Nuova Riveduta:

Giobbe 17

1 «Il mio soffio vitale si spegne, i miei giorni si estinguono, il sepolcro mi aspetta!
2 Sono attorniato da schernitori e non posso chiudere occhio a causa delle loro parole amare.
3 O Dio, deposita la mia cauzione presso di te; se no, chi altro vorrebbe porgermi la mano?
4 Poiché tu hai chiuso il cuore di costoro alla ragione, perciò non li farai trionfare.
5 Chi denuncia un amico perché diventi preda altrui vedrà accecare gli occhi dei suoi figli.
6 Egli mi ha reso la favola dei popoli e sono divenuto uno a cui si sputa in faccia.
7 L'occhio mio si oscura dal dolore, le mie membra non sono più che un'ombra.
8 Gli uomini retti ne sono colpiti di stupore, l'innocente si sdegna contro l'empio; 9 ma il giusto si attiene saldo alla sua via, e chi ha le mani pure si fortifica sempre più.
10 Quanto a voi tutti, tornate pure, fatevi avanti, ma fra voi non troverò un saggio.
11 I miei giorni passano; i miei disegni, i disegni cari al mio cuore, sono distrutti; 12 e costoro pretendono che la notte sia giorno, che la luce sia vicina, quando tutto è buio!
13 Se aspetto come casa mia il soggiorno dei morti, se già mi sono fatto il letto nelle tenebre, 14 al sepolcro dico: "Tu sei mio padre", e ai vermi: "Siete mia madre e mia sorella".
15 Dov'è dunque la mia speranza? Questa speranza mia chi la può scorgere?
16 Essa scenderà alle porte del soggiorno dei morti, quando nella polvere troveremo riposo assieme».

C.E.I.:

Giobbe 17

1 Il mio spirito vien meno,
i miei giorni si spengono;
non c'è per me che la tomba!
2 Non sono io in balìa di beffardi?
Fra i loro insulti veglia il mio occhio.
3 Sii tu la mia garanzia presso di te!
Qual altro vorrebbe stringermi la destra?
4 Poiché hai privato di senno la loro mente,
per questo non li lascerai trionfare.
5 Come chi invita gli amici a parte del suo pranzo,
mentre gli occhi dei suoi figli languiscono;
6 così son diventato ludibrio dei popoli,
sono oggetto di scherno davanti a loro.
7 Si offusca per il dolore il mio occhio
e le mie membra non sono che ombra.
8 Gli onesti ne rimangono stupiti
e l'innocente s'indigna contro l'empio.
9 Ma il giusto si conferma nella sua condotta
e chi ha le mani pure raddoppia il coraggio.
10 Su, venite di nuovo tutti:
io non troverò un saggio fra di voi.
11 I miei giorni sono passati, svaniti i miei
progetti,
i voti del mio cuore.
12 Cambiano la notte in giorno,
la luce - dicono - è più vicina delle tenebre.
13 Se posso sperare qualche cosa, la tomba è la mia
casa,
nelle tenebre distendo il mio giaciglio.
14 Al sepolcro io grido: «Padre mio sei tu!»
e ai vermi: «Madre mia, sorelle mie voi siete!».
15 E la mia speranza dov'è?
Il mio benessere chi lo vedrà?
16 Scenderanno forse con me nella tomba
o caleremo insieme nella polvere!

Nuova Diodati:

Giobbe 17

Giobbe dice che Dio lo ha reso la favola dei popoli
1 «Il mio spirito è infranto, i miei giorni si estinguono, il sepolcro mi aspetta. 2 Non sono io circondato da schernitori? Il mio occhio si sofferma sui loro insulti. 3 Dammi ora un pegno presso di te, altrimenti chi stringerebbe la mano con me come garante? 4 Poiché hai impedito alla loro mente di intendere, perciò non li farai trionfare. 5 Chi tradisce gli amici fino a depredarli, vedrà venir meno gli occhi dei suoi figli. 6 Ma egli mi ha reso la favola dei popoli, e sono divenuto uno a cui si sputa in faccia. 7 Il mio occhio si offusca per il dolore e tutte le mie membra non sono che ombra. 8 Gli uomini retti si stupiscono di questo, e l'innocente insorge contro l'empio. 9 Tuttavia il giusto rimane saldamente attaccato alla sua via, e chi ha le mani pure si fortifica sempre di più. 10 Quanto a voi tutti, ritornate, venite pure, perché tra di voi non trovo alcun saggio. 11 I miei giorni sono passati e i miei progetti sono stati stroncati, proprio quei desideri che nutrivo in cuore. 12 Costoro cambiano la notte in giorno, "la luce è vicina", dicono, a motivo delle tenebre. 13 Se aspetto lo Sceol come la mia casa, se distendo il mio giaciglio nelle tenebre, 14 se dico al sepolcro: "Tu sei mio padre", e ai vermi: "Siete mia madre e mia sorella", 15 dov'è dunque la mia speranza? Chi può scorgere alcuna speranza per me? 16 Scenderà forse alle porte dello Sceol, quando troveremo assieme riposo nella polvere?».

Riveduta 2020:

Giobbe 17

1 Il mio soffio vitale si spegne, i miei giorni si estinguono, il sepolcro mi aspetta! 2 Sono circondato da schernitori e non posso chiudere occhio a causa delle loro parole amare. 3 O Dio, dammi un pegno, sii tu il mio garante presso di te; se no, chi altro vorrebbe porgermi la mano? 4 Poiché tu hai chiuso il cuore di costoro alla ragione, perciò non li farai trionfare. 5 Chi denuncia un amico perché diventi preda altrui, vedrà venire meno gli occhi dei suoi figli. 6 Egli mi ha reso la favola dei popoli, e sono diventato un essere a cui si sputa in faccia. 7 Il mio occhio si oscura per il dolore, tutte le mie membra non sono più che un'ombra. 8 Gli uomini retti sono colpiti di stupore e l'innocente insorge contro l'empio, 9 ma il giusto si attiene saldo alla sua via, e chi ha le mani pure si fortifica sempre di più. 10 Quanto a voi tutti, tornate pure, fatevi avanti, ma fra voi non troverò alcun saggio. 11 I miei giorni passano, i miei disegni, i disegni cari al mio cuore, sono distrutti, 12 e costoro pretendono che la notte sia giorno, che la luce sia vicina, quando tutto è buio! 13 Se aspetto come casa mia il soggiorno dei morti, se già mi sono fatto il letto nelle tenebre, 14 se ormai dico al sepolcro: 'Tu sei mio padre' e ai vermi: 'Siete mia madre e mia sorella', 15 dov'è dunque la mia speranza? questa speranza mia chi la può scorgere? 16 Essa scenderà alle porte del soggiorno dei morti, quando nella polvere troveremo riposo assieme”.

Riveduta:

Giobbe 17

1 Il mio soffio vitale si spenge, i miei giorni si estinguono, il sepolcro m'aspetta! 2 Sono attorniato di schernitori e non posso chiuder occhio per via delle lor parole amare. 3 O Dio, da' un pegno, sii tu il mio mallevadore presso di te; se no, chi metterà la sua nella mia mano? 4 Poiché tu hai chiuso il cuor di costoro alla ragione, e però non li farai trionfare. 5 Chi denunzia un amico sì che diventi preda altrui, vedrà venir meno gli occhi de' suoi figli. 6 Egli m'ha reso la favola dei popoli, e son divenuto un essere a cui si sputa in faccia. 7 L'occhio mio si oscura pel dolore, tutte le mie membra non son più che un'ombra. 8 Gli uomini retti ne son colpiti di stupore, e l'innocente insorge contro l'empio; 9 ma il giusto si attiene saldo alla sua via, e chi ha le mani pure viepiù si fortifica. 10 Quanto a voi tutti, tornate pure, fatevi avanti, ma fra voi non troverò alcun savio. 11 I miei giorni passano, i miei disegni, i disegni cari al mio cuore, sono distrutti, 12 e costoro pretendon che la notte sia giorno, che la luce sia vicina, quando tutto è buio! 13 Se aspetto come casa mia il soggiorno de' morti, se già mi son fatto il letto nelle tenebre, 14 se ormai dico al sepolcro 'tu sei mio padre' e ai vermi: 'siete mia madre e mia sorella', 15 dov'è dunque la mia speranza? questa speranza mia chi la può scorgere? 16 Essa scenderà alle porte del soggiorno de' morti, quando nella polvere troverem riposo assieme».

Ricciotti:

Giobbe 17

1 Il mio spirito s'attenua, i miei giorni s'accorciano, e per me non resta che il sepolcro! 2 Io non ho peccato, eppur nelle amarezze s'intrattiene l'occhio mio. 3 Liberami, o Signore, e mettimi vicino a te, e poi mi combatta pur la mano di chiunque. 4 Il cuor di costoro tu tenesti lontano dall'intelligenza, perciò essi non trionferanno. 5 Si promette del bottino ai compagni, mentre gli occhi dei propri figli si consumano [in vana attesa]. 6 Eppur egli mi ha ridotto a proverbio della plebe, e [spaventoso] esempio io sono per essi. 7 S'ottenebrò pel corruccio l'occhio mio, e le mie membra sono ridotte ad un nulla. 8 I giusti sono sgomenti di questo, e l'innocente insorge contro l'ipocrita; 9 ma il giusto s'attiene alla sua strada, e chi è puro di mani accresce la costanza. 10 Perciò voi tutti volgetevi e venite, ed io non troverò fra voi alcun sapiente! 11 I miei giorni passarono, i miei progetti furono dispersi, tormentandomi il cuore. 12 La notte [per me] s'è cambiata in giorno, e di nuovo dopo le tenebre aspetto la luce. 13 Se ho una speranza, è che gl'ìnferi diventino la mia dimora, e che nelle tenebre [della morte] io stenda il mio giaciglio; 14 alla putredine io esclamo: - Tu sei il padre mio! Mamma mia! e Sorella mia! - [chiamo] la verminaia. 15 Ov'è mai dunque la mia speranza [umana], e la mia felicità chi può scoprirla? 16 Nei profondissimi ìnferi scenderà ogni mia cosa: non potrò almeno laggiù trovar la mia pace?».

Tintori:

Giobbe 17

Giobbe prega Dio a difenderlo dagli empi
1 «Il mio spirito si consuma, i miei giorni finiscono, e non mi resta altro che il sepolcro, 2 sebbene non abbia peccato, il mio occhio vive nelle amarezze. 3 Liberami, Signore, mettimi accanto a te, e allora vengano pure a combattere contro di me. 4 Hai allontanato il loro cuore dalla sapienza, e per questo non trionferanno. 5 Egli promette la preda ai compagni, mentre gli occhi dei suoi figli si struggono. 6 Mi ha fatto la favola del volgo, e come un esempio dinanzi a loro. 7 Ho perso il lume degli occhi dall'indignazione e le mie membra son quasi ridotte a nulla, 8 i giusti ne stupiranno, e l'innocente si leverà contro l'ipocrita, 9 il giusto terrà la sua strada, e chi ha le mani pure raddoppierà il coraggio. 10 Andate dunque voi tutti a mutar pensiero e poi tornate, chè non mi riesce trovare tra voi un sapiente, 11 i miei giorni son passati, i miei disegni, affanno del mio cuore, sono svaniti, 12 han cambiata la notte in giorno. Spero che dopo le tenebre venga di nuovo la luce. 13 Ma quando avrò aspettato, il soggiorno dei morti sarà la mia casa: nelle tenebre ho già disteso il mio letto. 14 Ho detto alla putredine: Tu sei mio padre, e ai vermi: Voi siete mia madre e mie sorelle. 15 Dov'è dunque ciò che aspetto? E la mia pazienza chi la considera? 16 Scenderanno tutte le mie cose nell'Abisso? E potrò almeno laggiù aver requie?».

Martini:

Giobbe 17

Giobbe per la sua grande afflizione afferma, che nulla più per lui vi rimane, fuorché, la morte, e accusa gli amici di stoltezza, perchè la sola presente rimunerazione stabiliscono: egli poi aspetta la requie futura.
1 Si va consumando il mio spirito, si accorciano i giorni miei, e solo per me vi resta il sepolcro. 2 Io non peccai, e gli occhi miei nuotano nelle amarezze. 3 Liberami, o Signore, e pommi presso di te, e chicchessia armi sua mano a combattere contro di me. 4 Il loro cuore hai tenuto lontano dalla saggezza; per questo ei non saranno esaltati. 5 Egli promette acquisti a' suoi compagni; ma gli occhi de' suoi figliuoli verranno meno. 6 Egli mi ha renduto quasi favola del volgo, e sono negli occhi loro oggetto di orrore. 7 Pel gran dispetto ho perduto il lume degli occhi, e le mie membra son quasi ridotte nel nulla. 8 Rimarranno di ciò stupefatti i giusti, e l'innocente si leverà contro l'ipocrita. 9 Ma il giusto terrà sua strada, e quegli, che ha pure le mani crescerà in fortezza. 10 Voi pertanto cangiate di parere, e venite, ed io non troverò tra voi verun capiente. 11 Sen fuggono i giorni miei, i miei disegni si risolvono in fumo, e mi tormentano il cuore. 12 La notte hanno cambiata in giorno, e di nuovo dopo le tenebre spero la luce. 13 Quand'io avrò aspettato pazientemente, la mia casa el' è il sepolcro, e nelle tenebre ho disteso il mio letticciuolo. 14 Alla putredine ho detto tu se' mio padre, e ai vermi voi siete mia madre, e mia sorella, 15 Dov' è adunque adesso la mia espettazione, e chi è che consideri la mia pazienza? 16 Nel cupo sepolcro scenderà ogni cosa con me; credi tu che ivi almeno io avrò requie?

Diodati:

Giobbe 17

1 Il mio spirito si dissolve, I miei giorni sono spenti, I sepolcri mi aspettano. 2 Non ho io appresso di me degli schernitori? E l'occhio mio non dev'egli sopportare le loro provocazioni? 3 Deh! metti pegno, dammi sicurtà per piatir teco; Chi sarà colui che mi toccherà nella mano? 4 Perciocchè, quant'è a costoro, tu hai nascosto il senno al cuor loro, E però tu non li innalzerai. 5 Di chi parla fra gli amici per lusinga Anche gli occhi de' figliuoli saranno consumati. 6 Egli mi ha posto per servir di proverbio a' popoli, Ed io sono pubblicamente menato attorno in sul tamburo. 7 E l'occhio mio è tutto raggrinzato di sdegno, E tutte le mie membra son simili ad un'ombra. 8 Gli uomini diritti stupiranno di questo, E l'innocente se ne commoverà per cagion dell'ipocrita. 9 Ma pure il giusto si atterrà alla sua via, E colui ch'è puro di mani vie più si raffermerà.
10 Or ravvedetevi pure voi tutti, e poi venite; Non troverò io alcun savio fra voi? 11 I miei giorni son passati via; I miei disegni, i proponimenti del mio cuore son rotti. 12 La notte mi è cangiata in giorno, La luce è di presso seguita dalle tenebre. 13 Se io mi trattengo di speranza, il sepolcro sarà la mia casa, Io farò il mio letto nelle tenebre. 14 Già ho gridato alla fossa: Tu sei mio padre; Ed a' vermini: Voi siete la madre, e la sorella mia. 15 Ed ove è ora la mia speranza? Sì, la mia speranza? chi la potrà vedere? 16 Le mie speranze scenderanno nel fondo del sepolcro; Conciossiachè il riposo di tutti ugualmente sia nella polvere.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 17

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 17

In questo capitolo,

I. Giobbe riflette sulle dure critiche che i suoi amici gli avevano rivolto e, considerandosi un uomo morente (Giobbe 17:1), si appella a Dio e lo implora di presentarsi rapidamente per lui e di correggerlo, perché gli avevano fatto un torto e lui non sapeva come raddrizzarsi, Giobbe 17:2-7. Ma spera che, anche se dovrebbe essere una sorpresa, non sarà una pietra d'inciampo, per le brave persone, vederlo così abusato, Giobbe 17:8-9.

II. Riflette sulle vane speranze con cui lo avevano nutrito, che avrebbe visto ancora giorni buoni, mostrando che i suoi giorni erano appena finiti, e con il suo corpo tutte le sue speranze sarebbero state sepolte nella polvere, Giobbe 17:10-16. I suoi amici gli divennero estranei, il che lo addolorò molto, egli gli rese familiari la morte e la tomba, il che gli diede un po' di conforto.

Ver. 1. fino alla Ver. 9.

Il discorso di Giobbe è qui un po' spezzato e interrotto, ed egli passa improvvisamente da una cosa all'altra, come è consuetudine con gli uomini in difficoltà; ma possiamo ridurre ciò che è qui detto a tre capi:

I. La deplorevole condizione in cui si trovava ora il povero Giobbe, che egli descrive, aggravava la grande scortesia dei suoi amici verso di lui e giustificava le sue lamentele. Vediamo qual era il suo caso.

1. Era un uomo morente, Giobbe 17:1. Aveva detto (Giobbe 16:22):

"Quando saranno passati alcuni anni, farò quel lungo viaggio".

Ma qui si corregge.

"Perché parlo degli anni a venire? Ahimé! Sto appena iniziando quel viaggio, ora sono pronto per essere offerto, e il momento della mia partenza è vicino. Il mio respiro è già corrotto o spezzato; il mio spirito è esaurito; Sono un uomo che se n'è andato".

È bene che ognuno di noi si consideri così moribondo, e soprattutto pensarlo quando è malato. Stiamo morendo, cioè,

(1.) La nostra vita se ne va, perché l'alito della vita se ne va. Essa è in continuo cammino, è nelle nostre narici == (Isaia 2:22), la porta da cui è entrata (Genesi 2:7); eccola sulla soglia, pronta a partire. Forse il cimurro di Giobbe gli ostruì la respirazione, e il respiro corto, dopo un po', non sarà più respiro. Facciamo in modo che l'Unto del Signore sia il soffio delle nostre narici, e facciamo in modo che la vita spirituale venga soffiata in noi, e quel respiro non sarà mai corrotto.

(2.) Il nostro tempo sta finendo: i miei giorni si sono estinti, si sono spenti, come una candela che, dalla prima accensione, si consuma e brucia continuamente, e a poco a poco si esaurirà da sola, ma può essere spenta da mille accidenti. Così è la vita. Ci interessa quindi con cura riscattare i giorni del tempo e spenderli per prepararci ai giorni dell'eternità, che non si estingueranno mai.

(3.) Siamo attesi nella nostra lunga casa: le tombe sono pronte per me. Ma non servirebbe una sola tomba? Sì, ma egli parla dei sepolcri dei suoi padri, ai quali deve essere radunato:

"I sepolcri dove sono deposti sono pronti anche per me",

tombe in consorte, la congregazione dei morti. Ovunque andiamo, c'è solo un passo tra noi e la tomba. Tutto ciò che non è pronto, quello è pronto; È un letto presto fatto. Se le tombe sono pronte per noi, ci interessa essere pronti per le tombe. Le tombe per me (così corre), denotando non solo la sua attesa della morte, ma il suo desiderio di essa.

"Ho chiuso con il mondo, e ora non ho nulla da desiderare se non una tomba".

2. Era un uomo disprezzato (Giobbe 17:6):

"Egli" (cioè Elifaz, così alcuni, o piuttosto Dio, che egli riconosce sempre essere l'autore delle sue calamità) "ha fatto di me un passaparola del popolo, il discorso del paese, uno zimbello per molti, uno zimbello per tutti; e prima (o in faccia agli uomini, pubblicamente) ero come un tabret, che chiunque volesse potesse suonare".

Ne fecero delle ballate, il suo nome divenne un proverbio, è ancora così: Povero come Giobbe.

"Ora mi ha fatto un passaparola,"

un rimprovero degli uomini, mentre, in precedenza, nella mia prosperità, ero come un tabret, deliciae humani generis, il prediletto della razza umana, di cui tutti erano contenti. È comune che coloro che sono stati onorati nella loro ricchezza siano disprezzati nella loro povertà.

3. Era un uomo di dolore, Giobbe 17:7. Pianse così tanto che aveva quasi perso la vista: Il mio occhio si è offuscato a causa del dolore, == Giobbe 16:16. Il dolore del mondo opera così le tenebre e la morte. Si addolorava così tanto che aveva strappato via tutta la carne ed era diventato uno scheletro perfetto, nient'altro che pelle e ossa.

"Tutte le mie membra sono come un'ombra. Sono diventato così povero e magro che non devo essere chiamato uomo, ma ombra di uomo".

II. Il cattivo uso che i suoi amici facevano delle sue miserie. Lo calpestarono, lo insultarono e lo condannarono come ipocrita, perché era così gravemente afflitto. Uso intenso! Ora osservate,

1. Come lo descrive Giobbe, e quale edificazione dà ai loro discorsi con lui. Si considera vilmente abusato da loro.

(1.) Lo insultarono con le loro turpi censure, condannandolo come un uomo malvagio, giustamente ridotto così ed esposto al disprezzo, Giobbe 17:2.

"Sono beffardi, che si fanno beffe delle mie calamità e mi insultano, perché così sono stato abbassato. Sono così con me, mi insultano in faccia, fingono amicizia durante la loro visita, ma intendono fare del male. Non riesco a liberarmene; Mi stanno continuamente sbranando, e non saranno costretti a farlo, né con la ragione né con la pietà, per far cadere l'accusa".

(2.) Anche loro hanno abusato di lui con le loro belle promesse, perché in esse non hanno fatto altro che schernirlo. Li annovera (Giobbe 17:5) tra coloro che parlano di adulazione ai loro amici. Tutti vennero a piangere con lui. Elifaz iniziò con un elogio nei suoi confronti, Giobbe 4:3. Tutti gli avevano promesso che sarebbe stato felice se avesse seguito il loro consiglio. Ora tutto questo lo considerava un'adulazione, e come se avesse lo scopo di irritarlo ancora di più. Tutto questo egli chiama la loro provocazione, == Giobbe 17:2. Fecero quello che poterono per provocarlo e poi lo condannarono per il suo risentimento nei suoi confronti; ma si crede scusabile quando il suo occhio continuava così nella loro provocazione: non cessava mai, e non riusciva mai a distoglierlo di dosso. Notate che la scortesia di coloro che calpestano i loro amici nell'afflizione, che poi li scherzano e li maltrattano, è sufficiente a mettere a prova, se non a stancare, la pazienza anche di Giobbe stesso.

2. Come lo condanna.

(1.) Era un segno che Dio aveva nascosto il loro cuore alla comprensione == (Giobbe 17:4), e che in questa faccenda erano infatuati, e la loro saggezza abituale si era allontanata da loro. La sapienza è un dono di Dio, che Egli concede ad alcuni e nega ad altri, concede a volte e nega ad altri. Coloro che sono privi di compassione sono finora privi di comprensione. Dove non c'è la tenerezza di un uomo, ci si può chiedere se ci sia la comprensione di un uomo.

(2.) Sarebbe un rimprovero e una diminuzione duraturi per loro: Perciò non li esalterai. Coloro che sono certamente tenuti lontani dall'onore hanno il cuore nascosto alla comprensione. Quando Dio infatua gli uomini, li umilia. Certamente coloro che scoprono una così scarsa familiarità con i metodi della Provvidenza non avranno l'onore di decidere questa controversia! Questo è riservato a un uomo di miglior buon senso e di migliore carattere, come Eliu sembrò in seguito.

(3.) Comporterebbe una maledizione sulle loro famiglie. Colui che viola in tal modo le sacre leggi dell'amicizia ne perde il beneficio, non solo per se stesso, ma per la sua posterità:

"Anche gli occhi dei suoi figli verranno meno, e, quando cercheranno soccorso e conforto dai loro amici e da quelli del loro padre, cercheranno invano come ho fatto io, e saranno delusi tanto quanto lo sono io da te".

Nota: Coloro che fanno torto ai loro vicini possono, alla fine, fare torto ai propri figli più di quanto non siano consapevoli.

3. Come si appella da loro a Dio (Giobbe 17:3): Sdraiati ora, mettimi in garanzia con te, cioè,

"Permettetemi di essere certo che Dio prenderà nelle sue mani l'udienza e la determinazione della causa, e non desidero di più. Che qualcuno si impegni perché Dio provochi questa faccenda".

Così coloro il cui cuore li condanna non hanno fiducia in Dio, e possono con umile e credente audacia supplicarlo di esaminarli e di metterli alla prova. Alcuni fanno qui a Giobbe di dare un'occhiata alla mediazione di Cristo, poiché egli parla di una garanzia con Dio, senza il quale non osa presentarsi davanti a Dio, né giudicare la sua causa alla sua sbarra; perché, sebbene le accuse dei suoi amici su di lui fossero completamente false, tuttavia non poteva giustificarsi davanti a Dio se non come mediatore. Le nostre annotazioni in inglese danno questa lettura del versetto:

"Ti prego, stabilisci con te il mio garante, cioè Cristo che è con te in cielo, e si è impegnato ad esserlo, perori la mia causa e mi difenda; E chi è dunque colui che mi batterà la mano?"

Cioè

"Chi osa allora contendere con me? Chi

mi affiderò qualsiasi cosa se Cristo è un

difendere me?" Romani 8:32-33.

Cristo è il garante del miglior testamento (Ebrei 7:22), un garante della nomina di Dio; e, se si impegna per noi, non dobbiamo temere ciò che può essere fatto contro di noi.

III. Il buon uso che i giusti dovrebbero fare delle afflizioni di Giobbe da parte di Dio, dei suoi nemici e dei suoi amici, Giobbe 17:8-9. Osserva qui,

1. Come vengono descritti i santi.

(1.) Sono uomini retti, onesti e sinceri, e che agiscono secondo un principio fermo, con un solo occhio. Questo era il carattere di Giobbe (Giobbe 1:1), e probabilmente egli parla di uomini retti specialmente come lo erano stati i suoi intimi e associati.

(2.) Sono gli innocenti, non perfettamente, ma l'innocenza è ciò a cui mirano e verso cui spingono. La sincerità è l'innocenza evangelica, e si dice che coloro che sono retti siano innocenti dalla grande trasgressione, == Salmi 19:13.

(3.) Sono i giusti, che camminano nella via della giustizia.

(4.) Hanno le mani pulite, mantenute pure dalle grossolane contaminazioni del peccato e, quando sono macchiate di infermità, lavate con innocenza, == Salmi 26:6.

2. Come dovrebbero essere influenzati dal racconto dei problemi di Giobbe. Si sarebbe fatta una grande indagine, senza dubbio, su di lui, e tutti avrebbero parlato di lui e del suo caso; E che uso ne faranno le brave persone?

(1.) Li stupirà: gli uomini retti saranno stupiti di questo; si meraviglieranno di sentire che un uomo così buono come Giobbe sia stato così gravemente afflitto nel corpo, nel nome e nel patrimonio, che Dio abbia imposto la sua mano così pesantemente su di lui, e che i suoi amici, che avrebbero dovuto confortarlo, avrebbero aggiunto al suo dolore, che un santo così straordinario fosse un sofferente così straordinario, e un uomo così utile messo da parte nel mezzo della sua utilità; Che diremo di queste cose? Gli uomini retti, sebbene in generale convinti che Dio sia saggio e santo in tutto ciò che fa, tuttavia non possono che essere stupiti da tali dispensazioni della Provvidenza, paradossi che non si sveleranno fino a quando il mistero di Dio non sarà terminato.

