Nuova Riveduta:

Giobbe 15

Elifaz paragona Giobbe a un malvagio
1 Allora Elifaz di Teman rispose e disse:
2 «Il saggio risponde forse con vana scienza? Si gonfia il petto di vento?
3 Si difende con chiacchiere inutili e con parole che non giovano a nulla?
4 Tu, poi, distruggi il timor di Dio, sminuisci la preghiera che gli è dovuta.
5 La tua iniquità ti detta le parole, e adoperi il linguaggio degli astuti.
6 Non io, la tua bocca ti condanna; le tue labbra stesse depongono contro di te.
7 Sei forse tu il primo uomo che nacque? Fosti tu formato prima dei monti?
8 Hai forse sentito quanto si è detto nel Consiglio di Dio? Hai forse accaparrato la saggezza tutta quanta per te solo?
9 Che sai tu che noi non sappiamo? Che conoscenza hai tu che non sia anche nostra?
10 Ci sono fra noi uomini canuti e anche vecchi più attempati di tuo padre.
11 Fai così poco caso delle consolazioni di Dio e delle dolci parole che ti abbiamo rivolte?
12 Dove ti trascina il cuore, e che vogliono dire codeste torve occhiate?
13 Come! Tu volgi la tua collera contro Dio e ti lasci uscire di bocca tali parole?
14 Chi è mai l'uomo per essere puro, il nato di donna per essere giusto?
15 Ecco, Dio non si fida nemmeno dei suoi santi, i cieli non sono puri ai suoi occhi; 16 quanto meno quest'essere abominevole e corrotto, l'uomo, che tracanna iniquità come acqua!
17 Io voglio istruirti; porgimi ascolto e ti racconterò quello che ho visto, 18 quello che i saggi hanno riferito senza nulla celare di quel che sapevano dai padri, 19 ai quali soltanto è stato dato il paese; e in mezzo ai quali non è passato lo straniero.
20 L'empio è tormentato tutti i suoi giorni, e pochi sono gli anni riservati al prepotente.
21 Sempre ha negli orecchi rumori spaventosi, e in piena pace gli piomba addosso il distruttore.
22 Non ha speranza di uscire dalle tenebre, e si sente destinato alla spada.
23 Va peregrinando in cerca di pane; dove trovarne? Egli sa che gli è vicino il giorno tenebroso.
24 Le difficoltà e l'angoscia lo riempiono di paura, lo assalgono come un re pronto alla battaglia, 25 perché ha steso la mano contro Dio, ha sfidato l'Onnipotente, 26 gli si è slanciato audacemente contro, sotto il folto dei suoi scudi ricurvi.
27 Aveva la faccia coperta di grasso, i fianchi carichi di pinguedine; 28 si era stabilito in città distrutte, in case disabitate, destinate a diventare mucchi di sassi.
29 Egli non si arricchirà, la sua fortuna non sarà stabile; né le sue proprietà si stenderanno sulla terra.
30 Non potrà liberarsi dalle tenebre, il vento infuocato farà inaridire i suoi germogli e sarà portato via dal soffio della bocca di Dio.
31 Non confidi nella vanità; è un'illusione; poiché avrà la vanità per ricompensa.
32 La sua fine verrà prima del tempo, i suoi rami non rinverdiranno più.
33 Sarà come vigna da cui si strappi l'uva ancora acerba, come l'ulivo da cui si scuota il fiore; 34 poiché sterile è la famiglia del profano, il fuoco divora la tenda dei corrotti.
35 L'empio concepisce malizia e partorisce rovina; egli prepara l'inganno».

C.E.I.:

Giobbe 15

1 Elifaz il Temanita prese a dire:
2 Potrebbe il saggio rispondere con ragioni campate
in aria
e riempirsi il ventre di vento d'oriente?
3 Si difende egli con parole senza costrutto
e con discorsi inutili?
4 Tu anzi distruggi la religione
e abolisci la preghiera innanzi a Dio.
5 Sì, la tua malizia suggerisce alla tua bocca
e scegli il linguaggio degli astuti.
6 Non io, ma la tua bocca ti condanna
e le tue labbra attestano contro di te.
7 Sei forse tu il primo uomo che è nato,
o, prima dei monti, sei venuto al mondo?
8 Hai avuto accesso ai segreti consigli di Dio
e ti sei appropriata tu solo la sapienza?
9 Che cosa sai tu che noi non sappiamo?
Che cosa capisci che da noi non si comprenda?
10 Anche fra di noi c'è il vecchio e c'è il canuto
più di tuo padre, carico d'anni.
11 Poca cosa sono per te le consolazioni di Dio
e una parola moderata a te rivolta?
12 Perché il tuo cuore ti trasporta
e perché fanno cenni i tuoi occhi,
13 quando volgi contro Dio il tuo animo
e fai uscire tali parole dalla tua bocca?
14 Che cos'è l'uomo perché si ritenga puro,
perché si dica giusto un nato di donna?
15 Ecco, neppure dei suoi santi egli ha fiducia
e i cieli non sono puri ai suoi occhi;
16 quanto meno un essere abominevole e corrotto,
l'uomo, che beve l'iniquità come acqua.
17 Voglio spiegartelo, ascoltami,
ti racconterò quel che ho visto,
18 quello che i saggi riferiscono,
non celato ad essi dai loro padri;
19 a essi soli fu concessa questa terra,
né straniero alcuno era passato in mezzo a loro.
20 Per tutti i giorni della vita il malvagio si
tormenta;
sono contati gli anni riservati al violento.
21 Voci di spavento gli risuonano agli orecchi
e in piena pace si vede assalito dal predone.
22 Non crede di potersi sottrarre alle tenebre,
egli si sente destinato alla spada.
23 Destinato in pasto agli avvoltoi,
sa che gli è preparata la rovina.
24 Un giorno tenebroso lo spaventa,
la miseria e l'angoscia l'assalgono
come un re pronto all'attacco,
25 perché ha steso contro Dio la sua mano,
ha osato farsi forte contro l'Onnipotente;
26 correva contro di lui a testa alta,
al riparo del curvo spessore del suo scudo;
27 poiché aveva la faccia coperta di grasso
e pinguedine intorno ai suoi fianchi.
28 Avrà dimora in città diroccate,
in case dove non si abita più,
destinate a diventare macerie.
29 Non arricchirà, non durerà la sua fortuna,
non metterà radici sulla terra.
30 Alle tenebre non sfuggirà,
la vampa seccherà i suoi germogli
e dal vento sarà involato il suo frutto.
31 Non confidi in una vanità fallace,
perché sarà una rovina.
32 La sua fronda sarà tagliata prima del tempo
e i suoi rami non rinverdiranno più.
33 Sarà spogliato come vigna della sua uva ancor
acerba
e getterà via come ulivo i suoi fiori,
34 poiché la stirpe dell'empio è sterile
e il fuoco divora le tende dell'uomo venale.
35 Concepisce malizia e genera sventura
e nel suo seno alleva delusione.

Nuova Diodati:

Giobbe 15

Secondo discorso di Elifaz: Giobbe è presuntuoso
1 Allora Elifaz di Teman rispose e disse: 2 «Un uomo saggio risponde forse con una conoscenza vana, e si riempie di vento orientale? 3 Discute forse con discorsi inutili e con parole che non servono a nulla? 4 Sì, tu abolisci la pietà ed elimini la preghiera davanti a Dio. 5 Poiché il tuo misfatto ti suggerisce le parole e scegli il linguaggio degli astuti. 6 Non io, ma la tua stessa bocca ti condanna e le tue stesse labbra testimoniano contro di te. 7 Sei tu forse il primo uomo che è nato, o sei stato formato prima dei colli? 8 Hai tu udito il segreto consiglio di Dio o possiedi tu solo la sapienza? 9 Che cosa sai tu che noi non sappiamo, o che cosa comprendi che non sia inteso anche da noi? 10 Tra di noi ci sono uomini canuti e vecchi, più attempati di tuo padre. 11 Ti sembrano poca cosa le consolazioni di Dio e le dolci parole a te rivolte? 12 Perché mai ti porta via il cuore, e perché i tuoi occhi lampeggiano, 13 volgendo la tua collera contro Dio e lasciando uscire dalla tua bocca tali parole?».

Ciò che Elifaz ha visto nella vita
14 «Che cos'è l'uomo da ritenersi puro, e il nato di donna per essere giusto? 15 Ecco, Dio non si fida neppure dei suoi santi e i cieli non sono puri ai suoi occhi; 16 quanto meno un essere abominevole e corrotto, l'uomo, che beve l'iniquità come acqua! 17 Voglio parlarti, ascoltami; ti racconterò ciò che ho visto, 18 ciò che i saggi riferiscono senza celare nulla di ciò che hanno udito dai loro padri, 19 ai quali soli fu concesso questo paese e senza che nessun straniero fosse passato in mezzo a loro. 20 Il malvagio soffre dolori tutta la sua vita, e sono numerati gli anni riservati al tiranno. 21 Rumori spaventosi giungono ai suoi orecchi, e nella prosperità gli piomba addosso il distruttore. 22 Non ha speranza di far ritorno dalle tenebre, e la spada lo aspetta. 23 Va errando in cerca di pane; ma dove trovarne? Egli sa che il giorno di tenebre è preparato al suo fianco. 24 Avversità e angoscia lo spaventano, l'assalgono come un re pronto alla battaglia, 25 perché ha steso la sua mano contro Dio, ha sfidato l'Onnipotente, 26 lanciandosi ostinatamente contro di lui con i suoi forti scudi ornati di borchie. 27 Anche se la sua faccia è coperta di grasso, e i suoi fianchi sono rigonfi di pinguedine; 28 egli abita in città desolate, in case disabitate, destinate a diventare mucchi di rovine. 29 Egli non si arricchirà e la sua fortuna non durerà, né i suoi averi si estenderanno sulla terra. 30 Non riuscirà a liberarsi dalle tenebre, la fiamma farà seccare i suoi germogli, e sarà portato via dal soffio della sua bocca. 31 Non confidi nella vanità, ingannando se stesso, perché la vanità sarà la sua ricompensa. 32 Si compirà prima del tempo, e i suoi rami non rinverdiranno più. 33 Sarà come una vite da cui si strappa l'uva ancora acerba, come l'ulivo da cui si scuote il fiore. 34 Poiché la famiglia degli ipocriti sarà sterile, e il fuoco divorerà le tende dell'uomo venale. 35 Essi concepiscono iniquità e partoriscono rovina; e il loro seno cova l'inganno».

Riveduta 2020:

Giobbe 15

Secondo discorso di Elifaz di Teman
1 Allora Elifaz di Teman rispose e disse:
2 “Il saggio risponde forse con vana scienza? si gonfia il petto di vento? 3 Si difende con chiacchiere inutili e con parole che non giovano nulla? 4 Tu, poi, distruggi il timor di Dio, sminuisci la preghiera che gli è dovuta. 5 La tua iniquità ti detta le parole, e adoperi il linguaggio degli astuti. 6 Non io, la tua bocca stessa ti condanna; le tue labbra depongono contro di te. 7 Sei tu il primo uomo che nacque? Fosti tu formato prima dei monti? 8 Hai tu sentito ciò che si è detto nel Consiglio di Dio? Hai accaparrato tutta la sapienza solo per te? 9 Che sai tu che noi non sappiamo? Che conoscenza hai tu che non sia anche nostra? 10 Ci sono fra noi degli uomini canuti e anche dei vecchi più attempati di tuo padre. 11 Fai tu così poco caso delle consolazioni di Dio e delle dolci parole che ti abbiamo rivolte? 12 Dove ti trascina il cuore, e che vogliono dire queste occhiate feroci? 13 Come! tu rivolgi la tua collera contro Dio, e ti lasci uscire di bocca tali parole? 14 Che cos'è mai l'uomo per essere puro, il nato di donna per essere giusto? 15 Ecco, Iddio non si fida nemmeno dei suoi santi, i cieli non sono puri ai suoi occhi; 16 quanto meno questo essere abominevole e corrotto, l'uomo, che tracanna iniquità come l'acqua! 17 Io voglio ammaestrarti; porgimi ascolto e ti racconterò quello che ho visto, 18 quello che i saggi hanno riferito senza nascondere nulla di quello che sapevano dai padri, 19 ai quali soltanto è stato dato il paese; e in mezzo ai quali non è passato lo straniero. 20 L'empio è tormentato tutti i suoi giorni, e gli anni riservati al prepotente sono pochi. 21 Ha sempre negli orecchi rumori spaventosi, e in piena pace gli piomba addosso il distruttore. 22 Non ha speranza di uscire dalle tenebre, e si sente destinato alla spada. 23 Va errando in cerca di pane; dove trovarne? Egli sa che vicino a lui è pronto il giorno tenebroso. 24 Le difficoltà e l'angoscia lo riempiono di paura, lo assalgono come un re pronto alla battaglia, 25 perché ha steso la mano contro Dio, ha sfidato l'Onnipotente, 26 gli si è slanciato audacemente contro, sotto il folto dei suoi scudi ricurvi. 27 Aveva la faccia coperta di grasso, i fianchi carichi di pinguedine; 28 si era stabilito in città distrutte, in case disabitate, destinate a diventare mucchi di sassi. 29 Egli non si arricchirà, la sua fortuna non sarà stabile; né le sue proprietà si estenderanno sulla terra. 30 Non potrà liberarsi dalle tenebre, il vento infuocato farà seccare i suoi rampolli, e sarà portato via dal soffio della bocca di Dio. 31 Non confidi nella vanità; è un'illusione; poiché avrà la vanità per ricompensa. 32 La sua fine verrà prima del tempo, e i suoi rami non rinverdiranno più. 33 Sarà come una vigna da cui si strappi l'uva ancora acerba, come l'ulivo da cui si scuota il fiore; 34 poiché la famiglia del profano è sterile, e il fuoco divora le tende dell'uomo venale. 35 L'empio concepisce malizia e partorisce rovina; egli cova in seno l'inganno”.

Riveduta:

Giobbe 15

Secondo discorso di Elifaz di Teman
1 Allora Elifaz di Teman rispose e disse:
2 «Il savio risponde egli con vana scienza? si gonfia egli il petto di vento? 3 Si difende egli con ciarle inutili e con parole che non giovan nulla? 4 Tu, poi, distruggi il timor di Dio, menomi il rispetto religioso che gli è dovuto. 5 La tua iniquità ti detta le parole, e adoperi il linguaggio degli astuti. 6 Non io, la tua bocca stessa ti condanna; le tue labbra stesse depongono contro a te. 7 Sei tu il primo uomo che nacque? Fosti tu formato prima de' monti? 8 Hai tu sentito quel che s'è detto nel Consiglio di Dio? Hai tu fatto incetta della sapienza per te solo? 9 Che sai tu che noi non sappiamo? Che conoscenza hai tu che non sia pur nostra? 10 Ci son fra noi degli uomini canuti ed anche de' vecchi più attempati di tuo padre. 11 Fai tu sì poco caso delle consolazioni di Dio e delle dolci parole che t'abbiam rivolte? 12 Dove ti trascina il cuore, e che voglion dire codeste torve occhiate? 13 Come! tu volgi la tua collera contro Dio, e ti lasci uscir di bocca tali parole? 14 Che è mai l'uomo per esser puro, il nato di donna per esser giusto? 15 Ecco, Iddio non si fida nemmeno de' suoi santi, i cieli non son puri agli occhi suoi; 16 quanto meno quest'essere abominevole e corrotto, l'uomo, che tracanna l'iniquità come l'acqua! 17 Io voglio ammaestrarti; porgimi ascolto, e ti racconterò quello che ho visto, 18 quello che i Savi hanno riferito senza nulla celare di quel che sapean dai padri, 19 ai quali soli è stato dato il paese; e in mezzo ai quali non è passato lo straniero. 20 L'empio è tormentato tutti i suoi giorni, e pochi son gli anni riservati al prepotente. 21 Sempre ha negli orecchi rumori spaventosi, e in piena pace gli piomba addosso il distruttore. 22 Non ha speranza d'uscir dalle tenebre, e si sente destinato alla spada. 23 Va errando in cerca di pane; dove trovarne? ei sa che a lui dappresso è pronto il giorno tenebroso. 24 La distretta e l'angoscia lo riempion di paura, l'assalgono a guisa di re pronto alla pugna, 25 perché ha teso la mano contro Dio, ha sfidato l'Onnipotente, 26 gli s'è slanciato, audacemente contro, sotto il folto de' suoi scudi convessi. 27 Avea la faccia coperta di grasso, i fianchi carichi di pinguedine; 28 s'era stabilito in città distrutte, in case disabitate, destinate a diventar mucchi di sassi. 29 Ei non s'arricchirà, la sua fortuna non sarà stabile; né le sue possessioni si stenderanno sulla terra. 30 Non potrà liberarsi dalle tenebre, il vento infocato farà seccare i suoi rampolli, e sarà portato via dal soffio della bocca di Dio. 31 Non confidi nella vanità; è un'illusione; poiché avrà la vanità per ricompensa. 32 La sua fine verrà prima del tempo, e i suoi rami non rinverdiranno più. 33 Sarà come vigna da cui si strappi l'uva ancor acerba, come l'ulivo da cui si scuota il fiore; 34 poiché sterile è la famiglia del profano, e il fuoco divora le tende ov'entrano presenti. 35 L'empio concepisce malizia, e partorisce rovina; ei si prepara in seno il disinganno».

Ricciotti:

Giobbe 15

Secondo discorso di Elifaz.
1 Prese allora a parlare Elifaz il Temanita e disse: 2 «Parla forse il sapiente quasi ragionando in aria, e riempiendo di [vento] infocato il suo petto? 3 Tu discuti a parole con chi non è pari a te, e proferisci ciò che non ti giova. 4 Per conto tuo, tu abbandonasti il timor [di Dio], e togliesti via la devozione innanzi a Dio; 5 la tua bocca infatti fu ammaestrata dall'iniquità, e tu hai imitato il linguaggio dei bestemmiatori: 6 la tua bocca stessa ti condanna, e non io, e le tue labbra ti rispondono contro. 7 Forse sei tu nato primo fra gli uomini, e avanti ai colli fosti tu formato? 8 Sei forse stato a udire il consiglio di Dio? e inferiore a te sarà la sua sapienza? 9 Che cosa sai tu, che noi non sappiamo? che cosa intendi, che noi non conosciamo? 10 Anche i vecchi, anche i seniori sono fra noialtri, e molto più anziani essi sono dei tuoi antenati. 11 Sarebbe forse cosa straordinaria che Dio ti consolasse? ma le tue cattive parole impediscono ciò. 12 Perchè mai la tua mente ti fa insuperbire, ed hai gli occhi stravolti come uno che sta in grandi pensieri? 13 Perchè si rigonfia contro Dio il tuo spirito, sì da pronunciar con la tua bocca tali discorsi? 14 Che cos'è l'uomo perchè sia senza macchia, e perchè appaia giusto chi è nato da donna? 15 Ecco, fra i santi di Lui nessuno è immutabile, e i cieli non sono puri agli occhi suoi: 16 quanto più l'abominevole e l'inutile, - l'uomo - che beve com'acqua l'iniquità! 17 Ti spiegherò, tu ascoltami, ciò che ho visto ti racconterò; 18 [ti comunicherò ciò che] i sapienti annunziano, non celando [gl'insegnamenti dei] loro padri: 19 a cui soli fu data la regione, nè lo straniero era penetrato in mezzo a loro. 20 In tutti i suoi giorni l'empio è in angoscia, ed è incerto il numero d'anni della sua tirannia; 21 grido di spavento è sempre nelle sue orecchie, e mentre è pace, egli sempre sospetta insidie: 22 non ha fiducia di potersi ritrarre dalle tenebre alla luce, vede ovunque attorno a sè delle spade. 23 Quand'ei si muove a ricercare il pane, sa ch'è pronto a suo fianco il dì della tenebra; 24 la sventura, lo sbigottisce, l'affanno lo circonda come re che si prepara alla battaglia. 25 Egli infatti stese contro Dio il suo pugno, e contro l'Onnipotente fece mostra di forza: 26 corse contro di lui a collo eretto, e s'armò rafforzando la sua cervice; 27 ricoprì il suo volto di adipe, e dai suoi fianchi pende la pinguedine; 28 abitò in città diroccate che furon destinate a macerie. 29 Egli non sarà ricco, nè si manterrà la sua fortuna, non metterà radici nella regione. 30 Non si dipartirà dalla tenebra: una vampa disseccherà i suoi rami, sarà rapito dal vento il suo fiore; 31 nè avrà fiducia - ingannato vanamente da errore -che qualche prezzo valga a redimerlo. 32 Prima che i suoi dì si compiano, ei perirà, e i suoi rami si seccheranno: 33 sarà mozzato qual di vigna fiorente il suo grappolo, e qual d'olivo che getta via il suo fiore. 34 Poichè la setta degli empii sarà sterile, e un fuoco divorerà le dimore della gente venale: 35 concepisce dolore e partorisce iniquità, e il ventre loro prepara gl'inganni!»

Tintori:

Giobbe 15

Secondo discorso di Eìifaz: Giobbe è uno stolto superbo, e Pempio è punito
1 Allora riprese la parola Elifaz di Teman, e disse: 2 «Il sapiente risponderà forse con vuote ragioni ed empirà di (vento) caldo il suo petto? 3 Tu rimproveri colle tue parole chi non è tuo eguale, e dici cose a te sconvenienti. 4 Per quanto è in te hai cacciato il timor (di Dio) ed hai tolte dal cospetto di Dio le preghiere. 5 L'iniquità ha ammaestrata la tua lingua, e tu imiti il linguaggio dei bestemmiatori. 6 Ti condanna la tua bocca, non io; il tuo labbro depone contro di te. 7 Sei tu forse il primo uomo che sia nato, e fosti formato prima dei colli? 8 Ascoltasti forse il consiglio di Dio, e sarà inferiore a te la sua sapienza? 9 Che cosa sai tu che noi non sappiamo? Quale cognizione hai tu a noi ignota? 10 Ci son tra noi dei vecchi, dei canuti molto più avanzati in età di tuo padre. 11 È forse gran cosa che Dio ti consoli? Ma le tue cattive parole lo impediscono. 12 Perchè ti fa insuperbire il tuo cuore, ed hai gli occhi altezzosi come se pensassi a grandi cose? 13 Perchè il tuo spirito se la prende contro Dio, e ti lasci uscir di bocca tali parole? 14 Che è mai l'uomo per essere puro, e il figlio della donna per apparir giusto? 15 Ecco, tra i suoi santi nessuno è immutabile, e i cieli non son puri al suo cospetto. 16 Quanto più sarà abbominevole e inutile l'uomo, che beve l'iniquità come l'acqua? 17 Ascoltami, e te lo farò vedere, ti racconterò quello che ho veduto, 18 quello che dicono i saggi non dimentichi dei loro padri. 19 Essi soli possedevano questa terra, e lo straniero non era passato in mezzo a loro, 20 per tutta la sua vita l'empio insuperbisce, e il numero degli anni della sua tirannide è incerto. 21 Egli ha sempre nell'orecchio rumori spaventosi, e in piena pace sospetta sempre insidie. 22 Non spera di poter tornare dalle tenebre alla luce, vedendo spade da tutte le parti. 23 Quando si muove per cercar pane, sa che già gli sovrasta il giorno tenebroso. 24 La sventura lo spaventa, l'angoscia l'assale, come re che si prepara alla battaglia; 25 perchè stese la sua mano contro Dio, sfidò l'Onnipotente; 26 corse contro di lui a testa alta, armato di pingue cervice; 27 colla faccia coperta di grasso, coll'adipe pendente dai suoi fianchi. 28 Abitò città desolate, case deserte, divenute mucchi di rovine. 29 Non arricchirà, non durerà la sua fortuna, non metterà radici sulla terra. 30 Non potrà uscire dalle tenebre; una fiamma divorerà suoi rampolli, e sarà portato via dal soffio della sua bocca. 31 Nè potrà credere, ingannato da vano errore, di poter essere riscattato con danaro: 32 egli perirà avanti che sian compiti i suoi giorni, e le sue mani seccheranno. 33 Il suo grappolo sarà colpito, come la vigna, nel primo fiore, e come olivo che lascia cadere il suo fiore; 34 chè sterile sarà la famiglia dell'ipocrita, e il fuoco divorerà le tende di coloro che accettano volentieri doni. 35 Concepì il male, partorì l'iniquità; e il suo seno prepara inganni».

Martini:

Giobbe 15

Eliphaz accusa Giobbe di giattanza, di impazienza, e di bestemmia contro di Dio, dinanzi a cui dice, che nissuno si trova mondo, e descrive la maledizione degli empj, e degli ipocriti.
1 A Eliphaz di Theman rispose, e disse: 2 Un uomo saggio risponderebbe egli forse parlando in aria, e accenderebbe di calore il suo petto? 3 Tu colle tue parole fai de' rimproveri a lui, che non è un tuo eguale, e parli in guisa, che non gioverà a te. 4 Quant'è in te, tu hai discacciato il timore (di Dio), ed hai tolta via l'orazione, che si fa a Dio. 5 Perocché maestra della tua lingua è stata la tua iniquità, e tu vai imitando il linguaggio de' bestemmiatori. 6 Ti condannerà la tua bocca, e non io, e risponderanno a te le tue labbra. 7 Se' tu forse il primo uomo che nascesse, e se' tu stato formato prima de' monti? 8 Se' tu forse stato ad udire i consiglj di Dio, e la sapienza di lui sarà ella inferiore a te? 9 Sai tu qualche cosa ignota a noi? Hai tu qualche sapere, che noi non abbiamo? 10 Sono de' vecchi, e degli anziani tra noi molto più avanzati in età che i padri tuoi. 11 Sarebbe ella cosa difficile a Dio il consolarti? Ma ciò impediscono le tue cattive parole. 12 Perché ti leva in alto il cuor tuo, qual uomo che sta in grandi pensieri gli occhi porti smarriti? 13 Perché mai il tuo spirito si inalbera contro Dio sino a proferire colla tua bocca sì fatte parole? 14 Che è l'uomo onde possa essere senza macchia, e giusto apparisca un che nacque di donna? 15 Mira come tra' santi di lui nissuno è immutabile, e i cieli negli occhi di lui non son puri. 16 Quanto meno un uom feccioso, e abbominevole, che beve com'acqua l'iniquità? 17 Io ti convincerò, ascoltami: racconterò a te quello, che io ho veduto. 18 I saggi parlano, e non tengono ascosi gli insegnamenti de' padri loro. 19 A' quali soli data fu questa terra, e mai gli stranieri non passarono tra di loro. 20 L'empio si consuma di affanni in tutti i suoi giorni, perché è incerto quanti saranno gli anni di sua tirannide. 21 Egli ha mai sempre nell'orecchie uno strepito che atterrisce, e in mezzo alla pace sospetta di tradimento. 22 Nel buio non crede di tornar a vederla luce, veggendo spade da tutti i lati. 23 S'ei si muove per andar a cercar del pane, egli pensa, che il nero giorno imminente gli sta dappresso. 24 La tribolazione lo atterrisce, e lo circondano gli affanni, come un re, che si mette in punto per la battaglia. 25 Perocché egli sua mano stese contro Dio, e si indurò contro l'Onnipotente. 26 Contro a lui corse a collo interato, e si armò della sua grossa testa. 27 Egli ha la faccia coperta di grasso, e da' fianchi di lui pende il lardo. 28 Si è ridotto ad abitare in città desolate, e in case deserte divenute tanti mucchi di sassi. 29 Egli non sarà sempre ricco, e i suoi beni non dureranno, e non metterà radici nella terra. 30 Ei sarà sempre in tenebre, i suoi rami saranno arsi dal fuoco, ed esalando il fiato della sua bocca sparirà. 31 Né da vano errore sedotto crederà di poter essere riscattato a qual si sia prezzo. 32 Prima che i giorni di lui giungano al loro termine ei perirà, e seccheranno le sue mani. 33 Sarà di lui come di una vite, di cui sono guaste le uve nel primo fiorire, e come un ulivo, del quale i mignoli cadano a terra. 34 Perocché steril sarà la progenie dell'empio, e il fuoco divorerà i padiglioni di coloro, che volentieri accettano i doni. 35 Concepisce dolori, e partorisce l'iniquità, e il seno di lui è gravido di fraudi.

Diodati:

Giobbe 15

1 ED Elifaz Temanita rispose e disse: 2 Deve un uomo savio pronunziare opinioni vane, Ed empiersi il ventre di vento orientale? 3 Ed argomentar con parole inutili, E con ragionamenti onde non può trarre alcun vantaggio? 4 Sì certo, tu annulli il timor di Dio, Ed impedisci l'orazione che deve farsi davanti a lui. 5 Perciocchè la tua bocca dimostra la tua iniquità, Poichè tu hai scelto il parlar de' frodolenti. 6 La tua bocca ti condanna, e non io; E le tue labbra testificano contro a te. 7 Sei tu il primiero uomo che sia nato nel mondo? O sei tu stato formato avanti i colli? 8 Hai tu udito il segreto di Dio, E ne hai tu sottratta a te la sapienza? 9 Che sai tu, che noi non sappiamo? Che intendi tu, che non sia appo noi? 10 Fra noi vi è eziandio alcun canuto, alcun molto vecchio, Più attempato che tuo padre. 11 Son le consolazioni di Dio troppo poca cosa per te? Hai tu alcuna cosa riposta appo te? 12 Perchè ti trasporta il cuor tuo? E perchè ammiccano gli occhi tuoi, 13 Che tu rivolga il tuo soffio, E proferisca della tua bocca parole contro a Dio? 14 Che cosa è l'uomo, ch'egli sia puro? E che cosa è chi è nato di donna, ch'egli sia giusto? 15 Ecco, egli non si fida ne' suoi santi, Ed i cieli non son puri nel suo cospetto; 16 Quanto più abbominevole e puzzolente È l'uomo, che beve l'iniquità come acqua?
17 Io ti dichiarerò, ascoltami pure, E ti racconterò ciò che io ho veduto; 18 Il che i savi hanno narrato, E non l'hanno celato, avendolo ricevuto da' padri loro; 19 A' quali soli la terra fu data, E per mezzo i cui paesi non passò mai straniero. 20 L'empio è tormentato tutti i giorni della sua vita; Ed al violento è riposto un piccol numero d'anni. 21 Egli ha negli orecchi un romor di spaventi; In tempo di pace il guastatore gli sopraggiunge. 22 Egli non si fida punto di potere uscir delle tenebre; Egli sta sempre in guato, aspettando la spada. 23 Egli va tapinando per cercar dove sia del pane; Egli sa che ha in mano tutto presto il giorno delle tenebre. 24 Angoscia e tribolazione lo spaventano; Lo sopraffanno come un re apparecchiato alla battaglia. 25 Perciocchè egli ha distesa la sua mano contro a Dio, E si è rinforzato contro all'Onnipotente; 26 E gli è corso contra col collo fermo, Co' suoi spessi e rilevati scudi; 27 Perciocchè egli ha coperto il suo viso di grasso, Ed ha fatte delle pieghe sopra i suoi fianchi; 28 Ed è abitato in città desolate, in case disabitate, Ch'erano preste ad esser ridotte in monti di ruine. 29 Egli non arricchirà, e le sue facoltà non saranno stabili, E il suo colmo non si spanderà nella terra. 30 Egli non si dipartirà giammai dalle tenebre, La fiamma seccherà i suoi rampolli, Ed egli sarà portato via dal soffio della bocca di Dio. 31 Non confidisi già nella vanità, dalla quale è sedotto; Perciocchè egli muterà stato, e sarà ridotto al niente. 32 Questo mutamento si compierà fuor del suo tempo, E i suoi rami non verdeggeranno. 33 Il suo agresto sarà rapito come quel d'una vigna, E le sue gemme saranno sbattute come quelle di un ulivo. 34 Perciocchè la raunanza de' profani sarà deserta, E il fuoco divorerà i tabernacoli di quelli che prendon presenti; 35 I quali concepiscono perversità, e partoriscono iniquità, E il cui ventre macchina fraude.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 15

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 15

Forse Giobbe era così chiaro, e così soddisfatto, della bontà della propria causa, che pensava, se non l'aveva convinto, aveva almeno messo a tacere tutti e tre i suoi amici; Ma sembra che non l'avesse fatto: in questo capitolo cominciano un secondo attacco contro di lui, ognuno di loro lo accusa di nuovo con la stessa veemenza di prima. È naturale per noi essere affezionati ai nostri sentimenti, e quindi essere fermi verso di essi, e con difficoltà essere portati a recedere da essi. Elifaz qui si attiene ai principi in base ai quali aveva condannato Giobbe, e,

I. Egli lo rimprovera per essersi giustificato, e genera su di lui molte cose malvagie che sono ingiustamente dedotte da ciò Giobbe 15:2-13.

II. Lo persuade ad umiliarsi davanti a Dio e a vergognarsi Giobbe 15:14-16.

III. Gli legge una lunga conferenza riguardante la triste condizione dei malvagi, che induriscono i loro cuori contro Dio e i giudizi che sono preparati per loro (Traduzione di Bibe 15:17-35). Si può fare buon uso sia dei suoi rimproveri (poiché sono chiari) che della sua dottrina (poiché è sana), sebbene sia l'uno che l'altro siano applicati erroneamente a Giobbe.

Ver. 1. fino alla Ver. 16.

Elifaz qui cade molto in tono spregiudicato su Giobbe, perché ha contraddetto ciò che lui e i suoi colleghi avevano detto, e non ha acconsentito e applaudito, come si aspettavano. I superbi sono quindi inclini a prendersela molto male se non hanno il permesso di dettare e dare legge a tutto ciò che li circonda, e di biasimare coloro che sono ignoranti e ostinati, e tutto ciò che è nulla, che non possono dire in ogni cosa ciò che dicono. Di diversi grandi crimini Elifaz qui accusa Giobbe, solo perché non si riconosceva un ipocrita.

I. Lo accusa di follia e assurdità (Giobbe 15:2-3), che, mentre era stato reputato un uomo saggio, ora aveva completamente perso la sua reputazione; Chiunque direbbe che la sua saggezza si era allontanata da lui, parlava in modo così stravagante e così poco allo scopo. Bildad iniziò così (Giobbe 8:2), e Zofar, Giobbe 11:2-3. È comune per i disputanti adirati rappresentare i ragionamenti l'uno dell'altro come impertinenti e ridicoli più di quanto non ci sia causa, dimenticando la condanna di colui che chiama suo fratello Raca, e Tu stolto. È vero,

1. Che c'è nel mondo una grande quantità di conoscenza vana, la scienza falsamente chiamata, che è inutile, e quindi priva di valore.

2. Che questa è la conoscenza che gonfia, con la quale gli uomini si gonfiano in un'affettuosa presunzione dei propri successi.

3. Che, qualunque vana conoscenza un uomo possa avere nella sua testa, se vuole essere considerato un uomo saggio non deve pronunciarla, ma lasciarla morire con se stesso come merita.

4. Le chiacchiere inutili sono discorsi malvagi. Nel grande giorno dobbiamo rendere conto non solo delle parole malvagie, ma anche delle parole oziose. Perciò i discorsi che non fanno bene, che non rendono alcun servizio né a Dio né al nostro prossimo, né a noi stessi, che non sono in alcun modo per edificare, erano meglio non detti. Quelle parole che sono come il vento, leggere e vuote, specialmente quelle che sono come il vento orientale, dannose e perniciose, sarà pernicioso riempirle con noi stessi o con gli altri, perché passeranno molto male nel conto.

5. La vana conoscenza o il parlare inutile dovrebbero essere rimproverati e controllati, specialmente in un uomo saggio, che diventa peggio e che fa più male con il cattivo esempio di esso.

II. Lo accusa di empietà e irreligione (Giobbe 15:4):

"Tu togli il timore", cioè "il timore di Dio e quel riguardo che dovresti avere per lui; e allora trattenerai la preghiera".

Vedete in che cosa si riassume la religione, temere Dio e pregarlo, il primo il principio più necessario, il secondo la pratica più necessaria. Dove il timore di Dio non è buono, non c'è da aspettarsi; e chi vive senza preghiera certamente vive senza Dio nel mondo. Coloro che trattengono la preghiera danno così prova di essersi liberati della paura. Certamente coloro che non hanno alcun rispetto per la maestà di Dio, non temono la sua ira e non si preoccupano della loro anima e dell'eternità, se non fanno domande a Dio per la sua grazia. Coloro che non pregano sono impavidi e sgraziati. Quando il timore di Dio è rigettato da ogni peccato, si lascia entrare e si apre una porta a ogni sorta di profanità. È particolarmente grave per coloro che hanno avuto un certo timore di Dio, ma ora l'hanno abbandonato, sono stati frequenti nella preghiera, ma ora lo trattengono. Come sono caduti! Come si è perduto il loro primo amore! Denota una sorta di forza imposta su se stessi. Il timore di Dio si sarebbe attaccato a loro, ma essi lo gettarono via; la preghiera sarebbe pronunciata, ma la trattengono; e, in entrambi, sconcertano le loro convinzioni. Coloro che omettono la preghiera o si limitano ad essa, spegnendo lo spirito di adozione e negando a se stessi la libertà che potrebbero prendere nel dovere, frenano la preghiera. Questo è già abbastanza grave, ma è peggio trattenere gli altri dalla preghiera, proibire e scoraggiare la preghiera, come Dario, Daniele 6:7. Ora

1. Elifaz lo attribuisce a Giobbe, o,

(1.) Come quello che era la sua pratica. Pensava che Giobbe parlasse di Dio con tale libertà come se fosse stato suo pari, e che lo accusasse con tanta veemenza di maltrattarlo, e lo sfidasse così spesso a un processo equo, che aveva completamente abbandonato ogni considerazione religiosa nei suoi confronti. Questa accusa era completamente falsa, e tuttavia non voleva un po' di colore. Non solo dobbiamo badare a mantenere alta la preghiera e il timore di Dio, ma a non lasciar mai cadere espressioni incaute che possano dare occasione a coloro che cercano l'occasione di mettere in dubbio la nostra sincerità e costanza nella religione. O

(2.) Come ciò che altri avrebbero dedotto dalla dottrina che sosteneva.

"Se è vero questo" (pensa Elifaz) "ciò che dice Giobbe, affinché un uomo possa essere così gravemente afflitto e tuttavia essere un uomo buono, allora addio a ogni religione, preghiera d'addio e timore di Dio. Se tutte le cose vengono uguali per tutti, e gli uomini migliori possono essere trattati peggio in questo mondo, ognuno sarà pronto a dire: È vano servire Dio, e a che giova osservare le sue prescrizioni? == Malachia 3:14 == In verità ho lavato le mie mani invano, == Salmi 73:13-14. Chi sarà onesto se i tabernacoli dei ladri prospereranno? Giobbe 12:6. Se non c'è perdono presso Dio Giobbe 7:21, chi lo temerà? Salmi 130:4. Se ride del processo degli innocenti == (Giobbe 9:23), se è così difficile da raggiungere (Giobbe 9:32), chi lo pregherà?"

Si noti che è un'ingiustizia di cui anche gli uomini saggi e buoni sono troppo spesso colpevoli, nel calore della disputa, addebitare ai loro avversari quelle conseguenze delle loro opinioni che non sono giustamente tratte da loro e che in realtà aborrono. Questo non è fare ciò che vorremmo fosse fatto da noi.

2. Su questa insinuazione forzata Elifaz fonda quell'alta accusa di empietà Giobbe 15:5 : La tua bocca proferisce la tua iniquità, la insegna, così è la parola.

"Tu insegni agli altri ad avere gli stessi duri pensieri di Dio e della religione che hai tu stesso".

È male infrangere anche il più piccolo dei comandamenti, ma è peggio insegnare agli uomini così, == Matteo 5:19. Se mai abbiamo pensato al male, poniamo la mano sulla nostra bocca per sopprimere il pensiero malvagio (Proverbi 30:32), e non pronunciamolo in alcun modo; cioè mettergli un imprimatur, pubblicarlo con concessione, a disonore di Dio e a danno degli altri. Osservate: Quando gli uomini si sono liberati della paura e della preghiera, le loro bocche proferiscono iniquità. Coloro che smettono di fare il bene imparano presto a fare il male. Che cosa possiamo aspettarci se non ogni sorta di iniquità da coloro che non si armano della grazia di Dio contro di essa? Ma tu scegli la lingua degli astuti, cioè,

"Tu esprimi la tua iniquità con qualche ostentazione e pretesa di pietà, mescolando alcune buone parole con cattive, come fanno i commercianti con le loro merci per aiutarli".

La bocca dell'iniquità non potrebbe fare tanto male quanto fa senza la lingua dell'astuto. Il serpente ingannò Eva con la sua astuzia. Vedi Romani 16:18. La lingua dell'astuto parla con disegno e deliberazione; e quindi si può dire che coloro che la usano la scelgano, come quella che servirà al loro scopo meglio della lingua dei retti: ma si troverà, alla fine, che l'onestà è la migliore politica. Elifaz, nel suo primo discorso, aveva proceduto contro Giobbe sulla base di semplici congetture (Giobbe 4:6-7), ma ora ha la prova contro di lui dai suoi stessi discorsi Giobbe 15:6 : La tua bocca ti condanna, e non io. Ma avrebbe dovuto considerare che lui e i suoi compagni lo avevano provocato a dire ciò di cui ora approfittavano, e ciò non era giusto. Sono condannati più efficacemente coloro che sono condannati da se stessi, Tito 3:11; Luca 19:22. Molti uomini non hanno bisogno di affondarlo più di quanto la sua lingua gli cada addosso.

III. Lo accusa di intollerabile arroganza e presunzione. Era una richiesta giusta, ragionevole e modesta quella che Giobbe aveva fatto (Giobbe 12:3): Permetti che io abbia intendimento come te; Ma guardate come cercano l'occasione contro di lui: ciò è frainteso, come se pretendesse di essere più saggio di qualsiasi uomo. Poiché non concederà loro il monopolio della sapienza, faranno credere che egli lo rivendichi a se stesso, Giobbe 15:7-9. Come se pensasse di avere il vantaggio di tutta l'umanità,

1. Nella lunga conoscenza del mondo, che fornisce agli uomini molta più esperienza:

"Sei tu il primo uomo che sia nato; e, di conseguenza, più anziano di noi, e meglio in grado di dare il senso dell'antichità e il giudizio delle prime e più antiche, più sagge e più pure? Sei tu prima di Adamo?"

Così può essere letto.

"Non ha egli sofferto per il peccato; Eppure tu, che sei un così grande sofferente, non ti riconoscerai peccatore? Che cosa hai fatto davanti ai colli, come lo fu la Sapienza stessa? Proverbi 8:23, ecc. I consigli di Dio, che sono come le grandi montagne (Salmi 36:6) e inamovibili come i colli eterni, devono essere soggetti alle tue nozioni e inchinarsi ad esse? Conosci il mondo più di chiunque di noi? No, tu sei di ieri come noi",

17 Ver. 17. fino alla Ver. 35.

Elifaz, dopo aver rimproverato Giobbe per le sue risposte, viene qui a sostenere la sua tesi, sulla quale ha costruito la sua censura contro Giobbe. La sua opinione è che coloro che sono malvagi sono certamente infelici, da cui deduce che coloro che sono infelici sono certamente malvagi, e che quindi Giobbe era così. Osservare

I. La sua solenne prefazione a questo discorso, in cui rivela l'attenzione di Giobbe, che aveva poche ragioni di aspettarsi, avendo prestato così poca attenzione e dato così poco valore a ciò che Giobbe aveva detto (Giobbe 15:17):

"Ti mostrerò ciò che vale la pena di ascoltare, e non ragionare, come fai tu, con discorsi inutili."

Così sono atti gli uomini, quando condannano i ragionamenti degli altri, a lodare i propri. Lui promette di insegnargli,

1. Dalla propria esperienza e osservazione:

"Ciò che ho visto io stesso, in diversi casi, lo dichiarerò".

È di grande utilità prendere nota delle provvidenze di Dio riguardo ai figli degli uomini, da cui si possono trarre molte buone lezioni. Dovremmo essere pronti a comunicare quali buone osservazioni abbiamo fatto e abbiamo trovato beneficio da noi stessi; e possiamo parlare con franchezza quando dichiariamo ciò che abbiamo visto.

2. Dalla sapienza degli antichi (Giobbe 15:18): che i saggi hanno raccontato dai loro padri. Si noti che la saggezza e l'erudizione dei moderni derivano in gran parte da quelle degli antichi. I bravi bambini impareranno molto dai loro buoni genitori; E ciò che abbiamo imparato dai nostri antenati dobbiamo trasmetterlo ai nostri posteri e non nasconderlo alle generazioni a venire. Vedi Salmi 78:3-6. Se il filo della conoscenza di molte epoche viene spezzato dalla negligenza di una persona, e non si fa nulla per preservarlo puro e integro, tutto ciò che riesce se la passa peggio. Le autorità che Elifaz garantì erano davvero autorità, uomini di rango e di figura (Giobbe 15:19), ai quali solo fu data la terra, e quindi si può supporre che fossero i favoriti del Cielo e i più capaci di fare osservazioni riguardo agli affari di questa terra. I dettami della saggezza vengono con vantaggio da coloro che si trovano in luoghi di dignità e potere, come Salomone; eppure c'è una sapienza che nessuno dei principi di questo mondo conosceva, == 1Corinzi 2:7-8.

II. Il discorso stesso. Egli qui mira a mostrare,

1. Che coloro che sono saggi e buoni prosperino ordinariamente in questo mondo. A questo egli accenna solo (Giobbe 15:19), che coloro della cui mente era erano tali a cui era stata data la terra, e a loro soltanto; Ne godevano interamente e pacificamente, e nessun estraneo passava in mezzo a loro, né per condividere con loro né per disturbarli. Giobbe aveva detto: "La terra è data in mano agli empi", == Giobbe 9:24.

"No", dice Elifaz, "è dato nelle mani dei santi e va avanti con la fede loro affidata; e non sono derubati e saccheggiati da stranieri e nemici che fanno irruzione su di loro, come tu lo sei dai Sabei e dai Caldei".

Ma poiché molti del popolo di Dio hanno notevolmente prosperato in questo mondo, come Abramo, Isacco e Giacobbe, non ne consegue che coloro che sono attraversati e impoveriti, come Giobbe, non siano il popolo di Dio.

2. Che le persone malvagie, e in particolare gli oppressori e i governanti tiranneggiatori, sono soggetti a continui terrori, vivono in modo molto scomodo e muoiono molto miseramente. Su questo capo si allarga, mostrando che anche coloro che osano empiamente i giudizi di Dio non possono tuttavia non temerli e alla fine li sentiranno. Egli parla al singolare: l'uomo malvagio, che significa (come alcuni pensano) Nimrod; o forse Chedorlaomer, o qualche altro potente cacciatore davanti al Signore. Temo che si riferisse a Giobbe stesso, che egli accusa espressamente sia della tirannia che della timorosità qui descritta, Giobbe 22:9-10. Qui egli pensa che l'applicazione sia facile, e che Giobbe potrebbe, in questa descrizione, come in uno specchio, vedere il proprio volto. Ora

(1.) Vediamo come descrive il peccatore che vive così miseramente. Egli non inizia con questo, ma lo porta come ragione del suo destino, Giobbe 15:25-28. Non è un peccatore comune, ma uno di prim'ordine, un oppressore == (Giobbe 15:20), un bestemmiatore e un persecutore, uno che non teme Dio né guarda l'uomo.

