Nuova Riveduta:

Giobbe 20

Zofar parla dell'empio e del suo castigo
1 Allora Zofar di Naama rispose e disse:
2 «Per questo i miei pensieri mi spingono a risponderti e, a causa di ciò, c'è questa fretta dentro di me.
3 Ho udito rimproveri che mi fanno oltraggio; ma lo spirito mio darà una risposta assennata.
4 Non lo sai tu che in ogni tempo, da che l'uomo è stato posto sulla terra, 5 il trionfo dei malvagi è breve e la gioia degli empi non dura che un istante?
6 Anche se la sua altezza giungesse fino al cielo, il suo capo toccasse le nubi, 7 l'empio perirà per sempre come lo sterco suo; quelli che lo vedevano diranno: "Dov'è?"
8 Se ne volerà via come un sogno, non si troverà più; si dileguerà come una visione notturna.
9 L'occhio che lo guardava cesserà di vederlo e la sua casa più non lo scorgerà.
10 I suoi figli si raccomanderanno ai poveri, le sue mani restituiranno la sua ricchezza.
11 Il vigore giovanile che gli riempiva le ossa sarà nella polvere con lui.
12 Il male è dolce alla sua bocca, se lo nasconde sotto la lingua, 13 lo conserva, non lo lascia andare giù, lo trattiene sotto al suo palato; 14 ma il cibo gli si trasforma nelle viscere, gli diventa in corpo veleno d'aspide.
15 Ha trangugiato ricchezze e le vomiterà; Dio stesso gliele ricaccerà dal ventre.
16 Ha succhiato veleno d'aspide, la lingua della vipera lo ucciderà.
17 Non godrà più la vista di acque perenni, né di rivi fluenti di miele e di latte.
18 Renderà i suoi frutti, e non li mangerà; saranno pari alla ricchezza dei suoi guadagni, e non ne godrà.
19 Perché ha oppresso e abbandonato il povero, si è impadronito di case che non aveva costruite; 20 perché la sua ingordigia non conobbe limiti, egli non salverà nulla di ciò che ha tanto desiderato.
21 La sua voracità non risparmiava nulla, perciò il suo benessere non durerà.
22 Nel colmo dell'abbondanza, si troverà in miseria; la mano di chiunque ebbe a soffrire tormenti si alzerà contro di lui.
23 Quando starà per riempirsi il ventre, Dio manderà contro di lui la sua ira ardente; gliela farà piovere addosso per servirgli da cibo.
24 Se scampa alle armi di ferro, lo trafigge l'arco di bronzo.
25 Si strappa la freccia, essa gli esce dal corpo, la punta sfolgorante gli viene fuori dal fiele, lo assalgono i terrori della morte.
26 Buio profondo è riservato ai suoi tesori; lo consumerà un fuoco non attizzato dall'uomo, che divorerà quel che resta nella sua tenda.
27 Il cielo rivelerà la sua iniquità, la terra insorgerà contro di lui.
28 Le rendite della sua casa se ne andranno, portate via nel giorno dell'ira di Dio.
29 Tale la parte che Dio riserva all'empio, tale l'eredità che Dio gli destina».

C.E.I.:

Giobbe 20

1 Zofar il Naamatita prese a dire:
2 Per questo i miei pensieri mi spingono a rispondere
e perciò v'è questa fretta dentro di me.
3 Ho ascoltato un rimprovero per me offensivo,
ma uno spirito, dal mio interno, mi spinge a
replicare.
4 Non sai tu che da sempre,
da quando l'uomo fu posto sulla terra,
5 il trionfo degli empi è breve
e la gioia del perverso è d'un istante?
6 Anche se innalzasse fino al cielo la sua statura
e il suo capo toccasse le nubi,
7 come lo sterco sarebbe spazzato per sempre
e chi lo aveva visto direbbe: «Dov'è?».
8 Svanirà come un sogno, e non si troverà più,
si dileguerà come visione notturna.
9 L'occhio avvezzo a vederlo più non lo vedrà,
né più lo scorgerà la sua dimora.
10 I suoi figli dovranno risarcire i poveri,
le loro mani restituiranno le sue ricchezze.
11 Le sue ossa erano ancora piene di giovinezza,
ma con lui giacciono nella polvere.
12 Se alla sua bocca fu dolce il male,
se lo teneva nascosto sotto la sua lingua,
13 assaporandolo senza inghiottirlo,
se lo tratteneva in mezzo al suo palato:
14 il suo cibo gli si guasterà nelle viscere,
veleno d'aspidi gli sarà nell'intestino.
15 I beni divorati ora rivomita,
Dio glieli caccia fuori dal ventre.
16 Veleno d'aspide ha succhiato,
una lingua di vipera lo uccide.
17 Non vedrà più ruscelli d'olio,
fiumi di miele e fior di latte;
18 renderà i sudati acquisti senza assaggiarli,
come non godrà del frutto del suo commercio,
19 perché ha oppresso e abbandonato i miseri,
ha rubato case invece di costruirle;
20 perché non ha saputo essere pago dei suoi beni,
con i suoi tesori non si salverà.
21 Nulla è sfuggito alla sua voracità,
per questo non durerà il suo benessere.
22 Nel colmo della sua abbondanza si troverà in
miseria;
ogni sorta di sciagura piomberà su di lui.
23 Quando starà per riempire il suo ventre,
Dio scaglierà su di lui la fiamma del suo sdegno,
e gli farà piovere addosso brace.
24 Se sfuggirà l'arma di ferro,
lo trafiggerà l'arco di bronzo:
25 gli uscirà il dardo dalla schiena,
una spada lucente dal fegato.
Lo assaliranno i terrori;
26 tutte le tenebre gli sono riservate.
Lo divorerà un fuoco non acceso da un uomo,
esso consumerà quanto è rimasto nella sua tenda.
27 Riveleranno i cieli la sua iniquità
e la terra si alzerà contro di lui.
28 Un'alluvione travolgerà la sua casa,
scorrerà nel giorno dell'ira.
29 Questa è la sorte che Dio riserva all'uomo
perverso,
la parte a lui decretata da Dio.

Nuova Diodati:

Giobbe 20

Secondo discorso di Zofar: il trionfo dei malvagi dura poco
1 Allora Zofar di Naamath rispose e disse: 2 «Per questo i miei pensieri mi spingono a rispondere, a motivo dell'agitazione che sento dentro di me. 3 Ho udito un rimprovero che mi disonora, ma il mio spirito mi spinge a rispondere in base al mio intendimento. 4 Non sai tu che da sempre, da quando l'uomo fu posto sulla terra, 5 il trionfo dei malvagi dura poco e la gioia degli empi non dura che un istante? 6 Anche se la sua grandezza giungesse fino al cielo e il suo capo toccasse le nubi, 7 perirà per sempre come il suo sterco; quelli che l'hanno visto diranno: "Dov'è?". 8 Volerà via come un sogno e non si troverà più; si dileguerà come una visione notturna. 9 L'occhio che lo guardava, non lo scorgerà più; anche la sua dimora non lo vedrà più. 10 I suoi figli cercheranno di guadagnarsi il favore dei poveri e le sue mani ristabiliranno la sua ricchezza. 11 Il vigore giovanile che gli riempiva le ossa giacerà nella polvere con lui. 12 Anche se il male è dolce nella sua bocca, se lo nasconde sotto la lingua, 13 non tollera di lasciarlo andare ma continua a tenerlo in bocca. 14 Il suo cibo però nelle sue viscere si trasforma e diventa un veleno di aspide dentro di lui. 15 Egli vomiterà le ricchezze che ha inghiottito; Dio stesso gliele farà uscire dal ventre. 16 Ha succhiato veleno di aspide, la lingua di una vipera lo ucciderà. 17 Non vedrà più corsi d'acqua torrenti che scorrono con miele e burro. 18 Restituirà ciò per cui ha faticato senza neppure ingoiarlo; non avrà alcuna gioia dai profitti del suo commercio. 19 Poiché ha oppresso e abbandonato il povero, si è impadronito con la forza di una casa che non aveva costruito. 20 Poiché la sua ingordigia non ha mai conosciuto requie, egli non salverà nulla delle cose tanto desiderate. 21 Nulla sfuggirà alla sua voracità, perciò il suo benessere non durerà. 22 Nel colmo della sua abbondanza si troverà in strettezze; la mano di tutti quelli che soffrono si leverà contro di lui. 23 Quando starà per riempire il suo ventre, Dio manderà su di lui l'ardore della sua ira, che pioverà su di lui mentre sta mangiando. 24 Egli può sfuggire a un'arma di ferro, ma lo trafiggerà un arco di bronzo. 25 Si estrae la freccia che esce dal suo corpo, la scintillante punta esce fuori dal suo fiele; i terrori lo assalgono. 26 Tenebre totali sono riservate per i suoi tesori; lo consumerà un fuoco non attizzato; quelli lasciati nella sua tenda saranno in angoscia. 27 Il cielo rivelerà la sua iniquità e la terra insorgerà contro di lui. 28 Le rendite della sua casa saranno rimosse, portate via nel giorno della sua ira. 29 Questa è la sorte che DIO riserva all'uomo malvagio, l'eredità che gli è assegnata da Dio».

Riveduta 2020:

Giobbe 20

Secondo discorso di Zofar di Naama
1 Allora Zofar di Naama rispose e disse:
2 “Per questo i miei pensieri mi spingono a risponderti, e perciò c'è questa fretta dentro di me. 3 Ho udito rimproveri che mi offendono; ma il mio spirito darà una risposta assennata. 4 Non lo sai tu che in ogni tempo, da quando l'uomo è stato posto sulla terra, 5 il trionfo dei malvagi è breve e la gioia degli empi non dura che un istante? 6 Anche se la sua altezza giungesse fino al cielo e il suo capo toccasse le nubi, 7 l'empio perirà per sempre come il suo sterco; quelli che lo vedevano diranno: 'Dov'è?'. 8 Se ne volerà via come un sogno, e non si troverà più; si dileguerà come una visione notturna. 9 L'occhio che lo guardava, smetterà di vederlo, e la sua dimora non lo scorgerà più. 10 I suoi figli si raccomanderanno ai poveri, e le sue mani restituiranno la sua ricchezza. 11 Il vigore giovanile che gli riempiva le ossa giacerà nella polvere con lui. 12 Il male è dolce alla sua bocca, se lo nasconde sotto la lingua, 13 lo risparmia, non lo lascia andare giù, lo trattiene sotto al suo palato: 14 ma il cibo gli si trasforma nelle viscere, e diventa nel suo corpo veleno di aspide. 15 Ha divorato ricchezze e le vomiterà; Iddio stesso gliele farà uscire dal ventre. 16 Ha succhiato veleno di aspide, la lingua della vipera lo ucciderà. 17 Non godrà più la vista di acque perenni, né di rivi fluenti di miele e di latte. 18 Restituirà il frutto delle sue fatiche, senza poterlo mangiare. Quello che restituirà sarà pari alla sua ricchezza, e così non godrà dei suoi beni. 19 Perché ha oppresso e abbandonato il povero, si è impadronito di case che non aveva costruite; 20 perché la sua ingordigia non conobbe riposo, egli non salverà nulla di ciò che ha tanto desiderato. 21 La sua voracità non risparmiava nulla, perciò il suo benessere non durerà. 22 Nel colmo dell'abbondanza, si troverà in penuria; la mano di tutti quelli che soffrono tormenti si alzerà contro lui. 23 Quando starà per riempirsi il ventre, ecco Iddio manderà contro di lui l'ardore della sua ira; gliela farà piovere addosso per servirgli da cibo. 24 Se scampa alle armi di ferro, lo trafigge l'arco di bronzo. 25 Si strappa la freccia, essa gli esce dal corpo, la punta sfolgorante gli viene fuori dal fiele, lo assalgono i terrori della morte. 26 Buio profondo è riservato ai suoi tesori; lo consumerà un fuoco non acceso dall'uomo, che divorerà ciò che resta nella sua tenda. 27 Il cielo rivelerà la sua iniquità, e la terra insorgerà contro di lui. 28 Le rendite della sua casa se ne andranno, portate via nel giorno dell'ira di Dio. 29 Tale è la parte che Dio riserva all'empio, questa è l'eredità che Dio gli destina”.

Riveduta:

Giobbe 20

Secondo discorso di Tsofar di Naama
1 Allora Tsofar di Naama rispose e disse:
2 «Quel che tu dici mi spinge a risponderti e ne suscita in me il fervido impulso. 3 Ho udito rimproveri che mi fanno oltraggio; ma lo spirito mio mi darà una risposta assennata. 4 Non lo sai tu che in ogni tempo, da che l'uomo è stato posto sulla terra, 5 il trionfo de' malvagi è breve, e la gioia degli empi non dura che un istante? 6 Quando la sua altezza giungesse fino al cielo ed il suo capo toccasse le nubi, 7 l'empio perirà per sempre come lo sterco suo; quelli che lo vedevano diranno: 'Dov'è?' 8 Se ne volerà via come un sogno, e non si troverà più; dileguerà come una visione notturna. 9 L'occhio che lo guardava, cesserà di vederlo, e la sua dimora più non lo scorgerà. 10 I suoi figli si raccomanderanno ai poveri, e le sue mani restituiranno la sua ricchezza. 11 Il vigor giovanile che gli riempiva l'ossa giacerà nella polvere con lui. 12 Il male è dolce alla sua bocca, se lo nasconde sotto la lingua, 13 lo risparmia, non lo lascia andar giù, lo trattiene sotto al suo palato: 14 ma il cibo gli si trasforma nelle viscere, e gli diventa in corpo veleno d'aspide. 15 Ha trangugiato ricchezze e le vomiterà; Iddio stesso gliele ricaccerà dal ventre. 16 Ha succhiato veleno d'aspide, la lingua della vipera l'ucciderà. 17 Non godrà più la vista d'acque perenni, né di rivi fluenti di miele e di latte. 18 Renderà il frutto delle sue fatiche, senza poterlo ingoiare. Pari alla sua ricchezza sarà la restituzione che ne dovrà fare, e così non godrà dei suoi beni. 19 Perché ha oppresso e abbandonato il povero, s'è impadronito di case che non avea costruite; 20 perché la sua ingordigia non conobbe requie, egli non salverà nulla di ciò che ha tanto bramato. 21 La sua voracità non risparmiava nulla, perciò il suo benessere non durerà. 22 Nel colmo dell'abbondanza, si troverà in penuria; la mano di chiunque ebbe a soffrir tormenti si leverà contro lui. 23 Quando starà per riempirsi il ventre, ecco Iddio manderà contro a lui l'ardor della sua ira; gliela farà piovere addosso per servirgli il cibo. 24 Se scampa alle armi di ferro, lo trafigge l'arco di rame. 25 Si strappa il dardo, esso gli esce dal corpo, la punta sfolgorante gli vien fuori dal fiele, lo assalgono i terrori della morte. 26 Buio profondo è riservato a' suoi tesori; lo consumerà un fuoco non attizzato dall'uomo, che divorerà quel che resta nella sua tenda. 27 Il cielo rivelerà la sua iniquità, e la terra insorgerà contro di lui. 28 Le rendite della sua casa se n'andranno, portate via nel giorno dell'ira di Dio. 29 Tale la parte che Dio riserba all'empio, tale il retaggio che Dio gli destina».

Ricciotti:

Giobbe 20

Secondo discorso di Sofar.
1 Prese allora a parlare Sofar il Naamatita e disse: 2 «Per questo i miei pensieri s'avvicendano variamente, e la mente mi si svia in sensi opposti: 3 [perchè] ascoltando i principii che tu mi opponi, lo spirito della mia intelligenza mi risponde. 4 Io so questo, che fin da tempo antico, da quando fu posto l'uomo sulla terra, 5 la gloria degli empii è breve, e il gaudio dell'ipocrita è come d'un istante. 6 Quand'anche s'innalzi ai cieli la sua altezza, e la sua testa tocchi le nuvole, 7 come letame ei perirà per sempre, e quei che già lo videro esclameranno: - Dov'è? - 8 Qual sogno che svanisce egli non sarà trovato, passerà via come visione notturna; 9 l'occhio che già lo vide non lo rivedrà, più non lo scorgerà [la gente del] suo luogo. 10 I suoi figli saranno consunti dalla miseria, e le sue mani restituiranno la sua ricchezza. 11 Le sue ossa saranno riempite dei vizii della sua giovinezza, che insiem con lui giaceranno sulla polvere. 12 Essendo infatti dolce nella sua bocca il male, egli l'asconde sotto la sua lingua, 13 lo riserba e non lo manda giù, trattenendolo dentro al suo palato: 14 ma questo suo pane dentro al suo ventre si cambierà in fiele d'aspidi nel suo interno. 15 Le ricchezze che divorò le vomiterà, e dal suo ventre Dio gliele ricaccerà. 16 Veleno d'aspidi egli succhierà, l'ucciderà la lingua della vipera. 17 Ei non vedrà rigagnoli di fiume, torrenti di miele e di panna. 18 Pagherà per tutto ciò che fece, e tuttavia non sarà consumato, quante sono le sue macchinazioni tanto patirà. 19 Poichè egli oppresse e spogliò i poveri, usurpò una casa che non aveva edificata. 20 Insaziato rimase il suo ventre, e avendo ciò che bramava non potè goderne. 21 Nulla sfuggì alla sua voracità, perciò nulla rimarrà dei suoi beni; 22 quando sarà sazio, sarà in angustie e in bruciori, ed ogni dolore piomberà su lui. 23 Si riempia pure il suo ventre: sì che [Dio] scagli su lui lo sdegno del suo furore, e faccia piovere su lui il suo castigo. 24 Se sfuggirà all'arma di ferro, sarà raggiunto dall'arco di rame: 25 [è la spada] estratta e cavata dal suo fodero, e folgorante per recare amarezza. Orribili cose andranno e verranno su lui, 26 tutte le tenebre sono accumulate quali suoi tesori; lo divorerà un fuoco che non è attizzato [da uomo], sarà egli afflitto se abbandonato nella sua tenda. 27 Riveleranno i cieli l'iniquità di lui, e la terra gl'insorgerà contro. 28 Asportato sarà il prodotto della sua casa, finirà disperso nel giorno dell'ira di Dio. 29 Questa è la porzione che Dio assegna all'uomo empio, e l'eredità che il Signore assegna alle sue azioni.»

Tintori:

Giobbe 20

Secondo discorso di Sofar: L'empio, dopo breve felicità, andrà in rovina
1 Prese allora la parola Sofar di Naama, e disse: 2 «Per questo i miei pensieri si inseguono e la mia mente va dietro a molti. 3 Starò a sentire la dottrina colla quale mi accusi e lo spirito della mia intelligenza mi suggerirà le risposte. 4 Io so questo: che fin da principio, fin da quando l'uomo fu posto sulla terra, 5 il trionfo degli empi è breve, e la gioia dell'ipocrita è d'un istante. 6 Anche se la sua superbia s'innalzerà fino al cielo e la sua testa toccherà le nubi, 7 alla fine perirà come letame, e quanti l'avevan veduto diranno: Dov'è? 8 Volato via come sogno, non sarà più ritrovato, sparirà come visione notturna. 9 L'occhio che lo mirava non lo vedrà più, non lo vedrà più la sua dimora. 10 I suoi figli saran consumati dalla miseria, e le sue mani gli renderanno il dolore meritato. 11 Le sue ossa saran piene dei vizi della sua giovinezza, i quali andranno a dormire con lui nella polvere. 12 Siccome il male è dolce alla sua bocca, egli lo nasconderà sotto la sua lingua, 13 lo assaporerà senza lasciarlo, lo terrà nascosto nella sua gola. 14 Ma il cibo nelle sue viscere si trasformerà interiormente in fiele di aspidi, 15 le ricchezze che ha divorate le vomiterà: Dio gliele caverà dal ventre. 16 Egli succhierà il capo degli aspidi, e la lingua della vipera lo ucciderà. 17 Non vedrà i ruscelli del fiume, nè i torrenti di miele e di latte. 18 Pagherà il fio di quanto ha fatto senza però essere consumato. Dovrà soffrire in proporzione delle sue macchinazioni, 19 perchè oppresse e spogliò i poveri, rapì la casa non edificata da lui. 20 Il suo ventre non fu saziato, e quando avrà tutto quello che bramava, non potrà possederlo. 21 Nulla avanzò del suo cibo; nulla resterà dei suoi beni. 22 Quando sarà satollo si troverà nelle strettezze, smanierà, e tutti i dolori piomberanno sopra di lui. 23 Che sia riempito il suo ventre, affinchè Dio scagli sopra di lui le collere del suo furore e piova sopra di lui i suoi fulmini! 24 Fuggirà le armi di ferro, e sarà trapassato dall'arco di rame. 25 Tratto e cavato dal fodero, scintilla come folgore nella sua amarezza; vanno e vengono sopra di lui orribili (spettri). 26 Tutte le tenebre son nascoste nei suoi segreti; un fuoco non acceso (dall'uomo) lo divorerà; giacerà afflitto e abbandonato nella sua tenda. 27 I cieli riveleranno la sua iniquità, la terra insorgerà contro di lui. 28 I rampolli della sua casa saranno esposti, spariranno nel giorno del furore di Dio. 29 Questa è la sorte da Dio riserbata all'empio, l'eredità riserbata alle sue azioni dal Signore».

Martini:

Giobbe 20

Sophar commosso alle parole di Giobbe dice,che ascolterà le tue correzioni, ed espone diffusamente quale sia la porzione dell'empio presso a Dio.
1 Sophar di Naamath rispose, e disse: 2 Per questo varj pensieri mi nascono l'un dopo l'altro, e la mia mente è portata or in questa, or in quella parte. 3 Ascolterò gli insegnamenti, co' quali tu mi correggi, e lo spirito di intelligenza, che ho, risponderà per me. 4 Questo io so, che fin da principio dacché l'uomo fu posto sopra la terra, 5 Breve fu la gloria degli empj, e il gaudio dell'ipocrita fu come di un istante. 6 Se fino al ciclo si alzerà la sua superbia, e la testa di lui toccherà le nubi, 7 Sarà egli alla fine gettato via come sterco, e quelli che l'aveano veduto diranno: Colui dov'è? 8 Qual sogno che se ne vola noi troveranno; sparirà come notturno fantasma. 9 Gli occhi che l'aveano veduto più noi vedranno, né più lo vedrà in luogo che fu sua stanza. 10 I suoi figliuoli saran consunti dalla miseria, e le sue mani renderanno a lui il dolor meritato. 11 Le ossa di lui saranno imbevute de' vizj di sua giovinezza, i quali giaceran con lui nella polvere. 12 Perocché quando il male al palato di lui sarà riuscito dolce, egli la nasconderà sotto della sua lingua, 13 E lo terrà caro, e noi lascerà, e lo riterrà nelle sue fauci. 14 Questo suo pane interiormente nel sen di lui si cangerà in fiele di aspidi. 15 Ei vomiterà le ricchezze che divorò, e Dio le estrarrà dal suo ventre. 16 Ei succhierà il capo degli aspidi, e la lingua della vipera l'ucciderà. 17 Non vegga egli mai le correnti di un fiume, nè i torrenti di miele, e di latte. 18 Pagherà il fio di tutto quello, che ha fatto, né però sarà egli consunto: proporzionate alla moltitudine de' suoi delitti saran le sue pene. 19 Perocché egli oppresse, e spogliò i poveri, saccheggiò la casa ch'ei non aveva edificata. 20 E il ventre di lui fu insaziabile, e quando avrà tutta quello, ch'ei bramava non potrà ritenerne il possesso. 21 Nulla è rimaso a lui da mangiare, e nulla resterà de' suoi beni. 22 Quand'egli sarà, satollo si troverà in istrettezze; proverà grandi ardori, e ogni sorta di dolore sopra di lui piomberà. 23 Finisca di empiersi il ventre di lui, affinchè Dio scagli contro di lui l'ira sua furibonda, e piova sopra di lui le sue vendette. 24 Fuggirà la spada di ferro, e intopperà nell'arco di bronzo. 25 La spada sguainata, e cavata dal fodero è vibrata a recar amarezza; le aure anderanno, e verranno sopra di lui. 26 Tutto è tenebroso colà dov' ei si nasconde, lo divorerà un fuoco che non alluma: s'ei resterà ancora nella sua tenda, sarà in miseria. 27 I cieli riveleranno la sua iniquità, e la terra porterà testimonianza contro di lui. 28 Saranno spersi i rampolli di sua famiglia, saranno gettati a terra nel giorno dell'ira di Dio. 29 Tale è la sorte serbata all'empio da Dio, e tale è la mercede che renderà il Signore all'opere di lui.

Diodati:

Giobbe 20

1 E SOFAR Naamatita rispose, e disse: 2 Perciò i miei pensamenti m'incitano a rispondere, E perciò questa mia fretta è in me. 3 Io ho udita la mia vituperosa riprensione; Ma lo spirito mio mi spinge a rispondere del mio intendimento. 4 Non sai tu questo, che è stato d'ogni tempo, Da che l'uomo fu posto sopra la terra; 5 Che il trionfo degli empi è di breve durata, E che la letizia dell'ipocrita è sol per un momento? 6 Avvegnachè la sua altezza salisse fino al cielo, E il suo capo giungesse infino alle nuvole; 7 Pur perirà egli in perpetuo, come lo sterco suo; Quelli che l'avranno veduto, diranno: Ove è egli? 8 Egli se ne volerà via come un sogno, e non sarà più ritrovato, E si dileguerà come una visione notturna. 9 L'occhio che l'avrà veduto nol vedrà più, E il suo luogo nol mirerà più.
10 I suoi figliuoli procacceranno il favor de' poveri, E le sue mani restituiranno quel ch'egli avrà rapito per violenza. 11 Le sue ossa saranno ripiene degli eccessi della sua gioventù, I quali giaceranno con lui in su la polvere. 12 Se il male gli è stato dolce nella bocca, Se egli l'ha nascosto sotto la sua lingua; 13 Se l'ha riserbato, e non l'ha gittato fuori; Anzi l'ha ritenuto in mezzo del suo palato; 14 Il suo cibo gli si cangerà nelle sue viscere, E diverrà veleno d'aspido nelle sue interiora. 15 Egli avrà trangugiate le ricchezze, ma egli le vomiterà; Iddio gliele caccerà fuor del ventre. 16 Egli avrà succiato il veleno dell'aspido, La lingua della vipera l'ucciderà. 17 Egli non vedrà i ruscelli, I fiumi, i torrenti del miele e del burro. 18 Egli renderà ciò che con fatica avrà acquistato, e non l'inghiottirà; Pari alla potenza sua sarà il suo mutamento, e non ne goderà. 19 Perciocchè egli ha oppressato altrui, egli lascerà dietro a sè de' bisognosi; Perciocchè egli ha rapita la casa altrui, egli non edificherà la sua. 20 Perciocchè egli non ha mai sentito riposo nel suo ventre, Non potrà salvar nulla delle sue più care cose. 21 Nulla gli rimarrà da mangiare, E però egli non avrà più speranza ne' suoi beni. 22 Quando egli sarà ripieno a sufficienza, allora sarà distretto; Tutte le mani de' miseri gli verranno contra.
23 Quando egli sarà per empiersi il ventre, Iddio gli manderà addosso l'ardore della sua ira, E la farà piovere sopra lui, e sopra il suo cibo. 24 Quando egli fuggirà dalle armi di ferro, Un arco di rame lo trafiggerà. 25 Come prima la saetta sarà tratta fuori, La punta gli passerà per mezzo il fiele, Dopo esser uscita del suo turcasso; Spaventi gli saranno addosso. 26 Tutte le tenebre saran nascoste ne' suoi nascondimenti; Un fuoco non soffiato lo divorerà; Chi sopravviverà nel suo tabernacolo, capiterà male. 27 I cieli scopriranno la sua iniquità, E la terra si leverà contro a lui. 28 La rendita della sua casa sarà trasportata ad altri; Ogni cosa sua scorrerà via, nel giorno dell'ira di esso, 29 Questa è la parte assegnata da Dio all'uomo empio, E l'eredità ch'egli riceve da Dio per le sue parole.

Commentario completo di Matthew Henry:

Giobbe 20

1 INTRODUZIONE A GIOBBE CAPITOLO 20

Si sarebbe potuto pensare che un'eccellente confessione di fede come quella fatta da Giobbe, alla fine del capitolo precedente, avrebbe soddisfatto i suoi amici, o almeno li avrebbe addolciti; ma non sembra che se ne siano accorti, e quindi Zofar qui fa il suo turno, entra nelle liste con Giobbe e lo attacca con la stessa veemenza di prima.

I. La sua prefazione è breve, ma calda, Giobbe 20:2-3.

II. Il suo discorso è lungo, e tutto su un argomento, lo stesso su cui era grande Bildad (Giobbe 18), la miseria certa dei malvagi e la rovina che li attende.

1. Afferma, in generale, che la prosperità di una persona malvagia è breve e la sua rovina sicura, Giobbe 20:4-9.

2. Egli dimostra la miseria della sua condizione con molti esempi: che avrebbe avuto un corpo malato, una coscienza turbata, una proprietà in rovina, una famiglia mendicante, un nome infame e che lui stesso sarebbe perito sotto il peso dell'ira divina: tutto questo è qui descritto in modo molto curioso con espressioni elevate e vivaci similitudini; e spesso si dimostra vero in questo mondo, e sempre in un altro, senza pentimento, Giobbe 20:10-29. Ma il grande errore fu (come dice il vescovo Patrick) tutto il difetto del suo discorso (che era comune a lui con gli altri), che egli immaginava che Dio non si fosse mai discostato da questo metodo, e quindi Giobbe era, senza dubbio, un uomo molto cattivo, anche se non sembrava che lo fosse, in nessun altro modo se non per la sua infelicità.

Ver. 1. fino alla Ver. 9.

Qui

I. Zofar inizia in modo molto appassionato, e sembra essere in preda a un grande calore per ciò che Giobbe aveva detto. Deciso a condannare Giobbe per un uomo malvagio, egli fu molto dispiaciuto di parlare così come un uomo buono e, come dovrebbe sembrare, irruppe in lui e cominciò bruscamente (Giobbe 20:2): Perciò i miei pensieri mi inducono a rispondere. Egli non presta attenzione a ciò che Giobbe aveva detto per muovere la loro pietà, o per dimostrare la propria integrità, ma si attacca al rimprovero che ha dato loro alla fine del suo discorso, lo considera un rimprovero, e si ritiene quindi obbligato a rispondere, perché Giobbe aveva ordinato loro di aver paura della spada, per non sembrare spaventato dalle sue minacce. Il miglior consiglio è troppo spesso mal preso da un antagonista, e quindi di solito può essere ben risparmiato. Zofar sembrava più frettoloso a parlare che un uomo saggio; ma scusa la sua fretta con due cose:

1. Che Giobbe gli aveva dato una forte provocazione (Giobbe 20:3):

«Ho udito il controllo del mio rimprovero e non posso più sopportare di sentirlo».

Gli amici di Giobbe, dubito che avessero un umore troppo alto per trattare con un uomo nella sua bassa condizione; e gli spiriti elevati sono impazienti di essere smentiti, e si credono offesi se tutti intorno a loro non dicono come dicono; non possono sopportare un freno, ma lo chiamano lo scacco del loro rimprovero, e allora sono obbligati per onore a restituirlo. se non per attingere a colui che lo ha dato.

2. Che il suo cuore gli ha dato una forte istigazione. I suoi pensieri lo indussero a rispondere (Giobbe 20:2), poiché dall'abbondanza del cuore la bocca parla; ma egli fonda l'istigazione (Giobbe 20:3) sullo spirito del suo intelletto: che in verità ci induca a rispondere; dovremmo giustamente apprendere una cosa e considerarla debitamente prima di parlarne; ma se lo abbia fatto qui o no è una questione. Gli uomini spesso confondono i dettami della loro passione con i dettami della loro ragione, e quindi pensano di fare bene ad essere arrabbiati.

II. Zofar procede molto chiaramente a mostrare la rovina e la distruzione dei malvagi, insinuando che, poiché Giobbe fu distrutto e rovinato, egli era certamente un uomo malvagio e ipocrita. Osservare

1. Come viene introdotta questa dottrina, Giobbe 20:4, dove si appella,

(1.) Alla conoscenza e alla convinzione di Giobbe:

"Non sai questo? Puoi tu ignorare una verità così chiara? O puoi dubitare di una verità che è stata confermata dai suffragi di tutta l'umanità?"

Sanno poco coloro che non sanno che il salario del peccato è la morte.