(2.) Li animerà. Invece di essere dissuasi e scoraggiati nel servizio di Dio, dall'uso duro che questo fedele servitore di Dio ha incontrato, saranno tanto più incoraggiati a procedere e a perseverare in esso. Ciò che era la cura di San Paolo (1; Tessalonicesi 3:3) era di Giobbe, che nessun uomo buono fosse commosso, né dalla sua santità né dal suo comfort, da queste afflizioni, che nessuno, per il bene di ciò, pensasse il peggio delle vie o dell'opera di Dio. E ciò che era di conforto per San Paolo era anche suo, affinché i fratelli nel Signore si fidassero dei suoi legami, == Filippesi 1:14. Essi sarebbero stati animati,

[1.] Opporsi al peccato e affrontare le deduzioni corrotte e perniciose che gli uomini malvagi trarrebbero dalle sofferenze di Giobbe, come che Dio ha abbandonato la terra, che è vano servirlo, e simili: L'innocente si solleverà contro l'ipocrita, non sopporterà di udire ciò (Apocalisse 2:2), ma gli resisterà in faccia, si inciterà a indagare il significato di tali provvidenze e a studiare questi duri capitoli, per poterli leggere prontamente, si inciterà a sostenere la giusta ma lesa causa della religione contro tutti i suoi oppositori. Si noti che l'audacia degli attacchi che le persone profane fanno alla religione dovrebbe affinare il coraggio e la risolutezza dei suoi amici e sostenitori. È tempo di svegliarsi quando si proclama alla porta dell'accampamento: Chi è dalla parte del Signore? Quando il vizio è audace, non è il momento che la virtù, attraverso la paura, si nasconda.

[2.] Perseverare nella religione. Il giusto, invece di indietreggiare, o anche solo di indietreggiare, davanti a questo spettacolo spaventoso, o di fermarsi a deliberare se deve procedere o no (allude a 2Samuele 2:23), con tanta più costanza e risolutezza manterrà il suo cammino e si spingerà innanzi.

"Quand'anche egli prevedesse in me che i legami e le afflizioni lo rimangano, tuttavia nessuna di queste cose lo smuoverà",

Atti 20:24. Coloro che tengono lo sguardo sul cielo come loro fine, manterranno i loro piedi sui sentieri della religione come la loro via, quali che siano le difficoltà e gli scoraggiamenti che incontrano in esso

[3.] A tal fine di crescere nella grazia. Non solo manterrà la sua via nonostante ciò, ma diventerà sempre più forte. Alla vista delle prove di altri uomini buoni e all'esperienza della propria, egli sarà reso più vigoroso e vivace nel suo dovere, più caloroso e affettuoso, più risoluto e intrepido; quanto peggio sono gli altri, tanto egli sarà migliore; ciò che sgomenta gli altri lo incoraggia. Il vento impetuoso fa sì che il viaggiatore raccolga il suo mantello più vicino a sé e lo cinga più velocemente. Coloro che sono veramente saggi e buoni diventeranno sempre più saggi e migliori. La competenza in religione è un buon segno di sincerità in essa.

10 Ver. 10. fino alla Ver. 16.

Gli amici di Giobbe avevano finto di confortarlo con la speranza del suo ritorno in una prospera tenuta; ora qui mostra,

I. Che era la loro follia parlare così (Giobbe 17:10): "Torna, e vieni ora, convinciti che sei in errore, e lascia che ti persuada a essere della mia mente; perché non riesco a trovare tra voi un solo uomo saggio che sappia spiegare le difficoltà della provvidenza di Dio o applicare le consolazioni delle sue promesse".

Coloro che non svolgono saggiamente l'opera di conforto degli afflitti traggono le loro comodità dalla possibilità della loro guarigione e del loro allargamento in questo mondo; Sebbene non ci sia da disperarsi, è nel migliore dei casi incerto; e se dovesse fallire, come forse potrebbe accadere, anche il conforto costruito su di esso verrà meno. È quindi nostra saggezza confortare noi stessi, e gli altri, nell'angoscia, con ciò che non verrà meno, la promessa di Dio, il suo amore e la sua grazia, e una fondata speranza di vita eterna.

II. Che sarebbe stata molto più sua follia ascoltarli; per

1. Tutte le sue misure erano già infrante ed era pieno di confusione, Giobbe 17:11-12. Ammette di essersi spesso compiaciuto, nella sua prosperità, sia di progetti di ciò che avrebbe dovuto fare sia di prospettive di ciò che avrebbe dovuto godere; ma ora considerava i suoi giorni come passati, o come se si avvicinassero a un periodo; Tutti questi propositi sono stati infranti e quelle aspettative deluse. Aveva avuto pensieri sull'allargamento dei suoi confini, sull'aumento del suo patrimonio e sull'insediamento dei suoi figli, e molti pii pensieri, probabilmente, di promuovere la religione nel suo paese, di rimediare alle lamentele, di riformare i profani, di soccorrere i poveri e di raccogliere fondi forse per usi caritatevoli; ma concluse che tutti questi pensieri del suo cuore erano ormai finiti e che non avrebbe mai avuto la soddisfazione di vedere realizzati i suoi disegni. Nota: Il periodo dei nostri giorni sarà il periodo di tutti i nostri espedienti e speranze per questo mondo; ma, se con pieno proposito di cuore ci aggrappiamo al Signore, la morte non spezzerà quel proposito. Giobbe, essendo così sottoposto a nuovi consigli, era in costante inquietudine (Giobbe 17:12): i pensieri del suo cuore spezzati, cambiavano la notte in giorno e accorciavano la luce. Alcuni, nella loro vanità e tumulto, mutano la notte in giorno e il giorno in notte, ma Giobbe lo fece per l'angoscia e l'angoscia dello spirito, che erano un ostacolo.

(1.) Al riposo della notte, tenendo gli occhi svegli, in modo che la notte fosse per lui stancante come il giorno, e i rigiramenti della notte lo stancassero tanto quanto le fatiche del giorno.

(2.) Agli intrattenimenti del giorno.

"La luce del mattino è benvenuta, ma, a causa di questa oscurità interiore, il suo conforto svanisce presto, e il giorno è per me lugubre come la notte nera e buia".

Deuteronomio 28:67. Vedete quale motivo abbiamo per essere grati per la salute e l'agio che ci permettono di accogliere sia le ombre della sera che la luce del mattino.

2. Tutte le sue aspettative da questo mondo sarebbero state sepolte molto presto nella tomba con lui; così che era uno scherzo per lui pensare a cose così potenti come quelle di cui lo avevano lusingato con le speranze, Giobbe 5:19 ; 8:21; 11:17.

"Ahimè! Tu non fai altro che prendermi in giro."

(1.) Vide se stesso cadere nella tomba. Una casa comoda, un letto comodo e relazioni piacevoli, sono alcune di quelle cose in cui traiamo soddisfazione in questo mondo: Giobbe non si aspettava nessuna di queste cose in superficie; Tutto ciò che provava, e tutto ciò che aveva in vista, era sgradevole e sgradevole, ma sotto terra se li aspettava.

[1.] Non contava su nessuna casa se non sulla tomba (Giobbe 17:13):

«Se aspetto, se c'è un posto in cui potrò mai essere di nuovo tranquillo, deve essere nella tomba. Mi ingannerei se dovessi contare su qualche via d'uscita dai miei guai se non su ciò che la morte mi darà. Niente è più sicuro di questo".

Nota: In tutta la nostra prosperità è bene tenere la morte in prospettiva. Qualunque cosa ci aspettiamo, assicuriamoci di aspettarcelo; perché ciò può impedire altre cose che ci aspettiamo, ma nulla lo impedirà. Ma guardate come si sforza non solo di riconciliarsi con la tomba, ma di raccomandarla a se stesso:

"È casa mia."

La tomba è una casa; per gli empi è una prigione (Giobbe 24:19-20); per i pii è Bethabara, una casa di passaggio sulla via di casa.

"È la mia casa, mia per discendenza, io sono nato ad essa; È la casa di mio padre. È mio per acquisto. Mi sono reso odioso a questo".

Dobbiamo tutti trasferirci presto in questa casa, ed è nostra saggezza provvedere di conseguenza; Pensiamo a rimuovere, e mandiamo prima alla nostra lunga casa.

[2.] Non contava su un letto tranquillo se non nell'oscurità:

«Ecco», dice, «ho fatto il mio letto. È fatto, perché è pronto, e io ci vado".

La tomba è un letto, perché in essa riposeremo la sera del nostro giorno sulla terra, e risorgeremo da essa la mattina del nostro giorno eterno, Isaia 57:2. Che questo renda le brave persone disposte a morire; non è che andare a letto; Sono stanchi e assonnati, ed è ora che siano nei loro letti. Perché non dovrebbero andare volentieri, quando il padre chiama?

"No, ho fatto il mio letto, preparandomi, ho cercato di renderlo facile, mantenendo pura la coscienza, vedendo Cristo che giace in questo letto, e così trasformandolo in un letto di aromi, e guardando oltre ad esso verso la risurrezione".

[3.] Non contava su parenti piacevoli se non quello che aveva nel sepolcro (Giobbe 17:14): Ho gridato alla corruzione (cioè al sepolcro, dove il corpo si corromperà), Tu sei mio padre (perché i nostri corpi sono stati formati dalla terra) e ai vermi che sono lì, Tu sei mia madre e mia sorella, con il quale sono alleato (perché l'uomo è un verme) e con il quale devo avere confidenza, perché i vermi ci copriranno, == Giobbe 21:26. Giobbe si lamentò che i suoi parenti si erano allontanati da lui (Giobbe 19:13-14); perciò qui egli pretende di conoscere altri parenti che si sarebbero attaccati a lui quando questi lo rinnegavano. Notate, in primo luogo, siamo tutti vicini alla corruzione e ai vermi. In secondo luogo, è bene conoscerli, conversando molto con loro nei nostri pensieri e nelle nostre meditazioni, il che ci aiuterebbe molto al di sopra dell'amore smodato per la vita e della paura della morte.

(2.) Vide tutte le sue speranze di questo mondo cadere nella tomba con lui (Giobbe 17:15-16):

"Visto che presto devo lasciare il mondo, dov'è ora la mia speranza? Come posso aspettarmi di prosperare se non mi aspetto di vivere?"

Non è senza speranza, ma la sua speranza non è dove vorrebbero che fosse. Se in questa vita solo aveva speranza, era il più miserabile di tutti gli uomini.

«No, quanto alla mia speranza, quella speranza con cui mi conforto e mi sostengo, chi la vedrà? È qualcosa che non si vede quello che spero, non cose che si vedono, che sono temporali, ma cose che non si vedono, che sono eterne".

Quale sia la sua speranza ci dirà (Giobbe 19:25): Non est mortale quod opto, immortale peto - Non cerco ciò che perisce, ma ciò che rimane in eterno.

«Ma, per quanto riguarda le speranze con cui mi tiri su, scenderanno con me fino alle sbarre della fossa. Voi siete uomini morenti e non potete mantenere le vostre promesse. Sono un uomo morente e non posso godere del bene che mi prometti. Poiché, perciò, il nostro riposo sarà insieme nella polvere, mettiamo tutti da parte i pensieri di questo mondo e rivolgiamo i nostri cuori a un altro".

Presto dovremo essere nella polvere, perché polvere siamo, polvere e cenere nella fossa, sotto le sbarre della fossa, tenute lì strette, per non sciogliere mai i legami della morte fino alla risurrezione generale. Ma ci riposeremo lì; Riposeremo insieme lì. Giobbe e i suoi amici non potevano essere d'accordo ora, ma entrambi saranno tranquilli nella tomba; La polvere di ciò chiuderà presto la bocca e porrà fine alla controversia. Che la lungimiranza di ciò raffreddi l'ardore di tutti i contendenti e moderi i contendenti di questo mondo.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 17

1 Capitolo 17

Giobbe si appella da uomo a Dio Giob 17:1-9

La sua speranza non è nella vita, ma nella morte Giob 17:10-16

Versetti 1-9

Giobbe riflette sulle dure censure che i suoi amici gli hanno rivolto e, guardandosi come un uomo morente, si appella a Dio. Il nostro tempo sta finendo. Dobbiamo riscattare con cura i giorni del tempo e spenderli per prepararci all'eternità. Vediamo il buon uso che il giusto dovrebbe fare delle afflizioni di Giobbe da parte di Dio, dei nemici e degli amici. Invece di scoraggiarsi nel servizio di Dio, a causa delle dure prove che questo fedele servitore di Dio ha incontrato, dovrebbero avere il coraggio di procedere e perseverare. Coloro che tengono gli occhi al cielo come fine, manterranno i piedi nei sentieri della religione come loro strada, indipendentemente dalle difficoltà e dagli scoraggiamenti che possono incontrare.

10 Versetti 10-16

Gli amici di Giobbe avevano preteso di confortarlo con la speranza di un suo ritorno a una situazione di prosperità; egli mostra qui che non sono saggi coloro che, nell'opera di conforto degli afflitti, traggono il loro conforto dalla possibilità di guarigione in questo mondo. È saggio consolare noi stessi e gli altri nell'angoscia con ciò che non verrà meno: la promessa di Dio, il suo amore e la sua grazia, e una speranza fondata di vita eterna. Guardate come Giobbe si riconcilia con la tomba. Questo fa sì che i credenti siano disposti a morire: non è altro che andare a letto; sono stanchi ed è ora che vadano a letto. Perché non dovrebbero andare volentieri quando il Padre li chiama? Ricordiamoci che i nostri corpi sono alleati della corruzione, del verme e della polvere; e cerchiamo quella viva speranza che si realizzerà, quando la speranza degli empi sarà spenta nelle tenebre; affinché quando i nostri corpi saranno nella tomba, le nostre anime possano godere del riposo riservato al popolo di Dio.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 17

1 Il mio respiro è corrotto - Margine o "spirito è esaurito". L'idea è che i suoi poteri vitali fossero quasi estinti; gli mancava il respiro; il suo potere era indebolito ed era pronto a morire. Questo è collegato al capitolo precedente e non avrebbe dovuto essere separato da esso. Non c'era bisogno di fare un nuovo capitolo qui, e abbiamo una di quelle sfortunate interruzioni nel mezzo di un paragrafo, e quasi di una frase, che sono troppo comuni nelle Scritture.

Le tombe sono pronte per me - L'ebraico è plurale, ma perché sia ​​così usato non lo so. La Vulgata è singolare: sepolcro. La Settanta lo rende: "Prego per una tomba (singolare, ταφῆς taphēs ), ma non posso ottenerla". Forse il significato è: "Sto per essere unito "alle tombe" o "alle tombe". Schultens osserva che la forma plurale è comune nella poesia araba, così come nella poesia in generale.

2 E il mio occhio non continua nella loro provocazione? - Margine “loggia”. Questo è il significato della parola ebraica usata qui - נלן Talan. Denota propriamente passare la notte o alloggiare in un luogo, distinto da una residenza permanente. L'idea qui sembra essere che il suo occhio si sia “posato” sulle loro provocazioni. È rimasto fisso su di loro. Non era una semplice occhiata, un avviso passeggero, ma era una visione come il risultato di un'attenta osservazione. Non era la vista che otterrebbe un viaggiatore passando frettolosamente, ma era quella che otterrebbe uno che si è accampato per un po' di tempo e ha avuto l'opportunità di guardarsi intorno con attenzione e di vedere le cose come stavano.

Così spiegato, c'è molta bellezza poetica nel passaggio. La Vulgata, tuttavia, lo rende: "Non ho peccato e il mio occhio rimane nell'amarezza". La Settanta, " Imploro in difficoltà - κάμνων kamnōn - ma cosa ho fatto? Sono venuti degli estranei e hanno rubato la mia sostanza: chi è l'uomo? Il semplice significato è che Giobbe aveva una visione calma della loro malvagità e che non poteva essere ingannato.

3 Deponi ora - Questo è evidentemente un discorso a Dio - una ripetizione del desiderio che aveva così spesso espresso, che gli fosse permesso di portare la sua causa direttamente davanti a lui; vedi Giobbe 13:3. L'intero passaggio qui è oscuro, perché siamo in gran parte ignoranti delle antiche pratiche nei tribunali e delle antiche forme di giudizio.

Il senso generale sembra essere che Giobbe desideri che la Divinità entri in un'indagine giudiziaria e gli dia un "pegno" - o, come dovremmo dire, un "vincolo" o "sicurezza" - che non sarebbe egli stesso del suo potere onnipotente, ma lo avrebbe posto su un'uguaglianza nel processo, e gli avrebbe permesso di perorare la sua causa in termini di parità; vedi le note a Giobbe 13:20.

La frase "sdraiati ora" significa, stabilisci un impegno, o qualcosa del genere; e potrebbe aver fatto riferimento ad un'antica usanza di dare sicurezza all'andare in giudizio, che nessun vantaggio sarebbe stato preso, o che le parti si sarebbero conformate alla decisione nel caso.

Mettimi garante con te - La parola usata qui ( ערבני ârabı̂yn ) viene da ערב ârab, mescolare, mischiare; scambiare, barattare e poi farsi garante per chiunque, cioè “scambiare” i posti con lui, o stare al suo posto; Genesi 43:9; Genesi 44:32.

Qui l'idea sembra essere che Giobbe desiderasse che la Divinità gli desse qualche pegno o sicurezza che sarebbe stata fatta giustizia, o che non avrebbe approfittato del suo potere e maestà per intimidirlo. Oppure, come è stato osservato, può riferirsi a qualche consuetudine di fornire garanzie su un processo o arbitrato volontario, affinché il lodo degli arbitri venga rispettato. Penso che sia molto probabile che questa sia l'idea.

La controversia qui doveva essere volontaria. In un processo volontario, o in un arbitrato, c'è la necessità di una certa sicurezza da parte delle parti a cui la decisione sarà sottoposta - un impegno reciproco a rispettarla. Tale impegno Job desiderato in questo caso. Tutto questo è un linguaggio preso dai tribunali, e non dovrebbe essere pressato troppo, né Giobbe dovrebbe essere frettolosamente accusato di irriverenza. Avendo una volta suggerito l'idea di un “processo” della causa, gli era naturale usare il linguaggio comunemente usato in riferimento a tali processi; e queste espressioni devono essere considerate come gettate per amore di "conservazione" o verosimiglianza.

Chi è colui che mi darà la mano? - Il battere la mano allora, come oggi, sembra essere stato un modo per confermare un accordo, o ratificare un patto. L'idea qui è: "Chi è là che sarà garante per me per te?" cioè per la fedele osservanza del diritto e della giustizia. C'è una parvenza di irriverenza in questo linguaggio, ma nasce dall'attuazione delle idee relative a una forma di giudizio in tribunale. Nell'entrare in “fideiussioni”, si usava unire le mani; vedi Proverbi 6:1 :

Figlio mio, se sei sicuro per il tuo amico,

Se hai battuto la mano con un estraneo.

Quindi Proverbi 17:18 :

Un uomo privo di comprensione batte le mani,

E si fa garante in presenza del suo amico

Confronta Proverbi 11:15; Proverbi 22:26. La stessa usanza prevalse ai tempi di Omero e di Virgilio. Così, Omero (Iliade, β b. 341) dice:

οῦ δὴ -

- αὶ ἦς ἐπέπιθμεν -

Pou Deuteronomio 4 -

- dexiai hēs epepithmen -

E così dice Virgilio (Eneide 4:597);

- en destra fidesque.

4 Poiché hai nascosto il loro cuore alla comprensione - Cioè, il cuore dei suoi amici dichiarati. Giobbe dice che erano ciechi e perversi, e indisposti a rendergli giustizia; e perciò supplica di poter portare la sua causa direttamente davanti a Dio. Egli attribuisce la loro mancanza di comprensione all'agenzia di Dio, secondo la dottrina che prevaleva nei primi tempi, e che è così spesso espressa nelle Scritture, che Dio è la fonte della luce e della verità, e che quando le persone sono accecate è secondo i suoi saggi propositi; vedi Isaia 6:9. È “perché” erano così ciechi e perversi, che chiede il privilegio di portare subito la causa fino a Dio - e chi potrebbe biasimarlo per un tale desiderio?

Perciò non li esalterà - Per l'onore di decidere un caso come questo, o per la reputazione di saggezza. Il nome di saggio o “saggio” era tra i più apprezzati in quei tempi; ma Giobbe dice che questo non sarebbe stato assegnato ai suoi amici. Dio non esalterà né onorerà persone così prive di saggezza.

5 Colui che parla adulazione ai suoi amici - Noyes lo rende: "Chi consegna il suo amico come una preda, gli occhi dei suoi figli falliranno". Quindi Wemyss, "Colui che consegna i suoi amici al saccheggio". Dr. Good, "Chi rimprovera i suoi amici con mitezza, anche gli occhi dei suoi figli saranno realizzati". La Settanta, “Egli annuncia il male per la sua parte; i suoi occhi svaniscono sui suoi figli.

"La Vulgata, "Egli promette bottino ai suoi compagni, e gli occhi dei suoi figli falliscono." La parola resa “adulazione” ( חלק chêleq ) significa propriamente “ciò che è liscio, levigatezza” (da חלק châlaq essere levigato); e quindi denota “molto” o “porzione”, perché anticamente si usava “una pietra liscia” per tirare a sorte nella spartizione delle spoglie; Deuteronomio 18:8.

Qui è sinonimo di saccheggio o bottino; e l'idea è che colui che tradisce i suoi amici per il bottino o per il depredatore, gli occhi dei suoi figli verranno meno. Il significato a questo proposito è che gli amici di Giobbe avevano agito come chi avrebbe dovuto annunciare la residenza dei suoi vicini ai ladri, affinché potessero venire a depredarli. Invece di difenderlo, avevano recitato la parte di un traditore.

Schultens dice che questo verso è "un nodo gordiano"; e la maggior parte dei commentatori lo considerano tale; ma quanto sopra sembra dare un significato chiaro e coerente. Evidentemente è un proverbio, ed ha lo scopo di incidere sui dichiarati amici di Giobbe e di mostrare che avevano agito in modo fraudolento nei suoi confronti. In Giobbe 17:4 , aveva detto che Dio aveva nascosto il loro cuore alla comprensione e che la saggezza li aveva abbandonati. Egli "qui" dice che oltre a una mancanza di saggezza, erano come un uomo che dovrebbe tradire i suoi vicini ai ladri.

Anche gli occhi dei suoi figli cadranno - Sarà punito. Fare questo è un crimine, e una grande calamità verrà su di lui, rappresentata dal fallimento degli occhi dei suoi figli. La calamità non è di rado espressa dalla perdita degli occhi; vedi Proverbi 30:17.

6 Ha anche - Cioè, Dio ha fatto questo.

Anche una parola d'ordine - Un proverbio ( משׁל mâshâl ); un termine di rimprovero, scherno o disprezzo. la menzogna mi ha esposto alla derisione.

E prima - Margine "prima di loro". Il margine è la traduzione corretta dell'ebraico, פנים pânı̂ym. Significa, in loro presenza, o nella loro vista.

Ero come un tabret - Questa è una traduzione infelice. Il vero significato è "sono diventato il loro "ripugnanza" o sono per loro un oggetto di disprezzo". Vulgata, "Io sono un esempio (" exemplum ") per loro." Settanta, "Sono diventato una risata ( γέλως gelōs ) per loro". Il Caldeo lo rende: “Mi hai posto come proverbio per il popolo, e io sarò Gehenna ( גיהנם gayhı̂nnôm ) per loro.

La parola ebraica תפת tôpheth - o "Tophet", è il nome che spesso viene dato nelle Scritture alla valle di Hinnom - il luogo dove i bambini venivano sacrificati a Moloch; vedi le note a Matteo 5:22. Ma non ci sono prove o probabilità che la parola fosse così usata ai tempi di Giobbe.

Non è mai usato nelle Scritture nel senso di “ tabret ”, cioè tabor o piccolo tamburo; sebbene la parola תף toph sia così usata; vedere le note in Isaia 5:12. La parola usata qui deriva, probabilmente, dal verbo obsoleto תיף typ - "sputare fuori"; e poi sputare con disprezzo.

Il verbo è così usato in caldeo. "Castello". Il significato della parola probabilmente vive ancora nell'arabo, La parola araba significa sputare con disprezzo; e le varie forme dei nomi derivati ​​dal verbo si applicano a qualsiasi cosa detestata o detestabile; ai ritagli delle unghie; a una donna abbandonata; a un cane, ecc. Vedi "Castell" su questa parola. Non ho dubbi che questo sia il senso qui, e che abbiamo qui una parola il cui vero significato va ricercato nell'arabo; e quel Giobbe vuol dire che fu trattato come l'oggetto più ripugnante ed esecrabile.

7 Il mio occhio è offuscato a causa del dolore - Schultens suppone che questo si riferisca al suo aspetto esteriore in generale, come logoro, esausto, "deturpato" dai suoi molti problemi; ma sembra piuttosto voler dire che i suoi occhi mancassero a causa del pianto.

E tutti i miei membri sono come un'ombra - " Sono un semplice scheletro, sono esausto ed emaciato dalle mie sofferenze". È comune parlare di persone emaciate dalla malattia o dalla fame come semplici ombre. Così, Livio (L. 21:40) dice: Effigies, imo, “umbrce hominum”; fame, frigore, illuvie, squalore enecti, contusi, debilitati inter saxa rupesque. Così Eschilo chiama Edipo - Οἰδίπου σκιαν Oidipou skian - l'ombra di Edipo.

8 Gli uomini retti si stupiranno di questo - del corso degli eventi che mi riguardano. Saranno stupiti che Dio abbia permesso che un uomo santo fosse immerso in tali calamità e fosse trattato in questo modo dai suoi amici. Il fatto di cui suppone che sarebbero rimasti così stupiti era che i buoni erano afflitti in questo modo e che non veniva fornito alcun sollievo.

E l'innocente si risveglierà - Si risveglierà, o assumerà vigore per resistere ai malvagi.

L'ipocrita - Il malvagio - allude probabilmente ai suoi amici dichiarati. L'idea di ipocrisia che la sentenza veicola nasce dal fatto che si professavano “suoi” amici, e si erano rivelati falsi; e che si erano professati amici di Dio, e tuttavia avevano espresso sentimenti incompatibili con qualsiasi giusta opinione su di lui. Ora dice che ciò non poteva passare inosservato. Il mondo sarebbe eccitato da uno stato di cose così straordinario, e il risultato sarebbe una giusta indignazione pubblica.

9 Anche il giusto manterrà la sua via - Il significato di questo versetto è chiaro; ma la connessione non è così evidente. Mi sembra che si riferisca a "Giobbe stesso" ed è una dichiarazione che "lui", un uomo giusto, che era stato così gravemente calunniato, avrebbe tenuto la sua strada e sarebbe diventato sempre più forte, mentre "loro" avrebbero sprofondare nella stima pubblica ed essere costretto ad abbandonare la loro posizione.

È l'espressione della fiduciosa certezza che “egli” sarebbe sempre più confermato nella sua integrità, e diventerebbe sempre più forte in Dio. Sebbene Giobbe intendesse, probabilmente, che questo dovesse essere applicato a se stesso, tuttavia lo ha espresso in modo generale, e in effetti l'intero passaggio ha un'impronta proverbiale; e mostra che anche allora era ferma convinzione che i giusti avrebbero perseverato.