[1.] Egli sfida Dio, la sua autorità e potenza, Giobbe 15:25. Parlagli della legge divina e dei suoi obblighi; Egli spezza quei legami, e non avrà, no, né colui che lo ha creato, a trattenerlo o a dominarlo. Parlagli dell'ira divina e dei suoi terrori; ordina all'Onnipotente di fare del suo peggio, che avrà la sua volontà, che farà a modo suo, nonostante lui, e non sarà controllato dalla legge, o dalla coscienza, o dagli avvisi di un giudizio a venire. Egli stende la mano contro Dio, sfidando lui e la potenza della sua ira. Dio è davvero fuori dalla sua portata, ma egli tende la mano contro di lui, per mostrare che, se fosse in suo potere, lo divinerebbe. Questo si applica all'audace empietà di alcuni peccatori che in realtà odiano Dio == (Romani 1:30), e la cui mente carnale non è solo nemica per lui, ma inimicizia stessa, Romani 8:7. Ma, ahimè! La malizia del peccatore è tanto impotente quanto impudente; Cosa può fare? Si rafforza (sarebbe valoroso, così alcuni lo leggono) contro l'Onnipotente. Pensa con il suo esorbitante potere dispotico di cambiare i tempi e le leggi == (Daniele 7:25), e, a dispetto della Provvidenza, di portare il giorno della rapina e del torto, lontano dal controllo di coscienza. Nota: È la prodigiosa follia dei peccatori presuntuosi che entrano nelle liste con l'Onnipotenza. Guai a chi lotta con il suo Creatore. Questo è generalmente preso come un'ulteriore descrizione dell'audace presunzione del peccatore (Giobbe 15:26): Egli corre su di lui, su Dio stesso, in diretta opposizione a lui, ai suoi precetti e provvidenze, persino sul suo collo, come un combattente disperato, quando si trova in una partita impari per il suo avversario, gli vola in faccia, però, Allo stesso tempo, cade sulla punta della sua spada, o sulla punta affilata del suo brocchiero. I peccatori, in generale, fuggono da Dio; ma il peccatore presuntuoso, che pecca con mano potente, gli corre addosso, combatte contro di lui e gli dice di sfidarlo; Ed è facile prevedere quale sarà il problema.

[2.] Si avvolge nella sicurezza e nella sensualità (Giobbe 15:27): si copre il volto con la sua grassezza. Questo significa sia coccolare la sua carne con cibi deliziosi ogni giorno, sia indurire il suo cuore contro i giudizi di Dio. Nota, La gratificazione degli appetiti del corpo, il nutrimento e il banchetto che fino in fondo, spesso volge a danno dell'anima e dei suoi interessi. Perché Dio è dimenticato e disprezzato, se non perché il ventre è diventato un dio e la felicità è posta nelle delizie dei sensi? Coloro che si riempiono di vino e bevande inebrianti abbandonano tutto ciò che è serio e si lusingano con la speranza che domani sarà come oggi, == Isaia 56:12 == Guai a coloro che sono così a loro agio in Sion, == Amos 6:1,3-4; Luca 12:19. Il grasso che gli copre il viso lo fa sembrare audace e altero, e quello che gli copre i fianchi lo fa sdraiare tranquillo e morbido, e sentirsi piccolo; ma questo si rivelerà un misero riparo contro i dardi dell'ira di Dio.

[3.] Si arricchisce con le spoglie di tutto ciò che lo circonda, Giobbe 15:28. Egli abita nelle città che egli stesso ha reso desolate, espellendo da esse gli abitanti, per potervi essere posto solo, Isaia 5:8 Gli uomini superbi e crudeli provano uno strano piacere nelle rovine, quando sono di loro propria creazione, nel distruggere le città == (Salmi 9:6) e trionfare nella distruzione, poiché non possono farle proprie se non rendendole pronte a diventare mucchi, e spaventando a morte gli abitanti. Notate, Coloro che mirano ad assorbire il mondo per se stessi, e ad afferrare tutto, perdono il conforto di tutti, e si rendono infelici in mezzo a tutti. Come fa questo tiranno a guadagnare il suo punto di vista e a diventare padrone di città che hanno tutti i segni dell'antichità su di loro? Ci viene detto (Giobbe 15:35) che lo fa con malizia e falsità, i due ingredienti principali della sua malvagità che fu bugiardo e omicida fin dal principio, concepiscono il male, e poi lo fanno preparando l'inganno, fingendo di proteggere coloro che intendono sottomettere, e facendo leghe di pace per condurre più efficacemente le operazioni di guerra. Da tali uomini malvagi Dio libera tutti gli uomini buoni.

(2.) Vediamo ora qual è la miserabile condizione di quest'uomo malvagio, sia nei giudizi spirituali che in quelli temporali.

[1.] La sua pace interiore è continuamente disturbata. A coloro che lo circondano sembra facile, e perciò lo invidiano e si desiderano nella sua condizione; Ma chi sa cosa c'è negli uomini ci dice che un uomo malvagio ha così poco conforto e soddisfazione nel proprio petto che è piuttosto da compatire che da invidiare. Primo, la Sua stessa coscienza lo accusa, e con le angosce di ciò egli soffre tutti i suoi giorni, == Giobbe 15:20. È continuamente a disagio al pensiero delle crudeltà di cui si è reso colpevole e del sangue di cui si è macchiato le mani. I suoi peccati lo fissano in faccia ad ogni angolo. Diri conscia facti mens habet attonitos - La colpa cosciente stupisce e confonde. In secondo luogo, è irritato dall'incertezza della continuazione della sua ricchezza e del suo potere: il numero degli anni è nascosto all'oppressore. Sa che, qualunque cosa finga, non dureranno per sempre, e ha motivo di temere che non dureranno a lungo, e di questo si preoccupa. In terzo luogo, Egli è sotto una certa spaventosa attesa del giudizio e di un'ardente indignazione == (Ebrei 10:27), che lo mette e lo mantiene in un continuo terrore e costernazione, così che dimora con Caino nella terra di Nod, o tumulto == (Genesi 4:16), ed è reso come, Pashur, Magor-missabib, un terrore tutt'intorno, == Geremia 20:3-4 == Un suono terribile è nelle sue orecchie, == Giobbe 15:21. Egli sa che sia il cielo che la terra sono adirati contro di lui, che Dio è adirato contro di lui e che tutto il mondo lo odia; non ha fatto nulla per fare pace con nessuno dei due, e quindi pensa che chiunque lo incontrerà lo ucciderà, == Genesi 4:14. O è come un uomo che fugge per debiti, che pensa che ogni uomo sia un balivo. La paura è arrivata, all'inizio, con il peccato (Genesi 3:10) e lo accompagna ancora. Anche nella prosperità egli teme che il distruttore venga su di lui, sia che si tratti di un angelo distruttore mandato da Dio per vendicare la sua lite, sia di alcuni dei suoi sudditi feriti che saranno i loro stessi vendicatori. Coloro che sono il terrore dei potenti nella terra dei viventi di solito scendono uccisi nella fossa == (Ezechiele 32:25), la cui aspettativa li rende un terrore per se stessi. Questo è ulteriormente esposto [ Giobbe 15:22): Egli, nella sua apprensione, è in attesa della spada; poiché egli sa che chi uccide con la spada deve essere ucciso con la spada, == Apocalisse 13:10. Una coscienza colpevole rappresenta per il peccatore una spada fiammeggiante che gira da ogni parte == (Genesi 3:24) e se stesso inevitabilmente corre su di essa. E ancora (Giobbe 15:23): Egli sa che il giorno delle tenebre (o piuttosto la notte delle tenebre) è pronto per la sua portata, che gli è stato assegnato e non può essere messo da parte, che si affretta rapidamente e non può essere rimandato. Questo giorno di oscurità è qualcosa oltre la morte; è il giorno del Signore che per tutti i malvagi sarà tenebre e non luce e in cui saranno condannati a tenebre assolute senza fine. Nota: Alcune persone malvagie, sebbene sembrino sicure, hanno già ricevuto la sentenza di morte, la morte eterna, dentro di sé, e vedono chiaramente l'inferno spalancare per loro. Non c'è da meravigliarsi se ne consegue (Giobbe 15:24), l'angoscia e l'angoscia (quella tribolazione interiore e l'angoscia dell'anima di cui si parla in Romani 2:8-9, che sono l'effetto dell'indignazione e dell'ira di Dio che si riversa sulla coscienza) lo faranno temere il peggio a venire. Che cos'è l'inferno davanti a lui, se questo è l'inferno dentro di lui? E anche se volesse scrollarsi di dosso le sue paure, berle e scherzare via, non funzionerebbe; prevarranno contro di lui e lo vinceranno, come un re pronto alla battaglia, con forze troppo forti per essere resistite. Chi vuole tacere, mantenga una buona coscienza. Quarto, se in qualsiasi momento si trova in difficoltà, dispera di uscirne (Giobbe 15:22): non crede che tornerà dalle tenebre, ma si dà per scomparso e perduto in una notte senza fine. Gli uomini buoni si aspettano la luce alla sera, la luce dalle tenebre; Ma quale ragione hanno per aspettarsi che ritornino dalle tenebre dell'angoscia coloro che non vogliono tornare dalle tenebre del peccato, ma vi sono andati? == Salmi 82:5. È la miseria dei peccatori dannati che sanno che non torneranno mai più da quell'oscurità totale, né oltrepasseranno l'abisso lì stabilito. In quinto luogo, Egli si lascia perplesso con continua preoccupazione, specialmente se la Provvidenza lo disapprova anche solo poco, Giobbe 15:23. Ha un tale terrore della povertà, e un tale spreco nel suo patrimonio, che sta già, nella sua immaginazione, vagando per il pane, andando a mendicare per un pasto di carne, e chiedendo: Dov'è? Il ricco, nella sua abbondanza, gridò: Che devo fare? == Luca 12:17. Forse finge paura di mancare, come scusa delle sue pratiche avide; e giustamente possa essere finalmente portato a questo estremo. Leggiamo di coloro che erano sazi, ma si sono dati da soli per il pane == (1Samuele 2:5), cosa che questo peccatore non farà. Non può scavare; è troppo grasso (Giobbe 15:27): ma per mendicare può ben vergognarsi. Vedi Salmi 109:10. Davide non vide mai i giusti così abbandonati da mendicare il loro pane; poiché, in verità, saranno nutriti da persone caritatevoli non richieste, Salmi 37:3,25. Ma gli empi lo vogliono, e non possono aspettarsi che venga loro dato prontamente. Come dovrebbero trovare misericordia coloro che non hanno mai mostrato misericordia?

[2.] La sua prosperità esteriore finirà presto, e con essa finiranno tutte le sue confidenze e tutte le sue comodità. Come può prosperare quando Dio corre su di lui? quindi alcuni lo capiscono, Giobbe 15:26. Certamente egli correrà su colui che Dio correrà; perché quando giudicherà vincerà. Vedete come i giudizi di Dio attraversano quest'uomo malvagio mondano in tutte le sue preoccupazioni, desideri e progetti, e così completano la sua miseria. Primo, Egli ha cura di ottenere, ma non sarà ricco, == Giobbe 15:29. La sua stessa mente avida gli impedisce di essere veramente ricco. Non è ricco chi non ha abbastanza, e non ha abbastanza chi non crede di avere. È solo la contentezza che è un grande guadagno. La Provvidenza impedisce notevolmente ad alcuni di diventare ricchi, di sconfiggere le loro imprese, di infrangere le loro misure e di tenerli sempre a portata di mano. Molti che ottengono molto con la frode e l'ingiustizia, ma non si arricchiscono: va come viene; è ottenuto da un peccato e speso per un altro. In secondo luogo, Egli ha cura di conservare ciò che ha, ma invano: le sue sostanze non dureranno; diminuirà e finirà nel nulla. Dio lo fa esplodere, e ciò che è emerso in una notte perisce in una notte. La ricchezza ottenuta con la vanità sarà certamente diminuita. Alcuni hanno vissuto abbastanza a lungo da vedere la rovina di quelle proprietà che sono state sollevate dall'oppressione; ma, dove questo non è il caso, ciò che rimane va con una maledizione per coloro che ci riescono. De male quaesitis vix gaudet tertius haeres - La proprietà illecita sarà a malapena goduta dalla terza generazione. Compra per sempre i beni a lui e ai suoi eredi; Ma a quale scopo? Egli non prolungherà la sua perfezione sulla terra; né il credito né il conforto delle sue ricchezze saranno prolungati; e, quando queste saranno scomparse, dov'è la loro perfezione? Come possiamo infatti aspettarci che la perfezione di qualsiasi cosa si prolunghi sulla terra, dove ogni cosa è transitoria, e presto vediamo la fine di ogni perfezione? In terzo luogo, Egli ha cura di lasciare ciò che ha e di conservare ai suoi figli dopo di lui. Ma in questo è contraddittorio; periranno i rami della sua famiglia, nella quale sperava di vivere e prosperare e di avere la reputazione di farne tutti grandi uomini. Non saranno verdi, == Giobbe 15:32 == La fiamma li farà seccare, == Giobbe 15:30. li scuoterà come fiori che non si sguazzano mai, o come l'uva acerba, == Giobbe 15:33. Essi moriranno all'inizio dei loro giorni e non raggiungeranno mai la maturità. La famiglia di molti uomini è rovinata dalla sua iniquità. In quarto luogo, Egli si preoccupa di goderne molto per un bel po' di tempo, ma anche in questo è contrariato.

1. Può forse esserne tratto (Giobbe 15:30): Al soffio della bocca di Dio se ne andrà, e lascerà le sue ricchezze ad altri; cioè, per l'ira di Dio, che, come un torrente di zolfo, accende il fuoco che lo divora (Isaia 30:33), o per la sua parola; egli parla, e ciò avviene immediatamente. Questa notte ti sarà richiesta l'anima tua; E così l'empio è scacciato nella sua malvagità, il mondano nella sua mondanità.

2. Forse gli sarà tolto e volerà via come un'aquila verso il cielo: sarà compiuto (o stroncato) prima del suo tempo == (Giobbe 15:32); cioè, sopravviverà alla sua prosperità e si vedrà spogliato di essa. Quinto: Egli si preoccupa, quando è in difficoltà, di come uscirne (non di come ottenere il bene da esso); ma anche in questo è attraversato (Giobbe 15:30): Non si allontanerà dalle tenebre. Quando comincia a cadere, come Haman, tutti gli uomini dicono:

«Abbasso lui.»

Di lui è stato detto [Giobbe 15:22] : Non crede che tornerà dalle tenebre. Egli si spaventò con la perpetuità della sua calamità, e anche Dio sceglierà le sue illusioni e porterà su di lui le sue paure == (Isaia 66:4), come fece su Israele, Numeri 14:28. Dio dice Amen alla sua diffidenza e disperazione. Sesto, Egli si preoccupa di assicurare i suoi compagni, e spera di assicurarsi con la sua associazione con loro; ma anche questo è vano, Giobbe 15:34-35 == La loro assemblea, tutta la confederazione, essi e tutte le loro capanne saranno desolati e consumati dal fuoco. L'ipocrisia e la corruzione sono qui imputate a loro; cioè, ingannevole nei confronti di Dio e dell'uomo: Dio offeso sotto il colore della religione, uomo offeso sotto il colore della giustizia. E' impossibile che queste finiscano bene. Anche se le mani si uniscono per sostenere queste pratiche perfide, tuttavia i malvagi non rimarranno impuniti.

(3.) L'uso e l'applicazione di tutto questo. La prosperità dei peccatori presuntuosi finirà così miseramente? Allora (Giobbe 15:31) chi è ingannato non confidi nella vanità. Che i mali che accadono agli altri siano i nostri avvertimenti, e non riposiamo su quella canna spezzata che ha sempre deluso coloro che vi si sono appoggiati.

[1.] Coloro che confidano nei loro modi peccaminosi di ottenere ricchezze, confidano nella vanità, e la vanità sarà la loro ricompensa, perché non otterranno ciò che si aspettavano. Le loro arti li inganneranno e forse li rovineranno in questo mondo.

[2.] Coloro che confidano nelle loro ricchezze quando le hanno ottenute, specialmente nelle ricchezze che hanno ottenuto in modo disonesto, confidano nella vanità, perché essa non darà loro alcuna soddisfazione. Il senso di colpa che vi si attacca rovinerà la gioia. Essi seminano vento, e mieteranno la tempesta, e alla fine ammetteranno, con la massima confusione, che un cuore ingannato li ha sviati, e che si sono ingannati con una menzogna nella loro mano destra.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 15

1 Capitolo 15

Elifaz rimprovera Giobbe Giob 15:1-16

L'inquietudine degli uomini malvagi Giob 15:17-35

Versetti 1-16

Elifaz inizia un secondo attacco contro Giobbe, invece di essere ammorbidito dalle sue lamentele. Ingiustamente accusa Giobbe di aver abbandonato il timore di Dio e ogni riguardo nei suoi confronti, e di aver rinunciato alla preghiera. Si veda in cosa si riassume la religione: temere Dio e pregarlo; il primo è il principio più necessario, il secondo è la pratica più necessaria. Elifaz accusa Giobbe di presunzione. Lo accusa di disprezzare i consigli e i conforti che gli vengono dati dai suoi amici. Siamo portati a pensare che ciò che noi stessi diciamo sia importante, quando gli altri, a ragione, ne pensano poco. Lo accusa di opposizione a Dio. Elifaz non avrebbe dovuto dare un'accezione severa alle parole di un uomo noto per la sua pietà e ora in tentazione. È evidente che questi disputanti erano profondamente convinti della dottrina del peccato originale e della totale depravazione della natura umana. Non ammiriamo forse la pazienza di Dio nel sopportarci e ancor più il suo amore per noi nella redenzione di Cristo Gesù, il suo amato Figlio?

17 Versetti 17-35

Elifaz sostiene che i malvagi sono certamente miserabili: da ciò dedurrebbe che i miserabili sono certamente malvagi, e quindi Giobbe lo era. Ma poiché molti del popolo di Dio hanno prosperato in questo mondo, non ne consegue che coloro che sono stati colpiti e resi poveri, come Giobbe, non siano il popolo di Dio. Elifaz mostra anche che i malvagi, in particolare gli oppressori, sono soggetti a un continuo terrore, vivono in modo molto scomodo e muoiono molto miseramente. La prosperità dei peccatori presuntuosi finirà miseramente come qui descritto? Allora le disgrazie che colpiscono gli altri siano il nostro monito. Anche se nessun castigo per il momento sembra essere gioioso, ma doloroso, tuttavia in seguito produce i frutti pacifici della giustizia a coloro che ne sono esercitati. Nessuna calamità, nessun problema, per quanto pesante, per quanto grave, può privare un seguace del Signore del suo favore. Cosa può separarlo dall'amore di Cristo?

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 15

 

2 Dovrebbe un uomo saggio - Riferendosi a Giobbe e alle sue affermazioni di essere stimato saggio; vedi Giobbe 12:3; Giobbe 13:2 , Giobbe 13:6. L'argomento di Elifaz qui è che i sentimenti che Giobbe aveva avanzato erano una confutazione sufficiente delle sue pretese di saggezza. Un uomo saggio non sarebbe colpevole di "semplici chiacchiere" o di usare un linguaggio che non trasmettesse idee.

Totale - letteralmente, rispondi. Si riferisce alle risposte che Giobbe aveva dato alle argomentazioni dei suoi amici.

Conoscenza vana - Margine, "Conoscenza del vento". Così l'ebreo; vedi Giobbe 6:26; Giobbe 7:7. Il “vento” è usato per denotare ciò che è inconsistente, vano, mutevole. Qui è usato come emblema di osservazioni vane, vuote e irrilevanti.

E riempigli il ventre - riempi la sua mente con argomenti o sentimenti inconsistenti - tanto poco adatti all'utilità quanto il vento dell'est lo è per il cibo. L'immagine è "si riempie di semplice vento, e poi lo soffia con la scusa di consegnare le massime della saggezza".

Con il vento dell'est - Il vento dell'est non era solo tempestoso e veemente, ma anche afoso e distruttivo per la vegetazione. Passava su vasti deserti ed era caratterizzato da grande aridità e caldo. È usato qui per indicare un modo di parlare che non aveva in sé nulla di redditizio.

3 Dovrebbe ragionare con discorsi inutili? - Non diventa un uomo che si professa saggio usare parole che non servono allo scopo. Il senso è che ciò che ha detto Giobbe non è valso proprio nulla.

4 Sì, tu scacci la paura - Margine, Rendi il vuoto. La paura qui significa la paura o il rispetto di Dio; e l'idea è che Giobbe non avesse mantenuto un'adeguata venerazione o rispetto per il suo Creatore nella sua argomentazione. Aveva difeso principi e fatto affermazioni che implicavano grande mancanza di rispetto per la Divinità. Se quelle dottrine fossero vere; se aveva ragione nelle sue opinioni su Dio, allora non era un essere che potesse essere riverito.

Nessuna fiducia poteva essere riposta nel suo governo; non si poteva mantenere il culto di un tale essere. Elifaz non si riferisce qui tanto a ciò che era personale con Giobbe, quanto ai suoi principi. Non intende tanto affermare che lui stesso aveva perso ogni riverenza per Dio, quanto che le sue argomentazioni portavano a questo. Giobbe aveva sostenuto che Dio in questa vita non premiava e puniva le persone rigorosamente secondo i loro meriti. Se fosse così, dice Elifaz, allora sarebbe impossibile onorarlo, e la religione e il culto sarebbero finiti.

La parola ebraica resa "rigettare via" - resa più accuratamente a margine "rendere vuoto" ( תפר tāpēr ) - implica questo. “E trattieni la preghiera davanti a Dio”. Margine, "discorso". La parola ebraica שׂיחה śı̂ychâh significa propriamente "meditazione" - e in particolare meditazione sulle cose divine: Salmi 119:97.

Allora significa "devozione" - poiché meditare sulle cose divine fa parte della devozione. Può essere applicato a qualsiasi parte della devozione e sembra non essere reso impropriamente “preghiera”. È quella devozione che trova espressione nel linguaggio della preghiera. La parola resa “trattenimento” - תגרע tı̂gâra‛ - significa radersi - come la barba; poi tagliare, togliere, sminuire, trattenere; e l'idea qui è che le opinioni che Giobbe sosteneva erano tali da "indebolire le fondamenta stesse della religione". Se Dio trattasse i giusti e i malvagi allo stesso modo, l'uno non avrebbe nulla da sperare e l'altro nulla da temere.

Non ci poteva essere motivo di incoraggiamento per pregarlo. Come potrebbero i giusti pregarlo, a meno che non ci fossero prove che fosse amico della virtù? Come potrebbero sperare nella sua speciale benedizione, se fosse disposto a trattare i buoni e i cattivi allo stesso modo? Perché non era altrettanto bene vivere nel peccato che essere santi? E come potrebbe un tale essere essere oggetto di confidenza o di preghiera? Elifaz ha frainteso il significato di Giobbe e ha spinto le sue posizioni oltre le sue intenzioni; e Giobbe non fu del tutto in grado di rivendicare la sua posizione, o di mostrare come si potessero evitare le conseguenze dichiarate da Elifaz.

“Entrambi volevano la visione completa e completa del futuro stato di punizione rivelato nel Vangelo, e questo avrebbe rimosso l'intera difficoltà”. Ma non vedo come le considerazioni qui sollecitate da questo antico saggio sulla tendenza della dottrina di Giobbe possano essere evitate, se applicate alle opinioni di coloro che sostengono che tutte le persone saranno salvate alla morte. Se questa è la verità, allora chi può non vedere che la tendenza deve essere quella di far allontanare le persone dal timore di Dio e minare ogni devozione e preghiera? Perché la gente dovrebbe pregare, se tutti devono essere trattati allo stesso modo alla morte? Come possono le persone adorare e onorare un Essere che tratterà il bene e il male allo stesso modo? Come possiamo avere fiducia in un essere che non fa distinzioni di carattere? E quale incentivo può esserci per essere devoti, quando tutte le persone saranno rese felici quanto possono essere per sempre, che siano pie o no? Non c'è da meravigliarsi, quindi, che il sistema tenda ovunque a minare le fondamenta della virtù e della religione; che non rende l'uomo migliore; e che dove prevale, bandisce la religione e la preghiera dal mondo.

5 Poiché la tua bocca pronuncia la tua iniquità - Margine, "insegna". Cioè, "tutta la tua argomentazione mostra che sei un uomo colpevole. Un uomo che può difendere tali posizioni su Dio non può essere un uomo pio, né avere alcuna venerazione adeguata per l'Altissimo». Un uomo può portare avanti un argomento e difendere posizioni che dimostreranno con la stessa certezza che è privo di religione come se avesse vissuto una vita abbandonata; e colui che ha opinioni che sono disonorevoli a Dio, non può essere un uomo pio più che se ha disonorato Dio violando la sua legge.

Tu scegli la lingua degli astuti - Invece di portare avanti una discussione con candore e sincerità, hai fatto ricorso a miserabili sofismi, come quelli che usano i disputanti correnti. Non hai mostrato una disposizione per accertare e difendere la verità, ma ti sei affidato alle arti e alle evasioni del sottile disputatore e del retore. Tutto il suo discorso, secondo Elifaz, era un'opera d'arte, destinata ad accecare i suoi ascoltatori; ingannarli con un parere favorevole della sua pietà; e per dare una visione plausibile, ma illusoria del governo di Dio.

6 La tua stessa bocca ti condanna - Cioè, i sentimenti che hai pronunciato mostrano che non puoi essere un uomo pio.

7 Sei tu il primo uomo che è nato? - Hai mai vissuto fin dalla creazione, e hai fatto tesoro di tutta la saggezza dei tempi passati, che ora parli in modo così arrogante e fiducioso? Questa domanda fu posta, perché, nella stima di Elifaz e dei suoi amici, la saggezza doveva essere connessa con la lunga vita e con un'opportunità di osservazione estesa e varia; vedi Giobbe 15:10. Lavoro che consideravano relativamente giovane.

Sei stato creato prima delle colline - Le montagne e le colline sono spesso rappresentate come gli oggetti più antichi creati, probabilmente perché sono le cose più antiche che appaiono sulla terra. Le sorgenti si seccano e le acque cambiano i loro letti; le città sono costruite e decadono; i regni sorgono e cadono, e tutti i monumenti dell'abilità e dell'arte umane periscono; ma le colline e le montagne rimangono le stesse di età in età. Così, in Salmi 90:2 :

Prima che le montagne fossero portate avanti,

O mai tu avessi formato la terra e il mondo,

Anche dall'eternità all'eternità tu sei Dio.

Quindi in Proverbi 8:25 , nella descrizione della saggezza:

Prima che le montagne fossero risolte,

Prima che le colline venissero portate avanti.

Così le colline sono chiamate "eterni" Genesi 49:26 , in allusione alla loro grande antichità e permanenza. E così noi, nel linguaggio comune, abbiamo un'espressione simile quando diciamo di qualsiasi cosa che "è antica come le colline". La domanda che Elifaz intende porre qui a Giobbe è se fosse vissuto dalla creazione e avesse osservato tutto?

8 Hai sentito il segreto di Dio? - letteralmente, "nel segreto di Dio hai udito" - הסוד hasôd. La parola resa “segreto” ( סוד sôd ) significa propriamente un “divano” o “cuscino”, su cui ci si adagia - sia per dormire sia a tavola, sia come divano. Quindi, significa un divano, o un cerchio di persone sedute insieme per una conversazione familiare, Geremia 6:11; Geremia 15:17; o di giudici, consiglieri o consiglieri per la consultazione, come è oggi usata la parola “divano” nei paesi orientali; Salmi 89:7; Geremia 33:18.

Quindi significa qualsiasi consultazione, consiglio, conversazione familiare o intimità; Salmi 55:14; Proverbi 15:22. Qui Dio è rappresentato in lingua orientale come seduto in un “divano”, o consiglio di stato: si delibera sulle preoccupazioni del suo governo; le questioni importanti sono agitate e decise; ed Elifaz chiede a Giobbe se fosse stato ammesso a quel consiglio, e avesse ascoltato quelle deliberazioni; e se, se non l'avesse fatto, era qualificato per pronunciarsi come aveva fatto, sui piani e sugli scopi dell'Onnipotente.

E riduci a te stesso la saggezza? - Ottenuto il segreto di quel concilio, ora lo tieni tutto per te - come si potrebbe supporre che un primo ministro tenga sul divano i propositi deliberati? "Hai ascoltato nel consiglio del Signore e ora riservi a te tutta la saggezza?"

9 Che cosa sai che noi non sappiamo? - Quali pretese o pretese di saggezza hai tu che noi non abbiamo? Abbiamo avuto, almeno, vantaggi uguali e si può presumere che ne sappiamo quanto te.

10 Con noi ci sono entrambi i capelli grigi - Cioè, alcuni di noi che sono qui sono molto più vecchi di tuo padre; o esprimiamo i sentimenti di uomini così anziani. Giobbe aveva ammesso Giobbe 12:12 , che con l'età era saggezza, e in lunghezza di giorni intelligenza; ed Elifaz qui insiste che su quel principio lui ei suoi amici avevano diritto di essere ascoltati.

Sembrerebbe da ciò che Giobbe fosse molto lontano dall'essere considerato un uomo anziano, e probabilmente sarebbe stato stimato come nella mezza età. Il Targum (Caldeo) riferisce questo a Eliphaz stesso e ai suoi due amici. “Veramente Elifaz, che ha la testa canuta ( דסיב ) e Bildad, il longevo ( דקשיש ), sono con noi, e Zofar, che è più vecchio di tuo padre.

Ma non è certo che intendesse limitare l'osservazione a loro. Mi sembra probabile che tutta questa discussione sia avvenuta in presenza di altri, e forse fosse un concorso pubblico. È chiaro, credo, che Elihu era presente e udì tutto (vedi Giobbe 32:4 ), e sarebbe d'accordo con le abitudini orientali supporre che questo fosse un accenno di abilità, che a molti fu permesso di assistere, e che durò a lungo.

Elifaz potrebbe quindi aver voluto dire che tra i suoi amici che si erano radunati per ascoltare questo dibattito, non erano pochi quelli che coincidevano con lui nei sentimenti, che erano molto più anziani di Giobbe, e che avevano avuto un'esperienza molto più lunga nel mondo.

11 Le consolazioni di Dio sono piccole con te? - Le “consolazioni di Dio” qui si riferiscono probabilmente a quelle considerazioni che erano state suggerite da Elifaz e dai suoi amici, e che egli considera le “consolazioni” che Dio aveva fornito agli afflitti. Si chiede se fossero considerati da Giobbe di scarso valore? Se non fosse disposto a prendere le consolazioni che Dio gli aveva fornito, e permettere loro di sostenerlo invece di permettersi di inveire contro Dio? La Settanta lo rende: "Sei stato punito meno di quanto meritino i tuoi peccati.

Hai parlato con eccessiva superbia!” Ma la vera idea sembra essere che Elifaz considerasse le considerazioni addotte da lui e dai suoi amici, come le graziose consolazioni che Dio aveva fornito alle persone afflitte, e come il risultato di tutte le precedenti riflessioni sul disegno di Dio nel mandare la prova. Ora rappresenta Giobbe considerandoli come privi di valore e mantenendo sentimenti direttamente in contrasto con essi. "C'è qualche cosa segreta con te?"

Noyes rende questo", e parole così piene di bontà per te", cioè, non ti sono di alcuna importanza? Quindi Dr. Good e Wemyss, "o gli indirizzi della gentilezza verso te stesso?" Lutero lo traduce, "ma tu hai, forse, ancora una parte segreta con te". Rosenmuller, "e le parole più colpevoli dette verso di te". La Settanta lo rende, "e tu hai parlato con orgoglio oltre misura" - μεγάλως ὑπερβαλλόντας λελάηκας megalōs huperballontas lelalēkas.

La parola che ricorre in ebraico - לאט lâ'aṭ, quando è una sola parola, e usata come verbo, significa avvolgere, attutire, coprire, nascondere, e quindi essere "segreto" - da cui il Greco: λάφω lathō e λανθάνω lanthanō e latino: lateo.

In questo senso è inteso qui dai nostri traduttori. Ma può essere anche una parola composta - da אט 'aṭ - un suono gentile, mormorio, sussurro; da dove è usato avverbialmente - לאט l e 'at e לאט lâ'aṭ - dolcemente, dolcemente, lentamente - come dell'andatura lenta di un dolente, 1 Re 21:27; e d'acqua che scorre dolcemente, come l'acqua di Siloe, Isaia 8:6.

E quindi, anche, può riferirsi a parole che fluiscono gentilmente o gentilmente verso chiunque; e questo sembra essere il significato qui. Elifaz chiede se Giobbe potrebbe disprezzare o sottovalutare le parole dette così dolcemente e benevolmente nei suoi confronti? Un'illustrazione singolare, certo, di gentilezza, ma che mostra comunque come gli amici di Giobbe valutassero le proprie osservazioni.

12 Perché il tuo cuore ti porta via? - Perché permetti ai tuoi sentimenti di controllarti nonostante le decisioni dell'intesa? Eliphaz intende rappresentarlo come completamente sotto l'influenza della passione, invece di guardare le cose con calma e freddezza come erano, e ascoltare i risultati dell'esperienza e dell'osservazione passate.

E a cosa strizzano l'occhio i tuoi occhi - Questa espressione ha suscitato notevoli perplessità nei commentatori. Rosenmuller (e dopo di lui Noyes) osserva che l'espressione indica orgoglio, superbia e arroganza. In Salmi 35:19 , è un'indicazione di gioia o trionfo su un nemico prostrato:

Non si rallegrino di me quelli che sono i miei nemici ingiustamente;

Né strizzino l'occhio con l'occhio che mi odiano senza motivo.

In Proverbi 6:13 , è un'indicazione di una persona altezzosa, perversa e sicura di sé:

Una persona superba, un uomo malvagio,

Cammina con una bocca perversa;

Fa l'occhiolino con gli occhi,

parla con i piedi,

Insegna con le dita.

La parola ebraica ( רזם râzam ) non si trova da nessun'altra parte, ed è quindi difficile determinarne il vero significato. Il significato più probabile è, ammiccare con gli occhi come gesto di superbia e insolenza; confronta le note di Isaia 3:16. La Vulgata lo rende, attonitos habes oculos? - "Perché, come meditando grandi cose, hai occhi di stupore?" Settanta, "Perché i tuoi occhi sono elevati?" Schultens lo rende: "Perché i tuoi occhi roteano di rabbia?" - Quid fremitum volvunt oculi tui? Lutero: “Perché sei così orgoglioso? Non vi può essere alcun ragionevole dubbio che la parola trasmetta l'idea di orgoglio e superbia manifestata in qualche modo dagli occhi.

13 Che tu rivolga il tuo spirito - Che la tua mente sia rivolta contro Dio invece di acconsentire alle sue azioni. Le opinioni di Giobbe egli riconduce all'orgoglio e alla presuntuosa fiducia in se stesso, e forse non in modo improprio.

14 Cos'è l'uomo per essere pulito? - L'obiettivo di Elifaz in questo è di ribaltare le posizioni di Giobbe che era giusto, ed era stato punito oltre i suoi meriti. In precedenza aveva sostenuto Giobbe 4:7 , che nessuno è mai perito essendo innocente, e che i giusti non sono stati sterminati. Questa era per lui una posizione preferita; ed invero tutta la deriva dell'argomentazione sostenuta da lui e dai suoi amici era di provare che calamità non comuni erano prova di colpa non comune.

Giobbe aveva insistito sul fatto che era un uomo giusto e non aveva meritato le calamità che erano avvenute su di lui - una posizione che Elifaz sembra aver considerato come un'affermazione di innocenza. Per far fronte a questo ora sostiene che nessuno è giusto; che tutto ciò che è nato da donna è colpevole; ea riprova di ciò si ricollega all'oracolo che aveva tanto profondamente impressionato nella sua mente, e alla dichiarazione poi fattagli che nessuno era puro davanti a Dio; Giobbe 4 : Non lo ripete esattamente come gli fu poi consegnato l'oracolo, ma ne avverte la sostanza, e lo considera definitivo e indiscutibile. Il significato è: "Quali sono tutte le pretese dell'uomo alla purezza, quando anche gli angeli sono considerati impuri e i cieli impuri?"

Colui che è nato da una donna - Un altro modo di denotare l'uomo. Nessun argomento particolare per sostenere la dottrina della depravazione dell'uomo è espresso dal fatto che è nato da una donna. Il senso è, semplicemente, come può essere puro qualcuno della famiglia umana?

15 Ecco, non ripone fiducia nei suoi santi - In Giobbe 4:18 , è "nei suoi servi", ma senza dubbio si intende la stessa cosa. Il riferimento è agli angeli, chiamati lì servi, e qui santi קדשׁים qôdeshı̂ym, santi; vedi le note a Giobbe 4:18.

Sì, i cieli non sono puliti ai suoi occhi - In Giobbe 4:18 , "e i suoi angeli li accusò di follia". L'idea generale è la stessa. Dio è così santo che tutto il resto sembra impuro. Gli stessi cieli sembrano essere impuri se paragonati a lui. Non dobbiamo intendere questo nel senso che i cieli sono contaminati; che là c'è peccato e corruzione, e che sono ripugnanti agli occhi di Dio.

L'obiettivo è quello di esporre l'eccezionale purezza di Dio e la grandezza della sua santità. Questo sentimento sembrava una specie di proverbio, o un luogo comune in teologia tra i saggi d'Arabia. Così, si verifica in Giobbe 25:5 , nel discorso di Bildad, quando non aveva altro da dire che ripetere i più comuni adagi morali e teologici -

Guarda anche la luna, e non brilla;

Sì, le stelle non sono pure ai suoi occhi:

quanto meno l'uomo, che è un verme,

E il figlio dell'uomo, che è un verme!

16 Quanto più abominevole e sporco è l'uomo - Quanto più degli angeli, e dei cieli. In Giobbe 4:19 , l'immagine è un po' diversa. Ecco, come può l'uomo essere oggetto della confidenza divina dal momento che vive in una casa di argilla, ed è così fragile? Qui l'immagine è più sorprendente e potente. La parola resa sudicia ( אלח 'âlach ) significa, in arabo, essere aspro, come il latte, e poi essere corrotto, in senso morale; Salmi 14:3; Salmi 53:4. Qui significa che l'uomo è contaminato e inquinato, e questa dichiarazione è una notevole illustrazione dell'antica credenza della depravazione dell'uomo.

Che beve l'iniquità come l'acqua - Questo è ancora un racconto vero, anche se malinconico, dell'uomo. Ama il peccato e ne è avido come un assetato lo è d'acqua. Lo pratica come se fosse la sua stessa natura, tanto quanto lo è bere. Forse anche ci può essere un'allusione, come suppone il dottor Good, al grande sorso d'acqua che fa il cammello, implicando che l'uomo è estremamente avido di iniquità; confronta Giobbe 20:12; Giobbe 34:7; Proverbi 19:28.

17 Te lo mostrerò... - Il resto di questo capitolo è una violenta declamazione, progettata per sopraffare Giobbe con le prove della colpa personale. Elifaz professa di non sollecitare nulla che non sia stato tramandato dai suoi antenati, ed è stato il risultato di un'attenta osservazione. Ciò che dice è composto da apotegmi e massime che si riteneva contenessero i risultati dell'antica saggezza, il tutto nel senso che Dio avrebbe punito i malvagi, o che i malvagi sarebbero stati trattati secondo i loro meriti. L'inferenza implicita fin dall'inizio era che Giobbe, che aveva avuto così tante prove del disappunto divino, doveva essere un uomo malvagio.

18 Che i saggi hanno raccontato dai loro padri - Che hanno ricevuto dai loro antenati e comunicato agli altri. La conoscenza tra gli antichi veniva trasmessa principalmente per tradizione di padre in figlio. Avevano poche o nessuna documentazione scritta, e quindi incarnavano i risultati della loro osservazione in massime brevi e sentenziose e le trasmettevano da una generazione all'altra.

E non l'hanno nascosto - Hanno liberamente comunicato ad altri il risultato delle loro osservazioni.

19 A chi solo fu data la terra - La terra; la terra o il paese in cui abitavano. Si riferisce al periodo prima che si mescolassero con altre nazioni e prima che assorbissero sentimenti o opinioni da estranei. Il significato è: “Ti darò il risultato delle osservazioni dell'età d'oro del mondo quando i nostri padri vivevano da soli, e non si poteva pretendere che fossero stati corrotti dalla filosofia straniera; e quando nella morale e nel sentimento erano puri.

Probabilmente tutte le nazioni guardano indietro a tali tempi di semplicità primordiale e libertà dalla corruzione, quando i sentimenti sulla morale e sulla religione erano relativamente puri, e prima che il popolo diventasse corrotto dall'importazione di opinioni straniere. È una piacevole illusione guardare indietro a quei tempi - a qualche innocente Arcadia, oa un'età dell'oro - ma di solito tutte queste retrospezioni sono solo opera di fantasia.

Il mondo diventa davvero più saggio man mano che invecchia; e nel progresso della società è cosa rara quando il presente non è più puro e felice delle sue prime fasi. Le comodità, i privilegi e l'intelligenza dell'età patriarcale non dovevano essere paragonate a quelle di cui godiamo, non più di quanto la condizione dell'arabo errante sia da preferire alla quiete, alla pace, all'intelligenza e all'ordine di un calmo, cristiano casa.

Nessuno straniero passava tra loro - Nessuno straniero veniva a corrompere i loro sentimenti con una mescolanza di strane dottrine. "Elifaz qui parla come un vero arabo, il cui orgoglio è nella sua lingua, nella sua spada e nel suo sangue puro." Umbreit. È possibile, come suggerisce Rosenmuller, che Eliphaz intenda insinuare che Giobbe fosse stato corrotto dai sentimenti dei Caldei e dei Sabei, e si fosse allontanato dalle pure dottrine dei tempi precedenti.

20 Travaileth con dolore - Cioè, i suoi dolori sono come i dolori del parto. Eliphaz significa dire che è un malato costante.

Tutti i suoi giorni - Sembra difficile vedere come abbiano mai potuto formare questa massima universale. Certamente non è letteralmente vero ora; né lo è mai stato. Ma per trasmettere la dottrina secondo cui i malvagi sarebbero stati puniti nel modo più acuto e sorprendente possibile, si è fatto assumere questa forma universale, nel senso che la vita dei malvagi sarebbe stata miserabile. C'è qualche ragione per pensare che questo e ciò che segue alla fine del capitolo, sia un antico frammento che Elifaz ripete come contenente i sentimenti di un'era più pura del mondo.

E il numero di anni è nascosto all'oppressore - Wemyss lo rende, "e un calcolo degli anni è previsto per i violenti". Quindi, anche, dottor Good. La Vulgata lo rende, "e il numero degli anni della sua tirannia è incerto". Rosenmuller, Cocceius, Drusius e alcuni altri suppongono che si debba qui intendere e ripetere la frase che ricorre nel primo emistichio, e che significa: "e nel numero di anni che sono riservati per l'uomo violento, è torturato con dolore.

Lutero lo rende, "e a un tiranno è nascosto il numero dei suoi anni". È difficile dire cosa significhi il passaggio. Per me, l'interpretazione più probabile è quella che non ho incontrato in nessuno dei libri che ho consultato, e che può essere espressa così: "l'empio sarà tormentato per tutti i suoi giorni". A chi è oppressore o tiranno è nascosto il numero dei suoi anni.

Non ha sicurezza di vita. Non può calcolare con certezza sulla sua continuazione. La fine è nascosta. Un uomo giusto può fare qualche calcolo e può vedere la probabile fine dei suoi giorni. Può aspettarsi di vedere una vecchiaia onorata. Ma i tiranni sono così spesso abbattuti all'improvviso; muoiono così spesso per assassinio, e i ladri sono così spesso inaspettatamente sopraffatti, che non si può fare alcun calcolo riguardo alla fine del loro corso. La loro fine è nascosta. Muoiono improvvisamente e scompaiono. Questo si adatta alla connessione; e il sentimento è, per lo più, in accordo con i fatti così come si verificano.

21 Un suono terribile è nelle sue orecchie - Margin, "Un suono di paure". Sente suoni improvvisi e spaventosi ed è allarmato. O quando si crede al sicuro, è improvvisamente sorpreso. Il nemico si impossessa di lui, e nella sua immaginata sicurezza muore. Questo sentimento potrebbe essere illustrato quasi a lungo dalle modalità della guerra selvaggia in America, e dagli attacchi improvvisi che il selvaggio americano fa, nel silenzio della notte, ai suoi ignari nemici. Il Caldeo lo rende: “la paura dei terrori nella Geenna è nelle sue orecchie; quando il giusto dimora nella pace e nella vita eterna, la distruzione viene su di lui”.

Nella prosperità il distruttore verrà su di lui - Quando suppone di essere al sicuro, e i suoi affari sembrano prosperare, allora arriva la distruzione improvvisa; vedi 1 Tessalonicesi 5:3. La storia dei malvagi, che si sono circondati di ricchezze e, come credevano, di ogni cosa necessaria alla felicità, e che sono stati improvvisamente tagliati fuori, fornirebbe tutti gli esempi che sarebbero stati necessari per illustrare questo sentimento di Elifaz. Guarda un'illustrazione squisitamente bella in Salmi 37:35 :

Ho visto i malvagi con grande potenza,

E si allarga come un verde alloro.

Eppure è morto, ed ecco non lo era;

Sì, l'ho cercato, ma non è stato trovato.

Così, anche, in Salmi 73:18 :

Sicuramente li hai posti in luoghi sdrucciolevoli;

li hai gettati nella distruzione.

Come vengono portati nella desolazione come in un momento!

Sono completamente consumati dal terrore.

Come un sogno quando ci si sveglia,

O Signore, quando ti sveglierai, disprezzerai la loro immagine.

22 Non crede che tornerà fuori dall'oscurità - L' oscurità è usata nella Bibbia, come altrove, per indicare la calamità; e il significato qui è che l'uomo malvagio non ha fiducia ( יאמין לא lo' ya'amı̂yn ), che tornerà sano e salvo dal pericolo imminente. Ha una paura costante dell'assassinio o di qualche terribile male.

Non è mai sicuro; la sua mente non è mai calma; vive nel terrore costante. Questa è ancora una descrizione accurata di un uomo con la coscienza sporca; poiché un tale uomo vive nella paura costante e non sente mai alcuna sicurezza di essere al sicuro.

Ed è atteso della spada - Cioè, è destinato alla spada. Gesenio.