(2.) All'esperienza di tutte le età. Era noto da tempo, da quando l'uomo era stato posto sulla terra; cioè, da quando l'uomo è stato creato, ha avuto questa verità scritta nel suo cuore, che il peccato dei peccatori sarà la loro rovina; e poiché ci sono stati casi di malvagità (che ci sono stati subito dopo che l'uomo è stato posto sulla terra) ci sono stati esempi delle punizioni che ne sono derivate, testimoniano le esclusioni di Adamo e Caino. Quando il peccato è entrato nel mondo, la morte è entrata con esso: tutto il mondo sa che il male perseguita i peccatori, ai quali la vendetta non permette di vivere == (Atti 28:4), e sottoscrive ciò (Isaia 3:11), Guai agli empi; prima o poi gli sarà male.

2. Come è stabilito (Giobbe 20:5): Il trionfo degli empi è breve, e la gioia degli ipocriti solo per un momento. Osservare

(1.) Egli afferma la miseria, non solo di coloro che sono apertamente malvagi e profani, ma degli ipocriti, che praticano segretamente la malvagità sotto un'esibizione e una professione di religione, perché considerava Giobbe un uomo così malvagio; ed è vero che una forma di pietà, se viene usata come un mantello di malizia, non fa che peggiorare il male. La pietà dissimulata è una doppia iniquità, e la rovina che l'accompagna sarà di conseguenza. Il posto più caldo all'inferno sarà la parte degli ipocriti, come suggerisce il nostro Salvatore, Matteo 24:51.

(2.) Egli concede che gli uomini malvagi possano per un certo tempo prosperare, possano essere sicuri e tranquilli e molto allegri. Potreste vederli trionfare e gioire, trionfare e gioire della loro ricchezza e del loro potere, della loro grandezza e del loro successo, trionfare e gioire per i loro poveri vicini onesti che vessano e opprimono: non sentono alcun male, non ne temono nessuno. Gli amici di Giobbe erano restii ad ammettere, all'inizio, che le persone malvagie potessero prosperare (Giobbe 4:9), fino a quando Giobbe lo dimostrò chiaramente (Giobbe 9:24; 12:6), e ora Zofar cede; ma

(3.) Egli stabilisce per una verità certa che non prospereranno a lungo. La loro gioia è solo per un momento, e presto finirà in un dolore senza fine. Anche se fosse così grande, ricco e gioviale, l'ipocrita sarà umiliato, mortificato e reso infelice.

3. Com'è illustrato, Giobbe 20:6-9.

(1.) Suppone che la sua prosperità sia molto alta, quanto più alta si possa immaginare, Giobbe 20:6. Non è la sua saggezza e virtù, ma la sua ricchezza o grandezza mondana, che egli considera la sua eccellenza e su cui si stima. Supponiamo che si innalzi fino al cielo, e, poiché il suo spirito si eleva sempre con la sua condizione, potete supporre che con esso la sua testa raggiunga le nuvole. Egli è avanzato in ogni modo, il mondo ha fatto tutto il possibile per lui. Egli guarda tutto ciò che lo circonda con disprezzo, mentre loro lo guardano con ammirazione, invidia o paura. Supponiamo che egli faccia un'offerta equa per una monarchia universale. E, sebbene non possa non essersi fatto molti nemici prima di arrivare a questo punto di prosperità, tuttavia si crede fuori dalla portata dei loro dardi come se fosse tra le nuvole.

(2.) È fiducioso che la sua rovina sarà di conseguenza molto grande, e la sua caduta più terribile per essere salito così in alto: Egli perirà per sempre, == Giobbe 20:7. Il suo orgoglio e la sua sicurezza erano i presaggi certi della sua miseria. Questo sarà certamente vero per tutti i peccatori impenitenti dell'altro mondo; saranno disfatte, per sempre disfatte. Ma Zofar significa la sua rovina in questo mondo; e in verità a volte i peccatori noti sono notevolmente stroncati dai giudizi presenti; hanno ragioni sufficienti per temere ciò con cui Zofar minaccia anche il peccatore trionfante.

[1.] Una vergognosa distruzione: Egli perirà come il suo stesso letame o letamaio, tanto è ripugnante agli occhi di Dio e di tutti gli uomini buoni, e così disposto sarà il mondo a separarsi da lui, Salmi 119:119, Isaia 66:24.

[2.] Una distruzione sorprendente. Egli sarà portato in un attimo nella desolazione (Salmi 73:19), così che quelli intorno a lui, che lo hanno visto solo ora, diranno:

"Dov'è? Poteva colui che ha fatto una figura così grande svanire e morire così improvvisamente?"

[3.] Una rapida distruzione, Giobbe 20:8 == Volerà via sulle ali dei suoi stessi terrori, e sarà scacciato dalle giuste imprecazioni di tutti coloro che lo circondano, che vorrebbero sbarazzarsi di lui.

[4.] Una distruzione totale. Sarà totale; Se ne andrà come un sogno, o una visione della notte, che era un semplice fantasma, e, qualunque cosa in esso piacesse alla fantasia, è completamente scomparsa, e non rimane nulla di ciò che ci serve per ridere della follia. Sarà finale (Giobbe 20:9): L'occhio che lo vide e fu pronto ad adorarlo, non lo vedrà più, e il luogo che ha occupato non lo vedrà più, dopo avergli dato un addio eterno quando è tornato a casa sua, come Giuda, Atti 1:25.

10 Ver. 10 fino a Ver. 22.

Gli esempi qui riportati della miserabile condizione dell'uomo malvagio in questo mondo sono espressi con grande pienezza e scioltezza di linguaggio, e la stessa cosa viene ripetuta di nuovo e ripetuta in altre parole. Riduci dunque i particolari ai loro giusti capi, e osserviamo:

I. Qual è la sua malvagità per la quale è punito.

1. Le concupiscenze della carne, qui chiamate i peccati della sua giovinezza == (Giobbe 20:11); poiché questi sono i peccati a cui, a quell'età, le persone sono più tentate. Si dice che i piaceri proibiti dei sensi siano dolci nella sua bocca == (Giobbe 20:12); egli si abbandona a tutte le gratificazioni dell'appetito carnale e ne prende una compiacenza smodata, come se producesse i piaceri più piacevoli. Questa è la soddisfazione che nasconde sotto la lingua, e vi si rotola, come la cosa più delicata e delicata che ci possa essere. Lo tiene ancora nella sua bocca == (Giobbe 20:13); lascialo avere, e non ne desidera più; non se ne separerà mai per i piaceri spirituali e divini della religione, per i quali non ha né gusto né affetto. Il fatto che lo tenga fermo in bocca denota il suo ostinato persistere nel suo peccato (lo risparmia quando deve ucciderlo e mortificarlo, e non lo abbandona, ma lo trattiene e va avanti perploso in esso), e anche il suo reagire al suo peccato rigirandolo e ricordandolo con piacere, come quella donna adultera (Ezechiele 23:19) che moltiplicò le sue prostituzioni ricordando i giorni della sua giovinezza; Anche quest'uomo malvagio lo fa qui. O il fatto che lo nasconda e lo tenga sotto la lingua denota il suo industrioso occultamento della sua amata lussuria. Essendo un ipocrita, i suoi tormenti peccaminosi sono segreti, affinché possa salvare il credito della sua professione; ma chi sa cosa c'è nel cuore sa anche cosa c'è sotto la lingua, e lo scoprirà presto.

2. L'amore del mondo e la sua ricchezza. È nella ricchezza mondana che egli pone la sua felicità, e perciò vi pone il cuore. Vedi qui,

(1.) Quanto ne è avido (Giobbe 20:15): Ha inghiottito le ricchezze con la stessa avidità con cui un uomo affamato ha ingoiato carne; e sta ancora piangendo,

"Dare, dare".

È ciò che desiderava (Giobbe 20:20); era, ai suoi occhi, il dono più bello, e quello che desiderava ardentemente.

(2.) Quali pene si prende per questo: è ciò per cui ha lavorato == (Giobbe 20:18), non con onesta diligenza in una vocazione legittima, ma con una prosecuzione instancabile di tutti i modi e metodi, per fas, per nefas, giusto o sbagliato, per essere ricco. Dobbiamo lavorare non per essere ricchi == (Proverbi 23:4), ma per essere caritatevoli, per poter dare == (Efesini 4:28), non per spendere.

(3.) Quali grandi cose si promette, suggerite nei fiumi, nelle inondazioni, nei ruscelli di miele e burro == (Giobbe 20:17); il suo essere deluso da essi suppone che si fosse lusingato con le loro speranze: si aspettava fiumi di delizie sensuali.

3. Violenza, oppressione e ingiustizia nei suoi poveri vicini, Giobbe 20:19. Questo fu il peccato dei giganti del vecchio mondo, e un peccato che, come ogni altro, reca i giudizi di Dio sulle nazioni e sulle famiglie. È addebitato a quest'uomo malvagio,

(1.) Che ha abbandonato i poveri, non si è preso cura di loro, non ha mostrato loro gentilezza e non ha provveduto per loro. All'inizio forse, per un pretesto, fece l'elemosina come i farisei, per farsi una reputazione; ma, quando ebbe fatto il suo turno con questa pratica, la lasciò e abbandonò i poveri, di cui prima sembrava preoccuparsi. Coloro che fanno il bene, ma non in base a un buon principio, anche se in esso abbondano, non vi rimarranno.

(2.) Che li ha oppressi, schiacciati, ha preso tutti i vantaggi contro di loro per fare loro del male. Per arricchirsi, ha derubato lo spitale e reso i poveri più poveri.

(3.) Che ha violentemente portato via le loro case, a cui non aveva diritto, come Achab prese la vigna di Nabot, non con frode segreta, con falsificazione, spergiuro o qualche trucco della legge, ma dichiaratamente e con aperta violenza.

II. Qual è la sua punizione per questa malvagità.

1. Sarà deluso nelle sue aspettative, e non troverà quella soddisfazione nelle sue ricchezze mondane che si è invano promesso (Giobbe 20:17): Non vedrà mai i fiumi, le inondazioni, i ruscelli di miele e burro, con i quali sperava di saziarsi. Il mondo non è quello per coloro che lo amano, lo corteggiano e lo ammirano, come immaginano che sarà. Il piacere scende molto al di sotto dell'aspettativa aumentata.

2. Sarà malato e intemperante nel suo corpo, e quanto poco conforto ha l'uomo nelle ricchezze se non ha salute! La malattia e il dolore, specialmente se sono estremi, inaspriscono tutti i suoi godimenti. Quest'uomo malvagio ha tutte le delizie dei sensi avvolte fino all'altezza del piacere; ma quale vera felicità può godere quando le sue ossa sono piene dei peccati della sua giovinezza == (Giobbe 20:11), cioè degli effetti di quei peccati? Con la sua ubriachezza e la sua ghiottoneria, la sua impurità e la sua dissolutezza, quando era giovane, contrasse quelle malattie che gli sono dolorose molto tempo dopo, e forse rendono la sua vita molto miserabile, e, come dice Salomone, consumano la sua carne e il suo corpo, Proverbi 5:11. Forse gli è stato dato a combattere quando era giovane, e poi non ha fatto nulla di un taglio o di un livido in una mischia; ma lo sente nelle ossa molto tempo dopo. Ma non può avere alcun agio, nessun sollievo? No, è probabile che porti con sé i suoi dolori e le sue malattie fino alla tomba, o piuttosto è probabile che lo portino lì, e così i peccati della sua giovinezza giaceranno con lui nella polvere; la putrefazione del suo corpo nella tomba è per lui l'effetto del peccato (Giobbe 24:19), così che la sua iniquità è sulle sue ossa lì, Ezechiele 32:27. Il peccato dei peccatori li segue dall'altra parte: la morte.

3. Sarà turbato e turbato nella sua mente: Certamente non sentirà quiete nel suo ventre, == Giobbe 20:20. Non ha quella tranquillità nella sua mente che la gente pensa che abbia, ma è in continua agitazione. Le ricchezze illecite che ha ingoiato lo fanno ammalare e, come carne non digerita, lo rimproverano sempre. Nessuno si aspetti di godere comodamente di ciò che ha ottenuto ingiustamente. L'inquietudine della sua mente sorge,

(1.) Dalla sua coscienza che guarda indietro, e lo riempie del timore dell'ira di Dio contro di lui per la sua malvagità. Anche quella malvagità che era dolce nella commissione, e che veniva arrotolata sotto la lingua come un boccone delicato, diventa amara nella riflessione e, quando viene esaminata, lo riempie di orrore e di irritazione. Nelle sue viscere è rivoltato == (Giobbe 20:14) come il libro di Giovanni, nella sua bocca dolce come il miele, ma, quando l'ebbe mangiato, il suo ventre divenne amaro, == Apocalisse 10:10. Una cosa del genere è peccato; si è trasformato in fiele di aspidi, di cui nulla è più amaro, veleno di aspidi == (Giobbe 20:16), di cui nulla di più fatale, e così sarà per lui; ciò che ha succhiato così dolcemente, e con tanto piacere, si rivelerà per lui il veleno degli aspidi; così saranno tutti i guadagni illeciti. La lingua servile si rivelerà la lingua della vipera. Tutte le grazie affascinanti che si pensa siano nel peccato, quando la coscienza sarà risvegliata, si trasformeranno in tante furie furiose.

(2.) Dalle sue preoccupazioni, guardando avanti, Giobbe 20:22 == Nella pienezza della sua sufficienza, quando si crederà più felice e più sicuro della continuazione della sua felicità, sarà in difficoltà, cioè penserà di essere così, a causa delle ansietà e delle perplessità della sua mente, come quel ricco che, quando la sua terra fu prodotta in abbondanza, gridò: Che devo fare? == Luca 12:17.

4. Egli sarà spossessato del suo patrimonio, che affonderà e si ridurrà a nulla, così che non se ne rallegrerà, == Giobbe 20:18. Non solo non gioirà mai veramente, ma non gioirà affatto.

(1.) Ciò che ha ingiustamente inghiottito, sarà costretto a sboccare (Giobbe 20:15): Ha inghiottito ricchezze, e poi si è creduto sicuro di esse, e che fossero tanto sue quanto la carne che aveva mangiato; ma è stato ingannato: le vomiterà di nuovo; La sua stessa coscienza può forse renderlo così inquieto nel conservare ciò che ha ottenuto che, per la quiete della sua mente, farà la restituzione, e ciò non con il piacere di una virtù, ma con il dolore di un vomito, e con la massima riluttanza. Oppure, se egli stesso non restituisce ciò che gli ha violentemente tolto, Dio, con la sua provvidenza, lo costringerà a farlo, e farà in modo che, in un modo o nell'altro, i beni illeciti tornino ai legittimi proprietari: Dio li caccerà dal suo ventre, mentre l'amore del peccato non è ancora stato scacciato dal suo cuore. Saranno così forti le grida dei poveri, che egli ha impoverito, che egli sarà costretto a mandare loro i suoi figli per calmarli e implorare il loro perdono (Giobbe 20:10): i suoi figli cercheranno di piacere ai poveri, mentre le sue stesse mani restituiranno loro i beni con vergogna (Giobbe 20:18): Ciò per cui ha lavorato, con tutte le arti dell'oppressione, egli lo restituirà, e non lo inghiottirà in modo tale da digerirlo; non rimarrà con lui, ma secondo la sua vergogna sarà la restituzione; Avendo ottenuto molto ingiustamente, restituirà molto, così che quando ognuno avrà il suo avrà il suo, non gli resterà che poco per sé. Essere costretti a restaurare ciò che è stato ingiustamente ottenuto, dalla grazia santificante di Dio, come lo fu Zaccheo, è una grande misericordia; egli volontariamente e allegramente restaurò quattro volte, eppure aveva ancora molto da dare ai poveri, == Luca 19:8. Ma essere costretto a ristabilire, come lo fu Giuda, solo per gli orrori di una coscienza disperata, non ha nulla di quel beneficio e conforto che ne deriva, perché gettò a terra i pezzi d'argento e andò a impiccarsi.

(2.) Sarà spogliato di tutto ciò che ha e diventerà un mendicante. Chi ha spogliato gli altri sarà egli stesso spogliato (Isaia 33:1); poiché ogni mano dell'empio sarà su di lui. L'innocente, a cui ha fatto torto, si sieda a tavola per la sua perdita, dicendo: Come Davide, la malvagità procede dall'empio, ma la mia mano non sarà su di lui, == 1Samuele 24:13. Ma anche se lo hanno perdonato, anche se non faranno rappresaglie, la giustizia divina lo farà, e spesso fa sì che gli empi vendichino la lite dei giusti, e stringa e schiacci su di lui un uomo malvagio per mano di un altro. Così, quando sarà spennato da ogni parte, non salverà di ciò che desiderava == (Giobbe 20:20), non solo non salverà tutto, ma non ne conserverà nulla. Là non rimarrà nulla del suo cibo (che egli desiderava tanto e di cui si nutriva con tanto piacere), Giobbe 20:21. Tutti i suoi vicini e parenti lo considereranno in condizioni così cattive che, quando sarà morto, nessuno cercherà i suoi beni, nessuno dei suoi parenti si aspetterà di essere un soldo migliore per lui, né sarà disposto a prendere lettere di amministrazione per ciò che lascia dietro di sé. In tutto questo Zofar riflette su Giobbe, che aveva perso tutto ed era ridotto all'estremo.

23 Ver. 23. fino alla Ver. 29.

Zofar, dopo aver descritto i molti imbarazzi e vessazioni che comunemente accompagnano le pratiche malvagie degli oppressori e degli uomini crudeli, qui viene a mostrare finalmente la loro completa rovina.

I. La loro rovina sorgerà dall'ira e dalla vendetta di Dio, Giobbe 20:23. La mano dell'empio era su di lui (Giobbe 20:22), ogni mano dell'empio. La sua mano era contro tutti, e perciò la mano di ogni uomo sarà contro di lui. Eppure, nell'affrontare queste vicissitudini, poteva avvicinarsi a fare bene la sua parte; ma il suo cuore non può resistere, né le sue mani saranno forti, quando Dio tratterà con lui == (Ezechiele 22:14), quando Dio getterà su di lui il furore della sua ira e la farà piovere su di lui. Ogni parola qui parla di terrore. Non è solo la giustizia di Dio che è impegnata contro di lui, ma la sua ira, il profondo risentimento per le provocazioni che gli sono state date; è la furia della sua ira, infuriata al massimo grado; si riversa su di lui con forza e ferocia; piove su di lui in abbondanza; viene sul suo capo come il fuoco e lo zolfo su Sodoma, a cui si riferisce anche il salmista, Salmi 11:6 == Sul malvagio Dio pioverà fuoco e zolfo. Non c'è barriera contro questo, ma in Cristo, che è l'unico che si nasconde dalla tempesta e dalla tempesta, Isaia 32:2. Questa ira si riverserà su di lui quando sta per riempirsi il ventre, andando a saziarsi di ciò che ha ottenuto e promettendosi abbondante soddisfazione in esso. Allora, quando sta mangiando, questa tempesta lo sorprenderà, quando sarà sicuro e tranquillo, e non temendo alcun pericolo; come la rovina del vecchio mondo e di Sodoma venne quando erano nel profondo della loro sicurezza e nel culmine della loro sensualità, come osserva Cristo, Luca 17:26, ecc. Forse qui Zofar riflette sulla morte dei figli di Giobbe mentre mangiavano e bevevano.

II. La loro rovina sarà inevitabile e non ci sarà possibilità di scampare ad essa (Giobbe 20:24): Egli fuggirà dall'arma di ferro. La fuga sostiene la colpa. Egli non si umilierà sotto i giudizi di Dio, né cercherà i mezzi per fare pace con lui. Tutta la sua preoccupazione è di sfuggire alla vendetta che lo insegue, ma invano: se sfugge alla spada, l' arco d'acciaio lo trafiggerà. Dio ha armi di ogni sorta; ha affilato la sua spada e teso il suo arco == (Salmi 7:12-13); può affrontare i suoi nemici cominus vel eminus, a portata di mano o da lontano. Ha una spada per coloro che pensano di combattere con lui con la loro forza, e un arco per coloro che pensano di evitarlo con la loro astuzia. Vedere Isaia 24:17-18; Geremia 48:43-44. Colui che è destinato alla rovina, anche se può sfuggire a un giudizio, ne troverà un altro pronto per lui.

III. Sarà una rovina terribile totale. Quando il dardo che lo ha trafitto (perché quando Dio tira è sicuro di colpire nel segno, quando colpisce colpisce nel segno) viene per essere estratto dal suo corpo, quando la spada scintillante (il lampo, così è la parola), la spada fiammeggiante, la spada che è bagnata nel cielo (Isaia 34:5), esce dal suo fiele, Oh, quali terrori sono su di lui! Quanto sono forti le convulsioni, quanto sono violente le agonie morenti! Quanto sono terribili gli arresti a morte di un uomo malvagio!

IV. A volte è una rovina che si abbatte su di lui in modo insensibile, Giobbe 20:26.

1. L'oscurità in cui è avvolto è un'oscurità nascosta: è tutta oscurità, oscurità totale, senza il minimo miscuglio di luce, ed è nascosta nel suo luogo segreto, dove si è ritirato e dove spera di rifugiarsi; non si ritira mai nella propria coscienza, ma si trova nell'oscurità e completamente smarrito.

2. Il fuoco da cui è consumato è un fuoco non soffiato, acceso senza rumore, un consumo di cui tutti vedono l'effetto, ma di cui nessuno vede la causa. È chiaro che la zucca è secca, ma il verme alla radice, che la fa appassire, è fuori dalla vista. È consumato da un fuoco morbido e gentile, certo, ma molto lentamente. Quando il combustibile è molto combustibile, il fuoco non ha bisogno di essere soffiato, e questo è il suo caso; è maturo per la rovina. I superbi e coloro che agiscono malvagiamente saranno stoppia, == Malachia 4:1 == Un fuoco inestinguibile lo consumerà (così alcuni lo leggono), e questo è certamente vero per il fuoco dell'inferno.

V. È una rovina, non solo per lui, ma per la sua famiglia: si ammalerà colui che è rimasto nel suo tabernacolo, perché la maledizione lo raggiungerà, ed egli sarà stroncato forse dalla stessa grave malattia. C'è un'ira sulla famiglia, che distruggerà sia i suoi eredi che la sua eredità, Giobbe 20:28.

1. La sua posterità sarà sradicata: il numero della sua casa se ne andrà, sarà stroncato da morti premature o costretto a governare il proprio paese. Famiglie numerose e in crescita, anche se malvagie e vili, vengono presto ridotte, disperse ed estirpate dai giudizi di Dio.

2. La sua proprietà sarà affondata. I suoi beni scorreranno via dalla sua famiglia con la stessa rapidità con cui vi sono affluiti, quando verrà il giorno dell'ira di Dio, per la quale, mentre il suo patrimonio era in possesso di frode e oppressione, egli faceva tesoro dell'ira.

VI. È una rovina che apparirà manifestamente giusta e retta, e ciò che egli ha attirato su di sé con la sua propria malvagità; poiché (Giobbe 20:27) il cielo rivelerà la sua iniquità, cioè il Dio del cielo, che vede tutta la malvagità segreta degli empi, in un modo o nell'altro farà sapere a tutto il mondo che uomo vile è stato, affinché possano riconoscere la giustizia di Dio in tutto ciò che è portato su di lui. Anche la terra si solleverà contro di lui, sia per scoprire la sua malvagità che per vendicarla. La terra rivelerà il suo sangue, == Isaia 26:21 == La terra si solleverà contro di lui (come lo stomaco si solleva contro ciò che è ripugnante) e non lo tratterrà più. Il cielo rivela la sua iniquità, e perciò non lo accoglierà. Dove deve dunque andare se non all'inferno? Se l'Iddio del cielo e della terra è suo nemico, né il cielo né la terra gli mostreranno alcuna benignità, ma tutti gli eserciti di entrambi sono e saranno in guerra con lui.

VII. Zofar conclude come un oratore (Giobbe 20:29): Questa è la parte di un uomo malvagio da parte di Dio; Gli è stato assegnato, gli è stato designato, come la sua porzione. Alla fine l'avrà, come un bambino ha la sua parte, e l'avrà per sempre; è ciò a cui deve attenersi: Questa è l'eredità del suo decreto da Dio; è la regola stabilita del suo giudizio, e ne viene dato un giusto avvertimento. O uomo malvagio, tu morirai per certo, == Ezechiele 33:8. Sebbene i peccatori impenitenti non cadano sempre sotto i giudizi temporali come quelli qui descritti (in cui Zofar si sbagliava), tuttavia l'ira di Dio dimora su di loro, ed essi sono resi infelici dai giudizi spirituali, che sono molto peggiori, essendo la loro coscienza, da un lato, un terrore per loro, e poi sono in continuo stupore, o, d'altra parte, bruciati e messi a tacere, e allora sono abbandonati a un senso reprobo e legati alla rovina eterna. Mai nessuna dottrina fu spiegata meglio, o applicata peggio, di questa da Zofar, che intendeva con tutto ciò dimostrare che Giobbe era un ipocrita. Riceviamo la buona spiegazione, e facciamo un'applicazione migliore, per avvertire noi stessi di stare in soggezione e di non peccare.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Giobbe 20

1 Capitolo 20

Zofar parla della breve gioia dei malvagi Giob 20:1-9

La rovina dei malvagi Giob 20:10-22

Il destino dei malvagi Giob 20:23-29

Versetti 1-9

Il discorso di Zofar riguarda la sicura miseria degli empi. Il trionfo dell'empio e la gioia dell'ipocrita sono fugaci. I piaceri e i guadagni del peccato portano malattia e dolore; finiscono in rimorsi, angoscia e rovina. La pietà disordinata è una doppia iniquità, e la rovina che la accompagna sarà di conseguenza.

10 Versetti 10-22

La condizione miserabile dell'uomo malvagio in questo mondo è pienamente illustrata. I desideri della carne sono qui chiamati peccati di gioventù. Il fatto che li nasconda e li tenga sotto la lingua denota l'occultamento della sua amata concupiscenza e del suo piacere. Ma Colui che conosce ciò che è nel cuore, conosce anche ciò che è sotto la lingua e lo scoprirà. L'amore per il mondo e per le sue ricchezze è anch'esso malvagio, e l'uomo vi pone il suo cuore. Anche la violenza e l'ingiustizia, questi peccati portano i giudizi di Dio sulle nazioni e sulle famiglie. Osservate la punizione dell'uomo malvagio per queste cose. Il peccato è trasformato in fiele, che nulla è più amaro; si rivelerà per lui veleno; così sarà per tutti i guadagni illeciti. Nella sua pienezza sarà in difficoltà a causa delle ansie della sua mente. Essere indotti dalla grazia santificante di Dio a restituire ciò che è stato ottenuto ingiustamente, come è accaduto a Zaccheo, è una grande misericordia. Ma essere costretti a restituire dagli orrori di una coscienza disperata, come fu Giuda, non ha alcun beneficio e conforto.

23 Versetti 23-29

Zofar, dopo aver descritto le seccature che accompagnano le pratiche malvagie, mostra la loro rovina a causa dell'ira di Dio. Non c'è riparo contro di essa se non in Cristo, che è l'unico riparo dalla tempesta e dal temporale, Isa 32:2. Zofar conclude: "Questa è la parte dell'uomo malvagio da parte di Dio"; gli è stata assegnata. Mai nessuna dottrina fu spiegata meglio o applicata peggio di questa da Zofar, che intendeva dimostrare che Giobbe era un ipocrita. Accogliamo la buona spiegazione e facciamo un'applicazione migliore, come monito per noi stessi, per stare in soggezione e non peccare. Una sola visione di Gesù, diretta dallo Spirito Santo e da lui opportunamente impressa nelle nostre anime, placherà mille ragionamenti carnali sulla sofferenza dei fedeli.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Giobbe 20

 

2 Pertanto - לכן lākên, "certamente, veramente". Alla luce di quanto appena detto. O forse la parola significa semplicemente certamente, veramente.

I miei pensieri mi fanno rispondere - Questo è reso in vari modi. La Vulgata lo rende, Idcirco cogitationes meae variae succedunt sibi, et mens in diversa rapitur - “Perciò i miei vari pensieri si susseguono, e la mente è distratta”. La Settanta: "Non credevo che avresti parlato contro queste cose, e non capisci più di me". Come mai questo sia stato fatto dall'ebraico è impossibile dirlo.

Sulla parola “pensieri”, vedi le note a Giobbe 4:13. La parola denota pensieri che dividono e distraggono la mente; non riflessioni calme e raccolte, ma quelle che turbano, sconcertano e turbano. Riconosce che non è stata la calma riflessione che lo ha indotto a rispondere, ma le emozioni agitate prodotte dal discorso di Giobbe.

La parola resa "fatemi rispondere" ( ישׁיבוּני y e shı̂ybûnı̂y ), "fatemi tornare" - e Girolamo la intendeva nel senso che i suoi pensieri tornavano su di lui in rapida e problematica successione, e dice nel suo Commento a Giobbe, che il significato è: "Sono turbato e agitato perché dici che sostieni questi mali da Dio senza motivo, quando nulla di male dovrebbe essere sospettato da Dio".

E per questo mi affretto - Margin, "la mia fretta è in me". Il significato è: “l'irruenza dei miei sentimenti mi spinge ad andare avanti. Rispondo per l'agitazione della mia anima, che non ammette ritardi». Il suo cuore era pieno, e si affrettò a dare sfogo ai suoi sentimenti con un linguaggio appassionato e sincero.

3 Ho udito il freno del mio rimprovero, ho udito il tuo linguaggio violento e severo che ci rimproverava. Probabilmente si riferisce a ciò che Giobbe aveva detto alla fine del suo discorso Giobbe 19:29 , che avevano occasione di temere l'ira di Dio, e che potevano anticipare pesanti giudizi come risultato delle loro opinioni.

Oppure può essere, come suppone Schultens, che si riferisca a ciò che Giobbe disse in Giobbe 19:2 , e al rimprovero che vi aveva somministrato. O forse, e ancora più probabilmente, credo, potrebbe fare riferimento a ciò che Giobbe aveva detto in risposta al precedente discorso di Zofar Giobbe 12:2 , dove dice beffardamente che “essi erano il popolo, e quella saggezza sarebbe morta con loro .

L'ebraico è letteralmente "la correzione della mia vergogna" ( כלמה מוּסר mûsâr k e lı̂mmâh ), "la correzione della mia vergogna". cioè il castigo o il rimprovero che tende a coprirmi di ignominia. Il senso è: "mi hai accusato di ciò che è ignominioso e vergognoso, e sotto i sentimenti impetuosi causati da tale accusa non posso fare a meno di rispondere".

E lo spirito della mia comprensione - Significa, forse, "l'emozione della sua mente". La parola "mente" o "anima" esprimerebbe meglio l'idea rispetto alla parola "comprensione"; e la parola “spirito” qui sembra essere usato nel senso di emozioni violente o agitazione - forse in allusione alla significazione primaria della parola ( רוּח ruach ), “mente”.

4 Non sai questo in passato - Cioè, non sai che questo è sempre avvenuto dall'inizio del mondo, o che questo è il corso invariabile degli eventi. Il suo scopo è mostrare che era la disposizione stabilita della Provvidenza che i malvagi sarebbero stati raggiunti da una calamità significativa. Era "così" stabilito che Giobbe non doveva essere sorpreso che fosse accaduto nel "suo" caso.

Zofar continua a mostrare che sebbene un uomo malvagio possa elevarsi in alto in onore e ottenere grandi ricchezze, tuttavia che la caduta sarebbe certamente venuta, e sarebbe sprofondato in una profondità di degradazione corrispondente alla precedente prosperità.

Da quando l'uomo è stato posto sulla terra - Dalla creazione; cioè è sempre stato così.

5 Che il trionfo - La parola “trionfare” qui ( רננה r e nânâh ),” gridare, rallegrarsi” - un tale grido come si fa dopo una vittoria, o come avvenne alla fine della mietitura. Qui significa che l'occasione che gli empi avevano di rallegrarsi sarebbe stata breve. Sarebbe stato solo per un momento, e poi sarebbe stato sopraffatto dalla calamità o tagliato fuori dalla morte.

Corto - Margine, come in ebraico "da vicino". Cioè, sarebbe presto finito.

E la gioia dell'ipocrita ma per un attimo? - Questo probabilmente significa, come usato da Zofar, che la felicità di un ipocrita sarebbe breve - riferendosi alla felicità derivante dal possesso di salute, vita, proprietà, amici, reputazione. Presto Dio avrebbe tolto tutto questo e lo avrebbe lasciato al dolore. Questo, disse, era il corso regolare degli eventi così come erano stati osservati fin dai tempi più remoti.

