranno meno, == Giobbe 11:20. Qui Giobbe si oppone a questo principio, e sostiene che Dio, nel disporre gli affari esteriori degli uomini, agisce come un sovrano, riservando l'esatta distribuzione delle ricompense e delle punizioni per il futuro stato.

I. Egli afferma come verità indubbia che le persone malvagie possono, e spesso lo fanno, prosperare a lungo in questo mondo, Giobbe 12:6. Anche i grandi peccatori possono godere di grande prosperità. Osservare

1. Come descrive i peccatori. Sono ladri e tali da provocare Dio, la peggiore specie di peccatori, bestemmiatori e persecutori. Forse si riferisce ai Sabei e ai Caldei, che lo avevano derubato, e avevano sempre vissuto di spoglie e rapine, eppure prosperarono; tutto il mondo vide che lo fecero, e non c'è disputa contro il buon senso; Un'osservazione costruita su un dato di fatto vale venti nozioni incorniciate da un'ipotesi. O più in generale, tutti gli orgogliosi oppressori sono ladri e pirati. Si suppone che ciò che è dannoso per gli uomini sia una provocazione per Dio, patrono del diritto e protettore dell'umanità. Non c'è da stupirsi se coloro che violano i vincoli della giustizia violano gli obblighi di ogni religione, sfidano Dio stesso e non si preoccupano di provocarlo.

2. Come descrive la loro prosperità. È molto grande; per

(1.) Anche i loro tabernacoli prosperano, quelli che vivono con loro e quelli che vengono dopo di loro e discendono da essi. Sembra che una benedizione fosse impartita alle loro famiglie; e che a volte viene conservato alle generazioni successive che è stato ottenuto con la frode.

(2.) Sono al sicuro, e non solo non provano alcun male, ma non temono nulla, non temono il pericolo né di provvidenze minacciose né di una coscienza risvegliata. Ma coloro che provocano Dio non sono mai più al sicuro per il loro essere sicuri.

(3.) Nelle loro mani Dio porta abbondantemente. Hanno più di quanto il cuore possa desiderare == (Salmi 73:7), non solo per necessità, ma per gioia, non solo per se stessi, ma per gli altri, non solo per il presente, ma per l'aldilà; e anche questo dalla mano della Provvidenza. Dio porta loro in abbondanza. Non possiamo dunque giudicare la pietà degli uomini dalla loro abbondanza, né ciò che hanno nel cuore da ciò che hanno in mano.

II. Si appella anche alle creature inferiori per averne la prova: le bestie, gli uccelli, gli alberi e persino la terra stessa; consulta questi, ed essi te lo diranno, Giobbe 12:7-8. Possiamo imparare molte buone lezioni da loro, ma che cosa sono qui per insegnarci?

1. Da loro possiamo apprendere che i tabernacoli dei ladroni prosperano (così alcuni); poiché,

(1.) Anche tra le creature brute il più grande divora, il minore e il più forte preda il più debole, e gli uomini sono come i pesci del mare, Abacuc 1:14. Se il peccato non fosse entrato, possiamo supporre che non ci sarebbe stato un tale disordine tra le creature, ma il lupo e l'agnello si sarebbero sdraiati insieme.

(2.) Queste creature sono utili agli uomini malvagi, e così dichiarano la loro prosperità. Chiedete alle mandrie e alle greggi a chi appartengono, e vi diranno che un tale ladro, un tale oppressore, è il loro padrone: i pesci e i polli vi diranno che sono serviti fino alle mense, e nutrono il lusso dei peccatori orgogliosi. La terra produce loro i suoi frutti (Giobbe 9:24), e l'intera creazione geme sotto il peso della loro tirannia, Romani 8:20,22. Nota: Tutte le creature di cui gli uomini malvagi maltrattano, facendone il cibo e il combustibile delle loro concupiscenze, testimonieranno contro di loro un altro giorno, Giacomo 5:3-4.

2. Possiamo imparare da loro la saggezza, la potenza e la bontà di Dio, e quel dominio sovrano del Suo in cui tutte queste difficili dispensazioni devono essere risolte in verità chiare ed evidenti. Zofar ne aveva fatto un vasto mistero, Giobbe 11:7.

"Così lontano da questo,"

dice Giobbe,

"affinché ciò che ci interessa sapere possiamo imparare anche dalle creature inferiori; poiché chi non sa da tutte costoro? == Giobbe 12:9. Chiunque può facilmente dedurre dal libro delle creature che la mano del Signore ha operato questo", cioè "che c'è una saggia Provvidenza che guida e governa tutte queste cose con regole che non conosciamo né siamo giudici competenti".

Nota: Dal dominio sovrano di Dio sulle creature inferiori dovremmo imparare ad acconsentire a tutte le sue disposizioni sugli affari dei figli degli uomini, anche se contrarie alle nostre misure.

III. Egli risolve tutto nell'assoluta proprietà che Dio ha in tutte le creature (Giobbe 12:10): Nelle cui mani è l'anima di ogni essere vivente. Tutte le creature, e in particolare l'umanità, derivano il loro essere da lui, devono il loro essere a lui, dipendono da lui per il suo sostentamento, giacciono alla sua mercé, sono sotto la sua direzione e il suo dominio e interamente a sua disposizione, e alla sua chiamata devono rinunciare alla loro vita. Tutte le anime sono sue; E non può egli fare ciò che vuole con i suoi? Il nome Geova è usato qui (Giobbe 12:9), ed è l'unica volta che lo incontriamo in tutti i discorsi tra Giobbe e i suoi amici, perché Dio era, in quell'epoca, più conosciuto con il nome di Shaddai, l'Onnipotente.

IV. Quelle parole (Giobbe 12:11), non prova forse l'orecchio le parole, come la bocca gusta la carne? può essere preso sia come conclusione del discorso precedente sia come prefazione a ciò che segue. La mente dell'uomo ha la facoltà di discernere tra la verità e l'errore, quando è debitamente affermata, come il palato ha di discernere tra ciò che è dolce e ciò che è amaro. Giobbe quindi esige dai suoi amici la libertà di giudicare da sé ciò che hanno detto, e desidera che usino la stessa libertà nel giudicare ciò che ha detto; anzi, sembra che si appelli al giudizio imparziale di qualsiasi uomo in questa controversia; Lasciate che l'orecchio provi le parole da entrambe le parti, e si troverebbe che egli era nel giusto. Nota: l'orecchio deve provare le parole prima di riceverle in modo da sottoscriverle. Come dal gusto giudichiamo quale cibo è salutare per il corpo e cosa no, così con lo spirito di discernimento dobbiamo giudicare quale dottrina è sana, saporita e salutare, e cosa no, 1Corinzi 10:15; 11:13.

12 Ver. 12. fino alla Ver. 25.

Questo è un nobile discorso di Giobbe riguardo alla saggezza, al potere e alla sovranità di Dio, nell'ordinare e disporre tutti gli affari dei figlioli degli uomini, secondo il consiglio della sua volontà, al quale nessuno osa negare o può resistere. Togliete sia lui che loro dalla controversia in cui erano così calorosamente impegnati, e tutti parlarono ammirevolmente bene; ma, in questo, a volte sappiamo a malapena cosa farne. Sarebbe bene che gli uomini saggi e buoni, che differiscono nelle loro apprensioni su cose minori, ritenessero che è per il loro onore e conforto, e per l'edificazione degli altri, soffermarsi maggiormente su quelle grandi cose in cui sono d'accordo. Su questo argomento Giobbe parla come se stesso. Qui non ci sono lamentele appassionate, né riflessioni irritanti, ma tutto ciò che è maschile e grande.

I. Egli afferma l'imperscrutabile saggezza e l'irresistibile potenza di Dio. È permesso che tra gli uomini ci sia sapienza e intelligenza, == Giobbe 12:12. Ma si può trovare solo in pochi, negli antichi e in coloro che sono benedetti dalla lunghezza dei giorni, che la ottengono con una lunga esperienza e un'esperienza costante; e, quando hanno la saggezza, hanno perso la loro forza e non sono in grado di eseguire i risultati della loro saggezza. Ma ora con Dio ci sono sia la saggezza che la forza, la saggezza per progettare il meglio e la forza per realizzare ciò che è stato progettato. Egli non riceve consiglio o comprensione, come noi, attraverso l'osservazione, ma li ha essenzialmente ed eternamente in sé, Giobbe 12:13. Che cos'è la sapienza degli antichi in confronto alla sapienza degli antichi dei giorni! È poco che sappiamo e meno che possiamo fare; ma Dio può fare ogni cosa, e nessun pensiero può essere trattenuto da lui. Beati quelli che hanno questo Dio per loro Dio, perché hanno per loro sapienza e forza infinite. Stolti e infruttuosi sono tutti i tentativi degli uomini contro di lui (Giobbe 12:14): egli crolla e non può essere ricostruito. Nota: Non c'è contendere con la divina provvidenza, né infrangere le sue misure. Come aveva detto prima (Giobbe 9:12), Egli toglie, e chi può impedirglielo? Così dice di nuovo. Ciò che Dio dice non può essere confutato, né ciò che fa non può essere disfatto. Non c'è ricostruzione, ciò che Dio dovrà lasciare in rovina; ne sono testimoni la torre di Babele, con la quale i becchini non potevano proseguire, e le desolazioni di Sodoma e Gomorra, che non poterono mai essere riparate. Vedere Isaia 25:2; Ezechiele 26:14; Apocalisse 18:21. Non c'è liberazione da coloro che Dio ha condannato a una prigione perpetua; Se egli rinchiude un uomo con la malattia, lo riduce in ristrettezze e lo mette in imbarazzo nei suoi affari, non ci può essere scampo. Egli si chiude nella tomba, e nessuno può sfondare quelle porte sigillate, si chiude nell'inferno, nelle catene delle tenebre, e nessuno può oltrepassare quel grande abisso fissato.

II. Egli dà un esempio, per la prova di questa dottrina in natura, Giobbe 12:15. Dio ha il comando delle acque, le lega come in un mantello == (Proverbi 30:4), le tiene nel cavo della sua mano == (Isaia 40:12); e può punire i figli degli uomini sia con il difetto che con l'eccesso di essi. Come gli uomini infrangono le leggi della virtù con gli estremi da entrambe le parti, sia i difetti che gli eccessi, mentre la virtù è nel mezzo, così Dio li corregge con gli estremi e nega loro la misericordia che è nel mezzo.

1. Le grandi siccità sono talvolta grandi giudizi: Egli trattiene le acque, ed esse si prosciugano; se il cielo è come il rame, la terra è come il ferro, se la pioggia è negata, le fonti si prosciugano e i loro ruscelli sono carenti, i campi sono aridi e i loro frutti sono ricercati, Amos 4:7.

2. Un grande bagnato a volte è un grande giudizio. Egli solleva le acque e rovescia la terra, i suoi prodotti, gli edifici su di essa. Si dice che una pioggia battente non lasci cibo, == Proverbi 28:3. Vedete quanti modi Dio ha per contendere con un popolo peccatore e togliere da loro le misericordie abusate, perdute; e quanto siamo assolutamente incapaci di lottare con lui. Se possiamo invertire l'ordine, questo versetto si riferirebbe appropriatamente al diluvio di Noè, quell'esempio sempre memorabile della potenza divina. Dio allora, adirato mandò le acque, ed esse rovesciarono la terra; ma per misericordia li trattenne, chiuse le cateratte del cielo e le fonti del grande abisso, e poi, in poco tempo, si prosciugarono.

III. Egli ne cita molti esempi nella potente gestione dei figlioli degli uomini da parte di Dio, che ha trasgredito i loro propositi e ha servito i suoi per mezzo di loro e su di loro, annullando tutti i loro consigli, superando tutti i loro tentativi e superando tutte le loro opposizioni. Quali cambiamenti fa Dio con gli uomini! Che giri dà loro! Con quanta facilità, con quanta sorpresa!

1. In generale (Giobbe 12:16): Presso di lui sono forza e ragione (così alcuni lo traducono), forza e coerenza con se stesso: è una parola elegante nell'originale. Con lui sono la quintessenza e l'estratto stesso della saggezza. Presso di lui sono il potere e tutto ciò che è; Così alcuni lo hanno letto. Egli è ciò che è di se stesso, e per lui e in lui sussistono tutte le cose. Avendo questa forza e questa saggezza, sa come servirsi, non solo di coloro che sono saggi e buoni, che lo servono volentieri e intenzionalmente, ma anche di coloro che sono stolti e cattivi, che, si potrebbe pensare, non potrebbero essere resi in alcun modo utili ai disegni della sua provvidenza: l'ingannato e l'ingannatore sono suoi; Gli uomini più semplici che vengono ingannati non sono al di sotto della sua attenzione; gli uomini più sottili che ingannano non possono sfuggire con tutta la loro sottigliezza alla sua conoscenza. Il mondo è pieno di inganni; l'una metà dell'umanità inganna l'altra, e Dio permette che sia così, e da entrambe alla fine porterà gloria a se stesso. Gli ingannatori fanno degli ingannati degli strumenti degli ingannati, ma il grande Dio fa di entrambi gli strumenti con i quali egli opera, e nessuno può impedirglielo. Ha saggezza e forza sufficienti per gestire tutti gli sciocchi e i furfanti del mondo, e sa come servire i propri scopi con essi, nonostante la debolezza dell'uno e la malvagità dell'altro. Quando Giacobbe ottenne la benedizione con un inganno, il disegno della grazia di Dio fu servito; quando Achab fu trascinato da una falsa profezia in una spedizione che era la sua rovina, il disegno della giustizia di Dio fu servito; e sia l 'ingannato che l'ingannatore erano a sua disposizione. Vedere Ezechiele 14:9. Dio non soffrirebbe il peccato dell'ingannatore, né la miseria dell'ingannato, se non sapesse come porre limiti ad entrambi e portare gloria a se stesso da entrambi. Alleluia, il Signore Dio onnipotente regna così; ed è bene che lo faccia, perché altrimenti c'è così poca saggezza e così poca onestà nel mondo che tutto sarebbe stato in confusione e rovina molto tempo fa.

2. Egli scende poi agli esempi particolari della saggezza e della potenza di Dio nelle rivoluzioni degli stati e dei regni; perché da lì trae le sue prove, piuttosto che dalle operazioni simili della Provvidenza riguardo alle persone private e alle famiglie, perché quanto più alto e pubblico è lo stato in cui gli uomini sono posti, tanto più si prendono in considerazione i cambiamenti che li avvengono, e quindi più illustremente la Provvidenza risplende in loro. Ed è facile argomentare, Se Dio può così girare e lanciare i grandi della terra, come una palla in un grande luogo (come parla il profeta, Isaia 22:18), molto più i piccoli; e con colui al quale gli stati e i regni devono sottomettersi, è sicuramente la più grande follia da combattere. Alcuni pensano che Giobbe qui si riferisca all'estirpazione di quelle potenti nazioni, i Refaim, gli Zuzim, gli Emim e gli Horiti (menzionato Genesi 14:5-6; Deuteronomio 2:10; 2:20), in cui forse è stato particolarmente notato quanto stranamente fossero infatuati e indeboliti: se è così, è destinato a mostrare che ogni volta che viene fatto qualcosa di simile negli affari delle nazioni è Dio che lo fa, e in ciò dobbiamo osservare il suo dominio sovrano, anche su coloro che si credono più potenti, politici e assoluti. Confrontate questo con quello di Elifaz, Giobbe 5:12, ecc. Raccogliamo i particolari cambiamenti qui specificati, che Dio fa sulle persone, sia per la distruzione delle nazioni e l'insediamento di altri nella loro stanza, sia per la cacciata di un particolare governo e ministero e l'elevazione di un altro nella sua stanza, che può essere una benedizione per il regno; ne è testimone la gloriosa Rivoluzione nel nostro paese vent'anni fa, in cui abbiamo visto un'esposizione più felice che mai è stata data di questo discorso di Giobbe.

(1.) Coloro che erano saggi sono a volte stranamente infatuati, e in questo la mano di Dio deve essere riconosciuta (Giobbe 12:17): Egli conduce via i consiglieri spogliati, come trofei della sua vittoria su di loro, spogliati di tutto l'onore e la ricchezza che hanno ottenuto con la loro politica, anzi, spogliati della saggezza stessa per la quale sono stati celebrati e del successo che si sono promessi nei loro progetti. Il suo consiglio rimane, mentre tutti i loro disegni sono vanificati e i loro disegni sconcertati, e così sono spogliati sia della soddisfazione che della reputazione della loro saggezza. Rende stolti i giudici. Con un lavoro sulla loro mente li priva delle loro qualifiche per gli affari, e così diventano veramente sciocchi; e con la sua disposizione dei loro affari fa sì che l'esito e l'evento dei loro progetti siano del tutto contrari a ciò che essi stessi intendevano, e così li fa sembrare sciocchi. Il consiglio di Ahitofel, colui nel quale questa Scrittura si adempì in modo mirabile, divenne stoltezza ed egli, secondo il suo nome, fratello di uno stolto. Vedi Isaia 19:13 : I principi di Tsoan sono diventati stolti, hanno sedotto l'Egitto, anche quelli che sono il dimora delle sue tribù. L'uomo saggio non si glori dunque della sua sapienza, né i più abili consiglieri e giudici siano orgogliosi del loro stato, ma dipendano umilmente da Dio per la continuazione delle loro capacità. Anche i vecchi, che sembrano conservare la loro saggezza per prescrizione, e pensano di averla ottenuta con la loro propria industria e quindi di averne un titolo inalienabile, possono ancora esserne privati, e spesso lo sono, dalle infermità dell'età, che li rendono due volte bambini: Egli toglie l'intelligenza ai vecchi, == Giobbe 12:20. Gli anziani, su cui si contava di più per i consigli, deludono quelli che dipendevano da loro. Leggiamo di un re vecchio eppure stolto, Ecclesiaste 4:13.

(2.) Coloro che erano alti e potenti sono stranamente abbattuti, impoveriti e schiavizzati, ed è Dio che li umilia (Giobbe 12:18): Egli scioglie la schiavitù dei re e toglie loro il potere con cui hanno governato i loro sudditi, forse li hanno schiavi e li hanno governati con rigore; li spoglia di tutte le insegne del loro onore e della loro autorità, e tutti i sostegni della loro tirannia, slacciano le loro cinture, in modo che la spada cada dal loro costato, e allora non c'è da meravigliarsi se la corona cade rapidamente dalla loro testa, su cui segue immediatamente la cintura dei loro fianchi con una cintura, un distintivo di servitù, perché i servi andavano con i fianchi cinti. Così egli conduce via i grandi principi spogliati di tutto il loro potere e ricchezza, e di ciò di cui si compiacevano e si vantavano, Giobbe 12:19. Nota: i re non sono esenti dalla giurisdizione di Dio. Per noi sono dèi, ma uomini per lui, e soggetti a qualcosa di più dei comuni cambiamenti della vita umana.

(3.) Quelli che erano forti sono stranamente indeboliti, ed è Dio che li indebolisce (Giobbe 12:21) e rovescia i potenti, == Giobbe 12:19. I corpi forti sono indeboliti dall'età e dalle malattie; eserciti potenti si ammuffiscono e non portano a nulla, e la loro forza non li proteggerà da un rovesciamento fatale. Nessuna forza può resistere all'Onnipotenza, no, non quella di Golia.

(4.) Coloro che erano famosi per l'eloquenza e a cui erano affidati affari pubblici, sono stranamente messi a tacere e non hanno nulla da dire (Giobbe 12:20): Egli rimuove la parola dei fidati, in modo che non possano parlare come intendevano e come erano soliti fare, con libertà e chiarezza, ma sbagliano, vacillano e non ne fanno nulla. O non possono dire ciò che intendevano, ma il contrario, come Balaam, che benedisse coloro che era chiamato a maledire. L'oratore non si inorgogli dunque della sua retorica, e non la usi per scopi cattivi, perché non la tolga Dio che ha fatto la bocca dell'uomo.

(5.) Coloro che erano onorati e ammirati cadono stranamente in disgrazia (Giobbe 12:21): Egli riversa disprezzo sui principi. Li lascia a se stessi a fare cose meschine, o altera le opinioni degli uomini su di loro. Se i principi stessi disonorano Dio e lo disprezzano, se offrono oltraggio al popolo di Dio e lo calpestano, saranno disprezzati e Dio riverserà su di loro disprezzo. Vedi Salmi 107:40. Di solito nessuno è più abietto in se stesso, né più maltrattato dagli altri quando è giù, di coloro che erano altezzosi e insolenti quando erano al potere.

(6.) Ciò che era segreto, e giaceva nascosto, viene stranamente portato alla luce e svelato (Giobbe 12:22): Egli scopre le cose profonde dalle tenebre. Le trame ben congegnate vengono scoperte e sconfitte; la malvagità commessa e abilmente nascosta viene scoperta, e i colpevoli sono portati a una punizione adeguata: tradimenti segreti (Ecclesiaste 10:20), omicidi segreti, prostituzioni segrete. I consigli di gabinetto dei principi sono davanti agli occhi di Dio, 2Re 6:11.

(7.) I regni hanno i loro flussi e riflussi, i loro crescenti e calanti; ed entrambi vengono da Dio (Giobbe 12:23): Egli a volte aumenta il loro numero e allarga i loro confini, così che fanno figura tra le nazioni e diventano formidabili; ma dopo un po', forse per qualche causa indiscernibile, sono distrutti e ristretti, resi pochi e poveri, e molti di loro sterminati, e così sono resi spregevoli fra i loro vicini, e quelli che erano il capo diventano la coda delle nazioni. Vedi Salmi 107:38-39.

(8.) Coloro che erano audaci e coraggiosi, e non curavano i pericoli, sono stranamente intimiditi e scoraggiati; e questo è anche ciò che fa il Signore (Giobbe 12:24): Egli toglie il cuore ai capi del popolo, che erano i loro capi e comandanti, ed erano molto famosi per il loro fuoco marziale e le loro grandi imprese; quando c'è qualcosa da fare, sono senza cuore, e pronto a fuggire allo scuotimento di una foglia. Salmi 76:5.

(9.) Coloro che stavano guidando i loro progetti a tutta velocità sono stranamente disorientati e smarriti; non sanno dove sono né quello che fanno, sono incerti nei loro consigli e incerti nei loro movimenti, di qua e di là, vagando come uomini in un deserto (Giobbe 12:24), brancolando come uomini nel buio e barcollando come uomini in stato di ebbrezza, Giobbe 12:25. Isaia 59:10. Si noti che Dio può presto eliminare i politici più profondi e portare il più grande ingegno alla fine del loro ingegno, per mostrare che dove si comportano con orgoglio egli è al di sopra di loro.

Così le rivoluzioni dei regni sono meravigliosamente provocate da una Provvidenza dominante. Il cielo e la terra sono scossi, ma il Signore siede Re per sempre, e con Lui noi aspettiamo un regno che non possa essere scosso.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 12

1 Capitolo 12

Giobbe rimprovera i suoi amici Giob 12:1-5

I malvagi spesso prosperano Giob 12:6-11

Giobbe parla della saggezza e della potenza di Dio Giob 12:12-25

Versetti 1-5

Giobbe rimprovera i suoi amici per la buona opinione che avevano della loro saggezza rispetto alla sua. Siamo portati a chiamare rimproveri i rimproveri e a ritenerci presi in giro quando ci consigliano e ci ammoniscono; questa è la nostra follia; eppure qui c'era un motivo per questa accusa. Egli sospettava che la vera causa del loro comportamento fosse che disprezzavano colui che era caduto in povertà. È il modo di fare del mondo. Anche l'uomo giusto e retto, se si trova sotto una nuvola, viene guardato con disprezzo.

6 Versetti 6-11

Giobbe si appella ai fatti. I ladri più audaci, gli oppressori e i miserabili più empi spesso prosperano. Ma questo non è frutto della fortuna o del caso: è il Signore che ordina queste cose. La prosperità terrena ha poco valore ai suoi occhi: ha cose migliori per i suoi figli. Giobbe risolve tutto nella proprietà assoluta che Dio ha su tutte le creature. Chiede ai suoi amici la libertà di giudicare ciò che hanno detto; si appella a qualsiasi giudizio equo.

12 Versetti 12-25

Questo è un nobile discorso di Giobbe sulla saggezza, la potenza e la sovranità di Dio, che ordina tutti gli affari dei figli degli uomini secondo il consiglio della sua volontà, al quale nessuno può resistere. Sarebbe bene che gli uomini saggi e buoni, che differiscono su cose minori, vedessero come è per il loro onore e conforto, e per il bene degli altri, soffermarsi maggiormente sulle cose grandi in cui sono d'accordo. Qui non ci sono lamentele o riflessioni. Egli dà molti esempi della potente gestione di Dio sui figli degli uomini, dominando tutti i loro consigli e vincendo tutte le loro opposizioni. Avendo tutta la forza e la saggezza, Dio sa come servirsi anche di coloro che sono stolti e cattivi; altrimenti c'è così poca saggezza e così poca onestà nel mondo, che tutto sarebbe già da tempo in confusione e in rovina. Queste importanti verità erano adatte a convincere i disputanti che erano fuori strada nel tentare di attribuire al Signore le ragioni della sofferenza di Giobbe; le sue vie sono imperscrutabili e i suoi giudizi non possono essere scoperti. Osserviamo quali belle illustrazioni ci sono nella Parola di Dio, che confermano la sua sovranità e la sua saggezza in tale sovranità; ma la più alta e infinitamente più importante è che il Signore Gesù è stato crocifisso per la malizia dei Giudei; e chi se non il Signore poteva sapere che questo evento era la salvezza del mondo?

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 12

 

2 Senza dubbio, voi siete le persone - Cioè, le uniche persone sagge. Hai assorbito tutta la saggezza del mondo, e tutto il resto è da considerarsi sciocco. Questo è evidentemente il linguaggio del severo sarcasmo; e mostra uno spirito irritato e irritato dai loro rimproveri. Giobbe provava disprezzo per il loro ragionamento. e intendeva insinuare che le loro massime, sulle quali riponevano tanto affidamento, erano all'ordine del giorno, e come tutti conoscevano.

E la saggezza morirà con te - Questo è ironico, ma è un linguaggio come è comune forse ovunque. "La gente dell'est", dice Roberts, "trae molto piacere dall'ironia, e alcuni dei loro detti satirici sono molto taglienti. Quando un saggio afferma di possedere una saggezza superiore o quando è disposto a radunare un altro per le sue magre conquiste, dice: "Sì, sì, tu sei l'uomo! ' 'La tua saggezza è come il mare.

''Quando morirai, dove andrà la saggezza?'” In senso serio, un linguaggio come questo è usato dagli scrittori classici per descrivere la morte di uomini eminentemente grandi o buoni. Parlano di saggezza, coraggio, pietà o musica, come morire con loro. Così, Moschus, Idillio. ii. 12.

βίων τέθνηκεν ὁ βώκολος, ἔττι σὺν αὐτῷ

Καὶ τὸ μέλος τέθνακε, καὶ ὤλετο Δωρίς ἀειδός.

Hotti bōn tethnēken ho bōkolos, esti sun autō

Kai to melos tethnake, kai ōleto Dōris aeidos.

“Bion il cignone è morto, e con lui il canto

È morta e la musa dorica è perita».

Espressioni come queste sono comuni. Così, nei “Piaceri della speranza” si dice:

E Freedom strillò quando Kosciusko cadde.

3 Ma ho comprensione quanto te - Margine, come nell'ebraico "un cuore". La parola "cuore" nelle Scritture è spesso usata per indicare la comprensione o la mente. Sembra che fosse considerata la fonte di ciò che era chiamato vita o anima. Infatti, non ricordo un solo caso nelle Scritture in cui la parola "testa" è usata, come da noi, come sede dell'intelletto, o dove viene additata la distinzione che è così comune da noi, tra la testa e il cuore.

Da noi il cuore è la sede degli affetti e delle emozioni; presso gli Ebrei, era la sede della comprensione, e la σπλάγχνα splangchna - i visceri, le viscere, erano la sede delle emozioni; vedere le note in Isaia 16:11. Una fisiologia più corretta ci ha insegnato che il cervello è l'organo dell'intelletto, e ora si parla di “cuore” come sede degli affetti. I romani consideravano il "seno" come la sede dell'anima. Così Virgilio, parlando della morte di Lucago per mano di Enea, dice:

Tum latebras animae pectus mucrone recludit

Eneide x. 601.

Non sono inferiore a te - Margine, "non cadere più in basso di". Questa è la traduzione letterale: "Io non cado sotto di te". Giobbe afferma di essere uguale a loro nel potere di citare i detti. degli antichi; e per mostrar ciò, procede ad addurre un certo numero di detti proverbiali, occupando il resto di questo capitolo, per mostrare che era familiare con quel modo di ragionare, e che in questo rispetto era completamente loro pari.

Questo può essere considerato come una prova di abilità, ed era abbastanza comune in Oriente. La saggezza consisteva nell'accumulare una grande quantità di proverbi e massime, e nell'applicarli prontamente e pertinentemente in tutte le occasioni pubbliche; e in questa controversia, Giobbe non era affatto disposto a cedere a loro.

Sì, chi non conosce cose come queste? - Margine, "Con chi" sono "non come questi?" Il significato è che invece di essere originali, i sentimenti che hanno avanzato erano i più comuni che si possano immaginare. Giobbe non solo disse che li conosceva, ma che sarebbe strano se tutti non li conoscessero.

4 Sono come uno deriso del suo prossimo - C'è stata una notevole varietà nell'interpretazione di questo versetto. Il senso generale è che Giobbe si sentiva solo uno zimbello per i suoi vicini. Lo trattavano come se non fosse degno di considerazione. Non avevano simpatia per lui nei suoi dolori e non mostravano rispetto per le sue opinioni. Il Dr. Good comprende questo e i seguenti versi come parte della controversia in cui Giobbe si propone di mostrare la sua abilità nel dibattito e di addurre proverbi alla maniera dei suoi amici.

Ma è più probabilmente un'allusione a se stesso, ed ha lo scopo di affermare che sentiva di non essere trattato con il rispetto che gli era dovuto. Si è sentita molta difficoltà nel comprendere la connessione. Reiske sostiene che Giobbe 12:2 non ha alcun collegamento con Giobbe 12:3 e che Giobbe 12:11 dovrebbe essere interposto tra loro.

La connessione mi sembra essere questa: Giobbe si lamenta di non essere stato trattato con la dovuta deferenza. Non avevano mostrato rispetto per la sua comprensione e il suo rango. Avevano sollecitato gli argomenti più comuni; avanzava apotegmi stantii e triti, come se non li avesse mai sentiti; si soffermava su massime familiari anche alle persone più meschine; e lo aveva trattato in questo modo come se fosse un semplice bambino nella conoscenza. Così, essere avvicinato con vaghi luoghi comuni e con osservazioni come quelle che sarebbero usate quando si rivolge ai bambini, considerava insulto e scherno.

Chi invoca Dio e gli risponde - Questa frase ha dato occasione a una grande varietà di interpretazione. Umbreit lo rende: "Io, che una volta invocai Dio, ed egli mi rispose;" cioè io, che una volta ero un uomo felice e benedetto da Dio. Schultens lo rende: "Io, che invoco Dio", cioè per la prova, "e sono pronto a rispondergli". Rosenmuller suppone che Giobbe si riferisca alle assicurazioni dei suoi amici, che se invocasse Dio, gli risponderebbe, e che in vista di quel suggerimento esclama: "Un uomo che è lo zimbello del suo vicino chiamerà su Dio, ed egli gli risponderà!' Il probabile significato è che era stato un uomo che aveva avuto una comunione costante con Dio.

Era stato uno dei preferiti dell'Onnipotente, perché aveva prestato orecchio alle sue suppliche. Era ora cosa di cui poteva ragionevolmente lamentarsi, che un uomo che aveva goduto di tali manifesti segni del favore divino, fosse trattato con biasimo e disprezzo.

5 Colui che è pronto a scivolare con i piedi - L'uomo i cui piedi vacillano o vacillano; cioè l'uomo nell'avversità; vedi Proverbi 25:19. Un uomo in prosperità è rappresentato come fermo; uno nelle avversità come vacillare o cadere; vedi Salmi 73:2.

Ma quanto a me, i miei piedi erano quasi spariti;

I miei passi erano quasi scivolati.

C'è molta difficoltà in questo passaggio, e non è stato affatto rimosso dal lavoro dei critici. Il lettore può consultare Rosenmuller, Good e Schultens, sul verso, per un tentativo più completo di illustrarne il significato. Il Dr. Good, dopo Reiske e Parkhurst, ha offerto una spiegazione rendendo l'intero passaggio così:

Il giusto, l'uomo perfetto è lo zimbello degli orgogliosi,

Una derisione in mezzo al sole dei ricchi,

Mentre è pronto a scivolare con il piede.

Non mi sembra, però, che questa traduzione possa essere equamente dedotta dal testo ebraico, e sono disposto ad acconsentire all'interpretazione più comune e ovvia. Secondo ciò, l'idea è che un uomo nell'avversità, quando viene meno a un'alta condizione di onore, è considerato come una lampada quasi spenta, che ora è disprezzata e viene gettata via. Quando la torcia ardeva, era considerata di valore; quando fosse quasi estinto, sarebbe considerato inutile e sarebbe stato gettato via.

Quindi, quando un uomo era in prosperità, veniva considerato una guida e un esempio. Nelle avversità, i suoi consigli sarebbero stati respinti e sarebbe stato guardato con disprezzo. Niente può essere più certo o più comune del fatto qui addotto. I ricchi e i grandi sono guardati con rispetto e venerazione. Le loro parole e azioni hanno un'influenza che non hanno quelle di nessun altro uomo. Quando iniziano a cadere, altri sono disposti ad affrettare la loro caduta.

L'invidia a lungo amata ma segreta comincia a manifestarsi; coloro che desiderano risorgere si rallegrano della loro rovina, e sono guardati con disprezzo in proporzione al loro antico onore, grado e potere. Sono considerati come una torcia spenta - di nessun valore, e vengono gettati via.

Nel pensiero - Nella mente, o nella vista.

Di colui che è a suo agio - In uno stato di benessere e prosperità. Non trova simpatia da loro. Senza dubbio Giobbe intendeva applicarlo ai suoi amici. Allora erano a loro agio ed erano prosperi. Non soffrendo il dolore, e non sopraffatti dalla povertà, ora lo guardavano con la massima compostezza, come avrebbero fatto su una torcia che era stata bruciata e che non ci sarebbe stata speranza di riaccendere.

6 I tabernacoli dei briganti prosperano - Le tende o le abitazioni dei briganti sono al sicuro. Questa è la proposta originale di Giobbe, alla quale aderisce da sempre. È che Dio non tratta le persone in questa vita secondo il loro carattere; ea sostegno di ciò ora fa appello al fatto che le tende o le abitazioni dei briganti sono al sicuro. L'Arabia ne avrebbe fornito molti esempi, che non potevano essere sconosciuti agli amici di Giobbe.

Gli Arabi abitavano nelle tende, ed erano allora, come oggi, tribù erranti e predatrici. Vivevano, in gran parte, di saccheggio, e senza dubbio Giobbe poteva appellarsi all'osservazione dei suoi amici per la prova di ciò. Egli afferma che, lungi dal trattare le persone secondo il loro carattere, Dio sembrava spesso proteggere il ladro pubblico e il bestemmiatore del suo nome.