23 Vaga all'estero per il pane - La Settanta rende questo, "è destinato ad essere cibo per avvoltoi" - κατατέτακται δὲ εἰς σῖτα γυψίν katatetaktai de eis sitos gupsin. Il significato dell'ebraico è, semplicemente, che sarà ridotto in povertà e non saprà dove procurarsi una provvista per i suoi bisogni di ritorno.

Egli sa che il giorno delle tenebre è vicino a lui - Ha la certezza che il periodo della calamità non è lontano. Deve venire. Non ha alcuna sicurezza che non arriverà immediatamente. L'intero scopo di questo è mostrare che non c'è calma e sicurezza per un uomo malvagio; che in mezzo all'apparente prosperità la sua anima è in costante terrore.

24 Come un re pronto alla battaglia - Completamente preparato per una battaglia; quale sarebbe vano tentare di resistere. Così potenti sarebbero le forze combinate di afflizione e angoscia contro di lui, che sarebbe vano tentare di contrastarle.

25 Poiché egli stende la sua mano contro Dio - La mano è tesa per la battaglia. Brandisce la lancia o la spada contro un nemico. L'idea qui è che l'uomo malvagio fa di Dio un avversario. Non lotta con i suoi simili, con il destino, con gli elementi, con gli angeli malvagi, ma con Dio. Il suo avversario è un Essere Onnipotente e non può prevalere su di lui; confronta le note di Isaia 27:4.

E si rafforza - Come fa un esercito che erige un bastione o costruisce una fortificazione. L'intera immagine qui è presa dalla pratica della guerra; e il senso è che un uomo malvagio sta veramente facendo guerra all'Onnipotente, e che in quella guerra deve essere vinto; confronta Giobbe 9:4.

26 Corre su di lui - Cioè su Dio. L'immagine qui è presa dalla modalità in cui le persone si sono precipitate in battaglia. Era con una violenta commozione, e di solito con un grido, che potevano intimidire i loro nemici, e dapprima sopraffarli, con la violenza dello shock. Il modo di combattere è ora cambiato, ed è la decantata eccellenza della guerra moderna che gli eserciti ora vadano deliberatamente e con calma a uccidersi a vicenda.

Anche “sul collo - letteralmente, “col collo” - בצואר b e tsavā'r. Vulgata, “Con collo eretto - erecto collo ”. Settanta, con disprezzo o con orgoglio - ὕβρει hubrei. L'idea sembra essere, non che sia corso “al collo” del suo avversario - come sembrerebbe essere implicito nella nostra traduzione - ma che abbia corso in modo deciso, altezzoso, sicuro; con una testa eretta e ferma, come indicazione di fiducia in se stessi, e uno scopo determinato per superare il suo nemico. Vedi Schultens in loc.

Sulle grosse sporgenze - La parola boss con noi significa un pomello - un ornamento sporgente d'argento, ottone o avorio su un'imbracatura o una briglia; poi una parte sporgente, una protuberanza, o un corpo rotondo o rigonfio di qualsiasi tipo. La parola ebraica qui usata ( גב gab ) significa propriamente qualsiasi cosa gibbosa, convessa, arcuata; e quindi, "il retro" - come degli animali. Applicato a uno scudo, significa la parte convessa o il retro di esso - la parte che è stata presentata a un nemico, e che è stata resa gonfia e forte, chiamata dai greci ὀμφαλὸς omfalos, o μεσομφάλιον mesomfalion.

Gesenius suppone che la metafora qui sia presa da soldati, che unirono i loro scudi, e quindi si precipitarono su un nemico. Questo era un modo di guerra antica, quando un esercito o una falange univa i loro scudi davanti, in modo che nulla potesse penetrarli, o li univa così sopra le loro teste quando si avvicinavano a una fortezza, che potevano tranquillamente marciare sotto di loro come una copertura.

Questo, tra i romani e i greci, era comunemente praticato quando ci si avvicinava a una città assediata. Una forma della testudo - la χελώη στρατιωτῶν chelōnē stratiōtōn dei greci, era formata dai soldati, stretti l'uno all'altro e tenendo gli scudi sul capo in modo da formare una copertura compatta.

John H. Eschenburg, Manuale di letteratura classica. di NW Fiske, pt. III, sezione 147. La Vulgata rende questo, "ed è armato di un collo grasso" - pingui cervice armatus est. Schultens esprime l'idea adottata da Gesenius, e fa riferimento alle usanze arabe per mostrare che gli scudi erano così uniti nel difendere un esercito da un nemico, o nell'attaccarlo. Dice, inoltre, che è un'espressione comune - un proverbio - tra gli arabi, “volge il dorso del suo scudo” per denotare che si è un avversario; e cita un passaggio di Hamasa, "Quando un amico mi incontra con sospetti di base, gli rivolgo il retro del mio scudo - un proverbio, la cui origine deriva dal fatto che un guerriero volge il retro del suo scudo ai suoi nemici .”

Paxton suppone che l'espressione qui sia presa da un singolo combattimento, che prevalse presto. Ma l'idea qui non è quella che la nostra traduzione sembrerebbe trasmettere. Non è che si precipiti su o contro lo scudo duro o spesso “dell'Onnipotente” - e che, quindi, deve incontrare resistenza ed essere vinto: è che si precipita su Dio con il suo stesso scudo. Si mette nell'atteggiamento di un guerriero.

Trasforma il capo del proprio scudo contro Dio e diventa il suo antagonista. Lui è il suo nemico. L'omissione della parola "con" nel passaggio - o la preposizione che è in ebraico ( ב b ) ha portato a questa traduzione errata. Il passaggio è spesso citato in modo popolare per indicare che il peccatore si avventa su Dio, "e deve incontrare resistenza" dal suo scudo, o essere vinto. Va citato solo per indicare che il peccatore si pone in atteggiamento di opposizione a Dio, ed è suo nemico.

Dei suoi scudi - Dei suoi scudi ( מגניו m e gı̂nāy ), cioè degli scudi che ha il peccatore; non gli scudi di Dio. Lo scudo era un noto strumento di guerra, solitamente realizzato con un bordo di legno o metallo, e ricoperto di pelli, e portato sul braccio sinistro; vedere le note in Isaia 21:5. La superficie esterna era arrotondata dal centro verso il bordo ed era levigata, in modo che dardi o frecce scivolassero via e non penetrassero.

27 Perché si copre la faccia con la sua grassezza - Cioè, non solo stende la mano contro Dio Giobbe 15:25 e si precipita su di lui come un nemico armato Giobbe 15:26 , ma si abbandona a una vita di lusso, gola e licenziosità; e quindi, queste calamità devono venire su di lui. Questa è progettata per essere una descrizione di una persona lussuosa e licenziosa - un uomo che è un nemico di Dio e che, quindi, deve incorrere nel suo dispiacere.

E fa grovigli di grasso - Come un bue che è ingrassato. La parola collop significa propriamente “una piccola fetta di carne, un pezzo di carne” (Webster), ma qui significa un pezzo grosso, o una massa. La parola è usata in questo senso nel New England. Il senso è che diventa eccessivamente grasso e grossolano, come fanno di solito coloro che vivono nell'indulgenza sensuale e che dimenticano Dio.

28 E dimora - O meglio, "quindi abiterà". Come conseguenza della sua opposizione a Dio, e dedicandosi a una vita di sensualità e agi, abiterà in un luogo desolato. Invece di vivere nell'opulenza e in una splendida città, sarà costretto a prendere dimora in luoghi che sono stati deserti e abbandonati. Tali luoghi - come Petra o Babilonia ora - divennero gli alloggi temporanei di carovane e viaggiatori, o le dimore di emarginati e briganti. Il significato qui è che l'uomo orgoglioso e malvagio sarà espulso dal suo palazzo e costretto a cercare un rifugio lontano dai soliti ritrovi degli uomini.

Che sono pronti a diventare cumuli - Che sono solo pronti a cadere in rovina.

29 Non sarà ricco - Cioè, non continuerà ad essere ricco; o non diverrà più ricco. Sarà permanentemente povero.

Né la sua sostanza continuerà - la sua proprietà.

Né ne prolungherà la perfezione - Noyes lo rende: "E i suoi possedimenti non saranno estesi sulla terra". Wemyss: "Né sarà padrone dei propri desideri". Bene, "Né il loro successo si è diffuso nel paese". Luther, Und sein Gluck wird sich nicht ausbreiten im Lande - "E la sua fortuna non si espanderà nel paese". Vulgata, “Né manderà la sua radice nella terra” -nec mittet in terra radicem suam.

La Settanta, οὐ μὴ βάλῃ ἐπὶ τὴν γῆν σκιὰν ou balē epi tēn gōn skian - "e non getterà ombra sulla terra". La parola resa "perfezione" ( מנלם mı̂nlām ) è comunemente supposta essere da מנלה mı̂nleh, da נלה nâlâh finire, procurare, e quindi, il sostantivo può essere applicato a ciò che viene procurato - e quindi può denotare i possedimenti.

Secondo questo la traduzione corretta è "ed egli non estende i loro possedimenti all'estero nel paese"; cioè, i suoi possedimenti non si estendono all'estero. Gesenius suppone, tuttavia, che la parola sia una corruzione per מבלם - "le loro greggi". Non vedo alcuna obiezione, tuttavia, al suo essere considerato come un possesso - e quindi il senso è che egli fallirebbe in ciò che è tanto l'oggetto dell'ambizione di ogni uomo avaro - che i suoi possedimenti dovrebbero estendersi attraverso la terra; confronta le note di Isaia 5:8.

30 Non uscirà dalle tenebre - Non scamperà dalla calamità; vedi Giobbe 15:22. Non potrà risorgere, ma sarà sempre povero.

La fiamma asciugherà i suoi rami - Come il fuoco consuma i rami verdi di un albero, così farà a lui il castigo. Questo confronto è molto forte, e l'idea è che l'uomo che è stato prosperato come un albero sarà consumato, come il fuoco consuma un albero quando passa attraverso i rami. Il confronto di un uomo prospero con un albero è molto comune e molto bello. Così, dice il Salmista,

Ho visto i malvagi con grande potenza,

E si allarga come un albero di alloro verde. Salmi 37:35.

Confronta Salmi 92:12. L'anziano Skenandoah, un capo della tribù indiana degli Oneida, disse: "Sono una cicuta invecchiata. I venti di cento inverni hanno fischiato tra i miei rami. Sono morto in cima. I miei rami stanno cadendo”, ecc.

E per il soffio della sua bocca se ne andrà - Cioè, per il soffio della bocca di Dio. Dio non è certo specificato, ma non è insolito parlare di lui in questo modo. L'immagine qui sembra essere quella della distruzione di un uomo da parte di un vento infuocato o di un fulmine. Come un albero è seccato, o è squarciato da un fulmine, o è strappato dalle radici da una tempesta mandata dalla Divinità, così gli empi saranno distrutti.

31 Chi è ingannato non confidi nella vanità - Il senso è: “Non confidi nella vanità. Sarà ingannato. La vanità sarà la sua ricompensa». L'idea è che un uomo non dovrebbe confidare in ciò che non fornirà alcun sostegno. Non dovrebbe fare affidamento sulla sua ricchezza e rango; le sue case e le sue terre; i suoi servi, i suoi eserciti o la sua potenza, se è malvagio, perché tutto questo è vano. Ha bisogno di una maggiore fiducia, e questo può essere trovato solo in una vita retta. La parola vanità qui significa ciò che è inconsistente; che non può sostenere o sostenere; che sicuramente cederà.

Perché la vanità sarà la sua ricompensa - Troverà solo vanità. Sarà spogliato di tutti i suoi onori e possedimenti.

32 Sarà compiuto prima del suo tempo - Margine, "tagliato". L'immagine qui è quella di un albero, che era stata suggerita in Giobbe 15:30. Qui è seguito da varie illustrazioni tratte dal fiore, dal frutto, ecc., tutte progettate per indicare la stessa cosa: che un uomo malvagio non sarà permanentemente prospero; non vivrà e fiorirà come farebbe se fosse giusto.

Sarà come un albero che viene abbattuto prima del tempo opportuno, o che getta i suoi fiori e frutti e nulla porta alla perfezione. La frase qui è letteralmente: "Non sarà riempito a suo tempo"; cioè, un uomo malvagio sarà stroncato prima di aver riempito la misura dei suoi giorni, come un albero che si decompone e cade prima del suo tempo. Un'idea simile si verifica in Salmi 55:23.

“Gli uomini sanguinari e ingannevoli non vivranno la metà dei loro giorni”. In generale questo è tutto vero, e l'osservazione degli antichi Idumei era corretta. Il temperato vive più a lungo dell'intemperante; il casto più lungo del licenzioso; colui che controlla e governa le sue passioni più a lungo di colui che ne dà le redini; e colui che conduce una vita di onestà e virtù più a lungo di colui che vive per il crimine.

La pura religione rende l'uomo temperato, sobrio, casto, calmo, spassionato ed equilibrato nel suo carattere; salva da broils, contese e lotte; soggioga le passioni rabbiose, e così tende ad allungare la vita.

Il suo ramo non sarà verde - Sarà seccato e avvizzito - conservando l'immagine di un albero.

33 Egli scuoterà di dosso la sua uva acerba come la vite - L'idea qui è, che l'uomo malvagio sarà come una vite che butta via i suoi acini mentre sono ancora aspri e verdi, e non porta nessuno alla perfezione; confronta le note di Isaia 18:5. Scott rende questo,

“Come quando la vite piove dalle sue bacche semicoltivate,

O oliva avvelenata i suoi fiori che si aprono”.

Sembrerebbe da questo passaggio che la vite possa essere così soffiata da un vento caldo o da altra causa, da gettare a terra i suoi grappoli acerbi. L'impiego di una figura di questo tipo per illustrare un'idea presuppone che un caso del genere fosse familiare a coloro che ne erano interessati. È ben noto che in Oriente l'uva e l'olivo potevano essere pigiate mentre sono in fiore, o quando il frutto stava tramontando, come tutti i frutti possono essere.

La lesione viene solitamente eseguita nel fiore o quando il frutto si sta appena formando. Eppure le nostre osservazioni sugli effetti dei venti ardenti che passano sui deserti sulla frutta semiformata, facendola esplodere e facendola cadere, sono troppo limitate per consentirci di giungere a una conclusione definitiva su tali effetti in generale . Chiunque, tuttavia, può vedere la bellezza di questa immagine. I piani e gli scopi delle persone malvagie sono immaturi.

Niente è portato alla perfezione. Sono tagliati fuori, i loro piani sono rovinati e tutti i risultati della loro vita sono come il frutto acido, duro, aguzzo e inutile che cade dall'albero prima che sia maturo. I risultati della vita dei giusti, d'altra parte, sono come un albero carico di frutti maturi e morbidi: i loro piani sono portati a maturazione e assomigliano ai grappoli ricchi e pesanti o ai frutti abbondanti dell'olivo quando maturo.

E getterà via il suo fiore come l'olivo - L'olivo è un albero ben noto che abbonda in Oriente. Il frutto è pregiato soprattutto per l'olio che produce; confronta le note in Romani 11:17. L'oliva rischia di essere fatta saltare mentre il frutto sta allegando, o mentre l'albero è in fiore. In Grecia, un vento da nord-est spesso si rivela distruttivo per l'olivo, e lo stesso può essere vero per altri luoghi.

Il Dr. Chandler parlando della Grecia, dice: “Gli uliveti sono ora, come anticamente, la principale fonte delle ricchezze di Atene. I raccolti erano falliti cinque anni di seguito quando siamo arrivati; la causa assegnata fu un vento del nord, detto greco-tramontano, che distrusse il fiore. Il frutto è messo in circa una quindicina di giorni, quando cessa l'apprensione da questo quartiere poco propizio. La fioritura dell'anno successivo è stata intatta e abbiamo avuto il piacere di lasciare gli ateniesi felici nella prospettiva di un raccolto abbondante”. Un uomo malvagio è qui elegantemente paragonato a un tale albero che getta i suoi fiori e non produce frutti.

34 Per la congregazione degli ipocriti - La parola tradotta qui “congregazione” ( עדה êdâh ) significa propriamente un'assemblea nominata; una riunione convocata su appuntamento o ad orari stabiliti (da ידה yâdâh ), e quindi un'assemblea di qualsiasi tipo. È comunemente applicato a un'assemblea per il culto pubblico; ma può riferirsi a un'azienda più privata: una famiglia o una cerchia di amici, dipendenti, ecc.

Si riferisce qui, suppongo, a una tale comunità che un uomo può aggirare nella propria abitazione - la sua famiglia, i domestici, i dipendenti, ecc. La parola resa "ipocriti" ( חנף chânêph ) è al singolare e dovrebbe essere così reso qui. Ciò non significa che un'assemblea adorante composta da ipocriti sarebbe desolata - il che può essere vero - ma che la comunità che un ipocrita può raccogliere intorno a sé sarà spazzata via.

I suoi figli, i suoi dipendenti e il suo seguito di servi saranno portati via da lui, e sarà lasciato alla solitudine. Probabilmente c'era qui un'allusione a Giobbe, che era stato spogliato in questo modo; o in ogni caso l'osservazione era una, se fosse una citazione dagli antichi detti degli Arabi, che Giobbe non poteva non considerare come applicata a se stesso.

E il fuoco consumerà - Questo ha tutta l'apparenza di essere un proverbio. Il significato è che coloro che hanno ricevuto una bustarella sarebbero stati certamente puniti.

I tabernacoli della corruzione - Le tende o abitazioni di coloro che ricevono tangenti, e che quindi sono facilmente corrotti e non hanno principi solidi. Probabilmente c'è qui un'allusione a Giobbe; e senza dubbio Eliphaz intendeva applicargli questa severa osservazione. Giobbe era uno sceicco, un emiro, un capo tribù e, quindi, un magistrato; vedi Giobbe 29:7 , segg.

Eppure una parte dei suoi beni e dei suoi servi era stata tagliata dal fuoco dal cielo Giobbe 1:16; ed Elifaz intende probabilmente insinuare che era stato perché era stato colpevole di aver ricevuto una tangente. Questo antico proverbio dichiarava che le abitazioni dell'uomo che poteva essere corrotto sarebbero state consumate dal fuoco; e ora presume che il fatto che Giobbe fosse stato visitato dal fuoco del cielo fosse una prova completa che era stato colpevole in questo modo. Era su principi come questi che veniva condotto il ragionamento degli amici di Giobbe.

35 Concepiscono il male - Il significato di questo versetto è che formano ed eseguono piani del male. È la caratteristica di tali uomini che formano tali piani e vivono per eseguirli, e devono sopportare le conseguenze. Tutto questo era evidentemente destinato a Giobbe; e poche cose potrebbero mettere più a dura prova la pazienza di un uomo che sedersi e ascoltare quegli antichi apotegmi, progettati per descrivere i malvagi, applicati così insensibile a se stesso.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 15

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 15

I tre amici di Giobbe lo avevano a loro volta attaccato, ed egli aveva risposto loro rispettivamente, Elifaz, che aveva iniziato l'attacco, per primo riprende il dibattito con lui, e procede secondo lo stesso piano di prima, e si sforza di difendere i suoi sentimenti di prima, piombando su Giobbe con maggiore veemenza e severità; lo accusa di vanità, imprudenza e inutilità nel suo parlare, e di recitare una parte che non si addice al suo carattere di uomo saggio; sì, con empietà e negligenza verso la religione, o almeno come scoraggiatore di essa con le sue parole e dottrine, di cui la sua bocca e le sue labbra erano testimoni contro di lui, Giobbe 15:1-6 ; lo accusa di arroganza e di alta presunzione di sé, come se fosse il primo uomo che è stato creato, anzi, come se fosse l'eterna sapienza di Dio, e fosse stato nel suo consiglio; e, per frenare la sua vanità, gli ritorce le sue stesse parole, o comunque il senso di esse, Giobbe 15:7-10 ; e anche con il disprezzo delle consolazioni di Dio; al che egli si espone calorosamente con lui, Giobbe 15:11-13 ; e per convincerlo della sua ipocrisia, di cui pensava di essere pieno, argomenta dagli angeli, dai cieli e dal caso generale dell'uomo, Giobbe 15:14-16 ; e poi dichiara dalla sua propria conoscenza, e dalla relazione di uomini saggi e antichi dei tempi passati, che ne fecero la loro osservazione, che gli uomini malvagi sono afflitti tutti i loro giorni, accompagnati da terrore e disperazione, e soggetti a varie calamità, Giobbe 15:17-24 ; le ragioni sono la loro insolenza verso Dio e le ostilità commesse contro di lui, in cui sono incoraggiati dalle loro prospere circostanze, Giobbe 15:25-27 ; nonostante tutto, i loro possedimenti, le loro ricchezze e le loro ricchezze saranno vani, Giobbe 15:28-30 ; e il capitolo si chiude con un'esortazione a costoro a non nutrirsi di vane speranze, né a confidare in ricchezze incerte, poiché la loro distruzione sarebbe sicura, improvvisa e terribile, Giobbe 15:31-35

Versetto 1. Allora Elifaz il Temanita rispose:

O, che era di Teman, come il Targum, il primo degli amici e consolatori di Giobbe, il più anziano di loro, che per primo iniziò la disputa con lui; il che fu proseguito dagli altri due compagni, che avevano parlato a turno; e ora naturalmente toccò a lui rispondere una seconda volta, come fa qui,

e ha detto, come segue

2 Versetto 2. Se un uomo saggio proferisse vana scienza,

Come Giobbe si era creduto che fosse, o come lui stesso pensava di essere, il che potrebbe dire sarcasticamente; o come egli era realmente, non saggio del mondo, né semplicemente saggio nelle cose naturali, ma nelle cose divine; essendo uno che aveva il timore di Dio, che è il principio della sapienza, e della sapienza stessa; credettero in Cristo e camminarono saggiamente e con circospezione davanti agli uomini; ora non si addice a un uomo così pronunciare una conoscenza vana, o una conoscenza che è come il vento, o, come il Targum, una conoscenza ventosa; vuoto, non solido, né soddisfacente, ma si gonfia e si gonfia, ed è falsamente chiamata conoscenza; ma non sembra che Giobbe abbia detto cose così vane e infruttuose da meritare di essere paragonate al vento:

e riempirgli il ventre con il vento dell'est; che è rumoroso e burrascoso, rapido e violento, che porta tutto davanti a sé, e molto contagioso nei paesi caldi; e di tali nozioni Giobbe, secondo Elifaz, si accontentava e si sforzava di insinuarle negli altri; che non erano altro che grandi parole gonfie di vanità, e tendevano a sovvertire la fede degli uomini e a rovesciare ogni religione, ed erano molto malsane, contagiose e rovinose per le menti degli uomini, come suggeriva

3 Versetto 3. Dovrebbe ragionare con discorsi inutili?

Cioè, l'uomo saggio, un uomo come Giobbe; Si addice a lui parlare di queste sciocchezze? ciò che è falso, stolto e spumeggiante, che non dispensa grazia all'ascoltatore e non è per l'uso dell'edificazione; poiché tutto ciò che è falso, poco saggio, vano e vuoto, deve essere inutile e non deve rispondere a nessun buon fine; nulla è utile se non ciò che tende ad accrescere la solida saggezza e la conoscenza spirituale, e ad esercitare la grazia e a influenzare una vita santa; perciò ciò che è utile per le anime degli uomini sono le dottrine della parola di Dio e le esperienze della grazia di Dio, comunicate dal suo popolo l'una all'altra; e nient'altro che questi, o ciò che concorda con loro, dovrebbe uscire dalla bocca di un uomo saggio e buono; né può aspettarsi di convincere gli uomini dei loro errori, o di rimproverarli per i loro peccati con successo, chi si commette con parole inutili:

o con discorsi con i quali non può fare nulla di buono? ma può fare molto male sia a se stesso che agli altri; ma la stessa cosa è qui significata con parole diverse,

4 Versetto 4. Sì, tu scaccia la paura,

Non dall'uomo; il timore servile dell'uomo deve essere rigettato, perché questo porta un laccio, distoglie gli uomini dal loro dovere e li induce al peccato; sebbene ci sia un timore e una riverenza degli uomini che dovrebbero essere loro dati, "timore a chi ha paura", Romani 13:7 ; ma qui si intende il timore di Dio, che si deve intendere della grazia del timore, di cui Giobbe era posseduto; che non poteva essere gettato via, perché questo non è ciò che è in un uomo naturalmente, o è alla luce della natura, e nasce dalla convinzione naturale, che può essere rigettata, come fu dal Faraone; ma questa è una benedizione del patto di grazia, sicura e ferma, ed è uno dei doni della grazia che sono senza pentimento; è una parte della grazia interiore, che non può mai essere perduta; è migliorato e accresciuto da nuove scoperte della grazia e della bontà di Dio, ed è un antidoto e un preservatore contro l'apostasia: forse si può intendere l'intero culto di Dio, o la religione esteriore nella sua forma, che a volte è significata dal timore di Dio: Ecclesiaste 12:14; Isaia 29:13 ; e viene gettato via quando viene trascurato e non curato, o quando gli uomini diventano profani, dopo aver fatto professione di religione; ma poiché nessuno di questi può essere considerato il caso di Giobbe, piuttosto il significato di Elifaz potrebbe essere, che Giobbe non mostrò quella riverenza verso Dio che dovrebbe, come le sue parole possono sembrare, in Giobbe 13:20-22 ; o che con il suo modo di parlare e di ragionare, e con le nozioni che aveva assorbito e diffuso, e le asserzioni che aveva esposto, ogni religione sarebbe stata resa nulla tra gli uomini; perché, se, come aveva detto, Dio "distrugge i perfetti e gli empi, [e] le tende dei ladroni prosperano, [e] i giusti sono derisi per schernire", Giobbe 9:22; 12:4,6 ; chi avrebbe temuto Dio? Da ciò si potrebbe dedurre che è una cosa vana servirlo, e che non ci può essere alcun profitto osservando le sue ordinanze e camminando davanti a lui; questo è il modo per porre fine a tutta la religione, come se Elifaz dicesse e scoraggiasse ogni riguardo ad essa:

e la preghiera più trattenuta davanti a Dio; la preghiera deve essere rivolta a Dio e a lui solo, fa parte del culto religioso, è diretta dalla luce della natura, e deve essere eseguita da ogni uomo; è un privilegio speciale dei santi, che hanno un Dio dell'alleanza su un trono di grazia a cui andare, e possono pregare in modo spirituale per le cose spirituali; e specialmente si deve osservare nei momenti di difficoltà, in cui Giobbe era ora, e non deve mai essere disuso; ora questa accusa o riguarda Giobbe stesso, che ha smesso di pregare, il che difficilmente si può supporre; o che egli abbia prolungato la preghiera, come alcuni intendono le parole, come le tautologie dei pagani; o abbia diminuito la preghiera, come altri, diminuito i tempi della preghiera, e le petizioni in essa: o piuttosto può rispettare gli altri; non che si possa pensare che debba imporre le sue ingiunzioni a coloro sui quali aveva qualche autorità, proibendo ai suoi servi, o a coloro che lo circondano, di pregare; ma che con il suo modo di ragionare scoraggiava la preghiera, come pensava Elifaz, come una cosa inutile; infatti, se Dio ride delle prove e delle afflizioni degli innocenti e permette agli uomini malvagi di prosperare, chi lo pregherebbe o lo servirebbe? vedi Giobbe 9:23 12:6

5 Versetto 5. Poiché la tua bocca proferisce la tua iniquità,

Che era nel suo cuore, e così era una prova contro di lui, e lo dimostrò perverso, e mise in pratica le suddette accuse mostrate contro di lui: o "la tua iniquità insegna la tua bocca"; la malvagità che era nel suo cuore spinse la sua bocca a dire le cose che faceva, vedi Matteo 12:34 ; e questo, come se fosse un esempio della sua follia, Proverbi 15:2 ; quindi una prova del suo abbandono del timore del Signore; poiché se ciò fosse stato davanti ai suoi occhi, avrebbe tenuto a freno le sue labbra e non avrebbe pronunciato tutta la malvagità del suo cuore: poiché chi "non tiene a freno la sua lingua, la religione di quest'uomo è vana", Giacomo 1:26 ;

e tu scegli la lingua dell'astuto; colorò le cose con speciose pretese di religione e di pietà, così che i semplici e gli ignoranti lo presero per un santo uomo buono, mentre in cuor suo era un ipocrita; in questa luce Elifaz pone Giobbe, come uno che camminava e parlava con astuzia, ed era un lavoratore ingannevole, e imponeva agli uomini con false glosse e pretesti plausibili

6 Versetto 6. La tua bocca ti condanna, e non io,

o ti mostri malvagio, colpevole di cose che ti sono state addebitate; dalla tua stessa bocca sei stato condannato, non c'è bisogno di altre prove da portare contro di te, che sia sufficiente: e hai risparmiato a me, e a chiunque altro, la fatica di emettere la sentenza di condanna su di te; l'hai fatto tu stesso, la tua bocca è giudice e giuria, e porta il verdetto, e lo pronuncia, così come il testimone, come segue, ed è invece di mille testimoni, Giobbe 9:20 ;

sì, le tue labbra testimoniano contro di te; e quindi non c'era bisogno di produrre nessun'altra testimonianza; ciò che aveva detto mostrava che il suo discorso era vano e inutile, indegno di un uomo saggio, e tendeva a rendere nullo il timore di Dio tra gli uomini, a scoraggiare tutti gli esercizi religiosi, e in particolare la preghiera davanti a Dio

7 Versetto 7. Sei tu il primo uomo che sia nato?

Il primo Adamo, che fu creato in sapienza e conoscenza, e aveva una grande parte di comprensione nelle cose naturali, civili e morali; conosceva molto di Dio e delle sue perfezioni, delle opere della natura, della sapienza e della potenza di Dio manifestate in esse; un esempio di ciò è il suo dare nomi alle creature; Credi tu di essere quella stessa persona, il padre di tutta l'umanità, che aveva un tale patrimonio e un tale fondo di conoscenza, fino a quando, cercando di più, e così illegalmente, ha perso molto di ciò che aveva? Credi tu di essere vissuto da allora, di aver visto o conosciuto tutto ciò che è stato fatto in tutti i secoli fin dall'inizio, e di aver raccolto una grande parte di conoscenza da una lunga esperienza e facendo osservazioni rigorose sugli uomini e sulle cose in così tanto tempo? o, come il Targum,

"Sei nato con il primo uomo, senza padre e madre?"

E sei esistito da allora? Oppure: "Sei nato prima di Adamo?" prima del primo uomo? Sei tu la sapienza e il figlio di Dio, che eri prima di Abramo, prima di Adamo, prima di qualsiasi altra creatura, era in principio con Dio, ed era Dio? Che cosa ti fai essere, Giobbe? Tu, semplice uomo, ti rendi tu l'eterno Dio? poiché essere prima del primo uomo, o essere il primogenito di ogni creatura, o nascere prima di ogni creatura, è espressivo dell'eternità, come lo è la seguente frase:

O sei stato fatto prima dei colli? O esistevano prima? come è detto del figlio di Dio, Proverbi 8:25 ; ciò che è davanti alle colline e ai monti è eterno; l'eterno Dio e la sua eternità sono così descritti, Salmi 90:2

Così Mercerus, e alcuni a Vatablus, Schmidt, Jarchi, e Bar Tzemach

8 Versetto 8. Hai udito il segreto di Dio?

Oppure, "nel segreto di Dio", nel suo consiglio di gabinetto, che cosa è stato detto e fatto lì? sei stato tu nel consiglio di Dio? sei stato uno del suo consiglio privato, o consiglieri, e sei stato introdotto in tutti i segreti di Dio, dei suoi propositi e provvidenza, e nelle ragioni di tutte le sue amministrazioni, che parli così liberamente, con franchezza e con sicurezza come fai tu? In verità Cristo, il Figlio di Dio, era l'Angelo del grande sinedrio; il consiglio di pace era fra lui e il Padre suo; sì, egli era nel suo seno e conosceva tutti i suoi pensieri, disegni e decreti, e conosceva ogni cosa, ciò che sarebbe accaduto e le relative ragioni; così come la natura di suo Padre, le sue perfezioni, la sua mente e la sua volontà, che egli ha dichiarato: ma potrebbe Giobbe pretendere questo, o qualcosa di simile? No, sicuramente. In verità ci sono alcuni segreti di Dio che egli fa conoscere al suo popolo, e senza dubbio, in una certa misura, Giobbe li conosceva; come i segreti dell'amore di Dio e del patto della sua grazia, che sono con coloro che lo temono; e tale era Giobbe, e con il quale, almeno nei tempi passati, era il segreto di Dio, sì, il suo amore eterno nell'aperta manifestazione di esso a lui; che è un segreto nel cuore di Dio, finché non sia rivelato e sparso nel cuore del suo popolo; e così i "misteri" di Dio, come alcuni rendono la parola, le dottrine del Vangelo, i misteri del regno dei cieli, la loro conoscenza, sono dati ai figli degli uomini; Giobbe li conosceva, l'incarnazione di Cristo, la redenzione per mezzo di lui e la risurrezione dei morti; i segreti della Provvidenza, anche se non sempre saranno conosciuti ora, lo saranno in seguito; sì, Dio non fa nulla ma rivela i suoi segreti ai suoi servitori, i profeti Amos 3:7, come fece con Abraamo suo amico; e per quanto riguarda i propositi di Dio, che sono le cose segrete che gli appartengono, e che non possono mai essere conosciute se non rivelate, e quando adempiute, anche quelle, come quelle che si riferiscono all'elezione degli uomini, alla loro redenzione mediante Cristo e alla chiamata effettiva, sono rese note dalla salvezza di Dio e li chiamano secondo essi:

E tu limiti la sapienza a te stesso? non tenerlo per sé senza comunicarlo agli altri, il che significa imprigionare la verità e trattenerla nell'ingiustizia; come gli uomini hanno ricevuto liberamente, dovrebbero dare liberamente; ma egli si arrogava e attribuiva la saggezza a se stesso, la monopolizzava e non permetteva a nessuno di averne parte se non a se stesso; Aveva una grande stima di sé, come se fosse l'unico uomo saggio del mondo; così ciò che egli accusò i suoi amici con Elifaz si ritorce su se stesso, Giobbe 12:2 ; come fa con le sue parole in Giobbe 15:9

9 Versetto 9. Che cosa sai tu che noi non sappiamo?

Che sono abbastanza vicine alle parole di Giobbe ai suoi amici, Giobbe 12:3; 13:2 ; e nello stesso senso è ciò che segue:

Che cosa intendi tu che non sia in noi? nei nostri cuori, nelle nostre menti e nella nostra comprensione; o tra noi, che l'uno o l'altro, o tutti noi, non abbiamo: eppure non tutti gli uomini hanno la conoscenza uguale; alcuni che si professano saggi e di avere una grande parte di conoscenza, sono stolti; e coloro che credono di sapere qualcosa di straordinario, e più degli altri, non sanno nulla come dovrebbero sapere; e coloro che hanno doni di vera conoscenza li hanno diversi l'uno dall'altro; Anche delle cose conosciute non c'è un uguale grado di conoscenza, e particolarmente nelle cose spirituali; alcuni sono bambini piccoli nell'intelligenza, alcuni sono giovani uomini e sanno di più, e alcuni sono padri, e sanno più di tutti; l'uguaglianza nella conoscenza appartiene a un altro stato, alla gloria degli ultimi giorni, quando le sentinelle vedranno negli occhi, e tutti conosceranno il Signore, dal più piccolo al più grande, e specialmente alla gloria ultima, quando i santi sapranno come sono conosciuti

10 Versetto 10. Con noi ci sono sia i capelli grigi,

L'uomo dai capelli grigi, o uno che lo è, è al singolare; i capelli grigi sono un segno di vecchiaia e un emblema di saggezza, vedi Giobbe 12:12 ; a quali parole si può pensare che Elifaz si riferisca; Giobbe lì suggeriva come se la sapienza fosse con lui, essendo un uomo antico:

e uomini molto anziani; o piuttosto "uomo"; Il signor Broughton lo rende "tutto grigio", come se l'altra parola significasse solo uno che ha un miscuglio di peli grigi su di lui, ma questo i cui capelli sono tutti diventati grigi:

molto più vecchio di tuo padre; o "più grande", come lo rende lo stesso uomo erudito; e così Aben Esdra e Bar Tzemach dicono in lingua araba che la parola significa, e potrebbe designare una terza persona. Ben Gersom pensa che Elifaz fosse più vecchio di Giobbe, e che gli altri due suoi amici fossero più giovani di lui, o che solo Zofar fosse più giovane di lui; uno dei Targumim parafrasa le parole così:

"ma Elifaz che è grigio, e Bildad che è vecchio, sono con noi, e Zofar, che è più grande di tuo padre in giorni";

sembra che fossero uomini molto vecchi da ciò che dice Elihu, Giobbe 32:6,7 ; anche se può darsi che Elifaz non abbia a malapena rispetto per se stessi e per la loro età, ma per i loro antenati, i loro padri, dai quali hanno avuto la loro conoscenza, quando erano solo di ieri, e sapevano poco, e così invoca l'antichità dalla loro parte; e si è osservato che Teman, da cui proveniva Elifaz, era famosa per la saggezza, e gli uomini saggi in essa, almeno lo fu in tempi successivi; e se così presto, l'osservazione sarebbe più pertinente, e si potrebbe pensare che il senso sia che abbiamo a Teman uomini antichi e saggi come a Uz, nelle scuole dell'uno come nelle scuole dell'altro, e quindi abbiamo l'opportunità di acquisire tanta saggezza e conoscenza quanto Giobbe: o forse il solo significato è questo, che abbiamo dalla nostra parte la questione come tanti uomini antichi e dotti, o più, di quanto Giobbe possa pretendere; e così, come prima, si invoca l'antichità; ma non è una regola sicura da seguire, almeno confidando in essa gli uomini possono essere sviati; Perché, sebbene la verità sia la buona vecchia via, ed è la via più antica, tuttavia l'errore è antico quasi quanto la verità; Ne segue così da vicino, che è difficile, in alcuni casi, discernere quale sia il primo, sebbene la verità lo sia sempre: c'è la vecchia via che gli uomini malvagi hanno percorso; e una pretesa di antichità, se non osservata attentamente, può condurvi ad essa, vedi Geremia 6:16 Giobbe 22:15

11 Versetto 11. Le consolazioni di Dio sono forse piccole per te?

Intendendo sia quelle che Elifaz e i suoi amici avevano amministrato, quando, dopo il suo pentimento e la sua riforma, gli promisero grandi e buone cose che sarebbero accadute a lui e alla sua famiglia, e che la sua ultima fine sarebbe stata più grande del suo inizio; che Giobbe disprezzava, non se ne curava e non nutriva alcuna speranza al riguardo; e queste le chiamavano le consolazioni di Dio, non solo perché grandi, come le cose eccellenti sono state aggiunte al nome di Dio, per esprimere la loro eccellenza, ma perché sono state amministrate nel nome di Dio, ed erano secondo la parola e la volontà di Dio, almeno come pensavano: Ben Gersom lo rende "le consolazioni di questi"; questi erano Bildad e Zofar; così Bar Tzemach; o, come altri, "queste consolazioni" che io e i miei amici abbiamo suggerito; ma non si intendono consolazioni umane, piuttosto divine; e questa è una nuova accusa contro Giobbe, che egli ha preso alla leggera tali consolazioni, anche le consolazioni di Dio, Padre, Figlio e Spirito, che sono ciascuno di loro consolatori; i santi possono e devono confortarsi l'un l'altro, e ministri del Vangelo sono Barnabasi, figli della consolazione; ma Dio è il grande Consolatore, è lui solo che può parlare e applicare il conforto allo scopo; e le sue consolazioni non devono essere considerate "piccole", se si considera da dove vengono, dal grande Dio, il Creatore, alle creature, polvere e cenere, peccaminose, alle quali sono concesse, quelle che non ne sono meritevoli, sì, meritevoli dell'ira di Dio e delle maledizioni della sua legge; e anche la natura di queste comodità, come il fatto che sono forti consolazioni, ed efficaci attraverso la potenza e la grazia di Dio, e sono eterne, essendo tale la materia e il fondamento di essi; e sebbene possano essere rifiutati per incredulità, come troppo grandi agli occhi di una creatura peccaminosa per se stessa, tuttavia non possono mai essere considerati piccoli, o disprezzati e disprezzati da un'anima graziosa; né può essere che fossero per Giobbe, dal momento che egli era così angosciato dalle frecce dell'Onnipotente, un senso di ira divina, ed era così desideroso della Presenza divina, e lo pregava persino di trovare un po' di conforto:

C'è qualcosa di segreto in te? qualsiasi saggezza e conoscenza segreta a cui erano estranei; o qualsiasi altro modo segreto di trasmettergli conforto che non conoscevano; o qualsiasi peccato segreto in lui, qualsiasi Acan nell'accampamento, Giosuè 7:11-13, che gli impediva di ricevere conforto, o lo metteva a disprezzare ciò che gli veniva offerto

12 Versetto 12. Perché il tuo cuore ti porta via?

A tanta presunzione di te stesso, e disprezzo degli altri, e persino a disprezzare le consolazioni di Dio; il cuore, essendo ingannevole e malvagio, a volte porta via gli uomini buoni perché dicano e facciano quelle cose che sono sconvenienti; e se, in ogni caso, questo era il caso di Giobbe, era dovuto al suo cuore, che lo portava oltre i limiti dovuti; poiché ogni volta che un uomo è "tentato" di fare il male, "è tratto dalla propria concupiscenza" e adescato, Giacomo 1:14 ;

e a che cosa strizzano l'occhio i tuoi occhi; connivente e chiudendo gli occhi contro i propri peccati e iniquità, non volendo vederli, e convincersene, e possederli; o chiudendoli contro le accuse e i rimproveri dei suoi amici, e tutta la luce e le prove con cui sono venuti; O piuttosto come badare a loro con noncuranza, e deriderli e beffeggiarli: alcuni lo rendono dicendo: "A che cosa mirano i tuoi occhi"? Come gli uomini, quando prendono la mira a un bersaglio, strizzano l'occhio o chiudono un occhio; quali sono i tuoi disegni? Che cosa hai in mente? Che cosa vorresti fare, parlando e comportandoti in quel modo che vuoi?