Ma il "linguaggio" trasmette le verità più importanti in riferimento alle gioie spirituali dell'ipocrita in ogni momento, sebbene non sia certo che Zofar l'abbia usato in questo senso. Le verità sono queste.

(1) C'è una sorta di gioia che può avere un ipocrita - la contraffazione di ciò che possiede un vero cristiano. La parola "ipocrita" può essere usata in senso lato per denotare l'uomo che è professore di religione, ma che non ne ha, così come colui che intenzionalmente si impone agli altri e che fa pretese di pietà che sa di non avere . Un uomo simile può provare gioia. Suppone che i suoi peccati siano perdonati e che abbia una speranza ben fondata della vita eterna.

Può essere stato molto angosciato in vista del suo peccato e pericolo, e quando suppone che il suo cuore è cambiato, e che il pericolo è passato, dalla natura del caso avrà una specie di godimento. Un uomo è rinchiuso in una prigione sotto condanna a morte. Gli viene portato uno strumento di perdono contraffatto. Non sa che è contraffatto, e suppone che il pericolo sia passato, e la sua gioia sarà reale come se il perdono fosse genuino. Così con l'uomo che "suppone" che i suoi peccati siano perdonati.

(2) La gioia dell'ingannatore o dell'ipocrita sarà breve. Non esiste una vera religione a sostenerlo, e presto muore. Può essere in un primo momento molto elevato, proprio come la gioia dell'uomo che credeva di essere stato perdonato lo riempirebbe di esultanza. Ma nel caso dell'ipocrita muore presto. Non ha vero amore per Dio; non si è mai veramente riconciliato con lui; non ha una vera fede in Cristo; non ha un sincero amore per la preghiera, per la Bibbia, o per i cristiani e presto l'eccitazione temporanea svanisce, e vive senza conforto né pace.

Può essere un professore di religione, ma per lui è una questione di forma, e non ha né amore né zelo per la causa del suo professo Maestro. Motivi di orgoglio, o il desiderio di una reputazione di pietà, o qualche altro scopo egoistico possono trattenerlo nella chiesa, ed egli vive per gettare rovina su tutto ciò che lo circonda. O se, nell'illusione, gli fosse consentito di conservare in seno alcune emozioni di felicità, esse devono presto cessare, perché per la morte ipocrita finirà presto tutto.

Quanto ci conviene, dunque, domandarci se la pace che cerchiamo e che possiamo possedere nella religione, è la vera felicità che risulta dalla vera riconciliazione con Dio e da una fondata speranza di salvezza. Triste sarà la delusione di colui che ha accarezzato una speranza del paradiso attraverso la vita, se alla fine dovesse sprofondare nell'inferno! Profonda la condanna di colui che si è professato amico di Dio, e che è stato in fondo il suo acerrimo nemico; che si è sforzato di mantenere le forme della religione, ma che è stato estraneo attraverso la vita alla vera pace che la religione produce!

6 Sebbene la sua eccellenza salga ai cieli - Sebbene raggiunga il più alto livello di onore e prosperità. La Settanta lo rende: "Sebbene i suoi doni salgano in cielo e il suo sacrificio tocchi le nuvole"; una frase che trasmette un'idea vera e bella, ma che non è una traduzione dall'ebraico. Le frasi, salire in cielo e toccare le nuvole, ricorrono spesso per denotare qualcosa che è molto esaltato, o che è molto alto. Così, in Virgilio,

Fa clamore coelo.

Così Orazio,

Sublimi feriam sidera vertice.

E di nuovo,

Attingit solium Joyis.

Confronta Genesi 11:4 , "Costruiamoci una torre la cui cima possa raggiungere il cielo". In Omero ricorre non di rado l'espressione τοῦ γὰρ κλέος οὐρανὸν ἵκει tou gar kleos ouranon hikei. In Seneca (Thyest. Act. v. ver. 1, 2,4,) ricorrono espressioni simili:

Aequalis astris gradior, et cunctos super

Altum superbo vertice attingens polum,

Dimitto superos: summa votorum attigi.

Il "linguaggio" di Zofar esprimerebbe bene anche la condizione di molti ipocriti la cui pietà sembra essere del carattere più esaltato e che sembra aver raggiunto le più eminenti conquiste nella religione. Un tale uomo può "sembrare" un uomo di rara eccellenza. Può attirare l'attenzione come dotato di una santità straordinaria. Può sembrare che abbia un notevole spirito di preghiera, eppure tutto può essere falso e vuoto.

Gli uomini che progettano di essere ipocriti, di solito mirano ad essere ipocriti “eminenti”; coloro che hanno vera pietà spesso, ahimè, mirano a un livello molto più basso. Un ipocrita non può mantenersi in volto, o realizzare il suo scopo di imporsi al mondo, senza l'apparenza di una devozione straordinaria a Dio; molti sinceri credenti si accontentano molto meno dell'apparenza della religione. È sincero e onesto.

È cosciente della vera pietà e non tenta di imporla a nessuno. Allo stesso tempo, non fa alcun tentativo di “essere” ciò che l'ipocrita vuole “apparire” che sia; e quindi, l'uomo che sembrerà il più eminentemente devoto a Dio "può" essere un ipocrita, ma di solito non per molto tempo. Il suo zelo muore, o si lascia cadere nel peccato aperto, e per mostrare che non aveva a cuore la vera religione.

8 Volerà via come un sogno - Come un sogno scompare completamente o svanisce. Questo confronto dell'uomo con un sogno non è raro ed è molto impressionante. Vedi Salmi 73:20; vedi le note in Isaia 29:7.

Come una visione notturna - Come quando in sogno sembra di vedere oggetti che svaniscono quando si sveglia. Il parallelismo ci impone di capire questo di ciò che appare in un sogno, e non di uno spettro. Nei nostri sogni "sembra" di vedere gli oggetti, e quando ci svegliamo svaniscono.

9 Anche l'occhio che lo vide - Questo è quasi esattamente il linguaggio che Giobbe usa riguardo a se stesso. Vedi Giobbe 7:8 , nota; Giobbe 7:10 , nota.

10 I suoi figli cercheranno di compiacere i poveri - Margine, o "i poveri opprimeranno i suoi figli". L'idea in ebraico sembra essere che i suoi figli saranno ridotti all'umiliante condizione di chiedere aiuto ai più bisognosi e abietti. Invece di essere in condizione di aiutare gli altri, e di indulgere in una libera ospitalità, essi stessi saranno ridotti alla necessità di rivolgersi ai poveri per i mezzi di sussistenza.

C'è una grande forza in questa espressione. Di solito è considerato umiliante essere costretti a chiedere aiuto; ma l'idea qui è che sarebbero ridotti alla necessità di chiederlo a coloro che ne avevano bisogno, "o sarebbero mendicanti di mendicanti".

E le sue mani restituiranno i loro beni - Noyes lo rende: "E le loro mani restituiranno la sua ricchezza". Rosenmuller suppone che significhi: "E le loro mani ripristineranno la sua iniquità"; cioè ciò che il loro padre ha portato via ingiustamente. Non c'è dubbio che questo si riferisca ai suoi "figli" e non a se stesso - sebbene il suffisso singolare nella parola ( ידיו yâdāŷ ), sia usato "le sue mani".

Ma a volte si usa il singolare al posto del plurale. La parola resa "beni" ( און 'ôn ), significa "forza, potere e poi ricchezza"; e l'idea qui è che le mani dei suoi figli sarebbero costrette a restituire la proprietà che il padre aveva ingiustamente acquistato. Invece di ritenerlo e goderne, sarebbero costretti a restituire, e così sarebbero ridotti alla miseria e al bisogno.

11 Le sue ossa sono piene del peccato della sua giovinezza - Le parole "del peccato" nella nostra traduzione comune sono fornite dai traduttori. Gesenius e Noyes suppongono che l'ebraico significhi "Le sue ossa sono piene di giovinezza"; cioè pieno di vigore e di forza, e l'idea secondo questa sarebbe che sarebbe stato tagliato fuori nella pienezza delle sue forze. Il dottor Good lo rende forzatamente,

“I suoi desideri segreti seguiranno le sue ossa,

Sì, lo incalzeranno nella polvere”.

La Vulgata lo rende: "Le sue ossa sono piene dei peccati della sua giovinezza". La Settanta, "Le sue ossa sono piene della sua giovinezza". La parafrasi caldea: "Le sue ossa sono piene della sua forza". L'ebraico letteralmente è, "Le sue ossa sono piene delle sue cose segrete" ( עלוּמו âlûmāŷ ) - riferendosi, come suppongo, ai difetti "segreti, a lungo accarezzati" della sua vita; le inclinazioni e i desideri corrotti della sua anima che erano stati radicati nella sua stessa natura e che gli avrebbero aderito, lasciando un'influenza devastante su tutto il suo sistema negli anni che avanzavano.

L'effetto è quello che si vede tante volte, quando i vizi corrompono la stessa struttura fisica, e dove i risultati si vedono a lungo nella vita futura. L'effetto si sarebbe visto nelle malattie che generavano nel suo sistema e nella certezza con cui lo avrebbero portato nella tomba. Il siriaco lo rende "midollo", come se l'idea fosse che sarebbe morto pieno di vigore e forza. Ma il senso è piuttosto che i suoi desideri segreti avrebbero operato la sua sicura rovina.

Che giacerà con lui - Cioè, i risultati dei suoi peccati segreti giaceranno con lui nella tomba. Non si libererà mai di loro. Ha così a lungo indulgere nei suoi peccati; hanno pervaso così completamente la sua natura, ed egli si diletta così tanto ad amarli, che lo accompagneranno alla tomba. C'è del vero in questa rappresentazione. Le persone malvagie spesso indulgono nel peccato segreto così a lungo che sembra pervadere l'intero sistema. Niente lo rimuoverà; e vive e agisce finché il corpo non è affidato alla polvere, e l'anima sprofonda rovinata nell'inferno.

12 Sebbene la malvagità sia dolce nella sua bocca - Sebbene abbia piacere nel commetterla, come ha nel cibo piacevole. Il senso di questo e dei seguenti versi è che, sebbene un uomo possa provare piacere nell'indulgenza nel peccato, e possa trovare in esso una certa felicità, tuttavia le conseguenze saranno amare - come se il cibo che ha mangiato diventasse come fiele, e dovrebbe rigettarlo con disgusto.

Ci sono molti peccati che, dalle leggi della nostra natura, sono accompagnati da una sorta di piacere. Tali, ad esempio, sono i peccati di gola e di intemperanza nel bere; i peccati di ambizione e vanità; i peccati del divertimento e della vita mondana. A questi diamo il nome di "piaceri". Non ne parliamo come "felicità". Questa è una parola che non esprimerebbe la loro natura. Denota una gioia piuttosto sostanziale, solida, permanente - tale gioia come i "piaceri del peccato per una stagione" non forniscono.

È questo “piacere” temporaneo che gli amanti della vanità, della moda e del vestito, cercano e che, non si può negare, spesso trovano. Già al tempo di Zofar, si ammetteva che tale piacere potesse essere trovato in alcune forme di indulgenza peccaminosa e tuttavia anche ai suoi tempi si vide, cosa che ogni osservazione successiva si è rivelata vera, che tale indulgenza doveva portare a risultati amari .

Sebbene lo nasconda sotto la lingua - È da questo passaggio, probabilmente, che abbiamo derivato la frase "rotolare il peccato come un dolce boccone sotto la lingua", che è spesso citata come se fosse una parte della Scrittura. Il "significato" qui è che un uomo troverebbe piacere nel peccato, e cercherebbe di prolungarlo, come si fa il piacere di mangiare ciò che è grato al palato tenendolo a lungo in bocca, o ponendolo sotto la lingua.

13 Sebbene lo risparmi - Cioè, anche se lo trattiene a lungo in bocca, per goderne di più.

E non abbandonarlo - Lo trattiene il più a lungo possibile.

Ma tienilo fermo nella sua bocca - Margine, come in ebraico "in mezzo al suo palato". Cerca di goderselo il più a lungo possibile.

14 Eppure la sua carne - Il suo cibo.

Nelle sue viscere è rivolta - Cioè è come se avesse preso un cibo che era estremamente piacevole, e lo avesse trattenuto in bocca il più a lungo possibile, per poterlo gustare, ma quando lo ha inghiottito, è diventato amaro e offensivo; confronta Apocalisse 10:9. Il peccato può essere piacevole quando viene commesso, ma le sue conseguenze saranno amare.

È il fiele degli aspidi - Sul significato della parola qui resa “aspidi” ( פתן pethen ), vedi le note in Isaia 11:8. Non c'è dubbio che l'"aspide", o aspic, dell'antichità, che era così celebrato, sia qui inteso. Il morso era mortale ed era considerato incurabile.

La vista è diventata immediatamente debole dopo il morso: si è verificato un gonfiore e si è avvertito dolore allo stomaco, seguito da stupore, convulsioni e morte. Probabilmente è lo stesso del "boetano" degli arabi. È lungo circa un piede e due pollici di circonferenza - il suo colore è bianco e nero. “Foto. Bavaglino." La parola “fiele” ( מרורה m e rôrâh ), significa “amarezza, acredine” (confronta Giobbe 13:26 ); e quindi, bile o fiele.

Non è improbabile che anticamente si supponesse che il veleno del serpente fosse contenuto nel fiele, anche se ora è accertato che si trova in una sacca in bocca. È usato qui come sinonimo di "veleno" di aspidi - dovrebbe essere "amaro" e "mortale". Il significato è che il peccato, per quanto piacevole e grato possa essere quando viene commesso, sarà altrettanto distruttivo per l'anima come il cibo lo sarebbe per il corpo, che, non appena fu inghiottito, divenne il veleno più mortale. Questo è ancora un buon resoconto degli effetti del peccato.

15 Ha ingoiato le ricchezze - ha "ingollato" le ricchezze - o le ha ingozzate - o le ha divorate avidamente. La parola ebraica בלע bela ', significa “di assorbire, a divorare con l'idea di golosità.” È descrittivo della voracità di una bestia selvaggia, e qui significa che li aveva divorati avidamente, o voracemente.

E vomiterà - Come un epicureo fa ciò che ha bevuto o ingoiato con gioia. "No sì." L'idea è che perderà ciò che ha acquisito e che sarà accompagnato con ripugnanza. Tutto questo è ancora in gran parte vero, e può essere applicato a coloro che mirano ad accumulare ricchezza e ad accumulare oro mal ottenuto. Sarà rovinoso per la loro pace; e verrà il tempo in cui sarà guardato con indicibile disprezzo.

Zofar intendeva, indubbiamente, applicare questo a Giobbe e dedurre che, poiché era una regola fissa che tale sarebbe stato il risultato del guadagno illecito di un uomo malvagio, dove un risultato come questo "era" accaduto, che ci deve essere stata cattiveria. Quanto questo deve essere stato tagliente e severo per Giobbe può essere facilmente concepito. La Settanta lo rende: "Fuori dalla sua casa lo trascini un angelo".

16 Succhierà il veleno degli aspidi - Quello che ha ingoiato come piacevole nutrimento, diventerà il veleno più mortale; o la conseguenza sarà come se avesse succhiato il veleno degli aspidi. Sembrerebbe che gli antichi considerassero mortale il veleno del serpente, tuttavia, è stato introdotto nel sistema. Sembra che non sapessero che il veleno di una ferita può essere risucchiato senza danno a chi lo fa; e che è necessario che il veleno si mischi al sangue per essere fatale.

La lingua della vipera lo ucciderà - La prima impressione probabilmente era che la ferita fatta da un serpente fosse dalla lingua ardente, biforcuta e brandita, che doveva essere affilata e penetrante. È ora noto che la ferita è provocata dal veleno espulso attraverso un solco, o orifizio in uno dei denti, che è fatto in modo da giacere piatto sul palato, tranne quando il serpente morde, quando quel dente è elevato e penetra nella carne.

La parola "vipera" qui ( אפעה 'eph‛eh ), "vipera", è probabilmente la stessa specie di serpente che è ancora conosciuta tra gli arabi con lo stesso nome - El Effah. Vedi le note in Isaia 30:6. È il più comune e velenoso della tribù dei serpenti nell'Africa settentrionale e nell'Asia sud-occidentale.

È notevole per il suo veleno rapido e penetrante. È lungo circa due piedi, grosso quanto il braccio di un uomo, splendidamente macchiato di giallo e marrone e cosparso di macchie nerastre. Hanno una bocca larga, con la quale inalano una grande quantità d'aria, e quando vengono gonfiati con essa, la espellono con tale forza da essere uditi a notevole distanza. "Jackson". Il cap. Riley, nel suo “Authentic Narrative,” (New York, 1817,) conferma questo resoconto. Descrive la vipera come "l'oggetto più bello in natura" e dice che il veleno è così virulento da provocare la morte in quindici minuti.

17 Non vedrà i fiumi - Cioè, non gli sarà permesso di godere di abbondanza e prosperità. Fiumi o ruscelli di miele e burro sono emblemi di prosperità; confrontare Esodo 3:17; Giobbe 29:6. Una terra dove scorre latte, miele e burro è, nella Scrittura, l'immagine più alta di prosperità e felicità.

La parola resa “fiumi” ( פלגה p e laggah ), mezzi piuttosto “rivoli ruscelli - o ruscelli”, come sono state fatte da “dividendo” un grande flusso (da פלג palag, a “cleave, dividere”), e ci opportunamente applicato a canali realizzati separando un grande corso d'acqua, o dividendolo in numerosi corsi d'acqua allo scopo di irrigare i terreni.

La parola resa "inondazioni" e, a margine, "ruscelli" ( נחלי נהרי nâhârēy nachalēy ), significa "i fiumi della valle", o come scorre attraverso una valle quando è gonfiata dallo scioglimento della neve, o da torrenti di pioggia.

Un'inondazione, un ruscello rapido, gonfio, pieno, esprimerebbe l'idea. Queste erano idee di bellezza e fertilità tra gli orientali; e dove burro e miele erano rappresentati come fluire in questo modo in una terra, era il più alto concetto di abbondanza. La parola resa "miele" ( דבשׁ d e bash ) può significare, e comunemente lo fa, "miele"; ma significa anche il succo dell'uva, ridotto all'incirca alla consistenza della melassa, e usato come alimento.

Gli arabi fanno molto uso di questo tipo di cibo ora, e in Siria, quasi i due terzi dell'uva sono impiegati nella preparazione di questo alimento. È chiamato dagli arabi " Dibs " , che è lo stesso della parola ebraica usata qui. Non potrebbe la parola significare questo in alcuni dei luoghi in cui è reso "miele" nelle Scritture? La parola resa “burro” ( חמאה chem'âh ) significa probabilmente, di solito, “latte cagliato.

Vedi le note in Isaia 7:15. Non è certo che la parola sia mai usata nell'Antico Testamento per indicare "burro". L'oggetto che viene ancora usato dagli Arabi è principalmente il latte cagliato, e probabilmente qui si fa riferimento a questo. Illustrerà questo passaggio per osservare che gli abitanti dell'Arabia, e di coloro che vivono in paesi simili, non hanno idea di "burro", come esiste tra noi, in uno stato solido.

Quello che chiamano "burro" è allo stato fluido e quindi viene confrontato con i corsi d'acqua. L'abbondanza di questi articoli era considerata un'alta prova di prosperità, poiché costituiscono una parte considerevole della dieta degli orientali. La stessa immagine, per denotare abbondanza, è spesso usata dagli scrittori sacri, e dai poeti classici; vedi Isaia 7:22 :

E avverrà in quel giorno

Che un uomo tenga in vita una giovane vacca e due pecore,

E sarà che dall'abbondanza di latte che daranno,

Mangerà burro

Poiché burro e miele mangeranno tutti,

Chi è rimasto solo in mezzo alla terra.

Vedi anche in Gioele 3:18 :

E avverrà in quel giorno,

I monti stilleranno vino nuovo,

E le colline scorreranno con il latte,

E tutti i fiumi di Giuda scorreranno d'acqua.

Così anche Ovidio, Metam. ii.

Confettura di flumina lactis, confettura di flumina nectaris ibant.

Confronta Orazio Epod. xvi. 41.

Mella cava manant ex ilice; montibus altis

Levis crepante linfa desilit pede.

Dalle querce scorre miele puro, dalle alte colline

Legati nella danza leggera i ruscelli mormoranti.

Boscawen.

Vedi anche Euripide, Bacco. 142; e Teoc. Idillio. 5.124. Confronta Alte u di Rosenmuller. neue Morgenland su Esodo 3:8 , n. 194.

18 Ciò per cui ha lavorato lo restituirà - Ciò significa che restituirà il profitto del suo lavoro. Non gli sarà permesso di goderne o di consumarlo.

E non lo inghiottirà - Non lo godrà; non lo mangerò. Sarà obbligato a darlo ad altri.

Secondo la sua sostanza la restituzione sarà - letteralmente, secondo Gesenius, "Come un possesso da restaurare di cui non ci si rallegra". Il senso è che tutto ciò che ha è come una proprietà che un uomo ha, che sente non essere sua, ma che appartiene a un altro e che presto sarà "abbandonata". In tale proprietà l'uomo non trova quel piacere che fa in ciò che sente suo.

Non può disporne, e non può guardarla e sentire che è sua. Quindi Zofar dice che è con l'uomo malvagio. Può considerare la sua proprietà solo come ciò di cui presto sarà costretto a separarsi, e non avendo alcuna sicurezza per conservarla, non può rallegrarsene come se fosse sua. Il Dr. Lee, tuttavia, lo rende: “Com'è la sua ricchezza, così sarà la sua restituzione; e non gioirà». Ma l'interpretazione sopra proposta mi sembra accordarsi meglio con il senso dell'ebraico.

19 Perché ha oppresso - Margine, "schiacciato". Tale è l'ebreo.

E ha abbandonato i poveri - li ha depredati, e poi li ha abbandonati - come fanno i briganti. Il significato è che lo aveva fatto con il suo modo oppressivo di trattare, e poi li aveva lasciati soffrire e struggersi nel bisogno.

Ha portato via violentemente una casa che non ha costruito - Cioè, con atti eccessivi e aspri è entrato in possesso di abitazioni che non ha costruito o acquistato in alcun modo appropriato. Ciò non significa che lo abbia fatto con la violenza - perché Zofar non sta descrivendo un ladro, ma significa che ha approfittato dei bisogni dei poveri e ha ottenuto le loro proprietà. Questo è spesso fatto ancora.

Un ricco approfitta dei bisogni dei poveri e ottiene la loro piccola fattoria o casa per molto meno di quanto valga. Prende un mutuo, poi lo pignora e compra lui stesso la proprietà per molto meno del suo valore reale, e così pratica una specie di furto del peggior tipo. Un tale uomo, dice Zofar, deve aspettarsi una punizione - e se c'è un uomo che ha occasione di temere l'ira del cielo è proprio lui.

20 Sicuramente non proverà quiete - Margine, come nell'ebraico "sapere". Il senso è che non conoscerà pace o tranquillità. Sarà agitato e turbato. Wemyss, tuttavia, lo rende: "Perché il suo appetito non poteva essere soddisfatto". Noyes, "Perché la sua avarizia era insaziabile." Così lo spiega Rosenmuller. Così la Vulgata lo rende, "Nec est satiatus renter ejus". La Settanta: "Né c'è sicurezza nella sua proprietà, né sarà salvato dal suo desiderio". Ma mi sembra che il primo sia il senso, e che l'idea sia, che non dovrebbe conoscere pace o tranquillità dopo aver ottenuto le cose che aveva tanto ansiosamente cercato.

Nel suo ventre - Dentro di lui; nella sua mente o nel suo cuore. I visceri in genere nelle Scritture sono considerati la sede degli affetti. Limitiamo ora l'idea al "cuore".

Non salverà ciò che desiderava - letteralmente, non “scapperà” con ciò che era oggetto del desiderio. Non sarà “liberato” dai mali che lo minacciano ottenendo ciò che desiderava. Tutto questo gli sarà tolto.

21 "Non sarà lasciato nulla della sua carne Margine", o, non sarà lasciato alcuno per la sua carne. Noyes lo rende: "Perché nulla è sfuggito alla sua grandezza". Prof. Lee, "nessun sopravvissuto rimarrà per la sua provvigione". Ma il significato, probabilmente, è che nulla rimarrà del suo cibo, o sarà tutto sprecato, o dissipato.

Pertanto, nessuno cercherà i suoi beni - O meglio, i suoi beni o la sua proprietà non dureranno. Ma al brano è stata data una grande varietà di interpretazioni. La parola ebraica resa "guarderà", יחיל yāchı̂yl, deriva da חוּל chûl, che significa "girare, torcere, vorticare"; e da lì sorge l'idea di essere fermo, stabile o forte - come è forte una corda attorcigliata.

Questa è l'idea qui; e il senso è che la sua proprietà non dovrebbe essere sicura o stabile; o che non dovrebbe prosperare. Girolamo lo rende: "Nulla rimarrà dei suoi beni". La Settanta, "Perciò le sue cose buone - αὐτοῦ τὰ ἀγκθά autou ta agatha - non fioriranno" - ἀνθήσει anthēsei.

22 Nella pienezza della sua sufficienza - Quando sembra avere abbondanza.

Sarà in difficoltà - O per il terrore della calamità, o perché la calamità verrà improvvisamente su di lui, e la sua proprietà sarà spazzata via. Quando tutto sembrava essere abbondante dovrebbe essere ridotto a desiderare.

Ogni mano del malvagio verrà su di lui - Margine, "o, fastidioso" Il significato è che tutto ciò che il miserabile o il miserabile sopportano dovrebbe venire improvvisamente su di lui. Rosenmuller suggerisce, tuttavia, che significa che tutti i poveri, e tutti coloro che erano stati oppressi e derubati da lui, sarebbero improvvisamente venuti da lui per recuperare le proprie proprietà e avrebbero disperso tutto ciò che aveva. Il significato generale è chiaro, che sarebbe coinvolto nella miseria da ogni parte, o da ogni parte.

23 Quando sta per riempirsi la pancia - O meglio, "ce ne sarà abbastanza per riempirsi la pancia". Ma che “tipo” di cibo dovrebbe essere, è indicato nella parte successiva del versetto. “Dio” lo avrebbe riempito del cibo del suo dispiacere. Si parla sarcasticamente, come di un gormandizer, o di un uomo che viveva per godersi il cibo, e il significato è che per una volta dovrebbe averne abbastanza. Così Rosenmuller lo interpreta.

Dio scatenerà la furia - Questo è il tipo di cibo che avrà. Dio lo riempirà dei segni della sua ira - e ne avrà abbastanza.

E lo farà piovere su di lui mentre sta mangiando - Noyes lo rende: "E pioverà su di lui per il suo cibo". Il significato è che Dio avrebbe riversato la sua ira come una doccia abbondante mentre era nell'atto di mangiare. Nel mezzo dei suoi piaceri, Dio lo riempiva dei segni del suo dispiacere. Non c'è dubbio che Zophar abbia progettato che questo dovrebbe essere inteso come applicabile a Giobbe.

Infatti nessuno può non vedere che le sue osservazioni sono fatte con consumata abilità, e che sono tali da essere adatte "a tagliare in profondità", come senza dubbio erano destinate a fare. L'oratore, infatti, non ne fa un'applicazione diretta, ma fa la sua selezione di proverbi in modo tale che non potrebbe esserci difficoltà a percepire che sono stati progettati per applicarsi a lui, che, da una tale altezza di prosperità, era stato così improvvisamente immerso in una calamità così profonda.

24 Fuggirà dall'arma di ferro - La spada o la lancia. Cioè, sarà esposto agli attacchi e fuggirà nella codardia e nell'allarme. Improvvisamente gli verranno addosso bande di briganti e non avrà salvezza se non nella fuga. Pref. Lee spiega che questo significa: "Mentre fugge dall'arma di ferro, l'arco di ottone lo trafiggerà". Probabilmente l'espressione è proverbiale, come quella in latino, Incidit in Scyllam cupiens vitare Charybdin.

L'arco d'acciaio lo colpirà - Cioè, la "freccia" dell'arco d'acciaio lo colpirà. Archi e frecce erano comunemente usati nella caccia e in guerra. In misura considerevole sono ancora impiegati in Persia, sebbene l'uso sia stato in qualche modo sostituito dal fucile. Gli "archi" erano fatti di vari materiali. I primi erano, senza dubbio, di legno. Erano intarsiati con corno, o avorio, o erano fatti in parte di metallo.

A volte, sembrerebbe che l'intero arco fosse fatto di metallo, anche se si suppone che l'arco di metallo non fosse di uso generale. Il "peso", se non altro, sarebbe un'obiezione. La parola che qui viene resa “acciaio” ( נחוּשׁה n e chûshâh ), significa propriamente “ottone o rame” - ma è certo che ottone o rame non avrebbero mai potuto essere usati per formare la parte principale dell'arco, poiché sono indigenti dell'elasticità necessaria.

Jerome lo rende, et irruet in arcum aereum - "si precipita sull'arco di bronzo". Così la Settanta, τόξον χάλκειον toxon chalkeion. Così il Caldeo, דכוכומא קשתא - "l'arco di bronzo". Non c'è alcuna prova certa che l'"acciaio" fosse allora conosciuto, anche se spesso si parla di "ferro".

È possibile, tuttavia, che sebbene l'intero arco non fosse fatto di ottone o rame, tuttavia, tali quantità di questi metalli furono impiegate nella costruzione di archi, che potrebbero, senza scorrettezza, essere chiamati archi di ottone. L'arco orientale è composto da tre parti. L'impugnatura, o parte centrale, quella su cui poggiava la freccia, era diritta e poteva essere di legno, ottone, rame o qualsiasi altra sostanza resistente.

A questo fu apposto, a ciascuna estremità, pezzi di corno, o di qualsiasi altra sostanza elastica, e la corda fu applicata alle estremità di questi corni. Il pezzo dritto potrebbe essere stato di ottone, e quindi senza scorrettezza potrebbe essere chiamato un arco di ottone. In ogni caso, non è reso correttamente "acciaio", poiché la parola usata qui non è mai impiegata per indicare ferro o acciaio.

25 È tirato - O meglio, "disegna" - cioè estrae la freccia che gli è stata scagliata; oppure può significare, come suppone il prof. Lee, che estrae, cioè “qualcuno” estrae la freccia dalla sua faretra, o la spada dal suo fodero, per colpirlo. L'obiettivo è descrivere la sua morte e mostrare che dovrebbe essere certamente sopraffatto dalla calamità. Zofar, quindi, passa attraverso il processo attraverso il quale sarebbe stato abbattuto, o mostra che non poteva scappare.

Ed esce dal corpo - Cioè, la freccia, o la lama scintillante. È penetrato nel corpo e lo ha attraversato. Sarà trafitto fino in fondo.

La spada scintillante - ebraico ברק bârâq - "la scintillante"; scil. cosa, o arma, e viene data alla spada, perché è tenuta splendente.

Esce dal suo fiele - Dovrebbe essere la sede della vita. Vedi le note, Giobbe 16:13.

I terrori sono su di lui - I terrori della morte.

26 Tutta l'oscurità sarà nascosta nei suoi luoghi segreti - La parola "oscurità" qui, come è comune, significa evidentemente calamità. La frase "è nascosto", significa che è un tesoro per lui. La frase "nei suoi luoghi segreti" può significare "per i suoi tesori" o invece dei grandi tesori che aveva accumulato per se stesso. L'apostolo Paolo ha un'espressione simile, nella quale, forse, fa allusione a questo luogo.

Romani 2:5 , "ma, dopo la tua durezza e il tuo cuore impenitente, accumula su te stesso l'ira contro il giorno dell'ira". I tesori anticamente erano depositati in luoghi segreti, o luoghi di oscurità, che erano considerati inaccessibili; vedere le note in Isaia 45:3.

Un fuoco non spento - Un fuoco non acceso. Probabilmente il significato è un fuoco che l'uomo non ha acceso, o che è di origine celeste. Il linguaggio è tale da trasmettere l'idea di essere consumato da un fulmine, e probabilmente Zofar intendeva riferirsi a tali calamità avvenute sulla famiglia di Giobbe, Giobbe 1:16. C'è molto “tatto” in questo discorso di Zofar, e nei discorsi dei suoi amici su questo punto.