Prosper - Sono sicuri, tranquilli, a riposo - perché così significa la parola ebraica. Non vengono disturbati e irruenti.

E quelli che provocano Dio - O meglio, “le tende sono sicure per coloro che provocano Dio”. Il dottor Good lo rende "e sono fortezze per coloro che provocano Dio"; ma la vera idea è che le tende di coloro che provocano Dio con la loro condotta sono al sicuro. Dio non sembra accorgersene, né uscire in giudizio contro di loro.

Nelle cui mani Dio porta abbondantemente - il Dr. Noyes rende questo, "che portano il loro Dio nella loro mano"; ma con molta meno accuratezza, come mi sembra, di quella che comunemente caratterizza la sua versione. Eichhorn lo rende in un certo senso simile:

Die ihre Faust fur ihre Gottheit achten -

“Che considerano il loro pugno come il loro Dio”.

E così Stuhlman lo rende:

Und wem die Faust fur Gottheit dorato -

"E a chi vale il pugno per il loro Dio;"

Cioè, dice, Giobbe significa che questo è il corso del mondo. Il dottor Good lo rende "di colui che ha creato tutte queste cose con la sua mano" - ancora meno accuratamente. Per questo è obbligato a supporre un errore nel testo, ma senza la minima autorità. Jerome lo rende come nella nostra versione. I Settanta, "che provocano il Signore come se non ci fosse alcuna prova per loro - ἔτασις αὐτῶν etasis autōn - in seguito;" il che ha certamente senso, ma non è mai stato ottenuto dall'ebraico.

Rosenmuller lo rende, "che hanno la propria mano, cioè potere per Dio;" una descrizione, dice, di un uomo malvagio e violento che pensa che sia giusto per lui fare ciò che vuole. Mi sembra però che l'interpretazione comune, che è la più semplice, sia più conforme all'ebraico, e alla deriva del brano. Secondo questo significa che c'è sicurezza per l'uomo che vive per provocare quel Dio che gli porta costantemente in abbondanza i segni della bontà. Questo è il fatto su cui insiste Giobbe: che Dio non tratta le persone in questo mondo secondo il loro vero carattere, ma che i malvagi prosperano ei giusti sono afflitti.

7 Ma chiedete ora alle bestie - Rosenmuller suppone che questo appello alla creazione inferiore debba essere considerato connesso con Giobbe 12:3 e che i versetti intermedi siano tra parentesi. Zofar aveva parlato con notevole sfoggio della saggezza di Dio. Aveva detto ( Giobbe 11:7 ss) che la conoscenza di Dio era più alta dei cieli, e aveva professato Giobbe 12:6 di avere egli stesso esaltato le vedute dell'Altissimo.

In risposta a ciò, Giobbe dice che le opinioni espresse da Zofar erano le più comuni che si possano immaginare. Non ha bisogno di fingere di conoscere le opere più elevate di Dio, o di appellarsi ad esse come se la sua conoscenza corrispondesse ad esse. Anche la creazione inferiore - i bruti - la terra - i pesci - potevano insegnargli una conoscenza che ora non aveva. Anche dalla loro natura, proprietà e modi di vita, avrebbe potuto ottenere visioni più alte di quelle che aveva Zofar.

Altri suppongono che il significato sia che nella distribuzione della felicità Dio è così lontano dall'osservare le relazioni morali, che anche tra gli animali inferiori prosperano i rapaci e i violenti, e le vittime sono i miti e gli innocenti.

Leoni, lupi e pantere prosperano: l'agnello, il capretto, la gazzella, sono le vittime. Entrambe queste opinioni possono adattarsi alla connessione, sebbene quest'ultima mi sembri essere l'interpretazione più probabile. Lo scopo di Giobbe è mostrare che ricompense e punizioni non sono distribuite secondo il carattere. Questo era così chiaro a suo avviso da ammettere a malapena discussioni. È stato visto in tutto il mondo non solo tra le persone, ma anche nella creazione bruta.

Ovunque i forti predano i deboli; il feroce sul docile; il violento sul timido. Eppure Dio non viene per distruggere il leone e la iena, né per liberare l'agnello e la gazzella dalle loro grinfie. Come ladri Giobbe 12:6 , - leoni, pantere e lupi si aggirano sulla terra; e l'aquila e l'avvoltoio dall'aria si avventano sugli indifesi, ei grandi ladri del profondo predano sui deboli, e ancora prosperano.

Che sorprendente illustrazione del corso degli eventi tra le persone e della condizione relativa dei giusti e degli empi. Niente potrebbe essere più pertinente al disegno di Giobbe di questo appello, e niente era più conforme all'intera struttura dell'argomento nel poema, dove la saggezza si vede consistere principalmente nel risultato di un'attenta osservazione.

E ti insegneranno - Ti insegneranno che Dio non tratta tutti secondo il loro carattere. Non dà sicurezza ai miti, ai mansueti e agli innocenti, e punisce i feroci, i sanguinari e i crudeli.

E gli uccelli - Ti daranno informazioni sul punto in discussione. Quelli che predano altri - come l'aquila e l'avvoltoio - non sono esposti subito al disappunto divino, e i teneri e innocui non sono protetti. Il principio generale è illustrato in loro, che i rapporti di Dio non sono sempre in esatto accordo con il carattere.

8 Oppure parla alla terra, e ti insegnerà - Forse questo appello alla terra può significare, come suppone Stuhlman, che la stessa cosa è mostrata nelle produzioni della terra, come nel caso degli animali feroci. Le erbacce nocive e le piante inutili sono più parsimoniose delle piante utili e la crescita di cose velenose o fastidiose sulla terra illustra la stessa cosa dei rapporti di Dio con le persone - che i suoi rapporti non sono in accordo con la vera natura degli oggetti .

E i pesci del mare - La stessa cosa si manifesta nel mare, dove i potenti predano i deboli, ei feroci e i feroci vincono gli indifesi. Il sentimento è che è un grande principio che pervade tutte le cose che i feroci, i forti, i malvagi, spesso prosperano, mentre i deboli, gli indifesi, gli innocenti, i pii, sono soggetti a calamità, e che Dio non ripartisce i suoi rapporti con l'esatto carattere delle sue creature. Senza dubbio Giobbe aveva ragione in questo. e questo principio generale potrebbe essere visto, allora come oggi, pervadere il mondo.

9 Chi non sa in tutti questi - Chi non può vedere in tutti questi le prove della stessa agenzia divina e sovrana? Chi non può vedere la mano dello stesso Dio e gli stessi grandi principi di amministrazione? Il significato di Giobbe è che la posizione che difende è così chiara, che può essere appresa dalla stessa terra e dagli ordini più bassi di animali che Dio ha creato.

Che la mano del Signore ha operato questo - In questo luogo la parola originale è יהוה y e hovâh. Sul significato della parola si vedano le note di Isaia 1:2. Il Caldeo rende anche qui יה yahh. È notevole che questo sia l'unico luogo in cui il nome yahweh ricorre nelle parti poetiche del libro di Giobbe, nelle edizioni stampate.

In Giobbe 28:28 , yahweh si trova in alcuni manoscritti, sebbene la parola "Adonai" sia nelle copie stampate. Eichhorn, Einleit. sezione 644, nota. In Giobbe 12:9 , la parola yahweh, sebbene si trovi nelle edizioni a stampa, manca in nove antichi manoscritti.

Dr. John P. Wilson sulla "Speranza dell'immortalità", p. 57. La parola yahweh ricorre costantemente nelle parti storiche del libro. Sulla tesi che ne è derivata, in merito all'antichità del Libro di Giobbe, si veda l'introduzione, Sezione 4.

10 Nelle cui mani è l'anima di ogni cosa vivente - Margine, "Vita". Il margine è il rendering più corretto. L'idea è che tutti sono sotto il controllo di Dio. Dona vita, salute e felicità quando vuole, e quando sceglie le toglie. La sua sovranità si manifesta, dice Giobbe, nella creazione inferiore, ovvero tra le bestie selvatiche, i pesci del mare e gli uccelli del cielo.

E il respiro di tutta l'umanità - Margine, "Carne d'uomo". Il margine è in accordo con l'ebraico. Il significato è che l'uomo è soggetto alle stesse leggi del resto della creazione. Dio è un sovrano e gli stessi grandi principi di amministrazione possono essere visti in tutte le sue opere.

11 L'orecchio non prova le parole? - Il significato letterale di ciò, che è evidentemente un'espressione proverbiale, è chiaro; ma circa il suo portamento qui c'è più difficoltà. Il senso letterale è che è compito dell'orecchio marcare la distinzione dei suoni e trasmettere il senso all'anima. Ma per quanto riguarda l'esatta incidenza di questo proverbio sul caso in esame, i commentatori non sono stati d'accordo.

Probabilmente il senso è che dovrebbe esserci una diligente attenzione al significato delle parole, e al significato di un oratore, come si gusta con cura il suo cibo; e Giobbe, forse, può essere disposto a lamentarsi che i suoi amici non avevano prestato quell'attenzione che avrebbero dovuto fare al vero disegno e significato delle sue osservazioni. Oppure può significare che l'uomo è dotato della facoltà di prestare attenzione alla natura e alle qualità degli oggetti, e che dovrebbe esercitare tale facoltà nel giudicare le lezioni che vengono insegnate riguardo a Dio o alle sue opere.

E la bocca - Margine, come nell'ebraico חך chêk - "palato". La parola non significa solo il palato, ma la parte inferiore della bocca (Gesenius), ed è usata specialmente per designare l'organo o la sede del gusto; Salmi 119:103; Giobbe 6:30.

La sua carne - Il suo cibo - la parola "carne" usata nell'antico inglese per indicare tutti i tipi di cibo. Il senso è che l'uomo è dotato della facoltà di distinguere ciò che è salutare da ciò che è non salutare, e dovrebbe, allo stesso modo, esercitare la facoltà che Dio gli ha dato di distinguere il vero dal falso su argomenti morali. Non doveva supporre che tutto ciò che era stato detto, o che si poteva dire, fosse necessariamente vero.

Non doveva supporre che il solo mettere insieme proverbi e pronunciare suggerimenti banali fosse un segno di vera saggezza. Dovrebbe separare il prezioso dall'indegno, il vero dal falso e il salutare dal dannoso. Giobbe si lamenta che i suoi amici non l'hanno fatto. Non avevano mostrato alcun potere di discriminazione o selezione. Avevano pronunciato apotegmi di luogo comune, e avevano raccolto adagi d'altri tempi, senza alcuna discriminazione, e li avevano sollecitati nelle loro argomentazioni contro di lui, pertinenti o meno.

Fu da questo tipo di osservazione irrilevante e variegata che sentì di essere stato deriso dai suoi amici, Giobbe 12:4.

12 Con l'antico è saggezza - Con gli anziani. La parola ישׁישׁ yashıysh usata qui, significa che un vecchio, uno dai capelli grigi. È usato principalmente in poesia, ed è comunemente impiegato nel senso di chi è decrepito per età. È reso "molto invecchiato" in Giobbe 15:10; “lui che si è chinato per l'età.

” 2 Cronache 36:17; “molto vecchio”, Giobbe 32:6; e “il vecchio”, Giobbe 29:8 La Settanta lo rende, Ἐν πολλῷ χρόνῳ En pollō chronō “in molto tempo.

Il senso è che ci si potrebbe aspettare che la saggezza si trovi nell'uomo che ha avuto una lunga opportunità di osservare il corso degli eventi; che aveva conversato con una generazione precedente e che aveva avuto tempo per la riflessione personale. Ciò era in accordo con le antiche concezioni orientali, dove la conoscenza era impartita principalmente dalla tradizione, e dove la saggezza dipendeva molto dall'opportunità dell'osservazione personale; confronta Giobbe 32:7.

13 Con lui c'è la saggezza - Margine, correttamente, "Dio". Per quanta saggezza possa sembrare che ci sia con gli uomini anziani, sì, la vera saggezza - quella che era suprema e degna di questo nome - doveva essere trovata solo in Dio. Scopo di Giobbe era condurre i pensieri fino a Dio, e portare i suoi amici alla contemplazione della sapienza che manifesta nelle sue opere. Di conseguenza, nel resto di questo capitolo, continua ad esporre alcune delle illustrazioni della saggezza e del potere che Dio aveva mostrato, e in particolare per mostrare che era un sovrano e faceva il suo piacere ovunque.

Ha fatto tutte le cose; sostiene tutte le cose; capovolge a suo piacimento la condizione delle persone; stabilisce chi vuole, e quando sceglie li abbatte. Le sue opere sono contrarie per molti aspetti a ciò che dovremmo anticipare; e il senso di tutto è che Dio era un santo e un giusto sovrano, e che tali erano i rovesci sotto la sua amministrazione che non si poteva sostenere che trattasse tutti secondo il loro carattere sulla terra.

14 Ecco, si rompe - Nessuno può riparare ciò che abbatte. Città e paesi che può destinare alla rovina con il fuoco, o il terremoto, o la pestilenza, e distruggerli così completamente che non possono più essere ricostruiti. Possiamo ora fare riferimento a illustrazioni come Sodoma, Babilonia, Petra, Tiro, Ercolano e Pompei, come piena prova di quanto qui affermato.

Rinchiude un uomo - Può rinchiudere un uomo in tali difficoltà e ristrettezze che non può districarsi; vedi Giobbe 11:10. Il Caldeo lo rende: "chiude un uomo nella tomba ( בקבורתא ) e non si può aprire". Ma l'idea più corretta è che Dio ha il controllo completo su un uomo, e che può proteggersi a tal punto da non poter fare a meno di se stesso.

15 Egli trattiene le acque - Dalle nuvole e dalle sorgenti. Ha il controllo delle piogge e delle fontane; e quando queste vengono trattenute, fiumi e laghi si prosciugano. Il siriaco rende questo, - "se rimprovera le acque", supponendo che ci possa essere un'allusione al prosciugamento del Mar Rosso, o alla formazione di un passaggio per gli Israeliti. Ma è notevole che nell'argomento qui non ci sia allusione a nessun fatto storico, non al diluvio, o alla distruzione di Sodoma e Gomorra, o al passaggio attraverso il Mar Rosso, sebbene questi avvenimenti avrebbero fornito illustrazioni così appropriate dei punti in discussione.

Si deve dedurre che Giobbe non avesse mai sentito parlare di nessuno di quegli eventi? O potrebbe essere stato che le lezioni che erano stati adattati per insegnare erano state effettivamente incarnate nei proverbi che stava usando e fornivano illustrazioni ben note o la base di tali apotegmi?

Li manda fuori, ed essi rovesciano la terra - Tali inondazioni possono essersi verificate nei torrenti gonfi dell'Arabia, e in effetti sono così comuni ovunque da fornire un'illustrazione impressionante del potere e dell'azione sovrana di Dio.

16 L'ingannato e l'ingannatore sono suoi - Questo è progettato per insegnare che tutte le classi di persone sono sotto il suo controllo. Tutti dipendono da lui e tutti gli sono soggetti. Ha il potere di conservarli e può distruggerli quando vuole. Il Dr. Good suppone che Giobbe si riferisca qui a se stesso e ai suoi amici che lo avevano ingannato con espressioni di impazienza e di lamentela. Ma è più probabilmente una dichiarazione generale che tutte le classi di persone erano sotto il controllo di Dio.

17 Porta via i consiglieri viziati, saccheggiati o prigionieri. Cioè, i consigli dei saggi e dei grandi non valgono contro Dio. Uomini di stato che si erano promessi la vittoria come risultato dei loro piani, delude e conduce via in cattività. L'obiettivo di questo è mostrare che Dio è superiore a tutto, e anche che le persone non sono trattate secondo esattamente il loro carattere e il loro rango. Dio è un sovrano e mostra la sua sovranità sconfiggendo i consigli e gli scopi del più saggio degli uomini e capovolgendo i piani dei potenti.

E rende sciocchi i giudici - Li lascia a piani distratti e sciocchi. Li lascia all'adozione di misure che portano alla loro stessa rovina. È un sovrano, che ha il controllo sulle menti dei grandi e il potere di sconfiggere tutti i loro consigli e di renderli infatuati. Niente può essere più chiaro di questo. Nulla è stato illustrato più frequentemente nella storia delle nazioni. In accordo con questa credenza è la ben nota espressione:

Quem Deus vult perdere prius dementat.

“Colui che Dio si propone di distruggere, prima infatua”.

18 Egli scioglie il vincolo dei re - Il vincolo dei re ( מוּסר mûsâr ) qui significa ciò con cui vincolano gli altri. Il loro potere sugli altri li allenta o li toglie.

E cinge i loro lombi con una cintura - Cioè, li cinge con una corda o una corda, e li conduce via come prigionieri. Tutta la serie di osservazioni qui si riferisce ai rovesci e ai cambiamenti nelle condizioni di vita. Il significato qui è che i vincoli di autorità che hanno imposto agli altri sono sciolti e che i loro lombi sono legati con una cintura, non una cintura di dignità e ornamento regale, ma quella con cui sono legati coloro che sono servi , o chi viaggia. “Foto. Bavaglino."

19 Porta via i principi viziati, cioè saccheggiati. La parola qui resa “principi” כהנים kôhênı̂ym significa propriamente sacerdoti, e di solito è resa così nelle Scritture. Gli antichi interpreti ebraici suppongono che la parola a volte significhi anche principe. Il parafrasista caldeo l'ha reso non di rado così, usando la parola רבא per esprimerlo; Genesi 41:45; Salmi 110:4.

In questo luogo, la Vulgata lo rende, “ sacerdotes ”; e la Settanta, ἱερεῖς hiereis, "sacerdoti". Così Lutero lo rende "sacerdote". Quindi Castelli. Può essere applicato a principi o statisti solo perché i sacerdoti erano spesso impegnati nell'esercizio delle funzioni di ufficiali civili, ed erano infatti in una certa misura ufficiali del governo.

Ma mi sembra che sia da prendere nel suo significato consueto, e che significhi che anche i ministri della religione erano sotto il controllo di Dio, ed erano soggetti agli stessi rovesci delle altre persone di distinzione e potere.

E rovescia - La parola usata qui ( סלף sâlaph ) ha il concetto di scivolare, o scivolare. Quindi, in arabo, la parola significa sfuggire e infangare; vedere Proverbi 13:6 : "La malvagità rovescia תסלף t e sâlaph, fa scivolare) il peccatore;" confronta Proverbi 21:12; Proverbi 22:12. Qui significa rovesciare, prostrarsi. I capi più potenti non possono stare saldi davanti a lui, ma scivolano via e cadono.

20 Rimuove il discorso del fidato - Margine, "labbro dei fedeli". "Toglie il labbro", cioè toglie il potere di dare consigli sicuri o buoni consigli. I "fiduciosi" o "fedeli" qui si riferiscono a quelli di età ed esperienza, e sul cui consiglio gli uomini sono abituati a fare affidamento. Il significato qui è che le loro anticipazioni più sagaci sono deluse, i loro schemi più saggi sono sventati. Falliscono nei loro calcoli della grossolanità degli eventi, e le disposizioni della Provvidenza sono tali che non possono prevedere ciò che sarebbe accaduto.

La comprensione degli anziani - A cui i giovani erano abituati a guardare con deferenza e rispetto. Il significato qui è che coloro che erano abituati a dare consigli saggi e sani, se lasciati da Dio, danno consigli vani e stolti.

21 Egli disprezza i principi - Egli ha il potere di scagliarli dai loro troni e di sopraffarli con disonore.

E indebolisce la forza del potente - Margine, come in ebraico "scioglie la cintura del forte". Gli orientali indossavano abiti larghi e fluenti, che erano assicurati da una cintura intorno ai lombi. Quando lavoravano, correvano o viaggiavano, le loro vesti erano cinte. Ma questo è comune ovunque. Lottatori, saltatori e corridori mettono una cintura intorno a loro e sono in grado di fare molto di più di quanto potrebbero altrimenti.

Allentarlo, significa indebolirli. Quindi Giobbe dice che Dio aveva il potere di allentare la forza dei potenti. Qui sembra lavorare per le espressioni e varia la forma dell'immagine in ogni modo per mostrare il controllo assoluto che Dio ha sulle persone e il fatto che il suo potere è visto al contrario dell'umanità. Lucrezio ha un passaggio molto simile a questo nel sentimento generale:

Usque adeo res humanas vis abdita quaedam

Obterit; et pulchros fasces, saevasque assicura,

Proculcare, atque ludibrio sibi habere, videtur.

Lib. v. 1232.

Quindi dalle sue orribili ombre, un po' di Potere invisibile

travolge ogni grandezza umana! Passi alla polvere

Bastoni, insegne, corone: i più orgogliosi fasti di stato;

E ride di tutto lo scherno dei matti!

Buona.

22 Scopre sete profonde dalle tenebre - Cioè Dio rivela verità che sono del tutto al di là del potere dell'uomo di scoprire - verità che sembrano essere nascoste nella notte profonda. Questo può riferirsi sia alla rivelazione che si credeva che Dio avesse fornito, o al suo potere di far emergere i pensieri e gli scopi più segreti, o al suo potere di predire eventi futuri portandoli fuori dalle tenebre alla chiara luce del giorno, o al suo potere di scoprire complotti, intrighi e congiure.

E fa risaltare l'ombra della morte - Sul significato della parola resa “ombra della morte”, vedi le note a Giobbe 3:5. Qui denota tutto ciò che è oscuro o oscuro. È piuttosto un'espressione preferita dall'autore di questa poesia (vedi Giobbe 10:22; Giobbe 16:16; Giobbe 24:17; Giobbe 34:22; Giobbe 38:17 ), sebbene si trovi altrove nelle Scritture.

L'oscurità più profonda, la notte più oscura, sono rappresentate da essa; e l'idea è che anche dalle regioni più oscure e impenetrabili Dio potrebbe far emergere la luce e la verità. Tutto è nudo e aperto alla mente di Dio.

23 Egli accresce le nazioni e le annienta - Egli ha il completo controllo su di esse. Le fonti della prosperità sono nelle sue mani e, a suo piacimento, può visitarle con carestie, pestilenze o guerre, e diminuire il loro numero e arrestare la loro prosperità. Il Dr. Good lo rende molto impropriamente: "Egli lascia che le nazioni diventino licenziose"; ma la parola שׂגא śâgâ' non ha mai questo senso. Significa, fare grande; moltiplicare; aumentare.

E li stringe di nuovo - Margine, "guida dentro". Quindi la parola נחה nâchâh significa. L'idea è che egli accresca una nazione in modo che si espanda oltre i suoi limiti abituali, e poi a suo piacimento li riconduca indietro, o li confina entro i limiti da cui erano emigrati.

24 Toglie il cuore - La parola cuore qui evidentemente significa mente, intelligenza, saggezza; vedi le note a Giobbe 12:3.

Del capo del popolo - Ebraico "Capi del popolo"; cioè dei governanti della terra. Il significato è che li lascia a consigli infatuati e distratti. Ritirandosi da loro, ha il potere di frustrare i loro piani e di lasciarli a un'intera mancanza di saggezza; vedi le note a Giobbe 12:17.

E li fa vagare in un deserto - Sono come persone in un vasto deserto di sabbie senza sentiero senza un segno di via, una guida o un sentiero. La perplessità e la confusione dei grandi della terra non potrebbero essere rappresentate in modo più sorprendente che dalla condizione di un viaggiatore così smarrito.

25 Brancolano nell'oscurità - Sono come persone che tentano di farsi strada a tentoni nell'oscurità; confronta le note di Isaia 59:10.

E li fa barcollare come un ubriaco - Margin, "vagare". I loro consigli instabili e perplessi sono come i vagiti di un ubriaco; vedi Isaia 19:14 , nota; Isaia 24:20 , nota. Con questo si chiude il capitolo, e con esso la polemica circa la capacità di addurre espressioni proverbiali pertinenti e suggestive; vedi le note a Giobbe 12:3.

Giobbe aveva mostrato loro di avere familiarità con i proverbi riguardo a Dio quanto loro, e che nutriva idee altrettanto elevate del controllo e del governo dell'Altissimo come loro. Si può aggiungere che queste sono espressioni sublimi e belle rispetto a Dio. Superano tutto ciò che si può trovare negli scritti del pagano; e mostrano che in qualche modo nelle epoche più antiche prevalsero visioni di Dio che la mente umana per secoli dopo, e nelle circostanze più favorevoli, non fu in grado di originare. Questi detti proverbiali erano senza dubbio frammenti di verità rivelate, che erano tramandate dalla tradizione, e che si incarnavano così in una forma conveniente per essere trasmessa di epoca in epoca.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 12

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 12

In questo capitolo e nei due seguenti Giobbe risponde al discorso di Zofar nel primo; il quale, avendolo presentato come un uomo ignorante, se ne risentì, e inizia la sua difesa con un sarcasmo pungente su di lui e sui suoi amici, come presuntuosi e con un'alta opinione della propria sapienza, come se nessuno ne avesse all'infuori di se stessi, Giobbe 12:1,2 ; e avanza la sua pretesa di una quota con loro, come se non fosse affatto inferiore a loro, Giobbe 12:3 ; e poi confuta le loro nozioni, che va sempre bene agli uomini buoni, e male agli uomini cattivi; mentre il contrario è la verità, Giobbe 12:4-6 ; e che avrebbero potuto imparare dalle creature brute; o li manda loro per osservare loro che le cose migliori di cui avevano conoscenza riguardo a Dio e alla sua provvidenza, e della sua sapienza in essa, erano nozioni comuni che tutti avevano, e potevano essere apprese dalle bestie, dagli uccelli e dai pesci; in particolare, che tutte le cose nell'intero universo sono fatte da Dio, e sostenute da lui, e sono sotto la sua direzione, e a sua disposizione, Giobbe 12:7-10 ; e tali cose potrebbero essere facilmente cercate, esaminate e giudicate, come i suoni sono provati dall'orecchio e il cibo dalla bocca, Giobbe 12:11 ; e poiché è usuale tra gli uomini, almeno ci si può aspettare che gli uomini negli anni abbiano una parte considerevole di sapienza e conoscenza, si potrebbe fortemente dedurre da ciò, senza alcuna difficoltà, che la sapienza più perfetta e consumata era in Dio, Giobbe 12:12,13 ; da cui passa a parlare nel modo più ammirevole ed eccellente della saggezza e della potenza di Dio nelle dispensazioni della sua provvidenza, in una varietà di casi; il che dimostra che la sua conoscenza delle sue perfezioni, delle sue vie e delle sue opere, non era inferiore a quella dei suoi amici, Giobbe 12:14-25

Versetto 1. E Giobbe rispose e disse.] In risposta a Zofar e in difesa di se stesso; ciò che è riportato in questo capitolo e nei due seguenti

2 Versetto 2. Non c'è dubbio che voi siete il popolo,

Il che non si dice sul serio, intendendo dire che non erano altro che del popolo comune, che generalmente ignora e non ha che poca conoscenza, almeno delle cose sublimi, specialmente in materia di religione; per cui, sebbene si assumessero di essere per lui suoi maestri e dittatori e censori per lui, non erano al di sopra del rango, ma nella classe delle persone di basso e meschino intendimento; vedere Giovanni 7:49 ; questo senso concorda con ciò che è stato detto dopo: "Chi non conosce cose come queste?" ma poiché Giobbe si paragona a loro, e afferma di non essere inferiore a loro, suppone che abbiano un grado di conoscenza e di comprensione delle cose un po' superiore a quello della gente comune; perciò queste parole devono essere prese con ironia, mettendo a nudo la loro vanità e presunzione: "Voi siete il popolo"; l'unico, e tutte le persone al mondo importanti e importanti per il buon senso e la saggezza; l'unico popolo saggio e sapiente, gli uomini della ragione e dell'intelletto; tutti gli altri non sono che sciocchi e asini, o come il puledro dell'asino selvatico, come aveva detto Zofar, e che Giobbe prese come indicandolo; così la parola in lingua araba significa il tipo di persone più eccellenti e migliori; o, voi siete il solo popolo di Dio, il suo popolo del patto, i suoi servi, che sono messi a conoscenza dei segreti della saggezza, come nessun altro lo è.

e la sapienza morirà con te; tu hai tutta la saggezza del mondo, e quando morirai sarà tutta scomparsa; Non ce ne sarà più nessuno al mondo: così li rappresenta come monopolizzatori e assorbitori di sapienza e conoscenza, pieni di essa nella loro presunzione, che non permettono a nessuno di avere alcuna parte con loro: e con tutto ciò non solo li rimprovera con la loro vanità e presunzione, ma li ricorda che, per quanto saggi fossero, devono morire; e che, sebbene la loro saggezza nei loro confronti, o qualsiasi uso che potessero farne nella tomba, dove non c'è, morirebbe anch'essa; o che la loro saggezza non fosse altro che la saggezza del mondo, che viene a nulla; eppure ci sarebbe ancora sapienza nel mondo, e ciò che è vero, che Dio fa conoscere agli uomini, sì, la sapienza di Dio in un mistero, la sapienza nascosta in se stesso; e che ha il residuo dello Spirito e dei suoi doni per istruire gli uomini in esso, e qualificarli ad essere insegnanti di altri; in questo modo, anche se gli uomini, anche i migliori degli uomini, muoiono, tuttavia la parola di Dio, il mezzo della vera sapienza e della vera conoscenza, durerà sempre

3 Versetto 3. Ma io ho intendimento come te,

Un intelletto naturale, o un intelletto delle cose naturali, che distingue un uomo da un bruto; e un intelletto spirituale, un intelletto illuminato dallo spirito di Dio, che è naturalmente oscuro riguardo alle cose divine; ma gli è stato dato un intelletto, per conoscere se stesso, il suo stato e la sua condizione per natura; per conoscere Dio, il suo amore e la sua grazia per gli uomini, e, come suo Dio dell'alleanza, di conoscere Cristo, il suo Redentore vivente, che sarebbe venuto sulla terra negli ultimi giorni, sia per essere il suo Redentore che il suo Giudice; per conoscere il suo interesse per lui, e per le benedizioni della grazia e della gloria per mezzo di lui: o: "Io ho un cuore come te", un cuore saggio e intelligente, un cuore nuovo, e uno spirito retto; un cuore per temere e servire il Signore, sincero e retto, e privo di ipocrisia e inganno; e buono come il loro.

Io non sono inferiore a te: egli era davvero in quanto a condizione e sostanza, essendo ora ridotto, sebbene fosse stato, in questo senso, l'uomo più grande di tutto l'oriente, ma in saggezza e conoscenza, in doni e grazia: così un uomo modesto, quando è oppresso e insultato dai discorsi di uomini prepotenti, può essere obbligato e vedere necessario dire alcune cose di se stesso, nella sua rivendicazione, cosa che altrimenti non avrebbe fatto; vedere 2Corinzi 11:15; 12:11 ; oppure: "Non cado davanti a te"; o "da te"; come uno intimidito, conquistato e arrendevole; Io rimango al mio posto, e non cederò né mi sottometterò a te, né ti permetterò di avere la superiorità su di me, oppure: "Non cado [più] di te"; lo presero per un apostata di Dio, e il timore di lui, e la vera religione che aveva professato, che Giobbe nega; mantenne salda la sua integrità; e benché fosse caduto nelle calamità e nelle afflizioni, non fu decaduto da Dio; dal suo timore di lui, dalla fede in lui, dall'amore e dall'obbedienza a lui; Era un uomo santo, buono, un santo perseverante; e sebbene avesse scivolamenti e cadute in comune con gli uomini buoni, tuttavia non cadde definitivamente e totalmente, o fu un apostata dalla fede.