13 Versetto 13. che tu volga il tuo spirito contro Dio,

Non contro gli uomini, solo suoi amici, ma contro Dio stesso, essendo pieno di ira e di indignazione contro di lui; mostrando l'inimicizia del suo cuore verso di lui, e commettendo ostilità contro di lui, stendendo la sua mano e rafforzandosi contro di lui, correndo su di lui, sulle spesse sporgenze del suo scudo, come dopo ha detto:

E lasci che [tali] parole escano dalla tua bocca? come in Giobbe 9:22, 10:3, 12:6, 13:22-27

14 Versetto 14. Che cos'è l'uomo, perché sia puro?

Uomo fragile, debole, mortale, o uomo doloroso, come lo rende il signor Broughton; poiché egli è peccatore, per cui è diventato una creatura così debole e morente: questa domanda, così come la seguente, è posta a titolo di disprezzo, e come sminuire l'uomo in senso comparativo, e per ridurre ogni alta presunzione di se stesso; che non è naturalmente puro, ma il contrario, essendo concepito e nato nel peccato; né può esserlo da se stesso, né in alcun modo ne è capace; e per quanto puro possa essere ai suoi propri occhi, o agli occhi degli altri, tuttavia non è puro agli occhi di Dio, e ancor meno puro di lui, il suo Creatore, come in Giobbe 4:17 ; e in verità non può essere affatto puro, se non per mezzo della grazia di Dio e del sangue di Cristo, che purifica da ogni peccato.

e [colui che è] nato da donna; una perifrasi dell'uomo, Giobbe 14:1 ;

che dovrebbe essere giusto? come nessun uomo lo è naturalmente; non c'è nessun giusto, no, nemmeno uno; sebbene l'uomo sia stato originariamente creato giusto, eppure, peccando, ha perso la sua giustizia, e tutta la sua posterità ne è priva; né possono divenire giusti da se stessi, né per opere di giustizia da essi compiute; e sebbene possano confidare in se stessi di essere giusti, e possano apparire esteriormente tali davanti agli uomini, tuttavia per le opere della legge nessuna carne può essere giustificata o considerata giusta agli occhi di Dio, e tanto meno essere più giusta di lui, come in Giobbe 4:17 ; né alcuno dei figli degli uomini può essere fatto o considerato giusto se non per l'obbedienza di Cristo, o per quella giustizia giustificante che è in lui: ciò che Elifaz dice qui riguardo all'impurità, all'imperfezione e all'ingiustizia degli uomini, sono verità molto grandi; ma se mira a Giobbe, come sembra che faccia, manca il bersaglio e sbaglia l'uomo, ed è invano nei suoi confronti, o come confutazione di qualsiasi sua nozione; poiché Giobbe afferma la corruzione e la depravazione della natura umana con la stessa forza con cui è espressa qui, Giobbe 14:4 ; né egli mai pretende, ma nega, la perfezione senza peccato, Giobbe 9:20 ; né si aspettava di essere personalmente giustificato davanti a Dio per una sua giustizia, di cui era sensibile all'imperfezione, ma per la giustizia del suo Redentore vivente, Giobbe 9:30,31 19:25 ; ma ciò che implorò fu l'integrità e la rettitudine del suo cuore in opposizione all'ipocrisia di cui era accusato; e la santità e la rettitudine della sua vita e della sua condotta, in opposizione a una condotta di vita nel peccato, o al fatto che si rendesse colpevole di qualche peccato o peccati noti per i quali era afflitto, come era stato insinuato. Elifaz qui ricorre al suo oracolo, Giobbe 4:17,18 ; e lo esprime molto nello stesso senso

15 Versetto 15. Ecco, egli non ripone alcuna fiducia nei suoi santi,

In uomini santi, appartati per sé dalla sua grazia, i cui peccati sono espiati dal sangue di suo Figlio, e i cui cuori sono santificati dal suo Spirito, e che vivono una vita e una condotta santa, come Abramo, Isacco e Giacobbe, sebbene egli confidi molto in molti di loro, come nei profeti dell'antichità con i messaggi della sua grazia e della sua volontà, e i ministri della parola con tesoro, nei loro vasi di creta, il sacro "deposito" del glorioso Vangelo, con doni di grazia, adattandoli al loro lavoro, e con la cura delle anime degli uomini; eppure non confida in nessuno di loro se stesso, nella redenzione e nella salvezza delle loro anime, nella rigenerazione e nella santificazione dei loro cuori e nella loro preservazione per la gloria eterna; egli li ha messi nelle mani del suo Figlio e del suo Spirito, e li mantiene con la sua potenza mediante la fede per la salvezza: il Targum lo rende nei suoi santi di lassù, nei santi del cielo, negli uomini glorificati; Egli è lì il loro tutto in tutti; come la loro felicità, così la loro sicurezza e protezione; vedi un esempio della sua cura e preservazione di loro dopo la risurrezione, quando erano in uno stato perfetto, Apocalisse 20:8,9 ; o questo può essere inteso degli angeli, che a volte sono chiamati santi, Deuteronomio 33:2 ; i quali, sebbene siano stati affidati loro molte cose da impartire ai figli degli uomini, tuttavia non la salvezza degli uomini, e nemmeno il segreto di essa; non facevano parte del consiglio privato di Dio quando la faccenda fu discussa e risolta; né con altri segreti, come il giorno e l'ora del giudizio finale, la venuta del Figlio dell'Uomo: o il senso può essere: "Egli non pone in essi alcuna perfezione o stabilità", cioè perfezione in confronto alla sua; perché se i loro fossero uguali ai suoi, sarebbero dèi, il che è impossibile da essere, o che Dio li renda tali; e similmente tale stabilità da poter stare in piedi da soli, cosa che sembra non avessero, poiché molti di loro sono caduti, e gli altri avevano bisogno della grazia di conferma, che hanno da Cristo, il Capo di tutti i principati e potestà:

sì, i cieli non sono puri ai suoi occhi; uomini nati dal cielo, partecipi della chiamata celeste, i cui cuori e affetti sono rivolti alle cose celesti, e hanno la loro conversazione in cielo; eppure questi, agli occhi di un Dio puro e santo, e in confronto a lui, sono impuri e empi; o quelli del cielo, come dice il signor Broughton, gli abitanti del cielo; gli angeli in alto, come parafrasa il Targum; Questi sono da lui accusati di stoltezza, e, consci della loro imperfezione rispetto a lui, si coprono il volto con le ali, mentre celebrano la perfezione della sua santità, che in essa è così gloriosa; sebbene i cieli naturali possano essere intesi, almeno non esclusi, e i corpi luminosi in essi, come sembra spiegare Bildad, Giobbe 25:5,6 ; Le stelle sono considerate la parte più densa e spessa dei cieli, la luna ha le sue macchie, e dalle scoperte successive sembra che il sole non ne sia privo, e i cieli sono spesso coperti di nuvole e tenebre, e quelli presenti saranno purificati con il fuoco alla conflagrazione generale, che li suppone impuri, e passeranno, e ne succederanno di nuovi, il che implica imperfezione nei primi, altrimenti non ci sarebbe bisogno di altri; questa è la prova che Elifaz dà di ciò che aveva suggerito in Giobbe 15:14

16 Versetto 16. Quanto più abominevole e sudicio è l'uomo,

Nella sua condizione naturale, corrotta e non rigenerata; L'uomo, in quanto creatura, non era abominevole, ma lo è diventando peccatore; egli è così in se stesso, gettato fuori al disgusto della sua persona, essendo pieno di ferite, lividi e piaghe putrefatte, sì, come un cadavere morto e corrotto, poiché è morto nei falli e nei peccati, Efesini 2:1 ; e sembra che egli sia corrotto dalle opere abominevoli da lui compiute, come lo sono tutte le opere della carne; sì, è abominevole per se stesso, quando è reso sensibile al suo stato e al suo caso; allora aborre se stesso e si pente dei suoi peccati, detesta i suoi peccati e se stesso per essi; e deve esserlo molto di più agli occhi di Dio, che ha occhi più puri che per contemplare l'iniquità, poiché l'uomo non è altro che un ammasso di peccato, e quindi deve essere "sporco"; poiché il peccato è di natura contaminante, contamina il corpo e tutte le sue membra, e l'anima con tutti i suoi poteri e facoltà: l'uomo è naturalmente e originariamente impuro, essendo concepito nel peccato e plasmato nell'iniquità; né si può trarre una cosa pura da un'impura; è interiormente e universalmente impuro, il suo cuore è un pozzo di peccato, disperatamente malvagio, e la malvagità stessa; la sua mente e la sua coscienza sono contaminate, e non c'è luogo puro; E questo appare esteriormente nelle sue azioni, nella sua vita e nella sua condotta, che sono anche sporche: perché se l'aratura degli empi è peccato, e le giustizie degli uomini sono stracci sporchi, quanto devono essere impure le azioni immorali degli uomini malvagi? l'uomo è così impuro, che nient'altro che il sangue di Cristo può purificare il suo cuore, e purificare la sua coscienza dalle opere morte, e rendere bianca la sua veste esteriore di condotta.

che beve l'iniquità come l'acqua; È naturale per lui commettere l'iniquità come lo è per un uomo bere acqua quando ha sete, e lo fa con uguale folata, gioia e piacere; Come l'acqua fresca è deliziosa per un'anima assetata, così il peccato lo è per un peccatore, un boccone dolce che tiene in bocca; Varie concupiscenze sono vari piaceri, sebbene questi piaceri siano solo per una stagione: il peccato, come l'acqua, è facile da raggiungere, è a portata di mano, assedia facilmente gli uomini, ed è tutto intorno a loro, ed essi vi cedono facilmente; ognuno si volge alla sua corsa malvagia con la stessa prontezza con cui il cavallo si precipita in battaglia; e la frase può essere espressiva dell'abbondanza del peccato commesso, come grossi sorsi d'acqua avidamente bevuti da un uomo assetato, e ripetuti più e più volte; Inoltre, come l'acqua bevuta entra negli uomini e viene tolta come una cosa innocua, spesso si rivela molto dannosa e perniciosa per loro quando viene bevuta mentre sono caldi, e provoca disordini, che portano alla morte; Così il peccato, anche se può sembrare innocuo, ed essere piacevole e ristoratore, scendendo come l'acqua, tuttavia opera come veleno, ed è il fiele degli aspidi in un uomo, e finisce con la morte eterna, se la grazia non lo impedisce. Questa è la conclusione e l'applicazione del tutto all'uomo, che argomenta dal maggiore al minore, e quindi prova l'impurità e l'imperfezione dell'uomo, e che egli non può essere puro e giusto davanti a Dio da se stesso

17 Versetto 17. Te lo mostrerò, ascolterò,

Qui Elifaz procede a illustrare e a chiarire, a chiarire e difendere, il suo precedente sentimento e la sua proposizione, e in cui il resto dei suoi amici è entrato; che solo gli uomini malvagi, e non giusti, sono afflitti da Dio, specialmente in modo tale come lo fu Giobbe; e si propone di mostrare cose degne del suo riguardo, e non quelle cose vane e inutili che Giobbe aveva detto; e, per suscitare e attirare la sua attenzione, dice quanto segue:

e quello che ho visto, lo dichiarerò; ciò di cui era stato testimone oculare di se stesso; lo stesso aveva osservato, Giobbe 4:8 ; e tali testimonianze sono molto apprezzate, e ritenute più autentiche e degne di credito, specialmente quando provengono da uomini di carattere; vedi Luca 1:1,2 1Giovanni 1:1

18 Versetto 18. che uomini saggi hanno raccontato dai loro padri,

Uomini saggi nel senso migliore, non per fare il male, ma per fare il bene; non i saggi del mondo, ma quelli che hanno sapienza, sana sapienza nelle parti interiori; che sono saggi per la salvezza e che sono partecipi della sapienza divina e spirituale; e tali uomini, che non direbbero mai una falsità, così non riferirebbero mai una cosa falsa o sciocca che hanno sentito, né nulla se non su una buona testimonianza, ciò che hanno ricevuto dai loro padri, che erano anche uomini saggi e buoni; e quindi una tale testimonianza, sebbene non oculare, ma per tradizione, merita considerazione:

e non l'hanno nascosto; I loro padri non l'hanno nascosto ai loro padri, e quello che hanno ricevuto dai loro padri non lo hanno nascosto ai loro figli; e così venne tramandato dall'uno all'altro con grande verità, esattezza e certezza, e su cui si poteva fare affidamento, vedi Salmi 44:1 78:3,4

19 Versetto 19. Al quale solo è stata data la terra,

A cui era affidato il governo di interi regni e nazioni; e quindi non uomini meschi, ma persone di grande importanza, e da accreditare; essendo coloro che erano stati nominati da Dio, e da lui messi in un ufficio così alto, per il quale erano qualificati da lui; ed essendo stati osservati tali dagli uomini, furono scelti da loro per assumere il loro governo: questo non deve essere limitato al paese di Canaan, e ad Abramo, Isacco e Giacobbe, ai quali fu dato, e alla loro posterità; e che è molto probabile che in questo momento non ne godesse ancora; ma rispetta tratti di terra più grandi e più grandi, e i loro governanti, e a una distanza di tempo maggiore, e molto probabilmente Noè e i suoi figli, ai quali fu data l'intera terra, e dai quali fu riempita, e tra i quali fu divisa; questo sembra opposto a ciò che aveva detto Giobbe, Giobbe 9:24 ;

e nessun estraneo passava in mezzo a loro; o non c'era fra loro alcun uomo malvagio, estraneo a Dio e alla pietà; o un nemico che li ha invasi, li ha attraversati, li ha disturbati e spogliati del loro potere e delle loro sostanze; il che mostra come gli uomini saggi e buoni siano considerati dal Signore, e non afflitti e afflitti come lo sono gli uomini malvagi; così come serve a rafforzare il credito del loro carattere, e il rapporto ricevuto e derivato da loro dalla tradizione, e getta tacitamente uno sguardo all'angoscia e al turbamento di Giobbe da parte dei Caldei e dei Sabei; segue poi il racconto delle cose viste da Elifaz, o tramandate da tali persone credibili ora descritte

20 Versetto 20. L'uomo malvagio soffre per tutti i suoi giorni,

O per commettere l'iniquità, cosa che egli si sforza molto, e fino alla stanchezza; e, secondo la metafora usata, la concepisce nel suo cuore, soffre con essa nella sua mente, e produce falsità e menzogne, ciò che lo delude, e che scaturisce nella morte, la morte eterna, vedi Salmi 7:14-16; Giacomo 1:14,15 ; o per ottenere ricchezze e ricchezze, per ottenere le quali si trafigge con molti dolori; e queste essendo come spine, nell'usarle si procura molti graffi, e ha una buona dose di fatica, dolore e disagio nel tenerle, tanto che non può dormire comodamente per paura di perderle; pertanto non gode di quella pace, comodità e felicità, si può pensare che ne goda; e, oltre a tutto questo, ha molti dolori interiori e lacerazione della coscienza per i suoi molti peccati e trasgressioni, che giacciono alla porta della coscienza, e quando viene aperta si precipitano dentro, e fanno un lavoro triste, e lo mettono a grande dolore e angoscia; altrimenti non si può dire questo di ogni uomo malvagio, che si trova nel dolore e nell'angoscia esteriori, o in circostanze scomode, almeno in apparenza; poiché di alcuni è detto: "Non sono in difficoltà come gli altri uomini, né sono afflitti come gli altri uomini", Salmi 73:5 ; vivono completamente a loro agio, e sono tranquilli, e muoiono così, almeno apparentemente: alcuni lo limitano a qualche persona particolare che Elifaz potrebbe avere in vista; il Targum parafrasa il malvagio Esaù, che ci si aspettava si pentisse, ma non lo fece; altri pensano che avesse negli occhi un noto oppressore, che era vissuto prima, o ai suoi tempi, come Nimrod, il potente cacciatore e tiranno, o Chedorlaomer, che per alcuni anni tenne diversi re a lui sottomessi; ma è molto se non disegna Giobbe stesso; Tuttavia, egli forma la descrizione dell'uomo malvagio in modo tale che possa adattarsi il più possibile al suo caso, e in molte cose si riferisce chiaramente ad essa: e questo è davvero un caso triste, per un uomo malvagio che soffre nel dolore tutti i suoi giorni in questa vita, e nel mondo che viene a soffrire le pene del fuoco dell'inferno per tutta l'eternità; Le pene di una donna, a cui si allude, sono al massimo brevi, ma quelle dell'uomo malvagio sono per tutta la vita, sì, per sempre; e tra le altre sue pene d'animo, specialmente in questo mondo, quella che segue è una, e che dà molta inquietudine:

e il numero degli anni è nascosto all'oppressore; ] Il signor Broughton lo rende presto anni contati; cioè pochi, poiché gli anni della vita dell'uomo al massimo sono pochi, e quelli dell'oppressore ancora meno, poiché gli uomini sanguinari e ingannevoli non vivono la metà dei giorni degli anni della vita dell'uomo, ma sono spesso stroncati nel mezzo dei loro giorni; e siano essi più o meno, sono tutti numerati e fissi, e il loro numero è presso Dio, e lui solo; sono fissati e stabiliti dal decreto di Dio, e riposti nei suoi propositi, e riservati per l'oppressore; ma sono un segreto per lui, non sa quanto a lungo vivrà, o quanto presto potrà morire, e allora ci sarà la fine della sua oppressione e tirannia, e del suo godimento delle sue ricchezze e ricchezze ingiustamente ottenute; e questo lo irrita, e gli dà dolore, e lo rende inquieto; mentre un brav'uomo è facile al riguardo, è disposto ad aspettare il suo tempo, fino a quando arriva il suo cambiamento; Non è tanto preoccupato di conoscere l'ora della sua morte, quanto di essere pronto ad essa. Il Targum parafrasa questo di Ismaele il potente: l'oppressore è lo stesso dell'uomo malvagio nella frase precedente

21 Versetto 21. Un suono spaventoso [è] nelle sue orecchie,

O "una voce", o "un suono di paure", di ciò che causa paure; e che sono o immaginarie; a volte uomini malvagi, temono quando non c'è causa o occasione per questo; immaginano un nemico alle loro calcagna, e fuggono, quando nessuno li insegue; sono un "Magormissabib", o "terrore da ogni parte", una paura per se stessi e per tutti intorno a loro, Geremia 20:3 *marg; come Caino, che immaginava e temeva che ogni uomo che lo incontrava lo avrebbe ucciso Genesi 4:13,14 ; tale è l'effetto di una coscienza colpevole: o reale; e questi o suoni straordinari, come quelli che furono prodotti agli orecchi dell'esercito siriano, che li indussero a fuggire, e a lasciare le loro tende, e tutte le loro sostanze in esse, 2Re 7:6,7 ; o ordinari, come il suono della tromba, l'allarme della guerra, delle guerre e delle voci che sono molto terribili, specialmente per alcune persone; o suoni di paure, notizie di una calamità dopo l'altra, che causano paure; e così può rispettare le tribolazioni di Giobbe, e il suono spaventoso di esse nelle sue orecchie, portato da un messaggero di cattive notizie dopo l'altro: ma c'è un suono più terribile di entrambi questi, che a volte è alle orecchie degli uomini malvagi; i terrori della legge di Dio da loro infranta, le minacce e le maledizioni di essa, e un suono di inferno e dannazione, che risuona continuamente nelle loro orecchie, e riempie di orrore e nera disperazione; e così il Targum,

"la voce o il suono delle paure dell'inferno è nei suoi orecchi";

e tra le altre sue paure ciò che segue è uno, e così alcuni collegano le parole, che

nella prosperità il distruttore verrà su di lui; o Dio il legislatore, la cui legge ha trasgredito, e che è in grado, come salvare il suo popolo, di distruggere così gli empi, anima e corpo, nell'inferno; e la distruzione da parte dell'Onnipotente, dice Giobbe stesso, era per lui un terrore, Giobbe 31:23 ; o un angelo distruttore, come quello che passò per il paese d'Egitto e distrusse i primogeniti ed entrò nel campo d'Israele, quando commisero il peccato e furono distrutti dal distruttore; o qualche nemico, saccheggiatore e ladro, come lo erano i Sabei e i Caldei, e ai quali si può avere rispetto; o anche il diavolo stesso, Apollione, il distruttore delle anime degli uomini, e che a volte gli uomini malvagi temono venga e li porti via, anima e corpo, all'inferno; o forse si tratta della morte, che uccide e distrugge tutti gli uomini; e gli uomini malvagi temono che in mezzo a tutta la loro pace e prosperità si abbatta su di loro un'improvvisa distruzione mediante la morte, come un ladro nella notte, e li allontani da tutti i loro godimenti; e che siano o no in preda a qualche spaventosa apprensione di ciò, sarà certamente il loro caso

22 Versetto 22. Egli non crede che ritornerà dalle tenebre,

Quando si corica di notte dispera di vedere mai la luce del mattino, per paura di un nemico, di un ladro, di un assassino, o di un disastro o di un altro, Deuteronomio 28:66,67 ; o quando si trova in qualche afflizione e calamità, che è spesso simboleggiata dalle tenebre, non può persuadersi che ne sarà mai liberato e ristabilito nella sua condizione precedente: e qui Elifaz sembra dare un'occhiata a Giobbe, che non aveva alcuna speranza di essere portato in uno stato di prosperità come quello in cui si era trovato; mentre gli uomini buoni, quando sono nelle tenebre, credono che saranno riportati alla luce, come la chiesa in Michea 7:8,9 ; o l'infedele, che sa di dover essere deposto nella tomba oscura e silenziosa; l'uomo pagano, come lo erano molti dei vicini di Elifaz, gli Idumei, in mezzo ai quali egli abitava, che erano senza speranza di una gloriosa risurrezione; e che è un articolo di pura rivelazione, e a cui gli idolatri pagani erano estranei, e quindi non vi credettero, né alcuna liberazione dalla tomba; O questo può rispettare l'oscurità delle tenebre, le tenebre esterne, le tenebre dell'inferno, nelle quali una volta che un uomo malvagio è gettato e avvolto, dispera come può di poter di essere mai liberato da esso:

ed egli è atteso dalla spada; o da coloro che uccidono con la spada, come il Targum, che lo stanno in agguato, per derubarlo e ucciderlo; o nella sua stessa apprensione sembra che non abbia altro che spade sguainate intorno a sé, o una spada appesa sopra la sua testa, o i giudizi di Dio pronti a cadere su di lui per i suoi peccati; poiché egli, avendo ucciso altri con la spada, deve aspettarsi di essere ucciso con essa egli stesso

23 Versetto 23. Vaga in cerca di pane,

Sia come saccheggiatore che come brigante, vaga per aumentare il suo potere e la sua sostanza mondana; o piuttosto, ridotto in miseria, vaga da un luogo all'altro, di porta in porta, per mendicare il suo pane; che è una maledizione imprecata sulla posterità degli uomini malvagi, Salmi 109:10 ;

[dicendo]: dov'è? Dove si mangia il pane? dove andrò a prenderlo? Dove vive un uomo liberale che lo doni liberamente e generosamente? Da questa domanda sembra che fosse difficile per un uomo simile procurarsi il pane mendicando; Essendo stato crudele e oppressivo con gli altri, scortese e ingeneroso nel suo tempo di prosperità, ora non trova che pochi che si preoccupino di sollevarlo; e in verità un uomo che non ha mostrato misericordia agli indigenti, quando era in suo potere per sollevarli, non può aspettarsi che gli venga mostrata misericordia; Egli fa questo, vagando in cerca di cibo, "dovunque egli sia":

egli sa che il giorno delle tenebre è pronto alla sua portata; o che un giorno di afflizione e di avversità sta arrivando su di lui, percependo che le sue cose peggiorano sempre di più, o che è immediatamente e già su di lui, il che lo obbliga a vagare in cerca di pane; o che il giorno della morte è vicino, cosa che egli è reso sensibile da un sintomo o dall'altro; o piuttosto potrebbe essere il giorno delle tenebre eterne nell'inferno, l'ira di Dio fino all'estremo che ha meritato; scopre che il giorno del giudizio è vicino, e il Giudice alla porta, e in breve tempo deve ricevere la ricompensa della vendetta eterna per le azioni malvagie che ha commesso; poiché così si possono tradurre le parole: "Che il giorno delle tenebre è preparato dalla sua mano"; dalle opere malvagie che la sua mano ha compiuto, e così ha riservato a se stesso l'ira contro il giorno dell'ira e il giusto giudizio di Dio

24 Versetto 24. L'angoscia e l'angoscia lo spaventino,

O i suoi problemi attuali lo spaventeranno, essendo così tristi, terribili e angoscianti, e gli faranno temere che altri stiano arrivando, più terribili e formidabili; o quelle tribolazioni che teme saranno la sua parte in seguito, queste lo terrorizzeranno oltre misura, sì, quell'indignazione e ira, tribolazione e angoscia, che verrà su ogni anima dell'uomo che fa il male, Romani 2:8,9 ;

prevarranno contro di lui come un re pronto alla battaglia; cioè, l'angoscia e l'angoscia prevarranno contro di lui; Egli non sarà in grado di resistere a loro più di quanto una forza molto inferiore, o anche un solo uomo, sia in grado di resistere a un re bellicoso, accompagnato da un esercito numeroso, e questi schierati in battaglia; le afflizioni di un tale uomo si abbatteranno su di lui come un uomo armato, contro il quale non può resistere; il Targum è,

"lo circonderanno come un re preparato per uno sgabello dei piedi";

che, preso dal nemico, sarà usato come sgabello per montare a cavallo; e poiché la parola ha il significato di un globo o di una palla, vedi Isaia 22:18 ; alcuni pensano che abbia rispetto alla maniera dei re, quando vengono fatti prigionieri, messi in una gabbia di ferro, come Bajazet fu da Tamerlano; o in un cerchio di ferro, legato mani e piedi e appeso in catene; o, come pensa Ben Gersom, al modo in cui le persone che annegavano, che erano solite essere legate mani e piedi, come se fossero arrotolate a forma di globo, e così gettate nell'acqua; ma piuttosto il riferimento è a un esercito, che assedia un luogo tutto intorno sotto forma di palla o globo, in modo che non ci sia modo di sfuggirgli; o piuttosto può essere per un re che raduna il suo esercito in tale forma, pronto a ingaggiare battaglia; o mettendolo in tale posizione quando è accampato o trincerato, aspettando il movimento del nemico; vedere 1Samuele 26:5 ; e tali sono le tribolazioni che circondano e prevalgono contro un uomo malvagio, vedi Isaia 29:3 ; Seguono le ragioni per cui l'uomo malvagio fu portato in una condizione così triste

25 Versetto 25. Poiché egli stese la mano contro Dio,

Odiandolo, nemico di lui, sì, inimicizia stessa contro di lui; un nemico nella sua mente, che appare dalle sue opere malvagie, che sono altrettanti atti di ostilità contro Dio; tutti i peccati sono contro Dio, la sua natura, la sua volontà, la sua legge e tutte le sue rimostranze, esortazioni, avvertimenti e istruzioni; ma alcuni sono più audaci e impudenti di altri, o sono commessi in modo più aperto, audace e audace, come lo erano quelli commessi dagli abitanti di Sodoma, e da coloro che sono simili a loro; specialmente quelli che colpiscono l'essere di Dio e le sue perfezioni, la sua provvidenza e il governo del mondo; e si può dire molto veramente che coloro che negano queste cose stendono le mani contro Dio e lo colpiscono: e questo può riguardare non solo i peccati commessi contro la luce della natura e la legge di Dio, ma anche contro la rivelazione evangelica, le dottrine del Vangelo e le sue ordinanze; poiché coloro che negano l'uno e rifiutano l'altro, si oppongono apertamente a Dio e si espongono alla sua ira e alla sua vendetta; poiché di quanto più grave castigo saranno ritenuti degni coloro che calpestano Cristo e il suo sangue sotto i piedi, disprezzano e disobbediscono al suo Vangelo,

e si rafforza contro l'Onnipotente; indurendo il suo cuore contro di lui come fece il Faraone; assumendo un volto audace e sfrontato, ponendo la bocca contro Dio in cielo e soffrendo la lingua per camminare sulla terra, senza temere né Dio né alcun uomo; stringendo amicizia con il mondo e stringendo alleanze con i nemici di Dio, anche facendo un patto con la morte e un patto con l'inferno; tutto ciò che è follia e follia eclatante per un uomo peccatore che si oppone a Dio è gettare rovi e spine su un fuoco divorante; per una creatura debole e debole che si mette contro l'Onnipotente, che può schiacciarlo in un attimo e mandarlo all'inferno, è il colmo della follia; i cocci combattano con i cocci della terra, ma non l'uomo con il suo Creatore; Chi si è mai rafforzato o indurito contro di lui, e ha prosperato?

26 Versetto 26. Gli corre addosso, [anche] sul [suo] collo,

Come un nemico feroce e furioso si avventa su un altro con grande ira e furore, come il capro nella visione di Daniele si avventò sull'ariete, nella furia della sua potenza, cioè Alessandro su Dario, a cui si riferisce Bar Tzemach, e come un avversario che getta le armi e si avvicina a un avversario, e prende il suo antagonista per la gola, o per il collo, per gettarlo a terra; in modo così audace e insolente l'uomo malvagio incontra Dio; si avvicina a lui, gli vola in faccia e lo assale con audacia, oppure gli corre addosso "con il collo", con il collo teso, nel modo più altero, con il collo come un tendine di ferro e con la fronte come di rame.

sulle spesse borchie dei suoi brocchi; alludendo agli scudi, sbalzati nel mezzo, dove sono più spessi che nelle altre parti, e un tempo avevano una punta di ferro incastonata nel mezzo; così che era audace e pericoloso piombare su di loro: questi possono disegnare le perfezioni di Dio, negate dall'uomo malvagio; o le sue provvidenziali dispense, da lui disprezzate; o i suoi propositi e decreti ridicolizzati, replicati e contestati; o la spada fiammeggiante della giustizia, e le maledizioni di una legge giusta, a dispetto della quale gli uomini malvagi continuano a peccare: o "con i capi dei suoi scudi", con tutta la sua famiglia, come Schmidt; o impiegando tutte le sue ricchezze e ricchezze, il suo potere e la sua autorità, contro Dio, e l'interesse della religione nel mondo. Alcuni lo comprendono quando Dio va incontro all'empio, gli stende la mano e si fortifica contro di lui, come se egli, Dio, si gettasse sull'empio e sul suo collo, lo prendesse per esso e lo scuotesse; come in Giobbe 16:12 ; e sulle spesse sporgenze del suo scudo, sulle sue ossa e sui suoi nervi, come il signor Broughton; o sul suo potere e sulla sua ricchezza, che non sono in grado di proteggerlo dalla vendetta dell'Onnipotente; ma il primo senso sembra il migliore

27 Versetto 27. perché si copre il volto con la sua grassezza,

Non ha timore di Dio, né vergogna per il suo peccato; non arrossisce per non sollevarsi contro Dio nel modo in cui lo fa, perché i suoi occhi risaltano di grassezza; o piuttosto il suo volto ne è coperto, cioè abbonda di ricchezze, gode di grande prosperità, di una grande abbondanza di tutte le cose buone; e questo lo rende superbo e imperioso, per non temere Dio, né considerare l'uomo come Jeshurun, che, quando "divenne grasso, [fu] diventato grasso e coperto di grasso, scalciò" contro Dio, e le sue provvidenze, peccò e si ribellò contro di lui; "abbandonò Dio che lo aveva creato, e stimò con leggerezza la Roccia della sua salvezza", Deuteronomio 32:15 ; e allo stesso scopo è la seguente clausola:

e fa colli di grasso nei [suoi] fianchi; la descrizione di un uomo molto grasso, che vizia la carne e si concede di mangiare e bere; e, figurativamente, di uno che abbonda nelle buone cose di questo mondo, e che lo rendono vano e orgoglioso, e lo inducono a commettere il peccato in modo audace e audace, promettendosi impunità in esso, ma senza alcun giusto motivo per esso, come mostrano i versetti seguenti; forse si può avere un po' di rispetto per i figli di Giobbe che banchettavano l'uno con l'altro nella loro prosperità, che portò al peccato, e si risolse nella loro rovina, come suggerirebbe Elifaz

28 Versetto 28. e abita in città desolate,

Questa è o una continuazione del racconto della prosperità dell'uomo malvagio, che lo rende superbo; tale è la sua potenza e potenza, che distrugge città e palazzi, costruiti e goduti da altri, e poi dalle loro rovine costruisce città più grandi e palazzi più nobili, per perpetuare il suo nome ai posteri; il quale senso concorda con Giobbe 3:14 ; e con il Targum,

"E fa taberne nelle città deserte, per poter abitare in case che non erano abitate";

e così Ben Gersom: e quindi a causa del suo successo tra gli uomini, e della grandezza in cui vive, il suo cuore si innalza, e la sua mano è tesa contro Dio; oppure questo può esprimere il corso peccaminoso della vita di un tale uomo, che sceglie di abitare in luoghi desolati, e deserti, per fare del male agli altri, afferrare i viaggiatori che passano, e derubarli e saccheggiarli delle loro sostanze, sedendoli e aspettandoli in luoghi come gli Arabi nel deserto, Geremia 3:2 ; che è il senso di alcuni, come osserva Aben Esdra; o piuttosto questo indica la punizione dell'uomo malvagio, che sebbene per il momento possa essere in grande prosperità, possedendo grandi città e palazzi maestosi, "ancora" o "ma", poiché così si può rendere la particella, "abita in città desolate"; in quelle che diventeranno desolate, essendo distrutte da un nemico superiore, che gli piomberà addosso; o attraverso i suoi sudditi che lo abbandonano, non essendo in grado di sopportare la sua tirannia e crudeltà; o sarà da essi cacciato dai suoi domini e sarà costretto a fuggire e ad abitare in luoghi deserti; o sceglierà di dimorare lì, attraverso gli orrori di una coscienza sporca; o, meglio di tutti, sarà ridotto a tale miseria e povertà, che non avrà una casa adatta per abitarvi; ma "abiteranno i luoghi aridi nel deserto, in una terra salata, e non abitati", Geremia 17:6 ; come segue:

[e] in case che nessuno abita, che sono pronte a diventare mucchi; quelli che sono stati abbandonati dai loro antichi abitanti, perché sono venuti a marcire e pronti a cadere su di loro, e diventare mucchi di pietre e spazzatura

29 Versetto 29. Non sarà ricco,

Sebbene il suo cuore sia risoluto in esso, è determinato in ogni caso a diventare ricco; lavora per essa con tutte le sue forze e con tutte le sue forze, eppure non otterrà ciò che desidera tanto; molti, che si danno molta pena per essere ricchi, e anche in modo lecito, e sono uomini di intelligenza nel commercio e negli affari, eppure le ricchezze non sono la loro parte; e alcuni che hanno fatto molto, ma non si arricchiscono; quello che ottengono, lo mettono in un sacco di buchi, e cade attraverso con la stessa velocità con cui ci hanno messo dentro; ciò che ottengono in un modo peccaminoso lo consumano in un altro, e quindi sono sempre poveri; e altri, sebbene abbiano accumulato una vasta sostanza, tuttavia non sono che poveri uomini, che non usano ciò che hanno né per il proprio bene, né per il bene degli altri; e non contenti di quello che hanno, ma sempre desiderosi di più, e così sono anche poveri per conto loro, non avendo quello che vorrebbero: tuttavia, un tale uomo non è ricco davanti a Dio; poiché nelle cose pie e spirituali egli è privo delle vere ricchezze della grazia, e non ha alcun titolo alle ricchezze della gloria; e in quanto alle sue ricchezze terrene, queste non dureranno; Anche se per il momento può essere ricco, non lo sarà sempre; E in questo senso la frase successiva conferma:

né la sua sostanza durerà; o "la sua forza" la sua potenza e potenza, essendo la ricchezza del ricco la sua città forte, nella quale egli ripone la sua fiducia e la sua fiducia; le ricchezze sono chiamate "sostanza", sebbene non ci siano che un'ombra, sì, semplici nullità, cose che non sono, in confronto alle cose celesti; vedi Proverbi 23:5 8:22 ; almeno non sono una sostanza duratura; sono cose incerte, qui oggi, e scomparsi domani; che si fanno le ali e volano via dai loro proprietari; o sono loro tolti, e non sono come le ricchezze della grazia, che sono ricchezze durevoli; o come quelli della gloria; ma in un modo o nell'altro sono tolti dalle mani di coloro che li possiedono, ed essi sono ridotti in miseria: e questo "le loro sostanze non risorgeranno"; O piuttosto, "non risorgere", come la parola può essere tradotta; nonostante tutte le pene che possono sopportare, la loro sostanza non salirà, crescerà e aumenterà; o non salirà alle altezze di prima che aveva, ma essendo caduti nella povertà lì giacciono:

né ne prolungherà la perfezione sulla terra; sebbene, in verità, non vi sia perfezione nella creatura, né nei godimenti della creatura, né nelle ricchezze e nelle sostanze esteriori; quelli che ne hanno avuto la maggior parte, come Davide e Salomone, hanno dichiarato di aver visto la fine di ogni perfezione, e che tutte le cose, i godimenti più alti, sono vanità e vessazione dello spirito; Eppure, quando gli uomini sono arrivati alla vetta, all'altezza e alla perfezione della felicità esteriore, come essi o altri possono pensare, questa non si prolunga, né si continua a lungo sulla terra, né si è continuati in essa; ma spesso vengono improvvisamente gettati giù dall'apice dell'onore, della ricchezza e della ricchezza; quindi alcuni rendono le parole: "E la loro prosperità non sarà fissata sulla terra"; non metterà radici, anche se può sembrare che lo faccia, Geremia 12:2 ; e così non si estenderà come fa un albero ben radicato; e come fa la prosperità spirituale, la perfezione e la pienezza degli uomini buoni, che essi hanno in Cristo e per mezzo di Cristo, essendo radicati nell'amore di Dio, nella grazia di Cristo, e avendo in sé la radice della questione, gettarono le loro radici come il Libano, e i loro rami si allargarono, e sono pieni dei frutti e delle benedizioni della grazia, Osea 14:5,6

30 Versetto 30. Egli non si allontanerà dalle tenebre,

Dalle tenebre della povertà, della calamità e dell'angoscia egli entra, e, in verità, ne dispera egli stesso, come in Giobbe 15:22 ; e in senso spirituale non si allontana dalle tenebre del peccato, dallo stato oscuro di non rigenerazione; né si allontanerà dall'oscurità e dalle tenebre che gli sono riservate in seguito, quando vi sarà entrato una volta.

la fiamma seccherà i suoi rami; alludendo o a una violenta siccità e al caldo, che inasprisce i pascoli, le erbe e gli alberi, e i loro rami; o a un vento, come la Settanta, un vento ardente, nei paesi orientali, che consumava tutte le cose verdi; o a un lampo, che frantuma, spoglia e distrugge i rami degli alberi: qui può significare l'ira di Dio, come una fiamma di fuoco che consuma le ricchezze e le sostanze, e le famiglie, degli uomini malvagi; i cui figli in particolare possono essere paragonati a rami, e così si può avere rispetto per i figli di Giobbe, che furono improvvisamente distrutti da un vento violento, che fece crollare la casa in cui si trovavano:

e con il soffio della sua bocca se ne andrà; fuori dal mondo, una frase che esprime la morte; o a causa del soffio della sua propria bocca, come alcuni in Jarchi, a causa delle sue bestemmie contro Dio e il suo popolo, a causa delle sue bestemmie e dei suoi giuramenti di cui la sua bocca è piena, e delle molte parole vane, stolte e oziose che ne escono, e per le quali sarà condannato; o meglio

"per il soffio della bocca di Dio",

come il Targum; secondo il suo proposito e decreto, e secondo il suo ordine, e la parola che esce dalla sua bocca; l'empio sarà costretto ad andarsene subito dal mondo, colpito a morte da lui, come lo furono Anania e Saffira; o con la sua potente ira e vendetta, il cui soffio è come un torrente di zolfo, e con il quale ucciderà gli empi della terra, e in particolare consumerà il malvagio, l'anticristo, sì, con lo spirito della sua bocca e con lo splendore della sua venuta, Isaia 11:4 2Tessalonicesi 2:8

31 Versetto 31. Chi è ingannato non confidi nella vanità,

Ogni uomo malvagio è sedotto, sia da Satana, che seduce il mondo intero, ha ingannato i nostri progenitori e seduce tutta la loro posterità, non solo i peccatori profani, ma anche molti professori di religione, o dai loro stessi cuori, che sono ingannevoli e disperatamente malvagi, o attraverso l'inganno del peccato, che promette profitto, piacere e libertà, e porta alla rovina, dolore e schiavitù; e per l'inganno delle ricchezze, che promettono quella soddisfazione non danno: e coloro che sono ingannati in questo modo sono inclini a confidare nella vanità; negli uomini, che in ogni stato, alto o basso, sono del tutto vanità; e nei piaceri delle creature, nelle ricchezze e nelle ricchezze esteriori, che sono tutte vanità e vessazione dello spirito; e nei loro cuori, e nella vanità delle loro menti, che fare è estrema follia; e nella loro giustizia e nei privilegi esterni, che non saranno di alcun aiuto per loro, quanto alla loro accettazione presso Dio, e alla felicità eterna; e quindi la fiducia in tutto ciò che è vano e vuoto, e non offre alcuna solida soddisfazione, vero piacere e vantaggio, è qui desorta; a meno che non si permetta che le parole siano rese giustamente, come penso che possano essere, "non confidare in colui che è ingannato dalla vanità"; da una qualsiasi delle cose vane di cui sopra, poiché egli stesso deve essere un uomo vanitoso, e quindi non deve essere confidato; a questo senso tende il Targum;

"non crederà (o non dovrebbe) in un figlio dell'uomo (o in un uomo), che erra per falsità";

Il motivo che lo dissuade da esso è il seguente:

perché la vanità sarà la sua ricompensa; Tutto ciò che un uomo ottiene confidando nella vanità, o confidando in un uomo ingannato, non è altro che vuoto e vanità; non ottiene nulla di solido e sostanziale, che gli sarà di qualche vantaggio qui o nell'aldilà; eppure questo non lo crederà facilmente; e così Beza legge le parole: "chi è ingannato dalla vanità non crederà che la vanità sarà la sua ricompensa"

32 Versetto 32. Si compirà prima del suo tempo, sia la ricompensa della sua vanità fiduciosa, in persone o cose vane, la punizione di tale fiducia, i dolori e le tribolazioni che ne seguiranno; questi verranno sull'uomo malvagio "prima del suo giorno", secondo che può essere reso; prima del giorno della sua morte, anche prima della sua vecchiaia; prima che vengano i giorni malvagi nel corso della natura, e quegli anni in cui egli non ha piacere, o la sua vita, e i giorni della sua vita, "saranno riempiti"; o saranno finiti prima del suo tempo; non prima del tempo fissato nel decreto e nel proposito di Dio, Giobbe 14:5 ; ma prima del suo tempo, che lui e i suoi amici pensavano che avrebbe potuto vivere, e come prometteva la sua sana costituzione; o prima del termine allora comune della vita umana; E quindi la frase è espressiva o una morte immatura:

e il suo ramo non sarà più verde; ma si seccarono e appassirono; le sue ricchezze e ricchezze, i suoi figli e la sua famiglia, siano completamente estinti; invece di essere come un ramo, verde e rigoglioso, sarà come un bastone secco, inutile e inutile, adatto solo per essere bruciato; vedi Giobbe 15:30

33 Versetto 33. Egli scuoterà la sua uva acerba come la vite,

O l'empio stesso si scrollerà di dosso o perderà le sue sostanze; o Dio si scrollerà di dosso da lui tutto ciò che gli era caro e prezioso; o sarà scosso da una provvidenza o da un'altra, come una vite è scossa da un vento violento e da una tempesta, e i suoi acini acerbi sono battuti da una grandinata, o strappati via dalla mano, o caduti per marciume; Così è significato da questa metafora, che un uomo malvagio dovrebbe essere spogliato delle sue ricchezze e ricchezze in modo improvviso; o i suoi figli gli fossero strappati nella loro giovinezza, prima che fossero ben cresciuti fino alla maturità, e così simili all'uva acerba; forse si deve rispetto al caso di Giobbe, sia per quanto riguarda le sue sostanze che la sua famiglia:

e getterà via il suo fiore, come l'olivo: il quale, quando viene scosso in modo violento, lascia cadere il suo fiore, e così non produce frutto; è osservato dai naturalisti, che questi due alberi, la vite e l'olivo, fioriscono molto nello stesso tempo, e soffrono molto per le tempeste e le tempeste, che distruggono i loro frutti, e soprattutto quando cade la pioggia nel periodo della loro fioritura; il qualcosa è inteso in questa clausola come nella prima

34 Versetto 34. Poiché la congregazione degli ipocriti sarà desolata,

Gli ipocriti sono coloro che sembrano e si crede che siano ciò che non sono; sono esteriormente giusti davanti agli uomini, ma interiormente molto malvagi; hanno una forma di pietà, ma ne sono privi del potere, 2; Timoteo 3:5; fingono di essere molto religiosi e adoratori di Dio, quando è solo nelle apparenze esteriori, e non nella realtà e nella sincerità: e tali sono stati nelle congregazioni dei giusti, in tutte le epoche; ma qui Elifaz parla di una loro congregazione, di una società, di una loro famiglia; e molto probabilmente ha gli occhi puntati su quelli di Giobbe, e con ciò rappresenterebbe che lui, il capo della sua famiglia, e i suoi figli, quando erano in vita, e i suoi servi e associati, erano tutti ipocriti, e ora divenuti desolati, ridotti al bisogno e alla povertà, e in circostanze difficili: o erano "solitari" e soli, come la parola è resa in Giobbe 3:7 ; privi di amici, e delle comodità della vita; e forse si può fare riferimento allo stato futuro di costoro, quando ad alta voce sarà chiesto loro di allontanarsi da Dio, non avranno compagnia con angeli e santi, ma avranno la loro parte con quelli dello stesso carattere con loro, ipocriti, nel più alto grado di tormento e miseria, Matteo 24:51 ;

e il fuoco consumerà le tende della corruzione; o quelle tende, o case, che sono state costruite con denaro preso come tangenti; vedi Abacuc 2:12 ; o dove abitavano coloro che ricevevano tangenti; giudici ingiusti, che hanno preso un dono che acceca gli occhi, per pervertire la giustizia. Giobbe è poi rappresentato da Elifaz come se fosse un oppressore, un magistrato malvagio, e colpevole di crimini simili a quelli qui indicati, Giobbe 22:6-9 ; e il "fuoco" che si dice consumi le dimore di costoro può essere inteso sia del fuoco materiale, come quello che scese dal cielo, e distrusse le pecore di Giobbe, Giobbe 1:16 ; o figurativamente, l'ira di Dio spesso paragonata al fuoco, che apparirebbe in un modo o nell'altro, con la completa rovina di tali persone, delle loro abitazioni e di coloro che vi abitavano

35 Versetto 35. Concepiscono il male,

Cioè, le persone malvagie come prima descritte; Meditano il peccato nella loro mente, e escogitano come commetterlo, e formano piani dentro di sé per fare del male agli altri:

e generare vanità; o peccare; poiché la concupiscenza, quando è concepita, genera il peccato, e questa è vanità, una cosa vuota, e non produce né profitto né piacere nella questione, ma ciò che è inutile e inutile, sì, dannoso e rovinoso; poiché il peccato, quando è compiuto, genera la morte, sì, la morte eterna, Giacomo 1:14,15 ;

e il loro ventre prepara l'inganno; la loro parte interiore inquadra e concepisce ciò che è destinato a ingannare gli altri, e alla fine si dimostra ingannevole per se stessi: l'allusione è a una donna incinta, o piuttosto a una che sembra esserlo, e il cui concepimento si rivela abortivo, e così inganna e delude se stessa e gli altri; vedi Salmi 7:14

Commentario del Pulpito:

Giobbe 15

1 Il secondo colloquio tra Giobbe e i suoi amici è, come il primo (capp. 3-14), un colloquio a cui tutti prendono parte, e viene mantenuto lo stesso ordine di oratori. Giobbe risponde a turno a ciascun oratore; Elifaz in una certa lunghezza (cap. 16, 17), gli altri due più brevemente. Il presente capitolo contiene il secondo discorso di Elifaz. Rispetto al primo, ha un tono duro e violento, presumendo la colpevolezza di Giobbe e rimproverandolo ferocemente e sgarbatamente. Si divide naturalmente in tre porzioni:

(1) un diretto rimprovero a Giobbe per presunzione ed empietà (Versetti. 1-6);

(2) una riflessione sarcastica su di lui per presunzione e arroganza (Versetti. 7-16);

(3) un'esposizione delle vie di Dio con l'uomo, basata sull'esperienza degli antichi saggi (Versetti. 17-35)

Versetti 1, 2.Allora Elifaz il Temanita rispose e disse: "Se un uomo saggio pronunciasse vane conoscenza! letteralmente, la conoscenza del vento, la conoscenza, cioè "che è vana, oziosa, gonfiata, senza solidità né sostanza. Giobbe, che si prefigge di essere "un uomo saggio", non avrebbe dovuto indulgere in tali parole vuote e stolte. È osservabile che Elifaz non indica quale parte dei discorsi di Giobbe considera discutibile, ma li condanna tutti sotto questa descrizione ampia e generale, che nemmeno lui avrebbe potuto considerare applicabile a più di una parte di ciò che Giobbe aveva detto. E riempirgli il ventre con il vento dell'est? Il vento dell'est era considerato il peggiore dei venti. In Palestina soffiava dal grande deserto siriano e nordarabico, ed era della natura di uno scirocco

Sui suoi effetti deleteri, vedi - Genesi 41:6, 23, Geremia 18:17, Ezechiele 17:10, 19:12, 27:26, Osea 13:15 - , ss

Versetti 1-16. - Elifaz a Giobbe: Ripresa della seconda controversia:1. Un atto d'accusa schiacciante

VECCHIE ACCUSE RIPETUTE

1. Chiacchiere inutili. Le risposte date da Giobbe nel colloquio precedente Elifaz le caratterizza come

(1) sconveniente, del tutto indegno di un uomo saggio come Giobbe aveva professato,Giobbe 12:23 13:2

ed era stato infatti riconosciuto,Giobbe 29:8,9,21,23

per essere -- un'accusa che, sebbene non in senso diretto contro il patriarca, può suggerire la correttezza di uomini saggi, e molto più buoni, che parlano e agiscono sempre con carattere, vigilando sulle loro parole così come sulle opere, e studiando, se possibile, per evitare anche l'apparenza di incoerenza, specialmente agli occhi dei fratelli deboli; Romani 14:21

(2) inconsistenti, mere arringhe vuote e invettive appassionate, "vana conoscenza", letteralmente, conoscenza del vento,

Versetto 2; confronta - Giobbe 8:2 11:2

invece di buon senso e solido -- un carattere, di nuovo, che non poteva essere giustamente attribuito ai ragionamenti e alle suppliche di Giobbe, sebbene, ahimè! non descriva inappropriatamente gran parte del linguaggio e della speculazione umana;

(3) inutili, essendo, per quanto riguarda l'uso, solo "discorsi inutili", "discorsi con i quali non si fa nulla di buono" (Versetto 3), che, per quanto magniloquentemente esposti e stancamente iterati, non contribuiscono in alcun modo alla delucidazione di un grande problema, e non servono in alcun modo ad aiutare l'oratore a sostenere la sua tesi; e

(4) perniciosi, poiché i loro risultati finali non sono paragonabili a nulla in modo così appropriato come al vento rovente, Giona 4:8