Come espressione della primitiva fede dei pii in una delle dottrine ormai consolidate del cristianesimo, "la perseveranza dei santi", questa dottrina è inestimabile. Mostra che quella dottrina è trascorsa fin dai tempi più antichi. Era una delle dottrine elementari della religione nei primi tempi. Divenne un proverbio; e fu ammesso tra le massime indiscusse del saggio e del buono, ed era un sentimento tale che si adattava proprio alle circostanze di Giobbe, uomo molto provato e perseguitato.

Era in tutto il pericolo dell'apostasia a cui i pii sono solitamente esposti; fu tentato di abbandonare la sua fiducia in Dio; fu afflitto per ragioni che non poteva comprendere; era senza un amico terreno che lo sostenesse, e sembrava abbandonato da Dio stesso; tuttavia aveva la piena convinzione che sarebbe stato in grado di perseverare. Il grande principio fu stabilito, che se c'era la vera religione nel cuore, sarebbe rimasta; che se fosse stato imboccato il sentiero della giustizia, colui che l'ha percorso continuerebbe il suo cammino.

E chi ha mani pulite - L'innocente; l'amico di Dio; l'uomo della vita pura; vedi le note a Giobbe 9:30; confronta Salmi 24:4. “Mani pulite” qui, sono progettate per denotare una vita pura e santa. Tra gli antichi erano considerati indicativi della purezza del cuore.

Osserva Porfirio ( de antro Nympharum ) che nei “misteri” gli iniziati erano soliti lavarsi le mani con il miele invece che con l'acqua, come pegno di preservarsi da ogni cosa impura ed empia; vedi Burder, in Alte u di Rosenmuller. nuova Morgenland, in loc.

Sarà sempre più forte - Margine, come in ebraico aggiunge forza. Avanzerà nella forza del suo attaccamento a Dio. Questo è vero. L'uomo di vita pura e irreprensibile si stabilirà sempre più nella virtù; più confermato nei suoi principi; più convinto del valore e della verità della religione. La pietà, come ogni altra cosa, diventa più forte con l'esercizio. L'uomo che dice solo la verità, si attacca sempre più alla verità; il principio della benevolenza si rafforza con l'essere praticato; l'onestà, più si esibisce, più diventa la regola fissa della vita; e chi prega, si compiace sempre di più dei suoi accostamenti a Dio. La tendenza della religione nel cuore è di crescere sempre più forte; e Dio intende che colui che lo ha amato una volta, continuerà ad amarlo per sempre.

10 Ma per quanto riguarda tutti voi, tornate - Questo può significare anche "tornare al dibattito"; o, "ritorna dalla tua opinione ingiusta e poco caritatevole riguardo a me". Il primo sembra accordarsi meglio con la portata del passaggio. Tindal lo rende "Vattene via". Dr. Good, "Vattene e vattene, ti prego." Wemyss: "Ripeti i tuoi discorsi tutte le volte che puoi, non trovo un uomo saggio in mezzo a te". È dubbio, tuttavia, se l'ebraico sopporterà questa costruzione.

Perché non riesco a trovare un saggio in mezzo a voi - Forse l'idea qui è: “Non ho ancora trovato un saggio in mezzo a voi, e siete quindi invitati a rinnovare l'argomento. Finora non hai detto nulla che indichi saggezza. Riprova e vedi se puoi dire qualcosa che meriti attenzione". Se questo è il significato, mostra che Giobbe era disposto ad ascoltare tutto ciò che avevano da dire, e ad attribuire loro il merito di saggezza, se mai ne avessero dimostrata.

11 I miei giorni sono passati - " Sto per morire". Il lavoro ricadde di nuovo nella tristezza, come spesso accade. Un senso della sua misera condizione lo assale come una nuvola, e sente che deve morire.

I miei propositi sono interrotti - Tutti i miei piani falliscono e i miei schemi di vita giungono al termine. Qualunque cosa potessero dire ora, per lui era finita, e doveva morire; confronta Isaia 38:12 :

“La mia abitazione è stata portata via, ed è stata rimossa da me

Come la tenda di un pastore;

La mia vita è tagliata come da un tessitore

che stacca la tela dal telaio;

Tra la mattina e la notte mi sterminerai».

Anche i pensieri del mio cuore - Margine, possedimenti. No, "tesori". Dr. Good, "risolve". Dr. Stock, "gli inquilini del mio cuore". Vulgata, “torquen'es cor meum”. Settanta, τὰ ἄρθρα τῆς καρδίας μου ta arthra tēs kardias mou - le corde del mio cuore.

La parola ebraica ( מורשׁ môrâsh ) significa propriamente possesso (da ירשׁ yârash, ereditare); e la parola qui significa i cari possedimenti del suo cuore; i suoi amati piani e schemi; le delizie della sua anima - gli scopi che aveva sperato di realizzare. Tutti questi dovevano ora essere distrutti dalla morte. Questa è per l'uomo una delle cose più difficili nella morte.

Tutti i suoi piani devono essere arrestati. I suoi progetti di ambizione e guadagno, di piacere e di fama, di eminenza professionale e di apprendimento, sono tutti arrestati a metà strada. Il contadino è costretto a lasciare il suo aratro nel solco; il meccanico, il suo lavoro incompiuto; l'avvocato, il suo breve mezzo preparato; lo studente, i suoi libri aperti; l'uomo che sta costruendo un palazzo, lo lascia incompleto; e colui che cerca una corona, viene portato via quando sembrava proprio a portata di mano.

Quanti piani incompiuti sono causati dalla morte ogni giorno! Quanti libri incompiuti, prediche, case, fa! Quanti progetti di malvagità e di benevolenza, di frode e di benevolenza, di guadagno e di misericordia vengono quotidianamente infranti dalla morte! Presto, lettore, tutti i tuoi piani ei miei saranno finiti - i miei, forse, prima che queste righe incontrino il tuo sguardo; tuo subito dopo. Dio conceda che i nostri scopi di vita possano essere tali che saremo disposti a farli infrangere - tutti così subordinati al GRANDE PIANO di essere preparati per il paradiso, che possiamo abbandonarli allegramente in qualsiasi momento, alla chiamata del Maestro che ci chiama alla sua terribile presenza!

12 Cambiano - La parola "loro" in questo luogo, alcuni intendono riferirsi ai suoi amici; altri, ai suoi pensieri. Rosenmuller suppone che sia da prendere in modo impersonale e che il significato sia "la notte è diventata giorno per me". Wemyss lo traduce, "la notte mi è assegnata per il giorno". Quindi il dottor Good lo rende. Il significato potrebbe essere che la notte fosse per lui come il giorno. Non aveva riposo. Il periodo in cui prima aveva cercato riposo, ora era diventato come il giorno, e tutto era uguale a oscurità e tristezza.

La luce è breve a causa dell'oscurità - Margine, vicino. Il significato è, probabilmente, “anche il giorno ha perso la sua consueta brillantezza e allegria, ed è diventato cupo e triste. Sembra essere notte. Né la notte né il giorno mi sono naturali; l'uno è irrequieto e pieno di preoccupazioni come le solite occupazioni del giorno, e l'altro è cupo, o quasi notturno, dove non c'è conforto e pace. Il giorno non mi procura nessuno dei suoi soliti piaceri. È breve, cupo, triste e si affretta ad allontanarsi, e presto arriva una notte angosciante e irrequieta».

13 Se aspetto - O più precisamente, "mi aspetto davvero che la tomba sarà la mia casa". La parola resa "se" ( אם 'ı̂m ) è spesso usata in questo senso. Il significato è: “Guardo certamente alla tomba come alla mia casa. Ho deciso e non ho altre aspettative.

La tomba - ebraica שׁאול sh e 'ôl. Può significare qui sia la tomba, sia la regione degli spiriti defunti, in cui si aspettava di discendere presto.

La mia casa - La mia casa; la mia dimora permanente.

Ho fatto il mio letto - sono certo di fare il mio letto lì. Presto mi sdraierò lì.

Nell'oscurità - Nella tomba, o nel mondo oscuro a cui conduce; vedi le note a Giobbe 10:21.

14 Ho detto - Margine, pianto o chiamato. Il senso è "dico" o "mi rivolgo così alla tomba".

Alla corruzione - La parola usata qui ( שׁחת shachath ) significa propriamente una fossa, o una fossa, Salmi 7:15; Salmi 9:15; una cisterna, o un fossato, Giobbe 9:31; o il sepolcro, o tomba, Salmi 30:9; Giobbe 33:18 , Giobbe 33:30.

La Settanta lo rende qui con θανάτον thanaton - morte. Girolamo (Vulgata), putredini dixi. Secondo Gesenius (Lex), la parola non ha mai il senso di corruzione. Schultens, tuttavia, Rosenmuller e altri, lo intendono nel senso di corruzione o putrefazione. Ciò si accorda, certamente, con l'altro emistichio, e costituisce un parallelismo con il “verme” meglio di quanto non farebbe la parola “tomba”. Sembra probabile che questo sia il senso qui; e se il significato proprio della parola è una fossa, o la tomba, qui denota la tomba, come contenente un corpo morto e in putrefazione.

Tu sei mio padre - “ Sono quasi alleato con esso. Sostengo con essa un rapporto come quello di un figlio con un padre». L'idea sembra quella della somiglianza con la famiglia; e l'obiettivo è quello di presentare la visione più sorprendente e impressionante della sua condizione triste e dolorosa. Era così malato, così miserabile, così pieno di piaghe e di corruzione (vedi Giobbe 7:5 ), che si potrebbe dire che fosse il figlio di uno ammuffito nella tomba, ed era parente di una famiglia nella tomba!

Al verme - Il verme che si nutre dei morti. Apparteneva a quella triste famiglia dove il corpo era in putrefazione e dove era coperto di vermi; vedere le note in Isaia 14:11.

Mia madre - Sono così quasi alleato dei vermi, che la connessione può essere paragonata a quella tra una madre e suo figlio.

E mia sorella - " Qui si parla della sorella piuttosto che del fratello, perché il nome reso verme in ebraico è al femminile". Rosenmuller. Il senso dell'insieme è che Giobbe sentiva di appartenere alla tomba. Era destinato alla corruzione. Presto si sarebbe sdraiato con i morti. C'erano i suoi conoscenti e parenti. Così corrotto era il suo corpo, così afflitto e malato, che sembrava appartenere alla famiglia dei putrefatti e di quelli coperti di vermi! Che descrizione impressionante; eppure quanto è vero in tutto questo! La forma più vigorosa, la forma più bella e aggraziata, la carnagione più brillante, hanno una stretta parentela con il verme e presto apparterranno alla famiglia ammuffita sotto terra! Lettore cristiano! tale sei tu; tale sono io.

Bene, lascia che sia così. Non rimpiangiamo. Sii la tomba la nostra casa; siate le persone che marciscono lì, i nostri genitori, fratelli e sorelle. Sii la nostra alleanza con i vermi. C'è una scena più luminosa al di là - un mondo in cui saremo imparentati con gli angeli e classificati tra i figli di Dio. In quel mondo saremo rivestiti di gioventù immortale e non conosceremo più la corruzione. Allora i nostri occhi brilleranno di uno splendore immutato per sempre; le nostre guance risplendono di salute immortale; i nostri cuori battono con le pulsazioni della vita eterna.

Allora le nostre mani saranno fiacche e le nostre ginocchia non tremeranno più né per la malattia né per la vecchiaia; e allora la corrente della salute e della gioia scorrerà per sempre nelle nostre vene e negli occhi! Ora siamo alleati dei vermi, ma siamo anche alleati degli angeli; la tomba sarà la nostra casa, ma lo sarà anche il paradiso; il verme è nostro fratello, ma lo è anche il Figlio di Dio! Tale è l'uomo; tali sono le sue prospettive qui, tali le sue speranze e il suo destino nel mondo a venire. Muore qui, ma vive in gloria e onore nell'aldilà per sempre.

L'uomo, o Dio della luce e della vita,

Per sempre modellatore nella tomba?

Puoi dimenticare la tua opera gloriosa,

La tua promessa e il tuo potere di salvare?

Sarà la vita rivisitare i vermi morenti,

E spiega l'ala degli insetti gioiosi;

E l'uomo non si sveglierà più,

Per vedere il tuo volto, per cantare il tuo nome?

La fede vede le porte luminose ed eterne,

Apriti per fare strada ai suoi figli;

Saranno rivestiti di vita eterna,

E risplendi nel giorno eterno.

La tromba suonerà, i morti si sveglieranno,

Dalla fredda tomba scaturiscono i dormienti;

Per il cielo con gioia queste miriadi sorgono,

E saluta il loro Salvatore e il loro Re.

Dottor Dwight

15 E dov'è ora la mia speranza? - Che speranza ho della vita? Che possibilità c'è della mia fuga dalla morte?

Chi lo vedrà? - Cioè, chi vedrà soddisfatte tutte le speranze che ora nutro. Se ne apprezzo qualcuno, rimarranno delusi e nessuno li vedrà realizzati.

16 Cadranno - Cioè, le mie speranze andranno giù. Tutte le aspettative che ho nutrito di vita e di felicità, discenderanno lì con me. Abbiamo un'espressione simile quando diciamo che un uomo "ha seppellito le sue speranze nella tomba", quando perde un figlio unico.

Alle sbarre della fossa - “ Sbarre dello Sceol” - שׁאול בד bad sh e 'ôl. Vulgata, "Profondo profondo". Settanta, εἰς ᾅδην eis hadēn - all'Ade. Sheol, o Ade, doveva essere sotto terra. Il suo ingresso era dalla tomba come una porta che conduceva ad essa.

Era protetto da sbarre - come lo sono le carceri - in modo che chi vi entrava non potesse scappare; vedere le note in Isaia 14:9. Era una dimora buia, tenebrosa, lontana dalla luce e dalle comodità di cui godono le persone in questa vita; vedi Giobbe 10:21.

In quel mondo oscuro Giobbe si aspettava che presto sarebbe disceso; e sebbene non lo considerasse propriamente un luogo di punizione, tuttavia non era un luogo di gioia positiva. Era un mondo tenebroso e miserabile - la terra delle tenebre e dell'ombra della morte; e guardava alla certezza di andarvi non con gioia, ma con angoscia e angoscia di cuore. Se Giobbe fosse stato favorito dalla visione chiara ed elevata del cielo che abbiamo nella rivelazione cristiana, la morte per lui avrebbe perso la sua oscurità.

Ci si meraviglia, spesso, che un uomo così buono esprimesse un tale terrore della morte e che non guardasse con più calma nel mondo futuro. Ma per rendergli giustizia, dovremmo metterci nella sua situazione. Dovremmo mettere da parte tutto ciò che è allegro e lieto nelle visioni del cielo che il cristianesimo ci ha dato. Dovremmo considerare il mondo futuro come l'ombra della morte; una terra di tenebre e spettri; un posto sotto terra - buio, freddo, ripugnante; e cesseremo di meravigliarci delle espressioni di un uomo anche così buono alla prospettiva della morte.

Quando lo guardiamo, dovremmo ricordare con gratitudine le diverse visioni che abbiamo del mondo futuro e la fonte a cui le dobbiamo. Per noi, se siamo pii in qualche misura come lo era Giobbe, la morte è la via non per un mondo di tenebre, ma per un mondo di luce e gloria. Si apre al cielo. Non c'è oscurità, nessuna oscurità, nessun dolore. Là tutti sono felici; e lì tutto ciò che è misterioso in questa vita è reso chiaro - tutto ciò che è triste è seguito dalla gioia eterna.

Queste opinioni le dobbiamo a quel vangelo che ha portato alla luce la vita e l'immortalità; e quando pensiamo alla morte e al mondo futuro, quando in mezzo a sventure e dolori siamo costretti a guardare all'eternità, rallegriamoci di non essere costretti a guardare avanti con i tristi presentimenti del Saggio di Uz, ma perché si pensi alla tomba rallegrata dalle forti consolazioni della speranza cristiana della gloriosa risurrezione.

Quando il nostro riposo insieme è nella polvere - Il resto di me e le mie speranze. Le mie speranze e me stesso scadranno insieme.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 17

1 INTRODUZIONE LAVORO 17

In questo capitolo Giobbe non solo si dilunga sulla ragione data nel capitolo precedente, perché desiderava un avvocato presso Dio, e uno che perorasse la sua causa con lui per lui, Giobbe 17:1 ; ma aggiunge altre ragioni tratte dall'uso dei suoi amici, dall'impossibilità che una persona diversa da quella divina sia la sua garanzia; e di chiunque sia provveduto e costituito come tale se non da Dio stesso; dall'insufficienza dei suoi amici a giudicare della sua causa, e dalla condizione e dalle circostanze in cui si trovava, Giobbe 17:2-7 ; poi prende nota degli effetti che il suo caso attuale avrebbe sugli uomini buoni, affinché, sebbene ne fossero stupiti, sarebbero pieni di indignazione contro gli ipocriti, e non sarebbero stati commossi e inciampati dalle sue afflizioni per apostare e abbandonare le buone vie di Dio, Giobbe 17:8,9 ; dopo di che si rivolge ai suoi amici, e li invita a rinnovare la disputa con lui, o a pentirsi delle loro nozioni, e a unirsi a lui nei suoi sentimenti, Giobbe 17:10 ; e infine descrive il suo stato e le sue circostanze, secondo la sua apprensione delle cose, osservando la brevità della sua vita, e l'oscurità della dispensazione a cui si trovava, in una cosa e nell'altra, Giobbe 17:11,12 ; che non aveva altro in vista che la tomba, che, e i suoi accompagnatori, gli aveva reso molto familiare, Giobbe 17:13,14 ; e che non aveva alcuna speranza di essere riportato a una condizione migliore, per quanto riguarda le sue circostanze esteriori, e che lui, e le sue speranze che i suoi amici avrebbero voluto che lui nutrisse, e anche loro, sarebbero scesi insieme nella tomba, e lì avrebbero giaciuto nella polvere, e avrebbero riposato insieme fino al mattino della risurrezione, Giobbe 17:15,16

Versetto 1. Il mio respiro è corrotto,

Per la forza della sua malattia, che gli faceva avere un cattivo odore, così che era strano e sgradevole per sua moglie, Giobbe 19:17 ; passando attraverso i suoi polmoni, o altre parti, che erano affette da qualche disturbo, o come spesso è il caso di persone morenti, e così Giobbe pensava di essere. La parola usata ha il significato di dolore, anche delle pene di una donna in travaglio; e quindi può significare che Giobbe trasse il suo respiro con grande dolore, come fanno le persone afflitte da asma, o le persone morenti in preda al singhiozzo, o che stanno per esalare l'ultimo respiro; o "il mio spirito", come può essere reso, cioè, i suoi spiriti vitali che erano esausti e sfiniti, non ne erano rimasti quasi più in lui; o "la mia mente", o anima, che era sopraffatta dal dolore, e così turbata, che non era se stesso, ma in un certo senso distratto dai terrori di Dio, e dalla severità della sua mano su di lui:

i miei giorni sono estinti; qui Giobbe si corregge; Ne aveva parlato qualche anno prima, ma è come se ora dicesse: perché parlo di pochi anni, quando mi restano solo pochi giorni di vita, e anche quelli sono quasi passati? intendendo non solo i suoi giorni di prosperità, che erano completamente finiti, come pensava, ma i giorni della sua vita naturale; La lampada della vita era quasi spenta, l'olio era esaurito, lo stoppino era appena spento, era come il tabacco da fiuto di una candela che si spegne:

le tombe [sono pronte] per me; il luogo dei sepolcri dei suoi padri, il luogo di sepoltura dei suoi antenati, dove c'erano molte tombe; o può avere rispetto per varie cose in cui vengono messi i morti, come in tante tombe; poiché oltre ad essere arrotolate nel lino, come si usava nei paesi orientali, c'era la bara, una specie di tomba, e che talvolta era fatta di pietra; e poi il luogo scavato nella terra, più propriamente chiamato la tomba, e spesso sopra di esso veniva eretto un monumento sepolcrale; così che ci fu tomba su tomba. Giobbe non sembra avere alcun rispetto per l'uso dei re, e dei grandi personaggi, che si preparano monumenti maestosi mentre erano in vita, come le piramidi d'Egitto, costruite da e per i loro re, come si suppone; poiché le parole "sono pronti" non sono nel testo, ma solo fornite, sebbene siano anche dal Targum; Sono molto brevi e significativi nel testo originale, "Le tombe per me", o sono mie; la tomba è la mia proprietà, la mia casa, dove spero di essere tra breve, e di dimorare e dimorare fino alla risurrezione, e che gli era desiderabile; "una tomba per me"; questo è tutto ciò che desidero, o posso aspettarmi; Lì desiderava stare, come non dubitava di dover essere presto; ed è come se dicesse: "Sono pronto per questo", e così Jarchi lo parafrasa; e felice è l'uomo che è pronto per la tomba, per la morte e per l'eternità, per la venuta del suo Signore, avendo la grazia di Dio operata in lui, e la giustizia del suo Redentore vivente su di lui, come era il caso di Giobbe; Egli entrerà subito nella camera nuziale e sarà accolto nelle dimore eterne

2 Versetto 2. Non ci sono degli schernitori con me?

Intendendo non persone irreligiose, come quelle che si fanno beffe del peccato, scherno della religione, deridono degli uomini buoni, si fanno beffe delle dottrine e delle ordinanze di Dio e si fanno beffe delle cose future, come la venuta di Cristo, la risurrezione dei morti e un giudizio futuro; con i quali è molto scomodo stare, così come con qualsiasi sorta di uomini profani, e tali erano senza dubbio al tempo di Giobbe; ma sembra che disegni i suoi amici, dai quali si credeva preso in giro, e che erano, come immaginava, schernitori di lui, Giobbe 12:4; 16:20 ; e quindi per questo motivo supplica che il suo caso possa essere ascoltato, e la sua causa perorata:

E il mio occhio non persevera forse nella loro provocazione? o "stare tutta la notte"; la sua sensazione è che lo provocassero continuamente con le loro parole, i loro scherni e scherni, le loro censure e calunnie, e le deboli ragioni e argomenti di cui si servivano per sostenere le loro accuse e i loro sospetti; questi indugiavano nella sua mente non solo di giorno ma anche di notte, così che non riusciva a chiudere occhio per loro; le loro parole erano così canzonatorie e angoscianti, e gli recitavano una parte così crudele, e gli si attaccavano così vicino, e pendevano dai suoi pensieri, che non riusciva a liberarsene nella stagione notturna; ma la sua mente correva su di loro, il che lo teneva sveglio, che non poteva chiudere le palpebre per pensarci

3 Versetto 3. Sdraiati ora,

L'impegno che fornirai una garanzia, nominerai e ammetterai qualcuno a perorare per me, e che ascolterai la mia causa, e la deciderai; o "metti ora", o "metti, ti prego", il tuo cuore e la tua mente verso di me e il mio caso, verso la mia petizione e richiesta, e concedila:

mettimi in garanzia con te; costituisci, provvedi e fai garanzia per me presso di te, e fa' che egli appaia per compiere il suo lavoro e il suo ufficio: tale è Gesù Cristo; egli è da Dio Padre che ha nominato per essere il Mediatore tra Dio e gli uomini, e che egli stesso si è volontariamente impegnato e ha accettato di essere il garante del miglior testamento; e questo era noto ai santi dell'Antico Testamento e a Giobbe; e la sua preghiera era la preghiera della fede: e questo lavoro e questo ufficio Cristo lo compie; egli fu garante per il suo popolo dall'eternità, si avvicinò a Dio per causa loro, e strinse la mano a suo Padre, o fece alleanza e si accordò con lui sulla salvezza del suo popolo, e sul modo in cui ciò avvenne; egli diede la sua parola, il suo vincolo, al Padre suo per loro, perché li salvasse; e su quell'impegno di fideiussione di Cristo tutti i santi dell'Antico Testamento furono perdonati, giustificati e glorificati; Egli promise e si impegnò a pagare tutti i loro debiti, a soddisfare tutti i loro peccati, a portare per loro una giustizia eterna e a portarli tutti al sicuro in cielo e alla felicità; per questo, si mise nella loro stanza e al loro posto, e diede la sua vita come riscatto per loro; sul quale Giobbe potrebbe dire, e così ogni credente, ciò che segue:

Chi è colui che mi stringerà la mano? che entrerà nelle liste, farà causa e disputerà il punto con me, o porterà qualsiasi accusa o accusa contro di me, avendo una tale garanzia per rispondere per me, un tale avvocato per perorare la mia causa, un tale mediatore tra Dio e l'uomo, che ha fatto la riconciliazione per il peccato, ha portato la giustizia eterna e ha soddisfatto la legge e la giustizia, vedi Romani 8:33,34 ; oppure il senso è: "Chi [è] lui", oltre a colui che è un garante di Dio che lo nomina e provvede, "può stringere legami con me?" o essere un garante per me? non c'è altro Mediatore, Salvatore o Redentore, oltre a lui; se non avesse intrapreso la causa del suo popolo e la sua redenzione, sarebbe cessata per sempre, nessun altro sarebbe stato uguale a tale opera; così che qui c'è un'altra ragione usata presso il Signore per fornire una garanzia, poiché nessun'altra potrebbe avere uno scopo

4 Versetto 4. Poiché tu hai nascosto il loro cuore dall'intelligenza,

Cioè, il cuore dei suoi amici, e quindi non erano adatti a intraprendere la sua causa, o a essere garanti per lui, o ad essere giudici in essa. È la stessa cosa che nascondere l'intelligenza dai loro cuori, cosa che Dio a volte fa in senso naturale; Quando agli uomini non piace la conoscenza di lui, come raggiungibile dalla luce della natura, egli li abbandona a menti reprobi, menti prive di conoscenza e di giudizio nelle cose naturali; e talvolta, in senso spirituale, nasconde il cuore degli uomini alla conoscenza delle cose divine ed evangeliche, e anche questo fa ai sapienti e ai prudenti di questo mondo; sì, a volte nasconde al suo proprio popolo la conoscenza dei suoi provvidenziali rapporti con gli uomini, come fece con Asaf, Geremia, Abacuc e altri; e, a quanto pare, dagli amici di Giobbe, che quindi hanno frainteso il suo caso, ed erano molto inadatti e insufficienti a deciderlo:

perciò non li esalterai; a tale onore e dignità, essere arbitri, arbitri o giudici nel caso di Giobbe; questo Dio aveva riservato per un altro, Elihu, o piuttosto se stesso, che risolse la controversia tra Giobbe e i suoi amici, e dichiarò in suo favore, e che essi non avevano detto la cosa giusta di lui, come aveva fatto il suo servo Giobbe, Giobbe 42:7 ;

5 Versetto 5. Colui che dice lusinghe ai [suoi] amici,

Come fecero con lui gli amici di Giobbe quando promisero una grande prosperità esteriore, e una restaurazione al suo stato precedente, e una maggiore ricchezza dopo il suo pentimento e la sua riforma; o quando parlavano ingannevolmente per Dio, fingendo grande riguardo per l'onore della sua giustizia e santità, e quindi insistevano su di esso che doveva essere un uomo malvagio e ipocrita, che era afflitto da lui, come lo era Giobbe:

anche gli occhi dei suoi figli verranno meno; alcuni peccati sono così odiosi a Dio, e in particolare le lingue ingannevoli e le labbra lusinghiere, che Egli li punirà nella loro posterità; gli occhi dei loro figli verranno meno per mancanza di sostentamento, e mentre invano cercheranno la salvezza e la liberazione dall'angoscia, vedi Esodo 20:4