Sì, chi non conosce cose come queste? Oppure: "Presso chi non sono come questi"? Le cose di cui avete parlato, che avreste voluto passare per segreti di saggezza, cose profonde e misteriose, nascoste agli occhi volgari, che nessuno ha e conosce se non voi stessi, sono cose comuni, ciò che tutti possiedono, e comprendono bene come voi, che c'è un Dio che ha fatto il mondo, e la governa; che egli stesso è imperscrutabile, infinito e incomprensibile; un Essere sovrano che fa secondo la sua volontà e il suo piacere, e vede e conosce tutte le cose, e fa tutte le cose bene e saggiamente, e secondo il consiglio della sua volontà: sebbene alcuni pensino che Giobbe non si riferisca a ciò che Zofar aveva discusso riguardo all'infinità e alla sapienza di Dio, ma alla cosa o alle cose in disputa tra loro, o alle affermazioni dei suoi amici; che è sempre bene con gli uomini buoni, e male con gli uomini cattivi, o che solo gli uomini malvagi sono puniti e afflitti, e in particolare ciò con cui Zofar concluse il suo discorso, Giobbe 11:20. Ora, queste erano nozioni volgari, che la gente comune aveva ripreso, ed erano errori volgari, come dimostra nei versetti seguenti, citando esempi di uomini buoni afflitti e di uomini cattivi che erano in prosperità

4 Versetto 4. Sono come uno deriso dal suo prossimo,

Cioè, secondo Sephorno, se io non sapessi, o negassi quelle cose di cui hai parlato riguardo a Dio, alla sua immensità, sovranità e sapienza, sarei deriso da tutti i miei amici e conoscenti; ma piuttosto il senso è, Giobbe cita se stesso come prova che gli uomini buoni sono afflitti da Dio in questa vita; una volta era in una condizione molto prospera, quando era accarezzato da tutti, ma ora era caduto in circostanze così basse e miserabili da essere il disprezzo e il disprezzo dei suoi amici e vicini; e anche il fatto di essere deriso era una parte non piccola delle sue afflizioni; sopportare crudeli scherni è stata la sorte comune degli uomini buoni in tutte le epoche, ed è considerata una parte delle loro angosce e sofferenze per amore della giustizia, Ebrei 11:36 ; ed essere deriso da un vicino, o da un "amico", come può essere tradotto, aggrava grandemente l'afflizione, vedi Salmi 55:12,13 ; che era il caso di Giobbe; i suoi amici che venivano a confortarlo lo deridevano, almeno così egli li capiva, e interpretava ciò che gli dicevano, vedi Giobbe 16:20 ; e ciò che lo rendeva ancora più pesante da sopportare, è stato deriso da un vicino o da un amico,

che invoca Dio e gli risponde; fu deriso non solo dagli uomini profani, ma da un professore di religione, uno che faceva della preghiera di Dio il suo costante lavoro, e dalla prosperità in cui si trovava, e dalle buone cose di cui godeva, sembra che gli si rispetti; o piuttosto Giobbe significa se stesso che è stato deriso, e così questo è introdotto per aggravare il peccato dei suoi amici, oltre che per dimostrare il suo punto di vista, e anche per rovesciare un'accusa che era stata mossa contro di lui. Era un aggravamento del loro peccato nel prenderlo in giro, il fatto che fosse un uomo di preghiera; uno che ha fatto della coscienza di invocare quotidianamente Dio per le costanti provviste di vita, per la sua presenza misericordiosa, per l'aiuto nel momento del bisogno, per le scoperte della grazia e della misericordia che perdonano, e per la liberazione dai suoi problemi; e che in molti casi avevano ricevuto risposte di preghiera da Dio; e questo era il suo carattere, e questo il lavoro e l'affare costante della sua vita, ed essere ascoltato e esaudito da Dio nei tempi passati, lo mostrava un uomo buono, eppure afflitto; e questo servì anche a cancellare il rimprovero, e a rimuovere l'accusa che essi tacitamente insinuavano, e talvolta dicevano, che egli tratteneva la preghiera davanti a Dio; ma era così lontano da esso, che l'uso sprezzante dei suoi amici lo faceva salire sul trono della grazia più frequentemente, vedi Giobbe 18:20 ; e da questo singolo esempio di se stesso passa a considerarlo come un caso generale, come ciò che di solito accade agli uomini buoni e gentili:

l'uomo giusto [è] deriso con disprezzo; o "l'uomo giusto e perfetto"; cioè, perfettamente giusto; nessun uomo lo è da se stesso; nessuno della posterità di Adamo è giusto, no, nemmeno uno; né alcuno è veramente giusto, perfettamente giusto in se stesso, ma in Cristo; e anche un tale uomo non fa il bene senza peccare; solo l'uomo Cristo Gesù è giusto in questo senso; ma allora tutti quelli che sono resi giusti, per l'imputazione della sua giustizia a loro, sono perfettamente giustificati da ogni cosa, e sono divenuti gli spiriti degli uomini giusti resi perfetti e completi in lui: il carattere qui disegna coloro che sono veramente giusti, veramente clementi, sono retti di cuore, anime sincere, che hanno in sé la verità della grazia e camminano rettamente; questi diventano preda, zimbello per gli uomini malvagi, come lo erano stati Noè, Lot e altri, prima dei tempi di Giobbe, che egli può avere rispetto per gli uomini malvagi

5 Versetto 5. Colui che è pronto a scivolare con i [suoi] piedi,

Non nel peccato, anche se questo è spesso il caso degli uomini buoni, ma nelle calamità e nelle afflizioni; e Giobbe significa se stesso, e ogni uomo giusto e retto nelle circostanze simili: o colui che è "preparato" o "destinato" a stare in mezzo a loro, che "vacilla" e barcolla nei loro "piedi"; che non può stare in piedi, ma cade a terra; che può descrivere l'uomo in circostanze decadenti e angoscianti; o che è designato per essere lo zimbello di coloro che sono instabili nella parola e nelle vie di Dio; uomini di mente doppia, ipocriti e professori formali, che barcollano e barcollano davanti a tutto ciò che incontrano di sgradevole alla carne: con ciò, un povero santo afflitto viene deriso con disprezzo; Lui

[è come] una lampada disprezzata al pensiero di colui che è a suo agio; che si trovano in condizioni agiate, godono di grande prosperità, vivono nell'abbondanza e non sono in difficoltà come gli altri; i loro cuori sono tranquilli: ora con costoro, i poveri buoni uomini sono disprezzati con grande disprezzo; sono disprezzati nel cuore, nei pensieri di tali persone, se non lo esprimono a parole; sono come una lampada che si spegne, che viene trascurata e considerata inutile; o come una fiaccola accesa sino alla fine, quando viene gettata via; e così è per gli uomini, mentre la lampada della prosperità arde chiara e luminosa, sono apprezzati e stimati, ma quando la loro lampada si affievolisce, ed è quasi, o del tutto spenta, sono disprezzati, vedi Salmi 123:3,4 ; alcuni lo applicano a Cristo, che era una lampada o luce, grande, ma disprezzata dagli uomini, e anche come una luce; amavano le tenebre piuttosto che la luce; e specialmente dai farisei, che si trovavano a loro agio, si stabilivano sulle loro fecce, che confidavano in se stessi di essere giusti e disprezzavano gli altri; e questo è vero per i ministri del Vangelo, anche se luci brillanti e ardenti, e anche per ogni uomo buono, in cui risplende la vera luce della grazia e del Vangelo, e specialmente quando si trova in circostanze afflittive. Alcuni, invece di una "lampada disprezzata", leggono: "per" o "a causa della calamità disprezzata"; così Aben Esdra, che trasmette lo stesso senso, che un uomo afflitto è disprezzato per la sua afflizione; e questo è il caso degli uomini buoni confuta l'idea degli amici di Giobbe, che va sempre bene con loro; e l'altra loro idea che si va male con gli uomini malvagi è confutata in Giobbe 12:6

6 Versetto 6. I tabernacoli dei ladroni prosperano,

Come i Caldei e i Sabei, che avevano derubato Giobbe delle sue sostanze, e riempito le loro case con le spoglie degli altri, e vissuto nella massima pienezza e prosperità, e che poteva avere sotto i suoi occhi; e lo stesso è ciò che è stato osservato da allora da uomini buoni, ed è stato per loro una prova e una tentazione, non sapendo bene come conciliare questo con la giustizia e la sapienza di Dio nella provvidenza, eppure è così, un fatto che non può essere negato, vedi Salmi 73:2,3,12; Geremia 12:1,2 ;

e coloro che provocano Dio sono al sicuro; ogni peccato è abominevole per Dio, contrario alla sua natura, alla sua volontà e alla sua legge, e quindi provocante; Eppure ci sono alcuni peccati che sono più provocanti di altri, come l'idolatria, la bestemmia, l'omicidio, il furto, la rapina, la rapina e l'oppressione, e simili, oltre a essere accompagnati da circostanze più aggravanti; eppure molti che sono colpevoli di tali enormi crimini, e Dio provoca iniquità, sono "al sicuro", vivono nella massima tranquillità e sicurezza, liberi dalle incursioni, dalle invasioni e dagli insulti degli altri: "le loro case", come dice Giobbe altrove, "sono al sicuro dalla paura", Giobbe 21:9 ;

nella cui mano Dio porta [abbondantemente]; l'abbondanza delle cose buone di questo mondo, che hanno tanto o più di quanto il cuore possa desiderare; il cui ventre è pieno di tesori nascosti, i cui terreni e campi producono in abbondanza, che non hanno spazio per elargire i loro frutti; questo, come è un aggravamento del loro peccato nel provocare il Dio delle loro misericordie, che è così generoso e generoso verso di loro, così è tanto più pieno ed esplicito per il punto in mano che Giobbe sta confutando. Alcuni, come Aben Esdra e Ben Gersom, comprendono questo dei fabbricanti di idoli e degli adoratori di idoli, e rendono le parole: "che fa un dio con la sua mano", o "porta un dio nella sua mano", e lo adorano; che altri interpretano del suo fare ciò che vuole con Dio, avendolo, per così dire, nella sua mano, o considerando le sue mani il suo dio, e pensa di fare ciò che gli piace

7 Versetto 7. Ma ora interroga le bestie ed esse te lo insegneranno,

E così gli uccelli del cielo e i pesci del mare, in questo e in Giobbe 12:8 ; Da queste istruzioni si possono apprendere, degli esempi presi e degli esempi forniti, che possono illustrare e confermare le stesse cose di cui si era trattato: o ciò che era stato appena confutato, che è sempre bene con gli uomini buoni, e male con gli uomini cattivi; il contrario del quale era stato affermato e dimostrato, che gli uomini buoni sono afflitti e gli uomini malvagi prosperano; qualcosa di simile che si può vedere nelle creature, e imparare da esse; Così quelle creature che sono le più innocue e innocenti, e le più utili e benefiche, sono preda degli altri, come le pecore e gli agnelli i leoni, i lupi e gli orsi, mentre vagano per foreste, campi e pianure, impavidi e indisturbati; e le colombe e le tartarughe ai falchi e agli avvoltoi; e i pesci minori a quelli più grandi, dai quali sono divorati, vedi Habacuc 1:13,14; e inoltre, queste creature che sono più utili e redditizie, o sono per piacere e diletto, cadono più nella parte degli uomini malvagi che degli uomini buoni; Quando si osservano branchi di bovini e greggi di pecore, e ci si chiede: a chi appartengono? La risposta, per la maggior parte, deve essere data, a tali e tali uomini malvagi; e se si dovesse indagare sull'oro e sull'argento, e sulle altre cose preziose che la terra produce, si deve dire che sono, in generale, proprietà degli uomini del mondo, la parte profana di esso; o se gli uccelli del cielo e i pesci del mare potessero parlare, quando gli veniva posta la domanda, di chi fossero comunemente il cibo? la risposta sarebbe, degli uomini carnali, sensuali e voluttuosi: o piuttosto questo potrebbe riferirsi a ciò che Giobbe nota per primo in questa sua risposta, che i suoi amici rappresentavano ciò che dicevano come cose non comuni, misteri profondi e fuori dalla portata del volgo, e che non cadevano sotto l'osservazione comune; mentre Giobbe suggerisce che li conosceva tanto bene quanto loro, sì, erano tali che quasi tutti lo sapevano; anzi, potrebbero essere appresi dalle creature, alle quali Giobbe qui li manda per istruzione; le bestie, gli uccelli e i pesci, tutti proclamano che non si sono fatti da soli, né lo hanno fatto i loro simili, ma una causa prima, che è Dio: che sono sostenuti, sostenuti e provvisti da lui, e sono governati, diretti e disposti a lui piacimento, e così fornisce documenti della sua sovranità, saggezza, potenza e provvidenza:

e gli uccelli del cielo, e ti diranno: le stesse cose: che Dio li ha fatti, e che dipendono da lui, e sono nutriti e curati da lui, vedi Matteo 6:26

8 Versetto 8. o parla alla terra, ed essa ti insegnerà,

O chiedi "a un rametto della terra", qualsiasi arbusto, o albero, o qualsiasi cosa cresca da esso, e tutti si uniranno in questa dottrina, che sono risuscitati e preservati dalla potenza di Dio, e sono altrettanti esempi della sua sapienza, potenza e bontà:

e i pesci del mare te lo annunzieranno; per quanto muti siano, proclameranno questa verità, che Dio è il potente Creatore e il saggio Disponente di loro

9 Versetto 9. Chi non conosce in tutte queste cose,

O "da" o "da tutte queste creature": quale uomo c'è di così stupido e insensato, che non discerne, o non può imparare, nemmeno dalle creature irrazionali, le cose di cui sopra, anche ciò che Zofar aveva detto riguardo a Dio e alle sue perfezioni, alla sua potenza, sapienza e provvidenza? perché, per mezzo delle cose che sono fatte, le cose invisibili di Dio sono chiaramente viste e comprese, anche la sua eterna potenza e divinità, Romani 1:20 ; in particolare può essere conosciuto da questi, e chi è che non lo sa,

che la mano del Signore ha fatto questo? fece questo mondo visibile, e tutte le cose che sono in esso, al quale Giobbe poi indicò per così dire con il dito, intendendo i cieli, la terra e il mare, e tutto ciò che sono in essi, che furono tutti creati da lui: per questo è chiamato il Formatore e il Creatore di tutte le cose; e che sono tutte le opere della sua mano, cioè della sua potenza, che è intesa con la sua mano, che è lo strumento dell'azione. Questo è l'unico punto in cui la parola "Geova" è usata in questo libro dai disputanti

10 Versetto 10. nella cui mano [è] l'anima di ogni essere vivente,

Di ogni animale, di ogni creatura bruta, distinta dall'uomo, nella frase successiva: la vita di ciascuno di loro viene da lui, ed è continuata da lui per tutto il tempo che vuole, né può essere tolta senza il suo permesso; due passeri, che non valgono più di un soldo, nessuno di loro cade a terra, o muore senza la conoscenza e la volontà di Dio, Matteo 10:29 ; dell'anima o spirito degli animali, vedi Ecclesiaste 3:21 ;

e il respiro di tutta l'umanità; il soffio dell'uomo è originario di Dio, egli all'inizio ha soffiato nell'uomo un alito di vita; e sebbene questo sia nelle sue narici, il che lo rende di poco conto, tuttavia non vi resterebbe a lungo, se non fosse nella mano, e sotto la cura e la provvidenza di Dio; il soffio di un re, così come il cuore di un re, è nelle mani del Signore: il soffio di quel grande monarca Baldassarre, re di Babilonia, era nelle mani di Dio, Daniele 5:23 ; e così è il respiro di ogni contadino; e come quando toglie il respiro alle altre creature, queste muoiono e tornano alla polvere; è il caso dell'uomo quando Dio gli toglie il respiro; tutti i nostri tempi sono nelle sue mani, per nascere, vivere e morire, tutto è a sua disposizione: o "lo spirito di tutta la carne degli uomini", o di tutta la carne degli uomini; la sua anima razionale, distinta dalla sua carne o corpo, questa è da Dio, sostenuta nel suo essere da lui, e sempre sarà, essere immortale, e non morirà mai

11 Versetto 11. L'orecchio non prova forse le parole?

Suoni articolati; e la mente giudica da loro se ciò che è espresso e progettato da loro è giusto o sbagliato, vero o falso, da ricevere o rifiutare; così coloro che hanno orecchi spirituali per udire, provano le parole di Dio e degli uomini, le sane parole di Cristo e quelle dei falsi maestri, che mangiano come un cancro; e con il loro giudizio spirituale possono distinguere tra l'uno e l'altro, discernere quelli che differiscono e approvare quelli che sono eccellenti, portandoli allo standard della parola, l'equilibrio del santuario, le Scritture di verità:

e la bocca assaggia la sua carne? e giudicarne il sapore, se buono o cattivo, o saporito o sgradevole, e così riceverlo o rifiutarlo: così coloro che hanno cambiato il loro gusto e gustano le cose spirituali, possono distinguere tra il cibo che perisce, e ciò che dura per la vita eterna, sì, Cristo, la cui carne è veramente cibo; e coloro che hanno gustato che il Signore è misericordioso, e al cui gusto sono dolci i frutti di Cristo e le dottrine della grazia; Questi desidereranno il latte sincero della Parola, e quel cibo forte in esso, che appartiene alle anime perspicaci ed esperte; e si nutrirà mediante la fede della pura parola del Vangelo, e la mescolerà con essa, e rifiuterà tutte le altre. Giobbe con ciò avrebbe voluto dire che le cose di cui i suoi amici avevano parlato, e che pensavano fossero cose così profonde e meravigliose, erano facili da cercare e trovare, provare e giudicare, come i suoni all'orecchio, o il cibo dal sapore; e può anche darsi che con ciò egli suggerisca che la sua dottrina, se fosse esaminata e giudicata in modo imparziale da giudici appropriati, apparirebbe chiara come qualsiasi cosa provata dall'orecchio o assaggiata dalla bocca. Alcuni pensano che Giobbe intenda con questo, che dai sensi dell'udito e del gusto negli uomini si possa dedurre l'onniscienza di Dio, la sua conoscenza di tutte le cose, e il suo rapido discernimento degli uomini, e delle loro azioni, poiché "chi ha piantato l'orecchio, non udrà? Colui che ha formato l'occhio, non vedrà?" Salmi 94:9. Alcune versioni leggono l'intero: "L'orecchio non prova forse le parole, come la bocca gusta il suo cibo"? come in Giobbe 34:3. Saadiah Gaon collega queste parole "come l'orecchio prova le parole", ecc. con Giobbe 12:12, "così presso l'antico è la sapienza"

12 Versetto 12. Con l'antica [è] la sapienza,

Intendendo non se stesso, che non era molto antico; sebbene alcuni pensino che Elifaz lo capisse così; da qui quelle sue parole, in Giobbe 15:9,10 ; piuttosto, come altri, Giobbe desidera tacitamente che qualche uomo antico, presso il quale era la saggezza, si impegni a esaminare la faccenda tra lui e i suoi amici, e a giudicarla, e a decidere il punto; o, come altri, ha rispetto per il consiglio di Bildad di investigare i padri, e conoscere i loro sentimenti, e lasciarsi determinare da loro; al che egli risponde, che sebbene sia permesso che la sapienza sia con loro, per la maggior parte, tuttavia il loro giudizio sulle cose non deve essere considerato più che in accordo con la sapienza di Dio e la rivelazione che ha fatto della sua volontà; sebbene sembri meglio di tutto considerare queste parole come un adagio o una frase proverbiale generalmente accettata, che spesso è, come ci si potrebbe aspettare, sebbene non sia sempre, che gli uomini ben avanti negli anni siano saggi; che, avendo vissuto a lungo nel mondo, hanno imparato molto dall'osservazione e dall'esperienza, e hanno raggiunto una parte considerevole di saggezza e conoscenza nelle cose, naturali, civili e religiose:

e nella lunghezza dei giorni c'è l'intelligenza; le intelligenze degli uomini sono migliorate e arricchite, e ben conservate con scienza utile, avendo avuto l'opportunità di leggere, ascoltare e conversare molto; con ciò Giobbe avrebbe suggerito che, se i suoi amici avevano più conoscenza delle cose nascoste e recondite, oltre alla gente comune, che tuttavia non avevano, non era così meraviglioso, poiché erano uomini vecchi e avevano vissuto a lungo nel mondo; o piuttosto può darsi che se ne parli, per osservare che d'ora in poi, visto che è così tra gli uomini, che gli antichi hanno, o ci si può aspettare che abbiano, una parte considerevole di saggezza e intelletto; si può concludere molto facilmente e con forza che Dio, che è l'Antico dei giorni, ha la sapienza e la conoscenza più perfette e consumate, come si afferma in Giobbe 12:13

13 Versetto 13. Presso di lui c'è sapienza e forza,

Non con l'uomo antico e longevo, ma con Dio, che ha fatto tutto l'universo, e nelle cui mani e a cui sono a disposizione tutte le creature, Giobbe 12:9,10 ; per lui la sapienza è originariamente, essenzialmente e inderivativamente, come la sua fonte e pienezza; egli è l'unico e onnisciente Dio; La sua sapienza si manifesta nel fare il mondo, e tutte le cose in esso, nel modo meraviglioso in cui sono disposte e nel loro sottomettersi l'uno all'altro; in tutte le dispensazioni della Sua provvidenza, avendo tutte un "bathos", una profondità di saggezza e di conoscenza, essendo tutte secondo il consiglio della Sua volontà; e nell'opera di redenzione e salvezza di Cristo, nella quale egli ha abbondato in ogni sapienza e prudenza; nella ricerca e nella nomina di un Redentore, potente e forte, all'altezza dell'opera; nell'idearlo e realizzarlo, in modo tale da glorificare tutte le sue perfezioni; per questo il Vangelo, che è la pubblicazione di questa grazia, è chiamato sapienza di Dio: e con lui è sapienza da comunicare al suo popolo, da dirigere su come comportarsi sotto ogni provvidenza, in ogni condizione di vita, nella chiesa e nel mondo, vedi Giacomo 1:5 ; ed egli ha la "forza", che ha dimostrato nel fare il mondo dal nulla, nel sostenerlo, e tutte le cose in esso in esso nell'essere, nell'eseguire i suoi disegni, decreti e propositi, nell'adempiere le sue promesse, e nel sostenere e rafforzare il suo popolo, in tutte le sue prove ed esercizi, per resistere a ogni nemico e compiere ogni dovere; Gli uomini antichi, anche se possono crescere in sapienza, diminuiscono in forza, ma Dio ha entrambi, in infinita perfezione:

egli ha consiglio e intelligenza; i suoi decreti e propositi, saggiamente formati in lui, sono i suoi consigli antichi, e che sono veramente e puntualmente eseguiti nel tempo; il suo piano di pace, riconciliazione e salvezza per mezzo di Cristo, può, con correttezza, essere chiamato il consiglio di pace tra entrambi; e il Vangelo, e le varie dottrine di esso, sono l'intero consiglio di Dio, e così lo sono le sue ordinanze; e oltre a questi, mediante i quali egli consiglia e consiglia il suo popolo, egli ha consiglio con lui, e che dà loro mediante il suo spirito, per cui benedicono il suo nome; e così fece anche Cristo come uomo e Mediatore, Salmi 16:7 ; egli ha consigli da dare, e dà in cose temporali, relative agli affari comuni della vita, e in cose riguardanti il bene e il benessere delle anime immortali; tutto ciò viene da colui che è "meraviglioso nel consiglio ed eccellente nell'operare", Isaia 28:29 ; e ha un "intelletto" che è infinito e imperscrutabile; egli ha una comprensione di se stesso, della sua natura, delle perfezioni e delle persone di tutte le sue creature, e di tutte le cose passate, presenti e future; le stesse cose sono dette di Cristo, la sapienza di Dio, Proverbi 8:14. Giobbe, avendo osservato queste cose di Dio, passa a parlare in modo molto ammirevole ed eccellente della potenza e della saggezza di Dio in vari casi, specialmente nelle dispensazioni della sua provvidenza, per mezzo delle quali sembra che egli conoscesse i segreti della saggezza, e non così ignorante come rappresentato da Zofar

14 Versetto 14. Ecco, egli si sgretola e non si può ricostruire,

che alcuni trattengono alla torre di Babele; ma sebbene i suoi costruttori siano stati costretti a desistere dal costruire, non sembra che sia stata distrutta, ma sembra che sia continuata molte epoche dopo: altri più probabilmente la riferiscono alla distruzione di Sodoma, come Sephorno, che fu una distruzione totale, una desolazione perpetua, e quella città non è mai stata ricostruita fino ad oggi; e lo stesso si può osservare di molte altre città che hanno avuto le loro fondamenta rase al suolo, e non sono mai state ricostruite, Tebe, Tiro, ecc. e come sarà il caso di Roma, o della grande città di Babilonia, una volta distrutta; sì, questo è stato vero per i regni e gli stati, come Geremia doveva sradicare, abbattere e distruggere; cioè, profetizzando della loro distruzione, come gli Ammoniti, i Moabiti, gli Edomiti e altri, i cui nomi e nazioni non sono più, vedi Geremia 1:10; 25:27 ; e le quattro monarchie distrutte e distrutte, e rese come pula dell'aia estiva, dal regno di Cristo, Daniele 2:35,44 ; e può essere esemplificato in particolare nelle persone e nelle famiglie; in Giobbe e nella sua famiglia, il Signore lo ha spezzato con una breccia dopo l'altra; lo ha spezzato nel suo patrimonio e nelle sue sostanze; abbatté la siepe che lo circondava e lo espose a ladri e briganti che lo depredarono delle sue sostanze; distrusse la sua famiglia, che era stata così largamente e felicemente costruita, portando via i suoi figli con la morte; e ruppe la sua costituzione con malattie, afflizioni e dolori, a cui Giobbe può qui avere rispetto, quando in questo momento non si aspettava di vedere riparate le sue perdite nelle sue sostanze, e nella sua famiglia, e nella sua salute, come erano; né si sarebbe potuto fare senza la volontà e il piacere di Dio; e spesso, quando vengono fatte tali violazioni, non c'è riparazione; La ricchezza, la salute e la famiglia di un uomo non vengono mai più ricostruite.

egli rinchiude un uomo, e non ci può essere apertura; se rinchiude un uomo in una prigione, non c'è modo di aprire le porte di essa per farla uscire a meno che non gli piaccia; sia che si tratti della prigione del peccato, nella quale tutti sono conclusi, nei ceppi e con le corde delle quali sono tenuti, e continueranno, a meno che quelle catene non siano spezzate da una grazia potente ed efficace, e il Signore proclami la libertà ai prigionieri, e l'apertura della prigione a coloro che sono legati, e lo dà; o se sia la prigione della legge, in cui i peccatori sono rinchiusi e tenuti come malfattori condannati; non c'è liberazione da esso se non per mezzo di Cristo, che ha riscattato il suo popolo dalla maledizione e dalla condanna di esso; e per mezzo del suo Spirito, come spirito di adozione, che li libera dalla schiavitù di esso, e li rende veramente liberi; o se sia la prigione delle afflizioni, delle ristrettezze e delle difficoltà della vita, da cui anche gli uomini buoni sono circondati, essendo legati in ceppi e tenuti in corde di afflizione; non c'è apertura per loro, né via d'uscita da loro, a meno che il Signore non rompa i loro legami, e li faccia uscire dalle tenebre e dall'angoscia, come dalle prigioni, e così apra e faccia una via per la loro fuga; o se li rinchiude, ed essi sono così stretti nelle loro anime da non poter uscire nel libero esercizio della grazia e nell'adempimento del dovere, come fu con Heman, quando disse: "Sono rinchiuso e non posso uscire", Salmi 88:8 ; e come fu con Davide, quando pregò: "Scatena l'anima mia dalla prigione, affinché io possa lodare il tuo nome", Salmi 142:7 ; non c'è apertura per loro finché lo spirito del Signore non apre i loro cuori e le loro grazie, e li porta avanti all'esercizio; e "dove egli è c'è libertà", 2Corinzi 3:17 ; o se chiude un uomo nella tomba, come parafrasa il Targum, lo conduce nella casa designata per tutti i viventi e vi rinchiude; non ci può essere alcuna apertura per lui fino al mattino della risurrezione, quando Cristo, che ha le chiavi dell'inferno e della morte, aprirà le tombe, e i morti usciranno, come fece Lazzaro alla sua chiamata, Giovanni 11:43 : o se "egli chiude su un uomo", come le parole possono essere tradotte, chiude le porte del cielo su un uomo, poiché la porta della camera nuziale dell'Agnello sarà chiusa su e contro le vergini stolte, così come i peccatori profani, non ci può essere apertura, gridare quanto vogliono; vedi Matteo 25:10-13 ; e come Dio chiuse la porta dell'Eden, o il paradiso terrestre, contro Adamo, quando lo scacciò, Genesi 3:23,24, a cui Sephorno si riferisce questo passaggio; o se il Signore rinchiude un uomo nell'inferno, non c'è apertura, non c'è via d'uscita. Leggiamo di "spiriti in prigione", 1Pietro 3:19, che non si deve intendere del limbus o purgatorio dei papisti, ma dell'inferno; e questi "spiriti" sono i disubbidienti ai tempi di Noè, il quale, morendo, o essendo spazzato via dal diluvio, fu gettato nell'inferno, dove da allora giace, e giacerà al giudizio del gran giorno; tra il luogo dei dannati e quello dei felici, nel seno di Abramo, c'è un grande abisso, che non c'è passaggio dall'uno all'altro, che è il decreto immutabile e inalterabile di Dio, che ha fissato gli stati eterni degli uomini, Luca 16:26

15 Versetto 15. Ecco, egli trattiene le acque, ed esse si seccano,

O "pone un freno in" o "sulle acque"; sia nell'oceano, come fece alla creazione, quando raccolse le acque che erano sulla faccia della terra in un solo luogo, e le trattenne lì, anche nel luogo decretato che ruppe per loro, chiamò mare, e pose sbarre e porte per tenerli entro i limiti, per cui i luoghi che lasciarono divennero aridi e apparve la terra asciutta chiamata terra; E così al tempo del diluvio, quando le acque che coprivano la terra e sommergevano il mondo furono di nuovo cancellate, la sua faccia era asciutta, e così rimane, essendo le acque del grande oceano trattenute dal traboccare; e anche quando Dio rimprovera la sede, e ne abbatte le onde, o trattiene il flusso e il riflusso delle maree, i ruscelli e i fiumi d'acqua si prosciugano; vedi Naum 1:4; Zaccaria 10:11 ; oppure si può intendere che Dio trattenne e trattenne le acque nelle nuvole, e non permise loro di far cadere la pioggia sulla terra; quando non solo i ruscelli si prosciugano, come fece il torrente Cherit, dove Elia dimorò per qualche tempo, ma i frutti della terra, gli alberi, le piante e le erbe si seccano, appassiscono e muoiono; vedi 1Re 17:7; Gioele 1:19,20 ; e questo è un emblema in senso spirituale del rifiuto di Dio della parola e delle ordinanze, le acque del santuario i mezzi della grazia e della fecondità; il che, quando lo fa, la conseguenza di ciò è la sterilità e l'infruttuosità nei regni, nelle città, nei paesi, nelle famiglie, nelle persone particolari tristi; e del suo trattenere le comunicazioni della sua grazia, spesso paragonate all'acqua nella Scrittura, anche dal suo popolo; l'effetto di ciò è che si trovano in circostanze di avvizzimento, le cose che rivivono sembrano pronte a morire, anche se non lo faranno; l'amore si raffredda, la fede è pronta a venir meno e la speranza e la forza sembrano perire dal Signore.

ed egli li manda via, ed essi rovesciano la terra; come al tempo del diluvio, quando le fonti del grande abisso furono interrotte, e le cateratte del cielo furono aperte, e ne uscì una quantità d'acqua così grande da far traboccare il mondo intero, per cui fu rovesciata; e come dice l'apostolo Pietro, "perì", 2Pietro 3:5,6 ; sebbene ciò sia vero anche per le inondazioni che possono essere state da allora, le quali, sebbene non universali come quelle, tuttavia per quanto sono arrivate hanno rovesciato tutto sul loro cammino e portato via i frutti della terra, le abitazioni degli uomini e gli uomini stessi; Interi paesi, città e paesi, sono stati trascinati via dalle acque del mare, o vi sono sprofondati, in particolare tutto quello spazio. Dov'è ora il mare Atlantico, come racconta Plinio da Platone. È bello quando la grazia di Dio fluisce, e trabocca, e sovrabbonda nel peccato abbondante, e domina e vince le concupiscenze carnali, terrene e sensuali, e regna dove il peccato ha fatto, e insegna a negare l'empietà e le concupiscenze mondane, e a mortificare le membra sulla terra

16 Versetto 16. Presso di lui c'è forza e sapienza,

Che è ripetuto da Giobbe 12:13 ; sebbene si usino parole diverse ma espressive delle stesse cose; della più grande forza e potenza di Dio, come mostrano gli esempi sopra citati e della sua più consumata, solida e sostanziale sapienza, come appare da quanto segue:

L'ingannato e l'ingannatore sono suoi: la sapienza, la conoscenza, la sagacia e la penetrazione nelle cose, che l'uno non ha, e l'altro ha, sono da lui; egli le trattiene da colui che è semplice e privo di intelligenza, e così sono facilmente imposti e ingannati, e li ha dati ad altri, che ne fanno altrettanto cattivo uso, ingannano i loro simili Alcuni sono ingannatori nelle cose civili, negli affari e negli affari della vita, che eludono, ingannano, imbrogliano e frodano i loro vicini nella compravendita e nella vendita, usando pesi e misure ingannevoli e con molti altri metodi astuti; altri sono ingannatori negli affari religiosi, tali sono i falsi maestri, gli operai ingannevoli, che stanno in agguato ingannano; la loro intenzione di ingannare, lo fanno consapevolmente e di proposito; camminano con astuzia e maneggiano la parola di Dio con inganno; Ce n'erano molti al tempo degli apostoli che erano allora entrati nel mondo, ma mai più di adesso; il grande impostore e ingannatore di tutto è. Satana, a cui Jarchi trattiene le parole, che ha sedotto Eva, e in effetti inganna il mondo intero, Apocalisse 12:9. Moltitudini sono ingannate da lui, così come dai suoi emissari, dai falsi maestri, e dalle concupiscenze del loro cuore; e anche gli stessi eletti di Dio, mentre sono in uno stato di non rigenerazione, portano questo carattere di ingannati, servendo diverse concupiscenze e piaceri, Tito 3:3. Ora questi sono suoi, del Signore; che il signor Broughton interpreta, da lui, da lui e per lui; L'ingegno, la saggezza, la sottigliezza e la sagacia degli ingannatori vengono da lui; i doni della natura, in se stessi buoni, sono da lui elargiti; il cattivo uso che ne fanno viene da loro stessi e a causa della viziosità della loro natura; anzi, non è solo per il suo permesso, ma secondo la sua ordinazione e volontà, che ci sono tali persone al mondo. in alcuni casi sembra che non solo abbiano il permesso o il permesso, ma l'ordine di sedurre, in quanto allo spirito bugiardo mandato per sedurre Acab, 1Re 22:20-25 ; sì, essendo stati ingannati i principi di Nof, ed essi seducevano l'Egitto, è attribuito al fatto che il Signore ha mescolato uno spirito perverso in mezzo ad esso, Isaia 19:13,14 ; anzi, quando un profeta viene ingannato, si dice che Dio stesso inganna quel profeta, Ezechiele 14:9 ; tanto c'è della volontà permissiva ed efficace di Dio in questa materia; non che egli sia l'autore dell'errore e dell'inganno, o che li infonda negli uomini, solo l'ordinatore, il disponente e il sovrano di queste cose per certi scopi lo è; ha potere su di loro e li contrasta, quando vuole; può trattenerli e li trattiene, e li ferma, affinché non procedano più avanti di quanto egli voglia; i falsi insegnanti, se possibile, ingannerebbero gli stessi eletti, Matteo 24:24, ma non possono, e la ragione è che Dio li ostacola; Satana non può continuare a ingannare il mondo più di quanto non sia il piacere di Dio; un noto esempio di ostacolarlo e trattenerlo può essere visto in Apocalisse 20:3,8 ; e tutti gli inganni che si lasciano fra gli uomini sono tutti, saggiamente ordinati, e respinti a buoni propositi, in modo da essere ben distribuiti; l'inganno dei nostri progenitori è stato sofferto e voluto, affinché la grazia di Dio potesse manifestarsi nella salvezza degli uomini; Gli errori e le eresie sono e devono essere per la prova e la scoperta dei credenti sani, affinché coloro che sono approvati possano manifestarsi; e gli uomini che non amano ritenere Dio nella loro conoscenza rifiutano sia la luce della natura che la rivelazione, sono lasciati nel giusto giudizio a una mente reprobia, a dare ascolto agli spiriti seduttori, e sono abbandonati a forti illusioni per credere a una menzogna, per poter essere dannati, vedi 1Corinzi 11:19 Romani 1:28 2Tessalonicesi 2:10-12. Ora tutto questo mostra l'infinita e consumata sapienza di Dio; è portato a provare, non solo che egli conosce gli ingannatori, e tutte le loro arti e trucchi, attraverso i quali gli uomini sono ingannati da loro, come lo interpreta Aben Esdra, e così lo rende la versione latina della Vulgata; ma egli è la fonte di tutta quella saggezza e conoscenza in loro, superiore agli altri, di cui abusano, né possono usarlo senza il suo permesso; ed egli può controperarli, e li trattiene come vuole, e fa sì che tutti lavorino per la sua gloria e li promuovano nella sua propria gloria

17 Versetto 17. Egli conduce via i consiglieri spogliati,

Coloro che hanno la massima parte di conoscenza e saggezza nelle cose civili, e sono capaci di dare consigli agli altri, e sono molto utili nelle repubbliche, nelle città, nei paesi e nei quartieri; pertanto è un giudizio su un popolo quando questi vengono rimossi, Isaia 3:3 ; questi Dio può privarli immediatamente di tutta la loro sapienza e conoscenza, e renderli inadatti a dare consigli e consigli agli altri; o può confondere i loro piani, deludere i loro stratagemmi, portare avanti i loro consigli a capofitto e renderli inefficaci, e così spogliarli dei loro fini e delle loro opinioni, e della loro fama, credito e reputazione:

e rende stolti i giudici; uomini di grandi parti, capacità e capacità, per mezzo dei quali sono qualificati a sedere in cattedra, a presiedere i tribunali di giustizia e a giudicare in tutte le questioni controverse che vengono loro sottoposte; ed è una felicità per un paese avere tali persone, come è un giudizio averle rimosse, vedi Isaia 3:2 ; eppure Dio può togliere la saggezza a tali uomini, privarli delle loro capacità naturali e infatuarli a tal punto che non saranno in grado di comprendere una causa, ma emetteranno una sentenza stolta, a loro vergogna e disonore, così come a danno degli altri; vedi Isaia 40:23