, esplosivo, Genesi 41:23

, veemente, Esodo 14:21

e distruttivo Salmi 48:7

(Versetto 2) -- e poche cose sono più dannose per le menti che le concepiscono, o più dannose per la società in generale quando deve sopportarle, che tali orazioni ventose, "piene di rumore e furore, che non significano nulla", come "favole raccontate da idioti", come quelle a cui allude Elifaz, sebbene tra queste non fosse corretto enumerare i pensieri ardenti e le parole alate di Giobbe

2. Manifesta empietà. Elifaz aveva già insinuato che Giobbe fosse privo di vera religione; qui egli considera l'insinuazione come sostanziata dalla condotta di Giobbe stesso in tre particolari

(1) L'adozione di sentimenti irreligiosi (Versetto 4). Le idee proposte da Giobbe erano calcolate per sovvertire il principio fondamentale di tutta la religione, cioè il timore di Dio, e per porre fine all'espressione esteriore della religione nella meditazione devota o nella preghiera. Benché si sbagliasse riguardo alla stima che dava alla teologia di Giobbe, Elifaz aveva ragione nel considerare la riverenza per Dio come il fondamento di ogni pietà nell'uomo, nel pensare che nessuna religione umana possa essere genuina se non genera lo spirito e non conduce alla pratica della preghiera, e nel sostenere che gli uomini buoni dovrebbero stare attenti a non avere opinioni o a promulgare dottrine che hanno una tendenza, per quanto lieve, per ostacolare la devozione o distruggere la venerazione in se stessi o negli altri

(2) La pubblicazione di opinioni infedeli. Non solo Giobbe si era permesso di formare tali nozioni sacrileghe, ma le aveva apertamente proclamate (versetto 5). Quindi Elifaz dedusse che il suo cuore non poteva combattere con Dio. "Come un uomo pensa nel suo cuore, così egli è"; Proverbi 23:7

e "dall'abbondanza del cuore la bocca parla". E certamente la deduzione è corretta, che nessun uomo veramente pio riceverà, e tanto meno diffonderà, principi sovversivi, o anche solo apparentemente, del timore e dell'adorazione di Dio. Solo di tale comportamento Giobbe non si era reso colpevole

(3) La difesa delle eresie dannata. Era impossibile che la malvagità potesse andare oltre quanto non fosse accaduto a Giobbe, che non solo aveva abbracciato per sé le credenze eretiche, ma le aveva enunciate senza timore, e aveva persino tentato senza arrossire di dimostrarle, usando a tale scopo "la lingua degli astuti" (Versetto 5), di cui era maestro. Senza dubbio si trattava di un'empietà oltraggiosa, se solo la teologia degli amici su cui Giobbe aveva riversato il suo disprezzo pungente, il suo sarcasmo pungente e la sua bruciante indignazione fosse stata la verità infallibile di Dio, cosa che non era. Ma Elifaz e i suoi fratelli, pensando che fosse così, dichiararono che Giobbe era un peccatore auto-convinto (versetto 6)

3. Presunzione sbalorditiva. Punto dal modo in cui Giobbe si prende gioco di se stesso e dei suoi colleghi,Giobbe 12:2

e dimentico che "una risposta dolce allontana l'ira", mentre "le parole dure suscitano l'ira' Proverbi 15:1

Elifaz ribatte, con un'ironia tagliente appena seconda a quella di Giobbe, che senza dubbio Giobbe era un uomo saggio, un uomo molto saggio, in effetti l'unico uomo saggio, poiché

(1) Giobbe era nato prima dagli uomini (Versetto 7), e di conseguenza godeva "della visione più diretta e profonda dei misteri del mondo, che venne all'esistenza contemporaneamente a lui" (Delitzsch);

(2) aveva persino preceduto le montagne nella sua apparizione sulla terra (Versetto 7) -- le montagne e le colline erano rappresentate come le più antiche delle cose create, Salmi 90:2

e il linguaggio era applicato alla Sapienza nel Libro diProverbi 8:23-26);

(3) era stato ammesso nel gabinetto del cielo, e aveva ascoltato i consigli del Supremo (Versetto 8), l'allusione era al divano di un principe orientale; anzi

(4) di conseguenza aveva assorbito o monopolizzato la saggezza per sé, come un gran visir la cui anima era gravata da segreti di stato; e

(5) era in possesso di fonti di informazione immensamente superiori alle loro, sebbene con loro ci fossero sia gli uomini dai capelli grigi che quelli molto anziani, molto più vecchi di suo padre (Versetto 10)

4. Indifferenza sprezzante

(1) Alle consolazioni di Dio (Versetto 11). Che Dio è il Dio preminente di ogni conforto e consolazione: 2Corinzi 1:3 7:6

che può confortare con la tenerezza di una madre, Isaia 66:13

la pietà di un padre, Salmi 103:13

l'amore di un marito; Osea 2:14

che in Cristo Filippesi 2:1

egli ha provveduto ricche consolazioni per il suo popolo, 2Corinzi 1:5

adatte ad ogni circostanza e situazione che può verificarsi nella loro vita; 2Corinzi 1:4

che a volte si trovano deliziose fonti di consolazione negli eventi della provvidenza, 2Corinzi 7:6

e sempre nelle promesse del vangelo,

2Pietro1:4

specialmente quando applicate al cuore dallo Spirito Santo; Giovanni 14:26

che queste consolazioni non sono piccole in se stesse, essendo abbondanti, 2Corinzi 1:5

sazianti, Isaia 66:11

forti, Ebrei 6:18

ed eterne, 2Tessalonicesi 2:16

e. non dovrebbero essere da nessuno reputate piccole o poco stimate, considerando la fonte da cui provengono, l'amore di Dio, il canale attraverso il quale scorrono la croce di Cristo, l'Agente per mezzo del quale sono applicate, lo Spirito Santo, il conforto che impartiscono, la pace di Dio che sorpassa l'intelligenza, e la gratuità con cui sono concessi, senza denaro e senza prezzo; Che tutte queste siano verità preziose è innegabile; ma Elifaz comprese dalle consolazioni di Dio le promesse fatte da lui e dai suoi amici nei loro discorsi, che, per quanto applicabili potessero essere state a un peccatore non convertito, non erano adatte a soddisfare il caso di un santo sofferente come Giobbe

(2) Alla gentilezza degli uomini. Senza dubbio sinceramente Elifaz loda le sue orazioni e quelle dei suoi amici come gentili discorsi, espressioni di tenera pietà (Versetti. 11); e, se così erano, senza dubbio Giobbe sbagliò a riceverli con un disprezzo così palpabile come fece. La gentilezza offerta onestamente, anche quando è sbagliata, e un po' dura e scortese, dovrebbe essere accolta educatamente, e persino con gratitudine. Ma non è così ovvio come sembrò a Elifaz che lui o Bildad, per non parlare di Zofar, avessero parlato con tenerezza

5. Ribellione appassionata. Giobbe permise ai suoi sentimenti di avere la meglio sulla sua comprensione, alla sua passione di sopraffare il suo giudizio. È parte della saggezza e dell'opera della grazia frenare le emozioni di rabbia Efesini 4:26

L 'eccitazione incontrollata porta al peccato. Aveva spinto Giobbe a esprimersi con veemenza contro Dio, che sembravano mostrare uno spirito amareggiato e ostile in Dio

(1) smorfie insolenti, il cui ammiccamento degli occhi (Versetto 12) ha il significato, probabilmente, delle espressioni simili inSalmi 35:19), pr 6:3 eIsaia 3:16);

(2) l 'opposizione adirativa, essendo il volgere lo spirito (o del proprio furore) contro Dio (Versetto 13) una caratteristica degli uomini malvagi; Romani 8:7; Galati 5:17

e

(3) parlare stolto, i discorsi di Giobbe sono chiamati "parole", cioè parole in contrasto con la sapienza, parole prive di significato e intelligenza

II RIBADISCO LA VECCHIA TEOLOGIA. Il peccato supremo di Giobbe, secondo Elifaz, furono i suoi persistenti tentativi di autogiustificarsi. Come per dare a questa tremenda eresia il suo quietus finale, il solenne veggente arabo avanza ancora una volta l'umiliante dottrina della depravazione universale dell'uomo, che egli stabilisce da una quadruplice considerazione

1. La fragilità costituzionale dell'uomo. L'uomo è essenzialmente una creatura fragile e malata, enosh (Versetto 14); e, sebbene la debolezza fisica non sia la stessa cosa dell'inquinamento morale, tuttavia la prima è inconcepibile se non come risultato della seconda

2. L'origine depravata dell'uomo. L'uomo mortale discende da una donna decaduta e, di conseguenza, eredita la sua depravazione. Così Giobbe ammise,Giobbe 14:2

Davide fece lamenti, Salmi 51:5

e Cristo insegnò Giovanni 3:6

A questa legge la storia umana conosce una sola eccezione. Cristo, pur essendo il Seme della donna, non fu contaminato dalla corruzione ereditaria. Santo nella sua, Luca 1:35

egli rimase per tutta la vita "santo, innocuo, immacolato e separato dai peccatori". La purezza morale di Gesù era indispensabile per il suo ruolo di mediatore Ebrei 7:27

3. L'inferiorità dell'uomo rispetto agli angeli. L'uomo occupa un posto più basso nell'universo rispetto agli angeli che abitano il cielo (versetto 15). Eppure anche queste intelligenze luminose appaiono offuscate agli occhi di Dio. Quanto meno, quindi, una pretesa di parità morale può essere resa valida per l'uomo? Se l'inferno di Dio, meno che lo standard di ogni creatura eccellente, è così assoluto che persino i cieli con i loro santi abitanti non sono puri ai suoi occhi (Versetto 15), è pura follia aspettarsi che l'uomo possa stabilire la sua purezza morale davanti agli occhi dell'Onnisciente

Confronta - Giobbe 4:17,18 - , omiletica

Al contrario, l'uomo deve essere completamente abominevole nella stima di un Dio santo, perché completamente corrotto (Versetto 16), essendo il peccato quella cosa abominevole che Dio odia, Geremia 44:4

e che rende odioso tutto ciò che infetta, a causa del cambiamento della sua natura, e del rendere aspro, putrido, corrotto, disorganizzato, ciò che Dio aveva inizialmente dichiarato giusto, ordinato, e molto buono

4. La pratica abituale dell'uomo. Questa è la prova culminante della totale e universale depravazione dell'uomo. Dovunque esista l'uomo, si trova a bere l'iniquità come acqua; cioè commettere il peccato con la stessa regolarità, avidità, abbondanza, facilità, naturalezza, come il bue o il cavallo bevono acqua

Imparare:

1. Gli uomini spesso non riescono a vedere in se stessi le colpe che condannano negli altri,

2. La facoltà di parola è stata data a ogni uomo per trarne profitto

3. La lingua è usata male quando è impiegata per affliggere i santi o incoraggiare i peccatori

4. "Il timore del Signore è l'inizio della saggezza"

5. La preghiera è uno degli istinti naturali del cuore umano

6. Il credo di un uomo è comunemente un indice del suo carattere

7. L'uomo che condanna se stesso non deve meravigliarsi se è condannato dagli altri

8. Più un uomo invecchia, più dovrebbe diventare saggio

9. La consolazione divina può essere, ma non sempre, amministrata dall'uomo

10. "Migliore è colui che governa il suo spirito che colui che prende una città"

11. Non si dovrebbe mai permettere al mese di andare con un brigliare

12. La dottrina della depravazione dell'uomo è molto antica

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-19. - Perversità e impenitenza rimproverate

Nei successivi sei capitoli la controversia tra Giobbe e i suoi amici prende una nuova e aspra piega. Radunano le loro forze per abbattere l'audace oratore che, come essi ritengono, ha sfidato la giustizia di Dio. Cercano di umiliarlo come un uomo nato tardi, itinerante e appassionato, che è incorso in nuove colpe con i suoi empi interrogatori e bestemmie. Elifaz dà una terribile rappresentazione della verità generale che l'uomo malvagio, vivendo solo per se stesso, deve sempre essere esposto al tormento, e la sua proprietà e condizione devono sempre essere insicure, lasciando che Giobbe applichi tutto questo a se stesso. Nella guerra delle parole la speranza della riconciliazione e della comprensione reciproca è sempre più bandita. Il presente capitolo (xv.) si divide in due divisioni: la prima contiene argomenti; il secondo l'autorevole espressione della sapienza (Versetti. 2-19, 20-35)

I ARGOMENTO: INTRODUZIONE. (Versetti 2-6) Elifaz, essendo il più anziano e il più esperto degli amici, cerca di umiliare Giobbe sollevando dubbi sul suo buon senso e sulla sua saggezza

1. Le caratteristiche della mancanza di saggezza sono l'indulgenza nelle parole ventose, nelle "parole dalla pancia", la sede della passione selvaggia e ingovernabile, come costruite con parole pronunciate dal cuore,Giobbe 8:10

e sono quelle dell'esperienza, del senso e della verità; in parole che sono inutili perché non ci sono fatti corrispondenti. Ecco un buon test del valore della parola: Ha qualche tendenza a portare frutto nelle azioni? Può essere seguito ed espresso in fatti o no? Sono vane quelle parole su cui non osiamo mettere il timbro e il sigillo dell'azione

2. Prove di colpevolezza. Questi discorsi selvaggi non sono solo oziosi, ma peggio ancora, maliziosi. La lingua è un potente agente del bene o del male. Edifica coloro che ascoltano nella fede e nella bontà, o scioglie la radice della pietà nell'anima. Inoltre, la lingua può essere usata come l'arma dell'astuto, un mezzo di difesa in malafede. E questo non dimostra forse che Giobbe è completamente corrotto; che, come un mascalzone senza scrupoli, avrebbe tentato di discolparsi gettando la colpa sugli altri?

II UMILIANTI CENSURE. (Versetti 7-13)

1. Rimprovero ironico alla sua supposizione È lui il primogenito, più vecchio delle colline? Si pone egli a capo dell'umanità, e, quindi, sa meglio di tutti i suoi simili? Così Ezechiele fa satira sul re di Tiro: "Tu sollevi la somma, pieno di sapienza e perfetto in bellezza" Ezechiele 38:12

Gli indù hanno un proverbio usato nello stesso senso: "Sì, in verità, egli è il primo uomo; Non c'è da stupirsi che sia così saggio". Il grande saggio greco, d'altra parte, essendo dichiarato il più saggio degli uomini, interpretò l'oracolo nel senso che solo tra gli uomini sapeva di essere ignorante. È meglio mettersi allo stesso livello dei più meschini e dei più ignoranti piuttosto che presumere la superiorità in questioni su cui tutti gli uomini possono ragionevolmente ritenersi ugualmente ben informati

2. Esposizione contro un temperamento amaro. È un temperamento che non si addolcirà alla parola di conforto, come la roccia non si scioglierà al sole. Elifaz pensa che tutta la sua buona istruzione e consolazione siano state profuse invano su questo cuore ostinato. Il "rifiutare di essere consolati", l'ostinato nutrimento del dolore, è un temperamento che deve essere cambiato, altrimenti la visione mentale non può diventare chiara e calma. Altri segni di temperamento sono l'orgoglio; il cuore trascinato dal suo egoismo appassionato; gli occhi scintillanti o roteanti (Versetto 12) e la sfrenata selvatichezza della lingua. Questi sintomi dimostrano una malattia, e quella malattia è l'ostinazione

III NEGATO IL DIRITTO DI LAMENTARSI CONTRO DIO. (Versetti 14-16.) Qui l'oratore ripete, poiché non ha nulla di più profondamente impresso nella sua mente che la follia e l'impazienza delle lamentele dell'uomo infermo contro il Supremo e santissimo.Giobbe 4:17-5:7

1. La macchia ereditaria nell'uomo (Versetto 14)

2. La relativa impurità degli esseri celesti agli occhi di Dio

3. La scelta del peccato da parte dell'uomo (questo è particolarmente enfatico qui)

Tutte queste considerazioni mostrano l'empietà di osare mettere in discussione qualsiasi azione di Dio. L'uomo ha sete di peccato (versetto 16): una tale creatura, dal bordo della sua pozza fangosa, si solleverà presumibilmente contro il Cielo?

IV RICHIESTA DI ATTENZIONE ALL'ISTRUZIONE. (Versetti 17-19) In questa breve prefazione la saggezza dell'oratore è descritta come

(1) derivato dall'esperienza personale;

(2) confermato da un'antica tradizione;

(3) come pura sapienza non adulterata, proveniente da un tempo in cui le opinioni straniere e i costumi stranieri non avevano corrotto la semplicità dell'antica verità

3 Dovrebbe ragionare con discorsi inutili! Questo, sottintende Elifaz, era stato il discorso di Giobbe, del tutto ozioso e inutile. Un uomo saggio avrebbe dovuto astenersi da tali argomenti inutili. Erano discorsi con i quali non poteva fare nulla di buono

4 sì, tu scaccia la paura. A Elifaz, le parole di Giobbe, le sue audaci spiegazioni,Giobbe 13:3,15,22 - , ss

le sue dichiarazioni che sa che sarà giustificato,Giobbe 13:8

e che Dio sarà la sua SalvezzaGiobbe 13:16

-- sembrano implicare che egli abbia abbandonato del tutto il timore di Dio, ed è completamente privo di riverenza. Alcune delle sue espressioni sembrano certamente troppo audaci; ma, d'altra parte, il suo senso della purezza, della perfezione e della potenza trascendente di Dio si manifesta continuamente, e avrebbe dovuto salvarlo dal rude rimprovero che qui viene lanciato contro di lui.Giobbe 9:1-13, 12:24, 25, 13:11,21 - , ss

E trattieni la preghiera davanti a Dio, anzi, ostacola la devota meditazione davanti a Dio. Elifaz intende dire che Giobbe si esprime in un modo così offensivo per le anime devote, che disturba le loro menti e impedisce loro di indulgere in quelle pie meditazioni sulla bontà divina che altrimenti le occuperanno. Così, secondo Elifaz, Giobbe non è solo irreligioso lui stesso, ma la causa dell'irreligione negli altri

Preghiera che frena

Tra le ragioni che inducono gli uomini a trascurare o a interrompere l'esercizio della preghiera, si troverà che queste sono le principali

NON C'È NESSUN DIO A CUI PREGARE. Questa è la ragione dell'ateo. Ma l'esistenza di una Causa Prima suprema, dotata di intelligenza e di carattere morale, è assicurata alla fede da:

1. Le intuizioni della mente umana' che a volte può tentare di argomentare se stessa, ma non ha mai bisogno di ragionare su di essa, la credenza in un Essere Divino

2. La testimonianza delle creature che, con innumerevoli esempi di speciale espediente e disegno, attestano l'eterna potenza e divinità del loro Artefice Romani 1:20

3. Le allusioni della Scrittura' che non dimostrano mai, ma presuppongono sempre, che un Dio esiste, e l'uomo lo sa. Quindi, poiché c'è un Essere Supremo, la follia, così come il peccato, di negargli quel tributo di devozione che gli è dovuto

II NON C'È EFFICACIA NELLA PREGHIERA. Si possono qui enunciare le solite obiezioni alla possibilità della preghiera, come ad esempio che l'intero universo è stato posto sotto il dominio di una legge fissa e invariabile, non ci può, propriamente parlando, esserci spazio per l'esercizio della preghiera; che la Bibbia stessa, rappresentando tutte le cose come avvenute secondo un piano prestabilito, sembra escludere espressamente l'idea della preghiera; che la molteplicità e persino la contraddittorietà degli interessi umani è così grande da ridurre l'intera faccenda della preghiera a un'assurdità; e che, poiché nessuno pretende di poter fare a meno delle proprie fatiche anche mentre prega, sembra difficile sapere con precisione in che cosa consista la speciale virtù della devozione. Senza rispondere a queste serie in questa sede, può essere sufficiente osservare:

1. L 'esatto significato dell'affermazione che non c'è efficacia nella preghiera, cioè che l'individuo che afferma in tal modo è stato in grado di collocarsi esattamente dove Dio si trova in relazione all'universo, di fare un'indagine dell'intero arco delle cose create, di sondare le profondità insondabili delle risorse divine, e, come risultato del suo esame, annunciare che la preghiera non può essere esaudita; in altre parole, un dogmatico così sicuro di sé si arroga gli attributi di Dio

2. La completa inutilità dell'affermazione quando viene contrapposta alla testimonianza della coscienza umana, specialmente quando è sostenuta dall'evidenza del fatto incontrovertibile che la preghiera può essere, ed è stata, esaudita

III L'ASSENZA DI UN SENTITO BISOGNO DI PREGHIERA. Questa è la ragione del mondismo. Le cose che egli considera costituenti il summum bonum dell'esistenza -- ricchezza, piacere, fama, potere e simili -- sembrano appartenere a una sfera che non è molto influenzata dalla preghiera; mentre, non avendo mai sperimentato alcun desiderio per quelle realtà spirituali comprese nel vangelo, la benedizione della salvezza, cioè il perdono dei peccati, il rinnovamento del cuore, lo spirito di adozione, e così via, non ha mai ritenuto necessario disturbare il Apocalisse del cielo con suppliche per il loro conferimento. Ma

(1) I belati del Vangelo sono nondimeno indispensabili per la felicità dell'anima, che l'anima non si rende conto della loro mancanza;

(2) l'assenza di qualsiasi necessità sentita per la preghiera è la migliore prova che l'anima possa desiderare che la preghiera sia in realtà la sua unica cosa necessaria;

(3) l'esercizio della preghiera non interferirà con una giusta devozione alle attività ordinarie e ai doveri della vita quotidiana;

(4) Nemmeno la più materiale delle benedizioni terrene appartiene a una regione che si trova al di fuori dell'influenza della preghiera Filippesi 4:6

IV LA MANCANZA DI RISPOSTE ALLE PREGHIERE. Questa è la ragione del cristiano infedele. Ed è indubbiamente difficile per un'anima continuare a pregare quando, a quanto pare, l'orecchio di Dio è sordo. Ma in tali circostanze, il richiedente dovrebbe considerare

(1) se una preghiera non possa essere esaudita senza che l'orante ne sia distintamente consapevole in quel momento;

(2) se la preghiera alla quale non viene data risposta non possa essere semplicemente ritardata e non negata;

(3) se, anche nell'ipotesi del suo rifiuto, non sia dopo tutto meglio che la cosa richiesta debba essere negata;

(4) se sono state rispettate le condizioni indispensabili della vera preghiera, come la fede, l'umiltà, la sincerità, ss. ecc

V LA MANCANZA DI UN VERO GUSTO NELLA PREGHIERA. Questa è la ragione del santo spiritualmente in declino. Ora

(1) è certo che l'esercizio della preghiera dovrebbe essere piacevole per il cristiano, essendo la preghiera una funzione naturale dell'anima graziosa tanto quanto il respiro lo è del corpo. Ma

(2) È altrettanto evidente che oltre alle funzioni spirituali e fisiche a noi piacciono i tempi di languore, indotti nel primo per lo più da una mancanza di vigilanza contro le usurpazioni del mondo, o da un incauto dilettarsi con il peccato, o da un crescente spirito di formalità. Quindi

(3) Lungi dall'essere un motivo per interrompere la devozione, la mancanza di gusto spirituale dovrebbe piuttosto stimolare l'anima orante a maggiore fervore e zelo

VI L'INDULGENZA DEL PECCATO CONOSCIUTO. Questa è la ragione dell'indietreggiamento cosciente. Nulla spegne così efficacemente il fuoco dell'altare di una devozione spirituale come la pratica del peccato segreto

(1) Squalifica per l'ascesa al trono; Isaia 1:15

(2) impedisce a Dio di ascoltare la preghiera; Salmi 66:18

(3) indebolisce la vita spirituale da cui proviene la preghiera; Salmi 32:3

(4) reprime ogni desiderio nell'anima di conversare con Dio; e

(5) Alla fine mette a tacere del tutto la voce della preghiera

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 4.- Limitare la preghiera

Elifaz pensa che le parole selvagge di Giobbe siano un rimprovero alla religione, e che il loro effetto sarà quello di minare la fede e scoraggiare la preghiera. Il suo è un allarme comune per le persone miopi e caute che pensano che sia più sicuro sopprimere il dubbio, e per le quali le espressioni affrettate di una mente disturbata sono molto terribili, sebbene il fatto sia che la fredda ripetizione di dogmi ristretti ed erronei è molto più dannosa per la causa della religione spirituale

I IL MALE DI FRENARE LA PREGHIERA. Comunque si possa realizzare, non ci possono essere due opinioni sul male di questa linea di condotta. Si può dire che non abbiamo bisogno di pregare perché Dio sa ciò di cui abbiamo bisogno senza che glielo diciamo noi, lo sa anche meglio di quanto lo sappiamo noi stessi. La risposta a questa scusa o difficoltà è che lo scopo della preghiera non è quello di aggiungere informazioni a Dio, ma di affidare i nostri bisogni a Lui

1. Perdiamo ciò che Dio dà in risposta alla preghiera. Si aspetta che ci affidiamo a Lui. Ci ha comandato di cercare il suo volto. Cristo ci ha detto di chiedere, affinché possiamo ricevere Giovanni 16:24

San Giacomo spiega che a volte "non abbiamo" solo "perché non chiediamo" Giudici 4:2

2. Ci manca la beatitudine spirituale della preghiera. Il bene principale della preghiera non sta nei doni che suscita dal cielo, ma nell'esercizio stesso. È una benedizione più grande di tutte le cose che ci viene in grado di portarci. Essere in comunione con Dio è meglio che ricevere qualsiasi favore da Dio. "La preghiera è il soffio vitale del cristiano"

Trattenere la preghiera è l'anima che trattiene il respiro. Questo deve finire con la morte. Anche quando non è completo, deve risultare il soffocamento delle attività spirituali

II LE CAUSE DEL CONTENIMENTO DELLA PREGHIERA

1. Qualunque cosa porti all'incredulità. Questo era il pensiero di Elifaz, anche se lo mise in pratica, perché immaginava che le espressioni stravaganti di Giobbe avrebbero scoraggiato la fede degli uomini nella religione e nell'efficacia della preghiera. Ma la verità è che il triste formalismo, la lugubre ortodossia che si aggrappava all'antichità e ignorava gli istinti spirituali, la dura mancanza di carità che uccideva lo spirito della religione mentre ne difendeva il nome, erano i maggiori ostacoli alla fede. Quando la fede è così ostacolata, la preghiera si congela sulle nostre labbra

2. Vita mondana. Alcuni uomini sono troppo occupati per trovare il tempo per la preghiera. Ma Lutero si rammarica di aver detto che aveva così tanto da fare che non poteva permettersi meno di quattro ore al giorno per la preghiera, considerando la preghiera come il segreto della forza per lavorare. È possibile essere molto in preghiera, tuttavia, senza dedicare molto tempo ad atti di devozione; perché la preghiera è interiore e spirituale. Non è l'occupazione del proprio tempo, ma l'irretire il proprio cuore con le cose mondane, che trattiene la preghiera

3. Il peccato. Il peccatore penitente può pregare e lo farà, affidandosi alla misericordia di Dio. Il modello di Cristo della preghiera che è gradita a Dio è il grido del penitente: "Dio, abbi pietà di me peccatore". Ma il peccato custodito e amato schiaccia completamente lo spirito di preghiera. Nessun uomo può veramente pregare se non rinuncia al suo peccato. Certo, è possibile gridare egoisticamente per qualche dono di Dio. Ma la vera preghiera, che è comunione con Dio, dev'essere repressa e trattenuta dal peccato, perché il peccato è separazione da Dio. - W.F.A

5 Poiché la tua bocca proferisce la tua iniquità. Alcuni dicono: "La tua iniquità insegna alla tua bocca", inducendola a pronunciare tali discorsi profani (Vulgata, Dillmann, Canon Cook, Revised Version); ma la traduzione della Versione Autorizzata è difendibile per motivi grammaticali, e dà un buon senso, così che non è necessaria alcuna alterazione. E tu scegli la lingua degli astuti, o la lingua degli astuti. - Genesi 3:1 - , dove l'epiteto assegnato al serpente è lo stesso

Elifaz probabilmente intende tassare Giobbe per aver nascosto la sua vera empietà sotto un pretesto di religiosità

6 La tua stessa bocca ti condanna. Di uno più grande di Giobbe fu detto: "Ha proferito bestemmie; Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia. Che ne pensate? Essi risposero e dissero: "È colpevole di morte" Matteo 26:65,66 La malevolenza si compiace di fraintendere e interpretare male le parole dei giusti. E non io. Un disclaimer debole! Come se la presunta colpevolezza di Giobbe non dipendesse dall'interpretazione data alle sue parole. Sì, le tue labbra testimoniano contro di te. Perciò, "che bisogno c'è ancora di testimoni"?

Un uomo condannato dalla sua stessa bocca

Queste parole hanno un'applicazione singolare e del tutto involontaria poiché provengono da uno dei consolatori di Giobbe. Elifaz li intende per la sua vittima, ma essi si ritorcono contro il loro autore. I tre amici offrono esempi eclatanti di uomini condannati dalla loro stessa bocca. Mentre leggiamo le loro frasi pretenziose e antipatiche, non possiamo fare a meno di leggere tra le righe l'autocondanna degli oratori. L'unico modo sicuro per usare un'arma così pericolosa come quella che Eliphaz impiega qui è rivolgerla contro noi stessi. Ognuno di noi si chieda come possiamo essere condannati dalla nostra stessa bocca

IO PER CONFESSIONE

1. Il dovere. Questo è il metodo più ovvio e diretto di autocondanna, ed è il più onorevole. È vergognoso peccare, ma è più vergognoso negare la nostra colpa e cercare di mettere a tacere le nostre malefatte. C'è qualcosa di virile nell'osare ammettere le proprie azioni sbagliate. Sarebbe meglio se potessimo farlo di più tra gli uomini, confessando le nostre colpe gli uni agli altri Giudici 5:16

È assolutamente necessario che lo facciamo a Dio. La confessione è la prima condizione del perdono

2. La difficoltà. Ora, questa confessione non è affatto così facile come sembra prima che l'abbiamo tentata per noi stessi. Non solo c'è l'orgoglio da superare e la paura dell'obbrobrio da dominare, ma il sottile autoinganno del cuore deve essere vinto. Perché siamo sempre tentati di addurre scuse e circostanze attenuanti. Eppure nessuna confessione vale qualcosa che mantenga l'hack parte della colpa. La confessione deve essere franca, senza riserve, con tutto il cuore, altrimenti si sfocia nell'ipocrisia. È meglio non confessare affatto i nostri peccati piuttosto che cercare di farli apparire in una buona luce. Il vero atteggiamento della penitenza è quello di un totale abbandono di sé, di un profondo abbassamento di sé

II ACCUSANDO GLI ALTRI. Così Elifaz pensava che Giobbe avesse condannato se stesso cercando di portare un'accusa contro Dio, e allo stesso tempo Elifaz riuscì a condannare se stesso accusando Giobbe. Il raggio non è mai così visibile nel nostro occhio come quando stiamo cercando di rimuovere la pagliuzza dall'occhio del nostro fratello. Uno spirito censorio porta una persona a una notorietà odiosa e invita alla critica. Dovrebbe essere in grado di sostenere un interrogatorio incrociato che entra nel banco dei testimoni contro il suo vicino. Ma inoltre, lo stesso spirito di censura è malvagio, e l'esibizione di un tale spirito è auto-condannante. Mentre condanniamo il nostro fratello per la mancanza di ortodossia, il nostro stesso spirito e la nostra stessa azione ci condannano per mancanza di carità, una colpa molto più grande

III DA TUTTI I NOSTRI DISCORSI. "Dall'abbondanza del cuore la bocca parla". Non possiamo stare a lungo con una persona senza che un po' del suo vero carattere si riveli. Gli uomini non sono enigmi imperscrutabili come si lusingano di essere. La conversazione generale deve riflettere il tono normale della vita. Particolari atti di malvagità possono essere nascosti in un silenzio impenetrabile, ma il cuore malvagio da cui scaturiscono non può essere nascosto in questo modo. Perciò dobbiamo essere giudicati da ogni parola oziosa Matteo 12:36

-- non perché il parlare negligente sia un grande peccato, ma perché il nostro linguaggio irriflessivo rivela il nostro vero io. È la goccia che fa traboccare il vaso che mostra l'insieme della corrente

7 Sei tu il primo uomo che è nato? Cioè: "Pretendi tu di avere la sapienza di quella prima intelligenza umana, che, procedendo direttamente da Dio, Genesi 1:27

era senza colpa né difetto, un'intelligenza perfetta, che giudicava rettamente tutte le cose?" Non è chiaro se Elifaz avesse mai sentito parlare di Adamo; ma evidentemente credeva in un "primo uomo", da cui discendono tutti gli altri, e attribuiva a questo primo uomo una mente e un intelletto superiori a quelli di tutti gli altri uomini. La sua domanda è, naturalmente, più una presa in giro che un'indagine. Sa che Giobbe non fa una tale sciocca finzione; ma egli gli mette nei denti che, da ciò che ha detto, gli uomini potrebbero supporre che egli avesse una tale opinione di sé. O sei stato fatto prima dei colli? Questa è una provocazione dello stesso tipo della precedente, ma intensificata. La saggezza è il risultato dell'esperienza. Sei tu più vecchio di tutti gli altri di noi, più vecchio della terra stessa, delle "colline eterne"? C'erano greci che sostenevano di essere etnicamente προσεληνοι, "più vecchi della luna", ma nessun abitante della terra era mai stato così sciocco da immaginarsi individualmente più antico della terra su cui viveva

8 Hai udito il segreto di Dio? o: Sei stato uditore nel segreto consiglio di Dio?. - Geremia 23:18 - , "Chi si è attenuto al consiglio dell'Eterno e ha compreso e accumulato la sua parola? Chi ha osservato la sua parola e l'ha ascoltata?"

Nessun uomo mortale fu mai ammesso al consiglio segreto dell'Altissimo

comp. - Romani 11:34

E limiti tu la sapienza a te stesso? Oppure, Limiti a te stesso la saggezza? Supponi tu di essere l'unico uomo saggio in tutto il mondo?Giobbe 12:2 - , dove Giobbe aveva mosso la stessa accusa contro i suoi tre amici #Giobbe 15:9

Che cosa sai tu, che noi non sappiamo? Per quanto riguarda la saggezza mondana, questo era probabilmente del tutto vero. Giobbe non era più avanzato in conoscenza di Elifaz, Bildad e Zofar. Ma aveva una visione spirituale più acuta. Era più saggio nella "sapienza che viene dall'alto". Per quanto perplessi e confusi fossero i suoi pensieri riguardo al governo divino dell'universo, erano più vicini alla verità, più degni della natura divina, di quelli dei suoi avversari. Nella sua risposta, senza pretendere alcuna saggezza speciale, egli riversa disprezzo sulle loro pretese di comprensione spiritualeGiobbe 17:4,10

Che cosa intendi tu che non è in noi? Una mera ripetizione del primo membro del versetto con parole diverse

10 Con noi ci sono sia gli uomini dai capelli grigi che quelli molto anziani. "Con noi" sembra significare "del nostro partito" o "dalla nostra parte". Elifaz afferma che tutti i barbuti grigi del tempo, così come tutti gli uomini antichi dei tempi passati confrontaGiobbe 8:8 e sotto, Versetto 18), sono dalla sua parte. e pensa come lui. Molto più vecchio di tuo padre. Uomini, cioè non solo delle generazioni precedenti, ma di generazioni molto più lontane, il suo latino per essere sostenuto dalla voce dell'antichità era, senza dubbio, in stretto accordo con i fatti

11 Le consolazioni di Dio sono forse piccole per te? Con "le consolazioni di Dio" Elifaz intende probabilmente le speranze che lui e i suoi amici avevano nutrito, parlando nel nome di Dio, che se Giobbe si fosse umiliato, e avesse confessato la sua colpa, e avesse chiesto perdono a Dio, sarebbe stato restituito al favore, avrebbe recuperato la sua prosperità e avrebbe vissuto fino a una buona vecchiaia in tranquilla felicità

vedi - Giobbe 5:18-27; 8:20-22; 11:13-19

Egli desidera sapere se Giobbe pensa con leggerezza a tutto questo, lo considera di poco conto, non farà alcuno sforzo per ottenere le benedizioni che gli vengono offerte. Tutto ciò è abbastanza ragionevole dal suo punto di vista, che Giobbe è consapevole di una segreta colpa atroce; ma non può fare alcuna impressione su Giobbe, che è consapevole del contrario. C'è qualcosa di segreto con te? Piuttosto: E la parola [di poco conto] che ti tratta con dolcezza? Elifaz ritiene che le sue parole e quelle dei suoi due compagni siano state parole dolci, che trattavano "gentilmente" la refrattarietà di Giobbe, e che Giobbe avrebbe dovuto esserne impressionato

Consolazioni non apprezzate

Elifaz è deluso per il fallimento delle consolazioni che lui e i suoi due amici intendevano per mitigare i dolori di Giobbe. Egli presume freddamente che queste consolazioni provengano da Dio e che Giobbe disprezzi il loro valore divino. Perciò egli chiede: Le consolazioni di Dio sono forse piccole cose per Giobbe, e le parole gentili con cui sono trasmesse sono poco apprezzate? Vediamo come avviene che le consolazioni non sono apprezzate. La colpa può essere del consolatore o del malato

I QUANDO L'ERRORE È DEL CONSOLATORE. È molto difficile offrire una vera consolazione. Troppo spesso ci limitiamo a sfregare la piaga che vorremmo lenire, e facciamo male quando pensiamo di guarire. Dov'è la causa del guasto?

1. Una falsa supposizione. Elifaz presume che lui e i suoi amici abbiano portato a Giobbe le consolazioni di Dio, mentre loro non hanno fatto nulla del genere. La loro dura dottrina della punizione esatta e temporanea non è vera, e non può essere venuta da Dio. La verità è il primo requisito in tutte le parole e i consigli. È un errore comune confondere le nozioni dell'uomo con la verità di Dio. Molto spesso la protesta, che noi consideriamo un rifiuto del vangelo, è solo spinta contro la nostra indegna presentazione di esso. L'incapacità delle persone di ricevere la verità di Cristo è spesso dovuta alle idee brutte e odiose dell'uomo con le quali tale verità è confusa

2. Un giudizio errato. Giobbe non poteva accettare le buone intenzioni dei tre amici perché insinuavano che fosse un grande peccatore, e lo chiamavano a pentirsi di ciò che sapeva che non gli sarebbe stato attribuito il merito di aver fatto. L'ingiustizia dell'accusa inacidì la consolazione, e il suo balsamo si trasformò in amarezza. Dobbiamo imparare a capire gli uomini se vogliamo aiutarli e confortarli

3. Un metodo antipatico. I tre amici non apprezzavano le sofferenze di Giobbe, perciò egli non poteva apprezzare le loro consolazioni. La simpatia è l'ingrediente più essenziale delle influenze confortanti. Finché non riusciremo a sentirci con il sofferente, tutti i nostri tentativi di aiutarlo non saranno altro che fallimenti pasticciati. Lo Spirito Divino è il grande Consolatore, perché entra nei nostri cuori e vive con intelligenza e simpatia

II QUANDO LA COLPA È DEL SOFFERENTE

1. Impenitenza Potrebbe essere andata come Elifaz aveva supposto, e in alcuni casi è così, e allora il colpevole esclude le consolazioni divine rifiutando di confessare i suoi peccati. Finché il peccatore rifiuta di ammettere la sua colpa non può ricevere il conforto di Dio. La grazia di Dio è sufficiente per tutti i bisogni di tutti i suoi figli, eppure nessuna di essa è efficace con i suoi figli disobbedienti e impenitenti

2. Ribellione. Forse non è stato commesso un grande peccato, e non è incorsa alcuna grande colpa, e tuttavia l'atteggiamento del sofferente verso il suo Dio può escludere la consolazione. Deve sottomettersi per essere confortato. La rassegnazione è una condizione della consolazione divina. Quando il vento è contrario alla marea, strappa le creste delle onde e le scaglia in spruzzi selvaggi; mentre quando il vento e la marea scorrono insieme, i grandi rulli scorrono agevolmente sulla spiaggia. È la nostra ribellione contro l'ondata della provvidenza che lacera la nostra vita e ne compie l'agonia più amara. Quando abbiamo imparato a dire: "Sia fatta la tua volontà", la nostra armonia con la volontà di Dio attenua l'altezza del problema e ci prepara per la pace divina

3. Incredulità. Finché non possiamo confidare in Dio, la sua consolazione ci sembra piccola. Non è apprezzato finché non viene provato. L'incredulità minimizza la grazia. Secondo la nostra fede è la benedizione, grande o piccola. - W.F.A

12 Perché il tuo cuore ti porta via? O, dove ti porta via il tuo cuore? Cioè, a quale grado di presunzione e di audacia ti portano i tuoi pensieri orgogliosi? E a cosa strizzano l'occhio i tuoi occhi? oppure: Perché roteano gli occhi al cielo? Il verbo usato ricorre solo in questo luogo. Il suo significato è molto dubbio

Vagabondaggi del cuore

Elifaz non riesce a capire Giobbe. Supporrà che il sofferente sia colpevole e che, quando protesta la sua innocenza e rifiuta le consolazioni offerte a condizione di pentimento, il patriarca viene tradito dal suo stesso cuore e volge il suo spirito contro Dio. Come al solito, ciò che Elifaz dice, sebbene non sia applicabile direttamente a Giobbe, contiene ancora di per sé una lezione importante

IO SIAMO GUIDATI DAI NOSTRI CUORI

1. La vita interiore. Tutta la vita fluisce verso l'esterno da sorgenti nascoste e profonde, come il Giordano a Banias sgorga dalla caverna di Pan sotto il Monte Hermon, un fiume in piena, la cui origine segreta è troppo remota e profonda perché qualsiasi uomo possa scoprirla

2. Il pensiero. Il cuore nella Bibbia rappresenta l'intera vita interiore, e quindi include la facoltà di pensare. Ora, siamo governati in gran parte dalle nostre idee sulle cose; non dalle cose come sono, ma dalle cose come ci appaiono. Perciò dobbiamo pensare in modo vero

3. Gli affetti e i desideri. Siamo principalmente commossi da ciò che amiamo. L'amore del peccato è il genitore del peccato. Se il cuore viene tradito e invoglia a nutrire desideri bassi, ne consegue una condotta degradata

II I NOSTRI CUORI SONO INCLINI A SBAGLIARE

1. Nella debolezza. Non abbiamo pensieri e affetti fissi. La vita interiore è in continuo cambiamento e movimento. Allo stesso tempo, la sua debolezza lo rende particolarmente suscettibile di essere sviato

2. Nell'inclinazione peccaminosa. Ereditiamo le tendenze al male. La nostra condotta auto-scelta crea abitudini di male. Così il nostro cuore tende verso il basso. Abbandonata a se stessa, si smarrirà e ci trascinerà verso la rovina. Il cuore umano è sempre errante e ribelle finché non si rinnova

III IL CUORE ERRANTE CONDUCE ALLA ROVINA. Siamo tentati di trascurare il male per tre motivi

1. Che sia interno. Sembra quindi che sia una cosa segreta, che non ha a che fare con la condotta. Ma poiché è la molla di tutta la nostra condotta, la scusa è un'illusione

2. Che sia sotto il nostro controllo. L'idea è che possiamo fermarci prima di essere andati troppo oltre. Non siamo schiavi di un altro, siamo padroni di noi stessi. Anche questa è un'illusione, perché il cuore va fuori controllo

3. Che riguarda solo noi stessi. È solo il nostro cuore che vaga, e il nostro cuore è nostro possesso. Questo significa presumere che non siamo responsabili davanti a Dio. Ma il giudice supremo tiene conto del cuore come dell'atto esteriore, e condanna per i peccati del cuore Matteo 15:19

IV IL CUORE ERRANTE HA BISOGNO DI ESSERE RINNOVATO. Il peccato viene dal cuore; Allora il peccato deve essere curato nel cuore. Le mani pulite servono a poco senza un cuore puro

1. Pulizia. La colpa del peccato deve essere lavata via; anche l'amore e il desiderio del peccato devono essere purificati dal cuore. Questo è un lavoro così difficile che solo il Creatore può farlo. "Crea in me, o Dio, un cuore puro" Salmi 51:10

2. Guarigione. Il cuore errante deve essere ricondotto a Dio. Non è sufficiente che il peccato sia scacciato. L'amore di Dio deve essere piantato e il cuore deve essere ristabilito alla comunione con Dio. Queste sono benedizioni che giungono con l'accoglienza di Cristo nel cuore

3. Conservazione. Ci viene chiesto di custodire il nostro cuore con ogni diligenza. Ma troviamo il cuore ingannevole che sfugge alla nostra massima vigilanza e vaga nonostante tutte le nostre preoccupazioni. Perciò dobbiamo trovare sicurezza ubbidendo a un secondo comando: "Figlio mio, dammi il tuo cuore". - W.F.A Proverbi 23:26 #Giobbe 15:13

che tu volga il tuo spirito contro Dio. Per Elifaz e i suoi compagni, le selvagge rimostranze di Giobbe, le veementi denunce di Iris e le grida disperate, non sono altro che indizi di uno spirito orgoglioso e ribelle, che si oppone all'Onnipotente e contende apertamente con lui. Essi considerano Giobbe, dopo i discorsi che ha fatto, come un ribelle dichiarato, e non ritengono più che spetti loro dovere usare alcuna "gentilezza" nei loro rimproveri. E non lasci che tali parole escano dalla tua bocca? È degno di nota il fatto che né Elifaz né alcuno dei suoi amici indichino mai quali particolari parole di Giobbe contestino e considerino empie, in modo da dargli l'opportunità di difenderle, spiegarle o ritrattarle. Si rifugiano in vaghe generalità, con le quali è impossibile cimentarsi. Ma questa vaghezza e mancanza di precisione logica è caratteristica delle nazioni orientali, che a malapena ragionano in modo convincente o portano le cose a un punto

14 Che cos'è l'uomo, perché sia puro? Un vano "battito d'aria". Elifaz aveva affermato la stessa verità nel suo primo discorso, quando aveva detto: "L'uomo mortale sarà forse più giusto di Dio? L'uomo sarà forse più puro del suo Creatore? Ecco, egli non riponeva alcuna fiducia nei suoi servi; e tassare i suoi angeli con stoltezza, quanto meno in quelli che abitano in case di creta, le cui fondamenta sono nella polvere, che sono schiacciate davanti alla tignola?";Giobbe 4:17-19

e Giobbe aveva dato il suo pieno assenso ad esso, quando esclamò: " Cantici che è così per verità: ma come dovrebbe l'uomo essere giusto con Dio? Se vuole contendere con lui, non può rispondergli uno su mille"Giobbe 9:2,3

La vera domanda non era se Giobbe o qualsiasi altro uomo fosse "puro", cioè completamente senza peccato, ma se Giobbe avesse peccato così profondamente e gravemente che le sue sofferenze erano la punizione naturale e giusta per i suoi peccati. E una semplice ripetizione dell'affermazione che tutti gli uomini erano peccatori e impuri era fuori luogo, nihil ad rem, del tutto futile e superflua. E chi è nato da donna per essere giusto?Giobbe 25:4

La frase è una mera variante della precedente

Versetti 14-16. - Umano senza peccato

Elifaz accusa Giobbe del suo tentativo di giustificarsi, e parla con grande apparente asprezza di spirito. Le sue parole sono taglienti e crudeli. Egli dichiara segretamente che Giobbe è peccatore in proporzione alle sue sofferenze. Egli si dirama in generalità e afferma la generale peccaminosità umana con la sommessa accusa: "Tutti gli uomini sono peccatori; perciò tu sei. La tristezza è la punizione degli empi; perciò la tua sofferenza è la prova della tua colpa". Il punto di vista di Elifaz è imperfetto e ha bisogno di essere completato. Giobbe, nella sua lotta, grida ad alta voce per quell'integratore. Si trova solo nella certezza del futuro e nel fatto che, in vista del futuro, piace all'Onnipotente disciplinare e preparare gli uomini per esso. La sofferenza è vista come un metodo di quella disciplina. Della peccaminosità umana si afferma:

È UNA CONDIZIONE INTRINSECA DELLA VITA UMANA. "Che cos'è l'uomo, perché sia puro? e chi è nato da donna per essere giusto?", come se avesse detto: "È nella natura dell'uomo essere impuro". "Ciò che è nato dalla carne è carne". La natura umana derivata dall'imperfetto e dall'empio è necessariamente empia e imperfetta. Prove di ciò possono essere viste nella generale depravazione osservata dell'uomo; nella necessità di influenze molto potenti per controllare la peccaminosità; nel costante riconoscimento della Caduta nella Sacra Scrittura; nella difficoltà con cui anche gli uomini buoni conservano la loro bontà; e nei tristi esempi di profondo degrado in tutti i paesi

II QUESTA PECCAMINOSITÀ È PIÙ EVIDENTE AL GIUDIZIO DIVINO. Gli uomini non sono sempre consapevoli della loro peccaminosità. Non comprendendo la giustizia, non hanno un criterio accurato con cui giudicare se stessi. Ma secondo la visione divina gli stessi angeli, che sono superiori agli uomini, non sono puri: "I cieli non sono puri ai suoi occhi"

III QUESTA PECCAMINOSITÀ SI MANIFESTA IN UNA GRANDE IMPURITÀ DI VITA E DI SPIRITO. Fortunatamente ci sono molte eccezioni, e viviamo in tempi più luminosi e migliori di quelli di Giobbe; eppure, quanto è vero che si deve ancora dire: "Quanto più abominevole e sudicio è l'uomo!"