6 Versetto 6. Egli ha fatto di me anche un simbolo del popolo,

O Elifaz, o Dio; poiché tutto ciò che gli è accaduto, sia più immediatamente per mano di Dio, sia per qualsiasi strumento, glielo attribuisce, come se gli fosse capitato dalla Provvidenza; come quando divenne un sinonimo o un proverbio per le persone in comune, alle quali uno o più amici di Giobbe potevano dare l'esempio. Il nome di Giobbe è ancora oggi un sinonimo o un proverbio tra gli uomini, sia per la sua povertà che per la sua pazienza; se un uomo è descritto come molto povero, si dice che è povero come Giobbe; o se molto paziente nelle sue afflizioni, si dice che sia paziente come Giobbe; ma poiché nessuna di queste cose è a disonore di Giobbe, qui sembra piuttosto che si intenda qualcos'altro, persino qualcosa di suo rimprovero; come quando un uomo era rappresentato come un uomo molto malvagio, o un ipocrita, si diceva una volta, costui è una creatura malvagia, e un ipocrita altrettanto ardente, come Giobbe:

e prima ero come un tabretto; la gioia del popolo, che, quando appariva nelle pubbliche strade, usciva e andava davanti a lui, cantando, ballando e battendo su tabelloni e simili strumenti musicali, per esprimere la loro gioia alla sua vista; ma ora le cose andavano diversamente con lui, e colui che non potevano esaltare e lodare abbastanza, ora non sapeva bene che cosa dire abbastanza male di lui; un tale cambiamento nei sentimenti e nella condotta degli uomini deve necessariamente essere molto dispiaciuto: o "un tempo ero come un signore", come Ben Gersom, dall'uso della parola in Daniele 3:2 ; come suppone; era come un signore o un nobile, o come uno che ricopre qualche alto ufficio, e ora come il disfacimento di tutte le cose; o denota ciò che egli era "prima di loro", il popolo, ai loro occhi al loro presente, e dovrebbe essere: la parola usata è "Tophet", che Aben Esdra prende per il nome di un luogo, e come sembra di quel luogo dove i bambini furono offerti a Moloch, e quale luogo era in essere, e tali pratiche usate dai Cananei ai tempi di Giobbe; e questo luogo, che fu anche chiamato la valle di Hinnom, essendo in seguito usato per l'inferno, portò il Targum a parafrasare le parole così: "e l'inferno dall'interno sarò"; e così Sephorno, in apparenza l'inferno per tutti quelli che mi vedono; e in generale può significare che era, o doveva essere, evitato, come qualsiasi luogo impuro, molto ingrato e sgradevole, come lo era quel luogo; o come qualcosa di abominevole, e da detestare e rifiutare, e così vanno diversi interpreti; sebbene alcuni pensino che si debba rispetto per la punizione della timpanizzazione, in cui i sofferenti venivano picchiati in diverse parti del corpo, come se gli uomini stessero battendo su un tamburo o un tamburo, che dava grande dolore e tormento, vedi Ebrei 11:35,37 ; e con tale crudeltà e indegnità Giobbe suggerisce che è stato o dovrebbe essere usato; e quindi implora una garanzia, che qualcuno si interponga e perori in suo favore; Sia il trasporto degli uomini a lui quello che vuole, di cui qui ci si riferisce; confronta con questo Salmi 69:11

7 Versetto 7. Anche il mio occhio si è offuscato a causa del dolore,

A causa dell'eccessivo pianto e dell'abbondanza di lacrime versò, così che aveva quasi perso la vista, o comunque era stata notevolmente indebolita e compromessa da quel mezzo, il che è spesso il caso, vedi Salmi 6:7; 31:9 ;

e tutte le mie membra [sono] come un'ombra; la sua carne era consumata dalle sue ossa, non era rimasto quasi nulla se non pelle e ossa; Era una semplice anatomia, e sottile come un listello, come si dice comunemente di un uomo che è piuttosto consumato, per così dire; è un'ombra che cammina, ha a malapena sostanza in sé, ma è solo l'ombra di un uomo; il Targum lo interpreta della sua forma, del suo splendore e del suo volto, che erano come un'ombra; Alcuni lo interpretano come "i miei pensieri", e lo comprendono come le formazioni della sua mente, e non del suo corpo, che erano ombre, vuote, fugaci, e non avevano consistenza in esse a causa di quel dolore che lo possedeva

8 Versetto 8. Gli uomini retti saranno stupiti di ciò,

Coloro che erano retti di cuore e nella loro conversazione di cammino, sinceri e onorevoli nella loro professione religiosa, si meravigliavano delle afflizioni di Giobbe e della scortesia dei suoi amici; Si suggerisce che sarebbe stato allora, e nei secoli a venire, motivo di sorpresa per le persone veramente gentili, quando avessero sentito parlare di tali dolorose afflizioni imposte a un uomo così buono, e avesse raccontato quali censure, calunnie e rimproveri erano stati gettati su di lui dai suoi amici; ciò sarebbe così stupefacente, che non saprebbero come crederci, e ancor più non saprebbero come spiegarlo, che tali cose fossero permesse nella Provvidenza, essendoci motivo di credere alla loro verità:

e l'innocente si solleverà contro l'ipocrita; cioè, coloro che, sebbene non siano esenti dal peccato, tuttavia vivono una vita e conversazioni sante e innocue tra gli uomini, in modo da non essere accusati di alcuna grave iniquità, o di ciò che è scandaloso e sconveniente per il loro carattere; Questi si solleveranno con indignazione contro quelle persone che fingono di essere molto santificate e devote, e tuttavia non hanno carità o amore per un santo afflitto, ma lo biasimano e lo rimproverano, e aggiungono afflizione alla sua afflizione. Così Giobbe ribatte contro di loro l'accusa di ipocrisia che i suoi amici gli hanno messo; perché sembra che le disegni tacitamente, e pronuncia queste parole come una sorta di conforto per se stesso; che, sebbene fosse stato così usato da loro in quel tempo, tuttavia gli uomini buoni nel tempo futuro avrebbero avuto diverse apprensioni su di lui, e si sarebbero sollevati e avrebbero rivendicato il suo nome e il suo carattere

9 Versetto 9. Anche il giusto proseguirà per la sua via,

Colui che è giusto, non in apparenza ma realmente, non in senso legale ma in senso evangelico; che è giustificato dalla giustizia del Redentore vivente di Giobbe, che vive per fede nella sua giustizia, e in conseguenza di ciò nella santità di vita e di condotta; un tale essendo in Cristo la via della giustizia e della salvezza, e camminando nei sentieri della fede, della santità e della verità, e in tutti i sentieri del culto religioso, privato e pubblico, persevererà in esso, e non si allontanerà in nessun motivo dalla retta via in cui è stato condotto e guidato. Questo è l'opposto di un tornare indietro, come fanno alcuni, e di un volgersi a destra o a sinistra, come altri, e di stare fermi, inciampando, offendendosi e scoraggiandosi; e suppone un progresso, un andare avanti nella via, in modo da non esserne spinti fuori dalle proprie afflizioni o da quelle degli altri, dai rimproveri e dalle persecuzioni degli uomini, dalle tentazioni di Satana, dalle insidie, dalle ricchezze, dagli onori e dai piaceri del mondo, o dalle tenebre, dall'abbandono e dall'incredulità; possono davvero avere molti scivolamenti e cadute, ed essere quasi, ma non del tutto, fuori strada, e mai definitivamente o alla perdizione; il che non è dovuto alla loro condotta e cura, potenza e forza, ma alla potenza di Dio e alle provviste della sua grazia, a Cristo e alla sua forza, e allo Spirito e alla sua influenza, guida e direzione.

e chi ha mani innocenti sarà sempre più forte; o "aggiungi forza"; aumentalo. Questo carattere è opposto a quello di una vita e di una conversazione immorali, e descrive uno che non è colpevole di alcun crimine noto, che non vive in alcun peccato conosciuto, ma nel corso generale della sua vita è retto e sincero, santo, innocuo e inoffensivo; Un uomo come lui è già partecipe della grazia e della forza spirituale, e così, se vuole di più, gli viene dato; la sua forza spirituale si rinnova, ne passa da un grado all'altro, e anche camminando nella via di Dio ne trova un aumento; sì, questa stessa è forza per lui; com'è il suo giorno, la sua forza è assisterlo nei servizi religiosi, metterlo in grado di resistere ai suoi nemici, di sopportare le afflizioni e di continuare nelle buone vie di Dio

10 Versetto 10. Ma quanto a tutti voi, tornate e venite ora,

Questo è un discorso ai suoi tre amici, tutti e tutti, che si accorse che erano irritati dalla sua risposta, e se ne andavano, o si preparavano a una controreplica; ed essendo cosciente della sua innocenza, e soddisfatto della bontà della sua causa, e non avendo nulla da temere da loro, li sfida audacemente a continuare la disputa; perché, sebbene fossero tre a uno, era all'altezza di tutti; oppure li invita a convertirsi e a pentirsi di ciò che gli avevano detto, ad abbandonare le cattive idee e la cattiva opinione che avevano di lui, e a ritrattare i loro duri discorsi e le loro ingiuste censure, e a tornare a una conversazione amichevole e amichevole; o comunque, che venissero a sedersi tranquillamente, e ascoltassero pazientemente ciò che egli aveva da dire loro per la loro informazione e istruzione, di cui avevano un grande bisogno:

poiché non riesco a trovare [uno] [uomo] saggio fra voi; che prendeva bene il suo caso, era capace di giudicarlo, e di parlarne in modo pertinente, e di dargli conforto in esso; Erano medici, ma non abili; consolatori, ma miserabili; non aveva la lingua dei dotti, per dire una parola a suo tempo; litiganti, ma litigiosi, e non sapeva dove fosse il nocciolo della controversia; e i loro argomenti erano deboli e inutili, e il loro giudizio e il loro senso delle cose non meritavano alcun riguardo, vedi 1Corinzi 6:5

11 Versetto 11. I miei giorni sono passati,

O "passarono" o "passarono"; non che passarono oltre il tempo fissato e stabilito da Dio, perché non c'è passaggio del limite stabilito da lui, Giobbe 14:5 ; ma o il termine comune della vita dell'uomo è stato passato con Giobbe, o egli parla delle cose nella sua apprensione; ha immaginato che la sua morte fosse così vicina, che non gli restava un giorno di vita; i suoi giorni, come dice prima, erano estinti, erano finiti, non avrebbe mai più goduto di un altro giorno; e quindi era follia lusingarlo con una promessa di lunga vita, o incoraggiarlo ad aspettarla; che può menzionare come prova che non c'è un uomo saggio tra loro, poiché tutti lo suggerivano in caso di pentimento; o il suo significato è che i suoi giorni buoni, o giorni di bontà, come li interpreta Jachi, erano passati; i suoi giorni di prosperità erano finiti e venivano su di lui giorni malvagi, nei quali non provava piacere; né aveva motivo di credere che sarebbe stato diversamente per lui:

i miei propositi sono interrotti; Giobbe senza dubbio aveva formato nella sua mente grandi disegni di cose buone, naturali e civili; e religiosi, riguardanti l'ampliamento del suo patrimonio temporale, l'insediamento dei suoi figli nel mondo, provvedendo ai poveri, sostenendo e ampliando l'interesse della vera religione, la riforma dei suoi vicini pagani e la diffusione delle verità divine tra loro; ma ora erano tutti frustrati, non era in grado di portarli in esecuzione, e fu costretto a lasciarli cadere, e a non pensarci più, né c'era con lui alcuna prospettiva di rinnovarli mai; Furono "sradicati", o sradicati, come alcuni rendono la parola, così che non c'era alcuna probabilità che risorgessero e venissero ad avere alcun effetto:

[anche] i pensieri del mio cuore; o "i suoi beni", come lo sono i pensieri; sono le cose di un uomo, che gli appartengono particolarmente; sono l'eredità della sua mente, ciò su cui nessuno ha diritto e diritto, se non lui stesso, né può conoscere alcuno se non se stesso, e a chi li scopre: ora il filo di questi si spezza alla morte, poi cessano; non che la mente o l'anima dell'uomo cessi di essere, o cessi di essere un essere pensante, pensa ancora; ma solo i suoi pensieri non sono occupati riguardo alle stesse cose in uno stato futuro, o nello stato dopo la morte, come in questo, vedi Salmi 146:4

12 Versetto 12. Cambiano la notte in giorno,

Intendendo o i suoi amici, con ciò che gli avevano detto, o con i pensieri del suo cuore, che hanno lo stesso senso: essendo questi occupati nella notte riguardo a ciò che gli era stato detto durante il giorno, tanto che non riusciva a dormire, la notte era per lui altrettanto piena di giorno, oppure mettevano il giorno prima della notte, contrario all'ordine della natura, come osserva Noldio , mentre la notte precede il giorno, Genesi 1:5 ; i suoi amici gli promettevano lunghe giornate, e un'età più chiara del mezzogiorno, luminosa come il mattino, Giobbe 11:17 ; quando stava arrivando la notte della morte, ed egli si affrettava verso la tomba oscura e silenziosa:

la luce [è] breve a causa delle tenebre; la luce del mattino, o luce del giorno, quando viene continua solo per un breve periodo, a causa dell'oscurità della sera, che segue rapidamente; o a causa dell'oscurità della finzione, che la riempie e la rende scomoda; o la luce della prosperità, se si potesse godere, è breve, a causa delle tenebre dell'avversità; o "la luce è vicina", come nel testo originale; sebbene Jarchi interpreti la parola "breve" come facciamo noi; Noldio lo rende "la luce è piuttosto più vicina delle tenebre"; dopo che la notte è stata trascorsa senza dormire, la luce del mattino è più vicina delle tenebre; ciò può essere presto previsto, e quindi la fine del sonno e del riposo

13 Versetto 13. Se aspetto, la tomba [è] la mia casa,

Non che Giobbe abbia messo un "se" o abbia messo in dubbio di aspettare Dio in privato o in pubblico; o di aspettarlo, le sue graziose apparizioni a lui, le risposte alle preghiere, l'adempimento delle promesse e la liberazione dai guai; e specialmente di aspettare il tempo stabilito fino a quando giunse il suo cambiamento, e di sperare e aspettare la vita eterna e la felicità; tutto ciò che decise di fare, e lo fece, vedi Giobbe 13:15,16; 14:14; 19:26,27 ; ma dice questo rispetto al consiglio dei suoi amici, che se dovesse essere seguito, il problema non sarebbe altro che quello che qui suggerisce; avevano lasciato intendere che, se si fosse pentito e si fosse ravveduto, avrebbe potuto sperare e aspettarsi un tabernacolo pacifico, un'abitazione prospera, una casa di linea e circostanze agiate, Giobbe 5:24; 8:6. Ora, dice, se io ascoltassi queste cose e mi sforzassi di nutrire qualche speranza e di aspettazione per le piccole cose, e mi mettessi in attesa di esse, ahimè! quanto presto sarebbe finita, perché quale altra casa posso razionalmente aspettarmi se non la tomba? e questo è ciò che ho in mente; Non penso ad altra casa che a quella, che è la lunga dimora dell'uomo, la casa designata per tutti i viventi; là abiterò e dimorerò fino al mattino della risurrezione, e non ne cercherò altri; e se dovessi farlo, ne sono certa! dovrebbe essere deluso:

Ho fatto il mio letto nelle tenebre: nel sepolcro oscuro, dove la luce del corpo si è spenta e dove non viene la luce del sole; nelle case ci sono vari appartamenti, alcuni per il lavoro e gli affari, come il negozio; altri per mangiare e bere, come la sala da pranzo; e altri per dormire e riposare, come la camera da letto; Ora nella casa della tomba non c'è menzione di nessuno tranne quest'ultimo; poiché non c'è lavoro e macchinario nella tomba, né cibo e bevanda; ma è un letto dove il santo stanco si sdraia e si riposa da tutte le sue fatiche e fatiche, fino a quando non si sveglia alla risurrezione: ora Giobbe aveva sistemato la questione con se stesso, l'aveva esposta nella sua mente, e provava una specie di piacere alla prospettiva di essa; che aveva una casa in cui trasferirsi, quando fu sloggiato dalla casa terrena del suo tabernacolo, e dove si era costruito, secondo il suo pensiero, un comodo letto, sul quale avrebbe dovuto deporre le sue stanche membra, e dormire e riposare, finché i cieli non fossero più

14 Versetto 14. Io ho detto alla corruzione: Tu sei mio padre,

Non al seme corruttibile, da cui era stato generato, né alla corruzione o alla materia purulenta delle sue ulcere e ulcere, e dei vermi di cui la sua carne era ora rivestita, Giobbe 7:5 ; ma a quella corruzione il suo corpo si sarebbe rivolto nella tomba, giacendo abbastanza a lungo per vederla, cosa che il corpo di Cristo non fece, Salmi 16:10 ; cioè, "nella fossa della corruzione", come può essere tradotto, cioè la tomba, così chiamata perché in essa i corpi morti si corrotono e si putrefano: nelle case ci sono famiglie composte da varie persone, di diverse relazioni, che dimorano insieme in amicizia e armonia, molto amorevolmente e familiarmente, come padre e madre, fratello e sorella; così nella tomba, la casa di abitazione degli uomini, ci sono abitanti che abitano insieme, come se fossero amici e conoscenti familiari; e con questi, Giobbe rivendica parenti, come la corruzione, il marciume, la polvere e i vermi, e a questi parla, non solo molto familiarmente, ma molto rispettosamente; la nota di Bar Tzemach è,

"Onoro la tomba come un figlio, un padre, perché mi riceva presto";

sì, egli parla come se non si vergognasse della relazione, ma vi fosse affezionato; "Ho chiamato" o "gridato" cioè, ad alta voce, con grande veemenza e affetto:

al verme, [tu sei] mia madre e mia sorella; questi sono i piuttosto menzionati, perché la parentela è stretta, e sono molto amorevoli e teneri, e dimorano in casa, vedi Proverbi 7:4 ; egli chiama queste sue madri e sorelle, come osserva il commentatore ebreo di cui sopra, perché la potenza giace nel loro seno; con tutto ciò Giobbe rappresentava quanto gli fossero familiari la morte e la tomba, e quanto poco le temesse; sì, quanto gli erano desiderabili, dal momento che doveva essere a casa, e tra i suoi parenti e amici

15 Versetto 15. E dov'è ora la mia speranza?

Non la grazia della speranza, che era nel suo cuore; e sebbene a volte potesse essere scarso nell'esercizio, non poteva essere perduto; è un'ancora, sicura e salda, ed è una delle grazie che sempre rimane, e non delude mai e fa vergognare; né l'oggetto della speranza, della gloria eterna e della felicità in un altro mondo, che è riposto in cielo, e che egli cercava e aspettava per fede; ma la sua speranza di felicità esteriore, e di essere ristabilito al suo precedente stato di prosperità, o migliore, a cui i suoi amici lo incoraggiavano; questo non aveva posto in lui, né vedeva alcuna ragione per amarlo; tutto il terreno e le fondamenta di esso furono rimossi, come egli temeva; non c'era nulla su cui potesse edificare una speranza come quella, vedi Giobbe 6:11; 19:10 ;

Quanto alla mia speranza, chi la vedrà? cioè, ciò che i suoi amici vorrebbero che sperasse, una casa di linea, una grande proprietà, una famiglia numerosa, onore e rispetto tra gli uomini, lunga vita e abbondanza di pace e felicità esteriore; Era fermamente convinto che non l'avrebbe mai visto, essendo appena andato nella tomba, né i suoi amici che gli suggerivano queste cose, né nessun altro; sebbene in verità ciò che egli stesso sperava veramente potesse essere giustamente descritto così, essendo cose non viste con l'occhio del corpo, né con il senso carnale e la ragione, ma sono le glorie e le realtà invisibili di un altro mondo, poiché "la speranza che si vede non è speranza", ecc. Romani 8:24,25 2Corinzi 4:18 Ebrei 11:1 ; ma Giobbe non progetta questi, ma i primi

16 Versetto 16. Scenderanno fino alle sbarre della fossa,

Lui stesso, e i suoi amici, e le speranze che vorrebbero che lui nutrisse; questi dovrebbero scendere tutti insieme nella tomba, e lì giacere sbarrati e rinchiusi; queste speranze, per non risorgere mai più, e i corpi suoi, e dei suoi amici, fino a quando non saranno sciolti da colui che ha le chiavi dell'inferno e della morte: o "le sbarre scenderanno nella tomba"; le membra del suo corpo, come Jarchi, che ne sono le sbarre, come alcune in Bar Tzemach; la forza e il sostegno di esso, come in particolare le ossa, scenderanno nella tomba, e lì si trasformeranno in marciume e polvere; e quindi, come se dicesse, come fa altrove: "Qual è la mia forza, per sperare?" Giobbe 6:11 ;

quando il [nostro] riposo insieme [è] nella polvere; che è l'originale dell'uomo, e al quale egli ritorna, e in cui i morti giacciono e dormono fino alla risurrezione; e dove sono a riposo da ogni avversità e afflizione del corpo, della mente e della proprietà; da tutte le tribolazioni e le vessazioni causate dagli uomini malvagi, e da tutte le dispute, le liti, le contese e le animosità tra amici, che sarebbero state il caso di Giobbe e dei suoi amici, quando le loro teste fossero state gettate nella polvere, e che egli supponeva sarebbero state rapidamente; e quindi era vano per loro nutrirlo con speranze di felicità esteriore, e per lui intrattenerli; Era meglio che entrambi pensassero alla morte e alla tomba come a portata di mano, dove sarebbero state sepolte le loro controversie, e sarebbero stati buoni amici, e avrebbero giaciuto tranquillamente insieme, e si sarebbero riposati fino a quando si fossero svegliati e risuscitati alla vita eterna

Commentario del Pulpito:

Giobbe 17

1 Versetti 1-16. - Il carattere generale di questo capitolo è stato considerato nella sezione introduttiva diGiobbe 16). Si occupa principalmente delle lamentele di Giobbe sul trattamento che gli viene riservato dai suoi amici e delle sue lamentele sulle sue sofferenze (Versetti. 1-12). Alla fine si appella alla tomba, come unica speranza o conforto che gli rimane (Versetti. 13-16)

Il mio respiro è corrotto; Oppure, il mio spirito è oppresso. Ma il significato fisico è quello più probabile. Un alito fetido è uno dei segni più sicuri dell'avvicinarsi della dissoluzione. I miei giorni sono estinti, o stroncati. Il verbo usato non ricorre altrove. Le tombe sono pronte per me; Oppure, le camere della tomba sono già mie. La forma plurale si spiega meglio considerandola come riferita alle nicchie comunemente tagliate in una camera sepolcrale per ricevere i corpi dei defunti (vedi Smith's 'Dictionary of the Bible,' vol. 3. pp. 1528-1536)

Versetti 1-16. - Giobbe a Dio:3. Il requiem di un uomo morente

IO PREVEDO LA SUA IMMEDIATA DISSOLUZIONE. Con tre patetici sospiri il patriarca si lamenta della sua condizione di morte

1. Il crollo totale dei suoi poteri vitali. Indicato dalla brevità e dall'offensività del suo respiro, che annunciava l'avvicinarsi del soffocamento e del decadimento. "Il mio respiro è corrotto". E a questo alla fine tutti devono arrivare. La salute fisica più vigorosa, così come la più debole, contiene in sé germi di putrefazione. Essenzialmente, nonostante tutta la sua forza e bellezza, la struttura corporea è "questo corruttibile". Perciò: «Così dice l'Eterno... non si glori il potente della sua potenza" Geremia 9:23

2. La rapida conclusione della sua vita. La completa estinzione del già debolmente ardente concreto della sua esistenza terrena era a portata di mano. "I miei giorni sono estinti". La vita è appropriatamente paragonata a una candela,Giobbe 21:17 Proverbi 24:20 - ; confronta 'Macbeth,' atto 5. sc. 5

per quanto riguarda la sua estensione definita, la rapidità con cui brucia, la facilità con cui può essere estinta, e la certezza che per lo meno si spegnerà

3. L'apertura effettiva della sua tomba. Contemplato come se avesse già avuto luogo. "Le tombe sono pronte per me". Lo scheletro deperito di Giobbe rendeva fin troppo evidente che era preparato per loro, e poteva esclamare con decoro, come in seguito il vecchio Gaunt: "Sono magro per il grigio, magro come una tomba, il cui grembo cavo non eredita altro che ossa". È opportuno contemplare la casa stretta destinata a tutti i viventi, "sedersi per terra" e "parlare di tombe, di vermi ed epitaffi", di riflettere che... "Nulla possiamo chiamare nostro, se non la morte: e quel piccolo modello della terra sterile, che serve da pasta e da copertura alle nostre ossa".(' Apocalisse Riccardo II,'Atti 2: Cantici 1 Atti 3). sc. 2.) È bene rendersi conto che la tomba non è che a un passo dal più giovane, dal più bello, dal più saggio, dal più forte dei figli di Adamo, e prepararci per essa, come già è preparata per noi

II DICENDO ADDIO AI SUOI AMICI

1. Descrivere il loro carattere. Chiama schernitori quelli che si erano presi gioco della sua miseria, avevano riso della sua innocenza, lo avevano accusato apertamente di flagrante malvagità, di consumata ipocrisia e di audace empietà

Confronta - Giobbe 12:4

Questa veemente riaffermazione della stima di Giobbe sul loro comportamento sarebbe caduta con maggiore forza e imponenza sulle loro orecchie, perché procedeva dalle labbra di un uomo morente (Confronta ' Apocalisse Riccardo II',Atti 2). sc. 1, e ' Apocalisse Enrico VIII',Atti 2). sc. 1, in cui John o' Gaunt e Buckingham richiamano l'attenzione sulla pesantezza delle parole degli uomini morenti). Suonerebbe come la maledizione di un profeta in via di estinzione

2. Rimuginare sulle loro calunnie. Le loro insinuazioni malvagie lo avevano punto sul vivo, e gli bruciavano ancora nel petto. Nemmeno l'ombra della morte o l'oscurità della tomba potevano nasconderli alla sua visione mentale. Come se fosse affascinato da un male, l'occhio della sua anima si fissò su di loro, trovò un alloggio con loro e non riuscì a scrollarseli di dosso. Erano stati pronunciati con facilità, ma non così facilmente il loro ricordo poteva essere cancellato. "Le parole taglienti e i rimproveri crudeli non sono facilmente banditi", specialmente quando pronunciati da coloro da cui ci si aspettava simpatia e gentilezza. Di qui la cura che si deve usare per non infliggere con la lingua ferite che solo la morte può guarire