18 Versetto 18. Scioglie i legami dei re,

Non con il quale essi stessi possano essere legati, essendo presi prigionieri, o essendo così prima fatti re, e portati da lì a regnare, come in Ecclesiaste 4:14 ; ma ciò che legano ai loro sudditi, un giogo di schiavitù, tirannia e oppressione; cosicché sciogliere il loro legame significa sciogliere i loro sudditi da esso, e liberarli dal loro potere arbitrario e dispotico, e dai fardelli che impongono su di loro: a meno che non si intenda piuttosto di sciogliere le loro cinture, come emblema del loro governo, sciogliendoli, o sciogliendoli, spogliandoli del loro potere e autorità regale, chiamato "sciogliere i loro lombi", Isaia 45:1 ; e questo potere Dio ha su personaggi così grandi, da stabilire dei re e rimuoverli a suo piacimento, Daniele 2:21 ; il che dimostra che la forza e la potenza, così come la sapienza, sono con lui; questo può riguardare Chedorlaomer che si liberò dal giogo di Nimrod, e i re di Canaan che si liberarono dal giogo di Chedorlaomer, e ne furono sciolti, Genesi 14:1,4 ;

e cinge loro i fianchi con una cintura; non con una cintura regale, come insegna del governo; vedi Isaia 11:5; 22:21 ; che egli scioglie e li spoglia, ma un altro invece di quello; li cinge con la cintura di un servo o di un viaggiatore; l'allusione è all'usanza in quei paesi orientali, dove indossavano lunghe vesti, che i servi li cingessero, quando servivano i loro padroni, o quando gli uomini facevano lunghi viaggi, vedi Luca 17:7,8 ; e così può significare che i re a volte diventano servi, o vanno in cattività, e lì sono usati come tali, come a volte sono; la versione latina della Vulgata è, egli cinge le loro redini con una corda

19 Versetto 19. Conduce via i principi spogliati,

Dei loro principati e domini, delle loro ricchezze e ricchezze, e del loro onore e gloria; o "sacerdoti", come alcuni scelgono di rendere la parola, contro i quali Dio si indigna per i loro peccati, e li conduce in cattività con gli altri; così la versione dei Settanta, "egli conduce i sacerdoti prigionieri"; perché nessun ufficio, mai così sacro, può proteggere gli uomini malvagi, vedi Lamentazioni 2:6; Geremia 14:18 ; e a causa di questi a volte la legge perisce, ed essi sono spogliati della loro sapienza e della loro scienza, e resi inadatti a istruire il popolo, e quindi il loro credito e la loro reputazione tra loro. Sephorno lo interpreta dei sacerdoti spogliati delle loro profezie, che profetizzano cose false ai re:

e distrugge i potenti; gli angeli potenti dal cielo quando peccarono, e gli uomini potenti sulla terra, re e principi, che egli depone dai loro seggi di maestà e grandezza. Sephorno interpreta questo dei re, le cui vie sono pervertite, essendo guidati da falsi profeti, come lo era Achab. Alcuni comprendono questo degli uomini ecclesiastici, potenti in parola e dottrina, ben radicati nella teologia, eppure la loro saggezza è stata loro tolta, si allontanano su sentieri, pratiche e princìpi malvagi e cadono dalla loro fermezza nella verità e nella santità

20 Versetto 20. Egli toglie la parola del fidato,

La parola è propria degli uomini, e un beneficio per loro, per mezzo del quale possono conversare insieme e comunicare le loro menti l'uno all'altro; questo è il dono di Dio, egli dà agli uomini in comune la facoltà di parlare; ad alcuni la lingua dei dotti di parlare varie lingue, sia in modo ordinario che straordinario; e chi dà può togliere; chi ha fatto la bocca o il labbro dell'uomo può farlo muto, come fa alla morte; quando toglie il respiro all'uomo, toglie la sua parola; Lo stato dei morti è uno stato di silenzio; e a volte lo fa mentre è in vita, colpendo il muto, come fece Zaccaria padre di Giovanni Battista; e anche senza farlo, come nei costruttori di Babele, tolse loro il discorso e ne diede loro un altro; e a volte non permette agli uomini di dire ciò che vogliono, ma ciò che è contrario alle loro inclinazioni e ai loro desideri, come in Balaam, che avrebbe volentieri maledetto Israele, ma non poteva. Ora che Dio togliesse in ogni modo la parola ai bugiardi e agli infedeli, come Anania e Saffira, colpendoli a morte, Atti 5:1-10 ; e dei falsi maestri, degli ingannatori e degli audaci bestemmiatori di Dio, di suo Figlio e dello Spirito benedetto, le cui bocche dovrebbero essere chiuse, non c'è da meravigliarsi; Ma sembra strano che egli rimuova il discorso degli uomini "fidati" o "fedeli", che dicono la verità, e devono essere accreditati e creduti; e poiché le parole precedenti sono intese di persone ecclesiastiche, queste possono essere continuate riguardo a loro; e il carattere concorda con i ministri della parola, ai quali è affidato il ricco tesoro di essa, che viene messo in vasi di creta, e si è impegnato nella fiducia di uomini fedeli; che sembrano essere tali quando pronunciano fedelmente la parola, dichiarano l'intero consiglio di Dio e non trattengono nulla di utile per gli uomini; quando parlano chiaramente, senza ambiguità e sinceramente, senza mescolarlo o adulterarlo; e sono fedeli come a Dio, che li ha costituiti e li ha messi nel ministero, così alle anime degli uomini sotto la loro cura: ora Dio a volte toglie la parola a questi, non cambiando la loro voce, o ordinando loro, invece delle graziose promesse del Vangelo, di liberare le minacce e le minacce della legge; ma o ordinando loro di essere muti e silenziosi, e di non parlare più a un popolo incorreggibile e ribelle; come fu ordinato a Ezechiele di non profetizzare più alla casa d'Israele, e agli apostoli di non predicare più ai Giudei; o permettendo che fossero messi a tacere dagli editti dei principi malvagi e dalle loro violente persecuzioni nei loro confronti, così che i maestri degli uomini fossero portati negli angoli e non fossero visti né uditi; e anche con la morte, quando i loro volti non saranno più visti e le loro parole non saranno più udite. Alcuni, sia interpreti ebrei che cristiani, fanno derivare la parola qui usata dalla radice נאם, "parlare", e la rendono "oratori" o "oratori"; così il signor Broughton traduce le parole: "egli priva gli oratori di labbra"; toglie loro la loro eloquenza, li priva del loro parlare bene, e li spoglia delle loro capacità naturali e acquisite. per mezzo del quale sono diventati buoni oratori; e coloro che usano bene i loro talenti in questo modo sono utili a uno stato, ed è una perdita quando vengono rimossi, o la loro parola viene tolta da loro, vedi Isaia 3:3 ;

e toglie l'intelligenza ai vecchi; o "anziani", come il signor Broughton, sia per età che per ufficio; anziani per età, con i quali si può pensare che la comprensione, la ragione, il giudizio, il consiglio e la saggezza, in base a tutto ciò che la parola è interpretata, e ci si aspetta che lo siano, e spesso lo sono, anche se non sempre; eppure tutto questo Dio può toglierglielo, e lo fa quando vuole, e diventano come bambini nell'intelligenza; a causa delle infermità della vecchiaia la loro memoria viene loro meno, la loro ragione è indebolita, il loro intelletto e il loro giudizio sono indeboliti, e diventano inadatti a dare consigli da soli, e sono facilmente imposti e messi da parte da altri, come si può osservare in Salomone, il più saggio degli uomini, quando fu invecchiato. Questo si deve intendere dell'intelletto naturale nelle cose naturali e civili, ma non dell'intelletto spirituale, che non viene mai tolto, ma piuttosto accresciuto nella vecchiaia; la vera luce della grazia risplende sempre più fino al giorno perfetto; è un dono di Dio senza pentimento, che egli non revoca e non rimuove mai: può significare il "sapore" naturale, come la parola può essere resa; questo è spesso e generalmente tolto ai vecchi, come nel vecchio Barzillai, che non poteva gustare ciò che mangiava e beveva, per distinguerlo e gustarlo, 2Samuele 19:35 ; ma non il gusto spirituale, del Signore come misericordioso, della buona parola di Dio e dei frutti della grazia divina; il cui sapore e il cui sapore rimangono nel popolo di Dio nella vecchiaia; o questo può designare uomini in carica, o magistrati civili, chiamati senatori, anziani del popolo, giudici e consiglieri, che invece di essere istruiti con più saggezza, che i loro uffici richiedono, a volte si infatuano, la loro comprensione delle cose civili viene loro tolta, i loro saggi consigli diventano brutali e piacciono i bambini; o persone ecclesiastiche, anziani di chiese, che, avendo talenti per l'utilità pubblica, o li trascurano, o ne fanno un cattivo uso, e quindi vengono loro tolti; il loro braccio destro si è inaridito e il loro occhio destro si è oscurato, Matteo 25:28,29 Zaccaria 11:17

21 Versetto 21. Egli riversa disprezzo sui principi,

Non sui buoni principi, come quelli che governano con giustizia, decretano il giudizio e governano i loro sudditi secondo buone leggi, in modo mite e gentile, e rispondono al loro nome di liberi, liberali, benevoli e munifici. Questi, poiché c'è un onore dovuto a loro, è volontà di Dio che lo abbiano; tanto meno si intendono principi, in senso figurato, uomini buoni, figli di Dio, che sono nati da lui il Re dei re, e così principi in tutta la terra; ma, in senso letterale, cattivi principi, che opprimono i loro sudditi, e li governano con rigore, e perseguitano gli uomini buoni; quelli che si sono sollevati contro Cristo, come Erode e Ponzio Pilato; persecutori dei santi, come gli imperatori romani e i principi anticristiani nel papato; questi Dio talvolta li disprezza con i loro sudditi, li depone dal loro governo, li riduce a uno stato meschino, abietto e servile; o muoiono di una morte vergognosa, come Erode fu mangiato dai vermi, e molti degli imperatori pagani morirono di una morte miserabile; e le coppe dell'ira di Dio saranno versate su tutti gli stati anticristiani e sui loro principi: versare denota l'abbondanza della vergogna a cui sono sottoposti, come se ne fossero vestiti e coperti, essendo versata abbondantemente come acqua, o come acqua è stata versata su di loro, il che a volte si fa in modo di disprezzo, vedi Salmi 107:40 ;

e indebolisce la forza dei potenti; la forza degli uomini, sani e robusti, mandando su di loro una malattia o un'altra, che gliela toglie; o per "i potenti" si intendono uomini in potere e autorità; re, come parafrasa il Targum, potenti monarchi, la cui forza risiede nelle loro ricchezze e ricchezze, nelle loro fortezze e nei loro potenti eserciti; tutto ciò di cui Dio può privarli in un istante e renderli deboli come gli altri uomini. Alcuni lo rendono "e scioglie la cintura dei potenti", come sciogliere i fianchi dei re, Isaia 14:1 ; sciogliendoli, e togliendo loro il potere e l'autorità, rendendoli inadatti agli affari, o incapaci di mantenere i loro posti e difendere il loro regno

22 Versetto 22. Egli scopre cose profonde dalle tenebre,

Le cose profonde di Dio, le sue cose profonde che giacciono nel suo cuore, avvolte in tenebre impenetrabili alle creature, e che non potrebbero mai essere conosciute se non le avesse scoperte; come i pensieri del suo cuore, che sono molto profondi, Salmi 92:5 ; le cose profonde di Dio, che solo lo Spirito di Dio conosce, scruta e rivela, 1Corinzi 2:10,11 ; anche i suoi pensieri di pace e di beni per il suo popolo, che sono molti e preziosi, sono noti a lui e resi noti a loro, o altrimenti devono essere rimasti nelle tenebre e fuori dalla loro portata, essendo alti come i cieli sono dalla terra; i decreti e i propositi di Dio, che egli si è proposto in se stesso, sono cose profonde nel suo petto, e giacciono nascosti nelle tenebre, finché non siano scoperti dal loro compimento; come i suoi decreti di elezione in Cristo, la redenzione per mezzo di lui e la chiamata efficace per mezzo della sua grazia; tutto ciò che è rivelato e reso noto dalla loro esecuzione: l'amore di Dio per il suo popolo, che giaceva nascosto nel suo cuore dall'eternità; questo si scopre attraverso il dono e la missione del suo Figlio; nella rigenerazione e nella vivificazione del suo popolo, e di cui egli fa loro scoperte ancora più grandi nel corso della loro vita: allo stesso modo i misteri del Vangelo, sconosciuti agli uomini naturali, anche ai saggi e ai prudenti, noti solo a coloro ai quali è dato di conoscerli, ai quali sono rivelati dal Padre di Cristo, e per mezzo dello Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza del mistero di Dio, del Padre e di Cristo; riguardo alle persone nella divinità, la grazia di ogni persona, l'incarnazione di Cristo, l'unione delle due nature in lui, la redenzione e la giustificazione per mezzo di lui, la rigenerazione per mezzo dello Spirito di Dio, l'unione a Cristo, la comunione con lui e la conformità a lui nell'anima e nel corpo, ora e nell'aldilà: similmente i segreti della sua provvidenza, in cui c'è una grande profondità della sua saggezza e conoscenza, ed è in grande oscurità; il suo sentiero è nelle grandi acque, e le sue orme non sono conosciute; I suoi giudizi sono imperscrutabili, e le sue vie non possono essere scoperte, ma tra non molto saranno rese manifeste, e rimarranno aperte alla vista. Ci sono anche le cose profonde degli altri, che egli scopre, come la profondità del peccato nel cuore ingannevole dell'uomo, che nessuno conosce come se stesso; e che giacciono nascosti lì fino a quando non vengono scoperti alla luce dello Spirito divino, che li convince, illumina l'intelletto per contemplare quegli sciami di concupiscenze e corruzioni che non ha mai discernito prima; e allora un uomo viene a vedere e a conoscere la piaga del suo cuore, a cui prima era un estraneo; anche le profondità di Satana, i suoi profondi piani, le sue astuzie e stratagemmi, per attirare nel peccato, e quindi in rovina; questi sono sconosciuti agli uomini naturali, ma i santi li conoscono, così che non sono del tutto ignoranti dei suoi disegni, Apocalisse 2:24; 2Corinzi 2:11 ; allo stesso modo le trame segrete, i consigli e le combinazioni di uomini malvagi, che essi nascondono e cercano di nascondere al Signore, essendo formati nelle tenebre; ma egli li vede e li conosce, li scopre e li confonde: a cui si possono aggiungere tutte le azioni malvagie degli uomini compiute nelle tenebre, ma non possono essere nascoste a Dio, presso il quale le tenebre e la luce sono entrambe uguali; e che, prima o poi, porta alla luce loro, sì, le cose nascoste delle tenebre, e manifesta i consigli del cuore, come farà più specialmente nel giorno del giudizio, al quale sarà portata ogni cosa segreta:

e porta solo a illuminare l'ombra della morte; non solo la vita e l'immortalità, come avviene nel Vangelo, ma anche la morte e la sua ombra, persino le tenebre mortali, le tenebre più grossolane; Di questi che sono le tenebre stesse fa luce, e dalle tenebre che sono in esse comanda alla luce di risplendere, come nella prima creazione; a coloro che siedono nelle tenebre e nell'ombra della morte, egli fa sorgere una grande luce, la luce del Vangelo e la luce della grazia, sì, Cristo stesso, la luce del mondo; Egli li chiama e li fa uscire da essa in una luce meravigliosa, fuori dalle oscure segrete e dalla prigione del peccato e dell'incredulità, al godimento della luce e della vita spirituali qui, e alla luce e alla gloria eterne nell'aldilà

23 Versetto 23. Egli moltiplica le nazioni e le distrugge,

Come fece prima del diluvio, quando la terra fu dissodata e ne fu popolata dappertutto, ma subito li distrusse al diluvio. Sephorno lo interpreta delle sette nazioni nel paese di Canaan, che vi furono accresciute e distrutte, per far posto agli Israeliti che vi abitavano; e questo è stato da allora verificato in altri regni, grandi e popolosi, e portato alla distruzione, particolarmente nelle quattro monarchie, babilonese, persiana, greca e romana, e sarà negli stati e nelle nazioni anticristiane del mondo:

egli allarga le nazioni e le stringe [di nuovo]; o "distende" o "distende le nazioni", come fece su tutta la terra prima del diluvio, e poi le strinse in modo più notevole, quando furono ridotte a un numero così piccolo da essere contenute in una sola arca: "o li guida"; cioè, "li governa", come il signor Broughton rende la parola, li governa e li sovrasta, grandi come sono; o li conduce in cattività, come alcuni scrittori ebrei, come gli Israeliti; sebbene si siano ingranditi e siano diventati numerosi, come era stato promesso, tuttavia sono stati condotti in cattività, prima le dieci tribù dagli Assiri, e poi le due tribù dai Caldei; il Targum dice: "Egli stende una rete per le nazioni, e li conduce", cioè in essa, così che vi siano assunti, vedi Ezechiele 12:13

24 Versetto 24. Egli toglie il cuore al capo dei popoli della terra,

I popoli della terra sono il popolo comune; i "capi" o "capi" di loro, come si può tradurre, sono re, principi e generali di eserciti; i cui "cuori" si può dire che sono "tolti" quando sono scoraggiati, e privi sia di coraggio che di condotta; non hanno né valore né saggezza, né fortezza di mente, né l'abilità militare per difendere se stessi e il loro popolo contro i loro nemici. Sephorno interpreta questo di Sihon e Og, i cui spiriti il Signore ha indurito e ha reso i loro cuori ostinati alla guerra con Israele, Deuteronomio 2:30 ; ma si può capire meglio degli Israeliti, e delle loro teste, quando furono sconfitti dagli Amalechiti, subito dopo la loro uscita dall'Egitto, vedi Numeri 14:45 ; circa il tempo in cui Giobbe visse: e piuttosto, poiché segue,

e li fece vagare in un deserto [dove non c'è] via: nessun sentiero, nessun sentiero battuto da seguire, che fosse per loro una guida e dirigesse il loro cammino; in quel deserto gli Israeliti vagarono per quasi quarant'anni, vedi Salmi 107:40

25 Versetto 25. brancolano nel buio senza luce,

Come i ciechi, come gli uomini di Sodoma, quando furono colpiti dalla cecità, o "brancolano", o "sentono le tenebre e non la luce", come i Targum, come facevano gli Egiziani, quando c'erano su di loro tenebre così fitte da poter essere avvertite.

e li fa barcollare come [un] ubriaco; che ha perduto la vista, i sensi e i piedi, e non sa dove si trova, da che parte andare, né come stare sulle gambe, ma barcolla avanti e indietro, e non sa cosa fare; Tutto questo è detto dei capi o capi del popolo, in conseguenza del fatto che i loro cuori sono stati tolti, e così lasciati privi di saggezza e di forza

Commentario del Pulpito:

Giobbe 12

1 Il discorso di Giobbe, qui iniziato, prosegue attraverso tre capitoli (cap. 12, 13, 14). Si pensa che costituisca la conclusione del colloquio del primo giorno. In esso Giobbe per la prima volta riversa davvero disprezzo sui suoi amici, e si fa beffe di loro.

vedi Versetti. 2,8,20 - Giobbe 13:4-13 Questo, tuttavia, è una questione secondaria; il suo scopo principale è giustificare le sue precedenti affermazioni,

(1) che l'intero corso degli eventi mondani, buoni o cattivi che siano, deve essere attribuito a Dio (Versetti. 6-25);

(2) che le sue sofferenze gli danno il diritto di supplicare Dio e di chiedere di sapere perché è così punito.Giobbe 13:3-28 Un'esposizione relativamente mite conclude la prima serie di discorsi (cap. 14)

Versetti 1, 2.-E Giobbe rispose e disse: Non c'è dubbio che voi siete il popolo. Amaramente ironico. Voi siete coloro ai quali solo spetta di parlare, le sole "persone" a cui è dovuta l'attenzione. E la sapienza morirà con te. "Alla tua morte", cioè "ogni sapienza sarà fuggita dalla terra; non ci sarà più nessuno che sappia qualcosa". Almeno, senza dubbio, la pensi così

Versetti 1-5. - Giobbe a Zofar:1. La condotta degli amici criticata

HO RESPINTO L'ARROGANTE PRESUNZIONE

1. Con ammirazione sarcastica. "Non c'è dubbio che voi siete il popolo, e la sapienza morirà con voi". L'ironia è un'arma difficile e pericolosa da usare, atta a ferire la mano che la impugna così come il cuore che la sente, e raramente diventa sulla bocca di qualcuno, men che meno degli uomini buoni. Ammirevolmente adattato a pungere e lacerare, raramente migliora o concilia coloro contro i quali è diretto. Eppure, non essendo assolutamente peccaminosa, può essere impiegata con successo contro l'arrogante pretesa e la superba supposizione. Elia sul monte Carmelo,1Re 18:27 e san Paolo nelle sue epistole,

Gal 5:15; - Filippesi 3:2; 1Corinzi 4:8 usavano la satira con notevole effetto. Giobbe anche nel caso presente può essere ritenuto giustificato nel ritorcere contro Zofar e i suoi colleghi, la cui condotta meritava ampiamente castigo

2. Con veemente autoaffermazione. "Ma io ho intendimento [letteralmente, 'un cuore'] come te; Non sono inferiore a te [letteralmente, 'Non cado sotto di te né dietro di te']". La modestia, che in ogni momento si addice agli uomini buoni,Proverbi 30:3; Daniele 2:30; Giovanni 1:27; 2Corinzi 3:5 ed è specialmente imposta al popolo di Dio,Salmi 25:9; Michea 6:8 e ai seguaci di Cristo,Matteo 5:3; 18:4; Romani 12:3; Colossesi 3:12; 1Pietro 5:5 non deve impedire una franca affermazione di sé quando, come Giobbe, si è ingiustamente diffamati. A volte è falsa umiltà sedersi in silenzio senza lamentarsi sotto la lingua della calunnia. A condizione che non ci si abbandoni a affermazioni stravaganti e non si assuma il merito dei doni e delle grazie che sono discese dall'alto, un uomo può onestamente e persino audacemente mantenere il suo valore intellettuale e morale, se questi sembrano essere maliziosamente tradotti. Giobbe avrebbe potuto tranquillamente affermare di superare i suoi antagonisti in capacità mentali e conoscenza della cultura del tempo, in matura esperienza personale e capacità di interpretare le vie di Dio verso l'uomo; ma con molta modestia aspira solo ad essere loro pari, ad avere un cuore (anglice una testa, un cervello) come loro, e a non essere l'arguzia superficiale, o il puledro dell'asino selvatico, insinuavano

3. Con sprezzante disprezzo. "Sì, chi non conosce cose come queste?" La sublime saggezza con cui cercavano di sopraffarlo era il più vero luogo comune; il loro insegnamento molto ostentato non è che una serie di massime logore, "familiari in bocca come parole domestiche", di cui egli stesso potrebbe fornire una serie infinita di esempi, altrettanto belli e più corretti, cosa che fa nel presente capitolo. È un giusto motivo di lamentela quando vecchi e triti sentimenti di morale o di religione, di scienza o di filosofia, vengono serviti con l'aria di scoperte originali e costretti a fare il loro dovere. Tuttavia è opportuno ricordare che la verità, una volta appresa dalla mente, non si deteriora, né diventa meno preziosa con l'età. Inoltre, è più importante che una dottrina sia vera piuttosto che nuova. Eppure, le nuove verità, o ciò che spesso viene scambiato per tali, i nuovi aspetti delle vecchie verità, possiedono un fascino singolare per le menti vigorose e indipendenti

II COMPORTAMENTO SCORTESE RISENTITO

1. Il suo carattere descritto. "Sono come uno che si fa beffe del suo prossimo"; "L'uomo giusto e retto viene deriso con disprezzo". Servendo banalità trite e ritrite come quelle che Giobbe aveva ascoltato, avevano semplicemente trasformato lui e le sue calamità in uno zimbello, perché lo vedevano in piedi sull'orlo tagliente della rovina, come un viaggiatore potrebbe gettare via "una lampada disprezzata", di cui non aveva più bisogno. Fare di un uomo il soggetto del riso, il bersaglio dello scherno, l'oggetto di sprezzante ingegno a causa dell'aspetto personale,Genesi 21:9 dell'infermità fisica,2Re 2:23 dell'avversità provvidenziale,Lamentazioni 2:15 o del carattere religioso,Salmi 42:3 è severamente rimproverato dalla Parola di Dio. Eppure gli uomini buoni possono aspettarsi di ricevere un simile trattamento da parte di non credenti mondani e professori nominali, dal momento che lo stesso è stato inflitto a Cristo,Matteo 26:67,68; 27:27-31; Luca 23:35, a Davide,Salmi 22:7; 35:16; 69:11,12 e agli apostoli,Atti 2:13 ai santi dell'Antico Testamento,2Cronache 30:10; 1Re 22:24; Ebrei 11:36 e ai predicatori del Nuovo TestamentoAtti 17:32 e discepoli.Giuda 1:18

2. Le sue esasperazioni si ripetevano. Questi erano duplici

(1) Giobbe, che era stato sottoposto a questa sprezzante lacerazione, era stato

(a) un uomo buono, personalmente giusto e retto, e quindi uno come i santi non avrebbero dovuto schernire;

(b) uno che aveva goduto di comunicazioni confidenziali con il Cielo -- un uomo di preghiera, che aveva invocato Dio ed era stato esaudito da Lui -- e quindi non una persona di cui si poteva parlare con leggerezza; e

(c) un miserabile sofferente sopraffatto dalle avversità, uno che era "pronto a scivolare con i suoi piedi", e per questo motivo aveva tanto più bisogno di essere confortato invece che disprezzato

(2) Coloro che lo avevano disprezzato erano stati

(a) i suoi vicini, i suoi amici, dalle cui mani avrebbe piuttosto ricevuto pietà;Giobbe 6:14 e

(b) erano essi stessi nel godimento dell'agio, che avrebbe potuto accendere nei loro petti di pietra focaia una scintilla di simpatia per le sue disgrazie

3. La sua attenuante dichiarata. Era comune. "Il disprezzo per i deboli, che barcollano e cadono su sentieri scivolosi, è l'impulso abituale di coloro che stanno saldamente sul solido terreno della sicurezza, e non vedono alcuna ragione per cui gli altri uomini non dovrebbero essere così vigorosi, 'risoluti' e prosperi come loro" (Cox). Il mondo venera il successo; Il fallimento è il suo peccato imperdonabile. Quando la fortuna sorride a una persona, essa è nota a tutti; Quando le avversità lo inghiottono, viene dimenticato da tutti.Giobbe 8:18 Ricordate il linguaggio di Buckingham sulla via dell'esecuzione: "Questo da un uomo morente riceve come certo", ss. (' Apocalisse Enrico VIII,'Atti 2). sc., 1); e il discorso di Marco Antonio sul cadavere di Cesare: "Ma ieri", ss. (Giulio Cesare, atto 3. sc. 2)

Imparare:

1. Se le avversità hanno i loro usi, la prosperità ha i suoi pericoli, essendo incline a generare presunzione, arroganza, mancanza di simpatia e disprezzo per gli altri

2. La saggezza è l'eccellenza più nobile dell'uomo; eppure della saggezza nessun uomo gode del monopolio

3. Non è una disprezza per la verità essere definita luogo comune, poiché precisamente quando diventa luogo comune essa compie la sua missione

4. Come la preghiera non sempre ostacolerà la persecuzione, così non si dovrebbe permettere nemmeno alla persecuzione da parte di amici o nemici di estinguere la preghiera

5. Pochi difetti degli uomini sono così completamente cattivi che non si può scoprire alcun tipo di attenuante per loro

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-6. - Il risentimento di uno spirito ferito

Ripetuti rimproveri e accuse che cadono sulla coscienza di un uomo innocente lo spingono all'autodifesa. Possono rendergli un servizio svegliandolo dal torpore e dalla debolezza, e possono portare alla luce le qualità più nobili della sua anima. Siamo debitori alle calunnie dei Corinzi per alcune delle più nobili rivelazioni di San Paolo

SCOPPIO DI SDEGNO INDIGNATO. (Versetti 1-3) Con amara ironia Giobbe rimprovera la presunzione di questi uomini di conoscere meglio di lui questioni che appartenevano al ceppo comune dell'intelligenza, e nelle quali egli non era in alcun modo inferiore a loro. Rivendicare una conoscenza superiore agli altri è sempre offensivo. Farlo contro un uomo malato e distrutto dal punto di vista della salute e della prosperità non è altro che una crudeltà. E fare questa pretesa in questioni di tradizione e accettazione comuni, dove tutto sta sullo stesso piano, è un insulto alla comprensione di chi ne soffre

II RIMOSTRANZA INDIGNATA CONTRO IL CORSO DEL MONDO. (Versetti 4-6)

1. Crudeli inversioni della vita. Giobbe, che nella sua vita giusta e innocente era stato fino a quel momento in rapporti confidenziali con Dio, che aveva pregato e le cui preghiere erano state ascoltate, è ora oggetto di risate e di disprezzo. Egli chiama ora e Dio non ascolta più (versetto 4)

2. L' ingiustizia dell'opinione umana. (versetto 5) "Il disprezzo appartiene alla sfortuna, secondo l'opinione del sicuro." Una vera descrizione dell'opinione del mondo. Se "nulla ha successo come il successo; Allora non c'è niente di meglio del fallimento nell'opinione comune del mondo insensibile. "Attende coloro il cui piede sta scivolando". Come il branco di lupi si rivolge al bruto malato e caduto, così l'uomo sconsiderato calpesta l'uomo che è a terra. Per coloro che sono legati solo dal vincolo del piacere egoistico o della convenienza, la sola vista di ciò che interferisce per un momento con il loro contenuto è odiosa. Quanto sono diversi gli istinti santificati di pietà, compassione e aiuto che Cristo ha piantato nella sua società, la Chiesa! La missione della comunità cristiana è quella di far lievitare con i suoi principi la massa spietata della società. D'altra parte, nulla ha successo come il successo; "Abitazioni riposanti" (versetto 6) e sicurezza fiduciosa sono godute dai perditempori, o desolatori, che con le parole e con le azioni disprezzano Dio, e pensano di farlo piegare ai loro scopi. L'uomo rozzo e violento, che non possiede altra legge che quella della mano forte, pensa che dove c'è la forza c'è Dio, e tutti devono inchinarsi alla forza come a Dio. Così egli "prende Dio nelle sue mani", "imputa la sua potenza al suo dio", sacrifica alla sua rete e brucia incenso al suo travaglio.