QUESTA PECCAMINOSITÀ SI MANIFESTA SPECIALMENTE IN UNA PREFERENZA ATTIVA DEL MALE AL BENE. Egli "beve l'iniquità come l'acqua". Elifaz è stato indotto da vedute generali a individuare i tristi casi che tutti possono osservare, e che portano una testimonianza così dolorosa, che se la vita umana non viene controllata nelle sue tendenze naturali, degenera nelle peggiori condizioni del male

Pertanto:

1. La vita deve essere custodita con grande cura, affinché non esercitino su di essa un potere distruttivo da influenze degenerative

2. Le correzioni più potenti da cercare: il bisogno di rigenerazione

3. L'istruzione, la grazia e la santificazione dello Spirito di Dio devono essere ricevute con gratitudine e custodite con la massima cura

Versetti 14-16. - La santità di Dio e il peccato dell'uomo

Elifaz riprende le parole di Giobbe,Giobbe 14:1-4

ma le rivolge contro il loro autore. Giobbe aveva parlato della fragilità ereditata come di un motivo di pietà; Elifaz lo prende come un'accusa di colpevolezza. Come osa questa gracile creatura imperfetta, l'uomo, vantarsi della sua innocenza agli occhi del santo Dio?

LA SANTITÀ DI DIO È INCOMPARABILE. Questa è un'idea che diamo per scontata. Eppure non si trovava nella maggior parte delle religioni pagane. Il monoteismo è comunemente considerato come la grande peculiarità della fede ebraica; Ma una peculiarità più sorprendente è la santità. Le divinità vicine erano solo rappresentazioni di passioni umane ingigantite, spesso più degradate e immorali degli uomini. La rivelazione del vero Dio mostra che Egli non è solo al di sopra di ogni passione umana; Egli è perfetto in santità. Non riusciamo a trovare un'immagine con cui confrontare la sua purezza. La montagna è alta sopra la pianura, la montagna della capanna e la pianura sono ugualmente basse quando pensiamo alle stelle. La nostra bontà può significare qualcosa tra gli uomini, ma non si estende a Dio. Persino gli stessi angeli velano i loro volti davanti a lui, intimoriti dalla maestà della bontà assoluta. Ma la bontà di Dio nell'essere assoluto non lo è perché è infinito. Se lo fosse, sarebbe ingiusto lamentarsi del fatto che non siamo riusciti ad affrontarlo. Un centimetro di neve può essere puro come un acro di neve

II LA SANTITÀ DI DIO RIVELA IL PECCATO DELL'UOMO. Non conosciamo il nostro peccato finché non lo vediamo alla luce di Dio. Nell'aia ci sono polli bianchi e neri. Ma quando la neve è caduta, gli uccelli bianchi non sembrano più così, perché accanto alla purezza della neve mandata dal Cielo si vede che il loro piumaggio è di un colore molto impuro. Ci sono uomini di vario carattere, e alcuni sono considerati santi dall'anima bianca. Ma quando sono posti a fianco della santità di Dio, questi sono i primi a confessare che la loro giustizia è come stracci sporchi. Cristo ha rivelato il peccato della sua epoca in contrasto con la sua santità. Non ammettiamo la nostra peccaminosità perché non conosciamo la bontà di Dio. Non è la Legge, ma la bontà di Dio in Cristo, che più ci fa sentire il nostro peccato

III LA SANTITÀ DI DIO NON PUÒ SOPPORTARE IL PECCATO. Il peccato può rimanere incontrollato e incontrollato nel mondo, perché tutti sono "incatramati con lo stesso pennello". Così c'è un pericoloso condono del male convenzionale. Ma questo non è possibile con Dio. La santità e il peccato sono opposti come la luce e le tenebre. Solo il pensiero della santità di Dio fa tremare gli uomini. "Luce eterna, luce eterna! Come deve essere pura l'anima quando, posta nel tuo sguardo indagatore, non si tira indietro, ma con calma gioia può vivere e guardarti!"

Perciò Dio deve occuparsi del peccato, per bandirlo e distruggerlo. Se il peccatore si attiene al suo peccato non può che partecipare alla sua condanna. Ma se se ne staccherà, essa sarà distrutta, mentre lui è salvato. Dio odia il peccato, non il peccatore. Ora, il santo odio di Dio per il peccato dovrebbe essere considerato da noi come un motivo di grande gratitudine. Perché il peccato che egli odia è solo il nostro nemico più mortale. Se distrugge il nostro peccato, salva la nostra anima dal suo nemico fatale. D'altra parte, solo Dio può dare la purezza necessaria per la sua presenza. Possiamo farci sembrare giusti davanti all'uomo. Solo Dio può purificarci in modo che siamo idonei per la sua presenza, solo il sangue di Cristo può purificarci da ogni peccato 1Giovanni 1:7 #Giobbe 15:15

Ecco, egli non ripone alcuna fiducia nei suoi santi; piuttosto, nei suoi santi (vedi la Versione Riveduta). La parola "santo" è venuta nel corso del tempo ad essere così esclusivamente legata agli uomini santi che non può più essere applicata, senza pericolo di essere fraintesa, agli angeli. Elifaz qui, comeGiobbe 5:1), non parla di uomini santi, ma dei santi angeli. Senza tassarli con il peccato, è fortemente convinto della loro imperfezione: della loro saggezza difettosa, della loro debolezza e della loro inaffidabilità. Le sue opinioni sono decisamente peculiari, e non confermate dal resto della Scrittura. Sì, i cieli non sono puri ai suoi occhi. I cieli materiali sono probabilmente intenzionali. Quel limpido azzurro liquido in cui l'occhio umano non vede alcuna macchia o granello, all'occhio divino si tinge di impurità. L'idea è che né la natura animata né quella inanimata contengono alcuna forma di essere che sia assolutamente senza macchia o macchia. Solo in Dio c'è la purezza perfetta

16 Quanto più abominevole e sudicio è l'uomo che beve l'iniquità come acqua? piuttosto, quanto meno uno che è abominevole e impuro' un uomo che beve nell'iniquità' ss.)? Non c'è dubbio che Giobbe sia individualmente additato. Non si intende l'umanità in generale, ma un uomo in particolare; e l'uomo in particolare non può essere altri che Giobbe. Così vediamo come l'andamento della controversia abbia avuto la tendenza ad esasperare i contendenti, e a trasformare i "consolatori" da amici dalla lingua dolce in nemici e accusatori aperti

17 Io te lo mostrerò, ascoltami, e quello che ho visto lo dirò. Eliphaz qui introduce, con un'elaborata prefazione (Versetti. 17-19) quella che è o una citazione da un libro, come pensa il professor Lee, o una descrizione studiata da lui stesso dei procedimenti e delle conseguenti sofferenze dei malvagi. Questa descrizione si estende dal versetto 20 alla fine del capitolo, ed è chiaramente rivolta a Giobbe, anche se in origine potrebbe essere stata intesa per applicarsi a qualche altra persona o persone

Versetti 17-35. - Elifaz aGiobbe:2) . Più saggezza dagli antichi

IO L'ECCELLENZA DI QUESTA SAPIENZA

1. Vecchio; cioè derivato da un'antichità remota. La tradizione che sta per essere citata da Elifaz era stata fabbricata da saggi primordiali, dai quali era stata accuratamente trasmessa ai "saggi" che l'avevano raccontata a Elifaz. I "padri", "ai quali solo fu data la terra" e "fra i quali non passò nessun estraneo", erano o discendenti patriarcali di Noè prima del tempo di Peleg, quando la terra fu divisa, Genesi 10:25

o i primi progenitori delle razze arabe

2. Puro; cioè non mescolato con elementi estranei. Che gli antichi fossero pre-pelegiti o post-pelegiti, il fatto su cui Elifaz richiama l'attenzione rimane inalterato. "La purezza della razza è stata fin dai tempi più antichi considerata dai figli dell'Oriente come il segno della più alta nobiltà" (Delitzsch). Che questo isolamento dei padri arabi tendesse a conservare pura e pura la corrente della tradizione primitiva, e potesse anche favorire il sano sviluppo di punti di vista indipendenti, "derivati dalla loro esperienza e non disturbati da influenze straniere", può difficilmente essere messo in dubbio, sembrerebbe anche che nell'infanzia del mondo altri metodi per conservare la verità divina fossero impraticabili. Almeno Israele fu separato dalle altre nazioni della terra per servire come depositario della promessa del vangelo al fine di preservarla fino alla pienezza dei tempi. Perciò le fu proibito di fare matrimoni o altre alleanze con le nazioni circostanti per timore di imparare le loro vie. Ma ora la verità di Dio, sotto la dispensazione cristiana, è stata rivelata con tale chiarezza e pienezza di illuminazione, che non ha bisogno di essere protetta da salvaguardie di razza, nazionalità, ss.); anche se è ancora vero popolo cristiano che "le cattive comunicazioni corrompono le buone maniere" 1Corinzi 15:33

3. Certo; cioè verificati dall'esperienza. Nel precedente colloquio Elifaz aveva offerto a Giobbe la sapienza che aveva appreso in una visione estatica; Qui egli espone davanti a sé i risultati dell'osservazione attraverso i canali ordinari dell'informazione. Egli non rivendica per le sue prossime espressioni l'alta autorità dei messaggi provenienti dal mondo degli spiriti; Eppure, ne garantisce la veridicità sulla doppia testimonianza dell'occhio e dell'orecchio. Ciò che i saggi avevano riferito al suo senso dell'udito, si era preoccupato di verificarlo con l'organo della vista; così che praticamente sembra dire: "Ogni parola è confermata dalla bocca di due testimoni"

II IL SIGNIFICATO DI QUESTA SAGGEZZA. In breve, è il dogma che esiste un ordine morale nel mondo, che il bene viene sempre al bene, e in particolare che il male non manca mai di superare il male

1. La condanna dell'uomo malvagio. Dipinto con colori sgargianti, in quanto consiste principalmente in due cose

(1) I terrori di una cattiva coscienza, che sono rappresentati come:

(a) Autoinflitto. "L'uomo malvagio si contorce o si tormenta" (versetto 20). La coscienza è sempre il vendicatore di se stessa. Imbavagliato per una stagione, alla fine parla con maggiore potere a causa della precedente repressione. "Nessuno ha mai offeso la propria coscienza, ma prima o ultima si è vendicata di lui per questo" (Sud)

(b) Atrocemente dolorosi, come i dolori del parto. "La coscienza è mille spade" (' Apocalisse Riccardo III',Atti 5). sc. 2). "Mi parve che una legione di malvagi demoni mi circondasse" (ibid., atto 1. sc. 4). "La mente che rimugina sui guai colpevoli è come lo scorpione cinto dal fuoco" (Byron 'Giaour')

(c) Non cessare mai; l'angoscia del miserabile colpito continua "tutti i suoi giorni". Tranne in rari casi, questa parte della descrizione di Elifaz difficilmente può essere considerata letteralmente corretta. Eppure insegna che, da un capo all'altro della vita, l'uomo malvagio non gode di alcuna sicurezza contro le sue paure colpevoli, che possono sorgere su di lui in qualsiasi momento, essendo l'esatto istante in cui lo faranno nascosto alla sua vista (versetto 20)

(d) Orribilmente terrificante; riempiendolo di lugubri presentimenti di male. Il suono della calamità che si avvicina risuona sempre nelle sue orecchie (versetto 21), ogni passo sembra essere quello di un distruttore: "Come non è con me, quando ogni rumore mi spaventa?" ('Macbeth', atto 2. sc. 2); e "Gli empi fuggono quando nessuno li insegue" Proverbi 28:1

La sua immaginazione suggerisce, anche nel mezzo della prosperità, che il devastatore è su di lui (Versetti. 21), che chiunque lo troverà lo ucciderà, Genesi 4:14

che la sua distruzione sarà improvvisa e completa, un destino riservato ai non credenti nel grande giorno del Signore 1Tessalonicesi 5:3

La sua coscienza colpevole che popola l'oscurità di assassini lo fa vivere nel costante terrore della spada (Versetti. 22) -- "Così la coscienza ci rende tutti codardi" ('Amleto', atto 3. sc. 1). Il suo debole spirito, tormentato dal timore di morire di fame anche in mezzo all'abbondanza (versetto 23), vaga in cerca di pane, dicendo: "Dov'è?" e diventa un fuggiasco e un vagabondo sulla terra, come un altro, Genesi 4:12

e come gli uomini malvagi generalmente i cui cuori malvagi sono inquieti come il mare agitato Isaia 57:20

I suoi timori di calamità imminenti lo disumanizzano a tal punto che quando l'angoscia e l'angoscia si addensano intorno come eserciti reali preparati per la battaglia, lo paralizzano di terrore e gli rendono impossibile la resistenza o la fuga (Versetti. 24)

(2) Le miserie di una cattiva sorte costituiscono il secondo ingrediente della sua infelice sorte. Non raggiungerà mai la ricchezza vera, permanente o abbondante. Se fa soldi, non farà nient'altro. E quel denaro prenderà le ali e fuggirà via. Così, nonostante il suo apparente successo, sarà sempre un uomo povero. Spesso è vero che i malvagi fanno soldi solo per metterli in una borsa con i buchi Aggeo 1:6

La ricchezza illecita non dura mai a lungo. L'empio non sarà mai fuori dalla sventura, né in se stesso né nella sua famiglia. "Egli non sfuggirà alle tenebre" (Versetto 30). Alla fine sarà sopraffatto dalla rovina; doloroso, come il bruciore di una fiamma; veloce, come un soffio di vento; divinamente inviato, essendo l'agente della sua distruzione il soffio della bocca di Dio, che alla fine consumerà i nemici di Cristo; 2Tessalonicesi 2:8 Apocalisse 19:15

e quindi completo e definitivo, gli empi periranno completamente, come tutti gli empi faranno in seguito

2. Il crimine dell'uomo malvagio

(1) Oppressione tirannica degli uomini (Versetto 20). Gli empi a cui alludeva Elifaz erano peccatori orgogliosi e imperiosi che calpestavano incautamente i diritti degli altri. Ogni peccato è più o meno una violazione dei diritti e delle libertà degli uomini; e gran parte della malvagità con cui la terra è invasa partecipa di questo carattere: i forti che tiranneggiano i deboli, gli ambiziosi che fanno trampolini di lancio di coloro che sono umili, i potenti che calpestano i deboli e non oppongono resistenza confronta I giganti di Noè Genesi 6:4

e i ladroni arabi del tempo di GiobbeGiobbe 12:6; 20:19

erano uomini di questo tipo

(2) Antagonismo provocatorio a Dio (Versetti. 25, 26). L'ostilità verso Dio è la caratteristica naturale del cuore peccatore; Romani 8:7

ma tutta l'oppressione tirannica degli uomini è praticamente una lotta contro Dio. E l'aggravamento particolare dell'offesa dell'uomo malvagio sta in questo, che, pur comprendendo chiaramente di agire contro la Legge di Dio' e quindi entrando virtualmente nelle liste contro Geova, egli persiste nel suo comportamento nefasto, con molta millanteria "stendendo la mano" e "fingendo di fare l'eroe contro Dio" (Versetto 25); con incommensurabile insolenza "rafforzandosi contro l'Onnipotente, " un debole verme che pretende di contendere con il Signore degli eserciti; con infinita gioia "che correva su di lui", come se fosse ansioso di avvicinarsi in un combattimento mortale con il suo celeste Avversario (Versetto 26); con feroce determinazione, "con il collo irrigidito", espressione di altezzosa risolutezza; con stupefacente autosufficienza, scagliandosi contro di lui con "i grossi capi dei suoi brocchieri" (versetto 26), come se si aspettasse di sopraffare il Supremo con ignominiosa sconfitta. Esempi di tali sfidatori di Dio si possono trovare in Faraone, Esodo 5:2

Sennacherib, Isaia 36:20

i crocifissori di Cristo; Salmi 2:1; Atti 4:25-27

sebbene ogni peccato sia essenzialmente un rifiuto insolente del dominio di Dio e una sfida alla sua autorità Luca 19:14,27

(3) Indulgenza licenziosa di sé (Versetto 27). Il linguaggio descrive una persona dedita alla gola, una persona il cui "dio è il suo ventre" Filippesi 3:19

La vita lussuosa è oggetto di ambizione per la maggior parte degli uomini; Luca 12:19

un segno frequente di uomini malvagi; Salmi 17:14; 73:7; Luca 16:19

un pericolo speciale per tutti gli uomini. L 'alimentazione grassa e l'abbigliamento corretto tendono a generare e a promuovere l'orgoglio. "È un proverbio comune che il foraggio punge gli uomini" (Calvino). Quando Jeshurun ingrassò, scalciò a calci Deuteronomio 32:15

Se in politica e nelle questioni civili gli uomini magri sono pericolosi ('Giulio Cesare', atto 1. sc. 2), nella religione è per lo più diverso. Da qui la saggezza della preghiera di Agur Proverbi 30:8,9

(4) Completa insensibilità al peccato (Versetto 28). L'uomo malvagio prende dimora in città come Gerico,

Gsè 6:26

che la maledizione di Dio ha reso desolata attraverso alcune travolgenti visite, dimostrando così non tanto la sua insolente sfida a Dio, quanto la stolidità della sua anima malvagia, la sua totale mancanza di pii sentimenti, la completa insensibilità e morte della sua natura morale e spirituale. Ogni peccato gravita intorno a "una coscienza che supera il sentimento" Efesini 4:19

III L'APPLICAZIONE DI QUESTA SAGGEZZA

1. Un'insinuazione malvagia. "Chi è ingannato" (versetto 31), cioè Giobbe. Elifaz accusa Giobbe di avere una falsa fiducia nella propria integrità. Anche se non è vero per Giobbe, è certo che per molti non è falso. Da qui l'opportunità di auto-esaminare i motivi su cui poggia la nostra assicurazione. Se si basa sulla testimonianza dello Spirito della nostra fede in Cristo, è buona e non deluderà mai le nostre aspettative; se si basa su una di quelle "vanità" a cui allude Elifaz, è falsa, e alla fine ci travolgerà nella disperazione

2. Un eccellente ammonimento. "Non confidi nella vanità". Tutto ciò che è al di fuori di Dio e del suo favore, su cui un'anima umana fonda la sua fiducia nella sicurezza, o in cui pensa di trovare la felicità, è vanità: eccellenza morale, fervore evangelico, filantropia generale, potere intellettuale, posizione sociale, credito commerciale, influenza politica, non meno che malvagità riuscita e antagonismo incontrollato con Dio. Eppure il cuore umano è follemente incline a stringerle al petto, dicendo: "Sii tu la mia fiducia", invece di confidare nel Dio vivente. Ma farlo è il più semplice autoinganno. Perché nessuna di queste cose, né tutte, può soddisfare un'anima umana. Solo Dio può occupare il cuore in modo da riempirlo di felicità e renderlo sicuro. Dio solo è la parte e la fiducia del santo

3. Una previsione spaventosa. "La vanità", probabilmente nel senso di calamità, "sarà la sua ricompensa" (Versetto 31). E questa ricompensa, per la quale l'uomo ingannato si affatica, sarà pagata

(1) completamente; "Sarà compiuto" (versetto 32), cioè la sua punizione sarà pienamente misurata, il suo salario pagato fino in fondo, quel salario è la morte

cfr - Romani 6:23

(2) Prematuramente; "prima del suo tempo", cioè prima della fine naturale della sua vita, il peccato che ha la tendenza ad accorciare, Salmi 4:2-3

come la pietà deve prolungare la vita; prima che uno qualsiasi dei suoi piani abbia raggiunto il completamento, come una vite che scuote la sua uva acerba e un olivo che getta via i suoi fiori (Versetto 33)

(3) Purtroppo, coinvolgendo la sua famiglia nella sua rovina, poiché "la famiglia degli ipocriti sarà desolata" (Versetto 34), l'uomo malvagio che porta il contagio dell'empietà nella sua casa, e fa scendere su di essa la maledizione di Dio, Proverbi 3:33

con la stessa certezza con cui l'uomo buono circonda i suoi figli con un'atmosfera di salvezza, Luca 19:9 Atti 16:31

e attira su di loro con le sue preghiere la benedizione dell'amore

(4) Assolutamente; i giudizi dell'Onnipotente consumano i tabernacoli della corruzione e i loro malvagi abitanti, che concepiscono il male e producono vanità, e il cui ventre prepara l'inganno (Versetto 35). Una descrizione, ancora, che, sebbene inapplicabile a Giobbe, per il quale era erroneamente intesa, è stata talvolta realizzata, come nel caso delle città della pianura

Imparare:

1. Che il vero Dividetore dei paesi dalle nazioni e delle terre dagli individui è Dio. Un uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dall'alto

2. Che se i rapporti tra popoli e tribù sono produttivi di bene, non sono affatto privi di pericoli. Le pratiche e le opinioni peccaminose sono più facilmente adottate rispetto ai loro opposti

3. Che la via dei trasgressori è comunemente dura per se stessi come per le loro vittime. "Il male perseguita i peccatori"

4. Che il nemico più feroce che un'anima deve incontrare è una coscienza risvegliata. È difficile lottare contro un nemico attraverso il cui volto Dio guarda

5. Che il più grande codardo sulla terra è un tiranno vanaglorioso che opprime i deboli. La forza morale dell'uomo aumenta in proporzione alla mitezza con cui può sopportare, non alla crudeltà con cui può infliggere torto

6. Che l'uomo che pensa di conquistare Dio in battaglia è uno sciocco. La via per la vittoria con Dio è la fede e la preghiera, l'umiltà e la sottomissione

7. Che un corpo grasso possa diventare la tomba di un'anima magra. L'uomo che vuole avere un'anima prospera e rigogliosa deve tenere il corpo sotto

8. Che l'uomo meglio ingannato sulla terra è colui che confida nelle vanità terrene. Se colui che confida nel proprio cuore è uno stolto, che cosa deve essere colui che confida nel nulla inconsistente?

9. Che le famiglie degli uomini malvagi sono spesso rovinate dai loro genitori. Un padre dovrebbe condurre suo figlio in cielo con opere sante, non indicargli la via per l'inferno con la trasgressione

10. Che la perdizione finale degli uomini empi è certa. "È una cosa spaventosa cadere nelle mani del Dio vivente"

18 che gli uomini saggi hanno annunziato dai loro padri e non l'hanno nascosto. Che le parole siano sue o no, i sentimenti, in ogni caso, Elifaz dichiara di essere pervenuti a lui da tempi remoti. I "saggi" a cui si riferisce potrebbero essere stati uomini del Beni KedemGiobbe 1:3

che erano noti per la loro saggezza, 1Re 4:30

o forse Egiziani o Babilonesi. Libri contenenti aforismi e istruzioni morali furono certamente composti sia in Egitto che in Babilonia in una data molto antica (vedi "Records of the Past", vol. 2, pp. 1116; vol. 3, p. 135; vol. 7, pp. 119-122)

19 Al quale solo fu data la terra. Il riferimento è chiaramente a un'epoca molto remota, quando gli uomini erano relativamente pochi e vivevano in tranquillo possesso delle proprie terre, indisturbati da invasioni, guerre o lotte per il territorio. Il professor Lee pensa che si guardi ai tempi immediatamente successivi, e anche a quelli precedenti, del Diluvio; mentre Schultens ritiene che Elifaz alluda ai primi insediamenti dei Joktanidae in Arabia. In entrambi i casi, il passaggio parla a favore o, e non contro, l'antichità del Libro di Giobbe, poiché segna il compositore come "vissuto in un tempo in cui il ricordo di un'epoca di semplicità patriarcale era ancora fresco nella mente degli uomini" (Canon Cook). E nessun estraneo passava in mezzo a loro. Le razze non si mescolavano l'una con l'altra, e così la purezza della dottrina primitiva rimaneva indisturbata

20 Versetti Schultens chiama questa "un'orazione magnificamente elaborata, affollata di illustrazioni e metafore, in cui si dimostra che i malvagi non possono assolutamente sfuggire all'essere infelici, ma che la punizione che hanno così riccamente meritato li attende sicuramente, e deve essere inflitta loro, come esempio e terrore per gli altri, da un Dio santo e giusto. perché, come ama la virtù, così persegue il vizio con un odio feroce e mortale" (Liber Jobi, p. 104, a cura di R. Grey). L'uomo malvagio soffre tutti i suoi giorni. Certamente un'esagerazione della verità. Con un approccio molto più vicino ai fatti del caso, il salmista osservò: "Mi sono rattristato per gli empi: vedo anche gli empi in tale prosperità. Poiché non sono in pericolo di morte, ma sono lussuriosi e forti. Non vengono per disgrazia come gli altri; né sono afflitti come gli altri uomini". E il numero degli anni è nascosto all'oppressore, anzi, anche il numero degli anni che è riservato all'oppressore. Quindi Merx e la versione riveduta. Un altro possibile significato è: "E un [piccolo] numero di anni è accumulato", ss. Se assumiamo il primo punto di vista, dobbiamo considerare la proposizione come esegetica di "tutti i suoi giorni"

Versetti 20-35. - Avvertimenti dalla saggezza dell'esperienza

I TERRIBILI TORMENTI DEI MALVAGI. (Versetti 20-24)

1. Dolore per tutta la vita. Nonostante tutte le apparenze di agiatezza e prosperità, l'uomo cattivo soffre solo. La spada sembra sempre sospesa sopra la testa del tiranno. Il serpente è sempre occupato con il dente del rimorso nel suo cuore

2. Le fantasie del terrore si affollano in ogni suono della sua immaginazione; egli è sempre nel terrore di un destino improvviso. Vede un'oscurità che si abbatte su di lui dalla quale non c'è possibilità di fuga. In uno sguardo di spaventosa fantasia si vede già scelto per il colpo di spada fatale. La scarne forma della carestia sembra ossessionare i suoi passi; Dal suo morbido divano e dalla sua splendida tavola si affaccia su una scena oscura, e se ne accorge come presente; È sopraffatto dall'angoscia e dall'angoscia, come un re viene abbattuto in mezzo al tumulto della battaglia. Così la coscienza rende il colpevole un codardo, e la "tinta nativa della risoluzione è ammalata dalla pallida calca del pensiero". "Una coscienza sporca! Non chiedo altro inferno"

II LA CAUSA DELLE SUE SOFFERENZE. (Versetti 25-28)

1. Ribellione contro Dio. Questo è presentato sotto la potente figura di un guerriero, che si precipita contro il suo nemico, sul campo, con furia testarda. L'ostinazione, che porta al disprezzo dell'ordine morale di Dio, e ciò alla resistenza violenta a ogni restrizione morale; Ecco la genesi e lo sviluppo del peccato. Guarda la storia del Faraone

2. La sua vita egoista. Vive nel lusso, coccolando il suo corpo fino a diventare una massa grossolana di carne, piena di appetito carnale. Nella sua ambizione e avidità asociale ha devastato fiorenti città ricche di uomini, per potervi dimorare da solo, come se non riuscisse a trovare abbastanza posto per la dimora del suo corpo e preferisse vivere da solo in mezzo a un'ampia desolazione, piuttosto che pacificamente in mezzo a una moltitudine di felici. Così inIsaia 5:8): "Guai a quelli che congiungono casa a casa, che giacciono campo a campo, finché non ci sia più luogo, per essere posti soli in mezzo alla terra!" "Egli allarga il suo desiderio come l'inferno, ed è come la morte, e non può essere soddisfatto, ma raduna intorno a sé tutte le nazioni, e ammucchia intorno a lui tutti i popoli"

Habacuc 2:5

"Egli edifica una città con il sangue, e ne pone le fondamenta nell'iniquità

Aba 2:12

L'immagine è quella dell'avidità, dell'avidità insaziabile e della cupidigia, che esclude l'uomo dalla simpatia dei suoi simili. Alcuni, tuttavia, ritengono che il versetto 28 si riferisca ulteriormente a un atto di disubbidienza nel fissare la sua dimora tra le rovine, maledetta da Dio e proibita alla futura dimora

III L'INSTABILITÀ DEI MALVAGI. (Versetti 29-33) Le sue speranze sono deluse, le ricchezze gli sfuggono, i suoi accumuli si dissolvono. A differenza del pesante raccolto del grano ondeggiante, egli è piuttosto simile all'albero le cui radici non affondano profondamente nella terra (versetto 29), così che ogni disgrazia esteriore diventa un'estrema fonte di pericolo: tutti i suoi fiori e frutti vengono gettati via prima del momento della raccolta! Poi, di nuovo, ritorna la figura delle tenebre, alla quale egli sfugge soltanto, per cadere nel soffio incandescente dell'ira di Dio, che fa esplodere tutto ciò che è verde e bello nelle sue prospettive

IV LA VANITÀ E LA FOLLIA DEI MALVAGI. (Versetti 34, 35) Egli comincia confidando nella vanità, in ciò che è infondato, come ogni assenza di principio morale; e la vanità, secondo la costituzione morale del mondo, deve essere il fine dei suoi schemi. Il tempo della maturazione e del raccolto deve essere quello della distruzione; o come i fiori dell'olivo in certi anni, che cadono senza che si formino frutti, i suoi piani non giungono mai a maturazione. La "progenie" dell'uomo malvagio è infruttuosa; Il fuoco divora la sua tenda. O come la donna che ha falsamente concepito, e rimane a lungo nell'inganno, ma alla fine percepisce con dolore la nullità delle sue speranze, così con l'uomo malvagio

comp. - Isaia 7:14-17 Isaia 33:11

LEZIONI

1. Solo la bontà ha sostanza, vitalità, resistenza, fecondità

2. Il male è vuoto; porta con sé l'autoinganno; il suo fine è delusione e fallimento. - J

C'è una convenienza delle cose, e la saggezza diventa l'uomo saggio, l'uomo che è veramente saggio o che presumerebbe di essere saggio. Lasciate che le sue parole testimonino la giustezza della sua professione. Considera-

I L'INCONGRUENZA DELLE PAROLE DI FOLLIA CHE ESCONO DALLE LABBRA DEI SAGGI. Tutti possono ragionevolmente sperare che colui che è istruito con la conoscenza, e che si è abituato a dirigere la sua conoscenza verso buoni fini, pronuncerà solo parole di verità e sobrietà, parole degne di fiducia e utili. Per uno noto come saggio, o che professa di essere saggio, usare parole di follia è una totale incongruenza. La parola è l'espressione dell'anima. Dalla bocca parla dal cuore. Il mondo ha bisogno di saggezza, ha bisogno del suo sale, per salvarlo dalla corruzione dell'errore e della follia. "Un uomo saggio dovrebbe pronunciare una vana conoscenza?" È incoerente; è fuorviante; è distruttivo

II LA PREZIOSITÀ DELLE PAROLE DI COLUI CHE VERAMENTE PROFERISCE LA SAPIENZA. Assumere la posizione del maestro, osare guidare l'ignorante, ergersi a governante nel mondo del pensiero, significa assumere una posizione della massima importanza possibile. Consapevolmente o inconsapevolmente, il mondo è guidato dalle parole dei suoi maestri, buoni o cattivi. Le anime degli uomini sono nelle mani del maestro. Le sue parole portano alla vita o alla morte. La maggior parte degli uomini sono ignoranti e timidi, e quindi sotto il controllo delle menti più forti. La triste storia del mondo dimostra che gli uomini, come un gregge di pecore, possono essere condotti in qualsiasi sentiero dai loro insegnanti. Le sabbie secche e aride non impediranno ai piedi delle pecore di seguire il loro capo e pastore, né lo faranno il terreno accidentato e sassoso. Il mondo è guidato dalle orecchie. Quanto sono preziose, dunque, per il mondo le parole di vera sapienza! Veramente i piedi di colui che annuncia la pace e reca il lieto annuncio sono belli. Il mondo è più debitore ai suoi maestri di saggezza che ai suoi capi in valore. L'errore lega gli uomini in catene; ma le parole di saggezza, che sono parole di verità, li rendono liberi

III L'UOMO VERAMENTE SAGGIO È COLUI CHE NON "RAGIONA CON DISCORSI INUTILI" E CON I CUI DISCORSI NON SI PUÒ DIRE: "NON PUÒ FARE ALCUN BENE". È veramente saggio colui che, con parole che ha buone ragioni di credere siano parole sagge, cerca di guidare il mondo su sentieri di sicurezza-sentieri di luce, gioia e benedizione. Che l'uomo sia giudicato dalle sue parole, e dalle sue parole condannato davanti alla sbarra universale. Che il mondo lanci le sue più estreme condanne su colui che con parole false conduce l'ignaro stolto sulla via del pericolo; ma il mondo raccolga le sue ghirlande per colui che con parole sagge si dimostra saggio e guida i piedi degli uomini sulla via della vita. Essere in grado di fare il bene con la parola è una grande dote; essere fedeli nell'uso della retta parola significa essere veramente saggi, e una parola saggia è una parola di vita. - R.G

Versetti 20-30. - Le conseguenze del male

È impossibile che la trasgressione rimanga completamente impunita, perché se non ci fossero inflizioni penali positive, le semplici conseguenze naturali della trasgressione porterebbero inevitabili pene. Le parole contenute in questi versetti si riferiscono alle attuali conseguenze naturali del trasgressione, non alle inflizioni penali finali che devono seguire. I mali che la pratica della malvagità tende a portare sul capo del malfattore, anche se molti possono sfuggire, sono così enunciati

SOPPORTA IL DOLORE TUTTI I SUOI GIORNI. Il riferimento è probabilmente alle sofferenze interiori e alle ansie che un corso di torto deve causare. Ma anche i dolori fisici sono grandi. Forse la maggior parte del dolore fisico è la conseguenza di una cattiva condotta. Osservando la giusta Legge di Dio da parte dell'uomo libererebbe la vita umana dalla sofferenza con la stessa verità con cui libera la vita della bestia o dell'uccello. La legge infranta, conosciuta o sconosciuta, deve, nel disturbo che porta, causare dolore

II Un'altra fonte di punizione per il malfattore è nelle condanne di coscienza in cui incorre. La sede di ogni vero giudizio è la coscienza. È la somma di tutti i poteri dell'anima, il grande tribunale davanti al quale vengono portate tutte le azioni. Lì viene emesso il verdetto; Lì fu inflitta la punizione: "Un suono terribile è nelle sue orecchie". Se la coscienza è indurita, la vita è tanto più degradata e la punizione più grande

III L'uomo malvagio soffre nelle paure che sperimenta. "Egli sa che il giorno delle tenebre è pronto per la sua mano". Un giorno buio lo attende, e lui lo sa. Porta con sé la sua paura ovunque vada. Il giudizio sul suo male è stato emesso dalla sua coscienza, da se stesso. La pena è stata assegnata, e lui va in giro aspettandosi che venga inflitta. La paura della punizione incombe sulla sua testa

IV TUTTO QUESTO SI TRASFORMA IN UN OSCURO TERRORE DA CUI È PERSEGUITATO. Il suo spirito non ha riposo. "L'angoscia e l'angoscia lo spaventano". Gli fanno guerra e lo spogliano. Essi "prevalgono contro di lui, come un re pronto alla battaglia"

V Ulteriori mali seguono nelle SUE CIRCOSTANZE ESTERIORI

1. La sua dimora sarà desolata (Versetto 28)

2. Le sue ricchezze svaniscono. Detiene tutto con un mandato incerto

3. Egli abiterà nelle tenebre. "Egli non si allontanerà dalle tenebre"

4. Alla fine muore per il soffio di Dio. "Egli se ne andrà con il soffio della sua bocca". Questa è la parte dell'uomo che "stende la mano contro Dio". La sicura speranza cristiana è luminosa, chiara, confortante. Cambia "la notte in giorno", accorcia le tenebre, a causa della luce; la "tomba" viene scambiata con la "casa" in alto; la "corruzione" si riveste di incorruttibilità; "le sbarre della fossa" sono scoppiate; Anti il riposo "insieme nella polvere" passa nel "riposo in Lui". -R.G

21 Un suono spaventoso è nelle sue orecchie; letteralmente, un suono di terrore. Paure di ogni genere lo assalivano, per timore di perdere la sua prosperità. A volte sembrano davvero risuonare nelle sue orecchie. Per quanto prosperi, egli sente che nella prosperità il distruttore un giorno verrà su di lui. "Il distruttore" può essere l'angelo distruttore, o il vendicatore del sangue, o un capo ladro alla testa di una banda di predoni

22 Egli non crede che ritornerà dalle tenebre. Non ha alcuna speranza di recuperare la sua prosperità, quando la calamità lo ha colpito una volta, poiché sa che la sua calamità è meritata, e sente che è il giudizio di Dio su di lui per i suoi peccati. Ed egli è atteso dalla spada. Si sente come se un nemico lo stesse aspettando ad ogni angolo, con la spada sguainata, pronto a ucciderlo. Il professor Lee confronta le parole di Caino: "Accadrà che chiunque mi troverà mi ucciderà" Genesi 4:14 #Giobbe 15:23

Va in giro per il pane, dicendo: Dov'è? Questo, inoltre, si sarebbe potuto dire appropriatamente di Caino, che era "un fuggiasco e un vagabondo sulla terra", Genesi 4:14

e a volte poteva avere difficoltà a procurarsi il pane quotidiano. In ogni caso, è l'esperienza frequente dei malvagi che perdono i loro guadagni illeciti e sono ridotti alla povertà più abietta e all'effettiva mancanza del necessario per vivere. "Egli vaga all'estero per essere il cibo degli avvoltoi" è una traduzione del passo suggerito da alcuni moderni (come Merx), e ha il sostegno della Settanta, κατατετακται εις σιτα ψυψιν. Ma richiede un leggero cambiamento nell'indicazione. Egli sa che il giorno delle tenebre è vicino. "Il giorno delle tenebre" è probabilmente il giorno della sua morte: questo egli "sa", o in ogni caso, suppone, che sia vicino

24 L'angoscia e l'angoscia lo spaventino, prevarranno contro di lui, come un re pronto alla battaglia. Elifaz sembra alludere segretamente alle disgrazie di Giobbe, che si abbatterono su di lui con tanta forza, e lo schiacciarono come un potente re schiaccia i suoi nemici in battaglia

25 Poiché egli stende la mano contro Dio. L'uomo malvagio si avventura persino a minacciare l'Onnipotente. Così nella leggenda orientale si suppone che abbia fatto Nimrod, e nella leggenda greca i giganti. e si rafforza contro l'Onnipotente, anzi si comporta con orgoglio. Si veda la versione riveduta, e si confronti Schultens, che rende l'ebraico rBgty, con "ferocius et insolentius se gessit"

26 Gli corre addosso, sì, sul suo collo; piuttosto, con il collo. Non è Dio che si scaglia contro l'uomo malvagio, come sembrano aver supposto i nostri traduttori, ma l'uomo malvagio che si scaglia furiosamente contro Dio. Come un toro infuriato, egli carica con il collo, cioè con la testa abbassata e il collo irrigidito, pensando di portare tutto davanti a sé. Sulle spesse sporgenze dei suoi brocchieri; piuttosto, con le spesse sporgenze del suo scudo' La metafora del toro viene lasciata cadere, e il nemico di Dio rappresentato mentre lo carica come un guerriero, con il braccio dello scudo teso, e le pesanti sporgenze dello scudo che lo premono verso il basso

27 Perché si copre il volto con la sua grassezza. Il fondamento e l'origine dell'audacia dell'uomo malvagio è la sua vita lussuosa e intemperante. Nei giorni della sua prosperità coccolava il suo corpo, si abbandonava liberamente a tutti i suoi appetiti carnali e si abbandonava alla gola e al golosismo. Ciò depravò la sua natura morale, separò tra lui e Dio, e alla fine produsse in lui l'insolenza e la presunzione descritte nel Versetti. 25, 26 e si fa delle pieghe di grasso sui fianchi. La stessa idea, solo leggermente variata, come spesso nel secondo membro di un verso

28 E abita in città desolate. Solo Blot era sensuale e goloso, ma era anche avido e rapace. Abitava in città che la sua mano aveva desolato, in case che nessuno abita, da quando ne aveva scacciato i proprietari, e che erano pronte a diventare mucchi, cioè erano in uno stato rovinoso

29 Non sarà ricco; cioè non aumenterà o manterrà le sue ricchezze. E le sue sostanze non dureranno mai, le sue ricchezze metteranno le ali e se ne andranno. Né prolungherà la sua perfezione sulla terra; piuttosto, né i loro possedimenti saranno estesi sulla terra. (Così Rosenmuller, il professor Lee e Renan.) Il passaggio dal singolare al plurale non è insolito, quando si parla davvero di una classe, e non di un individuo

30 Egli non si allontanerà dalle tenebre confronta Versetto 23, dove l'uomo malvagio è minacciato con "un giorno di tenebre"). Quando l'oscurità cadrà una volta, continuerà; non ci sarà scampo da essa. La fiamma seccherà i suoi rami, anzi, una fiamma. La "fiamma" voluta sembra essere l'ira di Dio. e dal soffio della sua bocca; cioè "della bocca di Dio"

comp. - Giobbe 4:9

Se ne andrà, o, passerà; cioè scomparire, essere consumati, perire

31 Chi è ingannato non confidi nella vanità; piuttosto, non confidi nella vanità (o, nella falsità)' ingannando se stesso (vedi la Versione Riveduta). Tutti i sostegni e i supporti dei malvagi sono vanità, inconsistenti, futili, completamente vani e inutili. È solo un uomo che "inganna se stesso" che può fidarsi di loro. Poiché la vanità sarà la sua ricompensa. Coloro che si fidano di questo non guadagnano nulla da esso; Seminano vanità e mietono vanità

Confidando nella vanità

HO L'ABITUDINE DI CONFIDARE NELLA VANITÀ. La vanità di cui si parla è qualsiasi terreno vuoto di fiducia, come un'isola di erbacce galleggianti su cui le persone negligenti costruiscono le loro case, ma che saranno frantumate, con tutto ciò che c'è sopra, nella prima tempesta

1. Un 'illusione. Potremmo essere persuasi ad accettare ciò che non è vero. La nostra fede non dà alcuna realtà all'illusione; Confidiamo allora nella vanità

2. Sé. Siamo tutti troppo pronti a pensare che le nostre risorse siano più grandi di quanto non siano. Eppure ogni uomo che confida supremamente in se stesso confida nella vanità, poiché tutti sono peccatori, fragili e inclini a sbagliare

3. L'uomo. Il salmista ci mette in guardia dal riporre la nostra fiducia nell'uomo Salmi 118:8

(1) Come amico. I migliori amici non possono aiutarci nelle nostre più grandi necessità: nella colpa del peccato, nel dolore di una perdita terribile, nell'ora della morte

(2) Come sacerdote. Alcuni confidano che il sacerdote svolga per loro i loro doveri religiosi, anche se non si esprimerebbero con tanta audacia. Ma il sacerdote è un uomo, un peccatore, che ha bisogno di se stesso, del Salvatore, al quale ognuno di noi può rivolgersi direttamente per sé

1. Un credo. Il credo può essere vero, ma se confidiamo in quello, e non in Cristo, confidiamo nella vanità. La fede che salva non è il consenso mentale a una serie di proposizioni; è vivere la fiducia in un Salvatore personale

2. Una chiesa. Siamo membri di una Chiesa, che sostiene la fede cristiana e che è in comunione con la fraternità dei cristiani. Ma se la nostra fiducia è nella Chiesa piuttosto che in Cristo, la nostra speranza è vana. La Chiesa è il corpo di coloro che vengono salvati; non è il Salvatore

II IL DESTINO DELLA FIDUCIA NELLA VANITÀ. "La vanità sarà la sua ricompensa". Qui, come altrove, "tutto ciò che l'uomo semina, quello pure mieterà". Consideriamo la natura e il corso di questo destino

1. Un risultato posticipato. La vanità tenta con un'apparenza plausibile di sostanzialità, non si scopre nel momento in cui ci si fida. Un uomo può accecarsi al punto da confidare nella vanità per tutta la vita, e alla fine morire nelle sue illusioni. Quanto grande e spaventoso deve essere il risveglio finale di un simile ingannatore di se stesso! Ci sarà una punizione sufficiente per alcuni uomini nella sola scoperta dell'assoluta vanità delle loro speranze

2. Un risultato sicuro. Il futuro di ogni uomo si plasma in base a ciò su cui fa affidamento. Il suo destino è determinato dal suo Dio. Se adora mammona, se stesso o il peccato, la sua condizione in futuro sarà il risultato diretto dell'attuale devozione del suo cuore. Questo è solo un caso di causalità naturale che si imbatte nella vita spirituale

3. Un risultato miserabile. La vanità non sembra essere una cosa molto terribile quando viene vista per la prima volta. Eppure possederlo per sempre come eredità è la punizione del suo imbroglione. Perché quando viene scoperto, deve essere detestato. Anche se possiamo confidare in ciò che non è sostanziale, non possiamo vivere di esso. L'anima che cerca di sostenersi con menzogne e finzioni morirà di fame con la stessa certezza del corpo che si nutre di nient'altro che di aria

4. Un risultato meritato. La fiducia non era nel male, ma solo nella vanità. Non c'era scelta tra una cosa positivamente cattiva o dolorosa. Il peggio è il posto vacante e la negazione. Eppure il vuoto e la negazione sono giustamente compensati secondo la loro specie. L'anima vuota va meritatamente nelle tenebre esterne. Abbiamo bisogno di un terreno positivo di fede. L'unico terreno sicuro, l'unico fondamento, è Gesù Cristo, Colui che confida nella Roccia dei Secoli non sarà ricompensato con la vanità. - W.F.A

32 Sarà compiuto prima del suo tempo. "Essa [cioè la ricompensa] deve essere compiuta [o, 'pagata per intero'] prima del suo tempo [cioè prima che il pagamento sia dovuto]". Una vaga minaccia, probabilmente intesa a significare che la morte si abbatterà prematuramente sull'uomo malvagio, prima che egli abbia vissuto i giorni della sua vita naturale. E il suo ramo non sarà più verde; cioè appassirà e appassirà, come un albero non piantato in riva al mare Salmi 1:3 #Giobbe 15:33

Egli scuoterà la sua uva acerba come la vite. La peronospora e il freddo prematuro fanno sì che la vite lasci cadere i suoi acini prima che siano maturi. Così l'uomo malvagio sarà privato, uno per uno, dei suoi beni. e getterà via il suo fiore come l'ulivo. L'olivo spesso perde i suoi fiori in gran numero. "In primavera", dice il canonico Tristram, "si può vedere la fioritura, al minimo soffio di vento, sparsa come fiocchi di neve, e perire a milioni" ('Storia naturale della Bibbia', p. 375). Secondo alcuni commentatori, questo accade regolarmente ad anni alterni

34 Poiché la congregazione degli ipocriti sarà desolata; o, sarà sterile' o sterile' come la vite e l'olivo del versetto precedente. L'intera schiera degli empi subirà questo castigo. E il fuoco consumerà le tende della corruzione. Il fulmine di Dio cadrà dal cielo e brucerà le tende (cioè le abitazioni) di coloro che accettano regali per pervertire la giustizia. Si suggerisce che Elifaz intenda accusare Giobbe dei due peccati segreti dell'ipocrisia e della corruzione

35 Concepiscono il male e producono vanità; piuttosto, come a margine, l' iniquità. e il loro ventre prepara l'inganno. Interiormente, cioè nella loro natura interiore, nel loro cuore, come faremmo noi, preparano inganni. "Le viscere", come osserva il professor Lee, "sono spesso fatte dagli ebrei la sede del pensiero"

Illustratore biblico:

Giobbe 15

1 CAPITOLO 15

Giobbe 15:4

Tu tratteni la preghiera davanti a Dio.