3. Prevedere la loro sconfitta. "Perciò non li esalterai" (Versetto 4). Giobbe intende dire che nella controversia che si scatena tra lui e i suoi amici non sarà permesso loro di trionfare, ma di essere completamente sconfitti e svergognati. E di questo egli sottolinea il sintomo premonitore, in quella cecità morale e spirituale con cui Dio aveva permesso che fossero sopraffatti, "perché hai nascosto il loro cuore all'intelligenza" (versetto 4). O avevano volontariamente chiamato male il bene e sostituito le tenebre con la luce, oppure erano del tutto incapaci di comprendere la vera religione o di apprezzare l'integrità spirituale. Quindi, in entrambi i casi, era impossibile che potessero avere ragione. A parte il tutto la loro applicabilità agli amici, Giobbe qui si aggrappa a verità importanti; come ad es

(1) che la funzione più alta della comprensione spirituale è quella di "discernere gli spiriti"; 1Corinzi 12:10; 1Giovanni 4:1

(2) che la capacità di distinguere il vero dal falso nella religione non appartiene a nessun uomo per natura, ma deve essere impartita da Dio; 1Corinzi 12:11; 1Giovanni 1:20

(3) che l'assenza di questo potere di riconoscere il vero valore morale e l'integrità spirituale non solo squalifica un individuo dall'agire come giudice nella sfera della religione, ma, ipso facto, lo proclama ancora completamente al di fuori di quella sfera; e

(4) che Dio certamente a lungo andare assegnerà il trionfo al suo popolo e alla sua causa

4. Annunciare la loro punizione

(1) La sua gravità. La loro malvagità dovrebbe essere vendicata, non solo su se stessi, ma sui loro figli, i cui "occhi dovrebbero venir meno" o languire (Versetto 5). Che i figli soffrano per i peccati dei genitori è un fatto dell'esperienza quotidiana; ad esempio le famiglie di ubriaconi, dissoluti, assassini, traditori, ss. È un segno speciale di eccessiva malvagità quando i suoi risultati colpiscono i discendenti innocenti dei suoi perpetratori. Perciò si dice che Dio punisce le iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di coloro che lo odiano Ester 20:5

Il peccato di Acan si ripercuoteva su di lui e sui suoi figli e figlie

Gsè 7:24,25 La malvagità di Achab fu vendicata su se stesso e sulla sua posterità 1Re 21:20

La lebbra di Naaman si attaccò a Ghehazi e alla sua discendenza. Di fronte a ciò, tuttavia, sta il benedetto fatto che, sebbene la grazia non scorra nel sangue, la pietà dei genitori ha la tendenza a riprodursi nei caratteri, poiché certamente attira benedizioni sul capo dei bambini. E come non si può concedere a un genitore una felicità più grande di quella di contemplare la felicità della sua casa, così non può essere un dolore più grande di quello di assistere alla sua distruzione o al suo disonore. E questa fu la parte che Giobbe predisse per i suoi amici beffardi

(2) La sua naturalezza. Sarebbe una punizione sotto tutti gli aspetti che si addice alla loro offesa. Avevano calpestato i loro migliori affetti, consegnando lui, il loro amico, come bottino (Versetto 5); e così sarebbero stati a loro volta feriti nei loro amori genitoriali. Le punizioni di Dio mostrano spesso una sorprendente corrispondenza con i crimini che vendicano. Sebbene la lex talionis sia stata abrogata dal vangelo, non di rado si osserva che coloro che prendono la spada periscono di spada, Matteo 26:52

e che "con la misura con cui un uomo la misura, gli viene misurato di nuovo" Matteo 7:2

5. Proclamando la loro follia. Con sprezzante disprezzo li invita a rinnovare i loro sforzi per stabilire la sua colpevolezza, ad attaccarlo con un altro giro di argomenti, dicendo loro che non ha paura del loro successo, sapendo che loro, come lui, sono essenzialmente sciocchi (versetto 5). Se la lingua dimostra

(1) stupefacente fiducia in se stesso, Giobbe in piedi con il piede nella tomba, eppure solleva il capo con incrollabile sicurezza verso il cielo; e

(2) acuta penetrazione intellettuale, l'oratore discerne chiaramente il carattere fallace della consolazione degli amici che, se si fosse pentito, sarebbe stato comunque restituito a una vita di prosperità; mostra anche

(3) una straordinaria asprezza di sentimenti per un brav'uomo che ci si sarebbe aspettato di mettere a tacere le sue passioni rabbiose prima di sdraiarsi a dormire nella tomba; e

(4) eccessivo calore del linguaggio che mal si addiceva a un santo, anche ai tempi di Giobbe

III CERCARE RIFUGIO NELLA MISERICORDIA DI DIO

1. La richiesta audace. Allontanandosi dai suoi amici e affrontando la morte, Giobbe supplica con una fede sublimemente audace, che si eleva chiara al di sopra delle nebbie dello sconforto e degli uragani della passione che alternativamente riempiono il suo petto, che Dio stesso gli stringa la mano e si impegni ad essere Garante della sua innocenza contro se stesso (Versetto 3). Non è affatto una vaga anticipazione della nozione fondamentale del vangelo, che, per rispondere a tutto ciò che Dio, come giusto Legislatore, può affidare all'uomo, Dio stesso sia diventato il Padrino o il Servo. Ciò che la fede di Giobbe, che si trovava per così dire sui promontori del pensiero umano, e guardava con occhio profetico nel vasto terreno incognito che si stendeva davanti a lui, desiderava per se stesso, che Dio si assumesse il compito di rispondere per lui, non solo alle calunnie dei suoi calunniatori umani, ma anche alle accuse e alle accuse preferite contro di lui dal suo divino assalitore, Viz. Dio stesso, a questa stupefacente supplica da parte della povera, debole e peccaminosa umanità, rappresentata da Giobbe, ha ricevuto risposta il vangelo di Gesù Cristo, che venne nella pienezza dei tempi come Dio incarnato per difendere la causa dell'uomo perduto e rivendicare non la sua innocenza, ma la sua giustizia davanti a Dio

2. La quadruplice ragione. Giobbe basa la sua supplica su una varietà di motivi

(1) L'impossibilità di trovare aiuto in qualsiasi altro settore se non presso Dio. Chi altri [se non Dio] mi darebbe garanzia?" (versetto 3). Non un uomo, dal momento che gli amici di Giobbe esultavano piuttosto per la sua condanna e condanna come criminale. Quindi, se qualcuno poteva recitare la parte del servo, doveva essere Dio stesso. Quindi è Dio solo che può chiarire l'integrità del santo o stabilire la giustizia del peccatore davanti a Dio. «Non si può costruire alcuna speranza sulla Legge della grazia che giustifica»; anzi... «Vano è per me ogni aiuto umano: non oso fidarmi di un sostegno terreno! La mia unica fiducia è in te; Tu sei la mia speranza".(Elliot.)

(2) Il fatto che Dio stesso era l'Autore delle sue tribolazioni. Per quanto umilianti fossero (Versetto 6), non lo avevano trovato accidentalmente, ma con il permesso divino. Perciò, nella misura in cui lo proclamarono oggetto dell'ira giudiziaria di Dio, allo stesso modo chiarirono che solo Dio poteva interporsi efficacemente per la sua liberazione. Come Giobbe fu reso un proverbio e un oggetto di disprezzo per la sua epoca,Giobbe 30:9,10

così fu Davide, Salmi 35:15,16

e il Sofferente Messianico di cui si parla nel Salterio, Salmi 22:6,7; 69:7,11,12,19

e i profeti, Isaia 50:6; 53:3

e Cristo, Matteo 26:67; 27:28,29,41-44

e così possono aspettarsi i cristiani di essere 1Corinzi 4:9,11,13

(3) La circostanza che sotto la pressione di un profondo avvilimento si era ridotto a uno scheletro. Nulla intacca la forza o esaurisce la vitalità del corpo come il dolore mentale. L'angoscia interiore a cui Giobbe era stato sottoposto rende gli occhi offuscati, i capelli grigi, il viso vecchio e l'intero corpo debole. La fragilità dell'uomo, e persino la sua colpevolezza, sono riconosciute nella Scrittura come un argomento a favore dell'interposizione misericordiosa di Dio Salmi 6:2,5,7 25:11

(4) Il pericolo che tutte le distinzioni morali si confondano se la sua integrità non viene chiarita. Se gli si lasciasse passare sotto una nuvola, i veri pii sarebbero stupiti di una dispensazione così misteriosa, come in seguito lo furono per Cristo, Isaia 52:14

e potrebbero anche essere indotti, come Davide, Salmi 37:7

Asaf, Salmi 73:3

e Geremia, Geremia 12:1

a invidiare la sorte degli empi, ai quali, nonostante la loro empietà, è permesso di prosperare. Questo pericolo è difficilmente possibile sotto il vangelo, che ha reso evidente, prima in Cristo, e poi nel suo popolo, che un servo giusto come Dio può essere un sofferente. Tuttavia, la certezza di Dio in Cristo per l'uomo ha stabilito distinzioni morali su basi più solide di quanto non lo siano mai state prima Romani 3:31

IV ESULTANDO PER LA VITTORIA FINALE. Sembra che la vita di Giobbe stia per svanire nell'oscurità. Giobbe stesso, tuttavia, dichiara la sua fiduciosa aspettativa che l'uomo giusto e puro, come lui, sarà infine vendicato (Versetto 9). Le parole suggeriscono:

1. La purezza dei giusti. Sono un popolo che ha "mani pulite". Non che siano giusti o giustificati a causa delle loro mani pure. AncheGiobbe 9:2

così come Davide Salmi 143:2

e San Paolo,

Gal 2:16

proclamarono che un uomo non poteva essere giustificato per le opere davanti a Dio. Ma le mani pulite sono la prova di un cuore puro. E la santità è un segno sicuro della fede. Anzi, se manca la purezza della vita, non c'è lo spirito di pietà. La fede senza le opere è morta. Quindi siamo giustificati (quanto alla sincerità della nostra fede) per le opere; quindi anche "senza santità nessuno vedrà il Signore"

2. Il progresso dei giusti. Essi "diventeranno sempre più forti"; "Andranno di forza in forza". Essi progrediscono:

(1) Certamente. Ovunque ci sia la vita, ci deve essere crescita. L'anima che possiede la grazia non può rimanere stagnante. Un cristiano che non avanza verso la statura di un uomo perfetto è malsano e innaturale

(2) Gradualmente. La piena misura del loro progresso non sarà raggiunta subito. Di tappa in tappa vanno i pellegrini verso il cielo. Prima la stega, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga, è la legge secondo la quale il seme della Parola, non meno del seme del campo, matura. Prima il neonato, poi il giovane, e poi l'uomo maturo, è l'ordine di sviluppo della vita spirituale così come della vita fisica

(3) In proporzione. Cresceranno in modo tale da diventare sempre più forti. Cioè, avanzeranno in tutte le parti e le proprietà della vita cristiana nello splendore e nella tenacia della fede, nella profondità e sincerità della penitenza, nella maturità e nella bellezza della santità esteriore, nel calore e nella pienezza dell'amore, nell'allegria e nella gioia della speranza

3. La perseveranza dei giusti. Essi manterranno il loro cammino

(1) nonostante ogni sorta di difficoltà: le accuse di coscienza, il potere della corruzione interiore, la debolezza della fede, la pressione dell'afflizione, l'opposizione del mondo, le false rappresentazioni degli amici, le astuzie del diavolo;

(2) con volontaria determinazione, qualsiasi altra cosa possa essere utile al loro progresso, la cooperazione della loro fede personale, intelligenza, scopo, volontà, essendo assolutamente indispensabile, e queste non vengono mai meno del tutto nel caso di coloro che sono veramente retti nei loro cuori;

(3) con l'aiuto della grazia divina, poiché, dopo tutto, "non è nell'uomo che cammina dirigere i suoi passi", né è solo per la forza dell'uomo senza aiuto, ma piuttosto per la potenza di Dio, che egli è preservato per la salvezza; e

(4) fino alla fine del viaggio, poiché è scritto dei pellegrini di Dio che verranno tutti a Sion, e delle pecore di Cristo che non periranno mai

V CHE SPROFONDAVA DI NUOVO NELL'OSCURITÀ. Scendendo dall'alta altezza su cui si era posata per un momento la sua fede, il patriarca si ferma per la seconda volta accanto alla tomba aperta e termina il suo requiem da dove l'aveva iniziato, contemplando:

1. L'avvicinarsi della morte' come:

(1) La fine dei suoi giorni, -- "I miei giorni sono passati" (Versetto 11); che è per ciascuno -- la fine degli anni e dei momenti della vita, la fine dei giorni piacevoli e prosperi così come dei giorni miserabili e avversi, dei giorni di fatica e dei giorni di riposo, dei giorni di sofferenza e dei giorni di gioia, dei giorni del peccato e dei giorni di preghiera, ahimé! anche giorni di grazia e giorni di disciplina

(2) L'interruzione dei suoi pensieri, "I miei propositi sono interrotti, anche i pensieri", o beni cari, "del mio cuore" (Versetto 11); il che è ancora vero per tutti, buoni e cattivi, saggi e stolti, ricchi e poveri allo stesso modo, la mano della morte che arresta senza pietà i pensieri sottili del cervello indaffarato, sia esso di filosofo o poeta, statista o mercante, e guastare con uguale noncuranza i progetti dei pii e le trame degli empi, i disegni del commerciante e gli intrighi del diplomatico, le imprese ambiziose dei ricchi e i modesti piani dei poveri

(3) La delusione delle sue speranze di vita, l'estinzione totale di quell'aspettativa che i suoi amici lo avevano così spesso esortato a nutrire, cioè la speranza di un ritorno alla prosperità da questa parte della tomba, ma che non aveva mai seriamente accarezzato, e che, se l'aveva nutrita, era ora completamente distrutta, la semplice idea di cercare una restaurazione quando si stava manifestamente entrando nelle tenebre era tanto sciocca quanto Cerca la luce del giorno quando la notte era vicina. E così la morte si occupa delle speranze di tutti gli uomini, speranze di vita, di prosperità, di felicità, di utilità sulla terra, li intercetta, li taglia, li inghiotte nelle tenebre come la notte fa con il giorno

2. La discesa nello Sceol' che egli considera come:

a. Il luogo di riposo del suo corpo. "Se spero, è per lo Sceol come la mia casa. Nelle tenebre rifaccio il mio letto" (Versetto 13). Si parla spesso della tomba come di unaGiobbe 38:17

la casa designata per tutti i viventi,Giobbe 30:23

la lunga dimora dei defunti; Ecclesiaste 12:5

e l'unica aspettativa mondana che Giobbe nutriva era quella di entrare in questa dimora sepolcrale, nella quale aveva già per così dire steso il suo giaciglio

b. La dimora dei suoi parenti, essendo questi parenti la corruzione che stimava come suo padre, e il verme che chiamava sua sorella o sua madre. "Che descrizione impressionante, eppure quanto è vera di tutte. La corporatura più vigorosa, la forma più bella e aggraziata, la carnagione brillante della carne, ha una stretta parentela con il verme, e presto apparterrà alla famiglia delle muffe sotto terra" (Barnes)

c. Il rifugio della sua vera speranza, la speranza di una vendetta, che, scendendo con lui alle sbarre del mondo invisibile, potrebbe essere perduta agli occhi dell'uomo, e in larga misura a se stesso, ma riposerà accanto a lui nella polvere fino a quando non arriverà il momento della sua manifestazione pubblica

Imparare:

1. Che la morte non è mai a più di un passo da qualsiasi uomo

2. Che coloro che sono quotidianamente in cammino verso la tomba inizino presto a prepararsi per le loro future case

3. Che le frustate e gli scherni del tempo, le beffe e le calunnie di amici o nemici, non possono inseguire un uomo oltre i limiti della vita

4. Che il popolo di Dio è già stato liberato dal suo più grande avversario dalla volontaria garanzia di Cristo

5. Che la via regale per l'esaltazione celeste è l'illuminazione interiore della mente

6. Che gli uomini buoni non dovrebbero mai rallegrarsi, anche se a volte possono prevedere, e persino predire, la punizione dei loro nemici

7. Che la migliore salvaguardia di un uomo santo in difficoltà è far risalire ogni afflizione alla mano di Dio

8. Che i seguaci di Cristo non dovrebbero ora essere stupiti della tribolazione di se stessi o degli altri

9. Che il giusto che persevera nella santità giunga alla vita eterna

10. Che se la morte pone fine alla vita dell'uomo sulla terra, inizia l'esistenza di un santo in cielo

11. Quell'uomo possiede parenti più nobili dei vermi e della corruzione

12. Affinché la morte ponga fine a tutte le speranze terrene, ma non possa nuocere alla speranza della vita eterna, riposta per noi in cielo

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-16. - Il giusto tiene il suo cammino

"La matita dello Spirito Santo ha lavorato più nel descrivere le afflizioni di Giobbe che le felicità di Salomone", dice Lord Bacon. "La prosperità non è priva di molte paure e disgusto, e l'avversità non è priva di conforto e di speranze. Vediamo nei lavori di ricamo e nei ricami che è più piacevole avere un lavoro vivace su un terreno triste e solenne che avere un lavoro oscuro e malinconico su un terreno chiaro; giudica, quindi, del piacere del cuore dal piacere dell'occhio". Su questo sfondo oscuro e monotono di guai, i colori vivaci di una fede spirituale e di una speranza si stagliano di volta in volta in modo più brillante. Un altro esempio di ciò si trova nel presente capitolo

Il primo sentimento che si presenta è quello della RILUTTANZA A MORIRE SOTTO L'ERRATA INTERPRETAZIONE. (Versetti 1, 2) Ma per questo, è rassegnato al suo destino. Nel corso di un breve periodo di tempo deve rinunciare alla vita, perché la malattia sta compiendo il suo corso; e lo avrebbe fatto volentieri, se solo le beffe dei suoi amici non lo tormentassero continuamente, e i suoi occhi non fossero irritati dalla loro incessante irritazione. C'è generalmente qualcosa, anche in uno stato di estrema sofferenza, che rende difficile morire. Ma morire incompreso; sotto la nube di una falsa accusa; come uno che, condannato per errore, ha languito nella cella di una prigione ed è andato alla tomba di un criminale; -Questo deve essere sicuramente il pungiglione più acuto della morte

II L'agonia di questo pensiero lo spinge a un rinnovato ricorso a Dio. (versetto 8) Poiché nessuno tra gli uomini farà la promessa e si assumerà la responsabilità di rivendicare l'innocenza di Giobbe dopo la morte, Dio sarà vincolato come Garante per lui, e si assumerà questo dovere? Così, ancora una volta, vediamo come l'estremo della sofferenza costringa Giobbe alla sua fede più profonda, non potrà mai costringerlo ad abbandonarla. Ed è costretto a scambiare i suoi pensieri più oscuri su Dio con quelli più veri, apparentemente inconsapevoli di essere incoerenti l'uno con l'altro

III Ma arriva un'altra RICADUTA NELLO SCONFORTO. (Versetti 4-7) Guarda fuori, lo spettacolo irritante di quegli amici compiacenti e ostili, e si lamenta della loro mancanza di comprensione, sfidando la loro autorità. Li accusa di tradirlo (il versetto 5 dovrebbe probabilmente essere "colui che fa delle spoglie dei suoi amici", ss.), e di conseguenza li minaccia di dolore. Poi si rivolge di nuovo a Dio come fonte di tutte le sue sofferenze, che ha reso il suo nome, un tempo così bello in reputazione, ora un sinonimo e uno scherno, e lo ha portato al suo attuale totale languore e sfinimento (versetto 7)

IV Ma ancora una volta c'è un RISVEGLIO DI ALTO CORAGGIO E SPERANZA. (Versetti 8, 9) Egli si contempla in questa luce come un rimprovero per tutti coloro che lo vedono o conoscono il suo destino. I retti sono gettati in una confusione stupita, sono sconvolti dallo spettacolo; E la. gli innocenti si sollevano contro i dissoluti indignati per la loro prosperità. Ma il giusto continuerà il suo cammino, finché la luce non risplenderà di nuovo su di esso; e colui che ha mani pulite, nonostante la sua attuale debolezza, aumenterà in forza. Le sue parole sono «come un razzo che sfreccia sopra l'oscurità tragica del libro, illuminandolo all'improvviso, anche se solo per poco tempo» confrontaSalmi 73

V Poi si rivolge di nuovo ai suoi amici con un SECCO RIMPROVERO ALLE LORO SCIOCCHE PAROLE INCONSOLATORIE. (Versetti 10-16) Il forte rimprovero del versetto 10 è seguito da ragioni. La sua forza si consuma e la sua fine si avvicina; i suoi giorni sono passati, i suoi piani stroncati e i desideri più cari del suo cuore; e la luce che pensano di portare in consolazione, è simile alle tenebre (Versetti. 11, 12). Continua a giustificarsi per non aver visto altro che oscurità e notte davanti a sé, e a respingere la speranza che essi nutrono in giorni migliori. La sua speranza è riposta nell'Ade, solo nel mondo oscuro e inferiore (versetto 13). Ha detto alla corruzione: "Padre!", al verme che ha designato "madre e sorella"! E dov'è, allora, questa speranza di ritrovata salute e prosperità di cui parlate invano? Scompare attraverso le porte dell'Ade, e laggiù nella polvere sarà solo il suo riposo (Versetti. 14-16). Ma quanto sono dissimili i pensieri e le vie di Dio da quelli dell'uomo! Giobbe pensa che il suo destino sia in scaletta; non vivrà né recupererà la gioia di un tempo. Eppure Dio ha stranamente e gloriosamente ordinato che sia la vita che la gioia restaurate siano sue, come mostra il felice esito delle sue sofferenze. Così conduce alle porte dell'inferno e fa risalire, 1Samuele 2:6

conduce attraverso la sofferenza alla vittoria sulla paura della morte, e alla germinazione e al dispiegamento di una speranza che è centrata nell'invisibile. - J

2 Non ci sono forse degli schernitori con me? letteralmente, prese in giro: l' astratto per il concreto

Per il sentimento, confronta - Giobbe 16:20 eGiobbe 30:1-14

E il mio occhio non continua forse nella loro provocazione? Ad esempio: "Ho qualcos'altro da guardare? Gli schernitori non mi stanno sempre a provocare?"

3 Sdraiati ora; oppure, dare ora un impegno (vedi la versione riveduta). I termini usati in questo versetto sono termini di legge. Giobbe invoca Dio perché vada in tribunale con lui e, prima di tutto, depositi il denaro cauzionale di cui il tribunale avrà bisogno prima di intraprendere l'indagine sul caso. Poi, prosegue, dice, mettimi in garanzia con te; o piuttosto (come nella Versione Riveduta), sii garante per me con te stesso", che è o la stessa cosa con il dare un pegno, o un ulteriore requisito legale. Alla fine, pone la domanda: Chi è colui che mi stringerà la mano? che significa: "Chi altri c'è se non te stessa, alla quale io possa guardare per essere la mia garanzia, e stringendo le mani

comp. - Proverbi 6:1

con me per accettare la responsabilità legale?" Come dice il Dr. Stanley Leathes, "È meraviglioso il modo in cui il linguaggio di Giobbe si adatta a ciò che abbiamo imparato da allora e altrove riguardo alle Persone nella Divinità"

OMELIE DI W.F. ADENEY versetto 3.- Un pegno di Dio

Giobbe è rassicurato dalla fede che Dio alla fine rivendicherà la sua innocenza; ma nel frattempo la sua orribile malattia sta divorando la sua stessa vita, così che teme di non vivere abbastanza per vedere la fine quando tutto sarà chiarito. Perciò prega per un pegno della futura liberazione dalla calunnia e per la rivendicazione del suo carattere. In altre esperienze desideriamo ardentemente la promessa della realizzazione delle nostre speranze più scelte. Consideriamo quali promesse Dio ci offre e il loro significato

OSSERVO I MOLTI TIPI DI IMPEGNO CHE DIO CI DÀ

1. In natura. La natura è piena di promesse. È eloquente con la profezia. Il suo significato parabolico indica lo spirituale e l'eterno. I messaggi della bontà di Dio nei fiori primaverili e nei frutti autunnali sono veri pegni della mano di Dio, pegni della sua bontà più grande

2. Nell'istinto. Dio ha instillato nei nostri petti desideri inestirpabili: sete di verità, fame d'amore, anelito di santità. L'esistenza stessa di questi istinti è pegno della loro soddisfazione, perché Dio non si prenderebbe gioco dei suoi figli e non li tormenterebbe con speranze illusorie. Tutti noi possiamo avere delle speranze illusorie, davvero; ma non per natura come istinti originali

3. Nella rivelazione. Dio si rivela nella natura e nell'istinto, ma più esplicitamente nelle espressioni di insegnanti umani ispirati. La Bibbia è un pegno divino. La sua ispirazione auto-evidenziale conferma la sua veridicità. Dio non vuole e non può mentire. Perciò le promesse della Scrittura, e anche i suoi precetti, portano con sé pegni per il futuro, quando ciò che viene poi raffigurato sarà visto nell'esperienza

4. In Cristo. Egli è il grande Pegno di Dio. Donandoci suo Figlio, Dio ha confermato la sua Parola. Egli non ha solo adempiuto la profezia messianica; Ha dato un segno del suo immutabile proposito d'amore, e un pegno della sua futura redenzione della razza. Cristo è l'unico più grande Pegno di Dio

II CONSIDERA IL SIGNIFICATO DEL PEGNO DIVINO

1. Rivelare la verità

(1) Un pegno di perdono. Cristo è per noi un segno che Dio è disposto a perdonare il peccato e ad accogliere i suoi figli penitenti. Non siamo lasciati a vaghe congetture; abbiamo una certezza precisa nella missione e nell'opera di Cristo

(2) Un pegno d'amore. La radice da cui proviene il perdono è l'amore. Cristo è la prova che Dio ci ama

(3) Un pegno di carattere. La nuova vita cristiana si vede per la prima volta nella persona di Cristo. L'ha vissuta, e la sua esperienza è il pegno di ciò che sarà, quando sarà perfettamente seguita dai suoi discepoli

(4) Un pegno di speranza. La natura, l'istinto e la rivelazione puntano vagamente all'immortalità di cui Cristo è il Pegno sicuro. Egli è la Primizia della risurrezione, il Pegno della vita eterna. il suo popolo

2. Per confermare la fede. Giobbe desiderava ardentemente un pegno da parte di Dio. Abbiamo ricevuto delle promesse, e una di esse ha il massimo valore. La provvista di ciò che Giobbe desiderava avrebbe dovuto avere un grande effetto su di noi. Siamo irragionevoli se ignoriamo l'impegno di Dio e ci allontaniamo da esso per immergerci in uno scetticismo disperato. Come Mosè, possiamo vedere la terra promessa. Abbiamo una certezza migliore del vello di Gedeone, in Cristo e nella sua risurrezione Perciò il nostro atteggiamento dovrebbe essere di fede calma e incrollabile. Deve essere solo di fede, però; poiché non abbiamo ancora l'eredità, ma solo un pegno di essa. Tuttavia l'impegno di Dio è una sicurezza assolutamente sicura. - W.F.A

4 Poiché tu hai nascosto il loro cuore all'intelligenza. I miei cosiddetti amici non si impegneranno certo per me, poiché tu hai accecato i loro occhi e indurito i loro cuori contro di me. Perciò non li esalterai. Dio non esalterà coloro che sono privi di intelligenza

Il cuore che è nascosto alla comprensione

Giobbe è convinto che Dio non lo abbandonerà. Prende persino le illusioni dei suoi aguzzini come il pegno di Dio per il quale ha pregato; poiché queste illusioni sembrano venire da Dio, e per mostrare che Egli ha nascosto il cuore dei tre amici alla comprensione. Se è così, non saranno esaltati da Dio per calpestare il sofferente nella sua miseria