Non si riferiscono mai, credo, espressamente alle calamità che si erano abbattute su Giobbe e sulla sua famiglia. Non dicono mai con tante parole che quelle calamità furono la prova dell'ira del cielo. Ma continuano a menzionare in astratto moltissimi “casi” simili; per dimostrare che i malvagi sarebbero stati distrutti in quel modo; che quando tali calamità si sono abbattute sulle persone, è stata la prova che erano malvagi, e lasciano che sia Giobbe stesso a presentare la domanda.

L'allusione, come in questo caso, era troppo ampia per essere fraintesa, e Giobbe non tardò a considerarla come destinata a se stesso. Il prof. Lee ("in loc.") suppone che qui possa esserci un'allusione al "fuoco che non si spegnerà" o alla futura punizione dei malvagi. Ma questo mi sembra estraneo al disegno dell'argomento, e non essere suggerito o richiesto dall'uso della parola.

L'argomento non è condotto sulla supposizione che le persone saranno punite nel mondo futuro. Ciò avrebbe subito dato una nuova fase a tutta la controversia, e l'avrebbe subito risolta. La domanda riguardava i rapporti di Dio "in questa vita" e se gli uomini sono puniti secondo le loro azioni qui. Se ci fosse stata una conoscenza del mondo futuro di ricompense e punizioni, l'intera difficoltà sarebbe svanita all'istante e la controversia sarebbe finita.

Si ammalerà con lui nel suo tabernacolo - Ebraico שׂריד ירע yâra‛ śârı̂yd - "Si ammalerà di tutto ciò che sopravvive o rimane nella sua tenda". Cioè, tutto ciò che rimane nella sua dimora sarà distrutto. Il prof. Lee lo rende: "Nella sua tenda il suo sopravvissuto sarà spezzato" - supponendo che la parola ירע yâra‛ provenga da רעע râ‛a‛ - "rompere.

” Ma è più probabilmente da רוּע rûa‛ - “essere malvagio; soffrire il male; uscirne malato:” e il senso è che il male, o la calamità, verrebbe su tutto ciò che dovrebbe rimanere nella sua dimora.

27 Il cielo rivelerà la sua iniquità - Il significato qui è che l'intera creazione cospirerebbe contro un tale uomo. Cielo e terra si sarebbero schierati contro di lui. Il corso degli eventi sarebbe stato così ordinato da sembrare concepito per far emergere il suo carattere, e per mostrare ciò che era. Tenterebbe di nascondere il suo peccato, ma sarebbe vano. L'avrebbe nascosto nel suo seno, ma sarebbe stato sviluppato.

Avrebbe assunto un'aria di pietà e innocenza, ma il suo peccato segreto sarebbe stato conosciuto. Questo sembra essere il senso generale del verso; e non è necessario tentare di mostrare "come" ciò sarebbe fatto - se da un fulmine dal cielo, come suppone Noyes, o se da qualche manifestazione diretta dai cieli. Probabilmente il significato è che le dispense divine verso un tale uomo - le travolgenti calamità che avrebbe sperimentato, avrebbero mostrato ciò che era.

La parola "cielo" non è di rado indicata per Dio stesso. Daniele 4:23 , "i cieli governano". Luca 15:21 , "Ho peccato contro il cielo".

La terra si alzerà contro di lui - Calamità dalla terra. Il corso degli eventi qui. La mancanza di successo, la sterilità del suolo, la peronospora e la muffa, si sarebbero sollevati contro un uomo simile e avrebbero mostrato ciò che era. Il suo vero carattere sarebbe stato in qualche modo messo in luce, e si sarebbe visto che era un uomo malvagio; confronta Giudici 5:20.

Hanno combattuto dal cielo;

Le stelle nei loro corsi combatterono contro Sisera.

28 L'aumento della sua casa se ne andrà - Settanta, "La distruzione porrà fine alla sua casa". La parola resa "partire" ( יגל yı̂gel da גלה gâlâh ), significa, propriamente, "andrà in cattività". Il senso è che qualunque cosa avesse accumulato in casa sarebbe sparita del tutto.

I suoi beni fluiranno via - Ciò che aveva guadagnato sembrerebbe scorrere via come l'acqua.

Nel giorno della sua ira - L'ira di Dio - perché così richiede la connessione.

29 Questa è la parte di un uomo malvagio - Questa conclusione è simile a quella che Bildad trasse alla fine del suo discorso, Giobbe 18:21. Zofar intendeva, senza dubbio, che Giobbe lo applicasse a se stesso, e che ne deducesse che uno che era stato trattato in questo modo doveva essere un uomo malvagio.

E l'eredità nominata - Margine, "del suo decreto da". L'ebraico è "della sua parola" ( אמרוּ 'êmerô ) - cioè del suo "scopo". L'idea è che questa è la regola divina, o disposizione. Non è una questione di fortuna. È il risultato della nomina, e quando le persone sono afflitte in questo modo, dobbiamo concludere che "Dio" le considera colpevoli.

L'intero oggetto della discussione era di arrivare ai principi dell'amministrazione divina. Nulla è attribuito al caso; e nulla è ascritto a cause seconde, se non come indicazione della volontà di Dio. Si presume che il corso degli eventi nel mondo fosse un esponente sufficiente dell'intenzione divina e che quando capivano come Dio "trattava" un uomo, potevano capire chiaramente come considerava il suo carattere.

Il principio è buono, quando si tiene conto di “tutta l'esistenza”; la colpa qui era di assorbire solo una piccola parte dell'esistenza - questa breve vita - e affrettarsi alla conclusione che il carattere poteva essere certamente determinato dal modo in cui Dio tratta le persone qui.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Giobbe 20

1 INTRODUZIONE AL LAVORO 20

Zofar e i suoi amici, non soddisfatti della confessione di fede di Giobbe, egli a sua volta risponde, e nella sua prefazione espone le ragioni per cui ha dato una risposta, ed è stato così rapido in essa, Giobbe 20:1-3 ; e si appella a Giobbe per la verità di una vecchia massima stabilita, che la prosperità degli uomini malvagi e degli ipocriti è di brevissima durata, Giobbe 20:4,5 ; e il breve godimento della loro felicità è descritto da diverse figure eleganti e similitudini, Giobbe 20:6-9 ; un tale uomo malvagio essendo obbligato, durante la sua vita, a restituire i suoi beni mal ottenuti, e alla morte a giacere con i peccati della sua giovinezza, Giobbe 20:10,11 ; il suo peccato nell'ottenere ricchezze, l'inquietudine della sua mente nel trattenerle, e il suo essere costretto a restituirle, sono espressi molto bene dalla similitudine di un boccone dolce tenuto in bocca, e trasformato in fiele di aspidi nelle viscere, e poi vomitato, Giobbe 20:12-16 ; la delusione che avrà, le circostanze indigenti e ristrette in cui sarà condotto, e la riparazione che sarà costretto a fare per l'oppressione dei poveri, e l'inquietudine che sentirà nel proprio petto, sono esposti in una luce molto forte, Giobbe 20:17-22 ; e si suggerisce che non solo la mano degli uomini malvagi dovrebbe essere su di lui, ma anche l'ira di Dio, che dovrebbe impadronirsi di lui improvvisamente e segretamente, e sarebbe inevitabile, non essendo egli in grado di scampare da essa, e che si scatenerebbe nella completa distruzione di lui e dei suoi in questo mondo, e quello a venire, Giobbe 20:23-28. E il capitolo si conclude con questa osservazione, che ciò che prima descritto è la parte e l'eredità assegnata di un uomo malvagio da parte di Dio, Giobbe 20:29

Versetto 1. Allora Zofar il Naamatita rispose:

Nonostante la triste e angosciante condizione in cui si trovava Giobbe, di cui si dà notizia nel capitolo precedente, abbastanza da trafiggere un cuore di pietra, nonostante la sua sincera richiesta ai suoi amici di avere pietà di lui, e nonostante la nobile confessione della sua fede che aveva fatto, che dimostrava che era un uomo buono, e l'eccellente consiglio che dava ai suoi amici di smettere di perseguitarlo, per il loro bene, così come per la sua pace; eppure, incurante di queste cose, Zofar si alza e risponde, e lo attacca con tanto calore e passione, ira e rabbia, come sempre, battendo sulla stessa corda, e rappresentando ancora Giobbe come un uomo malvagio e un ipocrita;

e ha detto, come segue

2 Versetto 2. Perciò i miei pensieri mi inducono a rispondere:

O "tornare" e comparire di nuovo sulla scena, ed entrare ancora una volta nelle liste con il suo antagonista; egli suggerisce come se avesse avuto l'intenzione di non dire più nulla in questa controversia, ma osservando ciò che Giobbe aveva detto l'ultimo, non ha potuto fare a meno di rispondere: "quindi" perché aveva rappresentato lui e i suoi amici come crudeli persecutori di lui, come uomini privi di ogni umanità, pietà e compassione, e cercavano di terrorizzarli con le punizioni della spada e il giudizio di Dio a venire; Questi provocarono in lui molti "pensieri", e quei pensieri lo costrinsero a dare una risposta; Arrivarono così fitti e veloci su di lui, che dall'abbondanza, il suo cuore gli suggerì che non poteva fare a meno di parlare, era pieno di materia, e lo spirito dentro di lui, l'impulso nella sua mente, lo costringeva a rispondere; e sembra desideroso che si capisca che la sua risposta procedeva dal pensiero; che non parlava senza pensare, ma aveva ben soppesato le cose nella sua mente; E ciò che stava per dire era il frutto di una riflessione attenta e di una deliberazione matura:

e per [questo] mi affretto a farlo; Poiché i suoi pensieri si affollavano su di lui, aveva una pienezza di materia, un impulso d'animo, prontezza e prontezza a parlare in quell'occasione, e per paura di perdere ciò che gli veniva suggerito, si affrettò a dare la sua risposta, forse osservando qualche altro dei suoi amici che si alzava davanti a lui. Il Targum è,

"perché la mia ragione è in me";

e così altri scrittori ebrei; si deve capire che aveva un buon senso delle cose, e comprendeva molto bene la questione nella controversia, e quindi ha pensato che spettasse a lui parlare ancora una volta in essa: Gussezio lo rende, "a causa della mia inquietudine"; l'inquietudine della sua mente suscitata da ciò che Giobbe aveva detto, che voleva che sapessero e considerassero che c'era un giudizio; e lascia intendere di averlo considerato, e temeva che, se avesse taciuto e non avesse risposto, Dio lo avrebbe condannato in giudizio per il suo silenzio; e perciò aveva fretta di rispondere, e non poteva essere facile senza di essa; e per le sue ragioni si spiega ulteriormente in Giobbe 20:3

3 Versetto 3. Ho udito lo scacco del mio vituperio,

Pensò che Giobbe avesse rimproverato lui e i suoi amici, presentandoli come uomini duri di cuore, e perseguitandolo ingiustamente in modo violento; e aveva osservato lo "scacco" o il rimprovero dato per questo, ordinando loro di guardarsi dalla spada, e che non fosse inflitta loro la punizione; e se ciò non fosse il caso, eppure c'era un giusto giudizio a cui non potevano sfuggire. Ora Zofar udì ciò, ma non poté udirlo con pazienza; Non poteva sopportare che lui e i suoi amici fossero insultati, come pensava, in questo modo; e perciò era così imbarazzato da rispondere con una risposta; sebbene alcuni pensino che qui pretenda di avere un oracolo divino, come quello di cui Elifaz fa menzione all'inizio di questa disputa, Giobbe 4:12, ecc. che aveva da Dio, e dal quale aveva udito la "correzione [del suo] rimprovero", o una piena confutazione della cosa di cui Giobbe gli aveva rimproverato; ed essendo così divinamente fornito, Pensava che fosse suo dovere pronunciarlo:

e lo spirito del mio intelletto mi fa rispondere; o il suo spirito razionale, la sua intelligenza naturale, gli fornivano subito una risposta; aveva una visione così chiara della controversia a piedi, e una visione così completa di essa, che si riteneva capace di parlare molto particolarmente della questione in questione, e della convinzione e della confusione di Giobbe; anzi, la sua coscienza, o lo spirito della sua coscienza, come lo rende il signor Broughton, non solo gli dettava prontamente ciò che doveva dire, ma lo obbligava a farlo; sebbene alcuni pensino che intendesse lo Spirito Santo di Dio, dal quale si penserebbe che fosse ispirato; che egli "fuori dalla sua intelligenza", illuminato da lui, lo indusse a rispondere, o avrebbe risposto per lui, o gli avrebbe fornito materia sufficiente a qualificarlo per questo; e questo avrebbe potuto osservare a Giobbe, al fine di attirare la sua attenzione su ciò che stava per dire

4 Versetto 4. Non sai questo da sempre,

O "dall'eternità", dall'inizio dei tempi, fin da quando è esistito il mondo, come se dicesse: se sei l'uomo che sa di sapere che pretendi di essere, devi sapere questo che sto per osservare; e se non lo sai, devi essere un uomo ignorante, poiché è una verità antica, confermato da tutta l'esperienza della creazione; non che Giobbe potesse saperlo così presto, non era il primo uomo che nasceva, né era fatto prima dei colli, ma era di ieri, e relativamente non sapeva nulla; ma il senso è che questa che stava per essere pronunciata era una vecchia massima stabilita, di cui c'erano stati numerosi esempi,

poiché l'uomo, o "Adamo",

fu posto sulla terra; riferendosi alla messa di Adamo in Eden per abbellire il giardino e custodirlo; e ogni uomo, da allora, è posto sulla terra per ordinazione, e secondo la volontà di Dio, dove e per gli scopi che vuole: gli esempi che Zofar potrebbe avere in vista sono forse l'espulsione dei nostri progenitori dal paradiso, lo stato vagabondo di Caino, la distruzione del vecchio mondo da parte di un diluvio, e di Sodoma e Gomorra con il fuoco dal cielo; che mostrano che Dio, presto o tardi, dà segni manifesti del suo dispiacere per il peccato e per i peccatori, prendendoli per questo. Ciò che intende è il seguente

5 Versetto 5. Che il trionfo degli empi [è] breve,

La loro prosperità e felicità esteriore, di cui si vantano, e in cui si gloriano e trionfano per un po'; all'inizio gli amici di Giobbe partirono con questa idea, che i malvagi non sono mai fioriti e prosperati, ma è sempre andata male per loro nella Provvidenza; ma essendo stati sconfitti da ciò, ammettono che potrebbero essere per un breve periodo in circostanze fiorenti e prospere, ma è solo per un breve periodo; il che può essere vero in molti casi, ma non è invariabile e senza eccezione: il senso è che è solo da poco che sono in tanta allegria e allegria, e trionfano sui loro vicini, come se si trovassero in circostanze più vantaggiose di loro; questo è detto nel testo originale che è "da vicino"; è solo poco tempo fa quando è iniziato; e; poiché il Targum lo parafrasa, sarà rapidamente terminato:

e la gioia dell'ipocrita [ma] per un momento; La parola "malvagio", nella prima frase, può significare la stessa persona qui chiamata "ipocrita"; ma in quanto ciò significa uno irrequieto e fastidioso, uno che è empio e privo del timore di Dio, che non ha in sé altro che malvagità, che la commette continuamente e vi è abbandonato; si potrebbe pensare che non si applichi al carattere di Giobbe, che Zofar aveva nella sua visione, e quindi questo è aggiunto come descrittivo di lui: un ipocrita è colui che sembra essere di non essere santo, giusto, buono e pio; che professa di avere ciò che non ha, la vera grazia di Dio, e finge di adorare Dio, ma non lo fa cordialmente e secondo giusti principi; e che cerca se stesso in tutto ciò che fa, e non la gloria di Dio: ora ci può essere gioia in questo tipo di persone; possono ascoltare i ministri con gioia, come Erode udì Giovanni e ricevere la parola con gioia, come facevano gli ascoltatori della pietraia, Marco 6:20 4:16 ; può sembrare che si diletti nelle vie e nelle ordinanze di Dio, e persino che abbiano un assaggio dei poteri del mondo a venire, e alcuni pensieri piacevoli e speranze del cielo e della felicità; così come trionfano e si vantano della loro professione religiosa e dell'adempimento dei doveri, e si rallegrano delle loro vanterie, che è male; ma allora questo è come i piaceri del peccato, che sono solo per una stagione, o come il crepitio delle spine sotto una pentola, che fanno un gran rumore e divampano, ma presto finiscono, Ecclesiaste 7:6 ; e così la loro gioia per le cose civili e religiose. È possibile che Zofar sia stato così malvagio da riferirsi al trionfo della fede di Giobbe, Giobbe 19:25 ; e con ciò suggerirebbe che la sua fede in un Redentore vivente, e la gioia di esso che professava, sarebbero presto finite e non più; il che mostra di quale spirito fosse

6 Versetto 6. Anche se la sua eccellenza sale fino al cielo,

Sebbene, nella grandezza e nella gloria mondana, arrivasse a un livello tale come il monarca assiro era ambizioso, come ascendere al cielo, esaltare il suo trono al di sopra delle stelle di Dio ed essere come l'Altissimo; o essere paragonabile a un tale albero, mediante il quale si esprime la grandezza del regno di Nabucodonosor, la cui altezza è arrivata fino al cielo, Isaia 14:12,14; Daniele 4:11 ;

e la sua testa si protende fino alle nuvole; innalzandosi con orgoglio, a causa della sua grandezza, e guardando con disprezzo e disprezzo gli altri; la versione dei Settanta è: "se i suoi doni salgono al cielo", ecc. che ben concorda con un ipocrita che possiede grandi doni e ne è orgoglioso; poiché Cafarnao era altamente favorita dalle cose esterne, come la presenza di Cristo, il suo ministero e i suoi miracoli, e così si diceva che era esaltata fino al cielo, tuttavia, a causa della sua impenitenza e incredulità, doveva essere portata all'inferno, Matteo 11:23

7 Versetto 7. [Eppure] perirà per sempre come il suo stesso sterco,

Non solo in questo mondo, ma nel mondo a venire, sia nella sua sostanza esteriore qui, sia nel suo corpo nella tomba, e nella sua anima per tutta l'eternità, e ciò nel modo più vergognoso e vergognoso, egli perirà nella sua stessa corruzione, e come il suo stesso sterco inevitabilmente, che non sarà mai più rimesso al suo posto. I cadaveri erano considerati dagli antichi come sterco, e i cadaveri degli uomini devono essere gettati via piuttosto che sterco; e gli Arabi erano soliti seppellire nei letamaio anche i loro re; a cui alcuni pensano che l'allusione sia:

Quelli che l'hanno visto diranno: Dov'è? coloro che prima lo guardavano, nella sua prosperità, con meraviglia e stupore per la sua grandezza e grandezza, ora rimosso dal suo splendore esteriore, o dal mondo, dalla morte, domandano dove sia, non potendo vederlo nel suo antico splendore, né nella terra dei viventi; vedi Giobbe 14:10

8 Versetto 8. Volerà via come un sogno e non sarà più trovato,

O come un sogno che è stato dimenticato, come lo era quello di Nabucodonosor, e non può essere recuperato, o come la materia e la sostanza di un sogno che, anche se ricordato, è una mera illusione, come quando un uomo affamato o assetato sogna di mangiare o bere, ma, svegliandosi, si ritrova vuoto e per nulla ristorato; ciò che immaginava è fuggito e scomparso, e in verità non ha mai avuto alcuna esistenza se non nella sua immaginazione, Isaia 29:8 ;

sì, sarà scacciato come una visione della notte; o lo stesso di un sogno notturno, o quello che un uomo immagina di vedere nel suo sogno; o come un semplice spettro o apparizione, che è un semplice fantasma e, quando viene seguito e inseguito, svanisce e scompare; così un tale uomo prima descritto è cacciato dal mondo, e non vi si vede più, vedi Giobbe 18:18 ; la prima clausola, secondo Sephorno, si riferisce alla generazione del diluvio, e la seconda all'uccisione dei primogeniti d'Egitto nella notte

9 Versetto 9. Anche l'occhio che l'ha visto non lo vedrà più,

In questo mondo, occupato negli affari della vita e occupato in occupazioni mondane, e specialmente nella grandezza che a volte era, se non rimosso dalla morte; ma il primo senso sembra più gradevole da ciò che segue:

né il suo luogo lo vedrà più; gli uomini del suo posto, come Ben Gersom, quelli che vivevano nello stesso posto in cui viveva lui; o non sarà più visto, conosciuto e riconosciuto come il padrone, il proprietario e il proprietario della casa in cui ha precedentemente dimorato; questo sembra essere preso dalle parole di Giobbe stesso in Giobbe 7:10. Il commentatore ebreo di cui sopra interpreta questo versetto del Faraone e degli Egiziani, che Mosè e gli Israeliti non avrebbero più visto, Esodo 10:29 14:13

10 Versetto 10. I suoi figli cercheranno di piacere ai poveri,

In questo e in alcuni versetti seguenti viene descritto lo stato miserabile di un uomo malvagio, e che inizia con i suoi figli, che sono spesso visitati in collera per i peccati dei loro genitori, specialmente quando calpestano i loro passi e seguono il loro esempio; ed è un'afflizione per i genitori vedere i loro figli in difficoltà, e particolarmente a causa loro, e persino esserne minacciati. Secondo la nostra versione, il senso di questa clausola è che dopo la morte di un uomo malvagio i suoi figli cercheranno di guadagnarsi la benevolenza e il favore dei poveri che sono stati oppressi da lui, affinché non possano rimproverarli, o vendicarsi di loro, o rivolgersi al magistrato civile per ottenere giustizia; ma Jarchi rende le parole:

"il povero opprimerà o distruggerà i suoi figli";

e così il margine della nostra Bibbia, che, adirato per il cattivo uso dei loro genitori, si getterà su di loro con grande ira e li distruggerà, Proverbi 28:3 ; e lo stesso scrittore ebreo trattiene le parole agli uomini di Sodoma, che furono oppressivi e crudeli con i poveri; o piuttosto il senso è che i figli dell'uomo malvagio saranno ridotti a una povertà così estrema, che cercheranno anche sollievo dai poveri, e li supplicheranno e supplicheranno di dare loro qualcosa della loro piccola miseria; con cui sono d'accordo gli altri, in buona misura, che rendono le parole: "I suoi figli piaceranno, [essendo] poveri"; sarà un piacere e una soddisfazione per coloro a cui sono stati offensi, vedere i loro figli mendicare il loro pane di porta in porta, vedi Salmi 109:5,10 ;

e le sue mani restituiranno i loro beni: o "per le sue mani", ecc.; e così sono una ragione per cui i suoi figli saranno così ridotti dopo la sua morte da aver bisogno del sollievo degli altri, perché il loro genitore, durante la sua vita, è stato costretto a restituire i suoi beni mal ottenuti, così che alla fine non aveva nulla da lasciare ai suoi figli alla sua morte; poiché questa restituzione di cui si parla non è volontaria, ma forzata. Sephorno pensa che si faccia riferimento agli Egiziani che prestavano gioielli e altre ricchezze agli Israeliti, per cui erano obbligati a ripagare seicentomila uomini per il loro servizio

11 Versetto 11. Le sue ossa sono piene [dei peccati] della sua giovinezza,

L'uomo è nato nel peccato, ed è trasgressore fin dal grembo materno; e l'età giovanile è dipendente da molti peccati, come l'orgoglio, la passione, la lussuria, il lusso, l'intemperanza e l'impurità; e questi sono talvolta ricordati, e gli uomini ne sono convinti, e corretti per essi, quando sono più avanti negli anni; e se non si fermano in essi, e riformati da essi, sono continuati in una vecchiaia; e i loro effetti si vedono nelle malattie corporali, che una vita dissoluta porta su di loro, non solo per il marciume e il consumo della loro carne, ma per la putrefazione delle loro ossa; sebbene ciò possa essere inteso per l'intero corpo, le ossa, le parti principali e più forti, sono messe per il tutto, e denotano quel generale decadimento e deperimento che la gola, l'ubriachezza e l'impurità portano, vedi Proverbi 5:11-14 ; Alcuni interpretano questo come peccati "segreti", come si pensa che la parola significhi, i quali, se non purificati e perdonati, saranno trovati e addebitati su di loro, e saranno portati in giudizio, ed essi puniti per loro, Salmi 90:8; Ecclesiaste 12:14 ;

che giacerà con lui nella polvere: essere nella polvere è essere nello stato di morto, giacere nella tomba, dove gli uomini giacciono e dormono come su un letto; e questo è comune agli uomini buoni e cattivi, tutti dormono nella polvere della terra, ma con questa differenza, i peccati degli uomini malvagi giacciono con loro; vivendo nel peccato, muoiono nei loro peccati; non che i loro peccati muoiano con loro, e non ci siano più, ma rimangono su di loro, e con loro, e risorgeranno con loro, e li seguiranno fino al giudizio, e rimarranno con loro dopo, e la colpa e il rimorso di cui saranno sempre sulle loro coscienze, ed è quel verme che non muore mai: di costoro è detto: che sono scesi all'inferno con le loro armi da guerra; con la stessa inimicizia contro Dio, contro Cristo, contro il suo popolo e contro tutto ciò che è buono, hanno avuto durante la loro vita, e hanno posto le loro spade sotto il loro capo; nella tomba, e risorgeranno con lo stesso spirito di vendetta che hanno sempre avuto contro i santi, vedi Apocalisse 20:8,9 ; ma le loro iniquità ricadranno sulle loro ossa; entrambi, e la loro punizione, Ezechiele 32:27. L'ultimo commentatore ebreo menzionato interpreta l'intero versetto di Balaam, che morì all'età di trentatré anni, e la cui prosperità morì con lui, senza lasciare nulla ai suoi figli; e così interpreta i seguenti versetti della maledizione che fu costretto a nascondere, che avrebbe volentieri pronunciato, e delle ricchezze che ricevette da Balak caddero nelle mani degli Israeliti

12 Versetto 12. Quand'anche la malvagità fosse dolce nella sua bocca,

Che può riguardare qualche peccato particolare, e dal contesto sembra essere il peccato di cupidigia, o di ottenere ricchezze in modo illecito, che è molto dolce e gradito agli uomini malvagi, mentre sono in tali ricerche che hanno successo; e così il signor Broughton lo rende con "torto"; sebbene possa essere applicato al peccato in generale, che è "malvagità", o un male, essendo contrario alla natura pura e santa, alla volontà e alla legge di Dio; ed è malvagio nei suoi effetti sugli uomini, avendoli privati dell'immagine e della gloria di Dio, e li ha esposti alla sua ira, alle maledizioni della sua legge e alla morte eterna. Ora, questo è "dolce" per un uomo non rigenerato, che mente e assapora le cose della carne, il cui sapore non è cambiato, ma è come lo era dalla sua nascita, e che chiama dolce il dolce e l'agrodolce; Un tale uomo prova lo stesso piacere nel peccato che un uomo ha nel suo cibo, beve l'iniquità come l'acqua e commette il peccato con avidità; poiché per lui è naturale che sia concepito, nato e allevato in esso; Inoltre, alcuni peccati sono quelli che sono più particolarmente chiamati peccati di costituzione, ai quali alcuni sono particolarmente assuefatti, e nei quali provano un particolare piacere e piacere; Questi sono come la mano destra o l'occhio destro, e non possono essere persuasi, in ogni caso, a separarsene:

[sebbene] lo nasconda sotto la lingua; non per il gusto di nasconderlo, né per negarlo, dissimularlo o scusarlo, ma per godere di più piacere in esso; come un uomo goloso, quando ha in bocca un boccone di dolcezza, non lasciarlo andare subito in gola, ma arrotolarlo sotto la lingua, affinché possa averne tutto il piacere che può; Così un uomo malvagio concepisce il peccato nel suo cuore, lo tiene nella sua mente, lo rigira nei suoi pensieri, e la sua meditazione su di esso è dolce; ed è così lontano dal nasconderlo agli altri, che lo dichiara apertamente, lo racconta liberamente e si compiace nel farlo: "gli stolti si fanno beffe del peccato"; è il loro svago e svago

13 Versetto 13. [Sebbene] lo risparmi,

Non che se ne nutra con parsimonia, perché ne mangia liberamente e abbondantemente, con grande entusiasmo e avidità; ne progetta la gratitudine per lui; non lo sputa come ripugnante, avendolo assaggiato, ma lo considera dolce e piacevole; lo risparmia come Saul risparmiò Agag, e come un uomo risparmia il suo unico figlio; essendo il peccato un fanciullo, un monello di un uomo malvagio, e perciò gli è caro:

e non abbandonarlo, come non farà mai, finché non sia pienamente convinto del male di esso, e non diventi per lui estremamente peccaminoso, e così ripugnante e sgradevole; e ne sia trattenuto dalla grazia di Dio, e da essa reso capace di abbandonarlo, perché tale trova solo misericordia, Proverbi 28:13 ;

ma tienilo fermo nella sua bocca; come un epicureo, che non lascerà che il suo cibo gli scenda rapidamente in gola nello stomaco, per poter avere il piacere maggiore nell'assaggiarlo, nell'assaggiarlo e nel gustarlo; come Filoseno, che desiderava la sua gola lunga quanto quella di una gru, per poter gustare più a lungo la dolcezza di ciò che mangiava e beveva; Così l'uomo malvagio tiene il peccato nella sua bocca, non trattenendo la sua bocca dal parlare male, piuttosto non confessandolo, ma principalmente perseverando e persistendo in esso, per poter avere in esso tutto il piacere e la soddisfazione che si è ripromesso

14 Versetto 14. [Eppure] la sua carne nelle sue viscere è rivoltata,

O "il suo pane", al quale il peccato è paragonato, essendo ciò in cui il peccatore vive e di cui vive, ciò in cui si fortifica e con il quale è nutrito fino al giorno della macellazione, e per mezzo del quale cresce e procede verso una maggiore empietà, sebbene nella discendenza si trovi in circostanze di fame e fame; poiché questo è pane di inganno, e si rivela essere cenere e ghiaia pietre; promette piacere, profitto, libertà e impunità, ma è tutto il contrario; come la carne si rigira nello stomaco di un uomo quando non digerisce in lui, o piuttosto il suo stomaco si rivolge contro di esso, e invece di essere piacevole e gradevole per lui, lo angoscia e lo mette a disagio; il peccato essendo paragonato alla carne nelle viscere, denota la finitura di in dopo che è stato concepito nella mente, e completato nell'atto:

[è] il fiele degli aspidi dentro di lui; che è amaro, ma non veleno; cosa che ancora Plinio suggerisce, ma sembra che non sia un fatto. Il peccato è una cosa malvagia e amara, e produce amara tristezza, e rende amara l'opera per il ravvedimento negli uomini buoni, Geremia 2:19 Matteo 26:75 ; e riempie di angoscia inesprimibile e intollerabile negli uomini malvagi, come in Caino e Giuda in questo mondo, e di nera disperazione, pianto e stridore di denti, e terribili orrori della coscienza, nel mondo a venire, per tutta l'eternità; Il suo effetto è la morte eterna, la seconda morte, inevitabile ed eterna rovina e distruzione

15 Versetto 15. Ha inghiottito ricchezze,

Non il suo, ma quello di un altro, di cui lo ha spogliato e divorato, con tanta avidità, piacere e delizia, come un uomo affamato ingoia il suo cibo; avere un amore eccessivo e smodato per le ricchezze, e un desiderio insaziabile per esse, che lo fanno non fermarsi davanti a nulla, anche se così illecito, per ottenerle; e quando li ha in suo possesso, li crede sicuri come il cibo che ha nel ventre, e non si sogna mai una volta di restituirli, cosa che tuttavia deve fare, come segue:

ed egli li vomiterà di nuovo; cioè, ristabiliscili, non liberamente, ma con forza, con grande riluttanza, molto dolore d'animo e lamentele di coscienza:

Dio li caccerà dal suo ventre; lo obbligherà a respingerli, lavorando sul suo cuore, rendendo la sua mente inquieta, caricando la sua coscienza di colpa, così che non avrà né riposo né pace finché non l'avrà fatto; quand'anche fossero come carne nel suo ventre dentro di lui, non rimarranno con lui; anche se sono nella sua casa, nei suoi forzieri o nei suoi granai, saranno presi di là