Gli ostacoli alla preghiera spirituale:

Tutti i motivi da cui il cuore dell'uomo può essere influenzato, concorrono a spingerlo al grande dovere della preghiera. Da dove nasce, allora, la colpevole indifferenza per la preghiera spirituale, così prevalente tra noi? Perché gli uomini, la cui unica speranza dipende dall'immeritata compassione del loro Padre Celeste, chiuderanno, per così dire, con la loro apatia e incredulità, la fonte inesauribile da cui desidera sgorgare, e tratterranno la preghiera dinanzi a Dio? Esaminate alcuni degli ostacoli più comuni al conforto e al successo nell'esercizio della preghiera; e indagate perché da questo elemento essenziale della vita cristiana derivi così poca crescita nella grazia. La preghiera è trattenuta davanti a Dio...

(I.) Quando ci si avvicina a lui con un cuore orgoglioso e non umile. Tale fu il peccato di Giobbe quando il Temanita lo rimproverò. Può una comunione illimitata con Dio essere mantenuta da uno il cui spirito non è stato ancora soggiogato dalla conoscenza del suo peccato, dalla convinzione del suo pericolo, dalla vergogna della sua ingratitudine? Se la preghiera è qualcosa, è l'espressione di un autocondannato, all'Essere da cui è stato creato, al Giudice al cui verdetto deve attenersi, al Redentore per la cui misericordia può essere salvato. Se la preghiera ha dei requisiti speciali, la contrizione deve essere la sua vera essenza. Senza un giusto senso del male che predomina dentro di noi, non ci può essere santa libertà nella preghiera; nessuna aspirazione dell'anima verso il cielo; nessuna espressione sfrenata del grido del Salmista: "Fa' di me un cuore puro, o Dio!" Una mente non umile e una preghiera sfrenata sono contraddizioni palpabili

(II.) Quando il supplicante è schiavo dell'amore e dell'indulgenza di qualsiasi peccato. Agostino racconta di sé che, sebbene non osasse omettere il dovere della preghiera, ma, con le sue labbra implorava costantemente la liberazione dal potere e dall'amore dei suoi peccati che lo tormentavano, essi si erano così fortemente attorcigliati intorno al suo cuore, che ogni richiesta era accompagnata da qualche silenziosa aspirazione dell'anima, per un po' più di indugio tra le fonti non consacrate delle sue passate gratificazioni. Giudicate, dunque, se Agostino in questo stato non ha trattenuto la preghiera davanti a Dio. Gli atti proibiti, o l'indulgenza ai desideri più impuri, prevalgono e ostacolano la preghiera del trasgressore. Lasciate che vi metta in guardia anche contro la devozione alle ricerche, ai piaceri e alle attrazioni del mondo. Lo spirito così impigliato e intrappolato, può davvero intraprendere l'impiego; ma invece di essere occupato dalla maestà di Geova, dall'amore dell'Emmanuele e dall'aspetto importante delle cose eterne, svolazzerà tra le vanità passeggere e periture in cui cerca il suo bene meschino e vile. Può colui la cui attenzione è principalmente limitata all'acquisizione del bene temporale, espandere il suo cuore nella preghiera per le misericordie invisibili e spirituali? Dio viene a noi nel suo Vangelo, esibendo da una parte la sua grandezza e la sua bontà, e dall'altra, mettendo a nudo il vuoto del tempo e dei sensi

(III.) Quando preghiamo senza fervore. Qual è l'oggetto della supplica? Non è forse per poter condividere i privilegi della famiglia del cielo; servire Dio con gioia e amore tra il Suo popolo di sotto; e si addice a servirlo giorno e notte nel suo tempio lassù, tra gli spiriti dei giusti resi perfetti? Sono dunque queste le misericordie che si dovrebbero cercare nel semplice linguaggio della preghiera, non animato dal suo spirito e dal suo fervore? La preghiera che Dio ascolterà e benedirà, richiede un tocco dello spirito manifestato dalla donna siro-fenicia credente. Se manca questo fervore di preghiera, la deficienza ha origine in un cuore malvagio di incredulità che si allontana dal Dio vivente

(IV.) Quando trascuriamo di pregare frequentemente. I nostri desideri sono continuamente ricorrenti; ma solo la pienezza della misericordia infinita può supplire a loro. Siamo, infatti, assolutamente dipendenti dalla misericordia quotidiana del nostro Dio, come lo erano gli Israeliti dalla manna che cadeva ogni mattina intorno alle loro tende. La preghiera costante, pertanto, deve essere necessaria. C'è un continuo bisogno di preghiera per crescere nella grazia

(V.) Quando consideriamo la preghiera piuttosto come un dovere gravoso che come un piacevole privilegio. È stato preso un meraviglioso provvedimento per qualificare le creature colpevoli e contaminate ad accostarsi all'Iddio di ogni purezza e santità. "Noi che un tempo eravamo lontani siamo stati avvicinati dal sangue di Cristo". "Mediante lui abbiamo accesso al Padre mediante un solo Spirito". Il cristiano si avvicina con l'offerta congiunta della preghiera e del ringraziamento. Non tratteniamo dunque la preghiera, quando, invece di rivolgerci ad essa con cuore lieto e santa audacia, siamo condotti malvolentieri al dovere, e spinti solo dalle cupe esigenze di uno spirito di schiavitù? Fino a quando il colloquio con Dio nella preghiera non sarà la vita e il piacere dell'anima, il balsamo che meglio allevia i suoi dolori, la consolazione che meglio parla di pace e silenzio ai suoi dolori, il cordiale che ravviva il suo debole affetto, non ci può essere indifferenza di cuore in questo grande dovere. Dobbiamo aprire tutto il nostro cuore all'occhio della Sua misericordia; parlargli di ogni desiderio; narra ogni dolore; supplicateLo di compatire ogni sofferenza e sentitevi certi che Egli provvederà ad ogni bisogno

(VI.) Quando si limita alle richieste di misericordia di minore interesse e momento. Abbiamo spiriti immortali, non meno che corpi deperibili. Siamo probatori per il cielo. Abbiamo anime peccatrici che devono essere perdonate; Abbiamo menti carnali, che devono essere rinnovate. Lo spirito è più prezioso del corpo; l'eternità più importante del tempo. Non è allora la preghiera trattenuta, quando, invece di impiegarla per cercare le cose che appartengono alla nostra pace, desideriamo il bene di questo mondo con assorbente serietà; e la parte migliore, che non può essere portata via, debolmente, se non del tutto? Ogni misericordia, possiamo esserne certi, attende le preghiere di un cuore aperto. (R. P. Buddicom, M.A.)

Preghiera restrittiva:

Questo fa parte dell'accusa mossa da Elifaz contro Giobbe. Mi rivolgo al vero popolo di Dio, che comprende l'arte sacra della preghiera, e in essa è prevalente; ma che, con loro dolore e vergogna, devono confessare di aver trattenuto la preghiera. Spesso tratteniamo la preghiera nelle poche occasioni che riserviamo per la supplica. Tratteniamo costantemente la preghiera non avendo il cuore in uno stato adeguato quando arriviamo al suo esercizio. Ci precipitiamo troppo spesso nella preghiera. Dobbiamo, prima di pregare, meditare su Colui al quale deve essere rivolta; sul modo attraverso il quale viene offerta la mia preghiera. Non dovrei, prima di pregare, essere debitamente consapevole dei miei molti peccati? Se aggiungiamo la meditazione su quali sono i nostri bisogni, quanto meglio dovremmo pregare! Come sarebbe bello se, prima di pregare, meditassimo sul passato riguardo a tutte le misericordie che abbiamo avuto durante la giornata. Che coraggio ci darebbe per chiedere di più! Non si può negare, da parte di un uomo che è consapevole del proprio errore, che nel dovere stesso della preghiera siamo troppo spesso stretti nelle nostre viscere, e tratteniamo la preghiera. Questo è vero per la preghiera come invocazione; come confessione; come petizione; e come ringraziamento. E infine, è molto chiaro che, in molte delle nostre azioni quotidiane, facciamo ciò che richiede una preghiera contenuta. (C. H. Spurgeon.)

Sulla formalità e la negligenza nella preghiera:

Questa è una delle tante critiche che gli amici di Giobbe gli rivolsero. Non poteva essere convinto del fatto, senza essere convinto del peccato. La preghiera è ingiunta nel modo più positivo, come dovere primario della religione; un dovere strettamente in sé, come il modo giusto di riconoscere la supremazia di Dio e la nostra dipendenza. La preghiera non può essere sottovalutata in base a nessun principio che non reprima e condanni tutti i sinceri desideri religiosi. Non sarebbe assurdo assecondare questi desideri, se fosse assurdo esprimerli? E peggio che assurdo, perché cosa sono meno che gli impulsi a controllare le determinazioni e la condotta divina? Perché questi desideri ascenderanno assolutamente verso di Lui. Ancora una volta, l'obiettivo principale è quello di aumentare questi desideri. Anche qui ci sono prove a favore della preghiera. Perché deve operare per renderli più forti, più vividi, più solenni, più prolungati e più definiti per quanto riguarda i loro oggetti. Formarli in espressioni a Dio concentrerà l'anima in essi e su questi oggetti. Quanto all'obiezione che non possiamo alterare le determinazioni divine; si può ben supporre che sia secondo le determinazioni divine che le cose buone non saranno date a coloro che non le chiederanno; che ci sarà questa espressione di dipendenza e di riconoscimento della supremazia divina. Ora il modo in cui gli uomini si avvalgono di questa sublime circostanza nella loro condizione. Naturalmente ci saremmo potuti aspettare una prevalenza universale di uno spirito devozionale. Ahimé! Ci sono milioni di persone della parte civilizzata dell'umanità che non praticano alcun culto, nessuna preghiera, in alcun modo; sono completamente "senza Dio nel mondo". Dire di un tale individuo: "Tu tratteni la preghiera", è pronunciare su di lui un'accusa terribile, è predire un terribile destino. Vogliamo, tuttavia, fare alcune osservazioni ammonitrici sulla grande difettosità della preghiera in coloro che ne sentono l'importanza, e non sono del tutto estranei al suo genuino esercizio. Quanto di questo esercizio, nella sua genuina qualità, c'è stato nel corso della nostra vita abitualmente? C'è una riluttanza molto frequente, o addirittura prevalente, nei suoi confronti, così che il sentimento principale al riguardo non è altro che un ossessionante senso del dovere e del senso di colpa per l'abbandono? Questo era un serio motivo di allarme, per timore che tutto si sbagliasse dentro. E' nel corso dei nostri giorni lasciati all'incertezza se l'esercizio debba essere svolto o meno? C'è l'abitudine di lasciare che venga prima di tutto per essere assistiti da qualsiasi cosa inferiore che possa offrirsi? Quando questo grande dovere viene messo da parte per un tempo indefinito, l'indole diminuisce ad ogni passo, e forse anche la coscienza. Oppure, nell'intervallo appropriato a questo esercizio, un uomo può differirlo fino a quando molto vicino a quella che sa essere la fine del tempo concesso. Ancora una volta, una situazione scomoda per l'esercizio devozionale sarà spesso uno dei veri mali della vita. A volte l'esercizio è reso molto breve da una reale, incondizionata mancanza di interesse. Oppure la preghiera è ritardata da un recente senso di colpa. L'accusa nel testo ricade sullo stato d'animo che dimentica di riconoscere il valore della preghiera come strumento nelle operazioni della vita. E ricade anche sull'indulgenza alle preoccupazioni, alle ansietà e ai dolori, con scarso ricorso a questo grande espediente. (Giovanni Foster.)

Preghiera restrittiva:

(I.) L'occupazione, la cui importanza è presunta. L'uso della preghiera. Il fine e l'oggetto di ogni preghiera è Dio. Dio, che è l'unico vero oggetto della preghiera, ne ha fatto una questione di dovere positivo e universale. L'obbligo non può che essere ragionevolmente e correttamente dedotto da quelle relazioni che si rivelano come essenzialmente esistenti tra l'uomo e Dio

(II.) La natura dell'abitudine, la cui indulgenza è a pagamento. Invece di sottometterti alle ingiunzioni che Dio ti ha imposto e di obbedire assolutamente, sei colpevole di trattenerti e di impedire l'esercizio della supplica. Alcuni dei modi in cui gli uomini sono colpevoli di trattenere la preghiera davanti a Dio

1.) Trattiene la preghiera chi la omette del tutto

2.) Chi si impegna ma raramente in esso

3.) Che esclude dalle sue suppliche le cose che sono propriamente oggetto di preghiera

4.) Chi non nutre lo spirito di importunità nella preghiera

(III.) I mali, la cui inflizione è minacciata

1.) Frenare la preghiera impedisce la comunicazione di benedizioni spirituali

2.) Espone positivamente all'ira giudiziaria di Dio. (James Parsons.)

Preghiera restrittiva:

Questo testo ci aiuta a mettere il dito sulla causa di molte cose che non vanno in tutti noi. Ecco cosa c'è di sbagliato: "Tu tratteni la preghiera davanti a Dio". Se stai trattenendo la preghiera, cioè trascurando la preghiera, mettendola in un angolo e facendola cedere a tutto il resto, offrendola formalmente e senza cuore, e senza vero impegno e scopo, pregando come se fossi sicuro che la tua preghiera sarebbe andata tutto per niente, allora non c'è da meravigliarsi se sei scoraggiato e ansioso; e se la grazia langue e muore in te, e tu cresci, nonostante tutta la tua professione religiosa, tanto mondano quanto il più mondano degli uomini e delle donne che ti circondano. Non c'è dubbio che trascurare la preghiera sia un peccato tristemente comune. È anche una follia straordinaria. Ci sono persone che trattengono la preghiera, che non pregano affatto, perché credono che la preghiera non servirà a nulla, che la preghiera non serva a nulla. Ma noi crediamo nella preghiera. Crediamo nel suo dovere; Crediamo nella sua efficacia. Non è per un'opinione errata espressa che i cristiani professanti frenano la preghiera. È per negligenza; mancanza di interesse per esso; vaga avversione per la stretta comunione con Dio; mancanza di fede vitale, la fede del cuore e della testa. Questo è ciò che è sbagliato; mancanza di senso della realtà della preghiera; non mi piace andare a stare da solo faccia a faccia con Dio. È proprio quando ci sentiamo meno inclini a pregare, che abbiamo bisogno di pregare con più fervore. Siate certi di questo, che alla radice di tutti i nostri fallimenti, dei nostri errori, delle nostre follie, delle nostre parole affrettate, delle nostre azioni sbagliate, della nostra fede debole, della nostra fredda devozione, della nostra grazia decrescente, c'è la negligenza della preghiera. Se le nostre preghiere fossero vere; Se fossero cordiali, umili e frequenti, allora come il male che è in noi sprofonderebbe vergognato; allora come crescerà e fiorirà tutto ciò che è santo e felice in noi! (A. K. H. Boyd, D.D.)

Frenare la preghiera davanti a Dio:

Quando il timore di Dio viene abbandonato, il primo e fondamentale principio della religione personale viene rimosso; e quando la preghiera davanti a Dio è trattenuta, è una prova che questo primo e fondamentale principio o manca del tutto, o è per un tempo sospeso nel suo esercizio. "Gettare via la paura" è vivere "senza Dio nel mondo"; e trattenere la preghiera davanti a Dio è un'indicazione sicura che questa vita senza Dio, senza grazia, è già iniziata nell'anima, e si manifesterà rapidamente nel carattere e nella condotta

(I.) Che cos'è la preghiera davanti a Dio?

1.) Ha Dio per oggetto. A ciascuna delle persone della Divinità può e deve essere fatta una preghiera. Pregare qualcuno dell'esercito del cielo, o qualsiasi semplice creatura, è un esercizio insensato e peccaminoso. Perché nessuno di loro può ascoltare o rispondere alle nostre preghiere. Non conoscono il cuore. Non possono essere presenti ovunque. Non possono rispondere. Pregare una creatura è peccato, perché dare alla creatura la gloria che appartiene esclusivamente al Creatore. Ascoltare, accettare e rispondere alle preghiere è la prerogativa peculiare dell'unico "Dio vivente e vero". Per questo Egli si distingue dagli "dèi molti e dai signori molti" dei pagani

2.) Ha Cristo come unico mezzo. "Nel quale abbiamo franchezza e accediamo con fiducia mediante la fede in Lui". È il nostro amico alla corte del cielo

3.) Ha la Bibbia come regola e ragione. Perché la sua regola ci guidi. È la ragione per imporre la preghiera

4.) Ha il cuore per sede. Non consiste nell'eloquenza, nella fluidità del linguaggio, nell'eccitazione animale, negli atteggiamenti corporei o nelle forme esteriori. Le parole possono essere necessarie per pregare, anche in segreto, perché pensiamo a parole; Ma le parole non sono della natura e dell'essenza della preghiera. Ci può essere preghiera senza espressione o espressione; ma non ci può essere preghiera senza l'apertura del cuore e l'offerta dei desideri a Dio

(II.) Che cosa significa trattenere la preghiera davanti a Dio? Questo difetto non si applica a chi non prega nulla. Coloro che non pregano mai Dio non possono essere accusati di trattenere la preghiera davanti a Lui

1.) La preghiera può essere limitata per quanto riguarda gli orari. A volte la maggior parte delle persone prega Dio. È un grande privilegio poter pregare Dio in ogni momento. La pressione degli affari e la mancanza di tempo, costituiscono la solita scusa per la mancanza di frequenza nella preghiera. Ma non è forse un dovere riscattare il tempo proprio per questo scopo?

2.) Per quanto riguarda le persone. Per chi dovremmo pregare? Alcuni sono tanto egoisti nelle loro preghiere quanto bigotti nel loro credo, e avari nel loro portafoglio. Paolo dice: "Esorto dunque che, prima di tutto, si facciano per tutti gli uomini suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti".

3.) Per quanto riguarda la preghiera formale. Si assume l'atteggiamento della preghiera, si impiega il linguaggio della preghiera e si osservano le forme della preghiera; Ma manca lo spirito di preghiera, che le dà vita, energia ed efficacia. Ora guardate la preghiera nella sua potenza. Tre attributi sono necessari per rendere la preghiera di grande utilità presso Dio; Fede, importunità e perseveranza

(III.) Quali sono le conseguenze del trattenere la preghiera davanti a Dio? Questi sono proprio come lo spirito e l'abitudine da cui scaturiscono: il male, solo il male, e questo continuamente, per gli individui, per le famiglie e per le comunità, civili e sacre. I mali possono essere compresi ed espressi in due particolari: la prevenzione delle benedizioni divinamente promesse e l'esposizione ai giudizi divini. Facciamo queste considerazioni...

(1) Un avvertimento per coloro che non pregano, e

(2) Un monitor per gli oranti (George Robson).

"Tu non preghi":

Questo istruttivo aneddoto relativo al presidente Finney è caratteristico: - Un fratello che era caduto nell'oscurità e nello scoraggiamento, stava nella stessa casa con il dottor Finney per la notte. Si lamentava della sua condizione, e il dottor F., dopo aver ascoltato il suo racconto, si rivolse a lui con il suo particolare sguardo serio e, con una voce che gli fece vibrare l'anima, disse: "Tu non preghi! Questo è il tuo problema. Pregate, pregate quattro volte di più di quanto abbiate mai fatto in vita vostra, e ne uscirete". Scese subito in salotto e, presa la Bibbia, ne fece un affare serio, spronando la sua anima a cercare Dio come aveva fatto Daniele, e così passò la notte. Non è stato invano. All'alba sentì la luce del Sole della Giustizia risplendere sulla sua anima. La sua prigionia era spezzata; E da allora ha sentito che la più grande difficoltà nel modo in cui gli uomini si emancipano dalla loro schiavitù è che "non pregano". I legami non possono essere spezzati con una forza finita. Dobbiamo portare il nostro caso a Colui che è potente nel salvare. I nostri occhi sono accecati a Cristo il Liberatore. Egli venne a predicare la liberazione ai prigionieri, a spezzare il potere dell'abitudine; e qui sta sorgendo una grande speranza per noi. (Età cristiana.)

La preghiera è il barometro dello stato spirituale:

Tra le meraviglie che la scienza ha compiuto, è riuscita a portare le cose invisibili, e impalpabili ai nostri sensi, alla portata delle nostre osservazioni più accurate. Così il barometro ci fa conoscere lo stato attuale dell'atmosfera. Prende atto della minima variazione, e ogni cambiamento è indicato dalla sua elevazione o depressione, in modo che siamo accuratamente a conoscenza dello stato effettivo dell'aria, e in un dato momento. Allo stesso modo il cristiano ha in sé un indice con il quale può prendere conoscenza e con il quale può misurare l'elevazione e i gradi della sua spiritualità: è lo spirito della devozione interiore. Per quanto possa sembrare difficile pronunciarsi sulle invisibilità della nostra spiritualità, tuttavia esiste un barometro per determinare l'elevazione o la depressione del principio spirituale. Segna i cambiamenti dell'anima nel suo aspetto verso Dio. Quando lo spirito di preghiera si eleva, c'è una vera elevazione spirituale, e quando viene trattenuto e cade in basso, c'è una depressione del principio spirituale dentro di noi. Come è lo spirito di devozione e di comunione, tale è l'uomo. (H. G. Salter.)

Preghiera trattenuta senza effetto:

Invano carichiamo il fucile, se non intendiamo lasciarlo sparare. La meditazione riempie il cuore di materia celeste, ma la preghiera dà la scarica e la riversa su Dio, per mezzo del quale Egli è sopraffatto per dare al cristiano il sollievo e il soccorso desiderati. La promessa è il cambiale o l'obbligazione, in cui Dio si rende debitore verso la creatura. Ora, sebbene sia di qualche conforto per un povero che non ha denaro al momento con cui comprare il pane, quando legge le sue cambiali e le sue obbligazioni, vedere che ha una grande somma che gli è dovuta; ma questo non soddisferà i suoi bisogni attuali e non gli comprerà il pane. No, è mettere la sua cauzione in causa deve fare questo. Meditando sulla promessa che vieni a vedere che c'è sostegno nell'afflizione e liberazione dall'afflizione; ma nessuno verrà finché tu non inizi la tua causa, e con la preghiera della fede non chiami il debito. Dio si aspetta di sentire da te prima che tu possa aspettarti di sentire da Lui. Se tu "tratteni la preghiera", non c'è da meravigliarsi che la misericordia promessa sia mantenuta. La meditazione è come quando l'avvocato studia il caso per difenderlo alla sbarra. Quando dunque avrai contemplato la promessa e avrai colpito il tuo cuore con le ricchezze che ne derivano, vola sul trono della grazia e stendilo davanti al Signore. (W. Gurnall.)

10 CAPITOLO 15

Giobbe 15:10

Gli uomini dai capelli grigi e molto vecchi.

Uomini dai capelli grigi e vecchi:

(I.) La vecchiaia presenta contrasti sociali. Alcuni sono ricchi e altri poveri. Alcuni hanno tutti i loro bisogni anticipati e soddisfatti; altri sono afflitti da difficoltà, che sembrano infittirsi con l'avanzare degli anni

(II.) La vecchiaia presenta contrasti fisici. C'è un vecchio, fresco e rubicondo, che rinnova la sua giovinezza come l'aquila. Ce n'è un altro che risponde alla malinconica descrizione di Salomone. La causa di questa diversità può essere spesso trovata nella vita passata. "I peccati della gioventù mordono dolorosamente con l'età".

(III.) La vecchiaia presenta contrasti intellettuali. Nella maggior parte dei casi l'età porta con sé le sue infermità mentali e fisiche. L'immaginazione si intorpidisce, l'intelletto perde il suo vigore, viene meno il potere di originare e sostenere il pensiero. Non c'è simpatia intellettuale per il pensiero vivente, né potere di apprezzarlo. Ci sono casi in cui il potere intellettuale è rimasto intatto fino all'ultimo, cosicché gli ultimi sforzi dei loro possessori sono stati tra i loro migliori. Platone continuò a scrivere fino all'età di oltre ottant'anni. Dryden produsse la sua poesia più nobile quando aveva quasi settant'anni. Generalmente si parla della vecchiaia come di una gravida di esperienza; Ma "i grandi uomini non sono sempre saggi, né gli anziani comprendono il giudizio". Alcuni anziani sono così sciocchi come se avessero camminato per il mondo con gli occhi e le orecchie chiusi. Ci sono contrasti di temperamento così come di intelletto. La vecchiaia è spesso inquietante. Sembrerebbe che l'infanzia sia tornata, con tutta la sua irritazione e nessuno dei suoi incantesimi

(IV.) La vecchiaia presenta contrasti spirituali. La testa canuta è talvolta una corona di gloria. Ma ci sono vecchi peccatori così come vecchi santi. Alcuni uomini sono una terribile maledizione per la società. E una vecchiaia peccaminosa è spesso una vecchiaia miserabile. Questo è specialmente il caso in cui il peccato che affligge è la cupidigia. Una lezione per tutti. Se vivi fino alla vecchiaia, la tua vecchiaia sarà molto simile a quella che ti piace fare. Il vostro carattere morale e spirituale dipende da voi stessi. (William Walters.)

La vecchia fede e la nuova esperienza:

Non è ancora stata cancellata la dottrina cattolica che fonderà in un'unica legge di comando le convinzioni immemorabili della razza e le visioni più ampie dell'anima vivente. L'agitazione della Chiesa oggi è causata dalla presenza in essa di Elifaz e di Giobbe: Elifaz rappresenta i padri e la loro fede, Giobbe passa attraverso una crisi febbrile di esperienza e non trova rimedio nelle vecchie interpretazioni. La Chiesa è incline a dire: Ecco la malattia morale, il peccato; Non abbiamo altro da fare che rimprovero e avversione. È meraviglioso che la vita provata, cosciente dell'integrità, si ribelli indignata? La provocazione del peccato, lo scetticismo, il razionalismo o l'ostinazione sono un'arma troppo pronta, una spada sempre portata al fianco o portata in mano. (R. A. Watson.)

I vecchi che indugiano nel mondo:

A volte il sole sembra sospeso per mezz'ora all'orizzonte, solo per mostrare quanto possa essere glorioso. Il giorno è finito, il fervore dello splendore è finito, e il sole pende d'oro, anzi più rosso dell'oro, a ovest, facendo sembrare tutto indicibilmente bello con il suo ricco fulgore, che sparge da ogni parte. Così sembra che Dio lasci che alcune persone, quando il loro dovere in questo mondo è compiuto, rimangano appese in Occidente, affinché gli uomini possano guardarle e vedere quanto sono belle. Ce ne sono alcuni appesi in occidente ora. (H. W. Beecher.)

11 CAPITOLO 15

Giobbe 15:11

Le consolazioni di Dio sono forse piccole per te?-

Perdere le consolazioni divine:

Alcuni interpretano queste parole come una denuncia a Giobbe, mostrandogli l'irragionevolezza dell'impazienza o dello sconforto, per quanto triste fosse il suo caso, pur avendo le consolazioni di Dio a cui ricorrere. Possono anche essere presi come un rimprovero a Giobbe per le lamentele che aveva pronunciato sotto le sue sofferenze; come se non fosse stato debitamente attento alle consolazioni divine. Anche i servi di Dio, nelle afflizioni, tendono a perdere il senso delle consolazioni divine e a comportarsi come se fossero piccoli per loro

(I.) Le consolazioni di cui si parla qui. Si dice che la consolazione è di Dio, poiché Egli ne è il padre e la fonte. Ogni vera consolazione è di Lui e da Lui

1.) A titolo di eminenza. Non ci sono comodità come le comodità di Dio

2.) A titolo di disposizione sovrana. In Lui e da Lui solo si può avere consolazione. Come nessuno può confortare come Lui, così nessuno senza di Lui o in opposizione a Lui. Cristo, che è chiamato la consolazione d'Israele, è uscito dal Padre

3.) Notate l'abbondanza e la varietà delle consolazioni di Dio. Egli è il Dio di ogni consolazione

4.) Le consolazioni di Dio implicano la loro potenza ed efficienza. Nessun problema o angoscia può essere troppo grande perché le consolazioni divine si equilibrino

(II.) Quando si può dire che queste consolazioni sono piccole?

1.) Quando i servi di Dio sono pronti a svenire sotto la loro afflizione

2.) Quando diventano impazienti nell'afflizione, se non vengono liberati rapidamente, o non appena lo desiderano o si aspettano

3.) Quando ricorrono a qualsiasi altro metodo per alleviare e liberare dai guai, diverso da quello che Dio ha stabilito, di confidare in Lui e guardare a Lui

4.) Quando sono pieni di pensieri ansiosi e inquietanti, che ne sarà di noi se le nostre afflizioni continueranno ancora a lungo?

(III.) I servi di Dio sono responsabili di tali lamentele e lamentele. Questo procede:

1.) Dalla gravità e dal peso dell'afflizione stessa, specialmente di alcuni tipi di essa, sotto i quali non è facile sopportare o comportarsi come dovremmo

2.) Dalla debolezza e dall'imperfezione della grazia, e dalla forza dei resti della corruzione. I loro pensieri sono trattenuti da ciò che soffrono, e sembrano completamente assorbiti da esso. In mezzo a tanta confusione e afflizione, se pensano a Dio, lo capiscono come se si fosse allontanato da loro o si fosse rivoltato contro di loro. E poiché la loro vita è legata al suo amore, l'apprensione del suo dispiacere li ferisce al cuore

(IV.) La peccaminosità di non prestare attenzione alle consolazioni di Dio, o di prenderle alla leggera

1.) Le consolazioni di Dio sono grandi in se stesse; quindi è un grande affronto a Lui che debbano essere piccoli con noi. Le consolazioni in Dio, da Lui e con Lui, sono grandi. Non c'è caso in cui un santo possa aver bisogno di consolazione, ma è incoraggiato a cercarla in una o nell'altra delle perfezioni di Dio. Egli è un Dio di infinita sapienza, di potenza onnipotente, di infinita bontà e misericordia, ovunque presente, e questo al Suo popolo in una via di grazia; e immutabile nella Sua natura e nelle Sue perfezioni. Le consolazioni di Dio sono in Suo Figlio, e per mezzo del Suo Spirito, e nella Sua Parola

2.) L'affronto di disprezzarli può essere aggravato dall'indegnità della persona da cui vengono disprezzati

3.) E ulteriormente aggravato dagli obblighi che il Suo popolo ha nei Suoi confronti, per ciò che Egli ha fatto per loro e gli ha concesso. Un servo di Dio ha in sé più conforto e diletto che motivo di dolore, a causa di ciò che soffre. Applicazione-

(1) Che meraviglia è che ci siano tali consolazioni di Dio

(2) Guardatevi dal senso di colpa di trattare tali consolazioni come piccole

(3) Che Dio abbia la gloria di qualsiasi consolazione tu abbia avuto da Lui

(4) In tutte le tue tribolazioni, prendi coscienza di rivolgerti al Padre tuo che sei nei cieli, come padre e fonte di consolazione

(5) Aspettate conforto nel tempo di Dio, e non abbiate la presunzione di prescrivergli, ma continuate a pregare e ad alzare lo sguardo. (D. Wilcox.)

Le consolazioni di Dio:

(I.) Dai un'occhiata alle consolazioni di Dio. Il vero conforto, di ogni tipo e di ogni grado, viene da Dio

1.) Ci sono provvidenze consolatorie. C'è una provvidenza speciale che accompagna i santi

2.) Le promesse sono piene di consolazione. Questi dispiegano i graziosi propositi di Dio, e si frappongono tra il decreto e l'esecuzione

3.) Ci sono molte consolazioni sperimentali, di cui godono i veri credenti

(II.) Quando si può dire che prendiamo alla leggera queste consolazioni e le consideriamo piccole

1.) Quando sottovalutiamo le benedizioni della salvezza, mettendo le gratificazioni carnali sullo stesso piano di esse, o non dando loro la preferenza

2.) Queste consolazioni sono piccole per noi quando siamo indolenti e negligenti nel cercarle

3.) Quando non valutiamo le benedizioni del Vangelo in modo da trovare soddisfazione in esse, in assenza di tutto il bene creato, si può dire che le consideriamo piccole

(III.) L'irragionevolezza e la peccaminosità di trattare le consolazioni del Vangelo con negligenza

1.) Queste consolazioni non sono piccole in se stesse, e quindi non dovrebbero essere da noi prese alla leggera. Essi gettano le basi per la pace e il conforto nelle più grandi afflizioni

2.) Prenderli alla leggera è il modo per esserne privati, in tutto o in parte

3.) È gettare disprezzo sul loro Autore. Miglioramento-

(1) A coloro che perseguono avidamente le ricchezze, gli onori e i piaceri della vita presente trascurando le loro anime

(2) A coloro che non sono soddisfatti delle nomine della Provvidenza

(3) Tutti coloro che, come Anna, hanno uno spirito triste, si sforzino di ricordare le loro antiche misericordie, come antidoto all'attuale sconforto. (B. Beddome, M.A.)

Le consolazioni di Dio:

(I.) La sostanza e il carattere delle consolazioni di Dio. Nella loro sostanza sono veri, solidi, forti, eterni e sono innamorati. Il carattere di queste consolazioni raggiunge un livello tanto alto quanto la loro sostanza. Le consolazioni, per essere efficaci, devono essere appropriate e adeguate. Per noi questo carattere è riflessivo, contemplativo, comparativo e prospettico

(II.) Il metodo e il modo di trasmettere le consolazioni di Dio. Dio usa il metodo di una provvidenza che domina; della rivelazione divina; dello Spirito permanente. Il ministero della consolazione ha particolarmente bisogno di un cuore tenero, di una mente illuminata, di una mano gentile e di una lingua graziosa. C'è sempre bisogno di un tale ministero in un mondo come il nostro. La maniera di Dio è premurosa, concessiva e conclusiva

(III.) Lo spirito di accoglienza dato alle consolazioni di Dio. Devono essere ricevuti in spirito di fede. Lo spirito di allegria sarà il figlio di questa fede sottomessa. Lo spirito di preghiera scoprirà che "la calamità non è che la grazia velata di Dio". (W. A. Bevan.)

Le consolazioni di Dio:

1.) Dio è il consolatore dell'uomo per il fatto stesso della Sua esistenza. C'è una classe di passaggi nella Bibbia che sembrano basare la pace dell'anima umana sul semplice fatto dell'esistenza della più ampia vita di Dio. È perché Dio è che all'uomo è ordinato di essere in pace. Mi dispiace per l'uomo che non si è mai sentito di buon umore consolato e confortato nella sua piccolezza dalle vite più grandi che poteva guardare, e sapere che anch'esse erano uomini, che vivevano nella stessa umanità con lui, solo che vivevano in essa molto più ampiamente. Perché gran parte del nostro bisogno di consolazione deriva proprio da questo, dalla piccolezza della nostra vita, la sua meschinità e stanchezza che si trasferisce insensibilmente a tutta la vita, e ci rende scettici riguardo a qualcosa di grande o per cui valga la pena vivere nella vita; Ed è la nostra salvezza da questo dubbio debilitante che è la benedizione che cade su di noi quando, lasciandoci alle spalle la nostra insignificanza, lasciamo che i nostri cuori riposino con conforto sul semplice fatto che ci sono uomini di vita grande, ampia, generosa e sana, uomini come i più grandi che conosciamo. Non è alle persone più attive che dobbiamo di più

2.) Poi c'è la simpatia di questo stesso Dio. Ci viene a conoscenza non solo che Egli è, ma che si prende cura di noi. Non solo la Sua vita, ma il Suo amore, diventa un fatto. La vera ragione per cui il sofferente si rallegra della simpatia di Dio è che, per mezzo dell'amore, gli viene resa completamente nota quella natura cara e perfetta per la quale ha lottato in precedenza. L'amore è il mezzo di traduzione. Attraverso la simpatia di Dio, egli conosce Dio più intensamente e più da vicino, e così tutte le consolazioni dell'essere di Dio sono diventate più reali per lui. Come veniamo a conoscenza di una tale simpatia per Dio? Come possiamo veramente arrivare a credere che Egli conosce i nostri problemi individuali e i nostri dolori per essi? Più che da qualsiasi argomento astratto o scientifico sull'universalità delle grandi leggi, penso che sia la grandezza del mondo, i milioni e milioni di anime bisognose, che rende difficile per gli uomini credere nella cura discriminante e nell'amore personale di Dio per ciascuno. In tale perplessità che cosa faremo?

(1) Dai libero e audace gioco a quegli istinti del cuore che credono che il Creatore debba prendersi cura delle creature che ha creato, e che l'unica cura veramente efficace debba essere quella che accoglie ciascuna di esse nel suo amore

2.) Aprire il cuore a quella stessa convinzione, così come è stata profondamente impressa nel cuore di moltitudini di uomini in ogni luogo

3.) Cogli il grande spirito della Bibbia. Prendi possesso della sua idea, che non c'è una sola vita che il Datore di vita perda mai fuori dalla Sua vista; non uno che pecca in modo da rigettarlo via

3.) Dio ha grandi verità che porta ai cuori che desidera consolare. Egli dà loro le Sue grandi verità di consolazione. Quali sono queste verità? Educazione, spiritualità e immortalità: queste sembrano essere la somma di esse

4.) L'uomo vuole sentire Dio fare qualcosa nella sua vita, mostrando la Sua simpatia con un atto forte. E così prega Dio di aiutarlo, di fare qualcosa di positivo per lui. Tutto ciò che c'è di consolatorio in Dio - l'essere, la simpatia, la verità, la potenza - Cristo lo ha posto nella chiarezza e nello splendore della sua vita. Se vuoi consolarti devi andare a Lui. (Phillips Brooks.)

Le consolazioni di Dio:

(I.) A volte il cristiano manca di consolazione per la debolezza e l'imperfezione della sua natura. Come la perfetta santità assicurerebbe di per sé la perfetta beatitudine, così c'è una connessione necessaria tra la debolezza morale e il godimento transitorio e incompleto. Nulla potrebbe mostrare più chiaramente che la nostra natura è decaduta e corrotta del semplice ma sorprendente fatto che, anche quando l'amore divino ha fornito un mediatore tra Dio e l'uomo, lo Spirito Santo deve venire nel mondo, non solo per applicare il rimedio, ma per farci sentire il nostro bisogno di esso

(II.) Un'altra ragione per cui anche i cristiani sono a volte depressi e scoraggiati è la separazione dalla comunione divina. Come l'unguento e il profumo rallegrano il cuore, così l'uomo è suo amico con consigli saggi e tempestivi. Anche San Paolo, eroe com'era, ebbe i suoi periodi di tristezza, mentre perseguiva la sua stanca strada, tagliato fuori dalla simpatia cristiana; ma quando vide i fratelli, ringraziò Dio e si fece coraggio Atti 28:15

(III.) La negligenza dei mezzi o delle comodità divinamente stabilite è un'altra ragione molto comune per cui i cristiani ne godono così poco. Dio ci consolerà a Suo modo: nella devota meditazione, nella preghiera segreta, nell'adorazione pubblica, nello studio diligente della Sua Santa Parola e nel ricevere umilmente e frequentemente "il più comodo sacramento del corpo e del sangue di Cristo". Quando provvidenzialmente ci sarà impedito di partecipare ai mezzi pubblici della grazia, il buon Dio ci farà tutto il dovuto accorgimento. Egli sarà con noi in questa tribolazione, e noi vedremo la Sua potenza e la Sua gloria, come Lo abbiamo visto nel santuario

(IV.) Ancora una volta, "le consolazioni" del popolo di Dio sono a volte "piccole", perché vivono nella volontaria negligenza del Suo Santo Spirito. "Le consolazioni di Dio sono forse piccole per te?" Se è così, non è colpa vostra? La scoperta della fonte del male è un passo molto importante verso la sua correzione e cura. (Giovanni N. Norton, D.D.)

Forza compromessa:

(I.) Le consolazioni di Dio sono piccole per te. Non hai quella convinzione soddisfacente delle cose invisibili, di cui una volta godevi. La luce del cielo non brilla ora nei vostri cuori. Tu siedi nelle tenebre. Hai appena abbastanza luce per vedere quanto è grande la tua oscurità. Che cos'è in te quella cosa che causa queste tenebre interiori?

(II.) Questo traviamento spirituale può essersi insinuato così segretamente nella tua anima, che potresti non averlo percepito fino ad ora. L'oscurità interiore deve essere causata dal peccato. Il peccato che sta alla radice di ogni declinazione da Dio, è la negligenza della preghiera privata, o il cedere il passo a qualche peccato interiore. Le consolazioni di Dio saranno piccole per noi, a meno che non suscitiamo costantemente il dono di Dio che è in noi

(III.) Qual è la cura per questo? Per prima cosa scopri la causa, e questo indicherà la cura. (R. A. Suckling, M.A.)

Religione infelice:

Che non ci possa essere un effetto senza una causa è vero tanto nell'etica quanto nella fisica, nel regno della grazia come nel regno della natura. Per quanto complicata sia la rete di fatti, verità, dottrine, precetti, promesse, doveri, esercizi, esperienze, coscienze, che chiamiamo religione, può apparire nella stima di alcuni uomini, i cui spiriti questo sistema ha cercato, trovano che si tratta di un sistema molto più semplice di quanto comunemente si supponga, e che si basa, per la maggior parte, su leggi uniformi e accertabili. Sebbene i suoi dettagli di operare sul cuore e sulla vita individuale possano variare, sebbene il sentiero attraverso il quale gli uomini sono condotti a conoscere Dio, e a conoscere se stessi, essendo portati a vedere quanto a fondo sono conosciuti da Dio, possa non essere in tutti i casi lo stesso, ci sono certe regole semplici che si troveranno applicabili in tutto l'universo delle anime. Una di queste è che nella vita spirituale, come in quella naturale, non c'è effetto senza la sua causa: che come la salute e la malattia hanno le loro cause nella vita naturale, così la prosperità e l'avversità hanno nello spirituale: che le stesse leggi che spiegherebbero la condizione spirituale nel bene e nel male, di coloro che ci circondano, spiegherà, se applicato in modo equo, il nostro. Poiché c'è "lo stesso Dio che opera tutto in tutti", la Sua opera, dove si trova, mostrerà certamente qualche caratteristica per cui può essere riconosciuta come Sua. Di questa verità sembra che Elifaz fosse ben convinto. Vide le afflizioni di Giobbe. Li depose per un effetto; ed era deciso, se possibile, a convincere il patriarca di qualche obliquità morale come loro causa. Il suo errore è stato quello di presumere che la sua missione fosse quella di accertare la causa in questo caso particolare, e di credere che la sua sagacia non avesse mancato di scoprire esattamente di cosa si trattasse. C'era una causa per cui Giobbe era così afflitto; ma una causa che può essere stata, ed era, così profondamente nascosta nel seno divino, da essere in questo momento inspiegabile tanto per il patriarca stesso quanto per i suoi amici. Non tutte le tribolazioni derivano dal peccato. Molti problemi sono la conseguenza del peccato; e ogni peccato sarà, prima o poi, fonte di guai... Elifaz si rivolge qui al suo paziente spirituale con un tono più mite. Qui lascia intendere che la punizione di Giobbe potrebbe essere stata dovuta a qualche peccato noto solo a lui stesso. "Le consolazioni di Dio sono piccole in te?", chiede: "C'è qualcosa di segreto in te?" Tutti gli uomini sono puniti segretamente per ciò che fanno apertamente; e alcuni vengono puniti apertamente per ciò che fanno di nascosto. Sebbene le interpretazioni del testo non si applicassero al caso del patriarca, avrebbero potuto essere, come possono essere, applicabili ai casi di altri. Com'è possibile che le "consolazioni di Dio siano piccole" in ognuno di noi? Com'è possibile che ci sia così poca gioia religiosa nel mondo? La mente è costituita in modo tale da essere influenzata da sciocchezze. Poco basta per elevare molti, e altrettanto poco per deprimere. Questa facilità di essere soddisfatti è l'attributo più felice dell'infanzia. Sicuramente ci deve essere qualche causa per la religione fredda, senza gioia e scomoda, che è così diffusa. Tutti i pensatori profondi soffrono profondamente, forse non soffrono nel corpo o nella condizione, ma nella mente. Soffrono perché pensano. L'uomo religioso è necessariamente un uomo riflessivo. Com'è possibile che la gioia religiosa sia così poco conosciuta? Ci possono essere stagioni in cui non possiamo gioire; Sì, non dovrebbe. Potrebbe essere necessario per noi essere per un periodo di pesantezza; essere privati delle comodità sensibili della fede, della speranza e della carità; essendo incline a sottovalutarli fino a quando non sono fuggiti. Tuttavia, non esaminiamo casi come questi. Pensiamo a casi in cui il lutto, la pesantezza, la schiavitù dello spirito, la tristezza mentale, la depressione spirituale, sembrano essere disturbi cronici; quando l'anima raramente o mai gioisce. C'è una costrizione, una diffidenza, una timidezza, un sospetto, nella nostra pietà. Abbiamo paura, non sappiamo di cosa. Siamo pronti a dire: "Cerchiamo di essere infelici, per poter essere religiosi". Chiedete allora: "C'è qualche cosa segreta in noi?" che aiuterà a spiegare questo enigma di un cristianesimo senza gioia? Cosa è possibile in questo caso?