LA COMPRENSIONE DIPENDE DALLA CONDIZIONE DEL CUORE: Se il cuore ha torto, il giudizio sarà in errore. Non giudichiamo semplicemente come vediamo con i nostri occhi. La condizione mentale e spirituale interiore determina in gran parte la forma e il carattere delle nostre convinzioni. Osservate alcuni degli stati del cuore che lo nascondono alla comprensione

1. Ottusità. Il cuore può essere semplicemente ottuso e cieco alla verità. Se la luce risplende con lo splendore del meridiano, l'uomo che ha la cataratta negli occhi inciamperà nel fosso con la stessa certezza con cui cammina nell'oscurità di mezzanotte. Alcuni uomini non hanno occhi di simpatia con cui vedere i loro vicini; non riescono a capirli. Alcuni non hanno percezioni spirituali di Dio; e non possono capirlo

2. Pregiudizio. Vediamo con la mente così come con gli occhi. La nostra percezione è un amalgama di vista e pensiero. Se il pensiero è distorto, la percezione sarà distorta. Un cuore prevenuto esclude la verità dall'intelletto

3. Passione. Il sentimento forte acceca il giudizio con la sua stessa furia ardente. Il cuore infuriato, il cuore che ama il peccato, il cuore mal regolato, sono tutti privi di comprensione. Abbiamo bisogno di un cuore nuovo e puro per poter ricevere la verità di Dio

IL CUORE AL QUALE È NASCOSTA L'INTELLIGENZA NON PUÒ GODERE DEL FAVORE DI DIO. Il suo favore non dipende dalle condizioni intellettuali. La perplessità puramente mentale non è un ostacolo contro l'anima nel suo godimento dell'amore divino, perché Dio non aspetta l'ortodossia perfetta prima di aiutare e benedire i suoi figli. Ma ora abbiamo a che fare con un altro tipo di errore. L'errore che taglia fuori dal favore di Dio è morale; Nasce da una perversione del cuore. Di questo siamo colpevoli, e quindi la perdita che comporta è giustamente meritata. La perdita del favore di Dio si vede dappertutto, sia nell'origine che nei risultati dell'errore

1. Nella sua origine. Il pensiero sorprendente di Giobbe è che è Dio che ha nascosto il cuore alla comprensione. La cecità è giudiziaria, un risultato dell'azione di Dio. Questo no, sembra attribuire il male morale a Dio. Se Giobbe nella sua terribile oscurità intendeva dire qualcosa del genere, naturalmente sappiamo che deve essersi sbagliato

(1) Ma senza arrivare a questo, possiamo vedere che Dio ritirerà il suo Spirito soccorritore dal cuore perverso. Il risultato sarebbe quello di nascondere quel cuore alla comprensione

(2) Le leggi della vita e del pensiero umano che collegano la perversità del cuore con l'incomprensione procedono da Dio

(3) Non è bene che la verità sia compresa dal cuore perverso. Cristo ordinò ai suoi discepoli di non gettare le loro perle ai porci. Le idee per le quali non siamo moralmente adatti sarebbero mal applicate e degradate se potessimo riceverle

2. Nei suoi risultati. Ogni errore è pericoloso e l'errore morale è fatale. Dio ha pietà del dubbioso disorientato; È arrabbiato con il pensatore perverso e ostinato, che sbaglia nel pensiero perché il suo cuore è sbagliato. Un uomo del genere non può prosperare sotto il favore di Dio. - W.F.A

5 Colui che dice lusinghe ai suoi amici; piuttosto, colui che denuncia i suoi amici per una preda. Giobbe intende accusare i suoi "consolatori" di agire in questo modo. Con la loro ostinata fede nella sua grave malvagità lo abbandonano, per così dire, in preda alla calamità, che dichiarano che egli abbia meritato a causa dei suoi peccati segreti. Anche gli occhi dei suoi figli verranno meno. Chiunque agisce in questo modo sarà punito non solo nella propria persona, ma anche nella persona dei suoi discendenti

comp. Es. 20:5 #Giobbe 17:6

Egli ha fatto di me anche un simbolo del popolo. Dio, con il carattere senza precedenti delle sue afflizioni, ha fatto di Giobbe un sinonimo tra le nazioni circostanti, un sinonimo cioè di persona afflitta. Giobbe, con il modo in cui sopportò le sue afflizioni, si fece sinonimo di pazienza e perseveranza tra il popolo di Dio in tutte le epoche

vedi - Giudici 5:11 E prima ero come un tabretto, anzi, sono diventato un abominio davanti a loro; o, come traducono i nostri Revisori, sono diventato un aperto ripugnante

comp. - Giobbe 30:10 #Giobbe 17:7

Anche il mio occhio si è offuscato a causa del dolore

comp. - Salmi 6:7 31:9

Il pianto eccessivo, come macchiare le guance,Giobbe 16:16

nella maggior parte dei casi offuscherà e offuscherà la vista. E tutte le mie membra sono come un'ombra. Debole, cioè, esausto, instabile, fugace, pronto a scomparire

L'occhio che è offuscato dal dolore

Giobbe ha appena detto che Dio ha nascosto il cuore dei suoi aguzzini alla comprensione (versetto 4). Ora osserva tristemente che il dolore ha offuscato il suo occhio. Non è facile vedere chiaramente attraverso un velo di lacrime. Il pianto eccessivo induce cecità. L'anima triste siede nell'oscurità

IL DOLORE CI IMPEDISCE DI VEDERE TUTTA LA VERITÀ. Limita il campo visivo anche quando non ci spinge nell'oscurità della disperazione

1. È un 'emozione' e come tale assorbe la nostra coscienza con il sentimento interno, e quindi non le permette di guardare fuori nell'osservazione esterna. Tutta la soggettività è inosservante

2. È un'influenza deprimente. Tende ad abbassare la nostra vitalità. Difficilmente ci permetterà di alzare gli occhi per vedere, anche quando abbiamo il potere della visione. La povera Agar aveva il cuore troppo spezzato per notare il pozzo che doveva ridare vita a suo figlio. Così, in un grande dolore, l'anima non può vedere il proposito divino, né l'amore che è al di sopra di tutto. Nuvole nere nascondono il cielo. Una pioggia di lacrime cancella il paesaggio terrestre. All'occhio addolorato non ci sono fiori in primavera

II IL DOLORE DOVREBBE PORTARCI A ESERCITARE LA FEDE. E se l'occhio è offuscato? Non dipendiamo dalla vista. La nostra parte è quella di camminare per fede. Un paesaggio troppo limpido esclude il senso del mistero e assorbe la nostra attenzione in relazione alle cose terrene e visibili. È bene sentire la nostra piccolezza, la nostra oscurità, il nostro limite. Allora il nostro dolore allarga realmente la nostra vita, portandoci a guardare le cose che non si vedono, ma che sono eterne 2Corinzi 4:18

III IL DOLORE PUÒ APRIRE I NOSTRI OCCHI A NUOVE VERITÀ. Le lacrime che ci accecano possono anche purificare la nostra vista. Escludendo la vista familiare delle scene comuni, possono aprirci una nuova visione delle verità celesti. Ci sono state rivelazioni nel dolore. Giacobbe vide il cielo aprirsi quando era fuggiasco per la sua vita; Giuseppe interpretò i sogni in prigione e Daniele in esilio; Mosè vide il roveto ardente nel deserto; Giovanni vide la sua grande apocalisse quando fu esiliato a Parinos. I poeti imparano nel dolore ciò che insegnano nel canto

IV È CRUDELE ESSERE DURI CON COLORO LA CUI CECITÀ VIENE DAL DOLORE. Dobbiamo imparare a distinguere questa cecità dall'incomprensione che scaturisce da un cuore perverso, come quello dei tre amici (versetto 4). Lo scetticismo peccaminoso e sconsiderato merita un severo rimprovero. Ma questo è molto diverso dal dubbio che nasce dal dolore. Nell'ora del dolore più profondo può darsi che tutti i cieli sembrino offuscati e confusi. I vecchi monumenti vengono spazzati via dal diluvio. Non possiamo vedere Dio, e il suo amore è perso di vista. Anche Cristo, nella sua amara agonia, esclamò: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"

V ALLA FINE DIO DARÀ UNA VISIONE CHIARA ALL'OCCHIO ACCECATO DAL DOLORE. Quando si asciugherà le lacrime, restituirà la vista. Il peso del mistero non sarà portato per sempre. Non ci resta che camminare per un po' nell'oscurità. "Il pianto può durare una notte, ma la gioia viene al mattino" Salmi 30:5

Allora lo sfondo stesso di vecchie afflizioni farà emergere le nuove gioie con lo splendore più intenso, e la cecità precedente renderà la nuova visione più vivida e lieta. - W.F.A

8 Gli uomini retti saranno stupiti di questo. Quando il caso di Giobbe verrà reso noto, gli "uomini retti" ne saranno stupiti. Si meraviglieranno di come sia accaduto che un uomo del genere, così vero, così fedele, così "perfetto"Giobbe 1:1), abbia potuto essere permesso da Dio di soffrire così terribilmente. In un mondo in cui, fino al tempo di Giobbe, la prosperità era stata presa come misura della bontà, la meraviglia era naturalmente grande. Ancora oggi molti cristiani sono sorpresi e turbati nella mente se prestano al caso un'attenzione prolungata e seria, sebbene ne tengano la chiave in quella frase molto illuminante, "perfetto attraverso le sofferenze" Ebrei 2:10

E l'innocente si solleverà contro l'ipocrita. Allo stupore seguirà l'indignazione. Quando si riconoscerà generalmente che, in un gran numero di comodità, i giusti soffrono, mentre i malvagi godono di grande prosperità, i sentimenti degli uomini buoni saranno suscitati contro questi prosperi; si indigneranno e prenderanno parte contro di loro

9 Anche i giusti; piuttosto, ma i giusti. Una forte clausola contraria. Nonostante tutte le afflizioni che gli capitano e tutte le ulteriori afflizioni che egli prevede, tuttavia l'uomo veramente giusto continuerà la sua strada; cioè mantenere la sua retta condotta, senza deviare da essa né a destra né a sinistra, ma attenendosi alla stretta linea della rettitudine senza vacillare. Giobbe non pensa particolarmente a se stesso, ma è deciso a testimoniare che gli uomini giusti generalmente agiscono in quel modo, non per speranza di ricompensa, ma per principio e per l'inclinazione del loro carattere. E chi ha mani innocenti sarà sempre più forte. Non solo l'uomo giusto manterrà la sua integrità, ma, con il passare del tempo, la sua bontà sarà sempre più saldamente stabilita confronta la "Teoria delle abitudini" di Aristotele)

OMELIE di R. GREEN versetto 9.- Progresso nella virtù

Un libro successivo dichiara che "il sentiero dei giusti è come la luce splendente, che risplende sempre più fino al giorno perfetto". Quindi qui la stabilità e il carattere progressivo dei giusti sono assicurati

PROGREDIRE NELLA VIRTÙ IMPLICA UN'ATTENTA SCELTA DI UNA BUONA VIA. È caratteristico di un uomo giusto l'essersi impegnato in una via scelta con cura. È "la sua via". Descrive un percorso e uno stile di vita. Abbraccia tutta la sua "conversazione". Non è spinto come da un vento e sballottato da una rotta all'altra. Un solo sentiero è davanti a lui, stretto per quanto stretto possa essere, e spesso nascosto come un aspro sentiero di montagna, che richiede fatica, vigilanza e sforzo per trovarlo e mantenerlo. Ma questa "sua via" è stata scelta, e ad essa egli si è impegnato: segue la strada dovunque lo conduca

II Il progresso nella virtù da parte di un uomo giusto implica che egli perseveri nel suo sentiero scelto e ben selezionato. La volubilità e l'esitazione non sono qualità della vera rettitudine; Ma la pazienza nel fare il bene contraddistingue sempre chi è veramente giusto. L'alto carattere della virtù, la gravità degli interessi implicati nella pratica della virtù, i forti motivi del principio virtuoso, insieme con l'apprensione delle ricompense dell'agire rettamente, sono tutti motivi per la perseveranza, mentre ad essi si aggiunge il ministero della grazia divina. Dio aiuta l'anima buona, obbediente e impegnativa. Così il principio interiore della virtù, e il sostegno che essa raccoglie per sé, aiutano allo stesso modo ad assicurare un progresso costante. Ma il progresso costante nel sentiero della vita virtuosa deve scaturire dalla crescita e dalla perfezione del carattere virtuoso

III Il costante progresso nella virtù è CONTRASSEGNATO DA UNA CRESCENTE FORZA DI CARATTERE E DI CONVINZIONE. L'uomo giusto diventa "sempre più forte". I sacri princìpi fanno presa sulle sue convinzioni. La sua vita si stabilizza in una definizione e stabilità di abitudini. Ha un potere maggiore per resistere al male; ha un potere maggiore sul proprio cuore; Esercita un potere maggiore sugli altri intorno a lui. Non è mosso dalla sua integrità né dai feroci assalti della tentazione né dalla severità della prova. La sua vita è impegnata in una condotta di vita obbediente, alla purezza, alla verità, alla bontà. Sempre più si è affermato nel suo andiri. Egli sorge a maggiore luminosità come il sole a maggiore forza. Egli trae forza anche dalle sue afflizioni. I principi sempre più profondi della vita santa affondano le loro solide radici in tutto il suo spirito. Egli persegue la via che ha scelto e santa, senza lasciarsi scoraggiare dalle molte forme di tentazione che lo assalgono. Nella sua giustizia egli può 'tenersi sulla sua via', e con le sue "mani pure" diviene 'sempre più forte' di giorno in giorno. - R.G

Resistere e diventare più forti

Questo è un pensiero incoraggiante che scaturisce dalla dolorosa disperazione di Giobbe: Giobbe sta passando dal pessimismo alla speranza e alla fiducia. Egli ci dà una doppia immagine: il giusto che si tiene sulla sua via, l'uomo con le mani pulite che diventa sempre più forte

MI TENGO DURO. Vediamo l'uomo giusto che avanza tranquillamente, senza essere sviato da alcun ostacolo, non abbattito da alcuna opposizione, né precipitarsi follemente in avanti, ma senza tirarsi indietro per la paura, la stanchezza o l'indolenza, come la stella di Goethe, "senza fretta e senza riposo"

1. Perseguire una grossolanità continua. Il giusto ha una via, ed è a questa che si aggrappa. Dobbiamo avere uno scopo se non vogliamo che la nostra vita venga spezzata e diventi un fallimento

2. Mantenere la rotta. L'idea è quella di mantenere l'unica rotta giusta. Qui c'è la persistenza e la perseveranza. La retta via non deve essere abbandonata a causa di difficoltà

3. Superare l'opposizione. Potrebbe non esserci una vittoria brillante. Ma il giusto riesce a mantenere la sua strada. Questo è sufficiente. Questo assicura il suo successo. Il ruscello che scorre costantemente taglia la scogliera di granito e scava un'enorme valle dal fianco della montagna. Alla fine vince la perseveranza paziente

4. Camminare con un carattere giusto. È dell'uomo giusto che Giobbe fa la lieta affermazione. L'uomo cattivo può resistere per un po' di tempo, quando non incontra una seria opposizione; ma non è sostenuto per principio, ed è condannato a un rovesciamento finale; perché, sebbene la sua follia sia ampia e popolare, porta alla distruzione. Solo un vero carattere morale e spirituale ha la forza di resistere continuamente quando è duramente provato; solo questo personaggio sarà benedetto dal fatto che Dio gli permetterà di andare avanti verso la vittoria. Il tempo è la grande prova di carattere. Le persone deboli e indegne possono fare cose brillanti e ottenere trionfi temporanei. È il carattere del vero valore che è "fedele fino alla morte", e che si aggrappa fino alla fine. Molte navi che lasciano il porto fanno naufragio sulla loro rotta; Solo quelli che sono sani e ben guidati raggiungono il porto desiderato

II DIVENTANDO PIÙ FORTE. Il secondo pensiero è più enfatico. Il progresso è del miglior tipo

1. Con l'aumento. Il corso cristiano è più di una corsa, è un'ascesa, è una crescita. Il servo di Dio non è messo su un tapis roulant. La sua camminata non è un giro faticoso. Non c'è monotonia nella vera vita cristiana. Come persevera, così si allarga e si arricchisce

2. In forza. Questo è il tipo speciale di aumento a cui si riferisce Giobbe. Senza dubbio stava già cominciando a sentirlo. Aveva perso ricchezze, ma aveva guadagnato forza. Già i colpi delle avversità avevano cominciato a saldare le dure fibre della sua anima. Era più forte ora di quando tutti gli uomini si inchinavano a lui come il più potente emiro dell'Oriente. Ecco il frutto della vittoria ottenuta superando l'opposizione. La battaglia rafforza l'eroe. Salire sulla "Difficoltà Collinare" sviluppa i muscoli del Pellegrino. Ora, Dio cerca energia nei suoi servi. Non è sufficiente che li protegga nei guai. Egli dà loro la forza con cui ascoltarlo. "A coloro che non hanno forza egli accresce la forza" Isaia 40:29

3. A condizione di purezza. La forza è per l'uomo con le mani pulite. Il peccato snerva. L'innocenza è forte. Il peccatore può recuperare la forza quando il suo peccato è perdonato e il suo cuore purificato. Perciò il nostro compito è resistere al peccato e coltivare la purezza della vita; allora Dio darà forza sempre maggiore. - W.F.A

10 Quanto a tutti voi, tornate e venite ora. Una sfida ai suoi detrattori. Tornate, tutti voi, al vostro vecchio lavoro di detrazione, se vi piace. Non m'importa. Le tue accuse non mi irritano più. Poiché non riesco a trovare un solo savio in mezzo a voi. Se potessi, il caso sarebbe diverso. Ma, poiché tutti voi vi siete mostrati completamente privi di sapienza, ciò che dite non ha alcuna reale importanza

11 I miei giorni sono passati. I miei giorni mi stanno scivolando via. La vita è quasi finita. Che importa, allora, quello che dici? I miei propositi sono spezzati, anche i pensieri del mio cuore; letteralmente, i beni del mio cuore, tutta la riserva che ha accumulato: i miei desideri, i miei scopi, i miei desideri. Non mi interessa più rivendicare la mia innocenza agli occhi degli uomini, o di liberare il mio carattere dalle calunnie

L'arresto prematuro degli scopi della vita

Giobbe distoglie lo sguardo dalla tristezza della sua condizione attuale e volge il pensiero ai suoi giorni passati, agli scopi di quei giorni: alle speranze che aveva nutrito, ai piani che aveva fatto, persino ai pensieri del suo cuore. Ahimè, sono spezzati, spezzati. I suoi propositi non sono stati realizzati, i suoi piani sono stati inutili, le sue speranze frustrate, i suoi pensieri sono stati delusi, i suoi stessi giorni sono passati! Che tristezza! Che dolore! Possiamo riflettere

IO SULLA RESPONSABILITÀ, ALLA QUALE OGNUNO È SOGGETTO, DI VEDERSI SPEZZARE GLI SCOPI DELLA SUA VITA. Nessuno può certamente calcolare sul prolungamento della sua vita. I piani saggiamente predisposti, anche per scopi buoni e santi, possono essere frustrati. Il piano attentamente escogitato per l'utilità, anche per il più alto servizio agli uomini, così come il prudente sforzo di promuovere la felicità della casa, o di far progredire la cultura personale, possono essere tutti fatti a pezzi o spezzati, spezzati senza giungere a maturazione. Nessuno può calcolare il futuro

II SULLA SAGGEZZA DI INQUADRARE LA NOSTRA STIMA DELLA VITA IN MODO DA TENERE SEMPRE CONTO DELL'INCERTEZZA DELLA SUA DURATA. Nessun uomo ha una giusta visione della propria vita se non considera quanto presto i piani della vita possono essere sconvolti, fatti a brandelli. La vita non ci è assicurata. Non abbiamo l'impegno di avere il tempo di portare a termine il lavoro che abbiamo iniziato. Perciò è saggio formulare la nostra valutazione della vita in vista della possibilità che tutte le nostre speranze possano essere deluse, i nostri propositi infranti e i pensieri del nostro cuore non si siano mai realizzati

III IL POSSIBILE ARRESTO PREMATURO DEI PROPOSITI DELLA VITA RENDE NECESSARIO CHE OGNUNO CERCHI DILIGENTEMENTE DI FARE IL PROPRIO LAVORO FINCHÉ SE NE PRESENTA L'OPPORTUNITÀ. A ogni uomo è dato un po' di lavoro da fare, e gli è dato il tempo per farlo. Perché nessuno è tenuto a fare ciò per cui non ha tempo. Ma non si può perdere tempo. La grande lezione viene letta più e più volte nei nostri orecchi: "Lavorate mentre oggi è chiamato, perché viene la notte in cui nessuno può lavorare". L'incertezza della durata della nostra vita rende imperativa la diligenza; Mette a dura prova una certezza troppo fiduciosa del futuro, e rende importantissimo che si afferri la vita la cui durata è assicurata. Felice colui che può formare buoni propositi e trovare il tempo per realizzarli! - R.G

Scopi infranti

Sembra che Giobbe stia sprofondando di nuovo nella disperazione dopo l'espressione speranzosa e fiduciosa del versetto 9. Forse la spiegazione della situazione sta nella difficoltà che il patriarca incontra nel far quadrare le convinzioni della sua fede nascente con la condizione reale in cui si trova ora. Si chiede come la sua innocenza possa essere rivendicata, come possa avere coraggio e crescere in forza, anche se ora è persuaso che Dio lo aiuterà infine a farlo. Nel frattempo tutti i suoi propositi sono infranti. Notiamo tre tipi di scopi non funzionanti

I CATTIVI SCOPI. Sicuramente questi dovrebbero essere infranti. È assurdo supporre che, poiché un disegno malvagio è stato concepito negli oscuri recessi dell'immaginazione, debba essere realizzato. I cattivi propositi possono essere frustrati

1. Spezzato da Dio. Conosce i pensieri del cuore degli uomini e può "frustrare i loro trucchi furbi". Quelli che chiamiamo incidenti sono eventi provvidenziali; E quante volte lo scopo del peccato è stato messo a dura prova da questi eventi! L'angelo distruttore falcia l'esercito assiro, 2Cronache 32:21

Una tempesta disperde l'Armada. Il "tradimento delle polveri" viene scoperto poco prima della riunione del Parlamento

2. Rotto dai loro autori. Il peccatore pentito può trattenere la sua mano da ulteriori malvagità. Non ha bisogno di sentirsi obbligato a compiere i suoi voti di male. In effetti, non c'è vero pentimento senza l'interruzione dei cattivi propositi. Siamo grati se tutti i nostri cattivi propositi non vengono eseguiti

II BUONI PROPOSITI. Anche questi possono essere rotti

1. Da eventi avversi. Dio non frustrerà un progetto veramente buono. Ma potremmo trovarci nell'impossibilità di realizzare il migliore dei propositi. Dio si è proposto la salvezza del mondo, ma quanto è lontano il suo buon proposito dall'adempiersi! Sappiamo che alla fine deve trionfare. Ma nel frattempo lo spirito del male lo ostacola. I propositi di Giobbe furono infranti da Satana. I propositi di Dio non sono solo ostacolati da Satana; Sono controllati dal libero arbitrio degli uomini che sono riluttanti a riconoscerli

2. Dai loro autori. I buoni propositi hanno spianato un grande posto. Quanti dei piani della gioventù sono stati realizzati nell'età adulta? E quanti di loro si sono sciolti come sogni oziosi? Fino a che punto sono stati rispettati gli scopi della vita cristiana? Il vecchio peccato è stato evitato, come abbiamo giurato che dovrebbe essere? Abbiamo servito Dio con semplicità di cuore? Abbiamo rinnegato noi stessi e seguito Cristo, come sognavamo di fare quando gli abbiamo dato per la prima volta il nostro cuore? Abbiamo vissuto disinteressatamente e nella carità verso il prossimo? Queste domande non suscitano forse un nauseante senso di fallimento? In verità, abbiamo infranto i nostri buoni propositi nel modo più miserabile

III SCOPI DEGLI ERRORI. Questi sono di carattere intermedio. Buoni nelle intenzioni, non sarebbero andati a buon fine se ci fosse stato permesso di giustiziarli. Perciò Dio li ha frustrati. Alcuni di questi sono piuttosto eccellenti, solo che sono del tutto fuori dalla nostra portata. Il coraggioso equipaggio della scialuppa di salvataggio cerca di salvare i marinai naufraghi, ma, ahimè! Il mare è troppo alto per permettere loro di avvicinarsi, e il loro scopo è infranto. Alcune vite intere sembrano fallire semplicemente perché i loro proprietari hanno sbagliato la loro vocazione. L'uomo che è un fallimento come avvocato avrebbe potuto diventare un eccellente agricoltore; Ha scelto una sfera inadatta. Vogliamo fare del bene. Preghiamo quindi per avere la luce, per non cadere in un errore nel fare del male proprio nello sforzo di aiutare i nostri vicini. - W.F.A

12 Cambiano la notte in giorno. Essi, i miei detrattori, che sono anche i miei cosiddetti "consolatori", pretendono di cambiare la mia notte in giorno; Assicurami che la nuvola che si posa su di me è solo per un po' di tempo, e presto lascerà il posto alla luminosità del giorno, a una gloriosa esplosione di sole

vedi - Giobbe 5:18-26; 8:21,22; 11:15-19

La luce (dicono) è breve a causa delle tenebre; o, piuttosto, è vicina a causa delle tenebre. L'oscurità estrema mostra che l'alba deve essere vicina, che presto deve spuntare il giorno in cui il mio dolore si trasformerà in gioia. Giobbe non si era trovato confortato da queste rassicurazioni, che mancavano del suono della sincerità e non potevano essere realizzate se non con un miracolo, che non sentiva di avere alcun diritto di aspettarsi

13 Se aspetto, la tomba è la mia casa; piuttosto, certamente aspetto la tomba (Sceol) come la mia casa; cioè non mi aspetto alcun ritorno di prosperità, nessun rinnovamento della vita in una sontuosa dimora, nessun recupero dello stato e della dignità da cui sono caduto -- cerco solo lo Sceol come mia futura dimora e luogo di riposo lì, nello Sceol, ho fatto il mio letto nelle tenebre; cioè mi considero già lì, sdraiato sul mio letto stretto nell'oscurità, a riposo dopo le mie afflizioni

Versetti 13-16. - La speranza ottenebrata

Triste è davvero la speranza che si realizza solo nella tomba, che non ha una visione chiara al di là. Non illuminato, non rallegrato, non ha luminosità, non ha conforto. Tutto ciò che Giobbe sembra sperare in questo momento è il silenzio, l'oscurità, il riposo della tomba. Certamente non si affaccia su di lui una chiara luce del futuro; almeno la certezza di ciò non è dichiarata nelle sue parole. È la tomba, la tomba, e solo la tomba. Contempla la condizione di coloro che hanno solo questa speranza