Habacuc 1:11,16 Il suo motto è come quello dell'empio guerriero: "La mia destra è dio" (Virg., 'AEn.' 10:773, "Dextra mihi deus").-J

OMULIE di R. GREEN Versetti 1-6. - Disprezza la sorte della sventura

Giobbe è spinto a replicare. Afferma la propria competenza nel parlare. Egli rivendica l'uguaglianza con i suoi aspiranti maestri, le cui parole sono ancora lontane dal guarire o confortare il suo cuore dolorosamente afflitto. "Ho comprensione come te." Ma a lui appartiene il disprezzo, che è la sorte della sventura. Triste è la storia raccontata in una frase qui, ma ripetuta nella storia di ogni giorno e in ogni terra e in ogni epoca. Il cuore egoista, che si eleva a un livello più alto di prosperità, guarda in basso, e guarda con disprezzo in basso, colui su cui la sventura getta la sua ombra oscura. "L'uomo giusto e retto viene deriso con disprezzo". Notate la verità di questo, il suo torto e il suo rimedio

L 'ESPERIENZA UNIVERSALE LO TESTIMONIA: CHE IL DISPREZZO È LA SORTE DELLA SVENTURA. La testimonianza arriva da un migliaio di sofferenti verso i quali la fortuna non ha mostrato alcun favore. Le ferite possono essere profonde, le fitte del dolore acute; l'oscura desolazione può avvolgere; ma i gioiosi, i benestanti, sui quali poggia il sorriso della prosperità, diventano incapaci di scendere alla sorte degli umili. Su di essi la storia del dolore fa poca impressione. C'è una triste, se non addirittura naturale, repulsione alla sola vista della sofferenza, e il passo è facile da questo all'amara e feroce lamentela: "Ah! se l'è procurato tutto su di sé!" Dai giorni di Giobbe in poi si è sempre visto lo stesso. La prosperità sembra accecare gli occhi, indurire il cuore, sottrarre le simpatie anche all'amico sorpreso dalla sventura. È un'interruzione dell'agio e della felicità, della quiete e del comfort. E i benestanti resistono come impertinenti agli appelli della vittima della sventura; o, come qui, prende un'accusa contro di lui, e lo tratta come un delinquente. Dappertutto si vede la verità di questo. "Chi è pronto a scivolare con i suoi piedi è come una lampada disprezzata nei pensieri di chi è a suo agio; "

II NON È PIÙ GENERALE DI QUANTO SIA SBAGLIATO. È indegno, non fraterno, non simile al prossimo. Il grande Maestro colpì il male con le sue dure parole, ed espose per sempre allo sguardo degli uomini l'autosufficienza del prospero e la sua noncuranza riguardo alla condizione del sofferente. Passa dall'altra parte, non disposto ad aiutare il povero disgraziato che giace nel suo sangue, spogliato e dolorante. L'orgoglio riempie il cuore fino a traboccare che è quasi pieno di tesori. C'è poco spazio in esso per la simpatia e la pietà, e la tenera comunione del dolore. Colui che è innalzato non sente che la sorte di colui che è calpestato è un affare suo. Non può essere ostacolato nel suo cammino. Vergogna per il cuore che è così dimentico dell'interesse comune da lasciare i bisognosi e i tristi, e si ritrova assorto nelle proprie comodità! Il ricciolo del disprezzo sul labbro e la parola dura sulla lingua: Giobbe scandagliò questa profondità e nell'amarezza della sua anima rimprovera il torto

III CI RIVOLGIAMO AD ALTRE PAROLE PER LA CORREZIONE DI QUESTO ERRORE. È vero, Giobbe con la sua ironia accusa i suoi amici severi, che si trasformano in accusatori. Nelle loro dure parole egli rintraccia il disprezzo di cui si lamenta, e prende la sua sorte con altri che soffrono come lui. Egli non dimentica la vera Fonte dell'aiuto. Egli è uno che "invoca Dio". La menzogna conserva la sua integrità, e la consapevolezza di essa gli dà sostegno anche in questa difficoltà. "L'uomo giusto e retto viene deriso con disprezzo". Ma la certezza della sua rettitudine è una profonda consolazione. Ecco, dunque, le vere fonti di aiuto. La fede provata in Dio troverà la sua ricompensa, e la testimonianza di una buona coscienza ha un prezzo incalcolabile. Da questi Giobbe è sostenuto, e da quella forza che è segretamente impartita a tutti i fedeli che invocano Dio, anche se può sembrare che siano stati abbandonati e dimenticati. Se il "prossimo" si fa beffe, il giusto Giudice non si fa beffe; e sebbene la prova sia permessa e continuata, è riservata una fine divina e misericordiosa che Giobbe visse pienamente per provare. - R.G

2 OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 2.- Ironia

L'IRONIA SI TROVA NELLE SCRITTURE. C'è una grande varietà nello stile delle Scritture. Quasi ogni modificazione del linguaggio si trova nella Bibbia, consacrata a qualche scopo sacro. Viene utilizzata anche la facoltà dell'umorismo, come nell'episodio dell'asino di Balaam,Numeri 22:28-30 e nella raccomandazione di San Paolo che la donna che non vuole portare il velo farebbe meglio a completare l'esposizione del suo capo facendosi rasare.1Corinzi 11:6 I profeti abbondano nell'ironia. Cristo ha usato l'ironia nella parabola del ricco stolto.Luca 12:16-20

II C'È UN POSTO PER L'IRONIA NEL DISCORSO. Alcuni mali possono essere affrontati meglio semplicemente essendo smascherati. Ora, l'ironia è un metodo per mostrare una cosa in una luce inaspettata, cosicché, pur ammettendo tutte le sue affermazioni, rendiamo evidente che quelle stesse affermazioni sono assurde. Le piccole mancanze saranno meglio castigate con il semplice ridicolo; più gravi, se non sono grandi peccati, con grave ironia

III LA PRETENZIOSITÀ PROVOCA SOPRATTUTTO L'IRONIA. Ciascuno dei tre amici di Giobbe ha ora parlato. Benché non fossero uguali né nelle realizzazioni né nelle disposizioni naturali, erano d'accordo nei loro dogmi e nel loro giudizio su Giobbe. Un tono di consapevole superiorità e di irritante censura risuona in tutti i loro discorsi. Questo non solo irrita Giobbe; Provoca una rappresaglia ironica. È pericoloso fare grandi pretese. L'umiltà è una grande sicurezza, e quando l'umiltà viene perduta, ci esponiamo agli attacchi sulla base delle nostre supposizioni. La pretenziosità non provoca solo risposte ironiche; Risponde meglio alla sua meritata punizione con queste risposte, che lo umiliano in modo irrefutabile

IV L 'IRONIA È UN'ARMA PERICOLOSA DA MANEGGIARE PER UN CRISTIANO. Può essere un'arma legale: ci sono momenti in cui può essere usata per la causa della rettitudine con un effetto straordinario. Ma c'è un grande pericolo che l'impiego di esso distrugga "la cosa più grande del mondo": l'amore. C'è sempre la tendenza a spingersi troppo in là e ad andare oltre il salutare rimprovero nella direzione di un crudele disprezzo. Questo è decisamente non cristiano. Inoltre, poiché gli amici di Giobbe non lo capivano, forse lui non li capiva. Se è così, la sua ironia potrebbe essere stata troppo severa per la giustizia. Dovremmo stare attenti a non sbagliare prima di avventurarci a usare l'ironia contro il nostro fratello. Anche in questo caso, lo zelo per la giustizia dovrebbe essere temperato dalla benignità fraterna

V DIO MOSTRA IRONIA NELLA PROVVIDENZA. I tragici greci vedevano l'ironia nel destino. La grandezza dell'uomo si dimostrò essere una cosa molto piccola, e il suo vantato successo una mera bolla. La vecchia idea classica era oscura e dura, perché non teneva conto della Paternità di Dio. Ma all'interno dell'infinito proposito d'amore di Dio c'è spazio per l'ironia. Con il lento svolgersi del corso degli eventi, il vantarsi dei pretenziosi finisce nella confusione. Dio umilia le sue creature nella loro superbia e vanità, provocando loro cadute improvvise, per mezzo delle quali esse non possono non sentire la loro impotenza e piccolezza. Il monarca viene soffocato da una mosca. Tali cose non sono fatte per vendetta, o per disprezzo; ma perché siamo minati dal vanto e salvati nella nostra umiliazione. Così la brutta arma dell'ironia può prepararci per la grazia guaritrice del vangelo

3 Ma io ho comprensione quanto te. "Io, comunque, pretendo di avere lo stesso intendimento [letteralmente, 'cuore'] quanto voi, e di avere altrettanto il diritto di parlare e di reclamare attenzione; " poiché non sono inferiore a voi. "Non sono consapevole", cioè, "di alcuna inferiorità nei tuoi confronti, intellettuale o morale. Non sono inferiore a te in nessuno dei due aspetti". Sì, chi non conosce cose come queste? "Non che ci sia bisogno di molta comprensione in una facilità come questa; Qualsiasi uomo di comune intelligenza può formarsi un giudizio corretto sul punto in discussione tra noi". Il punto speciale, nella mente di Giobbe, sembra essere la completa padronanza di Dio sul mondo, e il controllo assoluto su tutto ciò che avviene in esso (vedi il paragrafo introduttivo)

4 Sono come uno deriso del suo prossimo. Tu mi hai accusato di scherno:Giobbe 11:3 ma sono io che sono stato deriso da te. L'allusione è probabilmente aGiobbe 11:2,3,11,12,20). che invoca Dio e gli risponde. Tu mi prendi in giro, anche se mi sono sempre aggrappato alla religione, ho invocato Dio in preghiera e di tanto in tanto le mie preghiere sono state esaudite da lui. Così è l'uomo giusto e retto che viene deriso con disprezzo

5 Chi è pronto a scivolare con i suoi piedi è come una lampada disprezzata al pensiero di colui che è a suo agio; piuttosto, come nella Versione Riveduta, nel pensiero dello Scopo che è a suo agio c'è disprezzo per la sfortuna; esso (ad esempio il disprezzo) è pronto per coloro il cui piede si immerge. Il significato è: "Sono disprezzato e disprezzato da voi che sedete a vostro agio, perché il mio piede è scivolato e sono caduto nella sventura"

Versetti 5-13. - Giobbe a Zofar:2. Il dogma degli amici demolito

IO DAI FATTI DELL'ESPERIENZA

1. Le fortune avversetto dei buoni. Esemplificato nel caso di Giobbe, che mostrò

(1) affinché un uomo possa essere retto e tuttavia cullarsi nella sventura;

(2) che una persona che gode di relazioni confidenziali con il Cielo, invocando Dio e ricevendo risposte, possa sprofondare così in basso nel fango dell'avversità da diventare un disprezzo e un verbo, ed essere considerata come una sorta di infedele e reietto; e

(3) che la parte più grande e più pesante dell'afflizione di un uomo buono potesse anche venire dal bene stesso, da coloro che godevano almeno della reputazione di essere religiosi, dai suoi vicini e amici, che erano essi stessi seduti al sole della prosperità. E tutta la veridicità di queste deduzioni è abbondantemente confermata dalla testimonianza concomitante di tutte le epoche passate, dalle storie, ad esempio di Abele, di Giuseppe, di Davide, di Cristo, mentre è sostenuta dalla voce di tutta l'osservazione contemporanea

2. Le prospere fortune dei cattivi. Esempi appropriati erano a portata di mano nel successo apparentemente immutabile che attendeva le orme di quei predoni di cui l'Arabia Deserta era invasa

(1) In quanto al carattere, erano notoriamente malvagi, infatti, palesemente immorali, oltraggiosamente empi. Essi erano:

(a) Ladri di uomini, saccheggiatori violenti e rapaci, che mettono la forza a posto, "uomini del braccio",Giobbe 22:8 che agiscono secondo "la buona vecchia regola, il semplice piano, che dovrebbero prendere chi ha il potere, e dovrebbero tenere chi può; " come i Nefilim e i Gibborim dei giorni di Noè, che inondarono il mondo di immoralità e violenzaGenesi 6:4

(b) Sfidanti di Dio, peccatori impudenti e audaci che apertamente e presuntuosamente calpestarono le leggi del Cielo per ottenere la loro volontà profana, come i costruttori di torri di Babele,Genesi 11:4 come Faraone,Esodo 5:2 come Sennacherib,2Re 18:19-35 come gli uomini malvagi in genere, le cui lingue stolte 'parlano alteramente' e 'si pongono contro i cieli' e 'camminano per la terra',Salmi 73:8,9 e le cui menti carnali, infiammate di inimicizia contro Dio,Romani 8:7 cospirano contro il Signore e il suo Unto.Salmi 2:2

(c) Adoratori della spada, che non avevano altra divinità che il pugnale che portavano nelle loro fasce, come il ghiottone non ha altro dio che il suo ventre;Filippesi 3:19 che, come Lamec, facevano ballate con le loro spade;Genesi 4:23 come Labano, considerava la forza bruta la suprema potenza del mondo;Genesi 31:29 e, come gli antichi caldei, presero la forza militare per il loro dio.

Aba 1:11

(2) Quanto alla fortuna, era quanto di più lontano da quello dei virtuosi e dei pii potesse essere

(a) Le loro tende erano pacifiche. Cioè, le loro abitazioni erano tranquille, le loro famiglie erano unite e numerose; La loro felicità domestica era profonda.

Confronta - Giobbe 21:8-11; Salmi 17:14; 49:11

(b) Le loro persone erano al sicuro. La calamità raramente, quasi mai, li coglieva di sorpresa. I venti e gli uragani che hanno desolato i giusti li hanno lasciati intatti.Salmi 73:4

(c) I loro cesti erano pieni. Conservando la Versione Autorizzata (Carey e altri), comprendiamo che Giobbe abbia detto che Dio li portò in abbondanza con le sue stesse mani, come se li avesse presi sotto la sua speciale protezione

II DAGLI INSEGNAMENTI DELLE CREATURE

1. Gli insegnanti. L'intero cerchio della creazione animata e inanimata, tutto ciò che si trova sulla terra, nell'aria e nel mare. Il naturale e il soprannaturale, il visibile e l'invisibile, il materiale e lo spirituale, il mondano e il celeste, sono nell'universo di Dio così indissolubilmente legati tra loro, e così saggiamente adattati l'uno all'altro, che l'uno è un'immagine o un riflesso dell'altro, il terreno e il materiale un emblema del celeste e dello spirituale. Quindi tutta la natura è piena di sottili analogie con le cose e i pensieri esistenti nei regni superiori ad essa: quello intellettuale, quello morale, quello spirituale, quello umano, quello celeste. Quindi il saggio studioso della natura può trovare "lingue sugli alberi, libri nei ruscelli che scorrono, sermoni nelle pietre e il bene in ogni cosa".('Come ti piace', atto 2. sc. 1.) Perciò gli scrittori della Scrittura consigliano spesso all'uomo di imparare la sapienza dalle creature. "Salomone ci manda dalla formica; Agur al cono, alla locusta, al ragno; Isaia al bue e all'asino; Geremia alla cicogna, alla tortora, alla gru, alla rondine; e il celeste Maestro stesso agli uccelli del cielo" (Tommaso). Di tutti i maestri, Cristo è stato indiscutibilmente il primo nell'interpretare i pensieri nascosti della natura

2. L'insegnamento. Mentre le creature dicono molto all'uomo riguardo a Dio, alla sua onnipotenza, alla sua infallibile sapienza, alla sua instancabile bontà e alla sua cura sempre vigile; e riguardo al dovere, ricordando all'uomo che egli, come loro, dovrebbe agire in armonia con le leggi della sua natura e in obbedienza alla volontà del suo Creatore,Salmi 148:7-13 sono qui presentate come istruttori sul soggetto della Divina provvidenza. Tra le creature inferiori esistono fenomeni analoghi a quelli sopra descritti che si verificano nel mondo superiore degli uomini. Quante volte l'innocuo agnello viene divorato dal lupo, il capretto dalla pantera, la gazzella dalla tigre, l'asino paziente dal leone feroce! L'aquila, l'avvoltoio e il falco non sono forse come rapaci ladri che piombano sulla colomba, sul passero e sul pettirosso? Si possono trovare saccheggiatori più grandi dei grandi mostri acquatici, la balena, lo squalo e il coccodrillo, che vagano negli abissi, seminando terrore tra le tribù minori che infestano i mari? Eppure "chi non sa in tutte queste cose che la mano del Signore ha operato questo, nella mano di chi è l'anima di ogni essere vivente e il soffio di tutta l'umanità?" Ebbene, se queste cose accadono sotto il governo di Dio fra le creature inferiori, perché, chiede Giobbe, non potrebbero accadere avvenimenti simili sotto lo stesso governo fra gli uomini?

III SECONDO I DETTI DEI PADRI

1. Il fondamento della loro autorità. Il peso attribuito da Zofar, e in effetti ammesso da Giobbe stesso, alle massime dell'antichità, derivava dal fatto che esse erano la saggezza concentrata delle epoche antecedenti, che era stata accuratamente elaborata dai saggi longevi come risultato della loro esperienza individuale e collettiva.

vedi omiletica su - Giobbe 8:8-22

2. Il limite della loro autorità. Ammettendo che questi sagaci apotegmi e queste profonde parabole avessero il diritto di essere ascoltati, Giobbe sostenne che non possedevano un'autorità assoluta. Non dovevano essere accettati con sottomissione incondizionata, ma con una discriminazione saggia e intelligente, essendo stato dato all'orecchio, e naturalmente "al giudizio che siede dietro l'orecchio", di provare le parole come il palato fa con il cibo. E anche nel migliore dei casi erano solo giudizi umani, pensieri di patriarchi longevi, di saggi molto osservatori e profondi, ma per nulla paragonabili ai pensieri di colui presso il quale è "sapienza e forza, consiglio e intelligenza" (versetto 13). Non dovevano, quindi, essere accettate come interpretazioni finali dei fatti della provvidenza, che erano le espressioni concrete della Sapienza eterna, tanto quanto queste massime tradizionali erano le espressioni astratte della saggezza patriarcale. I pensieri dell'uomo non possono mai essere altro che una proiezione finita, o un'immagine contratta, di quelli di Dio. Di qui il pericolo di mettere i pensieri dell'uomo al posto di quelli di Dio, investendo le confessioni, i catechismi e i libri simbolici in genere dell'autorità che appartiene solo alla rivelazione suprema dello spirito di Dio. Di qui anche la follia di tentare di schiacciare l'ambito sconfinato della verità di Dio nelle dimensioni ristrette di qualsiasi formula, per quanto bella o ben congegnata, per quanto strettamente scientifica o profondamente filosofica. I principi fondamentali di tutto il protestantesimo intelligente possono essere riassunti in due pensieri: le formule dell'uomo non sono la misura esatta delle rivelazioni di Dio; "Provate ogni cosa e ritenete ciò che è buono"

3. Il verdetto della loro autorità. Se giustamente discriminata, la voce della sapienza patriarcale si troverà dalla parte di Giobbe, a sostegno della quale affermazione egli procede, nella sezione successiva, a recitare altri detti dell'antichità, che certamente danno sostegno piuttosto alla sua che alla loro visione del governo provvidenziale di Dio sul mondo e sull'umanità. Così forse si troverà generalmente che i migliori pensieri degli uomini in tutte le epoche sono in armonia con i pensieri di Dio espressi sia nella Bibbia che nella provvidenza

Imparare:

1. "Colui che è il primo nella sua causa sembra giusto; ma il suo prossimo viene e lo perquisisce"

2. "Una mezza verità a volte è pericolosa quanto un'intera bugia"

3. "Nella contemplazione delle cose create, per gradini possiamo salire a Dio"

4. Non è vero che "l'uomo è la misura dell'universo"

5. "Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sognino nella filosofia dell'uomo"

6. "Solo questa è la vera antichità che abbraccia l'antichità del mondo, e non quella che ci riporterebbe a un periodo in cui il mondo era giovane"

Disprezzo per gli sfortunati

Come Gesù, quando pregò per i suoi assassini, con la scusa che non sapevano quello che facevano, anche se con una magnanimità molto meno perfetta, Giobbe vede qualche scusa per la condotta dei suoi censori. Egli ritiene che questa condotta sia un esempio di una regola comune di azione, vale a dire che i ricchi disprezzano gli sfortunati

NON RIUSCIAMO A CAPIRE IL PROBLEMA CHE NON CONDIVIDIAMO. L'immensa sofferenza di Giobbe era ben oltre la comprensione dei suoi aspiranti simpatizzanti. Pensavano di averne scandagliato le profondità e di essere in grado di giudicare i suoi meriti. Ma ne avevano appena sfiorato la superficie. Non sapevano ciò che Giobbe aveva sofferto; tanto meno capirono perché Dio aveva permesso che fosse afflitto in quel modo. Lo sguardo felice fiorisce le loro case assolate sulle oscure dimore della miseria, ma non riescono a capire i dolori che non hanno mai gustato. Coloro che hanno sempre avuto i loro desideri soddisfatti semplicemente non sanno cosa siano la fame e la sete. La famiglia intatta non può concepire l'agonia del lutto

II SIAMO TENTATI DI DISPREZZARE I GUAI CHE NON COMPRENDIAMO. Poiché non abbiamo la facoltà di immergerci nel suo mistero, ci sembra una cosa superficiale. Perciò, quando sembra che i malati ne facciano molto, siamo inclini a pensare che stiano esagerando; che vi stanno cedendo in una vile debolezza; che sono indecentemente dimostrativi o addirittura fingono ipocritamente. I ricchi sono troppo spesso pronti a considerare i più poveri come impostori piagnucolosi. Coloro che non hanno mai sentito i rimorsi della coscienza guardano con disprezzo le lacrime del penitente

III POSSIAMO USARE I NOSTRI PROBLEMI COME MEZZO PER STIMOLARE LA NOSTRA SIMPATIA PER I PROBLEMI DEGLI ALTRI. Forse questo è uno dei motivi per cui ci viene inviato. Siamo stati troppo ristretti ed egoisti nella nostra visione di esso, pensando che debba essere limitato a qualche effetto direttamente e unicamente benefico per noi stessi. Ma può essere in gran parte inteso a prepararci per il nostro lavoro di aiutare altri in difficoltà. La vedova può simpatizzare con la vedova; I poveri mostrano la massima gentilezza verso i poveri. L'esperienza della prostrazione di una grande malattia permette di comprendere e aiutare le persone malate. Così il dolore è un talento da usare per il bene degli altri, investendo nella simpatia

IV I DOLORI DI CRISTO CONTRIBUIRONO A FARE DI LUI UN PERFETTO SALVATORE. Se Cristo capisce qualcosa, è il dolore; poiché non era egli "un uomo di dolore, e familiare con il dolore"? Perciò il sofferente che è disprezzato dai suoi fratelli prosperi può rivolgersi con certezza di simpatia al Salvatore degli uomini. Cristo non solo comprende il dolore, ma sa come usarlo. Ha trasformato la sua croce in una leva per risollevare un mondo caduto. Aiuterà i suoi discepoli sofferenti a disprezzare i propri dolori mentre simpatizzano con i dolori degli altri. Forte della sua vittoria sul peccato, sul dolore e sulla morte, Cristo santifica per sempre la sofferenza. Anche se i superficiali possono disprezzarla, i veri cristiani possono ora vedere in essa un mezzo di grazia celeste. - W.F.A

6 I tabernacoli dei ladroni prosperano. Dopo aver messo a tacere la questione personale tra lui e i suoi amici, Giobbe ritorna al suo argomento principale e sostiene che, essendo l'intero corso degli eventi mondani sotto il governo di Dio, tutti i risultati devono essere attribuiti a lui, e tra essi sia la prosperità dei malvagi, sia, a parità di ragionamento, le sofferenze dei giusti. E coloro che provocano Dio sono al sicuro.Giobbe 9:24 10:3 Nella cui mano Dio porta abbondantemente. Quindi sia la versione autorizzata che quella riveduta; ma i critici recenti per lo più rendono "che portano il loro Dio nella loro mano", cioè "che considerano la propria mano destra come il loro Dio" (comp. Virgilio, 'Aen., 10:773, "Dextra mihi Dens")

7 Ma ora interroga le bestie, ed esse te lo insegneranno. Giobbe inizia qui la sua rassegna di tutta la creazione, per mostrare che Dio ne ha la direzione assoluta. L'ordine di

(1) bestie,

(2) uccelli,

(3) pesci, è quello della dignità.

comp. - Genesi 9:2; Salmi 8:7,8 Giobbe sostiene che, se ci si appellasse alla creazione animale, e si chiedesse loro quale sia la loro posizione rispetto a Dio, lo proclamerebbero con una sola voce il loro Sovrano e Direttore assoluto. e gli uccelli del cielo, e te lo diranno. Gli istinti degli uccelli, le loro migrazioni periodiche, le loro abitudini ereditate, sono meravigliosi come qualsiasi altra cosa nell'economia divina dell'universo, e implicano tanto la mano di Dio che continua a dirigersi

Versetti 7-12. - La sapienza e la potenza di Dio, una verità universalmente conosciuta

Non è il possesso peculiare di quei fantasiosi amici saggi. È una verità impressa in tutta la natura e nell'esperienza dell'uomo

MI APPELLO ALLE CREATURE VIVENTI. (Versetti 7-10) Le bestie, gli uccelli del cielo, la terra con tutte le sue escrescenze viventi, le creature del mare, tutti portano tracce della sua abilità, tutti ricevono da lui la loro vita e il loro sostentamento, tutti sono soggetti al suo potere onnipresente.

comp. - Salmi 104:26-30

II APPELLO ALL'ESPERIENZA DELL'ETÀ. Come il palato cerca e discrimina tra le diverse pietanze in tavola, così l'orecchio prova le varie opinioni che ascolta, e sceglie le migliori, le più mature, come sua guida (Versetto 11). Lunga vita significa grande esperienza, e una grande esperienza dà il criterio della verità e la guida della vita. Eppure l'esperienza non è che il libro delle esperienze comuni. Ci viene meno quando abbiamo a che fare con il peculiare e l'eccezionale, che è l'attuale situazione di Giobbe (versetto 12)

III DESCRIZIONE ELOQUENTE DELLA POTENZA E DELLA SAGGEZZA DI DIO. (Versetti 13-25) Qui Giobbe rivaleggia e supera i suoi amici. Con colpi ripetuti, come con il martello sull'incudine, egli imprime la verità che la potenza e l'intelligenza del Supremo sono irresistibili, e davanti a lui ogni astuzia e potenza umana deve essere ridotta all'impotenza. La potenza e la sapienza di Dio occupano alternativamente il suo pensiero, appaiono e riappaiono in una varietà di immagini

Versetti 7-10. - La testimonianza della creatura al governo divino

Giobbe si vendica di nuovo in presenza dei suoi amici accusatori. Professa che la sua conoscenza è come la loro, e li indica persino agli animali inferiori per trovare saggezza da loro. Le medesime bestie della terra, gli uccelli dell'aria, il frutteto, i pesci nell'abisso, tutti dicono la grande verità: Geova regna supremo. "Nella sua mano è l'anima di ogni essere vivente e il respiro di tutto il genere umano"; tutti proclamano l'Onnipotente, tutti parlano dell'Eterno vivente nel quale tutti vivono. Questa testimonianza è testimoniata:

IO NELLA VITA COSCIENTE DI OGNI CREATURA. Anche l'uomo, a capo di tutto, è cosciente della dipendenza della sua vita da un potere superiore a lui. C'è un solo Signore della vita, Autore di tutta la vita, Sostenitore di tutti. Ogni vita individuale dichiara: "La mano del Signore ha operato questo". Nella sua mano solo c'è "l'anima", la vita "di ogni essere vivente e il respiro di tutta l'umanità". Egli è il Creatore e il Preservatore di ogni vita

II NELL'INFINITA VARIETÀ DELLA VITA. Che varietà illimitata vediamo! Gli uccelli del cielo, le bestie dei campi, i pesci del mare, abbondano in una grande varietà di vita. Tutti parlano del Creatore infinito, nel quale sono le possibilità della vita infinita; che, con le sue infinite risorse, ha creato e fatto il tutto. Il fatto che le specie varino secondo le condizioni di vita che le circondano non toglie nulla alla loro testimonianza del Potere infinito e supremo. Perché l'esistenza stessa di ogni vita parla di quel Potere. Quanto è grande colui la cui capacità creativa si rivela in questa varietà illimitata!

III NON MENO TESTIMONIANZA È RESA DALLA CONTINUA RIPRODUZIONE DELLE VASTE VARIETÀ. Che un'era dopo l'altra questa potenza continui a produrre, ciascuno secondo la propria specie, è un'altra testimonianza della grandezza di colui "nelle cui mani è l'anima di ogni essere vivente". La creazione e la conservazione delle molte specie, di epoca in era, parla alla mente riflessiva di colui che è l'unico Signore di tutta la vita, che con il suo onnipotente dominio preserva tutto nel loro ordine e nella loro continuità

IV MA NELLA MERAVIGLIOSA STRUTTURA DEI LORO CORPI È RESA UN'ALTRA TESTIMONIANZA. Quanto sono delicati gli organi del corpo, le facoltà della vista, dell'udito, dell'attività; la forza di uno, la delicatezza della struttura di un altro! Come sono meravigliosi i nervi del corpo, che trasmettono l'impressione dal mondo esterno al cervello! Allo stesso modo i vasi sanguigni e le forze nascoste con cui sono costruite le ossa, e ancora le forze della nutrizione che raccolgono il cibo dall'esterno e lo assimilano al corpo in tutte le sue parti. Questo viene fatto senza la conoscenza e il consenso della creatura; perché la creatura, anche l'uomo, non sa come si fa. è al di sopra di lui; parla in modo definitivo, distinto e forte di Dio, "nella cui mano è il respiro di tutta l'umanità"

V UN 'ULTERIORE TESTIMONIANZA SI PUÒ VEDERE NELL'ABBONDANTE PROVVISTA FATTA PER IL SOSTENTAMENTO DI TUTTI. Nonostante la vastità del regno in cui si trova la vita delle creature e la varietà delle forme di vita, ognuna delle quali ha i suoi bisogni particolari, tuttavia egli "soddisfa il desiderio di ogni essere vivente", il cibo è abbondante per l'uomo e per gli animali, e degli uccelli dell'aria si dice giustamente che "li nutre". Così l'opera divina è vista da ogni parte; e da tutte le varietà della vita cosciente sorge una testimonianza della grande verità: "Il Signore regna". Su ogni opera è chiaramente impressa la verità: "La mano di Geova ha fatto questo". -R.G

Versetti 7-10. - Lezioni di natura

LA NATURA RIMPROVERA L'IGNORANZA DELL'UOMO. Giobbe rimanda i suoi amici alla natura con un tono di rimprovero. Avrebbero dovuto sapere ciò che la natura stava proclamando. Ci sono due motivi per questo rimprovero

1. La ricchezza e la pienezza della testimonianza della natura al suo Creatore. Andate dove potete, la natura è pronta a parlare per Dio. Le bestie dei campi, gli uccelli del cielo, i rettili sulla terra, i pesci del mare, tutti parlano per la potenza e la saggezza del loro Creatore. C'è varietà in questa grandiosa espressione della natura, eppure c'è unità. Molte creature, di vario genere, concorrono a testimoniare le stesse grandi verità. Se non riusciamo a capire le bestie, gli uccelli possono insegnarcelo; Se gli insetti sono un enigma, i pesci possono istruirci. Anche se tutte queste diverse voci della natura potrebbero non risuonare nelle nostre orecchie come una volta, non possiamo essere a lungo fuori dalla portata di alcune di esse. Perciò: "Nella contemplazione delle cose create possiamo ascendere a Dio con delle soste".(Milton.)

2. La maggiore intelligenza dell'uomo. "Ma ora chiedi alle bestie, ed esse te lo insegneranno", come se quei bruti ottusi sapessero ciò che l'uomo non aveva scoperto. Così il signore della creazione è inviato per essere un allievo dei suoi sudditi più umili. Certo, per essere prosaicamente accurati, bisogna dire che le bestie non capiscono le lezioni che insegnano; che solo l'uomo può conoscere Dio, e che la testimonianza della natura è inconscia. Eppure, la facoltà superiore dell'uomo rende una vergogna che egli non debba sapere ciò che la natura sta insegnando in così tanti modi intorno a lui

II LA NATURA RIVELA LA PRESENZA DI DIO

1. Dalla sua costituzione. La stessa varietà della creazione rivela la mente e il potere del Creatore. Per questa varietà non è confusa, ma ordinata. Ci deve essere un'uniformità nel disordine stesso del caos che non si vede nel cosmo. Le varie specie di creature viventi mantengono i loro diversi posti nella scala della creazione, adempiono i loro destini distintivi e svolgono le loro funzioni separate. C'è una mente e uno scopo nella varietà stessa della natura

2. Dalla sua vita. La natura non è un enorme mosaico. Se il suo variegato quadro fosse immobile e immutabile, non potremmo fare a meno di ammirare l'infinita maestria con cui è stato composto. L'esposizione di esemplari impagliati di animali morti in un museo di storia naturale ci dà un'abbondante prova dell'abilità del Creatore. Ma i campi ci mostrano ciò che nessun museo può rivelare. Nel grande mondo della natura tutto è vita e movimento. Così non abbiamo le reliquie di un'antica attività divina di Dio, come fossili di animali estinti, ma le creature nel pieno stesso della vita. E questa vita deve essere costantemente mantenuta. Poi, con la sua stessa continuità, proclama la presenza di Dio. È nella natura, energizzante in essa in ogni momento. Nella sua mano c'è l'anima di ogni creatura vivente

3. Dalle sue connessioni umane. L'uomo partecipa alla vita comune della natura. La mano che tiene l'anima di ogni essere vivente trattiene il respiro di tutta l'umanità. "In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". Perciò non dobbiamo solo stringerci intorno a noi intorno alla creazione animale. Se consideriamo solo la nostra esistenza, abbiamo la prova quotidiana della presenza di Dio. La testimonianza della creazione ha lo scopo di ricordarci la nostra dipendenza da Dio. È soprattutto un buon correttivo delle nozioni soggettive di un visionario. Giobbe risponde in modo molto appropriato a Elifaz e alla sua terribile visione appellandosi alla grande voce vivente della natura. - W.F.A

8 O parla alla terra, ed essa ti insegnerà. Se si vuole che la terra materiale sia intesa, l'appello deve essere al suo corso ordinato, alle sue estati e ai suoi inverni, al suo tempo di semina e raccolto, alle sue piogge precedenti e successive, alla sua costante produttività, che, non meno degli istinti animali, parlano di un unico potere dominante che dirige e ordina tutte le cose. Se si intendono le cose striscianti della terra, la creazione dei rettili, allora l'argomento è semplicemente un'espansione di quello del versetto precedente. Gli istinti dei rettili devono essere attribuiti, non meno di quelli delle bestie e degli uccelli, alla costante azione di sovrintendenza e alla provvidenza dell'Onnipotente. E i pesci del mare te lo annunzieranno. La testimonianza sarà unanime: bestie, uccelli, rettili e pesci si uniranno in essa

9 Chi non sa in tutte queste cose; o, da tutte queste; cioè da tutti questi casi. Che la mano del Signore abbia fatto questo? letteralmente, la mano di Geova. Il nome "Geova" non ricorre altrove nel dialogo, sebbene sia impiegato frequentemente nelle sezioni storiche.Giobbe 1:6-12,21 2:1-7 38:1 40:1,3,6 42:1,7-12 Lo scrittore probabilmente considera il nome come poco familiare, se non sconosciuto, ai vicini di Giobbe, e quindi come evitato da lui nelle sue discussioni con loro. Ma qui, per una volta, dimentica di essere coerente con se stesso. Al di fuori delle Scritture, il nome si trova per la prima volta sulla Stele Moabita (circa 890 a.C.), dove designa il Dio adorato dagli Israeliti (vedi 'Records of the Past', vol. 11. p. 166, 1. 18)

10 Nella cui mano è l'anima di ogni essere vivente. Un breve riassunto di quanto detto nella Versetti. 7, 8, a cui è ora aggiunta l'ulteriore affermazione, che nelle mani di Dio, totalmente dipendente da lui, è anche l'intera razza umana. E il respiro di tutta l'umanità, letteralmente, e lo spirito di ogni carne umana #Giobbe 12:11

L'orecchio non prova forse le parole, e il mese assaggia la sua carne? piuttosto, come il palato assaggia la sua carne? (vedi la versione riveduta). In altre parole, "Non è tanto compito dell'orecchio discriminare tra parole sagge e non sagge, quanto del palato determinare tra sapori piacevoli e sgradevoli?" L'attinenza del versetto con l'argomento generale non è chiara

Versetti 11-25. - La supremazia Divina illustrata

Bildad si rivolge agli "antichi". Giobbe risponde: "Anch'io conosco il loro insegnamento". Ma c'è una saggezza più alta di quella degli antichi. La saggezza, la saggezza infallibile, è un attributo divino. Giobbe passa dalla sapienza terrena a quella celeste. Egli parla di Colui che è più alto e più potente, "presso il quale è forza e sapienza", mediante la quale egli governa. Egli illustra la supremazia di quel governo divino da un campo di indagine molto ampio. Egli indica le prove dell'onnipotenza divina:

IO NELLA CONTRAPPOSTA IMPOTENZA DELL'OPPOSIZIONE UMANA ALLA VOLONTÀ DIVINA. (versetto 14)

II NEL CONTROLLO DEI POTENTI ELEMENTI DELLA NATURA. Le stesse "acque" obbediscono al suo comando (Versetto 15)

III NEL COSTRINGERE ANCHE QUELLI CHE SBAGLIANO E QUELLI CHE INGANNANO A ESSERE SOTTOMESSI ALLA SUA VOLONTÀ E AL SUO PROPOSITO. (versetto 16)

IV NEL CONFONDERE LA SAPIENZA DEI SAPIENTI. Sviare "i consiglieri viziati" e abbassare il giudice al livello dello stolto (Versetto 17)

V IN RE UMILIANTI E SACERDOTI E UOMINI POTENTI. (Versetti 18, 19)

VI NEL FRENARE LA PAROLA DEGLI ELOQUENTI E DERUBARE I VECCHI DELLA LORO COMPRENSIONE. (versetto 20)

VII NEL DISPREZZARE L'ONOREVOLE E NEL FAR VACILLARE I FORTI PER LA DEBOLEZZA. (versetto 21) Egli dà o toglie sapienza e potenza come gli piace, dimostrando di essere saggio e potente sopra ogni cosa; poiché questi sono i suoi doni per i figlioli degli uomini che li hanno

VIII EGLI MOSTRA INOLTRE CHE LE COSE NASCOSTE DELLE TENEBRE SONO APERTE ALLA SUA VISTA. Scopre le opere segrete del male. Nemmeno la fitta ombra della morte può nascondersi da lui (Versetto 22)

IX LA STORIA NAZIONALE È UGUALMENTE SOTTO IL SUO CONTROLLO. Il suo potere è sulle nazioni; allarga o stringe a suo piacimento. Egli disperde o raccoglie come vuole (Versetto 23)

X IL PIÙ IMPORTANTE FRA TUTTI I POPOLI DELLA TERRA ABE SOGGETTO AL SUO SOVRANO DOMINIO. È una piccola cosa per lui togliere loro la luce della ragione, confondendoli e confondendoli, e gettandoli nell'oscurità e nell'oscurità. Altrove apprendiamo perché e quando l'Onnipotente tratta così gli uomini. Lo scopo di Giobbe è quello di mostrare che l'uomo è come nulla di fronte a lui. Nel suo più alto onore, nella sua massima saggezza, nella sua massima forza, egli non può contendere con Geova. Sulla vita individuale in tutte le sue varie condizioni, sulla vita combinata degli uomini nelle loro combinazioni nazionali o politiche, egli è ancora supremo. E sui cieli e sulla terra egli è il Signore, sì, su tutto. Questa è la fede di Giobbe e la sua dichiarazione. Egli può proclamare la suprema e assoluta maestà di Geova con altrettanta verità, ed anche in modo più sorprendente dei suoi amici. - R.G