16 Versetto 16. Succhierà il veleno degli aspidi,

O "la testa degli aspidi"; perché il loro veleno sta nelle loro teste, in particolare nei loro "denti"; o piuttosto è un liquore nelle gengive, giallo come l'olio; secondo Plinio, nella copulazione il maschio mette la testa nella bocca della femmina, che lei succhia e rosicchia attraverso la dolcezza del piacere, poi concepisce i suoi piccoli, che le mangiano il ventre; Questo non deve essere compreso del peccato dell'uomo, allora sarebbe stato espresso al passato o al presente, come se ciò fosse dolce per lui nel commetterlo, succhiato come il latte dal petto o il miele dal favo di miele; tali erano i suoi espedienti e i suoi metodi astuti, e il successo di essi nell'ottenere ricchezze, ma nella questione si rivelò come il veleno degli aspidi, pernicioso e mortale per lui, che lo fece vomitare di nuovo; perché il veleno eccita il vomito, ma della punizione del suo peccato; poiché mettere a morte gli uomini con il veleno degli aspidi era una punizione inflitta da alcuni ai malfattori; e tuttavia, è morte certa, e immediatamente e rapidamente spedisce, e senza senso; così il salario del peccato è la morte, e non c'è modo di evitarlo, e viene insensibilmente sugli uomini carnali; Non se ne rendono conto, e non se ne preoccupano, finché nell'inferno alzano gli occhi come fece il ricco:

la lingua della vipera lo ucciderà; sebbene morda con i denti, tuttavia, quando sta per mordere, tira fuori la lingua, e talvolta gli viene attribuito il suo veleno; sebbene si dica che [z] è del tutto innocuo, e quindi non deve essere inteso in senso letterale, ma figurativamente della lingua di un detrattore, di un calunniatore e di un falso accusatore, come Doeg; ma non può essere il senso qui, poiché la caduta della persona qui descritta non avverrebbe in alcun modo; ma la frase: come prima, denota la morte certa e immediata di un uomo così malvagio; poiché il morso di una vipera era sempre considerato incurabile, ed emesso in morte improvvisa, vedi Atti 28:3-6

17 Versetto 17. Non vedrà i fiumi,

Di acqua, o incontrarne qualcuno per placare la sua sete, che il veleno eccita, e così fa desiderare all'uomo l'acqua, e desiderarne grandi quantità; ma questo non sarà concesso all'empio; questo potrebbe essere illustrato nel caso del ricco all'inferno, che desiderava una goccia d'acqua fresca per rinfrescarsi la lingua, ma non poté averla, Luca 16:24 ; sebbene qui si intenda piuttosto l'abbondanza di cose buone, vedi Isaia 48:18 ; nonché le seguenti espressioni:

le inondazioni, i ruscelli di miele e burro; o "crema"; che sono espressioni iperboliche, che denotano la grande profusione e abbondanza di benedizioni temporali, che o il ricco avido era ambizioso di ottenere, e sperava di godere, cercando e promettendo a se stesso grandi cose, che tuttavia non avrebbe mai raggiunto; oppure il senso è, sebbene avesse goduto di una tale abbondanza e fosse stato in una così grande prosperità da avere miele e burro, o tutte le cose buone temporali, che scorrevano intorno a lui come fiumi, inondazioni e ruscelli; eppure non dovrebbe "vederli più", così Broughton legge le parole; e forse Zofar può avere rispetto per l'abbondanza che Giobbe possedeva una volta, ma non dovrebbe più, e che è da lui stesso espresso con tali metafore, Giobbe 29:6 ; sì, anche le cose buone spirituali ed eterne possono essere progettate, e la loro abbondanza, come spesso avviene nelle Scritture, dal vino, dal latte e dal miele; come i mezzi della grazia, la parola e le ordinanze, le benedizioni della grazia dispensate e comunicate attraverso di essi; la pace e la gioia spirituali, chiamate i fiumi del piacere; l'amore di Dio e i suoi ruscelli, che rallegrano il suo popolo; sì, gloria e felicità eterne, significate dal vino nuovo nel regno di Dio, e da un fiume d'acqua di vita, e da un albero di vita per mezzo di esso, vedi Isaia 55:1 66:12 Gioele 3:18 Salmi 36:8 46:4 Apocalisse 22:1,2 ; che sono ciò che gli uomini carnali e gli ipocriti non vedranno né godranno mai; e mentre Zofar considerava Giobbe un uomo del genere, egli può avere una visione principale di lui, e obiettare ciò alla visione beatifica di Dio, e al godimento della felicità eterna che ha promesso a se stesso, Giobbe 19:26,27. Bar Tzemach osserva che queste parole devono essere lette con una trasposizione così: "non vedrà fiumi [d'acqua], fiumi di miele e ruscelli di burro"

18 Versetto 18. Ciò per cui ha lavorato lo restituirà,

Questo spiega ciò che prima era espresso figurativamente con il vomito, Giobbe 20:15 ; e deve essere interpretato sia ciò per cui un altro ha lavorato; così il Targum lo parafrasa,

"il lavoro di un altro";

e il signor Broughton lo rende "egli restituirà ciò che il dolore dell'uomo riceve": e allora il senso è che ciò che un altro ha ottenuto con il suo lavoro, venendo in un modo o nell'altro nelle mani di quest'uomo rapace, avido, malvagio, sarà obbligato a restituirglielo di nuovo; o il salario dell'operaio essendo trattenuto nelle sue mani, egli sarà costretto a darglielo, come gli Egiziani, prestando agli Israeliti i loro gioielli d'oro e d'argento, restituivano loro il salario dovuto per tutto il loro lavoro tra loro per molti anni; oppure questo è da intendersi per ciò per cui aveva lavorato l'uomo malvagio stesso, che con molta fatica e fatica, oltre che con inganno e artificio, aveva preso nelle sue mani le ricchezze degli altri; ma doveva essere obbligato a ristabilirlo, e insieme a ciò anche ciò per cui aveva lavorato, e aveva ottenuto anche in modo onesto e lecito, la maratona dell'ingiustizia che corrompeva e rovinava tutta la sua sostanza.

e non lo inghiottirà; o "non avere il tempo di divorarlo", come il signor Broughton; sarà costretto a restituirlo così presto, che sarà come se non l'avesse mai avuto; non ne avrà alcun godimento, almeno nessuna comodità, piacere e soddisfazione in essa.

secondo la [sua] sostanza [sarà] la restituzione; la legge di Mosè richiedeva, in alcuni casi, il quadruplo, in altri il quintuplo, e talvolta il settuplo era richiesto; e se un uomo non aveva abbastanza per pagare, tutte le sue sostanze dovevano andare a pagare, e in questo modo ciò che otteneva legittimamente andava insieme a ciò che era ottenuto in modo illecito, come prima, vedi Esodo 22:1 Proverbi 6:31 ;

e non se ne rallegrerà; non nella restituzione che è costretto a fare, essendo molto contro la sua volontà; né nella sua sostanza illecita, almeno per un po' di tempo, come in Giobbe 20:5 ; egli non ne godrà, né ne avrà diletto e piacere, né ne glorierà, come gli uomini sono inclini a fare; Il signor Broughton legge questo in relazione alla clausola precedente così:

"e non rallegratevi mai della ricchezza per la quale deve dare una ricompensa".

19 Versetto 19. perché ha oppresso e abbandonato i poveri,

Dopo aver oppresso, schiacciato e fatto a pezzi i poveri, li lascia così senza pietà e compassione per loro, e senza dare loro alcun sollievo; prima con l'oppressione li rende poveri, o comunque ancora più poveri, e poi li lascia in tali circostanze; poiché ciò non suppone che una volta egli sia stato un favorito di loro, e abbia offerto loro assistenza nelle loro necessità, e poi li abbia abbandonati; ma piuttosto, come Ben Gersom dà il senso, non lascia i poveri finché non li ha oppressi e schiacciati, e allora lo fa; La lettura di Broughton delle parole concorda con il primo senso: "egli opprime e lascia i poveri":

[perché] ha demolito con la violenza una casa che non aveva costruito; una casa che non gli apparteneva, non aveva proprietà né diritto sulla quale, non avendo comprato, non aveva costruito; e quindi non poteva avanzare alcun diritto su di esso, eppure lo prese in modo violento dal legittimo proprietario di esso, vedi Michea 2:2 ; o "e", o "ma non lo costruirà", o "non lo costruisce"; lo portò via con l'intenzione di abbatterlo, e costruire un palazzo maestoso nella sua stanza; ma o gli fu tolta la sostanza, o gli fu tolta dalla morte prima che potesse finirla, e così o per negligenza, o mancanza di opportunità, o di denaro, non ha fatto quello che pensava di aver fatto

20 Versetto 20. Certamente non sentirà la quiete nel suo ventre,

O la felicità nei suoi figli, così alcuni a Bar Tzemach; piuttosto non avrà soddisfazione nella sua sostanza; quand'anche il suo ventre fosse pieno di tesori nascosti, esso non gli darà soddisfazione; sarà estraneo a quell'arte divina, ma avrà sempre un desiderio irrequieto di più, che è il suo peccato; ma qui si intende piuttosto la punizione, e il senso è che egli non avrà quiete nella sua coscienza, nessuna pace mentale, a causa del suo peccato nell'ottenere ricchezze in modo illecito:

non risparmierà di ciò che ha desiderato; delle sue cose desiderabili, dei suoi beni, delle sue ricchezze, delle sue ricchezze e persino dei suoi figli, tutti scomparsi, e nessuno si salvò; si può avere rispetto in particolare per il caso di Giobbe, che fu spogliato di tutto, di tutte le sue sostanze e dei suoi figli

21 Versetto 21. Non rimarrà nulla del suo cibo,

Non nel suo ventre tutto sarà gettato in aria, nulla delle sue sostanze sarà lasciato per sé o per gli altri, nessuna delle sue ricchezze per i suoi figli o eredi, essendo tutto consumato. O questo può rispettare la prodizia o l'avarizia della sua vita, che egli stesso dovrebbe vivere in un grande lusso, ma non prendersi cura dei poveri, oppure tenere una tavola così meschina, che non sarebbe rimasto nulla per i poveri, nemmeno qualche briciola da far cadere; ma il primo senso sembra il migliore; anche se alcuni rendono le parole: "Non ne resterà più nessuno per il suo cibo", o per le sue sostanze; egli non lascerà figli, non avrà eredi, tutta la sua famiglia sarà sterminata, vedi Giobbe 18:19 ;

perciò nessuno cercherà i suoi beni; perché non ci sarà nessuno che li cercherà; o piuttosto non ci sarà nessuno da cercare, essendo tutti scomparsi: un uomo in buone condizioni di vita, i suoi eredi si aspettano di godere molto alla sua morte, ma quando è spogliato di tutto, come lo fu Giobbe, i suoi parenti e amici non si aspettano di avere nulla alla sua morte; e quindi non pensano che valga la pena di guardarsi fuori, o di informarsi se c'è qualcosa per loro o no, vedi Giobbe 20:28

22 Versetto 22. Nella pienezza della sua sufficienza sarà in ristrettezze,

Poiché, sebbene possa avere non solo una competenza sufficiente per vivere, ma anche una pienezza di benedizioni temporali, abbi tutto ciò che il cuore può desiderare, o di più, anche cose buone, e molte di esse messe da parte per molti anni; eppure in mezzo a tutto ciò sarà ridotto alle estreme ristrettezze e difficoltà, o per paura di perdere ciò che ha, tanto che la sua abbondanza non gli permetterà di dormire la notte, né di godere di un'ora di piacere durante il giorno; o essendo di spirito così ristretto, nonostante la sua pienezza, che non può permettersi di mangiare del frutto delle sue fatiche, e gioirne; o temendo, nonostante tutta la sua abbondanza, di arrivare al bisogno e alla povertà; o piuttosto, mentre si trova nelle circostanze più floride e nel culmine della sua prosperità, viene improvvisamente, come lo fu Nabucodonosor, spodestato di tutto e ridotto all'estremo, Daniele 4:31-33 ; il Targum è,

"quando la sua misura sarà colmata, si vendicherà di lui":

ogni mano dell'empio verrà su di lui, o dell'operaio, come il Targum, al cui salario ha trattenuto o gli ha tolto ciò per cui aveva lavorato; e così Broughton,

"la mano del ferito o del contristo";

a coloro a cui era stato offensivo e si era addolorato per le sue oppressioni nei loro confronti; o piuttosto ogni uomo malvagio fastidioso, la mano di ogni ladro o brigante; Sembra che si abbia rispetto per la mano dei Sabei e dei Caldei, che era stata su Giobbe e le sue sostanze

23 Versetto 23. [Quando] sta per riempire il suo ventre,

O in senso letterale, quando sta per consumare un pasto ordinario per soddisfare la natura; o in senso figurato, quando cerca di accrescere le sue ricchezze terrene, e i suoi granai e forzieri, e si sforza di ottenere soddisfazione in essi:

[Dio] getterà su di lui il furore della sua ira; o "mandalo su di lui"; dai suoi tesori, che sono accumulati presso di lui, Deuteronomio 32:34,35 ; nella sua coscienza, e riempilo di un terribile senso e apprensione di esso, e ciò con grande forza e violenza, e gettalo, e versalo su di lui come fuoco, o qualsiasi liquore bollente, il che è molto terribile e intollerabile. Questo significa l'indignazione di Dio contro il peccato, e la sua giusta punizione di esso, secondo il rigore della sua giustizia; a volte mostra solo un po' di ira e di dispiacere, non suscita tutta la sua ira; ma qui è minacciato che lo getterà, e lo riverserà in grande abbondanza, anche "la furia" di esso, nel modo più terribile e terribile:

e lo farà piovere su di lui mentre mangia; che significa che l'ira di Dio si rivelerà dal cielo contro di lui, da dove viene la pioggia; che cadrà su di lui dall'alto, invisibile, all'improvviso e inconsapevolmente, e verrà con una forza e una violenza a cui non si può resistere, e in grande abbondanza e profusione. L'allusione sembra essere alla pioggia di fuoco e zolfo su Sodoma e Gomorra, i cui abitanti si stavano concedendo di gratificare la carne, quando quel giudizio venne su di loro, Luca 17:28,29 ; e così fu per gli Israeliti, quando peccarono contro Dio nel deserto, Salmi 78:30,31 ; forse Zofar potrebbe dare un'occhiata ai figli di Giobbe che vengono uccisi mentre mangiavano e bevevano nella casa del loro fratello maggiore, Giobbe 1:18,19. Alcuni lo rendono "sul suo cibo"; la sua carne, una maledizione che la accompagna, mentre la mangia, la sua tavola diviene per lui un laccio; o sulle sue ricchezze e ricchezze, egli si sforza di riempire il suo ventre o di saziarsi; e altri, "sulla sua carne", come il Targum; o "nella sua carne"; come Broughton, e così tanti commentatori ebrei intendono il suo corpo, riempiendolo di malattie, così che non c'è salute in esso, ma è nel dolore, e si consuma, e consuma; e si può riferire al caso di Giobbe, essendo il suo corpo pieno di foruncoli e ulcere

24 Versetto 24. Egli fuggirà dall'arma di ferro,

La spada, per paura di essere trafitto con essa; la spada fiammeggiante della giustizia Dio a volte minaccia di prendere, e affilare, e servirsi contro gli uomini empi; la spada di Dio, come osserva Bar Tzemach, è qui espressa figurativamente; fuggire da esso, o tentare di fuggire da esso, mostra colpa nella coscienza, pericolo e senso di esso, e paura di cadere in esso, eppure non c'è modo di sfuggire alla mano di Dio, o di fuggire dalla sua presenza:

[e] l'arco d'acciaio lo trafiggerà; cioè, una freccia ricavata da un arco, fatta di acciaio o di ottone, di cui gli archi erano precedentemente fatti, e considerati i più forti e i più forti, vedi Salmi 18:34 ; significava che se fosse sfuggito a forza di un'arma, di una spada o di una lancia usata a portata di mano, eppure, mentre fuggiva, sarebbe stato raggiunto da una che colpiva a distanza, una freccia scoccata da un arco; il senso è che, se un uomo malvagio sfugge a un giudizio, un altro lo seguirà sicuramente, lo raggiungerà e lo distruggerà, vedi Isaia 24:17,18 Amos 5:19

25 Versetto 25. È tratto e viene fuori dal corpo,

Cioè, la freccia con cui un uomo malvagio viene trafitto; o è estratto, ed esce dalla faretra, come Broughton; o piuttosto viene estratto dal corpo di un uomo malvagio, e vi viene fucilato, e ciò affinché possa essere guarito dalla sua ferita se possibile, ma senza scopo, poiché ne consegue:

sì, la spada scintillante esce dal suo fiele; essere spinti in essa, che essendo trafitta e versata, è morte certa e immediata, vedi Giobbe 16:13. Alcuni lo rendono sì, "la spada scintillante dal suo fiele, se ne andrà", o "se n'è andato"; cioè, morirà, o è un uomo morto, non c'è speranza di lui, quando la freccia ha trafitto il suo corpo, e la spada è penetrata nel suo fiele, e ha diviso che:

il terrore [è] su di lui; i terrori della morte, i chiari sintomi di essa che si abbattevano su di lui; i terrori di un terribile giudizio, che lo segue; i terrori della terribile sentenza di condanna che sarà allora pronunciata: "Andate, maledetti", ecc. e i terrori dell'inferno e della morte eterna, significati dall'oscurità assoluta, dal fuoco inestinguibile e dai suoi tormenti incessanti. Alcuni di loro comprendono i diavoli, quegli spiriti terribili che perseguitano gli uomini malvagi nei loro momenti di morte, e sono pronti a portarli allo stagno che brucia con fuoco e zolfo, dove saranno loro compagni per sempre. La parola è talvolta usata per indicare persone gigantesche, che a volte sono terribili con gli altri; e poiché queste sono menzionate insieme alle armi da guerra, Bar Tzemach le interpreta come uomini di forza e di potere, uomini di guerra o soldati, la cui paura cade sugli altri

26 Versetto 26. Tutte le tenebre saranno nascoste nei suoi luoghi segreti,

In tali luoghi di segretezza, dove può promettere a se stesso la salvezza, troverà altre calamità di ogni sorta; o ogni sorta di giudizi lo scopriranno e si abbatteranno su di lui, a volte simboleggiati dalle tenebre, vedi Isaia 8:22 ; o l'oscurità assoluta, l'oscurità dell'oscurità; l'ira eterna, la rovina e la distruzione, sono riposte e conservate nei luoghi segreti di Dio per lui, e giacciono nascoste tra i suoi tesori di vendetta, che egli a suo tempo trarrà fuori di là, e punirà il peccatore colpevole, Giuda 1:13; Deuteronomio 32:34,35 ; o tutto ciò sarà dovuto a peccati segreti, come Ben Gersom lo interpreta; e così il signor Broughton rende le parole "per il suo negozio"; cioè, per la riserva dei suoi peccati, come egli spiega, che, per quanto commessi privatamente e segretamente, saranno portati in giudizio; e quivi le cose nascoste delle tenebre saranno portate alla luce, e per esse sarà pronunciata una sentenza sugli uomini.

un fuoco che non soffia lo consumerà; non soffiato dall'uomo, ma da Dio stesso; che alcuni comprendono di tuoni e fulmini, come quelli che caddero sulle pecore e sui servi di Giobbe, e li consumarono, e che si possono guardare; e altri di qualche cimurro ardente, febbre ardente, ulcere calde, carbonchi, ecc. come quelli che erano in quel momento sul corpo di Giobbe; ma il Targum, meglio, del fuoco dell'inferno; e così tanti commentatori ebrei, così come cristiani; la versione dei Settanta lo rende "fuoco inestinguibile"; e così il signor Broughton; e tale è detto che il fuoco dell'inferno è, Matteo 3:12 Marco 9:43, ecc. e che è un fuoco acceso dal soffio del Signore, come un ruscello di zolfo, Isaia 30:33 ;

andrà male a colui che sarà rimasto nel suo tabernacolo; non solo andrà male all'uomo malvagio stesso, ma anche a coloro che lascia dietro di sé, che abitano nella casa in cui viveva un tempo, con la sua posterità; Dio a volte punisce le iniquità dei padri sui figli

27 Versetto 27. Il cielo rivelerà la sua iniquità,

O Dio il Creatore e Possessore del cielo, che vi abita, ed è talvolta chiamato così, Daniele 4:25; Luca 15:18 ; che vede e conosce tutte le cose, anche quelle più segrete, così come quelle più apertamente impegnate, e le renderà tutte manifeste, prima o poi; oppure gli angeli del cielo, i suoi abitanti, così il Targum; che nell'ultimo giorno sarà impiegato a radunare dal regno di Cristo tutti coloro che trasgrediscono e commettono iniquità, Matteo 13:41,42 ; o i giudizi di Dio che discendono dal cielo, o vi appaiano, e sono dovuti ad esso; come affogare il vecchio mondo aprendo le cateratte del cielo, Genesi 7:11 ; l'incendio di Sodoma e Gomorra con il fuoco e lo zolfo da lì, Genesi 19:24 ; e la distruzione delle persone con il tuono, 2Samuele 22:15; Salmi 144:6, e il fulmine, 1Samuele 2:10; 7:10; Isaia 29:6, e simili; i quali giudizi che cadono sugli uomini, mostrano che sono colpevoli di crimini meritevoli dell'ira di Dio, vedi Romani 1:18 ;

e la terra si solleverà contro di lui; quando ciò diviene sterile per i peccati degli uomini, e da esso sorge nient'altro che cose dannose per l'uomo; quando rivelerà il sangue delle persone assassinate, e alla fine restituirà i morti malvagi che vi sono sepolti; il Targum è,

"gli abitanti della terra";

e può essere interpretato della loro inimicizia, opposizione e ostilità

28 Versetto 28. Il prodotto della sua casa se ne andrà,

O i suoi figli o la sua sostanza. Alcuni lo interpretano, come osserva Kimchi , delle mura della sua casa, a causa di ciò che segue: "scorreranno via", ecc. come se dicesse: le pietre della sua casa cadranno, e la sua abitazione sarà distrutta, secondo Michea 1:6 ; dove una rovina è espressa da un flusso, o colata di pietre:

[e i suoi beni] scorreranno nel giorno della sua ira; nel giorno dell'ira di Dio su di lui, che verrà su di lui come acqua che si spacca sulla terra, senza più utilità e servizio per lui; il Targum lo interpreta come l'olio e il vino, che scorreranno via e cesseranno, e così il signor Broughton lo rende "frutti per la sua casa"; tutti desiderabili e utili, vedi Apocalisse 18:14

29 Versetto 29. Questa [è] la parte di un uomo malvagio da parte di Dio,

Tutto ciò è stato raccontato prima, e che è molto diverso dalla parte di un uomo buono, che è Dio stesso, sia qui che nell'aldilà; l'uomo malvagio ha sì la sua parte da Dio, che gli ha assegnato, ma la sua parte non è se stesso; né è con lui, né con il suo popolo, ma è al massimo e meglio in questa vita, e solo mondana, e d'ora in poi sarà con diavoli e spiriti dannati; e una terribile parte è essere bandito dalla presenza di Dio per tutta l'eternità, e prendere una dimora eterna con tale compagnia:

e l'eredità che Dio gli ha assegnato; non è solo una parte che gli è stata assegnata, ma un'eredità che deve rimanere continuamente con lui; e questo per decreto irreversibile e per nomina di Dio, che ha preordinato gli uomini empi alla condanna, e li ha fatti, costituiti e riservati al giorno dell'ira e della distruzione. Alcuni scelgono di rendere la frase: "e l'eredità della sua parola o delle sue parole è per lui da Dio"; cioè, gli sarà inflitta una punizione, e continuerà con lui come un'eredità, a causa delle sue parole, delle sue parole indecenti, dei suoi discorsi duri e delle bestemmie da lui pronunciate; riferendosi, come si pensa, alle parole che erano cadute dalle labbra di Giobbe

Commentario del Pulpito:

Giobbe 20

1 Versetti 1-29. - Il secondo discorso di Zofar è ancora più duro del primo (cap. 11). Aggiunge rozzezza e maleducazione alla sua precedente veemente ostilità (Versetti. 7, 15). Tutto il suo discorso è una segreta denuncia di Giobbe come uomo malvagio e ipocrita (Versetti. 5, 12, 19, 29), meritatamente punito da Dio per una vita di crimini. Termina profetizzando la morte violenta di Giobbe, la distruzione della sua casa e l'insorgere del cielo e della terra in testimonianza contro di lui (versetti 24-28)

Versetti 1, 2.Allora Zofar il Naamatita rispose e disse: " Perciò i miei pensieri mi inducono a rispondere". Zofar "ha udito il freno del suo biasimo" (versetto 3), cioè il biasimo contenuto nelle ultime parole di Giobbe nel capitolo precedente. Perciò i suoi pensieri sorgono dentro di lui e lo inducono a rispondere. Non può permettere che Giobbe sposti l'onere della colpa e la minaccia della punizione sui suoi amici, quando è lui, Giobbe, il colpevole, su cui incombono i giudizi di Dio. E per questo mi affretterò, anzi, e a causa della mia fretta che è dentro di me (vedi la Versione Riveduta); cioè "perché sono di temperamento precipitoso e impetuoso"

Versetti 1-29. - Zofar a Giobbe: un campione ortodosso alla riscossa

IO UN ORATORE IMPETUOSO TURBATO. Minacciato dalla vendetta divina, Zofar avanza verso il combattimento nella speranza di confondere completamente il suo antagonista. Il suo aspetto, i suoi modi e il suo modo di parlare sono caratterizzati da:

1. Sfida audace. "Perciò", cioè in vista di ciò che hai appena detto; anzi, "tuttavia", cioè nonostante tutti i tuoi discorsi magniloquenti sulla spada. Zofar era rimasto impassibile, sia dal patetico lamento di Giobbe che descriveva il suo abbandono da parte di Dio e dell'uomo, sia dalla sublime espressione di Giobbe riguardo al suo Goel divino-umano. La preghiera di Giobbe per una goccia di pietà umana non aveva fatto alcuna impressione sul suo petto di pietra focaia. L'idea di Giobbe che la legge del castigo che essi predicavano con tanta veemenza avrebbe potuto un giorno ricevere un'illustrazione inaspettata in se stessaGiobbe 19:29

lo aveva toccato nel vivo. Di conseguenza, per nascondere le contorsioni del suo spirito lacerato, assume un aspetto di coraggio che non possiede

2. Perturbazione estrema. L'agitazione interiore del suo spirito egli la tradisce nel suo linguaggio. Le sue cogitazioni erano confuse. I suoi "pensieri" sgorgavano in tutte le direzioni dal suo cuore come le molteplici e intricate ramificazioni di un albero

Confronta - Giobbe 4:16

La parola rappresenta in modo sorprendente l'attività della mente sotto violenta eccitazione. L'anima di Zofar era perplessa. Il discorso di Giobbe aveva avuto il merito di attirare l'attenzione, se non la simpatia, del suo ascoltatore. Aveva mosso i sentimenti, se non aveva convinto il giudizio. E Zofar, se non ascoltava con spirito amorevole, almeno non ascoltava con la mente vuota. Eppure, considerando il turbamento mentale che il discorso di Giobbe aveva prodotto, Zofar avrebbe agito con prudenza se avesse mantenuto un discreto silenzio. I pensieri turbati raramente sono parole sagge o pesanti; e, sebbene l'emozione veemente, specialmente quando è sotto controllo, sia di immenso vantaggio per un oratore, tuttavia un intelletto sconvolto dalla passione è spogliato di qualsiasi potere di convinzione che potrebbe altrimenti possedere

3. Fretta indecente. Indipendentemente dal fatto che ci fosse o meno una pausa tra i diversi discorsi in questa controversia, sembra che Zefiro sia stato eccezionalmente impaziente di colpire il suo avversario e si sia precipitato nell'arena del dibattito come un cavallo da guerra che nitrisce per la battaglia. Se l'impeto dei sentimenti e la moltitudine di idee che le parole di Giobbe provocavano non lo "indussero a rispondere" (versetto 2), almeno gli fornirono quella che sembrava una replica schiacciante all'insolenza schietta che era stato costretto ad ascoltare, una replica fatta e pronta, così che non ebbe bisogno di meditare, ma semplicemente per "seguire i suggerimenti dei suoi pensieri non appena si presentavano" (Carey), cosa che fece. Sarebbe stato infinitamente meglio che Zofar avesse esercitato un po' di autocontrollo, meglio per il proprio credito, poiché "chi è precipitoso di spirito esalta la stoltezza", Proverbi 14:29

poiché anche gli uomini buoni sono inclini a sbagliare quando parlano in fretta, Salmi 116:11

poiché è parte di un uomo saggio "trattenere le labbra", Proverbi 10:19

e il comandamento di Dio di "non essere avventato con la propria bocca", Ecclesiaste 5:2

ma di essere "pronto ad ascoltare, lento a parlare", Giudici 1:19

e poiché "c'è più speranza nello stolto che in colui che è frettoloso nelle sue parole"; Proverbi 29:20

e sarebbe stato meglio per il conforto di Giobbe, dato che le parole affrettate sono raramente parole gentili

4. Risentimento virtuoso. Zofar, "il vero rosa e modello dell'ortodossia" (Cox), era stato minacciato con la spada. Aveva capito perfettamente cosa intendeva Giobbe brandendo (metaforicamente, ovviamente) quell'arma letale davanti ai suoi occhi. Era inteso come un "controllo del suo biasimo" (Versetto 3), un rimprovero per sopraffarlo con disonore, che egli, Zofar, ora scagliò contro l'oratore con disprezzo indignato. Ferire l'autostima di Zofar era stata un'offesa più grave da parte di Giobbe che colpire la sua fede. Zofar "una di quelle teste calde che fingono di combattere per una religione in pericolo, mentre in realtà "sono zelanti solo per la propria vanità ferita" (Delitzsch). Invece di rispondere agli argomenti di Giobbe, cosa che senza dubbio non poteva, egli spazza via, o immagina di cancellare, il disonore gratuito arrecato alla sua reputazione di credente ortodosso con la veemente riaffermazione della fede corrente. È consuetudine per coloro che non possono rispondere alle obiezioni di un avversario indulgere in invettive personali e affermazioni stravaganti

5. Meravigliosa presunzione. Zofar praticamente informa Giobbe che se lui (Zofar) non confonde lui (Giobbe) e le sue dottrine eretiche, non è per mancanza di capacità di farlo. "Lo spirito del suo intelletto", cioè la luce interiore del suo discernimento intellettuale, lo spirito che emana dall'acuta facoltà di percezione che egli sa essere in lui, gli fornisce tutte le informazioni necessarie a tale scopo. Ora, senza dubbio, "c'è uno spirito nell'uomo, e l'ispirazione dell'Onnipotente gli dà intelligenza"; Ma "anche questa è una vanità" che può essere testimoniata sotto il sole, che coloro che hanno il minimo di tale comprensione non di rado suppongono di avere il massimo, mentre coloro che hanno il massimo sono i meno inclini a lodarsi per esso

II LA FEDE ORTODOSSA RIAFFERMATA

1. Con sorpresa sarcastica. Zofar si dichiara stupito che Giobbe avesse bisogno di essere istruito su un punto così ovvio come la legge divina della retribuzione, considerando che

(1) che uomo saggio era Giobbe: "Non sai tu questo?" tu che sai tutto, un'ovvia allusione aGiobbe 19:25); e

(2) Che legge antica era, essendo stata "antica, da quando l'uomo fu posto sulla terra." e quindi sicuramente non al di là della conoscenza di un uomo che poteva guardare alla fine del mondo. L'ironia di Zofar era intelligente, ma non gentile

2. Con evidente gusto. Con malcelato gusto Zofar ripete il dogma popolare del tempo, che "il trionfo dell'empio è vicino [letteralmente, 'viene da vicino'], e la gioia dell'ipocrita solo per un momento", aggiungendo che "sebbene la sua eccellenza", o esaltazione, "salisse in cielo, tuttavia perirà per sempre"; parole che suggeriscono

(1) il carattere superficiale della felicità dell'uomo irreligioso, che deriva comunemente dalle cose a portata di mano, dalle comodità della creatura da cui è circondato;

(2) la breve durata della speranza dell'uomo malvagio, che è solo "da vicino", cioè di origine recente, e continua solo per un breve spazio, essendo destinata a perire alla fine del breve giorno della vita al più lontano;

(3) l'apparente elevazione della pietà dell'ipocrita, che spesso sembra indossare uno straordinario aspetto di santità, ponendo la testa tra le nuvole, mentre i santi comuni hanno molto da fare per camminare sulla terra senza inciampare; Isaia 65:5; Matteo 23:14; Luca 18:11

(4) l'assoluta certezza della sconfitta dell'empio, poiché egli sarà ancora gettato giù dalla più alta posizione di sicurezza fino agli abissi più bassi della degradazione; Isaia 14:13-15 - AM 9:2 - Abdia 1:4