NON C'È LUCE SULLE TENEBRE DELLA VITA. La condizione di Giobbe era di estrema tristezza. Egli sopporta con molto coraggio; ma quando il suo spirito è fortemente pressato, seppellisce i suoi pensieri nella tomba. "Ho fatto il mio letto nell'oscurità". Nessuna luce proviene da queste tonalità scure per rendere più luminosa l'oscurità della vita. "La tomba", "le tenebre", "la corruzione", "il verme", "le sbarre della fossa", "la polvere": a questi Giobbe è ridotto; non può elevarsi al di sopra di loro. Nessun raggio di luce può venire da lì per rendere più luminoso il suo attuale sentiero

II QUESTA SPERANZA NON DÀ SOLLIEVO AI DOLORI DELLA VITA. Non risveglia alcuna emozione sacra. È una cupa disperazione. La vita finisce in una tomba. Gli scopi della vita vengono interrotti con la fine della giornata. Allora il dolore può cessare; ma nessuna sollievo viene da lì all'afflitto. Gridare "padre", "madre", "sorella", al verme e alla corruzione non ha in sé alcun elemento di allegria, nessuna ispirazione di speranza illuminante per alleviare la cupa tristezza del presente. Un simile futuro non poteva essere previsto se non con il più profondo terrore e orrore, se non da parte di chi è stato allontanato dalla mente dalla gravità delle sue attuali afflizioni

III UNA TALE SPERANZA È INSUFFICIENTE, INCOMPLETA, INSODDISFACENTE. Lascia l'anima con un vuoto non riempito. Nella sua incompletezza e nel suo carattere insoddisfacente indica la necessità di una speranza migliore e più luminosa. La vita umana non ha un raccolto in assenza di qualcosa di più luminoso di questo. Perché la vita migliore scenda nella tomba, poiché la sua condizione finale sembra così anomala che ovunque esiste il desiderio di una condizione più luminosa

IV UNA TALE SPERANZA È IN CONTRASTO CON LA SPERANZA CHIARA, CONFORTANTE E SICURA DELLA FEDE CRISTIANA. La vita e l'immortalità non erano state portate pienamente alla luce quando furono scritte queste tristi parole. Rimaneva alla perfetta rivelazione e al Rivelatore perfettissimo far conoscere lo splendore di quel futuro che attende i pii. Israele possedeva la speranza della risurrezione; ma fa parte dell'abilità dell'insegnamento di questo libro che qualsiasi cosa che non sia un'immortalità pienamente assicurata della Beatitudine è insufficiente a soddisfare le massime esigenze dell'anima umana. - R.G

14 Alla corruzione ho detto: Tu sei mio padre; cioè non mormoro; Accetto il mio destino; Sono pronto a giacere con la corruzione, ad abbracciarla, a chiamarla "padre mio", e d'ora in poi a rimanere con essa. L'idea che l'anima sia ancora con il corpo nella tomba, più o meno strettamente attaccata ad esso, e sensibile alla sua condizione e ai suoi cambiamenti, era largamente prevalente nel mondo antico. Dove i corpi venivano semplicemente sepolti, l'orribile immaginazione di una stretta associazione con la corruzione si intrometteva naturalmente e quasi necessariamente, e portava a riflessioni come quelle di Giobbe in questo versetto. Fu in parte per sbarazzarsi di questo terribile incubo che gli Egiziani furono così attenti a imbalsamare i corpi dei loro morti, e che i Babilonesi li deposero in bare di argilla cotta, che riempirono di miele (Erode, 1:198); mentre altri ancora impedirono più efficacemente il processo di corruzione per cremazione. La rinascita moderna della cremazione è notevole in quanto indica una forma peculiare di atavismo o ricorrenza ai tipi antichi. Per molti secoli dopo la venuta di Cristo, gli uomini si separarono così tanto tra l'anima e il corpo dopo la morte che la corruzione della tomba non ebbe orrore per loro. Ora, le idee materialistiche sono ricorse a tal punto, che molti di coloro che credono che l'anima continuerà a vivere dopo la morte dubitano se non possa essere ancora più attaccata al corpo, finendo, temendo il contatto con la corruzione di quest'ultimo, ripiegare sul vecchio rimedio. Per il verme, Tu sei mia madre e mia sorella. Un'espansione dell'idea contenuta nella clausola precedente

15 E dov'è ora la mia speranza?. A prima vista potrebbe sembrare che per indicare nello Sceol non ci possa essere speranza. Ma Giobbe è troppo consapevole della propria ignoranza per dogmatizzare su un argomento del genere. Che ne sa lui dello Sceol? Come può essere sicuro che è "l'ultima parola di Dio agli uomini"? Ci può essere speranza anche per "gli spiriti che sono in prigione". La domanda di Giobbe, quindi, non deve essere presa come una domanda di assoluta incredulità, ma come una domanda di dubbio perplesso. C'è speranza per me da qualche parte? Se sì, dove? Quanto alla mia speranza, chi la vedrà? Vale a dire, quale occhio può penetrare l'oscurità del futuro e risolvere l'enigma per me?

La speranza perduta

Non solo i propositi di Giobbe vengono infranti. La sua speranza è perduta. In ogni caso, sembra che si stia sciogliendo, così che ogni possibilità di vedere la sua realizzazione sembra essere svanita

UNA VANA SPERANZA DEVE ESSERE PERDUTA. La realtà non dipenderà dal temperamento sanguigno dell'uomo, ma dalle sue stesse cause. È possibile per una persona persuadersi in una condizione di beata fiducia riguardo al proprio futuro, ma l'autopersuasione non cambierà i fatti; e se sta andando alla deriva verso le rocce, lo frantumeranno con la stessa certezza come se fosse andato in preda al terrore del loro fatale vicinato. Notate, quindi, alcune delle sue vane speranze che devono svanire

1. La speranza di successo nell'ingannare Dio. Alcuni uomini vivono come ipocriti non solo per assicurarsi il favore dei loro simili, ma nella sciocca fantasia che con qualche gioco di prestigio possano persino divincolarsi nel favore del Cielo. Tale speranza deve fallire

2. La speranza di avere successo senza Dio. Questo non è scandalosamente impudente come la speranza a cui si è fatto riferimento l'ultima volta. Ma non può riuscirci, perché nessun uomo è sufficiente da solo a superare tutte le difficoltà della vita

3. La speranza della sufficienza mondana. Si pensa che se la Provvidenza è benevola, e un uomo ha molto da fare per i giorni a venire, può guardare avanti con fiducia. Questa è la speranza del ricco stolto, Luca 12:20

e i cambiamenti inaspettati della vita, o infine la morte, devono frantumarla,

II UNA VERA SPERANZA PUÒ ESSERE PERDUTA

1. La speranza cristiana. Questa è una vera speranza

(1) È fondata sulla forza di Dio, ed Egli non può mai fallire. Siamo incoraggiati a sperare nella salvezza da Colui che è onnipotente

(2) È assicurato dalla verità di Dio. "Fedele è colui che ha promesso". Diventare pusillanime nella speranza cristiana significa diffidare di Dio. La speranza dipende dalla sua Parola, che non può essere spezzata

(3) È garantito dalla vita, dalla morte e dalla risurrezione di Cristo. Cristo è il Pegno di speranza di Dio per i suoi figli. Dio avrebbe sprecato Cristo nel mondo se non avesse adempiuto le speranze che suo Figlio aveva suscitato

2. La possibilità di perderlo. Questo deve essere considerato nonostante l'assoluta sicurezza della speranza stessa, perché la speranza può essere buona, eppure possiamo smettere di averla. L'ancora può essere solida, ma la catena che la unisce alla nave può essere tagliata

(1) La speranza può essere persa solo nella coscienza. Possiamo smettere di goderne, smettere di sentire la speranza dentro di noi. Tuttavia, potremmo non essere veramente tagliati fuori da ciò che la grande speranza di Cristo promette. Giobbe esclama: "Dov'è ora la mia speranza?" solo perché è accecato dal dolore. La nostra disperazione non è la misura della nostra fede. La montagna non è scomparsa perché la nebbia l'ha nascosta. Il dubbio non distrugge la verità. Molti cristiani scoraggiati si renderanno conto delle speranze che sono troppo deboli di cuore per godere in anticipo

(2) La speranza può essere davvero perduta. È possibile vedere la speranza da lontano, come Balsamo vide la speranza di Israele, e tuttavia non averne parte noi stessi. Oppure possiamo aggrapparci alla speranza cristiana nell'errore senza vivere la vita cristiana. Allora dobbiamo essere amaramente delusi. O, infine, possiamo dimostrarci infedeli e allontanarci da Cristo. Perciò preghiamo di essere mantenuti fedeli, vedendo che Dio è verace, così che la nostra fedeltà sia l'unica condizione di cui ora abbiamo bisogno per non perdere la nostra speranza. - W.F.A

16 Scenderanno alle sbarre della fossa, quando il nostro riposo insieme sarà nella polvere. C'è una grande difficoltà nel determinare il soggetto del verbo "scendere", che è la terza persona plurale femminile, mentre l'unico sostantivo plurale vicino -- la parola tradotta "bar" -- è maschile. Alcuni suppongono che si intenda la "speranza" nel versetto precedente con la forza di un numero qualsiasi di "speranze" (così la R.V) Altri ignorano la difficoltà grammaticale del verbo femminile plurale, e, facendo di "sbarre" il nominativo, traducono: "Le sbarre dello Sceol cadranno", cioè "saranno abbattute, periranno"; o interrogativamente, "Scenderanno le sbarre dello Sceol?" Si pensa che questa traduzione sia "in armonia con l'intera corrente sotterranea di pensiero nel capitolo", ma non si è approvata da molti commentatori. L'attuale commentatore deve riconoscere di non essere in grado di attribuire alcun significato soddisfacente alle parole del testo ebraico

Illustratore biblico:

Giobbe 17

1 CAPITOLO 17

Giobbe 17:9

Anche il giusto si manterrà per la sua via, e chi avrà mani pure sarà sempre più forte.

La via dei giusti:

Può sembrare un'opera di supererogazione dire qualcosa su un argomento come la rettitudine. Ma l'argomento lavora sotto una certa oscurità. Molti sembrano pensare che la rettitudine nell'Antico Testamento significhi qualcosa di completamente diverso dalla rettitudine nel Nuovo. Il Nuovo Testamento ci permette di riconoscere distintamente ciò che è in sé la verità eterna nell'Antico Testamento così come nel Nuovo. La rettitudine della fede si fonda sulla lealtà dell'anima a Dio e consiste nella manifestazione di questa lealtà nelle parole, nei pensieri e nelle azioni. Qui si parla di purezza delle mani, unicità di intenti, perfetta semplicità di motivi. Non c'è giustizia senza questo, in una certa misura. Il testo parla della perseveranza di un tale uomo: "Egli proseguirà per la sua strada". Tuttavia, tutte le promesse riguardanti la natura morale devono necessariamente essere condizionate. Non ne consegue con una certezza meccanica che ogni anima retta manterrà la sua strada. Ha un modo. Non tutti in questo mondo hanno una via nel senso del testo. Alcuni non hanno uno scopo o un modo definito. Altri hanno un modo, ma è un modo sbagliato. Il giusto proseguirà per la sua via. La sua strada è davanti a lui, chiara e piana, anche se ripida. Non ha altro da fare che continuare giorno dopo giorno sul sentiero divinamente stabilito, poiché ogni passo lo avvicina alla meta. E la forza di cui si parla qui è la forza morale. Scaturisce dall'energia della convinzione, dalla presa della fede, dal fervore della risoluzione e dalla profondità dell'emozione. Essi sono della nuova vita, il senso della vita divina nell'anima. Se crederai in Dio, farai il bene e lascerai tutto a Lui, anche tu scoprirai che il giusto si atterrà alla sua via e chi ha mani innocenti diventerà sempre più forte. (J. A. Picton, M.A.)

Le leggi del progresso spirituale:

La debolezza di ogni tipo è dolorosa, scomoda e umiliante. Il potere è davvero così apprezzato da noi, che non poco del culto dell'eroe del mondo è stata l'ardente adorazione della forza in una delle sue tre principali manifestazioni, della potenza fisica, intellettuale o morale. E tutti e tre hanno una gloria, anche se non una gloria uguale. Al potere intellettuale, in confronto al potere spirituale, è stata assegnata una parte grande e, nel complesso, crescente di gloria. Ma la forza fisica ha avuto l'influenza più estesa del mondo e il regno più lungo. Guarda-

(I.) Agisce il tipo di forza e di progresso che è promesso nel testo ai giusti. Il nostro testo parla di una forza i cui più grandi trionfi in questo mondo sono ancora futuri, come i più grandi trionfi di Cristo negli uomini e sugli uomini sono ancora futuri. È una forza benigna, quella che giace tranquillamente riposata sulle promesse sicure e sull'immutabile fedeltà di Dio. Questo tipo di forza è la potenza morale e spirituale, la bontà attiva, aggressiva, vittoriosa. La forza del nostro testo è la forza del diritto nel sconfiggere il torto, la forza della bontà morale nel superare il male morale, sia nel suo possessore che intorno a lui. Questa forza spirituale è considerata dal mondo una debolezza, perché i suoi trionfi non solo sono come lei, spirituali, ma spesso non sono immediati. Gli uomini che camminano con il senno, senza vedere le cose invisibili, non possono aspettare il tempo e la via di Dio. Eppure vincere il peccato e l'egoismo è il migliore e il più grande trionfo dell'uomo. Il campo di battaglia più nobile di ogni uomo si trova all'interno, non all'esterno di se stesso; giace dentro, non fuori il suo prossimo. In armonia con la falsa idea di grandezza prevalente nel mondo, gli dèi idolatri, e gli eroi umani che gli uomini hanno fatto o scelto per se stessi, sono stati per la maggior parte potenti, ma non buoni. Guardate gli dèi dei pagani. Sovrumano nel potere sempre, ma umano, e quasi infra-umano, spesso nel carattere. Non è il potere morale e spirituale, ma le forme più grossolane di potere, che la maggior parte delle persone ammira di più. L'atteggiamento sofferente di Gesù sembrava ai suoi contemporanei, e sembra ancora agli occhi dell'uomo naturale, la più debole di tutte le manifestazioni divine di potenza. Eppure questo, in verità, non è solo il più alto tipo di potere, ma è il più potente in termini di risultato morale. Perché la Croce di Cristo è la stessa "potenza di Dio per la salvezza". Qui, nella Croce di Cristo, vediamo più che in qualsiasi altro luogo la potenza peculiare di Dio "che è amore". Qui sta la forza del Vangelo. È la rivelazione della ricca grazia e dell'amore di Dio per il male. Dio ci istruisce a cercare, come nostra migliore realizzazione personale, il possesso di una bontà così forte, pura e elevata, che il male dentro di noi e fuori di noi fuggirà vergognoso e sconfitto davanti al suo potere di vincere e sottomettere. Questa forza ha bisogno di essere coltivata da noi con tanto più diligenza, perché non ci è naturale. Nel nostro stato decaduto siamo spiritualmente deboli. Ma questo miglior tipo di forza può essere ottenuto. È la vita di Dio nell'anima dell'uomo, e ricrea a immagine di Dio l'anima in cui entra, e la sua presenza diventa in parte visibile. Gli uomini nei quali questa vita non solo esiste, ma è abbondante, con la loro stessa presenza, sia nel riposo che nell'azione, esercitano un benefico potere e un'influenza morale. Questi sono gli uomini dal cui essere morale scaturisce una virtù sentita che gli uomini buoni cercano e gli uomini cattivi evitano. Poiché ci sono uomini, ogni movimento della cui mente crea correnti di influenza spirituale, salutare e guaritrice, e tali uomini ispirati da Dio sono forti. Il testo ci offre l'incoraggiante prospettiva che l'uomo veramente buono, per le leggi intrinseche della bontà, proseguirà per la sua strada e diventerà sempre più forte nella bontà, riuscendo sempre più a ottenere vittorie sul male. La grandezza intellettuale che tutti noi dovremmo profondamente venerare come uno dei migliori doni di Dio all'uomo; ma non dovremmo disonorare il Santo Dio e la Sua immagine morale nell'uomo con un culto empio dell'intelletto come disgiunto dalla bontà. Quanto anche al servizio della religione il talento è spesso esaltato al di sopra della grazia! Considerate il testo come una direzione divina, e anche come una promessa positiva di successo, per ogni anima rinnovata che sta cercando di progredire nella vita divina, e si chiede con quali mezzi possa diventare forte. Una risposta a questa domanda è molto necessaria

(II.) Chi sono coloro che ottengono la forza promessa nel testo? Tutti non lo fanno. L'uomo che vuole essere forte e mantenere la sua via dev'essere nel senso di Dio "giusto, e mantenere le sue mani pure".

1.) I giusti, i retti, gli onesti, i virtuosi, i pii. I nostri obblighi verso Dio e verso l'uomo non solo sono vicini, ma in molti punti si intersecano e si sovrappongono. La giustizia è un nome che copre ed entra in tutta la rete del dovere umano. Il nome biblico "giusti" denota una classe ben definita di uomini che ora non sono più quelli di una volta, ma sono "nati di nuovo". Il nostro testo non parla di alcun uomo nel suo stato naturale non rinnovato; ma parla dell'uomo quando è sotto un'educazione soprannaturale, dell'uomo soggetto della grazia divina. La vita viene prima della forza, ed è più importante. Prendi la vita, e la forza sarà l'altra

(III.) Le leggi che regolano questa crescita di forza. Le ragioni per cui i giusti diventano più forti sono sia naturali che soprannaturali. Nota-

1.) L'operatività della legge naturale che l'esercizio delle nostre facoltà le rafforza. Questa è una legge della mente così come una legge del corpo. La religione della Bibbia si armonizza perfettamente con tutta la legge divina. È un servizio ragionevole che tuttavia si eleva al di sopra della ragione. La pietà matura è di solito il prodotto maturo di anni ben spesi

2.) L'uomo giusto che ha le mani pulite tiene il suo cammino, e diventa sempre più forte attraverso l'operazione ordinaria della grande legge dell'abitudine. L'abitudine rende tutte le cose più facili, e tra le altre i doveri cristiani più difficili. La legge dell'abitudine entra in azione a favore del dovere così come a favore del peccato

3.) L'uomo giusto, e dalle mani pure, tiene il suo cammino, e diventa sempre più forte con gli insegnamenti dell'esperienza

4.) L'uomo giusto continua la sua strada, perché la religione è una vita di cui Cristo è la fonte. Ma tutta la vita è molto influenzata dal cibo, dal clima e dall'esercizio fisico; E così è questa vita superiore. La verità divina è il cibo adatto di questa vita

5.) La grande ragione è che il Dio e Padre dell'uomo giusto lo sostiene e lo rafforza. Ed Egli è il Dio vivente. Quando gli altri inciampano e cadono, il giusto si rialza e si rialza, perché Dio lo rafforza e lo sostiene. Mani pulite, e solo queste possono esercitare una salda presa su Dio e costringerLo amorevolmente nelle Sue visite a lasciare dietro di Sé una benedizione. Le mani inquinate non hanno questo potere. L'uomo che cerca e trova questo Aiutante deve mantenere la sua strada e diventare più forte. L'intera atmosfera della Scrittura è fortemente provocatoria di una robusta salute spirituale. L'atteggiamento verso Dio continuato fa sì che gli uomini deboli diventino forti, e gli uomini forti diventino sempre più forti. (J. C. Macintosh.)

La natura della dottrina della perseveranza finale del santo:

(I.) Un personaggio di cui si parla. "Giusto". Come persone a cui viene insegnato a scartare la propria giustizia e sono rivestite della giustizia di un altro. Rivestiti di questa giustizia, viene loro insegnato a vivere "sobriamente, rettamente e piamente in questo presente mondo malvagio".

(II.) Questi giusti sono descritti come in "cammino". C'è una sola via, e Gesù è quella via: la via dell'accettazione con Dio, la via in cui solo noi possiamo camminare per piacere a Dio. È l'unica via per la felicità, e può essere una via di abnegazione

(III.) La promessa. "Resisti." È tanto positivo quanto il linguaggio può esprimerlo. Egli lo farà. Può avere e avrà scoraggiamenti; la prova della sua pazienza, della sua speranza e del suo amore, di cui ha continuamente bisogno, giorno dopo giorno e ora dopo ora; per mancanza di vigilanza può dormire; per mancanza di diligenza può inciampare; trattenendo la preghiera, cessa di combattere; a causa della fiducia in se stesso può cadere; ma "il giusto si atterrà per la sua via". È la "bocca del Signore che ha proferito ciò". (J. H. Evans, M.A.)

La speranza di Giobbe:

Cosa significa "giusto"? Con essa intendiamo colui in cui c'è qualcosa di più di una vita morale; più delle convinzioni di peccato; più che impressioni religiose; più che le sensazioni di gioia scaturite dalla Parola di Dio; anche più di uno nella cui mente ci sono certe influenze dello Spirito; perché la grazia di Dio può illuminare l'intelletto, risvegliare la coscienza e muovere gli affetti, eppure con tutto ciò la volontà può essere indomata, e non ci può essere un abbandono pieno e completo del cuore a Dio. Per "giusto", quindi, intendiamo colui che crede con il cuore in Gesù. Né c'è alcuna differenza essenziale tra l'Antico Testamento e il Nuovo in questo; poiché i giusti, sotto la prima dispensazione, credevano in un Salvatore a venire. I giusti ora credono in un Salvatore già venuto. Un uomo giusto è colui che confida in un Redentore; che, in un senso speciale, appartiene a Cristo, e in Cristo a Dio. Di una tale domanda il testo parla. È una via difficile quella in cui mantiene la sua strada. La parola "suo" si riferisce all'uomo giusto, eppure è la via di Dio. La via che Dio gli ha tracciato; la via in cui Dio lo ha condotto. Non è un modo facile. È così stretta che non puoi portare il mondo con te con sé; così ripido, che se sei indulgente con te stesso, non lo salirai mai; così ruvido, che se pusillanimo, temerai il lavoro; e così a lungo, che richiede molta perseveranza. Ma è un modo felice, l'unico modo felice. È una cosa meravigliosa vedere il giusto aggrapparsi alla sua via; vederlo uscire dalla debolezza reso forte, la sconfitta mutata in vittoria, la sua anima ristabilita, la sua forza rinnovata. Come dobbiamo spiegare questo trionfo? Il segreto non sta in se stesso, ma in Dio Padre che lo ha amato, nel Figlio che lo ha redento, nello Spirito che lo santifica. (George Wagner.)

La perseveranza del santo:

Il cristiano è spesso paragonato a un viaggiatore, ma nessun viaggiatore giunge alla fine del suo viaggio semplicemente iniziando la strada. Se si tratta di un viaggio di sette settimane, se si siede dopo aver viaggiato per sei settimane, certamente non raggiungerà la meta dei suoi desideri. È necessario, se voglio raggiungere una certa città, che io percorra ogni miglio della strada; perché un miglio non mi porterebbe lì; Né se la città fosse a cento miglia di distanza, novantanove miglia mi porterebbero alle sue strade. Dovevo viaggiare per tutta la lunghezza se volevo raggiungere il luogo desiderato. Spesso, nel Nuovo Testamento, il cristiano è paragonato a un corridore: corre in una corsa per un grande premio; Ma non è semplicemente partendo, non è facendo un grande scatto, non è allontanando il tuo rivale per un po' di tempo, e poi tirandoti su per riprendere fiato, o passeggiando ai lati della strada, che vincerai la gara: non dobbiamo mai fermarci finché non abbiamo superato il palo della vittoria; non ci deve essere indugio per tutta la carriera cristiana, ma avanti, come l'auriga romano, con le ruote incandescenti, dobbiamo volare sempre più rapidamente fino a ottenere effettivamente la corona. Il cristiano è a volte, dall'apostolo Paolo, che si diletta un po' a citare gli antichi giochi, paragonato al lottatore o pugile greco. Ma è di scarsa utilità per il campione dare al nemico un colpo o una caduta: deve continuare nel combattimento fino a quando il suo avversario non è sconfitto. I nostri nemici spirituali non saranno sconfitti fino a quando non entreremo dove i conquistatori ricevono le loro corone, e quindi dobbiamo continuare in atteggiamento di combattimento. E' vano per noi parlare di ciò che abbiamo fatto o stiamo facendo proprio ora, colui che persevera fino alla fine, sarà salvato, e nessuno all'infuori di lui. Il credente è comunemente paragonato a un guerriero: è impegnato in una grande battaglia, una guerra santa. Come Giosuè, deve scacciare i Cananei, che hanno carri di ferro, prima di poter prendere pienamente possesso della sua eredità; Ma non è la vittoria di una sola battaglia che fa di un uomo un conquistatore: anzi, anche se dovesse devastare una provincia dei territori dei suoi nemici, tuttavia, se dovesse essere cacciato di lì a poco, viene battuto nella campagna, e gli darà solo una piccola consolazione vincere una sola battaglia, o anche una dozzina di battaglie, se la campagna nel suo complesso dovesse finire con la sua sconfitta. Non si comincia come se il mondo intero dovesse essere sgombro da una sola dimostrazione di fuoco e di spada, ma si continua, andando di forza in forza, di vittoria in vittoria, che fa dell'uomo il conquistatore del suo nemico. Il cristiano è anche chiamato discepolo o studioso. Ma chi non sa che il ragazzo andando a scuola per un giorno o due non diventa quindi più saggio? Se il ragazzo si dedica diligentemente alla sua grammatica per sei mesi, non diventerà mai un linguista a meno che non continui con perseveranza nei suoi studi classici. I grandi matematici dei nostri tempi non hanno acquisito la loro scienza in un solo anno; si spinsero avanti con la fronte dolorante; hanno bruciato l'olio di mezzanotte e torturato il loro cervello; Non si accontentavano di riposare, perché non sarebbero mai potuti diventare maestri della loro arte se si fossero attardati sulla strada. Il credente è anche chiamato costruttore, ma voi sapete di chi fu detto: "Costui cominciò a costruire, ma non poté finire!" Lo scavo delle fondamenta è molto importante, e la costruzione di pietra su pietra deve essere condotta con diligenza; ma anche se l'uomo dovrebbe finire a metà le pareti, o anche completarle, tuttavia se non fa il tetto nella struttura, diventa lo zimbello di ogni passante. Un buon inizio, si dice, è più della metà, ma un buon finale è più del tutto. Meglio la fine di una cosa che il suo inizio. (C. H. Spurgeon.)