1.) C'è qualche obliquità morale in te? Non chiediamo: Hai fatto male; o fai del male; ma abbiamo a cuore qualsiasi malefatta; Siamo innamorati di qualcuno? C'è qualche passione o propensione di base da cui non ci separeremo? Sant'Agostino dice: "Non è l'atto, ma l'abito che giustifica un nome", cioè non è un peccatore che commette un peccato, ma che vive nel commetterlo. C'è dunque qualche peccato in cui si è indulgeto o si è persistito?

2.) C'è qualcosa di male nello stato dei tuoi affetti? La maggior parte di noi ha una certa pretesa di serietà

3.) C'è qualche dubbio segreto con te riguardo alla certezza della verità divina? Avete mai avuto il dubbio che la religione di Cristo fosse vera? Avete mai diffidato delle vostre convinzioni? Un dubbio non fa un infedele. L'abitudine di dubitare può. Coloro che hanno finito per non credere hanno cominciato col dubitare, cioè con il cedere il posto al dubbio, facendo proprio quello scrupolo che all'inizio era del loro nemico

4.) C'è qualche paura segreta di noi stessi? Siamo in dubbio sul nostro stato davanti a Dio? Abbiamo paura di fidarci dei nostri principi? Se non c'è nessuna di queste cose "segrete", che cosa impedirà alle gioie della religione di inondare le nostre anime, o alle consolazioni di Dio di essere grandi con noi? Si narra del dottor Francis Xavier che "era così allegro da essere accusato di essere gay". Perché non dovremmo essere così allegri, lieti, soddisfatti? (Alfred Bowen Evans.)

Le consolazioni di Dio e le cose segrete:

Questa è una bella espressione, "le consolazioni di Dio". I poveri, infatti, sono le migliori consolazioni del mondo. Ma Colui che ci ha fatti non vuole che riposiamo in esse, ma si dona a noi come consolazione. Il Vangelo è il grande schema con cui Dio diventa nostro e noi siamo Suoi; per cui le consolazioni di Dio diventano le consolazioni dell'uomo. Se dunque un cristiano è un uomo provato, deve essere un uomo gioioso, un uomo ricco di consolazione

(I.) Alcuni segni dello stato d'animo in cui le consolazioni di Dio sono piccole

1.) È l'unico grande privilegio del vero cristiano, sapere che i suoi peccati sono perdonati. È la volontà di Dio non solo che noi siamo riconciliati con Lui attraverso la fede in Cristo, ma che siamo consapevoli della nostra riconciliazione. È proprio la mancanza di questo che consideriamo il primo segno di tutti quei cristiani le cui consolazioni sono scarse. È possibile vivere nella dimenticanza pratica che i nostri peccati sono stati perdonati, e questa dimenticanza è sempre un segno di tiepidezza e di uno stato molto basso di sentimento e di condotta cristiana

2.) Ancora una volta, Gesù è molto vicino al Suo popolo, secondo la Sua stessa graziosa promessa. Quale unicità di scopo nella vita, quale incoraggiamento nel dovere, quale fermezza nel conflitto e quale speranza nel lavoro, questa consapevolezza della presenza di Cristo ci darebbe. Ma, ahimè! Non è proprio in questo che falliamo gravemente? Quante sono le ore della nostra vita, quanti sono i doveri che svolgiamo, quante sono le opere in cui ci dedichiamo, senza pensare alla presenza e alla vicinanza del nostro Salvatore! Questo può essere preso come un secondo marchio. Se viviamo come se Cristo non fosse vicino, le nostre consolazioni non possono abbondare

3.) Non solo grandi cose sono ora date al vero cristiano, ma sono promesse cose ancora più grandi. Come dovrebbe essere piacevole il cielo per i nostri pensieri. Ma anche qui falliamo. Come i nostri pensieri del cielo, così sarà la nostra consolazione, poco dell'uno, poco dell'altro

(II.) Alcune ragioni per questo stato

1.) Qualche peccato che lo tormenta. "C'è qualcosa di segreto con te?" Si può rinunciare a molte cose, ma se si conserva un solo pensiero o sentimento sbagliato, si risparmia una cattiva abitudine, il danno che farà è incalcolabile. C'è qualcosa, sembra una piccola cosa, che risparmiamo. Il temperamento non è sempre controllato; la lingua non è sempre imbriglia; I sentimenti che non perdonano non vengono sradicati subito con fervore. Qualunque sia il nostro peccato che ci affligge, se vi cediamo solo un po', esso oscurerà il cuore. Ostacolerà la comunione con Dio

2.) Un'altra cosa segreta è la mancanza di fede. Alcuni guardano troppo nel loro cuore, troppo poco a Cristo. Essi sanno ben poco delle ricchezze imperscrutabili che sono accumulate in Lui per il nostro uso quotidiano e la nostra consolazione; quindi le loro mani spesso pendono e le loro ginocchia sono deboli. Fanno pochi progressi

3.) Un'altra cosa segreta è l'accidia spirituale. Ci sono molti che sono molto attivi nel corpo e nella mente, che, tuttavia, sono spiritualmente molto indolenti. Sono indolenti nella preghiera e nella lettura della Bibbia. Ogni cristiano dovrebbe cercare di raggiungere uno spirito fresco e vivo, pronto alla comunione con Dio e ad ogni opera buona. Uno spirito di pigrizia e di autoindulgenza si nutre come un cancro nella vita spirituale e riduce la nostra consolazione al minimo grado possibile. Se questa "cosa segreta" è permessa nei nostri cuori, non c'è da meravigliarsi se le nostre consolazioni sono piccole

4.) Un'altra cosa segreta è la colpa sulla coscienza. È essenziale per un cammino ravvicinato con Dio, non permettere mai che la colpa del peccato bruci nella coscienza, perché a ciò segue sempre l'allontanamento del cuore da Dio. Qualsiasi ritardo nel confessare il peccato, e gettarlo su Gesù, è dannoso e tende a ostacolare la comunione con Dio. Le consolazioni dello Spirito sono sospese e il cuore sprofonda in uno stato di depressione. Queste sono alcune delle cose segrete che ostacolano le consolazioni di Dio. Possa Dio permetterci con la Sua grazia di guardarci da esse, affinché le nostre consolazioni abbondino e la nostra gioia sia piena. (George Wagner)

Perché non c'è più godimento della religione?-

Le consolazioni di Dio non sono piccole in se stesse: "le sue vie sono vie di piacevolezza e tutti i suoi sentieri sono pace". Non sono piccoli nel loro disegno e nel beneficio previsto: "la luce è seminata per i giusti e la gioia per i retti di cuore", seminati come seme affinché possano produrre un raccolto di gioia per l'anima. Per l'esperienza del fedele cristiano non sono pochi, perché in ogni epoca non pochi sono stati capaci, con il Salmista, per la loro esperienza personale, di dire: "Nella moltitudine dei miei pensieri dentro di me, le tue consolazioni deliziano l'anima mia". Eppure, ahimè! è fin troppo vero che molti cristiani conoscono il pieno valore di questa gioia piuttosto per la mancanza di essa che per il suo possesso, avendo avuto un certo tempo il gusto che li porta a chiedere: "Dov'è la beatitudine che una volta conoscevo?" piuttosto che avere ora il godimento chiaro, costante e abituale di Dio e del Suo servizio, che è il vero sole e la salute dell'anima. E se non troviamo pieno godimento nella religione, dobbiamo cercare le ragioni in noi stessi

(I.) L'assenza di salute fisica. Uno stato di salute imperfetto, morboso o squilibrato compromette la nostra felicità da ogni fonte. Il legame tra l'anima e il corpo è così intimo che non di rado dal secondo sorge uno stato debole o depresso della prima, cosicché anche il fedele cristiano può, a volte, non trovare piacere nella religione perché non trova piacere in nulla, perché la stessa nube scende, allo stesso tempo, sia il suo orizzonte temporale che quello spirituale. In tali casi l'assenza di godimento non è giustamente una questione di autocondanna, e il male non è una cosa di cui pentirsi ma di cui rimpiangere, e il rimedio deve essere cercato non in una maggiore fedeltà al dovere, ma piuttosto nell'abilità del medico. Si dice dell'eminente ed eminentemente spirituale Archibald Alexander, che quando una volta gli fu chiesto "se ha sempre goduto della piena certezza della fede", rispose: "Beh, sì, quasi sempre, a meno che non soffi il vento dell'est". E un eminente divino di vasta esperienza come pastore ha detto che "su venti persone di pietà speranzosa che si rivolgevano a lui in religioso sconforto, diciotto avevano più bisogno del medico che del Divino". E più di duecento anni fa, il buon vecchio Richard Baxter predicava e pubblicava, nel suo modo pratico e acutamente logico, sulla "cura della malinconia e del dolore eccessivo con la fede e la fisica", ponendo la massima enfasi sulla "fisica"; e sebbene le sue prescrizioni mediche possano suscitare il sorriso del medico moderno, tuttavia il trattato, nel suo insieme, è degno di un posto tra i nostri classici religiosi. La verità è che non ci sono pochi problemi che non possono essere curati dalla Bibbia e dal libro degli inni o da semplici consigli spirituali, che possono essere curati con il riposo, l'esercizio fisico, la dieta e l'aria fresca del cielo. Un altro motivo per cui molti non trovano piacere nella religione è:

(II.) Che lo cerchino per se stesso, e come fine in sé, piuttosto che come risultato incidentale della fedeltà al dovere. Non sono pochi quelli che, sconsideratamente o egoisticamente, cercano la felicità nella religione quando dovrebbero cercare solo il dovere-epicurei spirituali, che mirano al proprio benessere quando dovrebbero cercare, come la cosa più grande, di essere santi e utili. Dimenticano che non sono stati introdotti nella famiglia di Cristo semplicemente per divertirsi, ma per obbedirGli e servirLo, e che la Sua guida non è: "Cercate prima il vostro conforto e il vostro godimento nel Mio servizio", ma "Cercate prima il Mio regno e la sua giustizia", nei vostri cuori, nei cuori e nella vita degli altri, e allora la tua gioia, con tutte le altre cose necessarie, sarà aggiunta ad essa. Dimenticano che la felicità, quando viene cercata direttamente e per se stessa, in qualsiasi sfera, ci sfugge; ma che quando siamo occupati con i mezzi per raggiungerlo, allora viene da sé, e che nella religione il mezzo per raggiungerlo è la fedeltà nel dovere. Un altro motivo per cui alcuni non trovano più piacere nella religione è:

(III.) Che non considerano praticamente le occupazioni comuni della vita come un mezzo di grazia. Essi considerano il sabato, i suoi servizi e la sua devozione privata come intesi ad avvicinarli a Dio e ad aiutarli a godere della religione, e credono che se non sono migliorati lo faranno davvero. Ma le occupazioni comuni e gli impieghi della vita li considerano praticamente come antagonisti a questi fini e tendenti nella direzione opposta. Sembra che pensino che i primi siano un ruscello che li porta a Dio; il secondo un ruscello che li allontana da Lui. Praticamente considerano il sabato come l'antidoto alla settimana, e la settimana deve essere controbilanciata dal sabato: la pietà acquisita di sabato deve essere consumata ed esaurita durante la settimana, e la settimana a sua volta deve essere fornita di nuovo dal sabato. Questo, tuttavia, non è l'insegnamento della Bibbia, anche se lo è, ahimè! troppo la fede pratica di moltitudini che dovrebbero conoscere meglio, e che per conoscere meglio hanno solo bisogno di pensare a ciò che Dio ha insegnato. È impossibile infatti che Egli comandi due cose che si incrociano e sono incoerenti l'una con l'altra; e avendoci esortato ad essere diligenti negli affari e allo stesso tempo ferventi nello spirito, nel sudore della nostra fronte per guadagnarci il pane, e tuttavia a pregare incessantemente, non può essere che Egli non tendesse entrambi allo stesso fine. Le disposizioni della Sua provvidenza, così come gli insegnamenti della Sua Parola, mostrano che i mezzi della grazia non devono essere limitati alle forme di culto pubblico e privato, e che il sabato non è l'unico giorno che Dio reclama, mentre sei giorni devono essere dedicati alla mondanità del pensiero, dello scopo e dello spirito. Il nostro mestiere o la nostra professione o la nostra chiamata, il giusto ordine della nostra proprietà o della nostra fattoria o delle nostre merci, la nostra famiglia e le cure domestiche, possono essere un mezzo per accedere a Dio e per aiutarci a goderne, proprio come la porta del cielo per l'anima come il santuario stesso. L'operaio che lavora duramente al suo compito, la madre che educa diligentemente i suoi figli o che assume la sorveglianza della sua casa, il mercante nella sua contabilità, il professionista nel suo ufficio o il servo nei suoi doveri quotidiani, ognuno può non solo trovare una sfera per l'esercizio e la crescita delle sue grazie, per la pazienza e la gentilezza, e la contentezza, e la carità, e l'abnegazione, ma attraverso questi per quella gioia in Dio che ogni buon e fedele servitore di Cristo dovrebbe aspettarsi e può trovare. Un'altra ragione per cui alcuni trovano così poco piacere della religione è:

(IV.) Dalla mancanza di simmetria e di proporzione nel loro carattere cristiano. Nel corpo umano il pieno godimento della salute non è mai conosciuto se non quando le varie parti sono proporzionate e sane in se stesse, e le loro varie funzioni sono giustamente svolte. Lasciate che un arto sia fuori articolazione, o un osso rotto, o una parte vitale malata, o un nervo in uno stato disordinato, e l'intero sistema ne soffrirà in modo misurabile, e la sensazione piena, infantile e vivace di perfetta salute non potrà mai essere conosciuta. Può esserci e c'è vita, e può non esserci una malattia positiva e molto dolorosa, ma il processo o il progresso della vita non è di per sé una gioia come lo è per coloro che godono di una salute assolutamente perfetta. E lo stesso vale per la vita religiosa, per la vitalità spirituale, per il godimento o la mancanza di godimento nella religione. La sproporzione del carattere cristiano, la mancanza di simmetria nelle grazie cristiane, l'eccessivo sviluppo o preminenza di una virtù o di una classe di virtù, con la corrispondente depressione dei loro opposti, questo, per l'anima, è come il nervo disordinato, o l'osso rotto, o l'infiammazione cronica del corpo. È solo quando si mantiene la vera simmetria del carattere cristiano, quando le virtù attive e passive sono ugualmente amate, quando la pietà verso Dio è proporzionata alla benevolenza verso l'uomo, quando il principio va di pari passo con l'emozione, la speranza con il timore, la riverenza con l'amore, la conoscenza con la fede, la fiducia con l'obbedienza, e l'autocontrollo interiore con l'agire attivo all'esterno, e la devozione e l'azione vanno di pari passo, solo così, quando ogni accordo dell'anima è perfetto e intonato, che la piena armonia del ceppo dice di quella gioia nello spirito di cui è allo stesso tempo la progenie e la prova. Un carattere cristiano sproporzionato perde necessariamente gran parte della gioia della religione, proprio come lo strumento stonato fa una musica stonata, o il corpo malato non sente la piena gioia della salute. Un'altra ragione ancora per cui alcuni trovano così poco piacere nella religione è...

(V.) Perché non hanno una visione chiara del Vangelo, del terreno di fiducia per il cristiano, delle fondamenta piene, forti e larghe che pone per la speranza, e quindi, naturalmente, per la gioia. È difficile per un peccatore, anche se è un peccatore penitente e perdonato, realizzare la pienezza gloriosa della grazia che è in Cristo Gesù. Troppo spesso per la nostra speranza, e quindi per la nostra gioia, siamo inclini a guardare a Cristo come a uno che deve lavorare con noi per colmare le nostre mancanze, piuttosto che come a uno che è un Salvatore completo, perfetto e infinitamente sufficiente, che compie l'intera opera e ci concede liberamente il suo pieno beneficio e la sua benedizione. "Il lavoro di una vita", dice il dottor Chalmers, "cercando di stabilire un merito nostro, non farà che allargare la nostra distanza dalla pace", e quindi dalla gioia; "e nulla manderà questo benedetto visitatore al nostro petto se non un fermo e semplice affidamento alle dichiarazioni del Vangelo". Come Dio non ha risparmiato i suoi, ma lo ha liberalmente dato per tutti noi, sicuramente con lui ci darà gratuitamente ogni cosa. Un'altra ragione ancora per cui molti non amano di più la religione è:

(VI.) Che non sono attivi nel fare il bene. Essi considerano la religione piuttosto come una professione che come un progresso, come qualcosa che hanno ricevuto nella conversione, e che è quello di portarli sani e salvi in cielo, piuttosto che come uno spirito da amare e un carattere da migliorare, un principio di dovere e di sforzo da compiere nel fare il bene a imitazione di Cristo. Nessuna verità è dichiarata più chiaramente dall'ispirazione, o più pienamente sostenuta dall'esperienza, del fatto che è più benedetto dare che ricevere. Come fare del bene con la ricchezza o l'influenza è il modo per godere della ricchezza o dell'influenza, così fare del bene come cristiano è il modo per trovare gioia come cristiano. "La certezza", dice il presidente Edwards, "non si ottiene tanto con l'autoesame quanto con l'azione"; e l'affermazione è altrettanto vera per la gioia che scaturisce dalla certezza, ed è accresciuta da ogni sforzo per fare del bene agli altri. Il dubbio e la depressione spesso derivano dall'inattività. Giovanni, attivo e serio nel deserto, non ha bisogno di prove che il Messia sia venuto, ma quando è rinchiuso in prigione, inattivo e depresso, sembra essere diventato morboso e dubbioso, e manda a chiedere se Gesù è davvero il Cristo. Quando il dottor Marshman era un giovane uomo e a casa, aveva spesso dubbi e paure riguardo al suo stato spirituale, ma quando dopo trent'anni di lavoro missionario in India, William Jay gli disse: "Ebbene, dottore, che ne dici dei tuoi dubbi e delle tue paure?" la sua risposta fu: "Non ho avuto tempo per loro; Sono stato troppo occupato a predicare Cristo ai pagani". E Howard, il filantropo, ci dice che la sua regola per scrollarsi di dosso i problemi di qualsiasi tipo era: "Mettiti a fare del bene; mettiti il cappello e vai a visitare i malati e i poveri del tuo quartiere; informatevi sui loro bisogni e serviteli; cercate i desolati e gli oppressi e parlate loro delle consolazioni della religione. L'ho provato spesso", aggiunge, "e l'ho sempre trovato la migliore medicina per un cuore pesante". Questo è il vero spirito di benevolenza, che è sempre lo spirito di gioia. Questo non lascerà tempo per il dubbio e lo sconforto, e susciterà quelle simpatie della nostra natura che sono le fonti sicure della felicità, dandoci quella prova di pietà che si trova nel fare il bene, e che non può che servire alla nostra gioia. Un'altra ragione, e una ragione generale per cui molti non trovano il pieno godimento della religione, può essere trovata:

(VII.) Nella negligenza e nell'infedeltà riguardo al dovere. È che in qualche forma la nostra iniquità separa tra noi e Dio, e ci esclude la luce del Suo volto, che i nostri peccati, positivi o negativi, sia di commissione che di omissione, nascondono il Suo volto all'anima. Uno, può essere, è tiepido, vacillante e mutevole, avendo troppo poca religione per godere di Dio e troppo per trovare gioia nel mondo. Per un altro l'indulgenza privata di qualche desiderio, o la ricerca di qualche oggetto incompatibile con la volontà conosciuta di Dio, è come il verme per la zucca del profeta, una causa non visibile, ma reale, che inaridisce l'ombra rinfrescante sopra la sua testa rosicchiando segretamente la radice. Oppure la fonte del male può essere non solo il peccato commesso, ma il dovere trascurato. (Tryon Edwards, D.D.)

Piccole consolazioni:

Le stelle non sono valutate di giorno ma di notte. Così con gli amici nelle avversità. Molti tipi di amici. Alcuni reali ma non sicuri. Alcuni mancano di tenerezza. Così con i tre amici di Giobbe. Da Giobbe a noi stessi, ci rivolgiamo a noi stessi. Se vi chiedo: Siete tutti liberi dai guai? nessuno dice "Sì", assolutamente. Seneca disse: "L'uomo più felice del mondo è l'uomo che si crede tale". In quanto alla vera felicità, il cristiano è l'unico uomo veramente felice, ma anche lui ha la sua amarezza

(I.) Abbiamo bisogno di consolazione

1.) Se guardiamo la nostra dimora. La nostra dimora è il mondo. Dio l'ha fatto. Ebbene, ciò che Egli ha fatto non può creare dolore. No. Cambiamento, peccato entrato. "Nel mondo avrete tribolazione".

2.) Se guardiamo alle nostre afflizioni, personali, domestiche. Oscure dispensazioni della provvidenza, della morte

3.) Se guardiamo ai nostri nemici. La vita è una guerra. Satana "va in giro".

4.) Se guardiamo alla nostra esperienza. Così mutevole. Ora siamo in montagna, la prossima settimana a valle. Non è necessario che sia così

(II.) Affinché la consolazione possa essere ottenuta da Dio. Tutte le fonti terrene falliscono

1.) Nel Suo nome. Idee di Dio travolgenti. Ecco la Sua giustizia, ecc. Questi non sono il Suo nome, ma i Suoi attributi. Qual è il Suo nome? "Io sono quello che sono", immutabile. "Il Signore, il Signore Dio misericordioso e clemente", ecc

2.) Nella Sua natura. Il suo amore infinito. Dono illimitato di Suo Figlio

3.) Nella sua relazione. Creatore, Conservatore, Redentore. Egli è nostro Padre

4.) Promesse. "Come il tuo giorno", ecc. Com'è variabile! Come il tuo giorno, &c

(III.) Che se piccole consolazioni, ci sono ragioni per questo. Non ragionare con Dio. Cosa li rende piccoli?

1.) Stato di salute

2.) Trascuratezza dei mezzi

3.) A seconda di altre fonti

4.) Trascurare Cristo come causa meritoria, e lo Spirito come causa strumentale della pace. (Rivista omiletica.)

Consolazione abbondante ma non realizzata:

Abbiamo sentito parlare di persone in Australia che camminavano abitualmente su pepite d'oro. Abbiamo sentito parlare di un ponte costruito con quelle che sembravano pietre comuni, ma conteneva masse di minerale d'oro. Gli uomini non conoscono la loro ricchezza. Non è un peccato che tu sia povero di comodità, eppure abbia tutto questo oro di consolazione ai tuoi piedi? (C. H. Spurgeon.)

Influenze insidiose distruggono la gioia spirituale:

Nel quartiere di Harlem a New York giunse la notizia di una residenza colpita da malattie, i cui occupanti davano sintomi di avvelenamento da arsenico. Atti in primo luogo si supponeva che qualcuno che viveva nella casa stesse somministrando segretamente il veleno agli altri detenuti attraverso il loro cibo. Ma i test chimici di varie pietanze in vari momenti, anche l'esame dell'acqua potabile, non hanno portato a nulla di sbagliato. Una o due volte un domestico è stato arrestato con l'accusa di sospetto, ma quasi altrettanto presto rilasciato. Il problema si fece più allarmante, e con l'aumentare dell'allarme crebbe il mistero. Atti di ultima durata un eminente chimico della città, che aveva studiato tranquillamente il giornale e altri resoconti forniti, si presentò alla casa e chiese il permesso di ispezionarla personalmente. Questo fu prontamente concesso. Quasi la prima cosa che fece entrando fu esaminare attentamente, non gli appuntamenti sanitari, che si sapeva essere corretti, ma la carta appesa alle pareti. Esaminò minuziosamente tutta la carta su ogni parete del luogo e, dopo essere uscito senza rivelare i suoi sospetti, portò con sé diverse parti della carta da parati nelle camere da letto e nella sala da pranzo. Questi li sottopose ad un accurato esame nel suo laboratorio, con il risultato, come aveva sospettato, che ogni campione di carta da parati conteneva grandi quantità di arsenico puro, utilizzato nella produzione dei vari colori. Questo veleno era particolarmente abbondante nella composizione delle carte rosa, un campione delle quali conteneva abbastanza arsenico su un piede quadrato da distruggere la vita di un adulto. La scoperta causò all'epoca molta eccitazione, e molte persone strapparono le loro carte da parati, alcune senza motivo, e sostituirono altri stili di decorazione. Così accade spesso che la vita dell'anima è minacciata e pericolosamente influenzata da qualche causa segreta, nascosta, misteriosa, insidiosa, eppure onnipervadente e potente, come il riempimento del lotto di Harlem o i colori preparati all'arsenico nella carta da parati. "C'è qualcosa di segreto con te?" è in tal caso una domanda opportuna, che può trovare una risposta salvifica. (G.

(V.) Reichel.)

Riguardo alle consolazioni di Dio:

Queste sono le parole di Elifaz, uno di quei tre amici di Giobbe che hanno sbagliato terribilmente sul suo caso. Le loro parole non sono da disprezzare; perché erano uomini in prima fila per conoscenza ed esperienza. Se siamo veramente credenti nel Vangelo e viviamo vicino a Dio, la nostra consolazione dovrebbe essere estremamente grande. Passando attraverso un mondo travagliato, abbiamo bisogno di consolazioni; ma questi sono abbondantemente forniti

(I.) La nostra prima domanda segue l'interpretazione data dalla maggior parte delle autorità: "Consideri le consolazioni di Dio come piccole?" "Le consolazioni di Dio sono forse troppo piccole per te?"

1.) Vorrei chiederti, in primo luogo, Pensi che la religione renda gli uomini infelici? Hai avvelenato la tua mente con quell'invenzione del nemico? Ti sei fatto credere che la pietà consiste nell'autocondanna morbosa, nello sconforto, nell'apprensione e nel terrore?

2.) Il tuo verdetto non è diverso da quello di coloro che hanno provato la pietà da soli? Non sapete che molti, per la gioia che hanno trovato nell'amore di Cristo, hanno rinunciato a tutti i piaceri peccaminosi e li hanno disprezzati completamente? Non avete anche voi notato, in molti cristiani afflitti, una pace che voi stessi non conoscete? Non avete notato la loro pazienza nelle avversità?

3. Vuoi seguirmi un po' mentre ti chiedo: Dopo averci riflettuto, non cambierai il tuo giudizio? Pensi che il Tutto-sufficiente non possa fornire una consolazione uguale all'afflizione? Guardate di nuovo che queste consolazioni di Dio hanno a che fare con la fonte del dolore. Da dove viene la maledizione, se non dal peccato dell'uomo? Gesù è venuto per salvare il Suo popolo dai loro peccati. La comodità che ci lasciasse sotto il potere del male sarebbe una comodità pericolosa; Ma la consolazione che toglie sia la colpa che il potere del peccato è davvero gloriosa. Ricordate, inoltre, che le consolazioni di Dio ci rivelano una ragione del dolore quando gli è permesso di rimanere. C'è un bisogno che siamo nella pesantezza. Un'altra riflessione rallegra dolcemente il cuore del provato durante la sua tribolazione, cioè che ha un compagno in essa. Non stiamo attraversando le acque da soli. Se il Figlio di Dio è con noi, certamente ogni sorta di paura è finita. D'altra parte, "le consolazioni di Dio" vanno anche nella direzione delle compensazioni. Hai la verga; Sì, ma questo è il piccolo inconveniente della filiazione celeste, se davvero lo è. Non preferiresti di gran lunga essere del seme della donna e avere il tuo calcagno contuso? Inoltre, c'è la consolazione che siete in viaggio verso casa, e che ogni momento vi state avvicinando al riposo eterno

(II.) Queste consolazioni sono state piccole nel loro effetto su di te? Queste consolazioni, sebbene grandi in se stesse, hanno avuto poca influenza su di te?

1.) Inizierò il mio esame ponendo a un discepolo questa domanda: Non ti sei mai rallegrato molto in Dio? Avete sempre avuto un po', ma pochissima gioia? Perché? Da dove viene? È ignoranza? Non conoscete abbastanza le grandi dottrine del Vangelo e i vasti privilegi dei redenti? È svogliatezza? Non avete mai sentito il desiderio di conoscere il meglio della vita cristiana? Ma può darsi che una volta tu gioissi e gioissi di gioia?

2.) Ebbene, è da poco che avete perduto queste splendide consolazioni, e siete scesi a sentirle piccole con voi? È che avete più affari e siete diventati più mondani? Mi rispondi che usi i mezzi della grazia?

3.) I mezzi esteriori non riescono a portarti la consolazione che avevano una volta? Siete in preghiera come sempre? E la preghiera è meno ristoratrice di una volta? Potrei avvicinarmi alla tua esperienza se ti chiedo...

4.) Ti rianima di tanto in tanto e poi ricadi?

5.) La causa del tuo dolore più grande risiede in una prova alla quale non ti sottoponi completamente?

6.) Può darsi che mentre sei così privo del godimento della consolazione divina, Satana ti stia tentando a guardare ad altre cose per trovare conforto

(III.) Poiché le consolazioni di Dio ti sembrano così piccole, hai qualcosa di meglio da mettere al loro posto? Forse è questo che Elifaz intendeva quando disse: "C'è qualcosa di segreto con te?" Se il Vangelo di Dio ti delude, che cosa farai?

1.) Hai scoperto una nuova religione con speranze più luminose?

2.) Speri di trovare conforto nel mondo?

3.) O concludi di essere abbastanza forte da sopportare tutte le difficoltà e le prove della vita senza consolazione?

4.) Dici che ciò che non può essere curato deve essere sopportato, e tu rimarrai così come sei? Questa è una cattiva risoluzione per un uomo a cui arrivare. Se c'è di meglio da avere, perché non cercarlo?

(IV.) Se è vero che finora hai trovato consolazioni celesti di scarso effetto su di te, e tuttavia non hai nulla di meglio da mettere al loro posto, non c'è una causa per il tuo fallimento? Non cercherete di scoprirlo?

1.) Non c'è qualche peccato indulgente?

2.) Poi, non potrebbe esserci stato qualche dovere trascurato?

3.) Ancora, non potrebbe esserci qualche idolo nel tuo cuore?

4.) Ma, se non godi delle consolazioni di Dio, non pensi che sia perché non pensi abbastanza a Dio?

5.) Se qualcuno di voi non ha la gioia del Signore che possedeva una volta, non è possibile che quando l'avevate diventasse orgoglioso?

6.) Hai iniziato a diffidare? Dubiti davvero del tuo Dio? (C. H. Spurgeon.)

"Le consolazioni di Dio":

Bisogna ammettere che c'è la tendenza a dimenticare, o almeno a sottovalutare, le consolazioni di Dio

(I.) Ora, prima lasciate che vi dica cos'è che spinge questa indagine

1.) Dovete davvero scusarmi se vi chiedo se le misericordie di Dio vi sembrano banali, perché alcuni di voi sembrano esserlo. Se giudicassi dal tuo aspetto, supporrei che tu non ne avessi quasi nessuno, e che fossero meravigliosamente miseri e impotenti

2.) Faccio la domanda agli altri, perché sono costretto a dire che parlano come se le consolazioni di Dio fossero piccole. Ti metti a parlare con loro per mezz'ora, e la stagione non è troppo lunga perché recitino la storia dei loro dolori. Alcuni vanno oltre l'omettere di menzionare le loro misericordie; si lamentano contro Dio e mormorano contro il loro Padrone

3.) Faccio la domanda agli altri, perché trovo che si comportano come se le consolazioni di Dio fossero piccole con loro. Attiare sono l'esito dei pensieri, le forme concrete dell'immaginazione e delle emozioni. Geova non è forse sufficiente per Israele? Il Suo patto non è forse valido, qualunque altra cosa venga meno? Perché tiri le persiane, quando il sole vorrebbe splendere dritto nell'anima tua e rallegrarti di nuovo?

4.) Ci sono altri che pregano come se le consolazioni di Dio fossero piccole con loro. Le preghiere di alcune persone non sono altro che un lungo e lugubre elenco di bisogni, guai e stanchezza

5.) Ci sono alcuni che cantano come se le misericordie di Dio fossero poche e poco degne di essere notate. Alcuni non cantano affatto

(II.) Vorrei raccontare le consolazioni di Dio. Ecco Gesù. "Ecco l'uomo". "Siano rese grazie a Dio per il Suo dono ineffabile". Poi abbiamo il Suo Spirito, il Consolatore, una riserva di consolazioni. In questo libro benedetto ci sono ventimila promesse, "sì", tutte in Cristo Gesù, e in Lui, "Amen". Il nostro è il privilegio della preghiera. Tra le altre consolazioni non dimenticate i sussurri dell'amore di Dio. Sono stati inconfondibili. Grazie a Dio anche per la pace della mente e il riposo della coscienza

(III.) Proverò ora a descrivere le consolazioni di Dio?

1.) Sono Divini

2.) Anche loro abbondano

3.) Le sue consolazioni sono permanenti

4.) E sono forti

(IV.) Quali pensi siano i risultati di un giusto apprezzamento delle consolazioni di Dio?

1.) Se li valutiamo al loro vero valore, dimenticheremo il passato. Dimenticando le cose che sono dietro, ci spingeremo avanti verso quelle che sono davanti

2.) Se apprezzi correttamente le consolazioni di Dio, sarai grato per il presente, innalzerai ogni giorno una pietra di aiuto e verserai su di essa olio, l'olio della gratitudine; Avrai fiducia per il futuro

(V.) Permettetemi di menzionare alcuni aiuti per apprezzare correttamente le consolazioni di Dio. Ti ricorderai di quello che eri prima? Considererai anche a cosa saresti dovuto arrivare, se Dio non fosse venuto in tuo soccorso e sollievo? Consolazione! Come può essere piccolo con me quando era la condanna che meritavo? Inoltre, rifletti ciò che sei ancora. "Soprattutto, ricordate quanto è grande la condiscendenza da parte di Dio nel confortare e consolare". (T. Spurgeon.)

12 CAPITOLO 15

Giobbe 15:12

Perché il tuo cuore ti porta via?-

Impulsività:

Elihu intende dire: Perché permetti ai tuoi sentimenti di portarti oltre i confini della ragione? Le vaste masse dell'umanità sono vittime di impulsi non governati. Vedi questo...

1.) Nella formazione di amicizie. Tali impulsi spesso riuniscono i sessi in una fratellanza che non fa altro che sfociare in reciproca irritazione e delusione

2.) Nella storia delle religioni. Non di rado la religione del popolo è guidata da impulsi non governati, eccitati dagli appelli appassionati di entusiasti e fanatici

3.) Nella corrente della politica. Alcuni demagoghi roventi e oratori efficaci spesso capovolgono l'intera corrente della politica di una nazione. "Perché il tuo cuore ti porta via?" Perché agire per impulso non governato?

(I.) È innaturale. La costituzione dell'uomo mostra che egli è stato fatto non per agire per cieco istinto, ma per un motivo intelligente. E che questi motivi dovrebbero essere formati da una comprensione debitamente illuminata con una conoscenza dei principi fondamentali dell'obbligo morale. In effetti la sua costituzione mostra...

1.) Che tutte le sue passioni siano governate dal suo intelletto

2.) Che il suo intelletto dovrebbe essere governato dalla sua coscienza

3.) Che la sua coscienza dovrebbe essere governata dalle leggi rivelate del cielo

(II.) È immorale. L'uomo è un essere responsabile, sensibile al suo Creatore per tutte le operazioni della sua esistenza, tenuto sempre più a rendere conto di sé. Quando agisce d'impulso, agisce come un bruto, non come un uomo; e agendo così pecca contro il suo Creatore. Che l'uomo sia responsabile è provato...

1.) Dalla propria coscienza. Egli condanna se stesso quando non agisce in base all'illuminata convinzione del dovere

2.) Dalla Parola di Dio. Dappertutto, con affermazioni distinte così come con implicazioni, la Bibbia sostiene la dottrina della responsabilità degli uomini

(III.) È rovinoso. Un uomo, o una comunità di uomini - sia essa commerciale, politica o religiosa - che agisce per impulso incontrollato, è come un vascello gettato nell'oceano in una tempesta senza carta, bussola o pilota che lo diriga. (Omilestico.)

14 CAPITOLO 15

Giobbe 15:14-16

Che cos'è l'uomo per essere puro?-

Peccato originale:

Di tutte le verità riconosciute e assunte in questo antico libro, non ne troviamo nessuna più chiaramente o prontamente confessata di quella del peccato originale dell'uomo e della corruzione nativa. "Che cos'è l'uomo per essere puro?" Quando una domanda viene posta in una discussione e lasciata senza risposta, è la forma più forte possibile di negazione. È più che dire che nessun uomo è puro o giusto. Rappresenta una supposizione come la priorità o la santità dell'uomo per essere assurda e assurda. L'uomo, in quanto uomo, e in quanto nato da donna per discendenza naturale, è necessariamente imperfetto e impuro. Dio è Stesso il puro e perfetto, e nulla è puro o perfetto se non ciò che è in Dio. Tutte le altre purezze e perciò sono comparative. L'uomo può essere puro e perfetto come uomo, mentre è ancora molto lontano dalla purezza e dalla santità di Dio. Dio ha altri esseri superiori all'uomo. Confrontate l'uomo con questi. Per "santi" qui si intendono i santi angeli. Si dice che Dio non ripone fiducia in loro. La loro perfezione è derivata e comparativa, non assoluta. Contempla l'uomo così com'è realmente; Prendete il lato positivo dell'accusa mossa contro di lui nel testo. Se non è puro e non può essere giusto agli occhi di Dio, che cos'è? "Quanto più abominevole e sudicio è l'uomo che beve l'iniquità come acqua." Si potrebbe obiettare che questa è la rappresentazione fatta del caso da un disputante arrabbiato e senza scrupoli, ansioso solo di stabilire la propria posizione. Ma lo stesso Giobbe non ammette forse la stessa cosa? Non è forse portato a dire: "Ecco, io sono vile". "Aborro me stesso"? Tali rappresentazioni abbondano nelle Scritture. Via, dunque, tutte le massime umane e tutte le opinioni mondane, che gettano solo una falsa patina sul cuore e ne nascondono la corruzione senza toccarlo. Guardiamo sempre noi stessi nello specchio della Parola di Dio, e non nello specchio ingannevole del nostro giudizio, o dell'opinione del mondo lusinghiero. (W. E. Light, M.A.)

La santità è imperfetta negli uomini migliori:

Una volta fu chiesto all'arcivescovo Usher di scrivere un trattato sulla santificazione; egli promise di farlo, ma passarono sei mesi e il buon arcivescovo non aveva scritto una frase. Disse a un amico: "Non ho iniziato il trattato, ma non posso confessare di aver violato la mia promessa, perché per dirti la verità ho fatto del mio meglio per scrivere sull'argomento; ma quando arrivai a guardare nel mio cuore, vi vidi così poco di santificazione, e scoprii che così tanto di ciò che avrei potuto scrivere sarebbe stato semplicemente a memoria, come avrebbe potuto parlare un pappagallo, che non avevo la faccia per scriverlo". Eppure, se mai c'è stato un uomo rinomato per la santità, è stato l'arcivescovo Usher; se mai c'è stato un uomo santo che sembrava essere uno degli spiriti serafici a cui è stato permesso di allontanarsi dalla compagnia della sua specie tra i poveri lombrichi, quello era Usher, eppure questa è la confessione che fa riguardo a se stesso. Dove, allora, nasconderemo le nostre teste diminuite? (C. H. Spurgeon.)

23 CAPITOLO 15

Giobbe 15:23

Va in giro per il pane, dicendo: Dov'è?-

Il grido per il pane:

Ci sono certe cose che, se gli uomini vogliono, avranno. Ho sentito dire che nelle antiche rivolte per il pane, quando gli uomini erano effettivamente affamati di pane, nessuna parola aveva un potere così terribile e minaccioso e allarmante come la parola "Pane", quando veniva gridata da una folla affamata. Ho letto la descrizione di uno che una volta ha sentito questo grido. Disse di essere stato sorpreso di notte da un grido di "Fuoco!", ma quando udì il grido di "Pane! Pane!" da coloro che avevano fame, sembrava che lo tagliasse come una spada. Qualunque pane fosse stato in suo possesso, doveva averlo subito distribuito. (C. H. Spurgeon.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 15

1 Giob 2:11; 4:1; 22:1; 42:7,9

2 Giob 11:2,3; 13:2; Giac 3:13
Giob 6:26; 8:2
Os 12:1

3 Giob 13:4,5; 16:2,3; 26:1-3; Mal 3:13-15; Mat 12:36,37; Col 4:6; 1Ti 6:4,5

4 Giob 4:5,6; 6:14; Sal 36:1-3; 119:126; Sof 1:6; Rom 3:31; Ga 2:21
Giob 5:8; 27:10; 1Cron 10:13,14; Os 7:14; Am 6:10; Lu 18:1

5 Giob 9:22-24; 12:6; Mar 7:21,22; Lu 6:45; Giac 1:26
Sal 50:19,20; 52:2-4; 64:3; 120:2,3; Ger 9:3-5,8; Giac 3:5-8

6 Giob 9:20; Sal 64:8; Mat 12:37; 26:65; Lu 19:22
Giob 33:8-12; 34:5-9; 35:2,3; 40:8; 42:3

7 Giob 15:10; 12:12; Ge 4:1
Giob 38:4-41; Sal 90:2; Prov 8:22-25

8 Giob 11:6; De 29:29; Sal 25:14; Prov 3:32; Ger 23:18; Am 3:7; Mat 11:25; 13:11,35; Giov 15:15; Rom 11:34; 16:25,26; 1Co 2:9-11,16
Giob 12:2; 13:5,6

9 Giob 13:2; 26:3,4; 2Co 10:7; 11:5,21-30

10 Giob 8:8-10; 12:20; 32:6,7; De 32:7; Prov 16:31

11 Giob 5:8-26; 11:13-19; 2Co 1:3-5; 7:6
Giob 15:8; 13:2; 1Re 22:24

12 Ec 11:9; Mar 7:21,22; At 5:3,4; 8:22; Giac 1:14,15
Giob 17:2; Sal 35:19; Prov 6:13

13 Giob 15:25-27; 9:4; Rom 8:7,8
Giob 10:3; 12:6; Sal 34:13; Mal 3:13; Giac 1:26; 3:2-6

14 Giob 9:2; 14:4; 25:4-6; 1Re 8:46; 2Cron 6:36; Sal 14:3; 51:5; Prov 20:9; Ec 7:20,29; Giov 3:6; Rom 7:18; Ga 3:22; Ef 2:2,3; 1G 1:8-10

15 Giob 4:18; 25:5; Is 6:2-5

16 Giob 4:19; 42:6; Sal 14:1-3; 53:3; Rom 1:28-30; 3:9-19; Tit 3:3
Giob 20:12; 34:7; Prov 19:28

17 Giob 5:27; 13:5,6; 33:1; 34:2; 36:2

18 Giob 15:10; 8:8; Sal 71:18; 78:3-6; Is 38:19

19 Ge 10:25,32; De 32:8; Gioe 3:17

20 Rom 8:22; Ec 9:3
Sal 90:3,4,12; Lu 12:19-21; Giac 5:1-6

21 Giob 18:11; Ge 3:9,10; Lev 26:36; 2Re 7:6; Prov 1:26,27
Giob 1:13-19; 20:5-7,22-24; Lev 26:36; 1Sa 25:36-38; Sal 73:18-20; 92:7; At 12:21-23; 1Te 5:3
1Co 10:10; Ap 9:11

22 Giob 6:11; 9:16; 2Re 6:33; Is 8:21,22; Mat 27:5
Giob 20:24,25

23 Giob 30:3,4; Ge 4:12; Sal 59:15; 109:10; Lam 5:6,9; Eb 11:37,38
Giob 18:5,6,12,18; Ec 11:8; Gioe 2:2; Am 5:20; Sof 1:15; Eb 10:27

24 Giob 6:2-4; Sal 119:143; Prov 1:27; Is 13:3; Mat 26:37,38; Rom 2:9
Prov 6:11; 24:34

25 Lev 26:23; Sal 73:9,11; Is 27:4; Dan 5:23; Mal 3:13; At 9:5; 12:1,23
Giob 9:4; 40:9-11; Eso 5:2,3; 9:17; 1Sa 4:7-9; 6:6; Sal 52:7; Is 8:9,10; 10:12-14; 41:4-7

26 2Cron 28:22; 32:13-17
Giob 16:12; Ge 49:8; Sal 18:40

27 Giob 17:10; De 32:15; Sal 17:10; 73:7; 78:31; Is 6:10; Ger 5:28

28 Giob 3:14; 18:15; Is 5:8-10; Mic 7:18
Ger 9:11; 26:18; 51:37; Mic 3:12

29 Giob 20:22-28; 22:15-20; 27:16,17; Sal 49:16,17; Lu 12:19-21; 16:2,19-22; Giac 1:11; 5:1-3

30 Giob 15:22; 10:21,22; 18:5,6,18; Mat 8:12; 22:13; 2P 2:17; Giuda 1:13
Giob 20:26; Is 30:33; Ez 15:4-7; 20:47,48; Mat 25:41; Mar 9:43-49; 2Te 1:8,9
Giob 4:9; Is 11:4; Ap 19:15

31 Giob 12:16; Is 44:20; Ga 6:3,7; Ef 5:6
Sal 62:10; Is 59:4; Gion 2:8
Giob 4:8; Prov 22:8; Is 17:10,11; Os 8:7; Ga 6:8

32 Giob 22:16; Sal 55:23; Ec 7:17
Giob 8:16-19; 14:7-9; 18:16,17; Sal 52:5-8; Is 27:11; Ez 17:8-10; Os 9:16; 14:5-7; Giov 15:6

33 Is 33:9; Ap 6:13
De 28:39,40

34 Giob 8:13; 20:1; 27:8; 36:13; Is 33:14,15; Mat 24:51
Giob 11:14; 12:6; 22:5-9; 29:12-17; 1Sa 8:3; 12:3; Mic 7:2; Am 5:11,12

35 Sal 7:14; Is 59:4,5; Os 10:13; Ga 6:7,8; Giac 1:15

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