(5) la terribile completezza della distruzione del peccatore: egli perirà, e ciò per sempre. Se Zofar fosse stato un uomo di spirito tenero, invece di un bigotto feroce e focoso, non avrebbe esultato con tale diabolica gioia per un destino così spaventoso anche nell'immaginazione

3. Con varie illustrazioni

(1) Una metafora grossolana. L'uomo malvagio perirà "come il suo stesso sterco", cioè con orrore e disprezzo 1Re 14:10; 2Re 9:37; Salmi 83:10; Geremia 8:2

-- un sentimento che, sebbene non espresso in un linguaggio educato, è talvolta verificato in questo mondo nel caso di noti trasgressori, e nell'altro mondo si dimostrerà certamente vero per tutti gli empi

(2) Un'immagine impressionante. L'uomo malvagio e prospero è paragonato a un sogno inconsistente, che, con la sua fantasmagoria magica, eccita molto la fantasia del dormiente, ma che svanisce, quando la notte è passata, nel limbo dell'oblio. Ciò che Zofar qui afferma dell'individuo è vero per gli uomini in generale. La vita peccaminosa è una tremenda irrealtà; Spesso può assumere forme imponenti, affascinanti per gli spettatori; ma, dopo tutto, è solo un'ombra pretenziosa, che scomparirà quando, all'alba del giorno eterno, l'uomo buono si sveglierà. Solo la vita pia ha solidità e continuità

(3) Un testo preso in prestito. Zofar plagia un sentimento (Versetto 9) da un precedente indirizzo di Giobbe. Quando i predicatori si appropriano dei pensieri degli altri, dovrebbero riconoscere attentamente a chi sono debitori per la loro saggezza o eloquenza

(4) Una solenne riflessione. Che quando un uomo malvagio muore, di solito lascia in eredità un'eredità di vergogna ai suoi discendenti, essendo i suoi figli obbligati "a piacere ai poveri" (versetto 10), cioè a corteggiare il favore degli indigenti che la sua rapacità ha impoverito e, in suo nome, in modo che possa essere effettivamente tenuto per le sue mani, a "restituire i beni" di coloro che la sua cupidigia e la sua oppressione hanno costretto a mendicare. Nulla è più certo del fatto che l'empietà di un padre si ripercuote spesso sulla sua famiglia Ezechiele 18:2

-- un argomento a favore della pietà dei genitori; che il vortice del tempo porta strane vendette sui peccatori, punendoli con le stesse inflizioni che comportavano sugli altri, ad esempio riducendo i loro figli all'accattonaggio come avevano ridotto i figli degli altri 1Samuele 15:33

-- una prova della provvidenza dominante di Dio; che il guadagno illecito raramente si rivela una benedizione per chi lo possiede, portando per lo più miseria nella casa di un uomo invece della felicità Genesi 13:11

-- un avvertimento contro la cupidigia; e che Dio costringe frequentemente la restituzione delle ricchezze ingiustamente acquisite, a volte con il potere della grazia, Luca 19:8

a volte con l'angoscia del rimorso, Matteo 27:3-5

a volte con la mano della morte, Salmi 39:6

a volte per l'astuzia superiore di altri Genesi 30:37

-- un motivo per agire onestamente

(5) Un'insinuazione crudele. Che Giobbe era stato malvagio nella sua giovinezza, che le ossa di Giobbe erano già allora piene delle segrete concupiscenze della sua prima virilità, che almeno la sua malattia fisica era la diretta punizione dei suoi precedenti eccessi, e che questi, i suoi crimini non pentiti, stavano per scendere con lui nella tomba (versetto 11). Sebbene non sia applicabile a Giobbe, sul quale tutti i commentatori sono d'accordo, è indicato

Confronta - Giobbe 13:26; 17:15,16

il linguaggio trasmette un solenne avvertimento riguardo all'indulgenza giovanile nel peccato,

a) la sua propensione a progredire e a svilupparsi in una vecchiaia licenziosa e dissoluta;

(b) la sua tendenza a vendicarsi in tempo in un corpo malato, una mente indebolita, una morte prematura; e

(c) la sua certezza, a meno che non ci si penta, non sia abbandonato e perdonato, di giacere con il trasgressore nella sua tomba, sì, di accompagnarlo oltre la tomba nel mondo invisibile dell'eternità

III UNA DOTTRINA APPROVATA APPLICATA

1. L'immagine di un epicureo peccatore. (Vers 12-18)

(1) La stima del peccato da parte dell'uomo malvagio. Lo considera una prelibatezza che comunica alla sua anima la stessa gratificazione che le deliziose vivande fanno al palato. Una prova malinconica della degradazione in cui l'uomo è sprofondato, che ciò che Dio dichiara un abominio dovrebbe contemplare con approvazione; che una natura che Dio ha formato per trovare la sua felicità nella santa comunione con se stesso provi piacere nella disobbedienza. Eppure per la mente carnale ogni peccato possiede più o meno un gusto, mentre alcune forme di indulgenza, come l'intemperanza nel mangiare e nel bere, l'ambizione e l'avarizia disordinate, la devozione ai frivoli, e spesso malvagi, divertimenti della vita alla moda, sono accompagnate almeno con un'apparente soddisfazione

(2) Il piacere dell'empio nel peccato. Egli lo tratta come un epicureo fa con una prelibatezza, tenendolo in mano il più a lungo possibile, cercando di estrarne quanta più dolcezza possibile, "nascondendolo sotto la lingua, risparmiandolo e non abbandonandolo, ma tenendolo fermo in mezzo al suo palato" (Versetti. 12, 13); come fa un ghiottone con il cibo delizioso, divorarlo avidamente, ingoiarlo con avidità, inghiottirlo con avidità (versetto 15), rimpinzarsi e rimpinzarsi di cibi saporiti con la voracità di una bestia -- una descrizione applicabile all'ubriacone, Proverbi 23:20,21

al dissoluto, Proverbi 7:22

all'uomo avido Isaia 5:8; 56:11

(3) La ricompensa dell'empio dal peccato. Egli sarà riempito di miseria da ciò di cui prima si dilettava, come se il cibo piacevole di cui aveva preso parte si fosse trasformato nel suo stomaco in fiele di aspidi (Versetto 14). "Benché gli uomini malvagi apprezzino il peccato in quel tempo, lo facciano rotolare in bocca come una dolce prugna e ne sentano la prelibatezza, la questione sarà l'agonia; si trasformerà in assenzio, brucerà come un virus infernale in ogni vena dell'anima" (Thomas). Sarà preso con un disgusto per ciò che prima desiderava, cioè le ricchezze, che lo costringeranno a sboccare ciò che ha ingoiato con avidità (Versetto 15); anzi, ciò per cui ha faticato così duramente non gli sarà permesso di trattenerlo, ma sarà obbligato a restituirlo senza averne sperimentato alcun vero godimento (Versetto 18). Pur trasmettendo un'insinuazione crudele e maliziosa che la ricchezza di Giobbe fosse stata acquisita ingiustamente -- cosa che non era -- tuttavia è spesso vero il sentimento, specialmente per quanto riguarda le ricchezze, che ciò che gli uomini perseguono con avidità e accumulano con ansiose anticipazioni di piacere, raramente realizza le aspettative che suscita, spesso riempie i suoi possessori di disgusto e alla fine deve essere abbandonato, se non prima, almeno alla morte Ecclesiaste 6:2 - ; Confronta 'Misura per misura', atto 3. sc. 1

Egli sarà ucciso proprio da ciò che supponeva dovesse essere la sua vita, il dolce boccone di peccato che ha succhiato si rivelerà essere il veleno degli aspidi, e come il morso mortale di una vipera. Così il peccato porta sempre la retribuzione nel suo seno. Il bel frutto che ci si aspettava rendesse Adamo ed Eva saggi come dèi, li lasciò sopraffatti dalla vergogna colpevole; Genesi 3:7

La relazione amorosa di Sansone con Dalila lo condusse alla prigione di Gaza; Giuda 16:21

Il peccato di Davide con Betsabea si rivelò come fuoco fuso nelle sue vene; Salmi 32:4; 51:8

il calice del vino dell'ubriacone alla fine morde come un serpente e punge come una vipera. Egli sarà escluso da ogni vera felicità sulla terra. "Egli non vedrà i fiumi, le inondazioni, i ruscelli di miele e di burro" (Versetto 17). Si può aggiungere che molto di più, egli non raggiungerà la felicità del futuro Paradiso di Dio. "Il fiume della vita, il vino del regno, i frutti del Paradiso, le gioie alla destra di Dio, i piaceri per sempre", sono "tutti perduti per i piaceri momentanei del peccato" (Robinson)

2. L'immagine di un potente tiranno. (Versetti 19-28) Il ritratto destinato a Giobbe

(1) I reati imputati sono:

(a) Oppressione spietata, nella triplice forma di schiacciare, abbandonare e derubare i poveri;

Confronta - Giobbe 22:6,7

condotta comune nell'epoca del Predicatore Ecclesiaste 3:16

e nei giorni del cristianesimo primitivo, Giudici 2:6

anche se non infrequente in questi tempi; condotta offensiva agli occhi di Dio e degli uomini, Ecclesiaste 6:8 7:7

e del tutto disdicevole in un bene, Isaia 33:15

ma particolarmente caratteristica di un male, La condotta che raggiunge il suo più alto grado di malvagità quando i poveri opprimono i poveri, Proverbi 28:3

e che sarà certamente vendicata ferocemente Salmi 35:10; Proverbi 22:16; Isaia 3:15; Geremia 22:16

da colui che sposa la causa degli oppressi

(b) L'avidità insaziabile, rappresentata come uno che non sentiva alcuna quiete nel suo ventre, cioè le cui brame non conoscevano limiti (Versetto 20), e dalla cui cupidigia nulla sfuggiva (Versetto 21) -- un peccato contro il quale gli uomini sono avvertiti nel Decalogo, Ester 20:17

e i santi nel vangelo, Luca 12:15

e su cui i guai sono pronunciati dai profeti, Isaia 5:8; Geremia 51:13; Michea 2:9 - ; Aba 2:6

e i giudizi degli apostoli Romani 1:29; 1Corinzi 5:11; Efesini 5:3,5; Ebrei 13:5; Giudici 5:1-3; 2Pietro2:3);

(2) Il destino predetto come la sua parte è esibito come:

(a) Ingannare la prosperità. Non potrà fuggire con ciò a cui la sua anima si aggrappa come il suo tesoro più caro (versetto 20). La calamità si abbatterà sul suo bottino accumulato, nonostante le sue più vigili cure. La sua prosperità non continuerà (versetto 21), ma "nella pienezza della sua sufficienza", quando si rallegrerà dell'abbondanza, "sarà in difficoltà" (versetto 22), o temendo l'imminente indigenza, o essendo privato dei suoi beni, come lo fu Giobbe, dal colpo di una rapida calamità. Come le ricchezze di nessun uomo possono salvarlo dal pericolo, così nemmeno nessun uomo può salvare le sue ricchezze quando Dio comanda loro di prendere le ali e fuggire Proverbi 23:5

Dio può togliere un peccatore dalle sue ricchezze Luca 12:20

con la stessa facilità con cui le ricchezze di un peccatore gli vengono tolte, Genesi 19:29

oppure, permettendo che la ricchezza rimanga, può far sentire in difficoltà chi la possiede

(b) Infittimento delle avversità. "Ogni mano dell'empio [letteralmente, 'ogni mano dell'infelice', cioè ogni colpo che cade sul miserabile] si abbatterà su di lui". Egli sarà assalito da ogni forma di distrio; come ad esempio l'ira divina nel mezzo del suo godimento (Versetto 23) - Dio, per riempire il suo ventre, fa piovere su di lui il bagliore infuocato della sua indignazione come fece sulle città della pianura, Genesi 19:24

sugli Israeliti nel deserto, Numeri 11:33 Salmi 78:30,31

e, secondo Zofar, su GiobbeGiobbe 1:16

Distruzione improvvisa in mezzo alle sue oppressioni (Versetti. 24, 25). In fuga da un avversario, viene trafitto alla schiena da una freccia di un arco d'acciaio. Estraendo l'arma scintillante dal suo corpo, la punta metallica della freccia dal suo fiele, il terrore della morte imminente o di una coscienza timorosa lo avvolge. Perciò a volte Dio fa sì che il peccatore sia colpito nell'atto stesso della sua malvagità, Numeri 16:31; 2Samuele 8:5; 2Re 1:9, 10; Atti 5:5

, e così gli intrepidi trasgressori si trasformano comunemente in codardi quando sopraggiunge la morte e la coscienza si risveglia. Completo annientamento di se stesso e dei suoi tesori (Versetto 26). Benché nascosti nella terra, questi tesori saranno ancora messi a nudo dal fuoco che viene dal cielo, che brucerà anche lui e loro (come il fuoco di Dio aveva già, letteralmente, bruciato le pecore e i buoi di Giobbe, ed era alla vigilia, metaforicamente, di divorare se stesso), consegnando entrambi a un'oscurità più oscura di quella che avvolge il bottino del filibustiere -- una condanna riservata a chi è finalmente impenitente. Esposizione certa del suo carattere malvagio e della sua vita (Versetto 27), non solo il cielo che rinuncia e aborre il trasgressore, ma anche la terra che cospira per garantire la sua scoperta. Come certamente Dio e l'universo sono dalla parte dei santi, Romani 8:28

così certamente sono schierati contro il peccatore. Era forse solo poesia quando Debora e Barak cantavano che le potenze celesti combattevano per Israele, e le stelle nel loro corso combattevano contro Sisera; Giuda 5:20

fu la superstizione che fece immaginare ai Melitani che Paolo fosse un malvagio miserabile che la vendetta divina non permise di vivere; È una prosa chiara e una verità solenne quando Dio dice che il cielo e la terra sono in combutta contro il peccatore. Estinzione finale della sua casa e dei suoi averi nel giorno dell'ira (versetto 28), come sembrò essere il caso di Giobbe, sebbene non lo fosse, e come sarà infine il caso dei malvagi, sebbene non lo pensino

IV APPLICATO UN POTENTE SERMONE

1. Gli elementi di verità in questa conclusione. Questi sono:

(1) Che l'uomo malvagio abbia una parte o eredità, che certamente riceverà come giusta ricompensa della sua vita empia. Egualmente con il santo il peccatore sarà ricompensato secondo le sue opere

(2) Che questa parte o eredità sia decretata per l'uomo malvagio da Dio. Come Dio assegna a tutti gli uomini le loro sorti terrene, così determina le sorti di tutti nella vita futura

(3) Che questa parte o eredità gli sarà conferita dalla mano di Dio, in modo che la sua elusione o elusione sia del tutto impossibile

2. Gli ingredienti dell'errore in questa conclusione

(1) La parte dell'uomo malvagio non gli è sempre conferita sulla terra: il primo errore di Zofar

(2) Anche se conferito alla terra, non è universalmente un'eredità come quella descritta sopra: il secondo errore di Zofar

(3) Se, di nuovo, era esattamente come rappresentato, non si applicava a Giobbe: il terzo errore di Zofar, e il peggiore dei tre

Imparare:

1. Quella controversia, specialmente nella religione (e nella politica), è raramente proficua e quasi sempre irritante

2. Che i controversialisti sono comunemente caratterizzati più da un linguaggio esagerato che da un'argomentazione convincente

3. Che nessuna causa è avanzata né dalla volgarità del discorso né dalla personalità dell'allusione

4. Che non è raro che un ragionatore negligente confonda una mezza verità con un tutto, una verità eccezionale con un universale, una verità occasionale con una perpetua

5. Che è impossibile per un uomo malvagio sfuggire alla punizione, se non in questo mondo, almeno nell'altro

6. Che i peccati non perdonati sono la peggiore tomba in cui ogni uomo possa deporre le sue ossa

7. Che sebbene il peccato possa essere accompagnato da piacere, non può mai portare alla felicità

8. Che ciò che impedisce il successo finale a un peccatore è il fatto che Dio è contro di lui

9. Che Dio sa quando e come sferrare i suoi colpi vendicativi in modo da farli innervosire più duramente sull'oggetto del suo dispiacere

10. Che la più grande calamità che può abbattersi su un'anima umana è l'ira di Dio

OMELIE DI E. JOHNSON Versetti 1-29. - La prosperità senza Dio ebbe vita breve

Qui abbiamo una nuova variazione sul tema preferito dagli amici: l'incostanza della prosperità senza Dio. "Il giubilo degli empi è di breve durata, e la gioia dei dissoluti solo un momento". L'uomo malvagio è qui descritto in modo speciale come un uomo ricco, che ruba avidamente le proprietà altrui, e i cui guadagni illeciti diventano un fuoco mortale per lui e per tutti i suoi. È in relazione con il discorso di Elifaz come il superlativo del positivo, e con quello di Bildad come il superlativo del comparativo. Osservazioni simili a quelle, quindi, devono valere qui; e la descrizione è di per sé vera, appropriata e sorprendente, ma la sua evidente animosità contro Giobbe è ferocemente ingiusta

I CENSURA DI GIOBBE: INTRODUZIONE DEL TEMA. (Versetti 1-5) "Perciò i miei pensieri mi rispondono, e da qui viene la tempesta del mio petto. Devo sentire la correzione che mi insulta? Ma il mio spirito, che mi spinge fuori dall'intelletto, mi dà una risposta", cioè di avvertimento e castigo a Giobbe come un empio (versetti 1-3). Zofar dà poi questi suggerimenti del suo spirito sotto forma di una domanda rivolta a Giobbe: "Sai tu questo dall'eternità, da quando l'uomo è stato posto sulla terra, che il trionfo dei malvagi dura solo per poco tempo, e la gioia dei reprobi solo per un momento?" È stupito che Giobbe, come appare dai suoi discorsi, non conosca questa verità ben nota e familiare dell'esperienza (versetti 4, 5)

II SVILUPPO DEL TEMA. (Versetti 6-29)

1. "Quand'anche la sua gloria salga fino al cielo, e la sua testa giunga fino alle nuvole,

comp. - Isaia 14:13,14 Abdia 1:4

come il suo letame egli perisce per sempre; quelli che lo videro dicono: Dov'è?" Il paragone più grossolano e sprezzante sembra essere stato scelto di proposito (versetto 7). Il prossimo è quello del sogno fuggitivo.Isaia 29:7 Salmi 73:20 90:5

Sogni e visioni della notte! cose vuote! sembrano essere qualcosa finché durano, ma non lasciano traccia dietro di sé quando il dormiente si sveglia. L'occhio che l'ha veduto non lo vedrà più; e il luogo in cui sembrava muoversi, una persona solida di carne e sangue, non vede più quella figura (Versetto 9). La maledizione scende sui suoi figli; Sono ridotti a corteggiare il favore della gente umile, e devono cedere ai creditori del padre le sue ricchezze illecite (versetto 10). Quante volte, anche se non senza eccezioni, vediamo che questa è la regola della vita: l'accattonaggio o la ricchezza dei figli sono radicati nella malvagità o nella bontà dei genitori! Ester 20:5; Salmi 37:25 - Chi vuole vedere felici i suoi figli si guardi dal peccato. "Le sue ossa erano piene di forza giovanile, e con lui giace nel letto di polvere" (Versetto 11)

2. L 'incostante prosperità dei malvagi sotto la figura di un cibo dolce, ma di un veleno mortale. (Versetti 12-16) "Sebbene il male abbia un sapore dolce nella sua bocca, lo nasconde sotto la sua lingua", arrotolandolo come un boccone delizioso, lo nutre con parsimonia, e non lo lascia andare, e lo tiene di nuovo sul suo palato" (in cinque frasi sinonime è esposta l'idea del dimora e del gongolare sul dolce boccone del peccato, Versetti 12, 13); "Eppure il suo cibo è cambiato nelle sue viscere, il veleno delle vipere è nel suo interno (versetto 14). Le ricchezze che ha inghiottito, Dio le espelle dalla sua pancia. Il linguaggio drastico tradisce l'energia e la violenza dei sentimenti di Zofar (versetto 15). Poi, ritornando alla figura del versetto 14, "la lingua delle vipere lo uccide", Salmi 140:3

il morso mortale sostituisce nella descrizione la bevanda mortale

Versetto 16; - Proverbi 23:32 Così Dio trasforma i "vizi piacevoli" degli uomini in fruste e flagelli per le loro schiene (' Apocalisse Lear'). I dolci frutti del Mar Morto che tentano il gusto si trasformano in cenere sulle labbra. Il piacere peccaminoso si trasforma in dolore, inizia con la dolcezza, come lo zucchero, ma poi morde come un serpente Proverbi 20:17 - RAPC Sir 21:2, et seq

1. (Ververs. 17-22) "Potrebbe non vedere il suo piacere nei ruscelli, nei ruscelli, nelle inondazioni di miele e di panna" (Versetto 17). Queste sono figure bibliche ben note per il lusso e la pienezza della prosperità Ester 3:8,17

E dove i poeti classici descrivono l'età dell'oro si verificano queste figure: "fiumi di latte, ruscelli di nettare" (Ovidio, 'Metam.,' 1:111, sqq.; Theocr., 'Id.,' 5:124, sqq.; Virg., 'Anguilla.,' 4:30; Her., 'Epod.,' 16:47). "Restituisce ciò che ha guadagnato e non ne gode; secondo la proprietà del suo baratto non è allegro", cioè, nella misura in cui ha impiegato mezzi di scambio ingiusti per ottenere beni temporali e godimento, non si rallegra di essi, deve andare senza l'allegria che si è ripromesso da essi (Versetto 18). "Poiché egli ha schiacciato, e ha fatto cadere l'umile". Con quale tenerezza la morale e il diritto biblico trattano i poveri e gli indifesi! Quale indignazione testimonia contro l'oppressore! "Si è strappato le case e non le ha costruite". Il significato forse è che non li ha ricostruiti di nuovo, non è riuscito a ricostruirli secondo il suo gusto, perché non poteva possederli per una permanenza (Versetto 19). "Perché non conosceva riposo nel suo ventre". "La via della pace" Isaia 59:8

non è per l'avidità irrequieta e la durezza egoistica verso le sofferenze altrui. "Perciò non scamperà con ciò che gli è più caro" (Versetto 20). "Nulla è sfuggito alla sua avidità, perciò i suoi possedimenti non continueranno" (Versetto 21). "Nella pienezza della sua superfluità entra in difficoltà; ogni mano del miserabile viene su di lui" (Versetto 22). I clamori di coloro a cui ha fatto torto, le grida delle vedove, degli orfani, dei poveri, fanno un frastuono nelle orecchie dell'uomo malvagio; le loro mani si stendono per impadronirsi dei beni di cui egli li ha defraudati. È un'immagine impressionante di vendetta. Forse il punto più saliente di questa descrizione è quello dell'insaziabilità dell'avidità. "L'idropisia terribile aumenta con l'autoindulgenza, né espelle la sete, a meno che la causa della malattia non fugga dalle vene, e il languore acquoso dal corpo pallido", dice Orazio, in una nobile ode sull'uso e l'abuso delle ricchezze. "Governerai più ampiamente", egli dice, "domando lo spirito avido, di quanto potresti unirti alla Libia nella lontana Gades" ('Od.' 2:2). Le ricchezze non possono soddisfare l'anima, né alcun bene terreno, ma solo Dio. L'ira avida trova tanto bisogno in ciò che ha quanto in ciò che non ha. Nessun possesso, per quanto grande, può soddisfarci finché non abbiamo trovato il tesoro di tutte le cose buone in Dio. Siamo ancora piccoli Alexander, non contenti di governare un solo mondo, addolorati nel sentire che non ce ne sono più (Brenz)

2. Fine dell'uomo malvagio secondo il giudizio divino. (Versetti 28-28) "Affinché serva a saziare il suo ventre, egli fa cadere su di lui la sua ira ardente"

comp. - Giobbe 18:15

Peccare la figura di riempire il ventre, confronta Versetto 20;Luca 15:16). "E fa piovere su di lui il suo cibo", cioè, il suo cibo, il salario del suo peccato, è la giusta punizione di Dio (Versetto 23). La descrizione prosegue sottolineando i mezzi con cui viene eseguito l'adirato giudizio del Cielo (Versetto 24, sqq.)

(1) Esempi bellici: inseguimento e ferite. "Fugge dai finimenti di ferro, l'arco di bronzo lo trafigge" Giuda 5:26

Egli estrae la freccia dal suo corpo, Giuda 3:22

e l'acciaio lucente esce dal suo fiele; i terrori della morte vengono su di lui (Versetto 25). Allora

(2) alcune ulteriori descrizioni del giudizio divino, specialmente con riferimento alla proprietà dei malvagi. "Tutta l'oscurità è riservata ai suoi tesori". Le sue orde sono esposte a ogni vittima. Scopre di aver "fatto tesoro di se stesso: l'ira!" Romani 2:5

Un fuoco che nessuna mano umana ha acceso lo divora, distruggendo le basi dei precedenti giudizi (Versetto 26). "I cieli rivelano la sua colpa, e la terra si solleva contro di lui" (Versetto 27). Un contrasto stridente conGiobbe 16:18,19), dove Giobbe si era appellato al cielo e alla terra come testimoni della sua innocenza. Così rigettati e cacciati da entrambi, l'unico posto per i malvagi è nello Sceol, o Ades. Il prodotto della sua casa deve scomparire, come relitti che galleggiano lungo un'inondazione, nel giorno dell'ira di Dio (versetto 28)

CONCLUSIONE. "Tale è la sorte dell'uomo malvagio da parte di Dio, e l'eredità che Dio gli ha assegnato" (Versetto 29). La testimonianza della natura contro il peccatore: questo è il pensiero conclusivo più potente di questo maestoso discorso. La natura sembra essere inconsapevole della colpa degli uomini, come delle loro virtù. Le foglie della foresta non tremano, il cielo azzurro non è coperto, la terra non trema quando si compiono atti di crimine. Tuttavia, quell'ordine maestoso rappresentato dal cielo e dalla terra, l'ordine che trova il suo riflesso nella coscienza dell'uomo, non può essere violato impunemente. Alla fine si vendicherà. E vediamo di tanto in tanto tipi e profezie sorprendenti di ciò nel modo in cui il crimine viene scoperto dalle tracce lasciate sulla faccia della natura, o dagli indizi forniti dalla legge naturale. La luce del giorno rivela l'atto della notte, e la terra restituisce i suoi morti. Se tutti i peccati lasciano così una traccia, quale riposo o pace potrebbe esserci per la coscienza colpevole se non nel vangelo, che ci assicura che in Cristo i peccati del penitente e del credente sono "coperti", e che il suo sangue purifica da ogni peccato?

3 Ho udito il freno del mio rimprovero; o, il rimprovero che mi fa vergognare (Revised Version). Alcuni suppongono un'allusione aGiobbe 19:2,3); ma è meglio considerare Zofar come infuriato per il Versetti. 28, 29 diGiobbe 19). E lo spirito del mio intelletto mi induce a rispondere. Questa affermazione non è del tutto coerente con il riconoscimento della fretta nel versetto 2. Ma non è cosa insolita per un uomo impetuoso e precipitoso dichiarare di parlare secondo i dettami della pura ragione spassionata

4 Non lo sai tu da sempre, da quando l'uomo fu posto sulla terra? Queste parole "implicano a malapena la conoscenza del racconto (della creazione dell'uomo) nella Genesi", come suggerisce il canonico Cook; ma implicano la fede in una creazione dell'uomo, non in un'evoluzione; e nell'esistenza di una tradizione continua, che si estende da quel tempo a quello di Giobbe. Il passaggio è tra quelli che contribuiscono all'alta antichità del libro

5 Che il trionfo dei malvagi è breve

comp. Sl. 37:35,36; 51:1-5; 73:17-19, ss

Questo è uno dei principali punti di disputa tra Giobbe e i suoi oppositori. È stato precedentemente sostenuto da ElifazGiobbe 4:8-11 5:3-5 15:21,29

e da Bildad,Giobbe 8:11-19

come lo è ora da Zofar, e può essere considerato come la credenza tradizionale del tempo, che quasi nessuno si azzardava a mettere in discussione. La sua stessa osservazione, tuttavia, ha convinto Giobbe che le cose stanno diversamente. Ha visto i malvagi "vivere, invecchiare e rimanere potenti nella potenza";Giobbe 21:7

li ha visti "passare i loro giorni nella ricchezza" e morire tranquillamente, come "in un momento"Giobbe 21:13

InGiobbe 24:2-24 sembra sostenere che questa è la sorte generale, se non universale, di tali persone. Più tardi, però, inGiobbe 27:13-23), egli ritratta questa visione, o, in ogni caso, la modifica notevolmente, ammettendo che di solito la retribuzione raggiunge anche in questa vita i malvagi. E questo sembra essere il sentimento generale dell'umanità. "Raro antecedentem scelestum, Deseruit pede poena claudlo."(Orazio, 'Od.,' 3:2, ll. 31, 32). Rimane, tuttavia, la questione se il trionfo dei malvagi possa essere considerato "breve", e la gioia degli ipocriti solo per un momento. Quando consideriamo le vite di Dionigi il Vecchio, Silla, Mario, Tiberio, Luigi XIV, Napoleone, è difficile rispondere affermativamente a questa domanda

OMULIE di R. GREEN Versetti 5-20. - Il trionfo temporaneo dei malvagi

Zofar ora si fa avanti con parole sagge; ma sono come frecce, sottili, forti e affilate, che, sebbene tirate su un arco forte, mancano tuttavia il bersaglio. Fin troppo vera è la sua affermazione della brevità del trionfo del malfattore, della gioia momentanea dell'ipocrita; fin troppo accurata la sua esposizione forzata dello stato e della parte degli empi. Giobbe deve sentire di nuovo parole crudeli. La sua fede paziente deve ancora essere ulteriormente messa alla prova; Il suo trionfo finale è rinviato

IL SUO ONORE È TEMPORANEO. Se si alza in modo che "la sua testa giunga fino alle nuvole, perirà per sempre"; "Volerà via come un sogno", tanto è breve la sua comprensione di qualsiasi posizione d'onore

LA PROSPERITÀ DELLA SUA FAMIGLIA È BREVE. I beni che ha guadagnato con la sua empietà "le sue mani li restituiranno", e i suoi figli si accovacciano per placare i poveri. Il guadagno illecito è tenuto da mani incerte. Per un certo tempo l'empio sembra prosperare, ma è perché sia consumato dal suo posto

LA SUA VITA È SPRECATA E PASSA. Anche il suo vigore giovanile gli viene meno. Presto 'giacerà con lui nella polvere'. La pratica della malvagità porta alla punizione su suggerimento di chi offende. La tendenza del male è sempre quella di depredare la forza della vita

IV I PIACERI DEL PECCATO PER LUI NON SONO CHE PER UN PERIODO. Benché 'nasconda' la malvagità "sotto la sua lingua", benché sia "dolce in bocca", tuttavia si volgerà al "fiele degli aspidi che è in lui"

V IL POSSESSO DI RICCHEZZE È PERMESSO SOLO PER UN BREVE PERIODO. Anche se li inghiottisce, "li vomiterà di nuovo". Nulla ha permanenza in lui. I cambiamenti arrivano su di lui da fonti che non può rintracciare e certamente non poteva prevedere. La sua fatica è infruttuosa. "Restituirà ciò per cui ha lavorato... non se ne rallegrerà". La malvagità corrode la forza e la gioia della vita. Espone la vita a innumerevoli mali e la deruba del suo bene principale. L'uomo malvagio non ha alcun pegno di benedizione permanente. "Non salverà di ciò che ha desiderato". Veramente "il trionfo dei malvagi è breve". -R.G

OMELIE DI W.F ADENEY versetto 5.- Il breve trionfo dei malvagi

La visione superficiale di Zofar contiene del vero fino a un certo punto. È un uomo di mondo e ha tenuto gli occhi aperti. Quello che ha visto non è stata un'illusione. Non è sufficiente spiegare i misteri più profondi dell'esperienza di Giobbe. Eppure ha in sé un'ovvia verità

IO C'È UN TRIONFO DEGLI EMPI

1. Questo si vede nell'esperienza. Persino Zofar, che la trova non esattamente in accordo con le sue idee di provvidenza, non può ancora fare a meno di ammettere che esiste. Un truffatore ingrassa con il bottino della rapina alle vedove e agli orfani. Un Napoleone domina l'Europa

2. È importante riconoscere il fatto. Dobbiamo fare in modo che le nostre teorie si accordino con la nostra esperienza e osservazione del mondo. È inutile consolarsi nella solitudine della nostra meditazione privata con un facile ottimismo, se questo non si adatta agli eventi della vita quotidiana. Se non siamo preparati ad aspettarci il trionfo dei malvagi, la sua vista ci colpirà con uno shock di sgomento