Discriminazione

Sembra che Giobbe intenda dire che, come la bocca rileva le differenze di gusto, così l'orecchio discerne le distinzioni delle parole. Non mangiamo tutto ciò che assaggiamo. Possiamo respingere la nausea e selezionare ciò che è appetibile. Allo stesso modo non accettiamo e non crediamo a tutto ciò che sentiamo. Possiamo discriminare tra i detti che ci vengono in mente. Bildad, in particolare, ha cercato di risolvere la questione della provvidenza facendo appello alle tradizioni dell'antichità. Giobbe dimostra di poter fare lo stesso appello a un'altra serie di proverbi, e il risultato sarà molto diverso. La tradizione non è unanime. Non è ragionevole, quindi, prendere tutto ciò che ne viene a portata di mano come verità infallibile. Dobbiamo esaminarlo e metterlo alla prova, scegliendo ciò che è saggio, rifiutando ciò che è errato

LA DISCRIMINAZIONE È NECESSARIA. Nota perché

1. Molte voci reclamano di essere ascoltate. Non ci lasciamo a un consiglio monotono. Una vera e propria babele di lingue ci assale. Siamo assediati da ogni parte da coloro che rivendicano la nostra fede. Viviamo sotto una pioggia perfetta di nozioni rivali. Ogni teoria pretende di essere la verità assoluta; Eppure ogni nuova teoria smentisce la precedente. Nella religione questo è dolorosamente evidente. Non solo le grandi religioni storiche del mondo competono per la supremazia, ma il cristianesimo stesso ci parla a molte voci. Che cosa dobbiamo credere in mezzo al conflitto delle sette e dei partiti, alcuni che spingono al sacerdotalismo estremo, altri all'evangelicalismo; Alcuni si contendevano le antiche fedi, altri favorivano nuove luci? Dobbiamo usare la discriminazione, perché è una follia infantile dare il nostro assenso alla prima voce che ha la possibilità di attirare la nostra attenzione

2. È importante accettare la verità più pura. La verità è il cibo dell'anima. Non osiamo giocare con le sue idee in dilettante indifferenza. Essere illusi significa essere presi in trappola. Soffriamo nutrendoci di errore. Come dobbiamo distinguere tra dieta sana e malsana se vogliamo essere in salute fisica, così dobbiamo distinguere tra verità ed errore se vogliamo essere in salute spirituale. Ci sono anche veleni mortali che sembrano belli: devono essere scoperti e respinti se non vogliamo che le nostre anime vengano uccise

II LA DISCRIMINAZIONE È POSSIBILE

1. Abbiamo una facoltà naturale di giudizio. Giobbe affermò di possederlo, e lo paragonò alla naturale capacità discriminante del palato. Le nostre menti sono state create da Dio per l'uso. Se debolmente e indolentemente non riusciamo a impiegarli, e diventiamo così schiavi di qualsiasi ingannatore senza scrupoli, dobbiamo incolpare solo noi stessi per il nostro rovinoso errore. Anche se dobbiamo camminare per fede, dobbiamo prima usare la nostra ragione per essere certi di avere un buon terreno di fede. Negare la possibilità di farlo significa fare il gioco dei cattolici romani ultramontani

2. Il nostro giudizio può essere illuminato dallo Spirito Santo. Dobbiamo essere consapevoli che spesso sbagliamo. Il palato non è una guida infallibile, perché ciò che è piacevole al gusto può essere molto malsano. Ci sono veleni dolci. Come possiamo evitare errori attraenti? Questa domanda è molto importante, perché il nostro gusto è stato depravato; Un appetito vizioso ha pervertito la naturale facoltà di discriminazione. Ma Cristo ha provveduto alla difficoltà promettendo allo Spirito Santo di guidarci in tutta la verità.Giovanni 16:13 Assicuriamoci di dipendere umilmente dallo Spirito di Dio, e non possiamo sbagliare fatalmente - W.F.A

12 Presso gli antichi c'è la sapienza, e nella lunghezza dei giorni l'intelligenza. Gli uomini acquisiscono la loro saggezza gradualmente e dolorosamente attraverso molta esperienza durante un lungo periodo di tempo, così che non è fino a quando non sono "antichi" che possiamo chiamarli saggi o attribuire loro "intelligenza". Ma con Dio il caso è completamente diverso

13 Presso di lui c'è sapienza e forza. Con Dio dimora essenzialmente la sapienza e la forza. Non è più saggio o più forte in un momento che in un altro. Il tempo e l'esperienza non aggiungono nulla alla perfezione dei suoi attributi, che sono immutabili. Tale saggezza trascende infinitamente qualsiasi cosa a cui l'uomo possa arrivare, e quindi è senza dubbio la saggezza con cui il mondo è governato. Egli ha consiglio e intelligenza. Dio ha queste qualità come sue. Esse non sono acquisite o impartite, ma gli appartengono, necessariamente e sempre

Versetti 13-25. - Giobbe a Zofar:3. La provvidenza di Dio descritta

Io come INFINITAMENTE SAGGIO E POTENTE. "Presso Dio c'è sapienza e forza, egli ha consiglio e intelligenza" (versetto 13), un sentimento ripetuto nel versetto 16. Dei due attributi qui menzionati, il primo è implicato nella sua suprema Divinità; sebbene in questo contesto Giobbe sembri basarlo sulla sua esistenza eterna, come se volesse dire: "Tu affermi che nella lunghezza dei giorni c'è intelligenza, e io te lo concedo; ma quale deve essere dunque la sapienza di colui che è eterno nei suoi anni?" Il secondo, che è ugualmente coinvolto nel concetto di Dio, si può qui dire che si basa sul fatto già affermato che "nelle sue mani è l'anima di ogni essere vivente e il respiro di tutta l'umanità" (Versetto 10). Il Creatore dell'universo deve essere forte e l'Intelligenza Eterna deve essere saggia. Essendo dunque infinitamente saggio e potente, le stesse qualità devono apparire nell'opera delle sue mani. Mentre l'artista mette le sue concezioni nel dipinto che esegue, e l'artefice dirige l'attenzione sull'opera che ha modellato come prova della sua abilità; così, ragiona Giobbe, si vedrà che il governo provvidenziale di Dio, quando sarà esaminato a fondo, rifletterà l'incomparabile saggezza della sua mente onnisciente e attesterà la forza incommensurabile della sua mano onnipotente

II COME ASSOLUTAMENTE SOVRANO E IRRESISTIBILE. "Ecco, egli crolla, e non si può ricostruire; egli rinchiude l'uomo, e non ci può essere alcuna apertura" (Versetto 14). Il primo può alludere alla distruzione della Torre di Babele, e il secondo alla confusione delle lingue; anche se il riferimento può essere più generale, a quegli atti di distruzione (e, implicitamente, di restaurazione) e di restrizione (e di nuovo, implicitamente, di liberazione) che attestano il suo potere onnipotente. Esempi del primo si possono trovare nell'incendio di Sodoma; la distruzione di Gerusalemme da parte degli eserciti di Tito; il rovesciamento di Babilonia e Ninive; l'inghiottimento di Ercolano e Pompei per azione vulcanica; mentre si può ritenere che la rinchiusione degli uomini nelle prigioni sia stata esemplificata in Giuseppe,Genesi 37:24 Geremia.Lamentazioni 3:53 - ; confronta

III COME ESTESO ALLA NATURA E ALL'UOMO

1. Alla natura. "Ecco, egli trattiene le acque, ed esse si prosciugano; le manda fuori, ed esse rovesciano la terra" (Versetto 15). Forse esemplificato nella prima formazione della terra asciutta,Genesi 1:9 e nel Diluvio;Genesi 7:11, anche se più probabilmente additano l'intervento divino come la vera causa della siccità,1Re 17:1 e delle inondazioni o inondazioni distruttive

2. All'uomo. "L'ingannato e l'ingannatore sono suoi" (versetto 16). Forse alludendo a se stesso e ai suoi compagni (M. Good), anche se è meglio dare al linguaggio un riferimento più ampio. Esemplificato in Satana e nell'uomo,

Ri 20:3 lo spirito bugiardo e Acab,1Re 22:22 anticristo e miscredenti.2Tessalonicesi 2:11 Il linguaggio esprime con forza il completo controllo di Dio su tutte le classi di uomini

IV COME CONTROLLO DEGLI INDIVIDUI E DELLE COMUNITÀ

1. Individui

(1) Fucilieri civici. "Egli conduce via i consiglieri spogliati [letteralmente, 'nudi', cioè 'spogliati delle loro vesti ufficiali, e dei loro vestiti e scarpe come prigionieri'], e rende i giudici stolti", distruggendo il loro potere e degradando la loro posizione.

Confronta - Isaia 3:2,4; 40:23; 44:25 "Egli scioglie il legame dei re, e cinge i loro fianchi con una cintura" o corda; il che significa che o scioglie i loro prigionieri, e li rende invece prigionieri, o scioglie la cintura ingioiellata dei re, le insegne della regalità, e lega i loro fianchi con le corde della servitù. Illustrazioni: Sedechia, Napoleone, ecc

(2) Funzionari ecclesiastici. "Egli conduce via i principi [letteralmente, 'sacerdoti'] spogliati [letteralmente], e rovescia i potenti [o, 'quelli stabiliti da lungo tempo', quelli di grande e alta reputazione per santità e saggezza, probabilmente principi-sacerdoti come Melchisedec e Ietro]"

(3) Senatori eloquenti. "Egli toglie la parola [letteralmente, 'il labbro'] del fidato, e toglie l'intelligenza agli anziani" (Versetto 20). Così mutò il consiglio di Ahitofel in stoltezza.2Samuele 15:31

(4) Nobili altezzosi. "Egli riversa disprezzo sui principi e indebolisce la forza dei potenti"; letteralmente, "scioglie la cintura dei forti" (Versetto 21). Essendo la cintura la cintura con cui venivano allacciati gli indumenti prima di intraprendere qualsiasi sforzo violento, il linguaggio esprime l'idea che è compito di Dio impartire o trattenere la forza richiesta per qualsiasi impresa in cui l'uomo possa impegnarsi

(5) Politici intriganti. "Egli scopre cose profonde dalle tenebre e fa uscire alla luce l'ombra della morte" (Versetto 22). Mentre il linguaggio può essere applicato con perfetta proprietà al potere posseduto da Dio di rivelare verità che si trovano al di fuori della portata dell'intelletto umano, come ad esempio quelle della rivelazione, o di portare alla luce scoperte recondite nella scienza e nella filosofia, che sono sempre avvolte in un'oscurità impenetrabile fino a quando egli non si compiace di dispiegarle, la connessione sembra piuttosto indicare la capacità di Dio di leggere i pensieri e le intenzioni segrete del cuore umano,Ebrei 4:12,13 e in particolare di scoprire e smascherare "i profondi e disperati disegni di traditori, cospiratori e altri criminali di stato" (Bene); come quelli, ad esempio di Absalom contro Davide,2Samuele 15:6 e Haman contro i Giudei,Ester 3:9 di Erode contro Cristo,Matteo 2:8 e degli ebrei contro Paolo,Atti 23:21 come la congiura di Catilina a Roma, e la Congiura delle Polveri in Inghilterra

2. Comunità

(1) Tendenze nazionali. Le cose profonde che emergono dalle tenebre e l'ombra della morte scoperta possono anche alludere alle "inclinazioni e correnti nascoste che lentamente danno forma al carattere e alle funzioni di una nazione, o che ne è sempre consapevole, o che mai anche i suoi governanti ne sono consapevoli; quella corrente di tendenza che scorre in parte sotterranea per un po', che silenziosamente ci trasporta non sappiamo dove, non sappiamo come, e ci porta in imprese e modi di attività nazionale estranei e opposti a quelli verso i quali i nostri politici più sottili supponevano di guidarci" (Cox)

(2) Movimenti nazionali. "Egli accresce le nazioni e le distrugge, ingrandisce le nazioni e le stringe di nuovo" (Versetto 23). La distribuzione originale dell'umanità in nazioni e la loro dispersione sulla faccia della terra, sebbene effettuata in conformità con la legge naturale, fu direttamente opera di Dio. Così l'aumento e la diminuzione nazionale, la prosperità nazionale e l'avversità nazionale, per quanto possano sembrare il risultato di cause ben note e invariabilmente operanti, sono riconducibili in ultima analisi alla volontà e alla potenza di Dio.Salmi 22:28; 24:1; 47:2,3; Isaia 40:22,23; Daniele 4:17; Atti 17:26 Egli accrebbe Israele in Egitto,Ester 1:12 e lo diminuì nel deserto,Numeri 14:29 lo portò alla prosperità sotto Davide,2Samuele 8:6,11,14 e lo abbandonò alla decadenza dal tempo di Roboamo in poi.1Re 12:24 - Egli allargò a sua volta l'Egitto, l'Assiria, la Babilonia, la Persia, la Grecia, Roma, e a sua volta li ridusse. Ha esaltato la Gran Bretagna, l'America, la Germania, ma non si è privato del potere di riportarle in polvere

(3) Leader nazionali. "Egli toglie il cuore ai capi dei popoli della terra e li fa vagare in un deserto dove non c'è via", lasciandoli ai loro consigli stolti e distratti, così che "brancolano nelle tenebre senza luce", e li fa "vagare in un deserto dove non c'è via" (Versetti. 24, 25). Non è nell'uomo che cammina, sia esso uno statista o un contadino, dirigere rettamente i suoi passi. Coloro che guidano se stessi o gli altri alla luce della propria intelligenza sono come viaggiatori che seguono un ignis fatuus fino alla loro distruzione. Quindi nessun politico può guidare in sicurezza uno Stato, a meno che Dio non lo guidi prima. Un intelletto gigantesco, una splendida eloquenza, un'esperienza prolungata, l'astuzia più sottile, la deliberazione più attenta, la più rara sobrietà di giudizio, non saranno sufficienti per il successo politico (del tipo più alto) senza l'aiuto della saggezza e della forza divine. Anche un Salomone, se abbandonato da Dio, comincerà a fare lo sciocco, e un Sansone ad essere debole come gli altri uomini

Imparare:

1. Riconoscere la mano di Dio nel governo provvidenziale del mondo. Abitualmente farlo non è un segno trascurabile di un cuore misericordioso

2. Non cercare un'esatta distribuzione di ricompense e punizioni sulla terra. Non è incluso nel programma divino che la giustizia della procedura di Dio qui sia sempre percepibile da coloro ai quali si riferisce

3. Per stare tranquilli, nonostante che Dio faccia bene tutte le cose, "Il Giudice di tutta la terra non farà forse bene?"

4. Inchinarsi con riverenza davanti alle provvidenziali dispensazioni di Colui che regna in cielo e governa sulla terra. Sebbene la sua volontà sia troppo assoluta per essere restata, tuttavia la scelta di come sottometterci a quella volontà è stata posta nelle nostre mani

5. Portare con noi il pensiero della provvidenza dominante di Dio in tutte le relazioni e i doveri della vita. È di grande aiuto alla pietà ricordare che Dio è vicino

Versetti 13-15, 18-21, 23-25.- Immagini dell'irresistibile potenza di Dio

IL MURO, O LA CASA, O LA CITTÀ COSÌ DEMOLITA NON POSSONO ESSERE RIEDIFICATE. (versetto 14) Spazzata dal velo della distruzione, diventa possesso del tarabuso e delle pozze d'acqua.Isaia 14:23 Le mura in rovina di Babilonia e le sue porte carbonizzate sfidano la fatica stancante del popolo;Geremia 51:58 essa affonda, e non si rialzerà dal male che Geova manderà su di lei.Geremia 51:64 - Gli uomini possono costruire, ma egli lo abbatterà.

Malachia1:4

II LE PORTE DELLA PRIGIONE CHE EGLI CHIUDE, NESSUNO PUÒ APRIRLE. (versetto 14) Egli ha la chiave di Davide. Invano ogni coraggio umano quando il Signore ha deciso di "consegnare un uomo nelle mani del suo nemico". Eppure c'è un aspetto misericordioso in questa apparente dura verità, come sottolineato da San Paolo: "Li ha chiusi tutti nell'incredulità, per avere misericordia di tutti".Romani 11:32

III IL PROSCIUGAMENTO E L'INVIO DI INONDAZIONI. (versetto 15) Come illustra l'antica storia diGenesi 6 eGenesi 8), e della siccità al tempo di Elia.1Re 17 Egli chiude il cielo,1Re 8:35 e solo lui può dare docce.Geremia 14:22

IV LA SOTTOMISSIONE DEI RE TERRENI. (versetto 18) Come illustrato nel trasporto di Manasse prigioniero a Babilonia,2Cronache 23 e di SedechiaGeremia 52). Il pensiero è ripetuto nel versetto 21, e ulteriori illustrazioni possono essere tratte dai casi di Faraone, di Saul, di Acab

V LA PRIVAZIONE DELLA PAROLA E DELLA SAGGEZZA. (versetto 20) La sagacia degli uomini si trasforma in follia; La loro prudenza è vana quando gli piace di esercitare la sua potenza. Così nel versetto 24, dove ci viene ricordato il sorprendente giudizio su Nabucodonosor.Daniele 4

VI L'AUMENTO E LA DISTRUZIONE DELLE NAZIONI. (versetto 23) L'ascesa e la caduta degli imperi e dei popoli è determinata da leggi costanti. L'obbedienza alla legge significa crescita e prosperità; violazione della legge, decadenza e rovina

VII CONFUSIONE E SMARRIMENTO sono prove della potenza pratica di Dio (Versetti. 24, 25). Il caos, il vagabondaggio, le tenebre, l'impotente esitazione, cadono di tanto in tanto sugli uomini e sulle nazioni, perché sono stati infedeli alla vera luce e alla guida divina

Versetti 13-25. - La sapienza e la potenza di Dio

Giobbe risponde alle autorevoli espressioni del suo amico di proverbi e massime mondane con una citazione di detti simili, ma con un significato diverso. Non è vero che i giusti prosperano sempre, e che i malvagi soffrono sempre. Una tale nozione primitiva implica una concezione troppo antropocentrica dell'universo; Si basa sul presupposto che tutte le cose siano fatte solo per adattarsi alla nostra condizione e alla nostra condotta. Ora, Giobbe ha una visione più alta e più ampia. Egli si appella a detti che parlano della suprema sapienza e dell'irresistibile potenza di Dio, del tutto indipendentemente dall'uomo e dalle sue preoccupazioni

LA SAPIENZA E LA POTENZA DI DIO SONO AL DI SOPRA DI TUTTO. Non riusciamo a capire il suo pensiero; Non possiamo resistere al suo braccio. Farà ciò che ritiene migliore, che siamo d'accordo o meno. L'universo è sotto un Sovrano irresistibile. È possibile per noi mettere in discussione ciò che Dio fa, ma non possiamo rispondergli. Possiamo ribellarci alla sua autorità, ma non possiamo rovesciarla. Perciò dovremmo sfuggire al nostro meschino campanilismo e considerare il grande mondo di Dio e il governo universale, prima di tentare di formare qualsiasi teoria della vita

II LA SUPREMA SAPIENZA DI DIO E POTREBBE RIGUARDARE INTERESSI DIVERSI DA QUELLI DELL'UOMO. Le nostre vedute ristrette del governo di Dio ci portano a false opinioni sulla sua azione. Siamo tentati di immaginare che tutto ciò che fa sia solo in vista del suo effetto su di noi. Così coloriamo l'universo con il nostro egoismo. Ma il Signore di tutti deve avere da considerare interessi vasti di cui non sappiamo nulla. Ciò che ci sembra sciocco perché non riusciamo a vedere la fine in vista -- una fine spesso del tutto al di fuori di noi stessi, apparirebbe in una luce molto diversa se conoscessimo tutti i disegni di vasta portata di Dio

III LA SAPIENZA E LA POTENZA DI DIO SONO ENTRAMBE IN ARMONIA CON LA SUA BONTÀ. Questo non è così evidente nella rappresentazione di Giobbe dell'azione divina come deve essere per un cristiano. Il patriarca è caduto nell'errore di una visione unilaterale nel combattere l'opinione ristretta ed erronea dei suoi amici, ed è arrivato a rappresentare Dio troppo come l'autocrate orientale irresponsabile, la cui unica legge è la sua volontà, ma la cui volontà può seguire un semplice capriccio e può essere libera da ogni considerazione di giustizia. Giobbe non direbbe tanto di Dio, ma la sua descrizione tende in questa direzione. Ora, sappiamo che la cosa più suprema in Dio non è la sua potenza, né la sua sapienza; è il suo amore.1Giovanni 4:8,9 Perciò, anche se non possiamo capire il suo grande proposito, questo deve essere buono

Vediamo Dio nella sua irresistibile potenza abbattere re e principi, condurre persone intelligenti in scene di smarrimento, apparentemente giocando con ogni sorta di uomini come semplici pedine. Ma questo è solo perché siamo miopi. I grandi scopi che includono mondi diversi dal nostro non escludono il nostro mondo. Dio non spazza via l'uomo come una nullità quando va avanti per realizzare i suoi vasti disegni. Uno dei più grandi propositi di Dio è la redenzione dell'uomo mediante il dono del suo proprio Figlio. - W.F.A.Giovanni 3:16 #Giobbe 12:14

Ecco, egli si sgretola, e non si può ricostruire. Il professor Lee pensa che l'allusione sia alle città della pianura.Genesi 19:24-29 Ma il sentimento è così generale, che possiamo ben dubitare che nella mente di Giobbe ci fossero particolari istanze. In ogni caso, gli agenti distruttivi della natura devono essere inclusi tanto quanto qualsiasi atto soprannaturale. Egli rinchiude un uomo.

comp. - Giobbe 11:10 Dio "chiude" gli uomini quando li circonda con calamità o altre circostanze, che tolgono loro ogni libertà di azioneGiobbe 3:23; 19:8 Quando fa questo, ne consegue il risultato: non ci può essere apertura. Nessun altro potere può dare liberazione

15 Ecco, egli trattiene le acque, ed esse si prosciugano. Dio, a suo piacimento, provoca grandi siccità, che sono tra le peggiori calamità che possano accadere. Egli trattiene la pioggia benedetta dal cielo,Deuteronomio 11:17; 1Re 8:35; 17:1 e le sorgenti si ritirano, e i fiumi si prosciugano, e una terra fertile si trasforma in un deserto, e la carestia si diffonde per il paese, e gli uomini muoiono a migliaia. Ed egli li manda fuori, ed essi rovesciano la terra; cioè provoca inondazioni e inondazioni. Una volta egli travolse tutta la terra e distrusse quasi tutta la razza umana, con un diluvio di carattere straordinario, che si fissò a tal punto nella coscienza umana, che se ne trovano tracce nelle tradizioni di quasi tutte le varie razze umane. Ma, oltre a questa grande occasione, egli anche in diecimila altri casi, causa, per mezzo di inondazioni, tremende rovine e devastazioni, spazzando via raccolti e bestiame, e persino villaggi e città, a volte anche "rovesciando la terra", provocando l'esplosione dei laghi, il cambiamento del corso dei fiumi, l'inondazione permanente di vaste distese di terra e l'alterazione del contorno delle coste

16 Presso di lui c'è forza e sapienza; piuttosto (come nella Versione Riveduta), presso di lui c'è forza e lavoro efficace. Dio non ha solo la saggezza per progettare il corso degli eventi (versetto 13), ma anche la potenza e la capacità di realizzare tutto ciò che progetta. L'ingannato e l'ingannatore sono suoi. Non solo Dio governa il corso della natura esterna, ma anche le azioni degli uomini. "Ci sarà forse del male in una città, ed egli non l'avrà forse fatto?"Amos 3:6 Egli permette che alcuni seducano, e altri siano ingannati. Il male morale è quindi sotto il suo controllo e, in un certo senso, può essere imputato al suo operato. Ma è necessario che gli uomini, quando si avvicinano a tali grandi misteri, siano molto cauti e cauti nel loro discorso. Giobbe tocca con mano un po' troppo audace i problemi più profondi dell'universo

Versetti 16, 17, 22.- Esempi della saggezza dominante di Dio

IO, L'INGANNATORE E L'INGANNATO, SONO SUOI. (versetto 16) Egli può far sì che lo spirito del profeta infedele sia uno spirito bugiardo,1Re 22 da ingannare nei suoi oracoli, e incorrere nella distruzione.Ezechiele 14:9

II Così I GIUDICI SONO PRESI IN GIRO. (versetto 17) In breve, Dio ha fatto di tanto in tanto la sapienza di questo mondo stoltezza, affinché nessuna carne possa gloriarsi alla sua presenza

III EGLI PORTA ALLA LUCE NUOVE SCOPERTE DELLA VERITÀ. (versetto 22) Questa è la rivelazione di Dio nella storia, e la sua pagina è piena di illustrazioni. La chiamata di Abramo; la risurrezione di Mosè; la liberazione di Israele; l'elevazione di Davide, la "verga uscita dal suo tronco'", l'umile Messia; il progresso del Vangelo e il trionfo sulla saggezza della Grecia e sull'orgoglio di Roma; gli inizi della Riforma, sono solo alcuni dei punti salienti di questa provvidenziale storia del mondo

L'intera descrizione ha lo scopo di insegnare:

(1) Umiltà nel senso della debolezza del nostro potere, dell'inferiorità della nostra conoscenza di fronte alla potenza e alla sapienza di Dio

(2) Riverenza nello studio della storia e nell'osservazione della natura

(3) Vigile e fiduciosa attesa di cambiamenti nel corso della provvidenza, per mezzo dei quali l'iniquità sarà rovesciata, la regola della menzogna sarà portata a termine e il regno divino sarà avanzato nel mondo. - J

17 Egli conduce via i consiglieri spogliati. I saggi della terra non possono resistergli o sfuggirgli; egli frustra i loro disegni e li rovescia, e, per così dire, li conduce via prigionieri. e rende stolti i giudici; piuttosto, e giudica rende stolto. Non c'è un articolo e non si fa riferimento a giudici in particolare.

comp. - Isaia 44:25 #Giobbe 12:18

Egli scioglie il legame dei re e cinge loro i fianchi con una cintura. Questo può significare che Dio a suo piacimento libera i re dalla cattività, e li lega anche con una corda e li fa portare via prigionieri; o che perda l'autorità che i re hanno sui loro sudditi, e poi li lasci portare via prigionieri dai loro nemici. Quest'ultimo è forse il senso più probabile

19 Egli conduce via i principi spogliati; piuttosto, sacerdoti (μynhk), come nella Versione Riveduta. Questa è l'unica menzione di "sacerdoti" nel Libro di Giobbe, e una casta sacerdotale, come quella dell'Egitto o di Israele, può difficilmente essere intesa. I sacerdoti sono posti fra i potenti, alla pari con i re (Versetto 18), i principi (Versetto 21) e "i forti" (Versetto 21). Questo contesto ci fa naturalmente pensare a quei re-sacerdoti di cui sentiamo parlare nei tempi antichi, come MelchisedecGenesi 19:18-20 e Ietro,Esodo 3:1; 18:1-27 e i re egiziani della ventunesima dinastia ('History of Ancient Egypt,' vol. 2. pp. 408-415), ed Ethbaal di Tyro ('History of Phoenicia,' p. 435), e Sethos (Erode, 2, 141), e altri. L'allusione di Giobbe è probabilmente a persone di questa classe esaltata, che senza dubbio furono a volte sconfitte e trascinate in cattività, come altri governanti e governatori. e distrugge i potenti. Schultens intende con ethanim (μynjya) "grandi maestri", ma il significato ordinario della parola è "forte" o "potente".

vedi - Giobbe 33:19; Michea 6:2 #Giobbe 12:20

Egli toglie la parola del fidato. Dio priva gli uomini di Stato fidati della loro eloquenza, distrugge la loro reputazione e la loro autorità. e toglie l'intelligenza agli anziani. Trasforma uomini saggi e anziani in sciocchi e sciocchi, indebolendo i loro giudizi e riducendoli all'imbecillità

21 Egli riversa disprezzo sui principi; letteralmente, sul munifico. Ma la parola ha spesso il senso più generico di "principi", "grandi uomini".

vedi - 1Samuele 2:8; Proverbi 25:7 - , ss. e indebolisce la forza dei potenti; letteralmente, scioglie la cintura del forte. Ma la nostra versione esprime sufficientemente il significato

22 Egli scopre le cose profonde dalle tenebre. Per "cose profonde" si intendono probabilmente le "trame profondamente congegnate" che gli uomini malvagi escogitano nell'oscurità (o segretezza). Questi Dio spesso "scopre", o li fa mettere a nudo. La storia inglese può indicare un caso del genere nella scoperta della famosa "Congiura delle Polveri" nel secondo anno di Re GiacomoI, e porta alla luce l'ombra della morte. Non c'è nulla di segreto che Dio non possa, se vuole, rivelare; né c'è nulla di nascosto che egli non possa far conoscere. Oscuri disegni omicidi, sui quali si stende un'ombra come di morte, che gli uomini progettano in segreto e tengono nascosti nei loro pensieri più intimi, egli può, e spesso lo fa, far portare alla luce e rendere manifesti agli occhi di tutti. Ogni piano di questo tipo, per quanto accuratamente custodito e nascosto, sarà un giorno reso noto.Matteo 10:26 - Molti sono messi a nudo anche durante la vita dei loro ideatori

"Cose profonde che emergono dall'oscurità"

IO COME DIO SCOPRE LE COSE PROFONDE DALLE TENEBRE. Ha mezzi di conoscenza che sono sigillati per noi, una chiave che apre la camera più segreta, un occhio che può vedere fino alle profondità più nascoste. Vede lo scheletro nell'armadio. La maschera dell'ipocrita non potrà mai ingannarlo

1. Dio vede interiormente. L'uomo guarda sul volto esteriore, Dio sulla.1Samuele 16:7 Il suo Spirito interiore vede fin dove influenza, e influenza le sorgenti più intime del nostro essere

2. Dio vede immediatamente. Questo deriva dalla sua visione interiore. Dobbiamo dedurre e trarre conclusioni per mezzo di una catena di ragionamenti. Dio può fare a meno di questo processo. Vede tutto, la sua conoscenza è diretta e intuitiva

3. Dio vede dappertutto. La nostra visione è limitata a una certa area. Anche quando ci troviamo sulla cima di una montagna e ci sforziamo di ammirare un grande panorama di paesaggi, possiamo guardare attentamente solo una parte della prospettiva alla volta. Ma lo sguardo infinito di Dio abbraccia tutti i fatti dell'universo in una sola volta

II QUALI COSE PROFONDE DIO PORTA ALLA LUCE

1. Scopre il peccato nascosto. Il nefasto disegno dell'uomo di Stato senza scrupoli architettato entro le porte chiuse della sala del consiglio, l'oscuro complotto della piccola banda di disperati cospiratori, l'orribile piano dell'orda di ladri, il cattivo proposito del traditore, sono tutti ben noti a Dio dal momento in cui i primi pensieri oscuri sono entrati nella mente dei loro creatori. Il peccato che è stato commesso una volta è tutto noto a Dio, anche se può essere stato messo a tacere e tenuto lontano dall'osservazione degli uomini. Nel grande giorno del giudizio Dio lo porterà alla luce

2. Scopre la bontà nascosta. Tutto ciò che Dio tira fuori dal suo nascondiglio segreto non è male. Ci sono tesori nascosti. I minatori estraggono minerali preziosi dall'oscuro interno della terra. Il viaggio del Challenger fu un mezzo per portare alla luce molte meravigliose opere di Dio dalle oscure profondità del mare. Dio osserva ogni valore nascosto. "La violetta nata per arrossire invisibile" gli è perfettamente nota. Capisce anche l'innocenza che viene crudelmente mal giudicata e condannata come colpa dagli uomini. Un giorno Egli porterà alla luce tutto questo, e rivendicherà la causa di ogni vero martire

III LE CONSEGUENZE CHE DERIVANO DALLA SCOPERTA DA PARTE DI DIO DELLE COSE PROFONDE DELLE TENEBRE: Egli rettificherà tutto il male. Egli darà giudizi giusti. Le oscure creature del peccato che vengono portate alla luce non possono essere lasciate fuori nel pieno bagliore del sole per ingannare la giornata con la loro oscenità. Come calpestiamo le cose impure che strisciano fuori dai luoghi oscuri quando vengono improvvisamente disturbate e le schiacciano, così Dio deve distruggere i malvagi quando la loro malvagità viene portata alla luce. La rivelazione può essere solo preliminare alla condanna. Nel frattempo l'illusione che porta gli uomini a covare il loro peccato è fatale. Qualunque scusa la copra è una bugia. "Per amore della grazia, non porre quell'unzione lusinghiera alla tua anima; Non farà altro che scuoiare e filmare il luogo ulceroso; Mentre la corruzione è di rango, l'estrazione di tutto all'interno, infetta invisibile". D'altra parte, la rivendicazione finale del diritto è un grande incoraggiamento alla "paziente perseveranza nel fare il bene". -W.F.A

23 Egli moltiplica le nazioni e le distrugge. La provvidenza di Dio si preoccupa non solo della sorte dei singoli uomini, ma anche di quella delle nazioni. Si preoccupò particolarmente di Israele, il suo "popolo particolare"Deuteronomio 14:2, ma non solo di Israele. Babilonia, l'Assiria, l'Egitto, l'Elam, Edom, Ammon, Moab, erano similmente oggetto della sua attenzione, della sua guida, della sua mano castigatrice, della sua verga vendicatrice. Particolari nazioni furono consegnate da Dio alla custodia di particolari angeli.Daniele 10:13,20 A suo piacimento può "incrementare" le nazioni benedicendole con una straordinaria fecondità,Ester 1:7-12 o "distruggerle" con la decadenza interna, con guerre civili o con le spade dei loro vicini. Egli allarga le nazioni e le stringe di nuovo; cioè "allarga i loro confini, o li diminuisce". Nell'Asia occidentale, dove viveva Giobbe, gli imperi nascevano, crescevano e si espandevano continuamente, fino a raggiungere vaste dimensioni, e poi, dopo un po', riportandosi di nuovo ai loro angusti limiti originali, l'Egitto, l'Elam, Babilonia e la nazione ittita erano all'altezza

24 Egli toglie il cuore al capo dei popoli della terra; piuttosto. i capi del popolo o "il capo popolare talus" (Lee). Egli priva questi "capi" della loro saggezza o del loro coraggio, o di entrambi, e così abbatte le nazioni sotto il loro governo. E li fa vagare in un deserto dove non c'è via, anzi, in un caos: una delle parole usate in Gen 1:2 per descrivere la condizione dell'universo materiale prima che Dio lo avesse ordinato e disposto. I capi, privati del loro "cuore", sono così confusi e perplessi che non sanno cosa fare, né da che parte girarsi

25 Brancolano nel buio senza luce. E li fa barcollare come un ubriaco, letteralmente, a vagare, a seguire una via tortuosa invece di una diritta

Illustratore biblico:

Giobbe 12

1 CAPITOLO 12

Giobbe 12:1-5

Ma io ho intendimento quanto te.