La persistenza del cristiano:

Quel maestro allegorico, Giovanni Bunyan, non ha raffigurato Cristiano portato in cielo mentre dorme su una poltrona. Fa perdere al cristiano il suo fardello a piedi incrociati, attribuisce la liberazione dell'uomo dal peso del suo peccato, interamente al Signore Gesù; ma lo rappresenta mentre sale sulla Hill Difficulty, sì, e anche sulle mani e sulle ginocchia. Christian deve scendere nella Valle dell'Umiliazione e percorrere quel pericoloso sentiero attraverso i cupi orrori dell'Ombra della Morte. Deve stare urgentemente all'erta per evitare di dormire nel Terreno Incantato. In nessun luogo è liberato dalle necessità che si presentano lungo il cammino, perché anche all'ultimo guada il fiume nero e lotta con le sue terribili onde. Lo sforzo è usato fino in fondo, e voi che siete pellegrini nei cieli scoprirete che non è un'allegoria, ma un vero dato di fatto: la vostra anima deve cingere i suoi lombi; hai bisogno del tuo bastone e della tua armatura da pellegrino, e devi spingerlo fino al cielo, combattendo con giganti, combattendo con i leoni e combattendo contro lo stesso Apollione. (Ibidem)

Completando il buon lavoro:

La vita presente è l'unico luogo di prova dell'uomo; Se dovesse fallire nella scena in cui si trova ora, fallisce per sempre. Com'è incoraggiante, quindi, essere certi che colui che ha iniziato la buona opera la porterà avanti in mezzo a tutti i pericoli del nostro stato attuale, fino a quando non raggiungeremo lo stato in cui nessun pericolo può arrivare

(I.) Il carattere di coloro che vengono qui presentati. Essi hanno già iniziato il corso della vita cristiana. L'espressione "mani pulite" denota la loro libertà da quelle contaminazioni che sono connesse con la natura umana nel suo stato non convertito. Il linguaggio suggerisce inoltre una professione aperta e onesta del loro attaccamento alle vie di Dio e alla giustizia. L'uomo che assume questo carattere si preoccuperà necessariamente di poter mantenere la sua strada e diventare sempre più forte

(II.) Le considerazioni che ti hanno portato a separarti dal mondo e a dedicarti a Dio. Tutte queste pretese sono ora a portata di mano, e possiedono tutte le pretese che hanno mai posseduto. Mantenete la vostra strada e cercate di esercitare quella purezza di spirito che ogni mente onesta si preoccuperà di possedere. Guardate all'esercizio della purezza dell'intenzione, alla testimonianza che Dio ha collegato con la Sua Parola, affinché possa arrivare al vostro cuore e lavorare potentemente lì. (R. Vaughan.)

Giustizia dalle mani pure:

(I.) Le persone di cui si parla. I "giusti" sono coloro che hanno "mani pure". Il primo termine descrive il loro stato, il secondo il loro carattere. Giusto è un termine forense. Ci possono essere solo due modi di essere giusti: o non avendo mai peccato, o essendo liberati, in un modo o nell'altro, dalla condanna dovuta al peccato. Il primo vale per gli angeli. Per l'uomo decaduto deve essere escogitato un altro tipo di giustizia, che è l'imputazione della giustizia di Cristo a lui

(II.) Cosa si dice di loro? "Resisterà per la sua strada." Stanno andando avanti sulla via del cielo; In questo modo incontrano molti ostacoli, come da falsi fratelli, falsi maestri, falsi segnavia. Ci sono ostacoli sia sulla via della fede che su quella della condotta. Ciò nonostante, 'manterranno la loro condotta'. Questo deve necessariamente seguire

1.) Da una considerazione del carattere di Dio. Egli è fedele e immutabile

2.) Da una considerazione della morte di Cristo. Egli è morto per noi, non lasciando dubbi sugli effetti che la Sua morte avrebbe prodotto

3.) Da una considerazione della natura e della costituzione del patto di grazia. È volontà di Dio che i santi abbiano una forte consolazione, sulla base della loro perseveranza finale

4.) Da una considerazione della natura della vera conversione e dell'opera di Dio Spirito Santo

5.) Da una considerazione dell'intercessione di Cristo, che deve essere sempre prevalente

6.) Da una considerazione della natura di quel principio che è impiantato in loro. È un principio immortale; un "seme incorruttibile". (Giovanni Davies.)

L'uomo pio:

Considera il carattere nel testo

(I.) Egli è giusto. Il personaggio nel testo è proprio con Dio. Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia

(II.) Egli è santo. Ha "mani pulite". La mano è lo strumento dell'azione; è mossa dal cuore, le cui pulsazioni sono giuste, e così egli può elevarle a Dio "senza ira né dubbio". Non ha paura che Dio li veda, né che Egli conosca i principi da cui emanano queste azioni. Un uomo ha nei suoi affari tanta religione quanta ne ha nel suo armadio; lo stesso che ha in ginocchio nella sala di conteggio. Non c'è motivo per cui il lavoro non debba essere un salmo e il commercio un rituale nel senso migliore della parola. Verrà il tempo in cui la "santità al Signore" sarà scritta sui campanacci dei cavalli; e allora, sia che gli uomini mangino o bevano, o qualunque cosa facciano, "fanno tutto per la gloria di Dio".

(III.) È persistente. "Egli resisterà", ecc. Gibbon disse delle sue prospettive: "Tutto è oscuro e dubbioso". Del futuro di questo personaggio, tutto è luminoso e pieno di speranza: "Gloria, onore, immortalità, vita eterna" sono nel futuro. "Continuerà la sua strada". Il vento, la marea e il mare possono essere contro i piroscafi che raggiungono il vostro porto, ma attraverso la forza del vapore all'interno, essi mantengono la loro rotta. Le circostanze esteriori possono sembrare tutte contrarie al carattere del testo; ma per il potere del principio interiore egli "mantiene la sua strada". Questo è un dovere morale. La perseveranza finale è un articolo per il codice, piuttosto che per il credo. Questa è una legge della vita divina. Il lievito viene messo a lievitare l'intera massa. Devi andare avanti, o retrocedere; Non puoi stare fermo. L'acqua più pura che sia mai caduta dal cielo si corromperà se sarà stagnante

(IV.) Sta crescendo. La Bibbia ti invita a fare cose migliori e ti esorta a "crescere nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo". Ciò è confermato anche dall'esperienza. C'è anche un potere nell'abitudine alla bontà. Più eserciti la fede, più facilmente puoi farlo. Più fai per Dio, più piacevole diventa l'esercizio. In ogni conflitto con l'inferno in cui si conquista, si imparano le tattiche di guerra e si diventa più potenti per ulteriori impegni. Quale panorama luminoso si apre davanti all'anima che è moralmente giusta! (G. Warner.)

La penitenza del perfetto Giobbe (ver. 9, con cap. 42:5, 6) :

1.) Non è possibile esporre i tratti salienti della forza di Giobbe con una minima approssimazione alla completezza, senza tener conto dell'immensa energia che egli traeva dalla sua ardente coscienza di integrità irreprensibile. Non che Giobbe non abbia commesso errori. Ne ha fatti molti. Ha frainteso i metodi di Dio, ha giudicato male il cuore di Dio, ha gettato censure a destra e a sinistra di lui, ha parlato in modo avventato e petulante. Ma non sprofondò mai nell'insincerità, né si vestì di una finzione; ma mantennero intatta la coscienza dell'integrità dello spirito e della purezza del cuore. L'integrità è potere. La sincerità è un'alta forma di energia umana. La rettitudine come passione del cuore, e un elemento del carattere e della vita, è una fonte manifesta e innegabile di forza imperiale. La malvagità è, nonostante l'apparente forza, vera imbecillità

2.) Tuttavia, l'immagine finale di questo eroe, Giobbe, non è quella di un conquistatore, ma di un confessore; non di un principe in trono, ma di un penitente inginocchiato. Non è quello che ci aspettavamo. Il linguaggio del dolore genuino e della profonda umiliazione di sé riempie le sue labbra, e la sua fulgida integrità non vale un momento di difesa a parole a fianco della sua incapacità di osservare la legge di Dio. La sincerità è buona, ma non è l'assenza di peccato. L'indiscutibile integrità dei propositi e l'inflessibile onestà di cuore sono gioielli di valore indicibile, ma non espieranno le parole avventate, i giudizi errati di Dio e l'odio per gli uomini deboli e difettosi. Sii sincero, con tutti i mezzi; ma pensate alla penitenza di Giobbe, e ricordate che l'eroica virtù dell'integrità e della pienezza, per quanto superlativamente buona, non è sufficiente

3.) È il fascino speciale della storia di Giobbe che mostra questa integrità tesa e strenua che dimora nello stesso spirito con la più acuta penitenza e il palpitante disprezzo di sé. Possiamo riconoscere queste qualità separatamente e apprezzarle nella loro unicità, ma il fatto che si mescolino nella stessa vita, inquilino lo stesso spirito e siano fonti di potere per lo stesso carattere, è in conflitto con il nostro pensiero abituale. Eppure le menti del potere culminante nella vasta fratellanza dei lavoratori e dei redentori del mondo non sono state più profondamente segnate dalla loro persistente devozione alla purezza del pensiero, dalla fedeltà intransigente ai fatti e dall'aspirazione alla perfezione, che dalla loro tremante sensibilità per l'esiguità delle loro conquiste, dall'acuto senso di colpa personale e dalla consapevolezza prevalente - spesso accompagnata da spasmi di dolore indebolimento - di un fallimento assoluto. Il giusto Giobbe, nella sua penitenza, anticipa la Chiesa dei primogeniti in cielo. È la fedeltà alle leggi più chiare dell'avanzamento della vita umana che sposa in uno stesso spirito progressista, l'inflessibile consacrazione alla realtà e al diritto, e la profonda e vera penitenza per il fallimento e il peccato

4.) Da dove viene questo stato d'animo penitenziale? Cosa ha indotto questo cambiamento di sentimenti? La rivoluzione inaspettata è operata dalla rivelazione di Dio all'occhio dell'anima. "Il mio occhio ti vede". Egli passa dal regno del semplice "sentito dire" su Dio, a quello dell'esperienza interiore e della comunione effettiva. Gli occhi danno una conoscenza più completa e più chiara dell'orecchio. Giobbe conosce Dio come prima non lo conosceva. Il carattere della sua conoscenza è cambiato, intensificato, rivitalizzato, intensificato, personalizzato

5.) Giobbe non fu forse condotto a questa visione rinnovatrice di Dio dalla voce che lo rivolse, lo spaventò e lo travolse dal turbine, imponendo nella sua mente una concezione opprimente e travolgente del potere creativo e amministrativo dell'Onnipotente? L'orecchio non è forse la via che conduce all'occhio spirituale, così come la vista di Dio è la via del pentimento, e il pentimento la via della vita?

6.) Ecco, dunque, un valore significativo della conoscenza di Dio, anche della Sua immensa potenza e grandezza. È il fondamento e la molla di una vera concezione di noi stessi, dei nostri limiti e delle nostre possibilità, della nostra condizione attuale e del nostro ideale etico

7.) Tale penitenza ispirata da Dio si rivendica rapidamente nella pura sincerità e nella santa fratellanza che crea, e nelle riconciliazioni che produce tra uomo e uomo, e tra l'uomo e la sua sorte. Il peccato divide; Il pentimento unisce. Umiliato davanti al Signore, Giobbe diventa sacerdote. Metti l'albero della penitenza in un tale terreno divino, e deve portare questo tipo di frutto. (J. Clifford, D.D.)

Il giusto si aggrappa alla sua strada:

Vi ricordo che, se la perseveranza finale è necessaria, è estremamente difficile. Il modo stesso lo rende tale. La via per il paradiso non è un prato rasato liscio

1.) È una strada accidentata, in salita, in discesa, attraverso fiumi e montagne

2.) Inoltre, la strada è lunga. È una strada che dura tutta la vita

3.) Oltre a ciò, la strada è così contraria alla natura decaduta. È un cammino di fede. (C. H. Spurgeon.)

10 CAPITOLO 17

Giobbe 17:10

Non riesco a trovare un solo saggio tra voi.

I saggi non sono sempre saggi:

Tutte le vie del peccato e dell'errore sono vie della follia. Ma Giobbe non era forse censorio e rigido, troppo audace e avventuroso per parlare così di uomini di tanta gravità, autorità e fama di sapienza e di dottrina, sì anche di santità, come questi tre? Giobbe non lo disse per rancore verso i suoi amici

1.) Non è colpa parlare degli uomini come li troviamo

2.) Un uomo saggio può fare o dire ciò che è una giusta perdita della sua attuale reputazione di saggezza

3.) Raramente si trovano uomini saggi. Ci sono riserve di uomini sottili, e uomini astuti ce ne sono troppi; Ma il Saggio è un gioiello raro

4.) Gli uomini saggi sono inclini a mostrarsi poco saggi nell'esporre e giudicare le provvidenze e i rapporti di Dio verso gli uomini. Le opere del Dio più saggio sono giuste, ma pochi uomini sono abbastanza saggi da coglierne il giusto significato. Questo sorge...

(1) Dalle apparenti confusioni che ci sono nel mondo. Dio non mantiene un metodo, né si basa sui precedenti. Nessuno può dire la via che Egli percorrerà, guardando la via che ha percorso

(2) Dalla ristrettezza del cuore dell'uomo, che, misurando Dio con la propria linea e confrontando ciò che Dio ha fatto con ciò che farebbe, non può raggiungere la giustizia di Dio in ciò che fa. È un'ottima saggezza sapere come interpretare e migliorare i rapporti di Dio con noi stessi o con gli altri. L'interpretazione errata più grossolana dei suoi rapporti è quella di dedurre da esse la colpa o l'innocenza degli uomini, o l'amore e l'odio di Dio. (Giuseppe Caryl.)

11 CAPITOLO 17

Giobbe 17:11

I miei propositi sono interrotti.

Scopi infranti:

Quale angoscia mentale si concentra in queste poche parole! Elevano le sofferenze di Giobbe da semplici sofferenze fisiche a disperazioni mentali. Diamo un'occhiata, in primo luogo, ad alcuni oggetti dell'ambizione umana: il loro naufragio, la loro perdita e il loro guadagno

(I.) Gli scopi cari della vita. La maggior parte delle persone vive senza formare alcuno scopo. Vanno alla deriva lungo la corrente e, mettendo da parte la forza e la gloria della virilità, non sono altro che tronchi. I veri scopi della vita non sono semplici sogni languidi, o speranze prive di oggetto, o anticipazioni di piacere, e non dobbiamo confonderli con l'ambizione a cui allude Giobbe. Ma sono i piani e le aspirazioni ponderate di una mente vigorosa e seria

1.) A volte questi scopi sono egoistici

2.) A volte queste ambizioni sono filantropiche

3.) A volte questi scopi sono religiosi

C'è il desiderio di condurre una vita particolarmente pia, di essere un modello da imitare per gli altri, di allevare una famiglia devota, di convertire i peccatori e di essere degni soldati della croce

(II.) Gli scopi infranti della vita. Quante volte si formano ambizioni; Quanto raramente si realizzano! I nostri scopi vengono sempre infranti. Abbiamo avuto una pianta cara e abbiamo desiderato vederla fiorire. Ma il gelo ha stroncato il bocciolo, che è appassito e cadente. Abbiamo avuto un figlio amato per il quale nutrivamo la speranza di portare avanti il lavoro della nostra vita. Ma la persona amata ci è stata tolta del tutto o si è trasformata in un dolore invece che in una gioia. Avevamo intenzione di andare di qua o di là, ma la tempesta è intervenuta e siamo stati lasciati indietro

(III.) La mano di Dio negli scopi della vita. Giobbe non si rendeva conto che i suoi propositi erano stati stroncati da Dio, e che c'era un oggetto sottostante al dolore che riempiva il suo cuore. Né gli uomini comprendono che ci può essere una ragione che non possono comprendere e che ha ostacolato il successo delle loro care speranze. L'eternità mostrerà che i propositi dell'uomo sono infranti...

1.) Perché se avessero avuto successo sarebbero stati dannosi per noi stessi. Molte anime sono state salvate per essere state preservate dalle ricchezze o dal potere. Molti sono stati preservati dalla rovina vedendo loro il loro caro idolo portato via

2.) Perché potrebbero fare del male agli altri. Vediamo spesso casi di filantropia mal indirizzata. Ma quanto raramente possiamo vedere dietro le quinte, e quanto poco sappiamo che cosa beneficerà veramente i nostri simili!

3.) Perché Dio vede che non siamo adatti per l'opera

4.) Perché Egli ha scopi più alti e migliori per noi

5.) Perché Egli desidera portarci a uno stato di perfetta fiducia in Se stesso. Egli distrugge i nostri piani per mostrarci quanto siamo deboli, quanto siamo stolti e per abbatterci nell'umiltà. Quanto sono più sagge le Sue disposizioni! (J. J. S. Uccello.)

Scopi infranti:

(I.) Gli uomini formano scopi. La mente è attiva e fatta per pensare. Gli uomini speculano e si risolvono. Piacere e ricchezza, onore e posizione mondana avidamente ricercati

(II.) Questi scopi non sempre sono soddisfatti. Spezzato come fili della tela tagliati dal telaio Isaia 32. Impossibile da realizzare. La Provvidenza interviene; l'uomo propone, Dio dispone. I greci rappresentavano i destini come se tessessero i fili della vita umana. La procrastinazione impedisce le prestazioni. Satana ostacola 1Tessalonicesi 2:18

(III.) Questo è un fatto triste nell'esperienza. I "miei" scopi. Buoni propositi formati e mai realizzati; piani adottati e abbandonati; I principi non giungono mai a maturazione, e la vita è sprecata nel tentativo, e nulla è stato fatto! (Lo studio.)

Scopi infranti:

Il mondo è pieno di colonne spezzate. Ogni cuore porta il suo cimitero affollato. I cimiteri in cui si giace carne e ossa morte non sono i veri cimiteri. I cimiteri sono nel cuore. "I miei propositi sono stati interrotti"; Questo è il grido di un uomo deluso; il gemito soffocato di una speranza sconcertata. Non è il grido peculiare di un ebreo, o di un gentile, di un orientalista, o di un occidentalista, è semplicemente la voce dell'uomo universale. Dio ha misericordiosamente arricchito il mondo con uomini-esempio; uomini ai quali è stato fatto mostrare nella loro malinconica esperienza quanto vana sia l'ambizione, quanto incerta sia l'aspettativa, quanto instabile sia la forza. Giobbe è un uomo del genere

(I.) Come rivelatore del lato speculativo della vita umana. Tutti gli uomini hanno degli scopi. L'uomo non può vivere di sola storia; Deve rafforzarsi con la speranza. L'uomo stende la mano e coglie l'albero di domani. Ogni uomo specula sul futuro e si sente ispirato mentre si sofferma sul fascino del tempo a venire. Il potere dell'uomo di speculare supera sempre il potere dell'uomo di realizzare. La fantasia poetica precede la mano che lavora. La mente del viandante è a destinazione molto prima che il piede del viandante abbia fatto il primo passo del viaggio! Il potere della speculazione e il potere della realizzazione non sono coordinati. Dipingiamo molti fuochi che non riusciamo mai ad accendere. Piantiamo uliveti che non danno frutti e scaviamo pozzi che non trattengono acqua. Eppure non rinunceremmo a questa forza di proiettarci nel futuro! Non vorremmo essere esclusi nella piccola prigione chiamata "oggi". Non c'è uomo che non si compiaccia con qualche sogno di fantasia. Ognuno sta dicendo: "I tempi cambieranno in meglio; i venti freddi si spegneranno; il cielo sarà un arco senza nuvole; Camminerò su un tappeto di viole attraverso palazzi di profumo".

(II.) Come rivelazione del lato reale dell'esperienza umana. "Scopi"! - questa è poesia; "Rotto"! Questa è storia! Questa è una triste combinazione di parole! La vita è piena di torri costruite a metà. Gli uomini avevano cominciato a costruire, ma non erano stati in grado di finire. La vita è un mucchio di frammenti. Da nessuna parte c'è nulla di completo. La vita è tutto l'inizio; Non c'è un pinnacolo finito!

(III.) Come suggerendo il vero corso dell'uomo come speculatore e come lavoratore. "Andate ora, voi che dite oggi o domani", ecc. C'è un "stanotte" tra oggi e domani. Imparare-

1.) Tutti i propositi contro Dio devono essere infranti

2.) Forma i propositi più elevati per Dio, ed essi saranno adempiuti

3.) Ricorda l'importanza morale dell'incertezza. (Anon.)

13 CAPITOLO 17

Giobbe 17:13

Se aspetto, la tomba è la mia casa.

La casa della tomba:

(I.) Descrivi la casa

1.) La tomba è una casa molto spaziosa

2.) È molto buio e tetro

3.) È una casa del silenzio. È vuoto

4.) È la casa della corruzione

5.) È la casa dell'oblio

(II.) Tutti gli uomini stanno andando in questa casa

1.) Questa sorte è nostra per disposizione di Dio

2.) Da quando Dio ha stabilito la morte, Egli ha portato l'umanità alla tomba in una successione costante e ininterrotta

3.) Non solo vediamo la mortalità negli altri, ma la sentiamo venire su noi stessi

(III.) Perché dovremmo tenere a mente questa seria verità

1.) Perché Dio richiede agli uomini di tenere in vista la loro mortalità

2.) Dio adotta molti metodi per imprimere questa importante verità nel cuore degli uomini

3.) È necessario per formare tutti i loro piani mondani con saggezza e correttezza

4.) Per formare una giusta stima del mondo e dei suoi abitanti

5.) Per prepararli a sopportare le prove e le afflizioni della vita presente con pazienza e fortezza

6.) Avrà una tendenza diretta a preparare gli uomini alla morte quando arriverà. Miglioramento. Ogni modo di pensare e di agire è peccaminoso, il che tende a bandire i pensieri di morte dalla nostra mente. (N. Emmons, D.D.)

15 CAPITOLO 17

Giobbe 17:15

E dov'è ora la mia speranza?-

Dove ora la mia speranza:

(I.) Occasioni nella vita che ci costringono a questa domanda

1.) In quelle stagioni in cui i problemi della vita premono

2.) Quando le nostre dipendenze umane hanno fallito

3.) Quando il terrore di una coscienza sporca ci afferra

4.) La domanda incalza irresistibilmente su tutti mentre la morte sembra avvicinarsi

(II.) La delusione di coloro che non hanno provveduto contro questi periodi di prova

1.) Tutte le speranze terrene sono, per loro stessa natura, inadeguate alle nostre esigenze

2.) Tutte le speranze che derivano dal mondo e dalle creature sono temporali nella loro durata

3.) Se potessero perseverare e andare con noi nell'eternità, o nello stato separato delle anime, tuttavia non resisterebbero alla prova dell'ultimo giorno della resa dei conti

(III.) Vedi la necessità di un attento esame di coscienza

1.) Questo esame dovrebbe riferirsi all'oggetto della nostra speranza

2.) Dovremmo esaminare se abbiamo una prospettiva ben fondata e scritturale di raggiungere l'oggetto della nostra speranza. È possibile che possiamo praticare l'auto-illusione

3.) La tua speranza può essere buona per quanto riguarda il suo oggetto, il suo fondamento può essere l'opera di Gesù Cristo, un'ancora sicura e salda, ma hai un titolo valido per appropriarti di quella speranza?

4.) Indaga se la tua speranza ha resistito a qualche prova. Applicazione-

(1) La scoperta che la nostra speranza è buona, e che entra in ciò che è oltre il velo, può ben offrire esultanza

2.) Ma se la nostra speranza si rivela vana e debole, o assolutamente falsa, è giunto il momento di abbandonarla e cercare una migliore. (L'evangelista.)

La speranza si offriva agli ansiosi inquisitori:

(I.) L'inchiesta. "Dov'è la mia speranza?"

1.) La tua speranza è nel mondo? Questo è il caso delle moltitudini. Allora la tua speranza è riposta in ciò che non è buono

2.) La tua speranza è nel peccato? È possibile? I piaceri del peccato non sono che per una stagione, i dolori del peccato sono per l'eternità

3.) La tua speranza è nelle tue opere? Questo era il caso degli antichi farisei. "Andavano in giro per stabilire la loro propria giustizia", ma fallirono nel tentativo. Tutti quelli che sono "delle opere della legge" sono sotto di essa come un patto; e come tale richiede una perfetta obbedienza, o non c'è giustificazione per mezzo di essa

4.) La tua speranza è nella tua conoscenza? "La conoscenza gonfia". "Il regno di Dio non è in parola, ma in potenza."

5.) La tua speranza è in Cristo? Allora è nel posto giusto. La speranza di Giobbe era in lui, il Redentore; così era la speranza dei cristiani primitivi

(II.) I casi in cui i ricercatori hanno il diritto di sperare. Non siamo autorizzati a sperare in ogni caso. Dovete farvi sentire in colpa, prima di rinunciare alla vostra falsa speranza. Dovete farvi sentire la vostra insufficienza prima di rivolgervi a Cristo per ottenere sollievo

1.) Se ti penti, hai la garanzia di sperare

2.) Se credi, hai il diritto di sperare

3.) Se obbedisci, hai il diritto di sperare

4.) Se ami Cristo, hai il diritto di sperare

5.) Così sei, se ami la casa di preghiera

6.) E se ami i fratelli

7.) E se cerchi la gloria divina

(III) Le qualità della speranza che il Vangelo suscita

1.) È una speranza divina

2.) Una viva speranza

3.) Una gioiosa speranza

4.) Una speranza liberale

5.) Una speranza permanente

In conclusione, consideriamo l'indagine nel testo in riferimento a noi stessi, e quindi cerchiamo di apportare un adeguato miglioramento all'argomento. Dov'è ora la mia speranza? (Thomas Hitchin.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 17

1 Giob 19:17
Giob 6:11; 42:16; Is 57:16
Giob 17:13,14; Sal 88:3-5; Is 38:10-14

2 Giob 12:4; 13:9; 16:20; 21:3; Sal 35:14-16; Mat 27:39-44
Sal 25:13; 91:1
1Sa 1:6,7

3 Giob 9:33; Ge 43:9; 44:32; Prov 11:15; 20:16; Eb 7:22
Prov 6:11; 11:15; 17:18; 22:26

4 2Sa 15:31; 17:14; 2Cron 25:16; Is 19:14; Mat 11:25; 13:11; Rom 11:8; 1Co 1:20

5 Giob 32:21,22; Sal 12:2,3; Prov 20:19; 29:5; 1Te 2:5
Eso 20:5; De 28:65; 1Re 11:12; Lam 4:17

6 Giob 30:9; 1Re 9:7; Sal 44:14
Ge 31:27; Is 5:12

7 Giob 16:16; Sal 6:7; 31:9,10; Lam 5:17
Giob 17:11
Sal 109:23; Ec 6:12

8 Sal 73:12-15; Ec 5:8; Abac 1:13; Rom 11:33
Giob 34:30; At 13:46

9 Sal 84:7,11; Prov 4:18; 14:16; Is 35:8-10; 1P 1:5; 1G 2:19
Ge 20:5; Sal 24:4; 26:6; 73:13; Is 1:15,16; Mar 7:2
Is 40:29-31; 2Co 12:9,10

10 Giob 6:29; Mal 3:18
Giob 17:4; 15:9; 32:9; 42:7; 1Co 1:20; 6:5

11 Giob 7:6; 9:25,26; Is 38:10
Prov 16:9; 19:21; Ec 9:10; Is 8:10; Lam 3:37; Rom 1:13; 2Co 1:15-17; Giac 4:13-15

12 Giob 7:3,4,13,14; 24:14-16; De 28:67

13 Giob 14:14; Sal 27:14; Lam 3:25,26
Giob 17:1; 10:21,22; 30:23
Sal 139:8; Is 57:2

14 Giob 21:32,33; Sal 16:10; 49:9; At 2:27-31; 13:34-37; 1Co 15:42,53,54
Giob 19:26; 24:20; Is 14:11

15 Giob 4:6; 6:11; 13:15; 19:10

16 Giob 18:13,14; 33:18-28; Sal 88:4-8; 143:7; Is 38:17,18; Gion 2:6
Giob 3:17-19; Ez 37:11; 2Co 1:9

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