3. Il trionfo dei malvagi presenta una difficoltà. È contrario alla nostra nozione di giustizia. Senza dubbio la nozione ristretta e convenzionale dei tre amici era fondata su un genuino senso del diritto e dell'idoneità. Se non ci deve essere un giudizio futuro, e se questo stato temporale è tipico di tutto il corso della vita, ecco un esempio di grave ingiustizia. Dobbiamo quindi affrontarlo e chiederci che cosa significhi

II QUESTO TRIONFO È BREVE. La spiegazione di Zofar è che il trionfo passerà presto e lascerà il posto al rovesciamento e alla rovina

1. Questo si vede sulla terra. Di norma, il truffatore non muore ricco. Di solito sopravvive ai suoi guadagni. La grande malvagità generalmente delude il suo proprietario. Napoleone che termina la sua carriera come esilio a Sant'Elena è tipico della fine più frequente di un corso molto brutto. Ma questo non è affatto un principio universale. L'intera vita di un uomo cattivo può essere esteriormente prospera, fino alla morte

2. Questo si vedrà dopo la morte. Dobbiamo estendere la nostra contemplazione della condotta dell'uomo malvagio. Muore, lasciando dietro di sé ricchezza, piacere, potere, trionfo. Nessuno di questi può accompagnarlo attraverso le oscure porte della morte. Non ha accumulato tesori nel mondo invisibile. Lì è certamente mendicante, e ha buone ragioni per aspettarsi l'inflizione di una punizione ben inflitta. La sua breve vita terrena, solo un momento se paragonato all'eternità, è finita, e con essa tutto il suo trionfo è cessato

III IL BREVE TRIONFO DEI MALVAGI È FALLACE

1. È fallace perché la sua brevità è nascosta. L'uomo stolto che si glorifica in essa non vede quanto rapidamente gli sta scivolando via. Un trionfo che presto deve lasciare il posto alla vergogna non vale molto per chi lo possiede

2. È fallace perché non dà una solida soddisfazione. La gioia malvagia di trionfare nel peccato è piuttosto superficiale. Spesso la sua stessa eccitazione è solo il risultato di passioni irrequiete e discordanti. Indossa un frontale audace, ma copre uno spirito stanco. Se c'è ancora una scintilla di coscienza, ci deve essere una paura ossessionante -- come la mummia alla festa egiziana -- che rovina il piacere

L 'UNICO TRIONFO DURATURO È QUELLO CHE SEGUE UNA VITA VERAMENTE CRISTIANA

1. Questo è solido. Inizia con la vittoria sul peccato e su noi stessi, i nostri più grandi nemici

2. È assicurato. Essa è realizzata dall'opera di Cristo, è solo partecipazione alla sua vittoria, e Cristo deve trionfare

3. È eterno. Sulla terra ci possono essere vergogna e umiliazione, ma in cielo i cristiani sono chiamati alla gioia della vittoria, ad essere "più che vincitori" Romani 8:37 #Giobbe 20:6

sebbene sua eccellenza salga fino al cielo. "Sebbene egli raggiungesse", cioè "il più alto grado di prosperità". E la sua testa si estendeva fino alle nuvole

comp. - Daniele 4:22 - , "Tu, o re, sei cresciuto e sei diventato forte, e la tua grandezza è cresciuta, e giunge fino al cielo"

7 Egli perirà per sempre come il suo stesso sterco. Alcuni comprendono il "suo proprio mucchio di letame", considerando la "cenere" diGiobbe 2:8 come, in realtà, un mucchio di rifiuti di ogni specie; ma è più semplice supporre una provocazione più semplice e più volgare. Quelli che l'avranno visto diranno: Dov'è? cioè: "Dove è andato? Che ne è stato di lui?"

comp. - Isaia 37:36 #Giobbe 20:8

Egli volerà via come un sogno e non sarà più trovato; cioè "come vola un sogno, quando ci si sveglia"

vedi - Salmi 73:20; Isaia 29:7,8

Sì, sarà scacciato come una visione della notte. Una "visione della notte" è forse qualcosa di più di un "sogno", ma è ugualmente fugace, ugualmente instabile: con il mattino svanisce completamente

9 Anche l'occhio che l'ha visto non lo vedrà più; o, l'occhio che lo scrutava. Il verbo usato (Ëzv) è raro, ricorre solo qui, inGiobbe 28:7 e nel Cantico deiCantici 1:6). Nel primo passaggio si usa di un falco, nel secondo di un sole. E il suo luogo non lo vedrà più

comp. Sl. 103:16, "Il suo luogo non lo conoscerà più" #Giobbe 20:10

I suoi figli cercheranno di piacere ai poveri. Un'altra traduzione è: "Il povero opprimerà i suoi figli", poiché il significato del verbo WXry è dubbio. Ma la traduzione della Versione Autorizzata sembra preferibile. I suoi figli si ingraziano i poveri, o restituendo loro le ingiurie del padre, o semplicemente perché non hanno amici e desiderano ingraziarsi qualcuno. E le sue mani restituiranno i loro beni confronta Versetti. 15 e 18). Egli stesso sarà così schiacciato e spezzato nello spirito che restituirà con le sue proprie mani i beni di cui ha privato i poveri. La restituzione, cioè, sarà fatta, in molti casi, non dai figli dell'oppressore, ma dall'oppressore stesso

11 Le sue ossa sono piene del peccato della sua giovinezza; letteralmente, le sue ossa sono piene della sua giovinezza; cioè lussuriosa e forte, piena di vigore giovanile. Non c'è alcun segno di debolezza o decadimento in loro. Eppure giaceranno con lui nella polvere. Ancora un po', e queste ossa vigorose, questo intero corpo, così pieno di vita e di giovinezza, giacerà con l'uomo stesso, con tutto ciò che costituisce la sua personalità, nella polvere della morte confronta Versetti. 24, 25)

12 Versetti 12, 13.-Benché la malvagità sia dolce nella sua bocca; cioè, anche se l'uomo malvagio si compiace della sua malvagità, e se ne rallegra, e ne tiene il pensiero nella sua mente, come un buongustaio conserva, finché può, un delizioso sapore in bocca; sebbene, per così dire, lo nasconda sotto la lingua, per non lasciarselo sfuggire; Anche se lo risparmia e non lo abbandona, ma lo tiene ancora in bocca, tuttavia, nonostante tutto ciò, il disgusto e la nausea arrivano nel corso del tempo (vedi i prossimi due versetti). È, forse, il più sorprendente tra i fenomeni di malvagità che gli uomini possano gongolare su di essa, ricorrervi volontariamente, vantarsene, raccontarne esempi significativi ai loro amici e sembrare di trovare una soddisfazione nel ricordo. Ci si sarebbe aspettati che la vergogna, la disapprovazione di sé e la paura di ritorsioni li avrebbero portati a respingere i loro atti malvagi dai loro pensieri il prima possibile. Ma certamente le cose stanno diversamente

Versetti 12-17. - Il sapore dolce del peccato e il suo retrogusto amaro

I IL DOLCE SAPORE DEL PECCATO. Come possiamo spiegare il fatto che se il peccato è essenzialmente una cosa malvagia, dovrebbe sempre essere attraente per noi? Sicuramente il suo odio naturale dovrebbe renderlo ripugnante. Se è orribile agli occhi di Dio, con quale stregoneria può essere fatta apparire affascinante ai nostri occhi?

1. Fa appello ai nostri desideri inferiori. Fa il suo primo appello alla natura. All'inizio non c'era nulla di male in Adamo ed Eva, eppure il peccato era reso attraente per loro. Cristo non avrebbe potuto essere tentato se il peccato non fosse stato costretto a indossare una bella maschera in sua presenza. Gli appetiti corporei e i desideri egoistici sono naturali e innocenti in se stessi. Ma dovrebbero essere tenuti sotto dalla nostra natura superiore. Se, tuttavia, il tentatore si rivolge direttamente a loro, si appella alla prospettiva del piacere naturale

2. È aiutato dalla nostra natura egoista. Siamo tutti creature cadute. Se la caduta non ha preso la forma della sensualità, è stata certamente compiuta nell'egoismo. Ora il peccato fa appello alla nostra natura egoistica e promette una gratificazione personale a spese della giustizia

3. È intensificato da desideri corrotti. Il peccato perverte gli appetiti naturali e corrompe i desideri più innocenti. La cosa malvagia che si cerca per la prima volta a causa di qualche risultato promesso viene ad essere amata per se stessa. Come l'avaro ama il suo denaro, così il peccatore ama il suo peccato, prima per quello che può comprare, poi per conto proprio. È come una persona ipnotizzata, per la quale il fiele sa di zucchero, perché si illude di credere che il male sia il suo bene

II IL RETROGUSTO AMARO DEL PECCATO. Zofar giustamente si dilunga su questo argomento. Non abbiamo bisogno di alcuna amplificazione delle delizie del peccato. La stessa presentazione di essi all'immaginazione è degradante. L'anima si sporca contemplandoli. Siamo pronti ad ammettere la loro forza. Ma non è così facile immaginare vividamente e tenere ben in vista le terribili conseguenze successive. Sono lontani, poco attraenti, poco congeniali. Perciò dobbiamo essere costretti a vedere i risultati del peccato in dettaglio. Zofar li narra con un ragù grafico. Consideriamo, quindi, i dettagli sgradevoli del retrogusto amaro

1. È dolore dentro. Il boccone è dolce in bocca ed è nascosto sotto la lingua per tenerlo al sicuro e prolungare il delizioso godimento di esso; eppure, quando viene inghiottito, diventa come il fiele degli aspidi. Il ricordo del peccato passato è un dolore della coscienza. Le sue stesse delizie si trasformano in amarezza nel ripensamento. Proprio in proporzione al loro fascino allettante di fronte all'atto, c'è la loro ripugnanza dopo che è stato commesso. La stolta vittima della tentazione guarda indietro alle sue orge con disgusto. Si detesta, si umilia. Come avrebbe potuto essere così sciocco da sprofondare in questa vergogna e degradazione?

2. Si traduce nella perdita di delizie future. Il peccatore è costretto a rinunciare alle sue fiches. Gli vengono negati "i ruscelli, i fiumi, i torrenti di miele e burro", che egli attendeva avidamente con ansia. La giustizia di Dio non gli permetterà di dilettarsi per sempre nella malvagità. Con la sua indulgenza nei piaceri peccaminosi ha distrutto la facoltà della gioia innocente. La sua dissolutezza ha trasformato il giardino delle delizie innocenti in un deserto. Per un uomo simile non c'è speranza se non nella completa rigenerazione. Eppure questo è possibile. Anche lui può essere convertito, e reso una nuova creatura in Cristo Gesù. - W.F.A

14 Eppure la sua carne nelle sue viscere è rivoltata. Tuttavia, arriva un tempo in cui l'autocompiacimento dell'uomo malvagio viene scossa. Sperimenta un fallimento della salute o dello spirito. Poi, all'improvviso, è come se la carne che ha ingoiato si fosse trasformata in veleno nelle sue viscere, come se il fiele degli aspidi fosse dentro di lui. Confrontate ciò che il vescovo Butler dice dell'improvviso risveglio della coscienza di un uomo (Analogy, pt. 1, cap. 2, p. 52). Sembra che gli antichi sapessero che il veleno dei serpenti era un acido forte, e quindi supponevano che fosse secreto dalla cistifellea (vedi Plinio, 'Hist. Nat.,' 11:37)

15 Ha inghiottito ricchezze e le vomiterà di nuovo. L'uomo malvagio sarà costretto a svuotare i suoi guadagni illeciti. O la paura, o il rimorso, o una sentenza giudiziaria lo costringeranno a fare la riparazione (vedi Versetto 10). Dio li caccerà dal suo ventre. Qualunque sia il motivo immediato della restituzione, sarà davvero opera di Dio. Causerà la paura, o il rimorso, o proseguirà la sentenza giudiziaria

16 Egli succhierà il veleno degli aspidi. Probabilmente Zofar non attribuisce alcun significato ben distinto alle sue minacce. Si accontenta di pronunciare una serie di minacce dal suono feroce ma vago, che sa che Giobbe considererà come lanciate contro di lui, e non gli importa se sono prese metaforicamente o letteralmente. Giobbe sarà ugualmente angosciato in entrambi i casi. La lingua della vipera lo ucciderà. In realtà è il dente della vipera, e non la sua lingua, che uccide; ma Zofar non è, non più di Giobbe,Giobbe 27:18

un naturalista esperto

17 Non vedrà i fiumi, le inondazioni, i ruscelli. L'uomo malvagio soffrirà non solo pene positive, ma anche ciò che i casuisti chiamano peens damni, o "pena della perdita", privazione, in altre parole, di benedizioni di cui avrebbe naturalmente goduto se non fosse stato per la sua malvagità. Qui Zofar lo minaccia con il Joss di quelle delizie paradisiache che gli orientali associavano all'acqua in tutte le sue forme, sia come twglP, o "ruscelli derivati da corsi d'acqua più grandi", sia come yrhk, "fiumi", o come yljk, "ruscelli" o "torrenti", ora forti e impetuosi, ora ridotti a un semplice filo. Si dice poeticamente che scorrano con miele e burro, non, naturalmente, in senso letterale, come può aver inteso Ovidio, quando, nel descrivere l'età dell'oro, disse: "Marmellata di fllumina lactis, marmellata fiumina nettaris, ibant"; (Metaph., 1:111.) ma come fertilizzare la terra attraverso la quale correvano, e così farla abbondare di api contro il bestiame, da cui deriverebbero burro e miele. Confrontate i termini in cui Canaan fu descritto agli Israeliti Esodo 3:8,17; 13:5; Deuteronomio 26:9,15 - , ss #Giobbe 20:18

Ciò per cui ha lavorato lo restituirà. Anche ciò che ottiene con il suo onesto lavoro dovrà separarsene e rinunciarvi. Egli non lo inghiottirà; cioè "non lo assorbirà e non lo farà suo". La restituzione avverrà secondo la sua sostanza. Così Schultens, il professor Lee e il dottor Stanley Leathes, che interpretano Zofar come se asserissero che, per risarcire coloro che ha derubato, l'uomo malvagio dovrà restituire loro tutta la ricchezza che è onestamente il suo Altro. I suoi Altri traducono: "Secondo la sostanza che ha ottenuto, non si rallegrerà" (vedi la Versione Riveduta, e i commentari di Ewald, Delitzsch e Dillmann)

19 Perché egli ha oppresso e abbandonato il povero. Queste accuse sono ora per la prima volta insinuate contro Giobbe; in seguito, vengono portati apertamente da ElifazGiobbe 22:5-9

Giobbe li nega categoricamente inGiobbe 29:11-17). Sembra che siano state calunnie pure, senza un atomo di fondamento. Perché ha demolito con la violenza una casa che non aveva costruita. Un'altra calunnia, senza dubbio. Qualcosa di simile è stato insinuato da Elifaz inGiobbe 15:28

Versetti 19, 20.- Opprimere i poveri

Questo è un peccato a cui si fa riferimento più frequentemente nella Bibbia, un torto comune contro il quale i profeti d'Israele continuavano a manifestare con veemente indignazione. Cristo, di solito mite e gentile, parlò con grande rabbia di questa malvagità Matteo 23:14

San Giacomo lo denunciò come non sconosciuto tra i cristiani Giudici 5:4

IO IL PECCATO

1. Le sue varie forme. Non è sempre visto nella moda nuda e aperta dei tempi primitivi. Lo sceicco esige dalla sua tribù più di quanto è dovuto, il proprietario terriero orientale macina i suoi fellaheen, il barone schiavizza e deruba i suoi servi della gleba, e noi denunciamo il torto manifesto. Ma lo stesso male non si vede forse nell'ingiustizia più decorosa della moderna civiltà occidentale? La grande massa degli operai è ora emancipata dalla tirannia dei secoli passati ed è in grado di affermarsi e di rivendicare i propri diritti. Ma al di sotto di questa classe potente c'è una massa di lavoratori non qualificati, gli uomini e le donne indifesi che affollano i quartieri bassi delle grandi città, i veri poveri. Quando si approfitta della povertà di questa gente miserabile per schiacciarla, viene derubata. Da noi il sistema della sudorazione prende il posto della vecchia oppressione territoriale

2. La sua invariabile malvagità. La moderna oppressione commerciale è forse un po' meno colpevole della vecchia tirannia signorile? Il male è più mascherato da noi; è più difficile portarlo a casa ai suoi autori; La nostra complicata civiltà lo mette a tacere, eppure la crudeltà e la malvagità sono più reali che mai

II LA PUNIZIONE. Gli scrittori della Bibbia che denunciavano il peccato di opprimere i poveri minacciavano continuamente la punizione per gli oppressori colpevoli

1. Perdita diretta. Zofar contempla l'effettiva perdita di guadagni illeciti. Questo può accadere nella vita presente. Accadrà certamente alla morte. L'oppressore non può portare con sé dal mondo nessuno dei profitti della sua crudeltà

2. Delusione. Nella pienezza della sua sufficienza sarà in ristrettezze. Anche senza la perdita della proprietà sorgeranno difficoltà. L'uomo ricco può essere assassinato nel suo palazzo. La maggior parte degli oppressori vive nella paura. L'affanno della mente si mescola come fiele nella più dolce coppa dei piaceri ottenuti con la crudeltà

III LA CURA. La punizione non è cura. La paura può agire come una sorta di controllo. Ma dobbiamo andare più a fondo per "la radice della questione" se vogliamo curarla. Ora, senza dubbio in questo caso la radice non è difficile da trovare, perché è semplicemente l'egoismo assoluto. Pertanto, fino a quando non si insegnerà agli uomini a sostituire l'egoismo con la fratellanza, l'oppressione dei poveri deve continuare. Nessuna rivoluzione sociale, nessuna promulgazione legale, nessun cambiamento forzato, può sradicare il male. Dobbiamo andare a Cristo per la cura dei mali sociali. Egli si preoccupa della società così come dell'individuo, e non c'è speranza per la società finché non viene riconosciuto come il suo Salvatore e il suo Signore. Il cristianesimo infonde fratellanza. Nessun uomo può essere cristiano se è privo di questa grazia. L'oppressione dei poveri smentisce la professione religiosa più ipocrita. Vogliamo tornare alla religione, quella di Cristo, che faceva più della fratellanza che della fede; la religione di San Paolo e San Giovanni, che insegnava che l'amore è la cosa più grande del mondo. - W.F.A

20 Certo, non sentirà la quiete nel suo ventre; piuttosto, divenne non conobbe quiete nel suo ventre' o dentro di sé (vedi la Versione Riveduta); cioè perché la sua avidità e la sua rapacità erano insaziabili: non era mai in pace, ma continuamente opprimeva e saccheggiava sempre di più i poveri (vedi il commento al versetto 19). Egli non salverà di ciò che ha desiderato; oppure, non risparmierà nulla di ciò in cui si diletta (vedi la Versione Riveduta). Per la sua oppressione, per la sua violenza, per la sua insaziabile avidità, sarà punito non trattenendo nulla di tutte quelle cose deliziose che aveva accumulato per se stesso durante il periodo in cui era potente e prospero

21 Non rimarrà nulla del suo cibo; piuttosto, non rimaneva nulla che non deviasse, o non rimaneva nulla del suo mangiare (Schultens). Scarsamente inteso letteralmente, come suppone il canonico Cook. Detto piuttosto in riferimento alla persistente oppressione e rapina dell'uomo malvagio ai poveri, ai bisognosi e agli indifesi. 19, 20; e notate le parole del nostro Signore: "Voi divorate le case delle vedove",Matteo 23:14

Perciò nessuno cercherà i suoi beni. Questo è un rendering impossibile. Traduci, con Rosenmuller, il canonico Cook, Stanley Leathes e i nostri revisori, così la sua prosperità non durerà. In altre parole, una Nemesi lo raggiungerà. Per la sua oppressione e crudeltà sarà visitato dalla Divina trivella; La sua prosperità avrà una fine improvvisa ed egli cadrà nella miseria e nella sventura. Un'allusione nascosta è, senza dubbio, intesa all'improvvisa perdita di Giobbe della sua straordinaria prosperità a causa della serie di calamità così vividamente descritte inGiobbe 1:13-19

Versetti 21-26. - Delusione per i malvagi

Anche quando tutto promette bene ai malvagi, il male si nasconderà sotto la copertura dell'apparente prosperità. Quando sta per soddisfarsi, all'improvviso si troverà in difficoltà. Le sue speranze saranno infrante, la sua forte fiducia delusa. Con un singolare gruppo di figure forti, Zofar raffigura la posizione insoddisfacente dell'uomo malvagio. È in mezzo ai nemici. Ogni fonte di aiuto e di gioia sembra venirgli meno

EGLI NON TROVA AIUTO NELL'UOMO. "Ogni mano dell'empio verrà su di lui". Anche loro, a suo modo di pensare, lo deludono. Si rivoltano contro di lui. L'uomo empio non può avere vera fiducia nei suoi empi compagni. Il male in loro permette loro di scoprire il male in lui. Lo spirito che sanno dentro di sé essere sbagliato e inaffidabile, scortese e che trama malvagiamente, sanno che sarà lo stesso in lui

II NON TROVA ALCUN AIUTO IN DIO. "Quando sta per riempirsi il ventre, Dio getterà su di lui il furore della sua ira". L'empio, finché rimane malvagio, non ha nulla da sperare da Dio. Era la gioiosa vanteria di chi veniva assalito da ogni parte: "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" Quindi, se Dio è "contro" un uomo, a che serve che qualcuno sia "per" lui? Dio è il migliore degli amici, il più potente dei nemici. Non che nel cuore divino ci siano sentimenti di inimicizia contro i figli degli uomini, ma gli uomini trasformano le benedizioni in maledizioni con il modo in cui le usano, così gli uomini si fanno nemici del loro migliore amico

III NON TROVA AIUTO NELLE CIRCOSTANZE. L'arma di ferro che avrebbe potuto afferrare, fuggirà; e l'arco d'acciaio che egli avrebbe potuto tirare lo trafiggerà. I "terrori" lo afferrano, le "tenebre" si nascondono nei suoi luoghi segreti, "un fuoco non soffiato" lo consuma. È circondato da nemici. Tutte le cose sono contro di lui. Anche se prospera, tuttavia "nella pienezza della sua sufficienza sarà in difficoltà". "Questa è la parte dell'uomo malvagio da parte di Dio, e l'eredità che Dio gli ha assegnato" - R.G

22 Nella pienezza della sua sufficienza sarà in ristrettezze. Anche finché la sua ricchezza e prosperità rimarranno, egli si troverà in difficoltà, poiché ogni mano dell'empio (o meglio, la mano di ogni miserabile) verrà su di lui; cioè tutti coloro che sono poveri e miserabili, specialmente quelli che egli ha reso poveri e miserabili, si rivolteranno contro di lui e lo tormenteranno

Stretto nel tempo della pienezza

I DISASTRO IMPROVVISO. Questo era accaduto a Giobbe. Sembra che il pragmatico Zofar sia stato abbastanza scortese da insinuare che il quadro che stava dipingendo sarebbe stato riconosciuto dal patriarca come un ritratto di se stesso. Ora, la parte esterna del quadro era fedele alle circostanze di Giobbe. Perciò l'ampio accenno che la parte interna si applicasse anche a lui era il più crudele. Le sofferenze di Giobbe furono estreme, ma non erano in contrasto con i precedenti. Il disastro improvviso non è sconosciuto. Il ricco è impoverito da un inaspettato crollo commerciale. Un'epidemia o una tempesta in mare colgono improvvisamente un padre di tutta la sua famiglia. La morte porta via la persona prospera all'apice del suo successo

1. Questo non è previsto. Anche se non è raro, le persone sono generalmente impreparate ad esso; e quando arriva sono sbalordite e costernate. Siamo ingannati dalle apparenze presenti. È difficile credere al rovesciamento di ciò che non dà alcun segno di essere in pericolo

2. Questo è schiacciante. Il dolore di una caduta è determinato dall'altezza da cui si scende tanto quanto dalla profondità che si raggiunge, d. I guai di coloro che un tempo erano ricchi sono molto peggiori da sopportare di quelli di coloro che non sanno cosa significhi la felicità terrena

3. Questo dovrebbe insegnarci a guardare oltre il presente

(1) In preparazione a un possibile disastro. Tuttavia, non dovremmo sempre rimuginare su questa possibilità. "Al giorno basta il suo male". Tuttavia, dovremmo essere fortificati contro di essa

(2) In possesso di cose migliori di quelle terrene. Possiamo sopportare le scosse che colpiscono il nostro tabernacolo terreno, se abbiamo "un edificio di Dio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli" 2Corinzi 5:1

II POVERTÀ INTERNA. La rovina può assumere un'altra forma. Forse non ci sono calamità esterne e visibili come quelle che si abbatterono su Giobbe. Il normale ciclo di eventi può essere ininterrotto, la prosperità materiale può essere inalterata. Eppure ci possono essere angoscia e miseria. Allora l'anima è ristretta, anche se non si tocca la pienezza della sufficienza terrena

1. Questo deriva dalla nostra natura spirituale. Il corpo è stato nutrito, ma l'anima è stata affamata; quindi l'anima è stretta. Ci sono momenti in cui percepiamo bisogni più profondi di quelli che qualsiasi pane terreno può soddisfare; "Poiché di solo pane non vivrà l'uomo", ss Matteo 4:4

2. Questo si avverte nel risveglio della coscienza. Una voce interiore ci chiama a un servizio per il quale la nostra sufficienza terrena non ci permette di avere alcun rapporto. Al contrario, la ricchezza delle cose esteriori sembra una sorta di ostacolo, che distrae i nostri pensieri e assorbe le nostre preoccupazioni quando dovremmo rivolgerci a questioni più spirituali. La natura spirituale, una volta risvegliata, si sente stretta e oppressa dalla pienezza stessa della sufficienza terrena

3. Questo dovrebbe condurci ai pozzi di acqua viva. Siamo tentati di trascurare quelle fonti di vita spirituale quando i fiumi delle benedizioni terrene scorrono in pienezza. Eppure nient'altro che l'acqua della vita può nutrire l'anima. Senza questo abbiamo ancora sete. Siamo stretti per poterci rivolgere a Cristo per l'acqua che egli ci dà, e per il suo pane di vita. - W.F.A

23 Quando sta per riempirsi il ventre confronta Versetti. 12-18); cioè "quando è sul punto di sferrare un nuovo attacco ai deboli e agli indifesi". Dio spezzerà su di lui la furia della sua ira

comp. - Salmi 78:30,31 - , dove si nota che una concupiscenza molto meno dannosa ha fatto scendere la vendetta divina

E la farà piovere su di lui mentre sta mangiando, o, come suo cibo. - Salmi 11:6 - , "Sugli empi pioveranno lacune, fuoco e zolfo, tempesta e tempesta: questa sarà la parte della loro vita. tazza"

24 Egli fuggirà dall'arma di ferro. Questo non è indice della tarda paternità di Giobbe. Il ferro era in uso in Egitto in una data molto antica. Una sottile lastra di esso fu trovata dal colonnello Howard Vyse incastonata nella muratura della grande piramide; e strumenti e ornamenti di ferro, punte di lancia di ferro, falci di ferro, succhielli di ferro, chiavi di ferro, bracciali di ferro, filo di ferro, sono stati trovati nelle tombe antiche non di rado (vedi l'autore 'History of Ancient Egypt', vol. 1. p. 505). Il fatto che non siano più comuni è dovuto alla rapida ossidazione del ferro per esposizione all'aria e al suo rapido decadimento nel suolo nitroso dell'Egitto. Gli abitanti dell'Asia sud-occidentale non furono mai molto indietro rispetto agli Egiziani nella loro conoscenza delle arti utili: e il ferro appare come un metallo ben noto nelle Scritture ebraiche fin dal tempo dell'Esodo

Vedi - Numeri 35:16; Deuteronomio 3:11; 4:20; 8:9; 28:23; Giosuè 8:31 È vero che le principali armi da guerra continuarono a essere di solito fabbricate di bronzo, sia nell'Asia sudoccidentale che in Egitto, fino a un periodo relativamente tardo; ma Zofar potrebbe voler assegnare all'uccisore dell'uomo malvagio armi di carattere superiore. E l'arco d'acciaio lo trafiggerà. Non è chiaro se l'acciaio fosse conosciuto nel mondo antico. Ma, che si intenda o meno, "acciaio" non è qui inteso. La parola usata nell'originale è nehushtah, che senza dubbio significa "rame" o "bronzo". Poiché il rame sarebbe un materiale troppo morbido per un arco, possiamo supporre che si intendesse il bronzo. Il bronzo usato in Egitto era estremamente elastico e non ci sarebbero state difficoltà a costruirne gli archi

sull'esistenza di tali archi, vedi - 2Samuele 26:5; Salmi 18:34 #Giobbe 20:25

È tratto ed esce dal corpo; piuttosto, egli lo trae fuori, ed esso esce dal suo corpo (vedi la Versione Riveduta). L'uomo colpito estrae la freccia dalla sua carne, l'azione naturale di chiunque sia così ferito. Se la freccia fosse semplicemente munita di una punta di ferro liscia, sarebbe facile ritirarla; ma una freccia appuntita poteva essere tagliata solo. Sì, la spada scintillante esce dal suo fiele, anzi, la punta scintillante. Si suppone che la freccia abbia perforato la cistifellea e che sia stata estratta da essa. Ci sarebbero poche possibilità di recupero in un caso del genere. Perciò il terrore è su di lui

26 Tutte le tenebre saranno nascoste nei suoi luoghi segreti; letteralmente, tutte le tenebre sono riservate ai suoi tesori, che alcuni comprendono dei suoi tesori terreni nascosti, che nessuno troverà mai, parte della retribuzione riservata per lui da Dio, che sarà tale oscurità come quella che Giobbe descrive inGiobbe 10:21,22). Un fuoco che non soffia lo consumerà; cioè "un fuoco acceso da nessuna mano umana", probabilmente un fulmine o zolfo dal cielo (Giobbe la sua tenda, cioè nella sua dimora. Sua moglie, i suoi figli, se ne ha, e i suoi domestici, saranno coinvolti nella rovina generale

27 Il cielo rivelerà la sua iniquità e la terra si solleverà contro di lui. Questa è la risposta di Zofar all'appello che Giobbe fece

inGiobbe 16:18,19

al cielo e alla terra per rendere la loro testimonianza in suo favore. Il cielo, dice, invece di testimoniare la sua innocenza, un giorno, quando i libri saranno aperti,

Ri 20:12

"rivelerà la sua iniquità"; e la terra, invece di echeggiare il suo grido, "si leverà" con indignazione "contro di lui". Egli non avrà nessuno né in cielo né in terra che prenda la sua parte, né che dia alcuna testimonianza in suo favore

La testimonianza finale contro l'empietà

L'empio può nascondersi "nei suoi luoghi segreti", ma la sua iniquità sarà rivelata. Non può scappare. Per un po' di tempo può prosperare e può praticare l'inganno; ma alla fine le sue azioni saranno rese note e incontreranno la loro giusta retribuzione. La conseguenza naturale della trasgressione è quella di andare avanti di male in peggio fino a quando alla fine rompe ogni ritegno. Anche l'occhio ottuso del prossimo rileverà il torto prevalente, ma non si può sfuggire all'occhio acuto di una giustizia divina. Il male supera in astuzia se stesso. I suoi frutti compaiono a tempo debito. L'errore di vita e di condotta si manifesta. Ma se fosse possibile nascondere completamente l'iniquità per tutta la vita, e morire con l'orribile segreto chiuso nel petto del malfattore, tuttavia rimane ancora una rivelazione che non può essere elusa. "Il cielo rivelerà la sua iniquità; e la terra si solleverà contro di lui". Questa testimonianza finale contro l'empietà è

HO INEVITABILE

II IMPARZIALE

III MERITATO

IV GRAVE. - R.G

L'iniquità rivelata

IO È NASCOSTO. Altrimenti, ovviamente, non avrebbe bisogno di essere rivelato. Come viene nascosto?