L'effetto dei discorsi degli amici su Giobbe:

Il mondo intero, sente Giobbe, è contro di lui, ed egli è lasciato desolato e solo, senza pietà nella sua miseria, senza guida nella sua perplessità. E potrebbe benissimo pensarla così. Tutto il pensiero religioso del suo tempo, tutte le tradizioni del passato, tutta la saggezza della Chiesa patriarcale, se posso usare, come posso certamente dire, l'espressione, è da una parte. Lui, quel solitario sofferente e dubbioso, è dall'altra. E questo non è tutto, o il peggio. Le sue stesse abitudini di pensiero, la sua stessa formazione, sono schierate contro di lui. Era stato allevato, è abbondantemente chiaro, nello stesso credo di coloro che si sentono costretti a recitare la parte dei suoi consiglieri spirituali. La nuova e terribile esperienza di questa afflizione schiacciante, di questa spaventosa visitazione, che si abbatte su uno che aveva trascorso la sua vita nel devoto servizio di Dio, colpisce il fondamento stesso della fede su cui quella vita, così pacifica, così pia e così benedetta, come ci è stata posta davanti nel prologo della tragedia, è stato basato e costruito. Tutto sembra contro di lui; i suoi amici, il suo Dio, i suoi dolori e le sue angosce, i suoi pensieri tumultuosi; tutte tranne una voce interiore, che non sarà messa a tacere o forzata. Come era facile per lui, se fosse stato allevato in un credo pagano, dire: "La mia vita passata deve essere stata un'illusione; La mia coscienza mi ha reso falsa testimonianza. Ho fatto giustizia, ho amato la misericordia, ho camminato umilmente con il mio Dio. Ma devo in qualche modo, non so come, aver offeso un Essere capriccioso e arbitrario, ma onnipotente e spietato. Ammetto con te che quella vita è stata tutta viziata da qualche atto di omissione o di commissione di cui non so nulla. Colui dunque che ha mandato le sue furie a tormentarmi, io cercherò ora di propiziarlo". Ma no! Giobbe non si presenterà davanti al suo Dio, un Dio di giustizia, santità e verità, con una menzogna sulle labbra. E così ora si tiene ostinatamente a bada, e in questo capitolo e nei due capitoli seguenti prorompe di nuovo con uno sforzo di disprezzo e di rimprovero che si spegne in disperazione, mentre si volge dai suoi aguzzini umani, un tempo suoi amici, al Dio che sembra, come loro, essere diventato il suo nemico, ma al quale si aggrappa con una tenacia indomabile. (Dean Bradley.)

Indipendenza del pensiero nella religione:

Ora, in questi versi, Giobbe afferma la sua virilità morale, si solleva dalla pressione delle sue sofferenze e dai carichi di sofismi e di calunnie implicite che i suoi amici avevano imposto al suo spirito, parla con il cuore di un vero uomo. Abbiamo un'illustrazione dell'indipendenza del pensiero nella religione, e questo sarà il nostro argomento. Un uomo, anche se schiacciato sotto ogni aspetto, come Giobbe, non dovrebbe arrendersi a questo

(I.) Dalla capacità dell'anima

1.) L'uomo ha la capacità di formarsi concezioni dei principi cardine della religione. Può pensare a Dio, all'anima, al dovere, all'obbligo morale, a Cristo, all'immortalità, ecc

2.) L'uomo ha la capacità di realizzare la forza pratica di queste concezioni. Può trasformarle in emozioni per infiammare la sua anima; Egli può incarnarli, come principi della sua vita

(II.) Dal dispotismo della religione corrotta. La religione corrotta, sia essa pagana o cristiana, papale o protestante, cerca sempre di schiacciare questa indipendenza nell'anima individuale

(III.) Dai mezzi necessari della religione personale. La religione nell'anima inizia nel pensiero individuale

(IV.) Dalle condizioni dell'utilità morale. Ogni uomo è tenuto ad essere spiritualmente utile, ma non può esserlo senza conoscenza, e la conoscenza implica uno studio e una convinzione indipendenti

(V.) Dagli insegnamenti della Bibbia. L'esistenza stessa della Bibbia implica il nostro potere e il nostro obbligo in questa materia

(VI.) Dalle operazioni della sentenza. Nel grande giorno di Dio gli uomini dovranno rendere conto dei loro pensieri e delle loro parole, così come delle loro azioni. Abbiamo, quindi, lo spirito di Giobbe, e quando siamo in mezzo a bigotti che cercano di imporci le loro opinioni e di ignorare il nostro giudizio, diciamo: "Non c'è dubbio che voi siete il popolo, e la sapienza morirà con voi; ma io ho intendimento quanto te." (Omilestico.)

4 CAPITOLO 12

Giobbe 12:4

Sono come uno deriso del suo prossimo, che invoca Dio, ed Egli risponde.

L'uomo che ottiene risposte può deridere colui che non ne riceve:

L'antecedente di "chi" sembra essere incerto. Potrebbe essere Giobbe; potrebbe essere il vicino di casa di cui parla Giobbe. Coloro che hanno avuto esperienza della tenerezza di Dio nell'aiutarli e nell'ascoltare le loro preghiere, dovrebbero essere molto teneri con gli altri, quando li chiamano e cercano il loro aiuto. Imparare-

1.) È privilegio dei santi, quando gli uomini falliscono e li rifiutano, fare di Dio il loro rifugio e il loro ricorso al cielo

2.) Le repulsioni che incontriamo nel mondo, dovrebbero spingerci più vicino a Dio

3.) La preghiera e la ricerca di Dio non sono vane o infruttuose

4.) Come è peccaminoso, così è estremamente pericoloso deridere coloro che hanno l'orecchio di Dio, o l'accettazione con Dio nella preghiera. (Giuseppe Caryl.)

7 CAPITOLO 12

Giobbe 12:7

Ma ora interroga le bestie ed esse te lo insegneranno.

Un appello alle creature viventi:

Rosenmüller suppone che questo appello alla creazione inferiore debba essere considerato come connesso con il versetto 3, e che i versetti intermedi siano tra parentesi. Zofar aveva parlato con notevole ostentazione della saggezza di Dio. Professava di avere vedute elevate dell'Altissimo. In risposta a ciò, Giobbe dice che le opinioni espresse da Zofar erano le più comuni che si possano immaginare. Non ha bisogno di fingere di conoscere le opere più eccelse di Dio, né di appellarsi ad esse come se la sua conoscenza corrispondesse ad esse. Persino la creazione inferiore - i bruti, la terra, i pesci - potevano insegnargli una conoscenza che ora non aveva. Anche dalla loro natura, proprietà e modi di vita, si potevano ottenere visioni più elevate di quelle che aveva Zofar. Altri suppongono che il significato sia che nella distribuzione della felicità, Dio è così lontano dall'osservare le relazioni morali che anche tra gli animali inferiori, i rapaci e i violenti prosperano, e i gentili e gli innocenti sono le vittime. I leoni, i lupi e le pantere sono prosperati: l'agnello, il capretto, la gazzella sono le vittime. L'obiettivo di Giobbe è che le ricompense e le punizioni non siano distribuite in base al carattere. Questo è visto in tutto il mondo, e non solo tra gli uomini, ma anche nella creazione bruta. Dappertutto i forti predano i deboli; il feroce sul domato; i violenti sui timidi. Eppure Dio non viene fuori per distruggere il leone e la iena, o per liberare l'agnello e la gazzella dalle loro grinfie. Come i ladri, i leoni, le pantere e i lupi si aggirano sulla terra; e l'aquila e l'avvoltoio dall'aria si avventano sugli indifesi; e i grandi ladri degli abissi predano i deboli, e ancora prosperano. Che straordinaria illustrazione del corso degli eventi tra gli uomini e della condizione relativa dei giusti e dei malvagi. (Albert Barnes.)

Lezioni religiose insegnate all'uomo:

1.) La grande lezione che la creazione animale, considerata semplicemente come la creatura e il soggetto di Dio, è adatta a insegnarci, è una lezione della saggezza, della potenza e della costante beneficenza di Dio. Giobbe ricorda agli amici che ciò che gli avevano proposto in modo così pomposo non costituiva che semplici elementi della religione naturale, e che un uomo doveva solo guardarsi intorno e osservare e ponderare i fenomeni dell'universo visibile, per essere abbondantemente convinto che Dio, il creatore di tutte le cose, era anche il sostenitore di tutte le cose e il supremo disponente di tutti gli eventi. Giobbe 101 manda alla creazione animale perché possiamo raccogliere da essa esempi della grandezza della mano del Creatore e della costanza della provvidenza del Creatore. Lui stesso invisibile, Dio si rivela in tutta l'opera delle Sue mani, e non ha bisogno che dell'occhio attento e del giudizio sincero per soddisfare ogni parte del Suo essere e delle Sue perfezioni. Dio si rivela non meno nel trascorrere degli eventi che nelle disposizioni della creazione. Non c'è nazione, non c'è casa, che non abbia nella memoria della propria esperienza abbondanti manifestazioni della Sua costante, saggia e graziosa sovrintendenza agli affari della terra. Nella lezione che ci viene così insegnata riguardo a Dio, la creazione animale fa la sua parte. Nessuna delle creature non è "fatta in modo spaventoso e meraviglioso"; nessuno di essi non è saggiamente e misericordiosamente provveduto. Per ognuno di loro c'è un posto, e a questo ognuno si adatta con competenza e beneficenza trascendenti. Anche gli animali inferiori possono essere i nostri insegnanti e parlarci di Dio

2.) Il modo in cui le creature trascorrono la loro vita e usano i poteri che Dio ha dato loro. Sotto molti aspetti essi sono per noi esempi, e con la correttezza della loro condotta rimproverano la follia e la malvagità della nostra. Le bestie, ecc., ci insegneranno le seguenti cose come caratteristiche del loro modo di vivere

(1) Essi adempiono costantemente e incessantemente il fine del loro essere

(2) Si vede che vivono sempre secondo la loro natura

(3) Ci insegnano a cercare la felicità secondo la nostra natura e capacità, e con una prudente lungimiranza per evitare occasioni di disastro e dolore. L'uomo è rimproverato dai "bruti che periscono". (W. Lindaay Alexander, D.D.)

Dio tratta gli uomini qui secondo il carattere?-

(I.) L'esperienza della vita umana. Il fatto che Giobbe qui si riferisca alla prosperità degli uomini malvagi può essere considerato:

1.) Come uno dei fatti più comuni dell'esperienza umana. Tutti gli uomini, in tutti i paesi e in tutte le epoche, l'hanno osservata e la osservano ancora. È suscettibile di facile spiegazione: le condizioni della prosperità mondana sono tali che a volte l'uomo malvagio può occuparsene in modo più efficiente del giusto. Di norma, più avidità, astuzia, tatto, attività e meno coscienza e modestia ha un uomo, più è probabile che riesca nella lotta per la ricchezza

2.) Uno dei fatti più sconcertanti nell'esperienza umana. Quale uomo riflessivo, nel passare attraverso la vita, non ha chiesto cento volte: "Perché prosperano gli empi?" e non si è sentito, come Asaf, inciampare nell'infedeltà quando ha visto la prosperità degli empi?

3.) Uno dei fatti più predittivi nell'esperienza umana. Questo fatto indica una punizione

(II.) La storia della vita inferiore. "Ma ora chiedi alle bestie, ed esse ti insegneranno", ecc. Salomone ci manda dalla formica; Agur al cono, alla locusta, al ragno; Isaia al bue e all'asino; Geremia alla cicogna, alla tortora, alla gru, alla rondine; e il Maestro Celeste Stesso agli uccelli del cielo. L'argomento di Giobbe è che la stessa mancanza di interferenza da parte di Dio nelle libere operazioni degli uomini in questa vita, nel punire i malvagi e nel premiare i buoni, la vedi intorno a te in tutte le fasi inferiori della vita. Guarda le bestie del campo. Il Governatore del mondo interferisce per schiacciare il leone, la tigre, la pantera o il lupo dal divorare la più debole creazione delle Sue mani? Viene in soccorso delle vittime urlanti e sofferenti? Ecco gli "uccelli del cielo". Guarda l'aquila, l'avvoltoio, il falco che si avventa sulla colomba, il tordo, il merlo o il pettirosso. Interviene per arrestare la loro fuga o frena i loro istinti selvaggi? "Parla alla terra". Vedete le erbacce nocive che soffocano i fiori, che rubano la vita agli alberi da frutto, manda Egli un colpo per far appassire l'erba perniciosa? Non Lui. Rivolgiti ai "pesci del mare". Impedisce forse alla balena, allo squalo e ad altri mostri di divorare gli inquilini più piccoli degli abissi? No; Egli permette a tutte queste creature di sviluppare i loro istinti e le loro propensioni. È così anche per l'uomo. Egli lascia all'uomo la piena libertà di elaborare ciò che è in lui, di ottenere ciò che può

(III.) Le massime della vita filosofica. "L'orecchio non prova forse le Sue parole? e la bocca gusta la sua carne? Presso gli antichi c'è la sapienza, e nella lunghezza dei giorni c'è l'intelligenza". C'è qualcosa di simile a un sillogismo in questo verso

1.) Che quanto più la mente si esercita su questioni morali, tanto più è capace di pronunciare un giudizio corretto. Proprio come il buongustaio apprezza meglio le qualità dei vini e delle vivande quando esercita il suo palato, così la mente ottiene una concezione più chiara delle cose quanto più le rende oggetto di riflessione

2.) Che gli antichi esercitavano molto le loro menti su questi argomenti, e quindi il loro giudizio deve essere preso, e conferma le conclusioni di Giobbe. (Omilestico.)

Il nostro dovere verso le creature:

Al fine di far rispettare il dovere morale e religioso che tutti noi abbiamo verso le creature inferiori, considerate:

(I.) La natura della nostra autorità su di loro

1.) Nasce da quella capacità della ragione che ci pone al di sopra di esse. E poiché la ragione è la nostra grande distinzione e prerogativa, è solo quella che deve influenzarci nell'esercizio del potere che ha affidato alle nostre mani. Poiché queste creature sono dotate della capacità di godere del piacere, e poiché vengono prese abbondanti disposizioni per la gratificazione dei loro diversi sensi, la ragione ci insegna a concludere che il Creatore vuole la loro felicità, e che le nostre facoltà più nobili devono essere impiegate non per contrastare, ma per promuovere il Suo proposito benevolo. Tutto ciò che li priva inutilmente di una parte del loro godimento, viola l'autorità della ragione e depone il sovrano del mondo inferiore da quel trono che egli trasforma in un motore di tirannia e di oppressione

2.) Questa, allo stesso modo, è l'autorità costituita. L'uomo ha ricevuto le creature per concessione originale dalle mani del loro Creatore. In virtù di questa dotazione onnicomprensiva, l'investitura della proprietà si aggiunge all'autorità naturale della ragione, cosicché abbiamo il diritto indiscutibile di asservire tutte le tribù al nostro interesse. Ma la nostra autorità è limitata: è l'autorità degli uomini sui dipendenti, non dei demoni sulle loro vittime. Non siamo liberi di usare le creature a nostro piacimento. Dove finisce la necessità, inizia la disumanità. Il rettile più meschino della terra ha i suoi diritti inalienabili, ed è a nostro rischio e pericolo che li immoleremo sull'altare del nostro egoismo dal cuore duro. I figli perseguitati, feriti e sofferenti nella famiglia universale della natura non sono dimenticati dal loro benefico Genitore, né i loro torti rimarranno senza riparazione

(II.) Le loro pretese sulla nostra umanità e gentilezza. Le creature che sono sotto di noi non solo devono essere protette dai maltrattamenti, ma hanno diritto a una considerazione umana e benevola, come parti della grande famiglia appositamente affidata alla nostra tutela. Molti, che vorrebbero sottrarsi all'accusa di crudeltà, per una costituzionale indifferenza ai bisogni e alle sofferenze degli esseri che li circondano, sono in realtà responsabili di tutta la miseria che è in loro potere prevenire e alleviare. Un'umanità saggia e premurosa nel suo funzionamento diretto è molto benefica per la felicità universale; e nella sua influenza indiretta come esempio, non riesce a dissuadere molti trasgressori incipienti dall'atto premeditato di crudeltà, mentre diffonde dolcemente il proprio spirito benigno attraverso il cerchio in cui si muove senza ostentazione, proteggendo, salvando, benedicendo tutti. E nulla tende alla nostra felicità tanto quanto il sentimento nutrito di benevolenza illuminata. Si possono addurre molte ragioni per cui le creature inferiori dovrebbero eccitare in noi un tale spirito

1.) Sono le creature di Dio

2.) Hanno la nostra stessa origine

3.) Sono la cura della Divina Provvidenza

4.) Le loro affermazioni derivano dalle lezioni che insegnano

5.) Ci conferiscono innumerevoli benefici di altro tipo. Dell'utilità generale delle creature abbiamo ogni giorno la prova più palpabile

6.) Ricorda la loro suscettibilità al dolore. E possiamo aggiungere...

7.) Che queste creature devono tutte le loro sofferenze naturali alla caduta dell'uomo; e a lui quindi hanno il diritto di cercare simpatia. (J. Styles, D.D.)

8 CAPITOLO 12

Giobbe 12:8

Parla alla terra ed essa ti insegnerà.

L'insegnamento della terra:

Per l'orecchio attento tutta la terra è eloquente; per la mente riflessiva tutta la natura è simbolica. Ogni oggetto ha una voce che raggiunge l'orecchio interno e pronuncia lezioni di saggia e solenne importanza. Il torrente mormora incessantemente i suoi segreti; La brezza sibillina nelle valli montane e nelle foreste solitarie sospira i suoi oracoli. Il volto della natura è scritto dappertutto con caratteri divini che chi corre può leggere. Ma accanto alle lezioni più ovvie che giacciono, per così dire, sulla superficie della terra, e che spesso ci vengono suggerite quando sono meno disposte all'indagine o alla riflessione, ci sono lezioni più recondite che essa insegna a coloro che fanno della sua struttura e delle sue disposizioni il loro studio speciale, e che penetrano nei suoi arcani segreti. Ha toni alti per gli incuranti e superficiali, e sussurri bassi e suggestivi per coloro che ascoltano con una mente istruita e attenta. E coloro che leggono il suo grande volume, ammirando con il poeta e amante della natura i frontespizi e le illustrazioni riccamente colorati ed elaborati, ma non fermati da questi - passando, foglio dopo foglio, ai capitoli tranquilli e sobri dell'interno - troveranno in questi dettagli interni rivelazioni del più profondo interesse. Quando varchiamo la soglia e penetriamo nelle camere interne del tempio della natura, possiamo lasciarci alle spalle la bellezza dei giardini e dei parterre ornati; ma troveremo nuovi oggetti per compensarci: cartoni più meravigliosi di quelli di Raffaello che adornano le pareti; fregi più grandiosi di quelli del Partenone; sculture più maestose di quelle che sono state dissotterrate dai templi di Karnak e dell'Assiria. Scendendo nella crosta terrestre, perdiamo di vista la ricca veste di vegetazione che adorna la superficie, le bellezze degli alberi e dei fiori, delle foreste, delle colline e dei fiumi, e gli splendori sempre mutevoli del cielo; ma osserveremo abbastanza per compensare tutto ciò nelle straordinarie reliquie dei mondi antichi, sparse intorno a noi e sotto i nostri piedi. Questa lezione che la terra insegna, si può dire, è molto cupa e deprimente. Vero in un certo senso; ma è anche molto salutare. Inoltre, c'è una consolazione mescolata ad essa. L'insegnamento della terra non lascia l'uomo umiliato e prostrato. Se da un lato abbatte le sue altezzose e ingiustificate pretese, dall'altro accende le aspirazioni del tipo più nobile. Se da un lato gli mostra la brevità del suo pedigree, dall'altro gli rivela anche la grandezza del suo destino. Dichiara molto chiaramente che la creazione presente supera tutte le creazioni precedenti di cui i diversi strati della terra portano testimonianza, e che la razza umana occupa il primo posto tra le creature terrestri. Insegna inequivocabilmente che c'è stato un corso graduale di preparazione per l'epoca presente-che "tutti i mondi temporali del passato sono satelliti del periodo umano". Ci sono mille prove di ciò nella natura e nella disposizione dei materiali della terra, così chiare ed evidenti che è impossibile fraintenderle. La natura del suolo in superficie; il valore, l'abbondanza e l'accessibilità dei metalli e dei minerali sottostanti; La disposizione dei vari strati di roccia in montagne e valli, fiumi e fondali oceanici: tutte queste circostanze, che hanno avuto una potente influenza nel determinare l'insediamento, la storia e il carattere della razza umana, non sono state fortuite, lasciate ai capricci selvaggi e appassionati della natura, ma sono state sottoposte alla legge e costrette a servire gli interessi dell'umanità. Gli strati carboniferi stessi, la loro estensione geografica e il modo in cui sono stati resi accessibili e utilizzabili dalle eruzioni vulcaniche, dimostrano chiaramente un potere di controllo-uno scopo progettuale che prepara saggiamente e benevolmente l'occupazione confortevole e utile della terra da parte dell'uomo. Alcuni obiettano che l'insegnamento della terra è ingannevole e incerto. Questa opinione è alimentata dalle varie e, in molti casi, contrastanti letture e interpretazioni della documentazione geologica. Si sono formate teorie che le conoscenze più avanzate hanno dimostrato essere false e insostenibili; e queste conclusioni affrettate hanno avuto la tendenza in una certa misura a gettare discredito su tutto lo studio, dandogli un'apparenza vaga. C'era da aspettarsi in anticipo che una scienza, che offriva così grandi tentazioni alla speculazione, così fresca, giovane e vivace, con campi così sconfinati per vagare davanti a sé, sarebbe stata eccitata in una certa misura dai capricci della fantasia, e che gli individui con i dati più sottili avrebbero costruito le strutture più elaborate. Ma la geologia, nel complesso, è stata meno gravata da queste scienze di qualsiasi altra scienza; e le ricerche dei suoi studenti sono state condotte in uno spirito singolarmente calmo e filosofico. Ogni passo è stato fatto deliberatamente; ogni acquisizione effettuata nei suoi domini è stata attentamente esaminata; e quindi, in questo momento, siamo in possesso di una massa di osservazioni che, considerando l'origine molto recente della scienza, è veramente sorprendente, e che ha diritto alla massima fiducia. Inoltre, l'insegnamento della terra non è irreligioso, non è calcolato per minare la nostra fede nell'ispirazione della Bibbia e per nutrire le propensioni degli infedeli. Questa obiezione è stata spesso mossa contro di essa, e sollecitata con veemenza e rancore; e di conseguenza un sentimento di repulsione, un pregiudizio forte e irragionevole, è stato di conseguenza sollevato contro di esso nelle menti di molti individui pii e stimabili. Essi guardano alla scienza con terrore e pongono lo studio di essa alla stessa stregua dei dogmi blasfemi della Scuola Razionale. Credo che uno studio accurato delle opere principali e dei fatti accumulati della geologia, da parte di qualsiasi mente candida e imparziale, porterà alla convinzione che nulla di ciò che ha a che fare con il progresso della scienza ha mai veramente violato l'integrità della rivelazione. (Hugh Macmillan, D.D.)

Il Vangelo della natura:

E quello che sulle labbra di Giobbe era l'ironia e la provocazione rappresenta qualcosa di totalmente diverso per molti di voi. Siete venuti dalle grandi città dove conoscete il mondo, ma non la terra, e desiderate che qui la terra e il mare vi insegnino qualche segreto di rinnovamento mentale e di recupero fisico. E i più devoti tra voi desidereranno di poter parlare alla terra ed essa di potervi insegnare del grande ed eterno Dio. Tale insegnamento sarebbe in armonia con molti dei passi dell'Antico Testamento. È vero che, tranne che nel Cantico dei Cantici, con le sue vigne in fiore e in boccio, con i suoi giardini pieni di profumo e con i suoi ruscelli che sgorgano dal Libano, l'Antico Testamento rivela poco sentimento per il paesaggio in quanto paesaggio. Ma in tutti i suoi libri c'è un evidente apprezzamento per la terra e il mare e i monti e le stelle, come rivelatori della grandezza del Creatore. "I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento mostra l'opera delle Sue mani." "Egli raduna le acque del mare come un mucchio". "Il mare è suo ed egli l'ha fatto". Da parole come queste potete imparare come gli uomini buoni stessero stupiti in mezzo alla creazione e tendessero gli occhi riverenti verso l'Alto e l'Eccelso che abita l'eternità. C'è chi, da una parte e dall'altra, parla come se la religione e la scienza fossero in eterno antagonismo, e troppo spesso il laboratorio è considerato il nemico naturale del tempio. Ma in realtà, la scienza è in realtà una cappella laterale nella grande cattedrale dell'umanità, eretta dalla riverenza e dall'adorazione del mondo. L'uomo di scienza più capace è l'uomo che è meglio dotato della capacità di pensare i pensieri di Dio dopo di Lui. E più impariamo a conoscere le meraviglie della creazione, più grande è la meraviglia di Colui che ha creato e sostiene. Di qui avviene che, checché ne dica lo scienziato, la scienza stessa contribuisce all'intensificazione della religione. Sembrerebbe, quindi, che se parliamo alla terra essa possa insegnarci qualcosa sulla religione. Il mare scintillante, le rocce nere e ardite, il sole che inonda il promontorio e le sabbie con uno splendore penetrante possono dirci la grandezza e la potenza di Colui che ha concepito, creato e sostiene la meraviglia della loro apparizione. La natura è l'abito di Dio. Fin qui, dunque, gli inizi di una religione. Ma l'uomo è fatto in modo tale da volere qualcosa di più dell'abito del Divino. La veste è magnifica, ma che dire del cuore che batte sotto? Dopo la morte di Salomone, crebbe la leggenda che le sue vesti regali avvolgessero un cuore di fuoco. I fuochi che brillano al centro della terra rappresentano il cuore di Dio, o a chi possiamo rivolgerci per la nostra rivelazione? Una religione inizia quando gli uomini imparano qualcosa, qualsiasi cosa, su Dio. Ma un Vangelo inizia solo quando gli uomini imparano a conoscere il Suo cuore. E non c'è un Vangelo originale della natura. Ma per cominciare, tutto ciò che la terra vi mostra è un Dio di potenza e saggezza. Ora, la cosa importante in una rivelazione di Dio non è semplicemente che tu Lo conosca, ma il carattere del Dio che conosci. Sarebbe meglio, forse, che gli uomini non si rendessero conto di un Dio che è inferiore alla giustizia e all'amore. E l'unico Dio che la natura ti mostra è una personificazione dell'energia e della saggezza. Inoltre, molto di ciò che potrebbe sembrare di natura informativa riguardo a Dio sarebbe assolutamente fuorviante. C'è un lato del processo del mondo di cui Tennyson parla come "Natura rossa di denti e artigli". Con ciò intende dire che una parte della creazione animale vive sull'altra. La tigre sbrana il cerbiatto e il luccio si nutre dei pesci più piccoli. Dio è dunque insensibile alla crudeltà? Non possiamo credere che Egli sia. Eppure è qualcosa che va oltre la natura che ci insegna a confidare: c'è un significato nascosto in tutto questo che al momento non vediamo. Ma, badate bene, noi osiamo sperare questo perché sappiamo qualcosa del cuore di Dio. Non lo impariamo dalla natura. Non tutte le fredde altezze delle Alpi innevate, e non tutte le profondità del grande mare blu avrebbero potuto insegnarcelo. Potrebbero darci l'inizio di una religione. Ma il cuore grida al cuore, e il tuo cuore vuole conoscere il cuore dell'Eterno. È la conoscenza del cuore di Dio che fa un Vangelo. E per questo devi rivolgerti altrove. E a chi ti rivolgerai? Dove, infatti, se non il Cristo? Il vero cristianesimo è un'esposizione di una personalità, e la personalità di Cristo era un'espressione del cuore di Dio. Pertanto, è a Lui che devi guardare quando sei alla ricerca di un Vangelo. E una volta che hai trovato un Vangelo in Cristo, allora potresti trovare un Vangelo nella natura. E come? Giobbe dice: "Parla alla terra ed essa ti insegnerà". Abbiamo visto che aveva ragione nella misura in cui chiediamo alla terra di insegnarci la sapienza e la potenza di Dio. Ma non ha un messaggio originale oltre a questo. È l'eco e non l'originalità che gli permette di annunciare un Vangelo. Per quanto riguarda le fasi superiori della religione, la natura ti dà essenzialmente ciò che tu le dai per primo. Lei intensifica, glorifica, chiarisce ciò che già si sa del cuore di Dio, ma non può dare origine a un Vangelo. Per dimostrare che nella sfera spirituale si ottiene dalla natura solo ciò che le si dà per la prima volta, basta pensare alla sua diversa interpretazione nella mente dei diversi uomini. Prendiamo, ad esempio, Wordsworth e Matthew Arnold. Arnoldo era uno stoico, nato fuori dal tempo, e così trovò nella natura ciò che gli era stato mostrato per la prima volta nel suo cuore in ombra. Ci racconta lui stesso come si affacciava sulla spiaggia di Dover quando la notte era calma e la marea piena e spaziosa era inondata dalla luce della luna. La maggior parte di noi, a quell'ora, avrebbe guardato, sottomesso alla tranquillità. Ma Arnold udì i ciottoli che si muovevano sulla riva e la cadenza tremula delle onde che lo portavano

L'eterna nota di tristezza in

E mentre Wordsworth avrebbe avuto la sensazione che la bontà di Dio stesse circondando un mondo con la gloria di una luce celeste, con Sofocle pensava solo al torbido flusso e riflusso della miseria umana. E per lui la marea che scendeva rappresentava il ritirarsi del mare della fede, ed egli sentiva solo...

Il suo ruggito malinconico e a lungo ritirato,

Ritirarsi nel respiro

Del vento notturno, giù per l'ampio bordo tetro

E le nude tegole del mondo

Vale a dire, udì nel mare sonoro le cupe intuizioni e i lugubri presentimenti della sua stessa anima. Ora, Wordsworth, con tutta la sua austerità di contegno, era un ottimista, e i suoi umori più cupi sono toccati da una quieta gioia. Credeva in un Dio gentile e nutriva grandi speranze per l'uomo, e la natura gli ha dato un Vangelo che era uno con le sue convinzioni. Così, quando guardava i campi, era la sua fede

… Che ogni fiore

Gode dell'aria che respira

Ciò significava che gli piaceva l'aria. E poiché nella sua anima risplendeva "la luce che non c'era mai stata sul mare né sulla terra", perciò, quando si trovava su un promontorio e vedeva sorgere il sole, conosceva una visita del Dio vivente ed era avvolto in una comunione calma e in un'estasi di ringraziamento. La natura gli ha restituito, intensificato e chiarito, il Vangelo che per primo le aveva donato. E il messaggio supremo di questo sermone di questa mattina è una deduzione da ciò che ho appena detto. Siete in vacanza, distaccati dal mondo di tutti i giorni, e quindi avete tempo libero per la cultura spirituale. Vorrei, quindi, che tu comprendessi i fatti della tua religione e chiamassi in vita le spiritualità addormentate della tua anima. Vi chiederei di ricordare tutto ciò che avete sempre conosciuto e sperato dell'amore di Dio, tutto ciò che avete mai sentito dell'imperatività della buona vita. E con queste idee coscientemente nella tua mente, cerca nella natura ciò che le simboleggierà, e così rendile più chiare e più belle per la tua anima. Vedete nella schiuma bianca di un'onda che si diffonde un emblema di quella purezza che è così ardentemente da desiderare. Vedi nell'anemone che si aggrappa alla roccia un suggerimento della tenacia con cui dovresti aggrapparti al fondamento del principio morale che è la tua salvezza spirituale; e renditi conto che come ogni marea lascia l'anemone più sviluppato per il suo inghiottimento, così, sebbene la fedeltà al principio significhi travolgere sotto ondate di guai, tuttavia diventerai spiritualmente più forte quanto più le acque dell'afflizione ti circondano. Se andate in campagna, e camminate per i campi bianchi per la mietitura, pensate a Colui che camminava come voi duemila anni fa. E quando vi rendete conto che la loro bellezza è il sacrificio della terra affinché gli uomini possano vivere, ricordatevi di Colui che morì proprio nell'estate della Sua virilità, affinché la vita eterna potesse essere la nostra. "O Dio amorevole, se Tu sei così amabile nelle Tue creature, quanto devi essere amabile in Te Stesso". È all'anima riverente e alla mente devota che la natura produce un Vangelo. (J. G. Stevenson.)

Dopo la vacanza:

San Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi 1Corinzi 14:10 dice: "Ci sono, forse, così tante specie di voci nel mondo, e nessuna specie è senza significato". Vuole dire, suppongo, che Dio ha molti modi di insegnare agli uomini. Può darsi che ci sia un insegnante per ogni facoltà, per ogni via d'accesso all'anima. Un insegnante per l'orecchio: "uomini santi parlavano sospinti dallo Spirito Santo". Un maestro per gli occhi, perché il grande Maestro ci ha ordinato di alzare gli occhi e guardare i campi, i fiori, gli uccelli, il grano. In quest'epoca di molta stampa e di molti libri, troppo spesso pensiamo che stiamo imparando solo quando leggiamo. Un uomo è considerato uno studente che studia sempre i libri. Ma c'erano grandi studenti prima che esistessero i libri. I libri sono solo trascrizioni di cose, o se non lo sono dovrebbero esserlo: registrazioni di ciò che i loro autori hanno visto o udito, o sentito o immaginato; e il loro valore è proporzionale alla loro fedeltà alle immagini, ai suoni, ai sentimenti, alle immaginazioni che ne sono seguite. Così, per quanto dovremmo dare grande valore ai libri, ci sono cose più preziose: insegnanti più grandi dei libri. La terra è un'insegnante più grande, più affidabile, più ispiratrice di qualsiasi libro su di lei. Il più grande sapere della terra stessa. Sir Isaac Newton imparò a conoscere la terra più che i libri. Charles Darwin trascorreva le sue giornate a contatto con la natura molto più che nella sua biblioteca. E il grande Insegnante, Gesù Cristo, lo sentì. Penso che Egli fosse uno studioso più grande delle cose che dei libri. E mentre indicava agli uomini la legge e i profeti, li indicava anche alla terra come loro maestro. La sua parola "considera", in passi come "Considera i gigli del campo", "Considera i corvi", implica un'attenta osservazione e riflessione. Come molti di voi sanno, sono stato tra le montagne, e questi sono stati principalmente i miei insegnanti

1.) Ora, come è nata tutta questa bellezza? Con metodi delicati e gentili, come quelli dell'artista quando dipinge un quadro? No, è stato proprio il contrario. Tutta questa gloria di forme e colori è il risultato delle forze più potenti, forze che sembravano essere solo distruttive, che nessuno avrebbe pensato tendessero alla bellezza; Ma lo hanno fatto. La gloria delle montagne è il risultato di una lotta potente. Non sono figli della pace, ma di una spada. E non è forse così nella vita? La bellezza della santità - come si realizza, con mezzi pacifici e tranquilli, con il metodo "riposati e sii grato"? No, con una lotta simile. Proprio come Dio modella queste grandi montagne con forze che sembrano solo distruttive, così Egli modella la vita umana con mezzi che sembrano crudeli, ma non lo sono: con difficoltà, con avversità, con perdite, con dolore, con cose da cui ci rifuggiamo. Ma se questi fossero tolti dalla vita, quanto poveri saremmo noi esseri viventi. La lotta che fece le montagne fu di lunga durata. La geologia era solita considerare la terra come sconvolta nella sua forma attuale da grandi e improvvisi sconvolgimenti. Ora è generalmente ammesso che il metodo era molto più lento e graduale. E non è forse così per la gloria del carattere? Questo non è il figlio di una lotta acuta, improvvisa e decisiva, anche se ciò può aver contribuito alla sua formazione, ma di una lotta prolungata contro il male e di una lunga ricerca del bene. È con la paziente perseveranza nel fare il bene che si vince il premio della vita eterna. Noi gridiamo: Non dobbiamo mai riposare sulle nostre braccia, non riposare mai nelle nostre tende, non pronunciare mai il grido del vincitore? Se così fosse, la gloria scomparirebbe dalla vita. La vita diventerebbe noiosa e banale. La gloria della vita è nel conflitto!

2.) Le montagne ci dicono di non giudicare dall'apparenza. Poche cose sono più ingannevoli in apparenza delle montagne. Appartengono a una terra di illusioni. Guardi una grande montagna come il Monte Bianco, e scalarla sembra solo una passeggiata mattutina sulla neve. Alcune delle vette vicine che sono molto più basse, alcune di migliaia di piedi, sembrano altrettanto alte o addirittura più alte. È solo quando si porta il telescopio in proprio aiuto che ci si rende conto della vastità della sua altezza. La terra non insegna una lezione più forte di questa: "Non giudicate dall'apparenza". Le apparenze sono quasi sempre fuorvianti. Non è così nel regno umano? Qui le apparenze nascondono tanto spesso quanto rivelano. Una volta ho avuto una lezione molto tagliente su questo punto. Ero a una conversazione e notai un uomo la cui testa e il cui viso erano privi di colpa per il più piccolo brandello di capelli. Conosci lo sguardo che questo dà. Ho detto a un amico vicino a me: "Chi è quell'idiota?" Lui rispose: "Il professor --, la grande autorità in materia di diritto internazionale". Non ho mai dimenticato quell'incidente. Da allora mi sono ricordato che il gioiello potrebbe essere nel plumbeo piuttosto che nello scrigno d'oro

3.) La terra ci insegna che ci sono cose al di là di ogni descrizione. Oltre la descrizione nelle parole, oltre la descrizione anche nella pittura. Leslie Stephen, uno dei più rinomati alpinisti, in un recente libro dice: "Ha visto, e ha cercato per anni di raccontare, come fosse impressionato dal suo amato paesaggio, e infastidito dai suoi stessi pasticci ogni volta che ha cercato di andare oltre le affermazioni aritmetiche di duri fatti geografici". Con una sorta di sentimento invidioso racconta come Tennyson, che non era mai stato più alto di 7000 piedi, fu in grado di realizzare, attraverso il genio del poeta, ciò che egli, con la sua conoscenza molto più ampia delle Alpi, non era mai stato in grado di fare. Si riferisce a una strofa di quattro versi, che descrive il Monte Rosa visto dal tetto del Duomo di Milano, come in realtà descrive la gloria della montagna. Ecco le righe...

Com'è debolmente arrossato, come è bello come è un fantasma

Il Monte Rosa era appeso lì;

Mille valli ombrose a matita,

E valli innevate nell'aria dorata

Questo è bello, ma anche questo non darebbe l'idea, a chi non l'ha mai visto, dell'incomparabile gloria di quella grande montagna. Qui sta la difficoltà del predicatore. Deve parlare di ciò che è al di là del linguaggio per essere espresso. Anche gli apostoli sentivano questa difficoltà, e così parlavano di una "pace che sopravanza ogni intelligenza", di "una gioia ineffabile e piena di gloria"; dell'"amore di Cristo che sopravanza la conoscenza". Ma ciò che occhio non può vedere, né orecchio udire, né il cuore concepire, Dio lo rivela mediante il Suo Spirito. (W. G. Horder.)

La disciplina della vita:

Parla alla terra, ed essa ti insegnerà da Dio, dall'ordine, dall'uomo, da te stesso. Non può insegnarti di più. Consultate il Maestro superiore. Due tipi di azione entrano nella disciplina della vita. Ci sono prima gli elementi che costituiscono la materia della vita stessa. Questi elementi sono tali da fare la storia interiore ed esteriore dell'essere individuale: la parentela, l'educazione, gli esempi, le tendenze e i temperamenti. La materia che fa la storia della vita continua ad essere sempre un'influenza della vita. Il corso dei nostri studi, l'attività dei nostri affari, la natura delle nostre opinioni e delle nostre amicizie, la forza dei nostri affetti, la nostra salute e la nostra malattia, il nostro successo o il nostro fallimento, la nostra povertà o ricchezza, o le idee di povertà e ricchezza: tutto, in effetti, fa la somma del nostro essere, fisico, sociale, morale e spirituale. Il secondo tipo di arbitrio è quello che esercitiamo su noi stessi e su noi stessi. L'uomo è quindi sia l'oggetto che l'agente della propria disciplina. Questo tipo di disciplina non può essere iniziata troppo presto, non può essere continuata troppo tardi. Potrebbe essere rinviato troppo a lungo. È per mezzo di questo nostro agire che rendiamo conto a tutte le cose, che ne facciamo la nostra vera proprietà. Ma su cosa si deve agire questa disciplina? Su che cosa deve agire un'educazione, se non sull'essere umano, sull'anima e le sue manifestazioni, sul pensiero, sul sentimento, sull'abitudine, sulla condotta? Ci vuole una certa disciplina per pensare, nel vero senso della parola. Ogni volta che nasce un vero pensiero, prima incontra resistenza, ma quando viene accettato, diventa presto una tradizione. Sentire non sotto la guida del pensiero non è che un impulso cieco, e le abitudini che nascono da tale impulso, anche se irreprensibili, diventano solo routine meccanica. A cosa serve la vita? Il fine della disciplina è quello di rendere la vita ciò per cui è data. Decidendo di cosa si tratta, determiniamo immediatamente lo scopo della vita e la direzione della sua cultura, morale e spirituale. La vita, dunque, è per l'azione, per il lavoro; per l'azione e per il lavoro nell'ordine del dovere e del bene. (Henry Giles.)

Il raccolto:

Ogni stagione ha la sua morale appropriata. Ognuno ci impone il proprio obbligo e dovere solenne. Da un abbozzo generale e anche superficiale del mondo esterno, ognuno deve confessare che l'Onnipotente Creatore di tutte le cose è un essere di infinita benevolenza e bontà. In connessione con questo fatto della Sua benevolenza, dobbiamo anche sentire la nostra costante dipendenza dalla Sua munificenza. C'è un'illustrazione incessante della Divina provvidenza. Non possiamo fare a meno di considerare la costante riproduzione del sostentamento per l'umanità come un forte argomento per l'allegria cristiana. Ma i fatti della mietitura ce lo insegnano, sia in riferimento alle nostre vicende temporali, sia alle preoccupazioni più importanti che riguardano la nostra salvezza eterna: dove Dio opera, l'uomo deve cooperare. "Parla alla terra, ed essa ti insegnerà". Mentre osserviamo l'ansioso agricoltore che mette il suo seme di grano nel terreno, ogni anima ansiosa per il miglioramento spirituale di coloro che la circondano prenda coraggio. "A suo tempo mieterà, se non viene meno." Lasciamo che i nostri pensieri passino dalla vita presente, che trascorriamo qui sulla terra come un'ombra, fino a quel giorno, che non può essere lontano da nessuno, in cui noi stessi saremo, nei nostri corpi, seminati per la grande messe dell'universo riunito. Che la semina non può essere contemplata da nessuno senza sensazioni del più profondo timore e interesse. (Thomas Jackson, M.A.)

Sussurri della primavera:

L'argomento del patriarca si basa sul fatto che la mano di Dio deve essere rintracciata ovunque nella natura e nella vita umana. Le parole del testo sono un'espressione sorprendente della verità che...

(I.) La terra è un simbolo materiale delle idee spirituali. Questo pensiero è sempre stato caro alle menti spirituali. Hanno amato rintracciare nella natura visibile suggestioni riguardanti l'invisibile. Era preminentemente caratteristico degli Ebrei 49 fatto di associare Dio a tutti i fenomeni naturali. Quando Cristo venne, aggiunse intensità all'idea collegando Dio con tutta la vita naturale nel suo luogo più comune come nelle sue più grandiose manifestazioni. Così la Chiesa cristiana si impadronì dell'idea che la natura e la Scrittura non sono che due pagine di un'unica rivelazione

(II.) Sta a noi interpretare il suo simbolismo e trovare i suoi significati nascosti. Limita l'attenzione alle lezioni suggerite dalla primavera che ritorna. Quali sussurri di speranza, di fiducia, di gioia possono cogliere l'orecchio interiore mentre parliamo alla terra in questa stagione della sua ri-creazione

1.) Parla, ed esso ti insegnerà del suo Autore. Vediamo dappertutto l'azione di una potenza meravigliosa. Ovunque la vita e la bellezza si manifestano. Potreste trovare cause secondarie per spiegare i fenomeni, ma alla fine siete spinti alla necessità di riconoscere una grande causa prima

2.) Parla alla terra, ed essa ti insegnerà l'immensa cura di Dio per le forme di vita più umili. Le forme più umili sono modellate con la stessa cura e adornate con la stessa profusione che appartiene alle più potenti creazioni di Dio

3.) Parla alla terra, ed essa ti insegnerà che Dio vuole che la nostra vita umana sia luminosa e gioiosa. Dio riconosce il nostro innato senso della bellezza, l'immaginazione, il cuore, con le sue camere di immagini, e fa appello a questo senso nella bellezza con cui questa stagione primaverile adorna la terra. Non aver paura della gioia e dello splendore nella vita; Non sono nemici di una vera spiritualità

4.) Parla alla terra ed essa ti insegnerà lezioni di speranza

(1) Sussurra un messaggio di speranza per chi è in lutto. Che cos'è questa marea primaverile se non il mattino della resurrezione della natura?

(2) La primavera sussurra un messaggio di speranza per tutti coloro che sono stati sconfitti nel conflitto della vita. Vediamo un indizio in questa stagione che un nuovo inizio nella vita è possibile

(3) Sussurra un messaggio di speranza per tutti coloro che cercano il miglioramento del mondo. Colui che lavora per il progresso spirituale e morale dei suoi simili deve avere fede e pazienza

(III.) Parla dunque alla terra

1.) Mantieni una comunione frequente con la natura. Tale abitudine espande la mente e affina i sentimenti

2.) Portare allo studio della natura un cuore spirituale. La "luce secca della ragione" non è sufficiente se si sentono i più sottili sussurri della voce della natura

3.) Collegare, come fece Cristo, tutta la natura con Dio. Egli è il centro e lo Spirito che tutto pervade. Senza l'idea divina la natura è un'arpa da cui sono state prese le corde, un enigma a cui non c'è risposta, un mistero senza possibilità di soluzione. (James Legge, M.A.)

L'uomo e la natura:

In quest'epoca di trambusto e di fatica, in cui il tempo riservato alla meditazione tranquilla e alla vera ricreazione è così limitato, ci sentiamo ancora più in debito con la natura per l'allegria confortante che ci porta. Una delle cose più tristi della nostra civiltà moderna è che così tante migliaia di creature nostre simili hanno così poche opportunità di ottenere istruzione e piacere dalle immagini e dai suoni della natura. Il mondo della natura è in un senso molto reale il nostro altro sé. Quando allunghiamo le mani la sentiamo; apriamo gli occhi e la vediamo; e le sue voci riempiono le nostre orecchie. La nostra carne è fatta della sua polvere; i nostri nervi fremono per la sua energia; il nostro sangue è rosso per la vita attinta dal suo seno. In noi c'è il principio della vita, ma nel mondo circostante della natura ci sono le condizioni di quella vita. "Parla alla terra ed essa ti insegnerà". Con quante voci ci parla! Il mondo della natura è come il suo Dio, intero ovunque vediamo un tocco del Suo dito, intero in ogni sua parte. Nei nostri pensieri rileviamo irregolarità, incertezze e imperfezioni; ma in natura tutto è regolare, irreprensibile e perfetto. Non possiamo mai ammirare abbastanza la perfezione e l'armonia delle opere della natura; Anche gli organismi più bassi e più piccoli, o le parti più delicate di questi, come le parti fertilizzanti delle piante, sono eseguiti con una cura infinita e un lavoro instancabile, come se questa particolare parte della natura fosse l'unica parte, e su di essa fosse stata libera di spendere tutta la sua arte e tutta la sua forza. Non si stanca mai, non pasticcia mai il suo lavoro. Non una o due volte ha prodotto i suoi capolavori di fattura, ma miriadi di volte. E la stessa perfezione ideale si trova dappertutto, una perfezione ripetuta all'infinito. L'abbondanza della bellezza naturale invita alla nostra contemplazione più seria e si impone alla nostra considerazione. Rivelandosi al nostro sguardo, quasi immancabilmente, ci libererà dalla preoccupazione e dall'ansia del momento. Ci solleverà dall'egoismo presente o dalle paure inquietanti e ci metterà in uno stato di quieto riposo. Ecco perché l'uomo tormentato dalla passione o dal dolore profondo viene rianimato e ristorato e rimesso in cammino più forte nella speranza e più capace di affrontare i doveri del giorno e dell'ora a contatto con la natura. La natura è destinata a servirci, a contribuire al nostro aiuto interiore e alla nostra guarigione. C'è tanto scopo divino nell'arrivo delle stagioni quanto nel ripetersi dei nostri doveri, fardelli e tentazioni quotidiane. Dio ha creato la terra per nutrire il nostro spirito e per il sostegno del nostro corpo. Possiamo noi con l'occhio dei sensi guardare i cieli sopra di noi, e con l'occhio della fede perforare l'azzurro esterno, e credere che il Dio che vive nell'universo è un Essere che ha orecchie, ma non ode; chi ha occhi ma non vede; Chi ha un cuore, ma non sa nulla dei desideri e dei bisogni di quel nostro cuore spezzato? Questa terra non è stata concepita da un mero utilitarista secondo il principio di nutrire e vestire tanti milioni di consumatori, ma anche per quanto riguarda l'anima, per fornire agli occhi interiori scene di bellezza e sublimità, per addestrare i nostri spiriti a pensare al di sopra della materia morta attraverso le forme spirituali di cui la materia è rivestita, per elevarci dal noioso contenuto dell'esistenza animale a pensieri di libertà e di portata illimitate. Non ci avviciniamo alla natura con la costanza, l'intelligenza e il sollievo che dovremmo. Non ricorriamo a lei come a una maestra inviata da Dio, come a una grande rivelatrice della verità divina. Eppure possiamo sentire la voce divina nella natura se apriamo le nostre orecchie al suo messaggio. Quella voce fu per sempre agli orecchi del Salmista; ha sentito la voce di Dio nell'uragano e nella calma. E la ragione per cui oggi non sentiamo Dio parlarci nella natura è che permettiamo al mormorio del mondo di soffocare il sussurro del cielo. Per mantenere una comunione silenziosa con il Dio silenzioso nella natura, dobbiamo lasciarci alle spalle il trambusto del mondo. Siamo arrivati a considerare il semplice trambusto come un elemento così essenziale della vita umana che l'amore per la solitudine è preso come un segno di eccentricità. Troppa solitudine porta indubbiamente a una coscienza di sé troppo grande. La fretta e la preoccupazione della vita moderna causano pensieri superficiali, uno scopo instabile e uno spreco di energia. L'antidoto è quel silenzio e quella meditazione, quella comunione con la natura e con il nostro cuore, senza i quali non si realizza alcun grande scopo e nessuna grande opera viene concepita o compiuta. Le immagini della natura dovrebbero risvegliare nella vita attiva tutto ciò che è veramente bello nel senso dell'uomo. "Parla alla terra, ed essa ti insegnerà". Se non possiamo dipingere le sue glorie o stamparle sulle pagine parlate di un libro, possiamo almeno sentire queste glorie e dovrebbero tendere alla nostra elevazione morale e spirituale. Sembra che ci sia un chiaro bisogno nel nostro tempo di infondere qualcosa della freschezza della religione naturale nella nostra vita. Liberarci dalle restrizioni e dalle restrizioni artificiali a cui ordinariamente possiamo essere contenti di essere sottoposti, allentare tutte le fasce convenzionali e andare avanti con la libertà, l'agio e l'entusiasmo dei bambini, significa imparare il segreto della natura. "Vivere in modo più semplice e puro in tutte le cose" è il messaggio della natura; Abbiate una fede più intensa, siate di cuore aperto, mantenete l'anima in un atteggiamento quieto e ricettivo. Senza fretta lei stessa, controlla la fretta e la furia delle nostre abitudini e assicura un'alta calma. Si dice che l'aquila sfugga al tumulto atmosferico salendo in una calma superiore che è sempre accessibile. E, grazie alla natura, ci sono i più bei rifugi arcadici, di facile accesso, per tutti coloro che si preoccupano di cercarli, dove immagini di meravigliosa bellezza possono essere impresse nella mente che per molti giorni formeranno un piacevole e proficuo ricordo per chi guarda. La cosa grande è essere sinceri e amorevoli, pensando sempre alla natura come a una rivelazione di Dio. La scienza è in grado di darci una visione forzata del mondo e di farci vedere solo una catena di antecedenti e sequenze; è atta a uccidere gli aspetti più fini e dolci della natura; D'altra parte, il costante brancolare nella polvere e nella sporcizia del mercato e l'incessante ricerca del piacere sono suscettibili di paralizzare tutti i nobili impulsi e le aspirazioni e di farci pensare che il mondo sia solo per un uso e un comfort ignobili. Dobbiamo imparare a guardare con gli occhi di Cristo la terra sulla quale abitiamo e a vedere in essa la rivelazione della vita e del movimento del Dio vivente. (A. M. Sime.)

9 CAPITOLO 12

Giobbe 12:9-10

Chi non sa in tutte queste cose che la mano del Signore ha operato questo?-

Dio e la natura:

Se si potesse ridere della risata degli sprezzanti, sicuramente c'è abbastanza tentazione negli insegnamenti di una scienza moderna e nel tentativo di costruire davanti a noi un mondo auto-creato senza Dio. Ma noi non siamo dotati di uno spirito così sprezzante. La scienza moderna è troppo meravigliosa e le sue scoperte troppo affascinanti perché possiamo riderci sopra. Non ci smentiamo mai di suggerire che un vasto edificio pieno zeppo di macchinari e telai automatici, in grado di produrre ragnatele di tessitura finissima e di design perfetto, possa essersi evoluto da una struttura semplice primaria. E perché dovremmo commettere un tale oltraggio alla nostra ragione comune, da suggerire che questo mondo, senza l'aiuto di alcuna mano esterna, avrebbe potuto costruirsi da solo? Ma se aggiungiamo a questa teoria evoluzionistica l'insegnamento che Dio può aver dotato i materiali e la vita del mondo di uno spirito interiore di sviluppo e di adattamento, essa diventerebbe, almeno, ragionevole. Nessuno che conosca i tipi di vita sulla terra e la loro straordinaria storia può non percepire che c'è in tutte le forme, anche nell'umile fungo e nel filo d'erba, un certo potere di scelta e di adattamento. Ma da dove viene quel potere di scelta e di adattamento? Nessuna combinazione di elementi chimici potrebbe farcela. Nessun altro potrebbe impartirlo se non la mano di una Persona. Possiamo anche osservare un meraviglioso collegamento di tutte le forme di vita, dall'umile creatura all'uomo più elevato, sebbene ci siano più vuoti nella catena che anelli che sono stati scoperti. Tuttavia, come è possibile che una specie passi a uno stadio superiore senza un potere direttivo esterno?

(I.) Il cristiano vede la natura come uno scienziato. Quando il cristiano studia un fiore, egli nota l'intelligenza segreta che dirige ogni parte di esso. L'embrione nel seme sa quale parte di esso deve scendere sulla terra e quale parte deve essere innalzata al cielo. Le foglie si posizionano a intervalli appropriati e seguono il loro ordine ciclico. La pianta si insinua o si arrampica o germoglia verso l'alto con un adattamento intelligente, e i fiori mescolano i loro colori ed esalano i loro odori per attirare l'ape di passaggio. Un cristiano osserva tutta questa intelligenza in un fiore, e con una ragione più profonda che mai può aggiungere: "Dio è il creatore di quel fiore". Il cristiano, quando si diletta a enunciare i principi aritmetici su cui si uniscono gli elementi chimici, chiede chi ha insegnato loro le leggi delle loro combinazioni. Oppure, quando prende posizione sulla grande orbita, e si meraviglia vedendo un pianeta dopo l'altro sorgere in ordine sublime e rotolare maestosamente nel suo sentiero segnato e delimitato, ripete con una concezione più profonda la sua fede nella grandezza e nel potere dell'Onnipotente. Può anche leggere i resoconti delle rocce, la storia del fuoco e dell'acqua, della macinazione e della costruzione della crosta terrestre, della vita che esisteva molto prima dell'avvento dell'uomo. Come scienziato può fare tutto questo, ma per lui è tutta l'opera di Dio, che è infinito nella Sua potenza e durata, che opera le Sue grandi opere con questi metodi e in questi modi meravigliosi che la scienza scopre e dispiega

(II.) Il cristiano vede la natura come un poeta. Un fiore non è un abile macchinario di forze sottili e leggi delicate. Belle devono essere state le mani, e belli i pensieri di Colui che poteva, dalla terra grossolana, far sì che la primula facesse i suoi petali o il rovo selvatico i suoi fiori colorati. Il cristiano guarda il fiore, e per lui è una poesia scritta dalla mano di Dio. Anche i fiori rozzi e le creature orribili si trasformano quando vengono guardati in questa luce, e suggeriscono pensieri di vasta portata di quella saggezza che rende le cose utili oltre che belle. È delizioso avere l'occhio del poeta, e quindi guardare la natura di Dio. Il filo d'erba appuntito, lo stelo ricurvo del grano, il tronco sollevato del pino, il campo autunnale ondeggiante e la vita in movimento della primavera, sono i versi e le misure visibili di un grande poema divino. Il verme strisciante, l'uccello che si libra in volo, il cinguettio del passero e la melodia dell'allodola, le mucche nei campi e il serpente nell'erba, tutti ripetono e aumentano i versi...

La terra è piena di cielo,

E ogni comune roveto ardente con Dio

(III.) Il cristiano vede la natura come un panteista. Come uomini di scienza, apriamo i nostri sensi alle impressioni del mondo esterno. Quando entrano per questa via, essi scandiscono Dio, il Creatore, l'Architetto, Infinito e Onnipotente. Quando apriamo altre e più profonde sensibilità, e il fascino, la grazia, la tenerezza, la forza e la vita della natura fluiscono dentro, esse scrivono in forma misurata Dio il Sempre Glorioso e Meraviglioso. (J. D. Watters, M.A.)

La mano del Signore:

Nulla può essere smaltito senza il beneplacito e la provvidenza di Dio, che ha la vita e il respiro di tutte le creature, uomini e altri, nelle Sue mani. Imparare-

1.) Una provvidenza non si vede e non si adora nelle dispense che non ci piacciono. Quando non vediamo e adoriamo distintamente la provvidenza nell'ordinario, ci imbattiamo in domande intricate e spinose su di essa

2.) Sebbene gli uomini, nei loro peccati, presumano di discutere e mettere in discussione la questione della provvidenza di Dio, tuttavia non la cambieranno né la negheranno

3.) Quando gli uomini diventano atei, e cadono a mettere in discussione la provvidenza di Dio, dovrebbero essere trattati aspramente e confutati. È interesse comune dei santi non permettere che la provvidenza di Dio sia negata nella fede di cui sono così spesso confortati nelle tenebre. E lo zelo per Dio dovrebbe indurli ad aborrire qualsiasi pensiero che pregiudichi la Sua gloria

4.) Come Dio ha un dominio su tutte le Sue creature, in particolare sulle cose viventi, e sull'uomo in particolare, così lo studio di questo dominio aiuterà ad aprire i nostri occhi per vedere Lui e la Sua provvidenza, e a chiarire la Sua provvidenza in ogni particolare

5.) Come il dominio di Dio su ogni essere vivente, così, in particolare, il Suo dominio sull'uomo deve essere studiato e migliorato. Perciò qui si dice in modo particolare che il soffio di tutta l'umanità è nelle sue mani

6.) Il dominio di Dio sull'uomo arriva fino alla sua vita, e non meno. Lo studio di questo ci invita a stare in soggezione di Dio. A fidarsi di Lui nelle difficoltà. Considerare noi stessi, non come fatti per noi stessi, ma essere sottomessi al Suo dominio. Quando ci sottomettiamo in tal modo al Suo dominio assoluto e riconosciamo, dovremmo essere senza ansietà, sapendo nelle mani di chi siamo noi e le nostre preoccupazioni, e dovremmo lasciare a Lui il compito di dare un buon resoconto di tutto ciò che fa, e credere che le Sue azioni saranno come l'operaio, che è Dio e nostro Dio, anche se per il momento non possiamo discernerlo. (George Hutcheson.)

Dappertutto, eppure dimenticato:

C'è molto temperamento qui, ma c'è anche molto buon senso. Giobbe voleva dimostrare che il fatto della presenza di Dio in tutte le cose era così chiaramente discernibile che gli uomini non avevano bisogno di prendere in prestito l'ala dell'aquila per salire in cielo, né avevano bisogno di entrare nelle viscere del Leviatano per trovare un carro con cui entrare nelle profondità del mare

(I.) L'attuale mano di Dio su ogni cosa

1.) Questa è una delle dottrine in cui gli uomini credono, ma che dimenticano costantemente

2.) Questo è un fatto di forza universale

3.) Una verità degna di perpetuo ricordo

(II.) La nostra assoluta dipendenza da un Dio presente in questo preciso momento

1.) La nostra vita dipende interamente da Dio

2.) Così sono le nostre comodità

3.) Così è il potere di godere di queste comodità. Se questo è vero per quanto riguarda i temporali, quanto è doppiamente vero per quanto riguarda le cose spirituali. Non c'è grazia cristiana che abbia in sé una particella di autoesistenza

(III.) Lezioni da questo argomento. Figlio di Dio, guarda dove sei. Tu sei completamente nelle mani di Dio. Tu sei assolutamente e interamente, e sotto ogni aspetto, posto al volere e alla disposizione di Colui che è il tuo Dio. Sei addolorato per questo? Ti turba questa dottrina? Lasciate che la vostra conversazione sia come si conviene a questa dottrina. Parla di ciò che vuoi fare, e di ciò che accadrà, sempre nel rispetto del fatto che l'uomo propone, ma Dio dispone. Al peccatore diciamo: Uomo, tu sei nelle mani di Dio. (C. H. Spurgeon.)

Dominazione divina:

(I.) Un senso della nostra estrema insignificanza

(II.) Una coscienza della nostra dipendenza assoluta. Se siamo nelle mani di Dio, Egli può fare di noi ciò che vuole

(III.) Una potente influenza nella vita e nel comportamento. Ci colpisce con una sensazione di...

1.) Umiltà intensa

2.) Grande gratitudine

3.) Sforzo serio. Sforzo per sviluppare la nostra natura morale

(IV) La prontezza ad acconsentire a tutte le dispensazioni di un Essere così grande. (J. J. S. Uccello.)

13 CAPITOLO 12

Giobbe 12:13-35

Ecco, Egli crolla.

Massime di Giobbe:

Forse Giobbe usa questo linguaggio alto riguardo a Dio per due motivi

1.) Per dimostrare che poteva parlare dell'Eterno con la stessa grandiosità con cui avevano parlato i suoi amici

2.) Per mostrare che egli aveva una visione corretta ed estesa dell'azione di Dio come loro. Qui dà loro almeno sei diverse idee dell'azione di Dio

(I.) Che è attivo sia nel mondo mentale che in quello morale

(II.) Che è distruttivo oltre che ricostituente. "Ecco, egli si demolisce, e non può essere riedificato".

(III.) Che si estenda agli individui così come alle comunità. "Egli chiude l'uomo, e non ci può essere apertura".

(IV.) Che è assolutamente sovrano e irresistibile

(V.) Che opera nell'invisibile, così come nel visibile. "Egli scopre cose profonde dalle tenebre", ecc

(VI.) Che in nessun caso sembra riconoscere distinzioni morali tra gli uomini. Qui Giobbe non dice una parola riguardo ai giusti e ai malvagi in relazione all'azione di Dio. Il suo scopo era quello di dimostrare che Dio non trattava l'uomo sulla base del carattere morale. (Omilestico.)

20 CAPITOLO 12

Giobbe 12:20

Toglie l'intelligenza agli anziani.

Pazzia:

Il testo fa parte di un discorso in cui Giobbe enumera una varietà di eventi in cui, più o meno in modo evidente, si doveva rintracciare l'interferenza della Divina Provvidenza

(I.) La peculiare dispensazione che il testo ci presenta. Giobbe non sta qui affermando una regola generale della procedura divina, ma sta solo alludendo a un evento che si verifica occasionalmente

1.) La natura della calamità a cui si fa riferimento. Ha a che fare con la mente. Le operazioni della mente sono squilibrate e disabilitate. Questa è la calamità più grave a cui la natura umana è soggetta. Non possiamo concepire un oggetto più pietoso di un uomo privo di comprensione

2.) Il soggetto della calamità. "Gli anziani". Non esclusivamente. Spesso sorprende le persone nel meridiano della vita

3.) L'autore della calamità. In alcuni casi l'individuo stesso, per propensioni al male. A volte la perdita di comprensione è causata dalla condotta di altri. L'intervento divino deve essere riconosciuto come il permesso della calamità, ma nel testo è trattato come l'occasione di essa. Può essere una parte di quel piano che Dio ha formato, con infallibile saggezza e amore infinito, come meglio calcolato per assicurare il raggiungimento dei Suoi disegni benevoli

(II.) Alcune probabili ragioni per le quali tali dispense possono avvenire. L'intelletto può talvolta essere tolto...

1) Come giusta punizione per un uso perverso e dannoso delle facoltà intellettuali. La Scrittura insegna che spesso possiamo considerare la perdita di un privilegio come la giusta punizione per il suo abuso; né la ragione umana può mettere in discussione la correttezza di ciò

2.) Mostrare, nel modo più sorprendente, la fragilità umana e l'intera dipendenza di tutti da Dio stesso. Possiamo a malapena concepire un caso che ci impressioni così fortemente con queste verità

3.) Come mezzo di importante istruzione e di salutare disciplina per coloro che sono più direttamente connessi con i sofferenti

4.) Mostrare il pericolo della procrastinazione sul tema della religione personale. Quante persone si stanno accontentando di una presente negligenza dell'anima e dell'eternità, con la determinazione di considerare questi punti più seriamente negli anni che avanzano! Ma non possono essere sicuri del continuo esercizio di quelle facoltà mentali, la cui continuazione sarebbe essenziale per mettere in atto le loro salutari risoluzioni. (Ricordo congregazionale dell'Essex.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 12

 

2 Giob 6:24,25; 8:8-10; 11:2,6,12; 15:2; 17:4; 20:3; 32:7-13; Prov 28:11; Is 5:21; 1Co 4:10; 6:5

3 Giob 13:2-5; Prov 26:4; 2Co 11:5,21-23
Giob 6:6,7; 26:2,3

4 Giob 11:3; 16:10; 17:2,6; 21:3; 30:1; Sal 22:7,8; 35:16; Mat 27:29; Eb 11:36
Giob 16:20; Sal 91:15; Ger 33:3; Mic 7:7
Prov 14:2; Mar 5:40; Lu 16:14; At 17:32

5 De 32:35; Sal 17:5; 94:18; Ger 13:16
Giob 18:5; Prov 13:9; 20:20; Mat 25:8
Giob 6:5; 16:4; Sal 123:3,4; Am 6:1-6; Lu 12:19; 16:19,20

6 Giob 9:24; 21:7-15; Sal 17:14; 37:1,35; 73:11,12; Ger 5:27

7 Giob 21:29,30; Prov 6:6; Is 1:3; Ger 8:7

9 Giob 12:3; At 19:35
Giob 22:18; De 8:17,18; 1Sa 2:7; Ger 27:5,6; Dan 9:17; 5:18; Rom 11:36; Giac 2:5-7

10 Nu 16:22; Dan 5:23; At 17:25,28
Giob 27:3; 34:14,15; Ge 2:7; 6:17; Sal 104:29; 146:3,4
Giov 3:6

11 Giob 34:3; 1Co 10:15; Fili 1:10; Eb 5:14; 1P 2:3
Giob 6:30

12 Giob 8:8; 15:10; 32:7

13 Giob 32:6-9
Giob 12:16; 9:4; 28:20-28; 36:5; Sal 147:5; Prov 2:6,7; Ger 10:12; Dan 2:20; Lu 21:15; 1Co 1:24; Col 2:3; Giac 1:5
Prov 8:14; Is 40:13,14; 46:10; Rom 11:34; Ef 1:8,11

14 Giob 9:12,13; 11:10; Is 14:23; Ger 51:58,64; Mal 1:4
Giob 16:11; 1Sa 17:46; 24:18; 26:8; Is 22:22; Rom 11:32; Ap 3:7

15 Giob 12:10; Ge 8:1,2; 1Re 8:35,36; 17:1; Ger 14:22; Na 1:4; Lu 4:25; Giac 5:17,18; Ap 11:6
Ge 6:13,17; 7:11,23; Sal 104:7-9; Am 5:8

16 Giob 12:13; Mat 6:13
1Re 22:22,23; Ez 14:9

17 2Sa 15:31; 17:14,23; Is 19:12-14; 29:14; 1Co 1:19,20

18 2Cron 33:11-14; Ger 52:31-34; Dan 2:21; Ap 19:16

19 Gios 10:24,42; 1Sa 17:45,46; Is 37:36-38; 45:1; Ap 17:14; 19:19-21

20 Prov 10:21; 12:19,22
Giob 12:24; 17:4; 32:9; 39:17; Is 3:1-3

21 Eso 8:2; 16:24; 1Re 21:23,24; 2Re 9:26,34-37; Sal 107:40; Is 23:9; 24:21,22; 37:38; Dan 2:21,22; 4:32,33; Mat 2:12,13; At 12:23
Is 5:27; 11:5; 22:21; Ef 6:10,14

22 Giob 11:6; 28:20-23; 2Re 6:12; Sal 44:21; 139:12; Dan 2:22; Mat 10:26; 1Co 2:10; 4:5
Giob 3:5; 24:17; 34:22; Am 5:8; Lu 1:79

23 Eso 1:7,20; Sal 107:38; Is 9:3; 26:15; 27:6; 51:2; 60:22; Ger 30:19; 33:22; Zac 10:8

24 Giob 12:20; 17:4; Is 6:9,10; 19:1; Dan 4:16,33; Os 7:11
Sal 107:4,40

25 Giob 5:14; Ge 19:11; De 28:29; Is 59:10; At 13:11; 1G 2:11
Sal 107:27; Is 19:14; 24:20

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