1. Per segretezza. Il peccato non è commesso alla luce del giorno e davanti agli occhi di una folla. L'azione malvagia è compiuta nell'oscurità

2. In base alle circostanze. Gli eventi sono tali che il male non viene alla luce. La neve cade e nasconde le impronte del ladro

3. Con la falsità. Accusato del suo crimine, il peccatore lo nega. Per un po' la sua menzogna è accettata, se non ci sono prove contro di lui

4. Per negligenza. Non è affare di tutti essere un detective dilettante. Il mondo lascia passare molta malvagità per pura indifferenza

II SARÀ RIVELATO

1. Certamente nel giudizio futuro. Allora i segreti di tutti i cuori saranno resi noti. Dio conosce la malvagità che è nascosta all'uomo, perché nulla può essere nascosto al suo sguardo indagatore. Non dobbiamo solo aspettarci che Dio punisca il peccato. Oltre a questo, ci sarà uno svelamento generale del carattere. L'ipocrita sarà smascherato. Ognuno sarà visto nella sua vera natura

2. Forse sulla terra. Anche qui il Cielo può rivelare l'iniquità. Una svolta provvidenziale degli eventi potrebbe portare tutto alla luce. Senza alcuna scritta sul muro o alcun annuncio a tromba, il lento e terribile dipanarsi della provvidenza potrebbe far conoscere la brutta storia

III LA SUA RIVELAZIONE SARÀ SEGUITA DALLA SUA PUNIZIONE. Questo ne consegue naturalmente: non c'è bisogno di inviare un angelo vendicatore dal cielo. "Il pozzo di terra si alza contro di lui". È come se la terra stessa fosse colpita dall'orrore alla vista di una tale enormità. Non può sopportare la presenza dell'uomo malvagio. Il suo silenzio sarebbe stato come acquiescenza, o addirittura complicità, nella sua colpa. La natura stessa opera per la punizione del peccato. Le leggi della natura sono dalla parte della rettitudine. Sono le leggi di Dio, e tutte le leggi di Dio sono in armonia. Tutto ciò che serve è tempo e portata sufficienti, e il corso della natura stessa produrrà la punizione. Lo vediamo già riguardo ai peccati della carne, che portano malattie, miseria, morte. Ci vorrà più tempo, e le libere opportunità di un altro mondo, per ottenere lo stesso risultato con tutti gli altri peccati

IV LA SUA CONFESSIONE ANTICIPATA IMPEDIRÀ LA RIVELAZIONE SUCCESSIVA. E questo oscuro e terribile destino non è inevitabile. Siamo stati avvertiti di esso per poterlo evitare. Non c'è bisogno per noi di aspettare che il Divino sveli il nostro peccato. Anche se è certo che ciò accadrà se aspetteremo abbastanza a lungo; Possiamo ancora anticiparlo con la confessione. Dio non desidera esporre l'uomo più colpevole alla vergogna e alla sofferenza. Il suo grande desiderio è quello di vincere il peccato nel cuore del peccatore. Se si ammette la malvagità e se ne si pente, questo è ciò che Dio desidera di più, e preferisce di gran lunga alla punizione dell'impenitente. Non solo l'amore anela a salvare il peccatore, ma la giustizia desidera anche gettare via il davanzale, come una conquista più efficace di una sua semplice punizione mentre è ancora conservato nel cuore di un uomo. Tuttavia, il pensiero dell'imminente rivelazione del peccato mostra quanto sia necessaria una confessione completa e senza riserve, se il peccatore deve essere perdonato. Questa è la prima condizione per il perdono. Finché ci atteniamo al nostro peccato, Dio non può liberarci da esso e dalle sue conseguenze. - W.F.A

28 Il prodotto della sua casa se ne andrà. "L'aumento della sua casa" può essere costituito dai suoi figli e dai suoi discendenti; o la sua sostanza, ciò che ha accumulato. Nel primo caso, la partenza di cui si parla può essere o la morte (vedi versetto 26), o il trasporto in cattività; in quest'ultimo, rapina e distruzione generale. E i suoi beni scorreranno nel giorno della sua ira. Sembra necessario fornire un nominativo come "i suoi beni" o "il suo tesoro", wynwpx (vedi Versetto 26). Questi "scorreranno", cioè si scioglieranno e scompariranno, "nel giorno della sua ira", cioè nel giorno in cui l'ira verrà su di lui

29 Questa è la parte di un uomo malvagio da parte di Dio; cioè la sorte, o il possesso di un uomo malvagio, ciò che Dio gli cede come suo in ultima istanza, e che è tutto ciò che deve cercare. In altre parole, è l'eredità che Dio gli ha assegnato. Come ad alcuni Dio, alla fine, assegnerà un'eredità di bene, così ad altri egli assegnerà un'eredità di male

Illustratore biblico:

Giobbe 20

1 CAPITOLO 20

Giobbe 20:4-5

Che il trionfo degli empi è breve.

Il trionfo dei malvagi:

Le parole del testo sono indiscutibilmente vere, anche se applicate in modo errato. Nel mondo c'è, ahimè! molto spesso un trionfo dei malvagi. A volte lo vediamo su larga scala, come nel caso del Faraone, o di Nerone. A volte lo vediamo su piccola scala. C'è un grande mistero in questo apparente trionfo del male. Molti santi sofferenti sono rimasti perplessi da questa caratteristica del governo divino Salmi 23

(I.) Alcune riflessioni sul perché ai malvagi dovrebbe essere permesso di trionfare per una stagione

1.) Dio è un Dio di pazienza e longanimità. Egli non tronca il giorno della grazia, nemmeno dei più empi, ma dà loro spazio per il pentimento. E anche se questo non serve a nulla, tuttavia è una dimostrazione dei Suoi stessi attributi, e lascia l'impenitente più completamente senza scuse

2.) Questo trionfo può essere permesso per un certo tempo, come castigo per il Suo popolo o per il Suo mondo. Dio usa i malvagi come strumenti inconsci per eseguire la Sua volontà, e specialmente per infliggere castigo al Suo popolo traviato

(II.) C'è un altro, e quanto diverso è il trionfo, il trionfo del cristiano. Il Suo trionfo non è sui deboli e sui sofferenti, ma sui forti: il mondo, la carne, il diavolo. (George Wagner.)

Il trionfo dei malvagi breve:

(I.) Il trionfo menzionato. Il termine usato da Zofar ha un significato molto generale. Significa la gioia che il conquistatore mostra per i successi che lo hanno accompagnato. Deve essere inteso come un riferimento al vanto che gli uomini empi spesso fanno delle loro conquiste. Il termine si applica alla condotta generale di tutti coloro che sfidano le leggi di Dio e, con la loro vita, mostrano coloro che si compiacciono delle vie del peccato. Il godimento della trasgressione è il trionfo dell'empietà

(II.) La brevità dei trionfi dell'uomo

1.) Per quanto riguarda l'oggetto stesso. È una conquista che le circostanze mettono nelle loro mani. Ma guarda quanto è instabile la guerra

2.) L'espressione è vera anche per quanto riguarda il termine della vita umana. Il periodo assegnato all'uomo, anche il periodo più lungo, è solo una piccola parte del tempo. La morte presto raggiungerà l'empio e porrà fine a tutti i suoi piani e propositi; egli affretterà l'anima davanti al Giudice dei vivi e dei morti, per rendere conto delle opere compiute nel corpo. Allora apparirà il valore dell'unica cosa necessaria. Questo argomento insegna al popolo di Dio a non abbattersi, a non giudicare o concludere che i malvagi sono felici, perché sembrano prosperare e trionfare. Insegna al credente gli obblighi in base ai quali mente a Dio per la grazia, la grazia che ha illuminato la sua mente, la grazia che lo ha condotto a Cristo, a credere in Lui e a trovare misericordia e pace, la grazia che ha guidato i suoi passi e gli ha permesso di sopportare pazientemente tutti i mali della vita, nella speranza di un trionfo per sempre. (F. Rogers Blackley.)

E la gioia dell'ipocrita, solo per un momento.

Contro l'ipocrisia:

Il pregiudizio o la passione deformeranno miseramente il giudizio. Ci nasconderà ciò che non sappiamo e ci farà pervertire ciò che sappiamo. Questo è esemplificato negli amici di Giobbe. Giobbe aveva accennato loro al male e al pericolo della loro condotta Giobbe 19:28, 29. E Zofar, irritato per l'avvertimento, risponde con grande severità. Le sue parole, però, anche se mal applicate, ci suggeriscono due verità molto importanti riguardo ai peccatori

(I.) La loro prosperità è transitoria. Dei peccatori, alcuni non fanno alcuna professione di religione, e altri una falsa professione. Ognuno di questi personaggi può godere, per un po', di grande prosperità. I profani sono spesso esaltati a posti di dignità e di potere. Prosperano in tutte le loro fatiche per la ricchezza e la preferenza. Essi "trionfano", come se non dovesse mai accadere loro alcun male Salmi 73:3-12. Anche gli ipocriti sono spesso tenuti in considerazione ( Apocalisse 3:1). Sono oggetto di invidia per molte anime umili e contrite. Si vanteranno di esperienze che potrebbero essere ambite. E raggiungere anche considerevoli vette di gioia Matteo 13:20. Ma la loro prosperità sarà di breve durata. All'ipocrita sarà posto un termine per la sua dissimulazione. Egli apparirà presto nel suo vero carattere Deuteronomio 32:35. In confronto all'eternità, la durata della sua gioia sarà "solo un momento".

(II.) La loro rovina sarà tremenda. Gli empi saranno a suo tempo puniti per le loro trasgressioni. Allora 'periranno'.

1.) A loro eterna vergogna

2.) Con stupore di tutti coloro che li conoscevano. La domanda "Dov'è?" si riferisce principalmente alla totale estinzione degli empi. Indirizzo: "Non lo sai?" Non sapete che è stato così fin dall'inizio del mondo? La Parola di Dio non afferma forse che "gli empi si faranno male"? Isaia 3:11; Salmi 9:17. La storia più autentica del mondo non dimostra forse che è stato così? (Schizzi di sermoni.)

8 CAPITOLO 20

Giobbe 20:8

Volerà via come un sogno.

Il sogno della vita:

Giobbe, nel testo, parla della vita come di un "sogno", di un mero fantasma passeggero del cervello

(I.) Un sogno implica una dormienza in certe facoltà della nostra natura. Le visioni fluttuanti del cervello di notte implicano sempre lo stato di sonno di certe potenze dell'anima. La volontà ha ben poco a che fare con le creazioni del mondo dei sogni. In che senso l'anima è addormentata? Quali sono le facoltà che giacciono dormienti dentro di noi? Ci sono quelli che collegano consapevolmente lo spirito con l'universo spirituale, Dio e le responsabilità morali. Ma il sonno spirituale è innaturale e dannoso

(II.) Un sogno riempie la mente di visioni illusorie. La mente vede nei sogni notturni cose che non avranno mai e che non potranno mai avere un'esistenza reale. Come i sogni, la nostra vita qui è piena di finzioni e fantasie

1.) Le nozioni dell'uomo su come sarà la sua vita qui sono illusioni

2.) Le nozioni dell'uomo su ciò che costituisce la dignità e la beatitudine della vita sono illusioni. Confrontate le idee di dignità del mondo con i dettami del buon senso, l'insegnamento della filosofia, per non parlare della luce superiore della rivelazione. Sono illusorie tutte le nozioni di dignità e felicità che non hanno...

(1) Fare con l'anima più dei sensi

(2) Avere più a che fare con il personaggio che con le circostanze

(3) Fare di più con il presente che con il futuro

(4) Avere più a che fare con l'assoluto che con il contingente

(III.) Un sogno è di brevissima durata. I sogni notturni degli uomini sono molto brevi, in confronto ai pensieri regolari delle loro ore di veglia. Come un sogno, anche la vita è breve. Questo sogno di vita sarà presto finito. (Omilestico.)

11 CAPITOLO 20

Giobbe 20:11

Le sue ossa sono piene del peccato della sua giovinezza.

I peccati della giovinezza:

(I.) Lo stato o la condizione di un uomo malvagio. "Le sue ossa sono piene del peccato della sua giovinezza".

1.) Il peccato. "Scherzi giovanili". Per peccati giovanili possiamo intendere entrambi i tipi di peccato, o il tempo del peccato. La natura corrotta, sebbene aderisca a tutte le condizioni di vita, non si presenta allo stesso modo in tutte. Ci sono concupiscenze a cui la gioventù è più particolarmente soggetta. Come la vanità sia dello spirito che della conversazione. Flessibilità al male. Facilmente manipolato, e attirato e adescato verso ciò che è male. Non insegnabilità. Cera alla tentazione e pietra focaia all'ammonimento. Irruenza; intemperanza; Impurità

2.) La punizione del peccato. "Le sue ossa ne sono piene". Lo Spirito di Dio vorrebbe con ciò significare per noi la triste e miserabile condizione di un peccatore ostinato e impenitente che ha vissuto a lungo in una condotta di peccato. La parola "ossa" può essere presa sia in senso corporale che in senso spirituale. Ci sono molti in età avanzata che sentono i peccati della loro giovinezza nel loro corpo, nelle loro "ossa". Ci sono malattie che frequentano corsi viziosi e accelerano la distruzione del corpo. Alcuni tipi di peccato Dio punisce anche in questa vita presente. Ma per "ossa" possiamo intendere lo spirito, e più particolarmente la coscienza. C'è il ricordo del peccato nell'anima. Il peccato rimarrà nella coscienza per molto tempo dopo che lo ha commesso. Dio attribuisce la colpa dei peccati della giovinezza alle anime degli uomini quando le cose stesse sono passate e scomparse. Egli cancella i loro ricordi e riporta alla memoria i loro peccati. Egli convince il giudizio sulla natura dei peccati stessi. Egli li affligge anche per loro. Tutto questo è vero sia per i peccati segreti che per quelli palesi. Le ragioni per cui Dio procede contro i peccati della gioventù sono queste:

(1) Perché manterrà il suo diritto e il suo interesse nel mondo

(2) Perché i peccati della gioventù sono comunemente compiuti con maggiore violenza e veemenza di spirito

3.) I peccati della gioventù sono il fondamento di altri peccati. Vari miglioramenti dell'argomento. A coloro che sono giovani, che d'ora in poi sarebbero tanto più attenti e vigili di se stessi. Tutti noi dovremmo studiare per consacrare e dedicare il nostro tempo migliore a Dio e al Suo servizio. Coloro che hanno la cura della gioventù dovrebbero avere un occhio più vigile su di loro. Gli anziani possono ben pregare con il Salmista: "Non ricordate i peccati della mia giovinezza". Assumi un lamento generale delle grandi esorbitanze e irregolarità della gioventù, specialmente in questi giorni. Notate l'estensione o l'amplificazione della condizione in queste parole: "Che giacerà con lui nella polvere". Questo denota la continuazione del peccato di un uomo malvagio. Comincia da lui per tempo, perché è il peccato della sua giovinezza, e dura con lui a lungo; perché lo segue anche in un altro mondo. Due modi in cui si dice che il peccato "giace nella polvere". In primo luogo, per quanto riguarda la macchia di esso, e poi per quanto riguarda la sua colpa. Ci sono due cose in Cristo che sono grandi argomenti per chiudere con Lui. C'è la santità che risponde all'inquinamento, e c'è il perdono che risponde alla colpa. (T. Horton, D.D.)

La giovinezza è la radice dell'età:

Bisogna tenere presente che nella vecchiaia è troppo tardi per rimediare, che allora si deve abitare ciò che si è costruito. La vecchiaia ha il fondamento della sua gioia o del suo dolore posto nella giovinezza. Costruisci a vent'anni. Stai costruendo per settant'anni? No, ogni pietra posta nelle fondamenta si aggrappa a ogni pietra nel muro fino alla grondaia dell'edificio; e ogni azione, giusta o sbagliata che sia, che traspare in gioventù, si protende in avanti e ha una relazione con tutta la parte successiva della vita dell'uomo. (H. W. Beecher.)

I peccati e le loro punizioni:

Ci sono sette tipi di peccati speciali

1.) Quelle che appartengono e si manifestano più comunemente in questa o quell'età della vita dell'uomo

2.) Ci sono peccati più propri di alcuni paesi e luoghi

3.) Alla stagione o ai tempi in cui viviamo

4.) Ci sono peccati speciali delle chiamate, dei rapporti e dei commerci speciali degli uomini nel mondo

5.) Delle loro condizioni, siano esse povere o ricche, grandi o piccole

6.) Ci sono peccati speciali che seguono la costituzione del corpo, siano essi sanguigni, collerici, flemmatici o malinconici

7.) Ci sono peccati speciali che incombono sulle nostre relazioni. Le ossa di alcuni sono piene dei peccati dei loro parenti e delle loro costituzioni; le ossa degli altri sono piene dei peccati delle loro condizioni e chiamate; Le ossa di non pochi sono piene dei peccati del luogo, del tempo o dell'epoca in cui vivono. Le ossa di molti sono piene di quell'età speciale della loro vita, la loro giovinezza. I peccati della loro giovinezza sono visibili nella loro vecchiaia, e i peccati della loro prima età provano i dolori della loro ultima. Finché il peccato non sia pentito e perdonato, la punizione rimane. La punizione del peccato arriva fino a dove arriva il peccato. Tutti i peccati della giovinezza rimangono nella e sulla più anziana delle persone impenitenti. È la più grande miseria perseverare nel peccato. (Giuseppe Caryl.)

Il peccato della giovinezza:

Comunemente diciamo che non è l'ultimo colpo d'ascia che abbatte la quercia; forse l'ultimo può essere un colpo più debole di uno qualsiasi dei primi, ma gli altri colpi hanno lasciato il posto all'abbattimento di essa, e alla fine arriva un piccolo colpo e lo completa. Quindi i nostri peccati precedenti possono essere le cose che fanno posto alla nostra rovina, e poi alla fine alcuni peccati minori possono compierla. (J. Burroughs.)

Gli effetti duraturi della trasgressione precoce:

La stagione della giovinezza deve essere trascorsa religiosamente, se si vuole che la vecchiaia sia onorevole e che la morte sia vinta. I peccati della nostra giovinezza ci perseguitano per tutta la vita, e persino "giacciono con noi nella polvere".

1.) Quanto sia difficile e quasi impossibile, in riferimento all'attuale scena dell'essere, recuperare con la diligenza il tempo perduto nella giovinezza. Dio ha stabilito che una fase della vita debba essere strettamente preparatoria ad un'altra. È anche stabilito che la negligenza dei diversi doveri di una fase lascerà che le conseguenze non siano riparate da alcuna attenzione, per quanto intensa, a quelle di un seguito. Se c'è stata una fanciullezza trascurata, in modo che i poteri della mente non siano stati disciplinati, né le sue camere immagazzinate di informazioni, le conseguenze si propagheranno fino alla linea estrema della vita. Proprio perché c'è stata negligenza in gioventù, l'uomo deve mancare fino alla fine dei suoi giorni di acquisizioni del cui valore gli viene continuamente ricordato, e che, relativamente parlando, non possono essere guadagnate se non in un periodo della sua vita. La stessa verità è esemplificata in riferimento alla salute del corpo. L'uomo che ha danneggiato la sua costituzione con gli eccessi della gioventù, non può riparare al male con atti di abnegazione. I semi della malattia che sono stati seminati mentre le passioni erano fresche e non governate, non devono essere sradicati dal più severo regime morale che può essere poi prescritto e seguito. Il possesso delle iniquità della gioventù che desideriamo di più mostrare è quello che colpisce gli uomini quando sono mossi dall'ansia per l'anima e desiderosi di cercare e ottenere il perdono dei peccati. Prendete il caso di un uomo che trascorre i migliori anni della sua vita nell'abbandono di Dio e delle cose di un altro mondo. Non è necessario supporre che sia uno dei dissoluti dichiarati. Se risvegliato al senso del peccato, è molto probabile che un tale uomo rimanda l'azione risoluta fino a quando la morte lo sorprende. Nella supposizione più favorevole, la mente trova molto difficile abbandonare il peccato e cambiare la sua condotta. La negligenza di oggi si aggiunge inevitabilmente alla negligenza di domani. A partire dall'attaccamento a questo mondo, gli uomini si legano con una corda alla quale ogni ora tesserà un nuovo filo. E per quanto genuini ed efficaci siano il pentimento e la fede di un periodo tardo della vita, è inevitabile che il ricordo degli anni trascorsi male inasprisca coloro che sono consacrati a Dio. Allungando il periodo dell'irreligione, e quindi diminuendo quello dell'obbedienza a Dio, ci poniamo quasi tra gli ultimi concorrenti per il regno dei cieli. Se dedichiamo solo una frazione dei nostri giorni all'impegno per la ricompensa promessa ai servitori di Cristo, c'è la quasi certezza che solo la più bassa di queste ricompense sarà alla nostra portata. Le iniquità della gioventù penderanno come piombo sulle ali della sua anima, frenando la sua ascesa e impedendole di raggiungere quei punti più elevati nell'immortalità che avrebbero potuto essere raggiunti con uno sforzo più lungo. (Henry Melvill, B.D.)

Il peccato della giovinezza nelle ossa dell'età:

Gli espositori differiscono nella loro esposizione di un testo in cui una parola così materiale come "il peccato" è fornita dai nostri traduttori. "Le sue ossa sono piene del peccato della sua giovinezza, che giacerà con lui nella polvere" - le parole in corsivo non ricorrono nell'originale. La versione della Vulgata è a favore della nostra: "Le sue ossa sono piene dei peccati della sua giovinezza"; mentre la Settanta dice: "Le sue ossa sono piene della sua giovinezza"; in base a questa traduzione, Gesenius e altri prendono il passaggio per significare, pieno di vigore, in modo che l'uomo sia reciso nel suo fiore fisico. La lettura del Dr. Good è: "I suoi peccati segreti seguiranno le sue ossa, sì, premeranno su di lui nella polvere". Altri prendono l'ebraico letterale, "Le sue ossa sono piene di cose segrete", per riferirsi ai difetti nascosti, a lungo accarezzati, della sua vita: le abitudini corrotte a cui si abbandonava segretamente, che avrebbero "aderito a lui, lasciando un'influenza avvizzita su tutto il suo sistema negli anni che avanzano". "Le sue segrete concupiscenze avrebbero provocato la sua rovina certa", l'effetto è quello che, come dice un commentatore popolare, si vede così spesso, quando i vizi corrompono la stessa struttura fisica, e dove i risultati si vedono molto lontano nella vita futura. In questo senso sia il testo qui accettato. Vivida, alla maniera dell'uomo, è l'immagine del dottor South della vecchiaia che viene a servire quello che egli chiama un "grande e venerabile peccatore", che per molti anni insieme ha avuto la reputazione di mangiare bene e fare male. "Arriva (come dovrebbe fare a una persona di tale qualità) accompagnato da un lungo strascico e seguito di reumatismi, tosse, catarro e idropisia, insieme a molte cinture dolorose e dolori, che sono almeno chiamati gotta. Come fa una persona del genere ad andare in giro, o piuttosto a essere trasportata, con il corpo piegato verso l'interno, con la testa che trema e con gli occhi che lacrimano sempre (invece di piangere) per i peccati della sua gioventù mal spesa! In una parola, la vecchiaia si impadronisce di una persona del genere come il fuoco su una casa marcia; prima era marcio, e deve essere caduto da solo, così che non è più che una rovina che ne impedisce un'altra". La virtù, ci ammoniscono, è amica e aiuto alla natura; ma sono il vizio e il lusso che lo distruggono, e le malattie dell'intemperanza sono il prodotto naturale dei peccati dell'intemperanza. "La castità non fa lavoro per un chirurgo, né finisce mai nel marciume delle ossa". Mentre, il peccato è il genitore fecondo dei cimurri, e le vite cattive sono causa di buoni medici. (Francesco Jacox.)

12 CAPITOLO 20

Giobbe 20:12-14

benché la malvagità sia dolce nella sua bocca.

I guai dei malvagi:

(I.) La disposizione dell'uomo malvagio riguardo al peccato

1.) Il suo compiacimento in esso. "È dolce per la sua bocca". Una metafora tratta dal cibo naturale, che è gradevole e delizioso al gusto, che si trova in bocca o nel palato. Così è il peccato per il cuore carnale. È molto dolce e rinfrescante. Soprattutto nel primo abbraccio o nell'intrattenimento. Il motivo è questo. È adatto e connaturale a lui. Possiamo giudicare il piacere che una persona malvagia prova nel peccato, dalla misura del piacere di una persona graziosa nella bontà. Satana allarga e avanza le cose verso di loro, e le fa sembrare più grandi di quello che sono

2.) Il suo occultamento di esso. "Lo nasconde sotto la lingua". Questo fanno le persone malvagie, sia parlando per il peccato, sia parlando contro di esso. Parlano a loro favore negandolo, o sminuendolo, o difendendolo

3.) La sua indulgenza o favore nei suoi confronti. Egli la risparmia e non la abbandona. Lo risparmia, per quanto riguarda la ricerca e l'indagine; per quanto riguarda la questione della resistenza e dell'opposizione; quanto alla questione dell'espulsione, dell'espulsione e della mortificazione. Egli non lo abbandona. Egli non abbandona mai il suo peccato, finché il suo peccato non lo abbandona, e non può più trattenerlo. Non si può dire che un uomo abbandoni un peccato in particolare, se non abbandona la via del peccato in generale

(II.) L'effetto del peccato su un uomo malvagio. "Eppure il suo cibo", ecc. In generale, "La sua carne nelle sue viscere è rivoltata". Nel particolare, "È come il fiele degli aspidi dentro di lui". Questa figura rappresenta l'amarezza e la perniciosità del peccato. Utilizzo e miglioramento

1.) Attenzione a non essere presi in qualsiasi modo o corso peccaminoso, dall'apparente dolcezza che c'è in esso

2.) Non compiacere te stesso nel coprire e nascondere il peccato

3.) O nella sicurezza di sé e nella presunzione

4.) Usate la prudenza cristiana per vedere da lontano la peste, per nascondervi da essa. (T. Horton, D.D.)

19 CAPITOLO 20

Giobbe 20:19

Perché egli ha oppresso e ha abbandonato i poveri.

Malvagità sociale:

Che cos'è che eccita tutto questo antagonismo e giudizio divino? L'oggetto di esso era un eretico teologico? L'uomo fu dichiarato malvagio perché aveva assorbito certe idee errate? Si è trattato di un caso di eterodossia del credo che è stato punito con l'effusione delle fiale dell'ira divina? Guardate di nuovo le parole. La sua filantropia era sbagliata. L'uomo era malvagio socialmente, malvagio in relazione ai suoi simili. Tutta la malvagità non è di natura e qualità teologica, che si eleva verso l'alto nella regione delle concezioni metafisiche e delle definizioni della Divinità, che solo i dotti possono presentare o comprendere; c'è una malvagità laterale, una malvagità tra uomo e uomo, ricco e povero, povero e ricco, giovane e vecchio; una malvagità domestica, un'iniquità da mercato. Lì ci troviamo su una solida roccia. Se siete stati sviati dal pensiero che la malvagità è una concezione teologica e una specie di incubo teologico, dovete solo leggere la Bibbia, nel suo senso completo, per vedere che il giudizio viene pronunciato su quella che può essere chiamata malvagità laterale, la malvagità che opera tra di noi, che fa torto all'umanità. che mantiene un peso falso e una misura corta, che pratica l'astuzia e l'inganno sui semplici e innocenti, che spreca gli ignari, una malvagità sociale che si distingue per essere vista in tutta la sua nera orrore e apprezzata come uno degli strumenti del diavolo. Non c'è scampo dal giudizio della Bibbia. Se giudicasse solo le false opinioni, allora gli uomini potrebbero professare di essere sbalorditi da termini che non possono comprendere: ma la Bibbia entra nella famiglia, nella piazza del mercato, nella sala dei conti, nel campo dove l'operaio lavora, e insiste nel giudicare le azioni degli uomini, e nell'espellere l'uomo più ricco da tutta la sua banca d'oro, se ha oppresso e abbandonato i poveri. (Joseph Parker, D.D.)

Riferimenti incrociati:

Giobbe 20

1 Giob 2:11; 11:1; 42:9

2 Giob 20:3; 4:2; 13:19; 32:13-20; Sal 39:2,3; Ger 20:9; Rom 10:2
Sal 31:22; 116:11; Prov 14:29; 29:20; Ec 7:9; Mar 6:25; Giac 1:19

3 Giob 19:29
Giob 20:2; 27:11; 33:3; Sal 49:3; 78:2-5

4 Giob 8:8,9; 15:10; 32:7
Ge 1:28; 9:1-3; Sal 115:16

5 Giob 5:3; 15:29-34; 18:5,6; 27:13-23; Eso 15:9,10; Giudic 16:21-30; Est 5:11,12; 7:10; Sal 37:35,36; 73:18-20; At 12:22,23
Giob 8:19; 27:8; Mat 7:21; 13:20,21; Ga 6:4; Giac 4:16

6 Ge 11:4; Is 14:13,14; Dan 4:11,22; Am 9:2; Abd 1:3,4; Mat 11:23

7 1Re 14:10; 2Re 9:37; Sal 83:10; Ger 8:2
Giob 14:10

8 Sal 73:20; 18:10; 90:5; Is 29:7,8

9 Giob 20:7; 7:8,10; 8:18; 27:3; Sal 37:10,36; 103:15,16

10 Prov 28:3
Sal 109:10
Giob 20:18; Eso 12:36; 22:1,3; 9:2; 2Sa 12:6; Prov 6:31; Lu 19:8

11 Giob 13:26; 19:20; Sal 25:7; Prov 5:11-13,22,23; Ez 32:27
Giob 21:26; Prov 14:32; Ez 24:13; Giov 8:21,24; At 1:25

12 Giob 15:16; Ge 3:6; Prov 9:17,18; 20:17; Ec 11:9
Sal 10:7; 109:17,18

13 Mat 5:29,30; Mar 9:43-49; Rom 8:13

14 2Sa 11:2-5; 12:10,11; Sal 32:3,4; 38:1-8; 51:8,9; Prov 1:31; 23:20,21,29-35; Ger 2:19; Mal 2:2
Giob 20:16; De 32:24; Rom 3:13

15 Prov 23:8; Mat 27:3,4

16 Rom 3:13
Is 30:6; Mat 3:7; At 28:3-6

17 Nu 14:23; 2Re 7:2; Ger 17:6-8; Lu 16:24
Sal 36:8,9; Is 41:17; Ger 17:6; Ap 22:1
De 32:13,14; 2Sa 17:29; Sal 81:16; Is 7:15,22

18 Giob 20:10,15
Giob 20:5; Prov 1:12; Ger 51:34,44; Lam 2:16; Os 8:7,8; Am 8:4; Mat 23:14,24
Giob 31:25,29; Is 24:7-11; Ger 11:15,16; 22:13,17; Ez 7:12; Os 9:1; Giac 4:8,9

19 Giob 21:27,28; 22:6; 24:2-12; 31:13-22,38,39; 35:9; 1Sa 12:3,4; Sal 10:18; 12:5; Prov 14:31; 22:22,23; Ec 4:1; 5:8; Ez 22:29; Am 4:1-3; Giac 2:6,13; 5:4
De 28:33; Lam 3:34
Giob 18:15; 24:2; 1Re 21:19; Is 5:7,8; Mic 2:2,9

20 Ec 5:13,14; Is 57:20,21

21 Giob 18:19; Ger 17:11; Lu 16:24,25

22 Giob 15:29; 18:7; Sal 39:5; Ec 2:18-20; Ap 18:7
Giob 1:15,17; 16:11; 2Re 24:2; Is 10:6
Giob 3:17

23 Nu 11:33; Sal 78:30,31; Mal 2:2; Lu 12:17-20
Ge 19:24; Eso 9:23; Sal 11:6; 78:30,31; Is 21:4

24 1Re 20:30; Is 24:18; Ger 48:43,44; Am 5:19; 9:1-3
2Sa 22:35
Prov 7:23

25 Giob 16:13; De 32:41; 2Sa 18:14; Sal 7:12
Giob 6:4; 15:21; 18:11; 27:20; Sal 73:19; 88:15; Ger 20:3,4; 2Co 5:11

26 Giob 18:5,6; Is 8:22; Mat 8:12; Giuda 1:13
Sal 21:9; 120:4; Is 30:33; Mat 3:12
Giob 18:19; Sal 109:9-15; Is 14:20-22

27 Sal 44:20,21; Ger 29:23; Mal 3:5; Lu 12:2,3; Rom 2:16; 1Co 4:5
Giob 16:18; 18:18; Is 26:21

28 Giob 20:10,18-22; 5:5; 27:14-19; 2Re 20:17; Ap 18:17
Prov 11:4; Sof 1:18; Mat 16:26; Giac 5:1-3

29 Giob 18:21; 27:13; 31:2,3; De 29:20-28; Sal 11:5,6; Mat 24:51
Lam 3:38

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